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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE”

 

 

 

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Report "Revoca fidi"   6-21 giugno 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

commissioni sui fidi non utilizzati ( da "Tirreno, Il" del 06-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Prato Commissioni sui fidi non utilizzati Allarme dell'Unione industriale. «Una doccia fredda e bizzarra» Stanno arrivando lettere alle imprese «Lo diremo al prefetto» PRATO. Un'impresa che ha ottenuto l'apertura di un affidamento ma ne ha fruito solo parzialmente, o anche per niente, è chiamata a pagare interessi trimestrali sulla somma non utilizzata,

Cresce il Fondo formazione dirigenti bancari ( da "Italia Oggi" del 06-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Fondir, riconosciuto dal ministero del lavoro, è costituito da Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenti, Sinfub, Fidia; promuove e finanzia piani, concordati tra le parti sociali, per la formazione continua dei dirigenti delle imprese del terziario.

Draghi dica basta ai fidi-capestro ( da "Borsa e Finanza" del 06-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: SETTIMANA IN NUMERI Draghi dica basta ai fidi-capestro di Redazione - 06-06-2009 Meglio tardi che mai, governatore Draghi. Chi ha avuto l'occasione di seguire i miei ragionamenti sa che da almeno un anno faccio da megafono per le lamentele delle Pmi, cui viene progressivamente negato il credito, il più delle volte con motivazioni pretestuose.

l'appello di sindacati e imprenditori "gli eletti a strasburgo non scompaiano" ( da "Repubblica, La" del 07-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Gli eletti a Strasburgo non scompaiano" Le vertenze Fiat e Keller e i consorzi fidi tra i temi da portare alla ribalta della Comunità Chiedono azioni concrete per salvaguardare i prodotti agricoli siciliani, l´avvio di un vero controllo sull´utilizzo dei fondi strutturali e la creazione di una lobby per la difesa dei poli industriali dell´Isola.

Imprese tra sopravvivenza e morte stop agli indugi, è ora di salvarle ( da "Gazzetta di Reggio" del 07-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: regionale per i consorzi fidi delle piccole imprese. A tale proposito il nostro appello è rivolto anche a far sì che il "fondo centrale di garanzia" gestito dal ministero dell'Economia, finanzi soprattutto i consorzi fidi delle piccole imprese». «Alla Regione Emilia Romagna, inoltre, chiediamo di aumentare rispetto allo scorso anno i finanziamenti per l'

BANCHE: ABI, DA "FONDIR" 10 MLN DI EURO NEL 2009 PER LA FORMAZIONE DEI DIRIGENTI DEL CREDITO ( da "marketpress.info" del 08-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenti, Sinfub, Fidia. Promuove e finanzia Piani, concordati tra le Parti sociali, per la formazione continua dei dirigenti delle imprese del terziario con lo scopo di qualificare la presenza sul mercato delle aziende e valorizzare la professionalità dei dirigenti.

Previsioni nere, cresce il fondo rischi ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: «A deprimere la domanda di credito - dicono dal Confidart - concorre anche l'irrigidimento delle condizioni bancarie: gli spread sono cresciuti e vengono richieste sempre maggiori garanzie». Condizioni in cui cresce llo spazio dei consorzi fidi.

Credito bancario per chi investe: il Confidart aumenta le coperture ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Il consorzio fidi di casa Upa può alzare la copertura sui prestiti alle imprese artigiane, che garantisce agli undici istituti di credito convenzionati, grazie ad un accordo con il Fondo europeo per gli investimenti, fresco di stipula attraverso la Federfidi Lombardia.

In ordine i conti dei confidi ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: 2 nel 2007), di cui 43,1 per fidi a breve e 44,0 per mutui. Le pratiche deliberate nel 2008 sono state 345, di cui 51 relative ad operazioni a medio/lungo termine, per un totale complessivo di 35,9 milioni di fidi garantiti. Il Consorzio è intervenuto nel corso del 2008 a copertura di insolvenze per 171.

Calcio, samb: Oscurato sito web ( da "KataWeb News" del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: 0 commenti Dopo la richiesta di messa in mora e il blocco del fido bancario, la Sambenedettese si vede oscurare anche il sito web. Nè dà notizia la società rossoblù, sottolineando che a causa del mancato pagamento del dominio, intestato ai fratelli Tormenti, in carcere con l'accusa di truffa ed evasione fiscale, il sito www.

I guai dei fratelli Tormenti creano disagi alla Sambenedettese ( da "PrimaDaNoi.it" del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Dopo la richiesta di messa in mora e il blocco del fido bancario, la Sambenedettese si vede oscurare anche il sito web. Né dà notizia la società rossoblù, sottolineando che a causa del mancato pagamento del dominio, intestato ai fratelli Tormenti, in carcere con l'accusa di truffa ed evasione fiscale, il sito www.

Accesso al credito, se sei donna è più difficile ( da "Emilianet" del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: accesso ai fidi bancari è per loro un'importante fonte di finanziamento per le necessità di cassa. Ma una ricerca dal titolo “Do Women Pay More for Credit?”, che si basa su più di un milione di accessi al fido bancario di 150mila micro-imprese tra gennaio 2004 e dicembre 2006 - e di cui sono autori Alberto Alesina,

I Confidi e le banche: crediti più veloci alle Pmi ( da "Arena, L'" del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: la collaborazione tra i consorzi fidi e il mondo bancario per il bene delle Pmi, piccole e medie imprese. Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare. È questo in sintesi il messaggio emerso del primo Confidi Day del Banco Popolare che ieri ha radunato nell'auditorium di Viale delle Nazioni a Verona molti rappresentanti delle associazioni di categoria e dei Confidi del Veneto,

Positive a metà seduta le borse di Eurolandia ( da "KataWebFinanza" del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Venduti a Zurigo i titoli Roche e Novartis. In controtendenza il titolo Fidia che, a Milano, mostra frazionali ribassi. Altra giornata positiva per i titoli bancari che segnano un rialzo di oltre un punto e mezzo percentuale. 11/06/2009 - 12:59

Positive a metà seduta le borse di Eurolandia ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Venduti a Zurigo i titoli Roche e Novartis. In controtendenza il titolo Fidia che, a Milano, mostra frazionali ribassi. Altra giornata positiva per i titoli bancari che segnano un rialzo di oltre un punto e mezzo percentuale. 11/06/2009 - 12:59

I Confidi e le banche: crediti più veloci alle Pmi ( da "Arena.it, L'" del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: la collaborazione tra i consorzi fidi e il mondo bancario per il bene delle Pmi, piccole e medie imprese. Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare. È questo in sintesi il messaggio emerso del primo Confidi Day del Banco Popolare che ieri ha radunato nell'auditorium di Viale delle Nazioni a Verona molti rappresentanti delle associazioni di categoria e dei Confidi del Veneto,

di Paola Braschi Il credito? Se è in rosa costa, in genere di più. A... ( da "Leggo" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Ma una ricerca che si basa su più di un milione di accessi al fido bancario di 150 mila micro-imprese tra gennaio 2004 e dicembre 2006 (autori Alberto Alesina, Emilio Mistrulli e Francesca Lotti), dice che le micro-imprese con titolare donna pagano un tasso di interesse più alto rispetto a quelle che hanno un uomo come titolare: lo 0.

Fonti rinnovabili, l'investimento sicuro che aiuta l'ambiente ( da "Giornale di Brescia" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: sono stati illustrati da Lorenzo Fidato di Centrobanca. Il direttore generale della banca del gruppo Ubi, Valeriano D'Urbano, ha invece spiegato che «in un momento di generale rallentamento dei finanziamenti al settore, Centrobanca è andata controcorrente: nel 2007 abbiamo finanziato progetti per 180 milioni, saliti a 250 nel 2008.

banche sotto accusa, l'abi non ci sta - andrea greco ( da "Repubblica, La" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: e senza i Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere. Troppe aziende sane e affidabili si sono sentite rifiutare o lesinare dalle banche le risorse necessarie allo sviluppo o alla difesa dei posti di lavoro», ha detto Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato in assemblea, davanti a Silvio Berlusconi.

Cna, Patrussi lascia lo scettro In eredità un'associazione forte' ( da "Nazione, La (Arezzo)" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Consorzio fidi. «Due mandati intensi» di PIERO SCORTECCI C OME per la più alta carica dello stato, la presidenza di Cna non è rinnovabile dopo due mandati. Il regolamento è ferreo e non ammette deroghe. Mauro Patrussi (nel tondo) lascia il vertice dell'organizzazione che riunisce gli artigiani e la piccola impresa e oggi un'assemblea di 150 delegati eleggerà il nuovo presidente.

Nuove accuse sulle banche, l'Abi replica ( da "Finanza.com" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: e senza i Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere?. Immediata la replica dell'Abi non ci sta. Dall'assemblea dell'Acri, Corrado Faissola, presidente dell'associazione bancaria, ha rilanciato nuovi numeri per dimostrare a tutti che i fondi ci sono, e per la maggior parte finiscono proprio nelle mani delle Pmi.

Incentivi, stimolo per la sfida-Pmi ( da "Brescia Oggi" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: mail print Lorenzo Fidato, Pio De Gregorio, Alessandro Nova, Sergio Simonini, Valeriano D'Urbano, Gianfranco Tosini Rinnovabili: incentivi per «convincere» le imprese a investire. Un'opportunità che Brescia sembra pronta a cogliere, come emerso ieri durante il seminario in materia organizzato, nella sala conferenze di Ubi banca,

Deboli le borse di Eurolandia a metà seduta ( da "KataWebFinanza" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: In controtendenza il titolo Fidia che sul FTSE Italia Star segna un ribasso di quasi un punto e Bayer che perde circa mezzo punto percentuale. Prosegue in vantaggio il settore delle telecomunicazioni che, in Europa, registra un rialzo di oltre un punto percentuale. Acquistata Vodafone che, secondo indiscrezioni di stampa, si preparerebbe a lanciare il nuovo i-

Venezia I tempi dell'erogazione del credito alle aziende garantite dai consorzi Fidi sono t... ( da "Gazzettino, Il" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Fidi regionali. «Nel corso della riunione - si sottolinea in una nota - è stata esaminata la problematica concernente i tempi notevolmente dilatati nella erogazione del credito da parte degli istituti bancari consorzi Fidi». La proposta del fronte bancario è quella di semplificare le procedure mediante un modello di business plan comune da usare nei rapporti tra istituti di credito

Sulla condanna di una persona giuridica per illecito amministrativo ex lege 231/01 ( da "AltaLex" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: potevano essere irrogate revoche parziali dei contributi concessi o, nel caso scostamento dagli indicatori in certa misura, la revoca totale. In particolare, questa scattava se lo scostamento era riferito ad un solo indicatore ed in misura del 20%, ovvero, se riferito a più indicatori, in misura complessiva del 30%.

Credito a Pmi per il commercio e il turismo. 6 milioni di euro a Confidi Lombardia ( da "Sestopotere.com" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: istituto bancario all'impresa, procedure e tempi di istruttoria e di concessione dei finanziamenti stessi) e a darne comunicazione ufficiale a Regione Lombardia. Ogni tre mesi dalla data di sottoscrizione della convenzione il Consorzio Fidi trasmetterà alla direzione generale Commercio, Fiere e Mercati il rendiconto dettagliato delle operazioni effettuate;

Consegniamo le chiavi alle banche ( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: caso di assenza di fido bancario, con livelli determinati al seconda del rating del cliente che potranno andare dai 5 ai 50 euro giornalieri, per un massimo di 100 mila euro di sforamento. «Siamo decisi a non subire questi ulteriori colpi bassi - chiude Rosolen - con i fatturati in calo e gravi problemi di liquidità che riguardano soprattutto la piccola impresa e quella artigiana.

tanti aiuti dalla regione ( da "Tirreno, Il" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Fidi Toscana. La Regione sta per ratificare con il sistema bancario toscano anche un accordo che consentirà di sospendere per un anno le rate del mutuo alle imprese in difficoltà. Per i lavoratori, con un fondo da 5 milioni, sono stati previsti un contributo da 1650 euro per chi ha perso il lavoro e non può contare su alcuni ammortizzatore sociale ed altri 1650 euro per chi è rimasto

Quel professore in cima alla torre ( da "Borsa e Finanza" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: dove il problema non è quello di ottenere più soldi dal sistema bancario, bensì di non veder scomparire il proprio fido dalla sera alla mattina piuttosto che fare i conti con qualche ostacolo improvviso che, comunque, mira a ridurre il suo credito effettivo. Chi non vive sulla cima del castello, circondato da una marea di statistiche rassicuranti, sa che, di questi tempi,

citypost, la scommessa pisana adesso spaventa poste italiane ( da "Tirreno, Il" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: principali operatori bancari quali Fidi Toscana spa, Crsm, Monte dei Paschi di Siena-Capital Service, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca Etruria e Cariprato. Se dunque, il presente di Citypost testimonia una realtà che in pochi anni, ha raddoppiato sia le agenzie che la copertura del territorio nazionale, «possiamo dire - interviene il presidente di TD Group Valterio Castelli,

Pirellone, 6 milioni ai Confidi per le Pmi commercio-turismo ( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: I Consorzi Fidi a cui saranno assegnati i contributi, con sede legale in Lombardia - ha ricordato l'assessore al Commercio, Franco Nicoli Cristiani - dovranno facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese lombarde, impegnandosi a concordare col sistema bancario le condizioni economiche di maggior favore e trasparenza,

Banche e massimo scoperto L'accusa degli artigiani ( da "Corriere della Sera" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: commissione di massimo scoperto e le altre penali abolite dal decreto anticrisi (che secondo alcune stime di fonte bancaria valevano entrate per un miliardo di euro l'anno) ha assunto le forme più varie. Il Monte dei paschi di Siena, per esempio, ha introdotto «un tasso di sconfinamento» al quale, in assenza del fido, si potrà aggiungere una «commissione di istruttoria urgente».

Ascom, un credito amico delle imprese ( da "Giornale di Brescia" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: non ha richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo), sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido, sovente con un ammontare inferiore al richiesto». La conclusione di Massoletti è: «Bisogna trasformare, tutti insieme, la crisi in un'occasione di crescita condivisa.

Fatta la legge, trovato l'inghippo. È quello che devono aver pensato alla Cna di Treviso, ... ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: in assenza di fidi, in base alla valutazione dell'azienda stessa, dai 5 ai 50 euro giornalieri. La Cna stima che il primo capitolo valga circa 90 milioni nel 2009, mentre altri cinque milioni le imprese dovranno tirarli fuori per il secondo. La rabbia degli artigiani è ancor più acuita dal fatto che queste misure non offrono maggiori garanzie rispetto ai rischi del prestito:

Cna, occupazione in calo dell'1,6% ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 14-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: le azioni di sostegno alle imprese attraverso il sistema bancario e quello dei Consorzi Fidi, ma anche incentivare maggiormente attività nuove ed emergenti sinora inesistenti da noi, come l'informatica, la bioedilizia, la meccanica di precisione, per intercettare nuove figure professionali capaci di sostituire mestieri e professioni non più di moda o non più richiesti dal mercato,

FOLIGNO - Sono ormai alle porte le prime incombenze di natura economica per l'iscrizione delle ... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 14-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fideiussione sarà un conto di garanzia generale presso la Cooperativa Fidi, costituita dalla stessa Lega e da tutti i club di Prima e Seconda Divisione. Un cambiamento importante, anche se in tempi nei quali nel calcio mancano più i contanti che le garanzie bancarie o immobiliari, non è detto che questa norma risolva i problemi delle squadre, anzi per alcune potrebbe aggravarli.

Massimo scoperto, quanto costa alle imprese il credito in banca ( da "Corriere della Sera" del 14-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: 29 Il caso Dal 28 giugno cambieranno anche per i vecchi clienti le commissioni applicate dagli istituti sui fidi Massimo scoperto, quanto costa alle imprese il credito in banca Fino a 500 euro per ogni 50 mila di affidamento richiesto MILANO - Cinquecento euro a trimestre per la sola richiesta di accesso a un fido di 50 mila euro anche senza l'utilizzo effettivo dei fondi.

Come funziona lo scambio casa? ( da "Miaeconomia" del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Infine, anche il pet sitting, come variante dell?home exchange. Una formula che consente sempre di starsene tranquillamente in vacanza, offrendo la propria casa ad altre persone che, in questo caso però, penseranno anche ad accudire gli amati Fido e Fuffi. 2 voti - » Vota questa notizia »

Massimo scoperto, quanto costa alle imprese il credito in banca ( da "Corriere.it" del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: credito in banca Dal 28 giugno cambieranno anche per i vecchi clienti le commissioni applicate dagli istituti sui fidi MILANO - Cinquecento euro a trime­stre per la sola richiesta di accesso a un fido di 50 mila euro anche senza l'utiliz­zo effettivo dei fondi. Addirittura 750 se la stessa somma viene messa a disposi­zione da alcune banche che fanno parte del Gruppo Banco Popolare.

CREDITO A PMI COMMERCIO-TURISMO, 6 MIL. A CONFIDI NICOLI CRISTIANI: DIAMO GARANZIA PER 120 MILIONI ALLE IMPRESE LOMBARDE ( da "marketpress.info" del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: istituto bancario all´impresa, procedure e tempi di istruttoria e di concessione dei finanziamenti stessi) e a darne comunicazione ufficiale a Regione Lombardia. Ogni tre mesi dalla data di sottoscrizione della convenzione il Consorzio Fidi trasmetterà alla direzione generale Commercio, Fiere e Mercati il rendiconto dettagliato delle operazioni effettuate;

CRISI, ECCO LE RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE TOSCANA L'ASSESSORE AL BILANCIO DELLA REGIONE AL CONGRESSO DELLA CNA DI LUCCA SOSTEGNI PER L'ACCESSO AL CREDITO DELLE IMPRESE E PER L ( da "marketpress.info" del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Fidi Toscana, per 503 mila euro di prestiti complessivamente richiesti. La Regione sta per ratificare con il sistema bancario toscano anche un accordo che consentirà di sospendere per un anno le rate del mutuo alle imprese in difficoltà. Per i lavoratori, con un fondo da 5 milioni, sono stati previsti un contributo da 1650 euro per chi ha perso il lavoro e non può contare su alcuni

Banche sotto accusa, l'Abi non ci sta ( da "Finanza.com" del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: e senza i Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere?. Immediata la replica dell'Abi non ci sta. Dall'assemblea dell'Acri, Corrado Faissola, presidente dell'associazione bancaria, ha rilanciato nuovi numeri per dimostrare a tutti che i fondi ci sono, e per la maggior parte finiscono proprio nelle mani delle Pmi.

Nuove spese al posto del massimo scoperto ( da "Miaeconomia" del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: è infatti la clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche fido o affidamento), in base alla quale ai normali interessi va aggiunta un?ulteriore percentuale calcolata sulla massima esposizione avuta sul proprio conto corrente nel trimestre di riferimento. È il caso, più semplicemente, in cui una famiglia o un?

Piccole imprese in crisi I protesti sono triplicati ( da "Arena, L'" del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: cambiali non pagati Piccole imprese in crisi I protesti sono triplicati Bignone: «Le banche non allargano i fidi e le aziende non riescono a saldare i debiti» La parrocchia aiuta i cittadini in difficoltà I protesti a San Giovanni Lupatoto sono aumentati di tre volte in cinque mesi. Se prima, ogni settimana, erano fra i 10 e i 15 ora il numero si è impennato e viaggia tra i 35 e i 40.

La Lega dichiara guerraalle commissioni bancarie ( da "Secolo XIX, Il" del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fido". Questo dovrebbe di far respirare imprenditori, artigiani e famiglie nel loro rapporto quotidiano con gli istituti di credito. Per la verità - aggiunge Massimo Bitonci - quelle disposizioni hanno dichiarato nulle anche "le clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente titolare di

È difficile ( da "Corriere della Sera" del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fido da 50 mila euro. Per la conclusione delle indagini bisognerà aspettare il prossimo autunno, ma è certo che quella dell'Antitrust, a questo punto, non è la sola lente sulle nuove commissioni. Proprio ieri è sceso in campo anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che ha sottolineato come «il governo adotterà iniziative utili a sollecitare soprattutto i grandi gruppi bancari

Banche all'attacco ( da "Tempo, Il" del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: mercoledì scorso, dal palco del 21esimo congresso delle fondazioni bancarie concluso ieri a Siena, i banchieri a non essere avari nell'erogazione dei fidi ha risposto con una inusitata foga il presidente dell'Abi, Corrado Faissola. «Gli attacchi del governo sono assolutamente inaccettabili» ha detto Faissola.

Aggirata e contraddetta la norma che circoscrive l'utilizzo della commissione di massimo scope... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: solo a quei conti sui cui si è accordato un fido al momento dell'apertura o il debito ha una durata di almeno 30 giorni consecutivi. Negli altri casi, la commissione poteva essere sostituita con forme più trasparenti di remunerazione predeterminate e commisurate al fido. «In realtà nonostante gli apprezzabilissimi intenti del governo e del Parlamento,

Cna Reggio Emilia bacchetta le banche: "Continuano ad essere un problema" ( da "Emilianet" del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: richiami improvvisi di rientro dai fidi, richieste di garanzie non sempre giustificate, aumento dei costi per i mutui e per gli affidamenti; tutto questo nonostante la fase di emergenza per il sistema bancario dovrebbe essere finita anche grazie agli interventi pubblici". La Confederazione rinnova dunque in maniera decisa agli istituti di credito un invito ad essere parte attiva nell?

dietrofront su polizze, credito e farmacie la controrivoluzione che penalizza i cittadini - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Ma non è solo colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, è stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente; gli imprenditori protestano, ma il fronte delle banche si muove compatto.

scoperti bancari, gli artigiani in rivolta ( da "Tirreno, Il" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi o mandano in rosso il conto corrente. Fino ad allora, infatti, queste commissioni venivano calcolate ogni tre mesi e il correntista ne conosceva l'importo solo quando riceveva l'estratto conto. «La ratio della legge è di stabilire in anticipo i costi di queste commissioni - spiega Ciani - ma in realtà le banche hanno colto la palla al balzo per sostituire le precedenti commissioni

industriali contro banche: paghiamo le commissioni anche sui fidi non erogati ( da "Tirreno, Il" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: commissioni anche sui fidi non erogati LIVORNO. Il fido viene concesso solo parzialmente ma la commissione bancaria è calcolata sull'intera somma. La denuncia viene da Confindustria, che segnalerà gli episodi alla Prefettura e all'Associazione Bancaria. «Alle aziende viene comunicato che le condizioni sono cambiate e che dovranno pagare anche per i fidi potenziali ma non fruiti»

Stop su polizze, credito e farmacie dietrofront a danno dei cittadini ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Ma non è solo colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, è stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente; gli imprenditori protestano, ma il fronte delle banche si muove compatto. 17/06/2009 - 07:15

Stop su polizze, credito e farmacie dietrofront a danno dei cittadini ( da "KataWebFinanza" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Ma non solo colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente; gli imprenditori protestano, ma il fronte delle banche si muove compatto. 17/06/2009 - 07:15

Sale il pressing sul maxi-confidi ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: affanno di poter avere dimensioni sempre più robuste nel trattare con i colossi bancari in grado, nonostante tutto, di mettere in mille modi con le spalle al muro – potrebbero spingere presto al matrimonio industriali e Regione Piemonte, ovvero i due azionisti di riferimento dei due principali consorzi fidi della regione?

Allarme consumatori, banche piu' trasparenti ( da "Miaeconomia" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: in questi giorni la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, e? stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente. Capitolo a parte per la class action. Per ?la resistenza di pochi?, la nuova normativa ?stenta a trovare la giusta considerazione.

Crisi, la luce in fondo al tunnel ( da "Vita non profit online" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, è stata in pratica sostituita da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente... Alla relazione dell'Antitrust il SOLE24ORE dedica un pezzo a pagina 4 in cui si sottolinea l'appello alle fondazioni nella gestione dei servizi locali: visto che le liberalizzazioni «

Credito sotto accusa Ma dall'incontro con le categorie arrivano comunque segnali di disponibilità ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: così chi supera il limite del fido è giusto che paghi qualcosa in più rispetto al tasso ordinario». Le banche rigettano l'imputazione di aver di fatto costituito un cartello, con aumenti generalizzati. «Per quello che riguarda la commissione sull'affidamento, noi non l'abbiamo ancora applicata, ma ritengo che, per una sorta di compensazione di quanto viene ridotto per legge,

Massimo scoperto inacettabile ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: quelli in cui si è accordato un fido al momento dell'apertura e solo se il debito dura almeno 30 giorni consecutivamente. I nuovi contratti hanno recepito queste disposizioni fin dall'entrata in vigore della legge, per i vecchi contratti, quelli già esistenti al momento dell'entrata in vigore della legge, le nuove disposizioni entreranno in vigore entro fine giugno»

Mutui congelati contro la crisi ( da "City" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: È la risposta alla crisi prevista da un accordo tra Regione Toscana e 15 istituti bancari del territorio, oltre che da Fidi toscana, la finanziaria regionale. "Dodici mesi di respiro - ha detto il presidente Claudio Martini - senza costi aggiuntivi per le imprese per aiutarle a superare la crisi". L'accordo entrerà in funzione al massimo entro settembre.

Massimo scoperto, rincari fino al 440% ( da "Tribuna di Treviso, La" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: abbiamo preso come riferimento la posizione di una piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro).

Artigiani veneti: Confidi frenati dalle banche ( da "Arena, L'" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: riferimento la posizione di una ipotetica piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10.000 euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5.000 euro costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni contrattuali l'aumento sarà di quasi il 280% toccando la soglia di 181 euro». Per Bortolussi con i nuovi costi si arriva a 231 euro per un fido di 30.

massimo scoperto, rincari fino al 440% ( da "Nuova Venezia, La" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: abbiamo preso come riferimento la posizione di una piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro).

nuova linfa per le aziende ( da "Tirreno, Il" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: firmato proprio ieri tra Regione e 15 istituti bancari e società di leasing oltre che da Fidi Toscana che consente la sospensione per 12 mesi delle rate dei mutui e dei leasing, con la sola maturazione degli interessi sul debito residuo e nessuna spesa di istruttoria. Importante anche la prevista istituzione di un comitato di vigilanza che accerti la reale e corretta applicazione dell'

stop ai mutui per un anno ( da "Tirreno, Il" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: una quindicina di istituti bancari del territorio e la finanziaria regionale Fidi toscana, che può intervenire per concedere garanzie sussidiarie. Funziona così: lo stop delle rate riguarderà le pmi toscane che hanno attivo un mutuo ipotecario o chirografaro (senza garanzie reali), in regola con i pagamenti.

L'accusa di Confartigianato ( da "Corriere del Veneto" del 18-06-2009)
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Abstract: i Consorzi fidi». La Cgia: «Commissioni quadruplicate» L'accusa di Confartigianato «Le banche violano i patti» VENEZIA Imprenditori grandi e piccoli, consumatori e politici, tutti a scaricare nuove critiche sul sistema bancario. In pochi giorni, da quando a Treviso prima la Cna e poi Unindustria hanno smascherato gli apparentemente innocui trucchi contrattuali con cui le banche «

Confartigianato: le banche violano i patti ( da "Corriere del Veneto" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ci bloccano i Consorzi fidi. La Cgia: quadruplicati i costi delle commissioni VENEZIA Imprenditori grandi e piccoli, consumatori e politici, tutti a scaricare nuove critiche sul sistema bancario. In pochi giorni, da quando a Treviso prima la Cna e poi Unindustria hanno smascherato gli apparentemente innocui trucchi contrattuali con cui le banche «

massimo scoperto, rincari fino al 440% ( da "Mattino di Padova, Il" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: abbiamo preso come riferimento la posizione di una piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro).

prestiti alle imprese, intesa confidi-friuladria ( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-06-2009)
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Abstract: garantiscono oltre il 60 per cento dei fidi garantiti in regione) hanno stipulato insieme a Banca FriulAdria. I contenuti dell'accordo saranno illustrati oggi, alle 12, nella sede di Friuladria, nella conferenza stampa durante la quale sarà anche fatto il punto della situazione sulla crisi economica e sulle soluzioni concertate tra sistema di garanzia fidi e istituto di credito.

In Campania sono attivi 52 Confidi ( da "Denaro, Il" del 18-06-2009)
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Abstract: 155 comma 4 del Testo unico bancario. Oggi i consorzi fidi regionali saliranno sul banco degli imputati in un convegno al Banco di Napoli, dove sarà presentata una ricerca dell'Associazione Srm dal titolo "Confidi, imprese e territorio: un rapporto in evoluzione. Le prospettive per il Mezzogiorno" alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega al Cipe,

Stiamo assistendo a una recrudescenza delle regole di Basilea Due, a una applicazione integral... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-06-2009) + 3 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: leggasi affidamenti a revoca) e quindi con costi più elevati, con minore certezza di diritto e, soprattutto, con un aggravio in termini di cash-flow spropositato rispetto ai rientri finanziari che quegli investimenti dovrebbero assicurare. 2) Ai fini della determinazione del rating le banche hanno cominciato a considerare quale elemento fondamentale delle loro analisi il cosiddetto «

EMANUELE IMPERIALI Proprio nel momento di grave crisi finanziaria, con le banche che lesinano il ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-06-2009) + 4 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: a fronte di un monte prestiti bancario nell'intera regione che ammonta a 57 miliardi. L'importo medio delle operazioni di garanzia fidi in Campania è molto basso e non raggiunge neppure i 4 milioni. I più importanti Confidi regionali sono Confcredito, Gafi Sud, Confidi Napoli, Confidi Salerno e Confidi piccole e medie imprese Campania,

Credito sotto accusa D'Aliberti (Casartigiani): Il vertice in Prefettura serve a poco, le aziende chiedono fatti concreti ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 18-06-2009)
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Abstract: ma poi riducono ugualmente i fidi. Per non parlare di quegli istituti che senza aspettare i tempi "ragionevoli" chiedono l'escussione della garanzia come se l'azienda fosse già fallita». Il giudizio conclusivo, sull'incontro in piazza dei Signori, è dunque sconsolato: «Molte parole, pochi fatti, con la promessa di riaggiornarci il 2 luglio.

Venezia È ormai scontro aperto tra il sistema bancario e le associazioni di categoria itali... ( da "Gazzettino, Il" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: riferimento la posizione di una ipotetica piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10.000 ?. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5.000 ? per un periodo massimo di 15 giorni, fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 ?, con le nuove disposizioni contrattuali l'aumento sarà di quasi il 280%, toccando la soglia di 181 ?

La Regione ha messo i soldi, le banche non li vogliono ( da "Gazzettino, Il" del 18-06-2009)
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Abstract: difficoltà che molto plausibilmente si concretizzerà anche in un ulteriore aggravio degli oneri bancari; in particolare l'ipotesi accreditata che il nuovo "modus operandi" vada a colpire il fido accordato e non il fido effettivamente utilizzato renderà gli oneri finanziari più pesanti in particolare per chi richiede credito più per scopi cautelativi che per effettiva necessità;

Ladra? Non c'è prova ( da "Trentino" del 19-06-2009)
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Abstract: unica prova che fosse lei la ladra Predazzo starebbe nel filmato prodotto da una gioielleria di Riva: si vede lei che ne esce, nel giorno in cui - ma per la data bisogna fidarsi del gioielliere - proprio lì fu usato uno dei bancomat rubati (per un acquisto da 700 euro). Troppo poco per sentenziare la colpevolezza della Ognibeni.

Tremonti: Sul massimo scoperto faremo una legge anti-inganno ( da "Tribuna di Treviso, La" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Con un'altra citazione da Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha ricordato - «non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale con il credito: gli istituti saranno portati in modo spontaneo,

tremonti: sul massimo scoperto faremo una legge anti-inganno ( da "Mattino di Padova, Il" del 19-06-2009) + 1 altra fonte
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Abstract: interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Con un'altra citazione da Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha ricordato - «non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale con il credito: gli istituti saranno portati in modo spontaneo,

Azioni per l'accesso al credito delle imprese ( da "Tempo, Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: consorzi di garanzia fidi, sulle problematiche di accesso al credito e sulle nuove disposizioni di Basilea 2. «È evidente l'impegno dell'ente camerale nel promuovere azioni e politiche che possano favorire l'accesso al credito delle aziende e migliorare le relazioni tra le imprese ed il sistema bancario» ha affermato Francesco Toci,

stangata sui conti in rosso ( da "Tirreno, Il" del 19-06-2009)
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Abstract: importo delle commissioni previste nel caso di sconfinamento dei fidi: importi che invece, prima, venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente attraverso l'estratto conto, ad addebito avvenuto. La commissione è generalmente intorno all'1%, che diventa 4% se moltiplicato per quattro trimestri l'anno: il tutto, si somma all'interesse applicato al conto dalla banca.

Senza sostegno alle pmi l'economia non riparte ( da "Italia Oggi" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: perché le banche non si fidavano più le une dalle altre, sia difficoltà di restituzione dei crediti bancari delle famiglie sia una accentuata viscosità nei pagamenti tra imprese. Le più liquide di queste hanno ridotto il ricorso al credito delle banche, le più esposte e deboli manifestano stati di insolvenza e, alla meno peggio,

Revocatoria bancaria su misura ( da "Italia Oggi" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: è stato affidato l'incarico a un consulente, che ha affinato un metodo fatto proprio dal tribunale.Innanzi tutto ha escluso le «partite bilanciate». Non sono revocabili, infatti, le rimesse finalizzate a costituire i fondi per l'esecuzione di uno specifico ordine di pagamenti accettato ed eseguito dalla banca.

Obama premia i responsabili della Caporetto finanziaria ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Ha vinto invece la lobby bancaria che voleva a tutti i costi che questa autorità fosse affidata alla Fed, sia per evitare di avere due diversi regolatori sia perché sa di potersi fidare della Fed in quanto completamente catturata dal settore bancario. A farne le spese saranno le assicurazioni e gli hedge fund, che si troveranno a essere regolati da un'

( da "Libertà" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Con un'altra citazione da Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha ricordato - «non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale con il credito: gli istituti di credito saranno portati in modo spontaneo,

Sotto la lente di Moody's finiscono 21 banche italiane ( da "Giornale.it, Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: pratica di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. In Europa va intanto in scena lo scontro tra la Commissione Ue e la Gran Bretagna sulla riforma del sistema di supervisione finanziaria. La maggioranza degli Stati membri, tra cui l'Italia, spinge in direzione di un nuovo modello, sulla falsariga di quello adottato mercoledì scorso negli Usa.

Bcc truffata Portoghese patteggia per i fidi facili ( da "Corriere del Veneto" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: società specializzata in fidi delle garanzie bancarie false per un valore di 10 milioni di euro, facendole risultare garantite da Abn Amro e Ubs di Zurigo. Il tutto con l'obiettivo di ottenere linee di credito e avere a disposizione liquidità. La donna aveva giustificato l'operazione con l'obiettivo di acquistare un complesso immobiliare sovrastimato,

( da "Corriere della Sera" del 19-06-2009)
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Abstract: di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Un intervento tra l'altro sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di Mestre dopo la lettera di Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei rapporti tra banche e cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera alle nuove regole per le controversie extragiudiziali.

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Un intervento tra l'altro sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di Mestre dopo la lettera di Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei rapporti tra banche e cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera alle nuove regole per le controversie extragiudiziali.

( da "Corriere del Veneto" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Un intervento tra l'altro sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di Mestre dopo la lettera di Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei rapporti tra banche e cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera alle nuove regole per le controversie extragiudiziali.

Legge anti-inganno sul massimo scoperto ( da "Stampa, La" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Citando Bertolt Brecht e Stalin, che dicevano «non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale con il credito: saranno portate in modo spontaneo, o spintaneo a mettere in circolo più moneta per sostenere l'

Tremonti avverte le banche: Faremo una legge anti-inganno ( da "Gazzettino, Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: scoperto introducendo spese di apertura pratica di fatto equivalenti o superiori agli interessi praticati a chi sforava il fido bancario, Tremonti replica: «Fatta la legge, hanno trovato l'inganno. Bene, allora noi faremo una legge anti-inganno». Cita Brecht e Stalin, il ministro: «Mi chiedo se sia un crimine più grave fondare una banca o rapinarla». Altro che rapporto "non idilliaco".

Mattinzoli alle banche: incontriamoci ( da "Giornale di Brescia" del 20-06-2009)
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Abstract: commissione di massimo scoperto che le banche applicavano ai clienti che sconfinavano i limiti dei fidi o che mandavano in rosso il conto corrente. «Ora, commenta Enrico Mattinzoli, le banche hanno semplicemente sostituito le precedenti commissioni con altre, probabilmente ancora più onerose». L'accusa di agire con atti che aggirano le norme del decreto anticrisi è circostanziata e decisa.

Alle spalle c'è ben poco ( da "Milano Finanza" del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: occorre che le banche quando concedono il fido si basino più sulla qualità delle aziende che non sulle garanzie personali dell'imprenditore.D. Che cosa bisognerebbe fare per stimolare un'evoluzione generalizzata in tal senso? R. Il Tesoro potrebbe introdurre la deducibilità fiscale delle perdite su crediti, oggi applicabile solo in misura molto marginale e plafonata.

Il pelo, il vizio e i fidi bancari ( da "Borsa e Finanza" del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il vizio e i fidi bancari di Redazione - 20-06-2009 La strada dell'inferno, si sa, è lastricata di buone intenzioni. Non c'è alcun dubbio che fossero ottime le intenzioni del legislatore che ha introdotto lo scorso febbraio importanti novità sulla commissione di massimo scoperto: più trasparenza, possibilità di confrontare le varie offerte,

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: IMPRENDITORE su due si rivolge ai Cofidi per dare soluzione alle proprie esigenze finanziarie e di rapporto con il sistema bancario». Dice Loretta Zago, presidente di Cofidi Polesine. I Consorzi Fidi supportano importanti segmenti del sistema imprenditoriale: le nuove imprese per il 9,7%, imprese a titolarità femminile per il 10% e imprese con titolari extracomunitari per il 4,5%.

SI È CONCLUSO ieri con il Monte dei Paschi di Siena il ciclo di tre incontri... ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: calcolo del tasso debitore in caso di utilizzo oltre fido (che viene calcolato sull'intero importo del saldo debitore e non solo sull'utilizzato oltre il fido stesso) dall'altro su commissioni per la disponibilità dei fidi stessi. «L'introduzione di queste commissioni dichiara Giuseppe Domenichini, direttore di Industriali - implica la stima di nuovi costi molto pesanti per le imprese:

NONOSTANTE gli accordi sui mutui e sll'accesso al credito il rapporto tra im... ( da "Nazione, La (Prato)" del 20-06-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi: importi che invece, prima, venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente attraverso l'estratto conto, ad addebito avvenuto». A OGNI modo, Giusti assicura che la sua organizzazione non resterà a guardare: «Com'è ovvio ci stiamo già muovendo insieme ad altre Confartigianato locali e attraverso la Confederazione nazionale è già stato debitamente sollecitato il ministro

La banca non finanzia l'azienda Gli operai chiudono i conti correnti ( da "Corriere del Veneto" del 20-06-2009)
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Abstract: Angelo Nigro, Uilm, sottolinea che «vengono ristretti anche i fidi per i quali prima non c'erano problemi. Forse ci sono interessi occulti da parte di qualcuno, magari straniero, che vuole rilevarla». Per questi motivi Cgil, Cisl e Uil intendono avviare una protesta inedita, diretta agli istituti di credito.

Terminati gli anni delle vacche grasse con finanziamenti pubblici a pioggia sull'Abruzzo, l'... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 20-06-2009)
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Abstract: e le grandi banche hanno richiesto soldi alle aziende per rientrare dai fidi: sono queste le cause principali dell'involuzione in atto. Ma il dato più importante - sottolinea Di Costanzo - è che il credito a breve alle imprese nel 2008 ha subito una riduzione di 306 milioni, ma proprio le pmi sono strangolate dall'Irap per coprire il deficit sanitario.

saro scrive al ministro: al limite dell'usura ( da "Messaggero Veneto, Il" del 20-06-2009)
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Abstract: utilizzo oltre fido o in assenza di fido che, talora, viene richiesta anche in mancanza di un utilizzo effettivo». In pratica, diversi istituti di credito richiedono ai propri correntisti il pagamento di spese solo per la disponibilità massima richiesta salvo, poi, dover coprire gli eventuali interessi passivi sulle somme effettivamente utilizzate;

paga di più chi va in rosso in banca e il caso abi finisce in parlamento ( da "Messaggero Veneto, Il" del 20-06-2009)
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Abstract: In un contratto di apertura di credito (fido bancario o affidamento) sottoscritto tra banca e cliente, la commissione di massimo scoperto (Cms) era una percentuale, calcolata al tasso convenuto, sulla massima esposizione avuta sul conto corrente durante il trimestre di riferimento, percentuale sommata agli interessi convenzionali.

Il credito sotto accusa Il commercio assume una posizione più morbida Lunedì un convegno per un primo confronto ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 20-06-2009)
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Abstract: la nostra struttura di garanzia fidi». Dopodomani, dalle 10 in poi, all'hotel Cà del Galletto, a Treviso, oltre allo stesso numero uno della Confcommercio nostrana e a Paolo Chiarello e Roberto De Lorenzi, presidente e vice di Terfidi Veneto, ne discuteranno esperti, economisti, imprenditori e rappresentanti delle settore bancario.

SALZANO Si inaugura il nuovo oratorio parrocchiale di Robegano, è costato 1 milione e 600mila euro ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 20-06-2009)
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Abstract: Per raggiungere la somma cospicua di spesa sono stati fatti dei fidi bancari oltre che dei prestiti da parte di privati. Il nuovo oratorio, dopo tre anni di lavori, oltre ad una sala accoglienza con bar dispone di una sala spettacolo per 162 posti e una corrispondente altra sala collegata per altrettanti posti a sedere.

Crisi: il punto di vista di Pezzoni e Faggioli ( da "Gazzetta di Parma Online, La" del 20-06-2009)
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Abstract: ai fondi della Camera di Commercio per dare liquidità alle imprese tramite i Consorzi Fidi. A ciò si aggiunga l?azione di potenziamento dell?offerta formativa per riqualificare professionalmente coloro che hanno perso il lavoro, ad opera dei centri di formazione delle Associazioni. Sono azioni che evidenziano la volontà di dare una risposta tempestiva ai problemi.

segue dalla prima pagina ( da "Riformista, Il" del 21-06-2009)
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Abstract: Volevamo solo 90 mila euro, ma non si sono fidati. È incredibile: in dialetto bresciano ci hanno detto "noi i soldi non li prestiamo volentieri". Abbiamo provato a insistere allora con la nostra banca di fiducia: ci ha concesso il finanziamento ma con uno spread, cioè il loro margine di guadagno, del 4,5 per cento.

Il Banco, i bond e la protesta di Schio ( da "Corriere del Veneto" del 21-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: volontà da parte dei dipendenti volte alla chiusura dei propri conti correnti bancari, vi chiediamo al più presto un incontro atto a esaminare quanto qui contenuto». Domani è prevista una conferenza stampa in azienda. Intanto arriva una risposta da Unicredit: «In passato abbiamo erogato fidi per due milioni, ma non risulta una richiesta recente di nuovi crediti da parte dell'azienda».>

Pro loco di Domegge, a sorpresa dimissioni del presidente: Istituzioni latitanti ( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 21-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Rimarrò garante del fido bancario fino a copertura attraverso il contributo che l'Amministrazione comunale assegnò al Comitato Turistico con delibera di giunta nel 2008 per spese già pagate e che ancora oggi non ha onorato». Alcune voci raccolte sostengono che le dimissioni potrebbero essere spinte dall'imbarazzo di non essere stato eletto nella lista opposta a Fedon.

Imprese artigiane, verso il futuro con grinta e ragionevolezza ( da "Varesenews" del 21-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Quello che conta per il futuro è che i consorzi fidi seguano fino in fondo il percorso, già avviato con il 2007, di raggiungimento di una struttura più formalizzata e con un sistema di regole ben definite, di modo da diventare veri e propri partner nel sistema del credito sia per le imprese che per le banche”


Articoli

commissioni sui fidi non utilizzati (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 06-06-2009)

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Pagina 2 - Prato Commissioni sui fidi non utilizzati Allarme dell'Unione industriale. «Una doccia fredda e bizzarra» Stanno arrivando lettere alle imprese «Lo diremo al prefetto» PRATO. Un'impresa che ha ottenuto l'apertura di un affidamento ma ne ha fruito solo parzialmente, o anche per niente, è chiamata a pagare interessi trimestrali sulla somma non utilizzata, oppure a sostenere un onere fisso giornaliero. E' questa l'ultima novità in tema di oneri bancari. Ora le commissioni sono anche sugli affidamenti concessi ma non utilizzati: Interessi e commissioni, quindi, su denaro non ricevuto ma solo "virtualmente" a disposizione. Comunicazioni di questo genere stanno arrivando a molte imprese (sono già numerose le segnalazioni allo Sportello credito dell'Unione) da parte dei più svariati istituti di credito. Colpisce il fatto che ciò si sta verificando pressoché in contemporanea, con condizioni analoghe e da parte di una molteplicità di banche. «Una doccia fredda che si somma alle molte che stiamo subendo - commenta Raffaella Pinori, vicepresidente dell'Unione industriale pratese - Un'invenzione bizzarra, questa delle commissioni sui fidi anche non fruiti, che ha il sapore della vessazione. Non è un problema solo pratese, ma si sta manifestando anche in altre zone d'Italia. Ci chiediamo quanto sia legittima un'operazione del genere, anche se apparentemente consentita dalle nuove norme che hanno contestualmente eliminato le commissioni di massimo scoperto; cercheremo di vederci chiaro, anche con l'aiuto di Confindustria. Intanto invitiamo le aziende a tenere gli occhi aperti: se arrivano lettere di questo genere, parlatene con la filiale di cui siete clienti e confrontatevi sul problema. Non è detto che troviate ascolto; può darsi che vengano proposte rinegoziazioni complessive non sempre convenienti e quindi da valutare caso per caso. Ma intanto non subiamo in silenzio e facciamo sentire il nostro dissenso». L'Unione sta monitorando il fenomeno e si appresta a raccogliere documentazione da sottoporre al Prefetto in quanto soggetto incaricato della vigilanza sul credito. «Sappiamo che le banche sono chiamate a effettuare accantonamenti - conclude Pinori - Però la strada di far cassa non può essere quella di accanirsi sulle imprese con queste modalità. Il senso di responsabilità a più riprese dichiarato e proclamato dagli istituti di credito rischia di essere contraddetto dai fatti. Le banche non sono imprese come le altre: lo dimostra il fatto che sono soggette a controlli, vincoli e regolamentazioni loro proprie ed estranee ad altre attività economiche. Hanno anche una funzione di sistema volta a promuovere lo sviluppo: così, invece, lo si strangola, proprio nel momento in cui bisognerebbe invece fare tutto il possibile per sostenere le imprese».

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Cresce il Fondo formazione dirigenti bancari (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 06-06-2009)

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ItaliaOggi sezione: Mercati e Finanza data: 06/06/2009 - pag: 39 autore: Cresce il Fondo formazione dirigenti bancari È di 10 milioni di euro nel 2009 lo stanziamento di Fondir, il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione degli oltre 7.700 dirigenti bancari. Fondir, secondo l'Abi, fornisce alle imprese creditizie i finanziamenti per i piani formativi e per tutto giugno si svolgeranno quattro seminari, coordinati dall'Abi, per scoprire come accedere e gestire efficacemente le risorse del fondo. Gli incontri si terranno a Torino, Milano, Roma e Bari. Fondir, riconosciuto dal ministero del lavoro, è costituito da Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenti, Sinfub, Fidia; promuove e finanzia piani, concordati tra le parti sociali, per la formazione continua dei dirigenti delle imprese del terziario.

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Draghi dica basta ai fidi-capestro (sezione: Revoca fidi)

( da "Borsa e Finanza" del 06-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

SETTIMANA IN NUMERI Draghi dica basta ai fidi-capestro di Redazione - 06-06-2009 Meglio tardi che mai, governatore Draghi. Chi ha avuto l'occasione di seguire i miei ragionamenti sa che da almeno un anno faccio da megafono per le lamentele delle Pmi, cui viene progressivamente negato il credito, il più delle volte con motivazioni pretestuose. Alle critiche dei Brambilla con l'acqua alla gola, il sistema bancario ha sempre opposto, fino a pochi mesi fa, statistiche rassicuranti in cui si dimostrava che le erogazioni di credito salivano, ancora a fine 2008, del 9-10% su base annua. Certe volte, mi veniva da pensare, c'è più fantasia in una statistica che in una poesia... Ora, in occasione della relazione della Banca d'Italia, il governatore Mario Draghi ha opposto ai banchieri schierati, in prima fila, ben altri numeri: dallo scorso ottobre l'8% delle imprese, ha detto, ha ricevuto un diniego a una richiesta di finanziamento. Dalla stessa data, un'azienda su dieci ha ricevuto una richiesta di rientro. Una situazione insostenibile, a meno che non si voglia liquidare l'economia del Paese. E opportunamente Mario Draghi ha ricordato lo spirito degli anni 50/60, quando la lungimiranza dei banchieri (e dei Mediocrediti nel frattempo sbaraccati per far spazio a merchant bank e private con spirito speculativo) rese possibile il boom. Detto questo, caro Draghi, non limitiamoci alla «predica inutile». Tante cose si possono fare, anche senza attendere l'intervento del legislatore. Che dire, ad esempio, delle disposizioni in materia di fidi. Tante imprese, in questi giorni, ricevono lettere dalle banche che, con tono gentile, informano che, «date le mutate condizioni dei mercati», vengono riviste (il che vuol dire peggiorate) le condizioni degli affidamenti: vuoi sul piano dei tassi che sul piano delle garanzie. E se il cliente non è d'accordo? Niente paura, l'impresa ha «facoltà di recesso entro sessanta giorni». Provo a tradurre; o mangi questa minestra oppure hai due mesi di tempo per trovare un'altra banca. Mi permetto un consiglio, caro Draghi. Non è il caso di imporre (o vivamente suggerire, veda Lei...) un contratto tipo che non abbia le caratteristiche del capestro? Il fido, in tutto il mondo, ha una scadenza certa. Da noi è una spada di Damocle. O una mannaia. commercialista ed esperto d'impresa

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l'appello di sindacati e imprenditori "gli eletti a strasburgo non scompaiano" (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 07-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina II - Palermo Le categorie chiedono più controlli sui fondi Ue e iniziative a difesa di agricoltura e industria L´appello di sindacati e imprenditori "Gli eletti a Strasburgo non scompaiano" Le vertenze Fiat e Keller e i consorzi fidi tra i temi da portare alla ribalta della Comunità Chiedono azioni concrete per salvaguardare i prodotti agricoli siciliani, l´avvio di un vero controllo sull´utilizzo dei fondi strutturali e la creazione di una lobby per la difesa dei poli industriali dell´Isola. Sindacati, industriali e artigiani hanno le idee chiare su quello che devono inserire subito nella loro agenda i deputati siciliani che oggi saranno eletti al parlamento di Bruxelles. Tutte le parti sociali sono d´accordo su un punto, comunque: «Chi sarà eletto in Europa è pregato di non scomparire dalla Sicilia». Il presidente dei giovani di Confindustria Sicilia, Giorgio Cappello, chiede ai nei deputati siciliani in Europa, di «intervenire subito sui contratti di programma varati dall´assessorato regionale all´Industria per la Fiat e la Keller, entrambi bocciati recentemente da Bruxelles»: «Occorre un´azione comune da parte dei deputati siciliani al parlamento europeo per difendere le grandi e piccole aziende dell´Isola - dice Cappello - Come imprenditori, inoltre, chiediamo incentivi veri per l´utilizzo dell´energia da fonti rinnovabili». La richiesta della difesa del fragile tessuto industriale siciliano arriva anche da Mariella Maggio, appena eletta segretaria regionale della Cgil: «I nostri deputati in Europa devono cercare di difendere la nostra industria, penso a quanto sta avvenendo nel settore automobilistico con la Fiat che continua a trattare con la Opel e i governi austriaco e tedesco, mentre sembra aver già rinunciato allo stabilimento di Termini Imerese: ecco, i nostri deputati devono far sentire la loro voce a Bruxelles, vista l´assenza del governo nazionale e di quello regionale - dice la Maggio - Inoltre chiediamo un impegno sulle azioni del parlamento europeo in tema di green economy, un settore nel quale si prevede la nascita di 250 mila posti di lavoro in Italia, e la Sicilia con il suo enorme potenziale rischia di rimanerne fuori». Il segretario della Cisl siciliana, Maurizio Bernava, vorrebbe che i deputati eletti nell´Isola s´impegnino a fare da collante tra le istituzioni locali e Bruxelles: «Occorre una presenza costante non solo come tramite tra enti locali e l´Europa, ma anche per il controllo della spesa dei fondi europei - dice Bernava - I nostri deputati dovrebbero diventare una vera lobby per la difesa degli interessi dell´Isola: una regione che è ancora obiettivo 1 e ha un gap infrastrutturale e nella ricerca davvero impressionante rispetto ad altre aree dell´Italia e dell´Europa stessa». «I deputati europei dovrebbero invece porsi come primo problema quello delle politiche agricole - dice Claudio Barone, segretario regionale della Uil - A partire dalla difesa dei prodotti locali, fatta da tutte le altre lobby d´Europa tranne che dalla nostra». Ai deputati che oggi saranno eletti a Bruxelles, gli artigiani invece consegnano un messaggio preciso: «Devono modificare le regole a garanzia dei consorzi fidi - dice Mario Fillippello, segretario della Cna siciliana - In particolare dovrebbe essere prevista nei regolamenti anche la possibilità d´ingresso di Regione e Comuni nei consorzi, in modo da migliorare le garanzie che questi possono offrire al sistema bancario». a. fras.

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Imprese tra sopravvivenza e morte stop agli indugi, è ora di salvarle (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Reggio" del 07-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

«Imprese tra sopravvivenza e morte stop agli indugi, è ora di salvarle» L'APPELLO Il direttore Cna servizio estero «La spina dorsale del tessuto economico e produttivo regionale e provinciale, in particolar modo, è costituita per la stragrande maggioranza da piccole e medie imprese (oltre il 90%), fortemente predisposte per l'export». A parlare così è Bruno De Rosa, direttore di Cna Servizio Estero, che lancia un appello dal titolo «Salviamo le nostre imprese» a fronte di una crisi economica che «sta mettendo in ginocchio» la nostra realtà produttiva. «E' un'analisi spietata quella che facciamo noi di Cna Servizio Estero - prosegue De Rosa - perché dal nostro osservatorio la situazione è davvero grave: molte imprese ci testimoniano crolli del fatturato nell'ordine del -50% con picchi che raggiungono il 70%. Il rischio concreto è che nei prossimi mesi si vada verso fallimenti a catena con un effetto domino devastante per l'intera economia». «Molte piccole imprese non ce la fanno più anche a causa dello stato di gravissima sofferenza nei confronti delle banche. Molte piccole imprese si trovavano già in una situazione di forte indebitamento ma fino alla prima metà del 2008 le banche, bene o male, hanno continuato a a concedere loro liquidità, consentendogli la "sopravvivenza". Oggi, al contrario, sono le stesse banche che decretano la morte di tante piccole imprese: di fronte alla crisi impongono loro di rientrare rapidamente. Oggi, vogliamo parlare in modo esplicito proprio di questa drammatica situazione di "sopravvivenza" e di "morte" perché riteniamo che non vi sia più tempo per gli indugi. Come Cna Servizio Estero, realtà che lavora al fianco di centinaia di piccole e medie imprese, lanciamo un appello con l'obiettivo di allertare tutti, in particolare le istituzioni, le forze politiche e il sistema bancario, affinché provvedano rapidamente a mettere in campo strumenti efficaci in grado di fornire urgentemente ossigeno alle piccole imprese e quindi al sistema economico locale». «Solo così si potrà favorire l'auspicabile ripresa. Paradossalmente moltissime imprese sono talmente indebitate da non potersi nemmeno permettere il lusso di cessare l'attività, perché così facendo vanificherebbero gli investimenti realizzati ed i sacrifici di una vita di lavoro». E poi: «Queste sono le ragioni che ci spingono a chiedere interventi urgenti, come le iniezioni di liquidità mantenendo attivo il "fondo straordinario di garanzia" regionale per i consorzi fidi delle piccole imprese. A tale proposito il nostro appello è rivolto anche a far sì che il "fondo centrale di garanzia" gestito dal ministero dell'Economia, finanzi soprattutto i consorzi fidi delle piccole imprese». «Alla Regione Emilia Romagna, inoltre, chiediamo di aumentare rispetto allo scorso anno i finanziamenti per l'internazionalizzazione, sia a favore dei consorzi all'export, sia verso i gruppi di imprese (Ati) Occorre però fare presto perché, già tra alcuni mesi, potrebbe essere inesorabilmente troppo tardi».

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BANCHE: ABI, DA "FONDIR" 10 MLN DI EURO NEL 2009 PER LA FORMAZIONE DEI DIRIGENTI DEL CREDITO (sezione: Revoca fidi)

( da "marketpress.info" del 08-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Lunedì 08 Giugno 2009 BANCHE: ABI, DA “FONDIR” 10 MLN DI EURO NEL 2009 PER LA FORMAZIONE DEI DIRIGENTI DEL CREDITO Roma, 8 giugno 2009 - Ammonta a circa 10 milioni di euro nel 2009 lo stanziamento di “Fondir”, il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione degli oltre 7. 700 dirigenti bancari. “Fondir” fornisce, appunto, alle imprese creditizie i finanziamenti per i piani formativi e per tutto il mese di giugno si svolgeranno quattro seminari, coordinati dall’Abi, per scoprire come accedere e gestire efficacemente le risorse del Fondo. Gli incontri si terranno a Torino, Milano, Roma e Bari. Un tour da Nord a Sud rivolto a Direttori del Personale, Responsabili Formazione e Hr Manager di tutte le aziende bancarie, assicurative e finanziarie. L’iniziativa risponde all’esigenza di valorizzare al meglio i finanziamenti per la formazione e si propone come una occasione per sviluppare modelli innovativi di formazione manageriale e per utilizzare nel modo migliore quest’importante risorsa a disposizione delle aziende. I seminari si basano su una formula che integra teoria e pratica, e sono pensati per fornire tutte le informazioni necessarie a realizzare concretamente un percorso formativo finanziato, dall’ideazione all’iter burocratico/amministrativo, dall’uso dei voucher alla rendicontazione finale. Questa iniziativa, oltre ai suoi obiettivi didattici, evidenzia che sono sempre più rilevanti le risorse a disposizione della formazione dei dirigenti: “Sono importanti opportunità da cogliere e utilizzare pienamente a favore delle imprese e della dirigenza bancaria – ha dichiarato Giancarlo Durante, Direttore Centrale Abi dell’Area Sindacale e del Lavoro. In tale ottica Abi è sempre più impegnata in attività finalizzate a sostenere la diffusione della formazione finanziata nel settore bancario, con l’obiettivo di migliorare costantemente i livelli di qualità e di efficienza del sistema formativo”. Le caratteristiche di “Fondir” e i dirigenti in Italia - “Fondir” è il Fondo Paritetico Interprofessionale per la Formazione Continua, riconosciuto dal Ministero del Lavoro. Il Fondo è costituito da Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenti, Sinfub, Fidia. Promuove e finanzia Piani, concordati tra le Parti sociali, per la formazione continua dei dirigenti delle imprese del terziario con lo scopo di qualificare la presenza sul mercato delle aziende e valorizzare la professionalità dei dirigenti. Dal Rapporto “Fondir” sul 2008 emerge che oltre al settore del credito, considerando una media 2007, i lavoratori inquadrati come dirigenti delle imprese private più la Pubblica Amministrazione sono 484. 736 di cui 123. 306 sono donne. Tra le Regioni con una presenza maggiore di queste figure lavorative troviamo la Lombardia con 98. 040, il Lazio a quota 57. 090, l’Emilia Romagna con 48. 525, il Veneto con 44. 698, il Piemonte con 33. 727, la Campania con 31. 707 e la Sicilia con 31. 415. Tra i settori con più dirigenti spiccano: istruzione, sanità e servizi sociali con 165. 456, pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie 81. 933, industria della trasformazione 71. 086, intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari 41. 163, per ultimo industria dell’energia, estrazione materiali energetici con 1. 758 unità. Le imprese che aderiscono a “Fondir” sono in costante crescita: dal 2004 ad oggi sono passate da 2. 501 a quasi 4. 000 con un incremento, in termini percentuali, di quasi il 57%. Anche rispetto all’anno scorso, il numero delle iscrizioni è cresciuto del 7,5%. Fino ad oggi, “Fondir” ha finanziato 523 piani formativi a fronte di 598 piani presentati per un totale di 15. 5 milioni di euro di contributi erogati. Le risorse complessivamente impegnate per i comparti economici riguardano il settore commercio, turismo e servizi con 8. 5 milioni di euro, creditizio-finanziario con 5. 5 milioni, logistica, spedizioni e trasporto con oltre 936 mila euro e l’assicurativo con più di 475 mila euro. . <<BACK

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Previsioni nere, cresce il fondo rischi (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 10-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Previsioni nere, cresce il fondo rischi Il bilancio 2008: il consorzio dell'Upa garantisce prestiti per 48 milioni Parola d'ordine: prepararsi al peggio. L'allarme sul rischio insolvenza delle imprese associate, nei conti del Confidart è stato tradotto con uno spostamento deciso di risorse tra le riserve, per la possibilità che la percentuale dei debiti da dover coprire aumenti decisamente. L'accantonamento è cresciuto anche rispetto a quelle realtà che non hanno mai evidenziato problemi, con l'effetto di portare il bilancio dal sostanziale pareggio del 2007 ad un rosso di 548mila euro. I numeri dell'anno scorso segnalano anche una diminuzione dei soci a 2.744: 116 imprese in meno, anche se il saldo tra quelle che si sono iscritte per ottenere un canale privilegiato con le banche e quelle che se ne sono andate è positivo (46). La differenza è segnata dalle oltre centocinquanta imprese che hanno perso i requisiti. L'ammontare degli affidamenti garantiti, a fine anno, era di quasi 48 milioni, un volume che conferma il Confidart al terzo posto tra i consorzi fidi lombardi. Ancora molto lusinghiero il tasso di sofferenza: meno dell'1%. In effetti, nonostante le difficoltà che l'economia ha registrato nell'ultimo quadrimestre del 2008, le posizioni di insolvenza per le quali il consorzio s'è trovato a dover risarcire le banche, non sono cresciute. Nel 2006 erano state venti, per un totale di 233mila euro, nel 2007 venticinque (242mila euro) e l'anno scorso ventiquattro (252mila euro). I segnali della crisi emergono dall'analisi delle pratiche trattate dal Confidart, che indica un deciso rallentamento della propensione ad investire, mentre cresce la richiesta di finanziamento per far fronte al bisogno di liquidità aziendale. «A deprimere la domanda di credito - dicono dal Confidart - concorre anche l'irrigidimento delle condizioni bancarie: gli spread sono cresciuti e vengono richieste sempre maggiori garanzie». Condizioni in cui cresce llo spazio dei consorzi fidi.

