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DOSSIER “BEPPE GRILLO”

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tARTICOLI DEL  10-31 luglio 2008      #TOP



Report "Grillo"

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Indice delle sezioni

Grillo (121)


Indice degli articoli

Sezione principale: Grillo

Resa dei conti tra Veltroni e Di Pietro Il leader Pd: "Sceglie Grillo? È finita" ( da "Corriere.it" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Io non mi dissocio dal senso vero delle parole di Beppe Grillo, dalle parole di Travaglio e dalla piazza - spiega il leader dell'Idv in sala stampa alla Camera -. Certo non avrei usato i toni di Sabina Guzzanti, ma lei fa satira e io no. Io faccio politica. L'invidia del mondo politico li spinge a vedere la pagliuzza della satira anziché la trave delle leggi ad personam"

Io difendo quel palco ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero "insultato" e addirittura "vilipeso" il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose - le più gravi - dette da Beppe, da Sabina e da me stesso?

Senza speranza ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: stessero come ha detto Beppe Grillo, per la sinistra non ci sarebbero più prospettive per parecchie generazioni. E intanto il governo, per accontentare la Lega rispolvera pratiche (e teorie) naziste, per accontentare Berlusconi distrugge i più importanti principi costituzionali e per accontentare La Russa fra poco manderà l'esercito in assetto di guerra anche nelle scuole elementari,

Hacker nel sito della Guzzanti? Inaccessibile per ore. Mentre Grillo sbanca su You Tube ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Su You Tube è finito anche l'intervento telefonico di Beppe Grillo, sempre alla manifestazione a Piazza Navona. Ed è stato il più cliccato con oltre 7000 visualizzazioni. Il comico, che ha scatenato polemiche e prese di distanza per le sue critiche al Presidente della Repubblica Napolitano, ha pubblicato la versione integrale sul suo sito.

Girotondi, day after di bufera Il premier insulta: solo spazzatura ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo e sul "Ratzinger all'inferno tra diavoli frocissimi attivissimi" di Sabina Guzzanti ci potrebbe essere l'ipotesi di reato di offesa al presidente della Repubblica e al Papa (anche in qualità di capo di Stato estero). Antonio Di Pietro se la prende con "l'informazione deviata del nostro Paese": "Guardare soltanto le sbavature e non vedere il lago di immoralità e di illegalità

Girotondini divisi dalle frasi choc "che autogol". "no, urliamo la verità" ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: e i passaggi "migliori sono stati proprio gli interventi di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo. Solo un imbecille può ignorare il richiamo di Sabina alla Divina Commedia: anche Papa Bonifacio VIII fu messo all'inferno da Dante e non mi risulta che fosse comunista". Quanto a Napolitano, giusto l'applauso, "ma io gli preferisco Scalfaro".

La bella piazza e le voci stonate ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: C'era Beppe Grillo che, come era prevedibile, ha mandato tutti affanculo, che è un messaggio totalmente inutile oltrechè dannoso. Però c'era anche molto altro. C'erano migliaia di persone, senza "logo" né bandiera. Immobili, in piedi, parossisticamente attente, per tre ore e mezza.

Piazza Navona / 1 me l'aspettavo ma bisognava andare Il giorno dopo aver partecipato a ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Chi non mi è piaciuto per niente è stato Beppe Grillo: non eravamo lì per attaccare Napolitano e Veltroni! Però penso che Grillo non abbia fatto altro che dire quello che sempre ripete in ogni occasione, e che a mio parere non riflette per nulla lo spirito con cui la manifestazione era stata organizzata e con cui la maggior parte della gente ha partecipato.

Ma tonino giura fedeltà a chi protesta "walter attendista, perderà la sua gente " - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Martedì in piazza Navona hanno dominato toni scurrili e attacchi personali, e Beppe Grillo lo ha invitato lei, non può dire che non si aspettasse quello che è accaduto. "è in atto una mistificazione, una vera strumentalizzazione da parte del sistema politico e dell'informazione, che attribuisce alle parole di Grillo un valore diverso rispetto a quello reale".

Show business sul palco - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Commenti SHOW BUSINESS SUL PALCO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Quando Beppe Grillo o Sabina Guzzanti o altri comici sanno di dover intervenire a una manifestazione pubblica, riuniscono i loro autori e chiedono un "pezzo" efficace. Un testo per una riunione politica è diverso da un testo comico per il teatro, ma segue regole rigide.

Napolitano firmerà il lodo Alfano <Sull'immunità è scelta obbligata> ( da "Corriere.it" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: attacchi dei quali è stato lui stesso oggetto per bocca in particolare di Beppe Grillo. Le dichiarazioni di solidarietà incassate ieri da Palazzo Madama e i numerosi messaggi "di dissociazione e vicinanza" recapitati al Colle lo hanno in parte risarcito dell'amarezza provata leggendo i resoconti delle agenzie di stampa.

Tonino giura fedeltà a chi protesta "Walter perderà la sua gente" ( da "Repubblica.it" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Martedì in piazza Navona hanno dominato toni scurrili e attacchi personali, e Beppe Grillo lo ha invitato lei, non può dire che non si aspettasse quello che è accaduto "È in atto una mistificazione, una vera strumentalizzazione da parte del sistema politico e dell'informazione, che attribuisce alle parole di Grillo un valore diverso rispetto a quello reale".

Veltroni rompe con Di Pietro: sta con la piazza, cambia tutto ( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Io non mi dissocio dal senso vero delle parole di Beppe Grillo, dalle parole di Travaglio e della piazza - dice Di Pietro -. Certo, non avrei usato i toni di Sabina Guzzanti, ma lei fa satira e io no. Io faccio politica. L'invidia del mondo politico li spinge a vedere la pagliuzza della satira anziché la trave delle leggi ad personam.

<Il corteo? Di spazzatura mi occupo solo a Napoli> ( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Mandare in tv gli integrali degli interventi di Beppe Grillo, Marco Travaglio e Sabina Guzzanti - si lasciano scappare nell'entourage del Cavaliere - sarebbe per il centrodestra il migliore degli spot. Purtroppo non si può far entrare nelle case degli italiani la pornografia, il sessismo, l'oltraggio gratuito al Papa e alle istituzioni".

Scegli Grillo? Hai chiuso Veltroni molla Tonino ( da "Manifesto, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: E sul monologo di Beppe Grillo e le affettuosità di Marco Travaglio per Napolitano e per lo stesso Veltroni. Dopo aver incrociato i ferri con Di Pietro da una parte e con il Pdl dall'altra. Aver preso mazzate da destra e sinistra (concesso che il dipietrismo si collochi a sinistra del Pd, giusto per l'occasione).

Né rottura né abbracci tra Veltroni e il popolo di Piazza Navona ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: volgarità dei cosiddetti girotondini e mettere sotto accusa Beppe Grillo, che non è un politico e fa il suo mestiere con notevole successo. Grillo esprime a suo modo un sentimento violento, certo anti-politico e anti-istituzionale, che esiste nel Paese e che in aprile si è manifestato nel voto per il Pd e l'Italia dei valori (l'alleanza Veltroni- Di Pietro) oppure si è rifugiato nell'

Napolitano firmerà il lodo: <Scelta obbligata> ( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: attacchi dei quali è stato lui stesso oggetto per bocca in particolare di Beppe Grillo. Le dichiarazioni di solidarietà incassate ieri da Palazzo Madama e i numerosi messaggi "di dissociazione e vicinanza" recapitati al Colle lo hanno in parte risarcito dell'amarezza provata leggendo i resoconti delle agenzie di stampa.

Così in piazza ( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: foto a fianco) Gli attacchi al Colle Beppe Grillo in collegamento video attacca Giorgio Napolitano: "è Morfeo, fa parte della banda dei 4, ve lo immaginate Pertini che firma delle leggi così? Io neanche Scalfaro e Ciampi". Anche da Marco Travaglio un affondo contro il Presidente della Repubblica, "che firma leggi razziali".

Tenersi Silvio a vita Ecco le istruzioni ( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo si presenterà sul palco roteando un pesce spada, conosciuto nel mar di Sardegna, e cercherà di decapitare chiunque non sia d'accordo con lui. Veltroni proverà a salvarsi facendo gli occhi da tonno, ma verrà infilzato tra gli urrà della folla (a causa del costo del pesce, lo spettacolo non è gratuito.

Show-business sul palco ( da "Repubblica.it" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Quando Beppe Grillo o Sabina Guzzanti o altri comici sanno di dover intervenire a una manifestazione pubblica, riuniscono i loro autori e chiedono un "pezzo" efficace. Un testo per una riunione politica è diverso da un testo comico per il teatro, ma segue regole rigide.

Dopo il "No Cav Day" a sinistra scoppia l'ultima guerra civile ( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Unità aveva un titolo che sembrava un paradosso e parlava di "una bella manifestazione rovinata da Grillo". Già, perché anche Beppe Grillo è adorato dal pubblico della sinistra, ma scatenatosi contro i dirigenti della sinistra, anche da Beppe Grillo si fa a gara a dissociarsi, lui chiama Veltroni Topo Gigio e Veltroni dice: "Abbiamo fatto bene a non scendere in piazza con lui".

Il bunker di Tonino ( da "AprileOnline.info" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: farebbe parlare ancora Beppe Grillo, Belisario fornisce un'altra versione del dipietresco "guardate il dito senza accorgervi della luna", ovvero: "Non ci impicchiamo su queste cose, non è politica, ed è figlia di una prospettiva schiava di un'informazione settariaI n Parlamento continuano ad esserci dei condannati, persino per reati di mafia e contro la pubblica amministrazione.

Quando resta solo la piazza ( da "AprileOnline.info" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: debitamente emendato dalle incursioni di Beppe Grillo, ha messo in evidenza una realtà di cui la parte migliore del popolo progressista sembra avere ormai preso ampiamente coscienza: ad un'opposizione che vorrebbe essere "normale ed europea" si contrappone da quasi un ventennio una maggioranza guidata da un leader più adatto (parafrasando le parole di Marco Travaglio)

Di Pietro e Grillo, stesso "guru" per il web ( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Balcone mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate incontrastato della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l'ex pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer erano sopravvissuti al millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di Grillo che,

Grillo & Guzzanti, fiera del turpiloquio ( da "Corriere.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: La folla s'infiamma per Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, ma le loro invettive a 360 gradi alzano anche il polverone delle polemiche e delle "dissociazioni" da offese che bersagliano Silvio Berlusconi, il ministro Mara Carfagna, Walter Veltroni, Giorgio Napolitano e persino il Papa.

La piazza 'scuote' il Pd e Napolitano Di Pietro si dissocia: <Frasi ingiustificate> ( da "Corriere.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, che 'feriscono' soprattutto i pd, presenti in piazza in numero tale che bastava quasi una mano per contarli. Veltroni fino all'ultimo se ne è chiamato fuori, e insieme a lui il grosso del partito. Furio Colombo non fa sconti: "Sono indignato per tutte le parole che ha detto Grillo.

Il 'No Cav Day' non risparmia nessuno Attacchi a Quirinale, Carfagna, Papa ( da "Corriere.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: BEPPE GRILLO - Poi è stata la volta di Beppe Grillo, in collegamento telefonico (il video). "Immaginatemi bello, dimagrito e molto perbene. Non voglio offendere nessuno" ha esordito il comico. E poi giù macigni. "Lo psiconano in Giappone ha collezionato un'altra figura di m.

L'urlo del populismo - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: sarebbero predestinati Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio. I coraggiosi, gli unici che le cantano chiare, evasi finalmente dalla gabbia del "politically correct". Delusa ogni speranza di partecipazione democratica alla vita dei partiti, i cui dirigenti ci credono talmente poco da preferire blindarsi in fondazioni tecnocratiche,

La politica ai politici ( da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: intervento qualunquista e disfattista di Beppe Grillo, che non so dire a che genere appartenga. Poi, ancora, c'è stato il monologo satirico di Sabina Guzzanti, demonizzato dai giornali di ieri in un coro unanime citando frasi isolate. I suoi cambiamenti di voce e di intonazione erano decisamente teatrali, anche senza bisogno che avesse un naso finto.

A furia di guardare il dito ( da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Le iperboli di Beppe Grillo e di Sabina Guzzanti, sono lazzi da commedia dell'arte rispetto ai furori e agli appelli alle armi di leghisti quali un Calderoli (irresponsabile sobillatore di rivolte che mettono in pericolo i nostri cittadini in paesi musulmani), di un Bossi, di un Borghezio o di un Gentilini, nell'esercizio di funzioni istituzionali.

IL VOTO UTILE ( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: E che dire di Beppe Grillo, che svela la sua natura pigliandosela con i Rom? La verità pura e semplice è che tutta l'acqua sporca che ci cade addosso non cola solo dal governo e dalla destra. Tutte le sciocchezze sull'insicurezza, il realismo che strizza l'occhio al leghismo, il moderatismo che fa perdere le elezioni,

Di Pietro-Grillo: unica regia, la stessa strategia ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Balcone mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate incontrastato della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l'ex pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer erano sopravvissuti al millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di Grillo che,

Il girotondo dei giornali di sinistra: sì, no, anzi sì ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: opposto e tratti i girotondini Beppe Grillo e Sabina Guzzanti (di cui tra l'altro è stato coautore nell'infelice Raiot) alla stregua di saltimbanchi che hanno fiutato nell'antipolitica un business per il proprio tornaconto personale. Uno pari e palla al centro. E che dire dello psicodramma di Furio Colombo e Antonio Padellaro, incredibili girotondini-

Moretti: che flop il No Cav day E Di Pietro è un irresponsabile ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: valanga di oscenità riversata in piazza da Beppe Grillo e dalla Guzzanti. "Gli organizzatori sono stati degli irresponsabili", commenta con amarezza Moretti che si trova a Fiesole per il premio Maestri del cinema. "Mi dispiace che in questo disastro siano state coinvolte persone come Rita Borsellino che ha fatto un bel discorso ma quando si organizzano queste cose bisogna distinguere"

L'urlo del populismo ( da "Repubblica.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: sarebbero predestinati Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio. I coraggiosi, gli unici che le cantano chiare, evasi finalmente dalla gabbia del "politically correct". Delusa ogni speranza di partecipazione democratica alla vita dei partiti, i cui dirigenti ci credono talmente poco da preferire blindarsi in fondazioni tecnocratiche,

"Che disastro in piazza Navona sporcata la storia dei girotondi" ( da "Repubblica.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Ma quando sono arrivato ha subito attaccato a parlare Beppe Grillo e sono andato via immediatamente. Sarei anche curioso di capire come abbia reagito la gente di fronte a quelle banalità offensive. Come si fa ad invitare Grillo, che ha insultato tutto e tutti allo stesso modo, "topo gigio, psiconano" ma cos'è?

Di Pietro-Grillo: unica regia, stessa strategia sul web ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Balcone mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate incontrastato della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l'ex pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer erano sopravvissuti al millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di Grillo che,

Il girotondo dei giornali di sinistra: sì, no, anzi sì... contrordine ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: opposto e tratti i girotondini Beppe Grillo e Sabina Guzzanti (di cui tra l'altro è stato coautore nell'infelice Raiot) alla stregua di saltimbanchi che hanno fiutato nell'antipolitica un business per il proprio tornaconto personale. Uno pari e palla al centro. E che dire dello psicodramma di Furio Colombo e Antonio Padellaro, incredibili girotondini-

"politicamente esisto perché lui mi ha voluto al Comune di Roma" Dopo piazza Navona Touadi lascia l'... ( da "Corriere.it" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: GRILLO: "SOLO FATTI" - Intanto arriva una puntualizzazione da uno dei protagonisti di piazza Navona. "Io non ho offeso nessuno, ho riportato fatti politici ed economici" scrive sul suo blog Beppe Grillo replicando alle polemiche. "Pertini - scrive - non avrebbe mai firmato il lodo "SchifoAlfano" (piuttosto si sarebbe fatto tagliare una mano)

Moretti: che flop il No Cav day, e Di Pietro è un irresponsabile ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: valanga di oscenità riversata in piazza da Beppe Grillo e dalla Guzzanti. "Gli organizzatori sono stati degli irresponsabili", commenta con amarezza Moretti che si trova a Fiesole per il premio Maestri del cinema. "Mi dispiace che in questo disastro siano state coinvolte persone come Rita Borsellino che ha fatto un bel discorso ma quando si organizzano queste cose bisogna distinguere"

La svolta di cuffaro grande fustigatore del governo berlusconi - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Se non è il partito unico teorizzato da Beppe Grillo, poco ci manca. Il Cuffaro che non ti aspetti. Si premura di arrivare per primo sui fatti parlamentari che riguardano la Sicilia, siano essi la copertura del taglio dell'Ici con i fondi per le infrastrutture siciliane, la bocciatura della norma sulla peronospera o la cancellazione della norma istitutiva della Corte dei Conti.

Veltroni lancia la petizione Salva l'Italia ( da "Arena, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Prima di accettare lezioni voglio vedere il curriculum di Beppe Grillo, sapere cosa ha fatto per le persone che soffrono quali battaglie civili ha condotto". E da Grillo è arrivata la replica. "Non ho offeso nessuno, ho riportato fatti politici ed economici", Veltroni, intanto, ha dato il via a Prato alla petizione nazionale "Salva l'Italia".

Veltroni: allarme recessione basta con i problemi del premier ( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Prima di accettare lezioni voglio vedere il curriculum di Beppe Grillo, sapere cosa ha fatto per le persone che soffrono, quali battaglie civili ha condotto - aggiunge - Per quelle persone che sono andate in quella piazza ho rispetto, ma non ho rispetto per chi ha cercato di utilizzarle e ha fatto discorsi del tutto inaccettabili.

Quer fattaccio brutto de Piazza Navona ( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, "esondano" nelle modalità e nei contenuti suscitando scalpore e scandalo. All'indomani de "quer fattaccio brutto de piazza Navona" piovono su tutta la stampa immancabili critiche, molte sinceramente preoccupate ed argomentate, altre, quelle governative, ipocrite e intrise di amnesie.

Quello che Nanni non sa ( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo avrebbe offeso il capo dello Stato. Non ripeterò le argomentazioni sulla differenza tra offesa e critica, già svolte ieri analiticamente da Marco Travaglio. Voglio solo ricordare una circostanza di fatto. Una settimana fa il quotidiano Il Manifesto è uscito con una prima pagina dove campeggiava una foto enorme di Giorgio Napolitano e,

Grillo contrattacca: contro di me i cani da guardia di Veltroni ( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo contrattacca dal suo blog e replica alle critiche piovutegli addosso dopo il "No Cav. day" dicendo che "non è soltanto Berlusconi, è l'intera classe politica che non vuole farsi processare". Il comico difende anche Di Pietro. "Veltroni intima a Di Pietro di ritornare nel "recinto intellettuale e riformista",

Le girotondine della prima ora Ha ragione Nanni, che amarezza ( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Non fa i nomi di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, ma il riferimento è chiarissimo: "Se fai una manifestazione politica non fai avanspettacolo - sottolinea -. I girotondi non sono mai stati populisti. Noi abbiamo sempre parlato alla testa delle persone non alla pancia".

Di Pietro perde pezzi e Veltroni lo incalza: <Da lui niente lezioni> ( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: attacchi pesantissimi lanciati dal palco da Beppe Grillo e Sabina Guzzanti contro Giorgio Napolitano, il Papa e lo stesso Veltroni sono stati "un grande regalo a Silvio Berlusconi". Il No cav day dunque continua a mietere vittime. Non cadono però quelli che avrebbero dovuto essere i bersagli della manifestazione promossa in piazza Navona dall'ex magistrato ma chi fino al giorno prima l'

Brunetta a Washington ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: La ricerca dei Valori è stata un miraggio con Sabina Guzzanti e Beppe Grillo a Roma il giorno 8 luglio. Hanno reso deplorevole e stomachevole offesa alla dignità dei partecipanti oltre che del Capo dello Stato e del Papa. Libertinaggio sguaiato. Hanno smorzato ogni anelito per rifondare i Valori. Meglio dimenticare.

Così il Pd è andato in fumo ( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: ma l'impatto con la piazza di Beppe Grillo sospinge anche questo raggruppamento verso l'annichilimento totale. I Verdi si sforzano di far dimenticare Pecoraro Scanio e la "monnezza" napoletana. Anche qui ci si spacca come una mela con un gruppo più disinvolto capeggiato da Paolo Cento e i verdi-verdi di Grazia Francescato.

Tagliente su Tonino: Da lui non posso accettare lezioni di etica ( da "Stampa, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Da Di Pietro non accetto lezioni di etica", ha detto accomunandolo per giunta a Beppe Grillo, consapevole che l'Idv insegue proprio l'elettorato "grillino". In piazza, per carità, "c'erano persone perbene", ma sul palco... "Sul palco c'era gente che attaccando Napolitano ha fatto un bel regalo a Berlusconi", è stato l'affondo finale.

Di Pietro: "Una, cento, mille piazze" ( da "Stampaweb, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Poco valgono le distanze prese dalle parole di Beppe Grillo contro il capo dello Stato e di Sabina Guzzanti contro il Papa. Di Pietro non si muove di un millimetro dalla sua posizione che anche oggi difende e spiega di non essersi "pentito" rivendicando, in apertura del Forum dei giovani del partito a Bellaria, "di stare sempre con Davide e mai con Golia,

Piazza Navona, si muove la procura Aperto fascicolo sul "No Cav Day" ( da "Repubblica.it" del 12-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: tra gli altri, di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, fatti durante la manifestazione. Gli inquirenti dovranno valutare se siano configurabili ipotesi penalmente rilevanti per i riferimenti fatti nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di Benedetto XVI e del ministro Mara Carfagna.

Di Pietro: viva la piazza Inchiesta sul No Cav day ( da "Arena, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Gli inquirenti vaglieranno le affermazioni di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo. E in attesa degli eventuali sviluppi dell'inchiesta, all'alternativa posta da Veltroni, Di Pietro dal forum dei giovani dell'Idv a Bellaria (Rimini), ha lanciato un messaggio agli alleati: il problema della piazza è di chi la denigra, chi ne ha paura finirà isolato.

Il regime mediocratico - ilvo diamanti ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Il regime mediocratico ILVO DIAMANTI Da Silvio Berlusconi a Sabina Guzzanti, passando per Beppe Grillo: il percorso della democrazia italiana sembra essersi compiuto. Oltre la democrazia del pubblico e dell'opinione. Fino alla "mediocrazia". SEGUE A PAGINA 22.

Il regime mediocratico - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Insieme a Beppe Grillo, leader di un movimento d'opinione, che ha assunto misure di massa e attraversa tutti i partiti. L'ascesa politica dei comici e dei satirici, a sinistra, ha diverse ragioni. Vi ha contribuito, per primo, Silvio Berlusconi, che li ha indicati ?

Di Pietro: cento, mille piazze Inchiesta su No cav day ( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: in particolare quelli di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, si possa individuare il reato di offese nei confronti del Capo dello Stato e del Papa, fino ad oggi Walter Veltroni e Antonio Di Pietro non si sono parlati neanche al telefono. "Avevo la chioccia che stava covando, sono nati dodici pulcini su dodici, un record", è la spiegazione fornita dal leader dell'

<Parli come mangia> E costrinse i politici a essere comprensibili ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Come un nuovo Bertoldo, ben prima di Beppe Grillo. Il rapporto che Funari ha intrattenuto con le telecamere è forse il gesto più radicale compiuto in uno studio tv: via le postazioni fisse, via il retaggio teatrale, la telecamera è diventata tutt'uno con il conduttore, con una rotazione dello sguardo a 360Ë?

LO STILE DI SABINA GUZZANTI SE IL CABARET FA POLITICA ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: è cominciato con i monologhi di Beppe Grillo ed è proseguito con i girotondi di Nanni Moretti. Sorpresa dal successo di comici, attori e artisti, la classe politica ha finito per dare loro in appalto l'organizzazione di eventi che dovrebbero restare nella sfera delle sue competenze.

Il regime mediocratico ( da "Repubblica.it" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: passando per Beppe Grillo: il percorso della democrazia italiana sembra essersi compiuto. Oltre la democrazia del pubblico e dell'opinione. Fino alla "mediocrazia". La definiamo così non per evocare "mediocrità", che per noi è una virtù democratica, quando riassume passioni timide, distacco, moderazione.

Di Pietro: <Faremo cento, mille piazze> La procura apre fascicolo senza indagati ( da "Corriere.it" del 13-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo. Il magistrato dovrà valutare se il materiale acquisito contenga elementi tali da poter individuare il reato di offese nei confronti del presidente della Repubblica e del Pontefice. ALLEANZE - Anche rispetto alla proposta di alleanze "di nuovo conio" avanzata da Rutelli, l'ex pm lancia la sua stoccata: "La voglio vedere la Finocchiaro quando in Sicilia andrà a fare campagna

Offese al papa e al presidente . E la procura indaga ( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: lo scandalo che i comizio di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti martedì scorso a piazza Navona a Roma hanno provocato a destra come a sinistra e nella maggioranza dei giornali, era naturale che la procura romana non restasse a guardare. Così ieri si è avuta la conferma che un fascicolo con gli atti relativi al comizio di martedì scorso è stato aperto,

CARA MARIELLA, NON INTROIETTIAMO LA CENSURA ( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Morfeo di Beppe Grillo è attacco più pesante? Il manifesto, quel giorno, ha esercitato seria critica politica o "bisboccia fuori porta"? La prima, a mio parere. I cento maggiori costituzionalisti hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio il carattere anticostituzionale del "lodo Alfano", dunque logica vuole (logica,

Se ne va Funari, l'antipolitica in tv ( da "Corriere.it" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Come un nuovo Bertoldo, ben prima di Beppe Grillo. Il rapporto che Funari ha intrattenuto con le telecamere è forse il gesto più radicale compiuto in uno studio tv: via le postazioni fisse, via il retaggio teatrale, la telecamera è diventata tutt'uno con il conduttore, con una rotazione dello sguardo a 360Ú.

Pensa soltanto ai suoi problemi Cara Unità, meno male che era cambiato. Come può ( da "Unita, L'" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: In Piazza Navona l'unico a evocare Pertini è stato Beppe Grillo. Il quale non ha mai sostenuto che tutte le leggi firmate da Pertini fossero giuste. Ha sostenuto invece che mai Pertini avrebbe firmato una legge che rendesse immuni da processi le quattro più alte cariche dello Stato, compreso sè medesimo.

Piazza Navona, per Flores è stata un successone ( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: E per tornare a Beppe Grillo, embé? Ha portato il suo saluto "e che Grillo porti un saluto alla Grillo mi sembra una tautologia". E la Sabina Guzzanti? Ma santa pazienza, "lo stile di Sabina appartiene ad un genere "cattivissimo" che negli Usa ha pieno riconoscimento di legittimità".

La casta dei Consumatori 47 milioni dallo Stato per fare da anti-Stato ( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: con introduzione di Beppe Grillo. Di centrodestra è la "Casa del consumatore", il cui presidente Alessandro Fede Pellone è un ex consigliere lombardo di Forza Italia. Era collaboratore del ministro Livia Turco, Stefano Inglese, ex presidente del Tribunale dei diritti del malato e legato a Cittadinanzattiva, mentre Donatella Poretti dagli uffici dell'

<Il federalismo? Stavolta ci siamo Vediamo terra come Colombo> ( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Da Di Pietro - che inseguendo Beppe Grillo sta diventando una macchietta - non mi aspetto nulla di costruttivo, visto che la strada che ha scelto è quella dell'insulto, a cui si risponde semmai con le querele. Veltroni, invece, oggi ha il dovere politico e morale di contribuire".

Sull'ambiente ecco il pianoB ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: eccellente presentazione di Gianfranco Bologna e di una superflua prefazione di Beppe Grillo e dice cose che tutti dovrebbero sapere. Il tema di fondo è il possibile declino della nostra civiltà, e la parallela necessità di fare qualcosa per evitarlo. è affrontato attraverso tre prospettive principali: la popolazione; la povertà;

"Il federalismo? Stavolta ci siamo, vediamo terra come Colombo" ( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Da Di Pietro - che inseguendo Beppe Grillo sta diventando una macchietta - non mi aspetto nulla di costruttivo, visto che la strada che ha scelto è quella dell'insulto, a cui si risponde semmai con le querele. Veltroni, invece, oggi ha il dovere politico e morale di contribuire".

Consumatori, 47 milioni per fare da anti-Stato ( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: con introduzione di Beppe Grillo. Di centrodestra è la "Casa del consumatore", il cui presidente Alessandro Fede Pellone è un ex consigliere lombardo di Forza Italia. Era collaboratore del ministro Livia Turco, Stefano Inglese, ex presidente del Tribunale dei diritti del malato e legato a Cittadinanzattiva, mentre Donatella Poretti dagli uffici dell'

Prodi non torna. Ma martedì ha condiviso le ragioni di chi ha scelto la piazza... Grande irritazione per il Lodo Alfano. Cura nei minimi dettagli l'avvio della sua Fondazione per l ( da "Unita, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo, non ci sarebbe mai andato. Eppure, Roma no Prodi sente "profondamente vere" le ragioni di chi, martedì scorso, ha manifestato contro il lodo Alfano. Un provvedimento che l'ex premier giudica "una vergogna". A sentire ambienti a lui molto vicini, è un Prodi che guarda "con un certo distacco" le vicende politiche italiane.

"Sveglio e seduto sul letto a meditare" la prima notte in carcere di Del Turco ( da "Stampaweb, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Tuona anche Beppe Grillo: "Lo psiconano ha ragione. Per lui, l'arresto di Del Turco è "il solito teorema". Il teorema Del Turco infatti dice "la somma dei due partiti (Pdl e PD meno elle) costruiti sui cateti è uguale all'area delle tangenti costruite sull'ipotenusà"".

Canta Michele Caparezza un "Eroe" dei precari ( da "Stampa, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: in buona parte collimante con l'universo dei girotondi e di Beppe Grillo, è stata entusiasta. Risultato, un terzo posto in classifica che non era facile pronosticare e una canzone, "Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)", già diventata inno della generazione dei precari e dell'Italia che guarda con timore la propria economia familiare.

È Caparezza a tenere e a battesimo questa sera il Venaria Flash Festival, nuova presenza sulla ( da "Stampa, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: in buona parte collimante con l'universo dei girotondi e di Beppe Grillo, è stata entusiasta. Risultato, un terzo posto in classifica che non era facile pronosticare e una canzone, "Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)", già diventata inno della generazione dei precari e dell'Italia che guarda con timore la propria economia familiare.

Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

Girotondo attorno a Walter ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

Il Pdl difende il governatore <Trattato come un boss> ( da "Corriere della Sera" del 16-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: E Beppe Grillo, per il quale il "teorema " non è quello dei giudici, ma quello costruito sulla somma di Pd e Pdl: "L'entità delle tangenti corrisponde al debito pubblico attuale". In carcere Ottaviano Del Turco, il presidente della Regione Abruzzo finito in carcere per lo scandalo sanità ( Di Loreti/Emblema) Alessandro Trocino.

Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni ( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

La festa di don gallo musica e auguri dai vip - raffaele r. riverso ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Dario Fo e Beppe Grillo. Poi i videomessaggi di Maurizio Crozza, Dario Vergassola, Claudio Bisio, Moni Ovadia, Vasco Rossi, Neri Marcoré, Angela Finocchiaro, Manu Chao con Carotone. Una seconda torta a forma di gallo è arrivata nella notte sul palco col consigliere comunale di Vicenza e portavoce del comitato No dal Molin,

"piazzolai pulite o saranno multe" giro di vite sugli ambulanti - alessandro cori ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: iniziativa degli amici di Beppe Grillo", che due settimane fa hanno raccolto la carta a domicilio in alcuni condomini del centro, come azione dimostrativa contro Hera. "Potevano farlo in altri quartieri, visto che in centro già lo facciamo". Nel frattempo, nonostante sia attiva solo da poco più di una settimana, i primi dati della raccolta porta-

Grillo, i 60 anni del dissacratore - paolo viotti ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Pagina XVIII - Genova Grillo, i 60 anni del dissacratore Da piazza Martinez al super blog, lunedì la festa di compleanno PAOLO VIOTTI PER un dissacratore di professione come Beppe Grillo il fatidico compleanno dei sessant'anni può solo essere lo spunto di una delle sue tante battute al fulmicotone.

Quella grande comicità che ricorda aristofane - margherita rubino ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Tra artista e personaggio Quella grande comicità che ricorda Aristofane MARGHERITA RUBINO Il comico di Beppe Grillo attende ancora una valutazione critica. Il passaggio, nel tempo, dall'intrattenimento impertinente alla satira che morde, alla provocatorietà virulenta a tutto campo, ha fatto si che in primo piano balzasse Grillo personaggio, e sullo sfondo rimanesse Grillo artista.

A Tokyo taxi pub per burocrati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: taxi pub per burocrati C h issà cosa riuscirebbe a dire Beppe Grillo, se fosse nato a Tokyo invece che a Genova, sul fenomeno dei pub taxi nipponici. La vicenda è abbastanza elaborata: si tratta della pratica, molto in voga tra la faraonica burocrazia del Sol Levante, di scegliersi il taxi, il cui costo è coperto dal ministero per cui si lavora, in base a particolari agevolazioni:

Napoli senza rifiuti. Bene ma qualcuno pagherà? ( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Ai politici non interessa più - 18 Votes Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quando i Tg "aiutano" la camorra... - 17 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes Quanti immigrati può sostenere l'Italia che arranca?

Questione etica Torniamo a Berlinguer ( da "Unita, L'" del 20-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: quando accusiamo di qualunquismo i vari Beppe Grillo, o prendiamo le distanze dal giustizialismo di Di Pietro, o invochiamo una giustizia meno spettacolare e più garantista. Fuori da questa via, resta solo il fallimento della stessa premessa di rinnovamento da cui è nato il Pd. Insomma, il diritto come democratici di indignarci con chi ci rappresenta come una parte della "

I danni della politica ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: o che Beppe Grillo rappresenti una minaccia alla democrazia. è la politica a far sì che le notizie assumano carattere performativo, e diventino esse stesse un fatto. Non sono stati i giornali a bocciare l'ipotesi AT&T e American Movil, né a scrivere il piano Rovati, né a bocciare Telefonica quando a proporla era Tronchetti.

Bossi e quelle parole dell'inno di Mameli ( da "Giornale.it, Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Ai politici non interessa più - 18 Votes Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quando i Tg "aiutano" la camorra... - 17 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes Quanti immigrati può sostenere l'Italia che arranca?

Caso-Alfano ora i grillini lanciano una petizione ( da "Stampa, La" del 24-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Il meetup Sanremo Beppe Grillo ha infatti organizzato per domenica una manifestazione musicale sul tema "Ridateci il parco Marsaglia e il suo auditorium". E' l'occasione per lanciare una raccolta di firme per invitare l'Amministrazione a superare al più presto gli ostacoli che impediscono la ripresa dei lavori.

Obama trionfa a Berlino, anche l'Europa ha bisogno di un mito ( da "Giornale.it, Il" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Ai politici non interessa più - 18 Votes Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quando i Tg "aiutano" la camorra... - 17 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes Quanti immigrati può sostenere l'Italia che arranca?

Caparezza, il "rapper naif" sale in cattedra al Nuvolari ( da "Stampa, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: in modo così mordace da essere stato accostato a Beppe Grillo. Eppure, nonostante il suo fermo rifiuto del mainstream, purtroppo per lui, alla gente piace proprio e il mercato continua a cercare di avvinghiarlo, come dimostra la folla che accorre ai suoi concerti e quella che acquista i suoi dischi.

MILANO Il navigatore parla come il “cumenda lumbard”. O in napoletano doc. O ancora, con... ( da "Stampaweb, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Vito Corleone o di un Beppe Grillo prima maniera. L'iniziativa andrà avanti per tutta l'estate. Collegandosi al sito sarà sufficiente registrare una demo di 30 secondi e sperare di essere votati. Le voci dei vincitori delle prime selezioni, dedicate ai dialetti e alle imitazioni dei personaggi più famosi, entreranno poi a far parte della galleria delle &

La voce del navigatore? Si sceglierà tra il lumbard o il napoletano ( da "Stampaweb, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Vito Corleone o di un Beppe Grillo prima maniera. L'iniziativa andrà avanti per tutta l'estate. Collegandosi al sito sarà sufficiente registrare una demo di 30 secondi e sperare di essere votati. Le voci dei vincitori delle prime selezioni, dedicate ai dialetti e alle imitazioni dei personaggi più famosi, entreranno poi a far parte della galleria delle &

Grillo attacca Napolitano: <Sta bene? La sua salute non è fatto privato> ( da "Corriere.it" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo: "Napolitano sta bene? La sua salute non è un fatto privato" Il comico attacca: "Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo" ROMA - "Ma il capo dello Stato è in salute? Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo.

Grillo attacca Napolitano: "Vorrei sapere se è malato" ( da "Stampaweb, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo attacca ancora, e questa volta, nel mirino del comico, finisce Napolitano. "Giorgio Napolitano rappresenta l'Italia. La sua salute non è un fatto privato. La salute - prosegue Grillo - può essere l'unica giustificazione del suo comportamento.

Lodo Alfano, Grillo insulta Napolitano È in buona salute? . Tonini, Pd: ha superato di molto i confini del buon gusto ( da "Unita, L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: a uno Schifani": Beppe Grillo, sul suo sito, attacca il Capo dello Stato, avanzando sarcasticamente il sospetto che non stia bene in salute, e non risparmia il Presidente del Senato. "In caso di rinuncia alla carica da parte di Napolitano il suo posto sarebbe preso dall'impiegato di Berlusconi, ora presidente del Senato.

Lezioni di giornalismo ( da "Unita, L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: ne uscirà convalidata la tesi, cara ai berluscones e a Beppe Grillo, di una sinistra che non può ammantarsi di alcuna superiorità morale stando dentro agli affari esattamente come la destra. Tesi, intendiamoci, alla cui attendibilità una certa sinistra sanitaria ha, per esempio, dato il suo fattivo contributo.

Grillo insulta il colle "napolitano non sta bene" insorgono pd e pdl - mauro favale ( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Non lascia troppo spazio alle battute, stavolta, Beppe Grillo. Il capo dello Stato resta tra i suoi bersagli preferiti, soprattutto dopo la firma posta sotto al Lodo Alfano. L'aveva già definito Morfeo (dio del sonno della mitologia greca) che, aveva detto a Torino nel secondo V-day, "dorme dorme, poi si sveglia e monita".

L'ultimo insulto a napolitano - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: in un crescendo di qualunquismo e di pressappochismo, è Beppe Grillo a tornare sul "luogo del delitto". E stavolta non con la critica politica, ma con l'insulto personale. "Napolitano è in salute?", si chiede il nuovo Torquemada della mediocrazia italiana sul suo blog. Si fa la domanda, e si dà la risposta.

La politica spettacolo all'attacco Grillo: ma Napolitano è malato? ( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: E Beppe Grillo, sul suo blog torna all'attacco del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ipotizzando che sia malato visto che non trova altre ragioni per cui abbia firmato il lodo Alfano. È attacco concentrico dalla politica spettacolo alle istituzioni.

Ancora un attacco a Napolitano: forse è malato, datemi la cartella ( da "Manifesto, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Beppe Grillo alza il tono degli attacchi al Quirinale e questa volta dal suo sito insinua il sospetto che il presidente della Repubblica stia poco bene: "Nelle sue ultime apparizioni pubbliche è apparso sempre più distante, etereo". Il comico genovese che aveva affondato il colpo contro Napolitano l'8 luglio scorso collegandosi con il "

Grillo, insulti a Napolitano. Sdegno di Pdl e Pd ( da "Corriere della Sera" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Ma la solidarietà al Capo dello Stato e la condanna delle frasi di Beppe Grillo giungono anche dall'opposizione. Basta sentire il commento del veltroniano Giorgio Tonini: "Mi limito a osservare che, per l'ennesima volta, Beppe Grillo ha abbondantemente travalicato i confini del buon gusto pronunciando parole insultanti nei confronti del Presidente.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 11 categoria: ALT... ( da "Corriere della Sera" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Perché Beppe Grillo è agitato come una bandiera da un mondo più vasto, che che lo porta nelle piazze come un vate. E sempre con meno freni ormai si cade nella tentazione di ricorrere all'insulto e alla minaccia. Questo mondo, che va da Di Pietro ai girotondini, ma anche a una parte più grande della sinistra,

Grillo: "Napolitano non sta bene" E' polemica, insorgono Pd e Pdl ( da "Repubblica.it" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Non lascia troppo spazio alle battute, stavolta, Beppe Grillo. Il capo dello Stato resta tra i suoi bersagli preferiti, soprattutto dopo la firma posta sotto al Lodo Alfano. L'aveva già definito Morfeo (dio del sonno della mitologia greca) che, aveva detto a Torino nel secondo V-day, "dorme dorme, poi si sveglia e monita".

L'ultimo insulto a Napolitano ( da "Repubblica.it" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: in un crescendo di qualunquismo e di pressappochismo, è Beppe Grillo a tornare sul "luogo del delitto". E stavolta non con la critica politica, ma con l'insulto personale. "Napolitano è in salute?", si chiede il nuovo Torquemada della mediocrazia italiana sul suo blog. Si fa la domanda, e si dà la risposta.

Il vero prezzo del petrolio? 80 dollari a barile ( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Ai politici non interessa più - 18 Votes Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quando i Tg "aiutano" la camorra... - 17 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes Quanti immigrati può sostenere l'Italia che arranca?

I profeti dell'Apocalisse: <A febbraio finirà il cibo> ( da "Giornale.it, Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Chiediamo consiglio a Beppe Grillo. "Non comprate immobili, non fate debiti, non accendete nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate titoli di società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società immobiliari", scrive sul suo blog. Resta una curiosità: i 4.

Il memorandum di Napolitano ( da "AprileOnline.info" del 28-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: e la recentissima presa di posizione di Beppe Grillo sul suo blog, ritenuta da maggioranza e opposizione del tutto fuori luogo e profondamente offensiva nei confronti della prima carica della Repubblica. "Il decreto l'ho firmato indipendentemente dalle pressioni -ha voluto specificare il capo dello Stato-, seguendo i principi della Consulta,

Beppe grillo critica "repubblica" ( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: La polemica Beppe Grillo critica "Repubblica" ROMA - Beppe Grillo ha risposto sul suo blog agli editoriali di Repubblica in difesa del capo dello Stato. "Massimo Giannini - si legge sul sito del comico - mi accusa di essere il Torquemada della mediocrazia.

Una risposta a freddo dopo giorni di polemiche ( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: choc di Maurizio Gasparri sul Csm e Umberto Bossi sull'Inno (con un non improbabile retropensiero sulle velenose prediche di piazza del comico Beppe Grillo). Unica eccezione della reprimenda a tutto campo, il cenno sul ministro leghista Calderoli. Citato "come esempio positivo" per il metodo con il quale lavora a costruire convergenze sul federalismo. M. Br.

La tragedia dell'Italcoke nel libro "Morti bianche" ( da "Stampa, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: ospitalità offerta da una delle pagine più cliccate nel blog di Beppe Grillo. Lo stesso Grillo, che presenta il libro con un corrosivo video commenta: "Quando una persona muore, la parola più usata è fatalità. Quando una persona muore, l'aggettivo più usato è tragico. Tragica fatalità. 1300 tragiche fatalità ogni anno, cinquantamila invalidi ogni anno.

Walter fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

La guerra (in)civile degli psico-comici della politica ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

L'autunno caldo di Walter. Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

La Sapienza e il rito dell'intolleranza ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta)

Berlusconi bacchetta i deputati del pdl "i senatori indiscutibilmente più bravi" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Grillo

Abstract: Il comico Beppe Grillo, nel suo blog ha già lanciato un appello contro la centrale che Berlusconi inaugura oggi ed è possibile che per l'occasione ci sarà una certa contestazione dei seguaci del blogger genovese. Venerdì, poi, Berlusconi tornerà a Napoli con il sottosegretario Bertolaso.


Articoli

Resa dei conti tra Veltroni e Di Pietro Il leader Pd: "Sceglie Grillo? È finita" (sezione: Grillo)

( da "Corriere.it" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

In bilico l'alleanza di centrosinistra dopo la manifestazione in piazza navona Veltroni: "Idv, o con noi o con la piazza" "Abbiamo fatto un'alleanza, noi abbiamo mantenuto la posizione". Di Pietro: "Gli 'aut aut' non ci fanno paura" ROMA - " Ora Di Pietro scelga e decida con chi sta: se è con Grillo e Travaglio lo dica, se invece decide di stare in un'area riformista prenda l'impegno conseguente e metta fine a manifestazioni come quella di martedì". Sanno tanto di ultimatum le parole di Walter Veltroni, nel 'day after' della manifestazione di piazza Navona, terminata a suon di insulti anche contro Napolitano, Papa e Pd. E poco dopo arriva la risposta di Antonio Di Pietro: "Sto con la piazza, non mi dissocio. Nessuno pensi di intimidirci con gli aut aut. La nostra forza ci proviene direttamente dai cittadini che ci hanno votato e solo ad essi dobbiamo ubbidire, non ad altri". BOTTA E RISPOSTA - "Io non mi dissocio dal senso vero delle parole di Beppe Grillo, dalle parole di Travaglio e dalla piazza - spiega il leader dell'Idv in sala stampa alla Camera -. Certo non avrei usato i toni di Sabina Guzzanti, ma lei fa satira e io no. Io faccio politica. L'invidia del mondo politico li spinge a vedere la pagliuzza della satira anziché la trave delle leggi ad personam". A breve giro la controreplica di Veltroni, ai microfoni di Matrix: "Se Di Pietro decide che il suo interlocutore è Grillo e non il Pd è un elemento di chiarezza definitivo". Così come sembra definitiva la rottura. ALLEANZA - "Con l'Idv abbiamo fatto un'alleanza, basata sul programma sottoscritto. Noi abbiamo mantenuto la posizione, altri invece hanno preso posizioni diverse - aveva spiegato poco prima il leader del Pd durante la registrazione di Matrix -. Dopo ciò che è successo in piazza Navona, cambia tutto, cambia molto perché è stata un'occasione per fare chiarezza su qualcosa su cui c'era un margine di ambiguità. Una forza della sinistra riformista non va in una piazza in cui poi si ascoltano le follie sentite martedì sera, attacchi spesso portati da persone che dovrebbero mostrare il proprio curriculum di impegno civile prima di dare lezioni. Sembrava che la sceneggiatura l'avesse scritta Berlusconi". RISULTATI - "Loro fanno un'opposizione a chiacchiere, ma i risultati sono stati raggiunti da noi, sul decreto Retequattro che abbiamo bloccato così come quello sulle intercettazioni - attacca il leader del Pd durante il programma condotto da Mentana -. Obiettivo del Pd è di essere una forza seria e responsabile che difende i princìpi, ma contrasta ogni forma di estremismo di doppio senso alla quale l'Italia sembra inchiodata da 15 anni". BERLUSCONI - "È stato un altro atto fondativo della nascita del Pd. Come la scelta di andare liberi. È stato giusto non esserci - ribadisce Veltroni -. Se lo avessi portato in piazza oggi saremmo un cumulo di macerie. Sentire quella caterva di insulti a tutto e tutti mi ha fatto male mentre Berlusconi ha goduto. È stato il più bel regalo che Berlusconi si potesse aspettare". E su Arturo Parisi, presente in piazza Navona: "Nessun problema. Parisi ha subito detto che si era sbagliato ad andarci. Immagino si sia reso conto di aver fatto un errore clamoroso". Appena la notizia compare sulle agenzie, arriva la replica di Parisi, via sms, direttamente sul telefonino di Mentana, che lo legge immediatamente al segretario Pd. Replica Veltroni: "Il giorno in cui mi arriverà una dichiarazione di Parisi che dice "bene, bravo" quella sarà una notizia. Con rispetto, anche intellettuale, però lui è un bastian contrario". stampa |.

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Io difendo quel palco (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Io difendo quel palco Marco Travaglio Piazza Navona / 1 Caro Direttore, quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l'altroieri in Piazza Navona due comici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero "insultato" e addirittura "vilipeso" il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose - le più gravi - dette da Beppe, da Sabina e da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui video, tutti disponibili su You Tube e sui siti di vari giornali, ma non vi ho ritrovato ciò che è stato scritto e detto da tv e giornali. segue a pagina 26.

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Senza speranza (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Senza speranza Maria Novella Oppo VISTO CHE c'erano, in apertura della manifestazione di Piazza Navona potevano mettere lo striscione: "Lasciate ogni speranza voi che entrate". Perché, se le cose stessero come ha detto Beppe Grillo, per la sinistra non ci sarebbero più prospettive per parecchie generazioni. E intanto il governo, per accontentare la Lega rispolvera pratiche (e teorie) naziste, per accontentare Berlusconi distrugge i più importanti principi costituzionali e per accontentare La Russa fra poco manderà l'esercito in assetto di guerra anche nelle scuole elementari, a stanare i piccoli clandestini. E mentre succedono questi orrori che scandalizzano il mondo intero (compreso qualche funzionario della Casa Bianca addetto alle biografie dei leader politici) alcune forze di opposizione si impegnano allo spasimo per indebolire (come se ce ne fosse bisogno!) solo l'opposizione. Cosicché, martedì sera eravamo così giù che quasi piangevamo di commozione rivedendo Bruno Vespa in tv in versione rosa e balneare, cioè col cervello in vacanza e il cuore in mutande. FRONTE DEL VIDEO.

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Hacker nel sito della Guzzanti? Inaccessibile per ore. Mentre Grillo sbanca su You Tube (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del ON LINE Hacker nel sito della Guzzanti? Inaccessibile per ore. Mentre Grillo "sbanca" su You Tube Il giorno dopo il suo intervento alla manifestazione a Piazza Navona a Roma, è stato inaccessibile per molte ore e, secondo il suo staff, si sarebbe trattato di un sabotaggio per mano di un hacker. I curatori del sito si sono messi al lavoro per capire di più ma si sono detti praticamente sicuri del fatto che il sabotaggio è ascrivibile a professionisti e non a ragazzini. Poi, dopo ore, la riattivazione. L'attrice voleva rendere disponibile la versione integrale del suo intervento alla manifestazione che, comunque, è già on line su You Tube e, sottolineano i suoi collaboratori, è tra i più cliccati. Su You Tube è finito anche l'intervento telefonico di Beppe Grillo, sempre alla manifestazione a Piazza Navona. Ed è stato il più cliccato con oltre 7000 visualizzazioni. Il comico, che ha scatenato polemiche e prese di distanza per le sue critiche al Presidente della Repubblica Napolitano, ha pubblicato la versione integrale sul suo sito. Sono stati molti i commenti in Rete riguardo la manifestazione: viene sottolineata l'assenza sul palco di Nanni Moretti che a Piazza Navona ci è andato, anche se non per molto, preferendo però lasciare proprio nel momento in cui parlava Grillo.

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Girotondi, day after di bufera Il premier insulta: solo spazzatura (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Girotondi, day after di bufera Il premier insulta: solo spazzatura di Simone Collini / Roma Berlusconi parla di "spazzatura", la Chiesa condanna, i partiti prendono le distanze e gli stessi organizzatori del "No Cav Day" si spaccano. I girotondi finiscono gambe all'aria per colpa di due comici. E di chi li ha invitati a intervenire a una manifestazione che doveva essere contro le "leggi-canaglia" sulla giustizia volute dal centrodestra e che invece si è trasformata in uno sfogatoio sotto il segno dell'antipolitica con spruzzate antivaticano. La procura di Roma che sta anche vagliando l'ipotesi di aprire un'inchiesta su quanto detto dal palco di piazza Navona l'altro ieri, visto che per la satira sul "Morfeo-Napolitano che sonnecchia" di Beppe Grillo e sul "Ratzinger all'inferno tra diavoli frocissimi attivissimi" di Sabina Guzzanti ci potrebbe essere l'ipotesi di reato di offesa al presidente della Repubblica e al Papa (anche in qualità di capo di Stato estero). Antonio Di Pietro se la prende con "l'informazione deviata del nostro Paese": "Guardare soltanto le sbavature e non vedere il lago di immoralità e di illegalità che all'interno delle istituzioni commettono coloro che devono governare, vuol dire ancora una volta guardare il dito perché si ha vergogna di guardare la luna di cui si fa parte". Ma il leader dell'Italia dei valori si ritrova abbastanza isolato nel difendere chi "ha voluto esprimere liberamente il proprio pensiero e se n'è assunto la responsabilità". Anche Furio Colombo, che insieme a Paolo Flores d'Arcais e "Pancho" Pardi ha lanciato la proposta di scendere in piazza contro il lodo-Alfano, la norma blocca-processi e il disegno di legge sulle intercettazioni critica la gestione degli interventi dal palco: "Io se voglio la satira vado a teatro ma in piazza ho bisogno di politica. Personaggi come Grillo e Guzzanti hanno mandato in fumo quella che era una grande occasione di vita politica e i messaggi collettivi che si dovevano mandare sono stati vanificati perché alcuni si sono tolti la soddisfazione personale di fare il loro numero". Anche Rita Borsellino, che è stata tra i primi ad aderire all'iniziativa, parla di "occasione persa per ridare dignità politica alla protesta": "La gente era arrivata in piazza Navona per manifestare il proprio dissenso nei confronti delle scelte del governo Berlusconi rispetto alla giustizia e alle politiche sociali per i migranti. Spiace davvero che alla fine, le battute di Grillo e Guzzanti abbiano spostato il tiro". Alla fine, a difendere il modo in cui è stata gestita la manifestazione e gli interventi di satira rimangono Marco Travaglio (che col suo intervento dal palco ha dato una prima sterzata anti-Pd a cui poi è seguito il crescendo) per il quale "Grillo è stato moderato come mai, sembrava quasi un'educanda, e chi sostiene il contrario è un bugiardo", e "Pancho" Pardi, che richiama il rispetto della "libertà di opinione" ricordando che "anche Dante mandò all'inferno più di un Papa". Una situazione che consente a Berlusconi di attaccare la piazza con una brutta parola: "Spazzatura". Così il premier liquida una manifestazione (domanda: che ne pensa? risposta: "della spazzatura mi occupo a Napoli") che era nata per contestare leggi bavaglio e ad-personam. E che con gli attacchi "volgari" lanciati dal palco ha finito per irritarlo, dice ai cronisti che sono con lui in Giappone, ma non per impensierirlo, visto che considera l'intera vicenda un autogol in grado solo di aumentare i consensi del governo. I responsabili di questa situazione, per il Pd, hanno nomi e cognomi che non sono soltanto quelli di Grillo e Travaglio, citati da Veltroni per chiedere a Di Pietro "con chi vuole stare". Responsabile di quanto accaduto è, per i democratici, lo stesso leader dell'Idv, che ha preso le distanze dalle "sbavature" ma ha difeso le scelte compiute. "Se si invitano alcuni personaggi come Grillo ci si deve aspettare un messaggio di antipolitica e volgarità, quelle di Di Pietro sono solo lacrime di coccodrillo", dice la vicecapogruppo del Pd alla Camera Marina Sereni. E la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro definisce "inaccettabili e sbagliati" gli attacchi al Quirinale e al Papa, mentre Massimo D'Alema parla di manifestazione "organizzata in modo sbagliato, che ha fatto il gioco dell'avversario": "Piazze e strade sono un luogo di battaglia democratica, una manifestazione però è utile se il giorno dopo ha conquistato un italiano in più, se viceversa si va in piazza e il giorno dopo cresce il consenso per il governo vuol dire che quella manifestazione era sbagliata". A difendere le ragioni, la tempistica e gli obiettivi della piazza, pur prendendo le distanze dai comici, è Arturo Parisi: "Ho paura che il Pd non comprenderà il messaggio profondo della manifestazione, che alcune parole di alcuni comici coprano quelle della politica". Sugli attacchi al Quirinale e a Ratzinger intervengono anche Schifani ("solidarietà") e Fini ("le espressioni oscene non hanno nulla a che vedere con la satira"). E, in vario modo, il Vaticano: "La volgarità si qualifica di per se stessa", si limita a dire il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, mentre il vicariato di Roma "esprime il suo profondo dispiacere per le parole offensive riferite al Santo Padre". Più dura l'agenzia della Cei Sir, che parla di "offese" nate in una "palude di menzogna ed ignoranza".

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Girotondini divisi dalle frasi choc "che autogol". "no, urliamo la verità" (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Girotondini divisi dalle frasi choc "Che autogol". "No, urliamo la verità" ROMA - Il fortino dei girotondi sotto assedio. E all'interno, la truppa si difende ma non compatta. Il giorno dopo piazza Navona serpeggia un po' la sindrome del boomerang, tra intellettuali e movimentisti. La sensazione di una parte è che le invettive al Papa, al capo dello Stato e anche alla Carfagna abbiano finito per dare un punto all'avversario. E qualche critica in tal senso è stata mossa pure nei forum di Grillo e Micromega. Detto questo, la gran parte rivendica con orgoglio il successo della piazza e il diritto alla satira. Furio Colombo, dei tre promotori, è il più rammaricato. "Personaggi come Grillo e Guzzanti hanno mandato in fumo una grande occasione - spiega - i messaggi collettivi che si dovevano mandare sono stati vanificati perché alcuni si sono tolti la soddisfazione personale di fare il loro numero". Ce l'ha con Grillo e la Guzzanti, chiaro: "Se voglio la satira vado a teatro ma in piazza ho bisogno di politica". Assai più cauti gli altri due sponsor. Paolo Flores D'Arcais, diplomatico: "Ho evitato polemiche nei giorni precedenti la manifestazione. E voglio evitarle più che mai ora, dopo che una partecipazione generosa e appassionata di cittadini, andata oltre ogni immaginazione, ha fatto dell'8 luglio una grande giornata di libertà contro la putinizzazione dell'Italia che Berlusconi sta perseguendo". Il senatore dipietrista e girotondino della prima ora, Pancho Pardi, rivendica la "libertà di espressione". D'altronde, "anche Dante mandò più di qualche Papa all'inferno. Grillo e Guzzanti hanno ritenuto di dover dire delle cose, ma questo non significa che i promotori debbano essere d'accordo". Altro che dissociazione. Marco Travaglio definisce la piazza "bellissima" e i passaggi "migliori sono stati proprio gli interventi di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo. Solo un imbecille può ignorare il richiamo di Sabina alla Divina Commedia: anche Papa Bonifacio VIII fu messo all'inferno da Dante e non mi risulta che fosse comunista". Quanto a Napolitano, giusto l'applauso, "ma io gli preferisco Scalfaro". Assai sconfortata Rita Borsellino, intervenuta telefonicamente l'altra sera. Parla di "occasione persa, la gente era arrivata in piazza Navona per manifestare il proprio dissenso nei confronti delle scelte del governo Berlusconi" e invece "le battute di Grillo e Guzzanti hanno spostato il tiro". Ma loro due "sono stati cacciati dalla tv, non dimentichiamolo" avverte il regista Moni Ovadia: "Si guarda troppo al dito, mentre il vero problema è la luna. Non mi piacciono le prese di distanza indignate. Mi indigna ben altro: il governo demagogico e populista che sta stravolgendo le istituzioni". Mattia Stella, 26 anni, presentatore sul palco di piazza Navona, candidato in una lista alle primarie Pd, è "indignato". Aveva pure provato a fermare la Guzzanti, invano. "Era come in preda a uno stato di trance, pericolosa per sé e per gli altri. Quando è scesa dal palco sono andato a dirle quel che pensavo, da cristiano: che attaccare il Papa mi sembrava fuori luogo e offensivo per tutti quei cattolici che si sono sacrificati per questo paese, che l'inferno non si augura a nessuno. E lei: "Che c'entra? Io non credo all'inferno e poi tu chi sei?" Contro la Carfagna poi un moralismo da quattro soldi. Che vergogna, per una volta ha ragione Berlusconi: monnezza". (c.l.).

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La bella piazza e le voci stonate (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del La bella piazza e le voci stonate Lidia Ravera Segue dalla Prima E Antonio di Pietro aveva portato le sue bandiere, il che, per uno che "aderisce" è un po' troppo. E Sabina Guzzanti era stranamente stridula e sboccata, mentre in genere è saggia e divertente. C'era Beppe Grillo che, come era prevedibile, ha mandato tutti affanculo, che è un messaggio totalmente inutile oltrechè dannoso. Però c'era anche molto altro. C'erano migliaia di persone, senza "logo" né bandiera. Immobili, in piedi, parossisticamente attente, per tre ore e mezza. C'era Rita Borsellino, in collegamento e c'era Pancho Pardi, c'era Ascanio Celestini e c'era Moni Ovadia e c'era Paolo Flores D'Arcais che, con il semplice elenco di tutti i reati che resterebbero impuniti se il trucco blocca-processi dovesse essere messo in opera, ha fatto correre a tutti i presenti in piazza, me inclusa, un brivido nella schiena. Era la stessa manifestazione di cui parlano i giornali, o era un'altra? Mi sono persa e sono finita in una piazza Navona duplicata appositamente per confondere l'opposizione, magari dal nuovo sindaco Alemanno? Oppure abbiamo vissuto la stessa piazza da due punti di vista un po' diversi. Io vi racconto il mio, visto che tutti gli altri, da pulpiti ben più potenti, vi racconteranno, l'altro. Io ero sotto il palco, e ascoltavo la descrizione del nuovo round di un lungo "incontro" dal titolo: Silvio Berlusconi contro le regole democratiche. Tutti gli interventi vertevano, ciascuno con il suo timbro, su questo tema. Erano discorsi nuovi ed erano discorsi vecchi. Mi tornava in mente la manifestazione organizzata da Nando dalla Chiesa nel 2003, stessa piazza stesso mare di folla, sotto lo striscione: "La legge è uguale per tutti". Anche allora c'erano migliaia di persone, sul palco c'erano anche Fassino, D'Alema e Rutelli. Poi, a un certo punto, Nanni Moretti saltò su dalla platea e disse: "Con questi qui non vinceremo mai". E la piazza esplose in un applauso addolorato quanto liberatorio. È successo anche ieri. Applausi e fischi hanno sottolineato ogni affondo contro l'opposizione di governo. Era inevitabile. Cioè: si sarebbe potuto evitare soltanto appoggiando la manifestazione, sfottendo meno, partecipando anche senza partecipare, perché gli obbiettivi erano (sono) comuni. Perchè, vedete, nessuno si diverte a urlare, se si parlasse tutti insieme con voce chiara e forte, non ci sarebbe alcun bisogno di sgolarsi. E l'efficacia sarebbe maggiore. È così difficile da capire? Ma certo... io sono stata ad una manifestazione diversa, non ero alla "manifestazione di Di Pietro". E tanto meno a quella di Beppe Grillo. Ero ad una manifestazione auto-organizzata, promossa da una rivista cui collaboro volentieri, Micromega, e da due uomini che stimo: Pancho Pardi e Furio Colombo, due politici recenti, espressione della società civile, un ex professore universitario e un ex direttore di giornale (questo). Peccato essersi persa quell'altra, manifestazione, pare che si siano divertiti un sacco, fra un insulto e un fescennino... E, a proposito di divertimento, se vi volete consolare, procedete nella pagine de la Repubblica fino a "Hippy-chic: lusso e privilegi anni '70", ove si legge: "la crisi non sfiora neppure da lontano l'universo miliardario dei ricchissimi". Ad avvisarci è "una delle 50 donne più potenti del pianeta". Angela Merkel? Hillary Clinton? No, Frida Giannini, direttore creativo di Gucci. "Mai come in questa stagione - sorride - si è visto tanto lusso, chi ha grandi possibilià economiche entra nei nostri 200 negozi e compra proprio quello che costa di più" . Cioè: caftani fluttuanti, fantasia di conchiglie ricamate, capricciosi disegni rococò. Come la "ricca e privilegiata dama hippy-chic anni '70". Ma dov'era, la dama hippy chic, negli anni Settanta? Io non l'ho vista. Forse, anche all'epoca, avevo sbagliato piazza. www.lidiaravera.it Fra le righe.

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Piazza Navona / 1 me l'aspettavo ma bisognava andare Il giorno dopo aver partecipato a (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Piazza Navona / 1 me l'aspettavo ma bisognava andare Il giorno dopo aver partecipato a Piazza Navona, tutti a dirmi "te l'avevo detto io". E io incasso, perché in parte hanno ragione. Ma solo in parte. Infatti, sono andato "in piazza" mettendo in conto tante cose che non avrei condiviso, persino alcune da cui mi sarei dissociato, come infatti è avvenuto. Ma quando c'è uno signor B. che armeggia intorno alla Costituzione, beh... io vado. Anche se c'è Grillo che fa la sua marmellata di cose giuste e sbagliate, Travaglio che stecca sul Pd e soprattutto scambiando per arrendevolezza la compostezza istituzionale del Presidente della Repubblica, uno dei pochi punti di riferimento di queste istituzioni traballanti. Però, nonostante tutto, mi porto nel cuore la faccia di tante persone vere, con le quali condivido l'impossibilità ad abituarmi al berlusconismo. Ma soprattutto, la necessità di manifestarlo, "perché - come ha detto la Borsellino - nei momenti difficili della democrazia è ancora importante scendere in piazza". Una cosa è certa, nonostante la presenza di Pancho Pardi, i girotondi - cioè cittadini autoconvocati - sono finiti con il ritiro del loro garante: Nanni Moretti. No Moretti, no Pardy. Massimo Marnetto Piazza Navona / 2 Grillo qualunquista non lo difendo più Attaccare Giorgio Napolitano è stata una idiozia, prima ancora che una cosa "inaccettabile" e in contrasto con lo spirito della manifestazione di ieri a Roma. Sono totalmente d'accordo con quanto ha dichiarato Furio Colombo, uno degli organizzatori, dissociandosi dalle aggressioni al Presidente della Repubblica. Come fa Beppe Grillo, che giustamente critica la legge 40, a non tenere presente, per esempio, che nessun altro Presidente della Repubblica ha messo in cima alle priorità il problema del lavoro come sta facendo Napolitano? E come fa a mettere sullo stesso piano Prodi e Berlusconi? Io che ho sempre difeso Beppe dalle accuse di qualunquismo, mi sono tristemente meravigliato. Il massimo della tristezza l'ho raggiunto quando l'ho sentito ripetere più volte che, di fronte ad una politica moribonda, "io non lo so cosa bisogna fare...". Molti invece sanno bene cosa fare, caro Beppe: difendere la Costituzione e, con essa, la democrazia. Criticare è legittimo. Attaccare pure. A volte può essere addirittura doveroso. Se però si vuole arginare il pesante attacco alla Costituzione portato avanti, com'era prevedibile, dall'attuale governo, non si può trattare a pesci in faccia il garante supremo della Repubblica. Anche perchè, fino a prova contraria, abbiamo avuto presidenti della Repubblica ben più criticabili di questo.! Riccardo Lenzi, Bologna Piazza Navona / 3 grazie a Colombo per il suo intervento Caro Colombo, le scrivo manifestarLe tutta la mia stima e per ringraziarLa di aver, insieme a Paolo Flores D'Arcais e Pancho Pardi, organizzato la manifestazione di ieri. Ieri ero presente in Piazza Navona e volevo comunicarle qualche mia impressione. Ho partecipato perchè consapevole che ciò che sta combinando il governo Berlusconi richiede una risposta immediata, e perchè ho sentito la necessità, come ha detto Fiorella Mannoia, di andare a dormire sapendo di aver fatto il mio dovere di cittadino. La mia prima impressione, giungendo nella piazza, è stata la seguente: perchè tutte quelle bandiere? Soprattutto ce n'erano dell'IdV e della Sinistra Democratica; le ho trovate fuori luogo. Ho seguito tutti gli interventi, molti li ho apprezzati, alcuni meno. Fantastiche le poesie incivili di Camilleri! Chi non mi è piaciuto per niente è stato Beppe Grillo: non eravamo lì per attaccare Napolitano e Veltroni! Però penso che Grillo non abbia fatto altro che dire quello che sempre ripete in ogni occasione, e che a mio parere non riflette per nulla lo spirito con cui la manifestazione era stata organizzata e con cui la maggior parte della gente ha partecipato. Perciò: perchè inserire un suo intervento nella scaletta? Non sapevate che avrebbe detto quello che ha detto? Ho trovato anche l'intervento di Sabina Guzzanti poco adatto all'occasione, ho sentito molta gente scontenta delle sue parole sul Papa e sulla Carfagna. Ecco, dopo questi due interventi mi sono sentito molto a disagio, come se mi stessero scippando della "mia" manifestazione. Credo che lo stesso disagio lo abbia provato anche lei, e la ringrazio per avere, con il Suo intervento, ridato alla manifestazione il suo vero significato. Purtroppo, però, sui giornali di oggi sono proprio questi due interventi che monopolizzano la cronaca della manifestazione. Su alcuni giornali poi leggo che anche Travaglio avrebbe insultato il Presidente della Repubblica. A me non è sembrato proprio, ma cercherò di rivedere il suo intervento per capire se mi è sfuggito qualcosa. Anzi, ritengo che Travaglio, con la sua lucidità, riporti sempre i fatti nella loro giusta prospettiva. Lei che ne pensa? In conclusione: sono contento a metà di aver partecipato. Giorgio Cacciapuoti Né furbetto né tifoso: una precisazione a proposito di banche Gentile Direttore, a firma di Roberto Rossi il 5 luglio scorso è stato cortesemente dato spazio alla notizia che sono in procinto di lasciare Deutsche Bank per nuove opportunità. Vorrei tuttavia segnalarle alcune imprecisioni. Sulla vicenda Monte dei Paschi, cioè sulla sua mancata aggregazione con Bnl, il giornalista fa riferimento a cause di natura politica (politica locale, nello specifico); posso assicurare che tali cause, esterne a Siena, erano legate alle modalità, allora in vigore, di orientare le aggregazioni bancarie da parte del Regolatore. La Fondazione aveva accettato di scendere al 33 - 34%. Una precisazione poi sui miei rapporti con i cosidetti "furbetti del quartierino", tema che Rossi, forse per la necessaria sintesi, ha trattato con un velo di ambiguità: non sono mai entrato nelle indagini sulle operazioni compiute dai "furbetti"; confermo anche che non ero - come ben noto - un "tifoso" di quel gruppo di persone per vari motivi, anzi. Come dimostrano anche i fatti e la documentazione raccolti dalle Autorità inquirenti competenti. Mi fa inoltre piacere che il giornalista riconosca che ho risvegliato la banca sonnacchiosa "con diverse grandi operazioni e con una crescita dei ricavi e della redditività che la Filiale non aveva mai visto". In effetti, Deutsche Bank in Italia ha prodotto complessivamente 2 miliardi di ricavi all'anno negli ultimi 5 anni (10 miliardi) e la struttura di banca commerciale è sempre stata ai primi posti insieme alle solite due/tre banche italiane in termini di redditività. Vincenzo De Bustis De Bustis ha ragione. Se qualche anno fa il "Regolatore", ossia l'allora governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, non si fosse opposto all'aggregazione tra Mps e Bnl oggi il panorama del mondo bancario italiano sarebbe diverso. È anche vero, però, che per una fetta del mondo politico senese quel salto di qualità e di dimensione proposto da De Bustis, e poi avvenuto qualche anno dopo, era vissuto quasi come un'eresia. Per quanto riguarda i "furbetti del quartierino" non ho mai detto che De Bustis è stato un "tifoso" di quel gruppo di persone. È vero, però, che nel clima di caccia alle streghe d'allora il suo nome era saltato fuori durante gli interrogatori di Ricucci. In maniera del tutto gratuita e sconsiderata, come accertato successivamente. ro.ro.

