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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE” |
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ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER |
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commissioni
sui fidi non utilizzati ( da "Tirreno, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Prato
Commissioni sui fidi non utilizzati Allarme dell'Unione industriale. «Una
doccia fredda e bizzarra» Stanno arrivando lettere alle imprese «Lo diremo al
prefetto» PRATO. Un'impresa che ha ottenuto l'apertura di un affidamento ma ne
ha fruito solo parzialmente, o anche per niente, è chiamata a pagare interessi
trimestrali sulla somma non utilizzata,
Cresce
il Fondo formazione dirigenti bancari
( da "Italia
Oggi" del 06-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Fondir,
riconosciuto dal ministero del lavoro, è costituito da Confcommercio, Abi,
Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenti, Sinfub, Fidia; promuove e
finanzia piani, concordati tra le parti sociali, per la formazione continua dei
dirigenti delle imprese del terziario.
Draghi
dica basta ai fidi-capestro ( da "Borsa e Finanza"
del 06-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
SETTIMANA IN
NUMERI Draghi dica basta ai fidi-capestro di Redazione - 06-06-2009 Meglio
tardi che mai, governatore Draghi. Chi ha avuto l'occasione di seguire i miei
ragionamenti sa che da almeno un anno faccio da megafono per le lamentele delle
Pmi, cui viene progressivamente negato il credito, il più delle volte con
motivazioni pretestuose.
l'appello
di sindacati e imprenditori "gli eletti a strasburgo non scompaiano"
( da "Repubblica,
La" del 07-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Gli eletti a
Strasburgo non scompaiano" Le vertenze Fiat e Keller e i consorzi fidi tra
i temi da portare alla ribalta della Comunità Chiedono azioni concrete per
salvaguardare i prodotti agricoli siciliani, l´avvio di un vero controllo
sull´utilizzo dei fondi strutturali e la creazione di una lobby per la difesa
dei poli industriali dell´Isola.
Imprese
tra sopravvivenza e morte stop agli indugi, è ora di salvarle
( da "Gazzetta
di Reggio" del 07-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
regionale per
i consorzi fidi delle piccole imprese. A tale proposito il nostro appello è
rivolto anche a far sì che il "fondo centrale di garanzia" gestito
dal ministero dell'Economia, finanzi soprattutto i consorzi fidi delle piccole
imprese». «Alla Regione Emilia Romagna, inoltre, chiediamo di aumentare
rispetto allo scorso anno i finanziamenti per l'
BANCHE:
ABI, DA "FONDIR" 10 MLN DI EURO NEL 2009 PER LA FORMAZIONE DEI
DIRIGENTI DEL CREDITO ( da "marketpress.info"
del 08-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Ania,
Confetra, Manageritalia, Federdirigenti, Sinfub, Fidia. Promuove e finanzia
Piani, concordati tra le Parti sociali, per la formazione continua dei
dirigenti delle imprese del terziario con lo scopo di qualificare la presenza
sul mercato delle aziende e valorizzare la professionalità dei dirigenti.
Previsioni
nere, cresce il fondo rischi ( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
«A deprimere
la domanda di credito - dicono dal Confidart - concorre anche l'irrigidimento
delle condizioni bancarie: gli spread sono cresciuti e vengono richieste sempre
maggiori garanzie». Condizioni in cui cresce llo spazio dei consorzi fidi.
Credito
bancario per chi investe: il Confidart aumenta le coperture
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Il consorzio
fidi di casa Upa può alzare la copertura sui prestiti alle imprese artigiane,
che garantisce agli undici istituti di credito convenzionati, grazie ad un
accordo con il Fondo europeo per gli investimenti, fresco di stipula attraverso
la Federfidi Lombardia.
In
ordine i conti dei confidi ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
2 nel 2007),
di cui 43,1 per fidi a breve e 44,0 per mutui. Le pratiche deliberate nel 2008
sono state 345, di cui 51 relative ad operazioni a medio/lungo termine, per un totale
complessivo di 35,9 milioni di fidi garantiti. Il Consorzio è intervenuto nel
corso del
Calcio,
samb: Oscurato sito web ( da "KataWeb News"
del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
0 commenti
Dopo la richiesta di messa in mora e il blocco del fido bancario, la
Sambenedettese si vede oscurare anche il sito web. Nè dà notizia la società
rossoblù, sottolineando che a causa del mancato pagamento del dominio, intestato
ai fratelli Tormenti, in carcere con l'accusa di truffa ed evasione fiscale, il
sito www.
I
guai dei fratelli Tormenti creano disagi alla Sambenedettese
( da "PrimaDaNoi.it"
del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Dopo la
richiesta di messa in mora e il blocco del fido bancario, la Sambenedettese si
vede oscurare anche il sito web. Né dà notizia la società rossoblù,
sottolineando che a causa del mancato pagamento del dominio, intestato ai
fratelli Tormenti, in carcere con l'accusa di truffa ed evasione fiscale, il
sito www.
Accesso
al credito, se sei donna è più difficile
( da "Emilianet"
del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
accesso ai
fidi bancari è per loro un'importante fonte di finanziamento per le necessità
di cassa. Ma una ricerca dal titolo “Do Women Pay More for Credit?”, che si
basa su più di un milione di accessi al fido bancario di 150mila micro-imprese
tra gennaio 2004 e dicembre 2006 - e di cui sono autori Alberto Alesina,
I
Confidi e le banche: crediti più veloci alle Pmi
( da "Arena,
L'" del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
la
collaborazione tra i consorzi fidi e il mondo bancario per il bene delle Pmi,
piccole e medie imprese. Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare. È
questo in sintesi il messaggio emerso del primo Confidi Day del Banco Popolare
che ieri ha radunato nell'auditorium di Viale delle Nazioni a Verona molti
rappresentanti delle associazioni di categoria e dei Confidi del Veneto,
Positive
a metà seduta le borse di Eurolandia
( da "KataWebFinanza"
del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Venduti a
Zurigo i titoli Roche e Novartis. In controtendenza il titolo Fidia che, a
Milano, mostra frazionali ribassi. Altra giornata positiva per i titoli bancari
che segnano un rialzo di oltre un punto e mezzo percentuale. 11/06/2009 - 12:59
Positive
a metà seduta le borse di Eurolandia
( da "Borsa(La
Repubblica.it)" del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Venduti a
Zurigo i titoli Roche e Novartis. In controtendenza il titolo Fidia che, a
Milano, mostra frazionali ribassi. Altra giornata positiva per i titoli bancari
che segnano un rialzo di oltre un punto e mezzo percentuale. 11/06/2009 - 12:59
I
Confidi e le banche: crediti più veloci alle Pmi
( da "Arena.it,
L'" del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
la
collaborazione tra i consorzi fidi e il mondo bancario per il bene delle Pmi,
piccole e medie imprese. Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare. È
questo in sintesi il messaggio emerso del primo Confidi Day del Banco Popolare
che ieri ha radunato nell'auditorium di Viale delle Nazioni a Verona molti
rappresentanti delle associazioni di categoria e dei Confidi del Veneto,
di
Paola Braschi Il credito? Se è in rosa costa, in genere di più. A...
( da "Leggo"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Ma una
ricerca che si basa su più di un milione di accessi al fido bancario di 150
mila micro-imprese tra gennaio 2004 e dicembre 2006 (autori Alberto Alesina,
Emilio Mistrulli e Francesca Lotti), dice che le micro-imprese con titolare
donna pagano un tasso di interesse più alto rispetto a quelle che hanno un uomo
come titolare: lo 0.
Fonti
rinnovabili, l'investimento sicuro che aiuta l'ambiente (
da "Giornale
di Brescia" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
sono stati
illustrati da Lorenzo Fidato di Centrobanca. Il direttore generale della banca
del gruppo Ubi, Valeriano D'Urbano, ha invece spiegato che «in un momento di
generale rallentamento dei finanziamenti al settore, Centrobanca è andata
controcorrente: nel 2007 abbiamo finanziato progetti per 180 milioni, saliti a
250 nel 2008.
banche
sotto accusa, l'abi non ci sta - andrea greco
( da "Repubblica,
La" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
e senza i
Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere. Troppe aziende sane e
affidabili si sono sentite rifiutare o lesinare dalle banche le risorse
necessarie allo sviluppo o alla difesa dei posti di lavoro», ha detto Giorgio
Guerrini, presidente di Confartigianato in assemblea, davanti a Silvio
Berlusconi.
Cna,
Patrussi lascia lo scettro In eredità un'associazione forte'
( da "Nazione,
La (Arezzo)" del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Consorzio
fidi. «Due mandati intensi» di PIERO SCORTECCI C OME per la più alta carica
dello stato, la presidenza di Cna non è rinnovabile dopo due mandati. Il
regolamento è ferreo e non ammette deroghe. Mauro Patrussi (nel tondo) lascia
il vertice dell'organizzazione che riunisce gli artigiani e la piccola impresa
e oggi un'assemblea di 150 delegati eleggerà il nuovo presidente.
Nuove
accuse sulle banche, l'Abi replica
( da "Finanza.com"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
e senza i
Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere?. Immediata la replica
dell'Abi non ci sta. Dall'assemblea dell'Acri, Corrado Faissola, presidente
dell'associazione bancaria, ha rilanciato nuovi numeri per dimostrare a tutti
che i fondi ci sono, e per la maggior parte finiscono proprio nelle mani delle
Pmi.
Incentivi,
stimolo per la sfida-Pmi ( da "Brescia Oggi"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
mail print
Lorenzo Fidato, Pio De Gregorio, Alessandro Nova, Sergio Simonini, Valeriano
D'Urbano, Gianfranco Tosini Rinnovabili: incentivi per «convincere» le imprese
a investire. Un'opportunità che Brescia sembra pronta a cogliere, come emerso
ieri durante il seminario in materia organizzato, nella sala conferenze di Ubi
banca,
Deboli
le borse di Eurolandia a metà seduta
( da "KataWebFinanza"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
In
controtendenza il titolo Fidia che sul FTSE Italia Star segna un ribasso di
quasi un punto e Bayer che perde circa mezzo punto percentuale. Prosegue in
vantaggio il settore delle telecomunicazioni che, in Europa, registra un rialzo
di oltre un punto percentuale. Acquistata Vodafone che, secondo indiscrezioni
di stampa, si preparerebbe a lanciare il nuovo i-
Venezia
I tempi dell'erogazione del credito alle aziende garantite dai consorzi Fidi
sono t... ( da "Gazzettino, Il"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Fidi
regionali. «Nel corso della riunione - si sottolinea in una nota - è stata
esaminata la problematica concernente i tempi notevolmente dilatati nella
erogazione del credito da parte degli istituti bancari consorzi Fidi». La
proposta del fronte bancario è quella di semplificare le procedure mediante un
modello di business plan comune da usare nei rapporti tra istituti di credito
Sulla
condanna di una persona giuridica per illecito amministrativo ex lege 231/01
( da "AltaLex"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
potevano
essere irrogate revoche parziali dei contributi concessi o, nel caso
scostamento dagli indicatori in certa misura, la revoca totale. In particolare,
questa scattava se lo scostamento era riferito ad un solo indicatore ed in
misura del 20%, ovvero, se riferito a più indicatori, in misura complessiva del
30%.
Credito
a Pmi per il commercio e il turismo. 6 milioni di euro a Confidi Lombardia
( da "Sestopotere.com"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
istituto
bancario all'impresa, procedure e tempi di istruttoria e di concessione dei
finanziamenti stessi) e a darne comunicazione ufficiale a Regione Lombardia.
Ogni tre mesi dalla data di sottoscrizione della convenzione il Consorzio Fidi
trasmetterà alla direzione generale Commercio, Fiere e Mercati il rendiconto
dettagliato delle operazioni effettuate;
Consegniamo
le chiavi alle banche ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
caso di
assenza di fido bancario, con livelli determinati al seconda del rating del
cliente che potranno andare dai 5 ai 50 euro giornalieri, per un massimo di 100
mila euro di sforamento. «Siamo decisi a non subire questi ulteriori colpi
bassi - chiude Rosolen - con i fatturati in calo e gravi problemi di liquidità
che riguardano soprattutto la piccola impresa e quella artigiana.
tanti
aiuti dalla regione ( da "Tirreno, Il"
del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Fidi Toscana.
La Regione sta per ratificare con il sistema bancario toscano anche un accordo
che consentirà di sospendere per un anno le rate del mutuo alle imprese in
difficoltà. Per i lavoratori, con un fondo da 5 milioni, sono stati previsti un
contributo da 1650 euro per chi ha perso il lavoro e non può contare su alcuni
ammortizzatore sociale ed altri 1650 euro per chi è rimasto
Quel
professore in cima alla torre ( da "Borsa e Finanza"
del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
dove il
problema non è quello di ottenere più soldi dal sistema bancario, bensì di non
veder scomparire il proprio fido dalla sera alla mattina piuttosto che fare i
conti con qualche ostacolo improvviso che, comunque, mira a ridurre il suo
credito effettivo. Chi non vive sulla cima del castello, circondato da una
marea di statistiche rassicuranti, sa che, di questi tempi,
citypost,
la scommessa pisana adesso spaventa poste italiane
( da "Tirreno,
Il" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
principali
operatori bancari quali Fidi Toscana spa, Crsm, Monte dei Paschi di
Siena-Capital Service, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca Etruria e
Cariprato. Se dunque, il presente di Citypost testimonia una realtà che in
pochi anni, ha raddoppiato sia le agenzie che la copertura del territorio
nazionale, «possiamo dire - interviene il presidente di TD Group Valterio
Castelli,
Pirellone,
6 milioni ai Confidi per le Pmi commercio-turismo
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
I Consorzi
Fidi a cui saranno assegnati i contributi, con sede legale in Lombardia - ha
ricordato l'assessore al Commercio, Franco Nicoli Cristiani - dovranno
facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese lombarde,
impegnandosi a concordare col sistema bancario le condizioni economiche di
maggior favore e trasparenza,
Banche
e massimo scoperto L'accusa degli artigiani
( da "Corriere
della Sera" del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
commissione
di massimo scoperto e le altre penali abolite dal decreto anticrisi (che
secondo alcune stime di fonte bancaria valevano entrate per un miliardo di euro
l'anno) ha assunto le forme più varie. Il Monte dei paschi di Siena, per
esempio, ha introdotto «un tasso di sconfinamento» al quale, in assenza del
fido, si potrà aggiungere una «commissione di istruttoria urgente».
Ascom,
un credito amico delle imprese ( da "Giornale di Brescia"
del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
non ha
richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo),
sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di
fido, sovente con un ammontare inferiore al richiesto». La conclusione di
Massoletti è: «Bisogna trasformare, tutti insieme, la crisi in un'occasione di
crescita condivisa.
Fatta
la legge, trovato l'inghippo. È quello che devono aver pensato alla Cna di
Treviso, ... ( da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
in assenza di
fidi, in base alla valutazione dell'azienda stessa, dai 5 ai 50 euro
giornalieri. La Cna stima che il primo capitolo valga circa 90 milioni nel
2009, mentre altri cinque milioni le imprese dovranno tirarli fuori per il
secondo. La rabbia degli artigiani è ancor più acuita dal fatto che queste
misure non offrono maggiori garanzie rispetto ai rischi del prestito:
Cna,
occupazione in calo dell'1,6% ( da "Resto del Carlino, Il (Modena)"
del 14-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
le azioni di
sostegno alle imprese attraverso il sistema bancario e quello dei Consorzi
Fidi, ma anche incentivare maggiormente attività nuove ed emergenti sinora
inesistenti da noi, come l'informatica, la bioedilizia, la meccanica di
precisione, per intercettare nuove figure professionali capaci di sostituire
mestieri e professioni non più di moda o non più richiesti dal mercato,
FOLIGNO
- Sono ormai alle porte le prime incombenze di natura economica per
l'iscrizione delle ... ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 14-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fideiussione
sarà un conto di garanzia generale presso la Cooperativa Fidi, costituita dalla
stessa Lega e da tutti i club di Prima e Seconda Divisione. Un cambiamento
importante, anche se in tempi nei quali nel calcio mancano più i contanti che
le garanzie bancarie o immobiliari, non è detto che questa norma risolva i
problemi delle squadre, anzi per alcune potrebbe aggravarli.
Massimo
scoperto, quanto costa alle imprese il credito in banca
( da "Corriere
della Sera" del 14-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
29 Il caso
Dal 28 giugno cambieranno anche per i vecchi clienti le commissioni applicate
dagli istituti sui fidi Massimo scoperto, quanto costa alle imprese il credito
in banca Fino a 500 euro per ogni 50 mila di affidamento richiesto MILANO -
Cinquecento euro a trimestre per la sola richiesta di accesso a un fido di 50
mila euro anche senza l'utilizzo effettivo dei fondi.
Come
funziona lo scambio casa? ( da "
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Infine, anche
il pet sitting, come variante dell?home exchange. Una formula che consente
sempre di starsene tranquillamente in vacanza, offrendo la propria casa ad
altre persone che, in questo caso però, penseranno anche ad accudire gli amati
Fido e Fuffi. 2 voti - » Vota questa notizia »
Massimo
scoperto, quanto costa alle imprese il credito in banca
( da "Corriere.it"
del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
credito in
banca Dal 28 giugno cambieranno anche per i vecchi clienti le commissioni
applicate dagli istituti sui fidi MILANO - Cinquecento euro a trimestre per la
sola richiesta di accesso a un fido di 50 mila euro anche senza l'utilizzo
effettivo dei fondi. Addirittura 750 se la stessa somma viene messa a disposizione
da alcune banche che fanno parte del Gruppo Banco Popolare.
CREDITO
A PMI COMMERCIO-TURISMO, 6 MIL. A CONFIDI NICOLI CRISTIANI: DIAMO GARANZIA PER
120 MILIONI ALLE IMPRESE LOMBARDE
( da "marketpress.info"
del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
istituto
bancario all´impresa, procedure e tempi di istruttoria e di concessione dei
finanziamenti stessi) e a darne comunicazione ufficiale a Regione Lombardia.
Ogni tre mesi dalla data di sottoscrizione della convenzione il Consorzio Fidi
trasmetterà alla direzione generale Commercio, Fiere e Mercati il rendiconto
dettagliato delle operazioni effettuate;
CRISI,
ECCO LE RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE TOSCANA L'ASSESSORE AL BILANCIO DELLA
REGIONE AL CONGRESSO DELLA CNA DI LUCCA SOSTEGNI PER L'ACCESSO AL CREDITO DELLE
IMPRESE E PER L ( da "marketpress.info"
del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Fidi Toscana,
per 503 mila euro di prestiti complessivamente richiesti. La Regione sta per
ratificare con il sistema bancario toscano anche un accordo che consentirà di
sospendere per un anno le rate del mutuo alle imprese in difficoltà. Per i
lavoratori, con un fondo da 5 milioni, sono stati previsti un contributo da
1650 euro per chi ha perso il lavoro e non può contare su alcuni
Banche
sotto accusa, l'Abi non ci sta ( da "Finanza.com"
del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
e senza i
Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere?. Immediata la replica
dell'Abi non ci sta. Dall'assemblea dell'Acri, Corrado Faissola, presidente
dell'associazione bancaria, ha rilanciato nuovi numeri per dimostrare a tutti
che i fondi ci sono, e per la maggior parte finiscono proprio nelle mani delle
Pmi.
Nuove
spese al posto del massimo scoperto
( da "
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
è infatti la
clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche fido o
affidamento), in base alla quale ai normali interessi va aggiunta un?ulteriore
percentuale calcolata sulla massima esposizione avuta sul proprio conto
corrente nel trimestre di riferimento. È il caso, più semplicemente, in cui una
famiglia o un?
Piccole
imprese in crisi I protesti sono triplicati
( da "Arena,
L'" del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
cambiali non
pagati Piccole imprese in crisi I protesti sono triplicati Bignone: «Le banche
non allargano i fidi e le aziende non riescono a saldare i debiti» La
parrocchia aiuta i cittadini in difficoltà I protesti a San Giovanni Lupatoto
sono aumentati di tre volte in cinque mesi. Se prima, ogni settimana, erano fra
i 10 e i 15 ora il numero si è impennato e viaggia tra i 35 e i 40.
La
Lega dichiara guerraalle commissioni bancarie
( da "Secolo
XIX, Il" del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fido".
Questo dovrebbe di far respirare imprenditori, artigiani e famiglie nel loro
rapporto quotidiano con gli istituti di credito. Per la verità - aggiunge
Massimo Bitonci - quelle disposizioni hanno dichiarato nulle anche "le
clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione accordata alla
banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente titolare di
È
difficile ( da "Corriere della Sera"
del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fido da 50
mila euro. Per la conclusione delle indagini bisognerà aspettare il prossimo
autunno, ma è certo che quella dell'Antitrust, a questo punto, non è la sola
lente sulle nuove commissioni. Proprio ieri è sceso in campo anche il ministro
del Welfare Maurizio Sacconi che ha sottolineato come «il governo adotterà
iniziative utili a sollecitare soprattutto i grandi gruppi bancari
Banche
all'attacco ( da "Tempo, Il"
del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
mercoledì
scorso, dal palco del 21esimo congresso delle fondazioni bancarie concluso ieri
a Siena, i banchieri a non essere avari nell'erogazione dei fidi ha risposto
con una inusitata foga il presidente dell'Abi, Corrado Faissola. «Gli attacchi
del governo sono assolutamente inaccettabili» ha detto Faissola.
Aggirata
e contraddetta la norma che circoscrive l'utilizzo della commissione di massimo
scope... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
solo a quei
conti sui cui si è accordato un fido al momento dell'apertura o il debito ha
una durata di almeno 30 giorni consecutivi. Negli altri casi, la commissione
poteva essere sostituita con forme più trasparenti di remunerazione
predeterminate e commisurate al fido. «In realtà nonostante gli
apprezzabilissimi intenti del governo e del Parlamento,
Cna
Reggio Emilia bacchetta le banche: "Continuano ad essere un problema"
( da "Emilianet"
del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
richiami
improvvisi di rientro dai fidi, richieste di garanzie non sempre giustificate,
aumento dei costi per i mutui e per gli affidamenti; tutto questo nonostante la
fase di emergenza per il sistema bancario dovrebbe essere finita anche grazie
agli interventi pubblici". La Confederazione rinnova dunque in maniera
decisa agli istituti di credito un invito ad essere parte attiva nell?
dietrofront
su polizze, credito e farmacie la controrivoluzione che penalizza i cittadini -
luca iezzi ( da "Repubblica, La"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Ma non è solo
colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita
per legge, è stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci
che sommate superano il costo precedente; gli imprenditori protestano, ma il
fronte delle banche si muove compatto.
scoperti
bancari, gli artigiani in rivolta
( da "Tirreno,
Il" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fidi o
mandano in rosso il conto corrente. Fino ad allora, infatti, queste commissioni
venivano calcolate ogni tre mesi e il correntista ne conosceva l'importo solo
quando riceveva l'estratto conto. «La ratio della legge è di stabilire in anticipo
i costi di queste commissioni - spiega Ciani - ma in realtà le banche hanno
colto la palla al balzo per sostituire le precedenti commissioni
industriali
contro banche: paghiamo le commissioni anche sui fidi non erogati
( da "Tirreno,
Il" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
commissioni
anche sui fidi non erogati LIVORNO. Il fido viene concesso solo parzialmente ma
la commissione bancaria è calcolata sull'intera somma. La denuncia viene da
Confindustria, che segnalerà gli episodi alla Prefettura e all'Associazione
Bancaria. «Alle aziende viene comunicato che le condizioni sono cambiate e che
dovranno pagare anche per i fidi potenziali ma non fruiti»
Stop
su polizze, credito e farmacie dietrofront a danno dei cittadini
( da "Borsa(La
Repubblica.it)" del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Ma non è solo
colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita
per legge, è stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci
che sommate superano il costo precedente; gli imprenditori protestano, ma il
fronte delle banche si muove compatto. 17/06/2009 - 07:15
Stop
su polizze, credito e farmacie dietrofront a danno dei cittadini
( da "KataWebFinanza"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Ma non solo
colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita
per legge, stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci
che sommate superano il costo precedente; gli imprenditori protestano, ma il
fronte delle banche si muove compatto. 17/06/2009 - 07:15
Sale
il pressing sul maxi-confidi ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
affanno di
poter avere dimensioni sempre più robuste nel trattare con i colossi bancari in
grado, nonostante tutto, di mettere in mille modi con le spalle al muro –
potrebbero spingere presto al matrimonio industriali e Regione Piemonte, ovvero
i due azionisti di riferimento dei due principali consorzi fidi della regione?
Allarme
consumatori, banche piu' trasparenti
( da "
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
in questi
giorni la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge,
e? stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che
sommate superano il costo precedente. Capitolo a parte per la class action. Per
?la resistenza di pochi?, la nuova normativa ?stenta a trovare la giusta
considerazione.
Crisi,
la luce in fondo al tunnel ( da "Vita non profit online"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
la
commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, è stata in
pratica sostituita da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il
costo precedente... Alla relazione dell'Antitrust il SOLE24ORE dedica un pezzo
a pagina
Credito
sotto accusa Ma dall'incontro con le categorie arrivano comunque segnali di
disponibilità ( da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
così chi
supera il limite del fido è giusto che paghi qualcosa in più rispetto al tasso
ordinario». Le banche rigettano l'imputazione di aver di fatto costituito un
cartello, con aumenti generalizzati. «Per quello che riguarda la commissione
sull'affidamento, noi non l'abbiamo ancora applicata, ma ritengo che, per una
sorta di compensazione di quanto viene ridotto per legge,
Massimo
scoperto inacettabile ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
quelli in cui
si è accordato un fido al momento dell'apertura e solo se il debito dura almeno
30 giorni consecutivamente. I nuovi contratti hanno recepito queste disposizioni
fin dall'entrata in vigore della legge, per i vecchi contratti, quelli già
esistenti al momento dell'entrata in vigore della legge, le nuove disposizioni
entreranno in vigore entro fine giugno»
Mutui
congelati contro la crisi ( da "City"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
È la risposta
alla crisi prevista da un accordo tra Regione Toscana e 15 istituti bancari del
territorio, oltre che da Fidi toscana, la finanziaria regionale. "Dodici
mesi di respiro - ha detto il presidente Claudio Martini - senza costi
aggiuntivi per le imprese per aiutarle a superare la crisi". L'accordo
entrerà in funzione al massimo entro settembre.
Massimo
scoperto, rincari fino al 440% ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
abbiamo preso
come riferimento la posizione di una piccola azienda veneta che ha un fido
bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila
euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo
scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove
disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro).
Artigiani
veneti: Confidi frenati dalle banche
( da "Arena,
L'" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
riferimento
la posizione di una ipotetica piccola azienda veneta che ha un fido bancario di
10.000 euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5.000 euro costa
all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni contrattuali
l'aumento sarà di quasi il 280% toccando la soglia di 181 euro». Per Bortolussi
con i nuovi costi si arriva a 231 euro per un fido di 30.
massimo
scoperto, rincari fino al 440% ( da "Nuova Venezia, La"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
abbiamo preso
come riferimento la posizione di una piccola azienda veneta che ha un fido
bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila
euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo
scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove
disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro).
nuova
linfa per le aziende ( da "Tirreno, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
firmato
proprio ieri tra Regione e 15 istituti bancari e società di leasing oltre che
da Fidi Toscana che consente la sospensione per 12 mesi delle rate dei mutui e
dei leasing, con la sola maturazione degli interessi sul debito residuo e
nessuna spesa di istruttoria. Importante anche la prevista istituzione di un
comitato di vigilanza che accerti la reale e corretta applicazione dell'
stop
ai mutui per un anno ( da "Tirreno, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
una
quindicina di istituti bancari del territorio e la finanziaria regionale Fidi
toscana, che può intervenire per concedere garanzie sussidiarie. Funziona così:
lo stop delle rate riguarderà le pmi toscane che hanno attivo un mutuo
ipotecario o chirografaro (senza garanzie reali), in regola con i pagamenti.
L'accusa
di Confartigianato
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
i Consorzi
fidi». La Cgia: «Commissioni quadruplicate» L'accusa di Confartigianato «Le
banche violano i patti» VENEZIA Imprenditori grandi e piccoli, consumatori e
politici, tutti a scaricare nuove critiche sul sistema bancario. In pochi
giorni, da quando a Treviso prima la Cna e poi Unindustria hanno smascherato gli
apparentemente innocui trucchi contrattuali con cui le banche «
Confartigianato:
le banche violano i patti ( da "Corriere del Veneto"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
ci bloccano i
Consorzi fidi. La Cgia: quadruplicati i costi delle commissioni VENEZIA
Imprenditori grandi e piccoli, consumatori e politici, tutti a scaricare nuove
critiche sul sistema bancario. In pochi giorni, da quando a Treviso prima la
Cna e poi Unindustria hanno smascherato gli apparentemente innocui trucchi
contrattuali con cui le banche «
massimo
scoperto, rincari fino al 440% ( da "Mattino di Padova, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
abbiamo preso
come riferimento la posizione di una piccola azienda veneta che ha un fido
bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila
euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo
scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove
disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro).
prestiti
alle imprese, intesa confidi-friuladria
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
garantiscono
oltre il 60 per cento dei fidi garantiti in regione) hanno stipulato insieme a
Banca FriulAdria. I contenuti dell'accordo saranno illustrati oggi, alle 12,
nella sede di Friuladria, nella conferenza stampa durante la quale sarà anche
fatto il punto della situazione sulla crisi economica e sulle soluzioni
concertate tra sistema di garanzia fidi e istituto di credito.
In
Campania sono attivi 52 Confidi ( da "Denaro, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
155 comma 4
del Testo unico bancario. Oggi i consorzi fidi regionali saliranno sul banco
degli imputati in un convegno al Banco di Napoli, dove sarà presentata una
ricerca dell'Associazione Srm dal titolo "Confidi, imprese e territorio:
un rapporto in evoluzione. Le prospettive per il Mezzogiorno" alla
presenza del sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega al Cipe,
Stiamo
assistendo a una recrudescenza delle regole di Basilea Due, a una applicazione
integral... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-06-2009) + 3 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
leggasi
affidamenti a revoca) e quindi con costi più elevati, con minore certezza di
diritto e, soprattutto, con un aggravio in termini di cash-flow spropositato
rispetto ai rientri finanziari che quegli investimenti dovrebbero assicurare.
2) Ai fini della determinazione del rating le banche hanno cominciato a
considerare quale elemento fondamentale delle loro analisi il cosiddetto «
EMANUELE
IMPERIALI Proprio nel momento di grave crisi finanziaria, con le banche che
lesinano il ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-06-2009) + 4 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
a fronte di
un monte prestiti bancario nell'intera regione che ammonta a 57 miliardi.
L'importo medio delle operazioni di garanzia fidi in Campania è molto basso e
non raggiunge neppure i 4 milioni. I più importanti Confidi regionali sono
Confcredito, Gafi Sud, Confidi Napoli, Confidi Salerno e Confidi piccole e
medie imprese Campania,
Credito
sotto accusa D'Aliberti (Casartigiani): Il vertice in Prefettura serve a poco,
le aziende chiedono fatti concreti
( da "Gazzettino,
Il (Treviso)" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
ma poi
riducono ugualmente i fidi. Per non parlare di quegli istituti che senza
aspettare i tempi "ragionevoli" chiedono l'escussione della garanzia
come se l'azienda fosse già fallita». Il giudizio conclusivo, sull'incontro in
piazza dei Signori, è dunque sconsolato: «Molte parole, pochi fatti, con la
promessa di riaggiornarci il 2 luglio.
Venezia
È ormai scontro aperto tra il sistema bancario e le associazioni di categoria
itali... ( da "Gazzettino, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
riferimento
la posizione di una ipotetica piccola azienda veneta che ha un fido bancario di
10.000 ?. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5.000 ? per un periodo
massimo di 15 giorni, fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa
all'azienda un importo fisso di 47,5 ?, con le nuove disposizioni contrattuali
l'aumento sarà di quasi il 280%, toccando la soglia di 181 ?
La
Regione ha messo i soldi, le banche non li vogliono
( da "Gazzettino,
Il" del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
difficoltà
che molto plausibilmente si concretizzerà anche in un ulteriore aggravio degli
oneri bancari; in particolare l'ipotesi accreditata che il nuovo "modus
operandi" vada a colpire il fido accordato e non il fido effettivamente
utilizzato renderà gli oneri finanziari più pesanti in particolare per chi
richiede credito più per scopi cautelativi che per effettiva necessità;
Ladra?
Non c'è prova ( da "Trentino"
del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
unica prova
che fosse lei la ladra Predazzo starebbe nel filmato prodotto da una
gioielleria di Riva: si vede lei che ne esce, nel giorno in cui - ma per la
data bisogna fidarsi del gioielliere - proprio lì fu usato uno dei bancomat
rubati (per un acquisto da 700 euro). Troppo poco per sentenziare la
colpevolezza della Ognibeni.
