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tARTICOLI DEL 10-31 luglio 2008 #TOP
·
Articoli
Grillo (121)
Resa
dei conti tra Veltroni e Di Pietro Il leader Pd: "Sceglie Grillo? È
finita" ( da "Corriere.it"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Io non mi
dissocio dal senso vero delle parole di Beppe Grillo, dalle parole di Travaglio
e dalla piazza - spiega il leader dell'Idv in sala stampa alla Camera -. Certo
non avrei usato i toni di Sabina Guzzanti, ma lei fa satira e io no. Io faccio
politica. L'invidia del mondo politico li spinge a vedere la pagliuzza della
satira anziché la trave delle leggi ad personam"
Io
difendo quel palco ( da "Unita, L'"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo
e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero
"insultato" e addirittura "vilipeso" il capo dello Stato
italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso
qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose - le più gravi - dette
da Beppe, da Sabina e da me stesso?
Senza
speranza ( da "Unita, L'"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
stessero come
ha detto Beppe Grillo, per la sinistra non ci sarebbero più prospettive per
parecchie generazioni. E intanto il governo, per accontentare la Lega
rispolvera pratiche (e teorie) naziste, per accontentare Berlusconi distrugge i
più importanti principi costituzionali e per accontentare La Russa fra poco
manderà l'esercito in assetto di guerra anche nelle scuole elementari,
Hacker
nel sito della Guzzanti? Inaccessibile per ore. Mentre Grillo sbanca su You
Tube ( da "Unita, L'"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Su You Tube è
finito anche l'intervento telefonico di Beppe Grillo, sempre alla
manifestazione a Piazza Navona. Ed è stato il più cliccato con oltre 7000
visualizzazioni. Il comico, che ha scatenato polemiche e prese di distanza per
le sue critiche al Presidente della Repubblica Napolitano, ha pubblicato la
versione integrale sul suo sito.
Girotondi,
day after di bufera Il premier insulta: solo spazzatura
( da "Unita,
L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo
e sul "Ratzinger all'inferno tra diavoli frocissimi attivissimi" di
Sabina Guzzanti ci potrebbe essere l'ipotesi di reato di offesa al presidente
della Repubblica e al Papa (anche in qualità di capo di Stato estero). Antonio
Di Pietro se la prende con "l'informazione deviata del nostro Paese":
"Guardare soltanto le sbavature e non vedere il lago di immoralità e di
illegalità
Girotondini
divisi dalle frasi choc "che autogol". "no, urliamo la
verità" ( da "Repubblica, La"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
e i passaggi
"migliori sono stati proprio gli interventi di Sabina Guzzanti e Beppe
Grillo. Solo un imbecille può ignorare il richiamo di Sabina alla Divina
Commedia: anche Papa Bonifacio VIII fu messo all'inferno da Dante e non mi
risulta che fosse comunista". Quanto a Napolitano, giusto l'applauso,
"ma io gli preferisco Scalfaro".
La
bella piazza e le voci stonate ( da "Unita, L'"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
C'era Beppe
Grillo che, come era prevedibile, ha mandato tutti affanculo, che è un
messaggio totalmente inutile oltrechè dannoso. Però c'era anche molto altro.
C'erano migliaia di persone, senza "logo" né bandiera. Immobili, in
piedi, parossisticamente attente, per tre ore e mezza.
Piazza
Navona / 1 me l'aspettavo ma bisognava andare Il giorno dopo aver partecipato a
( da "Unita,
L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Chi non mi è
piaciuto per niente è stato Beppe Grillo: non eravamo lì per attaccare
Napolitano e Veltroni! Però penso che Grillo non abbia fatto altro che dire
quello che sempre ripete in ogni occasione, e che a mio parere non riflette per
nulla lo spirito con cui la manifestazione era stata organizzata e con cui la
maggior parte della gente ha partecipato.
Ma
tonino giura fedeltà a chi protesta "walter attendista, perderà la sua
gente " - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Martedì in
piazza Navona hanno dominato toni scurrili e attacchi personali, e Beppe Grillo
lo ha invitato lei, non può dire che non si aspettasse quello che è accaduto.
"è in atto una mistificazione, una vera strumentalizzazione da parte del
sistema politico e dell'informazione, che attribuisce alle parole di Grillo un
valore diverso rispetto a quello reale".
Show
business sul palco - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Commenti SHOW
BUSINESS SUL PALCO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Quando Beppe Grillo o Sabina
Guzzanti o altri comici sanno di dover intervenire a una manifestazione
pubblica, riuniscono i loro autori e chiedono un "pezzo" efficace. Un
testo per una riunione politica è diverso da un testo comico per il teatro, ma
segue regole rigide.
Napolitano
firmerà il lodo Alfano <Sull'immunità è scelta obbligata>
( da "Corriere.it"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
attacchi dei
quali è stato lui stesso oggetto per bocca in particolare di Beppe Grillo. Le
dichiarazioni di solidarietà incassate ieri da Palazzo Madama e i numerosi
messaggi "di dissociazione e vicinanza" recapitati al Colle lo hanno
in parte risarcito dell'amarezza provata leggendo i resoconti delle agenzie di
stampa.
Tonino
giura fedeltà a chi protesta "Walter perderà la sua gente"
( da "Repubblica.it"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Martedì in
piazza Navona hanno dominato toni scurrili e attacchi personali, e Beppe Grillo
lo ha invitato lei, non può dire che non si aspettasse quello che è accaduto
"È in atto una mistificazione, una vera strumentalizzazione da parte del
sistema politico e dell'informazione, che attribuisce alle parole di Grillo un
valore diverso rispetto a quello reale".
Veltroni
rompe con Di Pietro: sta con la piazza, cambia tutto
( da "Giornale.it,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Io non mi
dissocio dal senso vero delle parole di Beppe Grillo, dalle parole di Travaglio
e della piazza - dice Di Pietro -. Certo, non avrei usato i toni di Sabina
Guzzanti, ma lei fa satira e io no. Io faccio politica. L'invidia del mondo
politico li spinge a vedere la pagliuzza della satira anziché la trave delle
leggi ad personam.
<Il
corteo? Di spazzatura mi occupo solo a Napoli>
( da "Giornale.it,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Mandare in tv
gli integrali degli interventi di Beppe Grillo, Marco Travaglio e Sabina
Guzzanti - si lasciano scappare nell'entourage del Cavaliere - sarebbe per il
centrodestra il migliore degli spot. Purtroppo non si può far entrare nelle
case degli italiani la pornografia, il sessismo, l'oltraggio gratuito al Papa e
alle istituzioni".
Scegli
Grillo? Hai chiuso Veltroni molla Tonino
( da "Manifesto,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
E sul
monologo di Beppe Grillo e le affettuosità di Marco Travaglio per Napolitano e
per lo stesso Veltroni. Dopo aver incrociato i ferri con Di Pietro da una parte
e con il Pdl dall'altra. Aver preso mazzate da destra e sinistra (concesso che
il dipietrismo si collochi a sinistra del Pd, giusto per l'occasione).
Né
rottura né abbracci tra Veltroni e il popolo di Piazza Navona
( da "Sole
24 Ore, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
volgarità dei
cosiddetti girotondini e mettere sotto accusa Beppe Grillo, che non è un
politico e fa il suo mestiere con notevole successo. Grillo esprime a suo modo
un sentimento violento, certo anti-politico e anti-istituzionale, che esiste
nel Paese e che in aprile si è manifestato nel voto per il Pd e l'Italia dei
valori (l'alleanza Veltroni- Di Pietro) oppure si è rifugiato nell'
Napolitano
firmerà il lodo: <Scelta obbligata>
( da "Corriere
della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
attacchi dei
quali è stato lui stesso oggetto per bocca in particolare di Beppe Grillo. Le
dichiarazioni di solidarietà incassate ieri da Palazzo Madama e i numerosi
messaggi "di dissociazione e vicinanza" recapitati al Colle lo hanno
in parte risarcito dell'amarezza provata leggendo i resoconti delle agenzie di
stampa.
Così
in piazza ( da "Corriere della Sera"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
foto a
fianco) Gli attacchi al Colle Beppe Grillo in collegamento video attacca
Giorgio Napolitano: "è Morfeo, fa parte della banda dei 4, ve lo
immaginate Pertini che firma delle leggi così? Io neanche Scalfaro e
Ciampi". Anche da Marco Travaglio un affondo contro il Presidente della
Repubblica, "che firma leggi razziali".
Tenersi
Silvio a vita Ecco le istruzioni ( da "Corriere della Sera"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo
si presenterà sul palco roteando un pesce spada, conosciuto nel mar di
Sardegna, e cercherà di decapitare chiunque non sia d'accordo con lui. Veltroni
proverà a salvarsi facendo gli occhi da tonno, ma verrà infilzato tra gli urrà
della folla (a causa del costo del pesce, lo spettacolo non è gratuito.
Show-business
sul palco ( da "Repubblica.it"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Quando Beppe
Grillo o Sabina Guzzanti o altri comici sanno di dover intervenire a una
manifestazione pubblica, riuniscono i loro autori e chiedono un
"pezzo" efficace. Un testo per una riunione politica è diverso da un
testo comico per il teatro, ma segue regole rigide.
Dopo
il "No Cav Day" a sinistra scoppia l'ultima guerra civile
( da "Giornale.it,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Unità aveva
un titolo che sembrava un paradosso e parlava di "una bella manifestazione
rovinata da Grillo". Già, perché anche Beppe Grillo è adorato dal pubblico
della sinistra, ma scatenatosi contro i dirigenti della sinistra, anche da
Beppe Grillo si fa a gara a dissociarsi, lui chiama Veltroni Topo Gigio e
Veltroni dice: "Abbiamo fatto bene a non scendere in piazza con lui".
Il
bunker di Tonino ( da "AprileOnline.info"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
farebbe parlare
ancora Beppe Grillo, Belisario fornisce un'altra versione del dipietresco
"guardate il dito senza accorgervi della luna", ovvero: "Non ci
impicchiamo su queste cose, non è politica, ed è figlia di una prospettiva
schiava di un'informazione settariaI n Parlamento continuano ad esserci dei
condannati, persino per reati di mafia e contro la pubblica amministrazione.
Quando
resta solo la piazza ( da "AprileOnline.info"
del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
debitamente
emendato dalle incursioni di Beppe Grillo, ha messo in evidenza una realtà di
cui la parte migliore del popolo progressista sembra avere ormai preso
ampiamente coscienza: ad un'opposizione che vorrebbe essere "normale ed
europea" si contrappone da quasi un ventennio una maggioranza guidata da
un leader più adatto (parafrasando le parole di Marco Travaglio)
Di
Pietro e Grillo, stesso "guru" per il web
( da "Giornale.it,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Balcone
mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate incontrastato
della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l'ex
pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era
appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer erano sopravvissuti al
millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di Grillo che,
Grillo
& Guzzanti, fiera del turpiloquio
( da "Corriere.it"
del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
La folla
s'infiamma per Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, ma le loro invettive a 360 gradi
alzano anche il polverone delle polemiche e delle "dissociazioni" da
offese che bersagliano Silvio Berlusconi, il ministro Mara Carfagna, Walter Veltroni,
Giorgio Napolitano e persino il Papa.
La
piazza 'scuote' il Pd e Napolitano Di Pietro si dissocia: <Frasi
ingiustificate> ( da "Corriere.it"
del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo
e Sabina Guzzanti, che 'feriscono' soprattutto i pd, presenti in piazza in
numero tale che bastava quasi una mano per contarli. Veltroni fino all'ultimo
se ne è chiamato fuori, e insieme a lui il grosso del partito. Furio Colombo
non fa sconti: "Sono indignato per tutte le parole che ha detto Grillo.
Il
'No Cav Day' non risparmia nessuno Attacchi a Quirinale, Carfagna, Papa
( da "Corriere.it"
del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
BEPPE GRILLO
- Poi è stata la volta di Beppe Grillo, in collegamento telefonico (il video).
"Immaginatemi bello, dimagrito e molto perbene. Non voglio offendere
nessuno" ha esordito il comico. E poi giù macigni. "Lo psiconano in
Giappone ha collezionato un'altra figura di m.
L'urlo
del populismo - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
sarebbero
predestinati Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e Marco
Travaglio. I coraggiosi, gli unici che le cantano chiare, evasi finalmente
dalla gabbia del "politically correct". Delusa ogni speranza di
partecipazione democratica alla vita dei partiti, i cui dirigenti ci credono
talmente poco da preferire blindarsi in fondazioni tecnocratiche,
La
politica ai politici ( da "Unita, L'"
del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
intervento
qualunquista e disfattista di Beppe Grillo, che non so dire a che genere
appartenga. Poi, ancora, c'è stato il monologo satirico di Sabina Guzzanti,
demonizzato dai giornali di ieri in un coro unanime citando frasi isolate. I
suoi cambiamenti di voce e di intonazione erano decisamente teatrali, anche
senza bisogno che avesse un naso finto.
A
furia di guardare il dito ( da "Unita, L'"
del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Le iperboli
di Beppe Grillo e di Sabina Guzzanti, sono lazzi da commedia dell'arte rispetto
ai furori e agli appelli alle armi di leghisti quali un Calderoli
(irresponsabile sobillatore di rivolte che mettono in pericolo i nostri
cittadini in paesi musulmani), di un Bossi, di un Borghezio o di un Gentilini,
nell'esercizio di funzioni istituzionali.
IL
VOTO UTILE ( da "Manifesto, Il"
del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
E che dire di
Beppe Grillo, che svela la sua natura pigliandosela con i Rom? La verità pura e
semplice è che tutta l'acqua sporca che ci cade addosso non cola solo dal
governo e dalla destra. Tutte le sciocchezze sull'insicurezza, il realismo che
strizza l'occhio al leghismo, il moderatismo che fa perdere le elezioni,
Di
Pietro-Grillo: unica regia, la stessa strategia
( da "Giornale.it,
Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Balcone
mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate incontrastato
della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l'ex
pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era
appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer erano sopravvissuti al
millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di Grillo che,
Il
girotondo dei giornali di sinistra: sì, no, anzi sì
( da "Giornale.it,
Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
opposto e
tratti i girotondini Beppe Grillo e Sabina Guzzanti (di cui tra l'altro è stato
coautore nell'infelice Raiot) alla stregua di saltimbanchi che hanno fiutato
nell'antipolitica un business per il proprio tornaconto personale. Uno pari e
palla al centro. E che dire dello psicodramma di Furio Colombo e Antonio
Padellaro, incredibili girotondini-
Moretti:
che flop il No Cav day E Di Pietro è un irresponsabile
( da "Giornale.it,
Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
valanga di
oscenità riversata in piazza da Beppe Grillo e dalla Guzzanti. "Gli
organizzatori sono stati degli irresponsabili", commenta con amarezza
Moretti che si trova a Fiesole per il premio Maestri del cinema. "Mi
dispiace che in questo disastro siano state coinvolte persone come Rita
Borsellino che ha fatto un bel discorso ma quando si organizzano queste cose
bisogna distinguere"
L'urlo
del populismo ( da "Repubblica.it"
del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
sarebbero
predestinati Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e Marco
Travaglio. I coraggiosi, gli unici che le cantano chiare, evasi finalmente
dalla gabbia del "politically correct". Delusa ogni speranza di
partecipazione democratica alla vita dei partiti, i cui dirigenti ci credono
talmente poco da preferire blindarsi in fondazioni tecnocratiche,
"Che
disastro in piazza Navona sporcata la storia dei girotondi"
( da "Repubblica.it"
del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Ma quando
sono arrivato ha subito attaccato a parlare Beppe Grillo e sono andato via
immediatamente. Sarei anche curioso di capire come abbia reagito la gente di
fronte a quelle banalità offensive. Come si fa ad invitare Grillo, che ha
insultato tutto e tutti allo stesso modo, "topo gigio, psiconano" ma
cos'è?
Di
Pietro-Grillo: unica regia, stessa strategia sul web
( da "Giornale.it,
Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Balcone
mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate incontrastato
della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l'ex
pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era
appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer erano sopravvissuti al
millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di Grillo che,
Il
girotondo dei giornali di sinistra: sì, no, anzi sì... contrordine
( da "Giornale.it,
Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
opposto e
tratti i girotondini Beppe Grillo e Sabina Guzzanti (di cui tra l'altro è stato
coautore nell'infelice Raiot) alla stregua di saltimbanchi che hanno fiutato
nell'antipolitica un business per il proprio tornaconto personale. Uno pari e
palla al centro. E che dire dello psicodramma di Furio Colombo e Antonio
Padellaro, incredibili girotondini-
"politicamente
esisto perché lui mi ha voluto al Comune di Roma" Dopo piazza Navona
Touadi lascia l'... ( da "Corriere.it"
del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
GRILLO:
"SOLO FATTI" - Intanto arriva una puntualizzazione da uno dei
protagonisti di piazza Navona. "Io non ho offeso nessuno, ho riportato
fatti politici ed economici" scrive sul suo blog Beppe Grillo replicando
alle polemiche. "Pertini - scrive - non avrebbe mai firmato il lodo
"SchifoAlfano" (piuttosto si sarebbe fatto tagliare una mano)
Moretti:
che flop il No Cav day, e Di Pietro è un irresponsabile
( da "Giornale.it,
Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
valanga di
oscenità riversata in piazza da Beppe Grillo e dalla Guzzanti. "Gli
organizzatori sono stati degli irresponsabili", commenta con amarezza
Moretti che si trova a Fiesole per il premio Maestri del cinema. "Mi
dispiace che in questo disastro siano state coinvolte persone come Rita
Borsellino che ha fatto un bel discorso ma quando si organizzano queste cose bisogna
distinguere"
La
svolta di cuffaro grande fustigatore del governo berlusconi - emanuele lauria
( da "Repubblica,
La" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Se non è il
partito unico teorizzato da Beppe Grillo, poco ci manca. Il Cuffaro che non ti
aspetti. Si premura di arrivare per primo sui fatti parlamentari che riguardano
la Sicilia, siano essi la copertura del taglio dell'Ici con i fondi per le
infrastrutture siciliane, la bocciatura della norma sulla peronospera o la
cancellazione della norma istitutiva della Corte dei Conti.
Veltroni
lancia la petizione Salva l'Italia
( da "Arena,
L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Prima di
accettare lezioni voglio vedere il curriculum di Beppe Grillo, sapere cosa ha
fatto per le persone che soffrono quali battaglie civili ha condotto". E
da Grillo è arrivata la replica. "Non ho offeso nessuno, ho riportato
fatti politici ed economici", Veltroni, intanto, ha dato il via a Prato
alla petizione nazionale "Salva l'Italia".
Veltroni:
allarme recessione basta con i problemi del premier
( da "Unita,
L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Prima di
accettare lezioni voglio vedere il curriculum di Beppe Grillo, sapere cosa ha
fatto per le persone che soffrono, quali battaglie civili ha condotto -
aggiunge - Per quelle persone che sono andate in quella piazza ho rispetto, ma
non ho rispetto per chi ha cercato di utilizzarle e ha fatto discorsi del tutto
inaccettabili.
Quer
fattaccio brutto de Piazza Navona
( da "Unita,
L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Sabina
Guzzanti e Beppe Grillo, "esondano" nelle modalità e nei contenuti
suscitando scalpore e scandalo. All'indomani de "quer fattaccio brutto de
piazza Navona" piovono su tutta la stampa immancabili critiche, molte
sinceramente preoccupate ed argomentate, altre, quelle governative, ipocrite e
intrise di amnesie.
Quello
che Nanni non sa ( da "Unita, L'"
del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo
avrebbe offeso il capo dello Stato. Non ripeterò le argomentazioni sulla
differenza tra offesa e critica, già svolte ieri analiticamente da Marco
Travaglio. Voglio solo ricordare una circostanza di fatto. Una settimana fa il
quotidiano Il Manifesto è uscito con una prima pagina dove campeggiava una foto
enorme di Giorgio Napolitano e,
Grillo
contrattacca: contro di me i cani da guardia di Veltroni
( da "Unita,
L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo
contrattacca dal suo blog e replica alle critiche piovutegli addosso dopo il
"No Cav. day" dicendo che "non è soltanto Berlusconi, è l'intera
classe politica che non vuole farsi processare". Il comico difende anche
Di Pietro. "Veltroni intima a Di Pietro di ritornare nel "recinto
intellettuale e riformista",
Le
girotondine della prima ora Ha ragione Nanni, che amarezza
( da "Unita,
L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Non fa i nomi
di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, ma il riferimento è chiarissimo: "Se
fai una manifestazione politica non fai avanspettacolo - sottolinea -. I
girotondi non sono mai stati populisti. Noi abbiamo sempre parlato alla testa
delle persone non alla pancia".
Di
Pietro perde pezzi e Veltroni lo incalza: <Da lui niente lezioni>
( da "Giornale.it,
Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
attacchi
pesantissimi lanciati dal palco da Beppe Grillo e Sabina Guzzanti contro
Giorgio Napolitano, il Papa e lo stesso Veltroni sono stati "un grande
regalo a Silvio Berlusconi". Il No cav day dunque continua a mietere
vittime. Non cadono però quelli che avrebbero dovuto essere i bersagli della
manifestazione promossa in piazza Navona dall'ex magistrato ma chi fino al
giorno prima l'
Brunetta
a Washington ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
La ricerca
dei Valori è stata un miraggio con Sabina Guzzanti e Beppe Grillo a Roma il
giorno 8 luglio. Hanno reso deplorevole e stomachevole offesa alla dignità dei
partecipanti oltre che del Capo dello Stato e del Papa. Libertinaggio sguaiato.
Hanno smorzato ogni anelito per rifondare i Valori. Meglio dimenticare.
Così
il Pd è andato in fumo ( da "Giornale.it, Il"
del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
ma l'impatto
con la piazza di Beppe Grillo sospinge anche questo raggruppamento verso l'annichilimento
totale. I Verdi si sforzano di far dimenticare Pecoraro Scanio e la
"monnezza" napoletana. Anche qui ci si spacca come una mela con un
gruppo più disinvolto capeggiato da Paolo Cento e i verdi-verdi di Grazia
Francescato.
Tagliente
su Tonino: Da lui non posso accettare lezioni di etica
( da "Stampa,
La" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Da Di Pietro
non accetto lezioni di etica", ha detto accomunandolo per giunta a Beppe
Grillo, consapevole che l'Idv insegue proprio l'elettorato
"grillino". In piazza, per carità, "c'erano persone
perbene", ma sul palco... "Sul palco c'era gente che attaccando
Napolitano ha fatto un bel regalo a Berlusconi", è stato l'affondo finale.
Di
Pietro: "Una, cento, mille piazze"
( da "Stampaweb,
La" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Poco valgono
le distanze prese dalle parole di Beppe Grillo contro il capo dello Stato e di
Sabina Guzzanti contro il Papa. Di Pietro non si muove di un millimetro dalla
sua posizione che anche oggi difende e spiega di non essersi
"pentito" rivendicando, in apertura del Forum dei giovani del partito
a Bellaria, "di stare sempre con Davide e mai con Golia,
Piazza
Navona, si muove la procura Aperto fascicolo sul "No Cav Day"
( da "Repubblica.it"
del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
tra gli
altri, di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, fatti durante la manifestazione. Gli
inquirenti dovranno valutare se siano configurabili ipotesi penalmente
rilevanti per i riferimenti fatti nei confronti del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano, di Benedetto XVI e del ministro Mara Carfagna.
Di
Pietro: viva la piazza Inchiesta sul No Cav day
( da "Arena,
L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Gli
inquirenti vaglieranno le affermazioni di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo. E in
attesa degli eventuali sviluppi dell'inchiesta, all'alternativa posta da
Veltroni, Di Pietro dal forum dei giovani dell'Idv a Bellaria (Rimini), ha
lanciato un messaggio agli alleati: il problema della piazza è di chi la
denigra, chi ne ha paura finirà isolato.
Il
regime mediocratico - ilvo diamanti
( da "Repubblica,
La" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Il regime
mediocratico ILVO DIAMANTI Da Silvio Berlusconi a Sabina Guzzanti, passando per
Beppe Grillo: il percorso della democrazia italiana sembra essersi compiuto.
Oltre la democrazia del pubblico e dell'opinione. Fino alla
"mediocrazia". SEGUE A PAGINA 22.
Il
regime mediocratico - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Insieme a
Beppe Grillo, leader di un movimento d'opinione, che ha assunto misure di massa
e attraversa tutti i partiti. L'ascesa politica dei comici e dei satirici, a
sinistra, ha diverse ragioni. Vi ha contribuito, per primo, Silvio Berlusconi,
che li ha indicati ?
Di
Pietro: cento, mille piazze Inchiesta su No cav day
( da "Unita,
L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
in
particolare quelli di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, si possa individuare il
reato di offese nei confronti del Capo dello Stato e del Papa, fino ad oggi
Walter Veltroni e Antonio Di Pietro non si sono parlati neanche al telefono.
"Avevo la chioccia che stava covando, sono nati dodici pulcini su dodici,
un record", è la spiegazione fornita dal leader dell'
<Parli
come mangia> E costrinse i politici a essere comprensibili
( da "Corriere
della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Come un nuovo
Bertoldo, ben prima di Beppe Grillo. Il rapporto che Funari ha intrattenuto con
le telecamere è forse il gesto più radicale compiuto in uno studio tv: via le
postazioni fisse, via il retaggio teatrale, la telecamera è diventata tutt'uno
con il conduttore, con una rotazione dello sguardo a 360Ë?
LO
STILE DI SABINA GUZZANTI SE IL CABARET FA POLITICA
( da "Corriere
della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
è cominciato
con i monologhi di Beppe Grillo ed è proseguito con i girotondi di Nanni
Moretti. Sorpresa dal successo di comici, attori e artisti, la classe politica
ha finito per dare loro in appalto l'organizzazione di eventi che dovrebbero
restare nella sfera delle sue competenze.
Il
regime mediocratico ( da "Repubblica.it"
del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
passando per
Beppe Grillo: il percorso della democrazia italiana sembra essersi compiuto.
Oltre la democrazia del pubblico e dell'opinione. Fino alla
"mediocrazia". La definiamo così non per evocare
"mediocrità", che per noi è una virtù democratica, quando riassume
passioni timide, distacco, moderazione.
Di
Pietro: <Faremo cento, mille piazze> La procura apre fascicolo senza
indagati ( da "Corriere.it"
del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo.
Il magistrato dovrà valutare se il materiale acquisito contenga elementi tali
da poter individuare il reato di offese nei confronti del presidente della
Repubblica e del Pontefice. ALLEANZE - Anche rispetto alla proposta di alleanze
"di nuovo conio" avanzata da Rutelli, l'ex pm lancia la sua stoccata:
"La voglio vedere la Finocchiaro quando in Sicilia andrà a fare campagna
Offese
al papa e al presidente . E la procura indaga
( da "Manifesto,
Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
lo scandalo
che i comizio di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti martedì scorso a piazza Navona
a Roma hanno provocato a destra come a sinistra e nella maggioranza dei
giornali, era naturale che la procura romana non restasse a guardare. Così ieri
si è avuta la conferma che un fascicolo con gli atti relativi al comizio di
martedì scorso è stato aperto,
CARA
MARIELLA, NON INTROIETTIAMO LA CENSURA
( da "Manifesto,
Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Morfeo di
Beppe Grillo è attacco più pesante? Il manifesto, quel giorno, ha esercitato
seria critica politica o "bisboccia fuori porta"? La prima, a mio
parere. I cento maggiori costituzionalisti hanno dimostrato oltre ogni
ragionevole dubbio il carattere anticostituzionale del "lodo Alfano",
dunque logica vuole (logica,
Se
ne va Funari, l'antipolitica in tv
( da "Corriere.it"
del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Come un nuovo
Bertoldo, ben prima di Beppe Grillo. Il rapporto che Funari ha intrattenuto con
le telecamere è forse il gesto più radicale compiuto in uno studio tv: via le
postazioni fisse, via il retaggio teatrale, la telecamera è diventata tutt'uno
con il conduttore, con una rotazione dello sguardo a 360Ú.
Pensa
soltanto ai suoi problemi Cara Unità, meno male che era cambiato. Come può
( da "Unita,
L'" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
In Piazza
Navona l'unico a evocare Pertini è stato Beppe Grillo. Il quale non ha mai
sostenuto che tutte le leggi firmate da Pertini fossero giuste. Ha sostenuto
invece che mai Pertini avrebbe firmato una legge che rendesse immuni da
processi le quattro più alte cariche dello Stato, compreso sè medesimo.
Piazza
Navona, per Flores è stata un successone
( da "Giornale.it,
Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
E per tornare
a Beppe Grillo, embé? Ha portato il suo saluto "e che Grillo porti un
saluto alla Grillo mi sembra una tautologia". E la Sabina Guzzanti? Ma
santa pazienza, "lo stile di Sabina appartiene ad un genere
"cattivissimo" che negli Usa ha pieno riconoscimento di
legittimità".
La
casta dei Consumatori 47 milioni dallo Stato per fare da anti-Stato
( da "Giornale.it,
Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
con
introduzione di Beppe Grillo. Di centrodestra è la "Casa del
consumatore", il cui presidente Alessandro Fede Pellone è un ex
consigliere lombardo di Forza Italia. Era collaboratore del ministro Livia
Turco, Stefano Inglese, ex presidente del Tribunale dei diritti del malato e
legato a Cittadinanzattiva, mentre Donatella Poretti dagli uffici dell'
<Il
federalismo? Stavolta ci siamo Vediamo terra come Colombo>
( da "Giornale.it,
Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Da Di Pietro
- che inseguendo Beppe Grillo sta diventando una macchietta - non mi aspetto
nulla di costruttivo, visto che la strada che ha scelto è quella dell'insulto,
a cui si risponde semmai con le querele. Veltroni, invece, oggi ha il dovere
politico e morale di contribuire".
Sull'ambiente
ecco il pianoB ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
eccellente
presentazione di Gianfranco Bologna e di una superflua prefazione di Beppe
Grillo e dice cose che tutti dovrebbero sapere. Il tema di fondo è il possibile
declino della nostra civiltà, e la parallela necessità di fare qualcosa per
evitarlo. è affrontato attraverso tre prospettive principali: la popolazione;
la povertà;
"Il
federalismo? Stavolta ci siamo, vediamo terra come Colombo"
( da "Giornale.it,
Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Da Di Pietro
- che inseguendo Beppe Grillo sta diventando una macchietta - non mi aspetto
nulla di costruttivo, visto che la strada che ha scelto è quella dell'insulto,
a cui si risponde semmai con le querele. Veltroni, invece, oggi ha il dovere
politico e morale di contribuire".
Consumatori,
47 milioni per fare da anti-Stato
( da "Giornale.it,
Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
con
introduzione di Beppe Grillo. Di centrodestra è la "Casa del
consumatore", il cui presidente Alessandro Fede Pellone è un ex
consigliere lombardo di Forza Italia. Era collaboratore del ministro Livia
Turco, Stefano Inglese, ex presidente del Tribunale dei diritti del malato e
legato a Cittadinanzattiva, mentre Donatella Poretti dagli uffici dell'
Prodi
non torna. Ma martedì ha condiviso le ragioni di chi ha scelto la piazza...
Grande irritazione per il Lodo Alfano. Cura nei minimi dettagli l'avvio della
sua Fondazione per l ( da "Unita, L'"
del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo,
non ci sarebbe mai andato. Eppure, Roma no Prodi sente "profondamente
vere" le ragioni di chi, martedì scorso, ha manifestato contro il lodo
Alfano. Un provvedimento che l'ex premier giudica "una vergogna". A
sentire ambienti a lui molto vicini, è un Prodi che guarda "con un certo
distacco" le vicende politiche italiane.
"Sveglio
e seduto sul letto a meditare" la prima notte in carcere di Del Turco
( da "Stampaweb,
La" del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Tuona anche
Beppe Grillo: "Lo psiconano ha ragione. Per lui, l'arresto di Del Turco è "il
solito teorema". Il teorema Del Turco infatti dice "la somma dei due
partiti (Pdl e PD meno elle) costruiti sui cateti è uguale all'area delle
tangenti costruite sull'ipotenusà"".
Canta
Michele Caparezza un "Eroe" dei precari
( da "Stampa,
La" del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
in buona
parte collimante con l'universo dei girotondi e di Beppe Grillo, è stata
entusiasta. Risultato, un terzo posto in classifica che non era facile
pronosticare e una canzone, "Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)",
già diventata inno della generazione dei precari e dell'Italia che guarda con
timore la propria economia familiare.
È
Caparezza a tenere e a battesimo questa sera il Venaria Flash Festival, nuova
presenza sulla ( da "Stampa, La"
del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
in buona
parte collimante con l'universo dei girotondi e di Beppe Grillo, è stata
entusiasta. Risultato, un terzo posto in classifica che non era facile
pronosticare e una canzone, "Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)",
già diventata inno della generazione dei precari e dell'Italia che guarda con timore
la propria economia familiare.
Per
Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio?
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
Girotondo
attorno a Walter ( da "Giornale.it, Il"
del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
Così
le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
Il
Pdl difende il governatore <Trattato come un boss>
( da "Corriere
della Sera" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
E Beppe
Grillo, per il quale il "teorema " non è quello dei giudici, ma
quello costruito sulla somma di Pd e Pdl: "L'entità delle tangenti
corrisponde al debito pubblico attuale". In carcere Ottaviano Del Turco,
il presidente della Regione Abruzzo finito in carcere per lo scandalo sanità (
Di Loreti/Emblema) Alessandro Trocino.
Tonino
rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
La
festa di don gallo musica e auguri dai vip - raffaele r. riverso
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Dario Fo e
Beppe Grillo. Poi i videomessaggi di Maurizio Crozza, Dario Vergassola, Claudio
Bisio, Moni Ovadia, Vasco Rossi, Neri Marcoré, Angela Finocchiaro, Manu Chao
con Carotone. Una seconda torta a forma di gallo è arrivata nella notte sul
palco col consigliere comunale di Vicenza e portavoce del comitato No dal
Molin,
"piazzolai
pulite o saranno multe" giro di vite sugli ambulanti - alessandro cori
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
iniziativa
degli amici di Beppe Grillo", che due settimane fa hanno raccolto la carta
a domicilio in alcuni condomini del centro, come azione dimostrativa contro
Hera. "Potevano farlo in altri quartieri, visto che in centro già lo
facciamo". Nel frattempo, nonostante sia attiva solo da poco più di una
settimana, i primi dati della raccolta porta-
Grillo,
i 60 anni del dissacratore - paolo viotti
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Pagina XVIII
- Genova Grillo, i 60 anni del dissacratore Da piazza Martinez al super blog,
lunedì la festa di compleanno PAOLO VIOTTI PER un dissacratore di professione
come Beppe Grillo il fatidico compleanno dei sessant'anni può solo essere lo
spunto di una delle sue tante battute al fulmicotone.
Quella
grande comicità che ricorda aristofane - margherita rubino
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Tra artista e
personaggio Quella grande comicità che ricorda Aristofane MARGHERITA RUBINO Il
comico di Beppe Grillo attende ancora una valutazione critica. Il passaggio,
nel tempo, dall'intrattenimento impertinente alla satira che morde, alla
provocatorietà virulenta a tutto campo, ha fatto si che in primo piano balzasse
Grillo personaggio, e sullo sfondo rimanesse Grillo artista.
A
Tokyo taxi pub per burocrati ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
taxi pub per
burocrati C h issà cosa riuscirebbe a dire Beppe Grillo, se fosse nato a Tokyo
invece che a Genova, sul fenomeno dei pub taxi nipponici. La vicenda è
abbastanza elaborata: si tratta della pratica, molto in voga tra la faraonica
burocrazia del Sol Levante, di scegliersi il taxi, il cui costo è coperto dal
ministero per cui si lavora, in base a particolari agevolazioni:
Napoli
senza rifiuti. Bene ma qualcuno pagherà?
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Ai politici
non interessa più - 18 Votes Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? -
17 Votes Quando i Tg "aiutano" la camorra... - 17 Votes Primarie Usa,
truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione
Maroni? - 15 Votes Quanti immigrati può sostenere l'Italia che arranca?
Questione
etica Torniamo a Berlinguer ( da "Unita, L'"
del 20-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
quando
accusiamo di qualunquismo i vari Beppe Grillo, o prendiamo le distanze dal
giustizialismo di Di Pietro, o invochiamo una giustizia meno spettacolare e più
garantista. Fuori da questa via, resta solo il fallimento della stessa premessa
di rinnovamento da cui è nato il Pd. Insomma, il diritto come democratici di
indignarci con chi ci rappresenta come una parte della "
I
danni della politica ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
o che Beppe
Grillo rappresenti una minaccia alla democrazia. è la politica a far sì che le
notizie assumano carattere performativo, e diventino esse stesse un fatto. Non
sono stati i giornali a bocciare l'ipotesi AT&T e American Movil, né a
scrivere il piano Rovati, né a bocciare Telefonica quando a proporla era
Tronchetti.
Bossi
e quelle parole dell'inno di Mameli
( da "Giornale.it,
Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Ai politici
non interessa più - 18 Votes Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? -
17 Votes Quando i Tg "aiutano" la camorra... - 17 Votes Primarie Usa,
truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione
Maroni? - 15 Votes Quanti immigrati può sostenere l'Italia che arranca?
Caso-Alfano
ora i grillini lanciano una petizione
( da "Stampa,
La" del 24-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Il meetup
Sanremo Beppe Grillo ha infatti organizzato per domenica una manifestazione
musicale sul tema "Ridateci il parco Marsaglia e il suo auditorium".
E' l'occasione per lanciare una raccolta di firme per invitare
l'Amministrazione a superare al più presto gli ostacoli che impediscono la ripresa
dei lavori.
Obama
trionfa a Berlino, anche l'Europa ha bisogno di un mito
( da "Giornale.it,
Il" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Ai politici
non interessa più - 18 Votes Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? -
17 Votes Quando i Tg "aiutano" la camorra... - 17 Votes Primarie Usa,
truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione
Maroni? - 15 Votes Quanti immigrati può sostenere l'Italia che arranca?
Caparezza,
il "rapper naif" sale in cattedra al Nuvolari
( da "Stampa,
La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
in modo così mordace
da essere stato accostato a Beppe Grillo. Eppure, nonostante il suo fermo
rifiuto del mainstream, purtroppo per lui, alla gente piace proprio e il
mercato continua a cercare di avvinghiarlo, come dimostra la folla che accorre
ai suoi concerti e quella che acquista i suoi dischi.
MILANO
Il navigatore parla come il “cumenda lumbard”. O in napoletano doc. O ancora,
con... ( da "Stampaweb, La"
del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Vito Corleone
o di un Beppe Grillo prima maniera. L'iniziativa andrà avanti per tutta
l'estate. Collegandosi al sito sarà sufficiente registrare una demo di 30
secondi e sperare di essere votati. Le voci dei vincitori delle prime
selezioni, dedicate ai dialetti e alle imitazioni dei personaggi più famosi,
entreranno poi a far parte della galleria delle &
La
voce del navigatore? Si sceglierà tra il lumbard o il napoletano
( da "Stampaweb,
La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Vito Corleone
o di un Beppe Grillo prima maniera. L'iniziativa andrà avanti per tutta
l'estate. Collegandosi al sito sarà sufficiente registrare una demo di 30
secondi e sperare di essere votati. Le voci dei vincitori delle prime
selezioni, dedicate ai dialetti e alle imitazioni dei personaggi più famosi,
entreranno poi a far parte della galleria delle &
Grillo
attacca Napolitano: <Sta bene? La sua salute non è fatto privato>
( da "Corriere.it"
del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo:
"Napolitano sta bene? La sua salute non è un fatto privato" Il comico
attacca: "Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il
suo incarico e per quanto tempo" ROMA - "Ma il capo dello Stato è in
salute? Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo
incarico e per quanto tempo.
Grillo
attacca Napolitano: "Vorrei sapere se è malato"
( da "Stampaweb,
La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo attacca
ancora, e questa volta, nel mirino del comico, finisce Napolitano.
"Giorgio Napolitano rappresenta l'Italia. La sua salute non è un fatto
privato. La salute - prosegue Grillo - può essere l'unica giustificazione del
suo comportamento.
Lodo
Alfano, Grillo insulta Napolitano È in buona salute? . Tonini, Pd: ha superato
di molto i confini del buon gusto
( da "Unita,
L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
a uno
Schifani": Beppe Grillo, sul suo sito, attacca il Capo dello Stato,
avanzando sarcasticamente il sospetto che non stia bene in salute, e non
risparmia il Presidente del Senato. "In caso di rinuncia alla carica da
parte di Napolitano il suo posto sarebbe preso dall'impiegato di Berlusconi,
ora presidente del Senato.
Lezioni
di giornalismo ( da "Unita, L'"
del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
ne uscirà
convalidata la tesi, cara ai berluscones e a Beppe Grillo, di una sinistra che
non può ammantarsi di alcuna superiorità morale stando dentro agli affari
esattamente come la destra. Tesi, intendiamoci, alla cui attendibilità una
certa sinistra sanitaria ha, per esempio, dato il suo fattivo contributo.
Grillo
insulta il colle "napolitano non sta bene" insorgono pd e pdl - mauro
favale ( da "Repubblica, La"
del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Non lascia
troppo spazio alle battute, stavolta, Beppe Grillo. Il capo dello Stato resta
tra i suoi bersagli preferiti, soprattutto dopo la firma posta sotto al Lodo
Alfano. L'aveva già definito Morfeo (dio del sonno della mitologia greca) che,
aveva detto a Torino nel secondo V-day, "dorme dorme, poi si sveglia e
monita".
L'ultimo
insulto a napolitano - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
in un
crescendo di qualunquismo e di pressappochismo, è Beppe Grillo a tornare sul
"luogo del delitto". E stavolta non con la critica politica, ma con
l'insulto personale. "Napolitano è in salute?", si chiede il nuovo
Torquemada della mediocrazia italiana sul suo blog. Si fa la domanda, e si dà
la risposta.
La
politica spettacolo all'attacco Grillo: ma Napolitano è malato?
( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
E Beppe
Grillo, sul suo blog torna all'attacco del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, ipotizzando che sia malato visto che non trova altre ragioni per
cui abbia firmato il lodo Alfano. È attacco concentrico dalla politica
spettacolo alle istituzioni.
Ancora
un attacco a Napolitano: forse è malato, datemi la cartella
( da "Manifesto,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Beppe Grillo
alza il tono degli attacchi al Quirinale e questa volta dal suo sito insinua il
sospetto che il presidente della Repubblica stia poco bene: "Nelle sue
ultime apparizioni pubbliche è apparso sempre più distante, etereo". Il
comico genovese che aveva affondato il colpo contro Napolitano l'8 luglio
scorso collegandosi con il "
Grillo,
insulti a Napolitano. Sdegno di Pdl e Pd
( da "Corriere
della Sera" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Ma la
solidarietà al Capo dello Stato e la condanna delle frasi di Beppe Grillo
giungono anche dall'opposizione. Basta sentire il commento del veltroniano
Giorgio Tonini: "Mi limito a osservare che, per l'ennesima volta, Beppe
Grillo ha abbondantemente travalicato i confini del buon gusto pronunciando
parole insultanti nei confronti del Presidente.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 11
categoria: ALT... ( da "Corriere della Sera"
del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Perché Beppe
Grillo è agitato come una bandiera da un mondo più vasto, che che lo porta
nelle piazze come un vate. E sempre con meno freni ormai si cade nella
tentazione di ricorrere all'insulto e alla minaccia. Questo mondo, che va da Di
Pietro ai girotondini, ma anche a una parte più grande della sinistra,
Grillo:
"Napolitano non sta bene" E' polemica, insorgono Pd e Pdl
( da "Repubblica.it"
del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Non lascia
troppo spazio alle battute, stavolta, Beppe Grillo. Il capo dello Stato resta
tra i suoi bersagli preferiti, soprattutto dopo la firma posta sotto al Lodo
Alfano. L'aveva già definito Morfeo (dio del sonno della mitologia greca) che,
aveva detto a Torino nel secondo V-day, "dorme dorme, poi si sveglia e
monita".
L'ultimo
insulto a Napolitano ( da "Repubblica.it"
del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
in un
crescendo di qualunquismo e di pressappochismo, è Beppe Grillo a tornare sul
"luogo del delitto". E stavolta non con la critica politica, ma con
l'insulto personale. "Napolitano è in salute?", si chiede il nuovo
Torquemada della mediocrazia italiana sul suo blog. Si fa la domanda, e si dà
la risposta.
Il
vero prezzo del petrolio? 80 dollari a barile
( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Ai politici
non interessa più - 18 Votes Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? -
17 Votes Quando i Tg "aiutano" la camorra... - 17 Votes Primarie Usa,
truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione
Maroni? - 15 Votes Quanti immigrati può sostenere l'Italia che arranca?
I
profeti dell'Apocalisse: <A febbraio finirà il cibo>
( da "Giornale.it,
Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Chiediamo
consiglio a Beppe Grillo. "Non comprate immobili, non fate debiti, non
accendete nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate
titoli di società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società
immobiliari", scrive sul suo blog. Resta una curiosità: i 4.
Il
memorandum di Napolitano ( da "AprileOnline.info"
del 28-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
e la
recentissima presa di posizione di Beppe Grillo sul suo blog, ritenuta da
maggioranza e opposizione del tutto fuori luogo e profondamente offensiva nei
confronti della prima carica della Repubblica. "Il decreto l'ho firmato
indipendentemente dalle pressioni -ha voluto specificare il capo dello Stato-,
seguendo i principi della Consulta,
Beppe
grillo critica "repubblica"
( da "Repubblica,
La" del 29-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
La polemica
Beppe Grillo critica "Repubblica" ROMA - Beppe Grillo ha risposto sul
suo blog agli editoriali di Repubblica in difesa del capo dello Stato.
"Massimo Giannini - si legge sul sito del comico - mi accusa di essere il
Torquemada della mediocrazia.
Una
risposta a freddo dopo giorni di polemiche
( da "Corriere
della Sera" del 29-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
choc di
Maurizio Gasparri sul Csm e Umberto Bossi sull'Inno (con un non improbabile
retropensiero sulle velenose prediche di piazza del comico Beppe Grillo). Unica
eccezione della reprimenda a tutto campo, il cenno sul ministro leghista
Calderoli. Citato "come esempio positivo" per il metodo con il quale
lavora a costruire convergenze sul federalismo. M. Br.
La
tragedia dell'Italcoke nel libro "Morti bianche"
( da "Stampa,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
ospitalità
offerta da una delle pagine più cliccate nel blog di Beppe Grillo. Lo stesso
Grillo, che presenta il libro con un corrosivo video commenta: "Quando una
persona muore, la parola più usata è fatalità. Quando una persona muore,
l'aggettivo più usato è tragico. Tragica fatalità. 1300 tragiche fatalità ogni
anno, cinquantamila invalidi ogni anno.
Walter
fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto
(dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
L'autunno
caldo di Walter. Dì la tua ( da "Giornale.it, Il"
del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
Walter
e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
Per
Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio?
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
La
Sapienza e il rito dell'intolleranza
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il"
del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
Così
le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
convention o
una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)
Berlusconi
bacchetta i deputati del pdl "i senatori indiscutibilmente più bravi"
- gianluca luzi ( da "Repubblica, La"
del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Abstract:
Il comico
Beppe Grillo, nel suo blog ha già lanciato un appello contro la centrale che
Berlusconi inaugura oggi ed è possibile che per l'occasione ci sarà una certa
contestazione dei seguaci del blogger genovese. Venerdì, poi, Berlusconi
tornerà a Napoli con il sottosegretario Bertolaso.
( da "Corriere.it" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
In bilico l'alleanza
di centrosinistra dopo la manifestazione in piazza navona Veltroni: "Idv,
o con noi o con la piazza" "Abbiamo fatto un'alleanza, noi abbiamo
mantenuto la posizione". Di Pietro: "Gli 'aut aut' non ci fanno
paura" ROMA - " Ora Di Pietro scelga e decida con chi sta: se è con Grillo e Travaglio lo dica, se invece decide di stare in
un'area riformista prenda l'impegno conseguente e metta fine a manifestazioni
come quella di martedì". Sanno tanto di ultimatum le parole di Walter
Veltroni, nel 'day after' della manifestazione di piazza Navona, terminata a
suon di insulti anche contro Napolitano, Papa e Pd. E poco dopo arriva la
risposta di Antonio Di Pietro: "Sto con la piazza, non mi dissocio.
Nessuno pensi di intimidirci con gli aut aut. La nostra forza ci proviene
direttamente dai cittadini che ci hanno votato e solo ad essi dobbiamo
ubbidire, non ad altri". BOTTA E RISPOSTA - "Io
non mi dissocio dal senso vero delle parole di Beppe Grillo,
dalle parole di Travaglio e dalla piazza - spiega il leader dell'Idv in sala
stampa alla Camera -. Certo non avrei usato i toni di Sabina Guzzanti, ma lei
fa satira e io no. Io faccio politica. L'invidia del mondo politico li spinge a
vedere la pagliuzza della satira anziché la trave delle leggi ad personam".
A breve giro la controreplica di Veltroni, ai microfoni di Matrix: "Se Di
Pietro decide che il suo interlocutore è Grillo e non
il Pd è un elemento di chiarezza definitivo". Così come sembra definitiva
la rottura. ALLEANZA - "Con l'Idv abbiamo fatto un'alleanza, basata sul
programma sottoscritto. Noi abbiamo mantenuto la posizione, altri invece hanno
preso posizioni diverse - aveva spiegato poco prima il leader del Pd durante la
registrazione di Matrix -. Dopo ciò che è successo in piazza Navona, cambia
tutto, cambia molto perché è stata un'occasione per fare chiarezza su qualcosa
su cui c'era un margine di ambiguità. Una forza della sinistra riformista non
va in una piazza in cui poi si ascoltano le follie sentite martedì sera,
attacchi spesso portati da persone che dovrebbero mostrare il proprio
curriculum di impegno civile prima di dare lezioni. Sembrava che la
sceneggiatura l'avesse scritta Berlusconi". RISULTATI - "Loro fanno
un'opposizione a chiacchiere, ma i risultati sono stati raggiunti da noi, sul
decreto Retequattro che abbiamo bloccato così come quello sulle intercettazioni
- attacca il leader del Pd durante il programma condotto da Mentana -. Obiettivo
del Pd è di essere una forza seria e responsabile che difende i princìpi, ma
contrasta ogni forma di estremismo di doppio senso alla quale l'Italia sembra
inchiodata da 15 anni". BERLUSCONI - "È stato un altro atto fondativo
della nascita del Pd. Come la scelta di andare liberi. È stato giusto non
esserci - ribadisce Veltroni -. Se lo avessi portato in piazza oggi saremmo un
cumulo di macerie. Sentire quella caterva di insulti a tutto e tutti mi ha
fatto male mentre Berlusconi ha goduto. È stato il più bel regalo che
Berlusconi si potesse aspettare". E su Arturo Parisi, presente in piazza
Navona: "Nessun problema. Parisi ha subito detto che si era sbagliato ad
andarci. Immagino si sia reso conto di aver fatto un errore clamoroso".
Appena la notizia compare sulle agenzie, arriva la replica di Parisi, via sms,
direttamente sul telefonino di Mentana, che lo legge immediatamente al
segretario Pd. Replica Veltroni: "Il giorno in cui mi arriverà una
dichiarazione di Parisi che dice "bene, bravo" quella sarà una notizia.
Con rispetto, anche intellettuale, però lui è un bastian contrario".
stampa |.
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del Io difendo quel palco Marco Travaglio Piazza Navona / 1 Caro
Direttore, quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino
alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l'altroieri in Piazza
Navona due comici (Beppe
Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista
(il sottoscritto) avrebbero "insultato" e addirittura
"vilipeso" il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima
reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito
alcune cose - le più gravi - dette da Beppe, da Sabina e
da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui video, tutti
disponibili su You Tube e sui siti di vari giornali, ma non vi ho ritrovato ciò
che è stato scritto e detto da tv e giornali. segue a pagina 26.
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del Senza speranza Maria Novella Oppo VISTO CHE c'erano, in apertura
della manifestazione di Piazza Navona potevano mettere lo striscione:
"Lasciate ogni speranza voi che entrate". Perché, se le cose stessero come ha detto Beppe Grillo, per
la sinistra non ci sarebbero più prospettive per parecchie generazioni. E
intanto il governo, per accontentare la Lega rispolvera pratiche (e teorie)
naziste, per accontentare Berlusconi distrugge i più importanti principi
costituzionali e per accontentare La Russa fra poco manderà l'esercito in
assetto di guerra anche nelle scuole elementari, a stanare i piccoli
clandestini. E mentre succedono questi orrori che scandalizzano il mondo intero
(compreso qualche funzionario della Casa Bianca addetto alle biografie dei
leader politici) alcune forze di opposizione si impegnano allo spasimo per
indebolire (come se ce ne fosse bisogno!) solo l'opposizione. Cosicché, martedì
sera eravamo così giù che quasi piangevamo di commozione rivedendo Bruno Vespa
in tv in versione rosa e balneare, cioè col cervello in vacanza e il cuore in
mutande. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
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l'edizione del ON LINE Hacker nel sito della Guzzanti? Inaccessibile per ore.
Mentre Grillo "sbanca" su You Tube Il giorno
dopo il suo intervento alla manifestazione a Piazza Navona a Roma, è stato
inaccessibile per molte ore e, secondo il suo staff, si sarebbe trattato di un
sabotaggio per mano di un hacker. I curatori del sito si sono messi al lavoro
per capire di più ma si sono detti praticamente sicuri del fatto che il
sabotaggio è ascrivibile a professionisti e non a ragazzini. Poi, dopo ore, la
riattivazione. L'attrice voleva rendere disponibile la versione integrale del
suo intervento alla manifestazione che, comunque, è già on line su You Tube e,
sottolineano i suoi collaboratori, è tra i più cliccati. Su
You Tube è finito anche l'intervento telefonico di Beppe Grillo,
sempre alla manifestazione a Piazza Navona. Ed è stato il più cliccato con
oltre 7000 visualizzazioni. Il comico, che ha scatenato polemiche e prese di
distanza per le sue critiche al Presidente della Repubblica Napolitano, ha
pubblicato la versione integrale sul suo sito. Sono stati molti i
commenti in Rete riguardo la manifestazione: viene sottolineata l'assenza sul
palco di Nanni Moretti che a Piazza Navona ci è andato, anche se non per molto,
preferendo però lasciare proprio nel momento in cui parlava Grillo.
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del Girotondi, day after di bufera Il premier insulta: solo
spazzatura di Simone Collini / Roma Berlusconi parla di "spazzatura",
la Chiesa condanna, i partiti prendono le distanze e gli stessi organizzatori
del "No Cav Day" si spaccano. I girotondi finiscono gambe all'aria
per colpa di due comici. E di chi li ha invitati a intervenire a una
manifestazione che doveva essere contro le "leggi-canaglia" sulla
giustizia volute dal centrodestra e che invece si è trasformata in uno sfogatoio
sotto il segno dell'antipolitica con spruzzate antivaticano. La procura di Roma
che sta anche vagliando l'ipotesi di aprire un'inchiesta su quanto detto dal
palco di piazza Navona l'altro ieri, visto che per la satira sul
"Morfeo-Napolitano che sonnecchia" di Beppe Grillo e sul
"Ratzinger all'inferno tra diavoli frocissimi attivissimi" di Sabina
Guzzanti ci potrebbe essere l'ipotesi di reato di offesa al presidente della
Repubblica e al Papa (anche in qualità di capo di Stato estero). Antonio Di
Pietro se la prende con "l'informazione deviata del nostro Paese":
"Guardare soltanto le sbavature e non vedere il lago di immoralità e di
illegalità che all'interno delle istituzioni commettono coloro che
devono governare, vuol dire ancora una volta guardare il dito perché si ha
vergogna di guardare la luna di cui si fa parte". Ma il leader dell'Italia
dei valori si ritrova abbastanza isolato nel difendere chi "ha voluto
esprimere liberamente il proprio pensiero e se n'è assunto la responsabilità".