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Credito bancario per chi investe: il Confidart aumenta le coperture (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 10-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

di Luca Traini Credito bancario per chi investe: il Confidart aumenta le coperture Timidi segnali di ripresa. Gli analisti che tastano il polso dell'economia cominciano a segnalarli tra le pieghe della crisi: pallidi, ma tangibili. E in controtendenza. «Germogli», li definisce il presidente del Confidart, Giovanni Galelli. Che dal suo osservatorio privilegiato, il principale interfaccia tra la piccola e media impresa mantovana e il sistema del credito, scommette sulle prospettive di ripresa, ma intanto batte con il dito sulle scadenze di breve periodo. Perché i germogli diventino piante e facciano frutti serve tempo: le aziende possono permettersi di aspettare il raccolto? «Siamo seriamente preoccupati per i prossimi mesi», dice Galelli riferendosi a quelle che sono in apnea da più tempo e che potrebbero non arrivare a fine anno. C'è bisogno d'ossigeno, subito. Ecco l'appello alle istituzioni perché spingano sull'accesso al credito. Ecco il senso dell'ultima iniziativa del Confidart: incrementare le garanzie nei confronti delle banche, per facilitare i finanziamenti alle imprese che investono. Garanzie e controgaranzie. Il consorzio fidi di casa Upa può alzare la copertura sui prestiti alle imprese artigiane, che garantisce agli undici istituti di credito convenzionati, grazie ad un accordo con il Fondo europeo per gli investimenti, fresco di stipula attraverso la Federfidi Lombardia. La circolare alle banche è partita ieri: per le operazioni in cui gli investimenti prevalgono sulla liquidità (rapporto minimo: 3 a 2) il Confidart garantisce l'80% del capitale. Può farlo perché, su quella quota, il Fei ora gli riconosce una copertura di otto decimi. La formula si rivolge alle imprese artigiane mantovane, anche di nuova costituzione, che si trovano ad affrontare spese per brevetti e diritti d'autore, innovazione tecnologica, cambio degli assetti societari, acquisto di terreni, immobili, arredamenti, attrezzature e macchinari e l'avviamento di nuove iniziative imprenditoriali. Finanziamenti sino a 181mila euro, minimo triennali; biennali per importi inferiori a quindicimila euro. «Al momento è il miglior prodotto sulla piazza», dice il direttore del consorzio, Massimo Gandolfi, sottolineando che quel tipo di operazione, un prestito chirografario, beneficia anche del contributo del 4% offerto dalla Camera di Commercio per abbattere gli interessi. «Nel Mantovano - chiosa Galelli - bisogna riconoscere che la Camera di Commercio e gli enti locali si stanno muovendo nella direzione giusta, finanziando i fondi rischi per favorire l'accesso al credito. Viceversa ci sono milioni e milioni stanziati ma che restano bloccati». Il riferimento è all'iniziativa 'Confiducia' che, tra Regione e sistema camerale lombardo, ha ottenuto 51 milioni di euro di risorse per garantire operazioni di affidamento, al 70%: potrebbe mettere in moto finanziamenti per 1,6 miliardi ma, a distanza di oltre sei mesi, resta sostanzialmente ferma al palo. «Ed è un peccato - continua Galelli - perché il tessuto economico è in evidente difficoltà e c'è urgenza di abbattere il costo del denaro». Un consiglio agli imprenditori? Verificare che lo strumento che usano per ottener credito sia tarato sulle proprie esigenze. L'esperienza maturata dai funzionari del Confidart dice che spesso non è così. «Ci accorgiamo - racconta il direttore - che molti utilizzano il fido di cassa anche per sconfinamenti di lungo periodo, mentre dovrebbe essere riservato alle necessità brevi. Attenzione: bisogna sapere che si tratta di un'esposizione costosa e pericolosa, perché la banca può chiedere di rientrare dall'oggi al domani. Meglio un finanziamento diluito per anni, allora, con scadenze fisse e tassi che possono essere anche della metà». Ogni caso è a sé, ma la regola di controllare vale per tutti. «Noi abbiamo quattro professionisti pronti a fornire consulenze e a dare indicazioni aglin imprenditori. Il nostro ruolo è anche questo», sottolinea Galelli.

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In ordine i conti dei confidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 10-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Nord-Ovest sezione: ECONOMIA e IMPRESE Vda data: 2009-06-10 - pag: 17 autore: Credito In ordine i conti dei confidi AOSTA Durante la recente assemblea del Confidi industriali (258 soci), il presidente, Federico Jacquin non ha risparmiato le lodi all'Amministrazione regionale, agli istituti di credito e agli imprenditori in questo momento di difficile congiuntura economica. Di tutt'altro avviso il presidente della Giunta Augusto Rollandin, che al contrario ha avuto parole dure nei confronti delle banche, colpevoli di fare poco per sostenere un tessuto economico fatto in massima parte da Pmi. Per la verità anche Jacquin, pur vedendo il bicchiere mezzo pieno, non ha mancato di far rilevare come il sistema creditizio continui a operare con le stesse identiche logiche commerciali ante-crisi: «Il forte aumento degli spread bancari – ha osservato l'imprenditore – se in parte può essere giustificato con l'aumento del rischio di credito e del costo del denaro interbancario, non posso che trovarlo disarmante». Polemiche a parte, il Confidi archivia un 2008 senza particolari turbolenze. Lo stock dei finanziamenti complessivi al 31 dicembre 2008 ammonta a 87,1 milioni con un forte incremento rispetto allo scorso anno (79,2 nel 2007), di cui 43,1 per fidi a breve e 44,0 per mutui. Le pratiche deliberate nel 2008 sono state 345, di cui 51 relative ad operazioni a medio/lungo termine, per un totale complessivo di 35,9 milioni di fidi garantiti. Il Consorzio è intervenuto nel corso del 2008 a copertura di insolvenze per 171.028 euro pari allo 0,48% delle garanzie in essere. Pochi giorni prima degli industriali si è riunito anche Valfidi (Artigiani e Pmi), che archivia un 2008 grazie al quale si prepara al rush finale per iscriversi all'articolo 107 del Testo unico bancario. Un'operazione che il consorzio, guidato da Andrea Leonardi (riconfermato fin al 2011), ha già annunciato di intendere percorrere anche in perfetta solitudine. Nel corso dell'esercizio 2008 da Valfidi sono state concesse nuove garanzie alle attività economiche socie per oltre 26 milioni, sviluppando un volume di oltre 55 milioni di linee di credito garantite, raggiungendo così uno stock complessivo di affidamenti in essere – riferiti alla fine dell'esercizio 2008 – di oltre 160 milioni. Ai fini del raggiungimento della soglia per l'iscrizione nell'elenco degli intermediari finanziari, le attività di Valfidi al 31 dicembre 2008 ammontano complessivamente a 78,9 milioni. F.Fav. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Calcio, samb: Oscurato sito web (sezione: Revoca fidi)

( da "KataWeb News" del 10-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Calcio, samb: Oscurato sito web 10 giugno 2009 alle 12:30 — Fonte: repubblica.it — 0 commenti Dopo la richiesta di messa in mora e il blocco del fido bancario, la Sambenedettese si vede oscurare anche il sito web. Nè dà notizia la società rossoblù, sottolineando che a causa del mancato pagamento del dominio, intestato ai fratelli Tormenti, in carcere con l'accusa di truffa ed evasione fiscale, il sito www.sambcalcio.it è stato chiuso. La nuova proprietà, guidata dall'imprenditore di Cupra Marittima (Ascoli Piceno) Sergio Spina, ha annunciato che riattiverà da subito il vecchio dominio (www.sambenedettesecalcio.it) per garantire l'informazione ai tifosi, visto anche il difficile momento societario. Secondo quanto comunicato dal direttore generale, Giulio Spadoni, la Samb rischia, infatti, di non potersi iscrivere al prossimo campionato se non si risolveranno i problemi legati al trasferimento delle quote e al pagamento dei debiti della vecchia gestione. AGI

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I guai dei fratelli Tormenti creano disagi alla Sambenedettese (sezione: Revoca fidi)

( da "PrimaDaNoi.it" del 10-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CRONACA - Teramo I guai dei fratelli Tormenti creano disagi alla Sambenedettese --> Inviato da Redazione--> il 10/6/2009 16:37:01 --> 3 letture)--> --> SAN BENEDETTO DEL TRONTO. Dopo la richiesta di messa in mora e il blocco del fido bancario, la Sambenedettese si vede oscurare anche il sito web. Né dà notizia la società rossoblù, sottolineando che a causa del mancato pagamento del dominio, intestato ai fratelli Tormenti, in carcere con l'accusa di truffa ed evasione fiscale, il sito www.sambcalcio.it è stato chiuso. La nuova proprietà, guidata dall'imprenditore di Cupra Marittima (Ascoli Piceno) Sergio Spina, ha annunciato che riattiverà da subito il vecchio dominio (www.sambenedettesecalcio.it) per garantire l'informazione ai tifosi, visto anche il difficile momento societario. Secondo quanto comunicato dal direttore generale, Giulio Spadoni, la Samb rischia, infatti, di non potersi iscrivere al prossimo campionato se non si risolveranno i problemi legati al trasferimento delle quote e al pagamento dei debiti della vecchia gestione. I fratelli Tormenti, insieme ad altre due persone, sono state arrestate la scorsa settimana e sono accusati di aver procurato un danno all’erario per 77milione di euro. La Guardia di Finanza di Pescara avrebbe infatti smantellato una associazione a delinquere finalizzata alla evasione fiscale mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Viene contestata anche la truffa aggravata ai danni del bilancio dello Stato. Gli strumenti della truffa sono stati la Navigo.it, ditta di Martinsicuro che operava nel settore della telefonia mobile ed elettronica di consumo, gestita dai fratelli Tormenti, e Rete Globo Srl, formalmente amministrata da Maurizio Di Biagio. Secondo l’accusa, tramite un giro milionario di false fatturazioni, le società intervenute nei vari passaggi si spartivano il 20% della quota iva di rimborso, permettendo, tra l’altro, al cessionario finale di acquistare il prodotto ad un prezzo notevolmente inferiore rispetto a quello praticato a monte della filiera, con ingentissimi danni all’erario. 10/06/2009 16.35

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Accesso al credito, se sei donna è più difficile (sezione: Revoca fidi)

( da "Emilianet" del 10-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Accesso al credito, se sei donna è più difficile Sui finanziamenti alle imprese ancora oggi sembrano pesare vecchi stereotipi che si traducono in una disparità di trattamento verso le imprenditrici rispetto ai colleghi uomini. CNA Impresa Donna ne parlerà in un seminario in programma a Bologna BOLOGNA, 10 GIU. 2009 - L’accesso al credito rappresenta uno dei nodi cruciali della possibilità di stare sul mercato, non solo nella fase di avvio di nuove attività, ma anche nei momenti di trasformazione. E se in questo momento è difficile per tutte le imprese ottenere dei finanziamenti, per quelle femminili lo è ancor di più. CNA Impresa Donna Emilia-Romagna ha deciso di porre questo problema al centro del prossimo seminario del ciclo “Responsabili e Informate”, in programma venerdì 12 giugno alle ore 14.30. In Emilia-Romagna le imprese femminili rappresentano ormai un quarto del totale, sono presenti in tutti i settori sono diventate realtà sempre più consolidate e ben posizionate sul mercato, oltrechè in possesso di una solida reputazione. Anche qui, come nelle altre regioni, vi sono spesso piccole e piccolissime imprese che fanno fatica ad avere, non solo in fase di avvio. E l’accesso ai fidi bancari è per loro un'importante fonte di finanziamento per le necessità di cassa. Ma una ricerca dal titolo “Do Women Pay More for Credit?”, che si basa su più di un milione di accessi al fido bancario di 150mila micro-imprese tra gennaio 2004 e dicembre 2006 - e di cui sono autori Alberto Alesina, Emilio Mistrulli e Francesca Lotti -, ci dice che le micro-imprese con titolare donna pagano un tasso di interesse più alto rispetto a quelle che hanno un uomo come titolare: lo 0,3 per cento in più. Questo differenziale è vero per ogni settore e area territoriale, nel periodo indagato, e nonostante le imprenditrici falliscano meno dei loro colleghi maschi: l’1,9% contro il 2,2%. Dunque, il diverso trattamento non può essere attribuito ad una presunta maggiore rischiosità delle imprese femminili, né al fatto che queste si concentrino in settori a bassa intensità di capitale. A questo si aggiunge che se l’imprenditrice che chiede l’affidamento, si avvale di un garante donna, il differenziale raddoppia. Anche molte associate CNA - oltre 27.000 in regione - sottolineano difficoltà nella contrattazione con le banche. Occorre interrogarsi su come affrontare e risolvere questa situazione. CNA Impresa Donna Emilia-Romagna lo farà nell'ambito dell'iniziativa dal titolo “Questioni di credito: ostacoli e risorse per l’imprenditoria femminile”, che si terrà presso la Torre CNA (sala Gagliani) in viale Aldo Moro 22 a Bologna. Ne parleranno Francesca Lotti, dirigente del dipartimento economico della Banca d’Italia e autrice di diverse ricerche tra cui la sopra richiamata “Do woman pay more for credit? Evidence from Italy”, e Maria Francesca Cesaroni, economista dell’Università di Urbino che presenterà in anteprima una ricerca su credito e fiducia nell’imprenditoria femminile. A sostenere il punto di vista di banche e Confidi, Susanna Cavalieri, capo area territoriale di Emilbanca e Daniela Magni, vicepresidente di Unifidi.

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I Confidi e le banche: crediti più veloci alle Pmi (sezione: Revoca fidi)

( da "Arena, L'" del 11-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Giovedì 11 Giugno 2009 ECONOMIA Pagina 37 CONGIUNTURA. Incontro organizzato dal Banco Popolare con le associazioni di categoria sull'accesso ai prestiti I Confidi e le banche: crediti più veloci alle Pmi Fratta Pasini: « In questo momento sono necessari più rapidità e meno burocrazia nelle risposte» Rafforzare la collaborazione tra i consorzi fidi e il mondo bancario per il bene delle Pmi, piccole e medie imprese. Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare. È questo in sintesi il messaggio emerso del primo Confidi Day del Banco Popolare che ieri ha radunato nell'auditorium di Viale delle Nazioni a Verona molti rappresentanti delle associazioni di categoria e dei Confidi del Veneto, oltre ad alcuni rappresentanti dell'Abi, Associazione bancaria italiana, per un confronto sul principale problema del mondo imprenditoriale: l'accesso al credito. Al centro del dibattito c'è stata la valorizzazione del ruolo dei Consorzi fidi, ossia di quelle organizzazioni che svolgono attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell'accesso ai finanziamenti. In Italia sono circa 920, più di 40 solo in Veneto. Sulla necessità di un ulteriore rafforzamento della partnership che lega le banche ai confidi è intervenuto il presidente del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, Carlo Fratta Pasini. «I confidi contribuiscono da anni al contenimento dei rischi per le banche grazie alla valutazione del merito di credito delle imprese che effettuano a monte. Occorre ora più flessibilità», ha sottolineato Fratta Pasini, «meno burocrazia e un accorciamento dei tempi tecnici tra la presentazione della domanda e la risposta della banca, specie in un momento in cui le piccole e media imprese hanno voce meno forte delle grandi, meno marginalità e meno flussi di cassa per ammortizzare l'indebitamento». Il Banco Popolare, come illustrato da Marcello Paoli, responsabile dei prodotti di finanziamento della banca, opera oggi con 192 Confidi con affidamenti che ammontano complessivamente a 1,6 miliardi di euro, il 70% dei quali a con piccole imprese. Per Emanuel Danieli, direttore di Fidindustria Emilia Romagna, la parola chiave è la reciprocità. «Con le garanzie che si ritrovano grazie ai Confidi, le banche devrebbero fare di più per applicare alle nostre imprese un giusto prezzo. Il che non vuol dire solo applicare spread il più contenuti possibile sui tassi», ha precisato Danieli, «L'azienda che intende usufruire di un fido bancario ha già superato, del resto, un filtro di pre-rating da parte del Consorzio che si impegnerà poi con le banche a negoziare le condizioni, assumendosi tra il 5 e il 100% del rischio in base alla tipologia del finanziamento». Sulla necessità di un profondo ammodernamento dei confidi derivante dalla nuova normativa del Tub, Testo unico bancario è intervenuto Mario Borin, amministratore delegato di Sviluppo artigiano, Confidi reginale di Cna Veneto. «Il passaggio dalla semplice attività di garanzia all'intermediazione finanziaria vigilata dalla Banca d'Italia secondo l'articolo 107 del Tub», ha affermato Borin, «ha aumentato moltissimo le potenzialità dei Confidi a servizio delle imprese. L'iscrizione dei consorzi al 107 è un salto culturale fondamentale e irrinunciabile. Se non lo faranno», ha dichiarato Borin, «il loro obiettivo non sarà più l'impresa e la tutela delle rappresentanze, ma l'autoreferenza e la propria sopravvivenza».  

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Positive a metà seduta le borse di Eurolandia (sezione: Revoca fidi)

( da "KataWebFinanza" del 11-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Positive a met seduta le borse di Eurolandia (Teleborsa) - Roma, 11 giu - Proseguono positive le borse del Vecchio Continente, fa eccezione solo Bruxelles, che non riuscita nel rimbalzo. A met seduta Zurigo segna un progresso dell'1,34%, Parigi guadagna lo 0,25% ed Amsterdam lo 0,44%. Segno pi anche per Francoforte che registra un incremento dello 0,69%, Londra avanza dello 0,69%, mentre Madrid guadagna lo 0,98%. Maglia nera, come dicevamo, per Bruxelles che flette dello 0,66%. Le contrattazioni non sembrano aver risentito delle rilevazioni emerse nel Bollettino Bce, secondo il quale l'attivit economica della zona Euro vedr un calo nei prossimi trimestri, per la ripresa occorrer attendere la met del 2010. Per quanto riguarda il settore bancario, l'invito per gli istituti di credito affinch rafforzino la propria struttura patrimoniale, sfruttando anche, se occorre, il sostegno pubblico. Sul fronte inflazione, questa vista temporaneamente negativa nei prossimi mesi. In vantaggio il settore energetico, in scia al nuovo balzo del prezzo del petrolio, salito fino a sfiorare i 72 dollari al barile. Brilla il comparto farmaceutico in Eurolandia, in scia alle indicazioni degli analisti di Morgan Stanley, che hanno alzato il giudizio sull'intero comparto, portandolo ad "attractive". A Londra Astrazeneca sale di oltre un punto percentuale, beneficiando della decisione della US Food and Drug Administration Psychopharmacologic che ha valutato positivamente l'efficacia e la sicurezza del nuovo farmaco Seroquel. Giornata di acquisti anche per GlaxoSmithKline, in scia all'upgrade di Morgan Stanley che ha alzato la raccomandazione sul titolo a "equal-weight" da "underweight". Venduti a Zurigo i titoli Roche e Novartis. In controtendenza il titolo Fidia che, a Milano, mostra frazionali ribassi. Altra giornata positiva per i titoli bancari che segnano un rialzo di oltre un punto e mezzo percentuale. 11/06/2009 - 12:59

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Positive a metà seduta le borse di Eurolandia (sezione: Revoca fidi)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 11-06-2009)

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Positive a metà seduta le borse di Eurolandia (Teleborsa) - Roma, 11 giu - Proseguono positive le borse del Vecchio Continente, fa eccezione solo Bruxelles, che non è riuscita nel rimbalzo. A metà seduta Zurigo segna un progresso dell'1,34%, Parigi guadagna lo 0,25% ed Amsterdam lo 0,44%. Segno più anche per Francoforte che registra un incremento dello 0,69%, Londra avanza dello 0,69%, mentre Madrid guadagna lo 0,98%. Maglia nera, come dicevamo, per Bruxelles che flette dello 0,66%. Le contrattazioni non sembrano aver risentito delle rilevazioni emerse nel Bollettino Bce, secondo il quale l'attività economica della zona Euro vedrà un calo nei prossimi trimestri, per la ripresa occorrerà attendere la metà del 2010. Per quanto riguarda il settore bancario, l'invito per gli istituti di credito è affinchè rafforzino la propria struttura patrimoniale, sfruttando anche, se occorre, il sostegno pubblico. Sul fronte inflazione, questa è vista temporaneamente negativa nei prossimi mesi. In vantaggio il settore energetico, in scia al nuovo balzo del prezzo del petrolio, salito fino a sfiorare i 72 dollari al barile. Brilla il comparto farmaceutico in Eurolandia, in scia alle indicazioni degli analisti di Morgan Stanley, che hanno alzato il giudizio sull'intero comparto, portandolo ad "attractive". A Londra Astrazeneca sale di oltre un punto percentuale, beneficiando della decisione della US Food and Drug Administration Psychopharmacologic che ha valutato positivamente l'efficacia e la sicurezza del nuovo farmaco Seroquel. Giornata di acquisti anche per GlaxoSmithKline, in scia all'upgrade di Morgan Stanley che ha alzato la raccomandazione sul titolo a "equal-weight" da "underweight". Venduti a Zurigo i titoli Roche e Novartis. In controtendenza il titolo Fidia che, a Milano, mostra frazionali ribassi. Altra giornata positiva per i titoli bancari che segnano un rialzo di oltre un punto e mezzo percentuale. 11/06/2009 - 12:59

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I Confidi e le banche: crediti più veloci alle Pmi (sezione: Revoca fidi)

( da "Arena.it, L'" del 11-06-2009)

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Rafforzare la collaborazione tra i consorzi fidi e il mondo bancario per il bene delle Pmi, piccole e medie imprese. Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare. È questo in sintesi il messaggio emerso del primo Confidi Day del Banco Popolare che ieri ha radunato nell'auditorium di Viale delle Nazioni a Verona molti rappresentanti delle associazioni di categoria e dei Confidi del Veneto, oltre ad alcuni rappresentanti dell'Abi, Associazione bancaria italiana, per un confronto sul principale problema del mondo imprenditoriale: l'accesso al credito. Al centro del dibattito c'è stata la valorizzazione del ruolo dei Consorzi fidi, ossia di quelle organizzazioni che svolgono attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell'accesso ai finanziamenti. In Italia sono circa 920, più di 40 solo in Veneto. Sulla necessità di un ulteriore rafforzamento della partnership che lega le banche ai confidi è intervenuto il presidente del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, Carlo Fratta Pasini. «I confidi contribuiscono da anni al contenimento dei rischi per le banche grazie alla valutazione del merito di credito delle imprese che effettuano a monte. Occorre ora più flessibilità», ha sottolineato Fratta Pasini, «meno burocrazia e un accorciamento dei tempi tecnici tra la presentazione della domanda e la risposta della banca, specie in un momento in cui le piccole e media imprese hanno voce meno forte delle grandi, meno marginalità e meno flussi di cassa per ammortizzare l'indebitamento». Il Banco Popolare, come illustrato da Marcello Paoli, responsabile dei prodotti di finanziamento della banca, opera oggi con 192 Confidi con affidamenti che ammontano complessivamente a 1,6 miliardi di euro, il 70% dei quali a con piccole imprese. Per Emanuel Danieli, direttore di Fidindustria Emilia Romagna, la parola chiave è la reciprocità. «Con le garanzie che si ritrovano grazie ai Confidi, le banche devrebbero fare di più per applicare alle nostre imprese un giusto prezzo. Il che non vuol dire solo applicare spread il più contenuti possibile sui tassi», ha precisato Danieli, «L'azienda che intende usufruire di un fido bancario ha già superato, del resto, un filtro di pre-rating da parte del Consorzio che si impegnerà poi con le banche a negoziare le condizioni, assumendosi tra il 5 e il 100% del rischio in base alla tipologia del finanziamento». Sulla necessità di un profondo ammodernamento dei confidi derivante dalla nuova normativa del Tub, Testo unico bancario è intervenuto Mario Borin, amministratore delegato di Sviluppo artigiano, Confidi reginale di Cna Veneto. «Il passaggio dalla semplice attività di garanzia all'intermediazione finanziaria vigilata dalla Banca d'Italia secondo l'articolo 107 del Tub», ha affermato Borin, «ha aumentato moltissimo le potenzialità dei Confidi a servizio delle imprese. L'iscrizione dei consorzi al 107 è un salto culturale fondamentale e irrinunciabile. Se non lo faranno», ha dichiarato Borin, «il loro obiettivo non sarà più l'impresa e la tutela delle rappresentanze, ma l'autoreferenza e la propria sopravvivenza». Alessandro Azzoni Alessandro Azzoni

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di Paola Braschi Il credito? Se è in rosa costa, in genere di più. A... (sezione: Revoca fidi)

( da "Leggo" del 12-06-2009)

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di Paola Braschi Il credito? Se è in rosa costa, in genere di più. Anche allo sportello, insomma, sembrano pesare vecchi stereotipi che si traducono in una disparità di trattamento verso le imprenditrici rispetto ai colleghi maschi. Sono le conclusioni di una ricerca di Cna Impresa Donna che verrà discussa nel seminario in agenda oggi nella sede dell'associazione regionale (viale Aldo Moro 22, ore 14.30). L'accesso al credito rappresenta uno dei nodi cruciali della possibilità di stare sul mercato sottolinea Cna in una nota non solo nella fase di avvio di nuove attività, ma anche nei momenti di trasformazione». E se in questo momento è difficile per tutti accedere a finanziamenti, per le imprese femminili lo è ancor di più. E questo anche se in Emilia-Romagna un'impresa su quattro è ormai diretta da donne, con una reputazione ed una immagine ben consolidata. Ma una ricerca che si basa su più di un milione di accessi al fido bancario di 150 mila micro-imprese tra gennaio 2004 e dicembre 2006 (autori Alberto Alesina, Emilio Mistrulli e Francesca Lotti), dice che le micro-imprese con titolare donna pagano un tasso di interesse più alto rispetto a quelle che hanno un uomo come titolare: lo 0.3% in più. Questo nonostante le imprenditrici falliscano meno dei loro colleghi maschi: l'1.9% contro il 2.2%. Questioni spinose, che verranno affrontate nel seminario di oggi.

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Fonti rinnovabili, l'investimento sicuro che aiuta l'ambiente (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Brescia" del 12-06-2009)

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Edizione: 12/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:economia Fonti rinnovabili, l'investimento sicuro che aiuta l'ambiente L'Italia sta incentivando al massimo la produzione di energia alternativa. Brescia punta alla creazione di una filiera del settore BRESCIARischio limitato e rendimento elevato. Chi non sottoscriverebbe immediatamente un investimento con queste due caratteristiche? Scommettere sulle fonti rinnovabili di energia, grazie alle politiche incentivanti presenti in tutto il mondo, e in Italia in particolare, può essere la strada per unire i due fattori. Senza contare i benefici che ne derivano per l'ambiente e quindi per la società. Discorsi ormai noti? Forse sì, ma certo il nostro Paese è ancora molto lontano dal raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Unione europea (in particolare la produzione del 20% di energia da fonti rinnovabili, entro il 2020). Perché investire in fonti rinnovabili? Il tema dell'investimento nella produzione di energia da fonti «alternative» al petrolio è stato ieri al centro di un convegno organizzato dal Banco di Brescia e da Centrobanca, nella sala conferenze di Ubi Banca, a Brescia. L'intervento centrale è stato affidato a Alessandro Nova, dell'Università Bocconi di Milano, che ha messo in luce la convenienza finanziaria degli investimenti per produrre energia «pulita». Alla base della sua ricerca c'è una constatazione di sistema: il nostro Paese dipende energeticamente dai Paesi esteri, e questo incide pesantemente sulla competitività delle imprese, frenate da costi energetici troppo elevati rispetto ai concorrenti. Inoltre, il costo del petrolio è sempre più dipendente da un mercato speculativo difficile da interpretare. Come rimediare? Realizzando un impianto privato per la produzione di energia da fonti rinnovabili. In questo modo, le imprese risparmiano sulla bolletta e, grazie agli incentivi, riescono ad ottenere un guadagno. Gli incentivi lanciano il settore Pio De Gregorio, responsabile Business Intelligence di Centrobanca (la Corporate e Investment Bank del gruppo Ubi), ha ammesso che «la convenienza, al momento, è solo artificiale, perché tutto si basa sugli incentivi: ma, in questa fase, l'Italia è al primo posto in Europa per le agevolazioni, anche perché deve colmare un gap elevato». Per raggiungere gli obiettivi fissati dall'Ue, il nostro Paese dovrebbe investire, nei prossimi dieci anni, 45 miliardi di euro nel fotovoltaico e 13 miliardi nell'eolico. E il sistema bancario guarda con grande attenzione a questi investimenti, anche perché il contesto di mercato (regolato e favorevole) garantisce la certezza di rientro dei prestiti. I dettagli tecnici utili agli imprenditori interessati (in particolare il funzionamento del project finance applicato al settore) sono stati illustrati da Lorenzo Fidato di Centrobanca. Il direttore generale della banca del gruppo Ubi, Valeriano D'Urbano, ha invece spiegato che «in un momento di generale rallentamento dei finanziamenti al settore, Centrobanca è andata controcorrente: nel 2007 abbiamo finanziato progetti per 180 milioni, saliti a 250 nel 2008. Nell'anno in corso, invece, prevediamo di stanziare per gli investimenti in impianti di energia da fonti rinnovabili almeno 700 milioni di euro». Ma l'obiettivo vero, come ha ricordato in apertura Gianfranco Tosini (Centro studi Aib) è creare a Brescia una filiera della green economy. Solo così la scommessa sarà davvero vinta e il rispetto dell'ambiente si trasformerà in una grande occasione di sviluppo economico e occupazionale. Guido Lombardi g.lombardi@giornaledibrescia.it

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banche sotto accusa, l'abi non ci sta - andrea greco (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 12-06-2009)

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Pagina 28 - Economia Banche sotto accusa, l´Abi non ci sta Faissola: il 52% dei prestiti alle piccole aziende. Ma gli artigiani attaccano sui tassi I maggiori costi per le imprese per il non adeguamento ai tassi Bce sono stimati 14 miliardi ANDREA GRECO DAL NOSTRO INVIATO SIENA - Anche gli artigiani le cantano ai banchieri sulla concessione dei crediti. «La crisi del credito costa alle imprese 13,8 miliardi di euro l´anno, e senza i Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere. Troppe aziende sane e affidabili si sono sentite rifiutare o lesinare dalle banche le risorse necessarie allo sviluppo o alla difesa dei posti di lavoro», ha detto Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato in assemblea, davanti a Silvio Berlusconi. Ma i banchieri non ci stanno a passare per gli unici cattivi della storia. Così Corrado Faissola, dall´assemblea delle Fondazioni riunite nell´Acri, produce numeri nuovi per dire a tutti con le cifre che i fondi ci sono, e per la maggior parte vanno proprio alle Pmi. Altri numeri, altre polemiche su un tema che non trova, e non dà, requie ai protagonisti dell´economia italiana quest´anno. «E´ assolutamente inaccettabile che anche da rappresentanti del governo, verso cui nutro grande stima, venga affermato che l´unico problema del paese sia la fornitura di credito alle imprese», ha detto il presidente dell´associazione bancaria, che sul tema ha respinto ogni addebito. Intanto «c´è stata una forte decelerazione di domanda "buona" di credito, a breve termine ma soprattutto a lungo, per investimenti». Tuttavia sui dati di aprile 2009 il finanziamento al settore privato è di 1.500 miliardi di euro, con 30 miliardi di flussi positivi. Gli impieghi alle famiglie sono cresciuti di quasi il 2%. Numeri che per Faissola evocano «una situazione lontanissima da quanto delineato ancora stamattina da Confartigianato». Associazione che nelle stesse ore, a Roma, stimava in 13,8 miliardi i costi per le aziende dovuti al mancato adeguamento ai tassi Bce degli interessi bancari. Obiezione respinta da Faissola: «Lo spread tra costo della provvista e tasso sugli impieghi non è mai stato così basso; è sceso al 2,53%, di 60-70 punti base dall´anno scorso. L´Italia ha tassi di 20 punti base inferiori alla media dell´Eurosistema». Le critiche alle banche sui tassi attivi sono, ha aggiunto, «frutto di una drammatica disinformazione». Già che c´era il capo dell´Abi ha lanciato una frecciatina a Confindustria: «L´industria bancaria è forte, ed è la base per il sostegno a un economia che per una serie di motivi forte non è. Sono 15 anni che il Pil nazionale cresce in media l´1% in meno dell´Europa, dove saremmo con un Pil superiore del 15%». Un´altra accusa frequente riguarda la speciale attenzione dei banchieri verso i grandi gruppi. Ma secondo una ricostruzione dell´Abi sui bilanci 2007 il 52% del credito totale a famiglie e imprese è destinato alle Pmi. Più in dettaglio, le società con ricavi sotto il milione di euro hanno crediti bancari per il 62% del fatturato, quelle fino a 5 milioni il 32%, fino a 10 milioni il 28,7%, poi si cala progressivamente fino a giungere al 17,5% di crediti per i big che fatturano oltre 50 milioni. Sul palco senese c´era anche Giuseppe Mussari, tra i padroni di casa (presiede Mps), che ha chiesto un nuovo approccio: «Le banche devono essere rigorose e lungimiranti ma operano entro un sistema di regole che non lo è affatto. E gli standard globali, come quelli di Basilea 2, non ci avvantaggiano».

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Cna, Patrussi lascia lo scettro In eredità un'associazione forte' (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Arezzo)" del 12-06-2009)

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CRONACA AREZZO pag. 7 Cna, Patrussi lascia lo scettro In eredità un'associazione forte' La medaglia del Consorzio fidi. «Due mandati intensi» di PIERO SCORTECCI C OME per la più alta carica dello stato, la presidenza di Cna non è rinnovabile dopo due mandati. Il regolamento è ferreo e non ammette deroghe. Mauro Patrussi (nel tondo) lascia il vertice dell'organizzazione che riunisce gli artigiani e la piccola impresa e oggi un'assemblea di 150 delegati eleggerà il nuovo presidente. L'indice è puntato in direzione di Andrea Sereni, salvo sorprese nelle urne. Presidente Patrussi, anni difficili quelli del suo mandato? «Il mio impegno è passato attraverso gli anni della crescita e quelli della crisi, ma ho anche guidato la fase più difficile, quella della separazione dai nostri cugini di Confartigianato, una scelta consumata di comune accordo a favore di una rappresentanza sindacale capace di tutelare diritti e interessi delle aziende. Insomma, la ricostituzione dell'associazione su nuove basi». Un'organizzazione in pieno sviluppo quella che lascia... «Sono 5.000 gli associati, 800 in più di quelli che avevamo all'inizio del mio mandato, la componente più numerosa è quella degli edili, il 12% sono orafi e il 7% dell'abbigliamento». E una struttura... «Sì una struttura con 15 sedi, quella del capoluogo completamente rinnovata è in via Calamandrei, e 120 dipendenti». Di cosa hanno bisogno le imprese artigiane per superare l'attuale crisi internazionale? «Le nostre imprese hanno un grave hadicap, sono scarsamente capitalizzate, dunque, devono essere aiutate per acquisire le necessarie risorse, che le aiutano anche ad ottenere più credito». Già il credito, è qui che il dente duole... «E' da tempo che sollecitiamo dal sistema bancario un crescente impegno in questa direzione, ma non sempre le nostre sollecitazioni sono accolte». Ma Cna ha messo in piedi un consorzio che tende mano agli operatori e intrattiene stretti rapporti con le banche... «In un anno, il nostro Consorzio Fidi ha erogato alle attività aretine 94 milioni di euro, il 5% in più rispetto all'esercizio precedente, nei primo quattro mesi del 2009 sono stati approvati finanziamenti per 42 milioni di euro, il 45% in più. Dunque, una quantità di risorse che hanno aiutato l'intero sistema economico locale». Lotta dura, quella combattuta dalla Cna per ottenere il completamento delle grandi infrastrutture, che favoriscono lo sviluppo... «I risultati però non sono stati sempre quelli desiderati. Ci siamo fortemente impegnati per far decollare l'aeroporto, per il completamento della Due Mari, per un sistema ferroviario adeguato ai bisogni della città, per un interporto capace di sfruttare la centralità del capoluogo. Auspichiamo infine un Centro Promozioni in grado di fare promozione a favore delle piccole imprese».

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Nuove accuse sulle banche, l'Abi replica (sezione: Revoca fidi)

( da "Finanza.com" del 12-06-2009)

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Nuove accuse sulle banche, l'Abi replica (12 Giugno 2009 - 08:17) MILANO (Finanza.com) - Nuove critiche piovono sul mondo bancario. Le ultime in ordine di tempo sono quelle lanciate ieri da Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato in assemblea, che ha denunciato come “la crisi del credito costa alle aziende 13,8 miliardi di euro all'anno, e senza i Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere”. Immediata la replica dell'Abi non ci sta. Dall'assemblea dell'Acri, Corrado Faissola, presidente dell'associazione bancaria, ha rilanciato nuovi numeri per dimostrare a tutti che i fondi ci sono, e per la maggior parte finiscono proprio nelle mani delle Pmi. “E' inaccettabile che anche da rappresentanti del Governo, verso cui nutro grande stima, venga affermato che l'unico problema del Paese sia la fornitura di credito verso le imprese”, ha precisato Faissola. (Riproduzione riservata)

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Incentivi, stimolo per la sfida-Pmi (sezione: Revoca fidi)

( da "Brescia Oggi" del 12-06-2009)

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Incentivi, stimolo per la sfida-Pmi IL SEMINARIO. In Ubi Banca l'iniziativa di Centrobanca e «Banco» Fondi e benefici per le nuove fonti energetiche 12/06/2009 rss e-mail print Lorenzo Fidato, Pio De Gregorio, Alessandro Nova, Sergio Simonini, Valeriano D'Urbano, Gianfranco Tosini Rinnovabili: incentivi per «convincere» le imprese a investire. Un'opportunità che Brescia sembra pronta a cogliere, come emerso ieri durante il seminario in materia organizzato, nella sala conferenze di Ubi banca, da Centrobanca e dal Banco di Brescia, in collaborazione con l'Aib, con l'obiettivo di sensibilizzare sulla convenienza della scelta di puntare sulle energie alternative. Grazie, soprattutto, alle opportunità offerte dal sistema di «stimoli» predisposto dall'Italia, nell'ambito delle direttive europee, con il pacchetto «20-20-20» del gennaio 2008 per la lotta al cambiamento climatico: prevede il raggiungimento, entro il 2020, di una riduzione globale del 20% delle emissioni di CO2, un miglioramento del 20% dell'efficienza energetica e un aumento del 20% di quella prodotta non con sistemi tradizionali. Per contribuire al risultato, lo sforzo richiesto all'Italia prevede - entro quell'anno - un taglio pari al 13% delle emissioni di anidride carbonica e un obiettivo vincolante per le fonti rinnovabili pari al 17% dei consumi nazionali. Traguardi non più così lontani, che in alcuni Stati europei hanno portato alla predisposizione di piani nazionali mirati. Tra i Paesi europei, il più «generoso» di tutti a livello di fondi messi a disposizione è proprio l'Italia. Un impegno che, per cercare di colmare il gap con il resto dell'Europa, dovrebbe mettere in moto - secondo le attese - oltre settanta miliardi di nuovi investimenti nel settore, con una quota rilevante sostenuta dal sistema bancario. E sulla convenienza di puntare sulle energie rinnovabili ha insistito Pio De Gregorio, responsabile Business Intelligence di Centrobanca, «proprio considerata la mole di incentivi messi sul piatto per stimolare le aziende, in particolar modo piccole e medie». Un impegno finalizzato a produrre progetti che possano consentire all'Italia «di superare la forte dipendenza energetica dall'estero - ha detto Alessandro Nova del Dipartimento Finanza dell'Università Bocconi -, non solo in termini di petrolio, gas e derivati, ma anche di elettricità pura, riducendo i costi dell'energia elettrica dovuti proprio alla massiccia importazione», con la possibilità di proporsi come «modello» sul mercato mondiale. Un notevole ribaltamento di ruoli, considerato che in Europa l'Italia è al primo posto per importazione di energia elettrica, e per diretta conseguenza è leader anche nella particolare classifica dei costi più elevati sostenuti dagli utenti. Senza dimenticare le altre possibilità: ad oggi, in tutta l'Unione Europea, è stato ricordato, 300mila posti di lavoro sono legati alle energie rinnovabili, e per il 2020 si punta ad arrivare al milione. Nuovi «input» sono previsti per dicembre, quando la Conferenza Onu sull'ambiente di Copenhagen «manderà in pensione» il Protocollo di Kyoto del 1997. E se l'Italia sembra pronta al grande passo verso un'energia più «verde», con buona pace di chi spinge per il nucleare, anche Brescia si sta attrezzando per essere subito operativa. Un contributo lo darà il Consorzio Cramer, che nel 2010 porterà alla creazione di un Centro di studi energetici: «Aiuterà le aziende bresciane - ha spiegato il responsabile del Settore Economia e Centro Studi dell'Associazione Industriale Bresciana, Gianfranco Tosini - a inserirsi sul mercato come produttori di energia, sviluppando filiere di settore, anche nelle biomasse». Alessandro Faliva Alessandro Faliva

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Deboli le borse di Eurolandia a metà seduta (sezione: Revoca fidi)

( da "KataWebFinanza" del 12-06-2009)

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Deboli le borse di Eurolandia a met seduta (Teleborsa) - Roma, 12 giu - Proseguono deboli le principali piazze europee. Bruxelles continua la seduta in vantaggio dello 0,73%, Zurigo con un progresso dello 0,72%, debole Madrid che avanza dello 0,05%. Di poco sotto la parit Parigi che segna -0,05% e Londra che mostra un decremento dello -0,14%. Segno meno anche per Francoforte -0,33% e Amsterdam -0,44%. Sul fronte macroeconomico scivola la produzione industriale di Eurolandia anche nel mese aprile, registrando una variazione negativa dell'1,9% dopo il -1,4% accusato nel mese di marzo. Le previsioni degli analisti erano per una contrazione pi contenuta dello 0,6%. Su base annua si avuto un decremento del 21,6% dopo il -19,3% precedente. Sono diminuiti dell'8,9% tendenziale i prezzi all'ingrosso in Germania relativi al mese di maggio. Il saldo delle partite correnti della Francia ha evidenziato ad aprile un disavanzo di 3,1 mld di euro, in calo rispetto al disavanzo di 3,2 mld di marzo. Sul fronte settoriale seduta contrastata quella di oggi per i titoli bancari. Il comparto appare posco mosso, evidenziando un ribasso dello 0,02%. Tra i principali titoli Barclays che perde quasi due punti percentuali, dopo che BlackRock ha annunciato che acquister il suo braccio investimenti di Bgi per 13,5 miliardi di dollari. Sugli scudi Royal Bank of Scotland che avanza di quasi tre punti e mezzo, bena anche Lloyds che segna un rialzo di circa un punto e mezzo. A Francoforte in evidenza Deutsche Bank in calo di quasi un punto, in vantaggio di circa un punto percentuale invece Deutsche Postbank. Debole il titolo Banco Santander che segna un -0,25%. A Parigi in rialzo Bnp Paribas +1,07%, mentre perde oltre due punti Credit Agricole. Sugli scudi il settore farmaceutico che avanza di quasi tre punti percentuali. Tra i titoli pi tonici l'inglese GlaxoSmithKline e Astrazeneca. Viaggia a vele spiegate a Parigi il titolo Sanofi Aventis che registra un rialzo di tre punti e mezzo. Tonica Novartis in scia alla notizia che l'azienda farmaceutica ha completato la produzione del primo lotto del vaccino, destinato a combattere l'epidemia di influenza H1N1. In controtendenza il titolo Fidia che sul FTSE Italia Star segna un ribasso di quasi un punto e Bayer che perde circa mezzo punto percentuale. Prosegue in vantaggio il settore delle telecomunicazioni che, in Europa, registra un rialzo di oltre un punto percentuale. Acquistata Vodafone che, secondo indiscrezioni di stampa, si preparerebbe a lanciare il nuovo i-Phone in India. Bene anche Deutsche Telekom che guadagna oltre due punti percentuali. Pi caute France telecom e Telefonica. Rialzi frazionali anche per i titoli Nokia ed Ericsson, quest'ultima ha reso noto di aver firmato un contratto per un prestito da 625 milioni di dollari in sette anni con la svedese Export Credit Corporation. 12/06/2009 - 13:02

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Venezia I tempi dell'erogazione del credito alle aziende garantite dai consorzi Fidi sono t... (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il" del 12-06-2009)

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Venerdì 12 Giugno 2009, Venezia I tempi dell'erogazione del credito alle aziende garantite dai consorzi Fidi sono troppi lunghi e le imprese rischiano di essere soffocate. In Prefettura a Venezia si è riunito l'osservatorio regionale sul credito a cui hanno partecipato tutti i Prefetti del Veneto, Inps, Associazione bancaria, Camere di Commercio e Consorzi Fidi regionali. «Nel corso della riunione - si sottolinea in una nota - è stata esaminata la problematica concernente i tempi notevolmente dilatati nella erogazione del credito da parte degli istituti bancari consorzi Fidi». La proposta del fronte bancario è quella di semplificare le procedure mediante un modello di business plan comune da usare nei rapporti tra istituti di credito e imprese. Inoltre per contrastare la carenza di liquidità l'Abi ha proposto misure per ridurre i tempi di pagamento della pubblica amministrazione, anticipo della cassa integrazione, sospensione temporanea delle rate relative ai finanziamenti agevolati come contenuto nel protocollo tra Regione e associazioni di categoria.

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Sulla condanna di una persona giuridica per illecito amministrativo ex lege 231/01 (sezione: Revoca fidi)