Tremonti:
Sul massimo scoperto faremo una legge anti-inganno
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
interessi un
tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Con un'altra citazione da
Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha ricordato - «non so se il
vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che
«nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale
con il credito: gli istituti saranno portati in modo spontaneo,
tremonti:
sul massimo scoperto faremo una legge anti-inganno
( da "Mattino
di Padova, Il" del 19-06-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
interessi un
tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Con un'altra citazione da
Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha ricordato - «non so se il
vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che
«nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale
con il credito: gli istituti saranno portati in modo spontaneo,
Azioni
per l'accesso al credito delle imprese
( da "Tempo,
Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
consorzi di
garanzia fidi, sulle problematiche di accesso al credito e sulle nuove
disposizioni di Basilea 2. «È evidente l'impegno dell'ente camerale nel
promuovere azioni e politiche che possano favorire l'accesso al credito delle
aziende e migliorare le relazioni tra le imprese ed il sistema bancario» ha
affermato Francesco Toci,
stangata
sui conti in rosso ( da "Tirreno, Il"
del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
importo delle
commissioni previste nel caso di sconfinamento dei fidi: importi che invece,
prima, venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente attraverso
l'estratto conto, ad addebito avvenuto. La commissione è generalmente intorno
all'1%, che diventa 4% se moltiplicato per quattro trimestri l'anno: il tutto,
si somma all'interesse applicato al conto dalla banca.
Senza
sostegno alle pmi l'economia non riparte
( da "Italia
Oggi" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
perché le
banche non si fidavano più le une dalle altre, sia difficoltà di restituzione
dei crediti bancari delle famiglie sia una accentuata viscosità nei pagamenti
tra imprese. Le più liquide di queste hanno ridotto il ricorso al credito delle
banche, le più esposte e deboli manifestano stati di insolvenza e, alla meno
peggio,
Revocatoria
bancaria su misura ( da "Italia Oggi"
del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
è stato
affidato l'incarico a un consulente, che ha affinato un metodo fatto proprio
dal tribunale.Innanzi tutto ha escluso le «partite bilanciate». Non sono
revocabili, infatti, le rimesse finalizzate a costituire i fondi per
l'esecuzione di uno specifico ordine di pagamenti accettato ed eseguito dalla
banca.
Obama
premia i responsabili della Caporetto finanziaria
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Ha vinto
invece la lobby bancaria che voleva a tutti i costi che questa autorità fosse
affidata alla Fed, sia per evitare di avere due diversi regolatori sia perché
sa di potersi fidare della Fed in quanto completamente catturata dal settore
bancario. A farne le spese saranno le assicurazioni e gli hedge fund, che si
troveranno a essere regolati da un'
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
un tempo
praticati a chi sforava il fido bancario. Con un'altra citazione da Bertold
Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha ricordato - «non so se il vero
reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante
non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è aperto il canale con il
credito: gli istituti di credito saranno portati in modo spontaneo,
Sotto
la lente di Moody's finiscono 21 banche italiane
( da "Giornale.it,
Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
pratica di
fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido
bancario. In Europa va intanto in scena lo scontro tra la Commissione Ue e la
Gran Bretagna sulla riforma del sistema di supervisione finanziaria. La
maggioranza degli Stati membri, tra cui l'Italia, spinge in direzione di un
nuovo modello, sulla falsariga di quello adottato mercoledì scorso negli Usa.
Bcc
truffata Portoghese patteggia per i fidi facili
( da "Corriere
del Veneto" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
società
specializzata in fidi delle garanzie bancarie false per un valore di 10 milioni
di euro, facendole risultare garantite da Abn Amro e Ubs di Zurigo. Il tutto
con l'obiettivo di ottenere linee di credito e avere a disposizione liquidità.
La donna aveva giustificato l'operazione con l'obiettivo di acquistare un
complesso immobiliare sovrastimato,
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
di fatto
equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario.
Un intervento tra l'altro sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di
Mestre dopo la lettera di Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei
rapporti tra banche e cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera
alle nuove regole per le controversie extragiudiziali.
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
di fatto
equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario.
Un intervento tra l'altro sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di
Mestre dopo la lettera di Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei
rapporti tra banche e cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera
alle nuove regole per le controversie extragiudiziali.
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
di fatto
equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario.
Un intervento tra l'altro sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di
Mestre dopo la lettera di Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei
rapporti tra banche e cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera
alle nuove regole per le controversie extragiudiziali.
Legge
anti-inganno sul massimo scoperto
( da "Stampa,
La" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
interessi un
tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Citando Bertolt Brecht e
Stalin, che dicevano «non so se il vero reato sia rapinare una banca o
fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto
idilliaco con le banche, è aperto il canale con il credito: saranno portate in
modo spontaneo, o spintaneo a mettere in circolo più moneta per sostenere l'
Tremonti
avverte le banche: Faremo una legge anti-inganno
( da "Gazzettino,
Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
scoperto
introducendo spese di apertura pratica di fatto equivalenti o superiori agli
interessi praticati a chi sforava il fido bancario, Tremonti replica: «Fatta la
legge, hanno trovato l'inganno. Bene, allora noi faremo una legge
anti-inganno». Cita Brecht e Stalin, il ministro: «Mi chiedo se sia un crimine
più grave fondare una banca o rapinarla». Altro che rapporto "non
idilliaco".
Mattinzoli
alle banche: incontriamoci ( da "Giornale di Brescia"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
commissione
di massimo scoperto che le banche applicavano ai clienti che sconfinavano i
limiti dei fidi o che mandavano in rosso il conto corrente. «Ora, commenta
Enrico Mattinzoli, le banche hanno semplicemente sostituito le precedenti
commissioni con altre, probabilmente ancora più onerose». L'accusa di agire con
atti che aggirano le norme del decreto anticrisi è circostanziata e decisa.
Alle
spalle c'è ben poco ( da "Milano Finanza"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
occorre che
le banche quando concedono il fido si basino più sulla qualità delle aziende
che non sulle garanzie personali dell'imprenditore.D. Che cosa bisognerebbe
fare per stimolare un'evoluzione generalizzata in tal senso? R. Il Tesoro potrebbe
introdurre la deducibilità fiscale delle perdite su crediti, oggi applicabile
solo in misura molto marginale e plafonata.
Il
pelo, il vizio e i fidi bancari ( da "Borsa e Finanza"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
il vizio e i
fidi bancari di Redazione - 20-06-2009 La strada dell'inferno, si sa, è
lastricata di buone intenzioni. Non c'è alcun dubbio che fossero ottime le
intenzioni del legislatore che ha introdotto lo scorso febbraio importanti
novità sulla commissione di massimo scoperto: più trasparenza, possibilità di
confrontare le varie offerte,
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
IMPRENDITORE
su due si rivolge ai Cofidi per dare soluzione alle proprie esigenze
finanziarie e di rapporto con il sistema bancario». Dice Loretta Zago,
presidente di Cofidi Polesine. I Consorzi Fidi supportano importanti segmenti
del sistema imprenditoriale: le nuove imprese per il 9,7%, imprese a titolarità
femminile per il 10% e imprese con titolari extracomunitari per il 4,5%.
SI
È CONCLUSO ieri con il Monte dei Paschi di Siena il ciclo di tre incontri...
( da "Resto
del Carlino, Il (R. Emilia)" del
20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
calcolo del
tasso debitore in caso di utilizzo oltre fido (che viene calcolato sull'intero
importo del saldo debitore e non solo sull'utilizzato oltre il fido stesso)
dall'altro su commissioni per la disponibilità dei fidi stessi. «L'introduzione
di queste commissioni dichiara Giuseppe Domenichini, direttore di Industriali -
implica la stima di nuovi costi molto pesanti per le imprese:
NONOSTANTE
gli accordi sui mutui e sll'accesso al credito il rapporto tra im...
( da "Nazione,
La (Prato)" del 20-06-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fidi: importi
che invece, prima, venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente
attraverso l'estratto conto, ad addebito avvenuto». A OGNI modo, Giusti
assicura che la sua organizzazione non resterà a guardare: «Com'è ovvio ci
stiamo già muovendo insieme ad altre Confartigianato locali e attraverso la
Confederazione nazionale è già stato debitamente sollecitato il ministro
La
banca non finanzia l'azienda Gli operai chiudono i conti correnti
( da "Corriere
del Veneto" del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Angelo Nigro,
Uilm, sottolinea che «vengono ristretti anche i fidi per i quali prima non
c'erano problemi. Forse ci sono interessi occulti da parte di qualcuno, magari
straniero, che vuole rilevarla». Per questi motivi Cgil, Cisl e Uil intendono
avviare una protesta inedita, diretta agli istituti di credito.
Terminati
gli anni delle vacche grasse con finanziamenti pubblici a pioggia sull'Abruzzo,
l'... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
e le grandi
banche hanno richiesto soldi alle aziende per rientrare dai fidi: sono queste
le cause principali dell'involuzione in atto. Ma il dato più importante -
sottolinea Di Costanzo - è che il credito a breve alle imprese nel
saro
scrive al ministro: al limite dell'usura
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
utilizzo
oltre fido o in assenza di fido che, talora, viene richiesta anche in mancanza
di un utilizzo effettivo». In pratica, diversi istituti di credito richiedono
ai propri correntisti il pagamento di spese solo per la disponibilità massima
richiesta salvo, poi, dover coprire gli eventuali interessi passivi sulle somme
effettivamente utilizzate;
paga
di più chi va in rosso in banca e il caso abi finisce in parlamento
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
In un
contratto di apertura di credito (fido bancario o affidamento) sottoscritto tra
banca e cliente, la commissione di massimo scoperto (Cms) era una percentuale,
calcolata al tasso convenuto, sulla massima esposizione avuta sul conto
corrente durante il trimestre di riferimento, percentuale sommata agli
interessi convenzionali.
Il
credito sotto accusa Il commercio assume una posizione più morbida Lunedì un
convegno per un primo confronto ( da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
la nostra
struttura di garanzia fidi». Dopodomani, dalle
SALZANO
Si inaugura il nuovo oratorio parrocchiale di Robegano, è costato 1 milione e
600mila euro ( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Per
raggiungere la somma cospicua di spesa sono stati fatti dei fidi bancari oltre
che dei prestiti da parte di privati. Il nuovo oratorio, dopo tre anni di
lavori, oltre ad una sala accoglienza con bar dispone di una sala spettacolo
per 162 posti e una corrispondente altra sala collegata per altrettanti posti a
sedere.
Crisi:
il punto di vista di Pezzoni e Faggioli
( da "Gazzetta
di Parma Online, La" del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
ai fondi
della Camera di Commercio per dare liquidità alle imprese tramite i Consorzi
Fidi. A ciò si aggiunga l?azione di potenziamento dell?offerta formativa per
riqualificare professionalmente coloro che hanno perso il lavoro, ad opera dei
centri di formazione delle Associazioni. Sono azioni che evidenziano la volontà
di dare una risposta tempestiva ai problemi.
segue dalla prima pagina Abstract: Volevamo solo 90 mila euro, ma non si sono fidati. È incredibile: in dialetto bresciano ci hanno detto "noi i soldi non li prestiamo volentieri". Abbiamo provato a insistere allora con la nostra banca di fiducia: ci ha concesso il finanziamento ma con uno spread, cioè il loro margine di guadagno, del 4,5 per cento.
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: volontà da parte dei dipendenti volte alla chiusura dei propri conti correnti bancari, vi chiediamo al più presto un incontro atto a esaminare quanto qui contenuto». Domani è prevista una conferenza stampa in azienda. Intanto arriva una risposta da Unicredit: «In passato abbiamo erogato fidi per due milioni, ma non risulta una richiesta recente di nuovi crediti da parte dell'azienda».>
Pro
loco di Domegge, a sorpresa dimissioni del presidente: Istituzioni latitanti
( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del
21-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Rimarrò
garante del fido bancario fino a copertura attraverso il contributo che
l'Amministrazione comunale assegnò al Comitato Turistico con delibera di giunta
nel 2008 per spese già pagate e che ancora oggi non ha onorato». Alcune voci
raccolte sostengono che le dimissioni potrebbero essere spinte dall'imbarazzo
di non essere stato eletto nella lista opposta a Fedon.
Imprese
artigiane, verso il futuro con grinta e ragionevolezza
( da "Varesenews" del
21-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Quello che
conta per il futuro è che i consorzi fidi seguano fino in fondo il percorso,
già avviato con il 2007, di raggiungimento di una struttura più formalizzata e
con un sistema di regole ben definite, di modo da diventare veri e propri
partner nel sistema del credito sia per le imprese che per le banche”
( da "Tirreno, Il"
del 06-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 2 - Prato Commissioni sui fidi non utilizzati Allarme dell'Unione
industriale. «Una doccia fredda e bizzarra» Stanno arrivando lettere alle
imprese «Lo diremo al prefetto» PRATO. Un'impresa che ha ottenuto l'apertura di
un affidamento ma ne ha fruito solo parzialmente, o anche per niente, è
chiamata a pagare interessi trimestrali sulla somma non utilizzata,
oppure a sostenere un onere fisso giornaliero. E' questa l'ultima novità in
tema di oneri bancari. Ora le commissioni sono anche sugli affidamenti concessi
ma non utilizzati: Interessi e commissioni, quindi, su denaro non ricevuto ma
solo "virtualmente" a disposizione. Comunicazioni di questo genere
stanno arrivando a molte imprese (sono già numerose le segnalazioni allo
Sportello credito dell'Unione) da parte dei più svariati istituti di credito.
Colpisce il fatto che ciò si sta verificando pressoché in contemporanea, con
condizioni analoghe e da parte di una molteplicità di banche. «Una doccia
fredda che si somma alle molte che stiamo subendo - commenta Raffaella Pinori,
vicepresidente dell'Unione industriale pratese - Un'invenzione bizzarra, questa
delle commissioni sui fidi anche non fruiti, che ha il sapore della vessazione.
Non è un problema solo pratese, ma si sta manifestando anche in altre zone
d'Italia. Ci chiediamo quanto sia legittima un'operazione del genere, anche se
apparentemente consentita dalle nuove norme che hanno contestualmente eliminato
le commissioni di massimo scoperto; cercheremo di vederci chiaro, anche con
l'aiuto di Confindustria. Intanto invitiamo le aziende a tenere gli occhi
aperti: se arrivano lettere di questo genere, parlatene con la filiale di cui
siete clienti e confrontatevi sul problema. Non è detto che troviate ascolto;
può darsi che vengano proposte rinegoziazioni complessive non sempre
convenienti e quindi da valutare caso per caso. Ma intanto non subiamo in
silenzio e facciamo sentire il nostro dissenso». L'Unione sta monitorando il
fenomeno e si appresta a raccogliere documentazione da sottoporre al Prefetto
in quanto soggetto incaricato della vigilanza sul credito. «Sappiamo che le
banche sono chiamate a effettuare accantonamenti - conclude Pinori - Però la
strada di far cassa non può essere quella di accanirsi sulle imprese con queste
modalità. Il senso di responsabilità a più riprese dichiarato e proclamato
dagli istituti di credito rischia di essere contraddetto dai fatti. Le banche
non sono imprese come le altre: lo dimostra il fatto che sono soggette a
controlli, vincoli e regolamentazioni loro proprie ed estranee ad altre
attività economiche. Hanno anche una funzione di sistema volta a promuovere lo
sviluppo: così, invece, lo si strangola, proprio nel momento in cui
bisognerebbe invece fare tutto il possibile per sostenere le imprese».
( da "Italia Oggi"
del 06-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ItaliaOggi
sezione: Mercati e Finanza data: 06/06/2009 - pag: 39 autore: Cresce il Fondo
formazione dirigenti bancari È di 10 milioni di euro nel 2009 lo stanziamento
di Fondir, il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione degli oltre
7.700 dirigenti bancari. Fondir, secondo l'Abi, fornisce alle imprese
creditizie i finanziamenti per i piani formativi e per tutto giugno si
svolgeranno quattro seminari, coordinati dall'Abi, per scoprire come accedere e
gestire efficacemente le risorse del fondo. Gli incontri si terranno a Torino,
Milano, Roma e Bari. Fondir, riconosciuto dal ministero del
lavoro, è costituito da Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia,
Federdirigenti, Sinfub, Fidia; promuove e finanzia piani, concordati tra le
parti sociali, per la formazione continua dei dirigenti delle imprese del
terziario.
( da "Borsa e Finanza"
del 06-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
SETTIMANA
IN NUMERI Draghi dica basta ai fidi-capestro di Redazione - 06-06-2009 Meglio
tardi che mai, governatore Draghi. Chi ha avuto l'occasione di seguire i miei
ragionamenti sa che da almeno un anno faccio da megafono per le lamentele delle
Pmi, cui viene progressivamente negato il credito, il più delle volte con
motivazioni pretestuose. Alle critiche dei Brambilla con l'acqua alla gola, il
sistema bancario ha sempre opposto, fino a pochi mesi
fa, statistiche rassicuranti in cui si dimostrava che le erogazioni di credito
salivano, ancora a fine 2008, del 9-10% su base annua. Certe volte, mi veniva
da pensare, c'è più fantasia in una statistica che in una poesia... Ora, in
occasione della relazione della Banca d'Italia, il governatore Mario Draghi ha
opposto ai banchieri schierati, in prima fila, ben altri numeri: dallo scorso
ottobre l'8% delle imprese, ha detto, ha ricevuto un diniego a una richiesta di
finanziamento. Dalla stessa data, un'azienda su dieci ha ricevuto una richiesta
di rientro. Una situazione insostenibile, a meno che non si voglia liquidare
l'economia del Paese. E opportunamente Mario Draghi ha ricordato lo spirito
degli anni 50/60, quando la lungimiranza dei banchieri (e dei Mediocrediti nel
frattempo sbaraccati per far spazio a merchant bank e private con spirito
speculativo) rese possibile il boom. Detto questo, caro Draghi, non limitiamoci
alla «predica inutile». Tante cose si possono fare, anche senza attendere
l'intervento del legislatore. Che dire, ad esempio, delle disposizioni in
materia di fidi. Tante imprese, in questi giorni, ricevono lettere dalle banche
che, con tono gentile, informano che, «date le mutate condizioni dei mercati»,
vengono riviste (il che vuol dire peggiorate) le condizioni degli affidamenti:
vuoi sul piano dei tassi che sul piano delle garanzie. E se il cliente non è
d'accordo? Niente paura, l'impresa ha «facoltà di recesso entro sessanta
giorni». Provo a tradurre; o mangi questa minestra oppure hai due mesi di tempo
per trovare un'altra banca. Mi permetto un consiglio, caro Draghi. Non è il
caso di imporre (o vivamente suggerire, veda Lei...) un contratto tipo che non
abbia le caratteristiche del capestro? Il fido, in tutto il mondo, ha una
scadenza certa. Da noi è una spada di Damocle. O una mannaia. commercialista ed
esperto d'impresa
( da "Repubblica, La"
del 07-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina II -
Palermo Le categorie chiedono più controlli sui fondi Ue e iniziative a difesa
di agricoltura e industria L´appello di sindacati e imprenditori "Gli eletti a Strasburgo non scompaiano" Le vertenze Fiat e
Keller e i consorzi fidi tra i temi da portare alla ribalta della Comunità
Chiedono azioni concrete per salvaguardare i prodotti agricoli siciliani,
l´avvio di un vero controllo sull´utilizzo dei fondi strutturali e la creazione
di una lobby per la difesa dei poli industriali dell´Isola. Sindacati,
industriali e artigiani hanno le idee chiare su quello che devono inserire
subito nella loro agenda i deputati siciliani che oggi saranno eletti al
parlamento di Bruxelles. Tutte le parti sociali sono d´accordo su un punto,
comunque: «Chi sarà eletto in Europa è pregato di non scomparire dalla
Sicilia». Il presidente dei giovani di Confindustria Sicilia, Giorgio Cappello,
chiede ai nei deputati siciliani in Europa, di «intervenire subito sui
contratti di programma varati dall´assessorato regionale all´Industria per la
Fiat e la Keller, entrambi bocciati recentemente da Bruxelles»: «Occorre
un´azione comune da parte dei deputati siciliani al parlamento europeo per
difendere le grandi e piccole aziende dell´Isola - dice Cappello - Come
imprenditori, inoltre, chiediamo incentivi veri per l´utilizzo dell´energia da
fonti rinnovabili». La richiesta della difesa del fragile tessuto industriale
siciliano arriva anche da Mariella Maggio, appena eletta segretaria regionale
della Cgil: «I nostri deputati in Europa devono cercare di difendere la nostra
industria, penso a quanto sta avvenendo nel settore automobilistico con la Fiat
che continua a trattare con la Opel e i governi austriaco e tedesco, mentre
sembra aver già rinunciato allo stabilimento di Termini Imerese: ecco, i nostri
deputati devono far sentire la loro voce a Bruxelles, vista l´assenza del
governo nazionale e di quello regionale - dice la Maggio - Inoltre chiediamo un
impegno sulle azioni del parlamento europeo in tema di green economy, un
settore nel quale si prevede la nascita di 250 mila posti di lavoro in Italia,
e la Sicilia con il suo enorme potenziale rischia di rimanerne fuori». Il
segretario della Cisl siciliana, Maurizio Bernava, vorrebbe che i deputati
eletti nell´Isola s´impegnino a fare da collante tra le istituzioni locali e
Bruxelles: «Occorre una presenza costante non solo come tramite tra enti locali
e l´Europa, ma anche per il controllo della spesa dei fondi europei - dice
Bernava - I nostri deputati dovrebbero diventare una vera lobby per la difesa
degli interessi dell´Isola: una regione che è ancora obiettivo 1 e ha un gap
infrastrutturale e nella ricerca davvero impressionante rispetto ad altre aree
dell´Italia e dell´Europa stessa». «I deputati europei dovrebbero invece porsi
come primo problema quello delle politiche agricole - dice Claudio Barone,
segretario regionale della Uil - A partire dalla difesa dei prodotti locali,
fatta da tutte le altre lobby d´Europa tranne che dalla nostra». Ai deputati
che oggi saranno eletti a Bruxelles, gli artigiani invece consegnano un
messaggio preciso: «Devono modificare le regole a garanzia dei consorzi fidi -
dice Mario Fillippello, segretario della Cna siciliana - In particolare
dovrebbe essere prevista nei regolamenti anche la possibilità d´ingresso di
Regione e Comuni nei consorzi, in modo da migliorare le garanzie che questi
possono offrire al sistema bancario». a. fras.
( da "Gazzetta di Reggio"
del 07-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
«Imprese tra
sopravvivenza e morte stop agli indugi, è ora di salvarle» L'APPELLO Il
direttore Cna servizio estero «La spina dorsale del tessuto economico e
produttivo regionale e provinciale, in particolar modo, è costituita per la
stragrande maggioranza da piccole e medie imprese (oltre il 90%), fortemente
predisposte per l'export». A parlare così è Bruno De Rosa, direttore di Cna
Servizio Estero, che lancia un appello dal titolo «Salviamo le nostre imprese»
a fronte di una crisi economica che «sta mettendo in ginocchio» la nostra
realtà produttiva. «E' un'analisi spietata quella che facciamo noi di Cna
Servizio Estero - prosegue De Rosa - perché dal nostro osservatorio la
situazione è davvero grave: molte imprese ci testimoniano crolli del fatturato
nell'ordine del -50% con picchi che raggiungono il 70%. Il rischio concreto è
che nei prossimi mesi si vada verso fallimenti a catena con un effetto domino
devastante per l'intera economia». «Molte piccole imprese non ce la fanno più
anche a causa dello stato di gravissima sofferenza nei confronti delle banche.
Molte piccole imprese si trovavano già in una situazione di forte indebitamento
ma fino alla prima metà del 2008 le banche, bene o male, hanno continuato a a
concedere loro liquidità, consentendogli la "sopravvivenza". Oggi, al
contrario, sono le stesse banche che decretano la morte di tante piccole
imprese: di fronte alla crisi impongono loro di rientrare rapidamente. Oggi,
vogliamo parlare in modo esplicito proprio di questa drammatica situazione di
"sopravvivenza" e di "morte" perché riteniamo che non vi
sia più tempo per gli indugi. Come Cna Servizio Estero, realtà che lavora al
fianco di centinaia di piccole e medie imprese, lanciamo un appello con
l'obiettivo di allertare tutti, in particolare le istituzioni, le forze
politiche e il sistema bancario, affinché provvedano
rapidamente a mettere in campo strumenti efficaci in grado di fornire
urgentemente ossigeno alle piccole imprese e quindi al sistema economico
locale». «Solo così si potrà favorire l'auspicabile ripresa. Paradossalmente
moltissime imprese sono talmente indebitate da non potersi nemmeno permettere
il lusso di cessare l'attività, perché così facendo vanificherebbero gli
investimenti realizzati ed i sacrifici di una vita di lavoro». E poi: «Queste
sono le ragioni che ci spingono a chiedere interventi urgenti, come le
iniezioni di liquidità mantenendo attivo il "fondo straordinario di
garanzia" regionale per i consorzi fidi delle piccole
imprese. A tale proposito il nostro appello è rivolto anche a far sì che il
"fondo centrale di garanzia" gestito dal ministero dell'Economia,
finanzi soprattutto i consorzi fidi delle piccole imprese». «Alla Regione
Emilia Romagna, inoltre, chiediamo di aumentare rispetto allo scorso anno i
finanziamenti per l'internazionalizzazione, sia a favore dei consorzi
all'export, sia verso i gruppi di imprese (Ati) Occorre però fare presto
perché, già tra alcuni mesi, potrebbe essere inesorabilmente troppo tardi».
( da "marketpress.info"
del 08-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Lunedì 08 Giugno
2009 BANCHE: ABI, DA FONDIR 10 MLN DI EURO NEL
2009 PER LA FORMAZIONE DEI DIRIGENTI DEL CREDITO Roma, 8 giugno 2009 - Ammonta
a circa 10 milioni di euro nel 2009 lo stanziamento di Fondir, il
Fondo paritetico interprofessionale per la formazione degli oltre 7. 700
dirigenti bancari. Fondir fornisce, appunto, alle
imprese creditizie i finanziamenti per i piani formativi e per tutto il mese di
giugno si svolgeranno quattro seminari, coordinati dallAbi, per scoprire
come accedere e gestire efficacemente le risorse del Fondo. Gli incontri si terranno a
Torino, Milano, Roma e Bari. Un tour da Nord a Sud rivolto a Direttori del
Personale, Responsabili Formazione e Hr Manager di tutte le aziende bancarie,
assicurative e finanziarie. Liniziativa risponde allesigenza
di valorizzare al meglio i finanziamenti per la formazione e si propone come
una occasione per sviluppare modelli innovativi di formazione manageriale e per
utilizzare nel modo migliore questimportante risorsa a disposizione delle aziende. I seminari si basano su
una formula che integra teoria e pratica, e sono pensati per fornire tutte le
informazioni necessarie a realizzare concretamente un percorso formativo
finanziato, dallideazione alliter
burocratico/amministrativo, dalluso dei voucher alla rendicontazione finale. Questa
iniziativa, oltre ai suoi obiettivi didattici, evidenzia che sono sempre più
rilevanti le risorse a disposizione della formazione dei dirigenti: Sono
importanti opportunità da cogliere e utilizzare pienamente a favore delle imprese e
della dirigenza bancaria ha dichiarato Giancarlo Durante,
Direttore Centrale Abi dellArea Sindacale e del Lavoro. In tale ottica
Abi è sempre più impegnata in attività finalizzate a sostenere la diffusione
della formazione
finanziata nel settore bancario, con lobiettivo
di migliorare costantemente i livelli di qualità e di efficienza del sistema
formativo. Le caratteristiche di Fondir e i dirigenti in
Italia - Fondir è il Fondo Paritetico Interprofessionale per la Formazione Continua, riconosciuto dal
Ministero del Lavoro. Il Fondo è costituito da Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenti, Sinfub, Fidia.
Promuove e finanzia Piani, concordati tra le Parti sociali, per la formazione
continua dei dirigenti delle imprese del terziario con lo scopo di qualificare
la presenza sul mercato delle aziende e valorizzare la professionalità dei
dirigenti. Dal Rapporto Fondir sul 2008
emerge che oltre al settore del credito, considerando una media 2007, i lavoratori inquadrati come dirigenti
delle imprese private più la Pubblica Amministrazione sono 484. 736 di cui 123.
306 sono donne. Tra le Regioni con una presenza maggiore di queste figure
lavorative troviamo la Lombardia con 98. 040, il Lazio a quota 57. 090, lEmilia
Romagna con 48. 525, il Veneto con 44. 698, il Piemonte con 33. 727, la
Campania con 31. 707 e la Sicilia con 31. 415. Tra i settori con più dirigenti
spiccano: istruzione, sanità e servizi sociali con 165. 456, pubblica
amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie 81. 933, industria della
trasformazione 71. 086, intermediazione monetaria e finanziaria, attività
immobiliari 41. 163, per ultimo industria dellenergia,
estrazione materiali energetici con 1. 758 unità. Le imprese che aderiscono a Fondir
sono in costante crescita: dal 2004 ad oggi sono passate da 2.
( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Previsioni nere,
cresce il fondo rischi Il bilancio 2008: il consorzio dell'Upa garantisce prestiti
per 48 milioni Parola d'ordine: prepararsi al peggio. L'allarme sul rischio
insolvenza delle imprese associate, nei conti del Confidart è stato tradotto
con uno spostamento deciso di risorse tra le riserve, per la possibilità che la
percentuale dei debiti da dover coprire aumenti decisamente. L'accantonamento è
cresciuto anche rispetto a quelle realtà che non hanno mai evidenziato
problemi, con l'effetto di portare il bilancio dal sostanziale pareggio del
2007 ad un rosso di 548mila euro. I numeri dell'anno scorso segnalano anche una
diminuzione dei soci a 2.744: 116 imprese in meno, anche se il saldo tra quelle
che si sono iscritte per ottenere un canale privilegiato con le banche e quelle
che se ne sono andate è positivo (46). La differenza è segnata dalle oltre
centocinquanta imprese che hanno perso i requisiti. L'ammontare degli
affidamenti garantiti, a fine anno, era di quasi 48 milioni, un volume che
conferma il Confidart al terzo posto tra i consorzi fidi lombardi. Ancora molto
lusinghiero il tasso di sofferenza: meno dell'1%. In effetti, nonostante le
difficoltà che l'economia ha registrato nell'ultimo quadrimestre del 2008, le
posizioni di insolvenza per le quali il consorzio s'è trovato a dover risarcire
le banche, non sono cresciute. Nel 2006 erano state venti, per un totale di
233mila euro, nel 2007 venticinque (242mila euro) e l'anno scorso ventiquattro
(252mila euro). I segnali della crisi emergono dall'analisi delle pratiche
trattate dal Confidart, che indica un deciso rallentamento della propensione ad
investire, mentre cresce la richiesta di finanziamento per far fronte al
bisogno di liquidità aziendale. «A deprimere la domanda di
credito - dicono dal Confidart - concorre anche l'irrigidimento delle
condizioni bancarie: gli spread sono cresciuti e vengono richieste sempre
maggiori garanzie». Condizioni in cui cresce llo spazio dei consorzi fidi.
( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
di Luca Traini
Credito bancario per chi investe: il Confidart aumenta
le coperture Timidi segnali di ripresa. Gli analisti che tastano il polso
dell'economia cominciano a segnalarli tra le pieghe della crisi: pallidi, ma
tangibili. E in controtendenza. «Germogli», li definisce il presidente del
Confidart, Giovanni Galelli. Che dal suo osservatorio privilegiato, il
principale interfaccia tra la piccola e media impresa mantovana e il sistema
del credito, scommette sulle prospettive di ripresa, ma intanto batte con il
dito sulle scadenze di breve periodo. Perché i germogli diventino piante e
facciano frutti serve tempo: le aziende possono permettersi di aspettare il
raccolto? «Siamo seriamente preoccupati per i prossimi mesi», dice Galelli
riferendosi a quelle che sono in apnea da più tempo e che potrebbero non
arrivare a fine anno. C'è bisogno d'ossigeno, subito. Ecco l'appello alle
istituzioni perché spingano sull'accesso al credito. Ecco il senso dell'ultima
iniziativa del Confidart: incrementare le garanzie nei confronti delle banche,
per facilitare i finanziamenti alle imprese che investono. Garanzie e
controgaranzie. Il consorzio fidi di casa Upa può alzare la
copertura sui prestiti alle imprese artigiane, che garantisce agli undici
istituti di credito convenzionati, grazie ad un accordo con il Fondo europeo
per gli investimenti, fresco di stipula attraverso la Federfidi Lombardia.
La circolare alle banche è partita ieri: per le operazioni in cui gli
investimenti prevalgono sulla liquidità (rapporto minimo:
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Nord-Ovest
sezione: ECONOMIA e IMPRESE Vda data: 2009-06-10 - pag: 17 autore: Credito In
ordine i conti dei confidi AOSTA Durante la recente assemblea del Confidi
industriali (258 soci), il presidente, Federico Jacquin non ha risparmiato le
lodi all'Amministrazione regionale, agli istituti di credito e agli
imprenditori in questo momento di difficile congiuntura economica. Di
tutt'altro avviso il presidente della Giunta Augusto Rollandin, che al
contrario ha avuto parole dure nei confronti delle banche, colpevoli di fare
poco per sostenere un tessuto economico fatto in massima parte da Pmi. Per la
verità anche Jacquin, pur vedendo il bicchiere mezzo pieno, non ha mancato di
far rilevare come il sistema creditizio continui a operare con le stesse
identiche logiche commerciali ante-crisi: «Il forte aumento degli spread
bancari – ha osservato l'imprenditore – se in parte può essere giustificato con
l'aumento del rischio di credito e del costo del denaro interbancario,
non posso che trovarlo disarmante». Polemiche a parte, il Confidi archivia un
2008 senza particolari turbolenze. Lo stock dei finanziamenti complessivi al 31
dicembre 2008 ammonta a 87,1 milioni con un forte incremento rispetto allo
scorso anno (79,2 nel 2007), di cui 43,1 per fidi a breve e
44,0 per mutui. Le pratiche deliberate nel 2008 sono state 345, di cui 51
relative ad operazioni a medio/lungo termine, per un totale complessivo di 35,9
milioni di fidi garantiti. Il Consorzio è intervenuto nel corso del
( da "KataWeb News"
del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Calcio, samb:
Oscurato sito web 10 giugno 2009 alle 12:30 — Fonte: repubblica.it — 0 commenti Dopo la richiesta di messa in mora e il blocco del
fido bancario, la
Sambenedettese si vede oscurare anche il sito web. Nè dà notizia la società
rossoblù, sottolineando che a causa del mancato pagamento del dominio,
intestato ai fratelli Tormenti, in carcere con l'accusa di truffa ed evasione
fiscale, il sito www.sambcalcio.it è stato chiuso. La nuova proprietà,
guidata dall'imprenditore di Cupra Marittima (Ascoli Piceno) Sergio Spina, ha
annunciato che riattiverà da subito il vecchio dominio (www.sambenedettesecalcio.it)
per garantire l'informazione ai tifosi, visto anche il difficile momento
societario. Secondo quanto comunicato dal direttore generale, Giulio Spadoni,
la Samb rischia, infatti, di non potersi iscrivere al prossimo campionato se non
si risolveranno i problemi legati al trasferimento delle quote e al pagamento
dei debiti della vecchia gestione.
