Abstract: ospiti in studio in relazione a quanto accaduto ieri sera in diretta con il comico Beppe Grillo nella trasmissione Exit»: Ilaria D'Amico è tornata con queste parole sul programma di mercoledì sera con Grillo, che se ne era poi andato improvvisamente. Il comico, prima di andar via, aveva svolto un monologo attaccando tutto e tutti, tralasciando il tema della puntata per cui era venuto,>
La
crisi è un complotto di quelli del signoraggio
( da "Riformista, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Beppe Grillo
continua a gridare «una volta c'erano i gangsters, adesso ci sono i banksters»
e la telecamera zoomma sul volto grinzoso di Alan Greenspan. Ex governatore
della Federal Reserve, oggi tra i principali imputati della crisi finanziaria
internazionale.
Mourinho
e Grillo strategie diverse ( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: 63 A fil di rete di
Aldo Grasso Mourinho e Grillo strategie diverse D ue scuole di oratoria a
confronto: su La7, ospite di Ilaria D'Amico, lo Special One Beppe Grillo, in
collegamento da Bruxelles; su Italia1, ospite di Piero Chiambretti, il vero
Special One José Mourinho. Grillo si è specializzato nel monologo, tendenza
invettiva.
Quelli
che le violenze "sono un... ( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Beppe Grillo,
l?altro ieri sera a La7, dopo aver equiparato le banche alla «criminalità
organizzata», ha detto: «In Francia sequestrano i manager. Cominciamo ad avere
segnali ottimi, direi». E ancora. Don Vitaliano Della Sala, che fa il parroco
in provincia di Avellino, ieri ha annunciato che salirà sulle imbarcazioni dei
no global che tenteranno l?
Alemanno
alla Sabina Â
( da "Tempo, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: a Beppe Grillo, a
Marco Travaglio. Questi sono gli alleati di Melilli. Un presidente – ha
aggiunto Imperatori - che è tra i primi firmatari dell'appello a sostegno della
manifestazione che la Cgil ha indetto per domani. Una firma che giustamente il
candidato del centrodestra Costini e gli altri sindacati Cisl e Uil hanno
giudicato un fatto grave»
Ilaria
(
da "Giornale.it, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Pensavo che la
presenza di Beppe Grillo potesse rappresentare un interessante elemento di
dibattito su un tema così importante come la privatizzazione dell'acqua, che
negli accordi presi con Grillo e nella costruzione del panel degli ospiti in
studio, era l'argomento su cui avevamo concordato la sua presenza in diretta».
Oggi
il debutto di Recital Corrado Guzzanti imita Di Pietro a teatro Dopo 1...
( da "Stampa, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: errore invitare
Grillo a Exit» Ilaria D'Amico si scusa, pentita di aver invitato Beppe Grillo a
tornare dopo anni in diretta tv a «Exit» nella puntata di mercoledì sera su
La7, conclusasi con l'abbandono del comico a collegamento ancora in corso.
«Grillo aveva promesso un confronto aperto e non potevamo immaginare che
avrebbe abbandonato la diretta lasciando sospeso il dibattito»
Dal
G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà?.
( da "Giornale.it, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo.
Robin
Hood era un filosofo. ( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: ridice, un po'
Gilberto Govi un po' Beppe Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono
momenti di comicità rara, parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il
libretto dei ricordi, l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una
frase che piace, ad effetto, da titolo, commento, editoriale.
Che
tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo)
( da "Giornale.it, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
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La
mano de Dios ha un debito ( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: ridice, un po'
Gilberto Govi un po' Beppe Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono
momenti di comicità rara, parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il
libretto dei ricordi, l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una
frase che piace, ad effetto, da titolo, commento, editoriale.
Del
Noce e i calciatori ( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: ridice, un po'
Gilberto Govi un po' Beppe Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono
momenti di comicità rara, parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il libretto
dei ricordi, l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una frase che
piace, ad effetto, da titolo, commento, editoriale.
Il
dopo Grillo, D'Amico: (
da "Corriere.it" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: SulLA presenza di
Beppe Grillo a Exit Ilaria D'Amico: «Chiedo scusa a tutti» La conduttrice: «Ho
sbagliato a riportarlo in tv» Un momento dell'intervento di Beppe Grillo nel
programma «Exit» di La7 (Ansa) ROMA - «Sono molto rammaricata e desidero
scusarmi con tutti gli spettatori, con La7, con l'Editore Telecom Italia Media,
Mourinho
e Grillo, strategie diverse di Aldo Grasso
( da "Corriere.it" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: A fil di rete
Mourinho e Grillo strategie diverse Due scuole di oratoria a confronto Due
scuole di oratoria a confronto: su La7, ospite di Ilaria D'Amico, lo Special
One Beppe Grillo, in collegamento da Bruxelles; su Italia1, ospite di Piero
Chiambretti, il vero Special One José Mourinho.
Terreni
in vendita: primo rinvio ( da "Stampa, La"
del 04-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: di Beppe Grillo e
il movimento «Stop al consumo del territorio». E l'Italia dei valori con
Alberto Pasta promette ostruzionismo ad oltranza. L'Amministrazione comunale
intende alienare terreni, attualmente destinati a servizi, per fare cassa. La
variante «19» non fa altro che calare su questi appezzamenti delle volumetrie,
Grillo:
( da "Tempo, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Poi Beppe
annuncia: «Scelgo De Magistriis» Grillo: «D'Amico dissociata, voto Idv» Il
comico genovese all'attacco della conduttrice: «Abbi il coraggio di fare nomi e
cognomi» Beppe Grillo non ci sta. E replica a Ilaria D'Amico, la conduttrice di
Exit, il programma cui il comico genovese era stato ospite mercoledì.
Di
Pietro capolista anti-Silvio ( da "Riformista, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: endorsement di
Beppe Grillo. Una scelta che, come ha commentato tra gli altri il senatore pd
Giorgio Tonini, è sbagliata «perché l'idea di inseguire il premier sul terreno
del populismo è perdente». Ma il Tonino nazionale non ci sente da
quest'orecchio: «Ma benedetto Iddio, se il leader del centrodestra si candida
come capolista,
L'APPUNTAMENTO
era davanti a un cinema chiuso del centro storico. Così ...
( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del
04-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Così la lista
civica Reggio 5 Stelle'' (Beppe Grillo) ha presentato i suoi candidati, sulle
serrande del D'Alberto (via Emilia San Pietro) c'erano le locandine di un
nuovo'' film: Graziano e la Zarina - Un film già visto - Divisi nella lotta,
uniti nel lasciare petali'' d'amore per il centro: illegalità, cinema e negozi
chiusi''.
Europee,
Di Pietro capolista Il Pd: imbroglia gli elettori
( da "Unita, L'" del
04-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: E ieri ha
incassato la dichiarazione di voto di Beppe Grillo, che ha anche precisato le
sue preferenze: Sonia Alfano e l'ex pm De Magistris. L'Idv punta ai voti
girotondini e antipolitici (la hostess Alitalia, simbolo della protesta contro
la Cai Maruska Piredda, l'avvocato di Clementina Forleo Giovanni Pesce), ma
anche ai consensi più esplicitamente caratterizzati a sinistra.
Tonino
Di Pietro correrà come capolista alle europee in tutte e cinque le
circoscrizioni. «... ( da "Unita, L'"
del 04-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: E ieri ha
incassato la dichiarazione di voto di Beppe Grillo, che ha anche precisato le
sue preferenze: Sonia Alfano e l'ex pm De Magistris. L'Idv punta ai voti
girotondini e antipolitici (la hostess Alitalia, simbolo della protesta contro
la Cai Maruska Piredda, l'avvocato di Clementina Forleo Giovanni Pesce), ma
anche ai consensi più esplicitamente caratterizzati a sinistra.
Dalle
prostitute ai prostituti ( da "Giornale.it, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: ridice, un po'
Gilberto Govi un po' Beppe Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono
momenti di comicità rara, parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il
libretto dei ricordi, l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una
frase che piace, ad effetto, da titolo, commento, editoriale.
Le
promesse contro la grande crisi ( da "Stampa, La"
del 05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Verdi per la pace
e Amici di Beppe Grillo): «Siamo per misure concrete di sostegno per gli operai
che restano senza lavoro o in cassa integrazione. Nel caso specifico di
Tortona, occorre adottare misure concrete per la piccola media impresa che fa
parte del tessuto sociale e ha una lunga storia di insediamento nel territorio
tortonese».
Sacerdoti
a "scuola" di prediche ( da "Secolo XIX, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Il sacerdote
veronese cita Beppe Grillo, indica come possibile ispirazione le parole di
Dostoevskij e Manzoni. Con una certa ironia don Masina spiega anche come
gestire gli imprevisti, ad esempio se "nel bel mezzo dell'omelia la
signora di mezza età si alza e, con rumore di tacchi del terzo Reich attraversa
la navata".
Gli
Amici di Beppe Grillo' schierano una ragioniera
( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del
05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: 2 Gli Amici di
Beppe Grillo' schierano una ragioniera SALGONO A OTTO I CANDIDATI SINDACO di
ANNAMARIA SENNI SARANNO almeno otto i candidati sindaco a Cesena. La novità è
un volto femminile, Natascia Guiduzzi, 38enne (foto), sposata, ragioniera in
un'azienda cesenate della quale non ha voluto dire il nome, si candiderà
sindaco alle prossime elezioni per Meetup Cesena S'
vuole
portare qui Beppe Grillo ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Pesaro a 5 stelle»
vuole portare qui Beppe Grillo Presentata la lista civica con Ballerini
candidato E' INIZIATA ieri l'avventura politica dei grillini pesaresi. Con la
presentazione ufficiale della lista civica «Pesaro a 5 stelle. Beppegrillo.it»
all'enoteca 075. Ora hanno due mesi di tempo per farsi conoscere dai cittadini.
IL
CONSIGLIERE Giovannini ha ragione a dire che l ...
( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del
05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Ricordiamo poi che
7000 cittadini hanno aderito alla petizione promossa da Paride Allegri e
Resistenza Verde, a cui gli Amici di Beppe Grillo hanno partecipato, chiedendo
il bosco urbano a due passi dalla città. Alessandro Marmiroli Lista Civica Reggio
5 stelle IL PIANO strutturale comunale (Psc) non preclude affatto la
possibilità di consolidare e potenziare l'aeroporto di Reggio.
Pavia,
con i Sinistra divisa in 4
( da "Corriere della Sera" del
05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: evoluzione
naturale delle esperienze che si sono incontrate in questi anni grazie al blog
di Beppe Grillo. Non si tratta però in nessun modo del partito di Grillo, bensì
dell'iniziativa di cittadini comuni a cui il blog offre una grande opportunità
di conoscere ciò che già esiste e si può fare, condividere progetti, successi,
fallimenti, idee, speranze».
Obama
è il nuovo Gorbaciov?. ( da "Giornale.it, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes Recent
Posts Obama è il nuovo Gorbaciov?
Dal
G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà?
( da "Giornale.it, Il" del
05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts Obama è il nuovo Gorbaciov?
Se
questo è un paese normale Ho assistito all'intervento di Beppe Grillo alla
tr... ( da "Stampa, La"
del 06-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: intervento di
Beppe Grillo alla trasmissione Exit, alla dissociazione, scontata per altro,
della conduttrice D'Amico, con la solita penosa coda delle scuse ai
telespettatori, evidentemente giudicati persone senza spirito critico. Tutti a
parlare della fuga di Grillo, della maleducazione di Grillo, della incapacità
di Grillo a sostenere un confronto.
Beppe
Grillo torna in tivù ad EXIT (la7) ed è subito polemica
( da "Sestopotere.com" del
06-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Beppe Grillo torna
in tivù ad EXIT (la7) ed è subito polemica (3/4/2009 23:02) | (Sesto Potere) -
Roma - 3 aprile 2009 - Beppe Grillo intervenuto ad Exit , un esempio di
democrazia e di apertura alle voci critiche secondo la padrona di casa, Ilaria
D'Amico, entusiasta dell'ospite a poche ore prima della diretta,
Beppe
Grillo torna in tivù ad EXIT (la7) ed è subito polemica ( 2 )
( da "Sestopotere.com" del
06-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Beppe Grillo torna
in tivù ad EXIT (la7) ed è subito polemica ( 2 ) (3/4/2009 23:02) | (Sesto
Potere) - Roma - 3 aprile 2009 - Beppe Grillo intervenuto ad Exit , un esempio
di democrazia e di apertura alle voci critiche secondo la padrona di casa,
Ilaria D'Amico, entusiasta dell'ospite a poche ore prima della diretta,
Terremoto
in Abruzzo, calma piatta in tv. ( da "Giornale.it, Il"
del 06-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: ridice, un po'
Gilberto Govi un po' Beppe Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono
momenti di comicità rara, parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il
libretto dei ricordi, l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una
frase che piace, ad effetto, da titolo, commento, editoriale.
Robin
Hood era un filosofo ( da "Giornale.it, Il"
del 06-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: ridice, un po'
Gilberto Govi un po' Beppe Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono
momenti di comicità rara, parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il
libretto dei ricordi, l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una
frase che piace, ad effetto, da titolo, commento, editoriale.
un
nuovo comitato e un'altra lista civica
( da "Tirreno, Il" del
07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Stasera alle nove
invece sarà presentato il candidato a sindaco della lista civica "5
Stelle" quella cioè costituita dai sostenitori di Beppe Grillo. Già noto
il candidato delle liste, '100% Follonica", "Insieme per
Follonica" e la neonata "Follonica che cambia", Francesco
Polemi. P.V.
cannito
mette in lista solo volti nuovi ( da "Tirreno, Il"
del 07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: certificato penale
limpido e alla prima candidatura In maggio arriverà Beppe Grillo per sostenerlo
LIVORNO. «Basta con le solite facce». E sulle gigantografie di dieci metri per
quattro che tappezzeranno la città, Marco Cannito di faccia ha messo la sua. Il
candidato a sindaco per l'alleanza civica Livorno Libera ha presentato il
proprio manifesto elettorale nel cuore della città,
(
da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del
07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: candidatura Pdci
arrivano dal candidato sindaco della lista Reggio 5 Stelle (il gruppo degli
Amici di Beppe Grillo): «Si tratta di una buffonata da vecchia politica»,
attacca Matteo Olivieri. Profonda ammirazione e rispetto per Margherita Hack,
ma i grillini'' informano il Pdci che la scienziata si è espressa a favore di
nucleare e inceneritore, ai quali il Pdci si è sempre opposto.
La7,
bufera dopo Grillo e a rischiare è il direttore
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: bufera dopo Grillo
e a rischiare è il direttore MILANO Voci e smentite. Il sito di gossip Dagospia
racconta che dopo l'apparizione di Beppe Grillo a Exit (il programma condotto
da Ilaria D'Amico su La7) sarebbe a rischio la posizione di Lillo Tombolini, il
giornalista che guida i programmi dell'emittente televisiva di Telecom.
E
nelle aziende temono la (
da "Corriere della Sera" del
07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: e condanna le
accuse gratuite riprese da tutti i media fatte dal comico Beppe Grillo e
dall'ex parlamentare Francesco Caruso. La crisi economica ha colpito
pesantemente la categoria. Quasi diecimila sul totale di 120 mila hanno perso
il lavoro e solo una parte è riuscita a «riciclarsi » in altre aziende mentre
molti si sono dovuti inventare una nuova attività.
Terremoto,
l'Italia che reagisce bene (con qualche eccezione).
( da "Giornale.it, Il" del
07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: 18 Votes Ma Beppe
Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts Terremoto, l'Italia che reagisce bene (con qualche eccezione)
Obama è il nuovo Gorbaciov?
Obama
è il nuovo Gorbaciov? ( da "Giornale.it, Il"
del 07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: 18 Votes Ma Beppe
Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
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Obama è il nuovo Gorbaciov?
Elezioni.
La 'grillina' Natascia Guiduzzi candidata sindaco
( da "RomagnaOggi.it" del
07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: lista in attesa
entro breve della certificazione di idoneità da parte del Blog di Beppe Grillo.
"Non ci riconosciamo in nessuno schieramento di partito - dice Guiduzzi -
desideriamo fare politica vera, quella con la P maiuscola. Siamo cittadini che vogliono
dare un contributo attivo alla città, e aprire una breccia nell'amministrazione
comunale".
Beppe
Grillo si schiera con Giuliani ( da "Trentino"
del 08-04-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Grillo
Abstract: Beppe Grillo si
schiera con Giuliani «Il ricercatore aveva avvertito. E ora Bertolaso pagherà?»
ROMA. «Mi sento responsabile della morte di 200 persone e chiedo scusa a tutta
la cittadinanza perchè sono stato io un coglione a cercare di seguire la strada
che mi avevano imposto».
Medico
è candidato con Rifondazione e la lista dei "grillini"
( da "Stampa, La" del
08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Amici di Beppe
Grillo». Ciniglio torna in politica dopo quasi trent'anni: la sua prima
esperienza infatti, risale all'80 quando fu eletto consigliere comunale del Pci
con sindaco Sebastiano Brighenti. La candidatura di Ciniglio è stata
ufficialmente presentata lunedì sera da Daniela Cauli di Rifondazione e dal
presidente dei Grillini,
comitati,
appelli e firme di adesione quando il candidato nasce su facebook - carmelo di
gesaro francesca scaglione ( da "Repubblica, La"
del 08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: up di Beppe
Grillo, già alla scorse regionali la Alfano, era infatti riuscita a raggiungere
un buon risultato, sfruttando il passaparola sul web. Non solo movimenti e
comitati. Si muovono anche i rappresentanti istituzionali, tra i protagonisti
Fabrizio Ferrandelli, che promuove spesso le attività legate alla sua attività
di consigliere comunale,
partiti
e associazioni scaldano i motori ( da "Tirreno, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: gli staff del Pdl
e quelli delle liste civiche (Per il bene comune, Beppe Grillo, La città per
noi) che si presenteranno alle elezioni amministrative. Alcune andranno per
conto proprio, altre sono date in procinto di sposare il centrodestra. Altre
ancora, poi, s'aggiungeranno, come quella di Massimo Taiti. Fatto sta che si
comincia.
non
sprechiamo soldi per l'ex banci ( da "Tirreno, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: LA LISTA DI BEPPE
GRILLO «Non sprechiamo soldi per l'ex Banci» PRATO. Non è nato a Prato, ma è
appassionato di questa città fin da piccolo quando, accanito tifoso di Paolo
Rossi, voleva venire a conoscerlo. Fausto Barosco, candidato sindaco per la
lista civica "Prato 5 stelle - beppegrillo.
Sta
nascendo un mondo migliore?. ( da "Giornale.it, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts Sta nascendo un mondo migliore?
Dalla
crisi (e dalle tragedie) può nascere un mondo migliore?.
( da "Giornale.it, Il" del
08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts Dalla crisi (e dalle tragedie) può nascere un mondo migliore?
Terremoto,
l'Italia che reagisce bene (con qualche eccezione)
( da "Giornale.it, Il" del
08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts Dalla crisi (e dalle tragedie) può nascere un mondo migliore?
Marconato
eletto presidente ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 09-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: ingegnere
impegnato nel «Meetup Amici di Beppe Grillo». «Nelle prossime settimane -
dichiara Marconato - il direttivo si ritroverà per attivare i primi
provvedimenti e proporre alcune iniziative. Prima fra tutte un massiccio lavoro
di apertura e comunicazione con la città, prendendo contatto con le realtà associative,
di frazione e quartiere,
il
candidato sindaco di beppe grillo diventa consulente del comune
( da "Repubblica, La" del
09-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: curiosità Il
candidato sindaco di Beppe Grillo diventa consulente del Comune Il candidato
sindaco della lista Beppe Grillo diventa consulente dal Comune. Di recente il
Mambo, il museo di arte moderna, gli ha affidato un incarico di prestazione
professionale occasionale per la post produzione di un dvd aggiuntivo per la
documentazione della mostra di Stefano Arienti e Cesare Pietroiusti «
Alcuni
fans vogliono (
da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del
09-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: OLIVIERI REGGIO a
5 Stelle degli amici di Beppe Grillo conta 376 iscritti. Lanciato a fine
gennaio, il gruppo sostiene la candidatura a sindaco del 34enne tecnico
ambientale dell'Arpa. Sul sito si chiede ai cittadini di «Partecipare alla vita
e al futuro della tua città! Contattaci e partecipa alle primarie dei Cittadini
sul sito www.
Ormai
ogni giorno spuntano nuove liste e candidature per le prossime elezioni
amminist... ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 09-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: orientata verso il
movimento di Beppe Grillo, ha comunicato ufficialmente il suo candidato: è il
26enne Davide Zanichelli, laureatosi nel 2006 in ingegneria
informatica. «Guastalla Liberata» candiderà donne ed uomini residenti nella
cittadina, in gran parte giovani, alla prima esperienza istituzionale e senza
collegamenti passati coi partiti.
Huffington,
finché c'è vita c'è giornale ( da "Corriere.it"
del 09-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Ha mai sentito
parlare di Beppe Grillo? «Ho letto un suo ritratto sul New Yorker. Mi piace che
un comico/blogger abbia organizzato una manifestazione con 100.000 persone
contro i 24 condannati presenti nel vostro Parlamento». Il film della vita?
«Zorba il greco». Nostalgica.
Per
"Repubblica" l'immigrazione clandestina non è un reato.
( da "Giornale.it, Il" del
09-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: 18 Votes Ma Beppe
Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts Per "Repubblica" l'immigrazione clandestina non è un
reato Dalla crisi (e dalle tragedie)
iride-enia
"l'acqua resti in mano pubblica"
( da "Repubblica, La" del
10-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: alleanza con le
liste civiche di Beppe Grillo che non si possa in alcun modo prescindere
dall´acqua pubblica. Discussioni di lunga data, ma ieri in maggioranza
esprimono i loro dubbi anche il comunista Bruno Delpino e gli ulivisti Lo
Grasso e Vacalebre. La Vincenzi la mette giù chiara: sì al 51%, ma prendetevi
le responsabilità di votare sì,
il
candidato dei "grillini" "ci battiamo per i diritti" -
simona poli ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: avvocato e
assistente universitario a Giurisprudenza, che la Lista Civica 5 Stelle, ossia
gli Amici di Beppe Grillo candida a sindaco di Firenze. «Parliamo ai cittadini
onesti come noi», attacca Bonafede, «usando un linguaggio condiviso. I politici
continuano a pensare, sbagliando, che la gente voglia delegare a loro la
gestione della cosa pubblica.
Bandiere
a mezz'asta oggi in tutti gli edifici pubblici
( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del
10-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Lucchi ieri sul
web ha intanto lanciato l'ennesimo sondaggio: chiede se la città dovrà dotarsi
o meno di un termovalorizzatore. Sempre ieri, il Meetup Cesena ha fatto infine
sapere che Beppe Grillo ha certificato la lista civica "Cesena 5 stelle".
La presenatzione ufficiale giovedì prossimo alle 19 al Caffè Zampanò. Image:
20090410/foto/1095.jpg
Per
"Repubblica" l'immigrazione clandestina è peccato veniale.
( da "Giornale.it, Il" del
10-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: 18 Votes Ma Beppe
Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes Recent
Posts Per "Repubblica" l'immigrazione clandestina è peccato veniale
Dalla crisi (e dalle tragedie)
i
sostenitori di grillo a fianco di del ghingaro
( da "Tirreno, Il" del
11-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: unione di Ambiente
e Futuro e Amici di Beppe Grillo, che alle amministrative sosterrà la
candidatura di Giorgio Del Ghingaro. Due movimenti politici, quindi, si sono
congiunti per la prossima tornata elettorale, spinti dalla sintonia riscontrata
a livello di programma e metodo fra di loro, e con la stessa amministrazione
comunale.
E
in India gli attori di Bollywood fanno politica a caccia di voti
( da "Riformista, Il" del
11-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: È una sorta di
Beppe Grillo indiano e ha creato il partito "Potere al Popolo", con
cui raduna in piazza un milione di fan. Strane elezioni: il Governo ha scelto
come colonna sonora per la campagna le musiche del pluripremiato "The
Millionaire", le star riempiono le liste dei candidati.
Tressoldi
in campo con i grillini Beppe Grillo atteso allo stadio
( da "Tribuna di Treviso, La" del
12-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Tressoldi in campo
con i grillini Beppe Grillo atteso allo stadio MOGLIANO. Grillini in campo
anche a Mogliano Veneto con la candidatura di Walter Tressoldi. «La lista è
pronta - fa sapere Tressoldi - in settimana manderemo gli ultimi documenti
necessari per poter rappresentare il movimento a livello locale».
enrico
mungai candidato sindaco con una lista civica
( da "Tirreno, Il" del
12-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: con spiccata
ispirazione ambientalista e tanto di "certificazione" di Beppe
Grillo, ovvero risponde ad una serie di condizioni imposte dall'ex comico,
passato alla politica. Messa su da un gruppo di giovani locali, capeggiati da
Enrico Mungai e Alberto Niccolai, animatori del blog "Cittadini Uniti
Montemurlesi" e del Comitato ambientale di Montemurlo.
Anche
i grillini demoliscono gli 80' ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 12-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: candidato sindaco
con la lista civica Beppe Grillo. «Con la presentazione della lista degli 80'
penso che abbiamo toccato il fondo afferma senza in una nota l'aspirante
sindaco . Prima di questa discesa in campo avevamo semplicemente candidati in
lotta di potere personale sostenuti dalle loro lobby economiche».
Zavoli:
"Dar voce a istanze diverse" Ma su Annozero lo scontro continua
( da "Repubblica.it" del
13-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: dice il
giornalista nel consueto appuntamento in streaming sul sito di Beppe Grillo -
non vuol dire criticare quelli che hanno prestato soccorso, vuol dire criticare
la macchina organizzativa". Come ha capito "chi ha guardato AnnoZero
con occhi non dico vispi ma quanto meno in coma vigile". E ancora:
"L'allarme c'era, c'era da mesi.
Italia
dei Valori, contro gli sprechi e i privilegi
( da "Trentino" del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Luca Brogin, 31
anni, farmacista, fa parte del Meetup Amici di Beppe Grillo, mentre dal mondo
animalista arriva la candidatura di Claudio D'Ingiullo, 62 anni, vicepresidente
dell'Ente provinciale protezione animali, direttore dei canili di Trento e
Rovereto e dirigente del nucleo di polizia zoofila di Trento.
la
carica degli aspiranti sindaco ( da "Tirreno, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Tra questi i
sostenitori di Beppe Grillo con la lista "Prato comune 5 stelle -
beppegrillo.it" per cui corre Fausto Barosco e il gruppo pratese del
movimento nazionale capeggiato dall'ex senatore Fernando Rossi "Per il
Bene Comune", che ha lanciato la candidatura della regista e attrice
teatrale Maila Ermini.
quando
la piazza protesta on line - riccardo staglianò
( da "Repubblica, La" del
14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Si può discutere
tutto di Beppe Grillo, non la sapienza con cui ha saputo sfruttare la
piattaforma internettiana. La stessa con cui Barack Obama ha concepito parte
della sua vittoriosa campagna. A dire solo «no, non mi piace», rimpiangendo gli
anni eroici dei comizi nelle piazze, si rischia di fare la figura di Giovanni
Tritemio,
In
32 per nove poltrone di sindaco ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)"
del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: infine il
candidato della lista civica Lugo per Lugo' sostenuta dagli Amici di Beppe
Grillo e il cui nome non è stato ancora reso noto. Alfonsine (sindaco uscente
Angelo Antonellini) 4 candidati: Mauro Venturi sostenuto da Pd, Rifondazione e
Movimento della Sinistra, Comunisti italiani, Idv e Verdi; Stefano Gaudenzi per
Pdl, Lega Nord e Udc;
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: civica Beppe
Grillo. «Apprendiamo con preoccupazione dice la notizia che si sia permesso di
costruire nuovamente sulle colline di Bologna. Per la lista Beppe Grillo la
difesa dei colli bolognesi dall'edificazione è una questione essenziale: non è
solo una questione ecologica, di per se importante, ma sopratutto la
determinata volontà di tutelare uno dei tratti fondamentali dell'
MA NON SPEGNETELO CERCA IL MARTIRIO ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: non bastava
neppure trasmettere quanti più filmati possibili di Beppe Grillo, socio
d'affari di Marco Travaglio e alleato alle elezioni amministrative di Antonio
Di Pietro, un segretario di partito: mancava solo, giustamente, il candidato
alle Europee di Antonio Di Pietro, un segretario di partito: il parolaio spento
Luigi De Magistris.
Una farsa il ritorno agli utili delle banche Usa?. ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts Una farsa il ritorno agli utili delle banche Usa?
Rai, inchiesta su Santoro. Di Pietro lo difende ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: in streaming sul
blog di Beppe Grillo, torna ad attaccare la "macchina organizzativa"
. L'affondo di Di Pietro L'attacco dell'ex pm è duro, senza diritto di replica.
Una difesa a spada tratta del conduttore di Annozero. "Le intimidazioni avvengono
nei confronti di quelle persone che cercano di restare indipendenti e di non
cedere alle loro consuete pressioni e minacce -
L'inquisitore: da 20 anni fa processi senza diritto di
replica ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: E dappertutto le
immagini e uno scatenato Beppe Grillo che al V2-Day dava del «cancronesi» al
luminare Umberto Veronesi e ironizzava sull'immobilismo del capo dello Stato,
«Morfeo» Napolitano. Questa volta ad infuriarsi fu un uomo di provata fede
progressista, l'allora presidente Rai Claudio Petruccioli: «A nessuno - disse
-, quindi neppure a Michele Santoro,
Se la piazza protesta on line Così la rete organizza
la gente ( da "Repubblica.it" del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Si può discutere
tutto di Beppe Grillo, non la sapienza con cui ha saputo sfruttare la
piattaforma internettiana. La stessa con cui Barack Obama ha concepito parte
della sua vittoriosa campagna. A dire solo "no, non mi piace",
rimpiangendo gli anni eroici dei comizi nelle piazze, si rischia di fare la
figura di Giovanni Tritemio,
Per "Repubblica" l'immigrazione clandestina
è peccato veniale ( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
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Dalla crisi (e dalle tragedie) può nascere un mondo
migliore? ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
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provincia, rifondazione lancia barocci ( da "Tirreno, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: qualche
simpatizzante di Beppe Grillo (che per la Provincia non fa liste) e quelli
della Sinistra critica. Gli accordi sono già sottoscritti, i Verdi stanno
valutando la possibilità di utilizzare il proprio simbolo nazionale, Barocci
viene visto come l'uomo perfetto per cucire il dialogo con lo sconfinato
universo dei Comitati,
incontro dei grillini ( da "Tirreno, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: nata dall'unione
di Ambiente e Futuro e Gli amici di Beppe Grillo, e che alle amministrative del
6 e 7 giugno appoggia Del Ghingaro, ha organizzato un'assemblea pubblica
intitolata "L'impianto al plasma proposto dagli industriali nella Piana.
Pulper di cartiera, soluzioni a freddo, partecipazione dei cittadini".
di SABRINA PIGNEDOLI e PAOLO PATRIA SE NE PARLAVA ai
tem... ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: lista di Beppe Grillo):
«Noi abbiamo alle spalle le primarie del centro storico e per i 500 cittadini
interpellati il problema parcheggi non era tra i principali. Anzi, veniva
dietro la sicurezza e la chiusura dei cinema in centro. Piuttosto noi vogliamo
creare una rete ad alta frequenza di Minibù per il centro.
Col marchio di Grillo vendono sesso e... ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Eppure il
fustigatore dei politici sbandiera il disprezzo del commercio online Con Beppe
Grillo e Marco Travaglio tu odi i politici, odi i giornalisti, odi in generale
e al tempo stesso trovi lavoro, trovi sesso e trovi anche soldi. La
dimostrazione definitiva che Grillo e Travaglio sono solamente dei cinici
commercianti di odio civile (da vendere a un ben individuato target di beoti,
Giorgia lancia nuove ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Una Giorgia
vocalist ma anche apprendista «guru», dunque, che prende lezione da Beppe
Grillo (con il quale duetta nel brano Libera la mente) e che strizza l'occhio,
centrando l'obiettivo, a una qualità del sound decisamente di caratura
internazionale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
Di Pietro cavalca la protesta ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Basta leggere
Beppe Grillo, il primo tifoso di Tonino e del «bossnapping», la pratica del
sequestro dei manager ora tanto di moda in Francia. L'iracondo comico, campione
del vaffa e dell'insulto, getta alcol sul fuoco che sta divampando a Parigi e
dintorni e definisce la segregazione degli odiati dirigenti aziendali «una
nuova forma di relazione sindacale»
Rifiuti, scontro sullo smaltimento ( da "Trentino" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Mountain
Wilderness, Amici di Beppe Grillo e altre associazioni ambientaliste e di
cittadini di Borgo, Lavis, Giudicarie, Grigno, Novaledo e Pergine. Insieme a
Morandini ci saranno scenderanno in veneto anche alcuni candidati di
centrosinistra, tra cui i verdi Carlo Biasi e Lucia Coppola e Graziano Agostini
(Sdi).
Annozero, la Rai congela Vauro per una vignetta ( da "Trentino" del 16-04-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Grillo
Abstract: Lo raccoglie solo
Beppe Grillo che si dice pronto ad assumerlo subito nel suo blog. Vauro dal
canto suo usa l'ironia prima di tessere l'elogio della satira che è libertà.
«Sono a San Pietroburgo e questo dice tutto!», replica a chi lo interroga sulla
sospensione.
Alza la voce il mondo della satira Vincino: Garimberti
si dimetta ( da "Tribuna di Treviso, La" del 16-04-2009) + 2 altre fonti
Argomenti: Grillo
Abstract: commenta Beppe
Grillo. E il comico genovese annuncia: «Se poi dovessero mandarlo via (Vauro,
ndr) sappia che io lo assumo domani mattina: ho già mandato un sms al suo
telefono e sono pronto ad assumerlo per il mio blog». «Vauro è uno che non le
manda a dire, non può che essere detestato dai suoi bersagli, non è certo il
tipo al quale il politico di turno chiede "
Annozero: Santoro ammonito, Vauro sospeso ( da "Secolo XIX, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Ma noi siamo per
il libero mercato» 16/04/2009 a difesa di vauro «lo assumo io» 16/04/2009 Beppe
Grillo difende il vignettista Vauro e si dice convinto che Michele Santoro «non
permetterà mai che vada via uno dei suoi. Conoscendo Santoro - dice il comico genovese
- non lo consentirà. Anzi, se io fossi Santoro farei una puntata solo con
Vauro.
Epurazioni ed anatemi, 15 anni in tv all'ombra del
Caudillo Nella Spagna di Franco o nella Serbia di Milosevic la satira veniva
sopportata perchè era una valvola di sfogo per i reg ( da "Unita, L'" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: nonché di Beppe
Grillo) è stata inaugurata nel 2002 dall'editto bulgaro che colpiva anche
Daniela Luttazzi, additato al mondo (ma soprattutto a Saccà) come
"criminoso" e mai più visto dalle parti della Rai (tornò due anni fa
a La7, giusto il tempo per essere riepurato alla vigilia di una puntata sul
Papa e la Chiesa,
annozero, la rai congela vauro per una vignetta ( da "Tirreno, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Lo raccoglie solo
Beppe Grillo che si dice pronto ad assumerlo subito nel suo blog. Vauro dal
canto suo usa l'ironia prima di tessere l'elogio della satira che è libertà.
«Sono a San Pietroburgo e questo dice tutto!», replica a chi lo interroga sulla
sospensione.
alza la voce il mondo della satira vincino: garimberti
si dimetta ( da "Tirreno, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: commenta Beppe
Grillo. E il comico genovese annuncia: «Se poi dovessero mandarlo via (Vauro,
ndr) sappia che io lo assumo domani mattina: ho già mandato un sms al suo
telefono e sono pronto ad assumerlo per il mio blog». «Vauro è uno che non le
manda a dire, non può che essere detestato dai suoi bersagli, non è certo il
tipo al quale il politico di turno chiede "
Beppegrillo.boh ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: boh di Filippo
Facci Succede che Beppe Grillo si è imbufalito per un articolo dove lo
scrivente, ieri, parlava di un sito che non è neppure riconducibile
personalmente a lui (anche se si chiama beppegrillo.tv) e che è registrato da
tal Hernando Pereira: e questo lo si aveva precisato chiaramente, definendo
quel sito come «parente illegittimo».
Annozero ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: E Beppe Grillo
vuole assumere Vauro «L'ha definita bene Gianfranco Fini. Indecente. E di
fronte ad un indecenza del genere non possiamo tacere e non possiamo non
chiedere che il consiglio regionale della Liguria esprima la sua solidarietà
verso chi sta lavorando in Abruzzo».
Il caso Santoro discusso anche in Regione ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Vauro è
intervenuto il comico genovese Beppe Grillo che si è detto pronto ad assumerlo
nel suo blog. «Se io fossi Santoro - ha detto Grillo- non consentirei mai un
licenziamento del genere. Anzi, farei una puntata solo con Vauro». «Perfetto,
nel blog di Grillo ci mancava giusto Vauro: uno squalifica l'altro» concludono
ironicamente Rosso e Plinio.
viene subito riciclato da Grillo ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: it Beppe Grillo,
uno che di insulti e sciacallaggi se ne intende. Ma poi, nel dubbio, assicura
che «se io fossi Santoro farei una puntata solo con Vauro... tutta con Vauro».
Poi il dubbio. «Ma se dovessero mandarlo via, Vauro sappia che io lo assumo
domani mattina, ho già mandato un sms al suo telefono e sono pronto ad
assumerlo per il mio blog»
La Rai punisce Santoro: squilibrato Stop a Vauro e
puntata riparatrice ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Mancherebbe solo
un collegamento con Beppe Grillo che ha già annunciato di voler assumere Vauro
sul suo blog (ma attenzione Vauro: Piero Ricca se ne andò perché Grillo non
pagava le collaborazioni...), e la squadra sarebbe al completo. Dopo due riunioni,
i vertici Rai (il direttore generale Mario Masi con il placet del presidente di
area Pd Paolo Garimberti)
"Riequilibrare Annozero, sospeso Vauro"
Santoro replica: "Censura sul vignettista" ( da "Corriere.it" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Sulla vicenda
interviene anche Beppe Grillo, che lancia un appello a Santoro perché si
opponga all'allontanamento di Vauro: «Ma no! Non permetterà mai che vada via
uno dei suoi - dice il comico ad Affaritaliani.it - conoscendo Santoro non lo
consentirà mai. Anzi, se io fossi Santoro farei una puntata solo con Vauro,
tutta con Vauro».
Referendum, la Lega ha fatto bene i conti?. ( da "Giornale.it, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: - 18 Votes Ma
Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts Referendum, la Lega ha fatto bene i conti?
Pdl,
Zoccarato nuovo leader provinciale, Strescino è il vice ( da "Secolo XIX, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Strescino è il
vice appello del Beppe Grillo Meetup candidati-sindaco e alla guida del partito
IL PARCO di San Romolo-monte Bignone (nella foto) «è in condizioni disastrose»,
ha bisogno di un «energico intervento di pulizia» e soprattutto di iniziative
di rilancio che puntino sullo sport, il tempo libero, il turismo.
: Mauro Gallegati candidato della
lista collegata a Grillo ( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)" del 17-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Gallegati è nello
staff di Beppe Grillo per l'economia e il lavoro, e collabora con lui nel suo
blog su internet. «La lista civica viene spiegato fa paura agli apparati della
politica per il tentativo di risvegliare le coscienze della gente, di stimolare
a decidere della propria vita senza più delegarla a chi ha fatto bene i propri
interessi».
beppe grillo cerimoniere in ricordo di attilio corsini ( da "Repubblica, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Pagina XVIII -
Genova Teatro Il convegno Beppe Grillo cerimoniere in ricordo di Attilio
Corsini Il condominio del futuro? Ne parla anche il parroco
No inceneritori Ma Treviso non c'è ( da "Tribuna di Treviso, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Con il contributo
dei Comuni vicini sarà più facile reperire le risorse necessarie a pagare il
lavoro dei tecnici (tra cui c'è Stefano Montanari, collaboratore di Beppe
Grillo). «Se ci avessero coinvolto per tempo, avremmo potuto partecipare», dice
Zanini.
Dieci Comuni contro l'inceneritore ( da "Tribuna di Treviso, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: collaboratore di
Beppe Grillo), ma anche ad allargare la task force anti inceneritore. E'
probabile che verrà effettuato anche uno studio complessivo sulle ricadute del
traffico derivante dal trasporto dei rifiuti. «Sono soddisfatto - commenta
Piazza - perché gli assessori e i sindaci mi hanno dimostrato grande
disponibilità per osteggiare la realizzazione dell'
"Recuperare il parco di S.Romolo e Bignone" ( da "Stampa, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Beppe Grillo
Meetup» di Sanremo conclude: «Auspichiamo che l'amministrazione pubblica
esprima la volontà politica di valorizzare le risorse del territorio, volontà
che non può avere un colore nè uno schieramento di riferimento in quanto la
protezione dell'ambiente viene configurata non solo come un diritto dell'uomo
ma anche come dovere nei confronti delle future generazioni»
piro e persico solidali con italo materia ( da "Repubblica, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: presidio contro la
nomina di Materia da parte degli Amici di Beppe Grillo e del candidato sindaco
Giovanni Favia: «Non ci piace Materia come procuratore capo, è stato visto
cenare con un pentito di mafia ed è amico di Giovanni Lembo, magistrato
inquisito per collusione con la mafia». La manifestazione (di cui la Questura
non sa nulla), è stata «disapprovata» e ritenuta «impropria»
UN PRESIDIO per dire "no" alla nomina di
Italo Materia (foto... ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Lo hanno
organizzato per stamane gli Amici di Beppe Grillo che hanno dato vita a una
lista civica, annunciando che saranno in piazza Re Enzo, dalle 10 alle 13, con
un banchetto e materiale informativo contro il procuratore capo di Reggio che
concorre al posto di procuratore capo a Bologna.
ALZATA di scudi, in Procura, in favore dell'attuale
procuratore di Reggio Em... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Gli Amici di Beppe
Grillo di Bologna hanno attaccato Materia, come già fece Sonia Alfano,
presidente dell'Associazione nazionale vittime della mafia, contestandogli
l'amicizia con l'ex collega Giovanni Lembo, finito nei guai per amicizie
mafiose. «Sono deluso che qualcuno voglia influire sulla nomina del procuratore
capo di Bologna dice l'
Idv, scoppia il caso Cappello ( da "Secolo XIX, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: che è pure
attivista dei comitati di Beppe Grillo, accusandola di leggerezza per aver
inserito il proprio nome tra i relatori del convegno di lunedì (ore 17, Salone
di rappresentanza a Tursi) senza attendere conferma. Titolo dell'incontro:
"La gestione dei servizi pubblici: acqua, rifiuti, energia,
trasporti".
Caro Vauro, ti lamenti ma tu... ( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Non è mica il sito
di Beppe Grillo. Al momento ci sono 22 post e zero commenti: non ha alcuna eco
mediatica». Mai nessun altro le ha chiesto di rimuovere il contenuto del blog?
«Mai. C'è chi mi insulta, magari. Qualche giustizialista e filopalestinese. Ma le
carte bollate no, mai».
Toh, Di Pietro è il più... ( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: E quando Di Pietro
proprio non c'è, la «par condicio» versione Santoro impone comunque di invitare
appena possibile un suo alleato, come il candidato Idv De Magistris (la
settimana scorsa) e il predicatore Beppe Grillo (il 12 marzo). © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
Sprechi Stipendi da star e trasferte di studio da
600mila euro ( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: La Siae ha diffuso
una cifra: 12milioni di biglietti staccati in un anno. Ma attenzione: in quella
cifra ci sono anche gli spettatori degli show di Beppe Grillo, Aldo Giovanni e
Giacomo, Luttazzi, Bagaglino. Non esattamente «prosa». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
Grillo fa un salto all'Eden per celebrare il regista
pegliese Attilio Corsini ( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: ha trovato subito
l'adesione di Beppe Grillo, presentatore d'eccezione, di caterina Vertova e di
molte altre personalità dello spettacolo e della cultura. Un appuntamento
voluto da Flavio Gaggero, dentista di Pegli con tanta passione per l'attività
nel campo del sociale, che ha anche una finalità benefica.
Pirate Bay, la protesta riparte dai blog ( da "Corriere.it" del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: BEPPE GRILLO - Ma
siamo solo agli inizi. I principali blog di opinione non hanno ancora
incominciato a occuparsi sul serio delle conseguenze della vicenda. In Italia
c'è chi chiede aiuto a Beppe Grillo e per farlo infila qualche commento nel
blog del comico genovese a margine di post che riguardano tutt'altro.
La casta dei top manager continua a imperare (anche in
Italia). ( da "Giornale.it, Il" del 19-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: 18 Votes Ma Beppe
Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts La casta dei top manager continua a imperare (anche in Italia)
Referendum,
Referendum, la Lega ha fatto bene i conti? ( da "Giornale.it, Il" del 19-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: 18 Votes Ma Beppe
Grillo è il modello della nuova Italia? - 17 Votes Quanti immigrati può
sostenere l'Italia che arranca? - 16 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria
di Hillary? - 15 Votes Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? - 15 Votes
Recent Posts La casta dei top manager continua a imperare (anche in Italia)
Referendum,
lamberti e sodano dal pm per cesaro ( da "Repubblica, La" del 20-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: il candidato di
Rifondazione Tommaso Sodano, esponenti degli amici di Beppe Grillo e della
lista «per il bene comune». Quanto alla lista, Lamberti è invece scettico:
senza decisioni della Procura «servirebbe solo a legittimare Cesaro e una
situazione in cui elementi mafiosi sono già all´opera in vari Comuni per
sostenere alcuni candidati».
Artisti, giovani e albergatori Boom di liste a
Cattolica ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 20-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: Poi ci sono gli
amici di Beppe Grillo, gli under 35 e un manipolo di albergatori: tutti pronti
a scendere in campo alle elezioni comunali del 6-7 giugno. L'esplosione delle
liste civiche a Cattolica rischia di travolgere i partiti tradizionali, in particolare
il Pd, dilaniato da mesi da lotte intestine.
Liste civiche come funghi, c'è anche quella dei
musicisti ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 20-04-2009)
Argomenti: Grillo
Abstract: gli amici di Beppe
Grillo che sostengono Alessandro Bondi), «Ora tocca a noi» (ragazzi under 35
ancora ancora indecisi su chi sostenere) ed appunto le quattro a sostegno di
Pazzaglini. Ma non finirà qui. Anche un gruppo di albergatori con attività in
via Carducci si è incontrata qualche settimana fa per riunirsi in una lista
vicina al centrodestra.
( da "Stampa, La" del
01-04-2009)
Argomenti:
Grillo
Beppe Grillo a Exit su La7 "Torno in tv dal nemico" ROMA «Exit è un buon
programma, le sue inchieste sono oneste». Le parole non sono di un critico
televisivo, ma di chi il piccolo schermo ormai lo detesta. Beppe
Grillo torna in tivù e lo fa su La7, l'emittente
di Telecom. Il comico-politico genovese non ha uno spazio tutto
suo dai Discorsi all'Umanità su Tele+. L'ultimo collegamento in diretta fu nel 2003 a Striscia, dall'amico
Antonio Ricci. Per il resto, filmati e spezzoni: dagli spettacoli, dai V-Day. Santoro
lo corteggia da mesi, Skytg24 è uno dei pochi canali italiani da lui
sopportati. Ma per la rentrée ha scelto Ilaria D'Amico («e la cosa mi onora»,
dice lei). «Non è il mio ritorno, la tivù è morta - precisa Grillo
-. Finora abbiamo mandato affanculo i potenti, che ci sono andati. Ora è tempo
di costruire con le Liste Civiche. Se ogni tanto non vado in tivù, di questi
ragazzi non parla nessuno». Grillo è in forma, sereno.
Interverrà in collegamento da Bruxelles, in diretta. «Sono qua per spiegare
all'Europa chi sono gli italiani. Il cimitero di elefanti è diventato di
lestofanti. Esportiamo reati che neanche conoscono: mafia, camorra, ndrangheta.
Associazione a delinquere, riciclaggio. Ci guardano con sgomento. Proveremo a
metterli in guardia». Grillo e la D'Amico si conoscono
e stimano da anni. E' questa la chiave di volta per la riuscita dell'ospitata.
L'azienda è sufficientemente terrorizzata dall'evento. Grillo,
da anni, attacca Telecom e «il tronchetto dell'infelicità» Tronchetti Provera.
Gli uffici legali sono all'erta. Tema della puntata i servizi pubblici: il
progetto Tremonti di privatizzare l'acqua, la «ristrutturazione» delle Poste.
In studio Piero Marrazzo, Adolfo Urso, Bruno Tabacci, Sergio Rizzo e Corrado Oddi.
Al prossimo appuntamento elettorale, Grillo non sembra
chiedere molto. «Siamo un piccolo virus: lenti, ma vincenti. Spero di portare
De Magistris e Alfano in Europa. Daremo una mano in alcuni aspetti all'Italia
dei Valori, gli unici che fanno un po' di kryptonite allo Psiconano.
Soprattutto, spero di portare un consigliere in ogni Comune: è da lì che si
riparte. Basta un ragazzo incensurato per attivare il virus e mandare a casa
questi morti viventi». Per riuscirci le toccherà andare anche a Porta a porta.
«Non esageriamo, adesso». \
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( da "Unita, L'" del
01-04-2009)
Argomenti:
Grillo
Aiuto, Grillo
torna in tv. Stasera a Exit Dopo anni di assenza dalle reti generaliste, Beppe Grillo torna in tv: stasera sarà
ospite ad Exit, il programma di Ilaria D'Amico, in onda alle 21.10 su La7. In
collegamento da Bruxelles, Grillo interverrà sulla privatizzazione dei servizi pubblici, tema al
centro della prima parte della puntata.
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( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 01-04-2009)
Argomenti:
Grillo
OGGI IN TV pag. 33 Beppe Grillo (Ap) torna in tv come
ospite del programma di Ilaria D'Amico. Il comico in... Beppe Grillo (Ap) torna in tv come
ospite del programma di Ilaria D'Amico. Il comico interverrà sulla
privatizzazione dei servizi pubblici. Al centro della prima parte della
puntata, i pro e i contro della gestione privata dei servizi pubblici:
dall'acqua potabile ai trasporti urbani, dai rifiuti al verde cittadino.
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( da "Sole 24 Ore, Il" del
01-04-2009)
Argomenti:
Grillo
Il Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI GIUSTIZIA data:
2009-04-01 - pag: 35 autore: TV ACURADI LUIGIPAINI Calcio: Italia - Eire RAIUNO
20.30 Qualificazioni ai Mondiali del 2010: nella foto, l'azzurro Andrea Pirlo
Da non perdere RAI 4 21,00 The others, di Alejandro Amenabar, con Nicole
Kidman, Usa 2001 (104'). Qual è il mistero di quella casa? Un film inquietante,
sospeso tra la vita e la morte. SKY CINEMA MANIA 21,00 Paranoid Park, di Gus
Van Sant, con Gabe Nevins, Usa 2007 (85'). Ancora inquietudini, questa volte
legate all'alienazione giovanile: un avvenimento terribile segnerà per sempre
la vita di un adolescente. MGM 21,00 Arianna, di Billy Wilder,con Gary Cooper,
Audrey Hepburn, Usa 1957 (126'). Magica serata Wilder: segue alle 23,10 lo
straordinario " Baciami stupido",del 1964. RAIDUE 23,30 La storia
siamo noi. La vita e il pontificato di Papa Giovanni Paolo II, scomparso il 2
aprile 2005. SKY CINEMA MANIA 0,05
L'amico americano, di Wim Wenders, con Dennis Hopper,
Germania 1977 (128'). Quando Wenders era ancora Wenders... Attualità LA 7 20,30
Otto e mezzo. Il segretario del Pd, Dario Franceschini, analizza la situazione
politica italiana con Lilli Gruber e Federico Guiglia. RAIDUE 21,05 Voyager.
Continua l'avventura in Egitto di Roberto Giacobbo, a caccia delle ultime
novità delle ricerche archeologiche nella terra dei Faraoni. RAITRE 21,10 Chi
l'ha visto? Può essere il test del Dna la risposta sull'identitÁ dello
smemorato di Collegno? è il tema trattato da Federica Sciarelli. LA 7 21,10
Exit - Uscita di sicurezza. Dopo anni di assenza dalle reti
generaliste, Beppe Grillo
torna in tv per rispondere alle domande di Ilaria D'Amico sulla privatizzazione
dei servizi pubblici. Spettacolo LA 7 14,00 I ragazzi irresistibili, di Herbert
Ross, con Walter Matthau, George Burns, Usa 1975 (111'). Amici da una vita,
bisbetici da una vita. E ora che sono anziani, è ancora peggio... RETE 4
16,10 Arabesque, di Stanley Donen, con Gregory Peck, Sophia Loren, Usa 1966
(118'). Chi vuole la pelle del professore esperto di scritture antiche? SKY
CINEMA 1 21,00 Colpo d'occhio, di Sergio Rubini, con Riccardo Scamarcio,
Vittoria Puccini, Italia 2008 (110'). Il potente critico d'arte, il giovane
artista, la bella ragazza. Il triangolo è servito. RETE 4 23,55 Lantana, di Ray
Lawrence, con Anthony LaPaglia, Australia 2001 (120'). Quattro coppie, un fitto
intreccio di segreti inconfessabili.
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( da "Sicilia, La" del
01-04-2009)
Argomenti:
Grillo
«Un film? Perché no, sarebbe un blockbuster» Roma. Dopo anni di assenza dalle reti generaliste, Beppe Grillo torna in tv: oggi 1 aprile,
sarà ospite ad Exit, il programma d'informazione condotto da Ilaria D'Amico, in
onda alle 21.10 su La7. In collegamento da Bruxelles, Grillo interverrà sulla privatizzazione dei servizi pubblici, tema al
centro della prima parte della puntata. Si parlerà dei pro e contro
della gestione privata dei servizi pubblici (dall'acqua potabile, ai trasporti
urbani, dai rifiuti, al verde cittadino), cercando di capire se gli
imprenditori possono gestire meglio delle amministrazioni locali i servizi che
riguardano il quotidiano di ognuno di noi. In studio: Piero Marrazzo,
presidente della Regione Lazio; Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo
economico; Bruno Tabacci, deputato Udc; Sergio Rizzo, giornalista del Corriere
della Sera e co-autore del libro-inchiesta La Casta; Corrado Oddi, membro del
Forum italiano dei movimenti per l'acqua.
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( da "Corriere.it" del
02-04-2009)
Argomenti:
Grillo
la proposta: «creare una borsa europea» Lezione di Grillo all'Europarlamento «Può diventare un cimitero di lestofanti» Il
comico, ospite a «Exit», lancia strali contro i manager. «In francia li
sequestrano, direi che sono ottimi segnali» Beppe
Grillo (Ansa) MILANO - Beppe
Grillo è tornato in tv, ospite ad «Exit», il
programma d'informazione condotto da Ilaria D'Amico su La7. Il tema al
centro della prima parte della puntata era la privatizzazione dei servizi
pubblici. In studio il presidente del Lazio Marrazzo, il sottosegretario allo
Sviluppo economico Urso, il deputato Udc Bruno Tabacci, il giornalista del
Corriere della Sera Sergio Rizzo e Corrado Oddi, membro del Forum italiano dei
movimenti per l'acqua. FUGA BURRASCOSA - L'intervento del comico è durato una
ventina di minuti e si è concluso burrascosamente. All'inizio tutto sembra
filare liscio: Grillo lancia una lunga invettiva poi,
forse infastidito dalla presenza dei politici in studio, si dilegua fra
l'incredulità generale. La più stupita è la D'Amico: garantisce che aveva
promesso di confrontarsi serenamente con gli altri ospiti e di dialogare con
loro. Uno dei temi della puntata era la privatizzazione dell'acqua, ma il
comico non si è attenuto troppo all'argomento. Ha preferito toccare tutti i
temi a lui cari e che quotidianamente affronta sul suo blog. Usando il consueto
linguaggio colorito, ha attaccato i politici condannati in Parlamento e il
sistema finanziario italiano. È tornato sul caso Telecom, prendendosela con
Marco Tronchetti Provera. Filo conduttore dell'intervento di Grillo
la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. «Oggi - ha detto - la gente
è tagliata totalmente fuori dal sistema decisionale». E a questo punto ha
introdotto il tema delle liste civiche che è pronto a presentare. Una mossa
obbligata - ha detto con veemenza - «perché i cittadini si sono veramente rotti
i coglioni di gente come quella che è seduta in questo studio». Un crescendo
che si è chiuso con l'abbandono della trasmissione. TRUFFA CONTINUA - «Sono
stato invitato dal Parlamento europeo per parlare anche di frodi - dice Grillo cominciando il collegamento con La7 -. Pubblico e
privato: non significa più niente acqua pubblica e acqua privata. Provate a
entrare in un Consiglio comunale, non ci sono rappresentanti del pubblico ma
camerieri di partiti messi lì da 4-5 segretari che decidono. L'acqua non deve
cadere in mano a una spa che faccia profitti sulla sete delle persone». Il
comico torna poi sul fatto che «diamo l'acqua a società che si quotano in
borsa, dove non ci sono regole, se no non sarebbero successi i casini con
Parmalat, Telecom e Pagine Gialle. C'è una truffa continua in Borsa per cui
andrebbe chiusa domani mattina». Grillo parla anche
delle banche con accenti critici sulle passate vicende giudiziarie del
banchiere Cesare Geronzi, del finanziere Ligresti e di Romiti. Poi allarga il
discorso: «Sono sempre i soliti 50: entrano nei Cda, tu gli dai i soldi
attraverso questa criminalità organizzata che sono le banche e gli imprenditori
e non sai assolutamente a chi». MAPPA DEL POTERE - Il comico segnala di aver messo
sul suo blog la mappa del potere: «Ci sono 289 società quotate in Borsa, di cui
254 hanno consiglieri che lo sono in due, tre, cinque, dieci società
contemporaneamente. E voi volete quotare l'acqua in borsa?» domanda. Grillo parla anche della precedente gestione di Telecom.
Cita Tronchetti e chiede: «Chi era il proprietario vero? Se sommavi le azioni
erano i piccoli azionisti, ma chi ha venduto il pacchetto di controllo e ha
spolpato l'azienda?». E aggiunge: «La Telecom è stata spolpata, il signor Tronchetti
se n'è andato vendendosi il pacchetto di maggioranza nel 2007 a 2,9 euro ad azione.
Invece gli azionisti avevano in mano azioni che valevano 1,5 e adesso valgono
0,9. Chi paga?». Infine l'attacco ai politici: «Abbiamo 100 persone in
Parlamento che sono stati condannati e che fanno le leggi. Abbiamo
regolamentato e legalizzato il falso in bilancio. Quando parliamo di
'ndrangheta, mafia e camorra parliamo di Cda, di notai, commercialisti, di
banchieri, di uomini d'affari, parliamo di politici. Un'associazione a
delinquere». LA BORSA EUROPEA - A Bruxelles Grillo
aveva parlato per due ore e mezzo in una sala gremita del Parlamento europeo
sul potere delle banche, sui conflitti di interessi di consiglieri di
amministrazione di molte società quotate in Borsa. «L'Europarlamento era il
cimitero degli elefanti e rischia di diventare il cimitero dei lestofanti - ha
detto Grillo -. Il nostro paese ha bisogno di una
scossa. In altri paesi succede qualcosa. In Francia sequestrano i manager.
Cominciamo ad avere segnali ottimi direi». Il comico è stato più volte
applaudito mettendo in guardia sui nomi dei futuri parlamentari e sostenendo la
candidatura dell'ex pm Luigi De Magistris: «State attenti che con le europee
qui vi arriva di tutto. Guardate Mario Chiesa, ha già il curriculum per fare
l'europarlamentare. Vi arrivano Mastella, Cuffaro. Fate un parlamento pulito». Grillo ha sollecitato le istituzioni europee a varare una
Borsa europea e ne ha pure proposto il nome, European stock exchange (Ese):
«Abbiamo un moneta unica. Perché non facciamo una Borsa europea dove uno
spagnolo, un inglese, un francese possono investire in modo controllato con una
rete di paletti ben precisi?». stampa |
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( da "Unita, L'" del
02-04-2009)
Argomenti:
Grillo
Europarlamento, show di Grillo «Occhio ai lestofanti in arrivo»
Il caso Il Parlamento europeo era «il cimitero degli elefanti», attenti a che
non diventi «il cimitero dei lestofanti». La battuta è di Beppe Grillo che per oltre 2 ore ha
parlato all'Euro Parlamento applauditissimo: contro il potere delle banche, i
conflitti di interessi di consiglieri di amministrazione di società quotate in
Borsa; ha invitato l'Italia a «darsi una scossa», perché «in Francia
sequestrano i manager, segnali ottimi...» ha detto ridendo. E alle europee:
«State attenti qui vi arriva di tutto. Mastella, Cuffaro», il comico invece
lancia De Magistris. E propone una Borsa europea: «European stock exchangè
(Ese).
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( da "Tempo, Il" del
02-04-2009)
Argomenti:
Grillo
stampa Ieri su La7 Beppe
Grillo torna in tv ma poi scappa via Beppe
Grillo torna in tv ma solo per una ventina di
minuti: si conclude burrascosamente la sua partecipazione a Exit su La7,
programma condotto da Ilaria D'Amico. All'inizio tutto sembra filare liscio: il
comico si produce in una lunga invettiva poi, forse infastidito dalla presenza
dei politici in studio, all'improvviso si dilegua fra
l'incredulità generale. La più stupita è proprio la D'Amico che con un pizzico
di delusione spiega le condizioni dell'invito rivolto al comico genovese. La
giornalista garantisce che lui aveva promesso di confrontarsi serenamente con
gli altri ospiti e anche di dialogare con loro. Così non è stato. Il
comportamento di Grillo è stato commentato con accenti
negativi dai politici presenti nello studio, Adolfo Urso, Bruno Tabacci, Piero
Marrazzo. Uno dei temi della puntata era la privatizzazione dell'acqua e
proprio questo tema ha forse spinto Grillo a essere
presente anche se in collegamento da Bruxelles. Tuttavia, il comico non si è
attenuto al tema e della privatizzazione dell'acqua ha parlato davvero poco. Ha
preferito toccare tutti i temi a lui cari e che quotidianamente affronta sul
suo blog.
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( da "Repubblica, La" del
02-04-2009)
Argomenti:
Grillo
Pagina III - Bari L´affondo di Fitto contro la Procura E i
pm al Csm: "Ci indichi oltre quale limite l´ispezione diventa
interferenza" L´organo di autogoverno dei giudici intanto respinge
l´esposto dell´ex governatore GABRIELLA DE MATTEIS La scena, ora, si sposta a
Roma. I magistrati, titolari dei fascicoli che coinvolgono il ministro Raffaele
Fitto, ieri, hanno scritto una nuova lettera al Csm, chiedendo di sapere entro
quale limite devono esercitare «il dovere istituzionale di salvaguardare la
funzione giudiziaria da interferenze indebite o improprie». Una missiva,
inviata all´indomani dell´arrivo a Bari degli ispettori del ministero e nel
giorno in cui il Csm si è pronunciato su un esposto, presentato dall´ex
governatore pugliese. L´organo di autotutela della magistratura non ha dato
corso alla denuncia perché riguarda fatti che «esulano» dalle sue possibili
competenze. Una decisione che il ministro Fitto commenta così: «Vedo che con
una velocità del tutto inusitata, non solo si mobilitano le associazioni dei
magistrati locale e nazionale, ma lo stesso Csm non archivia, come si è detto,
ma eccepisce la sua non competenza, a tempo di record, sul mio esposto». Che
contiene le stesse obiezioni riportate nella lettera, scritta quindici giorni
fa dal ministro Raffaele Fitto e dal suo avvocato e collega di partito
Francesco Paolo Sisto al Guardasigilli Alfano. Lettera all´origine
dell´ispezione. L´ex governatore parla di «un metodo persecutorio» di indagine
da parte dei magistrati. Accenna ad una presunta «ripetuta fuga di notizie» e
anche alla partecipazione di uno dei pm al "Vaffa Day" di Beppe Grillo. E ancora contesta la costituzione di un gruppo di lavoro,
composto da tre pm e da un aggiunto, che si sarebbe concentrato nelle indagini
a suo carico e accusa il magistrato Marco Dinapoli di aver rilasciato
un´intervista sull´inchiesta in corso e di non essersi astenuto dal
procedimento «pur dopo aver sporto querela nei confronti dello stesso indagato».
I rilievi sono contenuti nell´esposto che ha portato gli ispettori a Bari, ma
anche nelle denunce precedenti, assegnate dal ministero alla direzione
magistrati che le ha archiviate. L´ultima invece è stata considerata degna di
approfondimenti. «Noi siamo un organo tecnico, non politico, questo è bene
ricordarlo» spiega Gianfranco Mantelli, vicecapo degli ispettori. Ieri al terzo
piano del Palazzo di Giustizia, i tecnici, inviati dal ministro Alfano (due
magistrati e due cancellieri), hanno continuato ad esaminare i due fascicoli
che coinvolgono Fitto, chiedendo numerosi atti, tra i quali le intercettazioni
telefoniche. I pm, nella lettera inviata al Csm, ribadiscono la piena
collaborazione al lavoro degli ispettori e le considerazioni, contenute nella
prima lettera, si riservavano di «interloquire sul punto, anche a tutela delle
nostre posizioni giuridiche soggettive e delle nostre prerogative istituzionali».
Del caso, quindi, si occuperà la prossima settimana il Csm, ma intanto è già
polemica politica. Un gruppo di senatori del Pd ha rivolto un´interrogazione al
ministro della Giustizia Alfano, chiedendo chiarimenti sull´ispezione in corso
alla procura di Bari. Sei dei nove firmatari, commenta Fitto, sono giudici.
«Vale il criterio opinabilissimo dell´opportunità che una serie tanto nutrita
di magistrati si impegni in politica e che alcuni lo facciano all´indomani di
indagini delicatissime a carico di esponenti dello stesso partito che finisce
con il candidarli? «.
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( da "Stampa, La" del
02-04-2009)
Argomenti:
Grillo
[FIRMA]GLORIA POZZO VERCELLI «Ci considerano dei
disturbatori, o peggio ancora dei traditori. Ma a sinistra il problema vero è
un altro. Noi siamo i nuovi arrivati, e non pensiamo ad alleanze e al
ballottaggio come amministratori e politici che sono qui da anni. Corriamo da
soli e in caso di ballottaggio lasceremo libertà di scelta. Ma di una cosa
siamo certi: è ora che la sinistra lavori insieme, ma non su giochi e alleanze
politiche, sulle cose da fare». Il candidato sindaco di Società Futura Marco
Veronese, affiancato da Dario Roasio e Paolo Sollier, affronta il capitolo
alleanze prima di illustrare alcune le iniziative che
impegnano in questi giorni il movimento vicino all'antipolitica di Beppe Grillo. Innanzitutto
l'inceneritore: «A noi non interessano le primogeniture. Quello che conta è
organizzare un comitato, che unisca tutti quelli che la pensano nello stesso
modo, per richiedere un referendum. E' l'unico modo per far chiudere davvero
l'inceneritore. Abbiamo già contattato politici e sindacati, perché su
questo tema il fronte deve essere compatto. Bisognerebbe parlare di obiettivi
comuni, non di ballottaggi. La differenziata, ad esempio: è chiaro che con
questa amministrazione non si arriverà mai al porta a porta. Ma alla
presentazione del progetto non c'era nessun esponente della sinistra a
ribattere, c'eravamo solo noi. Stesso discorso per il nucleare: perché nessun
partito ha mai appoggiato i Senza Sede di Trino nel ricorso per bloccare il
sito di Leri?». Battaglia solo di Società Futura, da subito, quella per
bloccare il piano edilizio nell'area dell'anfiteatro: «L'onorevole Giulietti
presenterà presto un'interrogazione sull'atteggiamento della Sovrintendenza: è
impensabile permettere una speculazione edilizia privata su un'area così ricca
di reperti, che non vedrebbero mai la luce. E nel frattempo anche la domus
vicino al tribunale continua a restare sepolta. Interesseremo anche la
Regione». Il movimento sarà poi impegnato ad aiutare un gruppo di mamme nella
raccolta di firme per una petizione sull'appalto delle mense scolastiche: «Il
fornitore attuale ha proposto all'azienda farmaceutica di passare al metodo
'cook and chill', diffuso nel Nord Europa ma poco adatto alla nostra
alimentazione, oltre che più costoso e senza nessun aggancio con la filiera
locale».
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( da "Giornale.it, Il" del
02-04-2009)
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Grillo
n. 79 del 2009-04-02 pagina 7 E Diliberto fomenta l'odio
anti manager di Peppino Caldarola Il leader comunista torna a incendiare la
sinistra: «E comprendo chi sequestra i dirigenti». Così vuole rubare voti a Di
Pietro, ma nessuno rimpiange la violenza dei cattivi maestri Diliberto ne ha
detta unaltra delle sue. Il
leader del Pdci, che sta cercando di confluire nella Rifondazione comunista di
Paolo Ferrero, non è nuovo a espressioni grevi e politicamente violente. Ieri,
intervistato da Maria Latella su Skytg24, ha superato
persino le sue peggiori performance del passato. Due frasi colpiscono. La prima
dice: «Noi odiamo Berlusconi». La seconda: «Noi comprendiamo gli operai
francesi che hanno sequestrato Francois-Henri Pinault». Un risultato Diliberto
lo ha raggiunto. Oggi le sue espressioni figureranno in tutte le note politiche
di giornata e già ieri trovavano spazio nei tg serali. Per un partito sparito
dal Parlamento è un bel successo. Diliberto è così uscito dal cono dombra e ha ripreso il centro della scena. Se questa è
la carta di identità del partito che dovrà unificare tutti i comunisti (e
Cesare Salvi con loro) si comincia proprio male. La crisi della sinistra
moderata e la scomparsa della sinistra radical trovano una spiegazione proprio
dallesistenza di una cultura
come quella di Diliberto. Cè
tutto un mondo che non ha più alcuna voglia di ascoltare queste sirene e viene
sospinto da frasi come questa verso lastensione. Cè unaltra
ragione, oltre la fuoriuscita dallanonimato, dietro le espressioni violente di
Diliberto? Il leader neo-comunista sente che i margini di recupero elettorali
si sono fatti molto stretti. In tutti questi mesi non si è sentita la mancanza
di forze radical nella vita parlamentare per due ragioni. La prima è che esse
rappresentano unItalia che va
scomparendo. Il voto che ha cancellato intere forze politiche dalle scene
parlamentari non è figlio di un destino cinico e baro ma ha rivelato
lesaurimento della capacità di attrazione e consenso della sinistra
massimalista e violenta. La seconda ragione è che le
posizioni che tendono a criminalizzare lavversario sono patrimonio indiscusso del partito di Di Pietro.
La performance di Diliberto vuole recuperare a sinistra quei voti che si stanno
dirigendo verso laccrocco giustizialista. Il leader del
Pdci vuole fare concorrenza allex
pm, a Beppe Grillo, a Marco Travaglio.
Ma è un elettorato di sinistra quello che «odia Berlusconi» e inneggia al
sequestro dei dirigenti dazienda?
Da molto tempo il tema dellodio nella politica italiana è patrimonio di
forze marginali che cercano nicchie elettorali. Altrettanto di nicchia sono le
posizioni di chi esalta e comprende azioni di lotta sindacale estreme come
quelle messe in atto dagli operai francesi. Una gran parte della sinistra
riconosce che sia luna
sia laltra posizione sono dannose perché danno limmagine di un
mondo furente mentre cresce nel Paese la domanda di sicurezza e di stabilità.
Tuttavia non si può catalogare luscita di Diliberto solo con la categoria
dellerrore politico e del desiderio di conquistare titoli nei
tg e sui giornali. Dietro quelle frasi cè un doppio messaggio che porta con sé i germi di una stagione
oscura per la politica italiana. Se torna lidea che lavversario va
odiato come un nemico mortale e che le azioni di lotta sono
giustificate anche quando diventano violente e colpiscono la persona umana, si
rischia di spingere le aree più radical del sindacalismo e del popolo di
sinistra verso scelte pericolose. Abbiamo alle spalle una non lontana stagione
di cattivi maestri che si erano cimentati in questa pedagogia di odio e di
violenza. Ne siamo usciti a fatica quando tutte le persone responsabili hanno
ritenuto di dover marcare una linea di confine fra chi protesta, chi lotta e
chi invita alla violenza. Si vuole tornare indietro? è per questo che è
necessario non lasciar cadere queste espressioni come irrilevanti. Rovesciamo
il detto latino verba manent. Sarebbe gravissimo se venisse affidato solo ai
leader del centrodestra il compito di rintuzzare Diliberto. Appena due anni fa
Diliberto era parte di una maggioranza di governo che infine si è sciolta e ha
conosciuto una vera disfatta elettorale. Molti sono convinti che nella crisi di
quel governo e di quella maggioranza un ruolo determinante abbiano svolto le posizioni
oltranziste dei Diliberto e dei Pecoraro Scanio. Sarebbe estremamente positivo
se venisse dai dirigenti del Pd una condanna solenne e limpegno a non costruire mai più maggioranze politiche con simili
personaggi. Questa gente non ha diritto di replica. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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( da "Giornale.it, Il" del
02-04-2009)
Argomenti:
Grillo
Ieri pomeriggio decine di migliaia di persone hanno preso
d'assalto la City, spaccando vetrine delle banche, accerchiando la Banca
d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e un morto. Ieri pomeriggio mi
sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi frangenti è la più rapida e la
più completa; ma ieri sembrava stesse su un altro pianeta. Mentre la protesta
esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama dalla regina, del menu preparato dallo
chef dei vip, dei preparativi della cena del G20, ha mostrato fino alla nausea
le immagini di Obama sorridente con Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao.
E i disordini? Un collegamento di un paio di minuti, come si trattasse di un
fatto marginale. Le possibilità sono due: o la Cnn ha commesso un grave errore
giornalistico oppure ha volutamente minimizzato i disordini di Londra.
Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego perchè: da quando negli Usa è
esplosa la protesta contro i bonus dei manager Aig, l'establishment finanziario
e politico teme che le proteste, per ora isolate, possano estendersi; dunque il
messaggio che gli spin doctor trasmettono ai media è di essere cauti, di non
infiammare gli animi, di minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una
tv di regime. Da notare che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene
molti governi siano assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi:
tutti i mezzi d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle
proteste, giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la
Cnn e, purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa
americana che negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in
Irak, ha censurato inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e
per oltre un decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture
della casta finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il
megafono. E questi non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella
italiana) ha molti difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana
come un modello da imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e
non è una buona notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in
manipolazione, era obama, spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa
e il mondo, notizie nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti
( 2 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 09 G20, tanto
rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo. Obama arriva
oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i
governi a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da
abbozzare: al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul
passerà sotto traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di
Obama rischia di essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo
non riconosce più lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi
si può, e non basta un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a
un Paese a cui il mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della
crisi. Scritto in era obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli
usa e il mondo, germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 37 )
» (5 voti, il voto medio è: 4.8 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 28Mar 09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene.
E non è difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca
sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto
in politica, pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4
voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
25Mar 09 Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi
abbiamo parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono
rimasto colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che
affossò la lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati (finanziari)
siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I mercati, anzichè
rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono sempre". La mia prima
reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa queste considerazioni? Il
personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci bene, forse non ha tutti i
torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e penso che l'economia di
mercato abbia consentito di portare sulla via del benessere intere nazioni. Ma
ho l'impressione - anzi, la certezza - che i mercati finanziari oggi non siano
il risultato del normale incrocio tra domanda e offerta. E questo a causa dei
derivati e dei prodotti di ingegneria finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità
di questi strumenti? Nati a fin di bene ovvero per permettere agli operatori e
agli industriali di cautelarsi contro rischi di cambio o sbalzi nelle
quotazioni, sono diventati dei mostri che con l'effetto leva consentono
profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono all'economia reale? Consentono
una miglior valutazione delle società quotate? La risposta a queste domande è
no: non servono a nulla se non a una certa finanza. E l'effetto leva è così
vertiginoso da distorgere molte valutazioni, accentuando spasmodicamente i
movimenti al rialzo o al ribasso di borse, valute, materie prime, obbligazioni.
Ricordate il petrolio? Su su fino a 150 dollari, poi già sotto i 40, il dollaro
che passa da 1,25 a
1,45 in
dieci giorni e poi torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E
allora perchè non limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader,
certi banchieri, gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa
finisca e che il mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica
autenticamente liberale. Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in
capitalismo, crisi, banche, manipolazione, globalizzazione, economia, notizie
nascoste Commenti ( 91 ) » (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I
mercati finanziari hanno reagito con entusiasmo al piano del ministro del
Tesoro americano Geithner e non è difficile capire perchè: non fa altro che
prorogare lo strapotere della casta finanziaria di Wall Street. Come hanno
evidenziato alcuni commentatori (segnalo al riguardo l'ottimo fondo di Luigi
Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa a punto dall'Amministrazione Obama
si risolve in uno straordinario regalo alle banche che hanno provocato il
dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge funds che potranno indebitarsi
a spese del contribuente, e persino in un premio alle agenzie di rating che per
valutare i nuovi fondi di asset tossici intascheranno un miliardo di dollari.
Sul Giornale di oggi do voce anche a un'illustre economista, Alice Rivlin, ex
membro del board della Federal Reserve, che sebbene con qualche perplessità
difende il piano. Tuttavia resto molto scettico, per queste quattro ragioni: 1)
Il piano ignora le cause strutturali del dissesto. Anche se avesse successo,
non impedirebbe alle banche di ripetere gli stessi errori del passato. infatti,
secondo voci accreditate, gli istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle
operazioni di ingegneria finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con
derivati, cartolarizzazioni, eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato
con mille miliardi di dollari, ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran
lunga superiore a questa pur ingente cifra. Verosimilmente, non sarà
sufficiente per risanare completamente i bilanci delle banche. 3) La Cina è
sempre più diffidente nei confronti degli Stati Uniti e sempre meno disposta a
indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo con la Russia, ha lanciato l'idea di
una moneta globale al posto della valuta statunitense. L'ipotesi appartiene a
un futuro lontano. Ma il solo fatto che venga presa in considerazione è
indicativa delle intenzioni di Pechino. 4) L'economia americana si basa per il
75% sui consumi e le misure varate dal governo faranno esplodere prima il
deficit e poi il debito pubblico, che potrebbe arrivare in appena due anni
all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni per riconvertirla all'industria. Le
sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo di molti operatori è davvero
giustificato? Scritto in banche, capitalismo, crisi, era obama, economia, cina,
globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 63 ) » (3 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Mar 09 Non
chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero un grande comunicatore?
Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come spiego in un articolo
pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati Uniti è soprattutto un
grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso da altri. Sa leggere, sa
recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a braccio. Infatti, ha
sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il "gobbo
elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo per pochi
secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in spin,
comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo, giornalismo
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questo articolo a un amico 19Mar 09 Proteste alla Sapienza e degli islamici, la
legge vale per tutti? Ieri altri tafferugli alla Sapienza. Gli studenti
volevano improvvisare un corteo non autorizzato e la polizia lo ha impedito; da
qui gli scontri. A mio giudizio la polizia ha ragione; mi chiedo però perchè lo
stesso criterio non sia stato usato in occasione delle proteste degli
estremisti islamici di gennaio, durante le quali, per ben 4 volte i
manifestanti hanno deviato dal percorso autorizzato per andare a pregare di fronte
al Duomo e al Colosseo. In quell'occasione, a Milano come a Roma, le forze
dell'ordine hanno lasciato fare. E purtroppo credo che lo stesso accadrebbe se
gli islamici tentassero un'altra prova di forza; perchè è relativamente
semplice contrastare qualche centinaio di studenti su di giri, ma è troppo
rischioso far rispettare la legge se a violarla è una minoranza musulmana ormai
molto numerosa composta da centinaia di migliaia di persone, che potrebbero
provocare sommosse di piazza. E se osservo quel che accade all'estero non trovi
motivi di conforto: a Parigi la polizia non ha più il controllo di alcuni
quartieri di periferia e gli agenti hanno paura di uscire dai commissariati,
mentre in America Sean Penn ha fatto tagliare i passaggi che lo riguardano in un
film che denuncia le difficoltà di integrazione di certe minoranze, tra cui
quella islamica, mostrando scene forti, come quella di una ragazza iraniana
uccisa in nome dell' «onore» da un familiare che ne rimproverava la condotta di
vita non conforme alle tradizioni e ai dettami della religione. Le proteste
dell'associazione degli iraniani è stata così veemente da indurre l'attore,
famoso per il suo impegno civile, a una clamorosa retromarcia. E la situazione
rischia di peggiorare ulteriormente. Che fare? Bisogna arrivare al punto di
limitare drasticamente l'immigrazione musulmana privilegiando quella di
minoranze, come i filippini, che si integrano facilmente? Scritto in notizie
nascoste, società, Italia, gli usa e il mondo, francia, immigrazione, islam Commenti
( 180 ) » (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 17Mar 09 Il rally delle Borse è un'illusione, l'America
nasconde i guai Negli ultimi sette giorni le Borse sono partite al rialzo e c'è
già chi sostiene che il peggio è passato. Non riesco ad essere così ottimista;
anzi, ho l'impressione che in realtà, proprio in questi giorni ,stiamo vivendo
un passaggio delicatissimo della crisi. Il rally è stato innescato da Citigroup
che ha annunciato profitti per i primi due mesi e gli operatori hanno iniziato
a credere che il settore bancario sia sulla via del risanamento. Ma è davvero
così? Che fine hanno fatto i debiti colossali accumulati dagli istituti? Si
sono volatilizzati con un colpo di bacchetta magica? Ovvio che no. E infatti
qualcuno ha rilevato che Citigroup ha annunciato gli utili ma si è rifiutata di
rilevare l'incidenza dei debiti. Ma l'annuncio di una settimana fa è servito
per innescare un'operazione colossale per propagare fiducia. Il movimento di
Borsa è stato ampliato da una raffica di annunci rassicuranti da altre banche,
e, soprattutto, da uno spin iperottimistico da parte di Obama, del ministro del
Tesoro Geithner del presidente della Fed Bernanke, secondo cui "il peggio
è passato". Che i governi tendano a sollevare gli spiriti è normale, ma
questa euforia è sospetta. E infatti serve a nascondere un problema ben più
grande. Altro che ripresa, in queste ore l'America è in bilico come mai prima
d'ora. La vera notizia non è Citigroup, ma la dichiarazione del primo ministro
cinese che pubblicamente ha espresso dubbi sulla solidità dei Buoni del Tesoro
americani. E Obama nel week-end ha moltiplicato gli interventi per rassicurare il
mondo "che gli Usa sono la nazione più sicura al mondo per gli
investimenti". Ieri sono usciti i dati, ripresi dall'economista Roubini,
sugli acquisti di Treasury ed è emersa un'altra verità scomoda. In gennaio gli
stranieri hanno venduto Buoni del Tesoro a lunga scadenza per 18 miliardi
(mentre in dicembre ne avevano acquistati per 22 miliairdi), preferendo le
scadenze brevi. In genere hanno ridotto gli acquisti di obbligazioni americane,
sia pubbliche che private, con, complessivamente, un saldo negativo per 148
miliardi di dollari. La Cina è inquieta e il mercato manda segnali negativi: il
mondo inizia a perdere fiducia in un'America il cui deficit sta esplodendo? E'
l'incubo che agita le notti di Obama. Altro che euforia, il suo è spin da
disperazione. E il mondo trattiene il fiato. AGGIORNAMENTO: Sono a Parigi, dove
ho intervistato Jacques Attali, uno dei pochi ad aver previsto per tempo la
crisi. E' convinto che la crisi potrà essere superata definitivamente solo se
verranno cambiate le regole che hanno permesso la diffusione dell'anarchia
finanziaria, altrimenti la ripresa sarà effimera. Il problema è che Washington
e Londra vogliono continuare come prima. Attali è persuaso che l'Europa sia
meglio attrezzata e potrebbe addirittura emergere come la nuova superpotenza.
Potere leggere l'intervista qui Scritto in spin, banche, capitalismo, crisi,
era obama, società, cina, notizie nascoste, globalizzazione, economia, gli usa
e il mondo Commenti ( 45 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 14Mar 09 La crisi provocherà una nuova ondata
di immigrati? Ma la crisi che impatto avrà sui flussi migratori? In Italia se
n'è parlato poco, ma sulla stampa straniera sono stati pubblicati diversi
reportage, da quali risultava che molti immigrati stavano abbandondando i Paesi
ricchi (soprattutto negli Usa e in quelli del Golfo) per tornare a casa. Il
motivo? Ovvio: la mancanza di lavoro. Anche in Italia è accaduto un fenomeno
analogo, sebbene in misura molto minore e limitatamente ad alcune comunità,
come quella brasiliana. Ma ora il quadro potrebbe cambiare. Se la crisi
finanziaria nei Paesi dell'Europa dell'est peggiorerà ulteriormente, provocando
un forte aumento della disoccupazione, molti rumeni, bulgari, albanesi,
slovacchi, eccetera potrebbero essere indotti, dalla disperazione, a tentare
l'avventura a ovest, magari al solo scopo di vivere di espedienti. L'incognita
principale, tuttavia, riguarda l'Africa. L'altro giorno il segretario del Fmi,
Dominique Strauss-Kahn, ha lanciato l'allarme per gli effetti catastrofici
della recessione sul Continente nero. «C'è in pratica la certezza -ha detto il
capo dell'Fmi -che molti milioni di persone sprofonderanno sempre più nella
miseria: se non si interviene con un forte piano d'emergenza ci sono forti
rischi di guerre civili, se non di guerre estese». E dunque di una nuova ondata
migratoria verso l'Europa. Secondo Strauss-Kahn tocca ai Paesi ricchi mettere mano
al portafoglio. «Se la comunità internazionale ha trovato centinaia di miliardi
di dollari per affrontare la crisi globale, non è ammissibile che non possa
trovare qualche centinaio di milioni, meno di quanto ha investito per salvare
singole aziende private, per i Paesi più poveri». E' davvero questo il modo
appropriato per aiutare l'Africa a superare la crisi? Inoltre: siamo pronti a
reggere, in piena crisi economica, una nuova ondata migratoria dall'Europa
dell'Est e dall'Africa? Temo che un evento del genere provocherebbe tensioni
sociali enormi, un razzismo diffuso e una guerra tra poveri nelle nostre città.
Che foschi presagi.. sbaglio? Scritto in società, crisi, globalizzazione,
democrazia, Italia, notizie nascoste, immigrazione Commenti ( 88 ) » (8 voti,
il voto medio è: 4.38 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar
09 Piani di rilancio, l'Europa dice no a Obama (e fa bene) Giornale di oggi
scrivo un articolo incentrato sulle crescenti incomprensioni tra l'Unione
europea e la nuova America di Obama, in vista del prossimo G20. Il punto
centrale riguarda il piano di stimolo dell'economia, la Casa Bianca da giorni
preme affinchè anche l'Europa ne adotti uno in grande stile (quello Usa è pari
al 5,7% del Pil), ma i Ventisette sono restii. "Hanno già stanziato spese
straordinarie pari all'1,5% del Pil, che porteranno quelli dell'area euro a
sfondare il deficit del 3% previsto dal Trattato di Maastricht, ma non
intendono andare oltre nel timore che disavanzi eccessivi possano incrinare la
tenuta o perlomeno la credibilità della moneta unica". Infatti quello
americano quest'anno sfiorerà il 10% e che chi lo vede addirittura al 15%.
Inoltre, Berlino e Parigi prestano sempre più ascolto agli economisti secondo
cui manovre come quelle americane servono a poco; infatti a breve porteranno
nelle tasche dei contribuenti importi irrisori pari a poche decine di dollari a
testa, mentre gli investimenti sulle infrastrutture incideranno sulla crescita
solo verso la fine del 2010. Insomma, si dovrebbe rinunciare a equilibri
finanziari costruiti in oltre 15 anni per adottare misure espansioniste di
dubbia efficacia". Io dico che l'Europa fa bene a resistere alle pressioni
americane nonostante siano sempre più insistenti, con l'appoggio di grandi
testate come Financial Times ed herald Tribune, che abboccano allo spin della
Casa Bianca. La mia impressione è che gli Usa sperino di trascinare anche gli
altri Paesi nella spirale dei deficit (e a lungo termine inflazionistica)
perchè se tutti vanno male è più facile che il dollaro resti la moneta di
riferimento; ma se l'Europa non segue la corrente e mantiene conti più o meno
in ordine il biglietto verde rischia il capitombolo e Washington di perdere la
leadership finanziaria sull'economia globale. Questa è la vera posta in gioco.
Sbaglio? Scritto in spin, banche, capitalismo, crisi, manipolazione, era obama,
globalizzazione, europa, economia, società, gli usa e il mondo Commenti ( 47 )
» (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
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islamici, la legge vale per tutti? Il rally delle Borse è un'illusione,
l'America nasconde i guai La crisi provocherà una nuova ondata di immigrati?
Piani di rilancio, l'Europa dice no a Obama (e fa bene) Pagine Biografia Pannello
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( da "Giornale.it, Il" del
02-04-2009)
Argomenti:
Grillo
n. 79 del 2009-04-02 pagina 0 Grillo
torna in tv: insulta tutti, poi lascia gli studi di Andrea Indini Venti minuti
tondi di invettive, accuse e attacchi. Il comico genovese torna in televisione
per demonizzare il sistema mettendo in scena il solito repertorio:
anti-politica, giustizialismo e populismo. Poi si stufa e chiude il
collegamento con la D'Amico. Stupore in studio Roma - Venti minuti tondi di
invettive, accuse e attacchi. Torna in televisione per demonizzare il sistema,
accusare a destra e a manca e sputare odio contro tutto e tutti. Ecco a cosa si
è tradotto il 2grande ritorno di Beppe Grillo,
lanciato in pompa magna da La7. Ma anche in questa situazione lo show non manca
(fa parte del personaggio): dopo una lunga invettiva il comico genovese, forse
infastidito dalla presenza dei politici in studio, si dilegua allimprovviso fra lincredulità generale. Succede tutto così,
in un attimo. Il ritorno in televisione Era anni che non si vedeva in
televisione. Non che in molti ne chiedessero il ritorno. Ci ha pensato Ilaria
DAmico a portarlo sotto i riflettori di Exit. Lultima comparsata sul piccolo schermo da parte del comico
genovese risaliva a sette anni fa sul satellite. Poi più nulla, se non brevi
apparizioni di pochissimi minuti (una a Striscia La Notizia e una a SkyTg24).
Tema della puntata è la privatizzazione dei servizi pubblici ma le
sue critiche dilagano e investono politici e manager. In collegamento da
Bruxelles, dove è stato invitato dal Parlamento Europeo, Beppe
Grillo spazia dalla privatizzazione dellacqua al sistema politico, dalla potenza
della rete alle elezioni senza il voto di preferenza. Ovviamente, il fil rouge
è l'invettiva. I politici in studio Ospiti del programma sono il presidente
della regione Lazio Piero Marrazzo, il sottosegretario allo Sviluppo economico
Adolfo Urso, Bruno Tabacci dellUdc
e il giornalista Sergio Rizzo, autore - insieme al collega Stella - del saggio
campione di incassi La Casta. "Sono stato invitato dal Parlamento Europeo
per parlare anche di frodi - ha detto Grillo - pubblico e privato: non significa più niente acqua
pubblica e acqua privata. Provate a entrare in un consiglio comunale, non ci
sono rappresentanti del pubblico ma camerieri di partiti messi lì da 4-5
segretari che decidono. Lacqua
non deve cadere in mano a una spa che faccia profitti sulla sete
delle persone". Il comico è, poi, tornato sul fatto che "diamo lacqua a società che si quotano in borsa, dove non ci sono
regole, se no non sarebbero successi i casini con Parmalat, Telecom e Pagine
Gialle. Cè una truffa continua in Borsa per cui
andrebbe chiusa domani mattina". L'attacco alle banche Di palo in fransca.
Grillo ha poi parlato delle banche. Anche qui gli
accenti critici non mancano. Così il comico genovese ha tirato nuovamente fuori
le passate vicende giudiziarie del banchiere Cesare Geronzi, del finanziere
Ligresti e di Romiti. Poi ha allargato il discorso: "Sono sempre i soliti
50: entrano nei cda, tu gli dai i soldi attraverso questa criminalità
organizzata che sono le banche e gli imprenditori e non sai assolutamente a chi".
Il comico ha, quindi, raccontato di aver messo sul suo blog la mappa del
potere: "Ci sono 289 società quotate in Borsa, di cui 254 hanno
consiglieri che lo sono in due, tre, cinque, dieci società contemporaneamente.
E voi volete quotare lacqua
in borsa?". Il caso Telecom Quindi, è la volta della
precedente gestione di Telecom. E tocca a Tronchetti: "Chi era il
proprietario vero? Se sommavi le azioni erano i piccoli azionisti, ma chi ha
venduto il pacchetto di controllo e ha spolpato lazienda?". E ancora: "La Telecom è stata
spolpata, il signor Tronchetti se nè
andato vendendosi il pacchetto di maggioranza nel 2007 a 2,9 euro ad azione.
Invece gli azionisti avevano in mano azioni che valevano 1,5 e adesso valgono
0,9. Chi paga?".Dalla telefonia alle buonuscite dei
manager: "Buora se nè
andato con 13 milioni di euro e lultimo presidente Pistorio è stato tre
mesi lì, si è fatto lestate e se nè andato con un miliardo e 300
milioni di euro". Quanto allattuale gestione di Telecom Italia:
"Bernabè ci ha scritto una lettera. Bernabè ci sembra una persona
perbene, non come questa associazione vergognosa che cera prima che ha dilapidato lazienda. La Telecom è una
società che è strategica, vuol dire che ha il 90% degli accessi. Ha delle
informazioni di tutti gli italiani". Grillo
è passato, poi, alla "Rcs Corriere della Sera, dentro la Spa quotata in
Borsa, vai a vedere chi cè: ci
sono gli azionisti che sono tutte le banche. Quindi come fa un giornalista a
parlare di una banca criminale se la banca è la proprietaria?".
Il sequestro dei manager parigini "A Parigi stanno sequestrando i manager,
qui invece gli apriamo degli uffici e li promuoviamo. Sono venuto a spiegare a
questa gente, tedeschi, francesi: non sanno mica che noi abbiamo la criminalità
organizzata. Come fanno a investire nel nostro Paese?". Poi lattacco ai politici: "Abbiamo 100 persone in Parlamento che
sono stati condannati e che che fanno le leggi. Abbiamo regolamentato e
legalizzato il falso in bilancio. Quando parliamo di ndrangheta, mafia e camorra
parliamo di cda, di notai, commercialisti, di banchieri, di uomini daffari, parliamo di politici. Unassociazione a
delinquere". "La rete è un mezzo potente": Grillo si è appellato a ogni cittadino affinché
"controlli in internet se il politico fa il proprio lavoro, perché deve
rispondere a delle domande". Il partito di Grillo
E' un fiume in piena. Non c'è contraddittorio. Attacco su attacco:
demonizzazione dell'avversario. Quindi - prima di dileguarsi nel nulla - Grillo è tornato a lanciare il "proprio" partito:
"La rete è un mezzo straordinario di controllo, ci sono gruppi di ragazzi
che lavorano in 500 città italiane su temi come mobilità e raccolta
differenziata, risparmio energetico". Da lì nasceranno "liste civiche
di cittadini che si sono rotti i coglioni, cominciamo dal basso, né di destra
né di sinistra". E' il trionfo dell'anti-politica. "Sono 20 anni che
non cè opposizione in questo
Paese. Siamo andati a votare persone elette da altre persone, non cè voto
di preferenza". Poi, più nulla. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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( da "Stampaweb, La" del
02-04-2009)
Argomenti:
Grillo
ROMA Beppe Grillo torna in tv ma
solo per una ventina di minuti: si conclude burrascosamente la sua
partecipazione a Exit su La7, programma condotto da Ilaria DAmico. Allinizio tutto sembra filare liscio: il comico si
produce in una lunga invettiva poi, forse infastidito
dalla presenza dei politici in studio, allimprovviso si dilegua fra lincredulità generale. La più
stupita è proprio la DAmico che con un pizzico di delusione spiega le
condizioni dellinvito rivolto al comico genovese. La giornalista garantisce che lui
aveva promesso di confrontarsi serenamente con gli altri ospiti e anche di
dialogare con loro. Così non è stato. Il comportamento di Grillo
è stato commentato con accenti negativi dai politici presenti nello studio,
Adolfo Urso, Bruno Tabacci, Piero Marrazzo. Uno dei temi della puntata era la
privatizzazione dellacqua
e proprio questo tema ha forse spinto Grillo a essere presente anche se in collegamento da
Bruxelles. Tuttavia, il comico non si è attenuto al tema e della
privatizzazione dellacqua ha parlato
davvero poco. Ha preferito toccare tutti i temi a lui cari e che
quotidianamente affronta sul suo blog. Usando, come di consueto, un linguaggio
particolarmente colorito, ha attaccato i politici condannati in Parlamento e il
sistema finanziario italiano auspicando la chiusura della Borsa. Filo
conduttore dellintervento di Grillo la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.