( da "AltaLex" del 12-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Sulla condanna di una persona giuridica per illecito amministrativo ex lege 231/01 Tribunale Cosenza, sentenza 02.03.2009 Stampa | Segnala | Condividi Si ringrazia Francesco Luigi Branda per la segnalazione. Tribunale di Cosenza Sentenza 2 marzo 2009 Svolgimento del processo I signori ...VARI..., sono stati tratti a giudizio per rispondere dei reati contestati come in epigrafe. E’ stata altresì citata a giudizio la società Modacolor s.r.l., per l’illecito amministrativo di cui all’art. 24 D.Lgs 231/01, contestato puntualmente al capo A bis). Sono rimasti contumaci gli imputati ...VARI..; presenti P. D. e l’amministratore giudiziario della Modacolor. All’udienza del 1/10/07, in assenza di questioni preliminari, è stato dichiarato aperto il dibattimento ed ammesse le prove precostituite e costituende richieste dalle parti. Quindi, nelle udienze succcessive sono stati sentiti i testimoni ****, richiesti dalla difesa. All’esito dell’istruttoria è stata disposta l’acquisizione ai sensi dell’articolo 507 c.p.p., delle dichiarazioni ai fini IVA e imposte sui redditi e dei modelli F24, costituenti corpo del reato; le parti hanno prestato il consenso all’acquisizione delle visure prodotte all’udienza del 12/11/08. Infine, sulle conclusioni rassegnate dalle parti all’udienza del 3/12/08, il processo è stato definito. MOTIVAZIONE CAPO A) . In sintesi, al capo a) si contesta a **** il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, perché, il primo nella veste di promotore e gli altri quali concorrenti nella fase esecutiva, dopo aver avanzato domanda di finanziamento ai sensi della legge 488/92 per la realizzazione di una industria tessile in favore della società Modacolor s.r.l. amministrata da ****, con artifici consistiti nella presentazione di false fatture e nella documentazione di spese per l'acquisto di macchinari, in misura artificiosamente gonfiata rispetto a quella effettiva, inducevano in errore la commissione verificatrice e conseguentemente ottenevano dallo Stato una serie di contribuzioni, erogate a stati di avanzamento fino al saldo del 12 febbraio 2003, nella misura complessiva di euro 4.116.971,31, con pari danno per l'amministrazione erogante. Sull’accertamento dei fatti ha riferito il teste ****, maresciallo della Guardia di Finanza, il quale, richiamando puntualmente i documenti acquisiti, ha illustrato lo svolgimento e l’esito della verifica effettuata nei confronti degli odierni imputati, ed in proposito ha dichiarato che l’indagine prese inizio da una segnalazione dell'Ufficio Italiano Cambi, da cui emergeva che una società, la Euromec s.r.l., pur non avendo mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi, risultava aver effettuato operazioni sospette, con l’emissione di fatture per la vendita di macchinari nei confronti della società Modacolor, amministrata da ****. La Guardia di Finanza decideva pertanto di effettuare perquisizioni nei confronti di quest'ultima società, sita in Montalto, la cui sede amministrativa era collocata presso gli uffici di altra società, la Tessil Pizzi Sud s.r.l., appartenente allo stesso gruppo ****. Venivano rinvenuti contratti, fatture e bonifici che evidenziavano l'acquisto (simulato per interposizione fittizia) di macchinari dall’apparente fornitore Euromec s.r.l. ed altra documentazione da cui emergeva che la società Modacolor aveva effettuato trattative commerciali aventi ad oggetto le stesse macchine direttamente con fornitori esteri. In effetti i documenti comprovanti le trattative di acquisto avevano ad oggetto contratti, o meglio schemi di contratto, che venivano successivamente ripresi, salvo qualche variante, nelle compravendite concluse, apparentemente, con la società Euromec , che appariva pertanto soggetto interposto fittiziamente . I fornitori effettivi erano di nazionalità estera, appartenenti alla comunità europea; e ciò permetteva, tra l'altro, di concludere acquisti intracomunitari propedeutici alla realizzazione delle cosiddette “frodi carosello”, nelle quali la società intermediaria -apparente fornitore italiano-, dopo aver acquistato i beni all'estero, e perciò tenuta a versare l'Iva in ipotesi di successiva alienazione, trasferiva il bene ad altro soggetto italiano, nella specie alla Modacolor; ma, trattandosi di “società cartiera”, non provvedeva al versamento dell'imposta, di cui l’effettivo acquirente veniva illecitamente sgravato. In pratica, veniva riscontrato che la Modacolor effettuava sostanzialmente gli acquisti all'estero e faceva intestare i macchinari alla Euromec, la quale successivamente li trasferiva alla prima, emettendo fattura per un prezzo notevolmente superiore, anche in misura del 100%; quindi, la stessa Modacolor effettuava il pagamento alla EuroMec, documentandolo con il versamento di assegni, ma subito dopo, l'apparente fornitrice restituiva a sua volta il sovrapprezzo mediante assegni circolari che, attraverso una serie di passaggi effettuati con l'indicazione di nomi di fantasia, ritornavano nelle casse dei soci della Modacolor. Il suddetto sistema era stato congegnato per realizzare una truffa ai danni dello Stato, in quanto la Modacolor, subito dopo essere stata costituita, aveva presentato una richiesta di finanziamento, ai sensi della legge 488/92, per realizzare un impianto industriale nel settore tessile. L'investimento prevedeva originariamente spese per oltre 11 miliardi di lire, di cui circa 6 miliardi di lire avrebbero dovuto essere apportati dei soci con versamenti in conto capitale e il residuo era a carico dello Stato, in forma di contributo a fondo perduto. Con riferimento alle fasi del procedimento amministrativo, il teste ha evidenziato che l'istruttoria delle pratiche attinenti al finanziamento era affidata ad una banca concessionaria del servizio, la quale dopo aver ricevuto la domanda, la istruiva secondo indicazioni fornite dalle circolari del ministero dell'industria: veniva effettuata una graduatoria delle istanze ed espresso un parere, sulla base di alcuni indicatori, tra cui anche l'apporto di capitale da parte di chi richiedeva il finanziamento. Approvata l'utile ammissione in graduatoria, il ministero emanava un decreto provvisorio di concessione del finanziamento, con elargizione di contributi a stati di avanzamento, sulla base di autocertificazioni e documentazione delle spese sostenute. Al termine, la banca istruiva la trattazione in modo definitivo, rilevando eventuali anomalie e segnalandole al ministero; questo, in difetto di rilievi da parte del controllore, emanava un decreto di concessione definitiva, effettuato a consuntivo, e cioè dopo aver verificato l’attuazione del programma di investimento. Nelle ipotesi in cui l'investimento non veniva realizzato o evidenziate altre anomalie, per inosservanza delle condizioni previste dal regolamento che disciplina la legge 488/92, potevano essere irrogate revoche parziali dei contributi concessi o, nel caso scostamento dagli indicatori in certa misura, la revoca totale. In particolare, questa scattava se lo scostamento era riferito ad un solo indicatore ed in misura del 20%, ovvero, se riferito a più indicatori, in misura complessiva del 30%. Nel concreto caso, nel corso delle indagini è stato verificato che le fatture emesse dalla Euromec nei confronti della Modacolor mascheravano in realtà una interposizione fittizia ed una sovrafatturazione volta ad ottenere i contributi da parte dello Stato, in misura maggiore – pressoché doppia – rispetto al quella effettivamente spettante. Infatti l'importo fatturato veniva regolato tra le parti con movimentazioni bancarie e tuttavia successivamente, riguardo alla sovrafatturazione, si riscontrava un flusso di ritorno delle somme di danaro nelle tasche dei soci della Modacolor, i quali poi riversavano nelle casse della società quasi la totalità degli importi rientrati, facendoli apparire quali apporti di capitale proprio. Per quanto riguarda la documentazione dei pagamenti in favore della apparente fornitrice dei macchinari, il danaro risultava così versato. In relazione alla fattura n. 1 del 28 agosto 2000, la Modacolor effettuava il pagamento di lire 333.333 333, oltre iva al 20%, per un totale di 400 milioni di lire; riguardo alla fattura n. 2 del 12 ottobre 2000, il pagamento per un imponibile di lire 4.866.666.667 Iva al 20% (973. 333.333) per un totale di 5.840. 000. 000; relativamente alla fattura n. 13 del 30 settembre 2001, il pagamento per un imponibile di 10.500.000, oltre Iva (2.100.000), per un totale di 12.600.000 lire (fatture :allegati 1 – 2 – 3; pagamenti: allegati 50 – 51 – 52 – 53 – 54). Ma – e questo è l’essenziale - per gli stessi macchinari, veniva rinvenuta documentazione relativa agli acquisti effettuati all'estero, ed in particolare la trasmissione delle fatture in originale dalla ditta Thies alla Modacolor, seppure intestate alla Euromec alla quale risultavano trasmesse solo le copie (allegati 24 e 25). Inoltre, da verifiche bancarie effettuate nei confronti della Euromec, risultava che questa società, in relazione agli stessi macchinari di cui alle predette fatture, aveva effettuato accrediti in favore di fornitori esteri per complessive 3.093.339.177 lire (allegati 54 – 55 e 83); la Modacolor, a sua volta, aveva accreditato alla Euromec la somma di lire 6.240.000.000, per gli stessi macchinari (allegati 50 – 51 – 52 – 53 – 54 ). Quindi si accertava che la Euromec, dopo aver formalmente ricevuto il pagamento, restituiva parte delle somme ricevute, attraverso un giro di assegni circolari costituenti il flusso di ritorno, nella misura pressoché corrispondente alla sovrafatturazione effettuata attraverso la sua interposizione fittizia ( allegati da 57 a 100 e allegati da B1 a B10). Il costo dei macchinari era stato pertanto apparentemente gonfiato, come dedotto dal flusso di ritorno delle somme che non trovava alcuna giustificazione, diversa dalla interposizione fittizia. Tale conclusione era avvalorata, dalla trasmissione di fatture originali dei macchinari acquistati all'estero, recapitate direttamente alla Modacolor; dal ritrovamento di documenti relativi alla trattativa per l'acquisto dei macchinari che veniva seguita direttamente dall’amministratore unico ****. Tra l'altro, nell'ambito dei controlli effettuati nei confronti della società interposta, Euromec, risultava che questa - almeno nell’anno 2002 - aveva cessato l'attività, dopo aver cambiato sede da Firenze in Montalto, dove non veniva riscontrata alcuna sede effettiva. Per quanto riguarda il flusso di ritorno del danaro dalla Euromec, il teste ha evidenziato quanto emerso dagli accertamenti bancari nei confronti di ****, soci della Modacolor, ed in particolare la richiesta, da parte di Euromec e del suo amministratore ****, di assegni circolari trasferibili che recavano come beneficiari nominativi sconosciuti all'anagrafe tributaria, quali ad esempio ****; questi assegni, risultavano infine pervenuti ai soci della Modacolor e da questi incassati, per un ammontare complessivo di lire 2.822.050.000. Questa liquidità veniva utilizzata, in misura di lire 2.429.050.000 per l'apporto dei soci al capitale sociale previsto nella pratica di finanziamento, come emergeva altresì dalla quasi contestualità tra il rientro del danaro e il versamento da parte dei soci; infatti le somme pervenute da Euromec, una volta incassate dai soci, nel giro di qualche giorno, venivano riversate in conto apporto di capitale. Gli assegni circolari erano ovviamente di importo inferiore ad euro 1.500, previsto per la loro trasferibilità; si trattava pertanto di numerosissimi assegni. Il teste ha ricordato che nella pratica di finanziamento era previsto apporto di capitale proprio in misura di circa 6 miliardi di lire; e che pertanto, attraverso la sovrafatturazione ed il flusso di ritorno sopra descritti, lo Stato anziché contribuire in una certa misura, contribuiva in misura pressoché doppia rispetto a quella ammessa, configurandosi una delle ipotesi di revoca del finanziamento; e specialmente quella che prevede lo scostamento da uno degli indicatori in misura non inferiore al 20%. Il teste ha poi aggiunto che, in pratica, per l'istruzione della pratica venivano presentate dichiarazioni liberatorie da parte degli apparenti fornitori (allegati 50 e 51) e autocertificazione da parte dell'amministratore della società Modacolor (allegato 58) che attestavano l'effettivo versamento delle somme a titolo di spese sostenute. In particolare, come emergeva dal documento in allegato 48, la Modacolor, in data 9 gennaio 2001, falsamente attestava di aver sostenuto, alla data del 13 ottobre 2000, spese per un ammontare di lire 7.955.180.000, tra cui le fatture nn. 1 e 2 della Euromec, benché per quest'ultima - come si è visto – vi fosse stata una simulata duplicazione della spesa rispetto a quella effettivamente sostenuta. ALTRI DOCUMENTI. Oltre ai documenti a cui ha fatto riferimento il teste ****, illustrandone il contenuto, sono stati altresì acquisiti quelli appresso illustrati. In particolare sono inseriti nel fascicolo per il dibattimento: - Il decreto del Ministero dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato n. 69272 del 3 marzo 1999, con cui si concede alla Modacolor s.r.l., ai sensi della legge 19 dicembre 1992 n. 488 e successive integrazioni, in via provvisoria il contributo in conto capitale di lire 8.597.490.000 (euro 4.440.233.03), da erogarsi secondo le modalità previste dall’articolo del regolamento adottato con d.m. 527/95 in tre quote annuali di lire 2.865.830.000 ( euro 1.480.077,68) cadauna. All’articolo 3 dello stesso decreto era previsto che "le agevolazioni sono inoltre revocate qualora, calcolati gli scostamenti negativi degli indicatori, di cui all'articolo 6, comma 4 del regolamento nell'esercizio successivo alla data di entrata a regime dell'iniziativa agevolata : a) anche uno solo di tali scostamenti superi i 30 punti percentuali; b) eseguita la somma dei suddetti scostamenti negativi e rapportata la stessa al numero degli indicatori suscettibili di variazione, la media degli scostamenti così determinata superi i 20 punti percentuali.” (allegato 94). - Il Decreto del Ministero delle Attività Produttive, n. 120827 del 28 novembre 2002, in cui, dopo avere evidenziato che la banca concessionaria aveva effettuato erogazioni per complessive lire 6.922.206.000, così suddivise quanto a lire 2.865.830.000 in data 30 dicembre 1999; quanto a lire 2.261.730.000 in data 3 gennaio 2002; quanto a lire 1.794.646.000 in data 4 febbraio 2002, tenuto conto delle variazioni apportate agli investimenti, decretava la concessione, in via definitiva, del contributo in conto capitale di euro 4.126.407,99 , disponendo altresì disimpegno della quota a saldo di euro 313.825,05 (allegato 93). - I bonifici effettuati dalla banca concessionaria in favore della Modacolor in esecuzione dei decreti ministeriali superiormente indicati, per le somme esattamente corrispondenti a quelle indicate nel decreto di concessione definitiva, erogate fino alla data del 12/2/2003 (allegati in cartella “C1 – C2 – C3”, da pag. 287 a pag 294). - La relazione sullo stato finale del programma di investimento redatta per conto della banca concessionaria e prodotta all’udienza del 7 aprile 2008, per vero con encomiabile correttezza processuale, dallo stesso difensore dell’imputato. Questa relazione, datata 3 dicembre 2001, propedeutica alla corresponsione della seconda quota, terza quota e del saldo contribuzioni, indica e trasmette al Ministero – quale documentazione finale di spesa – appunto le fatture e i titoli di spesa quietanziati ( tra cui quelle emesse dalla Euromec) per un totale di lire 11.884.978.000; ad essa è allegato il verbale di accertamento spesa dove, a pagina 6, la Commissione incaricata, presieduta dal dottor ****, accertava : "l'impresa ha esibito la dichiarazione, prevista dal disciplinare di accertamento, con la quale si attesta che tutte le spese documentate sono state iscritte nelle immobilizzazioni di bilancio. Dai controlli a campione effettuati a tale riguardo non sono emersi elementi che contraddicano tale attestazione; i lavori, le forniture ed in generale le realizzazioni effettuate trovano riscontro nella documentazione di spesa esibita; per tutti i titoli di spesa è intervenuto il pagamento a saldo. Il pagamento delle spese documentate è stato verificato mediante riscontro sul libro giornale aziendale del pagamento delle fatture. In considerazione dell'esiguità numero delle fatture, la Commissione ha verificato tutte le fatture." LA VALUTAZIONE DELLE PROVE IN ORDINE AL CAPO A). Sulla base delle prove raccolte, emerge all’evidenza la colpevolezza di **** in ordine alla truffa perpetrata al capo a) dell’imputazione, formulata dettagliatamente e con assoluta precisione dal pubblico ministero. Il meccanismo posto in essere per frodare lo Stato, può essere così sintetizzato: ****, legale rappresentante della Modacolor, acquistava direttamente presso fornitori esteri i macchinari tessili, compresi nel programma di investimento finanziato ai sensi della legge 488/92; quindi, faceva figurare che l’acquisto era stato effettuato da altra ditta, nella specie dalla Euromec, rappresentata da ****, che, a sua volta, ritrasferiva i beni alla Modacolor, con simulata lievitazione dei prezzi. In questo modo – e ne va riconosciuto l’ingegno - , con una sola esca portava a casa due prede; e cioè conseguiva due risultati – entrambi illeciti ma vantaggiosi economicamente- : da un lato l’interposizione fittizia della connivente Euromec consentiva una sovrafatturazione simulata che avrebbe poi permesso di documentare allo Stato una spesa pressoché doppia rispetto a quella effettiva, al fine di ottenere una contribuzione, accordata in percentuale, specularmente raddoppiata; dall’altro, essendosi avvalso – come si dimostrerà appresso – di una società cartiera, riusciva ad evadere le imposte, poiché il soggetto che per primo acquistava dai fornitori esteri, perciò tenuto a versare l’IVA, in realtà, data la sua effettiva inconsistenza, si rendeva evasore totale, distraendo in tal modo la responsabilità gravante sull’effettivo ed unico acquirente, individuato nella Modacolor. Si è osservato, con gran ragione, che le prove documentali dimostrative della predetta condotta appaiono di un’evidenza matematica. Per quanto riguarda le trattative e gli acquisti effettuati direttamente da Modacolor presso i fornitori esteri, vengono in rilevo i documenti di cui agli allegati da 4 a 30. Innanzitutto, le conferme d’ordine C00/8036 e C00/8035, del 22/5/2000, con cui con cui la fornitrice estera Thies AG (doc. 4 e 5) trasmetteva lo schema di contratto alla Modacolor per l’acquisto dei macchinari A) La Meccanica, B) Corino, C) Lawer, D) Sperotto, e dei 5 macchinari SOFT TRD 140. Basta confrontare tali documenti con le fatture n. 1 e 2 emesse in data 20/8/2000 e 12/10/2000 dalla Euromec alla società del ****, per constatare che la fornitura è identica – riguardando le stesse macchine e senza alcuna aggiunta di lavorazioni di adeguamento; cambia invece – e di molto – il prezzo che lievita a complessive lire 6.240.000.000 (documenti nn. 1 e 2 ). Dall’esame dei documenti, non risulta annotata alcuna lavorazione sui macchinari, direttamente ascrivibile alla mano dell’interposta, tale da giustificare siffatta maggiorazione. In realtà, lo scambio di corrispondenza rinvenuta tra i protagonisti della compravendita (Samaden, quale rappresentante italiana della Thies, e Modacolor), chiarisce ulteriormente che l’intera trattativa è stata condotta direttamente dal ****, il quale poi – raggiunto l’accordo finale – ha fornito il nominativo a cui intestare solo formalmente le macchine. In tal senso, assumono importanza il fax inviato in data 14 marzo 2001 dalla Samaden alla Modacolor, in cui rivolgendosi direttamente al signor **** si lamenta il mancato pagamento delle fornitura di cui alle le conferme d’ordine C00/8036 e C00/8035, nei seguenti termini “purtroppo da parte Sua ci sentiamo ripetere di settimana in settimana e il saldo di tutte le forniture sarà fatto nel giro di pochi giorni, ma non abbiamo alcuna certezza di quanto sopra. Tutti i fornitori ci hanno ufficialmente comunicato che verranno conteggiati a Modacolor gli interessi per il ritardato pagamento, come pure i costi per l’immagazzinaggio dei vari impianti” (doc. 16). Ugualmente significativa nella lettera di risposta con cui la Modacolor comunica: "ancora una volta ci scusiamo per il protrarsi della situazione, comunicandole che entro il 15/04/01 inizieremo ad effettuare i pagamenti previsti” (doc. 17). Come è evidente, non sussiste alcun dubbio sul fatto che l’acquisto dei predetti macchinari sia stato effettuato direttamente dall’amministratore della Modacolor, il quale ha pure gestito l’intera fase esecutiva del rapporto contrattuale, ponendosi come interlocutore esclusivo e soggetto direttamente obbligato anche in relazione ai pagamenti. Ne deriva che la Euromec, peraltro mai descritta in questa corrispondenza come soggetto operativo nello svolgimento del rapporto, appare coinvolta solo per interposizione fittizia. Ad colorandum, occorre rilevare che la ”immedesimazione” tra interponente e interposta arriva a tal punto che – come emerge dalla lettera in data 4 settembre 2001– allorquando la Thies deve comunicare lo stato di avanzamento della fornitura, comunica i dati direttamente alla Modacolor (allegati 19 e 20), ovvero, pur indirizzando la missiva alla Euromec, si rivolge alla cortese attenzione del Vs egr. signor **** (allegato 21): come a dire che l’effettivo interlocutore era quest’ultimo. Vengono addirittura rinvenute presso la Modacolor le lettere di trasmissione delle fatture in originale emesse dalla Thies e trasmesse alla Modacolor anziché al simulato acquirente (allegati 24 e 25). Né vale osservare, come ha tentato di sostenere la difesa, che la ditta di **** sarebbe intervenuta per adattare i macchinari alle esigenze della Modacolor, così da giustificare la lievitazione dei prezzi. Il seguito prova che questa ipotesi è palesemente infondata. In primis, la Euromec – come è documentato dalla copia dell’atto costitutivo in allegato 41 – è stata costituita l’11 agosto 2000 ed iscritta nel registro delle imprese il 2 aprile 2001 (visura camerale allegata al verbale di udienza del 17/9/2008); si rammenta invece che le conferme d’ordine dei macchinari risalgono al 22 maggio 2000. Non è credibile che il **** abbia trattato l’acquisto di macchinari su cui avrebbe dovuto eseguire cospicue modifiche, tali da giustificare quasi il raddoppio del prezzo, affidando l’intervento ad una società che, al momento in cui era stato programmato l’acquisto, non era ancora esistente. Per altro, come si è già accennato, delle prospettate modifiche non v’è alcuna traccia nelle fatture emesse dalla Euromec che, ove avesse effettivamente eseguito lavorazioni per adeguare i macchinari, avrebbe certamente indicato nel documento fiscale le voci corrispondenti alla mano d’opera impiegata ed alle integrazioni apportate, senza limitarsi a ricalcare la descrizione dei macchinari così come contenuta nelle conferme d’ordine del vero fornitore estero. Il documento in allegato 23 evidenzia poi che le spiegazioni relative all’installazione delle macchine sono state trasmesse direttamente alla Modacolor, quando invece, se fosse vero quanto sostenuto dalla difesa, il naturale destinatario avrebbe dovuto essere il soggetto ipoteticamente incaricato di adeguare ed installare le macchine. La lista di consegna dei macchinari, ovvero la paking list (lista dei colli componenti di una partita di carico) compilata dalla fornitrice Thies reca come destinatario direttamente la Modacolor (allegato 23); escludendosi perciò che la Euromec disponesse di propri impianti fissi dove eseguire le prospettate imponenti modifiche. In realtà, come pure si dirà nella disamina dei reati fiscali in contestazione, la Euromec è risultata essere una cosiddetta “società cartiera”, ovvero esistente solo sulla carta e costituita per compiere attività illecite. La conclusione è avvalorata dalle seguenti circostanze. Innanzitutto, come accertato dalla Guardia di Finanza (confronta testimonianza di Madeo e verifica di cui al verbale del 5/11/2008, acquisita all’udienza del 12/11/2008 con il consenso delle parti), la Euromec per l’intera durata della propria attività non ha mai presentato alcuna dichiarazione ai fini IVA e Imposte dirette. Nasce dopo che il **** aveva già programmato l’investimento finanziato dallo Stato e raggiunto accordi con fornitori stranieri per l’acquisto dei macchinari; termina la sua attività il 18/7/2002 – per missione compiuta – dopo aver eseguito i suoi servigi in favore della Modacolor. La documentazione relativa alla sua costituzione, ivi compreso l’atto iniziale ed il versamento dei 3/10, è stata rinvenuta presso la sede delle società del **** (Modacolor e Tessil Pizzi), Nel periodo in cui è formalmente operativa, ha una sede itinerante ( da Campi Bisenzio si trasferisce in Montalto Uffugo, dove coincide la sede delle società gestite dal ****) e, quel che più interessa, non ha a disposizione impianti dove poter eseguire le ipotetiche modifiche, se è vero – come è vero - che le macchine acquistate vengono consegnate direttamente presso la Modacolor. Come si è già detto, la paking list (lista dei colli componenti di una partita di carico) dei macchinari compilata dalla fornitrice Thies reca come destinatario direttamente la Modacolor (doc. 23). Tutto ciò sta a dimostrare il completo asservimento alle trame illecite intessute dal **** per frodare lo Stato. E in tal senso chiude il cerchio – come ultimo ma non meno importante indizio – il flusso di ritorno del danaro originariamente versato dal **** alla Euromec per documentare allo Stato il maggior prezzo dei macchinari, che appunto quest’ultima, fittiziamente interposta, restituisce alla Modacolor interponente: questo elemento appare decisivo per dimostrare che la sovrafatturazione non era giustificata da alcuna lavorazione effettuata dalla ditta del ****, il quale altrimenti non certamente avrebbe restituito la maggiorazione. Sono stati acquisiti in copia gli assegni, le distinte di versamento e gli estratti conto, analiticamente riportati negli allegati da 57 a 83, emessi direttamente dalla Euromec o dal suo amministratore ****, per l’importo complessivo di euro lire 2.822.050.000, che perviene nelle casse di **** e dei suoi congiunti **** Eugenio e Speranza Antonietta, tutti soci della Modacolor. Si è rilevato che l’importo complessivamente restituito è inferiore, sia pure in misura non elevata, rispetto al sovrapprezzo simulato (il **** ha ricevuto lire 6.240.000.000, avendo invece versato ai fornitori lire 3.093.339.177). L’obiezione è facilmente superabile, per il fatto che la differenza è ragionevolmente riconducibile al compenso riconosciuto al **** per l’interposizione, peraltro alquanto rischiosa a causa del concorso in attività illecita. ULTERIORI ECCEZIONI DIFENSIVE. La difesa ha richiamato l’esito positivo delle verifiche eseguite dalla banca concessionaria culminate con il collaudo; di più, ha invocato le valutazioni fornite dai consulenti difensivi nel processo; infine, ha evidenziato l’ottimo avviamento dell’impresa, con fauste prospettive, attestato dall’amministratore giudiziario. Da tutto ciò ha dedotto argomenti utili a dimostrare la congruità delle somme corrisposte dalla Modacolor alla Euromec per le forniture da quest’ultima fatturate e sulla base delle quali sono stati concessi i contributi, escludendo ogni ipotesi di simulazione. Ora su questo ragionamento vi sono da fare alcune osservazioni da cui si desume come gli argomenti difensivi siano privi di solide fondamenta. Innanzitutto occorre evidenziare che la verifica ed il collaudo, evidentemente, non hanno potuto tener conto dei documenti da cui è stata desunta la falsa sovrafatturazione, per la semplice ragione che i verificatori non disponevano dei poteri di indagine sull’intero circuito bancario e di perquisizione che hanno consentito invece alla Guardia di Finanza di appurare la falsità delle fatture emesse dalla società cartiera ed il flusso di ritorno del danaro. Il verificatore per conto della banca concessionaria ha controllato la documentazione esibitagli e, vittima degli artifici posti in essere (tra cui la documentazione di un esborso effettivo per l’intero ammontare fatturato), è appunto caduto in errore sull’entità dell’investimento. In tal senso è utile la relazione sullo stato finale del programma di investimento redatta per conto della banca concessionaria e prodotta in giudizio, per vero con encomiabile correttezza processuale, dallo stesso difensore dell’imputato. La relazione, datata 3 dicembre 2001, propedeutica alla corresponsione della seconda quota, terza quota e del saldo contribuzioni, indica e trasmette al Ministero – quale documentazione finale di spesa – appunto le fatture e i titoli di spesa quietanzati ( tra cui quelle emesse dalla Euromec) per un totale di lire 11.884.978.000; ancor più chiaro è il verbale di accertamento spesa allegato alla stessa relazione, dove, a pagina 6, la Commissione incaricata, presieduta dal dottor Tucci, accertava : "l'impresa ha esibito la dichiarazione, prevista dal disciplinare di accertamento, con la quale si attesta che tutte le spese documentate sono state iscritte nelle immobilizzazioni di bilancio. Dai controlli a campione effettuati a tale riguardo non sono emersi elementi che contraddicano tale attestazione; i lavori, le forniture ed in generale le realizzazioni effettuate trovano riscontro nella documentazione di spesa esibita; per tutti i titoli di spesa è intervenuto il pagamento a saldo. Il pagamento delle spese documentate è stato verificato mediante riscontro sul libro giornale aziendale del pagamento delle fatture. In considerazione dell'esiguità numero delle fatture, la Commissione ha verificato tutte le fatture." Dunque la banca concessionaria, e per essa il Ministero, prendeva per buone ai fini della documentazione della spesa anche le fatture con cui erano stati artificiosamente aumentati i prezzi dei macchinari, in ciò indotta in errore anche dalla documentazione dei pagamenti effettuati in favore di Euromec (senza sapere ovviamente che parte di quei pagamenti sarebbe stata restituita sottobanco). Quanto al flusso di ritorno del danaro, la difesa, ben consapevole della gravità indiziaria di tale elemento, ha allora ritenuto di insinuare il dubbio che il danaro restituito dalla Euromec e dal **** potesse avere una diversa giustificazione, quale ad esempio un precedente prestito personale; ha pure evidenziato che molti assegni recavano girate intermedie da parte di altri soggetti. Il Tribunale ritiene di dover ancorare il proprio giudizio a dati appurati con certezza sulla base della copiosa documentazione acquisita, dai quali emerge invece che la Euromec, società unipersonale del ****, è apparsa soltanto in qualità di fornitrice di macchinari; pertanto, data la connotazione del rapporto in cui la Euromec ha assunto la veste di creditore in ordine al prezzo delle macchine, e tenuto conto dell’intero quadro indiziario sopra evidenziato, il flusso di ritorno si spiega - alla stregua del criterio di credibilità razionale - solo alla luce dell’assunto accusatorio, secondo cui la restituzione sottobanco del denaro denotava l’artificiosa sovrafatturazione. Per contro, la prospettazione di un prestito personale è rimasta per aria, non essendo stato neppure allegato alcun collegamento con circostanze ed elementi concreti. Quanto ai giratari, anche senza sopravvalutare l’apposizione di girate corrispondenti a nomi di fantasia non censiti all’anagrafe tributaria (es. Berlusconi Rodolfo), resta il dato di fatto che quelle somme comunque sono transitate – senza alcun’altra giustificazione e nel medesimo contesto temporale - dalle casse della Euromec e del **** in quelle dei soci della Modacolor. In relazione alle consulenze eseguite nel corso del processo occorre sottolineare che la relativa valutazione non appare suffragata da indagini di mercato; di contro, la documentazione delle trattative intercorse con la fornitrice estera e le conferme d’ordine dimostrano che il prezzo degli stessi macchinari era pari alla metà di quello poi praticato dalla società interposta, essendo inverosimile che ipotizzati - ma non dimostrati - adeguamenti abbiano potuto addirittura farne raddoppiare il prezzo. La consulenza del dottor ****- già presidente del collegio sindacale della Tessil Pizzi1 -, acquisita all’esito del conforme esame dibattimentale, non illustra e spiega quali adeguamenti e quali modifiche siano state concretamente apportate; non richiama alcuna indagine di mercato per approfondire tale verifica. Come si è detto, inoltre, nelle fatture emesse dalla Euromec non v’è traccia alcuna di questi adeguamenti, la cui esecuzione non rientrava di certo nelle possibilità di una “società cartiera”, appena costituita, priva di impianti, con una sede itinerante, e che cessava di operare, di li a poco, dopo che la Modacolor aveva ottenuto le contribuzioni pubbliche. L’asservimento alle esigenze della Modacolor non è solo evidenziata dalla predetta coincidenza cronologica, ma come si è visto, anche dal rinvenimento dell’atto costitutivo, della ricevuta di versamento dei 3/10 relativi alla Euromec, come pure delle fatture di acquisto dei macchinari dai fornitori esteri, il tutto presso la società del ****. Qui si inserisce l’ulteriore deduzione difensiva, secondo cui l’acquisizione di questi atti serviva a verificare la correttezza commerciale e l’affidabilità del partner. Occorrerebbe aver il senso del verosimile completamente allentato per non accorgersi della infondatezza di questa asserzione: la Modacolor riceve le conferme d’ordine dei macchinari prima ancora che la Euromec venisse costituita; ed allora non è credibile razionalmente che per un adeguamento così consistente, da determinare addirittura l’incredibile raddoppio del prezzo, abbia incaricato una ditta in fase di costituzione e priva di esperienza. Infine, le dedotte attestazioni e fauste prospettive asseritamente dichiarate dall’amministratore giudiziario sono andate a vuoto: in coincidenza della decisione infatti la Modacolor ha licenziato tutti i dipendenti per mancanza di commesse. La difesa ha poi osservato che sarebbe inverosimile che l’autore dell’illecito abbia conservato tutte le “controscritture” a prova della simulazione nella sede dove poteva prevedere che sarebbe stata sottoposta a verifica, non essendo consueta tanta superficialità e spregiudicatezza neppure nell’immaginario eldorado dei truffatori. A parte il fatto che il **** era alla sua prima esperienza, come emerge dal casellario giudiziale, e dunque non particolarmente smaliziato, è comunque facile obiettare che la commissione incaricata della verifica non aveva il potere di perquisizione, non potendo perciò trovare la documentazione comprovante la falsità delle fatture (peraltro detenute presso la sede della Tessil Pizzi, altra società del gruppo ****), ma doveva limitarsi a verificare quanto le veniva esibito; e così ha proceduto, come appunto attestato nella relazione. Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza, invece, partivano da lontano, e precisamente dalla segnalazione da parte dell’Ufficio Italiano Cambi che indicava operazioni sospette compiute dalla Euromec. Per farla breve, al cospetto di una montagna di prove a sostegno della tesi accusatoria e in assenza di valide eccezioni difensive, frantumate dal martello della logica, va ritenuta pienamente provata la condotta criminosa di cui al capo a). LA VALUTAZIONE IN DIRITTO. Come è noto, la legge n. 488/92 è destinata ad agevolare gli imprenditori che intendono avviare od ampliare imprese produttive nelle aree svantaggiate del paese. L’agevolazione, cofinanziata con i fondi della C.E.E., consiste in un contributo a fondo perduto che varia in relazione alle aree in cui viene compiuto l’investimento. La disciplina, per quanto di specifico interesse in questa sede, prevede quale misura massima consentita dell’agevolazione, per dimensione di impresa e ubicazione, il 50 % ESN ( equivalente sovvenzione netta) + il 15 % ESL (equivalente sovvenzione lorda), da erogare in 3 quote. Con particolare riferimento al programma di investimento oggetto della domanda presentata da Modacolor, era concesso in via provvisoria un contributo in conto capitale pari all’80%, misura massima consentita dell’agevolazione, per dimensione di impresa e ubicazione; tale contributo, sulla base di un programma di investimento lire 11.661.000.000 (di cui lire 7.390.000.000 per macchinari), veniva perciò provvisoriamente deliberato in lire 8.597.490.000 (euro 4.440.233,03), come da decreto del Ministero Industria Commercio e Artigianato n. 69272 del 3/3/1999. Inoltre, all’ 3 dello stesso decreto provvisorio era previsto che "le agevolazioni sono inoltre revocate qualora, calcolati gli scostamenti negativi degli indicatori, di cui all'articolo 6, comma 4 del regolamento nell'esercizio successivo alla data di entrata a regime dell'iniziativa agevolata: a) anche uno solo di tali scostamenti superi i 30 punti percentuali; b) eseguita la somma dei suddetti scostamenti negativi e rapportata la stessa al numero degli indicatori suscettibili di variazione, la media degli scostamenti così determinata superi i 20 punti percentuali. Per l’erogazione definitiva, veniva adottato il Decreto del Ministero delle Attività Produttive, n.120827 del 28 novembre 2002, in cui, dopo avere evidenziato che la banca concessionaria aveva effettuato erogazioni per complessive lire 6.922. 206. 000 (così suddivise: quanto a lire 2.865.830.000 in data 30 dicembre 1999; quanto a lire 2.261.730.000 in data 3 gennaio 2002; quanto a lire 1.794.646.000 in data 4 febbraio 2002), tenuto conto delle variazioni apportate agli investimenti, decretava la concessione, in via definitiva, del contributo in conto capitale di euro 4.126.407,99, disponendo altresì disimpegno della quota a saldo di euro 313.825,05 (allegato 93). In tali provvedimenti era puntualmente richiamato l’ articolo 7, comma 2, del regolamento secondo cui: “. Ciascuna delle due o tre quote e' erogata dalla banca concessionaria subordinatamente all'effettiva realizzazione della corrispondente parte degli investimenti, eccezion fatta per la prima, che puo' anche essere erogata a titolo di anticipazione, previa presentazione di fidejussione bancaria o polizza assicurativa irrevocabile, incondizionata ed escutibile a prima richiesta, di importo pari alla somma da erogare e di durata adeguata”. Tanto premesso, è evidente che nei fatti sopra accertati si ravvisano certamente gli elementi costitutivi del reato previsto e punito dall’articolo 640 bis c.p. Gli artifici sono rappresentati dall’utilizzo delle false fatture con le relative quietanze di pagamento rilasciate dalla Euromec, con cui ****, nella sua qualità di amministratore della Modacolor, faceva apparire alla banca concessionaria, e quindi al Ministero, di aver effettuato investimenti così come programmati anche in relazione alla spesa, sebbene il costo effettivo fosse pari a circa la metà. L’induzione in errore era ulteriormente sostenuta dalla documentazione del movimento di danaro versato all’apparente fornitrice, la quale, immediatamente dopo, lo restituiva sottobanco ai soci della Modacolor (il cosiddetto flusso di ritorno). L’ingiusto profitto derivava dal fatto che la banca concessionaria, così indotta in errore, riteneva documentate spese in misura doppia di quella effettiva e, di conseguenza, erogava contribuzioni specularmente raddoppiate rispetto all’importo meritevole di finanziamento. In altri termini, si può dire più semplicemente che il contributo per l’acquisto di macchinari veniva commisurato ad un valore che, così come documentato attraverso l’esibizione delle fatture false e delle quietanze rilasciate dalla ditta compiacente, era artificiosamente raddoppiato rispetto a quello effettivo, sicché, ottenuta conseguentemente l’integrale liquidazione, al **** rimaneva una ingiusta locupletazione con pari danno per l’ Ente contribuente. E’ perciò evidente che le erogazioni della seconda e terza quota erano dunque causalmente riconducibili alla precedente presentazione delle fatture false rilasciate e quietanzate dall’Euromec, attraverso le quali la Modacolor, inducendo in errore la banca concessionaria, simulava spese maggiori, pur avendole in realtà sostenute in misura dimezzata. Dunque non coglie nel segno l’osservazione difensiva secondo cui, data l’insorgenza del diritto al momento di approvazione del finanziamento, l’evento ingiusto astrattamente ipotizzabile sarebbe - al più – l’aver evitato (rectius: tentato di evitare) la revoca del finanziamento, prevista per lo scostamento dagli indici, desumendosi da ciò la configurazione di un fatto diverso da quello contestato. Questa ipotesi di revoca – peraltro verificata - è evidentemente solo un’ulteriore conseguenza della truffa, già integrata in tutti i suoi elementi costitutivi; non può essere perciò considerata quale evento consumativo della truffa, meglio individuabile nell’ottenimento, mediante artifici, della seconda e terza quota di contributo e soprattutto nel saldo finale. La difesa ha poi prospettato, con scarsa ragione, il diverso inquadramento nella fattispecie di cui all’art. 316 ter c.p.. La distinzione tra il reato di indebita percezione di pubbliche erogazioni e quello di truffa aggravata, finalizzata al conseguimento delle stesse, va ravvisata nella mancata inclusione tra gli elementi costitutivi del primo reato della induzione in errore del soggetto passivo. Pertanto qualora l'erogazione consegua alla mera presentazione di una dichiarazione mendace senza costituire l'effetto dell'induzione in errore dell'ente erogante circa i presupposti che la legittimano, ricorre la fattispecie prevista dall'art. 316 ter cod. pen. e non quella di cui all'art. 640 bis cod. pen. .2 Laddove invece l’autore non si sia limitato a rendere dichiarazioni mendaci, ma abbia predisposto una serie di artifici, che abbiano indotto in errore il soggetto passivo, ricorre la truffa. L’errore della prospettazione difensiva, peraltro frequente in processi sulla stessa materia, consiste nel sovrapporre un elemento della condotta che può essere comune ad entrambe le fattispecie, ovvero la dichiarazione falsa ovvero la presentazione di falsi documenti, trascurando altro elemento che connota esclusivamente la truffa, ovvero l’induzione in errore. Si impone tuttavia una lettura più approfondita, considerato che la costruzione del delitto di cui all'art.316 ter c.p. come un'ipotesi speciale di truffa finirebbe per vanificare l'intento del legislatore che, anche in adempimento di obblighi comunitari, aveva perseguito l'obiettivo di espandere ed aggravare la responsabilità per le condotte decettive consumate ai danni dello Stato o dell'Unione europea; mentre proprio tali condotte risulterebbero invece punite meno severamente a norma dell'art. 316 ter comma 1 c.p. o addirittura sottratte alla sanzione penale a norma dell'art. 316 ter comma 2 c.p. nei casi di minore gravità. Ora non v'è dubbio che il legislatore del 2000, quando ha inserito nel codice penale l'art. 316 ter, ha ritenuto appunto di estendere la punibilità a condotte decettive non incluse nella fattispecie di truffa. Ed allora, come si distinguono in concreto le due fattispecie? Occorre partire dalla considerazione che la realizzazione dell’inganno mediante il falso è l’elemento che caratterizza la truffa, cosicché l'ambito di applicabilità dell'art. 316 ter c.p. è circoscritto a situazioni come quelle del mero silenzio antidoveroso o di una condotta che non induca effettivamente in errore l'autore della disposizione patrimoniale. In effetti, in molti casi, il procedimento di erogazione delle pubbliche sovvenzioni non presuppone l'effettivo accertamento da parte dell'erogatore dei presupposti del singolo contributo; ma ammette che il riconoscimento e la stessa determinazione del contributo siano fondati, almeno in via provvisoria, sulla mera dichiarazione del soggetto interessato, riservando eventualmente a una fase successiva le opportune verifiche. Sicché in questi casi l'erogazione può non dipendere da una falsa rappresentazione dei suoi presupposti da parte dell'erogatore, che in realtà si rappresenta correttamente solo l'esistenza della formale dichiarazione del richiedente. D'altro canto l'effettivo realizzarsi di una falsa rappresentazione della realtà da parte dell'erogatore, con la conseguente integrazione degli estremi della truffa, può dipendere, oltre che dalla disciplina normativa del procedimento, anche dalle modalità effettive del suo svolgimento nel singolo caso concreto. E quindi l'accertamento dell'esistenza di un'induzione in errore, quale elemento costitutivo del delitto di truffa, ovvero la sua mancanza, con la conseguente configurazione del delitto previsto dall'art. 316 ter c.p., è questione di fatto, che risulta riservata al giudice del merito. Nel caso concreto, le erogazioni della seconda, terza quota e saldo, sono state effettuate a stati di avanzamento ed a consuntivo, dopo che la banca concessionaria ha verificato la realizzazione della corrispondente parte di investimenti, mediante la consultazione della documentazione esibita dal ****. Come si è già ampiamente detto, la suddetta verifica è stata viziata da errore determinato da artifici e raggiri, consistiti nel prospettare e documentare spese per investimenti in macchinari artatamente gonfiate. Si sottolinea che le rete degli artifici non si è limitata alla presentazione delle fatture false, ma è stata così abilmente tessuta a tal punto da far figurare addirittura il versamento dell’intero importo fatturato e quietanzato, mediante la documentazione di tutti i passaggi di danaro dalla Modacolor alla Euromec; salvo poi ottenere la restituzione del sovrapprezzo attraverso il flusso di ritorno, ovviamente avvenuto sottobanco ed all’insaputa del verificatore. L’ente deputato alla verifica degli investimenti, propedeutica al rimborso della spesa, è stato in tal modo indotto in errore, ed in conseguenza dell’errore ha consentito l’erogazione del contributo. E’ da escludere altresì la configurabilità del reato previsto e punito dall’articolo 316 bis c.p., quantomeno riguardo alla erogazione della seconda, terza quota e saldo del contributo statale. La norma punisce “Chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità Europee contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità”. È evidente perciò che l'art. 316 bis c.p., essendo inteso a reprimere la distrazione dei contributi pubblici dalle finalità per le quali erano stati erogati, non può che riferirsi appunto alla malversazione dei contributi distraendoli dal vincolo di destinazione. Gli art. 316 ter e 640 bis c.p., sono entrambi destinati a reprimere la percezione di per sé indebita dei contributi, indipendentemente dalla loro successiva destinazione. L’ipotesi di cui all’articolo 316 bis sarebbe riferibile, al più, in relazione alla prima quota se versata in acconto; in tal caso infatti prima del versamento non risulterebbe posto in essere alcun artificio; il beneficiario avrebbe solo successivamente distratto l’acconto ricevuto dalla finalità per cui era stato riconosciuto. Tale configurazione però non si attaglia alle erogazioni della seconda, terza quota e saldo, effettuate a stati di avanzamento ed a consuntivo, ovvero subordinatamente alla verifica da parte della banca concessionaria in ordine alla effettiva realizzazione della corrispondente parte di investimenti. Come si è già ampiamente detto, il benestare della banca concessionaria -avvenuto in data 3 dicembre 2001 - ed il conseguente versamento delle ulteriori quote (non più in acconto, ma a consuntivo) è stato ottenuto con artifici e raggiri, consistiti nel prospettare e documentare falsamente alla banca spese per investimenti in macchinari artatamente gonfiate. Dunque nel caso di specie, l’induzione in errore ha determinato la percezione del contributo; e non si è trattato perciò di una semplice malversazione, non preceduta da artifici. LA CONSUMAZIONE DEL REATO. E’ altresì rilevante stabilire il momento consumativo del reato, essendo stata eccepita la prescrizione e dovendosi eventualmente altresì stabilire se ed in quale misura possa applicarsi la confisca per equivalente, com’è noto introdotta con legge n. 300 del 2000. In particolare, occorre stabilire se, quando le somme siano erogate in più rate o quote, si versi in ipotesi di reato continuato o viceversa di consumazione "prolungata". Si è affermato che il momento consumativo del delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche coincide con quello della cessazione dei pagamenti, che segna anche la fine dell'aggravamento del danno, in ragione della natura di reato a consumazione prolungata.3 E ciò perché il soggetto agente manifesta sin dall'inizio la volontà di realizzare un evento destinato a durare nel tempo, e quindi il momento consumativo del reato coincide con quello della cessazione dei pagamenti, che segna la fine dell'aggravamento del danno". 4 Nel concreto caso, dunque si deve precisare che il momento iniziale va individuato nella realizzazione della condotta truffaldina, consistita nella esibizione delle fatture false, e nell’allestimento della rete di artifici, consistiti nella allegazione di quietanza liberatoria, nella documentazione di pagamenti (che poi sarebbero in parte rientrati sottobanco), tali da indurre in errore l’ente verificatore sulla erogabilità della seconda e terza quota e del saldo; la consumazione coincide con il versamento del saldo, avvenuto con bonifico del 12 marzo 2003. A partire da questa data e fino a quella della decisione, non è ancora decorso il termine necessario a prescrivere e l’intera condotta si è consumata sotto il vigore della legge n. 300 del 2000. Non pertinente appare il richiamo alla nota decisione che, sempre in tema di erogazioni periodiche, ha ravvisato la consumazione nel momento costitutivo del rapporto, escludendo la configurabilità di una consumazione prolungata in relazione alla percezione dei ratei successivamente maturati. In quel caso infatti, esattamente all’opposto della questione controversa in questa sede, l’ingiustizia del danno era circoscritta alla fase costitutiva del rapporto, e non anche al suo successivo svolgimento, connotato comunque da prestazioni sinallagmatiche la cui remunerazione trovava una ragione nei principi dell’arricchimento sine causa .5 Invece nel caso oggetto di esame gli artifici e raggiri sono stati posti in essere, nella fase esecutiva del rapporto, dopo l’adozione del decreto di concessione provvisoria del finanziamento e al fine di ottenere le quote in stato di avanzamento, la cui erogazione, proprio perché frutto di una falsa rappresentazione, non poteva in alcun modo essere considerata dovuta. In conclusione, al cospetto di una montagna di indizi di colpevolezza gravi precisi e concordanti; e in assenza di spiegazioni alternative dotate di credibilità razionale, si deve concludere per la compiuta dimostrazione degli elementi costitutivi del reato contestato. I SOGGETTI. E’ indubbia l’ascrivibilità dei fatti a ****, promotore dell’intera vicenda criminosa: in qualità di amministratore unico della Modacolor conduce le trattative con i fornitori stranieri e controfirma la corrispondenza in cui indica il soggetto fittiziamente interposto a cui intestare i macchinari; presenzia alla verifica della spesa da parte della banca concessionaria, esibendo le false fatture; autocertifica di aver sostenuto gli investimenti nella misura artificiosamente maggiorata. Tali circostanze, dimostrano, con evidenza matematica, la riconducibilità al medesimo **** dei fatti contestati al capo A), sia nella fase della programmazione, sia in quella della esecuzione. Diversamente è a dirsi per ****, **** e ****. A costoro infatti si contesta il concorso nella fase esecutiva, rispettivamente consistito, per il ****, nell’essersi prestato ad emettere le fatture che dissimulavano una interposizione fittizia finalizzata a maggiorare i costi e, per gli altri due, nell’aver ricevuto in qualità di soci della Modacolor alcuni assegni costituenti il flusso di ritorno del danaro restituito dalla Euromec. Non è neppure contestata alcuna condotta tipica, bensì un contributo dall’esterno su richiesta del dominus dell’intera operazione criminosa, limitato ad elementi di contorno della fase esecutiva. Il loro operato assume connotati molto simili al concorso esterno in reati programmati esclusivamente - ed eseguiti prevalentemente - da terzi. Nella materia sono stati affermati alcuni principi meritevoli di condivisione anche con riferimento alla fattispecie esaminata. Com’è noto, il nucleo centrale significativo del concorso di persone nel reato si fonda sui seguenti principi. La funzione incriminatrice dell'art. 110 c. p. (mediante la combinazione della clausola generale in essa contenuta con le disposizioni di parte speciale che prevedono le ipotesi-base di reato) consente di dare rilevanza e di estendere l'area della tipicità e della punibilità alle condotte, altrimenti atipiche, di soggetti "esterni" che apportino un contributo causalmente rilevante. E’ tuttavia necessario, da un lato, che siano realizzati, nella forma consumata o tentata, tutti gli elementi del fatto tipico di reato descritto dalla norma incriminatrice di parte speciale e che la condotta di concorso sia oggettivamente e soggettivamente collegata con quegli elementi; - dall'altro, che il contributo atipico del concorrente esterno, di natura materiale o morale, diverso ma operante in sinergia con quello dei partecipi interni, abbia avuto una reale efficienza causale, sia stato condizione "necessaria" - secondo un modello unitario e indifferenziato, ispirato allo schema della condicio sine qua non proprio delle fattispecie a forma libera e causalmente orientate - per la concreta realizzazione del fatto criminoso collettivo e per la produzione dell'evento lesivo del bene giuridico protetto. La particolare struttura della fattispecie concorsuale comporta infine, quale essenziale requisito, che il dolo del concorrente esterno investa, nei momenti della rappresentazione e della volizione, sia tutti gli elementi essenziali della figura criminosa tipica sia il contributo causale recato dal proprio comportamento alla realizzazione del fatto concreto, con la consapevolezza e la volontà di interagire, sinergicamente, con le condotte altrui nella produzione dell'evento lesivo del "medesimo reato".6 Ci si chiede perciò se, sotto questo profilo, nel quadro della truffa congegnata da ****, i concorrenti “esterni”, si siano resi compiutamente conto dell'efficacia causale della propria attività di sostegno ed abbiano perciò voluto contribuire alla realizzazione del programma criminoso del principale autore. Ad avviso del Tribunale residua un margine di dubbio, per il fatto che il contributo diretto a mascherare la falsa sovrafatturazione poteva essere diretto anche ad altre finalità, quale ad esempio la frode fiscale; ma già tale l’ambivalenza non risolve il dubbio in ordine alla consapevolezza della truffa di cui al capo A). Oltre a ciò, assume rilevanza, per solo il ****, l’estraneità alla compagine sociale che si è avvantaggiata dell’evento truffaldino; per **** e **** l’estraneità alla vita della stessa compagine, gestita con assoluta padronanza da ****. Residua perciò un dubbio, esiguo ma ragionevole, sulla necessaria consapevolezza da parte di **** Eugenio, Speranza Antonietta e **** in ordine al programma truffaldino, predisposto ed attuato da ****; i tre vanno mandati assolti dalla contestazione sub A) per non aver commesso il fatto. I REATI CONTESTATI DA B) a O) . Secondo le contestazioni riassunte in epigrafe, il signor ****, nella qualità di amministratore unico della Modacolor s.r.l. e della Tessil Pizzi s.r.l., con l’ausilio di ****, ****, **** e ****, soggetti che di volta in volta emettevano false fatture, poneva in essere un sistema diretto ad evadere le imposte attraverso le cosiddette “frodi carosello”, indicando nella dichiarazione dei redditi elementi passivi fittizi riconducibili a fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, relative ad acquisti intracomunitari; inoltre, non solo evadeva totalmente l’imposta sul valore aggiunto, ma addirittura portava artificiosamente in compensazione il corrispondente importo nel modello F.24, causando un ingiusto danno all’Erario. Quanto al capo B), si tratta delle stesse fatture numeri 1 e 2 del 28/8/2000 e del 12/10/2000 emesse dalla Euromec di **** in favore della Modacolor, già superiormente illustrate dal teste ****, e di cui si è ampiamente dimostrata l’interposizione fittizia in acquisto intracomunitario; occorre solo aggiungere che in relazione a tale condotta è stata altresì acquisita la relativa dichiarazione ai fini IVA da parte della Modacolor e, su accordo delle parti, la verifica effettuata dalla Guardia di Finanza, prodotta all’udienza del 12 novembre 2008, da cui risulta invece che la Euromec non ha mai presentato alcuna dichiarazione annuale relativa ad imposte sui redditi o sul valore aggiunto, risultando evasore totale. La ricostruzione delle altre condotte è stata affidata alla testimonianza di ****, maresciallo della Guardia di Finanza, il quale ha illustrato la documentazione rinvenuta e sequestrata, evidenziando altresì gli ulteriori elementi di riscontro appurati nel corso delle investigazioni. Il metodo di accertamento si è basato sul confronto delle operazioni documentate da ciascuna fattura, con dati extracontabili e con gli esiti di accertamenti e visure. In particolare, nel corso della verifica fiscale, è stata rinvenuta la fattura n.17 emessa il 31 ottobre 2001 dalla Euromec nei confronti Tessil Pizzi s.r.l., con imponibile pari a euro 346.026,00 oltre Iva del 20% pari a 69.205,00 euro, per un totale di euro 415.231,00, annotata tra i beni ammortizzabili sul registro degli acquisti ed avente ad oggetto il macchinario con numero di matricola 70369. In proposito il testimone ha precisato che, per mero errore, riconosciuto in sede di accertamento, sulla fattura era erroneamente riportato il numero di matricola 76651, benché - come verificato dal riscontro diretto sul macchinario oggetto di fatturazione - il numero esatto era quello di 70369. Per questa operazione, è stata scoperta documentazione extracontabile, ed in particolare la corrispondenza intercorsa dalla Tessil Pizzi e la Karl Mayer, datata 25 ottobre 2001, dove venivano concordati i prezzi di vendita e le modalità di consegna del medesimo bene strumentale. Il riferimento è al un fax in lingua inglese spedito dalla Karl Mayer alla Tessil Pizzi in data 23 ottobre 2001, documento in allegato 103, dove si evidenzia il prezzo dato di 40.000 sterline per ciascun telaio; inoltre altro fax in lingua italiana datato 25 ottobre 2001, proveniente dalla ditta Orsi, rappresentante italiana della stessa fornitrice, diretto alla Tessil Pizzi in cui si conferma il prezzo di 80.000 sterline per due telai (allegato 104). Dopo pochi giorni, e precisamente il 29 ottobre 2001, la Karl Mayer – conformemente agli accordi raggiunti con il **** -, emetteva fattura alla Euromec, avente ad oggetto lo stesso macchinario con matricola 70369, ceduto al prezzo di 40.000 sterline (allegato 105). L’interposizione fittizia della Euromec, è stata ulteriormente riscontrata dal ritrovamento del documento in allegato 106, relativo a una corrispondenza in lingua inglese intercorsa tra la Tessil Pizzi e Mister Lener, in cui la società amministrata dal **** richiedeva letteralmente alla Karl Mayer: ”per il momento registra solo la macchina con matricola numero 70369 nella seguente maniera: spedisci la fattura per il pagamento a noi, al numero 0984/937156, ma registra la fattura intestandola alla Euromec s.r.l.”. In sintesi con riferimento al macchinario 76369, contabilmente risulta che Tessil Pizzi ha acquistato da Euromec per il prezzo complessivo di euro 415.231,00 Iva compresa; laddove invece, sulla base dei documenti extracontabili, relativi alle fasi delle trattative e di esecuzione del contratto, è stato accertato che il prezzo corrisposto direttamente da Tessil Pizzi al fornitore estero era di sterline 40.000, facendo figurare come acquirente la Euromec fittiziamente interposta. Lo stesso modus operandi è stato constatato nei rapporti tra la Tessil Pizzi, amministrata da ****, e la Ital Mec di ****. I fatti accertati sono documentati dagli allegati al verbale di constatazione del 27 dicembre 2004 (documento 101). Il teste ha aggiunto che nel corso della verifica è stata rinvenuta la fattura n.133 del 31 ottobre 2001 con riferimento al macchinario con matricola 76326, emessa dalla Ital Mec nei confronti della Tessil Pizzi, con un imponibile di 703.000.000 di lire, oltre Iva al 20% per lire 140.600.000, bene acquistato con il credito d'imposta di cui all'articolo 8 della legge 388 del 2000, mediante presentazione del modello F24 del mese di novembre 2001. Contabilmente la Italmec – apparente fornitore - riceveva da Tessil Pizzi, per questo macchinario, un importo complessivo di lire 843.600.000, Iva compresa (documento 101/all.32). Nella documentazione ritrovata nel corso della verifica, si evidenziava un riscontro extracontabile tra la Tessil Pizzi e la Intermediazioni service, attinente ad una richiesta di leasing per l'acquisto di alcuni macchinari tra cui anche quello in oggetto, con numero di matricola 76326. In questa richiesta, la Tessil Pizzi rappresentava alla Intermediazioni service la richiesta di un leasing per l'acquisto di tre telai usati per un importo complessivo di 910.000 marchi tedeschi. Veniva riportato dettagliatamente il costo di ciascun telaio e, con riferimento a quello numero 76326, si indicava il prezzo di 340. 000 marchi tedeschi, e l'anno di fabbricazione del 1991 (documento 101/all.34). Un altro riscontro extracontabile era costituito dal documento di trasporto di questo bene strumentale, redatto dalla commerciale di ****, avente come destinatario la Italmec, ma come luogo di destinazione, la sede della Tessil Pizzi (documento 101/all.34). In sintesi, con riferimento al macchinario 76326, contabilmente risulta che Tessil Pizzi ha acquistato da Ital Mec per il prezzo complessivo di lire 843.600.000, Iva compresa; laddove invece, sulla base dei documenti extracontabili, relativi alle fasi delle trattative e di esecuzione del contratto, è stato accertato che il prezzo corrisposto direttamente da Tessil Pizzi al fornitore estero era di sterline 340.000 marchi tedeschi, facendo figurare come acquirente la Ital Mec fittiziamente interposta. Sempre in relazione ai rapporti con la Ital Mec, è stata rinvenuta la fattura n.163, emessa il 30 novembre 2001, per un importo di euro 434.000, con Iva al 20%, regolarmente annotata nella contabilità della Tessil Pizzi, avente ad oggetto il macchinario per la tessitura di filo con matricola 71556 (allegato 19 al verbale di sequestro del 27/12/04). Il dato extracontabile è costituito dalla corrispondenza intercorsa tra la Tessil Pizzi e la Orsi (rappresentante sul territorio nazionale della fornitrice tedesca Karl Mayer) che riportava letteralmente il seguente accordo: "come da accordi telefonici tra il signor **** e il signor Trivero, confermiamo l'ordine relativo alle tre macchine Mayer per il prezzo complessivo di 315.000 marchi. Di seguito indichiamo il numero di matricola dei macchinari oggetto dell'ordine: matricola n. 70821, 71556 e 71557” (documento 101/all.27). Dalla lettura della corrispondenza, emerge chiaramente che l’accordo contemplava l’acquisto effettuato da Tessil Pizzi direttamente dalla Karl Mayer (rappresentata dalla Orsi), avente ad oggetto tre macchinari – con matricole numero 7821, 71556 e 71557 – al prezzo complessivo di 315.000 marchi tedeschi. Per queste macchine, oltre alla suindicata fattura 163 relativa al solo macchinario 71556, sono state rinvenute, la fattura n.183 del 31 dicembre 2001, emessa dalla Italmec nei confronti di Tessil Pizzi, per il corrispettivo di lire 840. 000. 000, avente ad oggetto il macchinario con matricola 70821 (documento 101/all.26); nonché la fattura n.99 del 31 dicembre 2001, emessa dalla SIRT s.r.l. nei confronti della stessa Tessil Pizzi, per il corrispettivo di lire 841.200.000, avente ad oggetto il macchinario con matricola 71557, descritto come nuovo (documento 101/all.26). In sintesi, a fronte di un prezzo contabile, per le tre macchine, di circa 2 miliardi e 100 milioni di vecchie lire, oltre IVA, apparentemente versati dalla Tessil Pizzi ai soggetti fittiziamente interposti, risalta un dato extracontabile relativo ad un prezzo di appena 315.000 marchi tedeschi (circa 320 milioni di lire) corrisposto dalla stessa Tessil Pizzi alla fornitrice estera Karl Mayer. Le fatture emesse dai soggetti fittiziamente interposti, venivano considerate ai fini della determinazione del credito d'imposta, utilizzato in compensazione dei debiti di imposta nei modelli F24 presentati, secondo lo schema riassuntivo riportato a pagina 18 del verbale di constatazione (documento 101). Il teste ha poi riferito, in relazione al macchinario di cui alla fattura n.133, che il telaio risultava essere dell’anno 1991 e quindi che lo stesso era presumibilmente usato; pertanto, non poteva essere considerato nella determinazione del credito di imposta, posto che la legge 388/2000 istitutiva della agevolazione, stabilisce che la fruizione della stessa è subordinata alla condizione che l’acquisto abbia ad oggetto beni strumentali nuovi. Lo stesso modus operandi è stato constatato nei rapporti tra la Tessil Pizzi, amministrata da ****, e la Edil Mec s.r.l. di ****. Il teste ha fatto specifico riferimento alle modalità di acquisto di quattro telai per la lavorazione di materiale tessile, con numeri di matricola 70491, 70494, 68874, 68883. Per questi, ha richiamato la fattura in acconto n. 40 del 17 giugno 2002, emessa dalla Edil Mec alla Tessil Pizzi per un imponibile pari a euro 50.000,00 oltre IVA al 20%, e perciò di importo complessivo pari a euro 60.000,00 ; oltre a ciò, la fattura a saldo n. 55 del 29 giugno 2002, emessa per un importo complessivo di 1.086.000,00 euro, oltre ad IVA con aliquota del 20% e pari a 217.200,00 euro, e quindi complessivamente 1.303.200,00 euro (allegati 12 e 13 del verbale di sequestro 27/12/2004). A fronte del suddetto dato contabile, è stato trovato, quale riscontro extracontabile della operazione oggettivamente inesistente, la corrispondenza tra la Twistex con sede in Francia e la Tessil Pizzi, rivolta all'attenzione del signor ****, dove era scritto testualmente: "Carissimo Signor ****, come promesso, le spediamo qui inclusi i documenti seguenti: fattura numero 9092 e documento di trasporto” (allegati 110 – 111 e 112). Nella fattura della Twistex - acquisita in allegato 111- formalmente intestata alla Edil Mec, avente ad oggetto i macchinari con matricola 70491 - 70494 - 68874 e 68883, era riportato il prezzo complessivo di euro 278.000,00 per i quattro telai comprensivi di accessori. Veniva altresì rinvenuto la documentazione relativa alla Packing list, comprovante la consegna direttamente dal fornitore estero alla Tessil Pizzi (documenti prodotti dal P.M. all’udienza del 7/6/2008). In sintesi, per gli stessi telai, è stata rinvenuta documentazione extracontabile comprovante l'acquisto presso fornitori esteri per il prezzo complessivo di euro 278.000,00, laddove invece contabilmente risulta che la Tessil Pizzi ha corrisposto alla Edil Mec l’importo complessivo di euro 1.326.200,00. Oltre alle due fatture nn. 40 e 55 per i quattro macchinari, è stata ritrovata la fattura n. 154 per un quinto macchinario con matricola numero 77391 emessa dalla Edil Mec nei confronti della Tessil Pizzi in data 31 dicembre 2002 per imponibile di 160.000,00 euro, oltre Iva al 20%, e quindi complessivamente di 192.000,00 euro. Il riscontro extracontabile è costituito dai documenti acquisiti ai numeri 107, 108 e 109. Il 107 ha ad oggetto documentazione attestante la corrispondenza intercorsa tra la Tessil Pizzi e la Orsi (rappresentante Karl Mayer), nella quale si specifica: “in riferimento alla macchina con matricola 77391, anno 1992, confermiamo l'acquisto per euro 72. 000,00”. Il documento in allegato 108 riguarda la corrispondenza intercorsa tra la Tessil Pizzi e la Karl Mayer in lingua inglese, del seguente tenore : “ vi comunichiamo le nostre referenze in merito alla fattura numero 02/1471 da intestare non alla Tessil Pizzi ma alla seguente società : Edil Mec s.r.l.” . Ed in effetti, seguiva l’emissione della fattura 02/1471 relativa allo stesso macchinario n. 77391, redatta secondo le indicazioni fornite dalla Tessil Pizzi, per un corrispettivo di euro 72.000,00, e dove, nello spazio riservato alla destinazione, era riportata una correzione da Tessil Pizzi in Edil Mec s.r.l (allegato 109). ALTRI DOCUMENTI. Oltre ai documenti richiamati dal teste Lo Martire nel corso della sua deposizione, contenuti nel fascicolo del dibattimento ai numeri di allegazione sopra indicati, sono stati altresì acquisiti i seguenti. - Le dichiarazioni annuali relative alle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, relative alla Modacolor ed alla Tessil Pizzi dei periodi in contestazione, acquisite ai sensi dell’articolo 507 c.p.p all’udienza del 3/12/08, perché costituenti corpo del reato. - I modelli F24 utilizzati anche per la compensazione del credito di imposta ex lege n.388/2000 relativi alla Tessil Pizzi s.r.l., prodotti all’udienza del 12/11/08. - Le visure effettuate nei confronti della Euromec s.r.l. e della Edil Mec s.r.l., attestanti l’omessa presentazione delle dichiarazioni ai fini Iva e imposte sui redditi, per l’intero periodo della loro attività di esercizio, acquisite – previo consenso delle parti – all’udienza del 12/11/08. - Il verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza in data 27/12/04. LA VALUTAZIONE IN FATTO. Le prove raccolte dimostrano, con assoluta certezza, che l’imputato ****, dominus della Modacolor e della Tessil Pizzi, si approvvigionava di macchinari da paesi comunitari facendo figurare come acquirente non già il destinatario finale ed effettivo della merce ma un soggetto giuridico fittizio, all'uopo predisposto; questo era anche quello tenuto, in quanto primo acquirente sul territorio dello Stato, a riscuotere l'IVA all'atto della rivendita dei macchinari e a versarla all'Erario. Ma in realtà si trattava di un soggetto esistente solo sulla carta, destinato in modo preordinato a non versare l'IVA, il cui importo era così rimesso al destinatario effettivo della merce con la conseguente evasione. Come emerge dalla testimonianza del ***, dai documenti extracontabili, e dai dati oggettivi contenuti nel verbale di constatazione, le relative fatture emesse per gli stessi macchinari dal soggetto fittiziamente interposto, con importi pure artificiosamente maggiorati, risultavano regolarmente annotate in contabilità ed utilizzate per documentare elementi passivi fittizi, indicati nella dichiarazione annuale ai fini delle imposte dirette e sul valore aggiunto presentata da ****, in nome e per conto delle due società, Modacolor e Tessil Pizzi, dal medesimo rappresentate. Quanto all’interposizione fittizia, che mascherava l’inesistenza a livello soggettivo delle operazioni riportate nelle fatture sopra richiamate, la stessa si desume, per la Euromec dai numerosissimi indizi dotati di gravità precisione e concordanza, già illustrati nella disamina della condotta contestata al capo A). Per quanto riguarda l’interposizione fittizia delle altre società che apparentemente sono intervenute nell’acquisto di macchinari all’estero, valgono le seguenti osservazioni, utili a dissolvere ogni dubbio sul fatto che l’acquisto dei predetti macchinari sia stato effettuato direttamente da ****, in rappresentanza delle società da lui amministrate. Egli infatti, nella predetta qualità, ha gestito l’intera fase esecutiva del rapporto contrattuale, ponendosi come interlocutore esclusivo e soggetto direttamente obbligato anche in relazione ai pagamenti. Sono state addirittura rinvenute presso la Modacolor e la Tessil Pizzi le lettere con cui si concordano i prezzi, il luogo e le modalità di consegna presso il vero acquirente; e si richiede che l’intestazione dei documenti contabili venga effettuata in nome di un soggetto del tutto estraneo alle trattative. Per tutte le fatture emesse dai soggetti interposti, si assiste ad una pedissequa ripetizione dei dati, salvo il prezzo che viene artificiosamente gonfiato rispetto a quelle provenienti dal fornitore estero, senza alcun accenno ad interventi di adeguamento o di mera installazione ascrivibili al terzo interposto. Le liste di consegna dei macchinari, ovvero la Paking list compilata dalla fornitrice estera recavano come destinatario direttamente la Modacolor e la Tessil Pizzi; escludendosi perciò un passaggio intermedio presso ipotetici impianti degli interposti. Per due di queste, ricorre un altro elemento particolarmente significativo del fatto che si trattasse esclusivamente di “società cartiere”: come accertato dalla Guardia di Finanza (verifica di cui al verbale del 5/11/2008, acquisita all’udienza del 12/11/2008 con il consenso delle parti), sia la Euromec che la Edil Mec, per l’intera durata della propria attività, non presentavano alcuna dichiarazione ai fini IVA e Imposte dirette, risultando evasori totali. Tutto ciò sta a dimostrare il completo asservimento alle finalità illecite intessute dal **** per evadere le imposte, con il meccanismo della cosiddetta “frode carosello”. La difesa, con riferimento ai reati fiscali, peraltro prossimi alla prescrizione, si è limitata ad aggiungere – in punto di fatto – che gli accertamenti della Guardia di Finanza, sarebbero stati smentiti da una decisione della Commissione Tributaria Provinciale, prodotta in giudizio. E’ noto che sussiste assoluta indipendenza tra i due giudizi, come si desume altresì dal tenore dell’articolo 654 c.p.p.; tuttavia, per sola completezza, occorre comunque ribadire che non possono essere condivise le argomentazioni contenute nella sentenza, un po’ originale, con cui la Commissione Tributaria si è limita ad escludere l’ipotizzata inesistenza delle operazioni, sol perché i macchinari vennero trovati presso la sede della Tessil Pizzi, trascurando che la contestazione riguardava l’interposizione fittizia strumentale ad una “frode carosello”, e quindi l’inesistenza soggettiva dell’operazione, accompagnata da evasione dell’IVA, mai versata dalla “società cartiera”, ed invece addirittura compensata nel modello F 24 dalla effettiva acquirente. LA VALUTAZIONE IN DIRITTO. I reati tributari contestati ai prevenuti e compiutamente accertati nelle componenti fattuali sono quelli dati sia dalla "emissione" che dalla "utilizzazione" delle fatture per operazioni inesistenti, fatture registrate nella contabilità del soggetto utilizzatore e confluite fra i costi rilevanti nella predisposizione delle dichiarazioni dei redditi presentate. L’evasione dell’imposta sul valore aggiunto si è realizzata attraverso l’interposizione di società "cartiere" destinate ad apparire, attraverso l’emissione di fatture di vendita nei confronti delle società effettive destinatarie degli acquisti, debitrici dell’Iva verso l’Erario, imposta poi indebitamente mai versata, con conseguente danno patrimoniale a carico dello stesso Erario. Oltre a ciò è stato accertato che il **** ha portato in compensazione, quale credito di imposta derivante dall’acquisto di macchinari ammessi al beneficio di cui alla legge 388/2000, quello calcolato utilizzando gli importi risultanti dalle fatture artificiosamente gonfiate. I punti controversi in diritto, riguardano essenzialmente la configurabilità del concorso di reati tra il delitto di cui all’articolo 2 D.Lvo 74/2000, contestato ai capi B), C) e D, e quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ex art. 640 bis c.p., contestato al capo A). Non sorgono dubbia sulla effettiva ravvisabilità del concorso. Infatti, come insegna la Suprema Corte, il delitto di frode fiscale può concorrere, attesa l'evidente diversità del bene giuridico protetto, con quello di truffa comunitaria, purché allo specifico dolo di evasione si affianchi una distinta ed autonoma finalità extratributaria non perseguita dall'agente in via esclusiva, essendo diversi i soggetti passivi tratti in errore e diversi i patrimoni aggrediti; e specificamente nel caso in cui un soggetto ottenga, attraverso l'artificio di utilizzare fatture passive per operazioni inesistenti, oltre ad un indebito rimborso dell'imposta sul valore aggiunto e/o il riconoscimento di un inesistente credito d'imposta, anche la concessione di un contributo pubblico per l'acquisto di beni strumentali. 7 Il principio è stato recentemente confermato, con riguardo ad un caso – assolutamente corrispondente a quello in esame - in cui le fatture erano state emesse da una società fittiziamente fatta figurare come acquirente di merci provenienti dall'estero e quindi tenuta a riscuotere, all'atto della rivendita, l'IVA dovuta per l'importazione, per versarla quindi all'Erario; adempimento, questo, che, però, risultava sistematicamente omesso, con la conseguenza che le relative somme venivano incamerate dagli effettivi destinatari delle merci importate.8 Più problematica è la questione relativa alla configurabilità del concorso tra il delitto di cui all’articolo 2 D.Lvo n.74/2000 e la truffa aggravata ai danni dello Stato, contestata ai capi G), H), I), L), relativa alla illecita compensazione nel modello F24 del credito di imposta determinato sulla base delle fatture emesse da soggetti fittiziamente interposti, con artificiosa maggiorazione degli importi addebitati, posto che in entrambe le ipotesi unico obiettivo dell’autore è quello di evadere le imposte; questione sollevata in discussione dalla difesa ****. Sul punto si alternano in giurisprudenza due orientamenti. Recentemente si è affermato che in tema di rapporti fra il reato di frode fiscale, di cui all'art. 2 D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, e quello di truffa aggravata in danno dello Stato, di cui all'art. 640, comma secondo, n. 1, c. p., se per un verso deve escludersi che operi il principio di specialità di cui all'art. 15 c. p. (mancando l'identità naturalistica del fatto, dal momento che la frode fiscale richiede un artificio peculiare mentre la truffa, dal canto suo, richiede l'induzione in errore ed il danno, indifferenti per il reato tributario), deve per altro verso riconoscersi l'operatività del principio di consunzione, per il quale è sufficiente l'unità normativa del fatto, desumibile dall'omogeneità tra i fini dei due precetti, con conseguente assorbimento dell'ipotesi meno grave in quella più grave; condizione, questa, riconoscibile, nella specie, per il fatto che l'apprezzamento negativo della condotta è tutto ricompreso nella più grave ipotesi di reato, costituita dalla frode fiscale.9 La ratio sottesa alla suddetta ricostruzione è nel senso che qualsiasi condotta di frode al fisco, se non intende realizzare obiettivi diversi, non può che esaurirsi all'interno del quadro sanzionatorio delineato dalla apposita normativa. Incidentalmente si evidenza che pure in questa impostazione è comunque assodato che allorquando, attraverso l'attività di una società "cartiera", oltre all’evasione del tributo (o all’indebito rimborso), si perseguono finalità ulteriori - tipica l'ipotesi della emissione di false fatture per consentire ad un operatore di ottenere indebitamente contributi, comunitari e non - è evidente che non potrà sussistere alcun problema di rapporto di specialità fra norme, venendo in discorso una condotta finalisticamente "plurima" e tale da ledere o esporre a pericolo beni fra loro differenti. E’ tuttavia prevalente la tesi - qui condivisa - secondo cui, non sussistendo rapporto di specialità tra il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640, comma secondo, c. p.) consumata a mezzo della indebita evasione dell'IVA e quello di frode fiscale, è comunque ipotizzabile il concorso di reati, sia perché il secondo non include o comprende tutti gli elementi del primo, sia perché si tratta di fattispecie volte alla tutela di interessi diversi, sia, infine, perché - quanto alla loro oggettività - nel reato di frode fiscale non occorre l'effettiva induzione in errore dell'Amministrazione finanziaria né il conseguimento dell'ingiusto profitto con danno dell'Amministrazione.10 Occorre infatti sottolineare, soprattutto a livello di interpretazione letterale, che nella frode fiscale, diversamente dalla truffa ex art. 640 co.1 c.p., non occorre la effettiva induzione in errore dell'amministrazione finanziaria ne' il raggiungimento dell'ingiusto profitto con danno dell'amministrazione; inoltre, diverso è il profilo soggettivo, cioè il dolo che, nel reato tributario è configurato nella forma del "dolo specifico" di evasione fiscale e in quello di truffa nella forma della consapevolezza e volontà dell'ingiusto profitto patrimoniale effettivamente conseguito. Le differenze di struttura determinano indubbie conseguenze nel giudizio di merito sulle condotte in concreto accertate. Nel caso in esame, ad esempio, la fattispecie criminosa contestata ai capi B, C, D è integrata dalla presentazione della sola dichiarazione fraudolenta che non implica necessariamente né l’induzione in errore e tantomeno il verificarsi dell’evento evasivo. Nella ipotesi corrispondente ai reati contestati ai capi G), H), I), L), sussiste anche l’induzione in errore, avendo il **** portato in compensazione nel Mod. F24 crediti di imposta la cui insussistenza l’Amministrazione finanziaria non avrebbe potuto desumere dal controllo automatico del modello, essendo gli stessi determinati sulla base di fatture riportanti imponibili artificiosamente gonfiati. Infatti, ai sensi dell’articolo 36 bis del DPR n.600/73, il controllo automatico dei versamenti effettuato dall’amministrazione finanziaria avviene sui dati forniti dal contribuente. L’iter argomentativo presenta profili di analogia con la linea di demarcazione tracciata dalle Sezioni Unite in diverso settore, e precisamente nel rapporto tra la sfera di applicazione dell’articolo 316 ter c.p. e quella dell’articolo 640 bis, dove l’autonomia delle due figure – come si è ampiamente illustrato in precedenza – è appunto segnata dal discrimine della induzione in errore Del resto, la linea di politica criminale che ha ispirato il legislatore nel dettare le linee portanti della modifica al D.Lgs. n. 74 del 2000 è nel senso di dare autonomia anche alla condotta diretta alla illecita compensazione del credito di imposta, come si ricava dalla introduzione dell’articolo 10 quater, in vigore dal 4/7/2006. L’evento lesivo per l’Erario è dato dall’omesso versamento di imposte a debito compensate con crediti non spettanti o inesistenti. I SOGGETTI. Per i fatti accertati, **** risponde di tutti i reati contestati, avendo personalmente presentato le dichiarazioni fraudolente; indotto in errore l’Amministrazione finanziaria in ordine alla compensazione del credito di imposta derivante dall’acquisto dei macchinari di cui alle false fatture, ottenendo l’ingiusto profitto dello sgravio fiscale con pari danno per l’Erario. Per i soggetti che hanno emesso le fatture false, ricorre solo la fattispecie prevista e punita dall’articolo 8 D.Lgs. 74/2000, contestata e accertata nei confronti di *** e *** (capi N e O); va invece esclusa per tutti, in concreto, la partecipazione nella truffa, dovendosi ritenere non provata la loro consapevolezza riguardo alla successiva utilizzazione dei documenti da parte del ****. E’ utile ricordare che già in linea teorica si può ben affermare che - come ha sottolineato la Corte Costituzionale - , il legislatore ha perpetuato, in via di eccezione, il vecchio modello punitivo in rapporto alla emissione di fatture per operazioni inesistenti, continuando a reprimere, con il più volte citato D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 8 una condotta meramente preparatoria alla evasione; e ciò per ragioni essenzialmente riconducibili alla ritenuta necessità di reprimere il fenomeno delle cosiddette "cartiere".11 Peraltro - ha ancora soggiunto il Giudice delle leggi - proprio a sottolineare la eccezionalità di tale deviazione dalle linee guida della riforma, con l'art. 9 dello stesso decreto ha testualmente escluso "la configurabilità del concorso dell'utilizzatore stesso nel fatto dell'emittente: concorso altrimenti ravvisabile nella generalità dei casi, a fronte dell'accordo tra i due soggetti, normalmente sottostante all'emissione delle false fatture". Ma ha altresì escluso - e il dato assume non poco significato, agli effetti che qui rilevano - che l'emittente di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo, possa essere punibile a titolo di concorso nel reato di frode fiscale di cui all'art. 2 dello stesso decreto, proprio perché trattasi di attività prodromica. Tale connotazione, evidenzia la necessità di ulteriori elementi, in concreto non ravvisati, dovendosi, perciò escludere che la mera emissione possa comunque svelare la consapevolezza della successiva utilizzazione che abbia inteso farne il soggetto che ha ricevuto la fattura. ****, ****, **** e **** vanno perciò mandati assolti dalle contestazioni di cui ai capi G), H), I), L) per non aver commesso il fatto LE PENE E’ stata dunque accertata la colpevolezza di **** in ordine a tutti i reati a lui contestati; di **** e ****, per i soli capi N) e O) rispettivamente ascritti. Sotto il profilo sanzionatorio, con riferimento alla posizione del ****, occorre innanzitutto ritenere la continuazione tra i reati ascritti, perché realizzati in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, ravvisabile in considerazione della consequenzialità funzionale ed anche temporale tra le condotte. Possono concedersi al prevenuto le circostanze attenuanti generiche, per ragioni di adeguamento della pena alla concreta gravità del fatto e considerata la sua incensuratezza. Tenuto conto della gravità del danno provocato allo Stato, dell’intensità del dolo connesso ad un programma criminoso perseguito con particolare pervicacia, delle plurime violazioni, anche gravi, poste in essere, si stima di giustizia la pena di anni tre (3) di reclusione (così determinata: pena base per il reato sub A) = anni 3; - 62 bis c.p. = anni 2; + art.81 = anni 3). Segue, ope legis, l’applicazione delle pene accessorie di cui all'articolo 12 decreto legislativo 74/2000, comma 1, nella durata di anni 2 (due) per quelle temporanee. Accertata la colpevolezza in ordine al reato previsto e punito dell’art. 640 bis c.p., va disposta la confisca per equivalente del compendio sequestrato, fino all’ammontare delle contribuzioni che risultano elargite in conseguenza della condotta fraudolenta, nella misura precisata nel decreto ministeriale di concessione definitiva. In proposito, si rammenta che, nel caso di specie, la confisca per equivalente può incidere su tutti i beni in sequestro, anche per quelli non intestati formalmente al ****, la cui disponibilità è comunque assolutamente ascrivibile al predetto. Si è ampiamente dimostrato che egli è il dominus della Modacolor, società a base familiare, dove gli altri congiunti sono apparsi come pedine inconsapevoli nelle mani del medesimo. Come si è ampiamente detto, costoro, infatti, su disposizioni impartite dal ****, hanno ricevuto assegni costituenti il flusso di ritorno del danaro dalle società cartiere, riversandolo nelle casse sociali come apporti in conto capitale. Dunque, se è vero che il loro concorso materiale è apparso inconsapevole, data l’assoluta predominanza dell’amministratore, a tal punto da essere assolti dalla contestazione; per la stessa ragione gli stessi non possono essere considerati sostanzialmente titolari di quote o altri beni il cui valore è stato costituito con apporti di derivazione illecita, procurati dalla condotta fraudolenta dell’amministratore. In proposito è chiara la volontà del legislatore di sottoporre a confisca tutto ciò di cui il reo ha “la disponibilità”, per un valore corrispondente al profitto (art. 322 ter c.p.). Non altrimenti la giurisprudenza ha inteso il precetto osservando che la misura può estendersi ai beni comunque nella disponibilità “di fatto”, senza che a tal fine possano rilevare presunzioni o vincoli posti dal codice civile per regolare i rapporti interni. 12 D’altro canto, la confisca di beni per un valore equivalente al profitto del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, può essere emesso nei confronti della persona fisica concorrente con una società a r.l., pur se il profitto sia stato interamente acquisito dalla società concorrente, che non è estranea al reato ed ha un titolo autonomo di responsabilità, dal momento che vige, data la natura sanzionatoria della confisca per equivalente, il principio solidaristico secondo cui l'intera azione delittuosa e l'effetto conseguente sono imputati a ciascun concorrente. 13 Per **** e **** colpevoli dei reati di cui ai capi n) e o), rispettivamente ascritti, e possono ugualmente concedersi le attenuanti generiche, ritenendosi di giustizia la pena di anni 1 (uno) di reclusione per ciascuno (pena base = anni 1 e mesi 6; - 62 bis = anni 1), con le sanzioni accessorie di cui all'articolo 12 decreto legislativo 74/00, comma 1, nella durata minima per quelle temporanee. Può essere comunque formulata una prognosi favorevole alla concessione dei doppi benefici, sulla base della loro incensuratezza e della funzione di emenda conseguente alla presente condanna. Segue per legge la condanna dei tre imputati ****, **** e **** al pagamento delle spese processuali L’ILLECITO AMMINISTRATIVO – capo A bis. Alla Modacolor s.r.l. si contesta l’illecito amministrativo ex art. 24 D.Lgs. 231/01, perché nell’interesse e a vantaggio della stessa, l’amministratore unico ****, poneva in essere la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, prevista e punita dall’articolo 640 bis c.p., facendole ottenere contribuzioni da parte dello Stato in misura di euro 4.116.971,31, erogate in più tranches dal 3 gennaio 2000 al 12 febbraio 2003. IL QUADRO NORMATIVO. La responsabilità degli enti collettivi "per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato" è disciplinata dal d. lgs. 8/6/2001 n. 231 che rappresenta l'epilogo di un lungo cammino volto a contrastare il fenomeno della criminalità d'impresa, attraverso il superamento del principio, insito nella tradizione giuridica nazionale, societas delinquere non potest e nella prospettiva di adeguare la normativa interna a quella internazionale. La legge delega n. 300/2000, infatti, ha ratificato e dato attuazione: - alla Convenzione OCSE 17/12/1997, che - all'art. 2- obbligava gli Stati aderenti ad assumere "le misure necessarie a stabilire la responsabilità delle persone morali" per i reati evocati nella stessa Convenzione. – - al secondo protocollo della Convenzione PIF, il cui art.3 dettava, in tema di responsabilità degli enti, direttive più puntuali, distinguendo due ipotesi, a seconda che il reato fosse stato commesso da soggetti in una posizione dominante (basata sul potere di rappresentanza, sull'autorità di prendere decisioni, sull'esercizio del controllo in seno alla persona giuridica) ovvero da soggetti in posizione subordinata (che, per carenza di sorveglianza o controllo da parte dei soggetti apicali, avessero reso possibile la perpetrazione del reato a beneficio della persona giuridica). Si tratta di una innovazione legislativa particolarmente importante, dunque, che segna il superamento del principio societas delinquere et puniri non potest. Ne è risultata un'architettura normativa complessa che evidenzia una fisionomia ben definita, con l'introduzione nel nostro ordinamento di uno specifico ed innovativo sistema punitivo per gli enti collettivi, dotato di apposite regole quanto alla struttura dell'illecito, all'apparato sanzionatorio, alla responsabilità patrimoniale, alle vicende modificative dell'ente, al procedimento di cognizione e a quello di esecuzione; il tutto finalizzato ad integrare un efficace strumento di controllo sociale. Nella ratio ispiratrice della profonda innovazione introdotta dalla L. n. 231 del 2001, l'ente collettivo è considerato il vero beneficiario della condotta criminosa materialmente commessa dalla persona fisica che lo rappresenta o opera nel relativo interesse. Seppure si debba considerare la responsabilità creata dalla norma come un "tertium genus", risultante dalla fusione dei principi della responsabilità amministrativa con principi e concetti propri della sfera penale, la sanzione a carico della persona giuridica postula innanzitutto il presupposto oggettivo che il reato sia commesso nell'interesse dell'ente da persone che agiscono al suo interno (articolo 5): con esclusione, quindi, dei fatti illeciti posti in essere nel loro interesse esclusivo, per un fine personalissimo o di terzi, ovvero condotte estranee alla politica di impresa. A ciò il legislatore ha inteso affiancare, in sede di normazione delegata, un ulteriore requisito di natura soggettiva, in qualche modo assimilabile ad una sorta di "culpa in vigilando" consistente nella inesistenza di un modello di organizzazione, gestione o controllo idonei a prevenire i reati, similmente ai modelli statunitensi dei "compliance programmes". Il requisito riguarda anche i reati commessi dal personale dirigente: e ciò contraddistingue il nostro sistema nel panorama giuridico comparato, improntato, piuttosto, alla teoria della identificazione pura. Non è stato quindi riprodotto dalla L. n. 231 del 2001, il principio dell'automatica derivazione della responsabilità dell'ente dal fatto illecito del suo amministratore (a differenza, ad es., che in Francia, ove vige la responsabilità riflessa), in deroga al principio di identificazione, pur connaturale alla rappresentanza organica, valido, in tesi generale, per ogni rapporto, negoziale e processuale. L’estensione della responsabilità alla persona giuridica, dovuta a profili ed esigenze di general-prevenzione, è altresì bilanciata da una ulteriore garanzia che ne deve rappresentare il contraltare: la condizione che la commissione dei reati sia rivolta "nell’ interesse o a vantaggio" delle persone giuridiche e delle società, chiamate a rispondere. Con queste premesse, si è recentemente affermato in giurisprudenza che l’espressione evidenziata non contiene un'endiadi, perché i termini hanno riguardo a concetti giuridicamente diversi, potendosi distinguere un interesse "a monte" per effetto di un indebito arricchimento, prefigurato e magari non realizzato, in conseguenza dell'illecito, da un vantaggio obbiettivamente conseguito con la commissione del reato, seppure non prospettato "ex ante", sicché l'interesse ed il vantaggio sono in concorso reale. 14 Rispetto a questo quadro normativo la difesa ha sollevato le seguenti eccezioni di incostituzionalità: disparita di trattamento rispetto all’impresa individuale e violazione del diritto di difesa per la rappresentanza processuale conferita all’amministratore giudiziario. Ritiene il Tribunale che i prospettati dubbi di costituzionalità siano manifestamente infondati ed inammissibili. La prima questione è davvero inconsistente, per la semplice ragione che nell’impresa individuale non si ravvisa altro soggetto giuridico distinto dal titolare persona fisica, tenuta ovviamente a rispondere. La seconda è stata rimessa negli stessi termini alla Corte15, la quale, con una pregevole ordinanza, ne ha dichiarato la manifesta inammissibilità; e qui certamente non potrebbe darsene migliore spiegazione. In applicazione dei suddetti principi alla fattispecie in esame, nessun dubbio che ****, amministratore unico della Modacolor, rientri tra i soggetti che il D.Lgs. n. 231 del 2001, articolo 5, definisce in posizione apicale ("le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione ed il controllo dello stesso"). Anzi, si può affermare che egli ne è il dominus, promotore dell’intera vicenda criminosa: in qualità di amministratore unico della Modacolor conduce le trattative con i fornitori stranieri e controfirma la corrispondenza in cui indica il soggetto fittiziamente interposto a cui intestare i macchinari; presenzia alla verifica della spesa da parte della banca concessionaria, esibendo le false fatture; autocertifica di aver sostenuto gli investimenti nella misura artificiosamente maggiorata. Tali circostanze, dimostrano, con evidenza matematica, la riconducibilità al medesimo amministratore unico della truffa aggravata per il conseguimento delle erogazioni pubbliche, incamerate dalla stessa Modacolor s.r.l., beneficiaria del finanziamente ottenuto ai sensi della legge 488/92. Nella disamina sul capo A) è stata dimostrata in dettaglio la colpevolezza del **** per il reato presupposto ( 640 bis). Neppure eccepita, l'inesistenza della c.d. colpa per effetto della presenza di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quelli verificatisi, adeguatamente monitorati da un organismo di vigilanza. E’ opportuno ricordare che l’onere della prova relativa al suddetto requisito è invertito a carico dell'ente: art. 6 decreto citato. E comunque, considerate la composizione sociale, prettamente a base familiare, l’assoluta predominanza e libero arbitrio del **** nella gestione, è da escludere un ragionevole interesse a contrastare iniziative illecite eventualmente realizzabili dall’amministratore Resta quindi da esaminare la sussistenza del requisito oggettivo dell'interesse e del vantaggio dell'ente, condizione di applicabilità della sanzione. Orbene, è innanzitutto necessario sottolineare che la Modacolor s.r.l. è stata costituita allo scopo di ottenere il finanziamento ai sensi della legge 488/92, dal momento che l’attività programmata coincide con quella che avrebbe dovuto giovarsi delle contribuzioni pubbliche; del resto, questo ha sostenuto la stessa difesa del **** per dare spiegazione al fatto che società sarebbe stata costituita pochissimo tempo prima della presentazione della domanda di contribuzione. Dunque, l’interesse della condotta truffaldina era evidentemente orientato a favorire l’attività dell’ente. Indubbio è poi il vantaggio, poiché i contributi ottenuti con la frode sono stati appunto incassati dalla stessa Modacolor. Dimostrati i presupposti e gli elementi costitutivi, va conseguentemente affermata la responsabilità della Modacolor s.r.l. in relazione all’illecito amministrativo contestato. LE SANZIONI. Il sistema sanzionatorio proposto dal d. lgs. n. 231 fuoriesce dallo schema tradizionale del diritto penale, incentrato sulla distinzione tra pene e misure di sicurezza, tra pene principali e pene accessorie, ed è accordato alle peculiarità del soggetto chiamato a rispondere. Il sistema rivela uno stretto rapporto funzionale tra la responsabilità accertata e la sanzione da applicare, opera certamente sul piano della deterrenza e persegue una notevole finalità special-preventiva. La tipologia delle sanzioni, come si chiarisce nella relazione al decreto, si presta ad una distinzione binaria tra sanzione pecuniaria e sanzioni interdittive; al di fuori di tale perimetro, si collocano inoltre la confisca e la pubblicazione della sentenza. LA SANZIONE PECUNIARIA. Viene in considerazione, in primo luogo, la sanzione pecuniaria che, ai sensi dell’articolo 10, deve essere determinata e applicata in base a quote definite in ragione di due parametri: il numero, non inferiore a cento nè superiore a mille, e l’importo di una quota va da un minimo di 258 euro ad un massimo di 1549 euro. La disciplina è ulteriormente specificata, in relazione alle singole ipotesi di reato presupposto, dall’articolo 24 che in relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 316-bis, 316-ter, 640, comma 2, n. 1, 640-bis e 640-ter se commesso in danno dello Stato o di altro ente pubblico, del codice penale, prevede per l'ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote. Nel caso di specie, non ricorrono oggettivamente poi le attenuanti di cui all’articolo 12 (tenuità del danno; prevalente vantaggio per terzi; condotte riparatorie). Pertanto, in applicazione dei criteri di cui all’articolo 11 (gravità del fatto, del grado della responsabilità dell'ente nonchè dell'attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti.; condizioni economiche e patrimoniali dell'ente allo scopo di assicurare l'efficacia della sanzione), si stima di giustizia la sanzione nella misura di 250 quote da euro 300,00 ciascuna, per complessivi euro 75.000,00. LA CONFISCA. Ai sensi dell’articolo 19, con la sentenza di condanna, è sempre ordinata la confisca del prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato. Quando non è possibile eseguire la confisca a norma del comma 1, la stessa può avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato. Le questioni principali da esaminare si concentrano sulla natura della confisca e sull’oggetto di tale misura, ovvero il profitto. La soluzione di tali problematiche serve non già ad una discussione accademica che uscirebbe dal compito di una sentenza, ma per individuare la regola da applicare in pratica. La definizione della natura della confisca, infatti, determina nel concreto caso rilevanti conseguenze; invero, ad esempio, qualora si acceda alla tesi della natura sanzionatoria, varrà la regola della irretroattività, non potendosì perciò – come meglio si dirà appresso - , applicare tale misura alle erogazioni di contributi effettuate prima dell’entrata in vigore della legge 231/01. In linea generale, si è osservato che la confisca nel nostro ordinamento non ha una natura unitaria ed omogenea. Il codice penale ha catalogato la confisca di cui all'art. 240 c.p. tra le misure di sicurezza, pur prescindendo dall'accertamento della pericolosità dell'autore del reato, richiesta invece per l'applicazione delle misure di sicurezza personali (l'art. 236 c.p., che disciplina le misure di sicurezza patrimoniali, non richiama -infatti- l'art. 202 dello stesso codice). La giurisprudenza ha sempre riconosciuto nella confisca disciplinata dal codice penale, in linea con la scelta del legislatore, una effettiva misura di sicurezza patrimoniale, fondata sulla pericolosità derivante dalla disponibilità di cose servite o destinate a commettere il reato ovvero delle cose che ne sono il prodotto o il profitto e finalizzata a prevenire la commissione di ulteriori reati, anche se i corrispondenti effetti ablativi si risolvono sostanzialmente in una sanzione pecuniaria.16 In prosieguo sono state introdotte ipotesi di confisca obbligatoria dei beni strumentali alla consumazione del reato e del profitto ricavato, con caratteristiche differenti. Cosi, con l'obiettivo di privare l'autore del reato soprattutto del profitto che ne deriva, sono state introdotte ipotesi di confisca nella forma per equivalente che, di fronte all'impossibilità di aggredire il bene direttamente conseguito, va ad incidere su somme di denaro, beni o altre utilità di pertinenza del condannato per un valore corrispondente a quello dello stesso profitto. Questa ipotesi di confisca - per equivalente o di valore - introdotta in molte norme del codice penale (artt. 322ter, 600septies, 640quater, 644, 648quater) e in disposizioni della legislazione speciale (artt. 187 T.U.F., 2641 c.c., 11 legge n. 146/'06), ha i tratti distintivi di una vera e propria sanzione, allontanandosi dallo schema della misura di sicurezza incentrato sulla intrinseca pericolosità della cosa. D'altra parte, la stessa Corte Costituzionale17, da tempo ha chiarito, che "la confisca può presentarsi, nelle leggi che la prevedono, con varia natura giuridica" e che "il suo contenuto è sempre la privazione di beni economici, ma questa può essere disposta per diversi motivi e indirizzata a varie finalità, sì da assumere, volta per volta, natura e funzione di pena o di misura di sicurezza ovvero anche di misura giuridica civile e amministrativa", con l'effetto che viene in rilievo "non una astratta e generica figura di confisca, ma, in concreto, la confisca così come risulta da una determinata legge". Nel decreto legislativo 231/01 ricorrono diverse ipotesi di confisca. L'art. 9, comma 1 lett. c) prevede la confisca come sanzione. Non è solo il dato letterale a chiarirne tale natura ma anche il contenuto ed i presupposti applicativi precisati nell'art. 19, che testualmente recita: "Nei confronti dell'ente è sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato. (II c) Quando non è possibile eseguire la confisca a norma del comma 1, la stessa può avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato" . Infatti, sia il collegamento con la sentenza di condanna nei confronti dell’ente, sia il tenore del secondo comma di quest'ultima disposizione, che autorizza la confisca anche nella forma per equivalente, chiariscono la configurazione della confisca come sanzione principale, obbligatoria e autonoma rispetto alle altre pure previste nel decreto in esame. Diversa ipotesi di confisca ricorre al quinto comma dell'art. 6 che prevede la confisca del profitto del reato, commesso da persone che rivestono funzioni apicali, anche nell'ipotesi particolare in cui l'ente vada esente da responsabilità, per avere validamente adottato e attuato le misure precauzionali previste dalla stessa norma. In questa ipotesi, si deve escludere la natura sanzionatoria della misura ablativa, proprio perché difetta una responsabilità dell'ente. La confisca assume più semplicemente la fisionomia di uno strumento volto a ristabilire l'equilibrio economico alterato dal reato-presupposto, i cui effetti, appunto economici, sono comunque andati a vantaggio dell'ente collettivo, che finirebbe, in caso contrario, per conseguire (sia pure incolpevolmente) un profitto geneticamente illecito. Coerente con tale natura è l’esclusione dell’adottabilità del sequestro preventivo, considerato che l'art. 53 del decreto, richiama esclusivamente l'art. 19 e non anche l’articolo 6. L'art. 15/4° prevede la confisca de "il profitto derivante dalla prosecuzione dell'attività", in caso di commissariamento dell'ente. Si tratta di una misura evidentemente sostitutiva della sanzione interdittiva che determinerebbe l'interruzione dell'attività dell'ente, con grave pregiudizio per la collettività (interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità) o per i livelli occupazionali (avuto riguardo alle dimensioni dell'ente e alle condizioni economiche del territorio). La confisca, infine, si atteggia nuovamente come sanzione principale nell'art. 23/2°, che configura la responsabilità dell'ente per il delitto di cui al primo comma della stessa norma, commesso nell'interesse o a vantaggio del medesimo ente. Nel caso concreto, si tratta della confisca – sanzione, quale conseguenza della condanna per illecito amministrativo, da applicarsi per equivalente posto che non può essere più eseguita in forma specifica, data l’utilizzazione dei contributi ricevuti. Si è già accennato che questo tipo di confisca non può essere retroattivo. Infatti non solo la confisca per equivalente riveste carattere sanzionatorio per espressa previsione del D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 9, ma solo con tale D.Lgs. è stata introdotta la responsabilità delle persone giuridiche. Una lettura costituzionalmente orientata del divieto di retroattività della norma penale (e di quella che introduce violazioni amministrative) non consente di applicarla a condotte antecedenti l'entrata in vigore della norma incriminatrice, intese come singole percezioni delle somme, quale che sia il momento consumativo del reato.18 Nel caso in esame, si rammenta che le contribuzioni si sono prolungate fino al 12 febbraio 2003, nei seguenti termini : quanto a lire 2.865.830.000 in data 30 dicembre 1999; quanto a lire 2.261.730.000 in data 3 gennaio 2002; quanto a lire 1.794.646.000 in data 4 febbraio 2002, con disimpegno della quota a saldo di euro 313.825,05 dal 12/2/2003 (allegato 93) Benché si sia in presenza, quindi, di un unico reato di truffa lo stesso è stato realizzato con distinte condotte, alcune delle quali poste in essere prima dell'introduzione della nuova forma di confisca per equivalente e comunque prima dell'introduzione della responsabilità delle persone giuridiche per le violazioni amministrative collegate ai reati per i quali si è proceduto. Per il già ricordato carattere sanzionatorio dell'istituto, la confisca per equivalente è applicabile solo in relazione alle somme percepite successivamente all'entrata in vigore della norma che ha introdotto non solo tale istituto, ma anche la stessa responsabilità per illecito amministrativo delle persone giuridiche. 19 Ergo, si può confiscare – ai sensi dell’articolo 19 – quanto percepito successivamente all’entrata in vigore della legge 231/01, ovvero la seconda e terza quota di finanziamento, che – secondo quanto attestato nel decreto di concessione definitiva ammontano a complessivi euro 2.094.943,37. Così pure rilevante è la questione relativa a come debba configurarsi il "profitto del reato" suscettibile confisca disposto, ai sensi degli art. 19 e 53 d. lgs. 8/6/2001 n. 231, nei confronti di una società indagata per un illecito amministrativo dipendente da reato. Infatti, con riferimento al caso concreto, ove si acceda alla tesi del cosiddetto “profitto lordo”, potrà essere suscettibile di confisca (e salvo il divieto di irretroattività) l’intera contribuzione ricevuta per effetto dell’illecito e non solo la quota eccedente il valore effettivo dei macchinari realmente acquistati. In materia, è necessario attenersi a due principi fondamentali: il necessario collegamento eziologico del profitto con l’illecito e la differente estensione della nozione rispetto ai concetti della scienza aziendale. Sotto il primo profilo, principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità è che il profitto del reato presuppone l'accertamento della sua diretta derivazione causale dalla condotta dell'agente: occorre cioè una correlazione diretta del profitto col reato e una stretta affinità con l'oggetto di questo, escludendosi qualsiasi estensione indiscriminata o dilatazione indefinita ad ogni e qualsiasi vantaggio patrimoniale, che possa comunque scaturire, pur in difetto di un nesso diretto di causalità, dall'illecito.20 Sia ben chiaro, non è necessario che si tratti dello stesso bene ricevuto in conseguenza del reato, dovendosi ricomprendervi anche il bene acquistato col denaro illecitamente conseguito attraverso il reato, dato che tale reimpiego è comunque casualmente ricollegabile al reato e al profitto "immediato" dello stesso.21 E ciò per l’ovvia esigenza di evitare che l'autore dell’illecito possa sottrarre il profitto alla misura ablativa ricorrendo all'escamotage di trasformare il bene ricevuto in altra utilità, individuabile nel frutto del reimpiego; anche questo, infatti, può essere causalmente ricollegabile in modo univoco all'attività criminosa posta in essere dall'agente. Ancora, sempre con attinenza alla derivazione causale, si ritiene che il reato debba essere causa da cui derivi il profitto ingiusto e non mera occasione di una utilità che comunque sia giustificata, ad esempio, da una controprestazione in favore della P.A. .22 Con riferimento alla effettiva portata della nozione di profitto, va detto che non è data alcuna specifica definizione. In linea generale, si è affermato che il profitto del reato a cui fa riferimento il primo comma dell'art. 240 c.p., va identificato col vantaggio economico ricavato in via immediata e diretta dal reato, contrapposto al "prodotto" e al "prezzo" del reato. Il prodotto è il risultato empirico dell'illecito, cioè le cose create, trasformate, adulterate o acquisite mediante il reato; il prezzo va individuato nel compenso dato o promesso ad una determinata persona, come corrispettivo dell'esecuzione dell'illecito. Carattere onnicomprensivo si attribuisce -poi- alla locuzione "provento del reato", che ricomprenderebbe "tutto ciò che deriva dalla commissione del reato" e, quindi, le diverse nozioni di "prodotto", "profitto" e "prezzo". 23 Nella giurisprudenza, la nozione di profitto non è mai stata orientata sulla base di definizioni economico-aziendalistiche, precisandosi che all'espressione non va attribuito il significato di "utile netto" o di "reddito", ma quello di "beneficio aggiunto di tipo patrimoniale"24 Nel d. lgs. n. 231/'01 il termine "profitto" è menzionato in diverse disposizioni del decreto, che disciplinano situazioni eterogenee. Il profitto del reato è, innanzi tutto, come si è detto, l'oggetto della confisca-sanzione di cui agli art. 9, 19 e 23. Per delineare l’esatta estensione della sfera di tale confisca occorre tener conto dei seguenti argomenti di ordine sistematico e logico. La Convenzione OCSE 17/12/1997 ha impegnato gli Stati aderenti ad adottare misure idonee alla confisca o comunque alla "sottrazione" dei "proventi" dei reati, precisandosi che con quest'ultimo termine devono intendersi i profitti, gli altri benefici o gli altri vantaggi ottenuti o mantenuti attraverso la condotta illecita"; tale precisazione chiarisce, in definitiva, che con il termine "proventi" (proceeds) si sono voluti indicare tutti i vantaggi ricavati dalla commissione dei reati.25 Nella relazione allo schema del decreto legislativo "la confisca , è finalizzata ad “evitare che l'ente riesca comunque a godere illegittimamente dei proventi del reato ormai indisponibili per un'apprensione con le forme della confisca ordinaria". L'esplicito riferimento alla necessità di evitare l'illegittimo godimento da parte dell'ente dei "proventi del reato" induce a ritenere che con tale espressione si sia inteso evocare quanto complessivamente percepito dall'ente in seguito alla consumazione del reato, prescindendo da qualunque raffronto tra profitto lordo e profitto netto. Ricorre altresì un argomento di carattere logico per l’esatta delimitazione del profitto oggetto di confisca-sanzione ricavabile dal principio generale secondo cui il crimine non rappresenta in alcun ordinamento un legittimo titolo di acquisto della proprietà o di altro diritto su un bene e il reo non può, quindi, rifarsi dei costi affrontati per la realizzazione del reato. Il diverso criterio del "profitto netto" finirebbe per riversare sullo Stato il rischio di esito negativo del reato ed il reo e, per lui, l'ente di riferimento si sottrarrebbero a qualunque rischio di perdita economica. L’intero beneficio patrimoniale ricevuto è ugualmente aggredibile anche nella ipotesi di confisca, diversa sotto il profilo classificatorio, di cui all'ultimo comma dell'art. 6. Soltanto nell'ipotesi di confisca del profitto della gestione commissariale di cui all'art. 15 d. lgs. n. 231/'01, il profitto s'identifica con l'utile netto, essendo collegato ad un'attività lecita che viene proseguita -sotto il controllo del giudice- da un commissario giudiziale nell'interesse della collettività, proprio per il venire meno di ogni nesso causale con l'illecito. In sintesi può affermarsi che la confisca debba interessare l’intero beneficio, laddove si ravvisi un nesso di derivazione causale con l’illecito. Nel caso concreto, dunque, è suscettibile di confisca l’intera contribuzione ricevuta, ricollegabile casualmente all’illecito (sia pure nell’osservanza del principio di irretroattività). Si potrebbe obiettare, però con scarsa ragione, che comunque parte dei contributi ricevuti sono stati effettivamente utilizzati per l’acquisto di macchinari, sia pure lucrandone il sovrapprezzo artificiosamente simulato. Non è possibile tuttavia enucleare una porzione di utilità lecita, ricorrendo i presupposti revoca totale dell’intera contribuzione, riconducibile – come si è già evidenziato – allo scostamento dagli indicatori in misura addirittura superiore al 30%. Non è da ostacolo alla confisca la clausola di salvezza prevista nel citato articolo 19. La norma, quando parla di “parte che può essere restituita ….”, fa riferimento allo stesso bene ricevuto con la erogazione, non potendosi perciò restituire allo Stato che ha elargito finanziamenti in danaro, immobili, attrezzature o quote sociali, evidentemente di diversa natura, che di conseguenza ben possono essere confiscati. Del resto, essendo stato disposto il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente, è implicito che sia diventato impossibile restituire il bene originariamente ricevuto, dovendosi, appunto, ottenere la riparazione per equivalente. Conclusivamente, può essere confiscato il valore corrispondente all’intera contribuzione ricevuta dopo l’entrata in vigore della legge 231/01, quantificato in euro 2.094.943,37 sulla base dei dati contenuti nel decreto ministeriale di concessione definitiva del contributo (allegato 93). LE SANZIONI INTERDITTIVE. Vanno altresì applicate le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9 comma 2 lettere c), d) ed e), previste dall’art. 24 per il reato presupposto per cui è stata emessa condanna. Ne ricorre altresi il presupposto di cui all’articolo 13, poiché l’ente ha certamente tratto un profitto di rilevante entità ed il reato è stato commesso da soggetto in posizione apicale. Va disposta la pubblicazione della sentenza, ricollegabile alla applicazione di sanzioni interdittive (art. 18), e la condanna dell’ente al pagamento delle spese processuali (art. 69). P.q.m. Letti gli articoli 533 e 535 cpp Dichiara **** colpevole dei reati a lui ascritti, uniti per continuazione e, concesse le attenuanti generiche, lo condanna alla pena di anni tre (3) di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Applica al predetto le pene accessorie di cui all'articolo 12 decreto legislativo 74/2000, comma 1, nella durata di anni 2 (due) per quelle temporanee. Letto l'articolo 322 ter cp dispone la confisca per equivalente di quanto in sequestro, fino all'ammontare di euro 3.575.021,05, in danno di ****. Letti gli articoli 533 e 535 cpp Dichiara **** e **** colpevoli dei reati di cui ai capi N) e O), rispettivamente ascritti, e concesse le attenuanti generiche, li condanna ciascuno alla pena di anni 1 (uno) di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Pena sospesa e non menzione. Applica a costoro le pene accessorie di cui all'articolo 12 decreto legislativo 74/00, comma 1, nella durata minima per quelle temporanee. Letto l'articolo 69 decreto legislativo 231/01 Dichiara Modacolor s.r.l. responsabile dell'illecito amministrativo contestato al capo A bis) e applica alla stessa società le seguenti sanzioni: -sanzione pecuniaria di euro 75.000,00, pari a numero 250 quote, da euro 300 ciascuna; -confisca ai sensi dell'articolo 19, commi 1 e 2, decreto legislativo 231/01 dei beni in sequestro, fino all'ammontare di euro 2.094.943,37 e senza duplicazione con la confisca disposta nei confronti di ****. -pubblicazione della presente sentenza, per una sola volta e per estratto, sul quotidiano "la Gazzetta del Sud "; - divieto di pubblicizzare beni e servizi. -condanna al pagamento delle spese processuali. Letto l'articolo 530, comma 2, cpp Assolve **** dal reato loro ascritto perché non hanno commesso il fatto. Assolve **** dai reati di cui ai capi A-G-H-I-L- rispettivamente ascritti perché non hanno commesso il fatto. Letto l'articolo 531 cpp Dichiara non doversi procedere nei confronti di **** in ordine al reato sub M) perché estinto per prescrizione. Giorni 90 per i motivi. Cosenza, 3/12/08 Il Giudice dr. Francesco Luigi Branda ______________ 1 Confronta foglio 5 del verbale di constatazione. 2 Cassazione pen. sent. n. 30155 del 2007. 3 Cass. sez. 2, n. 26256 del 24/4/2007 : Sulla base di questo principio la Corte ha escluso l'illegittimità del sequestro per equivalente finalizzato alla confisca, che era stato disposto nonostante che il contratto di mutuo allo scopo fosse precedente all'entrata in vigore della legge n. 300 del 2000, che ha inserito nel cod. pen. l'art. 640 quater). 4 Cass. Sez. 2, n. 3615 del 20/12/2005. 5 Cassazione Sez. Un. N. 1 del 1999. 6 Cass. Sez.Un. n. 33748 del 12/7/2005. 7 Cass. Sez. U, sent. n. 27 del 25/10/2000. 8 Cass.Sez. 5, n. 6825 del 23/01/2007 e Sez. 2, n. 40226 del 23/11/2006. 9 Cass. Sez. 3, Sentenza 37409 del 10/7/2007. 10 Cass. Sez. 3, n. 14707 del 14/11/2007 e Sez. 5, n. 6825 del 2007. 11 Corte Cost., sentenza n. 49 del 2002. 12 Cass. n. 40175 del 2007. 13 Cass. n. 31989 del 14/06/2006. 14 Cass. Sez. 2, n. 3615 del 20/12/2005. 15 Corte Cost. , ord. n. 186 del 2007. 16 Cass. S.U. 22/1/1983, Costa. 17 Corte Cost. sentenze 25/5/1961 n. 29 e 4/6/1964 n. 46. 18 Cass. n. 316 del 21/12/2006. 19 Cass, Sez. 2, sent. n. 31988 del 14.6.2006 e n. 3615 del 20/12/2005. 20 Cass 14/6/2006 n. 31988 e 4/11/2003 n. 46780. 21 Cass. Sez. Un. 25/10/2007 n. 10280. 22 Cass. Sez. Un, n. 26654 del 27/3/2008. 23 Cass. S.U. 28/4/1999 n. 9. 24 Cass. S.U. 3/7/1996 n. 9149; 24/5/2004 n. 29951; 24/5/2004 n. 29952; sez. VI 6/5/2003 n. 26747. 25 (Rapporto esplicativo alla Convenzione OCSE). Stampa | Segnala | Condividi |