( da "PrimaDaNoi.it"
del 10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
CRONACA - Teramo
I guai dei fratelli Tormenti creano disagi alla Sambenedettese --> Inviato
da Redazione--> il 10/6/2009 16:37:01 --> 3 letture)--> --> SAN
BENEDETTO DEL TRONTO. Dopo la richiesta di messa in mora e
il blocco del fido bancario,
la Sambenedettese si vede oscurare anche il sito web. Né dà notizia la società
rossoblù, sottolineando che a causa del mancato pagamento del dominio,
intestato ai fratelli Tormenti, in carcere con l'accusa di truffa ed evasione
fiscale, il sito www.sambcalcio.it è stato chiuso. La nuova proprietà,
guidata dall'imprenditore di Cupra Marittima (Ascoli Piceno) Sergio Spina, ha
annunciato che riattiverà da subito il vecchio dominio
(www.sambenedettesecalcio.it) per garantire l'informazione ai tifosi, visto
anche il difficile momento societario. Secondo quanto comunicato dal direttore
generale, Giulio Spadoni, la Samb rischia, infatti, di non potersi iscrivere al
prossimo campionato se non si risolveranno i problemi legati al trasferimento
delle quote e al pagamento dei debiti della vecchia gestione. I fratelli
Tormenti, insieme ad altre due persone, sono state arrestate la scorsa
settimana e sono accusati di aver procurato un danno allerario
per 77milione di euro. La Guardia di Finanza di Pescara avrebbe infatti
smantellato una associazione a delinquere finalizzata alla evasione fiscale
mediante lemissione e lutilizzo di fatture per operazioni
inesistenti. Viene contestata anche la truffa aggravata ai danni del bilancio dello Stato. Gli
strumenti della truffa sono stati la Navigo.it, ditta di Martinsicuro che
operava nel settore della telefonia mobile ed elettronica di consumo, gestita
dai fratelli Tormenti, e Rete Globo Srl, formalmente amministrata da Maurizio
Di Biagio. Secondo laccusa, tramite un giro milionario
di false fatturazioni, le società intervenute nei vari passaggi si spartivano
il 20% della quota iva di rimborso, permettendo, tra laltro, al
cessionario finale
di acquistare il prodotto ad un prezzo notevolmente inferiore rispetto a quello
praticato a monte della filiera, con ingentissimi danni allerario.
10/06/2009 16.35
( da "Emilianet" del
10-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Accesso al
credito, se sei donna è più difficile Sui finanziamenti alle imprese ancora
oggi sembrano pesare vecchi stereotipi che si traducono in una disparità di
trattamento verso le imprenditrici rispetto ai colleghi uomini. CNA Impresa
Donna ne parlerà in un seminario in programma a Bologna BOLOGNA, 10 GIU. 2009 -
Laccesso al credito rappresenta uno dei nodi cruciali della
possibilità di stare sul mercato, non solo nella fase di avvio di nuove
attività, ma anche nei momenti di trasformazione. E se in questo momento è difficile per tutte
le imprese ottenere dei finanziamenti, per quelle femminili lo è ancor di più.
CNA Impresa Donna Emilia-Romagna ha deciso di porre questo problema al centro
del prossimo seminario del ciclo “Responsabili e Informate”, in programma
venerdì 12 giugno alle ore 14.30. In Emilia-Romagna le imprese femminili
rappresentano ormai un quarto del totale, sono presenti in tutti i settori sono
diventate realtà sempre più consolidate e ben posizionate sul mercato, oltrechè
in possesso di una solida reputazione. Anche qui, come nelle altre regioni, vi
sono spesso piccole e piccolissime imprese che fanno fatica ad avere, non solo
in fase di avvio. E laccesso ai fidi bancari è per loro
un'importante fonte di finanziamento per le necessità di cassa. Ma una ricerca dal titolo
“Do Women Pay More for Credit?”, che si basa su più di un milione di accessi al
fido bancario di 150mila micro-imprese tra gennaio
2004 e dicembre 2006 - e di cui sono autori Alberto Alesina, Emilio Mistrulli e
Francesca Lotti -, ci dice che le micro-imprese con titolare donna pagano un
tasso di interesse più alto rispetto a quelle che hanno un uomo come titolare:
lo 0,3 per cento in più. Questo differenziale è vero per ogni settore e area
territoriale, nel periodo indagato, e nonostante le imprenditrici falliscano
meno dei loro colleghi maschi: l1,9% contro il 2,2%.
Dunque, il diverso trattamento non può essere attribuito ad una presunta
maggiore rischiosità delle imprese femminili, né al fatto che queste si
concentrino in
settori a bassa intensità di capitale. A questo si aggiunge che se limprenditrice
che chiede laffidamento, si avvale di un garante donna, il differenziale
raddoppia. Anche molte associate CNA - oltre
( da "Arena, L'" del
11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Giovedì 11 Giugno
2009 ECONOMIA Pagina 37 CONGIUNTURA. Incontro organizzato dal Banco Popolare
con le associazioni di categoria sull'accesso ai prestiti I Confidi e le
banche: crediti più veloci alle Pmi Fratta Pasini: « In questo momento sono
necessari più rapidità e meno burocrazia nelle risposte» Rafforzare la collaborazione tra i consorzi fidi e il mondo bancario per il bene delle Pmi, piccole
e medie imprese. Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare. È questo in
sintesi il messaggio emerso del primo Confidi Day del Banco Popolare che ieri
ha radunato nell'auditorium di Viale delle Nazioni a Verona molti
rappresentanti delle associazioni di categoria e dei Confidi del Veneto,
oltre ad alcuni rappresentanti dell'Abi, Associazione bancaria italiana, per un
confronto sul principale problema del mondo imprenditoriale: l'accesso al
credito. Al centro del dibattito c'è stata la valorizzazione del ruolo dei
Consorzi fidi, ossia di quelle organizzazioni che svolgono attività di
prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell'accesso ai finanziamenti.
In Italia sono circa 920, più di 40 solo in Veneto. Sulla necessità di un
ulteriore rafforzamento della partnership che lega le banche ai confidi è
intervenuto il presidente del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare,
Carlo Fratta Pasini. «I confidi contribuiscono da anni al contenimento dei
rischi per le banche grazie alla valutazione del merito di credito delle
imprese che effettuano a monte. Occorre ora più flessibilità», ha sottolineato
Fratta Pasini, «meno burocrazia e un accorciamento dei tempi tecnici tra la
presentazione della domanda e la risposta della banca, specie in un momento in
cui le piccole e media imprese hanno voce meno forte delle grandi, meno
marginalità e meno flussi di cassa per ammortizzare l'indebitamento». Il Banco
Popolare, come illustrato da Marcello Paoli, responsabile dei prodotti di
finanziamento della banca, opera oggi con 192 Confidi con affidamenti che
ammontano complessivamente a 1,6 miliardi di euro, il 70% dei quali a con
piccole imprese. Per Emanuel Danieli, direttore di Fidindustria Emilia Romagna,
la parola chiave è la reciprocità. «Con le garanzie che si ritrovano grazie ai
Confidi, le banche devrebbero fare di più per applicare alle nostre imprese un
giusto prezzo. Il che non vuol dire solo applicare spread il più contenuti
possibile sui tassi», ha precisato Danieli, «L'azienda che intende usufruire di
un fido bancario ha già superato, del resto, un filtro
di pre-rating da parte del Consorzio che si impegnerà poi con le banche a
negoziare le condizioni, assumendosi tra il 5 e il 100% del rischio in base
alla tipologia del finanziamento». Sulla necessità di un profondo
ammodernamento dei confidi derivante dalla nuova normativa del Tub, Testo unico
bancario è intervenuto Mario Borin, amministratore
delegato di Sviluppo artigiano, Confidi reginale di Cna Veneto. «Il passaggio
dalla semplice attività di garanzia all'intermediazione finanziaria vigilata
dalla Banca d'Italia secondo l'articolo 107 del Tub», ha affermato Borin, «ha
aumentato moltissimo le potenzialità dei Confidi a servizio delle imprese.
L'iscrizione dei consorzi al 107 è un salto culturale fondamentale e
irrinunciabile. Se non lo faranno», ha dichiarato Borin, «il loro obiettivo non
sarà più l'impresa e la tutela delle rappresentanze, ma l'autoreferenza e la
propria sopravvivenza».
( da "KataWebFinanza"
del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Positive a met
seduta le borse di Eurolandia (Teleborsa) - Roma, 11 giu - Proseguono positive
le borse del Vecchio Continente, fa eccezione solo Bruxelles, che non riuscita
nel rimbalzo. A met seduta Zurigo segna un progresso dell'1,34%, Parigi
guadagna lo 0,25% ed Amsterdam lo 0,44%. Segno pi anche per Francoforte che
registra un incremento dello 0,69%, Londra avanza dello 0,69%, mentre Madrid
guadagna lo 0,98%. Maglia nera, come dicevamo, per Bruxelles che flette dello
0,66%. Le contrattazioni non sembrano aver risentito delle rilevazioni emerse
nel Bollettino Bce, secondo il quale l'attivit economica della zona Euro vedr
un calo nei prossimi trimestri, per la ripresa occorrer attendere la met del
2010. Per quanto riguarda il settore bancario,
l'invito per gli istituti di credito affinch rafforzino la propria struttura
patrimoniale, sfruttando anche, se occorre, il sostegno pubblico. Sul fronte
inflazione, questa vista temporaneamente negativa nei prossimi mesi. In
vantaggio il settore energetico, in scia al nuovo balzo del prezzo del
petrolio, salito fino a sfiorare i 72 dollari al barile. Brilla il comparto
farmaceutico in Eurolandia, in scia alle indicazioni degli analisti di Morgan
Stanley, che hanno alzato il giudizio sull'intero comparto, portandolo ad
"attractive". A Londra Astrazeneca sale di oltre un punto
percentuale, beneficiando della decisione della US Food and Drug Administration
Psychopharmacologic che ha valutato positivamente l'efficacia e la sicurezza
del nuovo farmaco Seroquel. Giornata di acquisti anche per GlaxoSmithKline, in
scia all'upgrade di Morgan Stanley che ha alzato la raccomandazione sul titolo
a "equal-weight" da "underweight". Venduti
a Zurigo i titoli Roche e Novartis. In controtendenza il titolo Fidia che, a
Milano, mostra frazionali ribassi. Altra giornata positiva per i titoli bancari
che segnano un rialzo di oltre un punto e mezzo percentuale. 11/06/2009 - 12:59
( da "Borsa(La Repubblica.it)"
del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Positive a metà
seduta le borse di Eurolandia (Teleborsa) - Roma, 11 giu - Proseguono positive
le borse del Vecchio Continente, fa eccezione solo Bruxelles, che non è
riuscita nel rimbalzo. A metà seduta Zurigo segna un progresso dell'1,34%,
Parigi guadagna lo 0,25% ed Amsterdam lo 0,44%. Segno più anche per Francoforte
che registra un incremento dello 0,69%, Londra avanza dello 0,69%, mentre
Madrid guadagna lo 0,98%. Maglia nera, come dicevamo, per Bruxelles che flette
dello 0,66%. Le contrattazioni non sembrano aver risentito delle rilevazioni
emerse nel Bollettino Bce, secondo il quale l'attività economica della zona
Euro vedrà un calo nei prossimi trimestri, per la ripresa occorrerà attendere
la metà del 2010. Per quanto riguarda il settore bancario,
l'invito per gli istituti di credito è affinchè rafforzino la propria struttura
patrimoniale, sfruttando anche, se occorre, il sostegno pubblico. Sul fronte
inflazione, questa è vista temporaneamente negativa nei prossimi mesi. In
vantaggio il settore energetico, in scia al nuovo balzo del prezzo del
petrolio, salito fino a sfiorare i 72 dollari al barile. Brilla il comparto
farmaceutico in Eurolandia, in scia alle indicazioni degli analisti di Morgan
Stanley, che hanno alzato il giudizio sull'intero comparto, portandolo ad
"attractive". A Londra Astrazeneca sale di oltre un punto
percentuale, beneficiando della decisione della US Food and Drug Administration
Psychopharmacologic che ha valutato positivamente l'efficacia e la sicurezza
del nuovo farmaco Seroquel. Giornata di acquisti anche per GlaxoSmithKline, in
scia all'upgrade di Morgan Stanley che ha alzato la raccomandazione sul titolo
a "equal-weight" da "underweight". Venduti
a Zurigo i titoli Roche e Novartis. In controtendenza il titolo Fidia che, a
Milano, mostra frazionali ribassi. Altra giornata positiva per i titoli bancari
che segnano un rialzo di oltre un punto e mezzo percentuale. 11/06/2009 - 12:59
( da "Arena.it, L'"
del 11-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Rafforzare la collaborazione tra i consorzi fidi e il mondo bancario per il bene delle Pmi, piccole
e medie imprese. Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare. È questo in
sintesi il messaggio emerso del primo Confidi Day del Banco Popolare che ieri
ha radunato nell'auditorium di Viale delle Nazioni a Verona molti
rappresentanti delle associazioni di categoria e dei Confidi del Veneto,
oltre ad alcuni rappresentanti dell'Abi, Associazione bancaria italiana, per un
confronto sul principale problema del mondo imprenditoriale: l'accesso al
credito. Al centro del dibattito c'è stata la valorizzazione del ruolo dei
Consorzi fidi, ossia di quelle organizzazioni che svolgono attività di
prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell'accesso ai finanziamenti.
In Italia sono circa 920, più di 40 solo in Veneto. Sulla necessità di un
ulteriore rafforzamento della partnership che lega le banche ai confidi è
intervenuto il presidente del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare,
Carlo Fratta Pasini. «I confidi contribuiscono da anni al contenimento dei
rischi per le banche grazie alla valutazione del merito di credito delle
imprese che effettuano a monte. Occorre ora più flessibilità», ha sottolineato
Fratta Pasini, «meno burocrazia e un accorciamento dei tempi tecnici tra la
presentazione della domanda e la risposta della banca, specie in un momento in
cui le piccole e media imprese hanno voce meno forte delle grandi, meno
marginalità e meno flussi di cassa per ammortizzare l'indebitamento». Il Banco
Popolare, come illustrato da Marcello Paoli, responsabile dei prodotti di
finanziamento della banca, opera oggi con 192 Confidi con affidamenti che
ammontano complessivamente a 1,6 miliardi di euro, il 70% dei quali a con
piccole imprese. Per Emanuel Danieli, direttore di Fidindustria Emilia Romagna,
la parola chiave è la reciprocità. «Con le garanzie che si ritrovano grazie ai
Confidi, le banche devrebbero fare di più per applicare alle nostre imprese un
giusto prezzo. Il che non vuol dire solo applicare spread il più contenuti
possibile sui tassi», ha precisato Danieli, «L'azienda che intende usufruire di
un fido bancario ha già superato, del resto, un filtro
di pre-rating da parte del Consorzio che si impegnerà poi con le banche a
negoziare le condizioni, assumendosi tra il 5 e il 100% del rischio in base
alla tipologia del finanziamento». Sulla necessità di un profondo
ammodernamento dei confidi derivante dalla nuova normativa del Tub, Testo unico
bancario è intervenuto Mario Borin, amministratore
delegato di Sviluppo artigiano, Confidi reginale di Cna Veneto. «Il passaggio
dalla semplice attività di garanzia all'intermediazione finanziaria vigilata
dalla Banca d'Italia secondo l'articolo 107 del Tub», ha affermato Borin, «ha
aumentato moltissimo le potenzialità dei Confidi a servizio delle imprese.
L'iscrizione dei consorzi al 107 è un salto culturale fondamentale e
irrinunciabile. Se non lo faranno», ha dichiarato Borin, «il loro obiettivo non
sarà più l'impresa e la tutela delle rappresentanze, ma l'autoreferenza e la propria
sopravvivenza». Alessandro Azzoni Alessandro Azzoni
( da "Leggo" del
12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
di Paola Braschi
Il credito? Se è in rosa costa, in genere di più. Anche allo sportello,
insomma, sembrano pesare vecchi stereotipi che si traducono in una disparità di
trattamento verso le imprenditrici rispetto ai colleghi maschi. Sono le
conclusioni di una ricerca di Cna Impresa Donna che verrà discussa nel
seminario in agenda oggi nella sede dell'associazione regionale (viale Aldo
Moro 22, ore 14.30). L'accesso al credito rappresenta uno dei nodi cruciali
della possibilità di stare sul mercato sottolinea Cna in una nota non solo
nella fase di avvio di nuove attività, ma anche nei momenti di trasformazione».
E se in questo momento è difficile per tutti accedere a finanziamenti, per le
imprese femminili lo è ancor di più. E questo anche se in Emilia-Romagna
un'impresa su quattro è ormai diretta da donne, con una reputazione ed una
immagine ben consolidata. Ma una ricerca che si basa su più
di un milione di accessi al fido bancario di 150 mila micro-imprese tra gennaio 2004 e dicembre 2006
(autori Alberto Alesina, Emilio Mistrulli e Francesca Lotti), dice che le
micro-imprese con titolare donna pagano un tasso di interesse più alto rispetto
a quelle che hanno un uomo come titolare: lo 0.3% in più. Questo
nonostante le imprenditrici falliscano meno dei loro colleghi maschi: l'1.9%
contro il 2.2%. Questioni spinose, che verranno affrontate nel seminario di
oggi.
( da "Giornale di Brescia"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Edizione:
12/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:economia Fonti rinnovabili,
l'investimento sicuro che aiuta l'ambiente L'Italia sta incentivando al massimo
la produzione di energia alternativa. Brescia punta alla creazione di una
filiera del settore BRESCIARischio limitato e rendimento elevato. Chi non
sottoscriverebbe immediatamente un investimento con queste due caratteristiche?
Scommettere sulle fonti rinnovabili di energia, grazie alle politiche
incentivanti presenti in tutto il mondo, e in Italia in particolare, può essere
la strada per unire i due fattori. Senza contare i benefici che ne derivano per
l'ambiente e quindi per la società. Discorsi ormai noti? Forse sì, ma certo il
nostro Paese è ancora molto lontano dal raggiungimento degli obiettivi fissati
dall'Unione europea (in particolare la produzione del 20% di energia da fonti
rinnovabili, entro il 2020). Perché investire in fonti rinnovabili? Il tema
dell'investimento nella produzione di energia da fonti «alternative» al
petrolio è stato ieri al centro di un convegno organizzato dal Banco di Brescia
e da Centrobanca, nella sala conferenze di Ubi Banca, a Brescia. L'intervento
centrale è stato affidato a Alessandro Nova, dell'Università Bocconi di Milano,
che ha messo in luce la convenienza finanziaria degli investimenti per produrre
energia «pulita». Alla base della sua ricerca c'è una constatazione di sistema:
il nostro Paese dipende energeticamente dai Paesi esteri, e questo incide
pesantemente sulla competitività delle imprese, frenate da costi energetici
troppo elevati rispetto ai concorrenti. Inoltre, il costo del petrolio è sempre
più dipendente da un mercato speculativo difficile da interpretare. Come
rimediare? Realizzando un impianto privato per la produzione di energia da
fonti rinnovabili. In questo modo, le imprese risparmiano sulla bolletta e,
grazie agli incentivi, riescono ad ottenere un guadagno. Gli incentivi lanciano
il settore Pio De Gregorio, responsabile Business Intelligence di Centrobanca
(la Corporate e Investment Bank del gruppo Ubi), ha ammesso che «la
convenienza, al momento, è solo artificiale, perché tutto si basa sugli
incentivi: ma, in questa fase, l'Italia è al primo posto in Europa per le
agevolazioni, anche perché deve colmare un gap elevato». Per raggiungere gli
obiettivi fissati dall'Ue, il nostro Paese dovrebbe investire, nei prossimi
dieci anni, 45 miliardi di euro nel fotovoltaico e 13 miliardi nell'eolico. E
il sistema bancario guarda con grande attenzione a
questi investimenti, anche perché il contesto di mercato (regolato e
favorevole) garantisce la certezza di rientro dei prestiti. I dettagli tecnici
utili agli imprenditori interessati (in particolare il funzionamento del
project finance applicato al settore) sono stati illustrati
da Lorenzo Fidato di Centrobanca. Il direttore generale della banca del gruppo
Ubi, Valeriano D'Urbano, ha invece spiegato che «in un momento di generale
rallentamento dei finanziamenti al settore, Centrobanca è andata
controcorrente: nel 2007 abbiamo finanziato progetti per 180 milioni, saliti a
250 nel 2008. Nell'anno in corso, invece, prevediamo di stanziare per
gli investimenti in impianti di energia da fonti rinnovabili almeno 700 milioni
di euro». Ma l'obiettivo vero, come ha ricordato in apertura Gianfranco Tosini
(Centro studi Aib) è creare a Brescia una filiera della green economy. Solo
così la scommessa sarà davvero vinta e il rispetto dell'ambiente si trasformerà
in una grande occasione di sviluppo economico e occupazionale. Guido Lombardi
g.lombardi@giornaledibrescia.it
( da "Repubblica, La"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 28 -
Economia Banche sotto accusa, l´Abi non ci sta Faissola: il 52% dei prestiti
alle piccole aziende. Ma gli artigiani attaccano sui tassi I maggiori costi per
le imprese per il non adeguamento ai tassi Bce sono stimati 14 miliardi ANDREA
GRECO DAL NOSTRO INVIATO SIENA - Anche gli artigiani le cantano ai banchieri
sulla concessione dei crediti. «La crisi del credito costa alle imprese 13,8
miliardi di euro l´anno, e senza i Consorzi fidi molte
sarebbero state costrette a chiudere. Troppe aziende sane e affidabili si sono
sentite rifiutare o lesinare dalle banche le risorse necessarie allo sviluppo o
alla difesa dei posti di lavoro», ha detto Giorgio Guerrini, presidente di
Confartigianato in assemblea, davanti a Silvio Berlusconi. Ma i
banchieri non ci stanno a passare per gli unici cattivi della storia. Così
Corrado Faissola, dall´assemblea delle Fondazioni riunite nell´Acri, produce
numeri nuovi per dire a tutti con le cifre che i fondi ci sono, e per la
maggior parte vanno proprio alle Pmi. Altri numeri, altre polemiche su un tema
che non trova, e non dà, requie ai protagonisti dell´economia italiana
quest´anno. «E´ assolutamente inaccettabile che anche da rappresentanti del
governo, verso cui nutro grande stima, venga affermato che l´unico problema del
paese sia la fornitura di credito alle imprese», ha detto il presidente
dell´associazione bancaria, che sul tema ha respinto ogni addebito. Intanto
«c´è stata una forte decelerazione di domanda "buona" di credito, a
breve termine ma soprattutto a lungo, per investimenti». Tuttavia sui dati di
aprile 2009 il finanziamento al settore privato è di 1.500 miliardi di euro,
con 30 miliardi di flussi positivi. Gli impieghi alle famiglie sono cresciuti
di quasi il 2%. Numeri che per Faissola evocano «una situazione lontanissima da
quanto delineato ancora stamattina da Confartigianato». Associazione che nelle
stesse ore, a Roma, stimava in 13,8 miliardi i costi per le aziende dovuti al
mancato adeguamento ai tassi Bce degli interessi bancari. Obiezione respinta da
Faissola: «Lo spread tra costo della provvista e tasso sugli impieghi non è mai
stato così basso; è sceso al 2,53%, di 60-70 punti base dall´anno scorso.
L´Italia ha tassi di 20 punti base inferiori alla media dell´Eurosistema». Le
critiche alle banche sui tassi attivi sono, ha aggiunto, «frutto di una
drammatica disinformazione». Già che c´era il capo dell´Abi ha lanciato una
frecciatina a Confindustria: «L´industria bancaria è forte, ed è la base per il
sostegno a un economia che per una serie di motivi forte non è. Sono 15 anni
che il Pil nazionale cresce in media l´1% in meno dell´Europa, dove saremmo con
un Pil superiore del 15%». Un´altra accusa frequente riguarda la speciale
attenzione dei banchieri verso i grandi gruppi. Ma secondo una ricostruzione
dell´Abi sui bilanci 2007 il 52% del credito totale a famiglie e imprese è
destinato alle Pmi. Più in dettaglio, le società con ricavi sotto il milione di
euro hanno crediti bancari per il 62% del fatturato, quelle fino a 5 milioni il
32%, fino a 10 milioni il 28,7%, poi si cala progressivamente fino a giungere
al 17,5% di crediti per i big che fatturano oltre 50 milioni. Sul palco senese
c´era anche Giuseppe Mussari, tra i padroni di casa (presiede Mps), che ha
chiesto un nuovo approccio: «Le banche devono essere rigorose e lungimiranti ma
operano entro un sistema di regole che non lo è affatto. E gli standard
globali, come quelli di Basilea 2, non ci avvantaggiano».
( da "Nazione, La (Arezzo)"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
CRONACA AREZZO
pag. 7 Cna, Patrussi lascia lo scettro In eredità un'associazione forte' La
medaglia del Consorzio fidi. «Due mandati intensi» di PIERO
SCORTECCI C OME per la più alta carica dello stato, la presidenza di Cna non è
rinnovabile dopo due mandati. Il regolamento è ferreo e non ammette deroghe.
Mauro Patrussi (nel tondo) lascia il vertice dell'organizzazione che riunisce
gli artigiani e la piccola impresa e oggi un'assemblea di 150 delegati eleggerà
il nuovo presidente. L'indice è puntato in direzione di Andrea Sereni,
salvo sorprese nelle urne. Presidente Patrussi, anni difficili quelli del suo
mandato? «Il mio impegno è passato attraverso gli anni della crescita e quelli
della crisi, ma ho anche guidato la fase più difficile, quella della
separazione dai nostri cugini di Confartigianato, una scelta consumata di
comune accordo a favore di una rappresentanza sindacale capace di tutelare
diritti e interessi delle aziende. Insomma, la ricostituzione dell'associazione
su nuove basi». Un'organizzazione in pieno sviluppo quella che lascia... «Sono
5.000 gli associati,
( da "Finanza.com"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Nuove accuse
sulle banche, l'Abi replica (12 Giugno 2009 - 08:17) MILANO (Finanza.com) -
Nuove critiche piovono sul mondo bancario. Le ultime
in ordine di tempo sono quelle lanciate ieri da Giorgio Guerrini, presidente di
Confartigianato in assemblea, che ha denunciato come la
crisi del credito costa alle aziende 13,8 miliardi di euro all'anno, e senza i
Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere.
Immediata la replica dell'Abi non ci sta. Dall'assemblea dell'Acri, Corrado
Faissola, presidente dell'associazione bancaria, ha rilanciato nuovi numeri per
dimostrare a tutti che i fondi ci sono, e per la maggior parte finiscono
proprio nelle mani delle Pmi. E' inaccettabile che anche da
rappresentanti del Governo, verso cui nutro grande stima, venga affermato che
l'unico problema del Paese sia la fornitura di credito verso le imprese,
ha precisato Faissola. (Riproduzione riservata)
( da "Brescia Oggi"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Incentivi,
stimolo per la sfida-Pmi IL SEMINARIO. In Ubi Banca l'iniziativa di Centrobanca
e «Banco» Fondi e benefici per le nuove fonti energetiche 12/06/2009 rss e-mail print Lorenzo Fidato, Pio De Gregorio, Alessandro Nova,
Sergio Simonini, Valeriano D'Urbano, Gianfranco Tosini Rinnovabili: incentivi
per «convincere» le imprese a investire. Un'opportunità che Brescia sembra
pronta a cogliere, come emerso ieri durante il seminario in materia
organizzato, nella sala conferenze di Ubi banca, da Centrobanca e dal
Banco di Brescia, in collaborazione con l'Aib, con l'obiettivo di
sensibilizzare sulla convenienza della scelta di puntare sulle energie
alternative. Grazie, soprattutto, alle opportunità offerte dal sistema di
«stimoli» predisposto dall'Italia, nell'ambito delle direttive europee, con il
pacchetto «20-20-20» del gennaio 2008 per la lotta al cambiamento climatico:
prevede il raggiungimento, entro il 2020, di una riduzione globale del 20%
delle emissioni di CO2, un miglioramento del 20% dell'efficienza energetica e
un aumento del 20% di quella prodotta non con sistemi tradizionali. Per
contribuire al risultato, lo sforzo richiesto all'Italia prevede - entro
quell'anno - un taglio pari al 13% delle emissioni di anidride carbonica e un
obiettivo vincolante per le fonti rinnovabili pari al 17% dei consumi
nazionali. Traguardi non più così lontani, che in alcuni Stati europei hanno
portato alla predisposizione di piani nazionali mirati. Tra i Paesi europei, il
più «generoso» di tutti a livello di fondi messi a disposizione è proprio
l'Italia. Un impegno che, per cercare di colmare il gap con il resto
dell'Europa, dovrebbe mettere in moto - secondo le attese - oltre settanta
miliardi di nuovi investimenti nel settore, con una quota rilevante sostenuta
dal sistema bancario. E sulla convenienza di puntare
sulle energie rinnovabili ha insistito Pio De Gregorio, responsabile Business
Intelligence di Centrobanca, «proprio considerata la mole di incentivi messi
sul piatto per stimolare le aziende, in particolar modo piccole e medie». Un
impegno finalizzato a produrre progetti che possano consentire all'Italia «di
superare la forte dipendenza energetica dall'estero - ha detto Alessandro Nova
del Dipartimento Finanza dell'Università Bocconi -, non solo in termini di
petrolio, gas e derivati, ma anche di elettricità pura, riducendo i costi
dell'energia elettrica dovuti proprio alla massiccia importazione», con la
possibilità di proporsi come «modello» sul mercato mondiale. Un notevole
ribaltamento di ruoli, considerato che in Europa l'Italia è al primo posto per
importazione di energia elettrica, e per diretta conseguenza è leader anche
nella particolare classifica dei costi più elevati sostenuti dagli utenti.
Senza dimenticare le altre possibilità: ad oggi, in tutta l'Unione Europea, è
stato ricordato, 300mila posti di lavoro sono legati alle energie rinnovabili,
e per il 2020 si punta ad arrivare al milione. Nuovi «input» sono previsti per
dicembre, quando la Conferenza Onu sull'ambiente di Copenhagen «manderà in
pensione» il Protocollo di Kyoto del 1997. E se l'Italia sembra pronta al
grande passo verso un'energia più «verde», con buona pace di chi spinge per il
nucleare, anche Brescia si sta attrezzando per essere subito operativa. Un
contributo lo darà il Consorzio Cramer, che nel 2010 porterà alla creazione di
un Centro di studi energetici: «Aiuterà le aziende bresciane - ha spiegato il
responsabile del Settore Economia e Centro Studi dell'Associazione Industriale
Bresciana, Gianfranco Tosini - a inserirsi sul mercato come produttori di
energia, sviluppando filiere di settore, anche nelle biomasse». Alessandro
Faliva Alessandro Faliva
( da "KataWebFinanza"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Deboli le borse
di Eurolandia a met seduta (Teleborsa) - Roma, 12 giu - Proseguono deboli le
principali piazze europee. Bruxelles continua la seduta in vantaggio dello
0,73%, Zurigo con un progresso dello 0,72%, debole Madrid che avanza dello
0,05%. Di poco sotto la parit Parigi che segna -0,05% e Londra che mostra un
decremento dello -0,14%. Segno meno anche per Francoforte -0,33% e Amsterdam
-0,44%. Sul fronte macroeconomico scivola la produzione industriale di
Eurolandia anche nel mese aprile, registrando una variazione negativa dell'1,9%
dopo il -1,4% accusato nel mese di marzo. Le previsioni degli analisti erano
per una contrazione pi contenuta dello 0,6%. Su base annua si avuto un
decremento del 21,6% dopo il -19,3% precedente. Sono diminuiti dell'8,9%
tendenziale i prezzi all'ingrosso in Germania relativi al mese di maggio. Il
saldo delle partite correnti della Francia ha evidenziato ad aprile un
disavanzo di 3,1 mld di euro, in calo rispetto al disavanzo di 3,2 mld di
marzo. Sul fronte settoriale seduta contrastata quella di oggi per i titoli
bancari. Il comparto appare posco mosso, evidenziando un ribasso dello 0,02%.