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Ma tonino giura fedeltà a chi protesta "walter attendista, perderà la sua gente " - carmelo lopapa (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Ma Tonino giura fedeltà a chi protesta "Walter attendista, perderà la sua gente " "Rispetteremo Napolitano. Resta il diritto di dire che il lodo Alfano è incostituzionale" "Insolenze sul Papa? Tanti hanno applaudito, io no. Certo, il Papa non c'azzeccava nulla" CARMELO LOPAPA ROMA - "Se mi chiedono di scegliere, io scelgo la piazza. Dissento dagli attacchi al Papa e al Quirinale, sia chiaro. Rispetteremo il capo dello Stato anche se firmerà il lodo Alfano. Ma resteremo convinti che è un errore, che è incostituzionale. Si può ancora dire, in una democrazia, o no?" Antonio Di Pietro, lei secondo molti è il primo degli apprendisti stregoni. Martedì in piazza Navona hanno dominato toni scurrili e attacchi personali, e Beppe Grillo lo ha invitato lei, non può dire che non si aspettasse quello che è accaduto. "è in atto una mistificazione, una vera strumentalizzazione da parte del sistema politico e dell'informazione, che attribuisce alle parole di Grillo un valore diverso rispetto a quello reale". Gli attacchi al capo dello Stato li hanno sentiti tutti. "Si guarda la pagliuzza della satira per nascondere la trave del comportamento illiberale e costituzionalmente illegittimo di Berlusconi. A piazza Navona è accaduto qualcosa di diverso rispetto a quel che si è raccontato. Quella piazza è stata un'espressione autentica di democrazia diretta, fatta di indignazione sincera verso la deriva antidemocratica del paese. Certo, sul palco non c'erano voci allineate e pre-censurate. Noi non imporremo mai veline a nessuno". Censurare no. Ma non era il caso di fermare la Guzzanti quando ha insultato la Carfagna e poi il Papa? "In una democrazia ognuno può dire quel che vuole. Dopo di che, chi parla si assume le proprie responsabilità. Tanti hanno applaudito, altri come me hanno dissentito. Non mi piace che siano stati chiamati in causa la Chiesa e il Papa. Io sto con la Chiesa dei poveri, non con quella blasonata. Ma il Papa non c'azzeccava nulla". Veltroni sostiene che è grazie a personaggi come la Guzzanti se la destra è al potere, anche in Campidoglio. "Se lo pensa davvero lo scriva sui manifesti e li faccia affiggere. Così i cittadini si renderanno conto della mancanza di coraggio nell'accettare e riconoscere le responsabilità della sconfitta". Non crede che nei confronti della Carfagna si sia consumato una sorta di rogo di piazza, che siano stati travalicati i limiti, contro una persona peraltro impossibilitata a difendersi da accuse basate solo su pettegolezzi. "Il ministro Carfagna in questa situazione è una delle vittime del suo capo di governo, della sua scarsa trasparenza. Ad ogni modo, ritengo che quelle cose in quel modo lì non andavano dette". D'accordo. Ma non ritiene di aver contribuito all'innalzamento dei toni. Proprio lei ha parlato di "magnaccia", i suoi hanno parlato di Monica Lewinsky. "Ecco, vi interessa solo del gossip. Della sostanza dei fatti non vi frega niente. Sempre lì a parlare della Carfagna". Veramente a parlarne, anche in piazza Navona, siete stati voi. Ad ogni modo, Veltroni la invita a scegliere: o Grillo e i suoi "vaffa" o "tornare in un recinto razionale e riformista". Lei cosa sceglie? "Non intendo dissociarmi da piazza Navona, se è questo che mi si chiede. Non ho condiviso alcuni passaggi, come ho detto, ma da qui a criminalizzare gli oratori ce ne corre. Insomma, sto con la piazza". Come pensa di riannodare la trama del dialogo col Pd? Pensa sia ancora possibile? "Quella non era una piazza contro il Pd, ma che si ribellava a Veltroni e al suo attendismo. Era anche una piazza democratica. Il leader del Pd, prendendosela con me, se la prende anche con i suoi che erano lì e non erano pochi". Grillo per la verità ha attaccato proprio Veltroni. "Ma chi guida un partito del 33 per cento non deve fare l'altezzoso. Faccia come me, che ascolto le critiche e cerco sempre di migliorarmi". Non pensa che la manifestazione sia stata un boomerang e che l'opposizione ne sia uscita indebolita? "Macché. Da martedì molti cittadini sanno cosa ha fatto Berlusconi. Il silenzio diventa connivenza. Ora è il Pd che deve decidere al proprio interno se mantenere il dialogo con chi violenta le istituzioni per fare gli affari suoi e sfuggire ai processi. Vorrebbero che facessimo opposizione zitti zitti, piano piano. Non ci stiamo". Il compito del capo dello Stato è gravoso, in queste ore. Non pensa che gli attacchi lo mettano ulteriormente in difficoltà? "Massimo rispetto per l'istituzione e la persona. Però non sarebbe una vera democrazia quella in cui al cittadino non fosse consentito dissentire dal Quirinale. Noi lo rispetteremo, anche se sosterrà che il lodo Alfano è costituzionale. Ma resteremo convinti del contrario".

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Show business sul palco - (segue dalla prima pagina) (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Commenti SHOW BUSINESS SUL PALCO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Quando Beppe Grillo o Sabina Guzzanti o altri comici sanno di dover intervenire a una manifestazione pubblica, riuniscono i loro autori e chiedono un "pezzo" efficace. Un testo per una riunione politica è diverso da un testo comico per il teatro, ma segue regole rigide. Non dev'essere serio ma neppure troppo divertente: sarebbe un errore. Si bruciano belle battute del repertorio, che è giusto riservare al pubblico pagante dei teatri e dei palazzetti. Oltretutto, se la gente ride troppo, pensa. E se pensa non si scalda abbastanza, non urla. Bisogna dunque tenere alto il livello dell'emozione e "spararle grosse". Contro un bersaglio non scontato. Altrimenti non si fa notizia. Occorre anche valutare se alla manifestazione parteciperanno altri comici, come nel caso di piazza Navona. In tal caso il livello di fuoco aumenta, perché si corre il rischio di essere oscurati dalla concorrenza, in gergo televisivo "impallati". La logica è simile a quella che si segue per lanciare un film o un libro in una comparsata televisiva importante, uno show del sabato sera o il festival di Sanremo. è inutile parlare del prodotto in sé, perché il pubblico se lo aspetta e si perde l'effetto sorpresa. Benigni, quando doveva lanciare un film, non andava a parlare del film da Baudo o dalla Carrà ma s'inventava memorabili performances, tipo toccare gli attributi di Baudo o palpare le curve della Raffaella nazionale, con gran successo di promozione. Non tutti naturalmente, parlando di sesso o di altri temi "bassi" ? penso al magnifico "Inno del corpo sciolto" ? mostrano il talento di poeta contadino di Roberto. Le allusioni sessuali comunque funzionano sempre, soprattutto in Italia. Un altro trucco è attaccare un bersaglio imprevisto e in teoria intoccabile. Insomma, se Grillo o la Guzzanti si fossero limitati ad attaccare Berlusconi, nessuno ne avrebbe parlato. Per questo, hanno spostato l'obiettivo sul presidente della Repubblica e sul Papa. Nulla è lasciato al caso. Si tratta di strategie calcolate, testi scritti e riscritti, trucchi del mestiere di grandi teatranti. Stiamo parlando di professionisti. Dello spettacolo. Scambiati per professionisti della politica. Da un punto di vista morale saranno discutibili. Ma che c'entrano la morale o la politica? In Italia, nel volgere di pochi secoli, si è finalmente capito che etica e politica sono separate. Per la verità, lo si è capito fin troppo. Un giorno si capirà che anche politica e spettacolo sono campi separati. Per ora, il giorno è lontano. Gli eventi creati di Beppe Grillo, dai Vaffa Day in poi, non sono azioni politiche. Il fine non è cambiare le cose, ma accrescere la popolarità del protagonista. Basterebbe un po' di lucida attenzione per comprenderlo. Purtroppo, chi vi partecipa e chi li osteggia non brilla in lucidità. La maggior parte dei bersagli di Grillo sono irrilevanti, innocui oppure marginali. Che importanza volete che abbia la presenza di diciotto parlamentari condannati in Parlamento, su mille, quando ce ne sono stati in passato due, tre, cinque volte tanti e 200 inquisiti? D'altra parte se la presenza in politica di un pregiudicato fosse un tema così importante, i seguaci di Grillo non si affiderebbero a lui, che ha una condanna definitiva e ricopre un ruolo politico, per quanto improprio, assai più importante dei diciotto messi assieme. Lo stesso discorso vale per altri obiettivi, come il doppio mandato, l'ordine dei giornalisti, i finanziamenti ai giornali di partito. Tutte storture, tutte battaglie condivisibili, s'intende, ma quisquilie. Nel caso del referendum sulla legge Gasparri non si tratta di una quisquilia, ma è ancora peggio. è un suicidio politico. Se si votasse oggi, quel referendum sarebbe una catastrofe per l'opposizione e un trionfo per Berlusconi. Ma la cosa più probabile è che il referendum non si faccia, per fortuna. Nessuna delle altre proposte avrà poi uno sbocco politico. Che senso ha dunque sbattersi tanto? Senso politico, nessuno. Ma il comico ha enormemente aumentato il proprio seguito, pubblico, clientela. Dico subito che trovo indegno e ridicolo ogni moralismo in proposito. Grillo è un uomo di spettacolo, è grottesco giudicarlo sulla base di un metro politico o etico. In più, se guadagna tanto, se lo merita. Ha fatto scelte coraggiose che gli hanno impedito di accedere alla principale fonte di arricchimento degli attori, la televisione pubblica e privata. è giusto che si cerchi altre audience. Il blog è la principale alternativa e lui lo ha intuito fra i primi. Ma se fosse un po' più sincero, dovrebbe ammettere che il suo blog non è tanto uno strumento di lotta politica e confronto di opinioni (peraltro, sono tutti d'accordo) quanto un fenomenale punto vendita di merci autoprodotte. O quanto meno è l'uno e l'altro. Grillo è dotato di un altro talento tipico dei comici, la scelta dei tempi. I suoi interventi sono ottimamente calibrati. Non frequenti, non distanti. Appena calano l'attenzione e le vendite, ecco l'evento, il vaffanculo col botto mediatico. Nelle settimane successive, le vendite e la popolarità schizzeranno di nuovo alle stelle. Gli altri hanno capito e lo imitano. Oggi la frase che gli agenti di spettacolo si sentono ripetere più spesso dagli attori, ma ormai perfino da registi, scrittori e professori di diritto comparato col saggio in uscita, è "facciamo una cosa alla Grillo, facciamo un gran casino". S'intende, per lanciare il prodotto. I più avveduti o i più aristocratici, come Nanni Moretti, si sono sottratti per tempo alla trappola. L'interesse delle persone di spettacolo a usare eventi politici a fini di popolarità e commerciali è insomma piuttosto evidente. Come dovrebbero essere chiare le analogie di meccanismo e di linguaggio fra queste tecniche e il populismo berlusconiano. Misteriosa è invece la ragione per cui i politici e gli organizzatori si prestino a queste operazioni di marketing, dalle quali hanno tutto da perdere. Paolo Flores ha il grande merito di aver avviato con la manifestazione del Palavobis del 2002 la stagione dei movimenti che, negli anni successivi, riempì le piazze italiane di milioni di persone. Da storico e filosofo di valore, può stimare lui stesso l'abissale distanza che separa la sobria e feconda forza politica del Palavobis di allora con la sguaiata impotenza di Piazza Navona. L'ultima adunata non avvierà una stagione di protesta. Al contrario, può aver contribuito a stroncarla sul nascere. I toni, i modi, l'eco mediatica per quanto parziale e magari ingiusta dell'evento, hanno contribuito a rafforzare il disegno del "nemico" berlusconiano. Il quale da anni cerca di rovesciare la questione centrale della criminalità delle classi dirigenti italiane nel suo contrario, l'emarginazione fra gli estremisti di chi difende la magistratura e i valori della Costituzione. Con gli insulti di piazza Navona gli si è reso un enorme favore. Quanto ad Antonio Di Pietro, non gode forse degli stessi strumenti culturali di Flores, ma ha di sicuro fiuto politico. Capirà prima o poi che la strada in cui si è messo porta a un finale scontato: Grillo in cima alle classifiche dei best sellers e l'Italia dei Valori allo 0,5 per cento dei voti. Perché prima o poi gli toccherà dissociarsi, anzi ha già cominciato, e sarà bollato come codardo e venduto. Ma in questo scambio di favori ed equivoci fra primedonne, l'unico aspetto che davvero intristisce è l'inganno del pubblico. Le persone che sono andate a Piazza Navona da cittadini e si sono ritrovati spettatori, come sempre. Hanno applaudito un idolo che attaccava un altro idolo. Portando a casa la sera il tacito, amaro dubbio che le cose non cambieranno. E come potrebbero? A colpi di eventi? Gli show servono a consolare, non a cambiare la realtà. Lo show di Berlusconi, che rimane l'inventore del metodo, si rappresenta da quindici anni e l'Italia è il paese meno cambiato al mondo. Soltanto ogni giorno un po' più volgare, ignorante e incattivito. è la politica che cambia le cose, e quella non c'è più.

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Napolitano firmerà il lodo Alfano <Sull'immunità è scelta obbligata> (sezione: Grillo)

( da "Corriere.it" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Giustizia Napolitano firmerà il lodo: "È una scelta obbligata" La linea del Colle: la precedente sentenza della Consulta riconobbe l'"interesse" dell'immunità ROMA - Tiene il punto e si prepara a firmare. Ed è pronto a farlo anche perché non ha alcuna alternativa. Per quanto sia allarmato dal muro contro muro tra governo e opposizione e per quanto abbia sempre sollecitato "dialogo" e scelte "le più larghe e condivise possibile", Giorgio Napolitano non avrebbe ormai dubbi sulla propria sigla di ratifica al lodo Alfano. Se il disegno di legge che uscirà dal voto della Camera (previsto per stasera) e dal successivo voto del Senato (prima della pausa estiva) resterà nella formulazione già sottoposta al vaglio del Quirinale a fine giugno, il presidente della Repubblica darà senz'altro il via libera allo scudo concepito per difendere le quattro alte cariche dello Stato, sospendendo tutti i processi che dovessero eventualmente investirli. Una "decisione obbligata", per diversi motivi. La gran parte dei quali è riconducibile a un paio di precedenti, che il Colle non può in ogni modo ignorare. Il primo è "l'autorizzazione " che il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi concesse al lodo Schifani, di cui la soluzione studiata oggi dal ministro della Giustizia Angelino Alfano è un adattamento aggiornato e corretto. Il secondo e decisivo precedente è la sentenza con la quale la Corte Costituzionale bocciò quel provvedimento, nel 2004. Il dispositivo messo nero su bianco dalla Consulta diceva infatti alcune cose importanti, che sgombrano i dubbi avanzati da coloro i quali politici e giuristi pretenderebbero un secco "no" del capo dello Stato. Anzitutto, a uscire bocciato quattro anni or sono "per illegittimità costituzionale " era un solo articolo della legge, il numero uno, che nella versione attuale risulta tolto di mezzo. Infatti, riflettono al Quirinale, la norma approvata dall'attuale Consiglio dei ministri "è risultata corrispondere ai rilievi formulati allora". C'è poi il giudizio di "un interesse apprezzabile " formulato dalla suprema Corte, a proposito della norma originaria. Ossia il riconoscimento della "tutela del bene costituito dall'assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche", interesse che "può essere tutelato in armonia con i princìpi fondamentali dello Stato di diritto". Un riconoscimento, dunque, che appare "filosoficamente" non ostativo delle finalità positive della legge. Infine, a sgombrare certe obiezioni affiorate nell'ultima ora, Napolitano è incalzato da un'altra osservazione vincolante scritta dal cosiddetto "giudice delle leggi ". Questa: "La Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale ". Il che fa appunto piazza pulita delle critiche di chi afferma esattamente il contrario. Ecco l'impalcatura giuridica studiata dai tecnici del Colle e di fronte alla quale il presidente della Repubblica si ritrova con le mani legate. Anche perché il suo non è comunque mai un giudizio sostanziale o di merito, ciò che spetta appunto alla Consulta, ma un giudizio definibile come "tecnico-formale". Quasi dovuto, a certe condizioni. Di sicuro c'è che non avallerà il contestatissimo lodo a cuor leggero (sempre che non esca stravolto al termine del percorso in aula), consapevole com'è delle ricadute della propria scelta in questa aspra stagione di confronto tra politica e magistratura. Ha cercato vie d'uscita praticabili, Napolitano. Ha attivato la moral suasion dei momenti difficili in un'ininterrotta triangolazione con i vertici di Senato e Camera. Ha incaricato un team di "pontieri " di irrigare i canali diplomatici con Gianni Letta, sottosegretario di Palazzo Chigi e ambasciatore dialogante del centrodestra. Ha suggerito a tutti (Veltroni e Casini compresi) un "metodo" per uscire dall'impasse, indicando il tracciato più condivisibile senza che il suo intervento potesse prefigurare una condivisione anticipata delle mosse dell'esecutivo, tale da pregiudicare l'esercizio delle sue stesse prerogative. Basti ricordare l'"inflessibile " diniego fatto trapelare dal Quirinale a proposito dell'emendamento blocca-processi, che i falchi del Popolo della libertà volevano a ogni costo inserire nel decreto sicurezza prima d'infilare provvisoriamente il provvedimento in un "binario morto" parlamentare. Un'ipotesi per lui "inaccettabile". Che si aggiungeva alla preoccupazione per la tentata forzatura compiuta dal premier Berlusconi per varare un decreto in materia di intercettazioni. Il nodo giustizia dovrebbe quindi essere sciolto in fretta. E il capo dello Stato confida che, passato il guado, si attenuino le crescenti tensioni dell'ultimo mese. Culminate l'altra sera nei duri attacchi echeggiati dal palco di Piazza Navona, affollata di migliaia di girotondini, attacchi dei quali è stato lui stesso oggetto per bocca in particolare di Beppe Grillo. Le dichiarazioni di solidarietà incassate ieri da Palazzo Madama e i numerosi messaggi "di dissociazione e vicinanza" recapitati al Colle lo hanno in parte risarcito dell'amarezza provata leggendo i resoconti delle agenzie di stampa. Con il paradosso di vedersi attaccato da sinistra (quella estrema e dispersa) e difeso (soprattutto ma non solo) da destra. "Si è andati ben oltre le ironie della satira", dicono a denti stretti gli intimi di Napolitano. I quali non vogliono però esprimere alcun commento e ostentano semmai il distacco di chi in fondo se l'aspettava. Nessuna sorpresa, insomma, "data la maniera con la quale la manifestazione era stata organizzata". E, aggiungiamo noi, dati gli ospiti d'onore scelti per l'occasione. Marzio Breda stampa |.

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Tonino giura fedeltà a chi protesta "Walter perderà la sua gente" (sezione: Grillo)

( da "Repubblica.it" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

ROMA - "Se mi chiedono di scegliere, io scelgo la piazza. Dissento dagli attacchi al Papa e al Quirinale, sia chiaro. Rispetteremo il capo dello Stato anche se firmerà il lodo Alfano. Ma resteremo convinti che è un errore, che è incostituzionale. Si può ancora dire, in una democrazia, o no?" Antonio Di Pietro, lei secondo molti è il primo degli apprendisti stregoni. Martedì in piazza Navona hanno dominato toni scurrili e attacchi personali, e Beppe Grillo lo ha invitato lei, non può dire che non si aspettasse quello che è accaduto "È in atto una mistificazione, una vera strumentalizzazione da parte del sistema politico e dell'informazione, che attribuisce alle parole di Grillo un valore diverso rispetto a quello reale". Gli attacchi al capo dello Stato li hanno sentiti tutti. "Si guarda la pagliuzza della satira per nascondere la trave del comportamento illiberale e costituzionalmente illegittimo di Berlusconi. A piazza Navona è accaduto qualcosa di diverso rispetto a quel che si è raccontato. Quella piazza è stata un'espressione autentica di democrazia diretta, fatta di indignazione sincera verso la deriva antidemocratica del paese. Certo, sul palco non c'erano voci allineate e pre-censurate. Noi non imporremo mai veline a nessuno". Censurare no. Ma non era il caso di fermare la Guzzanti quando ha insultato la Carfagna e poi il Papa? "In una democrazia ognuno può dire quel che vuole. Dopo di che, chi parla si assume le proprie responsabilità. Tanti hanno applaudito, altri come me hanno dissentito. Non mi piace che siano stati chiamati in causa la Chiesa e il Papa. Io sto con la Chiesa dei poveri, non con quella blasonata. Ma il Papa non c'azzeccava nulla". Veltroni sostiene che è grazie a personaggi come la Guzzanti se la destra è al potere, anche in Campidoglio "Se lo pensa davvero lo scriva sui manifesti e li faccia affiggere. Così i cittadini si renderanno conto della mancanza di coraggio nell'accettare e riconoscere le responsabilità della sconfitta". Non crede che nei confronti della Carfagna si sia consumato una sorta di rogo di piazza, che siano stati travalicati i limiti, contro una persona peraltro impossibilitata a difendersi da accuse basate solo su pettegolezzi. "Il ministro Carfagna in questa situazione è una delle vittime del suo capo di governo, della sua scarsa trasparenza. Ad ogni modo, ritengo che quelle cose in quel modo lì non andavano dette". D'accordo. Ma non ritiene di aver contribuito all'innalzamento dei toni?Proprio lei ha parlato di "magnaccia", i suoi hanno parlato di Monica Lewinsky... "Ecco, vi interessa solo del gossip. Della sostanza dei fatti non vi frega niente. Sempre lì a parlare della Carfagna". Veramente a parlarne, anche in piazza Navona, siete stati voi. Ad ogni modo, Veltroni la invita a scegliere: o Grillo e i suoi "vaffa" o "tornare in un recinto razionale e riformista". Lei cosa sceglie? "Non intendo dissociarmi da piazza Navona, se è questo che mi si chiede. Non ho condiviso alcuni passaggi, come ho detto, ma da qui a criminalizzare gli oratori ce ne corre. Insomma, sto con la piazza". Come pensa di riannodare la trama del dialogo col Pd? Pensa sia ancora possibile? "Quella non era una piazza contro il Pd, ma che si ribellava a Veltroni e al suo attendismo. Era anche una piazza democratica. Il leader del Pd, prendendosela con me, se la prende anche con i suoi che erano lì e non erano pochi". Grillo per la verità ha attaccato proprio Veltroni "Ma chi guida un partito del 33 per cento non deve fare l'altezzoso. Faccia come me, che ascolto le critiche e cerco sempre di migliorarmi". Non pensa che la manifestazione sia stata un boomerang e che l'opposizione ne sia uscita indebolita? "Macché. Da martedì molti cittadini sanno cosa ha fatto Berlusconi. Il silenzio diventa connivenza. Ora è il Pd che deve decidere al proprio interno se mantenere il dialogo con chi violenta le istituzioni per fare gli affari suoi e sfuggire ai processi. Vorrebbero che facessimo opposizione zitti zitti, piano piano. Non ci stiamo". Il compito del capo dello Stato è gravoso, in queste ore. Non pensa che gli attacchi lo mettano ulteriormente in difficoltà? "Massimo rispetto per l'istituzione e la persona. Però non sarebbe una vera democrazia quella in cui al cittadino non fosse consentito dissentire dal Quirinale. Noi lo rispetteremo, anche se sosterrà che il lodo Alfano è costituzionale. Ma resteremo convinti del contrario". (10 luglio 2008.

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Veltroni rompe con Di Pietro: sta con la piazza, cambia tutto (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 163 del 2008-07-10 pagina 5 Veltroni rompe con Di Pietro: sta con la piazza, cambia tutto di Roberto Scafuri Il leader Pd scarica l'alleato dopo gli insulti del "No Cav day" e apre al dialogo con l'Udc: "Possibili convergenze". L'ex pm: "Non mi dissocio da niente" da Roma Eppure si erano tanto amati. Ma gira che ti rigira, Walter Veltroni e Antonio Di Pietro si sono ritrovati l'uno contro l'altro armati. Finiscono con il dirsele fuori dai denti e a entrare senza ambiguità in aperta concorrenza per il ruolo d'opposizione. Responsabile e "non a chiacchiere", quella professata dal Pd. Piazzaiola e forcaiola, quella dell'ex pm, che a questo mirava. La giornata del No Cav day non era stata delle più felici, per il leader del Pd. Ancora una volta sulla graticola, con qualche pezzo del suo partito addirittura a reggere il moccolo a Di Pietro (i prodiani Magistrelli e Parisi: "È un bastian contrario, ha fatto un errore clamoroso", dirà di lui Walter). E soprattutto gli umori della gente anti-berlusconiana che se la prendevano con l'"ignavia" di Walter, restio al girotondo. Arrivavano gli attacchi di Grillo al "Veltroni-Topo Gigio", e passi. Travaglio attaccava la sinistra che si faceva "intortare" da Berlusconi, e passi ancora. Entrambi se la prendevano con il presidente Napolitano, definito da Grillo "Morfeo". E già qui il segno sembrava ben oltre le righe. Quando però Sabina Guzzanti ha tirato il Papa all'inferno, il segretario del Loft ha finalmente potuto tirare un sospiro di sollievo. "Intollerabile", aveva dichiarato a caldo. "Gente come lei ha portato Alemanno al Campidoglio", ha sbottato ieri. Tanto manifesta era emersa l'impotenza e la sconsideratezza dell'invettiva fine a se stessa. "Una giornata di follie", commenta il giorno dopo un Veltroni rinfrancato, andando a incassare il "bel risultato" dipietrista a Matrix, su Canale 5. Facile facile e vincente, stavolta, la sua retorica. Un rigore a porta vuota. "Ieri sembrava che la sceneggiatura l'avesse scritta Berlusconi, con le urla e le grida caotiche gli hanno fatto il più bel regalo... Se ieri dal Giappone era sintonizzato su un canale che trasmetteva la manifestazione ha goduto". Anche per Veltroni, però, "ora cambia tutto, c'è stata un'operazione di chiarezza". L'alleanza con Di Pietro, da lui perseguita con perseveranza degna di miglior causa, entra ufficialmente in crisi. Non poteva essere altrimenti, nonostante la tattica dilatoria veltroniana. Walter lancia il suo ultimatum dalla tv: "Adesso Di Pietro deve scegliere. Deve decidere con chi stare: se vuole stare con Grillo e Travaglio lo dica... Altrimenti, se vuole stare con una forza riformista rigorosa, che ottiene risultati... Perché una sinistra riformista che vuole essere alternativa di governo non va in una piazza dove si scatenano follie come gli attacchi al capo dello Stato e al Papa. Spesso portate da persone che dovrebbero mostrare il proprio curriculum di impegno civile prima di dare lezioni...". Basta con manifestazioni come quella di ieri, "perché quelli che urlano poi finiscono al Bagaglino e non si fa opposizione dicendo "sei un magnaccia"". La risposta dipietrista arriva a stretto giro di posta, ed è di quelle che davvero potrebbero cambiare il volto dell'opposizione. Il leader dell'Idv sceglie senza tentennamenti: "Io non mi dissocio dal senso vero delle parole di Beppe Grillo, dalle parole di Travaglio e della piazza - dice Di Pietro -. Certo, non avrei usato i toni di Sabina Guzzanti, ma lei fa satira e io no. Io faccio politica. L'invidia del mondo politico li spinge a vedere la pagliuzza della satira anziché la trave delle leggi ad personam...". L'ex pm ormai prende il largo: "Nessuno pensi di poter intimidire l'Italia dei Valori con aut aut di sorta. La nostra forza ci proviene direttamente dai cittadini che ci hanno votato e soltanto a essi dobbiamo ubbidire, non ad altri". Lo strappo c'è, e Walter finalmente è costretto a prenderne atto: "Se Di Pietro ha scelto Grillo e Travaglio, questo è un elemento di chiarezza definitiva, è una decisione politica". Parole da non dimenticare. Se non ci trovassimo in Italia, e ogni giorno non recasse la sua pena. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Il corteo? Di spazzatura mi occupo solo a Napoli> (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 163 del 2008-07-10 pagina 6 "Il corteo? Di spazzatura mi occupo solo a Napoli" di Adalberto Signore nostro inviato a Toyako La cornice impone vincoli ben precisi. Non tanto per necessità, quanto per ragioni di opportunità. E Silvio Berlusconi sa bene che nella conferenza stampa che chiude i lavori del G8 di Hokkaido (l'ultima perché il Cavaliere è l'ultimo dei premier eletti degli Otto grandi) alla politica interna deve dare meno spazio possibile. Così, quando si cade inevitabilmente sulla manifestazione girotondina di piazza Navona, la sua risposta è telegrafica: "Se mi permettete, della spazzatura mi occupo a Napoli". Insomma, siamo in una sede internazionale e "non vorrei aggiungere altro". In verità, una battuta in più se la concede al termine della conferenza stampa. E a chi gli chiede se bene ha fatto Walter Veltroni a dissociarsi dalla piazza, risponde anche qui lapidario: "Ma sì, certo che ha fatto bene a prendere le distanze". Anche se, aggiunge, "non andiamo dietro a queste cose, sono de minimis e si illustrano da sole". Poche parole, dunque, che sono però il termometro di uno stato d'animo. Che il leader del Pd abbia stigmatizzato una manifestazione che non è stata solo un festival antiberlusconiano come inizialmente annunciato ma si è presto trasformata in una sagra dell'invettiva anche contro il Vaticano e il capo dello Stato, per Berlusconi è un gesto piuttosto scontato. Anche per questo invita a minimizzare. E non solo, dunque, perché il palcoscenico di Toyako imponga in agenda temi più "alti" o perché il lodo Alfano sia ormai in dirittura d'arrivo. Il Cavaliere, infatti, è più che convinto che Veltroni stia pagando gli errori e le troppe indecisioni del dopo elezioni. E la sua presa di distanze era inevitabile. Ieri, seppure in privato, non ne faceva mistero. "Di Pietro è un nostalgico e Veltroni è la sua vittima", ho confidato ai suoi commentando la piazza girotondina. E se da una parte il leader del Pd è sotto la morsa dell'ex pm, dall'altra c'è Massimo D'Alema che con la sua fondazione Red ha iniziato una guerra di posizione che potrebbe presto portare le prime conseguenze. Da Hokkaido, dunque, Berlusconi guarda con una certa soddisfazione alla situazione italiana. Non carica troppo e preferisce la via della cautela perché sa bene che una sua parola potrebbe contribuire a rinsaldare il fronte, ma è convinto che il boomerang di Piazza Navona si farà sentire. Perché alla fine - è il succo del ragionamento del premier - con le invettive violente e becere contro il Papa e contro Napolitano hanno dimostrato che i Caimani sono loro. "Mandare in tv gli integrali degli interventi di Beppe Grillo, Marco Travaglio e Sabina Guzzanti - si lasciano scappare nell'entourage del Cavaliere - sarebbe per il centrodestra il migliore degli spot. Purtroppo non si può far entrare nelle case degli italiani la pornografia, il sessismo, l'oltraggio gratuito al Papa e alle istituzioni". Un autogol che rischia di condizionare anche il dibattito sul Lodo e l'atteggiamento del Quirinale. Sul primo fronte, infatti, assimilare i contrari all'immunità per le alte cariche ai girotondini di piazza Navona non fa che aprire la strada al lodo, tanto che pure l'Udc sta pensando di passare dall'astensione al voto favorevole anche per prendere le distanze da Di Pietro e compagni. Sul secondo fronte, invece, l'attacco violento al Colle apre un vulnus con Napolitano che potrebbe non rimarginarsi in tempi brevi. Di certo, la piazza girotondina rischia di essere un punto di svolta non solo per la sinistra ma anche per il governo. Perché se Di Pietro e Veltroni sono più deboli (mentre continuano a risalire le quotazioni di D'Alema) è ovvio che di contro sia più forte Berlusconi. Che non a caso torna a ripetere che l'Italia è un Paese che "ama autoflaggellarsi" e "mostrarsi malamente". E ammonisce: "Con questo masochismo non si va da nessuna parte". I sondaggi, però, continuano a confortarlo. E alla fine della conferenza stampa a Toyako è proprio il premier a tornare sul "No Cav day". "Se si vuole riprendere l'argomento della piazza - dice con una certa soddisfazione - allora guardate i sondaggi di Euromedia. Nonostante gli attacchi volgari cui sono sottoposto mi danno in crescita dal 61,5 al 61,9 per cento. È il riconoscimento che stiamo operando bene e che la gente è con me anche sui temi della giustizia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Scegli Grillo? Hai chiuso Veltroni molla Tonino (sezione: Grillo)

( da "Manifesto, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

GIROTONDI Day after tra accuse e scuse. Gli organizzatori non si pentono "Scegli Grillo? Hai chiuso" Veltroni molla Tonino Daniela Preziosi ROMA Dagli e dagli, alla fine nel giorno dopo del No Cav day Walter Veltroni fa la faccia brutta in diretta tv. Al tramonto di un estenuante giornata di polemiche sul SabinaGuzzantiShow sul papa all'inferno e sulla ministra Mara Carfagna. E sul monologo di Beppe Grillo e le affettuosità di Marco Travaglio per Napolitano e per lo stesso Veltroni. Dopo aver incrociato i ferri con Di Pietro da una parte e con il Pdl dall'altra. Aver preso mazzate da destra e sinistra (concesso che il dipietrismo si collochi a sinistra del Pd, giusto per l'occasione). A quel punto, ed è sera, il leader Pd è nello studio di Matrix, ospite di Enrico Mentana. Da lì pronuncia una specie di ultimatum per l'ex pm: "Ora decida con chi sta: se è con Grillo e Travaglio lo dica, se invece decide di stare in un'area riformista prenda l'impegno conseguente e metta fine a manifestazioni come quella di ieri (l'altro, ndr)". La battutina: "Faccio fatica a prendere lezioni di etica politica da lui e quasi sempre chi urla di più poi finisce al Bagaglino". La rispostaccia dell'ex pm rimbalza dalle agenzie fino allo studio tv: "Nessuno pensi di intimidire l'Italia dei Valori con aut-aut di sorta. La nostra forza ci proviene direttamente dai cittadini che ci hanno votato e solo ad essi dobbiamo obbedire". Poi rilancia ai "signori dirigenti del Pd": "Il vero errore politico è stata l'apertura a Berlusconi prima, durante e addirittura dopo la campagna elettorale". A piazza Navona "è stato affermato che la legge sull'indulto e la blocca processi hanno la stessa matrice politica trasversale: servono a salvaguardare la casta". Veltroni incassa, e annuncia il divorzio, sempre a mezzo tv: "Se Di Pietro decide che il suo interlocutore è Grillo e non il Pd è un elemento di chiarezza definitivo". E' finita la travagliata storia d'amore fra Pd e Idv. Almeno fino a ieri sera. La giornata del resto era stata un profluvio di accuse reciproche, divisioni, recriminazioni, atti di dolore pentimenti, dissociazioni e ritrattazioni. Con la destra che balla di felicità al volar di stracci fra democratici e dipietristi. I democratici veltroniani che si rallegrano della scelta di non aderire al girotondo di piazza Navona. I democratici dialoganti - sinistra e prodiani - che dimostrano dolore sincero per "l'occasione mancata" (Rita Borsellino), "rovinata ma va recuperata la voglia di partecipazione" (Marina Magistrelli), "snaturata" (Giovanni Bachelet). I democratici centristi che prendono la palla al balzo per chiedere al segretario una rottura definitiva con la piazza. "Brutto spettacolo, volgare e diseducativo", "ora c'è da chiedersi: che ci azzeccano questi con noi?" (Beppe Fioroni). "Ora occorre dare un taglio netto a Di Pietro e alla sua piazza. Una disapprovazione a metà a questo punto sarebbe incomprensibile" (Marco Follini). Veltroni attacca, ma in realtà di difende e parla di "follia" a piazza Navona: "Ieri (l'altro, ndr) è stato chiaro che in Italia c'è un'opposizione riformista, la nostra e poi un'area che si è espressa in modo caotico e che ha fatto il più bel regalo a Berlusconi. La scenografia della manifestazione di ieri sembrava scritta dal Cavaliere". Forse voleva dire sceneggiatura, ma il concetto è chiaro. Talmente chiaro che gli organizzatori del girotondo, che in privato qualche ripensamento sull'opportunità di far parlare due pesi massimi della satira come Sabina Guzzanti e Beppe Grillo ce l'hanno avuto, dichiarano di non aver nulla di cui pentirsi. Magari non Furio Colombo, che aveva concluso la manifestazione e già lì aveva dichiarato il suo avvilimento. Ma Pancho Pardi e Marco Travaglio invitano a rileggere la Divina Commedia: "Anche Bonifacio VIII era stato messo all'inferno da Dante, e non risulta che Dante fosse comunista". Quanto a Napolitano, il giornalista si difende: "Ma quali critiche? Abbiamo parlato di fatti. Napolitano ha detto sì a tutto". Dopodiché, aggiunge, bene gli applausi che alla fine la piazza ha rivolto al capo dello stato, "il suo è un ruolo difficile, ma decisamente preferivo Scalfaro". Per ultima ma non ultima, Sabina Guzzanti. Tace, è partita per una breve vacanza. Mentre tutto il mondo politico si rivolta contro "il monologo del pompino" che le ha valso una querela della ministra Carfagna, indirizzata peraltro "alla figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti". Formula che giustamente fa imbufalire l'onorevole in questione, che parla di "intimidazione" e solidarizza con la figlia, pure tanto distante politicamente. Sono in tante, bipartisan ma soprattutto del Pd, le donne che criticano con forza il linguaggio presunto "misogino" dell'attrice contro la ministra - ma la cronista, per quel poco che conta, in piazza Navona non l'ha avvertito -. Sono Anna Paola Concia, Paola Binetti, Marina Magistrelli, Sesa Amici. Si smarca invece Rosy Bindi, che chiede a tutti di non demonizzare la manifestazione. E quanto a Sabina: "Non è bello che una donna attacchi un'altra donna. Ma, se è per questo, è molto meno bello che si concepisca la politica e il potere nel modo in cui ha fatto Carfagna. Guzzanti ha criticato questo aspetto e quindi la assolvo, anche se prendo le distanze dalle offese".

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Né rottura né abbracci tra Veltroni e il popolo di Piazza Navona (sezione: Grillo)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-10 - pag: 14 autore: Né rottura né abbracci tra Veltroni e il popolo di Piazza Navona L' epilogo del lodo Alfano, che sta per essere approvato a Montecitorio, dimostra che esistono ormai tre opposizioni. La prima è l'opposizione di Piazza Navona. Di Pietro vorrebbe guidarla, ma ne è piuttosto trasportato. Come il tronco da una corrente impetuosa. S'intende cheè troppo facile, il giorno dopo, denunciare la "subcultura", la volgarità dei cosiddetti girotondini e mettere sotto accusa Beppe Grillo, che non è un politico e fa il suo mestiere con notevole successo. Grillo esprime a suo modo un sentimento violento, certo anti-politico e anti-istituzionale, che esiste nel Paese e che in aprile si è manifestato nel voto per il Pd e l'Italia dei valori (l'alleanza Veltroni- Di Pietro) oppure si è rifugiato nell'astensione. In un modo o nell'altro occorre convivere con questo fenomeno. Che è senza dubbio infiammato dall'esistenza di Berlusconi, ma forse prenderebbe forma in altro modo anche se venisse meno il terribile "Caimano". Quindi il problema resta. Non basta che Veltroni – veniamo alla seconda opposizione – affermi in tv: "Da ieri cambia tutto: o con noi o con la piazza". Questa semi-rottura con Di Pietro non è molto convincente, proprio perché il Pd non sembra abbastanza forte, in termini politici, per rinunciare a un simile pezzo di opinione pubblica: rumorosa e insolente, eppure tutt'altro che insignificante, stando ai sondaggi. Tanto che il leader dell'Idv, come è ovvio, si guarda bene dal dissociarsi dalla piazza e respinge gli ultimatum. Si capisce che il segretario valorizzi la propria scelta di non esser stato presente. E torni a difendere il presidente della Repubblica e il Papa. Ma tutto questo non è ancora una frattura con l'ex alleato Di Pietro. Lo sarebbe se ci fosse una linea alternativa a quella dei girotondini in materia di giustizia, se ci fosse una strategia coerente e di lungo periodo per quanto riguarda il modo di essere alternativi a Berlusconi. è vero, c'è una seconda opposizione che non va in piazza e difende Napolitano contro gli attacchi sguaiati. Ma resta da capire quali siano le sue linee di fondo. Per adesso sappiamo che il Pd promuove una raccolta di firme (obiettivo cinque milioni) contro le minacce che incombono sulla democrazia e si prepara a sua volta a scendere nelle strade in ottobre. Di qui ad allora si tratterà però di precisare una politica diversa da quella di Di Pietro e dei suoi amici. Per fare un esempio: da giorni Luciano Violante propone (l'ultima volta ieri in un'intervista al "Quotidiano nazionale") una riforma della giustizia che restituirebbe al Pd un'iniziativa. Nella sua proposta c'è spazio - sia pure senza entusiasmo - anche per una legge costituzionale che garantisca l'immunità alle alte cariche. Sottolineiamo: una legge costituzionale e non il lodo Alfano. è una posizione che potrebbe attenuare il rischio di passare i prossimi anni nella guerra infinita fra politica e magistratura. è una linea dettata dall'opportunità politica. Ma è la linea del Pd? Non sembra. Infine c'è la terza opposizione, quella di Casini. Andrebbero citati anche i socialisti di Nencini, i primi a difendere Napolitano, e i radicali di Pannella ed Emma Bonino. Ma l'Udc ha fatto pesare la sua relativa forza parlamentare astenendosi sul lodo Alfano e mettendo in chiaro – in anticipo sugli altri, anche sulla Lega – che l'emendamento "blocca-processi" andava ritirato o modificato. Questo dà a Casini un ruolo in Parlamento e lo distingue da Veltroni: si potrebbe dire che l'Udc oggi è fra il Pdl e il Pd. www.ilsole24ore.com Online "Il Punto" di Stefano Folli 7 il PUNTO DI Stefano Folli Ma al Pd serve una linea sulla giustizia Sul lodo Alfano le opposizioni sono tre.

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Napolitano firmerà il lodo: <Scelta obbligata> (sezione: Grillo)

( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-10 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Napolitano firmerà il lodo: "Scelta obbligata" La linea del Colle: la precedente sentenza della Consulta riconobbe l'"interesse" dell'immunità ROMA - Tiene il punto e si prepara a firmare. Ed è pronto a farlo anche perché non ha alcuna alternativa. Per quanto sia allarmato dal muro contro muro tra governo e opposizione e per quanto abbia sempre sollecitato "dialogo" e scelte "le più larghe e condivise possibile", Giorgio Napolitano non avrebbe ormai dubbi sulla propria sigla di ratifica al lodo Alfano. Se il disegno di legge che uscirà dal voto della Camera (previsto per stasera) e dal successivo voto del Senato (prima della pausa estiva) resterà nella formulazione già sottoposta al vaglio del Quirinale a fine giugno, il presidente della Repubblica darà senz'altro il via libera allo scudo concepito per difendere le quattro alte cariche dello Stato, sospendendo tutti i processi che dovessero eventualmente investirli. Una "decisione obbligata", per diversi motivi. La gran parte dei quali è riconducibile a un paio di precedenti, che il Colle non può in ogni modo ignorare. Il primo è "l'autorizzazione " che il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi concesse al lodo Schifani, di cui la soluzione studiata oggi dal ministro della Giustizia Angelino Alfano è un adattamento aggiornato e corretto. Il secondo e decisivo precedente è la sentenza con la quale la Corte Costituzionale bocciò quel provvedimento, nel 2004. Il dispositivo messo nero su bianco dalla Consulta diceva infatti alcune cose importanti, che sgombrano i dubbi avanzati da coloro i quali - politici e giuristi - pretenderebbero un secco "no" del capo dello Stato. Anzitutto, a uscire bocciato quattro anni or sono "per illegittimità costituzionale " era un solo articolo della legge, il numero uno, che nella versione attuale risulta tolto di mezzo. Infatti, riflettono al Quirinale, la norma approvata dall'attuale Consiglio dei ministri "è risultata corrispondere ai rilievi formulati allora". C'è poi il giudizio di "un interesse apprezzabile " formulato dalla suprema Corte, a proposito della norma originaria. Ossia il riconoscimento della "tutela del bene costituito dall'assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche", interesse che "può essere tutelato in armonia con i princìpi fondamentali dello Stato di diritto". Un riconoscimento, dunque, che appare "filosoficamente" non ostativo delle finalità positive della legge. Infine, a sgombrare certe obiezioni affiorate nell'ultima ora, Napolitano è incalzato da un'altra osservazione vincolante scritta dal cosiddetto "giudice delle leggi ". Questa: "La Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale ". Il che fa appunto piazza pulita delle critiche di chi afferma esattamente il contrario. Ecco l'impalcatura giuridica studiata dai tecnici del Colle e di fronte alla quale il presidente della Repubblica si ritrova con le mani legate. Anche perché il suo non è comunque mai un giudizio sostanziale o di merito, ciò che spetta appunto alla Consulta, ma un giudizio definibile come "tecnico-formale". Quasi dovuto, a certe condizioni. Di sicuro c'è che non avallerà il contestatissimo lodo a cuor leggero (sempre che non esca stravolto al termine del percorso in aula), consapevole com'è delle ricadute della propria scelta in questa aspra stagione di confronto tra politica e magistratura. Ha cercato vie d'uscita praticabili, Napolitano. Ha attivato la moral suasion dei momenti difficili in un'ininterrotta triangolazione con i vertici di Senato e Camera. Ha incaricato un team di "pontieri " di irrigare i canali diplomatici con Gianni Letta, sottosegretario di Palazzo Chigi e ambasciatore dialogante del centrodestra. Ha suggerito a tutti (Veltroni e Casini compresi) un "metodo" per uscire dall'impasse, indicando il tracciato più condivisibile senza che il suo intervento potesse prefigurare una condivisione anticipata delle mosse dell'esecutivo, tale da pregiudicare l'esercizio delle sue stesse prerogative. Basti ricordare l'"inflessibile " diniego fatto trapelare dal Quirinale a proposito dell'emendamento blocca-processi, che i falchi del Popolo della libertà volevano a ogni costo inserire nel decreto sicurezza prima d'infilare provvisoriamente il provvedimento in un "binario morto" parlamentare. Un'ipotesi per lui "inaccettabile". Che si aggiungeva alla preoccupazione per la tentata forzatura compiuta dal premier Berlusconi per varare un decreto in materia di intercettazioni. Il nodo giustizia dovrebbe quindi essere sciolto in fretta. E il capo dello Stato confida che, passato il guado, si attenuino le crescenti tensioni dell'ultimo mese. Culminate l'altra sera nei duri attacchi echeggiati dal palco di Piazza Navona, affollata di migliaia di girotondini, attacchi dei quali è stato lui stesso oggetto per bocca in particolare di Beppe Grillo. Le dichiarazioni di solidarietà incassate ieri da Palazzo Madama e i numerosi messaggi "di dissociazione e vicinanza" recapitati al Colle lo hanno in parte risarcito dell'amarezza provata leggendo i resoconti delle agenzie di stampa. Con il paradosso di vedersi attaccato da sinistra (quella estrema e dispersa) e difeso (soprattutto ma non solo) da destra. "Si è andati ben oltre le ironie della satira", dicono a denti stretti gli intimi di Napolitano. I quali non vogliono però esprimere alcun commento e ostentano semmai il distacco di chi in fondo se l'aspettava. Nessuna sorpresa, insomma, "data la maniera con la quale la manifestazione era stata organizzata". E, aggiungiamo noi, dati gli ospiti d'onore scelti per l'occasione. Marzio Breda Al Quirinale Giorgio Napolitano (sotto) è Presidente della Repubblica dal maggio 2006: è stato criticato nella manifestazione di piazza Navona da Beppe Grillo e Marco Travaglio.

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Così in piazza (sezione: Grillo)

( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-10 num: - pag: 9 categoria: BREVI Così in piazza Gli slogan Molti gli slogan anti-premier tra i manifestanti, da quelli più ironici come "Famolo contento, abolimo la giustizia" e "Presidente che cuccagna la Carfagna" a quelli più duri che rimandano al ritorno del "Caimano", a "Spergiuri non toccare la Costituzione", o quelli che richiamavano pene infernali (foto a fianco) Gli attacchi al Colle Beppe Grillo in collegamento video attacca Giorgio Napolitano: "è Morfeo, fa parte della banda dei 4, ve lo immaginate Pertini che firma delle leggi così? Io neanche Scalfaro e Ciampi". Anche da Marco Travaglio un affondo contro il Presidente della Repubblica, "che firma leggi razziali". Lo show della Guzzanti La comica durante la manifestazione si è esibita in un profluvio di parole, durissime, contro il premier e la Carfagna, facendo riferimenti sessuali espliciti sulle presunte abitudini erotiche del Cavaliere. Il suo attacco contro il Papa, che "tra vent'anni finirà all'inferno", ha suscitato polemiche.

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Tenersi Silvio a vita Ecco le istruzioni (sezione: Grillo)

( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-10 num: - pag: 38 categoria: REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini Tenersi Silvio a vita Ecco le istruzioni I geniacci del No Cav Day, nonostante l'impegno, sono ancora lontani dall'obiettivo: consegnare alla destra tutti gli italiani moderati, e garantire a Berlusconi altre otto legislature, quattro ministrelle ad personam, tre baby guardasigilli, una dozzina di leggi private e conflitto d'interessi in secula seculorum. Ecco cinque proposte per riuscire nell'impresa. 1. Beppe Grillo si presenterà sul palco roteando un pesce spada, conosciuto nel mar di Sardegna, e cercherà di decapitare chiunque non sia d'accordo con lui. Veltroni proverà a salvarsi facendo gli occhi da tonno, ma verrà infilzato tra gli urrà della folla (a causa del costo del pesce, lo spettacolo non è gratuito. Si accettano bancomat e carte di credito. Sono disponibili dvd con le scene migliori della mattanza). 2. Sabrina Guzzanti, in nome della libertà di satira, chiederà un programma televisivo in cui svillaneggiare Maria Montessori, Patty Pravo, Rita Levi Montalcini, Lidia Ravera, Donatella Versace, Federica Pellegrini, Daria Bignardi, la moglie di Napolitano, la fidanzata di Cassano e la cugina di Gianna Nannini: tutte colpevoli di non aver cantato ancora le sue lodi, per diversi motivi. Il padre Paolo Guzzanti, parlamentare di Forza Italia, correrà ad abbracciarla: ha ben capito, infatti, che la figlia sta diventando la migliore alleato del suo Capo. 3. Antonio Di Pietro organizzerà il Girotondo della Mezza Manica, dove tutti gli intellettuali dovranno dimostrare d'essere vicini al popolo. Quando Furio Colombo, inorridito, rifiuterà di indossare l'indumento, verrà rinchiuso in una gabbia in compagnia di Leoluca Orlando, Claudio Fava, Arturo Parisi, Giovanni Bachelet e Nanni Moretti. Dopo cinque ore, quando i malcapitati imploreranno un po' d'acqua, il ministro Di Pietro commenterà: "Strano, pensavo si divertissero ". E Paolo Flores d'Arcais: "Quante storie. Queste non sono questioni politiche, sono interventi artistici ". 4. Andrea Camilleri, giustamente preoccupato per alcune sterzate della democrazia italiana, chiederà a 24 milioni di famiglie un componimento sul tema: "Noi e la Costituzione: quali minacce, quali garanzie, quali prospettive". I diecimila lavori più meritevoli verranno letti su Rai Tre da Moni Ovadia in una speciale trasmissione intitolata "Meditazioni sulla democrazia ". 5. Il mio amico Marco Travaglio può andare avanti così, che va benissimo. Morale? Banale. Per rimuovere un capo di governo ci sono due strade: le rivoluzioni (eviterei) e le elezioni. Così facendo, l'opposizione le perderà tutte. Se è il giusto prezzo da pagare per sentirsi in pace con la coscienza, prego: accomodatevi. Poi però non lamentatevi se Mister B. piace alla gente semplice, e non piagnucolate quando ce lo ritroveremo al Quirinale. www.corriere.it/italians \\ Cinque proposte per consegnare alla destra tutti gli italiani moderati.

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Show-business sul palco (sezione: Grillo)

( da "Repubblica.it" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

ROMA - Manifestazioni come quella di Piazza Navona dell'altro giorno sono show business. Servono a sfogare i sentimenti di un pubblico di spettatori, servono ai protagonisti a vendere merci sul mercato: libri, dvd, spettacoli teatrali. Non servono a cambiare le cose. Quindi non sono politica. I guai cominciano se si scambia lo show business per politica e lo si prende sul serio. Quando Beppe Grillo o Sabina Guzzanti o altri comici sanno di dover intervenire a una manifestazione pubblica, riuniscono i loro autori e chiedono un "pezzo" efficace. Un testo per una riunione politica è diverso da un testo comico per il teatro, ma segue regole rigide. Non dev'essere serio ma neppure troppo divertente: sarebbe un errore. Si bruciano belle battute del repertorio, che è giusto riservare al pubblico pagante dei teatri e dei palazzetti. Oltretutto, se la gente ride troppo, pensa. E se pensa non si scalda abbastanza, non urla. Bisogna dunque tenere alto il livello dell'emozione e "spararle grosse". Contro un bersaglio non scontato. Altrimenti non si fa notizia. Occorre anche valutare se alla manifestazione parteciperanno altri comici, come nel caso di piazza Navona. In tal caso il livello di fuoco aumenta, perché si corre il rischio di essere oscurati dalla concorrenza, in gergo televisivo "impallati". La logica è simile a quella che si segue per lanciare un film o un libro in una comparsata televisiva importante, uno show del sabato sera o il festival di Sanremo. È inutile parlare del prodotto in sé, perché il pubblico se lo aspetta e si perde l'effetto sorpresa. Benigni, quando doveva lanciare un film, non andava a parlare del film da Baudo o dalla Carrà ma s'inventava memorabili performances, tipo toccare gli attributi di Baudo o palpare le curve della Raffaella nazionale, con gran successo di promozione. Non tutti naturalmente, parlando di sesso o di altri temi "bassi" - penso al magnifico "Inno del corpo sciolto" - mostrano il talento di poeta contadino di Roberto. Le allusioni sessuali comunque funzionano sempre, soprattutto in Italia. Un altro trucco è attaccare un bersaglio imprevisto e in teoria intoccabile. Insomma, se Grillo o la Guzzanti si fossero limitati ad attaccare Berlusconi, nessuno ne avrebbe parlato. Per questo, hanno spostato l'obiettivo sul presidente della Repubblica e sul Papa. Nulla è lasciato al caso. Si tratta di strategie calcolate, testi scritti e riscritti, trucchi del mestiere di grandi teatranti. Stiamo parlando di professionisti. Dello spettacolo. Scambiati per professionisti della politica. Da un punto di vista morale saranno discutibili. Ma che c'entrano la morale o la politica? In Italia, nel volgere di pochi secoli, si è finalmente capito che etica e politica sono separate. Per la verità, lo si è capito fin troppo. Un giorno si capirà che anche politica e spettacolo sono campi separati. Per ora, il giorno è lontano. Gli eventi creati di Beppe Grillo, dai Vaffa Day in poi, non sono azioni politiche. Il fine non è cambiare le cose, ma accrescere la popolarità del protagonista. Basterebbe un po' di lucida attenzione per comprenderlo. Purtroppo, chi vi partecipa e chi li osteggia non brilla in lucidità. La maggior parte dei bersagli di Grillo sono irrilevanti, innocui oppure marginali. Che importanza volete che abbia la presenza di diciotto parlamentari condannati in Parlamento, su mille, quando ce ne sono stati in passato due, tre, cinque volte tanti e 200 inquisiti? D'altra parte se la presenza in politica di un pregiudicato fosse un tema così importante, i seguaci di Grillo non si affiderebbero a lui, che ha una condanna definitiva e ricopre un ruolo politico, per quanto improprio, assai più importante dei diciotto messi assieme. Lo stesso discorso vale per altri obiettivi, come il doppio mandato, l'ordine dei giornalisti, i finanziamenti ai giornali di partito. Tutte storture, tutte battaglie condivisibili, s'intende, ma quisquilie. Nel caso del referendum sulla legge Gasparri non si tratta di una quisquilia, ma è ancora peggio. È un suicidio politico. Se si votasse oggi, quel referendum sarebbe una catastrofe per l'opposizione e un trionfo per Berlusconi. Ma la cosa più probabile è che il referendum non si faccia, per fortuna. Nessuna delle altre proposte avrà poi uno sbocco politico. Che senso ha dunque sbattersi tanto? Senso politico, nessuno. Ma il comico ha enormemente aumentato il proprio seguito, pubblico, clientela. Dico subito che trovo indegno e ridicolo ogni moralismo in proposito. Grillo è un uomo di spettacolo, è grottesco giudicarlo sulla base di un metro politico o etico. In più, se guadagna tanto, se lo merita. Ha fatto scelte coraggiose che gli hanno impedito di accedere alla principale fonte di arricchimento degli attori, la televisione pubblica e privata. È giusto che si cerchi altre audience. Il blog è la principale alternativa e lui lo ha intuito fra i primi. Ma se fosse un po' più sincero, dovrebbe ammettere che il suo blog non è tanto uno strumento di lotta politica e confronto di opinioni (peraltro, sono tutti d'accordo) quanto un fenomenale punto vendita di merci autoprodotte. O quanto meno è l'uno e l'altro. Grillo è dotato di un altro talento tipico dei comici, la scelta dei tempi. I suoi interventi sono ottimamente calibrati. Non frequenti, non distanti. Appena calano l'attenzione e le vendite, ecco l'evento, il vaffanculo col botto mediatico. Nelle settimane successive, le vendite e la popolarità schizzeranno di nuovo alle stelle. Gli altri hanno capito e lo imitano. Oggi la frase che gli agenti di spettacolo si sentono ripetere più spesso dagli attori, ma ormai perfino da registi, scrittori e professori di diritto comparato col saggio in uscita, è "facciamo una cosa alla Grillo, facciamo un gran casino". S'intende, per lanciare il prodotto. I più avveduti o i più aristocratici, come Nanni Moretti, si sono sottratti per tempo alla trappola. L'interesse delle persone di spettacolo a usare eventi politici a fini di popolarità e commerciali è insomma piuttosto evidente. Come dovrebbero essere chiare le analogie di meccanismo e di linguaggio fra queste tecniche e il populismo berlusconiano. Misteriosa è invece la ragione per cui i politici e gli organizzatori si prestino a queste operazioni di marketing, dalle quali hanno tutto da perdere. Paolo Flores ha il grande merito di aver avviato con la manifestazione del Palavobis del 2002 la stagione dei movimenti che, negli anni successivi, riempì le piazze italiane di milioni di persone. Da storico e filosofo di valore, può stimare lui stesso l'abissale distanza che separa la sobria e feconda forza politica del Palavobis di allora con la sguaiata impotenza di Piazza Navona. L'ultima adunata non avvierà una stagione di protesta. Al contrario, può aver contribuito a stroncarla sul nascere. I toni, i modi, l'eco mediatica per quanto parziale e magari ingiusta dell'evento, hanno contribuito a rafforzare il disegno del "nemico" berlusconiano. Il quale da anni cerca di rovesciare la questione centrale della criminalità delle classi dirigenti italiane nel suo contrario, l'emarginazione fra gli estremisti di chi difende la magistratura e i valori della Costituzione. Con gli insulti di piazza Navona gli si è reso un enorme favore. Quanto ad Antonio Di Pietro, non gode forse degli stessi strumenti culturali di Flores, ma ha di sicuro fiuto politico. Capirà prima o poi che la strada in cui si è messo porta a un finale scontato: Grillo in cima alle classifiche dei best sellers e l'Italia dei Valori allo 0,5 per cento dei voti. Perché prima o poi gli toccherà dissociarsi, anzi ha già cominciato, e sarà bollato come codardo e venduto. Ma in questo scambio di favori ed equivoci fra primedonne, l'unico aspetto che davvero intristisce è l'inganno del pubblico. Le persone che sono andate a Piazza Navona da cittadini e si sono ritrovati spettatori, come sempre. Hanno applaudito un idolo che attaccava un altro idolo. Portando a casa la sera il tacito, amaro dubbio che le cose non cambieranno. E come potrebbero? A colpi di eventi? Gli show servono a consolare, non a cambiare la realtà. Lo show di Berlusconi, che rimane l'inventore del metodo, si rappresenta da quindici anni e l'Italia è il paese meno cambiato al mondo. Soltanto ogni giorno un po' più volgare, ignorante e incattivito. È la politica che cambia le cose, e quella non c'è più. (10 luglio 2008.