Anche Furio Colombo, che insieme a Paolo Flores d'Arcais e "Pancho"
Pardi ha lanciato la proposta di scendere in piazza contro il lodo-Alfano, la
norma blocca-processi e il disegno di legge sulle intercettazioni critica la
gestione degli interventi dal palco: "Io se voglio la satira vado a teatro
ma in piazza ho bisogno di politica. Personaggi come Grillo
e Guzzanti hanno mandato in fumo quella che era una grande occasione di vita
politica e i messaggi collettivi che si dovevano mandare sono stati vanificati
perché alcuni si sono tolti la soddisfazione personale di fare il loro
numero". Anche Rita Borsellino, che è stata tra i primi ad aderire
all'iniziativa, parla di "occasione persa per ridare dignità politica alla
protesta": "La gente era arrivata in piazza Navona per manifestare il
proprio dissenso nei confronti delle scelte del governo Berlusconi rispetto
alla giustizia e alle politiche sociali per i migranti. Spiace davvero che alla
fine, le battute di Grillo e Guzzanti abbiano spostato
il tiro". Alla fine, a difendere il modo in cui è stata gestita la
manifestazione e gli interventi di satira rimangono Marco Travaglio (che col
suo intervento dal palco ha dato una prima sterzata anti-Pd a cui poi è seguito
il crescendo) per il quale "Grillo è stato
moderato come mai, sembrava quasi un'educanda, e chi sostiene il contrario è un
bugiardo", e "Pancho" Pardi, che richiama il rispetto della
"libertà di opinione" ricordando che "anche Dante mandò
all'inferno più di un Papa". Una situazione che consente a Berlusconi di
attaccare la piazza con una brutta parola: "Spazzatura". Così il
premier liquida una manifestazione (domanda: che ne pensa? risposta:
"della spazzatura mi occupo a Napoli") che era nata per contestare
leggi bavaglio e ad-personam. E che con gli attacchi "volgari"
lanciati dal palco ha finito per irritarlo, dice ai cronisti che sono con lui
in Giappone, ma non per impensierirlo, visto che considera l'intera vicenda un
autogol in grado solo di aumentare i consensi del governo. I responsabili di
questa situazione, per il Pd, hanno nomi e cognomi che non sono soltanto quelli
di Grillo e Travaglio, citati da Veltroni per chiedere
a Di Pietro "con chi vuole stare". Responsabile di quanto accaduto è,
per i democratici, lo stesso leader dell'Idv, che ha preso le distanze dalle
"sbavature" ma ha difeso le scelte compiute. "Se si invitano
alcuni personaggi come Grillo ci si deve aspettare un
messaggio di antipolitica e volgarità, quelle di Di Pietro sono solo lacrime di
coccodrillo", dice la vicecapogruppo del Pd alla Camera Marina Sereni. E
la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro definisce "inaccettabili e
sbagliati" gli attacchi al Quirinale e al Papa, mentre Massimo D'Alema
parla di manifestazione "organizzata in modo sbagliato, che ha fatto il
gioco dell'avversario": "Piazze e strade sono un luogo di battaglia
democratica, una manifestazione però è utile se il giorno dopo ha conquistato
un italiano in più, se viceversa si va in piazza e il giorno dopo cresce il
consenso per il governo vuol dire che quella manifestazione era
sbagliata". A difendere le ragioni, la tempistica e gli obiettivi della
piazza, pur prendendo le distanze dai comici, è Arturo Parisi: "Ho paura
che il Pd non comprenderà il messaggio profondo della manifestazione, che
alcune parole di alcuni comici coprano quelle della politica". Sugli
attacchi al Quirinale e a Ratzinger intervengono anche Schifani
("solidarietà") e Fini ("le espressioni oscene non hanno nulla a
che vedere con la satira"). E, in vario modo, il Vaticano: "La
volgarità si qualifica di per se stessa", si limita a dire il direttore
della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, mentre il vicariato di
Roma "esprime il suo profondo dispiacere per le parole offensive riferite
al Santo Padre". Più dura l'agenzia della Cei Sir, che parla di
"offese" nate in una "palude di menzogna ed ignoranza".
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Girotondini divisi
dalle frasi choc "Che autogol". "No, urliamo la verità"
ROMA - Il fortino dei girotondi sotto assedio. E all'interno, la truppa si
difende ma non compatta. Il giorno dopo piazza Navona serpeggia un po' la
sindrome del boomerang, tra intellettuali e movimentisti. La sensazione di una
parte è che le invettive al Papa, al capo dello Stato e anche alla Carfagna
abbiano finito per dare un punto all'avversario. E qualche critica in tal senso
è stata mossa pure nei forum di Grillo e Micromega.
Detto questo, la gran parte rivendica con orgoglio il successo della piazza e
il diritto alla satira. Furio Colombo, dei tre promotori, è il più rammaricato.
"Personaggi come Grillo e Guzzanti hanno mandato
in fumo una grande occasione - spiega - i messaggi collettivi che si dovevano
mandare sono stati vanificati perché alcuni si sono tolti la soddisfazione
personale di fare il loro numero". Ce l'ha con Grillo
e la Guzzanti, chiaro: "Se voglio la satira vado a teatro ma in piazza ho
bisogno di politica". Assai più cauti gli altri due sponsor. Paolo Flores
D'Arcais, diplomatico: "Ho evitato polemiche nei giorni precedenti la
manifestazione. E voglio evitarle più che mai ora, dopo che una partecipazione
generosa e appassionata di cittadini, andata oltre ogni immaginazione, ha fatto
dell'8 luglio una grande giornata di libertà contro la putinizzazione
dell'Italia che Berlusconi sta perseguendo". Il senatore dipietrista e
girotondino della prima ora, Pancho Pardi, rivendica la "libertà di
espressione". D'altronde, "anche Dante mandò più di qualche Papa
all'inferno. Grillo e Guzzanti hanno ritenuto di dover
dire delle cose, ma questo non significa che i promotori debbano essere
d'accordo". Altro che dissociazione. Marco Travaglio definisce la piazza
"bellissima" e i passaggi "migliori sono
stati proprio gli interventi di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo. Solo
un imbecille può ignorare il richiamo di Sabina alla Divina Commedia: anche
Papa Bonifacio VIII fu messo all'inferno da Dante e non mi risulta che fosse
comunista". Quanto a Napolitano, giusto l'applauso, "ma io gli
preferisco Scalfaro". Assai sconfortata Rita Borsellino,
intervenuta telefonicamente l'altra sera. Parla di "occasione persa, la
gente era arrivata in piazza Navona per manifestare il proprio dissenso nei
confronti delle scelte del governo Berlusconi" e invece "le battute
di Grillo e Guzzanti hanno spostato il tiro". Ma
loro due "sono stati cacciati dalla tv, non dimentichiamolo" avverte
il regista Moni Ovadia: "Si guarda troppo al dito, mentre il vero problema
è la luna. Non mi piacciono le prese di distanza indignate. Mi indigna ben
altro: il governo demagogico e populista che sta stravolgendo le
istituzioni". Mattia Stella, 26 anni, presentatore sul palco di piazza Navona,
candidato in una lista alle primarie Pd, è "indignato". Aveva pure
provato a fermare la Guzzanti, invano. "Era come in preda a uno stato di
trance, pericolosa per sé e per gli altri. Quando è scesa dal palco sono andato
a dirle quel che pensavo, da cristiano: che attaccare il Papa mi sembrava fuori
luogo e offensivo per tutti quei cattolici che si sono sacrificati per questo
paese, che l'inferno non si augura a nessuno. E lei: "Che c'entra? Io non
credo all'inferno e poi tu chi sei?" Contro la Carfagna poi un moralismo
da quattro soldi. Che vergogna, per una volta ha ragione Berlusconi:
monnezza". (c.l.).
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del La bella piazza e le voci stonate Lidia Ravera Segue dalla Prima
E Antonio di Pietro aveva portato le sue bandiere, il che, per uno che
"aderisce" è un po' troppo. E Sabina Guzzanti era stranamente
stridula e sboccata, mentre in genere è saggia e divertente. C'era Beppe
Grillo che, come era prevedibile, ha mandato
tutti affanculo, che è un messaggio totalmente inutile oltrechè dannoso. Però
c'era anche molto altro. C'erano migliaia di persone, senza "logo" né
bandiera. Immobili, in piedi, parossisticamente attente, per tre ore e mezza.
C'era Rita Borsellino, in collegamento e c'era Pancho Pardi, c'era Ascanio
Celestini e c'era Moni Ovadia e c'era Paolo Flores D'Arcais che, con il
semplice elenco di tutti i reati che resterebbero impuniti se il trucco
blocca-processi dovesse essere messo in opera, ha fatto correre a tutti i
presenti in piazza, me inclusa, un brivido nella schiena. Era la stessa
manifestazione di cui parlano i giornali, o era un'altra? Mi sono persa e sono
finita in una piazza Navona duplicata appositamente per confondere
l'opposizione, magari dal nuovo sindaco Alemanno? Oppure abbiamo vissuto la
stessa piazza da due punti di vista un po' diversi. Io vi racconto il mio,
visto che tutti gli altri, da pulpiti ben più potenti, vi racconteranno,
l'altro. Io ero sotto il palco, e ascoltavo la descrizione del nuovo round di
un lungo "incontro" dal titolo: Silvio Berlusconi contro le regole
democratiche. Tutti gli interventi vertevano, ciascuno con il suo timbro, su
questo tema. Erano discorsi nuovi ed erano discorsi vecchi. Mi tornava in mente
la manifestazione organizzata da Nando dalla Chiesa nel 2003, stessa piazza
stesso mare di folla, sotto lo striscione: "La legge è uguale per tutti".
Anche allora c'erano migliaia di persone, sul palco c'erano anche Fassino,
D'Alema e Rutelli. Poi, a un certo punto, Nanni Moretti saltò su dalla platea e
disse: "Con questi qui non vinceremo mai". E la piazza esplose in un
applauso addolorato quanto liberatorio. È successo anche ieri. Applausi e
fischi hanno sottolineato ogni affondo contro l'opposizione di governo. Era
inevitabile. Cioè: si sarebbe potuto evitare soltanto appoggiando la
manifestazione, sfottendo meno, partecipando anche senza partecipare, perché
gli obbiettivi erano (sono) comuni. Perchè, vedete, nessuno si diverte a
urlare, se si parlasse tutti insieme con voce chiara e forte, non ci sarebbe
alcun bisogno di sgolarsi. E l'efficacia sarebbe maggiore. È così difficile da
capire? Ma certo... io sono stata ad una manifestazione diversa, non ero alla
"manifestazione di Di Pietro". E tanto meno a quella di Beppe Grillo. Ero ad una manifestazione auto-organizzata,
promossa da una rivista cui collaboro volentieri, Micromega, e da due uomini che
stimo: Pancho Pardi e Furio Colombo, due politici recenti, espressione della
società civile, un ex professore universitario e un ex direttore di giornale
(questo). Peccato essersi persa quell'altra, manifestazione, pare che si siano
divertiti un sacco, fra un insulto e un fescennino... E, a proposito di
divertimento, se vi volete consolare, procedete nella pagine de la Repubblica
fino a "Hippy-chic: lusso e privilegi anni '70", ove si legge:
"la crisi non sfiora neppure da lontano l'universo miliardario dei
ricchissimi". Ad avvisarci è "una delle 50 donne più potenti del
pianeta". Angela Merkel? Hillary Clinton? No, Frida Giannini, direttore
creativo di Gucci. "Mai come in questa stagione - sorride - si è visto
tanto lusso, chi ha grandi possibilià economiche entra nei nostri 200 negozi e
compra proprio quello che costa di più" . Cioè: caftani fluttuanti,
fantasia di conchiglie ricamate, capricciosi disegni rococò. Come la
"ricca e privilegiata dama hippy-chic anni '70". Ma dov'era, la dama
hippy chic, negli anni Settanta? Io non l'ho vista. Forse, anche all'epoca,
avevo sbagliato piazza. www.lidiaravera.it Fra le righe.
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del Piazza Navona / 1 me l'aspettavo ma bisognava andare Il giorno
dopo aver partecipato a Piazza Navona, tutti a dirmi "te l'avevo detto
io". E io incasso, perché in parte hanno ragione. Ma solo in parte.
Infatti, sono andato "in piazza" mettendo in conto tante cose che non
avrei condiviso, persino alcune da cui mi sarei dissociato, come infatti è
avvenuto. Ma quando c'è uno signor B. che armeggia intorno alla Costituzione,
beh... io vado. Anche se c'è Grillo che fa la sua
marmellata di cose giuste e sbagliate, Travaglio che stecca sul Pd e
soprattutto scambiando per arrendevolezza la compostezza istituzionale del
Presidente della Repubblica, uno dei pochi punti di riferimento di queste
istituzioni traballanti. Però, nonostante tutto, mi porto nel cuore la faccia
di tante persone vere, con le quali condivido l'impossibilità ad abituarmi al
berlusconismo. Ma soprattutto, la necessità di manifestarlo, "perché -
come ha detto la Borsellino - nei momenti difficili della democrazia è ancora
importante scendere in piazza". Una cosa è certa, nonostante la presenza
di Pancho Pardi, i girotondi - cioè cittadini autoconvocati - sono finiti con
il ritiro del loro garante: Nanni Moretti. No Moretti, no Pardy. Massimo
Marnetto Piazza Navona / 2 Grillo qualunquista non lo
difendo più Attaccare Giorgio Napolitano è stata una idiozia, prima ancora che
una cosa "inaccettabile" e in contrasto con lo spirito della
manifestazione di ieri a Roma. Sono totalmente d'accordo con quanto ha
dichiarato Furio Colombo, uno degli organizzatori, dissociandosi dalle
aggressioni al Presidente della Repubblica. Come fa Beppe
Grillo, che giustamente critica la legge
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Ma Tonino giura
fedeltà a chi protesta "Walter attendista, perderà la sua gente "
"Rispetteremo Napolitano. Resta il diritto di dire che il lodo Alfano è
incostituzionale" "Insolenze sul Papa? Tanti hanno applaudito, io no.
Certo, il Papa non c'azzeccava nulla" CARMELO LOPAPA ROMA - "Se mi
chiedono di scegliere, io scelgo la piazza. Dissento dagli attacchi al Papa e
al Quirinale, sia chiaro. Rispetteremo il capo dello Stato anche se firmerà il
lodo Alfano. Ma resteremo convinti che è un errore, che è incostituzionale. Si
può ancora dire, in una democrazia, o no?" Antonio Di Pietro, lei secondo
molti è il primo degli apprendisti stregoni. Martedì in
piazza Navona hanno dominato toni scurrili e attacchi personali, e Beppe Grillo lo ha invitato lei, non può dire che non si aspettasse quello
che è accaduto. "è in atto una mistificazione, una vera
strumentalizzazione da parte del sistema politico e dell'informazione, che
attribuisce alle parole di Grillo un valore diverso rispetto a
quello reale". Gli attacchi al capo dello Stato li hanno sentiti
tutti. "Si guarda la pagliuzza della satira per nascondere la trave del
comportamento illiberale e costituzionalmente illegittimo di Berlusconi. A
piazza Navona è accaduto qualcosa di diverso rispetto a quel che si è
raccontato. Quella piazza è stata un'espressione autentica di democrazia
diretta, fatta di indignazione sincera verso la deriva antidemocratica del
paese. Certo, sul palco non c'erano voci allineate e pre-censurate. Noi non
imporremo mai veline a nessuno". Censurare no. Ma non era il caso di
fermare la Guzzanti quando ha insultato la Carfagna e poi il Papa? "In una
democrazia ognuno può dire quel che vuole. Dopo di che, chi parla si assume le
proprie responsabilità. Tanti hanno applaudito, altri come me hanno dissentito.
Non mi piace che siano stati chiamati in causa la Chiesa e il Papa. Io sto con
la Chiesa dei poveri, non con quella blasonata. Ma il Papa non c'azzeccava
nulla". Veltroni sostiene che è grazie a personaggi come la Guzzanti se la
destra è al potere, anche in Campidoglio. "Se lo pensa davvero lo scriva
sui manifesti e li faccia affiggere. Così i cittadini si renderanno conto della
mancanza di coraggio nell'accettare e riconoscere le responsabilità della
sconfitta". Non crede che nei confronti della Carfagna si sia consumato
una sorta di rogo di piazza, che siano stati travalicati i limiti, contro una
persona peraltro impossibilitata a difendersi da accuse basate solo su
pettegolezzi. "Il ministro Carfagna in questa situazione è una delle
vittime del suo capo di governo, della sua scarsa trasparenza. Ad ogni modo,
ritengo che quelle cose in quel modo lì non andavano dette". D'accordo. Ma
non ritiene di aver contribuito all'innalzamento dei toni. Proprio lei ha
parlato di "magnaccia", i suoi hanno parlato di Monica Lewinsky.
"Ecco, vi interessa solo del gossip. Della sostanza dei fatti non vi frega
niente. Sempre lì a parlare della Carfagna". Veramente a parlarne, anche
in piazza Navona, siete stati voi. Ad ogni modo, Veltroni la invita a
scegliere: o Grillo e i suoi "vaffa" o "tornare
in un recinto razionale e riformista". Lei cosa sceglie? "Non intendo
dissociarmi da piazza Navona, se è questo che mi si chiede. Non ho condiviso
alcuni passaggi, come ho detto, ma da qui a criminalizzare gli oratori ce ne
corre. Insomma, sto con la piazza". Come pensa di riannodare la trama del
dialogo col Pd? Pensa sia ancora possibile? "Quella non era una piazza
contro il Pd, ma che si ribellava a Veltroni e al suo attendismo. Era anche una
piazza democratica. Il leader del Pd, prendendosela con me, se la prende anche
con i suoi che erano lì e non erano pochi". Grillo
per la verità ha attaccato proprio Veltroni. "Ma chi guida un partito del
33 per cento non deve fare l'altezzoso. Faccia come me, che ascolto le critiche
e cerco sempre di migliorarmi". Non pensa che la manifestazione sia stata
un boomerang e che l'opposizione ne sia uscita indebolita? "Macché. Da
martedì molti cittadini sanno cosa ha fatto Berlusconi. Il silenzio diventa
connivenza. Ora è il Pd che deve decidere al proprio interno se mantenere il
dialogo con chi violenta le istituzioni per fare gli affari suoi e sfuggire ai
processi. Vorrebbero che facessimo opposizione zitti zitti, piano piano. Non ci
stiamo". Il compito del capo dello Stato è gravoso, in queste ore. Non pensa
che gli attacchi lo mettano ulteriormente in difficoltà? "Massimo rispetto
per l'istituzione e la persona. Però non sarebbe una vera democrazia quella in
cui al cittadino non fosse consentito dissentire dal Quirinale. Noi lo
rispetteremo, anche se sosterrà che il lodo Alfano è costituzionale. Ma
resteremo convinti del contrario".
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Commenti
SHOW BUSINESS SUL PALCO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Quando Beppe
Grillo o Sabina Guzzanti o altri comici sanno di dover
intervenire a una manifestazione pubblica, riuniscono i loro autori e chiedono
un "pezzo" efficace. Un testo per una riunione politica è diverso da
un testo comico per il teatro, ma segue regole rigide. Non dev'essere serio ma neppure
troppo divertente: sarebbe un errore. Si bruciano belle battute del repertorio,
che è giusto riservare al pubblico pagante dei teatri e dei palazzetti.
Oltretutto, se la gente ride troppo, pensa. E se pensa non si scalda
abbastanza, non urla. Bisogna dunque tenere alto il livello dell'emozione e
"spararle grosse". Contro un bersaglio non scontato. Altrimenti non
si fa notizia. Occorre anche valutare se alla manifestazione parteciperanno
altri comici, come nel caso di piazza Navona. In tal caso il livello di fuoco
aumenta, perché si corre il rischio di essere oscurati dalla concorrenza, in
gergo televisivo "impallati". La logica è simile a quella che si
segue per lanciare un film o un libro in una comparsata televisiva importante,
uno show del sabato sera o il festival di Sanremo. è inutile parlare del
prodotto in sé, perché il pubblico se lo aspetta e si perde l'effetto sorpresa.
Benigni, quando doveva lanciare un film, non andava a parlare del film da Baudo
o dalla Carrà ma s'inventava memorabili performances, tipo toccare gli
attributi di Baudo o palpare le curve della Raffaella nazionale, con gran
successo di promozione. Non tutti naturalmente, parlando di sesso o di altri
temi "bassi" ? penso al magnifico "Inno del corpo sciolto"
? mostrano il talento di poeta contadino di Roberto. Le allusioni sessuali
comunque funzionano sempre, soprattutto in Italia. Un altro trucco è attaccare
un bersaglio imprevisto e in teoria intoccabile. Insomma, se Grillo
o la Guzzanti si fossero limitati ad attaccare Berlusconi, nessuno ne avrebbe
parlato. Per questo, hanno spostato l'obiettivo sul presidente della Repubblica
e sul Papa. Nulla è lasciato al caso. Si tratta di strategie calcolate, testi
scritti e riscritti, trucchi del mestiere di grandi teatranti. Stiamo parlando
di professionisti. Dello spettacolo. Scambiati per professionisti della
politica. Da un punto di vista morale saranno discutibili. Ma che c'entrano la
morale o la politica? In Italia, nel volgere di pochi secoli, si è finalmente
capito che etica e politica sono separate. Per la verità, lo si è capito fin
troppo. Un giorno si capirà che anche politica e spettacolo sono campi
separati. Per ora, il giorno è lontano. Gli eventi creati di Beppe
Grillo, dai Vaffa Day in poi, non sono azioni politiche. Il fine non è
cambiare le cose, ma accrescere la popolarità del protagonista. Basterebbe un
po' di lucida attenzione per comprenderlo. Purtroppo, chi vi partecipa e chi li
osteggia non brilla in lucidità. La maggior parte dei bersagli di Grillo sono irrilevanti, innocui oppure marginali. Che
importanza volete che abbia la presenza di diciotto parlamentari condannati in
Parlamento, su mille, quando ce ne sono stati in passato due, tre, cinque volte
tanti e 200 inquisiti? D'altra parte se la presenza in politica di un
pregiudicato fosse un tema così importante, i seguaci di Grillo
non si affiderebbero a lui, che ha una condanna definitiva e ricopre un ruolo
politico, per quanto improprio, assai più importante dei diciotto messi
assieme. Lo stesso discorso vale per altri obiettivi, come il doppio mandato,
l'ordine dei giornalisti, i finanziamenti ai giornali di partito. Tutte
storture, tutte battaglie condivisibili, s'intende, ma quisquilie. Nel caso del
referendum sulla legge Gasparri non si tratta di una quisquilia, ma è ancora
peggio. è un suicidio politico. Se si votasse oggi, quel referendum sarebbe una
catastrofe per l'opposizione e un trionfo per Berlusconi. Ma la cosa più
probabile è che il referendum non si faccia, per fortuna. Nessuna delle altre
proposte avrà poi uno sbocco politico. Che senso ha dunque sbattersi tanto?
Senso politico, nessuno. Ma il comico ha enormemente aumentato il proprio
seguito, pubblico, clientela. Dico subito che trovo indegno e ridicolo ogni
moralismo in proposito. Grillo è un uomo di
spettacolo, è grottesco giudicarlo sulla base di un metro politico o etico. In
più, se guadagna tanto, se lo merita. Ha fatto scelte coraggiose che gli hanno
impedito di accedere alla principale fonte di arricchimento degli attori, la
televisione pubblica e privata. è giusto che si cerchi altre audience. Il blog
è la principale alternativa e lui lo ha intuito fra i primi. Ma se fosse un po'
più sincero, dovrebbe ammettere che il suo blog non è tanto uno strumento di
lotta politica e confronto di opinioni (peraltro, sono tutti d'accordo) quanto
un fenomenale punto vendita di merci autoprodotte. O quanto meno è l'uno e
l'altro. Grillo è dotato di un altro talento tipico
dei comici, la scelta dei tempi. I suoi interventi sono ottimamente calibrati.
Non frequenti, non distanti. Appena calano l'attenzione e le vendite, ecco
l'evento, il vaffanculo col botto mediatico. Nelle settimane successive, le
vendite e la popolarità schizzeranno di nuovo alle stelle. Gli altri hanno
capito e lo imitano. Oggi la frase che gli agenti di spettacolo si sentono
ripetere più spesso dagli attori, ma ormai perfino da registi, scrittori e
professori di diritto comparato col saggio in uscita, è "facciamo una cosa
alla Grillo, facciamo un gran casino". S'intende,
per lanciare il prodotto. I più avveduti o i più aristocratici, come Nanni
Moretti, si sono sottratti per tempo alla trappola. L'interesse delle persone
di spettacolo a usare eventi politici a fini di popolarità e commerciali è
insomma piuttosto evidente. Come dovrebbero essere chiare le analogie di
meccanismo e di linguaggio fra queste tecniche e il populismo berlusconiano.
Misteriosa è invece la ragione per cui i politici e gli organizzatori si
prestino a queste operazioni di marketing, dalle quali hanno tutto da perdere.
Paolo Flores ha il grande merito di aver avviato con la manifestazione del
Palavobis del 2002 la stagione dei movimenti che, negli anni successivi, riempì
le piazze italiane di milioni di persone. Da storico e filosofo di valore, può
stimare lui stesso l'abissale distanza che separa la sobria e feconda forza
politica del Palavobis di allora con la sguaiata impotenza di Piazza Navona.
L'ultima adunata non avvierà una stagione di protesta. Al contrario, può aver
contribuito a stroncarla sul nascere. I toni, i modi, l'eco mediatica per
quanto parziale e magari ingiusta dell'evento, hanno contribuito a rafforzare
il disegno del "nemico" berlusconiano. Il quale da anni cerca di
rovesciare la questione centrale della criminalità delle classi dirigenti
italiane nel suo contrario, l'emarginazione fra gli estremisti di chi difende
la magistratura e i valori della Costituzione. Con gli insulti di piazza Navona
gli si è reso un enorme favore. Quanto ad Antonio Di Pietro, non gode forse
degli stessi strumenti culturali di Flores, ma ha di sicuro fiuto politico.
Capirà prima o poi che la strada in cui si è messo porta a un finale scontato: Grillo in cima alle classifiche dei best sellers e l'Italia
dei Valori allo 0,5 per cento dei voti. Perché prima o poi gli toccherà
dissociarsi, anzi ha già cominciato, e sarà bollato come codardo e venduto. Ma
in questo scambio di favori ed equivoci fra primedonne, l'unico aspetto che
davvero intristisce è l'inganno del pubblico. Le persone che sono andate a
Piazza Navona da cittadini e si sono ritrovati spettatori, come sempre. Hanno
applaudito un idolo che attaccava un altro idolo. Portando a casa la sera il
tacito, amaro dubbio che le cose non cambieranno. E come potrebbero? A colpi di
eventi? Gli show servono a consolare, non a cambiare la realtà. Lo show di
Berlusconi, che rimane l'inventore del metodo, si rappresenta da quindici anni
e l'Italia è il paese meno cambiato al mondo. Soltanto ogni giorno un po' più
volgare, ignorante e incattivito. è la politica che cambia le cose, e quella
non c'è più.
( da "Corriere.it" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Giustizia Napolitano
firmerà il lodo: "È una scelta obbligata" La linea del Colle: la
precedente sentenza della Consulta riconobbe l'"interesse"
dell'immunità ROMA - Tiene il punto e si prepara a firmare. Ed è pronto a farlo
anche perché non ha alcuna alternativa. Per quanto sia allarmato dal muro
contro muro tra governo e opposizione e per quanto abbia sempre sollecitato
"dialogo" e scelte "le più larghe e condivise possibile",
Giorgio Napolitano non avrebbe ormai dubbi sulla propria sigla di ratifica al
lodo Alfano. Se il disegno di legge che uscirà dal voto della Camera (previsto
per stasera) e dal successivo voto del Senato (prima della pausa estiva)
resterà nella formulazione già sottoposta al vaglio del Quirinale a fine
giugno, il presidente della Repubblica darà senz'altro il via libera allo scudo
concepito per difendere le quattro alte cariche dello Stato, sospendendo tutti
i processi che dovessero eventualmente investirli. Una "decisione
obbligata", per diversi motivi. La gran parte dei quali è riconducibile a
un paio di precedenti, che il Colle non può in ogni modo ignorare. Il primo è
"l'autorizzazione " che il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi
concesse al lodo Schifani, di cui la soluzione studiata oggi dal ministro della
Giustizia Angelino Alfano è un adattamento aggiornato e corretto. Il secondo e
decisivo precedente è la sentenza con la quale la Corte Costituzionale bocciò
quel provvedimento, nel 2004. Il dispositivo messo nero su bianco dalla
Consulta diceva infatti alcune cose importanti, che sgombrano i dubbi avanzati
da coloro i quali politici e giuristi pretenderebbero un secco "no"
del capo dello Stato. Anzitutto, a uscire bocciato quattro anni or sono
"per illegittimità costituzionale " era un solo articolo della legge,
il numero uno, che nella versione attuale risulta tolto di mezzo. Infatti,
riflettono al Quirinale, la norma approvata dall'attuale Consiglio dei ministri
"è risultata corrispondere ai rilievi formulati allora". C'è poi il
giudizio di "un interesse apprezzabile " formulato dalla suprema
Corte, a proposito della norma originaria. Ossia il riconoscimento della
"tutela del bene costituito dall'assicurazione del sereno svolgimento
delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche", interesse che
"può essere tutelato in armonia con i princìpi fondamentali dello Stato di
diritto". Un riconoscimento, dunque, che appare
"filosoficamente" non ostativo delle finalità positive della legge.
Infine, a sgombrare certe obiezioni affiorate nell'ultima ora, Napolitano è
incalzato da un'altra osservazione vincolante scritta dal cosiddetto
"giudice delle leggi ". Questa: "La Corte non sancì che la norma
di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge
costituzionale ". Il che fa appunto piazza pulita delle critiche di chi
afferma esattamente il contrario. Ecco l'impalcatura giuridica studiata dai
tecnici del Colle e di fronte alla quale il presidente della Repubblica si ritrova
con le mani legate. Anche perché il suo non è comunque mai un giudizio
sostanziale o di merito, ciò che spetta appunto alla Consulta, ma un giudizio
definibile come "tecnico-formale". Quasi dovuto, a certe condizioni.
Di sicuro c'è che non avallerà il contestatissimo lodo a cuor leggero (sempre
che non esca stravolto al termine del percorso in aula), consapevole com'è
delle ricadute della propria scelta in questa aspra stagione di confronto tra
politica e magistratura. Ha cercato vie d'uscita praticabili, Napolitano. Ha
attivato la moral suasion dei momenti difficili in un'ininterrotta
triangolazione con i vertici di Senato e Camera. Ha incaricato un team di
"pontieri " di irrigare i canali diplomatici con Gianni Letta,
sottosegretario di Palazzo Chigi e ambasciatore dialogante del centrodestra. Ha
suggerito a tutti (Veltroni e Casini compresi) un "metodo" per uscire
dall'impasse, indicando il tracciato più condivisibile senza che il suo
intervento potesse prefigurare una condivisione anticipata delle mosse dell'esecutivo,
tale da pregiudicare l'esercizio delle sue stesse prerogative. Basti ricordare
l'"inflessibile " diniego fatto trapelare dal Quirinale a proposito
dell'emendamento blocca-processi, che i falchi del Popolo della libertà
volevano a ogni costo inserire nel decreto sicurezza prima d'infilare
provvisoriamente il provvedimento in un "binario morto" parlamentare.
Un'ipotesi per lui "inaccettabile". Che si aggiungeva alla
preoccupazione per la tentata forzatura compiuta dal premier Berlusconi per
varare un decreto in materia di intercettazioni. Il nodo giustizia dovrebbe
quindi essere sciolto in fretta. E il capo dello Stato confida che, passato il
guado, si attenuino le crescenti tensioni dell'ultimo mese. Culminate l'altra
sera nei duri attacchi echeggiati dal palco di Piazza Navona, affollata di
migliaia di girotondini, attacchi dei quali è stato lui
stesso oggetto per bocca in particolare di Beppe Grillo. Le
dichiarazioni di solidarietà incassate ieri da Palazzo Madama e i numerosi
messaggi "di dissociazione e vicinanza" recapitati al Colle lo hanno
in parte risarcito dell'amarezza provata leggendo i resoconti delle agenzie di
stampa. Con il paradosso di vedersi attaccato da sinistra (quella
estrema e dispersa) e difeso (soprattutto ma non solo) da destra. "Si è
andati ben oltre le ironie della satira", dicono a denti stretti gli
intimi di Napolitano. I quali non vogliono però esprimere alcun commento e
ostentano semmai il distacco di chi in fondo se l'aspettava. Nessuna sorpresa,
insomma, "data la maniera con la quale la manifestazione era stata
organizzata". E, aggiungiamo noi, dati gli ospiti d'onore scelti per
l'occasione. Marzio Breda stampa |.
( da "Repubblica.it" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
ROMA - "Se mi
chiedono di scegliere, io scelgo la piazza. Dissento dagli attacchi al Papa e
al Quirinale, sia chiaro. Rispetteremo il capo dello Stato anche se firmerà il
lodo Alfano. Ma resteremo convinti che è un errore, che è incostituzionale. Si
può ancora dire, in una democrazia, o no?" Antonio Di Pietro, lei secondo
molti è il primo degli apprendisti stregoni. Martedì in
piazza Navona hanno dominato toni scurrili e attacchi personali, e Beppe Grillo lo ha invitato lei, non può dire che non si aspettasse quello
che è accaduto "È in atto una mistificazione, una vera strumentalizzazione
da parte del sistema politico e dell'informazione, che attribuisce alle parole
di Grillo un valore diverso rispetto a quello reale". Gli
attacchi al capo dello Stato li hanno sentiti tutti. "Si guarda la
pagliuzza della satira per nascondere la trave del comportamento illiberale e
costituzionalmente illegittimo di Berlusconi. A piazza Navona è accaduto
qualcosa di diverso rispetto a quel che si è raccontato. Quella piazza è stata
un'espressione autentica di democrazia diretta, fatta di indignazione sincera
verso la deriva antidemocratica del paese. Certo, sul palco non c'erano voci
allineate e pre-censurate. Noi non imporremo mai veline a nessuno".
Censurare no. Ma non era il caso di fermare la Guzzanti quando ha insultato la
Carfagna e poi il Papa? "In una democrazia ognuno può dire quel che vuole.
Dopo di che, chi parla si assume le proprie responsabilità. Tanti hanno
applaudito, altri come me hanno dissentito. Non mi piace che siano stati
chiamati in causa la Chiesa e il Papa. Io sto con la Chiesa dei poveri, non con
quella blasonata. Ma il Papa non c'azzeccava nulla". Veltroni sostiene che
è grazie a personaggi come la Guzzanti se la destra è al potere, anche in
Campidoglio "Se lo pensa davvero lo scriva sui manifesti e li faccia
affiggere. Così i cittadini si renderanno conto della mancanza di coraggio
nell'accettare e riconoscere le responsabilità della sconfitta". Non crede
che nei confronti della Carfagna si sia consumato una sorta di rogo di piazza,
che siano stati travalicati i limiti, contro una persona peraltro
impossibilitata a difendersi da accuse basate solo su pettegolezzi. "Il
ministro Carfagna in questa situazione è una delle vittime del suo capo di
governo, della sua scarsa trasparenza. Ad ogni modo, ritengo che quelle cose in
quel modo lì non andavano dette". D'accordo. Ma non ritiene di aver
contribuito all'innalzamento dei toni?Proprio lei ha parlato di
"magnaccia", i suoi hanno parlato di Monica Lewinsky... "Ecco,
vi interessa solo del gossip. Della sostanza dei fatti non vi frega niente.
Sempre lì a parlare della Carfagna". Veramente a parlarne, anche in piazza
Navona, siete stati voi. Ad ogni modo, Veltroni la invita a scegliere: o Grillo e i suoi "vaffa" o "tornare in un
recinto razionale e riformista". Lei cosa sceglie? "Non intendo
dissociarmi da piazza Navona, se è questo che mi si chiede. Non ho condiviso
alcuni passaggi, come ho detto, ma da qui a criminalizzare gli oratori ce ne
corre. Insomma, sto con la piazza". Come pensa di riannodare la trama del
dialogo col Pd? Pensa sia ancora possibile? "Quella non era una piazza
contro il Pd, ma che si ribellava a Veltroni e al suo attendismo. Era anche una
piazza democratica. Il leader del Pd, prendendosela con me, se la prende anche
con i suoi che erano lì e non erano pochi". Grillo
per la verità ha attaccato proprio Veltroni "Ma chi guida un partito del
33 per cento non deve fare l'altezzoso. Faccia come me, che ascolto le critiche
e cerco sempre di migliorarmi". Non pensa che la manifestazione sia stata
un boomerang e che l'opposizione ne sia uscita indebolita? "Macché. Da
martedì molti cittadini sanno cosa ha fatto Berlusconi. Il silenzio diventa
connivenza. Ora è il Pd che deve decidere al proprio interno se mantenere il
dialogo con chi violenta le istituzioni per fare gli affari suoi e sfuggire ai
processi. Vorrebbero che facessimo opposizione zitti zitti, piano piano. Non ci
stiamo". Il compito del capo dello Stato è gravoso, in queste ore. Non
pensa che gli attacchi lo mettano ulteriormente in difficoltà? "Massimo
rispetto per l'istituzione e la persona. Però non sarebbe una vera democrazia
quella in cui al cittadino non fosse consentito dissentire dal Quirinale. Noi
lo rispetteremo, anche se sosterrà che il lodo Alfano è costituzionale. Ma
resteremo convinti del contrario". (10 luglio 2008.
( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 163 del
2008-07-10 pagina 5 Veltroni rompe con Di Pietro: sta con la piazza, cambia
tutto di Roberto Scafuri Il leader Pd scarica l'alleato dopo gli insulti del
"No Cav day" e apre al dialogo con l'Udc: "Possibili convergenze".
L'ex pm: "Non mi dissocio da niente" da Roma Eppure si erano tanto
amati. Ma gira che ti rigira, Walter Veltroni e Antonio Di Pietro si sono
ritrovati l'uno contro l'altro armati. Finiscono con il dirsele fuori dai denti
e a entrare senza ambiguità in aperta concorrenza per il ruolo d'opposizione.
Responsabile e "non a chiacchiere", quella professata dal Pd.
Piazzaiola e forcaiola, quella dell'ex pm, che a questo mirava. La giornata del
No Cav day non era stata delle più felici, per il leader del Pd. Ancora una
volta sulla graticola, con qualche pezzo del suo partito addirittura a reggere
il moccolo a Di Pietro (i prodiani Magistrelli e Parisi: "È un bastian
contrario, ha fatto un errore clamoroso", dirà di lui Walter). E
soprattutto gli umori della gente anti-berlusconiana che se la prendevano con
l'"ignavia" di Walter, restio al girotondo. Arrivavano gli attacchi
di Grillo al "Veltroni-Topo Gigio", e passi.
Travaglio attaccava la sinistra che si faceva "intortare" da
Berlusconi, e passi ancora. Entrambi se la prendevano con il presidente
Napolitano, definito da Grillo "Morfeo". E
già qui il segno sembrava ben oltre le righe. Quando però Sabina Guzzanti ha
tirato il Papa all'inferno, il segretario del Loft ha finalmente potuto tirare
un sospiro di sollievo. "Intollerabile", aveva dichiarato a caldo.
"Gente come lei ha portato Alemanno al Campidoglio", ha sbottato ieri.
Tanto manifesta era emersa l'impotenza e la sconsideratezza dell'invettiva fine
a se stessa. "Una giornata di follie", commenta il giorno dopo un
Veltroni rinfrancato, andando a incassare il "bel risultato"
dipietrista a Matrix, su Canale 5. Facile facile e vincente, stavolta, la sua
retorica. Un rigore a porta vuota. "Ieri sembrava che la sceneggiatura
l'avesse scritta Berlusconi, con le urla e le grida caotiche gli hanno fatto il
più bel regalo... Se ieri dal Giappone era sintonizzato su un canale che
trasmetteva la manifestazione ha goduto". Anche per Veltroni, però,
"ora cambia tutto, c'è stata un'operazione di chiarezza". L'alleanza
con Di Pietro, da lui perseguita con perseveranza degna di miglior causa, entra
ufficialmente in crisi. Non poteva essere altrimenti, nonostante la tattica
dilatoria veltroniana. Walter lancia il suo ultimatum dalla tv: "Adesso Di
Pietro deve scegliere. Deve decidere con chi stare: se vuole stare con Grillo e Travaglio lo dica... Altrimenti, se vuole stare con
una forza riformista rigorosa, che ottiene risultati... Perché una sinistra
riformista che vuole essere alternativa di governo non va in una piazza dove si
scatenano follie come gli attacchi al capo dello Stato e al Papa. Spesso
portate da persone che dovrebbero mostrare il proprio curriculum di impegno
civile prima di dare lezioni...". Basta con manifestazioni come quella di
ieri, "perché quelli che urlano poi finiscono al Bagaglino e non si fa
opposizione dicendo "sei un magnaccia"". La risposta dipietrista
arriva a stretto giro di posta, ed è di quelle che davvero potrebbero cambiare
il volto dell'opposizione. Il leader dell'Idv sceglie senza tentennamenti:
"Io non mi dissocio dal senso vero delle parole di Beppe Grillo, dalle parole di Travaglio e della piazza - dice Di Pietro -.
Certo, non avrei usato i toni di Sabina Guzzanti, ma lei fa satira e io no. Io
faccio politica. L'invidia del mondo politico li spinge a vedere la pagliuzza
della satira anziché la trave delle leggi ad personam...". L'ex pm
ormai prende il largo: "Nessuno pensi di poter intimidire l'Italia dei
Valori con aut aut di sorta. La nostra forza ci proviene direttamente dai
cittadini che ci hanno votato e soltanto a essi dobbiamo ubbidire, non ad
altri". Lo strappo c'è, e Walter finalmente è costretto a prenderne atto:
"Se Di Pietro ha scelto Grillo e Travaglio,
questo è un elemento di chiarezza definitiva, è una decisione politica".
Parole da non dimenticare. Se non ci trovassimo in Italia, e ogni giorno non
recasse la sua pena. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 163 del
2008-07-10 pagina 6 "Il corteo? Di spazzatura mi occupo solo a
Napoli" di Adalberto Signore nostro inviato a Toyako La cornice impone
vincoli ben precisi. Non tanto per necessità, quanto per ragioni di
opportunità. E Silvio Berlusconi sa bene che nella conferenza stampa che chiude
i lavori del G8 di Hokkaido (l'ultima perché il Cavaliere è l'ultimo dei
premier eletti degli Otto grandi) alla politica interna deve dare meno spazio
possibile. Così, quando si cade inevitabilmente sulla manifestazione
girotondina di piazza Navona, la sua risposta è telegrafica: "Se mi
permettete, della spazzatura mi occupo a Napoli". Insomma, siamo in una
sede internazionale e "non vorrei aggiungere altro". In verità, una
battuta in più se la concede al termine della conferenza stampa. E a chi gli
chiede se bene ha fatto Walter Veltroni a dissociarsi dalla piazza, risponde
anche qui lapidario: "Ma sì, certo che ha fatto bene a prendere le
distanze". Anche se, aggiunge, "non andiamo dietro a queste cose,
sono de minimis e si illustrano da sole". Poche parole, dunque, che sono
però il termometro di uno stato d'animo. Che il leader del Pd abbia
stigmatizzato una manifestazione che non è stata solo un festival
antiberlusconiano come inizialmente annunciato ma si è presto trasformata in
una sagra dell'invettiva anche contro il Vaticano e il capo dello Stato, per
Berlusconi è un gesto piuttosto scontato. Anche per questo invita a
minimizzare. E non solo, dunque, perché il palcoscenico di Toyako imponga in
agenda temi più "alti" o perché il lodo Alfano sia ormai in dirittura
d'arrivo. Il Cavaliere, infatti, è più che convinto che Veltroni stia pagando
gli errori e le troppe indecisioni del dopo elezioni. E la sua presa di
distanze era inevitabile. Ieri, seppure in privato, non ne faceva mistero.
"Di Pietro è un nostalgico e Veltroni è la sua vittima", ho confidato
ai suoi commentando la piazza girotondina. E se da una parte il leader del Pd è
sotto la morsa dell'ex pm, dall'altra c'è Massimo D'Alema che con la sua fondazione
Red ha iniziato una guerra di posizione che potrebbe presto portare le prime
conseguenze. Da Hokkaido, dunque, Berlusconi guarda con una certa soddisfazione
alla situazione italiana. Non carica troppo e preferisce la via della cautela
perché sa bene che una sua parola potrebbe contribuire a rinsaldare il fronte,
ma è convinto che il boomerang di Piazza Navona si farà sentire. Perché alla
fine - è il succo del ragionamento del premier - con le invettive violente e
becere contro il Papa e contro Napolitano hanno dimostrato che i Caimani sono
loro. "Mandare in tv gli integrali degli interventi di
Beppe Grillo, Marco Travaglio e Sabina Guzzanti - si lasciano scappare
nell'entourage del Cavaliere - sarebbe per il centrodestra il migliore degli
spot. Purtroppo non si può far entrare nelle case degli italiani la
pornografia, il sessismo, l'oltraggio gratuito al Papa e alle
istituzioni". Un autogol che rischia di condizionare anche il
dibattito sul Lodo e l'atteggiamento del Quirinale. Sul primo fronte, infatti,
assimilare i contrari all'immunità per le alte cariche ai girotondini di piazza
Navona non fa che aprire la strada al lodo, tanto che pure l'Udc sta pensando
di passare dall'astensione al voto favorevole anche per prendere le distanze da
Di Pietro e compagni. Sul secondo fronte, invece, l'attacco violento al Colle
apre un vulnus con Napolitano che potrebbe non rimarginarsi in tempi brevi. Di
certo, la piazza girotondina rischia di essere un punto di svolta non solo per
la sinistra ma anche per il governo. Perché se Di Pietro e Veltroni sono più
deboli (mentre continuano a risalire le quotazioni di D'Alema) è ovvio che di
contro sia più forte Berlusconi. Che non a caso torna a ripetere che l'Italia è
un Paese che "ama autoflaggellarsi" e "mostrarsi
malamente". E ammonisce: "Con questo masochismo non si va da nessuna
parte". I sondaggi, però, continuano a confortarlo. E alla fine della conferenza
stampa a Toyako è proprio il premier a tornare sul "No Cav day".
"Se si vuole riprendere l'argomento della piazza - dice con una certa
soddisfazione - allora guardate i sondaggi di Euromedia. Nonostante gli
attacchi volgari cui sono sottoposto mi danno in crescita dal 61,5 al 61,9 per
cento. È il riconoscimento che stiamo operando bene e che la gente è con me
anche sui temi della giustizia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
GIROTONDI Day after
tra accuse e scuse. Gli organizzatori non si pentono "Scegli Grillo? Hai chiuso" Veltroni molla Tonino Daniela
Preziosi ROMA Dagli e dagli, alla fine nel giorno dopo del No Cav day Walter
Veltroni fa la faccia brutta in diretta tv. Al tramonto di un estenuante
giornata di polemiche sul SabinaGuzzantiShow sul papa all'inferno e sulla ministra
Mara Carfagna. E sul monologo di Beppe Grillo e le
affettuosità di Marco Travaglio per Napolitano e per lo stesso Veltroni. Dopo
aver incrociato i ferri con Di Pietro da una parte e con il Pdl dall'altra.
Aver preso mazzate da destra e sinistra (concesso che il dipietrismo si
collochi a sinistra del Pd, giusto per l'occasione). A quel punto, ed è
sera, il leader Pd è nello studio di Matrix, ospite di Enrico Mentana. Da lì
pronuncia una specie di ultimatum per l'ex pm: "Ora decida con chi sta: se
è con Grillo e Travaglio lo dica, se invece decide di
stare in un'area riformista prenda l'impegno conseguente e metta fine a
manifestazioni come quella di ieri (l'altro, ndr)". La battutina:
"Faccio fatica a prendere lezioni di etica politica da lui e quasi sempre
chi urla di più poi finisce al Bagaglino". La rispostaccia dell'ex pm
rimbalza dalle agenzie fino allo studio tv: "Nessuno pensi di intimidire
l'Italia dei Valori con aut-aut di sorta. La nostra forza ci proviene
direttamente dai cittadini che ci hanno votato e solo ad essi dobbiamo
obbedire". Poi rilancia ai "signori dirigenti del Pd": "Il
vero errore politico è stata l'apertura a Berlusconi prima, durante e
addirittura dopo la campagna elettorale". A piazza Navona "è stato
affermato che la legge sull'indulto e la blocca processi hanno la stessa
matrice politica trasversale: servono a salvaguardare la casta". Veltroni
incassa, e annuncia il divorzio, sempre a mezzo tv: "Se Di Pietro decide
che il suo interlocutore è Grillo e non il Pd è un
elemento di chiarezza definitivo". E' finita la travagliata storia d'amore
fra Pd e Idv. Almeno fino a ieri sera. La giornata del resto era stata un
profluvio di accuse reciproche, divisioni, recriminazioni, atti di dolore
pentimenti, dissociazioni e ritrattazioni. Con la destra che balla di felicità
al volar di stracci fra democratici e dipietristi. I democratici veltroniani
che si rallegrano della scelta di non aderire al girotondo di piazza Navona. I
democratici dialoganti - sinistra e prodiani - che dimostrano dolore sincero
per "l'occasione mancata" (Rita Borsellino), "rovinata ma va
recuperata la voglia di partecipazione" (Marina Magistrelli),
"snaturata" (Giovanni Bachelet). I democratici centristi che prendono
la palla al balzo per chiedere al segretario una rottura definitiva con la
piazza. "Brutto spettacolo, volgare e diseducativo", "ora c'è da
chiedersi: che ci azzeccano questi con noi?" (Beppe
Fioroni). "Ora occorre dare un taglio netto a Di Pietro e alla sua piazza.
Una disapprovazione a metà a questo punto sarebbe incomprensibile" (Marco
Follini). Veltroni attacca, ma in realtà di difende e parla di
"follia" a piazza Navona: "Ieri (l'altro, ndr) è stato chiaro
che in Italia c'è un'opposizione riformista, la nostra e poi un'area che si è
espressa in modo caotico e che ha fatto il più bel regalo a Berlusconi. La
scenografia della manifestazione di ieri sembrava scritta dal Cavaliere".
Forse voleva dire sceneggiatura, ma il concetto è chiaro. Talmente chiaro che
gli organizzatori del girotondo, che in privato qualche ripensamento
sull'opportunità di far parlare due pesi massimi della satira come Sabina
Guzzanti e Beppe Grillo ce l'hanno avuto, dichiarano
di non aver nulla di cui pentirsi. Magari non Furio Colombo, che aveva concluso
la manifestazione e già lì aveva dichiarato il suo avvilimento. Ma Pancho Pardi
e Marco Travaglio invitano a rileggere la Divina Commedia: "Anche
Bonifacio VIII era stato messo all'inferno da Dante, e non risulta che Dante
fosse comunista". Quanto a Napolitano, il giornalista si difende: "Ma
quali critiche? Abbiamo parlato di fatti. Napolitano ha detto sì a tutto".
Dopodiché, aggiunge, bene gli applausi che alla fine la piazza ha rivolto al
capo dello stato, "il suo è un ruolo difficile, ma decisamente preferivo
Scalfaro". Per ultima ma non ultima, Sabina Guzzanti. Tace, è partita per
una breve vacanza. Mentre tutto il mondo politico si rivolta contro "il
monologo del pompino" che le ha valso una querela della ministra Carfagna,
indirizzata peraltro "alla figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo
Guzzanti". Formula che giustamente fa imbufalire l'onorevole in questione,
che parla di "intimidazione" e solidarizza con la figlia, pure tanto
distante politicamente. Sono in tante, bipartisan ma soprattutto del Pd, le
donne che criticano con forza il linguaggio presunto "misogino"
dell'attrice contro la ministra - ma la cronista, per quel poco che conta, in
piazza Navona non l'ha avvertito -. Sono Anna Paola Concia, Paola Binetti,
Marina Magistrelli, Sesa Amici. Si smarca invece Rosy Bindi, che chiede a tutti
di non demonizzare la manifestazione. E quanto a Sabina: "Non è bello che
una donna attacchi un'altra donna. Ma, se è per questo, è molto meno bello che
si concepisca la politica e il potere nel modo in cui ha fatto Carfagna.
Guzzanti ha criticato questo aspetto e quindi la assolvo, anche se prendo le
distanze dalle offese".
( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-10 - pag: 14 autore: Né rottura né
abbracci tra Veltroni e il popolo di Piazza Navona L' epilogo del lodo Alfano,
che sta per essere approvato a Montecitorio, dimostra che esistono ormai tre
opposizioni. La prima è l'opposizione di Piazza Navona. Di Pietro vorrebbe
guidarla, ma ne è piuttosto trasportato. Come il tronco da una corrente
impetuosa. S'intende cheè troppo facile, il giorno dopo, denunciare la
"subcultura", la volgarità dei cosiddetti
girotondini e mettere sotto accusa Beppe Grillo, che
non è un politico e fa il suo mestiere con notevole successo. Grillo esprime a suo modo un sentimento violento, certo anti-politico e
anti-istituzionale, che esiste nel Paese e che in aprile si è manifestato nel
voto per il Pd e l'Italia dei valori (l'alleanza Veltroni- Di Pietro) oppure si
è rifugiato nell'astensione. In un modo o nell'altro occorre convivere
con questo fenomeno. Che è senza dubbio infiammato dall'esistenza di
Berlusconi, ma forse prenderebbe forma in altro modo anche se venisse meno il
terribile "Caimano". Quindi il problema resta. Non basta che Veltroni
– veniamo alla seconda opposizione – affermi in tv: "Da ieri cambia tutto:
o con noi o con la piazza". Questa semi-rottura con Di Pietro non è molto
convincente, proprio perché il Pd non sembra abbastanza forte, in termini
politici, per rinunciare a un simile pezzo di opinione pubblica: rumorosa e
insolente, eppure tutt'altro che insignificante, stando ai sondaggi. Tanto che
il leader dell'Idv, come è ovvio, si guarda bene dal dissociarsi dalla piazza e
respinge gli ultimatum. Si capisce che il segretario valorizzi la propria
scelta di non esser stato presente. E torni a difendere il presidente della
Repubblica e il Papa. Ma tutto questo non è ancora una frattura con l'ex
alleato Di Pietro. Lo sarebbe se ci fosse una linea alternativa a quella dei
girotondini in materia di giustizia, se ci fosse una strategia coerente e di
lungo periodo per quanto riguarda il modo di essere alternativi a Berlusconi. è
vero, c'è una seconda opposizione che non va in piazza e difende Napolitano
contro gli attacchi sguaiati. Ma resta da capire quali siano le sue linee di
fondo. Per adesso sappiamo che il Pd promuove una raccolta di firme (obiettivo
cinque milioni) contro le minacce che incombono sulla democrazia e si prepara a
sua volta a scendere nelle strade in ottobre. Di qui ad allora si tratterà però
di precisare una politica diversa da quella di Di Pietro e dei suoi amici. Per
fare un esempio: da giorni Luciano Violante propone (l'ultima volta ieri in
un'intervista al "Quotidiano nazionale") una riforma della giustizia
che restituirebbe al Pd un'iniziativa. Nella sua proposta c'è spazio - sia pure
senza entusiasmo - anche per una legge costituzionale che garantisca l'immunità
alle alte cariche. Sottolineiamo: una legge costituzionale e non il lodo
Alfano. è una posizione che potrebbe attenuare il rischio di passare i prossimi
anni nella guerra infinita fra politica e magistratura. è una linea dettata
dall'opportunità politica. Ma è la linea del Pd? Non sembra. Infine c'è la
terza opposizione, quella di Casini. Andrebbero citati anche i socialisti di
Nencini, i primi a difendere Napolitano, e i radicali di Pannella ed Emma
Bonino. Ma l'Udc ha fatto pesare la sua relativa forza parlamentare astenendosi
sul lodo Alfano e mettendo in chiaro – in anticipo sugli altri, anche sulla
Lega – che l'emendamento "blocca-processi" andava ritirato o modificato.
Questo dà a Casini un ruolo in Parlamento e lo distingue da Veltroni: si
potrebbe dire che l'Udc oggi è fra il Pdl e il Pd. www.ilsole24ore.com Online
"Il Punto" di Stefano Folli 7 il PUNTO DI Stefano Folli Ma al Pd
serve una linea sulla giustizia Sul lodo Alfano le opposizioni sono tre.
( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-10 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Napolitano firmerà il lodo: "Scelta obbligata" La linea
del Colle: la precedente sentenza della Consulta riconobbe l'"interesse"
dell'immunità ROMA - Tiene il punto e si prepara a firmare. Ed è pronto a farlo
anche perché non ha alcuna alternativa. Per quanto sia allarmato dal muro
contro muro tra governo e opposizione e per quanto abbia sempre sollecitato
"dialogo" e scelte "le più larghe e condivise possibile",
Giorgio Napolitano non avrebbe ormai dubbi sulla propria sigla di ratifica al
lodo Alfano. Se il disegno di legge che uscirà dal voto della Camera (previsto
per stasera) e dal successivo voto del Senato (prima della pausa estiva) resterà
nella formulazione già sottoposta al vaglio del Quirinale a fine giugno, il
presidente della Repubblica darà senz'altro il via libera allo scudo concepito
per difendere le quattro alte cariche dello Stato, sospendendo tutti i processi
che dovessero eventualmente investirli. Una "decisione obbligata",
per diversi motivi. La gran parte dei quali è riconducibile a un paio di
precedenti, che il Colle non può in ogni modo ignorare. Il primo è
"l'autorizzazione " che il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi
concesse al lodo Schifani, di cui la soluzione studiata oggi dal ministro della
Giustizia Angelino Alfano è un adattamento aggiornato e corretto. Il secondo e
decisivo precedente è la sentenza con la quale la Corte Costituzionale bocciò
quel provvedimento, nel 2004. Il dispositivo messo nero su bianco dalla
Consulta diceva infatti alcune cose importanti, che sgombrano i dubbi avanzati
da coloro i quali - politici e giuristi - pretenderebbero un secco
"no" del capo dello Stato. Anzitutto, a uscire bocciato quattro anni
or sono "per illegittimità costituzionale " era un solo articolo
della legge, il numero uno, che nella versione attuale risulta tolto di mezzo.