Tra i principali titoli Barclays che perde quasi due punti percentuali, dopo
che BlackRock ha annunciato che acquister il suo braccio investimenti di Bgi
per 13,5 miliardi di dollari. Sugli scudi Royal Bank of Scotland che avanza di
quasi tre punti e mezzo, bena anche Lloyds che segna un rialzo di circa un punto
e mezzo. A Francoforte in evidenza Deutsche Bank in calo di quasi un punto, in
vantaggio di circa un punto percentuale invece Deutsche Postbank. Debole il
titolo Banco Santander che segna un -0,25%. A Parigi in rialzo Bnp Paribas
+1,07%, mentre perde oltre due punti Credit Agricole. Sugli scudi il settore
farmaceutico che avanza di quasi tre punti percentuali. Tra i titoli pi tonici
l'inglese GlaxoSmithKline e Astrazeneca. Viaggia a vele spiegate a Parigi il
titolo Sanofi Aventis che registra un rialzo di tre punti e mezzo. Tonica
Novartis in scia alla notizia che l'azienda farmaceutica ha completato la
produzione del primo lotto del vaccino, destinato a combattere l'epidemia di
influenza H1N1. In controtendenza il titolo Fidia che sul
FTSE Italia Star segna un ribasso di quasi un punto e Bayer che perde circa
mezzo punto percentuale. Prosegue in vantaggio il settore delle
telecomunicazioni che, in Europa, registra un rialzo di oltre un punto
percentuale. Acquistata Vodafone che, secondo indiscrezioni di stampa, si
preparerebbe a lanciare il nuovo i-Phone in India. Bene anche Deutsche
Telekom che guadagna oltre due punti percentuali. Pi caute France telecom e
Telefonica. Rialzi frazionali anche per i titoli Nokia ed Ericsson,
quest'ultima ha reso noto di aver firmato un contratto per un prestito da 625
milioni di dollari in sette anni con la svedese Export Credit Corporation.
12/06/2009 - 13:02
( da "Gazzettino, Il"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Venerdì 12 Giugno
2009, Venezia I tempi dell'erogazione del credito alle aziende garantite dai
consorzi Fidi sono troppi lunghi e le imprese rischiano di essere soffocate. In
Prefettura a Venezia si è riunito l'osservatorio regionale sul credito a cui hanno
partecipato tutti i Prefetti del Veneto, Inps, Associazione bancaria, Camere di
Commercio e Consorzi Fidi regionali. «Nel corso della
riunione - si sottolinea in una nota - è stata esaminata la problematica
concernente i tempi notevolmente dilatati nella erogazione del credito da parte
degli istituti bancari consorzi Fidi». La proposta del fronte bancario è quella di semplificare le
procedure mediante un modello di business plan comune da usare nei rapporti tra
istituti di credito e imprese. Inoltre per contrastare la carenza di
liquidità l'Abi ha proposto misure per ridurre i tempi di pagamento della
pubblica amministrazione, anticipo della cassa integrazione, sospensione
temporanea delle rate relative ai finanziamenti agevolati come contenuto nel
protocollo tra Regione e associazioni di categoria.
( da "AltaLex" del
12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Sulla condanna di
una persona giuridica per illecito amministrativo ex lege 231/01 Tribunale
Cosenza, sentenza 02.03.2009 Stampa | Segnala | Condividi Si ringrazia
Francesco Luigi Branda per la segnalazione. Tribunale di Cosenza Sentenza 2
marzo 2009 Svolgimento del processo I signori ...VARI..., sono stati tratti a
giudizio per rispondere dei reati contestati come in epigrafe. E
stata altresì citata a giudizio la società Modacolor s.r.l., per
lillecito amministrativo di cui allart. 24 D.Lgs 231/01, contestato
puntualmente al capo A bis). Sono rimasti contumaci gli imputati ...VARI..;
presenti P. D. e lamministratore giudiziario della Modacolor.
Alludienza del 1/10/07, in assenza di questioni preliminari, è stato
dichiarato aperto
il dibattimento ed ammesse le prove precostituite e costituende richieste dalle
parti. Quindi, nelle udienze succcessive sono stati sentiti i testimoni ****,
richiesti dalla difesa. Allesito
dellistruttoria è stata disposta lacquisizione ai sensi dellarticolo 507 c.p.p., delle
dichiarazioni ai fini IVA e imposte sui redditi e dei modelli F24, costituenti
corpo del reato; le parti hanno prestato il consenso allacquisizione
delle visure prodotte alludienza del 12/11/08. Infine, sulle conclusioni
rassegnate
dalle parti alludienza del 3/12/08, il processo è stato
definito. MOTIVAZIONE CAPO A) . In sintesi, al capo a) si contesta a **** il
reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, perché,
il primo nella veste di promotore e gli altri quali concorrenti nella fase esecutiva, dopo aver
avanzato domanda di finanziamento ai sensi della legge 488/92 per la
realizzazione di una industria tessile in favore della società Modacolor s.r.l.
amministrata da ****, con artifici consistiti nella presentazione di false
fatture e nella documentazione di spese per l'acquisto di macchinari, in misura
artificiosamente gonfiata rispetto a quella effettiva, inducevano in errore la
commissione verificatrice e conseguentemente ottenevano dallo Stato una serie
di contribuzioni, erogate a stati di avanzamento fino al saldo del 12 febbraio
2003, nella misura complessiva di euro 4.116.971,31, con pari danno per
l'amministrazione erogante. Sullaccertamento dei fatti
ha riferito il teste ****, maresciallo della Guardia di Finanza, il quale, richiamando
puntualmente i documenti acquisiti, ha illustrato lo svolgimento e lesito
della verifica effettuata nei confronti degli odierni imputati, ed in proposito
ha dichiarato che lindagine prese inizio da una segnalazione dell'Ufficio Italiano Cambi,
da cui emergeva che una società, la Euromec s.r.l., pur non avendo mai
presentato alcuna dichiarazione dei redditi, risultava aver effettuato
operazioni sospette, con lemissione di fatture
per la vendita di macchinari nei confronti della società Modacolor, amministrata da
****. La Guardia di Finanza decideva pertanto di effettuare perquisizioni nei
confronti di quest'ultima società, sita in Montalto, la cui sede amministrativa
era collocata presso gli uffici di altra società, la Tessil Pizzi Sud s.r.l.,
appartenente allo stesso gruppo ****. Venivano rinvenuti contratti, fatture e
bonifici che evidenziavano l'acquisto (simulato per interposizione fittizia) di
macchinari dallapparente fornitore Euromec s.r.l. ed altra
documentazione
da cui emergeva che la società Modacolor aveva effettuato trattative
commerciali aventi ad oggetto le stesse macchine direttamente con fornitori
esteri. In effetti i documenti comprovanti le trattative di acquisto avevano ad
oggetto contratti, o meglio schemi di contratto, che venivano successivamente
ripresi, salvo qualche variante, nelle compravendite concluse, apparentemente,
con la società Euromec , che appariva pertanto soggetto interposto
fittiziamente . I fornitori effettivi erano di nazionalità estera, appartenenti
alla comunità europea; e ciò permetteva, tra l'altro, di concludere acquisti
intracomunitari propedeutici alla realizzazione delle cosiddette frodi
carosello, nelle quali la società intermediaria -apparente fornitore
italiano-, dopo
aver acquistato i beni all'estero, e perciò tenuta a versare l'Iva in ipotesi
di successiva alienazione, trasferiva il bene ad altro soggetto italiano, nella
specie alla Modacolor; ma, trattandosi di società
cartiera, non provvedeva al versamento dell'imposta, di cui leffettivo
acquirente veniva illecitamente sgravato. In pratica, veniva riscontrato che la
Modacolor effettuava sostanzialmente gli acquisti all'estero e faceva intestare
i macchinari alla Euromec, la quale successivamente li trasferiva alla prima, emettendo fattura
per un prezzo notevolmente superiore, anche in misura del 100%; quindi, la
stessa Modacolor effettuava il pagamento alla EuroMec, documentandolo con il
versamento di assegni, ma subito dopo, l'apparente fornitrice restituiva a sua
volta il sovrapprezzo mediante assegni circolari che, attraverso una serie di
passaggi effettuati con l'indicazione di nomi di fantasia, ritornavano nelle
casse dei soci della Modacolor. Il suddetto sistema era stato congegnato per
realizzare una truffa ai danni dello Stato, in quanto la Modacolor, subito dopo
essere stata costituita, aveva presentato una richiesta di finanziamento, ai
sensi della legge 488/92, per realizzare un impianto industriale nel settore
tessile. L'investimento prevedeva originariamente spese per oltre 11 miliardi
di lire, di cui circa 6 miliardi di lire avrebbero dovuto essere apportati dei
soci con versamenti in conto capitale e il residuo era a carico dello Stato, in
forma di contributo a fondo perduto. Con riferimento alle fasi del procedimento
amministrativo, il teste ha evidenziato che l'istruttoria delle pratiche
attinenti al finanziamento era affidata ad una banca concessionaria del
servizio, la quale dopo aver ricevuto la domanda, la istruiva secondo
indicazioni fornite dalle circolari del ministero dell'industria: veniva
effettuata una graduatoria delle istanze ed espresso un parere, sulla base di
alcuni indicatori, tra cui anche l'apporto di capitale da parte di chi
richiedeva il finanziamento. Approvata l'utile ammissione in graduatoria, il
ministero emanava un decreto provvisorio di concessione del finanziamento, con
elargizione di contributi a stati di avanzamento, sulla base di
autocertificazioni e documentazione delle spese sostenute. Al termine, la banca
istruiva la trattazione in modo definitivo, rilevando eventuali anomalie e
segnalandole al ministero; questo, in difetto di rilievi da parte del
controllore, emanava un decreto di concessione definitiva, effettuato a
consuntivo, e cioè dopo aver verificato lattuazione del programma di
investimento. Nelle ipotesi in cui l'investimento non veniva realizzato o
evidenziate altre anomalie, per inosservanza delle condizioni previste dal
regolamento che disciplina la legge 488/92, potevano essere
irrogate revoche parziali dei contributi concessi o, nel caso scostamento dagli
indicatori in certa misura, la revoca totale. In particolare, questa scattava se lo scostamento era
riferito ad un solo indicatore ed in misura del 20%, ovvero, se riferito a più
indicatori, in misura complessiva del 30%. Nel concreto caso, nel corso
delle indagini è stato verificato che le fatture emesse dalla Euromec nei
confronti della Modacolor mascheravano in realtà una interposizione fittizia ed
una sovrafatturazione volta ad ottenere i contributi da parte dello Stato, in
misura maggiore pressoché doppia rispetto al quella
effettivamente spettante. Infatti l'importo fatturato veniva regolato tra le
parti con movimentazioni bancarie e tuttavia successivamente, riguardo alla
sovrafatturazione, si riscontrava un flusso di ritorno delle somme di danaro nelle tasche
dei soci della Modacolor, i quali poi riversavano nelle casse della società
quasi la totalità degli importi rientrati, facendoli apparire quali apporti di
capitale proprio. Per quanto riguarda la documentazione dei pagamenti in favore
della apparente fornitrice dei macchinari, il danaro risultava così versato. In
relazione alla fattura n. 1 del 28 agosto 2000, la Modacolor effettuava il
pagamento di lire 333.333 333, oltre iva al 20%, per un totale di 400 milioni
di lire; riguardo alla fattura n. 2 del 12 ottobre 2000, il pagamento per un
imponibile di lire 4.866.666.667 Iva al 20% (973. 333.333) per un totale di
5.840. 000. 000; relativamente alla fattura n. 13 del 30 settembre 2001, il pagamento
per un imponibile di 10.500.000, oltre Iva (2.100.000), per un totale di
12.600.000 lire (fatture :allegati 1 2 3; pagamenti:
allegati 50 51 52 53 54). Ma e questo è
lessenziale - per gli stessi macchinari, veniva rinvenuta documentazione relativa agli acquisti
effettuati all'estero, ed in particolare la trasmissione delle fatture in
originale dalla ditta Thies alla Modacolor, seppure intestate alla Euromec alla
quale risultavano trasmesse solo le copie (allegati 24 e 25). Inoltre, da
verifiche bancarie effettuate nei confronti della Euromec, risultava che questa
società, in relazione agli stessi macchinari di cui alle predette fatture,
aveva effettuato accrediti in favore di fornitori esteri per complessive
3.093.339.177 lire (allegati 54 55 e 83); la
Modacolor, a sua volta, aveva accreditato alla Euromec la somma di lire
6.240.000.000, per gli stessi macchinari (allegati 50 51 52
53 54 ). Quindi si accertava che la Euromec, dopo aver
formalmente ricevuto il pagamento, restituiva parte delle somme ricevute, attraverso un giro
di assegni circolari costituenti il flusso di ritorno, nella misura pressoché
corrispondente alla sovrafatturazione effettuata attraverso la sua
interposizione fittizia ( allegati da
( da "Sestopotere.com"
del 12-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Credito a Pmi per
il commercio e il turismo. 6 milioni di euro a Confidi Lombardia (12/6/2009
19:08) | (Sesto Potere) - Milano - 12 giugno 2009 - Regione Lombardia prosegue
nell'azione di sostegno economico alle imprese con un nuovo intervento per
favorire l'accesso al credito. Sono state firmate le convenzioni - tra la
direzione generale Commercio, Fiere e Mercati, di concerto con la direzione
Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza, e i Confidi - che rendono immediatamente
disponibili 6 milioni di euro per il 2009 per sostenere le imprese lombarde del
commercio e del turismo attraverso il sistema delle garanzie (Confidi).
L'intervento regionale è ripartito tra l'assessorato al Commercio, Fiere e
Mercati (4 milioni) e l'assessorato ai Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza (2
milioni). "I Consorzi Fidi a cui saranno assegnati i contributi, con sede
legale in Lombardia - ha ricordato l'assessore al Commercio, Franco Nicoli
Cristiani - dovranno facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie
imprese lombarde, impegnandosi a concordare con il sistema bancario
le condizioni economiche di maggior favore e trasparenza, in tempi brevi e a
costi competitivi". In particolare, i Confidi lombardi che hanno ottenuto
dalla Regione il contributo dovranno rilasciare - entro i 18 mesi
dall'erogazione del finanziamento regionale - garanzie per finanziamenti che
coprano fino al 70% del finanziamento della banca all'impresa, per un
controvalore di garanzie pari ad almeno 20 volte il valore del contributo
ricevuto, cioè 120 milioni di euro. L'erogazione del contributo - oltre a
quanto previsto dalla convenzione - è subordinata all'impegno a rendere
trasparenti le condizioni operative dell'iniziativa (con riferimento a costi,
tasso di interesse dei finanziamenti, quote e tipologie di garanzie richieste
dall'istituto bancario all'impresa, procedure e tempi di istruttoria e di concessione
dei finanziamenti stessi) e a darne comunicazione ufficiale a Regione
Lombardia. Ogni tre mesi dalla data di sottoscrizione della convenzione il Consorzio
Fidi trasmetterà alla direzione generale Commercio, Fiere e Mercati il
rendiconto dettagliato delle operazioni effettuate; entro 18 mesi
dall'erogazione del contributo - periodo di validità della convenzione - il
Confidi dovrà trasmettere la rendicontazione definitiva del contributo
assegnato (con una relazione che evidenzi motivi e scelte effettuate nella
concessione delle garanzie, percentuale delle stesse, e risultati conseguiti),
pena la revoca del contributo stesso.
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
La Cna chiede un
intervento al prefetto. «Tolgono la commissione sul massimo scoperto e la fanno
rientrare dalla finestra sotto altre forme» «Consegniamo le chiavi alle banche»
Monta la protesta delle aziende artigiane: gli istituti di credito ci stritolano
Le banche aggirano l'eliminazione del «massimo scoperto» con nuovi balzelli,
che costeranno alle imprese trevigiane cento milioni di euro. «Per questo,
qualche azienda consegnerà in banca le chiavi». La denuncia parte dalla Cna di
Treviso. «Chiediamo un intervento urgente da parte del ministero dell'Economia,
e sollecitiamo alla prefettura un monitoraggio delle iniziative adottate
unilateralmente dalle banche, sia sotto il profilo della trasparenza dei
contenuti contrattuali, sia degli effetti che questi, il cui costo arriverà nel
( da "Tirreno, Il"
del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
CRISI Tanti aiuti
dalla Regione LUCCA. «La regione Toscana ha affrontato in modo tempestivo la
congiuntura negativa dell'economia, sebbene le sue dimensioni richiedano anche
interventi su scala nazionale ed europea». Lo ha detto l'assessore a bilancio e
finanze della Toscana, Giuseppe Bertolucci, intervenendo al congresso della
Cna. Le previsioni della Banca d'Italia per il 2009 parlano di una caduta del
Pil attorno al 4% e di un crollo del 20% degli investimenti. Per quanto
riguarda la disoccupazione, sempre secondo il rapporto stilato dalla banca
centrale italiana, il tasso nella nostra regione dovrebbe toccare il 6%, il che
equivale ad una diminuzione delle unità di lavoro stimabile attorno alle 35mila
unità. Per affrontare la crisi, ha spiegato Bertolucci, la giunta regionale ha
messo in campo misure straordinarie. Per facilitare l'accesso al credito delle
piccole e medie imprese è stato creato un fondo di garanzia di 48 milioni: 15
per dare liquidità alle aziende e 33 per le imprese che vogliono investire.
Alla fine di maggio erano già oltre 1.800 le richieste pervenute a Fidi Toscana. La Regione sta per ratificare con il sistema bancario toscano anche un accordo che
consentirà di sospendere per un anno le rate del mutuo alle imprese in
difficoltà. Per i lavoratori, con un fondo da 5 milioni, sono stati previsti un
contributo da 1650 euro per chi ha perso il lavoro e non può contare su alcuni
ammortizzatore sociale ed altri 1650 euro per chi è rimasto senza
impiego e ha difficoltà a pagare le rate del mutuo che una serie di banche,
grazie ad un accordo con la Regione, si sono impegnate ad alleggerire
ulteriormente. La Regione ha fatto la sua parte anche sul fronte degli
ammortizzatori sociali in deroga, mettendo a disposizione oltre 100 milioni in
due anni destinati in prima battuta alla formazione e riqualificazione. I 100
milioni toscani sono una parte del 2,5 miliardi di euro messi complessivamente
a disposizione del governo dalle regioni. Per affrontare meglio la crisi, ha
concluso l'assessore Bertolucci, la Regione ha deciso anche di accelerare le
spese per investimenti. Da qui alla fine della legislatura saranno realizzati
progetti per 3,5 miliardi, destinati a migliorare trasporti, strade ma anche ad
interventi sull'ambiente, il welfare e la cultura.
( da "Borsa e Finanza"
del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
SETTIMANA IN
NUMERI Quel professore in cima alla torre di Redazione - 13-06-2009 Dice il
professor Giovanni Bazoli dall'alto del suo scranno: «L'impressione è di vivere
una fase in cui gli operatori economici che saranno protagonisti della ripresa
stanno in prudente attesa, non prendono decisioni di investimento, come se
fossero trattenuti dalle preoccupazioni per il possibile insorgere di
difficoltà». Dice il modesto autore di queste righe, che ogni giorno respira
l'aria dei suoi clienti, le Pmi, di aver l'impressione di vivere una fase di
straordinaria tensione, dove il problema non è quello di
ottenere più soldi dal sistema bancario, bensì di non veder scomparire il proprio fido dalla sera alla
mattina piuttosto che fare i conti con qualche ostacolo improvviso che,
comunque, mira a ridurre il suo credito effettivo. Chi non vive sulla cima del
castello, circondato da una marea di statistiche rassicuranti, sa che, di
questi tempi, pochi possono permettersi il lusso di scegliere la banca
«dalle condizioni migliori». Per carità, caro professor Bazoli, è evidente che
«nessuno può obbligarci a dare credito a chi non se lo merita». Ci mancherebbe.
Ma, allora, per quale motivo non passa giorno senza che i giornali non siano
pieni di articoli sull'intervento a favore di immobiliaristi finanziati a suo
tempo al 100% (o anche più...) dell'investimento? Per quale motivo nessuno di
questi signori ha ricevuto a suo tempo, come capita a non poche imprese, una
lettera in cui si chiede di trasformare il fido a revoca in una richiesta di
rientro a 90 giorni. Quale delle grandi imprese affidate da voi di Intesa o da
Unicredit potrebbe far fronte a un'imposizione di questo tipo? Non mi stupisce
che un monarca del credito, abituato ai grandi orizzonti, possa di questi tempi
spiegarci, come ha fatto il presidente di Intesa, che la «stretta non c'è»:
nessuno dei suoi amici soffre di questo problema, a partire dalla Fiat che non
ha toccato un euro della linea di credito da un miliardo a sua disposizione
(meglio finanziarsi allungando i tempi di pagamento delle forniture, come
puntualmente sta accadendo al solito a danno delle Pmi). Quel che mi colpisce,
però, è che le associazioni imprenditoriali piuttosto che la politica si
pieghino a questa lettura della realtà senza alcuna azione di contrasto se non
velleitaria (che fine hanno fatto i prefetti?). Allo sportello governa la
sindrome di Stoccolma.
( da "Tirreno, Il"
del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 9 -
Toscana Citypost, la scommessa pisana adesso spaventa Poste Italiane Davide
contro il Golia Poste Italiane. Una piccola azienda pisana la Citypost in quel
di Migliarino, lanciò nel 2000 il guanto della sfida a Poste italiane nel
settore della postalizzazione. Piano piano il nostro postino "Davide"
vestito di giallo (il colore della Citypost) ed in sella ad uno scooter
elettrico cominciò a recapitare raccomandate, atti amministrativi,
corrispondenza e pacchi. Già nel 2005, di chilometri quel motorino ne aveva
percorsi parecchi visto che Citypost aveva già aperto altre 40 agenzie che sono
diventate oggi, ben 81, quasi tutte in franchising col marchio Sailpost. Da
Bolzano a Caltanisetta, i circa 1500 addetti dell'azienda tra postini e staff
manageriale curano la posta di ben 5mila clienti tra cui banche, studi di
liberi professionisti, compagnie assicurative, multinazionali ed enti pubblici.
Il piano industriale di sviluppo di Citypost, supportata dal fondo di
investimento Sici, prevede di aprire altri 250 punti di agenzia in tre anni,
grazie all'ingresso di TD Group come socio di maggioranza. Soltanto a Roma,
Citypost ha già avviato ben 12 agenzie ed in Toscana ci sono Firenze, Livorno,
Prato e Siena con l'imminente apertura di Lucca ed Arezzo. A cosa è dovuto
questo successo a cui ha fattivamente contribuito anche la Cassa di Risparmio
di San Miniato socia dell'azienda? La cura di quanto c'è di più importante e
cioè la garanzia nella puntualità nella consegna della corrispondenza. Tornare
a casa e trovare una ricevuta di raccomandata non ritirata vuol dire spesso
dover andare alle poste il giorno dopo e sbuffare in coda. Nel caso di
Citypost, la raccomandata non ritirata viene portata nuovamente dal postino
"in giallo" e se il ricevente è ancora vacante, verrà lasciata una
ricevuta in cui si chiede al destinatario quando si potrà passare a consegnare
la raccomandata. Il mittente dunque può contare sulla spedizione ed il ricevente
non dovrà chiedere permessi dal lavoro e angosciarsi in coda alle poste. La
vera forza di Citypost sta inoltre nello sgomberare scrivanie, scaffali e
magazzini dei clienti dalle centinaia di migliaia di lettere da spedire. Un
amministratore di condominio, una banca, un avvocato, una compagnia
assicurativa, una compagnia telefonica, se vogliono spedire una comunicazione
basta che mandino una mail o facciano una telefonata a Citypost che poi, sarà
l'azienda a stampare, imbustare, affrancare, spedire e consegnare la missiva e
se l'indirizzo è sbagliato sarà sempre cura di Citypost correggere e portare la
corrispondenza al giusto indirizzo. «Abbiamo adottato - dicono da Citypost - un
sistema di tracciabilità della corrispondenza in cui è il cliente stesso che può
seguire dal computer di casa o di ufficio, a che punto è la sua missiva». E
quando un cliente commissiona l'invio di 250mila raccomandate, sapere quanta
strada hanno fatto, è fondamentale. La forza di Citypost sta anche nei postini
in giallo, speciali non solo per la livrea e perché sono giovani ma anche
perché viaggiano nei centri storici con scooter elettrici. Fatto sta che questi
postini piacciono perché a Napoli vengono accolti in casa per una tazza di
caffè od un babbà segno della cura con cui gli operatori di Citypost trattano
la corrispondenza. E questa qualità e passione sono ormai apprezzate su più del
50% del territorio nazionale tant'è che si può affermare che l'azienda made in
Pisa, sia il primo operatore postale privato per copertura del territorio
subito dopo l'ex monopolista Poste italiane. I principali azionisti di questa
realtà imprenditoriale sono la TD Group, la Cassa di Risparmio di San Miniato
(Crsm), il Gruppo Semeraro e la Sviluppo imprese centro Italia (Sici) che è la
società di gestione del risparmio costituita dai principali
operatori bancari quali Fidi Toscana spa, Crsm, Monte dei Paschi di
Siena-Capital Service, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca Etruria e
Cariprato. Se dunque, il presente di Citypost testimonia una realtà che in
pochi anni, ha raddoppiato sia le agenzie che la copertura del territorio
nazionale, «possiamo dire - interviene il presidente di TD Group Valterio
Castelli, azionista di maggioranza di Citypost - che il futuro si
delinea altrettanto roseo perché nel 2010 ci sarà la liberalizzazione completa
del mercato postale». «Questo comporta il passaggio - spiega Castelli - ad un
mercato di piena concorrenza di cui beneficeranno i cittadini e poi le stesse
Poste Italiane che saranno stimolate a migliorare i loro servizi. Un'azienda
come la nostra che già anni fa aveva scommesso in questo settore è in pole
position per occupare un posto primario a livello nazionale, secondo solo a
Poste Italiane».
( da "Eco di Bergamo, L'"
del 13-06-2009)
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Pirellone, 6
milioni ai Confidi per le Pmi commercio-turismo --> Sabato 13 Giugno 2009
ECONOMIA, pagina 37 e-mail print Regione Lombardia prosegue nell'azione di
sostegno economico alle imprese con un nuovo intervento per favorire l'accesso
al credito. Sono state infatti firmate le convenzioni - tra la direzione generale
Commercio, Fiere e Mercati, di concerto con la direzione Giovani, Sport,
Turismo e Sicurezza, e i Confidi - che rendono immediatamente disponibili 6
milioni di euro per il 2009 per sostenere le imprese lombarde del commercio e
del turismo attraverso i Confidi. L'intervento regionale è ripartito tra
l'assessorato al Commercio, Fiere e Mercati (4 milioni) e l'assessorato ai
Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza (2 milioni). «I
Consorzi Fidi a cui saranno assegnati i contributi, con sede legale in
Lombardia - ha ricordato l'assessore al Commercio, Franco Nicoli Cristiani -
dovranno facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese
lombarde, impegnandosi a concordare col sistema bancario le condizioni economiche di maggior favore e trasparenza,
in tempi brevi e a costi competitivi». In particolare, i Confidi lombardi che
hanno ottenuto dalla Regione il contributo dovranno rilasciare - entro i 18
mesi dall'erogazione del finanziamento regionale - garanzie per finanziamenti
che coprano fino al 70% del finanziamento della banca all'impresa, per un
controvalore di garanzie pari ad almeno 20 volte il valore del contributo
ricevuto, cioè 120 milioni di euro. L'erogazione del contributo - oltre a
quanto previsto dalla convenzione - è subordinata all'impegno a rendere
trasparenti le condizioni operative dell'iniziativa (con riferimento a costi,
tasso di interesse dei finanziamenti, quote e tipologie di garanzie richieste
dall'istituto bancario all'impresa, procedure e tempi
di istruttoria e di concessione dei finanziamenti stessi) e a darne
comunicazione ufficiale alla Regione. 13/06/2009 nascosto-->
( da "Corriere della Sera"
del 13-06-2009)
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Corriere della
Sera sezione: Economia data: 13/06/2009 - pag: 32 La lettera Cna,
Confartigianato e Casartigiani scrivono a Tremonti Banche e massimo scoperto
L'accusa degli artigiani «Commissioni sostituite con altre più onerose,
informate le prefetture» ROMA - «Gentile cliente, dal 28 giugno 2009 non
saranno più applicate la commissione di massimo scoperto e la penale per il
passaggio a debito conti non affidati. Dal 1 luglio
( da "Giornale di Brescia"
del 13-06-2009)
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Edizione:
13/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:la città Ascom, un credito
amico delle imprese Il presidente Massoletti: troppo elevato sia il costo del
finanziamento sia il livello delle garanzie richieste Condivisa l'analisi del
presidente Confcommercio: fondamentale un rapporto di prossimità con le banche
Da sinistra: il direttore Fabrizio Mulas e il presidente Ascom Carlo Massoletti
a colloquio con il presidente Confcommercio Carlo Sangalli «Il 73,7% delle
imprese avverte un peggioramento della situazione economica del Paese nel primo
trimestre 2009 rispetto al trimestre precedente, e il 30,9% ritiene che questa
situazione si aggraverà ulteriormente nel secondo trimestre» evidenzia Carlo
Massoletti, presidente dell'Associazione commercianti della provincia di
Brescia, reduce dalla tappa milanese della Roadshow Confcommercio delle piccole
e medie imprese dedicata a «Credito e Pmi». Aggiunge Massoletti: «Dai lavori,
supportati da una ricerca a cura di Confcommercio - Format ricerche di mercato,
è emerso che gli effetti del peggioramento si fanno sentire anche
sull'andamento economico delle imprese che risulta peggiorato, nel primo
trimestre del 2009, nel 53,5% dei casi, con un'analoga previsione anche per il
secondo trimestre dell'anno per il 23,4% delle imprese. Una situazione di
difficoltà. Per fronteggiarla, quasi il 60% delle Pmi intende ricorrere ad una
riduzione dei costi, ad esclusione di quelli relativi al personale». Banche,
imprese, governo «Le banche italiane devono recuperare il rapporto di
prossimità con le imprese, che si è rivelato prezioso per lo sviluppo del
territorio» commenta il presidente nazionale Confcommercio Carlo Sangalli, che
evidenzia: «È fondamentale che il modello di intermediazione del credito,
soprattutto in una fase di crisi come l'attuale, si fondi su una maggiore
continuità di relazioni con la clientela. Vale soprattutto per le piccole e
medie imprese, che strutturalmente incontrano ostacoli maggiori rispetto alle
imprese di più grandi dimensioni nel diversificare le fonti di finanziamento
esterno. Positiva l'attivazione da parte del Governo nelle Prefetture degli
Osservatori territoriali sul credito a operare sia per la garanzia dello Stato
che per un importante rifinanziamento del fondo centrale di garanzia». Un'analisi
condivisa da Ascom, compresa la richiesta al sistema bancario
di «sostenere l'economia reale, facendo fino in fondo la propria parte. Noi
siamo pronti a fare la nostra, perché oggi più di ieri c'è bisogno di un patto
forte tra le banche e le imprese non solo come risposta immediata alla crisi,
ma anche per farsi trovare pronti quando tornerà la crescita». Oltre al
presidente Carlo Massoletti, Ascom è intervenuta all'iniziativa con il
vicepresidente Franco Begni, il componente della Giunta e past president
Ferruccio Rossi Thielen, il presidente della cooperativa Ascomfidi Luigi Dolci,
il direttore Fabrizio Mulas, il vicedirettore Roberto Gosetti, il funzionario
Franco Lancini, il segretario Ascomfidi Paola Fanchin. Costo e garanzie del
finanziamento Il presidente Massoletti attinge ancora ai dati della ricerca:
«Per quanto riguarda i rapporti con le banche, tre imprese su quattro li
ritengono soddisfacenti ma alcune condizioni andrebbero migliorate, in
particolare: il tasso applicato (per il 48% delle imprese), i costi (39,3%), le
richieste di garanzie (24,9%). A conferma, quasi la metà delle imprese ritiene
elevato sia il costo del finanziamento sia il livello delle garanzie reali e
personali richieste. Poco meno del 40% manifesta un qualche genere di difficoltà
nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del 2009
e solo il 15% prevede un miglioramento nel secondo trimestre. Tra le principali
cause delle difficoltà, quasi la metà delle imprese indica ricavi
insufficienti, mentre per il 42% ciò è dovuto a entrate irregolari o in
ritardo. Diminuiscono sia la domanda di credito in generale da parte delle
imprese (il 72,3% non ha richiesto alcun fido nel primo
trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo), sia la percentuale di imprese che
ha visto accogliere la propria richiesta di fido, sovente con un ammontare
inferiore al richiesto». La conclusione di Massoletti è: «Bisogna trasformare,
tutti insieme, la crisi in un'occasione di crescita condivisa. Noi siamo
pronti a fare la loro parte».
( da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 13-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Sabato 13 Giugno
2009, Fatta la legge, trovato l'inghippo. È quello che devono aver pensato alla
Cna di Treviso, facendo i calcoli del nuovo regime dei conti correnti bancari.