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Dopo il "No Cav Day" a sinistra scoppia l'ultima guerra civile (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 163 del 2008-07-10 pagina 0 Dopo il "No Cav Day" a sinistra scoppia l'ultima guerra civile di Luca Telese Gli slogan al corteo creano una frattura tra le varie anime dell'opposizione: è tutti contro tutti Roma - Alla fine, questa manifestazione di Piazza Navona, questo ennesimo girotondo, diventerà probabilmente materia per gli storici e, se ci fosse un documentario di Quark, dovrebbe essere raccontato come un nuovo Big Bang il punto in cui tutti i punti di solidarietà a sinistra, e tra le sinistre, sono saltati, il giorno in cui tutti sono diventati nemici di tutti. C'era davvero qualcosa di strano, ieri, in quella cerimonia di dissociazioni che ha finito per alluvionare le agenzie. Ma non doveva stupire, se è vero che il primo record, nel girotondo di Piazza Navona, lo aveva stabilito Furio Colombo con una inedita dissociazione istantanea. Marco Travaglio fa le pulci al Presidente della Repubblica, e lui si dissocia; Sabina Guzzanti mette nel mirino sia il Colle sia Papa Ratzinger, e lui si dissocia. Peccato che poi la stessa attrice abbia raccontato che, appena scesa dal palco, Colombo le aveva fatto i complimenti. Eppure, il girotondo di Piazza Navona è stato questo, una grande centrifuga che ha separato amicizie antiche; l'ex direttore dell'Unità era stato uno dei più appassionati sostenitori sia del giornalista sia dell'autrice satirica, e adesso prendeva le distanze. Così come Antonio Di Pietro, che fino al giorno prima li esaltava e li portava a esempio, e che sempre ieri, dopo il girotondo, era costretto a puntualizzare: "Non sono d'accordo con le loro critiche al capo dello Stato". Il grande Big Bang ha fatto esplodere anche quella contraddittoria e fragile alleanza che aveva tenuto insieme Veltroni e Di Pietro, e dunque Veltroni va a Matrix a dire: "La manifestazione di piazza Navona aveva un copione che sembrava scritto da Silvio Berlusconi, è il miglior regalo che si potesse fare al centrodestra". Ovviamente Paolo Flores d'Arcais e Pancho Pardi sostengono esattamente il contrario, e cioè pensano che sia il Partito democratico la vera ambiguità, la formazione che regala al centrodestra una legittimità che la vittoria non gli ha concesso. Insomma, l'opposizione moderata si divide da quella radicale, ma dentro l'opposizione radicale ci sono i girotondini più puri e duri, e quelli meno duri, ci sono i girotondini politicamente corretti e quelli politicamente scorretti, ci sono i girotondini che pensano che la loro identità sia sparare con più ferocia sul centrosinistra che tradisce dialogando con Berlusconi come se questo fosse ancora più importante che opporsi a Berlusconi. A segnare una linea di discrimine, il confine fra i moderati e i radicali, ieri non era l'appartenenza politica, ma addirittura una cifra stilistica, linguistica, espressiva. Ciò che unisce la radicalità di Sabina Guzzanti e di Marco Travaglio non è quindi una sigla o uno schieramento, ma è la loro assoluta indipendenza da qualunque controllo e da qualunque appartenenza di partito. Ieri Antonio Di Pietro si considerava per certi versi un vincitore, il titolare dell'unico partito che si oppone al regime, ma nel momento stesso in cui iniziava a erodere consensi al Partito democratico per lui diventava un problema condividere la radicalità delle critiche espresse da Travaglio e dalla Guzzanti. C'era in quel patto elettorale, firmato prima delle elezioni da Veltroni e da Di Pietro, un'ambiguità di cui tutti erano consapevoli. Veltroni accettò di sbattere la porta in faccia ai socialisti che non volevano rinunciare al proprio simbolo, sostenendo che Di Pietro si era accordato con lui sulla scelta di un gruppo unico dopo le elezioni. Ovviamente era una balla a cui non credette nessuno, e infatti il primo atto di Di Pietro dopo le elezioni fu la costituzione di un gruppo autonomo dell'Italia dei valori. Così il risultato di oggi è che ci sono i socialisti che recriminano per la mancata alleanza e fischiano Veltroni per la scelta di escluderli dalla coalizione, ci sono i socialisti che fischiano Veltroni solo perché difende l'alleanza con Di Pietro, senza poter immaginare che solo due giorni dopo Veltroni andrà a Matrix a scaricare Antonio Di Pietro. Tutti contro tutti, in un grande Big Bang, vuol dire che una sorta di febbre ha contagiato la sinistra, e tutte le sinistre. I rifondatori dell'ex ministro Ferrero odiano più di tutti i rifondatori di Nichi Vendola, i rifondatori di Nichi Vendola accusano quelli di Ferrero di essere in realtà d'accordo con i Comunisti italiani per difendere la loro identità, e ne ricevono in cambio l'accusa di essere già pronti a traslocare nelle file del Pd. Poi c'è il leader della Sinistra democratica Claudio Fava che grida dal palco del suo congresso: "Non entreremo mai nel Partito democratico". E poi ci sono i leader delle neonate correnti del Partito democratico, a cominciare da Red, quella di Massimo D'Alema che ripete in ogni comizio: "Non stiamo facendo una corrente, non vogliamo rompere le scatole a Walter". In realtà, anche il Partito democratico è colpito dalla balcanizzazione che attraversa la sinistra, al punto che qualcuno ha coniato perfino un aforisma: "Nel Pd ci sono due anime: quelli che vogliono continuare a perdere con Veltroni leader, e quelli che vogliono continuare a perdere senza Veltroni leader". Insomma, così come l'urlo di Nanni Moretti a Piazza Navona fu l'inizio di un anno di guerra civile a sinistra, così l'eresia di Sabina Guzzanti a piazza Navona è diventato il punto di avvio di un terremoto di cui siamo in grado di registrare l'entità, ma non ancora gli effetti. Ieri l'Unità aveva un titolo che sembrava un paradosso e parlava di "una bella manifestazione rovinata da Grillo". Già, perché anche Beppe Grillo è adorato dal pubblico della sinistra, ma scatenatosi contro i dirigenti della sinistra, anche da Beppe Grillo si fa a gara a dissociarsi, lui chiama Veltroni Topo Gigio e Veltroni dice: "Abbiamo fatto bene a non scendere in piazza con lui". Sì, quello di Piazza Navona è stato un Big Bang, quello di una galassia che fino a ieri era tenuta insieme da una sola forza gravitazionale, l'antiberlusconismo. Adesso a furia di dissociazioni non è rimasto neanche quello. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il bunker di Tonino (sezione: Grillo)

( da "AprileOnline.info" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Andrea Scarchilli , 10 luglio 2008, 18:37 Politica Prosegue la freddezza tra Veltroni e Di Pietro. La linea dettata dall'ex pm ai suoi è quella di tirare dritto senza rompere: non rinnegare la manifestazione e prometterne delle altre, lasciando al Pd, eventualmente, la decisione di assumersi le responsabilità del divorzio. E di cambiare la geografia delle alleanze Il day after lo scontro verbale tra il Partito democratico e l'Italia dei valori è di attesa. Al momento in cui questo articolo viene scritto Walter Veltroni e Antonio Di Pietro non erano incontrati, nemmeno a margine della discussione, alla Camera, del lodo Alfano. Ieri (mercoledì) il segretario del Pd aveva lanciato un secco ultimatum all'ex pm: "Di Pietro scelga con chi stare", ricevendo una replica piccata, ribadita da Di Pietro, stamattina, in un'intervista: "Se mi chiedono con chi stare, io scelgo la piazza". In Aula, nel corso della discussione sul lodo Alfano, ha fatto cenno esplicitamente alla necessità di ridiscutere l'alleanza con i democratici. Ai dipietristi è arrivata anche la notizia della presa di posizione dell'avversario principale di Veltroni all'interno del suo partito, Massimo D'Alema. L'ex ministro degli Esteri, nel corso di una conversazione con il "Foglio", ha messo in frigo l'alleanza con Di Pietro: "Lo scorso aprile si è fatta, legittimamente, la scelta di allearsi con Di Pietro. Alle prossime elezioni, altrettanto legittimamente, se ne possono anche fare delle altre". Piazza Navona ha fatto implodere la diffidenza di tutto il Pd per Di Pietro e i suoi. L'Idv comunque attende e non si assume la responsabilità di strappi: sia Veltroni, in caso, a rimanere con il cerino in mano. Così, se da un lato il capogruppo della Camera Massimo Donadi dice che "per noi nulla cambia: se divorzio deve essere, lo dica a chiare lettere il Pd", dall'altro il presidente dei senatori Felice Belisario ribadisce ad "Aprileonline" le coordinate dipietriste: "Siamo fedeli ai nostri valori, non vogliamo nessuna forma di consociativismo con Berlusconi". Poi: "Vogliamo un'opposizione forte, unita e ampia che faccia perno sul Pd". Tuttavia, dice Belisario riferendosi alla manifestazione dell'otto luglio e in prospettiva ad altre che verranno, "noi a quella piazza non rinunciamo", promettendo, a nome del partito, di continuare a essere motore e appiglio di sit - in di protesta. Quanto ai modi, alla domanda se inviterebbe di nuovo Sabina Guzzanti e farebbe parlare ancora Beppe Grillo, Belisario fornisce un'altra versione del dipietresco "guardate il dito senza accorgervi della luna", ovvero: "Non ci impicchiamo su queste cose, non è politica, ed è figlia di una prospettiva schiava di un'informazione settariaI n Parlamento continuano ad esserci dei condannati, persino per reati di mafia e contro la pubblica amministrazione. In quella piazza, ho visto tante persone. Soprattutto di tutte le età". Per quanto riguarda lo scacchiere delle alleanze, Belisario assicura che l'Idv continuerà a lavorare per costruire "un soggetto più forte e credibile, altrimenti il gap non lo colmiamo". Vanno bene anche l'Udc, "se butta fuori Cuffaro", e la Sinistra arcobaleno, "purché emergano delle novità che non ci riportino indietro. Come a quando non siamo riusciti ad approvare il decreto sicurezza". I dipietristi, dunque, non rinnegano l'alleanza con il Pd, la considerano una naturale articolazione della loro unica collocazione possibile, nel campo del centrosinistra. Nello stesso tempo, non rinunciano alle battaglie, quelle di piazza. Esattamente quello che non vuole il Pd, ma lasciando il Pd stesso la responsabilità di dire basta. Un interlocutore di riguardo, in questo senso, è Giuseppe Giulietti. Ex parlamentare dei Ds, è stato rieletto nelle file dell'Idv in deroga alla richiesta di Veltroni a Di Pietro, di non "riciclare" propri rappresentanti. Giulietti accettò, mettendo in chiaro che la sua fosse considerata una candidatura "indipendente", incentrata su un diritto di tribuna teso alla costruzione di un nuovo centrosinistra, più largo, che comprenda anche le associazioni e le forze sindacali. Un sì, quello di Giulietti, che si fondava anche sul rispetto del patto di costituire gruppi parlamentari unici. Tutte le precondizioni si stanno o si sono già sfarinate. Giulietti non demorde, dice ad "Aprileonline" che la "politica si fa costruendo con fatica" e promette di continuare a portare avanti la sua battaglia, e di ritenersi "una specie di sartoria" per tentare di ricucire, "si deve approfondire un percorso che porti a costruire una casa più ampia, con tanti soggetti, non solo politici". Sottolineando di non condividere certi toni di piazza Navona ma neanche il fatto che il Pd abbia lasciato uno spazio vuoto - "se succede è normale che qualcuno se ne appropri" - Giulietti dice che qualora si accorgesse che il lavorio per questa "strategia di lungo termine" si rivelasse inutile, dovrebbe trarne le conseguenze e "rimettere la sua scelta ad un'ampia consultazione". Giulietti si batte per il tutti insieme, "l'et - et". Ma, come qualcuno ha avuto modo di dire, tira più aria di aut - aut. Un primo segnale, in questo senso, arriva dal Trentino. Alle provinciali di Trento del prossimo ottobre l'Idv correrà da sola. Un consigliere dell'Udc, Marcello Carli, ha fatto sapere di volersi schierare con il centrosinistra.

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Quando resta solo la piazza (sezione: Grillo)

( da "AprileOnline.info" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

Carlo Dore jr., 10 luglio 2008, 11:03 Dibattito Nell'epoca del Caimano soltanto la mobilitazione di protesta sociale sembra essere rimasta viva. L'opposizione politica, soprattutto del centrosinistra, si è spenta deludendo quanti, dopo la vittoria del 2006, si aspettavano la regolamentazione del conflitto di interessi e e l'abrogazione delle leggi ad personam Le prevedibili polemiche che hanno fatto seguito alla manifestazione organizzata da Micromega e dal movimento dei Girotondi per protestare contro le "leggi-canaglia" elaborate dal governo Berlusconi in questo primo scorcio di legislatura impongono una seria riflessione sul rapporto tra l'opposizione parlamentare e quella che viene tradizionalmente definita come "l'opposizione di piazza", da considerare nella sua dimensione non contaminata dal qualunquismo fine a sé stesso di qualche comico riciclatosi nell'impegnativo ruolo di Savonarola del Terzo Millennio. Scegliendo di non prendere parte "gratuitamente" a "manifestazioni organizzate da altri" (intendendo per "altri" anche intellettuali del calibro di Flores d'Arcais, Andrea Camilleri o Furio Colombo, i quali non hanno mai fatto mancare in questi anni il loro prezioso contributo di idee e proposte alla causa del centro-sinistra italiano), Veltroni ha confermato l'intendimento di "superare la stagione delle eterne contrapposizioni", di proporre un modello di opposizione riformista che rifiuta il clima proprio di un'eterna emergenza democratica. Tuttavia, l'appuntamento di Piazza Navona, debitamente emendato dalle incursioni di Beppe Grillo, ha messo in evidenza una realtà di cui la parte migliore del popolo progressista sembra avere ormai preso ampiamente coscienza: ad un'opposizione che vorrebbe essere "normale ed europea" si contrappone da quasi un ventennio una maggioranza guidata da un leader più adatto (parafrasando le parole di Marco Travaglio) allo Stato Libero di Bananas che ad una moderna democrazia occidentale. Esaltazione della Voce del Principe, Parlamento asservito alla volontà dell'Esecutivo, istituzioni di garanzia ridotte ad silenzio, compagnie di comici ingaggiate per allietare i vertici internazionali, magistrati definiti come "metastasi" del Paese, veline dal sorriso di cartapesta investite di incarichi ministeriali: quale "tela del dialogo" si può tessere in un simile status quo? Cosa c'è di "normale" nel regno del Caimano? La risposta è: nulla, nemmeno l'opposizione. Dopo cinque durissimi anni di battaglie movimentiste incentrate proprio sui temi della giustizia e della legalità, all'indomani della vittoria del 2006 l'elettorato del centro-sinistra attendeva dall'Unione una svolta netta in ordine alle materie appena richiamate: una svolta che doveva passare attraverso l'adozione di tre provvedimenti fondamentali come l'abrogazione delle leggi ad personam, l'approvazione di una legge in grado di dirimere una volta per sempre ogni possibile ipotesi di conflitto di interessi, l'elaborazione di una disciplina idonea a regolamentare in maniera seria il mercato radio-televisivo. Ma le vicende che hanno condotto alla rapida conclusione della precedente legislatura non hanno assecondato queste concrete prospettive di cambiamento: è stato approvato l'indulto ma non sono state cancellate le leggi vergogna, e la discussione sul conflitto di interessi è stata ben presto sacrificata sull'altare delle sterili polemiche relative ai DICO ed al rifinanziamento della missione afgana. Morale: Berlusconi è tornato a Palazzo Chigi, seguito da quell'eterna emergenza democratica che per forza di cose contraddistingue ogni esperienza di governo in cui l'interesse dell'Uomo solo al comando è destinato a prevalere sull'interesse generale. Berlusconi è tornato, ed il centro-sinstra non c'è più, rimpiazzato da un partito indecifrabile che -diviso tra loft, caminetti, correnti, fondazioni ed associazioni- risulta del tutto privo di canali di collegamento con la società civile, ed in particolare con quella fetta di elettorato progressista la quale, lungi dal recepire la logica del ma-anchismo, continua ad individuare nelle materie della giustizia e della questione morale il vero elemento di discontinuità rispetto al vangelo imposto dal demiurgo di Arcore. Privata di un partito in grado di rappresentarne con incisività gli orientamenti, questa fascia di popolo della sinistra non può che rivolgersi alla Piazza per gridare la propria indignazione nel lungo inverno della politica italiana, indignazione che traspare dalle poesie incivili di Andrea Camilleri, dalle acute analisi di Marco Travaglio, dalle vibranti considerazioni di Furio Colombo e Paolo Flores d'Arcais. Ma a chi di politica vive e a chi alla politica non riesce a non appassionarsi resta pur sempre l'amarezza figlia di un'ultima considerazione al veleno: nel regno del Caimano, solamente la Piazza sembra essere rimasta normale.

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Di Pietro e Grillo, stesso "guru" per il web (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 163 del 2008-07-10 pagina 0 Di Pietro e Grillo, stesso "guru" per il web di Francesco Maria Del Vigo Uniti sulla piazza girotondina, ma anche su Internet, la piazza dei girotondi virtuali (guarda il video). Dietro i loro blog un'azienda milanese che si occupe di strategie comunicative. Veltroni rompe con Di Pietro: "Sta con la piazza". Walter fa qualcosa di riformista. Dì la tua Milano - Beppe Grillo e Antonio Di Pietro, due percorsi diversi che finiscono per incrociarsi. Nelle piazze, sui palchi, sotto le bandiere dell'antiberlusconismo ma anche, e soprattutto, in rete. E non si parla del partito che fu di Leoluca Orlando, ma della rete delle reti: internet. Balcone mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate incontrastato della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l'ex pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer erano sopravvissuti al millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di Grillo che, armato di ascia, sventrava pc durante i suoi spettacoli. Poi la catarsi. Incontra Gianroberto Casaleggio, guru delle strategie di comunicazione sul web, e si converte alla banda larga. Casaleggio, nel 2004 a Milano, fonda con alcuni soci la Casaleggio associati. “L'obiettivo della società – recita il sito dell'azienda-, è di sviluppare in Italia una cultura della Rete attraverso studi originali, consulenza strategica, articoli, libri, newsletter, seminari sulla Rete”. Guru del web Gianroberto Casaleggio ha le physique du role del “santone” 2.0. Capelli riccioli, occhialini tondi, pochissime foto in circolazione e un alone leggendario che lo segue. Non concede interviste, ama Asimov e McLuhan, appassionato del mondo cavalleresco e della leggenda di Camelot, si narra che gli incontri della sua precedente società, la Webegg, si tenessero attorno a una tavola rotonda nel castello di Belgioioso, vicino a Pavia. Poi, nel 2006 l'incontro con Antonio Di Pietro e l'ennesima conversione. Di Pietro Anche Tonino capitola e si innamora del web. Apre un blog, assistito dalla Casaleggio associati, che dalla grafica alle tematiche appare a immagine e somiglianza di quello del comico genovese. Vicini in rete e vicini nelle piazze. Quasi che il mezzo di comunicazione abbia influito ad avvicinarli nel panorama politico. Antipolitica d'affari Quello della Casaleggio associati è un business a 360 gradi. E gli affari vanno sempre meglio. Nel 2006 il fatturato dell'azienda è stato pari a 2,5 milioni di euro, con aumento del 94,6 per cento rispetto al 2005. Nel 2007 si stanzia sui 2,5 milioni. Fra il 2005 e il 2006 l'utile netto dell'azienda è aumentato del 125,8 per cento, pari a 600 mila euro, l'anno scorso si è assestato oltre il milione di euro. Fra le varie attività dell'azienda risulta anche la vendita e la distribuzione on line dei dvd degli spettacoli e dei libri di Beppe Grillo. Rimane un dubbio. Ma perché una società, leader di settore, che “ha la missione di sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull'economia digitale” ha deciso di investire buona parte delle sue energie su Grillo e Di Pietro? Politica 2.0 Una risposta la dà di sponda Casaleggio stesso in un commento al volume “The social logic of politics” del politologo Alan Zuckerman, in cui sostiene l'importanza dell'influenza della comunità di riferimento nella scelta politica. Insomma blog, community e social network possono creare senso di appartenenza e identificazione, diventando ottimi strumenti di aggregazione e propaganda, specialmente sulle generazioni più giovani, quelle che smanettano più con la tastiera che col telecomando. Come dire: se Di Pietro non riesce a entrare in casa dal televisore ci entrerà da Facebook o da Myspace. La seconda risposta, in bilico fra il serio e il faceto, è un video fantascientifico e ansiogeno prodotto dalla Casaleggio e gettato come una bottiglia nel mare magnum di Youtube. Si chiama: “La nostra visione del futuro dei media descritto attraverso un video” e alla fine della clip, rimane un po'di inquietudine. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Grillo & Guzzanti, fiera del turpiloquio (sezione: Grillo)

( da "Corriere.it" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

LA POLEMICA Grillo & Guzzanti, fiera del turpiloquio Gli insulti alla manifestazione di piazza Navona: "Le ministre se so' brave a letto figuriamoci in Parlamento" ROMA - Insulti, volgarità e polemiche. A piazza Navona, la manifestazione "No Cav" finisce nel turpiloquio. La folla s'infiamma per Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, ma le loro invettive a 360 gradi alzano anche il polverone delle polemiche e delle "dissociazioni" da offese che bersagliano Silvio Berlusconi, il ministro Mara Carfagna, Walter Veltroni, Giorgio Napolitano e persino il Papa. GRILLO SHOW - Il primo a scatenarsi è il comico genovese che, in diretta telefonica, se la prende con il capo dello Stato definendolo "un Morfeo che sonnecchia, ma poi firma provvedimenti per la banda dei quattro. Io Pertini, Ciampi o Scalfaro non me li immagino a firmare cose del genere...". Il riferimento è al lodo Alfano che garantisce l'immunità per le prime quattro cariche dello Stato. Grillo non risparmia poi i partiti politici ("sono 15 anni che ci prendono per il culo con l'alternanza finta"), invitandoli, "dopo aver mandato il Paese in rovina, a farsi il passaporto per un vaffa...". Stessa tono per Berlusconi che "è andato in Giappone a fare l'ennesima figura di merda... dicendo che a Vicenza si fa la base". E poi, sempre più pesante: "In qualsiasi Paese del mondo, se un aspirante presidente del Consiglio avesse chiamato per vendere la figa in leasing per far cadere il governo, sarebbe stato un colpo di Stato". LA FILASTROCCA DELLA GUZZANTI - Dopo Grillo è la volta di Sabina Guzzanti. Comincia con le indiscrezioni sulle intercettazioni del premier intonando una filastrocca: "Osteria delle ministre... "paraponziponzipò"... le ministre so' maestre... "paraponziponzipò"... e se so' brave a letto figuriamoci in Parlamento... dammela a me Carfagna... le Pari opportunità". Offese verso Papa Ratzinger: "Tra 20 anni sarà morto è andrà all'inferno dove sarà conteso da due diavoli frocissimi e attivissimi, non passivissimi". L'ultimo affondo, che scade sempre più nel turpiloquio, è ancora contro Berlusconi e Carfagna: "A me non interessa la vita sessuale di Berlusconi, non sono una moralista; ma non può diventare ministro delle Pari opportunità una che gli ha succhiato l'uccello". E ancora: "Berlusconi usa il viagra, questo lo sanno tutti infatti uno dei suoi nomignoli è "presidente vaso dilatatorio" e i suoi assistenti si chiamano "vasellinati" o "vaso dilatati"" stampa |.

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La piazza 'scuote' il Pd e Napolitano Di Pietro si dissocia: <Frasi ingiustificate> (sezione: Grillo)

( da "Corriere.it" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

Giovani bachelet se ne va: "che peccato". carfagna querela guzzanti La piazza 'scuote' il Pd e Napolitano Di Pietro si dissocia: "Frasi ingiustificate" Il 'No Cav Day' scontenta (quasi) tutti. Colombo: "Sono indignato". Veltroni: "Iniziativa contro Quirinale e Pd" ROMA - Di Pietro non ci sta. Lui che del 'No Cav Day' è stato l'anima, in serata prende le distanze dalla sua stessa creatura. Nell'ordine si sono susseguiti: attacchi a Veltroni, al Pd, alla Carfagna, al Quirinale, al Papa. Troppo. Tanto più che la manifestazione - come dice il nome - era stata organizzata contro Berlusconi e le leggi ad personam. Tanti commenti e una denuncia. Arriva dal ministro per le Pari opportunità, "strapazzata" pesantemente dalla Guzzanti. "In riferimento alle parole volgari e fantasiose della comica, il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna ha dato mandato all'avvocato di Roma Federica Mondani per adire le vie legali nei confronti della figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti" si legge in una nota del ministero, diffusa in tarda serata. DI PIETRO - "Italia dei Valori e io personalmente ci dissociamo del tutto, considerandole fuori luogo e fuori tema nello spirito e nel significato, dalle polemiche ingiustificate con il Papa - sottolinea Di Pietro a fine serata -. Quando il diavolo entra in azione, bisogna prendersela con il diavolo e non con il Papa. Confermo il doveroso rispetto di tutti noi per il Papa, per il presidente della Repubblica e per coloro che hanno un modo differente dal nostro di fare opposizione". COLOMBO - Strali, quelli di Marco Travaglio, Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, che 'feriscono' soprattutto i pd, presenti in piazza in numero tale che bastava quasi una mano per contarli. Veltroni fino all'ultimo se ne è chiamato fuori, e insieme a lui il grosso del partito. Furio Colombo non fa sconti: "Sono indignato per tutte le parole che ha detto Grillo. Questa è una manifestazione contro Berlusconi, non certo contro Veltroni, men che meno contro il presidente Napolitano. Sia Grillo che Travaglio hanno sbagliato intervento". Alla fine ha chiesto al pubblico un "un segnale di solidarietà" per il capo dello Stato ed è seguito un lungo applauso, caldeggiato anche da Di Pietro. Giovanni Bachelet se ne è andato: "Ho abbandonato piazza Navona quando Grillo ha attaccato Napolitano e, a ruota, gli immigrati rumeni. Leggo che dopo è andata anche peggio. Peccato". VELTRONI - Poi arriva il commento di Walter Veltroni, che denuncia gli "attacchi intollerabili": "Come avevamo previsto, la manifestazione, credo anche in contrasto con lo spirito di molti dei partecipanti nella piazza, è stata più contro il Quirinale e il Partito democratico piuttosto che contro Berlusconi. Gli insulti di Grillo e Travaglio al Pd non ci sorprendono e non sono nuovi. Napolitano sta garantendo, in un momento difficile, il rispetto della Costituzione con rigore e determinazione. Le sue scelte sono e saranno da noi condivise". E il coordinatore di Sd, Claudio Fava: "Quella di piazza Navona è stata una giornata memorabile. Con una sola malinconica caduta di stile quando Grillo ha deciso di fare il comico ad ogni costo. Gettare nel ventilatore anche il Quirinale non serve né a questo Paese né a questa piazza". ORLANDO - Infine, è amareggiato il portavoce nazionale dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando. "La manifestazione odierna ha preso le mosse da nobili istanze di libertà e da valori ispirati ai nostri costitutivi principi democratici. L'adesione di tante personalità del mondo della cultura ha arricchito e ampliato l'orizzonte di tale iniziativa. Tuttavia, proprio per l'alto valore etico e civile cui la la manifestazione pubblica si è ispirata, non si può che condannare e prendere le distanze da chi puerilmente ha corroso un'espressione di democratico dissenso offendendo il capo dello Stato e il Santo Padre". stampa |.

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Il 'No Cav Day' non risparmia nessuno Attacchi a Quirinale, Carfagna, Papa (sezione: Grillo)

( da "Corriere.it" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

Sabina Guzzanti pesante sulla Carfagna che preannuncia querela Il 'No Cav Day' non risparmia nessuno Attacchi a Quirinale, Carfagna, Papa Manifestazione in piazza Navona: "Siamo centomila". Travaglio, Grillo e Pd compreso Di Pietro al 'No Cav Day' (Arcieri) ROMA - Il 'No Cav Day' finisce male. Ovvero con una secca dichiarazione di Antonio Di Pietro, che ne era stato l'anima: "Mi dissocio dagli attacchi al Quirinale, al Papa e al Pd". A ruota le dichiarazioni di Furio Colombo e Walter Veltroni. QUIRINALE E PD - Fino a poco prima era tutta un'euforia. Trentamila, cinquantamila, centomila. Gli organizzatori del 'No Cav Day' in piazza Navona hanno snocciolato cifre, entusiasti. Per la Questura erano 15mila i presenti. Nel frattempo sul palco fulmini e saette. Ha aperto la strada Marco Travaglio (il video). Messi in conto gli attacchi contro Berlusconi e il Pd, arrivano anche quelli - attesi, ma scongiurati fino all'ultimo - contro Napolitano: "Fino ad ora il Quirinale ha firmato tutto, compresa l'aggravante razziale. Speriamo che la smetta". E sul Pd: "Berlusconi vince sempre le elezioni per abbandono degli avversari, non lo lasciamo in pace, anche stavolta aveva un piede nella fossa ma la sinistra italiana si è data questa missione: resuscitarlo. Aiutamolo a sparire sennò per inerzia scivola al Quirinale". Attacco a Veltroni (non direttamente nominato): "Berlusconi arretra e gli altri vanno più indietro di lui. Ha una tv abusiva e una casa editrice rubata, ma nonostante questo gli altri dialogano, anche se lui continua a fare di tutto per sputtanarsi. Per dire, nomina Schifani presidente del Senato e la Finocchiaro lo bacia". Pesanti ironie sono riservate anche al ministro della Giustizia: "Alfano spara ca...te da mattina a sera ma siccome lo fa dialogando nessuno dice niente". BEPPE GRILLO - Poi è stata la volta di Beppe Grillo, in collegamento telefonico (il video). "Immaginatemi bello, dimagrito e molto perbene. Non voglio offendere nessuno" ha esordito il comico. E poi giù macigni. "Lo psiconano in Giappone ha collezionato un'altra figura di m... Non mi riconosco più nel popolo italiano". E i 18 condannati in Parlamento "sono sempre lì: se Mangano è un eroe, loro sono i supereroi. Berlusconi è il garante di un comitato d'affari". Secondo attacco a Napolitano: "Io Morfeo non l'ho mai offeso, lui sonnecchia. Però firma delle cose... Per esempio, un provvedimento per la banda dei quattro. Ve lo immaginate Pertini che firma una cosa per rendersi immune dalla giustizia? Io non lo immagino, così come non immagino Ciampi e Scalfaro. Chi è quest'uomo qua? Quando c'era la gente in piazza a Chiaiano, lui dov'era? A Capri, a sentire musica con due inquisiti, Bassolino e la moglie di Mastella". E alla sinistra: "Non c'è nessuna differenza tra l'indulto e l'ammazza-processi. Le leggi di Prodi sulla giustizia sono uguali a quelle di Berlusconi". Strali anche contro Veltroni: "'Topo Gigio' in tre mesi ha fatto cadere il governo Prodi, ha perso Roma e ha disintegrato i partiti della sinistra. È il più grande alleato dello psiconano". L'unico 'omaggio' a Napolitano è arrivato - a inizio manifestazione - dall'"ignoto oratore" (come lui stesso si è definito) Mattia Stella, che ha letto un messaggio di ringraziamento e solidarietà al presidente, seguito da un applauso del pubblico. CARFAGNA E IL PAPA - Pesantissimo l'intervento di Sabina Guzzanti (il video), che ha preso di mira - oltre che Berlusconi - il ministro Carfagna e persino il Papa. "Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e sarà all'inferno, tormentato da diavoloni". E sulla Carfagna: "Io non sono moralista, non mi interessa la vita sessuale di Berlusconi, ma non può diventare ministro delle Pari opportunità una persona che ha fatto prestazioni sessuali al presidente del consiglio", ha detto citando un'intercettazione a sfondo sessuale "di cui in Italia non si ha traccia ma che è comparsa sul giornale argentino El Clarin". È stato il passaggio più applaudito dell'intervento. E il ministro Carfagna ha annunciato querela. La comica non ha risparmiato il centrosinistra, in particolare il Pd. "Perché si deve appoggiare la norma sulle intercettazioni? Vogliono rifare le scalate alle banche perché gli stanno bene i Consorte e i Fiorani che si mettono in tasca i soldi delle vecchiette". "COME LA P2" - Come previsto, Antonio Di Pietro ha invece riservato le sue critiche all'operato del governo: "C'è in atto un comportamento da nuova P2, anzi, proprio P2 perché sono sempre quelli. Se andate a vedere le proposte sono proprio quelle della P2, che voleva la giustizia asservita allo Stato. Quando c'è un'emergenza democratica si sta al fronte. Appena le condizioni ce lo permetteranno attiveremo un grappolo di referendum per cancellare queste leggi". Prima di salire sul palco aveva pesantemente attaccato il lodo Alfano: "Qualcuno mi sta processando? Mi faccio una legge che dice che quattro cittadini italiani una volta che diventano presidente della Repubblica, della Camera o del Senato, capo del governo, possono ammazzare la moglie, stuprare bambini, o addirittura corrompere un testimone in un processo e non possono essere processati". Secondo il leader Idv "i cittadini devono resistere e ribellarsi: tutti i regimi cominciano in maniera dolce". Piccola nota al Pd: "Noi rispettiamo chi non è qui ma chiediamo ugualmente rispetto da chi non c'è e non ha aderito nemmeno idealmente". CAMILLERI E PARDI - Presenti al 'No Cav Day' diversi esponenti dell'opposizione e personaggi della cultura: Rita Borsellino ("Chi ci rappresenta deve fare un'opposizione forte, tenace, vera contro un governo che fa scelte pericolose mettendo in crisi la democrazia"), Andrea Camilleri (che ha letto cinque poesie: "La sua morale ha più buchi di un colabrodo, ma viene ricevuto in Vaticano con tutti gli onori: pecunia non olet" - il video), Ascanio Celestini, Laura Belli, Moni Ovadia, Beppe Giulietti, Livia Ravera, Fiorella Mannoia. Dal palco Pancho Pardi (Idv) ha lanciato un appello perché Berlusconi non diventi presidente della Repubblica: "Chi ha già provato a sfregiare la Costituzione non potrà diventarne il custode, chi è uscito dai processi di magistratura solo perché ha fatto delle leggi a proprio favore non può diventare presidente del Csm, chi si è vantato di spregiare il 25 aprile non potrà diventare presidente della Repubblica che è nata dalla Resistenza. Ci aspetta una dura campagna, lunga cinque anni". BANDIERE - Molte le bandiere di fronte all'ambasciata brasiliana, dove era allestito il palco. Oltre ai vessilli dell'Italia dei Valori, quelli della Sinistra (ormai extraparlamentare), di Sinistra Democratica e del Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando. Non mancava qualche simbolo del Pd. Sul palco un lungo manifesto verticale con l'articolo 3: "Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge". Sull'altro lato del palco un'altra scritta: "La legge è uguale per tutti". Alcuni manifestanti indossavano cartelli con una citazione di Umberto Eco: "Quando la maggioranza sostiene di avere sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia". Altri mostravano i vari reati che verrebbero 'sospesi' in caso di approvazione dell'emendamento blocca-processi: "Stupro, sospeso", "Abuso d'ufficio, sospeso". A ruba le magliette "Fermiamo il caimano" (guarda). Sui cartelli dei manifestanti è finito anche il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna: "Presidente, che cuccagna la Carfagna". Un uomo portava sulle spalle una copia del giornale Il bolscevico, organo del partito marxista leninista, in cui è rappresentato Berlusconi affacciato al balcone di piazza Venezia e vestito come il duce, con scritto "Fermiamo l'uomo della provvidenza e della terza Repubblica". Alcune t-shirt riportavano lo slogan "Tutte le dittature nascono in nome del popolo". stampa |.

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L'urlo del populismo - (segue dalla prima pagina) (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

Commenti L'URLO DEL POPULISMO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) L'idea che l'Italia di Berlusconi conceda spazio efficace solo a leadership alternative di natura ugualmente antipolitica e populista. A guidare l'opposizione, cioè, nel paese in cui politica e televisione tendono a coincidere, e perfino il gossip diviene strumento di potere, sarebbero predestinati Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio. I coraggiosi, gli unici che le cantano chiare, evasi finalmente dalla gabbia del "politically correct". Delusa ogni speranza di partecipazione democratica alla vita dei partiti, i cui dirigenti ci credono talmente poco da preferire blindarsi in fondazioni tecnocratiche, la passione politica dovrebbe giocoforza trasmutarsi in ghigno furioso per comunicare ? orribile metafora, non a caso in voga ? con la "pancia" del paese. Se il premier è un attempato signore espertissimo in soubrettes e attrici esordienti, non sarà una rivolta di professioniste dello spettacolo lese nella loro dignità a metterlo in difficoltà, ma piuttosto un altro seduttore che dopo aver frequentato pure lui i bagaglini televisivi, da bordo del suo trattore, gli scaraventa addosso la parola magnaccia. Dando la stura a quel che ne seguirà: in fondo, non sono stati forse Berlusconi e Bossi a introdurre la licenza nel linguaggio istituzionale? Perché dovremmo essergli da meno? A chi già si era già allontanato dalla militanza, constatata l'impossibilità di incidere sulle decisioni politiche, viene offerto il ruolo di mero consumatore di spettacolo: tra una presentazione di libri, uno show al Palasport e un raduno di piazza, al massimo potrà improvvisarsi fans, o seguace di un raggruppamento dalla leadership insostituibile, bisognosa solo di voti e di un plebiscito ogni tanto. Piazza Navona serve così a capire che anche nell'indignazione più che giustificata contro le norme "ad personam", gli attacchi alla magistratura, i tentativi di ricatto esercitati sul Quirinale, al populismo d'opposizione riesce impossibile manifestare un volto del tutto diverso dal populismo di governo. Perché nel populismo possono fronteggiarsi leadership alternative, ma le matrici culturali non si differenziano: dal maschilismo all'ostilità nei confronti del diverso, dal disprezzo per le istituzioni a una visione caricaturale dei "poteri forti". Prendiamo l'ultimo mostro generato dall'intreccio italiano fra televisione e potere, cioè il luogo fatidico con cui gli oratori di Piazza Navona intrattengono un rapporto di amore-odio. A partire di lì, la cosiddetta pornopolitica ha definitivamente imposto come senso comune una visione oltraggiosa dell'universo femminile diviso in due: le cortigiane pronte a offrirsi come merce; e le consorti mute per analoga convenienza. Non a caso ciò si è verificato nel paese occidentale che detiene i record della rappresentanza politica più maschile e della tv più guardona. C'è da stupirsi se in Piazza Navona gli avversari di Berlusconi hanno riproposto il suo medesimo stereotipo maschilista? La corrività si manifesta altrettanto sulle politiche della sicurezza. Come dimenticare che nell'ottobre 2007 fu Beppe Grillo il primo ad aizzare i suoi seguaci contro "l'invasione dei romeni", sostenendo che in Italia non c'era posto per loro e che meglio avremmo fatto a respingerli con una (impossibile) moratoria? Il distinguo culturale nei confronti delle norme discriminatorie varate dal governo contro gli immigrati e i rom è rimasto così sullo sfondo, impopolare, troppo poco maneggevole per chi preferisce esibire sintonia con i gorgoglii della famigerata "pancia". Ben più redditizio gli è parso additare al popolo l'esistenza di un non meglio precisato partito unico nel quale combinerebbero affari insieme tutte le altre forze parlamentari, con la complicità del Quirinale. Deformazione grottesca del sistema, cui peraltro viene contrapposto un fronte degli onesti che ? guarda caso, come sempre nel linguaggio antipolitico ? rifugge alle categorie di destra e di sinistra. C'è da scommettere che anche la più recente invenzione del populismo governativo ? lotta senza quartiere contro l'odiosa e misteriosa "speculazione" ? diventerà presto terreno di contesa fra opposti demagoghi. La modesta riedizione 2008 dei girotondi non si prefigge più un ricambio dei dirigenti della sinistra, come sei anni fa. Immagina semmai di costruire, con i girotondini professionalizzati come dirigenti politici, una leadership alternativa a Berlusconi sul suo stesso terreno, per quando Berlusconi non ci sarà più. E' un disegno velleitario, ma a preoccuparmi è il suo retropensiero implicito. Quasi che l'arretratezza strutturale e culturale del paese imponessero una sorta di adeguamento, o di rassegnazione. Tra il cinico e lo scettico, in troppi hanno smesso di credere alla possibilità di un antidoto democratico, e si stanno convincendo che l'Italia sia in grado di ascoltare solo le voci licenziose o infuriate del populismo.

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La politica ai politici (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del La politica ai politici Beppe Sebaste Segue dalla Prima Come quelle di Marco Travaglio, quando spiegava che ciò che viene tacciato di "giustizialismo" altro non è che "difesa della legalità". Poi c'è stato - unico elemento "berlusconiano", ovvero dettato da ragioni presumo spettacolari, a riprova del contagio pubblicitario - l'intervento qualunquista e disfattista di Beppe Grillo, che non so dire a che genere appartenga. Poi, ancora, c'è stato il monologo satirico di Sabina Guzzanti, demonizzato dai giornali di ieri in un coro unanime citando frasi isolate. I suoi cambiamenti di voce e di intonazione erano decisamente teatrali, anche senza bisogno che avesse un naso finto. Era fuori luogo fare satira in Piazza Navona a quella manifestazione? Forse sì. Ma riconosciamo almeno che si tratti di satira: poesia più invettiva. Parole che non vogliono persuadere, né tantomeno vendere qualcosa. Triste e inaccettabile è usare questo "fuori luogo" linguistico come alibi per condannare la manifestazione. In Italia la gente che si indigna si sente molto sola; vorrei che chi siede in Parlamento non scoraggiasse i cittadini che si ritrovano insieme a cercare di restituire pubblicamente alle parole la loro salute mentale. E poi, c'è qualcosa che in Italia, attualmente, non sia "fuori luogo"? Se la satira rispecchia i tempi in cui vive, non è il caso di guardare ciò che prende di mira piuttosto che il dito che lo indica? La critica della volgarità e della barbarie di chi ci governa si ritorce su chi la denuncia. La satira si è sporcata le mani. Ma quanto sporche sono le nostre, che nello spettacolo del governo abbiamo la turpitudine tutti i giorni sotto gli occhi senza scandalizzarci, e ci scandalizziamo quando qualcuno lo dice con chiarezza? Sabina Guzzanti ha sempre usato il suo talento per denunciare il regime in cui viviamo: regime linguistico (quasi una satira autoreferenziale permanente), ma anche politico, perché dire è fare, e dalle manipolazioni sulle parole nascono quelle sulle persone e le istituzioni. Piuttosto è inquietante che in Italia la satira prenda il posto della politica, poiché questa è latitante. Di fronte al populismo guidato da un pubblicitario di mestiere, il cui governo sta realizzando una a una tutte le più fascistizzanti chiacchiere da bar (fino alla riproposta delle leggi razziali), l'opposizione sembra condividere il linguaggio e l'agenda della destra, rinunciando a dire e vedere che "il re è nudo". Se i monologhi di Sabina Guizzanti sembrano poco satirici è perché, in una realtà già deformata dalla volgarità, diventano descrizioni iperreali di cose e fatti. Oggi il re non è solo nudo, ma la sua nudità è di un tale squallore che corrode le regole stesse della convivenza civile. Quale altro Paese ha un premier che non solo fa le corna e racconta barzellette a sproposito agli altri capi di Stato, ma mima un mitra contro una giornalista russa, parla al telefono di compravendita di persone, di donne, con un funzionario della tv pubblica, ecc. ecc. ecc.? Però si discute di come vietare le intercettazioni e la loro divulgazione, non della moralità e della legalità del Premier. Satira, in questi anni, è stato paradossalmente rappresentare la realtà spogliata dalle barocche deformazioni della menzogna. Ricordo anni fa che a un certo punto del suo spettacolo Sabina Guzzanti citava Pier Paolo Pasolini. E si capisce che nel suo retroterra stilistico-morale c'è anche quel gesto di "giustizia poetica" che Pasolini affidò a un celebre testo degli anni Settanta: "Io so. Io so chi sono i mandanti delle stragi. Lo so anche se non ho le prove. Lo so perché sono un intellettuale...". La denuncia senza prove giuridiche è sostenuta da una responsabilità intellettuale e morale: è questa eresia che oggi, purtroppo, occupa il posto della politica, preoccupata soprattutto di smorzare e negare i conflitti. Cari politici di centrosinistra, non sparate sui comici; restituiteli piuttosto al loro mestiere, cioè fate politica, che è anche e sopratutto moralità, cultura, senso proprio delle parole, come quando la sinistra era vincente anche senza essere di governo.

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A furia di guardare il dito (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del A furia di guardare il dito Moni Ovadia Segue dalla Prima E persino la nota biografica inserita nelle cartelle del G8, descrive il nostro presidente del consiglio come leader dalla reputazione per lo meno imbarazzante, e l'Italia come una nazione devastata dalla diffusa corruttela. Eppure il coro delle prefiche pidielline si straccia le vesti per lo scandalo di piazza Navona. Perché? Perché il caravanserraglio del padrone, ha trovato un'occasione ghiotta per fare la vittima e i suoi cortigiani per gridare allo scandalo. Fingono di scandalizzarsi per gli eccessi del linguaggio, proprio loro che sul vero ed indegno linguaggio dell'eccesso hanno costruito l'identità di cui menano vanto. Le iperboli di Beppe Grillo e di Sabina Guzzanti, sono lazzi da commedia dell'arte rispetto ai furori e agli appelli alle armi di leghisti quali un Calderoli (irresponsabile sobillatore di rivolte che mettono in pericolo i nostri cittadini in paesi musulmani), di un Bossi, di un Borghezio o di un Gentilini, nell'esercizio di funzioni istituzionali. Sabina Guzzanti invece, è solo una straordinaria teatrante animata da una bruciante passione civile cacciata persecutoriamente dalla televisione di Stato, che dovrebbe essere il santuario della libertà di pensiero. Com'è corta e ipocrita la memoria di questa destra da polpettone mal digerito. Non ricordano neppure che da sempre è prerogativa del teatrante gridare al popolo che "il re è nudo". Ha dovuto ricordarglielo uno dei loro, Paolo Guzzanti, spezzando una lancia a difesa della figlia, che il garbato cavalier Berlusconi ha dato del coglione a metà degli italiani solo per non averlo votato. Guzzanti sì che ha subito un'aggressione di inaudita volgarità da parte della ministra Carfagna, solo per essere il padre Sabina. Detto ciò, per restituire evidenza al fatto che la destra non ha titoli per rivolgere critiche a qualsivoglia volgarità, né tanto meno per dare lezioni di deontologia del linguaggio, è bene chiarire che il principale e precipuo scopo del popolo e degli organizzatori di piazza Navona è stato e rimane quello di lanciare un allarme per la mobilitazione contro lo scempio che viene fatto del nostro sistema politico e della legalità costituzionale da parte di forze politiche prone agli interessi del loro leader carismatico. Personalmente, nel mio breve intervento, mi sono limitato a considerazioni di natura squisitamente politica, anche se il tono delle mie parole era accorato ed indignato. Perché sia chiaro, che noi si faccia o meno il mestiere dell'arte scenica, prima di tutto siamo esseri umani e cittadini pensanti che partecipano a pieno titolo alla vita sociale e politica del Paese e sempre più sono sollecitati a farlo soprattutto dalle giovani generazioni. Ma veniamo al vero punctum dolens della questione: i rapporti fra le opposizioni - e nella fattispecie fra gli organizzatori di piazza Navona - i cittadini che hanno risposto alla chiamata, e il Pd. Alcune delle critiche rivolteci con onestà ed acume, non vanno respinte per partito preso e meritano il massimo rispetto. Non vi è dubbio che per certi aspetti la manifestazione sia caduta in una trappola ben tesa, tuttavia non prenderò pelose distanze dagli altri intervenuti perché non ritengo decoroso questo tipo di puntualizzazione. Per quanto mi riguarda, non sono salito sul palco contro il Pd e ciò vale indubbiamente anche per la stragrande maggioranza dei partecipanti. Ho sostenuto il nuovo partito con la passione e il coinvolgimento che caratterizza sempre il mio impegno: ero e rimango convinto che l'Italia abbia bisogno di un grande partito riformista. Proprio per questa ragione, da quel partito, che ha subito una severa battuta d'arresto alle elezioni, mi aspetto un'opposizione forte, adamantina, a voce alta. L'insistenza sul dialogo con forze che non vogliono e non possono dialogare senza entrare in contraddizione con se stesse, francamente è parso a molti di noi incomprensibile, soprattutto perché proposto da posizioni di debolezza. Inoltre, mai come in questa circostanza, si è confermato che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Uno dei pericoli più insidiosi che corre la politica istituzionale è quello dell'autoreferenzialità, lo si è inequivocabilmente constatato nell'imperdonabile débacle delle elezioni romane. Ora, io non pretendo di avere un osservatorio infallibile, ma quando girando in ogni angolo del Paese sento ininterrottamente le voci impastate di amarezza e di umiliazione di elettori del Pd che ti guardano con espressione ferita dicendo: "tanto sono tutti uguali", capisci che devi rialzare la testa per tentare con tutte le forze di arginare l'irrimediabile.

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IL VOTO UTILE (sezione: Grillo)

( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

Alessandro Dal lago Immaginate un bambino che un bel giorno si vede arrivare in casa un gruppo di armigeri, accompagnati da qualche signora in divisa bianca e cuffia con una croce rossa. Questi lo prendono, mentre la signora gli dice magari "quanto sei carino, ma stai buono eh!", gli passano un tampone sul dito e glielo premono su un pezzo di carta. E nel frattempo fotografano la sua famiglia e i vicini di casa, dopo aver chiesto a tutti i documenti. E qualcuno se lo portano anche via. Come chiamereste questo episodio? Che cosa vi ricorda? E c'è bisogno di qualche psicologo per capire che si tratta di un'orrida violenza fatta su un bambino? Nel paese ipocrita in cui si vedono pedofili a tutti gli angoli di strada, in cui i pluridivorziati tuonano contro il divorzio, in cui tutti sviolinano sulla famiglia, in cui i nostri frugoletti sono sacri e ci sorridono dalla tv, con i loro pannoloni asciutti e succhiando l'omogeneizzato che fa tanto bene... Fascismo, punto e basta. Barbarie, se questa parola abusata non chiamasse in causa brava gente che non parla come noi. E come chiamereste quelle brave signore in divisa bianca? Gente la cui missione un tempo era alleviare il dolore dei feriti, e oggi gestiscono l'ordine nei Cpt e aiutano a schedare i bambini. Il voto del parlamento europeo che stigmatizza le impronte prese ai bambini è poco più di un gesto simbolico, e non annulla la squallida decisione della Commissione europea sull'espulsione dei migranti e sull'internamento fino a diciotto mesi nei Cpt. Ma se fa infuriare quel giovanotto divenuto curiosamente ministro degli esteri e quell'altro tizio con baffetti, mosca e aria ridanciana che dice di occuparsi di ordine pubblico, vuol dire che ha colpito nel segno. Vuol dire che ha detto, finalmente, quello che tanti di noi pensano, e che l'opposizione di sua maestà bisbiglia talvolta con cautela, proprio perché non può farne a meno. Che la storia delle impronte è ignobile e razzista. Ed eccoci qua, nel 2008, a congratularci perché qualcuno in Europa dice le cose come stanno. Come siamo finiti in basso, noi con la carta d'identità italiana. E che diranno ora quelli, come Chiamparino, che minimizzano (o magari le farebbero prendere anche loro, le impronte)? O Penati, quello della provincia di Milano, che vuol dare le multe ai musulmani che pregano per strada? E tutti i realisti del centro sinistra, come Cacciari, che van d'accordo con Maroni, a onta di tutte le loro letture filosofiche? E che dire di Beppe Grillo, che svela la sua natura pigliandosela con i Rom? La verità pura e semplice è che tutta l'acqua sporca che ci cade addosso non cola solo dal governo e dalla destra. Tutte le sciocchezze sull'insicurezza, il realismo che strizza l'occhio al leghismo, il moderatismo che fa perdere le elezioni, tutti quelli che vedono ma non protestano, perché fanno gli accordi sotto banco per un telegiornale in più, ci hanno condotto a tutto questo. E allora ben venga la condanna dell'Europa, per simbolica che sia. Se e mai questo schifo finirà, solo allora si potrà ricominciare a parlare di sinistra.

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Di Pietro-Grillo: unica regia, la stessa strategia (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

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N. 164 del 2008-07-11 pagina 0 Di Pietro-Grillo: unica regia, la stessa strategia di Francesco Maria Del Vigo Uniti sulla piazza girotondina, ma anche su internet (guarda il video). Dietro i loro blog un'azienda milanese che si occupa di strategie comunicative. Moretti: "Che flop il No Cav day". E in tv va in onda il divorzio Pd-Idv. Walter fa qualcosa di riformista. Dì la tua Milano - Beppe Grillo e Antonio Di Pietro, due percorsi diversi che finiscono per incrociarsi. Nelle piazze, sui palchi, sotto le bandiere dell'antiberlusconismo ma anche, e soprattutto, in rete. E non si parla del partito che fu di Leoluca Orlando, ma della rete delle reti: internet. Balcone mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate incontrastato della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l'ex pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer erano sopravvissuti al millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di Grillo che, armato di ascia, sventrava pc durante i suoi spettacoli. Poi la catarsi. Incontra Gianroberto Casaleggio, guru delle strategie di comunicazione sul web, e si converte alla banda larga. Casaleggio, nel 2004 a Milano, fonda con alcuni soci la Casaleggio associati. “L'obiettivo della società – recita il sito dell'azienda-, è di sviluppare in Italia una cultura della Rete attraverso studi originali, consulenza strategica, articoli, libri, newsletter, seminari sulla Rete”. Guru del web Gianroberto Casaleggio ha le physique du role del “santone” 2.0. Capelli riccioli, occhialini tondi, pochissime foto in circolazione e un alone leggendario che lo segue. Non concede interviste, ama Asimov e McLuhan, appassionato del mondo cavalleresco e della leggenda di Camelot, si narra che gli incontri della sua precedente società, la Webegg, si tenessero attorno a una tavola rotonda nel castello di Belgioioso, vicino a Pavia. Poi, nel 2006 l'incontro con Antonio Di Pietro e l'ennesima conversione. Di Pietro Anche Tonino capitola e si innamora del web. Apre un blog, assistito dalla Casaleggio associati, che dalla grafica alle tematiche appare a immagine e somiglianza di quello del comico genovese. Vicini in rete e vicini nelle piazze. Quasi che il mezzo di comunicazione abbia influito ad avvicinarli nel panorama politico. Antipolitica d'affari Quello della Casaleggio associati è un business a 360 gradi. E gli affari vanno sempre meglio. Nel 2006 il fatturato dell'azienda è stato pari a 2,5 milioni di euro, con aumento del 94,6 per cento rispetto al 2005. Nel 2007 si stanzia sui 2,5 milioni. Fra il 2005 e il 2006 l'utile netto dell'azienda è aumentato del 125,8 per cento, pari a 600 mila euro, l'anno scorso si è assestato oltre il milione di euro. Fra le varie attività dell'azienda risulta anche la vendita e la distribuzione on line dei dvd degli spettacoli e dei libri di Beppe Grillo. Rimane un dubbio. Ma perché una società, leader di settore, che “ha la missione di sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull'economia digitale” ha deciso di investire buona parte delle sue energie su Grillo e Di Pietro? Politica 2.0 Una risposta la dà di sponda Casaleggio stesso in un commento al volume “The social logic of politics” del politologo Alan Zuckerman, in cui sostiene l'importanza dell'influenza della comunità di riferimento nella scelta politica. Insomma blog, community e social network possono creare senso di appartenenza e identificazione, diventando ottimi strumenti di aggregazione e propaganda, specialmente sulle generazioni più giovani, quelle che smanettano più con la tastiera che col telecomando. Come dire: se Di Pietro non riesce a entrare in casa dal televisore ci entrerà da Facebook o da Myspace. La seconda risposta, in bilico fra il serio e il faceto, è un video fantascientifico e ansiogeno prodotto dalla Casaleggio e gettato come una bottiglia nel mare magnum di Youtube. Si chiama: “La nostra visione del futuro dei media descritto attraverso un video” e alla fine della clip, rimane un po'di inquietudine. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il girotondo dei giornali di sinistra: sì, no, anzi sì (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 164 del 2008-07-11 pagina 5 Il girotondo dei giornali di sinistra: sì, no, anzi sì di Paolo Bracalini Su piazza Navona Repubblica e Unità "svoltano" tre volte in due giorni. Il direttore Mauro si fa smentire dai suoi stessi editorialisti. Il quotidiano di Gramsci fa propaganda, ci ripensa, poi fa retromarcia, litiga con Europa. Di Pietro-Grillo: unica regia per il web. Walter fa qualcosa di riformista: dì la tua da Milano La piazza dell'8 luglio ha ragione, anzi no è incivile, anzi no è giusta. A forza di girotondi a qualche giornale (e a diversi girotondini) è venuto un terribile mal di testa. In molti sono passati nello spazio di tre giorni dall'appoggio trionfale, allo sdegno per la violenza degli attacchi, fino al ripensamento del ripensamento stesso, in una contorsione da meditazione trascendentale yoga. I segni più evidenti di schizofrenia acuta sono apparsi sulle colonne di Repubblica, paurosamente oscillante tra la linea Di Pietro sulle leggi vergogna e la linea-Veltroni sul dopo piazza Navona. E la crisi di identità si è manifestata nella persona del suo direttore Ezio Mauro, sconfessato dai suoi stessi editorialisti, che il giorno dopo l'anti-Cav day si sono industriati nell'analizzare le cause di quella "parodia di un talk show deteriore" (Edmondo Berselli), di quel "delirio pagliaccesco" (Filippo Ceccarelli) avvenuto in piazza Navona. Esegesi impeccabili se non fosse che Repubblica, fino a 24 ore prima, sponsorizzava la manifestazione descrivendola come "il primo test dell'opposizione in piazza", e affidando al vicedirettore D'Avanzo un fondo sul Cavaliere con un titolo che pareva già uno slogan perfetto per gli striscioni di piazza Navona: "Le magie dell'Intoccabile". E se non fosse, soprattutto, che il suo direttore si era nel frattempo espresso in termini inequivocabili sul valore politico del girotondo anche per il Pd. Cosa aveva detto Mauro a Repubblica tv, alla vigilia dell'8 luglio? Semplicemente, un piccolo inno al girotondismo travagliesco: è "una manifestazione non solo opportuna ma doverosa", il "primo segnale di ripresa della democrazia", "si capisce benissimo il nostro giornale da che parte sta". Ora non si capisce più, perché ormai gli tocca far convivere due anime nelle stesse pagine, che in modo subliminale ieri hanno preso forma in due editoriali affiancati, diametralmente opposti senza essere un esplicito pro e contro. Nel primo Giorgio Bocca, adoperando toni da piazza Navona, dopo aver dipinto un'Italia "da incubo, uno Stato mafioso, fuori legge, senza rispetto della Costituzione", chiude scendendo in piazza con Di Pietro, Travaglio e Flores D'Arcais, insomma con quella "manifestazione romana che ha denunciato la progressione autoritaria" dell'Italia berlusconiana. Una bella medaglia al merito sul petto dei no-Cav, come se Bocca si fosse perso la Repubblica del giorno prima. Peccato che nel pezzo a fianco Curzio Maltese dica l'opposto e tratti i girotondini Beppe Grillo e Sabina Guzzanti (di cui tra l'altro è stato coautore nell'infelice Raiot) alla stregua di saltimbanchi che hanno fiutato nell'antipolitica un business per il proprio tornaconto personale. Uno pari e palla al centro. E che dire dello psicodramma di Furio Colombo e Antonio Padellaro, incredibili girotondini-antigirotondini? L'Unità è riuscita nel miracolo di contraddirsi due volte in 48 ore, con l'aggravante che i protagonisti della giravolta erano in piazza mano nella mano con gli stessi da cui si dissociano. In sintesi: Colombo e Padellaro hanno fatto propaganda alla manifestazione fino al giorno stesso, poi Colombo ha preso le distanze e anche Padellaro ci ha ripensato ("Peccato!"), poi però ci hanno ripensato ancora e hanno ospitato due commenti di Marco Travaglio e Lidia Ravera allibiti dall'Unità del giorno prima e dall'idea della "bella piazza rovinata da Grillo". Quindi? Dategli del tempo, ci devono riflettere. Non aspettavano altro i cugini di Europa, l'altro quotidiano del Pd che è amico dell'Unità come il gatto Silvestro del canarino Titti, per il regolamento di conti finale. "Chiunque la diriga, è finita la vostra epopea" gli ha sparato lì il direttore Menichini; "Diffamatore", gli hanno risposto quegli altri. Anche la Stampa ha affidato a una sua firma la lettura "sociologica" di piazza Navona, presa però molto sul serio fino al giorno prima. è l'ex spin doctor di D'Alema, Fabrizio Rondolino, scrittore-autore di reality show per Mediaset, a raccontare il "carnevale" di una protesta che ha più rapporti con l'avanspettacolo che non con la politica. Lo spieghi al direttore dell'Unità Padellaro, che il giorno dopo gli insulti ammoniva: se inviti Grillo avrai Grillo. Profezia recapitata sfortunatamente con 24 ore di ritardo. Ma tra tutti gli acrobati farà scuola il giovane veltroniano Mattia Stella, ancora più spericolato di Mauro, Colombo e Padellaro, e che con un colpo di classe ha risolto tutti i patemi d'animo degli intellettuali radical: "Ha ragione Berlusconi, certa gente è da monnezza". Mattia Stella chi? Sì, il giovane presentatore del girotondo di piazza Navona. è sua la palma del no Cav che sui no Cav è d'accordo col Cav. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Moretti: che flop il No Cav day E Di Pietro è un irresponsabile (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 164 del 2008-07-11 pagina 4 Moretti: che flop il No Cav day E Di Pietro è un irresponsabile di Francesca Angeli da Roma "Continuiamo così, facciamoci del male". Se si fosse trovato sotto il palco di piazza Navona durante l'intervento di Sabina Guzzanti, Michele il protagonista di Bianca avrebbe reagito così. Con una di quelle battute fulminanti, tenere e malinconiche, che rappresentano la firma di Nanni Moretti. Purtroppo per il regista il No cav day celebrato a Roma due sere fa non era un film ma una manifestazione reale che oltretutto si richiamava a girotondi e movimenti di morettiana ispirazione. Accostamento che l'autore respinge, confessandosi "avvilito e frastornato" per la valanga di oscenità riversata in piazza da Beppe Grillo e dalla Guzzanti. "Gli organizzatori sono stati degli irresponsabili", commenta con amarezza Moretti che si trova a Fiesole per il premio Maestri del cinema. "Mi dispiace che in questo disastro siano state coinvolte persone come Rita Borsellino che ha fatto un bel discorso ma quando si organizzano queste cose bisogna distinguere", prosegue. Un grave errore dare spazio a Grillo e Guzzanti che con i loro interventi hanno "oscurato gli obiettivi della manifestazione" arrivando anche a cancellare la stagione dei movimenti del 2002", che ovviamente il regista ritiene "altra cosa" rispetto a quanto si è visto in piazza a Roma martedì scorso. Quanto è accaduto però, ammette Moretti, finisce per dare ragione proprio a chi aveva letto il fenomeno dei girotondi in modo caricaturale. "Purtroppo ora quella caricatura è diventata realtà", riconosce il regista, che individua fra i responsabili prima di tutto i dirigenti del Partito democratico intempestivi sia nel fare sia nel non fare. "Mancano i progetti politici, mancano le persone e mi sembra pure che manchi la generosità - osserva Moretti -. È un periodo piuttosto intenso per l'autodistruttività del centrosinistra. Alla sinistra del Pd c'è uno spazio che però non viene riempito da niente e da nessuno". Ma la Guzzanti non si smuove nonostante l'analisi di Moretti e le critiche pesantissime che le sono piovute addosso. Dal suo blog annuncia di non avere alcuna intenzione di fare retromarcia. Anzi, rincara la dose. Dopo aver accusato hacker professionisti di aver temporaneamente oscurato il sito ringrazia i fan e accusa i mezzi di informazione di assolvere "alla loro funzione repressiva di fronte a qualunque forma di dissenso". La Guzzanti poi se la prende con il presidente della Camera Gianfranco Fini accusandolo "di offenderci da anni" e promette di continuare a dire "quello che cazzo ci pare". L'attrice si dice pure onorata da un'eventuale accusa di vilipendio perché si tratterebbe di un'ulteriore prova del fatto "che siamo governati da un regime fascista" e assicura che "il turpiloquio può essere usato in modo nobile ed elegante". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'urlo del populismo (sezione: Grillo)

( da "Repubblica.it" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

LA pasquinata di martedì pomeriggio in Piazza Navona non basterà a smontare un'idea nefasta ma ricorrente. L'idea che l'Italia di Berlusconi conceda spazio efficace solo a leadership alternative di natura ugualmente antipolitica e populista. A guidare l'opposizione, cioè, nel paese in cui politica e televisione tendono a coincidere, e perfino il gossip diviene strumento di potere, sarebbero predestinati Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio. I coraggiosi, gli unici che le cantano chiare, evasi finalmente dalla gabbia del "politically correct". Delusa ogni speranza di partecipazione democratica alla vita dei partiti, i cui dirigenti ci credono talmente poco da preferire blindarsi in fondazioni tecnocratiche, la passione politica dovrebbe giocoforza trasmutarsi in ghigno furioso per comunicare - orribile metafora, non a caso in voga - con la "pancia" del paese. Se il premier è un attempato signore espertissimo in soubrettes e attrici esordienti, non sarà una rivolta di professioniste dello spettacolo lese nella loro dignità a metterlo in difficoltà, ma piuttosto un altro seduttore che dopo aver frequentato pure lui i bagaglini televisivi, da bordo del suo trattore, gli scaraventa addosso la parola magnaccia. Dando la stura a quel che ne seguirà: in fondo, non sono stati forse Berlusconi e Bossi a introdurre la licenza nel linguaggio istituzionale? Perché dovremmo essergli da meno? A chi già si era già allontanato dalla militanza, constatata l'impossibilità di incidere sulle decisioni politiche, viene offerto il ruolo di mero consumatore di spettacolo: tra una presentazione di libri, uno show al Palasport e un raduno di piazza, al massimo potrà improvvisarsi fans, o seguace di un raggruppamento dalla leadership insostituibile, bisognosa solo di voti e di un plebiscito ogni tanto. Piazza Navona serve così a capire che anche nell'indignazione più che giustificata contro le norme "ad personam", gli attacchi alla magistratura, i tentativi di ricatto esercitati sul Quirinale, al populismo d'opposizione riesce impossibile manifestare un volto del tutto diverso dal populismo di governo. Perché nel populismo possono fronteggiarsi leadership alternative, ma le matrici culturali non si differenziano: dal maschilismo all'ostilità nei confronti del diverso, dal disprezzo per le istituzioni a una visione caricaturale dei "poteri forti". Prendiamo l'ultimo mostro generato dall'intreccio italiano fra televisione e potere, cioè il luogo fatidico con cui gli oratori di Piazza Navona intrattengono un rapporto di amore-odio. A partire di lì, la cosiddetta pornopolitica ha definitivamente imposto come senso comune una visione oltraggiosa dell'universo femminile diviso in due: le cortigiane pronte a offrirsi come merce; e le consorti mute per analoga convenienza. Non a caso ciò si è verificato nel paese occidentale che detiene i record della rappresentanza politica più maschile e della tv più guardona. C'è da stupirsi se in Piazza Navona gli avversari di Berlusconi hanno riproposto il suo medesimo stereotipo maschilista? La corrività si manifesta altrettanto sulle politiche della sicurezza. Come dimenticare che nell'ottobre 2007 fu Beppe Grillo il primo ad aizzare i suoi seguaci contro "l'invasione dei romeni", sostenendo che in Italia non c'era posto per loro e che meglio avremmo fatto a respingerli con una (impossibile) moratoria? Il distinguo culturale nei confronti delle norme discriminatorie varate dal governo contro gli immigrati e i rom è rimasto così sullo sfondo, impopolare, troppo poco maneggevole per chi preferisce esibire sintonia con i gorgoglii della famigerata "pancia". Ben più redditizio gli è parso additare al popolo l'esistenza di un non meglio precisato partito unico nel quale combinerebbero affari insieme tutte le altre forze parlamentari, con la complicità del Quirinale. Deformazione grottesca del sistema, cui peraltro viene contrapposto un fronte degli onesti che - guarda caso, come sempre nel linguaggio antipolitico - rifugge alle categorie di destra e di sinistra. C'è da scommettere che anche la più recente invenzione del populismo governativo - lotta senza quartiere contro l'odiosa e misteriosa "speculazione" - diventerà presto terreno di contesa fra opposti demagoghi. La modesta riedizione 2008 dei girotondi non si prefigge più un ricambio dei dirigenti della sinistra, come sei anni fa. Immagina semmai di costruire, con i girotondini professionalizzati come dirigenti politici, una leadership alternativa a Berlusconi sul suo stesso terreno, per quando Berlusconi non ci sarà più. E' un disegno velleitario, ma a preoccuparmi è il suo retropensiero implicito. Quasi che l'arretratezza strutturale e culturale del paese imponessero una sorta di adeguamento, o di rassegnazione. Tra il cinico e lo scettico, in troppi hanno smesso di credere alla possibilità di un antidoto democratico, e si stanno convincendo che l'Italia sia in grado di ascoltare solo le voci licenziose o infuriate del populismo. (11 luglio 2008.