«Oggi - ha detto - la gente è tagliata totalmente fuori dal sistema
decisionale». E a questo punto ha introdotto il tema delle liste civiche che è
pronto a presentare. Una mossa obbligata - ha detto con veemenza - «perchè i
cittadini si sono veramente rotti i coglioni di gente come quella che è seduta
in questo studio». Un crescendo rossiniano che si è chiuso con labbandono della trasmissione.
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( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 02-04-2009)
Argomenti:
Grillo
POLITICA pag. 11 MILANO DOPO vent'anni (con q... MILANO
DOPO vent'anni (con qualche rara eccezione) ieri sera Beppe Grillo (nella foto) è riapparso in
tv. Era uscito come comico, è rientrato come savonarola populista. Nel suo
intervento a "Exit" (La 7) si è scatenato contro l'intero sistema
Italia, a cominciare dai parlamentari («Ce ne sono 100 con precedenti penali»),
passando dagli industriali, la Borsa («Bisogna chiuderla subito, è
un'associazione a delinquere»), per finire con gli editori. Grillo
non ha risparmiato né governo né opposizione («Il Pd è solo Pdl senza una L»).
Ha avuto la sfrontatezza di criticare, pesantemente, anche la Telecom, cioè la
società che possiede La 7 che lo stava ospitando. Ha cambiato lavoro, ma il
mestiere è rimasto: ha potuto parlare per venti minuti senza che nessuno, a
cominciare dalla conduttrice Ilaria D'Amico, trovasse il destro per
controbattere le sue argomentazioni. Il padrone del palcoscenico è sempre lui.
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( da "superEva notizie" del
02-04-2009)
Argomenti:
Grillo
Beppe Grillo ad Exit Video Beppe Grillo è tornato in tv, ospite ad «Exit», il programma di La7 condotto da
Ilaria D'Amico su La7. Il tema al centro della prima parte della puntata era la
privatizzazione dei servizi[...] Beppe Grillo è tornato in tv, ospite ad «Exit», il programma di La7 condotto da
Ilaria D'Amico su La7. Il tema al centro della prima parte
della puntata era la privatizzazione dei servizi pubblici. In studio, oltre
alla D'Amico, il presidente del Lazio Marrazzo, il sottosegretario allo
Sviluppo economico Urso, il deputato Udc Bruno Tabacci, il giornalista del
Corriere della Sera Sergio Rizzo e Corrado Oddi, membro del Forum italiano dei
movimenti per l'acqua. L'intervento del comico che vi proponiamo nei due video
qui sopra, si è concluso in modo burrascoso. Grillo
infatti si dilegua non accettando di dialogare con i politici presenti in
studio e la cosa ha stupito ma non certo favorevolmente tutti. PUBBLICITà
PUBBLICITà Invia tramite EMAIL | Versione per la STAMPA |-->Le vostre
opinioni Questo Speciale sulle Galassie è stato ospitato sul sito di
ScienzaOnLine del Comune di Roma--> Pubblicato il 2 aprile 2009 in: Media »
Invia tramite EMAIL » Versione per la STAMPA--> » Le vostre opinioni
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( da "Giornale.it, Il" del
02-04-2009)
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Grillo
n. 79 del 2009-04-02 pagina 0 Grillo
torna in tv: insulta tutti, poi lascia gli studi di Andrea Indini Venti minuti
tondi di invettive, accuse e attacchi. Il comico genovese torna in televisione
per demonizzare il sistema mettendo in scena il solito repertorio:
anti-politica, giustizialismo e populismo. Poi si stufa e chiude il
collegamento con la D'Amico. Stupore in studio: il video Roma - Venti minuti
tondi di invettive, accuse e attacchi. Torna in televisione per demonizzare il
sistema, accusare a destra e a manca e sputare odio contro tutto e tutti. Ecco
a cosa si è tradotto il "grande" ritorno di Beppe
Grillo, lanciato in pompa magna da La7. Ma anche in questa situazione lo
show non manca (fa parte del personaggio): dopo una lunga invettiva il comico
genovese, forse infastidito dalla presenza dei politici in studio, si dilegua
allimprovviso fra
lincredulità generale. Succede tutto così, in un attimo. Il ritorno in
televisione Era anni che non si vedeva in televisione. Non che in molti ne
chiedessero il ritorno. Ci ha pensato Ilaria DAmico a portarlo sotto i riflettori di Exit. Lultima
comparsata sul piccolo schermo da parte del comico genovese risaliva a sette anni fa
sul satellite. Poi più nulla, se non brevi apparizioni di pochissimi minuti
(una a Striscia La Notizia e una a SkyTg24). Tema della puntata è la
privatizzazione dei servizi pubblici ma le sue critiche dilagano e investono
politici e manager. In collegamento da Bruxelles, dove è stato invitato dal
Parlamento Europeo, Beppe Grillo spazia dalla
privatizzazione dellacqua
al sistema politico, dalla potenza della rete alle elezioni senza il voto di
preferenza. Ovviamente, il fil rouge è l'invettiva. I politici in
studio Ospiti del programma sono il presidente della regione Lazio Piero
Marrazzo, il sottosegretario allo Sviluppo economico Adolfo Urso, Bruno Tabacci
dellUdc e il giornalista
Sergio Rizzo, autore - insieme al collega Stella - del saggio campione di
incassi La Casta. "Sono stato invitato dal Parlamento Europeo per parlare
anche di frodi - ha detto Grillo - pubblico e privato:
non significa più niente acqua pubblica e acqua privata. Provate a entrare in
un consiglio comunale, non ci sono rappresentanti del pubblico ma camerieri di
partiti messi lì da 4-5 segretari che decidono. Lacqua non deve cadere in mano a una spa che faccia profitti
sulla sete delle persone". Il comico è, poi, tornato sul fatto che
"diamo lacqua a società che si quotano in borsa,
dove non ci sono regole, se no non sarebbero successi i casini con Parmalat,
Telecom e Pagine Gialle. Cè una
truffa continua in Borsa per cui andrebbe chiusa domani mattina".
L'attacco alle banche Di palo in frasca. Grillo ha poi parlato delle banche. Anche qui gli accenti
critici non mancano. Così il comico genovese ha tirato nuovamente fuori le
passate vicende giudiziarie del banchiere Cesare Geronzi, del finanziere
Ligresti e di Romiti. Poi ha allargato il discorso: "Sono sempre i soliti
50: entrano nei cda, tu gli dai i soldi attraverso questa criminalità
organizzata che sono le banche e gli imprenditori e non sai assolutamente a
chi". Il comico ha, quindi, raccontato di aver messo sul suo blog la mappa
del potere: "Ci sono 289 società quotate in Borsa, di cui 254 hanno
consiglieri che lo sono in due, tre, cinque, dieci società contemporaneamente.
E voi volete quotare lacqua
in borsa?". Il caso Telecom Quindi, è la volta della precedente gestione
di Telecom. E tocca a Tronchetti: "Chi era il proprietario
vero? Se sommavi le azioni erano i piccoli azionisti, ma chi ha venduto il
pacchetto di controllo e ha spolpato lazienda?". E ancora: "La Telecom è stata spolpata, il
signor Tronchetti se nè andato vendendosi il pacchetto di maggioranza nel 2007 a 2,9 euro ad azione.
Invece gli azionisti avevano in mano azioni che valevano 1,5 e adesso valgono
0,9. Chi paga?".Dalla telefonia alle buonuscite dei manager: "Buora
se nè andato con 13 milioni
di euro e lultimo presidente Pistorio è stato tre mesi lì, si è
fatto lestate e se nè
andato con un miliardo e 300 milioni di euro". Quanto allattuale
gestione di Telecom Italia: "Bernabè ci ha scritto una lettera. Bernabè ci
sembra una persona perbene, non come questa associazione vergognosa che
cera prima che ha dilapidato lazienda. La Telecom è una società che è strategica, vuol dire
che ha il 90% degli accessi. Ha delle informazioni di tutti gli italiani". Grillo è passato, poi, alla "Rcs Corriere della Sera,
dentro la Spa quotata in Borsa, vai a vedere chi cè: ci sono gli azionisti che sono tutte le banche. Quindi come
fa un giornalista a parlare di una banca criminale se la banca è la
proprietaria?". Il sequestro dei manager parigini "A Parigi stanno
sequestrando i manager, qui invece gli apriamo degli uffici e
li promuoviamo. Sono venuto a spiegare a questa gente, tedeschi, francesi: non
sanno mica che noi abbiamo la criminalità organizzata. Come fanno a investire
nel nostro Paese?". Poi lattacco
ai politici: "Abbiamo 100 persone in Parlamento che sono stati
condannati e che che fanno le leggi. Abbiamo regolamentato e legalizzato il
falso in bilancio. Quando parliamo di ndrangheta, mafia e camorra parliamo di cda, di notai,
commercialisti, di banchieri, di uomini daffari, parliamo di politici. Unassociazione a delinquere". "La rete è un mezzo
potente": Grillo si è appellato a
ogni cittadino affinché "controlli in internet se il politico fa il
proprio lavoro, perché deve rispondere a delle domande". Il partito di Grillo E' un fiume in piena. Non c'è contraddittorio.
Attacco su attacco: demonizzazione dell'avversario. Quindi - prima di
dileguarsi nel nulla - Grillo è tornato a lanciare il
"proprio" partito: "La rete è un mezzo straordinario di
controllo, ci sono gruppi di ragazzi che lavorano in 500 città italiane su temi
come mobilità e raccolta differenziata, risparmio energetico". Da lì
nasceranno "liste civiche di cittadini che si sono rotti i coglioni,
cominciamo dal basso, né di destra né di sinistra". E' il trionfo dell'anti-politica.
"Sono 20 anni che non cè
opposizione in questo Paese. Siamo andati a votare persone elette da altre
persone, non cè voto di preferenza". Poi, più nulla. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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02-04-2009)
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Grillo
Ieri pomeriggio decine di migliaia di persone hanno preso
d'assalto la City, spaccando vetrine delle banche, accerchiando la Banca
d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e un morto. Ieri pomeriggio mi
sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi frangenti è la più rapida e la
più completa; ma ieri sembrava stesse su un altro pianeta. Mentre la protesta
esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama dalla regina, del menu preparato dallo
chef dei vip, dei preparativi della cena del G20, ha mostrato fino alla nausea
le immagini di Obama sorridente con Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao.
E i disordini? Un collegamento di un paio di minuti, come si trattasse di un
fatto marginale. Le possibilità sono due: o la Cnn ha commesso un grave errore
giornalistico oppure ha volutamente minimizzato i disordini di Londra.
Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego perchè: da quando negli Usa è
esplosa la protesta contro i bonus dei manager Aig, l'establishment finanziario
e politico teme che le proteste, per ora isolate, possano estendersi; dunque il
messaggio che gli spin doctor trasmettono ai media è di essere cauti, di non
infiammare gli animi, di minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una
tv di regime. Da notare che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene
molti governi siano assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi:
tutti i mezzi d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle
proteste, giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn
e, purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana
che negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha
censurato inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre
un decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della
casta finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E
questi non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha
molti difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello
da imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 22 ) » (2 voti,
il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha vinto".
I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama non insisterà
con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla necessità di
varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza della
risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio generico,
senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa ritiene più
importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare i rischi di
un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al 75% sui
consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio confermerà la
straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su altri
dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa Washington
pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei marines, ma
nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i governi a
respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da abbozzare: al
vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà sotto
traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama rischia di
essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non riconosce più
lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si può, e non basta
un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un Paese a cui il
mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi. Scritto in era
obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e il mondo,
germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 41 ) » (5 voti, il
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar
09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è
difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà riconoscersi
nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai militanti? Avrà
una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta sarà negativa,
non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc, che hanno già
un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli elettori. Il
successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca sull'identità.
Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto in politica,
pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4 voti, il voto
medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 09
Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi abbiamo
parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono rimasto
colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che affossò la
lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono
sempre". La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa
queste considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci
bene, forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e
penso che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del
benessere intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i
mercati finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda
e offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non limitarli
o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri, gli
speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (6
voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I mercati finanziari hanno reagito
con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è
difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta
finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo
al riguardo l'ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa
a punto dall'Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle
banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge
funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio
alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di asset tossici
intascheranno un miliardo di dollari. Sul Giornale di oggi do voce anche a
un'illustre economista, Alice Rivlin, ex membro del board della Federal
Reserve, che sebbene con qualche perplessità difende il piano. Tuttavia resto
molto scettico, per queste quattro ragioni: 1) Il piano ignora le cause
strutturali del dissesto. Anche se avesse successo, non impedirebbe alle banche
di ripetere gli stessi errori del passato. infatti, secondo voci accreditate,
gli istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle operazioni di ingegneria
finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con derivati, cartolarizzazioni,
eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato con mille miliardi di dollari,
ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran lunga superiore a questa pur
ingente cifra. Verosimilmente, non sarà sufficiente per risanare completamente
i bilanci delle banche. 3) La Cina è sempre più diffidente nei confronti degli
Stati Uniti e sempre meno disposta a indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo
con la Russia, ha lanciato l'idea di una moneta globale al posto della valuta
statunitense. L'ipotesi appartiene a un futuro lontano. Ma il solo fatto che
venga presa in considerazione è indicativa delle intenzioni di Pechino. 4)
L'economia americana si basa per il 75% sui consumi e le misure varate dal
governo faranno esplodere prima il deficit e poi il debito pubblico, che
potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni
per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo
di molti operatori è davvero giustificato? Scritto in banche, capitalismo,
crisi, era obama, economia, cina, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti
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un amico 21Mar 09 Non chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero
un grande comunicatore? Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come
spiego in un articolo pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati Uniti
è soprattutto un grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso da
altri. Sa leggere, sa recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a
braccio. Infatti, ha sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il
"gobbo elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo
per pochi secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in
spin, comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di
5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 09 Proteste alla Sapienza e
degli islamici, la legge vale per tutti? Ieri altri tafferugli alla Sapienza.
Gli studenti volevano improvvisare un corteo non autorizzato e la polizia lo ha
impedito; da qui gli scontri. A mio giudizio la polizia ha ragione; mi chiedo
però perchè lo stesso criterio non sia stato usato in occasione delle proteste
degli estremisti islamici di gennaio, durante le quali, per ben 4 volte i
manifestanti hanno deviato dal percorso autorizzato per andare a pregare di
fronte al Duomo e al Colosseo. In quell'occasione, a Milano come a Roma, le
forze dell'ordine hanno lasciato fare. E purtroppo credo che lo stesso
accadrebbe se gli islamici tentassero un'altra prova di forza; perchè è
relativamente semplice contrastare qualche centinaio di studenti su di giri, ma
è troppo rischioso far rispettare la legge se a violarla è una minoranza
musulmana ormai molto numerosa composta da centinaia di migliaia di persone,
che potrebbero provocare sommosse di piazza. E se osservo quel che accade
all'estero non trovi motivi di conforto: a Parigi la polizia non ha più il
controllo di alcuni quartieri di periferia e gli agenti hanno paura di uscire
dai commissariati, mentre in America Sean Penn ha fatto tagliare i passaggi che
lo riguardano in un film che denuncia le difficoltà di integrazione di certe
minoranze, tra cui quella islamica, mostrando scene forti, come quella di una
ragazza iraniana uccisa in nome dell' «onore» da un familiare che ne
rimproverava la condotta di vita non conforme alle tradizioni e ai dettami
della religione. Le proteste dell'associazione degli iraniani è stata così
veemente da indurre l'attore, famoso per il suo impegno civile, a una clamorosa
retromarcia. E la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. Che fare?
Bisogna arrivare al punto di limitare drasticamente l'immigrazione musulmana
privilegiando quella di minoranze, come i filippini, che si integrano
facilmente? Scritto in notizie nascoste, società, Italia, gli usa e il mondo,
francia, immigrazione, islam Commenti ( 181 ) » (6 voti, il voto medio è: 5 su
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 09 Il rally delle
Borse è un'illusione, l'America nasconde i guai Negli ultimi sette giorni le
Borse sono partite al rialzo e c'è già chi sostiene che il peggio è passato.
Non riesco ad essere così ottimista; anzi, ho l'impressione che in realtà,
proprio in questi giorni ,stiamo vivendo un passaggio delicatissimo della
crisi. Il rally è stato innescato da Citigroup che ha annunciato profitti per i
primi due mesi e gli operatori hanno iniziato a credere che il settore bancario
sia sulla via del risanamento. Ma è davvero così? Che fine hanno fatto i debiti
colossali accumulati dagli istituti? Si sono volatilizzati con un colpo di
bacchetta magica? Ovvio che no. E infatti qualcuno ha rilevato che Citigroup ha
annunciato gli utili ma si è rifiutata di rilevare l'incidenza dei debiti. Ma
l'annuncio di una settimana fa è servito per innescare un'operazione colossale
per propagare fiducia. Il movimento di Borsa è stato ampliato da una raffica di
annunci rassicuranti da altre banche, e, soprattutto, da uno spin
iperottimistico da parte di Obama, del ministro del Tesoro Geithner del
presidente della Fed Bernanke, secondo cui "il peggio è passato". Che
i governi tendano a sollevare gli spiriti è normale, ma questa euforia è
sospetta. E infatti serve a nascondere un problema ben più grande. Altro che
ripresa, in queste ore l'America è in bilico come mai prima d'ora. La vera
notizia non è Citigroup, ma la dichiarazione del primo ministro cinese che
pubblicamente ha espresso dubbi sulla solidità dei Buoni del Tesoro americani.
E Obama nel week-end ha moltiplicato gli interventi per rassicurare il mondo
"che gli Usa sono la nazione più sicura al mondo per gli
investimenti". Ieri sono usciti i dati, ripresi dall'economista Roubini,
sugli acquisti di Treasury ed è emersa un'altra verità scomoda. In gennaio gli
stranieri hanno venduto Buoni del Tesoro a lunga scadenza per 18 miliardi
(mentre in dicembre ne avevano acquistati per 22 miliairdi), preferendo le
scadenze brevi. In genere hanno ridotto gli acquisti di obbligazioni americane,
sia pubbliche che private, con, complessivamente, un saldo negativo per 148
miliardi di dollari. La Cina è inquieta e il mercato manda segnali negativi: il
mondo inizia a perdere fiducia in un'America il cui deficit sta esplodendo? E'
l'incubo che agita le notti di Obama. Altro che euforia, il suo è spin da
disperazione. E il mondo trattiene il fiato. AGGIORNAMENTO: Sono a Parigi, dove
ho intervistato Jacques Attali, uno dei pochi ad aver previsto per tempo la
crisi. E' convinto che la crisi potrà essere superata definitivamente solo se
verranno cambiate le regole che hanno permesso la diffusione dell'anarchia
finanziaria, altrimenti la ripresa sarà effimera. Il problema è che Washington
e Londra vogliono continuare come prima. Attali è persuaso che l'Europa sia
meglio attrezzata e potrebbe addirittura emergere come la nuova superpotenza.
Potere leggere l'intervista qui Scritto in spin, banche, capitalismo, crisi,
era obama, società, cina, notizie nascoste, globalizzazione, economia, gli usa
e il mondo Commenti ( 45 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 14Mar 09 La crisi provocherà una nuova ondata
di immigrati? Ma la crisi che impatto avrà sui flussi migratori? In Italia se
n'è parlato poco, ma sulla stampa straniera sono stati pubblicati diversi
reportage, da quali risultava che molti immigrati stavano abbandondando i Paesi
ricchi (soprattutto negli Usa e in quelli del Golfo) per tornare a casa. Il
motivo? Ovvio: la mancanza di lavoro. Anche in Italia è accaduto un fenomeno
analogo, sebbene in misura molto minore e limitatamente ad alcune comunità,
come quella brasiliana. Ma ora il quadro potrebbe cambiare. Se la crisi
finanziaria nei Paesi dell'Europa dell'est peggiorerà ulteriormente, provocando
un forte aumento della disoccupazione, molti rumeni, bulgari, albanesi,
slovacchi, eccetera potrebbero essere indotti, dalla disperazione, a tentare
l'avventura a ovest, magari al solo scopo di vivere di espedienti. L'incognita
principale, tuttavia, riguarda l'Africa. L'altro giorno il segretario del Fmi,
Dominique Strauss-Kahn, ha lanciato l'allarme per gli effetti catastrofici
della recessione sul Continente nero. «C'è in pratica la certezza -ha detto il
capo dell'Fmi -che molti milioni di persone sprofonderanno sempre più nella
miseria: se non si interviene con un forte piano d'emergenza ci sono forti
rischi di guerre civili, se non di guerre estese». E dunque di una nuova ondata
migratoria verso l'Europa. Secondo Strauss-Kahn tocca ai Paesi ricchi mettere
mano al portafoglio. «Se la comunità internazionale ha trovato centinaia di
miliardi di dollari per affrontare la crisi globale, non è ammissibile che non
possa trovare qualche centinaio di milioni, meno di quanto ha investito per
salvare singole aziende private, per i Paesi più poveri». E' davvero questo il
modo appropriato per aiutare l'Africa a superare la crisi? Inoltre: siamo
pronti a reggere, in piena crisi economica, una nuova ondata migratoria
dall'Europa dell'Est e dall'Africa? Temo che un evento del genere provocherebbe
tensioni sociali enormi, un razzismo diffuso e una guerra tra poveri nelle
nostre città. Che foschi presagi.. sbaglio? Scritto in società, crisi,
globalizzazione, democrazia, Italia, notizie nascoste, immigrazione Commenti (
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articolo a un amico 12Mar 09 Piani di rilancio, l'Europa dice no a Obama (e fa
bene) Giornale di oggi scrivo un articolo incentrato sulle crescenti
incomprensioni tra l'Unione europea e la nuova America di Obama, in vista del
prossimo G20. Il punto centrale riguarda il piano di stimolo dell'economia, la
Casa Bianca da giorni preme affinchè anche l'Europa ne adotti uno in grande
stile (quello Usa è pari al 5,7% del Pil), ma i Ventisette sono restii.
"Hanno già stanziato spese straordinarie pari all'1,5% del Pil, che
porteranno quelli dell'area euro a sfondare il deficit del 3% previsto dal
Trattato di Maastricht, ma non intendono andare oltre nel timore che disavanzi
eccessivi possano incrinare la tenuta o perlomeno la credibilità della moneta
unica". Infatti quello americano quest'anno sfiorerà il 10% e che chi lo
vede addirittura al 15%. Inoltre, Berlino e Parigi prestano sempre più ascolto
agli economisti secondo cui manovre come quelle americane servono a poco;
infatti a breve porteranno nelle tasche dei contribuenti importi irrisori pari
a poche decine di dollari a testa, mentre gli investimenti sulle infrastrutture
incideranno sulla crescita solo verso la fine del 2010. Insomma, si dovrebbe
rinunciare a equilibri finanziari costruiti in oltre 15 anni per adottare
misure espansioniste di dubbia efficacia". Io dico che l'Europa fa bene a
resistere alle pressioni americane nonostante siano sempre più insistenti, con
l'appoggio di grandi testate come Financial Times ed herald Tribune, che
abboccano allo spin della Casa Bianca. La mia impressione è che gli Usa sperino
di trascinare anche gli altri Paesi nella spirale dei deficit (e a lungo
termine inflazionistica) perchè se tutti vanno male è più facile che il dollaro
resti la moneta di riferimento; ma se l'Europa non segue la corrente e mantiene
conti più o meno in ordine il biglietto verde rischia il capitombolo e
Washington di perdere la leadership finanziaria sull'economia globale. Questa è
la vera posta in gioco. Sbaglio? Scritto in spin, banche, capitalismo, crisi,
manipolazione, era obama, globalizzazione, europa, economia, società, gli usa e
il mondo Commenti ( 47 ) » (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Il piano Geithner? Un'altra beffa.
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( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)"
del 03-04-2009)
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Grillo
FORLÌ
CRONACA pag. 17 di LUCA BERTACCINI COLPA della partita ItaliaIrlanda, e forse
anche dell... di LUCA BERTACCINI COLPA della partita ItaliaIrlanda, e forse anche della presenza della guida spirituale Beppe Grillo a Exit' su La7. Fatto sta
che l'altra sera, nel salone comunale, le persone presenti all'incontro
organizzato dalla lista civica DestinAzione Forlì' erano soltanto una
cinquantina o poco più. Alle quali però vanno aggiunti coloro che hanno seguito
la serata in diretta on-line sul sito www.destinazioneforli.it. Ad di là
della consistenza del pubblico a farla da padrone è stata la relazione
dell'oncologa Patrizia Gentilini, che ha tracciato un quadro poco incoraggiante
della società nella quale viviamo. «I linfomi in Italia sono cresciuti del 4,7%,
e l'Emilia Romagna è tra le prime regioni in questa classifica. Non c'è la
medicina contro il cancro. La vera medicina è non prenderlo». Il che passa
attraverso una corretta informazione dei rischi ai quali siamo sottoposti. «I
mass-media non parlano ha continuato l'oncologa degli effetti delle
radiofrequenze e dei campi radio magnetici legati all'uso dei telefonini. E che
dire dell'inceneritore di Acerra? Per fortuna che il vescovo ha deciso di non
benedirlo. In Italia purtroppo c'è una legislazione che consente di guadagnare
qualsiasi cosa si bruci». IN UN PANORAMA di questo genere, il candidato sindaco
Raffaella Pirini ha detto che «le responsabilità maggiori toccano al sindaco,
dato che deve essere lui a tutelare la salute dei cittadini». «Al primo punto
della nostra bozza di programma ha continuato c'è la prevenzione. Va poi
sciolto il nodo Hera-Comune: il controllato non può essere il controllore». E
ancora: «Chiediamo un rendiconto mensile dell'attività di Arpa, la rilevazione
anche delle pm 2,5, un controllo costante della qualità delle acque, lo stimolo
di programmi di educazione ambientale ed alimentare nelle scuole, l'avvio dei
mercati degli agricoltori». «NON MI sono candidata con nessuno ha concluso la
dottoressa Gentilini perché queste sono tematiche comuni. Mi dovesse chiamare
qualcun altro ripeterei le stesse cose. Il fatto è che ad invitarmi è sempre e
solo Raffaella...».
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( da "Giornale.it, Il" del
03-04-2009)
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Grillo
n. 80 del 2009-04-03 pagina 1 L'attacco a manager e banche
Quelli che le violenze «sono un ottimo segnale» di Michele Brambilla Forse per
riscattare la grigia immagine che s'è fatta da quando è andato via Sansonetti
per far posto a un direttore che viene non dal giornalismo ma dal sindacalese,
ieri Liberazione ha inventato una prima pagina di straordinaria comicità, degna
del miglior Campanile. Così ricostruiva, infatti, la non proprio tranquillissima
giornata londinese: «Quattro grandi, pacifici cortei manifestano contro il G20
e attraversano una Londra blindata dalla polizia». Pacifici? Citiamo a
testimone non la stampa berlusconiana e neppure quella dei grandi banchieri,
bensì l'Unità: «Al via il G20. A Londra assalto alla City». E subito sotto:
«Scontri e feriti, mentre i Grandi preparano il vertice sulla crisi». Questo in
prima pagina. Dentro, il titolo era «Ritornano i no global, scontri e assedio
alle banche». Liberazione ha visto un altro film, evidentemente. A volte,
quando un giornale la spara grossa, si dà la colpa a chi fa i titoli, e si dice
che poi nel pezzo c'erano concetti diversi. Ma in questo caso chi ha fatto il
titolo ha rispettato alla lettera il contenuto del servizio dell'inviato a
Londra, il quale parla, già dalle prime righe, di «manifestazioni tutto sommato
pacifiche». Non sappiamo che cosa abbiano «sommato» a Liberazione. Forse, se
hanno fatto la somma del numero delle vetrine rimaste in piedi, del numero
delle automobili non incendiate e del numero delle persone fisicamente presenti
a Londra e rimaste illese, be', se hanno fatto un calcolo simile, allora si può
dire che il numero di vetrine tirate giù, di auto date alle fiamme e di persone
finite al pronto soccorso, in effetti, è «tutto sommato» poco rilevante. Resta
l'impressione di un occultamento dei fatti, di una volontà di minimizzare che
sembra parente stretta di un giustificazionismo strisciante. Tanto per citare
qualcun altro, oltre a Liberazione. Beppe Grillo, l'altro ieri sera a La7, dopo aver equiparato le banche alla
«criminalità organizzata», ha detto: «In Francia sequestrano i manager.
Cominciamo ad avere segnali ottimi, direi». E ancora. Don Vitaliano Della Sala,
che fa il parroco in provincia di Avellino, ieri ha annunciato che salirà sulle
imbarcazioni dei no global che tenteranno l'assedio, via mare, all'isola
della Maddalena in occasione del G8. La gente comune «è disperata e, quindi, è
molto, molto arrabbiata», ha detto questo prete, che forse non sa che Gesù non
ha chiesto ai poveri di fare la rivoluzione, ma ai ricchi di essere meno
egoisti. I sequestri di persona e gli assalti alle banche di questi giorni per
don Vitaliano sono solo «azioni simboliche»; quindi, l'annuncio del giorno del
giudizio: «I potenti devono aver paura». Intendiamoci bene. Che i «potenti» - o
almeno una buona parte di loro: le generalizzazioni non ci piacciono, portano
ai gulag e ai lager - abbiano spesso dato scandalo, è vero. Ieri Michele Serra
ha scritto su Repubblica che, stando ai dati dell'Ocse, «negli anni Sessanta in
Italia un presidente di azienda guadagnava 50 volte più di un operaio. Oggi,
300 volte di più» Il «gap tra ricchi e poveri è smisuratamente aumentato, non
può non avere conseguenze sociali», ha aggiunto. Sono riflessioni
condivisibili, anzi sono dati di fatto incontestabili. Anche noi del Giornale
lo denunciamo da tempo: ieri Marcello Zacché ci ha fatto conoscere «le
super-retribuzioni dei bramini dell'economia», e ha osservato che esse «urtano
il buon senso». Anche perché non si tratta di retribuzioni dettate da un libero
mercato e da meriti incontestabili: spesso certe cifre sono - ha scritto ancora
Zacché - il frutto di autoretribuzioni di una casta di manager
autoreferenziale. Serra è però meno convincente nelle conclusioni che trae dal
suo ragionamento, e cioè quando dice che questa «nuda realtà» inevitabilmente
porta a «ridare forza e significato a quella che una volta si chiamava lotta di
classe». Poi, invita pure a trovare un sinonimo di quel termine - lotta di
classe - se il problema sono le parole. Un po' sì, il problema sono anche le
parole. Quando un Diliberto dice a Sky tg24, come ha fatto mercoledì, «Noi
odiamo Berlusconi», il problema sono le parole. Quando un regista come il
francese Gustave Kerven, presentando il suo film Louise-Michel che racconta di
operaie che decidono di uccidere il padrone, dice «certo non condanno i
sequestri di manager in atto nel mio Paese», e aggiunge che «i lavoratori
dovrebbero essere più arrabbiati», il problema sono le parole. Una certa aria
di consenso, ecco qual è - se non il problema - uno dei problemi. Anche le
Brigate Rosse avevano cominciato con sequestri di manager «puramente
dimostrativi». E quel che ne seguì non ha certo giovato alla causa dei
lavoratori, «tutto sommato». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano
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( da "Giornale.it, Il" del
03-04-2009)
Argomenti:
Grillo
n. 80 del 2009-04-03 pagina 6 I randagi di Modica cercano
casa di Gioia Locati Quattordici cani portati via da Modica e atterrati a
Linate ieri mattina in attesa di essere adottati. Arrivano dalla cittadina
sicula dove dieci giorni fa un bambino di dieci anni, Giuseppe Brafa, è stato
sbranato da un branco di bestie affamate. Se da un lato il tragico episodio ha
scoperchiato il vaso di Pandora («sono almeno quattro le regioni del
Mezzogiorno - Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia - che non custodiscono e
sterilizzano gli animali. Rispettando la legge quella tragedia poteva essere evitata»
denuncia Massimo Comparotto dell'Oipa, organizzazione animalista) dall'altro ha
scatenato un clima da caccia alle streghe. E molte bestie in circolazione, che
in quelle regioni del Sud sono stimate in 600mila, sono finite nel mirino della
«rappresaglia giustizialista». «Gente che non ha esitato a imbracciare il
fucile o a disseminare le strade di polpette avvelenate - racconta Valentina
Raffa responsabile Oipa per Ragusa e dintorni - Molti cani sono morti in questo
modo. "Punto" era un cucciolo bianco e nero che amava il lungomare,
sapeva di poter contare sulle polpettine che le anziane signore di Modica gli
facevano trovare ogni giorno. Nella stessa ciotola è finito pure il veleno e
per Punto non c'è stato niente da fare». Poi c'è Romolo con un proiettile
conficcato nel dorso, e decine di bestiole prese a calci e a sassate. Così gli
animalisti dell'Oipa hanno pensato di trasferire gruppi di cani a Milano per
sensibilizzare l'opinione pubblica e le amministrazioni sul problema del
randagismo del sud e per garantire un futuro a qualche animale, cominciando dai
14 arrivati ieri mattina, dieci cuccioli taglia mignon appena svezzati e
quattro adulti fra i quali Jerry, due occhi di velluto in un corpo snello
ricoperto da pelo bianco. «Jerry era nella piazza di Marina Modica quel giorno
che arrivarono i carabinieri (dopo l'aggressione al bambino) - racconta
Valentina Raffa - è stato miracolato, salvato dalla furia della gente
dall'intervento del sottosegretario alla salute Francesca Martini. Con lui
c'era Bianchina che abbiamo sistemato a Modica». Ieri mattina alle 11.30 i
cuccioli sono atterrati a Linate. Per loro centinaia di clic, riflettori e
videocamere puntate. Per descrivere il clima: è passato Beppe Grillo, si è messo in fila per un
taxi e nessun fotografo o giornalista se l'è filato. Una volta atterrate, le
bestiole sono state portate al rifugio «Il Ponticello» di Paullo dove
resteranno per quaranta giorni prima di essere affidate a qualche famiglia.
L'associazione «Chi li ama ci segua» ne prenderà otto. Quattro sono destinati a
una casa-famiglia, una signora volontaria mette a disposizione degli animali
suo appartamento Chi volesse adottarli può rivolgersi alla sede Oipa, via
Passerini 18 tel.02-64.27.882. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano
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( da "Riformista, Il" del
03-04-2009)
Argomenti:
Grillo
Mou e Grillo Mou e Grillo. Parlare male del padrone di casa funziona benissimo.
Sembra la morale che si può trarre dagli ascolti di mercoledì sera. Mourinho ha
fatto registrare un boom di ascolti per "Chiambretti night" su
Italia1, con il 19,16% di share, aggiudicandosi la seconda serata. Pazienza se
ha parlato dello strapotere mediatico del Milan di Berlusconi. Anche Ilaria D'Amico ha puntato su un ospite rischiatutto come Beppe Grillo, che ha con Telecom più di
un contenzioso. Il comico capo-popolo dei blog, ad "Exit" di mercoledì
sera, ha attaccato l'editore di La7. Molto buono l'ascolto medio, 4,5%.
03/04/2009
Torna all'inizio
(
da "Corriere della Sera"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera sezione: Spettacoli data: 03/04/2009 - pag: 55 Ilaria D'Amico «Mi scuso per l'intervento di Grillo» ROMA «Sono molto rammaricata e desidero scusarmi con tutti gli spettatori, con La7, con l'Editore Telecom Italia Media, con tutte le persone citate e con gli >ospiti
in studio in relazione a quanto accaduto ieri sera in diretta con il comico Beppe Grillo nella
trasmissione Exit»: Ilaria D'Amico è tornata con queste parole sul programma di
mercoledì sera con Grillo, che se ne era
poi andato improvvisamente. Il comico, prima di andar via, aveva svolto un
monologo attaccando tutto e tutti, tralasciando il tema della puntata per cui
era venuto, la
privatizzazione dell'acqua.
(
da "Riformista, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
La crisi è un complotto di quelli del
signoraggio RICORSI. Tornano di moda le teorie sul mondo governato dai
banchieri e dalle multinazionali. Accanto all'anticapitalismo tout court,
fioriscono le dietrologie sull'emissione del denaro e i mea culpa dei pentiti
della "corpocrazia americana". di Tonia Mastrobuoni Con un balzo è
tra il pubblico, sventola il microfono e urla «guardiamo le facce, torniamo
agli istinti!». Poi chiede a un ragazzo: «sai chi è quello là?». La telecamera
ha già virato sullo sfondo: con un rombo vengono presentati "i quattro
Cavalieri dell'apocalisse". Beppe Grillo continua a gridare «una volta c'erano i gangsters, adesso ci
sono i banksters» e la telecamera zoomma sul volto grinzoso di Alan Greenspan.
Ex governatore della Federal Reserve, oggi tra i principali imputati della
crisi finanziaria internazionale. «È un banchiere o un cane da slitta?»,
si sgola il comico, «noo, al cane, se gli tiri qualcosa, te la riporta
indietro. Il banchiere col cazzo!». L'elegante premessa servì allora, nei primi
anni Duemila, per sferrare il consueto attacco contro il sistema e sostenere,
senza ironia, una delle più famose teorie complottiste al mondo,
l'anti-signoraggio. In questi giorni di proteste londinesi e di epidemia di
sequestri di manager in Francia, insomma di insurrezione anti-banchieri, i siti
internet si stanno riorganizzando. Come si sta rianimando lo spontaneismo anti
capitalista di ogni colore che unisce improvvisamente anarchici e trotzkisti
nel "G20 Meltdown" di Londra, di solito più propensi a sfondarsi il
cranio a vicenda o a coalizzarsi contro i naziskin. Il padre della battaglia
italiana anti-signoraggio, della guerra contro "Bankitalia Spa" come
la chiamano gli adepti, è Giacinto Auriti. Giurista e grande estimatore di Ezra
Pound, coniò una moneta tutta sua, introdotta per un breve periodo nel suo
paesino di provenienza, Guardiagrele, che gli costò una condanna per «raccolta
abusiva del risparmio». Morto nel 2006, soleva dire che «non sono fascista
perché è troppo poco» e che «sono cattolico, apostolico, romano. Anche se sono
abruzzese». Il signoraggio, in senso stretto, è la differenza tra il costo di
emissione e il valore della moneta stessa che le banche centrali o lo Sstato
incassano ogni volta che la emettono. Nel caso della Banca d'Italia la
maggioranza di questi utili viene aggiunto alle riserve valutarie e il resto
viene dato allo Stato. Ma chi crede ad Auriti non si fida. E pone
ossessivamente le stesse domande: perché lo Stato non si stampa da solo la
moneta, perché batte solo le monetine che gli costano più di quanto valgono e
non le banconote, perché accumula debito pubblico che deve a se stesso,
eccetera. Oppure, come si vede in un pomposo video su youtube accompagnato dai
Carmina Burana, «i banchieri internazionali creano il denaro dal nulla e senza
nessuna contropartita, semplicemente stampandolo». Ergo, le tasse «servono
quasi tutte a pagare gli interessi». Inevitabilmente, queste tesi sfociano in
una ricetta sola, espressa da Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei
lavoratori, diventato famoso durante il governo Prodi perché il suo pulsante in
Parlamento diventò come il pulsante rosso della valigetta dei presidenti
americani, sempre pronto a far esplodere tutto. A ottobre del 2006 su Canale
Italia, concluse che bisognava procedere alla «statalizzazione e l'unificazione
delle banche, finalmente restituite al controllo dei lavoratori e della
maggioranza della società». Ovviamente le colpe dei banchieri e della finanza
più spericolata nell'attuale crisi internazionale sono indiscutibili e sono
sotto gli occhi di tutti. Ma la politica non sembra attualmente in grado di
scongiurare gli spontaneismi, di governare la rabbia popolare e di convogliarla
verso canali ordinati di sfogo (un ruolo tradizionalmente assunto, ad esempio,
dai sindacati e dai partiti della sinistra europea). Una tendenza che sta
diventando pericolosa. Un esempio lampante di questo trend - che
auspicabilmente provocherà un'aristotelica catarsi e non tentativi di
emulazione - è il film uscito oggi nelle sale italiane,
"Louise-Michel". Film a basso costo, premiato al festival del cinema
indipendente Sundance, racconta la storia di un gruppo di operaie aggirate dal
padrone. Il giorno dopo aver regalato a tutte un grembiulino nuovo, lui chiude
la fabbrica. E loro si auto-organizzano, appunto, e assoldano un killer per
ammazzare il padrone. Uno dei due autori del film, Gustave Kerverm, era a Roma,
ieri. Ai giornalisti ha detto che i sequestri dei manager in Francia non sono
da condannare. Sono sempre esistiti e «dunque non credo che il film abbia
contribuito a determinarli. I lavoratori li avrebbero fatti comunque». Accanto
alle tesi anti-signoraggio che descrivono un mondo reso schiavo dalle banche,
mietono consensi sempre più ampi le teorie sul mondo reso schiavo dalle
multinazionali. Teorie divenute molto popolari con l'avvento della
globalizzazione e i primi, vistosi eccessi della finanza internazionale negli
anni Novanta. E se la Madonna è Naomi Klein, il san Paolo di questa branca
della religione anticapitalista è John Perkins, autore nel 2004 di
"Confessioni di un sicario economico". Un uomo dal «sorriso
innocente» che «ricorda più un vecchio insegnante di yoga che un sicario»
secondo il New York Times. Per 35 anni il suo lavoro è consistito nell'utilizzare
«le organizzazioni della finanza internazionale per creare le condizioni
affinché altri Paesi si sottomettano alla corpocrazia che domina le nostre
grandi aziende, il nostro Governo e le nostre banche», scrive. Andava nei Paesi
poveri, questo pentito della "corpocrazia americana", e concedeva
grandi prestiti. Quando i Governi non erano in grado di restituirli, il
risarcimento era «il controllo dei voti alle Nazioni Unite, l'installazione di
basi militari o l'accesso a preziose risorse come il petrolio o il Canale di
Panama». Il tutto, racconta Perkins, a servizio del «nostro impero globale». Un
libro, commentò La Stampa, che «vuole partire per una riparazione» e per la
realizzazione «di una società più equilibrata e giusta». Ma la vera domanda è
chi governerà questa "riparazione" verso un mondo più giusto.
03/04/2009
(
da "Corriere della Sera"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera sezione: Spettacoli
TV data: 03/04/2009 - pag: 63 A fil di
rete di Aldo Grasso Mourinho e Grillo strategie diverse D ue scuole di oratoria a confronto: su La7,
ospite di Ilaria D'Amico, lo Special One Beppe Grillo, in collegamento da Bruxelles; su Italia1, ospite di Piero
Chiambretti, il vero Special One José Mourinho. Grillo si è specializzato nel monologo, tendenza invettiva.
Tecnicamente il monologo è un discorso che il personaggio fa a se stesso. In
drammaturgia gli si rimprovera, oltre a un carattere statico o addirittura
noioso, l'inverosimiglianza: dal momento che l'uomo quando è solo non parla
certo ad alta voce (salvo rari e documentati casi patologici). Il soliloquio è
durato una ventina di minuti e si è concluso burrascosamente. All'inizio tutto
sembrava filare liscio: Grillo ha lanciato una
filippica poi, forse infastidito dalla presenza dei politici in studio, se n'è
andato fra l'incredulità generale. La D'Amico ci è rimasta male: Grillo aveva promesso di confrontarsi serenamente con gli
altri ospiti e dialogare con loro. Si parlava di acqua e qualcuno in studio ha
tirato fuori il vino (Beppe Brillo sarebbe stata una
buona battuta). Mourinho si è dimostrato invece un vero stratega della
comunicazione: si concede a un interlocutore morbido e complice, è ben
preparato (sapeva persino dei flop cinematografici del padrone di casa), non si
fa turbare dalla scosciatona di turno, si conferma gran teorico (e di questo
dobbiamo solo essergliene grati) della «prostituzione intellettuale» che spesso
alberga nei media: «Per capire cos'è basta pensare a cosa è stato scritto e
detto sul gesto di Adriano contro la Sampdoria e ciò che è stato fatto con Del
Piero contro la Roma o Inzaghi contro il Cagliari. Se i giornalisti mi odiano
non è un problema mio». Grillo è uno che di mestiere
fa il simpatico e si attira antipatie; Mourinho gioca al Grande Antipatico e
poi alla fine raccoglie non poche simpatie. Scuole di oratoria, strategie
discorsive.
(
da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 80 del 2009-04-03 pagina 0 Quelli che
le violenze "sono un ottimo segnale" di Michele Brambilla Forse per
riscattare la grigia immagine che sè
fatta da quando è andato via Sansonetti per far posto a un direttore che viene
non dal giornalismo ma dal sindacalese, ieri
Liberazione ha inventato una prima pagina di straordinaria comicità, degna del
miglior Campanile. Così ricostruiva, infatti, la non proprio tranquillissima
giornata londinese: «Quattro grandi, pacifici cortei manifestano contro il G20
e attraversano una Londra blindata dalla polizia». Pacifici? Citiamo a
testimone non la stampa berlusconiana e neppure quella dei grandi banchieri,
bensì lUnità: «Al via il
G20. A Londra assalto alla City». E subito sotto: «Scontri e feriti, mentre i
Grandi preparano il vertice sulla crisi». Questo in
prima pagina. Dentro, il titolo era «Ritornano i no global, scontri e assedio
alle banche». Liberazione ha visto un altro film, evidentemente. A volte,
quando un giornale la spara grossa, si dà la colpa a chi fa i titoli, e si dice
che poi nel pezzo cerano
concetti diversi. Ma in questo caso chi ha fatto il titolo ha rispettato alla
lettera il contenuto del servizio dellinviato a Londra, il quale parla,
già dalle prime righe, di «manifestazioni tutto sommato pacifiche».
Non sappiamo che cosa abbiano «sommato» a Liberazione. Forse, se hanno fatto la
somma del numero delle vetrine rimaste in piedi, del numero delle automobili
non incendiate e del numero delle persone fisicamente presenti a Londra e
rimaste illese, be, se
hanno fatto un calcolo simile, allora si può dire che il numero di vetrine
tirate giù, di auto date alle fiamme e di persone finite al pronto soccorso, in
effetti, è «tutto sommato» poco rilevante. Resta limpressione di un
occultamento dei fatti, di una volontà di
minimizzare che sembra parente stretta di un giustificazionismo strisciante.
Tanto per citare qualcun altro, oltre a Liberazione. Beppe
Grillo, laltro
ieri sera a La7, dopo aver equiparato le banche alla «criminalità organizzata»,
ha detto: «In Francia sequestrano i manager. Cominciamo ad
avere segnali ottimi, direi». E ancora. Don Vitaliano Della Sala, che fa il
parroco in provincia di Avellino, ieri ha annunciato che salirà sulle
imbarcazioni dei no global che tenteranno lassedio, via mare,
allisola della
Maddalena in occasione del G8. La gente comune «è disperata e, quindi, è molto,
molto arrabbiata», ha detto questo prete, che forse non sa che Gesù non ha
chiesto ai poveri di fare la rivoluzione, ma ai ricchi di essere meno egoisti.
I sequestri di persona e gli assalti alle banche di questi
giorni per don Vitaliano sono solo «azioni simboliche»; quindi, lannuncio del giorno del giudizio: «I potenti
devono aver paura». Intendiamoci bene. Che i «potenti» - o almeno una buona
parte di loro: le generalizzazioni non ci piacciono, portano ai gulag e ai
lager - abbiano spesso dato scandalo, è vero. Ieri Michele Serra ha scritto su
Repubblica che, stando ai dati dellOcse,
«negli anni Sessanta in Italia un presidente di azienda guadagnava 50 volte
più di un operaio. Oggi, 300 volte di più» Il «gap tra ricchi e poveri è
smisuratamente aumentato, non può non avere conseguenze sociali», ha aggiunto.
Sono riflessioni condivisibili, anzi sono dati di fatto incontestabili. Anche
noi del Giornale lo denunciamo da tempo: ieri Marcello Zacché ci ha fatto
conoscere «le super-retribuzioni dei bramini delleconomia», e ha osservato che esse «urtano il
buon senso». Anche perché non si tratta di retribuzioni dettate da un libero
mercato e da meriti incontestabili: spesso certe cifre
sono - ha scritto ancora Zacché - il frutto di autoretribuzioni di una casta di
manager autoreferenziale. Serra è però meno convincente nelle conclusioni che
trae dal suo ragionamento, e cioè quando dice che questa «nuda realtà» inevitabilmente
porta a «ridare forza e significato a quella che una volta si chiamava lotta di
classe». Poi, invita pure a trovare un sinonimo di quel termine - lotta di
classe - se il problema sono le parole. Un po sì, il problema sono anche le parole. Quando
un Diliberto dice a Sky tg24, come ha fatto mercoledì, «Noi odiamo Berlusconi»,
il problema sono le parole. Quando un regista come il francese Gustave Kerven,
presentando il suo film Louise-Michel che racconta di operaie che decidono di
uccidere il padrone, dice «certo non condanno i sequestri di manager in atto
nel mio Paese», e aggiunge che «i lavoratori dovrebbero essere più arrabbiati»,
il problema sono le parole. Una certa aria di consenso, ecco qual è - se non il
problema - uno dei problemi. Anche le Brigate Rosse avevano cominciato con
sequestri di manager «puramente dimostrativi». E quel che ne seguì non ha certo
giovato alla causa dei lavoratori, «tutto sommato». © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Tempo, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
stampa AppelloIl sindaco di Roma a Rieti
lancia la volata al candidato del centrodestra per la Provincia Alemanno alla
Sabina «Cambiate con Costini» Il primo cittadino della Capitale è categorico:
«Finora Regione e miei predecessori vi hanno snobbato, è il momento di punirli»
Paolo Di Lorenzo «Eleggete Costini nuovo presidente della Provincia di Rieti e
toccherete con mano un cambio di marcia nello sviluppo di questo territorio. È
vero, la Regione di Marrazzo e i miei predecessori sindaci della Capitale vi hanno
snobbato, oserei dire usato. La verde provincia reatina merita molto di più e
la scusa che ha solo centocinquantamila abitanti conta fino ad un certo punto.
Ci vogliono progetti, amore e attaccamento alla propria terra». Il sindaco di
Roma Alemanno (nella foto) lancia la volata a Costini, partecipando a una
conviviale di autofinanziamento a Colle Aluffi. Tanta gente, centinaia di
piccoli imprenditori, tutti in fila per sostenere il centro-destra alle urne.
«Spero di vincere queste elezioni – ha detto Costini – e di scendere in campo,
concretamente, per aiutare le nostre famiglie. Pensate, Marrazzo parlando su
La7 ha detto che nel Lazio non esistono aziende produttrici di pannelli per il
fotovoltaico... Per Marrazzo e per la Sinistra non esistono la Solsonica e
tutte le piccole imprese che vi ruotano attorno in Sabina. Provincia e Regione
in tanti anni non hanno combinato nulla». Duro anche il commento di Moreno
Imperatori, portavoce del Pdl. «Che i comunisti duri e puri siano
inguaribilmente eguali a se stessi e refrattari ai mutamenti del mondo, lo si
può constatare ogni giorno. L'ultima conferma l'ha data Oliviero Diliberto, che
in questo periodo sta manovrando per confluire in Rifondazione comunista. In
un'intervista su Skytg24, l'esponente comunista ha affermato con livore e
arroganza "noi odiamo Berlusconi". L'ha detto come se annunciasse uno
straordinario programma politico, ma in realtà quell'affermazione cela
un'agghiacciante vuoto politico. La performance di Diliberto vuole recuperare a
sinistra quei voti che si stanno dirigendo verso l'accrocco giustizialista di
Di Pietro. Il leader del Pdci vuole fare concorrenza all'ex pm, a Beppe Grillo, a Marco Travaglio. Questi sono gli alleati di
Melilli. Un presidente – ha aggiunto Imperatori - che è tra i primi firmatari
dell'appello a sostegno della manifestazione che la Cgil ha indetto per domani.
Una firma che giustamente il candidato del centrodestra Costini e gli altri
sindacati Cisl e Uil hanno giudicato un fatto grave». Intanto, domani alle 18 in piazza Vittorio
Emanuele, arriva il primo comizio di questa campagna elettorale. Sarà
l'europarlamentare Claudio Fava della Sinistra e Libertà (ex
Sinistra-Arcobaleno) a chiamare a raccolta i suoi per superare lo sbarramento
del 4 per cento.
(
da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 80 del 2009-04-03 pagina 13 Ilaria
«Sì, ho sbagliato. Mi scuso con tutti» di Redazione Mea culpa, mea grandissima
culpa. Seppur con 24 ore di ritardo Ilaria D'Amico prende coscienza della
figuraccia fatta mercoledì sera in tv e affida alle agenzie il suo autodafè:
«Sono molto rammaricata e desidero scusarmi con tutti gli spettatori, con La7,
con l'editore Telecom Italia Media, con le tutte persone citate e con gli
ospiti in studio» si prostra l'avvenente conduttrice. Che precisa: «Pensavo che la presenza di Beppe Grillo potesse rappresentare un interessante elemento di dibattito su
un tema così importante come la privatizzazione dell'acqua, che negli accordi
presi con Grillo e nella
costruzione del panel degli ospiti in studio, era l'argomento su cui avevamo
concordato la sua presenza in diretta». Poi, con candore, la D'Amico
ammette di essere stata presa in contropiede e di non aver saputo riprendere in
pugno la trasmissione: Grillo nel suo intervento «non
solo ha divagato su temi molto diversi, dei quali evidentemente si è assunto la
responsabilità, ma non ha lasciato nemmeno spazio al dialogo. La sua assenza
dal collegamento prima, il suo repentino abbandono poi, hanno infatti impedito
a me qualsiasi interazione e a tutti gli ospiti eventuali repliche. Avevo
creduto di poter riportare dopo tanto tempo le posizioni di Grillo
all'interno di un confronto televisivo corretto dedicato a tutti i
telespettatori, anche a quelli che normalmente non amano la piazza.
Evidentemente mi sbagliavo». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano
(
da "Stampa, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Oggi il debutto di «Recital» Corrado
Guzzanti imita Di Pietro a teatro Dopo 10 anni di assenza dalle scene, Corrado
Guzzanti debutta oggi al Gran Teatro di Roma, già tutto esaurito per le prime
cinque date, con Recital, lo spettacolo che porterà nelle principali città
italiane fino alla fine di maggio. Guzzanti riproporrà alcuni suoi personaggi
come il santone Quèlo, il conduttore La Porta o la presentatrice Channel
Vulvia. Ma anche tanta satira politica con le parodie del ministro Tremonti,
dell'ex presidente del consiglio Prodi, di Bertinotti e, per la prima volta,
anche di Antonio Di Pietro. Show in televisione Il record della Close In bocca
49 minicarote Ospite dello show Late Night della Nbc, l'attrice Glenn Close ha
voluto battere in diretta il «record» stabilito a una cena in famiglia dalla
figlia, che una volta riuscì a mettersi in bocca 42 minicarote. Detto fatto. La
star ne ha inghiottite 49. L'attrice
desnuda E Stefania Rocca posa per «Playboy» C'è Stefania Rocca sulla copertina
del numero di aprile di Playboy. L'attrice torinese definisce il suo servizio
«vedo-non vedo» più elegante di un «volgare» nudo. Scuse ai telespettatori
Ilaria D'Amico: «Un errore invitare Grillo a Exit» Ilaria D'Amico si scusa,
pentita di aver invitato Beppe Grillo a tornare dopo anni in diretta tv a «Exit» nella puntata di
mercoledì sera su La7, conclusasi con l'abbandono del comico a collegamento
ancora in corso. «Grillo
aveva promesso un confronto aperto e non potevamo immaginare che avrebbe
abbandonato la diretta lasciando sospeso il dibattito».
(
da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
La Merkel ha parlato di un compromesso
storico, Obama ieri era raggiante; tutti i leader hanno salutato con enfasi i
risultati del G20. Ed è normale che sia così: tentano di infondere fiducia e
speranza, nel tentativo, perlomeno, di sbloccare i consumi. E le Borse hanno
risposto. Tuttavia analizzando i contenuti ci si accorge che, come previsto, il
G20 ha portato poche novità. L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del
Fmi: erano previsti 500 miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato
che intendono regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le
norme devono essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. -
secondo Brown "non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire
le società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè
ogni Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte.
Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da
1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più
urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è
irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno
il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non
hanno acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite
colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro
i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè
affrontare le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto
a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la
psicologia catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando
l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è
comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin,
era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo,
germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 2 ) » (1 voti, il voto
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tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di migliaia
di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle banche,
accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e un
morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi
non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti
difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da
imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 35 ) » (2 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i
governi a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da
abbozzare: al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà
sotto traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama
rischia di essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non
riconosce più lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si
può, e non basta un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un
Paese a cui il mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi.
Scritto in era obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e
il mondo, germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 46 ) » (5
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28Mar 09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è
difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca
sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto
in politica, pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4 voti,
il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar
09 Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi abbiamo
parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono rimasto
colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che affossò la
lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati (finanziari)
siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I mercati, anzichè
rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono sempre". La mia prima
reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa queste considerazioni? Il
personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci bene, forse non ha tutti i
torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e penso che l'economia di
mercato abbia consentito di portare sulla via del benessere intere nazioni. Ma
ho l'impressione - anzi, la certezza - che i mercati finanziari oggi non siano
il risultato del normale incrocio tra domanda e offerta. E questo a causa dei
derivati e dei prodotti di ingegneria finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità
di questi strumenti? Nati a fin di bene ovvero per permettere agli operatori e
agli industriali di cautelarsi contro rischi di cambio o sbalzi nelle
quotazioni, sono diventati dei mostri che con l'effetto leva consentono
profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono all'economia reale? Consentono
una miglior valutazione delle società quotate? La risposta a queste domande è
no: non servono a nulla se non a una certa finanza. E l'effetto leva è così
vertiginoso da distorgere molte valutazioni, accentuando spasmodicamente i
movimenti al rialzo o al ribasso di borse, valute, materie prime, obbligazioni.
Ricordate il petrolio? Su su fino a 150 dollari, poi già sotto i 40, il dollaro
che passa da 1,25 a
1,45 in
dieci giorni e poi torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E
allora perchè non limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader,
certi banchieri, gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa
finisca e che il mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica
autenticamente liberale. Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo,
crisi, banche, manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste
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questo articolo a un amico 24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I
mercati finanziari hanno reagito con entusiasmo al piano del ministro del
Tesoro americano Geithner e non è difficile capire perchè: non fa altro che
prorogare lo strapotere della casta finanziaria di Wall Street. Come hanno
evidenziato alcuni commentatori (segnalo al riguardo l'ottimo fondo di Luigi
Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa a punto dall'Amministrazione Obama
si risolve in uno straordinario regalo alle banche che hanno provocato il dissesto
finanziario, in un incentivo agli hedge funds che potranno indebitarsi a spese
del contribuente, e persino in un premio alle agenzie di rating che per
valutare i nuovi fondi di asset tossici intascheranno un miliardo di dollari.
Sul Giornale di oggi do voce anche a un'illustre economista, Alice Rivlin, ex
membro del board della Federal Reserve, che sebbene con qualche perplessità
difende il piano. Tuttavia resto molto scettico, per queste quattro ragioni: 1)
Il piano ignora le cause strutturali del dissesto. Anche se avesse successo,
non impedirebbe alle banche di ripetere gli stessi errori del passato. infatti,
secondo voci accreditate, gli istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle
operazioni di ingegneria finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con
derivati, cartolarizzazioni, eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato
con mille miliardi di dollari, ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran
lunga superiore a questa pur ingente cifra. Verosimilmente, non sarà
sufficiente per risanare completamente i bilanci delle banche. 3) La Cina è
sempre più diffidente nei confronti degli Stati Uniti e sempre meno disposta a
indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo con la Russia, ha lanciato l'idea di
una moneta globale al posto della valuta statunitense. L'ipotesi appartiene a
un futuro lontano. Ma il solo fatto che venga presa in considerazione è
indicativa delle intenzioni di Pechino. 4) L'economia americana si basa per il
75% sui consumi e le misure varate dal governo faranno esplodere prima il deficit
e poi il debito pubblico, che potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del
Pil. E ci vorranno molti anni per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze
sono strutturali. L'ottimismo di molti operatori è davvero giustificato?
Scritto in banche, capitalismo, crisi, era obama, economia, cina,
globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 63 ) » (3 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Mar 09 Non
chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero un grande comunicatore?
Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come spiego in un articolo
pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati Uniti è soprattutto un
grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso da altri. Sa leggere, sa
recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a braccio. Infatti, ha
sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il "gobbo
elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo per pochi
secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in
spin, comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 09 Proteste alla Sapienza e
degli islamici, la legge vale per tutti? Ieri altri tafferugli alla Sapienza.
Gli studenti volevano improvvisare un corteo non autorizzato e la polizia lo ha
impedito; da qui gli scontri. A mio giudizio la polizia ha ragione; mi chiedo
però perchè lo stesso criterio non sia stato usato in occasione delle proteste
degli estremisti islamici di gennaio, durante le quali, per ben 4 volte i
manifestanti hanno deviato dal percorso autorizzato per andare a pregare di
fronte al Duomo e al Colosseo. In quell'occasione, a Milano come a Roma, le
forze dell'ordine hanno lasciato fare. E purtroppo credo che lo stesso
accadrebbe se gli islamici tentassero un'altra prova di forza; perchè è
relativamente semplice contrastare qualche centinaio di studenti su di giri, ma
è troppo rischioso far rispettare la legge se a violarla è una minoranza
musulmana ormai molto numerosa composta da centinaia di migliaia di persone,
che potrebbero provocare sommosse di piazza. E se osservo quel che accade all'estero
non trovi motivi di conforto: a Parigi la polizia non ha più il controllo di
alcuni quartieri di periferia e gli agenti hanno paura di uscire dai
commissariati, mentre in America Sean Penn ha fatto tagliare i passaggi che lo
riguardano in un film che denuncia le difficoltà di integrazione di certe
minoranze, tra cui quella islamica, mostrando scene forti, come quella di una
ragazza iraniana uccisa in nome dell' «onore» da un familiare che ne
rimproverava la condotta di vita non conforme alle tradizioni e ai dettami
della religione. Le proteste dell'associazione degli iraniani è stata così
veemente da indurre l'attore, famoso per il suo impegno civile, a una clamorosa
retromarcia. E la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. Che fare?
Bisogna arrivare al punto di limitare drasticamente l'immigrazione musulmana
privilegiando quella di minoranze, come i filippini, che si integrano
facilmente? Scritto in notizie nascoste, società, Italia, gli usa e il mondo,
francia, immigrazione, islam Commenti ( 181 ) » (6 voti, il voto medio è: 5 su
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 09 Il rally delle
Borse è un'illusione, l'America nasconde i guai Negli ultimi sette giorni le
Borse sono partite al rialzo e c'è già chi sostiene che il peggio è passato.
Non riesco ad essere così ottimista; anzi, ho l'impressione che in realtà,
proprio in questi giorni ,stiamo vivendo un passaggio delicatissimo della
crisi. Il rally è stato innescato da Citigroup che ha annunciato profitti per i
primi due mesi e gli operatori hanno iniziato a credere che il settore bancario
sia sulla via del risanamento. Ma è davvero così? Che fine hanno fatto i debiti
colossali accumulati dagli istituti? Si sono volatilizzati con un colpo di
bacchetta magica? Ovvio che no. E infatti qualcuno ha rilevato che Citigroup ha
annunciato gli utili ma si è rifiutata di rilevare l'incidenza dei debiti. Ma
l'annuncio di una settimana fa è servito per innescare un'operazione colossale
per propagare fiducia. Il movimento di Borsa è stato ampliato da una raffica di
annunci rassicuranti da altre banche, e, soprattutto, da uno spin
iperottimistico da parte di Obama, del ministro del Tesoro Geithner del
presidente della Fed Bernanke, secondo cui "il peggio è passato". Che
i governi tendano a sollevare gli spiriti è normale, ma questa euforia è
sospetta. E infatti serve a nascondere un problema ben più grande. Altro che
ripresa, in queste ore l'America è in bilico come mai prima d'ora. La vera
notizia non è Citigroup, ma la dichiarazione del primo ministro cinese che
pubblicamente ha espresso dubbi sulla solidità dei Buoni del Tesoro americani.
E Obama nel week-end ha moltiplicato gli interventi per rassicurare il mondo
"che gli Usa sono la nazione più sicura al mondo per gli
investimenti". Ieri sono usciti i dati, ripresi dall'economista Roubini,
sugli acquisti di Treasury ed è emersa un'altra verità scomoda. In gennaio gli
stranieri hanno venduto Buoni del Tesoro a lunga scadenza per 18 miliardi
(mentre in dicembre ne avevano acquistati per 22 miliairdi), preferendo le
scadenze brevi. In genere hanno ridotto gli acquisti di obbligazioni americane,
sia pubbliche che private, con, complessivamente, un saldo negativo per 148
miliardi di dollari. La Cina è inquieta e il mercato manda segnali negativi: il
mondo inizia a perdere fiducia in un'America il cui deficit sta esplodendo? E'
l'incubo che agita le notti di Obama. Altro che euforia, il suo è spin da
disperazione. E il mondo trattiene il fiato. AGGIORNAMENTO: Sono a Parigi, dove
ho intervistato Jacques Attali, uno dei pochi ad aver previsto per tempo la
crisi. E' convinto che la crisi potrà essere superata definitivamente solo se
verranno cambiate le regole che hanno permesso la diffusione dell'anarchia
finanziaria, altrimenti la ripresa sarà effimera. Il problema è che Washington
e Londra vogliono continuare come prima. Attali è persuaso che l'Europa sia
meglio attrezzata e potrebbe addirittura emergere come la nuova superpotenza.
Potere leggere l'intervista qui Scritto in spin, banche, capitalismo, crisi,
era obama, società, cina, notizie nascoste, globalizzazione, economia, gli usa
e il mondo Commenti ( 45 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 14Mar 09 La crisi provocherà una nuova ondata
di immigrati? Ma la crisi che impatto avrà sui flussi migratori? In Italia se
n'è parlato poco, ma sulla stampa straniera sono stati pubblicati diversi
reportage, da quali risultava che molti immigrati stavano abbandondando i Paesi
ricchi (soprattutto negli Usa e in quelli del Golfo) per tornare a casa. Il
motivo? Ovvio: la mancanza di lavoro. Anche in Italia è accaduto un fenomeno
analogo, sebbene in misura molto minore e limitatamente ad alcune comunità,
come quella brasiliana. Ma ora il quadro potrebbe cambiare. Se la crisi
finanziaria nei Paesi dell'Europa dell'est peggiorerà ulteriormente, provocando
un forte aumento della disoccupazione, molti rumeni, bulgari, albanesi,
slovacchi, eccetera potrebbero essere indotti, dalla disperazione, a tentare
l'avventura a ovest, magari al solo scopo di vivere di espedienti. L'incognita
principale, tuttavia, riguarda l'Africa. L'altro giorno il segretario del Fmi,
Dominique Strauss-Kahn, ha lanciato l'allarme per gli effetti catastrofici
della recessione sul Continente nero. «C'è in pratica la certezza -ha detto il
capo dell'Fmi -che molti milioni di persone sprofonderanno sempre più nella
miseria: se non si interviene con un forte piano d'emergenza ci sono forti
rischi di guerre civili, se non di guerre estese». E dunque di una nuova ondata
migratoria verso l'Europa. Secondo Strauss-Kahn tocca ai Paesi ricchi mettere
mano al portafoglio. «Se la comunità internazionale ha trovato centinaia di
miliardi di dollari per affrontare la crisi globale, non è ammissibile che non
possa trovare qualche centinaio di milioni, meno di quanto ha investito per
salvare singole aziende private, per i Paesi più poveri». E' davvero questo il
modo appropriato per aiutare l'Africa a superare la crisi? Inoltre: siamo
pronti a reggere, in piena crisi economica, una nuova ondata migratoria
dall'Europa dell'Est e dall'Africa? Temo che un evento del genere provocherebbe
tensioni sociali enormi, un razzismo diffuso e una guerra tra poveri nelle
nostre città. Che foschi presagi.. sbaglio? Scritto in società, crisi,
globalizzazione, democrazia, Italia, notizie nascoste, immigrazione Commenti (
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- ho posto un link di ricerca su Google, per fare questa affermazione con un
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colpa è tutta di quei farabutti dell'Uruguay&Filippin... roberto: Harlequin
Scrive: April 2nd, 2009 at 8:30 am Gentilissimo Dr. Foa, dovrebbe conoscere uno
dei soprannomi con... roberto: Umberto Cisotti Scrive: April 2nd, 2009 at 10:10
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(
da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Non male l'ultima del vate di Setùbal: io
sono come Robin Hood. Reazioni a Sherwood e nei dintorni, scoprire che si
aggira, fuori dalla foresta, un portoghese, con eccellente curriculum e
clamoroso conto in banca, che si considera un tipo leggendario che ruba ai
ricchi per dare ai poveri, non è roba da poco. La domanda sorge spontanea: chi
sono i ricchi? Moratti e Tronchetti Provera? Chi sono i poveri? Al massimo i
tifosi, per l'ennesima volta caduti nella trappola della champions sognata e
svanita. Ma qui stiamo a discutere le doti affabulatorie, la bellezza e il
fascino di Mourinho Josè, la sua arte dialettica, la sua capacità di dire senza
dire, tutti ad abbeverarsi alla fonte mentre è la fame che spinge, la voglia d
sapere: ma come gioca la sua Inter? Nessuno domanda, pochi chiedono, Lui
dribbla, anzi come si usa dire oggi, salta l'avversario e l'interrogativo, la
butta sulla provocazione, sapend che gran parte degli astanti non conoscono la
storia, si fermano alla cronaca, dimenticano quello che accadde al Porto,
quello che di seguito avvenne al Chelsea e altre cose che disturberebbero il
tecnico portoghese soltanto a sfiorarle, come ha provato a fare Chiambretti
("tu usi il preservativo?"). Ne ha parlato il Papa, ne ha parlato il
vescovo di Lisbona ma Mourinho ha respinto al mittente la questione:"Tu
non mi porti su quella strada.". Strano, perchè qualche minuto dopo
avrebbe coinvolto nelle risposte anche Gesù. Ma non si può chiedere di più a
Robin Hood. Scritto in Nessuna categoria Non commentato » (Nessun voto) Loading
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questo post a un amico 29Mar 09 La mano de Dios ha un debito Risulta, dunque,
che Diego Armando Maradona debba versare al Fisco italiano euro 37 milioni, in lettere
trentasette per rendere ancora neglio l'idea. Dicono i dirigenti di Equitalia,
addetti alla riscossione, che l'argentino è sotto controllo e non sfuggirà al
pagamento del dovuto. Non so bene che cosa significhi sotto controllo. Maradona
si è già presentato in Italia più volte, è andato allo stadio, ha danzato in
tivvù (Rai, roba pubblica), si è fatto intervistare ma probabilmente in quelle
occasioni Equitalia aveva altro da fare, gli uomini delle fiamme gialle non
sono intervenuti, al massimo hanno chiesto un autografo, nessuno riusciva a
fermare Maradona in campo ma nessuno riesce a fermarlo anche lontano dal prato.
Misteri della vita. Lo stesso Diego Armando ha appena detto una cosa gentile
nei confronti di Pelè:"Ha perso la verginità con un uomo" in risposta
ad alcune critiche del brasiliano che sostiene, non soltanto lui in verità, che
l'argentino non sia di buon esempio per i giovani. Il derby sudamericano
interessa fino a un certo punto, piuttosto sarebbe bello se gli amici, sodali,
complici, collaboratori di Maradona possano spiegare come mai il loro pupillo
abbia quel mare di debiti nei confronti dell'Erario, trentasette milioni, da
devolvere magari a qualche famiglia bisognosa, Diego, stavolta, fai vedere che
la tua mano è davvero de Dios. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 13 ) »
(1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il blog di Tony
Damascelli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Manda questo post a un
amico 23Mar 09 Il vate di Setubal Non male l'ultima esternazione di Mourinho:
moltissimi allenatori non scelgono la formazione ddella propria squadra, lui
sì, altrimenti, il giorno dopo, svuoterebbe l'ufficio e chiuderebbe la valigia
per andarsene. Un uomo così, con princìpi così duri e puri, dovrebbe essere
nominato presidente del Portogallo, dell'Onu, di Amnesty International. Invece
è costretto a svolgere il ruolo di allenatore di una squadra di football,
nemmeno grandissima visti i risultati internazionali da lui medesimo ottenuti
in Inghilterra prima e in Italia dopo. Un uomo così va rispettato come lo
rispettano i cortigiani e gli ignoranti. Un allenatore così va capito, come
l'ho capito io e altri molti che seguono il calcio da una vita e sanno chi
spaccia le parole e chi si occupa della sostanza. Josè Mourinho ha fatto bene a
dire quelle cose, si è finalmente tolto il burka di cachemire che lo nasconde
ai più, mi fa venire in mente la definizione di Sciascia ne Il giorno della
civetta, quando distingueva gli uomini in omini, ominicchi, quaquaraqua e
piglianculo. Scegliete voi il termine giusto. Io ho un'idea. Scritto in Nessuna
categoria Commenti ( 11 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Commenti Manda questo post a un amico 16Mar 09 Se Nereo avesse avuto l'Ilaria
Li chiamano fenomeni, special one, vincenti, vip. Sono gli allenatori del
football contemporaneo. Vanno in tivvù, frequentano la pubblicità, sono
ricoperti di denari, si occupano anche delle loro squadre. Senza una telecamera
ad inquadrarli sarebbero allenatori e basta. Immaginate Nereo Rocco o Bruno
Pesaola, per citare così due a memoria ma due particolari nel genere.
Immaginateli oggi, con l'Ilaria di Sky ole emittenti private a fare baruffa,
immaginateli con la l'intervista flash, con il microfono dietro la panchina,
con la prova tv, con le Iene, Scherzi a parte. Immaginateli dirimpetto a
Mourinho o Zeman, Spalletti o Ranieri, Mancini o o Lippi. Sarebbe uno
spettacolo d'arte varia, alla faccia dei zero tituli. Questo per dire che il
merito di tanta popolarità, gloria e conto corrente è figlio della televisione
più che del lavoro sul campo. O no? Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 15
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amico 08Mar 09 Special no one La vita è bella ma il calcio ancora di più. Basta
poco per cambiare idea, tattica, risultato, allenatore, squadra. Bastano un
paio di giorni e si abbandona un'opinione per presentarne un'altra,
diametralmente opposta. Sull'argomento, Josè Mourinho resta un vero mattatore.
Dopo uno show durato nove mesi, con tutte le api a ronzare attorno al suo
miele, con il tono giusto per stupire i borghesi, lo special one ha combinato
una furbata delle sue, a capo chino, stavolta, con la voce fioca: ha aggiunto
due sole lettere per ribaltare se stesso e spiazzare il resto del mondo. Lui
era lo special one ma dopo la partita con il Genoa, a domanda specifica sull'uso
della moviola nel calcio, ha risposto e chiarito: "Non sono nessuno",
Special no one, dunque, un altro gol dei suoi, mentre nello studio di plastica
di Sky, commentatori e opinionisti sembravano marionette senza fili e si
discuteva all'italiana sul gol perfido di Balotelli. Avanti così, la vita è
bella, il calcio ancora di più. Propongo Josè Mourinho il premio USSI, unione
stampa sportiva italiana, uno come lui è la salvezza per chi non saprebbe
scrivere altro. Di football, ovviamente. Scritto in Nessuna categoria Commenti
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un amico 04Mar 09 Dalle prostitute ai prostituti Josè Mourinho è una leggenda.
Parla e il popolo ascolta, inebetito. Lui dice, ridice, un
po' Gilberto Govi un po' Beppe Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono momenti di comicità rara,
parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il libretto dei ricordi,
l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una frase che piace, ad
effetto, da titolo, commento, editoriale. I prostituti sono il
femminile, ovvio, delle prostitute di cui Josè Mourinho sicuramente deve aver
sentito parlare e di cui deve aver letto ai temopi giù gloriosi del Porto da
lui allenato. Era la stagione 2003/2004 e il campionato portoghese andò come
andò, vinse meritatamente il Porto ma saltò in aria il calcio lusitano per una
storia di apido dourado, fischietti d'oro, insomma dicioto arbitri sospsesi,
prostitute a gogò al loro servizio, gare addomesticate, il presidente del Porto
sotto accusa, squalificato, la squadra penalizzata di 6 punti. Roba antica che
è tornata alla memoria. Quello era il calcio, questo è il calcio anche se
Special One dice che "non è il mio". Ogni tanto basta fermars e
ricoerdare, l'ho fatto ache io pentendomi, pagando il conto senza che nessuno
chiedesse sconti. Avanti così. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 6 ) » (1
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amico 25Feb 09 Ronda su ronda La solita storia italiana: le ronde. Il pericolo
pubblico numero 1, ultima novità dal fronte della politica, bassa. Si discute,
si lotta, si litiga sulla proposta di introdurre le ronde per tutelare
l'oirdine pubblico. Molti a favore, altrettanti contro. Domanda: quale è la
differenza tra gli stewards che operano da qualche tempo all'interno degli
stadi di football e le ronde che dovrebbero agire fuori dallo stadio, ad
esempio? Che differenza c'è tra gli agenti della sicurezza privata (mondialpol
e affini, guardie del corpo e avanti così) e le ronde di ex agenti dell'arma
benemerita, ex poliziotti in pensione? Aspetto le risposte, mi auguro non politicanti,
non faziose di partito, a destra, a sinistra, ma roba vera, spicciola, pratica.
Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 17 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su
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Articoli Feed RSS Commenti Manda questo post a un amico 23Feb 09 Collina
arancione L'ultima di Collina è il cartellino arancione. Magari sponsorizzato
dalla banca che di questo colore promuove il "conto". Una soluzione
cromaticoandreottiana, un compromesso tra il giallo e il rosso, una non
decisione, una palla in calcio d'angolo, tanto per non smentirsi. L'uomo che
sussurrava alla pioggia ha lanciato l'idea ma il football, anche con il
progresso, le riforme, il cambio delle norme, non è l'hockey su ghiaccio, non è
la pallacanestro, non è il rugby che, dal football non hanno assorbito nessuna
regola. O forse avremo i passi e il tempo d'area? O forse la pala passata in
avanti? O il cambio in corsa? Il football vive già una vita difficile perchè il
suo regolamento è letto a fisarmonica, si apre e si chiude seguendo fazioni e
inteessi, figuratevi poi l'introduzione di un terzo cartellino, arancione
appunto, per ch ha commesso un fallo a non proprio cattivo ma nemmeno tanto
morbido, insomma un'ave maria e un pater noster, diceva il prete in
confessionale. Tra qyualche tempo avremo la proposta del cartellino nero, per
attacco alla persona? Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 8 ) » (1 voti, il
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Manda questo post a un amico 22Feb 09
Le pagelle del calcio, del cinema e del festival Mai fidarsi dei critici, di
football, di cinema e di canzoni. Prendete l'ultimo festival di Sanremo,
rileggete voti, opinioni, riguardatevi interventi in radio e tivvù degli
inviati al festival, controllate i voti riservati ai tre cantanti finalisti,
direi Povia su tutti e cercate di non ridere. O non ci hanno capito nulla o il
loro giudizio conta ancora di meno rispetto al parere del pubblico. Cosa che
accade anche in occasione dei festival del cinema, si tratti di Cannes o di
Venezia, roba da sofisticati, raffinati ma non per la gente comune che la pensa
in modo opposto a quello che i sacerdoti hanno espresso. Idem come sopra nel
calcio, con qualche eccezione, perchè spesso il calciatore bocciato in pagella
è anche quello fischiato dal pubblico dello stadio ma capita anche che alcuni
godano di protezione, di voto di casta, di sufficienza perchè appartengono a
una certa squadra e perchè teniamo famiglia ed è meglio conservare buoni
rapporti con il prossimo, il calciatore appunto. Totale: i voti in pagella sono
come le cravatte, di gusto personalissimo, a volte meglio andar via in
maglietta, a volte il regalo della fidanzata o della moglie viene riciclato,
dunque al prossimo festival non tenete conto di quello che scriveranno i
giornalisti, dico in materia di voto, passate oltre. Scritto in Nessuna
categoria Commenti ( 2 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Commenti Manda questo post a un amico 18Feb 09 Bonolis e Grillini Ormai al
festival di Sanremo sono saltate le marcature. Le canzoni sono un pretesto, si
può fare e dire di tutto, invitare amici, sodali, soci, affini e poi, arriva il
bello. Per esempio uno canta, dico Povia, e il suo brano "Luca era
gay" è argomento di discussione da settimane, di giorno e di notte.
Trattasi di canzone ma Povia è Povia non è mica Mina che, parola di Patty Pravo
è ectoplasma, o Paoli che condede la pietas al pedofilo violentatore, Povia no,
dunque si adatti. Si adatti a vedere la seguente scena: Bonolis, una volta
finita l'esecuzione del cantante, cede il microfono a uno spettatore che è poi
l'onorevole Grillini, esponente dell'arcigay, il quale conclude il proprio
intervento con uno schiaffetto a Povia che non conosce i problemi dei gay.
Seguono fischi e applausi. Grillini ha fatto il suo mestiere, anche da
propagandista annunciando la prossima manifestazione di protesta del suo
movimento. Ma Bonolis ha creato un buon precedente: ogni testo discusso o
discutibile avrà ora bisogno di un intervento dall'esterno, telefonata da casa,
intervento del pubblico in sala per contestarlo, approvarlo, criticarlo. Il
festival non è più di un ente pubblico come la Rai, ormai è di un presentatore,
è di chi prende un milione e decide a proprio piacimento di offrire il
microfono a chi gli garba, sempre per proteggere le cosidette minoranze. E poi
in questo benedetto Paese è ormai diventato impossibile pensarla in maniera
diversa altrimenti sei un razzista, un violento, un antidemocratico. Avere
un'idea è pericoloso, avere un'ideologia è più comodo. Si fa carriera, si
prendono denari. Anche più di trenta. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 21
) » (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il blog di Tony
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radio, le auto d'epoca, il vintage, il juke box, i Beatles, Totò, Platini, il
vino buono e la tavola giusta e così sto imparando a conoscere la vita. Nei
giornali ho scritto di tutto, tra errori ed omissioni. Ringrazio i miei Nobel
d'avventura, Tosatti, Arpino, Zanetti, Brera, Montanelli e qualche
contemporaneo illustre di cui non voglio svelare l'identità. Ad maiora. Tutti
gli articoli di Tony Damascelli su ilGiornale.it contatti Categorie costume
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Italia-Brasile 1 a
1 - 1 Emails Bonolis e Grillini - 1 Emails Ultime discussioni DamyEku: Salve
tutti! il fisco? hahahahahah sa solo fermare i bambini senza scontrino x una patatina
azz hhahahahahah... lino: maradona viene pagato per ogni sua presenza, in tv,
in uno stadio o in un semplice bar. penso sia pagato anche... Lorenzo R:
Facciamo così: o i 37 milioni di euro che Maradona deve al fisco, cioè a tutti
noi, ce li mettono i... mauro: Caro Damascelli, mi scuso se insisto ma
l'incomprensione c'è stata. Il debito fiscale esiste e... tony.damascelli:
Gentile tzola1, nessuna disputa, parole chiare amicizia lunga, io la penso come
Te, chi sbaglia paga... Ultime news An error has occured; the feed is probably
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Commenti
(
da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
La Merkel ha parlato di un compromesso
storico, Obama ieri era raggiante; tutti i leader hanno salutato con enfasi i
risultati del G20. Ed è normale che sia così: tentano di infondere fiducia e
speranza, nel tentativo, perlomeno, di sbloccare i consumi. E le Borse hanno
risposto. Tuttavia analizzando i contenuti ci si accorge che, come previsto, il
G20 ha portato poche novità. L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del
Fmi: erano previsti 500 miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato
che intendono regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le
norme devono essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. -
secondo Brown "non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire
le società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè
ogni Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte.
Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da
1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più
urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è
irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno
il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non
hanno acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite
colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro
i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè
affrontare le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto
a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la
psicologia catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando
l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è
comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin,
era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo,
germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 2 ) » (1 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09 Che
tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di migliaia
di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle banche,
accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e un
morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi
non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti
difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da
imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 35 ) » (2 voti,
il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i
governi a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da
abbozzare: al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà
sotto traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama
rischia di essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non
riconosce più lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si
può, e non basta un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un
Paese a cui il mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi.
Scritto in era obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e
il mondo, germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 46 ) » (5
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28Mar 09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è
difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca
sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto
in politica, pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4 voti,
il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar
09 Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi abbiamo
parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono rimasto
colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che affossò la
lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati (finanziari)
siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I mercati, anzichè
rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono sempre". La mia prima
reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa queste considerazioni? Il
personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci bene, forse non ha tutti i
torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e penso che l'economia di
mercato abbia consentito di portare sulla via del benessere intere nazioni. Ma
ho l'impressione - anzi, la certezza - che i mercati finanziari oggi non siano
il risultato del normale incrocio tra domanda e offerta. E questo a causa dei
derivati e dei prodotti di ingegneria finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità
di questi strumenti? Nati a fin di bene ovvero per permettere agli operatori e
agli industriali di cautelarsi contro rischi di cambio o sbalzi nelle
quotazioni, sono diventati dei mostri che con l'effetto leva consentono
profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono all'economia reale? Consentono
una miglior valutazione delle società quotate? La risposta a queste domande è
no: non servono a nulla se non a una certa finanza. E l'effetto leva è così
vertiginoso da distorgere molte valutazioni, accentuando spasmodicamente i
movimenti al rialzo o al ribasso di borse, valute, materie prime, obbligazioni.
Ricordate il petrolio? Su su fino a 150 dollari, poi già sotto i 40, il dollaro
che passa da 1,25 a
1,45 in
dieci giorni e poi torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E
allora perchè non limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader,
certi banchieri, gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa
finisca e che il mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica
autenticamente liberale. Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo,
crisi, banche, manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste
Commenti ( 91 ) » (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading
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questo articolo a un amico 24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I
mercati finanziari hanno reagito con entusiasmo al piano del ministro del
Tesoro americano Geithner e non è difficile capire perchè: non fa altro che
prorogare lo strapotere della casta finanziaria di Wall Street. Come hanno
evidenziato alcuni commentatori (segnalo al riguardo l'ottimo fondo di Luigi
Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa a punto dall'Amministrazione Obama
si risolve in uno straordinario regalo alle banche che hanno provocato il dissesto
finanziario, in un incentivo agli hedge funds che potranno indebitarsi a spese
del contribuente, e persino in un premio alle agenzie di rating che per
valutare i nuovi fondi di asset tossici intascheranno un miliardo di dollari.
Sul Giornale di oggi do voce anche a un'illustre economista, Alice Rivlin, ex
membro del board della Federal Reserve, che sebbene con qualche perplessità
difende il piano. Tuttavia resto molto scettico, per queste quattro ragioni: 1)
Il piano ignora le cause strutturali del dissesto. Anche se avesse successo,
non impedirebbe alle banche di ripetere gli stessi errori del passato. infatti,
secondo voci accreditate, gli istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle
operazioni di ingegneria finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con
derivati, cartolarizzazioni, eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato
con mille miliardi di dollari, ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran
lunga superiore a questa pur ingente cifra. Verosimilmente, non sarà
sufficiente per risanare completamente i bilanci delle banche. 3) La Cina è
sempre più diffidente nei confronti degli Stati Uniti e sempre meno disposta a
indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo con la Russia, ha lanciato l'idea di
una moneta globale al posto della valuta statunitense. L'ipotesi appartiene a
un futuro lontano. Ma il solo fatto che venga presa in considerazione è
indicativa delle intenzioni di Pechino. 4) L'economia americana si basa per il
75% sui consumi e le misure varate dal governo faranno esplodere prima il deficit
e poi il debito pubblico, che potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del
Pil. E ci vorranno molti anni per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze
sono strutturali. L'ottimismo di molti operatori è davvero giustificato?
Scritto in banche, capitalismo, crisi, era obama, economia, cina,
globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 63 ) » (3 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Mar 09 Non
chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero un grande comunicatore?
Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come spiego in un articolo
pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati Uniti è soprattutto un
grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso da altri. Sa leggere, sa
recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a braccio. Infatti, ha
sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il "gobbo
elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo per pochi
secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in
spin, comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 09 Proteste alla Sapienza e
degli islamici, la legge vale per tutti? Ieri altri tafferugli alla Sapienza.
Gli studenti volevano improvvisare un corteo non autorizzato e la polizia lo ha
impedito; da qui gli scontri. A mio giudizio la polizia ha ragione; mi chiedo
però perchè lo stesso criterio non sia stato usato in occasione delle proteste
degli estremisti islamici di gennaio, durante le quali, per ben 4 volte i
manifestanti hanno deviato dal percorso autorizzato per andare a pregare di
fronte al Duomo e al Colosseo. In quell'occasione, a Milano come a Roma, le
forze dell'ordine hanno lasciato fare. E purtroppo credo che lo stesso
accadrebbe se gli islamici tentassero un'altra prova di forza; perchè è
relativamente semplice contrastare qualche centinaio di studenti su di giri, ma
è troppo rischioso far rispettare la legge se a violarla è una minoranza
musulmana ormai molto numerosa composta da centinaia di migliaia di persone,
che potrebbero provocare sommosse di piazza. E se osservo quel che accade all'estero
non trovi motivi di conforto: a Parigi la polizia non ha più il controllo di
alcuni quartieri di periferia e gli agenti hanno paura di uscire dai
commissariati, mentre in America Sean Penn ha fatto tagliare i passaggi che lo
riguardano in un film che denuncia le difficoltà di integrazione di certe
minoranze, tra cui quella islamica, mostrando scene forti, come quella di una
ragazza iraniana uccisa in nome dell' «onore» da un familiare che ne
rimproverava la condotta di vita non conforme alle tradizioni e ai dettami
della religione. Le proteste dell'associazione degli iraniani è stata così
veemente da indurre l'attore, famoso per il suo impegno civile, a una clamorosa
retromarcia. E la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. Che fare?
Bisogna arrivare al punto di limitare drasticamente l'immigrazione musulmana
privilegiando quella di minoranze, come i filippini, che si integrano
facilmente? Scritto in notizie nascoste, società, Italia, gli usa e il mondo,
francia, immigrazione, islam Commenti ( 181 ) » (6 voti, il voto medio è: 5 su
un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 09 Il rally delle
Borse è un'illusione, l'America nasconde i guai Negli ultimi sette giorni le
Borse sono partite al rialzo e c'è già chi sostiene che il peggio è passato.
Non riesco ad essere così ottimista; anzi, ho l'impressione che in realtà,
proprio in questi giorni ,stiamo vivendo un passaggio delicatissimo della
crisi. Il rally è stato innescato da Citigroup che ha annunciato profitti per i
primi due mesi e gli operatori hanno iniziato a credere che il settore bancario
sia sulla via del risanamento. Ma è davvero così? Che fine hanno fatto i debiti
colossali accumulati dagli istituti? Si sono volatilizzati con un colpo di
bacchetta magica? Ovvio che no. E infatti qualcuno ha rilevato che Citigroup ha
annunciato gli utili ma si è rifiutata di rilevare l'incidenza dei debiti. Ma
l'annuncio di una settimana fa è servito per innescare un'operazione colossale
per propagare fiducia. Il movimento di Borsa è stato ampliato da una raffica di
annunci rassicuranti da altre banche, e, soprattutto, da uno spin
iperottimistico da parte di Obama, del ministro del Tesoro Geithner del
presidente della Fed Bernanke, secondo cui "il peggio è passato". Che
i governi tendano a sollevare gli spiriti è normale, ma questa euforia è
sospetta. E infatti serve a nascondere un problema ben più grande. Altro che
ripresa, in queste ore l'America è in bilico come mai prima d'ora. La vera
notizia non è Citigroup, ma la dichiarazione del primo ministro cinese che
pubblicamente ha espresso dubbi sulla solidità dei Buoni del Tesoro americani.
E Obama nel week-end ha moltiplicato gli interventi per rassicurare il mondo
"che gli Usa sono la nazione più sicura al mondo per gli
investimenti". Ieri sono usciti i dati, ripresi dall'economista Roubini,
sugli acquisti di Treasury ed è emersa un'altra verità scomoda. In gennaio gli
stranieri hanno venduto Buoni del Tesoro a lunga scadenza per 18 miliardi
(mentre in dicembre ne avevano acquistati per 22 miliairdi), preferendo le
scadenze brevi. In genere hanno ridotto gli acquisti di obbligazioni americane,
sia pubbliche che private, con, complessivamente, un saldo negativo per 148
miliardi di dollari. La Cina è inquieta e il mercato manda segnali negativi: il
mondo inizia a perdere fiducia in un'America il cui deficit sta esplodendo? E'
l'incubo che agita le notti di Obama. Altro che euforia, il suo è spin da
disperazione. E il mondo trattiene il fiato. AGGIORNAMENTO: Sono a Parigi, dove
ho intervistato Jacques Attali, uno dei pochi ad aver previsto per tempo la
crisi. E' convinto che la crisi potrà essere superata definitivamente solo se
verranno cambiate le regole che hanno permesso la diffusione dell'anarchia
finanziaria, altrimenti la ripresa sarà effimera. Il problema è che Washington
e Londra vogliono continuare come prima. Attali è persuaso che l'Europa sia
meglio attrezzata e potrebbe addirittura emergere come la nuova superpotenza.