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Credito a Pmi per il commercio e il turismo. 6 milioni di euro a Confidi Lombardia (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 12-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Credito a Pmi per il commercio e il turismo. 6 milioni di euro a Confidi Lombardia (12/6/2009 19:08) | (Sesto Potere) - Milano - 12 giugno 2009 - Regione Lombardia prosegue nell'azione di sostegno economico alle imprese con un nuovo intervento per favorire l'accesso al credito. Sono state firmate le convenzioni - tra la direzione generale Commercio, Fiere e Mercati, di concerto con la direzione Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza, e i Confidi - che rendono immediatamente disponibili 6 milioni di euro per il 2009 per sostenere le imprese lombarde del commercio e del turismo attraverso il sistema delle garanzie (Confidi). L'intervento regionale è ripartito tra l'assessorato al Commercio, Fiere e Mercati (4 milioni) e l'assessorato ai Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza (2 milioni). "I Consorzi Fidi a cui saranno assegnati i contributi, con sede legale in Lombardia - ha ricordato l'assessore al Commercio, Franco Nicoli Cristiani - dovranno facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese lombarde, impegnandosi a concordare con il sistema bancario le condizioni economiche di maggior favore e trasparenza, in tempi brevi e a costi competitivi". In particolare, i Confidi lombardi che hanno ottenuto dalla Regione il contributo dovranno rilasciare - entro i 18 mesi dall'erogazione del finanziamento regionale - garanzie per finanziamenti che coprano fino al 70% del finanziamento della banca all'impresa, per un controvalore di garanzie pari ad almeno 20 volte il valore del contributo ricevuto, cioè 120 milioni di euro. L'erogazione del contributo - oltre a quanto previsto dalla convenzione - è subordinata all'impegno a rendere trasparenti le condizioni operative dell'iniziativa (con riferimento a costi, tasso di interesse dei finanziamenti, quote e tipologie di garanzie richieste dall'istituto bancario all'impresa, procedure e tempi di istruttoria e di concessione dei finanziamenti stessi) e a darne comunicazione ufficiale a Regione Lombardia. Ogni tre mesi dalla data di sottoscrizione della convenzione il Consorzio Fidi trasmetterà alla direzione generale Commercio, Fiere e Mercati il rendiconto dettagliato delle operazioni effettuate; entro 18 mesi dall'erogazione del contributo - periodo di validità della convenzione - il Confidi dovrà trasmettere la rendicontazione definitiva del contributo assegnato (con una relazione che evidenzi motivi e scelte effettuate nella concessione delle garanzie, percentuale delle stesse, e risultati conseguiti), pena la revoca del contributo stesso.

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Consegniamo le chiavi alle banche (sezione: Revoca fidi)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

La Cna chiede un intervento al prefetto. «Tolgono la commissione sul massimo scoperto e la fanno rientrare dalla finestra sotto altre forme» «Consegniamo le chiavi alle banche» Monta la protesta delle aziende artigiane: gli istituti di credito ci stritolano Le banche aggirano l'eliminazione del «massimo scoperto» con nuovi balzelli, che costeranno alle imprese trevigiane cento milioni di euro. «Per questo, qualche azienda consegnerà in banca le chiavi». La denuncia parte dalla Cna di Treviso. «Chiediamo un intervento urgente da parte del ministero dell'Economia, e sollecitiamo alla prefettura un monitoraggio delle iniziative adottate unilateralmente dalle banche, sia sotto il profilo della trasparenza dei contenuti contrattuali, sia degli effetti che questi, il cui costo arriverà nel 2009 a quasi 100 milioni di euro in provincia potranno avere sulla tenuta delle imprese». Nelle parole del direttore provinciale della Cna, Giuliano Rosolen, c'è tutta la rabbia di chi si sente stritolato. Una volta le imprese trevigiane ce l'avevano col fisco (gli industriali di Tognana portarono le chiavi a Roma), oggi il nemico numero uno sono le banche. «Siamo fortemente preoccupati - ha detto Rosolen - per le numerose segnalazioni di imprenditori che lamentano l'onerosità delle variazioni unilaterali del contratto di conto corrente che gli istituti di credito hanno comunicato, in maniera generalizzata, in seguito alla eliminazione della commissione di massimo scoperto e che ha portato alla introduzione di altre nuove pesanti voci di costi». Secondo una ricerca della Cna trevigiana, il riallineamente del sistema dei costi che incidono sul conto corrente peseranno come maggior onere per un importo di circa cento milioni di euro all'anno. «Chiediamo un confronto urgentissimo con le istituzioni e il sistema del credito - ha detto oggi Rosolen - per arrestare una vera e propria deriva che sta configurando un libero mercato speculativo della crisi esercitato ai danni delle nostre aziende. Quello che manca, e che richiamiamo con forza, è la vigilanza: di fronte al ciclo economico negativo le imprese vanno aiutate, non ulteriormente penalizzate». Nel merito, la Cna intende porre attenzione sugli effetti delle nuove commissioni per disponibilità di fondi e quelle per le cifre utilizzate oltre gli affidamenti o in caso di sconfinamento senza fidi. Nella prima fattispecie si introduce il principio secondo cui il titolare di conto corrente pagherà una percentuale fino allo 0,80% annuo sui fondi messi a disposizione dalla banca, indipendentemente dal fatto di utilizzare o meno l'affidamento. Nella seconda, invece, si procede all'introduzione di un costo fisso per giornata di sconfinamento oltre l'affidamento, o in caso di assenza di fido bancario, con livelli determinati al seconda del rating del cliente che potranno andare dai 5 ai 50 euro giornalieri, per un massimo di 100 mila euro di sforamento. «Siamo decisi a non subire questi ulteriori colpi bassi - chiude Rosolen - con i fatturati in calo e gravi problemi di liquidità che riguardano soprattutto la piccola impresa e quella artigiana. E' urgente un intervento da parte di chi detiene compiti di vigilanza, in caso contrario ci sarà chi porterà, anche in modo organizzato, le chiavi della sua impresa alle banche».

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tanti aiuti dalla regione (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 13-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CRISI Tanti aiuti dalla Regione LUCCA. «La regione Toscana ha affrontato in modo tempestivo la congiuntura negativa dell'economia, sebbene le sue dimensioni richiedano anche interventi su scala nazionale ed europea». Lo ha detto l'assessore a bilancio e finanze della Toscana, Giuseppe Bertolucci, intervenendo al congresso della Cna. Le previsioni della Banca d'Italia per il 2009 parlano di una caduta del Pil attorno al 4% e di un crollo del 20% degli investimenti. Per quanto riguarda la disoccupazione, sempre secondo il rapporto stilato dalla banca centrale italiana, il tasso nella nostra regione dovrebbe toccare il 6%, il che equivale ad una diminuzione delle unità di lavoro stimabile attorno alle 35mila unità. Per affrontare la crisi, ha spiegato Bertolucci, la giunta regionale ha messo in campo misure straordinarie. Per facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese è stato creato un fondo di garanzia di 48 milioni: 15 per dare liquidità alle aziende e 33 per le imprese che vogliono investire. Alla fine di maggio erano già oltre 1.800 le richieste pervenute a Fidi Toscana. La Regione sta per ratificare con il sistema bancario toscano anche un accordo che consentirà di sospendere per un anno le rate del mutuo alle imprese in difficoltà. Per i lavoratori, con un fondo da 5 milioni, sono stati previsti un contributo da 1650 euro per chi ha perso il lavoro e non può contare su alcuni ammortizzatore sociale ed altri 1650 euro per chi è rimasto senza impiego e ha difficoltà a pagare le rate del mutuo che una serie di banche, grazie ad un accordo con la Regione, si sono impegnate ad alleggerire ulteriormente. La Regione ha fatto la sua parte anche sul fronte degli ammortizzatori sociali in deroga, mettendo a disposizione oltre 100 milioni in due anni destinati in prima battuta alla formazione e riqualificazione. I 100 milioni toscani sono una parte del 2,5 miliardi di euro messi complessivamente a disposizione del governo dalle regioni. Per affrontare meglio la crisi, ha concluso l'assessore Bertolucci, la Regione ha deciso anche di accelerare le spese per investimenti. Da qui alla fine della legislatura saranno realizzati progetti per 3,5 miliardi, destinati a migliorare trasporti, strade ma anche ad interventi sull'ambiente, il welfare e la cultura.

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Quel professore in cima alla torre (sezione: Revoca fidi)

( da "Borsa e Finanza" del 13-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

SETTIMANA IN NUMERI Quel professore in cima alla torre di Redazione - 13-06-2009 Dice il professor Giovanni Bazoli dall'alto del suo scranno: «L'impressione è di vivere una fase in cui gli operatori economici che saranno protagonisti della ripresa stanno in prudente attesa, non prendono decisioni di investimento, come se fossero trattenuti dalle preoccupazioni per il possibile insorgere di difficoltà». Dice il modesto autore di queste righe, che ogni giorno respira l'aria dei suoi clienti, le Pmi, di aver l'impressione di vivere una fase di straordinaria tensione, dove il problema non è quello di ottenere più soldi dal sistema bancario, bensì di non veder scomparire il proprio fido dalla sera alla mattina piuttosto che fare i conti con qualche ostacolo improvviso che, comunque, mira a ridurre il suo credito effettivo. Chi non vive sulla cima del castello, circondato da una marea di statistiche rassicuranti, sa che, di questi tempi, pochi possono permettersi il lusso di scegliere la banca «dalle condizioni migliori». Per carità, caro professor Bazoli, è evidente che «nessuno può obbligarci a dare credito a chi non se lo merita». Ci mancherebbe. Ma, allora, per quale motivo non passa giorno senza che i giornali non siano pieni di articoli sull'intervento a favore di immobiliaristi finanziati a suo tempo al 100% (o anche più...) dell'investimento? Per quale motivo nessuno di questi signori ha ricevuto a suo tempo, come capita a non poche imprese, una lettera in cui si chiede di trasformare il fido a revoca in una richiesta di rientro a 90 giorni. Quale delle grandi imprese affidate da voi di Intesa o da Unicredit potrebbe far fronte a un'imposizione di questo tipo? Non mi stupisce che un monarca del credito, abituato ai grandi orizzonti, possa di questi tempi spiegarci, come ha fatto il presidente di Intesa, che la «stretta non c'è»: nessuno dei suoi amici soffre di questo problema, a partire dalla Fiat che non ha toccato un euro della linea di credito da un miliardo a sua disposizione (meglio finanziarsi allungando i tempi di pagamento delle forniture, come puntualmente sta accadendo al solito a danno delle Pmi). Quel che mi colpisce, però, è che le associazioni imprenditoriali piuttosto che la politica si pieghino a questa lettura della realtà senza alcuna azione di contrasto se non velleitaria (che fine hanno fatto i prefetti?). Allo sportello governa la sindrome di Stoccolma.

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citypost, la scommessa pisana adesso spaventa poste italiane (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 13-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 9 - Toscana Citypost, la scommessa pisana adesso spaventa Poste Italiane Davide contro il Golia Poste Italiane. Una piccola azienda pisana la Citypost in quel di Migliarino, lanciò nel 2000 il guanto della sfida a Poste italiane nel settore della postalizzazione. Piano piano il nostro postino "Davide" vestito di giallo (il colore della Citypost) ed in sella ad uno scooter elettrico cominciò a recapitare raccomandate, atti amministrativi, corrispondenza e pacchi. Già nel 2005, di chilometri quel motorino ne aveva percorsi parecchi visto che Citypost aveva già aperto altre 40 agenzie che sono diventate oggi, ben 81, quasi tutte in franchising col marchio Sailpost. Da Bolzano a Caltanisetta, i circa 1500 addetti dell'azienda tra postini e staff manageriale curano la posta di ben 5mila clienti tra cui banche, studi di liberi professionisti, compagnie assicurative, multinazionali ed enti pubblici. Il piano industriale di sviluppo di Citypost, supportata dal fondo di investimento Sici, prevede di aprire altri 250 punti di agenzia in tre anni, grazie all'ingresso di TD Group come socio di maggioranza. Soltanto a Roma, Citypost ha già avviato ben 12 agenzie ed in Toscana ci sono Firenze, Livorno, Prato e Siena con l'imminente apertura di Lucca ed Arezzo. A cosa è dovuto questo successo a cui ha fattivamente contribuito anche la Cassa di Risparmio di San Miniato socia dell'azienda? La cura di quanto c'è di più importante e cioè la garanzia nella puntualità nella consegna della corrispondenza. Tornare a casa e trovare una ricevuta di raccomandata non ritirata vuol dire spesso dover andare alle poste il giorno dopo e sbuffare in coda. Nel caso di Citypost, la raccomandata non ritirata viene portata nuovamente dal postino "in giallo" e se il ricevente è ancora vacante, verrà lasciata una ricevuta in cui si chiede al destinatario quando si potrà passare a consegnare la raccomandata. Il mittente dunque può contare sulla spedizione ed il ricevente non dovrà chiedere permessi dal lavoro e angosciarsi in coda alle poste. La vera forza di Citypost sta inoltre nello sgomberare scrivanie, scaffali e magazzini dei clienti dalle centinaia di migliaia di lettere da spedire. Un amministratore di condominio, una banca, un avvocato, una compagnia assicurativa, una compagnia telefonica, se vogliono spedire una comunicazione basta che mandino una mail o facciano una telefonata a Citypost che poi, sarà l'azienda a stampare, imbustare, affrancare, spedire e consegnare la missiva e se l'indirizzo è sbagliato sarà sempre cura di Citypost correggere e portare la corrispondenza al giusto indirizzo. «Abbiamo adottato - dicono da Citypost - un sistema di tracciabilità della corrispondenza in cui è il cliente stesso che può seguire dal computer di casa o di ufficio, a che punto è la sua missiva». E quando un cliente commissiona l'invio di 250mila raccomandate, sapere quanta strada hanno fatto, è fondamentale. La forza di Citypost sta anche nei postini in giallo, speciali non solo per la livrea e perché sono giovani ma anche perché viaggiano nei centri storici con scooter elettrici. Fatto sta che questi postini piacciono perché a Napoli vengono accolti in casa per una tazza di caffè od un babbà segno della cura con cui gli operatori di Citypost trattano la corrispondenza. E questa qualità e passione sono ormai apprezzate su più del 50% del territorio nazionale tant'è che si può affermare che l'azienda made in Pisa, sia il primo operatore postale privato per copertura del territorio subito dopo l'ex monopolista Poste italiane. I principali azionisti di questa realtà imprenditoriale sono la TD Group, la Cassa di Risparmio di San Miniato (Crsm), il Gruppo Semeraro e la Sviluppo imprese centro Italia (Sici) che è la società di gestione del risparmio costituita dai principali operatori bancari quali Fidi Toscana spa, Crsm, Monte dei Paschi di Siena-Capital Service, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca Etruria e Cariprato. Se dunque, il presente di Citypost testimonia una realtà che in pochi anni, ha raddoppiato sia le agenzie che la copertura del territorio nazionale, «possiamo dire - interviene il presidente di TD Group Valterio Castelli, azionista di maggioranza di Citypost - che il futuro si delinea altrettanto roseo perché nel 2010 ci sarà la liberalizzazione completa del mercato postale». «Questo comporta il passaggio - spiega Castelli - ad un mercato di piena concorrenza di cui beneficeranno i cittadini e poi le stesse Poste Italiane che saranno stimolate a migliorare i loro servizi. Un'azienda come la nostra che già anni fa aveva scommesso in questo settore è in pole position per occupare un posto primario a livello nazionale, secondo solo a Poste Italiane».

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Pirellone, 6 milioni ai Confidi per le Pmi commercio-turismo (sezione: Revoca fidi)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 13-06-2009)

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Pirellone, 6 milioni ai Confidi per le Pmi commercio-turismo --> Sabato 13 Giugno 2009 ECONOMIA, pagina 37 e-mail print Regione Lombardia prosegue nell'azione di sostegno economico alle imprese con un nuovo intervento per favorire l'accesso al credito. Sono state infatti firmate le convenzioni - tra la direzione generale Commercio, Fiere e Mercati, di concerto con la direzione Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza, e i Confidi - che rendono immediatamente disponibili 6 milioni di euro per il 2009 per sostenere le imprese lombarde del commercio e del turismo attraverso i Confidi. L'intervento regionale è ripartito tra l'assessorato al Commercio, Fiere e Mercati (4 milioni) e l'assessorato ai Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza (2 milioni). «I Consorzi Fidi a cui saranno assegnati i contributi, con sede legale in Lombardia - ha ricordato l'assessore al Commercio, Franco Nicoli Cristiani - dovranno facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese lombarde, impegnandosi a concordare col sistema bancario le condizioni economiche di maggior favore e trasparenza, in tempi brevi e a costi competitivi». In particolare, i Confidi lombardi che hanno ottenuto dalla Regione il contributo dovranno rilasciare - entro i 18 mesi dall'erogazione del finanziamento regionale - garanzie per finanziamenti che coprano fino al 70% del finanziamento della banca all'impresa, per un controvalore di garanzie pari ad almeno 20 volte il valore del contributo ricevuto, cioè 120 milioni di euro. L'erogazione del contributo - oltre a quanto previsto dalla convenzione - è subordinata all'impegno a rendere trasparenti le condizioni operative dell'iniziativa (con riferimento a costi, tasso di interesse dei finanziamenti, quote e tipologie di garanzie richieste dall'istituto bancario all'impresa, procedure e tempi di istruttoria e di concessione dei finanziamenti stessi) e a darne comunicazione ufficiale alla Regione. 13/06/2009 nascosto-->

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Banche e massimo scoperto L'accusa degli artigiani (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere della Sera" del 13-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere della Sera sezione: Economia data: 13/06/2009 - pag: 32 La lettera Cna, Confartigianato e Casartigiani scrivono a Tremonti Banche e massimo scoperto L'accusa degli artigiani «Commissioni sostituite con altre più onerose, informate le prefetture» ROMA - «Gentile cliente, dal 28 giugno 2009 non saranno più applicate la commissione di massimo scoperto e la penale per il passaggio a debito conti non affidati. Dal 1 luglio 2009, in sostituzione sarà applicata la commissione per scoperto di conto nella misura di 2 euro per ogni giorno in cui si è determinato un saldo debitore e per ogni 1000 euro di saldo debitore o frazione. Distinti saluti ». Nelle ultime settimane le piccole imprese di tutta Italia sono state letteralmente inondate da comunicazioni simili (questa, in particolare, è della Cassa risparmio di Firenze) con il titolo: «Proposta di modifica unilaterale del contratto». E, come prevedibile, è montata la protesta: sfociata in un'autentica rivolta. I presidenti della Confartigianato, Giorgio Guerrini, della Cna, Ivan Malavasi, e della Casartigiani, Giacomo Basso, hanno preparato una durissima lettera da inviare al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, autore del decreto anticrisi di novembre con il quale è stata abolita la commissione di massimo scoperto che le banche applicavano ai clienti che sconfinavano i limiti dei fidi o che mandavano in rosso il conto corrente. Le tre organizzazioni degli artigiani lamentano che «le banche hanno semplicemente sostituito le precedenti commissioni con altre, probabilmente ancora più onerose, contravvenendo di fatto lo spirito e il significato del provvedimento di legge». Come se non bastasse, Cna, Confartigianato e Casartigiani informano Tremonti di aver provveduto a mettere in moto gli osservatori «costituiti presso le prefetture perché possano monitorare i comportamenti delle banche». L'accusa di agire alla chetichella per aggirare le norme del decreto anticrisi è pesante. E lo è tanto più perché arriva in un momento nel quale i rapporti fra gli istituti di credito e le imprese, soprattutto le piccole, non stanno attraversando il loro massimo storico. Certo è che la creatività degli istituti di credito per rimpiazzare la commissione di massimo scoperto e le altre penali abolite dal decreto anticrisi (che secondo alcune stime di fonte bancaria valevano entrate per un miliardo di euro l'anno) ha assunto le forme più varie. Il Monte dei paschi di Siena, per esempio, ha introdotto «un tasso di sconfinamento» al quale, in assenza del fido, si potrà aggiungere una «commissione di istruttoria urgente». Unicredit banca ha presentato ai clienti una «nuova offerta caratterizzata da una struttura di prezzo semplificativa di CMS (commissione di massimo scoperto, ndr)» che prevede una «commissione per utilizzi oltre la disponibilità fondi». La Cassa di Risparmio di Vignola l'ha invece chiamata più semplicemente «Commissione per mancanza fondi». Banca Sella ha preferito battezzarla «commissione di messa a disposizione delle somme». Per Ubi banca la definizione idonea è «commissione per messa a disposizione di fondi». Meglio «commissione per indisponibilità fondi», secondo il Credito emiliano, che applica pure una «commissione di disponibilità fondi». Ma che dire della «commissione per scoperto di conto», della «commissione trimestrale di disponibilità fondi» o del TUOF, ovvero «Tasso debitore in caso di utilizzo Oltre Fido», i nuovi strumenti inventati dalla Cassa di risparmio di Bologna? E della «Commissione per il servizio di affidamento» architettata da Ugf banca, ossia la ex Unipol? Oppure della «Commissione trimestrale sul fido accordato», con cui perfino alcune Banche di credito cooperativo hanno sostituito la famigerata commissione di massimo scoperto? Se non è zuppa è pan bagnato... Sergio Rizzo

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Ascom, un credito amico delle imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Brescia" del 13-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Edizione: 13/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:la città Ascom, un credito amico delle imprese Il presidente Massoletti: troppo elevato sia il costo del finanziamento sia il livello delle garanzie richieste Condivisa l'analisi del presidente Confcommercio: fondamentale un rapporto di prossimità con le banche Da sinistra: il direttore Fabrizio Mulas e il presidente Ascom Carlo Massoletti a colloquio con il presidente Confcommercio Carlo Sangalli «Il 73,7% delle imprese avverte un peggioramento della situazione economica del Paese nel primo trimestre 2009 rispetto al trimestre precedente, e il 30,9% ritiene che questa situazione si aggraverà ulteriormente nel secondo trimestre» evidenzia Carlo Massoletti, presidente dell'Associazione commercianti della provincia di Brescia, reduce dalla tappa milanese della Roadshow Confcommercio delle piccole e medie imprese dedicata a «Credito e Pmi». Aggiunge Massoletti: «Dai lavori, supportati da una ricerca a cura di Confcommercio - Format ricerche di mercato, è emerso che gli effetti del peggioramento si fanno sentire anche sull'andamento economico delle imprese che risulta peggiorato, nel primo trimestre del 2009, nel 53,5% dei casi, con un'analoga previsione anche per il secondo trimestre dell'anno per il 23,4% delle imprese. Una situazione di difficoltà. Per fronteggiarla, quasi il 60% delle Pmi intende ricorrere ad una riduzione dei costi, ad esclusione di quelli relativi al personale». Banche, imprese, governo «Le banche italiane devono recuperare il rapporto di prossimità con le imprese, che si è rivelato prezioso per lo sviluppo del territorio» commenta il presidente nazionale Confcommercio Carlo Sangalli, che evidenzia: «È fondamentale che il modello di intermediazione del credito, soprattutto in una fase di crisi come l'attuale, si fondi su una maggiore continuità di relazioni con la clientela. Vale soprattutto per le piccole e medie imprese, che strutturalmente incontrano ostacoli maggiori rispetto alle imprese di più grandi dimensioni nel diversificare le fonti di finanziamento esterno. Positiva l'attivazione da parte del Governo nelle Prefetture degli Osservatori territoriali sul credito a operare sia per la garanzia dello Stato che per un importante rifinanziamento del fondo centrale di garanzia». Un'analisi condivisa da Ascom, compresa la richiesta al sistema bancario di «sostenere l'economia reale, facendo fino in fondo la propria parte. Noi siamo pronti a fare la nostra, perché oggi più di ieri c'è bisogno di un patto forte tra le banche e le imprese non solo come risposta immediata alla crisi, ma anche per farsi trovare pronti quando tornerà la crescita». Oltre al presidente Carlo Massoletti, Ascom è intervenuta all'iniziativa con il vicepresidente Franco Begni, il componente della Giunta e past president Ferruccio Rossi Thielen, il presidente della cooperativa Ascomfidi Luigi Dolci, il direttore Fabrizio Mulas, il vicedirettore Roberto Gosetti, il funzionario Franco Lancini, il segretario Ascomfidi Paola Fanchin. Costo e garanzie del finanziamento Il presidente Massoletti attinge ancora ai dati della ricerca: «Per quanto riguarda i rapporti con le banche, tre imprese su quattro li ritengono soddisfacenti ma alcune condizioni andrebbero migliorate, in particolare: il tasso applicato (per il 48% delle imprese), i costi (39,3%), le richieste di garanzie (24,9%). A conferma, quasi la metà delle imprese ritiene elevato sia il costo del finanziamento sia il livello delle garanzie reali e personali richieste. Poco meno del 40% manifesta un qualche genere di difficoltà nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del 2009 e solo il 15% prevede un miglioramento nel secondo trimestre. Tra le principali cause delle difficoltà, quasi la metà delle imprese indica ricavi insufficienti, mentre per il 42% ciò è dovuto a entrate irregolari o in ritardo. Diminuiscono sia la domanda di credito in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo), sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido, sovente con un ammontare inferiore al richiesto». La conclusione di Massoletti è: «Bisogna trasformare, tutti insieme, la crisi in un'occasione di crescita condivisa. Noi siamo pronti a fare la loro parte».