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"Che disastro in piazza Navona sporcata la storia dei girotondi" (sezione: Grillo)

( da "Repubblica.it" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

FIESOLE - C'è una sola parola secondo Nanni Moretti per sintetizzare quello che è successo in Piazza Navona: "disastro". Lui che nel 2002 ha guidato i girotondi contro Berlusconi non perdona agli "irresponsabili organizzatori" della manifestazione romana di tre giorni fa di aver "sporcato tutto" e "oscurato con gli interventi di Grillo e della Guzzanti gli obiettivi dell'evento e persino la stagione dei movimenti del 2002, che era un'altra cosa. Noi", spiega il regista del Caimano che ieri a Fiesole riceveva il premio "Maestri del cinema", "facevamo politica e non antipolitica. Eravamo associazioni di persone nate fuori dai partiti che però volevano dare una delega ai partiti della sinistra che erano ancora sotto choc per la sconfitta del maggio 2001. Questa è la verità, anche se di noi alcuni giornali hanno fatto una caricatura, io stesso sono stato rappresentato così e pazienza". Ma quello che è successo martedì scorso è qualcosa di peggiore, l'immagine che ne viene fuori fa a pezzi quel che resta del sogno di quei giorni. "Sono davvero molto avvilito", confessa Moretti, "e mi dispiace che in questo disastro sia stata coinvolta una persona come Rita Borsellino. È' stato ascoltando il suo discorso per radio che ho deciso di affacciarmi in piazza l'altro giorno, pur non avendo aderito all'iniziativa come mi era stato chiesto. Ma quando sono arrivato ha subito attaccato a parlare Beppe Grillo e sono andato via immediatamente. Sarei anche curioso di capire come abbia reagito la gente di fronte a quelle banalità offensive. Come si fa ad invitare Grillo, che ha insultato tutto e tutti allo stesso modo, "topo gigio, psiconano" ma cos'è? Devo ridere, che roba è?". Scuote la testa Moretti e continua il pubblico sfogo. "Quando si fanno queste cose bisogna saper distinguere, tra l'altro due dei tre organizzatori li conosco bene, sono frastornato. E non bisogna trovare scuse o alibi nella non tempestività con la quale in queste settimane si è mosso o non si è mosso il Pd". A Veltroni il regista non si sente di dare consigli, piuttosto preferisce sottolineare come la sinistra stia vivendo "un periodo piuttosto intenso di autodistruttività". Si vedono, fa notare, "esponenti del Pd che escono dal partito e poi vanno nei Socialisti e lo spazio rimasto vuoto a sinistra del Partito democratico non viene riempito da niente e da nessuno". Il giudizio comunque non è tenero, anche se Moretti oggi parla a bassa voce invece di urlare dal palco di una piazza affollata. "Manca un progetto politico e mancano anche le persone e la generosità", dice. "Con quell'intervento che dette il via alla mia imprevista avventura politica io, nel migliore dei casi, non avevo niente da guadagnare. E se allora ho avuto ragione oggi sono ancora più dispiaciuto. Allora il germe dell'autodistruttività non c'era, io non ho mai avuto il mito dell'elettorato buono contrapposto ai vertici cattivi dei partiti. Quei girotondi erano rivolti a tutti i cittadini e mi piace pensare che con noi sfilasse anche qualche elettore di destra. Per cinque volte abbiamo avuto un candidato premier proprietario di tre televisioni, questo non succede in nessuna democrazia europea, però chi come me ogni tanto prova a ricordarlo viene considerato noioso, ripetitivo, dicono che di queste cose agli elettori non importa niente, perché in Italia purtroppo manca un'opinione pubblica. Delle condanne di Previti e Dell'Utri lo stesso, non interessa capire più di tanto, un ragazzo cresciuto in questi anni trova normale che il capo del governo abbia le tv e noto che ormai c'è una certa rassegnazione anche sull'ipotesi che questa persona possa diventare presidente della Repubblica, il che mi pare davvero un po' eccessivo". Moretti sta lavorando alla sceneggiatura del suo prossimo film. "È presto per parlarne", taglia corto, "ma non sarà il Caimano due". Chissà. (11 luglio 2008.

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Di Pietro-Grillo: unica regia, stessa strategia sul web (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 164 del 2008-07-11 pagina 0 Di Pietro-Grillo: unica regia, stessa strategia sul web di Francesco Maria Del Vigo Uniti sulla piazza girotondina, ma anche su internet (guarda il video). Dietro i loro blog un'azienda milanese che si occupa di strategie comunicative. Moretti: "Che flop il No Cav day". E in tv va in onda il divorzio Pd-Idv. Walter fa qualcosa di riformista. Dì la tua Milano - Beppe Grillo e Antonio Di Pietro, due percorsi diversi che finiscono per incrociarsi. Nelle piazze, sui palchi, sotto le bandiere dell'antiberlusconismo ma anche, e soprattutto, in rete. E non si parla del partito che fu di Leoluca Orlando, ma della rete delle reti: internet (guarda il video). Balcone mediatico da cui si affaccia quotidianamente Beppe Grillo, vate incontrastato della blogger generation, e che ultimamente ha iniziato a bazzicare anche l'ex pm molisano. L'uomo che ha convertito Grillo Ma facciamo un passo indietro. Era appena iniziato il nuovo millennio e, se i computer erano sopravvissuti al millenium bug, poco potevano contro la furia luddista di Grillo che, armato di ascia, sventrava pc durante i suoi spettacoli. Poi la catarsi. Incontra Gianroberto Casaleggio, guru delle strategie di comunicazione sul web, e si converte alla banda larga. Casaleggio, nel 2004 a Milano, fonda con alcuni soci la Casaleggio associati. “L'obiettivo della società – recita il sito dell'azienda-, è di sviluppare in Italia una cultura della Rete attraverso studi originali, consulenza strategica, articoli, libri, newsletter, seminari sulla Rete”. Guru del web Gianroberto Casaleggio ha le physique du role del “santone” 2.0. Capelli riccioli, occhialini tondi, pochissime foto in circolazione e un alone leggendario che lo segue. Non concede interviste, ama Asimov e McLuhan, appassionato del mondo cavalleresco e della leggenda di Camelot, si narra che gli incontri della sua precedente società, la Webegg, si tenessero attorno a una tavola rotonda nel castello di Belgioioso, vicino a Pavia. Poi, nel 2006 l'incontro con Antonio Di Pietro e l'ennesima conversione. Di Pietro Anche Tonino capitola e si innamora del web. Apre un blog, assistito dalla Casaleggio associati, che dalla grafica alle tematiche appare a immagine e somiglianza di quello del comico genovese. Vicini in rete e vicini nelle piazze. Quasi che il mezzo di comunicazione abbia influito ad avvicinarli nel panorama politico. Antipolitica d'affari Quello della Casaleggio associati è un business a 360 gradi. E gli affari vanno sempre meglio. Nel 2006 il fatturato dell'azienda è stato pari a 2,5 milioni di euro, con aumento del 94,6 per cento rispetto al 2005. Nel 2007 si stanzia sui 2,5 milioni. Fra il 2005 e il 2006 l'utile netto dell'azienda è aumentato del 125,8 per cento, pari a 600 mila euro, l'anno scorso si è assestato oltre il milione di euro. Fra le varie attività dell'azienda risulta anche la vendita e la distribuzione on line dei dvd degli spettacoli e dei libri di Beppe Grillo. Rimane un dubbio. Ma perché una società, leader di settore, che “ha la missione di sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull'economia digitale” ha deciso di investire buona parte delle sue energie su Grillo e Di Pietro? Politica 2.0 Una risposta la dà di sponda Casaleggio stesso in un commento al volume “The social logic of politics” del politologo Alan Zuckerman, in cui sostiene l'importanza dell'influenza della comunità di riferimento nella scelta politica. Insomma blog, community e social network possono creare senso di appartenenza e identificazione, diventando ottimi strumenti di aggregazione e propaganda, specialmente sulle generazioni più giovani, quelle che smanettano più con la tastiera che col telecomando. Come dire: se Di Pietro non riesce a entrare in casa dal televisore ci entrerà da Facebook o da Myspace. La seconda risposta, in bilico fra il serio e il faceto, è un video fantascientifico e ansiogeno prodotto dalla Casaleggio e gettato come una bottiglia nel mare magnum di Youtube. Si chiama: “La nostra visione del futuro dei media descritto attraverso un video” e alla fine della clip, rimane un po'di inquietudine. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il girotondo dei giornali di sinistra: sì, no, anzi sì... contrordine (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 164 del 2008-07-11 pagina 5 Il girotondo dei giornali di sinistra: sì, no, anzi sì... contrordine di Paolo Bracalini Scontri a sinistra. Su piazza Navona Repubblica e Unità "svoltano" tre volte in due giorni. Il direttore Mauro si fa smentire dai suoi stessi editorialisti. Il quotidiano di Gramsci litiga con Europa. Di Pietro-Grillo: unica regia per il web. Walter fa qualcosa di riformista... ma nel Pd è diarchia: dì la tua Milano - La piazza dell'8 luglio ha ragione, anzi no è incivile, anzi no è giusta. A forza di girotondi a qualche giornale (e a diversi girotondini) è venuto un terribile mal di testa. In molti sono passati nello spazio di tre giorni dall'appoggio trionfale, allo sdegno per la violenza degli attacchi, fino al ripensamento del ripensamento stesso, in una contorsione da meditazione trascendentale yoga. I segni più evidenti di schizofrenia acuta sono apparsi sulle colonne di Repubblica, paurosamente oscillante tra la linea Di Pietro sulle leggi vergogna e la linea-Veltroni sul dopo piazza Navona. E la crisi di identità si è manifestata nella persona del suo direttore Ezio Mauro, sconfessato dai suoi stessi editorialisti, che il giorno dopo l'anti-Cav day si sono industriati nell'analizzare le cause di quella "parodia di un talk show deteriore" (Edmondo Berselli), di quel "delirio pagliaccesco" (Filippo Ceccarelli) avvenuto in piazza Navona. Esegesi impeccabili se non fosse che Repubblica, fino a 24 ore prima, sponsorizzava la manifestazione descrivendola come "il primo test dell'opposizione in piazza", e affidando al vicedirettore D'Avanzo un fondo sul Cavaliere con un titolo che pareva già uno slogan perfetto per gli striscioni di piazza Navona: "Le magie dell'Intoccabile". E se non fosse, soprattutto, che il suo direttore si era nel frattempo espresso in termini inequivocabili sul valore politico del girotondo anche per il Pd. Cosa aveva detto Mauro a Repubblica tv, alla vigilia dell'8 luglio? Semplicemente, un piccolo inno al girotondismo travagliesco: è "una manifestazione non solo opportuna ma doverosa", il "primo segnale di ripresa della democrazia", "si capisce benissimo il nostro giornale da che parte sta". Ora non si capisce più, perché ormai gli tocca far convivere due anime nelle stesse pagine, che in modo subliminale ieri hanno preso forma in due editoriali affiancati, diametralmente opposti senza essere un esplicito pro e contro. Nel primo Giorgio Bocca, adoperando toni da piazza Navona, dopo aver dipinto un'Italia "da incubo, uno Stato mafioso, fuori legge, senza rispetto della Costituzione", chiude scendendo in piazza con Di Pietro, Travaglio e Flores D'Arcais, insomma con quella "manifestazione romana che ha denunciato la progressione autoritaria" dell'Italia berlusconiana. Una bella medaglia al merito sul petto dei no-Cav, come se Bocca si fosse perso la Repubblica del giorno prima. Peccato che nel pezzo a fianco Curzio Maltese dica l'opposto e tratti i girotondini Beppe Grillo e Sabina Guzzanti (di cui tra l'altro è stato coautore nell'infelice Raiot) alla stregua di saltimbanchi che hanno fiutato nell'antipolitica un business per il proprio tornaconto personale. Uno pari e palla al centro. E che dire dello psicodramma di Furio Colombo e Antonio Padellaro, incredibili girotondini-antigirotondini? L'Unità è riuscita nel miracolo di contraddirsi due volte in 48 ore, con l'aggravante che i protagonisti della giravolta erano in piazza mano nella mano con gli stessi da cui si dissociano. In sintesi: Colombo e Padellaro hanno fatto propaganda alla manifestazione fino al giorno stesso, poi Colombo ha preso le distanze e anche Padellaro ci ha ripensato ("Peccato!"), poi però ci hanno ripensato ancora e hanno ospitato due commenti di Marco Travaglio e Lidia Ravera allibiti dall'Unità del giorno prima e dall'idea della "bella piazza rovinata da Grillo". Quindi? Dategli del tempo, ci devono riflettere. Non aspettavano altro i cugini di Europa, l'altro quotidiano del Pd che è amico dell'Unità come il gatto Silvestro del canarino Titti, per il regolamento di conti finale. "Chiunque la diriga, è finita la vostra epopea" gli ha sparato lì il direttore Menichini; "Diffamatore", gli hanno risposto quegli altri. Anche la Stampa ha affidato a una sua firma la lettura "sociologica" di piazza Navona, presa però molto sul serio fino al giorno prima. è l'ex spin doctor di D'Alema, Fabrizio Rondolino, scrittore-autore di reality show per Mediaset, a raccontare il "carnevale" di una protesta che ha più rapporti con l'avanspettacolo che non con la politica. Lo spieghi al direttore dell'Unità Padellaro, che il giorno dopo gli insulti ammoniva: se inviti Grillo avrai Grillo. Profezia recapitata sfortunatamente con 24 ore di ritardo. Ma tra tutti gli acrobati farà scuola il giovane veltroniano Mattia Stella, ancora più spericolato di Mauro, Colombo e Padellaro, e che con un colpo di classe ha risolto tutti i patemi d'animo degli intellettuali radical: "Ha ragione Berlusconi, certa gente è da monnezza". Mattia Stella chi? Sì, il giovane presentatore del girotondo di piazza Navona. è sua la palma del no Cav che sui no Cav è d'accordo col Cav. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"politicamente esisto perché lui mi ha voluto al Comune di Roma" Dopo piazza Navona Touadi lascia l'... (sezione: Grillo)

( da "Corriere.it" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

"politicamente esisto perché lui mi ha voluto al Comune di Roma" Dopo piazza Navona Touadi lascia l'Idv Il deputato passa al Pd e scrive una lettera a Di Pietro: "Una rottura totale con Veltroni non è sostenibile" ROMA - Piazza Navona fa le prime "vittime". Jean-Léonard Touadi, presente alla manifestazione dell'8 luglio, lascia l'Italia dei Valori per aderire al Pd. La decisione, spiega il deputato, è stata presa perché - spiega - "una rottura totale con Veltroni non è sostenibile, politicamente esisto perché lui mi ha voluto al Comune di Roma". Touadi ha messo tutto nero su bianco, in una lettera indirizzata ad Antonio Di Pietro: "Ho cercato di spiegargli le ragioni che mi portano a lasciare l'Italia dei Valori e ad aderire al Partito democratico. Nell'Italia dei Valori sono stato accolto a braccia aperte, senza alcuna diffidenza, e mi sono state offerte grandissime opportunità di crescita politica. Di questo sarò sempre grato a Di Pietro, al capogruppo Massimo Donadi, al mio stimato maestro Leoluca Orlando". Jean-Léonard Touadi alla manifestazione di piazza Navona (Agf) COERENZA - "Ho dedicato tutto me stesso, con lealtà ed entusiasmo - prosegue - agli impegni che il partito ha deciso di affidarmi. Perché sono così stato educato a fare il mio dovere. Sempre, comunque e ovunque. Credo anche che la politica vada però fatta con coerenza, in rispetto a ciò di cui siamo intimamente convinti. In questi giorni ho vissuto una profonda contraddizione tra alcune mie profonde convinzioni e le posizioni che sta assumendo il partito. Avrei voluto una più netta presa di distanze dalle parole pronunciate contro il presidente della Repubblica, contro il Partito Democratico e, da cattolico praticante quale sono, contro il Papa". Secondo Touadi, "la rottura che si sta profilando tra Idv e Pd non è affatto un bene per questo Paese e sono fermamente convinto che l'alleanza con il Partito Democratico sia imprescindibile. Già al momento della scelta di non confluire in un gruppo parlamentare unico avevo avuto qualche perplessità. Distinti ma uniti, si disse allora. Con il passare delle settimane l'affermazione della legittima identità hanno finito per oscurare le ragioni più volte reiterate dell'unità". "GLI VOGLIO BENE" - "Per me - fa sapere il deputato dell'Idv - una rottura totale con Veltroni non è sostenibile. Politicamente esisto perché lui mi ha voluto al Comune di Roma. Lo stimo, gli voglio bene e, pur non risparmiandogli alcune critiche, considererei per la mia coerenza sleale, oltre che sbagliato politicamente, fare nei prossimi mesi campagna contro di lui e il Pd, palesemente o sotto traccia. La forte impressione che ho riguardo un'ulteriore aggravio della situazione dei rapporti tra Pd e Idv, mi spinge a fare una scelta. Mi auguro che le motivazioni che mi spingono a compiere un gesto cosi forte possano essere comprese e farò di tutto perché il mio rapporto con l'Italia dei Valori possa continuare ad essere leale e proficuo per il bene del nostro Paese". GRILLO: "SOLO FATTI" - Intanto arriva una puntualizzazione da uno dei protagonisti di piazza Navona. "Io non ho offeso nessuno, ho riportato fatti politici ed economici" scrive sul suo blog Beppe Grillo replicando alle polemiche. "Pertini - scrive - non avrebbe mai firmato il lodo "SchifoAlfano" (piuttosto si sarebbe fatto tagliare una mano) e Veltroni ha distrutto l'idea stessa di opposizione. Non si può dire?". "Le reazioni a piazza Navona - sottolinea il comico - sono state unanimi. Se avessi attaccato solo Berlusconi sarebbe stato un trionfo della politica. Ho denunciato quindici anni di inciuci tra Forza Italia e Ds. Ed è stato il trionfo dell'antipolitica. Non è soltanto Berlusconi che non vuole farsi processare, è l'intera classe politica che non vuole farsi processare. Veltroni ha resuscitato lo psiconano, perso le elezioni, distrutto la sinistra. Ora sta finendo il lavoro. Sta distruggendo anche l'opposizione". Grillo ha quindi detto di aver depositato in Cassazione le firme dei referendum per l'abolizione della legge Gasparri, del finanziamento all'editoria e dell'ordine dei giornalisti. stampa |.

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Moretti: che flop il No Cav day, e Di Pietro è un irresponsabile (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 164 del 2008-07-11 pagina 4 Moretti: che flop il No Cav day, e Di Pietro è un irresponsabile di Francesca Angeli da Roma "Continuiamo così, facciamoci del male". Se si fosse trovato sotto il palco di piazza Navona durante l'intervento di Sabina Guzzanti, Michele il protagonista di Bianca avrebbe reagito così. Con una di quelle battute fulminanti, tenere e malinconiche, che rappresentano la firma di Nanni Moretti. Purtroppo per il regista il No cav day celebrato a Roma due sere fa non era un film ma una manifestazione reale che oltretutto si richiamava a girotondi e movimenti di morettiana ispirazione. Accostamento che l'autore respinge, confessandosi "avvilito e frastornato" per la valanga di oscenità riversata in piazza da Beppe Grillo e dalla Guzzanti. "Gli organizzatori sono stati degli irresponsabili", commenta con amarezza Moretti che si trova a Fiesole per il premio Maestri del cinema. "Mi dispiace che in questo disastro siano state coinvolte persone come Rita Borsellino che ha fatto un bel discorso ma quando si organizzano queste cose bisogna distinguere", prosegue. Un grave errore dare spazio a Grillo e Guzzanti che con i loro interventi hanno "oscurato gli obiettivi della manifestazione" arrivando anche a cancellare la stagione dei movimenti del 2002", che ovviamente il regista ritiene "altra cosa" rispetto a quanto si è visto in piazza a Roma martedì scorso. Quanto è accaduto però, ammette Moretti, finisce per dare ragione proprio a chi aveva letto il fenomeno dei girotondi in modo caricaturale. "Purtroppo ora quella caricatura è diventata realtà", riconosce il regista, che individua fra i responsabili prima di tutto i dirigenti del Partito democratico intempestivi sia nel fare sia nel non fare. "Mancano i progetti politici, mancano le persone e mi sembra pure che manchi la generosità - osserva Moretti -. è un periodo piuttosto intenso per l'autodistruttività del centrosinistra. Alla sinistra del Pd c'è uno spazio che però non viene riempito da niente e da nessuno". Ma la Guzzanti non si smuove nonostante l'analisi di Moretti e le critiche pesantissime che le sono piovute addosso. Dal suo blog annuncia di non avere alcuna intenzione di fare retromarcia. Anzi, rincara la dose. Dopo aver accusato hacker professionisti di aver temporaneamente oscurato il sito ringrazia i fan e accusa i mezzi di informazione di assolvere "alla loro funzione repressiva di fronte a qualunque forma di dissenso". La Guzzanti poi se la prende con il presidente della Camera Gianfranco Fini accusandolo "di offenderci da anni" e promette di continuare a dire "quello che cazzo ci pare". L'attrice si dice pure onorata da un'eventuale accusa di vilipendio perché si tratterebbe di un'ulteriore prova del fatto "che siamo governati da un regime fascista" e assicura che "il turpiloquio può essere usato in modo nobile ed elegante". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La svolta di cuffaro grande fustigatore del governo berlusconi - emanuele lauria (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

Pagina III - Palermo L'ex governatore a Roma gioca d'anticipo sulla sinistra La svolta di Cuffaro grande fustigatore del governo Berlusconi Anche Lumia è in commissione Bilancio ma non c'era quando si è discussa la norma sulla peronospera... Arrivo ogni mattina alle otto in Parlamento e comincio a studiare le carte. è così che si fa l'opposizione EMANUELE LAURIA (segue dalla prima di cronaca) Un'altra epoca: presidente del Consiglio era Giovanni Goria, a Palazzo d'Orleans sedeva Rino Nicolosi. L'allievo di Mannino, in quei tempi, dichiarava quotidiana battaglia al monocolore Pci che, al Comune di Raffadali, era rappresentato dal sindaco e senatore Salvatore Di Benedetto. L'interpellanza, uno degli strumenti principali con cui le minoranze incalzano il governo. L'ex presidente della Regione ne ha dovute fronteggiare a centinaia, nei 12 anni in cui ha militato nella giunta siciliana. Ora che è "esiliato" a Roma e vive la sua seconda vita di semplice parlamentare (e non di maggioranza), Cuffaro coccola quel suo primo atto ispettivo con cura. è quasi pronto: l'ha scritto per opporsi al prelievo del sacchetto biliare degli orsi. L'insospettabile campagna animalista del ras dell'Udc abituato a districarsi fra proroghe di lsu e appalti milionari di opere pubbliche. Così gira la ruota della politica. Ma Cuffaro, l'oppositore lo fa davvero a Roma. E se ne sono accorti anche i deputati siciliani del Pd che, giovedì pomeriggio, hanno dovuto apprendere da colui che fino a ieri l'altro era il nemico pubblico numero uno del "no" del governo all'emendamento che ripristinava i 50 milioni di euro per gli agricoltori siciliani danneggiati dalla peronospera. "Minchia, e ora che facciamo?", ha esclamato un autorevole esponente dell'ex Pci dopo aver letto quella dichiarazione con la quale Cuffaro s'indignava per "la sistematica demolizione dell'economia siciliana da parte dell'esecutivo nazionale". Insomma, scavalcati a sinistra da Totò. Mamma mia. Breve conciliabolo e di lì la decisione del gruppo del Pd di non diramare alcun comunicato sull'argomento. A quel punto qualsiasi denuncia da parte dei veltroniani sarebbe apparsa come un gesto di solidarietà al "compagno" Cuffaro: mossa, francamente, un po' eccessiva. E lui, Totò, si diverte pure. "Alla commissione Bilancio del Senato è iscritto anche Beppe Lumia. Ma l'altro giorno, quando si è discussa la norma sulla peronospera, non c'era... ". Osservazione ingenerosa, forse. In ogni caso il parlamentare termitano simbolo dell'antimafia ha consegnato subito dopo alla stampa un corposo dossier sugli "scippi" compiuti ex lege da Berlusconi nei confronti della Sicilia. Ma, certo, Cuffaro ha un'idea precisa dell'azione dei rappresentanti del Pd in Parlamento nazionale: "Una parte della minoranza è complice o insipiente, si autodefinisce ombra e mai termine fu più azzeccato". Pdl e Pd, spiega, "condividono una cabina di regia che ha posto al centro del dibattito temi assolutamente irrilevanti come le impronte dei bambini rom. E intanto il Sud affonda". Se non è il partito unico teorizzato da Beppe Grillo, poco ci manca. Il Cuffaro che non ti aspetti. Si premura di arrivare per primo sui fatti parlamentari che riguardano la Sicilia, siano essi la copertura del taglio dell'Ici con i fondi per le infrastrutture siciliane, la bocciatura della norma sulla peronospera o la cancellazione della norma istitutiva della Corte dei Conti. Tutti temi sui quali ha anticipato Lombardo, con i quali il leader dell'Udc siciliana ha litigato furiosamente al momento della formazione della giunta, e che ora è spesso costretto a inseguirlo nell'attacco al "governo nordista". "I rapporti umani fra me e Raffaele - dice Cuffaro - non sono più quelli di prima, e non per colpa mia. Io non mi sarei mai comportato come lui. Ma l'Udc lo sostiene lealmente e voglio dargli una mano segnalandogli i soprusi che la Sicilia subisce. Spero lo capisca". Non è che sia diventato d'un tratto Che Guevara ("i miei valori di riferimento sono nel centrodestra") e Cuffaro, per intenderci, tiene a sottolineare che "i rapporti personali con Berlusconi sono buoni". Ma la sua second life ruota attorno a una ricetta concreta: "Il mio modo di fare opposizione? Arrivo ogni mattina alle otto e mezza in Parlamento e leggo le carte. Studio, studio molto. Ma non ho smesso mica di incontrare amici ed elettori al bar, di buon'ora". Dal Gran cafè Nobel di Palermo ha trasferito il suo ufficio sui generis al bar del Pantheon. "Ora incontro più di altri parlamentari nazionali e regionali. No, non soffro più di tanto. In fondo, il mio tempo da governatore a gennaio era comunque scaduto, al di là della sentenza di condanna. Ho scelto di seguire Casini, non potevo restare a Palazzo d'Orleans a fare il giapponese". E poi, oggi, l'aiuta Tremonti: "Onestamente, non mi viene difficile contrastare i suoi provvedimenti. Non sa quante volte ci siamo scontrati, anche quand'ero presidente. Non sopportavo il fatto - conclude Cuffaro - che mi guardava sempre dall'alto in basso".

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Veltroni lancia la petizione Salva l'Italia (sezione: Grillo)

( da "Arena, L'" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

OPPOSIZIONE. È rottura con Di Pietro Veltroni lancia la petizione "Salva l'Italia" ROMA Dopo Piazza Navona, è tempo di resa dei conti nell'Italia dei valori. Jean-Léonard Touadi, lascia il partito di Di Pietro per aderire al Pd, perché "una rottura totale con Veltroni non è sostenibile, politicamente esisto perché lui mi ha voluto al Comune di Roma". Touadi, originario del Congo ha chiarito i motivi in una lettera a Di Pietro: "Nell'Idv sono stato accolto a braccia aperte" ma, "in questi giorni ho vissuto una contraddizione tra alcune mie convinzioni e le posizioni che sta assumendo il partito. Avrei voluto una più netta presa di distanze dalle parole pronunciate contro il presidente della Repubblica, il Pd e, da cattolico praticante quale sono, contro il Papa". Il capogruppo del Pd alla Camera Soro gli ha dato il benvenuto definendo l'adesione "un fatto politico importante". Il segretario del Pd Veltroni ha sottolineato come ci sia "sofferenza nell'Idv da quando Di Pietro ha scelto di stare con Grillo invece che nel gruppo unitario con il Pd. Non accetto da Di Pietro lezioni di etica pubblica e di correttezza. Avevamo detto che avremmo fatto un gruppo unico in Parlamento e poi ha cambiato idea, ma un impegno preso va rispettato". Veltroni è tornato ad affrontare la questione all'assemblea de "iMille", associazione che promuove il rinnovamento del Pd. "Distinguo fra i partecipanti alla manifestazione e gli attacchi. Rispetto quella piazza, ma penso che a quella piazza bisogna dire che il modo per ottenere risultati è un altro", ha affermato Veltroni, "Nei discorsi che ho sentito a ho visto un grande regalo a Berlusconi, ma a un certo punto Berlusconi era sparito dagli interventi e gli obiettivi erano Napolitano, io, il Pd, e il Papa. Prima di accettare lezioni voglio vedere il curriculum di Beppe Grillo, sapere cosa ha fatto per le persone che soffrono quali battaglie civili ha condotto". E da Grillo è arrivata la replica. "Non ho offeso nessuno, ho riportato fatti politici ed economici", Veltroni, intanto, ha dato il via a Prato alla petizione nazionale "Salva l'Italia". L'obiettivo è raggiungere cinque milioni di firme "per dire no a un governo che compromette istituzioni, salari e pensioni, politiche per la sicurezza e famiglia". La petizione sarà la base per la manifestazione che il Pd ha in vista in autunno.

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Veltroni: allarme recessione basta con i problemi del premier (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Veltroni: allarme recessione basta con i problemi del premier di Silvia Gambi / Prato UN LUNGO SPOT: è questa la definizione che dà Walter Veltroni dei primi mesi del governo Berlusconi, impegnato fino ad oggi solo a risolvere questioni di interesse del premier. "Si gioca sull'effetto annuncio, dichiarando cose che si sa bene che non si riusciranno a fare". È per far tornare i problemi della gente al centro del confronto che è iniziata ieri da Prato è partita una nuova tappa del viaggio del partito Democratico che si concluderà il 25 ottobre a Roma con una grande manifestazione. Veltroni ha infatti apposto la prima firma sulla petizione "Salva l'Italia", lanciata dal Pd contro l'esecutivo. "La petizione unisce la preoccupazione per le regole del gioco sottolineando l'emergenza sociale del paese, in un'Italia in cui da mesi si parla solo dei problemi del presidente del consiglio noi vogliamo parlare di occupazione, stipendi, delle tasse che aumentano invece che diminuire: vogliamo parlare dei problemi di cui parlano gli italiani nelle proprie case". Scalda la piazza tornando sul tema giustizia - "la trasformazione del decreto legge conferma che avevamo ragione a dire che questo emendamento avrebbe fatto disastri sul problema della sicurezza. E, appena approvato il lodo Alfano, è stato cancellato. Non era fatto per il Paese, ma per una persona sola..." - ma poi l'affondo arriva sui problemi reali dell'Italia. È lo spettro della recessione che aleggia sul paese la preoccupazione principale del segretario del Partito Democratico. "Tutti i dati sulla situazione del paese vanno in quella direzione - ha aggiunto, sottolineando l'inconcludenza delle iniziative prese fino ad oggi dal governo -. La pressione fiscale sotto il 40%? È previsto solo nel 2013, a fine mandato e ce ne dovremo occupare noi, come è sempre stato - aggiunge tra gli applausi della gente - . Per la prima volta il governo ha deciso di ridurre il piano degli investimenti sotto il 4% del rapporto tra investimenti e Pil: scenderemo addirittura fino al 3,1% e questo avrà delle conseguenze serie sull'occupazione". Secondo Veltroni manca un disegno complessivo del governo sulla direzione nella quale deve andare il paese - "C'è un ministro che pensa di essere Robin Hood ma sapete di 5 miliardi derivanti dalla Robin Tax quanti vanno ad aiutare i poveri? 200 milioni. Per l'ennesima volta gli italiani sono stati presi in giro". Nasce da qui l'appello alla mobilitazione. Veltroni richiama tutti all'impegno e lancia il tesseramento del Pd, che partirà da martedì. "Siamo una grande forza riformatrice, dobbiamo andare avanti su questa strada". L'intento della petizione sembra essere non solo quello di raccontare alla gente gli obiettivi che l'opposizione sta tentando di raggiungere, ma anche quello di "contare" il popolo del Pd. Senza giri di parole, Veltroni parla dell'iniziativa di Piazza Navona. "Prima di accettare lezioni voglio vedere il curriculum di Beppe Grillo, sapere cosa ha fatto per le persone che soffrono, quali battaglie civili ha condotto - aggiunge - Per quelle persone che sono andate in quella piazza ho rispetto, ma non ho rispetto per chi ha cercato di utilizzarle e ha fatto discorsi del tutto inaccettabili. Da Di Pietro non accetto lezioni di etica pubblica e di correttezza: stia pure con Grillo, noi continuiamo per la nostra strada". E mentre il Pd si avvia verso il tesseramento, inizia anche a contare i primi risultati ottenuti come opposizione: "In poche settimana abbiamo bloccato il decreto salva Rete4 e fermato il blocca processi: queste sono battaglie per la democrazia, da oggi dobbiamo farlo per le questioni sociali".

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Quer fattaccio brutto de Piazza Navona (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Quer fattaccio brutto de Piazza Navona Moni Ovadia Bertolt Brecht, in una delle sue opere meno note e meno frequentate, Le storie del signor Keuner, suggerisce l'idea che, in epoche segnate dalla perdita di senso, esiste una sola ed acuminata arma di resistenza: l'arte del pensare per portare il sapere. Il dovere di tornare a questa modalità del pensiero non è solo privilegio e fardello del pensatore, ma è dovere di chiunque si riconosca come essere pensante. Questa esigenza si fa lancinante in anni confusi e volgari come sono quelli in cui ci tocca vivere. Questo assillo mi riprende tutte le volte che vedo le parole e le polemiche avvitarsi su se stesse e finire con l'inghiottire, come nel vortice di un tornado, il merito e l'ordine delle cose, degli eventi e dei significati. Il merito e l'ordine delle cose sono questi: uomini della società civile come Pancho Pardi, della politica come Furio Colombo e della cultura come Paolo Flores D'Arcais, convocano una manifestazione contro lo scempio della legalità costituzionale e contro l'uso personalistico del potere esecutivo e legislativo da parte dell'attuale governo. Lo scopo, è quello di richiamare i cittadini a manifestare il loro dissenso contro la vergogna che si sta consumando e sollecitare l'opposizione parlamentare ad essere più ferma e netta. Fra i promotori dell'evento politico c'è anche un partito, l'IdV, il cui leader, molto popolare, Antonio Di Pietro, fa del tema della manifestazione un cavallo di battaglia che vuole affermare con forza. Il più grande partito dell'opposizione, il Pd, con il suo leader Walter Veltroni, si dissocia, anche se fra i promotori della manifestazione c'è un parlamentare democratico che si è speso con tutta la sua energia per contrastare l'aggressione pluriennale contro le regole della democrazia, Furio Colombo, e anche se molti dei partecipanti sono elettori o simpatizzanti di quel partito. Nel corso di alcuni degli interventi che si susseguono sul palcoscenico, anche il Pd e Veltroni ricevono critiche, talora dure, per la natura blanda della loro opposizione e per l'insistenza su un dialogo che appare impossibile proprio sul piano dell'evidenza concreta e non ideologica. Dulcis in fundo, gli interventi di due comici, socialmente e politicamente militanti, Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, "esondano" nelle modalità e nei contenuti suscitando scalpore e scandalo. All'indomani de "quer fattaccio brutto de piazza Navona" piovono su tutta la stampa immancabili critiche, molte sinceramente preoccupate ed argomentate, altre, quelle governative, ipocrite e intrise di amnesie. Nel "day after tomorrow", molte critiche contro, "esondano" a loro volta, rischiando di fare di "quer fattaccio brutto de piazza Navona" il vero problema della nazione e facendo sfuocare sullo sfondo il vero disastro, ovvero il governo Berlusconi. Il centrosinistra italiano, specializzato nel masochismo da rissa, vuole di nuovo riattizzare le gazzarre da cortile che hanno fatto solo il gioco del centro-destra? Non è evidente che la demolizione di Veltroni e del Pd non porterebbe con sé nessuna rigenerazione, ma solo nuovi e peggiori disastri e che l'opzione catastrofista favorirebbe ulteriormente l'avventurismo ed il cinismo senza scrupoli della destra? E per quanto attiene alla leadership, il Pd non ne ha ancora abbastanza di raggiri e di umiliazioni per capire che, rebus sic stantibus, con un elettorato di destra caratterizzato da bassissimi livelli di acculturazione politica e diffusi sentimenti qualunquisti, non conquisterà neanche le briciole moderate a meno di non snaturarsi totalmente? Vogliamo fare appelli a non demonizzare Berlusconi e poi demonizziamo Di Pietro? Oggi Veltroni ha detto nettamente che il lodo Alfano è legge ad personam, i pidiellini dicono che è per tutelare i cittadini. Mi si indichi quale è lo spazio per il dialogo. In campagna elettorale Veltroni ha tuonato con coraggio rivolgendosi direttamente ai mafiosi intimando loro a non votarlo perché il suo intento inderogabile era quello di estirpare la malavita organizzata. Dell'Utri prima e Berlusconi poi, invece, hanno proclamato il mafioso Mangano eroe e santo. Esistono due posizioni che si trovino più agli antipodi? Non ci sono alternative se si vuole salvare il paese da questa destra. Gli alleati naturali del Pd stanno alla sua sinistra e in quel blocco laico e cattolico costituitosi trasversalmente nell'Italia dei Valori intorno al principio non negoziabile della legalità democratica. E lo stesso vale per l'IdV e la sinistra, nei confronti del Pd. Malatempora.

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Quello che Nanni non sa (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Quello che Nanni non sa Paolo Flores d'Arcais Segue dalla Prima U na partecipazione di cittadini clamorosa per numero, almeno centomila, con la piazza stipata modello "sardine" e le vie circostanti piazza Navona colme di persone che non riuscivano a entrare. Ed emozionante per generosità, passione politica, indomita volontà di non assuefarsi alle sirene confortevoli del conformismo e della passività. Alla grande tentazione che sempre minaccia le democrazia, quella della "servitù volontaria". Molti cittadini sono venuti da città lontane, perfino dalle isole, sacrificando un giorno di ferie, spendendo tempo e denaro, pur di non rimandare a quando potrebbe essere troppo tardi, il loro grido di libertà e di dignità. Poiché mi sono imposto di evitare polemiche, per rispetto dei centomila cittadini che hanno manifestato a piazza Navona, registro e accantono acriticamente le affermazioni di Nanni. Ma visto che, contro la putinizza-zione dell'Italia, sarebbe necessario scendere in piazza ogni giorno, sono certo che la prossima grande manifestazione democratica sarà Nanni - generosamente - a organizzarla. Nessuna polemica, dunque. Qualche riflessione tuttavia si impone, "sine ira et studio". Quanti sono i mass-media che hanno riferito in modo onesto della manifestazione? Ce ne sono stati certamente, e non parlo solo dell'Unità, ma quanti? E stando alla Tv-Unica sembra invece che in quella piazza siano risuonate solo alcune frasi di due o tre interventi. E tutto il resto? E le altre tre ore e oltre? E le straordinarie poesie incivili di Camilleri? E le vere lezioni di democrazia "poetica" di Moni Ovadia e Ascanio Celestini? E il collegamento di commovente lucidità di Rita Borsellino? Tutti gli interventi, uno per uno, andrebbero citati, per la ricchezza di spunti che hanno offerto. E non doveva forse essere il silenzio dei media su tutto questo il principale motivo di indignazione? Non voglio però evitare di affrontare i temi che sono stati presi a pretesto per un linciaggio della manifestazione spesso precostituito in anticipo. Dunque, Beppe Grillo avrebbe offeso il capo dello Stato. Non ripeterò le argomentazioni sulla differenza tra offesa e critica, già svolte ieri analiticamente da Marco Travaglio. Voglio solo ricordare una circostanza di fatto. Una settimana fa il quotidiano Il Manifesto è uscito con una prima pagina dove campeggiava una foto enorme di Giorgio Napolitano e, a mo' di unico titolo, una grande e inequivoca scritta: "L'ammorbidente". È più pesante il Napolitano-Morfeo evocato da Grillo o il perfido strale satirico del Manifesto? Eppure nessuno dei media, per fortuna, si è stracciato le vesti per quella prima pagina assolutamente eloquente. A cosa è dovuto questo ennesimo "due pesi e due misure"? Detto questo, a me lo stile e la logica politica di Beppe Grillo non piacciono. Non ho partecipato ai suo "V-day". Non considero il "vaffa" una conquista nella storia dell'eloquenza democratica. Ma abbiamo accettato, tutti noi promotori, che portasse in diretta il suo saluto alla manifestazione. Che Grillo porti un saluto alla Grillo mi sembra una tautologia, era del tutto immaginabile. Rispetto al suo standard di "vaffa" si è anzi contenuto, basta visitare il suo blog quotidiano per rendersene conto. Fargli portare il saluto è stato un erro-re, una concessione allo show-business, come scrive Curzio Maltese su Repubblica? È possibile, come tutte le cose controverse. Se non lo volevamo, però, dovevamo deciderlo prima e non invitarlo. Quanto alla satira di Sabina Guzzanti, il suo stile attuale appartiene ad un genere "cattivissimo" che negli Usa (e non solo) ha pieno riconoscimento di legittimità, grandissimo spazio e milioni di spettatori, e nessuna "unanime indignazione". Durante la recente visita di Ratzinger negli Stati Uniti, oltretutto, si sono dette e scritte - in quella democrazia da tutti ipocritamente proclamata a modello - contro il Romano Pontefice cose infinitamente più pesanti della "condanna all'inferno" pronunciata da Sabina. Ma di quegli attacchi, il regime di Tg-Unico nulla ha mai fatto sapere ai telespettatori italiani. Del resto, chi dissente in genere fischia, lo hanno fatto perfino i commercianti con Berlusconi. A piazza Navona fischi non ce ne sono stati. Resta però, cosa di cui si preferisce non parlare ma di cui è doveroso parlare - col nostro linguaggio e il nostro stile - il problema della firma del Presidente della Repubblica al lodo-Alfano. Io voglio attenermi allo stile inderogabile della logica. E allora: cento costituzionalisti, a partire da numerosi presidenti emeriti della suprema corte, hanno alcuni giorni fa stilato un appello che dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio come il lodo-Alfano sia anticostituzionale. Di più: nello stesso appello hanno dimostrato analoga anticostituzionalità della norma cosiddetta blocca-processi. Tale appello è stato controfirmato sul sito web di Repubblica, al momento in cui scrivo, da oltre 136 mila cittadini. Saranno molti di più quando leggerete questo articolo. Ora, delle due l'una. Posto che il Capo dello Stato è, secondo una definizione da tutti ripetuta, il "custode della Costituzione", o hanno ragione i cento costituzionalisti (la stragrande maggioranza della comunità degli studiosi della disciplina) e allora il presidente Napolitano non deve firmare le due leggi anticostituzionali in questione. Oppure non è censurabile che le firmi, anzi il suo è un atto dovuto, e allora hanno torto marcio quasi tutti i costituzionalisti italiani, e poiché tra loro ci sono numerosi ex-presidenti della Consulta, vorrebbe dire che la più alta corte della Repubblica è stata per anni in mano ad incompetenti. La logica non lascia scampo. Si scelga il corno dell'alternativa che si preferisce, ma non possono essere entrambi veri. Personalmente, gli argomenti dei cento costituzionalisti mi hanno convinto al centouno per cento.

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Grillo contrattacca: contro di me i cani da guardia di Veltroni (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del DAL BLOG Grillo contrattacca: contro di me i cani da guardia di Veltroni "Le reazioni a Piazza Navona sono state unanimi. Se avessi attaccato solo Berlusconi sarebbe stato un trionfo della politica. Ho denunciato 15 anni di inciuci tra Forza Italia e DS, ed è stato il trionfo dell'antipolitica". Beppe Grillo contrattacca dal suo blog e replica alle critiche piovutegli addosso dopo il "No Cav. day" dicendo che "non è soltanto Berlusconi, è l'intera classe politica che non vuole farsi processare". Il comico difende anche Di Pietro. "Veltroni intima a Di Pietro di ritornare nel "recinto intellettuale e riformista", di sconfessare la piazza. Nel recinto ci sono tutti i sodali di Veltroni. Scalfari, Moretti, Maltese, Lerner. I suoi cani da guardia. Un suo cenno e loro abbaiano. Il popolo, la piazza, non possono capirli. Se la piazza applaude Travaglio o Grillo è un "disastro"", afferma.

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Le girotondine della prima ora Ha ragione Nanni, che amarezza (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Le girotondine della prima ora "Ha ragione Nanni, che amarezza" di Maristella Iervasi / Roma "Ha ragione Nanni". Le co-fondatrici dei Girotondi di Roma c'erano alla manifestazione di Piazza Navona contro le leggi canaglia. Marina Astrologo, traduttrice, e Silvia Bonucci di professione interprete, non si sono incontrate ma la loro posizione sull'evento è identica: "Siamo d'accordo parola per parola con Nanni Moretti", spiegano al telefono. Come si ricorda, il regista e attore dello slogan: "Dì qualcosa di sinistra", si è detto avvilito da quello che è successo martedì scorso a due passi dal Senato e ha definito gli organizzatori degli "irresponsabili". Non c'era invece Daria Colombo, moglie di Roberto Vecchioni e girotondina della prima ora: "Non ero d'accordo con la manifestazione e non ci sono andata. Ma non perchè all'improvviso non mi piace più la piazza... Gli aderenti al Piddì si attengono alla linea del segretario - precisa -. Ovviamente ad ottobre sarò in piazza al fianco di Veltroni". "Le perplessità su certi partecipanti si sono avverate. Che amarezza! Discorsi bellissimi, come quelli di Rita Borsellino e Pardi, vanificati dell'egomania di due persone, che se ne fregano della causa", commenta Silvia Bonucci. Non fa i nomi di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, ma il riferimento è chiarissimo: "Se fai una manifestazione politica non fai avanspettacolo - sottolinea -. I girotondi non sono mai stati populisti. Noi abbiamo sempre parlato alla testa delle persone non alla pancia". Sulla stessa lunghezza d'onda Marina Astrologo: "Sono andata via da Piazza Navona un po' prima della fine perchè ero stanca di stare in piedi. Fermo restando che ciascuno ha diritto di dire le proprie opinioni, Guzzanti era fuori tema e qui mi fermo. Si è impadronita del microfono, non si sapeva che cosa volesse, era incavolata con il mondo e con la vita. Della sua partecipazione qualificata se ne poteva fare a meno". Il grillante poi, ha fatto infuriare entrambe le girotondine. "Dissento dall'invito a Grillo, dissento da sempre - sottolinea Astrologo -. È immutabile a sè, identico: non l'appezzavo e non l'apprezzo". E muove una critica agli organizzatori: "Erano troppi gli oratori e trovo disdicevole che uno non vada in piazza di persona. Capisco la Borsellino, che era caduta e non poteva arrivare, ma Grillo... non si fa il collegamento in diretta come se fosse il capo delle Nazione Unite. E la sua impostazione... è qualunquismo, non mi piace. Non sono tutti uguali: se le elezioni non le avesse vinte Berlusconi...". Anche Bonnucci insiste su Grillo: "Non andava invitato, ma non per motivi di censura. Grillo lavora per sè, non si proietta nelle conseguenze di quello che dice. Che peccato! All'inizio era una bella manifestazione, una piazza indignata che voleva incidere. Una piazza contro Berlusconi. Ed invece cos'è diventata? Mi trovo d'accordo parola con parola con Moretti - precisa la girotondina -. Non so se gli organizzatori hanno peccato di ingenuità o di stupidità, spero nella prima...Se fai una manifestazione politica non fai avanspettacolo che non puoi controllare. È come D'Alema che fa il risotto da Vespa.... Se sei invitato a tema, per quell'argomento, è abuso di potere, violenza, prepotenza, appropriarsi della causa collettiva per tornaconto personale. Se Veltroni avesse avuto il coraggio di fare una manifestazione seria - conclude - sarebbe stato meglio". E sembra risponderle a distanza Astrologo: "Ha indetto a luglio una manifestazione per ottobre: una cambiale a babbo morto".

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Di Pietro perde pezzi e Veltroni lo incalza: <Da lui niente lezioni> (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 165 del 2008-07-12 pagina 6 Di Pietro perde pezzi e Veltroni lo incalza: "Da lui niente lezioni" di Francesca Angeli da Roma O me o Tonino: scegli. Deve avergli detto il leader del Partito Democratico. Touadi sceglie Walter, ovviamente, e passa nel gruppo del Partito democratico. Impossibile per lui restare con Antonio Di Pietro mentre il suo mentore politico, Veltroni appunto, consuma una rottura definitiva con il leader dell'Italia dei Valori. "Da Di Pietro non prendo lezioni di etica o di correttezza. - avverte Veltroni - Avevamo detto che avremmo fatto un gruppo unico e poi ha cambiato idea. Ma un impegno preso va sempre rispettato". Oltretutto, rincara Veltroni, gli attacchi pesantissimi lanciati dal palco da Beppe Grillo e Sabina Guzzanti contro Giorgio Napolitano, il Papa e lo stesso Veltroni sono stati "un grande regalo a Silvio Berlusconi". Il No cav day dunque continua a mietere vittime. Non cadono però quelli che avrebbero dovuto essere i bersagli della manifestazione promossa in piazza Navona dall'ex magistrato ma chi fino al giorno prima l'aveva sostenuta. E l'Italia dei Valori si sta trasformando nell'Italia dei dolori... di pancia. Qualcuno li sopporta e stringe i denti. Altri no. Come Jean-Leonard Touadi, impegnato da anni sul fronte dell'integrazione. Il politico, nato in Congo 49 anni fa, ex assessore alla sicurezza nella giunta romana del sindaco Veltroni, docente universitario, uomo affabile e sempre molto contenuto nei toni non se la sente più di condividere le scelte estreme dell'Idv. Il primo deputato di colore della Repubblica italiana infatti spiega che avrebbe voluto "una più netta presa di distanze dalle parole pronunciate contro il presidente della Repubblica contro il Partito democratico e, da cattolico praticante quale sono, contro il Papa". Insomma le oscenità urlate dal palco da Sabina Guzzanti gli hanno dato fastidio ma la cosa peggiore è che Di Pietro non si è affrettato a condannarle. Poi la netta presa di posizione da parte di Veltroni ha messo Touadi di fronte ad un muro sia per i suoi rapporti personali con l'ex sindaco di Roma sia per una questione di scelte politiche. Così Touadi ha preso carta e penna ed ha scritto la sua lettera di addio a Di Pietro ed all'Italia dei Valori. "In questi giorni ho vissuto una profonda contraddizione tra alcune mie profonde convinzioni e le posizioni che sta assumendo il partito" spiega Touadi, precisando che di fronte agli attacchi lanciati dal palco contro Napolitano, Benedetto XVI e lo stesso Veltroni si sarebbe invece aspettato "una più netta presa di distanza" da parte di Di Pietro. Anche dal punto di vista politico generale Touadi ritiene che "la rottura che si sta profilando tra Idv e Pd" non sia "un bene per questo Paese" e si dice pure "convinto che l'alleanza con il Partito Democratico sia imprescindibile", ricordando che "al momento della scelta di non confluire in un gruppo parlamentare unico avevo avuto qualche perplessità". Insomma il progressivo allontanamento e la volontà di differenziarsi dal Pd da parte di Di Pietro hanno messo pesantemente in imbarazzo Touadi. "Per me una rottura totale con Veltroni non è sostenibile: politicamente esisto perchè lui mi ha voluto al Comune di Roma", ricorda. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Brunetta a Washington (sezione: Grillo)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-07-12 - pag: 12 autore: Brunetta a Washington Mi ha lasciato alquanto sorpresa la gaffe commessa dallo staff della Casa Bianca all'ultimo G-8, nei riguardi del nostro presidente del Consiglio. D'accordo, dopo sono arrivate le scusa: ma non potevano porre un po' più di attenzione nel preparare il profilo di Silvio Berlusconi? Dove va a finire l'onore del nostro Paese? Paola Merini e-mail M a no, lasci perdere, non sia permaloso. L'onore dell'Italia:che c'entra.Ed era banale anche il riassunto a proposito di Berlusconi. Il fatto di essere padrone di tv spiega solo in piccola parte il suo rilievo politico. La squadra di Bush ha lavorato male, da infingarda. hanno copiato da qualche parte, su internet, come studenti svogliati. Ci sono fannulloni anche a Washington. Prestiamogli Brunetta. - L'impresa e il sociale Sono un imprenditore: ho letto sul Sole 24 Ore del 9 luglio l'articolo "L'impresa è più sociale se fa bene la sua parte". Sono rimasto impressionato, e sono in profondo disaccordo con le tesi sostenute. Come si può ancora pensare che le imprese debbano solo concentrarsi nel produrre profitti e non essere “disturbate” da responsabilità socialie ambientali che non competono loro? Credevo che queste teorie ultraliberiste fossero state ampiamente superate. Giorgio De Nardi e-mail Senza valori... L'Italia dei Valori per me è solo una favola. La ricerca dei Valori è stata un miraggio con Sabina Guzzanti e Beppe Grillo a Roma il giorno 8 luglio. Hanno reso deplorevole e stomachevole offesa alla dignità dei partecipanti oltre che del Capo dello Stato e del Papa. Libertinaggio sguaiato. Hanno smorzato ogni anelito per rifondare i Valori. Meglio dimenticare. Tommaso Marcantonio Potenza ...e senza pudori "Lodo"non è,a differenza del famoso lodo De Gasperi, intendendosi per lodo qualcosa che unisce,mentre questa cosa divide, eccome.Alfano?No,casomai Schifani,dato che il testoè praticamente identico a quello inutilmente bocciato nel 2004 dalla Corte costituzionale.Ricordo che qualche anno fa,all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Torino,un magistrato davvero frustrato per le continue riforme in ambito penale con l'unico fine di impedire di processare il presidente del Consiglio,giunse ad affermare che sarebbe stato meglio introdurre una norma che chiaramente dichiarasse immune Berlusconi. Che farà il Presidente Napolitano? Si è tanto criticato Grillo per la sua esternazione un po' sguaiataa Piazza Navona.Ma obiettivamente Pertini ben difficilmente avrebbe firmato una tale legge che riguarda unicamente singole persone. Antonio Caputo e-mail Diritto alla vita Può un Tribunale civile autorizzare un genitore o un tutore a uccidere un'innocente prole incapace d'intendere e di volere? Secondo me, assolutamente no. Lettera firmata Lontani dal popolo Grazie a tutti i professoroni che ci tranquillizzano sul fatto che questo stato di cose è inevitabile, mentre incassano stipendi d'oro dai rispettivi Governi, dall'Unione Europea e dalle loro università. Cosa vogliamo di più? Stefano Ferrari e-mail.

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Così il Pd è andato in fumo (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 165 del 2008-07-12 pagina 1 Così il Pd è andato in fumo di Peppino Caldarola Se vi piacciono i giochi di guerra, dal Risiko al Game-Boy dei ragazzini, venite con me e vi farò vedere gli eserciti in battaglia della sinistra. Se non vi piacciono, seguitemi nella Torre di Babele della sinistra, vi tradurrò i linguaggi e i gesti. Vi girerà la testa, ma tenetevi forte, vi porterò al centro del sisma in pochi minuti. A sinistra nulla è come lo abbiamo conosciuto, nulla è rimasto integro, nella sinistra più radicale fino a quella più moderata. La nuova vittoria di Berlusconi ha fatto deflagrare un mondo che si era unito solo perché c'era lui. Il Vaffa di Grillo a piazza Navona, con il coro di Guzzanti, Travaglio e Di Pietro, ha dato il segnale del redde rationem. Come ogni mappa che si rispetti partiremo dal bordo più lontano per raggiungere il centro della pergamena. L'area più di sinistra della sinistra si è divisa quando c'era Prodi. Lo scontro fra Francesco Caruso e Casarini, con tanto di torta in faccia, e le liti fra i No-Tav, dicono quanto lo spirito di scissione sia penetrato anche là dove non è mai arrivato il pensiero. Poco più in là, la Sinistra Arcobaleno è tutto un fumare di macerie. C'è Oliviero Diliberto che vuole ricostruire il comunismo e ha sentito l'impellente bisogno di farlo partecipando alla manifestazione di Di Pietro. Il radicalismo di Oliviero non è bastato a Marco Rizzo, il pelato onnipresente in tv, che vorrebbe un partito più comunista di quanto si sia mai dato vedere. Ma Grillo è intervenuto anche su questa molecola separando la senatrice Palermi da Oliviero e da Marco. Così da un partito mignon, che intanto piange la fuga dello storico Tranfaglia, nasceranno una serie di sette clandestinissime. Rifondazione ha preso dal voto il colpo storico. Fuori dal Parlamento i rifondaroli scoprono che non possono più stare assieme. L'ex ministro Ferrero, rigido valdese, non vuole avere nulla a che fare con Bertinotti che intanto incorona Nichi Vendola per salvare se stesso e l'ex segretario Franco Giordano. I congressi di Rifondazione si svolgono fra risse, contumelie e annullamenti. Forse si finirà in tribunale, sicuramente da una Rifondazione sola, fra qualche giorno, ne avremo almeno due. La débâcle del micro-partito di Mussi ha partorito una nuova leadership, Claudio Fava, deputato europeo, sulla carta più vicino a Veltroni, ma l'impatto con la piazza di Beppe Grillo sospinge anche questo raggruppamento verso l'annichilimento totale. I Verdi si sforzano di far dimenticare Pecoraro Scanio e la "monnezza" napoletana. Anche qui ci si spacca come una mela con un gruppo più disinvolto capeggiato da Paolo Cento e i verdi-verdi di Grazia Francescato. Un po' più a destra troviamo i socialisti del nuovo Ps, che dimenticato nell'anticamera di una palestra Enrico Boselli, cercano la strada più facile per entrare in quel Pd veltroniano da cui molti scappano. Sul fronte opposto c'è la galassia dipietrista, l'unica destra che è riuscita a sequestrare la sinistra dopo il fascismo. Di Pietro è un mondo a sé. Attorno a lui si sono aggregati quello che restava dei vecchi girotondi, i ds dissidenti, i giornali che vivono e prosperano sulla guerra civile italiana, da Repubblica all'Unità. Berlusconi ha dato da vivere anche a loro, ai loro libri e dvd. Sembrava un mondo compatto in grado di partire all'assalto della sinistra riformista, invece il Risiko nostrano ha sfrantumato anche questa fragile aggregazione. Da un lato Travaglio, Di Pietro, la Guzzanti, dall'altra il fondatore Nanni Moretti, in compagnia di due girotondini pentiti, Furio Colombo ed Ezio Mauro. Quest'ultimo nome segnala, nella guerra civile generalizzata, una specifica battaglia che si combatte nel giornalismo di sinistra. La rutelliana Europa, diretta da Stefano Menichini, si contrappone all'Unità di Antonio Padellaro in procinto di lasciare la direzione all'ex inviata di Repubblica Concita De Gregorio. Europa attacca l'Unità che risponde invelenita, mentre Ezio Mauro chiede a Gad Lerner e Edmondo Berselli di staccare il giornale del principe Caracciolo e di De Benedetti da un mondo girotondino che il direttore di Repubblica aveva convocato in piazza irritando i lettori riformisti. Al centro della mappa c'è l'isola del Tesoro, cioè il Pd, con il suo 32% di voti che i duellanti che combattono in periferia vorrebbero conquistare e che gli indigeni si preparano a devastare con la più cruenta guerra civile. Nel Pd ho contato, come ha riferito Paola Setti in un divertente articolo pubblicato dal Giornale, almeno 17 correnti. La fusione fredda fra due partiti, Ds e Margherita, ha prodotto quasi venti partitini l'uno all'assalto dell'altro. Non è necessario elencare tutti gli eserciti in lotta né i nomi dei signori della guerra. Al centro della disputa c'è la leadership di Veltroni. Il segretario del Pd è forse il primo leader italiano che, nel giro di dieci mesi, ha rovesciato completamente la propria linea politica. Era per la fine dell'antiberlusconismo e ha ripreso la lotta senza quartiere al Cavaliere, era per l'alleanza con Di Pietro e ora la revoca, era contro l'assemblaggio con i partiti minori e fa accattonaggio con Vendola, Nencini e Claudio Fava, per tacere di Casini. Era per il sistema elettorale spagnolo e accetterà quello tedesco. Questo tipo di guerra esalta la figura di Massimo D'Alema che con la sua ReD (Riformisti e Democratici) ha creato un partito nel partito esattamente come ha fatto Rutelli con la sua associazione Glocus. La posta in gioco è la guida del Pd. La domanda vera è se il Pd esisterà dopo le elezioni europee. Le Grandi Guerre finiscono dopo decenni con accordi di ferro. Accadrà lo stesso alla guerra civile nella sinistra? Può darsi che Veltroni ce la faccia, può darsi che D'Alema riprenda il potere, può accadere che Rutelli se ne vada con Casini, ci sarà un leader che darà una patria comune a tutti i cespugli della sinistra radicale. Sembra di essere di fronte alla sinistra francese prima di Mitterrand, tutti contro tutti. Ma c'è un Mitterrand italiano? Se vi viene un nome fatemelo sapere. Al momento, dopo la guerra c'è solo la guerra. La vostra guida si arrende di fronte al campo di battaglia devastato. Peppino Caldarola © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Tagliente su Tonino: Da lui non posso accettare lezioni di etica (sezione: Grillo)

( da "Stampa, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

Tagliente su Tonino: "Da lui non posso accettare lezioni di etica" [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Certo, il gelo con Antonio Di Pietro si taglia ancora col coltello: la massima soddisfazione di Veltroni, il suo personale "l'avevo detto, io..." è non aver portato il Pd in quell'8 luglio di sfogatoio girotondino in piazza Navona. Da allora, i due non si parlano. E chissà quanti giorni dovran passare prima che tornino a farlo, nonostante fosse chiaro sin dall'inizio della legislatura, da quell'incontro di Veltroni col leader dell'Idv all'indomani della non prevista decisione di far gruppo parlamentare a parte. "Il nostro modo di fare opposizione sarà diverso dal vostro, e questo Walter è un bene per l'Idv, ma forse anche per il Pd", aveva pronosticato Di Pietro, e il segretario l'aveva presa assai male. Ieri, Veltroni s'è tolta la soddisfazione di far rientrare all'ovile una sua pecorella smarrita, quel Jean Leonard Touadì, primo e unico deputato di colore nella storia della Repubblica, che di Veltroni era stato assessore, e che s'era però presentato in lista con Di Pietro. Adesso, Touadì passa al Pd: "Era rimasto male già quando, dopo le elezioni, l'Idv aveva deciso di fare gruppo a sé", dice Veltroni rendendo pubblicamente propria quella delusione. E, uscito dall'assemblea dei Mille (una sua creatura anche quella, un ressemblement di giovani potenziali leader, tra i quali proprio il conduttore del palco di piazza Navona), non si è risparmiato. "Da Di Pietro non accetto lezioni di etica", ha detto accomunandolo per giunta a Beppe Grillo, consapevole che l'Idv insegue proprio l'elettorato "grillino". In piazza, per carità, "c'erano persone perbene", ma sul palco... "Sul palco c'era gente che attaccando Napolitano ha fatto un bel regalo a Berlusconi", è stato l'affondo finale. E tuttavia Veltroni con Di Pietro non rompe. Lancia messaggi che sono porte socchiuse, a condizione di redimersi. Tanto che il Pd, "per lealtà", continua a sostenere la candidatura di Orlando alla Vigilanza Rai, pur tenendo come carte di riserva Melandri o Latorre. E i veltroniani, a cominciare da Giorgio Tonini, ripetono come un mantra "Di Pietro cambi i toni o il Pd va avanti da solo". Un modo anche per ribadire la centralità del segretario nello scegliere le alleanze (eventuali), nel momento in cui D'Alema chiama a raccolta (per lunedì e martedì) tutto l'establishment del Pd, oltre a Cicchitto, Tabacci, Calderoli, sul sistema tedesco. Una iniziativa con la quale D'Alema si ripropone politicamente al centro della tessitura delle alleanze, visto che il tedesco è il preferito dell'Udc e di quel che sarà della sinistra a cominciare da Rifondazione, mentre come è noto il veltroniano Vassallum era piuttosto un tedesco in salsa (molto) spagnola. Veltroni, al convegnone di Astrid e ItalianiEuropei ci sarà. Perché sul fronte interno come su quello esterno il metodo-Walter è una sorta di "wait and see", una riformulazione del bettiniano e romanissimo "tener botta". Tanto che non ha destato particolare preoccupazione che Rutelli pungoli a "non farsi dettare l'agenda da Berlusconi". L'ex sindaco di Roma, non a caso oggetto di qualche punzecchiatura da Bettini, è uno che "torna a proporre le cose che ha sempre detto, i coraggiosi, l'alleanza con l'Udc...", si ragiona nell'ex loft. Cose non nuove, e soprattutto non "pericolose iniziative correntizie". Perché secondo il ragionare di Walter, "in prospettiva siamo aperti a tutte le convergenze, Di Pietro come l'Udc, purché condividano i nostri progetti e il nostro profilo: questa è la fase nella quale si lavora per includere e non per escludere". Le alleanze, poi, le si definisce solo sotto date elettorali. Le prime in agenda sono per il 2009. E non a caso il nuovo tesseramento prevede l'iscrizione con scadenza nel 2009: è quella data la prima utile per una verifica. Anche sulle alleanze, oltre che sulla leadership.

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Di Pietro: "Una, cento, mille piazze" (sezione: Grillo)

( da "Stampaweb, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

RIMINI Dal gelo al divorzio il passo oggi sembra proprio breve. Storia di un'alleanza, quella tra il Pd e l'Idv, mai giunta alla fusione e sempre rimasta in bilico. E forse, ora, destinata a scoppiare. C'è il caso Touadì, il deputato indipendente che ha lasciato l'Italia dei valori per il Pd; c'è il sospetto di manovre di erosione del Pd contro l'Idv; c'è la candidatura sempre più debole del portavoce nazionale del partito Leoluca Orlando alla presidenza della Vigilanza Rai e poi c'è Tonino che irrompe: "Continueremo a fare una, cento, mille piazze". Altro che "rapporti tesi con gli alleati", mai come oggi Pd e Idv sono stati ai ferri corti. Il gelo vero dura da qualche giorno e pare che Veltroni e Di Pietro non si parlino direttamente dal giorno della manifestazione di piazza Navona. Dopo il 'No Cav day' Veltroni ha lanciato il suo aut aut a Di Pietro o con noi o con la piazza e Di Pietro ha risposto: con la piazza. Poco valgono le distanze prese dalle parole di Beppe Grillo contro il capo dello Stato e di Sabina Guzzanti contro il Papa. Di Pietro non si muove di un millimetro dalla sua posizione che anche oggi difende e spiega di non essersi "pentito" rivendicando, in apertura del Forum dei giovani del partito a Bellaria, "di stare sempre con Davide e mai con Golia, con la piazza e non con il potere: per questo continueremo a fare una, cento, mille piazze". Proprio la manifestazione di Bellaria era stata organizzata, tra gli altri da Jean Leonard Touadì, che ha lasciato il partito di Di Pietro per tornare al Pd, ed è per la sua assenza che tocca all'ex Pm aprire i lavori dell'incontro. Parole di stima nei confronti di Touadì, al quale Di Pietro dice di essere legato da "un rapporto fraterno" ma strali contro il Pd. Il primo: "Continuo a ricevere centinaia di mail - dice Di Pietro - nelle quali molti elettori mi scrivono ho votato Pd, ma la prossima volta...". Il secondo, ancora più appuntito sulle alleanze di nuovo conio di cui parla Francesco Rutelli e su una possibile vicinanza all'Udc: "Adesso stanno facendo i conti, l'Udc invece dell'Idv... voglio proprio vedere la Finocchiaro quando in Sicilia andrà a fare campagna elettorale con Cuffaro". In realtà da più parti, nelle file del partito, si pone l'accento sul rischio di una manovra di erosione orchestrata dal Pd nei confronti dell'Idv. Solo giochi della politica? qualcuno assicura che il pressing di importanti esponenti democratici nei confronti di Touadì sia stato forte e che qualche cosa si sia tentato con Beppe Giulietti, altro indipendente, animatore di Articolo21, eletto con l'Idv. Francesco Pancho Pardi, che era in piazza lo scorso 8 luglio, giura che "non c'è il pericolo che io o Giulietti lasciamo l'Idv" e, pur rispettandolo come persona, boccia la decisione di Touadì che "al limite si sarebbe dovuto dimettere perchè così ha fatto perdere un seggio all'Italia dei valori". Il capo della procura di Roma, Giovanni Ferrara, ha aperto un fascicolo in "atti relativi" sulla manifestazione di martedì scorso a piazza Navona intitolata "No cav day". Il procedimento, ancora senza indagati e senza ipotesi di reato, è stato avviato dopo l'informativa della Digos consegnata ieri a piazzale Clodio. Al vaglio del procuratore ci sono anche i video degli interventi sotto accusa, in particolare quelli di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo. Il magistrato dovrà valutare se il materiale acquisito contenga elementi tali da poter individuare il reato di offese nei confronti del presidente della Repubblica e del Pontefice. LINK + Veltroni, ultimatum a Di Pietro Il leader Idv: "Sto con la piazza".