Infatti, riflettono al Quirinale, la norma approvata dall'attuale Consiglio dei
ministri "è risultata corrispondere ai rilievi formulati allora". C'è
poi il giudizio di "un interesse apprezzabile " formulato dalla
suprema Corte, a proposito della norma originaria. Ossia il riconoscimento
della "tutela del bene costituito dall'assicurazione del sereno svolgimento
delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche", interesse che
"può essere tutelato in armonia con i princìpi fondamentali dello Stato di
diritto". Un riconoscimento, dunque, che appare
"filosoficamente" non ostativo delle finalità positive della legge.
Infine, a sgombrare certe obiezioni affiorate nell'ultima ora, Napolitano è
incalzato da un'altra osservazione vincolante scritta dal cosiddetto
"giudice delle leggi ". Questa: "La Corte non sancì che la norma
di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge
costituzionale ". Il che fa appunto piazza pulita delle critiche di chi
afferma esattamente il contrario. Ecco l'impalcatura giuridica studiata dai
tecnici del Colle e di fronte alla quale il presidente della Repubblica si ritrova
con le mani legate. Anche perché il suo non è comunque mai un giudizio
sostanziale o di merito, ciò che spetta appunto alla Consulta, ma un giudizio
definibile come "tecnico-formale". Quasi dovuto, a certe condizioni.
Di sicuro c'è che non avallerà il contestatissimo lodo a cuor leggero (sempre
che non esca stravolto al termine del percorso in aula), consapevole com'è
delle ricadute della propria scelta in questa aspra stagione di confronto tra
politica e magistratura. Ha cercato vie d'uscita praticabili, Napolitano. Ha
attivato la moral suasion dei momenti difficili in un'ininterrotta
triangolazione con i vertici di Senato e Camera. Ha incaricato un team di
"pontieri " di irrigare i canali diplomatici con Gianni Letta,
sottosegretario di Palazzo Chigi e ambasciatore dialogante del centrodestra. Ha
suggerito a tutti (Veltroni e Casini compresi) un "metodo" per uscire
dall'impasse, indicando il tracciato più condivisibile senza che il suo
intervento potesse prefigurare una condivisione anticipata delle mosse
dell'esecutivo, tale da pregiudicare l'esercizio delle sue stesse prerogative.
Basti ricordare l'"inflessibile " diniego fatto trapelare dal
Quirinale a proposito dell'emendamento blocca-processi, che i falchi del Popolo
della libertà volevano a ogni costo inserire nel decreto sicurezza prima
d'infilare provvisoriamente il provvedimento in un "binario morto"
parlamentare. Un'ipotesi per lui "inaccettabile". Che si aggiungeva
alla preoccupazione per la tentata forzatura compiuta dal premier Berlusconi per
varare un decreto in materia di intercettazioni. Il nodo giustizia dovrebbe
quindi essere sciolto in fretta. E il capo dello Stato confida che, passato il
guado, si attenuino le crescenti tensioni dell'ultimo mese. Culminate l'altra
sera nei duri attacchi echeggiati dal palco di Piazza Navona, affollata di
migliaia di girotondini, attacchi dei quali è stato lui
stesso oggetto per bocca in particolare di Beppe Grillo. Le
dichiarazioni di solidarietà incassate ieri da Palazzo Madama e i numerosi
messaggi "di dissociazione e vicinanza" recapitati al Colle lo hanno
in parte risarcito dell'amarezza provata leggendo i resoconti delle agenzie di
stampa. Con il paradosso di vedersi attaccato da sinistra (quella
estrema e dispersa) e difeso (soprattutto ma non solo) da destra. "Si è
andati ben oltre le ironie della satira", dicono a denti stretti gli
intimi di Napolitano. I quali non vogliono però esprimere alcun commento e
ostentano semmai il distacco di chi in fondo se l'aspettava. Nessuna sorpresa,
insomma, "data la maniera con la quale la manifestazione era stata
organizzata". E, aggiungiamo noi, dati gli ospiti d'onore scelti per
l'occasione. Marzio Breda Al Quirinale Giorgio Napolitano (sotto) è Presidente
della Repubblica dal maggio 2006: è stato criticato nella manifestazione di
piazza Navona da Beppe Grillo e Marco Travaglio.
( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-10 num: - pag: 9 categoria:
BREVI Così in piazza Gli slogan Molti gli slogan anti-premier tra i
manifestanti, da quelli più ironici come "Famolo contento, abolimo la
giustizia" e "Presidente che cuccagna la Carfagna" a quelli più
duri che rimandano al ritorno del "Caimano", a "Spergiuri non
toccare la Costituzione", o quelli che richiamavano pene infernali (foto a fianco) Gli attacchi al Colle Beppe Grillo in
collegamento video attacca Giorgio Napolitano: "è Morfeo, fa parte della
banda dei 4, ve lo immaginate Pertini che firma delle leggi così? Io neanche
Scalfaro e Ciampi". Anche da Marco Travaglio un affondo contro il
Presidente della Repubblica, "che firma leggi razziali". Lo
show della Guzzanti La comica durante la manifestazione si è esibita in un
profluvio di parole, durissime, contro il premier e la Carfagna, facendo
riferimenti sessuali espliciti sulle presunte abitudini erotiche del Cavaliere.
Il suo attacco contro il Papa, che "tra vent'anni finirà
all'inferno", ha suscitato polemiche.
( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-10 num: - pag: 38 categoria:
REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini Tenersi
Silvio a vita Ecco le istruzioni I geniacci del No Cav Day, nonostante
l'impegno, sono ancora lontani dall'obiettivo: consegnare alla destra tutti gli
italiani moderati, e garantire a Berlusconi altre otto legislature, quattro
ministrelle ad personam, tre baby guardasigilli, una dozzina di leggi private e
conflitto d'interessi in secula seculorum. Ecco cinque proposte per riuscire
nell'impresa. 1. Beppe
Grillo si presenterà sul palco roteando un
pesce spada, conosciuto nel mar di Sardegna, e cercherà di decapitare chiunque
non sia d'accordo con lui. Veltroni proverà a salvarsi facendo gli occhi da
tonno, ma verrà infilzato tra gli urrà della folla (a causa del costo del
pesce, lo spettacolo non è gratuito. Si accettano bancomat e carte di credito.
Sono disponibili dvd con le scene migliori della mattanza). 2. Sabrina
Guzzanti, in nome della libertà di satira, chiederà un programma televisivo in
cui svillaneggiare Maria Montessori, Patty Pravo, Rita Levi Montalcini, Lidia
Ravera, Donatella Versace, Federica Pellegrini, Daria Bignardi, la moglie di
Napolitano, la fidanzata di Cassano e la cugina di Gianna Nannini: tutte
colpevoli di non aver cantato ancora le sue lodi, per diversi motivi. Il padre
Paolo Guzzanti, parlamentare di Forza Italia, correrà ad abbracciarla: ha ben
capito, infatti, che la figlia sta diventando la migliore alleato del suo Capo.
3. Antonio Di Pietro organizzerà il Girotondo della Mezza Manica, dove tutti
gli intellettuali dovranno dimostrare d'essere vicini al popolo. Quando Furio
Colombo, inorridito, rifiuterà di indossare l'indumento, verrà rinchiuso in una
gabbia in compagnia di Leoluca Orlando, Claudio Fava, Arturo Parisi, Giovanni
Bachelet e Nanni Moretti. Dopo cinque ore, quando i malcapitati imploreranno un
po' d'acqua, il ministro Di Pietro commenterà: "Strano, pensavo si
divertissero ". E Paolo Flores d'Arcais: "Quante storie. Queste non
sono questioni politiche, sono interventi artistici ". 4. Andrea
Camilleri, giustamente preoccupato per alcune sterzate della democrazia
italiana, chiederà a 24 milioni di famiglie un componimento sul tema: "Noi
e la Costituzione: quali minacce, quali garanzie, quali prospettive". I
diecimila lavori più meritevoli verranno letti su Rai Tre da Moni Ovadia in una
speciale trasmissione intitolata "Meditazioni sulla democrazia ". 5.
Il mio amico Marco Travaglio può andare avanti così, che va benissimo. Morale?
Banale. Per rimuovere un capo di governo ci sono due strade: le rivoluzioni
(eviterei) e le elezioni. Così facendo, l'opposizione le perderà tutte. Se è il
giusto prezzo da pagare per sentirsi in pace con la coscienza, prego:
accomodatevi. Poi però non lamentatevi se Mister B. piace alla gente semplice,
e non piagnucolate quando ce lo ritroveremo al Quirinale. www.corriere.it/italians
\\ Cinque proposte per consegnare alla destra tutti gli italiani moderati.
( da "Repubblica.it" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
ROMA -
Manifestazioni come quella di Piazza Navona dell'altro giorno sono show
business. Servono a sfogare i sentimenti di un pubblico di spettatori, servono
ai protagonisti a vendere merci sul mercato: libri, dvd, spettacoli teatrali.
Non servono a cambiare le cose. Quindi non sono politica. I guai cominciano se
si scambia lo show business per politica e lo si prende sul serio. Quando Beppe
Grillo o Sabina Guzzanti o altri comici sanno
di dover intervenire a una manifestazione pubblica, riuniscono i loro autori e
chiedono un "pezzo" efficace. Un testo per una riunione politica è
diverso da un testo comico per il teatro, ma segue regole rigide. Non
dev'essere serio ma neppure troppo divertente: sarebbe un errore. Si bruciano
belle battute del repertorio, che è giusto riservare al pubblico pagante dei
teatri e dei palazzetti. Oltretutto, se la gente ride troppo, pensa. E se pensa
non si scalda abbastanza, non urla. Bisogna dunque tenere alto il livello
dell'emozione e "spararle grosse". Contro un bersaglio non scontato.
Altrimenti non si fa notizia. Occorre anche valutare se alla manifestazione
parteciperanno altri comici, come nel caso di piazza Navona. In tal caso il
livello di fuoco aumenta, perché si corre il rischio di essere oscurati dalla
concorrenza, in gergo televisivo "impallati". La logica è simile a
quella che si segue per lanciare un film o un libro in una comparsata
televisiva importante, uno show del sabato sera o il festival di Sanremo. È
inutile parlare del prodotto in sé, perché il pubblico se lo aspetta e si perde
l'effetto sorpresa. Benigni, quando doveva lanciare un film, non andava a
parlare del film da Baudo o dalla Carrà ma s'inventava memorabili performances,
tipo toccare gli attributi di Baudo o palpare le curve della Raffaella
nazionale, con gran successo di promozione. Non tutti naturalmente, parlando di
sesso o di altri temi "bassi" - penso al magnifico "Inno del
corpo sciolto" - mostrano il talento di poeta contadino di Roberto. Le
allusioni sessuali comunque funzionano sempre, soprattutto in Italia. Un altro
trucco è attaccare un bersaglio imprevisto e in teoria intoccabile. Insomma, se
Grillo o la Guzzanti si fossero limitati ad attaccare
Berlusconi, nessuno ne avrebbe parlato. Per questo, hanno spostato l'obiettivo
sul presidente della Repubblica e sul Papa. Nulla è lasciato al caso. Si tratta
di strategie calcolate, testi scritti e riscritti, trucchi del mestiere di
grandi teatranti. Stiamo parlando di professionisti. Dello spettacolo.
Scambiati per professionisti della politica. Da un punto di vista morale
saranno discutibili. Ma che c'entrano la morale o la politica? In Italia, nel
volgere di pochi secoli, si è finalmente capito che etica e politica sono
separate. Per la verità, lo si è capito fin troppo. Un giorno si capirà che
anche politica e spettacolo sono campi separati. Per ora, il giorno è lontano.
Gli eventi creati di Beppe Grillo, dai Vaffa Day in
poi, non sono azioni politiche. Il fine non è cambiare le cose, ma accrescere
la popolarità del protagonista. Basterebbe un po' di lucida attenzione per
comprenderlo. Purtroppo, chi vi partecipa e chi li osteggia non brilla in
lucidità. La maggior parte dei bersagli di Grillo sono
irrilevanti, innocui oppure marginali. Che importanza volete che abbia la
presenza di diciotto parlamentari condannati in Parlamento, su mille, quando ce
ne sono stati in passato due, tre, cinque volte tanti e 200 inquisiti? D'altra
parte se la presenza in politica di un pregiudicato fosse un tema così
importante, i seguaci di Grillo non si affiderebbero a
lui, che ha una condanna definitiva e ricopre un ruolo politico, per quanto
improprio, assai più importante dei diciotto messi assieme. Lo stesso discorso
vale per altri obiettivi, come il doppio mandato, l'ordine dei giornalisti, i
finanziamenti ai giornali di partito. Tutte storture, tutte battaglie
condivisibili, s'intende, ma quisquilie. Nel caso del referendum sulla legge
Gasparri non si tratta di una quisquilia, ma è ancora peggio. È un suicidio
politico. Se si votasse oggi, quel referendum sarebbe una catastrofe per
l'opposizione e un trionfo per Berlusconi. Ma la cosa più probabile è che il
referendum non si faccia, per fortuna. Nessuna delle altre proposte avrà poi
uno sbocco politico. Che senso ha dunque sbattersi tanto? Senso politico,
nessuno. Ma il comico ha enormemente aumentato il proprio seguito, pubblico,
clientela. Dico subito che trovo indegno e ridicolo ogni moralismo in
proposito. Grillo è un uomo di spettacolo, è grottesco
giudicarlo sulla base di un metro politico o etico. In più, se guadagna tanto,
se lo merita. Ha fatto scelte coraggiose che gli hanno impedito di accedere
alla principale fonte di arricchimento degli attori, la televisione pubblica e
privata. È giusto che si cerchi altre audience. Il blog è la principale
alternativa e lui lo ha intuito fra i primi. Ma se fosse un po' più sincero,
dovrebbe ammettere che il suo blog non è tanto uno strumento di lotta politica
e confronto di opinioni (peraltro, sono tutti d'accordo) quanto un fenomenale
punto vendita di merci autoprodotte. O quanto meno è l'uno e l'altro. Grillo è dotato di un altro talento tipico dei comici, la
scelta dei tempi. I suoi interventi sono ottimamente calibrati. Non frequenti,
non distanti. Appena calano l'attenzione e le vendite, ecco l'evento, il
vaffanculo col botto mediatico. Nelle settimane successive, le vendite e la
popolarità schizzeranno di nuovo alle stelle. Gli altri hanno capito e lo
imitano. Oggi la frase che gli agenti di spettacolo si sentono ripetere più
spesso dagli attori, ma ormai perfino da registi, scrittori e professori di
diritto comparato col saggio in uscita, è "facciamo una cosa alla Grillo, facciamo un gran casino". S'intende, per lanciare
il prodotto. I più avveduti o i più aristocratici, come Nanni Moretti, si sono
sottratti per tempo alla trappola. L'interesse delle persone di spettacolo a
usare eventi politici a fini di popolarità e commerciali è insomma piuttosto
evidente. Come dovrebbero essere chiare le analogie di meccanismo e di
linguaggio fra queste tecniche e il populismo berlusconiano. Misteriosa è
invece la ragione per cui i politici e gli organizzatori si prestino a queste
operazioni di marketing, dalle quali hanno tutto da perdere. Paolo Flores ha il
grande merito di aver avviato con la manifestazione del Palavobis del 2002 la
stagione dei movimenti che, negli anni successivi, riempì le piazze italiane di
milioni di persone. Da storico e filosofo di valore, può stimare lui stesso
l'abissale distanza che separa la sobria e feconda forza politica del Palavobis
di allora con la sguaiata impotenza di Piazza Navona. L'ultima adunata non
avvierà una stagione di protesta. Al contrario, può aver contribuito a
stroncarla sul nascere. I toni, i modi, l'eco mediatica per quanto parziale e
magari ingiusta dell'evento, hanno contribuito a rafforzare il disegno del
"nemico" berlusconiano. Il quale da anni cerca di rovesciare la
questione centrale della criminalità delle classi dirigenti italiane nel suo
contrario, l'emarginazione fra gli estremisti di chi difende la magistratura e
i valori della Costituzione. Con gli insulti di piazza Navona gli si è reso un
enorme favore. Quanto ad Antonio Di Pietro, non gode forse degli stessi strumenti
culturali di Flores, ma ha di sicuro fiuto politico. Capirà prima o poi che la
strada in cui si è messo porta a un finale scontato: Grillo
in cima alle classifiche dei best sellers e l'Italia dei Valori allo 0,5 per
cento dei voti. Perché prima o poi gli toccherà dissociarsi, anzi ha già
cominciato, e sarà bollato come codardo e venduto. Ma in questo scambio di
favori ed equivoci fra primedonne, l'unico aspetto che davvero intristisce è
l'inganno del pubblico. Le persone che sono andate a Piazza Navona da cittadini
e si sono ritrovati spettatori, come sempre. Hanno applaudito un idolo che
attaccava un altro idolo. Portando a casa la sera il tacito, amaro dubbio che
le cose non cambieranno. E come potrebbero? A colpi di eventi? Gli show servono
a consolare, non a cambiare la realtà. Lo show di Berlusconi, che rimane
l'inventore del metodo, si rappresenta da quindici anni e l'Italia è il paese
meno cambiato al mondo. Soltanto ogni giorno un po' più volgare, ignorante e
incattivito. È la politica che cambia le cose, e quella non c'è più. (10 luglio
2008.
( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 163 del
2008-07-10 pagina 0 Dopo il "No Cav Day" a sinistra scoppia l'ultima
guerra civile di Luca Telese Gli slogan al corteo creano una frattura tra le
varie anime dell'opposizione: è tutti contro tutti Roma - Alla fine, questa
manifestazione di Piazza Navona, questo ennesimo girotondo, diventerà
probabilmente materia per gli storici e, se ci fosse un documentario di Quark,
dovrebbe essere raccontato come un nuovo Big Bang il punto in cui tutti i punti
di solidarietà a sinistra, e tra le sinistre, sono saltati, il giorno in cui
tutti sono diventati nemici di tutti. C'era davvero qualcosa di strano, ieri,
in quella cerimonia di dissociazioni che ha finito per alluvionare le agenzie.
Ma non doveva stupire, se è vero che il primo record, nel girotondo di Piazza
Navona, lo aveva stabilito Furio Colombo con una inedita dissociazione
istantanea. Marco Travaglio fa le pulci al Presidente della Repubblica, e lui
si dissocia; Sabina Guzzanti mette nel mirino sia il Colle sia Papa Ratzinger,
e lui si dissocia. Peccato che poi la stessa attrice abbia raccontato che,
appena scesa dal palco, Colombo le aveva fatto i complimenti. Eppure, il
girotondo di Piazza Navona è stato questo, una grande centrifuga che ha
separato amicizie antiche; l'ex direttore dell'Unità era stato uno dei più
appassionati sostenitori sia del giornalista sia dell'autrice satirica, e
adesso prendeva le distanze. Così come Antonio Di Pietro, che fino al giorno
prima li esaltava e li portava a esempio, e che sempre ieri, dopo il girotondo,
era costretto a puntualizzare: "Non sono d'accordo con le loro critiche al
capo dello Stato". Il grande Big Bang ha fatto esplodere anche quella
contraddittoria e fragile alleanza che aveva tenuto insieme Veltroni e Di
Pietro, e dunque Veltroni va a Matrix a dire: "La manifestazione di piazza
Navona aveva un copione che sembrava scritto da Silvio Berlusconi, è il miglior
regalo che si potesse fare al centrodestra". Ovviamente Paolo Flores
d'Arcais e Pancho Pardi sostengono esattamente il contrario, e cioè pensano che
sia il Partito democratico la vera ambiguità, la formazione che regala al
centrodestra una legittimità che la vittoria non gli ha concesso. Insomma,
l'opposizione moderata si divide da quella radicale, ma dentro l'opposizione
radicale ci sono i girotondini più puri e duri, e quelli meno duri, ci sono i
girotondini politicamente corretti e quelli politicamente scorretti, ci sono i
girotondini che pensano che la loro identità sia sparare con più ferocia sul
centrosinistra che tradisce dialogando con Berlusconi come se questo fosse
ancora più importante che opporsi a Berlusconi. A segnare una linea di
discrimine, il confine fra i moderati e i radicali, ieri non era l'appartenenza
politica, ma addirittura una cifra stilistica, linguistica, espressiva. Ciò che
unisce la radicalità di Sabina Guzzanti e di Marco Travaglio non è quindi una
sigla o uno schieramento, ma è la loro assoluta indipendenza da qualunque
controllo e da qualunque appartenenza di partito. Ieri Antonio Di Pietro si
considerava per certi versi un vincitore, il titolare dell'unico partito che si
oppone al regime, ma nel momento stesso in cui iniziava a erodere consensi al
Partito democratico per lui diventava un problema condividere la radicalità
delle critiche espresse da Travaglio e dalla Guzzanti. C'era in quel patto
elettorale, firmato prima delle elezioni da Veltroni e da Di Pietro,
un'ambiguità di cui tutti erano consapevoli. Veltroni accettò di sbattere la
porta in faccia ai socialisti che non volevano rinunciare al proprio simbolo, sostenendo
che Di Pietro si era accordato con lui sulla scelta di un gruppo unico dopo le
elezioni. Ovviamente era una balla a cui non credette nessuno, e infatti il
primo atto di Di Pietro dopo le elezioni fu la costituzione di un gruppo
autonomo dell'Italia dei valori. Così il risultato di oggi è che ci sono i
socialisti che recriminano per la mancata alleanza e fischiano Veltroni per la
scelta di escluderli dalla coalizione, ci sono i socialisti che fischiano
Veltroni solo perché difende l'alleanza con Di Pietro, senza poter immaginare
che solo due giorni dopo Veltroni andrà a Matrix a scaricare Antonio Di Pietro.
Tutti contro tutti, in un grande Big Bang, vuol dire che una sorta di febbre ha
contagiato la sinistra, e tutte le sinistre. I rifondatori dell'ex ministro
Ferrero odiano più di tutti i rifondatori di Nichi Vendola, i rifondatori di
Nichi Vendola accusano quelli di Ferrero di essere in realtà d'accordo con i
Comunisti italiani per difendere la loro identità, e ne ricevono in cambio
l'accusa di essere già pronti a traslocare nelle file del Pd. Poi c'è il leader
della Sinistra democratica Claudio Fava che grida dal palco del suo congresso:
"Non entreremo mai nel Partito democratico". E poi ci sono i leader
delle neonate correnti del Partito democratico, a cominciare da Red, quella di
Massimo D'Alema che ripete in ogni comizio: "Non stiamo facendo una
corrente, non vogliamo rompere le scatole a Walter". In realtà, anche il
Partito democratico è colpito dalla balcanizzazione che attraversa la sinistra,
al punto che qualcuno ha coniato perfino un aforisma: "Nel Pd ci sono due
anime: quelli che vogliono continuare a perdere con Veltroni leader, e quelli
che vogliono continuare a perdere senza Veltroni leader". Insomma, così
come l'urlo di Nanni Moretti a Piazza Navona fu l'inizio di un anno di guerra
civile a sinistra, così l'eresia di Sabina Guzzanti a piazza Navona è diventato
il punto di avvio di un terremoto di cui siamo in grado di registrare l'entità,
ma non ancora gli effetti. Ieri l'Unità aveva un titolo che
sembrava un paradosso e parlava di "una bella manifestazione rovinata da Grillo". Già, perché anche Beppe Grillo è
adorato dal pubblico della sinistra, ma scatenatosi contro i dirigenti della
sinistra, anche da Beppe
Grillo si fa a gara a dissociarsi, lui chiama
Veltroni Topo Gigio e Veltroni dice: "Abbiamo fatto bene a non scendere in
piazza con lui". Sì, quello di Piazza Navona è stato un Big Bang,
quello di una galassia che fino a ieri era tenuta insieme da una sola forza gravitazionale,
l'antiberlusconismo. Adesso a furia di dissociazioni non è rimasto neanche
quello. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "AprileOnline.info" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Andrea Scarchilli ,
10 luglio 2008, 18:37 Politica Prosegue la freddezza tra Veltroni e Di Pietro.
La linea dettata dall'ex pm ai suoi è quella di tirare dritto senza rompere:
non rinnegare la manifestazione e prometterne delle altre, lasciando al Pd,
eventualmente, la decisione di assumersi le responsabilità del divorzio. E di
cambiare la geografia delle alleanze Il day after lo scontro verbale tra il
Partito democratico e l'Italia dei valori è di attesa. Al momento in cui questo
articolo viene scritto Walter Veltroni e Antonio Di Pietro non erano
incontrati, nemmeno a margine della discussione, alla Camera, del lodo Alfano.
Ieri (mercoledì) il segretario del Pd aveva lanciato un secco ultimatum all'ex
pm: "Di Pietro scelga con chi stare", ricevendo una replica piccata,
ribadita da Di Pietro, stamattina, in un'intervista: "Se mi chiedono con
chi stare, io scelgo la piazza". In Aula, nel corso della discussione sul
lodo Alfano, ha fatto cenno esplicitamente alla necessità di ridiscutere
l'alleanza con i democratici. Ai dipietristi è arrivata anche la notizia della
presa di posizione dell'avversario principale di Veltroni all'interno del suo
partito, Massimo D'Alema. L'ex ministro degli Esteri, nel corso di una
conversazione con il "Foglio", ha messo in frigo l'alleanza con Di
Pietro: "Lo scorso aprile si è fatta, legittimamente, la scelta di
allearsi con Di Pietro. Alle prossime elezioni, altrettanto legittimamente, se
ne possono anche fare delle altre". Piazza Navona ha fatto implodere la
diffidenza di tutto il Pd per Di Pietro e i suoi. L'Idv comunque attende e non
si assume la responsabilità di strappi: sia Veltroni, in caso, a rimanere con
il cerino in mano. Così, se da un lato il capogruppo della Camera Massimo
Donadi dice che "per noi nulla cambia: se divorzio deve essere, lo dica a
chiare lettere il Pd", dall'altro il presidente dei senatori Felice
Belisario ribadisce ad "Aprileonline" le coordinate dipietriste:
"Siamo fedeli ai nostri valori, non vogliamo nessuna forma di
consociativismo con Berlusconi". Poi: "Vogliamo un'opposizione forte,
unita e ampia che faccia perno sul Pd". Tuttavia, dice Belisario
riferendosi alla manifestazione dell'otto luglio e in prospettiva ad altre che
verranno, "noi a quella piazza non rinunciamo", promettendo, a nome
del partito, di continuare a essere motore e appiglio di sit - in di protesta.
Quanto ai modi, alla domanda se inviterebbe di nuovo Sabina Guzzanti e farebbe parlare ancora Beppe Grillo,
Belisario fornisce un'altra versione del dipietresco "guardate il dito
senza accorgervi della luna", ovvero: "Non ci impicchiamo su queste
cose, non è politica, ed è figlia di una prospettiva schiava di un'informazione
settariaI n Parlamento continuano ad esserci dei condannati, persino per reati
di mafia e contro la pubblica amministrazione. In quella piazza, ho
visto tante persone. Soprattutto di tutte le età". Per quanto riguarda lo
scacchiere delle alleanze, Belisario assicura che l'Idv continuerà a lavorare
per costruire "un soggetto più forte e credibile, altrimenti il gap non lo
colmiamo". Vanno bene anche l'Udc, "se butta fuori Cuffaro", e
la Sinistra arcobaleno, "purché emergano delle novità che non ci riportino
indietro. Come a quando non siamo riusciti ad approvare il decreto
sicurezza". I dipietristi, dunque, non rinnegano l'alleanza con il Pd, la
considerano una naturale articolazione della loro unica collocazione possibile,
nel campo del centrosinistra. Nello stesso tempo, non rinunciano alle
battaglie, quelle di piazza. Esattamente quello che non vuole il Pd, ma
lasciando il Pd stesso la responsabilità di dire basta. Un interlocutore di
riguardo, in questo senso, è Giuseppe Giulietti. Ex parlamentare dei Ds, è
stato rieletto nelle file dell'Idv in deroga alla richiesta di Veltroni a Di
Pietro, di non "riciclare" propri rappresentanti. Giulietti accettò,
mettendo in chiaro che la sua fosse considerata una candidatura
"indipendente", incentrata su un diritto di tribuna teso alla
costruzione di un nuovo centrosinistra, più largo, che comprenda anche le
associazioni e le forze sindacali. Un sì, quello di Giulietti, che si fondava
anche sul rispetto del patto di costituire gruppi parlamentari unici. Tutte le
precondizioni si stanno o si sono già sfarinate. Giulietti non demorde, dice ad
"Aprileonline" che la "politica si fa costruendo con
fatica" e promette di continuare a portare avanti la sua battaglia, e di
ritenersi "una specie di sartoria" per tentare di ricucire, "si
deve approfondire un percorso che porti a costruire una casa più ampia, con
tanti soggetti, non solo politici". Sottolineando di non condividere certi
toni di piazza Navona ma neanche il fatto che il Pd abbia lasciato uno spazio
vuoto - "se succede è normale che qualcuno se ne appropri" -
Giulietti dice che qualora si accorgesse che il lavorio per questa
"strategia di lungo termine" si rivelasse inutile, dovrebbe trarne le
conseguenze e "rimettere la sua scelta ad un'ampia consultazione".
Giulietti si batte per il tutti insieme, "l'et - et". Ma, come
qualcuno ha avuto modo di dire, tira più aria di aut - aut. Un primo segnale,
in questo senso, arriva dal Trentino. Alle provinciali di Trento del prossimo
ottobre l'Idv correrà da sola. Un consigliere dell'Udc, Marcello Carli, ha
fatto sapere di volersi schierare con il centrosinistra.
( da "AprileOnline.info" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
Carlo Dore jr., 10
luglio 2008, 11:03 Dibattito Nell'epoca del Caimano soltanto la mobilitazione
di protesta sociale sembra essere rimasta viva. L'opposizione politica,
soprattutto del centrosinistra, si è spenta deludendo quanti, dopo la vittoria
del 2006, si aspettavano la regolamentazione del conflitto di interessi e e
l'abrogazione delle leggi ad personam Le prevedibili polemiche che hanno fatto
seguito alla manifestazione organizzata da Micromega e dal movimento dei
Girotondi per protestare contro le "leggi-canaglia" elaborate dal
governo Berlusconi in questo primo scorcio di legislatura impongono una seria
riflessione sul rapporto tra l'opposizione parlamentare e quella che viene
tradizionalmente definita come "l'opposizione di piazza", da
considerare nella sua dimensione non contaminata dal qualunquismo fine a sé
stesso di qualche comico riciclatosi nell'impegnativo ruolo di Savonarola del
Terzo Millennio. Scegliendo di non prendere parte "gratuitamente" a
"manifestazioni organizzate da altri" (intendendo per
"altri" anche intellettuali del calibro di Flores d'Arcais, Andrea
Camilleri o Furio Colombo, i quali non hanno mai fatto mancare in questi anni
il loro prezioso contributo di idee e proposte alla causa del centro-sinistra
italiano), Veltroni ha confermato l'intendimento di "superare la stagione
delle eterne contrapposizioni", di proporre un modello di opposizione
riformista che rifiuta il clima proprio di un'eterna emergenza democratica.
Tuttavia, l'appuntamento di Piazza Navona, debitamente
emendato dalle incursioni di Beppe Grillo, ha messo in evidenza
una realtà di cui la parte migliore del popolo progressista sembra avere ormai
preso ampiamente coscienza: ad un'opposizione che vorrebbe essere "normale
ed europea" si contrappone da quasi un ventennio una maggioranza guidata
da un leader più adatto (parafrasando le parole di Marco Travaglio) allo
Stato Libero di Bananas che ad una moderna democrazia occidentale. Esaltazione
della Voce del Principe, Parlamento asservito alla volontà dell'Esecutivo, istituzioni
di garanzia ridotte ad silenzio, compagnie di comici ingaggiate per allietare i
vertici internazionali, magistrati definiti come "metastasi" del
Paese, veline dal sorriso di cartapesta investite di incarichi ministeriali:
quale "tela del dialogo" si può tessere in un simile status quo? Cosa
c'è di "normale" nel regno del Caimano? La risposta è: nulla, nemmeno
l'opposizione. Dopo cinque durissimi anni di battaglie movimentiste incentrate
proprio sui temi della giustizia e della legalità, all'indomani della vittoria
del
( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 163 del
2008-07-10 pagina 0 Di Pietro e Grillo, stesso
"guru" per il web di Francesco Maria Del Vigo Uniti sulla piazza
girotondina, ma anche su Internet, la piazza dei girotondi virtuali (guarda il
video). Dietro i loro blog un'azienda milanese che si occupe di strategie
comunicative. Veltroni rompe con Di Pietro: "Sta con la piazza".
Walter fa qualcosa di riformista. Dì la tua Milano - Beppe
Grillo e Antonio Di Pietro, due percorsi diversi che finiscono per
incrociarsi. Nelle piazze, sui palchi, sotto le bandiere dell'antiberlusconismo
ma anche, e soprattutto, in rete. E non si parla del partito che fu di Leoluca
Orlando, ma della rete delle reti: internet. Balcone
mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate
incontrastato della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare
anche l'ex pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo
un passo indietro. Era appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer
erano sopravvissuti al millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di
Grillo che, armato di ascia, sventrava pc durante i suoi
spettacoli. Poi la catarsi. Incontra Gianroberto Casaleggio, guru delle
strategie di comunicazione sul web, e si converte alla banda larga. Casaleggio,
nel
( da "Corriere.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
LA POLEMICA Grillo & Guzzanti, fiera del turpiloquio Gli insulti
alla manifestazione di piazza Navona: "Le ministre se so' brave a letto
figuriamoci in Parlamento" ROMA - Insulti, volgarità e polemiche. A piazza
Navona, la manifestazione "No Cav" finisce nel turpiloquio. La folla s'infiamma per Beppe Grillo e
Sabina Guzzanti, ma le loro invettive a 360 gradi alzano anche il polverone
delle polemiche e delle "dissociazioni" da offese che bersagliano
Silvio Berlusconi, il ministro Mara Carfagna, Walter Veltroni, Giorgio
Napolitano e persino il Papa. GRILLO SHOW - Il primo a scatenarsi è il
comico genovese che, in diretta telefonica, se la prende con il capo dello
Stato definendolo "un Morfeo che sonnecchia, ma poi firma provvedimenti
per la banda dei quattro. Io Pertini, Ciampi o Scalfaro non me li immagino a
firmare cose del genere...". Il riferimento è al lodo Alfano che
garantisce l'immunità per le prime quattro cariche dello Stato. Grillo non risparmia poi i partiti politici ("sono 15
anni che ci prendono per il culo con l'alternanza finta"), invitandoli,
"dopo aver mandato il Paese in rovina, a farsi il passaporto per un
vaffa...". Stessa tono per Berlusconi che "è andato in Giappone a
fare l'ennesima figura di merda... dicendo che a Vicenza si fa la base". E
poi, sempre più pesante: "In qualsiasi Paese del mondo, se un aspirante
presidente del Consiglio avesse chiamato per vendere la figa in leasing per far
cadere il governo, sarebbe stato un colpo di Stato". LA FILASTROCCA DELLA
GUZZANTI - Dopo Grillo è la volta di Sabina Guzzanti.
Comincia con le indiscrezioni sulle intercettazioni del premier intonando una
filastrocca: "Osteria delle ministre... "paraponziponzipò"... le
ministre so' maestre... "paraponziponzipò"... e se so' brave a letto
figuriamoci in Parlamento... dammela a me Carfagna... le Pari
opportunità". Offese verso Papa Ratzinger: "Tra 20 anni sarà morto è
andrà all'inferno dove sarà conteso da due diavoli frocissimi e attivissimi,
non passivissimi". L'ultimo affondo, che scade sempre più nel turpiloquio,
è ancora contro Berlusconi e Carfagna: "A me non interessa la vita
sessuale di Berlusconi, non sono una moralista; ma non può diventare ministro
delle Pari opportunità una che gli ha succhiato l'uccello". E ancora:
"Berlusconi usa il viagra, questo lo sanno tutti infatti uno dei suoi
nomignoli è "presidente vaso dilatatorio" e i suoi assistenti si
chiamano "vasellinati" o "vaso dilatati"" stampa |.
( da "Corriere.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Giovani bachelet se
ne va: "che peccato". carfagna querela guzzanti La piazza 'scuote' il
Pd e Napolitano Di Pietro si dissocia: "Frasi ingiustificate" Il 'No
Cav Day' scontenta (quasi) tutti. Colombo: "Sono indignato".
Veltroni: "Iniziativa contro Quirinale e Pd" ROMA - Di Pietro non ci
sta. Lui che del 'No Cav Day' è stato l'anima, in serata prende le distanze
dalla sua stessa creatura. Nell'ordine si sono susseguiti: attacchi a Veltroni,
al Pd, alla Carfagna, al Quirinale, al Papa. Troppo. Tanto più che la
manifestazione - come dice il nome - era stata organizzata contro Berlusconi e
le leggi ad personam. Tanti commenti e una denuncia. Arriva dal ministro per le
Pari opportunità, "strapazzata" pesantemente dalla Guzzanti. "In
riferimento alle parole volgari e fantasiose della comica, il ministro delle
Pari opportunità Mara Carfagna ha dato mandato all'avvocato di Roma Federica Mondani
per adire le vie legali nei confronti della figlia del parlamentare di Forza
Italia Paolo Guzzanti" si legge in una nota del ministero, diffusa in
tarda serata. DI PIETRO - "Italia dei Valori e io personalmente ci
dissociamo del tutto, considerandole fuori luogo e fuori tema nello spirito e
nel significato, dalle polemiche ingiustificate con il Papa - sottolinea Di
Pietro a fine serata -. Quando il diavolo entra in azione, bisogna prendersela
con il diavolo e non con il Papa. Confermo il doveroso rispetto di tutti noi
per il Papa, per il presidente della Repubblica e per coloro che hanno un modo
differente dal nostro di fare opposizione". COLOMBO - Strali, quelli di
Marco Travaglio, Beppe
Grillo e Sabina Guzzanti, che 'feriscono'
soprattutto i pd, presenti in piazza in numero tale che bastava quasi una mano
per contarli. Veltroni fino all'ultimo se ne è chiamato fuori, e insieme a lui
il grosso del partito. Furio Colombo non fa sconti: "Sono indignato per
tutte le parole che ha detto Grillo. Questa è una
manifestazione contro Berlusconi, non certo contro Veltroni, men che meno
contro il presidente Napolitano. Sia Grillo che
Travaglio hanno sbagliato intervento". Alla fine ha chiesto al pubblico un
"un segnale di solidarietà" per il capo dello Stato ed è seguito un
lungo applauso, caldeggiato anche da Di Pietro. Giovanni Bachelet se ne è
andato: "Ho abbandonato piazza Navona quando Grillo
ha attaccato Napolitano e, a ruota, gli immigrati rumeni. Leggo che dopo è
andata anche peggio. Peccato". VELTRONI - Poi arriva il commento di Walter
Veltroni, che denuncia gli "attacchi intollerabili": "Come
avevamo previsto, la manifestazione, credo anche in contrasto con lo spirito di
molti dei partecipanti nella piazza, è stata più contro il Quirinale e il
Partito democratico piuttosto che contro Berlusconi. Gli insulti di Grillo e Travaglio al Pd non ci sorprendono e non sono
nuovi. Napolitano sta garantendo, in un momento difficile, il rispetto della
Costituzione con rigore e determinazione. Le sue scelte sono e saranno da noi
condivise". E il coordinatore di Sd, Claudio Fava: "Quella di piazza
Navona è stata una giornata memorabile. Con una sola malinconica caduta di
stile quando Grillo ha deciso di fare il comico ad
ogni costo. Gettare nel ventilatore anche il Quirinale non serve né a questo
Paese né a questa piazza". ORLANDO - Infine, è amareggiato il portavoce
nazionale dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando. "La manifestazione
odierna ha preso le mosse da nobili istanze di libertà e da valori ispirati ai
nostri costitutivi principi democratici. L'adesione di tante personalità del
mondo della cultura ha arricchito e ampliato l'orizzonte di tale iniziativa.
Tuttavia, proprio per l'alto valore etico e civile cui la la manifestazione
pubblica si è ispirata, non si può che condannare e prendere le distanze da chi
puerilmente ha corroso un'espressione di democratico dissenso offendendo il
capo dello Stato e il Santo Padre". stampa |.
( da "Corriere.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Sabina Guzzanti
pesante sulla Carfagna che preannuncia querela Il 'No Cav Day' non risparmia
nessuno Attacchi a Quirinale, Carfagna, Papa Manifestazione in piazza Navona:
"Siamo centomila". Travaglio, Grillo e Pd
compreso Di Pietro al 'No Cav Day' (Arcieri) ROMA - Il 'No Cav Day' finisce
male. Ovvero con una secca dichiarazione di Antonio Di Pietro, che ne era stato
l'anima: "Mi dissocio dagli attacchi al Quirinale, al Papa e al Pd".
A ruota le dichiarazioni di Furio Colombo e Walter Veltroni. QUIRINALE E PD -
Fino a poco prima era tutta un'euforia. Trentamila, cinquantamila, centomila.
Gli organizzatori del 'No Cav Day' in piazza Navona hanno snocciolato cifre,
entusiasti. Per la Questura erano 15mila i presenti. Nel frattempo sul palco
fulmini e saette. Ha aperto la strada Marco Travaglio (il video). Messi in
conto gli attacchi contro Berlusconi e il Pd, arrivano anche quelli - attesi,
ma scongiurati fino all'ultimo - contro Napolitano: "Fino ad ora il Quirinale
ha firmato tutto, compresa l'aggravante razziale. Speriamo che la smetta".
E sul Pd: "Berlusconi vince sempre le elezioni per abbandono degli
avversari, non lo lasciamo in pace, anche stavolta aveva un piede nella fossa
ma la sinistra italiana si è data questa missione: resuscitarlo. Aiutamolo a
sparire sennò per inerzia scivola al Quirinale". Attacco a Veltroni (non
direttamente nominato): "Berlusconi arretra e gli altri vanno più indietro
di lui. Ha una tv abusiva e una casa editrice rubata, ma nonostante questo gli
altri dialogano, anche se lui continua a fare di tutto per sputtanarsi. Per
dire, nomina Schifani presidente del Senato e la Finocchiaro lo bacia".
Pesanti ironie sono riservate anche al ministro della Giustizia: "Alfano
spara ca...te da mattina a sera ma siccome lo fa dialogando nessuno dice
niente". BEPPE GRILLO - Poi è stata la volta di Beppe Grillo, in collegamento telefonico (il video). "Immaginatemi
bello, dimagrito e molto perbene. Non voglio offendere nessuno" ha
esordito il comico. E poi giù macigni. "Lo psiconano in Giappone ha
collezionato un'altra figura di m... Non mi riconosco più nel popolo
italiano". E i 18 condannati in Parlamento "sono sempre lì: se
Mangano è un eroe, loro sono i supereroi. Berlusconi è il garante di un comitato
d'affari". Secondo attacco a Napolitano: "Io Morfeo non l'ho mai
offeso, lui sonnecchia. Però firma delle cose... Per esempio, un provvedimento
per la banda dei quattro. Ve lo immaginate Pertini che firma una cosa per
rendersi immune dalla giustizia? Io non lo immagino, così come non immagino
Ciampi e Scalfaro. Chi è quest'uomo qua? Quando c'era la gente in piazza a
Chiaiano, lui dov'era? A Capri, a sentire musica con due inquisiti, Bassolino e
la moglie di Mastella". E alla sinistra: "Non c'è nessuna differenza
tra l'indulto e l'ammazza-processi. Le leggi di Prodi sulla giustizia sono
uguali a quelle di Berlusconi". Strali anche contro Veltroni: "'Topo
Gigio' in tre mesi ha fatto cadere il governo Prodi, ha perso Roma e ha
disintegrato i partiti della sinistra. È il più grande alleato dello
psiconano". L'unico 'omaggio' a Napolitano è arrivato - a inizio
manifestazione - dall'"ignoto oratore" (come lui stesso si è
definito) Mattia Stella, che ha letto un messaggio di ringraziamento e solidarietà
al presidente, seguito da un applauso del pubblico. CARFAGNA E IL PAPA -
Pesantissimo l'intervento di Sabina Guzzanti (il video), che ha preso di mira -
oltre che Berlusconi - il ministro Carfagna e persino il Papa. "Tra 20
anni Ratzinger sarà morto e sarà all'inferno, tormentato da diavoloni". E
sulla Carfagna: "Io non sono moralista, non mi interessa la vita sessuale
di Berlusconi, ma non può diventare ministro delle Pari opportunità una persona
che ha fatto prestazioni sessuali al presidente del consiglio", ha detto
citando un'intercettazione a sfondo sessuale "di cui in Italia non si ha
traccia ma che è comparsa sul giornale argentino El Clarin". È stato il
passaggio più applaudito dell'intervento. E il ministro Carfagna ha annunciato
querela. La comica non ha risparmiato il centrosinistra, in particolare il Pd.
"Perché si deve appoggiare la norma sulle intercettazioni? Vogliono rifare
le scalate alle banche perché gli stanno bene i Consorte e i Fiorani che si
mettono in tasca i soldi delle vecchiette". "COME LA P2" - Come
previsto, Antonio Di Pietro ha invece riservato le sue critiche all'operato del
governo: "C'è in atto un comportamento da nuova P2, anzi, proprio P2
perché sono sempre quelli. Se andate a vedere le proposte sono proprio quelle
della P2, che voleva la giustizia asservita allo Stato. Quando c'è un'emergenza
democratica si sta al fronte. Appena le condizioni ce lo permetteranno
attiveremo un grappolo di referendum per cancellare queste leggi". Prima
di salire sul palco aveva pesantemente attaccato il lodo Alfano: "Qualcuno
mi sta processando? Mi faccio una legge che dice che quattro cittadini italiani
una volta che diventano presidente della Repubblica, della Camera o del Senato,
capo del governo, possono ammazzare la moglie, stuprare bambini, o addirittura
corrompere un testimone in un processo e non possono essere processati".
Secondo il leader Idv "i cittadini devono resistere e ribellarsi: tutti i
regimi cominciano in maniera dolce". Piccola nota al Pd: "Noi
rispettiamo chi non è qui ma chiediamo ugualmente rispetto da chi non c'è e non
ha aderito nemmeno idealmente". CAMILLERI E PARDI - Presenti al 'No Cav
Day' diversi esponenti dell'opposizione e personaggi della cultura: Rita
Borsellino ("Chi ci rappresenta deve fare un'opposizione forte, tenace,
vera contro un governo che fa scelte pericolose mettendo in crisi la
democrazia"), Andrea Camilleri (che ha letto cinque poesie: "La sua
morale ha più buchi di un colabrodo, ma viene ricevuto in Vaticano con tutti
gli onori: pecunia non olet" - il video), Ascanio Celestini, Laura Belli,
Moni Ovadia, Beppe Giulietti, Livia Ravera, Fiorella
Mannoia. Dal palco Pancho Pardi (Idv) ha lanciato un appello perché Berlusconi
non diventi presidente della Repubblica: "Chi ha già provato a sfregiare
la Costituzione non potrà diventarne il custode, chi è uscito dai processi di
magistratura solo perché ha fatto delle leggi a proprio favore non può
diventare presidente del Csm, chi si è vantato di spregiare il 25 aprile non
potrà diventare presidente della Repubblica che è nata dalla Resistenza. Ci
aspetta una dura campagna, lunga cinque anni". BANDIERE - Molte le
bandiere di fronte all'ambasciata brasiliana, dove era allestito il palco.
Oltre ai vessilli dell'Italia dei Valori, quelli della Sinistra (ormai extraparlamentare),
di Sinistra Democratica e del Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando. Non
mancava qualche simbolo del Pd. Sul palco un lungo manifesto verticale con
l'articolo 3: "Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti
alla legge". Sull'altro lato del palco un'altra scritta: "La legge è
uguale per tutti". Alcuni manifestanti indossavano cartelli con una
citazione di Umberto Eco: "Quando la maggioranza sostiene di avere sempre
ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia".
Altri mostravano i vari reati che verrebbero 'sospesi' in caso di approvazione
dell'emendamento blocca-processi: "Stupro, sospeso", "Abuso
d'ufficio, sospeso". A ruba le magliette "Fermiamo il caimano"
(guarda). Sui cartelli dei manifestanti è finito anche il ministro per le Pari
opportunità, Mara Carfagna: "Presidente, che cuccagna la Carfagna".
Un uomo portava sulle spalle una copia del giornale Il bolscevico, organo del
partito marxista leninista, in cui è rappresentato Berlusconi affacciato al
balcone di piazza Venezia e vestito come il duce, con scritto "Fermiamo
l'uomo della provvidenza e della terza Repubblica". Alcune t-shirt
riportavano lo slogan "Tutte le dittature nascono in nome del
popolo". stampa |.
( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Commenti L'URLO DEL
POPULISMO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) L'idea che l'Italia di Berlusconi conceda
spazio efficace solo a leadership alternative di natura ugualmente antipolitica
e populista. A guidare l'opposizione, cioè, nel paese in cui politica e
televisione tendono a coincidere, e perfino il gossip diviene strumento di
potere, sarebbero predestinati Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio. I coraggiosi, gli unici che
le cantano chiare, evasi finalmente dalla gabbia del "politically
correct". Delusa ogni speranza di partecipazione democratica alla vita dei
partiti, i cui dirigenti ci credono talmente poco da preferire blindarsi in
fondazioni tecnocratiche, la passione politica dovrebbe giocoforza
trasmutarsi in ghigno furioso per comunicare ? orribile metafora, non a caso in
voga ? con la "pancia" del paese. Se il premier è un attempato
signore espertissimo in soubrettes e attrici esordienti, non sarà una rivolta
di professioniste dello spettacolo lese nella loro dignità a metterlo in
difficoltà, ma piuttosto un altro seduttore che dopo aver frequentato pure lui
i bagaglini televisivi, da bordo del suo trattore, gli scaraventa addosso la
parola magnaccia. Dando la stura a quel che ne seguirà: in fondo, non sono
stati forse Berlusconi e Bossi a introdurre la licenza nel linguaggio
istituzionale? Perché dovremmo essergli da meno? A chi già si era già
allontanato dalla militanza, constatata l'impossibilità di incidere sulle
decisioni politiche, viene offerto il ruolo di mero consumatore di spettacolo:
tra una presentazione di libri, uno show al Palasport e un raduno di piazza, al
massimo potrà improvvisarsi fans, o seguace di un raggruppamento dalla
leadership insostituibile, bisognosa solo di voti e di un plebiscito ogni
tanto. Piazza Navona serve così a capire che anche nell'indignazione più che
giustificata contro le norme "ad personam", gli attacchi alla
magistratura, i tentativi di ricatto esercitati sul Quirinale, al populismo
d'opposizione riesce impossibile manifestare un volto del tutto diverso dal
populismo di governo. Perché nel populismo possono fronteggiarsi leadership
alternative, ma le matrici culturali non si differenziano: dal maschilismo
all'ostilità nei confronti del diverso, dal disprezzo per le istituzioni a una
visione caricaturale dei "poteri forti". Prendiamo l'ultimo mostro
generato dall'intreccio italiano fra televisione e potere, cioè il luogo
fatidico con cui gli oratori di Piazza Navona intrattengono un rapporto di
amore-odio. A partire di lì, la cosiddetta pornopolitica ha definitivamente
imposto come senso comune una visione oltraggiosa dell'universo femminile
diviso in due: le cortigiane pronte a offrirsi come merce; e le consorti mute
per analoga convenienza. Non a caso ciò si è verificato nel paese occidentale
che detiene i record della rappresentanza politica più maschile e della tv più
guardona. C'è da stupirsi se in Piazza Navona gli avversari di Berlusconi hanno
riproposto il suo medesimo stereotipo maschilista? La corrività si manifesta
altrettanto sulle politiche della sicurezza. Come dimenticare che nell'ottobre
2007 fu Beppe Grillo il primo ad aizzare i suoi
seguaci contro "l'invasione dei romeni", sostenendo che in Italia non
c'era posto per loro e che meglio avremmo fatto a respingerli con una
(impossibile) moratoria? Il distinguo culturale nei confronti delle norme discriminatorie
varate dal governo contro gli immigrati e i rom è rimasto così sullo sfondo,
impopolare, troppo poco maneggevole per chi preferisce esibire sintonia con i
gorgoglii della famigerata "pancia". Ben più redditizio gli è parso
additare al popolo l'esistenza di un non meglio precisato partito unico nel
quale combinerebbero affari insieme tutte le altre forze parlamentari, con la
complicità del Quirinale. Deformazione grottesca del sistema, cui peraltro
viene contrapposto un fronte degli onesti che ? guarda caso, come sempre nel
linguaggio antipolitico ? rifugge alle categorie di destra e di sinistra. C'è
da scommettere che anche la più recente invenzione del populismo governativo ?
lotta senza quartiere contro l'odiosa e misteriosa "speculazione" ? diventerà
presto terreno di contesa fra opposti demagoghi. La modesta riedizione 2008 dei
girotondi non si prefigge più un ricambio dei dirigenti della sinistra, come
sei anni fa. Immagina semmai di costruire, con i girotondini professionalizzati
come dirigenti politici, una leadership alternativa a Berlusconi sul suo stesso
terreno, per quando Berlusconi non ci sarà più. E' un disegno velleitario, ma a
preoccuparmi è il suo retropensiero implicito. Quasi che l'arretratezza
strutturale e culturale del paese imponessero una sorta di adeguamento, o di
rassegnazione. Tra il cinico e lo scettico, in troppi hanno smesso di credere
alla possibilità di un antidoto democratico, e si stanno convincendo che
l'Italia sia in grado di ascoltare solo le voci licenziose o infuriate del
populismo.
( da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del La politica ai politici Beppe Sebaste
Segue dalla Prima Come quelle di Marco Travaglio, quando spiegava che ciò che
viene tacciato di "giustizialismo" altro non è che "difesa della
legalità". Poi c'è stato - unico elemento "berlusconiano",
ovvero dettato da ragioni presumo spettacolari, a riprova del contagio
pubblicitario - l'intervento qualunquista e disfattista di Beppe Grillo, che non so dire a che genere appartenga. Poi, ancora, c'è stato
il monologo satirico di Sabina Guzzanti, demonizzato dai giornali di ieri in un
coro unanime citando frasi isolate. I suoi cambiamenti di voce e di intonazione
erano decisamente teatrali, anche senza bisogno che avesse un naso finto.
Era fuori luogo fare satira in Piazza Navona a quella manifestazione? Forse sì.
Ma riconosciamo almeno che si tratti di satira: poesia più invettiva. Parole
che non vogliono persuadere, né tantomeno vendere qualcosa. Triste e
inaccettabile è usare questo "fuori luogo" linguistico come alibi per
condannare la manifestazione. In Italia la gente che si indigna si sente molto sola;
vorrei che chi siede in Parlamento non scoraggiasse i cittadini che si
ritrovano insieme a cercare di restituire pubblicamente alle parole la loro
salute mentale. E poi, c'è qualcosa che in Italia, attualmente, non sia
"fuori luogo"? Se la satira rispecchia i tempi in cui vive, non è il
caso di guardare ciò che prende di mira piuttosto che il dito che lo indica? La
critica della volgarità e della barbarie di chi ci governa si ritorce su chi la
denuncia. La satira si è sporcata le mani. Ma quanto sporche sono le nostre,
che nello spettacolo del governo abbiamo la turpitudine tutti i giorni sotto
gli occhi senza scandalizzarci, e ci scandalizziamo quando qualcuno lo dice con
chiarezza? Sabina Guzzanti ha sempre usato il suo talento per denunciare il
regime in cui viviamo: regime linguistico (quasi una satira autoreferenziale
permanente), ma anche politico, perché dire è fare, e dalle manipolazioni sulle
parole nascono quelle sulle persone e le istituzioni. Piuttosto è inquietante
che in Italia la satira prenda il posto della politica, poiché questa è
latitante. Di fronte al populismo guidato da un pubblicitario di mestiere, il
cui governo sta realizzando una a una tutte le più fascistizzanti chiacchiere
da bar (fino alla riproposta delle leggi razziali), l'opposizione sembra
condividere il linguaggio e l'agenda della destra, rinunciando a dire e vedere
che "il re è nudo". Se i monologhi di Sabina Guizzanti sembrano poco
satirici è perché, in una realtà già deformata dalla volgarità, diventano
descrizioni iperreali di cose e fatti. Oggi il re non è solo nudo, ma la sua
nudità è di un tale squallore che corrode le regole stesse della convivenza
civile. Quale altro Paese ha un premier che non solo fa le corna e racconta
barzellette a sproposito agli altri capi di Stato, ma mima un mitra contro una
giornalista russa, parla al telefono di compravendita di persone, di donne, con
un funzionario della tv pubblica, ecc. ecc. ecc.? Però si discute di come
vietare le intercettazioni e la loro divulgazione, non della moralità e della
legalità del Premier. Satira, in questi anni, è stato paradossalmente
rappresentare la realtà spogliata dalle barocche deformazioni della menzogna.