Potere leggere l'intervista qui Scritto in spin, banche, capitalismo, crisi,
era obama, società, cina, notizie nascoste, globalizzazione, economia, gli usa
e il mondo Commenti ( 45 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 14Mar 09 La crisi provocherà una nuova ondata
di immigrati? Ma la crisi che impatto avrà sui flussi migratori? In Italia se
n'è parlato poco, ma sulla stampa straniera sono stati pubblicati diversi
reportage, da quali risultava che molti immigrati stavano abbandondando i Paesi
ricchi (soprattutto negli Usa e in quelli del Golfo) per tornare a casa. Il
motivo? Ovvio: la mancanza di lavoro. Anche in Italia è accaduto un fenomeno
analogo, sebbene in misura molto minore e limitatamente ad alcune comunità,
come quella brasiliana. Ma ora il quadro potrebbe cambiare. Se la crisi
finanziaria nei Paesi dell'Europa dell'est peggiorerà ulteriormente, provocando
un forte aumento della disoccupazione, molti rumeni, bulgari, albanesi,
slovacchi, eccetera potrebbero essere indotti, dalla disperazione, a tentare
l'avventura a ovest, magari al solo scopo di vivere di espedienti. L'incognita
principale, tuttavia, riguarda l'Africa. L'altro giorno il segretario del Fmi,
Dominique Strauss-Kahn, ha lanciato l'allarme per gli effetti catastrofici
della recessione sul Continente nero. «C'è in pratica la certezza -ha detto il
capo dell'Fmi -che molti milioni di persone sprofonderanno sempre più nella
miseria: se non si interviene con un forte piano d'emergenza ci sono forti
rischi di guerre civili, se non di guerre estese». E dunque di una nuova ondata
migratoria verso l'Europa. Secondo Strauss-Kahn tocca ai Paesi ricchi mettere
mano al portafoglio. «Se la comunità internazionale ha trovato centinaia di
miliardi di dollari per affrontare la crisi globale, non è ammissibile che non
possa trovare qualche centinaio di milioni, meno di quanto ha investito per
salvare singole aziende private, per i Paesi più poveri». E' davvero questo il
modo appropriato per aiutare l'Africa a superare la crisi? Inoltre: siamo
pronti a reggere, in piena crisi economica, una nuova ondata migratoria
dall'Europa dell'Est e dall'Africa? Temo che un evento del genere provocherebbe
tensioni sociali enormi, un razzismo diffuso e una guerra tra poveri nelle
nostre città. Che foschi presagi.. sbaglio? Scritto in società, crisi,
globalizzazione, democrazia, Italia, notizie nascoste, immigrazione Commenti (
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Ultime discussioni Franco Parpaiola: Salve. Personalmente credo invece che si
siano messi sulla strada giusta. Credo che si siano fatti... Harlequin: roberto
- ho posto un link di ricerca su Google, per fare questa affermazione con un
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colpa è tutta di quei farabutti dell'Uruguay&Filippin... roberto: Harlequin
Scrive: April 2nd, 2009 at 8:30 am Gentilissimo Dr. Foa, dovrebbe conoscere uno
dei soprannomi con... roberto: Umberto Cisotti Scrive: April 2nd, 2009 at 10:10
pm No ROBERTO, la frase giusta sarebbe stata " panem et... Ultime news
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paura. Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Ma il mercato distorce la
realtà? Soros dice di sì. Il piano Geithner? Un'altra beffa. Non chiedete a
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vale per tutti? Il rally delle Borse è un'illusione, l'America nasconde i guai
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(
da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Non male l'ultima del vate di Setùbal: io
sono come Robin Hood. Reazioni a Sherwood e nei dintorni, scoprire che si
aggira, fuori dalla foresta, un portoghese, con eccellente curriculum e
clamoroso conto in banca, che si considera un tipo leggendario che ruba ai
ricchi per dare ai poveri, non è roba da poco. La domanda sorge spontanea: chi
sono i ricchi? Moratti e Tronchetti Provera? Chi sono i poveri? Al massimo i
tifosi, per l'ennesima volta caduti nella trappola della champions sognata e
svanita. Ma qui stiamo a discutere le doti affabulatorie, la bellezza e il
fascino di Mourinho Josè, la sua arte dialettica, la sua capacità di dire senza
dire, tutti ad abbeverarsi alla fonte mentre è la fame che spinge, la voglia d
sapere: ma come gioca la sua Inter? Nessuno domanda, pochi chiedono, Lui
dribbla, anzi come si usa dire oggi, salta l'avversario e l'interrogativo, la
butta sulla provocazione, sapend che gran parte degli astanti non conoscono la
storia, si fermano alla cronaca, dimenticano quello che accadde al Porto,
quello che di seguito avvenne al Chelsea e altre cose che disturberebbero il
tecnico portoghese soltanto a sfiorarle, come ha provato a fare Chiambretti
("tu usi il preservativo?"). Ne ha parlato il Papa, ne ha parlato il
vescovo di Lisbona ma Mourinho ha respinto al mittente la questione:"Tu
non mi porti su quella strada.". Strano, perchè qualche minuto dopo
avrebbe coinvolto nelle risposte anche Gesù. Ma non si può chiedere di più a
Robin Hood. Scritto in Nessuna categoria Non commentato » (1 voti, il voto
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mano de Dios ha un debito Risulta, dunque, che Diego Armando Maradona debba
versare al Fisco italiano euro 37 milioni, in lettere trentasette per rendere
ancora neglio l'idea. Dicono i dirigenti di Equitalia, addetti alla
riscossione, che l'argentino è sotto controllo e non sfuggirà al pagamento del
dovuto. Non so bene che cosa significhi sotto controllo. Maradona si è già
presentato in Italia più volte, è andato allo stadio, ha danzato in tivvù (Rai,
roba pubblica), si è fatto intervistare ma probabilmente in quelle occasioni
Equitalia aveva altro da fare, gli uomini delle fiamme gialle non sono
intervenuti, al massimo hanno chiesto un autografo, nessuno riusciva a fermare
Maradona in campo ma nessuno riesce a fermarlo anche lontano dal prato. Misteri
della vita. Lo stesso Diego Armando ha appena detto una cosa gentile nei
confronti di Pelè:"Ha perso la verginità con un uomo" in risposta ad
alcune critiche del brasiliano che sostiene, non soltanto lui in verità, che
l'argentino non sia di buon esempio per i giovani. Il derby sudamericano
interessa fino a un certo punto, piuttosto sarebbe bello se gli amici, sodali,
complici, collaboratori di Maradona possano spiegare come mai il loro pupillo
abbia quel mare di debiti nei confronti dell'Erario, trentasette milioni, da
devolvere magari a qualche famiglia bisognosa, Diego, stavolta, fai vedere che la
tua mano è davvero de Dios. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 13 ) » (1
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amico 23Mar 09 Il vate di Setubal Non male l'ultima esternazione di Mourinho:
moltissimi allenatori non scelgono la formazione ddella propria squadra, lui
sì, altrimenti, il giorno dopo, svuoterebbe l'ufficio e chiuderebbe la valigia
per andarsene. Un uomo così, con princìpi così duri e puri, dovrebbe essere
nominato presidente del Portogallo, dell'Onu, di Amnesty International. Invece
è costretto a svolgere il ruolo di allenatore di una squadra di football,
nemmeno grandissima visti i risultati internazionali da lui medesimo ottenuti
in Inghilterra prima e in Italia dopo. Un uomo così va rispettato come lo
rispettano i cortigiani e gli ignoranti. Un allenatore così va capito, come
l'ho capito io e altri molti che seguono il calcio da una vita e sanno chi
spaccia le parole e chi si occupa della sostanza. Josè Mourinho ha fatto bene a
dire quelle cose, si è finalmente tolto il burka di cachemire che lo nasconde
ai più, mi fa venire in mente la definizione di Sciascia ne Il giorno della
civetta, quando distingueva gli uomini in omini, ominicchi, quaquaraqua e
piglianculo. Scegliete voi il termine giusto. Io ho un'idea. Scritto in Nessuna
categoria Commenti ( 11 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Manda questo post a un amico 16Mar 09 Se Nereo avesse avuto l'Ilaria Li
chiamano fenomeni, special one, vincenti, vip. Sono gli allenatori del football
contemporaneo. Vanno in tivvù, frequentano la pubblicità, sono ricoperti di
denari, si occupano anche delle loro squadre. Senza una telecamera ad
inquadrarli sarebbero allenatori e basta. Immaginate Nereo Rocco o Bruno
Pesaola, per citare così due a memoria ma due particolari nel genere.
Immaginateli oggi, con l'Ilaria di Sky ole emittenti private a fare baruffa,
immaginateli con la l'intervista flash, con il microfono dietro la panchina,
con la prova tv, con le Iene, Scherzi a parte. Immaginateli dirimpetto a
Mourinho o Zeman, Spalletti o Ranieri, Mancini o o Lippi. Sarebbe uno
spettacolo d'arte varia, alla faccia dei zero tituli. Questo per dire che il
merito di tanta popolarità, gloria e conto corrente è figlio della televisione
più che del lavoro sul campo. O no? Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 15
) » (4 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ... Il blog di Tony
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amico 08Mar 09 Special no one La vita è bella ma il calcio ancora di più. Basta
poco per cambiare idea, tattica, risultato, allenatore, squadra. Bastano un
paio di giorni e si abbandona un'opinione per presentarne un'altra,
diametralmente opposta. Sull'argomento, Josè Mourinho resta un vero mattatore.
Dopo uno show durato nove mesi, con tutte le api a ronzare attorno al suo
miele, con il tono giusto per stupire i borghesi, lo special one ha combinato
una furbata delle sue, a capo chino, stavolta, con la voce fioca: ha aggiunto
due sole lettere per ribaltare se stesso e spiazzare il resto del mondo. Lui
era lo special one ma dopo la partita con il Genoa, a domanda specifica
sull'uso della moviola nel calcio, ha risposto e chiarito: "Non sono
nessuno", Special no one, dunque, un altro gol dei suoi, mentre nello
studio di plastica di Sky, commentatori e opinionisti sembravano marionette
senza fili e si discuteva all'italiana sul gol perfido di Balotelli. Avanti
così, la vita è bella, il calcio ancora di più. Propongo Josè Mourinho il
premio USSI, unione stampa sportiva italiana, uno come lui è la salvezza per
chi non saprebbe scrivere altro. Di football, ovviamente. Scritto in Nessuna
categoria Commenti ( 22 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Commenti Manda questo post a un amico 04Mar 09 Dalle prostitute ai prostituti
Josè Mourinho è una leggenda. Parla e il popolo ascolta, inebetito. Lui dice, ridice, un po' Gilberto Govi un po' Beppe
Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono
momenti di comicità rara, parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il
libretto dei ricordi, l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una
frase che piace, ad effetto, da titolo, commento, editoriale. I
prostituti sono il femminile, ovvio, delle prostitute di cui Josè Mourinho
sicuramente deve aver sentito parlare e di cui deve aver letto ai temopi giù
gloriosi del Porto da lui allenato. Era la stagione 2003/2004 e il campionato
portoghese andò come andò, vinse meritatamente il Porto ma saltò in aria il
calcio lusitano per una storia di apido dourado, fischietti d'oro, insomma dicioto
arbitri sospsesi, prostitute a gogò al loro servizio, gare addomesticate, il
presidente del Porto sotto accusa, squalificato, la squadra penalizzata di 6
punti. Roba antica che è tornata alla memoria. Quello era il calcio, questo è
il calcio anche se Special One dice che "non è il mio". Ogni tanto
basta fermars e ricoerdare, l'ho fatto ache io pentendomi, pagando il conto
senza che nessuno chiedesse sconti. Avanti così. Scritto in Nessuna categoria
Commenti ( 6 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il
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post a un amico 25Feb 09 Ronda su ronda La solita storia italiana: le ronde. Il
pericolo pubblico numero 1, ultima novità dal fronte della politica, bassa. Si
discute, si lotta, si litiga sulla proposta di introdurre le ronde per tutelare
l'oirdine pubblico. Molti a favore, altrettanti contro. Domanda: quale è la
differenza tra gli stewards che operano da qualche tempo all'interno degli
stadi di football e le ronde che dovrebbero agire fuori dallo stadio, ad
esempio? Che differenza c'è tra gli agenti della sicurezza privata (mondialpol
e affini, guardie del corpo e avanti così) e le ronde di ex agenti dell'arma
benemerita, ex poliziotti in pensione? Aspetto le risposte, mi auguro non
politicanti, non faziose di partito, a destra, a sinistra, ma roba vera,
spicciola, pratica. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 17 ) » (2 voti, il
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Collina arancione L'ultima di Collina è il cartellino arancione. Magari
sponsorizzato dalla banca che di questo colore promuove il "conto".
Una soluzione cromaticoandreottiana, un compromesso tra il giallo e il rosso,
una non decisione, una palla in calcio d'angolo, tanto per non smentirsi.
L'uomo che sussurrava alla pioggia ha lanciato l'idea ma il football, anche con
il progresso, le riforme, il cambio delle norme, non è l'hockey su ghiaccio,
non è la pallacanestro, non è il rugby che, dal football non hanno assorbito
nessuna regola. O forse avremo i passi e il tempo d'area? O forse la pala
passata in avanti? O il cambio in corsa? Il football vive già una vita
difficile perchè il suo regolamento è letto a fisarmonica, si apre e si chiude
seguendo fazioni e inteessi, figuratevi poi l'introduzione di un terzo
cartellino, arancione appunto, per ch ha commesso un fallo a non proprio
cattivo ma nemmeno tanto morbido, insomma un'ave maria e un pater noster,
diceva il prete in confessionale. Tra qyualche tempo avremo la proposta del
cartellino nero, per attacco alla persona? Scritto in Nessuna categoria
Commenti ( 8 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il
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post a un amico 22Feb 09 Le pagelle del calcio, del cinema e del festival Mai
fidarsi dei critici, di football, di cinema e di canzoni. Prendete l'ultimo
festival di Sanremo, rileggete voti, opinioni, riguardatevi interventi in radio
e tivvù degli inviati al festival, controllate i voti riservati ai tre cantanti
finalisti, direi Povia su tutti e cercate di non ridere. O non ci hanno capito
nulla o il loro giudizio conta ancora di meno rispetto al parere del pubblico.
Cosa che accade anche in occasione dei festival del cinema, si tratti di Cannes
o di Venezia, roba da sofisticati, raffinati ma non per la gente comune che la
pensa in modo opposto a quello che i sacerdoti hanno espresso. Idem come sopra
nel calcio, con qualche eccezione, perchè spesso il calciatore bocciato in
pagella è anche quello fischiato dal pubblico dello stadio ma capita anche che
alcuni godano di protezione, di voto di casta, di sufficienza perchè appartengono
a una certa squadra e perchè teniamo famiglia ed è meglio conservare buoni
rapporti con il prossimo, il calciatore appunto. Totale: i voti in pagella sono
come le cravatte, di gusto personalissimo, a volte meglio andar via in
maglietta, a volte il regalo della fidanzata o della moglie viene riciclato,
dunque al prossimo festival non tenete conto di quello che scriveranno i
giornalisti, dico in materia di voto, passate oltre. Scritto in Nessuna
categoria Commenti ( 2 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Commenti Manda questo post a un amico 18Feb 09 Bonolis e Grillini Ormai al
festival di Sanremo sono saltate le marcature. Le canzoni sono un pretesto, si
può fare e dire di tutto, invitare amici, sodali, soci, affini e poi, arriva il
bello. Per esempio uno canta, dico Povia, e il suo brano "Luca era
gay" è argomento di discussione da settimane, di giorno e di notte.
Trattasi di canzone ma Povia è Povia non è mica Mina che, parola di Patty Pravo
è ectoplasma, o Paoli che condede la pietas al pedofilo violentatore, Povia no,
dunque si adatti. Si adatti a vedere la seguente scena: Bonolis, una volta
finita l'esecuzione del cantante, cede il microfono a uno spettatore che è poi
l'onorevole Grillini, esponente dell'arcigay, il quale conclude il proprio
intervento con uno schiaffetto a Povia che non conosce i problemi dei gay.
Seguono fischi e applausi. Grillini ha fatto il suo mestiere, anche da
propagandista annunciando la prossima manifestazione di protesta del suo
movimento. Ma Bonolis ha creato un buon precedente: ogni testo discusso o
discutibile avrà ora bisogno di un intervento dall'esterno, telefonata da casa,
intervento del pubblico in sala per contestarlo, approvarlo, criticarlo. Il
festival non è più di un ente pubblico come la Rai, ormai è di un presentatore,
è di chi prende un milione e decide a proprio piacimento di offrire il
microfono a chi gli garba, sempre per proteggere le cosidette minoranze. E poi
in questo benedetto Paese è ormai diventato impossibile pensarla in maniera
diversa altrimenti sei un razzista, un violento, un antidemocratico. Avere
un'idea è pericoloso, avere un'ideologia è più comodo. Si fa carriera, si
prendono denari. Anche più di trenta. Scritto in Nessuna categoria Commenti (
21 ) » (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il blog di
Tony Damascelli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Manda questo post a
un amico Post precedenti Chi sono Barese e meteco tra Torino e Milano. Amo la
radio, le auto d'epoca, il vintage, il juke box, i Beatles, Totò, Platini, il
vino buono e la tavola giusta e così sto imparando a conoscere la vita. Nei
giornali ho scritto di tutto, tra errori ed omissioni. Ringrazio i miei Nobel
d'avventura, Tosatti, Arpino, Zanetti, Brera, Montanelli e qualche
contemporaneo illustre di cui non voglio svelare l'identità. Ad maiora. Tutti
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Battisti, Italia-Brasile 1 a
1 - 1 Emails Bonolis e Grillini - 1 Emails Ultime discussioni DamyEku: Salve
tutti! il fisco? hahahahahah sa solo fermare i bambini senza scontrino x una
patatina azz hhahahahahah... lino: maradona viene pagato per ogni sua presenza,
in tv, in uno stadio o in un semplice bar. penso sia pagato anche... Lorenzo R:
Facciamo così: o i 37 milioni di euro che Maradona deve al fisco, cioè a tutti
noi, ce li mettono i... mauro: Caro Damascelli, mi scuso se insisto ma
l'incomprensione c'è stata. Il debito fiscale esiste e... tony.damascelli:
Gentile tzola1, nessuna disputa, parole chiare amicizia lunga, io la penso come
Te, chi sbaglia paga... Ultime news Vertice Nato, Obama lancia l'allarme:
"Attacchi al Qaeda più probabili in Ue"Fisco: è 18mila euro il
reddito medio Il 35% sotto i 10milaUsa, persi 663mila posti: disoccupazione da
record Borse, Europa in altalenaFecondazione, Schifani ribatte a Fini:
"Sbaglia Legge 40 senza dogmi"Franceschini e tutto il Pd in piazza
con la Cgil Sacconi: "Come manifestare contro la pioggia"Italiani
scoprono il gene che blocca le metastasiGp di Sepang, la Ferrari domina le
prove libereParadisi fiscali: ecco i Paesi offshoreGf, puntata speciale: esce
Vanessa e la casa perde la sua gattamorta Cerchi Hillary Clinton? C'è la
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un filosofo La mano de Dios ha un debito Il vate di Setubal Se Nereo avesse
avuto l'Ilaria Special no one Dalle prostitute ai prostituti Ronda su ronda
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Commenti
(
da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Grillo
Non male l'ultima del vate di Setùbal: io
sono come Robin Hood. Reazioni a Sherwood e nei dintorni, scoprire che si
aggira, fuori dalla foresta, un portoghese, con eccellente curriculum e
clamoroso conto in banca, che si considera un tipo leggendario che ruba ai
ricchi per dare ai poveri, non è roba da poco. La domanda sorge spontanea: chi
sono i ricchi? Moratti e Tronchetti Provera? Chi sono i poveri? Al massimo i
tifosi, per l'ennesima volta caduti nella trappola della champions sognata e
svanita. Ma qui stiamo a discutere le doti affabulatorie, la bellezza e il
fascino di Mourinho Josè, la sua arte dialettica, la sua capacità di dire senza
dire, tutti ad abbeverarsi alla fonte mentre è la fame che spinge, la voglia d
sapere: ma come gioca la sua Inter? Nessuno domanda, pochi chiedono, Lui
dribbla, anzi come si usa dire oggi, salta l'avversario e l'interrogativo, la
butta sulla provocazione, sapend che gran parte degli astanti non conoscono la
storia, si fermano alla cronaca, dimenticano quello che accadde al Porto,
quello che di seguito avvenne al Chelsea e altre cose che disturberebbero il
tecnico portoghese soltanto a sfiorarle, come ha provato a fare Chiambretti
("tu usi il preservativo?"). Ne ha parlato il Papa, ne ha parlato il
vescovo di Lisbona ma Mourinho ha respinto al mittente la questione:"Tu
non mi porti su quella strada.". Strano, perchè qualche minuto dopo
avrebbe coinvolto nelle risposte anche Gesù. Ma non si può chiedere di più a
Robin Hood. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 2 ) » (1 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Manda questo post a un amico 29Mar 09 La
mano de Dios ha un debito Risulta, dunque, che Diego Armando Maradona debba
versare al Fisco italiano euro 37 milioni, in lettere trentasette per rendere
ancora neglio l'idea. Dicono i dirigenti di Equitalia, addetti alla
riscossione, che l'argentino è sotto controllo e non sfuggirà al pagamento del
dovuto. Non so bene che cosa significhi sotto controllo. Maradona si è già
presentato in Italia più volte, è andato allo stadio, ha danzato in tivvù (Rai,
roba pubblica), si è fatto intervistare ma probabilmente in quelle occasioni
Equitalia aveva altro da fare, gli uomini delle fiamme gialle non sono
intervenuti, al massimo hanno chiesto un autografo, nessuno riusciva a fermare
Maradona in campo ma nessuno riesce a fermarlo anche lontano dal prato. Misteri
della vita. Lo stesso Diego Armando ha appena detto una cosa gentile nei
confronti di Pelè:"Ha perso la verginità con un uomo" in risposta ad
alcune critiche del brasiliano che sostiene, non soltanto lui in verità, che
l'argentino non sia di buon esempio per i giovani. Il derby sudamericano
interessa fino a un certo punto, piuttosto sarebbe bello se gli amici, sodali,
complici, collaboratori di Maradona possano spiegare come mai il loro pupillo
abbia quel mare di debiti nei confronti dell'Erario, trentasette milioni, da
devolvere magari a qualche famiglia bisognosa, Diego, stavolta, fai vedere che
la tua mano è davvero de Dios. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 13 ) »
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amico 23Mar 09 Il vate di Setubal Non male l'ultima esternazione di Mourinho:
moltissimi allenatori non scelgono la formazione ddella propria squadra, lui
sì, altrimenti, il giorno dopo, svuoterebbe l'ufficio e chiuderebbe la valigia
per andarsene. Un uomo così, con princìpi così duri e puri, dovrebbe essere
nominato presidente del Portogallo, dell'Onu, di Amnesty International. Invece
è costretto a svolgere il ruolo di allenatore di una squadra di football,
nemmeno grandissima visti i risultati internazionali da lui medesimo ottenuti
in Inghilterra prima e in Italia dopo. Un uomo così va rispettato come lo
rispettano i cortigiani e gli ignoranti. Un allenatore così va capito, come
l'ho capito io e altri molti che seguono il calcio da una vita e sanno chi
spaccia le parole e chi si occupa della sostanza. Josè Mourinho ha fatto bene a
dire quelle cose, si è finalmente tolto il burka di cachemire che lo nasconde
ai più, mi fa venire in mente la definizione di Sciascia ne Il giorno della
civetta, quando distingueva gli uomini in omini, ominicchi, quaquaraqua e
piglianculo. Scegliete voi il termine giusto. Io ho un'idea. Scritto in Nessuna
categoria Commenti ( 11 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Commenti Manda questo post a un amico 16Mar 09 Se Nereo avesse avuto l'Ilaria
Li chiamano fenomeni, special one, vincenti, vip. Sono gli allenatori del
football contemporaneo. Vanno in tivvù, frequentano la pubblicità, sono
ricoperti di denari, si occupano anche delle loro squadre. Senza una telecamera
ad inquadrarli sarebbero allenatori e basta. Immaginate Nereo Rocco o Bruno
Pesaola, per citare così due a memoria ma due particolari nel genere.
Immaginateli oggi, con l'Ilaria di Sky ole emittenti private a fare baruffa,
immaginateli con la l'intervista flash, con il microfono dietro la panchina,
con la prova tv, con le Iene, Scherzi a parte. Immaginateli dirimpetto a
Mourinho o Zeman, Spalletti o Ranieri, Mancini o o Lippi. Sarebbe uno
spettacolo d'arte varia, alla faccia dei zero tituli. Questo per dire che il
merito di tanta popolarità, gloria e conto corrente è figlio della televisione
più che del lavoro sul campo. O no? Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 15
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amico 08Mar 09 Special no one La vita è bella ma il calcio ancora di più. Basta
poco per cambiare idea, tattica, risultato, allenatore, squadra. Bastano un
paio di giorni e si abbandona un'opinione per presentarne un'altra,
diametralmente opposta. Sull'argomento, Josè Mourinho resta un vero mattatore.
Dopo uno show durato nove mesi, con tutte le api a ronzare attorno al suo
miele, con il tono giusto per stupire i borghesi, lo special one ha combinato
una furbata delle sue, a capo chino, stavolta, con la voce fioca: ha aggiunto
due sole lettere per ribaltare se stesso e spiazzare il resto del mondo. Lui
era lo special one ma dopo la partita con il Genoa, a domanda specifica
sull'uso della moviola nel calcio, ha risposto e chiarito: "Non sono
nessuno", Special no one, dunque, un altro gol dei suoi, mentre nello
studio di plastica di Sky, commentatori e opinionisti sembravano marionette
senza fili e si discuteva all'italiana sul gol perfido di Balotelli. Avanti
così, la vita è bella, il calcio ancora di più. Propongo Josè Mourinho il
premio USSI, unione stampa sportiva italiana, uno come lui è la salvezza per
chi non saprebbe scrivere altro. Di football, ovviamente. Scritto in Nessuna
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questo post a un amico 04Mar 09 Dalle prostitute ai prostituti Josè Mourinho è
una leggenda. Parla e il popolo ascolta, inebetito. Lui dice, ridice, un po' Gilberto Govi un po' Beppe
Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono
momenti di comicità rara, parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il
libretto dei ricordi, l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una
frase che piace, ad effetto, da titolo, commento, editoriale. I prostituti
sono il femminile, ovvio, delle prostitute di cui Josè Mourinho sicuramente
deve aver sentito parlare e di cui deve aver letto ai temopi giù gloriosi del
Porto da lui allenato. Era la stagione 2003/2004 e il campionato portoghese
andò come andò, vinse meritatamente il Porto ma saltò in aria il calcio
lusitano per una storia di apido dourado, fischietti d'oro, insomma dicioto
arbitri sospsesi, prostitute a gogò al loro servizio, gare addomesticate, il
presidente del Porto sotto accusa, squalificato, la squadra penalizzata di 6
punti. Roba antica che è tornata alla memoria. Quello era il calcio, questo è
il calcio anche se Special One dice che "non è il mio". Ogni tanto
basta fermars e ricoerdare, l'ho fatto ache io pentendomi, pagando il conto
senza che nessuno chiedesse sconti. Avanti così. Scritto in Nessuna categoria
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post a un amico 25Feb 09 Ronda su ronda La solita storia italiana: le ronde. Il
pericolo pubblico numero 1, ultima novità dal fronte della politica, bassa. Si
discute, si lotta, si litiga sulla proposta di introdurre le ronde per tutelare
l'oirdine pubblico. Molti a favore, altrettanti contro. Domanda: quale è la
differenza tra gli stewards che operano da qualche tempo all'interno degli
stadi di football e le ronde che dovrebbero agire fuori dallo stadio, ad
esempio? Che differenza c'è tra gli agenti della sicurezza privata (mondialpol
e affini, guardie del corpo e avanti così) e le ronde di ex agenti dell'arma
benemerita, ex poliziotti in pensione? Aspetto le risposte, mi auguro non
politicanti, non faziose di partito, a destra, a sinistra, ma roba vera,
spicciola, pratica. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 17 ) » (2 voti, il
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Collina arancione L'ultima di Collina è il cartellino arancione. Magari
sponsorizzato dalla banca che di questo colore promuove il "conto".
Una soluzione cromaticoandreottiana, un compromesso tra il giallo e il rosso,
una non decisione, una palla in calcio d'angolo, tanto per non smentirsi.
L'uomo che sussurrava alla pioggia ha lanciato l'idea ma il football, anche con
il progresso, le riforme, il cambio delle norme, non è l'hockey su ghiaccio,
non è la pallacanestro, non è il rugby che, dal football non hanno assorbito
nessuna regola. O forse avremo i passi e il tempo d'area? O forse la pala
passata in avanti? O il cambio in corsa? Il football vive già una vita
difficile perchè il suo regolamento è letto a fisarmonica, si apre e si chiude
seguendo fazioni e inteessi, figuratevi poi l'introduzione di un terzo
cartellino, arancione appunto, per ch ha commesso un fallo a non proprio
cattivo ma nemmeno tanto morbido, insomma un'ave maria e un pater noster,
diceva il prete in confessionale. Tra qyualche tempo avremo la proposta del
cartellino nero, per attacco alla persona? Scritto in Nessuna categoria
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post a un amico 22Feb 09 Le pagelle del calcio, del cinema e del festival Mai
fidarsi dei critici, di football, di cinema e di canzoni. Prendete l'ultimo
festival di Sanremo, rileggete voti, opinioni, riguardatevi interventi in radio
e tivvù degli inviati al festival, controllate i voti riservati ai tre cantanti
finalisti, direi Povia su tutti e cercate di non ridere. O non ci hanno capito
nulla o il loro giudizio conta ancora di meno rispetto al parere del pubblico.
Cosa che accade anche in occasione dei festival del cinema, si tratti di Cannes
o di Venezia, roba da sofisticati, raffinati ma non per la gente comune che la
pensa in modo opposto a quello che i sacerdoti hanno espresso. Idem come sopra
nel calcio, con qualche eccezione, perchè spesso il calciatore bocciato in
pagella è anche quello fischiato dal pubblico dello stadio ma capita anche che
alcuni godano di protezione, di voto di casta, di sufficienza perchè
appartengono a una certa squadra e perchè teniamo famiglia ed è meglio
conservare buoni rapporti con il prossimo, il calciatore appunto. Totale: i
voti in pagella sono come le cravatte, di gusto personalissimo, a volte meglio
andar via in maglietta, a volte il regalo della fidanzata o della moglie viene
riciclato, dunque al prossimo festival non tenete conto di quello che
scriveranno i giornalisti, dico in materia di voto, passate oltre. Scritto in
Nessuna categoria Commenti ( 2 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di
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Commenti Manda questo post a un amico 18Feb 09 Bonolis e Grillini Ormai al
festival di Sanremo sono saltate le marcature. Le canzoni sono un pretesto, si
può fare e dire di tutto, invitare amici, sodali, soci, affini e poi, arriva il
bello. Per esempio uno canta, dico Povia, e il suo brano "Luca era
gay" è argomento di discussione da settimane, di giorno e di notte.
Trattasi di canzone ma Povia è Povia non è mica Mina che, parola di Patty Pravo
è ectoplasma, o Paoli che condede la pietas al pedofilo violentatore, Povia no,
dunque si adatti. Si adatti a vedere la seguente scena: Bonolis, una volta
finita l'esecuzione del cantante, cede il microfono a uno spettatore che è poi
l'onorevole Grillini, esponente dell'arcigay, il quale conclude il proprio
intervento con uno schiaffetto a Povia che non conosce i problemi dei gay.
Seguono fischi e applausi. Grillini ha fatto il suo mestiere, anche da
propagandista annunciando la prossima manifestazione di protesta del suo
movimento. Ma Bonolis ha creato un buon precedente: ogni testo discusso o
discutibile avrà ora bisogno di un intervento dall'esterno, telefonata da casa,
intervento del pubblico in sala per contestarlo, approvarlo, criticarlo. Il
festival non è più di un ente pubblico come la Rai, ormai è di un presentatore,
è di chi prende un milione e decide a proprio piacimento di offrire il
microfono a chi gli garba, sempre per proteggere le cosidette minoranze. E poi
in questo benedetto Paese è ormai diventato impossibile pensarla in maniera
diversa altrimenti sei un razzista, un violento, un antidemocratico. Avere
un'idea è pericoloso, avere un'ideologia è più comodo. Si fa carriera, si
prendono denari. Anche più di trenta. Scritto in Nessuna categoria Commenti (
21 ) » (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il blog di
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un amico Post precedenti Chi sono Barese e meteco tra Torino e Milano. Amo la
radio, le auto d'epoca, il vintage, il juke box, i Beatles, Totò, Platini, il
vino buono e la tavola giusta e così sto imparando a conoscere la vita. Nei
giornali ho scritto di tutto, tra errori ed omissioni. Ringrazio i miei Nobel
d'avventura, Tosatti, Arpino, Zanetti, Brera, Montanelli e qualche
contemporaneo illustre di cui non voglio svelare l'identità. Ad maiora. Tutti
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Emails La piuma e Omar - 1 Emails La crisi, da repertorio - 1 Emails Ganci e
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1 - 1 Emails Bonolis e Grillini - 1 Emails Ultime discussioni Romano150:
Personalmente lo considero un grande comunicatore ed un'allenatore abbastanza
modesto. Ora mi viene... giuseppe: Caro tony damascelli mourigno non sarà il
miglior allenatore in circolazione ma ha il merito di non essere... DamyEku:
Salve tutti! il fisco? hahahahahah sa solo fermare i bambini senza scontrino x
una patatina azz hhahahahahah... lino: maradona viene pagato per ogni sua
presenza, in tv, in uno stadio o in un semplice bar. penso sia pagato anche...
Lorenzo R: Facciamo così: o i 37 milioni di euro che Maradona deve al fisco,
cioè a tutti noi, ce li mettono i... Ultime news Usa, sparatoria nel centro per
stranieri E' una strage: 13 le vittime, 26 i feritiCrisi, Draghi fiducioso:
"C'è rallentamento nel deterioramento"Terrorismo, Obama avverte
l'Europa: "Rischia più degli Usa"Fisco: è 18mila euro il reddito
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Sacconi: "Come manifestare contro la pioggia"Fecondazione, Schifani
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(
da "Corriere.it" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
SulLA presenza di Beppe Grillo
a Exit Ilaria D'Amico: «Chiedo scusa a tutti» La conduttrice: «Ho sbagliato a
riportarlo in tv» Un momento dell'intervento di Beppe Grillo nel
programma «Exit» di La7 (Ansa) ROMA - «Sono molto rammaricata e desidero
scusarmi con tutti gli spettatori, con La7, con l'Editore Telecom Italia Media,
con le tutte persone citate e con gli ospiti in studio in relazione a quanto
accaduto mercoledì sera in diretta con il comico Beppe Grillo
nella trasmissione Exit»: Ilaria D'Amico torna con queste parole su quanto
accaduto con Beppe Grillo che ha lasciato il programma
improvvisamente. Il comico, prima di andar via, ha svolto un monologo dove ha
attaccato tutto e tutti, tralasciando il tema della puntata per cui era venuto,
la privatizzazione dell'acqua. IL MONOLOGO - «Pensavo che la presenza di Beppe Grillo - dice la giornalista - potesse rappresentare
un interessante elemento di dibattito su un tema così importante come la
privatizzazione dell'acqua, che negli accordi presi con Grillo
e nella costruzione del panel degli ospiti in studio, era l'argomento su cui
avevamo concordato la sua presenza in diretta». «Il suo intervento invece -
prosegue la D'Amico - non solo ha divagato su temi molto diversi, dei quali
evidentemente si è assunto la responsabilità, ma non ha lasciato nemmeno spazio
al dialogo. La sua assenza dal collegamento prima, il suo repentino abbandono
poi, hanno infatti impedito a me qualsiasi interazione e a tutti gli ospiti
eventuali repliche. Avevo creduto di poter riportare dopo tanto tempo le
posizioni di Grillo all'interno di un confronto
televisivo corretto dedicato a tutti i telespettatori, anche a quelli che
normalmente non amano la piazza». «Evidentemente - conclude - mi sbagliavo».
stampa |
(
da "Corriere.it" del
03-04-2009)
Argomenti: Grillo
A fil di rete
Mourinho e Grillo strategie diverse Due scuole di oratoria a confronto
Due scuole di oratoria a confronto: su La7, ospite di Ilaria D'Amico, lo
Special One Beppe Grillo, in collegamento da Bruxelles; su Italia1, ospite di
Piero Chiambretti, il vero Special One José Mourinho. Grillo si è specializzato nel monologo, tendenza invettiva.
Tecnicamente il monologo è un discorso che il personaggio fa a se stesso. In
drammaturgia gli si rimprovera, oltre a un carattere statico o addirittura
noioso, l'inverosimiglianza: dal momento che l'uomo quando è solo non parla
certo ad alta voce (salvo rari e documentati casi patologici). Il soliloquio
è durato una ventina di minuti e si è concluso burrascosamente. All'inizio
tutto sembrava filare liscio: Grillo ha lanciato una
filippica poi, forse infastidito dalla presenza dei politici in studio, se n'è
andato fra l'incredulità generale. La D'Amico ci è rimasta male: Grillo aveva promesso di confrontarsi serenamente con gli
altri ospiti e dialogare con loro. Si parlava di acqua e qualcuno in studio
ha tirato fuori il vino (Beppe Brillo sarebbe stata
una buona battuta). Mourinho si è dimostrato invece un vero stratega della comunicazione:
si concede a un interlocutore morbido e complice, è ben preparato (sapeva persino
dei flop cinematografici del padrone di casa), non si fa turbare dalla
scosciatona di turno, si conferma gran teorico (e di questo dobbiamo solo
essergliene grati) della «prostituzione intellettuale» che spesso alberga
nei media: «Per capire cos'è basta pensare a cosa è stato scritto e detto sul
gesto di Adriano contro la Sampdoria e ciò che è stato fatto con Del Piero
contro la Roma o Inzaghi contro il Cagliari. Se i giornalisti mi odiano non è
un problema mio». Grillo è uno che di mestiere fa il
simpatico e si attira antipatie; Mourinho gioca al Grande Antipatico e poi
alla fine raccoglie non poche simpatie. Scuole di oratoria, strategie
discorsive. Aldo Grasso stampa |
(
da "Stampa, La" del
04-04-2009)
Argomenti: Grillo
CONSIGLIO COMUNALE.LA PRATICA, CONTESTATA
DAL CENTROSINISTRA, NON E' STATA DISCUSSA Terreni in vendita: primo rinvio
[FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI Il Consiglio comunale di giovedì, alla scadenza
delle tre ore di lavori, ha liquidato un paio di pratiche urbanistiche «veloci»
(Pecli), rimandando a nuova data la discussione, che si annuncia assai meno
sbrigativa, della variante «19». Di ciò si rallegra il centrosinistra che
disporrà di un po' di tempo per tentare di far prendere coscienza alla città
che l'operazione innescata dalla variante va ostacolata. Già si stanno
mobilitando in tal senso Social Forum, il «Met Up» di Beppe Grillo e il movimento «Stop al
consumo del territorio». E l'Italia dei valori con Alberto Pasta promette
ostruzionismo ad oltranza. L'Amministrazione comunale intende alienare terreni,
attualmente destinati a servizi, per fare cassa. La variante «19» non fa altro
che calare su questi appezzamenti delle volumetrie, rendendoli di fatto
edificabili. Così modificate nella loro destinazione le aree verranno poste in
vendita. Si tratta, per il centrodestra, di un'iniziativa trasparente,
legittimata dal decreto Brunetta, che porterà al municipio qualcosa come 3
milioni di euro, il 20% dei quali destinati a scopi sociali. Una parte dei
terreni, precisa inoltre l'Amministrazione, avrà come acquirente l'Atc e sarà
destinata ad edilizia popolare. Le aree interessate alla trasformazione
urbanistica e successivamente alla vendita, si trovano a Viatosto, San Fedele,
Casabianca, Valgera e nelle vie Desderi, Rosa, Bausano, Cavalla, Calcaterra,
Falcone, Rossino e via Rotario. «Questa operazione - critica Mario Malandrone
(Social Forum - avviene senza pianificazione, senza uno studio del patrimonio
abitativo non utilizzato e senza un'adeguata informazione alla cittadinanza. Si
tratta di un bel piatto ricco per i privati, perché nella stragrande
maggioranza dei casi è l'edilizia privata e speculativa ad essere il possibile
nuovo padrone. Tutto questo - aggiunge - nonostante le molte case invendute e
gli oltre mille alloggi sfitti nella nostra città». Assai più tecnica e
certamente più per addetti ai lavori, un'altra pratica affrontata dal
Consiglio: riguarda la commissione per il paesaggio istituita con delibera di
giunta in attuazione della nuova normativa statale e regionale, che esprimerà i
pareri su tutti i permessi di costruire relativi a interventi edilizi in aree
vincolate a titolo paesaggistico, storico o artistico. Una serie di emendamenti
del Pd hanno consentito di apportare alcune modifiche al suo funzionamento.
Innanzitutto gli interventi sottoposti al parere della commissione del
paesaggio, sono esentati da quello della commissione edilizia. Inoltre la
nomina dei cinque componenti, che sarà in capo al sindaco, dovrà avere evidenza
pubblica ed avvenire sulla base dei curriculum e della comprovata esperienza.
Il Pd avrebbe preferito che fosse il dirigente tecnico comunale a provvedere
alla nomina dei commissari e la decisione finale di affidarne il compito al
primo cittadino, è il frutto di una mediazione tra maggioranza (che aveva
indicato il Consiglio comunale) e opposizione. Ancora su proposta della
minoranza il Consiglio ha infine approvato un ordine del giorno in cui dà
mandato alla giunta di provvedere all'abolizione della commissione edilizia
«non appena la Regione avrà chiarito che tale modifica non è incompatibile con
il "regolamento edilizio tipo"».
(
da "Tempo, Il" del
04-04-2009)
Argomenti: Grillo
stampa ExitControreplica dopo la puntata
di mercoledì. Poi Beppe annuncia: «Scelgo De Magistriis» Grillo: «D'Amico dissociata, voto Idv» Il comico genovese all'attacco
della conduttrice: «Abbi il coraggio di fare nomi e cognomi» Beppe Grillo non ci sta. E replica a
Ilaria D'Amico, la conduttrice di Exit, il programma cui il comico genovese era
stato ospite mercoledì. L'altro ieri la D'Amico si era scusata con i
telespettatori per le accuse lanciate da Grillo che
aveva attaccato i politici condannati in Parlamento, il sistema finanziario
italiano auspicando la chiusura della Borsa; aveva definito Colaninno e Ligresti,
«capitalisti con le pezze al culo», era tornato sul caso Telecom prendendosela
con Marco Tronchetti Provera che de La 7 è editore. Dunque, Ilaria si era
scusata. E ieri Grillo se l'è presa anche con lei,
precisando di non averle mai promesso di fermarsi per un contraddittorio alla
puntata di Exit di mercoledì scorso andandosene poi senza dire nulla. «Ho
accettato di intervenire a Exit - ha spiegato il comico - dalle 21.35 alle 22.
E così ho fatto, forse ho sforato anche di qualche minuto. Nessuno mi ha pagato
per la mia presenza. Ho chiesto solo di non proporre la pubblicità prima del
collegamento. Ma così non è stato. Non ho promesso a nessuno di fermarmi per un
contraddittorio. La dissociata D'Amico ha preso la pippite da Baudo che si
scusò con Craxi. Ha imitato lo stuoino Fazio che si umiliò in diretta con
Schifani dopo l'intervista a Travaglio». «Ilaria - ha aggiunto - si scusa con
tutti e con "le persone citate" che non ha neppure il coraggio di
citare. Tutti i media hanno parlato della fuga di Grillo
(da chi? Da Tabacci o da Urso, le salme di seconda fila della politica?).
Nessuno ha riportato i nomi delle "persone citate". Gli innominabili.
La Repubblica, in un trafiletto, ha scritto di un violentissimo attacco di Grillo. Senza specificare contro chi, perchè, con
riferimento a quali fatti». «Prima di Exit - ha ricordato - sono stato al
Parlamento Europeo a denunciare lo stato della Borsa italiana, le truffe ai
danni dei piccoli azionisti, con dati, esempi, nomi e anche cognomi. La sala
era piena. Ho risposto a tutte le domande del presenti. Qualcuno dei media
nazionali ne ha accennato?». Poi Grillo ha annunciato,
parlando al giornale on line Affaritaliani.it, che preferenze esprimerà alle
prossime elezioni Europee: «Io voterò l'Italia dei Valori dando la preferenza a
Sonia Alfano e a Luigi De Magistris, due persone della società civile e due
candidati indipendenti dell'Idv».
(
da "Riformista, Il" del
04-04-2009)
Argomenti: Grillo
europee Di Pietro capolista anti-Silvio
di Sonia Oranges «Stupisce e preoccupa che molti esponenti del Pd critichino la
mia candidatura alle europee, decisa dopo che Berlusconi ha annunciato la sua
discesa in campo»: così, Antonio Di Pietro ieri ostentava sorpresa alle
reazioni all'annuncio che sarà il capolista per l'Idv in tutt'Italia,
incassando immediatamente l'endorsement di Beppe Grillo. Una scelta che, come ha
commentato tra gli altri il senatore pd Giorgio Tonini, è sbagliata «perché
l'idea di inseguire il premier sul terreno del populismo è perdente». Ma il
Tonino nazionale non ci sente da quest'orecchio: «Ma benedetto Iddio, se il
leader del centrodestra si candida come capolista, ci deve essere
qualcuno a contrastarlo con le stesse armi? E se Franceschini ha deciso e non
vuole mettersi in gioco, a chi devono affidarsi gli elettori? Qualcuno spieghi
a questi signori del Pd che la mia candidatura è un'alternativa a Berlusconi,
in modo che i cittadini abbiano un punto di riferimento anche in questo
schieramento». E, a sorpresa, l'editoriale di ieridel quotidiano del Pd Europa,
sembrava dargli ragione: «Correttezza versus muscoli. Questa rischia di essere
la scelta di fronte alla quale si troveranno gli elettori. In tempi di crisi,
di disorientamento, di insicurezza, non c'è neanche da dubitare su dove possa
pendere la bilancia. Non quella degli elettori già decisi (che già danno un bel
vantaggio al Pdl), ma quella degli indecisi». Il segretario pd Dario
Franceschini, però, sul punto resta irremovibile. E, dopo aver definito i
criteri di chi non poteva essere candidato, ora anticipa il primo dei nomi in
lizza: quello di Debora Serracchini, la segretaria ribelle del Pd di Udine: «Ha
dimostrato grande energia, qualità e competenza. È stata diretta anche nei miei
confronti e ha fatto bene, questo rende vitale un partito», ha detto
Franceschini. Per conoscere gli altri nomi, bisognerà attendere il 21 aprile,
quando la direzione ratificherà le liste. Che si incrociano con le alleanze
locali per le amministrative di giugno. Nessun modello nazionale, ha detto
Franceschini: «Si lavora, senza nessuna ambiguità, nel campo di forze
alternative al centrodestra, in alcuni casi con l'Udc, ma senza ambiguità».
Resta aperto il nodo del gruppo in cui sedere a Strasburgo, su cui sta
lavorando Piero fassino: l'obiettivo è quello di crearne uno nuovo «in cui
stiano insieme gli eletti dei partiti socialisti e del Pd». le trattative sono
aperte. 04/04/2009
(
da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 04-04-2009)
Argomenti: Grillo
REGGIO pag. 5 L'APPUNTAMENTO era davanti a
un cinema chiuso del centro storico. Così ... L'APPUNTAMENTO era davanti a un
cinema chiuso del centro storico. Così la lista civica
Reggio 5 Stelle'' (Beppe Grillo) ha presentato i suoi candidati, sulle serrande del D'Alberto
(via Emilia San Pietro) c'erano le locandine di un nuovo'' film: Graziano e la
Zarina - Un film già visto - Divisi nella lotta, uniti nel lasciare petali''
d'amore per il centro: illegalità, cinema e negozi chiusi''. C'E' STATO
anche un fuori programma col candidato Pdl, Fabio Filippi, passato casualmente
in via Emilia. «Il suo partito è a favore della cementificazione selvaggia!» lo
ha attaccato il capolista Davide Valeriani. Pronta la replica: «Senza cemento
non si va da nessuna parte». Alla fine Valeriani ha chiuso sorridendo: «Si
scordi i vosti dei nostri elettori. Il suo partito vuole cemento, ha
pregiudicati in parlamento, e non ha votato la mozione sui mercatini agricoli».
TRA I NOMI di spicco in lista ci sono Giovanni Giavelli (docente universitario),
Gianluca Burani (imprenditore e amministratore delegato di una ditta che fa
ambulanze), Maria Edera Spadoni (hostess per EasyJet), Gabriella Blancato
(dello staff di direzione del Santa Maria Nuova), e Italo Berselli (libero
professionista). I candidati dovranno firmare un codice di comporamento
dichiarando di «non essere mai appartenuto a servizi segreti o logge
massoniche» e l'impegno «a rinunciare a tutti i benefit dei consiglieri
comunali». E in caso di ballottaggio Del Rio - Spaggiari? «Proporremo loro
dieci punti e lasceremo poi la decisione ai nostri elettori». QUESTI i nomi
degli altri candidati della lista del candidato sindaco Matteo Olivieri: Davide
Valeriani (studente, il più giovane), Patrizia Domenichini (impiegata), Sergio
Spaggiari (bancario/sindacalista), Daria Bonacini (educatrice coop sociale),
Lorenzo Ponti (ferroviere), Marcello Bronzoni (operaio), Maurizio Valcavi e
Vito Cerullo (impiegati), Stefano Govi (commerciante), Alessandro Marmiroli
(studente) Paolo Valli (impiegato), Silverio Scognamiglio (dipendente
pubblico), Simone Corradini (operaio), Rosa Di Monda (impiegata), Fausto
Montanari (produttore audio-video), Dino Piluso (operaio), Eleonora Filetti e
Fabrizio Todaro (impiegati), Mirko Spaggiari (tecnico industriale), Giuseppe
Esposito (dipendente albergo), Simona Stefani, Marco Dallai e Olivia Ardioli
(impiegati), Maria Petronio (casalinga), Caterina Chiossi (studentessa),
Pierina Montanaro (impiegata), Cristian Grassi (operaio), Giuseppina Napolitano
(impiegata), Vincenzo Benenati (studente), Demora Ciccarino (casalinga),
Giovanni Terenziani, Niccolò Villani e Daniele Rapisarda (studenti), Alessandro
Messori (studente).
(
da "Unita, L'" del
04-04-2009)
Argomenti: Grillo
Europee, Di Pietro capolista Il Pd:
imbroglia gli elettori ANDREA CARUGATI Tonino Di Pietro correrà come capolista
alle europee in tutte e cinque le circoscrizioni. «Mi assumo la responsabilità
di guidare la delegazione di 72 candidati dell'Idv alle elezioni», spiega il
leader dell'Italia dei Valori. LE CRITICHE DEL PD Dal Pd parte subito un
inusuale coro di critiche contro l'(ex?) alleato, che dimostra come la sfida
tra i due partiti per i voti di centrosinistra si stia facendo rovente: «È
stato contagiato dal virus berlusconiano dell'inganno elettorale. E così il
paladino dell'alternativa dura e pura in realtà è uguale a Berlusconi», dice
Francesco Garofani, uno dei fedelissimi di Franceschini. La tesi del Pd è
semplice: candidare leader che poi non andranno realmente in Europa, come
Berlusconi, è un inganno agli elettori. «Di Pietro si trasforma nel campione
dell'imbroglio», dice Gianclaudio Bressa, numero due dei deputati democratici.
E Giorgio Tonini: «Quella di Di Pietro è una mossa sbagliata, visto che
all'Europarlamento non metterà mai piede. E poi è perdente inseguire il premier
sul suo stesso terreno». Di Pietro risponde senza troppe cortesie:
«Franceschini dice così perché non può e non deve candidarsi, per altre
ragioni...». «Mi stupisce che il Pd mi critichi. Ma Benedetto Iddio, se il
leader del centrodestra si candida ci deve essere qualcuno a contrastarlo con
le stesse armi! E se Franceschini non vuole mettersi in gioco, a chi devono
affidarsi gli elettori?». La chiosa di Tonino la dice lunga sugli intenti
bellicosi dell'Idv ai danni del Pd: «Qualcuno spieghi ai signori del Pd che la
mia candidatura è un'alternativa a Berlusconi, in modo che i cittadini abbiano
un punto di riferimento anche in questo schieramento». La replica di
Franceschini non si fa attendere: «Mi dispiace che Di Pietro, che ha sempre
fatto battaglie per la serietà, abbia deciso di fare la stessa scelta di
Berlusconi: candidarsi in Europa sapendo che dovrà dimettersi subito il giorno
dopo. Gli elettori hanno bisogno di serietà». L'IDV IN PIAZZA CON LA CGIL Di
Pietro si sta muovendo per mettere insieme il più ampio arcipelago
antiberlusconiano. E ieri ha incassato la dichiarazione di
voto di Beppe Grillo, che
ha anche precisato le sue preferenze: Sonia Alfano e l'ex pm De Magistris.
L'Idv punta ai voti girotondini e antipolitici (la hostess Alitalia, simbolo
della protesta contro la Cai Maruska Piredda, l'avvocato di Clementina Forleo
Giovanni Pesce), ma anche ai consensi più esplicitamente caratterizzati a
sinistra. Di qui la scelta di candidare l'ex sindacalista Fiom ed ex
dirigente del Prc Maurizio Zipponi. E la scelta di partecipare alla
manifestazione della Cgil di oggi al Circo Massimo. «Saremo in piazza per
difendere i lavoratori, i precari e tutti coloro che pagano sulla propria pelle
questa crisi economica e le scelte scellerate del governo», spiega Di Pietro.
Franceschini, dal canto suo, getta acqua sul fuoco delle polemiche sulla
candidatura di Cofferati alle europee: «Non ha mai pensato di candidarsi, siamo
stati noi a pensare a lui. La richiesta quindi viene solo da noi». Di Pietro si
candida come capolista in tutte le circoscrizioni e annuncia la partecipazione
dell'Idv alla manifestazione Cgil di oggi. Il Pd replica: così imbroglia gli
elettori, proprio come Berlusconi.
(
da "Unita, L'" del
04-04-2009)
Argomenti: Grillo
Tonino Di Pietro correrà come capolista
alle europee in tutte e cinque le circoscrizioni. «Mi assumo la responsabilità
di guidare la delegazione di 72 candidati dell'Idv alle elezioni», spiega il
leader dell'Italia dei Valori. LE CRITICHE DEL PD Dal Pd parte subito un
inusuale coro di critiche contro l'(ex?) alleato, che dimostra come la sfida
tra i due partiti per i voti di centrosinistra si stia facendo rovente: «È
stato contagiato dal virus berlusconiano dell'inganno elettorale. E così il
paladino dell'alternativa dura e pura in realtà è uguale a Berlusconi», dice
Francesco Garofani, uno dei fedelissimi di Franceschini. La tesi del Pd è
semplice: candidare leader che poi non andranno realmente in Europa, come
Berlusconi, è un inganno agli elettori. «Di Pietro si trasforma nel campione
dell'imbroglio», dice Gianclaudio Bressa, numero due dei deputati democratici.
E Giorgio Tonini: «Quella di Di Pietro è una mossa sbagliata, visto che
all'Europarlamento non metterà mai piede. E poi è perdente inseguire il premier
sul suo stesso terreno». Di Pietro risponde senza troppe cortesie:
«Franceschini dice così perché non può e non deve candidarsi, per altre
ragioni...». «Mi stupisce che il Pd mi critichi. Ma Benedetto Iddio, se il
leader del centrodestra si candida ci deve essere qualcuno a contrastarlo con
le stesse armi! E se Franceschini non vuole mettersi in gioco, a chi devono
affidarsi gli elettori?». La chiosa di Tonino la dice lunga sugli intenti
bellicosi dell'Idv ai danni del Pd: «Qualcuno spieghi ai signori del Pd che la
mia candidatura è un'alternativa a Berlusconi, in modo che i cittadini abbiano
un punto di riferimento anche in questo schieramento». La replica di
Franceschini non si fa attendere: «Mi dispiace che Di Pietro, che ha sempre
fatto battaglie per la serietà, abbia deciso di fare la stessa scelta di
Berlusconi: candidarsi in Europa sapendo che dovrà dimettersi subito il giorno
dopo. Gli elettori hanno bisogno di serietà». L'IDV IN PIAZZA CON LA CGIL Di
Pietro si sta muovendo per mettere insieme il più ampio arcipelago
antiberlusconiano. E ieri ha incassato la dichiarazione di
voto di Beppe Grillo, che
ha anche precisato le sue preferenze: Sonia Alfano e l'ex pm De Magistris.
L'Idv punta ai voti girotondini e antipolitici (la hostess Alitalia, simbolo
della protesta contro la Cai Maruska Piredda, l'avvocato di Clementina Forleo
Giovanni Pesce), ma anche ai consensi più esplicitamente caratterizzati a
sinistra. Di qui la scelta di candidare l'ex sindacalista Fiom ed ex
dirigente del Prc Maurizio Zipponi. E la scelta di partecipare alla
manifestazione della Cgil di oggi al Circo Massimo. «Saremo in piazza per
difendere i lavoratori, i precari e tutti coloro che pagano sulla propria pelle
questa crisi economica e le scelte scellerate del governo», spiega Di Pietro.
Franceschini, dal canto suo, getta acqua sul fuoco delle polemiche sulla
candidatura di Cofferati alle europee: «Non ha mai pensato di candidarsi, siamo
stati noi a pensare a lui. La richiesta quindi viene solo da noi».
(
da "Giornale.it, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Grillo
Non male l'ultima del vate di Setùbal: io
sono come Robin Hood. Reazioni a Sherwood e nei dintorni, scoprire che si
aggira, fuori dalla foresta, un portoghese, con eccellente curriculum e
clamoroso conto in banca, che si considera un tipo leggendario che ruba ai
ricchi per dare ai poveri, non è roba da poco. La domanda sorge spontanea: chi
sono i ricchi? Moratti e Tronchetti Provera? Chi sono i poveri? Al massimo i
tifosi, per l'ennesima volta caduti nella trappola della champions sognata e
svanita. Ma qui stiamo a discutere le doti affabulatorie, la bellezza e il
fascino di Mourinho Josè, la sua arte dialettica, la sua capacità di dire senza
dire, tutti ad abbeverarsi alla fonte mentre è la fame che spinge, la voglia d
sapere: ma come gioca la sua Inter? Nessuno domanda, pochi chiedono, Lui
dribbla, anzi come si usa dire oggi, salta l'avversario e l'interrogativo, la
butta sulla provocazione, sapend che gran parte degli astanti non conoscono la
storia, si fermano alla cronaca, dimenticano quello che accadde al Porto,
quello che di seguito avvenne al Chelsea e altre cose che disturberebbero il
tecnico portoghese soltanto a sfiorarle, come ha provato a fare Chiambretti
("tu usi il preservativo?"). Ne ha parlato il Papa, ne ha parlato il
vescovo di Lisbona ma Mourinho ha respinto al mittente la questione:"Tu
non mi porti su quella strada.". Strano, perchè qualche minuto dopo
avrebbe coinvolto nelle risposte anche Gesù. Ma non si può chiedere di più a
Robin Hood. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 2 ) » (1 voti, il voto
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mano de Dios ha un debito Risulta, dunque, che Diego Armando Maradona debba
versare al Fisco italiano euro 37 milioni, in lettere trentasette per rendere
ancora neglio l'idea. Dicono i dirigenti di Equitalia, addetti alla
riscossione, che l'argentino è sotto controllo e non sfuggirà al pagamento del
dovuto. Non so bene che cosa significhi sotto controllo. Maradona si è già
presentato in Italia più volte, è andato allo stadio, ha danzato in tivvù (Rai,
roba pubblica), si è fatto intervistare ma probabilmente in quelle occasioni
Equitalia aveva altro da fare, gli uomini delle fiamme gialle non sono
intervenuti, al massimo hanno chiesto un autografo, nessuno riusciva a fermare
Maradona in campo ma nessuno riesce a fermarlo anche lontano dal prato. Misteri
della vita. Lo stesso Diego Armando ha appena detto una cosa gentile nei
confronti di Pelè:"Ha perso la verginità con un uomo" in risposta ad
alcune critiche del brasiliano che sostiene, non soltanto lui in verità, che
l'argentino non sia di buon esempio per i giovani. Il derby sudamericano
interessa fino a un certo punto, piuttosto sarebbe bello se gli amici, sodali,
complici, collaboratori di Maradona possano spiegare come mai il loro pupillo abbia
quel mare di debiti nei confronti dell'Erario, trentasette milioni, da
devolvere magari a qualche famiglia bisognosa, Diego, stavolta, fai vedere che
la tua mano è davvero de Dios. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 13 ) »
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amico 23Mar 09 Il vate di Setubal Non male l'ultima esternazione di Mourinho:
moltissimi allenatori non scelgono la formazione ddella propria squadra, lui
sì, altrimenti, il giorno dopo, svuoterebbe l'ufficio e chiuderebbe la valigia
per andarsene. Un uomo così, con princìpi così duri e puri, dovrebbe essere
nominato presidente del Portogallo, dell'Onu, di Amnesty International. Invece
è costretto a svolgere il ruolo di allenatore di una squadra di football,
nemmeno grandissima visti i risultati internazionali da lui medesimo ottenuti
in Inghilterra prima e in Italia dopo. Un uomo così va rispettato come lo
rispettano i cortigiani e gli ignoranti. Un allenatore così va capito, come
l'ho capito io e altri molti che seguono il calcio da una vita e sanno chi
spaccia le parole e chi si occupa della sostanza. Josè Mourinho ha fatto bene a
dire quelle cose, si è finalmente tolto il burka di cachemire che lo nasconde
ai più, mi fa venire in mente la definizione di Sciascia ne Il giorno della
civetta, quando distingueva gli uomini in omini, ominicchi, quaquaraqua e
piglianculo. Scegliete voi il termine giusto. Io ho un'idea. Scritto in Nessuna
categoria Commenti ( 11 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Commenti Manda questo post a un amico 16Mar 09 Se Nereo avesse avuto l'Ilaria
Li chiamano fenomeni, special one, vincenti, vip. Sono gli allenatori del
football contemporaneo. Vanno in tivvù, frequentano la pubblicità, sono
ricoperti di denari, si occupano anche delle loro squadre. Senza una telecamera
ad inquadrarli sarebbero allenatori e basta. Immaginate Nereo Rocco o Bruno
Pesaola, per citare così due a memoria ma due particolari nel genere.
Immaginateli oggi, con l'Ilaria di Sky ole emittenti private a fare baruffa,
immaginateli con la l'intervista flash, con il microfono dietro la panchina,
con la prova tv, con le Iene, Scherzi a parte. Immaginateli dirimpetto a
Mourinho o Zeman, Spalletti o Ranieri, Mancini o o Lippi. Sarebbe uno
spettacolo d'arte varia, alla faccia dei zero tituli. Questo per dire che il
merito di tanta popolarità, gloria e conto corrente è figlio della televisione
più che del lavoro sul campo. O no? Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 15
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amico 08Mar 09 Special no one La vita è bella ma il calcio ancora di più. Basta
poco per cambiare idea, tattica, risultato, allenatore, squadra. Bastano un
paio di giorni e si abbandona un'opinione per presentarne un'altra,
diametralmente opposta. Sull'argomento, Josè Mourinho resta un vero mattatore.
Dopo uno show durato nove mesi, con tutte le api a ronzare attorno al suo
miele, con il tono giusto per stupire i borghesi, lo special one ha combinato
una furbata delle sue, a capo chino, stavolta, con la voce fioca: ha aggiunto
due sole lettere per ribaltare se stesso e spiazzare il resto del mondo. Lui
era lo special one ma dopo la partita con il Genoa, a domanda specifica
sull'uso della moviola nel calcio, ha risposto e chiarito: "Non sono nessuno",
Special no one, dunque, un altro gol dei suoi, mentre nello studio di plastica
di Sky, commentatori e opinionisti sembravano marionette senza fili e si
discuteva all'italiana sul gol perfido di Balotelli. Avanti così, la vita è
bella, il calcio ancora di più. Propongo Josè Mourinho il premio USSI, unione
stampa sportiva italiana, uno come lui è la salvezza per chi non saprebbe
scrivere altro. Di football, ovviamente. Scritto in Nessuna categoria Commenti
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un amico 04Mar 09 Dalle prostitute ai prostituti Josè Mourinho è una leggenda.
Parla e il popolo ascolta, inebetito. Lui dice, ridice, un
po' Gilberto Govi un po' Beppe Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono momenti di comicità rara,
parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il libretto dei ricordi,
l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una frase che piace, ad
effetto, da titolo, commento, editoriale. I prostituti sono il
femminile, ovvio, delle prostitute di cui Josè Mourinho sicuramente deve aver
sentito parlare e di cui deve aver letto ai temopi giù gloriosi del Porto da
lui allenato. Era la stagione 2003/2004 e il campionato portoghese andò come
andò, vinse meritatamente il Porto ma saltò in aria il calcio lusitano per una
storia di apido dourado, fischietti d'oro, insomma dicioto arbitri sospsesi,
prostitute a gogò al loro servizio, gare addomesticate, il presidente del Porto
sotto accusa, squalificato, la squadra penalizzata di 6 punti. Roba antica che
è tornata alla memoria. Quello era il calcio, questo è il calcio anche se
Special One dice che "non è il mio". Ogni tanto basta fermars e
ricoerdare, l'ho fatto ache io pentendomi, pagando il conto senza che nessuno
chiedesse sconti. Avanti così. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 6 ) » (1
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amico 25Feb 09 Ronda su ronda La solita storia italiana: le ronde. Il pericolo
pubblico numero 1, ultima novità dal fronte della politica, bassa. Si discute,
si lotta, si litiga sulla proposta di introdurre le ronde per tutelare
l'oirdine pubblico. Molti a favore, altrettanti contro. Domanda: quale è la
differenza tra gli stewards che operano da qualche tempo all'interno degli
stadi di football e le ronde che dovrebbero agire fuori dallo stadio, ad
esempio? Che differenza c'è tra gli agenti della sicurezza privata (mondialpol
e affini, guardie del corpo e avanti così) e le ronde di ex agenti dell'arma
benemerita, ex poliziotti in pensione? Aspetto le risposte, mi auguro non
politicanti, non faziose di partito, a destra, a sinistra, ma roba vera,
spicciola, pratica. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 17 ) » (2 voti, il
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Collina arancione L'ultima di Collina è il cartellino arancione. Magari
sponsorizzato dalla banca che di questo colore promuove il "conto".
Una soluzione cromaticoandreottiana, un compromesso tra il giallo e il rosso,
una non decisione, una palla in calcio d'angolo, tanto per non smentirsi.
L'uomo che sussurrava alla pioggia ha lanciato l'idea ma il football, anche con
il progresso, le riforme, il cambio delle norme, non è l'hockey su ghiaccio,
non è la pallacanestro, non è il rugby che, dal football non hanno assorbito
nessuna regola. O forse avremo i passi e il tempo d'area? O forse la pala
passata in avanti? O il cambio in corsa? Il football vive già una vita
difficile perchè il suo regolamento è letto a fisarmonica, si apre e si chiude
seguendo fazioni e inteessi, figuratevi poi l'introduzione di un terzo
cartellino, arancione appunto, per ch ha commesso un fallo a non proprio
cattivo ma nemmeno tanto morbido, insomma un'ave maria e un pater noster,
diceva il prete in confessionale. Tra qyualche tempo avremo la proposta del
cartellino nero, per attacco alla persona? Scritto in Nessuna categoria
Commenti ( 8 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il
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post a un amico 22Feb 09 Le pagelle del calcio, del cinema e del festival Mai
fidarsi dei critici, di football, di cinema e di canzoni. Prendete l'ultimo
festival di Sanremo, rileggete voti, opinioni, riguardatevi interventi in radio
e tivvù degli inviati al festival, controllate i voti riservati ai tre cantanti
finalisti, direi Povia su tutti e cercate di non ridere. O non ci hanno capito
nulla o il loro giudizio conta ancora di meno rispetto al parere del pubblico.
Cosa che accade anche in occasione dei festival del cinema, si tratti di Cannes
o di Venezia, roba da sofisticati, raffinati ma non per la gente comune che la
pensa in modo opposto a quello che i sacerdoti hanno espresso. Idem come sopra
nel calcio, con qualche eccezione, perchè spesso il calciatore bocciato in
pagella è anche quello fischiato dal pubblico dello stadio ma capita anche che
alcuni godano di protezione, di voto di casta, di sufficienza perchè
appartengono a una certa squadra e perchè teniamo famiglia ed è meglio
conservare buoni rapporti con il prossimo, il calciatore appunto. Totale: i
voti in pagella sono come le cravatte, di gusto personalissimo, a volte meglio
andar via in maglietta, a volte il regalo della fidanzata o della moglie viene
riciclato, dunque al prossimo festival non tenete conto di quello che
scriveranno i giornalisti, dico in materia di voto, passate oltre. Scritto in
Nessuna categoria Commenti ( 2 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di
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Commenti Manda questo post a un amico 18Feb 09 Bonolis e Grillini Ormai al
festival di Sanremo sono saltate le marcature. Le canzoni sono un pretesto, si
può fare e dire di tutto, invitare amici, sodali, soci, affini e poi, arriva il
bello. Per esempio uno canta, dico Povia, e il suo brano "Luca era
gay" è argomento di discussione da settimane, di giorno e di notte.
Trattasi di canzone ma Povia è Povia non è mica Mina che, parola di Patty Pravo
è ectoplasma, o Paoli che condede la pietas al pedofilo violentatore, Povia no,
dunque si adatti. Si adatti a vedere la seguente scena: Bonolis, una volta
finita l'esecuzione del cantante, cede il microfono a uno spettatore che è poi
l'onorevole Grillini, esponente dell'arcigay, il quale conclude il proprio
intervento con uno schiaffetto a Povia che non conosce i problemi dei gay.
Seguono fischi e applausi. Grillini ha fatto il suo mestiere, anche da
propagandista annunciando la prossima manifestazione di protesta del suo
movimento. Ma Bonolis ha creato un buon precedente: ogni testo discusso o
discutibile avrà ora bisogno di un intervento dall'esterno, telefonata da casa,
intervento del pubblico in sala per contestarlo, approvarlo, criticarlo. Il
festival non è più di un ente pubblico come la Rai, ormai è di un presentatore,
è di chi prende un milione e decide a proprio piacimento di offrire il
microfono a chi gli garba, sempre per proteggere le cosidette minoranze. E poi
in questo benedetto Paese è ormai diventato impossibile pensarla in maniera
diversa altrimenti sei un razzista, un violento, un antidemocratico. Avere
un'idea è pericoloso, avere un'ideologia è più comodo. Si fa carriera, si
prendono denari. Anche più di trenta. Scritto in Nessuna categoria Commenti (
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un amico Post precedenti Chi sono Barese e meteco tra Torino e Milano. Amo la
radio, le auto d'epoca, il vintage, il juke box, i Beatles, Totò, Platini, il
vino buono e la tavola giusta e così sto imparando a conoscere la vita. Nei
giornali ho scritto di tutto, tra errori ed omissioni. Ringrazio i miei Nobel
d'avventura, Tosatti, Arpino, Zanetti, Brera, Montanelli e qualche
contemporaneo illustre di cui non voglio svelare l'identità. Ad maiora. Tutti
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(
da "Stampa, La" del
05-04-2009)
Argomenti: Grillo
TORTONA.DOPO L'APPELLO DELLA CISL Cebal e
Niga Le promesse contro la grande crisi Due situazioni con esiti diversi
[FIRMA]MARIA TERESA MARCHESE TORTONA Dopo l'appello della Cisl sulla crisi che
ha colpito le aziende tortonesi, gli otto candidati sindaco propongono alcune
soluzioni. Giorgio Bailo (Udc-Pd-Viva Tortona Viva-Psli): «La crisi economica e
occupazione è la priorità del nostro programma. La proposta (che tramuteremo in
atti concreti se i tortonesi ci daranno fiducia) è di istituire un fondo economico
per aiutare immediatamente le famiglie in difficoltà, così come la riduzione di
tariffe per alcuni servizi pubblici e altri aiuti, ancora, come contributo al
pagamento di affitti, utenze quali gas, luce, acqua. Vorremmo inoltre attivare
con la Provincia un sistema di garanzie nei confronti degli istituti bancari
per accelerare i tempi per l'erogazione effettiva della cassa integrazione».
Massimo Berutti (Pdl- Lega Nord-Con voi per Tortona): «Propongo l'introduzione
dell'Isee istantanea per i servizi offerti dal comune: asili nido, materne,
buoni mensa e estate ragazzi. Occorre poi prevedere misure di accompagnamento
dei cittadini che perdono il posto di lavoro con percorsi di formazione e
azioni di sostegno economico ai nuclei familiari in particolare difficoltà. E'
inoltre opportuno creare tavoli di trattativa con il mondo bancario per
incentivare interruzioni temporanee nel pagamento delle rate mutui prima casa
per disoccupati e lavoratori in mobilità o cassa integrazione». Alberto
Balduzzi: «Come lista Nuova Tortona siamo stati i primi a dichiarare che il
problema principale, in un momento di crisi mondiale, era il lavoro e il
sostegno all'imprenditoria, artigiani e commercianti. Siamo convinti che il
compito principale dell'amministrazione comunale sia quello di dare sostegno e
aiuto alle aziende cittadine in crisi, al fine di non perdere ulteriori posti
di lavoro ed è per questo che nel nostro programma abbiamo previsto incentivi
per la giovane imprenditoria e sgravi dalle imposte comunali per determinate
aziende». Marina Cattaneo (Scegliere per cambiare): «Dobbiamo prevedere una
serie di misure quali il «reddito di cittadinanza» a chi resta senza lavoro e
non ha ammortizzatori sociali, ossia un reddito mensile coordinato con un
percorso di formazione organizzato dal Comune perché queste persone non restino
fuori dal mondo del lavoro; inoltre, interventi di sostegno alle famiglie in
difficoltà per aiutarle a pagare le utenze di casa». Carmelo Ciniglio
(Rifondazione, Verdi per la pace e Amici di Beppe Grillo): «Siamo per misure
concrete di sostegno per gli operai che restano senza lavoro o in cassa
integrazione. Nel caso specifico di Tortona, occorre adottare misure concrete
per la piccola media impresa che fa parte del tessuto sociale e ha una lunga
storia di insediamento nel territorio tortonese». Davide Grillo (Movimento nazionale): «Come partito siamo nati dieci
giorni fa. Stiamo preparando il programma elettorale, ma di una cosa sono
certo: non proporrò progetti irrealizzabili, intendo ascoltare i cittadini e
sentire prima il loro parere. Nella mia lista ci sono tecnici e professionisti:
ci interessa risolvere i problemi della città». Luciano Riva (La Destra): «E'
necessaria un'inversione di marcia a cominciare dalle banche e dagli
imprenditori che devono ritrovare passione fiducia e coraggio. Anche i
sindacati devono comprendere che i lavoratori hanno diritti ma anche doveri,
quelli che permettono con le professionalità operative di produrre alte qualità
nei vari mercati». Paolo Ronchetti (Ronchetti per Tortona): «Propongo costante
disponibilità ai lavoratori e alle parti sociali per trovare soluzioni
condivise con gli imprenditori affinché continuino a investire sul territorio.
Poi vorrei creare nel bilancio un "fondo anticrisi" da impiegare per
la restituzione ai cittadini dell'addizionale Irpef, il rimborso della tariffa
rifiuti e del gas e per far fronte alle spese relative ai servizi educativi.
Sono aperto a incontri con i sindacati per integrare il programma». Per la
Cebal Italiana, 23 esuberi, i sindacati (Femca-Cisl
e Uilcem-Uil) hanno siglato un accordo: 21 transazioni (l'accordo ne prevedeva
18) da parte di dipendenti che non si sono opposti al licenziamento a fronte di
incentivi tra i 20 e i 30 mila euro ciascuno. La Nigacalze ha cessato l'attività.
I sindacati hanno chiesto la Cassa integrazione straordinaria per i 37
dipendenti. La crisi è irreversibile. Da qui la decisione di mettere in
liquidazione la società, ricorrendo agli ammortizzatori sociali.
(
da "Secolo XIX, Il" del
05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Sacerdoti a "scuola" di
prediche la chiesa che cambia Il vescovo Lupi distribuirà a tutti un opuscolo:
«Contiene le linee guida, ci vuole creatività». LA DIOCESI di Savona fa i conti
con le prediche. Quelle troppo lunghe e noiose che i fedeli fanno fatica a
seguire. E se a Verona è stato pubblicato sul web "Il manuale del
predicatore. Tutto quello che un prete dovrebbe sapere per non annoiare i suoi
fedeli'' in città sono annunciate iniziative. Quello dell'omelia è un aspetto
importante e, per alcuni aspetti, critico per i sacerdoti savonesi e sul quale
il vescovo Monsignor Vittorio Lupi ha infatti deciso di mettere mano. Ognuno
dei sacerdoti della nostra diocesi ha una propria tecnica ed uno stile
personale sia nell'esposizione sia nella scelta dei contenuti: c'è chi rimane
legato ad argomenti d'attualità e chi è più"fedele" ai testi sacri,
oppure chi usa un linguaggio molto semplice e chi adotta un'oratoria più
complessa e articolata. «Credo che quella della Diocesi di Verona possa essere
una buona iniziativa, anche se non la conosco nel dettaglio - dice il Vescovo
di Savona Vittorio Lupi - Da diverse parti sento dire che l'omelia è un momento
difficile della messa, un po' perché si tende a parlare troppo in
"ecclesiastichese", un po' perché si indulge volentieri a frasi fatte
o luoghi comuni; forse ci vorrebbe un po' di creatività in più. Ho trovato un
opuscolo interessante che ho provveduto a fare stampare e che verrà consegnato
a tutti i sacerdoti mercoledì prossimo. Contiene alcune linee base su come impostare
l'omelia. L'omelia dovrebbe essere un momento in cui si parla della parola di
Dio e il sacerdote deve attualizzarla, renderla viva nella nostra realtà in
modo che chi ci ascolta la senta adatta alla propria vita, alla realtà in cui
vive. Poi ci sarà il sacerdote che ha più capacità ed è più fluente nel
parlare, ma questi sono fattori caratteriali». Il testo della Diocesi di Verona
fornisce una serie di consigli da seguire ben dettagliati e considera il
sacerdote quasi alla stregua di un attore che deve "interpretare" ciò
che dice. Ci sono indicazioni che partono dalla preparazione dell'omelia e
affrontano il tema dei vari stili possibili da usare senza dimenticare la
postura, l'espressione del volto e il modo di gesticolare durante la predica. Il sacerdote veronese cita Beppe Grillo, indica come possibile ispirazione le parole di Dostoevskij e
Manzoni. Con una certa ironia don Masina spiega anche come gestire gli
imprevisti, ad esempio se "nel bel mezzo dell'omelia la signora di mezza
età si alza e, con rumore di tacchi del terzo Reich attraversa la navata".
In appendice ad alcuni capitoli ci sono anche degli esercizi pratici da seguire
per fare una buona predica. Quello del sacerdote della diocesi veronese non è
il primo testo di questo genere ma è la prima volta che un manuale del
predicatore viene diffuso su Internet, reso accessibile a tutti considerando
anche aspetti come il modo di vestire del sacerdote. «Ne esistono altri di
manuali sull'omelia - dice don Antonio Ferri parroco di San Francesco - ma di
questo non sapevo niente. In genere nella predica si parte sempre dai testi
sacri ma bisogna anche considerare chi si ha davanti». I sacerdoti savonesi in
linea di massima promuovono l'iniziativa della diocesi veronese ma la maggior
parte di loro evidenzia quanto sia importante avere una certa libertà di scelta
sui contenuti da esporre durante la predica. «Credo che ognuno di noi sia
libero di impostarsi l'omelia a modo suo - dichiara il vice parroco di San
Paolo don Giuseppe Demeterca - ma deve senz'altro partire da un'esigenza di
verità caratteristica di questi tempi sopratutto alla luce della fede e della
parola di Dio, evitando di toccare certi argomenti come quello della politica».
Uno degli obiettivi fondamentali è portare il fedele a riflettere ed elaborare
quanto detto dal sacerdote dal pulpito. «Io non gesticolo - puntualizza Don
Gerolamo Delfino della parrocchia del Sacro Cuore - e penso che non ci si debba
collegare troppo ai fatti di cronaca, l'impostazione deve essere soprattutto a
livello di contenuti. Il fedele deve pensare alle nostre parole, riflettere su
quello che ascolta, non può avere la pappa pronta». Ma per essere un buon
predicatore, secondo la maggior parte dei sacerdoti savonesi, bisogna essere se
stessi, senza eccedere negli atteggiamenti o esasperare i toni. «Credo che un
testo come quello della diocesi di Verona possa essere utile - dice don Angelo
Magnano - ma noi non siamo attori e usare modi o toni non nostri può essere
controproducente. Io personalmente cerco di non discostarmi troppo dalla parola
di Dio e di attualizzare i contenuti usando un linguaggio più accessibile a
tutti, senza banalizzazioni e senza tornare sullo stesso argomento. Il fatto di
essere giornalista mi aiuta ad usare un linguaggio più giornalistico e forse di
contare su una certa comunicabilità». Elena Romanato 05/04/2009 ' 05/04/2009 si
parla troppocon frasi fatteIl prete deve attualizzare l'omelia in modo che chi
ascolta la senta adatta alla realtà in cui vive vittorio lupivescovo diocesi
Savona-Noli 05/04/2009 ' 05/04/2009 a volte siamo incomprensibiliMontanelli era
un predicatore, le sue era definite parole scatenate stesso termine usato per
Lutero giovanni Lupinoparroco di Lavagnola 05/04/2009 ' 05/04/2009 pochi
legamicon la cronacaIl fedele deve pensare alle nostre parole, riflettere su
quello che ascolta deve pensare gerolamo delfinoparroco del Sacro Cuore
05/04/2009
(
da "Resto del Carlino, Il (Cesena)"
del 05-04-2009)
Argomenti: Grillo
CESENA PRIMO PIANO pag. 2 Gli Amici di Beppe Grillo' schierano una ragioniera SALGONO A OTTO I CANDIDATI SINDACO di
ANNAMARIA SENNI SARANNO almeno otto i candidati sindaco a Cesena. La novità è
un volto femminile, Natascia Guiduzzi, 38enne (foto), sposata, ragioniera in
un'azienda cesenate della quale non ha voluto dire il nome, si candiderà
sindaco alle prossime elezioni per Meetup Cesena S'Ingrilla'. Essere
l'unica candidata donna a sindaco della città può portare dei vantaggi? «Bè,
direi proprio di sì. Io non mi sono mai occupata di politica, finché, compiuti
i 38 anni ho capito che era arrivato il momento di far sentire la mia voce. E
poi, diciamocelo, un volto femminile a Cesena ci voleva. Voglio diventare
sindaco per migliorare la città. Noi del Meetup Cesena S'Ingrilla' non temiamo
gli avversari». La vostra politica? «Una politica di buon senso. Un no' secco
alla svogliatezza». Cioè? «C'è chi mangia o si assenta durante un consiglio
comunale, con noi questo non succederà. Abbiamo sentito l'esigenza di scendere
in campo per la scarsa credibilità di molti partiti politici. Non siamo
finanziati, siamo cittadini normali, non abbiamo una sede, insomma... stiamo
lavorando gratis per il bene di tutti e lavoriamo su internet». Le origini di
Meetup Cesena S'Ingrilla'? «Ci siamo incontrati in rete nel 2005. Oltre 400
iscritti (tra i 25 e i 45 anni) che, attraverso le provocazioni di Beppe Grillo, si informano e informano. Approfondiamo
tematiche e verità a cui non viene dato sufficiente spazio dai media. Spesso
perché si tratta di argomenti scomodi». Avete un programma, una lista civica?
«Presenteremo la lista civica il 15 aprile. I nostri punti essenziali? Accesso
a internet gratis nelle scuole e sedi comunali; riutilizzo dell'acqua piovana
per l'irrigazione del verde; promuovere gli edifici a basso consumo di energia;
riciclare i rifiuti; evitare l'automobile favorendo i trasporti pubblici». Come
condurrete la campagna elettorale? «La faremo principalmente su internet, ma
non rinunceremo a volantinaggi e cartelloni. Nel simbolo avremo cinque stelle».
(
da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 05-04-2009)
Argomenti: Grillo
PESARO pag. 4 «Pesaro
a 5 stelle» vuole portare qui Beppe Grillo Presentata la lista civica con Ballerini candidato E' INIZIATA
ieri l'avventura politica dei grillini pesaresi. Con la presentazione ufficiale
della lista civica «Pesaro a 5 stelle. Beppegrillo.it» all'enoteca 075. Ora hanno due mesi di tempo per farsi
conoscere dai cittadini. «Non avendo i soldi per portare avanti una
campagna elettorale tradizionale ha spiegato il candidato a sindaco Mirko
Ballerini punteremo sulle potenzialità di Internet per arrivare alla gente». E
non poteva essere diversamente per una lista che deve la sua nascita e la sua
popolarità ad un blog. Tutto ha inizio da lì, infatti. Dal blog nazionale di Beppe Grillo, che ha raccolto in pochi anni migliaia di
iscritti, attestandosi come il più influente in Italia e il 28° nel mondo.
Iscritti che hanno a loro volta creato blog locali, i cosiddetti MeetUp, che da
gruppi virtuali di confronto si sono lentamente trasformati in reali gruppi
cittadini di controllo dell'amministrazione pubblica. E il balzo dal sociale
alla politica è stato breve, per quanto non semplice. I grillini pesaresi hanno
iniziato a pensare alla discesa in campo un anno fa, all'epoca del secondo
V-Day. C'erano tanti membri attivi. Poi sono emersi personalismi, differenze
ideologiche e di opinione. Buona parte degli «attivi» ha abbandonato il meetup
«16», l'originario, per costituirne un altro. E il meetup 16 è dovuto ripartire
quasi da zero, ma sempre con l'idea fissa di scendere in campo. «Al primo
incontro per la creazione della lista eravamo in quattro», ha spiegato il portavoce
Mauro Rossi. Sono passati due mesi. Ora sono 25 e hanno un altro mese di tempo
per arrivare ai 31 iscritti necessari per presentare una lista. Ormai è fatta:
anche senza altre adesioni, non sarebbe difficile trovare dei prestanomi.
PUNTANO su Internet. Ma si stanno facendo in quattro per portare Beppe Grillo a Pesaro in prossimità delle elezioni. La
presenza del leader genovese porterebbe più acqua al mulino della lista di
quanta ne confluirebbe con migliaia di mail. «Stiamo aspettando la conferma continua
Rossi , comunque, con o senza di lui, faremo una grande manifestazioni di
presentazione». Dove verrà illustrato il programma, trasposizione nel locale
dei 12 punti della Carta di Firenze adottati da tutte le liste certificate da Grillo. Intanto, Ballerini lancia le prime proposte. Sul
porto: «Deve essere declassato da commerciale a turistico, rinunciando
all'attuale progetto che trovo faraonico». E sul secondo casello: «Non serve,
con l'Interquartieri si arriva al casello in cinque minuti, e poi la nostra
politica è di disincentivare l'uso delle auto, non di creare infrastrutture che
vanno dalla parte opposta». La lista «Pesaro a 5 stelle. Beppegrillo.it»
sarà costituita da persone incensurate e non iscritte ad altri partiti. E si
presenterà alle amministrative da sola. «Siamo cittadini stanchi che non si
riconoscono più nella politica ha spiegato Ballerini . Visto che lottiamo
contro il sistema dei partiti, sarebbe contraddittorio allearsi con loro e
altre liste civiche credibili non ci sono. I Liberi si sono alleati con la
Fiamma Tricolore ed è un progetto che noi non potevamo abbracciare, anche se ci
è stato chiesto. E Sebastiani si presenta come il nuovo, ma non mi sembra che
lo sia». L'obiettivo dei grillini è «di entrare in Comune per fare "fiato
sul collo" dall'interno». Patrizia Bartolucci Image:
20090405/foto/8440.jpg
(
da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 05-04-2009)
Argomenti: Grillo
REGGIO AGENDA pag. 10 IL CONSIGLIERE
Giovannini ha ragione a dire che l ... IL CONSIGLIERE Giovannini ha ragione a
dire che l'aeroporto ci è stato consegnato dalla storia, e sogna ancora
avventure aeronautiche, ma dopo anni di bilanci in rosso che avrebbero mandato
in fallimento qualunque società privata e dopo anni in cui gli unici velivoli
che usavano l'aeroporto erano i piccoli aerei degli amatori, ha ancora senso
sprecare tanti denari pubblici? Ancora si parla di sviluppo, di investimenti
nella pista, di privati, di potenzialità, una storia già vista insomma, Abbiamo
Parma e Bologna a pochi Km con due aeroporti avviati, mezz'ora di autostrada se
non c'è traffico, quando finirà la mania di grandeur che ci porta a pretender
di decollare sotto casa in ogni comune? (Tralasciando il noto fatto che gli
aeroporti sotto una certa dimensione sono antieconomici). Giovannini legga il
libro "la casta", dove vedrà che i colleghi della Regione Val
d'Aosta, per risparmiarsi un oretta di macchina per Torino, hanno speso 29
milioni di euro per farsi l'aeroportino personale, ovviamente vuoto. È una
grigia cattedrale nel deserto quella che vuole? Meglio il bosco urbano che
almeno è verde Padania no? Ricordiamo poi che 7000
cittadini hanno aderito alla petizione promossa da Paride Allegri e Resistenza
Verde, a cui gli Amici di Beppe Grillo hanno partecipato, chiedendo il bosco urbano a due passi dalla
città. Alessandro Marmiroli Lista Civica Reggio 5 stelle IL PIANO strutturale
comunale (Psc) non preclude affatto la possibilità di consolidare e potenziare
l'aeroporto di Reggio. L'Area delle ex Reggiane, come già evidenziato
nel masterplan, terrà conto pienamente della presenza aeroportuale così come
ogni altra previsione che può interferire con questa infrastruttura, compresa
quella di rafforzare le funzioni pubbliche e ambientali dell'area fra
l'aeroporto e la ferrovia. La tavola P9, che indica lo sviluppo delle reti
ecologiche comunali, contiene espressamente la "ipotesi di localizzazione
di nuovi boschi urbani" e fra queste vi è il bosco urbano ad Est
dell'aeroporto. Si tratta quindi di una previsione la cui perimetrazione
puntuale viene demandata necessariamente a futuri progetti specifici e a piani
operativi, i quali dovranno far convivere le esigenze di un eventuale
potenziamento dell'aeroporto con quelle del parco lineare del Rodano. Ugo
Ferrari Assessore all'Urbanistica
(
da "Corriere della Sera"
del 05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera sezione: Lombardia
data: 05/04/2009 - pag: 13 Il paradosso Ieri ha ufficializzato la sua
candidatura a sindaco anche Irene Campari Pavia, con i «grillini» Sinistra
divisa in 4 PAVIA La sinistra pavese si fa in quattro per le comunali. Dopo
Andrea Albergati (candidato sindaco del Pd), Pablo Genova (sostenuto da
Rifondazione comunista e Comunisti italiani) e Paolo Ferloni (ex presidente di
Italia Nostra a capo della lista civica «Insieme per Pavia » che ha per leader
Elio Veltri), ieri è scesa in campo anche Irene Campari, ex consigliere
comunale di Rifondazione oggi alleata di Beppe Grillo.
«Le sinistre potevano fare fronte comune contro il Pdl dice la Campari a
margine della presentazione , ma così non è stato. Non si è trovata la quadra e
ho deciso di scendere in campo sostenendo i temi per cui mi sono sempre battuta
anche in consiglio ai tempi della Capitelli: dall'urbanistica alla solidarietà,
dai servizi sociali alla difesa della legalità. La nostra è una vera lista
civica (si chiama 'Cittadini in Comune'), un'iniziativa indipendente dai
partiti. I candidati provengono da diverse esperienze associative, politiche,
istituzionali, ma nessuno ha una tessera di partito, più di una legislatura
alle spalle e condanne penali». Così la lista Campari-Grillo
punta a Palazzo Mezzabarba senza cercare alleanze né a centro né a sinistra.
Continua il candidato sindaco: «Siamo solo cittadini che vogliono
riappropriarsi del Comune, cioè dell'amministrazione, dell'istituzione. In
Italia qualcosa si muove. Gruppi di cittadini provano a far ripartire la
democrazia dal basso, convinti che il sistema partitico soprattutto a livello
locale abbia esaurito la sua rappresentatività e incateni le amministrazioni
comunali a logiche lontanissime dai bisogni della comunità e molto vicine a
quelle delle segreterie». Lontani dal Pd ma anche da Rifondazione e dai
Comunisti italiani. «Noi abbiamo deciso di fare rete con chi ha già iniziato un
percorso fuori dai partiti chiosa Irene Campari . Così è nata l'idea di costituire
anche a Pavia una lista civica a 5 stelle, un'evoluzione
naturale delle esperienze che si sono incontrate in questi anni grazie al blog
di Beppe Grillo. Non si
tratta però in nessun modo del partito di Grillo, bensì dell'iniziativa di cittadini comuni a cui il blog offre
una grande opportunità di conoscere ciò che già esiste e si può fare,
condividere progetti, successi, fallimenti, idee, speranze». Con i rom
Irene Campari, ex Rc oggi «grillina» G.Spa.
(
da "Giornale.it, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e
Turchia sancisce un grande successo di immagine per Obama. La stampa lo ha
esaltato e non capita mai che un presidente, all'estero, venga accolto da folle
in delirio. O meglio: succedeva a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama
in Germania ha parlato a un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi
rivelano che, se si candidasse alle elezioni politiche di fine settembre,
batterebbe agevolmente Angela Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal
carattere forte, carismatico e capace di rompere gli schemi. La sua straripante
popolarità dimostra che gli Usa, quando usano i toni giusti, possono essere
ancora amati nel mondo e dunque che l'antiamericanismo non era viscerale, né
irreversibile, ma limitato agli eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di
strada non erano rivolte contro di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia
di essere anche politica, sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale.
L'esperienza del profeta della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss,
quella del primo presidente afroamericano difficilmente terminerà con
l'implosione degli Stati Uniti. Ma proprio questo primo viaggio ha svelato al
mondo un'altra America, meno sicura di sé, improvvisamente umile, a tratti
quasi implorante. Quella di un tempo era abituata a imporre i compromessi,
quella di oggi dà l'impressione di subirli. Il G20 è stato salutato come un
grande successo, ma Washington non ha ottenuto l'impegno di tutti i Paesi a
varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice della Nato si aspettava un
impegno ampio e coordinato da parte degli alleati per l'invio duraturo di nuove
truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento di 5mila uomini limitato alle
elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse settimane aveva esercitato
pressioni fortissime per piegare le resistenze degli europei. Inutilmente: per
la prima volta il Vecchio Continente può dire no, senza temere lacerazionie
tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata improvvisamente forte? No, è quella di
sempre caotica, litigiosa, multicefala. Semmai è l'America a essere divenuta
debole. Obama ha avuto l'onestà intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a
provocare la crisi finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono
uscire da soli. Ha bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è
costretto ad assumere un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca:
quello del mediatore, dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta
molto. Nei due vertici - G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di
negoziatore, di pacificatore. La sua è un'America che tende la mano e riscopre
il consenso. Con un dubbio: Obama sta gestendo un periodo di difficoltà
transitoria in attesa di riprendere il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov,
verrà ricordato come il gestore di un grande Paese che declina tra gli applausi
del mondo? Scritto in era obama, crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il
mondo, germania, francia Commenti ( 2 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà? La Merkel ha
parlato di un compromesso storico, Obama ieri era raggiante; tutti i leader
hanno salutato con enfasi i risultati del G20. Ed è normale che sia così:
tentano di infondere fiducia e speranza, nel tentativo, perlomeno, di sbloccare
i consumi. E le Borse hanno risposto. Tuttavia analizzando i contenuti ci si
accorge che, come previsto, il G20 ha portato poche novità. L'unica è l'aumento
dei fondi a disposizione del Fmi: erano previsti 500 miliardi, saranno 750. per
il resto: - hanno annunciato che intendono regolamentare gli hedge funds e le
agenzie di rating. Bene, ma le norme devono essere ancora stabilite e il
dibattito rischia di essere lungo. - secondo Brown "non ci saranno più i
bonus per i manager che fanno fallire le società". Era ora, ma più che
altro è un auspicio condiviso, perchè ogni Paese, com'è ovvio, deciderà
autonomamente se e come realizzarlo. - hanno dichiarato di aver posto le
fondamenta per "ripulire i bilanci delle banche dagli asset tossici",
ma anche questa è una dichiarazione d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a
procedere in ordine sparso e un codice comune appare ancora lontano.