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Piazza Navona, si muove la procura Aperto fascicolo sul "No Cav Day" (sezione: Grillo)

( da "Repubblica.it" del 12-07-2008)

Argomenti: Grillo

ROMA - Dopo le polemiche si muovono i magistrati. La procura di Roma ha aperto un fascicolo sui fatti avvenuti l'8 luglio scorso durante la manifestazione "No Cav Day" in piazza Navona. Il fascicolo è, al momento, privo di ipotesi di reato ma, al vaglio del procuratore Giovanni Ferrara, ci sono già alcuni filmati degli interventi, tra gli altri, di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, fatti durante la manifestazione. Gli inquirenti dovranno valutare se siano configurabili ipotesi penalmente rilevanti per i riferimenti fatti nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di Benedetto XVI e del ministro Mara Carfagna. Sarà poi il ministro della Giustizia a dover autorizzare, secondo quanto previsto dall'articolo 290 del codice di procedura penale, lo svolgimento delle indagini. Nel frattempo le polemiche continuano. E se Antonio Di Pietro rivendica "una, cento, mille piazze", pesano le parole di Nanni Moretti, girotondino della prima ora, che ha condannato lo show di Grillo e della Guzzanti. Al regista risponde Pancho Pardi, professore fiorentino e deputato dell'Italia dei Valori, nel 2002 al fianco di Moretti: "Nanni dopo essere stato assente per anni dall'attività dei movimenti non ha dimostrato buon gusto nel dire 'si fa cosi' o si fa cosi. Si è aggiunto a un'operazione di falsificazione mediatica". (12 luglio 2008.

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Di Pietro: viva la piazza Inchiesta sul No Cav day (sezione: Grillo)

( da "Arena, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Grillo

CENTROSINISTRA NELLA BUFERA. Rutelli: basta antiberlusconismo, servono alleanze nuove Di Pietro: viva la piazza Inchiesta sul No Cav day ROMA Fra piazza e Palazzo, Di Pietro non ha dubbi: "Una, cento, mille piazze. Nelle piazze c'è la politica dell'impegno, nelle stanze del potere c'è la politica dello scandalo, del compromesso e del do ut des". Ieri però sulla manifestazione di piazza Navona che ha incrinato i rapporti tra Pd e Idv, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo intestato "atti relativi a", quindi privo, per il momento di ipotesi di reato: dal palco sarebbero partite offesa al capo dello Stato Giorgio Napolitano, al ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna e al Papa. Gli inquirenti vaglieranno le affermazioni di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo. E in attesa degli eventuali sviluppi dell'inchiesta, all'alternativa posta da Veltroni, Di Pietro dal forum dei giovani dell'Idv a Bellaria (Rimini), ha lanciato un messaggio agli alleati: il problema della piazza è di chi la denigra, chi ne ha paura finirà isolato. La profezia di Di Pietro nei confronti del Pd e di Veltroni è impietosa e fra i due, dopo piazza Navona, è il gelo. Che potrebbe diventare ancora più freddo se si concretassero le ipotesi di Rutelli: nuove alleanze con l'Udc, per isolare Di Pietro. "Per le alleanze, non contano le sigle ma le persone. Voglio vedere quando la Finocchiaro andrà a fare campagna elettorale con Cuffaro in Sicilia", ha dichiarato Di Pietro ai duemila giovani arrivati da molte parti d'Italia, insieme a Marco Travaglio e Dario Fo. E se Pancho Pardi, pur difendendo la piazza, gli ha ricordato che Idv e Pd sono condannati a convivere, ha tirato dritto rivendicando gli umori della gente e ricordandoli, non troppo affettuosamente, a Veltroni. "Solo ieri", ha raccontato, "ho ricevuto 1.470 mail e il 70 per cento cominciava, più o meno, con la frase "Ho votato Pd, ma la prossima volta..."". Per Di Pietro, il centrosinistra sta correndo il rischio di distrarre le forze dal vero nemico: Berlusconi. Dopo il lodo Alfano, ha ricordato con un paradosso, "se Berlusconi dovesse ammazzare il presidente della Repubblica per diventare lui stesso presidente della Repubblica lo può fare. È un assurdo, ma che porto all'attenzione per evidenziare l'assurdità di questa legge". Invece, il collante del centrosinistra, per Rutelli "non può più essere l'antiberlusconismo", ma allo stesso tempo "deve concludersi la fase politica dove l'unica cosa di cui sembra che ci occupiamo è dialogo sì, dialogo no, perché così è sempre Berlusconi che comanda. È fisiologico nell'avvio di una legislatura, ma il compito del Pd è fare incursioni, sfondamenti, avere la capacità di formare l'agenda del nostro Paese". E sono talmente tanti i punti di frizione fra Pd e Idv che Di Pietro non ha tirato nella polemica l'affaire Touadi, che avrebbe esasperato gli animi. "Nell'accordo", ha spiegato, "ci è stato richiesto di inserire nelle liste persone in quota Pd, come Touadi, uomo perbene, bravo, competente e capace. Sono orgoglioso di averlo candidato, nel Pd non era possibile candidarlo. È una persona stupenda di cui il Parlamento ha bisogno e lo ricandiderei". L'uscita di Touadi non è, per Di Pietro, in relazione con Piazza Navona, nonostante, nella sua lettera, Touadi avesse fatto esplicito riferimento. "Dal momento in cui non si è fatta la fusione", ha spiegato, "Touadi è andato nel gruppo del Pd. Se fosse qui vi abbraccerebbe tutti".

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Il regime mediocratico - ilvo diamanti (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

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Il regime mediocratico ILVO DIAMANTI Da Silvio Berlusconi a Sabina Guzzanti, passando per Beppe Grillo: il percorso della democrazia italiana sembra essersi compiuto. Oltre la democrazia del pubblico e dell'opinione. Fino alla "mediocrazia". SEGUE A PAGINA 22.

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Il regime mediocratico - (segue dalla prima pagina) (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Grillo

Commenti IL REGIME MEDIOCRATICO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La definiamo così non per evocare "mediocrità", che per noi è una virtù democratica, quando riassume passioni timide, distacco, moderazione. Intendiamo, in questo modo, echeggiare il potere dei "media". Che hanno imposto alla politica non solo il linguaggio, lo stile: anche le regole e i modelli di organizzazione. Infine, gli attori. Naturalmente, sappiamo che l'intreccio fra media, comunicazione e politica ha una storia lunga e globale, costellata di esempi illustri e per nulla "mediocri". Basti pensare a Ronald Reagan, modesto attore in età giovanile, ma presidente Usa fra i più importanti del dopoguerra. Oppure, a Terminator, al secolo Arnold Schwarzenegger, attuale governatore della California. Però in Italia l'intreccio risulta più stretto che altrove. Si è realizzato in modo tanto rapido che quasi non ce ne siamo resi conto. Era l'inizio dei burrascosi anni Novanta. Dai partiti di massa, ideologici, organizzati, radicati sul territorio si è passati a partiti senza società, organizzati al centro e fragili in periferia. Ma soprattutto: personalizzati, influenzati dalle logiche della comunicazione e del marketing. Una sorta di populismo mediatico, il cui inventore indiscusso e insuperato è Silvio Berlusconi. Creatore di un partito di successo, Forza Italia, ma, al tempo stesso, della seconda Repubblica. Di cui è divenuto il principale riferimento e discrimine ideologico: da accettare o rifiutare. Senza riserve. Padrone del principale gruppo televisivo privato. Ha imposto e "venduto" sul mercato politico se stesso e il proprio partito come un prodotto. La cocacola o il ferrero-rocher. Dopo di lui, la televisione è divenuta il principale luogo di partecipazione e di identità politica. Ancora oggi, d'altronde, gli elettori di centrodestra preferiscono l'informazione di Mediaset, gli elettori di centrosinistra quella della Rai. Per tradizione e fedeltà. Anche se le differenze fra le reti sono ormai sottili e l'informazione di Mediaset, in alcuni casi, è più di "sinistra" di quella offerta dalla Rai. Non è detto - e, a nostro avviso, non è vero - che la tivù sia il luogo principale ? se non l'unico - in cui si formano (peggio: si plasmano) le opinioni degli elettori. Però è una convinzione radicata e condivisa, soprattutto nel ceto politico. Senza distinzione di parte e di partito. Anche nel centrosinistra. Dove i partiti tradizionali, usurati dal punto di vista ideologico e organizzativo, hanno inseguito il modello inventato da Berlusconi, spostando il loro baricentro dal territorio al video, dall'organizzazione alla personalizzazione, dalle ideologie al marketing, dalle idee agli slogan. In pochi anni, diventa spettacolo dove si rappresenta lo spettacolo della politica. Il centrosinistra, in questa scena, si è tuffato a capofitto. Sconta il problema iniziale dell'inesperienza. Ma si è abituato in fretta, affollando ogni rete e ogni programma. A ogni ora. Da "Uno Mattina" alle "Notti" di Vespa e Mentana. La competenza del sistema comunicativo è, quindi, divenuta un requisito importante per la carriera politica. Non a caso i consiglieri più influenti di Berlusconi sono due professionisti del sistema mediatico: Gianni Letta e Giuliano Ferrara. Anche il centrosinistra si è rivolto all'ambiente del giornalismo televisivo, da cui ha selezionato, con alterno successo, parlamentari italiani ed europei, ma anche sindaci e governatori. L'immagine e la confidenza mediatica hanno pesato anche nella scelta del candidato premier. Anche per queste ragioni Rutelli nel 2001 e lo stesso Veltroni nel 2008 sono stati chiamati a sfidare Berlusconi. Certo, entrambi politici di (medio o) lungo corso, provenivano da un'esperienza amministrativa di successo, come sindaci di Roma. Veltroni, inoltre, è segretario del Pd, votato alle primarie da milioni di elettori. Tuttavia, in entrambi i casi, la capacità di comunicare ha contribuito in misura importante alla loro scelta. La parabola della mediocrazia, a sinistra, è precipitata negli ultimi anni, con lo sconfinamento dei comici e degli attori satirici: dai teatri e dagli schermi alle piazze. Da attori di satira ad attori politici, tout-court. è il caso di Sabina Guzzanti, esploso in occasione della recente manifestazione dei girotondi, a Piazza Navona. Di cui è stata protagonista assoluta. Insieme a Beppe Grillo, leader di un movimento d'opinione, che ha assunto misure di massa e attraversa tutti i partiti. L'ascesa politica dei comici e dei satirici, a sinistra, ha diverse ragioni. Vi ha contribuito, per primo, Silvio Berlusconi, che li ha indicati ? e legittimati - come "nemici". Decretandone, in alcuni casi, l'espulsione dai media. Ma gli attori satirici sono divenuti leader politici soprattutto perché trascinati dalla deriva mediatica del centrosinistra. D'altronde, sul piano della comunicazione, in tivù ma anche nelle manifestazione pubbliche, Pecoraro Scanio, Diliberto o Franceschini come possono competere con Sabina Guzzanti? O con protagonisti della scena teatrale come Moni Ovadia, il nobel Dario Fo o Franca Rame (peraltro, già parlamentare)? Per non parlare di Beppe Grillo. Non c'è partita. C'è, infine, la difficoltà di fare opposizione. Visto che la sinistra radicale è scomparsa e quella riformista appare fin troppo timida. Allora le piazze si trasformano in teatri dove si rappresenta lo spettacolo dell'opposizione "indignata". Perché questi sanno (e debbono) fare i comici e i protagonisti della satira. Scrutare e denunciare i vizi della politica. Del nemico e ? a maggior ragione - dei presunti amici. Per questo a Piazza Navona, martedì scorso, non poteva andare diversamente. Sabina Guzzanti e Beppe Grillo sanno suonare le corde del sentimento e del risentimento popolare. Sanno fare scandalo e notizia. Interpretare al meglio lo spettacolo dell'indignazione. Altro che Di Pietro e Furio Colombo. Tuttavia non si tratta solo e semplicemente di satira, come pretenderebbero alcuni fra gli organizzatori e fra i leader (sedicenti) politici (veri) presenti alla manifestazione. Troppo semplice. Troppo facile. Lo ha chiarito bene Sabina Guzzanti, nella lettera inviata al Corriere della Sera: "Chiunque parli a un pubblico fa politica". Non solo, ma "il discorso di un comico può essere molto più politico di quello di un politico". Ha ragione. è il suo intervento ad aver impresso il segno politico alla manifestazione di Piazza Navona. è lei la protagonista di quell'avvenimento. Nella mediocrazia, d'altronde, il centro della scena è, inevitabilmente, occupato dai "mediocrati". Con effetti spiacevoli e sfavorevoli per le componenti riformiste del centrosinistra. 1) Perché la buona satira non è riformista, ma rivoluzionaria. Non accetta la mediazione: è intransigente e, oggi, antipolitica. Ma l'antipolitica scoraggia e delude soprattutto gli elettori di sinistra. 2) Perché fra Berlusconi, Grillo e la Guzzanti; fra Berlusconi, Veltroni e Rutelli: in un regime mediocratico, non c'è partita. Il primo è il padrone, l'impresario. Gli altri: attori o apprendisti. D'altronde, nell'era della "democrazia del pubblico", l'unico a battere Berlusconi, per due volte ? o meglio: una volta e mezza - è stato Romano Prodi. Anticomunicativo e antitelevisivo. Perché i media, l'immagine, la tivù, in politica, contano, ma non sono tutto. C'è bisogno d'altro. Presenza nella società, organizzazione. Identità. Speranza. Ma questa sinistra, divisa fra coraggiosi e indignati, fra dialogo senza opposizione e opposizione senza dialogo: rischia di rimanere solo senza speranza.

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Di Pietro: cento, mille piazze Inchiesta su No cav day (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Di Pietro: cento, mille piazze Inchiesta su "No cav day" di Marcella Ciarnelli inviato a Bellaria Usa la categoria dell'assurdo Antonio Di Pietro per dimostrare l'assurdità del Lodo Alfano. "Se Berlusconi uccidesse il presidente Napolitano per potergli succedere non potrebbe essere processato grazie a questa legge". Un paradosso, è evidente, ("anche se la storia insegna...") contro cui si scatena subito la reazione del centrodestra che l'uscita del leader dell'Italia dei Valori la attribuisce "a un colpo di sole " non mancando di attaccare anche l'altra affermazione "continueremo a fare una, cento, mille piazze" con cui Di Pietro aveva galvanizzato quel migliaio di giovani, anche di più, arrivati a spese proprie a Bellaria per il primo Forum a loro dedicato ed organizzato anche da Jean Leonard Touadi che ha appena scelto di andare nel Pd, "partito che mi aveva chiesto di candidarlo perché loro non potevano, chissà perchè" ed al quale comunque vien tributato l'omaggio dovuto "ad una persona onesta". Il senatore Pardi annuncia che non lo seguirà. L'appuntamento cade in un momento di particolare tensione nei rapporti interni all'opposizione. Proprio la piazza che Di Pietro evoca ed a cui non intende rinunciare sta mettendo a rischio il dialogo con il Pd ma non "con la gente che ha votato quel partito" ed ormai minaccia un percorso che in questi mesi se non comune era almeno stato parallelo. Mentre ora parlare di divorzio potrebbe non essere azzardato. Dalla manifestazione di piazza Navona, su cui la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per valutare se negli interventi sotto accusa, in particolare quelli di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, si possa individuare il reato di offese nei confronti del Capo dello Stato e del Papa, fino ad oggi Walter Veltroni e Antonio Di Pietro non si sono parlati neanche al telefono. "Avevo la chioccia che stava covando, sono nati dodici pulcini su dodici, un record", è la spiegazione fornita dal leader dell'Italia dei Valori che pure è un grande sostenitore della possibilità di comunicare attraverso Internet: "I giovani che sono qui si sono parlati attraverso la rete e i blog", ci tiene infatti a puntualizzare vantando gli oltre 800.000 contatti al mese con il suo sito e con quello del partito. E molti sono i ragazzi intorno ai venti anni, desiderosi di esserci e di contare, che sono arrivati fin qui da ogni parte d'Italia. Come con il gatto con topo Di Pietro attacca il Pd, ma non va all'affondo finale. Resta in posizione d'attesa. Oggi, come ha preannunciato, "parlando a nuora perché suocera intenda" forse si sbottonerà un po' di più. Intanto avverte che "continuo a ricevere centinaia di mail nelle quali molti elettori mi scrivono 'ho votato Pd, ma la prossima volta.... In un giorno solo ne sono arrivate oltre 1.700. E il settanta per cento cominciava proprio così". A rendere difficile la convivenza ci si è messa anche l'apertura di Rutelli all'Udc. "Voglio proprio vedere Anna Finocchiaro quando in Sicilia andrà a fare campagna elettorale con Cuffaro. Io uno come Tabacci lo sto ad ascoltare ma vogliuo proprio vedere lei come farà". Perché "non è solo una questione di sigle ma di persone" e con alcune è proprio impossibile cercare quel dialogo che invece altro sono tentati di allacciare. Infatti aggiunge "dicono che si deve dialogare, e va bene, ma dobbiamo capire di che cosa e con chi", sventolando una pagina di "Libero" su cui come priorità, il ministro Angelino Alfano indica quella dell'immunità parlamentare come se nel Paese non ci fossero ben altri problemi e come se non si fosse già perso troppo tempo per fare le leggi ad personam utili al Cavaliere. "E' la politica dello scambio, del do ut des che ultimamente è stata molto do e poco des". Insomma avanti nella lotta "recependo la lezione del passato, a piè fermo sul presente andando diritti verso il futuro" dice Di Pietro citando la sorella, un po' come Berlusconi fa con le massime di sua zia Marina. Si riuniscono i gruppi di lavoro. Si parla di informazione distorta, di difficoltà dell'accesso a cominciare dal mondo del lavoro, di legalità. Arrivano, tra gli applausi prima Dario Fo e Franca Rame, e poi Marco Travaglio. Dovrebbe parlare del suo ultimo libro, ma preferisce annunciarne uno nuovo in uscita la settimana prossima. E poi una lezione sul conflitto d'interessi. Quello visibile e quello nascosto.

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<Parli come mangia> E costrinse i politici a essere comprensibili (sezione: Grillo)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)

Argomenti: Grillo

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-13 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE Il ritratto Innovatore, fu astuto giullare davanti ai potenti "Parli come mangia" E costrinse i politici a essere comprensibili SEGUE DALLA PRIMA Questo però era l'aspetto più affascinante, la sfida avventurosa ed eroica, l'azzardo impresso al suo modo di fare tv. Per anni Funari è stato un parafulmine: quando si parlava di tv spazzatura, dell'incanaglirsi del video il riferimento era d'obbligo. Tanto tempo fa, stilando un dizionario sulla maleducazione televisiva, mi era capitato di rubacchiare un pensiero sapiente: "Funari Gianfranco. Alle volgarità che sconcertano oppone quelle che consolano". Più volte, dal pulpito della sue trasmissioni, contraccambiò con squisiti insulti. Poi, negli anni, il rapporto ha conosciuto solo stima reciproca. Con le sue tribune, Funari ha compiuto un gesto che nessun giornalista tv aveva mai osato: costringere i politici a esprimersi in modi comprensibili. Con piccole interruzioni del tipo "scusi, non capisco ", "vuol ripetere per favore", "parli come mangia", Funari ha sbugiardato il politichese, una lingua settoriale che permette al politico di dire tutto e il contrario di tutto senza mai rischiare di andare incontro a responsabilità concrete. Funari, per primo, ha saputo rompere la connivenza fra conduttore e uomo di potere. La "conversione estetica" di Funari, però, è consistita in un cambiamento di ruolo e in una radicale rottura dello spazio. Funari ha capito che non poteva continuare a organizzare riunioni di condominio, tipo Aboccaperta. Trasformando il disamore della critica in maschera, si è presentato davanti ai potenti: eccolo qua il vostro giullare, io sono un volgare buffone e perciò posso dire ciò che voglio. Come un nuovo Bertoldo, ben prima di Beppe Grillo. Il rapporto che Funari ha intrattenuto con le telecamere è forse il gesto più radicale compiuto in uno studio tv: via le postazioni fisse, via il retaggio teatrale, la telecamera è diventata tutt'uno con il conduttore, con una rotazione dello sguardo a 360Ë?.Il segreto sogno funariano credo consistesse nell'incorporarsi uno zoom. Funari si è vissuto come il fondatore di una nuova religione catodica: "Un bravo conduttore di talk show dev'essere una spugna. Io assorbo tutto e sono in grado di ributtare fuori il tutto nel momento ideale. Il concetto base del talk show è il seguente. Chiamare gente qualunque, dargli un tema e farglielo svolgere indipendentemente dal linguaggio che questa gente usa". Era "corporale" come nessun altro. La sua sintassi non passava attraverso l'eloquio, ma attraverso la mimica corporea: soppesava gli argomenti, li accarezzava, li schiacciava, li modellava, li acciaccava. Per questo amava le pause (rese ancor più geniali dall'imitazione di Corrado Guzzanti) che diventavano abile preparazione all'effetto dirompente delle sue dichiarazioni e adorava smodatamente le televendite: attraverso il prodotto lo schermo diventava palpabile, fisico, commestibile (ancora Guzzanti). Interloquiva con l'ospite e si riempiva la bocca di mortadella per lo sponsor. Della tv generalista aveva capito la cosa fondamentale: che per essere eccezionali bisogna mascherarsi da persone normali, scendere al gradino più basso. Ha dato spazio e voce all'inespressività del quotidiano, ha permesso, almeno all'inizio della sua avventura, che l'uomo comune provasse il brivido della ribalta. Ma il merito suo più originale è quello di aver creato disordine, tanto disordine: per questo prima i politici lo hanno molto amato e poi abbandonato. Come un eterno bambino, mascherato da una barba bianca, era imprevedibile, capriccioso, ribelle e geniale. In video poteva apparire ruvido, genuino, popolaresco; in privato invece era buono come il pane, specie da quando gli era vicino Morena. Nell'ultima telefonata mi aveva promesso - era il suo solito modo di esagerare ma parlava come un animale ferito - importanti rivelazioni su alcuni colleghi (non amava Vespa e Costanzo) e su alcune vicende che riguardavano le sue cacciate da Rai e Mediaset. Adesso il tempo è scaduto. Via le polemiche, via i risentimenti. Resta solo qualche suo prezioso insegnamento: "La tv, l'ho sempre detto, è una palla magica, bisogna stare molto attenti. Le persone che ci vanno, pur altamente qualificate, hanno un grande problema: quello che si autoascoltano. La mia dote è una sola: io so ascoltare gli altri. Pendo dalle labbra. Sia dalla persona che telefona che forse è l'ultima contadina dell'ultima campagna più misera d'Italia. Sapete perché? Perché la mia cultura non è nata attraverso i libri, è nata dalla curiosità, io sono più curioso di una scimmia. Voglio sentire quello che c'è nel vostro cuore, nel vostro animo, nei vostri desideri, nelle vostre differenze". Aldo Grasso Corrado Guzzanti imita Gianfranco Funari.

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LO STILE DI SABINA GUZZANTI SE IL CABARET FA POLITICA (sezione: Grillo)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)

Argomenti: Grillo

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-13 num: - pag: 31 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano LO STILE DI SABINA GUZZANTI SE IL CABARET FA POLITICA Sabina Guzzanti, rivolta al presidente della Camera, ha dichiarato che continuerà a dire quello che vuole, criticando chi vuole lei e come vuole lei perché questa è la libertà. Ma allora perché la signora Guzzanti e gli altri protagonisti della manifestazione di Piazza Navona se la prendono tanto se qualcuno fa e dice quello che vuole (magari con il conforto del voto di qualche decina di milioni di italiani)? Leo Berenovic ragusajug@katamail.com Caro Berenovic, S e il "qualcuno" di cui lei parla nella sua lettera è Silvio Berlusconi e se "dire quello che vuole" significa licenza di polemizzare, insultare o, nel migliore dei casi, usare espressioni goliardiche ed eccessive, rispondo che il linguaggio di un comico non può giustificare quello di un uomo politico, soprattutto se è presidente del Consiglio. Un leader nazionale è sempre, anche quando non ne è consapevole, un modello. Lo stile della sua comunicazione, i suoi modi pubblici e le parole del suo linguaggio sono un parametro, un punto di riferimento o, per usare un termine del linguaggio aziendale, un "benchmark". Se un esponente della classe dirigente è volgare, sguaiato, e usa espressioni casermesche, i suoi connazionali si riterranno autorizzati a fare altrettanto. Un comico invece ha il diritto di essere eccessivo, stravagante, addirittura volgare. Non è possibile imporre a Sabina Guzzanti e a Silvio Berlusconi le regole di uno stesso galateo. Il problema, caso mai, è un altro: se il linguaggio della Guzzanti sia compatibile con una manifestazione politica. Il luogo ideale delle invettive satiriche è sempre stato il cabaret. Le parole sul Papa all'inferno possono dispiacere a una gran parte della pubblica opinione, ma sarebbero, nei cabaret di un Paese liberal- democratico, perfettamente ammissibili. Diventano stonate e assurde, invece, quando risuonano in una piazza nell'ambito di una manifestazione contro il governo organizzata da una parte dell'opposizione. L'aspetto più inquietante del raduno di piazza Navona è il ruolo che la classe politica ha concesso a comici e intellettuali. Non è un fenomeno nuovo. è cominciato con i monologhi di Beppe Grillo ed è proseguito con i girotondi di Nanni Moretti. Sorpresa dal successo di comici, attori e artisti, la classe politica ha finito per dare loro in appalto l'organizzazione di eventi che dovrebbero restare nella sfera delle sue competenze. Ancora più paradossale è che questo accada a sinistra dove il rapporto dei partiti con i protagonisti dell'intrattenimento è stato per molti anni alquanto diverso. Come il fascismo, anche il Pci ha corteggiato gli intellettuali e gli artisti, li ha lusingati e vezzeggiati, li ha remunerati con prebende di varia natura, ha creato spazi in cui potevano esercitare il loro talento e sfoggiare il loro narcisismo. Ma allo stesso modo del fascismo li ha sempre considerati scrivani di corte, intellettuali di palazzo o addirittura vivandiere del reggimento: buoni per fare opera di fiancheggiamento, firmare appelli, sostenere negli ambienti culturali la linea del partito. Oggi, improvvisamente, i ruoli si sono rovesciati e Sabina Guzzanti può dominare con le sue invettive una manifestazione politica e rendere un pessimo servizio ai suoi organizzatori. I quali non hanno capito che la Guzzanti, come tutti gli artisti, non può pensare che alla sua immagine, al suo successo personale, al suo ego, ed è quindi, politicamente, assolutamente inaffidabile.

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Il regime mediocratico (sezione: Grillo)

( da "Repubblica.it" del 13-07-2008)

Argomenti: Grillo

Da Silvio Berlusconi a Sabina Guzzanti, passando per Beppe Grillo: il percorso della democrazia italiana sembra essersi compiuto. Oltre la democrazia del pubblico e dell'opinione. Fino alla "mediocrazia". La definiamo così non per evocare "mediocrità", che per noi è una virtù democratica, quando riassume passioni timide, distacco, moderazione. Intendiamo, in questo modo, echeggiare il potere dei "media". Che hanno imposto alla politica non solo il linguaggio, lo stile: anche le regole e i modelli di organizzazione. Infine, gli attori. Naturalmente, sappiamo che l'intreccio fra media, comunicazione e politica ha una storia lunga e globale, costellata di esempi illustri e per nulla "mediocri". Basti pensare a Ronald Reagan, modesto attore in età giovanile, ma presidente Usa fra i più importanti del dopoguerra. Oppure, a Terminator, al secolo Arnold Schwarzenegger, attuale governatore della California. Però in Italia l'intreccio risulta più stretto che altrove. Si è realizzato in modo tanto rapido che quasi non ce ne siamo resi conto. Era l'inizio dei burrascosi anni Novanta. Dai partiti di massa, ideologici, organizzati, radicati sul territorio si è passati a partiti senza società, organizzati al centro e fragili in periferia. Ma soprattutto: personalizzati, influenzati dalle logiche della comunicazione e del marketing. Una sorta di populismo mediatico, il cui inventore indiscusso e insuperato è Silvio Berlusconi. Creatore di un partito di successo, Forza Italia, ma, al tempo stesso, della seconda Repubblica. Di cui è divenuto il principale riferimento e discrimine ideologico: da accettare o rifiutare. Senza riserve. Padrone del principale gruppo televisivo privato. Ha imposto e "venduto" sul mercato politico se stesso e il proprio partito come un prodotto. La cocacola o il ferrero-rocher. Dopo di lui, la televisione è divenuta il principale luogo di partecipazione e di identità politica. Ancora oggi, d'altronde, gli elettori di centrodestra preferiscono l'informazione di Mediaset, gli elettori di centrosinistra quella della Rai. Per tradizione e fedeltà. Anche se le differenze fra le reti sono ormai sottili e l'informazione di Mediaset, in alcuni casi, è più di "sinistra" di quella offerta dalla Rai. Non è detto - e, a nostro avviso, non è vero - che la tivù sia il luogo principale - se non l'unico - in cui si formano (peggio: si plasmano) le opinioni degli elettori. Però è una convinzione radicata e condivisa, soprattutto nel ceto politico. Senza distinzione di parte e di partito. Anche nel centrosinistra. Dove i partiti tradizionali, usurati dal punto di vista ideologico e organizzativo, hanno inseguito il modello inventato da Berlusconi, spostando il loro baricentro dal territorio al video, dall'organizzazione alla personalizzazione, dalle ideologie al marketing, dalle idee agli slogan. In pochi anni, diventa spettacolo dove si rappresenta lo spettacolo della politica. Il centrosinistra, in questa scena, si è tuffato a capofitto. Sconta il problema iniziale dell'inesperienza. Ma si è abituato in fretta, affollando ogni rete e ogni programma. A ogni ora. Da "Uno Mattina" alle "Notti" di Vespa e Mentana. La competenza del sistema comunicativo è, quindi, divenuta un requisito importante per la carriera politica. Non a caso i consiglieri più influenti di Berlusconi sono due professionisti del sistema mediatico: Gianni Letta e Giuliano Ferrara. Anche il centrosinistra si è rivolto all'ambiente del giornalismo televisivo, da cui ha selezionato, con alterno successo, parlamentari italiani ed europei, ma anche sindaci e governatori. L'immagine e la confidenza mediatica hanno pesato anche nella scelta del candidato premier. Anche per queste ragioni Rutelli nel 2001 e lo stesso Veltroni nel 2008 sono stati chiamati a sfidare Berlusconi. Certo, entrambi politici di (medio o) lungo corso, provenivano da un'esperienza amministrativa di successo, come sindaci di Roma. Veltroni, inoltre, è segretario del Pd, votato alle primarie da milioni di elettori. Tuttavia, in entrambi i casi, la capacità di comunicare ha contribuito in misura importante alla loro scelta. La parabola della mediocrazia, a sinistra, è precipitata negli ultimi anni, con lo sconfinamento dei comici e degli attori satirici: dai teatri e dagli schermi alle piazze. Da attori di satira ad attori politici, tout-court. È il caso di Sabina Guzzanti, esploso in occasione della recente manifestazione dei girotondi, a Piazza Navona. Di cui è stata protagonista assoluta. Insieme a Beppe Grillo, leader di un movimento d'opinione, che ha assunto misure di massa e attraversa tutti i partiti. L'ascesa politica dei comici e dei satirici, a sinistra, ha diverse ragioni. Vi ha contribuito, per primo, Silvio Berlusconi, che li ha indicati - e legittimati - come "nemici". Decretandone, in alcuni casi, l'espulsione dai media. Ma gli attori satirici sono divenuti leader politici soprattutto perché trascinati dalla deriva mediatica del centrosinistra. D'altronde, sul piano della comunicazione, in tivù ma anche nelle manifestazione pubbliche, Pecoraro Scanio, Diliberto o Franceschini come possono competere con Sabina Guzzanti? O con protagonisti della scena teatrale come Moni Ovadia, il nobel Dario Fo o Franca Rame (peraltro, già parlamentare)? Per non parlare di Beppe Grillo. Non c'è partita. C'è, infine, la difficoltà di fare opposizione. Visto che la sinistra radicale è scomparsa e quella riformista appare fin troppo timida. Allora le piazze si trasformano in teatri dove si rappresenta lo spettacolo dell'opposizione "indignata". Perché questi sanno (e debbono) fare i comici e i protagonisti della satira. Scrutare e denunciare i vizi della politica. Del nemico e - a maggior ragione - dei presunti amici. Per questo a Piazza Navona, martedì scorso, non poteva andare diversamente. Sabina Guzzanti e Beppe Grillo sanno suonare le corde del sentimento e del risentimento popolare. Sanno fare scandalo e notizia. Interpretare al meglio lo spettacolo dell'indignazione. Altro che Di Pietro e Furio Colombo. Tuttavia non si tratta solo e semplicemente di satira, come pretenderebbero alcuni fra gli organizzatori e fra i leader (sedicenti) politici (veri) presenti alla manifestazione. Troppo semplice. Troppo facile. Lo ha chiarito bene Sabina Guzzanti, nella lettera inviata al Corriere della Sera: "Chiunque parli a un pubblico fa politica". Non solo, ma "il discorso di un comico può essere molto più politico di quello di un politico". Ha ragione. È il suo intervento ad aver impresso il segno politico alla manifestazione di Piazza Navona. È lei la protagonista di quell'avvenimento. Nella mediocrazia, d'altronde, il centro della scena è, inevitabilmente, occupato dai "mediocrati". Con effetti spiacevoli e sfavorevoli per le componenti riformiste del centrosinistra. 1) Perché la buona satira non è riformista, ma rivoluzionaria. Non accetta la mediazione: è intransigente e, oggi, antipolitica. Ma l'antipolitica scoraggia e delude soprattutto gli elettori di sinistra. 2) Perché fra Berlusconi, Grillo e la Guzzanti; fra Berlusconi, Veltroni e Rutelli: in un regime mediocratico, non c'è partita. Il primo è il padrone, l'impresario. Gli altri: attori o apprendisti. D'altronde, nell'era della "democrazia del pubblico", l'unico a battere Berlusconi, per due volte - o meglio: una volta e mezza - è stato Romano Prodi. Anticomunicativo e antitelevisivo. Perché i media, l'immagine, la tivù, in politica, contano, ma non sono tutto. C'è bisogno d'altro. Presenza nella società, organizzazione. Identità. Speranza. Ma questa sinistra, divisa fra coraggiosi e indignati, fra dialogo senza opposizione e opposizione senza dialogo: rischia di rimanere solo senza speranza. (13 luglio 2008.

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Di Pietro: <Faremo cento, mille piazze> La procura apre fascicolo senza indagati (sezione: Grillo)

( da "Corriere.it" del 13-07-2008)

Argomenti: Grillo

Sulle alleanze: "la voglio vedere la Finocchiaro in campagna elettorale con Cuffaro" Di Pietro: "Faremo cento, mille piazze" La procura apre fascicolo senza indagati Il leader dell'Italia dei Valori difende la manifestazione romana ("benedetta Guzzanti") e attacca il lodo Alfano MILANO - Berlusconi uccide Napolitano per prendere il suo posto. E nessuno può incriminarlo. Antonio Di Pietro un'immagine cruda per dimostrare che il lodo Alfano è, parole sue, "assurdo". "Se Berlusconi dovesse ammazzare il presidente della Repubblica per diventare lui stesso presidente della Repubblica ora lo può fare. È un assurdo, ma che porto all'attenzione per evidenziare l'assurdità di questa legge" ha spiegato il leader dell'Italia dei Valori. Di Pietro in piazza Navona (Grazia Neri) PIAZZA NAVONA - Anche sul 'No Cav Day' (e infinite polemiche a seguire) Di Pietro è tranchant: "Noi stiamo con la piazza e non con il potere, nell'eterna lotta fra Davide e Golia, stiamo con Davide. Faremo una, cento, mille piazze perché nelle piazze c'è la politica dell'impegno, mentre nelle stanze del potere c'è la politica dello scandalo, del compromesso e del do ut des". Di Pietro, parlando a Bellaria al forum dei giovani del partito, ha ribadito la sua risposta all'aut aut di Veltroni. Ed è tornato a denunciare una mistificazione mediatica. "Avete partecipato a un evento diverso a quello che avete visto - ha detto -. Volevano esorcizzare la manifestazione e allora hanno approfittato di Sabina Guzzanti, ma se non ci fosse stata lei se la sarebbero presa con qualcun altro. E allora io dico benedetta Sabina Guzzanti e benedetto Marco Travaglio che ne hanno dette di tutti colori anche se io non sono d'accordo con alcune delle cose che hanno detto". Ma - ha aggiunto - "se mi chiedete di fare prima le censure e le veline io non ci riesco". COSSIGA: "CRETINO" - Parole che in serata stuzzicano un salace commento da parte di Francesco Cossiga. "Ho letto le dichiarazioni di Antonio Di Pietro. Continuo a volergli bene, ma non solo è totalmente ignorante ma pure un po' cretino. Tuttavia io continuo a volergli bene..." ha detto il presidente emerito della Repubblica. APERTO FASCICOLO - Intanto, sulla manifestazione di piazza Navona, il capo della procura di Roma, Giovanni Ferrara, ha aperto un fascicolo. Il procedimento, senza indagati né ipotesi di reato, è stato avviato dopo l'informativa della Digos consegnata venerdì a piazzale Clodio. Al vaglio del procuratore anche i video degli interventi sotto accusa, in particolare quelli di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo. Il magistrato dovrà valutare se il materiale acquisito contenga elementi tali da poter individuare il reato di offese nei confronti del presidente della Repubblica e del Pontefice. ALLEANZE - Anche rispetto alla proposta di alleanze "di nuovo conio" avanzata da Rutelli, l'ex pm lancia la sua stoccata: "La voglio vedere la Finocchiaro quando in Sicilia andrà a fare campagna elettorale con Cuffaro". Il palco del Centro congressi di Bellaria tributa un applauso caloroso a Di Pietro. "Adesso stanno facendo i conti - continua, riferito al Pd -, pensano che invece di stare con l'Idv si possa stare con l'Udc. Noi diciamo: noi siamo qui e il problema non sono le sigle ma le persone. Quindi se qualcuno pensa questo allora buon viaggio. Non è da noi che si allontanano, ma dai loro elettori". stampa |.

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Offese al papa e al presidente . E la procura indaga (sezione: Grillo)

( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Grillo

PIAZZA NAVONA "Offese al papa e al presidente". E la procura indaga Visto il coro di indignazione, lo scandalo che i comizio di Beppe Grillo e Sabina Guzzanti martedì scorso a piazza Navona a Roma hanno provocato a destra come a sinistra e nella maggioranza dei giornali, era naturale che la procura romana non restasse a guardare. Così ieri si è avuta la conferma che un fascicolo con gli atti relativi al comizio di martedì scorso è stato aperto, per ora senza ipotesi di reato né indagati. Ma a disposizione della magistratura c'è un'informativa della Digos e i filmati - da subito su You Tube - degli interventi tenuti nel corso della manifestazione da Sabina Guzzanti, Beppe Grillo e Marco Travaglio. Gli uffici di piazzale Clodio dovranno valutare se ci siano fatti penalmente rilevanti. Il codice penale punisce il vilipendio al capo dello stato (ma per procedere la procura ha bisogno dell'autorizzazione del ministro della giustizia) e anche l'attentato alle libertà del capo di uno stato estero, in questo caso il papa. La libertà di espressione è invece nella Costituzione.

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CARA MARIELLA, NON INTROIETTIAMO LA CENSURA (sezione: Grillo)

( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Grillo

LETTERA APERTA CARA MARIELLA, NON INTROIETTIAMO LA CENSURA Paolo Flores d'Arcais Cara Mariella, alcuni giorni fa il quotidiano che ci ospita pubblicò una prima pagina in cui campeggiava una gigantesca foto del presidente Napolitano su cui era sovraimpressa la scritta "L'ammorbidente". Davvero il Napolitano-Morfeo di Beppe Grillo è attacco più pesante? Il manifesto, quel giorno, ha esercitato seria critica politica o "bisboccia fuori porta"? La prima, a mio parere. I cento maggiori costituzionalisti hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio il carattere anticostituzionale del "lodo Alfano", dunque logica vuole (logica, quanto di più sobrio, irrinunciabile, e opposto a ogni "bisboccia fuori porta") che delle due l'una: o i costituzionalisti hanno ragione, e allora il "custode della Costituzione" non deve firmare l'obbrobrioso lodo. Oppure Napolitano sarà nel giusto a firmare, e allora hanno torto i costituzionalisti, fra i quali molti ex-presidenti della suprema corte, che dunque è stata per anni sentina di ignoranza. A me sembra vera la prima ipotesi. Quanto alla tua seconda distinzione, riconosci tu stessa che tanto piazza Navona quanto il sito www.micromega.net hanno dato tutto il rilievo a Alexian Spinelli, rappresentante del popolo rom. E la gran parte degli oratori il giorno prima si era fatto prendere le impronte in segno di solidarietà. Le "sensibilità tiepide in tema di xenofobia" le combatteremo sempre, ma non ne ho visto traccia a piazza Navona (e invece non ho visto il fiore dei dirigenti Pd a farsi prendere le impronte insieme a Camilleri, Ovadia e tanti altri "di piazza Navona"). Infine, dovremmo davvero "lasciare in ombra gli esercizi d'alcova dei potenti?". Io sono un libertario, penso che in fatto di sesso tra adulti consenzienti sia lecito tutto e di più e con chiunque. Trovo insopportabile la "pruderie" sessuofobico-cristiana dell'elettorato americano che chiede a Bill Clinton se ha avuto una relazione extra-coniugale. Clinton non doveva mentire (e essere perciò perseguito per spergiuro), doveva avere il coraggio di rispondere "sono fatti miei". Ma se, in cambio di sesso, il politico eroga alla stagista, o velina, o chicchessia, qualche "altra utilità" che non gli appartiene in via privata ma che costituisce risorsa pubblica, questo non sarebbe più un privato "esercizio d'alcova" ma un (mis)fatto di rilievo enormemente pubblico, forse anche criminoso, forse la forma di peculato più grave che si dia. Insomma, se l'imperatore Caligola ama i cavalli, sono fatti suoi. Ma se in forza di tale passione nomina un cavallo senatore, questo diventa un fatto pubblico. E rispetto ai tempi di Caligola, la democrazia dovrebbe essere con i potenti alquanto più esigente. Ma io capisco benissimo, cara Mariella, il senso partecipe e solidale della tua preoccupazione. Dobbiamo trovare il modo di essere efficaci anche in questi tempi di democrazia dimezzata, in cui è "quasi patetico lo sforzo di distinguere fra ceto politico e rappresentanti del popolo" e insomma, fuor di perifrasi, (quasi) tutti i politici sono sempre più eguali tra loro. Qui, purtroppo, la responsabilità dei media diventa definitiva. Nanni Moretti spara a zero sulla manifestazione e i suoi organizzatori (Furio Colombo, Pancho Pardi e me) e giustamente ottiene le prime pagine: la notizia c'è. Dario Fo difende toto corde la manifestazione e, quasi ovunque, non ha nemmeno lo spazio di qualche riga nelle pagine interne. Nanni è certo uno dei maggiori registi del paese, ma in fondo Dario Fo è uno dei sei nobel italiani per oltre un secolo di letteratura. Se invece di un ragionamento sobrio e appassionato in difesa della manifestazione, avesse attaccato Moretti con la sua stessa apodittica virulenza, forse qualcosa sarebbe trapelato sugli schermi e i giornali. "La compostezza, il ragionamento, addirittura il silenzio collettivo, come forma estrema di testimonianza", dici tu. Di silenzio collettivo ce n'è fin troppo, direi, grazie ai media che - tranne le ovvie e esigue eccezioni - sempre più autolimitano la loro libertà (incombe una legge che manderà in galera i giornalisti, hai sentito qualche voce di sciopero? Eppure è in gioco l'essenza stessa del giornalismo, la sua ragion d'essere), e grazie all'ombra di un'opposizione. Compostezza e ragionamento? Senz'altro, è quello che MicroMega esercita da quando è nata 22 anni fa. Cerchiamo pure, insieme, altre forme di azione politica efficace, visto che ogni novità si consuma in fretta, sapendo però che il vero pericolo nei tempi bui è introiettare la censura, e per paura di isolamento, di fronte a opposizioni deboli e corrive, dare spazio anche noi alle sirene della "servitù volontaria". Con un grande abbraccio.

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Se ne va Funari, l'antipolitica in tv (sezione: Grillo)

( da "Corriere.it" del 14-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il presentatore è scomparso ieri a Milano a 76 anni Se ne va Funari, l'antipolitica in tv Addio all'ultimo romantico della tv, uno convinto di poter cambiare il mondo apparendo Se n'è andato l'ultimo romantico della tv, uno che era ancora convinto di poter cambiare il mondo apparendo. Nonostante le disillusioni, persino l'emarginazione. Gianfranco Funari ha sempre amato una tv esagerata, gridata, gentesca, al di sopra delle sue possibilità. Questo però era l'aspetto più affascinante, la sfida avventurosa ed eroica, l'azzardo impresso al suo modo di fare tv. Per anni Funari è stato un parafulmine: quando si parlava di tv spazzatura, dell'incanaglirsi del video il riferimento era d'obbligo. Tanto tempo fa, stilando un dizionario sulla maleducazione televisiva, mi era capitato di rubacchiare un pensiero sapiente: "Funari Gianfranco. Alle volgarità che sconcertano oppone quelle che consolano". Più volte, dal pulpito della sue trasmissioni, contraccambiò con squisiti insulti. Poi, negli anni, il rapporto ha conosciuto solo stima reciproca. Con le sue tribune, Funari ha compiuto un gesto che nessun giornalista tv aveva mai osato: costringere i politici a esprimersi in modi comprensibili. Con piccole interruzioni del tipo "scusi, non capisco ", "vuol ripetere per favore", "parli come mangia", Funari ha sbugiardato il politichese, una lingua settoriale che permette al politico di dire tutto e il contrario di tutto senza mai rischiare di andare incontro a responsabilità concrete. Funari, per primo, ha saputo rompere la connivenza fra conduttore e uomo di potere. La "conversione estetica" di Funari, però, è consistita in un cambiamento di ruolo e in una radicale rottura dello spazio. Funari ha capito che non poteva continuare a organizzare riunioni di condominio, tipo Aboccaperta. Trasformando il disamore della critica in maschera, si è presentato davanti ai potenti: eccolo qua il vostro giullare, io sono un volgare buffone e perciò posso dire ciò che voglio. Come un nuovo Bertoldo, ben prima di Beppe Grillo. Il rapporto che Funari ha intrattenuto con le telecamere è forse il gesto più radicale compiuto in uno studio tv: via le postazioni fisse, via il retaggio teatrale, la telecamera è diventata tutt'uno con il conduttore, con una rotazione dello sguardo a 360Ú.Il segreto sogno funariano credo consistesse nell'incorporarsi uno zoom. Funari si è vissuto come il fondatore di una nuova religione catodica: "Un bravo conduttore di talk show dev'essere una spugna. Io assorbo tutto e sono in grado di ributtare fuori il tutto nel momento ideale. Il concetto base del talk show è il seguente. Chiamare gente qualunque, dargli un tema e farglielo svolgere indipendentemente dal linguaggio che questa gente usa". Era "corporale" come nessun altro. La sua sintassi non passava attraverso l'eloquio, ma attraverso la mimica corporea: soppesava gli argomenti, li accarezzava, li schiacciava, li modellava, li acciaccava. Per questo amava le pause (rese ancor più geniali dall'imitazione di Corrado Guzzanti) che diventavano abile preparazione all'effetto dirompente delle sue dichiarazioni e adorava smodatamente le televendite: attraverso il prodotto lo schermo diventava palpabile, fisico, commestibile (ancora Guzzanti). Interloquiva con l'ospite e si riempiva la bocca di mortadella per lo sponsor. Della tv generalista aveva capito la cosa fondamentale: che per essere eccezionali bisogna mascherarsi da persone normali, scendere al gradino più basso. Ha dato spazio e voce all'inespressività del quotidiano, ha permesso, almeno all'inizio della sua avventura, che l'uomo comune provasse il brivido della ribalta. Ma il merito suo più originale è quello di aver creato disordine, tanto disordine: per questo prima i politici lo hanno molto amato e poi abbandonato. Come un eterno bambino, mascherato da una barba bianca, era imprevedibile, capriccioso, ribelle e geniale. In video poteva apparire ruvido, genuino, popolaresco; in privato invece era buono come il pane, specie da quando gli era vicino Morena. Nell'ultima telefonata mi aveva promesso era il suo solito modo di esagerare ma parlava come un animale ferito importanti rivelazioni su alcuni colleghi (non amava Vespa e Costanzo) e su alcune vicende che riguardavano le sue cacciate da Rai e Mediaset. Adesso il tempo è scaduto. Via le polemiche, via i risentimenti. Resta solo qualche suo prezioso insegnamento: "La tv, l'ho sempre detto, è una palla magica, bisogna stare molto attenti. Le persone che ci vanno, pur altamente qualificate, hanno un grande problema: quello che si autoascoltano. La mia dote è una sola: io so ascoltare gli altri. Pendo dalle labbra. Sia dalla persona che telefona che forse è l'ultima contadina dell'ultima campagna più misera d'Italia. Sapete perché? Perché la mia cultura non è nata attraverso i libri, è nata dalla curiosità, io sono più curioso di una scimmia. Voglio sentire quello che c'è nel vostro cuore, nel vostro animo, nei vostri desideri, nelle vostre differenze". Aldo Grasso stampa |.

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Pensa soltanto ai suoi problemi Cara Unità, meno male che era cambiato. Come può (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 14-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del m.trav. Pensa soltanto ai suoi problemi Cara Unità, meno male che era cambiato. Come può interessarsi dei nostri problemi, una persona che entra in politica per salvare se stesso e le sue aziende. Che strano popolo è il nostro, dove la legalità la vogliamo, ma a casa degli altri. Visto che Berlusconi, mirerebbe al dopo Napolitano, e già questa sarebbe una trama da fiction, perché tutto il centro sinistra, non candida Romano Prodi, certo dopo avercelo chiesto, lo metterebbe e gli sarebbe dovuto. Esprimo la mia solidarietà al Direttore e a quanti lavorano all'Unità per le parole insensate dette dal Direttore del giornale Europa. Andate avanti così, non siete soli. Sempre con la schiena dritta. Saluti Gabriele Fiorini, Parma Lo stesso progetto di Licio Gelli? Caro Colombo, mi rivolgo a lei che stimo per chiedere quali associazioni si possono fare tra quanto sta realizzando l'attuale governo ed il progetto che Licio Gelli aveva steso per la P2. Di questo si era parlato già anni fa, non ricordo se durante il primo o il secondo governo Berlusconi. Se ci sono affinità si può affermare che Berlusconi èsostenuto da persone e centri di potere rappresentati da questa classe politica, ma sicuramente più determinati e pericolosi perché non individuabili. Sarebbe inoltre utile chiarire a chi, e perche' , puo' essere utile sostenere un premier indagato, impegnato da anni a scansare condanne e processi. Non mi interessano le dietrologie ma quello che vedo e' tutto cosi' assurdo che mi sono convinta che esistono spiegazioni che io non riesco a cogliere e le sto cercando. ringraziandola Mariella Barbero La legge deve essere uguale per tutti Cara Unità, Trovo che una legge che esclude da eventuali procedimenti penali alcuni cittadini, a prescindere dal ruolo che essi stiano ricoprendo, sia non solo anticostituzionale ma anche antidemocratica. La forza della democrazia è nel garantire l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, la nostra Costituzione prevede già una forma di immunità (anche molto rigida) per i parlamentari, i Padri costituenti volevano garantire con quella norma l'indipendenza politica dei vari eletti da eventuali azioni della magistratura. Tale norma però dovrebbe riguardare solo l'operato politico, non quello penale degli eletti. Il sospendere una procedura legale di fronte un reato commesso è un paradosso, ragionando per assurdo si potrebbe ipotizzare un personaggio che usi la politica per garantirsi l'impunità e che una volta raggiunta una delle cariche immuni da condanne riesca abilmente a mantenerla in modo tale da non incorrere in nessuna condanna. Oltretutto questa sospensione così utile alla serenità di chi governa fino a che punto dovrebbe essere valida? Se, per ipotesi, una delle cariche immuni compisse una rapina in banca, commettesse un omicidio, o, più realmente, commettesse concussione o peculato, nessun giudice la potrebbe inquisire? In democrazia chi è eletto ad una carica dovrebbe rappresentare e difendere i diritti dei cittadini, dovrebbe lavorare per la comunità, se chi svolge tali compiti compie anche reati non viene meno al mandato elettorale? Non dovrebbe immediatamente decadere dalle cariche? Badate bene sto parlando di reati penali, quelli per i quali tutti noi dovremmo essere condannati se giudicati colpevoli. Una sospensione di indagine non è un privilegio inaccettabile? Non è un ritorno ai benefici medievali, quando una parte degli uomini godeva di diritti a discapito di altri? Non è sancire che qualcuno è più uguale di altri? Edgardo Rossi Il presidente Pertini e quelle leggi firmate Caro Direttore, ieri nella sua rubrica Marco Travaglio tra le ignobiltà incostituzionali promosse da Berlusconi ha incluso "i decreti salva-Fininvest nel 1984-85". Mi sbaglio o in quella data il Presidente della Repubblica era quello che a Piazza Navona è stato evocato perché "non avrebbe mai firmato le ignobiltà firmate da Napolitano"? E non era sempre Pertini il Presidente quando Craxi emanò il decreto di San Valentino con cui si tagliava la scala mobile bocciato da tanti costituzionalisti (e anche da me) e poi ratificato dal referendum popolare del 1985? Piccole distrazioni di grandi pensatori politici. Emanuele Macaluso Qui l'unico distratto è Macaluso, uno dei tanti che pontificano sulla manifestazione di Piazza Navona senz'avere la più pallida idea di quel che vi si è detto e fatto. In Piazza Navona l'unico a evocare Pertini è stato Beppe Grillo. Il quale non ha mai sostenuto che tutte le leggi firmate da Pertini fossero giuste. Ha sostenuto invece che mai Pertini avrebbe firmato una legge che rendesse immuni da processi le quattro più alte cariche dello Stato, compreso sè medesimo. Ben sapendo che, per la Costituzione Repubblicana alla quale era molto affezionato, tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. A cominciare dal Capo dello Stato, supremo garante della Costituzione.

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Piazza Navona, per Flores è stata un successone (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)

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N. 28 del 2008-07-14 pagina 38 Piazza Navona, per Flores è stata un successone di Paolo Granzotto Caro Granzotto, a sinistra ancora si accapigliano sullo show di piazza Navona. Lei, cosa ne capisce? È stato un successo o la tipica "zappa sui piedi"? Sul sicinno di piazza Navona mi ero imposto la sospensione del giudizio, caro Greco. E questo perché nessuna delle voci pro e contro - da Ezio Mauro a Marco Travaglio, da Curzio Maltese a Furio Colombo - mi sembrava, vogliano scusarmene gli interessati, abbastanza autorevoli. In piazza Navona confluì la quintessenza della sinistra, si adunò quello che tranquillamente potremmo definire il bosone di Higghs della sinistra (il bosone di Higghs, detto anche "particella di Dio", avrebbe dato alla materia la sua massa). E tutto ciò che è bosonico necessita di un interprete di altissimo rango, di uno che sia bosone esso stesso, tanto per capirci. Bene, l'altro ieri il bosone finalmente parlò, chiarendomi assai le idee. Chi sia è presto detto: Paolo Flores d'Arcais. L'oracolo della sinistra, colui che vede, provvede e indica con mano sicura la via. Un cervello affilato come lama di mannaia, una scoppiettante intelligenza al cui primato s'inchina non dico un Veltroni, ma addirittura un D'Alema, che pure è accreditato come intelligentissimo. Dice il bosone che le critiche stanno a zero perché quello di piazza Navona è stato un successo. Anzi, un successone. Dice ancora, il bosone, che in piazza, "stipata modello sardine", c'erano, bosonicamente sfidando la legge dell'impenetrabilità dei corpi, oltre 100mila persone. Come vi si fosse assembrata tutta la popolazione di Bergamo, quella "de sùra" e quella "de sòta". E che altri s'accalcavano nelle vie circostanti, impossibilitati com'erano "a entrare" in piazza Navona (linguaggio bosonico. È ovvio che in una piazza non si entra, caso mai vi si accede). Centomila e passa gagliardi - "venuti da città lontane, perfino dalle isole" - che testimoniavano "l'indomita volontà" di non rimandare "il loro grido di libertà e di dignità". Diciamo quindi che come massa critica ci siamo. La parte sana della nazione era rappresentata alla grande, isole comprese. In quanto ai contenuti, ecco qua: tre ore di alta politica, di partecipazione civile al calor bianco. Guzzanti? Grillo? "E le straordinarie poesie incivili di Camilleri?" ribatte il d'Arcais. "E le vere lezioni di democrazia "poetica" di Moni Ovadia e Ascanio Celestini?". Democrazia poetica, caro Greco. Ascanio Celestini, caro Greco. Roba fina, Viagra ideologico in grado di ringalluzzire una sinistra tutta "conformismo e passività", cioè moscia. E per tornare a Beppe Grillo, embé? Ha portato il suo saluto "e che Grillo porti un saluto alla Grillo mi sembra una tautologia". E la Sabina Guzzanti? Ma santa pazienza, "lo stile di Sabina appartiene ad un genere "cattivissimo" che negli Usa ha pieno riconoscimento di legittimità". D'accordo che "la democrazia Usa è da tutti ipocritamente portata a modello", mentre è un cesso di democrazia, però sul genere "cattivissimo" fa giurisprudenza. E Travaglio? Uffa, che noia, sbotta il d'Arcais, ma andatevi a rileggere "le argomentazioni sulla differenza fra offesa e critica" che il Travaglio medesimo "analiticamente" ha messo in chiaro e piantatela lì. Perché è di un'evidenza bosonica che ciò che Travaglio dixit. Conclude il d'Arcais che raduni come quello di piazza Navona, dove la democrazia poetica a rime baciate (ma "vaffa", con cosa rima?) ha modo di esprimersi in tutta la sua dirompente esuberanza e i bravi cittadini possono finalmente emettere urla di libertà e di dignità a lungo trattenute, andrebbero convocati ogni giorno. Ma siccome lui adesso è in partenza per Capalbio, ci pensi qualcun altro. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La casta dei Consumatori 47 milioni dallo Stato per fare da anti-Stato (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)

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N. 28 del 2008-07-14 pagina 3 La casta dei Consumatori 47 milioni dallo Stato per fare da anti-Stato di Matthias Pfaender Finanziate dal governo con i soldi delle multe dell'antitrust, le associazioni dei consumatori sopravvivono solo grazie ai contributi statali. Un fiume di soldi elargiti a prescindere dalla qualità dei progetti e delle attività delle singole organizzazioni Votate alla difesa del consumatore: agguerrite, preparate, specializzate; capaci di minacciare cause contro tutto e tutti. Le associazioni dei consumatori, i cani da guardia nel mercato dei beni e servizi, per difendere il cittadino che si barcamena tra beni e servizi non guardano in faccia a nessuno. Tranne che allo Stato. Perché da Roma le associazioni sono massicciamente finanziate. FINANZIAMENTI A PIOGGIA Eccola un'altra casta. Diversa, ma sempre casta: 47,7 milioni di euro in cinque anni, distribuiti a pioggia a partire da gennaio 2003, da quando alle associazioni va parte del ricavato delle multe dell'antitrust. Le società sbagliano, l'Authority le punisce e quei soldi che dovrebbero andare allo Stato vanno alle associazioni dei consumatori. Cioè quelle sigle che dal 1998 fanno parte del Cncu (consiglio nazionale dei consumatori e utenti, che ha sede presso il ministero dello Sviluppo economico). Fino all'80-85% dei bilanci delle associazioni, secondo una ricerca del Sole24Ore, sono garantiti dal denaro pubblico. "In queste condizioni - ha dichiarato Palo Martinello, presidente di Altroconsumo - è difficile contestare le scelte di governo o regioni. Così si rischia di diventare la foglia di fico delle amministrazioni". Quindi la domanda è immediata: ma se i soldi li prendono dallo Stato, come faranno a fare azioni e operazioni contro tutto quello che lo Stato controlla come Poste, servizi idrici, ferrovie, smaltimento, gestione rifiuti? UN PROGETTO PER TUTTI I soldi pubblici servono a finanziare molte cose, sostengono i vertici delle associazioni. Quali? Siamo andati a leggere i documenti dei finanziamenti dei progetti delle associazioni del 2005 per avere un'idea. Ne abbiamo trovati 27 e la prima cosa strana è che praticamente tutti hanno un contributo standard: mezzo milione di euro. E così, a prescindere dal lavoro svolto, tutti finiscono col portare a casa la stessa cifra (12 milioni nel solo 2005). Non ci dev'essere grande comunicazione tra le varie associazioni, poi, se in un anno tre progetti diversi hanno avuto però lo stesso contenuto: la lettura delle etichette. Un milione e mezzo di euro, quindi, per insegnare a leggere. Ma i soldi basta averli, se è vero che Carlo Rienzi, presidente del Codacons ha dichiarato all'Espresso: "Stare nel Cncu non serve a niente. È una scatola per dare soldi. E per fortuna li dà". LE ISCRIZIONI FALSE I consumatori insegnano a non fidarsi di nessuno. Seguendo questa logica non bisognerebbe farlo neanche con loro. E forse non sarebbe poi tanto sbagliato. "Gran parte degli iscritti sono falsi", ammettono gli stessi presidenti. Tanto nessuno controlla. Così si deduce che i 300mila iscritti spacciati da qualcuno, i 100mila da qualcun altro e così via, siano solo numeri in libertà, con buona pace della tanto invocata trasparenza. GLI INTRECCI CON LA POLITICA Molte sigle sono nate e cresciute all'ombra di poteri politico-sindacali: Federconsumatori è strettamente legata alla Cgil, mentre Adiconsum e Adoc rispettivamente alla Cisl e Uil. Il movimento Arci ha la sua organizzazione "personale" nel Movimento consumatori, mentre la Lega consumatori è collegata alle Acli. Ma c'è anche chi ha giocato la carta della politica pura: dal Codacons è nata la Lista Consumatori, che alle politiche del 2006 riuscì a far eleggere in Calabria addirittura un senatore, Pietro Fuda. Il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, è tutt'ora in parlamento, senatore dell'Italia dei Valori e personaggio ammiccante all'antipolitica visto che ha in programma l'uscita di un libro La Repubblica delle banche, con introduzione di Beppe Grillo. Di centrodestra è la "Casa del consumatore", il cui presidente Alessandro Fede Pellone è un ex consigliere lombardo di Forza Italia. Era collaboratore del ministro Livia Turco, Stefano Inglese, ex presidente del Tribunale dei diritti del malato e legato a Cittadinanzattiva, mentre Donatella Poretti dagli uffici dell'Aduc è passata direttamente agli scranni di Montecitorio, nelle file della Rosa del Pugno. Infine Mara Colla, già sindaco socialista di Parma, eletta alle scorse elezioni regionali con l'Ulivo, continua a tenersi stretta la presidenza della Confconsumatori. Alla faccia della libertà. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Il federalismo? Stavolta ci siamo Vediamo terra come Colombo> (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)

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N. 28 del 2008-07-14 pagina 5 "Il federalismo? Stavolta ci siamo Vediamo terra come Colombo" di Vincenzo La Manna da Roma Il federalismo fiscale sembra mettere d'accordo governo e Pd. E il leader del Carroccio, Umberto Bossi, chiede che il dialogo sulle riforme con l'opposizione vada avanti. Ministro Maroni, dopo oltre un decennio di battaglie, il sogno della Lega si avvera? "Meglio tardi che mai". Insomma, è fatta? "Ci siamo, oggi i tempi sono davvero maturi. Abbiamo davanti a noi una stagione straordinaria sul fronte delle riforme. E tutto ciò... mi emoziona". Addirittura? "È proprio così, non mi nascondo. E sa perché?". No, dica pure. "Perché abbiamo resistito per anni e combattuto a lungo, insieme a Umberto. Ci sono stati molti momenti difficili e abbiamo addosso ancora le cicatrici delle sconfitte. Ma adesso possiamo gridare "Terra!" e ci sentiamo tutti un po' come Cristoforo Colombo... ". Occhio, ministro. Lui pensava di aver scoperto le nuove Indie e non l'America... "Sì, ma il nostro governo non naviga a vista. Abbiamo fatto in due mesi ciò che Romano Prodi non è riuscito a produrre in due anni e proseguiremo su questa strada. La nostra rotta è sicura e veleggiamo con il vento in poppa, guidati da un presidente del Consiglio di cui ci fidiamo - sia chiaro a tutti, anche ai fantasiosi retroscenisti - in maniera assoluta. E che sul federalismo fiscale ha incaricato i "guardiani" Bossi e Tremonti - il primo per la coerenza dei contenuti, il secondo per la sostenibilità finanziaria - di fare tutto ciò che serve, e quindi anche di dialogare con l'opposizione, per raggiungere l'obiettivo. Tradotto: la Lega sa che Berlusconi mantiene i patti e a lui va il nostro pieno appoggio". Sì, ma come la mettiamo se il Pd, per qualche motivo, un giorno decidesse di non volersi più confrontare? "Per quanto ci riguarda non cambierebbe nulla. Noi andremo avanti pure da soli". Quindi non vi preoccupano più di tanto le recenti affermazioni di Walter Veltroni, convinto che il dialogo possa anche attendere, perché la vera emergenza del Paese è rappresentata dagli stipendi? "Guardi, io spero davvero che il Pd sia della partita e che sappia cogliere, essendo la parte che definirei più normale della sinistra, la grande opportunità che gli si prospetta. Da Di Pietro - che inseguendo Beppe Grillo sta diventando una macchietta - non mi aspetto nulla di costruttivo, visto che la strada che ha scelto è quella dell'insulto, a cui si risponde semmai con le querele. Veltroni, invece, oggi ha il dovere politico e morale di contribuire". Ottimista? "Sì, come sempre. E secondo me con la sua dichiarazione voleva semplicemente segnalare che il dialogo può attendere fino a settembre. Come dire, aspettiamo che passi l'estate, giusto il tempo di ricaricarci". E se non fosse così? "In caso contrario, il governo a settembre presenterà ugualmente il provvedimento, già previsto nel Dpef. Anche perché, abbiamo una maggioranza compatta e tutti, dico tutti, sono d'accordo sul federalismo fiscale, che oggi rappresenta l'unico strumento per aumentare gli stipendi, ridurre la pressione fiscale e rendere efficiente lo Stato". In perfetta linea con quanto dichiarato dal ministro dell'Economia. "Assolutamente sì. Stamattina (ieri mattina, ndr) ho chiamato Tremonti per complimentarmi per quanto spiegato da lui in un'intervista. La sua è una visione concreta dei fatti, che la Lega condivide al 100%. E parlare una lingua comune è anche il valore aggiunto, la forza del nostro esecutivo. In grado di decidere con una maggiore coesione rispetto al passato, senza scossoni né tentennamenti. Senza quegli intoppi che vi furono, invece, nelle precedenti esperienze di governo, a causa dell'Udc e degli altri partiti minori". È una chiusura netta su eventuali future alleanze con i centristi di Pier Ferdinando Casini? "Mettiamola così: abbiamo già dimostrato alle scorse elezioni che l'alleanza Pdl-Lega non ha bisogno di nuovi soci. E un'eventuale richiesta d'ingresso da parte dell'Udc sarebbe fuori tempo massimo". A proposito di elezioni, sul tappeto delle riforme fa capolino di nuovo la legge elettorale, anche se in chiave elezioni europee. Che fare? "In vista del voto del prossimo anno, credo sia giusto rivedere i meccanismi che hanno favorito l'attuale frammentazione e che, ad esempio, hanno permesso ad un candidato di un partito con lo 0,6% di consenso nazionale di sedere all'Europarlamento. Si deve quindi intervenire, introducendo uno sbarramento". Con quale soglia? "Le proposte sono al momento diverse e nello specifico se ne sta occupando il ministro Roberto Calderoli". A proposito di Calderoli, sul "Porcellum" pende sempre la mannaia del referendum. "L'attuale legge elettorale, tanto bistrattata, in realtà ha funzionato, portando stabilità ed eliminando la frammentazione. Con l'approvazione del referendum si creerebbe solo un danno e non si risolverebbe la questione principale che sta a cuore ai cittadini: la reintroduzione, cioè, delle preferenze. Ecco perché faremo di tutto per evitare che si raggiunga il quorum. Il "Porcellum" andrebbe invece rivalutato. E Roberto, all'epoca, peccò d'ingenuità". Cioè? "Non doveva definire la sua legge una "porcata". Boh, forse non ci credeva neppure lui, ma alla fine ha avuto ragione". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Sull'ambiente ecco il pianoB (sezione: Grillo)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: SCIENZA E FiLOSOFIA data: 2008-07-13 - pag: 37 autore: Emergenze Sull'ambiente ecco il pianoB di Sebastiano Maffettone L ester Brown è uno studioso brillante e influente, che ha pubblicato una cinquantina di libri tradotti in più di quaranta lingue. Attualmente fondatore e presidente dell'Earth Policy Institute, aveva svolto la medesima funzione per la costituzione del Worldwatch Institute, con ogni probabilità il più autorevole istituto di ricerca del mondo sulle questioni ambientali. Pubblicato da Edizioni Ambiente, Piano B 3.0 (sottotitolo drammatizzante: Mobilitarsi per salvare la civiltà) si avvale di un'eccellente presentazione di Gianfranco Bologna e di una superflua prefazione di Beppe Grillo e dice cose che tutti dovrebbero sapere. Il tema di fondo è il possibile declino della nostra civiltà, e la parallela necessità di fare qualcosa per evitarlo. è affrontato attraverso tre prospettive principali: la popolazione; la povertà; la consumazione delle risorse naturali. Nell'Antropocene, così come ha chiamato la nostra epoca il premio Nobel per la chimica Paul Crutzen, l'aumento della popolazione, lo sviluppo costante di redditi e consumi e la crescita della forbice tra ricchi e poveri mettono a rischio la stabilità planetaria. Se cinesi e indiani, continuando nel loro trend di sviluppo economico, si mettessero tra venti anni a consumare come americani ed europei, il nostro pianeta non avrebbe più speranze. La sola Cina, tanto per fare un esempio, consumerebbe tutte le foreste del mondo, e tra Cina e India ci sarebbero più di cinque miliardi di automobili. Le conseguenze astronomiche e geologiche sarebbero disastrose. A questi ritmi, i ghiacciai dell'Asia si squaglierebbero, prosciugando per esempio il Gange e il fiume Giallo, e i mari inonderebbero regioni intere del pianeta, provocando esodi biblici di popolazioni. Il libro di Brown esibisce una messe impressionante di dati e di argomenti, capaci di convincere anche il più scettico tra noi che qualcosa bisogna fare per porre rimedio a questa crisi epocale. Già, ma che cosa e in che modo? Evidentemente, il mercato da solo non basta. E la politica non è in grado di smuovere forze che perseguano fini coerenti con – come diceva il club di Roma– "i limiti dello sviluppo". Siamo allora di fronte a un punto di non ritorno? Ovviamente, Lester Brown non è di questo avviso, e il piano B, che dà il nome al libro, costituisce la sua proposta per evitare queste calamità prossime venture. I suoi imperativi sono concettualmente semplici e praticamente difficilissimi: eliminare la povertà più grave, stabilizzare la popolazione, ripristinare nella misura del possibile gli ecosistemi terrestri. Esempio tipico delle intenzioni di Brown: riduzione delle emissioni di anidride carbonica dell'80% entro il 2020. A questo punto, non è difficile neppure capire qual è il punto debole della proposta. Mi riferisco al suo carattere utopico. Dopotutto, mercato e politica riflettono le scelte della gente. E se gli individui non vogliono, non si vede come gli obiettivi del Piano B siano realizzabili. La "grande mobilitazione", invocata nel testo, rischia di rimanere un sogno. L'unica speranza consiste nell'indurre un massiccio cambiamento delle preferenze in direzione della sostenibilità. Senza dubbio, questo libro offre valide ragioni in proposito. 1 Lester R. Brown, "Piano B 3.0. Mobilitarsi per salvare la civiltà", Edizioni ambiente, Milano, pagg. 348, Á 18,00.