Ricordo anni fa che a un certo punto del suo spettacolo Sabina Guzzanti citava
Pier Paolo Pasolini. E si capisce che nel suo retroterra stilistico-morale c'è
anche quel gesto di "giustizia poetica" che Pasolini affidò a un
celebre testo degli anni Settanta: "Io so. Io so chi sono i mandanti delle
stragi. Lo so anche se non ho le prove. Lo so perché sono un intellettuale...".
La denuncia senza prove giuridiche è sostenuta da una responsabilità
intellettuale e morale: è questa eresia che oggi, purtroppo, occupa il posto
della politica, preoccupata soprattutto di smorzare e negare i conflitti. Cari
politici di centrosinistra, non sparate sui comici; restituiteli piuttosto al
loro mestiere, cioè fate politica, che è anche e sopratutto moralità, cultura,
senso proprio delle parole, come quando la sinistra era vincente anche senza
essere di governo.
( da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del A furia di guardare il dito Moni Ovadia Segue dalla Prima E
persino la nota biografica inserita nelle cartelle del G8, descrive il nostro
presidente del consiglio come leader dalla reputazione per lo meno
imbarazzante, e l'Italia come una nazione devastata dalla diffusa corruttela.
Eppure il coro delle prefiche pidielline si straccia le vesti per lo scandalo
di piazza Navona. Perché? Perché il caravanserraglio del padrone, ha trovato
un'occasione ghiotta per fare la vittima e i suoi cortigiani per gridare allo
scandalo. Fingono di scandalizzarsi per gli eccessi del linguaggio, proprio
loro che sul vero ed indegno linguaggio dell'eccesso hanno costruito l'identità
di cui menano vanto. Le iperboli di Beppe Grillo e di Sabina Guzzanti, sono lazzi da commedia dell'arte rispetto
ai furori e agli appelli alle armi di leghisti quali un Calderoli
(irresponsabile sobillatore di rivolte che mettono in pericolo i nostri
cittadini in paesi musulmani), di un Bossi, di un Borghezio o di un Gentilini,
nell'esercizio di funzioni istituzionali. Sabina Guzzanti invece, è solo
una straordinaria teatrante animata da una bruciante passione civile cacciata
persecutoriamente dalla televisione di Stato, che dovrebbe essere il santuario
della libertà di pensiero. Com'è corta e ipocrita la memoria di questa destra
da polpettone mal digerito. Non ricordano neppure che da sempre è prerogativa
del teatrante gridare al popolo che "il re è nudo". Ha dovuto
ricordarglielo uno dei loro, Paolo Guzzanti, spezzando una lancia a difesa
della figlia, che il garbato cavalier Berlusconi ha dato del coglione a metà
degli italiani solo per non averlo votato. Guzzanti sì che ha subito
un'aggressione di inaudita volgarità da parte della ministra Carfagna, solo per
essere il padre Sabina. Detto ciò, per restituire evidenza al fatto che la
destra non ha titoli per rivolgere critiche a qualsivoglia volgarità, né tanto
meno per dare lezioni di deontologia del linguaggio, è bene chiarire che il
principale e precipuo scopo del popolo e degli organizzatori di piazza Navona è
stato e rimane quello di lanciare un allarme per la mobilitazione contro lo
scempio che viene fatto del nostro sistema politico e della legalità
costituzionale da parte di forze politiche prone agli interessi del loro leader
carismatico. Personalmente, nel mio breve intervento, mi sono limitato a
considerazioni di natura squisitamente politica, anche se il tono delle mie
parole era accorato ed indignato. Perché sia chiaro, che noi si faccia o meno
il mestiere dell'arte scenica, prima di tutto siamo esseri umani e cittadini
pensanti che partecipano a pieno titolo alla vita sociale e politica del Paese
e sempre più sono sollecitati a farlo soprattutto dalle giovani generazioni. Ma
veniamo al vero punctum dolens della questione: i rapporti fra le opposizioni -
e nella fattispecie fra gli organizzatori di piazza Navona - i cittadini che
hanno risposto alla chiamata, e il Pd. Alcune delle critiche rivolteci con
onestà ed acume, non vanno respinte per partito preso e meritano il massimo
rispetto. Non vi è dubbio che per certi aspetti la manifestazione sia caduta in
una trappola ben tesa, tuttavia non prenderò pelose distanze dagli altri
intervenuti perché non ritengo decoroso questo tipo di puntualizzazione. Per
quanto mi riguarda, non sono salito sul palco contro il Pd e ciò vale
indubbiamente anche per la stragrande maggioranza dei partecipanti. Ho
sostenuto il nuovo partito con la passione e il coinvolgimento che caratterizza
sempre il mio impegno: ero e rimango convinto che l'Italia abbia bisogno di un
grande partito riformista. Proprio per questa ragione, da quel partito, che ha
subito una severa battuta d'arresto alle elezioni, mi aspetto un'opposizione
forte, adamantina, a voce alta. L'insistenza sul dialogo con forze che non
vogliono e non possono dialogare senza entrare in contraddizione con se stesse,
francamente è parso a molti di noi incomprensibile, soprattutto perché proposto
da posizioni di debolezza. Inoltre, mai come in questa circostanza, si è
confermato che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Uno dei pericoli più
insidiosi che corre la politica istituzionale è quello dell'autoreferenzialità,
lo si è inequivocabilmente constatato nell'imperdonabile débacle delle elezioni
romane. Ora, io non pretendo di avere un osservatorio infallibile, ma quando
girando in ogni angolo del Paese sento ininterrottamente le voci impastate di
amarezza e di umiliazione di elettori del Pd che ti guardano con espressione
ferita dicendo: "tanto sono tutti uguali", capisci che devi rialzare
la testa per tentare con tutte le forze di arginare l'irrimediabile.
( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
Alessandro Dal lago
Immaginate un bambino che un bel giorno si vede arrivare in casa un gruppo di
armigeri, accompagnati da qualche signora in divisa bianca e cuffia con una
croce rossa. Questi lo prendono, mentre la signora gli dice magari "quanto
sei carino, ma stai buono eh!", gli passano un tampone sul dito e glielo
premono su un pezzo di carta. E nel frattempo fotografano la sua famiglia e i
vicini di casa, dopo aver chiesto a tutti i documenti. E qualcuno se lo portano
anche via. Come chiamereste questo episodio? Che cosa vi ricorda? E c'è bisogno
di qualche psicologo per capire che si tratta di un'orrida violenza fatta su un
bambino? Nel paese ipocrita in cui si vedono pedofili a tutti gli angoli di
strada, in cui i pluridivorziati tuonano contro il divorzio, in cui tutti
sviolinano sulla famiglia, in cui i nostri frugoletti sono sacri e ci sorridono
dalla tv, con i loro pannoloni asciutti e succhiando l'omogeneizzato che fa
tanto bene... Fascismo, punto e basta. Barbarie, se questa parola abusata non chiamasse
in causa brava gente che non parla come noi. E come chiamereste quelle brave
signore in divisa bianca? Gente la cui missione un tempo era alleviare il
dolore dei feriti, e oggi gestiscono l'ordine nei Cpt e aiutano a schedare i
bambini. Il voto del parlamento europeo che stigmatizza le impronte prese ai
bambini è poco più di un gesto simbolico, e non annulla la squallida decisione
della Commissione europea sull'espulsione dei migranti e sull'internamento fino
a diciotto mesi nei Cpt. Ma se fa infuriare quel giovanotto divenuto
curiosamente ministro degli esteri e quell'altro tizio con baffetti, mosca e
aria ridanciana che dice di occuparsi di ordine pubblico, vuol dire che ha
colpito nel segno. Vuol dire che ha detto, finalmente, quello che tanti di noi
pensano, e che l'opposizione di sua maestà bisbiglia talvolta con cautela,
proprio perché non può farne a meno. Che la storia delle impronte è ignobile e
razzista. Ed eccoci qua, nel
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 164 del
2008-07-11 pagina 0 Di Pietro-Grillo: unica regia, la
stessa strategia di Francesco Maria Del Vigo Uniti sulla piazza girotondina, ma
anche su internet (guarda il video). Dietro i loro blog un'azienda milanese che
si occupa di strategie comunicative. Moretti: "Che flop il No Cav day".
E in tv va in onda il divorzio Pd-Idv. Walter fa qualcosa di riformista. Dì la
tua Milano - Beppe Grillo e Antonio Di Pietro, due
percorsi diversi che finiscono per incrociarsi. Nelle piazze, sui palchi, sotto
le bandiere dell'antiberlusconismo ma anche, e soprattutto, in rete. E non si
parla del partito che fu di Leoluca Orlando, ma della rete delle reti:
internet. Balcone mediatico da cui si affaccia
quotidianamente Beppe
Grillo, vate incontrastato della blogger
generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l'ex pm molisano.
L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era appena iniziato il nuovo
millennio e, se i computer erano sopravvissuti al millenium bug, poco potevano
contro la furia luddista di Grillo che, armato di ascia,
sventrava pc durante i suoi spettacoli. Poi la catarsi. Incontra Gianroberto
Casaleggio, guru delle strategie di comunicazione sul web, e si converte alla
banda larga. Casaleggio, nel
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 164 del
2008-07-11 pagina 5 Il girotondo dei giornali di sinistra: sì, no, anzi sì di
Paolo Bracalini Su piazza Navona Repubblica e Unità "svoltano" tre
volte in due giorni. Il direttore Mauro si fa smentire dai suoi stessi
editorialisti. Il quotidiano di Gramsci fa propaganda, ci ripensa, poi fa
retromarcia, litiga con Europa. Di Pietro-Grillo:
unica regia per il web. Walter fa qualcosa di riformista: dì la tua da Milano
La piazza dell'8 luglio ha ragione, anzi no è incivile, anzi no è giusta. A
forza di girotondi a qualche giornale (e a diversi girotondini) è venuto un
terribile mal di testa. In molti sono passati nello spazio di tre giorni
dall'appoggio trionfale, allo sdegno per la violenza degli attacchi, fino al
ripensamento del ripensamento stesso, in una contorsione da meditazione
trascendentale yoga. I segni più evidenti di schizofrenia acuta sono apparsi
sulle colonne di Repubblica, paurosamente oscillante tra la linea Di Pietro
sulle leggi vergogna e la linea-Veltroni sul dopo piazza Navona. E la crisi di
identità si è manifestata nella persona del suo direttore Ezio Mauro,
sconfessato dai suoi stessi editorialisti, che il giorno dopo l'anti-Cav day si
sono industriati nell'analizzare le cause di quella "parodia di un talk
show deteriore" (Edmondo Berselli), di quel "delirio
pagliaccesco" (Filippo Ceccarelli) avvenuto in piazza Navona. Esegesi
impeccabili se non fosse che Repubblica, fino a 24 ore prima, sponsorizzava la
manifestazione descrivendola come "il primo test dell'opposizione in
piazza", e affidando al vicedirettore D'Avanzo un fondo sul Cavaliere con
un titolo che pareva già uno slogan perfetto per gli striscioni di piazza
Navona: "Le magie dell'Intoccabile". E se non fosse, soprattutto, che
il suo direttore si era nel frattempo espresso in termini inequivocabili sul
valore politico del girotondo anche per il Pd. Cosa aveva detto Mauro a
Repubblica tv, alla vigilia dell'8 luglio? Semplicemente, un piccolo inno al
girotondismo travagliesco: è "una manifestazione non solo opportuna ma
doverosa", il "primo segnale di ripresa della democrazia",
"si capisce benissimo il nostro giornale da che parte sta". Ora non
si capisce più, perché ormai gli tocca far convivere due anime nelle stesse pagine,
che in modo subliminale ieri hanno preso forma in due editoriali affiancati,
diametralmente opposti senza essere un esplicito pro e contro. Nel primo
Giorgio Bocca, adoperando toni da piazza Navona, dopo aver dipinto un'Italia
"da incubo, uno Stato mafioso, fuori legge, senza rispetto della
Costituzione", chiude scendendo in piazza con Di Pietro, Travaglio e
Flores D'Arcais, insomma con quella "manifestazione romana che ha
denunciato la progressione autoritaria" dell'Italia berlusconiana. Una
bella medaglia al merito sul petto dei no-Cav, come se Bocca si fosse perso la
Repubblica del giorno prima. Peccato che nel pezzo a fianco Curzio Maltese dica
l'opposto e tratti i girotondini Beppe Grillo e
Sabina Guzzanti (di cui tra l'altro è stato coautore nell'infelice Raiot) alla
stregua di saltimbanchi che hanno fiutato nell'antipolitica un business per il
proprio tornaconto personale. Uno pari e palla al centro. E che dire dello
psicodramma di Furio Colombo e Antonio Padellaro, incredibili girotondini-antigirotondini?
L'Unità è riuscita nel miracolo di contraddirsi due volte in 48 ore, con
l'aggravante che i protagonisti della giravolta erano in piazza mano nella mano
con gli stessi da cui si dissociano. In sintesi: Colombo e Padellaro hanno
fatto propaganda alla manifestazione fino al giorno stesso, poi Colombo ha
preso le distanze e anche Padellaro ci ha ripensato ("Peccato!"), poi
però ci hanno ripensato ancora e hanno ospitato due commenti di Marco Travaglio
e Lidia Ravera allibiti dall'Unità del giorno prima e dall'idea della
"bella piazza rovinata da Grillo". Quindi?
Dategli del tempo, ci devono riflettere. Non aspettavano altro i cugini di
Europa, l'altro quotidiano del Pd che è amico dell'Unità come il gatto
Silvestro del canarino Titti, per il regolamento di conti finale. "Chiunque
la diriga, è finita la vostra epopea" gli ha sparato lì il direttore
Menichini; "Diffamatore", gli hanno risposto quegli altri. Anche la
Stampa ha affidato a una sua firma la lettura "sociologica" di piazza
Navona, presa però molto sul serio fino al giorno prima. è l'ex spin doctor di
D'Alema, Fabrizio Rondolino, scrittore-autore di reality show per Mediaset, a
raccontare il "carnevale" di una protesta che ha più rapporti con
l'avanspettacolo che non con la politica. Lo spieghi al direttore dell'Unità
Padellaro, che il giorno dopo gli insulti ammoniva: se inviti Grillo avrai Grillo. Profezia
recapitata sfortunatamente con 24 ore di ritardo. Ma tra tutti gli acrobati
farà scuola il giovane veltroniano Mattia Stella, ancora più spericolato di
Mauro, Colombo e Padellaro, e che con un colpo di classe ha risolto tutti i
patemi d'animo degli intellettuali radical: "Ha ragione Berlusconi, certa
gente è da monnezza". Mattia Stella chi? Sì, il giovane presentatore del
girotondo di piazza Navona. è sua la palma del no Cav che sui no Cav è
d'accordo col Cav. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 164 del
2008-07-11 pagina 4 Moretti: che flop il No Cav day E Di Pietro è un
irresponsabile di Francesca Angeli da Roma "Continuiamo così, facciamoci
del male". Se si fosse trovato sotto il palco di piazza Navona durante
l'intervento di Sabina Guzzanti, Michele il protagonista di Bianca avrebbe
reagito così. Con una di quelle battute fulminanti, tenere e malinconiche, che
rappresentano la firma di Nanni Moretti. Purtroppo per il regista il No cav day
celebrato a Roma due sere fa non era un film ma una manifestazione reale che
oltretutto si richiamava a girotondi e movimenti di morettiana ispirazione.
Accostamento che l'autore respinge, confessandosi "avvilito e frastornato"
per la valanga di oscenità riversata in piazza da Beppe Grillo e dalla Guzzanti. "Gli organizzatori sono stati degli
irresponsabili", commenta con amarezza Moretti che si trova a Fiesole per
il premio Maestri del cinema. "Mi dispiace che in questo disastro siano state
coinvolte persone come Rita Borsellino che ha fatto un bel discorso ma quando
si organizzano queste cose bisogna distinguere", prosegue. Un grave
errore dare spazio a Grillo e Guzzanti che con i loro
interventi hanno "oscurato gli obiettivi della manifestazione"
arrivando anche a cancellare la stagione dei movimenti del 2002", che
ovviamente il regista ritiene "altra cosa" rispetto a quanto si è
visto in piazza a Roma martedì scorso. Quanto è accaduto però, ammette Moretti,
finisce per dare ragione proprio a chi aveva letto il fenomeno dei girotondi in
modo caricaturale. "Purtroppo ora quella caricatura è diventata
realtà", riconosce il regista, che individua fra i responsabili prima di
tutto i dirigenti del Partito democratico intempestivi sia nel fare sia nel non
fare. "Mancano i progetti politici, mancano le persone e mi sembra pure
che manchi la generosità - osserva Moretti -. È un periodo piuttosto intenso
per l'autodistruttività del centrosinistra. Alla sinistra del Pd c'è uno spazio
che però non viene riempito da niente e da nessuno". Ma la Guzzanti non si
smuove nonostante l'analisi di Moretti e le critiche pesantissime che le sono
piovute addosso. Dal suo blog annuncia di non avere alcuna intenzione di fare
retromarcia. Anzi, rincara la dose. Dopo aver accusato hacker professionisti di
aver temporaneamente oscurato il sito ringrazia i fan e accusa i mezzi di
informazione di assolvere "alla loro funzione repressiva di fronte a
qualunque forma di dissenso". La Guzzanti poi se la prende con il
presidente della Camera Gianfranco Fini accusandolo "di offenderci da
anni" e promette di continuare a dire "quello che cazzo ci
pare". L'attrice si dice pure onorata da un'eventuale accusa di vilipendio
perché si tratterebbe di un'ulteriore prova del fatto "che siamo governati
da un regime fascista" e assicura che "il turpiloquio può essere
usato in modo nobile ed elegante". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
LA pasquinata di
martedì pomeriggio in Piazza Navona non basterà a smontare un'idea nefasta ma
ricorrente. L'idea che l'Italia di Berlusconi conceda spazio efficace solo a
leadership alternative di natura ugualmente antipolitica e populista. A guidare
l'opposizione, cioè, nel paese in cui politica e televisione tendono a
coincidere, e perfino il gossip diviene strumento di potere, sarebbero predestinati Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio. I coraggiosi, gli unici che
le cantano chiare, evasi finalmente dalla gabbia del "politically correct".
Delusa ogni speranza di partecipazione democratica alla vita dei partiti, i cui
dirigenti ci credono talmente poco da preferire blindarsi in fondazioni
tecnocratiche, la passione politica dovrebbe giocoforza trasmutarsi in
ghigno furioso per comunicare - orribile metafora, non a caso in voga - con la
"pancia" del paese. Se il premier è un attempato signore espertissimo
in soubrettes e attrici esordienti, non sarà una rivolta di professioniste
dello spettacolo lese nella loro dignità a metterlo in difficoltà, ma piuttosto
un altro seduttore che dopo aver frequentato pure lui i bagaglini televisivi,
da bordo del suo trattore, gli scaraventa addosso la parola magnaccia. Dando la
stura a quel che ne seguirà: in fondo, non sono stati forse Berlusconi e Bossi
a introdurre la licenza nel linguaggio istituzionale? Perché dovremmo essergli
da meno? A chi già si era già allontanato dalla militanza, constatata
l'impossibilità di incidere sulle decisioni politiche, viene offerto il ruolo
di mero consumatore di spettacolo: tra una presentazione di libri, uno show al
Palasport e un raduno di piazza, al massimo potrà improvvisarsi fans, o seguace
di un raggruppamento dalla leadership insostituibile, bisognosa solo di voti e
di un plebiscito ogni tanto. Piazza Navona serve così a capire che anche
nell'indignazione più che giustificata contro le norme "ad personam",
gli attacchi alla magistratura, i tentativi di ricatto esercitati sul
Quirinale, al populismo d'opposizione riesce impossibile manifestare un volto del
tutto diverso dal populismo di governo. Perché nel populismo possono
fronteggiarsi leadership alternative, ma le matrici culturali non si
differenziano: dal maschilismo all'ostilità nei confronti del diverso, dal
disprezzo per le istituzioni a una visione caricaturale dei "poteri
forti". Prendiamo l'ultimo mostro generato dall'intreccio italiano fra
televisione e potere, cioè il luogo fatidico con cui gli oratori di Piazza
Navona intrattengono un rapporto di amore-odio. A partire di lì, la cosiddetta
pornopolitica ha definitivamente imposto come senso comune una visione
oltraggiosa dell'universo femminile diviso in due: le cortigiane pronte a
offrirsi come merce; e le consorti mute per analoga convenienza. Non a caso ciò
si è verificato nel paese occidentale che detiene i record della rappresentanza
politica più maschile e della tv più guardona. C'è da stupirsi se in Piazza
Navona gli avversari di Berlusconi hanno riproposto il suo medesimo stereotipo
maschilista? La corrività si manifesta altrettanto sulle politiche della
sicurezza. Come dimenticare che nell'ottobre 2007 fu Beppe
Grillo il primo ad aizzare i suoi seguaci contro "l'invasione dei
romeni", sostenendo che in Italia non c'era posto per loro e che meglio
avremmo fatto a respingerli con una (impossibile) moratoria? Il distinguo
culturale nei confronti delle norme discriminatorie varate dal governo contro
gli immigrati e i rom è rimasto così sullo sfondo, impopolare, troppo poco
maneggevole per chi preferisce esibire sintonia con i gorgoglii della
famigerata "pancia". Ben più redditizio gli è parso additare al
popolo l'esistenza di un non meglio precisato partito unico nel quale
combinerebbero affari insieme tutte le altre forze parlamentari, con la
complicità del Quirinale. Deformazione grottesca del sistema, cui peraltro
viene contrapposto un fronte degli onesti che - guarda caso, come sempre nel
linguaggio antipolitico - rifugge alle categorie di destra e di sinistra. C'è
da scommettere che anche la più recente invenzione del populismo governativo -
lotta senza quartiere contro l'odiosa e misteriosa "speculazione" -
diventerà presto terreno di contesa fra opposti demagoghi. La modesta
riedizione 2008 dei girotondi non si prefigge più un ricambio dei dirigenti
della sinistra, come sei anni fa. Immagina semmai di costruire, con i
girotondini professionalizzati come dirigenti politici, una leadership
alternativa a Berlusconi sul suo stesso terreno, per quando Berlusconi non ci
sarà più. E' un disegno velleitario, ma a preoccuparmi è il suo retropensiero
implicito. Quasi che l'arretratezza strutturale e culturale del paese
imponessero una sorta di adeguamento, o di rassegnazione. Tra il cinico e lo
scettico, in troppi hanno smesso di credere alla possibilità di un antidoto
democratico, e si stanno convincendo che l'Italia sia in grado di ascoltare
solo le voci licenziose o infuriate del populismo. (11 luglio 2008.
( da "Repubblica.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
FIESOLE - C'è una
sola parola secondo Nanni Moretti per sintetizzare quello che è successo in
Piazza Navona: "disastro". Lui che nel
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 164 del
2008-07-11 pagina 0 Di Pietro-Grillo: unica regia,
stessa strategia sul web di Francesco Maria Del Vigo Uniti sulla piazza
girotondina, ma anche su internet (guarda il video). Dietro i loro blog
un'azienda milanese che si occupa di strategie comunicative. Moretti: "Che
flop il No Cav day". E in tv va in onda il divorzio Pd-Idv. Walter fa
qualcosa di riformista. Dì la tua Milano - Beppe Grillo
e Antonio Di Pietro, due percorsi diversi che finiscono per incrociarsi. Nelle
piazze, sui palchi, sotto le bandiere dell'antiberlusconismo ma anche, e
soprattutto, in rete. E non si parla del partito che fu di Leoluca Orlando, ma
della rete delle reti: internet (guarda il video). Balcone
mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate
incontrastato della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a
bazzicare anche l'ex pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era appena iniziato il nuovo
millennio e, se i computer erano sopravvissuti al millenium bug, poco potevano
contro la furia luddista di Grillo che, armato di ascia,
sventrava pc durante i suoi spettacoli. Poi la catarsi. Incontra Gianroberto
Casaleggio, guru delle strategie di comunicazione sul web, e si converte alla
banda larga. Casaleggio, nel
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 164 del
2008-07-11 pagina 5 Il girotondo dei giornali di sinistra: sì, no, anzi sì...
contrordine di Paolo Bracalini Scontri a sinistra. Su piazza Navona Repubblica
e Unità "svoltano" tre volte in due giorni. Il direttore Mauro si fa
smentire dai suoi stessi editorialisti. Il quotidiano di Gramsci litiga con
Europa. Di Pietro-Grillo: unica regia per il web.
Walter fa qualcosa di riformista... ma nel Pd è diarchia: dì la tua Milano - La
piazza dell'8 luglio ha ragione, anzi no è incivile, anzi no è giusta. A forza
di girotondi a qualche giornale (e a diversi girotondini) è venuto un terribile
mal di testa. In molti sono passati nello spazio di tre giorni dall'appoggio
trionfale, allo sdegno per la violenza degli attacchi, fino al ripensamento del
ripensamento stesso, in una contorsione da meditazione trascendentale yoga. I
segni più evidenti di schizofrenia acuta sono apparsi sulle colonne di
Repubblica, paurosamente oscillante tra la linea Di Pietro sulle leggi vergogna
e la linea-Veltroni sul dopo piazza Navona. E la crisi di identità si è
manifestata nella persona del suo direttore Ezio Mauro, sconfessato dai suoi
stessi editorialisti, che il giorno dopo l'anti-Cav day si sono industriati
nell'analizzare le cause di quella "parodia di un talk show
deteriore" (Edmondo Berselli), di quel "delirio pagliaccesco"
(Filippo Ceccarelli) avvenuto in piazza Navona. Esegesi impeccabili se non
fosse che Repubblica, fino a 24 ore prima, sponsorizzava la manifestazione
descrivendola come "il primo test dell'opposizione in piazza", e
affidando al vicedirettore D'Avanzo un fondo sul Cavaliere con un titolo che
pareva già uno slogan perfetto per gli striscioni di piazza Navona: "Le
magie dell'Intoccabile". E se non fosse, soprattutto, che il suo direttore
si era nel frattempo espresso in termini inequivocabili sul valore politico del
girotondo anche per il Pd. Cosa aveva detto Mauro a Repubblica tv, alla vigilia
dell'8 luglio? Semplicemente, un piccolo inno al girotondismo travagliesco: è
"una manifestazione non solo opportuna ma doverosa", il "primo
segnale di ripresa della democrazia", "si capisce benissimo il nostro
giornale da che parte sta". Ora non si capisce più, perché ormai gli tocca
far convivere due anime nelle stesse pagine, che in modo subliminale ieri hanno
preso forma in due editoriali affiancati, diametralmente opposti senza essere un
esplicito pro e contro. Nel primo Giorgio Bocca, adoperando toni da piazza
Navona, dopo aver dipinto un'Italia "da incubo, uno Stato mafioso, fuori
legge, senza rispetto della Costituzione", chiude scendendo in piazza con
Di Pietro, Travaglio e Flores D'Arcais, insomma con quella "manifestazione
romana che ha denunciato la progressione autoritaria" dell'Italia
berlusconiana. Una bella medaglia al merito sul petto dei no-Cav, come se Bocca
si fosse perso la Repubblica del giorno prima. Peccato che nel pezzo a fianco
Curzio Maltese dica l'opposto e tratti i girotondini Beppe Grillo e Sabina Guzzanti (di cui tra l'altro è stato coautore
nell'infelice Raiot) alla stregua di saltimbanchi che hanno fiutato
nell'antipolitica un business per il proprio tornaconto personale. Uno pari e
palla al centro. E che dire dello psicodramma di Furio Colombo e Antonio
Padellaro, incredibili girotondini-antigirotondini? L'Unità è riuscita
nel miracolo di contraddirsi due volte in 48 ore, con l'aggravante che i
protagonisti della giravolta erano in piazza mano nella mano con gli stessi da
cui si dissociano. In sintesi: Colombo e Padellaro hanno fatto propaganda alla
manifestazione fino al giorno stesso, poi Colombo ha preso le distanze e anche
Padellaro ci ha ripensato ("Peccato!"), poi però ci hanno ripensato
ancora e hanno ospitato due commenti di Marco Travaglio e Lidia Ravera allibiti
dall'Unità del giorno prima e dall'idea della "bella piazza rovinata da Grillo". Quindi? Dategli del tempo, ci devono
riflettere. Non aspettavano altro i cugini di Europa, l'altro quotidiano del Pd
che è amico dell'Unità come il gatto Silvestro del canarino Titti, per il
regolamento di conti finale. "Chiunque la diriga, è finita la vostra
epopea" gli ha sparato lì il direttore Menichini; "Diffamatore",
gli hanno risposto quegli altri. Anche la Stampa ha affidato a una sua firma la
lettura "sociologica" di piazza Navona, presa però molto sul serio
fino al giorno prima. è l'ex spin doctor di D'Alema, Fabrizio Rondolino,
scrittore-autore di reality show per Mediaset, a raccontare il
"carnevale" di una protesta che ha più rapporti con l'avanspettacolo
che non con la politica. Lo spieghi al direttore dell'Unità Padellaro, che il
giorno dopo gli insulti ammoniva: se inviti Grillo
avrai Grillo. Profezia recapitata sfortunatamente con
24 ore di ritardo. Ma tra tutti gli acrobati farà scuola il giovane veltroniano
Mattia Stella, ancora più spericolato di Mauro, Colombo e Padellaro, e che con
un colpo di classe ha risolto tutti i patemi d'animo degli intellettuali radical:
"Ha ragione Berlusconi, certa gente è da monnezza". Mattia Stella
chi? Sì, il giovane presentatore del girotondo di piazza Navona. è sua la palma
del no Cav che sui no Cav è d'accordo col Cav. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
"politicamente
esisto perché lui mi ha voluto al Comune di Roma" Dopo piazza Navona
Touadi lascia l'Idv Il deputato passa al Pd e scrive una lettera a Di Pietro:
"Una rottura totale con Veltroni non è sostenibile" ROMA - Piazza
Navona fa le prime "vittime". Jean-Léonard Touadi, presente alla
manifestazione dell'8 luglio, lascia l'Italia dei Valori per aderire al Pd. La
decisione, spiega il deputato, è stata presa perché - spiega - "una
rottura totale con Veltroni non è sostenibile, politicamente esisto perché lui
mi ha voluto al Comune di Roma". Touadi ha messo tutto nero su bianco, in
una lettera indirizzata ad Antonio Di Pietro: "Ho cercato di spiegargli le
ragioni che mi portano a lasciare l'Italia dei Valori e ad aderire al Partito
democratico. Nell'Italia dei Valori sono stato accolto a braccia aperte, senza
alcuna diffidenza, e mi sono state offerte grandissime opportunità di crescita
politica. Di questo sarò sempre grato a Di Pietro, al capogruppo Massimo
Donadi, al mio stimato maestro Leoluca Orlando". Jean-Léonard Touadi alla
manifestazione di piazza Navona (Agf) COERENZA - "Ho dedicato tutto me
stesso, con lealtà ed entusiasmo - prosegue - agli impegni che il partito ha
deciso di affidarmi. Perché sono così stato educato a fare il mio dovere. Sempre,
comunque e ovunque. Credo anche che la politica vada però fatta con coerenza,
in rispetto a ciò di cui siamo intimamente convinti. In questi giorni ho
vissuto una profonda contraddizione tra alcune mie profonde convinzioni e le
posizioni che sta assumendo il partito. Avrei voluto una più netta presa di
distanze dalle parole pronunciate contro il presidente della Repubblica, contro
il Partito Democratico e, da cattolico praticante quale sono, contro il
Papa". Secondo Touadi, "la rottura che si sta profilando tra Idv e Pd
non è affatto un bene per questo Paese e sono fermamente convinto che
l'alleanza con il Partito Democratico sia imprescindibile. Già al momento della
scelta di non confluire in un gruppo parlamentare unico avevo avuto qualche
perplessità. Distinti ma uniti, si disse allora. Con il passare delle settimane
l'affermazione della legittima identità hanno finito per oscurare le ragioni
più volte reiterate dell'unità". "GLI VOGLIO BENE" - "Per
me - fa sapere il deputato dell'Idv - una rottura totale con Veltroni non è
sostenibile. Politicamente esisto perché lui mi ha voluto al Comune di Roma. Lo
stimo, gli voglio bene e, pur non risparmiandogli alcune critiche, considererei
per la mia coerenza sleale, oltre che sbagliato politicamente, fare nei
prossimi mesi campagna contro di lui e il Pd, palesemente o sotto traccia. La
forte impressione che ho riguardo un'ulteriore aggravio della situazione dei
rapporti tra Pd e Idv, mi spinge a fare una scelta. Mi auguro che le
motivazioni che mi spingono a compiere un gesto cosi forte possano essere
comprese e farò di tutto perché il mio rapporto con l'Italia dei Valori possa
continuare ad essere leale e proficuo per il bene del nostro Paese". GRILLO: "SOLO FATTI" - Intanto arriva una
puntualizzazione da uno dei protagonisti di piazza Navona. "Io non ho
offeso nessuno, ho riportato fatti politici ed economici" scrive sul suo
blog Beppe Grillo replicando alle polemiche. "Pertini - scrive - non avrebbe
mai firmato il lodo "SchifoAlfano" (piuttosto si sarebbe fatto
tagliare una mano) e Veltroni ha distrutto l'idea stessa di opposizione.
Non si può dire?". "Le reazioni a piazza Navona - sottolinea il
comico - sono state unanimi. Se avessi attaccato solo Berlusconi sarebbe stato
un trionfo della politica. Ho denunciato quindici anni di inciuci tra Forza
Italia e Ds. Ed è stato il trionfo dell'antipolitica. Non è soltanto Berlusconi
che non vuole farsi processare, è l'intera classe politica che non vuole farsi
processare. Veltroni ha resuscitato lo psiconano, perso le elezioni, distrutto
la sinistra. Ora sta finendo il lavoro. Sta distruggendo anche
l'opposizione". Grillo ha quindi detto di aver
depositato in Cassazione le firme dei referendum per l'abolizione della legge
Gasparri, del finanziamento all'editoria e dell'ordine dei giornalisti. stampa
|.
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 164 del
2008-07-11 pagina 4 Moretti: che flop il No Cav day, e Di Pietro è un
irresponsabile di Francesca Angeli da Roma "Continuiamo così, facciamoci
del male". Se si fosse trovato sotto il palco di piazza Navona durante
l'intervento di Sabina Guzzanti, Michele il protagonista di Bianca avrebbe
reagito così. Con una di quelle battute fulminanti, tenere e malinconiche, che
rappresentano la firma di Nanni Moretti. Purtroppo per il regista il No cav day
celebrato a Roma due sere fa non era un film ma una manifestazione reale che
oltretutto si richiamava a girotondi e movimenti di morettiana ispirazione.
Accostamento che l'autore respinge, confessandosi "avvilito e
frastornato" per la valanga di oscenità riversata in
piazza da Beppe
Grillo e dalla Guzzanti. "Gli
organizzatori sono stati degli irresponsabili", commenta con amarezza
Moretti che si trova a Fiesole per il premio Maestri del cinema. "Mi
dispiace che in questo disastro siano state coinvolte persone come Rita
Borsellino che ha fatto un bel discorso ma quando si organizzano queste cose
bisogna distinguere", prosegue. Un grave errore dare spazio a Grillo e Guzzanti che con i loro interventi hanno
"oscurato gli obiettivi della manifestazione" arrivando anche a
cancellare la stagione dei movimenti del 2002", che ovviamente il regista
ritiene "altra cosa" rispetto a quanto si è visto in piazza a Roma
martedì scorso. Quanto è accaduto però, ammette Moretti, finisce per dare
ragione proprio a chi aveva letto il fenomeno dei girotondi in modo
caricaturale. "Purtroppo ora quella caricatura è diventata realtà",
riconosce il regista, che individua fra i responsabili prima di tutto i
dirigenti del Partito democratico intempestivi sia nel fare sia nel non fare.
"Mancano i progetti politici, mancano le persone e mi sembra pure che
manchi la generosità - osserva Moretti -. è un periodo piuttosto intenso per
l'autodistruttività del centrosinistra. Alla sinistra del Pd c'è uno spazio che
però non viene riempito da niente e da nessuno". Ma la Guzzanti non si
smuove nonostante l'analisi di Moretti e le critiche pesantissime che le sono
piovute addosso. Dal suo blog annuncia di non avere alcuna intenzione di fare
retromarcia. Anzi, rincara la dose. Dopo aver accusato hacker professionisti di
aver temporaneamente oscurato il sito ringrazia i fan e accusa i mezzi di
informazione di assolvere "alla loro funzione repressiva di fronte a
qualunque forma di dissenso". La Guzzanti poi se la prende con il
presidente della Camera Gianfranco Fini accusandolo "di offenderci da
anni" e promette di continuare a dire "quello che cazzo ci
pare". L'attrice si dice pure onorata da un'eventuale accusa di vilipendio
perché si tratterebbe di un'ulteriore prova del fatto "che siamo governati
da un regime fascista" e assicura che "il turpiloquio può essere
usato in modo nobile ed elegante". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Pagina III - Palermo
L'ex governatore a Roma gioca d'anticipo sulla sinistra La svolta di Cuffaro
grande fustigatore del governo Berlusconi Anche Lumia è in commissione Bilancio
ma non c'era quando si è discussa la norma sulla peronospera... Arrivo ogni
mattina alle otto in Parlamento e comincio a studiare le carte. è così che si
fa l'opposizione EMANUELE LAURIA (segue dalla prima di cronaca) Un'altra epoca:
presidente del Consiglio era Giovanni Goria, a Palazzo d'Orleans sedeva Rino
Nicolosi. L'allievo di Mannino, in quei tempi, dichiarava quotidiana battaglia
al monocolore Pci che, al Comune di Raffadali, era rappresentato dal sindaco e
senatore Salvatore Di Benedetto. L'interpellanza, uno degli strumenti
principali con cui le minoranze incalzano il governo. L'ex presidente della
Regione ne ha dovute fronteggiare a centinaia, nei 12 anni in cui ha militato
nella giunta siciliana. Ora che è "esiliato" a Roma e vive la sua seconda
vita di semplice parlamentare (e non di maggioranza), Cuffaro coccola quel suo
primo atto ispettivo con cura. è quasi pronto: l'ha scritto per opporsi al
prelievo del sacchetto biliare degli orsi. L'insospettabile campagna animalista
del ras dell'Udc abituato a districarsi fra proroghe di lsu e appalti milionari
di opere pubbliche. Così gira la ruota della politica. Ma Cuffaro, l'oppositore
lo fa davvero a Roma. E se ne sono accorti anche i deputati siciliani del Pd
che, giovedì pomeriggio, hanno dovuto apprendere da colui che fino a ieri
l'altro era il nemico pubblico numero uno del "no" del governo
all'emendamento che ripristinava i 50 milioni di euro per gli agricoltori
siciliani danneggiati dalla peronospera. "Minchia, e ora che facciamo?",
ha esclamato un autorevole esponente dell'ex Pci dopo aver letto quella
dichiarazione con la quale Cuffaro s'indignava per "la sistematica
demolizione dell'economia siciliana da parte dell'esecutivo nazionale".
Insomma, scavalcati a sinistra da Totò. Mamma mia. Breve conciliabolo e di lì
la decisione del gruppo del Pd di non diramare alcun comunicato sull'argomento.
A quel punto qualsiasi denuncia da parte dei veltroniani sarebbe apparsa come
un gesto di solidarietà al "compagno" Cuffaro: mossa, francamente, un
po' eccessiva. E lui, Totò, si diverte pure. "Alla commissione Bilancio
del Senato è iscritto anche Beppe Lumia. Ma l'altro
giorno, quando si è discussa la norma sulla peronospera, non c'era... ".
Osservazione ingenerosa, forse. In ogni caso il parlamentare termitano simbolo
dell'antimafia ha consegnato subito dopo alla stampa un corposo dossier sugli
"scippi" compiuti ex lege da Berlusconi nei confronti della Sicilia.
Ma, certo, Cuffaro ha un'idea precisa dell'azione dei rappresentanti del Pd in
Parlamento nazionale: "Una parte della minoranza è complice o insipiente,
si autodefinisce ombra e mai termine fu più azzeccato". Pdl e Pd, spiega,
"condividono una cabina di regia che ha posto al centro del dibattito temi
assolutamente irrilevanti come le impronte dei bambini rom. E intanto il Sud
affonda". Se non è il partito unico teorizzato da Beppe Grillo, poco ci manca. Il Cuffaro che non ti aspetti. Si premura di
arrivare per primo sui fatti parlamentari che riguardano la Sicilia, siano essi
la copertura del taglio dell'Ici con i fondi per le infrastrutture siciliane,
la bocciatura della norma sulla peronospera o la cancellazione della norma
istitutiva della Corte dei Conti. Tutti temi sui quali ha anticipato
Lombardo, con i quali il leader dell'Udc siciliana ha litigato furiosamente al
momento della formazione della giunta, e che ora è spesso costretto a
inseguirlo nell'attacco al "governo nordista". "I rapporti umani
fra me e Raffaele - dice Cuffaro - non sono più quelli di prima, e non per
colpa mia. Io non mi sarei mai comportato come lui. Ma l'Udc lo sostiene
lealmente e voglio dargli una mano segnalandogli i soprusi che la Sicilia
subisce. Spero lo capisca". Non è che sia diventato d'un tratto Che
Guevara ("i miei valori di riferimento sono nel centrodestra") e
Cuffaro, per intenderci, tiene a sottolineare che "i rapporti personali
con Berlusconi sono buoni". Ma la sua second life ruota attorno a una
ricetta concreta: "Il mio modo di fare opposizione? Arrivo ogni mattina
alle otto e mezza in Parlamento e leggo le carte. Studio, studio molto. Ma non
ho smesso mica di incontrare amici ed elettori al bar, di buon'ora". Dal
Gran cafè Nobel di Palermo ha trasferito il suo ufficio sui generis al bar del
Pantheon. "Ora incontro più di altri parlamentari nazionali e regionali.
No, non soffro più di tanto. In fondo, il mio tempo da governatore a gennaio
era comunque scaduto, al di là della sentenza di condanna. Ho scelto di seguire
Casini, non potevo restare a Palazzo d'Orleans a fare il giapponese". E
poi, oggi, l'aiuta Tremonti: "Onestamente, non mi viene difficile
contrastare i suoi provvedimenti. Non sa quante volte ci siamo scontrati, anche
quand'ero presidente. Non sopportavo il fatto - conclude Cuffaro - che mi
guardava sempre dall'alto in basso".
( da "Arena, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
OPPOSIZIONE. È
rottura con Di Pietro Veltroni lancia la petizione "Salva l'Italia"
ROMA Dopo Piazza Navona, è tempo di resa dei conti nell'Italia dei valori.
Jean-Léonard Touadi, lascia il partito di Di Pietro per aderire al Pd, perché
"una rottura totale con Veltroni non è sostenibile, politicamente esisto
perché lui mi ha voluto al Comune di Roma". Touadi, originario del Congo
ha chiarito i motivi in una lettera a Di Pietro: "Nell'Idv sono stato
accolto a braccia aperte" ma, "in questi giorni ho vissuto una
contraddizione tra alcune mie convinzioni e le posizioni che sta assumendo il
partito. Avrei voluto una più netta presa di distanze dalle parole pronunciate
contro il presidente della Repubblica, il Pd e, da cattolico praticante quale
sono, contro il Papa". Il capogruppo del Pd alla Camera Soro gli ha dato
il benvenuto definendo l'adesione "un fatto politico importante". Il
segretario del Pd Veltroni ha sottolineato come ci sia "sofferenza
nell'Idv da quando Di Pietro ha scelto di stare con Grillo
invece che nel gruppo unitario con il Pd. Non accetto da Di Pietro lezioni di
etica pubblica e di correttezza. Avevamo detto che avremmo fatto un gruppo
unico in Parlamento e poi ha cambiato idea, ma un impegno preso va
rispettato". Veltroni è tornato ad affrontare la questione all'assemblea
de "iMille", associazione che promuove il rinnovamento del Pd.
"Distinguo fra i partecipanti alla manifestazione e gli attacchi. Rispetto
quella piazza, ma penso che a quella piazza bisogna dire che il modo per
ottenere risultati è un altro", ha affermato Veltroni, "Nei discorsi
che ho sentito a ho visto un grande regalo a Berlusconi, ma a un certo punto
Berlusconi era sparito dagli interventi e gli obiettivi erano Napolitano, io,
il Pd, e il Papa. Prima di accettare lezioni voglio vedere
il curriculum di Beppe
Grillo, sapere cosa ha fatto per le persone
che soffrono quali battaglie civili ha condotto". E da Grillo è arrivata la replica. "Non ho offeso nessuno, ho riportato
fatti politici ed economici", Veltroni, intanto, ha dato il via a Prato
alla petizione nazionale "Salva l'Italia". L'obiettivo è raggiungere
cinque milioni di firme "per dire no a un governo che compromette
istituzioni, salari e pensioni, politiche per la sicurezza e famiglia". La
petizione sarà la base per la manifestazione che il Pd ha in vista in autunno.
( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
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l'edizione del Veltroni: allarme recessione basta con i problemi del premier di
Silvia Gambi / Prato UN LUNGO SPOT: è questa la definizione che dà Walter
Veltroni dei primi mesi del governo Berlusconi, impegnato fino ad oggi solo a
risolvere questioni di interesse del premier. "Si gioca sull'effetto
annuncio, dichiarando cose che si sa bene che non si riusciranno a fare".
È per far tornare i problemi della gente al centro del confronto che è iniziata
ieri da Prato è partita una nuova tappa del viaggio del partito Democratico che
si concluderà il 25 ottobre a Roma con una grande manifestazione. Veltroni ha
infatti apposto la prima firma sulla petizione "Salva l'Italia",
lanciata dal Pd contro l'esecutivo. "La petizione unisce la preoccupazione
per le regole del gioco sottolineando l'emergenza sociale del paese, in
un'Italia in cui da mesi si parla solo dei problemi del presidente del
consiglio noi vogliamo parlare di occupazione, stipendi, delle tasse che
aumentano invece che diminuire: vogliamo parlare dei problemi di cui parlano
gli italiani nelle proprie case". Scalda la piazza tornando sul tema
giustizia - "la trasformazione del decreto legge conferma che avevamo
ragione a dire che questo emendamento avrebbe fatto disastri sul problema della
sicurezza. E, appena approvato il lodo Alfano, è stato cancellato. Non era
fatto per il Paese, ma per una persona sola..." - ma poi l'affondo arriva
sui problemi reali dell'Italia. È lo spettro della recessione che aleggia sul
paese la preoccupazione principale del segretario del Partito Democratico.
"Tutti i dati sulla situazione del paese vanno in quella direzione - ha
aggiunto, sottolineando l'inconcludenza delle iniziative prese fino ad oggi dal
governo -. La pressione fiscale sotto il 40%? È previsto solo nel
( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
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l'edizione del Quer fattaccio brutto de Piazza Navona Moni Ovadia Bertolt
Brecht, in una delle sue opere meno note e meno frequentate, Le storie del
signor Keuner, suggerisce l'idea che, in epoche segnate dalla perdita di senso,
esiste una sola ed acuminata arma di resistenza: l'arte del pensare per portare
il sapere. Il dovere di tornare a questa modalità del pensiero non è solo
privilegio e fardello del pensatore, ma è dovere di chiunque si riconosca come
essere pensante. Questa esigenza si fa lancinante in anni confusi e volgari
come sono quelli in cui ci tocca vivere. Questo assillo mi riprende tutte le
volte che vedo le parole e le polemiche avvitarsi su se stesse e finire con
l'inghiottire, come nel vortice di un tornado, il merito e l'ordine delle cose,
degli eventi e dei significati. Il merito e l'ordine delle cose sono questi:
uomini della società civile come Pancho Pardi, della politica come Furio
Colombo e della cultura come Paolo Flores D'Arcais, convocano una
manifestazione contro lo scempio della legalità costituzionale e contro l'uso
personalistico del potere esecutivo e legislativo da parte dell'attuale
governo. Lo scopo, è quello di richiamare i cittadini a manifestare il loro
dissenso contro la vergogna che si sta consumando e sollecitare l'opposizione
parlamentare ad essere più ferma e netta. Fra i promotori dell'evento politico
c'è anche un partito, l'IdV, il cui leader, molto popolare, Antonio Di Pietro,
fa del tema della manifestazione un cavallo di battaglia che vuole affermare
con forza. Il più grande partito dell'opposizione, il Pd, con il suo leader
Walter Veltroni, si dissocia, anche se fra i promotori della manifestazione c'è
un parlamentare democratico che si è speso con tutta la sua energia per
contrastare l'aggressione pluriennale contro le regole della democrazia, Furio
Colombo, e anche se molti dei partecipanti sono elettori o simpatizzanti di
quel partito. Nel corso di alcuni degli interventi che si susseguono sul
palcoscenico, anche il Pd e Veltroni ricevono critiche, talora dure, per la
natura blanda della loro opposizione e per l'insistenza su un dialogo che
appare impossibile proprio sul piano dell'evidenza concreta e non ideologica.
Dulcis in fundo, gli interventi di due comici, socialmente e politicamente
militanti, Sabina Guzzanti e Beppe Grillo,
"esondano" nelle modalità e nei contenuti suscitando scalpore e
scandalo. All'indomani de "quer fattaccio brutto de piazza Navona"
piovono su tutta la stampa immancabili critiche, molte sinceramente preoccupate
ed argomentate, altre, quelle governative, ipocrite e intrise di amnesie.
Nel "day after tomorrow", molte critiche contro, "esondano"
a loro volta, rischiando di fare di "quer fattaccio brutto de piazza
Navona" il vero problema della nazione e facendo sfuocare sullo sfondo il
vero disastro, ovvero il governo Berlusconi. Il centrosinistra italiano,
specializzato nel masochismo da rissa, vuole di nuovo riattizzare le gazzarre
da cortile che hanno fatto solo il gioco del centro-destra? Non è evidente che
la demolizione di Veltroni e del Pd non porterebbe con sé nessuna
rigenerazione, ma solo nuovi e peggiori disastri e che l'opzione catastrofista
favorirebbe ulteriormente l'avventurismo ed il cinismo senza scrupoli della
destra? E per quanto attiene alla leadership, il Pd non ne ha ancora abbastanza
di raggiri e di umiliazioni per capire che, rebus sic stantibus, con un
elettorato di destra caratterizzato da bassissimi livelli di acculturazione
politica e diffusi sentimenti qualunquisti, non conquisterà neanche le briciole
moderate a meno di non snaturarsi totalmente? Vogliamo fare appelli a non
demonizzare Berlusconi e poi demonizziamo Di Pietro? Oggi Veltroni ha detto
nettamente che il lodo Alfano è legge ad personam, i pidiellini dicono che è
per tutelare i cittadini. Mi si indichi quale è lo spazio per il dialogo. In
campagna elettorale Veltroni ha tuonato con coraggio rivolgendosi direttamente
ai mafiosi intimando loro a non votarlo perché il suo intento inderogabile era
quello di estirpare la malavita organizzata. Dell'Utri prima e Berlusconi poi,
invece, hanno proclamato il mafioso Mangano eroe e santo. Esistono due
posizioni che si trovino più agli antipodi? Non ci sono alternative se si vuole
salvare il paese da questa destra. Gli alleati naturali del Pd stanno alla sua
sinistra e in quel blocco laico e cattolico costituitosi trasversalmente
nell'Italia dei Valori intorno al principio non negoziabile della legalità
democratica. E lo stesso vale per l'IdV e la sinistra, nei confronti del Pd.
Malatempora.
( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del Quello che Nanni non sa Paolo Flores d'Arcais Segue dalla Prima
U na partecipazione di cittadini clamorosa per numero, almeno centomila, con la
piazza stipata modello "sardine" e le vie circostanti piazza Navona colme
di persone che non riuscivano a entrare. Ed emozionante per generosità,
passione politica, indomita volontà di non assuefarsi alle sirene confortevoli
del conformismo e della passività. Alla grande tentazione che sempre minaccia
le democrazia, quella della "servitù volontaria". Molti cittadini
sono venuti da città lontane, perfino dalle isole, sacrificando un giorno di
ferie, spendendo tempo e denaro, pur di non rimandare a quando potrebbe essere
troppo tardi, il loro grido di libertà e di dignità. Poiché mi sono imposto di
evitare polemiche, per rispetto dei centomila cittadini che hanno manifestato a
piazza Navona, registro e accantono acriticamente le affermazioni di Nanni. Ma
visto che, contro la putinizza-zione dell'Italia, sarebbe necessario scendere
in piazza ogni giorno, sono certo che la prossima grande manifestazione
democratica sarà Nanni - generosamente - a organizzarla. Nessuna polemica,
dunque. Qualche riflessione tuttavia si impone, "sine ira et studio".
Quanti sono i mass-media che hanno riferito in modo onesto della
manifestazione? Ce ne sono stati certamente, e non parlo solo dell'Unità, ma
quanti? E stando alla Tv-Unica sembra invece che in quella piazza siano
risuonate solo alcune frasi di due o tre interventi. E tutto il resto? E le
altre tre ore e oltre? E le straordinarie poesie incivili di Camilleri? E le
vere lezioni di democrazia "poetica" di Moni Ovadia e Ascanio
Celestini? E il collegamento di commovente lucidità di Rita Borsellino? Tutti
gli interventi, uno per uno, andrebbero citati, per la ricchezza di spunti che
hanno offerto. E non doveva forse essere il silenzio dei media su tutto questo
il principale motivo di indignazione? Non voglio però evitare di affrontare i
temi che sono stati presi a pretesto per un linciaggio della manifestazione
spesso precostituito in anticipo. Dunque, Beppe Grillo
avrebbe offeso il capo dello Stato. Non ripeterò le argomentazioni sulla
differenza tra offesa e critica, già svolte ieri analiticamente da Marco
Travaglio. Voglio solo ricordare una circostanza di fatto. Una settimana fa il
quotidiano Il Manifesto è uscito con una prima pagina dove campeggiava una foto
enorme di Giorgio Napolitano e, a mo' di unico titolo, una grande e
inequivoca scritta: "L'ammorbidente". È più pesante il
Napolitano-Morfeo evocato da Grillo o il perfido
strale satirico del Manifesto? Eppure nessuno dei media, per fortuna, si è
stracciato le vesti per quella prima pagina assolutamente eloquente. A cosa è
dovuto questo ennesimo "due pesi e due misure"? Detto questo, a me lo
stile e la logica politica di Beppe Grillo non
piacciono. Non ho partecipato ai suo "V-day". Non considero il
"vaffa" una conquista nella storia dell'eloquenza democratica. Ma
abbiamo accettato, tutti noi promotori, che portasse in diretta il suo saluto
alla manifestazione. Che Grillo porti un saluto alla Grillo mi sembra una tautologia, era del tutto immaginabile.
Rispetto al suo standard di "vaffa" si è anzi contenuto, basta
visitare il suo blog quotidiano per rendersene conto. Fargli portare il saluto
è stato un erro-re, una concessione allo show-business, come scrive Curzio
Maltese su Repubblica? È possibile, come tutte le cose controverse. Se non lo
volevamo, però, dovevamo deciderlo prima e non invitarlo. Quanto alla satira di
Sabina Guzzanti, il suo stile attuale appartiene ad un genere
"cattivissimo" che negli Usa (e non solo) ha pieno riconoscimento di
legittimità, grandissimo spazio e milioni di spettatori, e nessuna
"unanime indignazione". Durante la recente visita di Ratzinger negli Stati
Uniti, oltretutto, si sono dette e scritte - in quella democrazia da tutti
ipocritamente proclamata a modello - contro il Romano Pontefice cose
infinitamente più pesanti della "condanna all'inferno" pronunciata da
Sabina. Ma di quegli attacchi, il regime di Tg-Unico nulla ha mai fatto sapere
ai telespettatori italiani. Del resto, chi dissente in genere fischia, lo hanno
fatto perfino i commercianti con Berlusconi. A piazza Navona fischi non ce ne
sono stati. Resta però, cosa di cui si preferisce non parlare ma di cui è doveroso
parlare - col nostro linguaggio e il nostro stile - il problema della firma del
Presidente della Repubblica al lodo-Alfano. Io voglio attenermi allo stile
inderogabile della logica. E allora: cento costituzionalisti, a partire da
numerosi presidenti emeriti della suprema corte, hanno alcuni giorni fa stilato
un appello che dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio come il lodo-Alfano
sia anticostituzionale. Di più: nello stesso appello hanno dimostrato analoga
anticostituzionalità della norma cosiddetta blocca-processi. Tale appello è
stato controfirmato sul sito web di Repubblica, al momento in cui scrivo, da
oltre 136 mila cittadini. Saranno molti di più quando leggerete questo
articolo. Ora, delle due l'una. Posto che il Capo dello Stato è, secondo una
definizione da tutti ripetuta, il "custode della Costituzione", o
hanno ragione i cento costituzionalisti (la stragrande maggioranza della
comunità degli studiosi della disciplina) e allora il presidente Napolitano non
deve firmare le due leggi anticostituzionali in questione. Oppure non è
censurabile che le firmi, anzi il suo è un atto dovuto, e allora hanno torto
marcio quasi tutti i costituzionalisti italiani, e poiché tra loro ci sono
numerosi ex-presidenti della Consulta, vorrebbe dire che la più alta corte
della Repubblica è stata per anni in mano ad incompetenti. La logica non lascia
scampo. Si scelga il corno dell'alternativa che si preferisce, ma non possono
essere entrambi veri. Personalmente, gli argomenti dei cento costituzionalisti
mi hanno convinto al centouno per cento.
( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
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l'edizione del DAL BLOG Grillo contrattacca: contro di
me i cani da guardia di Veltroni "Le reazioni a Piazza Navona sono state
unanimi. Se avessi attaccato solo Berlusconi sarebbe stato un trionfo della
politica. Ho denunciato 15 anni di inciuci tra Forza Italia e DS, ed è stato il
trionfo dell'antipolitica". Beppe Grillo contrattacca dal suo
blog e replica alle critiche piovutegli addosso dopo il "No Cav. day"
dicendo che "non è soltanto Berlusconi, è l'intera classe politica che non
vuole farsi processare". Il comico difende anche Di Pietro. "Veltroni
intima a Di Pietro di ritornare nel "recinto intellettuale e
riformista", di sconfessare la piazza. Nel recinto ci sono tutti i
sodali di Veltroni. Scalfari, Moretti, Maltese, Lerner. I suoi cani da guardia.
Un suo cenno e loro abbaiano. Il popolo, la piazza, non possono capirli. Se la
piazza applaude Travaglio o Grillo è un
"disastro"", afferma.
( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
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l'edizione del Le girotondine della prima ora "Ha ragione Nanni, che
amarezza" di Maristella Iervasi / Roma "Ha ragione Nanni". Le
co-fondatrici dei Girotondi di Roma c'erano alla manifestazione di Piazza
Navona contro le leggi canaglia. Marina Astrologo, traduttrice, e Silvia
Bonucci di professione interprete, non si sono incontrate ma la loro posizione
sull'evento è identica: "Siamo d'accordo parola per parola con Nanni Moretti",
spiegano al telefono. Come si ricorda, il regista e attore dello slogan:
"Dì qualcosa di sinistra", si è detto avvilito da quello che è
successo martedì scorso a due passi dal Senato e ha definito gli organizzatori
degli "irresponsabili". Non c'era invece Daria Colombo, moglie di
Roberto Vecchioni e girotondina della prima ora: "Non ero d'accordo con la
manifestazione e non ci sono andata. Ma non perchè all'improvviso non mi piace
più la piazza... Gli aderenti al Piddì si attengono alla linea del segretario -
precisa -. Ovviamente ad ottobre sarò in piazza al fianco di Veltroni".
"Le perplessità su certi partecipanti si sono avverate. Che amarezza!
Discorsi bellissimi, come quelli di Rita Borsellino e Pardi, vanificati
dell'egomania di due persone, che se ne fregano della causa", commenta
Silvia Bonucci. Non fa i nomi di Beppe Grillo e
Sabina Guzzanti, ma il riferimento è chiarissimo: "Se fai una
manifestazione politica non fai avanspettacolo - sottolinea -. I girotondi non
sono mai stati populisti. Noi abbiamo sempre parlato alla testa delle persone
non alla pancia". Sulla stessa lunghezza d'onda Marina Astrologo:
"Sono andata via da Piazza Navona un po' prima della fine perchè ero
stanca di stare in piedi. Fermo restando che ciascuno ha diritto di dire le proprie
opinioni, Guzzanti era fuori tema e qui mi fermo. Si è impadronita del
microfono, non si sapeva che cosa volesse, era incavolata con il mondo e con la
vita. Della sua partecipazione qualificata se ne poteva fare a meno". Il
grillante poi, ha fatto infuriare entrambe le girotondine. "Dissento
dall'invito a Grillo, dissento da sempre - sottolinea
Astrologo -. È immutabile a sè, identico: non l'appezzavo e non
l'apprezzo". E muove una critica agli organizzatori: "Erano troppi
gli oratori e trovo disdicevole che uno non vada in piazza di persona. Capisco
la Borsellino, che era caduta e non poteva arrivare, ma Grillo...
non si fa il collegamento in diretta come se fosse il capo delle Nazione Unite.
E la sua impostazione... è qualunquismo, non mi piace. Non sono tutti uguali:
se le elezioni non le avesse vinte Berlusconi...". Anche Bonnucci insiste
su Grillo: "Non andava invitato, ma non per
motivi di censura. Grillo lavora per sè, non si
proietta nelle conseguenze di quello che dice. Che peccato! All'inizio era una
bella manifestazione, una piazza indignata che voleva incidere. Una piazza
contro Berlusconi. Ed invece cos'è diventata? Mi trovo d'accordo parola con
parola con Moretti - precisa la girotondina -. Non so se gli organizzatori
hanno peccato di ingenuità o di stupidità, spero nella prima...Se fai una
manifestazione politica non fai avanspettacolo che non puoi controllare. È come
D'Alema che fa il risotto da Vespa.... Se sei invitato a tema, per
quell'argomento, è abuso di potere, violenza, prepotenza, appropriarsi della
causa collettiva per tornaconto personale. Se Veltroni avesse avuto il coraggio
di fare una manifestazione seria - conclude - sarebbe stato meglio". E
sembra risponderle a distanza Astrologo: "Ha indetto a luglio una
manifestazione per ottobre: una cambiale a babbo morto".
( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 165 del
2008-07-12 pagina 6 Di Pietro perde pezzi e Veltroni lo incalza: "Da lui
niente lezioni" di Francesca Angeli da Roma O me o Tonino: scegli. Deve
avergli detto il leader del Partito Democratico. Touadi sceglie Walter,
ovviamente, e passa nel gruppo del Partito democratico. Impossibile per lui
restare con Antonio Di Pietro mentre il suo mentore politico, Veltroni appunto,
consuma una rottura definitiva con il leader dell'Italia dei Valori. "Da
Di Pietro non prendo lezioni di etica o di correttezza. - avverte Veltroni -
Avevamo detto che avremmo fatto un gruppo unico e poi ha cambiato idea. Ma un
impegno preso va sempre rispettato". Oltretutto, rincara Veltroni, gli attacchi pesantissimi lanciati dal palco da Beppe Grillo e Sabina Guzzanti contro Giorgio Napolitano, il Papa e lo stesso
Veltroni sono stati "un grande regalo a Silvio Berlusconi". Il No cav
day dunque continua a mietere vittime. Non cadono però quelli che avrebbero
dovuto essere i bersagli della manifestazione promossa in piazza Navona dall'ex
magistrato ma chi fino al giorno prima l'aveva sostenuta. E l'Italia dei
Valori si sta trasformando nell'Italia dei dolori... di pancia. Qualcuno li
sopporta e stringe i denti. Altri no. Come Jean-Leonard Touadi, impegnato da
anni sul fronte dell'integrazione. Il politico, nato in Congo 49 anni fa, ex
assessore alla sicurezza nella giunta romana del sindaco Veltroni, docente
universitario, uomo affabile e sempre molto contenuto nei toni non se la sente
più di condividere le scelte estreme dell'Idv. Il primo deputato di colore
della Repubblica italiana infatti spiega che avrebbe voluto "una più netta
presa di distanze dalle parole pronunciate contro il presidente della
Repubblica contro il Partito democratico e, da cattolico praticante quale sono,
contro il Papa". Insomma le oscenità urlate dal palco da Sabina Guzzanti
gli hanno dato fastidio ma la cosa peggiore è che Di Pietro non si è affrettato
a condannarle. Poi la netta presa di posizione da parte di Veltroni ha messo
Touadi di fronte ad un muro sia per i suoi rapporti personali con l'ex sindaco
di Roma sia per una questione di scelte politiche. Così Touadi ha preso carta e
penna ed ha scritto la sua lettera di addio a Di Pietro ed all'Italia dei
Valori. "In questi giorni ho vissuto una profonda contraddizione tra
alcune mie profonde convinzioni e le posizioni che sta assumendo il
partito" spiega Touadi, precisando che di fronte agli attacchi lanciati
dal palco contro Napolitano, Benedetto XVI e lo stesso Veltroni si sarebbe
invece aspettato "una più netta presa di distanza" da parte di Di
Pietro. Anche dal punto di vista politico generale Touadi ritiene che "la
rottura che si sta profilando tra Idv e Pd" non sia "un bene per
questo Paese" e si dice pure "convinto che l'alleanza con il Partito
Democratico sia imprescindibile", ricordando che "al momento della
scelta di non confluire in un gruppo parlamentare unico avevo avuto qualche
perplessità". Insomma il progressivo allontanamento e la volontà di
differenziarsi dal Pd da parte di Di Pietro hanno messo pesantemente in
imbarazzo Touadi. "Per me una rottura totale con Veltroni non è
sostenibile: politicamente esisto perchè lui mi ha voluto al Comune di
Roma", ricorda. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-07-12 - pag: 12 autore: Brunetta a
Washington Mi ha lasciato alquanto sorpresa la gaffe commessa dallo staff della
Casa Bianca all'ultimo G-8, nei riguardi del nostro presidente del Consiglio.
D'accordo, dopo sono arrivate le scusa: ma non potevano porre un po' più di
attenzione nel preparare il profilo di Silvio Berlusconi? Dove va a finire
l'onore del nostro Paese? Paola Merini e-mail M a no, lasci perdere, non sia
permaloso. L'onore dell'Italia:che c'entra.Ed era banale anche il riassunto a
proposito di Berlusconi. Il fatto di essere padrone di tv spiega solo in
piccola parte il suo rilievo politico. La squadra di Bush ha lavorato male, da
infingarda. hanno copiato da qualche parte, su internet, come studenti
svogliati. Ci sono fannulloni anche a Washington. Prestiamogli Brunetta. -
L'impresa e il sociale Sono un imprenditore: ho letto sul Sole 24 Ore del 9
luglio l'articolo "L'impresa è più sociale se fa bene la sua parte".
Sono rimasto impressionato, e sono in profondo disaccordo con le tesi
sostenute. Come si può ancora pensare che le imprese debbano solo concentrarsi
nel produrre profitti e non essere “disturbate” da responsabilità socialie
ambientali che non competono loro? Credevo che queste teorie ultraliberiste
fossero state ampiamente superate. Giorgio De Nardi e-mail Senza valori...
L'Italia dei Valori per me è solo una favola. La ricerca
dei Valori è stata un miraggio con Sabina Guzzanti e Beppe Grillo a
Roma il giorno 8 luglio. Hanno reso deplorevole e stomachevole offesa alla
dignità dei partecipanti oltre che del Capo dello Stato e del Papa.
Libertinaggio sguaiato. Hanno smorzato ogni anelito per rifondare i Valori.
Meglio dimenticare. Tommaso Marcantonio Potenza ...e senza pudori
"Lodo"non è,a differenza del famoso lodo De Gasperi, intendendosi per
lodo qualcosa che unisce,mentre questa cosa divide, eccome.Alfano?No,casomai
Schifani,dato che il testoè praticamente identico a quello inutilmente bocciato
nel 2004 dalla Corte costituzionale.Ricordo che qualche anno
fa,all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Torino,un magistrato davvero
frustrato per le continue riforme in ambito penale con l'unico fine di impedire
di processare il presidente del Consiglio,giunse ad affermare che sarebbe stato
meglio introdurre una norma che chiaramente dichiarasse immune Berlusconi. Che
farà il Presidente Napolitano? Si è tanto criticato Grillo
per la sua esternazione un po' sguaiataa Piazza Navona.Ma obiettivamente
Pertini ben difficilmente avrebbe firmato una tale legge che riguarda
unicamente singole persone. Antonio Caputo e-mail Diritto alla vita Può un
Tribunale civile autorizzare un genitore o un tutore a uccidere un'innocente
prole incapace d'intendere e di volere? Secondo me, assolutamente no. Lettera firmata
Lontani dal popolo Grazie a tutti i professoroni che ci tranquillizzano sul
fatto che questo stato di cose è inevitabile, mentre incassano stipendi d'oro
dai rispettivi Governi, dall'Unione Europea e dalle loro università. Cosa
vogliamo di più? Stefano Ferrari e-mail.
( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 165 del
2008-07-12 pagina 1 Così il Pd è andato in fumo di Peppino Caldarola Se vi
piacciono i giochi di guerra, dal Risiko al Game-Boy dei ragazzini, venite con
me e vi farò vedere gli eserciti in battaglia della sinistra. Se non vi
piacciono, seguitemi nella Torre di Babele della sinistra, vi tradurrò i
linguaggi e i gesti. Vi girerà la testa, ma tenetevi forte, vi porterò al
centro del sisma in pochi minuti. A sinistra nulla è come lo abbiamo
conosciuto, nulla è rimasto integro, nella sinistra più radicale fino a quella
più moderata. La nuova vittoria di Berlusconi ha fatto deflagrare un mondo che
si era unito solo perché c'era lui. Il Vaffa di Grillo
a piazza Navona, con il coro di Guzzanti, Travaglio e Di Pietro, ha dato il
segnale del redde rationem. Come ogni mappa che si rispetti partiremo dal bordo
più lontano per raggiungere il centro della pergamena. L'area più di sinistra
della sinistra si è divisa quando c'era Prodi. Lo scontro fra Francesco Caruso
e Casarini, con tanto di torta in faccia, e le liti fra i No-Tav, dicono quanto
lo spirito di scissione sia penetrato anche là dove non è mai arrivato il
pensiero. Poco più in là, la Sinistra Arcobaleno è tutto un fumare di macerie.
C'è Oliviero Diliberto che vuole ricostruire il comunismo e ha sentito
l'impellente bisogno di farlo partecipando alla manifestazione di Di Pietro. Il
radicalismo di Oliviero non è bastato a Marco Rizzo, il pelato onnipresente in
tv, che vorrebbe un partito più comunista di quanto si sia mai dato vedere. Ma Grillo è intervenuto anche su questa molecola separando la senatrice
Palermi da Oliviero e da Marco. Così da un partito mignon, che intanto piange
la fuga dello storico Tranfaglia, nasceranno una serie di sette
clandestinissime. Rifondazione ha preso dal voto il colpo storico. Fuori dal
Parlamento i rifondaroli scoprono che non possono più stare assieme. L'ex
ministro Ferrero, rigido valdese, non vuole avere nulla a che fare con
Bertinotti che intanto incorona Nichi Vendola per salvare se stesso e l'ex
segretario Franco Giordano. I congressi di Rifondazione si svolgono fra risse,
contumelie e annullamenti. Forse si finirà in tribunale, sicuramente da una
Rifondazione sola, fra qualche giorno, ne avremo almeno due. La débâcle del
micro-partito di Mussi ha partorito una nuova leadership, Claudio Fava,
deputato europeo, sulla carta più vicino a Veltroni, ma
l'impatto con la piazza di Beppe Grillo sospinge anche questo
raggruppamento verso l'annichilimento totale. I Verdi si sforzano di far
dimenticare Pecoraro Scanio e la "monnezza" napoletana. Anche qui ci
si spacca come una mela con un gruppo più disinvolto capeggiato da Paolo Cento
e i verdi-verdi di Grazia Francescato. Un po' più a destra troviamo i
socialisti del nuovo Ps, che dimenticato nell'anticamera di una palestra Enrico
Boselli, cercano la strada più facile per entrare in quel Pd veltroniano da cui
molti scappano. Sul fronte opposto c'è la galassia dipietrista, l'unica destra
che è riuscita a sequestrare la sinistra dopo il fascismo. Di Pietro è un mondo
a sé. Attorno a lui si sono aggregati quello che restava dei vecchi girotondi,
i ds dissidenti, i giornali che vivono e prosperano sulla guerra civile
italiana, da Repubblica all'Unità. Berlusconi ha dato da vivere anche a loro,
ai loro libri e dvd. Sembrava un mondo compatto in grado di partire all'assalto
della sinistra riformista, invece il Risiko nostrano ha sfrantumato anche
questa fragile aggregazione. Da un lato Travaglio, Di Pietro, la Guzzanti,
dall'altra il fondatore Nanni Moretti, in compagnia di due girotondini pentiti,
Furio Colombo ed Ezio Mauro. Quest'ultimo nome segnala, nella guerra civile
generalizzata, una specifica battaglia che si combatte nel giornalismo di
sinistra. La rutelliana Europa, diretta da Stefano Menichini, si contrappone
all'Unità di Antonio Padellaro in procinto di lasciare la direzione all'ex
inviata di Repubblica Concita De Gregorio. Europa attacca l'Unità che risponde
invelenita, mentre Ezio Mauro chiede a Gad Lerner e Edmondo Berselli di
staccare il giornale del principe Caracciolo e di De Benedetti da un mondo
girotondino che il direttore di Repubblica aveva convocato in piazza irritando
i lettori riformisti. Al centro della mappa c'è l'isola del Tesoro, cioè il Pd,
con il suo 32% di voti che i duellanti che combattono in periferia vorrebbero
conquistare e che gli indigeni si preparano a devastare con la più cruenta
guerra civile. Nel Pd ho contato, come ha riferito Paola Setti in un divertente
articolo pubblicato dal Giornale, almeno 17 correnti. La fusione fredda fra due
partiti, Ds e Margherita, ha prodotto quasi venti partitini l'uno all'assalto
dell'altro. Non è necessario elencare tutti gli eserciti in lotta né i nomi dei
signori della guerra. Al centro della disputa c'è la leadership di Veltroni. Il
segretario del Pd è forse il primo leader italiano che, nel giro di dieci mesi,
ha rovesciato completamente la propria linea politica. Era per la fine
dell'antiberlusconismo e ha ripreso la lotta senza quartiere al Cavaliere, era
per l'alleanza con Di Pietro e ora la revoca, era contro l'assemblaggio con i
partiti minori e fa accattonaggio con Vendola, Nencini e Claudio Fava, per
tacere di Casini. Era per il sistema elettorale spagnolo e accetterà quello
tedesco. Questo tipo di guerra esalta la figura di Massimo D'Alema che con la
sua ReD (Riformisti e Democratici) ha creato un partito nel partito esattamente
come ha fatto Rutelli con la sua associazione Glocus. La posta in gioco è la
guida del Pd. La domanda vera è se il Pd esisterà dopo le elezioni europee. Le
Grandi Guerre finiscono dopo decenni con accordi di ferro. Accadrà lo stesso
alla guerra civile nella sinistra? Può darsi che Veltroni ce la faccia, può
darsi che D'Alema riprenda il potere, può accadere che Rutelli se ne vada con
Casini, ci sarà un leader che darà una patria comune a tutti i cespugli della
sinistra radicale. Sembra di essere di fronte alla sinistra francese prima di
Mitterrand, tutti contro tutti. Ma c'è un Mitterrand italiano? Se vi viene un
nome fatemelo sapere. Al momento, dopo la guerra c'è solo la guerra. La vostra
guida si arrende di fronte al campo di battaglia devastato. Peppino Caldarola ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
Tagliente su Tonino:
"Da lui non posso accettare lezioni di etica" [FIRMA]ANTONELLA
RAMPINO ROMA Certo, il gelo con Antonio Di Pietro si taglia ancora col
coltello: la massima soddisfazione di Veltroni, il suo personale "l'avevo
detto, io..." è non aver portato il Pd in quell'8 luglio di sfogatoio
girotondino in piazza Navona. Da allora, i due non si parlano. E chissà quanti
giorni dovran passare prima che tornino a farlo, nonostante fosse chiaro sin
dall'inizio della legislatura, da quell'incontro di Veltroni col leader
dell'Idv all'indomani della non prevista decisione di far gruppo parlamentare a
parte. "Il nostro modo di fare opposizione sarà diverso dal vostro, e
questo Walter è un bene per l'Idv, ma forse anche per il Pd", aveva
pronosticato Di Pietro, e il segretario l'aveva presa assai male. Ieri,
Veltroni s'è tolta la soddisfazione di far rientrare all'ovile una sua
pecorella smarrita, quel Jean Leonard Touadì, primo e unico deputato di colore
nella storia della Repubblica, che di Veltroni era stato assessore, e che s'era
però presentato in lista con Di Pietro. Adesso, Touadì passa al Pd: "Era
rimasto male già quando, dopo le elezioni, l'Idv aveva deciso di fare gruppo a
sé", dice Veltroni rendendo pubblicamente propria quella delusione. E,
uscito dall'assemblea dei Mille (una sua creatura anche quella, un
ressemblement di giovani potenziali leader, tra i quali proprio il conduttore
del palco di piazza Navona), non si è risparmiato. "Da
Di Pietro non accetto lezioni di etica", ha detto accomunandolo per giunta
a Beppe Grillo, consapevole che l'Idv insegue proprio l'elettorato
"grillino". In piazza, per carità, "c'erano persone
perbene", ma sul palco... "Sul palco c'era gente che attaccando
Napolitano ha fatto un bel regalo a Berlusconi", è stato l'affondo finale.
E tuttavia Veltroni con Di Pietro non rompe. Lancia messaggi che sono porte
socchiuse, a condizione di redimersi. Tanto che il Pd, "per lealtà",
continua a sostenere la candidatura di Orlando alla Vigilanza Rai, pur tenendo
come carte di riserva Melandri o Latorre. E i veltroniani, a cominciare da
Giorgio Tonini, ripetono come un mantra "Di Pietro cambi i toni o il Pd va
avanti da solo". Un modo anche per ribadire la centralità del segretario
nello scegliere le alleanze (eventuali), nel momento in cui D'Alema chiama a
raccolta (per lunedì e martedì) tutto l'establishment del Pd, oltre a
Cicchitto, Tabacci, Calderoli, sul sistema tedesco. Una iniziativa con la quale
D'Alema si ripropone politicamente al centro della tessitura delle alleanze,
visto che il tedesco è il preferito dell'Udc e di quel che sarà della sinistra
a cominciare da Rifondazione, mentre come è noto il veltroniano Vassallum era
piuttosto un tedesco in salsa (molto) spagnola. Veltroni, al convegnone di
Astrid e ItalianiEuropei ci sarà. Perché sul fronte interno come su quello
esterno il metodo-Walter è una sorta di "wait and see", una
riformulazione del bettiniano e romanissimo "tener botta". Tanto che
non ha destato particolare preoccupazione che Rutelli pungoli a "non farsi
dettare l'agenda da Berlusconi". L'ex sindaco di Roma, non a caso oggetto
di qualche punzecchiatura da Bettini, è uno che "torna a proporre le cose
che ha sempre detto, i coraggiosi, l'alleanza con l'Udc...", si ragiona
nell'ex loft. Cose non nuove, e soprattutto non "pericolose iniziative
correntizie". Perché secondo il ragionare di Walter, "in prospettiva
siamo aperti a tutte le convergenze, Di Pietro come l'Udc, purché condividano i
nostri progetti e il nostro profilo: questa è la fase nella quale si lavora per
includere e non per escludere". Le alleanze, poi, le si definisce solo
sotto date elettorali. Le prime in agenda sono per il 2009. E non a caso il
nuovo tesseramento prevede l'iscrizione con scadenza nel 2009: è quella data la
prima utile per una verifica. Anche sulle alleanze, oltre che sulla leadership.
( da "Stampaweb, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
RIMINI Dal gelo al
divorzio il passo oggi sembra proprio breve. Storia di un'alleanza, quella tra
il Pd e l'Idv, mai giunta alla fusione e sempre rimasta in bilico. E forse,
ora, destinata a scoppiare. C'è il caso Touadì, il deputato indipendente che ha
lasciato l'Italia dei valori per il Pd; c'è il sospetto di manovre di erosione
del Pd contro l'Idv; c'è la candidatura sempre più debole del portavoce
nazionale del partito Leoluca Orlando alla presidenza della Vigilanza Rai e poi
c'è Tonino che irrompe: "Continueremo a fare una, cento, mille
piazze". Altro che "rapporti tesi con gli alleati", mai come
oggi Pd e Idv sono stati ai ferri corti. Il gelo vero dura da qualche giorno e
pare che Veltroni e Di Pietro non si parlino direttamente dal giorno della
manifestazione di piazza Navona. Dopo il 'No Cav day' Veltroni ha lanciato il
suo aut aut a Di Pietro o con noi o con la piazza e Di Pietro ha risposto: con
la piazza. Poco valgono le distanze prese dalle parole di Beppe Grillo contro il capo dello Stato e di Sabina Guzzanti contro il Papa.
Di Pietro non si muove di un millimetro dalla sua posizione che anche oggi
difende e spiega di non essersi "pentito" rivendicando, in apertura
del Forum dei giovani del partito a Bellaria, "di stare sempre con Davide
e mai con Golia, con la piazza e non con il potere: per questo
continueremo a fare una, cento, mille piazze". Proprio la manifestazione
di Bellaria era stata organizzata, tra gli altri da Jean Leonard Touadì, che ha
lasciato il partito di Di Pietro per tornare al Pd, ed è per la sua assenza che
tocca all'ex Pm aprire i lavori dell'incontro. Parole di stima nei confronti di
Touadì, al quale Di Pietro dice di essere legato da "un rapporto
fraterno" ma strali contro il Pd. Il primo: "Continuo a ricevere
centinaia di mail - dice Di Pietro - nelle quali molti elettori mi scrivono ho
votato Pd, ma la prossima volta...". Il secondo, ancora più appuntito
sulle alleanze di nuovo conio di cui parla Francesco Rutelli e su una possibile
vicinanza all'Udc: "Adesso stanno facendo i conti, l'Udc invece
dell'Idv... voglio proprio vedere la Finocchiaro quando in Sicilia andrà a fare
campagna elettorale con Cuffaro". In realtà da più parti, nelle file del
partito, si pone l'accento sul rischio di una manovra di erosione orchestrata
dal Pd nei confronti dell'Idv. Solo giochi della politica? qualcuno assicura
che il pressing di importanti esponenti democratici nei confronti di Touadì sia
stato forte e che qualche cosa si sia tentato con Beppe
Giulietti, altro indipendente, animatore di Articolo21, eletto con l'Idv.
Francesco Pancho Pardi, che era in piazza lo scorso 8 luglio, giura che
"non c'è il pericolo che io o Giulietti lasciamo l'Idv" e, pur
rispettandolo come persona, boccia la decisione di Touadì che "al limite
si sarebbe dovuto dimettere perchè così ha fatto perdere un seggio all'Italia
dei valori". Il capo della procura di Roma, Giovanni Ferrara, ha aperto un
fascicolo in "atti relativi" sulla manifestazione di martedì scorso a
piazza Navona intitolata "No cav day". Il procedimento, ancora senza
indagati e senza ipotesi di reato, è stato avviato dopo l'informativa della
Digos consegnata ieri a piazzale Clodio. Al vaglio del procuratore ci sono
anche i video degli interventi sotto accusa, in particolare quelli di Sabina
Guzzanti e Beppe Grillo. Il magistrato dovrà valutare
se il materiale acquisito contenga elementi tali da poter individuare il reato
di offese nei confronti del presidente della Repubblica e del Pontefice. LINK +
Veltroni, ultimatum a Di Pietro Il leader Idv: "Sto con la piazza".
( da "Repubblica.it" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo
ROMA - Dopo le
polemiche si muovono i magistrati. La procura di Roma ha aperto un fascicolo
sui fatti avvenuti l'8 luglio scorso durante la manifestazione "No Cav
Day" in piazza Navona. Il fascicolo è, al momento, privo di ipotesi di reato
ma, al vaglio del procuratore Giovanni Ferrara, ci sono già alcuni filmati
degli interventi, tra gli altri, di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, fatti durante la manifestazione. Gli inquirenti dovranno
valutare se siano configurabili ipotesi penalmente rilevanti per i riferimenti
fatti nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di
Benedetto XVI e del ministro Mara Carfagna. Sarà poi il ministro della
Giustizia a dover autorizzare, secondo quanto previsto dall'articolo 290 del
codice di procedura penale, lo svolgimento delle indagini. Nel frattempo le
polemiche continuano. E se Antonio Di Pietro rivendica "una, cento, mille
piazze", pesano le parole di Nanni Moretti, girotondino della prima ora,
che ha condannato lo show di Grillo e della Guzzanti.
Al regista risponde Pancho Pardi, professore fiorentino e deputato dell'Italia
dei Valori, nel 2002 al fianco di Moretti: "Nanni dopo essere stato
assente per anni dall'attività dei movimenti non ha dimostrato buon gusto nel
dire 'si fa cosi' o si fa cosi. Si è aggiunto a un'operazione di falsificazione
mediatica". (12 luglio 2008.
( da "Arena, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
CENTROSINISTRA NELLA
BUFERA. Rutelli: basta antiberlusconismo, servono alleanze nuove Di Pietro:
viva la piazza Inchiesta sul No Cav day ROMA Fra piazza e Palazzo, Di Pietro
non ha dubbi: "Una, cento, mille piazze. Nelle piazze c'è la politica
dell'impegno, nelle stanze del potere c'è la politica dello scandalo, del
compromesso e del do ut des". Ieri però sulla manifestazione di piazza
Navona che ha incrinato i rapporti tra Pd e Idv, la Procura di Roma ha aperto
un fascicolo intestato "atti relativi a", quindi privo, per il
momento di ipotesi di reato: dal palco sarebbero partite offesa al capo dello
Stato Giorgio Napolitano, al ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna e al
Papa. Gli inquirenti vaglieranno le affermazioni di Sabina
Guzzanti e Beppe
Grillo. E in attesa degli eventuali sviluppi
dell'inchiesta, all'alternativa posta da Veltroni, Di Pietro dal forum dei
giovani dell'Idv a Bellaria (Rimini), ha lanciato un messaggio agli alleati: il
problema della piazza è di chi la denigra, chi ne ha paura finirà isolato.
La profezia di Di Pietro nei confronti del Pd e di Veltroni è impietosa e fra i
due, dopo piazza Navona, è il gelo. Che potrebbe diventare ancora più freddo se
si concretassero le ipotesi di Rutelli: nuove alleanze con l'Udc, per isolare
Di Pietro. "Per le alleanze, non contano le sigle ma le persone. Voglio
vedere quando la Finocchiaro andrà a fare campagna elettorale con Cuffaro in
Sicilia", ha dichiarato Di Pietro ai duemila giovani arrivati da molte parti
d'Italia, insieme a Marco Travaglio e Dario Fo. E se Pancho Pardi, pur
difendendo la piazza, gli ha ricordato che Idv e Pd sono condannati a
convivere, ha tirato dritto rivendicando gli umori della gente e ricordandoli,
non troppo affettuosamente, a Veltroni. "Solo ieri", ha raccontato,
"ho ricevuto 1.470 mail e il 70 per cento cominciava, più o meno, con la
frase "Ho votato Pd, ma la prossima volta..."". Per Di Pietro,
il centrosinistra sta correndo il rischio di distrarre le forze dal vero
nemico: Berlusconi. Dopo il lodo Alfano, ha ricordato con un paradosso,
"se Berlusconi dovesse ammazzare il presidente della Repubblica per
diventare lui stesso presidente della Repubblica lo può fare. È un assurdo, ma
che porto all'attenzione per evidenziare l'assurdità di questa legge".
Invece, il collante del centrosinistra, per Rutelli "non può più essere
l'antiberlusconismo", ma allo stesso tempo "deve concludersi la fase
politica dove l'unica cosa di cui sembra che ci occupiamo è dialogo sì, dialogo
no, perché così è sempre Berlusconi che comanda. È fisiologico nell'avvio di
una legislatura, ma il compito del Pd è fare incursioni, sfondamenti, avere la
capacità di formare l'agenda del nostro Paese". E sono talmente tanti i
punti di frizione fra Pd e Idv che Di Pietro non ha tirato nella polemica
l'affaire Touadi, che avrebbe esasperato gli animi. "Nell'accordo",
ha spiegato, "ci è stato richiesto di inserire nelle liste persone in
quota Pd, come Touadi, uomo perbene, bravo, competente e capace. Sono
orgoglioso di averlo candidato, nel Pd non era possibile candidarlo. È una
persona stupenda di cui il Parlamento ha bisogno e lo ricandiderei".
L'uscita di Touadi non è, per Di Pietro, in relazione con Piazza Navona,
nonostante, nella sua lettera, Touadi avesse fatto esplicito riferimento.
"Dal momento in cui non si è fatta la fusione", ha spiegato,
"Touadi è andato nel gruppo del Pd. Se fosse qui vi abbraccerebbe
tutti".
( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il
regime mediocratico ILVO DIAMANTI Da Silvio Berlusconi a Sabina Guzzanti,
passando per Beppe Grillo: il percorso
della democrazia italiana sembra essersi compiuto. Oltre la democrazia del
pubblico e dell'opinione. Fino alla "mediocrazia". SEGUE A PAGINA 22.
( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Commenti IL REGIME
MEDIOCRATICO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La definiamo così non per evocare
"mediocrità", che per noi è una virtù democratica, quando riassume
passioni timide, distacco, moderazione. Intendiamo, in questo modo, echeggiare
il potere dei "media". Che hanno imposto alla politica non solo il
linguaggio, lo stile: anche le regole e i modelli di organizzazione. Infine,
gli attori. Naturalmente, sappiamo che l'intreccio fra media, comunicazione e
politica ha una storia lunga e globale, costellata di esempi illustri e per
nulla "mediocri". Basti pensare a Ronald Reagan, modesto attore in
età giovanile, ma presidente Usa fra i più importanti del dopoguerra. Oppure, a
Terminator, al secolo Arnold Schwarzenegger, attuale governatore della
California. Però in Italia l'intreccio risulta più stretto che altrove. Si è
realizzato in modo tanto rapido che quasi non ce ne siamo resi conto. Era
l'inizio dei burrascosi anni Novanta. Dai partiti di massa, ideologici,
organizzati, radicati sul territorio si è passati a partiti senza società,
organizzati al centro e fragili in periferia. Ma soprattutto: personalizzati,
influenzati dalle logiche della comunicazione e del marketing. Una sorta di
populismo mediatico, il cui inventore indiscusso e insuperato è Silvio
Berlusconi. Creatore di un partito di successo, Forza Italia, ma, al tempo
stesso, della seconda Repubblica. Di cui è divenuto il principale riferimento e
discrimine ideologico: da accettare o rifiutare. Senza riserve. Padrone del
principale gruppo televisivo privato. Ha imposto e "venduto" sul
mercato politico se stesso e il proprio partito come un prodotto. La cocacola o
il ferrero-rocher. Dopo di lui, la televisione è divenuta il principale luogo
di partecipazione e di identità politica. Ancora oggi, d'altronde, gli elettori
di centrodestra preferiscono l'informazione di Mediaset, gli elettori di
centrosinistra quella della Rai. Per tradizione e fedeltà. Anche se le
differenze fra le reti sono ormai sottili e l'informazione di Mediaset, in
alcuni casi, è più di "sinistra" di quella offerta dalla Rai. Non è
detto - e, a nostro avviso, non è vero - che la tivù sia il luogo principale ?
se non l'unico - in cui si formano (peggio: si plasmano) le opinioni degli
elettori. Però è una convinzione radicata e condivisa, soprattutto nel ceto
politico. Senza distinzione di parte e di partito. Anche nel centrosinistra.
Dove i partiti tradizionali, usurati dal punto di vista ideologico e
organizzativo, hanno inseguito il modello inventato da Berlusconi, spostando il
loro baricentro dal territorio al video, dall'organizzazione alla
personalizzazione, dalle ideologie al marketing, dalle idee agli slogan. In
pochi anni, diventa spettacolo dove si rappresenta lo spettacolo della
politica. Il centrosinistra, in questa scena, si è tuffato a capofitto. Sconta
il problema iniziale dell'inesperienza. Ma si è abituato in fretta, affollando
ogni rete e ogni programma. A ogni ora. Da "Uno Mattina" alle
"Notti" di Vespa e Mentana. La competenza del sistema comunicativo è,
quindi, divenuta un requisito importante per la carriera politica. Non a caso i
consiglieri più influenti di Berlusconi sono due professionisti del sistema
mediatico: Gianni Letta e Giuliano Ferrara. Anche il centrosinistra si è
rivolto all'ambiente del giornalismo televisivo, da cui ha selezionato, con
alterno successo, parlamentari italiani ed europei, ma anche sindaci e
governatori. L'immagine e la confidenza mediatica hanno pesato anche nella
scelta del candidato premier. Anche per queste ragioni Rutelli nel 2001 e lo
stesso Veltroni nel 2008 sono stati chiamati a sfidare Berlusconi. Certo,
entrambi politici di (medio o) lungo corso, provenivano da un'esperienza amministrativa
di successo, come sindaci di Roma. Veltroni, inoltre, è segretario del Pd,
votato alle primarie da milioni di elettori. Tuttavia, in entrambi i casi, la
capacità di comunicare ha contribuito in misura importante alla loro scelta. La
parabola della mediocrazia, a sinistra, è precipitata negli ultimi anni, con lo
sconfinamento dei comici e degli attori satirici: dai teatri e dagli schermi
alle piazze. Da attori di satira ad attori politici, tout-court. è il caso di
Sabina Guzzanti, esploso in occasione della recente manifestazione dei
girotondi, a Piazza Navona. Di cui è stata protagonista assoluta. Insieme a Beppe
Grillo, leader di un movimento d'opinione,
che ha assunto misure di massa e attraversa tutti i partiti. L'ascesa politica
dei comici e dei satirici, a sinistra, ha diverse ragioni. Vi ha contribuito,
per primo, Silvio Berlusconi, che li ha indicati ? e legittimati - come
"nemici". Decretandone, in alcuni casi, l'espulsione dai media. Ma
gli attori satirici sono divenuti leader politici soprattutto perché trascinati
dalla deriva mediatica del centrosinistra. D'altronde, sul piano della
comunicazione, in tivù ma anche nelle manifestazione pubbliche, Pecoraro
Scanio, Diliberto o Franceschini come possono competere con Sabina Guzzanti? O
con protagonisti della scena teatrale come Moni Ovadia, il nobel Dario Fo o
Franca Rame (peraltro, già parlamentare)? Per non parlare di Beppe
Grillo. Non c'è partita. C'è, infine, la difficoltà di fare opposizione.
Visto che la sinistra radicale è scomparsa e quella riformista appare fin
troppo timida. Allora le piazze si trasformano in teatri dove si rappresenta lo
spettacolo dell'opposizione "indignata". Perché questi sanno (e
debbono) fare i comici e i protagonisti della satira. Scrutare e denunciare i
vizi della politica. Del nemico e ? a maggior ragione - dei presunti amici. Per
questo a Piazza Navona, martedì scorso, non poteva andare diversamente. Sabina
Guzzanti e Beppe Grillo sanno suonare le corde del
sentimento e del risentimento popolare. Sanno fare scandalo e notizia.
Interpretare al meglio lo spettacolo dell'indignazione. Altro che Di Pietro e
Furio Colombo. Tuttavia non si tratta solo e semplicemente di satira, come
pretenderebbero alcuni fra gli organizzatori e fra i leader (sedicenti)
politici (veri) presenti alla manifestazione. Troppo semplice. Troppo facile.
Lo ha chiarito bene Sabina Guzzanti, nella lettera inviata al Corriere della
Sera: "Chiunque parli a un pubblico fa politica". Non solo, ma
"il discorso di un comico può essere molto più politico di quello di un
politico". Ha ragione. è il suo intervento ad aver impresso il segno
politico alla manifestazione di Piazza Navona. è lei la protagonista di
quell'avvenimento. Nella mediocrazia, d'altronde, il centro della scena è,
inevitabilmente, occupato dai "mediocrati". Con effetti spiacevoli e
sfavorevoli per le componenti riformiste del centrosinistra. 1) Perché la buona
satira non è riformista, ma rivoluzionaria. Non accetta la mediazione: è
intransigente e, oggi, antipolitica. Ma l'antipolitica scoraggia e delude
soprattutto gli elettori di sinistra. 2) Perché fra Berlusconi, Grillo e la Guzzanti; fra Berlusconi, Veltroni e Rutelli: in
un regime mediocratico, non c'è partita. Il primo è il padrone, l'impresario.
Gli altri: attori o apprendisti. D'altronde, nell'era della "democrazia
del pubblico", l'unico a battere Berlusconi, per due volte ? o meglio: una
volta e mezza - è stato Romano Prodi. Anticomunicativo e antitelevisivo. Perché
i media, l'immagine, la tivù, in politica, contano, ma non sono tutto. C'è
bisogno d'altro. Presenza nella società, organizzazione. Identità. Speranza. Ma
questa sinistra, divisa fra coraggiosi e indignati, fra dialogo senza
opposizione e opposizione senza dialogo: rischia di rimanere solo senza
speranza.
( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del Di Pietro: cento, mille piazze Inchiesta su "No cav
day" di Marcella Ciarnelli inviato a Bellaria Usa la categoria
dell'assurdo Antonio Di Pietro per dimostrare l'assurdità del Lodo Alfano.
"Se Berlusconi uccidesse il presidente Napolitano per potergli succedere
non potrebbe essere processato grazie a questa legge". Un paradosso, è
evidente, ("anche se la storia insegna...") contro cui si scatena
subito la reazione del centrodestra che l'uscita del leader dell'Italia dei
Valori la attribuisce "a un colpo di sole " non mancando di attaccare
anche l'altra affermazione "continueremo a fare una, cento, mille
piazze" con cui Di Pietro aveva galvanizzato quel migliaio di giovani,
anche di più, arrivati a spese proprie a Bellaria per il primo Forum a loro
dedicato ed organizzato anche da Jean Leonard Touadi che ha appena scelto di
andare nel Pd, "partito che mi aveva chiesto di candidarlo perché loro non
potevano, chissà perchè" ed al quale comunque vien tributato l'omaggio
dovuto "ad una persona onesta". Il senatore Pardi annuncia che non lo
seguirà. L'appuntamento cade in un momento di particolare tensione nei rapporti
interni all'opposizione. Proprio la piazza che Di Pietro evoca ed a cui non
intende rinunciare sta mettendo a rischio il dialogo con il Pd ma non "con
la gente che ha votato quel partito" ed ormai minaccia un percorso che in
questi mesi se non comune era almeno stato parallelo. Mentre ora parlare di
divorzio potrebbe non essere azzardato. Dalla manifestazione di piazza Navona,
su cui la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per valutare se negli
interventi sotto accusa, in particolare quelli di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, si possa individuare il reato di offese nei
confronti del Capo dello Stato e del Papa, fino ad oggi Walter Veltroni e
Antonio Di Pietro non si sono parlati neanche al telefono. "Avevo la
chioccia che stava covando, sono nati dodici pulcini su dodici, un
record", è la spiegazione fornita dal leader dell'Italia dei Valori
che pure è un grande sostenitore della possibilità di comunicare attraverso
Internet: "I giovani che sono qui si sono parlati attraverso la rete e i
blog", ci tiene infatti a puntualizzare vantando gli oltre 800.000
contatti al mese con il suo sito e con quello del partito. E molti sono i ragazzi
intorno ai venti anni, desiderosi di esserci e di contare, che sono arrivati
fin qui da ogni parte d'Italia. Come con il gatto con topo Di Pietro attacca il
Pd, ma non va all'affondo finale. Resta in posizione d'attesa. Oggi, come ha
preannunciato, "parlando a nuora perché suocera intenda" forse si
sbottonerà un po' di più. Intanto avverte che "continuo a ricevere
centinaia di mail nelle quali molti elettori mi scrivono 'ho votato Pd, ma la
prossima volta.... In un giorno solo ne sono arrivate oltre 1.700. E il
settanta per cento cominciava proprio così". A rendere difficile la
convivenza ci si è messa anche l'apertura di Rutelli all'Udc. "Voglio
proprio vedere Anna Finocchiaro quando in Sicilia andrà a fare campagna
elettorale con Cuffaro. Io uno come Tabacci lo sto ad ascoltare ma vogliuo
proprio vedere lei come farà". Perché "non è solo una questione di
sigle ma di persone" e con alcune è proprio impossibile cercare quel
dialogo che invece altro sono tentati di allacciare. Infatti aggiunge
"dicono che si deve dialogare, e va bene, ma dobbiamo capire di che cosa e
con chi", sventolando una pagina di "Libero" su cui come
priorità, il ministro Angelino Alfano indica quella dell'immunità parlamentare
come se nel Paese non ci fossero ben altri problemi e come se non si fosse già
perso troppo tempo per fare le leggi ad personam utili al Cavaliere. "E'
la politica dello scambio, del do ut des che ultimamente è stata molto do e
poco des". Insomma avanti nella lotta "recependo la lezione del passato,
a piè fermo sul presente andando diritti verso il futuro" dice Di Pietro
citando la sorella, un po' come Berlusconi fa con le massime di sua zia Marina.
Si riuniscono i gruppi di lavoro. Si parla di informazione distorta, di
difficoltà dell'accesso a cominciare dal mondo del lavoro, di legalità.
Arrivano, tra gli applausi prima Dario Fo e Franca Rame, e poi Marco Travaglio.
Dovrebbe parlare del suo ultimo libro, ma preferisce annunciarne uno nuovo in
uscita la settimana prossima. E poi una lezione sul conflitto d'interessi.
Quello visibile e quello nascosto.
( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-13 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE Il ritratto Innovatore, fu astuto giullare davanti ai potenti
"Parli come mangia" E costrinse i politici a essere comprensibili
SEGUE DALLA PRIMA Questo però era l'aspetto più affascinante, la sfida
avventurosa ed eroica, l'azzardo impresso al suo modo di fare tv. Per anni
Funari è stato un parafulmine: quando si parlava di tv spazzatura,
dell'incanaglirsi del video il riferimento era d'obbligo. Tanto tempo fa,
stilando un dizionario sulla maleducazione televisiva, mi era capitato di
rubacchiare un pensiero sapiente: "Funari Gianfranco. Alle volgarità che
sconcertano oppone quelle che consolano". Più volte, dal pulpito della sue
trasmissioni, contraccambiò con squisiti insulti. Poi, negli anni, il rapporto
ha conosciuto solo stima reciproca. Con le sue tribune, Funari ha compiuto un
gesto che nessun giornalista tv aveva mai osato: costringere i politici a
esprimersi in modi comprensibili. Con piccole interruzioni del tipo
"scusi, non capisco ", "vuol ripetere per favore",
"parli come mangia", Funari ha sbugiardato il politichese, una lingua
settoriale che permette al politico di dire tutto e il contrario di tutto senza
mai rischiare di andare incontro a responsabilità concrete. Funari, per primo,
ha saputo rompere la connivenza fra conduttore e uomo di potere. La
"conversione estetica" di Funari, però, è consistita in un
cambiamento di ruolo e in una radicale rottura dello spazio. Funari ha capito
che non poteva continuare a organizzare riunioni di condominio, tipo
Aboccaperta. Trasformando il disamore della critica in maschera, si è
presentato davanti ai potenti: eccolo qua il vostro giullare, io sono un
volgare buffone e perciò posso dire ciò che voglio. Come un
nuovo Bertoldo, ben prima di Beppe Grillo. Il rapporto che Funari
ha intrattenuto con le telecamere è forse il gesto più radicale compiuto in uno
studio tv: via le postazioni fisse, via il retaggio teatrale, la telecamera è
diventata tutt'uno con il conduttore, con una rotazione dello sguardo a 360Ë?.Il
segreto sogno funariano credo consistesse nell'incorporarsi uno zoom. Funari si
è vissuto come il fondatore di una nuova religione catodica: "Un bravo
conduttore di talk show dev'essere una spugna. Io assorbo tutto e sono in grado
di ributtare fuori il tutto nel momento ideale. Il concetto base del talk show
è il seguente. Chiamare gente qualunque, dargli un tema e farglielo svolgere
indipendentemente dal linguaggio che questa gente usa". Era
"corporale" come nessun altro. La sua sintassi non passava attraverso
l'eloquio, ma attraverso la mimica corporea: soppesava gli argomenti, li
accarezzava, li schiacciava, li modellava, li acciaccava. Per questo amava le
pause (rese ancor più geniali dall'imitazione di Corrado Guzzanti) che
diventavano abile preparazione all'effetto dirompente delle sue dichiarazioni e
adorava smodatamente le televendite: attraverso il prodotto lo schermo
diventava palpabile, fisico, commestibile (ancora Guzzanti). Interloquiva con
l'ospite e si riempiva la bocca di mortadella per lo sponsor. Della tv
generalista aveva capito la cosa fondamentale: che per essere eccezionali
bisogna mascherarsi da persone normali, scendere al gradino più basso. Ha dato
spazio e voce all'inespressività del quotidiano, ha permesso, almeno all'inizio
della sua avventura, che l'uomo comune provasse il brivido della ribalta. Ma il
merito suo più originale è quello di aver creato disordine, tanto disordine:
per questo prima i politici lo hanno molto amato e poi abbandonato. Come un
eterno bambino, mascherato da una barba bianca, era imprevedibile, capriccioso,
ribelle e geniale. In video poteva apparire ruvido, genuino, popolaresco; in
privato invece era buono come il pane, specie da quando gli era vicino Morena.
Nell'ultima telefonata mi aveva promesso - era il suo solito modo di esagerare
ma parlava come un animale ferito - importanti rivelazioni su alcuni colleghi
(non amava Vespa e Costanzo) e su alcune vicende che riguardavano le sue
cacciate da Rai e Mediaset. Adesso il tempo è scaduto. Via le polemiche, via i
risentimenti. Resta solo qualche suo prezioso insegnamento: "La tv, l'ho
sempre detto, è una palla magica, bisogna stare molto attenti. Le persone che
ci vanno, pur altamente qualificate, hanno un grande problema: quello che si
autoascoltano. La mia dote è una sola: io so ascoltare gli altri. Pendo dalle
labbra. Sia dalla persona che telefona che forse è l'ultima contadina
dell'ultima campagna più misera d'Italia. Sapete perché? Perché la mia cultura
non è nata attraverso i libri, è nata dalla curiosità, io sono più curioso di
una scimmia. Voglio sentire quello che c'è nel vostro cuore, nel vostro animo,
nei vostri desideri, nelle vostre differenze". Aldo Grasso Corrado
Guzzanti imita Gianfranco Funari.
( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-13 num: - pag: 31
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano LO STILE DI SABINA GUZZANTI SE IL
CABARET FA POLITICA Sabina Guzzanti, rivolta al presidente della Camera, ha
dichiarato che continuerà a dire quello che vuole, criticando chi vuole lei e
come vuole lei perché questa è la libertà. Ma allora perché la signora Guzzanti
e gli altri protagonisti della manifestazione di Piazza Navona se la prendono
tanto se qualcuno fa e dice quello che vuole (magari con il conforto del voto
di qualche decina di milioni di italiani)? Leo Berenovic ragusajug@katamail.com
Caro Berenovic, S e il "qualcuno" di cui lei parla nella sua lettera
è Silvio Berlusconi e se "dire quello che vuole" significa licenza di
polemizzare, insultare o, nel migliore dei casi, usare espressioni goliardiche
ed eccessive, rispondo che il linguaggio di un comico non può giustificare
quello di un uomo politico, soprattutto se è presidente del Consiglio. Un
leader nazionale è sempre, anche quando non ne è consapevole, un modello. Lo
stile della sua comunicazione, i suoi modi pubblici e le parole del suo
linguaggio sono un parametro, un punto di riferimento o, per usare un termine
del linguaggio aziendale, un "benchmark". Se un esponente della
classe dirigente è volgare, sguaiato, e usa espressioni casermesche, i suoi
connazionali si riterranno autorizzati a fare altrettanto. Un comico invece ha
il diritto di essere eccessivo, stravagante, addirittura volgare. Non è
possibile imporre a Sabina Guzzanti e a Silvio Berlusconi le regole di uno
stesso galateo. Il problema, caso mai, è un altro: se il linguaggio della
Guzzanti sia compatibile con una manifestazione politica. Il luogo ideale delle
invettive satiriche è sempre stato il cabaret. Le parole sul Papa all'inferno
possono dispiacere a una gran parte della pubblica opinione, ma sarebbero, nei
cabaret di un Paese liberal- democratico, perfettamente ammissibili. Diventano
stonate e assurde, invece, quando risuonano in una piazza nell'ambito di una
manifestazione contro il governo organizzata da una parte dell'opposizione.
L'aspetto più inquietante del raduno di piazza Navona è il ruolo che la classe
politica ha concesso a comici e intellettuali. Non è un fenomeno nuovo. è cominciato con i monologhi di Beppe Grillo ed è
proseguito con i girotondi di Nanni Moretti. Sorpresa dal successo di comici,
attori e artisti, la classe politica ha finito per dare loro in appalto
l'organizzazione di eventi che dovrebbero restare nella sfera delle sue
competenze. Ancora più paradossale è che questo accada a sinistra dove
il rapporto dei partiti con i protagonisti dell'intrattenimento è stato per
molti anni alquanto diverso. Come il fascismo, anche il Pci ha corteggiato gli
intellettuali e gli artisti, li ha lusingati e vezzeggiati, li ha remunerati
con prebende di varia natura, ha creato spazi in cui potevano esercitare il
loro talento e sfoggiare il loro narcisismo. Ma allo stesso modo del fascismo
li ha sempre considerati scrivani di corte, intellettuali di palazzo o addirittura
vivandiere del reggimento: buoni per fare opera di fiancheggiamento, firmare
appelli, sostenere negli ambienti culturali la linea del partito. Oggi,
improvvisamente, i ruoli si sono rovesciati e Sabina Guzzanti può dominare con
le sue invettive una manifestazione politica e rendere un pessimo servizio ai
suoi organizzatori. I quali non hanno capito che la Guzzanti, come tutti gli
artisti, non può pensare che alla sua immagine, al suo successo personale, al
suo ego, ed è quindi, politicamente, assolutamente inaffidabile.
( da "Repubblica.it" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Da Silvio Berlusconi
a Sabina Guzzanti, passando per Beppe Grillo: il
percorso della democrazia italiana sembra essersi compiuto. Oltre la democrazia
del pubblico e dell'opinione. Fino alla "mediocrazia". La definiamo
così non per evocare "mediocrità", che per noi è una virtù
democratica, quando riassume passioni timide, distacco, moderazione.
Intendiamo, in questo modo, echeggiare il potere dei "media". Che
hanno imposto alla politica non solo il linguaggio, lo stile: anche le regole e
i modelli di organizzazione. Infine, gli attori. Naturalmente, sappiamo che
l'intreccio fra media, comunicazione e politica ha una storia lunga e globale,
costellata di esempi illustri e per nulla "mediocri". Basti pensare a
Ronald Reagan, modesto attore in età giovanile, ma presidente Usa fra i più
importanti del dopoguerra. Oppure, a Terminator, al secolo Arnold
Schwarzenegger, attuale governatore della California. Però in Italia
l'intreccio risulta più stretto che altrove. Si è realizzato in modo tanto
rapido che quasi non ce ne siamo resi conto. Era l'inizio dei burrascosi anni
Novanta. Dai partiti di massa, ideologici, organizzati, radicati sul territorio
si è passati a partiti senza società, organizzati al centro e fragili in
periferia. Ma soprattutto: personalizzati, influenzati dalle logiche della
comunicazione e del marketing. Una sorta di populismo mediatico, il cui
inventore indiscusso e insuperato è Silvio Berlusconi. Creatore di un partito
di successo, Forza Italia, ma, al tempo stesso, della seconda Repubblica. Di
cui è divenuto il principale riferimento e discrimine ideologico: da accettare
o rifiutare. Senza riserve. Padrone del principale gruppo televisivo privato.
Ha imposto e "venduto" sul mercato politico se stesso e il proprio
partito come un prodotto. La cocacola o il ferrero-rocher. Dopo di lui, la
televisione è divenuta il principale luogo di partecipazione e di identità
politica. Ancora oggi, d'altronde, gli elettori di centrodestra preferiscono
l'informazione di Mediaset, gli elettori di centrosinistra quella della Rai.