L'economista Giorgio Barba Navaretti ( vedi l' intervista uscita sul Giornale)
rileva due punti innovativi: l'impegno a far ripartire il commercio mondiale e
l'ammissione che la crescita non potrà più dipendere solo dagli Usa, ma da
quello che definisce "un traino globale", in cui i Paesi come Cina,
India, Brasile avranno un ruolo sempre più importante. Ma questo avrà effetto
nel lungo periodo: a breve è improbabile che queste economia possano generare
una domanda interna molto forte. Complessivamente il G20 è stato
insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da 1100 miliardi non serve a
rilanciare l'economia mondiale - il problema più urgente, quello di una riforma
strutturale del sistema finanziario mondiale è irrisolto. Intanto proprio ieri
gli Stati Uniti hanno allentato il mark-to-market ovvero la norma che obbligava
le banche a valutare ogni giorno il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e
siccome molti di questi non hanno acquirenti le banche erano costrette a
iscrivere a bilancio perdite colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo,
nella speranza che in futuro i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma ,
cambiano i parametri anzichè affrontare le cause del male. L'impressione è che
il G20 si servito soprattutto a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel
tentativo di cambiare la psicologia catastrofista dei mercati, infondendo
ottimismo, avvalorando l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il
tentativo in sè è comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale?
Scritto in spin, era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli
usa e il mondo, germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 40 ) » (4
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02Apr 09 Che tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine
di migliaia di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle
banche, accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e
un morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi
non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti
difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da
imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (2 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa. Come
ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non seguire
l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le modalità
statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che, inclusi i
salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i
governi a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da
abbozzare: al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul
passerà sotto traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di
Obama rischia di essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo
non riconosce più lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi
si può, e non basta un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a
un Paese a cui il mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della
crisi. Scritto in era obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli
usa e il mondo, germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 50 )
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un amico 28Mar 09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene.
E non è difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un centrodestra,
dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo stapotere della
finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti, Bossi, certi
esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd, che è fallito
perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha saputo creare
una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post comunisti. Al Pd, come
già osservato su questo blog, manca il senso di appartenenza. La domanda che mi
pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia e, soprattutto, il popolo di An,
che è più piccolo ma più coeso, saprà riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo
partito sarà sentito come proprio dai militanti? Avrà una coerenza ideologica,
programmatica, sociale? Se la risposta sarà negativa, non è difficile prevedere
un aumento dei consensi a Lega e Udc, che hanno già un profilo consolidato e
sono facilmente riconoscibili dagli elettori. Il successo del nuovo partito nel
medio e lungo periodo si gioca sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica,
condivisa. O sbaglio? Scritto in politica, pdl, partito democratico,
democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 09 Ma il mercato distorce
la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi abbiamo parlato molto di economia
e mi spiace dover restare in tema, ma sono rimasto colpito da questa
affermazione di George Soros, l'ex speculatore che affossò la lira e la
sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono sempre".
La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa queste
considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci bene,
forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e penso
che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del benessere
intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i mercati
finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda e
offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (6
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24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I mercati finanziari hanno reagito
con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è
difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta
finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo
al riguardo l'ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa
a punto dall'Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle
banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge
funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio
alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di asset tossici
intascheranno un miliardo di dollari. Sul Giornale di oggi do voce anche a
un'illustre economista, Alice Rivlin, ex membro del board della Federal
Reserve, che sebbene con qualche perplessità difende il piano. Tuttavia resto
molto scettico, per queste quattro ragioni: 1) Il piano ignora le cause
strutturali del dissesto. Anche se avesse successo, non impedirebbe alle banche
di ripetere gli stessi errori del passato. infatti, secondo voci accreditate, gli
istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle operazioni di ingegneria
finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con derivati, cartolarizzazioni,
eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato con mille miliardi di dollari,
ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran lunga superiore a questa pur
ingente cifra. Verosimilmente, non sarà sufficiente per risanare completamente
i bilanci delle banche. 3) La Cina è sempre più diffidente nei confronti degli
Stati Uniti e sempre meno disposta a indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo
con la Russia, ha lanciato l'idea di una moneta globale al posto della valuta
statunitense. L'ipotesi appartiene a un futuro lontano. Ma il solo fatto che
venga presa in considerazione è indicativa delle intenzioni di Pechino. 4)
L'economia americana si basa per il 75% sui consumi e le misure varate dal
governo faranno esplodere prima il deficit e poi il debito pubblico, che
potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni
per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo
di molti operatori è davvero giustificato? Scritto in banche, capitalismo,
crisi, era obama, economia, cina, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti
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un amico 21Mar 09 Non chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero
un grande comunicatore? Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come
spiego in un articolo pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati
Uniti è soprattutto un grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso
da altri. Sa leggere, sa recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a
braccio. Infatti, ha sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il
"gobbo elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo
per pochi secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in
spin, comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 09 Proteste alla Sapienza e
degli islamici, la legge vale per tutti? Ieri altri tafferugli alla Sapienza.
Gli studenti volevano improvvisare un corteo non autorizzato e la polizia lo ha
impedito; da qui gli scontri. A mio giudizio la polizia ha ragione; mi chiedo
però perchè lo stesso criterio non sia stato usato in occasione delle proteste
degli estremisti islamici di gennaio, durante le quali, per ben 4 volte i
manifestanti hanno deviato dal percorso autorizzato per andare a pregare di
fronte al Duomo e al Colosseo. In quell'occasione, a Milano come a Roma, le
forze dell'ordine hanno lasciato fare. E purtroppo credo che lo stesso accadrebbe
se gli islamici tentassero un'altra prova di forza; perchè è relativamente
semplice contrastare qualche centinaio di studenti su di giri, ma è troppo
rischioso far rispettare la legge se a violarla è una minoranza musulmana ormai
molto numerosa composta da centinaia di migliaia di persone, che potrebbero
provocare sommosse di piazza. E se osservo quel che accade all'estero non trovi
motivi di conforto: a Parigi la polizia non ha più il controllo di alcuni
quartieri di periferia e gli agenti hanno paura di uscire dai commissariati,
mentre in America Sean Penn ha fatto tagliare i passaggi che lo riguardano in
un film che denuncia le difficoltà di integrazione di certe minoranze, tra cui
quella islamica, mostrando scene forti, come quella di una ragazza iraniana
uccisa in nome dell' «onore» da un familiare che ne rimproverava la condotta di
vita non conforme alle tradizioni e ai dettami della religione. Le proteste
dell'associazione degli iraniani è stata così veemente da indurre l'attore,
famoso per il suo impegno civile, a una clamorosa retromarcia. E la situazione
rischia di peggiorare ulteriormente. Che fare? Bisogna arrivare al punto di
limitare drasticamente l'immigrazione musulmana privilegiando quella di
minoranze, come i filippini, che si integrano facilmente? Scritto in notizie
nascoste, società, Italia, gli usa e il mondo, francia, immigrazione, islam
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articolo a un amico 17Mar 09 Il rally delle Borse è un'illusione, l'America
nasconde i guai Negli ultimi sette giorni le Borse sono partite al rialzo e c'è
già chi sostiene che il peggio è passato. Non riesco ad essere così ottimista;
anzi, ho l'impressione che in realtà, proprio in questi giorni ,stiamo vivendo
un passaggio delicatissimo della crisi. Il rally è stato innescato da Citigroup
che ha annunciato profitti per i primi due mesi e gli operatori hanno iniziato
a credere che il settore bancario sia sulla via del risanamento. Ma è davvero
così? Che fine hanno fatto i debiti colossali accumulati dagli istituti? Si
sono volatilizzati con un colpo di bacchetta magica? Ovvio che no. E infatti
qualcuno ha rilevato che Citigroup ha annunciato gli utili ma si è rifiutata di
rilevare l'incidenza dei debiti. Ma l'annuncio di una settimana fa è servito
per innescare un'operazione colossale per propagare fiducia. Il movimento di
Borsa è stato ampliato da una raffica di annunci rassicuranti da altre banche,
e, soprattutto, da uno spin iperottimistico da parte di Obama, del ministro del
Tesoro Geithner del presidente della Fed Bernanke, secondo cui "il peggio
è passato". Che i governi tendano a sollevare gli spiriti è normale, ma
questa euforia è sospetta. E infatti serve a nascondere un problema ben più
grande. Altro che ripresa, in queste ore l'America è in bilico come mai prima
d'ora. La vera notizia non è Citigroup, ma la dichiarazione del primo ministro
cinese che pubblicamente ha espresso dubbi sulla solidità dei Buoni del Tesoro
americani. E Obama nel week-end ha moltiplicato gli interventi per rassicurare
il mondo "che gli Usa sono la nazione più sicura al mondo per gli
investimenti". Ieri sono usciti i dati, ripresi dall'economista Roubini,
sugli acquisti di Treasury ed è emersa un'altra verità scomoda. In gennaio gli
stranieri hanno venduto Buoni del Tesoro a lunga scadenza per 18 miliardi
(mentre in dicembre ne avevano acquistati per 22 miliairdi), preferendo le
scadenze brevi. In genere hanno ridotto gli acquisti di obbligazioni americane,
sia pubbliche che private, con, complessivamente, un saldo negativo per 148
miliardi di dollari. La Cina è inquieta e il mercato manda segnali negativi: il
mondo inizia a perdere fiducia in un'America il cui deficit sta esplodendo? E'
l'incubo che agita le notti di Obama. Altro che euforia, il suo è spin da
disperazione. E il mondo trattiene il fiato. AGGIORNAMENTO: Sono a Parigi, dove
ho intervistato Jacques Attali, uno dei pochi ad aver previsto per tempo la crisi.
E' convinto che la crisi potrà essere superata definitivamente solo se verranno
cambiate le regole che hanno permesso la diffusione dell'anarchia finanziaria,
altrimenti la ripresa sarà effimera. Il problema è che Washington e Londra
vogliono continuare come prima. Attali è persuaso che l'Europa sia meglio
attrezzata e potrebbe addirittura emergere come la nuova superpotenza. Potere
leggere l'intervista qui Scritto in spin, banche, capitalismo, crisi, era
obama, società, cina, notizie nascoste, globalizzazione, economia, gli usa e il
mondo Commenti ( 45 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
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(
da "Giornale.it, Il"
del 05-04-2009)
Argomenti: Grillo
Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e
Turchia sancisce un grande successo di immagine per Obama. La stampa lo ha
esaltato e non capita mai che un presidente, all'estero, venga accolto da folle
in delirio. O meglio: succedeva a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama
in Germania ha parlato a un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi
rivelano che, se si candidasse alle elezioni politiche di fine settembre,
batterebbe agevolmente Angela Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal
carattere forte, carismatico e capace di rompere gli schemi. La sua straripante
popolarità dimostra che gli Usa, quando usano i toni giusti, possono essere
ancora amati nel mondo e dunque che l'antiamericanismo non era viscerale, né
irreversibile, ma limitato agli eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di
strada non erano rivolte contro di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia
di essere anche politica, sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale.
L'esperienza del profeta della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss,
quella del primo presidente afroamericano difficilmente terminerà con
l'implosione degli Stati Uniti. Ma proprio questo primo viaggio ha svelato al
mondo un'altra America, meno sicura di sé, improvvisamente umile, a tratti
quasi implorante. Quella di un tempo era abituata a imporre i compromessi,
quella di oggi dà l'impressione di subirli. Il G20 è stato salutato come un
grande successo, ma Washington non ha ottenuto l'impegno di tutti i Paesi a
varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice della Nato si aspettava un
impegno ampio e coordinato da parte degli alleati per l'invio duraturo di nuove
truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento di 5mila uomini limitato alle
elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse settimane aveva esercitato
pressioni fortissime per piegare le resistenze degli europei. Inutilmente: per
la prima volta il Vecchio Continente può dire no, senza temere lacerazionie
tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata improvvisamente forte? No, è quella di
sempre caotica, litigiosa, multicefala. Semmai è l'America a essere divenuta
debole. Obama ha avuto l'onestà intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a
provocare la crisi finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono
uscire da soli. Ha bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è
costretto ad assumere un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca:
quello del mediatore, dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta
molto. Nei due vertici - G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di
negoziatore, di pacificatore. La sua è un'America che tende la mano e riscopre
il consenso. Con un dubbio: Obama sta gestendo un periodo di difficoltà
transitoria in attesa di riprendere il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov,
verrà ricordato come il gestore di un grande Paese che declina tra gli applausi
del mondo? Scritto in era obama, crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il
mondo, germania, francia Commenti ( 7 ) » (2 voti, il voto medio è: 3.5 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti,
molto ottimismo. Basterà? La Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama
ieri era raggiante; tutti i leader hanno salutato con enfasi i risultati del
G20. Ed è normale che sia così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel
tentativo, perlomeno, di sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto.
Tuttavia analizzando i contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha
portato poche novità. L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi:
erano previsti 500 miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che
intendono regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le
norme devono essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. -
secondo Brown "non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire
le società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè
ogni Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte. Complessivamente
il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da 1100 miliardi
non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più urgente, quello di
una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è irrisolto. Intanto
proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il mark-to-market ovvero la norma
che obbligava le banche a valutare ogni giorno il prezzo di mercato dei
prodotti finanziari e siccome molti di questi non hanno acquirenti le banche
erano costrette a iscrivere a bilancio perdite colossali. Ora invece potranno
diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro i prodotti tossici valgano più
di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè affrontare le cause del male.
L'impressione è che il G20 si servito soprattutto a spargere tanta cipria sulla
crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la psicologia catastrofista dei
mercati, infondendo ottimismo, avvalorando l'impressione che la situazione sia
sotto controllo. Il tentativo in sè è comprensibile, ma basterà per risollevare
l'economia globale? Scritto in spin, era obama, banche, capitalismo, crisi,
società, economia, gli usa e il mondo, germania, globalizzazione, europa,
francia Commenti ( 41 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 02Apr 09 Che tristezza, la Cnn (e un certo
giornalismo). Ieri pomeriggio decine di migliaia di persone hanno preso
d'assalto la City, spaccando vetrine delle banche, accerchiando la Banca
d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e un morto. Ieri pomeriggio mi
sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi frangenti è la più rapida e la
più completa; ma ieri sembrava stesse su un altro pianeta. Mentre la protesta
esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama dalla regina, del menu preparato dallo
chef dei vip, dei preparativi della cena del G20, ha mostrato fino alla nausea
le immagini di Obama sorridente con Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao.
E i disordini? Un collegamento di un paio di minuti, come si trattasse di un
fatto marginale. Le possibilità sono due: o la Cnn ha commesso un grave errore
giornalistico oppure ha volutamente minimizzato i disordini di Londra.
Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego perchè: da quando negli Usa è
esplosa la protesta contro i bonus dei manager Aig, l'establishment finanziario
e politico teme che le proteste, per ora isolate, possano estendersi; dunque il
messaggio che gli spin doctor trasmettono ai media è di essere cauti, di non
infiammare gli animi, di minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una
tv di regime. Da notare che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene
molti governi siano assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi:
tutti i mezzi d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle
proteste, giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la
Cnn e, purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa
americana che negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in
Irak, ha censurato inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e
per oltre un decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture
della casta finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono.
E questi non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha
molti difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello
da imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (2 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che, inclusi
i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i governi
a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da abbozzare:
al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà sotto
traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama rischia di
essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non riconosce più
lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si può, e non basta
un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un Paese a cui il
mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi. Scritto in era
obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e il mondo,
germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 52 ) » (5 voti, il
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar
09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è
difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca
sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto
in politica, pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4
voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
25Mar 09 Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi
abbiamo parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono
rimasto colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che
affossò la lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono
sempre". La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa
queste considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci
bene, forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e
penso che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del
benessere intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i
mercati finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda
e offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (6
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Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I mercati finanziari hanno reagito
con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è
difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta
finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo
al riguardo l'ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa
a punto dall'Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle
banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge
funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio
alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di asset tossici
intascheranno un miliardo di dollari. Sul Giornale di oggi do voce anche a
un'illustre economista, Alice Rivlin, ex membro del board della Federal
Reserve, che sebbene con qualche perplessità difende il piano. Tuttavia resto
molto scettico, per queste quattro ragioni: 1) Il piano ignora le cause
strutturali del dissesto. Anche se avesse successo, non impedirebbe alle banche
di ripetere gli stessi errori del passato. infatti, secondo voci accreditate,
gli istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle operazioni di ingegneria
finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con derivati, cartolarizzazioni,
eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato con mille miliardi di dollari,
ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran lunga superiore a questa pur
ingente cifra. Verosimilmente, non sarà sufficiente per risanare completamente
i bilanci delle banche. 3) La Cina è sempre più diffidente nei confronti degli
Stati Uniti e sempre meno disposta a indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo
con la Russia, ha lanciato l'idea di una moneta globale al posto della valuta
statunitense. L'ipotesi appartiene a un futuro lontano. Ma il solo fatto che
venga presa in considerazione è indicativa delle intenzioni di Pechino. 4)
L'economia americana si basa per il 75% sui consumi e le misure varate dal
governo faranno esplodere prima il deficit e poi il debito pubblico, che
potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni
per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo
di molti operatori è davvero giustificato? Scritto in banche, capitalismo,
crisi, era obama, economia, cina, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti
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un amico 21Mar 09 Non chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero
un grande comunicatore? Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come
spiego in un articolo pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati
Uniti è soprattutto un grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso
da altri. Sa leggere, sa recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a
braccio. Infatti, ha sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il
"gobbo elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo
per pochi secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in
spin, comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 09 Proteste alla Sapienza e
degli islamici, la legge vale per tutti? Ieri altri tafferugli alla Sapienza.
Gli studenti volevano improvvisare un corteo non autorizzato e la polizia lo ha
impedito; da qui gli scontri. A mio giudizio la polizia ha ragione; mi chiedo
però perchè lo stesso criterio non sia stato usato in occasione delle proteste
degli estremisti islamici di gennaio, durante le quali, per ben 4 volte i
manifestanti hanno deviato dal percorso autorizzato per andare a pregare di
fronte al Duomo e al Colosseo. In quell'occasione, a Milano come a Roma, le
forze dell'ordine hanno lasciato fare. E purtroppo credo che lo stesso
accadrebbe se gli islamici tentassero un'altra prova di forza; perchè è
relativamente semplice contrastare qualche centinaio di studenti su di giri, ma
è troppo rischioso far rispettare la legge se a violarla è una minoranza musulmana
ormai molto numerosa composta da centinaia di migliaia di persone, che
potrebbero provocare sommosse di piazza. E se osservo quel che accade
all'estero non trovi motivi di conforto: a Parigi la polizia non ha più il
controllo di alcuni quartieri di periferia e gli agenti hanno paura di uscire
dai commissariati, mentre in America Sean Penn ha fatto tagliare i passaggi che
lo riguardano in un film che denuncia le difficoltà di integrazione di certe
minoranze, tra cui quella islamica, mostrando scene forti, come quella di una
ragazza iraniana uccisa in nome dell' «onore» da un familiare che ne
rimproverava la condotta di vita non conforme alle tradizioni e ai dettami
della religione. Le proteste dell'associazione degli iraniani è stata così
veemente da indurre l'attore, famoso per il suo impegno civile, a una clamorosa
retromarcia. E la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. Che fare?
Bisogna arrivare al punto di limitare drasticamente l'immigrazione musulmana
privilegiando quella di minoranze, come i filippini, che si integrano
facilmente? Scritto in notizie nascoste, società, Italia, gli usa e il mondo,
francia, immigrazione, islam Commenti ( 181 ) » (6 voti, il voto medio è: 5 su
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 09 Il rally delle
Borse è un'illusione, l'America nasconde i guai Negli ultimi sette giorni le
Borse sono partite al rialzo e c'è già chi sostiene che il peggio è passato.
Non riesco ad essere così ottimista; anzi, ho l'impressione che in realtà,
proprio in questi giorni ,stiamo vivendo un passaggio delicatissimo della
crisi. Il rally è stato innescato da Citigroup che ha annunciato profitti per i
primi due mesi e gli operatori hanno iniziato a credere che il settore bancario
sia sulla via del risanamento. Ma è davvero così? Che fine hanno fatto i debiti
colossali accumulati dagli istituti? Si sono volatilizzati con un colpo di
bacchetta magica? Ovvio che no. E infatti qualcuno ha rilevato che Citigroup ha
annunciato gli utili ma si è rifiutata di rilevare l'incidenza dei debiti. Ma
l'annuncio di una settimana fa è servito per innescare un'operazione colossale
per propagare fiducia. Il movimento di Borsa è stato ampliato da una raffica di
annunci rassicuranti da altre banche, e, soprattutto, da uno spin
iperottimistico da parte di Obama, del ministro del Tesoro Geithner del
presidente della Fed Bernanke, secondo cui "il peggio è passato". Che
i governi tendano a sollevare gli spiriti è normale, ma questa euforia è
sospetta. E infatti serve a nascondere un problema ben più grande. Altro che
ripresa, in queste ore l'America è in bilico come mai prima d'ora. La vera
notizia non è Citigroup, ma la dichiarazione del primo ministro cinese che pubblicamente
ha espresso dubbi sulla solidità dei Buoni del Tesoro americani. E Obama nel
week-end ha moltiplicato gli interventi per rassicurare il mondo "che gli
Usa sono la nazione più sicura al mondo per gli investimenti". Ieri sono
usciti i dati, ripresi dall'economista Roubini, sugli acquisti di Treasury ed è
emersa un'altra verità scomoda. In gennaio gli stranieri hanno venduto Buoni
del Tesoro a lunga scadenza per 18 miliardi (mentre in dicembre ne avevano
acquistati per 22 miliairdi), preferendo le scadenze brevi. In genere hanno
ridotto gli acquisti di obbligazioni americane, sia pubbliche che private, con,
complessivamente, un saldo negativo per 148 miliardi di dollari. La Cina è
inquieta e il mercato manda segnali negativi: il mondo inizia a perdere fiducia
in un'America il cui deficit sta esplodendo? E' l'incubo che agita le notti di
Obama. Altro che euforia, il suo è spin da disperazione. E il mondo trattiene
il fiato. AGGIORNAMENTO: Sono a Parigi, dove ho intervistato Jacques Attali,
uno dei pochi ad aver previsto per tempo la crisi. E' convinto che la crisi
potrà essere superata definitivamente solo se verranno cambiate le regole che
hanno permesso la diffusione dell'anarchia finanziaria, altrimenti la ripresa
sarà effimera. Il problema è che Washington e Londra vogliono continuare come
prima. Attali è persuaso che l'Europa sia meglio attrezzata e potrebbe
addirittura emergere come la nuova superpotenza. Potere leggere l'intervista
qui Scritto in spin, banche, capitalismo, crisi, era obama, società, cina,
notizie nascoste, globalizzazione, economia, gli usa e il mondo Commenti ( 45 )
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06-04-2009)
Argomenti: Grillo
Se questo è un paese normale Ho assistito
all'intervento di Beppe Grillo alla trasmissione Exit, alla dissociazione, scontata per altro,
della conduttrice D'Amico, con la solita penosa coda delle scuse ai
telespettatori, evidentemente giudicati persone senza spirito critico. Tutti a
parlare della fuga di Grillo, della maleducazione di Grillo, della incapacità di Grillo a sostenere un confronto. Nessuno a curarsi della
sostanza di quanto detto da Grillo, peraltro
ampiamente scritto, provato, documentato, tutti al solito a guardare il dito
anziché la luna. In un paese normale condividerei le critiche sul fatto di non
aver concesso il contraddittorio, ma non qui in Italia e ora. Se concedi il
contraddittorio ti attaccano sulla sfera personale, tentano di delegittimarti
senza discutere nel merito le tue idee e alla fine a chi ascolta resta nella
mente solo l'ultima freccia avvelenata lanciata dal denigratore e calunniatore
di turno. Siamo in un paese in cui 350 mila firme di cittadini che da ben più
di un anno chiedono una legge su un Parlamento pulito sono ignorate dalle
istituzioni, un paese dove se telefoni a una trasmissione radiofonica e poni un
tema scottante (quelli di cui parla Grillo) non ti
passano mai in diretta, se mandi una mail a un giornale raramente ti
rispondono, se scrivi a un parlamentare schierato non ti risponde, se vai a
manifestare in piazza sei un qualunquista, un eversivo, un terrorista. SILVANO
SAINOTINI Libertà di stampa e democrazia Non sarò forse originale, ma trovo
assai inquietanti le parole del nostro premier sulla necessità di agire contro
i media che a suo dire lo denigrano. È infatti tanto banale quanto vero che chi
attacca la libertà di stampa è pronto ad attaccare la democrazia. PAOLO
BERSANI, ROMA Una prova di malafede... Siamo sinceri. Non deve essere stato
facile per Berlusconi, con un semplice telefonino, convincere Erdogan a dare il
suo assenso alla nomina di Rasmussen a segretario della Nato. Ora, giornali e
tv nostrani e stranieri, invece di mettere in rilievo la straordinaria impresa
del presidente italiano, capace di convincere il suo interlocutore parlandogli
in turco per ben 32 minuti, blaterano di gesto maleducato nei confronti della
Merkel costretta ad aspettare per mezz'ora cappello in mano. Ancora una prova
di malafede da parte dei media o piuttosto di invidia nei confronti di uno
straordinario leader, che ravviva congressi e incontri con corna e cucù e che è
capace di mettere d'accordo Bush e Putin, Obama e Medvevev, Erdogan e Sarkozy
parlando perfettamente le loro lingue? GINO SPADON Sequestro a causa di
disperazione Il sequestro di persona è un reato grave, leggo su «Posta e
risposta». Concordo. Anche se forse chi ha scritto lo confonde con quello a
scopo di estorsione, mentre quello dei manager francesi è a causa di
disperazione. E comunque: sfasciare un'azienda e andarsene con buonuscite di
miliardi gettando sul lastrico centinaia di famiglie è forse roba da educande?
E truffare i risparmiatori e farla sempre franca? Distruggere la vita di
migliaia di individui? E irridere gli operai? MAURO OTTONELLO, GENOVA Il
rischio di emulare le Br Le premesse ci sono tutte: una crisi che lascia a casa
migliaia di lavoratori; un governo che parla con superficialità di denaro da
far girare per rianimare l'economia; una sinistra non più rappresentata in
Parlamento. E se qualcuno, dopo i sequestri dei manager e la merda lanciata nei
ristoranti di lusso, decidesse di prendere la rivoltella ed emulare le Br? GIAMPIERO
GALLIZIOLI I lavoratori e i loro rappresentanti Ho visto una sequenza di
interviste raccolte dalle televisioni all'interno del corteo della Cgil che si
è svolto a Roma (Bersani, Ferrero, Vendola, Bertinotti) e poi una parte del
discorso del líder máximo Epifani mentre di fronte a lui sventola una doppia
bandiera con falce e martello e Che Guevara. C'entra qualcosa con l'Italia?
C'entra qualcosa con il mondo del lavoro? Tutti quanti impegnati in prima linea
a difendere gli interessi dei lavoratori, della dignità del lavoro e tutto
quanto riempie le bocche di chi di lavoro (degli altri) si nutre. Quando questi
erano al governo non hanno abbassato di neanche una frazione di punto il carico
fiscale che grava sul lavoro. Non hanno pensato neanche per un attimo che i
lavoratori (quelli veri) meritano qualcosa di più in busta e che, per quello
che lo Stato offre in cambio, un prelievo come quello attuale rappresenta la
vera offesa alla dignità dei lavoratori. Non contenti di quello che ai
lavoratori viene rubato, hanno avuto anche il coraggio di avventarsi sui loro
Tfr. A questi personaggi certi discorsi interessano ben poco, il lavoro è
completamente avulso alla loro esistenza. Se non è vero, siano essi stessi a
dichiarare quante ore hanno lavorato in fabbrica nel corso della loro vita,
accanto a coloro che dichiarano di voler difendere e che ogni giorno sudano.
IRIS DIPARMA Sembrerebbe una buona notizia C'è chi chiude e chi taglia sul
personale. La crisi non risparmia nessuno. Però ci sono piccole realtà produttive
in cerca di manodopera. Imprese e laboratori artigiani cercano 54 mila
lavoratori. Nessuno alza la mano. Tra le professioni con maggiore difficoltà di
reperimento gli elettricisti, i muratori e i parrucchieri. Ci sono alcuni
settori dove è concreto il rischio di perdere occasioni di sviluppo e di
occupazione. Al Nord come al Centro e al Sud. Sembrerebbe una buona notizia.
FABIO SÌCARI, BERGAMO Non è colpa della legge Mastella Il presidente dell'Anm
Luca Palamara afferma nell'articolo pubblicato ieri dalla Stampa che la
principale causa che vieta di destinare i magistrati di prima nomina agli
uffici requirenti nelle regioni ad alto tasso di criminalità deriva dalla legge
Mastella, ossia dalla legge sull'ordinamento giudiziario. In realtà è così, ma
la mia iniziale proposta come ministro Guardasigilli non conteneva questa
norma. Fu il Parlamento a introdurla, e su sollecitazione in modo particolare
di ex magistrati presenti nelle commissioni Giustizia. Questo per onor di
cronaca e di verità. CLEMENTE MASTELLA
(
da "Sestopotere.com"
del 06-04-2009)
Argomenti: Grillo
Beppe Grillo torna in tivù ad EXIT (la7) ed è subito polemica
(3/4/2009 23:02) | (Sesto Potere) - Roma - 3 aprile 2009 - Beppe Grillo
intervenuto ad Exit , un esempio di democrazia e di apertura alle voci critiche
secondo la padrona di casa, Ilaria D'Amico, entusiasta dell'ospite a poche ore
prima della diretta, dissociatasi dopo
l'intervento del comico genovese che non avrebbe consentito il contraddittorio
con gli ospiti in studio, tra cui Tabacci e Marrazzo. Decisiva nell'innescare
la polemica le considerazioni di Beppe Grillo sui
"conti" della Telecom e il ruolo di Tronchetti Provera.
(
da "Sestopotere.com" del
06-04-2009)
Argomenti: Grillo
Beppe Grillo torna in tivù ad EXIT (la7) ed è subito polemica ( 2
) (3/4/2009 23:02) | (Sesto Potere) - Roma - 3 aprile 2009 - Beppe Grillo
intervenuto ad Exit , un esempio di democrazia e di apertura alle voci critiche
secondo la padrona di casa, Ilaria D'Amico, entusiasta dell'ospite a poche ore
prima della diretta, dissociatasi dopo
l'intervento del comico genovese che non avrebbe consentito il contraddittorio
con gli ospiti in studio, tra cui Tabacci e Marrazzo. Decisiva nell'innescare
la polemica le considerazioni di Beppe Grillo sui
"conti" della Telecom e il ruolo di Tronchetti Provera.
(
da "Giornale.it, Il"
del 06-04-2009)
Argomenti: Grillo
Cnn e Sky news pronte all'evento,
immagini terribili, case, strade, chiese, squarciate dal terremoto, polvere
bianca e morte. E la Rai? E Mediaset? E La 7? Robetta, il sima ha sconvolto la
terra abruzzese alle tre e trentacinque di notte, alle 9, Rai e Mediaset non
avevano ancoa allestito un collegamento satellitare con L'Aquila, distante 100 chilometri da
Roma. Gli elicotteri utilizzati per il giro d'Italia e la formula 1? Niente. I
giornalisti, dai direttori in giù, pronti ai commenti di propaganda politica?
Nisba. Le tivvù inglese e americane facevano parlare cittadini inglesi e
americani domiciliati o turisti sul sito della tragedia, noi, alle 9 di cui
sopra, dalla Rai a Mediaset a La 7, abbiamo preferito ascoltare le voci di
sottosegretari, ministri, primo ministro, geologi, organizzando la solita di
bassa politica, attenti al piano casa, Agnoletto chiede le dimissioni di
Bertolaso, la destra reagisce, il pd strilla, il pdl geme, al centro si mandano
messaggi di cordoglio. Gli italiani, il popolo dico, saprà reagire come sa, per
fortuna. Rai, Mediaset e La 7 continueranno i loro giochini, stop al televoto,
avanti così. Scritto in Nessuna categoria Non commentato » (Nessun voto)
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Commenti Manda questo post a un amico 03Apr 09 Robin Hood era un filosofo Non
male l'ultima del vate di Setùbal: io sono come Robin Hood. Reazioni a Sherwood
e nei dintorni, scoprire che si aggira, fuori dalla foresta, un portoghese, con
eccellente curriculum e clamoroso conto in banca, che si considera un tipo
leggendario che ruba ai ricchi per dare ai poveri, non è roba da poco. La
domanda sorge spontanea: chi sono i ricchi? Moratti e Tronchetti Provera? Chi
sono i poveri? Al massimo i tifosi, per l'ennesima volta caduti nella trappola
della champions sognata e svanita. Ma qui stiamo a discutere le doti
affabulatorie, la bellezza e il fascino di Mourinho Josè, la sua arte
dialettica, la sua capacità di dire senza dire, tutti ad abbeverarsi alla fonte
mentre è la fame che spinge, la voglia d sapere: ma come gioca la sua Inter?
Nessuno domanda, pochi chiedono, Lui dribbla, anzi come si usa dire oggi, salta
l'avversario e l'interrogativo, la butta sulla provocazione, sapend che gran
parte degli astanti non conoscono la storia, si fermano alla cronaca,
dimenticano quello che accadde al Porto, quello che di seguito avvenne al
Chelsea e altre cose che disturberebbero il tecnico portoghese soltanto a
sfiorarle, come ha provato a fare Chiambretti ("tu usi il
preservativo?"). Ne ha parlato il Papa, ne ha parlato il vescovo di
Lisbona ma Mourinho ha respinto al mittente la questione:"Tu non mi porti
su quella strada.". Strano, perchè qualche minuto dopo avrebbe coinvolto
nelle risposte anche Gesù. Ma non si può chiedere di più a Robin Hood. Scritto
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Commenti Manda questo post a un amico 29Mar 09 La mano de Dios ha un debito
Risulta, dunque, che Diego Armando Maradona debba versare al Fisco italiano
euro 37 milioni, in lettere trentasette per rendere ancora neglio l'idea.
Dicono i dirigenti di Equitalia, addetti alla riscossione, che l'argentino è
sotto controllo e non sfuggirà al pagamento del dovuto. Non so bene che cosa
significhi sotto controllo. Maradona si è già presentato in Italia più volte, è
andato allo stadio, ha danzato in tivvù (Rai, roba pubblica), si è fatto
intervistare ma probabilmente in quelle occasioni Equitalia aveva altro da
fare, gli uomini delle fiamme gialle non sono intervenuti, al massimo hanno
chiesto un autografo, nessuno riusciva a fermare Maradona in campo ma nessuno
riesce a fermarlo anche lontano dal prato. Misteri della vita. Lo stesso Diego
Armando ha appena detto una cosa gentile nei confronti di Pelè:"Ha perso
la verginità con un uomo" in risposta ad alcune critiche del brasiliano
che sostiene, non soltanto lui in verità, che l'argentino non sia di buon
esempio per i giovani. Il derby sudamericano interessa fino a un certo punto,
piuttosto sarebbe bello se gli amici, sodali, complici, collaboratori di
Maradona possano spiegare come mai il loro pupillo abbia quel mare di debiti nei
confronti dell'Erario, trentasette milioni, da devolvere magari a qualche
famiglia bisognosa, Diego, stavolta, fai vedere che la tua mano è davvero de
Dios. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 13 ) » (1 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Manda questo post a un amico 23Mar 09 Il vate di
Setubal Non male l'ultima esternazione di Mourinho: moltissimi allenatori non
scelgono la formazione ddella propria squadra, lui sì, altrimenti, il giorno
dopo, svuoterebbe l'ufficio e chiuderebbe la valigia per andarsene. Un uomo
così, con princìpi così duri e puri, dovrebbe essere nominato presidente del
Portogallo, dell'Onu, di Amnesty International. Invece è costretto a svolgere
il ruolo di allenatore di una squadra di football, nemmeno grandissima visti i
risultati internazionali da lui medesimo ottenuti in Inghilterra prima e in
Italia dopo. Un uomo così va rispettato come lo rispettano i cortigiani e gli
ignoranti. Un allenatore così va capito, come l'ho capito io e altri molti che
seguono il calcio da una vita e sanno chi spaccia le parole e chi si occupa
della sostanza. Josè Mourinho ha fatto bene a dire quelle cose, si è finalmente
tolto il burka di cachemire che lo nasconde ai più, mi fa venire in mente la
definizione di Sciascia ne Il giorno della civetta, quando distingueva gli
uomini in omini, ominicchi, quaquaraqua e piglianculo. Scegliete voi il termine
giusto. Io ho un'idea. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 11 ) » (2 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Manda questo post a un amico 16Mar 09
Se Nereo avesse avuto l'Ilaria Li chiamano fenomeni, special one, vincenti,
vip. Sono gli allenatori del football contemporaneo. Vanno in tivvù,
frequentano la pubblicità, sono ricoperti di denari, si occupano anche delle
loro squadre. Senza una telecamera ad inquadrarli sarebbero allenatori e basta.
Immaginate Nereo Rocco o Bruno Pesaola, per citare così due a memoria ma due
particolari nel genere. Immaginateli oggi, con l'Ilaria di Sky ole emittenti
private a fare baruffa, immaginateli con la l'intervista flash, con il
microfono dietro la panchina, con la prova tv, con le Iene, Scherzi a parte.
Immaginateli dirimpetto a Mourinho o Zeman, Spalletti o Ranieri, Mancini o o
Lippi. Sarebbe uno spettacolo d'arte varia, alla faccia dei zero tituli. Questo
per dire che il merito di tanta popolarità, gloria e conto corrente è figlio
della televisione più che del lavoro sul campo. O no? Scritto in Nessuna
categoria Commenti ( 15 ) » (4 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5)
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Commenti Manda questo post a un amico 08Mar 09 Special no one La vita è bella
ma il calcio ancora di più. Basta poco per cambiare idea, tattica, risultato,
allenatore, squadra. Bastano un paio di giorni e si abbandona un'opinione per
presentarne un'altra, diametralmente opposta. Sull'argomento, Josè Mourinho
resta un vero mattatore. Dopo uno show durato nove mesi, con tutte le api a
ronzare attorno al suo miele, con il tono giusto per stupire i borghesi, lo
special one ha combinato una furbata delle sue, a capo chino, stavolta, con la
voce fioca: ha aggiunto due sole lettere per ribaltare se stesso e spiazzare il
resto del mondo. Lui era lo special one ma dopo la partita con il Genoa, a
domanda specifica sull'uso della moviola nel calcio, ha risposto e chiarito:
"Non sono nessuno", Special no one, dunque, un altro gol dei suoi,
mentre nello studio di plastica di Sky, commentatori e opinionisti sembravano
marionette senza fili e si discuteva all'italiana sul gol perfido di Balotelli.
Avanti così, la vita è bella, il calcio ancora di più. Propongo Josè Mourinho
il premio USSI, unione stampa sportiva italiana, uno come lui è la salvezza per
chi non saprebbe scrivere altro. Di football, ovviamente. Scritto in Nessuna
categoria Commenti ( 22 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Commenti Manda questo post a un amico 04Mar 09 Dalle prostitute ai prostituti
Josè Mourinho è una leggenda. Parla e il popolo ascolta, inebetito. Lui dice, ridice, un po' Gilberto Govi un po' Beppe
Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono
momenti di comicità rara, parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il
libretto dei ricordi, l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una
frase che piace, ad effetto, da titolo, commento, editoriale. I
prostituti sono il femminile, ovvio, delle prostitute di cui Josè Mourinho
sicuramente deve aver sentito parlare e di cui deve aver letto ai temopi giù
gloriosi del Porto da lui allenato. Era la stagione 2003/2004 e il campionato
portoghese andò come andò, vinse meritatamente il Porto ma saltò in aria il
calcio lusitano per una storia di apido dourado, fischietti d'oro, insomma
dicioto arbitri sospsesi, prostitute a gogò al loro servizio, gare
addomesticate, il presidente del Porto sotto accusa, squalificato, la squadra
penalizzata di 6 punti. Roba antica che è tornata alla memoria. Quello era il
calcio, questo è il calcio anche se Special One dice che "non è il
mio". Ogni tanto basta fermars e ricoerdare, l'ho fatto ache io
pentendomi, pagando il conto senza che nessuno chiedesse sconti. Avanti così.
Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 6 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un
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Feed RSS Commenti Manda questo post a un amico 25Feb 09 Ronda su ronda La
solita storia italiana: le ronde. Il pericolo pubblico numero 1, ultima novità
dal fronte della politica, bassa. Si discute, si lotta, si litiga sulla
proposta di introdurre le ronde per tutelare l'oirdine pubblico. Molti a
favore, altrettanti contro. Domanda: quale è la differenza tra gli stewards che
operano da qualche tempo all'interno degli stadi di football e le ronde che
dovrebbero agire fuori dallo stadio, ad esempio? Che differenza c'è tra gli
agenti della sicurezza privata (mondialpol e affini, guardie del corpo e avanti
così) e le ronde di ex agenti dell'arma benemerita, ex poliziotti in pensione?
Aspetto le risposte, mi auguro non politicanti, non faziose di partito, a
destra, a sinistra, ma roba vera, spicciola, pratica. Scritto in Nessuna
categoria Commenti ( 17 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Commenti Manda questo post a un amico 23Feb 09 Collina arancione L'ultima di
Collina è il cartellino arancione. Magari sponsorizzato dalla banca che di
questo colore promuove il "conto". Una soluzione
cromaticoandreottiana, un compromesso tra il giallo e il rosso, una non
decisione, una palla in calcio d'angolo, tanto per non smentirsi. L'uomo che
sussurrava alla pioggia ha lanciato l'idea ma il football, anche con il
progresso, le riforme, il cambio delle norme, non è l'hockey su ghiaccio, non è
la pallacanestro, non è il rugby che, dal football non hanno assorbito nessuna
regola. O forse avremo i passi e il tempo d'area? O forse la pala passata in
avanti? O il cambio in corsa? Il football vive già una vita difficile perchè il
suo regolamento è letto a fisarmonica, si apre e si chiude seguendo fazioni e
inteessi, figuratevi poi l'introduzione di un terzo cartellino, arancione
appunto, per ch ha commesso un fallo a non proprio cattivo ma nemmeno tanto
morbido, insomma un'ave maria e un pater noster, diceva il prete in
confessionale. Tra qyualche tempo avremo la proposta del cartellino nero, per attacco
alla persona? Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 8 ) » (1 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Manda questo post a un amico 22Feb 09 Le
pagelle del calcio, del cinema e del festival Mai fidarsi dei critici, di
football, di cinema e di canzoni. Prendete l'ultimo festival di Sanremo,
rileggete voti, opinioni, riguardatevi interventi in radio e tivvù degli
inviati al festival, controllate i voti riservati ai tre cantanti finalisti,
direi Povia su tutti e cercate di non ridere. O non ci hanno capito nulla o il
loro giudizio conta ancora di meno rispetto al parere del pubblico. Cosa che
accade anche in occasione dei festival del cinema, si tratti di Cannes o di Venezia,
roba da sofisticati, raffinati ma non per la gente comune che la pensa in modo
opposto a quello che i sacerdoti hanno espresso. Idem come sopra nel calcio,
con qualche eccezione, perchè spesso il calciatore bocciato in pagella è anche
quello fischiato dal pubblico dello stadio ma capita anche che alcuni godano di
protezione, di voto di casta, di sufficienza perchè appartengono a una certa
squadra e perchè teniamo famiglia ed è meglio conservare buoni rapporti con il
prossimo, il calciatore appunto. Totale: i voti in pagella sono come le
cravatte, di gusto personalissimo, a volte meglio andar via in maglietta, a
volte il regalo della fidanzata o della moglie viene riciclato, dunque al
prossimo festival non tenete conto di quello che scriveranno i giornalisti,
dico in materia di voto, passate oltre. Scritto in Nessuna categoria Commenti (
2 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il blog di
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un amico Post precedenti Chi sono Barese e meteco tra Torino e Milano. Amo la
radio, le auto d'epoca, il vintage, il juke box, i Beatles, Totò, Platini, il
vino buono e la tavola giusta e così sto imparando a conoscere la vita. Nei
giornali ho scritto di tutto, tra errori ed omissioni. Ringrazio i miei Nobel
d'avventura, Tosatti, Arpino, Zanetti, Brera, Montanelli e qualche
contemporaneo illustre di cui non voglio svelare l'identità. Ad maiora. Tutti
gli articoli di Tony Damascelli su ilGiornale.it contatti Categorie costume
Nessuna categoria I più inviati fischi - 4 Emails Piove, governo ladro - 2
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Battisti, Italia-Brasile 1 a
1 - 1 Emails Bonolis e Grillini - 1 Emails Ultime discussioni Romano150:
Personalmente lo considero un grande comunicatore ed un'allenatore abbastanza
modesto. Ora mi viene... giuseppe: Caro tony damascelli mourigno non sarà il
miglior allenatore in circolazione ma ha il merito di non essere... DamyEku:
Salve tutti! il fisco? hahahahahah sa solo fermare i bambini senza scontrino x
una patatina azz hhahahahahah... lino: maradona viene pagato per ogni sua
presenza, in tv, in uno stadio o in un semplice bar. penso sia pagato anche...
Lorenzo R: Facciamo così: o i 37 milioni di euro che Maradona deve al fisco,
cioè a tutti noi, ce li mettono i... Ultime news Distrutti 26 paesi: 92 morti,
50mila sfollatiBerlusconi a L'Aquila: "Operativi 5mila uomini Nessuno
resterà solo"Sciame sismico e allarmi, l'esperto: "L'ho previsto"
Bertolaso: "Impossibile"Onna, il borgo fantasma cancellato dal
terremoto: "Nessun edificio in piedi"Storie dal sisma: mamma salva la
figlia e muore Risponde al cellulare sotto le macerie. E si salvaTorino, donna
uccisa: fermato il convivente"Io, manager fiero dei miei 8 milioni
l'anno"Casalesi, cinque arresti a Modena Io, alla scoperta del museo
più bello dItalia.
Che non vedrete maiIncubo rosso: zero punti Box, tutti sotto processo Blogroll
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del 06-04-2009)
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Cnn e Sky news pronte all'evento,
immagini terribili, case, strade, chiese, squarciate dal terremoto, polvere
bianca e morte. E la Rai? E Mediaset? E La 7? Robetta, il sima ha sconvolto la
terra abruzzese alle tre e trentacinque di notte, alle 9, Rai e Mediaset non
avevano ancoa allestito un collegamento satellitare con L'Aquila, distante 100 chilometri da
Roma. Gli elicotteri utilizzati per il giro d'Italia e la formula 1? Niente. I
giornalisti, dai direttori in giù, pronti ai commenti di propaganda politica?
Nisba. Le tivvù inglese e americane facevano parlare cittadini inglesi e
americani domiciliati o turisti sul sito della tragedia, noi, alle 9 di cui
sopra, dalla Rai a Mediaset a La 7, abbiamo preferito ascoltare le voci di
sottosegretari, ministri, primo ministro, geologi, organizzando la solita di
bassa politica, attenti al piano casa, Agnoletto chiede le dimissioni di
Bertolaso, la destra reagisce, il pd strilla, il pdl geme, al centro si mandano
messaggi di cordoglio. Gli italiani, il popolo dico, saprà reagire come sa, per
fortuna. Rai, Mediaset e La 7 continueranno i loro giochini, stop al televoto,
avanti così. Scritto in Nessuna categoria 1 Commento » (Nessun voto) Loading
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questo post a un amico 03Apr 09 Robin Hood era un filosofo Non male l'ultima
del vate di Setùbal: io sono come Robin Hood. Reazioni a Sherwood e nei
dintorni, scoprire che si aggira, fuori dalla foresta, un portoghese, con
eccellente curriculum e clamoroso conto in banca, che si considera un tipo
leggendario che ruba ai ricchi per dare ai poveri, non è roba da poco. La
domanda sorge spontanea: chi sono i ricchi? Moratti e Tronchetti Provera? Chi
sono i poveri? Al massimo i tifosi, per l'ennesima volta caduti nella trappola
della champions sognata e svanita. Ma qui stiamo a discutere le doti
affabulatorie, la bellezza e il fascino di Mourinho Josè, la sua arte
dialettica, la sua capacità di dire senza dire, tutti ad abbeverarsi alla fonte
mentre è la fame che spinge, la voglia d sapere: ma come gioca la sua Inter?
Nessuno domanda, pochi chiedono, Lui dribbla, anzi come si usa dire oggi, salta
l'avversario e l'interrogativo, la butta sulla provocazione, sapend che gran
parte degli astanti non conoscono la storia, si fermano alla cronaca,
dimenticano quello che accadde al Porto, quello che di seguito avvenne al
Chelsea e altre cose che disturberebbero il tecnico portoghese soltanto a
sfiorarle, come ha provato a fare Chiambretti ("tu usi il preservativo?").
Ne ha parlato il Papa, ne ha parlato il vescovo di Lisbona ma Mourinho ha
respinto al mittente la questione:"Tu non mi porti su quella
strada.". Strano, perchè qualche minuto dopo avrebbe coinvolto nelle
risposte anche Gesù. Ma non si può chiedere di più a Robin Hood. Scritto in
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Risulta, dunque, che Diego Armando Maradona debba versare al Fisco italiano
euro 37 milioni, in lettere trentasette per rendere ancora neglio l'idea.
Dicono i dirigenti di Equitalia, addetti alla riscossione, che l'argentino è
sotto controllo e non sfuggirà al pagamento del dovuto. Non so bene che cosa
significhi sotto controllo. Maradona si è già presentato in Italia più volte, è
andato allo stadio, ha danzato in tivvù (Rai, roba pubblica), si è fatto
intervistare ma probabilmente in quelle occasioni Equitalia aveva altro da
fare, gli uomini delle fiamme gialle non sono intervenuti, al massimo hanno
chiesto un autografo, nessuno riusciva a fermare Maradona in campo ma nessuno
riesce a fermarlo anche lontano dal prato. Misteri della vita. Lo stesso Diego Armando
ha appena detto una cosa gentile nei confronti di Pelè:"Ha perso la
verginità con un uomo" in risposta ad alcune critiche del brasiliano che
sostiene, non soltanto lui in verità, che l'argentino non sia di buon esempio
per i giovani. Il derby sudamericano interessa fino a un certo punto, piuttosto
sarebbe bello se gli amici, sodali, complici, collaboratori di Maradona possano
spiegare come mai il loro pupillo abbia quel mare di debiti nei confronti
dell'Erario, trentasette milioni, da devolvere magari a qualche famiglia
bisognosa, Diego, stavolta, fai vedere che la tua mano è davvero de Dios.
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Articoli Feed RSS Commenti Manda questo post a un amico 23Mar 09 Il vate di
Setubal Non male l'ultima esternazione di Mourinho: moltissimi allenatori non
scelgono la formazione ddella propria squadra, lui sì, altrimenti, il giorno
dopo, svuoterebbe l'ufficio e chiuderebbe la valigia per andarsene. Un uomo
così, con princìpi così duri e puri, dovrebbe essere nominato presidente del
Portogallo, dell'Onu, di Amnesty International. Invece è costretto a svolgere
il ruolo di allenatore di una squadra di football, nemmeno grandissima visti i
risultati internazionali da lui medesimo ottenuti in Inghilterra prima e in
Italia dopo. Un uomo così va rispettato come lo rispettano i cortigiani e gli
ignoranti. Un allenatore così va capito, come l'ho capito io e altri molti che
seguono il calcio da una vita e sanno chi spaccia le parole e chi si occupa
della sostanza. Josè Mourinho ha fatto bene a dire quelle cose, si è finalmente
tolto il burka di cachemire che lo nasconde ai più, mi fa venire in mente la
definizione di Sciascia ne Il giorno della civetta, quando distingueva gli
uomini in omini, ominicchi, quaquaraqua e piglianculo. Scegliete voi il termine
giusto. Io ho un'idea. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 11 ) » (2 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Manda questo post a un amico 16Mar 09
Se Nereo avesse avuto l'Ilaria Li chiamano fenomeni, special one, vincenti,
vip. Sono gli allenatori del football contemporaneo. Vanno in tivvù, frequentano
la pubblicità, sono ricoperti di denari, si occupano anche delle loro squadre.
Senza una telecamera ad inquadrarli sarebbero allenatori e basta. Immaginate
Nereo Rocco o Bruno Pesaola, per citare così due a memoria ma due particolari
nel genere. Immaginateli oggi, con l'Ilaria di Sky ole emittenti private a fare
baruffa, immaginateli con la l'intervista flash, con il microfono dietro la
panchina, con la prova tv, con le Iene, Scherzi a parte. Immaginateli
dirimpetto a Mourinho o Zeman, Spalletti o Ranieri, Mancini o o Lippi. Sarebbe
uno spettacolo d'arte varia, alla faccia dei zero tituli. Questo per dire che
il merito di tanta popolarità, gloria e conto corrente è figlio della
televisione più che del lavoro sul campo. O no? Scritto in Nessuna categoria
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questo post a un amico 08Mar 09 Special no one La vita è bella ma il calcio
ancora di più. Basta poco per cambiare idea, tattica, risultato, allenatore,
squadra. Bastano un paio di giorni e si abbandona un'opinione per presentarne
un'altra, diametralmente opposta. Sull'argomento, Josè Mourinho resta un vero
mattatore. Dopo uno show durato nove mesi, con tutte le api a ronzare attorno
al suo miele, con il tono giusto per stupire i borghesi, lo special one ha
combinato una furbata delle sue, a capo chino, stavolta, con la voce fioca: ha
aggiunto due sole lettere per ribaltare se stesso e spiazzare il resto del
mondo. Lui era lo special one ma dopo la partita con il Genoa, a domanda
specifica sull'uso della moviola nel calcio, ha risposto e chiarito: "Non
sono nessuno", Special no one, dunque, un altro gol dei suoi, mentre nello
studio di plastica di Sky, commentatori e opinionisti sembravano marionette
senza fili e si discuteva all'italiana sul gol perfido di Balotelli. Avanti
così, la vita è bella, il calcio ancora di più. Propongo Josè Mourinho il
premio USSI, unione stampa sportiva italiana, uno come lui è la salvezza per
chi non saprebbe scrivere altro. Di football, ovviamente. Scritto in Nessuna
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Commenti Manda questo post a un amico 04Mar 09 Dalle prostitute ai prostituti
Josè Mourinho è una leggenda. Parla e il popolo ascolta, inebetito. Lui dice, ridice, un po' Gilberto Govi un po' Beppe
Grillo, intendo la pronunzia anche se ci sono
momenti di comicità rara, parla, dunque, e nessuno osa aprire il diario, il
libretto dei ricordi, l'almanacco del calcio. I prostituti di oggi sono una
frase che piace, ad effetto, da titolo, commento, editoriale. I
prostituti sono il femminile, ovvio, delle prostitute di cui Josè Mourinho
sicuramente deve aver sentito parlare e di cui deve aver letto ai temopi giù
gloriosi del Porto da lui allenato. Era la stagione 2003/2004 e il campionato
portoghese andò come andò, vinse meritatamente il Porto ma saltò in aria il
calcio lusitano per una storia di apido dourado, fischietti d'oro, insomma
dicioto arbitri sospsesi, prostitute a gogò al loro servizio, gare
addomesticate, il presidente del Porto sotto accusa, squalificato, la squadra
penalizzata di 6 punti. Roba antica che è tornata alla memoria. Quello era il
calcio, questo è il calcio anche se Special One dice che "non è il
mio". Ogni tanto basta fermars e ricoerdare, l'ho fatto ache io
pentendomi, pagando il conto senza che nessuno chiedesse sconti. Avanti così.
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Feed RSS Commenti Manda questo post a un amico 25Feb 09 Ronda su ronda La
solita storia italiana: le ronde. Il pericolo pubblico numero 1, ultima novità
dal fronte della politica, bassa. Si discute, si lotta, si litiga sulla
proposta di introdurre le ronde per tutelare l'oirdine pubblico. Molti a
favore, altrettanti contro. Domanda: quale è la differenza tra gli stewards che
operano da qualche tempo all'interno degli stadi di football e le ronde che
dovrebbero agire fuori dallo stadio, ad esempio? Che differenza c'è tra gli
agenti della sicurezza privata (mondialpol e affini, guardie del corpo e avanti
così) e le ronde di ex agenti dell'arma benemerita, ex poliziotti in pensione?
Aspetto le risposte, mi auguro non politicanti, non faziose di partito, a
destra, a sinistra, ma roba vera, spicciola, pratica. Scritto in Nessuna
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Commenti Manda questo post a un amico 23Feb 09 Collina arancione L'ultima di
Collina è il cartellino arancione. Magari sponsorizzato dalla banca che di questo
colore promuove il "conto". Una soluzione cromaticoandreottiana, un
compromesso tra il giallo e il rosso, una non decisione, una palla in calcio
d'angolo, tanto per non smentirsi. L'uomo che sussurrava alla pioggia ha
lanciato l'idea ma il football, anche con il progresso, le riforme, il cambio
delle norme, non è l'hockey su ghiaccio, non è la pallacanestro, non è il rugby
che, dal football non hanno assorbito nessuna regola. O forse avremo i passi e
il tempo d'area? O forse la pala passata in avanti? O il cambio in corsa? Il
football vive già una vita difficile perchè il suo regolamento è letto a
fisarmonica, si apre e si chiude seguendo fazioni e inteessi, figuratevi poi
l'introduzione di un terzo cartellino, arancione appunto, per ch ha commesso un
fallo a non proprio cattivo ma nemmeno tanto morbido, insomma un'ave maria e un
pater noster, diceva il prete in confessionale. Tra qyualche tempo avremo la
proposta del cartellino nero, per attacco alla persona? Scritto in Nessuna
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Commenti Manda questo post a un amico 22Feb 09 Le pagelle del calcio, del
cinema e del festival Mai fidarsi dei critici, di football, di cinema e di
canzoni. Prendete l'ultimo festival di Sanremo, rileggete voti, opinioni,
riguardatevi interventi in radio e tivvù degli inviati al festival, controllate
i voti riservati ai tre cantanti finalisti, direi Povia su tutti e cercate di
non ridere. O non ci hanno capito nulla o il loro giudizio conta ancora di meno
rispetto al parere del pubblico. Cosa che accade anche in occasione dei
festival del cinema, si tratti di Cannes o di Venezia, roba da sofisticati,
raffinati ma non per la gente comune che la pensa in modo opposto a quello che
i sacerdoti hanno espresso. Idem come sopra nel calcio, con qualche eccezione,
perchè spesso il calciatore bocciato in pagella è anche quello fischiato dal
pubblico dello stadio ma capita anche che alcuni godano di protezione, di voto
di casta, di sufficienza perchè appartengono a una certa squadra e perchè
teniamo famiglia ed è meglio conservare buoni rapporti con il prossimo, il
calciatore appunto. Totale: i voti in pagella sono come le cravatte, di gusto
personalissimo, a volte meglio andar via in maglietta, a volte il regalo della
fidanzata o della moglie viene riciclato, dunque al prossimo festival non
tenete conto di quello che scriveranno i giornalisti, dico in materia di voto,
passate oltre. Scritto in Nessuna categoria Commenti ( 2 ) » (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il blog di Tony Damascelli © 2009
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precedenti Chi sono Barese e meteco tra Torino e Milano. Amo la radio, le auto
d'epoca, il vintage, il juke box, i Beatles, Totò, Platini, il vino buono e la
tavola giusta e così sto imparando a conoscere la vita. Nei giornali ho scritto
di tutto, tra errori ed omissioni. Ringrazio i miei Nobel d'avventura, Tosatti,
Arpino, Zanetti, Brera, Montanelli e qualche contemporaneo illustre di cui non
voglio svelare l'identità. Ad maiora. Tutti gli articoli di Tony Damascelli su
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TG delle 8.00 di canale 5 la notizia è stata data e si era in collegamento...
Romano150: Personalmente lo considero un grande comunicatore ed un'allenatore
abbastanza modesto. Ora mi viene... giuseppe: Caro tony damascelli mourigno non
sarà il miglior allenatore in circolazione ma ha il merito di non essere...
DamyEku: Salve tutti! il fisco? hahahahahah sa solo fermare i bambini senza
scontrino x una patatina azz hhahahahahah... lino: maradona viene pagato per
ogni sua presenza, in tv, in uno stadio o in un semplice bar. penso sia pagato
anche... Ultime news An error has occured; the feed is probably down. Try again
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(
da "Tirreno, Il" del
07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina 10 - Grosseto Un nuovo comitato e
un'altra lista civica FOLLONICA. Una nuova lista civica e un nuovo comitato a
Follonica. Mai come negli ultimi giorni nella città del golfo sono nate tante
associazioni di liberi cittadini: o con finalità politiche o per promuovere
aspetti particolari del territorio. Ultime nate, la lista civica Umans, e il
comitato Alba Chiara, per la realizzazione di una darsena nella zona nord di
Follonica. Siti internet o magari solo recapiti telefonici, volantini e
comunicati stampa, insomma a Follonica ci si sta attrezzando in tutti i modi
possibili per portare avanti le proprie idee. C'è chi riesce e non sono pochi,
a raggruppare molte persone, per esempio il comitato "Degli Orti" che
ha riunito sotto di sé ben 400 iscritti, segno che la cittadinanza c'è ed è
attiva e così da protagonista vivrà le prossime elezioni. Tra le ultime nate la
lista civica Umans, capitanata da Angelo Dell'Anna, noto alla città come
esponente politico di Alleanza Nazionale, pare quindi probabile il sostegno di
quest'ultima alla candidatura di Simone Turini. «L'associazione si propone di
essere un movimento di tendenza, che intende sostenere con la forza delle idee
e della tecnologia, le ragioni che devono portare ad una nuova considerazione,
da parte della politica follonichese, del mondo marino, ambientale e sportivo -
si legge nel comunicato di presentazione -; l'asociazione non si sente vicina
ad un partito in particolare, ma intende essere protagonista di scelte che i
nostri amministratori vorranno intraprendere. Vogliamo essere gli interlocutori
tematici e parte attiva della politica di Follonica. Vogliamo dire basta agli
assessori messi a ricoprire cariche che non gli competono, su tematiche di cui
non hanno la sufficiente preparazione, ma neppure la passione e le idee chiare
sulle problematiche in campo e le migliori soluzioni possibili». Vicina ai temi
del mare anche la cooperativa "Alba Chiara" che conta cento iscritti
e che ha, come intento, l'opposizione al Porto Verde e la costruzione di una
darsena come risposta alla piccola nautica cittadina. «Si crede che la vera
unica forte risposta alla pluridecennale mancanza di ricoveri per imbarcazioni
di piccola media lunghezza sia la darsena di Pratoranieri». Spiega il
presidente Marcello Rosticci. Stasera alle nove invece sarà
presentato il candidato a sindaco della lista civica "5 Stelle"
quella cioè costituita dai sostenitori di Beppe Grillo. Già noto il candidato delle liste, '100% Follonica",
"Insieme per Follonica" e la neonata "Follonica che
cambia", Francesco Polemi. P.V.
(
da "Tirreno, Il" del
07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina 3 - Livorno Cannito mette in lista
solo volti nuovi Due regole: certificato penale limpido e
alla prima candidatura In maggio arriverà Beppe Grillo per sostenerlo LIVORNO. «Basta con le solite facce». E sulle
gigantografie di dieci metri per quattro che tappezzeranno la città, Marco
Cannito di faccia ha messo la sua. Il candidato a sindaco per l'alleanza civica
Livorno Libera ha presentato il proprio manifesto elettorale nel cuore della
città, a cielo aperto, all'ingresso del palazzo Grande e di quel cinema
che sta per abbassare la saracinesca. «Perché qui?», e le frecciate non
risparmiano nessuno dei candidati in corsa: da Cosimi ("non sono l'uomo
simbolo del palazzo del potere locale, chiuso nelle sue stanze e lontano dalla
gente") a Lamberti ("non assomiglio neanche un po' a chi fa campagna
elettorale solo nei palazzi di lusso"), passando per Taradash
("figurarsi l'espressione del palazzo del potere nazionale, che catapulta
qui candidati che poi non staranno a combattere in prima linea tutti i santi
giorni come ho fatto io"). E allora chi è Marco Cannito e, soprattutto,
chi lo affiancherà in questa corsa? Sui quaranta nomi che comporrano la lista
da presentare agli elettori Cannito mantiene il segreto, ma una cosa è certa:
«Non aspettatevi nomi altisonanti. Ci saranno persone conosciute in città, ma
anche molti giovani: medici di base, ambientalisti, tecnici, liberi
professionisti, esponenti del mondo del volontariato e cattolico, ragazzi delle
scuole superiori». Insomma, civismo più che formazione partitica. Con una
regola, anzi due: dovranno essere tutti alla prima candidatura e, soprattutto,
mostrare il certificato penale: fedina sporca uguale strada sbarrata, «perché i
cittadini devono tornare a fidarsi di chi li amministra». Dell'alleanza fanno
parte Sinistra Critica (con Rosalba Volpi e Fabio Gatto), i Verdi (leader
Gabriele Volpi) e numerosi comitati cittadini impegnati nel settore della casa
e del sociale. Massimo riserbo sui nomi, anche se qualche volto si è lasciato
scoprire nel corso della mattinata: praticamente certe le candidature di
Stefano Romboli, giovane noto per l'attività svolta nei quartieri nord; Carmela
Sturmann, editrice e prof. del liceo Enriques; Massimo Papi, ex vigile del
fuoco impegnato nel volontariato; Alberto Pacini, numero due della lista civica
Città Diversa. Alla squadra si uniranno anche i "meetup" di Grillo. Ed ecco la sopresa: il Beppe
nazionale a maggio sbarcherà a Livorno a dare manforte a Cannito e ai suoi.
(j.g.)
(
da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 07-04-2009)
Argomenti: Grillo
REGGIO pag. 4 «La Hack si candida? Le
offro un posto in giunta» PDCI L'ASTROFISICA IN LISTA PER I COMUNISTI, MA
PALAZZO ALLENDE RILANCIA IL PDCI schiera Margherita Hack, la grande
astrofisica, come candidata per Provincia e Comune di Reggio. Ma la mossa scatena
una serie di reazioni, non contro la scienziata, quanto sull'operazione
politica. Rilancia subito la presidente della Provincia, Sonia Masini, che
potrebbe trovarsi l'astrofisica come avversaria per Palazzo Allende. «Offro un
posto in giunta assicurato alla studiosa, che stimo da sempre - afferma -. Se
verrà a Reggio, per lavorare per noi, porte aperte». Ma è credibile che la Hack
possa impegnarsi nella politica reggiana? «Se il suo nome dovesse essere usato
solo per catalizzare l'attenzione verso altri nomi - continua la Masini -, ben
meno significativi, beh, è meglio parlare chiaro fin d'ora e condurre le
trattative con i partiti politici partendo dai programmi». Insomma, se deve
essere uno specchietto per le allodole... ALTRE SPINE alla candidatura
Pdci arrivano dal candidato sindaco della lista Reggio 5 Stelle (il gruppo
degli Amici di Beppe Grillo):
«Si tratta di una buffonata da vecchia politica», attacca Matteo Olivieri.
Profonda ammirazione e rispetto per Margherita Hack, ma i grillini'' informano
il Pdci che la scienziata si è espressa a favore di nucleare e inceneritore, ai
quali il Pdci si è sempre opposto. C'E' POI il precedente delle elezioni
2007, quando la Hack - eletta alla Camera - rinunciò all'incarico. Chi può
garantire che non faccia lo stesso per Reggio? «L'impegno elettorale della Hack
a sostegno della formazione di un programma della sinistra è una garanzia»,
replica Donato Vena, segretario provinciale Pdci. MA LA CANDIDATURA è anche un
segnale: «La mancanza di confronto con gli altri partiti sul nostro programma,
ad oggi, ci porta a dire che andremo col nostro simbolo e nostri candidati».
Per aprire il confronto, dice Vena, c'è tempo solo fino a dopo Pasqua. E
l'assessorato offerto dalla Masini alla Hack? «Masini? Credo che potremo offrirle
noi un assessorato». Image: 20090407/foto/7902.jpg
(
da "Corriere della Sera"
del 07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera sezione: Spettacoli
data: 07/04/2009 - pag: 47 Voci e smentite sull'arrivo di Mentana La7, bufera dopo Grillo e a rischiare è il direttore MILANO Voci e smentite. Il sito di
gossip Dagospia racconta che dopo l'apparizione di Beppe
Grillo a Exit (il programma condotto da Ilaria
D'Amico su La7) sarebbe a rischio la posizione di Lillo Tombolini, il
giornalista che guida i programmi dell'emittente televisiva di Telecom.
Sarebbe finito nel mirino per l'eccessiva foga del comico che non ha nemmeno
accettato il dibattito con gli ospiti in studio. Atteggiamento che avevo
portato la stessa D'Amico a scusarsi. «Dopo l'exploit di Grillo,
per lui è arrivato il momento dell'exit», scrive Dagospia. Fonti interne a
Telecom (l'editore di La7) smentiscono sia alle viste un cambio di direttore.
Altra smentita sulle voci di contatti tra La7 e Mentana: in corsa per la
direzione del Tg al posto di Piroso? Mentana assicura di non saperne niente.
Giovanni Stella, vicepresidente esecutivo di Ti Media è fermo: «Non mi
risulta».
(
da "Corriere della Sera"
del 07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Corriere della Sera sezione: Primo Piano
data: 07/04/2009 - pag: 20 Il sondaggio Il 70% è preoccupato E nelle aziende
temono la «caccia al dirigente» ROMA Che il fenomeno «caccia al manager» possa
espandersi a macchia d'olio anche in Italia comincia a diventare una
preoccupazione seria. Un sondaggio realizzato su 633 dirigenti aderenti a
Manageritalia (35 mila rappresentati, su un totale di 120 mila del settore
privato, tra i quali quel Fernando Ruzza della Omnia di Milano, il primo
«sequestrato») dimostra che il timore più diffuso non è tanto per il rischio
legato all'incolumità personale (l'80% ha risposto «poco o per niente») ma
perché la categoria teme di essere al centro di «attacchi verbali» (62,10%) e
di essere identificata come il «capro espiatorio della crisi internazionale ».
Quest'ultima preoccupazione coinvolge oltre il 70% dei manager «sondati» che,
inoltre, ritengono di essere ingiustamente messi alla berlina dall'opinione
pubblica e dai media quando invece i «veri colpevoli sono i finanzieri, gli
imprenditori, i banchieri e i politici». Infatti secondo l'80% dei manager i
responsabili sono le banche e i banchieri, secondo il 75,8% sono gli organismi
di controllo e per il 65% le istituzioni finanziarie internazionali. «Una
situazione che non è più tollerabile afferma il presidente di Manageritalia
Claudio Pasini perché oltre al danno subiamo anche la beffa». «Non solo la
gogna e il dileggio quotidiano lamenta Pasini ultimamente si sono aggiunti
episodi molto più gravi, in Usa, in Francia e Inghilterra alcuni manager sono
stati assediati nelle loro aziende o abitazioni e ora il primo episodio si è
verificato anche in Italia ». Pasini si dice molto preoccupato da un crescente
clima da «lotta di classe» il 44,08% degli intervistati ne teme un «ritorno » e condanna le accuse gratuite riprese da tutti i media fatte dal
comico Beppe Grillo e
dall'ex parlamentare Francesco Caruso. La crisi economica ha colpito
pesantemente la categoria. Quasi diecimila sul totale di 120 mila hanno perso
il lavoro e solo una parte è riuscita a «riciclarsi » in altre aziende mentre
molti si sono dovuti inventare una nuova attività. «Senza contare che
siamo nel mirino del fisco continua Pasini essendo la retribuzione media del
dirigente superiore a 100 mila euro l'anno, tendono tutti a spremerci». Per
adesso comunque in Italia la situazione è sotto controllo e anche i dirigenti
non temono casi come quelli verificatosi nelle americane 3M, Sony e
Caterpillar. Ma è meglio non rischiare. «Da quando è scoppiata la crisi sono
aumentate le richieste di presidio dei quartier generali afferma Luca
Pizzigoni, responsabile della società di vigilanza privata Ivri da parte di
aziende che devono affrontare chiusure o ristrutturazioni ». Roberto Bagnoli La
«lotta di classe» Quasi uno su due paventa il ritorno della «lotta di classe» e
il 62% di essere al centro di «attacchi»
(
da "Giornale.it, Il"
del 07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Per una volta l'Italia ha stupito in bene
reagendo alla tragedia dell'Abruzzo: anzichè dividersi in polemiche sterili, il
Paese si è unito. I soccorsi sono stati rapidi, la solidarietà della gente
comune commovente, la reazione dei partiti finalmente responsabile. Ho
apprezzato molto l'intervento di Franceschini in Parlamento che, senza se e
senza ma, ha offerto il proprio sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma,
l'ha accettato. Bene, con qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di
continuare su questa strada, scongiurando il rischio, molto alto, che passata
l'emozione, prevalgano antiche e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati
per la ricostruzione non arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero
bisogno. 2) Questa tragedia conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura
della prevenzione nel nostro Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici
non sono stati messi a norma e questo spiega perchè a crollare non sono state solo
case vecchie ma anche edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio, qualcuno non
si è trattenuto dall'insinuare qualche polemica. Per un certo mondo, il solito
(ovvero il popolo di Grillo, Travaglio, Di Pietro), il
terremoto si poteva prevedere e considera Giuliani, l'esperto che sostiene di
averlo annunciato, un incompreso da difendere. Peccato che la sua previsione
fosse imprecisa: aveva previsto il sisma per il 29 marzo a Sulmona. Immaginiamo
che le autorità gli avessero prestato ascolto: migliaia di persone sarebbero
state evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte rientrare a casa. L'Aquila e i
paesi circostanti non sarebbero stati risparmiati dalla scossa che ha colpito
il 6 aprile, con epicentro il comune di Catipignano. Ieri ho partecipato a una
trasmissione radiofonica in Francia su Rtl e uno dei più famosi sismologi
francesi - dunaue senza alcun legame con il governo italiano - ha confermato
che è impossibile prevedere i terremoti. La polemica non dovrebbe nemmeno
iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira già una certa aria.. sì, diventerà
un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo di un'Italia confusamente arrabbiata
e facilmente manipolabile. O sbaglio? Scritto in comunicazione, pdl, politica,
partito democratico, spin, Italia, società, manipolazione, giornalismo Non
commentato » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 09 Obama è il
nuovo Gorbaciov? Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia sancisce un
grande successo di immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e non capita
mai che un presidente, all'estero, venga accolto da folle in delirio. O meglio:
succedeva a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in Germania ha parlato
a un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano che, se si
candidasse alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe agevolmente
Angela Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere forte, carismatico
e capace di rompere gli schemi. La sua straripante popolarità dimostra che gli
Usa, quando usano i toni giusti, possono essere ancora amati nel mondo e dunque
che l'antiamericanismo non era viscerale, né irreversibile, ma limitato agli
eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di strada non erano rivolte contro
di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia di essere anche politica,
sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale. L'esperienza del profeta
della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss, quella del primo presidente
afroamericano difficilmente terminerà con l'implosione degli Stati Uniti. Ma
proprio questo primo viaggio ha svelato al mondo un'altra America, meno sicura
di sé, improvvisamente umile, a tratti quasi implorante. Quella di un tempo era
abituata a imporre i compromessi, quella di oggi dà l'impressione di subirli.
Il G20 è stato salutato come un grande successo, ma Washington non ha ottenuto
l'impegno di tutti i Paesi a varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice
della Nato si aspettava un impegno ampio e coordinato da parte degli alleati
per l'invio duraturo di nuove truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento
di 5mila uomini limitato alle elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse
settimane aveva esercitato pressioni fortissime per piegare le resistenze degli
europei. Inutilmente: per la prima volta il Vecchio Continente può dire no,
senza temere lacerazionie tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata
improvvisamente forte? No, è quella di sempre caotica, litigiosa, multicefala.
Semmai è l'America a essere divenuta debole. Obama ha avuto l'onestà
intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a provocare la crisi
finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono uscire da soli. Ha
bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è costretto ad assumere
un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca: quello del mediatore,
dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta molto. Nei due vertici
- G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di negoziatore, di pacificatore.
La sua è un'America che tende la mano e riscopre il consenso. Con un dubbio:
Obama sta gestendo un periodo di difficoltà transitoria in attesa di riprendere
il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov, verrà ricordato come il gestore di
un grande Paese che declina tra gli applausi del mondo? Scritto in era obama,
crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo, germania, francia Commenti
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di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà? La
Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama ieri era raggiante; tutti i
leader hanno salutato con enfasi i risultati del G20. Ed è normale che sia
così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel tentativo, perlomeno, di
sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto. Tuttavia analizzando i
contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha portato poche novità.
L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi: erano previsti 500
miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che intendono
regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le norme devono
essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. - secondo Brown
"non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire le
società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè ogni
Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte. Complessivamente
il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da 1100 miliardi
non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più urgente, quello di
una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è irrisolto. Intanto
proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il mark-to-market ovvero la norma
che obbligava le banche a valutare ogni giorno il prezzo di mercato dei
prodotti finanziari e siccome molti di questi non hanno acquirenti le banche
erano costrette a iscrivere a bilancio perdite colossali. Ora invece potranno
diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro i prodotti tossici valgano più
di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè affrontare le cause del male.
L'impressione è che il G20 si servito soprattutto a spargere tanta cipria sulla
crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la psicologia catastrofista dei
mercati, infondendo ottimismo, avvalorando l'impressione che la situazione sia
sotto controllo. Il tentativo in sè è comprensibile, ma basterà per risollevare
l'economia globale? Scritto in spin, era obama, banche, capitalismo, crisi,
società, economia, gli usa e il mondo, germania, globalizzazione, europa,
francia Commenti ( 44 ) » (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 02Apr 09 Che tristezza, la Cnn (e un certo
giornalismo). Ieri pomeriggio decine di migliaia di persone hanno preso
d'assalto la City, spaccando vetrine delle banche, accerchiando la Banca d'Inghilterra;
ci sono stati tafferugli, feriti e un morto. Ieri pomeriggio mi sono
sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi frangenti è la più rapida e la più
completa; ma ieri sembrava stesse su un altro pianeta. Mentre la protesta
esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama dalla regina, del menu preparato dallo
chef dei vip, dei preparativi della cena del G20, ha mostrato fino alla nausea
le immagini di Obama sorridente con Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao.
E i disordini? Un collegamento di un paio di minuti, come si trattasse di un
fatto marginale. Le possibilità sono due: o la Cnn ha commesso un grave errore
giornalistico oppure ha volutamente minimizzato i disordini di Londra.
Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego perchè: da quando negli Usa è
esplosa la protesta contro i bonus dei manager Aig, l'establishment finanziario
e politico teme che le proteste, per ora isolate, possano estendersi; dunque il
messaggio che gli spin doctor trasmettono ai media è di essere cauti, di non
infiammare gli animi, di minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una
tv di regime. Da notare che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene
molti governi siano assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi:
tutti i mezzi d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle
proteste, giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la
Cnn e, purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa
americana che negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in
Irak, ha censurato inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e
per oltre un decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture
della casta finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il
megafono. E questi non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella
italiana) ha molti difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana
come un modello da imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e
non è una buona notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in
manipolazione, era obama, spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa
e il mondo, notizie nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti
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un amico 31Mar 09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura.
Dunque, ci siamo. Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti
principali Paesi industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti
fondamentale, si concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti,
che non è difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione
degli hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le
riforme strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza
sull'economia reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a
nuovi choc. Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America
e l'Europa. Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso
di non seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non
secondo le modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato
misure, che, inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà,
toccheranno l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30%
del Pil. E per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno
della stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli
Usa. Ma la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro
e ha vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che
"Obama non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta
sulla necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La
bozza della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un
auspicio generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé".
L'Europa ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e
limitare i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è
basta al 75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il
viaggio confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente
anche su altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i governi
a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da abbozzare:
al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà sotto
traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama rischia di
essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non riconosce più
lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si può, e non basta
un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un Paese a cui il
mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi. Scritto in era
obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e il mondo,
germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 ) » (5 voti, il
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar
09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è
difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca
sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto
in politica, pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4
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25Mar 09 Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi
abbiamo parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono
rimasto colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che
affossò la lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono
sempre". La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa
queste considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci
bene, forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e
penso che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del
benessere intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i
mercati finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda
e offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (6
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24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I mercati finanziari hanno reagito
con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è
difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta
finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo
al riguardo l'ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa
a punto dall'Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle
banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge
funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio
alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di asset tossici
intascheranno un miliardo di dollari. Sul Giornale di oggi do voce anche a
un'illustre economista, Alice Rivlin, ex membro del board della Federal
Reserve, che sebbene con qualche perplessità difende il piano. Tuttavia resto
molto scettico, per queste quattro ragioni: 1) Il piano ignora le cause
strutturali del dissesto. Anche se avesse successo, non impedirebbe alle banche
di ripetere gli stessi errori del passato. infatti, secondo voci accreditate,
gli istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle operazioni di ingegneria
finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con derivati, cartolarizzazioni,
eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato con mille miliardi di dollari,
ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran lunga superiore a questa pur
ingente cifra. Verosimilmente, non sarà sufficiente per risanare completamente
i bilanci delle banche. 3) La Cina è sempre più diffidente nei confronti degli
Stati Uniti e sempre meno disposta a indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo
con la Russia, ha lanciato l'idea di una moneta globale al posto della valuta
statunitense. L'ipotesi appartiene a un futuro lontano. Ma il solo fatto che
venga presa in considerazione è indicativa delle intenzioni di Pechino. 4)
L'economia americana si basa per il 75% sui consumi e le misure varate dal
governo faranno esplodere prima il deficit e poi il debito pubblico, che
potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni
per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo
di molti operatori è davvero giustificato? Scritto in banche, capitalismo,
crisi, era obama, economia, cina, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti
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un amico 21Mar 09 Non chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero
un grande comunicatore? Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come
spiego in un articolo pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati
Uniti è soprattutto un grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso
da altri. Sa leggere, sa recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a
braccio. Infatti, ha sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il
"gobbo elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo
per pochi secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in
spin, comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 09 Proteste alla Sapienza e
degli islamici, la legge vale per tutti? Ieri altri tafferugli alla Sapienza.
Gli studenti volevano improvvisare un corteo non autorizzato e la polizia lo ha
impedito; da qui gli scontri. A mio giudizio la polizia ha ragione; mi chiedo
però perchè lo stesso criterio non sia stato usato in occasione delle proteste
degli estremisti islamici di gennaio, durante le quali, per ben 4 volte i
manifestanti hanno deviato dal percorso autorizzato per andare a pregare di
fronte al Duomo e al Colosseo. In quell'occasione, a Milano come a Roma, le
forze dell'ordine hanno lasciato fare. E purtroppo credo che lo stesso
accadrebbe se gli islamici tentassero un'altra prova di forza; perchè è
relativamente semplice contrastare qualche centinaio di studenti su di giri, ma
è troppo rischioso far rispettare la legge se a violarla è una minoranza musulmana
ormai molto numerosa composta da centinaia di migliaia di persone, che
potrebbero provocare sommosse di piazza. E se osservo quel che accade
all'estero non trovi motivi di conforto: a Parigi la polizia non ha più il
controllo di alcuni quartieri di periferia e gli agenti hanno paura di uscire
dai commissariati, mentre in America Sean Penn ha fatto tagliare i passaggi che
lo riguardano in un film che denuncia le difficoltà di integrazione di certe
minoranze, tra cui quella islamica, mostrando scene forti, come quella di una
ragazza iraniana uccisa in nome dell' «onore» da un familiare che ne
rimproverava la condotta di vita non conforme alle tradizioni e ai dettami
della religione. Le proteste dell'associazione degli iraniani è stata così
veemente da indurre l'attore, famoso per il suo impegno civile, a una clamorosa
retromarcia. E la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. Che fare?
Bisogna arrivare al punto di limitare drasticamente l'immigrazione musulmana
privilegiando quella di minoranze, come i filippini, che si integrano
facilmente? Scritto in notizie nascoste, società, Italia, gli usa e il mondo,
francia, immigrazione, islam Commenti ( 181 ) » (6 voti, il voto medio è: 5 su
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per la vecchiaia - 2 Emails Ultime discussioni dellelmodiscipio: Vado al Suo
dubbio finale, caro Foa, impareggiabile amico di noi modesti commentatori.
Nè... Franco Parpaiola: Salve. Forse mi sbaglio, ma mi sa tanto che Obama oggi
in Turchia, ha rotto un non poco di... bo.mario: Parpaiola i giornalisti,
certi, oltre che fare spin fanno anche sciacallaggio sulle notizie. A qualcuno
di... Roberto Goretti: Siccome il cervello umano ama le connessioni e i
paralleli, volendo uno somiglianze puo'... Franco Parpaiola: Salve. Grazie
Marina, sei molto gentile, ma no ho voglia di cucinare, poi non ho neanche
un... Ultime news Le vittime sono 179. Si continua a scavareIl premier:
"Abbiamo i fondi, costruiremo una new town all'Aquila"La denuncia di
Giuliani: "Io lo avevo previsto" Bertolaso:
"Impossibile"Onna, il paese che non c'è Cancellato in 20 secondiQuei
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(
da "Giornale.it, Il"
del 07-04-2009)
Argomenti: Grillo
Per una volta l'Italia ha stupito in bene
reagendo alla tragedia dell'Abruzzo: anzichè dividersi in polemiche sterili, il
Paese si è unito. I soccorsi sono stati rapidi, la solidarietà della gente
comune commovente, la reazione dei partiti finalmente responsabile. Ho
apprezzato molto l'intervento di Franceschini in Parlamento che, senza se e
senza ma, ha offerto il proprio sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma,
l'ha accettato. Bene, con qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di
continuare su questa strada, scongiurando il rischio, molto alto, che passata
l'emozione, prevalgano antiche e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati
per la ricostruzione non arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero
bisogno. 2) Questa tragedia conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura
della prevenzione nel nostro Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici
non sono stati messi a norma e questo spiega perchè a crollare non sono state
solo case vecchie ma anche edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio,
qualcuno non si è trattenuto dall'insinuare qualche polemica. Per un certo
mondo, il solito (ovvero il popolo di Grillo,
Travaglio, Di Pietro), il terremoto si poteva prevedere e considera Giuliani,
l'esperto che sostiene di averlo annunciato, un incompreso da difendere.
Peccato che la sua previsione fosse imprecisa: aveva previsto il sisma per il
29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che le autorità gli avessero prestato ascolto:
migliaia di persone sarebbero state evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte
rientrare a casa. L'Aquila e i paesi circostanti non sarebbero stati
risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6 aprile, con epicentro il comune di
Catipignano. Ieri ho partecipato a una trasmissione radiofonica in Francia su
Rtl e uno dei più famosi sismologi francesi - dunaue senza alcun legame con il
governo italiano - ha confermato che è impossibile prevedere i terremoti. La
polemica non dovrebbe nemmeno iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo
parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira
già una certa aria.. sì, diventerà un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo
di un'Italia confusamente arrabbiata e facilmente manipolabile. O sbaglio?
Scritto in comunicazione, pdl, politica, partito democratico, spin, Italia,
società, manipolazione, giornalismo Commenti ( 5 ) » (1 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 09 Obama è il
nuovo Gorbaciov? Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia sancisce un
grande successo di immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e non capita
mai che un presidente, all'estero, venga accolto da folle in delirio. O meglio:
succedeva a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in Germania ha parlato
a un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano che, se si
candidasse alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe agevolmente
Angela Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere forte,
carismatico e capace di rompere gli schemi. La sua straripante popolarità
dimostra che gli Usa, quando usano i toni giusti, possono essere ancora amati
nel mondo e dunque che l'antiamericanismo non era viscerale, né irreversibile,
ma limitato agli eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di strada non erano
rivolte contro di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia di essere anche
politica, sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale. L'esperienza
del profeta della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss, quella del
primo presidente afroamericano difficilmente terminerà con l'implosione degli
Stati Uniti. Ma proprio questo primo viaggio ha svelato al mondo un'altra
America, meno sicura di sé, improvvisamente umile, a tratti quasi implorante.
Quella di un tempo era abituata a imporre i compromessi, quella di oggi dà
l'impressione di subirli. Il G20 è stato salutato come un grande successo, ma
Washington non ha ottenuto l'impegno di tutti i Paesi a varare una maxi-manovra
di stimolo. Dal vertice della Nato si aspettava un impegno ampio e coordinato
da parte degli alleati per l'invio duraturo di nuove truppe in Afghanistan, ha
ottenuto lo spiegamento di 5mila uomini limitato alle elezioni presidenziali.
Eppure nelle scorse settimane aveva esercitato pressioni fortissime per piegare
le resistenze degli europei. Inutilmente: per la prima volta il Vecchio
Continente può dire no, senza temere lacerazionie tanto meno ritorsioni. La Ue
è diventata improvvisamente forte? No, è quella di sempre caotica, litigiosa,
multicefala. Semmai è l'America a essere divenuta debole. Obama ha avuto
l'onestà intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a provocare la crisi
finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono uscire da soli. Ha
bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è costretto ad assumere
un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca: quello del mediatore,
dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta molto. Nei due vertici
- G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di negoziatore, di pacificatore.
La sua è un'America che tende la mano e riscopre il consenso. Con un dubbio:
Obama sta gestendo un periodo di difficoltà transitoria in attesa di riprendere
il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov, verrà ricordato come il gestore di
un grande Paese che declina tra gli applausi del mondo? Scritto in era obama,
crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo, germania, francia Commenti
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di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà? La
Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama ieri era raggiante; tutti i
leader hanno salutato con enfasi i risultati del G20. Ed è normale che sia
così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel tentativo, perlomeno, di
sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto. Tuttavia analizzando i
contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha portato poche novità.
L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi: erano previsti 500
miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che intendono
regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le norme devono
essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. - secondo Brown
"non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire le
società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè ogni
Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino globale",
in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre più
importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile che
queste economia possano generare una domanda interna molto forte.
Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da
1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più
urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è
irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno
il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non
hanno acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite
colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro
i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè
affrontare le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto
a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la
psicologia catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando
l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è
comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin,
era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo,
germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (5 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09
Che tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di
migliaia di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle
banche, accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e
un morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di minimizzare.
E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare che nessun
media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano assai
preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi d'informazione,
di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste, giudicandole,
giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e, purtroppo, non è
l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che negli ultimi
anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato inchieste su
Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un decennio non ha
analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta finanziaria di
Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi non sono che
alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti difetti, ma per
anni abbiamo considerato quella americana come un modello da imitare. Ora non
più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona notizia per il
giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama, spin, crisi,
comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie nascoste,
democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (2 voti, il voto
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 09 G20,
tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo. Obama
arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i
governi a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da
abbozzare: al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul
passerà sotto traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di
Obama rischia di essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo
non riconosce più lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi
si può, e non basta un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a
un Paese a cui il mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi.
Scritto in era obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e
il mondo, germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 ) » (5
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Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
28Mar 09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è
difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca
sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto
in politica, pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4
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25Mar 09 Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi
abbiamo parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono
rimasto colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che
affossò la lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono
sempre". La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa
queste considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci
bene, forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e
penso che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del
benessere intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i
mercati finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda
e offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (6
voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I mercati finanziari hanno reagito
con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è
difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta
finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo
al riguardo l'ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa
a punto dall'Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle
banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge
funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio
alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di asset tossici
intascheranno un miliardo di dollari. Sul Giornale di oggi do voce anche a
un'illustre economista, Alice Rivlin, ex membro del board della Federal
Reserve, che sebbene con qualche perplessità difende il piano. Tuttavia resto
molto scettico, per queste quattro ragioni: 1) Il piano ignora le cause
strutturali del dissesto. Anche se avesse successo, non impedirebbe alle banche
di ripetere gli stessi errori del passato. infatti, secondo voci accreditate,
gli istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle operazioni di ingegneria
finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con derivati, cartolarizzazioni,
eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato con mille miliardi di dollari,
ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran lunga superiore a questa pur
ingente cifra. Verosimilmente, non sarà sufficiente per risanare completamente
i bilanci delle banche. 3) La Cina è sempre più diffidente nei confronti degli
Stati Uniti e sempre meno disposta a indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo
con la Russia, ha lanciato l'idea di una moneta globale al posto della valuta
statunitense. L'ipotesi appartiene a un futuro lontano. Ma il solo fatto che
venga presa in considerazione è indicativa delle intenzioni di Pechino. 4)
L'economia americana si basa per il 75% sui consumi e le misure varate dal
governo faranno esplodere prima il deficit e poi il debito pubblico, che
potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni
per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo
di molti operatori è davvero giustificato? Scritto in banche, capitalismo,
crisi, era obama, economia, cina, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti
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Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 21Mar 09 Non chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero
un grande comunicatore? Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come
spiego in un articolo pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati
Uniti è soprattutto un grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso
da altri. Sa leggere, sa recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a
braccio. Infatti, ha sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il
"gobbo elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo
per pochi secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in
spin, comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 09 Proteste alla Sapienza e
degli islamici, la legge vale per tutti? Ieri altri tafferugli alla Sapienza.
Gli studenti volevano improvvisare un corteo non autorizzato e la polizia lo ha
impedito; da qui gli scontri. A mio giudizio la polizia ha ragione; mi chiedo
però perchè lo stesso criterio non sia stato usato in occasione delle proteste
degli estremisti islamici di gennaio, durante le quali, per ben 4 volte i
manifestanti hanno deviato dal percorso autorizzato per andare a pregare di
fronte al Duomo e al Colosseo. In quell'occasione, a Milano come a Roma, le
forze dell'ordine hanno lasciato fare. E purtroppo credo che lo stesso
accadrebbe se gli islamici tentassero un'altra prova di forza; perchè è
relativamente semplice contrastare qualche centinaio di studenti su di giri, ma
è troppo rischioso far rispettare la legge se a violarla è una minoranza
musulmana ormai molto numerosa composta da centinaia di migliaia di persone,
che potrebbero provocare sommosse di piazza. E se osservo quel che accade
all'estero non trovi motivi di conforto: a Parigi la polizia non ha più il
controllo di alcuni quartieri di periferia e gli agenti hanno paura di uscire
dai commissariati, mentre in America Sean Penn ha fatto tagliare i passaggi che
lo riguardano in un film che denuncia le difficoltà di integrazione di certe
minoranze, tra cui quella islamica, mostrando scene forti, come quella di una
ragazza iraniana uccisa in nome dell' «onore» da un familiare che ne
rimproverava la condotta di vita non conforme alle tradizioni e ai dettami
della religione. Le proteste dell'associazione degli iraniani è stata così
veemente da indurre l'attore, famoso per il suo impegno civile, a una clamorosa
retromarcia. E la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. Che fare?