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"Il federalismo? Stavolta ci siamo, vediamo terra come Colombo" (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)

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N. 28 del 2008-07-14 pagina 5 "Il federalismo? Stavolta ci siamo, vediamo terra come Colombo" di Vincenzo La Manna Intervista a Roberto Maroni, ministro dell'Interno: "E' l'unico strumento per ridurre le tasse. Spero che Veltroni colga questa opportunità, altrimenti faremo da soli" da Roma Il federalismo fiscale sembra mettere d'accordo governo e Pd. E il leader del Carroccio, Umberto Bossi, chiede che il dialogo sulle riforme con l'opposizione vada avanti. Ministro Maroni, dopo oltre un decennio di battaglie, il sogno della Lega si avvera? "Meglio tardi che mai". Insomma, è fatta? "Ci siamo, oggi i tempi sono davvero maturi. Abbiamo davanti a noi una stagione straordinaria sul fronte delle riforme. E tutto ciò... mi emoziona". Addirittura? "è proprio così, non mi nascondo. E sa perché?". No, dica pure. "Perché abbiamo resistito per anni e combattuto a lungo, insieme a Umberto. Ci sono stati molti momenti difficili e abbiamo addosso ancora le cicatrici delle sconfitte. Ma adesso possiamo gridare “Terra!” e ci sentiamo tutti un po' come Cristoforo Colombo... ". Occhio, ministro. Lui pensava di aver scoperto le nuove Indie e non l'America... "Sì, ma il nostro governo non naviga a vista. Abbiamo fatto in due mesi ciò che Romano Prodi non è riuscito a produrre in due anni e proseguiremo su questa strada. La nostra rotta è sicura e veleggiamo con il vento in poppa, guidati da un presidente del Consiglio di cui ci fidiamo - sia chiaro a tutti, anche ai fantasiosi retroscenisti - in maniera assoluta. E che sul federalismo fiscale ha incaricato i “guardiani” Bossi e Tremonti - il primo per la coerenza dei contenuti, il secondo per la sostenibilità finanziaria - di fare tutto ciò che serve, e quindi anche di dialogare con l'opposizione, per raggiungere l'obiettivo. Tradotto: la Lega sa che Berlusconi mantiene i patti e a lui va il nostro pieno appoggio". Sì, ma come la mettiamo se il Pd, per qualche motivo, un giorno decidesse di non volersi più confrontare? "Per quanto ci riguarda non cambierebbe nulla. Noi andremo avanti pure da soli". Quindi non vi preoccupano più di tanto le recenti affermazioni di Walter Veltroni, convinto che il dialogo possa anche attendere, perché la vera emergenza del Paese è rappresentata dagli stipendi? "Guardi, io spero davvero che il Pd sia della partita e che sappia cogliere, essendo la parte che definirei più normale della sinistra, la grande opportunità che gli si prospetta. Da Di Pietro - che inseguendo Beppe Grillo sta diventando una macchietta - non mi aspetto nulla di costruttivo, visto che la strada che ha scelto è quella dell'insulto, a cui si risponde semmai con le querele. Veltroni, invece, oggi ha il dovere politico e morale di contribuire". Ottimista? "Sì, come sempre. E secondo me con la sua dichiarazione voleva semplicemente segnalare che il dialogo può attendere fino a settembre. Come dire, aspettiamo che passi l'estate, giusto il tempo di ricaricarci". E se non fosse così? "In caso contrario, il governo a settembre presenterà ugualmente il provvedimento, già previsto nel Dpef. Anche perché, abbiamo una maggioranza compatta e tutti, dico tutti, sono d'accordo sul federalismo fiscale, che oggi rappresenta l'unico strumento per aumentare gli stipendi, ridurre la pressione fiscale e rendere efficiente lo Stato". In perfetta linea con quanto dichiarato dal ministro dell'Economia. "Assolutamente sì. Stamattina (ieri mattina, ndr) ho chiamato Tremonti per complimentarmi per quanto spiegato da lui in un'intervista. La sua è una visione concreta dei fatti, che la Lega condivide al 100%. E parlare una lingua comune è anche il valore aggiunto, la forza del nostro esecutivo. In grado di decidere con una maggiore coesione rispetto al passato, senza scossoni né tentennamenti. Senza quegli intoppi che vi furono, invece, nelle precedenti esperienze di governo, a causa dell'Udc e degli altri partiti minori". è una chiusura netta su eventuali future alleanze con i centristi di Pier Ferdinando Casini? "Mettiamola così: abbiamo già dimostrato alle scorse elezioni che l'alleanza Pdl-Lega non ha bisogno di nuovi soci. E un'eventuale richiesta d'ingresso da parte dell'Udc sarebbe fuori tempo massimo". A proposito di elezioni, sul tappeto delle riforme fa capolino di nuovo la legge elettorale, anche se in chiave elezioni europee. Che fare? "In vista del voto del prossimo anno, credo sia giusto rivedere i meccanismi che hanno favorito l'attuale frammentazione e che, ad esempio, hanno permesso ad un candidato di un partito con lo 0,6% di consenso nazionale di sedere all'Europarlamento. Si deve quindi intervenire, introducendo uno sbarramento". Con quale soglia? "Le proposte sono al momento diverse e nello specifico se ne sta occupando il ministro Roberto Calderoli". A proposito di Calderoli, sul "Porcellum" pende sempre la mannaia del referendum. "L'attuale legge elettorale, tanto bistrattata, in realtà ha funzionato, portando stabilità ed eliminando la frammentazione. Con l'approvazione del referendum si creerebbe solo un danno e non si risolverebbe la questione principale che sta a cuore ai cittadini: la reintroduzione, cioè, delle preferenze. Ecco perché faremo di tutto per evitare che si raggiunga il quorum. Il “Porcellum” andrebbe invece rivalutato. E Roberto, all'epoca, peccò d'ingenuità". Cioè? "Non doveva definire la sua legge una “porcata”. Boh, forse non ci credeva neppure lui, ma alla fine ha avuto ragione". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Consumatori, 47 milioni per fare da anti-Stato (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 28 del 2008-07-14 pagina 0 Consumatori, 47 milioni per fare da anti-Stato di Matthias Pfaender Finanziate dal governo con i soldi delle multe dell'Antitrust, le associazioni dei consumatori sopravvivono solo grazie ai contributi statali. Codacons, numero verde fantasma: informazioni solo a pagamento Votate alla difesa del consumatore: agguerrite, preparate, specializzate; capaci di minacciare cause contro tutto e tutti. Le associazioni dei consumatori, i cani da guardia nel mercato dei beni e servizi, per difendere il cittadino che si barcamena tra beni e servizi non guardano in faccia a nessuno. Tranne che allo Stato. Perché da Roma le associazioni sono massicciamente finanziate. FINANZIAMENTI A PIOGGIA Eccola un'altra casta. Diversa, ma sempre casta: 47,7 milioni di euro in cinque anni, distribuiti a pioggia a partire da gennaio 2003, da quando alle associazioni va parte del ricavato delle multe dell'antitrust. Le società sbagliano, l'Authority le punisce e quei soldi che dovrebbero andare allo Stato vanno alle associazioni dei consumatori. Cioè quelle sigle che dal 1998 fanno parte del Cncu (consiglio nazionale dei consumatori e utenti, che ha sede presso il ministero dello Sviluppo economico). Fino all'80-85% dei bilanci delle associazioni, secondo una ricerca del Sole24Ore, sono garantiti dal denaro pubblico. "In queste condizioni - ha dichiarato Palo Martinello, presidente di Altroconsumo - è difficile contestare le scelte di governo o regioni. Così si rischia di diventare la foglia di fico delle amministrazioni". Quindi la domanda è immediata: ma se i soldi li prendono dallo Stato, come faranno a fare azioni e operazioni contro tutto quello che lo Stato controlla come Poste, servizi idrici, ferrovie, smaltimento, gestione rifiuti? UN PROGETTO PER TUTTI I soldi pubblici servono a finanziare molte cose, sostengono i vertici delle associazioni. Quali? Siamo andati a leggere i documenti dei finanziamenti dei progetti delle associazioni del 2005 per avere un'idea. Ne abbiamo trovati 27 e la prima cosa strana è che praticamente tutti hanno un contributo standard: mezzo milione di euro. E così, a prescindere dal lavoro svolto, tutti finiscono col portare a casa la stessa cifra (12 milioni nel solo 2005). Non ci dev'essere grande comunicazione tra le varie associazioni, poi, se in un anno tre progetti diversi hanno avuto però lo stesso contenuto: la lettura delle etichette. Un milione e mezzo di euro, quindi, per insegnare a leggere. Ma i soldi basta averli, se è vero che Carlo Rienzi, presidente del Codacons ha dichiarato all'Espresso: "Stare nel Cncu non serve a niente. è una scatola per dare soldi. E per fortuna li dà". LE ISCRIZIONI FALSE I consumatori insegnano a non fidarsi di nessuno. Seguendo questa logica non bisognerebbe farlo neanche con loro. E forse non sarebbe poi tanto sbagliato. "Gran parte degli iscritti sono falsi", ammettono gli stessi presidenti. Tanto nessuno controlla. Così si deduce che i 300mila iscritti spacciati da qualcuno, i 100mila da qualcun altro e così via, siano solo numeri in libertà, con buona pace della tanto invocata trasparenza. GLI INTRECCI CON LA POLITICA Molte sigle sono nate e cresciute all'ombra di poteri politico-sindacali: Federconsumatori è strettamente legata alla Cgil, mentre Adiconsum e Adoc rispettivamente alla Cisl e Uil. Il movimento Arci ha la sua organizzazione "personale" nel Movimento consumatori, mentre la Lega consumatori è collegata alle Acli. Ma c'è anche chi ha giocato la carta della politica pura: dal Codacons è nata la Lista Consumatori, che alle politiche del 2006 riuscì a far eleggere in Calabria addirittura un senatore, Pietro Fuda. Il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, è tutt'ora in parlamento, senatore dell'Italia dei Valori e personaggio ammiccante all'antipolitica visto che ha in programma l'uscita di un libro La Repubblica delle banche, con introduzione di Beppe Grillo. Di centrodestra è la "Casa del consumatore", il cui presidente Alessandro Fede Pellone è un ex consigliere lombardo di Forza Italia. Era collaboratore del ministro Livia Turco, Stefano Inglese, ex presidente del Tribunale dei diritti del malato e legato a Cittadinanzattiva, mentre Donatella Poretti dagli uffici dell'Aduc è passata direttamente agli scranni di Montecitorio, nelle file della Rosa del Pugno. Infine Mara Colla, già sindaco socialista di Parma, eletta alle scorse elezioni regionali con l'Ulivo, continua a tenersi stretta la presidenza della Confconsumatori. Alla faccia della libertà. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Prodi non torna. Ma martedì ha condiviso le ragioni di chi ha scelto la piazza... Grande irritazione per il Lodo Alfano. Cura nei minimi dettagli l'avvio della sua Fondazione per l (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Prodi non torna. Ma martedì ha condiviso le ragioni di chi ha scelto la piazza... Grande irritazione per il Lodo Alfano. Cura nei minimi dettagli l'avvio della sua Fondazione per la cooperazione tra i popoli. Soprattutto con i capi di stato africani di Andrea Bonzi / Bologna LÌ, IN PIAZZA NAVONA, con il "qualunquista" Beppe Grillo, non ci sarebbe mai andato. Eppure, Roma no Prodi sente "profondamente vere" le ragioni di chi, martedì scorso, ha manifestato contro il lodo Alfano. Un provvedimento che l'ex premier giudica "una vergogna". A sentire ambienti a lui molto vicini, è un Prodi che guarda "con un certo distacco" le vicende politiche italiane. Preferendo, piuttosto, concentrarsi sullo scenario internazionale: a settembre partirà la "Fondazione per la pace e la cooperazione tra i popoli". Una struttura con sede a Bologna, con cui il Professore intende mettere a frutto la sua esperienza di economista di statura europea, i suoi contatti con i capi di Stato stranieri, in particolare africani, cercando di dare una mano su grandi temi, importanti come la pace. Guardando all'Italia, del resto, le "preoccupazioni" prevalgono. Prodi non nasconde ai suoi "il profondo dolore" per una Paese che "non trova la quadra" ed è guidato nuovamente da un governo che pensa prima agli interessi di Berlusconi che a quelli della collettività. Disagio anche per la "confusione" che regna nel Partito Democratico, squassato da correnti che assomigliano a "fazioni". Una situazione da cui Prodi - che ha confermato più volte le sue dimissioni da presidente del Pd, nonostante le insistenze di Walter Veltroni - intende "restare fuori", lasciando che se ne occupino gli attuali vertici. L'ex presidente del Consiglio, insomma, non ha intenzione di lasciare il suo buen retiro. L'amarezza seguita alla caduta del governo è ancora cocente. Così come l'ex Presidente del Consiglio non ha gradito il fuoco di critiche post-elettorali all'operato del suo esecutivo, quasi la sconfitta del Pd fosse ineluttabile, e la colpa ricadesse solo sui provvedimenti del governo dell'Unione. Anzi, sono diversi i prodiani che fanno notare come Romano abbia sconfitto per due volte il Cavaliere, e per due volte sia caduto per contrasti nella propria coalizione. Un uno-due "insopportabile" per chiunque. Prima, dunque, Prodi si godrà fino in fondo le vacanze estive. Incominciando da un soggiorno in "un'isoletta del Mediterraneo", con i parenti - la moglie Flavia, i due figli, le nuore e i nipotini - e gli amici più stretti. Non mancherà di passare qualche giorno sull'Appenino reggiano, a Castello di Bebbio, come è tradizione di famiglia, per partire in agosto per una gita all'estero, non ancora confermata. Del resto, da metà maggio, Romano e Flavia hanno viaggiato molto, toccando Spagna, Francia, Albania, Germania ed Egitto. In autunno, Prodi ripartirà di slancio. Non sulla scena nazionale, né su quella locale, nonostante, nei mesi scorsi, si fosse vociferato di una sua possibile candidatura a sindaco nel 2009. Il suo unico auspicio per la realtà bolognese, dove Sergio Cofferati si è ricandidato a sindaco e la minoranza bindiana-prodiana sembra ancora alla ricerca di uno sfidante alle primarie di partito, è che "vada tutto bene" e che la destra non replichi il colpaccio del '99. Lo scenario in cui intende muoversi Prodi è quello internazionale, con il progetto di Fondazione di cui si diceva. "Romano è uno dei pochissimi che ha rapporti con quasi tutti i capi di Stato africani, che spesso sono in conflitto uno contro l'altro - spiegano dal suo entourage -. L'obiettivo è aiutare la pace, migliorando le condizioni e cercando una soluzione ai conflitti endogeni". La Fondazione avrà sede in via Santo Stefano, nel centro di Bologna. A dargli una mano ci saranno Alessandro Ovi, direttore del Mit Technology Review Italia, Daniela Flamigni, la segretaria di sempre, Sandra Zampa, parlamentare del Pd, già capoufficio stampa di palazzo Chigi.

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"Sveglio e seduto sul letto a meditare" la prima notte in carcere di Del Turco (sezione: Grillo)

( da "Stampaweb, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Grillo

TORINO La prima notte di carcere per il Presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco è trascorsa in uno stato di dormiveglia. Le indiscrezioni provenienti dal carcere di Sulmona parlano di un uomo con la barba incolta, spesso sveglio durante la notte, "seduto sul letto con lo sguardo meditabondo". Intanto, la direzione del carcere di Sulmona, per gestire questa "fase di emergenza" (Del turco rimarrà in isolamento per tre giorni), ha richiamato dal turno di riposo diversi agenti. Il carcere di Sulmona, negli anni passati, è balzato alle cronache nazionali per il suicidio della direttrice del penitenziario e del sindaco di Roccaraso, oltre a diversi tentativi di suicidio di reclusi per reati associativi poichè il carcere è classificato di "massima sicurezza". L'interrogatorio di garanzia per Del Turco dovrebbe avvenire tra giovedì e sabato prossimi nel frattempo la Procura della Repubblica di Pescara continua i riscontri e gli interrogatori degli indagati per acquisire ulteriori elementi nel quadro dell'inchiesta sulle presunte tangenti nella sanità abruzzese. Il Procuratore Capo, Nicola Trifuoggi, stamane ha ascoltato i deputati Tommaso Ginoble (Pd) e Sabatino Aracu (Fi), anche loro indagati nell'ambito dell'inchiesta. Sul piano politico si rincorrono una serie di prese di posizioni a livello regionale. Fernando Fabbiani, assessore regionale all'ambiente, del Pdci ha rimesso nelle mani del partito il mandato di giunta, così come l'assessore di Rifondazione Comunista Betty Mura. Forza Italia chiede elezioni subito, mentre Rifondazione Comunista chiede che alle prossime elezioni i candidati siano tutti "immacolati" sotto il profilo penale. Il Consiglio regionale, che doveva riunirsi stamane, è stato rinviato: domani è convocata la conferenza dei capigruppo per decidere il da farsi. Le redine del "residuo" della giunta regionale sono state assunte ad interim dal Vicepresidente Enrico Paolini (Pd), che questa sera a Roma, a Palazzo Chigi, incontra Silvio Berlusconi nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni. "Fermo restando il fatto che non posso e non voglio esprimermi sul merito dell'inchiesta che riguarda Ottaviano Del Turco, continuo a porre domande sugli aspetti di metodo", dice il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone. "Siamo dunque dinanzi a un trattamento da boss della mala, o peggio?" si chiede, incrociando le idee dell'ex amico Pannella. "Non mi piace il carcere di Sulmona, non mi piace la storia del carcere di Sulmona. Non mi piacciono gli isolamenti nel carcere di Sulmona. Voglio dirlo: non mi piacciono carceri nei quali ci sono suicidi, e quando dico suicidi nelle carceri credo che nella grande maggioranza dei casi si tratti di omicidi. Non mi piace che Ottaviano Del Turco sia in isolamento al carcere di Sulmona" dice il leader radicale. Critiche ai metodi usati dalla Procura arrivano anche dal Pd. Il Presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, interpellata dai giornalisti sulla vicenda, parla di "fatto scioccante per la spettacolarità dell'operazione e la gran quantità di persone coinvolte". Ma sul governatore Abruzzese arrivano le bordate di Di Pietro. "Tangentopoli c'è e più di prima, con l'aggravante che adesso è più difficile scoprire i reati e quelle poche volte che ci si riesce, come a Pescara, la prima cosa che viene detta è che è un teorema e che i giudici sono da eliminare". Tuona anche Beppe Grillo: "Lo psiconano ha ragione. Per lui, l'arresto di Del Turco è "il solito teorema". Il teorema Del Turco infatti dice "la somma dei due partiti (Pdl e PD meno elle) costruiti sui cateti è uguale all'area delle tangenti costruite sull'ipotenusà"".

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Canta Michele Caparezza un "Eroe" dei precari (sezione: Grillo)

( da "Stampa, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Grillo

VENARIA FLASH FESTCOMINCIA OGGI AL TEATRO DELLA CONCORDIA L'artista inaugura la rassegna che comprende cinque concerti made in Italy Canta Michele Caparezza un "Eroe" dei precari È Caparezza a tenere e a battesimo questa sera il Venaria Flash Festival, nuova presenza sulla mappa della musica dal vivo nell'area torinese. Niente a che vedere con il Venaria Real Festival, di stanza alla Reggia; la manifestazione che inizia oggi si tiene nell'area all'aperto retrostante il Teatro Concordia di corso Puccini, che in questo modo sfrutta lo stesso palco dell'inverno, però rivolto verso l'esterno. Il nome della kermesse, che proporrà fino al 24 luglio cinque spettacoli a pagamento, nasce dall'omonima emittente cittadina, Radio Flash, che celebra in questo modo oltre trent'anni di vita nell'etere regionale. Dopo lo show di Caparezza, sul palco alle 21,30 con biglietto d'ingresso a 12 euro, sarà domani il turno di Francesco De Gregori, reduce dal brillante riscontro ottenuto dal cd di recente pubblicazione, "Per brevità chiamato artista". Giovedì toccherà al concerto dei Baustelle, su e giù per la Penisola con le canzoni di "Amen", l'album che contiene la discussa "Charlie fa surf". La prossima settimana il cartellone si chiuderà in reggae, con l'arrivo di Giuliano Palma & The Bluebeaters, di scena martedì 22, e dei Sud Sound System, protagonisti la sera di giovedì 24. Le prevendite sono attive da Feltrinelli, Fnac, Rock & Folk, Teatro della Concordia e via Internet tramite i siti www.ticketone.it e www.vivaticket.it. Per info: 011 - 4241124. Per quanto concerne l'appuntamento odierno, l'estate 2008 di Caparezza è senza dubbio la più ricca di soddisfazioni dai tempi dell'interminabile tournée legata alla canzone "Fuori dal tunnel" e all'album "Verità supposte", un giro d'Italia che durò in pratica due anni e che ridusse il cantante pugliese allo stremo delle forze. Rispetto a quel progetto discografico, il recente "Le dimensione del mio Caos" è decisamente più ardito: nientemeno che una rock opera sulla falsariga di "Tommy" e "Jesus Christ Superstar", che tuttavia non ha scoraggiato il pubblico cresciuto nell'era dei singoli usa e getta. Al contrario, la risposta del Capa - popolo, in buona parte collimante con l'universo dei girotondi e di Beppe Grillo, è stata entusiasta. Risultato, un terzo posto in classifica che non era facile pronosticare e una canzone, "Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)", già diventata inno della generazione dei precari e dell'Italia che guarda con timore la propria economia familiare. Per ora, al nuovo disco è riservato il solito trattamento, nel senso che le canzoni più rappresentative e idonee alla dimensione live si mischiano al già corposo repertorio precedente del ragazzo con la testa riccia. A partire dall'autunno, però, l'opera rock promette di svelarsi come tale anche in occasione del tour nei locali indoor, con scenografie mirate e ricostruzione delle situazioni fiction create al momento delle incisioni in studio. \.

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È Caparezza a tenere e a battesimo questa sera il Venaria Flash Festival, nuova presenza sulla (sezione: Grillo)

( da "Stampa, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Grillo

Mappa della musica dal vivo nell'area torinese. Niente a che vedere con il Venaria Real Festival, di stanza alla Reggia; la manifestazione che inizia oggi si tiene nell'area all'aperto retrostante il Teatro Concordia di corso Puccini, che in questo modo sfrutta lo stesso palco dell'inverno, però rivolto verso l'esterno. Il nome della kermesse, che proporrà fino al 24 luglio cinque spettacoli a pagamento, nasce dall'omonima emittente cittadina, Radio Flash, che celebra in questo modo oltre trent'anni di vita nell'etere regionale. Dopo lo show di Caparezza, sul palco alle 21,30 con biglietto d'ingresso a 12 euro, sarà domani il turno di Francesco De Gregori, reduce dal brillante riscontro ottenuto dal cd di recente pubblicazione, "Per brevità chiamato artista". Giovedì toccherà al concerto dei Baustelle, su e giù per la Penisola con le canzoni di "Amen", l'album che contiene la discussa "Charlie fa surf". La prossima settimana il cartellone si chiuderà in reggae, con l'arrivo di Giuliano Palma & The Bluebeaters, di scena martedì 22, e dei Sud Sound System, protagonisti la sera di giovedì 24. Le prevendite sono attive da Feltrinelli, Fnac, Rock & Folk, Teatro della Concordia e via Internet tramite i siti www.ticketone.it e www.vivaticket.it. Per info: 011 - 4241124. Per quanto concerne l'appuntamento odierno, l'estate 2008 di Caparezza è senza dubbio la più ricca di soddisfazioni dai tempi dell'interminabile tournée legata alla canzone "Fuori dal tunnel" e all'album "Verità supposte", un giro d'Italia che durò in pratica due anni e che ridusse il cantante pugliese allo stremo delle forze. Rispetto a quel progetto discografico, il recente "Le dimensione del mio Caos" è decisamente più ardito: nientemeno che una rock opera sulla falsariga di "Tommy" e "Jesus Christ Superstar", che tuttavia non ha scoraggiato il pubblico cresciuto nell'era dei singoli usa e getta. Al contrario, la risposta del Capa - popolo, in buona parte collimante con l'universo dei girotondi e di Beppe Grillo, è stata entusiasta. Risultato, un terzo posto in classifica che non era facile pronosticare e una canzone, "Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)", già diventata inno della generazione dei precari e dell'Italia che guarda con timore la propria economia familiare. Per ora, al nuovo disco è riservato il solito trattamento, nel senso che le canzoni più rappresentative e idonee alla dimensione live si mischiano al già corposo repertorio precedente del ragazzo con la testa riccia. A partire dall'autunno, però, l'opera rock promette di svelarsi come tale anche in occasione del tour nei locali indoor, con scenografie mirate e ricostruzione delle situazioni fiction create al momento delle incisioni in studio. \.

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Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Raffaele: Caro Franz, io mi tengo la mia visione distorta della realtà con la consapevolezza che è la mia visione.... Ali Babà Baghdad: L'ayatollah Ndonio Mahamozziejad Zampognejad Per me Ndonio Zampognejad è un crudele dittatore... ENIO TERRACCIANO: Riforme quali? in campagna c'erano non hanno funzionato l'uovo di Pasqua si e rotto e... ENIO TERRACCIANO: Cari voi piazza Navona o v-day finche c'e il cavaliere ci saranno piazze ovunque, e anche... valentino: Egr. Sig.Passante, penso, con tutto il rispetto, ! che lei di questo paese non abbia capito " un... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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Girotondo attorno a Walter (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Raffaele: Caro Franz, io mi tengo la mia visione distorta della realtà con la consapevolezza che è la mia visione.... Ali Babà Baghdad: L'ayatollah Ndonio Mahamozziejad Zampognejad Per me Ndonio Zampognejad è un crudele dittatore... ENIO TERRACCIANO: Riforme quali? in campagna c'erano non hanno funzionato l'uovo di Pasqua si e rotto e... ENIO TERRACCIANO: Cari voi piazza Navona o v-day finche c'e il cavaliere ci saranno piazze ovunque, e anche... valentino: Egr. Sig.Passante, penso, con tutto il rispetto, ! che lei di questo paese non abbia capito " un... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Raffaele: Caro Franz, io mi tengo la mia visione distorta della realtà con la consapevolezza che è la mia visione.... Ali Babà Baghdad: L'ayatollah Ndonio Mahamozziejad Zampognejad Per me Ndonio Zampognejad è un crudele dittatore... ENIO TERRACCIANO: Riforme quali? in campagna c'erano non hanno funzionato l'uovo di Pasqua si e rotto e... ENIO TERRACCIANO: Cari voi piazza Navona o v-day finche c'e il cavaliere ci saranno piazze ovunque, e anche... valentino: Egr. Sig.Passante, penso, con tutto il rispetto, ! che lei di questo paese non abbia capito " un... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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Il Pdl difende il governatore <Trattato come un boss> (sezione: Grillo)

( da "Corriere della Sera" del 16-07-2008)

Argomenti: Grillo

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-16 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il Pdl difende il governatore "Trattato come un boss" Veltroni: Pd, affrontare la questione morale. Sì alle elezioni in Abruzzo Torna la sintonia tra Capezzone e Pannella. Il leader radicale: Del Turco? Non mi piace il carcere di Sulmona ROMA - Smarcarsi dal giustizialismo alla Di Pietro e prendere le distanze dagli attacchi di Berlusconi ai magistrati. Il passaggio è stretto e reso ancora più impervio dallo choc causato dall'arresto di Ottaviano Del Turco. Walter Veltroni prova a trovare un equilibrio, sottolineando che "la questione morale è fondamentale per il Pd e deve essere un elemento caratterizzante del nostro profilo". Tema spinoso, affrontato ieri nella Direzione del Pd, dove ieri è arrivato anche il via libera a nuove elezioni in Abruzzo, chiesto dai vertici regionali del partito. Il segretario ha preannunciato "l'apertura di un dibattito interno ", dedicato alle Regioni e alla questione sanità. Marina Sereni ha ricordato come "diverse amministrazioni di centrosinistra siano state toccate da vicende giudiziarie". E ha aggiunto: "Dobbiamo capire se c'è una nuova Tangentopoli e se basta per il Pd il codice etico". Rosy Bindi ha chiesto di dedicare una Direzione al tema, per non rimanere "afoni tra le urla giustizialiste di Di Pietro e la denuncia dei teoremi di Berlusconi". In molti si sono detti sconcertati per l'arresto di Del Turco, che faceva parte della Direzione del Pd. Ma nessuno vuole scontri con le Procure. Non a caso, Veltroni ha annunciato che la riforma della giustizia va fatta "con i magistrati e non contro di loro". è anche un modo per non rimanere schiacciati dall'offensiva di Antonio Di Pietro. Che ha alzato i toni: "Tangentopoli c'è più di prima". E ha attaccato frontalmente: "Pd e Pdl sono pappa e ciccia". Replica secca di Veltroni: "Allora perché si è alleato con noi?". Qualche sfumatura diversa si coglie anche sul fronte opposto. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa comprende "la diversa sensibilità di Berlusconi" sul tema giustizia, ma dice no "a ogni assoluzione preventiva". Berlusconi aveva parlato di "teorema" e ieri il suo portavoce, Paolo Bonaiuti ha ribadito il concetto, riferendosi anche al proscioglimento per l'accusa di danni all'ambiente in Sardegna. Più di un dubbio hanno suscitato anche le modalità degli arresti. In sintonia, dopo i feroci scontri dei mesi scorsi, Marco Pannella e il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone. Il leader radicale spiega: "Non mi piace il carcere di Sulmona, non mi piacciono i carceri nei quali ci sono suicidi. Nella maggioranza dei casi sono omicidi". Né innocentista né dipietrista, Pannella dà "la massima fiducia a Ottaviano ". Più duro ancora Capezzone, secondo il quale Del Turco, mandato in isolamento, "è stato trattato come un boss della mala". Modalità criticate anche da Bobo Craxi. E da Maurizio Lupi, Pdl: "Alla notizia dell'arresto mi sono venuti i brividi: sembrava di essere di fronte a un arresto di mafia ". Sul fronte opposto, la Destra di Francesco Storace: "Se la politica è onesta non deve urlare contro chi indaga ma con chi ruba". E Beppe Grillo, per il quale il "teorema " non è quello dei giudici, ma quello costruito sulla somma di Pd e Pdl: "L'entità delle tangenti corrisponde al debito pubblico attuale". In carcere Ottaviano Del Turco, il presidente della Regione Abruzzo finito in carcere per lo scandalo sanità ( Di Loreti/Emblema) Alessandro Trocino.

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Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (9 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 199 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (37 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Raffaele, il mio riferimento all'"ipotesi accusatoria" si rifà esattamente... Raffaele: Egr dott. Taliani, non contesto la pubblicazione delle dichiarazioni del Premier che anzi ritengo opportuna... Damy: Salve tutti1é giusto ke l'umano sbaglia! è giusto ki sa di averlo fatto e torna indietro, non è giusto... Wolf: Signor Raffaele, ultimamente la percezione della giustizia da parte della gente è esattamente contraria a... ettore: Caro Raffaele, líncompetenza dei magistrati é una delle cause della lentezza e delle difficolta della... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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La festa di don gallo musica e auguri dai vip - raffaele r. riverso (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

Argomenti: Grillo

Pagina XVII - Genova Oltre mille persone per gli 80 anni del sacerdote La festa di don Gallo musica e auguri dai vip Microconcerti e messaggi video, la consegna dei regali Il protagonista: "Non pensavo proprio di arrivare fin qui" RAFFAELE R. RIVERSO Una torta di due metri per un metro e venti alla frutta portata da un gruppo di trans genovesi sulle note di "Princesa" di Fabrizio De André è stato uno dei momenti-clou alla festa per l'ottantesimo compleanno di don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto, che si è svolta ieri sera all'Arena del mare, presenti oltre mille persone (tra il pubblico Nando Dalla Chiesa e Vittorio Agnoletto). Un happening: l'abbraccio di Dori Ghezzi (a cui don Gallo ha consegnato un mazzo di rose, suscitandone la commozione, che s'è trasformata in lacrime quando il sacerdote ha letto una poesia scritta da lui e dai ragazzi della Comunità il giorno dopo il funerale di Fabrizio De André) e di don Vitaliano Della Sala (che gli ha donato un pacco di sigari toscani) e l'omaggio delle istituzioni con la consegna di una targa da parte del sindaco Marta Vincenzi e con l'augurio del primo cittadino di "operare altri ottant'anni in questa città". "Ottant'anni? Non pensavo certo di arrivarci - ha detto don Gallo - Quindici anni fa pensavo di andarmene, per tre mesi non sono riuscito a dormire, ero mezzo esaurito anche se parlavo. Il mio augurio? Lo faccio agli italiani: che si ricordino che l'Italia è una repubblica democratica, laica e antifascista". In apertura di serata i Soggetti Smarriti; poi la musica di Paolo Bonfanti, Federico Sirianni, Max Manfredi, Orchestra Bailam e Roberta Alloisio, mentre Piero Pelù ha chiuso la serata: microconcerti intervallati dalle telefonate di don Gallo con Franca Rame, Dario Fo e Beppe Grillo. Poi i videomessaggi di Maurizio Crozza, Dario Vergassola, Claudio Bisio, Moni Ovadia, Vasco Rossi, Neri Marcoré, Angela Finocchiaro, Manu Chao con Carotone. Una seconda torta a forma di gallo è arrivata nella notte sul palco col consigliere comunale di Vicenza e portavoce del comitato No dal Molin, Cinzia Bottene.

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"piazzolai pulite o saranno multe" giro di vite sugli ambulanti - alessandro cori (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

Argomenti: Grillo

Pagina VII - Bologna "Piazzolai pulite o saranno multe" giro di vite sugli ambulanti L'assessore Patullo: da ottobre via alla raccolta differenziata Anche in centro storico obbligo per i negozi di raccogliere i cartoni ALESSANDRO CORI I commercianti della Piazzola dovranno iniziare ad essere più attenti nella raccolta differenziata dei rifiuti, altrimenti tra un paio di mesi sulla testa degli ambulanti "meno ecologici" piomberanno le prime multe. Da ottobre infatti partirà un nuovo piano anti-immondizia, ogni commerciante dovrà, a fine giornata, ammucchiare, dopo averli divisi, cartoni e imballaggi di plastica e lasciarli sull'area che occupa in modo che i mezzi di raccolta di Hera possano recuperarli più facilmente. Nei prossimi due mesi, il Comune e la multiutility informeranno, uno ad uno, tutti gli ambulanti del mercato, ma, terminata questa fase, a partire da ottobre, l'assessore Anna Patullo non ha escluso multe per i commercianti indisciplinati: "E' ora di cambiare mentalità", ha messo in chiaro ieri la titolare dell'Ambiente durante la presentazione dell'iniziativa, che si inserisce nel nuovo piano comunale di raccolta per i commercianti del centro storico. Per il mercato di piazza VIII Agosto, quindi, la raccolta dei rifiuti cambia volto. "Finora non c'era una regolamentazione - spiega Marco Morselli, direttore di Ato5 - una volta terminato il mercato, gli ambulanti lasciavano tutti i rifiuti sparsi per la piazza, senza differenziarli". Con questa iniziativa, invece, "ci sarà più ordine e sarà più facile fare la raccolta differenziata". A tutti i commercianti del mercato sarà lasciato il tempo di "metabolizzare" le nuove procedure, poi però per chi sgarra arriveranno le sanzioni. "Quando il sistema funzionerà a pieno regime - ha detto l'assessore Patullo - chi non si prenderà le proprie responsabilità, sfuggendo alle regole, sarà multato. E' una questione di rispetto della città". Pienamente d'accordo con il nuovo progetto è Alis Alberi, del comitato della Piazzola. "E' ora che si faccia qualcosa perché questa piazza rimanga sempre decorosa. Ci vuole l'impegno di tutti ed anche giusto sanzionare chi trasgredisce le regole. Speriamo però di trovare sempre i sacchi a disposizione per la raccoltà perché ultimamente non è stato sempre così". Per tutti gli altri commercianti del centro storico, invece, Hera ha già intensificato in questi giorni il servizio di raccolta dei cartoni. Negozi, ristoranti e bar avranno a disposizione nuovi orari per accatastare gli imballaggi nei punti di raccolta. Nelle zone dove confluiscono più rifiuti, Hera ha programmato anche "cinque o sei passaggi al giorno" per la raccolta dei cartoni spiega Emidio Castelli, responsabile divisione ambiente della multiutility bolognese. La nuova raccolta differenziata in Montagnola e la maggiore frequenza del servizio dedicato agli esercenti del centro, ricorda poi l'assessore Patullo, si affianca alla raccolta domiciliare della carta per le strade del centro storico, in funzione già da una decina d'anni. "Sono rimasta perplessa dall'iniziativa degli amici di Beppe Grillo", che due settimane fa hanno raccolto la carta a domicilio in alcuni condomini del centro, come azione dimostrativa contro Hera. "Potevano farlo in altri quartieri, visto che in centro già lo facciamo". Nel frattempo, nonostante sia attiva solo da poco più di una settimana, i primi dati della raccolta porta-a-porta nella zona industriale Roveri sono incoraggianti: "Siamo già al 47,5%, in linea con zone già rodate come Casalecchio". La procedura verrà estesa da novembre alla zona collinare della città e a quella di Borgo Panigale, sul modello dei comuni della provincia, come Sasso Marconi e Crespellano, che hanno eliminato i cassonetti delle strade, raggiungendo in circa sei mesi il 65% in media di raccolta differenziata. Sempre a Borgo Panigale è già attiva la raccolta mono-materiale della plastica e della carta (che nelle zone di periferia vengono buttate entrambe nel cassonetto giallo). Entro l'anno infine la raccolta mono-materiale sarà effettuata anche al Navile, mentre nel 2009 verrà estesa al resto della città.

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Grillo, i 60 anni del dissacratore - paolo viotti (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

Argomenti: Grillo

Pagina XVIII - Genova Grillo, i 60 anni del dissacratore Da piazza Martinez al super blog, lunedì la festa di compleanno PAOLO VIOTTI PER un dissacratore di professione come Beppe Grillo il fatidico compleanno dei sessant'anni può solo essere lo spunto di una delle sue tante battute al fulmicotone. Ma tant'è, lunedì 21 luglio il comico ligure più amato, odiato e idolatrato, che Time ha inserito nella lista degli "eroi europei del 2005", compie proprio sessant'anni. E se oggi è conosciuto soprattutto per il suo blog, uno dei più visitati del pianeta, la sua ascesa artistica e la sua carriera sono legate essenzialmente al mondo dello spettacolo. è qui che Giuseppe, allora detto "Giuse", oggi Beppe, figlio di un imprenditore che produceva cannelli ossidrici, muove i primi passi partendo da piazza Martinez, da San Fruttuoso, dove ha trascorso gli anni dell'infanzia fino a quelli della giovinezza. Studia economia e commercio, ma soprattutto inizia a farsi conoscere al Mix in Glass di piazza Leopardi e poi all'Instabile dove fa sempre il pieno, è già Grillo quando debutta nel tempio del cabaret, "Il derby" di Milano. Qui trova il successo, viene notato da Pippo Baudo in un provino per una trasmissione Rai dove improvvisa un monologo. Da questa esperienza scaturiscono le sue prime partecipazioni a trasmissioni televisive (Secondo Voi 1977-78 e Luna Park 1979) imponendosi subito con i suoi monologhi di satira di costume e rompendo, con l'improvvisazione, quelli che erano gli schemi "professionali" della televisione. Nel 1979 partecipa alla prima serie di una fortunata trasmissione che sarà poi ripresa negli anni a seguire: Fantastico. Appare in seguito a Domenica In, al Festival di Sanremo, concentrando in pochi minuti le sue performance e raggiungendo altissimi indici di ascolto. Oltre agli impegni televisivi e agli innumerevoli spettacoli dal vivo, dove esprime al massimo le sue doti di grande comunicatore, si dedica anche al cinema, realizzando con scarso successo alcuni film: "Cercasi Gesù" (1982) diretto da Luigi Comencini (vince il David di Donatello), "Scemo di Guerra" (1985) con la regia di Dino Risi (partecipa al Festival di Cannes) e "Topo Galileo" (1988) con la regia di Laudadio (rappresenta l'Italia al Festival di Rio de Janero) con sceneggiatura e soggetto scritti a quattro mani con lo scrittore Stefano Benni. Nel 1990 Grillo abbandona la televisione con uno strappo definitivo. Nel 1994 vi tornerà con due recital dal Teatro delle Vittorie; in seguito si dedicherà soprattutto agli spettacoli dal vivo. Nel 2005 il primo grande tour "BeppeGrillo. it". Lo spettacolo porta il nome del suo sito Internet, che ormai è diventato uno dei blog più visitati del pianeta. SEGUE A PAGINA VI.

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Quella grande comicità che ricorda aristofane - margherita rubino (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

Argomenti: Grillo

Pagina XVIII - Genova Tra artista e personaggio Quella grande comicità che ricorda Aristofane MARGHERITA RUBINO Il comico di Beppe Grillo attende ancora una valutazione critica. Il passaggio, nel tempo, dall'intrattenimento impertinente alla satira che morde, alla provocatorietà virulenta a tutto campo, ha fatto si che in primo piano balzasse Grillo personaggio, e sullo sfondo rimanesse Grillo artista. Genova vanta grandi creativi dalla coloritura comica varia, e non li ama troppo: si tratti della grande maschera di Paolo Villaggio, del dire beffardo di Luca Bizzarri, della grazia corrosiva di Maurizio Crozza. In un bel saggio Dario Fo distingue tra caricatura-sfottò, che diverte tutti, compresi i potenti, finendo per rifinirne il gioco, e satira. La vera satira affonda le sue radici nel tragico, tocca i problemi di fondo, chiama in causa i protagonisti con nome e cognome. "Esagera", come esagerò Aristofane, ricorrendo alla scatologia e alle oscenità, per dire le oscenità politiche della sua epoca. Il Grillo degli anni '80 denunciò in teatro piaghe e ruberie che esplosero e furono note in Italia dieci anni dopo. Fece vera e grande satira, urlando dalle sale teatrali di tutta Italia con una indignazione che resta la sua corda più autentica e viscerale. L'accusa diretta contro la sopraffazione evidente e arrogante resta un punto di forza della sua vitalità satirica. La rabbia violenta e aggressiva con cui carica descrizione cronachistica, movimenti polemico-politici, rivisitazioni deformate e grottesche delle cose e dei problemi è autentica, profondamente autentica. Ed è questa autenticità che calamita la gente e infastidisce molti. Grillo è eccessivo, si dice da sempre; lo è chi fa satira (Fo, Rossi, Guzzanti, Luttazzi) poiché va a incidere su ciò che è drammatico, senza usare modi e termini e limiti che sono accettabili da tutti. Grillo finisce per parere un reazionario, si dice, finisce per fare il gioco altrui. Non accettare questa democrazia, perché ha perduto ogni rapporto reale con i valori effettivi, senza prospettare altre forme di utopica o solo decente convivenza sociale, può parere o essere antidemocratico. è problema non elementare. La stessa accusa di reazionarietà è caduta in passato su grandissimi comici, il solito Aristofane in testa. Da millenni la satira attrae e infastidisce a un tempo. Chi li fissa, i modi e i limiti di questa che è la più alta forma del comico? Beppe Grillo, genovese che prova e provoca fastidio, proprio a questa forma appartiene.

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A Tokyo taxi pub per burocrati (sezione: Grillo)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2008-07-19 - pag: 10 autore: A Tokyo taxi pub per burocrati C h issà cosa riuscirebbe a dire Beppe Grillo, se fosse nato a Tokyo invece che a Genova, sul fenomeno dei pub taxi nipponici. La vicenda è abbastanza elaborata: si tratta della pratica, molto in voga tra la faraonica burocrazia del Sol Levante, di scegliersi il taxi, il cui costo è coperto dal ministero per cui si lavora, in base a particolari agevolazioni: snack, alcolici, salviette rinfrescanti. In Giappone, i dipendenti governativi sono soliti lavorare fino alle due, tre di notte. Quando "smontano", si ritrovano davanti il nulla: niente autobus o metrò, le ultime corse terminano a mezzanotte. Per raggiungere le rispettive abitazioni, quasi tutte in posizioni decentrate rispetto al quartiere dei ministeri, non hanno scelta: il taxi. Ovvio che se insieme alla corsa, che garantisce al tassista quasi un intero incasso giornaliero, i burocrati sono allietati da qualche benefit, beh, la scelta è scritta. Paese che vai, usanza castale che trovi.

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Napoli senza rifiuti. Bene ma qualcuno pagherà? (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)

Argomenti: Grillo

Di ritorno dall'estero scopro che i rifiuti sono spariti dalle strade di Napoli. Bravo Berlusconi, bravo Bertolaso. Le conseguenze sono rilevanti sotto molti punti di vista. Innanzitutto: in un Paese che chiede fermezza alle istituzioni il messaggio giunge chiaro e forte. Il Cavaliere è troppo ottimista quando afferma che "lo Stato è tornato ad essere lo Stato": un successo non basta a restituire credibilità e prestigio. Ce ne vogliano tanti e in sequenza. Diciamo che è un passo deciso nella giusta direzione. In secondo luogo: la crisi stava danneggiando non solo il turismo a Napoli, ma l'immagine complessiva del Paese e soprattutto del made in Italy. Tutto si lega: la moda italiana è affascinante per la bravura dei suoi stilisti, per il prestigio dei marchi, per la qualità dei tessuti, ma anche per il fascino delle nostre città d'arte e la raffinatezza della nostra cucina. Le immagini della monnezza ripretute per settimane dalle tv di tutto il mondo hanno danneggiato pesantemente la nostra reputazione: nello scorse settimane ero rimasto colpito da un articolo del Sole 24 Ore che dimostrava come il marchio "made in Italy" per la prima volta nell'ultimo decennio averse perso posizioni nelle classifiche internazionali. Ora l'Italia potrà risalire, ma le leggi della comunicazione sono spietate: per distruggere ci vuole poco, per ricostruire una reputazione sono necessari tempi lunghi. La prova? Solo una parte dei grandi media internazionali ha dato notizia che la situazione a Napoli è tornata sotto controllo. Ad esempio: la Cnn sì, ma la Bbc no. Ciò detto sono rimasto colpito dall'atteggiamento dei giornali e degli intellettuali di sinistra, che hanno minimizzato e talvolta nascosto la notizia di ieri. Ancora una volta la nostra opinione pubblica si dimostra scioccamente partigiana: pur di non riconoscere i meriti del "nemico" si preferisce negare o più spesso ignorare la realtà. Era davvero così difficile dire: questa volta il governo si è comportato bene? E' proprio così assurdo anteporre gli interessi del Paese a quelli di bottega e ideologici? Sia chiaro: una parte de giornali di centrodestra si comporta allo stesso modo quando governa il centrosinistra. Il vizio, diciamo, così è condiviso e rientra nella dialetttica, ma con dei limiti dettati dal buon senso e dal sentimento di identità nazionale. Chissà se un giorno anche l'Italia riuscirà a mostrarsi finalmente matura. Ultima considerazione: Bassolino e la Iervolino collaborano di buona lena con il governo. Bene. Ma in un Paese serio le responsabilità non svaniscono con il finire dell'emergenza. Mi chiedo: qualcuno pagherà? O ancora una volta prevarrà la linea del 'scurdamece 'o passato? La credibilità delle istituzioni passa (anche) da qui. Scritto in Italia Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jul 08 Sono in viaggio. Sono in viaggio e, con mio rammarico, scopro le connessioni Internet funzionano peggio di quanto supponessi. Cercherò di scrivere dei post, ma non posso prevedere con quale frequenza. In ogni caso tornerò a pieno regime a partire dal 19 luglio. Grazie per la comprensione e tanti cari saluti a tutti voi. Scritto in giornalismo Commenti ( 10 ) " (3 voti, il voto medio è: 2.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jun 08 Nomadi, ha ragione Maroni (e con lui Cacciari) Dunque, secondo alcuni media Maroni vuole schedare i bambini rom, prendendo loro le impronte digitali; dunque il ministro, leghista, avrebbe sotto sotto intenzioni razziste. In realtà il ministro degli Interni ha elaborato un piano tutt'altro che impulsivo e men che meno razzista . Infatti: 1) Non è una schedatura, ma un censimento più che mai necessario perché non si sa quanti nomadi ci siano oggi in Italia da dove vengano e quanti figli abbiano. Maroni dice: "Voglio porre fine allo sconcio di vedere tanti bambini che vivono in condizioni disumane, l'unico modo è con il censimento. Devo sapere la nazionalità, le parentele, la composizione delle famiglie. Soltanto in questo modo posso dar loro un documento e fissare regole per sapere chi può rimanere e chi invece non ha i requisiti". 2) La Ue ha approvato una norma che prevede l'obbligo di prendere le impronte digitali a tutti gli extracomunitari a partire dai 6 anni prima del rilascio del permesso di soggiorno. Siccome non si sa con certezza se i nomadi in Italia siano o no extracomunitari la misura è plausibile. Tra l'altro oggi arrivando in un aeroporto americano prendono a ogni straniero le impronte digitali e quelle dell'iride; la pratica, insomma, è diffusa. 3) Il censimento è necessario perché i bambini sfruttati per compiere reati vengono spostati da una città all'altra proprio per sfuggire ai controlli. Con le impronte invece si riuscirà sempre a sapere chi sono, combattendo efficacemente gli sfruttattori e tentando di garantire a questi fanciulli un'educazione adeguata. Maroni mi ha sempre dato l'impressione di una persona perbene e ragionevole. In questo caso mi sembra che intenda porre fine a una grande ingiustizia umana e legale. Non è un caso che anche una personalità di spicco della sinistra, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, abbia elogiato le dichiarazioni di Maroni affermando che: "A chi ha diritto di stare in Italia, specialmente se cittadino italiano, deve essere garantito di vivere in condizioni decorose e decenti, e non in campi che sono una vergogna, alla quale bisogna porre fine". Razzista anche Cacciari? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 223 ) " (8 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Galimberti, filosofo copia e incolla, continua a pontificare. Umberto Galimberti è considerato negli ambienti colti della sinistra un guru, uno di quei filosofi profondi, seri e pensosi che dall'alto della propria cultura sanno analizzare con amara precisione il disagio esistenziale della nostra società. Confesso che fino a qualche tempo fa mi capitava di apprezzare qualche suo articolo, ma ora non riesco proprio a prenderlo sul serio. Non che Galimberti sia improvvisamente rimbecillito. Al contrario, è troppo intelligente; anzi troppo italianamente furbo. Il Giornale ha infatti scoperto che l'Umberto ha l'abitudine di copiare testi altrui, senza virgolettarli, senza citare la fonte. Nei giorni scorsi Roberto Farneti e Matteo Sacchi hanno scoperto ben quattro casi di plagio. Dico quattro casi. Stamane nuovo scoop, a firma di Sacchi: il filosofo ottenne la cattedra di filosofia a Venezia presentando, tra gli altri, due testi clonati. La vicenda ispira diverse considerazioni: 1) Con quale credibilità un professore che copia intere pagine può continuare a insegnare? Oggi il rettore dell'Università Ca Foscari di Venezia afferma che non spetta a lui prendere provvedimenti e che bisognerebbe creare un giurì per valutare l'accaduto. Come dire: meglio soprassedere; il che la dice lunga sugli standard etici di certi ambienti accademici italiani (non di tutti, per fortuna). 2) Diversi giornali, tra cui Corriere della Sera, Foglio, Avvenire, hanno ripreso le denunce del Giornale, sollecitando un chiarimento pubblico di Galimberti, che invece continua a tacere. O meglio: si è scusato controvoglia in un'intervista con il Giornale solo dopo il primo scoop, ma dopo si è chiuso nel silenzio. 3) La Repubblica non ha scritto una riga sulla vicenda. Di fatto i lettori del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari non sono al corrente delle gravi e documentate accuse rivolte contro il filosofo, il cui ultimo libro continua infatti a vendere moltissimo. Non solo: la Repubblica continua a pubblicare i suoi editoriali in prima pagina, densi di giudizi morali sulla nostra società così corrotta e insincera. Insomma, anziché distanziarsi da un personaggio perlomeno imbarazzante, ne alimenta il mito. Un po' di decoro, a cominciare proprio da Galimberti, no? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 78 ) " (8 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 L'immigrazione? E' come un domino.. Sul Giornale di oggi si racconta che i romeni che vivono in Italia non vogliono tornare in patria anche quando hanno la garanzia di un posto di lavoro. Preferiscono vivere di espedienti nel nostro Paese anziché in regola ma con uno stipendio basso nel proprio Paese. Ma l'economia rumena è in pieno boom con una forte richiesta della manodopera, soprattutto nelle fabbriche. Domanda: chi lavora nelle fabbriche? Come spiega Matthias Pfaender in un altro articolo, i posti vacanti sono coperti da moldavi, ucraini turchi, persino pakistani, indiani, srilankesi e gli immancabili cinesi. Qualche tempo da un demografo francese spiegava su una rivista come ormai l'immigrazione in Europa sia come un domino. Polacchi e slovacchi, ad esempio, tendono ad emigrare in Gran Bretagna e in altri Paesi ricchi del nord Europa, i loro posti vengono occupati da immigrati provenienti da altri Paesi della Ue ed extra Ue, i quali a loro volta aprono dei buchi nei Paesi d'origine. In Ungheria c'è una forte penuria di medici, in Romania di operai, in Polonia di idraulici. Mi chiedo: tutto questo ha senso? la conseguenza mi sembra evidente: le società diventano rapidamente multietniche e sempre più simili nella loro struttura sociale. I costi sono enormi, i benefici dubbi, ma a qualcuno evidentemente conviene. Scritto in europa, globalizzazione, Italia, immigrazione Commenti ( 21 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jun 08 Obama musulmano? Quando la calunnia conta più dei fatti Michael Carmichael, l'ex consulente di Clinton, in un'intervista al Giornale aveva avvertito che questa sarebbe stata la campagna elettorale più sporca della storia recente americana. Al voto mancano oltre quattro mesi, ma le manovre sono già cominciate. In un pezzo uscito oggi spiego come sia in atto una campagna su Internet in cui si sostiene che Barack Obama sia musulmano. L'affermazione è falsa (Barack è cristiano), ma il contesto lo permette. Infatti: Barack è il suo primo nome, ma il secondo è Hussein; come Saddam Hussein. Di cognome fa Obama che, cambiando una sillaba, suona Osama. È nero, ma la famiglia del suo padre biologico era musulmana, e lui ha vissuto dieci anni in un Paese islamico, l'Indonesia, frequentando per un paio d'anni le scuole pubbliche, dunque musulmane. Barack Obama è ossessionato da questa campagna, che risulta molto più convincente di quanto si immagini, e infatti inizia a mostrare segni di nervosismo. Già McCain (primarie 2000) e Kerry (presidenziali 2004) furono sconfitti da voci infamanti; Obama farà la stessa fine? Io temo - ma è quasi una certezza - che la campagna elettorale verrà combattuta non sui programmi e sulle idee , ma sull'immagine e sugli stereotipi.Gli americani rischiano di eleggere un presidente - sia esso McCain o Obama - senza sapere che cosa intenda fare davvero una volta alla Casa Bianca, ma valutando solo la sua simpatia o sulla scorta di impressioni sovente ingannevoli o frammentarie. Se i cliché contano più dei contenuti e la calunnia più fatti, la qualità della democrazia tende a diminuire e con essa la sua credibilità. Non mi piace questa tendenza e mi disturba constatare che molti elettori americani si siano abituati a questa situazione; come se le dirty politics (le tecniche sporche, infanganti) fossero ormai connaturate al sistema. Io ho l'impressione, invece, che si siano superati abbondantemente i limiti. Sono troppo pessimista? Ecco la foto di Obama durante una visita in Africa, che viene usata per dimostrare che non è cristiano bensì musulmano: Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 63 ) " (7 voti, il voto medio è: 3.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Jun 08 Il blog per informarsi, con qualche dubbio. Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo dedicato ai blog e ai siti individuali che negli Stati Uniti sono diventati così importanti da far concorrenza ai media tradizionali. Al servizio era abbinata un'intervista a Matt Mullenweg, l'inventore della piattaforma Wordpress, che avevo incontrato al Wordcamp organizzato a Milano dal mitico Wolly. Matt, giovanissimo genio del Net, sostiene che il blog sta diventando autenticamente multimediale e che ciò avrà implicazioni anche per i giornalisti. Infatti "permetterà una diversificazione dell'offerta e dei percorsi di lettura, che si svilupperanno per argomento anziché per testata. Già oggi i giovani selezionano le notizie attraverso i motori di ricerca personalizzati. Al New York Times arrivano se ricevono la segnalazione di un articolo interessante, ma non hanno più l'abitudine di consultare quotidianamente il sito nytimes. com. Siamo passati attraverso tre fasi del blog: mezzo per scrivere, poi per interagire e ora, sempre più, per filtrare e personalizzare la mole immensa di notizie sulla rete". Chiaccherando con Wolly e con Piero Macrì, Matt ci ha raccontato un episodio personale illuminante: era in una città che stava per essere investita da un uragano, ma siccome lui non segue i media generalisti non si era accorto del pericolo imminente, che gli fu segnalato dalla madre inquieta per le sue sorti. Senza quella telefonata matt non avrebbe preso precauzioni. Da qui una riflessione: siamo sicuri che la qualità della nostra vita e la conoscenza del mondo migliorerà quando la maggior parte degli utenti avrà preso l'abitudine di leggere solo le notizie di argomenti che interessano? Questo trend non rischia di creare lettori iperspecializzati (magari in argomenti frivoli), ma complessivamente ancor più ignoranti? Ad esempio: voi come vi regolate? Tendete a comportarvi come Matt o siete più tradizionalisti? AGGIORNAMENTO Ho letto poco fa un interessante pezzo di Massimo Gaggi, che riprende un servizio della rivista americana Atlantic dal titolo provocatorio: Google ci rende stupidi? La tesi di Nicholas Carr ex direttore della Harvard Business Review e autore di molti saggi su Internet è che la civiltà del "web" stia condizionando negativamente i nostri meccanismi mentali, incidendo sul modo di leggere, di selezionare, di memorizzare. e demolendo la capacità di concentrazione. Insomma, "immersi come siamo nel "multitasking mentale" appena ci sediamo per leggere un documento di qualche pagina o un libro, ci sentiamo a disagio dopo pochi paragrafi. Voltiamo pagina e siamo già pronti per un link". Timori fondati? Scritto in giornalismo Commenti ( 40 ) " (10 voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Per l'Europa una sola via d'uscita: più democrazia Perché gli irlandesi hanno detto no al Trattato di Lisbona? Come spiego in un'analisi pubblicata oggi non certo perché sono antieuropeisti, al contrario. "Come tutti gli europei, gli irlandesi non capiscono più il proprio Paese, non sanno più se conta di più il governo di Dublino o la Commissione di Bruxellese quando chiedono ragguagli nessuno è in grado di tracciare unconfine preciso tra l'uno e l'altra". Percepiscono l'Unione europea come un potere che sottrae fette crescenti di sovranità eppure resta senza volto. "Chi rappresenta l'Europa oggi? Il presidente Barroso no di certo. L'Europa è un'oligarchia impalpabile ma molto influente, che condiziona la politica economica di ogni Paese, sovrasta i Parlamenti nazionali grazie alle direttive, fa giurisprudenza attraverso la Corte di giustizia europea.E incoraggia migrazioni massicce attraverso l'accordo di Schengen, positivo sotto molti aspetti, ma le cui ripercussioni sono state a lungo sottovalutate e che ha finito per agevolare l'afflusso di clandestini extracomunitari. Gli irlandesi hanno votato no a larga maggioranza per una ragione in fondo semplice: non hanno capito che cosa fosse davvero il Trattato di Lisbona". Pretendevano chiarezza e invece si sono visti sottoporre un'insieme di accordi che la facevano apparire ancor più criptica e impenetrabile. Dopo il voto in Francia, Olanda e Irlanda la lezione secondo me è chiara: l'attuale processo di costruzione europea trainato dalle élites politiche senza richiedere il consenso diretto del popolo, non funziona più. Non c'è che una soluzione: istituzioni più semplici, perlomeno comprensibili, e più democrazia. Ma i governi lo vorranno? E l'unione dei popoli europei può davvero esistere o scopriremo che è un'illusione? Scritto in europa, democrazia Commenti ( 86 ) " (11 voti, il voto medio è: 2.45 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jun 08 Sentenza su Guantanamo, bentornata America L'America per molti anni ha rappresentato un modello di libertà e di giustizia. Poi c'è stato l'11 settembre, la guerra al terrorismo, l'Irak e tante, troppe deroghe ai principi che proprio l'America ha vantato come sacri per tanti decenni. La prigione di Guantanamo, dove centinaia di persone sono state detenute senza diritti e sottoposte a tortura, rappresenta la violazione più clamorosa. Ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto il diritto costituzionale dei detenuti nel campo di prigionia di ricorrere nei tribunali ordinari americani contro la loro detenzione. Considerate queste cifre: su 775 detenuti due terzi sono stati consegnati ai paesi d'origine dove sono stati rilasciati perché innocenti. Altri 70 dovrebbero essere rilasciati a breve, contro 120 ci sono indizi palesemente insufficienti, solo a carico di 80 persone (appena il 10%) le prove sarebbero più serie. Il quadro è chiaro: Guantanamo non è servita a combattere il terrorismo ma ha rovinato la vita a quasi 700 innocenti infliggendo un danno colossale alla credibilità degli Usa nel mondo. Entrambi i candidati alla Casa Bianca, John McCain e Barack Obama, si sono espressi da tempo e con convinzione per la chiusura di questo campo. La sentenza di ieri è un passo importante nella giusta direzione. Io dico: l'America sta tornando ad essere l'America. Scritto in gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (12 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jun 08 Ancora su Vasco Rossi e la droga Mi scuso con i lettori abituali su questo blog, ma continuo a ricevere centinaia di e mail su Vasco Rossi (il mio indirizzo è stato cortesemente segnalato sul sito di Vasco Rossi dai suoi redattori) e devo tornare sul tema. Molti mi rimproverano di non dialogare, ma come faccio a dialogare se nove messaggi su dieci sono di insulti e di minacce pesantissime? Qualche precisazione: 1) Non apprezzare Vasco Rossi è un diritto, che ribadisco. Sarebbe auspicabile che i dissensi dei suoi fan venissero espressi in modo civile. Chiedo troppo? 2) Contrariamente a quanto scrivono in molti, io non ho detto che chi apprezza Vasco è un drogato. Ho scritto una cosa diversa: che alcune sue canzoni potevano spingere molti giovani a far uso di droga. Per due ragioni. La prima, perché i testi di molte canzoni, pur non menzionando mai le sostanze stupefacenti (cosa vietata per legge) lanciano messaggi, come dire.facilmente equivocabili. Negli ultimi anni Vasco Rossi ha scritto canzoni dai contenuti completamente diversi. Bene, ma le vecchie canzoni continuano ad essere proposte (inevitabilmente) e il rischio che vengano, ancora una volta, "equivocate" esiste. La seconda ragione: Vasco per molti anni, ha fatto uso di droghe, ammettendolo pubblicamente (ha avuto anche guai con la giustizia), e comparendo in pubblico, ai concerti e qualche volta anche in tv visibilmente fatto. Vasco era (ed è) un idolo e da sempre gli adolescenti tendono a identificarsi e a imitare i propri idoli. Il rischio di un'emulazione, quando lui incitava i suoi fan a vivere una vita spericolata e ad andare al massimo, era pertanto molto alto. 3) I suoi fan dicono che da dieci anni Rossi è cambiato. Bene. Ma nel 2003 in un concerto a San Siro è salito sul palco con le magliette per legalizzare la marijuana e l'anno scorso in un'intervista sosteneva che le droghe non sono tutte uguali e che la marijuana è meno pericolosa dell'alcol. La marijuana non è una droga? Andate a leggervi quali sono gli effetti reali degli spinelli. Riporto questo passaggio dal sito del massimo esperto italiano Riccardo Gatti: Il 25 aprile 2007 l'Ufficio USA del National Drug Control ed il National Institute on Drug Abuse hanno reso nota le ultime analisi si un progetto di monitoraggio che ha rivelato come il THC, principio attivo della marijuana, ha raggiunto, negli Stati Uniti, il più alto livello da quando il monitoraggio è iniziato. Il THC, oggi, è presente con un quantitativo medio dell' 8.5 %. Negli anni '80 era sotto il 4%. Il 60% delle persone che usano questa droga per la prima volta hanno meno di 18 anni. Negli adolescenti e nei giovani adulti "il cervello continua a svilupparsi e può essere vulnerabile agli effetti deleteri della marijuana". Questa droga, come dice la Dott.ssa Volkow, "può produrre cambiamenti nocivi a livello fisico, mentale, emozionale e, contrariamente alle credenze popolari, può dare dipendenza". L'aumento del principio attivo potrebbe anche essere la ragione di un aumento degli interventi di pronto soccorso connessi all'uso di marijuana. 4) Tutto ciò considerato è davvero scandaloso interrogarsi su Vasco Rossi e la droga nell'arco della sua lunga, ricca di successi e movimentata carriera? Scritto in Italia, Varie Commenti ( 368 ) " (52 voti, il voto medio è: 1.75 su un massimo di 5) Loading ... 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Questione etica Torniamo a Berlinguer (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 20-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Questione etica Torniamo a Berlinguer Roberto Della Seta e Francesco Ferrante "I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un 'boss' e dei 'sotto-boss'. (...) Tutte le 'operazioni' che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti". Con queste parole - tratte da un'intervista di Eugenio Scalfari uscita su la Repubblica esattamente 27 anni fa, nel luglio 1981 - Enrico Berlinguer poneva la cosiddetta "questione morale". Da quella intervista è passato oltre un quarto di secolo, non ci sono più né il Pci né tutti gli altri partiti della "prima repubblica". Ma è difficile non rimanere stupefatti per il sapore attualissimo della denuncia di Berlinguer: depurata dalle sue intenzioni polemiche e anche propagandistiche - l'orgogliosa rivendicazione della diversità del Pci proprio, innanzitutto, sul terreno dell'etica pubblica, peraltro almeno in parte smentita dalle vicende del decennio successivo -, emendata dai nomi dei politici di allora, essa potrebbe comparire a pieno titolo addirittura come epigrafe nei libri di Stella e Rizzo o come manifesto di qualche "vaffa-day". Il "terremoto" politico-giudiziario che ha colpito l'Abruzzo, con l'arresto di Ottaviano Del Turco e di molti amministratori e funzionari regionali, ripropone allora un pensiero e una domanda che per noi che crediamo fortemente nel progetto del Partito Democratico, e siamo sicuri per tanti insieme a noi, sono urgenti e sono angosciose. Il pensiero: al di là dell'esito dell'inchiesta di Pescara, è fuori di dubbio - lo testimoniano numerose inchieste in giro per l'Italia che vedono coinvolti nostri amministratori e rappresentanti - che oggi la "questione morale" interroghi anche noi del Pd. La domanda: come possiamo e dobbiamo rispondere? Come ha detto Walter Veltroni all'ultima assemblea nazionale del Partito Democratico, su scala nazionale come in ogni territorio chi rappresenta il Pd, chi chiede voti per il Pd, deve testimoniare un rigore etico che sia coerente, soggettivamente e oggettivamente coerente con l'obiettivo di dare corpo a una "buona politica". Adesso, dobbiamo dirlo e dircelo con onestà intellettuale, non è sempre così. Con più evidenza nel Sud ma non solo nel Sud, troppo spesso la politica, anche la "nostra" politica, somiglia terribilmente a una "macchina di potere e di clientela". Per questo noi crediamo che la "questione morale" sia per il Pd un banco di prova altrettanto decisivo dell'innovazione culturale e programmatica. I due terreni del resto sono intimamente connessi: quanto più la politica immiserisce la propria missione nell'amministrazione del potere a fini di vantaggio personale, di corrente, di partito, tanto più perde di vista i bisogni, gli interessi, le aspirazioni più larghi, più generali. La vicenda politica siciliana, con la sconfitta devastante subìta dal Pd sia nelle elezioni politiche sia in quelle politiche sia in quelle amministrative, è forse la "cartina di tornasole" più evidente e netta di questo duplice rischio: il Partito Democratico in Sicilia sembra paralizzato dalla paura di cambiare. Alla forte e autorevole candidatura di Anna Finocchiaro per la presidenza della Regione non ha corrisposto alcuno sforzo apprezzabile - nella composizione delle liste, nei modi e nei contenuti del discorso pubblico - per voltare pagina rispetto ad un passato anche recente nel quale i partiti di centrosinistra si sono del tutto omologati, quanto a metodi e stili politici, alla destra e all'Udc. Senza una svolta rapida e decisa, il Pd siciliano è destinato al ruolo poco onorevole di replicare fedelmente la "cattiva politica" dei nostri avversari, con la sola differenza che loro vincono le elezioni e noi sistematicamente le perdiamo. Se vogliamo che il Partito Democratico sia una vera, concreta speranza di cambiamento e miglioramento per gli italiani, occorre che chi fa politica nel Pd non solo sia garanzia assoluta di una lotta senza quartiere a mafie e camorre, ma testimoni una passione ideale, un rigore etico inattaccabili, che oggi non sempre noi testimoniamo. In questi giorni sta finalmente cominciando il tesseramento al Pd. Sarà un banco di prova importante: se il nostro radicamento sociale e territoriale si baserà su questi valori, allora saremo un riferimento attraente per quei milioni di cittadini che amano la politica ma la vogliono diversa e migliore da quella attuale, e potremo davvero essere credibili, e creduti, quando accusiamo di qualunquismo i vari Beppe Grillo, o prendiamo le distanze dal giustizialismo di Di Pietro, o invochiamo una giustizia meno spettacolare e più garantista. Fuori da questa via, resta solo il fallimento della stessa premessa di rinnovamento da cui è nato il Pd. Insomma, il diritto come democratici di indignarci con chi ci rappresenta come una parte della "casta", dobbiamo conquistarlo sul campo, oppure rischiamo di finire come Dorian Gray che si ribella al proprio ritratto degenerato e ne viene infine ammazzato.