Per tradizione e fedeltà. Anche se le differenze fra le reti sono ormai sottili
e l'informazione di Mediaset, in alcuni casi, è più di "sinistra" di
quella offerta dalla Rai. Non è detto - e, a nostro avviso, non è vero - che la
tivù sia il luogo principale - se non l'unico - in cui si formano (peggio: si
plasmano) le opinioni degli elettori. Però è una convinzione radicata e
condivisa, soprattutto nel ceto politico. Senza distinzione di parte e di
partito. Anche nel centrosinistra. Dove i partiti tradizionali, usurati dal
punto di vista ideologico e organizzativo, hanno inseguito il modello inventato
da Berlusconi, spostando il loro baricentro dal territorio al video,
dall'organizzazione alla personalizzazione, dalle ideologie al marketing, dalle
idee agli slogan. In pochi anni, diventa spettacolo dove si rappresenta lo
spettacolo della politica. Il centrosinistra, in questa scena, si è tuffato a
capofitto. Sconta il problema iniziale dell'inesperienza. Ma si è abituato in
fretta, affollando ogni rete e ogni programma. A ogni ora. Da "Uno Mattina"
alle "Notti" di Vespa e Mentana. La competenza del sistema
comunicativo è, quindi, divenuta un requisito importante per la carriera
politica. Non a caso i consiglieri più influenti di Berlusconi sono due
professionisti del sistema mediatico: Gianni Letta e Giuliano Ferrara. Anche il
centrosinistra si è rivolto all'ambiente del giornalismo televisivo, da cui ha
selezionato, con alterno successo, parlamentari italiani ed europei, ma anche
sindaci e governatori. L'immagine e la confidenza mediatica hanno pesato anche nella
scelta del candidato premier. Anche per queste ragioni Rutelli nel 2001 e lo
stesso Veltroni nel 2008 sono stati chiamati a sfidare Berlusconi. Certo,
entrambi politici di (medio o) lungo corso, provenivano da un'esperienza
amministrativa di successo, come sindaci di Roma. Veltroni, inoltre, è
segretario del Pd, votato alle primarie da milioni di elettori. Tuttavia, in
entrambi i casi, la capacità di comunicare ha contribuito in misura importante
alla loro scelta. La parabola della mediocrazia, a sinistra, è precipitata
negli ultimi anni, con lo sconfinamento dei comici e degli attori satirici: dai
teatri e dagli schermi alle piazze. Da attori di satira ad attori politici,
tout-court. È il caso di Sabina Guzzanti, esploso in occasione della recente manifestazione
dei girotondi, a Piazza Navona. Di cui è stata protagonista assoluta. Insieme a
Beppe Grillo, leader di un movimento d'opinione, che
ha assunto misure di massa e attraversa tutti i partiti. L'ascesa politica dei
comici e dei satirici, a sinistra, ha diverse ragioni. Vi ha contribuito, per
primo, Silvio Berlusconi, che li ha indicati - e legittimati - come
"nemici". Decretandone, in alcuni casi, l'espulsione dai media. Ma
gli attori satirici sono divenuti leader politici soprattutto perché trascinati
dalla deriva mediatica del centrosinistra. D'altronde, sul piano della
comunicazione, in tivù ma anche nelle manifestazione pubbliche, Pecoraro
Scanio, Diliberto o Franceschini come possono competere con Sabina Guzzanti? O
con protagonisti della scena teatrale come Moni Ovadia, il nobel Dario Fo o
Franca Rame (peraltro, già parlamentare)? Per non parlare di Beppe
Grillo. Non c'è partita. C'è, infine, la difficoltà di fare opposizione.
Visto che la sinistra radicale è scomparsa e quella riformista appare fin
troppo timida. Allora le piazze si trasformano in teatri dove si rappresenta lo
spettacolo dell'opposizione "indignata". Perché questi sanno (e
debbono) fare i comici e i protagonisti della satira. Scrutare e denunciare i
vizi della politica. Del nemico e - a maggior ragione - dei presunti amici. Per
questo a Piazza Navona, martedì scorso, non poteva andare diversamente. Sabina
Guzzanti e Beppe Grillo sanno suonare le corde del
sentimento e del risentimento popolare. Sanno fare scandalo e notizia.
Interpretare al meglio lo spettacolo dell'indignazione. Altro che Di Pietro e
Furio Colombo. Tuttavia non si tratta solo e semplicemente di satira, come pretenderebbero
alcuni fra gli organizzatori e fra i leader (sedicenti) politici (veri)
presenti alla manifestazione. Troppo semplice. Troppo facile. Lo ha chiarito
bene Sabina Guzzanti, nella lettera inviata al Corriere della Sera:
"Chiunque parli a un pubblico fa politica". Non solo, ma "il
discorso di un comico può essere molto più politico di quello di un
politico". Ha ragione. È il suo intervento ad aver impresso il segno
politico alla manifestazione di Piazza Navona. È lei la protagonista di
quell'avvenimento. Nella mediocrazia, d'altronde, il centro della scena è,
inevitabilmente, occupato dai "mediocrati". Con effetti spiacevoli e
sfavorevoli per le componenti riformiste del centrosinistra. 1) Perché la buona
satira non è riformista, ma rivoluzionaria. Non accetta la mediazione: è
intransigente e, oggi, antipolitica. Ma l'antipolitica scoraggia e delude
soprattutto gli elettori di sinistra. 2) Perché fra Berlusconi, Grillo e la Guzzanti; fra Berlusconi, Veltroni e Rutelli: in
un regime mediocratico, non c'è partita. Il primo è il padrone, l'impresario.
Gli altri: attori o apprendisti. D'altronde, nell'era della "democrazia
del pubblico", l'unico a battere Berlusconi, per due volte - o meglio: una
volta e mezza - è stato Romano Prodi. Anticomunicativo e antitelevisivo. Perché
i media, l'immagine, la tivù, in politica, contano, ma non sono tutto. C'è
bisogno d'altro. Presenza nella società, organizzazione. Identità. Speranza. Ma
questa sinistra, divisa fra coraggiosi e indignati, fra dialogo senza
opposizione e opposizione senza dialogo: rischia di rimanere solo senza
speranza. (13 luglio 2008.
( da "Corriere.it" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo
Sulle alleanze:
"la voglio vedere la Finocchiaro in campagna elettorale con Cuffaro"
Di Pietro: "Faremo cento, mille piazze" La procura apre fascicolo
senza indagati Il leader dell'Italia dei Valori difende la manifestazione
romana ("benedetta Guzzanti") e attacca il lodo Alfano MILANO -
Berlusconi uccide Napolitano per prendere il suo posto. E nessuno può
incriminarlo. Antonio Di Pietro un'immagine cruda per dimostrare che il lodo
Alfano è, parole sue, "assurdo". "Se Berlusconi dovesse
ammazzare il presidente della Repubblica per diventare lui stesso presidente
della Repubblica ora lo può fare. È un assurdo, ma che porto all'attenzione per
evidenziare l'assurdità di questa legge" ha spiegato il leader dell'Italia
dei Valori. Di Pietro in piazza Navona (Grazia Neri) PIAZZA NAVONA - Anche sul
'No Cav Day' (e infinite polemiche a seguire) Di Pietro è tranchant: "Noi
stiamo con la piazza e non con il potere, nell'eterna lotta fra Davide e Golia,
stiamo con Davide. Faremo una, cento, mille piazze perché nelle piazze c'è la
politica dell'impegno, mentre nelle stanze del potere c'è la politica dello
scandalo, del compromesso e del do ut des". Di Pietro, parlando a Bellaria
al forum dei giovani del partito, ha ribadito la sua risposta all'aut aut di
Veltroni. Ed è tornato a denunciare una mistificazione mediatica. "Avete
partecipato a un evento diverso a quello che avete visto - ha detto -. Volevano
esorcizzare la manifestazione e allora hanno approfittato di Sabina Guzzanti,
ma se non ci fosse stata lei se la sarebbero presa con qualcun altro. E allora
io dico benedetta Sabina Guzzanti e benedetto Marco Travaglio che ne hanno
dette di tutti colori anche se io non sono d'accordo con alcune delle cose che
hanno detto". Ma - ha aggiunto - "se mi chiedete di fare prima le
censure e le veline io non ci riesco". COSSIGA: "CRETINO" -
Parole che in serata stuzzicano un salace commento da parte di Francesco
Cossiga. "Ho letto le dichiarazioni di Antonio Di Pietro. Continuo a
volergli bene, ma non solo è totalmente ignorante ma pure un po' cretino.
Tuttavia io continuo a volergli bene..." ha detto il presidente emerito
della Repubblica. APERTO FASCICOLO - Intanto, sulla manifestazione di piazza
Navona, il capo della procura di Roma, Giovanni Ferrara, ha aperto un
fascicolo. Il procedimento, senza indagati né ipotesi di reato, è stato avviato
dopo l'informativa della Digos consegnata venerdì a piazzale Clodio. Al vaglio
del procuratore anche i video degli interventi sotto accusa, in particolare
quelli di Sabina Guzzanti e Beppe
Grillo. Il magistrato dovrà valutare se il
materiale acquisito contenga elementi tali da poter individuare il reato di
offese nei confronti del presidente della Repubblica e del Pontefice. ALLEANZE
- Anche rispetto alla proposta di alleanze "di nuovo conio" avanzata
da Rutelli, l'ex pm lancia la sua stoccata: "La voglio vedere la
Finocchiaro quando in Sicilia andrà a fare campagna elettorale con
Cuffaro". Il palco del Centro congressi di Bellaria tributa un applauso
caloroso a Di Pietro. "Adesso stanno facendo i conti - continua, riferito
al Pd -, pensano che invece di stare con l'Idv si possa stare con l'Udc. Noi
diciamo: noi siamo qui e il problema non sono le sigle ma le persone. Quindi se
qualcuno pensa questo allora buon viaggio. Non è da noi che si allontanano, ma
dai loro elettori". stampa |.
( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
PIAZZA NAVONA
"Offese al papa e al presidente". E la procura indaga Visto il coro
di indignazione, lo scandalo che i comizio di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti martedì scorso a piazza Navona a Roma hanno provocato
a destra come a sinistra e nella maggioranza dei giornali, era naturale che la
procura romana non restasse a guardare. Così ieri si è avuta la conferma che un
fascicolo con gli atti relativi al comizio di martedì scorso è stato aperto,
per ora senza ipotesi di reato né indagati. Ma a disposizione della
magistratura c'è un'informativa della Digos e i filmati - da subito su You Tube
- degli interventi tenuti nel corso della manifestazione da Sabina Guzzanti, Beppe Grillo e Marco Travaglio. Gli uffici di piazzale
Clodio dovranno valutare se ci siano fatti penalmente rilevanti. Il codice
penale punisce il vilipendio al capo dello stato (ma per procedere la procura
ha bisogno dell'autorizzazione del ministro della giustizia) e anche
l'attentato alle libertà del capo di uno stato estero, in questo caso il papa.
La libertà di espressione è invece nella Costituzione.
( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
LETTERA APERTA CARA
MARIELLA, NON INTROIETTIAMO LA CENSURA Paolo Flores d'Arcais Cara Mariella,
alcuni giorni fa il quotidiano che ci ospita pubblicò una prima pagina in cui
campeggiava una gigantesca foto del presidente Napolitano su cui era
sovraimpressa la scritta "L'ammorbidente". Davvero il Napolitano-Morfeo di Beppe
Grillo è attacco più pesante? Il manifesto,
quel giorno, ha esercitato seria critica politica o "bisboccia fuori
porta"? La prima, a mio parere. I cento maggiori costituzionalisti hanno
dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio il carattere anticostituzionale del
"lodo Alfano", dunque logica vuole (logica, quanto di più
sobrio, irrinunciabile, e opposto a ogni "bisboccia fuori porta") che
delle due l'una: o i costituzionalisti hanno ragione, e allora il "custode
della Costituzione" non deve firmare l'obbrobrioso lodo. Oppure Napolitano
sarà nel giusto a firmare, e allora hanno torto i costituzionalisti, fra i
quali molti ex-presidenti della suprema corte, che dunque è stata per anni
sentina di ignoranza. A me sembra vera la prima ipotesi. Quanto alla tua
seconda distinzione, riconosci tu stessa che tanto piazza Navona quanto il sito
www.micromega.net hanno dato tutto il rilievo a Alexian Spinelli,
rappresentante del popolo rom. E la gran parte degli oratori il giorno prima si
era fatto prendere le impronte in segno di solidarietà. Le "sensibilità
tiepide in tema di xenofobia" le combatteremo sempre, ma non ne ho visto
traccia a piazza Navona (e invece non ho visto il fiore dei dirigenti Pd a
farsi prendere le impronte insieme a Camilleri, Ovadia e tanti altri "di
piazza Navona"). Infine, dovremmo davvero "lasciare in ombra gli
esercizi d'alcova dei potenti?". Io sono un libertario, penso che in fatto
di sesso tra adulti consenzienti sia lecito tutto e di più e con chiunque.
Trovo insopportabile la "pruderie" sessuofobico-cristiana
dell'elettorato americano che chiede a Bill Clinton se ha avuto una relazione
extra-coniugale. Clinton non doveva mentire (e essere perciò perseguito per
spergiuro), doveva avere il coraggio di rispondere "sono fatti miei".
Ma se, in cambio di sesso, il politico eroga alla stagista, o velina, o
chicchessia, qualche "altra utilità" che non gli appartiene in via
privata ma che costituisce risorsa pubblica, questo non sarebbe più un privato
"esercizio d'alcova" ma un (mis)fatto di rilievo enormemente
pubblico, forse anche criminoso, forse la forma di peculato più grave che si
dia. Insomma, se l'imperatore Caligola ama i cavalli, sono fatti suoi. Ma se in
forza di tale passione nomina un cavallo senatore, questo diventa un fatto
pubblico. E rispetto ai tempi di Caligola, la democrazia dovrebbe essere con i
potenti alquanto più esigente. Ma io capisco benissimo, cara Mariella, il senso
partecipe e solidale della tua preoccupazione. Dobbiamo trovare il modo di
essere efficaci anche in questi tempi di democrazia dimezzata, in cui è
"quasi patetico lo sforzo di distinguere fra ceto politico e
rappresentanti del popolo" e insomma, fuor di perifrasi, (quasi) tutti i
politici sono sempre più eguali tra loro. Qui, purtroppo, la responsabilità dei
media diventa definitiva. Nanni Moretti spara a zero sulla manifestazione e i
suoi organizzatori (Furio Colombo, Pancho Pardi e me) e giustamente ottiene le
prime pagine: la notizia c'è. Dario Fo difende toto corde la manifestazione e,
quasi ovunque, non ha nemmeno lo spazio di qualche riga nelle pagine interne.
Nanni è certo uno dei maggiori registi del paese, ma in fondo Dario Fo è uno
dei sei nobel italiani per oltre un secolo di letteratura. Se invece di un
ragionamento sobrio e appassionato in difesa della manifestazione, avesse
attaccato Moretti con la sua stessa apodittica virulenza, forse qualcosa
sarebbe trapelato sugli schermi e i giornali. "La compostezza, il
ragionamento, addirittura il silenzio collettivo, come forma estrema di
testimonianza", dici tu. Di silenzio collettivo ce n'è fin troppo, direi,
grazie ai media che - tranne le ovvie e esigue eccezioni - sempre più autolimitano
la loro libertà (incombe una legge che manderà in galera i giornalisti, hai
sentito qualche voce di sciopero? Eppure è in gioco l'essenza stessa del
giornalismo, la sua ragion d'essere), e grazie all'ombra di un'opposizione.
Compostezza e ragionamento? Senz'altro, è quello che MicroMega esercita da
quando è nata 22 anni fa. Cerchiamo pure, insieme, altre forme di azione
politica efficace, visto che ogni novità si consuma in fretta, sapendo però che
il vero pericolo nei tempi bui è introiettare la censura, e per paura di
isolamento, di fronte a opposizioni deboli e corrive, dare spazio anche noi
alle sirene della "servitù volontaria". Con un grande abbraccio.
( da "Corriere.it" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il presentatore è scomparso
ieri a Milano a 76 anni Se ne va Funari, l'antipolitica in tv Addio all'ultimo
romantico della tv, uno convinto di poter cambiare il mondo apparendo Se n'è
andato l'ultimo romantico della tv, uno che era ancora convinto di poter
cambiare il mondo apparendo. Nonostante le disillusioni, persino
l'emarginazione. Gianfranco Funari ha sempre amato una tv esagerata, gridata,
gentesca, al di sopra delle sue possibilità. Questo però era l'aspetto più
affascinante, la sfida avventurosa ed eroica, l'azzardo impresso al suo modo di
fare tv. Per anni Funari è stato un parafulmine: quando si parlava di tv
spazzatura, dell'incanaglirsi del video il riferimento era d'obbligo. Tanto
tempo fa, stilando un dizionario sulla maleducazione televisiva, mi era
capitato di rubacchiare un pensiero sapiente: "Funari Gianfranco. Alle
volgarità che sconcertano oppone quelle che consolano". Più volte, dal
pulpito della sue trasmissioni, contraccambiò con squisiti insulti. Poi, negli
anni, il rapporto ha conosciuto solo stima reciproca. Con le sue tribune,
Funari ha compiuto un gesto che nessun giornalista tv aveva mai osato:
costringere i politici a esprimersi in modi comprensibili. Con piccole
interruzioni del tipo "scusi, non capisco ", "vuol ripetere per
favore", "parli come mangia", Funari ha sbugiardato il
politichese, una lingua settoriale che permette al politico di dire tutto e il
contrario di tutto senza mai rischiare di andare incontro a responsabilità
concrete. Funari, per primo, ha saputo rompere la connivenza fra conduttore e
uomo di potere. La "conversione estetica" di Funari, però, è
consistita in un cambiamento di ruolo e in una radicale rottura dello spazio.
Funari ha capito che non poteva continuare a organizzare riunioni di
condominio, tipo Aboccaperta. Trasformando il disamore della critica in
maschera, si è presentato davanti ai potenti: eccolo qua il vostro giullare, io
sono un volgare buffone e perciò posso dire ciò che voglio. Come un nuovo Bertoldo, ben prima di Beppe Grillo. Il
rapporto che Funari ha intrattenuto con le telecamere è forse il gesto più
radicale compiuto in uno studio tv: via le postazioni fisse, via il retaggio
teatrale, la telecamera è diventata tutt'uno con il conduttore, con una
rotazione dello sguardo a 360Ú.Il segreto sogno funariano credo
consistesse nell'incorporarsi uno zoom. Funari si è vissuto come il fondatore
di una nuova religione catodica: "Un bravo conduttore di talk show
dev'essere una spugna. Io assorbo tutto e sono in grado di ributtare fuori il
tutto nel momento ideale. Il concetto base del talk show è il seguente.
Chiamare gente qualunque, dargli un tema e farglielo svolgere indipendentemente
dal linguaggio che questa gente usa". Era "corporale" come
nessun altro. La sua sintassi non passava attraverso l'eloquio, ma attraverso
la mimica corporea: soppesava gli argomenti, li accarezzava, li schiacciava, li
modellava, li acciaccava. Per questo amava le pause (rese ancor più geniali
dall'imitazione di Corrado Guzzanti) che diventavano abile preparazione
all'effetto dirompente delle sue dichiarazioni e adorava smodatamente le
televendite: attraverso il prodotto lo schermo diventava palpabile, fisico,
commestibile (ancora Guzzanti). Interloquiva con l'ospite e si riempiva la
bocca di mortadella per lo sponsor. Della tv generalista aveva capito la cosa
fondamentale: che per essere eccezionali bisogna mascherarsi da persone
normali, scendere al gradino più basso. Ha dato spazio e voce
all'inespressività del quotidiano, ha permesso, almeno all'inizio della sua
avventura, che l'uomo comune provasse il brivido della ribalta. Ma il merito
suo più originale è quello di aver creato disordine, tanto disordine: per
questo prima i politici lo hanno molto amato e poi abbandonato. Come un eterno
bambino, mascherato da una barba bianca, era imprevedibile, capriccioso,
ribelle e geniale. In video poteva apparire ruvido, genuino, popolaresco; in
privato invece era buono come il pane, specie da quando gli era vicino Morena.
Nell'ultima telefonata mi aveva promesso era il suo solito modo di esagerare ma
parlava come un animale ferito importanti rivelazioni su alcuni colleghi (non
amava Vespa e Costanzo) e su alcune vicende che riguardavano le sue cacciate da
Rai e Mediaset. Adesso il tempo è scaduto. Via le polemiche, via i
risentimenti. Resta solo qualche suo prezioso insegnamento: "La tv, l'ho
sempre detto, è una palla magica, bisogna stare molto attenti. Le persone che
ci vanno, pur altamente qualificate, hanno un grande problema: quello che si
autoascoltano. La mia dote è una sola: io so ascoltare gli altri. Pendo dalle
labbra. Sia dalla persona che telefona che forse è l'ultima contadina
dell'ultima campagna più misera d'Italia. Sapete perché? Perché la mia cultura
non è nata attraverso i libri, è nata dalla curiosità, io sono più curioso di
una scimmia. Voglio sentire quello che c'è nel vostro cuore, nel vostro animo,
nei vostri desideri, nelle vostre differenze". Aldo Grasso stampa |.
( da "Unita, L'" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del m.trav. Pensa soltanto ai suoi problemi Cara Unità, meno male
che era cambiato. Come può interessarsi dei nostri problemi, una persona che
entra in politica per salvare se stesso e le sue aziende. Che strano popolo è
il nostro, dove la legalità la vogliamo, ma a casa degli altri. Visto che
Berlusconi, mirerebbe al dopo Napolitano, e già questa sarebbe una trama da
fiction, perché tutto il centro sinistra, non candida Romano Prodi, certo dopo
avercelo chiesto, lo metterebbe e gli sarebbe dovuto. Esprimo la mia
solidarietà al Direttore e a quanti lavorano all'Unità per le parole insensate
dette dal Direttore del giornale Europa. Andate avanti così, non siete soli.
Sempre con la schiena dritta. Saluti Gabriele Fiorini, Parma Lo stesso progetto
di Licio Gelli? Caro Colombo, mi rivolgo a lei che stimo per chiedere quali
associazioni si possono fare tra quanto sta realizzando l'attuale governo ed il
progetto che Licio Gelli aveva steso per la P2. Di questo si era parlato già
anni fa, non ricordo se durante il primo o il secondo governo Berlusconi. Se ci
sono affinità si può affermare che Berlusconi èsostenuto da persone e centri di
potere rappresentati da questa classe politica, ma sicuramente più determinati
e pericolosi perché non individuabili. Sarebbe inoltre utile chiarire a chi, e
perche' , puo' essere utile sostenere un premier indagato, impegnato da anni a
scansare condanne e processi. Non mi interessano le dietrologie ma quello che
vedo e' tutto cosi' assurdo che mi sono convinta che esistono spiegazioni che
io non riesco a cogliere e le sto cercando. ringraziandola Mariella Barbero La
legge deve essere uguale per tutti Cara Unità, Trovo che una legge che esclude
da eventuali procedimenti penali alcuni cittadini, a prescindere dal ruolo che
essi stiano ricoprendo, sia non solo anticostituzionale ma anche
antidemocratica. La forza della democrazia è nel garantire l'uguaglianza di
tutti i cittadini di fronte alla legge, la nostra Costituzione prevede già una
forma di immunità (anche molto rigida) per i parlamentari, i Padri costituenti
volevano garantire con quella norma l'indipendenza politica dei vari eletti da
eventuali azioni della magistratura. Tale norma però dovrebbe riguardare solo
l'operato politico, non quello penale degli eletti. Il sospendere una procedura
legale di fronte un reato commesso è un paradosso, ragionando per assurdo si potrebbe
ipotizzare un personaggio che usi la politica per garantirsi l'impunità e che
una volta raggiunta una delle cariche immuni da condanne riesca abilmente a
mantenerla in modo tale da non incorrere in nessuna condanna. Oltretutto questa
sospensione così utile alla serenità di chi governa fino a che punto dovrebbe
essere valida? Se, per ipotesi, una delle cariche immuni compisse una rapina in
banca, commettesse un omicidio, o, più realmente, commettesse concussione o
peculato, nessun giudice la potrebbe inquisire? In democrazia chi è eletto ad
una carica dovrebbe rappresentare e difendere i diritti dei cittadini, dovrebbe
lavorare per la comunità, se chi svolge tali compiti compie anche reati non
viene meno al mandato elettorale? Non dovrebbe immediatamente decadere dalle
cariche? Badate bene sto parlando di reati penali, quelli per i quali tutti noi
dovremmo essere condannati se giudicati colpevoli. Una sospensione di indagine
non è un privilegio inaccettabile? Non è un ritorno ai benefici medievali, quando
una parte degli uomini godeva di diritti a discapito di altri? Non è sancire
che qualcuno è più uguale di altri? Edgardo Rossi Il presidente Pertini e
quelle leggi firmate Caro Direttore, ieri nella sua rubrica Marco Travaglio tra
le ignobiltà incostituzionali promosse da Berlusconi ha incluso "i decreti
salva-Fininvest nel 1984-85". Mi sbaglio o in quella data il Presidente
della Repubblica era quello che a Piazza Navona è stato evocato perché
"non avrebbe mai firmato le ignobiltà firmate da Napolitano"? E non
era sempre Pertini il Presidente quando Craxi emanò il decreto di San Valentino
con cui si tagliava la scala mobile bocciato da tanti costituzionalisti (e
anche da me) e poi ratificato dal referendum popolare del 1985? Piccole
distrazioni di grandi pensatori politici. Emanuele Macaluso Qui l'unico
distratto è Macaluso, uno dei tanti che pontificano sulla manifestazione di
Piazza Navona senz'avere la più pallida idea di quel che vi si è detto e fatto.
In Piazza Navona l'unico a evocare Pertini è stato Beppe Grillo. Il quale non ha mai sostenuto che tutte le leggi firmate da
Pertini fossero giuste. Ha sostenuto invece che mai Pertini avrebbe firmato una
legge che rendesse immuni da processi le quattro più alte cariche dello Stato,
compreso sè medesimo. Ben sapendo che, per la Costituzione Repubblicana
alla quale era molto affezionato, tutti i cittadini sono uguali di fronte alla
legge. A cominciare dal Capo dello Stato, supremo garante della Costituzione.
( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 28 del 2008-07-14
pagina 38 Piazza Navona, per Flores è stata un successone di Paolo Granzotto
Caro Granzotto, a sinistra ancora si accapigliano sullo show di piazza Navona.
Lei, cosa ne capisce? È stato un successo o la tipica "zappa sui
piedi"? Sul sicinno di piazza Navona mi ero imposto la sospensione del giudizio,
caro Greco. E questo perché nessuna delle voci pro e contro - da Ezio Mauro a
Marco Travaglio, da Curzio Maltese a Furio Colombo - mi sembrava, vogliano
scusarmene gli interessati, abbastanza autorevoli. In piazza Navona confluì la
quintessenza della sinistra, si adunò quello che tranquillamente potremmo
definire il bosone di Higghs della sinistra (il bosone di Higghs, detto anche
"particella di Dio", avrebbe dato alla materia la sua massa). E tutto
ciò che è bosonico necessita di un interprete di altissimo rango, di uno che
sia bosone esso stesso, tanto per capirci. Bene, l'altro ieri il bosone
finalmente parlò, chiarendomi assai le idee. Chi sia è presto detto: Paolo
Flores d'Arcais. L'oracolo della sinistra, colui che vede, provvede e indica
con mano sicura la via. Un cervello affilato come lama di mannaia, una
scoppiettante intelligenza al cui primato s'inchina non dico un Veltroni, ma
addirittura un D'Alema, che pure è accreditato come intelligentissimo. Dice il
bosone che le critiche stanno a zero perché quello di piazza Navona è stato un
successo. Anzi, un successone. Dice ancora, il bosone, che in piazza,
"stipata modello sardine", c'erano, bosonicamente sfidando la legge
dell'impenetrabilità dei corpi, oltre 100mila persone. Come vi si fosse assembrata
tutta la popolazione di Bergamo, quella "de sùra" e quella "de
sòta". E che altri s'accalcavano nelle vie circostanti, impossibilitati
com'erano "a entrare" in piazza Navona (linguaggio bosonico. È ovvio
che in una piazza non si entra, caso mai vi si accede). Centomila e passa
gagliardi - "venuti da città lontane, perfino dalle isole" - che
testimoniavano "l'indomita volontà" di non rimandare "il loro
grido di libertà e di dignità". Diciamo quindi che come massa critica ci
siamo. La parte sana della nazione era rappresentata alla grande, isole
comprese. In quanto ai contenuti, ecco qua: tre ore di alta politica, di
partecipazione civile al calor bianco. Guzzanti? Grillo?
"E le straordinarie poesie incivili di Camilleri?" ribatte il
d'Arcais. "E le vere lezioni di democrazia "poetica" di Moni
Ovadia e Ascanio Celestini?". Democrazia poetica, caro Greco. Ascanio
Celestini, caro Greco. Roba fina, Viagra ideologico in grado di ringalluzzire
una sinistra tutta "conformismo e passività", cioè moscia. E per tornare a Beppe Grillo, embé? Ha portato il
suo saluto "e che Grillo porti un saluto alla Grillo mi sembra
una tautologia". E la Sabina Guzzanti? Ma santa pazienza, "lo stile
di Sabina appartiene ad un genere "cattivissimo" che negli Usa ha
pieno riconoscimento di legittimità". D'accordo che "la
democrazia Usa è da tutti ipocritamente portata a modello", mentre è un
cesso di democrazia, però sul genere "cattivissimo" fa
giurisprudenza. E Travaglio? Uffa, che noia, sbotta il d'Arcais, ma andatevi a
rileggere "le argomentazioni sulla differenza fra offesa e critica"
che il Travaglio medesimo "analiticamente" ha messo in chiaro e
piantatela lì. Perché è di un'evidenza bosonica che ciò che Travaglio dixit.
Conclude il d'Arcais che raduni come quello di piazza Navona, dove la
democrazia poetica a rime baciate (ma "vaffa", con cosa rima?) ha
modo di esprimersi in tutta la sua dirompente esuberanza e i bravi cittadini
possono finalmente emettere urla di libertà e di dignità a lungo trattenute,
andrebbero convocati ogni giorno. Ma siccome lui adesso è in partenza per
Capalbio, ci pensi qualcun altro. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 28 del 2008-07-14
pagina 3 La casta dei Consumatori 47 milioni dallo Stato per fare da anti-Stato
di Matthias Pfaender Finanziate dal governo con i soldi delle multe
dell'antitrust, le associazioni dei consumatori sopravvivono solo grazie ai
contributi statali. Un fiume di soldi elargiti a prescindere dalla qualità dei
progetti e delle attività delle singole organizzazioni Votate alla difesa del
consumatore: agguerrite, preparate, specializzate; capaci di minacciare cause
contro tutto e tutti. Le associazioni dei consumatori, i cani da guardia nel
mercato dei beni e servizi, per difendere il cittadino che si barcamena tra
beni e servizi non guardano in faccia a nessuno. Tranne che allo Stato. Perché
da Roma le associazioni sono massicciamente finanziate. FINANZIAMENTI A PIOGGIA
Eccola un'altra casta. Diversa, ma sempre casta: 47,7 milioni di euro in cinque
anni, distribuiti a pioggia a partire da gennaio 2003, da quando alle
associazioni va parte del ricavato delle multe dell'antitrust. Le società
sbagliano, l'Authority le punisce e quei soldi che dovrebbero andare allo Stato
vanno alle associazioni dei consumatori. Cioè quelle sigle che dal 1998 fanno
parte del Cncu (consiglio nazionale dei consumatori e utenti, che ha sede
presso il ministero dello Sviluppo economico). Fino all'80-85% dei bilanci
delle associazioni, secondo una ricerca del Sole24Ore, sono garantiti dal
denaro pubblico. "In queste condizioni - ha dichiarato Palo Martinello,
presidente di Altroconsumo - è difficile contestare le scelte di governo o
regioni. Così si rischia di diventare la foglia di fico delle
amministrazioni". Quindi la domanda è immediata: ma se i soldi li prendono
dallo Stato, come faranno a fare azioni e operazioni contro tutto quello che lo
Stato controlla come Poste, servizi idrici, ferrovie, smaltimento, gestione
rifiuti? UN PROGETTO PER TUTTI I soldi pubblici servono a finanziare molte
cose, sostengono i vertici delle associazioni. Quali? Siamo andati a leggere i
documenti dei finanziamenti dei progetti delle associazioni del 2005 per avere
un'idea. Ne abbiamo trovati 27 e la prima cosa strana è che praticamente tutti
hanno un contributo standard: mezzo milione di euro. E così, a prescindere dal
lavoro svolto, tutti finiscono col portare a casa la stessa cifra (12 milioni
nel solo 2005). Non ci dev'essere grande comunicazione tra le varie
associazioni, poi, se in un anno tre progetti diversi hanno avuto però lo
stesso contenuto: la lettura delle etichette. Un milione e mezzo di euro,
quindi, per insegnare a leggere. Ma i soldi basta averli, se è vero che Carlo
Rienzi, presidente del Codacons ha dichiarato all'Espresso: "Stare nel
Cncu non serve a niente. È una scatola per dare soldi. E per fortuna li
dà". LE ISCRIZIONI FALSE I consumatori insegnano a non fidarsi di nessuno.
Seguendo questa logica non bisognerebbe farlo neanche con loro. E forse non
sarebbe poi tanto sbagliato. "Gran parte degli iscritti sono falsi",
ammettono gli stessi presidenti. Tanto nessuno controlla. Così si deduce che i
300mila iscritti spacciati da qualcuno, i 100mila da qualcun altro e così via,
siano solo numeri in libertà, con buona pace della tanto invocata trasparenza.
GLI INTRECCI CON LA POLITICA Molte sigle sono nate e cresciute all'ombra di
poteri politico-sindacali: Federconsumatori è strettamente legata alla Cgil,
mentre Adiconsum e Adoc rispettivamente alla Cisl e Uil. Il movimento Arci ha
la sua organizzazione "personale" nel Movimento consumatori, mentre
la Lega consumatori è collegata alle Acli. Ma c'è anche chi ha giocato la carta
della politica pura: dal Codacons è nata la Lista Consumatori, che alle
politiche del 2006 riuscì a far eleggere in Calabria addirittura un senatore,
Pietro Fuda. Il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, è tutt'ora in parlamento,
senatore dell'Italia dei Valori e personaggio ammiccante all'antipolitica visto
che ha in programma l'uscita di un libro La Repubblica delle banche, con introduzione di Beppe Grillo. Di
centrodestra è la "Casa del consumatore", il cui presidente
Alessandro Fede Pellone è un ex consigliere lombardo di Forza Italia. Era
collaboratore del ministro Livia Turco, Stefano Inglese, ex presidente del
Tribunale dei diritti del malato e legato a Cittadinanzattiva, mentre Donatella
Poretti dagli uffici dell'Aduc è passata direttamente agli scranni di
Montecitorio, nelle file della Rosa del Pugno. Infine Mara Colla, già sindaco
socialista di Parma, eletta alle scorse elezioni regionali con l'Ulivo,
continua a tenersi stretta la presidenza della Confconsumatori. Alla faccia
della libertà. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 28 del 2008-07-14
pagina 5 "Il federalismo? Stavolta ci siamo Vediamo terra come
Colombo" di Vincenzo La Manna da Roma Il federalismo fiscale sembra
mettere d'accordo governo e Pd. E il leader del Carroccio, Umberto Bossi,
chiede che il dialogo sulle riforme con l'opposizione vada avanti. Ministro
Maroni, dopo oltre un decennio di battaglie, il sogno della Lega si avvera?
"Meglio tardi che mai". Insomma, è fatta? "Ci siamo, oggi i
tempi sono davvero maturi. Abbiamo davanti a noi una stagione straordinaria sul
fronte delle riforme. E tutto ciò... mi emoziona". Addirittura? "È
proprio così, non mi nascondo. E sa perché?". No, dica pure. "Perché
abbiamo resistito per anni e combattuto a lungo, insieme a Umberto. Ci sono
stati molti momenti difficili e abbiamo addosso ancora le cicatrici delle
sconfitte. Ma adesso possiamo gridare "Terra!" e ci sentiamo tutti un
po' come Cristoforo Colombo... ". Occhio, ministro. Lui pensava di aver
scoperto le nuove Indie e non l'America... "Sì, ma il nostro governo non
naviga a vista. Abbiamo fatto in due mesi ciò che Romano Prodi non è riuscito a
produrre in due anni e proseguiremo su questa strada. La nostra rotta è sicura
e veleggiamo con il vento in poppa, guidati da un presidente del Consiglio di
cui ci fidiamo - sia chiaro a tutti, anche ai fantasiosi retroscenisti - in
maniera assoluta. E che sul federalismo fiscale ha incaricato i
"guardiani" Bossi e Tremonti - il primo per la coerenza dei
contenuti, il secondo per la sostenibilità finanziaria - di fare tutto ciò che
serve, e quindi anche di dialogare con l'opposizione, per raggiungere
l'obiettivo. Tradotto: la Lega sa che Berlusconi mantiene i patti e a lui va il
nostro pieno appoggio". Sì, ma come la mettiamo se il Pd, per qualche
motivo, un giorno decidesse di non volersi più confrontare? "Per quanto ci
riguarda non cambierebbe nulla. Noi andremo avanti pure da soli". Quindi
non vi preoccupano più di tanto le recenti affermazioni di Walter Veltroni,
convinto che il dialogo possa anche attendere, perché la vera emergenza del
Paese è rappresentata dagli stipendi? "Guardi, io spero davvero che il Pd
sia della partita e che sappia cogliere, essendo la parte che definirei più
normale della sinistra, la grande opportunità che gli si prospetta. Da Di Pietro - che inseguendo Beppe Grillo sta
diventando una macchietta - non mi aspetto nulla di costruttivo, visto che la
strada che ha scelto è quella dell'insulto, a cui si risponde semmai con le
querele. Veltroni, invece, oggi ha il dovere politico e morale di
contribuire". Ottimista? "Sì, come sempre. E secondo me con la
sua dichiarazione voleva semplicemente segnalare che il dialogo può attendere
fino a settembre. Come dire, aspettiamo che passi l'estate, giusto il tempo di
ricaricarci". E se non fosse così? "In caso contrario, il governo a
settembre presenterà ugualmente il provvedimento, già previsto nel Dpef. Anche
perché, abbiamo una maggioranza compatta e tutti, dico tutti, sono d'accordo
sul federalismo fiscale, che oggi rappresenta l'unico strumento per aumentare
gli stipendi, ridurre la pressione fiscale e rendere efficiente lo Stato".
In perfetta linea con quanto dichiarato dal ministro dell'Economia.
"Assolutamente sì. Stamattina (ieri mattina, ndr) ho chiamato Tremonti per
complimentarmi per quanto spiegato da lui in un'intervista. La sua è una
visione concreta dei fatti, che la Lega condivide al 100%. E parlare una lingua
comune è anche il valore aggiunto, la forza del nostro esecutivo. In grado di
decidere con una maggiore coesione rispetto al passato, senza scossoni né
tentennamenti. Senza quegli intoppi che vi furono, invece, nelle precedenti
esperienze di governo, a causa dell'Udc e degli altri partiti minori". È
una chiusura netta su eventuali future alleanze con i centristi di Pier
Ferdinando Casini? "Mettiamola così: abbiamo già dimostrato alle scorse
elezioni che l'alleanza Pdl-Lega non ha bisogno di nuovi soci. E un'eventuale
richiesta d'ingresso da parte dell'Udc sarebbe fuori tempo massimo". A
proposito di elezioni, sul tappeto delle riforme fa capolino di nuovo la legge
elettorale, anche se in chiave elezioni europee. Che fare? "In vista del
voto del prossimo anno, credo sia giusto rivedere i meccanismi che hanno
favorito l'attuale frammentazione e che, ad esempio, hanno permesso ad un
candidato di un partito con lo 0,6% di consenso nazionale di sedere
all'Europarlamento. Si deve quindi intervenire, introducendo uno
sbarramento". Con quale soglia? "Le proposte sono al momento diverse
e nello specifico se ne sta occupando il ministro Roberto Calderoli". A
proposito di Calderoli, sul "Porcellum" pende sempre la mannaia del
referendum. "L'attuale legge elettorale, tanto bistrattata, in realtà ha
funzionato, portando stabilità ed eliminando la frammentazione. Con
l'approvazione del referendum si creerebbe solo un danno e non si risolverebbe
la questione principale che sta a cuore ai cittadini: la reintroduzione, cioè,
delle preferenze. Ecco perché faremo di tutto per evitare che si raggiunga il
quorum. Il "Porcellum" andrebbe invece rivalutato. E Roberto, all'epoca,
peccò d'ingenuità". Cioè? "Non doveva definire la sua legge una
"porcata". Boh, forse non ci credeva neppure lui, ma alla fine ha
avuto ragione". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il Sole-24 Ore
sezione: SCIENZA E FiLOSOFIA data: 2008-07-13 - pag: 37 autore: Emergenze
Sull'ambiente ecco il pianoB di Sebastiano Maffettone L ester Brown è uno
studioso brillante e influente, che ha pubblicato una cinquantina di libri
tradotti in più di quaranta lingue. Attualmente fondatore e presidente
dell'Earth Policy Institute, aveva svolto la medesima funzione per la
costituzione del Worldwatch Institute, con ogni probabilità il più autorevole
istituto di ricerca del mondo sulle questioni ambientali. Pubblicato da
Edizioni Ambiente, Piano B 3.0 (sottotitolo drammatizzante: Mobilitarsi per
salvare la civiltà) si avvale di un'eccellente
presentazione di Gianfranco Bologna e di una superflua prefazione di Beppe Grillo e dice cose che tutti dovrebbero sapere. Il tema di fondo è il
possibile declino della nostra civiltà, e la parallela necessità di fare
qualcosa per evitarlo. è affrontato attraverso tre prospettive principali: la
popolazione; la povertà; la consumazione delle risorse naturali.
Nell'Antropocene, così come ha chiamato la nostra epoca il premio Nobel per la
chimica Paul Crutzen, l'aumento della popolazione, lo sviluppo costante di
redditi e consumi e la crescita della forbice tra ricchi e poveri mettono a
rischio la stabilità planetaria. Se cinesi e indiani, continuando nel loro
trend di sviluppo economico, si mettessero tra venti anni a consumare come
americani ed europei, il nostro pianeta non avrebbe più speranze. La sola Cina,
tanto per fare un esempio, consumerebbe tutte le foreste del mondo, e tra Cina
e India ci sarebbero più di cinque miliardi di automobili. Le conseguenze
astronomiche e geologiche sarebbero disastrose. A questi ritmi, i ghiacciai
dell'Asia si squaglierebbero, prosciugando per esempio il Gange e il fiume
Giallo, e i mari inonderebbero regioni intere del pianeta, provocando esodi
biblici di popolazioni. Il libro di Brown esibisce una messe impressionante di
dati e di argomenti, capaci di convincere anche il più scettico tra noi che
qualcosa bisogna fare per porre rimedio a questa crisi epocale. Già, ma che
cosa e in che modo? Evidentemente, il mercato da solo non basta. E la politica
non è in grado di smuovere forze che perseguano fini coerenti con – come diceva
il club di Roma– "i limiti dello sviluppo". Siamo allora di fronte a
un punto di non ritorno? Ovviamente, Lester Brown non è di questo avviso, e il
piano B, che dà il nome al libro, costituisce la sua proposta per evitare
queste calamità prossime venture. I suoi imperativi sono concettualmente
semplici e praticamente difficilissimi: eliminare la povertà più grave,
stabilizzare la popolazione, ripristinare nella misura del possibile gli
ecosistemi terrestri. Esempio tipico delle intenzioni di Brown: riduzione delle
emissioni di anidride carbonica dell'80% entro il
( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 28 del 2008-07-14
pagina 5 "Il federalismo? Stavolta ci siamo, vediamo terra come
Colombo" di Vincenzo La Manna Intervista a Roberto Maroni, ministro
dell'Interno: "E' l'unico strumento per ridurre le tasse. Spero che
Veltroni colga questa opportunità, altrimenti faremo da soli" da Roma Il
federalismo fiscale sembra mettere d'accordo governo e Pd. E il leader del
Carroccio, Umberto Bossi, chiede che il dialogo sulle riforme con l'opposizione
vada avanti. Ministro Maroni, dopo oltre un decennio di battaglie, il sogno
della Lega si avvera? "Meglio tardi che mai". Insomma, è fatta?
"Ci siamo, oggi i tempi sono davvero maturi. Abbiamo davanti a noi una
stagione straordinaria sul fronte delle riforme. E tutto ciò... mi
emoziona". Addirittura? "è proprio così, non mi nascondo. E sa
perché?". No, dica pure. "Perché abbiamo resistito per anni e
combattuto a lungo, insieme a Umberto. Ci sono stati molti momenti difficili e
abbiamo addosso ancora le cicatrici delle sconfitte. Ma adesso possiamo gridare
“Terra!” e ci sentiamo tutti un po' come Cristoforo Colombo... ". Occhio,
ministro. Lui pensava di aver scoperto le nuove Indie e non l'America...
"Sì, ma il nostro governo non naviga a vista. Abbiamo fatto in due mesi
ciò che Romano Prodi non è riuscito a produrre in due anni e proseguiremo su
questa strada. La nostra rotta è sicura e veleggiamo con il vento in poppa,
guidati da un presidente del Consiglio di cui ci fidiamo - sia chiaro a tutti,
anche ai fantasiosi retroscenisti - in maniera assoluta. E che sul federalismo
fiscale ha incaricato i “guardiani” Bossi e Tremonti - il primo per la coerenza
dei contenuti, il secondo per la sostenibilità finanziaria - di fare tutto ciò
che serve, e quindi anche di dialogare con l'opposizione, per raggiungere
l'obiettivo. Tradotto: la Lega sa che Berlusconi mantiene i patti e a lui va il
nostro pieno appoggio". Sì, ma come la mettiamo se il Pd, per qualche
motivo, un giorno decidesse di non volersi più confrontare? "Per quanto ci
riguarda non cambierebbe nulla. Noi andremo avanti pure da soli". Quindi
non vi preoccupano più di tanto le recenti affermazioni di Walter Veltroni,
convinto che il dialogo possa anche attendere, perché la vera emergenza del
Paese è rappresentata dagli stipendi? "Guardi, io spero davvero che il Pd
sia della partita e che sappia cogliere, essendo la parte che definirei più
normale della sinistra, la grande opportunità che gli si prospetta. Da Di Pietro - che inseguendo Beppe Grillo sta
diventando una macchietta - non mi aspetto nulla di costruttivo, visto che la
strada che ha scelto è quella dell'insulto, a cui si risponde semmai con le
querele. Veltroni, invece, oggi ha il dovere politico e morale di contribuire".
Ottimista? "Sì, come sempre. E secondo me con la sua dichiarazione voleva
semplicemente segnalare che il dialogo può attendere fino a settembre. Come
dire, aspettiamo che passi l'estate, giusto il tempo di ricaricarci". E se
non fosse così? "In caso contrario, il governo a settembre presenterà
ugualmente il provvedimento, già previsto nel Dpef. Anche perché, abbiamo una
maggioranza compatta e tutti, dico tutti, sono d'accordo sul federalismo
fiscale, che oggi rappresenta l'unico strumento per aumentare gli stipendi,
ridurre la pressione fiscale e rendere efficiente lo Stato". In perfetta
linea con quanto dichiarato dal ministro dell'Economia. "Assolutamente sì.
Stamattina (ieri mattina, ndr) ho chiamato Tremonti per complimentarmi per quanto
spiegato da lui in un'intervista. La sua è una visione concreta dei fatti, che
la Lega condivide al 100%. E parlare una lingua comune è anche il valore
aggiunto, la forza del nostro esecutivo. In grado di decidere con una maggiore
coesione rispetto al passato, senza scossoni né tentennamenti. Senza quegli
intoppi che vi furono, invece, nelle precedenti esperienze di governo, a causa
dell'Udc e degli altri partiti minori". è una chiusura netta su eventuali
future alleanze con i centristi di Pier Ferdinando Casini? "Mettiamola
così: abbiamo già dimostrato alle scorse elezioni che l'alleanza Pdl-Lega non
ha bisogno di nuovi soci. E un'eventuale richiesta d'ingresso da parte dell'Udc
sarebbe fuori tempo massimo". A proposito di elezioni, sul tappeto delle
riforme fa capolino di nuovo la legge elettorale, anche se in chiave elezioni
europee. Che fare? "In vista del voto del prossimo anno, credo sia giusto
rivedere i meccanismi che hanno favorito l'attuale frammentazione e che, ad
esempio, hanno permesso ad un candidato di un partito con lo 0,6% di consenso
nazionale di sedere all'Europarlamento. Si deve quindi intervenire,
introducendo uno sbarramento". Con quale soglia? "Le proposte sono al
momento diverse e nello specifico se ne sta occupando il ministro Roberto Calderoli".
A proposito di Calderoli, sul "Porcellum" pende sempre la mannaia del
referendum. "L'attuale legge elettorale, tanto bistrattata, in realtà ha
funzionato, portando stabilità ed eliminando la frammentazione. Con
l'approvazione del referendum si creerebbe solo un danno e non si risolverebbe
la questione principale che sta a cuore ai cittadini: la reintroduzione, cioè,
delle preferenze. Ecco perché faremo di tutto per evitare che si raggiunga il
quorum. Il “Porcellum” andrebbe invece rivalutato. E Roberto, all'epoca, peccò
d'ingenuità". Cioè? "Non doveva definire la sua legge una “porcata”.
Boh, forse non ci credeva neppure lui, ma alla fine ha avuto ragione". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 28 del 2008-07-14
pagina 0 Consumatori, 47 milioni per fare da anti-Stato di Matthias Pfaender
Finanziate dal governo con i soldi delle multe dell'Antitrust, le associazioni
dei consumatori sopravvivono solo grazie ai contributi statali. Codacons, numero
verde fantasma: informazioni solo a pagamento Votate alla difesa del
consumatore: agguerrite, preparate, specializzate; capaci di minacciare cause
contro tutto e tutti. Le associazioni dei consumatori, i cani da guardia nel
mercato dei beni e servizi, per difendere il cittadino che si barcamena tra
beni e servizi non guardano in faccia a nessuno. Tranne che allo Stato. Perché
da Roma le associazioni sono massicciamente finanziate. FINANZIAMENTI A PIOGGIA
Eccola un'altra casta. Diversa, ma sempre casta: 47,7 milioni di euro in cinque
anni, distribuiti a pioggia a partire da gennaio 2003, da quando alle
associazioni va parte del ricavato delle multe dell'antitrust. Le società
sbagliano, l'Authority le punisce e quei soldi che dovrebbero andare allo Stato
vanno alle associazioni dei consumatori. Cioè quelle sigle che dal 1998 fanno
parte del Cncu (consiglio nazionale dei consumatori e utenti, che ha sede
presso il ministero dello Sviluppo economico). Fino all'80-85% dei bilanci
delle associazioni, secondo una ricerca del Sole24Ore, sono garantiti dal
denaro pubblico. "In queste condizioni - ha dichiarato Palo Martinello,
presidente di Altroconsumo - è difficile contestare le scelte di governo o
regioni. Così si rischia di diventare la foglia di fico delle amministrazioni".
Quindi la domanda è immediata: ma se i soldi li prendono dallo Stato, come
faranno a fare azioni e operazioni contro tutto quello che lo Stato controlla
come Poste, servizi idrici, ferrovie, smaltimento, gestione rifiuti? UN
PROGETTO PER TUTTI I soldi pubblici servono a finanziare molte cose, sostengono
i vertici delle associazioni. Quali? Siamo andati a leggere i documenti dei
finanziamenti dei progetti delle associazioni del 2005 per avere un'idea. Ne
abbiamo trovati 27 e la prima cosa strana è che praticamente tutti hanno un
contributo standard: mezzo milione di euro. E così, a prescindere dal lavoro
svolto, tutti finiscono col portare a casa la stessa cifra (12 milioni nel solo
2005). Non ci dev'essere grande comunicazione tra le varie associazioni, poi,
se in un anno tre progetti diversi hanno avuto però lo stesso contenuto: la
lettura delle etichette. Un milione e mezzo di euro, quindi, per insegnare a
leggere. Ma i soldi basta averli, se è vero che Carlo Rienzi, presidente del
Codacons ha dichiarato all'Espresso: "Stare nel Cncu non serve a niente. è
una scatola per dare soldi. E per fortuna li dà". LE ISCRIZIONI FALSE I
consumatori insegnano a non fidarsi di nessuno. Seguendo questa logica non
bisognerebbe farlo neanche con loro. E forse non sarebbe poi tanto sbagliato.
"Gran parte degli iscritti sono falsi", ammettono gli stessi
presidenti. Tanto nessuno controlla. Così si deduce che i 300mila iscritti
spacciati da qualcuno, i 100mila da qualcun altro e così via, siano solo numeri
in libertà, con buona pace della tanto invocata trasparenza. GLI INTRECCI CON
LA POLITICA Molte sigle sono nate e cresciute all'ombra di poteri
politico-sindacali: Federconsumatori è strettamente legata alla Cgil, mentre
Adiconsum e Adoc rispettivamente alla Cisl e Uil. Il movimento Arci ha la sua
organizzazione "personale" nel Movimento consumatori, mentre la Lega
consumatori è collegata alle Acli. Ma c'è anche chi ha giocato la carta della
politica pura: dal Codacons è nata la Lista Consumatori, che alle politiche del
2006 riuscì a far eleggere in Calabria addirittura un senatore, Pietro Fuda. Il
presidente di Adusbef, Elio Lannutti, è tutt'ora in parlamento, senatore
dell'Italia dei Valori e personaggio ammiccante all'antipolitica visto che ha
in programma l'uscita di un libro La Repubblica delle banche, con introduzione di Beppe Grillo. Di
centrodestra è la "Casa del consumatore", il cui presidente
Alessandro Fede Pellone è un ex consigliere lombardo di Forza Italia. Era
collaboratore del ministro Livia Turco, Stefano Inglese, ex presidente del
Tribunale dei diritti del malato e legato a Cittadinanzattiva, mentre Donatella
Poretti dagli uffici dell'Aduc è passata direttamente agli scranni di
Montecitorio, nelle file della Rosa del Pugno. Infine Mara Colla, già sindaco
socialista di Parma, eletta alle scorse elezioni regionali con l'Ulivo,
continua a tenersi stretta la presidenza della Confconsumatori. Alla faccia
della libertà. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Unita, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del Prodi non torna. Ma martedì ha condiviso le ragioni di chi ha
scelto la piazza... Grande irritazione per il Lodo Alfano. Cura nei minimi
dettagli l'avvio della sua Fondazione per la cooperazione tra i popoli.
Soprattutto con i capi di stato africani di Andrea Bonzi / Bologna LÌ, IN PIAZZA
NAVONA, con il "qualunquista" Beppe Grillo, non
ci sarebbe mai andato. Eppure, Roma no Prodi sente "profondamente
vere" le ragioni di chi, martedì scorso, ha manifestato contro il lodo
Alfano. Un provvedimento che l'ex premier giudica "una vergogna". A
sentire ambienti a lui molto vicini, è un Prodi che guarda "con un certo
distacco" le vicende politiche italiane. Preferendo, piuttosto,
concentrarsi sullo scenario internazionale: a settembre partirà la
"Fondazione per la pace e la cooperazione tra i popoli". Una
struttura con sede a Bologna, con cui il Professore intende mettere a frutto la
sua esperienza di economista di statura europea, i suoi contatti con i capi di
Stato stranieri, in particolare africani, cercando di dare una mano su grandi temi,
importanti come la pace. Guardando all'Italia, del resto, le
"preoccupazioni" prevalgono. Prodi non nasconde ai suoi "il
profondo dolore" per una Paese che "non trova la quadra" ed è
guidato nuovamente da un governo che pensa prima agli interessi di Berlusconi
che a quelli della collettività. Disagio anche per la "confusione"
che regna nel Partito Democratico, squassato da correnti che assomigliano a
"fazioni". Una situazione da cui Prodi - che ha confermato più volte
le sue dimissioni da presidente del Pd, nonostante le insistenze di Walter
Veltroni - intende "restare fuori", lasciando che se ne occupino gli
attuali vertici. L'ex presidente del Consiglio, insomma, non ha intenzione di
lasciare il suo buen retiro. L'amarezza seguita alla caduta del governo è ancora
cocente. Così come l'ex Presidente del Consiglio non ha gradito il fuoco di
critiche post-elettorali all'operato del suo esecutivo, quasi la sconfitta del
Pd fosse ineluttabile, e la colpa ricadesse solo sui provvedimenti del governo
dell'Unione. Anzi, sono diversi i prodiani che fanno notare come Romano abbia
sconfitto per due volte il Cavaliere, e per due volte sia caduto per contrasti
nella propria coalizione. Un uno-due "insopportabile" per chiunque.
Prima, dunque, Prodi si godrà fino in fondo le vacanze estive. Incominciando da
un soggiorno in "un'isoletta del Mediterraneo", con i parenti - la
moglie Flavia, i due figli, le nuore e i nipotini - e gli amici più stretti.
Non mancherà di passare qualche giorno sull'Appenino reggiano, a Castello di Bebbio,
come è tradizione di famiglia, per partire in agosto per una gita all'estero,
non ancora confermata. Del resto, da metà maggio, Romano e Flavia hanno
viaggiato molto, toccando Spagna, Francia, Albania, Germania ed Egitto. In
autunno, Prodi ripartirà di slancio. Non sulla scena nazionale, né su quella
locale, nonostante, nei mesi scorsi, si fosse vociferato di una sua possibile
candidatura a sindaco nel 2009. Il suo unico auspicio per la realtà bolognese,
dove Sergio Cofferati si è ricandidato a sindaco e la minoranza
bindiana-prodiana sembra ancora alla ricerca di uno sfidante alle primarie di
partito, è che "vada tutto bene" e che la destra non replichi il
colpaccio del '99. Lo scenario in cui intende muoversi Prodi è quello
internazionale, con il progetto di Fondazione di cui si diceva. "Romano è
uno dei pochissimi che ha rapporti con quasi tutti i capi di Stato africani,
che spesso sono in conflitto uno contro l'altro - spiegano dal suo entourage -.