Bisogna arrivare al punto di limitare drasticamente l'immigrazione musulmana
privilegiando quella di minoranze, come i filippini, che si integrano
facilmente? Scritto in notizie nascoste, società, Italia, gli usa e il mondo,
francia, immigrazione, islam Commenti ( 181 ) » (6 voti, il voto medio è: 5 su
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da "RomagnaOggi.it" del
07-04-2009)
Argomenti: Grillo
7 aprile 2009 - 15.58 (Ultima Modifica:
07 aprile 2009) CESENA - Natascia Guiduzzi, 38 anni, impiegata, è la candidata
sindaco per la Lista Civica "Cesena 5 Stelle", lista
in attesa entro breve della certificazione di idoneità da parte del Blog di Beppe Grillo. "Non ci riconosciamo
in nessuno schieramento di partito - dice Guiduzzi - desideriamo fare politica
vera, quella con la P maiuscola. Siamo cittadini che vogliono dare un
contributo attivo alla città, e aprire una breccia nell'amministrazione comunale".
Ogni candidato non deve essere iscritto ad alcun partito o movimento politico
né deve avere riportato sentenze di condanna in sede penale, anche non
definitive. Questi alcuni dei requisiti richiesti da Beppe
Grillo consultabili per intero alla pagina del blog
(http://www.beppegrillo.it/listeciviche/certifica-la-tua-lista.html).
"Siamo cittadini accomunati dalla volontà di dare un contributo attivo
alla città, per questo vogliamo aprire una breccia nell'amministrazione
comunale, per ottenere maggiore trasparenza, una finestra aperta sull'operato
di chi ci rappresenta. Grazie ad internet è possibile mettere in rete i
consigli comunali e renderli accessibili a tutti, una facile innovazione che
puo' mettere in evidenza eventuali mancanze o assenze dai propri compiti. Il
nostro obiettivo è, prima di tutto, arrivare in consiglio comunale. Crediamo
concretamente nelle nostre proposte, che non costituiscono mera propaganda
elettorale. A metà aprile faremo la presentazione ufficiale della lista, dei
candidati e del programma per esteso, in concomitanza con l'apertura del nostro
sito web ufficiale www.cesena5stelle.org dove chiunque potrà trovare
informazioni, approfondimenti ed un'area blog interattiva per commenti e
suggerimenti". "Siamo cittadini comuni che danno voce ad altri
cittadini - dice Gianluca Amadio, candidato consigliere - cercando di
coinvolgere l'elettore cesenate che si sta disaffezionando alla politica".
Una sintesi del programma proposta in anteprima dalla lista civica Cesena 5
Stelle affronta temi molto importanti per la citta' come acqua, rifiuti,
energia, mobilità, connettività e sviluppo in un'ottica trasversale rispetto
agli altri schieramenti, ponendo l'accento su politiche di buon senso, rivolte
all'interesse e alla partecipazione della cittadinanza.
(
da "Trentino" del
08-04-2009)
Pubblicato anche in: (Corriere delle
Alpi)
Argomenti: Grillo
Beppe Grillo si schiera con Giuliani «Il ricercatore aveva
avvertito. E ora Bertolaso pagherà?» ROMA. «Mi sento responsabile della morte
di 200 persone e chiedo scusa a tutta la cittadinanza perchè sono stato io un
coglione a cercare di seguire la strada che mi avevano imposto».
All'indomani del disastro, il ricercatore Giampaolo Giuliani insiste: «Il
metodo basato sul Radon secondo me non sbaglia. Anche il Giappone utilizza
questa stessa ricerca. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere una macchina
costruita in maniera artigianale e capace di vedere un segnale che ha rilevato
cose che con altre macchine non è possibile evidenziare». Con lui si è
schierato ieri anche Beppe Grillo che dal suo blog se
la prende con il capo della protezione civile: «Chi denuncerà Bertolaso per
procurati morti? Bertolaso che denuncia questo scienziato per procurato
allarme, adesso bisognerebbe denunciare lui per procurato omicidio». E mentre
Bertolaso replica ribadendo che allo stato «attuale è impossibile prevedere un
nuovo evento sismico» e che «questa è scienza», da Ginevra anche il
Segretariato delle Nazioni Unite per la Strategia internazionale per la
riduzione dei disastri (Isdr) afferma che «non disponiamo di sistemi d'allerta
precoce per i terremoti» e che «il sistema della misurazione del Radon, del
ricercatore Giampaolo Giuliani, non è stato valutato dall'Isdr». «Si tratta di
ricerche che continuano, già da un po' di tempo. Questa volta si potrebbe
dargli ragione, ma non si tratta di un tipo d'allerta precoce riconosciuto -
spiega Brigitte Leoni portavoce dell'Isdr - Ci sono anche altre ricerche, come
quelle condotte da cinesi e filippini che osservano l'attitudine degli animali.
I giapponesi, che sono probabilmente i più avanzati nel settore, hanno
stabilito che si dispone di due minuti, un lasso di tempo che consente di
interrompere l'elettricità, in particolare per le centrali nucleari, ed evitare
gli incendi che sono la seconda causa di decessi e feriti in seguito ai
terremoti». E se il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, ci tiene a
specificare che le ricerche svolte da Giuliani non sono mai state finanziate
dal Comune, intanto Fabrizio Galadini, direttore dalla sezione di sismologia
applicata dell'Ingv (l'Istututo Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di
Milano) boccia categoricamente il ricercatore: «Mi dispiace dirlo, ma Giuliani
non ci ha mai azzeccato». (m.v.)
(
da "Stampa, La" del
08-04-2009)
Argomenti: Grillo
TORTONA. AMMINISTRATIVE 2009 Medico è
candidato con Rifondazione e la lista dei "grillini" Partecipazione
dei cittadini alle scelte del Comune, difesa dell'ambiente, politiche sociali,
tagli agli sprechi amministrativi a favore di sanità, casa, lavoro, scuola e
istruzione. Sono idee alla base del programma elettorale di Carmelo Ciniglio,
71 anni, medico di base, sposato, due figlie. Sarà sostenuto da due liste:
Rifondazione Comunista che raggrupperà anche esponenti dei Verdi e «Amici di Beppe Grillo». Ciniglio torna in politica dopo quasi trent'anni: la sua prima
esperienza infatti, risale all'80 quando fu eletto consigliere comunale del Pci
con sindaco Sebastiano Brighenti. La candidatura di Ciniglio è stata
ufficialmente presentata lunedì sera da Daniela Cauli di Rifondazione e dal
presidente dei Grillini, Angelo Moressa. «Sorveglieremo in particolare
cinque casi di conflitti di interesse in cui può incorrere un amministratore -
ha detto Ciniglio -. I cittadini devono essere protagonisti dell'osservatorio
ambientale e dei comitati di quartiere, che intendiamo ripristinare, come il
ricorso al consiglio comunale aperto». Poi, l'ambiente e la salute: «I tumori
sono in aumento, la causa potrebbe essere l'inquinamento che intendiamo
combattere». Intanto, sabato mattina il senatore Roberto Salerno è giunto in
città per presentare il candidato sindaco del Movimento nazionale, Davide Grillo, 44 anni, carabiniere in congedo, attualmente
imprenditore nel campo della sicurezza privata, titolare della società Baschi
Blu. «E' una sfida con me stesso - dice Grillo -. Sono
un cittadino scontento, insoddisfatto e infastidito dal torpore delle
precedenti amministrazioni in merito a problemi come la sicurezza. I tortonesi
devono essere tutelati. Voglio istituire anche la figura del difensore civico».
\
(
da "Repubblica, La" del
08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina V - Palermo Proliferano le
iniziative sul web. Tra i più richiesti dal popolo della rete il sindaco di
Gela Rosario Crocetta Comitati, appelli e firme di adesione quando il candidato
nasce su Facebook CARMELO DI GESARO FRANCESCA SCAGLIONE La politica entra in
scena nel grande mercato dei social network. Sono in prevalenza gli elettori ed
i candidati di sinistra ad utilizzare la principale piazza informatica della
rete, Facebook. A pochi giorni dal via alla campagna elettorale per il rinnovo
del parlamento europeo, sul web sono partite raccolte firme e gruppi di
discussione. Ma soprattutto, sulla rete, si moltiplicano gli appelli per le
candidature. I consensi si concentrano soprattutto su personaggi come Rosario
Crocetta e Rita Borsellino. Per esempio l´iniziativa dei ragazzi del comitato
"Sosteniamo Crocetta" promotori di una petizione on line (www.
firmiamo. it/sosteniamocrocetta) che conta già quasi 800 firme, oltre ai
diversi gruppi di supporto nati su Facebook che si aggirano intorno ai tremila
iscritti. Anche per Rita Borsellino c´è una raccolta firme che la vorrebbe
candidata con Sinistra e Libertà (www. firmiamo.
it/ritaborsellinoconsinistraeliberta) ed un gruppo composto da oltre un
migliaio di persone, sempre su Facebook, che invece la propone al Partito
Democratico. A sottoscrivere l´appello pro Crocetta anche Luigi Ciotti, Beppe Lumia, Sandra Amurri, Elisabetta Caponnetto, Renzo
Caponetti. A volere la Borsellino candidata per Sinistra e Libertà sono
soprattutto cittadini del centro-nord, mentre a sollecitare il Pd sono i
giovani del partito di Palermo e i ragazzi del movimento Un´altra storia, tra
cui il consigliere comunale Nadia Spallitta. Gli internauti hanno ideato dei
loghi originali per i loro candidati, per Crocetta, si gioca con la sigla
"PD" come acronimo di "Pensaci Dario", mentre per la
Borsellino il motto è "Change PD". Diverso è il caso di Sonia Alfano,
candidata come indipendente con le liste di Italia dei Valori, che ha fatto
tesoro della rete. Grazie al supporto dei meet-up di Beppe Grillo, già alla scorse regionali
la Alfano, era infatti riuscita a raggiungere un buon risultato, sfruttando il
passaparola sul web. Non solo movimenti e comitati. Si muovono anche i
rappresentanti istituzionali, tra i protagonisti Fabrizio Ferrandelli, che promuove
spesso le attività legate alla sua attività di consigliere comunale,
informa i suoi contatti delle iniziative che promuove in consiglio o li invita
a partecipare alle manifestazioni organizzate dal suo partito, l´Italia dei
valori. Si muove tantissimo anche Doriana Ribaudo, anche lei giovanissima e già
in sella a Sala delle Lapidi, organizza gli incontri con i ragazzi del
movimento giovanile dell´Udc e informa i suoi elettori.
(
da "Tirreno, Il" del
08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina 3 - Prato Partiti e associazioni
scaldano i motori Entro sabato 9 maggio la presentazione delle liste Incontro
in Prefettura Quante firme devono essere raccolte PRATO. Tutti in Prefettura
per capire come presentare liste, candidati sindaci e simboli e manifesti
elettorali. L'incontro, organizzato ieri, ha visto una partecipazione massiccia
di rappresentanti dei partiti, associazioni, comitati. Tanto massiccia che non
è bastato il pur abbondante materiale preparato, con norme, modelli da
compilare per la raccolta delle firme e l'accettazione delle candidature, la
presentazione dei simboli. C'erano un po' tutti, appunto. Il candidato sindaco
indipendente Aldo Milone, Linda Pieragnoli ed Emiliano Citarella del Pd,
l'Italia dei valori in prima fila. Alle spalle, Alessio Nincheri per Sinistra e
Libertà, Aurelio Biscotti che corre in proprio a Montemurlo, Damiano Baroncelli
di Giovani e Famiglia, la Lega, gli staff del Pdl e quelli
delle liste civiche (Per il bene comune, Beppe Grillo, La città per noi) che si presenteranno alle elezioni
amministrative. Alcune andranno per conto proprio, altre sono date in procinto
di sposare il centrodestra. Altre ancora, poi, s'aggiungeranno, come quella di
Massimo Taiti. Fatto sta che si comincia. Primo appuntamento, la raccolta
delle firme che, cinque anni fa non fu del tutto lineare, con tanto di doppie
sottoscrizioni, defunti dati per iscritti alle liste elettorali e via di
seguito. Per gli errori commessi, d'altra parte, erano previste sanzioni penali
che non spaventavano. Adesso, come hanno ricordato in Prefettura, non c'è più
il penale ma incombe il rischio di multe salate. Occhio allora. Il consiglio,
che vale per tutti, è quello di far sottoscrivere i modelli agli elettori in
presenza di chi autenticherà poi le firme, vale a dire un consigliere comunale,
un assessore o un altro pubblico ufficiale. Chi sosterrà una lista non potrà
firmare per un'altra, anche se della stessa coalizione. è possibile candidarsi
in un Comune diverso da quello di residenza ma, per quanto riguarda la
presentazione di nomi e simboli, possono firmare soltanto gli iscritti nelle
liste elettorali del Comune (o di un Comune della Provincia) nel quale viene
effettuata la raccolta. Di firme, ne servono non meno di 350 e non più di 700 a Prato, fra le 200 e le 200 a Montemurlo, fra le 50 e
le 120 a
Vaiano e Vernio e fra le 30 e le 60
a Cantagallo. Per quanto riguarda l'elezione del
consiglio comunale della città, una lista dovrà essere formata da non più di 40
persone (tante quanti i consiglieri da eleggere) e non meno di 27. Più corte
quelle dei centri della provincia: fra i 13 e i 20 candidati a Montemurlo, fra
i 12 e i 16 a
Vaiano e a Vernio, fra i 9 e i 12
a Cantagallo. Le liste collegate a uno stesso candidato
sindaco dovranno presentare un identico programma elettorale. Le liste devono
essere presentate entro le 12 di sabato 9 maggio. Si vota, lo ricordiamo,
sabato 6 giugno, dalle 15 alle 22 e domenica 7 giugno, dalle 7 alle 22.
(
da "Tirreno, Il" del
08-04-2009)
Argomenti: Grillo
LA LISTA DI BEPPE
GRILLO «Non sprechiamo soldi per l'ex Banci» PRATO. Non è nato a Prato, ma è
appassionato di questa città fin da piccolo quando, accanito tifoso di Paolo
Rossi, voleva venire a conoscerlo. Fausto Barosco, candidato sindaco per la
lista civica "Prato 5 stelle - beppegrillo.it"
è originario di San Donà di Piave in provincia di Verona e nel 2000 si
trasferisce definitivamente a Prato per amore. Di sua moglie Eva questa volta.
Con il suo programma è intenzionato a valorizzare un modello di città curato e
pensato non solo per chi ci lavora. «Nel 1994, quando sono venuto qui per la
prima volta, ho trovato una Prato sottovalutata dal punto di vista storico e
architettonico - dichiara Barosco -. Anche se è una realtà industriale, il suo
centro storico andrebbe valorizzato, basti vedere Pistoia». In questa logica
rientra anche il progetto "Curitiba" per un trasporto pubblico più
efficiente e una migliore qualità della vita: «Curitiba è una città brasiliana
dove nonostante la popolazione sia triplicata, il traffico è diminuito - spiega
-. Noi possiamo ottenere gli stessi effetti favorendo l'utilizzo di mezzi
pubblici che siano più efficienti e meno inquinanti». Di fronte a un'emergenza
sociale causata dalla crisi del tessile Fausto Barosco critica fortemente le
spese fatte in grandi opere pubbliche: «In un momento così delicato spendere
oltre 250 milioni per un polo espositivo nell'area dell'Ex Banci è un inutile
spreco che sa di speculazione edilizia». Ba. Bu.
(
da "Giornale.it, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Sul Giornale di oggi intervisto Bob
Thurman, personaggio di grande caratura, sebbene poco noto in Italia. E' uno
dei principali consiglieri del Dalai Lama, saggista di grande successo, la
rivista "Time" lo inserì tra i dieci americani più influenti. Il suo
è il punto di vista di un americano spirituale, che nella crisi finanziaria
inizia a vedere una grande opportunità: quella di creare un mondo migliore.
Secondo Thurman "è un bene che la coscienza collettiva degli americani si
sia risvegliata. Urlano un poco? Se la gente smette di dare ascolto a certe
élite e costringe chi ha provocato questo disastro a prendersi le proprie
responsabilità questo può essere positivo», mentre prima la coscienza era
assopita "perché prevaleva l'egoismo. Molti si rendevano conto degli abusi
di un gruppo ristretto di persone, di lobbies molto potenti come quelle delle
banche, ma finché riuscivano ad andare avanti si dicevano: cosa posso rimediare
da solo? E siccome tutti pensavano così, nulla cambiava davvero. D'altronde
bastava accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei problemi reali?
Nessuno, tutto era trasformato in uno spettacolo, anche l'informazione». Questa
crisi è un'opportunità "perché il sistema così non poteva funzionare:
stavamo correndo verso il disastro. Tutto a credito, tutto esasperato,
centinaia di milioni di persone strappate alla campagne. Il governo americano e
le grandi istituzioni dicevano ai Paesi piccoli: non potete proteggere i
piccoli coltivatori. Così tutta la produzione finiva nelle mani dei grandi
gruppi. E gli agricoltori senza più lavoro che cosa fanno? Vanno nelle città
dove vivono nelle baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la possibilità di
creare sistema più equilibrato. Era un'economia guidata dall'avidità, che
ignorava i limiti delle risorse naturali e il rispetto della natura. Ora c'è la
possibilità di creare un sistema più saggio, basato sui valori positivi
dell'uomo». Thurman ricorda che "dopo ogni grande tragedia, la gente si
scopre migliore. All'indomani dell'undici settembre i newyorkesi erano
solidali, si cercavano, si aiutavano", li interpeta come segnali di una
trasformazione della coscienza e della sensibilità collettive. E se osserviamo
quel che sta accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova conferme. Il
mio collega Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità degli abitanti
delle zone colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di sventure e di
dolore, di lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e dolenti ormai ne
abbiamo viste tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma mai, lo dico da
semplice testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di spontanea compostezza,
di sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e dintorni sono a pezzi, non
c'è famiglia che non abbia un buon motivo per piangere, ma da questo girone
infernale si alza solo silenzio, decoro, contegno. E voglia di ricominciare.
Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo: dalla crisi economica, dalle tragedie,
sta nascendo davvero un mondo migliore? Scritto in capitalismo, crisi, società,
globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Non commentato » (Nessun voto)
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Invia questo articolo a un amico 07Apr 09 Terremoto, l'Italia che reagisce bene
(con qualche eccezione) Per una volta l'Italia ha stupito in bene reagendo alla
tragedia dell'Abruzzo: anzichè dividersi in polemiche sterili, il Paese si è
unito. I soccorsi sono stati rapidi, la solidarietà della gente comune
commovente, la reazione dei partiti finalmente responsabile. Ho apprezzato
molto l'intervento di Franceschini in Parlamento che, senza se e senza ma, ha
offerto il proprio sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma, l'ha
accettato. Bene, con qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di
continuare su questa strada, scongiurando il rischio, molto alto, che passata
l'emozione, prevalgano antiche e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati
per la ricostruzione non arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero
bisogno. 2) Questa tragedia conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura
della prevenzione nel nostro Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici
non sono stati messi a norma e questo spiega perchè a crollare non sono state
solo case vecchie ma anche edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio,
qualcuno non si è trattenuto dall'insinuare qualche polemica. Per un certo
mondo, il solito (ovvero il popolo di Grillo,
Travaglio, Di Pietro), il terremoto si poteva prevedere e considera Giuliani,
l'esperto che sostiene di averlo annunciato, un incompreso da difendere.
Peccato che la sua previsione fosse imprecisa: aveva previsto il sisma per il
29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che le autorità gli avessero prestato ascolto:
migliaia di persone sarebbero state evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte
rientrare a casa. L'Aquila e i paesi circostanti non sarebbero stati
risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6 aprile, con epicentro il comune di
Catipignano. Ieri ho partecipato a una trasmissione radiofonica in Francia su
Rtl e uno dei più famosi sismologi francesi - dunaue senza alcun legame con il
governo italiano - ha confermato che è impossibile prevedere i terremoti. La
polemica non dovrebbe nemmeno iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo
parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira
già una certa aria.. sì, diventerà un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo
di un'Italia confusamente arrabbiata e facilmente manipolabile. O sbaglio?
AGGIORNAMENTO: tutti i leader del mondo hanno espresso all'Italia solidarietà e
cordoglio, anche il presidente Obama, con toni partecipi e una lunga telefonata
a Berlusconi. Lo ringraziamo, ma poi l'ambasciata americana ha deciso lo
stanziamento di 50 mila dollari per l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila
dollari. Un pensierino ino ino ino, peraltro non richiesto dall'Italia. Il
governo americano poteva proprio rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl,
politica, partito democratico, spin, Italia, società, manipolazione,
giornalismo Commenti ( 45 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 05Apr 09 Obama è il nuovo Gorbaciov?
Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia sancisce un grande successo di
immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e non capita mai che un
presidente, all'estero, venga accolto da folle in delirio. O meglio: succedeva
a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in Germania ha parlato a
un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano che, se si candidasse
alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe agevolmente Angela
Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere forte, carismatico e
capace di rompere gli schemi. La sua straripante popolarità dimostra che gli Usa,
quando usano i toni giusti, possono essere ancora amati nel mondo e dunque che
l'antiamericanismo non era viscerale, né irreversibile, ma limitato agli
eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di strada non erano rivolte contro
di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia di essere anche politica,
sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale. L'esperienza del profeta
della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss, quella del primo presidente
afroamericano difficilmente terminerà con l'implosione degli Stati Uniti. Ma
proprio questo primo viaggio ha svelato al mondo un'altra America, meno sicura
di sé, improvvisamente umile, a tratti quasi implorante. Quella di un tempo era
abituata a imporre i compromessi, quella di oggi dà l'impressione di subirli.
Il G20 è stato salutato come un grande successo, ma Washington non ha ottenuto
l'impegno di tutti i Paesi a varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice
della Nato si aspettava un impegno ampio e coordinato da parte degli alleati
per l'invio duraturo di nuove truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento
di 5mila uomini limitato alle elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse
settimane aveva esercitato pressioni fortissime per piegare le resistenze degli
europei. Inutilmente: per la prima volta il Vecchio Continente può dire no,
senza temere lacerazionie tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata
improvvisamente forte? No, è quella di sempre caotica, litigiosa, multicefala.
Semmai è l'America a essere divenuta debole. Obama ha avuto l'onestà
intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a provocare la crisi
finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono uscire da soli. Ha
bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è costretto ad assumere
un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca: quello del mediatore,
dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta molto. Nei due vertici
- G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di negoziatore, di pacificatore.
La sua è un'America che tende la mano e riscopre il consenso. Con un dubbio:
Obama sta gestendo un periodo di difficoltà transitoria in attesa di riprendere
il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov, verrà ricordato come il gestore di
un grande Paese che declina tra gli applausi del mondo? Scritto in era obama,
crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo, germania, francia Commenti
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di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà? La
Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama ieri era raggiante; tutti i
leader hanno salutato con enfasi i risultati del G20. Ed è normale che sia
così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel tentativo, perlomeno, di
sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto. Tuttavia analizzando i
contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha portato poche novità.
L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi: erano previsti 500 miliardi,
saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che intendono regolamentare gli
hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le norme devono essere ancora
stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. - secondo Brown "non ci
saranno più i bonus per i manager che fanno fallire le società". Era ora,
ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè ogni Paese, com'è ovvio,
deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno dichiarato di aver posto
le fondamenta per "ripulire i bilanci delle banche dagli asset
tossici", ma anche questa è una dichiarazione d'intenti. In realtà, i
Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un codice comune appare ancora
lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti ( vedi l' intervista uscita sul
Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno a far ripartire il commercio
mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà più dipendere solo dagli Usa,
ma da quello che definisce "un traino globale", in cui i Paesi come
Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre più importante. Ma questo avrà
effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile che queste economia possano
generare una domanda interna molto forte. Complessivamente il G20 è stato
insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da 1100 miliardi non serve a rilanciare
l'economia mondiale - il problema più urgente, quello di una riforma
strutturale del sistema finanziario mondiale è irrisolto. Intanto proprio ieri
gli Stati Uniti hanno allentato il mark-to-market ovvero la norma che obbligava
le banche a valutare ogni giorno il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e
siccome molti di questi non hanno acquirenti le banche erano costrette a
iscrivere a bilancio perdite colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo,
nella speranza che in futuro i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma ,
cambiano i parametri anzichè affrontare le cause del male. L'impressione è che
il G20 si servito soprattutto a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel
tentativo di cambiare la psicologia catastrofista dei mercati, infondendo
ottimismo, avvalorando l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il
tentativo in sè è comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale?
Scritto in spin, era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli
usa e il mondo, germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (5
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02Apr 09 Che tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine
di migliaia di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle
banche, accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e
un morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi
non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti
difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da
imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (2 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza della
risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio generico,
senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa ritiene più
importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare i rischi di
un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al 75% sui
consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio confermerà la
straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su altri
dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa Washington
pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei marines, ma
nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i governi a
respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da abbozzare: al
vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà sotto
traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama rischia di
essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non riconosce più
lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si può, e non basta
un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un Paese a cui il
mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi. Scritto in era
obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e il mondo,
germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 ) » (5 voti, il
voto medio è: 4.8 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar
09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è
difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca
sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto
in politica, pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4
voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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25Mar 09 Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi
abbiamo parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono
rimasto colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che
affossò la lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono
sempre". La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa
queste considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci
bene, forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e
penso che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del
benessere intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i
mercati finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda
e offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (6
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24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I mercati finanziari hanno reagito
con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è
difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta
finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo
al riguardo l'ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa
a punto dall'Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle
banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge
funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio
alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di asset tossici intascheranno
un miliardo di dollari. Sul Giornale di oggi do voce anche a un'illustre
economista, Alice Rivlin, ex membro del board della Federal Reserve, che
sebbene con qualche perplessità difende il piano. Tuttavia resto molto
scettico, per queste quattro ragioni: 1) Il piano ignora le cause strutturali
del dissesto. Anche se avesse successo, non impedirebbe alle banche di ripetere
gli stessi errori del passato. infatti, secondo voci accreditate, gli istituti
bancari non hanno ancora rinunciato alle operazioni di ingegneria finanziaria,
insomma continuano a trastullarsi con derivati, cartolarizzazioni, eccetera. 2)
Il fondo dovrebbe essere alimentato con mille miliardi di dollari, ma
l'ammontare dei debiti tossici è di gran lunga superiore a questa pur ingente
cifra. Verosimilmente, non sarà sufficiente per risanare completamente i
bilanci delle banche. 3) La Cina è sempre più diffidente nei confronti degli
Stati Uniti e sempre meno disposta a indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo
con la Russia, ha lanciato l'idea di una moneta globale al posto della valuta
statunitense. L'ipotesi appartiene a un futuro lontano. Ma il solo fatto che
venga presa in considerazione è indicativa delle intenzioni di Pechino. 4)
L'economia americana si basa per il 75% sui consumi e le misure varate dal
governo faranno esplodere prima il deficit e poi il debito pubblico, che
potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni
per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo
di molti operatori è davvero giustificato? Scritto in banche, capitalismo,
crisi, era obama, economia, cina, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti
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Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 21Mar 09 Non chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero
un grande comunicatore? Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come
spiego in un articolo pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati
Uniti è soprattutto un grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso
da altri. Sa leggere, sa recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a
braccio. Infatti, ha sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il
"gobbo elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo
per pochi secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in
spin, comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di
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(
da "Giornale.it, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Sul Giornale di oggi intervisto Bob
Thurman, personaggio di grande caratura, sebbene poco noto in Italia. E' uno
dei principali consiglieri del Dalai Lama, saggista di grande successo, la
rivista "Time" lo inserì tra i dieci americani più influenti. Il suo
è il punto di vista di un americano spirituale, che nella crisi finanziaria
inizia a vedere una grande opportunità: quella di creare un mondo migliore.
Secondo Thurman "è un bene che la coscienza collettiva degli americani si
sia risvegliata. Urlano un poco? Se la gente smette di dare ascolto a certe
élite e costringe chi ha provocato questo disastro a prendersi le proprie
responsabilità questo può essere positivo», mentre prima la coscienza era
assopita "perché prevaleva l'egoismo. Molti si rendevano conto degli abusi
di un gruppo ristretto di persone, di lobbies molto potenti come quelle delle
banche, ma finché riuscivano ad andare avanti si dicevano: cosa posso rimediare
da solo? E siccome tutti pensavano così, nulla cambiava davvero. D'altronde
bastava accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei problemi reali?
Nessuno, tutto era trasformato in uno spettacolo, anche l'informazione». Questa
crisi è un'opportunità "perché il sistema così non poteva funzionare:
stavamo correndo verso il disastro. Tutto a credito, tutto esasperato,
centinaia di milioni di persone strappate alla campagne. Il governo americano e
le grandi istituzioni dicevano ai Paesi piccoli: non potete proteggere i
piccoli coltivatori. Così tutta la produzione finiva nelle mani dei grandi
gruppi. E gli agricoltori senza più lavoro che cosa fanno? Vanno nelle città
dove vivono nelle baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la possibilità di
creare sistema più equilibrato. Era un'economia guidata dall'avidità, che
ignorava i limiti delle risorse naturali e il rispetto della natura. Ora c'è la
possibilità di creare un sistema più saggio, basato sui valori positivi
dell'uomo». Thurman ricorda che "dopo ogni grande tragedia, la gente si
scopre migliore. All'indomani dell'undici settembre i newyorkesi erano
solidali, si cercavano, si aiutavano", li interpeta come segnali di una
trasformazione della coscienza e della sensibilità collettive. E se osserviamo
quel che sta accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova conferme. Il
mio collega Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità degli abitanti
delle zone colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di sventure e di
dolore, di lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e dolenti ormai ne
abbiamo viste tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma mai, lo dico da
semplice testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di spontanea
compostezza, di sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e dintorni sono a
pezzi, non c'è famiglia che non abbia un buon motivo per piangere, ma da questo
girone infernale si alza solo silenzio, decoro, contegno. E voglia di
ricominciare. Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo: dalla crisi economica,
dalle tragedie, sta nascendo davvero un mondo migliore? Scritto in capitalismo,
crisi, società, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo 1 Commento »
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Apr 09 Terremoto, l'Italia che
reagisce bene (con qualche eccezione) Per una volta l'Italia ha stupito in bene
reagendo alla tragedia dell'Abruzzo: anzichè dividersi in polemiche sterili, il
Paese si è unito. I soccorsi sono stati rapidi, la solidarietà della gente
comune commovente, la reazione dei partiti finalmente responsabile. Ho
apprezzato molto l'intervento di Franceschini in Parlamento che, senza se e
senza ma, ha offerto il proprio sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma,
l'ha accettato. Bene, con qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di
continuare su questa strada, scongiurando il rischio, molto alto, che passata
l'emozione, prevalgano antiche e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati
per la ricostruzione non arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero
bisogno. 2) Questa tragedia conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura
della prevenzione nel nostro Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici
non sono stati messi a norma e questo spiega perchè a crollare non sono state
solo case vecchie ma anche edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio,
qualcuno non si è trattenuto dall'insinuare qualche polemica. Per un certo
mondo, il solito (ovvero il popolo di Grillo,
Travaglio, Di Pietro), il terremoto si poteva prevedere e considera Giuliani,
l'esperto che sostiene di averlo annunciato, un incompreso da difendere.
Peccato che la sua previsione fosse imprecisa: aveva previsto il sisma per il
29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che le autorità gli avessero prestato ascolto:
migliaia di persone sarebbero state evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte
rientrare a casa. L'Aquila e i paesi circostanti non sarebbero stati
risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6 aprile, con epicentro il comune di
Catipignano. Ieri ho partecipato a una trasmissione radiofonica in Francia su
Rtl e uno dei più famosi sismologi francesi - dunaue senza alcun legame con il
governo italiano - ha confermato che è impossibile prevedere i terremoti. La
polemica non dovrebbe nemmeno iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo
parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira
già una certa aria.. sì, diventerà un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo
di un'Italia confusamente arrabbiata e facilmente manipolabile. O sbaglio?
AGGIORNAMENTO: tutti i leader del mondo hanno espresso all'Italia solidarietà e
cordoglio, anche il presidente Obama, con toni partecipi e una lunga telefonata
a Berlusconi. Lo ringraziamo, ma poi l'ambasciata americana ha deciso lo
stanziamento di 50 mila dollari per l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila
dollari. Un pensierino ino ino ino, peraltro non richiesto dall'Italia. Il
governo americano poteva proprio rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl,
politica, partito democratico, spin, Italia, società, manipolazione,
giornalismo Commenti ( 46 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 05Apr 09 Obama è il nuovo Gorbaciov?
Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia sancisce un grande successo di
immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e non capita mai che un
presidente, all'estero, venga accolto da folle in delirio. O meglio: succedeva
a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in Germania ha parlato a
un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano che, se si candidasse
alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe agevolmente Angela
Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere forte, carismatico e
capace di rompere gli schemi. La sua straripante popolarità dimostra che gli
Usa, quando usano i toni giusti, possono essere ancora amati nel mondo e dunque
che l'antiamericanismo non era viscerale, né irreversibile, ma limitato agli
eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di strada non erano rivolte contro
di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia di essere anche politica,
sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale. L'esperienza del profeta
della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss, quella del primo presidente
afroamericano difficilmente terminerà con l'implosione degli Stati Uniti. Ma
proprio questo primo viaggio ha svelato al mondo un'altra America, meno sicura
di sé, improvvisamente umile, a tratti quasi implorante. Quella di un tempo era
abituata a imporre i compromessi, quella di oggi dà l'impressione di subirli. Il
G20 è stato salutato come un grande successo, ma Washington non ha ottenuto
l'impegno di tutti i Paesi a varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice
della Nato si aspettava un impegno ampio e coordinato da parte degli alleati
per l'invio duraturo di nuove truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento
di 5mila uomini limitato alle elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse
settimane aveva esercitato pressioni fortissime per piegare le resistenze degli
europei. Inutilmente: per la prima volta il Vecchio Continente può dire no,
senza temere lacerazionie tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata
improvvisamente forte? No, è quella di sempre caotica, litigiosa, multicefala.
Semmai è l'America a essere divenuta debole. Obama ha avuto l'onestà intellettuale
di ammetterlo: «Siamo stati noi a provocare la crisi finanziaria», da cui,
però, gli Stati Uniti non possono uscire da soli. Ha bisogno degli altri, come
ben sappiamo. E allora Obama è costretto ad assumere un registro inconsueto per
un capo della Casa Bianca: quello del mediatore, dell'amico bonario, del leader
che parla poco e ascolta molto. Nei due vertici - G20 e Nato - ha dovuto
ritagliarsi un ruolo di negoziatore, di pacificatore. La sua è un'America che
tende la mano e riscopre il consenso. Con un dubbio: Obama sta gestendo un
periodo di difficoltà transitoria in attesa di riprendere il ruolo di
superpotenza o, come Gorbaciov, verrà ricordato come il gestore di un grande
Paese che declina tra gli applausi del mondo? Scritto in era obama, crisi, europa,
globalizzazione, gli usa e il mondo, germania, francia Commenti ( 39 ) » (7
voti, il voto medio è: 2.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà? La Merkel ha parlato di
un compromesso storico, Obama ieri era raggiante; tutti i leader hanno salutato
con enfasi i risultati del G20. Ed è normale che sia così: tentano di infondere
fiducia e speranza, nel tentativo, perlomeno, di sbloccare i consumi. E le
Borse hanno risposto. Tuttavia analizzando i contenuti ci si accorge che, come
previsto, il G20 ha portato poche novità. L'unica è l'aumento dei fondi a
disposizione del Fmi: erano previsti 500 miliardi, saranno 750. per il resto: -
hanno annunciato che intendono regolamentare gli hedge funds e le agenzie di
rating. Bene, ma le norme devono essere ancora stabilite e il dibattito rischia
di essere lungo. - secondo Brown "non ci saranno più i bonus per i manager
che fanno fallire le società". Era ora, ma più che altro è un auspicio
condiviso, perchè ogni Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come
realizzarlo. - hanno dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire
i bilanci delle banche dagli asset tossici", ma anche questa è una
dichiarazione d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine
sparso e un codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba
Navaretti ( vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi:
l'impegno a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita
non potrà più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un
traino globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo
sempre più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è
improbabile che queste economia possano generare una domanda interna molto
forte. Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il
pacchetto da 1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il
problema più urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario
mondiale è irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno il
prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non hanno
acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite colossali.
Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro i prodotti
tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè affrontare
le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto a spargere
tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la psicologia
catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando l'impressione che
la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è comprensibile, ma
basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin, era obama, banche,
capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo, germania,
globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (5 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09 Che
tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di migliaia
di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle banche,
accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e un
morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi
non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti
difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da
imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (2 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa Washington
pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei marines, ma
nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i governi a
respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da abbozzare: al
vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà sotto
traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama rischia di
essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non riconosce più
lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si può, e non basta
un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un Paese a cui il
mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi. Scritto in era
obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e il mondo,
germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 ) » (5 voti, il
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar
09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è
difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo stapotere
della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti, Bossi, certi
esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd, che è fallito
perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha saputo creare
una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post comunisti. Al Pd, come
già osservato su questo blog, manca il senso di appartenenza. La domanda che mi
pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia e, soprattutto, il popolo di An,
che è più piccolo ma più coeso, saprà riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo
partito sarà sentito come proprio dai militanti? Avrà una coerenza ideologica,
programmatica, sociale? Se la risposta sarà negativa, non è difficile prevedere
un aumento dei consensi a Lega e Udc, che hanno già un profilo consolidato e
sono facilmente riconoscibili dagli elettori. Il successo del nuovo partito nel
medio e lungo periodo si gioca sull'identità. Che dovrà essere forte,
autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto in politica, pdl, partito democratico,
democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 09 Ma il mercato distorce
la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi abbiamo parlato molto di economia
e mi spiace dover restare in tema, ma sono rimasto colpito da questa
affermazione di George Soros, l'ex speculatore che affossò la lira e la
sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru economico-filosofico-filantropico.
Con i mercati ha guadagnato miliardi e i fondi Hedge da lui creati continuano a
guadagnarne molti (pare). Eppure ieri durante un incontro con il minostro del
Tesoro Usa Geithner ha pronunciato questa frase che ha scioccato l'America:
"L'idea che i mercati (finanziari) siano in grado di correggersi da soli
si è dimostrata falsa. I mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante,
la distorgono sempre". La mia prima reazione è stata di stizza: ma come,
proprio lui fa queste considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma,
pensandoci bene, forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un
liberale e penso che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla
via del benessere intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che
i mercati finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra
domanda e offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (6
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24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I mercati finanziari hanno reagito
con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è
difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta
finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo
al riguardo l'ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa
a punto dall'Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle
banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge
funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio
alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di asset tossici
intascheranno un miliardo di dollari. Sul Giornale di oggi do voce anche a
un'illustre economista, Alice Rivlin, ex membro del board della Federal
Reserve, che sebbene con qualche perplessità difende il piano. Tuttavia resto
molto scettico, per queste quattro ragioni: 1) Il piano ignora le cause
strutturali del dissesto. Anche se avesse successo, non impedirebbe alle banche
di ripetere gli stessi errori del passato. infatti, secondo voci accreditate,
gli istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle operazioni di ingegneria
finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con derivati, cartolarizzazioni,
eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato con mille miliardi di dollari,
ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran lunga superiore a questa pur
ingente cifra. Verosimilmente, non sarà sufficiente per risanare completamente
i bilanci delle banche. 3) La Cina è sempre più diffidente nei confronti degli
Stati Uniti e sempre meno disposta a indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo
con la Russia, ha lanciato l'idea di una moneta globale al posto della valuta
statunitense. L'ipotesi appartiene a un futuro lontano. Ma il solo fatto che
venga presa in considerazione è indicativa delle intenzioni di Pechino. 4)
L'economia americana si basa per il 75% sui consumi e le misure varate dal
governo faranno esplodere prima il deficit e poi il debito pubblico, che
potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni
per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo
di molti operatori è davvero giustificato? Scritto in banche, capitalismo,
crisi, era obama, economia, cina, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti
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Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 21Mar 09 Non chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero
un grande comunicatore? Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come
spiego in un articolo pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati
Uniti è soprattutto un grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso
da altri. Sa leggere, sa recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a
braccio. Infatti, ha sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il "gobbo
elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo per pochi
secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in
spin, comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di
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sue meschinità e i suoi altruismi,... Marcello Foa: Giuliani continua a non
convincermi, ma su un punto Federico ha ragione: la denuncia per procurato...
Franco Parpaiola: Salve. Ciao Romano 150. La Reuters stando al
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l'Italia che reagisce bene (con qualche eccezione) Obama è il nuovo Gorbaciov?
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Commenti
(
da "Giornale.it, Il"
del 08-04-2009)
Argomenti: Grillo
Sul Giornale di oggi intervisto Bob
Thurman, personaggio di grande caratura, sebbene poco noto in Italia. E' uno
dei principali consiglieri del Dalai Lama, saggista di grande successo, la
rivista "Time" lo inserì tra i dieci americani più influenti. Il suo
è il punto di vista di un americano spirituale, che nella crisi finanziaria
inizia a vedere una grande opportunità: quella di creare un mondo migliore.
Secondo Thurman "è un bene che la coscienza collettiva degli americani si
sia risvegliata. Urlano un poco? Se la gente smette di dare ascolto a certe
élite e costringe chi ha provocato questo disastro a prendersi le proprie
responsabilità questo può essere positivo», mentre prima la coscienza era
assopita "perché prevaleva l'egoismo. Molti si rendevano conto degli abusi
di un gruppo ristretto di persone, di lobbies molto potenti come quelle delle
banche, ma finché riuscivano ad andare avanti si dicevano: cosa posso rimediare
da solo? E siccome tutti pensavano così, nulla cambiava davvero. D'altronde
bastava accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei problemi reali?
Nessuno, tutto era trasformato in uno spettacolo, anche l'informazione». Questa
crisi è un'opportunità "perché il sistema così non poteva funzionare:
stavamo correndo verso il disastro. Tutto a credito, tutto esasperato,
centinaia di milioni di persone strappate alla campagne. Il governo americano e
le grandi istituzioni dicevano ai Paesi piccoli: non potete proteggere i
piccoli coltivatori. Così tutta la produzione finiva nelle mani dei grandi
gruppi. E gli agricoltori senza più lavoro che cosa fanno? Vanno nelle città
dove vivono nelle baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la possibilità di
creare sistema più equilibrato. Era un'economia guidata dall'avidità, che
ignorava i limiti delle risorse naturali e il rispetto della natura. Ora c'è la
possibilità di creare un sistema più saggio, basato sui valori positivi
dell'uomo». Thurman ricorda che "dopo ogni grande tragedia, la gente si
scopre migliore. All'indomani dell'undici settembre i newyorkesi erano
solidali, si cercavano, si aiutavano", li interpeta come segnali di una
trasformazione della coscienza e della sensibilità collettive. E se osserviamo
quel che sta accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova conferme. Il
mio collega Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità degli abitanti
delle zone colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di sventure e di
dolore, di lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e dolenti ormai ne
abbiamo viste tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma mai, lo dico da
semplice testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di spontanea
compostezza, di sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e dintorni sono a
pezzi, non c'è famiglia che non abbia un buon motivo per piangere, ma da questo
girone infernale si alza solo silenzio, decoro, contegno. E voglia di
ricominciare. Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo: dalla crisi economica,
dalle tragedie, sta nascendo davvero un mondo migliore? Scritto in capitalismo,
crisi, società, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo 1 Commento »
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Apr 09 Terremoto, l'Italia che
reagisce bene (con qualche eccezione) Per una volta l'Italia ha stupito in bene
reagendo alla tragedia dell'Abruzzo: anzichè dividersi in polemiche sterili, il
Paese si è unito. I soccorsi sono stati rapidi, la solidarietà della gente
comune commovente, la reazione dei partiti finalmente responsabile. Ho
apprezzato molto l'intervento di Franceschini in Parlamento che, senza se e
senza ma, ha offerto il proprio sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma,
l'ha accettato. Bene, con qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di
continuare su questa strada, scongiurando il rischio, molto alto, che passata
l'emozione, prevalgano antiche e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati
per la ricostruzione non arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero
bisogno. 2) Questa tragedia conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura
della prevenzione nel nostro Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici
non sono stati messi a norma e questo spiega perchè a crollare non sono state
solo case vecchie ma anche edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio,
qualcuno non si è trattenuto dall'insinuare qualche polemica. Per un certo
mondo, il solito (ovvero il popolo di Grillo,
Travaglio, Di Pietro), il terremoto si poteva prevedere e considera Giuliani,
l'esperto che sostiene di averlo annunciato, un incompreso da difendere.
Peccato che la sua previsione fosse imprecisa: aveva previsto il sisma per il
29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che le autorità gli avessero prestato ascolto:
migliaia di persone sarebbero state evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte
rientrare a casa. L'Aquila e i paesi circostanti non sarebbero stati
risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6 aprile, con epicentro il comune di
Catipignano. Ieri ho partecipato a una trasmissione radiofonica in Francia su
Rtl e uno dei più famosi sismologi francesi - dunaue senza alcun legame con il
governo italiano - ha confermato che è impossibile prevedere i terremoti. La
polemica non dovrebbe nemmeno iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo
parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira
già una certa aria.. sì, diventerà un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo
di un'Italia confusamente arrabbiata e facilmente manipolabile. O sbaglio?
AGGIORNAMENTO: tutti i leader del mondo hanno espresso all'Italia solidarietà e
cordoglio, anche il presidente Obama, con toni partecipi e una lunga telefonata
a Berlusconi. Lo ringraziamo, ma poi l'ambasciata americana ha deciso lo
stanziamento di 50 mila dollari per l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila
dollari. Un pensierino ino ino ino, peraltro non richiesto dall'Italia. Il
governo americano poteva proprio rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl,
politica, partito democratico, spin, Italia, società, manipolazione,
giornalismo Commenti ( 46 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 05Apr 09 Obama è il nuovo Gorbaciov?
Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia sancisce un grande successo di
immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e non capita mai che un
presidente, all'estero, venga accolto da folle in delirio. O meglio: succedeva
a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in Germania ha parlato a
un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano che, se si candidasse
alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe agevolmente Angela
Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere forte, carismatico e
capace di rompere gli schemi. La sua straripante popolarità dimostra che gli
Usa, quando usano i toni giusti, possono essere ancora amati nel mondo e dunque
che l'antiamericanismo non era viscerale, né irreversibile, ma limitato agli
eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di strada non erano rivolte contro
di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia di essere anche politica,
sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale. L'esperienza del profeta
della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss, quella del primo presidente
afroamericano difficilmente terminerà con l'implosione degli Stati Uniti. Ma
proprio questo primo viaggio ha svelato al mondo un'altra America, meno sicura
di sé, improvvisamente umile, a tratti quasi implorante. Quella di un tempo era
abituata a imporre i compromessi, quella di oggi dà l'impressione di subirli. Il
G20 è stato salutato come un grande successo, ma Washington non ha ottenuto
l'impegno di tutti i Paesi a varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice
della Nato si aspettava un impegno ampio e coordinato da parte degli alleati
per l'invio duraturo di nuove truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento
di 5mila uomini limitato alle elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse
settimane aveva esercitato pressioni fortissime per piegare le resistenze degli
europei. Inutilmente: per la prima volta il Vecchio Continente può dire no,
senza temere lacerazionie tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata
improvvisamente forte? No, è quella di sempre caotica, litigiosa, multicefala.
Semmai è l'America a essere divenuta debole. Obama ha avuto l'onestà intellettuale
di ammetterlo: «Siamo stati noi a provocare la crisi finanziaria», da cui,
però, gli Stati Uniti non possono uscire da soli. Ha bisogno degli altri, come
ben sappiamo. E allora Obama è costretto ad assumere un registro inconsueto per
un capo della Casa Bianca: quello del mediatore, dell'amico bonario, del leader
che parla poco e ascolta molto. Nei due vertici - G20 e Nato - ha dovuto
ritagliarsi un ruolo di negoziatore, di pacificatore. La sua è un'America che
tende la mano e riscopre il consenso. Con un dubbio: Obama sta gestendo un
periodo di difficoltà transitoria in attesa di riprendere il ruolo di
superpotenza o, come Gorbaciov, verrà ricordato come il gestore di un grande
Paese che declina tra gli applausi del mondo? Scritto in era obama, crisi, europa,
globalizzazione, gli usa e il mondo, germania, francia Commenti ( 39 ) » (7
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03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà? La Merkel ha parlato di
un compromesso storico, Obama ieri era raggiante; tutti i leader hanno salutato
con enfasi i risultati del G20. Ed è normale che sia così: tentano di infondere
fiducia e speranza, nel tentativo, perlomeno, di sbloccare i consumi. E le
Borse hanno risposto. Tuttavia analizzando i contenuti ci si accorge che, come
previsto, il G20 ha portato poche novità. L'unica è l'aumento dei fondi a
disposizione del Fmi: erano previsti 500 miliardi, saranno 750. per il resto: -
hanno annunciato che intendono regolamentare gli hedge funds e le agenzie di
rating. Bene, ma le norme devono essere ancora stabilite e il dibattito rischia
di essere lungo. - secondo Brown "non ci saranno più i bonus per i manager
che fanno fallire le società". Era ora, ma più che altro è un auspicio
condiviso, perchè ogni Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come
realizzarlo. - hanno dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire
i bilanci delle banche dagli asset tossici", ma anche questa è una
dichiarazione d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine
sparso e un codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba
Navaretti ( vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi:
l'impegno a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita
non potrà più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un
traino globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo
sempre più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è
improbabile che queste economia possano generare una domanda interna molto
forte. Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il
pacchetto da 1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il
problema più urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario
mondiale è irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno il
prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non hanno
acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite colossali.
Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro i prodotti
tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè affrontare
le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto a spargere
tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la psicologia
catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando l'impressione che
la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è comprensibile, ma
basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin, era obama, banche,
capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo, germania,
globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (5 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09 Che
tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di migliaia
di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle banche,
accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e un
morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi
non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti
difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da
imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (2 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa Washington
pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei marines, ma
nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i governi a
respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da abbozzare: al
vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà sotto
traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama rischia di
essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non riconosce più
lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si può, e non basta
un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un Paese a cui il
mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi. Scritto in era
obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e il mondo,
germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 ) » (5 voti, il
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar
09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è
difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo stapotere
della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti, Bossi, certi
esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd, che è fallito
perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha saputo creare
una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post comunisti. Al Pd, come
già osservato su questo blog, manca il senso di appartenenza. La domanda che mi
pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia e, soprattutto, il popolo di An,
che è più piccolo ma più coeso, saprà riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo
partito sarà sentito come proprio dai militanti? Avrà una coerenza ideologica,
programmatica, sociale? Se la risposta sarà negativa, non è difficile prevedere
un aumento dei consensi a Lega e Udc, che hanno già un profilo consolidato e
sono facilmente riconoscibili dagli elettori. Il successo del nuovo partito nel
medio e lungo periodo si gioca sull'identità. Che dovrà essere forte,
autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto in politica, pdl, partito democratico,
democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 09 Ma il mercato distorce
la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi abbiamo parlato molto di economia
e mi spiace dover restare in tema, ma sono rimasto colpito da questa
affermazione di George Soros, l'ex speculatore che affossò la lira e la
sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru economico-filosofico-filantropico.
Con i mercati ha guadagnato miliardi e i fondi Hedge da lui creati continuano a
guadagnarne molti (pare). Eppure ieri durante un incontro con il minostro del
Tesoro Usa Geithner ha pronunciato questa frase che ha scioccato l'America:
"L'idea che i mercati (finanziari) siano in grado di correggersi da soli
si è dimostrata falsa. I mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante,
la distorgono sempre". La mia prima reazione è stata di stizza: ma come,
proprio lui fa queste considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma,
pensandoci bene, forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un
liberale e penso che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla
via del benessere intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che
i mercati finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra
domanda e offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (6
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Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I mercati finanziari hanno reagito
con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è
difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta
finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo
al riguardo l'ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa
a punto dall'Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle
banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge
funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio
alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di asset tossici
intascheranno un miliardo di dollari. Sul Giornale di oggi do voce anche a
un'illustre economista, Alice Rivlin, ex membro del board della Federal
Reserve, che sebbene con qualche perplessità difende il piano. Tuttavia resto
molto scettico, per queste quattro ragioni: 1) Il piano ignora le cause
strutturali del dissesto. Anche se avesse successo, non impedirebbe alle banche
di ripetere gli stessi errori del passato. infatti, secondo voci accreditate,
gli istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle operazioni di ingegneria
finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con derivati, cartolarizzazioni,
eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato con mille miliardi di dollari,
ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran lunga superiore a questa pur
ingente cifra. Verosimilmente, non sarà sufficiente per risanare completamente
i bilanci delle banche. 3) La Cina è sempre più diffidente nei confronti degli
Stati Uniti e sempre meno disposta a indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo
con la Russia, ha lanciato l'idea di una moneta globale al posto della valuta
statunitense. L'ipotesi appartiene a un futuro lontano. Ma il solo fatto che
venga presa in considerazione è indicativa delle intenzioni di Pechino. 4)
L'economia americana si basa per il 75% sui consumi e le misure varate dal
governo faranno esplodere prima il deficit e poi il debito pubblico, che
potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni
per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo
di molti operatori è davvero giustificato? Scritto in banche, capitalismo,
crisi, era obama, economia, cina, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti
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Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 21Mar 09 Non chiedete a Obama di essere spontaneo Ma Obama è davvero
un grande comunicatore? Ne dubito. O meglio, dipende dalle circostanze. Come
spiego in un articolo pubblicato oggi sul Giornale, il presidente degli Stati
Uniti è soprattutto un grande interprete, ma solo di discorsi scritti, spesso
da altri. Sa leggere, sa recitare bene. Ma è terrorizzato quando deve parlare a
braccio. Infatti, ha sempre appresso il teleprompter (vedi foto) ovvero il "gobbo
elettronico", anche quando deve intervenire in pubblico solo per pochi
secondi. Non sa improvvisare, non sa essere spontaneo. Io dico: non
paragonatelo a Roosevelet, nè a Kennedy, nè a Reagan. Quella era un'altra
categoria. Obama senza il suo spin doctor David Axelrod è perso. Scritto in
spin, comunicazione, era obama, presidenziali usa, gli usa e il mondo,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di
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Franco Parpaiola: Salve. L'essere umano, la sua natura, con i suoi istinti, le
sue meschinità e i suoi altruismi,... Marcello Foa: Giuliani continua a non
convincermi, ma su un punto Federico ha ragione: la denuncia per procurato...
Franco Parpaiola: Salve. Ciao Romano 150. La Reuters stando al
"Frankfurter Allgemeiner" edizione cartacea di... Federico: Ieri a
Porta a Porta c'era in collegamento il signor Giuliani, che in maniera più o
meno... Ultime news Le vittime sono 260, in 28mila senza casaVenerdì funerali di
Stato: sarà presente Napolitano Papa: andrò in AbruzzoSciacalli a L'Aquila:
"Arrivano da tutta Italia" Premier: pene più severeFrancia, caccia ai
dirigenti Rilasciati i quattro manager sequestrati dagli operaiBerlusconi:
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"L'uomo morto fu spinto"Moldova, Voronin accusa Romania dietro la
rivoltaIran, Ahmadinejad avverte Obama: "Dialogo se l'America sarà
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Commenti
(
da "Tribuna di Treviso, La"
del 09-04-2009)
Argomenti: Grillo
La consulta dei giovani ha scelto il
gastronomo di 25 anni Marconato eletto presidente CASTELFRANCO. E' Simone
Marconato il nuovo presidente della consulta dei giovani, nominato nella prima
riunione del nuovo consiglio direttivo riunitasi giovedì 2 aprile. Simone
Marconato, 25 anni, tra i primissimi laureati al corso di laurea in scienze e
cultura delle gastronomia e della ristorazione, sarà affiancato dal
vicepresidente Alessandro Squizzato, 25 anni, e dal segretario Daniele Zanetti,
anch'egli 25 anni, ingegnere impegnato nel «Meetup Amici di
Beppe Grillo». «Nelle
prossime settimane - dichiara Marconato - il direttivo si ritroverà per
attivare i primi provvedimenti e proporre alcune iniziative. Prima fra tutte un
massiccio lavoro di apertura e comunicazione con la città, prendendo contatto
con le realtà associative, di frazione e quartiere, giovanili per
informare della funzione della consulta. Un lavoro che si muove anche sul web:
presto online il sito e il profilo facebook dedicati». (d.q.)
(
da "Repubblica, La" del
09-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina II - Bologna La curiosità Il candidato sindaco di Beppe
Grillo diventa consulente del Comune Il candidato
sindaco della lista Beppe Grillo diventa consulente dal Comune. Di recente il Mambo, il museo di
arte moderna, gli ha affidato un incarico di prestazione professionale
occasionale per la post produzione di un dvd aggiuntivo per la documentazione
della mostra di Stefano Arienti e Cesare Pietroiusti «Regali e regole».
Un incarico che va ad aggiungersi a quello per la realizzazione di un primo
dvd. La determinazione dirigenziale, datata 27 marzo, prevede una spesa di
1.893,60 euro oneri fiscali inclusi. «Io sono un professionista e chiunque mi
può chiamare per un lavoro. Anche a mio discapito, ho detto che il Comune
potrebbe fare a meno di molte consulenze puntando sulla formazione interna. Ma,
nel mio caso, io ho un livello di professionalità molto alto e il comune non
ha, al suo interno, competenze simili alle mie».
(
da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 09-04-2009)
Argomenti: Grillo
REGGIO PRIMO PIANO pag. 4 Alcuni fans
vogliono «Castelnovo Monti a 5 stelle» OLIVIERI REGGIO a 5
Stelle degli amici di Beppe Grillo conta 376 iscritti. Lanciato a fine gennaio, il gruppo sostiene
la candidatura a sindaco del 34enne tecnico ambientale dell'Arpa. Sul sito si
chiede ai cittadini di «Partecipare alla vita e al futuro della tua città!
Contattaci e partecipa alle primarie dei Cittadini sul sito www.reggio5stelle.it».
Diversi i commenti. Matteo Lucenti scrive: «Finalmente un movimento del futuro
per noi giovani», mentre Pino Esposito esterna ottimismo: «Otto persone su
dieci che sto contattando, mi dicono che già seguono Grillo
e condividono il suo pensiero; molti sono convinti che questa volta qualcosa
cambierà». Mattia Rontrevoli dice: «Vogliamo anche Castelnovo Monti a 5
stelle». Nella pagina sono presenti gli appuntamenti, 31 foto di banchetti e
incontri pubblici e la sezione video che rimanda alla pagina di youtube
"reggio5stelle". Tra i 376 sostenitori, oltre a qualche esterno come
Sonia Alfano, presidente dell'Associazione nazionale antimafia, anche il
reggiano Walter Ganapini, assessore all'Ambiente della Campania.
(
da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 09-04-2009)
Argomenti: Grillo
CORREGGIO GUASTALLA E BASSA pag. 12 Ormai
ogni giorno spuntano nuove liste e candidature per le prossime elezioni
amminist... Ormai ogni giorno spuntano nuove liste e candidature per le
prossime elezioni amministrative comunali. A Gualtieri, a sfidare il sindaco
uscente Massimiliano Maestri, del Pd, ci sarà Giovanni Iotti, ex coordinatore
locale di Forza Italia ed ora candidato per il Pdl e la Lega nord. «Puntiamo ad
una riqualificazione del centro storico del paese, che ormai non può essere che
definito la Bella addormentata. Così facendo daremo vigore anche al commercio
nel cuore di Gualtieri, puntando anche ad un rilancio dell'aspetto turistico
locale», dice Iotti. Nella vicina Guastalla la lista «Guastalla Liberata», orientata verso il movimento di Beppe
Grillo, ha comunicato ufficialmente il suo
candidato: è il 26enne Davide Zanichelli, laureatosi nel 2006 in ingegneria
informatica. «Guastalla Liberata» candiderà donne ed uomini residenti nella
cittadina, in gran parte giovani, alla prima esperienza istituzionale e senza
collegamenti passati coi partiti. Nei prossimi giorni verrà anche
ufficializzata la lista dei candidati ed il programma. Da sabato inizia in via
Gonzaga la raccolta di firme per la presentazione della lista. Stasera alle
20,30, intanto, il candidato del Centrodestra, Giorgio Benaglia, incontra i
cittadini in una assemblea pubblica al circolo di via Mulino, a San Girolamo di
Guastalla. A Brescello il Centrodestra appare diviso: oltre alla prevista lista
di Pdl e Lega nord, che dovrebbe essere capeggiata dal medico Francesco
Benaglia, scende in campo pure il gruppo denominato Unione di Centrodestra: per
ora è stato scelto il coordinatore, che è Florindo Sauro Annigoni. Questa lista
vuole proporre propri candidati anche negli altri comuni rivieraschi reggiani,
attraverso un coordinamento. Ad appoggiare questa lista civica, anche Maurizio
Dall'Aglio, coordinatore locale del Pdl, che dopo questa scelte potrebbe
dimettersi dall'incarico. Antonio Lecci
(
da "Corriere.it" del
09-04-2009)
Argomenti: Grillo
secondo l'«observer» il suo blog È il più
influente del mondo Huffington, finché c'è vita c'è giornale Per «Time» è una
delle 100 persone più influenti degli Usa. Lei giura: «Necrologi per la carta
sono prematuri» Arianna Huffington, 59 anni, look glamour e parlata
greco-americana, direttrice e fondatrice di www.huffingtonpost.com, è la regina
trionfante della blogosfera. L'imperatrice dell'informazione online. Il suo
sito ultra visitato è anche un formidabile aggregatore di blogger e un luogo di
confronto tra internauti. «Abbiamo le nostre idee, ma accogliamo i contributi
di tutti», è uno dei motti di Arianna. E non è la solita frase fatta. Un
giorno, durante un dibattito a New York, un ragazzo si alzò per chiedere se non
le sembrava strano che ci fossero così pochi editorialisti musulmani in
circolazione. Beh, lei lo invitò subito a collaborare. Dentro l'HuffPost (è
questo il diminutivo della testata), ci si trova di tutto: la notizia fresca,
la classifica della quarantenne più hot (con Michelle Obama in testa) e
l'analisi del premio Pulitzer, le clip buffe dei Simpson e il gossip politico,
il commento accigliatissimo dell'intellettuale liberal e lo sberleffo
dell'attore hollywoodiano. Secondo l'Observer di Londra, Huffington Post è il
blog più influente del mondo. Arianna, web guru del Terzo millennio, si è
presentata a Roma qualche settimana fa al Summit sull'Informazione, sfoderando
le cifre impressionanti della sua creatura: più di 20 milioni di visitatori al
mese e una raccolta di fondi e sponsorizzazioni che non vede flessioni. Una
beffa, nei confronti di una galassia dell'informazione in crisi. L'intervista
si svolge tra telefonate transatlantiche, chattate Roma-Los Angeles, e
lunghissime e-mail. Ci sentiamo la prima volta nel momento di massima affermazione
della controtendenza del suo sito. L'Huffington Post ha appena inaugurato un
fondo milionario per finanziare un gruppo di reporter investigativi che si
occupino principalmente della crisi economica. E questo, proprio mentre tutti
tagliano, mentre ci si interroga su come sostituire la cellulosa e su quali
sembianze debba assumere il quotidiano cartaceo nell'era di Internet, mentre si
ragiona sui nuovi modelli di business e su come far pagare l'informazione
online, mentre i filosofi della comunicazione ragionano sul giornalismo senza
giornali, e, soprattutto, mentre si chiudono redazioni e vengono falcidiati
stipendi e collaborazioni in tutto il mondo. Partiamo da qui, allora. Da chi
chiude le fortezze di carta e chi, invece, investe in quelle online. Arianna,
ha letto il necrologio fatto dal Financial Times all'industria giornalistica?
«I necrologi per la carta stampata sono prematuri». Ammetterà che la carta non
tira: cala la pubblicità, calano i lettori, vengono tagliati dipendenti e
stipendi. «Fino a quando la generazione che è cresciuta prima dell'era di
Internet non si sarà estinta, ci sarà un mercato per i quotidiani stampati».
Sicura? «È qualcosa nel nostro Dna collettivo: sveglia, caffè, sfogliamo una
pagina, leggiamo una notizia sfiziosa, e passiamo il quotidiano a chi ci sta a
fianco». La scenetta potrebbe avvenire anche davanti a un computer portatile.
«O usando il proprio Blackberry, certo. Ma l'istinto mi pare che ci porti
ancora sui fogli. E poi davvero c'è qualcuno che rischierebbe di ungere con una
spalmata di burro il proprio nuovo MacBook Pro?». Il destino dei quotidiani
comunque è online? «Sì. Il futuro è ibrido: i vecchi editori e lettori
abbracceranno i newmedia (la trasparenza, l'interattività e l'immediatezza) e i
newmedia adotteranno le pratiche migliori dei vecchi media: onestà e
accuratezza». Per la lettura di libri e giornali cominciano a circolare fogli
digitali e raffinatissimi marchingegni. «L'attrezzo con cui le notizie verranno
distribuite non ha molta importanza. La gente cercherà comunque e sempre buon
giornalismo». Già ma come mantenere questo buon giornalismo? I siti di
informazione a pagamento non funzionano. Che cosa ne pensa di chi, come Walter
Isaacson, propone che si paghi online ogni pezzo letto? «Non credo ai micro-pagamenti
e all'editoria che resiste grazie alle piccole sottoscrizioni. Basta chiedere a
quelli del New York Times. Loro hanno sperimentato l'operazione Time Select».
Non un successone. «L'unica cosa per cui la gente è disposta a pagare on-line,
sono i porno e le info finanziarie. Ma al momento mi pare che anche lì ci sia
qualche scetticismo». L'Huffington Post come viene finanziato? «Il nostro è un
modello legato all'advertising». E a un fondo di investimento che ha coperto
con parecchi milioni di euro le vostre pagine virtuali. Poi ci sono anche molte
sottoscrizioni. Qualche cifra? «In questo momento non diamo numeri, mi
dispiace». I governi devono aiutare i quotidiani in difficoltà? «Non mi pare
che qui, negli Usa, ci sia questa prospettiva. Ma chiunque riconosca
l'importanza fondamentale del giornalismo nella nostra democrazia, cerca di
preservare questo ruolo. È per questo che noi abbiamo creato il Fondo per il
giornalismo investigativo. E durante la campagna per le presidenziali noi
abbiamo lanciato l'iniziativa Off the bus». Che cosa sarebbe? «Uno spazio per
coinvolgere i cittadini, facendoli diventare reporter occasionali: cronisti
fuori dai pullman degli staff dei candidati. Anche per dare un punto di vista
diverso da quello dei giornalisti dei quotidiani mainstream, che invece,
spesso, stanno on the bus». Ma all'Huffington Post pagate tutti? Anche i
redattori occasionali e i blogger? «No. Solo i giornalisti, i tecnici e i
reporter dello staff hanno un contratto: sono loro a curare e aggiornare ogni sezione
di HuffPost». Quanti sono? «Cinquantacinque. Gli oltre 2.000 blogger che sono
in contatto con noi immagino si accontentino del prestigio della nostra
piattaforma. Loro non hanno né scadenze né misure da rispettare». Le notizie e
i commenti dei blogger vengono controllati prima della pubblicazione?
«Generalmente sono affidabili. Ma i fact-checkers, i verificatori del nostro
staff scovano e segnalano gli errori molto velocemente. I blogger, una volta
avvisati, hanno 24 ore per correggere il loro post (articolo, ndr)». E se non
lo fanno? «Il post viene cancellato e la password del blogger viene ritirata.
La redazione fa anche pre-moderazione». E cioè? «Ogni post riceve centinaia di
commenti. Il mese scorso ce ne sono stati un milione. Beh, noi li controlliamo
tutti prima, per evitare di pubblicare insulti o aggressioni». La redazione...
«Sta quasi tutta a New York». Ma lei vive a Los Angeles. «Mi muovo. E siamo
sempre in contatto. E-mail, chat, sms. Per la telepatia ci stiamo
attrezzando!». Lei da dove scrive i suoi post? «Principalmente da Los Angeles.
Ma posto da dove capita. Il mio primo twitter (un micro-blog aggiornabile con
messaggi di massimo 140 caratteri, ndr), l'ho scritto mentre ero a cena con un
economista a New Haven». Che cosa diceva in quel twitter? «Che alcuni
provvedimenti economici di Obama non avrebbero funzionato». Su HuffPost state
dando legnate pazzesche al segretario del Tesoro, Timothy Geithner. «Porta
avanti una politica troppo Wall Street-centrica. Ripone ancora la fiducia in
quei finanzieri che ci hanno infilato nei casini». Ma lei non era un'obamiana
di ferro? «Sì, ma questo è un cammino pericoloso per Obama. Lo penso e quindi
lo dico». La Casa Bianca si è fatta sentire? «Non mi pare. Ma le nostre scelte
non sono mai condizionate dalla Casa Bianca. Il mio mestiere non è mica quello
di farmi amica o aiutare Obama. Ciò non toglie che abbia fatto campagna
elettorale per lui». Ha scritto il libro Right is wrong. Un gioco di parole
anti-repubblicano. Ma lei stessa è stata per anni una attivista repubblicana.
«Quando io ero repubblicana Dick Cheney, vice di George W. Bush alla Casa
Bianca, si fidava ancora di Saddam. E poi su certi temi sono sempre stata
progressista: pro-choise, a favore del controllo delle armi, per i diritti
gay...». Quando e come mai è passata con i democratici? «Circa nel 1997. Prima
pensavo che il settore privato avrebbe potuto indirizzare la soluzione dei
problemi sociali in America. Per questo ero repubblicana. Poi mi sono accorta,
per averlo visto da vicino, che non sarebbe successo». Ed è diventata
democratica e obamiana. Lei ha detto che Obama senza Internet non sarebbe
presidente. «È così. Dai video ai siti di social networking passando per il
fundraising. La sua è stata la prima vera campagna elettorale da Nuovo
Millennio». È riuscita a mantenere buoni rapporti con i vecchi amici
conservative? Si dice che lei frequentasse casa Bush. «Ho ancora rapporti
amichevoli con molti repubblicani». Uno è anche suo ex marito. Michael
Huffington. Lei da ragazza si chiamava Stassinopoulos. Quando è arrivata in
America? «Ho lasciato Atene a 16 anni per fare l'università a Cambridge, in
Inghilterra. Quando sono arrivata a New York già avevo pubblicato dei libri».
Ha scritto anche una biografia della Callas. È vero che compose i testi per
un'opera di Vangelis recitata da Irene Papas? «Magari! È una balla che prima o
poi devo far cancellare da Wikipedia». Su Wikipedia c'è scritto anche che è
stata autrice di show radiotelevisivi. «Questo invece è vero». Nel 2003 si è
candidata alle elezioni per il governo della California. Una débacle. «Dico
sempre che fallire non è l'opposto di avere successo. L'ho imparato proprio
dopo quell'esperienza e ci ho scritto un libro, On Becoming Fearless. Dopo un
fallimento si devono cercare nuove opportunità». Questo vuol dire che potrebbe
tornare a fare politica? «No. Presente e futuro sono tutti per l'HuffPost».
Qual è stato il suo primo blog? «Ariannaonline. Ma è solo su HuffPost che ho
cominciato a bloggare con regolarità». Il suo primo post? «Nel maggio 2005, col
lancio del blog. Riguardava il repubblicano DeLay. Ora sono a quota 1300 post».
Quando ha capito che HuffPost era diventato qualcosa di grosso? «Durante una
puntata del Tonight Show pochi mesi dopo la nascita del sito. Jay Leno...». ...
il presentatore comico... «... nel suo monologo fece la battuta finale citando
Huffington Post. Il pubblico rise. Voleva dire che il marchio ormai era
passato». Lo scoop di cui va più fiera? «Il modo in cui seguimmo la vicenda
della reporter del New York Times Judith Miller fu un momento di svolta per
Huffington Post». Perché? «Abbiamo evidenziato le falle nella ricostruzione
della Miller che parlava delle armi di distruzione di massa. Abbiamo
contribuito a cambiare la percezione del pubblico sulla giornalista: da martire
del primo emendamento a complice dell'amministrazione Bush nel vendere la
guerra in Iraq agli americani». Quanto conta aver frequentato Washington (ed
entrambi gli schieramenti), nella costruzione di un blog in cui si va dal
gossip agli scoop politici? «Diciamo che tutte le ore spese nei palazzi di
Washington hanno contribuito abbastanza. Ma il segreto di HuffPost è un altro».
Quale? «Ha una voce poderosa e un punto di vista originale. Le esperienze
online più forti hanno cominciato offrendo qualcosa di unico e su quello hanno
costruito il resto: contenuti avvincenti e interattività, sfruttando il potere
del link». Critiche classiche: l'eccesso di link e di informazioni in rete
rischia di diminuire la capacità di approfondimento e di concentrazione. «Ti
arriva addossso un montagna di informazioni. Ma i siti sono anche dei filtri.
Un'altra delle ragioni per cui HuffPost ha tanto successo è che i navigatori
sanno che noi li catapultiamo su quel che sta succedendo di importante nel
mondo. Li aiutiamo a separare il grano dal loglio». Lei che cosa legge la
mattina appena si sveglia? «Comincio con Huffington Post, eh eh». Tifosa o
preoccupata? «Guardo ogni sorta di quotidiano e di rivista. Ma poi HuffPost mi
dirotta in giro per siti vari». Il successo l'ha dirottata anche a Roma, al
Summit sull'Informazione Tutto cambia. Cambiamo tutto? «Titolo metafisico. Amo
l'Italia». Sa chi è Silvio Berlusconi? «Il vostro premier è una figura
affascinante. Quelli con cui ho parlato a Roma avevano sentimenti discordanti
su di lui. Uno mi ha raccontato che se hai un buon business da proporgli, lui
ha sempre tempo per incontrarti. Poi ha aggiunto che, visto che la sinistra in
pratica si è suicidata, Berlusconi potrebbe restare lì fino ai suoi 120 anni». Ha mai sentito parlare di Beppe Grillo? «Ho letto un suo ritratto sul New Yorker. Mi piace che un
comico/blogger abbia organizzato una manifestazione con 100.000 persone contro
i 24 condannati presenti nel vostro Parlamento». Il film della vita? «Zorba il
greco». Nostalgica. Il libro? «Tutti gli uomini del presidente, Woodward
e Bernstein». La canzone? «High Hopes». Quella di Sinatra o quella dei Pink
Floyd? «Secondo lei?». La scelta che le ha cambiato la vita? «Diventare madre».
Ha due figlie. «Sì. E anzi, ora la devo lasciare. Sono in macchina e le sto
accompagnando al college». Vittorio Zincone stampa |
(
da "Giornale.it, Il"
del 09-04-2009)
Argomenti: Grillo
Dunque Berlusconi non cambia linea nella
lotta all'immigrazione clandestina e per rimediare al no della Camera,
prolungherà il decreto in scadenza il 26 aprile. Mille immigrati, quasi tutti
tunisini, non verranno messi in libertà. Ed è probabile che in futuro vengano
approvate norme ancora più restrittive: la Spagna di Zapatero, la permissiva
Olanda, la Gran Bretagna del laburista Brown vanno in questa direzione. E ieri
il presidente francese Sarkozy ha pubblicato una direttiva che Alberto Toscano
riassume così: "Massimo controllo di chi arriva per lavorare e massimo
sforzo per allontanare (con le buone o con le cattive) dal suolo nazionale gli
extracomunitari privi di permesso di soggiorno". Quest'anno dovranno
essere espulsi almeno 27mila clandestini; come dire: lavoro ai francesi, via
gli irregolari. Si tratta di misure draconiane, ben più severe di quelle
italiane. Ma per la stampa di sinistra il governo italiano è troppo duro,
disumano. Sulla Repubblica di oggi, ad esempio, Massimo Giannini, scrive:
" L'allungamento a 180 giorni della permanenza dell'immigrato nei centri
di smistamento è persino peggio: una misura sostanzialmente carceraria,
stabilità da un'autorità amministrativa, in assenza di reato e di garanzia giurisdizionale".
In assenza di reato? Fino a prova contraria l'immigrato che tenta di entrare
non avendo i documenti in regola, nè i visti necessari, viola le leggi del
Paese. E questo è un reato. Per tutti, ma, evidentemente, non per
"Repubblica". Scritto in crisi, comunicazione, pdl, politica, partito
democratico, società, francia, immigrazione, Italia, europa, giornalismo
Commenti ( 4 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 09 Dalla
crisi (e dalle tragedie) può nascere un mondo migliore? Sul Giornale di oggi
intervisto Bob Thurman, personaggio di grande caratura, sebbene poco noto in
Italia. E' uno dei principali consiglieri del Dalai Lama, saggista di grande successo,
la rivista "Time" lo inserì tra i dieci americani più influenti. Il
suo è il punto di vista di un americano spirituale, che nella crisi finanziaria
inizia a vedere una grande opportunità: quella di creare un mondo migliore.
Secondo Thurman "è un bene che la coscienza collettiva degli americani si
sia risvegliata. Urlano un poco? Se la gente smette di dare ascolto a certe
élite e costringe chi ha provocato questo disastro a prendersi le proprie
responsabilità questo può essere positivo», mentre prima la coscienza era
assopita "perché prevaleva l'egoismo. Molti si rendevano conto degli abusi
di un gruppo ristretto di persone, di lobbies molto potenti come quelle delle
banche, ma finché riuscivano ad andare avanti si dicevano: cosa posso rimediare
da solo? E siccome tutti pensavano così, nulla cambiava davvero. D'altronde
bastava accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei problemi reali?
Nessuno, tutto era trasformato in uno spettacolo, anche l'informazione». Questa
crisi è un'opportunità "perché il sistema così non poteva funzionare:
stavamo correndo verso il disastro. Tutto a credito, tutto esasperato,
centinaia di milioni di persone strappate alla campagne. Il governo americano e
le grandi istituzioni dicevano ai Paesi piccoli: non potete proteggere i
piccoli coltivatori. Così tutta la produzione finiva nelle mani dei grandi
gruppi. E gli agricoltori senza più lavoro che cosa fanno? Vanno nelle città
dove vivono nelle baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la possibilità di
creare sistema più equilibrato. Era un'economia guidata dall'avidità, che
ignorava i limiti delle risorse naturali e il rispetto della natura. Ora c'è la
possibilità di creare un sistema più saggio, basato sui valori positivi
dell'uomo». Thurman ricorda che "dopo ogni grande tragedia, la gente si
scopre migliore. All'indomani dell'undici settembre i newyorkesi erano
solidali, si cercavano, si aiutavano", li interpeta come segnali di una
trasformazione della coscienza e della sensibilità collettive. E se osserviamo
quel che sta accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova conferme. Il
mio collega Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità degli abitanti
delle zone colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di sventure e di
dolore, di lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e dolenti ormai ne
abbiamo viste tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma mai, lo dico da
semplice testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di spontanea
compostezza, di sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e dintorni sono a
pezzi, non c'è famiglia che non abbia un buon motivo per piangere, ma da questo
girone infernale si alza solo silenzio, decoro, contegno. E voglia di
ricominciare. Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo: dalla crisi economica,
dalle tragedie, sta nascendo davvero un mondo migliore? Scritto in capitalismo,
crisi, società, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 26 ) »
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Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 07Apr 09 Terremoto, l'Italia che reagisce bene (con qualche eccezione)
Per una volta l'Italia ha stupito in bene reagendo alla tragedia dell'Abruzzo:
anzichè dividersi in polemiche sterili, il Paese si è unito. I soccorsi sono
stati rapidi, la solidarietà della gente comune commovente, la reazione dei
partiti finalmente responsabile. Ho apprezzato molto l'intervento di
Franceschini in Parlamento che, senza se e senza ma, ha offerto il proprio
sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma, l'ha accettato. Bene, con
qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di continuare su questa strada,
scongiurando il rischio, molto alto, che passata l'emozione, prevalgano antiche
e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati per la ricostruzione non
arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero bisogno. 2) Questa tragedia
conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura della prevenzione nel nostro
Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici non sono stati messi a norma
e questo spiega perchè a crollare non sono state solo case vecchie ma anche
edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio, qualcuno non si è trattenuto
dall'insinuare qualche polemica. Per un certo mondo, il solito (ovvero il
popolo di Grillo, Travaglio, Di Pietro), il terremoto
si poteva prevedere e considera Giuliani, l'esperto che sostiene di averlo
annunciato, un incompreso da difendere. Peccato che la sua previsione fosse
imprecisa: aveva previsto il sisma per il 29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che
le autorità gli avessero prestato ascolto: migliaia di persone sarebbero state
evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte rientrare a casa. L'Aquila e i paesi
circostanti non sarebbero stati risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6
aprile, con epicentro il comune di Catipignano. Ieri ho partecipato a una
trasmissione radiofonica in Francia su Rtl e uno dei più famosi sismologi
francesi - dunaue senza alcun legame con il governo italiano - ha confermato
che è impossibile prevedere i terremoti. La polemica non dovrebbe nemmeno
iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira già una certa aria.. sì, diventerà
un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo di un'Italia confusamente arrabbiata
e facilmente manipolabile. O sbaglio? AGGIORNAMENTO: tutti i leader del mondo
hanno espresso all'Italia solidarietà e cordoglio, anche il presidente Obama,
con toni partecipi e una lunga telefonata a Berlusconi. Lo ringraziamo, ma poi
l'ambasciata americana ha deciso lo stanziamento di 50 mila dollari per
l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila dollari. Un pensierino ino ino ino,
peraltro non richiesto dall'Italia. Il governo americano poteva proprio
rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl, politica, partito democratico, spin,
Italia, società, manipolazione, giornalismo Commenti ( 58 ) » (3 voti, il voto
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 09 Obama
è il nuovo Gorbaciov? Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia sancisce
un grande successo di immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e non capita
mai che un presidente, all'estero, venga accolto da folle in delirio. O meglio:
succedeva a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in Germania ha parlato
a un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano che, se si
candidasse alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe agevolmente
Angela Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere forte,
carismatico e capace di rompere gli schemi. La sua straripante popolarità
dimostra che gli Usa, quando usano i toni giusti, possono essere ancora amati
nel mondo e dunque che l'antiamericanismo non era viscerale, né irreversibile,
ma limitato agli eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di strada non erano
rivolte contro di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia di essere anche
politica, sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale. L'esperienza
del profeta della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss, quella del
primo presidente afroamericano difficilmente terminerà con l'implosione degli
Stati Uniti. Ma proprio questo primo viaggio ha svelato al mondo un'altra
America, meno sicura di sé, improvvisamente umile, a tratti quasi implorante.
Quella di un tempo era abituata a imporre i compromessi, quella di oggi dà
l'impressione di subirli. Il G20 è stato salutato come un grande successo, ma
Washington non ha ottenuto l'impegno di tutti i Paesi a varare una maxi-manovra
di stimolo. Dal vertice della Nato si aspettava un impegno ampio e coordinato
da parte degli alleati per l'invio duraturo di nuove truppe in Afghanistan, ha
ottenuto lo spiegamento di 5mila uomini limitato alle elezioni presidenziali.
Eppure nelle scorse settimane aveva esercitato pressioni fortissime per piegare
le resistenze degli europei. Inutilmente: per la prima volta il Vecchio
Continente può dire no, senza temere lacerazionie tanto meno ritorsioni. La Ue
è diventata improvvisamente forte? No, è quella di sempre caotica, litigiosa,
multicefala. Semmai è l'America a essere divenuta debole. Obama ha avuto
l'onestà intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a provocare la crisi
finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono uscire da soli. Ha bisogno
degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è costretto ad assumere un
registro inconsueto per un capo della Casa Bianca: quello del mediatore,
dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta molto. Nei due vertici
- G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di negoziatore, di pacificatore.
La sua è un'America che tende la mano e riscopre il consenso. Con un dubbio:
Obama sta gestendo un periodo di difficoltà transitoria in attesa di riprendere
il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov, verrà ricordato come il gestore di
un grande Paese che declina tra gli applausi del mondo? Scritto in era obama,
crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo, germania, francia Commenti
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di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà? La
Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama ieri era raggiante; tutti i
leader hanno salutato con enfasi i risultati del G20. Ed è normale che sia
così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel tentativo, perlomeno, di
sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto. Tuttavia analizzando i
contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha portato poche novità.
L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi: erano previsti 500
miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che intendono
regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le norme devono
essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. - secondo Brown
"non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire le
società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè ogni
Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte. Complessivamente
il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da 1100 miliardi
non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più urgente, quello di
una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è irrisolto. Intanto
proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il mark-to-market ovvero la norma
che obbligava le banche a valutare ogni giorno il prezzo di mercato dei
prodotti finanziari e siccome molti di questi non hanno acquirenti le banche
erano costrette a iscrivere a bilancio perdite colossali. Ora invece potranno
diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro i prodotti tossici valgano più
di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè affrontare le cause del male.
L'impressione è che il G20 si servito soprattutto a spargere tanta cipria sulla
crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la psicologia catastrofista dei
mercati, infondendo ottimismo, avvalorando l'impressione che la situazione sia
sotto controllo. Il tentativo in sè è comprensibile, ma basterà per risollevare
l'economia globale? Scritto in spin, era obama, banche, capitalismo, crisi,
società, economia, gli usa e il mondo, germania, globalizzazione, europa,
francia Commenti ( 44 ) » (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 02Apr 09 Che tristezza, la Cnn (e un certo
giornalismo). Ieri pomeriggio decine di migliaia di persone hanno preso
d'assalto la City, spaccando vetrine delle banche, accerchiando la Banca
d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e un morto. Ieri pomeriggio mi
sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi frangenti è la più rapida e la
più completa; ma ieri sembrava stesse su un altro pianeta. Mentre la protesta
esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama dalla regina, del menu preparato dallo
chef dei vip, dei preparativi della cena del G20, ha mostrato fino alla nausea
le immagini di Obama sorridente con Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao.
E i disordini? Un collegamento di un paio di minuti, come si trattasse di un
fatto marginale. Le possibilità sono due: o la Cnn ha commesso un grave errore
giornalistico oppure ha volutamente minimizzato i disordini di Londra.
Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego perchè: da quando negli Usa è
esplosa la protesta contro i bonus dei manager Aig, l'establishment finanziario
e politico teme che le proteste, per ora isolate, possano estendersi; dunque il
messaggio che gli spin doctor trasmettono ai media è di essere cauti, di non
infiammare gli animi, di minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una
tv di regime. Da notare che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene
molti governi siano assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi:
tutti i mezzi d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle
proteste, giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la
Cnn e, purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa
americana che negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in
Irak, ha censurato inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e
per oltre un decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture
della casta finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il
megafono. E questi non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella
italiana) ha molti difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana
come un modello da imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e
non è una buona notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in
manipolazione, era obama, spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa
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un amico 31Mar 09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura.
Dunque, ci siamo. Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti
principali Paesi industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti
fondamentale, si concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti,
che non è difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione
degli hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le
riforme strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza
sull'economia reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a
nuovi choc. Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America
e l'Europa. Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso
di non seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non
secondo le modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure,
che, inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà,
toccheranno l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30%
del Pil. E per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno
della stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli
Usa. Ma la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro
e ha vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che
"Obama non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del
pianeta sulla necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra
mondiale. La bozza della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco,
esprimerà un auspicio generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia
da sé". L'Europa ritiene più importante salvaguardare la solidità dei
conti pubblici e limitare i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la
cui economia è basta al 75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo
l'economia. Il viaggio confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà
inconcludente anche su altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a
poche settimane fa Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe
al fianco dei marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da
indurre i governi a respingere le pressioni americance. E l'America è così
debole da abbozzare: al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a
Kabul passerà sotto traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio
di Obama rischia di essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo
non riconosce più lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi
si può, e non basta un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a
un Paese a cui il mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della
crisi. Scritto in era obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli
usa e il mondo, germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 )
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un amico 28Mar 09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene.
E non è difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca
sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto
in politica, pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4
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25Mar 09 Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi
abbiamo parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono
rimasto colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che
affossò la lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono
sempre". La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa
queste considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci
bene, forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e
penso che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del
benessere intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i
mercati finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda
e offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (6
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24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I mercati finanziari hanno reagito
con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è
difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta
finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo
al riguardo l'ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa
a punto dall'Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle
banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge
funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio
alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di asset tossici
intascheranno un miliardo di dollari. Sul Giornale di oggi do voce anche a
un'illustre economista, Alice Rivlin, ex membro del board della Federal Reserve,
che sebbene con qualche perplessità difende il piano. Tuttavia resto molto
scettico, per queste quattro ragioni: 1) Il piano ignora le cause strutturali
del dissesto. Anche se avesse successo, non impedirebbe alle banche di ripetere
gli stessi errori del passato. infatti, secondo voci accreditate, gli istituti
bancari non hanno ancora rinunciato alle operazioni di ingegneria finanziaria,
insomma continuano a trastullarsi con derivati, cartolarizzazioni, eccetera. 2)
Il fondo dovrebbe essere alimentato con mille miliardi di dollari, ma
l'ammontare dei debiti tossici è di gran lunga superiore a questa pur ingente
cifra. Verosimilmente, non sarà sufficiente per risanare completamente i
bilanci delle banche. 3) La Cina è sempre più diffidente nei confronti degli
Stati Uniti e sempre meno disposta a indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo
con la Russia, ha lanciato l'idea di una moneta globale al posto della valuta
statunitense. L'ipotesi appartiene a un futuro lontano. Ma il solo fatto che
venga presa in considerazione è indicativa delle intenzioni di Pechino. 4)
L'economia americana si basa per il 75% sui consumi e le misure varate dal
governo faranno esplodere prima il deficit e poi il debito pubblico, che
potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni
per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo
di molti operatori è davvero giustificato? Scritto in banche, capitalismo,
crisi, era obama, economia, cina, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti
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(
da "Repubblica, La" del
10-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina IX - Genova L´economia Ultimatum
di Tursi a Torino Iride-Enia "L´acqua resti in mano pubblica" (segue
dalla prima di cronaca) «SONO io a proporlo perché, a parte il fatto che ho
sempre concordato con l´esigenza di mantenere acqua come bene pubblico´, faccio attenzione a
quanto è emerso anche dal dibattito in commissione, oltre che nella mia
giunta». Una giunta in mattinata, una riunione di
maggioranza non troppo facile e una ulteriore convocazione degli assessori nel
tardo pomeriggio mettono la parola fine, almeno per il momento, ad una contesa
abbastanza sorda - tranne che per l´aperta opposizione di Rifondazione e per le
critiche di Italia dei Valori - convinta soprattutto dopo l´alleanza con le liste civiche di Beppe
Grillo che non si possa in alcun modo prescindere
dall´acqua pubblica. Discussioni di lunga data, ma ieri in maggioranza
esprimono i loro dubbi anche il comunista Bruno Delpino e gli ulivisti Lo
Grasso e Vacalebre. La Vincenzi la mette giù chiara: sì al 51%, ma prendetevi
le responsabilità di votare sì, o decidete voi se ci state. Alla fine
l´emendamento sembra aver convinto tutti (o quasi: Rifondazione apprezza, come
dice Antonio Bruno, ma voterà comunque contro la fusione, e in ogni caso
Delpino, che pure promette il sì, non nasconde le sue perplessità). Ora, per
poter andare avanti Torino dovrebbe a sua volta adottarlo e votarlo
contestualmente a quanto farà Genova, in ogni caso prima del 28-29 aprile, data
dell´assemblea straordinaria fissata da Iride per la fusione. «Non vorrei che
il lavoro fatto fin qui andasse sprecato - aggiunge la Vincenzi - Questa
fusione è una difesa dell´azienda della quale non si può fare a meno. Bisogna
irrobustire le attività per metterle in condizione di stare sul mercato».
L´inserimento dell´elemento del controllo pubblico al 51% nello statuto secondo
il sindaco «evita di mettere a rischio la tutela degli utenti ed esclude l´idea
che si tratti di una privatizzazione: è una difesa». Se Genova e Torino
arriveranno unite all´assemblea straordinaria, allora i comuni emiliani avranno
60 giorni per votare a loro volta l´emendamento del 51%. In molti di questi si
va al voto il 6 giugno: ne avranno il tempo? (d. al.)
(
da "Repubblica, La" del
10-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina VI - Firenze Il candidato dei
"grillini" "Ci battiamo per i diritti" Bonafede contro
Renzi: è vecchio nei contenuti La Lista Civica 5 Stelle per ora non prevede
alleanze: "Ma con De Zordo discorso aperto" SIMONA POLI E´ più
giovane di Renzi e quanto a capacità oratoria non è da meno. Alfonso Bonafede,
32 anni, avvocato e assistente universitario a
Giurisprudenza, che la Lista Civica 5 Stelle, ossia gli Amici di Beppe Grillo candida a sindaco di
Firenze. «Parliamo ai cittadini onesti come noi», attacca Bonafede, «usando un
linguaggio condiviso. I politici continuano a pensare, sbagliando, che la gente
voglia delegare a loro la gestione della cosa pubblica. Invece la gente
è stufa e crede, come noi, che sia arrivata l´ora di mettere in campo idee
nuove incarnate da persone nuove. Ma nuove davvero, non come Renzi che è
giovane dal punto di vista anagrafico ma vecchio nei contenuti e nei sistemi».
Nella lista corrono anche il grafico Dimitri Conciarelli, la biologa Valentina
Fratoni, il medico omeopata Maurizio Romani, il laureando in Disegno
industriale Daniele Gambineri. Sul sito internet www.firenze5stelle.it e su
beppegrillo.it si trovano telefoni e indirizzi per prendere contatti. «Abbiamo
bisogno dei giornali per far conoscere le nostre iniziative, alcune delle quali
ovviamente vedranno anche la partecipazione di Grillo.
Ma sono già cinque anni che lavoriamo nella società fiorentina, battendoci per
tutelare diritti violati di cui non parla nessuno come quelli di chi è stato
danneggiato dalle trasfusioni di sangue», spiega Bonafede. Di alleanze con
altre liste per ora i "grillini" non sentono il bisogno. «Con De
Zordo il discorso resta aperto», dicono, «ma per noi la cosa più importante è
recepire i contributi dei cittadini, che non siano legati a giochetti politici,
comitati d´affari o interessi personali». Tutti i candidati autocertificano di
non essere iscritti a partiti e di avere la fedina penale pulita, è la regola
dei seguaci di Grillo. Sui due temi fissi della
campagna elettorale - tramvia e sottottraversamento dell´Alta velocità - le
idee sono chiare. «Benissimo realizzare le linee 2 e 3 a patto che non passino dal
centro, che deve essere pedonalizzato», dice Romani. «Quanto alla Tav non ci
convincono i costi del tunnel e l´impatto ambientale. Meglio passare in
superficie».
(
da "Resto del Carlino, Il (Cesena)"
del 10-04-2009)
Argomenti: Grillo
CESENA pag. 5 Bandiere a mezz'asta oggi
in tutti gli edifici pubblici LUTTO NAZIONALE IN OCCASIONE della giornata di
lutto nazionale proclamata per oggi, nel giorno dei funerali di Stato delle
vittime del terremoto che ha colpito L'Aquila, oggi tutte le bandiere esterne
agli edifici comunali saranno esposte a mezz'asta. L'amministrazione comunale
ieri ha anche rivolto un invito a tutti i cittadini ad unirsi idealmente alla
commemorazione alle ore 11, dedicando un momento di riflessione e di silenzio
alla memoria delle vittime del terremoto. A sua volta, la Confesercenti
Cesenate ha invitato gli associati a sospendere simbolicamenete e
temporaneamente l'attività in occasione delle esequie. Lo stesso ha fatto la
Cna, che ha attivato un conto corrente nazionale a favore delle popolazioni
terremotate. Anche Paolo Lucchi ha fatto sapere che nelle sue iniziative
elettorali quale candidato sindaco solleciterà "gesti di solidarietà
concreta". «Nello specifico ha aggiunto un versamento in favore della Caritas
nazionale, così come indicato dal Partito Democratico, e come io stesso ho
fatto». Lucchi ieri sul web ha intanto lanciato l'ennesimo
sondaggio: chiede se la città dovrà dotarsi o meno di un termovalorizzatore.