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Fatta la legge, trovato l'inghippo. È quello che devono aver pensato alla Cna di Treviso, ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 13-06-2009)

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Sabato 13 Giugno 2009, Fatta la legge, trovato l'inghippo. È quello che devono aver pensato alla Cna di Treviso, facendo i calcoli del nuovo regime dei conti correnti bancari. La normativa, infatti, ha abolito le commissioni di massimo scoperto e altre commissioni bancarie. Ma i costi per le aziende si sono tutt'altro che alleggeriti. Anzi, accusano dall'associazione, in molti casi sono addirittura aumentati. Alla Cna hanno fatto due conti: questo nuovo fardello che grava sulle ditte della Marca, per l'anno in corso, ammonta complessivamente a cento milioni. «Sono fortemente preoccupato per le numerose segnalazioni di imprenditori che lamentano l'onerosità delle variazioni unilaterali del contratto di conto corrente che gli istituti di credito hanno comunicato, in maniera generalizzata, in seguito alla eliminazione della commissione di massimo scoperto - conferma Giuliano Rosolen, direttore provinciale dell'organizzazione - e che ha portato alla introduzione di altre nuove pesanti voci di costi». Due in particolare: primo, il titolare del conto corrente dovrà pagare una quota (pari allo 0,80 per cento all'anno) sui fondi messi a disposizione dalla banca, anche nel caso non li utilizzi. Secondo, chi supererà la somma affidata, sborserà una sorta di sovrappiù fisso per ogni giorno di sconfinamento oppure, in assenza di fidi, in base alla valutazione dell'azienda stessa, dai 5 ai 50 euro giornalieri. La Cna stima che il primo capitolo valga circa 90 milioni nel 2009, mentre altri cinque milioni le imprese dovranno tirarli fuori per il secondo. La rabbia degli artigiani è ancor più acuita dal fatto che queste misure non offrono maggiori garanzie rispetto ai rischi del prestito: «Non siamo di fronte a provvedimenti di raffreddamento del credito o di maggior attenzione rispetto alla sua concessione - attacca Rosolen -: con queste novità contrattuali, si penalizzano soprattutto le imprese virtuose. Far pagare somme solo a disposizione, ma che non vengono utilizzate è un vero e proprio balzello, ingiusto e ingiustificato». Insomma, sarebbero niente più che forme di «ingegneria finanziaria» per aggirare le legge. Con l'effetto collaterale che l'ulteriore mole di oneri rischia di compromettere la tenuta del sistema produttivo, già provato dalla recessione e dalla scarsa liquidità: «Siamo decisi a non subire questo ulteriore colpo basso, che viene portato in costanza di crisi, con i fatturati in calo e gravi problemi di liquidità che riguardano soprattutto la piccola impresa e quella artigiana, molto spesso localizzate a valle delle filiere produttive e su si scaricano cui gli effetti della recessione, soprattutto in termini di ritardati o mancati pagamenti che costringono alla richiesta di maggiore credito. E' urgente un intervento da parte di chi detiene compiti di vigilanza, contestuale all'apertura di un tavolo di confronto tra le parti». Per evitare che la situazione precipiti, l'associazione sollecita un «urgentissimo» intervento del ministero dell'Economia e chiede di attivare l'Osservatorio in materia di credito, di recente costituito in Prefettura. «Bisogna arrestare una vera e propria deriva che sta configurando un libero mercato speculativo della crisi ai danni delle nostre aziende», rincara Rosolen. Altrimenti, se non arriveranno soluzioni in tempi brevi, in segno di protesta, i piccoli imprenditori trevigiani sono pronti a portare le chiave delle proprie aziende in banca. Mattia Zanardo

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Cna, occupazione in calo dell'1,6% (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del 14-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CARPI pag. 15 Cna, occupazione in calo dell'1,6% Scatta l'allarme dopo una ricerca compiuta su 800 aziende del Carpigiano «IL SISTEMA PRODUTTIVO carpigiano corre seri rischi di recessione se non si manifesterà, come attesa e augurabile, una qualche forma di ripresa economica nei prossimi mesi. La crisi dura ormai da parecchio e l'onda lunga è destinata a colpire ancora le nostre attività industriali e artigianali del territorio». SI MOSTRA preoccupato Claudio Saraceni, presidente della Cna di Carpi, al cospetto delle cifre dell'ultima indagine statistica condotta dai suoi uffici su un campione di 800 imprese del carpigiano dei vari settori produttivi che contano nel complesso su 4.700 addetti. QUESTE CIFRE dicono che l'occupazione nel territorio carpigiano a livello artigianale è in ribasso, trascinata nel calo dalla perdita di posti di lavoro nel manifatturiero. Nei primi tre mesi del 2009 i dipendenti nelle 800 imprese prese in considerazione sono diminuiti complessivamente dell'1,6 per cento. Il settore dell'abbigliamento e del tessile contribuisce al calo con quasi il tre per cento, ma anche l'industria dell'arredamento fa registrare un meno 3,6 e la meccanica, altro settore portante dell'economia della zona, con un meno 3,4. In diminuzione pure il settore dei servizi (meno 3,8) e in particolare quello dei trasporti con un picco negativo addirittura del 13 per cento corrispondente a 34 posti di lavoro andati persi. Molto probabilmente l'analisi condotta si riferisce alla riduzione del movimento merci che ha colpito le tante aziende di trasporto operanti in zona. In compenso è aumentata l'occupazione nell'agroalimentare con un più 2,9 per cento. SECONDO LE VALUTAZIONI della Cna, la crisi incide maggiormente sui dipendenti meno qualificati, spesso identificati nei dipendenti privi di una precisa qualificazione professionale. «Ma l'aspetto inquietante prosege Claudio Saraceni è che per ogni piccolo imprenditore che chiude e cessa la propria attività, si perde una professionalità costruita in anni di lavoro e di impegno e che viene interrotta e difficilmente trasmessa alle nuove generazioni». CHE FARE allora? Per Saraceni «è necessario intensificare le azioni di sostegno alle imprese attraverso il sistema bancario e quello dei Consorzi Fidi, ma anche incentivare maggiormente attività nuove ed emergenti sinora inesistenti da noi, come l'informatica, la bioedilizia, la meccanica di precisione, per intercettare nuove figure professionali capaci di sostituire mestieri e professioni non più di moda o non più richiesti dal mercato, anche perché da questa crisi ne usciremo trasformati e diversi». Cesare Pradella Image: 20090614/foto/5973.jpg

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FOLIGNO - Sono ormai alle porte le prime incombenze di natura economica per l'iscrizione delle ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 14-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Domenica 14 Giugno 2009 Chiudi FOLIGNO - Sono ormai alle porte le prime incombenze di natura economica per l'iscrizione delle squadre al prossimo campionato. Entro il 26 giugno dovranno essere depositate presso la Co.Vi.Soc, l'organismo di controllo fiscale della Federcalcio, le liberatorie sul pagamento degli stipendi della stagione appena conclusa. Per completare l'iscrizione, poi, ci sarà tempo altri quattro giorni, fino al 30 del mese, ma quest'anno si prospettano novità di rilievo. L'ufficialità non c'è ancora, ma sulla scia di un provvedimento simile deciso in serie A e B, la Lega Pro sembra orientata ad abolire la fideiussione bancaria di 207 mila euro obbligatoria per prendere parte al campionato. Una cifra di rilievo che in passato ha causato il fallimento di diverse società, tra le quali ad esempio lo Spoleto. A sostituire la fideiussione sarà un conto di garanzia generale presso la Cooperativa Fidi, costituita dalla stessa Lega e da tutti i club di Prima e Seconda Divisione. Un cambiamento importante, anche se in tempi nei quali nel calcio mancano più i contanti che le garanzie bancarie o immobiliari, non è detto che questa norma risolva i problemi delle squadre, anzi per alcune potrebbe aggravarli. S.L.

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Massimo scoperto, quanto costa alle imprese il credito in banca (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere della Sera" del 14-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere della Sera sezione: Economia data: 14/06/2009 - pag: 29 Il caso Dal 28 giugno cambieranno anche per i vecchi clienti le commissioni applicate dagli istituti sui fidi Massimo scoperto, quanto costa alle imprese il credito in banca Fino a 500 euro per ogni 50 mila di affidamento richiesto MILANO - Cinquecento euro a trimestre per la sola richiesta di accesso a un fido di 50 mila euro anche senza l'utilizzo effettivo dei fondi. Addirittura 750 se la stessa somma viene messa a disposizione da alcune banche che fanno parte del Gruppo Banco Popolare. Per 100 mila euro dunque si pagano anche 1000 euro. E così via al crescere dell'affidamento. Ecco quanto costerà alle (piccole) imprese il credito in banca dal 28 giugno. Ed ecco perché rischia di trasformarsi in una trappola da credit crunch, soprattutto per le aziende sotto la soglia dei 5 milioni di fatturato che erano abituate a usare anche 4 o 5 fidi e che hanno poco potere contrattuale, l'arrivo delle nuove regole. Il nome cambia da istituto a istituto: si può chiamare costo per la messa a disposizione di fondi. Oppure corrispettivo disponibilità creditizia. La sostanza non cambia. Si tratta delle commissioni introdotte dalle principali banche - Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Bnl, Ubi e Banco Popolare ma anche altre minori - al posto di quella legata al massimo scoperto. Il meccanismo è diverso e bisogna sottolineare onestamente che saranno in pochi a rimpiangere quello vecchio che commisurava il costo trimestrale sulla punta massima registrata nello sconfino anche per sole 24 ore. Senza contare che la CMS, come era chiamato il balzello, non rientrava nemmeno nel calcolo della soglia di usura. Tutto questo ora non sarà più possibile - anche se la CMS sopravvive con nuove metodologie di applicazione - con l'entrata in vigore della legge numero 2 del 28 gennaio 2009. Ma, certo, con i nuovi meccanismi di calcolo non c'è da stare allegri, anche perché, in alcuni casi, il risultato sarà un costo maggiore vista la nuova commissione che si andrà a sommare ai tassi sullo sconfino che possono superare anche l'8%. «Con questi costi dovrò rinunciare ad avere tutti i miei fidi e dovrò rischiare di andare in rosso senza affidamento» testimonia un piccolo imprenditore che preferisce l'anonimato. Non sembra esserci scampo. Tutte le principali banche hanno usato lo stesso meccanismo di base: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnl, Mps, Ubi e Banco Popolare. Il tasso massimo che si applicherà alla cifra di cui si chiede la disponibilità ipotetica è compreso tra lo 0,9% e l'1%. Addirittura l'1,5% sui primi 50 mila euro, come visto, per il Gruppo Banco Popolare, un tasso che scende all'1% sopra questa soglia. D'altra parte scegliere di non avere dei conti affidati vuol dire pagare le nuove spese introdotte per coprire i costi di gestione del rosso da parte degli istituti ma soprattutto dei tassi che possono superare il 12% sullo sconfino. Gli istituti contattati dal Corriere sottolineano che si tratta di commissioni massime e che dunque la negoziazione con la singola azienda, a seconda del rapporto con la banca, potrà permettere di accedere a un tasso più basso. L'esigenza, fanno capire le banche, era quella di regolarizzare il campo degli affidamenti. Insomma, non sarebbe un diritto avere l'accesso a più fidi ma solo un «cattiva abitudine da sradicare». In ogni caso per le aziende si tratterà di rifare i conti trimestrali. Mentre per le banche si apre un flusso di nuove commissioni certe che daranno ossigeno ai bilanci. «Sarà questo - afferma Giuseppe Morandini di Confindustria - uno dei primi banchi di prova per giudicare se nel rapporto banche imprese si sta passando dalle parole ai fatti. Non sono accettabili misure che limitino l'accesso al credito. Capiamo la necessità delle banche di razionalizzare gli affidamenti ma non deve essere una limitazione né tantomeno un aggravio dei costi. Comunque, è un tema al centro dell'attenzione di Confindustria. Sappiamo che tutte le principali banche hanno dovuto comunicare per legge le nuove condizioni ma abbiamo indicazioni che è stato dato mandato ai responsabili territoriali degli istituti di affrontare la questione caso per caso». L'Abi, l'Associazione bancaria italiana ha preferito non commentare l'impatto sul sistema delle piccole e medie imprese delle nuove regole. Ma una fonte della stessa associazione ha fatto notare che «commissioni simili sono già in vigore nella maggior parte dei Paesi occidentali. La vecchia commissione di massimo scoperto era uno strumento non più adatto ai percorsi verso la trasparenza adottati dalle banche italiane. Ora ci sono vantaggi e svantaggi. Ma in ogni caso per le aziende più grandi e solide ci sarà la possibilità di contrattare un costo inferiore ». Massimo Sideri msideri@corriere.it

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Come funziona lo scambio casa? (sezione: Revoca fidi)

( da "Miaeconomia" del 15-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti Richiesta c/c baseC/c per soggetti protestatiApertura c/cAssegno richiamatoRiscossione assegni per protestatoAssegno postdatatoDecreto di sequestro degli assegni denunciatiNegazione apertura c/cAssegno bancario impagatoC/c a firma congiunta Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Vendita immobile intestato a minoreCancellazione ipotecaRifinanziamento del mutuoObblighi garante di mutuoMorosita' dell'inquilinoObblighi del cointestatario del mutuoCointestazione immobileSurrogaIpoteca casa cointestataMutuo regionale SOLDI E FAMIGLIA » Prezzi e risparmio Come funziona lo scambio casa? (15/06/2009) Passare le vacanza all’insegna del risparmio in un appartamento nel cuore di Manhattan, in una mansarda a Parigi, in un casale fra le verdi colline d’Irlanda o ancora in una villa ai Caraibi non è, quindi, più un sogno per gli italiani. Il BelPaese è, infatti, in assoluto la meta più ambita dopo gli Stati Uniti. In particolare gli stranieri preferiscono la Toscana, il Veneto e l’Umbria. Roma è la città più amata, mentre la costiera Amalfitana la più gettonata per chi preferisce il mare. Ma vanno alla grande anche i laghi della Lombardia, la Liguria e la Val d’Aosta. In rete esistono numerosi siti sui quali è possibile inserire la propria offerta di scambio, magari corredandola di fotografia, consultare quelle già esistenti e prendere contatto coi proprietari di tutto il mondo telefonicamente o via e-mail, per accordarsi direttamente sui particolari. Se si accettano, per esempio, bambini, fumatori o animali. Non esiste una sola lista di appartamenti da scambiarsi, ma diversi siti tramite cui pubblicare offerte e/o rispondere a richieste per poterlo fare, anche senza spendere quattrini. Tra i più importanti vanno sicuramente citati Homelink (portale tutto italiano) che offre tutta una serie di garanzie e inevitabilmente un costo annuo di iscrizione al social network e HomeExchange.com. Mentre per viaggiare oltre confine ci sono una serie di siti specializzati nello scambio case a livello internazionale. È il caso di HomeforHome, della società Intercom Factory, che ha sede a Barcellona. È l’unico portale specializzato in home exchange la cui iscrizione, al momento, è gratuita come lancio promozionale del servizio. Coinvolge Italia, Francia, Spagna, Inghilterra, Germania e Stati Uniti. E nel giro di un paio di mesi, hanno già registrato 1.700 inserimenti di swap tra casette, appartamenti e ville. Da menzionare. Infine, anche il pet sitting, come variante dell’home exchange. Una formula che consente sempre di starsene tranquillamente in vacanza, offrendo la propria casa ad altre persone che, in questo caso però, penseranno anche ad accudire gli amati Fido e Fuffi. 2 voti - » Vota questa notizia »

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Massimo scoperto, quanto costa alle imprese il credito in banca (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere.it" del 15-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Fino a 500 euro per ogni 50 mila di affidamento richiesto Massimo scoperto, quanto costa alle imprese il credito in banca Dal 28 giugno cambieranno anche per i vecchi clienti le commissioni applicate dagli istituti sui fidi MILANO - Cinquecento euro a trime­stre per la sola richiesta di accesso a un fido di 50 mila euro anche senza l'utiliz­zo effettivo dei fondi. Addirittura 750 se la stessa somma viene messa a disposi­zione da alcune banche che fanno parte del Gruppo Banco Popolare. Per 100 mi­la euro dunque si pagano anche 1000 eu­ro. E così via al crescere dell'affidamen­to. Ecco quanto costerà alle (piccole) im­prese il credito in banca dal 28 giugno. Ed ecco perché rischia di trasformarsi in una trappola da credit crunch, soprattut­to per le aziende sotto la soglia dei 5 mi­lioni di fatturato che erano abituate a usare anche 4 o 5 fidi e che hanno poco potere contrattuale, l'arrivo delle nuove regole. Il nome cambia da istituto a isti­tuto: si può chiamare costo per la messa a disposizione di fondi. Oppure corri­spettivo disponibilità creditizia. La so­stanza non cambia. Si tratta delle commissioni introdotte dalle principali banche - Intesa Sanpao­lo, Unicredit, Mps, Bnl, Ubi e Banco Po­polare ma anche altre minori - al posto di quella legata al massimo scoperto. Il meccanismo è diverso e bisogna sottoli­neare onestamente che saranno in pochi a rimpiangere quello vecchio che com­misurava il costo trimestrale sulla punta massima registrata nello sconfino anche per sole 24 ore. Senza contare che la CMS, come era chiamato il balzello, non rientrava nemmeno nel calcolo della so­glia di usura. Tutto questo ora non sarà più possibile - anche se la CMS sopravvi­ve con nuove metodologie di applicazio­ne - con l'entrata in vigore della legge numero 2 del 28 gennaio 2009. Ma, cer­to, con i nuovi meccanismi di calcolo non c'è da stare allegri, anche perché, in alcuni casi, il risultato sarà un costo mag­giore vista la nuova commissione che si andrà a sommare ai tassi sullo sconfino che possono superare anche l'8%. «Con questi costi dovrò rinunciare ad avere tutti i miei fidi e dovrò rischiare di anda­re in rosso senza affidamento» testimo­nia un piccolo imprenditore che preferi­sce l'anonimato. Non sembra esserci scampo. Tutte le principali banche hanno usato lo stesso meccanismo di base: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnl, Mps, Ubi e Banco Popola­re. Il tasso massimo che si applicherà al­la cifra di cui si chiede la disponibilità ipotetica è compreso tra lo 0,9% e l'1%. Addirittura l'1,5% sui primi 50 mila eu­ro, come visto, per il Gruppo Banco Po­polare, un tasso che scende all'1% sopra questa soglia. D'altra parte scegliere di non avere dei conti affidati vuol dire pa­gare le nuove spese introdotte per copri­re i costi di gestione del rosso da parte degli istituti ma soprattutto dei tassi che possono superare il 12% sullo sconfino. Gli istituti contattati dal Corriere sot­tolineano che si tratta di commissioni massime e che dunque la negoziazione con la singola azienda, a seconda del rap­porto con la banca, potrà permettere di accedere a un tasso più basso. L'esigen­za, fanno capire le banche, era quella di regolarizzare il campo degli affidamenti. Insomma, non sarebbe un diritto avere l'accesso a più fidi ma solo un «cattiva abitudine da sradicare». In ogni caso per le aziende si tratterà di rifare i conti tri­mestrali. Mentre per le banche si apre un flusso di nuove commissioni certe che daranno ossigeno ai bilanci. «Sarà questo - afferma Giuseppe Mo­randini di Confindustria - uno dei primi banchi di prova per giudicare se nel rap­porto banche imprese si sta passando dalle parole ai fatti. Non sono accettabili misure che limitino l'accesso al credito. Capiamo la necessità delle banche di ra­zionalizzare gli affidamenti ma non deve essere una limitazione né tantomeno un aggravio dei costi. Comunque, è un te­ma al centro dell'attenzione di Confindu­stria. Sappiamo che tutte le principali banche hanno dovuto comunicare per legge le nuove condizioni ma abbiamo indicazioni che è stato dato mandato ai responsabili territoriali degli istituti di affrontare la questione caso per caso». L'Abi, l'Associazione bancaria italiana ha preferito non commentare l'impatto sul sistema delle piccole e medie impre­se delle nuove regole. Ma una fonte del­la stessa associazione ha fatto notare che «commissioni simili sono già in vigore nella maggior parte dei Paesi occidenta­li. La vecchia commissione di massimo scoperto era uno strumento non più adatto ai percorsi verso la trasparenza adottati dalle banche italiane. Ora ci so­no vantaggi e svantaggi. Ma in ogni caso per le aziende più grandi e solide ci sarà la possibilità di contrattare un costo infe­riore». Massimo Sideri stampa |

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CREDITO A PMI COMMERCIO-TURISMO, 6 MIL. A CONFIDI NICOLI CRISTIANI: DIAMO GARANZIA PER 120 MILIONI ALLE IMPRESE LOMBARDE (sezione: Revoca fidi)

( da "marketpress.info" del 15-06-2009)

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Lunedì 15 Giugno 2009 CREDITO A PMI COMMERCIO-TURISMO, 6 MIL. A CONFIDI NICOLI CRISTIANI: DIAMO GARANZIA PER 120 MILIONI ALLE IMPRESE LOMBARDE Milano, 14 giugno 2009 - Regione Lombardia prosegue nell´azione di sostegno economico alle imprese con un nuovo intervento per favorire l´accesso al credito. Sono state firmate le convenzioni - tra la direzione generale Commercio, Fiere e Mercati, di concerto con la direzione Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza, e i Confidi - che rendono immediatamente disponibili 6 milioni di euro per il 2009 per sostenere le imprese lombarde del commercio e del turismo attraverso il sistema delle garanzie (Confidi). L´intervento regionale è ripartito tra l´assessorato al Commercio, Fiere e Mercati (4 milioni) e l´assessorato ai Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza (2 milioni). "I Consorzi Fidi a cui saranno assegnati i contributi, con sede legale in Lombardia - ha ricordato l´assessore al Commercio, Franco Nicoli Cristiani - dovranno facilitare l´accesso al credito delle piccole e medie imprese lombarde, impegnandosi a concordare con il sistema bancario le condizioni economiche di maggior favore e trasparenza, in tempi brevi e a costi competitivi". In particolare, i Confidi lombardi che hanno ottenuto dalla Regione il contributo dovranno rilasciare - entro i 18 mesi dall´erogazione del finanziamento regionale - garanzie per finanziamenti che coprano fino al 70% del finanziamento della banca all´impresa, per un controvalore di garanzie pari ad almeno 20 volte il valore del contributo ricevuto, cioè 120 milioni di euro. L´erogazione del contributo - oltre a quanto previsto dalla convenzione - è subordinata all´impegno a rendere trasparenti le condizioni operative dell´iniziativa (con riferimento a costi, tasso di interesse dei finanziamenti, quote e tipologie di garanzie richieste dall´istituto bancario all´impresa, procedure e tempi di istruttoria e di concessione dei finanziamenti stessi) e a darne comunicazione ufficiale a Regione Lombardia. Ogni tre mesi dalla data di sottoscrizione della convenzione il Consorzio Fidi trasmetterà alla direzione generale Commercio, Fiere e Mercati il rendiconto dettagliato delle operazioni effettuate; entro 18 mesi dall´erogazione del contributo - periodo di validità della convenzione - il Confidi dovrà trasmettere la rendicontazione definitiva del contributo assegnato (con una relazione che evidenzi motivi e scelte effettuate nella concessione delle garanzie, percentuale delle stesse, e risultati conseguiti), pena la revoca del contributo stesso. . <<BACK

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CRISI, ECCO LE RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE TOSCANA L'ASSESSORE AL BILANCIO DELLA REGIONE AL CONGRESSO DELLA CNA DI LUCCA SOSTEGNI PER L'ACCESSO AL CREDITO DELLE IMPRESE E PER L (sezione: Revoca fidi)

( da "marketpress.info" del 15-06-2009)

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Lunedì 15 Giugno 2009 CRISI, ECCO LE RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE TOSCANA L’ASSESSORE AL BILANCIO DELLA REGIONE AL CONGRESSO DELLA CNA DI LUCCA SOSTEGNI PER L´ACCESSO AL CREDITO DELLE IMPRESE E PER L´OCCUPAZIONE Firenze, 15 giugno 2009 - La Regione Toscana ha affrontato in modo tempestivo la congiuntura negativa dell’economia, sebbene le sue dimensioni richiedano anche interventi su scala nazionale ed europea. Lo ha sottolineato l´assessore al bilancio e le finanze della Toscana, intervenendo nel pomeriggio al congresso della Cna di Lucca. Le previsioni della Banca d’Italia per il 2009 parlano di una caduta del Pil attorno al 4% e di un crollo del 20% degli investimenti. Per quanto riguarda la disoccupazione, sempre secondo il rapporto stilato dalla banca centrale italiana, il tasso nella nostra regione dovrebbe toccare il 6%, il che equivale ad una diminuzione delle unità di lavoro stimabile attorno alle 35 mila unità. Per affrontare la crisi, ha spiegato l´assessore, la giunta regionale ha messo in campo una serie di misure straordinarie. Per facilitare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese è stato creato un fondo di garanzia di 48 milioni: 15 per dare liquidità alle aziende e 33 per le imprese che vogliono invece investire. Alla fine di maggio erano già oltre 1800 le richieste pervenute a Fidi Toscana, per 503 mila euro di prestiti complessivamente richiesti. La Regione sta per ratificare con il sistema bancario toscano anche un accordo che consentirà di sospendere per un anno le rate del mutuo alle imprese in difficoltà. Per i lavoratori, con un fondo da 5 milioni, sono stati previsti un contributo da 1650 euro per chi ha perso il lavoro e non può contare su alcuni ammortizzatore sociale ed altri 1650 euro per chi è rimasto senza impiego e ha difficoltà a pagare le rate del mutuo che una serie di banche, grazie ad un accordo con la Regione, si sono impe gnate ad alleggerire ulteriormente. La Regione ha fatto la sua parte anche sul fronte degli ammortizzatori sociali in deroga, mettendo a disposizione oltre 100 milioni di euro in due anni prelevati dal Fondo sociale europeo e destinati in prima battuta alla formazione e riqualificazione. I 100 milioni toscani sono una parte del 2,5 miliardi di euro messi complessivamente a disposizione del governo dalle Regioni. Per affrontare meglio la crisi, ha concluso l´assessore, la Regione ha deciso anche di accelerare la spese per investimenti. Da qui alla fine della legislatura saranno realizzati progetti per 3,5 miliardi, destinati a migliorare trasporti, strade ma anche ad interventi sull´ambiente, il welfare e la cultura che potranno produrre nuovi posti di lavoro. . <<BACK

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Banche sotto accusa, l'Abi non ci sta (sezione: Revoca fidi)

( da "Finanza.com" del 15-06-2009)

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Banche sotto accusa, l'Abi non ci sta (12 Giugno 2009 - 07:55) MILANO (Finanza.com) - Da La Reppublica: Nuove critiche piovono sul mondo bancario. Le ultime in ordine di tempo sono quelle lanciate ieri da Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato in assemblea, che ha denunciato come “la crisi del credito costa alle aziende 13,8 miliardi di euro all'anno, e senza i Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere”. Immediata la replica dell'Abi non ci sta. Dall'assemblea dell'Acri, Corrado Faissola, presidente dell'associazione bancaria, ha rilanciato nuovi numeri per dimostrare a tutti che i fondi ci sono, e per la maggior parte finiscono proprio nelle mani delle Pmi. “E' inaccettabile che anche da rappresentanti del Governo, verso cui nutro grande stima, venga affermato che l'unico problema del Paese sia la fornitura di credito verso le imprese”, ha precisato Faissola. (Riproduzione riservata)

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Nuove spese al posto del massimo scoperto (sezione: Revoca fidi)

( da "Miaeconomia" del 15-06-2009)

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Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti Richiesta c/c baseC/c per soggetti protestatiApertura c/cAssegno richiamatoRiscossione assegni per protestatoAssegno postdatatoDecreto di sequestro degli assegni denunciatiNegazione apertura c/cAssegno bancario impagatoC/c a firma congiunta Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Vendita immobile intestato a minoreCancellazione ipotecaRifinanziamento del mutuoObblighi garante di mutuoMorosita' dell'inquilinoObblighi del cointestatario del mutuoCointestazione immobileSurrogaIpoteca casa cointestataMutuo regionale BANCA E MUTUI » Conti correnti Nuove spese al posto del massimo scoperto (15/06/2009) Le associazione dei consumatori avevano già lanciato l’allarme: l’eliminazione della commissione di massimo scoperto - voluta dal Parlamento a inizio anno - avrà come immediata conseguenza l’introduzione di altre commissioni previste dagli istituti di credito. Come volevasi dimostrare. In questi giorni, infatti, stanno arrivando ai correntisti bancari delle lettere che avvisano sulla modifica unilaterale di alcune condizioni per la tenuta del conto, come previsto alla legge n.2/2009 art. 2 bis. Si tratta della ridefinizione della commissione di massimo scoperto che, già operativa per chi ha aperto un conto dopo lo scorso 29 gennaio, ora deve essere modificata entro il 30 giugno per tutti gli altri. Così, nonostante il Parlamento con un provvedimento di inizio anno abbia provveduto a riformarne l’applicazione, le banche hanno provveduto a riproporre questa clausola con spese analoghe, se non più elevate in certi casi, nel momento in cui il conto corrente va in rosso. Il massimo scoperto, va ricordato, è infatti la clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche fido o affidamento), in base alla quale ai normali interessi va aggiunta un’ulteriore percentuale calcolata sulla massima esposizione avuta sul proprio conto corrente nel trimestre di riferimento. È il caso, più semplicemente, in cui una famiglia o un’impresa vanno in rosso sul conto corrente perché hanno utilizzato tutta la cifra dello scoperto, concordata con la banca, facendo quindi scattare gli interessi a debito, parecchio salati. Un balzello entrato parecchie volte nel mirino delle autorità di vigilanza e del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, portandolo alla sua eliminazione grazie alla recente novità normativa che prevede che la commissione di massimo scoperto possa essere applicata solo quando il cliente ha un fido e il suo scoperto dura più di 30 giorni. Ma - denunciano le associazioni dei consumatori - in pratica, “per non applicare la legge e continuare a fare ciò che vogliono, gli istituti di credito hanno solo cambiato nome del balzello: da ‘Commissione di massimo scoperto’ a ‘Commissione di scoperto di contò. Oppure ‘Recupero spese per ogni sospeso’ o ‘Commissione per istruttoria urgente’ o ‘Onere per passaggio a debito nel trimestre’ o ‘Commissione manca fondi’. Per cui, spiegano i Consumatori, “la sostanza non cambia: le limitazioni che la legge ha previsto non hanno alcun effetto”. I nuovi contratti hanno, infatti, sì recepito queste disposizioni fin dall’entrata in vigore della legge. Ma sfogliando i foglietti informativi degli istituti di credito emergono parecchie novità sulle voci di spesa che comportando per i correntisti una crescita dei costi e soprattutto un meccanismo di applicazione delle spese che mal si concilia con il criterio imposto dalla legge che vorrebbe spese commisurate all’importo e alla durata del rosso. Nuovi balzelli per sanzionare chi va in rosso o per chi supera i limiti dei fidi applicati anche alle imprese. Secondo i calcoli de Il Sole 24 ore, dal 28 giugno il credito in banca costerà cara alle Pmi: “Cinquecento euro a trimestre per la sola richiesta di accesso a un fido di 50 mila euro anche senza l’utilizzo effettivo dei fondi. Addirittura 750 euro se la stessa somma viene messa a disposizione da alcune banche. Per 100 mila euro dunque si pagano anche 1.000 euro. E così via al crescere dell’affidamento”, si legge sul quotidiano di Confindustria. 6 voti - » Vota questa notizia »

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Piccole imprese in crisi I protesti sono triplicati (sezione: Revoca fidi)

( da "Arena, L'" del 16-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Martedì 16 Giugno 2009 PROVINCIA Pagina 21 SAN GIOVANNI LUPATOTO. Il segretario comunale lancia l'allarme: dall'inizio dell'anno sono aumentati di molto assegni e cambiali non pagati Piccole imprese in crisi I protesti sono triplicati Bignone: «Le banche non allargano i fidi e le aziende non riescono a saldare i debiti» La parrocchia aiuta i cittadini in difficoltà I protesti a San Giovanni Lupatoto sono aumentati di tre volte in cinque mesi. Se prima, ogni settimana, erano fra i 10 e i 15 ora il numero si è impennato e viaggia tra i 35 e i 40. Le cifre di questa febbre che sta attanagliando l'economia vengono da una fonte più che attendibile, il segretario comunale, che per legge è l'organismo incaricato di elevare i protesti. «Il numero di assegni e cambiali che le banche ogni settimana consegnano nelle mie mani per il protesto da gennaio ad oggi è salito di tre volte, raggiungendo anche la quota di 150 alla settimana, e di altrettanto è salito il numero di chi non riesce a pagare e quindi viene protestato», attesta il dottor Alberto Bignone, segretario generale del Comune. Il segretario comunale riferisce che coloro i quali non riescono a pagare i loro debiti alla scadenza sono sì i privati («i nomi sono quelli ricorrenti, ma negli ultimi tempi se ne sono aggiunti parecchi di nuovi; c'è gente che non riesce a pagare una cambiale da 100 euro e che per questo motivo viene iscritta fra i protestati») ma soprattutto aziende. «Si può rilevare una crescita esponenziale dei debitori, ditte individuali e società, con titoli di credito dati al protesto», dice il dottor Bignone. «In alcuni casi si tratta di aziende con residenza nel territorio lupatotino, in altri di ditte che hanno la propria sede nei paesi limitrofi ma sono clienti delle banche operanti a San Giovanni Lupatoto e quindi cambiali e assegni non pagati alla scadenza devono essere protestati comunque qui». Gli sportelli bancari in paese sono ben ventiquattro, praticamente uno ogni mille abitanti e uno ogni cento partite Iva. «La crisi economica e la stretta creditizia in atto da alcuni mesi a questa parte stanno portando sull'orlo della bancarotta decine e decine di operatori commerciali, produttivi e dei servizi», aggiunge ancora il segretario Bignone. «Da quanto mi viene riferito dai debitori, quando chiedo loro il pagamento, le banche fanno molta più fatica di un tempo ad accordare sconfinamenti e deroghe sui fidi concessi e questa restrizione, oltre al crollo dei fatturati delle ditte, getta in profonda crisi la clientela, che non ce la fa più a onorare i suoi debiti alle scadenze programmate». Il segretario Bignone riferisce che la cerchia dei suoi «clienti» che non pagano negli ultimi tempi si è molto allargata fino a comprendere aziende che finora non avevano mai dato segnali di criticità nei pagamenti. «Soffrono in molti ma, in particolare, le criticità emergono ultimamente nei settori del mobile e dei trasporti», dice il dottor Bignone. Per quanto riguarda i privati in difficoltà si sta muovendo anche la parrocchia di San Giovanni Battista. I sacerdoti hanno dato la loro disponibilità nei confronti di persone con gravi problemi economici, che possono contattarli rivolgendosi alla canonica. Per eventuali aiuti è disponibile anche la San Vincenzo i cui addetti ricevono il giovedì dalle 16 alle 18. La parrocchia ha poi attivato un centro di ascolto presso la vecchia canonica che funziona il lunedì dalle 16 alle 18. La parrocchia ha però anche chiesto chi, fra i lupatotini, ha disponibilità di contribuire ad alimentare il fondo di solidarietà da cui si attingerà per aiutare le famiglie in stato di indigenza. «Si può fare con un libera offerta una tantum o anche con l'impegno a versare periodicamente la somma che il donatore decide», hanno detto i sacerdoti. «Noi useremo questo sussidio per adottare famiglie in difficoltà, soprattutto se ci sono figli a carico in età scolastica». E' previsto l'anonimato, ma il donante sarà tenuto al corrente di come procede il progetto.  

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La Lega dichiara guerraalle commissioni bancarie (sezione: Revoca fidi)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-06-2009)

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La Lega dichiara guerraalle commissioni bancarie Interrogazione al ministro tremonti Le spese dovute per il massimo scoperto sono state eliminate. Ma al suo posto sono comparsi nuovi e fantasiosi oneri 16/06/2009 Roma. «Le banche con una mano tolgono le spese di commissione sul massimo scoperto e con un'altra introducono altre spese, con nomi molto fantasiosi come "Commissione per istruttoria urgente", "Commissione per scoperto di conto", "Recupero spese per ogni sospeso", "Onere per passaggio a debito nel trimestre", "Commissione manca fondi"... No, così non può andare avanti». Massimo Bitonci, capogruppo della Lega nord in Commissione Bilancio alla Camera, ha presentato un'interrogazione al ministro dell'Economia Giulio Tremonti sulla questione del massimo scoperto cacciato dalla finestra e - come spiega Bitonci nella sua interrogazione - rientrato dalla porta. Bitonci si è rivolto al ministro Tremonti che, nel Governo Berlusconi, è l'uomo che più si è speso per una maggiore trasparenza nei rapporti tra le banche e gli utenti puntando a una riduzione dei costi per i cittadini. «Gli istituti di credito - scrive Bitonci - hanno di fatto sostituito la commissione di massimo scoperto con altre spese e commissioni in molti casi di importo superiore, con metodi di calcolo complicati e fogli informativi poco chiari». Il parlamentare spiega come l'articolo 2-bis del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 2009, n. 2, in tema di rapporti con le banche, abbia reso nulle "le clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni o a fronte di utilizzi in assenza di fido". Questo dovrebbe di far respirare imprenditori, artigiani e famiglie nel loro rapporto quotidiano con gli istituti di credito. Per la verità - aggiunge Massimo Bitonci - quelle disposizioni hanno dichiarato nulle anche "le clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente titolare di conto corrente indipendentemente dall'effettivo prelevamento della somma". Ora l'interrogazione e la risposta sono nella mani del ministro Giulio Tremonti, l'uomo di Governo e del Pdl più vicino alla Lega che, insieme al Carroccio, «sulle banche e i minor costi per la clientela non è per nulla disposto a mollare». Massimiliano Lenzi 16/06/2009

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È difficile (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere della Sera" del 16-06-2009)

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Corriere della Sera sezione: Economia data: 16/06/2009 - pag: 33 La lente LE VERIFICHE DELL'ANTITRUST SUL MASSIMO SCOPERTO È difficile che Antonio Catricalà (foto) parli delle commissioni di massimo scoperto oggi durante la relazione sull'attività svolta dall'Antitrust. Il riserbo è necessario visto che le verifiche sono in corso. Ma dopo la prima tornata sulle nuove commissioni bancarie, che si erano concluse con un via libera da parte dell'authority, sono ora in corso verifiche sulle modifiche introdotte dagli stessi istituti dopo l'intervento del governo. In alcuni casi, com'è emerso sul «Corriere» in questi giorni, il costo del credito per le imprese può raggiungere anche i 500 euro a trimestre per la sola richiesta di disponibilità di un fido da 50 mila euro. Per la conclusione delle indagini bisognerà aspettare il prossimo autunno, ma è certo che quella dell'Antitrust, a questo punto, non è la sola lente sulle nuove commissioni. Proprio ieri è sceso in campo anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che ha sottolineato come «il governo adotterà iniziative utili a sollecitare soprattutto i grandi gruppi bancari a garantire la trasparenza nei prezzi praticati per i diversi servizi». Massimo Sideri

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Banche all'attacco (sezione: Revoca fidi)

( da "Tempo, Il" del 16-06-2009)

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stampa Faissola: basta critiche, alle Pmi i fidi li diamo Banche all'attacco Il presidente Abi risponde alle accuse del governo "Il 52% dei prestiti è andato a piccole imprese e famiglie". Il braccio di ferro tra governo e banche sulla concessione del credito, poco secondo il primo e invece sufficiente e non caro pero gli istituti, si è arricchito di un ennesimo capitolo. A rispondere alle accuse, questa volta in versione edulcorata, del ministro Tremonti che ha invitato, mercoledì scorso, dal palco del 21esimo congresso delle fondazioni bancarie concluso ieri a Siena, i banchieri a non essere avari nell'erogazione dei fidi ha risposto con una inusitata foga il presidente dell'Abi, Corrado Faissola. «Gli attacchi del governo sono assolutamente inaccettabili» ha detto Faissola. Che ha rinviato le critiche al mittente spiegando che in questo momento si finanziano non solo le grandi aziende ma «soprattutto le piccole e le medie imprese». A queste, dati alla mano, sarebbe arrivato il 52% del totale dei crediti a imprese e famiglie». Potere delle cifre, insomma. Anche se il giorno prima lo stesso ministro dell'Economia ha rilevato come la statistica sia poco raffinata per rappresentare la realtà del Paese. Ma tant'è. Così, basandosi sempre sull'imparzialità delle cifre, Faissola ha rilevato che la polemica sui tassi considerati troppo alti da imprese e famiglie sia, in realtà, sterile. «C'è una drammatica disinformazione» sui tassi che «sono di circa 20 punti base inferiori alla media dell'Eurosistema». E a supporto della tesi che le banche sono spesso colpevolizzate senza motivo per la politica applicata allo sportello ha aggiunto che «lo spread (il guadagno della banca rispetto al costo del denaro ndr) applicato tra il costo della provvista e il tasso sugli impieghi non è mai stato così basso come in questo periodo: 2,53% contro il 3,17%-3,19% dello scorso anno. Le banche hanno un 60-70 centesimi in meno di spread» ha spiegato sottolineando che «si può anche regalare il denaro non tenendo conto del rischio e non tenendo conto che erogare il credito per la banca comporta dei costi che sono significativi», anche se sono stati fatti «passi in avanti - dice - dal punto di vista della razionalizzazione e dell'efficienza». Insomma la tesi delle banche è quella che in questo momento non starebbero speculando sul tasso di interesse fissato a livello della Bce all'1%. Uno sfogo il suo che ha sommerso non solo le accuse dell'esecutivo ma anche degli operatori. Il numero uno dell'associazione di Palazzo Altieri non è piaciuta neppure la situazione del credito rappresentata ieri all'assemblea di Confartigianato. Dopo le accuse è arrivata anche la doglianza. Faissola non ha nascosto che la situazione anche per quest'anno rimarrà difficile e che le banche italiane «devono sostenere ragionevolmente le imprese ma non andare oltre». Una ragionevolezza che deriva dalla «prudenza» imposta dal fatto che, per il Paese, «sarebbe una sciagura fare il contrario», visto che quando la crisi finirà, «noi non dovremo arrivarci con le banche più deboli, perché un'industria bancaria forte è il miglior sostegno all'economia». Il congresso delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio offre anche l'occasione a Faissola di ricordare che gli istituti italiani «sono in una situazione di liquidità molto buona» così come lo è lo stato di patrimonializzazione». Al congresso dell'associazione guidata dal presidente Giuseppe Guzzetti è arrivato anche il nodo delle quote di proprietà dell'istituto di via Nazionale. Le Fondazioni nei giorni scorsi si sono dette disponibili ad acquistarle a patto di conoscere prezzo e rendimento. Detto e fatto. Il primo valore è stato stimato da Giovanni Berneschi, presidente della Cassa di Risparmio di Genova: «Il valore del patrimonio netto della Banca d'Italia è di 19,6 miliardi ed è l'unico valore effettivamente utilizzabile per la valutazione di tale asset dal momento che discende da un bilancio approvato certificato».

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Aggirata e contraddetta la norma che circoscrive l'utilizzo della commissione di massimo scope... (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-06-2009)

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«Aggirata e contraddetta la norma che circoscrive l'utilizzo della commissione di massimo scoperto». È quanto scrive il sottosegretario Carlo Giovanardi rivolgendosi al ministro dell'Economia Giulio Tremonti (foto) per segnalare il crescente allarme proveniente dal mondo delle imprese e dalle famiglie per le modalità con le quali il sistema bancario applica ed interpreta l'art. 2-bis del decreto legge 185/2008, recante le cosiddette «misure anticrisi». Secondo tale disposizione, infatti, le banche, per favorire i propri clienti, avrebbero dovuto limitare la «commissione di massimo scoperto» solo a quei conti sui cui si è accordato un fido al momento dell'apertura o il debito ha una durata di almeno 30 giorni consecutivi. Negli altri casi, la commissione poteva essere sostituita con forme più trasparenti di remunerazione predeterminate e commisurate al fido. «In realtà nonostante gli apprezzabilissimi intenti del governo e del Parlamento, le banche aggirano e contraddicono in pieno la volontà del legislatore,

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Cna Reggio Emilia bacchetta le banche: "Continuano ad essere un problema" (sezione: Revoca fidi)

( da "Emilianet" del 16-06-2009)

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Cna Reggio Emilia bacchetta le banche: "Continuano ad essere un problema" Le imprese si sentono sole ad affrontare la crisi. Dopo numerosi appelli caduti nel vuoto, denunciano le proposte di modifica unilaterale avanzate dagli istituti di credito sui rapporti con i correntisti REGGIO EMILIA, 16 GIU. 2009 - In questi giorni molte imprese e cittadini stanno ricevendo dalla propria banca una proposta di modifica unilaterale del contratto di conto corrente e dei servizi accessori: tale proposta può non essere accettata dal correntista soltanto con il recesso dai rapporti con la banca stessa. A sottolineare l'atteggiamento negativo degli istituti di credito è Cna Reggio Emilia, che non condivide le modalità da utilizzate per "adeguarsi" alla legge. La modifica contrattuale deriva infatti dall’entrata in vigore della legge 28 gennaio 09 n. 2, che dal 1° luglio rende nulle tutte le clausole contrattuali aventi per oggetto la commissione di massimo scoperto in caso di sconfinamenti che non superano i trenta giorni consecutivi e tutte le clausole che prevedono remunerazioni alla banca per la semplice messa a disposizione di somme indipendentemente dal loro utilizzo o dalla durata dell’utilizzo. Una proposta di modifica sostanzialmente coatta, con cui gli istituti bancari hanno provveduto a cancellare le vecchie commissioni di massimo scoperto, di affidamento e di andamento anomalo del rapporto, per sostituirle con altre commissioni, con altra denominazione ma con analoga sostanza. Questo, secondo Cna, è esattamente il contrario di ciò che prevedeva la legge, che non consente di applicare “penali” ulteriori ai normali tassi di interesse quando lo sconfinamento rispetto al fido o in caso di assenza di affidamenti il saldo negativo di conto corrente non superi i trenta giorni. "Oggi ci ritroviamo con sigle diverse da banca a banca, ma simili per caratteristiche se non per valori - recita un comunicato della confederazione reggiana - ad esempio le commissioni per lo sforamento degli affidamenti e dei conti correnti senza alcun riferimento alla durata e le commissioni per la messa a disposizione degli affidamenti. Particolarmente onerose risultano essere le commissioni generalmente definite di disponibilità fondi, che prevedono corrispettivi fino al 1,5% trimestrali per la sola messa a disposizione di un affidamento anche quando il fido non è utilizzato". Cna sta verificando se si tratta di violazioni formali della legge, ma è certa che con queste misure gli Istituti di credito violino lo spirito e la ratio della norma con una imposizione inaccettabile per le imprese e i cittadini in un momento di grave difficoltà economica . Più volte Cna ha richiamato le banche alla loro responsabilità verso il sistema economico e produttivo, "ma ad oggi - prosegue la nota - quegli appelli paiono essere caduti nel vuoto: quotidianamente ci vengono segnalati richiami improvvisi di rientro dai fidi, richieste di garanzie non sempre giustificate, aumento dei costi per i mutui e per gli affidamenti; tutto questo nonostante la fase di emergenza per il sistema bancario dovrebbe essere finita anche grazie agli interventi pubblici". La Confederazione rinnova dunque in maniera decisa agli istituti di credito un invito ad essere parte attiva nell’affrontare la grave crisi attuale, destinata ad essere ancora lunga e difficile. Da parte sua, l’Associazione reggiana continua ad essere disponibile a una stretta collaborazione, "purché sussista la consapevolezza che quel sistema di piccole e medie imprese che ha fatto la ricchezza di questa provincia (ed anche delle banche) va difeso e sostenuto e non è cosa saggia tagliare il ramo su cui si è seduti".

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dietrofront su polizze, credito e farmacie la controrivoluzione che penalizza i cittadini - luca iezzi (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 17-06-2009)

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Pagina 3 - Economia Dietrofront su polizze, credito e farmacie la controrivoluzione che penalizza i cittadini Con le nuove norme a rischio 500 euro di risparmi a famiglia Il dossier Stop su polizze, credito e farmacie controrivoluzione a danno dei cittadini I punti vendita per i farmaci da banco: 5mila nuovi assunti e sconti, ma per il Pdl vanno limitati LUCA IEZZI ROMA- Assicurazioni, banche, farmacie, trasporti, difesa dei consumatori: eccolo, settore per settore, lo «stillicidio» di leggi anti concorrenza denunciato dall´Antitrust. Il governo ha raramente preso posizione lasciando piena libertà a proposte di legge ed emendamenti dei singoli appartenenti alla maggioranza. Le associazioni dei consumatori accolsero le varie "lenzuolate" dell´allora ministro Pierluigi Bersani stimando risparmi per 1000 euro l´anno per le famiglie. Dopo due anni metà di quelle misure sono state o accantonate o sono pesantemente minacciate. La vicenda più attuale evocata dal presidente Antonio Catricalà è il ddl Gasparri-Tommasini dove si misurerà la controffensiva delle lobbies sulla liberalizzazione dei farmaci di banco. L´Antitrust sintetizza così i benefici prodotti: «In tre anni sono stati aperti quasi tremila corner e parafarmacie. La loro quota di mercato è vicina al 6% dei farmaci di automedicazione. Lo sconto praticato ha margini tra il 3% e il 22,5%. I farmacisti nuovi occupati sono circa cinquemila». Una parentesi che le farmacie tradizionali premono per chiudere ritornando all´esclusiva: «Stiamo ripensando il ruolo dei canali di vendita delle medicine» ha ammesso il ministro della Salute Ferruccio Fazio. Per evitare tensioni, nel Pdl si pensa all´ennesima sanatoria: chi ha aperto una parafarmacia avrà 10 anni per convertirsi o tentare di ottenere lo status di farmacia. Sulle assicurazioni il ritorno al monomandato (un agente può vendere polizze di una sola compagnia) è stato accantonato dopo essere stato proposto nel ddl Sviluppo. Il provvedimento, che doveva essere approvato alla Camera senza ulteriori modifiche, ora sembra di nuovo un cantiere aperto, segno che anche questo pericolo non è scampato. Invece sta per sparire la possibilità di disdire la polizza auto ogni anno per cercare offerte migliori. Salvati dai tentativi di abolizione anche i tetti antitrust che impediscono all´Eni di riconquistare il monopolio nazionale nella distribuzione del gas. Il governo si è speso direttamente per trasformare la Class action in "un´eterna promessa", il meccanismo che dovrebbe difendere i consumatori dalle ingiustizie e dalle truffe subite dalle imprese non solo non potrà più essere utilizzata per tutto quello che è successo negli anni passati, ma dovrà aspettare l´approvazione definitiva della legge per essere utilizzabile con un ritardo di tre anni dall´introduzione nel nostro ordinamento. Oltre alle liberalizzazioni ribaltate ci sono quelle solo depotenziate: la riforma delle professioni è stata appaltata direttamente agli ordini professionali con l´effetto di far sparire l´effetto calmierante sulle tariffe e far sparire la questione dall´agenda politica. Poi ci sono i taxi, fieri avversari delle lenzuolate, che hanno ottenuto dal cambio di maggioranza norme che limitano la concorrenza dagli autisti (o Ncc, noleggio con conducente). Sempre nei trasporti rimandata la concorrenza nei trasporto ferroviario, con l´allungamento dei contratti tra Fs e amministrazioni regionali, nonostante proprio quella nei servizi pubblici locali sia l´unica liberalizzazione perseguita, almeno nelle dichiarazioni, dal Pdl. Ma non è solo colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, è stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente; gli imprenditori protestano, ma il fronte delle banche si muove compatto.

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scoperti bancari, gli artigiani in rivolta (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 17-06-2009)

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Parte da Confartigianato Grosseto una protesta nazionale già approdata sulla scrivania del ministro Tremonti Scoperti bancari, gli artigiani in rivolta Alcuni istituti approfittano della nuova legge anticrisi per aumentare le commissioni La spesa giornaliera per un conto in rosso cresce fino al triplo GROSSETO. «Caro cliente, ti informiamo che dal 1º luglio se il tuo conto va in rosso non ti faremo più pagare la commissione sul massimo scoperto. Ti presentiamo invece il conto per lo "scoperto di conto": 2 euro al giorno per ogni giorno di debito». Questo, in sostanza, il contenuto delle lettere che diverse banche hanno cominciato a inviare alle aziende grossetane e italiane circa tre settimane fa. Una proposta di modifica unilaterale di contratto di conto corrente prevista dalla legge (tant'è che le banche la giustificano proprio come adeguamento alle nuove norme e atto di trasparenza), ma sulla quale pesa il sospetto di voler, in qualche modo, aggirare le regole per alzare le commissioni a carico dei clienti. Il tariffario, che varia da istituto a istituto, rimane infatti esoso: se i 2 euro sono richiesti ai clienti della Cassa di Risparmio di Firenze, con un tetto di 100 euro al mese, per quelli del Monte dei Paschi il prezzo da pagare per il "corrispettivo sull'accordato" - questa la nuova dicitura partorita dagli uffici dell'istituto senese - è pari al 3,6 per cento. «Una commissione tre volte superiore a quella applicata in precedenza - spiega Mauro Ciani, segretario generale di Confartigianato Grosseto - che era di norma compresa tra lo 0,225 e lo 0,75. Un fatto grave che non poteva essere trascurato». Ma cosa ha spinto le banche a cambiare le carte in tavola? Lo scorso gennaio il decreto anti-crisi è diventato legge e, tra le novità, ha imposto alle banche di comunicare chiaramente l'importo delle commissioni da applicare nei casi in cui i clienti sconfinano i limiti dei fidi o mandano in rosso il conto corrente. Fino ad allora, infatti, queste commissioni venivano calcolate ogni tre mesi e il correntista ne conosceva l'importo solo quando riceveva l'estratto conto. «La ratio della legge è di stabilire in anticipo i costi di queste commissioni - spiega Ciani - ma in realtà le banche hanno colto la palla al balzo per sostituire le precedenti commissioni con altre più onerose e hanno introdotto nuove spese, come le commissioni per la mancanza o per la disponibilità dei fondi, contravvenendo allo spirito della legge. Nella nostra città fanno eccezione solo gli istituti di credito legati al territorio, come le Banche di credito cooperativo e la Popolare dell'Etruria e del Lazio, che hanno compresso i nuovi costi a carico delle imprese». Il fatto ancora più grave, secondo Ciani, è che questo aumento cade in un periodo di grossa difficoltà per le aziende e rischia di mettere in seria difficoltà gli operatori economici. «Per questo abbiamo subito segnalato il caso al prefetto di Grosseto perché apra una sede opportuna di discussione nell'ambito dell'Osservatorio provinciale che vigila sulle relazioni tra banche e imprese, osservatorio che si trova presso la Prefettura. E tramite la nostra confederazione nazionale abbiamo anche informato il ministro dell'Economia Tremonti - spiega ancora Ciani - e non escludiamo di richiedere un intervento del garante della concorrenza e del mercato». Anche le altre associazioni di categoria si stanno muovendo e il caso è balzato alla ribalta nazionale sabato scorso con un articolo in prima pagina sul Corriere della sera. «La battaglia è partita da Grosseto - spiega Ciani - ma interessa tutte le aziende italiane e anche i privati cittadini. Sappiamo bene che anche le banche sono imprese e devono fare i propri interessi, ma con le difficoltà di accesso al credito che le aziende sperimentano ogni giorno ci si aspettava maggiore collaborazione. Niente, invece, è venuto fuori al tavolo nazionale aperto da tempo con l'Abi. Insomma, le cose sono state fatte nel momento peggiore e nel modo peggiore». Francesca Ferri

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industriali contro banche: paghiamo le commissioni anche sui fidi non erogati (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 17-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 6 - Livorno Industriali contro banche: paghiamo le commissioni anche sui fidi non erogati LIVORNO. Il fido viene concesso solo parzialmente ma la commissione bancaria è calcolata sull'intera somma. La denuncia viene da Confindustria, che segnalerà gli episodi alla Prefettura e all'Associazione Bancaria. «Alle aziende viene comunicato che le condizioni sono cambiate e che dovranno pagare anche per i fidi potenziali ma non fruiti» spiega Alberto Ricci, vicepresidente di Confindustria Livorno. «Un'impresa che ha ottenuto l'apertura di un affidamento ma ne ha fruito solo parzialmente, o anche per niente, è chiamata a pagare commissioni sulla somma non utilizzata, o sostenere una spesa fissa giornaliera. Oneri, quindi, su denaro non ricevuto ma solo a disposizione». Comunicazioni di questo genere stanno arrivando a molte imprese, pressoché in contemporanea da parte di varie banche, con condizioni analoghe o similari. «Le norme che hanno eliminato la commissione di massimo scoperto non possono giustificare modifiche dei rapporti tra banche e imprese, come sta accadendo - prosegue Ricci - Se i comportamenti degli istituti di credito non avranno sollecite ed adeguate revisioni, si determinerà un ulteriore e pesante aggravio a carico delle imprese».