L'obiettivo è aiutare la pace, migliorando le condizioni e cercando una
soluzione ai conflitti endogeni". La Fondazione avrà sede in via Santo
Stefano, nel centro di Bologna. A dargli una mano ci saranno Alessandro Ovi,
direttore del Mit Technology Review Italia, Daniela Flamigni, la segretaria di sempre,
Sandra Zampa, parlamentare del Pd, già capoufficio stampa di palazzo Chigi.
( da "Stampaweb, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo
TORINO La prima
notte di carcere per il Presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco è
trascorsa in uno stato di dormiveglia. Le indiscrezioni provenienti dal carcere
di Sulmona parlano di un uomo con la barba incolta, spesso sveglio durante la
notte, "seduto sul letto con lo sguardo meditabondo". Intanto, la
direzione del carcere di Sulmona, per gestire questa "fase di
emergenza" (Del turco rimarrà in isolamento per tre giorni), ha richiamato
dal turno di riposo diversi agenti. Il carcere di Sulmona, negli anni passati,
è balzato alle cronache nazionali per il suicidio della direttrice del
penitenziario e del sindaco di Roccaraso, oltre a diversi tentativi di suicidio
di reclusi per reati associativi poichè il carcere è classificato di
"massima sicurezza". L'interrogatorio di garanzia per Del Turco
dovrebbe avvenire tra giovedì e sabato prossimi nel frattempo la Procura della
Repubblica di Pescara continua i riscontri e gli interrogatori degli indagati
per acquisire ulteriori elementi nel quadro dell'inchiesta sulle presunte
tangenti nella sanità abruzzese. Il Procuratore Capo, Nicola Trifuoggi, stamane
ha ascoltato i deputati Tommaso Ginoble (Pd) e Sabatino Aracu (Fi), anche loro
indagati nell'ambito dell'inchiesta. Sul piano politico si rincorrono una serie
di prese di posizioni a livello regionale. Fernando Fabbiani, assessore
regionale all'ambiente, del Pdci ha rimesso nelle mani del partito il mandato
di giunta, così come l'assessore di Rifondazione Comunista Betty Mura. Forza
Italia chiede elezioni subito, mentre Rifondazione Comunista chiede che alle
prossime elezioni i candidati siano tutti "immacolati" sotto il
profilo penale. Il Consiglio regionale, che doveva riunirsi stamane, è stato
rinviato: domani è convocata la conferenza dei capigruppo per decidere il da
farsi. Le redine del "residuo" della giunta regionale sono state
assunte ad interim dal Vicepresidente Enrico Paolini (Pd), che questa sera a
Roma, a Palazzo Chigi, incontra Silvio Berlusconi nell'ambito della Conferenza
Stato-Regioni. "Fermo restando il fatto che non posso e non voglio
esprimermi sul merito dell'inchiesta che riguarda Ottaviano Del Turco, continuo
a porre domande sugli aspetti di metodo", dice il portavoce di Forza Italia
Daniele Capezzone. "Siamo dunque dinanzi a un trattamento da boss della
mala, o peggio?" si chiede, incrociando le idee dell'ex amico Pannella.
"Non mi piace il carcere di Sulmona, non mi piace la storia del carcere di
Sulmona. Non mi piacciono gli isolamenti nel carcere di Sulmona. Voglio dirlo:
non mi piacciono carceri nei quali ci sono suicidi, e quando dico suicidi nelle
carceri credo che nella grande maggioranza dei casi si tratti di omicidi. Non
mi piace che Ottaviano Del Turco sia in isolamento al carcere di Sulmona"
dice il leader radicale. Critiche ai metodi usati dalla Procura arrivano anche
dal Pd. Il Presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, interpellata dai
giornalisti sulla vicenda, parla di "fatto scioccante per la spettacolarità
dell'operazione e la gran quantità di persone coinvolte". Ma sul
governatore Abruzzese arrivano le bordate di Di Pietro. "Tangentopoli c'è
e più di prima, con l'aggravante che adesso è più difficile scoprire i reati e
quelle poche volte che ci si riesce, come a Pescara, la prima cosa che viene
detta è che è un teorema e che i giudici sono da eliminare". Tuona anche Beppe Grillo: "Lo psiconano ha
ragione. Per lui, l'arresto di Del Turco è "il solito teorema". Il
teorema Del Turco infatti dice "la somma dei due partiti (Pdl e PD meno
elle) costruiti sui cateti è uguale all'area delle tangenti costruite
sull'ipotenusà"".
( da "Stampa, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo
VENARIA FLASH
FESTCOMINCIA OGGI AL TEATRO DELLA CONCORDIA L'artista inaugura la rassegna che
comprende cinque concerti made in Italy Canta Michele Caparezza un
"Eroe" dei precari È Caparezza a tenere e a battesimo questa sera il
Venaria Flash Festival, nuova presenza sulla mappa della musica dal vivo
nell'area torinese. Niente a che vedere con il Venaria Real Festival, di stanza
alla Reggia; la manifestazione che inizia oggi si tiene nell'area all'aperto
retrostante il Teatro Concordia di corso Puccini, che in questo modo sfrutta lo
stesso palco dell'inverno, però rivolto verso l'esterno. Il nome della
kermesse, che proporrà fino al 24 luglio cinque spettacoli a pagamento, nasce
dall'omonima emittente cittadina, Radio Flash, che celebra in questo modo oltre
trent'anni di vita nell'etere regionale. Dopo lo show di Caparezza, sul palco
alle 21,30 con biglietto d'ingresso a 12 euro, sarà domani il turno di
Francesco De Gregori, reduce dal brillante riscontro ottenuto dal cd di recente
pubblicazione, "Per brevità chiamato artista". Giovedì toccherà al
concerto dei Baustelle, su e giù per la Penisola con le canzoni di
"Amen", l'album che contiene la discussa "Charlie fa surf".
La prossima settimana il cartellone si chiuderà in reggae, con l'arrivo di
Giuliano Palma & The Bluebeaters, di scena martedì 22, e dei Sud Sound
System, protagonisti la sera di giovedì 24. Le prevendite sono attive da
Feltrinelli, Fnac, Rock & Folk, Teatro della Concordia e via Internet
tramite i siti www.ticketone.it e www.vivaticket.it. Per info: 011 - 4241124.
Per quanto concerne l'appuntamento odierno, l'estate 2008 di Caparezza è senza
dubbio la più ricca di soddisfazioni dai tempi dell'interminabile tournée
legata alla canzone "Fuori dal tunnel" e all'album "Verità
supposte", un giro d'Italia che durò in pratica due anni e che ridusse il
cantante pugliese allo stremo delle forze. Rispetto a quel progetto
discografico, il recente "Le dimensione del mio Caos" è decisamente
più ardito: nientemeno che una rock opera sulla falsariga di "Tommy"
e "Jesus Christ Superstar", che tuttavia non ha scoraggiato il
pubblico cresciuto nell'era dei singoli usa e getta. Al contrario, la risposta
del Capa - popolo, in buona parte collimante con l'universo
dei girotondi e di Beppe
Grillo, è stata entusiasta. Risultato, un
terzo posto in classifica che non era facile pronosticare e una canzone,
"Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)", già diventata inno della
generazione dei precari e dell'Italia che guarda con timore la propria economia
familiare. Per ora, al nuovo disco è riservato il solito trattamento,
nel senso che le canzoni più rappresentative e idonee alla dimensione live si
mischiano al già corposo repertorio precedente del ragazzo con la testa riccia.
A partire dall'autunno, però, l'opera rock promette di svelarsi come tale anche
in occasione del tour nei locali indoor, con scenografie mirate e ricostruzione
delle situazioni fiction create al momento delle incisioni in studio. \.
( da "Stampa, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo
Mappa della musica
dal vivo nell'area torinese. Niente a che vedere con il Venaria Real Festival,
di stanza alla Reggia; la manifestazione che inizia oggi si tiene nell'area
all'aperto retrostante il Teatro Concordia di corso Puccini, che in questo modo
sfrutta lo stesso palco dell'inverno, però rivolto verso l'esterno. Il nome
della kermesse, che proporrà fino al 24 luglio cinque spettacoli a pagamento,
nasce dall'omonima emittente cittadina, Radio Flash, che celebra in questo modo
oltre trent'anni di vita nell'etere regionale. Dopo lo show di Caparezza, sul
palco alle 21,30 con biglietto d'ingresso a 12 euro, sarà domani il turno di
Francesco De Gregori, reduce dal brillante riscontro ottenuto dal cd di recente
pubblicazione, "Per brevità chiamato artista". Giovedì toccherà al
concerto dei Baustelle, su e giù per la Penisola con le canzoni di
"Amen", l'album che contiene la discussa "Charlie fa surf".
La prossima settimana il cartellone si chiuderà in reggae, con l'arrivo di
Giuliano Palma & The Bluebeaters, di scena martedì 22, e dei Sud Sound System,
protagonisti la sera di giovedì 24. Le prevendite sono attive da Feltrinelli,
Fnac, Rock & Folk, Teatro della Concordia e via Internet tramite i siti
www.ticketone.it e www.vivaticket.it. Per info: 011 - 4241124. Per quanto
concerne l'appuntamento odierno, l'estate 2008 di Caparezza è senza dubbio la
più ricca di soddisfazioni dai tempi dell'interminabile tournée legata alla
canzone "Fuori dal tunnel" e all'album "Verità supposte",
un giro d'Italia che durò in pratica due anni e che ridusse il cantante pugliese
allo stremo delle forze. Rispetto a quel progetto discografico, il recente
"Le dimensione del mio Caos" è decisamente più ardito: nientemeno che
una rock opera sulla falsariga di "Tommy" e "Jesus Christ
Superstar", che tuttavia non ha scoraggiato il pubblico cresciuto nell'era
dei singoli usa e getta. Al contrario, la risposta del Capa - popolo, in buona parte collimante con l'universo dei girotondi e di Beppe Grillo, è stata entusiasta. Risultato, un terzo posto in classifica che
non era facile pronosticare e una canzone, "Eroe (storia di Luigi delle
Bicocche)", già diventata inno della generazione dei precari e dell'Italia
che guarda con timore la propria economia familiare. Per ora, al nuovo
disco è riservato il solito trattamento, nel senso che le canzoni più
rappresentative e idonee alla dimensione live si mischiano al già corposo
repertorio precedente del ragazzo con la testa riccia. A partire dall'autunno,
però, l'opera rock promette di svelarsi come tale anche in occasione del tour
nei locali indoor, con scenografie mirate e ricostruzione delle situazioni
fiction create al momento delle incisioni in studio. \.
( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia",
qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio
per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile
finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta
c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum
("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista.
Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e
del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece
riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà
con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte
su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a
Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti
dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome
della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun
( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma
stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima
chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo
o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro
dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire:
"Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte
levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno.
Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra
civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su
toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in
palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8
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guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il
rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2,
sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti,
sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato
arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav
Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo
e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto,
già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna,
Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in
fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra
(in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per
abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza
Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro
violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista,
post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi
(leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono
loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione
dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i
sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare.
Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con
la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A
quando un bella convention o una manifestazione di piazza
con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale"
Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi
l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo
forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma
, in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si
vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo
tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese,
le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del
leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A
conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e
realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna
e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non
resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo
scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo
scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha
lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice
Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei
essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima
puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out
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( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni,
ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima
chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo
o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro
dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire:
"Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte
levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno.
Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra
civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su
toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in
palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti
e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando
Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma
reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la
vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato
dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un
sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio
di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea
al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al
centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre
in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in
Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica
La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in
scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è
più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso,
anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima:
così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già
detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano,
il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici
hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica,
combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti
che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera
è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà
l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella
della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta
la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le
porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La
deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di
diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo
Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere
"processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori
maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica",
"addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti".
E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche
Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che
distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici
hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se
questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186
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© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul
08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio
mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza
Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì,
compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a
soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato
improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio
grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo
per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina
da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e
Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro
Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha
progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del
"Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a
che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza
con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere
all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di
un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare
quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e
radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34
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( da "Corriere della Sera" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-16 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Il Pdl difende il governatore "Trattato come un boss"
Veltroni: Pd, affrontare la questione morale. Sì alle elezioni in Abruzzo Torna
la sintonia tra Capezzone e Pannella. Il leader radicale: Del Turco? Non mi
piace il carcere di Sulmona ROMA - Smarcarsi dal giustizialismo alla Di Pietro
e prendere le distanze dagli attacchi di Berlusconi ai magistrati. Il passaggio
è stretto e reso ancora più impervio dallo choc causato dall'arresto di
Ottaviano Del Turco. Walter Veltroni prova a trovare un equilibrio,
sottolineando che "la questione morale è fondamentale per il Pd e deve
essere un elemento caratterizzante del nostro profilo". Tema spinoso,
affrontato ieri nella Direzione del Pd, dove ieri è arrivato anche il via
libera a nuove elezioni in Abruzzo, chiesto dai vertici regionali del partito.
Il segretario ha preannunciato "l'apertura di un dibattito interno ",
dedicato alle Regioni e alla questione sanità. Marina Sereni ha ricordato come
"diverse amministrazioni di centrosinistra siano state toccate da vicende
giudiziarie". E ha aggiunto: "Dobbiamo capire se c'è una nuova
Tangentopoli e se basta per il Pd il codice etico". Rosy Bindi ha chiesto
di dedicare una Direzione al tema, per non rimanere "afoni tra le urla
giustizialiste di Di Pietro e la denuncia dei teoremi di Berlusconi". In
molti si sono detti sconcertati per l'arresto di Del Turco, che faceva parte
della Direzione del Pd. Ma nessuno vuole scontri con le Procure. Non a caso,
Veltroni ha annunciato che la riforma della giustizia va fatta "con i
magistrati e non contro di loro". è anche un modo per non rimanere
schiacciati dall'offensiva di Antonio Di Pietro. Che ha alzato i toni: "Tangentopoli
c'è più di prima". E ha attaccato frontalmente: "Pd e Pdl sono pappa
e ciccia". Replica secca di Veltroni: "Allora perché si è alleato con
noi?". Qualche sfumatura diversa si coglie anche sul fronte opposto. Il
ministro della Difesa Ignazio La Russa comprende "la diversa sensibilità
di Berlusconi" sul tema giustizia, ma dice no "a ogni assoluzione
preventiva". Berlusconi aveva parlato di "teorema" e ieri il suo
portavoce, Paolo Bonaiuti ha ribadito il concetto, riferendosi anche al
proscioglimento per l'accusa di danni all'ambiente in Sardegna. Più di un
dubbio hanno suscitato anche le modalità degli arresti. In sintonia, dopo i
feroci scontri dei mesi scorsi, Marco Pannella e il portavoce di Forza Italia
Daniele Capezzone. Il leader radicale spiega: "Non mi piace il carcere di
Sulmona, non mi piacciono i carceri nei quali ci sono suicidi. Nella
maggioranza dei casi sono omicidi". Né innocentista né dipietrista,
Pannella dà "la massima fiducia a Ottaviano ". Più duro ancora
Capezzone, secondo il quale Del Turco, mandato in isolamento, "è stato
trattato come un boss della mala". Modalità criticate anche da Bobo Craxi.
E da Maurizio Lupi, Pdl: "Alla notizia dell'arresto mi sono venuti i
brividi: sembrava di essere di fronte a un arresto di mafia ". Sul fronte opposto,
la Destra di Francesco Storace: "Se la politica è onesta non deve urlare
contro chi indaga ma con chi ruba". E Beppe Grillo, per il quale il "teorema " non è quello dei giudici,
ma quello costruito sulla somma di Pd e Pdl: "L'entità delle tangenti
corrisponde al debito pubblico attuale". In carcere Ottaviano Del Turco,
il presidente della Regione Abruzzo finito in carcere per lo scandalo sanità (
Di Loreti/Emblema) Alessandro Trocino.
( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni,
ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima
chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo
o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro
dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire:
"Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte
levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno.
Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra
civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su
toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in
palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il
silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (9
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(in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale
e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del
Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da
Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una
carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato
nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la
Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già
annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna,
Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in
fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra
(in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per
abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza
Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro
violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello
stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo
Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio
opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà
con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza
con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (37 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun
( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Pagina XVII - Genova
Oltre mille persone per gli 80 anni del sacerdote La festa di don Gallo musica
e auguri dai vip Microconcerti e messaggi video, la consegna dei regali Il
protagonista: "Non pensavo proprio di arrivare fin qui" RAFFAELE R.
RIVERSO Una torta di due metri per un metro e venti alla frutta portata da un
gruppo di trans genovesi sulle note di "Princesa" di Fabrizio De
André è stato uno dei momenti-clou alla festa per l'ottantesimo compleanno di
don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto, che si è svolta
ieri sera all'Arena del mare, presenti oltre mille persone (tra il pubblico
Nando Dalla Chiesa e Vittorio Agnoletto). Un happening: l'abbraccio di Dori
Ghezzi (a cui don Gallo ha consegnato un mazzo di rose, suscitandone la
commozione, che s'è trasformata in lacrime quando il sacerdote ha letto una
poesia scritta da lui e dai ragazzi della Comunità il giorno dopo il funerale
di Fabrizio De André) e di don Vitaliano Della Sala (che gli ha donato un pacco
di sigari toscani) e l'omaggio delle istituzioni con la consegna di una targa
da parte del sindaco Marta Vincenzi e con l'augurio del primo cittadino di
"operare altri ottant'anni in questa città". "Ottant'anni? Non
pensavo certo di arrivarci - ha detto don Gallo - Quindici anni fa pensavo di
andarmene, per tre mesi non sono riuscito a dormire, ero mezzo esaurito anche
se parlavo. Il mio augurio? Lo faccio agli italiani: che si ricordino che
l'Italia è una repubblica democratica, laica e antifascista". In apertura
di serata i Soggetti Smarriti; poi la musica di Paolo Bonfanti, Federico
Sirianni, Max Manfredi, Orchestra Bailam e Roberta Alloisio, mentre Piero Pelù
ha chiuso la serata: microconcerti intervallati dalle telefonate di don Gallo
con Franca Rame, Dario Fo e Beppe Grillo. Poi
i videomessaggi di Maurizio Crozza, Dario Vergassola, Claudio Bisio, Moni
Ovadia, Vasco Rossi, Neri Marcoré, Angela Finocchiaro, Manu Chao con Carotone.
Una seconda torta a forma di gallo è arrivata nella notte sul palco col
consigliere comunale di Vicenza e portavoce del comitato No dal Molin,
Cinzia Bottene.
( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Pagina VII - Bologna
"Piazzolai pulite o saranno multe" giro di vite sugli ambulanti
L'assessore Patullo: da ottobre via alla raccolta differenziata Anche in centro
storico obbligo per i negozi di raccogliere i cartoni ALESSANDRO CORI I
commercianti della Piazzola dovranno iniziare ad essere più attenti nella
raccolta differenziata dei rifiuti, altrimenti tra un paio di mesi sulla testa
degli ambulanti "meno ecologici" piomberanno le prime multe. Da
ottobre infatti partirà un nuovo piano anti-immondizia, ogni commerciante
dovrà, a fine giornata, ammucchiare, dopo averli divisi, cartoni e imballaggi
di plastica e lasciarli sull'area che occupa in modo che i mezzi di raccolta di
Hera possano recuperarli più facilmente. Nei prossimi due mesi, il Comune e la
multiutility informeranno, uno ad uno, tutti gli ambulanti del mercato, ma,
terminata questa fase, a partire da ottobre, l'assessore Anna Patullo non ha
escluso multe per i commercianti indisciplinati: "E' ora di cambiare
mentalità", ha messo in chiaro ieri la titolare dell'Ambiente durante la
presentazione dell'iniziativa, che si inserisce nel nuovo piano comunale di
raccolta per i commercianti del centro storico. Per il mercato di piazza VIII
Agosto, quindi, la raccolta dei rifiuti cambia volto. "Finora non c'era
una regolamentazione - spiega Marco Morselli, direttore di Ato5 - una volta
terminato il mercato, gli ambulanti lasciavano tutti i rifiuti sparsi per la piazza,
senza differenziarli". Con questa iniziativa, invece, "ci sarà più
ordine e sarà più facile fare la raccolta differenziata". A tutti i
commercianti del mercato sarà lasciato il tempo di "metabolizzare" le
nuove procedure, poi però per chi sgarra arriveranno le sanzioni. "Quando
il sistema funzionerà a pieno regime - ha detto l'assessore Patullo - chi non
si prenderà le proprie responsabilità, sfuggendo alle regole, sarà multato. E'
una questione di rispetto della città". Pienamente d'accordo con il nuovo
progetto è Alis Alberi, del comitato della Piazzola. "E' ora che si faccia
qualcosa perché questa piazza rimanga sempre decorosa. Ci vuole l'impegno di
tutti ed anche giusto sanzionare chi trasgredisce le regole. Speriamo però di
trovare sempre i sacchi a disposizione per la raccoltà perché ultimamente non è
stato sempre così". Per tutti gli altri commercianti del centro storico,
invece, Hera ha già intensificato in questi giorni il servizio di raccolta dei
cartoni. Negozi, ristoranti e bar avranno a disposizione nuovi orari per
accatastare gli imballaggi nei punti di raccolta. Nelle zone dove confluiscono
più rifiuti, Hera ha programmato anche "cinque o sei passaggi al
giorno" per la raccolta dei cartoni spiega Emidio Castelli, responsabile
divisione ambiente della multiutility bolognese. La nuova raccolta
differenziata in Montagnola e la maggiore frequenza del servizio dedicato agli
esercenti del centro, ricorda poi l'assessore Patullo, si affianca alla
raccolta domiciliare della carta per le strade del centro storico, in funzione
già da una decina d'anni. "Sono rimasta perplessa dall'iniziativa degli amici di Beppe Grillo",
che due settimane fa hanno raccolto la carta a domicilio in alcuni condomini
del centro, come azione dimostrativa contro Hera. "Potevano farlo in altri
quartieri, visto che in centro già lo facciamo". Nel frattempo, nonostante
sia attiva solo da poco più di una settimana, i primi dati della raccolta
porta-a-porta nella zona industriale Roveri sono incoraggianti:
"Siamo già al 47,5%, in linea con zone già rodate come Casalecchio".
La procedura verrà estesa da novembre alla zona collinare della città e a
quella di Borgo Panigale, sul modello dei comuni della provincia, come Sasso
Marconi e Crespellano, che hanno eliminato i cassonetti delle strade,
raggiungendo in circa sei mesi il 65% in media di raccolta differenziata.
Sempre a Borgo Panigale è già attiva la raccolta mono-materiale della plastica
e della carta (che nelle zone di periferia vengono buttate entrambe nel
cassonetto giallo). Entro l'anno infine la raccolta mono-materiale sarà
effettuata anche al Navile, mentre nel 2009 verrà estesa al resto della città.
( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Pagina
XVIII - Genova Grillo, i 60 anni del
dissacratore Da piazza Martinez al super blog, lunedì la festa di compleanno
PAOLO VIOTTI PER un dissacratore di professione come Beppe
Grillo il fatidico compleanno dei sessant'anni può solo essere
lo spunto di una delle sue tante battute al fulmicotone. Ma tant'è, lunedì 21 luglio il
comico ligure più amato, odiato e idolatrato, che Time ha inserito nella lista
degli "eroi europei del 2005", compie proprio sessant'anni. E se oggi
è conosciuto soprattutto per il suo blog, uno dei più visitati del pianeta, la
sua ascesa artistica e la sua carriera sono legate essenzialmente al mondo
dello spettacolo. è qui che Giuseppe, allora detto "Giuse", oggi Beppe, figlio di un imprenditore che produceva cannelli
ossidrici, muove i primi passi partendo da piazza Martinez, da San Fruttuoso,
dove ha trascorso gli anni dell'infanzia fino a quelli della giovinezza. Studia
economia e commercio, ma soprattutto inizia a farsi conoscere al Mix in Glass
di piazza Leopardi e poi all'Instabile dove fa sempre il pieno, è già Grillo quando debutta nel tempio del cabaret, "Il
derby" di Milano. Qui trova il successo, viene notato da Pippo Baudo in un
provino per una trasmissione Rai dove improvvisa un monologo. Da questa
esperienza scaturiscono le sue prime partecipazioni a trasmissioni televisive
(Secondo Voi 1977-78 e Luna Park 1979) imponendosi subito con i suoi monologhi
di satira di costume e rompendo, con l'improvvisazione, quelli che erano gli
schemi "professionali" della televisione. Nel 1979 partecipa alla
prima serie di una fortunata trasmissione che sarà poi ripresa negli anni a
seguire: Fantastico. Appare in seguito a Domenica In, al Festival di Sanremo,
concentrando in pochi minuti le sue performance e raggiungendo altissimi indici
di ascolto. Oltre agli impegni televisivi e agli innumerevoli spettacoli dal
vivo, dove esprime al massimo le sue doti di grande comunicatore, si dedica
anche al cinema, realizzando con scarso successo alcuni film: "Cercasi
Gesù" (1982) diretto da Luigi Comencini (vince il David di Donatello),
"Scemo di Guerra" (1985) con la regia di Dino Risi (partecipa al
Festival di Cannes) e "Topo Galileo" (1988) con la regia di Laudadio
(rappresenta l'Italia al Festival di Rio de Janero) con sceneggiatura e
soggetto scritti a quattro mani con lo scrittore Stefano Benni. Nel 1990 Grillo abbandona la televisione con uno strappo definitivo.
Nel 1994 vi tornerà con due recital dal Teatro delle Vittorie; in seguito si
dedicherà soprattutto agli spettacoli dal vivo. Nel 2005 il primo grande tour
"BeppeGrillo. it". Lo spettacolo porta il
nome del suo sito Internet, che ormai è diventato uno dei blog più visitati del
pianeta. SEGUE A PAGINA VI.
( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Pagina XVIII -
Genova Tra artista e personaggio Quella grande comicità che
ricorda Aristofane MARGHERITA RUBINO Il comico di Beppe Grillo
attende ancora una valutazione critica. Il passaggio, nel tempo,
dall'intrattenimento impertinente alla satira che morde, alla provocatorietà
virulenta a tutto campo, ha fatto si che in primo piano balzasse Grillo personaggio, e sullo sfondo rimanesse Grillo artista.
Genova vanta grandi creativi dalla coloritura comica varia, e non li ama
troppo: si tratti della grande maschera di Paolo Villaggio, del dire beffardo
di Luca Bizzarri, della grazia corrosiva di Maurizio Crozza. In un bel saggio
Dario Fo distingue tra caricatura-sfottò, che diverte tutti, compresi i
potenti, finendo per rifinirne il gioco, e satira. La vera satira affonda le
sue radici nel tragico, tocca i problemi di fondo, chiama in causa i
protagonisti con nome e cognome. "Esagera", come esagerò Aristofane,
ricorrendo alla scatologia e alle oscenità, per dire le oscenità politiche
della sua epoca. Il Grillo degli anni '80 denunciò in
teatro piaghe e ruberie che esplosero e furono note in Italia dieci anni dopo.
Fece vera e grande satira, urlando dalle sale teatrali di tutta Italia con una
indignazione che resta la sua corda più autentica e viscerale. L'accusa diretta
contro la sopraffazione evidente e arrogante resta un punto di forza della sua
vitalità satirica. La rabbia violenta e aggressiva con cui carica descrizione
cronachistica, movimenti polemico-politici, rivisitazioni deformate e
grottesche delle cose e dei problemi è autentica, profondamente autentica. Ed è
questa autenticità che calamita la gente e infastidisce molti. Grillo è eccessivo, si dice da sempre; lo è chi fa satira
(Fo, Rossi, Guzzanti, Luttazzi) poiché va a incidere su ciò che è drammatico,
senza usare modi e termini e limiti che sono accettabili da tutti. Grillo finisce per parere un reazionario, si dice, finisce
per fare il gioco altrui. Non accettare questa democrazia, perché ha perduto
ogni rapporto reale con i valori effettivi, senza prospettare altre forme di
utopica o solo decente convivenza sociale, può parere o essere antidemocratico.
è problema non elementare. La stessa accusa di reazionarietà è caduta in
passato su grandissimi comici, il solito Aristofane in testa. Da millenni la
satira attrae e infastidisce a un tempo. Chi li fissa, i modi e i limiti di
questa che è la più alta forma del comico? Beppe Grillo,
genovese che prova e provoca fastidio, proprio a questa forma appartiene.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2008-07-19 - pag: 10 autore: A Tokyo taxi
pub per burocrati C h issà cosa riuscirebbe a dire Beppe Grillo, se
fosse nato a Tokyo invece che a Genova, sul fenomeno dei pub taxi nipponici. La
vicenda è abbastanza elaborata: si tratta della pratica, molto in voga tra la
faraonica burocrazia del Sol Levante, di scegliersi il taxi, il cui costo è
coperto dal ministero per cui si lavora, in base a particolari agevolazioni:
snack, alcolici, salviette rinfrescanti. In Giappone, i dipendenti governativi
sono soliti lavorare fino alle due, tre di notte. Quando "smontano",
si ritrovano davanti il nulla: niente autobus o metrò, le ultime corse
terminano a mezzanotte. Per raggiungere le rispettive abitazioni, quasi tutte
in posizioni decentrate rispetto al quartiere dei ministeri, non hanno scelta:
il taxi. Ovvio che se insieme alla corsa, che garantisce al tassista quasi un
intero incasso giornaliero, i burocrati sono allietati da qualche benefit, beh,
la scelta è scritta. Paese che vai, usanza castale che trovi.
( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo
Di ritorno
dall'estero scopro che i rifiuti sono spariti dalle strade di Napoli. Bravo
Berlusconi, bravo Bertolaso. Le conseguenze sono rilevanti sotto molti punti di
vista. Innanzitutto: in un Paese che chiede fermezza alle istituzioni il
messaggio giunge chiaro e forte. Il Cavaliere è troppo ottimista quando afferma
che "lo Stato è tornato ad essere lo Stato": un successo non basta a
restituire credibilità e prestigio. Ce ne vogliano tanti e in sequenza. Diciamo
che è un passo deciso nella giusta direzione. In secondo luogo: la crisi stava
danneggiando non solo il turismo a Napoli, ma l'immagine complessiva del Paese
e soprattutto del made in Italy. Tutto si lega: la moda italiana è affascinante
per la bravura dei suoi stilisti, per il prestigio dei marchi, per la qualità
dei tessuti, ma anche per il fascino delle nostre città d'arte e la
raffinatezza della nostra cucina. Le immagini della monnezza ripretute per
settimane dalle tv di tutto il mondo hanno danneggiato pesantemente la nostra
reputazione: nello scorse settimane ero rimasto colpito da un articolo del Sole
24 Ore che dimostrava come il marchio "made in Italy" per la prima
volta nell'ultimo decennio averse perso posizioni nelle classifiche
internazionali. Ora l'Italia potrà risalire, ma le leggi della comunicazione
sono spietate: per distruggere ci vuole poco, per ricostruire una reputazione
sono necessari tempi lunghi. La prova? Solo una parte dei grandi media internazionali
ha dato notizia che la situazione a Napoli è tornata sotto controllo. Ad
esempio: la Cnn sì, ma la Bbc no. Ciò detto sono rimasto colpito
dall'atteggiamento dei giornali e degli intellettuali di sinistra, che hanno
minimizzato e talvolta nascosto la notizia di ieri. Ancora una volta la nostra
opinione pubblica si dimostra scioccamente partigiana: pur di non riconoscere i
meriti del "nemico" si preferisce negare o più spesso ignorare la
realtà. Era davvero così difficile dire: questa volta il governo si è
comportato bene? E' proprio così assurdo anteporre gli interessi del Paese a
quelli di bottega e ideologici? Sia chiaro: una parte de giornali di
centrodestra si comporta allo stesso modo quando governa il centrosinistra. Il
vizio, diciamo, così è condiviso e rientra nella dialetttica, ma con dei limiti
dettati dal buon senso e dal sentimento di identità nazionale. Chissà se un
giorno anche l'Italia riuscirà a mostrarsi finalmente matura. Ultima
considerazione: Bassolino e la Iervolino collaborano di buona lena con il
governo. Bene. Ma in un Paese serio le responsabilità non svaniscono con il
finire dell'emergenza. Mi chiedo: qualcuno pagherà? O ancora una volta prevarrà
la linea del 'scurdamece 'o passato? La credibilità delle istituzioni passa (anche)
da qui. Scritto in Italia Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il
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articolo a un amico 01Jul 08 Sono in viaggio. Sono in viaggio e, con mio
rammarico, scopro le connessioni Internet funzionano peggio di quanto
supponessi. Cercherò di scrivere dei post, ma non posso prevedere con quale
frequenza. In ogni caso tornerò a pieno regime a partire dal 19 luglio. Grazie
per la comprensione e tanti cari saluti a tutti voi. Scritto in giornalismo
Commenti ( 10 ) " (3 voti, il voto medio è: 2.33 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 28Jun 08 Nomadi, ha ragione Maroni (e con lui
Cacciari) Dunque, secondo alcuni media Maroni vuole schedare i bambini rom,
prendendo loro le impronte digitali; dunque il ministro, leghista, avrebbe
sotto sotto intenzioni razziste. In realtà il ministro degli Interni ha
elaborato un piano tutt'altro che impulsivo e men che meno razzista . Infatti:
1) Non è una schedatura, ma un censimento più che mai necessario perché non si
sa quanti nomadi ci siano oggi in Italia da dove vengano e quanti figli
abbiano. Maroni dice: "Voglio porre fine allo sconcio di vedere tanti bambini
che vivono in condizioni disumane, l'unico modo è con il censimento. Devo
sapere la nazionalità, le parentele, la composizione delle famiglie. Soltanto
in questo modo posso dar loro un documento e fissare regole per sapere chi può
rimanere e chi invece non ha i requisiti". 2) La Ue ha approvato una norma
che prevede l'obbligo di prendere le impronte digitali a tutti gli
extracomunitari a partire dai 6 anni prima del rilascio del permesso di
soggiorno. Siccome non si sa con certezza se i nomadi in Italia siano o no
extracomunitari la misura è plausibile. Tra l'altro oggi arrivando in un
aeroporto americano prendono a ogni straniero le impronte digitali e quelle
dell'iride; la pratica, insomma, è diffusa. 3) Il censimento è necessario
perché i bambini sfruttati per compiere reati vengono spostati da una città
all'altra proprio per sfuggire ai controlli. Con le impronte invece si riuscirà
sempre a sapere chi sono, combattendo efficacemente gli sfruttattori e tentando
di garantire a questi fanciulli un'educazione adeguata. Maroni mi ha sempre
dato l'impressione di una persona perbene e ragionevole. In questo caso mi
sembra che intenda porre fine a una grande ingiustizia umana e legale. Non è un
caso che anche una personalità di spicco della sinistra, il sindaco di Venezia
Massimo Cacciari, abbia elogiato le dichiarazioni di Maroni affermando che:
"A chi ha diritto di stare in Italia, specialmente se cittadino italiano,
deve essere garantito di vivere in condizioni decorose e decenti, e non in
campi che sono una vergogna, alla quale bisogna porre fine". Razzista
anche Cacciari? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 223 ) " (8
voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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25Jun 08 Galimberti, filosofo copia e incolla, continua a pontificare. Umberto
Galimberti è considerato negli ambienti colti della sinistra un guru, uno di
quei filosofi profondi, seri e pensosi che dall'alto della propria cultura
sanno analizzare con amara precisione il disagio esistenziale della nostra
società. Confesso che fino a qualche tempo fa mi capitava di apprezzare qualche
suo articolo, ma ora non riesco proprio a prenderlo sul serio. Non che
Galimberti sia improvvisamente rimbecillito. Al contrario, è troppo
intelligente; anzi troppo italianamente furbo. Il Giornale ha infatti scoperto
che l'Umberto ha l'abitudine di copiare testi altrui, senza virgolettarli,
senza citare la fonte. Nei giorni scorsi Roberto Farneti e Matteo Sacchi hanno
scoperto ben quattro casi di plagio. Dico quattro casi. Stamane nuovo scoop, a
firma di Sacchi: il filosofo ottenne la cattedra di filosofia a Venezia
presentando, tra gli altri, due testi clonati. La vicenda ispira diverse
considerazioni: 1) Con quale credibilità un professore che copia intere pagine
può continuare a insegnare? Oggi il rettore dell'Università Ca Foscari di
Venezia afferma che non spetta a lui prendere provvedimenti e che bisognerebbe
creare un giurì per valutare l'accaduto. Come dire: meglio soprassedere; il che
la dice lunga sugli standard etici di certi ambienti accademici italiani (non
di tutti, per fortuna). 2) Diversi giornali, tra cui Corriere della Sera,
Foglio, Avvenire, hanno ripreso le denunce del Giornale, sollecitando un
chiarimento pubblico di Galimberti, che invece continua a tacere. O meglio: si
è scusato controvoglia in un'intervista con il Giornale solo dopo il primo
scoop, ma dopo si è chiuso nel silenzio. 3) La Repubblica non ha scritto una
riga sulla vicenda. Di fatto i lettori del quotidiano fondato da Eugenio
Scalfari non sono al corrente delle gravi e documentate accuse rivolte contro
il filosofo, il cui ultimo libro continua infatti a vendere moltissimo. Non
solo: la Repubblica continua a pubblicare i suoi editoriali in prima pagina,
densi di giudizi morali sulla nostra società così corrotta e insincera.
Insomma, anziché distanziarsi da un personaggio perlomeno imbarazzante, ne
alimenta il mito. Un po' di decoro, a cominciare proprio da Galimberti, no? Scritto
in Italia, giornalismo Commenti ( 78 ) " (8 voti, il voto medio è: 4 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
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( da "Unita, L'" del 20-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del Questione etica Torniamo a Berlinguer Roberto Della Seta e
Francesco Ferrante "I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere
e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della
società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e
passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più
contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le
esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il
bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su
questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne
promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di
correnti, di camarille, ciascuna con un 'boss' e dei 'sotto-boss'. (...) Tutte
le 'operazioni' che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono
chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse
del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito
bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e
rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto
viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio
viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura
quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti".
Con queste parole - tratte da un'intervista di Eugenio Scalfari uscita su la
Repubblica esattamente 27 anni fa, nel luglio 1981 - Enrico Berlinguer poneva
la cosiddetta "questione morale". Da quella intervista è passato
oltre un quarto di secolo, non ci sono più né il Pci né tutti gli altri partiti
della "prima repubblica". Ma è difficile non rimanere stupefatti per
il sapore attualissimo della denuncia di Berlinguer: depurata dalle sue
intenzioni polemiche e anche propagandistiche - l'orgogliosa rivendicazione
della diversità del Pci proprio, innanzitutto, sul terreno dell'etica pubblica,
peraltro almeno in parte smentita dalle vicende del decennio successivo -,
emendata dai nomi dei politici di allora, essa potrebbe comparire a pieno
titolo addirittura come epigrafe nei libri di Stella e Rizzo o come manifesto
di qualche "vaffa-day". Il "terremoto" politico-giudiziario
che ha colpito l'Abruzzo, con l'arresto di Ottaviano Del Turco e di molti
amministratori e funzionari regionali, ripropone allora un pensiero e una
domanda che per noi che crediamo fortemente nel progetto del Partito
Democratico, e siamo sicuri per tanti insieme a noi, sono urgenti e sono
angosciose. Il pensiero: al di là dell'esito dell'inchiesta di Pescara, è fuori
di dubbio - lo testimoniano numerose inchieste in giro per l'Italia che vedono
coinvolti nostri amministratori e rappresentanti - che oggi la "questione
morale" interroghi anche noi del Pd. La domanda: come possiamo e dobbiamo
rispondere? Come ha detto Walter Veltroni all'ultima assemblea nazionale del
Partito Democratico, su scala nazionale come in ogni territorio chi rappresenta
il Pd, chi chiede voti per il Pd, deve testimoniare un rigore etico che sia
coerente, soggettivamente e oggettivamente coerente con l'obiettivo di dare
corpo a una "buona politica". Adesso, dobbiamo dirlo e dircelo con
onestà intellettuale, non è sempre così. Con più evidenza nel Sud ma non solo
nel Sud, troppo spesso la politica, anche la "nostra" politica, somiglia
terribilmente a una "macchina di potere e di clientela". Per questo
noi crediamo che la "questione morale" sia per il Pd un banco di
prova altrettanto decisivo dell'innovazione culturale e programmatica. I due
terreni del resto sono intimamente connessi: quanto più la politica immiserisce
la propria missione nell'amministrazione del potere a fini di vantaggio
personale, di corrente, di partito, tanto più perde di vista i bisogni, gli
interessi, le aspirazioni più larghi, più generali. La vicenda politica
siciliana, con la sconfitta devastante subìta dal Pd sia nelle elezioni
politiche sia in quelle politiche sia in quelle amministrative, è forse la
"cartina di tornasole" più evidente e netta di questo duplice
rischio: il Partito Democratico in Sicilia sembra paralizzato dalla paura di
cambiare. Alla forte e autorevole candidatura di Anna Finocchiaro per la
presidenza della Regione non ha corrisposto alcuno sforzo apprezzabile - nella
composizione delle liste, nei modi e nei contenuti del discorso pubblico - per
voltare pagina rispetto ad un passato anche recente nel quale i partiti di
centrosinistra si sono del tutto omologati, quanto a metodi e stili politici,
alla destra e all'Udc. Senza una svolta rapida e decisa, il Pd siciliano è
destinato al ruolo poco onorevole di replicare fedelmente la "cattiva
politica" dei nostri avversari, con la sola differenza che loro vincono le
elezioni e noi sistematicamente le perdiamo. Se vogliamo che il Partito
Democratico sia una vera, concreta speranza di cambiamento e miglioramento per gli
italiani, occorre che chi fa politica nel Pd non solo sia garanzia assoluta di
una lotta senza quartiere a mafie e camorre, ma testimoni una passione ideale,
un rigore etico inattaccabili, che oggi non sempre noi testimoniamo. In questi
giorni sta finalmente cominciando il tesseramento al Pd. Sarà un banco di prova
importante: se il nostro radicamento sociale e territoriale si baserà su questi
valori, allora saremo un riferimento attraente per quei milioni di cittadini
che amano la politica ma la vogliono diversa e migliore da quella attuale, e
potremo davvero essere credibili, e creduti, quando
accusiamo di qualunquismo i vari Beppe Grillo, o
prendiamo le distanze dal giustizialismo di Di Pietro, o invochiamo una
giustizia meno spettacolare e più garantista. Fuori da questa via, resta solo
il fallimento della stessa premessa di rinnovamento da cui è nato il Pd.
Insomma, il diritto come democratici di indignarci con chi ci rappresenta come
una parte della "casta", dobbiamo conquistarlo sul campo,
oppure rischiamo di finire come Dorian Gray che si ribella al proprio ritratto
degenerato e ne viene infine ammazzato.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il Sole-24 Ore
sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-07-20 - pag: 24 autore: DALLA PRIMA I
danni della politica Ci sono però casi in cui non tutto rientra nel gran libro
mastro del " quidquid boni feceris et mali sustinueris". Infatti, nel
frattempo, succedono fatti, che sono conseguenza dell'accusa, e che non si
disfano quando questa si dimostra infondata. In questo caso il fatto è stato il
cambiamento di proprietà di uno dei più importanti gruppi industriali del Paese.
Telecom attraversava un periodo critico su molti fronti, economico, politico,
regolatorio. Ma c'è stato un momento in cui, a leggere i giornali, sembrava che
nell'azienda che coi suoi doppini di rame collega le case di tutti gli italiani
si fosse installata una Spectre che intercettava tutte le nostre conversazioni,
a piacimento suo, e di chi glielo chiedesse e pagasse. Il bombardamento
mediatico è stato talmente violento da indurre a pensare che abbia avuto un
ruolo decisivo nel determinare prima le dimissioni di Tronchetti Provera dalla
presidenza, e poi la sua uscita quale azionista di riferimento. C'è dunque una
questione di interesse generale a cui rimanda questa vicenda: questione che
sorge quando la diffusione della notizia di un fatto ha conseguenze che sono
senza proporzione con il fatto stesso, e che sono irrevocabili. Ciò che rende
il caso Telecom emblematico è che qui il problema si presenta a sé stante, per
così dire allo stato puro: a differenza di altri casi (ad esempio uno che
riguarda la stessa Telecom, in occasione del precedente passaggio di proprietà)
qui infatti la magistratura, le intercettazioni, i verbali non c'entrano. E non
c'entra neppure un radicale cambiamento strategico, imposto da mutamenti
tecnologici o di mercato: il nuovo assetto proprietario, con la spagnola
Telefonica come socio industriale, è, come struttura e strategia, lo stesso che
Tronchetti aveva individuato e proposto, la sola differenzaè che Olimpia ha
dovuto passare la mano. Qui il fatto- il dossieraggio illegale - c'era, i
rapporti impropri con le strutture di sicurezza c'erano, il coinvolgimento di
strutture di vertice pure: ma colpisce la mancanza di proporzionalità tra tutto
questo e il passaggio di proprietà di Telecom. Invece di imboccare il vicolo
cieco della solita retorica della responsabilità del giornalista, dei fatti e
delle opinioni, conviene chiedersi chi effettivamente sia stato causa di che.
Se cioè il bombardamento mediatico, le inchieste, le falsificazioni (quella
sulle intercettazioni), i collegamenti trasversali con altre vicende (Abu Omar
e le "extraordinary renditions") sono state esse ad avere prodotto il
cambiamento di assetto azionario in Telecom, o se invece tutto ciò non sia
stato strumento nelle mani di qualcun altro. Sono propenso a credere che la
causa non siano le campagne giornalistiche. Allo stesso modo per cui non credo
che siano state le televisioni commerciali ad avere creato un ambiente
naturaliter berlusconiano; o che Beppe Grillo
rappresenti una minaccia alla democrazia. è la politica a far sì che le notizie
assumano carattere performativo, e diventino esse stesse un fatto. Non sono
stati i giornali a bocciare l'ipotesi AT&T e American Movil, né a scrivere
il piano Rovati, né a bocciare Telefonica quando a proporla era Tronchetti.
Non è una coincidenza che a tuonare contro il "messicano strano
strano" fosse lo stesso Antonio Di Pietro che poco tempo dopo avrebbe
fatto abortire la fusione Autostrade- Abertis. Nonè né per i giornali né per la
magistratura se la vicenda UnipolBnl è stata assimilata a quella Antonveneta,
da cui era interamente diversa. Casi tutti in cui a decidere degli assetti
proprietari non sono stati gli azionisti, che sono stati usurpati dei loro
diritti da politici o da regolatori che travalicano i loro poteri. Questa
storia ha dunque una morale. Mentre chiedere di mettere la mordacchia ai media
è inutile e produce solo effetti negativi, chiedere alla politica di star
lontana dalle imprese- sempre, e massimamente quando sono state privatizzate -
è cosa possibile e produce solo vantaggi. Perché il burattinaio non è chi fa i
burattini, ma chi tira i fili. Franco Debenedetti www.francodebenedetti.it.
( da "Giornale.it, Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Grillo
Come molti non ho
affatto gradito l'uscita di Bossi che ha alzato il dito medio contro l'Inno di
Mameli. Ritengo la Lega un movimento politico perfettamente legittimo, che su
molti punti da risposte concrete a problemi sentiti al nord e che in futuro potrebbe
crescere ulteriormente. Tuttavia quando si accetta di ricoprire posti di
responsabilità in un governo bisognerebbe agire di conseguenza e mostrare
perlomeno rispetto per le istituzioni e i suoi simboli. Il gesto di Bossi va
oltre l'immaginabile. Voleva far notizia e come sempre ci è riuscito; ma il suo
non è certo un gesto impulsivo e probabilmente rientra in una strategia a più
ampio respito. A cosa mira Bossi? Vuole lo scontro con una parte della
coalizione? Intende strappare nuove concessioni al Cavaliere? O forse vuole
mettere ordine in casa, ridimensionando Maroni, che come ministro degli Interni
ottiene consensi e visibilità? Vedremo. In seguito alla polemica molti hanno
riscoperto le parole dell'inno. Bossi ha fatto il gestaccio citando le parole "schiavi
di Roma". A me personalmente fanno riflettere altre strofe, queste: Noi
siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l'ora suonò.
Stringia
( da "Stampa, La" del 24-07-2008)
Argomenti: Grillo
PROTESTA Caso-Alfano
ora i grillini lanciano una petizione I grillini sanremesi tornano alla carica
sul caso dell'auditorium Alfano, i cui lavori di ristrutturazione e ampliamento
sono bloccati da molto tempo, a causa di un contenzioso fra l'impresa
appaltatrice (la Fratelli Negro di Arma di Taggia), il direttore dei lavori
(l'ing. Pierantonio Delaude) e il Comune. Il meetup Sanremo
Beppe Grillo ha infatti organizzato per domenica una manifestazione musicale
sul tema "Ridateci il parco Marsaglia e il suo auditorium". E'
l'occasione per lanciare una raccolta di firme per invitare l'Amministrazione a
superare al più presto gli ostacoli che impediscono la ripresa dei lavori.
L'appuntamento è fissato alle 18 sulla scalinata che introduce al parco
Marsaglia, in corso Imperatrice. "Ma si potrà firmare la petizione già dal
primo pomeriggio", precisano i grillini, che ribadiscono la
"necessità di riaprire l'auditorium Alfano, il quale era uno scenario di
rara suggestione per gli spettacoli estivi, mentre il parco rappresenta una
meta turistica di cui i sanremesi andavano orgogliosi". Alla protesta in
musica, che andrà avanti fino alle 21, hanno aderito il soprano Anna-Lena
Karlsson, il pianista Massimo Sal Prà, il flautista Marco Bottini, i Claire's
Cat (pop rock), Don't Sleep (rock), i chitarristi Carlo Belfiore e Simone
Guerrucci e Soul Addiction (hip hop). Nei giorni scorsi, a Palazzo Bellevue si
è svolto un incontro tecnico-amministrativo interno per affrontare i nodi
dell'Alfano. Ora si attendono atti concreti. Quello che auspicano i seguaci di Grillo.\.
( da "Giornale.it, Il" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
Duecentomila persone
riunite a Berlino per ascoltare Obama: una folla immensa. Nessun politico
europeo oggi può pensare, nel proprio Paese, di mobilitare spontaneamente così
tanti sostenitori per un comizio. Nemmeno nell'ultima appassionante campagna
elettorale in Francia Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy, pur con l'appoggio
delle strutture di partito, hanno saputo raggiungere queste cifre. Ai loro
ultimi meeting c'erano quaranta, sessanta mila persone al massimo. La Merkel
non ne parliamo; brava, ma non seduce. Il delirio per Obama rivela un bisogno
più profondo o forse più superficiale. Anche noi europei abbiamo bisogno di un
mito, di un uomo che faccia sognare. E nonostante il diffuso antiamericanismo
lo troviamo in un leader statunitense, che sa parlare, sa sedurre. Obama, sia
chiaro, non piace solo alla sinistra, ma trovi molti estimatori anche tra i
conservatori e tra chi di solito non si interessa di politica. Mi chiedo: quei
giovani di Berlino risentono semplicemente di una suggestione hollywoodiana? O
la loro mobilitazione è il sintomo di qualcosa di più complesso che
evidentemente riguarda l'insieme delle società occidentali? Scritto in
globalizzazione, democrazia, presidenziali usa Non commentato " (Nessun voto)
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Invia questo articolo a un amico 21Jul 08 Bossi e quelle parole dell'inno di
Mameli Come molti non ho affatto gradito l'uscita di Bossi che ha alzato il
dito medio contro l'Inno di Mameli. Ritengo la Lega un movimento politico
perfettamente legittimo, che su molti punti da risposte concrete a problemi
sentiti al nord e che in futuro potrebbe crescere ulteriormente. Tuttavia
quando si accetta di ricoprire posti di responsabilità in un governo
bisognerebbe agire di conseguenza e mostrare perlomeno rispetto per le
istituzioni e i suoi simboli. Il gesto di Bossi va oltre l'immaginabile. Voleva
far notizia e come sempre ci è riuscito; ma il suo non è certo un gesto
impulsivo e probabilmente rientra in una strategia a più ampio respito. A cosa
mira Bossi? Vuole lo scontro con una parte della coalizione? Intende strappare
nuove concessioni al Cavaliere? O forse vuole mettere ordine in casa,
ridimensionando Maroni, che come ministro degli Interni ottiene consensi e
visibilità? Vedremo. In seguito alla polemica molti hanno riscoperto le parole
dell'inno. Bossi ha fatto il gestaccio citando le parole "schiavi di
Roma". A me personalmente fanno riflettere altre strofe, queste: Noi siamo
da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l'ora suonò.
Stringia
( da "Stampa, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
[FIRMA]MONICA
COVIELLO CUNEO "Habemus Capa", come recita il titolo di un suo disco.
È il rapper naif capace di giocare con le parole e di creare i titoli più
allusivamente imbarazzanti del panorama musicale: Caparezza ("testa
riccia" in dialetto pugliese), nome d'arte di Michele Salvemini, approda
stasera alle 22 alla rassegna del Nuvolari Libera Tribù. Per presentare anche
al pubblico cuneese il suo quarto e finora ultimo lavoro, pubblicato nello
scorso aprile, "Le dimensioni del mio caos". In realtà, il progetto
dell'artista molfettese è molto più ampio e il cd non è che una tessera del
mosaico "caparezziano". Si tratta di un "fonoromanzo", come
lui stesso lo definisce. I brani sono infatti la colonna sonora di uno dei
racconti del suo libro, "Saghe mentali", che si divide in quattro
parti: un diario segreto con foto (che riguardano i testi del primo album), una
raccolta di favole (relativa ai testi del secondo album), i testi del terzo
album, con le dovute spiegazioni, strutturate sul modello della "Divina
Commedia" di Dante Alighieri e, infine, il "fonoromanzo".
Un'opera articolata, che Caparezza sta portando in giro per l'Italia in una
tournée estiva ricca di date. A chi ancora non ha capito di chi si tratta,
basterà forse ricordare il singolo che qualche anno fa lo ha portato al
successo nazionale, trasformandosi in un tormentone difficile da ignorare: "Fuori
dal tunnel". Un paradosso, perché la canzone, che quell'estate è stata
amplificata dalle casse della maggior parte delle discoteche italiane e
trasmessa dai network maggiori, protestava proprio contro il
"divertimentificio" preconfezionato dei locali dove si balla e dei
programmi televisivi più popolari. Catturato nella rete del mainstream,
Caparezza non ha rinunciato, però, a mantenere il suo contegno sprezzante verso
la "società della comunicazione", che ancora una volta aveva
dimostrato la sua trivialità distorcendo il senso del suo messaggio. E l'unico
programma a cui il musicista di Molfetta ha permesso di utilizzare il riff di
"Fuori dal tunnel" è stato "Zelig Circus", promosso. Un
pensiero reiterato anche nel resto della sua produzione, come in "Vengo
dalla luna". Al di là del suo messaggio, non si può negare la grande cura
tecnica con cui Caparezza segue le sue composizioni: per sua stessa ammissione,
si rifà al "chitarrista ribelle"" per eccellenza, Frank Zappa,
che considera il suo maestro da sempre. Sonorità molto ricercate su cui
snocciola tematiche sociali, in modo così mordace da essere
stato accostato a Beppe
Grillo. Eppure, nonostante il suo fermo
rifiuto del mainstream, purtroppo per lui, alla gente piace proprio e il
mercato continua a cercare di avvinghiarlo, come dimostra la folla che accorre
ai suoi concerti e quella che acquista i suoi dischi. Ingresso 12 euro +
1,5 di diritti di prevendita.
( da "Stampaweb, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
MILANO Il navigatore
parla come il “cumenda lumbard”. O in napoletano doc. O ancora, con una
simpatico accento romanesco in pieno stile commissario Monnezza, o siciliana,
magari con la classica imitazione del Padrino. Non è il nuovo programma di
Fiorello, ma il primo casting online, promosso dal colosso TomTom, che
selezionerà entro qualche mese la performance vocale più originale e
coinvolgente, che diventerà la voce ufficiale dei navigatori più diffusi
d'Italia. Il leader dei navigatori satellitari infatti, dice addio alle voci
metalliche e noiose e trasforma quello che è diventato il compagno di viaggio
preferito dagli italiani in uno strumento divertente, per guidare in allegria e
sconfiggere lo stress da grande esodo. Per la prima volta TomTom Cabaret Live!
(questo il nome dell'iniziativa) sta infatti offrendo a chiunque, dalla Val
d'Aosta a Palermo, la possibilità di registrare la propria personale
interpretazione della voce del navigatore e partecipare così alla selezione
finale per diventare la nuova voce del TomTom. Da quando l'iniziativa è
partita, alcune settimane fa, sulla community www.tomto
( da "Stampaweb, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
MILANO Il navigatore
parla come il “cumenda lumbard”. O in napoletano doc. O ancora, con una
simpatico accento romanesco in pieno stile commissario Monnezza, o siciliana,
magari con la classica imitazione del Padrino. Non è il nuovo programma di
Fiorello, ma il primo casting online, promosso dal colosso TomTom, che
selezionerà entro qualche mese la performance vocale più originale e
coinvolgente, che diventerà la voce ufficiale dei navigatori più diffusi
d'Italia. Il leader dei navigatori satellitari infatti, dice addio alle voci
metalliche e noiose e trasforma quello che è diventato il compagno di viaggio
preferito dagli italiani in uno strumento divertente, per guidare in allegria e
sconfiggere lo stress da grande esodo. Per la prima volta TomTom Cabaret Live!