Sempre ieri, il Meetup Cesena ha fatto infine sapere che Beppe Grillo ha certificato la lista
civica "Cesena 5 stelle". La presenatzione ufficiale giovedì prossimo
alle 19 al Caffè Zampanò. Image: 20090410/foto/1095.jpg
(
da "Giornale.it, Il"
del 10-04-2009)
Argomenti: Grillo
Dunque Berlusconi non cambia linea nella
lotta all'immigrazione clandestina e per rimediare al no della Camera,
prolungherà il decreto in scadenza il 26 aprile. Mille immigrati, quasi tutti
tunisini, non verranno messi in libertà. Ed è probabile che in futuro vengano
approvate norme ancora più restrittive: la Spagna di Zapatero, la permissiva
Olanda, la Gran Bretagna del laburista Brown vanno in questa direzione. E ieri
il presidente francese Sarkozy ha pubblicato una direttiva che Alberto Toscano
riassume così: "Massimo controllo di chi arriva per lavorare e massimo
sforzo per allontanare (con le buone o con le cattive) dal suolo nazionale gli
extracomunitari privi di permesso di soggiorno". Quest'anno dovranno
essere espulsi almeno 27mila clandestini; come dire: lavoro ai francesi, via
gli irregolari. Si tratta di misure draconiane, ben più severe di quelle
italiane. Ma per la stampa di sinistra il governo italiano è troppo duro,
disumano. Sulla Repubblica di oggi, ad esempio, Massimo Giannini, scrive: "
L'allungamento a 180 giorni della permanenza dell'immigrato nei centri di
smistamento è persino peggio: una misura sostanzialmente carceraria, stabilità
da un'autorità amministrativa, in assenza di reato e di garanzia
giurisdizionale >". In assenza di reato? Fino a prova contraria
l'immigrato che tenta di entrare non avendo i documenti in regola, nè i visti
necessari, viola le leggi del Paese. E questo, sebbene formalmente sia un
illecito amministrativo, non può essere tollerato, soprattutto quando assume proporzioni
preoccupanti che la società italiana dimostra di non tollerare più . Ma,
evidentemente, per "Repubblica" l'immigrazione clandestina è un
peccato veniale. (Versione aggiornata del post) Scritto in crisi,
comunicazione, pdl, politica, partito democratico, società, francia,
immigrazione, Italia, europa, giornalismo Commenti ( 18 ) » (Nessun voto)
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Invia questo articolo a un amico 08Apr 09 Dalla crisi (e dalle tragedie) può nascere
un mondo migliore? Sul Giornale di oggi intervisto Bob Thurman, personaggio di
grande caratura, sebbene poco noto in Italia. E' uno dei principali consiglieri
del Dalai Lama, saggista di grande successo, la rivista "Time" lo
inserì tra i dieci americani più influenti. Il suo è il punto di vista di un
americano spirituale, che nella crisi finanziaria inizia a vedere una grande
opportunità: quella di creare un mondo migliore. Secondo Thurman "è un
bene che la coscienza collettiva degli americani si sia risvegliata. Urlano un
poco? Se la gente smette di dare ascolto a certe élite e costringe chi ha
provocato questo disastro a prendersi le proprie responsabilità questo può
essere positivo», mentre prima la coscienza era assopita "perché prevaleva
l'egoismo. Molti si rendevano conto degli abusi di un gruppo ristretto di
persone, di lobbies molto potenti come quelle delle banche, ma finché
riuscivano ad andare avanti si dicevano: cosa posso rimediare da solo? E
siccome tutti pensavano così, nulla cambiava davvero. D'altronde bastava
accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei problemi reali? Nessuno, tutto
era trasformato in uno spettacolo, anche l'informazione». Questa crisi è
un'opportunità "perché il sistema così non poteva funzionare: stavamo correndo
verso il disastro. Tutto a credito, tutto esasperato, centinaia di milioni di
persone strappate alla campagne. Il governo americano e le grandi istituzioni
dicevano ai Paesi piccoli: non potete proteggere i piccoli coltivatori. Così
tutta la produzione finiva nelle mani dei grandi gruppi. E gli agricoltori
senza più lavoro che cosa fanno? Vanno nelle città dove vivono nelle
baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la possibilità di creare sistema più
equilibrato. Era un'economia guidata dall'avidità, che ignorava i limiti delle
risorse naturali e il rispetto della natura. Ora c'è la possibilità di creare
un sistema più saggio, basato sui valori positivi dell'uomo». Thurman ricorda
che "dopo ogni grande tragedia, la gente si scopre migliore. All'indomani
dell'undici settembre i newyorkesi erano solidali, si cercavano, si
aiutavano", li interpeta come segnali di una trasformazione della
coscienza e della sensibilità collettive. E se osserviamo quel che sta
accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova conferme. Il mio collega
Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità degli abitanti delle zone
colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di sventure e di dolore, di
lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e dolenti ormai ne abbiamo viste
tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma mai, lo dico da semplice
testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di spontanea compostezza, di
sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e dintorni sono a pezzi, non c'è
famiglia che non abbia un buon motivo per piangere, ma da questo girone
infernale si alza solo silenzio, decoro, contegno. E voglia di ricominciare.
Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo: dalla crisi economica, dalle tragedie,
sta nascendo davvero un mondo migliore? Scritto in capitalismo, crisi, società,
globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 28 ) » (3 voti, il voto
medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009
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Terremoto, l'Italia che reagisce bene (con qualche eccezione) Per una volta
l'Italia ha stupito in bene reagendo alla tragedia dell'Abruzzo: anzichè
dividersi in polemiche sterili, il Paese si è unito. I soccorsi sono stati
rapidi, la solidarietà della gente comune commovente, la reazione dei partiti
finalmente responsabile. Ho apprezzato molto l'intervento di Franceschini in
Parlamento che, senza se e senza ma, ha offerto il proprio sostegno a
Berlusconi che, senza se e senza ma, l'ha accettato. Bene, con qualche
ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di continuare su questa strada,
scongiurando il rischio, molto alto, che passata l'emozione, prevalgano antiche
e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati per la ricostruzione non
arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero bisogno. 2) Questa tragedia
conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura della prevenzione nel nostro
Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici non sono stati messi a norma
e questo spiega perchè a crollare non sono state solo case vecchie ma anche
edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio, qualcuno non si è trattenuto
dall'insinuare qualche polemica. Per un certo mondo, il solito (ovvero il
popolo di Grillo, Travaglio, Di Pietro), il terremoto
si poteva prevedere e considera Giuliani, l'esperto che sostiene di averlo
annunciato, un incompreso da difendere. Peccato che la sua previsione fosse
imprecisa: aveva previsto il sisma per il 29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che
le autorità gli avessero prestato ascolto: migliaia di persone sarebbero state
evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte rientrare a casa. L'Aquila e i paesi
circostanti non sarebbero stati risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6
aprile, con epicentro il comune di Catipignano. Ieri ho partecipato a una
trasmissione radiofonica in Francia su Rtl e uno dei più famosi sismologi
francesi - dunaue senza alcun legame con il governo italiano - ha confermato
che è impossibile prevedere i terremoti. La polemica non dovrebbe nemmeno
iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira già una certa aria.. sì, diventerà
un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo di un'Italia confusamente arrabbiata
e facilmente manipolabile. O sbaglio? AGGIORNAMENTO: tutti i leader del mondo
hanno espresso all'Italia solidarietà e cordoglio, anche il presidente Obama,
con toni partecipi e una lunga telefonata a Berlusconi. Lo ringraziamo, ma poi
l'ambasciata americana ha deciso lo stanziamento di 50 mila dollari per
l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila dollari. Un pensierino ino ino ino,
peraltro non richiesto dall'Italia. Il governo americano poteva proprio
rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl, politica, partito democratico,
spin, Italia, società, manipolazione, giornalismo Commenti ( 60 ) » (3 voti, il
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 09
Obama è il nuovo Gorbaciov? Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia
sancisce un grande successo di immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e
non capita mai che un presidente, all'estero, venga accolto da folle in
delirio. O meglio: succedeva a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in
Germania ha parlato a un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano
che, se si candidasse alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe
agevolmente Angela Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere
forte, carismatico e capace di rompere gli schemi. La sua straripante
popolarità dimostra che gli Usa, quando usano i toni giusti, possono essere
ancora amati nel mondo e dunque che l'antiamericanismo non era viscerale, né
irreversibile, ma limitato agli eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di strada
non erano rivolte contro di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia di
essere anche politica, sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale.
L'esperienza del profeta della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss,
quella del primo presidente afroamericano difficilmente terminerà con
l'implosione degli Stati Uniti. Ma proprio questo primo viaggio ha svelato al
mondo un'altra America, meno sicura di sé, improvvisamente umile, a tratti
quasi implorante. Quella di un tempo era abituata a imporre i compromessi,
quella di oggi dà l'impressione di subirli. Il G20 è stato salutato come un
grande successo, ma Washington non ha ottenuto l'impegno di tutti i Paesi a
varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice della Nato si aspettava un
impegno ampio e coordinato da parte degli alleati per l'invio duraturo di nuove
truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento di 5mila uomini limitato alle
elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse settimane aveva esercitato
pressioni fortissime per piegare le resistenze degli europei. Inutilmente: per
la prima volta il Vecchio Continente può dire no, senza temere lacerazionie
tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata improvvisamente forte? No, è quella di
sempre caotica, litigiosa, multicefala. Semmai è l'America a essere divenuta
debole. Obama ha avuto l'onestà intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a
provocare la crisi finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono
uscire da soli. Ha bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è costretto
ad assumere un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca: quello del
mediatore, dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta molto. Nei
due vertici - G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di negoziatore, di
pacificatore. La sua è un'America che tende la mano e riscopre il consenso. Con
un dubbio: Obama sta gestendo un periodo di difficoltà transitoria in attesa di
riprendere il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov, verrà ricordato come il
gestore di un grande Paese che declina tra gli applausi del mondo? Scritto in
era obama, crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo, germania,
francia Commenti ( 39 ) » (7 voti, il voto medio è: 2.86 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo.
Basterà? La Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama ieri era
raggiante; tutti i leader hanno salutato con enfasi i risultati del G20. Ed è
normale che sia così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel tentativo,
perlomeno, di sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto. Tuttavia
analizzando i contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha portato
poche novità. L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi: erano
previsti 500 miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che
intendono regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le
norme devono essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. -
secondo Brown "non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire
le società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè
ogni Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte.
Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da
1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più
urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è
irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il mark-to-market
ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno il prezzo di
mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non hanno acquirenti
le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite colossali. Ora invece
potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro i prodotti tossici
valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè affrontare le cause
del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto a spargere tanta
cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la psicologia
catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando l'impressione che
la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è comprensibile, ma
basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin, era obama, banche,
capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo, germania,
globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (5 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09 Che
tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di migliaia
di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle banche,
accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e un
morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi
non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti
difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da
imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (2 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i
governi a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da
abbozzare: al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul
passerà sotto traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di
Obama rischia di essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo
non riconosce più lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi
si può, e non basta un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a
un Paese a cui il mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della
crisi. Scritto in era obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli
usa e il mondo, germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 )
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Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 28Mar 09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene.
E non è difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca
sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto
in politica, pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4
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25Mar 09 Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi
abbiamo parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono
rimasto colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che
affossò la lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono sempre".
La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa queste
considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci bene,
forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e penso
che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del benessere
intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i mercati
finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda e
offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (6
voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
24Mar 09 Il piano Geithner? Un'altra beffa. I mercati finanziari hanno reagito
con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è
difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta
finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo
al riguardo l'ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa
a punto dall'Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle
banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge
funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio
alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di asset tossici
intascheranno un miliardo di dollari. Sul Giornale di oggi do voce anche a
un'illustre economista, Alice Rivlin, ex membro del board della Federal
Reserve, che sebbene con qualche perplessità difende il piano. Tuttavia resto
molto scettico, per queste quattro ragioni: 1) Il piano ignora le cause
strutturali del dissesto. Anche se avesse successo, non impedirebbe alle banche
di ripetere gli stessi errori del passato. infatti, secondo voci accreditate,
gli istituti bancari non hanno ancora rinunciato alle operazioni di ingegneria
finanziaria, insomma continuano a trastullarsi con derivati, cartolarizzazioni,
eccetera. 2) Il fondo dovrebbe essere alimentato con mille miliardi di dollari,
ma l'ammontare dei debiti tossici è di gran lunga superiore a questa pur
ingente cifra. Verosimilmente, non sarà sufficiente per risanare completamente
i bilanci delle banche. 3) La Cina è sempre più diffidente nei confronti degli
Stati Uniti e sempre meno disposta a indebitarsi in dollari. Ieri, d'accordo
con la Russia, ha lanciato l'idea di una moneta globale al posto della valuta
statunitense. L'ipotesi appartiene a un futuro lontano. Ma il solo fatto che
venga presa in considerazione è indicativa delle intenzioni di Pechino. 4)
L'economia americana si basa per il 75% sui consumi e le misure varate dal
governo faranno esplodere prima il deficit e poi il debito pubblico, che
potrebbe arrivare in appena due anni all'80% del Pil. E ci vorranno molti anni
per riconvertirla all'industria. Le sue debolezze sono strutturali. L'ottimismo
di molti operatori è davvero giustificato? Scritto in banche, capitalismo,
crisi, era obama, economia, cina, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti
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(
da "Tirreno, Il" del
11-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina 8 - Lucca I sostenitori di Grillo a fianco di Del Ghingaro La lista: ok la riduzione di
rifiuti Priorità al trasporto pubblico CAPANNORI. Insistere sulla politica
"Rifiuti Zero", mirando alla riduzione dei rifiuti urbani ed
industriali; dare priorità alla mobilità; garantire la partecipazione dei
cittadini. Sono queste le priorità della nuova lista "Capannori partecipa
al futuro", nata dall'unione di Ambiente e Futuro e
Amici di Beppe Grillo, che
alle amministrative sosterrà la candidatura di Giorgio Del Ghingaro. Due
movimenti politici, quindi, si sono congiunti per la prossima tornata
elettorale, spinti dalla sintonia riscontrata a livello di programma e metodo
fra di loro, e con la stessa amministrazione comunale. Stando ai
rappresentanti della lista "Capannori partecipa al futuro", la scelta
di appoggiare la candidatura di Del Ghingaro muove dall'operato finora
realizzato dall'amministrazione. «A cominciare dall'importante esperienza della
raccolta porta a porta - affermano gli esponenti di "Capannori partecipa
al futuro" - e dall'adesione al progetto internazionale "Rifiuti
zero", il sindaco Giorgio Del Ghingaro ha saputo rinnovare la politica del
nostro Comune. Puntando su una cultura e una pratica che valorizza i cittadini
e rispetta l'ecosistema, possiamo dire di aver gettato le fondamenta per uno
sviluppo futuro sostenibile. Il percorso va proseguito con determinazione, e
noi vogliamo fare la nostra parte all'interno di questo quadro». In sostanza,
la lista - che raccoglie i cosiddetti "grillini", cioè i sostenitori
del comico genovese - si presenta alle elezioni per garantire ai cittadini una
gestione del territorio e delle risorse comuni all'insegna della loro
partecipazione nelle scelte per il territorio. «Sul piano ambientale - dice la
lista - proponiamo l'abbattimento dei costi della tassa sui rifiuti attraverso
l'applicazione della tariffa puntuale. Inoltre, puntiamo alla creazione di
posti di "lavoro verde". Dal punto di vista della mobilità, invece,
crediamo nella riduzione progressiva del traffico privato leggero e pesante nel
corso dei prossimi cinque anni di amministrazione. Per trasformare il proposito
in fatti, lavoreremo a interventi mirati al potenziamento del trasporto
pubblico, alla razionalizzazione del traffico e della viabilità esistente».
Grande attenzione, infine, alla partecipazione dei cittadini attraverso
strumenti di informazione e discussione.
(
da "Riformista, Il" del
11-04-2009)
Argomenti: Grillo
E in India gli attori di Bollywood fanno
politica a caccia di voti Chiranjeevi. È una sorta di Beppe Grillo indiano e ha creato il
partito "Potere al Popolo", con cui raduna in piazza un milione di
fan. Strane elezioni: il Governo ha scelto come colonna sonora per la campagna
le musiche del pluripremiato "The Millionaire", le star riempiono le
liste dei candidati. di Valeria Fraschetti New Delhi. Funzionò per
Ronald Reagan tanto che Arnold Schwarznegger lo seguì. Anche Ombretta Colli e
Luca Barbareschi, per citare un paio dei nostri, si sono incamminati per la
stessa strada. In nessun paese però la schiera di attori che si danno alla
politica è tanto affollata come in India. E quest'anno promette di diventarlo
ancor più. Quella che fino a qualche anno fa sembrava infatti solo
un'inclinazione diffusa della politica indiana, ora ha acquistato le dimensioni
di un'autentica moda. Nelle liste dei candidati delle elezioni per il rinnovo
del parlamento che inizieranno la settimana prossima i nomi delle star dello
schermo, grande e piccolo, scintillano a dozzine. Saranno le scarse differenze
tra i manifesti elettorali, magari è per rendersi più appetibili verso quei 100
milioni di elettori che andranno alle urne per la prima volta, fatto sta che
quella in corso tra i due principali oppositori politici sembra una vera e
propria gara di reclutamento. Tra le ultime candidature sbandierate dai
nazionalisti del Baratyia Janata Party (Bjp) figura quella di uno dei
principali protagonisti dei film bollywoodiani degli anni 80: Shatrughan Sinha,
noto come Shotgun. Ma, in un paese linguisticamente assortito come l'India, non
è solo all'industria cinematografica in hindi che si può guardare. Così ecco
che il Congresso dell'italiana Sonia Gandhi spera ad esempio di conquistare i
giovani dell'India meridionale con la 34enne Nanita Morarji, nuovo volto del
cinema in lingua tamil. «È solo un modo per spettacolarizzare la politica, gli
attori non sono veri catalizzatori di cambiamento», commenta il sociologo S
Vishwanathan rispetto all'ingresso delle star in politica. Eppure c'è chi
qualche scossone lo provocherà. Chiranjeevi, comico di Tollywood (produzione in
lingua telegu), ha creato il suo partito Praja Rajam, "Potere al
Popolo". E, nonostante il qualunquismo del suo programma in cui promette
di sconfiggere la corruzione nel meridionale Andra Pradesh, in uno dei suoi
ultimi comizi c'erano un milione di fan. Numeri che certamente fanno
impallidire Congresso e Bjp, già preoccupati dall'eccessiva frammentazione del
voto per via del crescente seguito dei partiti regionali. Proprio da Tollywood,
e non dalla più celebre Bollywood, arriva questa sfrenata spettacolarizzazione
della politica. A fare da apripista già negli anni Cinquanta fu AC Annadurai:
lasciò il suo lavoro di sceneggiatore per fondare il Dravida Mundrika Kagazam,
una creatura politica locale nata con l'obiettivo di corrodere lo strapotere
dei bramini. L'ingresso più trionfale in parlamento arrivò però nel 1984 quando
il premier Rajiv Gandhi, allora marito di Sonia, invitò il suo amico attore
Amitabh Bachchan a far parte del Congresso. Tuttora "Big B", come è
chiamato dai suoi fan, è indubbiamente l'icona numero uno di Bollywood e un
recente sondaggio lo dà come l'uomo più conosciuto tra gli indiani. È per
ragioni ben più ideologiche invece che Dipikia Chikalia e Arvind Trivedi sono
stati arruolati dal Bjp: sono i protagonisti di Ramayana, la soap tv ispirata
al poema mitico indù sulle avventure del dio Rama. Stavolta però rispetto al
passato gli attori di Bollywood sono coinvolti anche diversamente. Il
gettonatissimo e aitante Amir Khan è stato stato scelto infatti come volto di
una campagna civica "Votare per l'intergrità, votare per brave
persone". «Gli attacchi di Mumbai del 26 novembre (scorso, ndr.) hanno
cambiato l'India - ha spiegato Khan -, gli indiani si aspettano di più dai
politici. Voglio solo che scelgano i candidati giusti». Un'altro divo
bollywoodiano, Ajay Devgan, ha invece lanciato un'esortazione a votare rivolta
ai ceti più abbienti, tradizionalmente i meno inclini a recarsi alle urne. In
un paese dove tv e cinema sono per la maggiorparte l'unico mezzo di
intrattenimento e in cui il 35% della popolazione resta analfabeta, è facile
capire perché gli attori godano di un rispetto quasi ieratico. Per averne
conferma basta farsi un giro sugli autorisciò: sui cristalli fanno
immancabilmente mostra di sé tanto gli adesivi di Shiva che quelli delle meno
sante stelle in celluloide. Furbescamente, il Congresso ha adottato come
colonna sonora della campagna elettorale la canzone da Oscar del film Il
Milionario. Che il titolo (Jai Ho, "Che vittoria sia") porti bene, è
tutto da vedere. 11/04/2009
(
da "Tribuna di Treviso, La"
del 12-04-2009)
Argomenti: Grillo
Tressoldi in campo
con i grillini Beppe Grillo atteso allo stadio MOGLIANO. Grillini in campo anche
a Mogliano Veneto con la candidatura di Walter Tressoldi. «La lista è pronta -
fa sapere Tressoldi - in settimana manderemo gli ultimi documenti necessari per
poter rappresentare il movimento a livello locale».
Forti dell'ottimo risultato ottenuto a Treviso dove, alle ultime
amministrative, la lista dei grillini ha ottenuto a sorpresa un consigliere
comunale, David Borrelli, anche a Mogliano sarà presto ufficializzata la lista
civica che fa capo al comico genovese. «Le iniziative importanti saranno un
incontro con Salvatore Borsellino e Matteo Incerti esperto sul riciclo e sulle
fonti alternative - spiega il candidato Walter Tressoldi - a chiudere la nostra
campagna elettorale sarà lo stesso Beppe Grillo, con
un evento che si svolgerà allo stadio comunale». Tra i candidati dei grillini
anche un rappresentante dell'associazione la Svolta. Il movimento tra le sue
battaglie propone il tema del risparmio energetico, la questione morale e la
trasparenza in politica. Con il «Vaffarock», un concerto al parco delle
piscine, si aprirà la campagna dei grillini. (m.ma.)
(
da "Tirreno, Il" del
12-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina 7 - Prato Enrico Mungai candidato
sindaco con una lista civica A Montemurlo corre una nuova formazione
ambientalista e appoggiata da Grillo MONTEMURLO. E
quattro. Dopo i candidati del Centro sinistra, della Lega nord e della Lista
"Rilanciare Montemurlo", ecco Enrico Mungai, il quarto aspirante alla
successione del sindaco Menchetti, proposto da una Lista civica ancora senza
nome. Ieri mattina è arrivata l'ufficialità della nuova candidatura, con spiccata ispirazione ambientalista e tanto di
"certificazione" di Beppe Grillo, ovvero risponde ad una serie di condizioni imposte dall'ex
comico, passato alla politica. Messa su da un gruppo di giovani locali,
capeggiati da Enrico Mungai e Alberto Niccolai, animatori del blog
"Cittadini Uniti Montemurlesi" e del Comitato ambientale di
Montemurlo. Il candidato a sindaco è Enrico Mungai, 24 anni,
montemurlese doc, residente in centro, laureando in economia e commercio,
promotore finanziario. «Siamo stati "corteggiati" da diversi partiti,
ma abbiamo deciso di presentarci da soli, per dare voce al programma proposto
dal manifesto di Beppe Grillo lo scorso 8 marzo,- -
spiega Mungai- con al centro i temi dell'acqua, ambiente, trasporti, sviluppo
ed energia». Questa quarta candidatura sconvolge il panorama politico
soprattutto nella sinistra radicale, già frantumata in mille pezzi, con gli ex
rifondaroli, passati a Vendola, capeggiati da Fausto Bagattini e Ilaria Maffei,
che si presenteranno nella lista "Sinistra e libertà", insieme a quei
pochi socialisti, non passati da Biscotti. I "resti" di Rifondazione,
con il segretario Laschi oramai lanciato su Prato e il "vecchio" Ilio
Giandonati, non si sono ancora accordati con i comunisti italiani di Mirko
Castellani, cosicchè si rischia che sulla scheda elettorale ci siano ben 4
liste a sinistra del Partito Democratico, che avrebbe però solo dei vantaggi da
questa situazione. Se infatti la Sinistra radicale non riconquistasse il
seggio, resterebbe un altro assessorato a disposizione di Mauro Lorenzini, se
riuscisse e battere Biscotti. Il sindaco del centro sinistra infatti avrebbe
così la possibilità di dare una terza delega a qualcuno dei suoi numerosi
sostenitori. A Nicola Ciolini infatti sono già state assicurate sia la delega
di vicesindaco che un altro assessorato, mentre l'Italia del valori dovrà
accontentarsi di un assessorato se prenderà un solo consigliere. Se invece Di
Pietro ne prendesse due, sarebbero guai seri per il neo-sindaco Lorenzini, che
non può dire di no all'unico suo alleato in consiglio. Ma torniamo al nuovo
candidato della lista ambientalisra e grillina, che inviata a presentarsi quei
concittadini che hanno a cuore le sorti di Montemurlo, ricordando che il
possibile candidato non deve essere iscritto a nessun partito politico, abbia
la fedina penale pulita, non abbia assolto impegni amministrativi per più di un
mandato. per informazioni cercare il blog www.cittadiniuniti.org. Riccardo
Tempestini
(
da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 12-04-2009)
Argomenti: Grillo
BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 5 Anche i
grillini demoliscono gli 80' IL GRUPPO PRO DELBONO MA CRITICO COL PD DOPO i
colpi' del sindaco Sergio Cofferati e le critiche giunte soprattutto dal
centrodestra, anche i grillini demoliscono il gruppo degli 80'. Dopo il coro di
critiche degli ultimi giorni, contro i promotori della lista civica Bologna
2014' (arrivata nel pomeriggio di ieri a quota 244 sottoscrizioni) si scaglia
anche Giovanni Favia, candidato sindaco con la lista civica
Beppe Grillo. «Con la
presentazione della lista degli 80' penso che abbiamo toccato il fondo afferma
senza in una nota l'aspirante sindaco . Prima di questa discesa in campo
avevamo semplicemente candidati in lotta di potere personale sostenuti dalle
loro lobby economiche». Ora, invece, con Bologna 2014' (il gruppo, di
rottura con il Pd e l'amministrazione Cofferati, non ha ancora sciolto le
riserve sull'ipotesi di concretizzarsi in una lista a sostegno del democratico
Flavio Delbono) «si presentano anche quelli del sottobosco partitico come la
novità'». NEI GIORNI scorsi erano arrivate critiche, come detto, non solo da
Cofferati ma anche dal centrodestra. Esponenti di Udc e Pdl si erano scagliati
in particolare contro Federico Minoli, amministratore delegato della Fiera,
contestando la sua firma a sostegno della lista, schierata politicamente. Nel
gruppo ci sono altri nomi di peso, come il presidente di Atc Francesco Sutti e
quello di Nomisma Gualtiero Tamburini. Tornando ai grillini, sostenitori delle
campagne del comico e attivista genovese, va segnalato che si stanno
ritagliando una fetta di consensi. Secondo l'ultimo sondaggio dell'istituto
milanese Lorien consulting, infatti, se si votasse ora per il Comune, avrebbero
il 2,7% dei voti, in crescita sul 1,9% fotografato l'11 marzo.
(
da "Repubblica.it" del
13-04-2009)
Argomenti: Grillo
ROMA - E' ancora scontro intorno alla
puntata di AnnoZero dedicata al terremoto. Dopo le polemiche innestate da
Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, oggi a pronunciarsi è il presidente della
commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli. Il quale dichiara di non avere visto
la trasmissione contestata, ma sottolinea in generale la necessità, nei
programmi di inchiesta, di "dar voce a istanze diverse". Zavoli
ricorda che i vertici Rai stanno acquisendo gli elementi per formarsi sulla
vicenda un "parere equanime" sul quale la Vigilanza è pronta a
esprimere eventualmente "un indirizzo non censorio, ma più vincolante che
in passato". Quanto al caso attuale, dice: "So che Michele Santoro al
dibattito vero e proprio, con la sua preminente ritualità - preferisce la forma
dell'inchiesta costruita sui servizi degli inviati e le testimonianze raccolte
sui set qua e là allestiti. Con questa modalità è più facile venir meno al
principio della completezza, una carenza non sempre emendabile dallo studio.
Cruciale, in ogni caso, è dar voce a istanze diverse, specie in un contesto che
lasci spazio a critiche anche gravi, rivelatesi poi fondate, ma che abbia visto
il Paese chinato su una tragedia in un sollecito, diffuso e responsabile
atteggiamento di solidarietà". Dal Pdl continuano gli attacchi alla
trasmissione. Il presidente dei deputati, Fabrizio Cicchitto:
"L'operazione in atto - spiega - è quella di dare ad AnnoZero la stessa
funzione svolta anni fa da Samarcanda. Qui non è in ballo la libertà
d'espressione e d'informazione, ma se è accettabile che, in modo assai
evidente, una trasmissione della televisione di Stato sia gestita in funzione
di chiarissimi obiettivi politici". Mentre il suo omologo al Senato,
Maurizio Gasparri, usa espressioni ancora più dure: "Santoro fa uno scempio
continuo della verità". OAS_RICH('Middle'); Di segno opposto le parole di
Antonio Di Pietro: "Berlusconi e i suoi sodali, in primis il noto piduista
Cicchitto, possono permettersi di infangare AnnoZero solo perchà dall'altra
parte c'è un'opposizione molle e un po' connivente.Non bisogna non arretrare
davanti a chi vuole togliere ogni spazio di democrazia e spianare la strada
alla dittatura del Millennio". Critico con la maggioranza anche Claudio
Fava di Sinistra e libertà: "Polemica surreale, si accusano dei
giornalisti di aver fatto il proprio lavoro". Sulla stessa lunghezza
d'onda il presidente Fnsi Roberto Natale: "Indecente non è un programma
giornalistico che fa domande. Duecentonovantaquattro morti, 50 mila sfollati e
il crollo di strutture di recenti le giustificano pienamente, queste
domande". Santoro, per ora, tace. Ma a difenderlo è Marco Travaglio:
"Parlare delle inefficienze - dice il giornalista nel
consueto appuntamento in streaming sul sito di Beppe
Grillo - non vuol dire criticare quelli che hanno
prestato soccorso, vuol dire criticare la macchina organizzativa". Come ha
capito "chi ha guardato AnnoZero con occhi non dico vispi ma quanto meno
in coma vigile". E ancora: "L'allarme c'era, c'era da mesi. E
qui entriamo nel merito delle critiche che ha fatto AnnoZero, unica
trasmissione in Italia in mezzo a una marea di messe cantate piene di retorica,
piene di sciacalli veri". E a proposito delle responsabilità del sisma,
sempre oggi uno degli ospiti di Santoro nella famosa puntata di AnnoZero, e
cioè Luigi De Magistris (candidato alle Europee per l'Idv), lancia accuse: a
provocare i morti, dichiara, non è stato il terremoto, ma la
"sciatteria" di chi ha permesso la costruzione di edifici non sicuri.
E di chi "ha ignorato segni evidenti di allarme". (13 aprile 2009
(
da "Trentino" del
14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Italia dei Valori, contro gli sprechi e i
privilegi La lista Di Pietro dopo una legislatura all'opposizione si schiera
con Andreatta CHIARA BERT TRENTO. è Giovanna Giugni, 52 anni, insegnante e
consigliera comunale uscente, a guidare la lista dell'Italia dei valori a
queste elezioni comunali. è lei che ha preso il posto, a palazzo Thun e non
solo, di Bruno Firmani, il fondatore del partito in Trentino eletto in
consiglio provinciale, con il quale i rapporti si sono lacerati. Il partito di
Di Pietro, dopo una legislatura passata all'opposizione, ora è entrato a far
parte del centrosinistra che sostiene il candidato sindaco Alessandro
Andreatta. Nel 2005 l'Idv
conquistò con Firmani il 2% che gli valse un posto in consiglio comunale. Ora
ci riprova, partendo dagli exploit delle ultime elezioni: un anno fa, alle
politiche del 2008, andò oltre il 6%; alle provinciali dello scorso novembre
ottenne in città il 4%, intercettando - oltre al proprio zoccolo duro - il voto
degli scontenti a sinistra. Senza il suo volto «storico», il partito ha messo
in campo una lista di 46 candidati, di cui ben 17 donne. Molti sono esponenti
noti del movimento: da Salvatore Smeraglia, funzionario dell'Ufficio tecnico
della Finanza, a Renato Andreatta, rappresentante degli ospiti della Civica
casa di riposo, a Maria Vincenza Bernard, già consigliera nella circoscrizione
S.Giuseppe-S.Chiara. Luca Brogin, 31 anni, farmacista, fa
parte del Meetup Amici di Beppe Grillo, mentre dal mondo animalista arriva la candidatura di Claudio
D'Ingiullo, 62 anni, vicepresidente dell'Ente provinciale protezione animali,
direttore dei canili di Trento e Rovereto e dirigente del nucleo di polizia
zoofila di Trento. Folta anche la presenza di giovani: Maristella Bott
(classe 1987), Andrea Bondi (1983), Giada Arnoldo (1982), Sabrina Coser (1985),
Giacomo De Sero (1977) e Mario Giuliani (1988). Il programma si concentra sui
temi cari all'Italia dei valori: eliminazione di sperperi e privilegi, spazio
al merito e ai talenti, taglio dei costi della politica (riduzione dei
consiglieri comunali e circoscrizionali, dei componenti dei cda delle società
partecipate e delle relative indennità, no al cumulo delle cariche), taglio
delle consulenze e servizi affidati con gare pubbliche. Per migliorare il
rapporto tra cittadini e istituzioni viene proposto uno sportello telematico di
dialogo. A sostegno della famiglia più asili nido e più Tagesmutter,
abbattimento delle rette delle Rsa, mercatini rionali per contrastare l'aumento
dei prezzi. No all'inceneritore. Più trasporto pubblico (gratis per gli over
70), «taxi rosa» a tariffa agevolata e investimento sulle fonti di energia
rinnovabili.
(
da "Tirreno, Il" del
14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina 1 - Prato La carica degli
aspiranti sindaco Sono già undici i concorrenti in campo, oltre venti le liste
schierate Rifondazione deve decidere se correre da sola E anche i comitati sono
incerti. Gli attacchi alla politica moltiplicano la voglia di farla PRATO.
Giochi tutt'altro che fatti. A poco meno di due mesi dal voto per le elezioni
del sindaco il panorama politico stenta a delinearsi. La sfida più attesa è
quella tra i due candidati del centrosinistra e del centrodestra, Massimo
Carlesi e Roberto Cenni, ma niente è scontato e intanto si moltiplicano gli
aspiranti sindaci. Sono già otto i candidati con nome e cognome e altri tre
sono annunciati, in attesa di essere individuati; almeno una ventina le liste
in competizione. Senza tener conto che mancano ancora all'appello il Partito
Liberale, il Partito dei pensionati e Caccia pesca e ambiente, di cui è
prevista comunque la partecipazione con un proprio candidato. Insomma il
dicredito che circonda spesso la politica non toglie la voglia di impegnarsi,
anzi la moltiplica. Volendo fare un parallelismo con il mondo dello spettacolo,
si potrebbe dire che ormai anche la politica non nega più a nessuno il suo
attimo di notorietà; altrimenti non si spiegherebbe il continuo proliferare di
soggetti civici e schieramenti, anche distanti dal mondo della politica e dalla
società civile. Il risultato è un tripudio di simboli che non faciliterà il
compito in cabina elettorale, salvo rendere praticamente scontato un finale al
ballottaggio. Centrosinistra, lavori in corso. Il gruppo dirigente del Pd dopo
aver deciso di non ricandidare Romagnoli aveva puntato tutto su Paolo Abati, ma
la scelta non è piaciuta alla base che alle primarie ha preferito l'outsider
Massimo Carlesi. Una nuova candidatura che ha raccolto consensi da più parti.
Oggi la coalizione di centrosinistra che appoggia Carlesi è formata da Partito
democratico, Italia dei Valori, Sinistra e Libertà (la lista che racchiude al
suo interno i Verdi, i Socialisti, Sinistra democratica e i fuoriusciti di
Rifondazione comunista) e i Comunisti italiani. Non è detta l'ultima parola per
Rifondazione comunista, che deciderà se appoggiare Carlesi o correre da sola,
dopo un incontro col Pd fissato per stasera. Rivoluzione Cenni. Dopo le
primarie del centrosinistra che hanno consacrato la vittoria di Carlesi, gli
uomini del centrodestra si sono messi seriamente a lavoro per trovare il loro
candidato alla poltrona di sindaco. Tramontata in pochissimo tempo l'ipotesi
della candidatura di Andrea Cavicchi, che pur si era dichiarato disponibile, il
nome di Roberto Cenni ha messo d'accordo tutti. Il presidente della Fondazione
Cassa di risparmio, nonché patron della Sasch, diventa il candidato civico del
centrodestra (Popolo della libertà, Unione democratici di centro, Lega Nord, La
Destra, la lista dei "Giovani pratesi" e "La città per
noi") raccogliendo consensi anche da alcuni ambienti legati finora alla
sinistra. è il caso della lista civica "Taiti per Prato - diritti,
territorio, ambiente" capeggiata dall'avvocato Massimo Taiti, il quale ha
di recente deciso di allearsi con il centrodestra definendola una scelta
«esclusivamente legata al nome di Roberto Cenni». Noi corriamo da soli. Sarà
Aldo Milone, ex assessore nella giunta Romagnoli, a sfidare gli avversari del
centrodestra e del centrosinistra per la poltrona di primo cittadino. I cavalli
di battaglia della sua lista "Prato Libera & Sicura" sono la
sicurezza e la lotta all'illegalità. Di recente alla sfida si è aggiunto Renzo
Bellandi che ha deciso di concorrere al posto di primo cittadino dando vita a
un nuovo soggetto politico a sinistra degli schieramenti "Sinistra e
libertà" e Rifondazione comunista. Con il suo movimento "Sinistra
Rosso e Verde" appena nato, Bellandi sta facendo propaganda intorno ai
temi dell'ecologia proponendo l'aumento della raccolta differenziata e il patto
"urbanistica zero". Tra gli obiettivi del suo programma c'è anche la
creazione di un assessorato ad hoc per la partecipazione dei cittadini ai temi
politici. Alla destra estrema della coalizione che appoggia Cenni, spunta il
candidato di Forza Nuova, Claudio Cardillo, attuale responsabile provinciale
del partito. Del suo programma, che ancora non è stato presentato, si sa solo
che punterà soprattutto sul tema dell'immigrazione cinese come fenomeno da
combattere duramente. Come detto, anche Rifondazione comunista (se salta
definitamente l'accordo col Pd) potrebbe correre da sola con un proprio
candidato sindaco: si era parlato dell'architetto Paolo Paoletti, ma il suo
nome sembra ora sia stato dirottato sulla Provincia. Boom di liste civiche. In
città si contano 44 comitati territoriali, molti di questi legati al polo
civico di Paolo Sanesi. Venuto meno il progetto di costituire una lista unica
in cui potessero confluire le voci provenienti dal basso in antitesi a quella
politica fatta nei palazzi finita spesso sotto accusa, si è assistito al
proliferare di movimenti indipendenti. Tra questi i
sostenitori di Beppe Grillo
con la lista "Prato comune 5 stelle - beppegrillo.it" per cui corre
Fausto Barosco e il gruppo pratese del movimento nazionale capeggiato dall'ex
senatore Fernando Rossi "Per il Bene Comune", che ha lanciato la
candidatura della regista e attrice teatrale Maila Ermini. Cambio di
rotta last minute, per "Giovani e Famiglia" che dopo aver deciso di
non aderire al progetto del polo civico con i "grillini" e ai seguaci
di Maila Ermini sta ripensando la propria collocazione sul panorama politico
locale. Intanto servirà un altro leader; il candidato sindaco del gruppo,
Damiano Baroncelli, ha infatti dato le dimissioni dalla lista civica. Barbara
Burzi
(
da "Repubblica, La" del
14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina 43 - Cultura Quando la piazza
protesta on line così la rete organizza la gente Scoop ma anche falsi allarmi
Inchieste collettive e denunce che partono dai social network Nell´era di
Internet le persone si mobilitano e cambiano il flusso delle informazioni Due
nuovi libri raccontano vizi e virtù dei dilettanti del web L´analisi di Andrew
Keen è più severa: "Questa rivoluzione rovinerà la nostra cultura"
Clay Shirky, docente di Nuovi Media, parla di "distruzione creativa"
RICCARDO STAGLIANò è la storia di come un cellulare smarrito su un sedile di un
taxi di New York finisce con lo scatenare un´inarrestabile gogna pubblica. Ma
anche di una frase razzista, sfuggita ai radar dei giornali, che costa il posto
a un mammasantissima repubblicano. E di un caso di pedofilia che, tracimando
dal web, dilaga in scandalo internazionale e prelude alla cacciata di un alto
prelato. è la storia di masse che si coordinano. Di greggi che diventano
pastori. Di «dilettanti» irregolari che armati solo della voce di internet riescono
a radunare una forza collettiva impressionante. Uno per uno, tutti per tutti.
Il potere di organizzare senza organizzazione di Clay Shirky (Codice Edizioni,
pagg. 242, euro 23) tratta della «distruzione creativa» portata dalla rete sul
modo in cui viviamo, collaboriamo, produciamo. Shirky, docente di nuovi media
della New York University parte da qui: «Ogni consumatore è oggi un potenziale
produttore con l´intero mondo come potenziale pubblico». Siamo tutti «ex
audience», come spiegò Dan Gilmor nel suo We, the media. Ci siamo alzati dal
divano e siamo andati alla scrivania. Abbiamo posato il telecomando e
imbracciato la telecamera. Il terremoto in Abruzzo, con le sue centinaia di
video amatoriali, ne è solo l´ultima conferma. Shirky, collaboratore a sua
volta del New York Times e Wired, constata la fine del monopolio dei
giornalisti nell´informazione. Porta, tra gli altri, l´esempio di Trent Lott,
capogruppo repubblicano al senato. Che a una cena aveva lodato Strom Thurmond,
noto segregazionista. Molti media non avevano raccolto, i blogger sì. E
l´imbarazzante dichiarazione, una volta entrata in loop, l´aveva spinto alle
dimissioni. Sottovaluta il lato oscuro della forza, però. Come quando Matt
Drudge, alfiere del "prima pubblica poi verifica", dette la notizia
(falsa) che Sidney Blumenthal, allora consulente di Clinton, picchiava la
moglie. E della causa da 30 milioni di dollari per diffamazione che ne seguì.
Il punto è qui: la rete è un mare dove circolano molte notizie. Che possono
essere vere o false. Al contrario di quel che accade nei quotidiani non ci sono
responsabili a renderne conto. Spesso accertare se ci si trova di fronte ad un
fatto o ad una bufala che circola on line è impossibile. Parole come pietre
rotolano a valle, diventano valanghe e seppelliscono reputazioni. Per esempio:
nel 2002 a
Boston la notizia era vera. Preti accusati di abusi sessuali su bambini. Il
Boston Globe fa il suo mestiere ma la notizia esplode soprattutto grazie a
Voice of the Faithful. Trenta parrocchiani offesi che, dandosi appuntamento sul
web, diventano 25 mila in sei mesi. Alla fine il responsabile della diocesi,
cardinale Bernard Law, lascia. Shirky parla del suo paese, noi sappiamo del
nostro. Del caso di Federico Aldrovandi, diciottenne di Ferrara morto nel 2005
durante un controllo di polizia. Gli agenti chiudono presto il caso, sua madre
lo riapre un post alla volta. Il suo blog obbliga i giornali a tornarci su e i
poliziotti finiscono in tribunale. Online il confine tra informazione e azione
politica si assottiglia. Succede per il testamento biologico, all´indomani
della vicenda Englaro. I radicali presentano 2.500 emendamenti alla proposta
del governo. Il 20 per cento raccolti via internet. Non era mai successo,
succederà sempre più spesso. Si può discutere tutto di Beppe Grillo, non la sapienza con cui ha
saputo sfruttare la piattaforma internettiana. La stessa con cui Barack Obama
ha concepito parte della sua vittoriosa campagna. A dire solo «no, non mi
piace», rimpiangendo gli anni eroici dei comizi nelle piazze, si rischia di
fare la figura di Giovanni Tritemio, rievocato nel libro. L´abate di
Sponheim nel 1492 scrive un pamphlet in cui difende la superiorità degli
scriba, minacciati di estinzione dall´invenzione della stampa di Gutenberg.
Affida però De laude scriptorum ai tipografi, perché abbia più vasta e spedita
circolazione. Mai autosmentita fu più efficace. Eppure la tentazione
sopravvive. Dilettanti.com (DeAgostini, pagg. 269, euro 15) di Andrew Keen
spiega «come la rivoluzione del web 2.0 sta uccidendo la nostra cultura e
distruggendo la nostra economia». Ma se certi contenitori (la carta) sono sotto
botta ma il contenuto (il giornalismo) non è mai stato così prezioso. La
Cultura può dormire sogni tranquilli. Perché le masse organizzate, oltre a prendere
a picconate le istituzioni, sanno costruire. Shirky cita Wikipedia,
l´enciclopedia editata dall´intelligenza collettiva. Ne dà una definizione
originale: «è essenzialmente una burocrazia per litigare». Nel senso che uno
scrive una voce, un altro propone modifiche, un terzo obietta e corregge di
nuovo, in un affinamento progressivo. Escono anche bufale colossali. Mai come
qui è utile la lezione delle scuole di giornalismo americane: "Se vostra
madre vi dice che vi ama� verificatelo". Però, onestamente, chi ne
farebbe a meno? Il libro di Shirky deluderà i più "digitalizzati".
Scrive: «Gli strumenti di comunicazione non sono socialmente interessanti sin
quando non diventano tecnologicamente noiosi». Parla di sms, blog, mailing
list, pleistocene internettiano solo adesso diventato normale, precipitato
dalle élite alle masse. Così quando la giovane Ivanna dimentica il suo
telefonino in un taxi e poi scopre che chi l´ha trovato non ha alcuna
intenzione di restituirlo, mette in piedi un sito (evanwashere. com/StolenSidekick/)
tanto che la polizia è costretta a intervenire. Così va il mondo quando tutti
collaborano con tutti. Per i ragazzi è più facile, i post-1980 non ne conoscono
un altro. «In un periodo di rivoluzioni l´esperienza diventa zavorra» avverte l´autore,
perché se hai una weltanschaung tradizionale, «quando arriva un cambiamento
epocale rischi di considerarlo cosa di scarsa importanza».
(
da "Resto del Carlino, Il (Imola)"
del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
LUGO pag. 11 In 32 per nove poltrone di
sindaco E' ormai delineato il quadro delle candidature nella Bassa Romagna
VERSO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 6-7 GIUGNO Il gruppo dei nove sindaci
uscenti del comprensorio lughese; con loro anche il primo cittadino di Russi,
Pietro Vanicelli MANCANO poco più di 50 giorni alle elezioni amministrative del
6 e 7 giugno che interesseranno tutti i nove Comuni della Bassa Romagna. Ormai
tutti i giochi' sono fatti, o quasi, per quanto riguarda le candidature a
sindaco e, salvo sorprese che potrebbero giungere nei prossimi giorni, il
quadro è completo. Dovrebbero essere, in tutto il comprensorio, 32 gli
aspiranti alla poltrona di primo cittadino: per due di loro non si conosce
ancora il nome che potrebbe annunciato nel giro di qualche giorno. Il primato'
per numero di candidature spetta, come è logico, al Comune di Lugo dove saranno
in 7 a
correre per l'elezione a sindaco, ma è di rilievo anche il dato di Conselice
dove, in un Comune di 9.700 abitanti, si annunciano ben 5 candidati sindaci.
Quattro candidature si registrano a Bagnacavallo e Alfonsine, 3 a Massa Lombarda e Cotignola,
mentre nei rimanenti tre Comuni alle elezioni dovrebbero presentarsi due
candidati sindaci che, esemplificando molto il quadro politico, rappresentano
il centrodestra e il centrosinistra. Queste le candidature, Comune per Comune,
in base a quanto finora annunciato dalle forze politiche e dalle varie liste
civiche. Lugo (sindaco uscente Raffaele Cortesi) 7 candidati sindaci: Raffaele
Cortesi sostenuto dal centrosinistra, Pd, Verdi e Italia dei Valori; Laura
Baldinini per Pdl, Lega Nord e Udc; Danilo Paolella della lista civica Lugo
Futura'; Lorenzo Costa del Pri; Stefania Gianstefani de La Destra; Alessandra
Bellini della lista civica dei Comitati; infine il
candidato della lista civica Lugo per Lugo' sostenuta dagli Amici di Beppe Grillo e il cui nome non è stato
ancora reso noto. Alfonsine (sindaco uscente Angelo Antonellini) 4 candidati:
Mauro Venturi sostenuto da Pd, Rifondazione e Movimento della Sinistra,
Comunisti italiani, Idv e Verdi; Stefano Gaudenzi per Pdl, Lega Nord e Udc;
Laura Beltrami del Pri; Federico Pattuelli della lista civica Pattuelli per il
mercato coperto'. Bagnacavallo (sindaco uscente Laura Rossi) 4 candidati: Laura
Rossi sostenuta da Pd, Idv, Verdi e Rifondazione; Samantha Gardin per Pdl e
Lega Nord; Angelo Ravagli di una lista civica sostenuta anche dall'Udc; Pier
Giorgio Costa della lista civica Bagnacavallo insieme'. Bagnara (sindaco
uscente Giovanni Ciarlariello) 2 candidati: Emilio Bianchi per il
centrosinistra; Angelo Galli della lista civica Bagnara viva' sostenuta da Pdl,
Lega Nord e Udc. Conselice (sindaco uscente Maurizio Filipucci) 5 candidati:
Maurizio Filipucci sostenuto da Pd e Comunisti; Flavio Fuzzi per Pdl, Lega Nord
e Udc; Ivano Lanconelli per l'Italia dei Valori; Luciano Lama per una lista
civica ambientalista; Gian Franco Baldazzi per Rifondazione. Cotignola (sindaco
uscente Antonio Pezzi) 3 candidati: Antonio Pezzi sostenuto da Pd, Verdi, Idv e
Sinistra per la libertà; Dino Facen per Pdl, Lega Nord, Udc e repubblicani;
Paolo Brambilla per Libertà e futuro'. Fusignano (sindaco uscente Mirco
Bagnari) 2 candidati: Mirco Bagnari per il centrosinistra; Annarosa Tarroni per
Pdl, Lega Nord e Udc. Massa Lombarda (sindaco uscente Linda Errani) 3
candidati: Linda Errani sostenuta da Pd, Comunisti, Italia dei Valori e
Sinistra; Antonella Brini per Pdl, Lega Nord e Udc; poi potrebbe esserci un
terzo candidato se le liste Massa Viva e Confronto per il futuro troveranno un accordo.
S.Agata sul Santerno (sindaco uscente Franca Proni), 2 candidati: Antonio Bassi
per il centrosinistra e Luigi Antonio Amadei per una lista civica apartitica
che ha comunque l'appoggio dei partiti del centrodestra. Luca Suprani Image:
20090414/foto/4952.jpg
(
da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
BOLOGNA CRONACA pag. 7 «I colli vanno
tutelati: non bisogna costruire» I GRILLINI CONTRO LE NUOVE VILLETTE SONO
critici i grillini sulle tredici villette che presto potranno sorgere sui
colli, in via Sabbiuno, al posto di vecchi edifici a uso agricolo. Dice
Giovanni Favia, candidato sindaco nelle fila della lista civica
Beppe Grillo. «Apprendiamo
con preoccupazione dice la notizia che si sia permesso di costruire nuovamente
sulle colline di Bologna. Per la lista Beppe Grillo la difesa dei colli bolognesi dall'edificazione è una questione
essenziale: non è solo una questione ecologica, di per se importante, ma
sopratutto la determinata volontà di tutelare uno dei tratti fondamentali dell'identità
della nostra città ed un patrimonio di tutti i cittadini bolognesi. Saremo al
fianco di tutti coloro che ostacoleranno in ogni modo queste sospette
autorizzazioni pre elettorali». MA i sostenitori delle idee portate avanti dal
comico e attivista genovese non si fermano alle proteste. «Proponiamo sul
modello di quanto accade da anni in molte città europee una Bologna eco
sostenibile» spiega Favia, aggiungendo: «Proponiamo di incentivare la creazione
di un nuovo sistema industriale di distretto, legato all'università, con
ingenti agevolazioni per le imprese che vogliano sviluppare tecnologie avanzate
per lo sviluppo sostenibile». E ancora. «Proponiamo il ricorso obbligatorio a
tecnologie eco compatibili per l'utilizzo delle aree delle ex caserme che
dovrebbero essere utilizzate principalmente per l'aumento delle aree verdi
della città con nuovi servizi alla persona gestiti da associazioni e da gruppi
di cittadini». Chiude il candidato sindaco: «Infine sosteniamo le iniziative
del comitato Parco Fluviale per lo scoperchiamento del canale Reno e la
realizzazione di un parco fluviale in centro con piste ciclabili».
(
da "Giornale.it, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 89 del 2009-04-14 pagina 1 MA NON
SPEGNETELO CERCA IL MARTIRIO di Filippo Facci Se quella contro Santoro è una
battaglia persa, il mistero è perché la si combatta ogni settimana. Che cosa si
vuole? Chiudere Annozero? Non pare, anzi, non l'ha chiesto nessuno: non gli
ambienti governativi, non questo giornale, non quella parte di centrosinistra
che pure è da tempo imbufalita con Santoro, non il terzismo umorale degli Aldo
Grasso sul Corriere della Sera. E che cosa pretendevano, di converso, Santoro e
i suoi aedi? Che la puntata sul terremoto non ne scatenasse un altro? Che ogni
obiezione corrisponda per forza a censure e regimi? Il punto, semplice e
banale, è che Michele Santoro è un provocatore: ogni settimana, da 21 anni, ci
serve sempre lo stesso programma dove l'avversario è ben stagliato, le grida
palesemente indirizzate, gli agguati organizzati, lo Stato sempre in ritardo,
le piazze sempre urlanti, le grida in alternanza agli applausi, il semplicismo
al vittimismo, gli eroi ai corrotti, il rosso al nero, il Nord al Sud. Lo
schema non cambia mai: l'asticella ogni volta viene alzata affinché ci siano le
reazioni che lo stesso Santoro probabilmente desidera, e senza le quali si
sentirebbe un giornalista come tutti gli altri. Uno schema ricattatorio, tutto sommato:
perché è come se ogni volta ci guardasse e virtualmente ci dicesse, ogni
giovedì: adesso mandami a casa, se ci riesci, chiudimi il programma. Come se
non potesse esserci alternativa tra chiudere Annozero e tenerselo così, unico e
perfetto format che si autogiudica, vessillo di una libertà d'informazione che
non conosce critiche ma solamente attentati. L'assurdità è proprio questa: il
tutto o niente, la pretesa di uscirne infallibile o direttamente martire. Di
multe e sanzioni, anni addietro, Santoro ne ha già prese diverse: sappia che a
prevederle è il nostro sistema democratico, non soltanto il Regime. Il gioco è
così scoperto, ormai, che la faziosità di Santoro sta diventando una
caricatura. Giorgio Merlo, membro della Vigilanza Rai in quota Pd, non aveva
tutti i torti nel chiedersi se «Annozero abbia una deroga particolare dalla
Rai, un contratto particolare rispetto ai criteri che ispirano il servizio
pubblico». Il Partito democratico si è svegliato da quando ha compreso che
l'avversario medio di Santoro non è più soltanto il centrodestra, ma anche il
centrosinistra ritenuto troppo moderato. Ora: che Santoro abbia delle opinioni
forti va anche bene, non è l'unico; e passi che i suoi servizi e i suoi
reportage siano talvolta smaccatamente a tesi: ci abbiamo fatto il callo.
Ultimamente, però, accade pure che la maggioranza dei suoi ospiti di parte sono
sempre più maggioranza e sempre più di parte: senza contare il sermonista che
se la canta e suona da solo. E non bastava invitare sempre più spesso Antonio
Di Pietro, un segretario di partito; non bastava appunto avere ospite fisso
Marco Travaglio, che è notoriamente e strategicamente schierato ancora con Di
Pietro, un segretario di partito; non bastava neppure
trasmettere quanti più filmati possibili di Beppe
Grillo, socio d'affari di Marco Travaglio e alleato
alle elezioni amministrative di Antonio Di Pietro, un segretario di partito:
mancava solo, giustamente, il candidato alle Europee di Antonio Di Pietro, un
segretario di partito: il parolaio spento Luigi De Magistris. Tutto
questo permetterà di chiedersi, se non disturba: quanti italiani possono
trovare voce e rappresentanza in un programma del genere? Un programma, spiace
ripetere, pagato dallo stramaledetto servizio pubblico? È un caso che l'unico
che abbia plaudito alla puntata di Annozero in sostanza sia stato Antonio Di
Pietro, un segretario di partito? Il bello poi è che Santoro, di fronte a tutto
questo, è capace di caderti dal pero e far la parte di chi non comprende. C'è
Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, che ha fatto una sparata
che sembrava appunto solo una sparata: «Annozero», ha detto, «è collegata a un
gruppo politico-giudiziario che ha come terminale giornalistico Marco Travaglio
e ha come punto di riferimento politico Antonio Di Pietro. In mezzo c'è una
operosa componente giudiziaria che ha punti di riferimento in alcune procure,
da quella di Palermo a quella di Potenza. L'obiettivo di questo network è
quello di destabilizzare il quadro politico. Certamente, di questo nucleo, il
dottor Santoro è la punta di diamante mediatica». Ecco: magari non si hanno
tutti gli elementi per sostenere che Cicchitto abbia senz'altro ragione, ma si
hanno ancor meno elementi per dire che abbia torto. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Dunque, Wells Fargo ha annunciato utili
per 3 miliardi di dollari, Goldman Sachs ieri per 1,5 miliardi e da qualche
settimana le Borse festeggiano. Molti commentatori ritengono che il peggio, per
le banche Usa, sia passato. E' davvero così? Ho molti dubbi. Com'è possibile
che banche che fino a due mesi fa erano soffocate dai debiti tossici
improvvisamente risplendano? Dove sono finiti i debiti? Strano, molto strano. O
è un miracolo o c'è un trucco. Io propendo per la seconda ipotesi, per questa
ragione: 1) Il governo americano ha consentito di allentare le regole
mark-to-market, che obbligavano le banche a contabilizzare ogni giorni il
valore di mercato dei loro debiti e siccome quelli tossici valevano zero gli
istituti erano costretti a riportare perdite gigantesche. Ora invece le banche
possono valutare con molta elasticità questi debiti. Secondo le nuove regole
sono loro stesse a stabilire i criteri per stabilire il valore di questi
titoli. L'istituto X ha un debito tossico che a valore di mercato vale 1, ma
può decidere autonomamente che valga 5 o 6 perchè questo è il valore atteso fra
uno o due anni. E le banche possono vantare utili inattesi. Capito? E' un nuovo
esempio di finanza creativa. 2) Le banche in questi giorni sono sottoposte a
uno stress-test e, i risultati preliminari, sapientemente passati al New York
Times rivelano che lo stato di salute dei 19 principali istituti americani è
migliore del previsto. Ma Nouriel Roubini in un post dimostra che sono
inattendibili perchè fondati su premesse che la realtà ha già superato, in
negativo. Ovvero i "casi estremi" considerati dal test sono molto
migliori dei dati emersi nel frattempo sull'economia americana. Insomma, è una
truffa. 3) La Federal reserve ha portato quasi a zero i tassi di interesse, ma
l'Amministrazione Obama si è ben guardata dall'imporre limiti sui tassi che gli
istituti finanziari posso chiedere al consumatore, che, negli Usa restano
altissimi, a cominciare da quelli sulle carte di credito. Le banche li stanno
addirittura alzando. Si finanziano a tasso zero, ma impongono al consumatore
tassi superiori al 10%. Corrette e riconoscenti, come sempre. Il G 20 ha proiettato l'illusione
di una regolamentazione dei mercati finanziari, le Borse risalgono, Obama
alimenta le speranze parlando di "segnali di ripresa". E' evidente il
tentativo di infondere artificialmente fiducia, di cambiare la psicologia del
mercato e della gente, nella speranza che la profezia di un mondo migliore e
improvvisamente risanato si autoavveri. Sarà, ma il ritorno agli utili delle
banche Usa mi sembra una farsa. E a lungo termine questa manovra, che non
rimuove il male ma lo accentua, estremamente pericolosa. Scritto in banche,
capitalismo, crisi, spin, manipolazione, globalizzazione, economia, era obama,
gli usa e il mondo 1 Commento » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
09Apr 09 Per "Repubblica" l'immigrazione clandestina è peccato
veniale Dunque Berlusconi non cambia linea nella lotta all'immigrazione
clandestina e per rimediare al no della Camera, prolungherà il decreto in
scadenza il 26 aprile. Mille immigrati, quasi tutti tunisini, non verranno
messi in libertà. Ed è probabile che in futuro vengano approvate norme ancora
più restrittive: la Spagna di Zapatero, la permissiva Olanda, la Gran Bretagna
del laburista Brown vanno in questa direzione. E ieri il presidente francese
Sarkozy ha pubblicato una direttiva che Alberto Toscano riassume così:
"Massimo controllo di chi arriva per lavorare e massimo sforzo per
allontanare (con le buone o con le cattive) dal suolo nazionale gli
extracomunitari privi di permesso di soggiorno". Quest'anno dovranno
essere espulsi almeno 27mila clandestini; come dire: lavoro ai francesi, via
gli irregolari. Si tratta di misure draconiane, ben più severe di quelle
italiane. Ma per la stampa di sinistra il governo italiano è troppo duro,
disumano. Sulla Repubblica di oggi, ad esempio, Massimo Giannini, scrive:
" L'allungamento a 180 giorni della permanenza dell'immigrato nei centri
di smistamento è persino peggio: una misura sostanzialmente carceraria,
stabilità da un'autorità amministrativa, in assenza di reato e di garanzia
giurisdizionale >". In assenza di reato? Fino a prova contraria
l'immigrato che tenta di entrare non avendo i documenti in regola, nè i visti
necessari, viola le leggi del Paese. E questo, sebbene formalmente sia un
illecito amministrativo, non può essere tollerato, soprattutto quando assume
proporzioni preoccupanti che la società italiana dimostra di non tollerare più
. Ma, evidentemente, per "Repubblica" l'immigrazione clandestina è un
peccato veniale. (Versione aggiornata del post) Scritto in crisi,
comunicazione, pdl, politica, partito democratico, società, francia, immigrazione,
Italia, europa, giornalismo Commenti ( 84 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 09 Dalla crisi (e dalle
tragedie) può nascere un mondo migliore? Sul Giornale di oggi intervisto Bob
Thurman, personaggio di grande caratura, sebbene poco noto in Italia. E' uno
dei principali consiglieri del Dalai Lama, saggista di grande successo, la
rivista "Time" lo inserì tra i dieci americani più influenti. Il suo
è il punto di vista di un americano spirituale, che nella crisi finanziaria
inizia a vedere una grande opportunità: quella di creare un mondo migliore.
Secondo Thurman "è un bene che la coscienza collettiva degli americani si
sia risvegliata. Urlano un poco? Se la gente smette di dare ascolto a certe
élite e costringe chi ha provocato questo disastro a prendersi le proprie
responsabilità questo può essere positivo», mentre prima la coscienza era
assopita "perché prevaleva l'egoismo. Molti si rendevano conto degli abusi
di un gruppo ristretto di persone, di lobbies molto potenti come quelle delle
banche, ma finché riuscivano ad andare avanti si dicevano: cosa posso rimediare
da solo? E siccome tutti pensavano così, nulla cambiava davvero. D'altronde
bastava accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei problemi reali?
Nessuno, tutto era trasformato in uno spettacolo, anche l'informazione». Questa
crisi è un'opportunità "perché il sistema così non poteva funzionare:
stavamo correndo verso il disastro. Tutto a credito, tutto esasperato,
centinaia di milioni di persone strappate alla campagne. Il governo americano e
le grandi istituzioni dicevano ai Paesi piccoli: non potete proteggere i
piccoli coltivatori. Così tutta la produzione finiva nelle mani dei grandi
gruppi. E gli agricoltori senza più lavoro che cosa fanno? Vanno nelle città
dove vivono nelle baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la possibilità di
creare sistema più equilibrato. Era un'economia guidata dall'avidità, che
ignorava i limiti delle risorse naturali e il rispetto della natura. Ora c'è la
possibilità di creare un sistema più saggio, basato sui valori positivi
dell'uomo». Thurman ricorda che "dopo ogni grande tragedia, la gente si
scopre migliore. All'indomani dell'undici settembre i newyorkesi erano
solidali, si cercavano, si aiutavano", li interpeta come segnali di una
trasformazione della coscienza e della sensibilità collettive. E se osserviamo
quel che sta accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova conferme. Il
mio collega Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità degli abitanti
delle zone colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di sventure e di
dolore, di lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e dolenti ormai ne
abbiamo viste tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma mai, lo dico da
semplice testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di spontanea
compostezza, di sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e dintorni sono a
pezzi, non c'è famiglia che non abbia un buon motivo per piangere, ma da questo
girone infernale si alza solo silenzio, decoro, contegno. E voglia di
ricominciare. Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo: dalla crisi economica,
dalle tragedie, sta nascendo davvero un mondo migliore? Scritto in capitalismo,
crisi, società, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 39 ) »
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Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 07Apr 09 Terremoto, l'Italia che reagisce bene (con qualche eccezione)
Per una volta l'Italia ha stupito in bene reagendo alla tragedia dell'Abruzzo:
anzichè dividersi in polemiche sterili, il Paese si è unito. I soccorsi sono
stati rapidi, la solidarietà della gente comune commovente, la reazione dei
partiti finalmente responsabile. Ho apprezzato molto l'intervento di
Franceschini in Parlamento che, senza se e senza ma, ha offerto il proprio
sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma, l'ha accettato. Bene, con
qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di continuare su questa strada,
scongiurando il rischio, molto alto, che passata l'emozione, prevalgano antiche
e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati per la ricostruzione non
arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero bisogno. 2) Questa tragedia
conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura della prevenzione nel nostro
Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici non sono stati messi a norma
e questo spiega perchè a crollare non sono state solo case vecchie ma anche
edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio, qualcuno non si è trattenuto
dall'insinuare qualche polemica. Per un certo mondo, il solito (ovvero il
popolo di Grillo, Travaglio, Di Pietro), il terremoto
si poteva prevedere e considera Giuliani, l'esperto che sostiene di averlo
annunciato, un incompreso da difendere. Peccato che la sua previsione fosse
imprecisa: aveva previsto il sisma per il 29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che
le autorità gli avessero prestato ascolto: migliaia di persone sarebbero state
evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte rientrare a casa. L'Aquila e i paesi
circostanti non sarebbero stati risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6
aprile, con epicentro il comune di Catipignano. Ieri ho partecipato a una trasmissione
radiofonica in Francia su Rtl e uno dei più famosi sismologi francesi - dunaue
senza alcun legame con il governo italiano - ha confermato che è impossibile
prevedere i terremoti. La polemica non dovrebbe nemmeno iniziare, ma temo che
di Giuliani sentiremo parlare a lungo. Sui blog di Grillo
è Di Pietro tira già una certa aria.. sì, diventerà un eroe, un perseguitato,
un nuovo simbolo di un'Italia confusamente arrabbiata e facilmente
manipolabile. O sbaglio? AGGIORNAMENTO: tutti i leader del mondo hanno espresso
all'Italia solidarietà e cordoglio, anche il presidente Obama, con toni
partecipi e una lunga telefonata a Berlusconi. Lo ringraziamo, ma poi
l'ambasciata americana ha deciso lo stanziamento di 50 mila dollari per
l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila dollari. Un pensierino ino ino ino,
peraltro non richiesto dall'Italia. Il governo americano poteva proprio
rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl, politica, partito democratico,
spin, Italia, società, manipolazione, giornalismo Commenti ( 68 ) » (4 voti, il
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 09
Obama è il nuovo Gorbaciov? Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia
sancisce un grande successo di immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e
non capita mai che un presidente, all'estero, venga accolto da folle in
delirio. O meglio: succedeva a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in
Germania ha parlato a un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano
che, se si candidasse alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe
agevolmente Angela Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere
forte, carismatico e capace di rompere gli schemi. La sua straripante
popolarità dimostra che gli Usa, quando usano i toni giusti, possono essere
ancora amati nel mondo e dunque che l'antiamericanismo non era viscerale, né
irreversibile, ma limitato agli eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di
strada non erano rivolte contro di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia
di essere anche politica, sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale.
L'esperienza del profeta della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss,
quella del primo presidente afroamericano difficilmente terminerà con
l'implosione degli Stati Uniti. Ma proprio questo primo viaggio ha svelato al
mondo un'altra America, meno sicura di sé, improvvisamente umile, a tratti
quasi implorante. Quella di un tempo era abituata a imporre i compromessi,
quella di oggi dà l'impressione di subirli. Il G20 è stato salutato come un
grande successo, ma Washington non ha ottenuto l'impegno di tutti i Paesi a
varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice della Nato si aspettava un
impegno ampio e coordinato da parte degli alleati per l'invio duraturo di nuove
truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento di 5mila uomini limitato alle
elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse settimane aveva esercitato
pressioni fortissime per piegare le resistenze degli europei. Inutilmente: per
la prima volta il Vecchio Continente può dire no, senza temere lacerazionie
tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata improvvisamente forte? No, è quella di
sempre caotica, litigiosa, multicefala. Semmai è l'America a essere divenuta
debole. Obama ha avuto l'onestà intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a
provocare la crisi finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono
uscire da soli. Ha bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è
costretto ad assumere un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca:
quello del mediatore, dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta
molto. Nei due vertici - G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di
negoziatore, di pacificatore. La sua è un'America che tende la mano e riscopre
il consenso. Con un dubbio: Obama sta gestendo un periodo di difficoltà
transitoria in attesa di riprendere il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov,
verrà ricordato come il gestore di un grande Paese che declina tra gli applausi
del mondo? Scritto in era obama, crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il
mondo, germania, francia Commenti ( 39 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.33 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti,
molto ottimismo. Basterà? La Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama
ieri era raggiante; tutti i leader hanno salutato con enfasi i risultati del
G20. Ed è normale che sia così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel
tentativo, perlomeno, di sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto.
Tuttavia analizzando i contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha
portato poche novità. L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi:
erano previsti 500 miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che
intendono regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le
norme devono essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. -
secondo Brown "non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire
le società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè
ogni Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte.
Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da
1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più
urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è
irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno
il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non
hanno acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite
colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro
i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè
affrontare le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto
a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la
psicologia catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando
l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è
comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin,
era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo,
germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (6 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09
Che tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di
migliaia di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle
banche, accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e
un morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi
non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti
difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da
imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (3 voti,
il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma la
cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i
governi a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da
abbozzare: al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul
passerà sotto traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di
Obama rischia di essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo
non riconosce più lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi
si può, e non basta un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a
un Paese a cui il mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della
crisi. Scritto in era obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli
usa e il mondo, germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 )
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Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 28Mar 09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene.
E non è difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia e,
soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca
sull'identità. Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto
in politica, pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4
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Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
25Mar 09 Ma il mercato distorce la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi
abbiamo parlato molto di economia e mi spiace dover restare in tema, ma sono
rimasto colpito da questa affermazione di George Soros, l'ex speculatore che
affossò la lira e la sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono sempre".
La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa queste
considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci bene,
forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e penso
che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del benessere
intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i mercati
finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda e
offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria finanziaria.
Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di bene ovvero per
permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi contro rischi di
cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri che con l'effetto
leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono all'economia
reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate? La risposta a
queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa finanza. E
l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni, accentuando
spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse, valute, materie
prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150 dollari, poi già
sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi torna a 1,25. Tutto
questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non limitarli o addirittura
abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri, gli speculatori hanno
già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il mercato torni ad essere
il mercato, in un'ottica autenticamente liberale. Domanda: Che Soros abbia
ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche, manipolazione, globalizzazione,
economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.43 su
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Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli.
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per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti...
per la vecchiaia - 2 Emails Ultime discussioni redesio: ohhhhh finalmente Foa
posso dirmi al 100% d'accordo con te. finalmente hai capito di che pasta
sono... Romano150: Ma come si fa a paragonare l'immigrazione in Europa con
quella negli Stati Uniti? Clandestina che... Marina: Scusi Goretti ,ma lei è
normale? Come fa a dire che i clandestini e gli immigrati sono una risorsa...
Franco Parpaiola: Salve, Alberto dice: Condisero l'America..Quella di immigrati
che vedevano (e a volte... Dekebalos: Salve, Faccio notare ai sostenitori del
libero mercato che non possono sostenere i loro principi economici... Ultime
news Nuova forte scossa ieri sera in Abruzzo Oggi la visita di Bagnasco agli
sfollatiBangkok, si ritirano le "camicie rosse": due morti e 100
feritiCorea, Onu condanna lancio missile: "Sanzioni"Somalia, cresce
la paura per i 10 ostaggi italiani 007 a caccia di contattiSgravi e bonus per
ricostruire dopo il terremotoObama apre a Cuba: cadono alcune restrizioni
Fidel: "No a elemosine"Super Stoner fa subito il vuoto Soltanto Rossi
riesce a vederloMuro contro muro: nel mondo è tornata di moda la cortina di
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(
da "Giornale.it, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 89 del 2009-04-14 pagina 0 Rai,
inchiesta su Santoro. Di Pietro lo difende di Andrea Indini Infuoca la polemica
sugli attacchi di Santoro alla Protezione civile. Garimberti e Masi
preannunciano "approfondimenti". Su internet i fan del giornalista si
ribellano: "Ignobile speculare sui morti". Cicchitto: "Nessun
pluralismo, solo insulti ai nemici". Merlo (Vigilanza): "Gusto del
macabro" Roma - Pro o contro Santoro. Pro o contro Annozero. Questa volta
c'è qualcosa di più. Non è più la libertà di informazione, non è più la libera
circolazione di idee. E' qualcosa di più. Questa volta ci sono di mezzo vite
umane spezzate, gesta al tempo stesso semplici ed eroiche, il Paese tutto
stetto attorno all'Abruzzo violato. Giovedì il tribunale mediatico di Santoro
non ha messo alla gogna solo la Protezione civile, ma l'Italia intera. Ieri
l'imbarazzo delle più alte cariche dello Stato. Il presidente della Camera,
Gianfranco Fini, ha parlato di "indignazione profonda" per una
"trasmissione indecente". Non è stato da meno il presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi: "Una tv pubblica non può comportarsi in
questo modo". ma non tutti sono d'accordo. Ovviamente non lo sono il
leader dell'Idv Antonio Di Pietro, che sul proprio blog inveisce contro il
governo definendolo "indecente" e accusandolo di "depistare lattenzione dellopinione pubblica", e
Marco Travaglio che, in streaming
sul blog di Beppe Grillo,
torna ad attaccare la "macchina organizzativa" . L'affondo di Di
Pietro L'attacco dell'ex pm è duro, senza diritto di replica. Una difesa a
spada tratta del conduttore di Annozero. "Le intimidazioni avvengono nei
confronti di quelle persone che cercano di restare indipendenti e di non cedere
alle loro consuete pressioni e minacce - si legge sul blog del leader
dell'Idv - l'unica indecenza rispetto alla trasmissione è la pretesa di
Berlusconi e Fini di poter pilotare l'informazione al fine di descrivere una
realtà che non esiste. E, così, far credere che ciò che è accaduto in Abruzzo
sia solo colpa del destino". Pur ammettendo che è "difficile
prevedere un terremoto", Di Pietro punta ugualmente il dito contro il
governo dal momento che "le scosse si succedevano ormai da alcuni
mesi". Parla di "incuria", "cattiva costruzione" e
"pessima manutenzione". Palazzi costruiti decenni fa. Uffici ed
edifici pubblici edificati in passato. Per Di Pietro la colpa è -sempre e
comunque - del governo Berlusconi, reo (si legge sempre sul sito) di non aver
stanziato fondi per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e per la
protezione civile. Infine l'accusa: "Pretendere di mettere il bavaglio ad
un giornalismo che approfondisce la verità dei fatti è da criminali".
L'apologia di Travaglio Lunga difesa anche di Travaglio che, nel consueto
appuntamento Passaparola in streaming sul sito di Beppe
Grillo, torna a "criticare la macchina organizzativa",
colpevole di essersi dimostrata incapace di pianificare il lavoro della
Protezione civile e dei soccorritori. "Pianificazione - ha sottolineato
Travaglio il quale rinnova il proprio attacco a Guido Bertolaso - che avrebbe
dovuto essere fatta, anzi che dovrebbe già essere pronta con dei piani di
evacuazione e soccorso standard, a ogni allarme. Lallarme cera, cera da mesi".
Quindi l'affondo finale: "Qui entriamo nel merito delle critiche che ha
fatto Annozero, unica trasmissione in Italia in mezzo
a una marea di messe cantate piene di retorica, piene di sciacalli veri".
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 89 del 2009-04-14 pagina 4 L'inquisitore di Rai2 da 20
anni fa processi senza diritto di replica di Giannino della Frattina Santoro
colleziona multe, tanto le paga l'azienda Ai critici dice: «Cacciare me è come
bruciare libri» Quelli che non lo amano il più delle volte, come quando insulta
i volontari esausti che da giorni aiutano i terremotati, lo chiamano
«sciacallo». Tra i suoi fedelissimi l'hanno soprannominato Santorescu. Come il
sanguinario dittatore romeno di cui, assicura chi lavora con lui, Michele
Santoro sembra avere l'elasticità mentale e l'apertura verso chi non la pensa
come lui. Ceausescu davanti al plotone d'esecuzione allestito in tutta fretta
dal suo stesso esercito, cantò l'Internazionale. Santoro è riuscito a far di
meglio. Un passo in più verso sinistra, dato che al tradizionale inno del
Socialismo ha preferito per la sua indimenticabile esibizione canora in diretta
tivù, una ben più agguerrita Bandiera Rossa. Alla faccia della neutralità
sempre sbandierata nei suoi vent'anni di dittatura video. «Comunque la pensiate
- così parte la puntata - ben trovati». Massimo rispetto per chi, seduto sul
divano di casa, le sue opinioni se le tiene per sé. Una furia, invece, quando
in studio qualcuno si permette di non pensarla come lui. Che, nato maoista di
Servire il popolo, iscritto al Partito comunista a 24 anni, da lì ben poco si è
mosso. A testimoniarlo una carriera di scontri in prima serata. Samarcanda, Il
rosso e il nero, Temporeale, Circus, Sciuscià, Il raggio verde, la comparsata
al Rockpolitick di Adriano Celentano e oggi Annozero. Tanti nomi diversi per
una stessa trasmissione, di cui è maestro indiscusso: il processo in diretta.
Con tanto di condanna e, ovviamente, senza diritto di replica per l'imputato,
ovviamente assente. E scelto esclusivamente tra chi sia di centrodestra o si
muova da quelle parti. O magari dalle parti della legge, come il maresciallo
dei carabinieri Antonino Lombardo morto suicida il 4 marzo 1995 nel cortile
della caserma Bonsignore di Palermo. «Mi sono ucciso - lasciò scritto - per non
dare la soddisfazione a chi di competenza di farmi ammazzare e farmi passare
per venduto». Nemmeno dieci giorni prima, il 23 febbraio, a Temporeale Santoro
invitava Leoluca Orlando, allora leader della Rete e sindaco di Palermo che, in
diretta, accusò di mafiosità il maresciallo dei carabinieri di Terrasini
(«Pezzi dello Stato a Terrasini stanno dalla parte della mafia»). Santoro lo
lasciò parlare. E Lombardo, assente e linciato in prima serata tivù, aspettò
qualche giorno. Poi si ammazzò. Innocente. Una lezione? Non per chi continuò a
ripetere che «eliminare Santoro dalla tivù è come bruciare i libri in piazza».
Tanto per dire l'opinione che ha di sé. E allora avanti con il Raggio verde
dove, nel 2001, si occupa del Satyricon di Daniele Luttazzi, quello che a favor
di telecamera si mangiava uno spuntino a base di m... da un elegante vassoio
d'argento. Con altrettanto uso d'accetta e protagonisti assenti, l'allora molto
meno noto Marco Travaglio aveva rimestato in faccende di mafia tirando in mezzo
la nascita di Fininvest, il senatore Marcello Dell'Utri, i presunti rapporti
della famiglia Berlusconi con Vittorio Mangano. Telefonò Silvio Berlusconi e
accusò il programma di essere un «processo in diretta». Ricordando a Santoro di
essere un «dipendente del servizio pubblico! Si contenga». A contenerlo ci
pensò l'Authority delle comunicazioni con una multa di 40 milioni di lire per
«gravi violazioni del principio del pluralismo». La Rai fece ricorso. E la
multa passò a 200 milioni. Pagati comunque con il canone dei telespettatori,
mica con i faraonici stipendi di Michele da Salerno. A cui toccò, nell'arco di
vent'anni, anche un po' di esilio. E quanto lo ha fatto e lo fa ancora pesare.
«Quattro anni son lunghi - si è ripresentato nel settembre 2006 con i capelli
color polentina tinti dal parrucchiere di Fassino - ma alla fine ce l'abbiamo
fatta». E via con la macelleria in una puntata in cui Milano, amministrata da
Letizia Moratti, sindaco nemmeno a dirlo del centrodestra, assomiglia al Bronx.
Se possibile ancor più degradato. Tanto che il leghista Matteo Salvini chiede
di citare la Rai per danni. Danni che l'azienda dovrà pagare dopo la puntata
del 31 maggio 2007 di Annozero dedicata alla pedofilia dei sacerdoti
anglosassoni e subito passata all'accusa di pederastia diffusa per quelli
italiani. Un cattolico si sentì offeso e querelò la Rai per 400 euro.
Evidentemente simbolici. E li vinse. Di sconfitta in sconfitta, Santoro arriva
alla puntata sulla morte di Eluana Englaro chiusa con una feroce vignetta di
Vauro. Gasparri chiede al Parlamento un minuto di silenzio. E lo spietato
pennarello rosso aggiunge: «Così si sentono meno le stronzate che dico». Non
proprio il massimo in quei giorni di dramma. «Volgari sciacalli che vomitano
insulti con le tasche piene dei soldi dei cittadini», la chiuse lì Gasparri.
Ancor più violento era stato l'attacco al governatore Salvatore Cuffaro nella
puntata del 16 novembre 2006 dedicata alla Sicilia e al lavoro che non c'è.
Dove il presidente accusò Santoro di pontificare sugli stipendi d'oro dei
dirigenti regionali, guadagnando 800mila euro all'anno. In rissa, ovviamente,
andò a finire l'anno scorso quando in studio c'era Vittorio Sgarbi. E dappertutto le immagini e uno scatenato Beppe Grillo che al V2-Day dava del
«cancronesi» al luminare Umberto Veronesi e ironizzava sull'immobilismo del
capo dello Stato, «Morfeo» Napolitano. Questa volta ad infuriarsi fu un uomo di
provata fede progressista, l'allora presidente Rai Claudio Petruccioli: «A nessuno
- disse -, quindi neppure a Michele Santoro, è consentito confondere la
libertà del giornalista e la responsabilità del conduttore». Ma i conti da
regolare a sinistra non finirono lì. È dello scorso 15 gennaio lo scontro con
Lucia Annunziata che in una puntata dedicata a Gaza e a Israele, si alzò e se
ne andò. Esasperata dalla faziosità. «Io sono un ammiratore di Santoro - il
sigillo di Bruno Vespa -. Ma l'equilibrio non è la sua virtù principale». Lui
però è lì da vent'anni. E le sue cadute son sempre gli altri a pagarle. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Repubblica.it" del
14-04-2009)
Argomenti: Grillo
E' la storia di come un cellulare
smarrito su un sedile di un taxi di New York finisce con lo scatenare
un'inarrestabile gogna pubblica. Ma anche di una frase razzista, sfuggita ai
radar dei giornali, che costa il posto a un mammasantissima repubblicano. E di
un caso di pedofilia che, tracimando dal web, dilaga in scandalo internazionale
e prelude alla cacciata di un alto prelato. E' la storia di masse che si
coordinano. Di greggi che diventano pastori. Di "dilettanti"
irregolari che armati solo della voce di internet riescono a radunare una forza
collettiva impressionante. Uno per uno, tutti per tutti. Il potere di
organizzare senza organizzazione di Clay Shirky (Codice Edizioni, pagg. 242,
euro 23) tratta della "distruzione creativa" portata dalla rete sul
modo in cui viviamo, collaboriamo, produciamo. Shirky, docente di nuovi media
della New York University parte da qui: "Ogni consumatore è oggi un
potenziale produttore con l'intero mondo come potenziale pubblico". Siamo
tutti "ex audience", come spiegò Dan Gilmor nel suo We, the media. Ci
siamo alzati dal divano e siamo andati alla scrivania. Abbiamo posato il
telecomando e imbracciato la telecamera. Il terremoto in Abruzzo, con le sue
centinaia di video amatoriali, ne è solo l'ultima conferma. Shirky, collaboratore
a sua volta del New York Times e Wired, constata la fine del monopolio dei
giornalisti nell'informazione. Porta, tra gli altri, l'esempio di Trent Lott,
capogruppo repubblicano al senato. Che a una cena aveva lodato Strom Thurmond,
noto segregazionista. Molti media non avevano raccolto, i blogger sì. E
l'imbarazzante dichiarazione, una volta entrata in loop, l'aveva spinto alle
dimissioni. Sottovaluta il lato oscuro della forza, però. Come quando Matt
Drudge, alfiere del "prima pubblica poi verifica", dette la notizia
(falsa) che Sidney Blumenthal, allora consulente di Clinton, picchiava la
moglie. E della causa da 30 milioni di dollari per diffamazione che ne seguì.
Il punto è qui: la rete è un mare dove circolano molte notizie. Che possono
essere vere o false. Al contrario di quel che accade nei quotidiani non ci sono
responsabili a renderne conto. Spesso accertare se ci si trova di fronte ad un
fatto o ad una bufala che circola on line è impossibile. OAS_RICH('Middle');
Parole come pietre rotolano a valle, diventano valanghe e seppelliscono
reputazioni. Per esempio: nel 2002
a Boston la notizia era vera. Preti accusati di abusi
sessuali su bambini. Il Boston Globe fa il suo mestiere ma la notizia esplode
soprattutto grazie a Voice of the Faithful. Trenta parrocchiani offesi che,
dandosi appuntamento sul web, diventano 25 mila in sei mesi. Alla fine il
responsabile della diocesi, cardinale Bernard Law, lascia. Shirky parla del suo
paese, noi sappiamo del nostro. Del caso di Federico Aldrovandi, diciottenne di
Ferrara morto nel 2005 durante un controllo di polizia. Gli agenti chiudono
presto il caso, sua madre lo riapre un post alla volta. Il suo blog obbliga i
giornali a tornarci su e i poliziotti finiscono in tribunale. Online il confine
tra informazione e azione politica si assottiglia. Succede per il testamento
biologico, all'indomani della vicenda Englaro. I radicali presentano 2.500
emendamenti alla proposta del governo. Il 20 per cento raccolti via internet.
Non era mai successo, succederà sempre più spesso. Si può
discutere tutto di Beppe Grillo, non la sapienza con cui ha saputo sfruttare la piattaforma
internettiana. La stessa con cui Barack Obama ha concepito parte della sua
vittoriosa campagna. A dire solo "no, non mi piace", rimpiangendo gli
anni eroici dei comizi nelle piazze, si rischia di fare la figura di Giovanni
Tritemio, rievocato nel libro. L'abate di Sponheim nel 1492 scrive un
pamphlet in cui difende la superiorità degli scriba, minacciati di estinzione
dall'invenzione della stampa di Gutenberg. Affida però De laude scriptorum ai
tipografi, perché abbia più vasta e spedita circolazione. Mai autosmentita fu
più efficace. Eppure la tentazione sopravvive. Dilettanti.com (DeAgostini,
pagg. 269, euro 15) di Andrew Keen spiega "come la rivoluzione del web 2.0
sta uccidendo la nostra cultura e distruggendo la nostra economia". Ma se
certi contenitori (la carta) sono sotto botta ma il contenuto (il giornalismo)
non è mai stato così prezioso. La Cultura può dormire sogni tranquilli. Perché
le masse organizzate, oltre a prendere a picconate le istituzioni, sanno
costruire. Shirky cita Wikipedia, l'enciclopedia editata dall'intelligenza
collettiva. Ne dà una definizione originale: "E' essenzialmente una
burocrazia per litigare". Nel senso che uno scrive una voce, un altro
propone modifiche, un terzo obietta e corregge di nuovo, in un affinamento
progressivo. Escono anche bufale colossali. Mai come qui è utile la lezione
delle scuole di giornalismo americane: "Se vostra madre vi dice che vi
ama... verificatelo". Però, onestamente, chi ne farebbe a meno? Il libro
di Shirky deluderà i più "digitalizzati". Scrive: "Gli strumenti
di comunicazione non sono socialmente interessanti sin quando non diventano
tecnologicamente noiosi". Parla di sms, blog, mailing list, pleistocene
internettiano solo adesso diventato normale, precipitato dalle élite alle
masse. Così quando la giovane Ivanna dimentica il suo telefonino in un taxi e
poi scopre che chi l'ha trovato non ha alcuna intenzione di restituirlo, mette in
piedi un sito (evanwashere.com/StolenSidekick/) tanto che la polizia è
costretta a intervenire. Così va il mondo quando tutti collaborano con tutti.
Per i ragazzi è più facile, i post-1980 non ne conoscono un altro. "In un
periodo di rivoluzioni l'esperienza diventa zavorra" avverte l'autore,
perché se hai una weltanschaung tradizionale, "quando arriva un
cambiamento epocale rischi di considerarlo cosa di scarsa importanza". (14
aprile 2009
(
da "Giornale.it, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Grillo
Dunque, Wells Fargo ha annunciato utili
per 3 miliardi di dollari, Goldman Sachs ieri per 1,5 miliardi e da qualche
settimana le Borse festeggiano. Molti commentatori ritengono che il peggio, per
le banche Usa, sia passato. E' davvero così? Ho molti dubbi. Com'è possibile
che banche che fino a due mesi fa erano soffocate dai debiti tossici
improvvisamente risplendano? Dove sono finiti i debiti? Strano, molto strano. O
è un miracolo o c'è un trucco. Io propendo per la seconda ipotesi, per questa
ragione: 1) Il governo americano ha consentito di allentare le regole
mark-to-market, che obbligavano le banche a contabilizzare ogni giorni il
valore di mercato dei loro debiti e siccome quelli tossici valevano zero gli
istituti erano costretti a riportare perdite gigantesche. Ora invece le banche
possono valutare con molta elasticità questi debiti. Secondo le nuove regole
sono loro stesse a stabilire i criteri per stabilire il valore di questi
titoli. L'istituto X ha un debito tossico che a valore di mercato vale 1, ma
può decidere autonomamente che valga 5 o 6 perchè questo è il valore atteso fra
uno o due anni. E le banche possono vantare utili inattesi. Capito? E' un nuovo
esempio di finanza creativa. 2) Le banche in questi giorni sono sottoposte a
uno stress-test e, i risultati preliminari, sapientemente passati al New York
Times rivelano che lo stato di salute dei 19 principali istituti americani è
migliore del previsto. Ma Nouriel Roubini in un post dimostra che sono
inattendibili perchè fondati su premesse che la realtà ha già superato, in
negativo. Ovvero i "casi estremi" considerati dal test sono molto
migliori dei dati emersi nel frattempo sull'economia americana. Insomma, è una
truffa. 3) La Federal reserve ha portato quasi a zero i tassi di interesse, ma
l'Amministrazione Obama si è ben guardata dall'imporre limiti sui tassi che gli
istituti finanziari posso chiedere al consumatore, che, negli Usa restano
altissimi, a cominciare da quelli sulle carte di credito. Le banche li stanno
addirittura alzando. Si finanziano a tasso zero, ma impongono al consumatore
tassi superiori al 10%. Corrette e riconoscenti, come sempre. Il G 20 ha proiettato l'illusione
di una regolamentazione dei mercati finanziari, le Borse risalgono, Obama
alimenta le speranze parlando di "segnali di ripresa". E' evidente il
tentativo di infondere artificialmente fiducia, di cambiare la psicologia del
mercato e della gente, nella speranza che la profezia di un mondo migliore e
improvvisamente risanato si autoavveri. Sarà, ma il ritorno agli utili delle
banche Usa mi sembra una farsa. E a lungo termine questa manovra, che non
rimuove il male ma lo accentua, estremamente pericolosa. Scritto in banche,
capitalismo, crisi, spin, manipolazione, globalizzazione, economia, era obama,
gli usa e il mondo Commenti ( 5 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo
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Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 09 Per "Repubblica"
l'immigrazione clandestina è peccato veniale Dunque Berlusconi non cambia linea
nella lotta all'immigrazione clandestina e per rimediare al no della Camera,
prolungherà il decreto in scadenza il 26 aprile. Mille immigrati, quasi tutti
tunisini, non verranno messi in libertà. Ed è probabile che in futuro vengano
approvate norme ancora più restrittive: la Spagna di Zapatero, la permissiva
Olanda, la Gran Bretagna del laburista Brown vanno in questa direzione. E ieri
il presidente francese Sarkozy ha pubblicato una direttiva che Alberto Toscano
riassume così: "Massimo controllo di chi arriva per lavorare e massimo
sforzo per allontanare (con le buone o con le cattive) dal suolo nazionale gli
extracomunitari privi di permesso di soggiorno". Quest'anno dovranno
essere espulsi almeno 27mila clandestini; come dire: lavoro ai francesi, via
gli irregolari. Si tratta di misure draconiane, ben più severe di quelle
italiane. Ma per la stampa di sinistra il governo italiano è troppo duro,
disumano. Sulla Repubblica di oggi, ad esempio, Massimo Giannini, scrive:
" L'allungamento a 180 giorni della permanenza dell'immigrato nei centri
di smistamento è persino peggio: una misura sostanzialmente carceraria,
stabilità da un'autorità amministrativa, in assenza di reato e di garanzia
giurisdizionale >". In assenza di reato? Fino a prova contraria
l'immigrato che tenta di entrare non avendo i documenti in regola, nè i visti
necessari, viola le leggi del Paese. E questo, sebbene formalmente sia un
illecito amministrativo, non può essere tollerato, soprattutto quando assume
proporzioni preoccupanti che la società italiana dimostra di non tollerare più
. Ma, evidentemente, per "Repubblica" l'immigrazione clandestina è un
peccato veniale. (Versione aggiornata del post) Scritto in crisi,
comunicazione, pdl, politica, partito democratico, società, francia,
immigrazione, Italia, europa, giornalismo Commenti ( 89 ) » (2 voti, il voto
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 09 Dalla crisi
(e dalle tragedie) può nascere un mondo migliore? Sul Giornale di oggi
intervisto Bob Thurman, personaggio di grande caratura, sebbene poco noto in
Italia. E' uno dei principali consiglieri del Dalai Lama, saggista di grande
successo, la rivista "Time" lo inserì tra i dieci americani più
influenti. Il suo è il punto di vista di un americano spirituale, che nella
crisi finanziaria inizia a vedere una grande opportunità: quella di creare un
mondo migliore. Secondo Thurman "è un bene che la coscienza collettiva
degli americani si sia risvegliata. Urlano un poco? Se la gente smette di dare
ascolto a certe élite e costringe chi ha provocato questo disastro a prendersi
le proprie responsabilità questo può essere positivo», mentre prima la
coscienza era assopita "perché prevaleva l'egoismo. Molti si rendevano
conto degli abusi di un gruppo ristretto di persone, di lobbies molto potenti
come quelle delle banche, ma finché riuscivano ad andare avanti si dicevano:
cosa posso rimediare da solo? E siccome tutti pensavano così, nulla cambiava
davvero. D'altronde bastava accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei
problemi reali? Nessuno, tutto era trasformato in uno spettacolo, anche
l'informazione». Questa crisi è un'opportunità "perché il sistema così non
poteva funzionare: stavamo correndo verso il disastro. Tutto a credito, tutto
esasperato, centinaia di milioni di persone strappate alla campagne. Il governo
americano e le grandi istituzioni dicevano ai Paesi piccoli: non potete
proteggere i piccoli coltivatori. Così tutta la produzione finiva nelle mani
dei grandi gruppi. E gli agricoltori senza più lavoro che cosa fanno? Vanno
nelle città dove vivono nelle baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la
possibilità di creare sistema più equilibrato. Era un'economia guidata
dall'avidità, che ignorava i limiti delle risorse naturali e il rispetto della
natura. Ora c'è la possibilità di creare un sistema più saggio, basato sui
valori positivi dell'uomo». Thurman ricorda che "dopo ogni grande
tragedia, la gente si scopre migliore. All'indomani dell'undici settembre i
newyorkesi erano solidali, si cercavano, si aiutavano", li interpeta come
segnali di una trasformazione della coscienza e della sensibilità collettive. E
se osserviamo quel che sta accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova
conferme. Il mio collega Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità
degli abitanti delle zone colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di
sventure e di dolore, di lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e
dolenti ormai ne abbiamo viste tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma
mai, lo dico da semplice testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di
spontanea compostezza, di sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e
dintorni sono a pezzi, non c'è famiglia che non abbia un buon motivo per
piangere, ma da questo girone infernale si alza solo silenzio, decoro,
contegno. E voglia di ricominciare. Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo:
dalla crisi economica, dalle tragedie, sta nascendo davvero un mondo migliore?