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Stop su polizze, credito e farmacie dietrofront a danno dei cittadini (sezione: Revoca fidi)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 17-06-2009)

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Stop su polizze, credito e farmacie dietrofront a danno dei cittadini ROMA - Assicurazioni, banche, farmacie, trasporti, difesa dei consumatori: eccolo, settore per settore, lo "stillicidio" di leggi anti concorrenza denunciato dall'Antitrust. Il governo ha raramente preso posizione lasciando piena libertà a proposte di legge ed emendamenti dei singoli appartenenti alla maggioranza. Le associazioni dei consumatori accolsero le varie "lenzuolate" dell'allora ministro Pierluigi Bersani stimando risparmi per 1000 euro l'anno per le famiglie. Dopo due anni metà di quelle misure sono state o accantonate o sono pesantemente minacciate. La vicenda più attuale evocata dal presidente Antonio Catricalà è il ddl Gasparri-Tommasini dove si misurerà la controffensiva delle lobbies sulla liberalizzazione dei farmaci di banco. L'Antitrust sintetizza così i benefici prodotti: "In tre anni sono stati aperti quasi tremila corner e parafarmacie. La loro quota di mercato è vicina al 6% dei farmaci di automedicazione. Lo sconto praticato ha margini tra il 3% e il 22,5%. I farmacisti nuovi occupati sono circa cinquemila". Una parentesi che le farmacie tradizionali premono per chiudere ritornando all'esclusiva: "Stiamo ripensando il ruolo dei canali di vendita delle medicine" ha ammesso il ministro della Salute Ferruccio Fazio. Per evitare tensioni, nel Pdl si pensa all'ennesima sanatoria: chi ha aperto una parafarmacia avrà 10 anni per convertirsi o tentare di ottenere lo status di farmacia. Sulle assicurazioni il ritorno al monomandato (un agente può vendere polizze di una sola compagnia) è stato accantonato dopo essere stato proposto nel ddl Sviluppo. Il provvedimento, che doveva essere approvato alla Camera senza ulteriori modifiche, ora sembra di nuovo un cantiere aperto, segno che anche questo pericolo non è scampato. Invece sta per sparire la possibilità di disdire la polizza auto ogni anno per cercare offerte migliori. Salvati dai tentativi di abolizione anche i tetti antitrust che impediscono all'Eni di riconquistare il monopolio nazionale nella distribuzione del gas. Il governo si è speso direttamente per trasformare la Class action in "un'eterna promessa", il meccanismo che dovrebbe difendere i consumatori dalle ingiustizie e dalle truffe subite dalle imprese non solo non potrà più essere utilizzata per tutto quello che è successo negli anni passati, ma dovrà aspettare l'approvazione definitiva della legge per essere utilizzabile con un ritardo di tre anni dall'introduzione nel nostro ordinamento. Oltre alle liberalizzazioni ribaltate ci sono quelle solo depotenziate: la riforma delle professioni è stata appaltata direttamente agli ordini professionali con l'effetto di far sparire l'effetto calmierante sulle tariffe e far sparire la questione dall'agenda politica. Poi ci sono i taxi, fieri avversari delle lenzuolate, che hanno ottenuto dal cambio di maggioranza norme che limitano la concorrenza dagli autisti (o Ncc, noleggio con conducente). Sempre nei trasporti rimandata la concorrenza nei trasporto ferroviario, con l'allungamento dei contratti tra Fs e amministrazioni regionali, nonostante proprio quella nei servizi pubblici locali sia l'unica liberalizzazione perseguita, almeno nelle dichiarazioni, dal Pdl. Ma non è solo colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, è stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente; gli imprenditori protestano, ma il fronte delle banche si muove compatto. 17/06/2009 - 07:15

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Stop su polizze, credito e farmacie dietrofront a danno dei cittadini (sezione: Revoca fidi)

( da "KataWebFinanza" del 17-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Stop su polizze, credito e farmacie dietrofront a danno dei cittadini ROMA - Assicurazioni, banche, farmacie, trasporti, difesa dei consumatori: eccolo, settore per settore, lo "stillicidio" di leggi anti concorrenza denunciato dall'Antitrust. Il governo ha raramente preso posizione lasciando piena libert a proposte di legge ed emendamenti dei singoli appartenenti alla maggioranza. Le associazioni dei consumatori accolsero le varie "lenzuolate" dell'allora ministro Pierluigi Bersani stimando risparmi per 1000 euro l'anno per le famiglie. Dopo due anni met di quelle misure sono state o accantonate o sono pesantemente minacciate. La vicenda pi attuale evocata dal presidente Antonio Catrical il ddl Gasparri-Tommasini dove si misurer la controffensiva delle lobbies sulla liberalizzazione dei farmaci di banco. L'Antitrust sintetizza cos i benefici prodotti: "In tre anni sono stati aperti quasi tremila corner e parafarmacie. La loro quota di mercato vicina al 6% dei farmaci di automedicazione. Lo sconto praticato ha margini tra il 3% e il 22,5%. I farmacisti nuovi occupati sono circa cinquemila". Una parentesi che le farmacie tradizionali premono per chiudere ritornando all'esclusiva: "Stiamo ripensando il ruolo dei canali di vendita delle medicine" ha ammesso il ministro della Salute Ferruccio Fazio. Per evitare tensioni, nel Pdl si pensa all'ennesima sanatoria: chi ha aperto una parafarmacia avr 10 anni per convertirsi o tentare di ottenere lo status di farmacia. Sulle assicurazioni il ritorno al monomandato (un agente pu vendere polizze di una sola compagnia) stato accantonato dopo essere stato proposto nel ddl Sviluppo. Il provvedimento, che doveva essere approvato alla Camera senza ulteriori modifiche, ora sembra di nuovo un cantiere aperto, segno che anche questo pericolo non scampato. Invece sta per sparire la possibilit di disdire la polizza auto ogni anno per cercare offerte migliori. Salvati dai tentativi di abolizione anche i tetti antitrust che impediscono all'Eni di riconquistare il monopolio nazionale nella distribuzione del gas. Il governo si speso direttamente per trasformare la Class action in "un'eterna promessa", il meccanismo che dovrebbe difendere i consumatori dalle ingiustizie e dalle truffe subite dalle imprese non solo non potr pi essere utilizzata per tutto quello che successo negli anni passati, ma dovr aspettare l'approvazione definitiva della legge per essere utilizzabile con un ritardo di tre anni dall'introduzione nel nostro ordinamento. Oltre alle liberalizzazioni ribaltate ci sono quelle solo depotenziate: la riforma delle professioni stata appaltata direttamente agli ordini professionali con l'effetto di far sparire l'effetto calmierante sulle tariffe e far sparire la questione dall'agenda politica. Poi ci sono i taxi, fieri avversari delle lenzuolate, che hanno ottenuto dal cambio di maggioranza norme che limitano la concorrenza dagli autisti (o Ncc, noleggio con conducente). Sempre nei trasporti rimandata la concorrenza nei trasporto ferroviario, con l'allungamento dei contratti tra Fs e amministrazioni regionali, nonostante proprio quella nei servizi pubblici locali sia l'unica liberalizzazione perseguita, almeno nelle dichiarazioni, dal Pdl. Ma non solo colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente; gli imprenditori protestano, ma il fronte delle banche si muove compatto. 17/06/2009 - 07:15

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Sale il pressing sul maxi-confidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 17-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Nord-Ovest sezione: NORD OVEST data: 2009-06-17 - pag: 9 autore: Credito. La Regione accelera sull'ipotesi di fusione tra Eurofidi e Unionfidi - Confindustria prudente Sale il pressing sul maxi-confidi La presidente Bresso: «Non perdiamo tempo» - Carbonato: «Parliamone alla pari» TORINO Francesco Antonioli Esiste un dossier su una possibile fusione tra Unionfidi ed Eurofidi? La crisi incalzante e la necessità di liquidità – ma soprattutto l'affanno di poter avere dimensioni sempre più robuste nel trattare con i colossi bancari in grado, nonostante tutto, di mettere in mille modi con le spalle al muro – potrebbero spingere presto al matrimonio industriali e Regione Piemonte, ovvero i due azionisti di riferimento dei due principali consorzi fidi della regione? Rumors da un po' di mesi. Ma adesso c'è qualcosa di più dei contatti informali. A spingere sull'acceleratore è la presidente del Piemonte Mercedes Bresso: «Da tempo insistiamo per trovare una soluzione – rivela –. Se l'operazione andasse in porto, saremmo in grado di costituire una sorta di mediocredito a livello locale. Daremmo vita al consorzio più grande a livello italiano e uno dei più significativi in Europa. Ne abbiamo già discusso insieme a Confindustria Piemonte. La mia impressione, dato il periodo cupo per il mondo produttivo, è che non si debba perdere troppo tempo». Ci sarebbero benefici per le aziende? Il presidente dell'Unione industriale di Torino, Gianfranco Carbonato, risponde: «Sediamoci attorno a un tavolo e proviamo a ragionarne alla pari – propone –. L'ipotesi affascina. E abbiamo la fortuna di partire da una situazione di assoluto privilegio, con due confidi di vero peso. Che restano però ancora un interlocutore piccolo rispetto agli istituti di credito. Dobbiamo discuterne senza pressioni ideologiche, valutando con attenzione pro e contro». Paolo Balistreri, segretario generale di Confindustria Piemonte, sta seguendo la questione in stretto contatto con la presidente Mariella Enoc (da sempre in buoni rapporti con Mercedes Bresso): «Vale la pena affrontare l'argomento – frena –, ma soppesando bene le condizioni di mercato. Sullo scenario subalpino, di fatto, non ci sarebbe più concorrenza. E vi è l'incognita di che cosa accadrà circa le norme di Basilea2 alla luce della recessione a livello internazionale». Unionfidi –sotto la presidenza di Giuseppe Russo (sostituito a fine aprile da Pietro Mulatero, sempre in quota Unione industriale di Torino) – aveva tentato negli ultimi due anni l'unificazione con altri confidi regionali a matrice privata e confindustriale, ma è andata male. Non c'erano le condizioni o, più semplicemente,c'era iltimore di dover ridurre le poltrone. Occasioni perse? «Prima di parlare di unificazioni sarebbe bene diventare intermediari vigilati secondo l'articolo 107 del Testo unico bancario», avverte Fabrizio Cellino, vice-presidente di Unionfidi in quota Api,da pochigiorni alla guida dell'associazione torinese: «La priorità, al momento, è questa. E per raggiungerla siamo impegnando ad alzare la patrimonializzazione al livello richiesto ». La fusione, incalza Cellino, «può entrare all'ordine del giorno soltanto quando diventi vantaggiosa per le Pmi; i confidi vivono la crisi delle aziende con un effetto schiacciamento, in quanto il rischio insolvenze è molto più alto; le istituzioni debbono sostenerci». «Un problema da non dimenticare - interviene Carbonato - riguarda le medie, spesso fuori dagli interventi per le piccole aziende, e non così grandi da diventare caso nazionale». Dalla fusione potrebbe nascere un confidi con circa 48mila aziende socie (al lordo di quelle che lo sono di entrambi i consorzi), 1,3 miliardi di garanzie erogate, 5,8 miliardi di stock, oltre 350 dipendenti e un patrimonio netto che supera i 140 milioni. Questo almeno (così come riportato nella tabella in pagina, ndr) affiancando grezzamente i dati di bilancio 2008 disponibili sul Web. Unionfidi ed Eurofidi sono realtà differenti e sarà opportuna una puntuale due diligence affinché le parti possano discuterne «alla pari». Tempistica? Non c'è. Per ora. Sullo scenario – negli ultimi mesi si è anche aggregato un " terzo polo" con 16 confidi minori - tutti sono prudenti e indicano le sfumature. Questa settimana, comunque, circa le strategie da adottare, s'incontreranno i vertici di Confindustria Piemonte e dell'Unione industriale (anche per sintonizzarsi con eventuali input da viale dell'Astronomia). «Resto dell'idea che si debba fare in fretta - conclude la Bresso –. Ovvio, con tutti i passi dovuti. Ma una nuova realtà forte al servizio dell'economia locale potrebbe essere utile non soltanto al Piemonte, ma all'intero Nord-Ovest». f.antonioli@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA www.unionfidi.com www.eurofidi.biz

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Allarme consumatori, banche piu' trasparenti (sezione: Revoca fidi)

( da "Miaeconomia" del 17-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti C/c cointestato e de cuiusAssegno bancario pretestatoProtesto assegnoRichiesta c/c baseC/c per soggetti protestatiApertura c/cAssegno richiamatoRiscossione assegni per protestatoAssegno postdatatoDecreto di sequestro degli assegni denunciati Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Separazione coniugi e mutuo cointestatoMutuo per immobile donatoVendita immobile intestato a minoreCancellazione ipotecaRifinanziamento del mutuoObblighi garante di mutuoMorosita' dell'inquilinoObblighi del cointestatario del mutuoCointestazione immobileSurroga BANCA E MUTUI » News Allarme consumatori, banche piu’ trasparenti (17/06/2009) La crisi rischia di rinfocolare il protezionismo e di fermare le liberalizzazioni che ora, piu’ che mai, dovrebbero continuare la loro corsa. Nella relazione annuale il presidente dell’Autorita’ garante per la concorrenza, Antonio Catricala’, mette in guardia il governo sulla strisciante ingessatura dei mercati che si va delineando in Parlamento: dal settore farmaceutico, alle assicurazioni Rc auto, passando per il gas, le banche, i trasporti, Internet e la telefonia. Mercati aperti da pochi anni alle liberalizzazioni e che ora rischiano, tornando ai monopoli del passato, di penalizzerebbero soprattutto il consumatore. Per l’Authority e’, quindi, necessario scoraggiare lo “stillicidio” di iniziative parlamentari che rischia di smontare le riforme, di frenare le liberalizzazioni e di innescare un’ondata di “restaurazione”. Un allarme confermato dai numeri. Solo nel 2008, 3mila cittadini hanno spedito all’Antitrust delle denunce, vale a dire il 75% per cento in piu’ rispetto all’ anno precedente e 15mila segnalazioni sono arrivate al call center. Segnalazioni giuste quelle dei consumatori, che hanno portato il Garante a comminare multe per 83 milioni di euro, di cui 28 milioni di euro per intese restrittive della concorrenza, 3 milioni di euro per abuso di posizione dominante e 52 milioni di euro per scorrettezze commerciali. La strada da seguire e’ chiara: “Occorre andare avanti con le liberalizzazioni e non abbassare la guardia sul protezionismo, ha detto il presidente dell’Antitrust. Nel nostro Paese i vincoli di finanza pubblica, giustamente considerati dal governo - afferma Catricala’ - ci mettono di fronte a una scelta obbligata e virtuosa: possiamo solo incoraggiare le liberalizzazioni e lo sviluppo di autonome iniziative imprenditoriali”. L’attenzione e’ in particolare rivolta a banche e assicurazioni. “La reputazione degli istituti di credito sta pagando una trasparenza spesso troppo scarsa nei confronti dei clienti”, ha detto ancora l’Authority. I consumatori lamentano prassi contrattuali spesso troppo articolate e difficilmente comprensibili. Proprio per questo motivo, ha spiegato l’Antitrust, “vanno fatti ulteriori passi in avanti sulla strada della trasparenza, intrapresa solo ora con timidezza”. Catricala’ ha, quindi, ricordato l’azione intrapresa contro quelle banche che “potendo praticare la surroga dei mutui a costo zero, come previsto dalla legge, offrivano invece soluzioni onerose”. Ma non e’ solo colpa delle norme: in questi giorni la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, e’ stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente. Capitolo a parte per la class action. Per “la resistenza di pochi”, la nuova normativa “stenta a trovare la giusta considerazione. “L’anno scorso - ha detto il Garante - avevamo auspicato che il rischio dell’entrata in vigore della legge introduttiva servisse a migliorarla. La soluzione che oggi si profila sembra di segno contrario e le associazioni dei consumatori sono rimaste sole nell’affermazione di un principio di civilta’ giuridica”. Sulle assicurazioni, infine, “il ritorno al monomandato (un agente puo’ vendere polizze di una sola compagnia) e’ stato accantonato dopo essere stato proposto nel ddl Sviluppo. Il provvedimento, che doveva essere approvato alla Camera senza ulteriori modifiche, ora sembra di nuovo un cantiere aperto. Segno che anche questo pericolo non e’ scampato. Invece sta per sparire la possibilita’ di disdire la polizza auto ogni anno per cercare offerte migliori”, ha concluso Catricala’. 10 voti - » Vota questa notizia »

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Crisi, la luce in fondo al tunnel (sezione: Revoca fidi)

( da "Vita non profit online" del 17-06-2009)

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Crisi, la luce in fondo al tunnel Reading time: 3 minutes --> di Stefano Arduini - pubblicato il 17 Giugno 2009 alle 11:57 Il governatore Draghi incomincia a parlare del dopo-crisi. J'accuse dell'Antitrust: la recessione non cada sulle spalle dei consumatori La crisi con gli interventi di Draghi e Catricalà campeggiano su tutti i quotidiani oggi in edicola. La rassegna stampa parte da qui. Oggi la rassegna stampa si occupa anche di: STRASBURGO ABRUZZO LEGA RELIGIONI BIOTETICA Doppia pagina per LA STAMPA sulla situazione economica. Apertura sui dati dell'inflazione "Inflazione allo 0,9%. Mai così giù dal '68". Scrive Luca Fornovo: «Questo crollo dell'inflazione, come rileva peraltro l'Istat, è stato innescato dal calo dei prezzi dei carburanti (-18% in media) e dei trasporti. Di qui il timore, più che giustificato, delle associazioni dei consumatori, il Codacons, in testa, che il calo dell'inflazione sia illusorio, una diminuzione virtuale dovuta al comparto energia" (...) Adusbef, Codacons, Federconsumatori e Adoc continuano infatti a puntare il dito contro i rincari degli alimentari, che, nonostante la decelerazione di maggio, mostrano ancora rialzi sopra il 2%. Solo per gli alimentari infatti, calcola il Codacons, si dovranno sborsare 420 euro in più nel 2009. (...) Mentre Coldiretti, Cia e Confagricoltura denunciano invece "forti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola": a fronte del +2,5% misurato dall'Istat per gli alimentari nelle campagne si assiste infatti a un calo del 12,7% dei prezzi agricoli». In appoggio un servizio dal Centro Commerciale Le Gru di Torino, con le voci dei consumatori che proprio questo calo dell'inflazione non lo sentono. Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per le Onlus, in una delle due interviste in appoggio (l'altra è a Luca Paolazzi, Confindustria), conferma: «Altro che aumento del reddito. Le famiglie, soprattutto quelle di ceto medio-basso, stanno molto peggio». Secondo Zamagni «i provvedimenti del governo, la mobilitazione della Chiesa e il calo dell'inflazione hanno provveduto, anche se in termini minimi, a migliorare le condizioni di vita dei più poveri. I più ricchi, non essendo costretti a rinunciare ai proprio risparmi, non perdono di fatto nulla. Chi ci perde, molto, sono le famiglie che stanno in mezzo alla forbice». Il monito di Catricalà invece è nelle pagine di economia, a pag. 33. Roberto Giovannini così sintetizza l'intervento del presidente dell'Antitrust: «Le banche? Devono fare passi avanti verso una trasparenza "compromessa" da contratti incomprensibili. Le imprese? Tentano un ritorno alle protezioni, e c'è il rischio che "i costi della crisi siano riversati sui consumatori". Il Parlamento? C'è uno "stillicidio" di norme "volte a restaurare gli equilibri del passato". Qualche prova dell'offensiva parlamentare in corso contro le liberalizzazioni? Catricalà non si tira indietro. Le misure che riguardano l'abolizione delle parafarmacie (in 3 anni ne sono state aperte circa 3.000 con sconti su alcuni farmaci superiori al 22%). L'abrogazione della facoltà di recesso annuale nei contratti assicurativi. La cancellazione dei tetti antitrust per l'importazione di gas, come richiesto esplicitamente dall'Eni di Paolo Scaroni". Il vicedirettore del CORRIERE DELLA SERA Dario Di Vico firma un pezzo in prima pagina sulla protesta degli artigiani di Varese, una delle zone più ricche d'Europa: "La crisi e gli artigiani ribelli di Varese". L'allarme più forte arriva da Jerago con Orago, dove 300 artigiani e piccoli imprenditori si sono riuniti per sfogare le loro ansie: «L'autunno ci fa paura, qui chiuderanno duemila ditte». Il governo? «Ci sono aiuti solo per i soliti noti». Come spiega Di Vico ad organizzare l'adunata è stato un piccolo imprenditore metalmeccanico, Alberto Vanzini. Fra i partecipanti anche i comitati spontanei di "Imprese che resistono" nati tra Torino e Cuneo, il sindaco Pdl, anche lui partita iva, il senatore leghista come il rappresentante della provincia e l'assessore regionale formigoniano Raffaele Cattaneo. Nell'assise c'è perfino chi loda la Cina: «è diventata grande perché ha sostenuto le piccole e medie imprese». Dedicata al tema crisi anche l'apertura delle pagine economiche: "«I governi inizino a pensare al dopo crisi»" dice il governatore della Banca d'Italia. Scrive il CORRIERE riportando il pensiero di Draghi: «Le difficoltà non sono finite e non si è tornati alla normalità...ma si tratta di progettare subito quello che andrà fatto nel medio periodo, su almeno due grandi filoni: regole per ricostruire un sistema finanziario più robusto e meno soggetto al rischio sistemico e una strategia di uscita da politiche di bilancio eccessivamente espansionistiche e dalle micropolitiche a sostegno delle banche». In rilievo infine che l'intervento dell'Antitrust che con Antonio Catricalà dice: "«I consumatori non paghino la crisi»". "L'accusa dell'Antitrust «Leggi contro i consumatori»: è il titolo d'apertura de LA REPUBBLICA che nell'occhiello collega la requisitoria di Catricalà con il monito del governatore Draghi. Liberalizzazioni tradite, stillicidio di leggi restauratrici, reputazione delle banche compromessa: sono i tre punti critici secondo il presidente Antitrust che avverte: la crisi rischia di scaricarsi sui consumatori «un pericolo latente in tutti i mercati ma che si manifesta in modo particolare in quelli caratterizzati da intrecci e posizioni dominanti» (e il riferimento è alle farmacie, al gas, alle assicurazioni). Italia paese in cui la resistenza di pochi vince sugli interessi di molti (vedi class action). Gaudio dei consumatori, mentre critici i rappresentanti ad esempio delle banche. Secondo Faissola dell'Abi la reputazione delle banche è bassa per «fattori mediatici». Il dossier, "Stop su polizze, credito e farmacie controrivoluzione a danno dei cittadini", è firmato da Luca Iezzi. in sostanza conferma le tesi Antitrust: il governo Pdl nei fatti ha depotenziato le liberalizzazioni e dà retta alle corporazioni, a cominciare dalla farmaceutica. Non è solo colpa delle norme, però: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, è stata in pratica sostituita da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente... Alla relazione dell'Antitrust il SOLE24ORE dedica un pezzo a pagina 4 in cui si sottolinea l'appello alle fondazioni nella gestione dei servizi locali: visto che le liberalizzazioni «arrancano» anche per le resistenze opposte dalle amministrazioni locali, occorre non abbassare la guardia per tutelare una vera concorrenza. Per questo occorre secondo Catricalà spezzare i «monopoli» e «i gruppi tutori di interessi di categoria» magari proprio coinvolgendo le fondazioni, che «hanno dimostrato di fare bene nella modernizzazione delle banche» e che «svolgono una importante funzione di sostegno all'economia». Sul MANIFESTO "Concorrenza indesiderata" è il titolo dell'articolo dedicato all'intervento di Catricalà che viene riassunta nel catenaccio nella frase «Il mercato competitivo richiede più regole e presìdi». Nell'articolo di Francesco Piccioni si legge: «Non sempre è confortante vedere che la realtà può essere negata con un piccolo click ideologico. Così può accadere che il liberismo sia globalmente messo in discussione da una crisi senza precedenti mentre esistono istituzioni funzionanti che hanno ancora inscritta nel loro dna la fede assoluta nei principi del "libero mercato". è il caso dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (sbrigativamente chiamata Antitrust) il cui presidente - Antonio Catricalà - ha tenuto ieri, nella sala della Lupa la sua relazione annuale. Una relazione-testimonianza ideale già nel saluto, quando Catricalà ricorda come "soprattutto in ragione della crisi finanziaria ed economica, più volte l'Autorità sia stata chiamata a riaffermare che concorrenza sviluppa nuova ricchezza da investire e da distribuire". Per lui deve essere stato un anno durissimo, con gli imprenditori mondiali scatenati nel chiedere dosi crescendi di "interventi di stato"». E prosegue: «Aleggia il profumo dell'appello irrealizzabile quando Catricalà definisce il "restituire al mercato attività così rilevanti per la nostra economia" come la "soluzione più efficace". Tanto che il soggetto chiamato a svolgere "un ruolo determinante nella prima fase di privatizzazione" viene individuato nelle "fondazioni", non nelle imprese. Del resto chi mai si è fatto avanti per gestire i trasporti pubblici urbani? (...)». Tra i moniti e gli appelli al governo, alle imprese e alle banche esposti dal presidente dell'Authority Catricalà, ITALIA OGGI mette ben in evidenza quelli più liberisti e quelli che riguardano le banche, l'industria farmaceutica, quella assicurativa e quella della distribuzione del gas. La frase di Catricalà:« In parlamento va scoraggiato lo stillicidio di iniziative volte a restaurare gli equilibri del passato» è citata due volte. L'authority, ricorda l'articolo intitolato "Liberalizzazioni, monito Antitrust", dall'inizio del 2008 ad aprile 2009, ha comminato sanzioni per 83 milioni di euro di cui, secondo i dati pubblicati in una altro articolo di approfondimento "Antitrust, multe per 37 milioni alla pubblicità", 37 milioni di multa sono stati inflitti ai mezzi di comunicazioni per pratiche commerciali di pubblicità scorrette e ingannevoli. Per quanto riguarda i mezzi su cui sono stati diffusi i messaggi finiti sotto esame dell'antitrust «si segnala il boom di Internet. Sono 76 i procedimenti istruttori condotti per 67 violazioni accertate. Seguono la carta stampata e periodica ( 76 procedimenti, 93 nel 2007 e 62 violazioni) stampati( 50 e 45), la tv Nazionale ( 18 e 17), la confezione dei prodotti ( 12,20), il telefono ( 10 messaggi con 10 condanne), la pubblicità esterna (nove messaggi tutti condannati), la tv Locale ( sette messaggi, sei violazioni)». "Il conto della crisi non sia a carico dei consumatori" titola AVVENIRE la pagina 25. A mettere in guardia il Parlamento è il presidente dell'antitrust Antonio Catricalà che, presentando alla Camera la relazione annuale, ha denunciato un dietrofront sulla via delle liberalizzazioni: un ritorno al protezionismo e apolitiche restrittive è un errore, sostiene. Complici nella frenata dell'apertura dei mercati anche le Regioni, le categorie e le banche. Il risultato? L'inflazione è diminuita meno che altrove. Nel mirino, alcune iniziative legislative in corso che secondo il garante sarebbero, se approvate, emblematiche di un passo indietro: prima fra tutte la distribuzione farmaceutica. «Non capisco», commenta Pierluigi Bersani, «come in piena crisi si discuta di chiudere le parafarmacie, spero che il governo faccia marcia indietro». Parliamo infatti di una quota di mercato pari al 6% che occupa 5mila lavoratori. Catricalà cita poi il settore assicurativo: l'abrogazione della facoltà di recesso annuale nei contratti contribuirà a ingessare un mercato già poco aperto. E ancora, la distribuzione del gas e la class action riveduta e corretta. Liberalizzazione pollice verso anche per le Regioni anche limitano gli orari dei negozi e vietano l'apertura di nuove pompe di benzina. Mentre la liberalizzazione dei servizi pubblici locali non nemmeno mai partita. Insomma, ne esce il quadro di un sistema economico «dove vincono i piccoli o i grandi privilegi di chi sta dentro e che resta sfavorevole allo sviluppo di nuove di nuove iniziative imprenditoriali, danneggiando i consumatori». A proposito di inflazione, è proprio uno dei due nodi richiamati da Draghi ("«Ora un piano per il dopo-crisi»"), insieme all'indebitamento, di un'eventuale exit strategy per uscire dalla crisi. Un piano per gestire la riduzione del debito pubblico e il graduale abbandono delle attuali forti iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali, sono le misure che vanno messe in cantiere. Il governo potrebbe far prevedere il Dpef da un decreto economico, dove la misura maggiore potrebbe essere la riedizione dello scudo fiscale con un'aliquota del 7%. Per le imprese non si esclude una detassazione degli utili, mentre sui crediti vantati verso lo Stato ci sarà una decisione nelle prossime due settimane. E inoltre sui giornali di oggi: STRASBURGO SOLE24ORE - "Per Mauro avanza l'ipotesi della presidenza del Ppe": questo uil titolo di un pezzo di analisi sul post voto a Strasburgo e i riequilibri in seno ai partiti maggiori. In ballo ci sono diverse caselle importanti, come la presidenza - ovvio - della Commissione stessa, del Parlamento europeo e del Ppe. Per la prima poltrona in pole position c'è l'attuale presidente Barroso, mentre per la seconda dovrebbero giocarsela il polacco Jerzy Busek e l'italiano Mario Mauro. Ago della bilancia però non sarà, come sperato da Berlusconi, il Pdl italiano ma come sempre i tedeschi, rimasti primo gruppo all'interno del blocco popolare, e pare che siano decisi ad appoggiare il polacco; la Francia pure conta molto, ma non si è ancora espressa. Se Mauro dovesse fallire l'obiettivo numero uno, scrive il SOLE, gli rimarrebbe la presidenza del Ppe. In ogni caso, sbaglierebbe chi sottovalutasse la questione, perché «l'Italia del Cavaliere ha tutto l'interesse ad andare lancia in resta alla guerra delle euro-poltrone». ABRUZZO CORRIERE DELLA SERA - Con una foro in prima pagina e un servizio all'interno il giornale dà spazio alla protesta dei terremotati che dicono: "Ci avete umiliati e traditi". Epifani: sotto le tende il 70% sono anziani. Il sit in ha scandito cori contro le «promesse mancate del governo». Replica il sottosegretario Bertolaso: "Sono attacchi elettorali. I soldi ci sono e i rimborsi partiranno". IL MANIFESTO - La foto della manifestazione dei terremotati abruzzesi davanti a Montecitorio con il titolo "Area sismica" è l'apertura scelta da IL MANIFESTO per oggi. «La rabbia degli sfollati abruzzesi arriva a Montecitorio. Tra sit-in e blocchi stradali duemila terremotati fanno sentire la propria voce contro il decreto per la ricostruzione, chiedendo più finanziamenti e meno autoritarismo. Ma il governo non fa marcia indietro. Mentre Berlusconi prepara per oggi a L'Aquila l'ennesimo show» è la sintesi dei temi trattati alle pagine 2 e 3. Allo stesso tema è dedicato anche l'editoriale di Gabriele Polo "Yes, we camp!". «(...) Secondo il governo i terremotati d'Abruzzo dovrebbero affidarsi a qualche "gratta e vinci" in più per veder risollevare le loro case; confidare nelle disposizioni del presidente del consiglio per essere risarciti dei danni subiti; aspettare le ordinanze di Bertolaso per sapere se e dove ci saranno scuole in cui studiare, uffici e fabbriche in cui lavorare. Quanto ai loro amministratori locali, il ruolo previsto è di farsi da parte, o fare i passacarte. (...)». Polo ricorda come ieri i terremotati hanno cercato di spiegare al paese la loro situazione «anche senza la copertura mediatica su cui può invece contare Berlusconi» e conclude che i terremotati «hanno dallo loro le conoscenze per contestare i bluff berlusconiani e una possibilità. Un G8 che il presidente del consiglio vorrebbe vetrina di propaganda, ma che potrebbe invece essere palcoscenico di un fallimento sotto gli occhi del mondo. Comunicarlo nel modo giusto sarà decisivo. "Yes, we camp", c'era scritto su uno degli striscioni di ieri: che ha detto che solo Berlusconi sa usare le televisioni?». IL GIORNALE-Sull'Abruzzo IL GIORNALE monta la polemica con un reportage dal resort Borgo il Castello: qui il sindaco dell'Aquila ha trovato casa dopo il terremoto, insieme alle cinque famiglie di fratelli della moglie. Per la famiglia del primo cittadino, invece della tenda, c'è una villa di 110 mq, piscina con idromassaggio, giardino vista mare. Valore 400mila euro. Un po' meno bene ai parenti: in appartamenti da 250mila euro. Nessuna raccomandazione, dice Romano Marinelli, uno dei due proprietari della struttura (59 tra ville e appartamenti): «I nominativi ci sono stati forniti dalla Protezione civile» LEGA IL MANIFESTO - Nelle pagine di "politica e società" viene dato spazio all'ultima sparata della Lega sugli immigrati «Sparate leghiste: "no ai bivacchi stranieri nei parchi"» è il titolo di un articolo che riporta le dichiarazione dell'assessore al territorio della Regione Lombardia Davide Boni della Lega. «è inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano stranieri che sostano nei giardini pubblici ad ogni ora del giorno e della notte, come avviene ormai da qualche giorno in piazza Oberdan. Chi non è in regola e non ha i mezzi di sostentamento deve essere allontanato dal nostro paese (...)» cita IL MANIFESTO che scrive: «L'assessore del Carroccio dovrebbe sapere che gli stranieri che "bivaccano" in piazza Oberdan sono rifugiati politici del Corno d'Africa che da mesi lottano per avere un tetto sopra la testa. E che in quanto richiedenti asilo non possono essere cacciati dall'Italia. A ricordaglielo è il vicesindaco di Milano De Corato che per risolvere il problema chiede l'intervento del ministro Maroni». L'ultima stoccata è sull'efficienza del capoluogo lombardo «A proposito di emergenze vere, ieri a Milano si è registrato il quinto incidente che ha coinvolto dei tram nel giro di pochi mesi. Leghisti, Comune e Atm non ci pensano: ossessionati come sono dalla smania di controllare gli stranieri che sul tram ci salgono (...) Poco importa che i pendolari di Rho rimangano senza treno perché la loro fermata è stata soppressa in nome dell'Expo. Basta prendersela con gli stranieri e tutti i problemi spariscono per magia». IL GIORNALE - Punta tutto sulla politica interna e i ballottaggi il quotidiano della famiglia Berlusconi. L'apertura è dedicata a Umberto Bossi, con un'intervista di Mario Giordano. Bossi conferma il patto d'acciaio con il PdL, la svolta sociale della Lega, chiede le gabbie salarali e dice «la Lega deve essere vicina ai lavoratori. Per questo ha fatto i salti mortali per avere il sindacato». La perla è una battuta sul Noemigate: «Non ci credo. Va bene che adesso c'è il Viagra. Ma dove trova il tempo? Io non trovo neanche il tempo per andare al cesso». RELIGIONI AVVENIRE - "«Credenti insieme per un mondo di pace». A Roma il «G8 delle religioni». Napolitano: senza valori spirituali non vinceremo la crisi". Il presidente della Repubblica riceve, insieme a Franco Frattini, al Quirinale i partecipanti al IV Summit dei 129 leader delle grandi religioni mondiali in occasione del G8. Convivenza, dialogo, rispetto della diversità, collaborazione pacifica, solidarietà, libertà e responsabilità: senza questi valori «non c'è prospettiva, non c'è sviluppo», ha detto il capo dello Stato. «Sentiamo che in questa crisi economico-finanziaria globale sono in gioco grandi scelte e grandi valori: se guardiamo alla cause e anche agli sforzi da mettere in atto per superarla, ci rendiamo conto che è essenziale un ristabilimento di valori spirituali e morali che sono stati largamente assenti dalle terminazioni dei soggetti economici e politici». Senza concessioni a «pericolose confusioni tra politica e religione nella piena autonomia dell'una e dell'altra sfera», ha però riconosciuto la «dimensione pubblica e il valore pubblico» del «fatto religioso». Fanno eco i leader spirituali, dal cardinale Jean Luis Tauran che mette l'accento sul valore della persona, al patriarca della chiesa etiopica, Abuna Paulos, che inviata a mettere le risorse mondiali al servizio del bene. BIOETICA AVVENIRE - Due pagine (la 8 e la 9) sotto l'occhiello "La difesa della vita". Dopo il documento della Fnomceo, Federazione nazionale dell'ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri che ha dichiarato alimentazione e idratazione «atti medici», scendono in campo le associazioni delle famiglie delle persone in stato vegetativo o di minima coscienza. La richiesta: «La società scientifiche ascoltino anche noi». Paolo Fogar e Gianpietro Salvi, presidenti rispettivamente della Fnatc, la Federazione nazionale associazioni trauma cranico, e La Rete - Associazioni riunite per il trauma cranico e le gravi cerebrolesioni acquisite, si rifanno alla carta approvata ad aprile nell'incontro a San Pellegrino Terme: va spostata l'attenzione da quella cannula per privilegiare la persona nella sua globalità. Questo il suggerimento che viene dai due coordinamenti nazionali. In calce una lettera aperta che Fulvio De Nigris, direttore del Centro Studi per la ricerca sul coma "Gli amici di Luca", ha inviato al presidente dell'Ordine dei medici Amedeo Bianco e al presidente dell'Ordine dei medici di Bologna Giancarlo Pizza. Seguono a pagina 9 interviste a Roccella, Vincenzo Saraceni, presidente dell'Amci, e Binetti in parte sul documento firmato dai camici bianchi, in parte sul ddl sul fine vita approvato al Senato.

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Credito sotto accusa Ma dall'incontro con le categorie arrivano comunque segnali di disponibilità (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 17-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Credito sotto accusa Ma dall'incontro con le categorie arrivano comunque segnali di disponibilità Mercoledì 17 Giugno 2009, Pronti a collaborare e a sostenere il sistema economico. Ma al tempo stesso obbligati anche a trovare alternative per compensare in qualche modo l'abolita commissione di massimo scoperto. Pena il dissesto dei propri bilanci. Si fonda su questi due cardini la difesa delle banche trevigiane dall'accusa, mossa da industriali e artigiani, di aver rimpiazzato la quota richiesta ai clienti che "sconfinano" oltre il limite del conto corrente con altri balzelli ancor più esosi. Con il rappresentante provinciale dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana, refrattario ad ogni commento, dopo il vertice di ieri mattina in Prefettura, sono Nicola Di Santo e Domenico Dal Mas ha portare all'esterno la voce del mondo del credito nostrano. «Bisogna trovare un punto di accordo - sottolinea il presidente del Credito trevigiano -. Le banche sono imprese e devono fare impresa. L'eliminazione del massimo scoperto ha ridotto gli utili anche della metà. Vogliamo che le aziende bancarie reggano, oppure vogliano che, per fare gli interessi di altre imprese, riducano gli utili fino a zero? Il mercato va sostenuto, è vero, e la banca è un'impresa sociale, ma bisogna fare socialità in modo equilibrato». Senza contare che la commissione, aveva una sua ragion d'essere «Possono esserci degli eccessi, ma come chi supera il limite di velocità è giusto che paghi una sanzione, così chi supera il limite del fido è giusto che paghi qualcosa in più rispetto al tasso ordinario». Le banche rigettano l'imputazione di aver di fatto costituito un cartello, con aumenti generalizzati. «Per quello che riguarda la commissione sull'affidamento, noi non l'abbiamo ancora applicata, ma ritengo che, per una sorta di compensazione di quanto viene ridotto per legge, sia dovuta. - ribadisce Dal Mas, direttore di Banca Treviso -. Ma soprattutto ogni cliente verrà trattato, come è sempre stato, in funzione del merito creditizio, generalizzare è pretestuoso. Allo stesso modo, gli imprenditori non vendono la stessa merce allo stesso prezzo a tutti». Insomma tocca al cliente scegliere chi offre le condizioni migliori. Basterà a convincere la controparte? Giuliano Rosolen, direttore provinciale della Cna, propone un congelamento del nuovo regime di costi, in attesa di trovare un'intesa collettiva, in un prossimo tavolo. Un primo banco di prova delle buone intenzioni espresse da tutti nel salone della Prefettura arriverà a breve: «Le nuove commissioni entreranno in vigore dal 28 di giugno, la prossima riunione è fissata per il 2 luglio... Vedremo come si comporteranno le banche». Gli industriali comunque, dopo le dure critiche del leader Alessandro Vardanega, scelgono di concedere credito agli istituti: «Abbiamo ribadito che da parte nostre ci sarà una ferma difesa delle aziende, che non possono permettersi il ritorno del massimo scoperto: sarebbe come vanificare ciò che il governo ha messo in atto - spiega Maria Cristina Piovesana, vicepresidente di Unindustria con delega al credito e alla finanza -. Però abbiamo riscontrato una certa disponibilità al dialogo e ricevuto assicurazioni che ci sarà attenzione prima di applicare questi eventuali balzelli. Continueremo a confrontarci». Mattia Zanardo

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Massimo scoperto inacettabile (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 17-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

«Massimo scoperto inacettabile» Il vice presidente Ponzetto: «Ci hanno presi in giro, i costi ricandono sulle aziende» Mercoledì 17 Giugno 2009, «Nonostante il Parlamento abbia provveduto a riformarne l'applicazione, con la legge 2 del 2009, la commissione sul massimo scoperto, la percentuale che si paga alle banche quando il conto va in rosso, è tornata, sotto altre voci, penalizzando, inoltre, con maggiori costi le imprese, i cittadini». Lo afferma Lino Ponzetto, riconfermato vice presidente della Cna di Rovigo, il quale commenta che la commissione sul massimo scoperto è uscita dalla porta ed è rientrata dalla finestra, con istituti di credito che di fatto hanno l'hanno sostituita con altre spese e commissioni in molti casi di importo superiore, con metodi di calcolo complicati. «Ci sentiamo presi in giro - dice Ponzetto - . La legge 2/2009 di conversione del decreto legge 185/2008, meglio conosciuta, come "Decreto anticrisi", ha introdotto importanti novità per i clienti delle banche, prevedendo all'articolo 2 bis che la commissione di massimo scoperto possa essere applicata solo sui conti affidati, quelli in cui si è accordato un fido al momento dell'apertura e solo se il debito dura almeno 30 giorni consecutivamente. I nuovi contratti hanno recepito queste disposizioni fin dall'entrata in vigore della legge, per i vecchi contratti, quelli già esistenti al momento dell'entrata in vigore della legge, le nuove disposizioni entreranno in vigore entro fine giugno». In queste settimane stanno, pertanto, arrivando alle imprese, ai cittadini comunicazioni con cui si informa della applicazione di nuove condizioni in cui la commissione massimo scoperto viene sostituita con diverse altre voci a seconda della banca, da "commissione per istruttoria urgente", a "commissione per scoperto di conto", da "recupero spese per ogni sospeso" a "onere per passaggio a debito nel trimestre", per finire con "commissione mancanza fondi"; di certo è che i costi per le imprese, per il cliente salgono e soprattutto sono stati introdotti meccanismi di applicazione delle spese che non si conciliano con il criterio imposto dalla legge che vorrebbe che fossero commisurate all'importo e alla durata della scopertura. «Come Cna - dichiara Ponzetto - abbiamo già coinvolto il ministero dell'Economia perché verifichi il comportamento che alcune banche stanno tenendo considerato che i primi provvedimenti varati dal Governo erano indirizzati verso gli istituti bancari (aumento del fondo di controgaranzia, Tremonti Bond) con l'obiettivo di sostenere le imprese ed invece ci ritroviamo, nel pieno della crisi, con restrizioni del credito alle imprese, un'offerta di servizi bancari tradizionali e conservativi, un appesantimento dei costi per le imprese, tempi lunghi per le istruttorie, aumento degli spread, richiesta di maggiori garanzie, diminuzione del plafond degli affidamenti il che non fanno altro che appesantire l'onere che ogni impresa versa al sistema, rendendole sempre meno competitive. Come Cna riteniamo questo comportamento inaccettabile».

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Mutui congelati contro la crisi (sezione: Revoca fidi)

( da "City" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Mutui congelati contro la crisi Un anno di stop delle rate in conto capitale del mutuo per le piccole e medie imprese toscane. È la risposta alla crisi prevista da un accordo tra Regione Toscana e 15 istituti bancari del territorio, oltre che da Fidi toscana, la finanziaria regionale. "Dodici mesi di respiro - ha detto il presidente Claudio Martini - senza costi aggiuntivi per le imprese per aiutarle a superare la crisi". L'accordo entrerà in funzione al massimo entro settembre. Lo stop delle rate riguarderà le piccole medie imprese toscane che hanno un mutuo ipotecario o chirografaro, in regola con i pagamenti. Nel periodo di sospensione maturano solo gli interessi del debito residuo. Le rate sospese saranno poi messe in coda dopo un anno, così che alla fine il mutuo risulterà allungato di 12 mesi. L'accordo prevede anche condizioni simili per le imprese che hanno in bilancio operazioni di leasing strumentale o immobiliare, o in alternativa le società di leasing si impegnano a rimodulare il contratto. City 18 giugno 2009

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Massimo scoperto, rincari fino al 440% (sezione: Revoca fidi)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Massimo scoperto, rincari fino al 440% Cgia: salasso per le imprese. Confartiginato: Confidi bloccati VENEZIA. «Se non si troverà un punto di incontro con il sistema bancario - dice Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre - l'abolizione della commissione di massimo scoperto rischia di tramutarsi in un vero bagno di sangue per le aziende venete con aumenti, su base trimestrale, a partire dal 280 sino a toccare al +440 per cento». La conferma viene da una simulazione (sulla commissione aggiuntiva agli interessi convezionali applicate a fidi o affidamenti bancari) che la Cgia di Mestre ha fatto prendendo come riferimento le nuove modalità di applicazione della legge 2/2009 che alcune importanti banche, molto diffuse nel Veneto, hanno deciso di praticare. «Per rendere comprensibile la simulazione - prosegue Bortolussi - abbiamo preso come riferimento la posizione di una piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro). Ammontare, quest'ultimo, dato dalla somma di un corrispettivo trimestrale applicato in sostituzione delle vecchie clausole pari a 25 euro e dall'applicazione di un tasso di interesse di mora più il costo giornaliero del sconfinamento pari a 156 euro». A parità di condizioni, vale a dire con ipotesi di sconfinamento di 5mila euro per un periodo di 15 giorni, con l'aumentare della dimensione del fido decollano anche i costi. Se con la vecchia commissione di massimo scoperto l'importo rimaneva fisso a 47,5 euro, con i nuovi costi si arriva a 231 euro per un fido di 30mila euro (+386%). Con 50mila euro di fido, invece, il costo sale a 256 euro (+439%). Sempre sul nodo credito, la Confartigianato del Veneto denuncia che la super cautela degli istituti nell'affrontare i rischi del loro mestiere di fatto blocca i Consorzi fidi di secondo grado (quelli regionali). «è da novembre scorso che la Regione Veneto prima in Italia, ha stanziato ai Consorzi di 2º grado dell'Artigianato 11 milioni per fronteggiare la crisi - denuncia Claudio Miotto -. Da oltre due mesi però, le principali banche non rispondono ai Consorzi che hanno proposto le convenzioni operative. Il motivo è che secondo le banche i tassi concordati non sarebbero, per loro, sufficientemente remunerativi. è uno scandalo».

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Artigiani veneti: Confidi frenati dalle banche (sezione: Revoca fidi)

( da "Arena, L'" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Giovedì 18 Giugno 2009 ECONOMIA Pagina 35 CREDITO. Allarme lanciato da Confartigianato Artigiani veneti: «Confidi frenati dalle banche» Cgia: verso aumenti record per massimo scoperto La Confartigianato Veneto denuncia, in una nota, che le banche «bloccano» la cogaranzia dei Confidi. «Non bastava il credit-crunch, il raddoppio dello spread e la reintroduzione occulta delle commissioni di massimo scoperto», dice Claudio Miotto, presidente regionale di Confartigianato. «Ora la super cautela delle banche nell'affrontare i rischi del proprio mestiere di fatto blocca la possibilità da parte dei Consorzi fidi di secondo grado (quelli regionali) di intervenire con la cogaranzia a favore delle imprese artigiane». Miotto spiega che «è dal novembre del 2008 che la Regione Veneto prima in Italia, ha stanziato ai Consorzi Regionali di 2° grado dell'artigianato 11 milioni di euro per fronteggiare la crisi finanziaria a favore delle imprese artigiane. Da oltre 2 mesi però, le principali banche non rispondono ai Consorzi Regionali, che hanno proposto le convenzioni operative». E, aggiumnge Miotto, «i solleciti cadono nel vuoto. Il motivo è che secondo le banche i tassi concordati non sarebbero, per loro, sufficientemente remunerativi». Confartigianato Veneto punta poi il dito sulla sostituzione della commissione di massimo scoperto (Cms). E proprio l'abolizione della questa rischia di tramutarsi in un vero bagno di sangue per le aziende venete con aumenti, su base trimestrale, a partire dal 280 sino a toccare la soglia del +440%. Lo sostiene l'associazione artigiani Cgia di Mestre che chiede «un punto di incontro con il sistema bancario». La conferma del dato, secondo la Cgia, viene dalla lettura di una simulazione fatta dagli artigiani prendendo come riferimento le nuove modalità di applicazione della legge 2/2009 che alcune importanti banche di livello nazionale, molto diffuse nel Veneto, hanno deciso di praticare alle aziende del nostro territorio. «Per rendere comprensibile la simulazione», rileva Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, «abbiamo preso come riferimento la posizione di una ipotetica piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10.000 euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5.000 euro costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni contrattuali l'aumento sarà di quasi il 280% toccando la soglia di 181 euro». Per Bortolussi con i nuovi costi si arriva a 231 euro per un fido di 30.000 euro (+386%). Con 50.000 euro di fido, invece, il costo sale a 256 euro (+439%).  

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massimo scoperto, rincari fino al 440% (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Venezia, La" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 11 - Economia Massimo scoperto, rincari fino al 440% Cgia: salasso per le imprese. Confartiginato: Confidi bloccati VENEZIA. «Se non si troverà un punto di incontro con il sistema bancario - dice Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre - l'abolizione della commissione di massimo scoperto rischia di tramutarsi in un vero bagno di sangue per le aziende venete con aumenti, su base trimestrale, a partire dal 280 sino a toccare al +440 per cento». La conferma viene da una simulazione (sulla commissione aggiuntiva agli interessi convezionali applicate a fidi o affidamenti bancari) che la Cgia di Mestre ha fatto prendendo come riferimento le nuove modalità di applicazione della legge 2/2009 che alcune importanti banche, molto diffuse nel Veneto, hanno deciso di praticare. «Per rendere comprensibile la simulazione - prosegue Bortolussi - abbiamo preso come riferimento la posizione di una piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro). Ammontare, quest'ultimo, dato dalla somma di un corrispettivo trimestrale applicato in sostituzione delle vecchie clausole pari a 25 euro e dall'applicazione di un tasso di interesse di mora più il costo giornaliero del sconfinamento pari a 156 euro». A parità di condizioni, vale a dire con ipotesi di sconfinamento di 5mila euro per un periodo di 15 giorni, con l'aumentare della dimensione del fido decollano anche i costi. Se con la vecchia commissione di massimo scoperto l'importo rimaneva fisso a 47,5 euro, con i nuovi costi si arriva a 231 euro per un fido di 30mila euro (+386%). Con 50mila euro di fido, invece, il costo sale a 256 euro (+439%). Sempre sul nodo credito, la Confartigianato del Veneto denuncia che la super cautela degli istituti nell'affrontare i rischi del loro mestiere di fatto blocca i Consorzi fidi di secondo grado (quelli regionali). «è da novembre scorso che la Regione Veneto prima in Italia, ha stanziato ai Consorzi di 2º grado dell'Artigianato 11 milioni per fronteggiare la crisi - denuncia Claudio Miotto -. Da oltre due mesi però, le principali banche non rispondono ai Consorzi che hanno proposto le convenzioni operative. Il motivo è che secondo le banche i tassi concordati non sarebbero, per loro, sufficientemente remunerativi. è uno scandalo».

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nuova linfa per le aziende (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 1 - Prato Nuova linfa per le aziende Cna e Confartigianato: «Intervento tempestivo» La sospensione dei mutui per un anno alle piccole imprese piace alle categorie. Soddisfazione anche dei commercianti PRATO. Un anno di sospensione dei mutui per le piccole e medie imprese. Il presidente della Regione ha presentato al palazzo comunale di Prato il provvedimento di congelamento della rata dei mutui per le imprese toscane. Martini ha colto l'occasione per anticipare un ulteriore intervento che sarà esaminato dalla giunta lunedì. Il provvedimento prevede il rifinanziamento, con 11 milioni, del fondo di garanzie per l'accesso al credito. Si tratta di una misura che consentirà di dare una risposta positiva a tutte le imprese che hanno presentato la domanda e che conterrà anche una piccola riforma normativa per favorire l'accesso anche alle piccole e piccolissime imprese, quelle sotto i 18 dipendenti. E immediati sono arrivati i commenti di soddisfazione delle associazioni artigiane pratesi, Cna e Confartigianato, per il pieno accoglimento delle proposte e delle eccezioni rivolte a più riprese al presidente della Regione. Pieno apprezzamento quindi per l'accordo, firmato proprio ieri tra Regione e 15 istituti bancari e società di leasing oltre che da Fidi Toscana che consente la sospensione per 12 mesi delle rate dei mutui e dei leasing, con la sola maturazione degli interessi sul debito residuo e nessuna spesa di istruttoria. Importante anche la prevista istituzione di un comitato di vigilanza che accerti la reale e corretta applicazione dell'accordo da parte degli istituti. Tale provvedimento ha decorrenza immediata e comunque non successiva al prossimo mese di settembre. Apprezzamento ancor più forte è quello che le associazioni manifestano per il rifinanziamento di 11 milioni di euro (dopo i 15 iniziali) per il Fondo garanzia a suo tempo istituito per Fiditoscana, sottolineando l'importanza dell'introduzione di clausole che consentono di tutelare in particolare le piccole imprese con meno di 18 dipendenti. Completano il quadro gli interventi volti a velocizzare i pagamenti della pubblica amministrazione alle aziende fornitrici e l'accordo con l'Inps volto a snellire i pagamenti degli ammortizzatori sociali. «La Regione ha colto in pieno le nostre istanze e le nostre richieste - commenta il presidente di Confartigianato Imprese Prato, Luca Giusti - siamo quindi grati al presidente Martini di aver agito con tempestività, facendo tesoro anche delle critiche che in passato abbiamo rivolto ad alcuni provvedimenti adottati. Siamo soddisfatti in particolare dell'attenzione rivolta alle piccole imprese che rischiavano di venir penalizzate da interventi generici. Questo dimostra che se le nostre critiche vengono interpretate come qualcosa di costruttivo, si può realizzare qualcosa di realmente e concretamente importante per il mondo delle imprese». «Sono consapevole che questi provvedimenti non rappresentino la panacea a tutti i mali del distretto - aggiunge Anselmo Potenza, presidente Cna Artigianato Pratese - Adesso occorre che il Governo centrale faccia la sua parte, mettendo all'ordine del giorno, ad esempio, un intervento legislativo in grado di bloccare le nuove commissioni bancarie sugli affidamenti concessi ma non fruiti. Esprimo comunque sincero apprezzamento per il lavoro svolto dalla Regione». E anche Alessandro Giacomelli, presidente della Confesercenti esprime soddisfazione. «Il provvedimento è il benvenuto in una fase come questa dove anche nel settore del commercio si registrano chiusure e pesanti sofferenze per gli imprenditori. Un atto che può scongiurare il fenomeno dell'usura nel quale commercianti e imprenditori rischiano di cadere per far fronte alle esigenze delle loro aziende».

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stop ai mutui per un anno (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 2 - Toscana Stop ai mutui per un anno Boccata d'ossigeno per le imprese grazie all'intesa banche-Regione Nei 12 mesi maturano solo gli interessi del debito residuo di Elisa Di Lupo FIRENZE. La crisi continua a mordere, Regione e banche rispondono con una misura concreta, rivolta alle migliaia di piccole e medie imprese toscane che si trovano in difficoltà: un azzeramento per un anno delle rate del mutuo, una boccata d'ossigeno per chi ha problemi di liquidità o momentanei cali di fatturato. Il tutto senza aggravi per l'impresa che rinvia di 12 mesi il suo debito. L'iniziativa, siglata ieri nella sede della Regione, mette d'accordo la Giunta, una quindicina di istituti bancari del territorio e la finanziaria regionale Fidi toscana, che può intervenire per concedere garanzie sussidiarie. Funziona così: lo stop delle rate riguarderà le pmi toscane che hanno attivo un mutuo ipotecario o chirografaro (senza garanzie reali), in regola con i pagamenti. Nel periodo di sospensione maturano esclusivamente gli interessi del debito residuo. Le rate sospese saranno poi messe in coda dopo un anno, così che alla fine il mutuo risulterà allungato di 12 mesi. Ma l'iniziativa prevede anche condizioni simili per le imprese che hanno in bilancio operazioni di leasing strumentale o immobiliare, o in alternativa le società di leasing si impegnano a rimodulare il contratto. Gli interventi potranno riguardare sia la temporalità che la struttura del piano finanziario attivo. Le misure riguardano tutte le imprese, da quelle turistiche a quelle meccaniche, previo svolgimento di apposita istruttoria da parte delle banche che verificheranno il possesso dei requisiti. L'accordo entrerà in funzione velocemente o al massimo entro settembre e avrà validità fino alla fine dell'anno, anche se sarà prorogabile nel caso in cui la crisi continuasse in maniera significativa. Tra le banche aderenti Cassa di Risparmio di Carrara, Banco di Lucca, Banca Popolare di Lajatico, Banca del Monte di Lucca, Banca Popolare dell' Etruria e del Lazio, Banca Federico del Vecchio Spa, Banca di Credito Cooperativo di Fornacette, Monte dei Paschi di Siena, CariPrato Cassa di Risparmio di Prato, Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia e altre. Per il presidente della Regione Claudio Martini si tratta di dodici mesi di respiro, senza costi aggiuntivi per le imprese, per aiutarle a superare questo difficile momento. «Ma altre novità - dice - sono in arrivo: lunedì aumenteremo di 11 milioni di euro il fondo liquidità per le aziende in funzione che ammonta ora a 15,5 milioni. La Giunta sta anche discutendo di procedure per velocizzare il pagamento dei fornitori da parte delle pubbliche amministrazioni». L'accordo firmato ieri si aggiunge a una serie di misure già in atto con le quali la Regione ha cercato di tamponare gli effetti più dirompenti della crisi. Per esempio il fondo di garanzia da 48,5 milioni di euro: sono oltre 1900 le pratiche già istruite su oltre 2600 domande; oltre 500 i milioni di euro di prestiti richiesti. E per i privati c'è una tantum di 1650 euro per chi ha perso il lavoro e non può contare su alcun ammortizzatore sociale.

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L'accusa di Confartigianato (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere del Veneto sezione: PRIMAPAGINA data: 18/06/2009 - pag: 1 Miotto: «Ci bloccano i Consorzi fidi». La Cgia: «Commissioni quadruplicate» L'accusa di Confartigianato «Le banche violano i patti» VENEZIA Imprenditori grandi e piccoli, consumatori e politici, tutti a scaricare nuove critiche sul sistema bancario. In pochi giorni, da quando a Treviso prima la Cna e poi Unindustria hanno smascherato gli apparentemente innocui trucchi contrattuali con cui le banche «compensavano» le mancate entrate della commissione di massimo scoperto, il tiro al bersaglio contro gli istituti è diventato concentrico. Anche se parallelamente il leader di Confindustria veneto sta per firmare un protocollo d'intesa vincolante tra imprese e istituti sulla gestione del credito. Ad aprire il fuoco, nella sola giornata di ieri, ha iniziato la Confartigianato del Veneto con la segnalazione di un blocco nelle risposte ai Consorzi di garanzia fidi. A PAGINA 4 Favero

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Confartigianato: le banche violano i patti (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere del Veneto sezione: PRIMOPIANO data: 18/06/2009 - pag: 4 Confartigianato: le banche violano i patti Miotto: ci bloccano i Consorzi fidi. La Cgia: quadruplicati i costi delle commissioni VENEZIA Imprenditori grandi e piccoli, consumatori e politici, tutti a scaricare nuove critiche sul sistema bancario. In pochi giorni, da quando a Treviso prima la Cna e poi Unindustria hanno smascherato gli apparentemente innocui trucchi contrattuali con cui le banche «compensavano » le mancate entrate della commissione di massimo scoperto, il tiro al bersaglio contro gli istituti è diventato concentrico. Anche se parallelamente il leader di Confindustria veneto sta per firmare un protocollo d'intesa vincolante tra imprese e istituti sulla gestione del credito. Ad aprire il fuoco, nella sola giornata di ieri, ha iniziato la Confartigianato del Veneto con la segnalazione di un blocco nelle risposte ai Consorzi di garanzia fidi, da parte delle banche, nonostante gli accresciuti margini di sicurezza sugli affidamenti oggi arrivati al 70% grazie anche allo stanziamento di 11 milioni deciso nel novembre scorsi dalla Regione Veneto. «Ci dicono - spiega il presidente dell'associazione artigiana, Claudio Miotto - che i tassi concordati non sarebbero sufficientemente remunerativi. E' uno scandalo che il sistema bancario non faccia alcuno sforzo per aiutare le imprese bloccando di fatto uno strumento in grado di garantire affidamenti per ben 200 milioni di euro». «Ci farebbe piacere - rincara Mario Citron, presidente del Consorzio regionale di garanzia per l'artigianato - che le banche, locali e non, mettessero sulle nostre proposte di convenzione la stessa attenzione che hanno dato all'individuazione del balzello con cui intendono sostituire la commissione di massimo scoperto». Rilievi che però sorprendono il responsabile della commissione regionale dell'Abi, Ferdinando Brandi. «Abbiamo tutto l'interesse ad operare con un sistema economico funzionante. In nessun colloquio con le banche abbiamo registrato la volontà di non lavorare con i confidi». Se è proprio con l'Abi che Confindustria Veneto sta intanto lavorando per giungere ad accordi vincolanti, la Confartigianato, apprezzando l'intenzione, propone di aggregarsi al dialogo. «Siamo disponibili a portare il nostro contributo di proposte - dice ancora Miotto - anche perché il tempo stringe e sarebbe il caso di rasserenare i rapporti con il credito, forse inquinati da prese di posizione a volte qualunquiste». La matematica tuttavia non è un'opinione ed a rimettersi alla calcolatrice per schematizzare con una simulazione gli effetti dei nuovi costi introdotti dalle banche in luogo della commissione di massimo scoperto è l'ufficio studi della Cgia di Mestre. Il risultato è che uno sconfinamento di 5 mila euro per 15 giorni costa dai 181 ai 256 euro, a seconda che il fido sia di 10 o 50 mila euro. In termini percentuali vuol dire che, rispetto a prima, si paga dal 280% al 440% in più. «Se non si troverà un punto di incontro con il sistema bancario - rileva Giuseppe Bortolussi, segretario dell'associazione artigiana - l'abolizione della commissione di massimo scoperto rischia di tramutarsi in un vero bagno di sangue». Che va ad aggiungersi alle sofferenze già esistenti. Franco Manzato, vicepresidente della Regione Veneto, cita a questo proposito le oltre 300 chiamate giunte al numero verde istituito da Palazzo Balbi tre mesi fa per consentire alle aziende di segnalare eventuali problemi nel rapporto con il sistema del credito. «Un dato - non esita a sottolineare - che è indice di un forte scollamento tra mondo imprenditoriale e banche. Le quali, a loro discolpa, sostengono di essere a loro volta imprese e dunque di lavorare per realizzare degli utili. Nulla da obiettare, non fosse che gli istituti di credito, peraltro beneficiari di sostanziosi aiuti governativi, si collocano proprio all'origine di questa crisi». Il vicegovernatore ricorda a questo proposito il 12 miliardi di euro pubblici messi a disposizione delle banche sotto la forma di Tremonti Bond. Una stampella inventata proprio per rimettere il sistema finanziario nelle condizioni di tornare a fare la sua parte: «Le banche, cioè, devono essere parte di una strategia collettiva che coinvolga impresa, lavoratori e politica. Non si può chiedere il sostegno del governo e poi fingere di ignorare di far parte di un sistema ». Gianni Favero \\ Franco Manzato Non si può chiedere sostegno al governo e poi ignorare di far parte di un sistema \\ Giuseppe Bortolussi La commissione di massimo scoperto rischia di rivelarsi un bagno di sangue

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massimo scoperto, rincari fino al 440% (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino di Padova, Il" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 15 - Economia Massimo scoperto, rincari fino al 440% Cgia: salasso per le imprese. Confartiginato: Confidi bloccati VENEZIA. «Se non si troverà un punto di incontro con il sistema bancario - dice Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre - l'abolizione della commissione di massimo scoperto rischia di tramutarsi in un vero bagno di sangue per le aziende venete con aumenti, su base trimestrale, a partire dal 280 sino a toccare al +440 per cento». La conferma viene da una simulazione (sulla commissione aggiuntiva agli interessi convezionali applicate a fidi o affidamenti bancari) che la Cgia di Mestre ha fatto prendendo come riferimento le nuove modalità di applicazione della legge 2/2009 che alcune importanti banche, molto diffuse nel Veneto, hanno deciso di praticare. «Per rendere comprensibile la simulazione - prosegue Bortolussi - abbiamo preso come riferimento la posizione di una piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro). Ammontare, quest'ultimo, dato dalla somma di un corrispettivo trimestrale applicato in sostituzione delle vecchie clausole pari a 25 euro e dall'applicazione di un tasso di interesse di mora più il costo giornaliero del sconfinamento pari a 156 euro». A parità di condizioni, vale a dire con ipotesi di sconfinamento di 5mila euro per un periodo di 15 giorni, con l'aumentare della dimensione del fido decollano anche i costi. Se con la vecchia commissione di massimo scoperto l'importo rimaneva fisso a 47,5 euro, con i nuovi costi si arriva a 231 euro per un fido di 30mila euro (+386%). Con 50mila euro di fido, invece, il costo sale a 256 euro (+439%). Sempre sul nodo credito, la Confartigianato del Veneto denuncia che la super cautela degli istituti nell'affrontare i rischi del loro mestiere di fatto blocca i Consorzi fidi di secondo grado (quelli regionali). «è da novembre scorso che la Regione Veneto prima in Italia, ha stanziato ai Consorzi di 2º grado dell'Artigianato 11 milioni per fronteggiare la crisi - denuncia Claudio Miotto -. Da oltre due mesi però, le principali banche non rispondono ai Consorzi che hanno proposto le convenzioni operative. Il motivo è che secondo le banche i tassi concordati non sarebbero, per loro, sufficientemente remunerativi. è uno scandalo».

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prestiti alle imprese, intesa confidi-friuladria (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 2 - Udine Prestiti alle imprese, intesa Confidi-FriulAdria Sottoscritta convenzione che permetterà di agevolare la concessione del credito Presto, chiedere un finanziamento appoggiandosi a Confidi Friuli e Confidimprese Fvg sarà più facile. A rendere le pratiche più snelle e dare ai due consorzi una veste giuridica in tutto simile a quella delle banche sarà la convenzione che Confidi Friuli e Confidimprese Fvg (che insieme garantiscono oltre il 60 per cento dei fidi garantiti in regione) hanno stipulato insieme a Banca FriulAdria. I contenuti dell'accordo saranno illustrati oggi, alle 12, nella sede di Friuladria, nella conferenza stampa durante la quale sarà anche fatto il punto della situazione sulla crisi economica e sulle soluzioni concertate tra sistema di garanzia fidi e istituto di credito. Saranno presenti per Confidi Friuli il presidente Enzo Pertoldi e gli amministratori delegati Giovanni Da Pozzo e Michele Bortolussi, per Confidimprese Fvg il vicepresidente Carlo Tudech e per FriulAdria il vicedirettore generale Giancarlo Magoni. Dei risultati raggiunti dall'inizio dell'anno da Confidimprese, in particolare, si parlerà anche domani, nel corso dell'assemblea separata dei soci della provincia di Udine, in programma a partire dalle 18.45, all'Hotel Là di Moret, in viale Tricesimo 276. «Nel 2009 - ha anticipato il presidente di Confidimprese Fvg, Daniele Nonino - abbiamo registrato una costante crescita sia nel numero dei soci che nell'operatività». Con 6.970 soci in provincia, su un totale di 9.800, il consorzio ha superato i 300 milioni di euro di affidamenti garantiti in essere, con un dato relativo alle sofferenze inferiore all'1 per cento. Alle 18 si terrà l'assemblea straordinaria per le modifiche statutarie da apportare allo statuto per adeguarlo alle normative richieste per gli Intermediari finanziari 107 T.U.B. e a tal riguardo il presidente Nonino conclude: "I primi giorni di luglio presenteremo a Banca d'Italia la domanda per l'iscrizione di Confidimprese all'elenco degli intermediari finanziari ex art. 107 TUB. Trasformandoci in intermediari finanziari vigilati da Banca d'Italia diventeremo automaticamente anche più appetibili per gli istituti bancari poiché la nostra garanzia sarà più pesante, anche rispetto la garanzia 106. Il risvolto pratico" - conclude Nonino - "è che i nostri soci vedranno aumentato il valore della garanzia che sarà parificata a quella di un istituto bancario: e questo significa maggiore facilità a concedere credito e migliori condizioni bancarie".

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In Campania sono attivi 52 Confidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Denaro, Il" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Campania credito In Campania sono attivi 52 Confidi Oggi al Banco di Napoli la presentazione della ricerca di Srm sui consorzi fidi Sergio Governale In Campania sono attivi cinquantadue Confidi, ovvero gli organismi che esercitano attività di garanzia collettiva dei finanziamenti in favore delle imprese socie o consorziate. Lo rivela l'Ufficio Italiano Cambi, che riporta le strutture operative in base all'articolo 155 comma 4 del Testo unico bancario. Oggi i consorzi fidi regionali saliranno sul banco degli imputati in un convegno al Banco di Napoli, dove sarà presentata una ricerca dell'Associazione Srm dal titolo "Confidi, imprese e territorio: un rapporto in evoluzione. Le prospettive per il Mezzogiorno" alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega al Cipe, Gianfranco Micciché. I Confidi campani infatti sono troppi e troppo piccoli, non in grado cioè di supportare adeguatamente le imprese. "Nessuno di loro è in grado di rappresentare le garanzie che la banca richiede", spiega il direttore generale dell'istituto di credito di via Toledo Antonio Nucci poche settimane fa. Esponenti dell'Università, delle imprese e delle banche si confronteranno sul passaggio dalla normativa di Basilea uno a quella di Basilea; sulla filiera della garanzia e il rapporto con l'industria del credito; sulle caratteristiche economico-finanziarie delle Pmi del Mezzogiorno e dei Confidi meridionali. Interverranno tra gli altri Maurizio Maddaloni, vice presidente di Confcommercio con delega al Mezzogiorno, Giuseppe Calcagni, presidente del Confidi Napoli, Rosario Caputo, numero uno di Gafi Sud, e Lucio Donadio, leader del Confidi Pmi Campania. Le strutture regionali Alfa Confidi Conaga Ga.fi Sud Centrale Garanzia Fidi Confidi Pmi Campania Cooperativa Garanzia Sannio Artigiancredito Co.fi Avellino Creditart Unimpresa Fidi Confcredito Agrifidi Caserta Confidi della Provincia di Napoli Coop. artigiana Provincia di Salerno Coop. artigiana Vallo di Diano Coop. artigiana Cilento Artigianfidi Salerno Coop. Don Bruno Mariani Avellino Ascom Fidi Provincia di Caserta Confidi Salerno Cidec Confidi Campania Consorzio Cofidi Eboli Ambra Confidi Gamma Coop. Artigiana Impresa Confidi Torre del Greco Apifin della Provincia di Salerno Consorzio Fidi Benevento Consorzio Api Campania Fidi Agriconfidi Campania Salerno Sofia Benevento Cooper Fidi Campania Artigian Casa Napoli Cofimpi Cava de' Tirreni Consorzio Fidi Creditpesca Consorzio Campania Fidi Co.fi.ti del Tirreno Salerno Coop. Artigiana Terra di Lavoro Confidi Vallo di Diano Confidi Patto dell'Agro Nocera Inferiore Consorzio Confesercenti Campania Fidi Eurofidi & Servizi Integrati Confidi Cidec Salerno Campania Credito Sorrento Imprefidi Samnium Coop. Commercio e Turismo Napoli Coop. Artigiana Provincia di Napoli Consorzio Fidi Campania Confidi Italia Salerno Consorzio Pmi del Cilento Fidimpresa Coop. Artigiana di Battipaglia Confidimprese Calvi Risorta Italconfidi Coop. Sorrento del 18-06-2009 num.