(questo il nome dell'iniziativa) sta infatti offrendo a chiunque, dalla Val
d'Aosta a Palermo, la possibilità di registrare la propria personale
interpretazione della voce del navigatore e partecipare così alla selezione
finale per diventare la nuova voce del TomTom. Da quando l'iniziativa è
partita, alcune settimane fa, sulla community www.tomto
( da "Corriere.it" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
"è utile sia al
Pdl sia al Pdmenoelle" Beppe
Grillo: "Napolitano sta bene? La sua
salute non è un fatto privato" Il comico attacca: "Vorrei essere
rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto
tempo" ROMA - "Ma il capo dello Stato è in salute? Vorrei essere
rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto
tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria. La sua salute
non è un fatto privato". Beppe Grillo dal suo
blog non fa sconti al presidente Napolitano, 'reo' di aver firmato il disegno
di legge sull'immunità alla alte cariche. "La salute può essere l'unica
giustificazione del suo comportamento - prosegue il comico -. Si è pronunciato
contro la spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono sotto
l'attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano. Una
legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri
tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa
Bassolino". "SOGGETTO A PRESSIONI" - "Giorgio Napolitano
nelle sue ultime apparizioni pubbliche è apparso sempre più distante, etereo. È
in apparente buona salute, ma ricordando il suo passato, non trovano giustificazioni
le sue prese di posizione e le sue azioni - insiste Grillo
-. Un presidente della Repubblica debole, soggetto a pressioni, è utile sia al
Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e anticostituzionali che vuole, sia
al Pdmenoelle, che preferisce un presidente diessino, uno di famiglia, a uno
Schifani. Infatti, in caso di rinuncia alla carica da parte di Napolitano il
suo posto sarebbe preso dall'impiegato di Berlusconi, attualmente presidente
del Senato. Meglio Napolitano che uno Schifani che scoppia di salute".
REAZIONI: PDL E PD - Le parole di Grillo scatenano le
ire dei due schieramenti. Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl,
parla di "impazzimento della realtà italiana con una serie di apprendisti
stregoni che si contendono il primato di chi la spara più grossa". E
Giorgio Tonini (Pd): "Grillo ha abbondantemente
travalicato i confini del buon gusto pronunciando parole insultanti nei
confronti del capo dello Stato". Solidarietà a Napolitano anche dal
ministro della Lega Roberto Calderoli: "Al presidente Napolitano va tutta
la mia solidarietà e anche la mia invidia, perché i ragli degli asini allungano
la vita!" stampa |.
( da "Stampaweb, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo
TORINO "Giorgio
Napolitano è in apparente buona salute, ma ricordando il suo passato, non
trovano giustificazioni le sue prese di posizione e le sue azioni. Si è
pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono
sotto l'attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano.
Una legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a
Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa
Bassolino". Beppe
Grillo attacca ancora, e questa volta, nel
mirino del comico, finisce Napolitano. "Giorgio Napolitano rappresenta
l'Italia. La sua salute non è un fatto privato. La salute - prosegue Grillo - può essere l'unica giustificazione del suo comportamento.
Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e
per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria". I
primi a prendere le distanze dall'affondo del blogger sono quelli del Pd.
"È difficile dare una risposta politica a un comico- dice Giorgio Tonini,
del coordinamento politico-. Mi limito a osservare che, per l'ennesima volta, Beppe Grillo ha abbondantemente travalicato i confini del
buon gusto pronunciando parole insultanti nei confronti del capo dello
Stato". E dai banchi del governo, Cicchitto attacca: "Le affermazioni
di Grillo sono il segno che è in atto un impazzimento
della realtà italiana con una serie di apprendisti stregoni che si contendono
il primato di chi la spara più grossa".
( da "Unita, L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del Lodo Alfano, Grillo insulta Napolitano
"È in buona salute?". Tonini, Pd: ha superato di molto i confini del
buon gusto "Giorgio Napolitano è in apparente buona salute, ma ricordando
il suo passato, non trovano giustificazioni le sue prese di posizione e le sue
azioni". Un presidente della Repubblica "debole, (malato?), soggetto
a pressioni, è utile sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e
anticostituzionali che vuole, sia al PDmenoelle, che preferisce un presidente
diessino, uno di famiglia, a uno Schifani": Beppe Grillo, sul suo sito, attacca il Capo dello Stato, avanzando
sarcasticamente il sospetto che non stia bene in salute, e non risparmia il
Presidente del Senato. "In caso di rinuncia alla carica da parte di
Napolitano il suo posto sarebbe preso dall'impiegato di Berlusconi, ora
presidente del Senato. Meglio Napolitano che uno Schifani che scoppia di
salute", continua Grillo, che ricorda che
l'83enne presidente della Repubblica si è "pronunciato contro la
spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono sotto l'attacco del
governo. Ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano. Una legge
incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri tra
musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa Bassolino".
Immediate le reazioni. "È difficile dare una risposta politica a un
comico. Mi limito a osservare che, per l'ennesima volta, Beppe
Grillo ha abbondantemente travalicato i confini del buon gusto
pronunciando parole insultanti nei confronti del capo dello Stato",
afferma Giorgio Tonini, del coordinamento politico del Pd. "È la riprova
del fatto - aggiunge - che non è mai opportuno far scendere in politica i
guitti. Riconfermiamo tutta la nostra stima per il presidente Napolitano e per
il suo difficile lavoro". Quagliariello, del Pdl commenta: "Dopo aver
letto il suo blog, sappiamo qual è la concezione dei rapporti umani non
soltanto di Grillo ma anche di coloro i quali a lui
politicamente si accompagnano". Gli fa eco Cicchitto: "Le
affermazioni di Grillo sono il segno che è in atto un
impazzimento della realtà italiana".
( da "Unita, L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Stai consultando
l'edizione del Lezioni di giornalismo Antonio Padellaro Segue dalla Prima C he
dati i tempi calamitosi di cui sopra il sacrosanto diritto di informare i
lettori (soprattutto se lo scandalo riguarda la produzione di dossier
ricattatori) se non accompagnato dalle necessarie verifiche sull'attendibilità
delle fonti e delle notizie sparate, rischia di produrre gravi effetti
indesiderati. Restiamo al caso Fassino. Non v'è chi non veda come il
coinvolgimento nella storiaccia di un ministro ombra del Pd, ed ex segretario
Ds, non faccia altro che portare acqua all'idea, becera, di una politica dove
"sono tutti uguali". Destra e sinistra. Maggioranza e opposizione. La
storiaccia è falsa ma intanto lascia il segno (calunniate, qualcosa
resterà...). Nel migliore dei casi si dirà: ecco la solita casta che bada solo
ad alimentare se stessa. Nel peggiore, ne uscirà
convalidata la tesi, cara ai berluscones e a Beppe Grillo, di
una sinistra che non può ammantarsi di alcuna superiorità morale stando dentro
agli affari esattamente come la destra. Tesi, intendiamoci, alla cui
attendibilità una certa sinistra sanitaria ha, per esempio, dato il suo fattivo
contributo. Ma chi di queste cose ne scrive deve avvalersi
dall'indispensabile capacità di distinguere fatti e responsabilità,
interrogandosi sulla storia delle persone e dei personaggi. Certo, fare
giornalismo significa lavorare a una continua approssimazione della verità. Ma
se il risultato di questa ricerca è quello di mettere Tavaroli e Fassino sullo
stesso piano, o peggio ancora di permettere a uno come Tavaroli di diffamare
Fassino, allora c'è qualcosa che non funziona. La seconda domanda riguarda la
Casta. Non quella dei politici. E neppure quella dei sindacalisti. O dei
giornalisti. Come mai, ci si dovrebbe chiedere, visto che il genere
editorialmente tira nessuno ha mai pensato di scrivere un bel volume sulla
casta delle caste: quella degli imprenditori? Se restiamo alla questione
Telecom e ai succulenti intrecci ad essa connessi, riguardo ai nomi e ai
cognomi non c'è che l'imbarazzo della scelta. Oltre a Tronchetti, un bravo
cronista che non si affidasse solo ai tavaroli di turno potrebbbe sicuramente
trovare notizie assai interessanti, naturalmente tutte da verificare, sul gotha
dell'industria e della finanza. Scoprirebbe però che i più eminenti
rappresentanti di quest'altra casta o sono proprietari o siedono nei consigli
di amministrazione di grandi giornali. O di potenti case editrici. O di famose
emittenti televisive. Chissà, forse per questo non si è ancora trovato un
autore pronto a scrivere un sicuro best-seller sulla casta degli imprenditori?
Chissà, forse è complicato trovare un editore che ne curi la stampa? Chissà,
forse il nome di Piero Fassino è stato buttato lì perché non possiede un
giornale? La terza questione parte da un episodio rivelatore. L'applauso
convinto e bipartisan tributato, giovedì scorso, dalla Camera a Fassino. Un
gesto di solidarietà per l'ingiuria subita a cui naturalmente ci associamo. Tra
pochi giorni, però, giungerà all'esame di quella stessa aula il disegno di
legge sulle intercettazioni. Che, come sappiamo, contiene pesanti e vistose
limitazioni al diritto di cronaca dei giornali. Siamo convinti che il
centrosinistra si batterà contro quelle norme liberticide. Ma in quell'applauso
della maggioranza c'è parso anche di cogliere come un messaggio rivolto
all'opposizione. Come dire: avete visto?, prima pubblicando le telefonate di Berlusconi
hanno colpito noi e ora con i veleni di Tavaroli colpiscono voi; rendetevene
conto, a questa stampa va messo un freno. Non sono solo parole che abbiamo
immaginato. C'è chi sul serio ci vuole imbavagliare. Non rendiamogli il compito
più facile. P.S. Per aver osato rivolgere un rispettosissimo appello al
presidente della Repubblica sul lodo Alfano sono stato duramente redarguito dal
portavoce di Forza Italia, Capezzone, personaggio concitato ma simpatico. Gli
sono sinceramente grato perché da radicale, libertario, liberale e liberista
qual è ha evitato di denunciarmi per vilipendio al Capo dello Stato. La gentile
senatrice del Pd Chiaromonte ha osservato che l'Unità non è più quella che
dirigevano suo padre Gerardo o Emanuele Macaluso. Su Macaluso sono
perfettamente d'accordo. Al collega Polito che sul Riformista intima:
"lasciate in pace il Quirinale", chiediamo: perché altrimenti che
succede? Infine, un particolare ringraziamento a due prestigiosi ex direttori
de l'Unità per la severa ma giusta lezione di giornalismo che mi hanno voluto
impartire. Il primo fu costretto alle dimissioni per aver pubblicato un falso
documento dei servizi segreti sull'allora ministro Scotti. L'altro era
direttore quando nel
( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
La polemica Cartella
sanitaria Il comico contesta la firma al lodo Alfano Grillo
insulta il Colle "Napolitano non sta bene" Insorgono Pd e Pdl Solo la
salute può giustificare il suo comportamento. è possibile disporre della sua
cartella sanitaria? MAURO FAVALE ROMA - "Giorgio Napolitano rappresenta
l'Italia. La sua salute non è un fatto privato. La salute può essere l'unica
giustificazione del suo comportamento". Non lascia
troppo spazio alle battute, stavolta, Beppe Grillo. Il
capo dello Stato resta tra i suoi bersagli preferiti, soprattutto dopo la firma
posta sotto al Lodo Alfano. L'aveva già definito Morfeo (dio del sonno della
mitologia greca) che, aveva detto a Torino nel secondo V-day, "dorme
dorme, poi si sveglia e monita". Ieri, però, il comico genovese,
sul suo blog (centinaia di migliaia di accessi al giorno, versioni anche in
inglese e giapponese) si chiedeva se Napolitano fosse "in grado di
esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre
della sua cartella sanitaria". Perché, continua Grillo,
"un Presidente della Repubblica debole, (malato?), soggetto a pressioni, è
utile sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e anticostituzionali
che vuole, sia al Pdmenoelle, che preferisce un presidente diessino, uno di famiglia,
a uno Schifani". Davanti a un presidente del Senato (che per Grillo diventa "l'impiegato di Berlusconi") che
"scoppia di salute" è comunque sempre "meglio Napolitano".
E la conclusione non fa che innescare le ormai consuete critiche. Da destra,
prima. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl: "Non ci
venissero più a dire che si tratta di comici. C'è un limite oltre il quale la
democrazia ha il dovere di difendersi. Le sue parole mettono i brividi".
Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: "è in atto una sorta di
impazzimento politico a chi la spara più grossa ma con una pericolosità che
sfugge al gruppo dirigente del Pd". Per il Pd parla prima Antonello Soro,
presidente dei deputati: "Mi sembra sbagliato considerare Grillo un interlocutore politico. è un comico che ha ormai
smarrito la strada dell'arte, preferendo un nuovo mestiere e finendo per far
male tutte e due le cose". Poi Giorgio Tonini, dal coordinamento politico
dei democratici, "riconferma tutta la stima e l'apprezzamento per
Napolitano e per il suo lavoro". E Rosy Bindi rovescia la battuta:
"Bisognerebbe che qualcuno chiedesse la cartella clinica a Grillo". Sarà per l'orario (la notizia arriva in rete
intorno alle 20) o per il giorno pre-festivo ma dei politici che dividevano
piazza Navona l'otto luglio con Grillo non parla
nessuno. L'unico a voler dire qualcosa è Marco Travaglio, a modo suo: "Grillo vuole bene a Napolitano: gli fornisce una serie di
alibi e si augura che le sue firme siano frutto di un momento di torpore o di
appannamento".
( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Commenti L'ULTIMO
INSULTO A NAPOLITANO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Per un pezzo d'Italia che
considera il Cavaliere un "golpista", e non un presidente del Consiglio
scelto democraticamente dai cittadini attraverso il sacro rito repubblicano
delle libere elezioni, gli inquilini del Quirinale non fanno mai abbastanza per
combattere o abbattere il Tiranno. è toccato a Carlo Azeglio Ciampi, che
nonostante abbia bocciato e rinviato alle Camere le due leggi più politicamente
"sensibili" della seconda legislatura dell'uomo di Arcore (la riforma
delle tv e la riforma dell'ordinamento giudiziario) ha subìto più di un assedio
dagli estremisti del girotondismo e patito più di un'accusa dai professionisti
dell'antiberlusconismo. Oggi tocca a Giorgio Napolitano, che nonostante
l'impeccabile gestione dei passaggi più delicati dell'innaturale metamorfosi
del bipolarismo italiano (la crisi del governo Prodi, il fallimento delle riforma
elettorale e l'avvento del terzo governo Berlusconi) subisce i soliti strattoni
da un'opposizione di palazzo che non si rassegna alla sconfitta e pretende il
sovvertimento dei principi della sovranità parlamentare. E patisce le offese da
un'opposizione di piazza che non conosce le regole ed esige la battaglia tra le
istituzioni al di fuori dei paletti dell'architettura costituzionale.
L'offensiva è partita con il "vaffa-day" grillista dell'8 luglio, che
ha preso a pretesto (giusto) le leggi-canaglia del premier per sviluppare una
forsennata (e insensata) batteria di "fuoco amico": contro il Pd,
contro Veltroni, e soprattutto contro il Quirinale. Poi è toccato a Di Pietro,
che ha cavalcato Piazza Navona con una disinvoltura a dir poco irresponsabile,
all'insegna del nuovo motto consolatorio e pre-rivoluzionario: "Il regime
non passerà!". Poi è stata la volta dell'Unità, che sia pure con tutto il
garbo possibile ha spiegato comunque al capo dello Stato che promulgare la
legge sulle immunità delle quattro alte cariche dello Stato è come apporre la
firma su quello che Guido Carli, in altri tempi, avrebbe chiamato un "atto
sedizioso". Infine, in un crescendo di qualunquismo e
di pressappochismo, è Beppe
Grillo a tornare sul "luogo del
delitto". E stavolta non con la critica politica, ma con l'insulto
personale. "Napolitano è in salute?", si chiede il nuovo Torquemada
della mediocrazia italiana sul suo blog. Si fa la domanda, e si dà la risposta.
"La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento.
Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e
per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria...".
Sono parole che si commentano da sole. E non meriterebbero neanche una replica.
Dopo la manifestazione dell'8 luglio avevamo parlato di "subcultura",
suscitando su Internet la reazione sdegnata dei grillisti. Di fronte alla nuova
invettiva del Grande Imbonitore, non sapremmo trovare una definizione migliore.
Ma una replica s'impone, perché queste parole riflettono una malattia diffusa,
che è nata in una certa destra ma ormai sembrano attecchita anche in una certa
sinistra: l'uso congiunturale della Costituzione e l'abuso conflittuale delle
istituzioni. Nel caso di specie (il lodo Alfano) Napolitano ha fatto il suo
dovere. Ha firmato una legge varata dal Parlamento. Poteva respingerla, se vi
fossero emerse antinomie palesi e profili di manifesta incostituzionalità
(combinato disposto degli articoli 74 e 87 della Carta fondamentale). Ma nella
legge sull'immunità queste "falle" pregiudiziali non compaiono. Il
governo ha persino recepito alcuni rilievi con i quali la Corte costituzionale
aveva decretato nel gennaio
( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 177 del
2008-07-26 pagina 10 La politica spettacolo all'attacco Grillo:
ma Napolitano è malato? di Mariateresa Conti Il comico "ironizza"
sulla salute del capo dello Stato mentre Dario Fo ritorna in palcoscenico con
una nuova pièce sul "nano gigante" da Milano Dario Fo lancia la
carica dalle colonne dell'Unità, lasciando intendere che presto dedicherà una
nuova pièce a quella che da qualche anno a questa parte è la sua unica causa,
Silvio Berlusconi. E Beppe Grillo, sul
suo blog torna all'attacco del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
ipotizzando che sia malato visto che non trova altre ragioni per cui abbia
firmato il lodo Alfano. È attacco concentrico dalla politica spettacolo alle
istituzioni. Un attacco più sofisticato quello di Fo, che immagina la
sceneggiatura del suo - probabile - nuovo spettacolo, Il nano gigante fa il suo
mestiere, contro Berlusconi, certo, ma anche contro la sinistra stanca e
incapace di fare opposizione. Altra storia Grillo, che
per la gioia dei suoi fan trascende a dir poco nel cattivo gusto prendendosela
col capo dello Stato, auspicando quasi che sia in cattiva salute. "Giorgio
Napolitano - scrive il comico - è in apparente buona salute, ma ricordando il
suo passato, non trovano giustificazioni le sue prese di posizione e le sue
azioni. Si è pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le
procure sono sotto l'attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il
lodo Alfano. Una legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in
piazzetta a Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e
Bokassa Bassolino. La salute può essere l'unica giustificazione del suo
comportamento. Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il
suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella
sanitaria. Un presidente della Repubblica debole (malato?) soggetto a pressioni
è utile sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e anticostituzionali
che vuole, sia al Pdmenoelle, che preferisce un presidente ds, uno di famiglia,
a uno Schifani". Ai limiti del vilipendio. Non a caso lo sdegno è stato
bipartisan. "Le affermazioni di Grillo - dice il
presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto - sono il segno che è in
atto un impazzimento della realtà italiana con una serie di apprendisti
stregoni che si contendono il primato di chi la spara più grossa, ma con una
pericolosità che purtroppo sfugge al gruppo dirigente del Pd". "Per
l'ennesima volta, Beppe Grillo ha abbondantemente
travalicato i confini del buon gusto", chiosa Giorgio Tonini, del
coordinamento del Pd, esprimendo solidarietà a Napolitano. Pesante ma più
elegante la bordata che si propone di attuare Dario Fo. L'obiettivo è sempre
lui, Silvio, stavolta "nano gigante" che si è regalato l'immunità. Ma
ce n'è anche per la sinistra. Troppo bruciante, ancora, l'amaro addio dell'alter
ego di Fo, la compagna di vita e di palcoscenico Franca Rame, fuggita dal
Senato pochi giorni prima della disfatta del governo Prodi. "Il soggetto
"sinistra" - dice Fo - sta suonato nella sua componente parlamentare,
attonita. In quell'altra versione che si diceva "radicale", invece,
non si sa dove stia, i druidi della "radicale" sono a raccolta non si
sa dove, nella foresta, a celebrare i loro riti misteriosi". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
"Giorgio
Napolitano forse è malato". Beppe Grillo alza il tono degli
attacchi al Quirinale e questa volta dal suo sito insinua il sospetto che il
presidente della Repubblica stia poco bene: "Nelle sue ultime apparizioni
pubbliche è apparso sempre più distante, etereo". Il comico genovese che aveva
affondato il colpo contro Napolitano l'8 luglio scorso collegandosi con il
"No Cav day" di piazza Navona a Roma - e allora le sue parole
contro "Morfeo Napolitano" avevano provocato una condanna più o meno
generalizzata da parte del mondo politico - ieri ha fatto ancora più rumore con
un messaggio postato sul suo blog. Un messaggio che inizia raccontando del
presunto aggravamento delle condizioni di salute di Steve Jobs, il fondatore
della Apple, e dell'interesse degli analisti finanziari per le vicende sanitarie
del mago dei computer visto che la società che dirige è quotata in borsa. La
conclusione di Grillo è che a maggior ragione
bisognerebbe essere informati sulle condizioni di salute del presidente della
Repubblica, anche se "è in apparente buona salute". Eppure per il
comico "non trovano giustificazioni le sue prese di posizione e le sue
azioni. Si è pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le
procure sono sotto l'attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il
lodo Alfano. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri tra
musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa Bassolino.
Giorgio Napolitano rappresenta l'Italia. La sua salute non è un fatto privato.
La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento. Vorrei
essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per
quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria". Secondo
Grillo "un Presidente della Repubblica debole,
(malato?) è utile sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e
anticostituzionali che vuole, sia al PDmenoelle, che preferisce un presidente
diessino, uno di famiglia, a uno Schifani". Immediate e attese, certamente
anche da Grillo, le parole di condanna da destra e da
sinistra.
( da "Corriere della Sera" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il caso Cicchitto: impazzimento della realtà italiana. Tonini: i
guitti non scendano in politica Grillo, insulti a
Napolitano. Sdegno di Pdl e Pd Il comico lo attacca sul blog: è in salute?
Voglio la sua cartella clinica ROMA - Ne aveva dette tante, ma forse non aveva
mai osato tanto. Ieri sul suo blog Beppe Grillo ha
attaccato nuovamente il Presidente Napolitano. Anche se questa volta lo ha
fatto in modo decisamente pesante. Si chiede: "Ma il Capo dello Stato è in
salute? Sì, perché la salute può essere l'unica giustificazione del suo
comportamento: si è pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi
quando le procure sono sotto l'attacco del governo e ha firmato senza battere
ciglio il lodo Alfano. Una legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno
compleanno in piazzetta a Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di
Mastella e Bokassa Bassolino". Conclusione: "Giorgio Napolitano rappresenta
l'Italia. La sua salute non è un fatto privato: vorrei essere rassicurato, se
possibile disporre della sua cartella sanitaria". E ancora: "Nelle
sue ultime apparizioni pubbliche è apparso sempre più distante, etereo... un
Presidente debole è utile sia al Pdl sia al Pdmenoelle, che preferisce un
presidente ds, uno di famiglia, a Schifani. Infatti, in caso di rinuncia alla
carica da parte di Napolitano il suo posto sarebbe preso dall'impiegato di
Berlusconi, attualmente presidente del Senato. Meglio Napolitano che uno
Schifani che scoppia di salute". Subito arrivano le proteste sdegnate.
Della maggioranza come dell'opposizione. Il capogruppo alla Camera del Pdl,
Fabrizio Cicchitto sostiene che "è in atto un impazzimento della realtà
italiana con una serie di apprendisti stregoni che si contendono il primato di
chi la spara più grossa, ma con una pericolosità che purtroppo sfugge al gruppo
dirigente del Pd". Il suo compagno di partito, Gaetano Quagliariello,
rincara la dose: "Si tratta di affermazioni e basse insinuazioni che fanno
rabbrividire". Ma la solidarietà al Capo dello Stato e
la condanna delle frasi di Beppe Grillo giungono anche
dall'opposizione. Basta sentire il commento del veltroniano Giorgio Tonini:
"Mi limito a osservare che, per l'ennesima volta, Beppe Grillo ha abbondantemente travalicato i confini del buon gusto
pronunciando parole insultanti nei confronti del Presidente. Se ce ne
fosse bisogno è la riprova del fatto che non è mai opportuno far scendere in
politica i guitti". R. Zuc. L'affondo Giorgio Napolitano, 83 anni, e,
sotto, Beppe Grillo, 60 anni: il comico ha attaccato
duramente il presidente della Repubblica.
( da "Corriere della Sera" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 11 categoria:
ALTRI OGGETTI Al di qua del confine C' è una brutta aria. Le critiche sono
sempre legittime, anche quando toccano le istituzioni più alte. Anche quando
riguardano il capo dello Stato. Ma non è di critiche che si parla. Né soltanto
dell'iperbole e dell'insulto di una sola persona. Perché Beppe Grillo è agitato come una bandiera da un mondo più vasto, che che lo
porta nelle piazze come un vate. E sempre con meno freni ormai si cade nella
tentazione di ricorrere all'insulto e alla minaccia. Questo mondo, che va da Di
Pietro ai girotondini, ma anche a una parte più grande della sinistra,
non rinunci alla critica. Ma resti al di qua del confine. (R.G.).
( da "Repubblica.it" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Di MAURO FAVALE ROMA
- "Giorgio Napolitano rappresenta l'Italia. La sua salute non è un fatto
privato. La salute può essere l'unica giustificazione del suo
comportamento". Non lascia troppo spazio alle battute,
stavolta, Beppe
Grillo. Il capo dello Stato resta tra i suoi
bersagli preferiti, soprattutto dopo la firma posta sotto al Lodo Alfano.
L'aveva già definito Morfeo (dio del sonno della mitologia greca) che, aveva
detto a Torino nel secondo V-day, "dorme dorme, poi si sveglia e
monita". Ieri, però, il comico genovese, sul suo blog (centinaia di
migliaia di accessi al giorno, versioni anche in inglese e giapponese) si
chiedeva se Napolitano fosse "in grado di esercitare ancora il suo
incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella
sanitaria". Perché, continua Grillo, "un
Presidente della Repubblica debole, (malato?), soggetto a pressioni, è utile
sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e anticostituzionali che
vuole, sia al Pdmenoelle, che preferisce un presidente diessino, uno di
famiglia, a uno Schifani". Davanti a un presidente del Senato (che per Grillo diventa "l'impiegato di Berlusconi") che
"scoppia di salute" è comunque sempre "meglio Napolitano".
E la conclusione non fa che innescare le ormai consuete critiche. Da destra,
prima. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl: "Non ci
venissero più a dire che si tratta di comici. C'è un limite oltre il quale la
democrazia ha il dovere di difendersi. Le sue parole mettono i brividi".
Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: "È in atto una sorta di
impazzimento politico a chi la spara più grossa ma con una pericolosità che
sfugge al gruppo dirigente del Pd". Per il Pd parla prima Antonello Soro,
presidente dei deputati: "Mi sembra sbagliato considerare Grillo un interlocutore politico. È un comico che ha ormai
smarrito la strada dell'arte, preferendo un nuovo mestiere e finendo per far
male tutte e due le cose". Poi Giorgio Tonini, dal coordinamento politico
dei democratici, "riconferma tutta la stima e l'apprezzamento per
Napolitano e per il suo lavoro". E Rosy Bindi rovescia la battuta:
"Bisognerebbe che qualcuno chiedesse la cartella clinica a Grillo". Sarà per l'orario (la notizia arriva in rete
intorno alle 20) o per il giorno pre-festivo ma dei politici che dividevano
piazza Navona l'otto luglio con Grillo non parla
nessuno. L'unico a voler dire qualcosa è Marco Travaglio, a modo suo: "Grillo vuole bene a Napolitano: gli fornisce una serie di
alibi e si augura che le sue firme siano frutto di un momento di torpore o di
appannamento". (26 luglio 2008.
( da "Repubblica.it" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
Di MASSIMO GIANNINI
Un destino ineluttabile accomuna i presidenti della Repubblica che hanno avuto
la ventura di condividere la difficile "coabitazione" istituzionale
con un premier come Berlusconi. Per un pezzo d'Italia che considera il Cavaliere
un "golpista", e non un presidente del Consiglio scelto
democraticamente dai cittadini attraverso il sacro rito repubblicano delle
libere elezioni, gli inquilini del Quirinale non fanno mai abbastanza per
combattere o abbattere il Tiranno. È toccato a Carlo Azeglio Ciampi, che
nonostante abbia bocciato e rinviato alle Camere le due leggi più politicamente
"sensibili" della seconda legislatura dell'uomo di Arcore (la riforma
delle tv e la riforma dell'ordinamento giudiziario) ha subìto più di un assedio
dagli estremisti del girotondismo e patito più di un'accusa dai professionisti
dell'antiberlusconismo. Oggi tocca a Giorgio Napolitano, che nonostante
l'impeccabile gestione dei passaggi più delicati dell'innaturale metamorfosi
del bipolarismo italiano (la crisi del governo Prodi, il fallimento delle
riforma elettorale e l'avvento del terzo governo Berlusconi) subisce i soliti
strattoni da un'opposizione di palazzo che non si rassegna alla sconfitta e
pretende il sovvertimento dei principi della sovranità parlamentare. E patisce
le offese da un'opposizione di piazza che non conosce le regole ed esige la
battaglia tra le istituzioni al di fuori dei paletti dell'architettura
costituzionale. L'offensiva è partita con il "vaffa-day" grillista
dell'8 luglio, che ha preso a pretesto (giusto) le leggi-canaglia del premier
per sviluppare una forsennata (e insensata) batteria di "fuoco
amico": contro il Pd, contro Veltroni, e soprattutto contro il Quirinale.
Poi è toccato a Di Pietro, che ha cavalcato Piazza Navona con una disinvoltura
a dir poco irresponsabile, all'insegna del nuovo motto consolatorio e
pre-rivoluzionario: "Il regime non passerà!". Poi è stata la volta
dell'Unità, che sia pure con tutto il garbo possibile ha spiegato comunque al
capo dello Stato che promulgare la legge sulle immunità delle quattro alte
cariche dello Stato è come apporre la firma su quello che Guido Carli, in altri
tempi, avrebbe chiamato un "atto sedizioso". Infine, in un crescendo di qualunquismo e di pressappochismo, è Beppe Grillo a tornare sul "luogo del delitto". E stavolta non con
la critica politica, ma con l'insulto personale. "Napolitano è in
salute?", si chiede il nuovo Torquemada della mediocrazia italiana sul suo
blog. Si fa la domanda, e si dà la risposta. "La salute può essere
l'unica giustificazione del suo comportamento. Vorrei essere rassicurato se è
in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile
disporre della sua cartella sanitaria...". Sono parole che si commentano
da sole. E non meriterebbero neanche una replica. Dopo la manifestazione dell'8
luglio avevamo parlato di "subcultura", suscitando su Internet la
reazione sdegnata dei grillisti. Di fronte alla nuova invettiva del Grande
Imbonitore, non sapremmo trovare una definizione migliore. Ma una replica
s'impone, perché queste parole riflettono una malattia diffusa, che è nata in
una certa destra ma ormai sembrano attecchita anche in una certa sinistra:
l'uso congiunturale della Costituzione e l'abuso conflittuale delle
istituzioni. Nel caso di specie (il lodo Alfano) Napolitano ha fatto il suo
dovere. Ha firmato una legge varata dal Parlamento. Poteva respingerla, se vi
fossero emerse antinomie palesi e profili di manifesta incostituzionalità
(combinato disposto degli articoli 74 e 87 della Carta fondamentale). Ma nella
legge sull'immunità queste "falle" pregiudiziali non compaiono. Il
governo ha persino recepito alcuni rilievi con i quali la Corte costituzionale
aveva decretato nel gennaio
( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo
La fonte è
insospettabile ed è stata citata dal Sole 24Ore: un petroliere, Jesus Reyes
Heroles, amministratore delegato di Petroleos Mexicanos, confermando i calcoli
di diversi analisti, ritiene che il prezzo del barile oggi sarebbe di 80
dollari se non ci fosse la speculazione a spingere le quotazioni dell'oro nero.
Ovvero, ai prezzi di martedì scorso, il 38% in meno. Intanto il Congresso Usa
sta studiando delle misure per limitare le operazioni sui derivati del greggio
e il suo organismo di controllo, la Commodity Futures Trading Commission, ha
messo sotto accusa un fondo olandese per aver manipolato il mercato dei futures
nel marzo
( da "Giornale.it, Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Grillo
N. 30 del 2008-07-28
pagina 10 I profeti dell'Apocalisse: "A febbraio finirà il cibo" di
Redazione da Milano L'ultima notizia è che a febbraio in Italia non ci saranno
più pane e pasta. Avete capito bene: proprio come nella Francia sull'orlo della
rivoluzione, quando l'improvvida Maria Antonietta propose al popolo di nutrirsi
a brioche. Oggi l'allarme arriva direttamente dalla Coldiretti: nei magazzini
le scorte di grano basteranno solo per i prossimi 7 mesi, e il raccolto per
quest'anno è finito. "Non è più una prerogativa da Terzo Mondo, i crampi
allo stomaco si fanno sentire anche in Italia", conferma l'Unità. In
attesa del definitivo tracollo della dieta mediterranea, l'unica cosa sicura è
che quella 2008 sarà ricordata come la grande estate dei catastrofisti:
intellettuali e scienziati, politici e antipolitici, di destra e di sinistra.
Un club trasversale e chic, fedele a un unico dogma: rien ne va plus, non c'è
più niente da fare. L'associazione degli agricoltori, a dire il vero, una
proposta la fa: "Garantirsi una propria riserva strategica di prodotti
alimentari di base per stabilizzare il mercato interno e assicurare gli
approvvigionamenti". Insomma, meglio correre al supermercato e riempire la
credenza di fusilli e bucatini. Non sarebbe la prima volta. Ci siamo già messi
in coda alla vigilia del 2000. All'epoca doveva essere il Millenium Bug, il
famigerato (e inesistente) "verme solitario informatico" a toglierci
il pane di bocca. La "Premiata Ditta Spavento e Patema", come la
chiama il Foglio, non teme smentite. Prendete il caro petrolio: se 147 dollari
al barile vi sembran pochi, potete rivolgervi a mister Charles T. Maxwell,
laureato dai giornali "il numero uno tra gli analisti dei mercati
petroliferi". Ebbene, assicura il guru, "l'oro nero volerà a 300
dollari, e provocherà una crisi finanziaria globale". Quando, tutto questo?
"Inizierà tra il 2010 e il 2015, e durerà tra i 10 e i 12 anni". Se
non vi convince, chiedete conferma a Colin Campbell, anche lui "massimo
esperto mondiale di petrolio". Nessun dubbio, "la benzina finirà fra
tre anni". In passato l'aveva già detto altre volte: nel 1999, 1992 e nel
1986. Il dialogo sulle riforme non decolla? Per mettere d'accordo maggioranza e
opposizione, e perfino D'Alema e Veltroni, basta farli esternare
sull'apocalisse imminente. "L'Italia vive la crisi più drammatica dal
Dopoguerra in poi", annuncia il segretario Pd. "Il fatto è che
l'enormità della crisi del Paese viene sottovalutata" concorda Massimo,
che quando era lìder, cioè premier, arringava gli imprenditori citando
quell'inguaribile ottimista di Guizot: "Enrichissez-Vous!",
"Arricchitevi!". Eppure correva l'anno 1998, e non è che il Pil
volasse. Adesso pure Giulio Tremonti fa il Laocoonte, veggente troiano finito
malissimo: "Al contrario di altri, per tempo parlai dei rischi di un nuovo
'29". Poi c'è Antonio Di Pietro, come sempre più avanti di tutti:
coltivando la sua masseria a Montenero di Bisaccia, si è già garantito
l'autosussistenza. Chiediamo consiglio a Beppe Grillo. "Non comprate immobili, non fate debiti, non accendete
nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate titoli di
società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società
immobiliari", scrive sul suo blog. Resta una curiosità: i 4.272.591
euro che ha guadagnato nel 2005, come li ha investiti? Questo non lo scrive.
Intanto i grillini sul blog incalzano: "Beppe
potresti meritarti un posto nella storia d'Italia!!!". Proprio così:
"Rivoluzione! Rivoluzione! Rivoluzione!". Va bene, direte voi: a
quest'ora dovevamo già essere tutti morti ammazzati dal buco dell'ozono,
dall'antrace e dall'influenza aviaria. O, banalmente, per colpa della fine del
mondo, fissata dai Testimoni di Geova nel 1914, nel 1915, nel 1955 e nel 1975.
Magari stavolta non moriremo tutti di fame. Invece c'è poco da ridere. Gli
economisti lo sanno bene: il rischio si chiama "Profezia che si autoadempie",
l'ha formulato per la prima volta il sociologo americano Robert K. Merton nel
lontano 1948: "Se esiste una convinzione diffusa che sia imminente un
crollo, gli investitori possono perdere fiducia, vendere le loro azioni, e
causare realmente il crollo - ha scritto Merton -. Oppure, se un candidato in
una elezione dichiara apertamente che non crede di poter vincere, ciò può
causare un aumento dell'apatia degli elettori che provoca uno scarso
appoggio". Lo sa bene pure Eugenio Scalfari, che alla vigilia delle
elezioni è andato in tv da Lucia Annunziata per annunciare che - "in base
ad alcune conversazioni private" con "i migliori sondaggisti, i più
seri" - si era convinto che Veltroni alla fine avrebbe vinto. Ora anche il
fondatore di Repubblica è passato dall'ottimismo al catastrofismo: in un
editoriale, domenica 20 luglio, ha citato un film specchio "di
un'attualità sconvolgente e sconcertante". Titolo: Accattone,
naturalmente. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "AprileOnline.info" del 28-07-2008)
Argomenti: Grillo
E.S., 28 luglio
2008, 18:05 Politica Nella tradizionale cerimonia del Ventaglio al Quirinale,
il presidente della Repubblica affronta i temi caldi del momento politico che
lo hanno più o meno direttamente coinvolto, dal lodo Alfano al gestaccio di
Bossi. Appuntamento al prossimo autunno, nella speranza di una "pausa di
riflessione" Riforme istituzionali e federalismo fiscale. Con ammonimenti
al governo per il ricorso alla fiducia, oltre che una stoccata al Bossi del
dito medio, oltre un passaggio sul Lodo Alfano. Questi i temi politici
dirimenti affrontati nel suo discorso da Giorgio Napolitano, nel corso della
cerimonia del Ventaglio al Quirinale. Questioni sulle quali si sta giocando la
partita politica di questi primi mesi del "Berlusconi poker", con
conseguenze di non poca rilevanza sulla stabilità economica e sociale del
Paese. Ecco perché il capo dello Stato lancia un appello a maggioranza e
opposizione, nel tentativo di sbloccare quel "muro contro muro" tra
maggioranza e opposizione che, sono parole di Napolitano, "rischia di far
imboccare al Paese una china pericolosa". L'auspicio è dunque quello di
una "pausa di riflessione" agostana, prima di un autunno che si
preannuncia denso di problemi da affrontare, alcuni dei quali più che urgenti
da risolvere. Il presidente della Repubblica ha poi richiamato il governo per
l'eccessivo ricorso a procedimenti che forzano o ignorano il Parlamento
("La questione del non abusare del ricorso alla decretazione di urgenza e
ai voti di fiducia non è nuova, ma ciò non toglie che essa debba essere
seriamente presa in considerazione"), facendo appello agli esponenti
politici affinché si eviti di scadere nella volgarità e nelle ingiurie che
hanno come oggetto "le istituzioni e i simboli della Repubblica": un
riferimento niente affatto casuale, naturalmente, che torna appunto sul
gestaccio del ministro delle Riforme durante l'Inno di Mameli, su cui
Napolitano aggiunge: "Liberiamoci dalle angustie di una polemica politica
che finisce, perdendo il senso della misura, per cadere nella volgarità e
nell'ingiuria. Solo così potremo corrispondere su profonde esigenze e
aspettative degli italiani". Senza evitare di affrontare nodi che per lui
potrebbero rivelarsi particolarmente spinosi, Napolitano interviene anche sul
Lodo Alfano, il provvedimento sull'immunità alle quattro più alte cariche dello
Stato, compresa dunque quella da lui attualmente ricoperta, dopo che la sua
firma aveva suscitato più di qualche polemica, e la
recentissima presa di posizione di Beppe Grillo sul
suo blog, ritenuta da maggioranza e opposizione del tutto fuori luogo e
profondamente offensiva nei confronti della prima carica della Repubblica.
"Il decreto l'ho firmato indipendentemente dalle pressioni -ha voluto
specificare il capo dello Stato-, seguendo i principi della Consulta, ed
è stato promulgato nel modo più meditato e motivato, indipendentemente (ripete,
n.d.r.) da sollecitazioni in qualsiasi senso". Quindi la stoccatine alle
accuse arrivategli in questi gironi: "Ogni altro giudizio appartiene alla
politica e non può coinvolgere o chiamare il causa il presidente della
Repubblica. Si stia attenti, da parte di tutti a doverose distinzioni di
posizioni e di ruoli". Un po' a sorpresa, rispondendo alle sollecitazioni
dei cronisti, il Capo dello Stato ha poi toccato il tema delle intercettazioni:
"L'esercizio del diritto di cronaca non può mirare a soddisfare la mera
curiosità voyeuristica del pubblico, ma deve corrispondere all'esigenza di
informare su fatti oggettivamente rilevanti per la collettività. è augurabile
che già nell'immediato futuro questo limite venga liberamente osservato da ogni
singolo organo di stampa, senza farsi condizionare dal timore della concorrenza
nello scandalismo, anche il più volgare". Napolitano ha inoltre definito
"stucchevole", visto che dovrebbe essere scontato che "il luogo
del confronto è soprattutto il Parlamento", ribadendo che lì si possono
decidere pratiche e priorità. Da tutte queste considerazioni arriva infine
l'appello: "Ci si fermi dunque sulla china pericolosa dell'esasperazione
dei rapporti tra maggioranza e opposizione. Il paese non ha alternative alle
riforme. L'alternativa è il nulla". Anche da qui proviene l'urgenza delle
nomine per gli organi di garanzia. Si congeda così il Presidente della
Repubblica, che annuncia qualche giorno di riposo anche per lui, tra Stromboli
e La Maddalena, a partire dalla chiusura dei lavori parlamentari, previsti per
l'otto agosto. La ripresa d'autunno sarà dura per tutti.
( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)
Argomenti: Grillo
La
polemica Beppe Grillo critica
"Repubblica" ROMA - Beppe Grillo ha risposto
sul suo blog agli editoriali di Repubblica in difesa del capo dello Stato.
"Massimo Giannini - si legge sul sito del comico - mi accusa di essere il
Torquemada della mediocrazia. Dimenticandosi che la mediocrazia è in mano al suo
editore Carlo De Benedetti e a Silvio Berlusconi". Eugenio Scalfari,
prosegue Grillo, "mi vorrebbe in galera per il
reato di vilipendio". Il comico genovese ha confermato anche le critiche
al capo dello Stato, spiegandole così: "Su Napolitano ho detto tre cose,
che ripeto per la coppia Giannini-Scalfari: Pertini non avrebbe firmato il lodo
Alfano. Napolitano avrebbe dovuto recarsi a Chiaiano per il suo compleanno,
invece di intrattenersi con due inquisiti (la moglie di Mastella e Bassolino) a
Capri. Ho dei dubbi sulle sue condizioni di salute come può essere naturale per
una persona di 83 anni".
( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-29 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Dietro le quinte La linea del Quirinale Una risposta a freddo dopo
giorni di polemiche ROMA - Ha resistito per diverse settimane, Giorgio
Napolitano, prima di rispondere a certe sgangherate performance della politica
e ad alcuni attacchi che lo hanno colpito personalmente. Ha preferito "un
intervento sistematico", in grado di riassumere l'intero contenzioso, e
soprattutto "a freddo", come spiegano i suoi consiglieri. Un
appello-denuncia scritto e limato fino all'ultimo, da lanciare come un
memorandum quando le polemiche potevano essersi sedate - e dunque a ridosso
della pausa estiva -, durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio con la
stampa parlamentare e i quirinalisti. A parte il rinnovato richiamo ad aprire
al più presto il cantiere delle riforme, un vecchio assillo, il cuore del suo
intervento è l'orgogliosa autodifesa rispetto alle critiche più recenti piovute
sul Colle, sul Lodo Alfano, anzitutto. Un altolà aspro e severo quanto quello
dedicato alle esternazioni-choc di Maurizio Gasparri sul
Csm e Umberto Bossi sull'Inno (con un non improbabile retropensiero sulle
velenose prediche di piazza del comico Beppe Grillo).
Unica eccezione della reprimenda a tutto campo, il cenno sul ministro leghista
Calderoli. Citato "come esempio positivo" per il metodo con il quale
lavora a costruire convergenze sul federalismo. M. Br.
( da "Stampa, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
La storia La morte
di Garabello nelle pagine scritte dalla nipote dell'operaio MAURO CAMOIRANO La
tragedia dell'Italcoke nel libro "Morti bianche" CAIRO MONTENOTTE
Anche la storia di Giancarlo Garabello, l'operaio quarantacinquenne di Saliceto
morto, lo scorso gennaio, all'Italiana Coke, appare nel libro "Morti
Bianche" di Samanta Di Persio che sta spopolando su Internet. Merito,
anche, dell'ospitalità offerta da una delle pagine più
cliccate nel blog di Beppe
Grillo. Lo stesso Grillo, che
presenta il libro con un corrosivo video commenta: "Quando una persona
muore, la parola più usata è fatalità. Quando una persona muore, l'aggettivo
più usato è tragico. Tragica fatalità. 1300 tragiche fatalità ogni anno,
cinquantamila invalidi ogni anno. Migliaia di famiglie sul lastrico,
vedove con figli piccoli da educare, sfamare, amare trattate come delle
questuanti. Liquidate con qualche migliaio di euro. "Morti Bianche",
è una sorta di testamento senza beneficiari, anzi con familiari che restano
troppe volte senza assistenza e in completa solitudine". E proprio per
combattere quella solitudine, quel senso di abbandono, per urlare contro
l'ingiustizia e l'indifferenza, che la nipote di Giancarlo, Alessandra
Franchello, ha preso parte a questa iniziativa, raccontando la storia dello zio
al quale era molto legata: "Lo scopo - sottolinea - è purtroppo sempre e
solo quello di far sì che non ci si dimentichi di lui e di simili tragedie,
mentre dal punto di vista legale non ci sono novità". Gaincarlo Garabello
è morto all'Italiana Coke, dove l'impresa per cui lavorava si occupava di
manutenzione, la mattina del 24 gennaio, poco prima di mezzogiorno, schiacciato
da una gabbia spingi coke. Come ha potuto ricostruire l'indagine coordinata dal
procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico e dal sostituto Chiara Maria
Paolucci, Garabello si trovava sul ballatoio sopra il macchinario per
effettuare delle misurazioni quando la macchina è stata messa in moto.
L'operaio, che si era sporto all'esterno proprio per concludere quel lavoro, non
sarebbe più riuscito a rientrare ed è stato trascinato per una quindicina di
metri, rimanendo con la parte superiore del corpo incastrato tra la gabbia
mobile e la parete del tunnel. Una morte che aveva sconvolto la piccola
comunità di Saliceto dove Garabello abitava con l'aziana madre. Giancarlo era,
infatti, un personaggio molto conosciuto: volontario dell'Associazione
Giocatori Anonimi, molto attivo nella Pro Loco di Saliceto, era volontario
anche dell'AISM, l'associazione che lotta contro la sclerosi multipla, la
brutta malattia che aveva portato via suo padre; era un ragazzone aperto e
dinamico.
( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni,
ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima
chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo
o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro
dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire:
"Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte
levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno.
Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra
civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su
toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in
palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il
rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2,
sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti,
sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato
arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav
Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo
e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto,
già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna,
Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in
fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra
(in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per
abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza
Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento
e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà
con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro
sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su
due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a
Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti
dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome
della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia
memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo
avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è
questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia
il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun
( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni,
ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima
chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo
o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro
dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire:
"Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte
levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno.
Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra
civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su
toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in
palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti
e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà
con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza
con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà,
scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale
(e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35
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( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni,
ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima
chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo
o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro
dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire:
"Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte
levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno.
Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra
civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su
toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in
palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12
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guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il
rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2,
sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti,
sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato
arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav
Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo
e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto,
già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna,
Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in
fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra
(in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per
abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza
Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento
e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà
con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro
sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su
due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a
Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti
dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome
della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia
memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo
avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è
questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia
il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun
( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni,
ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum
("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out
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psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale)
in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini
saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la
(solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà
con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza
con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio
tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza
freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per
l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia.
Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega
Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad
attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare,
a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli
italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e
uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per
l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte
elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di
centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale
(che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli
italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è
sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei
suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente"
(troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo
diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader",
dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del
politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale"
Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi
l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo
forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma
, in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si
vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo
tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese,
le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del
leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A
conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e
realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra
moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo
che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere
uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far
uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema,
che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice
Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei
essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima
puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out
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( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni,
ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima
chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo
o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro
dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire:
"Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte
levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno.
Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra
civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su
toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in
palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12
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guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il
rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2,
sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti,
sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato
arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav
Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo
e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto,
già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna,
Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in
fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra
(in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per
abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza
Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento
e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà
con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro
sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su
due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a
Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti
dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome
della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia
memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo
avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è
questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia
il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni,
ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima
chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo
o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro
dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire:
"Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte
levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno.
Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra
civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su
toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in
palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti
e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out
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psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il
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sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà
con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ...
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post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza
con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà,
scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale
(e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun
( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni,
ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima
chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo
o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro
dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire:
"Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte
levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno.
Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra
civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su
toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in
palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il
rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2,
sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti,
sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato
arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav
Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo
e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto,
già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna,
Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in
fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra
(in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per
abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza
Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro
violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi
all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale)
in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini
saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la
(solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo
farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con
la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza
con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città,
ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno
"tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici
milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti
hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno
scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà,
scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta
"come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza:
unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere
Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su
Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise
nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla
testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio?
A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di
un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare
quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e
radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno
caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e
sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella
sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito
vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto
fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra
l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra
il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo.
Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa
su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori
il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa",
alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del
Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario,
io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per
Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale?
Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in
campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha
capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes,
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sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da
Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
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truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista
vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha
avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai
comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete,
ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo
politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post
elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto
senso... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione
internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte
- 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il
"premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il
governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra".
Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1
Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di
sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul
bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Rom, il Consiglio d'Europa
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qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce
Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà
all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici
nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici
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( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni,
ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima
chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo
o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro
dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire:
"Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte
levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno.
Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra
civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su
toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in
palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di
più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il
rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2,
sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti,
sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato
arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav
Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo
e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto,
già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna,
Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in
fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra
(in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per
abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona
è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo:
"Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà
con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E
Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del
girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza
con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve,
sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché
le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano
con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola
comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della
sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non
perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui
guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida
interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e
"autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter
"buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi,
quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che
vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e
rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è
solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario
invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del
Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge
Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista".
Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul
Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma,
la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si
cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata.
Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi:
"Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi
arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo.
Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse
come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di
tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale,
l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average:
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amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque,
nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o
poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono
proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione"
dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della
solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice
"il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al
Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da
un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani,
dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a
pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma
anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la
clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure
Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della
poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema,
capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare
Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori
i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è
l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e
"ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della
margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza
per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare
(a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le
mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti (
37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani
© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May
08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di
sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla
Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione
democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del
"rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo
quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei
manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra,
della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire
(rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire
colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza
travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare.
E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di
tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo
schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste,
sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi.
Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo
lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al
contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo
è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi
politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le
contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone
vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni
invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni
devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una
parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse
il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare
fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista
dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del
nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto
democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni
realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate
e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria
digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del
17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società
dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee
e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes,
average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo.
Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa
su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori
il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa",
alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del
Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un
avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale
anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una
Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di
Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma
anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 )
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà:
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( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo
A cena con il gruppo
di palazzo Madama il premier conferma: in autunno le riforme per ammodernare
l'Italia Berlusconi bacchetta i deputati del Pdl "I senatori
indiscutibilmente più bravi" Il Cavaliere: agli elettori piace come
governiamo, il gradimento è al 62,8 per cento GIANLUCA LUZI ROMA - Riforma
della Giustizia e Federalismo fiscale. "In autunno cominceremo a fare da
zero una vera riforma per ammodernare il Paese". Ospite a cena dei
senatori del Pdl, Berlusconi sbandiera l'ultimo sondaggio che dà il consenso al
governo a livelli stratosferici, ma prima di tutto si complimenta con i
senatori del Pdl. Una puntura di spillo al capogruppo alla Camera Cicchitto,
presente alla cena, visto che proprio ieri pomeriggio i deputati della
maggioranza sono andati sotto, sconfitti su un emendamento del Pd al decreto
"Milleproproghe" che scade sabato. "Grazie per come avete fatto
iniziare questa legislatura - ha detto infatti il premier rivolto ai senatori -
dopo ciò che è successo oggi (ieri ndr.) alla Camera, la superiorità del gruppo
del Pdl al Senato è indiscussa e indiscutibile". Insomma un
"bravi" condito da un significativo: "Finirete allo sprint e in bellezza".
Lode che ha naturalmente fatto scattare l'applauso dei parlamentari, del
presidente del Senato Schifani, presente alla cena, e del presidente del gruppo
Gasparri, "padrone di casa" della cena che si è svolta nella Casina
dell'aurora a Palazzo Rospigliosi. Per galvanizzare le sue truppe a Palazzo
Madama Berlusconi non ha mancato di ricorrere al collaudato repertorio sui
"bagni di folla" che, in realtà, non mancano mai quando si propone ai
suoi fan. "Gli elettori stanno apprezzando quello che stiamo facendo. Lo
si vede andando in giro", dice Berlusconi che poi spiega come, per
l'entusiasmo "mi riesce difficile andare per strada: si fermano le auto e
le persone scendono per venirmi incontro. E' una situazione imbarazzante che
non mi era mai successa in questi quindici anni". Una descrizione
iperbolica che manda in visibilio i senatori del Pdl e accompagna il nuovo
aggiornamento dei sondaggi, naturalmente trionfali. "Siamo al 62,8%. I
sondaggi - spiega il premier - riflettono l'apprezzamento della gente. Nelle
rilevazioni Euromedia della scorsa settimana il gradimento del presidente del
consiglio, che è anche il gradimento per tutto il vostro lavoro, è al
62,8%". E per proclamare che si tratta di "un record europeo",
Berlusconi non resiste alla tentazione di una battuta un po' allusiva: quel
62,8 per cento è un dato "certamente da luna di miele ma noi siamo
giovanotti e le nostre prestazioni siamo orientati a portarle avanti".
Oggi il presidente del consiglio sarà a Civitavecchia per inaugurare una centrale
dell'Enel. Sarà l'occasione per rilanciare il discorso sulla fame di energia
dell'Italia. Probabilmente rilancerà l'esigenza di andare avanti con il
programma di costruzione delle centrali nucleari e con il progetto di un
confronto con i paesi arabi produttori di petrolio per "calmierare" i
prezzi del greggio. Il comico Beppe Grillo, nel
suo blog ha già lanciato un appello contro la centrale che Berlusconi inaugura
oggi ed è possibile che per l'occasione ci sarà una certa contestazione dei
seguaci del blogger genovese. Venerdì, poi, Berlusconi tornerà a Napoli con il
sottosegretario Bertolaso. I rifiuti per le strade di Napoli era stato
uno degli argomenti decisivi della campagna elettorale del Cavaliere. Risolta
l'emergenza più drammatica con l'aiuto non solo della protezione civile ma
anche dell'Esercito, dato il via libera al termovalorizzatore di Acerra che
sarà operativo da gennaio, adesso Berlusconi vuole estendere a tutta la
Campania l'operazione pulizia. Anzi vorrebbe fare di Napoli "la città più pulita
d'Italia", anche ricorrendo a una campagna di sensibilizzazione per la
raccolta differenziata e di repressione contro le cattive abitudini della
cittadinanza in materia di decoro pubblico. Anche perché per rilanciare
l'immagine della città, penalizzata dallo scandalo dei rifiuti, Berlusconi
accarezza ancora l'idea di portare il G8 a Napoli.