La normativa, infatti, ha abolito le commissioni di massimo scoperto e altre
commissioni bancarie. Ma i costi per le aziende si sono tutt'altro che
alleggeriti. Anzi, accusano dall'associazione, in molti casi sono addirittura
aumentati. Alla Cna hanno fatto due conti: questo nuovo fardello che grava
sulle ditte della Marca, per l'anno in corso, ammonta complessivamente a cento
milioni. «Sono fortemente preoccupato per le numerose segnalazioni di
imprenditori che lamentano l'onerosità delle variazioni unilaterali del
contratto di conto corrente che gli istituti di credito hanno comunicato, in
maniera generalizzata, in seguito alla eliminazione della commissione di
massimo scoperto - conferma Giuliano Rosolen, direttore provinciale
dell'organizzazione - e che ha portato alla introduzione di altre nuove pesanti
voci di costi». Due in particolare: primo, il titolare del conto corrente dovrà
pagare una quota (pari allo 0,80 per cento all'anno) sui fondi messi a
disposizione dalla banca, anche nel caso non li utilizzi. Secondo, chi supererà
la somma affidata, sborserà una sorta di sovrappiù fisso per ogni giorno di
sconfinamento oppure, in assenza di fidi, in base alla
valutazione dell'azienda stessa, dai 5 ai 50 euro giornalieri. La Cna stima che
il primo capitolo valga circa 90 milioni nel 2009, mentre altri cinque milioni
le imprese dovranno tirarli fuori per il secondo. La rabbia degli artigiani è
ancor più acuita dal fatto che queste misure non offrono maggiori garanzie
rispetto ai rischi del prestito: «Non siamo di fronte a provvedimenti di
raffreddamento del credito o di maggior attenzione rispetto alla sua
concessione - attacca Rosolen -: con queste novità contrattuali, si penalizzano
soprattutto le imprese virtuose. Far pagare somme solo a disposizione, ma che
non vengono utilizzate è un vero e proprio balzello, ingiusto e
ingiustificato». Insomma, sarebbero niente più che forme di «ingegneria
finanziaria» per aggirare le legge. Con l'effetto collaterale che l'ulteriore
mole di oneri rischia di compromettere la tenuta del sistema produttivo, già
provato dalla recessione e dalla scarsa liquidità: «Siamo decisi a non subire
questo ulteriore colpo basso, che viene portato in costanza di crisi, con i
fatturati in calo e gravi problemi di liquidità che riguardano soprattutto la
piccola impresa e quella artigiana, molto spesso localizzate a valle delle
filiere produttive e su si scaricano cui gli effetti della recessione,
soprattutto in termini di ritardati o mancati pagamenti che costringono alla
richiesta di maggiore credito. E' urgente un intervento da parte di chi detiene
compiti di vigilanza, contestuale all'apertura di un tavolo di confronto tra le
parti». Per evitare che la situazione precipiti, l'associazione sollecita un
«urgentissimo» intervento del ministero dell'Economia e chiede di attivare
l'Osservatorio in materia di credito, di recente costituito in Prefettura.
«Bisogna arrestare una vera e propria deriva che sta configurando un libero
mercato speculativo della crisi ai danni delle nostre aziende», rincara
Rosolen. Altrimenti, se non arriveranno soluzioni in tempi brevi, in segno di
protesta, i piccoli imprenditori trevigiani sono pronti a portare le chiave
delle proprie aziende in banca. Mattia Zanardo
( da "Resto del Carlino, Il (Modena)"
del 14-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
CARPI pag. 15
Cna, occupazione in calo dell'1,6% Scatta l'allarme dopo una ricerca compiuta
su 800 aziende del Carpigiano «IL SISTEMA PRODUTTIVO carpigiano corre seri
rischi di recessione se non si manifesterà, come attesa e augurabile, una
qualche forma di ripresa economica nei prossimi mesi. La crisi dura ormai da
parecchio e l'onda lunga è destinata a colpire ancora le nostre attività
industriali e artigianali del territorio». SI MOSTRA preoccupato Claudio
Saraceni, presidente della Cna di Carpi, al cospetto delle cifre dell'ultima
indagine statistica condotta dai suoi uffici su un campione di 800 imprese del
carpigiano dei vari settori produttivi che contano nel complesso su 4.700
addetti. QUESTE CIFRE dicono che l'occupazione nel territorio carpigiano a
livello artigianale è in ribasso, trascinata nel calo dalla perdita di posti di
lavoro nel manifatturiero. Nei primi tre mesi del 2009 i dipendenti nelle 800
imprese prese in considerazione sono diminuiti complessivamente dell'1,6 per
cento. Il settore dell'abbigliamento e del tessile contribuisce al calo con
quasi il tre per cento, ma anche l'industria dell'arredamento fa registrare un
meno 3,6 e la meccanica, altro settore portante dell'economia della zona, con
un meno 3,4. In diminuzione pure il settore dei servizi (meno 3,8) e in
particolare quello dei trasporti con un picco negativo addirittura del 13 per
cento corrispondente a 34 posti di lavoro andati persi. Molto probabilmente
l'analisi condotta si riferisce alla riduzione del movimento merci che ha
colpito le tante aziende di trasporto operanti in zona. In compenso è aumentata
l'occupazione nell'agroalimentare con un più 2,9 per cento. SECONDO LE
VALUTAZIONI della Cna, la crisi incide maggiormente sui dipendenti meno
qualificati, spesso identificati nei dipendenti privi di una precisa
qualificazione professionale. «Ma l'aspetto inquietante prosege Claudio
Saraceni è che per ogni piccolo imprenditore che chiude e cessa la propria
attività, si perde una professionalità costruita in anni di lavoro e di impegno
e che viene interrotta e difficilmente trasmessa alle nuove generazioni». CHE
FARE allora? Per Saraceni «è necessario intensificare le
azioni di sostegno alle imprese attraverso il sistema bancario e quello dei Consorzi Fidi, ma anche incentivare maggiormente
attività nuove ed emergenti sinora inesistenti da noi, come l'informatica, la
bioedilizia, la meccanica di precisione, per intercettare nuove figure
professionali capaci di sostituire mestieri e professioni non più di moda o non
più richiesti dal mercato, anche perché da questa crisi ne usciremo
trasformati e diversi». Cesare Pradella Image: 20090614/foto/5973.jpg
( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 14-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Domenica 14
Giugno 2009 Chiudi FOLIGNO - Sono ormai alle porte le prime incombenze di
natura economica per l'iscrizione delle squadre al prossimo campionato. Entro
il 26 giugno dovranno essere depositate presso la Co.Vi.Soc, l'organismo di
controllo fiscale della Federcalcio, le liberatorie sul pagamento degli
stipendi della stagione appena conclusa. Per completare l'iscrizione, poi, ci
sarà tempo altri quattro giorni, fino al 30 del mese, ma quest'anno si
prospettano novità di rilievo. L'ufficialità non c'è ancora, ma sulla scia di
un provvedimento simile deciso in serie A e B, la Lega Pro sembra orientata ad
abolire la fideiussione bancaria di 207 mila euro obbligatoria per prendere
parte al campionato. Una cifra di rilievo che in passato ha causato il
fallimento di diverse società, tra le quali ad esempio lo Spoleto. A sostituire
la fideiussione sarà un conto di garanzia generale presso
la Cooperativa Fidi, costituita dalla stessa Lega e da tutti i club di Prima e
Seconda Divisione. Un cambiamento importante, anche se in tempi nei quali nel
calcio mancano più i contanti che le garanzie bancarie o immobiliari, non è
detto che questa norma risolva i problemi delle squadre, anzi per alcune
potrebbe aggravarli. S.L.
( da "Corriere della Sera"
del 14-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Corriere della
Sera sezione: Economia data: 14/06/2009 - pag: 29 Il caso
Dal 28 giugno cambieranno anche per i vecchi clienti le commissioni applicate
dagli istituti sui fidi Massimo scoperto, quanto costa alle imprese il credito
in banca Fino a 500 euro per ogni 50 mila di affidamento richiesto MILANO -
Cinquecento euro a trimestre per la sola richiesta di accesso a un fido di 50
mila euro anche senza l'utilizzo effettivo dei fondi. Addirittura 750 se
la stessa somma viene messa a disposizione da alcune banche che fanno parte del
Gruppo Banco Popolare. Per 100 mila euro dunque si pagano anche 1000 euro. E
così via al crescere dell'affidamento. Ecco quanto costerà alle (piccole)
imprese il credito in banca dal 28 giugno. Ed ecco perché rischia di
trasformarsi in una trappola da credit crunch, soprattutto per le aziende sotto
la soglia dei 5 milioni di fatturato che erano abituate a usare anche 4 o 5
fidi e che hanno poco potere contrattuale, l'arrivo delle nuove regole. Il nome
cambia da istituto a istituto: si può chiamare costo per la messa a
disposizione di fondi. Oppure corrispettivo disponibilità creditizia. La
sostanza non cambia. Si tratta delle commissioni introdotte dalle principali
banche - Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Bnl, Ubi e Banco Popolare ma anche
altre minori - al posto di quella legata al massimo scoperto. Il meccanismo è
diverso e bisogna sottolineare onestamente che saranno in pochi a rimpiangere
quello vecchio che commisurava il costo trimestrale sulla punta massima
registrata nello sconfino anche per sole 24 ore. Senza contare che la CMS, come
era chiamato il balzello, non rientrava nemmeno nel calcolo della soglia di
usura. Tutto questo ora non sarà più possibile - anche se la CMS sopravvive con
nuove metodologie di applicazione - con l'entrata in vigore della legge numero
2 del 28 gennaio 2009. Ma, certo, con i nuovi meccanismi di calcolo non c'è da
stare allegri, anche perché, in alcuni casi, il risultato sarà un costo
maggiore vista la nuova commissione che si andrà a sommare ai tassi sullo
sconfino che possono superare anche l'8%. «Con questi costi dovrò rinunciare ad
avere tutti i miei fidi e dovrò rischiare di andare in rosso senza affidamento»
testimonia un piccolo imprenditore che preferisce l'anonimato. Non sembra
esserci scampo. Tutte le principali banche hanno usato lo stesso meccanismo di
base: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnl, Mps, Ubi e Banco Popolare. Il tasso
massimo che si applicherà alla cifra di cui si chiede la disponibilità
ipotetica è compreso tra lo 0,9% e l'1%. Addirittura l'1,5% sui primi 50 mila
euro, come visto, per il Gruppo Banco Popolare, un tasso che scende all'1% sopra
questa soglia. D'altra parte scegliere di non avere dei conti affidati vuol
dire pagare le nuove spese introdotte per coprire i costi di gestione del rosso
da parte degli istituti ma soprattutto dei tassi che possono superare il 12%
sullo sconfino. Gli istituti contattati dal Corriere sottolineano che si tratta
di commissioni massime e che dunque la negoziazione con la singola azienda, a
seconda del rapporto con la banca, potrà permettere di accedere a un tasso più
basso. L'esigenza, fanno capire le banche, era quella di regolarizzare il campo
degli affidamenti. Insomma, non sarebbe un diritto avere l'accesso a più fidi
ma solo un «cattiva abitudine da sradicare». In ogni caso per le aziende si
tratterà di rifare i conti trimestrali. Mentre per le banche si apre un flusso
di nuove commissioni certe che daranno ossigeno ai bilanci. «Sarà questo -
afferma Giuseppe Morandini di Confindustria - uno dei primi banchi di prova per
giudicare se nel rapporto banche imprese si sta passando dalle parole ai fatti.
Non sono accettabili misure che limitino l'accesso al credito. Capiamo la
necessità delle banche di razionalizzare gli affidamenti ma non deve essere una
limitazione né tantomeno un aggravio dei costi. Comunque, è un tema al centro
dell'attenzione di Confindustria. Sappiamo che tutte le principali banche hanno
dovuto comunicare per legge le nuove condizioni ma abbiamo indicazioni che è
stato dato mandato ai responsabili territoriali degli istituti di affrontare la
questione caso per caso». L'Abi, l'Associazione bancaria italiana ha preferito
non commentare l'impatto sul sistema delle piccole e medie imprese delle nuove
regole. Ma una fonte della stessa associazione ha fatto notare che «commissioni
simili sono già in vigore nella maggior parte dei Paesi occidentali. La vecchia
commissione di massimo scoperto era uno strumento non più adatto ai percorsi
verso la trasparenza adottati dalle banche italiane. Ora ci sono vantaggi e
svantaggi. Ma in ogni caso per le aziende più grandi e solide ci sarà la
possibilità di contrattare un costo inferiore ». Massimo Sideri
msideri@corriere.it
( da "
Argomenti: Revoca fidi
Gli ultimi
articoli da: Esperto conti correnti Richiesta c/c baseC/c per soggetti
protestatiApertura c/cAssegno richiamatoRiscossione assegni per
protestatoAssegno postdatatoDecreto di sequestro degli assegni
denunciatiNegazione apertura c/cAssegno bancario impagatoC/c
a firma congiunta Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Vendita immobile
intestato a minoreCancellazione ipotecaRifinanziamento del mutuoObblighi
garante di mutuoMorosita' dell'inquilinoObblighi del cointestatario del mutuoCointestazione
immobileSurrogaIpoteca casa cointestataMutuo regionale SOLDI E FAMIGLIA »
Prezzi e risparmio Come funziona lo scambio casa? (15/06/2009) Passare le
vacanza allinsegna del risparmio in un appartamento
nel cuore di Manhattan, in una mansarda a Parigi, in un casale fra le verdi colline dIrlanda
o ancora in una villa ai Caraibi non è, quindi, più un sogno per gli italiani.
Il BelPaese è, infatti, in assoluto la meta più ambita dopo gli Stati Uniti. In
particolare gli stranieri preferiscono la Toscana, il Veneto e lUmbria.
Roma è la città più amata, mentre la costiera Amalfitana la più gettonata per
chi preferisce il mare. Ma vanno alla grande anche i laghi della Lombardia, la
Liguria e la Val dAosta. In rete esistono numerosi siti sui quali è possibile inserire la propria offerta
di scambio, magari corredandola di fotografia, consultare quelle già esistenti
e prendere contatto coi proprietari di tutto il mondo telefonicamente o via
e-mail, per accordarsi direttamente sui particolari. Se si accettano, per
esempio, bambini, fumatori o animali. Non esiste una sola lista di appartamenti
da scambiarsi, ma diversi siti tramite cui pubblicare offerte e/o rispondere a
richieste per poterlo fare, anche senza spendere quattrini. Tra i più
importanti vanno sicuramente citati Homelink (portale tutto italiano) che offre
tutta una serie di garanzie e inevitabilmente un costo annuo di iscrizione al
social network e HomeExchange.com. Mentre per viaggiare oltre confine ci sono
una serie di siti specializzati nello scambio case a livello internazionale. È
il caso di HomeforHome, della società Intercom Factory, che ha sede a
Barcellona. È lunico portale specializzato in home
exchange la cui iscrizione, al momento, è gratuita come lancio promozionale del
servizio. Coinvolge
Italia, Francia, Spagna, Inghilterra, Germania e Stati Uniti. E nel giro di un
paio di mesi, hanno già registrato 1.700 inserimenti di swap tra casette,
appartamenti e ville. Da menzionare. Infine, anche il pet sitting, come
variante dellhome exchange. Una formula che consente
sempre di starsene tranquillamente in vacanza, offrendo la propria casa ad
altre persone che, in questo caso però, penseranno anche ad accudire gli amati Fido e Fuffi. 2 voti - » Vota questa notizia »
( da "Corriere.it"
del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Fino a 500 euro
per ogni 50 mila di affidamento richiesto Massimo scoperto, quanto costa alle
imprese il credito in banca Dal 28 giugno cambieranno anche
per i vecchi clienti le commissioni applicate dagli istituti sui fidi MILANO -
Cinquecento euro a trimestre per la sola richiesta di accesso a un fido di 50
mila euro anche senza l'utilizzo effettivo dei fondi. Addirittura 750 se la
stessa somma viene messa a disposizione da alcune banche che fanno parte del
Gruppo Banco Popolare. Per 100 mila euro dunque si pagano anche 1000 euro.
E così via al crescere dell'affidamento. Ecco quanto costerà alle (piccole) imprese
il credito in banca dal 28 giugno. Ed ecco perché rischia di trasformarsi in
una trappola da credit crunch, soprattutto per le aziende sotto la soglia dei
5 milioni di fatturato che erano abituate a usare anche 4 o 5 fidi e che hanno
poco potere contrattuale, l'arrivo delle nuove regole. Il nome cambia da
istituto a istituto: si può chiamare costo per la messa a disposizione di
fondi. Oppure corrispettivo disponibilità creditizia. La sostanza non cambia.
Si tratta delle commissioni introdotte dalle principali banche - Intesa Sanpaolo,
Unicredit, Mps, Bnl, Ubi e Banco Popolare ma anche altre minori - al posto di
quella legata al massimo scoperto. Il meccanismo è diverso e bisogna sottolineare
onestamente che saranno in pochi a rimpiangere quello vecchio che commisurava
il costo trimestrale sulla punta massima registrata nello sconfino anche per
sole 24 ore. Senza contare che la CMS, come era chiamato il balzello, non
rientrava nemmeno nel calcolo della soglia di usura. Tutto questo ora non sarà
più possibile - anche se la CMS sopravvive con nuove metodologie di applicazione
- con l'entrata in vigore della legge numero 2 del 28 gennaio 2009. Ma, certo,
con i nuovi meccanismi di calcolo non c'è da stare allegri, anche perché, in
alcuni casi, il risultato sarà un costo maggiore vista la nuova commissione
che si andrà a sommare ai tassi sullo sconfino che possono superare anche l'8%.
«Con questi costi dovrò rinunciare ad avere tutti i miei fidi e dovrò rischiare
di andare in rosso senza affidamento» testimonia un piccolo imprenditore che
preferisce l'anonimato. Non sembra esserci scampo. Tutte le principali banche
hanno usato lo stesso meccanismo di base: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnl, Mps,
Ubi e Banco Popolare. Il tasso massimo che si applicherà alla cifra di cui si
chiede la disponibilità ipotetica è compreso tra lo 0,9% e l'1%. Addirittura
l'1,5% sui primi 50 mila euro, come visto, per il Gruppo Banco Popolare, un
tasso che scende all'1% sopra questa soglia. D'altra parte scegliere di non
avere dei conti affidati vuol dire pagare le nuove spese introdotte per coprire
i costi di gestione del rosso da parte degli istituti ma soprattutto dei tassi
che possono superare il 12% sullo sconfino. Gli istituti contattati dal
Corriere sottolineano che si tratta di commissioni massime e che dunque la
negoziazione con la singola azienda, a seconda del rapporto con la banca,
potrà permettere di accedere a un tasso più basso. L'esigenza, fanno capire le
banche, era quella di regolarizzare il campo degli affidamenti. Insomma, non
sarebbe un diritto avere l'accesso a più fidi ma solo un «cattiva abitudine da
sradicare». In ogni caso per le aziende si tratterà di rifare i conti trimestrali.
Mentre per le banche si apre un flusso di nuove commissioni certe che daranno
ossigeno ai bilanci. «Sarà questo - afferma Giuseppe Morandini di
Confindustria - uno dei primi banchi di prova per giudicare se nel rapporto
banche imprese si sta passando dalle parole ai fatti. Non sono accettabili
misure che limitino l'accesso al credito. Capiamo la necessità delle banche di
razionalizzare gli affidamenti ma non deve essere una limitazione né tantomeno
un aggravio dei costi. Comunque, è un tema al centro dell'attenzione di
Confindustria. Sappiamo che tutte le principali banche hanno dovuto comunicare
per legge le nuove condizioni ma abbiamo indicazioni che è stato dato mandato
ai responsabili territoriali degli istituti di affrontare la questione caso per
caso». L'Abi, l'Associazione bancaria italiana ha preferito non commentare
l'impatto sul sistema delle piccole e medie imprese delle nuove regole. Ma una
fonte della stessa associazione ha fatto notare che «commissioni simili sono
già in vigore nella maggior parte dei Paesi occidentali. La vecchia
commissione di massimo scoperto era uno strumento non più adatto ai percorsi
verso la trasparenza adottati dalle banche italiane. Ora ci sono vantaggi e
svantaggi. Ma in ogni caso per le aziende più grandi e solide ci sarà la
possibilità di contrattare un costo inferiore». Massimo Sideri stampa |
( da "marketpress.info"
del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Lunedì 15 Giugno
2009 CREDITO A PMI COMMERCIO-TURISMO, 6 MIL. A CONFIDI NICOLI CRISTIANI: DIAMO
GARANZIA PER 120 MILIONI ALLE IMPRESE LOMBARDE Milano, 14 giugno 2009 - Regione
Lombardia prosegue nell´azione di sostegno economico alle imprese con un nuovo
intervento per favorire l´accesso al credito. Sono state firmate le convenzioni
- tra la direzione generale Commercio, Fiere e Mercati, di concerto con la
direzione Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza, e i Confidi - che rendono
immediatamente disponibili 6 milioni di euro per il 2009 per sostenere le
imprese lombarde del commercio e del turismo attraverso il sistema delle
garanzie (Confidi). L´intervento regionale è ripartito tra l´assessorato al
Commercio, Fiere e Mercati (4 milioni) e l´assessorato ai Giovani, Sport,
Turismo e Sicurezza (2 milioni). "I Consorzi Fidi a cui saranno assegnati
i contributi, con sede legale in Lombardia - ha ricordato l´assessore al
Commercio, Franco Nicoli Cristiani - dovranno facilitare l´accesso al credito
delle piccole e medie imprese lombarde, impegnandosi a concordare con il
sistema bancario le condizioni economiche di maggior
favore e trasparenza, in tempi brevi e a costi competitivi". In
particolare, i Confidi lombardi che hanno ottenuto dalla Regione il contributo
dovranno rilasciare - entro i 18 mesi dall´erogazione del finanziamento
regionale - garanzie per finanziamenti che coprano fino al 70% del
finanziamento della banca all´impresa, per un controvalore di garanzie pari ad
almeno 20 volte il valore del contributo ricevuto, cioè 120 milioni di euro.
L´erogazione del contributo - oltre a quanto previsto dalla convenzione - è
subordinata all´impegno a rendere trasparenti le condizioni operative
dell´iniziativa (con riferimento a costi, tasso di interesse dei finanziamenti,
quote e tipologie di garanzie richieste dall´istituto bancario all´impresa, procedure e tempi
di istruttoria e di concessione dei finanziamenti stessi) e a darne
comunicazione ufficiale a Regione Lombardia. Ogni tre mesi dalla data di
sottoscrizione della convenzione il Consorzio Fidi trasmetterà alla direzione
generale Commercio, Fiere e Mercati il rendiconto dettagliato delle operazioni
effettuate; entro 18 mesi dall´erogazione del contributo - periodo di
validità della convenzione - il Confidi dovrà trasmettere la rendicontazione
definitiva del contributo assegnato (con una relazione che evidenzi motivi e
scelte effettuate nella concessione delle garanzie, percentuale delle stesse, e
risultati conseguiti), pena la revoca del contributo stesso. . <<BACK
( da "marketpress.info"
del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Lunedì 15 Giugno
2009 CRISI, ECCO LE RISPOSTE DELLA GIUNTA REGIONALE TOSCANA LASSESSORE
AL BILANCIO DELLA REGIONE AL CONGRESSO DELLA CNA DI LUCCA SOSTEGNI PER
L´ACCESSO AL CREDITO DELLE IMPRESE E PER L´OCCUPAZIONE Firenze, 15 giugno 2009 - La Regione Toscana ha
affrontato in modo tempestivo la congiuntura negativa delleconomia,
sebbene le sue
dimensioni richiedano anche interventi su scala nazionale ed europea. Lo ha
sottolineato l´assessore al bilancio e le finanze della Toscana, intervenendo
nel pomeriggio al congresso della Cna di Lucca. Le previsioni della Banca dItalia
per il 2009 parlano di una caduta del Pil attorno al 4% e di un crollo del 20%
degli investimenti. Per quanto riguarda la disoccupazione, sempre secondo il
rapporto
stilato dalla banca centrale italiana, il tasso nella nostra regione dovrebbe
toccare il 6%, il che equivale ad una diminuzione delle unità di lavoro
stimabile attorno alle 35 mila unità. Per affrontare la crisi, ha spiegato
l´assessore, la giunta regionale ha messo in campo una serie di misure
straordinarie. Per facilitare laccesso al credito
delle piccole e medie imprese è stato creato un fondo di garanzia di 48
milioni: 15 per dare liquidità alle aziende e 33 per le imprese che vogliono
invece investire.
Alla fine di maggio erano già oltre 1800 le richieste pervenute a Fidi Toscana, per 503 mila euro di prestiti complessivamente
richiesti. La Regione sta per ratificare con il sistema bancario toscano anche un accordo che
consentirà di sospendere per un anno le rate del mutuo alle imprese in
difficoltà. Per i lavoratori, con un fondo da 5 milioni, sono stati previsti un
contributo da 1650 euro per chi ha perso il lavoro e non può contare su alcuni
ammortizzatore sociale ed altri 1650 euro per chi è rimasto senza impiego e ha
difficoltà a pagare le rate del mutuo che una serie di banche, grazie ad un
accordo con la Regione, si sono impe gnate ad alleggerire ulteriormente. La
Regione ha fatto la sua parte anche sul fronte degli ammortizzatori sociali in
deroga, mettendo a disposizione oltre 100 milioni di euro in due anni prelevati
dal Fondo sociale europeo e destinati in prima battuta alla formazione e
riqualificazione. I 100 milioni toscani sono una parte del 2,5 miliardi di euro
messi complessivamente a disposizione del governo dalle Regioni. Per affrontare
meglio la crisi, ha concluso l´assessore, la Regione ha deciso anche di
accelerare la spese per investimenti. Da qui alla fine della legislatura
saranno realizzati progetti per 3,5 miliardi, destinati a migliorare trasporti,
strade ma anche ad interventi sull´ambiente, il welfare e la cultura che
potranno produrre nuovi posti di lavoro. . <<BACK
( da "Finanza.com"
del 15-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Banche sotto
accusa, l'Abi non ci sta (12 Giugno 2009 - 07:55) MILANO (Finanza.com) - Da La
Reppublica: Nuove critiche piovono sul mondo bancario.
Le ultime in ordine di tempo sono quelle lanciate ieri da Giorgio Guerrini,
presidente di Confartigianato in assemblea, che ha denunciato come la
crisi del credito costa alle aziende 13,8 miliardi di euro all'anno, e senza i
Consorzi fidi molte sarebbero state costrette a chiudere.
Immediata la replica dell'Abi non ci sta. Dall'assemblea dell'Acri, Corrado
Faissola, presidente dell'associazione bancaria, ha rilanciato nuovi numeri per
dimostrare a tutti che i fondi ci sono, e per la maggior parte finiscono proprio nelle mani delle Pmi. E'
inaccettabile che anche da rappresentanti del Governo, verso cui nutro grande
stima, venga affermato che l'unico problema del Paese sia la fornitura di
credito verso le imprese, ha precisato Faissola. (Riproduzione riservata)
( da "
Argomenti: Revoca fidi
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mutuoCointestazione immobileSurrogaIpoteca casa cointestataMutuo regionale BANCA
E MUTUI » Conti correnti Nuove spese al posto del massimo scoperto (15/06/2009)
Le associazione dei consumatori avevano già lanciato lallarme:
leliminazione della commissione di massimo scoperto - voluta dal
Parlamento a inizio anno - avrà come immediata conseguenza lintroduzione
di altre commissioni previste dagli istituti di credito. Come volevasi
dimostrare. In questi giorni, infatti, stanno arrivando ai correntisti bancari
delle lettere che avvisano sulla modifica unilaterale di alcune condizioni per la tenuta del conto, come
previsto alla legge n.2/2009 art. 2 bis. Si tratta della ridefinizione della
commissione di massimo scoperto che, già operativa per chi ha aperto un conto
dopo lo scorso 29 gennaio, ora deve essere modificata entro il 30 giugno per
tutti gli altri. Così, nonostante il Parlamento con un provvedimento di inizio
anno abbia provveduto a riformarne lapplicazione, le banche
hanno provveduto a riproporre questa clausola con spese analoghe, se non più
elevate in certi casi, nel momento in cui il conto corrente va in rosso. Il massimo
scoperto, va ricordato, è infatti la clausola del contratto bancario
di apertura di credito (detto anche fido o affidamento), in base alla quale ai
normali interessi va aggiunta unulteriore percentuale
calcolata sulla massima esposizione avuta sul proprio conto corrente nel
trimestre di riferimento. È il caso, più semplicemente, in cui una famiglia o unimpresa
vanno in rosso sul conto corrente perché hanno utilizzato tutta la cifra dello
scoperto, concordata con la banca, facendo quindi scattare gli interessi a
debito, parecchio salati. Un balzello entrato parecchie volte nel mirino delle autorità di
vigilanza e del governatore della Banca dItalia, Mario
Draghi, portandolo alla sua eliminazione grazie alla recente novità normativa
che prevede che la commissione di massimo scoperto possa essere applicata solo
quando il cliente
ha un fido e il suo scoperto dura più di 30 giorni. Ma - denunciano le
associazioni dei consumatori - in pratica, per
non applicare la legge e continuare a fare ciò che vogliono, gli istituti di
credito hanno solo cambiato nome del balzello: da Commissione di massimo scoperto
a Commissione di scoperto di contò. Oppure Recupero spese per ogni
sospeso o Commissione per istruttoria urgente o Onere
per passaggio a debito nel trimestre o Commissione manca
fondi. Per cui, spiegano i Consumatori, la sostanza non cambia: le
limitazioni che la legge ha previsto non hanno alcun effetto.
I nuovi contratti hanno, infatti, sì recepito queste disposizioni fin
dallentrata in vigore della legge. Ma sfogliando i foglietti informativi
degli istituti di credito emergono parecchie novità sulle voci di spesa che comportando per
i correntisti una crescita dei costi e soprattutto un meccanismo di
applicazione delle spese che mal si concilia con il criterio imposto dalla
legge che vorrebbe spese commisurate allimporto e alla durata del rosso.
Nuovi balzelli per sanzionare chi va in rosso o per chi supera i limiti dei
fidi applicati anche alle imprese. Secondo i calcoli de Il Sole 24 ore, dal 28
giugno il credito in banca costerà cara alle Pmi: Cinquecento
euro a trimestre
per la sola richiesta di accesso a un fido di 50 mila euro anche senza lutilizzo
effettivo dei fondi. Addirittura 750 euro se la stessa somma viene messa a
disposizione da alcune banche. Per 100 mila euro dunque si pagano anche 1.000
euro. E così
via al crescere dellaffidamento, si legge sul
quotidiano di Confindustria. 6 voti - » Vota questa notizia »
( da "Arena, L'" del
16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Martedì 16 Giugno
2009 PROVINCIA Pagina 21 SAN GIOVANNI LUPATOTO. Il segretario comunale lancia
l'allarme: dall'inizio dell'anno sono aumentati di molto assegni e cambiali non pagati Piccole imprese in crisi I protesti sono
triplicati Bignone: «Le banche non allargano i fidi e le aziende non riescono a
saldare i debiti» La parrocchia aiuta i cittadini in difficoltà I protesti a
San Giovanni Lupatoto sono aumentati di tre volte in cinque mesi. Se prima,
ogni settimana, erano fra i 10 e i 15 ora il numero si è impennato e viaggia
tra i 35 e i 40. Le cifre di questa febbre che sta attanagliando
l'economia vengono da una fonte più che attendibile, il segretario comunale,
che per legge è l'organismo incaricato di elevare i protesti. «Il numero di
assegni e cambiali che le banche ogni settimana consegnano nelle mie mani per
il protesto da gennaio ad oggi è salito di tre volte, raggiungendo anche la
quota di 150 alla settimana, e di altrettanto è salito il numero di chi non
riesce a pagare e quindi viene protestato», attesta il dottor Alberto Bignone,
segretario generale del Comune. Il segretario comunale riferisce che coloro i
quali non riescono a pagare i loro debiti alla scadenza sono sì i privati («i nomi
sono quelli ricorrenti, ma negli ultimi tempi se ne sono aggiunti parecchi di
nuovi; c'è gente che non riesce a pagare una cambiale da 100 euro e che per
questo motivo viene iscritta fra i protestati») ma soprattutto aziende. «Si può
rilevare una crescita esponenziale dei debitori, ditte individuali e società,
con titoli di credito dati al protesto», dice il dottor Bignone. «In alcuni
casi si tratta di aziende con residenza nel territorio lupatotino, in altri di
ditte che hanno la propria sede nei paesi limitrofi ma sono clienti delle
banche operanti a San Giovanni Lupatoto e quindi cambiali e assegni non pagati
alla scadenza devono essere protestati comunque qui». Gli sportelli bancari in
paese sono ben ventiquattro, praticamente uno ogni mille abitanti e uno ogni
cento partite Iva. «La crisi economica e la stretta creditizia in atto da
alcuni mesi a questa parte stanno portando sull'orlo della bancarotta decine e
decine di operatori commerciali, produttivi e dei servizi», aggiunge ancora il
segretario Bignone. «Da quanto mi viene riferito dai debitori, quando chiedo
loro il pagamento, le banche fanno molta più fatica di un tempo ad accordare
sconfinamenti e deroghe sui fidi concessi e questa restrizione, oltre al crollo
dei fatturati delle ditte, getta in profonda crisi la clientela, che non ce la
fa più a onorare i suoi debiti alle scadenze programmate». Il segretario
Bignone riferisce che la cerchia dei suoi «clienti» che non pagano negli ultimi
tempi si è molto allargata fino a comprendere aziende che finora non avevano
mai dato segnali di criticità nei pagamenti. «Soffrono in molti ma, in
particolare, le criticità emergono ultimamente nei settori del mobile e dei
trasporti», dice il dottor Bignone. Per quanto riguarda i privati in difficoltà
si sta muovendo anche la parrocchia di San Giovanni Battista. I sacerdoti hanno
dato la loro disponibilità nei confronti di persone con gravi problemi
economici, che possono contattarli rivolgendosi alla canonica. Per eventuali
aiuti è disponibile anche la San Vincenzo i cui addetti ricevono il giovedì
dalle 16 alle 18. La parrocchia ha poi attivato un centro di ascolto presso la
vecchia canonica che funziona il lunedì dalle 16 alle 18. La parrocchia ha però
anche chiesto chi, fra i lupatotini, ha disponibilità di contribuire ad
alimentare il fondo di solidarietà da cui si attingerà per aiutare le famiglie
in stato di indigenza. «Si può fare con un libera offerta una tantum o anche
con l'impegno a versare periodicamente la somma che il donatore decide», hanno
detto i sacerdoti. «Noi useremo questo sussidio per adottare famiglie in
difficoltà, soprattutto se ci sono figli a carico in età scolastica». E'
previsto l'anonimato, ma il donante sarà tenuto al corrente di come procede il
progetto.