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Stiamo assistendo a una recrudescenza delle regole di Basilea Due, a una applicazione integral... (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-06-2009)
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Argomenti: Revoca fidi

Stiamo assistendo a una recrudescenza delle regole di Basilea Due, a una applicazione «integralista» delle stesse al punto che anche quanto è nato per favorire l'accesso al credito è divenuto un'arma dietro la quale nascondersi. 1) Le banche ritengono che affidare le aziende con prestito a medio-lungo termine sia non più positivo, anzi la presenza di tale tipologia di indebitamento genera un aggravarsi del rating e questo perché non si ha certezza dell'esistenza di un'azienda tra tre, quattro o più anni. In termini pratici questo significa che per finanziare le attività e gli investimenti, per le banche è meglio indebitarsi a breve (leggasi affidamenti a revoca) e quindi con costi più elevati, con minore certezza di diritto e, soprattutto, con un aggravio in termini di cash-flow spropositato rispetto ai rientri finanziari che quegli investimenti dovrebbero assicurare. 2) Ai fini della determinazione del rating le banche hanno cominciato a considerare quale elemento fondamentale delle loro analisi il cosiddetto «andamentale»: in poche parole ha un peso e notevole ciò che fino a oggi in una logica commerciale non aveva (dico giustamente) un rilievo importante: gli insoluti dei clienti. Oggi quando i clienti di un'azienda non pagano in tempo i loro debiti, e quindi rinviano e posticipano il pagamento delle Ri.ba. o altri effetti, questo per le banche è diventato gravissimo, anche se l'azienda provvede a coprire con proprie risorse quanto non riscosso. Ovviamente gli insoluti sono un indicatore del rating; maggiori sono gli insoluti peggiore è l'andamentale; peggiore è l'andamentale, peggiore è il rating; peggiore è il rating più oneroso è il costo bancario; più è alto il costo bancario, più oneri finanziari e di nuovo peggior rating; tutto questo in un circolo diabolico per giungere alla revoca degli affidamenti, che ovviamente sono a breve. Insomma, le banche valutano opporutno che l'azienda si finanzi con i fornitori. 3) Dal primo luglio i 5 grandi gruppi bancari italiani applicheranno le nuove disposizioni di Banca Italia in termini di erogazione del credito. La conseguenza è che un'azienda che fino al primo luglio aveva un rating 5, dal due luglio, senza che nulla sia cambiato, avrà un rating 7. Sarò pedante e sembra un ritornello ma peggior rating, maggior costo, maggior costo maggiori oneri, maggiori oneri... Ovvero: revoca degli affidamenti a breve. Diabolico. 4) Di fronte alle considerazioni precedenti, gli uomini di banca rispondono: in ogni caso l'imprenditore deve metterci i soldi suoi. Bene, ma la misura non è più un terzo; quanto meno sarà il 60 per cento. Vorrà dire che per produrre un milione di ricavi un imprenditore dovrà investire 600 mila euro. E la crescita? I nuovi investimenti? La risposta è: occorre ridimensionare logistica e risorse. E io mi chiedo come sia possibile che da un lato si incentivano assunzione e investimenti con i "crediti di imposta" e dall'altro si propone di ridurre e di licenziare. Qual è la logica? Eppure ci sono tre semplici manovre e tutte nella disponibilità della politica (governo e opposizione) per dare un aiuto concreto alla lotta alla crisi. a) consolidamento dell'indebitamento a breve, con tassi agevolati; b) moratoria di Basilea, qualsiasi numero essa sia; c) intervento di strumenti quali i Fondi di garanzia, di cui necessitano realtà imprenditoriali serie, anche con numeri non proprio in ordine in questo momento; d) impegno degli imprenditori ad accompagnare tali interventi con proprio danaro di rischio per almeno il 30%. *dottore commercialista

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EMANUELE IMPERIALI Proprio nel momento di grave crisi finanziaria, con le banche che lesinano il ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-06-2009)
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Argomenti: Revoca fidi

EMANUELE IMPERIALI Proprio nel momento di grave crisi finanziaria, con le banche che lesinano il credito alle imprese, e mentre, come dimostrano i dati di Bankitalia, le sofferenze negli impieghi al Sud crescono, al punto che i prestiti al sistema produttivo meridionale sono calati nell'ultimo anno del 6,5%, il ruolo dei Confidi diventa strategico per lo sviluppo dell'economia. Soprattutto nelle aree più deboli del Paese. Il libro bianco che presenta oggi nella sede del Banco Napoli l'Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno presieduta da Federico Pepe e che Il Mattino è in grado di anticipare, mette a nudo esperienze, limiti, difficoltà e passi in avanti compiuti negli ultimi anni dai Consorzi di garanzia collettiva fidi nel Sud in generale, e in Campania in modo specifico. La ricerca parte dal presupposto che oggi l'indebolimento e la maggiore conflittualità nei rapporti tra banche e imprese, dovuta sia alla riduzione della domanda di credito che a una maggiore selettività dell'offerta a fronte di una oggettiva carenza di liquidità, rendano ancor più indispensabile la funzione dei Confidi. Che erano, invece, nati nel secondo Dopoguerra per esigenze solidaristiche e solo negli anni '79 cominciarono a vivere una fase di forte sviluppo in seguito allo shock petrolifero e al boom dell'inflazione che comportò un forte balzo in avanti del costo del denaro. Alcuni dati servono a fare chiarezza sul ruolo e le potenzialità dei Confidi meridionali: dallo studio emerge che sul totale di 850 in Italia, di cui, però, solo 550 hanno depositato il proprio bilancio agli enti camerali, nelle Regioni meridionali ve ne siano circa un centinaio. E soltanto 5 sono in grado di offrire un volume di garanzie di 75 milioni, mentre la gran parte degli altri si attesta sotto i 15 milioni. Mettendo a confronto la ricerca Srm con le stime di Unioncamere Campania emerge che i Confidi operanti attualmente nella Regione non sarebbero né i 42 censiti dalla seconda, né tanto meno i 54 catalogati dalla prima ma appena 35, di cui 7 con specializzazione mono settoriale. La maggior parte, una ventina, è ubicata a Napoli e in provincia, segue il salernitano con una decina e poi le altre tre province, con la Terra di Lavoro che ne ha solo 5, anche se a Caserta vi è uno dei maggiori in Campania, Gafi Sud. I settori maggiormente rappresentati sono il commercio innanzitutto, seguito poi da artigianato, industria e turismo. Le garanzie complessivamente rilasciate sfiorano i 210 milioni, a fronte di un monte prestiti bancario nell'intera regione che ammonta a 57 miliardi. L'importo medio delle operazioni di garanzia fidi in Campania è molto basso e non raggiunge neppure i 4 milioni. I più importanti Confidi regionali sono Confcredito, Gafi Sud, Confidi Napoli, Confidi Salerno e Confidi piccole e medie imprese Campania, nati nella prima metà degli anni '90. L'anno scorso la Regione ha deciso di destinare una fetta delle risorse europee del Piano per lo Sviluppo Economico al rafforzamento del sistema dei Confidi, proprio perché «l'attuale sistema campano è frammentato, inadeguato sotto il profilo patrimoniale, pressoché privo di rating». Grazie a tali finanziamenti, pari a 23 milioni nel periodo 2008 - 2011, di cui 4 già stanziati, vengono concessi contributi ai Fondi patrimoniali di garanzia. Tali contributi possono essere a fondi rischi e alla creazione di confidi, anche di secondo livello. L'anno scorso Confcredito ha ottenuto la cifra maggiore, oltre 600mila euro, anche perché, sul totale dei Consorzi Fidi operanti in Campania, sono pervenute alla Regione soltanto 15 domande.

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Credito sotto accusa D'Aliberti (Casartigiani): Il vertice in Prefettura serve a poco, le aziende chiedono fatti concreti (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Credito sotto accusa D'Aliberti (Casartigiani): «Il vertice in Prefettura serve a poco, le aziende chiedono fatti concreti» Giovedì 18 Giugno 2009, La diatriba banche - imprese non si placa. Anzi si arricchisce di nuovi attori. A fianco di Unindustria e del suo leder (che aveva lanciato la denuncia assieme agli artigiani) si schiera Franco Manzato: «Alessandro Vardanega ha ragione - sostiene il vicepresidente della Regione - perché le banche non possono da un lato chiedere il sostegno del Governo e dall'altro fingere di ignorare di far parte di un sistema». Al centro della querelle l'eliminazione della commissione di massimo scoperto e la sua sostituzione con una serie di altri indici, che, secondo gli imprenditori, renderebbero il conto finale ancor più oneroso. Le giustificazioni addotte dagli istituti di credito («Siamo imprese anche noi e dobbiamo guardare ai bilanci: dobbiamo compensare i mancati introiti della vecchia commissione») convincono ben poco il numero due della giunta regionale: «Nulla da obiettare, se non fosse che le banche, che hanno peraltro beneficiato dell'aiuto del Governo, si collocano proprio all'origine di questa crisi. Attraverso i Tremonti bond, inoltre, sono stati messi a disposizione delle banche ben 12 miliardi di euro, soldi pubblici, che arrivano quindi dalle tasche dei cittadini». Per Manzato le responsabilità sono precise: «Il mondo del credito non può permettersi di chiamarsi fuori, adducendo come motivazione la vocazione ad essere impresa. Le banche devono essere parte di un meccanismo in cui tutti gli attori fanno la loro parte per risollevare il paese dalla crisi. Questo non significa che il credito debba essere asservito alla politica, significa, invece, che le banche devono essere parte di una strategia collettiva che coinvolga impresa, lavoratori e politica». Anche dalla Casartigiani - Artiginato trevigiano confermano i malumori dei piccoli imprenditori verso i nuovi oneri proposti unilateralmente dal sistema creditizio. Ma al tempo stesso manifestano aperto scetticismo sull'efficacia del summit convocato sulla materia in Prefettura l'altro ieri: «Il tavolo provinciale sul credito ha solo un ruolo interlocutorio, di portavoce delle richieste locali al tavolo regionale - rincara il segretario Salvatore D'Aliberti -. È ridicolo poter pensare di trovare soluzioni all'accesso al credito e sul massimo scoperto in una sfera provinciale. Nonostante le numerose proposte sostenute nei tavoli provinciali e gli accordi siglati tra categorie e istituti bancari, è evidente che il sistema bancario non prende in reale considerazione le istanze espresse dal mondo artigianale». Lunga, per il dirigente dell'associazione di categoria, è la lista delle trasgressioni: «Le risposte alla richiesta di confidi arrivano dopo circa 60 giorni, per essere ottimisti, quando le convenzioni con Camera prevedono al massimo un mese di attesa; le banche si dichiarano disponibili all'apertura del credito, ma poi bocciano almeno il 30 per cento delle richieste; indirizzano le aziende per fornire garanzie, ma poi riducono ugualmente i fidi. Per non parlare di quegli istituti che senza aspettare i tempi "ragionevoli" chiedono l'escussione della garanzia come se l'azienda fosse già fallita». Il giudizio conclusivo, sull'incontro in piazza dei Signori, è dunque sconsolato: «Molte parole, pochi fatti, con la promessa di riaggiornarci il 2 luglio. È conclusa la fase della denuncia di problemi ormai evidenti, le nostre aziende chiedono risposte concrete». Mattia Zanardo

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Venezia È ormai scontro aperto tra il sistema bancario e le associazioni di categoria itali... (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Giovedì 18 Giugno 2009, Venezia È ormai scontro aperto tra il sistema bancario e le associazioni di categoria italiane. Sotto accusa è l'abolizione della commissione massimo scoperto, imposta dal governo, che gli istituti di credito hanno trasformato in altre spese a carico dei clienti. Con il sospetto, però, di averle in realtà addirittura aumentate. Ieri, però, uno studio della Cgia di Mestre ha fatto le pulci ai conti bancari, dimostrando come abbiano operato le banche nei confronti delle imprese. E non solo. «Se non si troverà un punto di incontro con il sistema bancario - sottolinea Giuseppe Bortolussi, della Cgia di Mestre - l'abolizione della commissione di massimo scoperto rischia di tramutarsi in un vero bagno di sangue per le aziende, con aumenti, su base trimestrale, a partire dal 280 sino a toccare la soglia del +440%». La conferma viene dalla lettura di una simulazione che la Cgia ha fatto in questi giorni prendendo come riferimento le nuove modalità di applicazione della legge 2/2009 che alcune importanti banche di livello nazionale, molto diffuse nel Veneto, hanno deciso di praticare alle aziende del nostro territorio. «Per rendere comprensibile la simulazione - prosegue Bortolussi - abbiamo preso come riferimento la posizione di una ipotetica piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10.000 €. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5.000 € per un periodo massimo di 15 giorni, fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 €, con le nuove disposizioni contrattuali l'aumento sarà di quasi il 280%, toccando la soglia di 181 €. Ammontare, quest'ultimo, dato dalla somma di un corrispettivo trimestrale applicato in sostituzione delle vecchie clausole ormai cancellate pari a 25 € e dall'applicazione di un tasso di interesse di mora più il costo giornaliero del sconfinamento pari a 156 €». A parità di condizioni, vale a dire con ipotesi di sconfinamento di 5.000 € per un periodo di 15 giorni, con l'aumentare della dimensione del fido decollano, chiaramente, anche i nuovi costi. Se con la vecchia commissione di massimo scoperto l'importo rimaneva sempre fisso a 47,5 €, con i nuovi costi si arriva a 231 € per un fido di 30.000 euro ( + 386 %). Con 50.000 € di fido, invece, il costo sale a 256 € (+439%).

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La Regione ha messo i soldi, le banche non li vogliono (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il" del 18-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

«La Regione ha messo i soldi, le banche non li vogliono» Dura polemica del presidente Claudio Miotto: «Gli istituti di credito hanno bloccato la cogaranzia dei Confidi» Giovedì 18 Giugno 2009, Venezia Non bastava, secondo la Confcommercio, il credit-crunch, il raddoppio dello spread e la reintroduzione occulta delle commissioni di massimo scoperto. Ora la super cautela degli istituti di credito nell'affrontare i rischi del proprio mestiere di fatto blocca la possibilità da parte dei Consorzi fidi di secondo grado (quelli regionali) di intervenire con la cogaranzia a favore delle imprese artigiane. «E' dal novembre dello scorso anno che la Regione Veneto, prima in Italia, ha stanziato ai Consorzi Regionali di 2° grado dell'Artigianato 11 milioni di euro per fronteggiare la crisi finanziaria a favore delle imprese artigiane - denuncia Claudio Miotto, presidente regionale di Confartigianato -. Da oltre 2 mesi però, le principali banche non rispondono ai consorzi regionali, che hanno proposto le convenzioni operative. I solleciti cadono nel vuoto. Il motivo è che secondo le banche i tassi concordati non sarebbero, per loro, sufficientemente remunerativi». «È uno scandalo - prosegue Miotto - che ancora una volta il sistema bancario non faccia alcuno sforzo per aiutare le imprese, bloccando di fatto uno strumento in grado di garantire affidamenti per ben 200 milioni di euro! La Regione ha messo i fondi, i Confidi non fanno pagare la maggior garanzia e le banche cosa fanno?». E dire che lo strumento è importante, perchè l'aumento della garanzia sui finanziamenti dal 50% sino al 70% avrebbe certamente favorito l'accesso al credito da parte delle imprese in un momento congiunturale di particolare difficoltà. Ad accedere alla maggiore agevolazione dovevano essere le esigenze finanziarie di sostegno alla gestione corrente, di ristrutturazione delle posizioni debitorie e di consolidamento delle passività debitorie. «Ci farebbe piacere - sottolinea Mario Citron, presidente del Consorzio regionale di Garanzia per l'Artigianato - che le banche, locali e non, mettessero sulle nostre proposte di convenzione la stessa attenzione che hanno dato alla individuazione del "balzello" con cui intendono sostituire "la commissione di massimo scoperto" che cesserà di essere operativa con il 28 giugno 2009. Le prime indicazioni che abbiamo raccolto dai principali istituti di credito evidenziano che sono al vaglio formule del tipo: incremento dei tassi d'interesse, applicazione di una nuova commissione per scoperto di conto, applicazione di un importo fisso per ogni giorno in cui sul conto si presenti un saldo debitore, applicazione di modalità diverse in presenza di sconfinamento senza fido, utilizzo del fido nel limite del concesso e di utilizzo del fido al di fuori di tale limite». Tutto ciò determina una certa difficoltà di orientamento sia per le aziende che per i privati cittadini, difficoltà che molto plausibilmente si concretizzerà anche in un ulteriore aggravio degli oneri bancari; in particolare l'ipotesi accreditata che il nuovo "modus operandi" vada a colpire il fido accordato e non il fido effettivamente utilizzato renderà gli oneri finanziari più pesanti in particolare per chi richiede credito più per scopi cautelativi che per effettiva necessità; l'applicazione di una commissione media di massimo scoperto dello 0,75% su uno sconfinamento trimestrale massimo di € 1.000,00 incideva € 7,5, mentre l'applicazione di un importo fisso per ogni giorno di sconfinamento porterebbe una spesa di € 100,00, a titolo di importo massimo trimestrale addebitabile, con un incremento superiore al 1.300%.

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Ladra? Non c'è prova (sezione: Revoca fidi)

( da "Trentino" del 19-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

IL PROCESSO Ladra? Non c'è prova RIVA. Era Elsa Ognibeni la donna che il 9 gennaio 2004 rubò due bancomat a Predazzo? Fu sempre la Ognibeni a farne poi uso, prelevando dal conto bancario altrui circa 4500 euro? Per il giudice Dies (foto), che ieri a Rovereto l'ha processata, non ve n'è prova sufficiente, ragion per cui l'ha assolta. L'imputata fu fermata dai carabinieri, perchè la sospettavano di un diverso furto avvenuto a Romagnano. L'unica prova che fosse lei la ladra Predazzo starebbe nel filmato prodotto da una gioielleria di Riva: si vede lei che ne esce, nel giorno in cui - ma per la data bisogna fidarsi del gioielliere - proprio lì fu usato uno dei bancomat rubati (per un acquisto da 700 euro). Troppo poco per sentenziare la colpevolezza della Ognibeni.

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Tremonti: Sul massimo scoperto faremo una legge anti-inganno (sezione: Revoca fidi)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 19-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Il ministro a Padova annuncia un intervento sui costi bancari Tremonti: «Sul massimo scoperto faremo una legge anti-inganno» Le banche? «Non so se il vero reato sia rapinarle o fondarle» PADOVA. «Faremo una legge anti inganno». Lo ha annunciato, a Padova, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti riferendosi alle manovre di alcune banche che avrebbero aggirato l'eliminazione degli interessi sul massimo scoperto introducendo spese di apertura pratica di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Con un'altra citazione da Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha ricordato - «non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale con il credito: gli istituti saranno portati in modo spontaneo, o "spintaneo", a mettere in circolo più denaro per sostenere l'economia e portare le aziende fuori dalla crisi». Sui Tremonti-bond, il ministro ha sottolineato che «via via, gli istituti li stanno sottoscrivendo, e attraverso questo strumento erogano crediti alle imprese. Abbiamo messo a disposizione, attraverso un'emissione del Tesoro, 10 miliardi in titoli che attraverso la leva finanziaria si tradurranno in 100 miliardi di credito aggiuntivo». Infine, sulla cassa integrazione, il ministro ha sottolineato che fin qui sono stati utilizzati metà dei fondi messi a disposizione dal governo.

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tremonti: sul massimo scoperto faremo una legge anti-inganno (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino di Padova, Il" del 19-06-2009)
Pubblicato anche in: (Nuova Venezia, La)

Argomenti: Revoca fidi

Il ministro a Padova annuncia un intervento sui costi bancari Tremonti: «Sul massimo scoperto faremo una legge anti-inganno» Le banche? «Non so se il vero reato sia rapinarle o fondarle» PADOVA. «Faremo una legge anti inganno». Lo ha annunciato, a Padova, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti riferendosi alle manovre di alcune banche che avrebbero aggirato l'eliminazione degli interessi sul massimo scoperto introducendo spese di apertura pratica di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Con un'altra citazione da Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha ricordato - «non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale con il credito: gli istituti saranno portati in modo spontaneo, o "spintaneo", a mettere in circolo più denaro per sostenere l'economia e portare le aziende fuori dalla crisi». Sui Tremonti-bond, il ministro ha sottolineato che «via via, gli istituti li stanno sottoscrivendo, e attraverso questo strumento erogano crediti alle imprese. Abbiamo messo a disposizione, attraverso un'emissione del Tesoro, 10 miliardi in titoli che attraverso la leva finanziaria si tradurranno in 100 miliardi di credito aggiuntivo». Infine, sulla cassa integrazione, il ministro ha sottolineato che fin qui sono stati utilizzati metà dei fondi messi a disposizione dal governo.

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Azioni per l'accesso al credito delle imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Tempo, Il" del 19-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

stampa Azienda speciale S.e.i. Azioni per l'accesso al credito delle imprese Finanza e credito: due argomenti di sicuro interesse per le imprese della provincia e sui quali la Camera di Commercio di Isernia si sta impegnando, grazie anche al supporto dell'Azienda Speciale Sei. Tra le varie attività previste nell'iniziativa "Servizi innovativi per la finanza e l'accesso al credito" rientra, infatti, anche la realizzazione di un microsito informativo, tra i primi dell'intero sistema camerale italiano, al quale si accede attraverso il portale www.camcomisernia.net. Si tratta di uno strumento di informazione e sensibilizzazione finalizzato a coinvolgere e responsabilizzare i soggetti interessati nel rapporto banca-impresa-consorzi di garanzia fidi, sulle problematiche di accesso al credito e sulle nuove disposizioni di Basilea 2. «È evidente l'impegno dell'ente camerale nel promuovere azioni e politiche che possano favorire l'accesso al credito delle aziende e migliorare le relazioni tra le imprese ed il sistema bancario» ha affermato Francesco Toci, Presidente dell'Azienda Speciale Sei.

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stangata sui conti in rosso (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 19-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 8 - Montecatini Stangata sui conti in rosso Lettera delle banche ai correntisti fa infuriare gli artigiani Applicata commissione del 4% annuo. Donnini: «E' un balzello che non intendiamo far subire alle imprese» PISTOIA. Il vecchio "massimo scoperto" uscito dalla porta è rientrato dalla finestra, ma più caro e sotto un'altra veste. E' quella sorta di penale che le banche applicano a chi va sotto con il conto corrente. In questi giorni molti artigiani si sono visti recapitare a casa una lettera del proprio istituto di credito. La banca avvisa della decisione di applicare questa nuova commissione a cadenza trimestrale. Il fatto viene prontamente denunciato da Confartigianato, la quale definisce la nuova commissione come un vero e proprio balzello. «Da una parte bloccano le rate dei mutui per un anno e dall'altra ci succhiano soldi con balzelli illegittimi. E' una vergogna». E' questo il leit motiv che da qualche giorno corre sulla bocca di artigiani e piccoli imprenditori che si vedono recapitare dalle rispettive banche comunicazioni di modifica unilaterale dei contratti, dove si informano i correntisti che, in caso di conto in rosso, non verranno più applicate le consuete "commissioni di massimo scoperto": al loro posto, però, arrivano altri balzelli mascherati con nomi del tipo "scoperto di conto" e simili. Le tariffe cambiano a seconda dell'istituto di credito, ma in genere sono ben più alte di quelle relative alle vecchie commissioni di massimo scoperto. Da qualche giorno negli uffici di Confartigianato arrivano associati furibondi perché si sono accorti del giochino attuato dagli istituti di credito: un piccolo fiume di imprenditori destinato ad ingrossarsi non appena anche gli altri si saranno resi conto della cosa. «In questo momento - sottolinea il presidente provinciale di Confartigianato Massimo Donnini - molte imprese hanno problemi di liquidità e vedersi aumentare i costi bancari sui conti in rosso non fa che inasprire gli animi, andando ad aggravare la già difficile situazione delle aziende e appesantendo ulteriormente il rapporto con il mondo bancario». Tutto nasce da un utilizzo strumentale delle norme dettate dal decreto anti-crisi, che hanno imposto alle banche di comunicare in maniera chiara l'importo delle commissioni previste nel caso di sconfinamento dei fidi: importi che invece, prima, venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente attraverso l'estratto conto, ad addebito avvenuto. La commissione è generalmente intorno all'1%, che diventa 4% se moltiplicato per quattro trimestri l'anno: il tutto, si somma all'interesse applicato al conto dalla banca. «Ci stiamo muovendo - sottolinea Donnini - insieme ad altre Confartigianato locali e attraverso la Confederazione nazionale è già stato debitamente informato il ministro Tremonti. Non intendiamo far subire questi abusi alle nostre imprese, che già stanno affrontando problemi enormi e soffrono di una forte penalizzazione sui tassi applicati dalle banche italiane rispetto a quanto avviene nel resto d'Europa». F.A.

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Senza sostegno alle pmi l'economia non riparte (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 19-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ItaliaOggi sezione: Economia e Politica data: 19/06/2009 - pag: 8 autore: di Pietro Bonazza analisi Senza sostegno alle pmi l'economia non riparte La speculazione smodata e corsara è tornata ai suoi giochi sul prezzo del petrolio balzato da 40 dollari il barile di pochi mesi fa ai 70 dollari attuali pur in assenza di tagli Opec e di ripresa della domanda mondiale. Se si scatenerà anche su altre commodity, c'è il rischio che la ripresa si allontani sempre più e, dopo tempi brevi, si ritorni a nuova depressione. Trascurando il futuro più o meno prossimo e tornando al presente, l'effetto più evidente della crisi in atto è sul «ciclo del credito», spesso confuso con il «rischio di credito» bancario, ma in realtà riferibile anche alle imprese non finanziarie e alle famiglie. Il fenomeno, di estensione mondiale, è un circolo vizioso descrivibile grosso modo in questi termini: le banche, dirette da megalomani avidi, hanno commesso errori madornali, cause di fallimenti e perdita della liquidità; la loro prima reazione è stata una stretta sul credito che, unita alla secca riduzione degli scambi commerciali, ha determinato sia un blocco del circuito interbancario, perché le banche non si fidavano più le une dalle altre, sia difficoltà di restituzione dei crediti bancari delle famiglie sia una accentuata viscosità nei pagamenti tra imprese. Le più liquide di queste hanno ridotto il ricorso al credito delle banche, le più esposte e deboli manifestano stati di insolvenza e, alla meno peggio, allungamenti dei tempi di pagamento delle fatture o rinvio a nuovo termine dei crediti scaduti. Si è prodotta una spirale perversa soprattutto sulle pmi, meno dotate di capacità contrattuale. Alla fine, l'effetto negativo del ciclo del credito e del relativo rischio è ritornato sulle banche, che, oltre a soffrire l'iniziale mancanza di liquidità, corretta con vigorose immissioni delle banche centrali e riduzioni dei tassi di interesse vicine allo zero, ora fanno i conti con la riduzione degli impieghi e del reddito per interessi, nonostante vi siano banche che offrono nuovi mutui al 6% e oltre. Se questo è l'effetto, trova conferma la nostra ripetuta critica alla scarsa utilità della politica dei tassi vicina allo zero delle banche centrali e delle trasfusioni di liquidità, che, complici le banche di credito ordinario, finisce più agli speculatori che a famiglie e imprese non finanziarie.La realtà attuale è che il «cavallo non beve» e allora gli stimoli non possono venire dalle banche, ma dall'economia reale, purché sia protetta dalle turbolenze finanziarie.Il fenomeno stimola però un'altra considerazione: con l'internazionalizzazione della finanza, lasciata a se stessa senza briglie, gli automatismi dell'economia classica, secondo i quali il libero mercato trova in se stesso le sue regole e le necessarie correzioni non sembra essere più in grado di funzionare. Per questo le bolle si susseguono sempre più frequenti e il ciclo del credito è una prova. In Bce e in Banca d'Italia il fenomeno è ben conosciuto. Nel Bollettino della Bce di maggio si legge che: «È probabile che il calo dei prestiti a breve termine rifletta in larga misura la contrazione della domanda a seguito del brusco deterioramento dell'attività e delle prospettive economiche…», a cui ha fatto eco il governatore Draghi, che, nelle Considerazioni finali del 29 maggio, ha affermato: «Il deterioramento dell'economia tende a frenare i prestiti bancari. Ad aprile il tasso di crescita trimestrale del credito alle imprese non finanziarie si è annullato; era del 12% un anno prima. Continuano a rallentare anche i prestiti alle famiglie».Il quadro è fosco. Le idee da dove ripartire per rimettere in moto l'economia mondiale e quale paese possa ancora rappresentare la locomotiva sono di difficile individuazione. Seminare fiducia è un dovere del governo, ma i proclami servono a poco se non vi fa seguito un'azione di contenimento della spesa pubblica e una sua razionalizzazione che privilegi gli investimenti rispetto alle spese correnti. L'impulso più efficace deve però venire dalla domanda delle imprese manifatturiere e del settore primario, nella previsione di una ripresa economica generale, a cui farebbe seguito a breve il calo della disoccupazione e un aumento dei consumi. Più facile dirlo che farlo, così come è più facile descrivere il ciclo economico a posteriori che individuare il punto di risalita previsionale.

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Revocatoria bancaria su misura (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 19-06-2009)

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ItaliaOggi sezione: Imposte e Tasse data: 19/06/2009 - pag: 38 autore: di Antonio Ciccia Dal tribunale di Milano la prima pronuncia in materia dopo la riforma operata nel 2005 Revocatoria bancaria su misura Metodo della media per le somme da restituire ai fallimenti Revocatoria bancaria tagliata su misura. Il tribunale di Milano adotta il metodo delle «partite bilanciate» e il modello matematico della media per accertare le somme che le banche devono restituire ai fallimenti.Con la prima pronuncia in materia il tribunale fallimentare milanese (sentenza 6946/2009, depositata il 25 maggio 2009, giudice Roberto Craveia) esclude dalla revocatoria le somme versate dal fallito per coprire uno specifico ordine di pagamento e condanna le banche a restituire le somme versate sui conti che determinano una riduzione del saldo di conto in misura superiore alla media per un tempo almeno pari alla durata media del saldo così ridotto.Il metodo serve a dare concreta operatività all' articolo 67, comma 3, lettera b) della legge fallimentare, dopo la riforma operata dalla legge 80/2005. Ma vediamo di illustrare la innovativa pronuncia.Tutto parte dalla richiesta del fallimento di una società in nome collettivo di condanna della banca a restituire le somme versate sul conto nei sei mesi anteriori al fallimento, esperendo la cosiddetta revocatoria.Con la revocatoria i soldi versati in banca devono essere messi a disposizione del fallimento e devono essere utilizzate per la ripartizione su base paritaria, salvo ipoteche o altri privilegi, fra tutti i creditori. La banca, infatti, se trattenesse le somme se ne avvantaggerebbe ai danni della par condicio tra i creditori.La legge fallimentare ha stabilito un criterio per identificare le somme versate sul conto da revocare: sono revocabili le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purché aventi natura solutoria e purché riducano in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca.Se non hanno natura di pagamento alla banca di un debito (che il cliente ha con la banca) e se la riduzione del debito non è né consistente nè durevole, allora, la banca si tiene i soldi.Nel corso del giudizio, da cui è scaturita la sentenza in commento, è stato affidato l'incarico a un consulente, che ha affinato un metodo fatto proprio dal tribunale.Innanzi tutto ha escluso le «partite bilanciate». Non sono revocabili, infatti, le rimesse finalizzate a costituire i fondi per l'esecuzione di uno specifico ordine di pagamenti accettato ed eseguito dalla banca. I soldi vengono versati sul conto, ma non servono per pagamenti alla banca, essendo invece versamenti con «imputazione specifica a favore di terzi».La posta, inoltre, è bilanciata se c'è coincidenza di data e importo in dare e avere e, ancora, la banca deve avere immediata certezza della disponibilità della somma a favore del cliente: ciò non è possibile quando il versamento ha per oggetto assegni bancari di cui si deve verificare la copertura.Il passaggio ancora più importante della sentenza riguarda l'interpretazione degli altri requisiti e cioè l'avere il versamento ridotto l'esposizione debitoria in modo contemporaneamente consistente e durevole.Per dare un senso ai principi astratti la sentenza applica il criterio della media, un criterio che mira a sopperire a valutazioni in termini assoluti, che possono essere non congrui nei casi concreti.Bisogna, spiega la sentenza, tenere conto dell'andamento fisiologico del conto e fissare dei livelli soglia valevoli per il singolo caso.La decisione ha operato i seguenti passaggi: determinazione dell'importo medio dei versamenti e del saldo medio determinato a seguito dei versamenti; ha determinato la incidenza media percentuale (rapporti tra rimessa media e saldo medio di conto derivato dalla rimessa); ha considerato rilevanti solo le rimesse che di volta in volta hanno avuto una incidenza (nel senso di riduzione) percentuale sul saldo di conto superiore a quella media; individuazione della durata media delle rimesse consistenti (in relazione al periodo di 180 giorni) e, infine, considerazione quali rimesse consistenti solo quelle la cui giacenza non ha avuto utilizzi per almeno la durata media.Come risulta dai vari passaggi si stabiliscono livelli soglia sia per l'importo del versamento sia per la durata delle conseguenze del versamento. E i livelli soglia non sono stabiliti in assoluto, ma in maniera specifica per il singolo rapporto.Il giudice non ha applicato il criterio di cui all'articolo 70 della legge fallimentare, per cui è restituibile solo la differenza tra il massimo scoperto del periodo e il credito residuo al momento della dichiarazione di fallimento: ciò perchè non si attaglia al conto corrente, diverso per struttura dai rapporti continuativi di somministrazione. La sentenza ha altresì rigettato l'impostazione della banca, che subordinava la durevolezza della rimessa alla chiusura di operatività del conto: si tratta di una interpretazione che cancella l'esistenza stessa della revocatoria bancaria, finalità, questa, non presente nella riforma, che, nota il giudice, ha portato comunque un grande vantaggio al ceto bancario (non tutte le rimesse sono revocabili, ma solo quelle significative).

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Obama premia i responsabili della Caporetto finanziaria (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-06-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-06-19 - pag: 1 autore: IDEE Obama premia i responsabili della Caporetto finanziaria D opo la sconfitta di Caporetto il generale Badoglio, principale responsabile dello sfondamento delle nostre linee, fu promosso vicecapo di stato maggiore dell'esercito italiano. Il nuovo piano di Obama per «ricostruire la regolamentazione e supervisione del settore finanziario » sembra seguire lo stesso principio: premiare i maggiori responsabili della crisi con maggiori poteri e favorire le banche a spese degli hedge fund, come se la crisi fosse nata da questi ultimi e non dal settore bancario. Alla Federal Reserve, che non ha certo dato buona prova come supervisore, viene assegnato il compito di vigilare su tutte le imprese finanziarie che comportino rischi sistemici. Non solo banche commerciali, quindi, ma anche assicurazioni, hedge fund, ecc. L'estensione di questa autorità a istituzioni finanziarie non bancarie e la sua centralizzazione sotto uno stesso tetto sono decisioni giuste e ampiamente scontate. Che questo ente debba essere la Fed è meno ovvio. Da un lato, sarebbe stato logico creare un nuovo ente che radunasse sia la capacità di supervisione che i nuovi poteri di intervento (adesso affidati alla Fdic). Dall'altro, sarebbe stato preferibile dividere tra due diverse organizzazioni la gestione della politica monetaria (in cui si guarda alla liquidità del sistema) e quella di protezione della stabilità sistemica (con l'autorità di effettuare salvataggi con pesanti ripercussioni fiscali). Mescolare le due funzioni rischia di compromettere l'obiettivo primario della politica monetaria: la stabilità dei prezzi. Ha vinto invece la lobby bancaria che voleva a tutti i costi che questa autorità fosse affidata alla Fed, sia per evitare di avere due diversi regolatori sia perché sa di potersi fidare della Fed in quanto completamente catturata dal settore bancario. A farne le spese saranno le assicurazioni e gli hedge fund, che si troveranno a essere regolati da un'entità amica delle banche e a loro ostile. Continua u pagina 14 Luigi Zingales l'articolo prosegue in altra pagina

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Libertà" del 19-06-2009)

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«Sul massimo scoperto faremo una legge anti inganno» PADOVA - «Faremo una legge anti inganno». Lo ha annunciato il ministro dell'economia Giulio Tremonti riferendosi alle manovre di alcune banche che avrebbero aggirato l'eliminazione degli interessi sul massimo scoperto introducendo spese di apertura pratica di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Con un'altra citazione da Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha ricordato - «non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale con il credito: gli istituti di credito saranno portati in modo spontaneo, o "spintaneo", a mettere in circolo un maggiore quantitativo di moneta per sostenere l'economia e portare le aziende fuori dalla crisi». Sui cosiddetti Tremonti-bond, il ministro ha sottolineato che «via via, gli istituti di credito li stanno sottoscrivendo, e attraverso questo strumento erogano crediti alle imprese». «Abbiamo messo a disposizione, attraverso una emissione da parte del Tesoro, 10 miliardi di euro in titoli che attraverso la leva finanziaria si tradurranno in 100 miliardi di euro di credito aggiuntivo per il sistema imprenditoriale». Tremonti ha aggiunto che non si è in grado al momento di stimare «quanta parte di questo montante è stata già utilizzata: ma mi aspetto - ha concluso - che nel medio periodo venga utilizzata tutta». Tremonti ha anche voluto precisare che «chi temeva, e anche chi sperava, che le condizioni dell'economia peggiorassero si sbagliava di grosso». Lo ha detto commentando i dati dell'Inps al 31 maggio. Questi - ha rilevato - «indicano che la richiesta di cassa integrazione aumenta, ma con una accelerazione minore dei mesi precedenti. La cassa integrazione straordinaria cala in valore assoluto, ed è minore a quella del 2008». «Con questo - ha aggiunto - non voglio dire che la crisi non c'è: la crisi esiste, ma stiamo reagendo con risorse più che doppie già messe a disposizione rispetto a quelle effettivamente richieste dal sistema economico. Se serviranno altri fondi, li metteremo a disposizione. Ma per ora è evidente, dati alla mano, che quelli messi a disposizione dal Governo sono molto superiori al necessario». 19/06/2009

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Sotto la lente di Moody's finiscono 21 banche italiane (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale.it, Il" del 19-06-2009)

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n. 147 del 2009-06-19 pagina 29 Sotto la lente di Moody's finiscono 21 banche italiane di Rodolfo Parietti L'esame riguarda anche alcune big come Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mps L'agenzia di rating: «L'Italia sta meglio di altri. Nessun pericolo nascosto» La lente di Moody's torna a posarsi sulle banche italiane. Dopo aver rivisto nel maggio scorso l'outlook del nostro sistema creditizio, da stabile a negativo, adesso l'agenzia di valutazione Usa ha deciso di porre sotto osservazione 21 banche per un possibile declassamento, mentre per due (Credito Valtellinese e Popolare di Spoleto) si profila un'eventuale promozione. Nulla di anormale, tuttavia. Piuttosto, un'azione di monitoraggio necessaria «perché l'Italia ha un'economia in recessione e vediamo un aumento delle sofferenze», ha spiegato a Reuters Henry MacNevin senior vice president di Moody's. E anche in caso di downgrade, l'arretramento sarebbe di un solo scalino rispetto ai livelli attuali. Tra le banche oggetto di analisi, figurano anche alcune big dello sportello come Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi Banca e Banca Popolare di Milano. L'istituto guidato da Alessandro Profumo è stato messo sotto esame per un eventuale taglio del rating sulla solidità finanziaria, ora "C+". Quanto alla banca di Corrado Passera, rivisto da stabile a negativo l'outlook. Mps rischia invece un abbassamento del rating di solidità finanziaria "D+" e quello sui depositi a lungo termine ("A1"). Per Ubi possibile downgrade sulla solidità finanziaria (ora a "C"). Anche per Bpm possibile declassamento della valutazione sulla solidità finanziaria (ora "C"), così come i rating di emittenza, quello sul debito senior non garantito e sui depositi a lungo termine ("A1"). Nonostante il minacciato downgrade, ieri in Borsa Ubi ha chiuso sostanzialmente in parità, mentre Unicredit ha guadagnato il 4,58%, la Milano il 3,58% e Intesa Sanpaolo l'1,3%. Giù solo il Montepaschi (-2,8%). Lo stesso MacNevin, d'altra parte, ha precisato la diversità italiana rispetto ad altri Paesi dove le azioni sui rating sono state spinte più «da posizioni verso prodotti strutturati o mercato immobiliare come in Spagna. Ciò vuol dire - ha aggiunto il senior vice president di Moody's - che il rischio è minore di altri Paesi, non vediamo pericoli nascosti». Mentre Moody's valuta l'impatto della crisi sulle banche tricolori, Giulio Tremonti ha annunciato «una legge anti-inganno» riferendosi alle manovre di alcuni istituti che di fronte all'eliminazione degli interessi aggiunti sul massimo scoperto avrebbero introdotto delle spese di apertura pratica di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. In Europa va intanto in scena lo scontro tra la Commissione Ue e la Gran Bretagna sulla riforma del sistema di supervisione finanziaria. La maggioranza degli Stati membri, tra cui l'Italia, spinge in direzione di un nuovo modello, sulla falsariga di quello adottato mercoledì scorso negli Usa. Ma Londra si oppone alla creazione del Comitato di supervisione guidato dalla Bce e alle tre autorità di vigilanza su banche, assicurazioni e mercati finanziari. Secondo alcuni diplomatici, la Commissione non intende comunque mettere gli inglesi in un angolo. Probabile dunque che Bruxelles prenda tempo, nel tentativo di trovare un compromesso. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Bcc truffata Portoghese patteggia per i fidi facili (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 19-06-2009)

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Corriere del Veneto sezione: PADOVA data: 19/06/2009 - pag: 7 Alta Padovana Bcc truffata Portoghese patteggia per i fidi facili PADOVA Ha patteggiato due anni e otto mesi di reclusione, con pena sospesa Ana Maria Girao Ribeiro Dos Santos, 47 anni, portoghese finita al centro dell'inchiesta denominata «Galactica» e arrestata lo scorso luglio a Oporto. Ma non solo. Secondo il sostituto procuratore Paolo Luca la portoghese avrebbe giocato un ruolo-chiave nello scandalo dei fidi facili che aveva avuto come maggiore truffata la banca di Credito cooperativo (Bcc) dell'Alta Padovana. A sentire le tesi dell'accusa, Ana Maria Girao Ribeiro Dos Santos era una referente estera per formare documenti contraffatti impiegati nella truffa alla Bcc. La donna sarebbe stata fondamentale nella truffa alla Bcc, fornendo un falso contratto di pegno da 30 milioni di dollari e una lettera commerciale fittizia in favore della società «Fattoria La Peschiera» per ottenere la proroga della linea di credito concessa dall'istituto padovano. Inoltre avrebbe messo a disposizione di Gne (Garanzie Nord Est), società specializzata in fidi delle garanzie bancarie false per un valore di 10 milioni di euro, facendole risultare garantite da Abn Amro e Ubs di Zurigo. Il tutto con l'obiettivo di ottenere linee di credito e avere a disposizione liquidità. La donna aveva giustificato l'operazione con l'obiettivo di acquistare un complesso immobiliare sovrastimato, la suddetta «Fattoria La Peschiera» e di realizzare un aumento di capitale di fatto inesistente. Durante l'udienza preliminare la donna, che non ha mai accettato l'estradizione, si è sempre appellata al principio di specificità contenuto all'interno del mandato di cattura europeo e si è opposta alla consegna alle autorità italiane. Era difesa dall'avvocato padovano Paolo Parpajola. Nicola Munaro

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere della Sera" del 19-06-2009)

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Corriere della Sera sezione: Economia data: 19/06/2009 - pag: 34 Tremonti «Una legge anti inganno per il massimo scoperto» MILANO (g. dos.) Sulla questione del massimo scoperto e delle nuove commissioni introdotte dalle banche dopo la sua abolizione, interviene il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Faremo una legge anti inganno», ha detto ieri, riferendosi a quegli istituti di credito che di fronte all'eliminazione degli interessi aggiunti sul massimo scoperto avrebbero introdotto delle spese di apertura pratica, di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Un intervento tra l'altro sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di Mestre dopo la lettera di Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei rapporti tra banche e cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera alle nuove regole per le controversie extragiudiziali. Disposizioni che riguardano, in particolare, i contenziosi relativi a operazioni e servizi bancari e finanziari che possono insorgere con la clientela. Il nuovo sistema, precisa una nota di via Nazionale, «è disegnato per permettere ai clienti delle banche e degli intermediari finanziari di ottenere in modo semplice, rapido e poco costoso una decisione imparziale su reclami che non abbiano trovato soluzione nell'interlocuzione diretta con l'intermediario». L'Abf (Arbitro bancario finanziario) sarà articolato in tre collegi giudicanti con sede a Milano, Roma e Napoli; i clienti delle banche potranno rivolgersi a tutte le filiali della Banca d'Italia. Bankitalia Bankitalia dà via libera alle regole per l'arbitro sulle controversie

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 19-06-2009)

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Corriere del Mezzogiorno sezione: Economia data: 19/06/2009 - pag: 34 Tremonti «Una legge anti inganno per il massimo scoperto» MILANO (g. dos.) Sulla questione del massimo scoperto e delle nuove commissioni introdotte dalle banche dopo la sua abolizione, interviene il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Faremo una legge anti inganno», ha detto ieri, riferendosi a quegli istituti di credito che di fronte all'eliminazione degli interessi aggiunti sul massimo scoperto avrebbero introdotto delle spese di apertura pratica, di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Un intervento tra l'altro sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di Mestre dopo la lettera di Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei rapporti tra banche e cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera alle nuove regole per le controversie extragiudiziali. Disposizioni che riguardano, in particolare, i contenziosi relativi a operazioni e servizi bancari e finanziari che possono insorgere con la clientela. Il nuovo sistema, precisa una nota di via Nazionale, «è disegnato per permettere ai clienti delle banche e degli intermediari finanziari di ottenere in modo semplice, rapido e poco costoso una decisione imparziale su reclami che non abbiano trovato soluzione nell'interlocuzione diretta con l'intermediario». L'Abf (Arbitro bancario finanziario) sarà articolato in tre collegi giudicanti con sede a Milano, Roma e Napoli; i clienti delle banche potranno rivolgersi a tutte le filiali della Banca d'Italia. Bankitalia Bankitalia dà via libera alle regole per l'arbitro sulle controversie

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 19-06-2009)

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Corriere del Veneto sezione: Economia data: 19/06/2009 - pag: 34 Tremonti «Una legge anti inganno per il massimo scoperto» MILANO (g. dos.) Sulla questione del massimo scoperto e delle nuove commissioni introdotte dalle banche dopo la sua abolizione, interviene il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Faremo una legge anti inganno», ha detto ieri, riferendosi a quegli istituti di credito che di fronte all'eliminazione degli interessi aggiunti sul massimo scoperto avrebbero introdotto delle spese di apertura pratica, di fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Un intervento tra l'altro sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di Mestre dopo la lettera di Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei rapporti tra banche e cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera alle nuove regole per le controversie extragiudiziali. Disposizioni che riguardano, in particolare, i contenziosi relativi a operazioni e servizi bancari e finanziari che possono insorgere con la clientela. Il nuovo sistema, precisa una nota di via Nazionale, «è disegnato per permettere ai clienti delle banche e degli intermediari finanziari di ottenere in modo semplice, rapido e poco costoso una decisione imparziale su reclami che non abbiano trovato soluzione nell'interlocuzione diretta con l'intermediario». L'Abf (Arbitro bancario finanziario) sarà articolato in tre collegi giudicanti con sede a Milano, Roma e Napoli; i clienti delle banche potranno rivolgersi a tutte le filiali della Banca d'Italia. Bankitalia Bankitalia dà via libera alle regole per l'arbitro sulle controversie

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Legge anti-inganno sul massimo scoperto (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 19-06-2009)

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Tremonti «Legge anti-inganno sul massimo scoperto» «Faremo una legge anti-inganno» per il massimo scoperto. Lo ha detto ieri il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, riferendosi alle manovre di alcune banche che avrebbero aggirato l'eliminazione degli interessi sul massimo scoperto con spese di apertura pratica equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Citando Bertolt Brecht e Stalin, che dicevano «non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale con il credito: saranno portate in modo spontaneo, o spintaneo a mettere in circolo più moneta per sostenere l'economia e portare le aziende fuori dalla crisi». Sui cosiddetti Tremonti-bond, il ministro ha sottolineato che «con questo strumento le banche erogano crediti alle imprese.

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Tremonti avverte le banche: Faremo una legge anti-inganno (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il" del 19-06-2009)

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Tremonti avverte le banche: «Faremo una legge anti-inganno» Venerdì 19 Giugno 2009, Padova NOSTRO INVIATO Per mandare a casa Zanonato il centrodestra di Padova ha mosso Marin e Tremonti. Il ministro dell'Economia è solo l'ultimo dei "big" passati per il caffè Pedrocchi a sostenere il candidato-campione olimpico, segno evidente che sentono il risultato a portata di mano. «Noi non ci vergogniamo dei nostri simboli, come fa Zanonato che nasconde il Pd e Rifondazione comunista - dice Marco Marin -. E Tremonti è la punta di diamante del governo che vogliamo». Il ministro è circondato da Galan, Ghedini, Giorgetti, Zorzato, Casellati e mezzo parlamento veneto. È severo ma non troppo con la giunta Zanonato che ha perso milioni investendoli nella Lehmans Brothers («È stato un errore, ma ne ha fatti di peggiori»), mentre calca la mano sulle banche: «Non c'è un rapporto idilliaco con gli istituti - spiega Tremonti - ma con un moto spontaneo o "spintaneo" saranno costrette a dare credito alle imprese». L'accoglienza "fredda" dei bond secondo il ministro è spiegata dal fatto che «servono alle imprese e non alle banche, che sono riluttanti perché accettare i soldi del governo significa accogliere un codice etico e un controllo sugli emolumenti dei banchieri». I banchieri "furbi" sono avvertiti. E a chi si lamenta per lo scherzo di alcuni istituti che hanno aggirato l'abolizione degli interessi sul massimo scoperto introducendo spese di apertura pratica di fatto equivalenti o superiori agli interessi praticati a chi sforava il fido bancario, Tremonti replica: «Fatta la legge, hanno trovato l'inganno. Bene, allora noi faremo una legge anti-inganno». Cita Brecht e Stalin, il ministro: «Mi chiedo se sia un crimine più grave fondare una banca o rapinarla». Altro che rapporto "non idilliaco". Ma una buona notizia, c'è? «Sì - dice Tremonti estraendo un foglietto dalla tasca - ho appena ricevuto i dati di cassa aggiornati al 31 maggio, che credo siano più attendibili di qualunque analisi di qualche ufficio studi: ebbene, la richiesta di cassa integrazione da parte delle aziende rallenta. L'uso è in discesa, non in salita come qualcuno sperava: cala in valori assoluti, le aziende ricorrono alla Cig meno che nel 2008, e i soldi stanziati dal governo sono ancora il doppio di quelli finora richiesti». Sullo sfondo, le polemiche su un presunto "raffreddamento" dei rapporti tra Tremonti e Berlusconi liquidate ieri mattina dal premier con una battuta: «Tra me e Tremonti c'è un affetto assoluto». «Diciamo che c'è affetto nel senso normale», puntualizza sorridendo il ministro. Sentimento ben diverso da quello espresso nei confronti di Massimo D'Alema e del suo preannuncio di "scosse" in grado di destabilizzare il governo: «I casi sono due: o è preveggente, o era a conoscenza di qualcosa. Ma se fosse stato preveggente, avrebbe sconfessato il comunismo prima che crollasse. Evidentemente in quel caso non lo avevano avvertito». Più sereni i rapporti con gli alleati leghisti: «Tra l'altro adesso devo andare con Bossi a Belluno, per chiudere la campagna elettorale». E il viatico a Marin? «Se i padovani voteranno per Marin, è possibile che ci sia una "Tremonti ter"; se voteranno per Zanonato, rimetterà l'Ici». Ario Gervasutti

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Mattinzoli alle banche: incontriamoci (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Brescia" del 20-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Edizione: 20/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:economia Mattinzoli alle banche: incontriamoci Gli artigiani rilevano una situazione drammatica nell'erogazione di credito BRESCIA«Gentile cliente, dal 28 giugno 2009 non saranno più applicate la commissione di massimo scoperto e la penale per il passaggio a debito conti non affidati. Dal 1° luglio 2009, in sostituzione, sarà applicata la commissione per scoperto di conto nella misura di 2 euro per ogni giorno in cui si è determinato un saldo debitore e per ogni 1.000 euro di saldo debitore o frazione. Distinti saluti». Questo un esempio, in sintesi, del senso delle comunicazioni bancarie che nelle ultime settimane sono arrivate a migliaia di aziende artigiane e di piccole e medie aziende. Una comunicazione che, secondo quanto denuncia l'Associazione Artigiani, suona come una beffa nei confronti delle aziende e, in generale dei clienti, in quanto aggira quanto stabilito dalla legge con un escamotage che andrà a gravare ancora una volta su un già difficile rapporto banca impresa. «Chiediamo - sostiene pertanto Enrico Mattinzoli, presidente dell'Associazione Artigiani - un intervento urgente da parte del Ministero dell'economia e sollecitiamo alla Prefettura un monitoraggio delle iniziative adottate unilateralmente dalle banche, sia sotto il profilo della trasparenza dei contenuti contrattuali, sia degli effetti che questi avranno sui bilanci delle imprese». La protesta dell'Associazione Artigiani e la chiamata in campo del Governo e delle autorità locali, di fronte ad una «modifica unilaterale del contratto» tra banche e impresa, suona anche ad avvertimento al sistema bancario, al fine di evitare, a breve, clamorose proteste del mondo artigiano e delle piccole e medie imprese, che non può sopportare oltre decisioni unilaterali lesive degli interessi dell'economia produttiva. Il decreto anticrisi di novembre ha abolito la commissione di massimo scoperto che le banche applicavano ai clienti che sconfinavano i limiti dei fidi o che mandavano in rosso il conto corrente. «Ora, commenta Enrico Mattinzoli, le banche hanno semplicemente sostituito le precedenti commissioni con altre, probabilmente ancora più onerose». L'accusa di agire con atti che aggirano le norme del decreto anticrisi è circostanziata e decisa. «Siamo fortemente preoccupati - aggiunge Enrico Mattinzoli - per le numerose segnalazioni di imprenditori che lamentano l'onerosità delle variazioni unilaterali del contratto di conto corrente che gli istituti di credito hanno comunicato, in maniera generalizzata, in seguito alla eliminazione della commissione di massimo scoperto e che ha portato alla introduzione di altre nuove pesanti voci di costi». Da qui la richiesta del presidente dell'Associazione Artigiani di un confronto immediato con le istituzioni e con il sistema del credito, per arrestare una vera e propria deriva che sta configurando un libero mercato speculativo della crisi esercitato ai danni delle aziende.

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Alle spalle c'è ben poco (sezione: Revoca fidi)

( da "Milano Finanza" del 20-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Milano Finanza sezione: congiuntura data: 20/06/2009 - pag: 8 autore: di Giuliano Castagneto prospettive Alle spalle c'è ben poco L'economia ha superato la stretta di liquidità, ma per il sistema finanziario i pericoli non sono finiti. La prossima sfida si gioca sulla qualità dell'attivo. E su nuove forme di sorveglianza in sostituzione delle vecchie. In Italia va resa deducibile la perdita su crediti. Parola di Costamagna Claudio Costamagna, ex capo dell'investment banking europeo di Goldman Sachs, di banche se ne intende. Nel 1993 ha coordinato la privatizzazione dell'allora Credito Italiano. Sempre lui, stavolta da titolare dell'advisory boutique CC & Associati, ha assistito Capitalia nella fusione con Unicredit. Pochi come lui quindi vantano una conoscenza «dal di dentro» del settore bancario italiano e internazionale. Incurante dell'euforia da scampato pericolo cui si sono lasciati andare ultimamente i mercati, e dei conseguenti guadagni in borsa, Costamagna avverte che in realtà solo il problema della liquidità è stato risolto. Ma perché il sistema finanziario torni a girare a pieno regime, restano ancora diversi nodi strutturali da risolvere, che il banchiere d'affari li espone in questa intervista a MF-Milano Finanza.Domanda. Dr. Costamagna, dall'economia giungono segnali contrastanti. Secondo lei a che punto siamo della crisi?Risposta. Non vedo ancora una luce in fondo al tunnel. Di sicuro sono stati superati i problemi di liquidità sui mercati monetari. Ma permangono alcuni squilibri fondamentali. D. A che cosa si riferisce?R. Come sottolinea Nouriel Rubini, i consumatori americani assorbono il 70% del pil, mentre quelli cinesi si fermano al 35%. Occorre un riequilibrio: gli americani devono risparmiare di più, i cinesi fare l'opposto. D. Stando ai recuperi delle principali banche, per le borse sembra tornato bel tempo.R. A volte i mercati eccedono in senso negativo, a volte in positivo. Posto che gli interventi statali d'inizio ottobre hanno evitato una catastrofe, a inizio 2009 si è peccato di eccessivo pessimismo, mentre negli ultimi quattro mesi si è commesso il peccato opposto. Ma sono andamenti legati alla crisi di liquidità e al suo superamento. D. Quindi adesso come è la situazione per le banche?R. Il problema fondamentale oggi risiede nella qualità dell'attivo, l'esposizione alle perdite su crediti, quindi nella patrimonializzazione. D. Sotto questo aspetto come vede le prospettive del settore?R. Se l'economia globale si mantiene sugli attuali livelli, e ancor più in caso di lieve ripresa, il sistema finanziario può assorbire bene limitati shock. Un'altra recessione sarebbe un bel problema.D. In questa situazione di incertezza qual è la posizione delle banche italiane?R. Buona. Tenga presente che ancora agli inizi degli anni Novanta il 95% degli istituti rientrava a vario titolo nell'area pubblica. Oggi il 90% di essi è privato. Questo fa una bella differenza soprattutto in termini di management, che una volta era molto politicizzato. D. Le banche, anche quelle italiane, sono accusate di aver abbandonato la strada maestra del credito. Lei condivide?R. Fare il banchiere non vuol dire solo prestare denaro, ma anche gestire la liquidità, o finanziare l'export. Servizi che dovrebbero essere forniti a prezzi competitivi. Invece vedo che le banche tendono a calcare la mano sulle commissioni, in modo da recuperare quello che perdono sul fronte degli interessi a causa dei ridotti volumi di credito accordato. Certo, occorre che le banche quando concedono il fido si basino più sulla qualità delle aziende che non sulle garanzie personali dell'imprenditore.D. Che cosa bisognerebbe fare per stimolare un'evoluzione generalizzata in tal senso? R. Il Tesoro potrebbe introdurre la deducibilità fiscale delle perdite su crediti, oggi applicabile solo in misura molto marginale e plafonata. Ciò migliorerebbe la trasparenza dei bilanci bancari, e in tal modo agevolerebbe la creazione in Italia di un mercato secondario dei prestiti, cosa altrettanto importante. Ci sono investitori esteri specializzati in questa classe di asset che in Italia non trovano attivi da comprare. Peccato, perché la liquidabilità dei fidi migliorerebbe, riducendone l'assorbimento di capitale. Detto questo, anche gli imprenditori dovrebbero fare la loro parte.D. In termini più espliciti?R. Le imprese italiane dovrebbero usare di più il capitale. E per fare ciò, gli industriali dovrebbero pensare un po' meno al controllo dell'azienda, e un po' più alla trasparenza dei bilanci. D. A proposito, lei ha suggerito l'abolizione dei collegi sindacali. Il motivo?R. Le aziende sono soggette a troppi controllori. Alla fine ciò va a discapito del controllo stesso.D. Secondo Mario Draghi è giunto il momento di elaborare una exit strategy dalle politiche di sostegno alle banche e all'economia. Lei è d'accordo? R. È un buon momento per cominciare a parlarne. Ma bisogna mettere in guardia dall'idea che tutto possa tornare come prima.Deve cambiare il comportamento delle persone. E perché ciò avvenga, non occorrono più regole, ma migliori regole. D. Che cosa intende per migliori?R. Prima che parlare di un Global legal standard, occorre intervenire a livello di competenza territoriale. Se un mercato globale ha generato una crisi globale, non si può pensare di controllarlo con normative di respiro nazionale. D. Può fare un esempio?R. Guardi a Unicredit, una banca che opera in tanti paesi, e deve riportare a tante autorità di vigilanza diverse. D. Lei che cosa proporrebbe?R. Una sola autorità a livello europeo, per esempio. D. E si va in questa direzione?R. Se ne sta parlando molto ma dobbiamo vedere i fatti. Finora si è vista la Mifid, che secondo me non è altro che un'ulteriore complicazione burocratica.D. Si è anche parlato di introdurre limiti quantitativi alle retribuzioni dei manager delle banche. Lei cosa pensa in proposito?R. È giusto per i manager delle banche soccorse dallo Stato. Ma per le banche che hanno mantenuto la propria indipendenza ciò non è altrettanto giustificato. È una misura che sa troppo di economia pianificata. Ritengo sia più efficace pagare i bonus con strumenti a lungo termine, come le azioni vincolate. E poi, perché non applicare i tetti alle retribuzioni anche agli industriali? Gli eccessi ci sono stati anche lì.D. Secondo lei c'è il rischio che tutto torni come prima?R. Questa crisi si è prodotta dopo che era caduta la distinzione, soprattutto negli Usa, tra banca commerciale e banca d'affari. Mestieri del tutto diversi. Anche chi faceva investment banking dava troppa importanza ai risultati a breve e poca alla relazione di lungo termine col cliente. Nella finanza post crisi bisognerebbe impedire che ciò si verifichi di nuovo.

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Il pelo, il vizio e i fidi bancari (sezione: Revoca fidi)

( da "Borsa e Finanza" del 20-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

SETTIMANA IN NUMERI Il pelo, il vizio e i fidi bancari di Redazione - 20-06-2009 La strada dell'inferno, si sa, è lastricata di buone intenzioni. Non c'è alcun dubbio che fossero ottime le intenzioni del legislatore che ha introdotto lo scorso febbraio importanti novità sulla commissione di massimo scoperto: più trasparenza, possibilità di confrontare le varie offerte, il divieto a praticare la commissione per debiti inferiori a 30 giorni consecutivi. Insomma, un po' di chiarezza in una materia che, da sempre, ha consentito veri e propri abusi, tipo il prelievo di una provvigione anche sulle somme non utilizzate dal cliente punito per il solo fatto di avere a disposizione una certa somma (pratica contestata dall'Antitrust). Ma si è fatta davvero chiarezza. O no? In realtà, in questi mesi i diavoletti bancari hanno lavorato sodo. Al punto che, in vista della scadenza del 28 giugno, quando il regime sostitutivo del massimo scoperto scatterà anche per i vecchi contratti, ci si ritrova ora di fronte a una Babele di offerte: c'è «il tasso di sconfinamento», la «commissione di istruttoria urgente», ma anche la «commissione per utilizzo oltre la disponibilità fondi», piuttosto che «la commissione di messa a disposizione delle somme» oppure, al contrario, la «commissione per indisponibilità fondi». Ce n'è per tutti i gusti, ma il denominatore comune è che, al contrario di quello che prevedevano le raccomandazioni della Banca d'Italia e dell'Antitrust, il costo per le imprese (e le famiglie) sembra destinato a crescere, grazie ad una pletora di commissioni di nuovo stampo, sempre più ingegnose. Ad esempio: «dal 1° luglio 2009 in sostituzione sarà applicata la commissione per scoperto di conto nella misura di 2 euro per ogni giorno in cui si è determinato un saldo debitore e per ogni 1000 euro di saldo debitore o frazione». Siamo alle solite: le banche non rinunciano volentieri a ricavi (pare) per un miliardo all'anno. Soprattutto in questi tempi grami. Un consiglio mio caro Brambilla. Se puoi, liberati di questo giogo con un bell'aumento di capitale. Ma attento. Non limitarti a chiudere in parte il fido per la gioia delle banche. Vai a trattare: io aumento il capitale, ma tu banca, a fronte di una situazione patrimoniale più solida, allarga il fido a condizioni più favorevoli e senza commissioni. Con una doppia iniezione di denari all'azienda e benefici per tutti.