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I danni della politica (sezione: Grillo)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2008-07-20 - pag: 24 autore: DALLA PRIMA I danni della politica Ci sono però casi in cui non tutto rientra nel gran libro mastro del " quidquid boni feceris et mali sustinueris". Infatti, nel frattempo, succedono fatti, che sono conseguenza dell'accusa, e che non si disfano quando questa si dimostra infondata. In questo caso il fatto è stato il cambiamento di proprietà di uno dei più importanti gruppi industriali del Paese. Telecom attraversava un periodo critico su molti fronti, economico, politico, regolatorio. Ma c'è stato un momento in cui, a leggere i giornali, sembrava che nell'azienda che coi suoi doppini di rame collega le case di tutti gli italiani si fosse installata una Spectre che intercettava tutte le nostre conversazioni, a piacimento suo, e di chi glielo chiedesse e pagasse. Il bombardamento mediatico è stato talmente violento da indurre a pensare che abbia avuto un ruolo decisivo nel determinare prima le dimissioni di Tronchetti Provera dalla presidenza, e poi la sua uscita quale azionista di riferimento. C'è dunque una questione di interesse generale a cui rimanda questa vicenda: questione che sorge quando la diffusione della notizia di un fatto ha conseguenze che sono senza proporzione con il fatto stesso, e che sono irrevocabili. Ciò che rende il caso Telecom emblematico è che qui il problema si presenta a sé stante, per così dire allo stato puro: a differenza di altri casi (ad esempio uno che riguarda la stessa Telecom, in occasione del precedente passaggio di proprietà) qui infatti la magistratura, le intercettazioni, i verbali non c'entrano. E non c'entra neppure un radicale cambiamento strategico, imposto da mutamenti tecnologici o di mercato: il nuovo assetto proprietario, con la spagnola Telefonica come socio industriale, è, come struttura e strategia, lo stesso che Tronchetti aveva individuato e proposto, la sola differenzaè che Olimpia ha dovuto passare la mano. Qui il fatto- il dossieraggio illegale - c'era, i rapporti impropri con le strutture di sicurezza c'erano, il coinvolgimento di strutture di vertice pure: ma colpisce la mancanza di proporzionalità tra tutto questo e il passaggio di proprietà di Telecom. Invece di imboccare il vicolo cieco della solita retorica della responsabilità del giornalista, dei fatti e delle opinioni, conviene chiedersi chi effettivamente sia stato causa di che. Se cioè il bombardamento mediatico, le inchieste, le falsificazioni (quella sulle intercettazioni), i collegamenti trasversali con altre vicende (Abu Omar e le "extraordinary renditions") sono state esse ad avere prodotto il cambiamento di assetto azionario in Telecom, o se invece tutto ciò non sia stato strumento nelle mani di qualcun altro. Sono propenso a credere che la causa non siano le campagne giornalistiche. Allo stesso modo per cui non credo che siano state le televisioni commerciali ad avere creato un ambiente naturaliter berlusconiano; o che Beppe Grillo rappresenti una minaccia alla democrazia. è la politica a far sì che le notizie assumano carattere performativo, e diventino esse stesse un fatto. Non sono stati i giornali a bocciare l'ipotesi AT&T e American Movil, né a scrivere il piano Rovati, né a bocciare Telefonica quando a proporla era Tronchetti. Non è una coincidenza che a tuonare contro il "messicano strano strano" fosse lo stesso Antonio Di Pietro che poco tempo dopo avrebbe fatto abortire la fusione Autostrade- Abertis. Nonè né per i giornali né per la magistratura se la vicenda UnipolBnl è stata assimilata a quella Antonveneta, da cui era interamente diversa. Casi tutti in cui a decidere degli assetti proprietari non sono stati gli azionisti, che sono stati usurpati dei loro diritti da politici o da regolatori che travalicano i loro poteri. Questa storia ha dunque una morale. Mentre chiedere di mettere la mordacchia ai media è inutile e produce solo effetti negativi, chiedere alla politica di star lontana dalle imprese- sempre, e massimamente quando sono state privatizzate - è cosa possibile e produce solo vantaggi. Perché il burattinaio non è chi fa i burattini, ma chi tira i fili. Franco Debenedetti www.francodebenedetti.it.

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Bossi e quelle parole dell'inno di Mameli (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 21-07-2008)

Argomenti: Grillo

Come molti non ho affatto gradito l'uscita di Bossi che ha alzato il dito medio contro l'Inno di Mameli. Ritengo la Lega un movimento politico perfettamente legittimo, che su molti punti da risposte concrete a problemi sentiti al nord e che in futuro potrebbe crescere ulteriormente. Tuttavia quando si accetta di ricoprire posti di responsabilità in un governo bisognerebbe agire di conseguenza e mostrare perlomeno rispetto per le istituzioni e i suoi simboli. Il gesto di Bossi va oltre l'immaginabile. Voleva far notizia e come sempre ci è riuscito; ma il suo non è certo un gesto impulsivo e probabilmente rientra in una strategia a più ampio respito. A cosa mira Bossi? Vuole lo scontro con una parte della coalizione? Intende strappare nuove concessioni al Cavaliere? O forse vuole mettere ordine in casa, ridimensionando Maroni, che come ministro degli Interni ottiene consensi e visibilità? Vedremo. In seguito alla polemica molti hanno riscoperto le parole dell'inno. Bossi ha fatto il gestaccio citando le parole "schiavi di Roma". A me personalmente fanno riflettere altre strofe, queste: Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi. Raccolgaci un'unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l'ora suonò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò. Uniamoci, amiamoci, l'Unione, e l'amore Rivelano ai Popoli Le vie del Signore; Giuriamo far libero Il suolo natìo: Uniti per Dio Chi vincer ci può? Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò. L'inno è stato scritto nel 1847. A distanza di 161 anni possiamo dire che gli italiani si sono fusi in un unico popolo? Il Paese è davero libero? E' amato da suoi cittadini? Scritto in Italia Commenti ( 3 ) " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jul 08 Napoli senza rifiuti. Bene ma. qualcuno pagherà? Di ritorno dall'estero scopro che i rifiuti sono spariti dalle strade di Napoli. Bravo Berlusconi, bravo Bertolaso. Le conseguenze sono rilevanti sotto molti punti di vista. Innanzitutto: in un Paese che chiede fermezza alle istituzioni il messaggio giunge chiaro e forte. Il Cavaliere è troppo ottimista quando afferma che "lo Stato è tornato ad essere lo Stato": un successo non basta a restituire credibilità e prestigio. Ce ne vogliano tanti e in sequenza. Diciamo che è un passo deciso nella giusta direzione. In secondo luogo: la crisi stava danneggiando non solo il turismo a Napoli, ma l'immagine complessiva del Paese e soprattutto del made in Italy. Tutto si lega: la moda italiana è affascinante per la bravura dei suoi stilisti, per il prestigio dei marchi, per la qualità dei tessuti, ma anche per il fascino delle nostre città d'arte e la raffinatezza della nostra cucina. Le immagini della monnezza ripretute per settimane dalle tv di tutto il mondo hanno danneggiato pesantemente la nostra reputazione: nello scorse settimane ero rimasto colpito da un articolo del Sole 24 Ore che dimostrava come il marchio "made in Italy" per la prima volta nell'ultimo decennio averse perso posizioni nelle classifiche internazionali. Ora l'Italia potrà risalire, ma le leggi della comunicazione sono spietate: per distruggere ci vuole poco, per ricostruire una reputazione sono necessari tempi lunghi. La prova? Solo una parte dei grandi media internazionali ha dato notizia che la situazione a Napoli è tornata sotto controllo. Ad esempio: la Cnn sì, ma la Bbc no. Ciò detto sono rimasto colpito dall'atteggiamento dei giornali e degli intellettuali di sinistra, che hanno minimizzato e talvolta nascosto la notizia di ieri. Ancora una volta la nostra opinione pubblica si dimostra scioccamente partigiana: pur di non riconoscere i meriti del "nemico" si preferisce negare o più spesso ignorare la realtà. Era davvero così difficile dire: questa volta il governo si è comportato bene? E' proprio così assurdo anteporre gli interessi del Paese a quelli di bottega e ideologici? Sia chiaro: una parte de giornali di centrodestra si comporta allo stesso modo quando governa il centrosinistra. Il vizio, diciamo, così è condiviso e rientra nella dialetttica, ma con dei limiti dettati dal buon senso e dal sentimento di identità nazionale. Chissà se un giorno anche l'Italia riuscirà a mostrarsi finalmente matura. Ultima considerazione: Bassolino e la Iervolino collaborano di buona lena con il governo. Bene. Ma in un Paese serio le responsabilità non svaniscono con il finire dell'emergenza. Mi chiedo: qualcuno pagherà? O ancora una volta prevarrà la linea del 'scurdamece 'o passato? La credibilità delle istituzioni passa (anche) da qui. Scritto in Italia Commenti ( 33 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jul 08 Sono in viaggio. Sono in viaggio e, con mio rammarico, scopro le connessioni Internet funzionano peggio di quanto supponessi. Cercherò di scrivere dei post, ma non posso prevedere con quale frequenza. In ogni caso tornerò a pieno regime a partire dal 19 luglio. Grazie per la comprensione e tanti cari saluti a tutti voi. Scritto in giornalismo Commenti ( 10 ) " (3 voti, il voto medio è: 2.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jun 08 Nomadi, ha ragione Maroni (e con lui Cacciari) Dunque, secondo alcuni media Maroni vuole schedare i bambini rom, prendendo loro le impronte digitali; dunque il ministro, leghista, avrebbe sotto sotto intenzioni razziste. In realtà il ministro degli Interni ha elaborato un piano tutt'altro che impulsivo e men che meno razzista . Infatti: 1) Non è una schedatura, ma un censimento più che mai necessario perché non si sa quanti nomadi ci siano oggi in Italia da dove vengano e quanti figli abbiano. Maroni dice: "Voglio porre fine allo sconcio di vedere tanti bambini che vivono in condizioni disumane, l'unico modo è con il censimento. Devo sapere la nazionalità, le parentele, la composizione delle famiglie. Soltanto in questo modo posso dar loro un documento e fissare regole per sapere chi può rimanere e chi invece non ha i requisiti". 2) La Ue ha approvato una norma che prevede l'obbligo di prendere le impronte digitali a tutti gli extracomunitari a partire dai 6 anni prima del rilascio del permesso di soggiorno. Siccome non si sa con certezza se i nomadi in Italia siano o no extracomunitari la misura è plausibile. Tra l'altro oggi arrivando in un aeroporto americano prendono a ogni straniero le impronte digitali e quelle dell'iride; la pratica, insomma, è diffusa. 3) Il censimento è necessario perché i bambini sfruttati per compiere reati vengono spostati da una città all'altra proprio per sfuggire ai controlli. Con le impronte invece si riuscirà sempre a sapere chi sono, combattendo efficacemente gli sfruttattori e tentando di garantire a questi fanciulli un'educazione adeguata. Maroni mi ha sempre dato l'impressione di una persona perbene e ragionevole. In questo caso mi sembra che intenda porre fine a una grande ingiustizia umana e legale. Non è un caso che anche una personalità di spicco della sinistra, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, abbia elogiato le dichiarazioni di Maroni affermando che: "A chi ha diritto di stare in Italia, specialmente se cittadino italiano, deve essere garantito di vivere in condizioni decorose e decenti, e non in campi che sono una vergogna, alla quale bisogna porre fine". Razzista anche Cacciari? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 224 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Galimberti, filosofo copia e incolla, continua a pontificare. Umberto Galimberti è considerato negli ambienti colti della sinistra un guru, uno di quei filosofi profondi, seri e pensosi che dall'alto della propria cultura sanno analizzare con amara precisione il disagio esistenziale della nostra società. Confesso che fino a qualche tempo fa mi capitava di apprezzare qualche suo articolo, ma ora non riesco proprio a prenderlo sul serio. Non che Galimberti sia improvvisamente rimbecillito. Al contrario, è troppo intelligente; anzi troppo italianamente furbo. Il Giornale ha infatti scoperto che l'Umberto ha l'abitudine di copiare testi altrui, senza virgolettarli, senza citare la fonte. Nei giorni scorsi Roberto Farneti e Matteo Sacchi hanno scoperto ben quattro casi di plagio. Dico quattro casi. Stamane nuovo scoop, a firma di Sacchi: il filosofo ottenne la cattedra di filosofia a Venezia presentando, tra gli altri, due testi clonati. La vicenda ispira diverse considerazioni: 1) Con quale credibilità un professore che copia intere pagine può continuare a insegnare? Oggi il rettore dell'Università Ca Foscari di Venezia afferma che non spetta a lui prendere provvedimenti e che bisognerebbe creare un giurì per valutare l'accaduto. Come dire: meglio soprassedere; il che la dice lunga sugli standard etici di certi ambienti accademici italiani (non di tutti, per fortuna). 2) Diversi giornali, tra cui Corriere della Sera, Foglio, Avvenire, hanno ripreso le denunce del Giornale, sollecitando un chiarimento pubblico di Galimberti, che invece continua a tacere. O meglio: si è scusato controvoglia in un'intervista con il Giornale solo dopo il primo scoop, ma dopo si è chiuso nel silenzio. 3) La Repubblica non ha scritto una riga sulla vicenda. Di fatto i lettori del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari non sono al corrente delle gravi e documentate accuse rivolte contro il filosofo, il cui ultimo libro continua infatti a vendere moltissimo. Non solo: la Repubblica continua a pubblicare i suoi editoriali in prima pagina, densi di giudizi morali sulla nostra società così corrotta e insincera. Insomma, anziché distanziarsi da un personaggio perlomeno imbarazzante, ne alimenta il mito. Un po' di decoro, a cominciare proprio da Galimberti, no? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 78 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.11 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 L'immigrazione? E' come un domino.. Sul Giornale di oggi si racconta che i romeni che vivono in Italia non vogliono tornare in patria anche quando hanno la garanzia di un posto di lavoro. Preferiscono vivere di espedienti nel nostro Paese anziché in regola ma con uno stipendio basso nel proprio Paese. Ma l'economia rumena è in pieno boom con una forte richiesta della manodopera, soprattutto nelle fabbriche. Domanda: chi lavora nelle fabbriche? Come spiega Matthias Pfaender in un altro articolo, i posti vacanti sono coperti da moldavi, ucraini turchi, persino pakistani, indiani, srilankesi e gli immancabili cinesi. Qualche tempo da un demografo francese spiegava su una rivista come ormai l'immigrazione in Europa sia come un domino. Polacchi e slovacchi, ad esempio, tendono ad emigrare in Gran Bretagna e in altri Paesi ricchi del nord Europa, i loro posti vengono occupati da immigrati provenienti da altri Paesi della Ue ed extra Ue, i quali a loro volta aprono dei buchi nei Paesi d'origine. In Ungheria c'è una forte penuria di medici, in Romania di operai, in Polonia di idraulici. Mi chiedo: tutto questo ha senso? la conseguenza mi sembra evidente: le società diventano rapidamente multietniche e sempre più simili nella loro struttura sociale. I costi sono enormi, i benefici dubbi, ma a qualcuno evidentemente conviene. Scritto in europa, globalizzazione, Italia, immigrazione Commenti ( 21 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jun 08 Obama musulmano? Quando la calunnia conta più dei fatti Michael Carmichael, l'ex consulente di Clinton, in un'intervista al Giornale aveva avvertito che questa sarebbe stata la campagna elettorale più sporca della storia recente americana. Al voto mancano oltre quattro mesi, ma le manovre sono già cominciate. In un pezzo uscito oggi spiego come sia in atto una campagna su Internet in cui si sostiene che Barack Obama sia musulmano. L'affermazione è falsa (Barack è cristiano), ma il contesto lo permette. Infatti: Barack è il suo primo nome, ma il secondo è Hussein; come Saddam Hussein. Di cognome fa Obama che, cambiando una sillaba, suona Osama. È nero, ma la famiglia del suo padre biologico era musulmana, e lui ha vissuto dieci anni in un Paese islamico, l'Indonesia, frequentando per un paio d'anni le scuole pubbliche, dunque musulmane. Barack Obama è ossessionato da questa campagna, che risulta molto più convincente di quanto si immagini, e infatti inizia a mostrare segni di nervosismo. Già McCain (primarie 2000) e Kerry (presidenziali 2004) furono sconfitti da voci infamanti; Obama farà la stessa fine? Io temo - ma è quasi una certezza - che la campagna elettorale verrà combattuta non sui programmi e sulle idee , ma sull'immagine e sugli stereotipi.Gli americani rischiano di eleggere un presidente - sia esso McCain o Obama - senza sapere che cosa intenda fare davvero una volta alla Casa Bianca, ma valutando solo la sua simpatia o sulla scorta di impressioni sovente ingannevoli o frammentarie. Se i cliché contano più dei contenuti e la calunnia più fatti, la qualità della democrazia tende a diminuire e con essa la sua credibilità. Non mi piace questa tendenza e mi disturba constatare che molti elettori americani si siano abituati a questa situazione; come se le dirty politics (le tecniche sporche, infanganti) fossero ormai connaturate al sistema. Io ho l'impressione, invece, che si siano superati abbondantemente i limiti. Sono troppo pessimista? Ecco la foto di Obama durante una visita in Africa, che viene usata per dimostrare che non è cristiano bensì musulmano: Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 63 ) " (7 voti, il voto medio è: 3.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Jun 08 Il blog per informarsi, con qualche dubbio. Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo dedicato ai blog e ai siti individuali che negli Stati Uniti sono diventati così importanti da far concorrenza ai media tradizionali. Al servizio era abbinata un'intervista a Matt Mullenweg, l'inventore della piattaforma Wordpress, che avevo incontrato al Wordcamp organizzato a Milano dal mitico Wolly. Matt, giovanissimo genio del Net, sostiene che il blog sta diventando autenticamente multimediale e che ciò avrà implicazioni anche per i giornalisti. Infatti "permetterà una diversificazione dell'offerta e dei percorsi di lettura, che si svilupperanno per argomento anziché per testata. Già oggi i giovani selezionano le notizie attraverso i motori di ricerca personalizzati. Al New York Times arrivano se ricevono la segnalazione di un articolo interessante, ma non hanno più l'abitudine di consultare quotidianamente il sito nytimes. com. Siamo passati attraverso tre fasi del blog: mezzo per scrivere, poi per interagire e ora, sempre più, per filtrare e personalizzare la mole immensa di notizie sulla rete". Chiaccherando con Wolly e con Piero Macrì, Matt ci ha raccontato un episodio personale illuminante: era in una città che stava per essere investita da un uragano, ma siccome lui non segue i media generalisti non si era accorto del pericolo imminente, che gli fu segnalato dalla madre inquieta per le sue sorti. Senza quella telefonata matt non avrebbe preso precauzioni. Da qui una riflessione: siamo sicuri che la qualità della nostra vita e la conoscenza del mondo migliorerà quando la maggior parte degli utenti avrà preso l'abitudine di leggere solo le notizie di argomenti che interessano? Questo trend non rischia di creare lettori iperspecializzati (magari in argomenti frivoli), ma complessivamente ancor più ignoranti? Ad esempio: voi come vi regolate? Tendete a comportarvi come Matt o siete più tradizionalisti? AGGIORNAMENTO Ho letto poco fa un interessante pezzo di Massimo Gaggi, che riprende un servizio della rivista americana Atlantic dal titolo provocatorio: Google ci rende stupidi? La tesi di Nicholas Carr ex direttore della Harvard Business Review e autore di molti saggi su Internet è che la civiltà del "web" stia condizionando negativamente i nostri meccanismi mentali, incidendo sul modo di leggere, di selezionare, di memorizzare. e demolendo la capacità di concentrazione. Insomma, "immersi come siamo nel "multitasking mentale" appena ci sediamo per leggere un documento di qualche pagina o un libro, ci sentiamo a disagio dopo pochi paragrafi. Voltiamo pagina e siamo già pronti per un link". Timori fondati? Scritto in giornalismo Commenti ( 40 ) " (10 voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Per l'Europa una sola via d'uscita: più democrazia Perché gli irlandesi hanno detto no al Trattato di Lisbona? Come spiego in un'analisi pubblicata oggi non certo perché sono antieuropeisti, al contrario. "Come tutti gli europei, gli irlandesi non capiscono più il proprio Paese, non sanno più se conta di più il governo di Dublino o la Commissione di Bruxellese quando chiedono ragguagli nessuno è in grado di tracciare unconfine preciso tra l'uno e l'altra". Percepiscono l'Unione europea come un potere che sottrae fette crescenti di sovranità eppure resta senza volto. "Chi rappresenta l'Europa oggi? Il presidente Barroso no di certo. L'Europa è un'oligarchia impalpabile ma molto influente, che condiziona la politica economica di ogni Paese, sovrasta i Parlamenti nazionali grazie alle direttive, fa giurisprudenza attraverso la Corte di giustizia europea.E incoraggia migrazioni massicce attraverso l'accordo di Schengen, positivo sotto molti aspetti, ma le cui ripercussioni sono state a lungo sottovalutate e che ha finito per agevolare l'afflusso di clandestini extracomunitari. Gli irlandesi hanno votato no a larga maggioranza per una ragione in fondo semplice: non hanno capito che cosa fosse davvero il Trattato di Lisbona". Pretendevano chiarezza e invece si sono visti sottoporre un'insieme di accordi che la facevano apparire ancor più criptica e impenetrabile. Dopo il voto in Francia, Olanda e Irlanda la lezione secondo me è chiara: l'attuale processo di costruzione europea trainato dalle élites politiche senza richiedere il consenso diretto del popolo, non funziona più. Non c'è che una soluzione: istituzioni più semplici, perlomeno comprensibili, e più democrazia. Ma i governi lo vorranno? E l'unione dei popoli europei può davvero esistere o scopriremo che è un'illusione? Scritto in europa, democrazia Commenti ( 86 ) " (11 voti, il voto medio è: 2.45 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jun 08 Sentenza su Guantanamo, bentornata America L'America per molti anni ha rappresentato un modello di libertà e di giustizia. Poi c'è stato l'11 settembre, la guerra al terrorismo, l'Irak e tante, troppe deroghe ai principi che proprio l'America ha vantato come sacri per tanti decenni. La prigione di Guantanamo, dove centinaia di persone sono state detenute senza diritti e sottoposte a tortura, rappresenta la violazione più clamorosa. Ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto il diritto costituzionale dei detenuti nel campo di prigionia di ricorrere nei tribunali ordinari americani contro la loro detenzione. Considerate queste cifre: su 775 detenuti due terzi sono stati consegnati ai paesi d'origine dove sono stati rilasciati perché innocenti. Altri 70 dovrebbero essere rilasciati a breve, contro 120 ci sono indizi palesemente insufficienti, solo a carico di 80 persone (appena il 10%) le prove sarebbero più serie. Il quadro è chiaro: Guantanamo non è servita a combattere il terrorismo ma ha rovinato la vita a quasi 700 innocenti infliggendo un danno colossale alla credibilità degli Usa nel mondo. Entrambi i candidati alla Casa Bianca, John McCain e Barack Obama, si sono espressi da tempo e con convinzione per la chiusura di questo campo. La sentenza di ieri è un passo importante nella giusta direzione. Io dico: l'America sta tornando ad essere l'America. Scritto in gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) " (12 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (22) europa (3) francia (16) germania (2) giornalismo (37) gli usa e il mondo (24) globalizzazione (6) immigrazione (23) islam (12) Italia (100) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (7) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (14) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails Internet fa bene ai giornali - 2 Emails L'immigrazione? E' come un domino.... - 2 Emails Ultime discussioni bo,mario: In questo momento politico l'uscita, mondezza, di Bossi non fà altro che ribadire che in Italia ci... Emanuel: "Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi." Marcello... Marcello Foa: Ricmabio i saluti e rispondo a Bo,mario. Ritengo sia sufficiente attivare il servizio di Feed Rss... silvio: Se come dice Erdogan, assimilare gli stranieri è un crimine contro l'umanità, mi chiedo cosa può... Marco Locci: Ormai Bossi ci ha abituati a queste ed altre uscite non sempre accettabili; però è altrettanto vero... Ultime news Francia, incidente in centrale nucleare: "contaminati" in 15Al ristorante la pasta costa il 3500% in piùLa bimba massacrata è ancora grave Il pm: tentato omicidioHimalaya, neve e nuvole Nones e Kehrer bloccati "Scendiamo con calma"Fini a Bossi: "Rispetti le istituzioni" Il Senatur: "Faceva meglio a star zitto" Maroni: cittadinanza ai bimbi rom abbandonati Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo liberale Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (3) June 2008 (11) May 2008 (8) April 2008 (14) March 2008 (16) February 2008 (14) January 2008 (15) December 2007 (14) November 2007 (21) October 2007 (24) September 2007 (24) August 2007 (32) July 2007 (15) Recent Trackbacks Haramlik: E per smettere di fumare, una bella Cristoterapia Il Blog di Marcello Foa: Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni I più votati Ancora su Vasco Rossi e la droga - 53 Votes Una vita meritocratica... - 33 Votes I mutui subprime, la frode della Casta delle banche - 24 Votes Petrolio, libero mercato o libera speculazione? - 19 Votes E la sicurezza? Ai politici non interessa più - 18 Votes Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quando i Tg "aiutano" la camorra... - 17 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes Quanti immigrati può sostenere l'Italia che arranca? - 15 Votes Recent Posts Bossi e quelle parole dell'inno di Mameli Napoli senza rifiuti. Bene ma. qualcuno pagherà? Sono in viaggio. Nomadi, ha ragione Maroni (e con lui Cacciari) Galimberti, filosofo copia e incolla, continua a pontificare. L'immigrazione? E' come un domino.. Obama musulmano? Quando la calunnia conta più dei fatti Il blog per informarsi, con qualche dubbio. Per l'Europa una sola via d'uscita: più democrazia Sentenza su Guantanamo, bentornata America Pagine Biografia Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Marcello Foa © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Caso-Alfano ora i grillini lanciano una petizione (sezione: Grillo)

( da "Stampa, La" del 24-07-2008)

Argomenti: Grillo

PROTESTA Caso-Alfano ora i grillini lanciano una petizione I grillini sanremesi tornano alla carica sul caso dell'auditorium Alfano, i cui lavori di ristrutturazione e ampliamento sono bloccati da molto tempo, a causa di un contenzioso fra l'impresa appaltatrice (la Fratelli Negro di Arma di Taggia), il direttore dei lavori (l'ing. Pierantonio Delaude) e il Comune. Il meetup Sanremo Beppe Grillo ha infatti organizzato per domenica una manifestazione musicale sul tema "Ridateci il parco Marsaglia e il suo auditorium". E' l'occasione per lanciare una raccolta di firme per invitare l'Amministrazione a superare al più presto gli ostacoli che impediscono la ripresa dei lavori. L'appuntamento è fissato alle 18 sulla scalinata che introduce al parco Marsaglia, in corso Imperatrice. "Ma si potrà firmare la petizione già dal primo pomeriggio", precisano i grillini, che ribadiscono la "necessità di riaprire l'auditorium Alfano, il quale era uno scenario di rara suggestione per gli spettacoli estivi, mentre il parco rappresenta una meta turistica di cui i sanremesi andavano orgogliosi". Alla protesta in musica, che andrà avanti fino alle 21, hanno aderito il soprano Anna-Lena Karlsson, il pianista Massimo Sal Prà, il flautista Marco Bottini, i Claire's Cat (pop rock), Don't Sleep (rock), i chitarristi Carlo Belfiore e Simone Guerrucci e Soul Addiction (hip hop). Nei giorni scorsi, a Palazzo Bellevue si è svolto un incontro tecnico-amministrativo interno per affrontare i nodi dell'Alfano. Ora si attendono atti concreti. Quello che auspicano i seguaci di Grillo.\.

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Obama trionfa a Berlino, anche l'Europa ha bisogno di un mito (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 25-07-2008)

Argomenti: Grillo

Duecentomila persone riunite a Berlino per ascoltare Obama: una folla immensa. Nessun politico europeo oggi può pensare, nel proprio Paese, di mobilitare spontaneamente così tanti sostenitori per un comizio. Nemmeno nell'ultima appassionante campagna elettorale in Francia Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy, pur con l'appoggio delle strutture di partito, hanno saputo raggiungere queste cifre. Ai loro ultimi meeting c'erano quaranta, sessanta mila persone al massimo. La Merkel non ne parliamo; brava, ma non seduce. Il delirio per Obama rivela un bisogno più profondo o forse più superficiale. Anche noi europei abbiamo bisogno di un mito, di un uomo che faccia sognare. E nonostante il diffuso antiamericanismo lo troviamo in un leader statunitense, che sa parlare, sa sedurre. Obama, sia chiaro, non piace solo alla sinistra, ma trovi molti estimatori anche tra i conservatori e tra chi di solito non si interessa di politica. Mi chiedo: quei giovani di Berlino risentono semplicemente di una suggestione hollywoodiana? O la loro mobilitazione è il sintomo di qualcosa di più complesso che evidentemente riguarda l'insieme delle società occidentali? Scritto in globalizzazione, democrazia, presidenziali usa Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jul 08 Bossi e quelle parole dell'inno di Mameli Come molti non ho affatto gradito l'uscita di Bossi che ha alzato il dito medio contro l'Inno di Mameli. Ritengo la Lega un movimento politico perfettamente legittimo, che su molti punti da risposte concrete a problemi sentiti al nord e che in futuro potrebbe crescere ulteriormente. Tuttavia quando si accetta di ricoprire posti di responsabilità in un governo bisognerebbe agire di conseguenza e mostrare perlomeno rispetto per le istituzioni e i suoi simboli. Il gesto di Bossi va oltre l'immaginabile. Voleva far notizia e come sempre ci è riuscito; ma il suo non è certo un gesto impulsivo e probabilmente rientra in una strategia a più ampio respito. A cosa mira Bossi? Vuole lo scontro con una parte della coalizione? Intende strappare nuove concessioni al Cavaliere? O forse vuole mettere ordine in casa, ridimensionando Maroni, che come ministro degli Interni ottiene consensi e visibilità? Vedremo. In seguito alla polemica molti hanno riscoperto le parole dell'inno. Bossi ha fatto il gestaccio citando le parole "schiavi di Roma". A me personalmente fanno riflettere altre strofe, queste: Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi. Raccolgaci un'unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l'ora suonò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò. Uniamoci, amiamoci, l'Unione, e l'amore Rivelano ai Popoli Le vie del Signore; Giuriamo far libero Il suolo natìo: Uniti per Dio Chi vincer ci può? Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò. L'inno è stato scritto nel 1847. A distanza di 161 anni possiamo dire che gli italiani si sono fusi in un unico popolo? Il Paese è davero libero? E' amato da suoi cittadini? Scritto in Italia Commenti ( 88 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jul 08 Napoli senza rifiuti. Bene ma. qualcuno pagherà? Di ritorno dall'estero scopro che i rifiuti sono spariti dalle strade di Napoli. Bravo Berlusconi, bravo Bertolaso. Le conseguenze sono rilevanti sotto molti punti di vista. Innanzitutto: in un Paese che chiede fermezza alle istituzioni il messaggio giunge chiaro e forte. Il Cavaliere è troppo ottimista quando afferma che "lo Stato è tornato ad essere lo Stato": un successo non basta a restituire credibilità e prestigio. Ce ne vogliano tanti e in sequenza. Diciamo che è un passo deciso nella giusta direzione. In secondo luogo: la crisi stava danneggiando non solo il turismo a Napoli, ma l'immagine complessiva del Paese e soprattutto del made in Italy. Tutto si lega: la moda italiana è affascinante per la bravura dei suoi stilisti, per il prestigio dei marchi, per la qualità dei tessuti, ma anche per il fascino delle nostre città d'arte e la raffinatezza della nostra cucina. Le immagini della monnezza ripretute per settimane dalle tv di tutto il mondo hanno danneggiato pesantemente la nostra reputazione: nello scorse settimane ero rimasto colpito da un articolo del Sole 24 Ore che dimostrava come il marchio "made in Italy" per la prima volta nell'ultimo decennio averse perso posizioni nelle classifiche internazionali. Ora l'Italia potrà risalire, ma le leggi della comunicazione sono spietate: per distruggere ci vuole poco, per ricostruire una reputazione sono necessari tempi lunghi. La prova? Solo una parte dei grandi media internazionali ha dato notizia che la situazione a Napoli è tornata sotto controllo. Ad esempio: la Cnn sì, ma la Bbc no. Ciò detto sono rimasto colpito dall'atteggiamento dei giornali e degli intellettuali di sinistra, che hanno minimizzato e talvolta nascosto la notizia di ieri. Ancora una volta la nostra opinione pubblica si dimostra scioccamente partigiana: pur di non riconoscere i meriti del "nemico" si preferisce negare o più spesso ignorare la realtà. Era davvero così difficile dire: questa volta il governo si è comportato bene? E' proprio così assurdo anteporre gli interessi del Paese a quelli di bottega e ideologici? Sia chiaro: una parte de giornali di centrodestra si comporta allo stesso modo quando governa il centrosinistra. Il vizio, diciamo, così è condiviso e rientra nella dialetttica, ma con dei limiti dettati dal buon senso e dal sentimento di identità nazionale. Chissà se un giorno anche l'Italia riuscirà a mostrarsi finalmente matura. Ultima considerazione: Bassolino e la Iervolino collaborano di buona lena con il governo. Bene. Ma in un Paese serio le responsabilità non svaniscono con il finire dell'emergenza. Mi chiedo: qualcuno pagherà? O ancora una volta prevarrà la linea del 'scurdamece 'o passato? La credibilità delle istituzioni passa (anche) da qui. Scritto in Italia Commenti ( 40 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jul 08 Sono in viaggio. Sono in viaggio e, con mio rammarico, scopro le connessioni Internet funzionano peggio di quanto supponessi. Cercherò di scrivere dei post, ma non posso prevedere con quale frequenza. In ogni caso tornerò a pieno regime a partire dal 19 luglio. Grazie per la comprensione e tanti cari saluti a tutti voi. Scritto in giornalismo Commenti ( 10 ) " (3 voti, il voto medio è: 2.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jun 08 Nomadi, ha ragione Maroni (e con lui Cacciari) Dunque, secondo alcuni media Maroni vuole schedare i bambini rom, prendendo loro le impronte digitali; dunque il ministro, leghista, avrebbe sotto sotto intenzioni razziste. In realtà il ministro degli Interni ha elaborato un piano tutt'altro che impulsivo e men che meno razzista . Infatti: 1) Non è una schedatura, ma un censimento più che mai necessario perché non si sa quanti nomadi ci siano oggi in Italia da dove vengano e quanti figli abbiano. Maroni dice: "Voglio porre fine allo sconcio di vedere tanti bambini che vivono in condizioni disumane, l'unico modo è con il censimento. Devo sapere la nazionalità, le parentele, la composizione delle famiglie. Soltanto in questo modo posso dar loro un documento e fissare regole per sapere chi può rimanere e chi invece non ha i requisiti". 2) La Ue ha approvato una norma che prevede l'obbligo di prendere le impronte digitali a tutti gli extracomunitari a partire dai 6 anni prima del rilascio del permesso di soggiorno. Siccome non si sa con certezza se i nomadi in Italia siano o no extracomunitari la misura è plausibile. Tra l'altro oggi arrivando in un aeroporto americano prendono a ogni straniero le impronte digitali e quelle dell'iride; la pratica, insomma, è diffusa. 3) Il censimento è necessario perché i bambini sfruttati per compiere reati vengono spostati da una città all'altra proprio per sfuggire ai controlli. Con le impronte invece si riuscirà sempre a sapere chi sono, combattendo efficacemente gli sfruttattori e tentando di garantire a questi fanciulli un'educazione adeguata. Maroni mi ha sempre dato l'impressione di una persona perbene e ragionevole. In questo caso mi sembra che intenda porre fine a una grande ingiustizia umana e legale. Non è un caso che anche una personalità di spicco della sinistra, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, abbia elogiato le dichiarazioni di Maroni affermando che: "A chi ha diritto di stare in Italia, specialmente se cittadino italiano, deve essere garantito di vivere in condizioni decorose e decenti, e non in campi che sono una vergogna, alla quale bisogna porre fine". Razzista anche Cacciari? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 224 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Galimberti, filosofo copia e incolla, continua a pontificare. Umberto Galimberti è considerato negli ambienti colti della sinistra un guru, uno di quei filosofi profondi, seri e pensosi che dall'alto della propria cultura sanno analizzare con amara precisione il disagio esistenziale della nostra società. Confesso che fino a qualche tempo fa mi capitava di apprezzare qualche suo articolo, ma ora non riesco proprio a prenderlo sul serio. Non che Galimberti sia improvvisamente rimbecillito. Al contrario, è troppo intelligente; anzi troppo italianamente furbo. Il Giornale ha infatti scoperto che l'Umberto ha l'abitudine di copiare testi altrui, senza virgolettarli, senza citare la fonte. Nei giorni scorsi Roberto Farneti e Matteo Sacchi hanno scoperto ben quattro casi di plagio. Dico quattro casi. Stamane nuovo scoop, a firma di Sacchi: il filosofo ottenne la cattedra di filosofia a Venezia presentando, tra gli altri, due testi clonati. La vicenda ispira diverse considerazioni: 1) Con quale credibilità un professore che copia intere pagine può continuare a insegnare? Oggi il rettore dell'Università Ca Foscari di Venezia afferma che non spetta a lui prendere provvedimenti e che bisognerebbe creare un giurì per valutare l'accaduto. Come dire: meglio soprassedere; il che la dice lunga sugli standard etici di certi ambienti accademici italiani (non di tutti, per fortuna). 2) Diversi giornali, tra cui Corriere della Sera, Foglio, Avvenire, hanno ripreso le denunce del Giornale, sollecitando un chiarimento pubblico di Galimberti, che invece continua a tacere. O meglio: si è scusato controvoglia in un'intervista con il Giornale solo dopo il primo scoop, ma dopo si è chiuso nel silenzio. 3) La Repubblica non ha scritto una riga sulla vicenda. Di fatto i lettori del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari non sono al corrente delle gravi e documentate accuse rivolte contro il filosofo, il cui ultimo libro continua infatti a vendere moltissimo. Non solo: la Repubblica continua a pubblicare i suoi editoriali in prima pagina, densi di giudizi morali sulla nostra società così corrotta e insincera. Insomma, anziché distanziarsi da un personaggio perlomeno imbarazzante, ne alimenta il mito. Un po' di decoro, a cominciare proprio da Galimberti, no? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 78 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.11 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 L'immigrazione? E' come un domino.. Sul Giornale di oggi si racconta che i romeni che vivono in Italia non vogliono tornare in patria anche quando hanno la garanzia di un posto di lavoro. Preferiscono vivere di espedienti nel nostro Paese anziché in regola ma con uno stipendio basso nel proprio Paese. Ma l'economia rumena è in pieno boom con una forte richiesta della manodopera, soprattutto nelle fabbriche. Domanda: chi lavora nelle fabbriche? Come spiega Matthias Pfaender in un altro articolo, i posti vacanti sono coperti da moldavi, ucraini turchi, persino pakistani, indiani, srilankesi e gli immancabili cinesi. Qualche tempo da un demografo francese spiegava su una rivista come ormai l'immigrazione in Europa sia come un domino. Polacchi e slovacchi, ad esempio, tendono ad emigrare in Gran Bretagna e in altri Paesi ricchi del nord Europa, i loro posti vengono occupati da immigrati provenienti da altri Paesi della Ue ed extra Ue, i quali a loro volta aprono dei buchi nei Paesi d'origine. In Ungheria c'è una forte penuria di medici, in Romania di operai, in Polonia di idraulici. Mi chiedo: tutto questo ha senso? la conseguenza mi sembra evidente: le società diventano rapidamente multietniche e sempre più simili nella loro struttura sociale. I costi sono enormi, i benefici dubbi, ma a qualcuno evidentemente conviene. Scritto in europa, globalizzazione, Italia, immigrazione Commenti ( 21 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jun 08 Obama musulmano? Quando la calunnia conta più dei fatti Michael Carmichael, l'ex consulente di Clinton, in un'intervista al Giornale aveva avvertito che questa sarebbe stata la campagna elettorale più sporca della storia recente americana. Al voto mancano oltre quattro mesi, ma le manovre sono già cominciate. In un pezzo uscito oggi spiego come sia in atto una campagna su Internet in cui si sostiene che Barack Obama sia musulmano. L'affermazione è falsa (Barack è cristiano), ma il contesto lo permette. Infatti: Barack è il suo primo nome, ma il secondo è Hussein; come Saddam Hussein. Di cognome fa Obama che, cambiando una sillaba, suona Osama. È nero, ma la famiglia del suo padre biologico era musulmana, e lui ha vissuto dieci anni in un Paese islamico, l'Indonesia, frequentando per un paio d'anni le scuole pubbliche, dunque musulmane. Barack Obama è ossessionato da questa campagna, che risulta molto più convincente di quanto si immagini, e infatti inizia a mostrare segni di nervosismo. Già McCain (primarie 2000) e Kerry (presidenziali 2004) furono sconfitti da voci infamanti; Obama farà la stessa fine? Io temo - ma è quasi una certezza - che la campagna elettorale verrà combattuta non sui programmi e sulle idee , ma sull'immagine e sugli stereotipi.Gli americani rischiano di eleggere un presidente - sia esso McCain o Obama - senza sapere che cosa intenda fare davvero una volta alla Casa Bianca, ma valutando solo la sua simpatia o sulla scorta di impressioni sovente ingannevoli o frammentarie. Se i cliché contano più dei contenuti e la calunnia più fatti, la qualità della democrazia tende a diminuire e con essa la sua credibilità. Non mi piace questa tendenza e mi disturba constatare che molti elettori americani si siano abituati a questa situazione; come se le dirty politics (le tecniche sporche, infanganti) fossero ormai connaturate al sistema. Io ho l'impressione, invece, che si siano superati abbondantemente i limiti. Sono troppo pessimista? Ecco la foto di Obama durante una visita in Africa, che viene usata per dimostrare che non è cristiano bensì musulmano: Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 64 ) " (7 voti, il voto medio è: 3.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Jun 08 Il blog per informarsi, con qualche dubbio. Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo dedicato ai blog e ai siti individuali che negli Stati Uniti sono diventati così importanti da far concorrenza ai media tradizionali. Al servizio era abbinata un'intervista a Matt Mullenweg, l'inventore della piattaforma Wordpress, che avevo incontrato al Wordcamp organizzato a Milano dal mitico Wolly. Matt, giovanissimo genio del Net, sostiene che il blog sta diventando autenticamente multimediale e che ciò avrà implicazioni anche per i giornalisti. Infatti "permetterà una diversificazione dell'offerta e dei percorsi di lettura, che si svilupperanno per argomento anziché per testata. Già oggi i giovani selezionano le notizie attraverso i motori di ricerca personalizzati. Al New York Times arrivano se ricevono la segnalazione di un articolo interessante, ma non hanno più l'abitudine di consultare quotidianamente il sito nytimes. com. Siamo passati attraverso tre fasi del blog: mezzo per scrivere, poi per interagire e ora, sempre più, per filtrare e personalizzare la mole immensa di notizie sulla rete". Chiaccherando con Wolly e con Piero Macrì, Matt ci ha raccontato un episodio personale illuminante: era in una città che stava per essere investita da un uragano, ma siccome lui non segue i media generalisti non si era accorto del pericolo imminente, che gli fu segnalato dalla madre inquieta per le sue sorti. Senza quella telefonata matt non avrebbe preso precauzioni. Da qui una riflessione: siamo sicuri che la qualità della nostra vita e la conoscenza del mondo migliorerà quando la maggior parte degli utenti avrà preso l'abitudine di leggere solo le notizie di argomenti che interessano? Questo trend non rischia di creare lettori iperspecializzati (magari in argomenti frivoli), ma complessivamente ancor più ignoranti? Ad esempio: voi come vi regolate? Tendete a comportarvi come Matt o siete più tradizionalisti? AGGIORNAMENTO Ho letto poco fa un interessante pezzo di Massimo Gaggi, che riprende un servizio della rivista americana Atlantic dal titolo provocatorio: Google ci rende stupidi? La tesi di Nicholas Carr ex direttore della Harvard Business Review e autore di molti saggi su Internet è che la civiltà del "web" stia condizionando negativamente i nostri meccanismi mentali, incidendo sul modo di leggere, di selezionare, di memorizzare. e demolendo la capacità di concentrazione. Insomma, "immersi come siamo nel "multitasking mentale" appena ci sediamo per leggere un documento di qualche pagina o un libro, ci sentiamo a disagio dopo pochi paragrafi. Voltiamo pagina e siamo già pronti per un link". Timori fondati? Scritto in giornalismo Commenti ( 40 ) " (10 voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Per l'Europa una sola via d'uscita: più democrazia Perché gli irlandesi hanno detto no al Trattato di Lisbona? Come spiego in un'analisi pubblicata oggi non certo perché sono antieuropeisti, al contrario. "Come tutti gli europei, gli irlandesi non capiscono più il proprio Paese, non sanno più se conta di più il governo di Dublino o la Commissione di Bruxellese quando chiedono ragguagli nessuno è in grado di tracciare unconfine preciso tra l'uno e l'altra". Percepiscono l'Unione europea come un potere che sottrae fette crescenti di sovranità eppure resta senza volto. "Chi rappresenta l'Europa oggi? Il presidente Barroso no di certo. L'Europa è un'oligarchia impalpabile ma molto influente, che condiziona la politica economica di ogni Paese, sovrasta i Parlamenti nazionali grazie alle direttive, fa giurisprudenza attraverso la Corte di giustizia europea.E incoraggia migrazioni massicce attraverso l'accordo di Schengen, positivo sotto molti aspetti, ma le cui ripercussioni sono state a lungo sottovalutate e che ha finito per agevolare l'afflusso di clandestini extracomunitari. Gli irlandesi hanno votato no a larga maggioranza per una ragione in fondo semplice: non hanno capito che cosa fosse davvero il Trattato di Lisbona". Pretendevano chiarezza e invece si sono visti sottoporre un'insieme di accordi che la facevano apparire ancor più criptica e impenetrabile. Dopo il voto in Francia, Olanda e Irlanda la lezione secondo me è chiara: l'attuale processo di costruzione europea trainato dalle élites politiche senza richiedere il consenso diretto del popolo, non funziona più. Non c'è che una soluzione: istituzioni più semplici, perlomeno comprensibili, e più democrazia. Ma i governi lo vorranno? E l'unione dei popoli europei può davvero esistere o scopriremo che è un'illusione? Scritto in europa, democrazia Commenti ( 86 ) " (11 voti, il voto medio è: 2.45 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Caparezza, il "rapper naif" sale in cattedra al Nuvolari (sezione: Grillo)

( da "Stampa, La" del 25-07-2008)

Argomenti: Grillo

[FIRMA]MONICA COVIELLO CUNEO "Habemus Capa", come recita il titolo di un suo disco. È il rapper naif capace di giocare con le parole e di creare i titoli più allusivamente imbarazzanti del panorama musicale: Caparezza ("testa riccia" in dialetto pugliese), nome d'arte di Michele Salvemini, approda stasera alle 22 alla rassegna del Nuvolari Libera Tribù. Per presentare anche al pubblico cuneese il suo quarto e finora ultimo lavoro, pubblicato nello scorso aprile, "Le dimensioni del mio caos". In realtà, il progetto dell'artista molfettese è molto più ampio e il cd non è che una tessera del mosaico "caparezziano". Si tratta di un "fonoromanzo", come lui stesso lo definisce. I brani sono infatti la colonna sonora di uno dei racconti del suo libro, "Saghe mentali", che si divide in quattro parti: un diario segreto con foto (che riguardano i testi del primo album), una raccolta di favole (relativa ai testi del secondo album), i testi del terzo album, con le dovute spiegazioni, strutturate sul modello della "Divina Commedia" di Dante Alighieri e, infine, il "fonoromanzo". Un'opera articolata, che Caparezza sta portando in giro per l'Italia in una tournée estiva ricca di date. A chi ancora non ha capito di chi si tratta, basterà forse ricordare il singolo che qualche anno fa lo ha portato al successo nazionale, trasformandosi in un tormentone difficile da ignorare: "Fuori dal tunnel". Un paradosso, perché la canzone, che quell'estate è stata amplificata dalle casse della maggior parte delle discoteche italiane e trasmessa dai network maggiori, protestava proprio contro il "divertimentificio" preconfezionato dei locali dove si balla e dei programmi televisivi più popolari. Catturato nella rete del mainstream, Caparezza non ha rinunciato, però, a mantenere il suo contegno sprezzante verso la "società della comunicazione", che ancora una volta aveva dimostrato la sua trivialità distorcendo il senso del suo messaggio. E l'unico programma a cui il musicista di Molfetta ha permesso di utilizzare il riff di "Fuori dal tunnel" è stato "Zelig Circus", promosso. Un pensiero reiterato anche nel resto della sua produzione, come in "Vengo dalla luna". Al di là del suo messaggio, non si può negare la grande cura tecnica con cui Caparezza segue le sue composizioni: per sua stessa ammissione, si rifà al "chitarrista ribelle"" per eccellenza, Frank Zappa, che considera il suo maestro da sempre. Sonorità molto ricercate su cui snocciola tematiche sociali, in modo così mordace da essere stato accostato a Beppe Grillo. Eppure, nonostante il suo fermo rifiuto del mainstream, purtroppo per lui, alla gente piace proprio e il mercato continua a cercare di avvinghiarlo, come dimostra la folla che accorre ai suoi concerti e quella che acquista i suoi dischi. Ingresso 12 euro + 1,5 di diritti di prevendita.

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MILANO Il navigatore parla come il “cumenda lumbard”. O in napoletano doc. O ancora, con... (sezione: Grillo)

( da "Stampaweb, La" del 25-07-2008)

Argomenti: Grillo

MILANO Il navigatore parla come il “cumenda lumbard”. O in napoletano doc. O ancora, con una simpatico accento romanesco in pieno stile commissario Monnezza, o siciliana, magari con la classica imitazione del Padrino. Non è il nuovo programma di Fiorello, ma il primo casting online, promosso dal colosso TomTom, che selezionerà entro qualche mese la performance vocale più originale e coinvolgente, che diventerà la voce ufficiale dei navigatori più diffusi d'Italia. Il leader dei navigatori satellitari infatti, dice addio alle voci metalliche e noiose e trasforma quello che è diventato il compagno di viaggio preferito dagli italiani in uno strumento divertente, per guidare in allegria e sconfiggere lo stress da grande esodo. Per la prima volta TomTom Cabaret Live! (questo il nome dell'iniziativa) sta infatti offrendo a chiunque, dalla Val d'Aosta a Palermo, la possibilità di registrare la propria personale interpretazione della voce del navigatore e partecipare così alla selezione finale per diventare la nuova voce del TomTom. Da quando l'iniziativa è partita, alcune settimane fa, sulla community www.tomtomcabaret.it sono arrivati migliaia di provini da tutta Italia. A farla da padrone, ovviamente, inflessioni dialettali e imitazioni. Tra queste ultime tra le più votate la voce dell'orso Yoghi, quella di un esilarante Marlon Brando-Vito Corleone o di un Beppe Grillo prima maniera. L'iniziativa andrà avanti per tutta l'estate. Collegandosi al sito sarà sufficiente registrare una demo di 30 secondi e sperare di essere votati. Le voci dei vincitori delle prime selezioni, dedicate ai dialetti e alle imitazioni dei personaggi più famosi, entreranno poi a far parte della galleria delle &ldquo;voci ufficiali” di TomTom, scaricabili da un'apposita sezione del sito. I vincitori del doppiaggio riceveranno poi un compenso per ogni download effettuato.

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La voce del navigatore? Si sceglierà tra il lumbard o il napoletano (sezione: Grillo)

( da "Stampaweb, La" del 25-07-2008)

Argomenti: Grillo

MILANO Il navigatore parla come il “cumenda lumbard”. O in napoletano doc. O ancora, con una simpatico accento romanesco in pieno stile commissario Monnezza, o siciliana, magari con la classica imitazione del Padrino. Non è il nuovo programma di Fiorello, ma il primo casting online, promosso dal colosso TomTom, che selezionerà entro qualche mese la performance vocale più originale e coinvolgente, che diventerà la voce ufficiale dei navigatori più diffusi d'Italia. Il leader dei navigatori satellitari infatti, dice addio alle voci metalliche e noiose e trasforma quello che è diventato il compagno di viaggio preferito dagli italiani in uno strumento divertente, per guidare in allegria e sconfiggere lo stress da grande esodo. Per la prima volta TomTom Cabaret Live! (questo il nome dell'iniziativa) sta infatti offrendo a chiunque, dalla Val d'Aosta a Palermo, la possibilità di registrare la propria personale interpretazione della voce del navigatore e partecipare così alla selezione finale per diventare la nuova voce del TomTom. Da quando l'iniziativa è partita, alcune settimane fa, sulla community www.tomtomcabaret.it sono arrivati migliaia di provini da tutta Italia. A farla da padrone, ovviamente, inflessioni dialettali e imitazioni. Tra queste ultime tra le più votate la voce dell'orso Yoghi, quella di un esilarante Marlon Brando-Vito Corleone o di un Beppe Grillo prima maniera. L'iniziativa andrà avanti per tutta l'estate. Collegandosi al sito sarà sufficiente registrare una demo di 30 secondi e sperare di essere votati. Le voci dei vincitori delle prime selezioni, dedicate ai dialetti e alle imitazioni dei personaggi più famosi, entreranno poi a far parte della galleria delle &ldquo;voci ufficiali” di TomTom, scaricabili da un'apposita sezione del sito. I vincitori del doppiaggio riceveranno poi un compenso per ogni download effettuato.

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Grillo attacca Napolitano: <Sta bene? La sua salute non è fatto privato> (sezione: Grillo)

( da "Corriere.it" del 25-07-2008)

Argomenti: Grillo

"è utile sia al Pdl sia al Pdmenoelle" Beppe Grillo: "Napolitano sta bene? La sua salute non è un fatto privato" Il comico attacca: "Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo" ROMA - "Ma il capo dello Stato è in salute? Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria. La sua salute non è un fatto privato". Beppe Grillo dal suo blog non fa sconti al presidente Napolitano, 'reo' di aver firmato il disegno di legge sull'immunità alla alte cariche. "La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento - prosegue il comico -. Si è pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono sotto l'attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano. Una legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa Bassolino". "SOGGETTO A PRESSIONI" - "Giorgio Napolitano nelle sue ultime apparizioni pubbliche è apparso sempre più distante, etereo. È in apparente buona salute, ma ricordando il suo passato, non trovano giustificazioni le sue prese di posizione e le sue azioni - insiste Grillo -. Un presidente della Repubblica debole, soggetto a pressioni, è utile sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e anticostituzionali che vuole, sia al Pdmenoelle, che preferisce un presidente diessino, uno di famiglia, a uno Schifani. Infatti, in caso di rinuncia alla carica da parte di Napolitano il suo posto sarebbe preso dall'impiegato di Berlusconi, attualmente presidente del Senato. Meglio Napolitano che uno Schifani che scoppia di salute". REAZIONI: PDL E PD - Le parole di Grillo scatenano le ire dei due schieramenti. Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, parla di "impazzimento della realtà italiana con una serie di apprendisti stregoni che si contendono il primato di chi la spara più grossa". E Giorgio Tonini (Pd): "Grillo ha abbondantemente travalicato i confini del buon gusto pronunciando parole insultanti nei confronti del capo dello Stato". Solidarietà a Napolitano anche dal ministro della Lega Roberto Calderoli: "Al presidente Napolitano va tutta la mia solidarietà e anche la mia invidia, perché i ragli degli asini allungano la vita!" stampa |.

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Grillo attacca Napolitano: "Vorrei sapere se è malato" (sezione: Grillo)

( da "Stampaweb, La" del 25-07-2008)

Argomenti: Grillo

TORINO "Giorgio Napolitano è in apparente buona salute, ma ricordando il suo passato, non trovano giustificazioni le sue prese di posizione e le sue azioni. Si è pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono sotto l'attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano. Una legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa Bassolino". Beppe Grillo attacca ancora, e questa volta, nel mirino del comico, finisce Napolitano. "Giorgio Napolitano rappresenta l'Italia. La sua salute non è un fatto privato. La salute - prosegue Grillo - può essere l'unica giustificazione del suo comportamento. Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria". I primi a prendere le distanze dall'affondo del blogger sono quelli del Pd. "È difficile dare una risposta politica a un comico- dice Giorgio Tonini, del coordinamento politico-. Mi limito a osservare che, per l'ennesima volta, Beppe Grillo ha abbondantemente travalicato i confini del buon gusto pronunciando parole insultanti nei confronti del capo dello Stato". E dai banchi del governo, Cicchitto attacca: "Le affermazioni di Grillo sono il segno che è in atto un impazzimento della realtà italiana con una serie di apprendisti stregoni che si contendono il primato di chi la spara più grossa".

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Lodo Alfano, Grillo insulta Napolitano È in buona salute? . Tonini, Pd: ha superato di molto i confini del buon gusto (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Lodo Alfano, Grillo insulta Napolitano "È in buona salute?". Tonini, Pd: ha superato di molto i confini del buon gusto "Giorgio Napolitano è in apparente buona salute, ma ricordando il suo passato, non trovano giustificazioni le sue prese di posizione e le sue azioni". Un presidente della Repubblica "debole, (malato?), soggetto a pressioni, è utile sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e anticostituzionali che vuole, sia al PDmenoelle, che preferisce un presidente diessino, uno di famiglia, a uno Schifani": Beppe Grillo, sul suo sito, attacca il Capo dello Stato, avanzando sarcasticamente il sospetto che non stia bene in salute, e non risparmia il Presidente del Senato. "In caso di rinuncia alla carica da parte di Napolitano il suo posto sarebbe preso dall'impiegato di Berlusconi, ora presidente del Senato. Meglio Napolitano che uno Schifani che scoppia di salute", continua Grillo, che ricorda che l'83enne presidente della Repubblica si è "pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono sotto l'attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano. Una legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa Bassolino". Immediate le reazioni. "È difficile dare una risposta politica a un comico. Mi limito a osservare che, per l'ennesima volta, Beppe Grillo ha abbondantemente travalicato i confini del buon gusto pronunciando parole insultanti nei confronti del capo dello Stato", afferma Giorgio Tonini, del coordinamento politico del Pd. "È la riprova del fatto - aggiunge - che non è mai opportuno far scendere in politica i guitti. Riconfermiamo tutta la nostra stima per il presidente Napolitano e per il suo difficile lavoro". Quagliariello, del Pdl commenta: "Dopo aver letto il suo blog, sappiamo qual è la concezione dei rapporti umani non soltanto di Grillo ma anche di coloro i quali a lui politicamente si accompagnano". Gli fa eco Cicchitto: "Le affermazioni di Grillo sono il segno che è in atto un impazzimento della realtà italiana".

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Lezioni di giornalismo (sezione: Grillo)

( da "Unita, L'" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

Stai consultando l'edizione del Lezioni di giornalismo Antonio Padellaro Segue dalla Prima C he dati i tempi calamitosi di cui sopra il sacrosanto diritto di informare i lettori (soprattutto se lo scandalo riguarda la produzione di dossier ricattatori) se non accompagnato dalle necessarie verifiche sull'attendibilità delle fonti e delle notizie sparate, rischia di produrre gravi effetti indesiderati. Restiamo al caso Fassino. Non v'è chi non veda come il coinvolgimento nella storiaccia di un ministro ombra del Pd, ed ex segretario Ds, non faccia altro che portare acqua all'idea, becera, di una politica dove "sono tutti uguali". Destra e sinistra. Maggioranza e opposizione. La storiaccia è falsa ma intanto lascia il segno (calunniate, qualcosa resterà...). Nel migliore dei casi si dirà: ecco la solita casta che bada solo ad alimentare se stessa. Nel peggiore, ne uscirà convalidata la tesi, cara ai berluscones e a Beppe Grillo, di una sinistra che non può ammantarsi di alcuna superiorità morale stando dentro agli affari esattamente come la destra. Tesi, intendiamoci, alla cui attendibilità una certa sinistra sanitaria ha, per esempio, dato il suo fattivo contributo. Ma chi di queste cose ne scrive deve avvalersi dall'indispensabile capacità di distinguere fatti e responsabilità, interrogandosi sulla storia delle persone e dei personaggi. Certo, fare giornalismo significa lavorare a una continua approssimazione della verità. Ma se il risultato di questa ricerca è quello di mettere Tavaroli e Fassino sullo stesso piano, o peggio ancora di permettere a uno come Tavaroli di diffamare Fassino, allora c'è qualcosa che non funziona. La seconda domanda riguarda la Casta. Non quella dei politici. E neppure quella dei sindacalisti. O dei giornalisti. Come mai, ci si dovrebbe chiedere, visto che il genere editorialmente tira nessuno ha mai pensato di scrivere un bel volume sulla casta delle caste: quella degli imprenditori? Se restiamo alla questione Telecom e ai succulenti intrecci ad essa connessi, riguardo ai nomi e ai cognomi non c'è che l'imbarazzo della scelta. Oltre a Tronchetti, un bravo cronista che non si affidasse solo ai tavaroli di turno potrebbbe sicuramente trovare notizie assai interessanti, naturalmente tutte da verificare, sul gotha dell'industria e della finanza. Scoprirebbe però che i più eminenti rappresentanti di quest'altra casta o sono proprietari o siedono nei consigli di amministrazione di grandi giornali. O di potenti case editrici. O di famose emittenti televisive. Chissà, forse per questo non si è ancora trovato un autore pronto a scrivere un sicuro best-seller sulla casta degli imprenditori? Chissà, forse è complicato trovare un editore che ne curi la stampa? Chissà, forse il nome di Piero Fassino è stato buttato lì perché non possiede un giornale? La terza questione parte da un episodio rivelatore. L'applauso convinto e bipartisan tributato, giovedì scorso, dalla Camera a Fassino. Un gesto di solidarietà per l'ingiuria subita a cui naturalmente ci associamo. Tra pochi giorni, però, giungerà all'esame di quella stessa aula il disegno di legge sulle intercettazioni. Che, come sappiamo, contiene pesanti e vistose limitazioni al diritto di cronaca dei giornali. Siamo convinti che il centrosinistra si batterà contro quelle norme liberticide. Ma in quell'applauso della maggioranza c'è parso anche di cogliere come un messaggio rivolto all'opposizione. Come dire: avete visto?, prima pubblicando le telefonate di Berlusconi hanno colpito noi e ora con i veleni di Tavaroli colpiscono voi; rendetevene conto, a questa stampa va messo un freno. Non sono solo parole che abbiamo immaginato. C'è chi sul serio ci vuole imbavagliare. Non rendiamogli il compito più facile. P.S. Per aver osato rivolgere un rispettosissimo appello al presidente della Repubblica sul lodo Alfano sono stato duramente redarguito dal portavoce di Forza Italia, Capezzone, personaggio concitato ma simpatico. Gli sono sinceramente grato perché da radicale, libertario, liberale e liberista qual è ha evitato di denunciarmi per vilipendio al Capo dello Stato. La gentile senatrice del Pd Chiaromonte ha osservato che l'Unità non è più quella che dirigevano suo padre Gerardo o Emanuele Macaluso. Su Macaluso sono perfettamente d'accordo. Al collega Polito che sul Riformista intima: "lasciate in pace il Quirinale", chiediamo: perché altrimenti che succede? Infine, un particolare ringraziamento a due prestigiosi ex direttori de l'Unità per la severa ma giusta lezione di giornalismo che mi hanno voluto impartire. Il primo fu costretto alle dimissioni per aver pubblicato un falso documento dei servizi segreti sull'allora ministro Scotti. L'altro era direttore quando nel 2000 l'Unità ha cessato le pubblicazioni.