Scritto in capitalismo, crisi, società, globalizzazione, Italia, gli usa e il
mondo Commenti ( 39 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 07Apr 09 Terremoto, l'Italia che reagisce bene
(con qualche eccezione) Per una volta l'Italia ha stupito in bene reagendo alla
tragedia dell'Abruzzo: anzichè dividersi in polemiche sterili, il Paese si è
unito. I soccorsi sono stati rapidi, la solidarietà della gente comune
commovente, la reazione dei partiti finalmente responsabile. Ho apprezzato
molto l'intervento di Franceschini in Parlamento che, senza se e senza ma, ha
offerto il proprio sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma, l'ha
accettato. Bene, con qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di
continuare su questa strada, scongiurando il rischio, molto alto, che passata
l'emozione, prevalgano antiche e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati
per la ricostruzione non arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero
bisogno. 2) Questa tragedia conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura
della prevenzione nel nostro Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici
non sono stati messi a norma e questo spiega perchè a crollare non sono state
solo case vecchie ma anche edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio,
qualcuno non si è trattenuto dall'insinuare qualche polemica. Per un certo
mondo, il solito (ovvero il popolo di Grillo,
Travaglio, Di Pietro), il terremoto si poteva prevedere e considera Giuliani,
l'esperto che sostiene di averlo annunciato, un incompreso da difendere.
Peccato che la sua previsione fosse imprecisa: aveva previsto il sisma per il
29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che le autorità gli avessero prestato ascolto:
migliaia di persone sarebbero state evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte
rientrare a casa. L'Aquila e i paesi circostanti non sarebbero stati
risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6 aprile, con epicentro il comune di
Catipignano. Ieri ho partecipato a una trasmissione radiofonica in Francia su
Rtl e uno dei più famosi sismologi francesi - dunaue senza alcun legame con il
governo italiano - ha confermato che è impossibile prevedere i terremoti. La
polemica non dovrebbe nemmeno iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo
parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira
già una certa aria.. sì, diventerà un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo
di un'Italia confusamente arrabbiata e facilmente manipolabile. O sbaglio?
AGGIORNAMENTO: tutti i leader del mondo hanno espresso all'Italia solidarietà e
cordoglio, anche il presidente Obama, con toni partecipi e una lunga telefonata
a Berlusconi. Lo ringraziamo, ma poi l'ambasciata americana ha deciso lo
stanziamento di 50 mila dollari per l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila
dollari. Un pensierino ino ino ino, peraltro non richiesto dall'Italia. Il
governo americano poteva proprio rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl,
politica, partito democratico, spin, Italia, società, manipolazione,
giornalismo Commenti ( 68 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 05Apr 09 Obama è il nuovo Gorbaciov?
Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia sancisce un grande successo di
immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e non capita mai che un
presidente, all'estero, venga accolto da folle in delirio. O meglio: succedeva
a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in Germania ha parlato a
un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano che, se si candidasse
alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe agevolmente Angela
Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere forte, carismatico e
capace di rompere gli schemi. La sua straripante popolarità dimostra che gli
Usa, quando usano i toni giusti, possono essere ancora amati nel mondo e dunque
che l'antiamericanismo non era viscerale, né irreversibile, ma limitato agli
eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di strada non erano rivolte contro
di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia di essere anche politica,
sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale. L'esperienza del profeta
della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss, quella del primo presidente
afroamericano difficilmente terminerà con l'implosione degli Stati Uniti. Ma
proprio questo primo viaggio ha svelato al mondo un'altra America, meno sicura
di sé, improvvisamente umile, a tratti quasi implorante. Quella di un tempo era
abituata a imporre i compromessi, quella di oggi dà l'impressione di subirli.
Il G20 è stato salutato come un grande successo, ma Washington non ha ottenuto
l'impegno di tutti i Paesi a varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice
della Nato si aspettava un impegno ampio e coordinato da parte degli alleati
per l'invio duraturo di nuove truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento
di 5mila uomini limitato alle elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse
settimane aveva esercitato pressioni fortissime per piegare le resistenze degli
europei. Inutilmente: per la prima volta il Vecchio Continente può dire no,
senza temere lacerazionie tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata
improvvisamente forte? No, è quella di sempre caotica, litigiosa, multicefala.
Semmai è l'America a essere divenuta debole. Obama ha avuto l'onestà
intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a provocare la crisi
finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono uscire da soli. Ha
bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è costretto ad assumere
un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca: quello del mediatore,
dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta molto. Nei due vertici
- G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di negoziatore, di pacificatore.
La sua è un'America che tende la mano e riscopre il consenso. Con un dubbio:
Obama sta gestendo un periodo di difficoltà transitoria in attesa di riprendere
il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov, verrà ricordato come il gestore di
un grande Paese che declina tra gli applausi del mondo? Scritto in era obama,
crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo, germania, francia Commenti
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di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà? La
Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama ieri era raggiante; tutti i
leader hanno salutato con enfasi i risultati del G20. Ed è normale che sia
così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel tentativo, perlomeno, di
sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto. Tuttavia analizzando i
contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha portato poche novità.
L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi: erano previsti 500
miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che intendono
regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le norme devono
essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. - secondo Brown
"non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire le
società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè ogni
Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte.
Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da
1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più
urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è
irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno
il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non
hanno acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite
colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro
i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè
affrontare le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto
a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la
psicologia catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando
l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è
comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin,
era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo,
germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (6 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09
Che tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di
migliaia di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle
banche, accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e
un morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi non
sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti difetti,
ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da imitare.
Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona notizia per il
giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama, spin, crisi,
comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie nascoste,
democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 09 G20,
tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo. Obama
arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi industrializzati;
ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si concluderà con ogni
probabilità con pochi risultati concreti, che non è difficile prevedere: un
impegno generico a una nuova regolamentazione degli hedge funds, misure contro
i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme strutturali resteranno nel
cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia reale non verrà rimesso in
discussione: questo espone il mondo a nuovi choc. Una delle novità più
importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa. Come ho scritto in un
pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non seguire l'America sulla via
del rilancio economico, perlomeno non secondo le modalità statunitensi. Obama,
in circa due mesi, ha approvato misure, che, inclusi i salvataggi delle banche
e delle industria in difficoltà, toccheranno l'astronomica cifra di 4500
miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E per settimane
l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della stampa, ha tentato
di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma la cancelliera
tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha vinto". I
consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama non insisterà
con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla necessità di
varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza della
risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio generico,
senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa ritiene più
importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare i rischi di
un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al 75% sui
consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio confermerà la
straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su altri
dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa Washington
pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei marines, ma
nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i governi a respingere
le pressioni americance. E l'America è così debole da abbozzare: al vertice
della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà sotto traccia. La
mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama rischia di essere
ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non riconosce più lo
status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si può, e non basta un
presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un Paese a cui il mondo,
all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi. Scritto in era obama,
banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e il mondo, germania,
democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 ) » (6 voti, il voto medio
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 09 Nasce il
Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è difficile
prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di riferimento da
oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira e perchè i
partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi meglio di una
sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista (ricordate il
libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un centrodestra,
dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo stapotere della
finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti, Bossi, certi
esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd, che è fallito
perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha saputo creare
una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post comunisti. Al Pd, come
già osservato su questo blog, manca il senso di appartenenza. La domanda che mi
pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia e, soprattutto, il popolo di An,
che è più piccolo ma più coeso, saprà riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo
partito sarà sentito come proprio dai militanti? Avrà una coerenza ideologica,
programmatica, sociale? Se la risposta sarà negativa, non è difficile prevedere
un aumento dei consensi a Lega e Udc, che hanno già un profilo consolidato e
sono facilmente riconoscibili dagli elettori. Il successo del nuovo partito nel
medio e lungo periodo si gioca sull'identità. Che dovrà essere forte,
autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto in politica, pdl, partito democratico,
democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 09 Ma il mercato distorce
la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi abbiamo parlato molto di economia
e mi spiace dover restare in tema, ma sono rimasto colpito da questa
affermazione di George Soros, l'ex speculatore che affossò la lira e la
sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono
sempre". La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa
queste considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci
bene, forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e
penso che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del
benessere intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i
mercati finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda
e offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (7
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farsa il ritorno agli utili delle banche Usa? Per "Repubblica"
l'immigrazione clandestina è peccato veniale Dalla crisi (e dalle tragedie) può
nascere un mondo migliore? Terremoto, l'Italia che reagisce bene (con qualche
eccezione) Obama è il nuovo Gorbaciov? Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo.
Basterà? Che tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). G20, tanto rumore per
poco. E l'America non fa più paura. Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità?
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(
da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
Dunque, Wells Fargo ha annunciato utili
per 3 miliardi di dollari, Goldman Sachs ieri per 1,5 miliardi e da qualche
settimana le Borse festeggiano. Molti commentatori ritengono che il peggio, per
le banche Usa, sia passato. E' davvero così? Ho molti dubbi. Com'è possibile
che banche che fino a due mesi fa erano soffocate dai debiti tossici
improvvisamente risplendano? Dove sono finiti i debiti? Strano, molto strano. O
è un miracolo o c'è un trucco. Io propendo per la seconda ipotesi, per questa
ragione: 1) Il governo americano ha consentito di allentare le regole
mark-to-market, che obbligavano le banche a contabilizzare ogni giorni il
valore di mercato dei loro debiti e siccome quelli tossici valevano zero gli
istituti erano costretti a riportare perdite gigantesche. Ora invece le banche
possono valutare con molta elasticità questi debiti. Secondo le nuove regole
sono loro stesse a stabilire i criteri per stabilire il valore di questi
titoli. L'istituto X ha un debito tossico che a valore di mercato vale 1, ma
può decidere autonomamente che valga 5 o 6 perchè questo è il valore atteso fra
uno o due anni. E le banche possono vantare utili inattesi. Capito? E' un nuovo
esempio di finanza creativa. 2) Le banche in questi giorni sono sottoposte a
uno stress-test e, i risultati preliminari, sapientemente passati al New York
Times rivelano che lo stato di salute dei 19 principali istituti americani è
migliore del previsto. Ma Nouriel Roubini in un post dimostra che sono
inattendibili perchè fondati su premesse che la realtà ha già superato, in
negativo. Ovvero i "casi estremi" considerati dal test sono molto
migliori dei dati emersi nel frattempo sull'economia americana. Insomma, è una
truffa. 3) La Federal reserve ha portato quasi a zero i tassi di interesse, ma
l'Amministrazione Obama si è ben guardata dall'imporre limiti sui tassi che gli
istituti finanziari posso chiedere al consumatore, che, negli Usa restano
altissimi, a cominciare da quelli sulle carte di credito. Le banche li stanno
addirittura alzando. Si finanziano a tasso zero, ma impongono al consumatore
tassi superiori al 10%. Corrette e riconoscenti, come sempre. Il G 20 ha proiettato l'illusione
di una regolamentazione dei mercati finanziari, le Borse risalgono, Obama
alimenta le speranze parlando di "segnali di ripresa". E' evidente il
tentativo di infondere artificialmente fiducia, di cambiare la psicologia del
mercato e della gente, nella speranza che la profezia di un mondo migliore e
improvvisamente risanato si autoavveri. Sarà, ma il ritorno agli utili delle
banche Usa mi sembra una farsa. E a lungo termine questa manovra, che non
rimuove il male ma lo accentua, estremamente pericolosa. Scritto in banche,
capitalismo, crisi, spin, manipolazione, globalizzazione, economia, era obama,
gli usa e il mondo Commenti ( 15 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo
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Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 09 Per "Repubblica"
l'immigrazione clandestina è peccato veniale Dunque Berlusconi non cambia linea
nella lotta all'immigrazione clandestina e per rimediare al no della Camera,
prolungherà il decreto in scadenza il 26 aprile. Mille immigrati, quasi tutti
tunisini, non verranno messi in libertà. Ed è probabile che in futuro vengano
approvate norme ancora più restrittive: la Spagna di Zapatero, la permissiva
Olanda, la Gran Bretagna del laburista Brown vanno in questa direzione. E ieri
il presidente francese Sarkozy ha pubblicato una direttiva che Alberto Toscano
riassume così: "Massimo controllo di chi arriva per lavorare e massimo
sforzo per allontanare (con le buone o con le cattive) dal suolo nazionale gli
extracomunitari privi di permesso di soggiorno". Quest'anno dovranno
essere espulsi almeno 27mila clandestini; come dire: lavoro ai francesi, via
gli irregolari. Si tratta di misure draconiane, ben più severe di quelle
italiane. Ma per la stampa di sinistra il governo italiano è troppo duro,
disumano. Sulla Repubblica di oggi, ad esempio, Massimo Giannini, scrive:
" L'allungamento a 180 giorni della permanenza dell'immigrato nei centri
di smistamento è persino peggio: una misura sostanzialmente carceraria,
stabilità da un'autorità amministrativa, in assenza di reato e di garanzia
giurisdizionale >". In assenza di reato? Fino a prova contraria
l'immigrato che tenta di entrare non avendo i documenti in regola, nè i visti
necessari, viola le leggi del Paese. E questo, sebbene formalmente sia un
illecito amministrativo, non può essere tollerato, soprattutto quando assume
proporzioni preoccupanti che la società italiana dimostra di non tollerare più
. Ma, evidentemente, per "Repubblica" l'immigrazione clandestina è un
peccato veniale. (Versione aggiornata del post) Scritto in crisi,
comunicazione, pdl, politica, partito democratico, società, francia,
immigrazione, Italia, europa, giornalismo Commenti ( 94 ) » (2 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 09 Dalla
crisi (e dalle tragedie) può nascere un mondo migliore? Sul Giornale di oggi
intervisto Bob Thurman, personaggio di grande caratura, sebbene poco noto in
Italia. E' uno dei principali consiglieri del Dalai Lama, saggista di grande
successo, la rivista "Time" lo inserì tra i dieci americani più
influenti. Il suo è il punto di vista di un americano spirituale, che nella
crisi finanziaria inizia a vedere una grande opportunità: quella di creare un
mondo migliore. Secondo Thurman "è un bene che la coscienza collettiva
degli americani si sia risvegliata. Urlano un poco? Se la gente smette di dare
ascolto a certe élite e costringe chi ha provocato questo disastro a prendersi
le proprie responsabilità questo può essere positivo», mentre prima la
coscienza era assopita "perché prevaleva l'egoismo. Molti si rendevano
conto degli abusi di un gruppo ristretto di persone, di lobbies molto potenti
come quelle delle banche, ma finché riuscivano ad andare avanti si dicevano:
cosa posso rimediare da solo? E siccome tutti pensavano così, nulla cambiava
davvero. D'altronde bastava accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei
problemi reali? Nessuno, tutto era trasformato in uno spettacolo, anche
l'informazione». Questa crisi è un'opportunità "perché il sistema così non
poteva funzionare: stavamo correndo verso il disastro. Tutto a credito, tutto
esasperato, centinaia di milioni di persone strappate alla campagne. Il governo
americano e le grandi istituzioni dicevano ai Paesi piccoli: non potete
proteggere i piccoli coltivatori. Così tutta la produzione finiva nelle mani
dei grandi gruppi. E gli agricoltori senza più lavoro che cosa fanno? Vanno
nelle città dove vivono nelle baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la
possibilità di creare sistema più equilibrato. Era un'economia guidata
dall'avidità, che ignorava i limiti delle risorse naturali e il rispetto della
natura. Ora c'è la possibilità di creare un sistema più saggio, basato sui
valori positivi dell'uomo». Thurman ricorda che "dopo ogni grande
tragedia, la gente si scopre migliore. All'indomani dell'undici settembre i
newyorkesi erano solidali, si cercavano, si aiutavano", li interpeta come
segnali di una trasformazione della coscienza e della sensibilità collettive. E
se osserviamo quel che sta accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova
conferme. Il mio collega Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità
degli abitanti delle zone colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di
sventure e di dolore, di lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e
dolenti ormai ne abbiamo viste tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma
mai, lo dico da semplice testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di
spontanea compostezza, di sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e
dintorni sono a pezzi, non c'è famiglia che non abbia un buon motivo per
piangere, ma da questo girone infernale si alza solo silenzio, decoro,
contegno. E voglia di ricominciare. Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo:
dalla crisi economica, dalle tragedie, sta nascendo davvero un mondo migliore?
Scritto in capitalismo, crisi, società, globalizzazione, Italia, gli usa e il
mondo Commenti ( 39 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 07Apr 09 Terremoto, l'Italia che reagisce bene
(con qualche eccezione) Per una volta l'Italia ha stupito in bene reagendo alla
tragedia dell'Abruzzo: anzichè dividersi in polemiche sterili, il Paese si è
unito. I soccorsi sono stati rapidi, la solidarietà della gente comune
commovente, la reazione dei partiti finalmente responsabile. Ho apprezzato
molto l'intervento di Franceschini in Parlamento che, senza se e senza ma, ha
offerto il proprio sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma, l'ha
accettato. Bene, con qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di
continuare su questa strada, scongiurando il rischio, molto alto, che passata
l'emozione, prevalgano antiche e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati
per la ricostruzione non arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero
bisogno. 2) Questa tragedia conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura
della prevenzione nel nostro Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici
non sono stati messi a norma e questo spiega perchè a crollare non sono state
solo case vecchie ma anche edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio,
qualcuno non si è trattenuto dall'insinuare qualche polemica. Per un certo
mondo, il solito (ovvero il popolo di Grillo,
Travaglio, Di Pietro), il terremoto si poteva prevedere e considera Giuliani,
l'esperto che sostiene di averlo annunciato, un incompreso da difendere.
Peccato che la sua previsione fosse imprecisa: aveva previsto il sisma per il
29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che le autorità gli avessero prestato ascolto:
migliaia di persone sarebbero state evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte
rientrare a casa. L'Aquila e i paesi circostanti non sarebbero stati
risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6 aprile, con epicentro il comune di
Catipignano. Ieri ho partecipato a una trasmissione radiofonica in Francia su
Rtl e uno dei più famosi sismologi francesi - dunaue senza alcun legame con il
governo italiano - ha confermato che è impossibile prevedere i terremoti. La
polemica non dovrebbe nemmeno iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo
parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira
già una certa aria.. sì, diventerà un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo
di un'Italia confusamente arrabbiata e facilmente manipolabile. O sbaglio?
AGGIORNAMENTO: tutti i leader del mondo hanno espresso all'Italia solidarietà e
cordoglio, anche il presidente Obama, con toni partecipi e una lunga telefonata
a Berlusconi. Lo ringraziamo, ma poi l'ambasciata americana ha deciso lo
stanziamento di 50 mila dollari per l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila
dollari. Un pensierino ino ino ino, peraltro non richiesto dall'Italia. Il
governo americano poteva proprio rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl,
politica, partito democratico, spin, Italia, società, manipolazione,
giornalismo Commenti ( 69 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 05Apr 09 Obama è il nuovo Gorbaciov?
Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia sancisce un grande successo di
immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e non capita mai che un
presidente, all'estero, venga accolto da folle in delirio. O meglio: succedeva
a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in Germania ha parlato a
un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano che, se si candidasse
alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe agevolmente Angela
Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere forte, carismatico e
capace di rompere gli schemi. La sua straripante popolarità dimostra che gli
Usa, quando usano i toni giusti, possono essere ancora amati nel mondo e dunque
che l'antiamericanismo non era viscerale, né irreversibile, ma limitato agli
eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di strada non erano rivolte contro
di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia di essere anche politica,
sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale. L'esperienza del profeta
della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss, quella del primo presidente
afroamericano difficilmente terminerà con l'implosione degli Stati Uniti. Ma
proprio questo primo viaggio ha svelato al mondo un'altra America, meno sicura
di sé, improvvisamente umile, a tratti quasi implorante. Quella di un tempo era
abituata a imporre i compromessi, quella di oggi dà l'impressione di subirli.
Il G20 è stato salutato come un grande successo, ma Washington non ha ottenuto
l'impegno di tutti i Paesi a varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice
della Nato si aspettava un impegno ampio e coordinato da parte degli alleati
per l'invio duraturo di nuove truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento
di 5mila uomini limitato alle elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse
settimane aveva esercitato pressioni fortissime per piegare le resistenze degli
europei. Inutilmente: per la prima volta il Vecchio Continente può dire no,
senza temere lacerazionie tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata
improvvisamente forte? No, è quella di sempre caotica, litigiosa, multicefala.
Semmai è l'America a essere divenuta debole. Obama ha avuto l'onestà
intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a provocare la crisi
finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono uscire da soli. Ha
bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è costretto ad assumere
un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca: quello del mediatore,
dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta molto. Nei due vertici
- G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di negoziatore, di pacificatore.
La sua è un'America che tende la mano e riscopre il consenso. Con un dubbio:
Obama sta gestendo un periodo di difficoltà transitoria in attesa di riprendere
il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov, verrà ricordato come il gestore di
un grande Paese che declina tra gli applausi del mondo? Scritto in era obama,
crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo, germania, francia Commenti
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articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà? La
Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama ieri era raggiante; tutti i
leader hanno salutato con enfasi i risultati del G20. Ed è normale che sia
così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel tentativo, perlomeno, di
sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto. Tuttavia analizzando i
contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha portato poche novità.
L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi: erano previsti 500
miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che intendono
regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le norme devono
essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. - secondo Brown
"non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire le
società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè ogni
Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte.
Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da
1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più
urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è
irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno
il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non
hanno acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite
colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro
i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè
affrontare le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto
a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la
psicologia catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando
l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è
comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin,
era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo,
germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (6 voti, il voto
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Che tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di
migliaia di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle
banche, accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e
un morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi non
sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti difetti,
ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da imitare.
Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona notizia per il
giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama, spin, crisi,
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democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 09 G20,
tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo. Obama
arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi industrializzati;
ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si concluderà con ogni
probabilità con pochi risultati concreti, che non è difficile prevedere: un
impegno generico a una nuova regolamentazione degli hedge funds, misure contro
i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme strutturali resteranno nel
cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia reale non verrà rimesso in
discussione: questo espone il mondo a nuovi choc. Una delle novità più
importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa. Come ho scritto in un
pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non seguire l'America sulla via
del rilancio economico, perlomeno non secondo le modalità statunitensi. Obama,
in circa due mesi, ha approvato misure, che, inclusi i salvataggi delle banche
e delle industria in difficoltà, toccheranno l'astronomica cifra di 4500
miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E per settimane
l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della stampa, ha tentato
di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma la cancelliera
tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha vinto". I
consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama non insisterà
con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla necessità di
varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza della
risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio generico,
senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa ritiene più
importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare i rischi di
un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al 75% sui
consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio confermerà la
straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su altri
dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa Washington
pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei marines, ma
nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i governi a respingere
le pressioni americance. E l'America è così debole da abbozzare: al vertice
della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà sotto traccia. La
mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama rischia di essere
ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non riconosce più lo
status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si può, e non basta un
presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un Paese a cui il mondo,
all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi. Scritto in era obama,
banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e il mondo, germania,
democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 ) » (6 voti, il voto medio
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 09 Nasce il
Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene. E non è difficile
prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di riferimento da
oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira e perchè i
partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi meglio di una
sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista (ricordate il
libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un centrodestra,
dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo stapotere della
finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti, Bossi, certi
esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd, che è fallito
perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha saputo creare
una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post comunisti. Al Pd, come
già osservato su questo blog, manca il senso di appartenenza. La domanda che mi
pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia e, soprattutto, il popolo di An,
che è più piccolo ma più coeso, saprà riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo
partito sarà sentito come proprio dai militanti? Avrà una coerenza ideologica,
programmatica, sociale? Se la risposta sarà negativa, non è difficile prevedere
un aumento dei consensi a Lega e Udc, che hanno già un profilo consolidato e
sono facilmente riconoscibili dagli elettori. Il successo del nuovo partito nel
medio e lungo periodo si gioca sull'identità. Che dovrà essere forte,
autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto in politica, pdl, partito democratico,
democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 09 Ma il mercato distorce
la realtà? Soros dice di sì. Di questi tempi abbiamo parlato molto di economia
e mi spiace dover restare in tema, ma sono rimasto colpito da questa
affermazione di George Soros, l'ex speculatore che affossò la lira e la
sterlina negli anni Novanta e che ora è diventato un guru
economico-filosofico-filantropico. Con i mercati ha guadagnato miliardi e i
fondi Hedge da lui creati continuano a guadagnarne molti (pare). Eppure ieri
durante un incontro con il minostro del Tesoro Usa Geithner ha pronunciato
questa frase che ha scioccato l'America: "L'idea che i mercati
(finanziari) siano in grado di correggersi da soli si è dimostrata falsa. I
mercati, anzichè rispecchiare la realtà sottostante, la distorgono
sempre". La mia prima reazione è stata di stizza: ma come, proprio lui fa
queste considerazioni? Il personaggio non è certo coerente.. ma, pensandoci
bene, forse non ha tutti i torti. Mi spiego: io sono da sempre un liberale e penso
che l'economia di mercato abbia consentito di portare sulla via del benessere
intere nazioni. Ma ho l'impressione - anzi, la certezza - che i mercati
finanziari oggi non siano il risultato del normale incrocio tra domanda e
offerta. E questo a causa dei derivati e dei prodotti di ingegneria
finanziaria. Qualcuno sa dirmi l'utilità di questi strumenti? Nati a fin di
bene ovvero per permettere agli operatori e agli industriali di cautelarsi
contro rischi di cambio o sbalzi nelle quotazioni, sono diventati dei mostri
che con l'effetto leva consentono profitti o perdite inimmaginabili. Ma servono
all'economia reale? Consentono una miglior valutazione delle società quotate?
La risposta a queste domande è no: non servono a nulla se non a una certa
finanza. E l'effetto leva è così vertiginoso da distorgere molte valutazioni,
accentuando spasmodicamente i movimenti al rialzo o al ribasso di borse,
valute, materie prime, obbligazioni. Ricordate il petrolio? Su su fino a 150
dollari, poi già sotto i 40, il dollaro che passa da 1,25 a 1,45 in dieci giorni e poi
torna a 1,25. Tutto questo è innaturale e superfluo. E allora perchè non
limitarli o addirittura abolirli, progressivamente? I trader, certi banchieri,
gli speculatori hanno già fatto abbastanza danni. Che la festa finisca e che il
mercato torni ad essere il mercato, in un'ottica autenticamente liberale.
Domanda: Che Soros abbia ragione? Scritto in capitalismo, crisi, banche,
manipolazione, globalizzazione, economia, notizie nascoste Commenti ( 91 ) » (7
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(
da "Tirreno, Il" del
15-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina 5 - Grosseto Provincia,
Rifondazione lancia Barocci Candidatura eccellente, si tenta la riunione con il
Pdci di Barzanti VERSO IL VOTO GROSSETO. Il quinto candidato è servito. E che
candidato: Rifondazione Comunista infatti (o meglio, quel che resta del Prc
dopo la diaspora al centro dell'ala vendoliana) mette in pista il suo pezzo da
novanta, Roberto Barocci. Il paladino delle battaglie a difesa dell'ambiente in
Maremma, a meno di sorprese, contenderà la poltrona a Marras (Pd), Antichi
(Pdl), Renis (La Destra) e Rizzo (Pdci). L'annuncio ufficiale è atteso per
domani pomeriggio alle tre: per quell'ora la segreteria provinciale di
Rifondazione ha convocato una conferenza stampa nella quale annuncerà la
candidatura di Barocci e, al tempo stesso, presenterà le due liste che lo
sosterranno. Una è quella con nome e simbolo del Prc, l'altra raggrupperà pezzi
sparsi del variegato arcipelago della sinistra: certamente una parte dei Verdi
(tutti, eccezion fatta per l'ala follonichese di Marco Stefanini, che ha abbracciato
il Pd), qualche simpatizzante di Beppe
Grillo (che per la Provincia non fa liste) e quelli
della Sinistra critica. Gli accordi sono già sottoscritti, i Verdi stanno
valutando la possibilità di utilizzare il proprio simbolo nazionale, Barocci viene
visto come l'uomo perfetto per cucire il dialogo con lo sconfinato universo dei
Comitati, da quelli per il no all'autostrada a quelli del no al
cogeneratore di Scarlino. Ma c'è di più: con la "mossa Barocci" il
Prc tenta di convincere i cugini del Pdci a rinunciare alla candidatura Marco
Rizzo per tornare all'ovile dell'unità comunista. Impresa non facile, vista la
determinazione a far corsa a sé mostrata più volte dal leader locale del Pdci,
Marco Barzanti. Ieri sera c'è stato il faccia a faccia decisivo: se Barocci
avrà convinto Barzanti, lo si saprà soltanto domani pomeriggio.
(
da "Tirreno, Il" del
15-04-2009)
Argomenti: Grillo
INCENERITORE Incontro dei grillini
CAPANNORI. Riflettori puntati sulla questione ambientale: domani alle 21, al
comitato elettorale in via Cardinale Pacini, la lista "Capannori partecipa
al futuro", nata dall'unione di Ambiente e Futuro e
Gli amici di Beppe Grillo,
e che alle amministrative del 6 e 7 giugno appoggia Del Ghingaro, ha
organizzato un'assemblea pubblica intitolata "L'impianto al plasma
proposto dagli industriali nella Piana. Pulper di cartiera, soluzioni a freddo,
partecipazione dei cittadini". Interverranno Rossano Ercolini e
Patrizia Pappalardo. Coordinerà la discussione Fabio Lucchesi.
(
da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
REGGIO pag. 4 di SABRINA PIGNEDOLI e
PAOLO PATRIA SE NE PARLAVA ai tem... di SABRINA PIGNEDOLI e PAOLO PATRIA SE NE
PARLAVA ai tempi della giunta Spaggiari e sono rimaste soltanto parole. Ma ora
l'assessore alla città storica, Mimmo Spadoni, alla vigilia delle elezioni
rilancia i parcheggi sotterranei: «Vogliamo portare avanti il progetto dell'ex
caserma Zucchi, di via Ariosto e di piazza della Vittoria». Da realizzare, come
previsto in passato, con un project financing (il privato finanzia, realizza e
gestisce i ricavi, il pubblico è coinvolto per progetto e controllo). MA PERCHÈ
nei cinque anni di giunta Delrio il progetto si è arenato? «E' stato fermato da
varie modifiche legislative fatte dal Governo sul project financing replica
l'assessore . Ora stiamo adattando il piano al nuovo indirizzo, ma dal punto di
vista architettonico non dovrebbero esserci cambiamenti». E i tempi di
realizzazione? «Entro fine mese dovremmo definire le procedure per avviare il
nuovo percorso. La realizzazione dell'opera sarà un obiettivo della prossima
legislatura. I lavori potrebbero iniziare nel 2010». Collegata al parcheggio
sotterraneo, c'è la conclusione della sistemazione di piazza della Vittoria:
«Finchè non sarà costruito il parcheggio sotterraneo - conclude Spadoni -, non
potranno essere ultimate le finiture alla piazza». La scelta ora è davvero
urgente. LA GIUNTA di Antonella Spaggiari aveva puntato soprattutto su un
parcheggio sotterraneo alla caserma Zucchi. Senza sottovalutare i costi di
gestione e con serie perplessità sull'intervento in piazza della Vittoria, dove
potrebbero emergere resti della Cittadella. Ma oggi l'ex sindaco, in gara con
la lista Città Attiva per tornare alla guida di Reggio, apre a varie ipotesi:
«Vanno individuate - dice la Spaggiari - a ridosso dell'esagono cittadino, cioè
sia immediatamente fuori sia all'interno dell'anello del centro storico, aree
per parcheggi parzialmente interrati e con sviluppo in elevazione». Tra le proposte
della Spaggiari, «l'aumento della dotazione di garages per i residenti e
l'incremento dei parcheggi», oltre a «un accordo con commercianti e Act perchè
chi fa spesa in centro, possa recuperare il costo del parcheggio». «FAREMO
sicuramente dei parcheggi interrati - promette Fabio Filippi, candidato sindaco
Pdl -. Esamineremo i progetti già redatti, senza dare nuovi incarichi, e
decideremo quali mandare avanti come parcheggi coperti e silos. Essendo io un
tecnico, credo di poter leggere i progetti e capire quali sono i migliori. E
noi abbiamo lo spirito imprenditoriale, non lo spirito buonista di Delrio: noi
saremo una giunta che le opere le farà». «NOI RILANCEREMO senz'altro - attacca
Angelo Alessandri, candidato sindaco per la Lega -. Ma i project financing li
porti a buon fine se centri bene l'obiettivo. Mentre il Comune ha gestito male
lo strumento, buttando via cinque anni. Hanno pensato a un solo project
financing per piazza della Vittoria, caserma Zucchi e via Ariosto, poi non
hanno neppure fatto il bando». «Avevano unito ai parcheggi sotterranei la
gestione delle strisce blu del centro storico - dice Giacomo Giovannini,
consigliere comunale della Lega -, ma questo creava un problema per l'Act, che
avrebbe perso milioni di euro di guadagno. Poi era sottodimensionato per numero
di posti auto, per numero di parcheggi interrati (occorre puntare anche su
piazzale Fiume e l'ex Caam) e non era economico per un gestore». Per la Lega
occorre dividere i progetti, partire da quelli da vendere ai residenti del
centro, come piazza della Vittoria. Togliere da questa partita la gestione
delle strisce blu. E solo in seguito puntare sulla Zucchi, difficile da rendere
economico dovendo prevedere tariffe contenute. «SONO D'ACCORDO sul parcheggio
sotterraneo di piazza della Vittoria - afferma Luigi Piscopo, candidato sindaco
di Reggio Civica -, usando per ingresso e uscita viale Allegri e via Nobili.
Lasceremo così i parcheggi di superficie del centro ai residenti, perchè
occorre recuperare posti per le loro esigenze, mentre nel parcheggio
sotterraneo potrà andare chi va in centro per lavoro o shopping. Serve invece
una valutazione attenta sull'ipotesi della Zucchi». C'È CHI i parcheggi
sotterranei li boccia. «Per me questo è l'ultimo problema di Reggio - dice
Marco Scarpati, candidato di Gente per Reggio -. I parcheggi ci sono, non mi
pare neppure di vedere nei residenti una spasmodica ricerca di box a pagamento.
Piuttosto c'è un grave problema di viabilità per arrivare in centro. E'
l'accesso al centro che va cambiato, con trasporti pubblici veri, non come ora
che passano a ogni morte di Papa». BOCCIA i parcheggi sotterranei anche Matteo
Olivieri (Reggio a 5 stelle, lista di Beppe Grillo): «Noi abbiamo alle spalle
le primarie del centro storico e per i 500 cittadini interpellati il problema
parcheggi non era tra i principali. Anzi, veniva dietro la sicurezza e la
chiusura dei cinema in centro. Piuttosto noi vogliamo creare una rete ad alta
frequenza di Minibù per il centro. E favorire i ciclomotori. Poi non
dimentichiamo che la caserma Zucchi, spesso mezza vuota, dista dal centro poche
decine di metri».
(
da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 90 del 2009-04-15 pagina 4 Col marchio
di Grillo vendono sesso e pannolini di Filippo Facci
Un sito costruito sulla falsariga del blog del comico: clicchi e si apre un
mondo di offerte di impieghi inesistenti, pubblicità di pannolini e
appuntamenti hard. Eppure il fustigatore dei politici
sbandiera il disprezzo del commercio online Con Beppe
Grillo e Marco Travaglio tu odi i politici, odi i
giornalisti, odi in generale e al tempo stesso trovi lavoro, trovi sesso e
trovi anche soldi. La dimostrazione definitiva che Grillo e Travaglio sono solamente dei cinici commercianti di odio
civile (da vendere a un ben individuato target di beoti, spesso poveri
ragazzi in buona fede) è fornita una volta per tutte da beppegrillo.tv, sito
non ufficiale dove i contenuti del blog ufficiale sono replicati per attirare
lo stesso pubblico e quindi piazzargli prodotti degni del brand che
rappresenta: impieghi inesistenti, illusioni, piccole truffe, dvd di Travaglio,
pannolini e femmine dellEst.
Il sito, in altre parole, è una forma più sfacciata dellesercizio più
mascherato che è già proprio di beppegrillo.it,
erroneamente chiamato «blog» quando è a tutti gli effetti un «sito
commerciale». La vera ragione sociale di Grillo &
Travaglio, i soldi, è del resto ben esplicitata nella colonna a destra della
homepage, denominata «Grillorama» e dove appunto si
vendono il dvd di Grillo giustamente chiamato
«Delirio» (10 euro e 90) e subito sotto il dvd di Travaglio titolato
«Mafiocrazia» (10 euro e 20) e sotto ancora il tris Deliri+Reset+Incantesimi in
offerta speciale a 22 euro: tre Vaffanculo al prezzo di due. Sul blog
ufficiale, però, i due mercanti non possono esagerare: sennò i giovinastri
potrebbero riconoscerli, potrebbero scambiarli per gente che cerca banalmente
di sbarcare il lunario. Grillo e Travaglio fanno tutto
con un certo stile: alla fine di ogni performance offrono sempre il video e il
libretto e il cofanetto, è vero, ma guai a dire che lo facciano per soldi. Dopo
la messa in vendita del dvd dove Travaglio pontificava sul Creato giudiziario,
per dire, il presunto giornalista si difese così: «Visto che non ho notato
particolare attenzione da parte dei giornali al nostro lavoro, dobbiamo fare
tutto in casa». Porello. Ma perché raccogliere i Passaparola in dvd? «Molti
amici ce lhanno
chiesto... Il nostro blog ha deciso di essere assolutamente
libero, dunque privo di pubblicità». A parte quella, copiosissima, dei loro
prodotti: ma la pubblicità tradizionale «abbiamo deciso di rifiutarla e di
continuare da soli. Autofinanziandoci... Abbiamo bisogno dellaiuto di chi, spontaneamente
e liberamente, ci vuole sostenere». Subito dopo i terremotati, il pensiero va a
loro. Sta di fatto che lorrenda
e ordinaria pubblicità, nel frattempo, è comparsa su beppegrillo.tv e sul
gemello «marcotravaglio.tv», parenti illegittimi fondati non si sa
da chi: e vai a sapere chi accidenti sia quellHernando Pereira che risulta aver registrato i
domini. La grafica è diversa dal sito originale di Grillo, ma i contenuti pochissimo: affianco alla dicitura
«La tv di Beppe Grillo» o «La tv di Marco Travaglio»
trovi subito il boxino pubblicitario del citato Passaparola: puoi comprarlo a
un prezzo lievemente maggiorato. Cè
poi il bottone «Liste civiche» e «Scarica e diffondi la carta di Firenze»: è
tutto identico al blog ufficiale, per ora. Se poi clicchi «Tv»
trovi i video dei nostri eroi: insulti a Craxi, glorificazioni di Genchi più
altri video così titolati: «Il servo stolto Gasparri infama Beppe
Grillo», «Quelli che urlano stronzo a Berlusconi», «Travaglio ministro
della Giustizia», «Assalto alla scuola Diaz». Se clicchi «V-day» ci sono video
a tema, se clicchi «Biografia» cè
quella ufficiale di Grillo, e così
con «Testi», «Interviste». Ma eccoci infine ai bottoni che contano: «Trova
lavoro», «Amore» e «Soldi»: tutti ben piazzati immediatamente sotto la testata.
Se clicchi quello sul lavoro e trovi frasi di una certa profondità: «Trovare un
lavoro e guadagnare bene non è impresa da poco». E prendiamo appunti. Poi,
però, ci sono dei link che celano perlopiù truffe e/o illusioni; c'è una
roulette online con annesso metodo matematico infallibile, del tipo: se hai
puntato sul rosso ed esce il nero, tu punta subito il doppio ancora sul rosso;
poi ci sono improbabili corsi per gioventù accecata dalla moda e dal design:
«Visual merchandising fundamental», «Luxury goods», Deluxe design luxury and
excellence». Ci sono anche due link che offrono lavoro per davvero: cercano un
aiuto-cuoco a Gavirate, un lavapiatti a Nardò, un tuttofare a Riccione e un
barista in un gazebo di Casarsa della Delizia. Se invece clicchi il bottone
«Amore» eccoti un altro link che si chiama «Sedurre un Ariete» e dietro i quale
compare la finestra «Trova la tua bellezza russa oggi... eccitante esperienza
con donne russe, ci sono membri provenienti da tutto il mondo». I membri non
mancano mai. E ancora link: «Donne in Romania», «Trattamento dermo-professional
per la pelle del viso», «Bruciare cinque chili in una settimana». Per chi si
fosse messo allascolto
in questo momento: siamo navigando in un sito dove le pubblicità, mischiate ai
contenuti, sono ovviamente commisurate al livello
culturale e cerebrale attribuito ai frequentatori: i sostenitori di Grillo & Travaglio. Uh, cè anche il bottone «Sito per le ragazze»: lo
clicchi e cè «Nuvenia», blog pubblicitario il cui invito è perentorio:
«Riordina i tuoi assorbenti». Il tutto mischiato ad altri
bottoni e link che si portano bene: «Free Tibet», «Forza Clementina», «Vuoi
conoscere single?», «Parlamento pulito», «Pannolini Natura e Wip,
biodegradabili e al mais». Eccolo il target. Chiunque labbia individuato, conosce i
suoi polli. Li spenna sinché può. Il sottotitolo di un dvd di Travaglio recita
così: «Ci pisciano addosso e ci dicono che piove». Ecco. Precisamente. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 90 del 2009-04-15 pagina 8 Giorgia
lancia nuove «sfide» di Simone Mercurio Debutta questa sera al Palalottomatica
il nuovo tour dell'interprete romana dopo i risultati ottenuti dal cofanetto di
successi «Spirito libero. Viaggi di voce» C'è chi dice che Giorgia, se fosse
nata negli Stati Uniti, sarebbe oggi una rockstar internazionale, che vende
dischi in tutto il mondo al pari di altre vocalist «made in Usa» come Beyoncé,
Anastacia o Alicia Keys, giusto per fare qualche nome. Ma la nostra Giorgia non
ha davvero niente da invidiare alle seppur brave colleghe americane. Oltre la
voce, il carattere e la forte personalità, tra l'altro. Appena lo scorso anno
ha dichiarato: «Mi sento stonata oltre che in qualche nota qua e là, anche nei
confronti di questo tempo». Una «rivelazione», quella della «stonatura» cui
nessuno ha davvero dato credito, quando si parla di una delle più belle voci
che la musica italiana abbia mai avuto. Sedici anni di successi per Giorgia, da
quel febbraio '93 quando sul palco di Sanremo viene lanciata nell'Olimpo della
musica italiana con il brano E poi, suo primo grande successo. Proprio a
coronazione di questi primi sedici anni di carriera, Giorgia ha pubblicato un
cofanetto Spirito Libero - Viaggi di voce 2009 e nei prossimi mesi sarà alle
prese con una tournée che parte proprio questa sera dal Palalottomatica (ore
21), e la porterà in giro per i palazzetti di mezza Italia. Una «prima»
speciale dunque nella sua Roma per Giorgia, luogo dove la cantante emoziona e
si emoziona sempre un po' di più che altrove. Perché non può essere una serata
come le altre quando in platea ci sono i familiari, gli amici di una vita, le
persone che ricordano i primi passi nei club capitolini di questa splendida
vocalist italiana. Erano gli anni '80, i tempi in cui Giorgia si esibiva, unica
donna in band di musicisti uomini, in gruppi storici dell'underground
capitolino come gli «Io Vorrei la Pelle Nera» e la «Friends Acoustic Night».
Dopo aver affascinato il pubblico dell'Auditorium lo scorso dicembre con una perfomance
ad alta caratura emozionale, Giorgia torna ogg nella dimensione live meno
intimista e più «festaiola» del palazzetto dell'Eur. Una festa soul, jazz,
funky perché l'anima nera della cantante, sopita nei primi anni più melodici
per motivi commerciali, è poi prepotentemente tornata alla luce con tutto il
suo fragore mostrando al pubblico la sua poliedricità vocale e interpretativa.
Spirito libero appunto, come la collection, come il tour e come la canzone che
porta il titolo dell'intero progetto di Giorgia. «Non sopporto più di sentirmi
dire che non è questo il pezzo da interpretare/ Io oggi sai che faccio scrivo
come mi pare, uno spirito libero sa quello che vuole, sa quando è ora di
ballare» canta Giorgia con grinta, e altre canzoni di cui è anche autrice
parlano anche di attualità, di un malessere generazionale, della presunta crisi
del nostro paese che si riflette anche nella vita di tutti i giorni. Giorgia
nei nuovi brani dice quello che pensa senza fronzoli o orpelli che smussano e
addolciscono il suo pensiero. Una Giorgia vocalist ma anche
apprendista «guru», dunque, che prende lezione da Beppe
Grillo (con il quale duetta nel brano Libera la
mente) e che strizza l'occhio, centrando l'obiettivo, a una qualità del sound
decisamente di caratura internazionale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 90 del 2009-04-15 pagina 2 Di Pietro
cavalca la protesta per acchiappare i voti operai di Francesco Cramer Dal 20
aprile il leader Idv in tour elettorale nelle fabbriche del Nord Est. Con la
benedizione di chi incita al «bossnapping» RomaDi Pietro adesso indossa la tuta
blu. In fondo, agli operai l'alleato piddino non parla più da un pezzo,
preferendo i salotti più o meno buoni. Perché allora non presentarsi nelle
fabbriche, davanti ai cancelli, come facevano Lama e Berlinguer? Tonino, che
magari inciampa sui congiuntivi ma quando fiuta spazi elettorali sembra un
pointer, ha già capito cosa deve fare: soffiare sul fuoco della protesta per
poi ispirare consensi, applausi, voti. La data per l'operazione Cipputi è già
fissata: 20 aprile. Tra cinque giorni l'ex pm farà la trottola per gli
stabilimenti del profondo Nord-Est per poi finire davanti ai cancelli
dell'Iveco, in quel di Brescia. Per essere ancora più credibile porterà con sé
uno tosto, uno che è cresciuto a pane e lotte sindacali: quel Maurizio Zipponi,
già segretario della Fiom bresciana, ex rifondarolo e ora portatore del
vessillo dipietrista sulla strada di Strasburgo. Candidato alle europee con la
casacca dell'Idv, Zipponi ammette che «oggi, nelle fabbriche, un voto contro il
centrodestra è un voto per Di Pietro», rispedendo al mittente, indirettamente,
la critica biliosa sparata da Pier Paolo Baretta, onorevole del Pd: «Il Partito
democratico non può essere un semplice contenitore di dissenso, come invece è
l'Italia dei valori». Fratelli coltelli. Ma al di là delle sberle tra gli
«amici» nell'opposizione, Di Pietro corteggia le catene di montaggio da un bel
po': appena può corre a mischiarsi alle manifestazioni della Cgil, arringa i
licenziati Alitalia, sventola grafici sulla cassa integrazione, si smarca dai
tentennamenti piddini in materia di lavoro, salari, ammortizzatori sociali. La
base dipietrista ha un'anima proletaria che, orfana dei nipotini del Pci, se
non è già salita sul Carroccio, sta meditando di scalare il trattore dell'ex pm.
Gente che sente la crisi sulla pelle, che arranca con stipendi da fame e che
sta pure guardando Oltralpe con simpatia. Basta leggere Beppe Grillo, il primo tifoso di Tonino
e del «bossnapping», la pratica del sequestro dei manager ora tanto di moda in
Francia. L'iracondo comico, campione del vaffa e dell'insulto, getta alcol sul
fuoco che sta divampando a Parigi e dintorni e definisce la segregazione degli
odiati dirigenti aziendali «una nuova forma di relazione sindacale».
Parole come pietre: «I lavoratori rinchiudono per qualche ora, o anche per una
notte, i dirigenti in un ufficio. Non è un sequestro vero e proprio. È limitato
nel tempo e non produce danni fisici. È un estremo tentativo di dialogo da
parte dei licenziati». La nuova ricetta per contrastare la perdita di lavoro è
chiara, netta e, in fondo, perché non esportarla pure qui? «I bossnapper si
moltiplicano con la chiusura delle aziende. Il riscatto richiesto non è più il
denaro, ma la conservazione del posto di lavoro - scrive il Masaniello della Lanterna
-. Il dirigente che, con un tratto di penna, licenzia migliaia di dipendenti
per aumentare la produttività ha ora un pensiero in più. Non erano sufficienti
i pensieri delle stock option, dei bonus e dei benefit aziendali. Se tutto ha
un prezzo, un licenziato può però costare molto caro. Vi ricordate i bei tempi
in cui gli stipendi dei manager aumentavano a ogni taglio dei dipendenti? Beh,
sono finiti». Musica per le orecchie dei grillini e dei dipietristi più
imbufaliti. Anche se, a dire il vero, l'ex sindacalista duro e puro Zipponi
tira il freno a mano: «Simpatie nei confronti del sequestro dei manager? Una
vera stupidaggine. Ho passato la vita a fare il sindacalista e quando nel
passato ci sono state tensioni con gruppetti che avrebbero voluto scivolare
verso forme di violenza, beh... I lavoratori sono sempre stati danneggiati». E
neppure Paolo Brutti, responsabile delle politiche del lavoro dell'Italia dei
valori, se la sente di applaudire: «Capisco la rabbia degli operai, è una forma
di disperazione sindacale, ma se si tollerano atti di violenza si passa dalla
ragione al torto». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
(
da "Trentino" del
16-04-2009)
Argomenti: Grillo
L'impianto nel trevigiano divide. Il
reggente: «Loro vanno a bruciare altrove, noi non vogliamo farlo» Rifiuti,
scontro sullo smaltimento Il candidato Pdl a Vedelago con Nimby. Il sindaco:
non è la risposta TRENTO. Pino Morandini va a Vedelago, per vedere da vicino il
centro di riciclo dei rifiuti famoso in tutta Italia, mentre Alessandro
Andreatta lo bolla come una falsa soluzione al problema rifiuti. Sulla fase
finale di smaltimento è scontro tra i due principali candidati alla poltrona di
sindaco. Il candidato del centrodestra Morandini - informano in una nota i
promotori - sarà tra i candidati alle comunali che domani saranno in trasferta
al Centro riciclo di Vedelago, nel trevigiano, iniziativa organizzata da Nimby,
Italia Nostra, Mountain Wilderness, Amici di Beppe Grillo e altre associazioni
ambientaliste e di cittadini di Borgo, Lavis, Giudicarie, Grigno, Novaledo e
Pergine. Insieme a Morandini ci saranno scenderanno in veneto anche alcuni
candidati di centrosinistra, tra cui i verdi Carlo Biasi e Lucia Coppola e
Graziano Agostini (Sdi). Ma proprio dal sindaco reggente e candidato del
centrosinistra Andreatta è arrivato ieri un duro commento sull'impianto di
Vedelago: «In tanti lo esaltano e lo considerano la soluzione a tutti i nostri
mali. Ma non è in grado di garantire quei risultati che i suoi cantori vanno
magnificando. Noi lo abbiamo visto e ci siamo dovuti arrendere all'evidenza:
Vedelago oggi tratta gli imballaggi, quelli che noi già ricicliamo, non il
residuo, che infatti viene inviato a vari inceneritori fuori dalla provincia di
Treviso». «Decine di migliaia di combustibile da rifiuto - ricorda Andreatta -
noi abbiamo fatto una scelta diversa, abbiamo deciso di essere responsabili e
di smaltirceli tutti noi i nostri rifiuti, dall'inizio alla fine. Il problema è
di saper distinguere tra chi vuole risolvere i problemi e chi li rinvia o li
sposta».
(
da "Trentino" del
16-04-2009)
Pubblicato anche in: (Corriere delle
Alpi)
Argomenti: Grillo
Annozero, la Rai congela Vauro per una
vignetta Masi ordina una puntata riparatrice Santoro replica: ho agito con
correttezza ROMA. La Rai ordina a Michele Santoro un immediato riequilibrio dei
servizi sul terremoto trasmessi giovedì scorso e sospende Vauro per la vignetta
sulle bare, giudicata gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti. La
mano pesante del nuovo direttore generale di Viale Mazzini su «Annozero» piace
alla maggioranza ma scatena l'opposizione che grida alla censura. Dopo le
pesanti critiche di Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi che avevano bollato
Annozero come trasmissione «indecente» e «non degna del servizio pubblico»,
Mauro Masi ha inviato una lettera a Michele Santoro e ai direttori di Raidue e
Tg3. Nella lettera si parla della necessità di attivare sin dalla prossima
puntata, in onda stasera, i necessari e «doverosi riequilibri informativi
specificatemente in ordine ai servizi andati in onda dall'Abruzzo». Ma il
giornalista non ci sta. E in una lettera al direttore generale respinge ogni
addebito, sollecitando lo stesso Masi a rivedere la sospensione di Vauro che è
«una censura che produce una grave ferita per il nostro pubblico e per
l'immagine della Rai». Anche la puntata di stasera parlerà del sisma. «Respingo
gli addebiti che mi vengono mossi in quanto sono certo di aver esercitato con i
miei collaboratori la professione di giornalista con grande correttezza»,
scrive Santoro, sottolineando che alla redazione del suo programma non è
pervenuta nessuna richiesta di rettifica o annunci di azioni legali da parte di
alcuno. A Masi, appena approdato in Rai, inoltre il conduttore di Annozero
ricorda come la stessa azienda abbia «recentemente riconosciuto che l'autonomia
del giornalista non può essere menomata, nemmeno dall'editore». Entrando nel
merito dei servizi «incriminati» Santoro ricorda che le sue critiche alla
mancata pianificazione dei soccorsi hanno trovato conferma nei giornali di
tutto il momdo e che Enzo Boschi, presidente dell'istituto nazionale di
geofisica e vulcanologia, e ospite in studio giovedì scorso gli abbia più volte
dato ragione. Quanto alla sospensione di Vauro, per ora prevista per una sola
puntata in attesa della riunione del Cda Rai, Santoro chiede a Masi di
«soprassedere» per salvare l'immagine Rai. L'appello di Santoro per «salvare il
soldato Vauro» cade nel vuoto. Lo raccoglie solo Beppe Grillo che si dice pronto ad
assumerlo subito nel suo blog. Vauro dal canto suo usa l'ironia prima di
tessere l'elogio della satira che è libertà. «Sono a San Pietroburgo e questo
dice tutto!», replica a chi lo interroga sulla sospensione. Scontato il
plauso della maggioranza alla decisione di Masi. «Finalmente la Rai ha un
direttore generale» esulta Maurizio Gasparri. Il Pd con Paolo Gentiloni si
dichiara al contrario «esterrefatto per la censura» e con Vincenzo Vita
denuncia «sembra ormai cominciato l'assalto alla Rai». Parole condivise dal
consigliere Pd Nino Rizzo Nervo. Per il consigliere di area Pd Masi ha agito
come un moderno 'torquemada', assumendo risoluzioni che spettano al Cda e non
al dg. Intanto stasera in mancanza di Vauro in studio da Santoro ci sarà Sabina
Guzzanti a tenere alta la bandiera della satira. Maria Berlinguer
(
da "Tribuna di Treviso, La"
del 16-04-2009)
Pubblicato anche in: (Trentino)
(Corriere delle Alpi)
Argomenti: Grillo
Alza la voce il mondo della satira
Vincino: «Garimberti si dimetta» «è una vergogna. Questo è un comportamento
delinquenziale. Vauro veniva pagato pochissimo per il lavoro straordinario che
faceva. Ma Garimberti cosa fa? Accetta la sospensione? Deve dimettersi subito».
Così il vignettista Vincino commenta la sospensione di Vauro. Ma è tutto il
mondo della satira ad alzare la voce in difesa di Vauro. Emilio Giannelli,
storico vignettista del Corriere della Sera si dice «solidale con Vauro, la sua
sospensione da una trasmissione tv credo che sia perfettamente sbagliata».
Giannelli non esprime un giudizio sulle vignetta sotto accusa, ma dice che è
sbagliato «tappare la bocca a chi usa l'arma della satira». «Ma no! Non
permetterà mai che vada via uno dei suoi... dai... conoscendo Santoro non lo
consentirà mai», commenta Beppe
Grillo. E il comico genovese annuncia: «Se poi
dovessero mandarlo via (Vauro, ndr) sappia che io lo assumo domani mattina: ho
già mandato un sms al suo telefono e sono pronto ad assumerlo per il mio blog».
«Vauro è uno che non le manda a dire, non può che essere detestato dai suoi
bersagli, non è certo il tipo al quale il politico di turno chiede "per
favore, mi regala quella deliziosa vignetta su di me?"», commenta Michele
Serra. «A me - continua - fa schifo più della metà del palinsesto tv ma non mi
sognerei mai di censurarlo».
(
da "Secolo XIX, Il" del
16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Annozero: Santoro ammonito, Vauro sospeso
le decisioni dei vertici della rai Cartellino giallo al conduttore,
"rosso" al vignettista. E divampa la polemica politica. Stasera altra
puntata sul terremoto 16/04/2009 scambi di accuse polemica con vespa 16/04/2009
Michele Santoro lavora in Rai «in condizioni di assoluto privilegio». Così
Bruno Vespa, ieri. «Se io avessi fatto programmi come i suoi da molto tempo
avrei dovuto abbandonare la Rai», ha aggiunto. Santoro risponde: «Dopo Fini,
Berlusconi, Gasparri, Cicchitto, Carra e Merlo non poteva mancare Bruno Vespa.
Capiamo le ragioni per le quali gli converrebbe che Annozero non esistesse. Ma noi siamo per il libero mercato» 16/04/2009 a difesa di vauro
«lo assumo io» 16/04/2009 Beppe Grillo difende il vignettista Vauro e si dice convinto che Michele
Santoro «non permetterà mai che vada via uno dei suoi. Conoscendo Santoro -
dice il comico genovese - non lo consentirà. Anzi, se io fossi Santoro farei
una puntata solo con Vauro... tutta con Vauro». Poi, l'annuncio: «Se
dovessero mandarlo via, Vauro sappia che io lo assumo domani mattina, ho già
mandato un sms al suo telefono» 16/04/2009
(
da "Unita, L'" del
16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Epurazioni ed anatemi, 15 anni in tv
all'ombra del Caudillo Nella Spagna di Franco o nella Serbia di Milosevic la
satira veniva sopportata perchè era una valvola di sfogo per i regimi. In
Italia sono stati cacciati i migliori giornalisti. Il motto dei censori alla
Rai è «da noi non si parla mai male di nessuno», L'elenco delle «vittime» MARCO
TRAVAGLIO Nella Spagna di Francisco Franco e nella Serbia di Slobo Milosevic,
l'opposizione si riuniva nei teatri agli spettacoli di satira. Che veniva
tollerata da quei regimi, come estrema valvola di sfogo. Nel regimetto ottuso
del ducetto italiota, celebre nel mondo (ma non in Italia) per aver fatto fuori
in 15 anni i migliori giornalisti, da Montanelli a Biagi, da Santoro a Beha a
Massimo Fini, non si tollera nemmeno la satira. Quella contro Vauro è soltanto
l'ultima di una lunghissima serie di censure ed epurazioni di autori e attori
satirici in tv (sui giornali, l'unico precedente è la ridicola querela di
D'Alema a Forattini, poi fortunatamente ritirata). Serie che nella Seconda
Repubblica (nella Prima gidano ancora vendetta i caso di Dario Fo en Franca
Rame, nonché di Beppe Grillo) è stata inaugurata nel 2002 dall'editto bulgaro che colpiva
anche Daniela Luttazzi, additato al mondo (ma soprattutto a Saccà) come
"criminoso" e mai più visto dalle parti della Rai (tornò due anni fa
a La7, giusto il tempo per essere riepurato alla vigilia di una puntata sul
Papa e la Chiesa, con la scusa di una battuta su Giuliano Ferrara). Nel 2003, in rapida
successione, toccò a Sabina Guzzanti, che si vide chiudere il programma «Raiot»
dopo una sola puntata (record di ascolti per Rai3) grazie al trio
Annunziata-Cattaneo-Ruffini; e a Paolo Rossi, invitato e poi disinvitato da
"Domenica In" per aver osato proporre la lettura di un discorso di
Pericle, noto sovversivo, sulla democrazia ateniese. Nel 2004, sempre regnante
Al Tappone, l'apposito Del Noce provvide ad annullare una comparsata di Paolo
Hendel nel varietà del sabato sera perché il comico toscano minacciava
addirittura una battuta su Vespa e una su Bondi. Fu allora che il popolare
Noisette, scavalcando Milosevic, annunciò all'inclita e al colto che «la satira
politica è estranea al piano editoriale di Rai1» perché "da noi non si
parla male di nessuno». Memorabile, nel 2005, la telefonata di Gasparri a
"Che tempo che fa" per protestare con Simona Ventura che s'era
azzardata a mandare in onda un servizietto satirico sul suo conto. L'altra sera
il sincero democratico Maroni ha concesso il bis con Maurizio Crozza, già bersagliato
ai tempi di La7 per aver imitato nientemeno che il Papa. Altri anatemi, negli
anni, hanno fulminato Dario Fo e Franca Rame (il loro "Anomalo
bicefalo", denunciato da Dell'Utri che poi ha perso la causa, andò in onda
la prima sera su Sky senza l'audio), Corrado Guzzanti (per il suo irresistibile
Bossi-Hannibal Lecter) e altri celebri tupamaros come Antonio Cornacchione
("povero Silvio"), Rosalia Porcaro (l'operaia Veronica), Paola
Minaccioni (che si era permessa di parodiare mamma Rosa vergine e martire),
Francesco Paolantoni e i conduttori di talk satirici come Fabio Fazio e Serena
Dandini. Punito con continue sanzioni disciplinari anche il responsabile della
satira di Rai3, Andrea Salerno, colpevole di collaborare con simili figuri e di
chiamare censure la censure. Ognuna delle quali veniva accompagnata da una
giustificazione, ancor più ottusa della censura che intendeva coprire: satira
senza contraddittorio, satira blasfema, satira che fa informazione, satira
inopportuna, satira eversiva, satira senza par condicio, satira poco
riformista, satira volgare, satira nemica del dialogo, satira a senso unico,
satira che cerca il martirio. Roba da far rivoltare, anzi scompisciare nella
tomba Aristofane e Rabelais. Vauro, satiricamente in vacanza a San Pietroburgo
(che lui chiama ancora Leningrado), si starà sbellicando a sua volta.
«L'invidia del cretino per l'uomo brillante - diceva Max Beerbohm - trova
sempre qualche consolazione nell'idea che l'uomo brillante farà una brutta
fine». E da noi la madre dei cretini è sempre gravida. Un po'come il cavallo di
Viale Mazzini. La polemica
(
da "Tirreno, Il" del
16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina 6 - Attualità Annozero, la Rai
congela Vauro per una vignetta Masi ordina una puntata riparatrice Santoro
replica: ho agito con correttezza ROMA. La Rai ordina a Michele Santoro un
immediato riequilibrio dei servizi sul terremoto trasmessi giovedì scorso e
sospende Vauro per la vignetta sulle bare, giudicata gravemente lesiva dei
sentimenti di pietà dei defunti. La mano pesante del nuovo direttore generale
di Viale Mazzini su «Annozero» piace alla maggioranza ma scatena l'opposizione
che grida alla censura. Dopo le pesanti critiche di Gianfranco Fini e Silvio
Berlusconi che avevano bollato Annozero come trasmissione «indecente» e «non
degna del servizio pubblico», Mauro Masi ha inviato una lettera a Michele
Santoro e ai direttori di Raidue e Tg3. Nella lettera si parla della necessità
di attivare sin dalla prossima puntata, in onda stasera, i necessari e
«doverosi riequilibri informativi specificatemente in ordine ai servizi andati
in onda dall'Abruzzo». Ma il giornalista non ci sta. E in una lettera al
direttore generale respinge ogni addebito, sollecitando lo stesso Masi a
rivedere la sospensione di Vauro che è «una censura che produce una grave
ferita per il nostro pubblico e per l'immagine della Rai». Anche la puntata di
stasera parlerà del sisma. «Respingo gli addebiti che mi vengono mossi in
quanto sono certo di aver esercitato con i miei collaboratori la professione di
giornalista con grande correttezza», scrive Santoro, sottolineando che alla
redazione del suo programma non è pervenuta nessuna richiesta di rettifica o
annunci di azioni legali da parte di alcuno. A Masi, appena approdato in Rai,
inoltre il conduttore di Annozero ricorda come la stessa azienda abbia
«recentemente riconosciuto che l'autonomia del giornalista non può essere
menomata, nemmeno dall'editore». Entrando nel merito dei servizi «incriminati»
Santoro ricorda che le sue critiche alla mancata pianificazione dei soccorsi
hanno trovato conferma nei giornali di tutto il momdo e che Enzo Boschi,
presidente dell'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, e ospite in
studio giovedì scorso gli abbia più volte dato ragione. Quanto alla sospensione
di Vauro, per ora prevista per una sola puntata in attesa della riunione del
Cda Rai, Santoro chiede a Masi di «soprassedere» per salvare l'immagine Rai.
L'appello di Santoro per «salvare il soldato Vauro» cade nel vuoto. Lo raccoglie solo Beppe Grillo che si dice pronto ad assumerlo subito nel suo blog. Vauro dal
canto suo usa l'ironia prima di tessere l'elogio della satira che è libertà.
«Sono a San Pietroburgo e questo dice tutto!», replica a chi lo interroga sulla
sospensione. Scontato il plauso della maggioranza alla decisione di
Masi. «Finalmente la Rai ha un direttore generale» esulta Maurizio Gasparri. Il
Pd con Paolo Gentiloni si dichiara al contrario «esterrefatto per la censura» e
con Vincenzo Vita denuncia «sembra ormai cominciato l'assalto alla Rai». Parole
condivise dal consigliere Pd Nino Rizzo Nervo. Per il consigliere di area Pd
Masi ha agito come un moderno 'torquemada', assumendo risoluzioni che spettano
al Cda e non al dg. Intanto stasera in mancanza di Vauro in studio da Santoro
ci sarà Sabina Guzzanti a tenere alta la bandiera della satira. Maria
Berlinguer
(
da "Tirreno, Il" del
16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina 6 - Attualità Alza la voce il
mondo della satira Vincino: «Garimberti si dimetta» «è una vergogna. Questo è
un comportamento delinquenziale. Vauro veniva pagato pochissimo per il lavoro
straordinario che faceva. Ma Garimberti cosa fa? Accetta la sospensione? Deve
dimettersi subito». Così il vignettista Vincino commenta la sospensione di
Vauro. Ma è tutto il mondo della satira ad alzare la voce in difesa di Vauro.
Emilio Giannelli, storico vignettista del Corriere della Sera si dice «solidale
con Vauro, la sua sospensione da una trasmissione tv credo che sia
perfettamente sbagliata». Giannelli non esprime un giudizio sulle vignetta
sotto accusa, ma dice che è sbagliato «tappare la bocca a chi usa l'arma della
satira». «Ma no! Non permetterà mai che vada via uno dei suoi... dai...
conoscendo Santoro non lo consentirà mai», commenta Beppe Grillo. E il comico genovese
annuncia: «Se poi dovessero mandarlo via (Vauro, ndr) sappia che io lo assumo
domani mattina: ho già mandato un sms al suo telefono e sono pronto ad
assumerlo per il mio blog». «Vauro è uno che non le manda a dire, non può che
essere detestato dai suoi bersagli, non è certo il tipo al quale il politico di
turno chiede "per favore, mi regala quella deliziosa vignetta su di
me?"», commenta Michele Serra. «A me - continua - fa schifo più della metà
del palinsesto tv ma non mi sognerei mai di censurarlo».
(
da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 91 del 2009-04-16 pagina 1 Beppegrillo.boh di Filippo Facci Succede
che Beppe Grillo si è
imbufalito per un articolo dove lo scrivente, ieri, parlava di un sito che non
è neppure riconducibile personalmente a lui (anche se si chiama beppegrillo.tv)
e che è registrato da tal Hernando Pereira: e questo lo si aveva precisato
chiaramente, definendo quel sito come «parente illegittimo». Larticolo era titolato «I furbetti del web: col
marchio di Grillo guadagni
facili e incontri a luci rosse», e tendeva a dimostrare quale fosse il target
medio di Grillo & Travaglio ricavandolo dal
livello delle pubblicità ospitate: ovvio che pubblicità e contenuti di un blog
siano commisurati al livello attribuito ai frequentatori. Nel caso, trattavasi
perlopiù di pubblicità di incontri con ragazze dellEst, piccole truffe, giochi dazzardo;
oltre naturalmente a tutto il solito merchandising legato a Grillo e Travaglio, i dvd eccetera. Il pubblico è lo stesso,
a quanto pare. Comunque: sta di fatto che Grillo mi ha
definito due volte «servo» e in particolare «uno dei servi più zelanti del
padrone». Questo sul suo sito: che non è neppure intestato a lui, ma al
modenese Emanuele Bottaro. Mentre sul sito non suo, quello intestato a tal
Hernando Pereira, cè
scritto che sarei «un giornalista davvero spregevole».
Ordunque. Beppe Grillo, Hernando Pereira, Emanuele
Bottaro: posso sapere chi devo querelare? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 91 del 2009-04-16 pagina 1 Annozero
«La Liguria condanni Santoro» di Federico Casabella Ordine del giorno in
consiglio regionale di Gianni Plinio e Matteo Rosso (Pdl): «Offese anche le
persone partite dalla nostra regione. Chiediamo la solidarietà di tutte le
forze politiche». E Beppe Grillo vuole assumere Vauro «L'ha definita bene Gianfranco Fini.
Indecente. E di fronte ad un indecenza del genere non possiamo tacere e non
possiamo non chiedere che il consiglio regionale della Liguria esprima la sua
solidarietà verso chi sta lavorando in Abruzzo». Gianni Plinio è un
fiume in piena, scatenato contro Michele Santoro e la trasmissione di
«Annozero» su cui ieri si è espressa anche la dirigenza della Rai. Un
approfondimento giornalistico contestato sul quale lo stesso Plinio e il
collega di partito e consigliere regionale Matteo Rosso hanno deciso di
presentare un ordine del giorno in Regione per condannare le critiche ritenute
«pretestuose ed infondate» di Michele Santoro nei confronto dei volontari della
Protezione Civile e per manifestare solidarietà a tutti coloro che (...) ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 91 del 2009-04-16 pagina 3 Il caso
Santoro discusso anche in Regione di Federico Casabella I consiglieri del Pdl
Gianni Plinio e Matteo Rosso hanno presentato un ordine del giorno di
solidarietà a Protezione civile, Carabinieri e Vigili del Fuoco liguri che
stanno operando in Abruzzo: «Anche loro offesi da quella trasmissione» (...) si
stanno impegnando a favore dei terremotati abruzzesi. «Un conto è il diritto di
critica, altra cosa è la licenza di calunniare ed infangare gratuitamente chi,
come i volontari della Protezione Civile e della Croce Rossa ed i Vigili del
Fuoco, si è conquistata la generale ammirazione per la tempestività e la
qualità degli interventi fin dalle prime ore del dopo sisma -commentano Plinio
e Rosso-. Si può fare battaglia politica su tante cose ma una televisione
pubblica che, con il canone degli abbonati, paga un multi miliardario contratto
ad un portavoce come Santoro non può fare sciacallaggio sui morti». I due
esponenti del Pdl chiederanno che il consiglio si esprima già nella prossima
seduta di martedì, «siamo fiduciosi in una condivisione unanime del nostro
documento dal momento che Santoro ha offeso anche i volontari liguri della
Protezione Civile fra cui gli agenti del Corpo Forestale e i vigili del Fuoco e
i carabinieri del "Battaglione Liguria" presenti in Abruzzo per
aiutare i terremotati». Intanto, ieri dopo la decisione della Rai di sospendere
il vignettista di «Annozero» Vauro è intervenuto il comico
genovese Beppe Grillo che
si è detto pronto ad assumerlo nel suo blog. «Se io fossi Santoro - ha detto Grillo- non consentirei mai un
licenziamento del genere. Anzi, farei una puntata solo con Vauro». «Perfetto,
nel blog di Grillo ci
mancava giusto Vauro: uno squalifica l'altro» concludono ironicamente Rosso e
Plinio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 91 del 2009-04-16 pagina 3 Il
vignettista sospeso? Già riciclato da Grillo di
Giannino della Frattina Non che qualcuno si fosse preoccupato, ma state pur
tranquilli. Vauro Senesi, in arte Vauro, non resterà disoccupato. C'erano pochi
dubbi e, infatti, la lobby della sinistra al caviale (quella che predica male e
guadagna bene) si è già messa in moto. E per il truce vignettista che pur di
sfondare il video fa dell'ironia anche sulle bare non ancora chiuse non ci sarà
certo cassa integrazione. Michele Santoro «non permetterà mai che vada via uno
dei suoi», assicura in un'intervista ad Affaritaliani.it Beppe Grillo, uno che di insulti e
sciacallaggi se ne intende. Ma poi, nel dubbio, assicura che «se io fossi
Santoro farei una puntata solo con Vauro... tutta con Vauro». Poi il dubbio.
«Ma se dovessero mandarlo via, Vauro sappia che io lo assumo domani mattina, ho
già mandato un sms al suo telefono e sono pronto ad assumerlo per il mio blog».
Ricorre ad internet anche Mario Adinolfi, il vicedirettore di Red tv - la
televisione che fa riferimento a Massimo D'Alema - che nel suo profilo facebook
fa comparire un ben poco equivocabile «Adesso avete rotto». E invita gli
internauti alla mobilitazione istantanea di solidarietà, in gergo «flashmob».
Circostanziata, invece, la lettera che il direttore generale della Rai Mauro
Masi ha inviato a Vauro Senesi per comunicargli la sospensione. Nel testo si
parla di «grave inadempimento alle obbligazioni di cui al contratto». per aver
mostrato «in diretta televisiva, una vignetta del seguente tenore "Aumento
delle cubature. Dei cimiteri". Tale condotta, gravemente lesiva del
sentimento di pietà dei defunti - si legge nella lettera - travalica
all'evidenza i limiti del corretto esercizio del diritto di satira e si pone in
contrasto con i parametri di qualità dell'offerta che costituiscono elemento
essenziale della missione del servizio pubblico radiotelevisivo». © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 91 del 2009-04-16 pagina 3 La Rai
punisce Santoro: squilibrato Stop a Vauro e puntata riparatrice di Paolo
Bracalini Il dg Masi condanna i servizi vergognosi sul terremoto e le vignette
«senza pietà» Il conduttore si ribella e oggi rilancia con Sabina Guzzanti, Di
Pietro e Travaglio Riparare? Un po' difficile farlo con Sabina Guzzanti, Marco
Travaglio e Antonio Di Pietro in studio, ospiti-militanti questa sera per la
puntata post-sismica di Annozero. Mancherebbe solo un
collegamento con Beppe Grillo che ha già annunciato di voler assumere Vauro sul suo blog (ma
attenzione Vauro: Piero Ricca se ne andò perché Grillo non pagava le collaborazioni...), e la squadra sarebbe al
completo. Dopo due riunioni, i vertici Rai (il direttore generale Mario Masi
con il placet del presidente di area Pd Paolo Garimberti) hanno deciso
la «sanzione»: nessuno stop per Santoro, a casa invece (almeno per ora) il
vignettista Vauro per violazione contrattuale (la battuta sulle cubature dei
cimiteri è incompatibile, oltreché col buon gusto, col contratto di servizio e
il Codice etico Rai), e puntata riparatrice di Annozero sui soccorsi in
Abruzzo. Guardando il parterre di stasera, però, rimangono forti dubbi
sull'esito della «riparazione». Sabina Guzzanti lucida già l'artiglieria: «Più
casino si fa, più gente dimostra sotto Viale Mazzini più speranze abbiamo di
riaverlo» (Vauro). La comica girotondina dovrebbe intervenire in coda al
programma, con «una sorpresina», scrive sul suo sito. Puntata di
«riequilibrio»? Sembrerebbe il contrario. No fair play, qui si punta agli
stinchi. È vero, ci sarà Titti Postiglione della Protezione civile, ci sarà
Niccolò Ghedini, Pdl. E ci sarà ancora Guido Ruotolo inviato a L'Aquila, ma
stavolta in versione pro-soccorritori (chissà, intervisterà gli sfollati con
l'acqua minerale e la stufa in tenda). Si dovrebbe «riparare» ai toni
«fortemente squilibrati verso la tesi della carenza dei soccorsi e gravemente
omissivi dell'opera della Protezione civile» - scrive Masi nella lettera a
Santoro e ai direttori di Tg3 e RaiDue -, ma tutto lascia supporre che si
cercherà di «riparare» più che altro alle accuse fatte a Santoro. Che non si
parlerà dei terremotati dell'Abruzzo, ma degli aspiranti martiri di Annozero,
non di Bertolaso, ma di Santoro e che l'abusivo del titolo (Caccia all'abusivo)
sia una ironico ammiccamento a se stesso, che cioè l'abusivo non sia
l'interesse criminale nella ricostruzione, ma lui, sempre lui, ancora lui,
Michele Santoro. Prove tecniche di martirologio in prima serata, disciplina in cui
Santoro è esperto e che gli ha già fruttato uno status assolutamente anomalo
nella storia della tv pubblica: in onda per legge, anchorman con un tribunale
per editore. Santoro ha subito risposto a Masi respingendo gli addebiti, «in
quanto sono certo di aver esercitato la professione di giornalista con grande
correttezza». Non solo, ha ribadito tutta la linea: la mancata pianificazione
dei soccorsi, che «trova ampia conferma nei giornali di tutto il mondo» e nelle
parole del geologo Enzo Boschi (ospite giovedì) e la completezza
dell'informazione fornita. Poi su Vauro è scontro frontale: «La sua decisione
di sospenderlo è una censura che produce una grave ferita per l'immagine della
Rai. La invito a soprassedervi». Sul contratto di Vauro (che sul suo sito ieri
ha pubblicato tutte le vignette della puntata, con un commento: «No alla
censura! La satira è libertà!») avrà l'ultima parola il Cda Rai,
gerarchicamente al di sopra del dg, nella riunione di mercoledì prossimo. Il
Consiglio potrebbe revocare (come proporranno i membri di area Pd, di sicuro
Nino Rizzo Nervo, che già paragona Masi a Torquemada...) o confermare la
sospensione di Vauro, ipotesi più probabile visti i rapporti di forze tra
maggioranza e opposizione al settimo piano Rai. E decidere sanzioni disciplinari
per Santoro. «Io voterò per la conferma della sospensione di Vauro» anticipa al
Giornale il consigliere Alessio Gorla (area Pdl), «vedremo se per qualche
puntata o per tutto il resto della stagione di Annozero». In ogni caso non
sembra che nell'agenda di Viale Mazzini ci sia la cancellazione del programma,
nemmeno nel palinsesto del prossimo autunno, dove già sarebbero previste
quattordici puntate. Ma è chiaro che Santoro punterà sulla minaccia di censura,
con formula già sperimentata per tornare in Rai nel 2006: alzare i toni,
fomentare lo scontro, diventare un caso politico, scomodare la libertà di
informazione, farsi martire così da far lievitare il prezzo della propria
testa. L'Idv è la sponda naturale di questo gioco. Unico partito ad aver difeso
Santoro sin dal primo momento, stasera avrà il suo leader come difensore
d'ufficio del conduttore paladino dell'informazione libera (l'altra volta c'era
De Magistris). Il Pdl applaude Masi. Il Pd invece resta in una preoccupante
confusione (e Di Pietro esulta): se giovedì esecrava la puntata di Annozero,
ora parla di censura per la sospensione di Vauro. Anche loro pedine nell'abile
gioco di Santoro. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
(
da "Corriere.it" del
16-04-2009)
Argomenti: Grillo
VESPA ATTACCA IL CONDUTTORE: «È un
privilegiato». replica: «deve rifare l'esame» Il dg Masi: «Riequilibrare
Annozero, il vignettista Vauro sospeso» La decisione del direttore generale che
contesta i servizi dall'Abruzzo. Franceschini: «La censura è inaccettabile»
Michele Santoro (Lapresse) ROMA - Il direttore generale della Rai, Mauro Masi,
ha chiesto a Michele Santoro che «sin dalla prossima puntata di Annozero siano
attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in
ordine ai servizi andati in onda dall'Abruzzo» ma non al dibattito in studio di
giovedì scorso. Il dg lo ha chiesto in una lettera inviata allo stesso Santoro
e ai direttori del Tg3 Antonio Di Bella e di Raidue Antonio Marano. Nella
lettera è stata anche valutata «gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei
defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico la
vignetta di Vauro Senesi "Aumento delle cubature. Dei cimiteri"». Il
direttore generale ha quindi comunicato a Di Bella e Marano e allo stesso
Senesi che la Rai in via cautelativa e da subito non intende avvalersi delle
prestazioni del vignettista. Il quale ha replicato senza perdere la consueta
ironia: «Sono ancora a San Pietroburgo e la notizia si commenta da sola». Poi,
sul proprio sito Internet, ha pubblicato poche parole: «No alla censura! La
satira è libertà!». La vicenda sarà discussa dal Cda della Rai, previsto il 22
aprile. AVVIATA ISTRUTTORIA - Dopo le critiche del presidente della Camera Fini
e del premier Berlusconi, il direttore generale di Viale Mazzini e il
presidente Paolo Garimberti avevano espresso solidarietà alla Protezione civile
e attivato un'istruttoria per valutare le eventuali violazioni delle normative
e dei regolamenti aziendali. Martedì pomeriggio c'era stato un primo incontro,
aggiornato a mercoledì, dove, oltre a Masi e Garimberti, erano presenti il vice
dg Giancarlo Leone, il responsabile Risorse artistiche Lorenza Lei e i
rappresentanti dell'ufficio legale. Vauro Senesi (Eidon) PD: NO A CENSURA -
Secondo il segretario del Pd Dario Franceschini, che chiarisce di non
apprezzare il giornalismo proposto da Annozero, è inaccettabile qualsiasi
provvedimento di censura nei confronti della trasmissione di Santoro. «A me
quella trasmissione non piace molto - ha detto Franceschini poco prima della
decisione dei vertici Rai -, mi sembra che lì ci siano troppe persone che
pensano di avere la verità in tasca, comunque. Però non è che le cose che non
piacciono debbano essere censurate. Va rispettata la libertà di informazione, il
servizio pubblico è a disposizione di tutti. Legittime le critiche a Santoro,
ma non possono essere presi provvedimenti sanzionatori».Anche Paolo Gentiloni,
responsabile Comunicazione del Pd, critica invece la decisione della Rai: «La
strada burocratico-disciplinare imboccata lascia sconcertati. È assurdo pensare
di affrontare problemi editoriali con provvedimenti censori. È ancora più
inspiegabile che tali provvedimenti riguardino la satira. Critiche e
discussioni sui programmi di Santoro sono più che legittime, ma non possono dar
luogo a iniziative di questo genere». LE POLEMICHE - La decisione su Annozero
ha provocato ovviamente numerose altre reazioni politiche. Secondo Antonio Di
Pietro, «l'informazione di regime pretende, addirittura, una puntata di riparazione,
pur non essendoci nulla da riparare, ma piuttosto da ribadire». «Basta con le
ipocrisie e sotterfugi - dice il leader dell'Italia dei Valori - . A L'Aquila
sono crollati edifici pubblici, e tutti sapevano, in anticipo, che stavano per
crollare, come tutti sapevano che le scosse si ripetevano ormai da tempo.
Questo gli studenti lo stanno raccontando con la loro schietta testimonianza.
Il fatto che la libera informazione, come è successo con Annozero, lo abbia
evidenziato è un bene per evitare che in futuro questa tragedia accada
nuovamente». Sulla vicenda interviene anche Beppe Grillo, che lancia un appello a
Santoro perché si opponga all'allontanamento di Vauro: «Ma no! Non permetterà
mai che vada via uno dei suoi - dice il comico ad Affaritaliani.it - conoscendo
Santoro non lo consentirà mai. Anzi, se io fossi Santoro farei una puntata solo
con Vauro, tutta con Vauro». E Grillo annuncia:
«Se poi dovessero mandarlo via, sappia che io lo assumo domani mattina».
Opposta la posizione di Francesco Casoli, senatore Pdl e della commissione di
Vigilanza Rai: «Dopo giorni e giorni in cui la solita compagnia di giro
comunisto-gistizialista non perde occasione per ricordare alla Nazione le doti
di imparzialità e di correttezza del suo santone mediatico Santoro, finalmente
un provvedimento che ristabilisce anche per il servizio pubblico un po' di
regole. La Rai - spiega - fa bene a non accettare gli insulti e le oscenità del
vignettista di Annozero, che merita questa volta un sonoro zero in condotta.
Santoro deve essere libero di fare la trasmissione che vuole, altrimenti in
Italia non c'è democrazia. Masi deve essere libero di fare il direttore
generale della Rai facendo rispettare le regole». BOTTA E RISPOSTA CON VESPA -
Prima delle decisioni del vertice Rai, Bruno Vespa in una lettera inviata a
Giorgio Dell'Arti, autore e conduttore del programma di Radiouno «Ultime da
Babele», aveva definito «le condizioni di Santoro in Rai di assoluto
privilegio». «Se io avessi fatto programmi come i suoi da molto tempo avrei
dovuto abbandonare la Rai - scrive Vespa -. Santoro risponde al direttore
generale, mentre io rispondo al direttore di rete». Pronta la replica di
Santoro: «Comprendiamo le ragioni per le quali al conduttore di Porta a Porta
converrebbe che Annozero non esistesse. Ma noi siamo per il libero mercato. Se
dovessimo inoltre giudicare la sua qualità giornalistica dalle false notizie e
dalle considerazioni infondate che fa sui contratti in vigore nella nostra
redazione, dovremmo dedurne che deve rifare l'esame». Controreplica di Vespa:
«Mi spiace che Santoro abbia preso per un attacco quella che era la semplice
precisazione a una inesattezza emersa in una trasmissione radiofonica della
Rai. Santoro ricorderà che io sono stato sempre contrario al suo allontanamento
dalla Rai e lo sono tuttora». stampa |
(
da "Giornale.it, Il"
del 16-04-2009)
Argomenti: Grillo
Premessa: io sono (ma ormai bisogna dire
ero) favorevole all'accorpamento tra il referendum e le elezioni europee, non
fosse che per una questione di buon senso. Non ha senso a pochi giorni dal
terremoto e in piena crisi economica sprecare 400 milioni di euro. Fini è
indignato e ha ragione. Berlusconi avrebbe voluto l'abbinamento e ha dovuto
cedere solo perchè la Lega ha minacciato la crisi di governo. Ma perchè la Lega
non vuole l'accorpamento? Ufficialmente perché lo ritiene anticostituzionale;
in realtà perchè teme che il referendum venga approvato e dunque rinviandolo al
14 o al 21 giugno punta al mancato raggiungimento del quorum. E che cosa chiede
il referendum? I tre quesiti sono formulati in modo incomprensibile; di fatto
propongono di: 1) abrogare le norme che permettono il collegamento tra le liste
alla Camera. Il premio di maggioranza non verrebbe più attribuito alla
coalizione vincente, ma alla singola lista che ottiene più voti. 2) attribuire
il premio di maggioranza anche al Senato con nuove soglie di sbarramento: 4%
alla Camera, 8% al Senato. 3) abrogare le candidature multiple che consentono a
un candidato di correre in più seggi elettorali. Se passassero i primi due
quesiti la Lega rischierebbe di diventare ininfluente alla Camera e di non entrare
nemmeno al Senato. Ecco perchè ha alzato la posta in gioco. Il suo
ostruzionismo è fondato su ragioni comprensibili. Ho l'impressione, però, che
la maggior parte degli italiani non gradisca affatto lo sperpero di 400 milioni
e che sia favorevole al referendum. Rinviarlo a metà giugno potrebbe non
bastare per indurre il 50,1% degli elettori a disertare le urne. Inoltre da
questa vicenda l'immagine della Lega esce offuscata: mentre l'Italia si unisce
e riscopre uno spirito nazionale, il Carroccio fa prevalere il cabotaggio
elettorale, che motiva la base del partito, ma rischia di irritare molti
elettori moderati. Sì, la Lega ha le sue ragioni, tuttavia mi chiedo: Bossi ha
fatto bene i conti? Scritto in politica, lega, referendum, pdl, crisi,
democrazia, società, partito democratico, Italia Commenti ( 8 ) » (2 voti, il
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 09
Una farsa il ritorno agli utili delle banche Usa? Dunque, Wells Fargo ha
annunciato utili per 3 miliardi di dollari, Goldman Sachs ieri per 1,5 miliardi
e da qualche settimana le Borse festeggiano. Molti commentatori ritengono che
il peggio, per le banche Usa, sia passato. E' davvero così? Ho molti dubbi.
Com'è possibile che banche che fino a due mesi fa erano soffocate dai debiti
tossici improvvisamente risplendano? Dove sono finiti i debiti? Strano, molto
strano. O è un miracolo o c'è un trucco. Io propendo per la seconda ipotesi,
per questa ragione: 1) Il governo americano ha consentito di allentare le
regole mark-to-market, che obbligavano le banche a contabilizzare ogni giorni
il valore di mercato dei loro debiti e siccome quelli tossici valevano zero gli
istituti erano costretti a riportare perdite gigantesche. Ora invece le banche
possono valutare con molta elasticità questi debiti. Secondo le nuove regole
sono loro stesse a stabilire i criteri per stabilire il valore di questi
titoli. L'istituto X ha un debito tossico che a valore di mercato vale 1, ma
può decidere autonomamente che valga 5 o 6 perchè questo è il valore atteso fra
uno o due anni. E le banche possono vantare utili inattesi. Capito? E' un nuovo
esempio di finanza creativa. 2) Le banche in questi giorni sono sottoposte a uno
stress-test e, i risultati preliminari, sapientemente passati al New York Times
rivelano che lo stato di salute dei 19 principali istituti americani è migliore
del previsto. Ma Nouriel Roubini in un post dimostra che sono inattendibili
perchè fondati su premesse che la realtà ha già superato, in negativo. Ovvero i
"casi estremi" considerati dal test sono molto migliori dei dati
emersi nel frattempo sull'economia americana. Insomma, è una truffa. 3) La
Federal reserve ha portato quasi a zero i tassi di interesse, ma
l'Amministrazione Obama si è ben guardata dall'imporre limiti sui tassi che gli
istituti finanziari posso chiedere al consumatore, che, negli Usa restano
altissimi, a cominciare da quelli sulle carte di credito. Le banche li stanno
addirittura alzando. Si finanziano a tasso zero, ma impongono al consumatore
tassi superiori al 10%. Corrette e riconoscenti, come sempre. Il G 20 ha proiettato l'illusione
di una regolamentazione dei mercati finanziari, le Borse risalgono, Obama
alimenta le speranze parlando di "segnali di ripresa". E' evidente il
tentativo di infondere artificialmente fiducia, di cambiare la psicologia del
mercato e della gente, nella speranza che la profezia di un mondo migliore e
improvvisamente risanato si autoavveri. Sarà, ma il ritorno agli utili delle
banche Usa mi sembra una farsa. E a lungo termine questa manovra, che non
rimuove il male ma lo accentua, estremamente pericolosa. Scritto in banche,
capitalismo, crisi, spin, manipolazione, globalizzazione, economia, era obama,
gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) » (5 voti, il voto medio è: 4.4 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 09 Per
"Repubblica" l'immigrazione clandestina è peccato veniale Dunque
Berlusconi non cambia linea nella lotta all'immigrazione clandestina e per
rimediare al no della Camera, prolungherà il decreto in scadenza il 26 aprile.
Mille immigrati, quasi tutti tunisini, non verranno messi in libertà. Ed è
probabile che in futuro vengano approvate norme ancora più restrittive: la
Spagna di Zapatero, la permissiva Olanda, la Gran Bretagna del laburista Brown
vanno in questa direzione. E ieri il presidente francese Sarkozy ha pubblicato
una direttiva che Alberto Toscano riassume così: "Massimo controllo di chi
arriva per lavorare e massimo sforzo per allontanare (con le buone o con le
cattive) dal suolo nazionale gli extracomunitari privi di permesso di
soggiorno". Quest'anno dovranno essere espulsi almeno 27mila clandestini;
come dire: lavoro ai francesi, via gli irregolari. Si tratta di misure
draconiane, ben più severe di quelle italiane. Ma per la stampa di sinistra il
governo italiano è troppo duro, disumano. Sulla Repubblica di oggi, ad esempio,
Massimo Giannini, scrive: " L'allungamento a 180 giorni della permanenza
dell'immigrato nei centri di smistamento è persino peggio: una misura
sostanzialmente carceraria, stabilità da un'autorità amministrativa, in assenza
di reato e di garanzia giurisdizionale >". In assenza di reato? Fino a
prova contraria l'immigrato che tenta di entrare non avendo i documenti in
regola, nè i visti necessari, viola le leggi del Paese. E questo, sebbene
formalmente sia un illecito amministrativo, non può essere tollerato,
soprattutto quando assume proporzioni preoccupanti che la società italiana
dimostra di non tollerare più . Ma, evidentemente, per "Repubblica"
l'immigrazione clandestina è un peccato veniale. (Versione aggiornata del post)
Scritto in crisi, comunicazione, pdl, politica, partito democratico, società,
francia, immigrazione, Italia, europa, giornalismo Commenti ( 95 ) » (3 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr
09 Dalla crisi (e dalle tragedie) può nascere un mondo migliore? Sul Giornale
di oggi intervisto Bob Thurman, personaggio di grande caratura, sebbene poco
noto in Italia. E' uno dei principali consiglieri del Dalai Lama, saggista di
grande successo, la rivista "Time" lo inserì tra i dieci americani
più influenti. Il suo è il punto di vista di un americano spirituale, che nella
crisi finanziaria inizia a vedere una grande opportunità: quella di creare un
mondo migliore. Secondo Thurman "è un bene che la coscienza collettiva
degli americani si sia risvegliata. Urlano un poco? Se la gente smette di dare
ascolto a certe élite e costringe chi ha provocato questo disastro a prendersi
le proprie responsabilità questo può essere positivo», mentre prima la coscienza
era assopita "perché prevaleva l'egoismo. Molti si rendevano conto degli
abusi di un gruppo ristretto di persone, di lobbies molto potenti come quelle
delle banche, ma finché riuscivano ad andare avanti si dicevano: cosa posso
rimediare da solo? E siccome tutti pensavano così, nulla cambiava davvero.