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 20-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ROVIGO PRIMO PIANO pag. 2 «UN IMPRENDITORE su due si rivolge ai Cofidi per dare soluzione alle proprie esigenze finanziar... «UN IMPRENDITORE su due si rivolge ai Cofidi per dare soluzione alle proprie esigenze finanziarie e di rapporto con il sistema bancario». Dice Loretta Zago, presidente di Cofidi Polesine. I Consorzi Fidi supportano importanti segmenti del sistema imprenditoriale: le nuove imprese per il 9,7%, imprese a titolarità femminile per il 10% e imprese con titolari extracomunitari per il 4,5%. Svolgono anche una funzione fondamentale nella prevenzione del fenomeno dell'usura. Nel 2007 hanno effettuato oltre 1.900 operazioni per un importo complessivo di 60 milioni di euro.

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SI È CONCLUSO ieri con il Monte dei Paschi di Siena il ciclo di tre incontri... (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 20-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

REGGIO pag. 9 SI È CONCLUSO ieri con il Monte dei Paschi di Siena il ciclo di tre incontri... SI È CONCLUSO ieri con il Monte dei Paschi di Siena il ciclo di tre incontri organizzati dall'Associazione Industriali e dedicati all'approfondimento dei fattori che influenzano la determinazione del rating creditizio e delle azioni che concretamente le imprese possono realizzare per migliorare tale valutazione. I precedenti incontri avevano visto la partecipazione degli esperti di Bper e di Credito Emiliano. La nutrita partecipazione delle imprese, fra le altre argomentazioni dibattute, ha fatto emergere prepotentemente la questione delle nuove commissioni con cui numerose banche stanno sostituendo e compensando l'annullamento della commissione di massimo scoperto stabilita dalla legge n. 2 del 28 gennaio 2009. Proprio in questi giorni, infatti, gli Istituti di credito stanno informando i propri clienti, attraverso proposte unilaterali di variazione del contratto di conto corrente, dell'annullamento della commissione di massimo scoperto e dell'introduzione di nuove e significative commissioni. Questi nuovi aggravi si basano, da un lato, su una diversa modalità di calcolo del tasso debitore in caso di utilizzo oltre fido (che viene calcolato sull'intero importo del saldo debitore e non solo sull'utilizzato oltre il fido stesso) dall'altro su commissioni per la disponibilità dei fidi stessi. «L'introduzione di queste commissioni dichiara Giuseppe Domenichini, direttore di Industriali - implica la stima di nuovi costi molto pesanti per le imprese: la nostra Associazione ha verificato in alcuni casi un aggravio di costi fino a decine di migliaia di euro all'anno, che generano un appesantimento di oneri finanziari oltremodo inopportuno in ragione della delicatissima fase economica attuale». Per tale motivo Confindustria regionale, attraverso la presidente della Piccola Industria, la reggiana Mariacristina Gherpelli ha denunciato la questione scrivendo direttamente al Prefetto di Bologna, presso cui è istituito l'Osservatorio sul credito del Ministero dell'Economia. «Confindustria ritiene inaccettabile conclude Domenichini in questo momento così difficile e delicato per tutte le imprese, la creazione dal nulla di una nuova tipologia di commissioni bancarie».

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NONOSTANTE gli accordi sui mutui e sll'accesso al credito il rapporto tra im... (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Prato)" del 20-06-2009)
Pubblicato anche in: (Nazione, La (Prato))

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CRONACA PRATO pag. 10 NONOSTANTE gli accordi sui mutui e sll'accesso al credito il rapporto tra im... NONOSTANTE gli accordi sui mutui e sll'accesso al credito il rapporto tra imprenditori pratesi e banche è sempre teso. A partire dalle commissione sugli affidamenti non utilizzati (una battaglia che vede uniti industriali e artigiani) mentre in questi giorni è scoppiata la polemica sulle commissioni di massimo scoperto. Ad attaccare è la Confartigianato che parla di «condizioni inaccettabili». In una nota, Confartigianato denuncia l'arrivo di «lettere a pioggia su artigiani e piccoli imprenditori che si vedono recapitare dalle rispettive banche comunicazioni di modifica unilaterale dei contratti, dove si informano i correntisti che, in caso di conto in rosso, non verranno più applicate le consuete "commissioni di massimo scoperto": al loro posto, però, arrivano altri balzelli mascherati con nomi del tipo "scoperto di conto" e simili». Le tariffe cambiano a seconda dell'istituto di credito, ma in comune ci sarebbero «significativi aumenti rispetto alle vecchie commissioni di massimo scoperto». Ovvio che queste comunicazioni stiano creando prevedibili e giustificate preoccupazione tra i piccoli imprenditori. «IN QUESTO momento spiega il presidente di Confartigianato Imprese Prato, Luca Giusti molte imprese hanno problemi di liquidità e vedersi aumentare i costi bancari sui conti in rosso non fa che inasprire gli animi, andando ad aggravare la già difficile situazione delle aziende e appesantendo ulteriormente il rapporto con il mondo bancario». Secondo Confartigianato, la questione nasce «da un utilizzo strumentale e discutibile delle norme dettate dal decreto anti-crisi, che hanno imposto alle banche di comunicare in maniera chiara l'importo delle commissioni previste nel caso di sconfinamento dei fidi: importi che invece, prima, venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente attraverso l'estratto conto, ad addebito avvenuto». A OGNI modo, Giusti assicura che la sua organizzazione non resterà a guardare: «Com'è ovvio ci stiamo già muovendo insieme ad altre Confartigianato locali e attraverso la Confederazione nazionale è già stato debitamente sollecitato il ministro Tremonti, il quale ha già dichiarato che interverrà in proposito per evitare qualsiasi interpretazione strumentale del decreto. Noi vigileremo perché non intendiamo far subire questi abusi alle nostre imprese, che già stanno affrontando problemi enormi e soffrono di una forte penalizzazione sui tassi applicati dalle banche italiane rispetto a quanto avviene nel resto d'Europa». R.D.P.

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La banca non finanzia l'azienda Gli operai chiudono i conti correnti (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 20-06-2009)

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Corriere del Veneto sezione: PRIMOPIANO data: 20/06/2009 - pag: 6 La banca non finanzia l'azienda Gli operai chiudono i conti correnti Schio, sindacati e Confindustria alleati: «Boicottaggio» SCHIO (Vicenza) Stretta del credito, gli istituti bancari non finanziano l'azienda che ha ordini per tre milioni di euro e le maestranze annunciano un inedito sciopero contro le banche. Ovvero un boicottaggio: «Stiamo pensando di avviare la chiusura collettiva dei conti correnti da parte dei lavoratori, perché andare davanti alla banca a protestare non servirebbe a niente» fanno sapere Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. Succede a Schio (Vicenza) alla «Smit Textile», azienda meccanotessile produttrice di telai con 185 dipendenti e 80 anni di storia, nata come «costola» della Lanerossi. Dagli industriali arriva piena solidarietà: «Se non si boicotta il prodotto, ma si boicottano quegli istituti che nemmeno a queste condizioni danno credito, hanno ragione a fare lo sciopero e fanno bene a farlo» dice Luigi Schiavo, presidente del raggruppamento scledense di Confindustria. Smit Textile, ex Nuovo Pignone, è fra i leader mondiali nella produzione di telai ad elevato contenuto tecnologico. Negli ultimi anni l'azienda ha vissuto momenti di grave crisi: l'anno scorso c'è stato un passaggio di proprietà, Smit è stata ricapitalizzata, a gennaio 2009 era stata annunciata una riorganizzazione e negli scorsi mesi la dirigenza si è accordata con istituzioni e sindacato per un periodo di cassa integrazione straordinaria. Questa settimana dirigenza e maestranze hanno avuto un nuovo confronto sulla situazione. «La società è in ginocchio per la stretta del credito commenta Massimiliano Bianco, Fiom - pur avendo in cassa ordini e lettere di credito per oltre tre milioni di euro, equivalenti a circa cento macchine da realizzare da qua ad agosto, l'azienda non riesce ad avere dagli istituti bancari i finanziamenti per acquisire quel che manca dai fornitori e poter lavorare. E' un paradosso continua il sindacalista - questi hanno le lettere di credito in mano ma le banche non si accontentano, come non si accontenterebbero delle fatture: vorrebbero i documenti di effettiva consegna dei macchinari ». Angelo Nigro, Uilm, sottolinea che «vengono ristretti anche i fidi per i quali prima non c'erano problemi. Forse ci sono interessi occulti da parte di qualcuno, magari straniero, che vuole rilevarla». Per questi motivi Cgil, Cisl e Uil intendono avviare una protesta inedita, diretta agli istituti di credito. «Oggi parte una richiesta di incontro con due filiali scledensi di importanti gruppi bancari precisa Maurizio Doppio, Fim Cisl se quanto ci è stato riportato dall'azienda verrà confermato intendiamo avviare un ritiro collettivo dei conti correnti da parte dei 185 lavoratori ». «Scioperare e manifestare davanti agli istituti di credito chiedendo di darci i soldi non servirebbe a niente aggiunge Bianco se le cose sono proprio come ci sono state descritte, i 185 lavoratori cancelleranno i conti correnti che hanno con gli istituti». Dal raggruppamento locale di Confindustria arrivano segnali di piena condivisione con le organizzazioni sindacali, per il caso specifico. «Sono allibito commenta Luigi Schiavo - sono in completa sintonia con i sindacati, in questo caso. Lì gli operai ci sono, le competenze ci sono, gli ordini ci sono: finanziateli. Non si chiede di coprire buchi precedenti, ma di permettergli di lavorare. Altrimenti il risultato sarà che 185 operai e impiegati rimarranno a casa, creando un problema sociale, e che quelle macchine verranno fatte da indiani e cinesi ». Schiavo ricorda che «Smit è un'azienda storica, a Schio, una di quelle 'navi scuola' che hanno formato generazioni di imprenditori. Sono sempre stati leader nella produzione di telai, hanno gli uomini e il 'know how'. Trovo assurdo che gli istituti di credito per l'ennesima volta si comportino così: se ci sono lettere di credito, la banca deve impegnarsi per lo meno per quello specifico capitolo. Posso capire che in certi casi ci siano dubbi sui piani di rilancio, ma se si tratta dei «soldini » per acquistare i bulloni e completare macchine per cui ci sono ordini, la banca dovrebbe darli. In definitiva conclude l'industriale se la protesta è rivolta a quegli istituti che non danno finanziamenti nemmeno a queste condizioni, le maestranze hanno ragione e fanno bene a farla». Andrea Alba Bianco (fiom) \\ L'azienda ha ordini e lettere di credito per oltre tre milioni di euro, ma non trova chi la finanzia Schiavo (Conf) \\ Se le banche non finanziano nemmeno in queste condizioni è giusto boicottarle. Appoggio i sindacati Sul piede di guerra Operai e sindacalisti davanti all'azienda di Schio tagliano in via dimostrativa carta di credito e bancomat (Galofaro)

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Terminati gli anni delle vacche grasse con finanziamenti pubblici a pioggia sull'Abruzzo, l'... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 20-06-2009)

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Sabato 20 Giugno 2009 Chiudi di FEDERICA GIALLORETO Terminati gli anni delle vacche grasse con finanziamenti pubblici a pioggia sull'Abruzzo, l'economia regionale è andata poco alla volta peggiorando. Incontro alla crisi senza paracadute. Il terremoto del 6 aprile ha fatto il resto, deviando l'attenzione dalle difficoltà già in atto. E gli effetti peggiori della recessione si misureranno soltanto nel 2010. Perché le imprese stanno esaurendo le risorse interne grazie alle quali sono riuscite a tamponare l'emergenza. Quelle che lavorano con le pubbliche amministrazioni, poi, hanno il problema aggiuntivo dei mancati pagamenti: un credito di migliaia di euro per azienda. In questo scenario sono soltanto gli istituti di credito a vocazione locale, dalla rete delle casse di risparmio alla Bls, al credito cooperativo, a dare ossigeno alle piccole e medie imprese. I colossi bancari, al contrario, hanno assicurato alla regione volumi di credito di gran lunga inferiori alla media nazionale. A lanciare il grido d'allarme nei confronti della stretta creditizia che rischia di strangolare imprese e famiglie è la Cna, alla luce dei dati estratti dal bollettino della Banca d'Italia. «Sono le piccole banche ad aiutare lo sviluppo economico regionale, mentre i grandi gruppi del credito - spiega Aldo Ronci del centro studi dell'ente - manifestano la tendenza ad abbandonare al proprio destino il mondo dell'impresa. Rispetto al 2007 l'incremento del credito ha subito nei dodici mesi successivi una flessione di 770milioni di euro e il Pil in Abruzzo ha subito una riduzione del 4 per cento». Addirittura il Pil in otto anni in Abruzzo è cresciuto solo dell'1,5 per cento contro il 6,7 per cento dell'Italia. Segno che esauriti gli aiuti straordinari la regione è entrata in crisi. Ad assicurare una ciambella di salvataggio alle imprese sono le piccole banche che erogano il 51,8 per cento del credito contro il 20,7 per cento del credito erogato dalle grandi banche. «I mutui per l'acquisto della casa non si sono rinnovati - è l'analisi del direttore della Cna Graziano di Costanzo - e le grandi banche hanno richiesto soldi alle aziende per rientrare dai fidi: sono queste le cause principali dell'involuzione in atto. Ma il dato più importante - sottolinea Di Costanzo - è che il credito a breve alle imprese nel 2008 ha subito una riduzione di 306 milioni, ma proprio le pmi sono strangolate dall'Irap per coprire il deficit sanitario. È un miracolo che ancora non si assista ad un'implosione dell'economia e a licenziamenti di massa». Secondo Di Costanzo all'orizzonte non si intravedono politiche, azioni, iniziative in grado di dare risposte a questa situazione. «Vanno presi provvedimenti drastici - dice il direttore - per risolvere il problema del deficit sanitario che divora l'Abruzzo, come la chiusura dei piccoli ospedali e il potenziamento dei consorzi fidi, altrimenti l'economia continuerà ad andare male». Soprattutto dopo il dramma del 6 aprile. Mentre lo scorso anno la provincia dell'Aquila era l'unica tra le province in positiva controtendenza con un incremento del credito erogato, quest'anno col terremoto, dalla débacle non si salverà nemmeno il capoluogo. «Tuttavia l'effetto reale della crisi - ha concluso il presidente della Cna, Franco Cambi - lo avremo nel 2010, un anno drammatico per la nostra economia già al collasso».

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saro scrive al ministro: al limite dell'usura (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 20-06-2009)

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Pagina 6 - Economia Saro scrive al ministro: al limite dell'usura Interpellanza del senatore del Pdl. «Non era questo lo spirito della nuova norma» UDINE. Anche il senatore Ferruccio Saro è intervenuto sul problema del massimo scoperto con una interpellanza sulle banche presentata dal senatore Ferruccio Saro al Ministro dell'Economia. Nel testo dell'interpellanza Saro rileva che «Da alcune settimane i clienti dei più diversi istituti di credito, anche in Fvg, ricevono fogli informativi dalle banche di appartenenza contenenti l'elencazione di nuove voci di spesa per il servizio di affidamento e di spesa per l'utilizzo oltre fido o in assenza di fido che, talora, viene richiesta anche in mancanza di un utilizzo effettivo». In pratica, diversi istituti di credito richiedono ai propri correntisti il pagamento di spese solo per la disponibilità massima richiesta salvo, poi, dover coprire gli eventuali interessi passivi sulle somme effettivamente utilizzate; è richiesta una franchigia anche a chi andrà "in rosso" senza aver avuto un affidamento e indipendentemente dal numero di sconfini. Le nuove voci di spesa richieste da diversi istituti di credito - denuncia Saro - «contravvenendo di fatto allo spirito e al significato del provvedimento di legge, rischiano, paradossalmente, di rivelarsi maggiormente onerose per tutti i correntisti ma, soprattutto, per le piccole e medie imprese che già sopportano gravi problemi per la crisi finanziaria internazionale che stiamo attraversando e non possono, comprensibilmente, sopportare anche l'imposizione di ulteriori e pesanti oneri a loro carico». Dal momento che «lo spirito e il significato della legge sono, nelle intenzioni del legislatore, di perseguire una maggiore trasparenza sulle commissioni bancarie e di rendere il Tasso effettivo annuo comprensivo della commissione di massimo scoperto, ai fini del calcolo della soglia di usura e dato che le nuove norme hanno ricevuto l'assenso sia della Banca d'Italia sia dell'Antitrust», Saro chiede al Ministro una «vigilanza sulle regolamentazioni che numerosi istituti di credito del sistema bancario e finanziario stanno introducendo».

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paga di più chi va in rosso in banca e il caso abi finisce in parlamento (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 20-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Dal 28 giugno cambiano le regole per il massimo scoperto: costi altissimi per chi sfora in conto corrente Paga di più chi va in rosso in banca E il caso Abi finisce in Parlamento di RENATO D'ARGENIO UDINE. Dal 28 giugno cambiano le regole il "massimo scoperto". Da quel giorno, la voce massimo scoperto sparirà, ma con essa "svaniranno" ancora più euro dei conti correnti. Naturalmente, ci saranno differenze da istituto a istituto, ma gli "avvisi" che in questi giorni riempiono le cassette della posta non lasciano sperare in nulla di buono, al punto che l'Abi sarà chiamata - su sollecitazione del senatore friulano della Lega Nord, Mario Pittoni - «spiegare i nuovi balzelli». La Commissione di massimo scoperto, come si diceva, sarà sostituita da altre voci. In un contratto di apertura di credito (fido bancario o affidamento) sottoscritto tra banca e cliente, la commissione di massimo scoperto (Cms) era una percentuale, calcolata al tasso convenuto, sulla massima esposizione avuta sul conto corrente durante il trimestre di riferimento, percentuale sommata agli interessi convenzionali. I clienti, quindi, pagavano interessi molto altri sui conti correnti in rosso. La commissione di massimo scoperto era motivata dal fatto che il fido bancario aveva, comunque, natura onerosa per l'istituto di credito. Ora questa commissione di massimo scoperto è stata abolita, ma non scompare del tutto, perché è stata sostituita da altre voci. La più comune commissione di affidamento, che, in sostanza, non si differenziano molto dalla commissione precedente. Secondo le analisi della Cgia di Mestre, per esempio, gli aumenti, su base trimestrale, potranno partire dal 280% sino a toccare la soglia del 440%. Dati che se confermati metterebbero ancor più in difficoltà famiglie e imprese che, in un periodo di crisi così importante, si "muovono" quasi costantemente in "rosso". «Il marchingegno che sostituisce la commissione di massimo scoperto bancario pare avere le caratteristiche dell'ennesima furberia - spiega il senatore Mario Pittoni, capogruppo della Lega Nord in commissione Controllo prezzi e tariffe del Senato -. Ho chiesto al presidente della commissione Prezzi del Senato, il collega, Sergio Divina, di invitare l'Abi a fornire spiegazioni. Su questa cosa dobbiamo andare fino in fondo. I nuovi criteri di calcolo degli interessi - avverte il parlamentare - penalizzano fortemente famiglie e piccole imprese. Queste ultime sono il vero tessuto portante della nostra economia. Interverremo». Il vecchio sistema era andato in pensione con la legge 2 del 28 gennaio scorso. «Con quel provvedimento - spiega il senatore Pittoni - abbiamo eliminato il meccanismo in base al quale la banca applicava un interesse calcolandolo sulla massima esposizione registrata dal conto nel trimestre di riferimento: a fare testo era il picco, non la media. C'erano poi da aggiungere gli interessi "convenzionali". Stoppata questa "trappola", è comparso il nuovo balzello con l'applicazione di una percentuale fissa sull'affidamento, cioè sulla quantità potenziale di credito a disposizione del cliente, indipendentemente che lo si usi o meno, con l'aggiunta di un costo fisso per giornata di sconfinamento. La percentuale varia fra lo 0,9 e l'1% (in alcuni casi anche superiore). Da 2 a 50 euro il giorno il costo fisso. Il tutto infine si somma ai tassi sullo sconfino che possono superare l'8%. Praticamente tutte le banche hanno già adottato (quasi contemporaneamente) il nuovo meccanismo di calcolo, facendo crescere i dubbi sull'esistenza di un sistema di libera concorrenza in Italia. Siamo comunque in fase di verifica. Se sarà confermato che fatta la legge è stato trovato l'inganno - conclude il capogruppo leghista - proporremo immediatamente una legge anti-inganno».

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Il credito sotto accusa Il commercio assume una posizione più morbida Lunedì un convegno per un primo confronto (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 20-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Il credito sotto accusa Il commercio assume una posizione più morbida Lunedì un convegno per un primo confronto Sabato 20 Giugno 2009, Lasciar perdere i processi e la caccia ai colpevoli. Meglio cercare un compromesso, una collaborazione vantaggiosa per tutti. Nella guerra che oppone imprenditori e istituti di credito, l'Ascom Confcommercio sceglie la linea morbida. Parafrasando il gergo della politica internazionale, i commercianti optano per una strategia realista: per gestire un'azienda non si può fare a meno del sistema bancario, lo scontro frontale non giova a nessuno, tanto vale costruire un'alleanza produttiva. «Il rapporto con le banche nell'attuale contesto di crisi, si sta necessariamente trasformando», sottolinea Guido Pomini, presidente dell'associazione delle imprese trevigiane del commercio, del turismo e del terziario. La Confcommercio ha promosso un'indagine per esaminare, da un lato, le reali aspettative, dall'altro, l'atteggiamento del mondo del credito nei confronti delle ditte. Verrà presentata lunedì prossimo in uno specifico convegno. Programmatico il titolo: "Banche e imprese, dal processo al dialogo". Commercianti colombe, rispetto ai falchi industriali e artigiani? Erano state le due categorie, nei giorni scorsi, a criticare (anche con durezza: il presidente di Unindustria, Alessandro Vardanega, le aveva tacciate di arroganza, Confartigianato e Cna avevano minacciato di portare le chiavi delle aziende nelle agenzie e di boicottare gli istituti "scorretti"). Pietra dello scandalo: la commissione di massimo scoperto, abolita per legge, ma, secondo l'accusa, prontamente e unilateralmente sostituita con altre voci di spesa nel complesso ancor più onerose. Un apposito tavolo in Prefettura e la difesa degli interessati (dobbiamo compensare gli introiti persi con il taglio della commissione, pena il tracollo dei bilanci) non hanno chiuso la querelle. Beninteso, all'Ascom non si nascondono che la questione del credito resti spinosa e di ardua soluzione. Ma vogliono tentare la mediazione: «L'obiettivo è quello di analizzare le criticità di un necessario rapporto e di avviare un confronto costruttivo - ribadisce Pomini -, mettendo in evidenza anche il fondamentale ruolo di Terfidi, la nostra struttura di garanzia fidi». Dopodomani, dalle 10 in poi, all'hotel Cà del Galletto, a Treviso, oltre allo stesso numero uno della Confcommercio nostrana e a Paolo Chiarello e Roberto De Lorenzi, presidente e vice di Terfidi Veneto, ne discuteranno esperti, economisti, imprenditori e rappresentanti delle settore bancario. Mattia Zanardo

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SALZANO Si inaugura il nuovo oratorio parrocchiale di Robegano, è costato 1 milione e 600mila euro (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 20-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

SALZANO Si inaugura il nuovo oratorio parrocchiale di Robegano, è costato 1 milione e 600mila euro Sabato 20 Giugno 2009, Salzano La data è stata fissata dopo anni e anni di attesa e finalmente oggi, sabato, alla presenza del vescovo diocesano Mons. Andrea Bruno Mazzoccato, verrà inaugurato il nuovo oratorio parrocchiale di Robegano. La cerimonia prevede, alle ore 18.30, la Santa Messa officiata dal vescovo e dal parroco di Robegano, don Eraldo Modolo. Alle ore 19.30, la benedizione e l'inaugurazione dell'oratorio con l'esordio dell'associazione NOI Robegano, che poi gestirà la struttura. Al taglio del nastro saranno presente, tra gli altri, il sindaco di Salzano, Alessandro Quaresimin, l'assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso e il presidente del consorzio di bonifica Dese-Sile, Paolo Dalla Vecchia. L'oratorio ha avuto una storia movimentata fin dal lontano 1972, quando fu dichiarato inagibile a seguito di una perizia tecnica. Nel 1993, l'allora vescovo Paolo Magnani durante la visita pastorale ordinò con un proprio decreto pastorale di adeguare con strutture adeguate l'attività pastorale della parrocchia. Nel 1997, la soprintendenza ne ordinò l'abbattimento e contestualmente partì una trattativa con il comune di Salzano per la permuta dell'attuale fabbricato delle ex medie con in cambio l'estensione nell'area dove sarebbe stato demolito l'oratorio a parcheggio. Dopo varie vicissitudini tra parrocchia e comune e oggettive difficoltà finanziarie della parrocchia, sono partiti i lavori di rifacimento completo della struttura che alla fine verrà a costare un milione e 600 mila euro. Contributi sono stati previsti dal comune di Salzano, dalla provincia di Venezia attraverso Autovie Venete, dalla regione Veneto e dallo Stato. Per raggiungere la somma cospicua di spesa sono stati fatti dei fidi bancari oltre che dei prestiti da parte di privati. Il nuovo oratorio, dopo tre anni di lavori, oltre ad una sala accoglienza con bar dispone di una sala spettacolo per 162 posti e una corrispondente altra sala collegata per altrettanti posti a sedere. Sono, inoltre, previste al 1° piano 5 aule con una sala lettura e biblioteca. In contemporanea all'inaugurazione, sarà allestita una mostra collettiva di 10 pittori che sarà aperta fino a domenica 5 luglio con orario, nei giorni feriali, 18-20 e, in quelli festivi, dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 20. Luigi Bortolato

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Crisi: il punto di vista di Pezzoni e Faggioli (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Parma Online, La" del 20-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Crisi: il punto di vista di Pezzoni e Faggioli Giuliano Molossi Mercoledì scorso l'assemblea generale di Apindustria, e lunedì prossimo, al teatro Regio, con le presenze prestigiose di Gianfranco Fini e di Emma Marcegaglia, l'assemblea degli imprenditori dell'Unione Parmense degli Industriali. Le imprese di fronte alla crisi economica: ne abbiamo parlato con i presidenti dell'Upi, Daniele Pezzoni, e dell'Api, Gianpaolo Faggioli, ponendo le stesse domande a entrambi. Ecco cosa ci hanno risposto. Il peggio è passato? La crisi è alle spalle? La nostra economia è in ripresa? Possiamo essere ottimisti? PEZZONI Nei paesi anglosassoni questa difficile crisi viene definita con il termine «grande recessione», parafrasando la «grande depressione» del ’29. Dico ciò per precisare che il cammino per uscirne è e sarà ancora lungo. Oggi gli economisti convergono sul fatto che si sia toccato il fondo. Il Centro Studi della Confindustria afferma che si vedono «germogli di ripresa», ma occorrerà tempo, probabilmente 2/3 anni per ritornare ai livelli di produzione del 2007. Comunque io sono ottimista e sono convinto che da questa crisi il mondo ne uscirà modificato e sarà un mondo migliore, più attento alle cose concrete ed all’economia reale, più che all’illusione della finanza. FAGGIOLI L’ottimismo è da sempre ciò che anima l’imprenditore e lo sprona ad andare avanti e guardare al futuro nonostante le difficoltà di oggi. Certo, un tempo era più facile essere ottimisti, con un’economia in continua crescita. Oggi l’imprenditore di fronte alla crisi ha acquisito un ottimismo più ragionato, più basato sull’analisi e sulla fiducia nei propri progetti e nelle proprie idee. Ciò premesso, non possiamo dire che dalla crisi siamo usciti e la brusca caduta del Pil evidenzia che la strada per superarla completamente sarà ancora lunga. Gli ultimi dati Istat hanno però evidenziato una ripresa della crescita della produzione industriale e questo è un dato più che positivo; significa che abbiamo cominciato a risalire, con un approccio diverso e forse con altre aspettative. Nel dialogo con gli associati di questi ultimi tempi poi ho colto un altro elemento importante: l’imprenditore ha superato lo choc iniziale anche sotto il profilo umano, ha saputo reagire ed ha attuato cambiamenti organizzativi importanti all’interno della propria azienda. C'è chi dice che quando tornerà il sereno avremo un'Italia a due velocità e il divario con il Sud aumenterà. Mentre il Nord si aggancerà al treno europeo il Sud rischierà l'isolamento. Anche lei è di questo avviso? PEZZONI Noi imprenditori da tempo chiediamo le riforme, quella del Fisco, quella della Pubblica Amministrazione, quella dell’Università e dell’Istruzione, quella della Giustizia ed altre. Noi stessi abbiamo fatto una riforma concordando con il sindacato (tranne la Cgil che non ha firmato) un nuovo modello contrattuale. Bene, queste riforme servono per dare una spinta al Paese, a tutto il Paese, nord e sud. Al sud c’è però un problema che ne compromette fortemente la competitività, ed è quello della legalità. Se non si risolve questo problema il divario fra Nord e Sud è comunque destinato ad aumentare. Ma anche qui io sono ottimista, vedo i giovani del Sud che reagiscono e vedo anche tanti mie colleghi imprenditori, sostenuti e spronati dalle loro associazioni, che si oppongono e denunciano la illegalità. La svolta è iniziata. L’importante è non lasciare solo chi prova a ribellarsi a questa logica che compromette lo sviluppo di un territorio che ha tutte le potenzialità, per posizione geografica ed ingegno imprenditoriale, per affermarsi nella nuova economia globalizzata. FAGGIOLI La globalizzazione ha stravolto i preesistenti equilibri tra i territori, introducendo un altro punto di vista sul divario tra Nord e Sud dell’Italia. E’ innegabile che esistano ancora elementi di freno allo sviluppo del Sud ma, spesso, i momenti di crisi economica possono offrire l’opportunità di pensare a progetti nuovi che valorizzino le peculiarità. Tra queste, al Sud, c’è sicuramente una dotazione naturale ed artistica unica al mondo ed una popolazione giovane, in molti casi con un ottimo livello di istruzione, che potrebbe diventare motore della ripresa. Credo che questo costituisca importanti potenzialità di sviluppo che qualche imprenditore attento e lungimirante di certo non si lascerà scappare. Secondo un recente sondaggio Ipsos, il 77 per cento degli italiani ritiene che da qui ai prossimi 12 mesi la situazione economica familiare non peggiorerà. Lei ritiene che dopo lo choc iniziale, la gente sia riuscita ad assorbire la crisi, modificando i propri stili di vita e di consumo? PEZZONI In effetti il comportamento degli italiani come consumatori si sta modificando e anche qui cerco di coglierne l’aspetto positivo. Specie negli ultimi anni abbiamo visto una spinta ai consumi che talvolta è apparsa forzata, direi anche in parte drogata. Ora la crisi spinge ad una seria riflessione sulle priorità, sui consumi legati ai bisogni utili distinguendoli da quelli effimeri, sull’opportunità di cambiare le abitudini d’acquisto. Io sono convinto che da questa crisi uscirà un consumatore più attento e che saprà spendere in modo più ragionato. FAGGIOLI Quello che ho detto per gli imprenditori credo valga anche per le famiglie: abbiamo saputo reagire con ottimismo. Le famiglie hanno imparato a convivere con la crisi e a rispondere con nuove abitudini. Hanno ridotto i costi superflui ed hanno riallineato il proprio stile di vita. Gli italiani sono riconosciuti come un popolo di risparmiatori e tradizionalmente non spendono più di quanto si possano permettere; è anche vero però che già prima della crisi arrivare a fine mese per molte famiglie costituiva un problema. Occorre vedere, così come per le imprese, fino a quando sarà necessario fare sacrifici ma di certo il dato Ipsos incoraggia a pensare che le famiglie torneranno a consumare. Forse in maniera diversa da prima. Nonostante alcuni segnali incoraggianti, restano ancora molte nubi. Molta gente ha perso il posto di lavoro,e per la prima volta dal '95 l'aumento dei disoccupati è superiore a quello degli occupati. A Parma e in provincia negli ultimi sei mesi 2700 persone sono rimaste senza lavoro. In Italia la perdita prevista di occupati nel 2009 è di 218 mila persone. Di questi, 168 mila sono operai, 49 mila impiegati, 1500 dirigenti. Si tratta di un problema sociale enorme. Secondo il cardinal Bagnasco «i licenziati non sono zavorra da buttare» e servono più tutele per i lavoratori. Il ministro Sacconi gli ha risposto: «Gli italiani sono i più difesi». Qual è la sua opinione al riguardo? Sono davvero troppo modesti gli ammortizzatori sociali? PEZZONI Vorrei innanzitutto sottolineare che non è esatto dire che 2.700 persone sono rimaste senza lavoro, come se fossero state licenziate. Occorre più precisamente dire che ci sono oggi in provincia 2.700 posti di lavoro in meno. Per alcuni di questi, fortunatamente pochissimi, trattasi di licenziamenti, la maggioranza sono però mancate conferme di lavoratori a termine o mancati rimpiazzi di posti che si sono resi vacanti. Questa precisazione non vuole sminuire l’importanza del problema ma è finalizzata a spiegare come le imprese non licenzino facilmente, specie quelle italiane. E’ uscita una ricerca internazionale nei giorni scorsi che conferma questo dato, in qualche misura scontato. Noi sappiamo bene che il patrimonio principale delle nostre aziende sta nel «capitale umano» cioè nella competenza dei nostri collaboratori per i quali le nostre aziende investono tempo e risorse. Come è noto Parma ha uno dei tassi di disoccupazione più bassi d’Italia e da noi la crisi si sta sentendo in misura minore. In ogni caso anche noi condividiamo la tesi della Confindustria sull’opportunità di rafforzare gli ammortizzatori sociali, in particolare la Cassa Integrazione, qualora ciò si rendesse necessario. FAGGIOLI La situazione di chi perde il lavoro è difficile ed ha implicazioni oltre che economiche, anche umane, sociali e civili. Anche per l’imprenditore, licenziare un dipendente è una decisione sofferta e si cerca di evitarla con ogni sforzo, a volte neppure giustificato dal punto di vista economico. Ora, ad affermare se gli ammortizzatori sociali siano o meno adeguati, si rischia di cadere nella demagogia che non appartiene agli imprenditori. Certo si potrebbero aumentare i sussidi a sostegno del reddito, ma è anche vero che quelli attuali seppur insufficienti costituiscono una fonte certa per chi è in difficoltà lavorativa; e questo anche grazie alle imprese che hanno versato e continuano a versare la contribuzione dovuta. Il fatto che nella nostra provincia 2700 lavoratori siano rimasti senza lavoro, coinvolge tutti e richiede una risposta di sistema. A Parma abbiamo già risultati di collaborazione tra forze sociali, economiche e istituzionali: penso agli strumenti messi in campo dall’Amministrazione Provinciale, agli ammortizzatori sociali in deroga deliberati dalla Regione e dallo Stato, ai fondi della Camera di Commercio per dare liquidità alle imprese tramite i Consorzi Fidi. A ciò si aggiunga l’azione di potenziamento dell’offerta formativa per riqualificare professionalmente coloro che hanno perso il lavoro, ad opera dei centri di formazione delle Associazioni. Sono azioni che evidenziano la volontà di dare una risposta tempestiva ai problemi. Il ministro Tremonti continua a punzecchiare le banche: «Non rimettono in moto con sufficiente rapidità il credito alle imprese, aumentano gli impieghi nel settore finanziario ma non gli impieghi per l'industria. Qui va a finire che si torna alla finanza fine a se stessa». Lei come la pensa? Le banche dovrebbero fare di più per le imprese? PEZZONI Il grave rischio che occorre evitare nei prossimi mesi per la nostra economia è «una mortalità imprenditoriale eccessiva che colpisca, per asfissia finanziaria, anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi». L’ auspicio è quindi innanzitutto quello che le banche tornino a sostenere l’economia che investe e crea posti di lavoro e poi, magari attraverso logiche che escano dai soliti schemi, arrivino anche ad attivare interventi funzionali ad un ingresso da parte delle stesse nel capitale delle piccole imprese per aiutarle a crescere e a fare rete. FAGGIOLI Questa crisi ha sorpreso tutti, anche le banche. Alcune di queste, in difficoltà, hanno smesso di erogare credito alle imprese ed hanno continuato così anche dopo l’intervento del Governo, venendo meno alla loro mission: prestare denaro a chi ne ha bisogno secondo la solvibilità di ciascuno. La piccola e media impresa ha invece la necessità strutturale di continuare ad essere affiancata dal sistema bancario. Per questo è fondamentale lavorare per migliorare questo rapporto. Da una parte l’imprenditore deve riprendere in mano la gestione finanziaria dell’azienda, troppo spesso erroneamente delegata; dall’altra, occorre spronare le banche a recuperare il rapporto col territorio messo in discussione dalle fusioni e ad avvalersi del sistema dei Consorzi Fidi per agevolare l’erogazione del credito. Che si possa fare di più, è vero, soprattutto in termine di fiducia nei confronti del mondo della piccola impresa. Confido nella responsabilità dei nostri banchieri e che venga accolto l’appello di Tremonti. Secondo l'Istat in questa fase di crisi si sono mosse meglio le piccole imprese delle grandi. Anche lei è di questo avviso? PEZZONI E’ difficile fare una classifica su quali tipologie di aziende hanno subito in misura maggiore la crisi ovvero su quelle che hanno reagito meglio alla stessa. E’ certo che le esportazioni sono crollate in poco tempo, e molto più dei consumi interni, ed è anche evidente che l’export incide generalmente in misura maggiore nelle aziende di maggiori dimensioni che quindi sono risultate più penalizzate. Esaminando il contesto locale noi siamo preoccupati anche per le nostre piccole aziende che producono prodotti tipici che, per i loro maggiori prezzi legati alla migliore qualità, rischiano di essere penalizzate sul mercato interno come su quello estero. Ricordo che il principale acquirente di prodotti alimentari di Parma è la Germania che è il paese europeo, fra quelli principali, che sta subendo maggiormente la crisi. FAGGIOLI Sono pienamente d’accordo. Soprattutto perché la piccola e media impresa possiede una flessibilità organizzativa che le consente una capacità di reazione e tempi di risposta oggettivamente non possibili per una grande impresa. Di contro non dimentichiamo che le Pmi hanno poi limiti derivanti dalla loro sottocapitalizzazione; è anche da qui che scaturisce quella sofferenza finanziaria di cui abbiamo già parlato. L'agroalimentare è in controtendenza, grazie soprattutto alle esportazioni, che, come ha detto pochi giorni fa il presidente di Federalimentare Auricchio a Palazzo Soragna, sono cresciute del 10 per cento nell'ultimo anno. A Parma l'agroalimentare è da sempre il settore trainante. Con i suoi exploit riuscirà a bilanciare la crisi di altri comparti? PEZZONI Un terzo del fatturato prodotto dall’industria parmense deriva dall’alimentare e, se aggiungiamo il fatturato dell’impiantistica alimentare, arriviamo al 50 per cento. Inoltre la produzione alimentare sviluppa un indotto importante anche nella nostra provincia: i contenitori per gli alimenti, gli imballi, i servizi correlati come ricerca e pubblicità. Fortunatamente, per l’economia del nostro territorio, i consumi alimentari sono scarsamente ciclici e quindi anche in momenti di crisi come questo calano poco. L’altro lato della medaglia è che, di contro, quando ci sarà la ripresa registreremo performance ovviamente inferiori a quelle di altri distretti che risentono più della ciclicità. Abbiamo comunque in provincia altri settori, oltre l’alimentare, che risentono poco dell’andamento congiunturale. Si pensi al settore farmaceutico o a particolari lavorazioni di nicchia o molto evolute presenti nel nostro territorio. Per riassumere cito un dato che ritengo esplicativo della situazione della nostra economia provinciale: in questi primi 5 mesi del 2009 il ricorso alla Cassa integrazione nella nostra provincia, pur essendo aumentato di moltissimo rispetto allo scorso anno, è risultato pari allo 0,8% delle ore lavorabili. Lo stesso dato è risultato per l’Emilia Romagna pari al 4,3% e per l’Italia al 10,6%. E’ evidente la differenza. FAGGIOLI Questa peculiarità costituisce una vera ricchezza per la nostra provincia. E’ indubbio che siamo famosi nel mondo per l’eccellenza del nostro sistema agroalimentare e questo è il risultato di tradizione, conoscenza, innovazione, capacità di fare sistema sul territorio. Parma però non è solo agroalimentare, non dobbiamo dimenticarlo. Ci sono tante aziende eccellenti anche in altri settori, che sono cresciute nonostante la crisi e che sono veri e propri leader mondiali nella loro nicchia di mercato. E’ forse proprio grazie a queste eccellenze in generale che Parma risente un po’ meno della crisi rispetto ad altre zone del Paese. Occorre rinnovare la nostra capacità di fare sistema, da una parte avendo l’umiltà di imparare dagli esempi di successo, dall’altra creando nuovi rapporti e nuove sinergie tra le aziende presenti sul territorio. Cosa direbbe, da presidente degli imprenditori, a uno dei suoi associati che attraversa un momento particolarmente delicato? PEZZONI Quello che ha detto la presidente Marcegaglia all’ultima Assemblea della Confindustria: «Noi imprenditori dobbiamo essere capaci di vedere le opportunità anche nelle peggiori difficoltà». FAGGIOLI Purtroppo, sono diversi i colleghi imprenditori che in questi mesi mi hanno informato, con grande dignità, del periodo difficile che stavano attraversando in azienda. A loro ho risposto prima come uomo, spronandoli ad avere coraggio e a non vederla come una sconfitta personale. Poi come imprenditore li ho invitati ad analizzare la situazione aziendale da tutti i punti di vista per acquisire la consapevolezza dei propri punti di forza ma anche delle debolezze che la crisi ha evidenziato. Infine come Presidente di APIndustria li ho indirizzati all’Associazione per un confronto più ampio, perché solo dal dialogo con altri imprenditori è possibile ritrovare quella fiducia e generare quelle utili ed innovative idee, che tradotte in efficaci strumenti dall’Associazione consentono di superare ogni difficoltà

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segue dalla prima pagina (sezione: Revoca fidi)

( da "Riformista, Il" del 21-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

segue dalla prima pagina «Fino all'autunno 2008 facevo programmi semestrali, a ottobre ho cominciato a farli su base trimestrale, perché i clienti non potevano più garantirmi le cifre d'affari degli altri anni segue dalla prima pagina «Fino all'autunno 2008 facevo programmi semestrali, a ottobre ho cominciato a farli su base trimestrale, perché i clienti non potevano più garantirmi le cifre d'affari degli altri anni. Adesso siamo passati dai programmi alla commessa singola: quando il cliente mi dice cosa vuole io faccio le richieste ai fornitori, da 20-30 pezzi alla volta siamo scesi a 2 o 3. Il nostro capo officina lavora in questo settore dagli anni Sessanta e non ha mai visto niente di simile: c'è stata una flessione nel 1996 e una piccola crisi nel 2003, ma non c'è paragone». Da imprenditore Piccinelli sta tornando artigiano. A novembre il capo della Idrobenne ha scritto ai dipendenti, «si prevede un uragano, cerchiamo di non perdere neppure una commessa perché sarà dura». Soldi veri, soldi cari Oggi è tutto fermo. I concessionari industriali non lavorano. Se nessuno ha i soldi per fare investimenti e comprare macchinari, le commesse non arrivano. Il prezzo dei rottami è crollato da 400 a 80 euro a tonnellata, nel settore ci sono meno soldi e quindi meno richiesta di appendici per spostare i materiali. C'è una carrozzeria industriale di Brescia che da anni è partner della Idrobenne: l'anno scorso vendeva cento veicoli, quest'anno - da gennaio a oggi - aveva fatto cinque contratti. Quattro sono saltati perché la banca non ha finanziato il leasing. Saldo finale: meno 99 veicoli in un anno. Le banche stanno diventando un problema. Spiega Piccinelli: «Noi lavoriamo con cinque istituti, alcuni grandi altri più territoriali. Tra i beni dell'azienda abbiamo un capannone che vale 300 mila euro, in affitto per 2500 euro al mese. Abbiamo cercato di usarlo come garanzia per ottenere da una banca un prestito, liquidità che ci serviva per semplificare la gestione. Volevamo solo 90 mila euro, ma non si sono fidati. È incredibile: in dialetto bresciano ci hanno detto "noi i soldi non li prestiamo volentieri". Abbiamo provato a insistere allora con la nostra banca di fiducia: ci ha concesso il finanziamento ma con uno spread, cioè il loro margine di guadagno, del 4,5 per cento. Quello normale è di 1,5 o 2 per cento». Anche le casse rurali e le piccole banche del territorio, quelle che ti conoscono da una vita, non si fidano più perché hanno bilanci fragili e temono il colpo di grazia. Lo studio degli artigiani di Mestre, l'autorevole Cgia, conferma l'impressione dell'Idrobenne: i soldi vanno solo alle grandi imprese. Al 31 dicembre 2008 le banche italiane avevano messo in circolo nel sistema 1.304 miliardi di euro. E il 77,9 per cento era stato dato al 10 per cento dei clienti, cioè alle poche grandi aziende che ci sono in Italia. Gli altri, tutto il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese, doveva accontentarsi di 289 miliardi, il 22,1 per cento degli affidamenti. E questo era prima che la recessione economica trasferisse all'economia reale tutti gli effetti della crisi finanziaria (le imprese hanno cominciato a soffrire davvero solo in primavera). «Emma Marcegaglia ha ringraziato il governo perché dice che ha visto soldi veri. Solo lei, però. Non dice mai che le grandi aziende come la Fiat hanno smesso di pagare i fornitori, e soltanto qui a Brescia stanno fallendo a decine, e dico questo da associato di Confindustria», commenta Piccinelli, che oltre al problema bancario in queste settimane ha anche quello fiscale. In quella che è considerata la patria dell'evasione, la Idrobenne ha un problema più complesso che nascondere profitti alla guardia di finanza: deve convincere lo Stato a pagare. La situazione è questa: la Idrobenne ha crediti per 35mila euro, sono i "contributi automatici" - che sono assai poco automatici, nell'esperienza di Piccinelli - che vanno alle imprese che fanno ricerca, e a Isorella ne fanno. Poi ci sono i 28 mila euro di Irap da pagare sui profitti del 2008. La soluzione sarebbe semplice: a Piccinelli basterebbe non pagare i suoi 28mila e aspettare di incassare, quando Roma pagherà, i 7mila euro che mancano per compensare il suo credito. Invece non è possibile, la compensazione non è prevista. Risultato: nel pieno della recessione, con le banche che hanno raddoppiato il costo del denaro e le commesse che latitano, la Idrobenne deve trovare 28 mila euro e aspettare che, prima o poi, gliene vengano restituiti 35mila. «Ma potrebbe essere troppo tardi, potremmo aver già chiuso quando arriveranno quei soldi». Lontani dal fondo Perché di contanti non ne entrano quasi più, mentre i soldi per gli stipendi e per pagare i fornitori continuano a uscire dai conti dell'azienda. A febbraio sono arrivate le prima fatture insolute, clienti che si rifiutavano di pagare con la tipica giustificazione di chi produce beni intermedi: finché il mio cliente non paga, io non posso pagare il fornitore. Piccinelli sta cercando di non farlo, per lui - dice - «è una questione di onore pagare i fornitori». Ma oggi la Idrobenne è al limite. I suoi prodotti sono competitivi, «i cinesi non ci fanno concorrenza, siamo noi che andiamo a vendere in Cina, propio stamattina ho chiuso un accordo in Tunisia», ma senza soldi non si va lontano. Dopo aver resistito finché è stato possibile, agosto potrebbe segnare la crisi definitiva. Un mese in cui l'industria si ferma, non arrivano commesse, quasi tutti chiudono, sperando poi di riaprire in autunno. Entrano zero contanti ma si continuano a pagare gli stipendi. Se poi a settembre cominceranno i licenziamenti ci sarà una nuova crisi di fiducia, un crollo dei consumi, un'ulteriore riduzione degli investimenti, «siamo ancora lontani dal fondo». A maggio 2009 la Idrobenne ha fatturato 49 mila euro, l'anno prima 250 mila, cinque volte di più. Tagliare il costo principale, il personale, è l'ultima opzione. «Questa è gente con cui sono cresciuto: con me lavorano un mio cugino, il figlio di un mio socio, due vicini di casa, persone che hanno portato l'azienda al successo», dice Piccinelli. Poi ci sono anche gli immigrati: «Prima è arrivato Mohammed, dall'Egitto, che ha chiamato suo cugino Ahmed, poi un altro Mohammed». E così via. «Senza immigrati avremmo chiuso dieci anni fa, non si trovano più saldatori italiani disposti a lavorare tutta la giornata con una temperatura di quaranta gradi». Piccinelli, che è un elettore del centrodestra da sempre, ha un approccio pragmatico alla questione della sicurezza: «Se gli immigrati restano senza lavoro, da un giorno all'altro, e si trovano irregolari, poi è normale che la situazione diventi tesa. A Isorella c'erano 450 immigrati, sono stati i primi a essere licenziati. E sono subito cominciati i furtarelli nelle stesse imprese in cui lavoravano, anche io ne ho subiti. Quindi le ronde diventano una necessità». Ma non è tanto per questo che Piccinelli ha votato Lega all'ultima tornata elettorale: «Umberto Bossi è stato l'unico a dire esplicitamente che il governo avrebbe dovuto dare i soldi alle imprese, invece che alle banche cercando poi di convincerle a prestarli. Solo la Lega ha fatto qualcosa per noi e per gli artigiani. Io rimango un liberale e quindi continuo a votare a destra, però lo faccio turandomi il naso. Un presidente del Consiglio imprenditore non dovrebbe comportarsi così, questo governo non sta facendo quello che aveva promesso». E se ci fosse un'alternativa credibile, Piccinelli - anche con un fratello sindaco di un comune dove la Lega prende il 35 per cento - sarebbe pronto a votare per una volta a sinistra. «Anche solo per dare un segnale di protesta». Stefano Feltri 21/06/2009

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Il Banco, i bond e la protesta di Schio (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 21-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere del Veneto sezione: ECOVUOTA data: 21/06/2009 - pag: 10 Il caso No comment da Verona sui mancati fidi alla Smit Textile. Unicredit: a noi nessuna recente richiesta Il Banco, i bond e la protesta di Schio VICENZA La coincidenza è singolare. Proprio nel giorno in cui Pier Francesco Saviotti, ad del Banco Popolare, firmava l'accordo al ministero per il via libera definitivo ai Tremonti Bond con la sottoscrizione delle obbligazioni da parte del Tesoro, a Schio i dipendenti della Smit Textile, attraverso i loro sindacalisti, facevano sapere di essere pronti a ritirare i propri conti correnti personali dalle banche che non stanno concedendo liquidità all'azienda. In difficoltà da tempo, ma adesso alle prese con nuovi ordini per tre milioni garantiti con lettere di credito di istituti esteri, la Smit non è altro che il nome aggiornato di una gloriosa industria dell'area, la Nuovo Pignone, dove ancora lavorano 185 dipendenti per la produzione di macchine tessili. Come ha riportato questo giornale già ieri, il boicottaggio viene minacciato dai sindacalisti se i gruppi bancari in questione, il Banco Popolare e Unicredit, non daranno loro udienza e non dimostreranno, almeno, un po' di buona volontà. Così si legge nella lettera inviata alle agenzie locali dei due istituti: «Si tratta quindi di lanciare al più presto la produzione di più di 100 macchine con buone prospettive di acquisire ulteriori e nuovi ordinativi. Appare necessaria e opportuna una vostra azione per finanziare l'attività con anticipi anche su fatture, garantite appunto dalle lettere di credito. Proprio per superare tutti i dubbi e perplessità e anche per evitare forme di protesta collettiva che stanno emergendo, che vedrebbero la volontà da parte dei dipendenti volte alla chiusura dei propri conti correnti bancari, vi chiediamo al più presto un incontro atto a esaminare quanto qui contenuto». Domani è prevista una conferenza stampa in azienda. Intanto arriva una risposta da Unicredit: «In passato abbiamo erogato fidi per due milioni, ma non risulta una richiesta recente di nuovi crediti da parte dell'azienda». Il Banco Popolare, interpellato, tace. Fa sapere di non voler commentare la vicenda. Si limita solo a ricordare che non c'è contraddizione con l'impegno sottoscritto a Roma, l'altro ieri, in cambio del quasi miliardo e mezzo di euro ottenuto con la sottoscrizione dei famosi bond che portano il nome del ministro Tremonti. Il Banco dovrà erogare più crediti alle Pmi, nella misura del 6%, il che significa circa 2,4 miliardi aggiuntivi secondo il Corriere della Sera. Ma - sottolineano dal gruppo veronese - l'intesa parla di «rispetto del principio della sana e prudente gestione bancaria». Può il caso di Schio rientrare nella fattispecie? Gli operai, ancora in attesa dello stipendio di maggio, invocano sostegno: sotto l'aspetto industriale si può ripartire. C.T. L'impegno dell'istituto «Più soldi alle Pmi» ma gli operai dell'azienda minacciano di ritirare i conti correnti: «Negato il credito per ripartire»

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Pro loco di Domegge, a sorpresa dimissioni del presidente: Istituzioni latitanti (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del 21-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pro loco di Domegge, a sorpresa dimissioni del presidente: «Istituzioni latitanti» Domenica 21 Giugno 2009, Domegge Dopo il rinnovo amministrativo di 15 giorni fa che ha riconfermato alla guida del Comune di Domegge, Lino Paolo Fedon, esplode il caso delle dimissioni a sorpresa del presidente della locale pro-loco, Giovanni Giacomelli. Ieri con una lettera indirizzata al primo cittadino del paese cadorino Giacomelli ha reso ufficiale la sua decisione: «Per favorire la cooperazione e ristabilire il sostegno che da tempo è venuto meno, con la presente rassegno le mie irrevocabili dimissioni dall'incarico di presidente che attualmente ricopro, augurandomi che chi mi sostituirà saprà mantenere attiva la Pro loco Domegge, al servizio del turismo e della cultura del nostro paese». Difatti Giacomelli lamenta uno scarso sostegno da parte delle istituzioni con una eccezione: «Grazie al contributo della Comunità Montana Centro Cadore - scrive il presidente dimissionario - abbiamo potuto rispettare i tempi di apertura dell'Ufficio Turistico, supportato da personale attento e preparato pronto a rispondere a tutte le esigenze del turista e del cittadino residente. Oltre all'ente sopra citato, nessun'altra istituzione è intervenuta per aiutarci a sostenere gli uffici locali, a dimostrazione di come lo sviluppo del turismo in Cadore sia solo uno spot elettorale. In realtà si trovano fondi per pagare giornalini pubblicitari, ma non interessa finanziare ciò che potrebbe portare qualche beneficio alle famiglie del nostro Comune, in un momento in cui molti redditi vengono a mancare. Per tale motivo è necessario che il consiglio delle Pro loco operi con programmi precisi, condivisi e sostenuti dall'amministrazione comunale in un clima di serenità, trasparenza e stima reciproca. Rimarrò garante del fido bancario fino a copertura attraverso il contributo che l'Amministrazione comunale assegnò al Comitato Turistico con delibera di giunta nel 2008 per spese già pagate e che ancora oggi non ha onorato». Alcune voci raccolte sostengono che le dimissioni potrebbero essere spinte dall'imbarazzo di non essere stato eletto nella lista opposta a Fedon. Esclude il sindaco che tale sua posizione avrebbe pregiudicato i buoni rapporti fin qui avuti con lui (fino al rinnovo faceva parte della sua maggioranza): «Anzi lo ringrazio per quanto, ed è molto, ha fatto per Domegge. Quanto ai finanziamenti, magari con i tempi lunghi della pubblica amministrazione, sono stati garantiti 5 mila euro di contributo per ognuno dei 5 anni del mio mandato e per quello in corso. Inoltre il Comune mette a disposizione il locale dell'ufficio turistico con riscaldamento e telefono pagati». G.G.

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Imprese artigiane, verso il futuro con grinta e ragionevolezza (sezione: Revoca fidi)

( da "Varesenews" del 21-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Varese Imprese artigiane, verso il futuro con grinta e ragionevolezza Un messaggio di fiducia dal Congresso Provinciale 2009 dell'Associazione Artigiani della provincia di Varese Zoom Testo Stampa | Invia | Scrivi Galleria foto “Possa tu vivere in tempi interessanti”. E’ un detto cinese ricordato da Marino Bergamaschi, Direttore Generale dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese, in apertura della mattinata di lavori sul tema della “garanzia” e del “credito”indetta a margine del Congresso Provinciale 2009 dell’Associazione (foto Porcu). Un detto che deve spronare a cercare stimoli per far di più e meglio anche in un periodo di crisi come quello attuale. Che, al momento, si presenta con i toni foschi della perdita di produttività e di posti di lavoro. “La situazione in cui ci troviamo a vivere e operare – ha spiegato Bergamaschi – è drammatica: nel giro di pochi mesi abbiamo perso il 46% della produttività. Ma le nostre imprese hanno una risorsa che altre economie si sognano: le persone, un valore inestimabile e che intendiamo conservare e proteggere, nonostante tutto. Noi chiediamo fortemente ai politici di rendere operativo il testo sul federalismo fiscale, perché le tasse corrisposte possano restare sul territorio. Perché il tessuto delle piccole e medie imprese lombarde con le necessarie infrastrutture possa continuare ad essere competitivo”. Secondo Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera e moderatore della tavola rotonda che ha animato la mattinata dal titolo “Garanzia alla riscossa. Dalla finanza “creativa” ai creatori d’impresa: il ruolo dei Confidi” la via per uscire dalla crisi sarà tuttavia ancora lunga. Scadenza chiave i mesi autunnali, in cui anche alla luce delle disposizioni prese dal governo e dai gruppi bancari operanti nel paese si potrà avere un quadro più preciso sulla situazione futura. “In provincia di Varese – ha spiegato Giorgio Merletti, presidente dell’Associazione Artigiani – abbiamo al momento circa 2000 aziende a rischio chiusura e 5000 collaboratori a rischio del proprio posto di lavoro. Quello che le piccole imprese che rappresentiamo chiedono a gran voce è che tutti gli attori presenti sul territorio, anzitutto le istituzioni, forniscano regole e strumenti per ridare nuovo slancio all’economia reale. Perché noi mettiamo in campo imprese e persone reali, le basi per poter guardare oltre la crisi con ragionevolezza”. Se le persone intese come risorsa concreta sono sicuramente la base da cui ripartire, un ruolo di primo piano verrà sicuramente giocato anche dai Confidi, come sottolineato da Rossella Locatelli dell’Università dell’Insubria. “In questa fase di crisi globale – ha spiegato la professoressa Locatelli – i Confidi, considerati nel mondo del credito come uno strumento quasi antiquato, hanno mostrato una sostanziale tenuta. In questo senso anche le banche di credito cooperativo hanno avuto un ruolo fondamentale. Quello che conta per il futuro è che i consorzi fidi seguano fino in fondo il percorso, già avviato con il 2007, di raggiungimento di una struttura più formalizzata e con un sistema di regole ben definite, di modo da diventare veri e propri partner nel sistema del credito sia per le imprese che per le banche”. Una strada, quella verso il raggiungimento di un ruolo di primo piano nel permettere agli istituti di credito e agli imprenditori di dialogare con la stessa lingua, che il consorzio fidi di Varese ha già intrapreso da tempo. E che oggi e nel 50° dalla sua istituzione gli ha consentito di raggiungere il primato nazionale per l’eccellenza del lavoro svolto. “Il tempo dell’economia creativa è finito – ha spiegato Lorenzo Mezzalira, Presidente Artigianfidi Varese – , serve invece un nuovo modello che riscopra valori etici e in cui ciascuno svolga il proprio ruolo: imprese, banche, istituzioni. Dal nostro punto di vista abbiamo fatto fronte alla crisi introducendo nel febbraio 2009 un plafond di 50 milioni di euro con garanzia del 70%. Se nel 2008 abbiamo contato un ammontare di pratiche raccolte ed erogate pari ad oltre 250 milioni di euro con il 2009 contiamo di arrivare a quota 350, con un incremento di oltre il 35%. E quello che ci sta a cuore precisare è che l’insolvenza delle nostre aziende non arriva allo 0.48%”. Un dato che deve far riflettere anche i principali istituti di credito, in particolar modo quelli operanti sul territorio (foto Porcu). “Proprio pochi giorni fa – ha raccontato Alberto Pedroli di UBI Banca - abbiamo celebrato come Banca Popolare di Bergamo il 140° anniversario con una pubblicazione, “Con i piedi nel borgo e la testa nel mondo”, che sottolinea l’attenzione che da sempre il nostro istituto di credito rivolge al territorio e alle strutture e società in esso operanti. Nel gruppo UBI l’11% dei clienti sono imprese artigiane, che costituiscono insieme il 32% del margine di contribuzione. E’ importante però rendersi conto che dal nostro punto di vista avere delle garanzie e un background informativo su chi andiamo a finanziare è necessario, e in questo senso ben venga il ruolo dei consorzi fidi e dell’eccellente realtà varesina, che andrebbe sicuramente esportata anche altrove”. A conclusione della tavola rotonda della mattinata anche il commento dell’assessore regionale Raffaele Cattaneo, che ha sottolineato il suo personale sostegno a quella parte dell’Italia che lavora e produce mettendosi in gioco in prima persona e ricordando l’impegno della regione perché quanto sarà necessario alle piccole imprese ad uscire dalla situazione di crisi attuale venga avviato in tempi quanto mai rapidi. “Le piccole e medie imprese rappresentano il 99,4% di quelle registrate alla Camera di Commercio – ha ricordato Cattaneo –. Questo significa che il nostro mercato è questo, e come tale va tutelato e salvaguardato. E’ dunque cruciale un ritorno alla valorizzazione del territorio, al federalismo e all’etica del lavoro. Così come anche all’abolizione degli studi di settore, se necessario”. Cruciale, in questo senso, un ruolo attivo e tempestivo della politica nei mesi a venire. “Le piccole e medie imprese – ha concluso Cattaneo – si mettono in gioco in prima persona, si dice in gergo che “ci mettono la faccia, e quando sbagliano pagano”. Lo stesso deve fare la politica: prendersi impegni, fissarsi scadenze e obiettivi e metterci la faccia. E, cosa ancor più importante, proporre per una crisi di natura economica delle risposte che vengano dall’economia e dalle associazioni che in essa operano: questo il nostro primo impegno per il futuro”. Presenti alla tavola rotonda circa 600 persone, a ulteriore testimonianza dell’importanza del tema presentato. Fra le numerose autorità intervenute anche il Presidente della Provincia di Varese Dario Galli.

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