( da "Secolo XIX, Il"
del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
La Lega dichiara
guerraalle commissioni bancarie Interrogazione al ministro tremonti Le spese
dovute per il massimo scoperto sono state eliminate. Ma al suo posto sono
comparsi nuovi e fantasiosi oneri 16/06/2009 Roma. «Le banche con una mano
tolgono le spese di commissione sul massimo scoperto e con un'altra introducono
altre spese, con nomi molto fantasiosi come "Commissione per istruttoria
urgente", "Commissione per scoperto di conto", "Recupero
spese per ogni sospeso", "Onere per passaggio a debito nel trimestre",
"Commissione manca fondi"... No, così non può andare avanti». Massimo
Bitonci, capogruppo della Lega nord in Commissione Bilancio alla Camera, ha
presentato un'interrogazione al ministro dell'Economia Giulio Tremonti sulla
questione del massimo scoperto cacciato dalla finestra e - come spiega Bitonci
nella sua interrogazione - rientrato dalla porta. Bitonci si è rivolto al
ministro Tremonti che, nel Governo Berlusconi, è l'uomo che più si è speso per
una maggiore trasparenza nei rapporti tra le banche e gli utenti puntando a una
riduzione dei costi per i cittadini. «Gli istituti di credito - scrive Bitonci
- hanno di fatto sostituito la commissione di massimo scoperto con altre spese
e commissioni in molti casi di importo superiore, con metodi di calcolo
complicati e fogli informativi poco chiari». Il parlamentare spiega come
l'articolo 2-bis del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con
modificazioni, dalla legge 29 gennaio 2009, n.
( da "Corriere della Sera"
del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Corriere della
Sera sezione: Economia data: 16/06/2009 - pag: 33 La lente LE VERIFICHE
DELL'ANTITRUST SUL MASSIMO SCOPERTO È difficile che Antonio Catricalà (foto)
parli delle commissioni di massimo scoperto oggi durante la relazione
sull'attività svolta dall'Antitrust. Il riserbo è necessario visto che le
verifiche sono in corso. Ma dopo la prima tornata sulle nuove commissioni
bancarie, che si erano concluse con un via libera da parte dell'authority, sono
ora in corso verifiche sulle modifiche introdotte dagli stessi istituti dopo
l'intervento del governo. In alcuni casi, com'è emerso sul «Corriere» in questi
giorni, il costo del credito per le imprese può raggiungere anche i 500 euro a
trimestre per la sola richiesta di disponibilità di un fido
da 50 mila euro. Per la conclusione delle indagini bisognerà aspettare il
prossimo autunno, ma è certo che quella dell'Antitrust, a questo punto, non è
la sola lente sulle nuove commissioni. Proprio ieri è sceso in campo anche il
ministro del Welfare Maurizio Sacconi che ha sottolineato come «il governo
adotterà iniziative utili a sollecitare soprattutto i grandi gruppi bancari
a garantire la trasparenza nei prezzi praticati per i diversi servizi». Massimo
Sideri
( da "Tempo, Il" del
16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
stampa Faissola:
basta critiche, alle Pmi i fidi li diamo Banche all'attacco Il presidente Abi
risponde alle accuse del governo "Il 52% dei prestiti è andato a piccole
imprese e famiglie". Il braccio di ferro tra governo e banche sulla
concessione del credito, poco secondo il primo e invece sufficiente e non caro
pero gli istituti, si è arricchito di un ennesimo capitolo. A rispondere alle
accuse, questa volta in versione edulcorata, del ministro Tremonti che ha
invitato, mercoledì scorso, dal palco del 21esimo congresso
delle fondazioni bancarie concluso ieri a Siena, i banchieri a non essere avari
nell'erogazione dei fidi ha risposto con una inusitata foga il presidente
dell'Abi, Corrado Faissola. «Gli attacchi del governo sono assolutamente
inaccettabili» ha detto Faissola. Che ha rinviato le critiche al
mittente spiegando che in questo momento si finanziano non solo le grandi
aziende ma «soprattutto le piccole e le medie imprese». A queste, dati alla
mano, sarebbe arrivato il 52% del totale dei crediti a imprese e famiglie».
Potere delle cifre, insomma. Anche se il giorno prima lo stesso ministro
dell'Economia ha rilevato come la statistica sia poco raffinata per
rappresentare la realtà del Paese. Ma tant'è. Così, basandosi sempre
sull'imparzialità delle cifre, Faissola ha rilevato che la polemica sui tassi
considerati troppo alti da imprese e famiglie sia, in realtà, sterile. «C'è una
drammatica disinformazione» sui tassi che «sono di circa 20 punti base
inferiori alla media dell'Eurosistema». E a supporto della tesi che le banche
sono spesso colpevolizzate senza motivo per la politica applicata allo
sportello ha aggiunto che «lo spread (il guadagno della banca rispetto al costo
del denaro ndr) applicato tra il costo della provvista e il tasso sugli impieghi
non è mai stato così basso come in questo periodo: 2,53% contro il 3,17%-3,19%
dello scorso anno. Le banche hanno un 60-70 centesimi in meno di spread» ha
spiegato sottolineando che «si può anche regalare il denaro non tenendo conto
del rischio e non tenendo conto che erogare il credito per la banca comporta
dei costi che sono significativi», anche se sono stati fatti «passi in avanti -
dice - dal punto di vista della razionalizzazione e dell'efficienza». Insomma
la tesi delle banche è quella che in questo momento non starebbero speculando
sul tasso di interesse fissato a livello della Bce all'1%. Uno sfogo il suo che
ha sommerso non solo le accuse dell'esecutivo ma anche degli operatori. Il
numero uno dell'associazione di Palazzo Altieri non è piaciuta neppure la
situazione del credito rappresentata ieri all'assemblea di Confartigianato.
Dopo le accuse è arrivata anche la doglianza. Faissola non ha nascosto che la
situazione anche per quest'anno rimarrà difficile e che le banche italiane
«devono sostenere ragionevolmente le imprese ma non andare oltre». Una
ragionevolezza che deriva dalla «prudenza» imposta dal fatto che, per il Paese,
«sarebbe una sciagura fare il contrario», visto che quando la crisi finirà,
«noi non dovremo arrivarci con le banche più deboli, perché un'industria
bancaria forte è il miglior sostegno all'economia». Il congresso delle
Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio offre anche
l'occasione a Faissola di ricordare che gli istituti italiani «sono in una
situazione di liquidità molto buona» così come lo è lo stato di
patrimonializzazione». Al congresso dell'associazione guidata dal presidente
Giuseppe Guzzetti è arrivato anche il nodo delle quote di proprietà
dell'istituto di via Nazionale. Le Fondazioni nei giorni scorsi si sono dette
disponibili ad acquistarle a patto di conoscere prezzo e rendimento. Detto e
fatto. Il primo valore è stato stimato da Giovanni Berneschi, presidente della
Cassa di Risparmio di Genova: «Il valore del patrimonio netto della Banca
d'Italia è di 19,6 miliardi ed è l'unico valore effettivamente utilizzabile per
la valutazione di tale asset dal momento che discende da un bilancio approvato
certificato».
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
«Aggirata e
contraddetta la norma che circoscrive l'utilizzo della commissione di massimo
scoperto». È quanto scrive il sottosegretario Carlo Giovanardi rivolgendosi al
ministro dell'Economia Giulio Tremonti (foto) per segnalare il crescente
allarme proveniente dal mondo delle imprese e dalle famiglie per le modalità
con le quali il sistema bancario applica ed interpreta
l'art. 2-bis del decreto legge 185/2008, recante le cosiddette «misure
anticrisi». Secondo tale disposizione, infatti, le banche, per favorire i
propri clienti, avrebbero dovuto limitare la «commissione di massimo scoperto» solo a quei conti sui cui si è accordato un fido al momento
dell'apertura o il debito ha una durata di almeno 30 giorni consecutivi. Negli
altri casi, la commissione poteva essere sostituita con forme più trasparenti
di remunerazione predeterminate e commisurate al fido. «In realtà nonostante
gli apprezzabilissimi intenti del governo e del Parlamento, le banche
aggirano e contraddicono in pieno la volontà del legislatore,
( da "Emilianet" del
16-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Cna Reggio Emilia
bacchetta le banche: "Continuano ad essere un problema" Le imprese si
sentono sole ad affrontare la crisi. Dopo numerosi appelli caduti nel vuoto,
denunciano le proposte di modifica unilaterale avanzate dagli istituti di
credito sui rapporti con i correntisti REGGIO EMILIA, 16 GIU. 2009 - In questi
giorni molte imprese e cittadini stanno ricevendo dalla propria banca una
proposta di modifica unilaterale del contratto di conto corrente e dei servizi
accessori: tale proposta può non essere accettata dal correntista soltanto con
il recesso dai rapporti con la banca stessa. A sottolineare l'atteggiamento
negativo degli istituti di credito è Cna Reggio Emilia, che non condivide le
modalità da utilizzate per "adeguarsi" alla legge. La modifica
contrattuale deriva infatti dallentrata in vigore della
legge 28 gennaio 09 n. 2, che dal 1° luglio rende nulle tutte le clausole
contrattuali aventi per oggetto la commissione di massimo scoperto in caso di sconfinamenti che non
superano i trenta giorni consecutivi e tutte le clausole che prevedono
remunerazioni alla banca per la semplice messa a disposizione di somme
indipendentemente dal loro utilizzo o dalla durata dellutilizzo.
Una proposta di modifica
sostanzialmente coatta, con cui gli istituti bancari hanno provveduto a
cancellare le vecchie commissioni di massimo scoperto, di affidamento e di
andamento anomalo del rapporto, per sostituirle con altre commissioni, con
altra denominazione ma con analoga sostanza. Questo, secondo Cna, è esattamente
il contrario di ciò che prevedeva la legge, che non consente di applicare
“penali” ulteriori ai normali tassi di interesse quando lo sconfinamento
rispetto al fido o in caso di assenza di affidamenti il saldo negativo di conto
corrente non superi i trenta giorni. "Oggi ci ritroviamo con sigle diverse
da banca a banca, ma simili per caratteristiche se non per valori - recita un
comunicato della confederazione reggiana - ad esempio le commissioni per lo sforamento
degli affidamenti e dei conti correnti senza alcun riferimento alla durata e le
commissioni per la messa a disposizione degli affidamenti. Particolarmente
onerose risultano essere le commissioni generalmente definite di disponibilità
fondi, che prevedono corrispettivi fino al 1,5% trimestrali per la sola messa a
disposizione di un affidamento anche quando il fido non è utilizzato". Cna
sta verificando se si tratta di violazioni formali della legge, ma è certa che
con queste misure gli Istituti di credito violino lo spirito e la ratio della
norma con una imposizione inaccettabile per le imprese e i cittadini in un
momento di grave difficoltà economica . Più volte Cna ha richiamato le banche
alla loro responsabilità verso il sistema economico e produttivo, "ma ad
oggi - prosegue la nota - quegli appelli paiono essere caduti nel vuoto:
quotidianamente ci vengono segnalati richiami improvvisi di rientro dai fidi,
richieste di garanzie non sempre giustificate, aumento dei costi per i mutui e
per gli affidamenti; tutto questo nonostante la fase di emergenza per il
sistema bancario dovrebbe essere finita anche grazie
agli interventi pubblici". La Confederazione rinnova dunque in maniera
decisa agli istituti di credito un invito ad essere parte attiva nellaffrontare la grave crisi attuale,
destinata ad essere ancora lunga e difficile. Da parte sua, lAssociazione
reggiana continua ad essere disponibile a una stretta collaborazione,
"purché sussista la consapevolezza che quel sistema di piccole e medie
imprese che ha
fatto la ricchezza di questa provincia (ed anche delle banche) va difeso e
sostenuto e non è cosa saggia tagliare il ramo su cui si è seduti".
( da "Repubblica, La"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 3 -
Economia Dietrofront su polizze, credito e farmacie la controrivoluzione che
penalizza i cittadini Con le nuove norme a rischio 500 euro di risparmi a
famiglia Il dossier Stop su polizze, credito e farmacie controrivoluzione a
danno dei cittadini I punti vendita per i farmaci da banco: 5mila nuovi assunti
e sconti, ma per il Pdl vanno limitati LUCA IEZZI ROMA- Assicurazioni, banche,
farmacie, trasporti, difesa dei consumatori: eccolo, settore per settore, lo
«stillicidio» di leggi anti concorrenza denunciato dall´Antitrust. Il governo
ha raramente preso posizione lasciando piena libertà a proposte di legge ed
emendamenti dei singoli appartenenti alla maggioranza. Le associazioni dei
consumatori accolsero le varie "lenzuolate" dell´allora ministro Pierluigi
Bersani stimando risparmi per 1000 euro l´anno per le famiglie. Dopo due anni
metà di quelle misure sono state o accantonate o sono pesantemente minacciate.
La vicenda più attuale evocata dal presidente Antonio Catricalà è il ddl
Gasparri-Tommasini dove si misurerà la controffensiva delle lobbies sulla
liberalizzazione dei farmaci di banco. L´Antitrust sintetizza così i benefici
prodotti: «In tre anni sono stati aperti quasi tremila corner e parafarmacie.
La loro quota di mercato è vicina al 6% dei farmaci di automedicazione. Lo
sconto praticato ha margini tra il 3% e il 22,5%. I farmacisti nuovi occupati
sono circa cinquemila». Una parentesi che le farmacie tradizionali premono per
chiudere ritornando all´esclusiva: «Stiamo ripensando il ruolo dei canali di
vendita delle medicine» ha ammesso il ministro della Salute Ferruccio Fazio.
Per evitare tensioni, nel Pdl si pensa all´ennesima sanatoria: chi ha aperto
una parafarmacia avrà 10 anni per convertirsi o tentare di ottenere lo status
di farmacia. Sulle assicurazioni il ritorno al monomandato (un agente può
vendere polizze di una sola compagnia) è stato accantonato dopo essere stato
proposto nel ddl Sviluppo. Il provvedimento, che doveva essere approvato alla
Camera senza ulteriori modifiche, ora sembra di nuovo un cantiere aperto, segno
che anche questo pericolo non è scampato. Invece sta per sparire la possibilità
di disdire la polizza auto ogni anno per cercare offerte migliori. Salvati dai
tentativi di abolizione anche i tetti antitrust che impediscono all´Eni di
riconquistare il monopolio nazionale nella distribuzione del gas. Il governo si
è speso direttamente per trasformare la Class action in "un´eterna
promessa", il meccanismo che dovrebbe difendere i consumatori dalle
ingiustizie e dalle truffe subite dalle imprese non solo non potrà più essere
utilizzata per tutto quello che è successo negli anni passati, ma dovrà
aspettare l´approvazione definitiva della legge per essere utilizzabile con un
ritardo di tre anni dall´introduzione nel nostro ordinamento. Oltre alle
liberalizzazioni ribaltate ci sono quelle solo depotenziate: la riforma delle
professioni è stata appaltata direttamente agli ordini professionali con
l´effetto di far sparire l´effetto calmierante sulle tariffe e far sparire la
questione dall´agenda politica. Poi ci sono i taxi, fieri avversari delle
lenzuolate, che hanno ottenuto dal cambio di maggioranza norme che limitano la
concorrenza dagli autisti (o Ncc, noleggio con conducente). Sempre nei
trasporti rimandata la concorrenza nei trasporto ferroviario, con
l´allungamento dei contratti tra Fs e amministrazioni regionali, nonostante
proprio quella nei servizi pubblici locali sia l´unica liberalizzazione
perseguita, almeno nelle dichiarazioni, dal Pdl. Ma non è
solo colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto sui fidi bancari,
abolita per legge, è stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con
altre voci che sommate superano il costo precedente; gli imprenditori
protestano, ma il fronte delle banche si muove compatto.
( da "Tirreno, Il"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Parte da
Confartigianato Grosseto una protesta nazionale già approdata sulla scrivania
del ministro Tremonti Scoperti bancari, gli artigiani in rivolta Alcuni
istituti approfittano della nuova legge anticrisi per aumentare le commissioni
La spesa giornaliera per un conto in rosso cresce fino al triplo GROSSETO.
«Caro cliente, ti informiamo che dal 1º luglio se il tuo conto va in rosso non
ti faremo più pagare la commissione sul massimo scoperto. Ti presentiamo invece
il conto per lo "scoperto di conto": 2 euro al giorno per ogni giorno
di debito». Questo, in sostanza, il contenuto delle lettere che diverse banche
hanno cominciato a inviare alle aziende grossetane e italiane circa tre
settimane fa. Una proposta di modifica unilaterale di contratto di conto
corrente prevista dalla legge (tant'è che le banche la giustificano proprio
come adeguamento alle nuove norme e atto di trasparenza), ma sulla quale pesa
il sospetto di voler, in qualche modo, aggirare le regole per alzare le
commissioni a carico dei clienti. Il tariffario, che varia da istituto a
istituto, rimane infatti esoso: se i 2 euro sono richiesti ai clienti della
Cassa di Risparmio di Firenze, con un tetto di 100 euro al mese, per quelli del
Monte dei Paschi il prezzo da pagare per il "corrispettivo
sull'accordato" - questa la nuova dicitura partorita dagli uffici
dell'istituto senese - è pari al 3,6 per cento. «Una commissione tre volte
superiore a quella applicata in precedenza - spiega Mauro Ciani, segretario
generale di Confartigianato Grosseto - che era di norma compresa tra lo 0,225 e
lo 0,75. Un fatto grave che non poteva essere trascurato». Ma cosa ha spinto le
banche a cambiare le carte in tavola? Lo scorso gennaio il decreto anti-crisi è
diventato legge e, tra le novità, ha imposto alle banche di comunicare
chiaramente l'importo delle commissioni da applicare nei casi in cui i clienti
sconfinano i limiti dei fidi o mandano in rosso il conto
corrente. Fino ad allora, infatti, queste commissioni venivano calcolate ogni
tre mesi e il correntista ne conosceva l'importo solo quando riceveva l'estratto
conto. «La ratio della legge è di stabilire in anticipo i costi di queste
commissioni - spiega Ciani - ma in realtà le banche hanno colto la palla al
balzo per sostituire le precedenti commissioni con altre più onerose e
hanno introdotto nuove spese, come le commissioni per la mancanza o per la
disponibilità dei fondi, contravvenendo allo spirito della legge. Nella nostra
città fanno eccezione solo gli istituti di credito legati al territorio, come
le Banche di credito cooperativo e la Popolare dell'Etruria e del Lazio, che
hanno compresso i nuovi costi a carico delle imprese». Il fatto ancora più
grave, secondo Ciani, è che questo aumento cade in un periodo di grossa
difficoltà per le aziende e rischia di mettere in seria difficoltà gli
operatori economici. «Per questo abbiamo subito segnalato il caso al prefetto
di Grosseto perché apra una sede opportuna di discussione nell'ambito
dell'Osservatorio provinciale che vigila sulle relazioni tra banche e imprese,
osservatorio che si trova presso la Prefettura. E tramite la nostra
confederazione nazionale abbiamo anche informato il ministro dell'Economia
Tremonti - spiega ancora Ciani - e non escludiamo di richiedere un intervento
del garante della concorrenza e del mercato». Anche le altre associazioni di
categoria si stanno muovendo e il caso è balzato alla ribalta nazionale sabato
scorso con un articolo in prima pagina sul Corriere della sera. «La battaglia è
partita da Grosseto - spiega Ciani - ma interessa tutte le aziende italiane e
anche i privati cittadini. Sappiamo bene che anche le banche sono imprese e
devono fare i propri interessi, ma con le difficoltà di accesso al credito che
le aziende sperimentano ogni giorno ci si aspettava maggiore collaborazione.
Niente, invece, è venuto fuori al tavolo nazionale aperto da tempo con l'Abi.
Insomma, le cose sono state fatte nel momento peggiore e nel modo peggiore».
Francesca Ferri
( da "Tirreno, Il"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 6 -
Livorno Industriali contro banche: paghiamo le commissioni
anche sui fidi non erogati LIVORNO. Il fido viene concesso solo parzialmente ma
la commissione bancaria è calcolata sull'intera somma. La denuncia viene da
Confindustria, che segnalerà gli episodi alla Prefettura e all'Associazione
Bancaria. «Alle aziende viene comunicato che le condizioni sono cambiate e che
dovranno pagare anche per i fidi potenziali ma non fruiti» spiega
Alberto Ricci, vicepresidente di Confindustria Livorno. «Un'impresa che ha
ottenuto l'apertura di un affidamento ma ne ha fruito solo parzialmente, o
anche per niente, è chiamata a pagare commissioni sulla somma non utilizzata, o
sostenere una spesa fissa giornaliera. Oneri, quindi, su denaro non ricevuto ma
solo a disposizione». Comunicazioni di questo genere stanno arrivando a molte
imprese, pressoché in contemporanea da parte di varie banche, con condizioni
analoghe o similari. «Le norme che hanno eliminato la commissione di massimo
scoperto non possono giustificare modifiche dei rapporti tra banche e imprese,
come sta accadendo - prosegue Ricci - Se i comportamenti degli istituti di
credito non avranno sollecite ed adeguate revisioni, si determinerà un
ulteriore e pesante aggravio a carico delle imprese».
( da "Borsa(La Repubblica.it)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Stop su polizze,
credito e farmacie dietrofront a danno dei cittadini ROMA - Assicurazioni,
banche, farmacie, trasporti, difesa dei consumatori: eccolo, settore per
settore, lo "stillicidio" di leggi anti concorrenza denunciato
dall'Antitrust. Il governo ha raramente preso posizione lasciando piena libertà
a proposte di legge ed emendamenti dei singoli appartenenti alla maggioranza.
Le associazioni dei consumatori accolsero le varie "lenzuolate"
dell'allora ministro Pierluigi Bersani stimando risparmi per 1000 euro l'anno
per le famiglie. Dopo due anni metà di quelle misure sono state o accantonate o
sono pesantemente minacciate. La vicenda più attuale evocata dal presidente
Antonio Catricalà è il ddl Gasparri-Tommasini dove si misurerà la
controffensiva delle lobbies sulla liberalizzazione dei farmaci di banco.
L'Antitrust sintetizza così i benefici prodotti: "In tre anni sono stati
aperti quasi tremila corner e parafarmacie. La loro quota di mercato è vicina
al 6% dei farmaci di automedicazione. Lo sconto praticato ha margini tra il 3%
e il 22,5%. I farmacisti nuovi occupati sono circa cinquemila". Una
parentesi che le farmacie tradizionali premono per chiudere ritornando
all'esclusiva: "Stiamo ripensando il ruolo dei canali di vendita delle
medicine" ha ammesso il ministro della Salute Ferruccio Fazio. Per evitare
tensioni, nel Pdl si pensa all'ennesima sanatoria: chi ha aperto una
parafarmacia avrà 10 anni per convertirsi o tentare di ottenere lo status di
farmacia. Sulle assicurazioni il ritorno al monomandato (un agente può vendere
polizze di una sola compagnia) è stato accantonato dopo essere stato proposto
nel ddl Sviluppo. Il provvedimento, che doveva essere approvato alla Camera senza
ulteriori modifiche, ora sembra di nuovo un cantiere aperto, segno che anche
questo pericolo non è scampato. Invece sta per sparire la possibilità di
disdire la polizza auto ogni anno per cercare offerte migliori. Salvati dai
tentativi di abolizione anche i tetti antitrust che impediscono all'Eni di
riconquistare il monopolio nazionale nella distribuzione del gas. Il governo si
è speso direttamente per trasformare la Class action in "un'eterna
promessa", il meccanismo che dovrebbe difendere i consumatori dalle
ingiustizie e dalle truffe subite dalle imprese non solo non potrà più essere
utilizzata per tutto quello che è successo negli anni passati, ma dovrà
aspettare l'approvazione definitiva della legge per essere utilizzabile con un
ritardo di tre anni dall'introduzione nel nostro ordinamento. Oltre alle
liberalizzazioni ribaltate ci sono quelle solo depotenziate: la riforma delle
professioni è stata appaltata direttamente agli ordini professionali con
l'effetto di far sparire l'effetto calmierante sulle tariffe e far sparire la
questione dall'agenda politica. Poi ci sono i taxi, fieri avversari delle
lenzuolate, che hanno ottenuto dal cambio di maggioranza norme che limitano la
concorrenza dagli autisti (o Ncc, noleggio con conducente). Sempre nei trasporti
rimandata la concorrenza nei trasporto ferroviario, con l'allungamento dei
contratti tra Fs e amministrazioni regionali, nonostante proprio quella nei
servizi pubblici locali sia l'unica liberalizzazione perseguita, almeno nelle
dichiarazioni, dal Pdl. Ma non è solo colpa delle norme: la
commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, è stata
sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che sommate
superano il costo precedente; gli imprenditori protestano, ma il fronte delle
banche si muove compatto. 17/06/2009 - 07:15
( da "KataWebFinanza"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Stop su polizze,
credito e farmacie dietrofront a danno dei cittadini ROMA - Assicurazioni,
banche, farmacie, trasporti, difesa dei consumatori: eccolo, settore per
settore, lo "stillicidio" di leggi anti concorrenza denunciato dall'Antitrust.
Il governo ha raramente preso posizione lasciando piena libert a proposte di
legge ed emendamenti dei singoli appartenenti alla maggioranza. Le associazioni
dei consumatori accolsero le varie "lenzuolate" dell'allora ministro
Pierluigi Bersani stimando risparmi per 1000 euro l'anno per le famiglie. Dopo
due anni met di quelle misure sono state o accantonate o sono pesantemente
minacciate. La vicenda pi attuale evocata dal presidente Antonio Catrical il
ddl Gasparri-Tommasini dove si misurer la controffensiva delle lobbies sulla
liberalizzazione dei farmaci di banco. L'Antitrust sintetizza cos i benefici
prodotti: "In tre anni sono stati aperti quasi tremila corner e
parafarmacie. La loro quota di mercato vicina al 6% dei farmaci di automedicazione.
Lo sconto praticato ha margini tra il 3% e il 22,5%. I farmacisti nuovi
occupati sono circa cinquemila". Una parentesi che le farmacie
tradizionali premono per chiudere ritornando all'esclusiva: "Stiamo
ripensando il ruolo dei canali di vendita delle medicine" ha ammesso il
ministro della Salute Ferruccio Fazio. Per evitare tensioni, nel Pdl si pensa
all'ennesima sanatoria: chi ha aperto una parafarmacia avr 10 anni per
convertirsi o tentare di ottenere lo status di farmacia. Sulle assicurazioni il
ritorno al monomandato (un agente pu vendere polizze di una sola compagnia)
stato accantonato dopo essere stato proposto nel ddl Sviluppo. Il
provvedimento, che doveva essere approvato alla Camera senza ulteriori
modifiche, ora sembra di nuovo un cantiere aperto, segno che anche questo
pericolo non scampato. Invece sta per sparire la possibilit di disdire la
polizza auto ogni anno per cercare offerte migliori. Salvati dai tentativi di
abolizione anche i tetti antitrust che impediscono all'Eni di riconquistare il
monopolio nazionale nella distribuzione del gas. Il governo si speso
direttamente per trasformare la Class action in "un'eterna promessa",
il meccanismo che dovrebbe difendere i consumatori dalle ingiustizie e dalle
truffe subite dalle imprese non solo non potr pi essere utilizzata per tutto
quello che successo negli anni passati, ma dovr aspettare l'approvazione
definitiva della legge per essere utilizzabile con un ritardo di tre anni
dall'introduzione nel nostro ordinamento. Oltre alle liberalizzazioni ribaltate
ci sono quelle solo depotenziate: la riforma delle professioni stata appaltata
direttamente agli ordini professionali con l'effetto di far sparire l'effetto
calmierante sulle tariffe e far sparire la questione dall'agenda politica. Poi
ci sono i taxi, fieri avversari delle lenzuolate, che hanno ottenuto dal cambio
di maggioranza norme che limitano la concorrenza dagli autisti (o Ncc, noleggio
con conducente). Sempre nei trasporti rimandata la concorrenza nei trasporto
ferroviario, con l'allungamento dei contratti tra Fs e amministrazioni
regionali, nonostante proprio quella nei servizi pubblici locali sia l'unica
liberalizzazione perseguita, almeno nelle dichiarazioni, dal Pdl. Ma non solo colpa delle norme: la commissione di massimo scoperto
sui fidi bancari, abolita per legge, stata sostituita praticamente da tutti gli
istituti con altre voci che sommate superano il costo precedente; gli
imprenditori protestano, ma il fronte delle banche si muove compatto.
17/06/2009 - 07:15
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Nord-Ovest
sezione: NORD OVEST data: 2009-06-17 - pag: 9 autore: Credito. La Regione
accelera sull'ipotesi di fusione tra Eurofidi e Unionfidi - Confindustria
prudente Sale il pressing sul maxi-confidi La presidente Bresso: «Non perdiamo
tempo» - Carbonato: «Parliamone alla pari» TORINO Francesco Antonioli Esiste un
dossier su una possibile fusione tra Unionfidi ed Eurofidi? La crisi incalzante
e la necessità di liquidità – ma soprattutto l'affanno di poter avere
dimensioni sempre più robuste nel trattare con i colossi bancari in grado,
nonostante tutto, di mettere in mille modi con le spalle al muro – potrebbero
spingere presto al matrimonio industriali e Regione Piemonte, ovvero i due
azionisti di riferimento dei due principali consorzi fidi della regione? Rumors
da un po' di mesi. Ma adesso c'è qualcosa di più dei contatti informali. A
spingere sull'acceleratore è la presidente del Piemonte Mercedes Bresso: «Da
tempo insistiamo per trovare una soluzione – rivela –. Se l'operazione andasse
in porto, saremmo in grado di costituire una sorta di mediocredito a livello
locale. Daremmo vita al consorzio più grande a livello italiano e uno dei più
significativi in Europa. Ne abbiamo già discusso insieme a Confindustria
Piemonte. La mia impressione, dato il periodo cupo per il mondo produttivo, è
che non si debba perdere troppo tempo». Ci sarebbero benefici per le aziende?
Il presidente dell'Unione industriale di Torino, Gianfranco Carbonato,
risponde: «Sediamoci attorno a un tavolo e proviamo a ragionarne alla pari –
propone –. L'ipotesi affascina. E abbiamo la fortuna di partire da una
situazione di assoluto privilegio, con due confidi di vero peso. Che restano
però ancora un interlocutore piccolo rispetto agli istituti di credito.
Dobbiamo discuterne senza pressioni ideologiche, valutando con attenzione pro e
contro». Paolo Balistreri, segretario generale di Confindustria Piemonte, sta
seguendo la questione in stretto contatto con la presidente Mariella Enoc (da
sempre in buoni rapporti con Mercedes Bresso): «Vale la pena affrontare
l'argomento – frena –, ma soppesando bene le condizioni di mercato. Sullo
scenario subalpino, di fatto, non ci sarebbe più concorrenza. E vi è
l'incognita di che cosa accadrà circa le norme di Basilea2 alla luce della
recessione a livello internazionale». Unionfidi –sotto la presidenza di
Giuseppe Russo (sostituito a fine aprile da Pietro Mulatero, sempre in quota
Unione industriale di Torino) – aveva tentato negli ultimi due anni
l'unificazione con altri confidi regionali a matrice privata e confindustriale,
ma è andata male. Non c'erano le condizioni o, più semplicemente,c'era iltimore
di dover ridurre le poltrone. Occasioni perse? «Prima di parlare di
unificazioni sarebbe bene diventare intermediari vigilati secondo l'articolo
107 del Testo unico bancario», avverte Fabrizio
Cellino, vice-presidente di Unionfidi in quota Api,da pochigiorni alla guida
dell'associazione torinese: «La priorità, al momento, è questa. E per
raggiungerla siamo impegnando ad alzare la patrimonializzazione al livello
richiesto ». La fusione, incalza Cellino, «può entrare all'ordine del giorno
soltanto quando diventi vantaggiosa per le Pmi; i confidi vivono la crisi delle
aziende con un effetto schiacciamento, in quanto il rischio insolvenze è molto
più alto; le istituzioni debbono sostenerci». «Un problema da non dimenticare -
interviene Carbonato - riguarda le medie, spesso fuori dagli interventi per le
piccole aziende, e non così grandi da diventare caso nazionale». Dalla fusione
potrebbe nascere un confidi con circa 48mila aziende socie (al lordo di quelle
che lo sono di entrambi i consorzi), 1,3 miliardi di garanzie erogate, 5,8
miliardi di stock, oltre 350 dipendenti e un patrimonio netto che supera i 140
milioni. Questo almeno (così come riportato nella tabella in pagina, ndr)
affiancando grezzamente i dati di bilancio 2008 disponibili sul Web. Unionfidi
ed Eurofidi sono realtà differenti e sarà opportuna una puntuale due diligence
affinché le parti possano discuterne «alla pari». Tempistica? Non c'è. Per ora.
Sullo scenario – negli ultimi mesi si è anche aggregato un " terzo
polo" con 16 confidi minori - tutti sono prudenti e indicano le sfumature.