D'altronde bastava accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei problemi
reali? Nessuno, tutto era trasformato in uno spettacolo, anche l'informazione».
Questa crisi è un'opportunità "perché il sistema così non poteva
funzionare: stavamo correndo verso il disastro. Tutto a credito, tutto
esasperato, centinaia di milioni di persone strappate alla campagne. Il governo
americano e le grandi istituzioni dicevano ai Paesi piccoli: non potete
proteggere i piccoli coltivatori. Così tutta la produzione finiva nelle mani
dei grandi gruppi. E gli agricoltori senza più lavoro che cosa fanno? Vanno
nelle città dove vivono nelle baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la
possibilità di creare sistema più equilibrato. Era un'economia guidata
dall'avidità, che ignorava i limiti delle risorse naturali e il rispetto della
natura. Ora c'è la possibilità di creare un sistema più saggio, basato sui
valori positivi dell'uomo». Thurman ricorda che "dopo ogni grande tragedia,
la gente si scopre migliore. All'indomani dell'undici settembre i newyorkesi
erano solidali, si cercavano, si aiutavano", li interpeta come segnali di
una trasformazione della coscienza e della sensibilità collettive. E se
osserviamo quel che sta accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova
conferme. Il mio collega Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità
degli abitanti delle zone colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di
sventure e di dolore, di lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e
dolenti ormai ne abbiamo viste tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma
mai, lo dico da semplice testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di
spontanea compostezza, di sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e
dintorni sono a pezzi, non c'è famiglia che non abbia un buon motivo per
piangere, ma da questo girone infernale si alza solo silenzio, decoro,
contegno. E voglia di ricominciare. Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo:
dalla crisi economica, dalle tragedie, sta nascendo davvero un mondo migliore?
Scritto in capitalismo, crisi, società, globalizzazione, Italia, gli usa e il
mondo Commenti ( 40 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 07Apr 09 Terremoto, l'Italia che reagisce bene
(con qualche eccezione) Per una volta l'Italia ha stupito in bene reagendo alla
tragedia dell'Abruzzo: anzichè dividersi in polemiche sterili, il Paese si è
unito. I soccorsi sono stati rapidi, la solidarietà della gente comune
commovente, la reazione dei partiti finalmente responsabile. Ho apprezzato
molto l'intervento di Franceschini in Parlamento che, senza se e senza ma, ha
offerto il proprio sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma, l'ha
accettato. Bene, con qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di
continuare su questa strada, scongiurando il rischio, molto alto, che passata
l'emozione, prevalgano antiche e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati
per la ricostruzione non arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero
bisogno. 2) Questa tragedia conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura
della prevenzione nel nostro Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici
non sono stati messi a norma e questo spiega perchè a crollare non sono state
solo case vecchie ma anche edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio,
qualcuno non si è trattenuto dall'insinuare qualche polemica. Per un certo
mondo, il solito (ovvero il popolo di Grillo,
Travaglio, Di Pietro), il terremoto si poteva prevedere e considera Giuliani,
l'esperto che sostiene di averlo annunciato, un incompreso da difendere.
Peccato che la sua previsione fosse imprecisa: aveva previsto il sisma per il
29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che le autorità gli avessero prestato ascolto:
migliaia di persone sarebbero state evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte
rientrare a casa. L'Aquila e i paesi circostanti non sarebbero stati
risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6 aprile, con epicentro il comune di
Catipignano. Ieri ho partecipato a una trasmissione radiofonica in Francia su
Rtl e uno dei più famosi sismologi francesi - dunaue senza alcun legame con il
governo italiano - ha confermato che è impossibile prevedere i terremoti. La
polemica non dovrebbe nemmeno iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo
parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira
già una certa aria.. sì, diventerà un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo
di un'Italia confusamente arrabbiata e facilmente manipolabile. O sbaglio?
AGGIORNAMENTO: tutti i leader del mondo hanno espresso all'Italia solidarietà e
cordoglio, anche il presidente Obama, con toni partecipi e una lunga telefonata
a Berlusconi. Lo ringraziamo, ma poi l'ambasciata americana ha deciso lo
stanziamento di 50 mila dollari per l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila
dollari. Un pensierino ino ino ino, peraltro non richiesto dall'Italia. Il
governo americano poteva proprio rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl,
politica, partito democratico, spin, Italia, società, manipolazione,
giornalismo Commenti ( 72 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 05Apr 09 Obama è il nuovo Gorbaciov?
Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia sancisce un grande successo di
immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e non capita mai che un
presidente, all'estero, venga accolto da folle in delirio. O meglio: succedeva
a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in Germania ha parlato a
un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano che, se si candidasse
alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe agevolmente Angela
Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere forte, carismatico e
capace di rompere gli schemi. La sua straripante popolarità dimostra che gli
Usa, quando usano i toni giusti, possono essere ancora amati nel mondo e dunque
che l'antiamericanismo non era viscerale, né irreversibile, ma limitato agli eccessi
dell'era Bush. Infatti le proteste di strada non erano rivolte contro di lui.
L'analogia con Gorbaciov, però, rischia di essere anche politica, sebbene non
altrettanto drammatica nell'esito finale. L'esperienza del profeta della
glasnost si concluse con il crollo dell'Urss, quella del primo presidente
afroamericano difficilmente terminerà con l'implosione degli Stati Uniti. Ma
proprio questo primo viaggio ha svelato al mondo un'altra America, meno sicura
di sé, improvvisamente umile, a tratti quasi implorante. Quella di un tempo era
abituata a imporre i compromessi, quella di oggi dà l'impressione di subirli.
Il G20 è stato salutato come un grande successo, ma Washington non ha ottenuto
l'impegno di tutti i Paesi a varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice
della Nato si aspettava un impegno ampio e coordinato da parte degli alleati
per l'invio duraturo di nuove truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento
di 5mila uomini limitato alle elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse
settimane aveva esercitato pressioni fortissime per piegare le resistenze degli
europei. Inutilmente: per la prima volta il Vecchio Continente può dire no,
senza temere lacerazionie tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata
improvvisamente forte? No, è quella di sempre caotica, litigiosa, multicefala.
Semmai è l'America a essere divenuta debole. Obama ha avuto l'onestà
intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a provocare la crisi
finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono uscire da soli. Ha
bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è costretto ad assumere
un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca: quello del mediatore,
dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta molto. Nei due vertici
- G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di negoziatore, di pacificatore.
La sua è un'America che tende la mano e riscopre il consenso. Con un dubbio:
Obama sta gestendo un periodo di difficoltà transitoria in attesa di riprendere
il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov, verrà ricordato come il gestore di
un grande Paese che declina tra gli applausi del mondo? Scritto in era obama,
crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo, germania, francia Commenti
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di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti, molto ottimismo. Basterà? La
Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama ieri era raggiante; tutti i
leader hanno salutato con enfasi i risultati del G20. Ed è normale che sia
così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel tentativo, perlomeno, di
sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto. Tuttavia analizzando i
contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha portato poche novità.
L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi: erano previsti 500
miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che intendono
regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le norme devono
essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. - secondo Brown
"non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire le
società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè ogni
Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte.
Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da
1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più
urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è
irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno
il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non
hanno acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite
colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro
i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè
affrontare le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto
a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la
psicologia catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando
l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è
comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin,
era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo,
germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (6 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09
Che tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di
migliaia di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle
banche, accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e
un morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi d'informazione,
di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste, giudicandole,
giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e, purtroppo, non è
l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che negli ultimi
anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato inchieste su
Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un decennio non ha
analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta finanziaria di
Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi non sono che
alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti difetti, ma per
anni abbiamo considerato quella americana come un modello da imitare. Ora non
più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona notizia per il
giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama, spin, crisi,
comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie nascoste,
democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 09 G20,
tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo. Obama
arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i
governi a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da
abbozzare: al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul
passerà sotto traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di
Obama rischia di essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo
non riconosce più lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi
si può, e non basta un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a
un Paese a cui il mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della
crisi. Scritto in era obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli
usa e il mondo, germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 )
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Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 28Mar 09 Nasce il Pdl, ma saprà darsi un'identità? Nasce il Pdl, bene.
E non è difficile prevedere che sarà vincente, perchè Berlusconi è la figura di
riferimento da oltre 15 anni e alla maggioranza degli italiani è assai gradira
e perchè i partiti conservatori, in Italia, ma non solo, affrontano la crisi
meglio di una sinistra moderata che, avendo fatto proprio il dogma liberista
(ricordate il libro di Giavazzi e Alesina?), ora appare meno credibile di un
centrodestra, dove nel corso degli anni non sono mancate le critiche allo
stapotere della finanza e alla deriva morale della società ( vedi Tremonti,
Bossi, certi esponenti di An). Tuttavia il Pdl corre lo stesso rischio del Pd,
che è fallito perchè non è riuscito a darsi una nuova identità ovvero non ha
saputo creare una sintesi innovativa tra i cattolici sociali e i post
comunisti. Al Pd, come già osservato su questo blog, manca il senso di
appartenenza. La domanda che mi pongo è la seguente: il popolo di Forza Italia
e, soprattutto, il popolo di An, che è più piccolo ma più coeso, saprà
riconoscersi nel Pdl? Ovvero: il nuovo partito sarà sentito come proprio dai
militanti? Avrà una coerenza ideologica, programmatica, sociale? Se la risposta
sarà negativa, non è difficile prevedere un aumento dei consensi a Lega e Udc,
che hanno già un profilo consolidato e sono facilmente riconoscibili dagli
elettori. Il successo del nuovo partito nel medio e lungo periodo si gioca sull'identità.
Che dovrà essere forte, autentica, condivisa. O sbaglio? Scritto in politica,
pdl, partito democratico, democrazia, Italia Commenti ( 70 ) » (4 voti, il voto
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degi 8 kili di coca trovati addosso a una europarlamentare... Roberto Goretti:
Tutte le leggi che favoriscano il bipolarismo perfetto trovano il mio favore.
Chissa' se un... bo.mario: La domanda è se serve ancora la lega come si stà
comportando. I votanti cosa pensano di ottenere con... daniele: Penso anch'io
che stavolta la Lega rischi di ritrovarsi con il cerino in mano e le
probabilita'... Francesco C: Tutta questa vicenda rischia di presentare un
conto salatissimo alla Lega, questa volta hanno sbagliato... Ultime news
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(
da "Secolo XIX, Il" del
17-04-2009)
Argomenti: Grillo
«Parco di San Romolo ridottoin condizioni
vergognose» Pdl, Zoccarato nuovo leader provinciale, Strescino
è il vice appello del Beppe Grillo Meetup candidati-sindaco e alla guida del partito IL PARCO di
San Romolo-monte Bignone (nella foto) «è in condizioni disastrose», ha bisogno
di un «energico intervento di pulizia» e soprattutto di iniziative di rilancio
che puntino sullo sport, il tempo libero, il turismo. E' l'appello
lanciato al Comune, e a chi andrà a governare la città, dal Sanremo Beppe Grillo Meetup. Scrivono i "grillini"
sanremesi: «Il parco è ormai utilizzato, in alcuni punti, come una discarica a
cielo aperto. L'ambiente attorno a quello che resta della stazione della
funivia è pericoloso e completamente incustodito: vetri infranti e in parte
ancora sulle pareti della cabina, protezioni in rete metallica delle fosse di
arrivo e partenza divelte e sporgenti verso eventuali visitatori disattenti.
Invitiamo chi è demandato a farlo a chiudere ogni accesso al luogo e a togliere
tutti gli elementi che costituiscono un pericolo. Riteniamo che l'attuale
incuria sia ingiustificabile. Le risorse del territorio, anziché essere
valorizzate nell'interesse dei cittadini, vengono trascurate e mortificate. Il Beppe Grillo Meetup ha organizzato dei gruppi di studio per
mettere a punto alcune proposte: dopo la pulizia del parco (con la rimozione
dei rifiuti pericolosi, come l'eternit) e la messa in sicurezza, un
potenziamento dell'area dei giochi per i bimbi; un parco avventura, stile
"tarzanlandia - era un'idea dell'ex amministrazione Borea, mai realizzata
-, il recupero delle aree dismesse, un miglioramento e una maggior segnalazione
dei percorsi per il trekking, il potenziamento del maneggio con l'ippoterapia e
la onoterapia. C.D. .x/17/0904 Assegnate le cariche in provincia. Dicono: «Tra
Imperia e Sanremo non c'è rivalità. Noi rappresentiamo il nuovo» .x/17/0904
(
da "Resto del Carlino, Il (Ancona)"
del 17-04-2009)
Argomenti: Grillo
ANCONA PRIMO PIANO pag. 2 «Ancona a 5
stelle»: Mauro Gallegati candidato della lista collegata a Grillo
Il professore Mauro Gallegati, docente di macroeconomia all'università
Politecnica è il candidato sindaco della lista civica Ancona a 5 stelle'.
«Questa lista civica riferisce una nota è nata dalla volontà di quegli
anconetani che non intendono più far gestire la propria vita dai mestieranti
della politica». Gallegati è nello staff di Beppe Grillo per l'economia e il lavoro,
e collabora con lui nel suo blog su internet. «La lista civica viene spiegato
fa paura agli apparati della politica per il tentativo di risvegliare le
coscienze della gente, di stimolare a decidere della propria vita senza più
delegarla a chi ha fatto bene i propri interessi». Nel programma
elettorale politiche in favore dell'ambiente e per una città più vivibile.
(
da "Repubblica, La" del
17-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina XVIII -
Genova Teatro Il convegno Beppe
Grillo cerimoniere in ricordo
di Attilio Corsini Il condominio del futuro? Ne parla anche il parroco
(
da "Tribuna di Treviso, La"
del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Zanini: ci hanno coinvolto tardi «No
inceneritori» Ma Treviso non c'è «Se ci avessero coinvolto per tempo, avremmo
partecipato anche noi alle spese per il progetto di studio sull'impatto degli
inceneritori». Vittorio Zanini, assessore comunale all'Ambiente, replica così
alle accuse di Nicola Atalmi in merito all'assenza di Treviso dal vertice anti
inceneritori convocato dal sindaco di Silea, Silvano Piazza. «La Lega si oppone
in Regione - dice Atalmi - ma qui non fa nulla di concreto». L'obiettivo
dell'iniziativa è presentare un'unica difesa in sede di commissione Via
regionale, e di mettere in campo risorse economiche comuni. Unici assenti al
tavolo, i comuni di Mogliano (commissariato) e Treviso. Partecipano San Biagio,
Carbonera, Roncade, Casale, Casier, Quarto d'Altino, Preganziol e Marcon, oltre
a Silea comune capofila. Sarà redatta una relazione dai tecnici già incaricati
dal Comune di Silea, che servirà a controbattere lo studio presentato da
Unindustria alla Via regionale. Con il contributo dei
Comuni vicini sarà più facile reperire le risorse necessarie a pagare il lavoro
dei tecnici (tra cui c'è Stefano Montanari, collaboratore di Beppe Grillo). «Se ci avessero coinvolto
per tempo, avremmo potuto partecipare», dice Zanini.
(
da "Tribuna di Treviso, La"
del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Silea. I sindaci dell'hinterland e del
moglianese in consorzio contro il progetto di Unindustria. «E' necessario un
piano regionale dei rifiuti» Dieci Comuni contro l'inceneritore Tavolo unico
per difendere il territorio e cercare risorse. Treviso assente SILEA. Un tavolo
unico per fermare gli inceneritori di Unindustria. E' l'iniziativa che ha preso
il via ieri su iniziativa del sindaco di Silea, Silvano piazza. L'obiettivo è
presentare un'unica corposa difesa in sede di commissione Via regionale, e anche
di mettere in campo risorse economiche comuni. Unici assenti al tavolo, i
comuni di Mogliano (commissariato) e Treviso. Un tentativo di concertazione tra
comuni era già stato tentato da San Biagio ormai tre anni e mezzo fa.
L'iniziativa però era caduta nel vuoto. Questa volta il tavolo dei sindaci
anti-inceneritore è diventato cosa certa. Vi parteciperanno San Biagio,
Carbonera, Roncade, Casale, Casier, Quarto d'Altino, Preganziol e Marcon, oltre
a Silea comune capofila e in attesa di Mogliano. Il tavolo servirà a creare
un'unica difesa comune, a organizzare nuove iniziative di sensibilizzazione.
Ciò si tradurrà nel concreto in una relazione che verrà redatta dai tecnici già
incaricati dal Comune di Silea, che servirà a controbattere lo studio
presentato da Unindustria alla Via regionale. Con il contributo dei comuni
vicini sarà più facile reperire le risorse necessarie a pagare il lavoro dei
tecnici (tra cui c'è Stefano Montanari, collaboratore di Beppe Grillo), ma anche ad allargare la
task force anti inceneritore. E' probabile che verrà effettuato anche uno
studio complessivo sulle ricadute del traffico derivante dal trasporto dei
rifiuti. «Sono soddisfatto - commenta Piazza - perché gli assessori e i sindaci
mi hanno dimostrato grande disponibilità per osteggiare la realizzazione dell'inceneritore».
Unici assenti Mogliano e Treviso. Se nel primo caso è dettata dalla presenza
governativa del commissario prefettizio, nella mancanza al vertice di qualsiasi
rappresentante di Treviso si possono leggere altre interpretazioni, anche se
Piazza si dichiara fiducioso: «Sono sicuro che poi si uniranno a noi, perchè
anche a Fiera e Sant'antonino avranno ricadute derivanti dall'installazione dei
due inceneritori. Con Mogliano vedremo di coinvolgere i candidati a sindaco,
cosicchè dal 7 giugno chiunque si insedierà sarà pronto a darci man forte». La
reazione è corale: «I dati tecnici - hanno commentato gli assessori presenti -
parlano da soli. L'impianto emetterà 13 milioni di metri cubi di fumi al
giorno. L'inceneritore occuperà un'area equivalente a 5 campi da calcio, avrà
un camino di 110 metri,
e produrrà 250 tonnellate di scorie ogni anno. Nel territorio passeranno
quotidianamente 70 camion, immaginiamo che impatto potranno avere nella qualità
della vita e nella salute dei cittadini. Serve un progetto di strategia comune
per coordinare l'azione contro questo impianto. Abbiamo deciso di insistere con
la Regione affinché venga fatto un piano dei rifiuti». (Federico Cipolla)
(
da "Stampa, La" del
18-04-2009)
Argomenti: Grillo
SANREMO "Recuperare il parco di
S.Romolo e Bignone" Appello per salvare dal degrado il «Parco Naturale di
San Romolo e Monte Bignone». A intervenire segnalando le condizioni precarie
della zona, tra discariche a cielo aperto ed ex stazioni della funivia in
completo stato di abbandono è «The Sanremo Belle Grillo
Meetup»: «Ci troviamo di fronte ad uno stato di incuria ingiustificabile -
scrivono i "grillini" - riteniamo che le risorse del territorio
debbano essere valorizzate a beneficio della cittadinanza e non trascurate e
mortificate». E arriva una «proposta operativa», in linea con l'attività di
stimolo della pubblica amministrazione che caratterizza da sempre il «Meetup».
Ecco i punti principali: pulizia del parco, rimozione dei rifiuti pericolosi e
messa in sicurezza delle aree accessibili al pubblico; ripensamento e
costruzione di un parco giochi per i bimbi in modo che possa essere fruito da
tutti, senza che vi siano separazioni o distinzioni generate dalla
realizzazione di giochi specifici per bambini diversamente abili; realizzazione
di un parco avventura; recupero delle aree dismesse (ex funivia e immobili di proprietà
pubblica); individuazione di percorsi di trekking ben segnalati; potenziamento
del maneggio con corsi di ippoterapia e onoterapia. E il «Beppe
Grillo Meetup» di Sanremo conclude: «Auspichiamo che
l'amministrazione pubblica esprima la volontà politica di valorizzare le
risorse del territorio, volontà che non può avere un colore nè uno schieramento
di riferimento in quanto la protezione dell'ambiente viene configurata non solo
come un diritto dell'uomo ma anche come dovere nei confronti delle future
generazioni». \
(
da "Repubblica, La" del
18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina IX - Bologna Il candidato
procuratore sotto attacco Piro e Persico solidali con Italo Materia La Procura
si schiera con Italo Materia. Oggetto di un attacco politico, il procuratore di
Reggio Emilia, finora in pole position per succedere a Enrico Di Nicola al
vertice della Procura bolognese, viene tenacemente difeso dal procuratore
reggente Silverio Piro (già nominato capo a Velletri) e da Luigi Persico, in
procinto di diventare sostituto procuratore generale. Oggi si terrà un presidio contro la nomina di Materia da parte degli Amici di Beppe Grillo e del candidato sindaco
Giovanni Favia: «Non ci piace Materia come procuratore capo, è stato visto
cenare con un pentito di mafia ed è amico di Giovanni Lembo, magistrato
inquisito per collusione con la mafia». La manifestazione (di cui la Questura
non sa nulla), è stata «disapprovata» e ritenuta «impropria» dal pm
Rossella Poggioli, rappresentante emiliana dell´Associazione magistrati. Piro e
Persico sono di tutt´altro avviso dei «grillini»: «La vicenda è vecchia e già
ampiamente chiarita - dice Piro -. Sono deluso che qualcuno voglia influire
sulla nomina del procuratore di Bologna. Mi chiedo: perché tutto questo? A
Materia va tutta la mia solidarietà: è una persona che è stata costante esempio
di professionalità e capacità nel servizio». A quella cena a Messina, c´erano
Materia e Lembo (non ancora inquisito) che erano colleghi nella Dda, la
direzione distrettuale antimafia. Si presentò un pentito (con la sua scorta) e
si accomodò al tavolo dove si trovava Lembo, che conosceva. A quel tavolo c´era
anche Materia. Questo è tutto, secondo gli ambienti della Procura bolognese.
Anche Persico rivendica la correttezza di Materia: «Quando ero reggente della
Procura - rievoca - ho ricevuto una qualificata e totale collaborazione da
Materia, coordinatore della Dda. Anche Di Nicola, con il suo rigore morale, ha
apprezzato la sua professionalità. Gli confermo la mia totale stima».
(
da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
REGGIO pag. 10 UN PRESIDIO per dire
"no" alla nomina di Italo Materia (foto... UN PRESIDIO per dire
"no" alla nomina di Italo Materia (foto) al posto di procuratore capo
di Bologna. Lo hanno organizzato per stamane gli Amici di Beppe Grillo che hanno dato vita a una
lista civica, annunciando che saranno in piazza Re Enzo, dalle 10 alle 13, con
un banchetto e materiale informativo contro il procuratore capo di Reggio che
concorre al posto di procuratore capo a Bologna. Annuncia l'iniziativa
il candidato sindaco Giovanni Favia: «Non ci piace l'idea di avere Materia come
procuratore capo, come tutti sanno è stato visto cenare con un pentito di mafia
ed è amico di Giovanni Lembo, un magistrato inquisito per favoreggiamento di
associazione mafiosa». Materia aveva precisato di essere stato collega di Lembo
alla procura di Messina: era a pranzo con lui quando arrivò il pentito. Gli
Amici di Beppe Grillo, preferirebbero la Boccassini
anche se sanno di non avere voce in capitolo nella nomina (al momento ancora in
stallo al Csm: oltre a Materia concorre il reggiano Giancarlo Tarquini). «LE
QUESTIONI personali non devono avere rilevanza nella valutazione, la scelta
avviene sempre in base all'interesse pubblico»: lo ha detto ieri il numero uno
della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, a Bologna per un convegno.
L'Associazione nazionale magistrati regionale si è aggiunta al coro in difesa
di Materia esprimendo «forte disapprovazione per lo svolgersi di una singolare
e impropria manifestazione pubblica, di palese contenuto denigratorio della
persona del magistrato e dell'istituzione da lui rappresentata». E si associa
alle dichiarazioni di stima e solidarietà da parte del procuratore reggente
Silverio Piro e del pm Luigi Persico. Image: 20090418/foto/9225.jpg
(
da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 7 ALZATA di
scudi, in Procura, in favore dell'attuale procuratore di Reggio Em... ALZATA di
scudi, in Procura, in favore dell'attuale procuratore di Reggio Emilia Italo
Materia, candidato a diventare procuratore capo di Bologna. Gli Amici di Beppe Grillo di Bologna hanno attaccato Materia, come già fece Sonia Alfano,
presidente dell'Associazione nazionale vittime della mafia, contestandogli
l'amicizia con l'ex collega Giovanni Lembo, finito nei guai per amicizie
mafiose. «Sono deluso che qualcuno voglia influire sulla nomina del procuratore
capo di Bologna dice l'attuale procuratore Silverio Piro . Mi chiedo
quale sia il motivo. A Materia va tutta la mia solidarietà, è una persona che è
stata costante esempio di professionalità e capacità nel servizio». Anche il pm
Luigi Persico, che con Materia ha lavorato gomito a gomito, lo difende a spada
tratta, ricordando la sua «professionalità» e la loro «qualificata e totale
collaborazione». Oggi i grillini faranno un volantinaggio contro Materia in
piazza Re Enzo. L'Anm esprime verso l'iniziativa «forte disapprovazione».
Image: 20090418/foto/1307.jpg
(
da "Secolo XIX, Il" del
18-04-2009)
Argomenti: Grillo
Idv, scoppia il caso Cappello politica / 2 L'accusa: «Ha organizzato un
convegno con i fondi del gruppo consiliare». La replica: «Ho chiesto, ma
nessuno ha detto no» 18/04/2009 «NON SI POSSONO spendere soldi pubblici per
fare propaganda elettorale e utilizzare una sede istituzionale per promuovere
una posizione di parte». A dare fuoco alle polveri, l'altro giorno in
conferenza dei capigruppo, è stata la capogruppo di Forza Italia Raffaella
della Bianca. In poche ore quello del convegno sulla gestione dell'acqua
organizzato lunedì prossimo a Palazzo Tursi da Manuela Cappello, consigliera
comunale e assessore provinciale di Italia dei Valori, è divenuto un caso in
piena regola. Un caso che ha scatenato un putiferio all'interno del direttivo
regionale del partito che si è svolto, giovedì sera, alla presenza di un
inviperito Giovanni Paladini. Il coordinatore regionale dell'Idv ha
pubblicamente "censurato" la Cappello, che è pure
attivista dei comitati di Beppe Grillo, accusandola di leggerezza per aver inserito il proprio nome tra
i relatori del convegno di lunedì (ore 17, Salone di rappresentanza a Tursi)
senza attendere conferma. Titolo dell'incontro: "La gestione dei servizi
pubblici: acqua, rifiuti, energia, trasporti". Relatori: il
portavoce dell'Idv Leoluca Orlando, Gloria Bardi, candidata del partito alle
elezioni europee, Emilio Molinari, presidente Comitato italiano contratto
mondiale acqua, e appunto Paladini, la cui partecipazione è incerta. I quattro
consiglieri Idv che affiancano Cappello in sala rossa hanno preso le distanze
dall'iniziativa. La prima colpa dell'assessore provinciale alle Politiche
giovanili e all'Istruzione sarebbe quella di aver finanziato la tavola rotonda
attingendo al budget a disposizione del gruppo consiliare per spese di
cancelleria, informazione, aggiornamento. Budget composto da una quota comune e
da una, di circa 500 euro all'anno, destinata a ciascun membro del gruppo. E
dato che l'Idv ha sfilato l'appoggio, giudicando l'iniziativa inopportuna,
Cappello ha potuto solo contare sul proprio plafond personale. «Ma i termini
della questione non cambiano», insiste Della Bianca: «Sono sempre soldi
pubblici». Ci sarebbe anche un'aggravante: il convegno è promosso dal circolo
Idv "Idealisti senza illusioni" nel cui direttivo spicca il nome di
Giacomo Grappiolo, marito della Cappello, già nel mirino della Casa della
legalità di Cristian Abbondanza per una serie di presunti conflitti di
interesse. «Non ho fatto nulla di strano», si difende l'interessata: «Ho
semplicemente organizzato un confronto istituzionale, su tematiche di stretta
pertinenza del consiglio comunale. Tra l'altro ho chiesto l'autorizzazione al
gruppo consiliare e nessuno mi ha risposto di no». V. G. 18/04/2009
(
da "Giornale.it, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 93 del 2009-04-18 pagina 4 «Caro
Vauro, ti lamenti ma tu hai censurato me» di Marco Zucchetti Mica tutti sono
coraggiosi e incoscienti come Davide. Golia è una brutta bestia, è grosso e fa
paura. Se poi Golia è Vauro Senesi, che armato di carte bollate ti intima di
cancellare un commento sgradito dal tuo piccolo blog, tu obbedisci e mosca. E
pazienza se il Golia della matita ora si finge Davide e urla al regime. Tu,
avvocato Giuseppe Nitto da Napoli, hai poco da farci. E cancelli quel commento.
Avvocato Nitto, il censurato l'ha censurata? «Minacciato, più che altro. E
tutto per una delle sue solite, disgustose vignette». Si consoli, è di stretta
attualità... «Era il 2006 e Vauro ad Annozero ritrasse Magdi Allam come un
jihaidista, coi giornali al posto dell'esplosivo, che urlava "Allam
akhbar!"». La cosa la turbò? «Molto. Così scrissi sul mio blog In partibus
infidelium dei giudizi di fuoco contro Vauro». Fuocherello, falò o incendio?
«Be', il mio sito riporta analisi politiche internazionali, opinioni. Sono un
avvocato, moderato e pacifico. Ma quella volta ero fuori di me e - al termine
di un lungo articolo - gli diedi del pezzo di m...». Lui usa parolacce come il
parmigiano sulla pasta, avrà sorriso... «Per niente. Mi ha fatto scrivere da
uno studio legale dicendo che lui e la famiglia erano spaventati dalle mie
parole, "lesive della sua integrità fisica e morale"». Addirittura...
«Sì, e dato che era nelle mani di uno studio legale che segue tutta la banda -
da Gino Strada a Santoro - e che è specializzato nel chiedere i danni, mi
spaventai. Così cancellai il commento e finì tutto lì». Chissà quanti lettori
lessero quell'insulto, però... «Il mio blog ha 200 contatti al giorno, per lo
più amici. Non è mica il sito di Beppe
Grillo. Al momento ci sono 22 post e zero commenti:
non ha alcuna eco mediatica». Mai nessun altro le ha chiesto di rimuovere il
contenuto del blog? «Mai. C'è chi mi insulta, magari. Qualche giustizialista e
filopalestinese. Ma le carte bollate no, mai». Certo, non è che fosse
una guerra alla pari... «Ma a Vauro piace vincere facile. È un bulletto. Con il
mio blog che non visita nessuno fa il prepotente. Con la Rai e il governo fa la
vittima, è il suo gioco intimidire i piccoli e immolarsi coi grandi». Dice che
è diritto di satira... «È il suo scudo per fare politica. Però i diritti hanno
un contenimento: di solito è il rispetto delle tragedie e della persona, la
coscienza. Ma questi perseguono l'esagerazione sistematica e se ne fregano».
Cercano il martirio? «La sparano sempre più grossa per suscitare indignazione e
utilizzare quel sentimento come dimostrazione di censura. Ma non sanno cosa sia
la censura, con i gambizzamenti sotto casa... In Italia c'è una libertà
incredibile. Quello che manca è il rispetto». Però Vauro la sospensione se l'è
beccata... «Sacrosanta. Magari capisce che non tutti i 60 milioni di italiani
ridono delle sue vignette. C'è anche chi le considera orrende e non apprezza la
sua cattiveria gratuita». Provoca. Non è il suo mestiere? «Lui è il Caruso
della matita. Una persona intelligente che cerca pubblicità con gli eccessi. I
guai li cerca. Quando Berlusconi disse che avrebbe preso le generalità a chi lo
ingiuriava, lui si disegnò col cartello "stronzo" con tanto di codice
fiscale. Se non è harakiri questo...». Sul suo sito ci sono le foto di Craxi e
del Papa, sotto la bandiera israeliana: l'esatto contrario dell'ideologia
santorina. Ma perché guarda Annozero? «Mi voglio meravigliare dei limiti che
oltrepassano. Poi mi arrabbio, i miei figli si spaventano e io spengo». Dica la
verità: si è un po' pentito di aver calato i calzoni quella volta, eh?
«Decisamente sì. Avrei dovuto dirgli: "Te lo meriti, parla con il mio
avvocato e querelami". Ma volevo evitare la lite. Però non è detto che non
ripubblichi quegli insulti ora. Tanto sono sempre attuali». © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 93 del 2009-04-18 pagina 3 Toh, Di
Pietro è il più invitato di Redazione Provate a indovinare chi è il politico
più presente al salotto tv più imparziale del momento. Forse uno dei tre
coordinatori del Pdl? Macché. Forse il segretario del Pd, perché è giusto dare
spazio al principale partito dell'opposizione? Niente da fare: da settembre a
questa parte ad «Annozero» Veltroni si è accomodato una volta sola,
Franceschini zero su zero. Chissà, forse Michele Santoro avrà dato più spazio ai
leader della sinistra radicale, visto che non stanno in Parlamento. Acqua anche
stavolta. Il più gettonato nella tribuna di don Michele è proprio lui, Antonio
Di Pietro. E dire che avere in trasmissione il leader dell'Italia dei Valori
non è esattamente uno scoop, visto che il nostro è già in tv un giorno sì e
l'altro pure. Ebbene, il Tonino nazionale ha già incassato da Santoro ben
cinque ospitate cinque (record assoluto), per parlare di magistrati ma anche di
Alitalia, di terremoto ma anche di pubblica amministrazione. E quando Di Pietro proprio non c'è, la «par condicio» versione
Santoro impone comunque di invitare appena possibile un suo alleato, come il
candidato Idv De Magistris (la settimana scorsa) e il predicatore Beppe Grillo (il 12 marzo). © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 93 del 2009-04-18 pagina 35 Sprechi
Stipendi da star e trasferte di studio da 600mila euro di Redazione Il più
epico e forse insuperabile è stato l'assegno staccato per il Teatro Stabile di
Torino nel 2006: 7,5 milioni di euro a favore di Luca Ronconi, direttore
artistico del Piccolo (lo Stabile di Milano), per uno spettacolo celebrativo
delle Olimpiadi invernali. A decidere quel cachet pauroso furono - come
raccontano Aldo Forbice e Giancarlo Mazzuca ne I faraoni - Oberdan Forlenza (attuale
presidente del Teatro Stabile di Roma) e Sergio Chiamparino, entrambi
veltroniani doc. Ma il teatro torinese è passato alla storia (degli sprechi)
anche per la gestione Walter Le Moli, direttore artistico fino al 2007. Le Moli
godeva di uno stipendio di 406mila euro lordi l'anno («un'esagerazione a lungo
tenuta celata negli ambienti "amici" della cultura comunale
torinese», scrisse la Repubblica sulle pagine torinesi), più un alloggio da
43mila euro di canone annuo, più rimborsi chilometrici per i viaggi e una
curiosa clausola che prevedeva il pagamento a parte delle regie (Le Moli è
anche regista). E gli attori? La tabella dei compensi per i professionisti
della prosa sono ridicole: 72 euro di diaria. Ma ovviamente le star viaggiano
su altre cifre. Così al Teatro Stabile di Genova si dice che il cachet di
Mariangela Melato sia lievitato a 3-4mila euro a sera. Si racconta, per tornare
ancora allo Stabile di Torino, che l'allestimento dei Demoni del regista Peter
Stein (luogo e date ancora da definire...) sia costato 600mila euro, con
trasferta di studio in Umbria del grande regista insieme alla compagnia. Spese
o sprechi che rendono al botteghino? La Siae ha diffuso una
cifra: 12milioni di biglietti staccati in un anno. Ma attenzione: in quella
cifra ci sono anche gli spettatori degli show di Beppe
Grillo, Aldo Giovanni e Giacomo, Luttazzi,
Bagaglino. Non esattamente «prosa». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Grillo
n. 93 del 2009-04-18 pagina 11 Grillo fa un salto all'Eden per celebrare il regista
pegliese Attilio Corsini di Redazione Pegli rende omaggio ad Attilio Corsini,
l'attore e regista genovese, fondatore del teatro Vittoria di Roma, scomparso
la scorsa estate. E la serata, in programma questa sera alle 20.30 al teatro
Eden, ha trovato subito l'adesione di Beppe Grillo, presentatore d'eccezione,
di caterina Vertova e di molte altre personalità dello spettacolo e della
cultura. Un appuntamento voluto da Flavio Gaggero, dentista di Pegli con tanta
passione per l'attività nel campo del sociale, che ha anche una finalità benefica.
L'ingresso è gratuito e chi vorrà potrà fare una libera offerta a sostegno
della Croce Verde Pegliese. Un modo per seguire il solco tracciato dallo stesso
Corsini che, fondando il teatro Vittoria di Roma, contribuì a riqualificare
l'intero quartiere. Questa sera gli verrà anche dedicata una targa posta sul
palazzo di Pegli dove visse fino ai 18 anni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Corriere.it" del
18-04-2009)
Argomenti: Grillo
in difesa del «libero download»
«Inondiamo i discografici di mail» La protesta riparte dai blog Su Facebook in
126 mila per «Free the Pirate Bay». L'attore Fry su Twitter: sto con loro
MILANO Innanzitutto la solidarietà, perché i ragazzi di Pirate Bay «sono
simpatici» e «rappresentano una nuova idea di rivoluzione». Poi la protesta,
perché «cercare di imporre regole alla rete è un po' come pretendere di violare
le leggi della fisica». A seguire la voglia di reagire con un'azione eclatante,
in stile net strike, la protesta elettronica collettiva: «Inondiamo di mail le
case discografiche che ora gongolano». Infine il ritorno alla realtà: «Non
cambierà nulla, già oggi in rete ci sono molti altri spazi e altre piattaforme
per chi vuole condividere file e documenti». La sentenza di condanna per i
«Pirati» ha messo in movimento il web. SOCIAL NETWORK - Nei principali social
network, non appena la notizia si è diffusa, è diventata l'argomento più
gettonato. Il motore di ricerca di Facebook, digitando il nome del motore di
ricerca incriminato, recupera 425 voci. E tra queste, in cima alla lista,
piazza «Free The Pirate Bay», un gruppo che è arrivato a sfiorare i 126 mila
iscritti, di cui più di 3.500 aggiuntisi ex novo solo nella giornata di
venerdì. Su Twitter, il sito di microblogging che consente agli utenti di
pubblicare messaggi lunghi fino a 140 caratteri, i minipost dedicati alla
sentenza di Stoccolma si sono susseguiti a ciclo continuo nella timeline
generale, facendo sì che Peter Sunde e la sua ciurma raggiungessero presto la
vetta dei «trending topics», gli argomenti più in voga del momento, scalzando
dal top Susan Boyle, la «bruttina dalla voce d'usignolo» (una donna inglese che
ha ottenuto un successo planetario partecipando a uno show in stile Corrida) che
da alcuni giorni stava letteralmente facendo impazzire il web. E non è tutto:
la video conferenza stampa messa online dai curatori del sito ha toccato le 210
mila visualizzazioni nello spazio di poche ore. Numeri ancora parziali, che per
questioni di fuso orario ancora non tengono conto di tutte le reazioni dagli
States. Ma che danno comunque il senso della portata della decisione dei
giudici svedesi. FUORI DAL CORO - Ci sono anche le voci fuori dal coro, quelle
di chi dice che in fondo, pur se perpetrato in nome del «diritto alla cultura»,
il download di film e brani musicali in barba ai diritti d'autore è comunque un
furto. Ma la sentenza, per quanto fosse attesa, sembra avere provocato perlopiù
la rabbia dei cybernauti. In Gran Bretagna, Paese dove il pronunciamento dei
giudici ha avuto una significativa eco, è sceso in campo anche il Times che
nella sua edizione online ha subito pubblicato un'analisi di Tom Whitwell,
giornalista esperto di musica e di rete, esaustiva già nel titolo: «La sentenza
non è un deterrente». Perché coloro che scaricano abitualmente file dal web
«non si sentono fuorilegge», perché non fanno opera di copiatura con l'intento
di delinquere, bensì perché questo «è solo il modo più semplice» per acquisire
musica e video. «La sola vera minaccia alla pirateria online fa notare Whitwell
negli ultimi anni non è arrivata da azioni legali o campagne educative, bensì
dal successo di iTunes», il sito lanciato da Apple per scaricare legalmente a
basso costo singoli brani musicali o interi cd, il cui esempio è stato poi
imitato da diverse altre piattaforme. Proprio l'elevato costo di dvd e cd è il
pretesto rivendicato in molti blog e nei commenti a margine dei pezzi
pubblicati dai media online per giustificare il download illegale di file da
Internet. «Perché non posso comprare a 2 euro Barry Lyndon di Kubrick del 1975
completo di sottotitoli in varie lingue si chiede ad esempio pockerdassi71 sul
Corriere.it ? Anche questo è rendere fruibile la cultura». «La vittoria
aggiunge Archangelsk sta nell'abbassare i prezzi: l'altro giorno al centro
commerciale c'erano innumerevoli dvd con film anche recenti che costavano 7-8
euro. Ecco il vero scacco alla pirateria». Ma c'è anche chi, come Teddy P.
sull'edizione internazionale di Wired, rivista specializzata nelle nuove
tecnologie, vede nel peer-to-peer (lo scambio, appunto, di file tra computer
connessi alla rete) un modo per non trovare sgradite sorprese: «Scarico
regolarmente musica attraverso i torrents (i programmi che permettono lo
scambio, ndr) e lo faccio come preview: se i brani del cd mi piacciono, poi lo
compero. Altrimenti rinuncio». L'ATTORE CHE DIFENDE I «PIRATI» - Ma non saranno
in molti a pensarla come lui: chi scarica un brano musicale o un film senza
pagare un centesimo di solito si sente semplicemente in diritto di farlo.
Stephen Fry, attore britannico noto per avere interpretato Oscar Wilde
nell'omonimo film e per una parte in Harry Potter e il calice di fuoco, ha
preso le difese di Pirate Bay e lo ha fatto con un messaggio via Twitter: «Poveri
pirati! Facendo parte di questa industria ed essendo titolare di copyright non
dovrei tifare per loro. E invece lo faccio. Dare loro dei "ladri" non
aiuta. Anche io ho "rubato" nell'era delle cassette». Mal gliene
incolse, come lui stesso ha spiegato in un secondo post, a breve distanza dal
primo: «Adesso sono in seri guai con i miei colleghi, le tv mi stanno già
chiamando per commentare». Anche Mike Skinner, il rapper uk dei The Streets,
era un «sorvegliato speciale» della rete, essendo un twitter di lungo corso e
avendo provveduto, proprio attraverso al microblogging, a diffondere
gratuitamente alcuni suoi brani. Ma chi si aspettava prese di posizione a
favore del download assoluto è rimasto deluso: «Penso che l'idea che la musica
debba essere gratuita sia sbagliata. Gli artisti devono vendere musica, seppure
a prezzi bassi» ha scritto ai suoi oltre 21 mila followers. BEPPE GRILLO - Ma siamo solo agli inizi. I principali blog di
opinione non hanno ancora incominciato a occuparsi sul serio delle conseguenze
della vicenda. In Italia c'è chi chiede aiuto a Beppe
Grillo e per farlo infila qualche commento nel blog
del comico genovese a margine di post che riguardano tutt'altro. Come
Alfonso Baroni: «Inizia l'era della santa inquisizione cibernetica, spariamo
tutti i byte che abbiamo sulle case discografiche»; o un utente che si firma
Pirate Bay supporter: «Seguiamo questa cronaca di limitazione delle libertà,
dove chi pubblica un link viene costretto a chiudere per sottostare a leggi
illogiche». Alessandro Sala stampa |
(
da "Giornale.it, Il"
del 19-04-2009)
Argomenti: Grillo
Il mio amico e collega Nicola Porro
latita un po' sul suo blog, ma sul Giornale è assai presente e ieri è stato uno
dei rari giornalisti italiani a dare con la giusta evidenza una notizia che
ritengo, purtroppo, molto significativa. Trattasi di questo: Tronchetti Provera
ha deciso di "dimissionare" Carlo Puri Negri, il numero uno di
Pirelli Real Estate. E a ben vedere. Come scrive Porro: "Il titolo
piazzato in Borsa a 26 euro viaggia oggi intorno ai 4,7", e fino a pochi
giorni fa era ancora più giù. "Nel 2008 Pirelli Re ha perso quasi 200
milioni ed è stata costretta a lanciare un aumento di capitale da 400 milioni.
Se Pirelli Re non avesse avuto l'ombrello finanziario ed economico di Pirelli,
sarebbe come le tante società immobiliari che stanno saltando come pop
corn". Puri Negri, dopo molti anni lusinghieri, ha fallito ed è invitato
ad andarsene. Il capitalismo funziona così. Ma se ne va con una buonuscita da
14 milioni di euro. E questo proprio non va. Perchè il capitalismo esige
l'assunzione di responsabilità, mentre questa vicenda dimostra che la casta dei
supermanager non ha imparato la lezione e continua a comportarsi con avidità,
arroganza, disprezzo del buon senso e degli altri. Una casta che ha provocato i
danni maggiori nelle banche, ma che influisce anche in altri settori.Ed è
inutile parlare di risanamento e di capitalismo etico fino a quando prevarranno
queste logiche. Torniamo ai fondamentali, a un sistema che premia chi fa bene,
ma che punisce chi sbaglia. E' una questione di giustizia e di buon senso,
ormai irrinunciabile, perchè senza fiducia sociale il sistema non regge.
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articolo a un amico 16Apr 09 Referendum, la Lega ha fatto bene i conti?
Premessa: io sono (ma ormai bisogna dire ero) favorevole all'accorpamento tra
il referendum e le elezioni europee, non fosse che per una questione di buon
senso. Non ha senso a pochi giorni dal terremoto e in piena crisi economica
sprecare 400 milioni di euro. Fini è indignato e ha ragione. Berlusconi avrebbe
voluto l'abbinamento e ha dovuto cedere solo perchè la Lega ha minacciato la
crisi di governo. Ma perchè la Lega non vuole l'accorpamento? Ufficialmente
perché lo ritiene anticostituzionale; in realtà perchè teme che il referendum
venga approvato e dunque rinviandolo al 14 o al 21 giugno punta al mancato
raggiungimento del quorum. E che cosa chiede il referendum? I tre quesiti sono
formulati in modo incomprensibile; di fatto propongono di: 1) abrogare le norme
che permettono il collegamento tra le liste alla Camera. Il premio di
maggioranza non verrebbe più attribuito alla coalizione vincente, ma alla
singola lista che ottiene più voti. 2) attribuire il premio di maggioranza
anche al Senato con nuove soglie di sbarramento: 4% alla Camera, 8% al Senato.
3) abrogare le candidature multiple che consentono a un candidato di correre in
più seggi elettorali. Se passassero i primi due quesiti la Lega rischierebbe di
diventare ininfluente alla Camera e di non entrare nemmeno al Senato. Ecco
perchè ha alzato la posta in gioco. Il suo ostruzionismo è fondato su ragioni
comprensibili. Ho l'impressione, però, che la maggior parte degli italiani non
gradisca affatto lo sperpero di 400 milioni e che sia favorevole al referendum.
Rinviarlo a metà giugno potrebbe non bastare per indurre il 50,1% degli
elettori a disertare le urne. Inoltre da questa vicenda l'immagine della Lega
esce offuscata: mentre l'Italia si unisce e riscopre uno spirito nazionale, il
Carroccio fa prevalere il cabotaggio elettorale, che motiva la base del
partito, ma rischia di irritare molti elettori moderati. Sì, la Lega ha le sue
ragioni, tuttavia mi chiedo: Bossi ha fatto bene i conti? Scritto in politica,
lega, referendum, pdl, crisi, democrazia, società, partito democratico, Italia
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articolo a un amico 14Apr 09 Una farsa il ritorno agli utili delle banche Usa?
Dunque, Wells Fargo ha annunciato utili per 3 miliardi di dollari, Goldman
Sachs ieri per 1,5 miliardi e da qualche settimana le Borse festeggiano. Molti
commentatori ritengono che il peggio, per le banche Usa, sia passato. E'
davvero così? Ho molti dubbi. Com'è possibile che banche che fino a due mesi fa
erano soffocate dai debiti tossici improvvisamente risplendano? Dove sono
finiti i debiti? Strano, molto strano. O è un miracolo o c'è un trucco. Io
propendo per la seconda ipotesi, per questa ragione: 1) Il governo americano ha
consentito di allentare le regole mark-to-market, che obbligavano le banche a
contabilizzare ogni giorni il valore di mercato dei loro debiti e siccome
quelli tossici valevano zero gli istituti erano costretti a riportare perdite
gigantesche. Ora invece le banche possono valutare con molta elasticità questi
debiti. Secondo le nuove regole sono loro stesse a stabilire i criteri per
stabilire il valore di questi titoli. L'istituto X ha un debito tossico che a
valore di mercato vale 1, ma può decidere autonomamente che valga 5 o 6 perchè
questo è il valore atteso fra uno o due anni. E le banche possono vantare utili
inattesi. Capito? E' un nuovo esempio di finanza creativa. 2) Le banche in
questi giorni sono sottoposte a uno stress-test e, i risultati preliminari,
sapientemente passati al New York Times rivelano che lo stato di salute dei 19 principali
istituti americani è migliore del previsto. Ma Nouriel Roubini in un post
dimostra che sono inattendibili perchè fondati su premesse che la realtà ha già
superato, in negativo. Ovvero i "casi estremi" considerati dal test
sono molto migliori dei dati emersi nel frattempo sull'economia americana.
Insomma, è una truffa. 3) La Federal reserve ha portato quasi a zero i tassi di
interesse, ma l'Amministrazione Obama si è ben guardata dall'imporre limiti sui
tassi che gli istituti finanziari posso chiedere al consumatore, che, negli Usa
restano altissimi, a cominciare da quelli sulle carte di credito. Le banche li
stanno addirittura alzando. Si finanziano a tasso zero, ma impongono al
consumatore tassi superiori al 10%. Corrette e riconoscenti, come sempre. Il G 20 ha proiettato l'illusione
di una regolamentazione dei mercati finanziari, le Borse risalgono, Obama
alimenta le speranze parlando di "segnali di ripresa". E' evidente il
tentativo di infondere artificialmente fiducia, di cambiare la psicologia del
mercato e della gente, nella speranza che la profezia di un mondo migliore e
improvvisamente risanato si autoavveri. Sarà, ma il ritorno agli utili delle
banche Usa mi sembra una farsa. E a lungo termine questa manovra, che non
rimuove il male ma lo accentua, estremamente pericolosa. Scritto in banche,
capitalismo, crisi, spin, manipolazione, globalizzazione, economia, era obama,
gli usa e il mondo Commenti ( 61 ) » (5 voti, il voto medio è: 4.4 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 09 Per
"Repubblica" l'immigrazione clandestina è peccato veniale Dunque
Berlusconi non cambia linea nella lotta all'immigrazione clandestina e per
rimediare al no della Camera, prolungherà il decreto in scadenza il 26 aprile.
Mille immigrati, quasi tutti tunisini, non verranno messi in libertà. Ed è
probabile che in futuro vengano approvate norme ancora più restrittive: la
Spagna di Zapatero, la permissiva Olanda, la Gran Bretagna del laburista Brown
vanno in questa direzione. E ieri il presidente francese Sarkozy ha pubblicato
una direttiva che Alberto Toscano riassume così: "Massimo controllo di chi
arriva per lavorare e massimo sforzo per allontanare (con le buone o con le
cattive) dal suolo nazionale gli extracomunitari privi di permesso di
soggiorno". Quest'anno dovranno essere espulsi almeno 27mila clandestini;
come dire: lavoro ai francesi, via gli irregolari. Si tratta di misure
draconiane, ben più severe di quelle italiane. Ma per la stampa di sinistra il
governo italiano è troppo duro, disumano. Sulla Repubblica di oggi, ad esempio,
Massimo Giannini, scrive: " L'allungamento a 180 giorni della permanenza
dell'immigrato nei centri di smistamento è persino peggio: una misura
sostanzialmente carceraria, stabilità da un'autorità amministrativa, in assenza
di reato e di garanzia giurisdizionale >". In assenza di reato? Fino a
prova contraria l'immigrato che tenta di entrare non avendo i documenti in
regola, nè i visti necessari, viola le leggi del Paese. E questo, sebbene
formalmente sia un illecito amministrativo, non può essere tollerato,
soprattutto quando assume proporzioni preoccupanti che la società italiana
dimostra di non tollerare più . Ma, evidentemente, per "Repubblica"
l'immigrazione clandestina è un peccato veniale. (Versione aggiornata del post)
Scritto in crisi, comunicazione, pdl, politica, partito democratico, società,
francia, immigrazione, Italia, europa, giornalismo Commenti ( 95 ) » (3 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr
09 Dalla crisi (e dalle tragedie) può nascere un mondo migliore? Sul Giornale
di oggi intervisto Bob Thurman, personaggio di grande caratura, sebbene poco
noto in Italia. E' uno dei principali consiglieri del Dalai Lama, saggista di
grande successo, la rivista "Time" lo inserì tra i dieci americani
più influenti. Il suo è il punto di vista di un americano spirituale, che nella
crisi finanziaria inizia a vedere una grande opportunità: quella di creare un
mondo migliore. Secondo Thurman "è un bene che la coscienza collettiva
degli americani si sia risvegliata. Urlano un poco? Se la gente smette di dare
ascolto a certe élite e costringe chi ha provocato questo disastro a prendersi
le proprie responsabilità questo può essere positivo», mentre prima la
coscienza era assopita "perché prevaleva l'egoismo. Molti si rendevano
conto degli abusi di un gruppo ristretto di persone, di lobbies molto potenti
come quelle delle banche, ma finché riuscivano ad andare avanti si dicevano:
cosa posso rimediare da solo? E siccome tutti pensavano così, nulla cambiava
davvero. D'altronde bastava accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei problemi
reali? Nessuno, tutto era trasformato in uno spettacolo, anche l'informazione».
Questa crisi è un'opportunità "perché il sistema così non poteva
funzionare: stavamo correndo verso il disastro. Tutto a credito, tutto
esasperato, centinaia di milioni di persone strappate alla campagne. Il governo
americano e le grandi istituzioni dicevano ai Paesi piccoli: non potete
proteggere i piccoli coltivatori. Così tutta la produzione finiva nelle mani
dei grandi gruppi. E gli agricoltori senza più lavoro che cosa fanno? Vanno
nelle città dove vivono nelle baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la
possibilità di creare sistema più equilibrato. Era un'economia guidata
dall'avidità, che ignorava i limiti delle risorse naturali e il rispetto della
natura. Ora c'è la possibilità di creare un sistema più saggio, basato sui
valori positivi dell'uomo». Thurman ricorda che "dopo ogni grande
tragedia, la gente si scopre migliore. All'indomani dell'undici settembre i
newyorkesi erano solidali, si cercavano, si aiutavano", li interpeta come
segnali di una trasformazione della coscienza e della sensibilità collettive. E
se osserviamo quel che sta accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova
conferme. Il mio collega Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità degli
abitanti delle zone colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di
sventure e di dolore, di lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e
dolenti ormai ne abbiamo viste tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma
mai, lo dico da semplice testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di
spontanea compostezza, di sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e
dintorni sono a pezzi, non c'è famiglia che non abbia un buon motivo per
piangere, ma da questo girone infernale si alza solo silenzio, decoro,
contegno. E voglia di ricominciare. Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo:
dalla crisi economica, dalle tragedie, sta nascendo davvero un mondo migliore?
Scritto in capitalismo, crisi, società, globalizzazione, Italia, gli usa e il
mondo Commenti ( 40 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 07Apr 09 Terremoto, l'Italia che reagisce bene
(con qualche eccezione) Per una volta l'Italia ha stupito in bene reagendo alla
tragedia dell'Abruzzo: anzichè dividersi in polemiche sterili, il Paese si è
unito. I soccorsi sono stati rapidi, la solidarietà della gente comune
commovente, la reazione dei partiti finalmente responsabile. Ho apprezzato
molto l'intervento di Franceschini in Parlamento che, senza se e senza ma, ha
offerto il proprio sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma, l'ha
accettato. Bene, con qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di
continuare su questa strada, scongiurando il rischio, molto alto, che passata
l'emozione, prevalgano antiche e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati
per la ricostruzione non arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero
bisogno. 2) Questa tragedia conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura
della prevenzione nel nostro Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici
non sono stati messi a norma e questo spiega perchè a crollare non sono state
solo case vecchie ma anche edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio, qualcuno
non si è trattenuto dall'insinuare qualche polemica. Per un certo mondo, il
solito (ovvero il popolo di Grillo, Travaglio, Di
Pietro), il terremoto si poteva prevedere e considera Giuliani, l'esperto che
sostiene di averlo annunciato, un incompreso da difendere. Peccato che la sua
previsione fosse imprecisa: aveva previsto il sisma per il 29 marzo a Sulmona.
Immaginiamo che le autorità gli avessero prestato ascolto: migliaia di persone
sarebbero state evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte rientrare a casa.
L'Aquila e i paesi circostanti non sarebbero stati risparmiati dalla scossa che
ha colpito il 6 aprile, con epicentro il comune di Catipignano. Ieri ho
partecipato a una trasmissione radiofonica in Francia su Rtl e uno dei più
famosi sismologi francesi - dunaue senza alcun legame con il governo italiano -
ha confermato che è impossibile prevedere i terremoti. La polemica non dovrebbe
nemmeno iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo parlare a lungo. Sui blog
di Grillo è Di Pietro tira già una certa aria.. sì,
diventerà un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo di un'Italia confusamente
arrabbiata e facilmente manipolabile. O sbaglio? AGGIORNAMENTO: tutti i leader
del mondo hanno espresso all'Italia solidarietà e cordoglio, anche il
presidente Obama, con toni partecipi e una lunga telefonata a Berlusconi. Lo
ringraziamo, ma poi l'ambasciata americana ha deciso lo stanziamento di 50 mila
dollari per l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila dollari. Un pensierino ino
ino ino, peraltro non richiesto dall'Italia. Il governo americano poteva
proprio rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl, politica, partito
democratico, spin, Italia, società, manipolazione, giornalismo Commenti ( 73 )
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un amico 05Apr 09 Obama è il nuovo Gorbaciov? Ammettiamolo: questo viaggio in
Europa e Turchia sancisce un grande successo di immagine per Obama. La stampa
lo ha esaltato e non capita mai che un presidente, all'estero, venga accolto da
folle in delirio. O meglio: succedeva a Gorbaciov ai tempi della perestroika.
Obama in Germania ha parlato a un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi
rivelano che, se si candidasse alle elezioni politiche di fine settembre,
batterebbe agevolmente Angela Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal
carattere forte, carismatico e capace di rompere gli schemi. La sua straripante
popolarità dimostra che gli Usa, quando usano i toni giusti, possono essere
ancora amati nel mondo e dunque che l'antiamericanismo non era viscerale, né
irreversibile, ma limitato agli eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di
strada non erano rivolte contro di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia
di essere anche politica, sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale.
L'esperienza del profeta della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss,
quella del primo presidente afroamericano difficilmente terminerà con
l'implosione degli Stati Uniti. Ma proprio questo primo viaggio ha svelato al
mondo un'altra America, meno sicura di sé, improvvisamente umile, a tratti
quasi implorante. Quella di un tempo era abituata a imporre i compromessi,
quella di oggi dà l'impressione di subirli. Il G20 è stato salutato come un
grande successo, ma Washington non ha ottenuto l'impegno di tutti i Paesi a
varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice della Nato si aspettava un
impegno ampio e coordinato da parte degli alleati per l'invio duraturo di nuove
truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento di 5mila uomini limitato alle
elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse settimane aveva esercitato
pressioni fortissime per piegare le resistenze degli europei. Inutilmente: per
la prima volta il Vecchio Continente può dire no, senza temere lacerazionie
tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata improvvisamente forte? No, è quella di
sempre caotica, litigiosa, multicefala. Semmai è l'America a essere divenuta
debole. Obama ha avuto l'onestà intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a
provocare la crisi finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono
uscire da soli. Ha bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è
costretto ad assumere un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca: quello
del mediatore, dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta molto.
Nei due vertici - G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di negoziatore,
di pacificatore. La sua è un'America che tende la mano e riscopre il consenso.
Con un dubbio: Obama sta gestendo un periodo di difficoltà transitoria in
attesa di riprendere il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov, verrà
ricordato come il gestore di un grande Paese che declina tra gli applausi del
mondo? Scritto in era obama, crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il
mondo, germania, francia Commenti ( 39 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.33 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti,
molto ottimismo. Basterà? La Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama
ieri era raggiante; tutti i leader hanno salutato con enfasi i risultati del
G20. Ed è normale che sia così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel
tentativo, perlomeno, di sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto.
Tuttavia analizzando i contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha
portato poche novità. L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi:
erano previsti 500 miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che
intendono regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le
norme devono essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. -
secondo Brown "non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire
le società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè
ogni Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle
banche dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione
d'intenti. In realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un
codice comune appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti (
vedi l' intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno
a far ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà
più dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte.
Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da
1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più
urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è
irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno
il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non
hanno acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite
colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro
i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè
affrontare le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto
a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la
psicologia catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando
l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è
comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin,
era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo,
germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (6 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09
Che tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di
migliaia di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle
banche, accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e
un morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono
due: o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un decennio
non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi
non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti
difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da
imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (3 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar
09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si
concluderà con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è
difficile prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli
hedge funds, misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme
strutturali resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia
reale non verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc.
Una delle novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa.
Come ho scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non
seguire l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le
modalità statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che,
inclusi i salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno
l'astronomica cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E
per settimane l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della
stampa, ha tentato di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma
la cancelliera tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha
vinto". I consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama
non insisterà con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla
necessità di varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza
della risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio
generico, senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa
ritiene più importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare
i rischi di un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al
75% sui consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio
confermerà la straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su
altri dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa
Washington pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei
marines, ma nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i
governi a respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da
abbozzare: al vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul
passerà sotto traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di
Obama rischia di essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo
non riconosce più lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi
si può, e non basta un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a
un Paese a cui il mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della
crisi. Scritto in era obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli
usa e il mondo, germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 )
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certo giornalismo). G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura.
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(
da "Giornale.it, Il"
del 19-04-2009)
Argomenti: Grillo
Il mio amico e collega Nicola Porro
latita un po' sul suo blog, ma sul Giornale è assai presente e ieri è stato uno
dei rari giornalisti italiani a dare con la giusta evidenza una notizia che
ritengo, purtroppo, molto significativa. Trattasi di questo: Tronchetti Provera
ha deciso di "dimissionare" Carlo Puri Negri, il numero uno di
Pirelli Real Estate. E a ben vedere. Come scrive Porro: "Il titolo
piazzato in Borsa a 26 euro viaggia oggi intorno ai 4,7", e fino a pochi
giorni fa era ancora più giù. "Nel 2008 Pirelli Re ha perso quasi 200
milioni ed è stata costretta a lanciare un aumento di capitale da 400 milioni.
Se Pirelli Re non avesse avuto l'ombrello finanziario ed economico di Pirelli,
sarebbe come le tante società immobiliari che stanno saltando come pop
corn". Puri Negri, dopo molti anni lusinghieri, ha fallito ed è invitato
ad andarsene. Il capitalismo funziona così. Ma se ne va con una buonuscita da
14 milioni di euro. E questo proprio non va. Perchè il capitalismo esige
l'assunzione di responsabilità, mentre questa vicenda dimostra che la casta dei
supermanager non ha imparato la lezione e continua a comportarsi con avidità,
arroganza, disprezzo del buon senso e degli altri. Una casta che ha provocato i
danni maggiori nelle banche, ma che influisce anche in altri settori.Ed è
inutile parlare di risanamento e di capitalismo etico fino a quando prevarranno
queste logiche. Torniamo ai fondamentali, a un sistema che premia chi fa bene,
ma che punisce chi sbaglia. E' una questione di giustizia e di buon senso,
ormai irrinunciabile, perchè senza fiducia sociale il sistema non regge.
Scritto in banche, capitalismo, crisi, società, economia, Italia, notizie
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Referendum, la Lega ha fatto bene i conti? Premessa: io sono (ma ormai bisogna
dire ero) favorevole all'accorpamento tra il referendum e le elezioni europee,
non fosse che per una questione di buon senso. Non ha senso a pochi giorni dal
terremoto e in piena crisi economica sprecare 400 milioni di euro. Fini è
indignato e ha ragione. Berlusconi avrebbe voluto l'abbinamento e ha dovuto
cedere solo perchè la Lega ha minacciato la crisi di governo. Ma perchè la Lega
non vuole l'accorpamento? Ufficialmente perché lo ritiene anticostituzionale;
in realtà perchè teme che il referendum venga approvato e dunque rinviandolo al
14 o al 21 giugno punta al mancato raggiungimento del quorum. E che cosa chiede
il referendum? I tre quesiti sono formulati in modo incomprensibile; di fatto
propongono di: 1) abrogare le norme che permettono il collegamento tra le liste
alla Camera. Il premio di maggioranza non verrebbe più attribuito alla
coalizione vincente, ma alla singola lista che ottiene più voti. 2) attribuire
il premio di maggioranza anche al Senato con nuove soglie di sbarramento: 4%
alla Camera, 8% al Senato. 3) abrogare le candidature multiple che consentono a
un candidato di correre in più seggi elettorali. Se passassero i primi due
quesiti la Lega rischierebbe di diventare ininfluente alla Camera e di non
entrare nemmeno al Senato. Ecco perchè ha alzato la posta in gioco. Il suo
ostruzionismo è fondato su ragioni comprensibili. Ho l'impressione, però, che
la maggior parte degli italiani non gradisca affatto lo sperpero di 400 milioni
e che sia favorevole al referendum. Rinviarlo a metà giugno potrebbe non
bastare per indurre il 50,1% degli elettori a disertare le urne. Inoltre da
questa vicenda l'immagine della Lega esce offuscata: mentre l'Italia si unisce
e riscopre uno spirito nazionale, il Carroccio fa prevalere il cabotaggio
elettorale, che motiva la base del partito, ma rischia di irritare molti elettori
moderati. Sì, la Lega ha le sue ragioni, tuttavia mi chiedo: Bossi ha fatto
bene i conti? Scritto in politica, lega, referendum, pdl, crisi, democrazia,
società, partito democratico, Italia Commenti ( 39 ) » (5 voti, il voto medio
è: 2.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 09 Una farsa
il ritorno agli utili delle banche Usa? Dunque, Wells Fargo ha annunciato utili
per 3 miliardi di dollari, Goldman Sachs ieri per 1,5 miliardi e da qualche
settimana le Borse festeggiano. Molti commentatori ritengono che il peggio, per
le banche Usa, sia passato. E' davvero così? Ho molti dubbi. Com'è possibile
che banche che fino a due mesi fa erano soffocate dai debiti tossici
improvvisamente risplendano? Dove sono finiti i debiti? Strano, molto strano. O
è un miracolo o c'è un trucco. Io propendo per la seconda ipotesi, per questa
ragione: 1) Il governo americano ha consentito di allentare le regole
mark-to-market, che obbligavano le banche a contabilizzare ogni giorni il
valore di mercato dei loro debiti e siccome quelli tossici valevano zero gli
istituti erano costretti a riportare perdite gigantesche. Ora invece le banche
possono valutare con molta elasticità questi debiti. Secondo le nuove regole
sono loro stesse a stabilire i criteri per stabilire il valore di questi
titoli. L'istituto X ha un debito tossico che a valore di mercato vale 1, ma
può decidere autonomamente che valga 5 o 6 perchè questo è il valore atteso fra
uno o due anni. E le banche possono vantare utili inattesi. Capito? E' un nuovo
esempio di finanza creativa. 2) Le banche in questi giorni sono sottoposte a
uno stress-test e, i risultati preliminari, sapientemente passati al New York
Times rivelano che lo stato di salute dei 19 principali istituti americani è
migliore del previsto. Ma Nouriel Roubini in un post dimostra che sono
inattendibili perchè fondati su premesse che la realtà ha già superato, in
negativo. Ovvero i "casi estremi" considerati dal test sono molto
migliori dei dati emersi nel frattempo sull'economia americana. Insomma, è una
truffa. 3) La Federal reserve ha portato quasi a zero i tassi di interesse, ma
l'Amministrazione Obama si è ben guardata dall'imporre limiti sui tassi che gli
istituti finanziari posso chiedere al consumatore, che, negli Usa restano
altissimi, a cominciare da quelli sulle carte di credito. Le banche li stanno
addirittura alzando. Si finanziano a tasso zero, ma impongono al consumatore
tassi superiori al 10%. Corrette e riconoscenti, come sempre. Il G 20 ha proiettato l'illusione
di una regolamentazione dei mercati finanziari, le Borse risalgono, Obama
alimenta le speranze parlando di "segnali di ripresa". E' evidente il
tentativo di infondere artificialmente fiducia, di cambiare la psicologia del
mercato e della gente, nella speranza che la profezia di un mondo migliore e
improvvisamente risanato si autoavveri. Sarà, ma il ritorno agli utili delle
banche Usa mi sembra una farsa. E a lungo termine questa manovra, che non
rimuove il male ma lo accentua, estremamente pericolosa. Scritto in banche,
capitalismo, crisi, spin, manipolazione, globalizzazione, economia, era obama,
gli usa e il mondo Commenti ( 61 ) » (5 voti, il voto medio è: 4.4 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 09 Per
"Repubblica" l'immigrazione clandestina è peccato veniale Dunque
Berlusconi non cambia linea nella lotta all'immigrazione clandestina e per
rimediare al no della Camera, prolungherà il decreto in scadenza il 26 aprile.
Mille immigrati, quasi tutti tunisini, non verranno messi in libertà. Ed è
probabile che in futuro vengano approvate norme ancora più restrittive: la
Spagna di Zapatero, la permissiva Olanda, la Gran Bretagna del laburista Brown
vanno in questa direzione. E ieri il presidente francese Sarkozy ha pubblicato
una direttiva che Alberto Toscano riassume così: "Massimo controllo di chi
arriva per lavorare e massimo sforzo per allontanare (con le buone o con le
cattive) dal suolo nazionale gli extracomunitari privi di permesso di
soggiorno". Quest'anno dovranno essere espulsi almeno 27mila clandestini;
come dire: lavoro ai francesi, via gli irregolari. Si tratta di misure draconiane,
ben più severe di quelle italiane. Ma per la stampa di sinistra il governo
italiano è troppo duro, disumano. Sulla Repubblica di oggi, ad esempio, Massimo
Giannini, scrive: " L'allungamento a 180 giorni della permanenza
dell'immigrato nei centri di smistamento è persino peggio: una misura
sostanzialmente carceraria, stabilità da un'autorità amministrativa, in assenza
di reato e di garanzia giurisdizionale >". In assenza di reato? Fino a
prova contraria l'immigrato che tenta di entrare non avendo i documenti in
regola, nè i visti necessari, viola le leggi del Paese. E questo, sebbene
formalmente sia un illecito amministrativo, non può essere tollerato,
soprattutto quando assume proporzioni preoccupanti che la società italiana
dimostra di non tollerare più . Ma, evidentemente, per "Repubblica"
l'immigrazione clandestina è un peccato veniale. (Versione aggiornata del post)
Scritto in crisi, comunicazione, pdl, politica, partito democratico, società,
francia, immigrazione, Italia, europa, giornalismo Commenti ( 95 ) » (3 voti,
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr
09 Dalla crisi (e dalle tragedie) può nascere un mondo migliore? Sul Giornale
di oggi intervisto Bob Thurman, personaggio di grande caratura, sebbene poco
noto in Italia. E' uno dei principali consiglieri del Dalai Lama, saggista di
grande successo, la rivista "Time" lo inserì tra i dieci americani
più influenti. Il suo è il punto di vista di un americano spirituale, che nella
crisi finanziaria inizia a vedere una grande opportunità: quella di creare un
mondo migliore. Secondo Thurman "è un bene che la coscienza collettiva
degli americani si sia risvegliata. Urlano un poco? Se la gente smette di dare
ascolto a certe élite e costringe chi ha provocato questo disastro a prendersi
le proprie responsabilità questo può essere positivo», mentre prima la
coscienza era assopita "perché prevaleva l'egoismo. Molti si rendevano
conto degli abusi di un gruppo ristretto di persone, di lobbies molto potenti
come quelle delle banche, ma finché riuscivano ad andare avanti si dicevano:
cosa posso rimediare da solo? E siccome tutti pensavano così, nulla cambiava
davvero. D'altronde bastava accendere la tele per distrarsi: chi parlava dei
problemi reali? Nessuno, tutto era trasformato in uno spettacolo, anche
l'informazione». Questa crisi è un'opportunità "perché il sistema così non
poteva funzionare: stavamo correndo verso il disastro. Tutto a credito, tutto esasperato,
centinaia di milioni di persone strappate alla campagne. Il governo americano e
le grandi istituzioni dicevano ai Paesi piccoli: non potete proteggere i
piccoli coltivatori. Così tutta la produzione finiva nelle mani dei grandi
gruppi. E gli agricoltori senza più lavoro che cosa fanno? Vanno nelle città
dove vivono nelle baraccopoli. È progresso questo? Ora c'è la possibilità di
creare sistema più equilibrato. Era un'economia guidata dall'avidità, che
ignorava i limiti delle risorse naturali e il rispetto della natura. Ora c'è la
possibilità di creare un sistema più saggio, basato sui valori positivi
dell'uomo». Thurman ricorda che "dopo ogni grande tragedia, la gente si
scopre migliore. All'indomani dell'undici settembre i newyorkesi erano solidali,
si cercavano, si aiutavano", li interpeta come segnali di una
trasformazione della coscienza e della sensibilità collettive. E se osserviamo
quel che sta accadendo in Abruzzo l'intuizione di Thurman trova conferme. Il
mio collega Cristiano Gatti, racconta la straordinaria dignità degli abitanti
delle zone colpite. Scrive in un bellissimo articolo: "Di sventure e di
dolore, di lutto e di rabbia, insomma di creature afflitte e dolenti ormai ne
abbiamo viste tante, passando da un cataclisma all'altro. Ma mai, lo dico da
semplice testimone neutrale, ho ammirato un simile affresco di spontanea
compostezza, di sano orgoglio, di rigoroso rispetto. L'Aquila e dintorni sono a
pezzi, non c'è famiglia che non abbia un buon motivo per piangere, ma da questo
girone infernale si alza solo silenzio, decoro, contegno. E voglia di
ricominciare. Parole toccanti. Rifletto e mi chiedo: dalla crisi economica,
dalle tragedie, sta nascendo davvero un mondo migliore? Scritto in capitalismo,
crisi, società, globalizzazione, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 40 ) »
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un amico 07Apr 09 Terremoto, l'Italia che reagisce bene (con qualche eccezione)
Per una volta l'Italia ha stupito in bene reagendo alla tragedia dell'Abruzzo:
anzichè dividersi in polemiche sterili, il Paese si è unito. I soccorsi sono
stati rapidi, la solidarietà della gente comune commovente, la reazione dei
partiti finalmente responsabile. Ho apprezzato molto l'intervento di
Franceschini in Parlamento che, senza se e senza ma, ha offerto il proprio
sostegno a Berlusconi che, senza se e senza ma, l'ha accettato. Bene, con
qualche ulteriore riflessione: 1) Ora si tratta di continuare su questa strada,
scongiurando il rischio, molto alto, che passata l'emozione, prevalgano antiche
e cattive abitudini ovvero che i fondi stanziati per la ricostruzione non
arrivino mai, o solo in parte, a chi ne ha davvero bisogno. 2) Questa tragedia
conferma, purtroppo, la mancanza di una cultura della prevenzione nel nostro
Paese. In una zona a forte sismico troppi edifici non sono stati messi a norma
e questo spiega perchè a crollare non sono state solo case vecchie ma anche
edifici recenti. 3) Nonostante il cordoglio, qualcuno non si è trattenuto
dall'insinuare qualche polemica. Per un certo mondo, il solito (ovvero il
popolo di Grillo, Travaglio, Di Pietro), il terremoto
si poteva prevedere e considera Giuliani, l'esperto che sostiene di averlo
annunciato, un incompreso da difendere. Peccato che la sua previsione fosse
imprecisa: aveva previsto il sisma per il 29 marzo a Sulmona. Immaginiamo che
le autorità gli avessero prestato ascolto: migliaia di persone sarebbero state
evacuate, poi il 30 o il 31 marzo fatte rientrare a casa. L'Aquila e i paesi
circostanti non sarebbero stati risparmiati dalla scossa che ha colpito il 6
aprile, con epicentro il comune di Catipignano. Ieri ho partecipato a una
trasmissione radiofonica in Francia su Rtl e uno dei più famosi sismologi
francesi - dunaue senza alcun legame con il governo italiano - ha confermato
che è impossibile prevedere i terremoti. La polemica non dovrebbe nemmeno
iniziare, ma temo che di Giuliani sentiremo parlare a lungo. Sui blog di Grillo è Di Pietro tira già una certa aria.. sì, diventerà
un eroe, un perseguitato, un nuovo simbolo di un'Italia confusamente arrabbiata
e facilmente manipolabile. O sbaglio? AGGIORNAMENTO: tutti i leader del mondo
hanno espresso all'Italia solidarietà e cordoglio, anche il presidente Obama,
con toni partecipi e una lunga telefonata a Berlusconi. Lo ringraziamo, ma poi
l'ambasciata americana ha deciso lo stanziamento di 50 mila dollari per
l'assistenza umanitaria. Dico: 50mila dollari. Un pensierino ino ino ino,
peraltro non richiesto dall'Italia. Il governo americano poteva proprio
rispiarmarselo. Scritto in comunicazione, pdl, politica, partito democratico,
spin, Italia, società, manipolazione, giornalismo Commenti ( 73 ) » (4 voti, il
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 09
Obama è il nuovo Gorbaciov? Ammettiamolo: questo viaggio in Europa e Turchia
sancisce un grande successo di immagine per Obama. La stampa lo ha esaltato e
non capita mai che un presidente, all'estero, venga accolto da folle in
delirio. O meglio: succedeva a Gorbaciov ai tempi della perestroika. Obama in
Germania ha parlato a un'assemblea di cittadini adoranti e i sondaggi rivelano
che, se si candidasse alle elezioni politiche di fine settembre, batterebbe
agevolmente Angela Merkel. Come Gorbaciov ha sposato una donna dal carattere
forte, carismatico e capace di rompere gli schemi. La sua straripante
popolarità dimostra che gli Usa, quando usano i toni giusti, possono essere
ancora amati nel mondo e dunque che l'antiamericanismo non era viscerale, né
irreversibile, ma limitato agli eccessi dell'era Bush. Infatti le proteste di
strada non erano rivolte contro di lui. L'analogia con Gorbaciov, però, rischia
di essere anche politica, sebbene non altrettanto drammatica nell'esito finale.
L'esperienza del profeta della glasnost si concluse con il crollo dell'Urss,
quella del primo presidente afroamericano difficilmente terminerà con
l'implosione degli Stati Uniti. Ma proprio questo primo viaggio ha svelato al
mondo un'altra America, meno sicura di sé, improvvisamente umile, a tratti
quasi implorante. Quella di un tempo era abituata a imporre i compromessi,
quella di oggi dà l'impressione di subirli. Il G20 è stato salutato come un
grande successo, ma Washington non ha ottenuto l'impegno di tutti i Paesi a
varare una maxi-manovra di stimolo. Dal vertice della Nato si aspettava un
impegno ampio e coordinato da parte degli alleati per l'invio duraturo di nuove
truppe in Afghanistan, ha ottenuto lo spiegamento di 5mila uomini limitato alle
elezioni presidenziali. Eppure nelle scorse settimane aveva esercitato
pressioni fortissime per piegare le resistenze degli europei. Inutilmente: per
la prima volta il Vecchio Continente può dire no, senza temere lacerazionie
tanto meno ritorsioni. La Ue è diventata improvvisamente forte? No, è quella di
sempre caotica, litigiosa, multicefala. Semmai è l'America a essere divenuta
debole. Obama ha avuto l'onestà intellettuale di ammetterlo: «Siamo stati noi a
provocare la crisi finanziaria», da cui, però, gli Stati Uniti non possono
uscire da soli. Ha bisogno degli altri, come ben sappiamo. E allora Obama è
costretto ad assumere un registro inconsueto per un capo della Casa Bianca:
quello del mediatore, dell'amico bonario, del leader che parla poco e ascolta
molto. Nei due vertici - G20 e Nato - ha dovuto ritagliarsi un ruolo di
negoziatore, di pacificatore. La sua è un'America che tende la mano e riscopre
il consenso. Con un dubbio: Obama sta gestendo un periodo di difficoltà
transitoria in attesa di riprendere il ruolo di superpotenza o, come Gorbaciov,
verrà ricordato come il gestore di un grande Paese che declina tra gli applausi
del mondo? Scritto in era obama, crisi, europa, globalizzazione, gli usa e il
mondo, germania, francia Commenti ( 39 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.33 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 09 Dal G20 pochi fatti,
molto ottimismo. Basterà? La Merkel ha parlato di un compromesso storico, Obama
ieri era raggiante; tutti i leader hanno salutato con enfasi i risultati del
G20. Ed è normale che sia così: tentano di infondere fiducia e speranza, nel
tentativo, perlomeno, di sbloccare i consumi. E le Borse hanno risposto.
Tuttavia analizzando i contenuti ci si accorge che, come previsto, il G20 ha
portato poche novità. L'unica è l'aumento dei fondi a disposizione del Fmi:
erano previsti 500 miliardi, saranno 750. per il resto: - hanno annunciato che
intendono regolamentare gli hedge funds e le agenzie di rating. Bene, ma le
norme devono essere ancora stabilite e il dibattito rischia di essere lungo. -
secondo Brown "non ci saranno più i bonus per i manager che fanno fallire
le società". Era ora, ma più che altro è un auspicio condiviso, perchè
ogni Paese, com'è ovvio, deciderà autonomamente se e come realizzarlo. - hanno
dichiarato di aver posto le fondamenta per "ripulire i bilanci delle banche
dagli asset tossici", ma anche questa è una dichiarazione d'intenti. In
realtà, i Paesi continuano a procedere in ordine sparso e un codice comune
appare ancora lontano. L'economista Giorgio Barba Navaretti ( vedi l'
intervista uscita sul Giornale) rileva due punti innovativi: l'impegno a far
ripartire il commercio mondiale e l'ammissione che la crescita non potrà più
dipendere solo dagli Usa, ma da quello che definisce "un traino
globale", in cui i Paesi come Cina, India, Brasile avranno un ruolo sempre
più importante. Ma questo avrà effetto nel lungo periodo: a breve è improbabile
che queste economia possano generare una domanda interna molto forte.
Complessivamente il G20 è stato insoddisfacente su due punti: - il pacchetto da
1100 miliardi non serve a rilanciare l'economia mondiale - il problema più
urgente, quello di una riforma strutturale del sistema finanziario mondiale è
irrisolto. Intanto proprio ieri gli Stati Uniti hanno allentato il
mark-to-market ovvero la norma che obbligava le banche a valutare ogni giorno
il prezzo di mercato dei prodotti finanziari e siccome molti di questi non
hanno acquirenti le banche erano costrette a iscrivere a bilancio perdite
colossali. Ora invece potranno diluirle nel tempo, nella speranza che in futuro
i prodotti tossici valgano più di zero. Insomma , cambiano i parametri anzichè
affrontare le cause del male. L'impressione è che il G20 si servito soprattutto
a spargere tanta cipria sulla crisi mondiale, nel tentativo di cambiare la
psicologia catastrofista dei mercati, infondendo ottimismo, avvalorando
l'impressione che la situazione sia sotto controllo. Il tentativo in sè è
comprensibile, ma basterà per risollevare l'economia globale? Scritto in spin,
era obama, banche, capitalismo, crisi, società, economia, gli usa e il mondo,
germania, globalizzazione, europa, francia Commenti ( 44 ) » (6 voti, il voto
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Che tristezza, la Cnn (e un certo giornalismo). Ieri pomeriggio decine di
migliaia di persone hanno preso d'assalto la City, spaccando vetrine delle
banche, accerchiando la Banca d'Inghilterra; ci sono stati tafferugli, feriti e
un morto. Ieri pomeriggio mi sono sintonizzato sulla Cnn: da sempre in questi
frangenti è la più rapida e la più completa; ma ieri sembrava stesse su un
altro pianeta. Mentre la protesta esplodeva, la Cnn ci ha parlato di Obama
dalla regina, del menu preparato dallo chef dei vip, dei preparativi della cena
del G20, ha mostrato fino alla nausea le immagini di Obama sorridente con
Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. E i disordini? Un collegamento di un
paio di minuti, come si trattasse di un fatto marginale. Le possibilità sono due:
o la Cnn ha commesso un grave errore giornalistico oppure ha volutamente
minimizzato i disordini di Londra. Propoendo per la seconda ipotesi e vi spiego
perchè: da quando negli Usa è esplosa la protesta contro i bonus dei manager
Aig, l'establishment finanziario e politico teme che le proteste, per ora
isolate, possano estendersi; dunque il messaggio che gli spin doctor
trasmettono ai media è di essere cauti, di non infiammare gli animi, di
minimizzare. E la Cnn si è adeguata, come se fosse una tv di regime. Da notare
che nessun media europeo ha fatto altrettanto, sebbene molti governi siano
assai preoccupati e abbiano inviato messaggi analoghi: tutti i mezzi
d'informazione, di destra e di sinistra, hanno dato spazio alle proteste,
giudicandole, giustamente, una notizia importante. Che tristezza, la Cnn e,
purtroppo, non è l'unico episodio negativo che riguarda la stampa americana che
negli ultimi anni ha assecondato senza critiche la guerra in Irak, ha censurato
inchieste su Madoff (è successo al Wall Street Journal), e per oltre un
decennio non ha analizzato, nè denunciato gli abusi e le storture della casta
finanziaria di Wall Street, di cui, anzi, era diventata il megafono. E questi
non sono che alcuni esempi. La stampa europea (e quella italiana) ha molti
difetti, ma per anni abbiamo considerato quella americana come un modello da
imitare. Ora non più. Il livellamento, è verso il basso e non è una buona
notizia per il giornalismo occidentale. Scritto in manipolazione, era obama,
spin, crisi, comunicazione, società, europa, gli usa e il mondo, notizie
nascoste, democrazia, globalizzazione, giornalismo Commenti ( 41 ) » (3 voti,
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09 G20, tanto rumore per poco. E l'America non fa più paura. Dunque, ci siamo.
Obama arriva oggi a Londra e domani vedrà i leader dei venti principali Paesi
industrializzati; ma questo vertice, ritenuto da tutti fondamentale, si concluderà
con ogni probabilità con pochi risultati concreti, che non è difficile
prevedere: un impegno generico a una nuova regolamentazione degli hedge funds,
misure contro i paradisi fiscali, nuovi fondi al Fmi. Le riforme strutturali
resteranno nel cassetto e lo strapotere della finanza sull'economia reale non
verrà rimesso in discussione: questo espone il mondo a nuovi choc. Una delle
novità più importanti riguarda il rapporto tra l'America e l'Europa. Come ho
scritto in un pezzo sul Giornale, l"'Europa ha deciso di non seguire
l'America sulla via del rilancio economico, perlomeno non secondo le modalità
statunitensi. Obama, in circa due mesi, ha approvato misure, che, inclusi i
salvataggi delle banche e delle industria in difficoltà, toccheranno l'astronomica
cifra di 4500 miliardi di dollari, pari quasi al 30% del Pil. E per settimane
l'amministrazione Obama, con il martellante sostegno della stampa, ha tentato
di convincere l'Unione europea ad uniformarsi agli Usa. Ma la cancelliera
tedesca Merkel, spalleggiata da Sarkozy, ha tenuto duro e ha vinto". I
consiglieri della Casa Bianca hanno annunciato che "Obama non insisterà
con i leader dei venti Paesi più importanti del pianeta sulla necessità di
varare la prima, grande, coordinata manovra mondiale. La bozza della
risoluzione, trapelata su un giornale tedesco, esprimerà un auspicio generico,
senza alcun vincolo. Come dire: ognuno faccia da sé". L'Europa ritiene più
importante salvaguardare la solidità dei conti pubblici e limitare i rischi di
un'iperinflazione, l'America, invece, la cui economia è basta al 75% sui
consumi, deve far ripartire ad ogni costo l'economia. Il viaggio confermerà la
straordinaria popolarità di Obama, ma sarà inconcludente anche su altri
dossier, soprattutto sull'Afghanistan: fino a poche settimane fa Washington
pretendeva dagli europei l'invio di nuove truppe al fianco dei marines, ma
nella Ue questa eventualità è talmente impopolare da indurre i governi a
respingere le pressioni americance. E l'America è così debole da abbozzare: al
vertice della Nato la questione delle nuove truppe a Kabul passerà sotto
traccia. La mia impressione è che politicamente il viaggio di Obama rischia di
essere ricordato come il primo di un'America a cui il mondo non riconosce più
lo status di superpotenza. Perchè dire no aall'America oggi si può, e non basta
un presidente mediatico a ridare prestigio e credibiltà a un Paese a cui il
mondo, all'unanimità, rinfaccia la responsabilità della crisi. Scritto in era
obama, banche, capitalismo, crisi, economia, europa, gli usa e il mondo,
germania, democrazia, globalizzazione, francia Commenti ( 53 ) » (6 voti, il
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(
da "Repubblica, La" del
20-04-2009)
Argomenti: Grillo
Pagina II - Napoli Il caso Lamberti e
Sodano dal pm per Cesaro SI accende la campagna elettorale sul tema della
criminalità organizzata. Il candidato del Pdl Luigi Cesaro ha appena proposto
un patto anticamorra. Ma ieri, su iniziativa del direttore dell´osservatorio
anticamorra Amato Lamberti, si è tenuta una assemblea per decidere della
presentazione al voto provinciale di una lista anticamorra. Ne è uscita invece
l´iniziativa di recarsi domani dal procuratore capo Giandomenico Lepore a
chiedergli se Cesaro è effettivamente candidabile, visti gli elementi su di
lui, a cominciare dagli articoli dell´Espresso sulle dichiarazioni di alcuni
pentiti. In delegazione Lamberti, il deputato dipietrista Franco Barbato, il candidato di Rifondazione Tommaso Sodano, esponenti degli
amici di Beppe Grillo e
della lista «per il bene comune». Quanto alla lista, Lamberti è invece
scettico: senza decisioni della Procura «servirebbe solo a legittimare Cesaro e
una situazione in cui elementi mafiosi sono già all´opera in vari Comuni per
sostenere alcuni candidati». Inoltre «non approvo che ci si sieda al
tavolo con Cesaro per discutere con lui. Sarebbe appunto la sua
legittimazione». Il riferimento è alla disponibilità data in tal senso dal candidato
Pd Luigi Nicolais. Difficile comunque che i due si incontrino già oggi,
nonostante l´invito ricevuto dalla associazione «Campania futura» per il
convegno in agenda dalle 16 all´Hotel Tiberio. (r.f.)
(
da "Resto del Carlino, Il (Rimini)"
del 20-04-2009)
Argomenti: Grillo
VETRINA RIMINI pag. 1 Artisti, giovani e
albergatori Boom di liste a Cattolica SARANNO quattro solo quelle schierate dal
sindaco uscente Pazzaglini, tra cui spicca quella che vede in corsa musicisti e
artisti. Poi ci sono gli amici di Beppe
Grillo, gli under 35 e un manipolo di albergatori:
tutti pronti a scendere in campo alle elezioni comunali del 6-7 giugno.
L'esplosione delle liste civiche a Cattolica rischia di travolgere i partiti
tradizionali, in particolare il Pd, dilaniato da mesi da lotte intestine.
Servizio a pagina 4
(
da "Resto del Carlino, Il (Rimini)"
del 20-04-2009)
Argomenti: Grillo
RIMINI CRONACA pag. 4 Liste civiche come
funghi, c'è anche quella dei musicisti ELEZIONI COMUNALI: IL CASO CATTOLICA LA
CORSA alla poltrona di sindaco di Cattolica si complica. Le liste civiche hanno
ormai raggiunto un numero impensabile, che rischiano di trasformare la
competzione elettorale in un caso nazionale, visto il record di partecipanti.
Tanto per cominciare il sindaco uscente Pietro Pazzaglini ha confermato la sua
candidatura in questi giorni, con alcuni totem pubblicitari dove figura a capo
di ben quattro liste civiche: Lista Micucci, Socialisti per Cattolica», Io amo
Cattolica ed infine Musicisti ed artisti per Cattolica. Il primo cittadino,
però, alla vigilia dell'ultimo consiglio comunale (con piani urbanistici e
bilancio da approvare) ancora fa pretattica: «Parleremo di nomi e programmi
solo tra qualche giorno _ ribadisce _ ma non è altro che la conferma di quello
che ho sempre detto. Io amo Cattolica». Di fatto è ormai fuori dal Pd.
D'accordo, ma da quale Pd? Il fatto che le liste civiche stiano nascendo come
funghi conferma che il partito di franceschini con un candidato come Marco
Tamanti sia decisamente in ginocchio. Continuano le riunioni ma con dissidi,
confusione e toni piuttosto accesi (venerdì sera qualcuno parla di rissa
sfiorata tra alcuni della corrente Tamanti e i «cibelliani» che vorrebbero
rimanere nel partito). E così aumentano i patti civici tra cittadini. Nel 2004
furono sette le liste presenti alla prima tornata elettorale del dopo-Micucci,
ora potrebbero addirittura raddoppiare, come minimo. Sono già nate
«Cattolicaacinquestelle» (gli amici di Beppe Grillo che sostengono Alessandro
Bondi), «Ora tocca a noi» (ragazzi under 35 ancora ancora indecisi su chi
sostenere) ed appunto le quattro a sostegno di Pazzaglini. Ma non finirà qui.
Anche un gruppo di albergatori con attività in via Carducci si è incontrata qualche
settimana fa per riunirsi in una lista vicina al centrodestra. C'è
fermento anche nel quartiere Torconca, in quello del Macanno, nel mondo del
volontariato, in quello degli sportivi. La voce dei giovani, nella sua
«innocenza» politica, è chiara. «Abbiamo incontrato tutti i candidati a sindaco
_ spiegano i giovani della lista «Ora tocca a noi» _ pensiamo proprio di
credere nel nuovo per Cattolica e crediamo che serva una svolta decisa.
Pensiamo di scegliere a questo punto solo tra il candidato Cono Cimino (Pdl) o
Alessandro Bondi (Arcobaleno)». Ma capirci qualcosa da qui a giugno sarà
un'impresa. Luca Pizzagalli Image: 20090420/foto/11732.jpg