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Grillo insulta il colle "napolitano non sta bene" insorgono pd e pdl - mauro favale (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

La polemica Cartella sanitaria Il comico contesta la firma al lodo Alfano Grillo insulta il Colle "Napolitano non sta bene" Insorgono Pd e Pdl Solo la salute può giustificare il suo comportamento. è possibile disporre della sua cartella sanitaria? MAURO FAVALE ROMA - "Giorgio Napolitano rappresenta l'Italia. La sua salute non è un fatto privato. La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento". Non lascia troppo spazio alle battute, stavolta, Beppe Grillo. Il capo dello Stato resta tra i suoi bersagli preferiti, soprattutto dopo la firma posta sotto al Lodo Alfano. L'aveva già definito Morfeo (dio del sonno della mitologia greca) che, aveva detto a Torino nel secondo V-day, "dorme dorme, poi si sveglia e monita". Ieri, però, il comico genovese, sul suo blog (centinaia di migliaia di accessi al giorno, versioni anche in inglese e giapponese) si chiedeva se Napolitano fosse "in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria". Perché, continua Grillo, "un Presidente della Repubblica debole, (malato?), soggetto a pressioni, è utile sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e anticostituzionali che vuole, sia al Pdmenoelle, che preferisce un presidente diessino, uno di famiglia, a uno Schifani". Davanti a un presidente del Senato (che per Grillo diventa "l'impiegato di Berlusconi") che "scoppia di salute" è comunque sempre "meglio Napolitano". E la conclusione non fa che innescare le ormai consuete critiche. Da destra, prima. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl: "Non ci venissero più a dire che si tratta di comici. C'è un limite oltre il quale la democrazia ha il dovere di difendersi. Le sue parole mettono i brividi". Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: "è in atto una sorta di impazzimento politico a chi la spara più grossa ma con una pericolosità che sfugge al gruppo dirigente del Pd". Per il Pd parla prima Antonello Soro, presidente dei deputati: "Mi sembra sbagliato considerare Grillo un interlocutore politico. è un comico che ha ormai smarrito la strada dell'arte, preferendo un nuovo mestiere e finendo per far male tutte e due le cose". Poi Giorgio Tonini, dal coordinamento politico dei democratici, "riconferma tutta la stima e l'apprezzamento per Napolitano e per il suo lavoro". E Rosy Bindi rovescia la battuta: "Bisognerebbe che qualcuno chiedesse la cartella clinica a Grillo". Sarà per l'orario (la notizia arriva in rete intorno alle 20) o per il giorno pre-festivo ma dei politici che dividevano piazza Navona l'otto luglio con Grillo non parla nessuno. L'unico a voler dire qualcosa è Marco Travaglio, a modo suo: "Grillo vuole bene a Napolitano: gli fornisce una serie di alibi e si augura che le sue firme siano frutto di un momento di torpore o di appannamento".

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L'ultimo insulto a napolitano - (segue dalla prima pagina) (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

Commenti L'ULTIMO INSULTO A NAPOLITANO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Per un pezzo d'Italia che considera il Cavaliere un "golpista", e non un presidente del Consiglio scelto democraticamente dai cittadini attraverso il sacro rito repubblicano delle libere elezioni, gli inquilini del Quirinale non fanno mai abbastanza per combattere o abbattere il Tiranno. è toccato a Carlo Azeglio Ciampi, che nonostante abbia bocciato e rinviato alle Camere le due leggi più politicamente "sensibili" della seconda legislatura dell'uomo di Arcore (la riforma delle tv e la riforma dell'ordinamento giudiziario) ha subìto più di un assedio dagli estremisti del girotondismo e patito più di un'accusa dai professionisti dell'antiberlusconismo. Oggi tocca a Giorgio Napolitano, che nonostante l'impeccabile gestione dei passaggi più delicati dell'innaturale metamorfosi del bipolarismo italiano (la crisi del governo Prodi, il fallimento delle riforma elettorale e l'avvento del terzo governo Berlusconi) subisce i soliti strattoni da un'opposizione di palazzo che non si rassegna alla sconfitta e pretende il sovvertimento dei principi della sovranità parlamentare. E patisce le offese da un'opposizione di piazza che non conosce le regole ed esige la battaglia tra le istituzioni al di fuori dei paletti dell'architettura costituzionale. L'offensiva è partita con il "vaffa-day" grillista dell'8 luglio, che ha preso a pretesto (giusto) le leggi-canaglia del premier per sviluppare una forsennata (e insensata) batteria di "fuoco amico": contro il Pd, contro Veltroni, e soprattutto contro il Quirinale. Poi è toccato a Di Pietro, che ha cavalcato Piazza Navona con una disinvoltura a dir poco irresponsabile, all'insegna del nuovo motto consolatorio e pre-rivoluzionario: "Il regime non passerà!". Poi è stata la volta dell'Unità, che sia pure con tutto il garbo possibile ha spiegato comunque al capo dello Stato che promulgare la legge sulle immunità delle quattro alte cariche dello Stato è come apporre la firma su quello che Guido Carli, in altri tempi, avrebbe chiamato un "atto sedizioso". Infine, in un crescendo di qualunquismo e di pressappochismo, è Beppe Grillo a tornare sul "luogo del delitto". E stavolta non con la critica politica, ma con l'insulto personale. "Napolitano è in salute?", si chiede il nuovo Torquemada della mediocrazia italiana sul suo blog. Si fa la domanda, e si dà la risposta. "La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento. Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria...". Sono parole che si commentano da sole. E non meriterebbero neanche una replica. Dopo la manifestazione dell'8 luglio avevamo parlato di "subcultura", suscitando su Internet la reazione sdegnata dei grillisti. Di fronte alla nuova invettiva del Grande Imbonitore, non sapremmo trovare una definizione migliore. Ma una replica s'impone, perché queste parole riflettono una malattia diffusa, che è nata in una certa destra ma ormai sembrano attecchita anche in una certa sinistra: l'uso congiunturale della Costituzione e l'abuso conflittuale delle istituzioni. Nel caso di specie (il lodo Alfano) Napolitano ha fatto il suo dovere. Ha firmato una legge varata dal Parlamento. Poteva respingerla, se vi fossero emerse antinomie palesi e profili di manifesta incostituzionalità (combinato disposto degli articoli 74 e 87 della Carta fondamentale). Ma nella legge sull'immunità queste "falle" pregiudiziali non compaiono. Il governo ha persino recepito alcuni rilievi con i quali la Corte costituzionale aveva decretato nel gennaio 2004 l'illegittimità dell'analogo Lodo Schifani. Vogliamo rassicurare Grillo e i grillisti: il presidente della Repubblica non solo è in ottima salute sul piano fisico e mentale, ma è anche in perfetta forma sul piano politico e istituzionale. I militanti del "vaffa" dovrebbero sapere che Napolitano non è Sarkozy o Bush e che il nostro capo dello Stato non può prevaricare le Camere, senza trasformare la repubblica parlamentare in regime presidenziale. E dovrebbero sapere che il sindacato definitivo sulla costituzionaltà delle leggi non spetta al Quirinale, ma compete invece alla Consulta. Non capire tutto questo, e continuare a sparare a casaccio sul Quartier Generale, per certa sinistra barricadera è un errore uguale e contrario a quello che sta compiendo la destra egemone. è un altro modo per snaturare la dialettica democratica, e per alterare il fisiologico bilanciamento dei poteri. La critica al Colle non configura di per sé un reato di "lesa maestà". Ma andrebbe per lo meno ben motivata, e ben argomentata. A chi giova, invece, l'ingiuria gratuita? A chi conviene trascinare anche Napolitano dentro la palude indistinta del senso comune dominante, dove tutto è sempre e solo "casta", dove si annacquano i distinguo e si accorciano le distanze, dove tutti sono uguali e ugualmente meritevoli di sberleffo satirico, di disprezzo pubblico, di condanna morale? La vera, subdola insidia del berlusconismo, l'ossimoro della "rivoluzione istituzionale" che incarna, la deriva di "autoritarismo plebiscitario" che rappresenta, meritano risposte diverse, più forti e più alte. E regalare Napolitano al solo Popolo delle Libertà, invece che lasciarlo a rappresentare tutto il popolo italiano, non è solo un clamoroso svarione tattico, ma è anche e soprattutto un rovinoso errore politico. m.gianninirepubblica.it.

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La politica spettacolo all'attacco Grillo: ma Napolitano è malato? (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 177 del 2008-07-26 pagina 10 La politica spettacolo all'attacco Grillo: ma Napolitano è malato? di Mariateresa Conti Il comico "ironizza" sulla salute del capo dello Stato mentre Dario Fo ritorna in palcoscenico con una nuova pièce sul "nano gigante" da Milano Dario Fo lancia la carica dalle colonne dell'Unità, lasciando intendere che presto dedicherà una nuova pièce a quella che da qualche anno a questa parte è la sua unica causa, Silvio Berlusconi. E Beppe Grillo, sul suo blog torna all'attacco del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ipotizzando che sia malato visto che non trova altre ragioni per cui abbia firmato il lodo Alfano. È attacco concentrico dalla politica spettacolo alle istituzioni. Un attacco più sofisticato quello di Fo, che immagina la sceneggiatura del suo - probabile - nuovo spettacolo, Il nano gigante fa il suo mestiere, contro Berlusconi, certo, ma anche contro la sinistra stanca e incapace di fare opposizione. Altra storia Grillo, che per la gioia dei suoi fan trascende a dir poco nel cattivo gusto prendendosela col capo dello Stato, auspicando quasi che sia in cattiva salute. "Giorgio Napolitano - scrive il comico - è in apparente buona salute, ma ricordando il suo passato, non trovano giustificazioni le sue prese di posizione e le sue azioni. Si è pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono sotto l'attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano. Una legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa Bassolino. La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento. Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria. Un presidente della Repubblica debole (malato?) soggetto a pressioni è utile sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e anticostituzionali che vuole, sia al Pdmenoelle, che preferisce un presidente ds, uno di famiglia, a uno Schifani". Ai limiti del vilipendio. Non a caso lo sdegno è stato bipartisan. "Le affermazioni di Grillo - dice il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto - sono il segno che è in atto un impazzimento della realtà italiana con una serie di apprendisti stregoni che si contendono il primato di chi la spara più grossa, ma con una pericolosità che purtroppo sfugge al gruppo dirigente del Pd". "Per l'ennesima volta, Beppe Grillo ha abbondantemente travalicato i confini del buon gusto", chiosa Giorgio Tonini, del coordinamento del Pd, esprimendo solidarietà a Napolitano. Pesante ma più elegante la bordata che si propone di attuare Dario Fo. L'obiettivo è sempre lui, Silvio, stavolta "nano gigante" che si è regalato l'immunità. Ma ce n'è anche per la sinistra. Troppo bruciante, ancora, l'amaro addio dell'alter ego di Fo, la compagna di vita e di palcoscenico Franca Rame, fuggita dal Senato pochi giorni prima della disfatta del governo Prodi. "Il soggetto "sinistra" - dice Fo - sta suonato nella sua componente parlamentare, attonita. In quell'altra versione che si diceva "radicale", invece, non si sa dove stia, i druidi della "radicale" sono a raccolta non si sa dove, nella foresta, a celebrare i loro riti misteriosi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ancora un attacco a Napolitano: forse è malato, datemi la cartella (sezione: Grillo)

( da "Manifesto, Il" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

"Giorgio Napolitano forse è malato". Beppe Grillo alza il tono degli attacchi al Quirinale e questa volta dal suo sito insinua il sospetto che il presidente della Repubblica stia poco bene: "Nelle sue ultime apparizioni pubbliche è apparso sempre più distante, etereo". Il comico genovese che aveva affondato il colpo contro Napolitano l'8 luglio scorso collegandosi con il "No Cav day" di piazza Navona a Roma - e allora le sue parole contro "Morfeo Napolitano" avevano provocato una condanna più o meno generalizzata da parte del mondo politico - ieri ha fatto ancora più rumore con un messaggio postato sul suo blog. Un messaggio che inizia raccontando del presunto aggravamento delle condizioni di salute di Steve Jobs, il fondatore della Apple, e dell'interesse degli analisti finanziari per le vicende sanitarie del mago dei computer visto che la società che dirige è quotata in borsa. La conclusione di Grillo è che a maggior ragione bisognerebbe essere informati sulle condizioni di salute del presidente della Repubblica, anche se "è in apparente buona salute". Eppure per il comico "non trovano giustificazioni le sue prese di posizione e le sue azioni. Si è pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono sotto l'attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa Bassolino. Giorgio Napolitano rappresenta l'Italia. La sua salute non è un fatto privato. La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento. Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria". Secondo Grillo "un Presidente della Repubblica debole, (malato?) è utile sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e anticostituzionali che vuole, sia al PDmenoelle, che preferisce un presidente diessino, uno di famiglia, a uno Schifani". Immediate e attese, certamente anche da Grillo, le parole di condanna da destra e da sinistra.

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Grillo, insulti a Napolitano. Sdegno di Pdl e Pd (sezione: Grillo)

( da "Corriere della Sera" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il caso Cicchitto: impazzimento della realtà italiana. Tonini: i guitti non scendano in politica Grillo, insulti a Napolitano. Sdegno di Pdl e Pd Il comico lo attacca sul blog: è in salute? Voglio la sua cartella clinica ROMA - Ne aveva dette tante, ma forse non aveva mai osato tanto. Ieri sul suo blog Beppe Grillo ha attaccato nuovamente il Presidente Napolitano. Anche se questa volta lo ha fatto in modo decisamente pesante. Si chiede: "Ma il Capo dello Stato è in salute? Sì, perché la salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento: si è pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono sotto l'attacco del governo e ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano. Una legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa Bassolino". Conclusione: "Giorgio Napolitano rappresenta l'Italia. La sua salute non è un fatto privato: vorrei essere rassicurato, se possibile disporre della sua cartella sanitaria". E ancora: "Nelle sue ultime apparizioni pubbliche è apparso sempre più distante, etereo... un Presidente debole è utile sia al Pdl sia al Pdmenoelle, che preferisce un presidente ds, uno di famiglia, a Schifani. Infatti, in caso di rinuncia alla carica da parte di Napolitano il suo posto sarebbe preso dall'impiegato di Berlusconi, attualmente presidente del Senato. Meglio Napolitano che uno Schifani che scoppia di salute". Subito arrivano le proteste sdegnate. Della maggioranza come dell'opposizione. Il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto sostiene che "è in atto un impazzimento della realtà italiana con una serie di apprendisti stregoni che si contendono il primato di chi la spara più grossa, ma con una pericolosità che purtroppo sfugge al gruppo dirigente del Pd". Il suo compagno di partito, Gaetano Quagliariello, rincara la dose: "Si tratta di affermazioni e basse insinuazioni che fanno rabbrividire". Ma la solidarietà al Capo dello Stato e la condanna delle frasi di Beppe Grillo giungono anche dall'opposizione. Basta sentire il commento del veltroniano Giorgio Tonini: "Mi limito a osservare che, per l'ennesima volta, Beppe Grillo ha abbondantemente travalicato i confini del buon gusto pronunciando parole insultanti nei confronti del Presidente. Se ce ne fosse bisogno è la riprova del fatto che non è mai opportuno far scendere in politica i guitti". R. Zuc. L'affondo Giorgio Napolitano, 83 anni, e, sotto, Beppe Grillo, 60 anni: il comico ha attaccato duramente il presidente della Repubblica.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 11 categoria: ALT... (sezione: Grillo)

( da "Corriere della Sera" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 11 categoria: ALTRI OGGETTI Al di qua del confine C' è una brutta aria. Le critiche sono sempre legittime, anche quando toccano le istituzioni più alte. Anche quando riguardano il capo dello Stato. Ma non è di critiche che si parla. Né soltanto dell'iperbole e dell'insulto di una sola persona. Perché Beppe Grillo è agitato come una bandiera da un mondo più vasto, che che lo porta nelle piazze come un vate. E sempre con meno freni ormai si cade nella tentazione di ricorrere all'insulto e alla minaccia. Questo mondo, che va da Di Pietro ai girotondini, ma anche a una parte più grande della sinistra, non rinunci alla critica. Ma resti al di qua del confine. (R.G.).

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Grillo: "Napolitano non sta bene" E' polemica, insorgono Pd e Pdl (sezione: Grillo)

( da "Repubblica.it" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

Di MAURO FAVALE ROMA - "Giorgio Napolitano rappresenta l'Italia. La sua salute non è un fatto privato. La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento". Non lascia troppo spazio alle battute, stavolta, Beppe Grillo. Il capo dello Stato resta tra i suoi bersagli preferiti, soprattutto dopo la firma posta sotto al Lodo Alfano. L'aveva già definito Morfeo (dio del sonno della mitologia greca) che, aveva detto a Torino nel secondo V-day, "dorme dorme, poi si sveglia e monita". Ieri, però, il comico genovese, sul suo blog (centinaia di migliaia di accessi al giorno, versioni anche in inglese e giapponese) si chiedeva se Napolitano fosse "in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria". Perché, continua Grillo, "un Presidente della Repubblica debole, (malato?), soggetto a pressioni, è utile sia al Pdl, che fa passare tutte le leggi razziali e anticostituzionali che vuole, sia al Pdmenoelle, che preferisce un presidente diessino, uno di famiglia, a uno Schifani". Davanti a un presidente del Senato (che per Grillo diventa "l'impiegato di Berlusconi") che "scoppia di salute" è comunque sempre "meglio Napolitano". E la conclusione non fa che innescare le ormai consuete critiche. Da destra, prima. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl: "Non ci venissero più a dire che si tratta di comici. C'è un limite oltre il quale la democrazia ha il dovere di difendersi. Le sue parole mettono i brividi". Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: "È in atto una sorta di impazzimento politico a chi la spara più grossa ma con una pericolosità che sfugge al gruppo dirigente del Pd". Per il Pd parla prima Antonello Soro, presidente dei deputati: "Mi sembra sbagliato considerare Grillo un interlocutore politico. È un comico che ha ormai smarrito la strada dell'arte, preferendo un nuovo mestiere e finendo per far male tutte e due le cose". Poi Giorgio Tonini, dal coordinamento politico dei democratici, "riconferma tutta la stima e l'apprezzamento per Napolitano e per il suo lavoro". E Rosy Bindi rovescia la battuta: "Bisognerebbe che qualcuno chiedesse la cartella clinica a Grillo". Sarà per l'orario (la notizia arriva in rete intorno alle 20) o per il giorno pre-festivo ma dei politici che dividevano piazza Navona l'otto luglio con Grillo non parla nessuno. L'unico a voler dire qualcosa è Marco Travaglio, a modo suo: "Grillo vuole bene a Napolitano: gli fornisce una serie di alibi e si augura che le sue firme siano frutto di un momento di torpore o di appannamento". (26 luglio 2008.

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L'ultimo insulto a Napolitano (sezione: Grillo)

( da "Repubblica.it" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

Di MASSIMO GIANNINI Un destino ineluttabile accomuna i presidenti della Repubblica che hanno avuto la ventura di condividere la difficile "coabitazione" istituzionale con un premier come Berlusconi. Per un pezzo d'Italia che considera il Cavaliere un "golpista", e non un presidente del Consiglio scelto democraticamente dai cittadini attraverso il sacro rito repubblicano delle libere elezioni, gli inquilini del Quirinale non fanno mai abbastanza per combattere o abbattere il Tiranno. È toccato a Carlo Azeglio Ciampi, che nonostante abbia bocciato e rinviato alle Camere le due leggi più politicamente "sensibili" della seconda legislatura dell'uomo di Arcore (la riforma delle tv e la riforma dell'ordinamento giudiziario) ha subìto più di un assedio dagli estremisti del girotondismo e patito più di un'accusa dai professionisti dell'antiberlusconismo. Oggi tocca a Giorgio Napolitano, che nonostante l'impeccabile gestione dei passaggi più delicati dell'innaturale metamorfosi del bipolarismo italiano (la crisi del governo Prodi, il fallimento delle riforma elettorale e l'avvento del terzo governo Berlusconi) subisce i soliti strattoni da un'opposizione di palazzo che non si rassegna alla sconfitta e pretende il sovvertimento dei principi della sovranità parlamentare. E patisce le offese da un'opposizione di piazza che non conosce le regole ed esige la battaglia tra le istituzioni al di fuori dei paletti dell'architettura costituzionale. L'offensiva è partita con il "vaffa-day" grillista dell'8 luglio, che ha preso a pretesto (giusto) le leggi-canaglia del premier per sviluppare una forsennata (e insensata) batteria di "fuoco amico": contro il Pd, contro Veltroni, e soprattutto contro il Quirinale. Poi è toccato a Di Pietro, che ha cavalcato Piazza Navona con una disinvoltura a dir poco irresponsabile, all'insegna del nuovo motto consolatorio e pre-rivoluzionario: "Il regime non passerà!". Poi è stata la volta dell'Unità, che sia pure con tutto il garbo possibile ha spiegato comunque al capo dello Stato che promulgare la legge sulle immunità delle quattro alte cariche dello Stato è come apporre la firma su quello che Guido Carli, in altri tempi, avrebbe chiamato un "atto sedizioso". Infine, in un crescendo di qualunquismo e di pressappochismo, è Beppe Grillo a tornare sul "luogo del delitto". E stavolta non con la critica politica, ma con l'insulto personale. "Napolitano è in salute?", si chiede il nuovo Torquemada della mediocrazia italiana sul suo blog. Si fa la domanda, e si dà la risposta. "La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento. Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria...". Sono parole che si commentano da sole. E non meriterebbero neanche una replica. Dopo la manifestazione dell'8 luglio avevamo parlato di "subcultura", suscitando su Internet la reazione sdegnata dei grillisti. Di fronte alla nuova invettiva del Grande Imbonitore, non sapremmo trovare una definizione migliore. Ma una replica s'impone, perché queste parole riflettono una malattia diffusa, che è nata in una certa destra ma ormai sembrano attecchita anche in una certa sinistra: l'uso congiunturale della Costituzione e l'abuso conflittuale delle istituzioni. Nel caso di specie (il lodo Alfano) Napolitano ha fatto il suo dovere. Ha firmato una legge varata dal Parlamento. Poteva respingerla, se vi fossero emerse antinomie palesi e profili di manifesta incostituzionalità (combinato disposto degli articoli 74 e 87 della Carta fondamentale). Ma nella legge sull'immunità queste "falle" pregiudiziali non compaiono. Il governo ha persino recepito alcuni rilievi con i quali la Corte costituzionale aveva decretato nel gennaio 2004 l'illegittimità dell'analogo Lodo Schifani. Vogliamo rassicurare Grillo e i grillisti: il presidente della Repubblica non solo è in ottima salute sul piano fisico e mentale, ma è anche in perfetta forma sul piano politico e istituzionale. I militanti del "vaffa" dovrebbero sapere che Napolitano non è Sarkozy o Bush e che il nostro capo dello Stato non può prevaricare le Camere, senza trasformare la repubblica parlamentare in regime presidenziale. E dovrebbero sapere che il sindacato definitivo sulla costituzionaltà delle leggi non spetta al Quirinale, ma compete invece alla Consulta. Non capire tutto questo, e continuare a sparare a casaccio sul Quartier Generale, per certa sinistra barricadera è un errore uguale e contrario a quello che sta compiendo la destra egemone. È un altro modo per snaturare la dialettica democratica, e per alterare il fisiologico bilanciamento dei poteri. La critica al Colle non configura di per sé un reato di "lesa maestà". Ma andrebbe per lo meno ben motivata, e ben argomentata. A chi giova, invece, l'ingiuria gratuita? A chi conviene trascinare anche Napolitano dentro la palude indistinta del senso comune dominante, dove tutto è sempre e solo "casta", dove si annacquano i distinguo e si accorciano le distanze, dove tutti sono uguali e ugualmente meritevoli di sberleffo satirico, di disprezzo pubblico, di condanna morale? La vera, subdola insidia del berlusconismo, l'ossimoro della "rivoluzione istituzionale" che incarna, la deriva di "autoritarismo plebiscitario" che rappresenta, meritano risposte diverse, più forti e più alte. E regalare Napolitano al solo Popolo delle Libertà, invece che lasciarlo a rappresentare tutto il popolo italiano, non è solo un clamoroso svarione tattico, ma è anche e soprattutto un rovinoso errore politico. (26 luglio 2008.

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Il vero prezzo del petrolio? 80 dollari a barile (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)

Argomenti: Grillo

La fonte è insospettabile ed è stata citata dal Sole 24Ore: un petroliere, Jesus Reyes Heroles, amministratore delegato di Petroleos Mexicanos, confermando i calcoli di diversi analisti, ritiene che il prezzo del barile oggi sarebbe di 80 dollari se non ci fosse la speculazione a spingere le quotazioni dell'oro nero. Ovvero, ai prezzi di martedì scorso, il 38% in meno. Intanto il Congresso Usa sta studiando delle misure per limitare le operazioni sui derivati del greggio e il suo organismo di controllo, la Commodity Futures Trading Commission, ha messo sotto accusa un fondo olandese per aver manipolato il mercato dei futures nel marzo 2007. L'inchiesta è solo agli inizi e devono essere esaminati decine di casi sospetti. Da quando sono uscite queste notizie, il prezzo del petrolio è crollato, passando da 146 a 126 dollari. Solo perché il mercato teme un rallentamento della congiuntura mondiale? O (anche) perché è in corso una ritirata parziale degli speculatori, spaventati dalle notizie provenienti da Washington? Scritto in globalizzazione 1 Commento " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jul 08 Obama trionfa a Berlino, anche l'Europa ha bisogno di un mito Duecentomila persone riunite a Berlino per ascoltare Obama: una folla immensa. Nessun politico europeo oggi può pensare, nel proprio Paese, di mobilitare spontaneamente così tanti sostenitori per un comizio. Nemmeno nell'ultima appassionante campagna elettorale in Francia Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy, pur con l'appoggio delle strutture di partito, hanno saputo raggiungere queste cifre. Ai loro ultimi meeting c'erano quaranta, sessanta mila persone al massimo. La Merkel non ne parliamo; brava, ma non seduce. Il delirio per Obama rivela un bisogno più profondo o forse più superficiale. Anche noi europei abbiamo bisogno di un mito, di un uomo che faccia sognare. E nonostante il diffuso antiamericanismo lo troviamo in un leader statunitense, che sa parlare, sa sedurre. Obama, sia chiaro, non piace solo alla sinistra, ma trovi molti estimatori anche tra i conservatori e tra chi di solito non si interessa di politica. Mi chiedo: quei giovani di Berlino risentono semplicemente di una suggestione hollywoodiana? O la loro mobilitazione è il sintomo di qualcosa di più complesso che evidentemente riguarda l'insieme delle società occidentali? Aggiornamento: sull'Obama-mania in Europa ho scritto questa analisi. Tra l'altro il tour diplomatico non ha portato al senatore di colore alcun vantaggio in termini elettorali. Anzi, mentre l'Europa delira per lui, negli Usa McCain - dati di ieri notte - guadagna qualche punto. La gara non è ancora decisa. Scritto in globalizzazione, democrazia, presidenziali usa Commenti ( 37 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jul 08 Bossi e quelle parole dell'inno di Mameli Come molti non ho affatto gradito l'uscita di Bossi che ha alzato il dito medio contro l'Inno di Mameli. Ritengo la Lega un movimento politico perfettamente legittimo, che su molti punti da risposte concrete a problemi sentiti al nord e che in futuro potrebbe crescere ulteriormente. Tuttavia quando si accetta di ricoprire posti di responsabilità in un governo bisognerebbe agire di conseguenza e mostrare perlomeno rispetto per le istituzioni e i suoi simboli. Il gesto di Bossi va oltre l'immaginabile. Voleva far notizia e come sempre ci è riuscito; ma il suo non è certo un gesto impulsivo e probabilmente rientra in una strategia a più ampio respito. A cosa mira Bossi? Vuole lo scontro con una parte della coalizione? Intende strappare nuove concessioni al Cavaliere? O forse vuole mettere ordine in casa, ridimensionando Maroni, che come ministro degli Interni ottiene consensi e visibilità? Vedremo. In seguito alla polemica molti hanno riscoperto le parole dell'inno. Bossi ha fatto il gestaccio citando le parole "schiavi di Roma". A me personalmente fanno riflettere altre strofe, queste: Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi. Raccolgaci un'unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l'ora suonò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò. Uniamoci, amiamoci, l'Unione, e l'amore Rivelano ai Popoli Le vie del Signore; Giuriamo far libero Il suolo natìo: Uniti per Dio Chi vincer ci può? Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò. L'inno è stato scritto nel 1847. A distanza di 161 anni possiamo dire che gli italiani si sono fusi in un unico popolo? Il Paese è davero libero? E' amato da suoi cittadini? Scritto in Italia Commenti ( 98 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jul 08 Napoli senza rifiuti. Bene ma. qualcuno pagherà? Di ritorno dall'estero scopro che i rifiuti sono spariti dalle strade di Napoli. Bravo Berlusconi, bravo Bertolaso. Le conseguenze sono rilevanti sotto molti punti di vista. Innanzitutto: in un Paese che chiede fermezza alle istituzioni il messaggio giunge chiaro e forte. Il Cavaliere è troppo ottimista quando afferma che "lo Stato è tornato ad essere lo Stato": un successo non basta a restituire credibilità e prestigio. Ce ne vogliano tanti e in sequenza. Diciamo che è un passo deciso nella giusta direzione. In secondo luogo: la crisi stava danneggiando non solo il turismo a Napoli, ma l'immagine complessiva del Paese e soprattutto del made in Italy. Tutto si lega: la moda italiana è affascinante per la bravura dei suoi stilisti, per il prestigio dei marchi, per la qualità dei tessuti, ma anche per il fascino delle nostre città d'arte e la raffinatezza della nostra cucina. Le immagini della monnezza ripretute per settimane dalle tv di tutto il mondo hanno danneggiato pesantemente la nostra reputazione: nello scorse settimane ero rimasto colpito da un articolo del Sole 24 Ore che dimostrava come il marchio "made in Italy" per la prima volta nell'ultimo decennio averse perso posizioni nelle classifiche internazionali. Ora l'Italia potrà risalire, ma le leggi della comunicazione sono spietate: per distruggere ci vuole poco, per ricostruire una reputazione sono necessari tempi lunghi. La prova? Solo una parte dei grandi media internazionali ha dato notizia che la situazione a Napoli è tornata sotto controllo. Ad esempio: la Cnn sì, ma la Bbc no. Ciò detto sono rimasto colpito dall'atteggiamento dei giornali e degli intellettuali di sinistra, che hanno minimizzato e talvolta nascosto la notizia di ieri. Ancora una volta la nostra opinione pubblica si dimostra scioccamente partigiana: pur di non riconoscere i meriti del "nemico" si preferisce negare o più spesso ignorare la realtà. Era davvero così difficile dire: questa volta il governo si è comportato bene? E' proprio così assurdo anteporre gli interessi del Paese a quelli di bottega e ideologici? Sia chiaro: una parte de giornali di centrodestra si comporta allo stesso modo quando governa il centrosinistra. Il vizio, diciamo, così è condiviso e rientra nella dialetttica, ma con dei limiti dettati dal buon senso e dal sentimento di identità nazionale. Chissà se un giorno anche l'Italia riuscirà a mostrarsi finalmente matura. Ultima considerazione: Bassolino e la Iervolino collaborano di buona lena con il governo. Bene. Ma in un Paese serio le responsabilità non svaniscono con il finire dell'emergenza. Mi chiedo: qualcuno pagherà? O ancora una volta prevarrà la linea del 'scurdamece 'o passato? La credibilità delle istituzioni passa (anche) da qui. Scritto in Italia Commenti ( 40 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jul 08 Sono in viaggio. Sono in viaggio e, con mio rammarico, scopro le connessioni Internet funzionano peggio di quanto supponessi. Cercherò di scrivere dei post, ma non posso prevedere con quale frequenza. In ogni caso tornerò a pieno regime a partire dal 19 luglio. Grazie per la comprensione e tanti cari saluti a tutti voi. Scritto in giornalismo Commenti ( 10 ) " (3 voti, il voto medio è: 2.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jun 08 Nomadi, ha ragione Maroni (e con lui Cacciari) Dunque, secondo alcuni media Maroni vuole schedare i bambini rom, prendendo loro le impronte digitali; dunque il ministro, leghista, avrebbe sotto sotto intenzioni razziste. In realtà il ministro degli Interni ha elaborato un piano tutt'altro che impulsivo e men che meno razzista . Infatti: 1) Non è una schedatura, ma un censimento più che mai necessario perché non si sa quanti nomadi ci siano oggi in Italia da dove vengano e quanti figli abbiano. Maroni dice: "Voglio porre fine allo sconcio di vedere tanti bambini che vivono in condizioni disumane, l'unico modo è con il censimento. Devo sapere la nazionalità, le parentele, la composizione delle famiglie. Soltanto in questo modo posso dar loro un documento e fissare regole per sapere chi può rimanere e chi invece non ha i requisiti". 2) La Ue ha approvato una norma che prevede l'obbligo di prendere le impronte digitali a tutti gli extracomunitari a partire dai 6 anni prima del rilascio del permesso di soggiorno. Siccome non si sa con certezza se i nomadi in Italia siano o no extracomunitari la misura è plausibile. Tra l'altro oggi arrivando in un aeroporto americano prendono a ogni straniero le impronte digitali e quelle dell'iride; la pratica, insomma, è diffusa. 3) Il censimento è necessario perché i bambini sfruttati per compiere reati vengono spostati da una città all'altra proprio per sfuggire ai controlli. Con le impronte invece si riuscirà sempre a sapere chi sono, combattendo efficacemente gli sfruttattori e tentando di garantire a questi fanciulli un'educazione adeguata. Maroni mi ha sempre dato l'impressione di una persona perbene e ragionevole. In questo caso mi sembra che intenda porre fine a una grande ingiustizia umana e legale. Non è un caso che anche una personalità di spicco della sinistra, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, abbia elogiato le dichiarazioni di Maroni affermando che: "A chi ha diritto di stare in Italia, specialmente se cittadino italiano, deve essere garantito di vivere in condizioni decorose e decenti, e non in campi che sono una vergogna, alla quale bisogna porre fine". Razzista anche Cacciari? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 224 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Galimberti, filosofo copia e incolla, continua a pontificare. Umberto Galimberti è considerato negli ambienti colti della sinistra un guru, uno di quei filosofi profondi, seri e pensosi che dall'alto della propria cultura sanno analizzare con amara precisione il disagio esistenziale della nostra società. Confesso che fino a qualche tempo fa mi capitava di apprezzare qualche suo articolo, ma ora non riesco proprio a prenderlo sul serio. Non che Galimberti sia improvvisamente rimbecillito. Al contrario, è troppo intelligente; anzi troppo italianamente furbo. Il Giornale ha infatti scoperto che l'Umberto ha l'abitudine di copiare testi altrui, senza virgolettarli, senza citare la fonte. Nei giorni scorsi Roberto Farneti e Matteo Sacchi hanno scoperto ben quattro casi di plagio. Dico quattro casi. Stamane nuovo scoop, a firma di Sacchi: il filosofo ottenne la cattedra di filosofia a Venezia presentando, tra gli altri, due testi clonati. La vicenda ispira diverse considerazioni: 1) Con quale credibilità un professore che copia intere pagine può continuare a insegnare? Oggi il rettore dell'Università Ca Foscari di Venezia afferma che non spetta a lui prendere provvedimenti e che bisognerebbe creare un giurì per valutare l'accaduto. Come dire: meglio soprassedere; il che la dice lunga sugli standard etici di certi ambienti accademici italiani (non di tutti, per fortuna). 2) Diversi giornali, tra cui Corriere della Sera, Foglio, Avvenire, hanno ripreso le denunce del Giornale, sollecitando un chiarimento pubblico di Galimberti, che invece continua a tacere. O meglio: si è scusato controvoglia in un'intervista con il Giornale solo dopo il primo scoop, ma dopo si è chiuso nel silenzio. 3) La Repubblica non ha scritto una riga sulla vicenda. Di fatto i lettori del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari non sono al corrente delle gravi e documentate accuse rivolte contro il filosofo, il cui ultimo libro continua infatti a vendere moltissimo. Non solo: la Repubblica continua a pubblicare i suoi editoriali in prima pagina, densi di giudizi morali sulla nostra società così corrotta e insincera. Insomma, anziché distanziarsi da un personaggio perlomeno imbarazzante, ne alimenta il mito. Un po' di decoro, a cominciare proprio da Galimberti, no? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 78 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.11 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 L'immigrazione? E' come un domino.. Sul Giornale di oggi si racconta che i romeni che vivono in Italia non vogliono tornare in patria anche quando hanno la garanzia di un posto di lavoro. Preferiscono vivere di espedienti nel nostro Paese anziché in regola ma con uno stipendio basso nel proprio Paese. Ma l'economia rumena è in pieno boom con una forte richiesta della manodopera, soprattutto nelle fabbriche. Domanda: chi lavora nelle fabbriche? Come spiega Matthias Pfaender in un altro articolo, i posti vacanti sono coperti da moldavi, ucraini turchi, persino pakistani, indiani, srilankesi e gli immancabili cinesi. Qualche tempo da un demografo francese spiegava su una rivista come ormai l'immigrazione in Europa sia come un domino. Polacchi e slovacchi, ad esempio, tendono ad emigrare in Gran Bretagna e in altri Paesi ricchi del nord Europa, i loro posti vengono occupati da immigrati provenienti da altri Paesi della Ue ed extra Ue, i quali a loro volta aprono dei buchi nei Paesi d'origine. In Ungheria c'è una forte penuria di medici, in Romania di operai, in Polonia di idraulici. Mi chiedo: tutto questo ha senso? la conseguenza mi sembra evidente: le società diventano rapidamente multietniche e sempre più simili nella loro struttura sociale. I costi sono enormi, i benefici dubbi, ma a qualcuno evidentemente conviene. Scritto in europa, globalizzazione, Italia, immigrazione Commenti ( 21 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jun 08 Obama musulmano? Quando la calunnia conta più dei fatti Michael Carmichael, l'ex consulente di Clinton, in un'intervista al Giornale aveva avvertito che questa sarebbe stata la campagna elettorale più sporca della storia recente americana. Al voto mancano oltre quattro mesi, ma le manovre sono già cominciate. In un pezzo uscito oggi spiego come sia in atto una campagna su Internet in cui si sostiene che Barack Obama sia musulmano. L'affermazione è falsa (Barack è cristiano), ma il contesto lo permette. Infatti: Barack è il suo primo nome, ma il secondo è Hussein; come Saddam Hussein. Di cognome fa Obama che, cambiando una sillaba, suona Osama. È nero, ma la famiglia del suo padre biologico era musulmana, e lui ha vissuto dieci anni in un Paese islamico, l'Indonesia, frequentando per un paio d'anni le scuole pubbliche, dunque musulmane. Barack Obama è ossessionato da questa campagna, che risulta molto più convincente di quanto si immagini, e infatti inizia a mostrare segni di nervosismo. Già McCain (primarie 2000) e Kerry (presidenziali 2004) furono sconfitti da voci infamanti; Obama farà la stessa fine? Io temo - ma è quasi una certezza - che la campagna elettorale verrà combattuta non sui programmi e sulle idee , ma sull'immagine e sugli stereotipi.Gli americani rischiano di eleggere un presidente - sia esso McCain o Obama - senza sapere che cosa intenda fare davvero una volta alla Casa Bianca, ma valutando solo la sua simpatia o sulla scorta di impressioni sovente ingannevoli o frammentarie. Se i cliché contano più dei contenuti e la calunnia più fatti, la qualità della democrazia tende a diminuire e con essa la sua credibilità. Non mi piace questa tendenza e mi disturba constatare che molti elettori americani si siano abituati a questa situazione; come se le dirty politics (le tecniche sporche, infanganti) fossero ormai connaturate al sistema. Io ho l'impressione, invece, che si siano superati abbondantemente i limiti. Sono troppo pessimista? Ecco la foto di Obama durante una visita in Africa, che viene usata per dimostrare che non è cristiano bensì musulmano: Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 64 ) " (7 voti, il voto medio è: 3.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Jun 08 Il blog per informarsi, con qualche dubbio. Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo dedicato ai blog e ai siti individuali che negli Stati Uniti sono diventati così importanti da far concorrenza ai media tradizionali. Al servizio era abbinata un'intervista a Matt Mullenweg, l'inventore della piattaforma Wordpress, che avevo incontrato al Wordcamp organizzato a Milano dal mitico Wolly. Matt, giovanissimo genio del Net, sostiene che il blog sta diventando autenticamente multimediale e che ciò avrà implicazioni anche per i giornalisti. Infatti "permetterà una diversificazione dell'offerta e dei percorsi di lettura, che si svilupperanno per argomento anziché per testata. Già oggi i giovani selezionano le notizie attraverso i motori di ricerca personalizzati. Al New York Times arrivano se ricevono la segnalazione di un articolo interessante, ma non hanno più l'abitudine di consultare quotidianamente il sito nytimes. com. Siamo passati attraverso tre fasi del blog: mezzo per scrivere, poi per interagire e ora, sempre più, per filtrare e personalizzare la mole immensa di notizie sulla rete". Chiaccherando con Wolly e con Piero Macrì, Matt ci ha raccontato un episodio personale illuminante: era in una città che stava per essere investita da un uragano, ma siccome lui non segue i media generalisti non si era accorto del pericolo imminente, che gli fu segnalato dalla madre inquieta per le sue sorti. Senza quella telefonata matt non avrebbe preso precauzioni. Da qui una riflessione: siamo sicuri che la qualità della nostra vita e la conoscenza del mondo migliorerà quando la maggior parte degli utenti avrà preso l'abitudine di leggere solo le notizie di argomenti che interessano? Questo trend non rischia di creare lettori iperspecializzati (magari in argomenti frivoli), ma complessivamente ancor più ignoranti? Ad esempio: voi come vi regolate? Tendete a comportarvi come Matt o siete più tradizionalisti? AGGIORNAMENTO Ho letto poco fa un interessante pezzo di Massimo Gaggi, che riprende un servizio della rivista americana Atlantic dal titolo provocatorio: Google ci rende stupidi? La tesi di Nicholas Carr ex direttore della Harvard Business Review e autore di molti saggi su Internet è che la civiltà del "web" stia condizionando negativamente i nostri meccanismi mentali, incidendo sul modo di leggere, di selezionare, di memorizzare. e demolendo la capacità di concentrazione. Insomma, "immersi come siamo nel "multitasking mentale" appena ci sediamo per leggere un documento di qualche pagina o un libro, ci sentiamo a disagio dopo pochi paragrafi. Voltiamo pagina e siamo già pronti per un link". Timori fondati? Scritto in giornalismo Commenti ( 40 ) " (10 voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (23) europa (3) francia (16) germania (2) giornalismo (37) gli usa e il mondo (24) globalizzazione (8) immigrazione (23) islam (12) Italia (100) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (8) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (14) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails Internet fa bene ai giornali - 2 Emails L'immigrazione? 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Ultime news Mille facce di Barack L'Europa lo ama perché non lo capisceCrisi Alitalia, il premier dice no al commissarioSara, la bimba rapita dal papà perché diventasse musulmanaUccide a coltellate il figlio e ferisce la moglieImmigrati, sbarchi raddoppiati "È un'emergenza nazionale"Cossiga: il Csm è il braccio armato dell'Anm Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo liberale Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. 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I profeti dell'Apocalisse: <A febbraio finirà il cibo> (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 28-07-2008)

Argomenti: Grillo

N. 30 del 2008-07-28 pagina 10 I profeti dell'Apocalisse: "A febbraio finirà il cibo" di Redazione da Milano L'ultima notizia è che a febbraio in Italia non ci saranno più pane e pasta. Avete capito bene: proprio come nella Francia sull'orlo della rivoluzione, quando l'improvvida Maria Antonietta propose al popolo di nutrirsi a brioche. Oggi l'allarme arriva direttamente dalla Coldiretti: nei magazzini le scorte di grano basteranno solo per i prossimi 7 mesi, e il raccolto per quest'anno è finito. "Non è più una prerogativa da Terzo Mondo, i crampi allo stomaco si fanno sentire anche in Italia", conferma l'Unità. In attesa del definitivo tracollo della dieta mediterranea, l'unica cosa sicura è che quella 2008 sarà ricordata come la grande estate dei catastrofisti: intellettuali e scienziati, politici e antipolitici, di destra e di sinistra. Un club trasversale e chic, fedele a un unico dogma: rien ne va plus, non c'è più niente da fare. L'associazione degli agricoltori, a dire il vero, una proposta la fa: "Garantirsi una propria riserva strategica di prodotti alimentari di base per stabilizzare il mercato interno e assicurare gli approvvigionamenti". Insomma, meglio correre al supermercato e riempire la credenza di fusilli e bucatini. Non sarebbe la prima volta. Ci siamo già messi in coda alla vigilia del 2000. All'epoca doveva essere il Millenium Bug, il famigerato (e inesistente) "verme solitario informatico" a toglierci il pane di bocca. La "Premiata Ditta Spavento e Patema", come la chiama il Foglio, non teme smentite. Prendete il caro petrolio: se 147 dollari al barile vi sembran pochi, potete rivolgervi a mister Charles T. Maxwell, laureato dai giornali "il numero uno tra gli analisti dei mercati petroliferi". Ebbene, assicura il guru, "l'oro nero volerà a 300 dollari, e provocherà una crisi finanziaria globale". Quando, tutto questo? "Inizierà tra il 2010 e il 2015, e durerà tra i 10 e i 12 anni". Se non vi convince, chiedete conferma a Colin Campbell, anche lui "massimo esperto mondiale di petrolio". Nessun dubbio, "la benzina finirà fra tre anni". In passato l'aveva già detto altre volte: nel 1999, 1992 e nel 1986. Il dialogo sulle riforme non decolla? Per mettere d'accordo maggioranza e opposizione, e perfino D'Alema e Veltroni, basta farli esternare sull'apocalisse imminente. "L'Italia vive la crisi più drammatica dal Dopoguerra in poi", annuncia il segretario Pd. "Il fatto è che l'enormità della crisi del Paese viene sottovalutata" concorda Massimo, che quando era lìder, cioè premier, arringava gli imprenditori citando quell'inguaribile ottimista di Guizot: "Enrichissez-Vous!", "Arricchitevi!". Eppure correva l'anno 1998, e non è che il Pil volasse. Adesso pure Giulio Tremonti fa il Laocoonte, veggente troiano finito malissimo: "Al contrario di altri, per tempo parlai dei rischi di un nuovo '29". Poi c'è Antonio Di Pietro, come sempre più avanti di tutti: coltivando la sua masseria a Montenero di Bisaccia, si è già garantito l'autosussistenza. Chiediamo consiglio a Beppe Grillo. "Non comprate immobili, non fate debiti, non accendete nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate titoli di società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società immobiliari", scrive sul suo blog. Resta una curiosità: i 4.272.591 euro che ha guadagnato nel 2005, come li ha investiti? Questo non lo scrive. Intanto i grillini sul blog incalzano: "Beppe potresti meritarti un posto nella storia d'Italia!!!". Proprio così: "Rivoluzione! Rivoluzione! Rivoluzione!". Va bene, direte voi: a quest'ora dovevamo già essere tutti morti ammazzati dal buco dell'ozono, dall'antrace e dall'influenza aviaria. O, banalmente, per colpa della fine del mondo, fissata dai Testimoni di Geova nel 1914, nel 1915, nel 1955 e nel 1975. Magari stavolta non moriremo tutti di fame. Invece c'è poco da ridere. Gli economisti lo sanno bene: il rischio si chiama "Profezia che si autoadempie", l'ha formulato per la prima volta il sociologo americano Robert K. Merton nel lontano 1948: "Se esiste una convinzione diffusa che sia imminente un crollo, gli investitori possono perdere fiducia, vendere le loro azioni, e causare realmente il crollo - ha scritto Merton -. Oppure, se un candidato in una elezione dichiara apertamente che non crede di poter vincere, ciò può causare un aumento dell'apatia degli elettori che provoca uno scarso appoggio". Lo sa bene pure Eugenio Scalfari, che alla vigilia delle elezioni è andato in tv da Lucia Annunziata per annunciare che - "in base ad alcune conversazioni private" con "i migliori sondaggisti, i più seri" - si era convinto che Veltroni alla fine avrebbe vinto. Ora anche il fondatore di Repubblica è passato dall'ottimismo al catastrofismo: in un editoriale, domenica 20 luglio, ha citato un film specchio "di un'attualità sconvolgente e sconcertante". Titolo: Accattone, naturalmente. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il memorandum di Napolitano (sezione: Grillo)

( da "AprileOnline.info" del 28-07-2008)

Argomenti: Grillo

E.S., 28 luglio 2008, 18:05 Politica Nella tradizionale cerimonia del Ventaglio al Quirinale, il presidente della Repubblica affronta i temi caldi del momento politico che lo hanno più o meno direttamente coinvolto, dal lodo Alfano al gestaccio di Bossi. Appuntamento al prossimo autunno, nella speranza di una "pausa di riflessione" Riforme istituzionali e federalismo fiscale. Con ammonimenti al governo per il ricorso alla fiducia, oltre che una stoccata al Bossi del dito medio, oltre un passaggio sul Lodo Alfano. Questi i temi politici dirimenti affrontati nel suo discorso da Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia del Ventaglio al Quirinale. Questioni sulle quali si sta giocando la partita politica di questi primi mesi del "Berlusconi poker", con conseguenze di non poca rilevanza sulla stabilità economica e sociale del Paese. Ecco perché il capo dello Stato lancia un appello a maggioranza e opposizione, nel tentativo di sbloccare quel "muro contro muro" tra maggioranza e opposizione che, sono parole di Napolitano, "rischia di far imboccare al Paese una china pericolosa". L'auspicio è dunque quello di una "pausa di riflessione" agostana, prima di un autunno che si preannuncia denso di problemi da affrontare, alcuni dei quali più che urgenti da risolvere. Il presidente della Repubblica ha poi richiamato il governo per l'eccessivo ricorso a procedimenti che forzano o ignorano il Parlamento ("La questione del non abusare del ricorso alla decretazione di urgenza e ai voti di fiducia non è nuova, ma ciò non toglie che essa debba essere seriamente presa in considerazione"), facendo appello agli esponenti politici affinché si eviti di scadere nella volgarità e nelle ingiurie che hanno come oggetto "le istituzioni e i simboli della Repubblica": un riferimento niente affatto casuale, naturalmente, che torna appunto sul gestaccio del ministro delle Riforme durante l'Inno di Mameli, su cui Napolitano aggiunge: "Liberiamoci dalle angustie di una polemica politica che finisce, perdendo il senso della misura, per cadere nella volgarità e nell'ingiuria. Solo così potremo corrispondere su profonde esigenze e aspettative degli italiani". Senza evitare di affrontare nodi che per lui potrebbero rivelarsi particolarmente spinosi, Napolitano interviene anche sul Lodo Alfano, il provvedimento sull'immunità alle quattro più alte cariche dello Stato, compresa dunque quella da lui attualmente ricoperta, dopo che la sua firma aveva suscitato più di qualche polemica, e la recentissima presa di posizione di Beppe Grillo sul suo blog, ritenuta da maggioranza e opposizione del tutto fuori luogo e profondamente offensiva nei confronti della prima carica della Repubblica. "Il decreto l'ho firmato indipendentemente dalle pressioni -ha voluto specificare il capo dello Stato-, seguendo i principi della Consulta, ed è stato promulgato nel modo più meditato e motivato, indipendentemente (ripete, n.d.r.) da sollecitazioni in qualsiasi senso". Quindi la stoccatine alle accuse arrivategli in questi gironi: "Ogni altro giudizio appartiene alla politica e non può coinvolgere o chiamare il causa il presidente della Repubblica. Si stia attenti, da parte di tutti a doverose distinzioni di posizioni e di ruoli". Un po' a sorpresa, rispondendo alle sollecitazioni dei cronisti, il Capo dello Stato ha poi toccato il tema delle intercettazioni: "L'esercizio del diritto di cronaca non può mirare a soddisfare la mera curiosità voyeuristica del pubblico, ma deve corrispondere all'esigenza di informare su fatti oggettivamente rilevanti per la collettività. è augurabile che già nell'immediato futuro questo limite venga liberamente osservato da ogni singolo organo di stampa, senza farsi condizionare dal timore della concorrenza nello scandalismo, anche il più volgare". Napolitano ha inoltre definito "stucchevole", visto che dovrebbe essere scontato che "il luogo del confronto è soprattutto il Parlamento", ribadendo che lì si possono decidere pratiche e priorità. Da tutte queste considerazioni arriva infine l'appello: "Ci si fermi dunque sulla china pericolosa dell'esasperazione dei rapporti tra maggioranza e opposizione. Il paese non ha alternative alle riforme. L'alternativa è il nulla". Anche da qui proviene l'urgenza delle nomine per gli organi di garanzia. Si congeda così il Presidente della Repubblica, che annuncia qualche giorno di riposo anche per lui, tra Stromboli e La Maddalena, a partire dalla chiusura dei lavori parlamentari, previsti per l'otto agosto. La ripresa d'autunno sarà dura per tutti.

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Beppe grillo critica "repubblica" (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)

Argomenti: Grillo

La polemica Beppe Grillo critica "Repubblica" ROMA - Beppe Grillo ha risposto sul suo blog agli editoriali di Repubblica in difesa del capo dello Stato. "Massimo Giannini - si legge sul sito del comico - mi accusa di essere il Torquemada della mediocrazia. Dimenticandosi che la mediocrazia è in mano al suo editore Carlo De Benedetti e a Silvio Berlusconi". Eugenio Scalfari, prosegue Grillo, "mi vorrebbe in galera per il reato di vilipendio". Il comico genovese ha confermato anche le critiche al capo dello Stato, spiegandole così: "Su Napolitano ho detto tre cose, che ripeto per la coppia Giannini-Scalfari: Pertini non avrebbe firmato il lodo Alfano. Napolitano avrebbe dovuto recarsi a Chiaiano per il suo compleanno, invece di intrattenersi con due inquisiti (la moglie di Mastella e Bassolino) a Capri. Ho dei dubbi sulle sue condizioni di salute come può essere naturale per una persona di 83 anni".

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Una risposta a freddo dopo giorni di polemiche (sezione: Grillo)

( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)

Argomenti: Grillo

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-29 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte La linea del Quirinale Una risposta a freddo dopo giorni di polemiche ROMA - Ha resistito per diverse settimane, Giorgio Napolitano, prima di rispondere a certe sgangherate performance della politica e ad alcuni attacchi che lo hanno colpito personalmente. Ha preferito "un intervento sistematico", in grado di riassumere l'intero contenzioso, e soprattutto "a freddo", come spiegano i suoi consiglieri. Un appello-denuncia scritto e limato fino all'ultimo, da lanciare come un memorandum quando le polemiche potevano essersi sedate - e dunque a ridosso della pausa estiva -, durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare e i quirinalisti. A parte il rinnovato richiamo ad aprire al più presto il cantiere delle riforme, un vecchio assillo, il cuore del suo intervento è l'orgogliosa autodifesa rispetto alle critiche più recenti piovute sul Colle, sul Lodo Alfano, anzitutto. Un altolà aspro e severo quanto quello dedicato alle esternazioni-choc di Maurizio Gasparri sul Csm e Umberto Bossi sull'Inno (con un non improbabile retropensiero sulle velenose prediche di piazza del comico Beppe Grillo). Unica eccezione della reprimenda a tutto campo, il cenno sul ministro leghista Calderoli. Citato "come esempio positivo" per il metodo con il quale lavora a costruire convergenze sul federalismo. M. Br.

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La tragedia dell'Italcoke nel libro "Morti bianche" (sezione: Grillo)

( da "Stampa, La" del 30-07-2008)

Argomenti: Grillo

La storia La morte di Garabello nelle pagine scritte dalla nipote dell'operaio MAURO CAMOIRANO La tragedia dell'Italcoke nel libro "Morti bianche" CAIRO MONTENOTTE Anche la storia di Giancarlo Garabello, l'operaio quarantacinquenne di Saliceto morto, lo scorso gennaio, all'Italiana Coke, appare nel libro "Morti Bianche" di Samanta Di Persio che sta spopolando su Internet. Merito, anche, dell'ospitalità offerta da una delle pagine più cliccate nel blog di Beppe Grillo. Lo stesso Grillo, che presenta il libro con un corrosivo video commenta: "Quando una persona muore, la parola più usata è fatalità. Quando una persona muore, l'aggettivo più usato è tragico. Tragica fatalità. 1300 tragiche fatalità ogni anno, cinquantamila invalidi ogni anno. Migliaia di famiglie sul lastrico, vedove con figli piccoli da educare, sfamare, amare trattate come delle questuanti. Liquidate con qualche migliaio di euro. "Morti Bianche", è una sorta di testamento senza beneficiari, anzi con familiari che restano troppe volte senza assistenza e in completa solitudine". E proprio per combattere quella solitudine, quel senso di abbandono, per urlare contro l'ingiustizia e l'indifferenza, che la nipote di Giancarlo, Alessandra Franchello, ha preso parte a questa iniziativa, raccontando la storia dello zio al quale era molto legata: "Lo scopo - sottolinea - è purtroppo sempre e solo quello di far sì che non ci si dimentichi di lui e di simili tragedie, mentre dal punto di vista legale non ci sono novità". Gaincarlo Garabello è morto all'Italiana Coke, dove l'impresa per cui lavorava si occupava di manutenzione, la mattina del 24 gennaio, poco prima di mezzogiorno, schiacciato da una gabbia spingi coke. Come ha potuto ricostruire l'indagine coordinata dal procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico e dal sostituto Chiara Maria Paolucci, Garabello si trovava sul ballatoio sopra il macchinario per effettuare delle misurazioni quando la macchina è stata messa in moto. L'operaio, che si era sporto all'esterno proprio per concludere quel lavoro, non sarebbe più riuscito a rientrare ed è stato trascinato per una quindicina di metri, rimanendo con la parte superiore del corpo incastrato tra la gabbia mobile e la parete del tunnel. Una morte che aveva sconvolto la piccola comunità di Saliceto dove Garabello abitava con l'aziana madre. Giancarlo era, infatti, un personaggio molto conosciuto: volontario dell'Associazione Giocatori Anonimi, molto attivo nella Pro Loco di Saliceto, era volontario anche dell'AISM, l'associazione che lotta contro la sclerosi multipla, la brutta malattia che aveva portato via suo padre; era un ragazzone aperto e dinamico.

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Walter fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... 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La guerra (in)civile degli psico-comici della politica (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... 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Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Rom, il Consiglio d'Europa attacca Maroni: "Sulla polizia soltanto falsità"Milleproroghe, governo battuto per assenzeTricastin, nuovo allarme alla centrale nucleareFranzoni, Cassazione: "Uccise Samuele con razionale lucidità"Immigrati, naufragio nel Canale di Sicilia: mortiBritish Airways-Iberia: incontro per la fusioneParis Hilton non fa sesso da un annoAll'Italia il record di auto Sessanta ogni cento abitantiCasini: "Per mia figlia mi travesto da bella addormentata nel bosco"Bastianelli choc: dopata Petrucci: "Ci ha tradito" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (3) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia La guerra (in)civile degli psico-comici della politica Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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L'autunno caldo di Walter. Dì la tua (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Rom, il Consiglio d'Europa attacca Maroni: "Sulla polizia soltanto falsità"Milleproroghe, governo battuto per assenzeTricastin, nuovo allarme alla centrale nucleareFranzoni, Cassazione: "Uccise Samuele con razionale lucidità"Immigrati, naufragio nel Canale di Sicilia: mortiBritish Airways-Iberia: incontro per la fusioneParis Hilton non fa sesso da un annoAll'Italia il record di auto Sessanta ogni cento abitantiCasini: "Per mia figlia mi travesto da bella addormentata nel bosco"Bastianelli choc: dopata Petrucci: "Ci ha tradito" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (3) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia La guerra (in)civile degli psico-comici della politica Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... 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Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Rom, il Consiglio d'Europa attacca Maroni: "Sulla polizia soltanto falsità"I SALTIMBANCHI COSTITUZIONALIMilleproroghe, governo battuto per assenzeTricastin, nuovo allarme alla centrale nucleareImmigrati, naufragio nel Canale di Sicilia: mortiFranzoni, Cassazione: "Uccise Samuele con razionale lucidità"Paris Hilton non fa sesso da un annoAll'Italia il record di auto Sessanta ogni cento abitantiCasini: "Per mia figlia mi travesto da bella addormentata nel bosco"Bastianelli choc: dopata Petrucci: "Ci ha tradito" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (3) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia La guerra (in)civile degli psico-comici della politica Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... 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Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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La Sapienza e il rito dell'intolleranza (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... 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Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Rom, il Consiglio d'Europa attacca Maroni: "Sulla polizia soltanto falsità"I SALTIMBANCHI COSTITUZIONALIMilleproroghe, governo battuto per assenzeTricastin, nuovo allarme alla centrale nucleareImmigrati, naufragio nel Canale di Sicilia: mortiFranzoni, Cassazione: "Uccise Samuele con razionale lucidità"Paris Hilton non fa sesso da un annoAll'Italia il record di auto Sessanta ogni cento abitantiCasini: "Per mia figlia mi travesto da bella addormentata nel bosco"Bastianelli choc: dopata Petrucci: "Ci ha tradito" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (3) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia La guerra (in)civile degli psico-comici della politica Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Rom, il Consiglio d'Europa attacca Maroni: "Sulla polizia soltanto falsità"I SALTIMBANCHI COSTITUZIONALIMilleproroghe, governo battuto per assenzeTricastin, nuovo allarme alla centrale nucleareImmigrati, naufragio nel Canale di Sicilia: mortiFranzoni, Cassazione: "Uccise Samuele con razionale lucidità"Paris Hilton non fa sesso da un annoAll'Italia il record di auto Sessanta ogni cento abitantiCasini: "Per mia figlia mi travesto da bella addormentata nel bosco"Bastianelli choc: dopata Petrucci: "Ci ha tradito" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (3) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia La guerra (in)civile degli psico-comici della politica Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua (sezione: Grillo)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Grillo

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... 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Berlusconi bacchetta i deputati del pdl "i senatori indiscutibilmente più bravi" - gianluca luzi (sezione: Grillo)

( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)

Argomenti: Grillo

A cena con il gruppo di palazzo Madama il premier conferma: in autunno le riforme per ammodernare l'Italia Berlusconi bacchetta i deputati del Pdl "I senatori indiscutibilmente più bravi" Il Cavaliere: agli elettori piace come governiamo, il gradimento è al 62,8 per cento GIANLUCA LUZI ROMA - Riforma della Giustizia e Federalismo fiscale. "In autunno cominceremo a fare da zero una vera riforma per ammodernare il Paese". Ospite a cena dei senatori del Pdl, Berlusconi sbandiera l'ultimo sondaggio che dà il consenso al governo a livelli stratosferici, ma prima di tutto si complimenta con i senatori del Pdl. Una puntura di spillo al capogruppo alla Camera Cicchitto, presente alla cena, visto che proprio ieri pomeriggio i deputati della maggioranza sono andati sotto, sconfitti su un emendamento del Pd al decreto "Milleproproghe" che scade sabato. "Grazie per come avete fatto iniziare questa legislatura - ha detto infatti il premier rivolto ai senatori - dopo ciò che è successo oggi (ieri ndr.) alla Camera, la superiorità del gruppo del Pdl al Senato è indiscussa e indiscutibile". Insomma un "bravi" condito da un significativo: "Finirete allo sprint e in bellezza". Lode che ha naturalmente fatto scattare l'applauso dei parlamentari, del presidente del Senato Schifani, presente alla cena, e del presidente del gruppo Gasparri, "padrone di casa" della cena che si è svolta nella Casina dell'aurora a Palazzo Rospigliosi. Per galvanizzare le sue truppe a Palazzo Madama Berlusconi non ha mancato di ricorrere al collaudato repertorio sui "bagni di folla" che, in realtà, non mancano mai quando si propone ai suoi fan. "Gli elettori stanno apprezzando quello che stiamo facendo. Lo si vede andando in giro", dice Berlusconi che poi spiega come, per l'entusiasmo "mi riesce difficile andare per strada: si fermano le auto e le persone scendono per venirmi incontro. E' una situazione imbarazzante che non mi era mai successa in questi quindici anni". Una descrizione iperbolica che manda in visibilio i senatori del Pdl e accompagna il nuovo aggiornamento dei sondaggi, naturalmente trionfali. "Siamo al 62,8%. I sondaggi - spiega il premier - riflettono l'apprezzamento della gente. Nelle rilevazioni Euromedia della scorsa settimana il gradimento del presidente del consiglio, che è anche il gradimento per tutto il vostro lavoro, è al 62,8%". E per proclamare che si tratta di "un record europeo", Berlusconi non resiste alla tentazione di una battuta un po' allusiva: quel 62,8 per cento è un dato "certamente da luna di miele ma noi siamo giovanotti e le nostre prestazioni siamo orientati a portarle avanti". Oggi il presidente del consiglio sarà a Civitavecchia per inaugurare una centrale dell'Enel. Sarà l'occasione per rilanciare il discorso sulla fame di energia dell'Italia. Probabilmente rilancerà l'esigenza di andare avanti con il programma di costruzione delle centrali nucleari e con il progetto di un confronto con i paesi arabi produttori di petrolio per "calmierare" i prezzi del greggio. Il comico Beppe Grillo, nel suo blog ha già lanciato un appello contro la centrale che Berlusconi inaugura oggi ed è possibile che per l'occasione ci sarà una certa contestazione dei seguaci del blogger genovese. Venerdì, poi, Berlusconi tornerà a Napoli con il sottosegretario Bertolaso. I rifiuti per le strade di Napoli era stato uno degli argomenti decisivi della campagna elettorale del Cavaliere. Risolta l'emergenza più drammatica con l'aiuto non solo della protezione civile ma anche dell'Esercito, dato il via libera al termovalorizzatore di Acerra che sarà operativo da gennaio, adesso Berlusconi vuole estendere a tutta la Campania l'operazione pulizia. Anzi vorrebbe fare di Napoli "la città più pulita d'Italia", anche ricorrendo a una campagna di sensibilizzazione per la raccolta differenziata e di repressione contro le cattive abitudini della cittadinanza in materia di decoro pubblico. Anche perché per rilanciare l'immagine della città, penalizzata dallo scandalo dei rifiuti, Berlusconi accarezza ancora l'idea di portare il G8 a Napoli.

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