Questa settimana, comunque, circa le strategie da adottare, s'incontreranno i
vertici di Confindustria Piemonte e dell'Unione industriale (anche per
sintonizzarsi con eventuali input da viale dell'Astronomia). «Resto dell'idea
che si debba fare in fretta - conclude la Bresso –. Ovvio, con tutti i passi
dovuti. Ma una nuova realtà forte al servizio dell'economia locale potrebbe
essere utile non soltanto al Piemonte, ma all'intero Nord-Ovest».
f.antonioli@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA www.unionfidi.com
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mutuoMorosita' dell'inquilinoObblighi del cointestatario del
mutuoCointestazione immobileSurroga BANCA E MUTUI » News Allarme consumatori,
banche piu trasparenti (17/06/2009) La crisi rischia
di rinfocolare il protezionismo e di fermare le liberalizzazioni che ora,
piu che mai, dovrebbero continuare la loro corsa. Nella relazione annuale
il presidente dellAutorita garante per la concorrenza, Antonio
Catricala, mette in guardia il governo sulla strisciante ingessatura dei
mercati che si va delineando in Parlamento: dal settore farmaceutico, alle
assicurazioni Rc auto, passando per il gas, le banche, i trasporti, Internet e la telefonia.
Mercati aperti da pochi anni alle liberalizzazioni e che ora rischiano,
tornando ai monopoli del passato, di penalizzerebbero soprattutto il
consumatore. Per lAuthority e, quindi, necessario
scoraggiare lo stillicidio di iniziative parlamentari che rischia di smontare le
riforme, di frenare le liberalizzazioni e di innescare unondata
di restaurazione. Un allarme confermato dai numeri. Solo nel 2008,
3mila cittadini hanno spedito allAntitrust delle denunce, vale a dire il 75% per cento in piu
rispetto all anno precedente e 15mila segnalazioni sono arrivate al call
center. Segnalazioni giuste quelle dei consumatori, che hanno portato il
Garante a comminare multe per 83 milioni di euro, di cui 28 milioni di euro per
intese
restrittive della concorrenza, 3 milioni di euro per abuso di posizione
dominante e 52 milioni di euro per scorrettezze commerciali. La strada da
seguire e chiara: Occorre andare avanti con le
liberalizzazioni e non abbassare la guardia sul protezionismo, ha detto il presidente dellAntitrust.
Nel nostro Paese i vincoli di finanza pubblica, giustamente considerati dal
governo - afferma Catricala - ci mettono di fronte a una scelta obbligata
e virtuosa: possiamo solo incoraggiare le liberalizzazioni e lo sviluppo di autonome iniziative
imprenditoriali. Lattenzione e in particolare
rivolta a banche e assicurazioni. La reputazione degli istituti di
credito sta pagando una trasparenza spesso troppo scarsa nei confronti dei
clienti, ha detto ancora lAuthority. I consumatori lamentano prassi
contrattuali spesso troppo articolate e difficilmente comprensibili. Proprio
per questo motivo, ha spiegato lAntitrust, vanno
fatti ulteriori passi in avanti sulla strada della trasparenza, intrapresa solo
ora con
timidezza. Catricala ha, quindi, ricordato
lazione intrapresa contro quelle banche che potendo praticare la
surroga dei mutui a costo zero, come previsto dalla legge, offrivano invece
soluzioni onerose. Ma non e solo colpa delle norme: in questi giorni la commissione di massimo
scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, e
stata sostituita praticamente da tutti gli istituti con altre voci che sommate
superano il costo precedente. Capitolo a parte per la class action. Per
la resistenza di pochi, la nuova normativa stenta a trovare
la giusta considerazione. Lanno scorso - ha detto il Garante -
avevamo auspicato che il rischio dellentrata in vigore della legge
introduttiva servisse a migliorarla. La soluzione che oggi si profila sembra di
segno contrario
e le associazioni dei consumatori sono rimaste sole nellaffermazione
di un principio di civilta giuridica. Sulle assicurazioni, infine,
il ritorno al monomandato (un agente puo vendere polizze di una
sola compagnia) e stato accantonato dopo essere stato proposto nel ddl
Sviluppo. Il provvedimento, che doveva essere approvato alla Camera senza
ulteriori modifiche, ora sembra di nuovo un cantiere aperto. Segno che anche
questo pericolo non e scampato. Invece sta per sparire
la possibilita di disdire la polizza auto ogni anno per cercare offerte migliori,
ha concluso Catricala. 10 voti - » Vota questa notizia »
( da "Vita non profit online"
del 17-06-2009)
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Crisi, la luce in
fondo al tunnel Reading time: 3 minutes --> di Stefano Arduini - pubblicato
il 17 Giugno 2009 alle 11:57 Il governatore Draghi incomincia a parlare del
dopo-crisi. J'accuse dell'Antitrust: la recessione non cada sulle spalle dei
consumatori La crisi con gli interventi di Draghi e Catricalà campeggiano su
tutti i quotidiani oggi in edicola. La rassegna stampa parte da qui. Oggi la
rassegna stampa si occupa anche di: STRASBURGO ABRUZZO LEGA RELIGIONI BIOTETICA
Doppia pagina per LA STAMPA sulla situazione economica. Apertura sui dati
dell'inflazione "Inflazione allo 0,9%. Mai così giù dal '68". Scrive
Luca Fornovo: «Questo crollo dell'inflazione, come rileva peraltro l'Istat, è
stato innescato dal calo dei prezzi dei carburanti (-18% in media) e dei
trasporti. Di qui il timore, più che giustificato, delle associazioni dei
consumatori, il Codacons, in testa, che il calo dell'inflazione sia illusorio,
una diminuzione virtuale dovuta al comparto energia" (...) Adusbef,
Codacons, Federconsumatori e Adoc continuano infatti a puntare il dito contro i
rincari degli alimentari, che, nonostante la decelerazione di maggio, mostrano
ancora rialzi sopra il 2%. Solo per gli alimentari infatti, calcola il
Codacons, si dovranno sborsare 420 euro in più nel 2009. (...) Mentre
Coldiretti, Cia e Confagricoltura denunciano invece "forti distorsioni nel
passaggio degli alimenti dal campo alla tavola": a fronte del +2,5%
misurato dall'Istat per gli alimentari nelle campagne si assiste infatti a un
calo del 12,7% dei prezzi agricoli». In appoggio un servizio dal Centro Commerciale
Le Gru di Torino, con le voci dei consumatori che proprio questo calo
dell'inflazione non lo sentono. Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per le
Onlus, in una delle due interviste in appoggio (l'altra è a Luca Paolazzi,
Confindustria), conferma: «Altro che aumento del reddito. Le famiglie,
soprattutto quelle di ceto medio-basso, stanno molto peggio». Secondo Zamagni
«i provvedimenti del governo, la mobilitazione della Chiesa e il calo
dell'inflazione hanno provveduto, anche se in termini minimi, a migliorare le
condizioni di vita dei più poveri. I più ricchi, non essendo costretti a
rinunciare ai proprio risparmi, non perdono di fatto nulla. Chi ci perde,
molto, sono le famiglie che stanno in mezzo alla forbice». Il monito di
Catricalà invece è nelle pagine di economia, a pag. 33. Roberto Giovannini così
sintetizza l'intervento del presidente dell'Antitrust: «Le banche? Devono fare
passi avanti verso una trasparenza "compromessa" da contratti
incomprensibili. Le imprese? Tentano un ritorno alle protezioni, e c'è il
rischio che "i costi della crisi siano riversati sui consumatori". Il
Parlamento? C'è uno "stillicidio" di norme "volte a restaurare
gli equilibri del passato". Qualche prova dell'offensiva parlamentare in corso
contro le liberalizzazioni? Catricalà non si tira indietro. Le misure che
riguardano l'abolizione delle parafarmacie (in 3 anni ne sono state aperte
circa 3.000 con sconti su alcuni farmaci superiori al 22%). L'abrogazione della
facoltà di recesso annuale nei contratti assicurativi. La cancellazione dei
tetti antitrust per l'importazione di gas, come richiesto esplicitamente
dall'Eni di Paolo Scaroni". Il vicedirettore del CORRIERE DELLA SERA Dario
Di Vico firma un pezzo in prima pagina sulla protesta degli artigiani di Varese,
una delle zone più ricche d'Europa: "La crisi e gli artigiani ribelli di
Varese". L'allarme più forte arriva da Jerago con Orago, dove 300
artigiani e piccoli imprenditori si sono riuniti per sfogare le loro ansie:
«L'autunno ci fa paura, qui chiuderanno duemila ditte». Il governo? «Ci sono
aiuti solo per i soliti noti». Come spiega Di Vico ad organizzare l'adunata è
stato un piccolo imprenditore metalmeccanico, Alberto Vanzini. Fra i
partecipanti anche i comitati spontanei di "Imprese che resistono"
nati tra Torino e Cuneo, il sindaco Pdl, anche lui partita iva, il senatore
leghista come il rappresentante della provincia e l'assessore regionale
formigoniano Raffaele Cattaneo. Nell'assise c'è perfino chi loda la Cina: «è
diventata grande perché ha sostenuto le piccole e medie imprese». Dedicata al
tema crisi anche l'apertura delle pagine economiche: "«I governi inizino a
pensare al dopo crisi»" dice il governatore della Banca d'Italia. Scrive
il CORRIERE riportando il pensiero di Draghi: «Le difficoltà non sono finite e
non si è tornati alla normalità...ma si tratta di progettare subito quello che
andrà fatto nel medio periodo, su almeno due grandi filoni: regole per
ricostruire un sistema finanziario più robusto e meno soggetto al rischio
sistemico e una strategia di uscita da politiche di bilancio eccessivamente
espansionistiche e dalle micropolitiche a sostegno delle banche». In rilievo
infine che l'intervento dell'Antitrust che con Antonio Catricalà dice: "«I
consumatori non paghino la crisi»". "L'accusa dell'Antitrust «Leggi
contro i consumatori»: è il titolo d'apertura de LA REPUBBLICA che
nell'occhiello collega la requisitoria di Catricalà con il monito del
governatore Draghi. Liberalizzazioni tradite, stillicidio di leggi
restauratrici, reputazione delle banche compromessa: sono i tre punti critici
secondo il presidente Antitrust che avverte: la crisi rischia di scaricarsi sui
consumatori «un pericolo latente in tutti i mercati ma che si manifesta in modo
particolare in quelli caratterizzati da intrecci e posizioni dominanti» (e il
riferimento è alle farmacie, al gas, alle assicurazioni). Italia paese in cui
la resistenza di pochi vince sugli interessi di molti (vedi class action).
Gaudio dei consumatori, mentre critici i rappresentanti ad esempio delle banche.
Secondo Faissola dell'Abi la reputazione delle banche è bassa per «fattori
mediatici». Il dossier, "Stop su polizze, credito e farmacie
controrivoluzione a danno dei cittadini", è firmato da Luca Iezzi. in
sostanza conferma le tesi Antitrust: il governo Pdl nei fatti ha depotenziato
le liberalizzazioni e dà retta alle corporazioni, a cominciare dalla
farmaceutica. Non è solo colpa delle norme, però: la
commissione di massimo scoperto sui fidi bancari, abolita per legge, è stata in
pratica sostituita da tutti gli istituti con altre voci che sommate superano il
costo precedente... Alla relazione dell'Antitrust il SOLE24ORE dedica un pezzo
a pagina
( da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Credito sotto
accusa Ma dall'incontro con le categorie arrivano comunque segnali di
disponibilità Mercoledì 17 Giugno 2009, Pronti a collaborare e a sostenere il
sistema economico. Ma al tempo stesso obbligati anche a trovare alternative per
compensare in qualche modo l'abolita commissione di massimo scoperto. Pena il
dissesto dei propri bilanci. Si fonda su questi due cardini la difesa delle
banche trevigiane dall'accusa, mossa da industriali e artigiani, di aver
rimpiazzato la quota richiesta ai clienti che "sconfinano" oltre il
limite del conto corrente con altri balzelli ancor più esosi. Con il
rappresentante provinciale dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana,
refrattario ad ogni commento, dopo il vertice di ieri mattina in Prefettura,
sono Nicola Di Santo e Domenico Dal Mas ha portare all'esterno la voce del
mondo del credito nostrano. «Bisogna trovare un punto di accordo - sottolinea
il presidente del Credito trevigiano -. Le banche sono imprese e devono fare
impresa. L'eliminazione del massimo scoperto ha ridotto gli utili anche della
metà. Vogliamo che le aziende bancarie reggano, oppure vogliano che, per fare
gli interessi di altre imprese, riducano gli utili fino a zero? Il mercato va
sostenuto, è vero, e la banca è un'impresa sociale, ma bisogna fare socialità
in modo equilibrato». Senza contare che la commissione, aveva una sua ragion
d'essere «Possono esserci degli eccessi, ma come chi supera il limite di
velocità è giusto che paghi una sanzione, così chi supera
il limite del fido è giusto che paghi qualcosa in più rispetto al tasso
ordinario». Le banche rigettano l'imputazione di aver di fatto costituito un
cartello, con aumenti generalizzati. «Per quello che riguarda la commissione
sull'affidamento, noi non l'abbiamo ancora applicata, ma ritengo che, per una
sorta di compensazione di quanto viene ridotto per legge, sia dovuta. -
ribadisce Dal Mas, direttore di Banca Treviso -. Ma soprattutto ogni cliente
verrà trattato, come è sempre stato, in funzione del merito creditizio,
generalizzare è pretestuoso. Allo stesso modo, gli imprenditori non vendono la
stessa merce allo stesso prezzo a tutti». Insomma tocca al cliente scegliere
chi offre le condizioni migliori. Basterà a convincere la controparte? Giuliano
Rosolen, direttore provinciale della Cna, propone un congelamento del nuovo
regime di costi, in attesa di trovare un'intesa collettiva, in un prossimo
tavolo. Un primo banco di prova delle buone intenzioni espresse da tutti nel
salone della Prefettura arriverà a breve: «Le nuove commissioni entreranno in
vigore dal 28 di giugno, la prossima riunione è fissata per il 2 luglio...
Vedremo come si comporteranno le banche». Gli industriali comunque, dopo le
dure critiche del leader Alessandro Vardanega, scelgono di concedere credito
agli istituti: «Abbiamo ribadito che da parte nostre ci sarà una ferma difesa
delle aziende, che non possono permettersi il ritorno del massimo scoperto:
sarebbe come vanificare ciò che il governo ha messo in atto - spiega Maria
Cristina Piovesana, vicepresidente di Unindustria con delega al credito e alla
finanza -. Però abbiamo riscontrato una certa disponibilità al dialogo e
ricevuto assicurazioni che ci sarà attenzione prima di applicare questi
eventuali balzelli. Continueremo a confrontarci». Mattia Zanardo
( da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 17-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
«Massimo scoperto
inacettabile» Il vice presidente Ponzetto: «Ci hanno presi in giro, i costi
ricandono sulle aziende» Mercoledì 17 Giugno 2009, «Nonostante il Parlamento
abbia provveduto a riformarne l'applicazione, con la legge 2 del 2009, la
commissione sul massimo scoperto, la percentuale che si paga alle banche quando
il conto va in rosso, è tornata, sotto altre voci, penalizzando, inoltre, con
maggiori costi le imprese, i cittadini». Lo afferma Lino Ponzetto, riconfermato
vice presidente della Cna di Rovigo, il quale commenta che la commissione sul
massimo scoperto è uscita dalla porta ed è rientrata dalla finestra, con
istituti di credito che di fatto hanno l'hanno sostituita con altre spese e
commissioni in molti casi di importo superiore, con metodi di calcolo
complicati. «Ci sentiamo presi in giro - dice Ponzetto - . La legge 2/2009 di
conversione del decreto legge 185/2008, meglio conosciuta, come "Decreto
anticrisi", ha introdotto importanti novità per i clienti delle banche,
prevedendo all'articolo 2 bis che la commissione di massimo scoperto possa
essere applicata solo sui conti affidati, quelli in cui si
è accordato un fido al momento dell'apertura e solo se il debito dura almeno 30
giorni consecutivamente. I nuovi contratti hanno recepito queste disposizioni
fin dall'entrata in vigore della legge, per i vecchi contratti, quelli già
esistenti al momento dell'entrata in vigore della legge, le nuove disposizioni
entreranno in vigore entro fine giugno». In queste settimane stanno,
pertanto, arrivando alle imprese, ai cittadini comunicazioni con cui si informa
della applicazione di nuove condizioni in cui la commissione massimo scoperto
viene sostituita con diverse altre voci a seconda della banca, da
"commissione per istruttoria urgente", a "commissione per
scoperto di conto", da "recupero spese per ogni sospeso" a
"onere per passaggio a debito nel trimestre", per finire con
"commissione mancanza fondi"; di certo è che i costi per le imprese,
per il cliente salgono e soprattutto sono stati introdotti meccanismi di
applicazione delle spese che non si conciliano con il criterio imposto dalla
legge che vorrebbe che fossero commisurate all'importo e alla durata della
scopertura. «Come Cna - dichiara Ponzetto - abbiamo già coinvolto il ministero
dell'Economia perché verifichi il comportamento che alcune banche stanno
tenendo considerato che i primi provvedimenti varati dal Governo erano
indirizzati verso gli istituti bancari (aumento del fondo di controgaranzia,
Tremonti Bond) con l'obiettivo di sostenere le imprese ed invece ci ritroviamo,
nel pieno della crisi, con restrizioni del credito alle imprese, un'offerta di
servizi bancari tradizionali e conservativi, un appesantimento dei costi per le
imprese, tempi lunghi per le istruttorie, aumento degli spread, richiesta di
maggiori garanzie, diminuzione del plafond degli affidamenti il che non fanno
altro che appesantire l'onere che ogni impresa versa al sistema, rendendole
sempre meno competitive. Come Cna riteniamo questo comportamento
inaccettabile».
( da "City" del
18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Mutui congelati
contro la crisi Un anno di stop delle rate in conto capitale del mutuo per le
piccole e medie imprese toscane. È la risposta alla crisi
prevista da un accordo tra Regione Toscana e 15 istituti bancari del
territorio, oltre che da Fidi toscana, la finanziaria regionale. "Dodici
mesi di respiro - ha detto il presidente Claudio Martini - senza costi
aggiuntivi per le imprese per aiutarle a superare la crisi". L'accordo
entrerà in funzione al massimo entro settembre. Lo stop delle rate
riguarderà le piccole medie imprese toscane che hanno un mutuo ipotecario o
chirografaro, in regola con i pagamenti. Nel periodo di sospensione maturano
solo gli interessi del debito residuo. Le rate sospese saranno poi messe in
coda dopo un anno, così che alla fine il mutuo risulterà allungato di 12 mesi.
L'accordo prevede anche condizioni simili per le imprese che hanno in bilancio
operazioni di leasing strumentale o immobiliare, o in alternativa le società di
leasing si impegnano a rimodulare il contratto. City 18 giugno 2009
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 18-06-2009)
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Massimo scoperto,
rincari fino al 440% Cgia: salasso per le imprese. Confartiginato: Confidi
bloccati VENEZIA. «Se non si troverà un punto di incontro con il sistema bancario - dice Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre -
l'abolizione della commissione di massimo scoperto rischia di tramutarsi in un
vero bagno di sangue per le aziende venete con aumenti, su base trimestrale, a
partire dal 280 sino a toccare al +440 per cento». La conferma viene da una
simulazione (sulla commissione aggiuntiva agli interessi convezionali applicate
a fidi o affidamenti bancari) che la Cgia di Mestre ha fatto prendendo come
riferimento le nuove modalità di applicazione della legge 2/2009 che alcune
importanti banche, molto diffuse nel Veneto, hanno deciso di praticare. «Per rendere
comprensibile la simulazione - prosegue Bortolussi - abbiamo
preso come riferimento la posizione di una piccola azienda veneta che ha un
fido bancario di 10mila
euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila euro per un periodo
massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa
all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni l'aumento
sarà di quasi il 280% (181 euro). Ammontare, quest'ultimo, dato dalla
somma di un corrispettivo trimestrale applicato in sostituzione delle vecchie
clausole pari a 25 euro e dall'applicazione di un tasso di interesse di mora
più il costo giornaliero del sconfinamento pari a 156 euro». A parità di
condizioni, vale a dire con ipotesi di sconfinamento di 5mila euro per un
periodo di 15 giorni, con l'aumentare della dimensione del fido decollano anche
i costi. Se con la vecchia commissione di massimo scoperto l'importo rimaneva
fisso a 47,5 euro, con i nuovi costi si arriva a 231 euro per un fido di 30mila
euro (+386%). Con 50mila euro di fido, invece, il costo sale a 256 euro
(+439%). Sempre sul nodo credito, la Confartigianato del Veneto denuncia che la
super cautela degli istituti nell'affrontare i rischi del loro mestiere di
fatto blocca i Consorzi fidi di secondo grado (quelli regionali). «è da
novembre scorso che la Regione Veneto prima in Italia, ha stanziato ai Consorzi
di 2º grado dell'Artigianato 11 milioni per fronteggiare la crisi - denuncia
Claudio Miotto -. Da oltre due mesi però, le principali banche non rispondono
ai Consorzi che hanno proposto le convenzioni operative. Il motivo è che
secondo le banche i tassi concordati non sarebbero, per loro, sufficientemente
remunerativi. è uno scandalo».
( da "Arena, L'" del
18-06-2009)
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Giovedì 18 Giugno
2009 ECONOMIA Pagina 35 CREDITO. Allarme lanciato da Confartigianato Artigiani
veneti: «Confidi frenati dalle banche» Cgia: verso aumenti record per massimo
scoperto La Confartigianato Veneto denuncia, in una nota, che le banche
«bloccano» la cogaranzia dei Confidi. «Non bastava il credit-crunch, il
raddoppio dello spread e la reintroduzione occulta delle commissioni di massimo
scoperto», dice Claudio Miotto, presidente regionale di Confartigianato. «Ora
la super cautela delle banche nell'affrontare i rischi del proprio mestiere di
fatto blocca la possibilità da parte dei Consorzi fidi di secondo grado (quelli
regionali) di intervenire con la cogaranzia a favore delle imprese artigiane».
Miotto spiega che «è dal novembre del 2008 che la Regione Veneto prima in
Italia, ha stanziato ai Consorzi Regionali di 2° grado dell'artigianato 11 milioni
di euro per fronteggiare la crisi finanziaria a favore delle imprese artigiane.
Da oltre 2 mesi però, le principali banche non rispondono ai Consorzi
Regionali, che hanno proposto le convenzioni operative». E, aggiumnge Miotto,
«i solleciti cadono nel vuoto. Il motivo è che secondo le banche i tassi
concordati non sarebbero, per loro, sufficientemente remunerativi».
Confartigianato Veneto punta poi il dito sulla sostituzione della commissione
di massimo scoperto (Cms). E proprio l'abolizione della questa rischia di
tramutarsi in un vero bagno di sangue per le aziende venete con aumenti, su
base trimestrale, a partire dal 280 sino a toccare la soglia del +440%. Lo
sostiene l'associazione artigiani Cgia di Mestre che chiede «un punto di
incontro con il sistema bancario». La conferma del
dato, secondo la Cgia, viene dalla lettura di una simulazione fatta dagli
artigiani prendendo come riferimento le nuove modalità di applicazione della
legge 2/2009 che alcune importanti banche di livello nazionale, molto diffuse
nel Veneto, hanno deciso di praticare alle aziende del nostro territorio. «Per
rendere comprensibile la simulazione», rileva Giuseppe Bortolussi, segretario
della Cgia, «abbiamo preso come riferimento la posizione di
una ipotetica piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10.000 euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di
5.000 euro costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove
disposizioni contrattuali l'aumento sarà di quasi il 280% toccando la soglia di
181 euro». Per Bortolussi con i nuovi costi si arriva a 231 euro per un fido di
30.000 euro (+386%). Con 50.000 euro di fido, invece, il costo sale a
256 euro (+439%).
( da "Nuova Venezia, La"
del 18-06-2009)
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Pagina 11 -
Economia Massimo scoperto, rincari fino al 440% Cgia: salasso per le imprese.
Confartiginato: Confidi bloccati VENEZIA. «Se non si troverà un punto di
incontro con il sistema bancario - dice Giuseppe
Bortolussi della Cgia di Mestre - l'abolizione della commissione di massimo
scoperto rischia di tramutarsi in un vero bagno di sangue per le aziende venete
con aumenti, su base trimestrale, a partire dal 280 sino a toccare al +440 per
cento». La conferma viene da una simulazione (sulla commissione aggiuntiva agli
interessi convezionali applicate a fidi o affidamenti bancari) che la Cgia di
Mestre ha fatto prendendo come riferimento le nuove modalità di applicazione
della legge 2/2009 che alcune importanti banche, molto diffuse nel Veneto,
hanno deciso di praticare. «Per rendere comprensibile la simulazione - prosegue
Bortolussi - abbiamo preso come riferimento la posizione di
una piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di
5mila euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di
massimo scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le
nuove disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro).
Ammontare, quest'ultimo, dato dalla somma di un corrispettivo trimestrale
applicato in sostituzione delle vecchie clausole pari a 25 euro e
dall'applicazione di un tasso di interesse di mora più il costo giornaliero del
sconfinamento pari a 156 euro». A parità di condizioni, vale a dire con ipotesi
di sconfinamento di 5mila euro per un periodo di 15 giorni, con l'aumentare
della dimensione del fido decollano anche i costi. Se con la vecchia
commissione di massimo scoperto l'importo rimaneva fisso a 47,5 euro, con i
nuovi costi si arriva a 231 euro per un fido di 30mila euro (+386%). Con 50mila
euro di fido, invece, il costo sale a 256 euro (+439%). Sempre sul nodo
credito, la Confartigianato del Veneto denuncia che la super cautela degli
istituti nell'affrontare i rischi del loro mestiere di fatto blocca i Consorzi
fidi di secondo grado (quelli regionali). «è da novembre scorso che la Regione
Veneto prima in Italia, ha stanziato ai Consorzi di 2º grado dell'Artigianato
11 milioni per fronteggiare la crisi - denuncia Claudio Miotto -. Da oltre due
mesi però, le principali banche non rispondono ai Consorzi che hanno proposto
le convenzioni operative. Il motivo è che secondo le banche i tassi concordati
non sarebbero, per loro, sufficientemente remunerativi. è uno scandalo».
( da "Tirreno, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 1 - Prato
Nuova linfa per le aziende Cna e Confartigianato: «Intervento tempestivo» La
sospensione dei mutui per un anno alle piccole imprese piace alle categorie.
Soddisfazione anche dei commercianti PRATO. Un anno di sospensione dei mutui
per le piccole e medie imprese. Il presidente della Regione ha presentato al
palazzo comunale di Prato il provvedimento di congelamento della rata dei mutui
per le imprese toscane. Martini ha colto l'occasione per anticipare un
ulteriore intervento che sarà esaminato dalla giunta lunedì. Il provvedimento
prevede il rifinanziamento, con 11 milioni, del fondo di garanzie per l'accesso
al credito. Si tratta di una misura che consentirà di dare una risposta
positiva a tutte le imprese che hanno presentato la domanda e che conterrà
anche una piccola riforma normativa per favorire l'accesso anche alle piccole e
piccolissime imprese, quelle sotto i 18 dipendenti. E immediati sono arrivati i
commenti di soddisfazione delle associazioni artigiane pratesi, Cna e
Confartigianato, per il pieno accoglimento delle proposte e delle eccezioni
rivolte a più riprese al presidente della Regione. Pieno apprezzamento quindi
per l'accordo, firmato proprio ieri tra Regione e 15
istituti bancari e società di leasing oltre che da Fidi Toscana che consente la
sospensione per 12 mesi delle rate dei mutui e dei leasing, con la sola
maturazione degli interessi sul debito residuo e nessuna spesa di istruttoria.
Importante anche la prevista istituzione di un comitato di vigilanza che
accerti la reale e corretta applicazione dell'accordo da parte degli
istituti. Tale provvedimento ha decorrenza immediata e comunque non successiva
al prossimo mese di settembre. Apprezzamento ancor più forte è quello che le
associazioni manifestano per il rifinanziamento di 11 milioni di euro (dopo i
15 iniziali) per il Fondo garanzia a suo tempo istituito per Fiditoscana,
sottolineando l'importanza dell'introduzione di clausole che consentono di
tutelare in particolare le piccole imprese con meno di 18 dipendenti. Completano
il quadro gli interventi volti a velocizzare i pagamenti della pubblica
amministrazione alle aziende fornitrici e l'accordo con l'Inps volto a snellire
i pagamenti degli ammortizzatori sociali. «La Regione ha colto in pieno le
nostre istanze e le nostre richieste - commenta il presidente di
Confartigianato Imprese Prato, Luca Giusti - siamo quindi grati al presidente
Martini di aver agito con tempestività, facendo tesoro anche delle critiche che
in passato abbiamo rivolto ad alcuni provvedimenti adottati. Siamo soddisfatti
in particolare dell'attenzione rivolta alle piccole imprese che rischiavano di
venir penalizzate da interventi generici. Questo dimostra che se le nostre
critiche vengono interpretate come qualcosa di costruttivo, si può realizzare qualcosa
di realmente e concretamente importante per il mondo delle imprese». «Sono
consapevole che questi provvedimenti non rappresentino la panacea a tutti i
mali del distretto - aggiunge Anselmo Potenza, presidente Cna Artigianato
Pratese - Adesso occorre che il Governo centrale faccia la sua parte, mettendo
all'ordine del giorno, ad esempio, un intervento legislativo in grado di
bloccare le nuove commissioni bancarie sugli affidamenti concessi ma non
fruiti. Esprimo comunque sincero apprezzamento per il lavoro svolto dalla
Regione». E anche Alessandro Giacomelli, presidente della Confesercenti esprime
soddisfazione. «Il provvedimento è il benvenuto in una fase come questa dove
anche nel settore del commercio si registrano chiusure e pesanti sofferenze per
gli imprenditori. Un atto che può scongiurare il fenomeno dell'usura nel quale
commercianti e imprenditori rischiano di cadere per far fronte alle esigenze
delle loro aziende».
( da "Tirreno, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 2 -
Toscana Stop ai mutui per un anno Boccata d'ossigeno per le imprese grazie
all'intesa banche-Regione Nei 12 mesi maturano solo gli interessi del debito
residuo di Elisa Di Lupo FIRENZE. La crisi continua a mordere, Regione e banche
rispondono con una misura concreta, rivolta alle migliaia di piccole e medie
imprese toscane che si trovano in difficoltà: un azzeramento per un anno delle
rate del mutuo, una boccata d'ossigeno per chi ha problemi di liquidità o
momentanei cali di fatturato. Il tutto senza aggravi per l'impresa che rinvia
di 12 mesi il suo debito. L'iniziativa, siglata ieri nella sede della Regione,
mette d'accordo la Giunta, una quindicina di istituti
bancari del territorio e la finanziaria regionale Fidi toscana, che può
intervenire per concedere garanzie sussidiarie. Funziona così: lo stop delle
rate riguarderà le pmi toscane che hanno attivo un mutuo ipotecario o chirografaro
(senza garanzie reali), in regola con i pagamenti. Nel periodo di
sospensione maturano esclusivamente gli interessi del debito residuo. Le rate
sospese saranno poi messe in coda dopo un anno, così che alla fine il mutuo
risulterà allungato di 12 mesi. Ma l'iniziativa prevede anche condizioni simili
per le imprese che hanno in bilancio operazioni di leasing strumentale o
immobiliare, o in alternativa le società di leasing si impegnano a rimodulare
il contratto. Gli interventi potranno riguardare sia la temporalità che la
struttura del piano finanziario attivo. Le misure riguardano tutte le imprese,
da quelle turistiche a quelle meccaniche, previo svolgimento di apposita
istruttoria da parte delle banche che verificheranno il possesso dei requisiti.
L'accordo entrerà in funzione velocemente o al massimo entro settembre e avrà
validità fino alla fine dell'anno, anche se sarà prorogabile nel caso in cui la
crisi continuasse in maniera significativa. Tra le banche aderenti Cassa di
Risparmio di Carrara, Banco di Lucca, Banca Popolare di Lajatico, Banca del
Monte di Lucca, Banca Popolare dell' Etruria e del Lazio, Banca Federico del
Vecchio Spa, Banca di Credito Cooperativo di Fornacette, Monte dei Paschi di
Siena, CariPrato Cassa di Risparmio di Prato, Banca di Credito Cooperativo di
Castagneto Carducci, Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia e altre. Per il
presidente della Regione Claudio Martini si tratta di dodici mesi di respiro,
senza costi aggiuntivi per le imprese, per aiutarle a superare questo difficile
momento. «Ma altre novità - dice - sono in arrivo: lunedì aumenteremo di 11
milioni di euro il fondo liquidità per le aziende in funzione che ammonta ora a
15,5 milioni. La Giunta sta anche discutendo di procedure per velocizzare il
pagamento dei fornitori da parte delle pubbliche amministrazioni». L'accordo
firmato ieri si aggiunge a una serie di misure già in atto con le quali la
Regione ha cercato di tamponare gli effetti più dirompenti della crisi. Per
esempio il fondo di garanzia da 48,5 milioni di euro: sono oltre 1900 le
pratiche già istruite su oltre 2600 domande; oltre 500 i milioni di euro di
prestiti richiesti. E per i privati c'è una tantum di 1650 euro per chi ha
perso il lavoro e non può contare su alcun ammortizzatore sociale.
( da "Corriere del Veneto"
del 18-06-2009)
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Corriere del
Veneto sezione: PRIMAP
( da "Corriere del Veneto"
del 18-06-2009)
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Corriere del
Veneto sezione: PRIMOPIANO data: 18/06/2009 - pag: 4 Confartigianato: le banche
violano i patti Miotto: ci bloccano i Consorzi fidi. La
Cgia: quadruplicati i costi delle commissioni VENEZIA Imprenditori grandi e
piccoli, consumatori e politici, tutti a scaricare nuove critiche sul sistema bancario. In pochi giorni, da quando a
Treviso prima la Cna e poi Unindustria hanno smascherato gli apparentemente
innocui trucchi contrattuali con cui le banche «compensavano » le
mancate entrate della commissione di massimo scoperto, il tiro al bersaglio
contro gli istituti è diventato concentrico. Anche se parallelamente il leader
di Confindustria veneto sta per firmare un protocollo d'intesa vincolante tra
imprese e istituti sulla gestione del credito. Ad aprire il fuoco, nella sola
giornata di ieri, ha iniziato la Confartigianato del Veneto con la segnalazione
di un blocco nelle risposte ai Consorzi di garanzia fidi, da parte delle
banche, nonostante gli accresciuti margini di sicurezza sugli affidamenti oggi
arrivati al 70% grazie anche allo stanziamento di 11 milioni deciso nel
novembre scorsi dalla Regione Veneto. «Ci dicono - spiega il presidente
dell'associazione artigiana, Claudio Miotto - che i tassi concordati non
sarebbero sufficientemente remunerativi. E' uno scandalo che il sistema bancario non faccia alcuno sforzo per aiutare le imprese
bloccando di fatto uno strumento in grado di garantire affidamenti per ben 200
milioni di euro». «Ci farebbe piacere - rincara Mario Citron, presidente del
Consorzio regionale di garanzia per l'artigianato - che le banche, locali e
non, mettessero sulle nostre proposte di convenzione la stessa attenzione che
hanno dato all'individuazione del balzello con cui intendono sostituire la
commissione di massimo scoperto». Rilievi che però sorprendono il responsabile
della commissione regionale dell'Abi, Ferdinando Brandi. «Abbiamo tutto
l'interesse ad operare con un sistema economico funzionante. In nessun colloquio
con le banche abbiamo registrato la volontà di non lavorare con i confidi». Se
è proprio con l'Abi che Confindustria Veneto sta intanto lavorando per giungere
ad accordi vincolanti, la Confartigianato, apprezzando l'intenzione, propone di
aggregarsi al dialogo. «Siamo disponibili a portare il nostro contributo di
proposte - dice ancora Miotto - anche perché il tempo stringe e sarebbe il caso
di rasserenare i rapporti con il credito, forse inquinati da prese di posizione
a volte qualunquiste». La matematica tuttavia non è un'opinione ed a rimettersi
alla calcolatrice per schematizzare con una simulazione gli effetti dei nuovi
costi introdotti dalle banche in luogo della commissione di massimo scoperto è
l'ufficio studi della Cgia di Mestre. Il risultato è che uno sconfinamento di 5
mila euro per 15 giorni costa dai 181 ai 256 euro, a seconda che il fido sia di
10 o 50 mila euro. In termini percentuali vuol dire che, rispetto a prima, si
paga dal 280% al 440% in più. «Se non si troverà un punto di incontro con il
sistema bancario - rileva Giuseppe Bortolussi,
segretario dell'associazione artigiana - l'abolizione della commissione di
massimo scoperto rischia di tramutarsi in un vero bagno di sangue». Che va ad
aggiungersi alle sofferenze già esistenti. Franco Manzato, vicepresidente della
Regione Veneto, cita a questo proposito le oltre 300 chiamate giunte al numero
verde istituito da Palazzo Balbi tre mesi fa per consentire alle aziende di
segnalare eventuali problemi nel rapporto con il sistema del credito. «Un dato
- non esita a sottolineare - che è indice di un forte scollamento tra mondo
imprenditoriale e banche. Le quali, a loro discolpa, sostengono di essere a
loro volta imprese e dunque di lavorare per realizzare degli utili. Nulla da
obiettare, non fosse che gli istituti di credito, peraltro beneficiari di
sostanziosi aiuti governativi, si collocano proprio all'origine di questa
crisi». Il vicegovernatore ricorda a questo proposito il 12 miliardi di euro
pubblici messi a disposizione delle banche sotto la forma di Tremonti Bond. Una
stampella inventata proprio per rimettere il sistema finanziario nelle
condizioni di tornare a fare la sua parte: «Le banche, cioè, devono essere
parte di una strategia collettiva che coinvolga impresa, lavoratori e politica.
Non si può chiedere il sostegno del governo e poi fingere di ignorare di far
parte di un sistema ». Gianni Favero \\ Franco Manzato Non si può chiedere
sostegno al governo e poi ignorare di far parte di un sistema \\ Giuseppe
Bortolussi La commissione di massimo scoperto rischia di rivelarsi un bagno di
sangue
( da "Mattino di Padova, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 15 -
Economia Massimo scoperto, rincari fino al 440% Cgia: salasso per le imprese.
Confartiginato: Confidi bloccati VENEZIA. «Se non si troverà un punto di
incontro con il sistema bancario - dice Giuseppe
Bortolussi della Cgia di Mestre - l'abolizione della commissione di massimo
scoperto rischia di tramutarsi in un vero bagno di sangue per le aziende venete
con aumenti, su base trimestrale, a partire dal 280 sino a toccare al +440 per
cento». La conferma viene da una simulazione (sulla commissione aggiuntiva agli
interessi convezionali applicate a fidi o affidamenti bancari) che la Cgia di
Mestre ha fatto prendendo come riferimento le nuove modalità di applicazione
della legge 2/2009 che alcune importanti banche, molto diffuse nel Veneto,
hanno deciso di praticare. «Per rendere comprensibile la simulazione - prosegue
Bortolussi - abbiamo preso come riferimento la posizione di
una piccola azienda veneta che ha un fido bancario di 10mila euro. Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5mila
euro per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo
scoperto che costa all'azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove
disposizioni l'aumento sarà di quasi il 280% (181 euro). Ammontare,
quest'ultimo, dato dalla somma di un corrispettivo trimestrale applicato in
sostituzione delle vecchie clausole pari a 25 euro e dall'applicazione di un
tasso di interesse di mora più il costo giornaliero del sconfinamento pari a
156 euro». A parità di condizioni, vale a dire con ipotesi di sconfinamento di
5mila euro per un periodo di 15 giorni, con l'aumentare della dimensione del
fido decollano anche i costi. Se con la vecchia commissione di massimo scoperto
l'importo rimaneva fisso a 47,5 euro, con i nuovi costi si arriva a 231 euro
per un fido di 30mila euro (+386%). Con 50mila euro di fido, invece, il costo
sale a 256 euro (+439%). Sempre sul nodo credito, la Confartigianato del Veneto
denuncia che la super cautela degli istituti nell'affrontare i rischi del loro
mestiere di fatto blocca i Consorzi fidi di secondo grado (quelli regionali).
«è da novembre scorso che la Regione Veneto prima in Italia, ha stanziato ai
Consorzi di 2º grado dell'Artigianato 11 milioni per fronteggiare la crisi - denuncia
Claudio Miotto -. Da oltre due mesi però, le principali banche non rispondono
ai Consorzi che hanno proposto le convenzioni operative. Il motivo è che
secondo le banche i tassi concordati non sarebbero, per loro, sufficientemente
remunerativi. è uno scandalo».
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 2 - Udine
Prestiti alle imprese, intesa Confidi-FriulAdria Sottoscritta convenzione che
permetterà di agevolare la concessione del credito Presto, chiedere un
finanziamento appoggiandosi a Confidi Friuli e Confidimprese Fvg sarà più
facile. A rendere le pratiche più snelle e dare ai due consorzi una veste
giuridica in tutto simile a quella delle banche sarà la convenzione che Confidi
Friuli e Confidimprese Fvg (che insieme garantiscono oltre
il 60 per cento dei fidi garantiti in regione) hanno stipulato insieme a Banca
FriulAdria. I contenuti dell'accordo saranno illustrati oggi, alle 12, nella
sede di Friuladria, nella conferenza stampa durante la quale sarà anche fatto
il punto della situazione sulla crisi economica e sulle soluzioni concertate tra
sistema di garanzia fidi e istituto di credito. Saranno presenti per
Confidi Friuli il presidente Enzo Pertoldi e gli amministratori delegati
Giovanni Da Pozzo e Michele Bortolussi, per Confidimprese Fvg il vicepresidente
Carlo Tudech e per FriulAdria il vicedirettore generale Giancarlo Magoni. Dei
risultati raggiunti dall'inizio dell'anno da Confidimprese, in particolare, si
parlerà anche domani, nel corso dell'assemblea separata dei soci della
provincia di Udine, in programma a partire dalle 18.45, all'Hotel Là di Moret,
in viale Tricesimo 276. «Nel 2009 - ha anticipato il presidente di
Confidimprese Fvg, Daniele Nonino - abbiamo registrato una costante crescita
sia nel numero dei soci che nell'operatività». Con 6.970 soci in provincia, su
un totale di 9.800, il consorzio ha superato i 300 milioni di euro di
affidamenti garantiti in essere, con un dato relativo alle sofferenze inferiore
all'1 per cento. Alle 18 si terrà l'assemblea straordinaria per le modifiche
statutarie da apportare allo statuto per adeguarlo alle normative richieste per
gli Intermediari finanziari 107 T.U.B. e a tal riguardo il presidente Nonino
conclude: "I primi giorni di luglio presenteremo a Banca d'Italia la
domanda per l'iscrizione di Confidimprese all'elenco degli intermediari finanziari
ex art. 107 TUB. Trasformandoci in intermediari finanziari vigilati da Banca
d'Italia diventeremo automaticamente anche più appetibili per gli istituti
bancari poiché la nostra garanzia sarà più pesante, anche rispetto la garanzia
106. Il risvolto pratico" - conclude Nonino - "è che i nostri soci
vedranno aumentato il valore della garanzia che sarà parificata a quella di un
istituto bancario: e questo significa maggiore
facilità a concedere credito e migliori condizioni bancarie".
( da "Denaro, Il" del
18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Campania credito
In Campania sono attivi 52 Confidi Oggi al Banco di Napoli la presentazione
della ricerca di Srm sui consorzi fidi Sergio Governale In Campania sono attivi
cinquantadue Confidi, ovvero gli organismi che esercitano attività di garanzia
collettiva dei finanziamenti in favore delle imprese socie o consorziate. Lo
rivela l'Ufficio Italiano Cambi, che riporta le strutture operative in base
all'articolo 155 comma 4 del Testo unico bancario. Oggi i consorzi fidi regionali
saliranno sul banco degli imputati in un convegno al Banco di Napoli, dove sarà
presentata una ricerca dell'Associazione Srm dal titolo "Confidi, imprese
e territorio: un rapporto in evoluzione. Le prospettive per il
Mezzogiorno" alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del
consiglio con delega al Cipe, Gianfranco Micciché. I Confidi campani
infatti sono troppi e troppo piccoli, non in grado cioè di supportare
adeguatamente le imprese. "Nessuno di loro è in grado di rappresentare le
garanzie che la banca richiede", spiega il direttore generale
dell'istituto di credito di via Toledo Antonio Nucci poche settimane fa.
Esponenti dell'Università, delle imprese e delle banche si confronteranno sul
passaggio dalla normativa di Basilea uno a quella di Basilea; sulla filiera
della garanzia e il rapporto con l'industria del credito; sulle caratteristiche
economico-finanziarie delle Pmi del Mezzogiorno e dei Confidi meridionali.
Interverranno tra gli altri Maurizio Maddaloni, vice presidente di
Confcommercio con delega al Mezzogiorno, Giuseppe Calcagni, presidente del
Confidi Napoli, Rosario Caputo, numero uno di Gafi Sud, e Lucio Donadio, leader
del Confidi Pmi Campania. Le strutture regionali Alfa Confidi Conaga Ga.fi Sud
Centrale Garanzia Fidi Confidi Pmi Campania Cooperativa Garanzia Sannio
Artigiancredito Co.fi Avellino Creditart Unimpresa Fidi Confcredito Agrifidi
Caserta Confidi della Provincia di Napoli Coop. artigiana Provincia di Salerno
Coop. artigiana Vallo di Diano Coop. artigiana Cilento Artigianfidi Salerno
Coop. Don Bruno Mariani Avellino Ascom Fidi Provincia di Caserta Confidi
Salerno Cidec Confidi Campania Consorzio Cofidi Eboli Ambra Confidi Gamma Coop.
Artigiana Impresa Confidi Torre del Greco Apifin della Provincia di Salerno
Consorzio Fidi Benevento Consorzio Api Campania Fidi Agriconfidi Campania
Salerno Sofia Benevento Cooper Fidi Campania Artigian Casa Napoli Cofimpi Cava
de' Tirreni Consorzio Fidi Creditpesca Consorzio Campania Fidi Co.fi.ti del
Tirreno Salerno Coop. Artigiana Terra di Lavoro Confidi Vallo di Diano Confidi
Patto dell'Agro Nocera Inferiore Consorzio Confesercenti Campania Fidi Eurofidi
& Servizi Integrati Confidi Cidec Salerno Campania Credito Sorrento
Imprefidi Samnium Coop. Commercio e Turismo Napoli Coop. Artigiana Provincia di
Napoli Consorzio Fidi Campania Confidi Italia Salerno Consorzio Pmi del Cilento
Fidimpresa Coop. Artigiana di Battipaglia Confidimprese Calvi Risorta
Italconfidi Coop. Sorrento del 18-06-2009 num.
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-06-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino,
Il (Caserta)) (Mattino, Il (Salerno)) (Mattino, Il (Circondario Sud2))
Argomenti: Revoca fidi
Stiamo assistendo
a una recrudescenza delle regole di Basilea Due, a una applicazione
«integralista» delle stesse al punto che anche quanto è nato per favorire
l'accesso al credito è divenuto un'arma dietro la quale nascondersi. 1) Le
banche ritengono che affidare le aziende con prestito a medio-lungo termine sia
non più positivo, anzi la presenza di tale tipologia di indebitamento genera un
aggravarsi del rating e questo perché non si ha certezza dell'esistenza di
un'azienda tra tre, quattro o più anni. In termini pratici questo significa che
per finanziare le attività e gli investimenti, per le banche è meglio
indebitarsi a breve (leggasi affidamenti a revoca) e quindi con costi più elevati,
con minore certezza di diritto e, soprattutto, con un aggravio in termini di
cash-flow spropositato rispetto ai rientri finanziari che quegli investimenti
dovrebbero assicurare. 2) Ai fini della determinazione del rating le banche
hanno cominciato a considerare quale elemento fondamentale delle loro analisi
il cosiddetto «andamentale»: in poche parole ha un peso e notevole ciò
che fino a oggi in una logica commerciale non aveva (dico giustamente) un
rilievo importante: gli insoluti dei clienti. Oggi quando i clienti di
un'azienda non pagano in tempo i loro debiti, e quindi rinviano e posticipano
il pagamento delle Ri.ba. o altri effetti, questo per le banche è diventato
gravissimo, anche se l'azienda provvede a coprire con proprie risorse quanto
non riscosso. Ovviamente gli insoluti sono un indicatore del rating; maggiori
sono gli insoluti peggiore è l'andamentale; peggiore è l'andamentale, peggiore
è il rating; peggiore è il rating più oneroso è il costo bancario; più è alto
il costo bancario, più oneri finanziari e di nuovo peggior rating; tutto questo
in un circolo diabolico per giungere alla revoca degli
affidamenti, che ovviamente sono a breve. Insomma, le banche valutano opporutno
che l'azienda si finanzi con i fornitori. 3) Dal primo luglio i 5 grandi gruppi
bancari italiani applicheranno le nuove disposizioni di Banca Italia in termini
di erogazione del credito. La conseguenza è che un'azienda che fino al primo
luglio aveva un rating 5, dal due luglio, senza che nulla sia cambiato, avrà un
rating 7. Sarò pedante e sembra un ritornello ma peggior rating, maggior costo,
maggior costo maggiori oneri, maggiori oneri... Ovvero: revoca
degli affidamenti a breve. Diabolico. 4) Di fronte alle considerazioni
precedenti, gli uomini di banca rispondono: in ogni caso l'imprenditore deve
metterci i soldi suoi. Bene, ma la misura non è più un terzo; quanto meno sarà
il 60 per cento. Vorrà dire che per produrre un milione di ricavi un
imprenditore dovrà investire 600 mila euro. E la crescita? I nuovi
investimenti? La risposta è: occorre ridimensionare logistica e risorse. E io
mi chiedo come sia possibile che da un lato si incentivano assunzione e
investimenti con i "crediti di imposta" e dall'altro si propone di
ridurre e di licenziare. Qual è la logica? Eppure ci sono tre semplici manovre
e tutte nella disponibilità della politica (governo e opposizione) per dare un
aiuto concreto alla lotta alla crisi. a) consolidamento dell'indebitamento a
breve, con tassi agevolati; b) moratoria di Basilea, qualsiasi numero essa sia;
c) intervento di strumenti quali i Fondi di garanzia, di cui necessitano realtà
imprenditoriali serie, anche con numeri non proprio in ordine in questo
momento; d) impegno degli imprenditori ad accompagnare tali interventi con
proprio danaro di rischio per almeno il 30%. *dottore commercialista
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-06-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino,
Il (Caserta)) (Mattino, Il (Salerno)) (Mattino, Il (Circondario Nord))
(Mattino, Il (Circondario Sud2))
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EMANUELE
IMPERIALI Proprio nel momento di grave crisi finanziaria, con le banche che
lesinano il credito alle imprese, e mentre, come dimostrano i dati di
Bankitalia, le sofferenze negli impieghi al Sud crescono, al punto che i
prestiti al sistema produttivo meridionale sono calati nell'ultimo anno del
6,5%, il ruolo dei Confidi diventa strategico per lo sviluppo dell'economia.
Soprattutto nelle aree più deboli del Paese. Il libro bianco che presenta oggi
nella sede del Banco Napoli l'Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno
presieduta da Federico Pepe e che Il Mattino è in grado di anticipare, mette a
nudo esperienze, limiti, difficoltà e passi in avanti compiuti negli ultimi
anni dai Consorzi di garanzia collettiva fidi nel Sud in generale, e in
Campania in modo specifico. La ricerca parte dal presupposto che oggi
l'indebolimento e la maggiore conflittualità nei rapporti tra banche e imprese,
dovuta sia alla riduzione della domanda di credito che a una maggiore
selettività dell'offerta a fronte di una oggettiva carenza di liquidità,
rendano ancor più indispensabile la funzione dei Confidi. Che erano, invece,
nati nel secondo Dopoguerra per esigenze solidaristiche e solo negli anni '79
cominciarono a vivere una fase di forte sviluppo in seguito allo shock
petrolifero e al boom dell'inflazione che comportò un forte balzo in avanti del
costo del denaro. Alcuni dati servono a fare chiarezza sul ruolo e le
potenzialità dei Confidi meridionali: dallo studio emerge che sul totale di
( da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 18-06-2009)
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Credito sotto
accusa D'Aliberti (Casartigiani): «Il vertice in Prefettura serve a poco, le
aziende chiedono fatti concreti» Giovedì 18 Giugno 2009, La diatriba banche -
imprese non si placa. Anzi si arricchisce di nuovi attori. A fianco di Unindustria
e del suo leder (che aveva lanciato la denuncia assieme agli artigiani) si
schiera Franco Manzato: «Alessandro Vardanega ha ragione - sostiene il
vicepresidente della Regione - perché le banche non possono da un lato chiedere
il sostegno del Governo e dall'altro fingere di ignorare di far parte di un
sistema». Al centro della querelle l'eliminazione della commissione di massimo
scoperto e la sua sostituzione con una serie di altri indici, che, secondo gli
imprenditori, renderebbero il conto finale ancor più oneroso. Le
giustificazioni addotte dagli istituti di credito («Siamo imprese anche noi e
dobbiamo guardare ai bilanci: dobbiamo compensare i mancati introiti della
vecchia commissione») convincono ben poco il numero due della giunta regionale:
«Nulla da obiettare, se non fosse che le banche, che hanno peraltro beneficiato
dell'aiuto del Governo, si collocano proprio all'origine di questa crisi.
Attraverso i Tremonti bond, inoltre, sono stati messi a disposizione delle
banche ben 12 miliardi di euro, soldi pubblici, che arrivano quindi dalle
tasche dei cittadini». Per Manzato le responsabilità sono precise: «Il mondo
del credito non può permettersi di chiamarsi fuori, adducendo come motivazione
la vocazione ad essere impresa. Le banche devono essere parte di un meccanismo
in cui tutti gli attori fanno la loro parte per risollevare il paese dalla
crisi. Questo non significa che il credito debba essere asservito alla
politica, significa, invece, che le banche devono essere parte di una strategia
collettiva che coinvolga impresa, lavoratori e politica». Anche dalla
Casartigiani - Artiginato trevigiano confermano i malumori dei piccoli
imprenditori verso i nuovi oneri proposti unilateralmente dal sistema
creditizio. Ma al tempo stesso manifestano aperto scetticismo sull'efficacia
del summit convocato sulla materia in Prefettura l'altro ieri: «Il tavolo
provinciale sul credito ha solo un ruolo interlocutorio, di portavoce delle
richieste locali al tavolo regionale - rincara il segretario Salvatore D'Aliberti
-. È ridicolo poter pensare di trovare soluzioni all'accesso al credito e sul
massimo scoperto in una sfera provinciale. Nonostante le numerose proposte
sostenute nei tavoli provinciali e gli accordi siglati tra categorie e istituti
bancari, è evidente che il sistema bancario non prende
in reale considerazione le istanze espresse dal mondo artigianale». Lunga, per
il dirigente dell'associazione di categoria, è la lista delle trasgressioni:
«Le risposte alla richiesta di confidi arrivano dopo circa 60 giorni, per
essere ottimisti, quando le convenzioni con Camera prevedono al massimo un mese
di attesa; le banche si dichiarano disponibili all'apertura del credito, ma poi
bocciano almeno il 30 per cento delle richieste; indirizzano le aziende per
fornire garanzie, ma poi riducono ugualmente i fidi. Per
non parlare di quegli istituti che senza aspettare i tempi
"ragionevoli" chiedono l'escussione della garanzia come se l'azienda
fosse già fallita». Il giudizio conclusivo, sull'incontro in piazza dei Signori,
è dunque sconsolato: «Molte parole, pochi fatti, con la promessa di
riaggiornarci il 2 luglio. È conclusa la fase della denuncia di problemi
ormai evidenti, le nostre aziende chiedono risposte concrete». Mattia Zanardo
( da "Gazzettino, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Giovedì 18 Giugno
2009, Venezia È ormai scontro aperto tra il sistema bancario
e le associazioni di categoria italiane. Sotto accusa è l'abolizione della
commissione massimo scoperto, imposta dal governo, che gli istituti di credito
hanno trasformato in altre spese a carico dei clienti. Con il sospetto, però,
di averle in realtà addirittura aumentate. Ieri, però, uno studio della Cgia di
Mestre ha fatto le pulci ai conti bancari, dimostrando come abbiano operato le
banche nei confronti delle imprese. E non solo. «Se non si troverà un punto di
incontro con il sistema bancario - sottolinea Giuseppe
Bortolussi, della Cgia di Mestre - l'abolizione della commissione di massimo
scoperto rischia di tramutarsi in un vero bagno di sangue per le aziende, con
aumenti, su base trimestrale, a partire dal 280 sino a toccare la soglia del
+440%». La conferma viene dalla lettura di una simulazione che la Cgia ha fatto
in questi giorni prendendo come riferimento le nuove modalità di applicazione
della legge 2/2009 che alcune importanti banche di livello nazionale, molto
diffuse nel Veneto, hanno deciso di praticare alle aziende del nostro
territorio. «Per rendere comprensibile la simulazione - prosegue Bortolussi -
abbiamo preso come riferimento la posizione di una ipotetica piccola azienda
veneta che ha un fido bancario di 10.000 .
Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5.000 per un periodo
massimo di 15 giorni, fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa
all'azienda un importo fisso di 47,5 , con le nuove disposizioni
contrattuali l'aumento sarà di quasi il 280%, toccando la soglia di 181 .
Ammontare, quest'ultimo, dato dalla somma di un corrispettivo trimestrale
applicato in sostituzione delle vecchie clausole ormai cancellate pari a 25
e dall'applicazione di un tasso di interesse di mora più il costo giornaliero del
sconfinamento pari a 156 ». A parità di condizioni, vale a
dire con ipotesi di sconfinamento di 5.000 per un periodo di 15 giorni,
con l'aumentare della dimensione del fido decollano, chiaramente, anche i nuovi
costi. Se con la
vecchia commissione di massimo scoperto l'importo rimaneva sempre fisso a 47,5 ,
con i nuovi costi si arriva a 231 per un fido di 30.000 euro ( + 386 %).
Con 50.000 di fido, invece, il costo sale a 256 (+439%).
( da "Gazzettino, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
«La Regione ha
messo i soldi, le banche non li vogliono» Dura polemica del presidente Claudio
Miotto: «Gli istituti di credito hanno bloccato la cogaranzia dei Confidi»
Giovedì 18 Giugno 2009, Venezia Non bastava, secondo la Confcommercio, il
credit-crunch, il raddoppio dello spread e la reintroduzione occulta delle
commissioni di massimo scoperto. Ora la super cautela degli istituti di credito
nell'affrontare i rischi del proprio mestiere di fatto blocca la possibilità da
parte dei Consorzi fidi di secondo grado (quelli regionali) di intervenire con
la cogaranzia a favore delle imprese artigiane. «E' dal novembre dello scorso
anno che la Regione Veneto, prima in Italia, ha stanziato ai Consorzi Regionali
di 2° grado dell'Artigianato 11 milioni di euro per fronteggiare la crisi
finanziaria a favore delle imprese artigiane - denuncia Claudio Miotto,
presidente regionale di Confartigianato -. Da oltre 2 mesi però, le principali
banche non rispondono ai consorzi regionali, che hanno proposto le convenzioni
operative. I solleciti cadono nel vuoto. Il motivo è che secondo le banche i
tassi concordati non sarebbero, per loro, sufficientemente remunerativi». «È
uno scandalo - prosegue Miotto - che ancora una volta il sistema bancario non faccia alcuno sforzo per aiutare le imprese,
bloccando di fatto uno strumento in grado di garantire affidamenti per ben 200
milioni di euro! La Regione ha messo i fondi, i Confidi non fanno pagare la
maggior garanzia e le banche cosa fanno?». E dire che lo strumento è
importante, perchè l'aumento della garanzia sui finanziamenti dal 50% sino al
70% avrebbe certamente favorito l'accesso al credito da parte delle imprese in
un momento congiunturale di particolare difficoltà. Ad accedere alla maggiore
agevolazione dovevano essere le esigenze finanziarie di sostegno alla gestione
corrente, di ristrutturazione delle posizioni debitorie e di consolidamento
delle passività debitorie. «Ci farebbe piacere - sottolinea Mario Citron,
presidente del Consorzio regionale di Garanzia per l'Artigianato - che le
banche, locali e non, mettessero sulle nostre proposte di convenzione la stessa
attenzione che hanno dato alla individuazione del "balzello" con cui
intendono sostituire "la commissione di massimo scoperto" che cesserà
di essere operativa con il 28 giugno 2009. Le prime indicazioni che abbiamo
raccolto dai principali istituti di credito evidenziano che sono al vaglio
formule del tipo: incremento dei tassi d'interesse, applicazione di una nuova
commissione per scoperto di conto, applicazione di un importo fisso per ogni
giorno in cui sul conto si presenti un saldo debitore, applicazione di modalità
diverse in presenza di sconfinamento senza fido, utilizzo del fido nel limite
del concesso e di utilizzo del fido al di fuori di tale limite». Tutto ciò
determina una certa difficoltà di orientamento sia per le aziende che per i
privati cittadini, difficoltà che molto plausibilmente si
concretizzerà anche in un ulteriore aggravio degli oneri bancari; in
particolare l'ipotesi accreditata che il nuovo "modus operandi" vada
a colpire il fido accordato e non il fido effettivamente utilizzato renderà gli
oneri finanziari più pesanti in particolare per chi richiede credito più per
scopi cautelativi che per effettiva necessità; l'applicazione di una
commissione media di massimo scoperto dello 0,75% su uno sconfinamento
trimestrale massimo di 1.000,00 incideva 7,5, mentre l'applicazione di un
importo fisso per ogni giorno di sconfinamento porterebbe una spesa di
100,00, a titolo di importo massimo trimestrale addebitabile, con un incremento
superiore al 1.300%.
( da "Trentino" del
19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
IL PROCESSO
Ladra? Non c'è prova RIVA. Era Elsa Ognibeni la donna che il 9 gennaio 2004
rubò due bancomat a Predazzo? Fu sempre la Ognibeni a farne poi uso, prelevando
dal conto bancario altrui circa 4500 euro? Per il
giudice Dies (foto), che ieri a Rovereto l'ha processata, non ve n'è prova
sufficiente, ragion per cui l'ha assolta. L'imputata fu fermata dai
carabinieri, perchè la sospettavano di un diverso furto avvenuto a Romagnano.
L'unica prova che fosse lei la ladra Predazzo starebbe nel
filmato prodotto da una gioielleria di Riva: si vede lei che ne esce, nel
giorno in cui - ma per la data bisogna fidarsi del gioielliere - proprio lì fu
usato uno dei bancomat rubati (per un acquisto da 700 euro). Troppo poco per
sentenziare la colpevolezza della Ognibeni.
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il ministro a
Padova annuncia un intervento sui costi bancari Tremonti: «Sul massimo scoperto
faremo una legge anti-inganno» Le banche? «Non so se il vero reato sia
rapinarle o fondarle» PADOVA. «Faremo una legge anti inganno». Lo ha
annunciato, a Padova, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti riferendosi
alle manovre di alcune banche che avrebbero aggirato l'eliminazione degli
interessi sul massimo scoperto introducendo spese di apertura pratica di fatto
equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava
il fido bancario. Con
un'altra citazione da Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha
ricordato - «non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla»,
Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le
banche, è aperto il canale con il credito: gli istituti saranno portati in modo
spontaneo, o "spintaneo", a mettere in circolo più denaro per
sostenere l'economia e portare le aziende fuori dalla crisi». Sui Tremonti-bond,
il ministro ha sottolineato che «via via, gli istituti li stanno
sottoscrivendo, e attraverso questo strumento erogano crediti alle imprese.
Abbiamo messo a disposizione, attraverso un'emissione del Tesoro, 10 miliardi
in titoli che attraverso la leva finanziaria si tradurranno in 100 miliardi di
credito aggiuntivo». Infine, sulla cassa integrazione, il ministro ha
sottolineato che fin qui sono stati utilizzati metà dei fondi messi a
disposizione dal governo.
( da "Mattino di Padova, Il"
del 19-06-2009)
Pubblicato anche in: (Nuova
Venezia, La)
Argomenti: Revoca fidi
Il ministro a
Padova annuncia un intervento sui costi bancari Tremonti: «Sul massimo scoperto
faremo una legge anti-inganno» Le banche? «Non so se il vero reato sia
rapinarle o fondarle» PADOVA. «Faremo una legge anti inganno». Lo ha
annunciato, a Padova, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti riferendosi
alle manovre di alcune banche che avrebbero aggirato l'eliminazione degli
interessi sul massimo scoperto introducendo spese di apertura pratica di fatto
equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava
il fido bancario. Con un'altra
citazione da Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha ricordato -
«non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla», Tremonti ha
garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le banche, è
aperto il canale con il credito: gli istituti saranno portati in modo
spontaneo, o "spintaneo", a mettere in circolo più denaro per
sostenere l'economia e portare le aziende fuori dalla crisi». Sui
Tremonti-bond, il ministro ha sottolineato che «via via, gli istituti li stanno
sottoscrivendo, e attraverso questo strumento erogano crediti alle imprese.
Abbiamo messo a disposizione, attraverso un'emissione del Tesoro, 10 miliardi
in titoli che attraverso la leva finanziaria si tradurranno in 100 miliardi di
credito aggiuntivo». Infine, sulla cassa integrazione, il ministro ha
sottolineato che fin qui sono stati utilizzati metà dei fondi messi a
disposizione dal governo.
( da "Tempo, Il" del
19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
stampa Azienda
speciale S.e.i. Azioni per l'accesso al credito delle imprese Finanza e
credito: due argomenti di sicuro interesse per le imprese della provincia e sui
quali la Camera di Commercio di Isernia si sta impegnando, grazie anche al
supporto dell'Azienda Speciale Sei. Tra le varie attività previste
nell'iniziativa "Servizi innovativi per la finanza e l'accesso al
credito" rientra, infatti, anche la realizzazione di un microsito
informativo, tra i primi dell'intero sistema camerale italiano, al quale si
accede attraverso il portale www.ca
( da "Tirreno, Il"
del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 8 -
Montecatini Stangata sui conti in rosso Lettera delle banche ai correntisti fa
infuriare gli artigiani Applicata commissione del 4% annuo. Donnini: «E' un
balzello che non intendiamo far subire alle imprese» PISTOIA. Il vecchio
"massimo scoperto" uscito dalla porta è rientrato dalla finestra, ma
più caro e sotto un'altra veste. E' quella sorta di penale che le banche
applicano a chi va sotto con il conto corrente. In questi giorni molti
artigiani si sono visti recapitare a casa una lettera del proprio istituto di
credito. La banca avvisa della decisione di applicare questa nuova commissione
a cadenza trimestrale. Il fatto viene prontamente denunciato da
Confartigianato, la quale definisce la nuova commissione come un vero e proprio
balzello. «Da una parte bloccano le rate dei mutui per un anno e dall'altra ci
succhiano soldi con balzelli illegittimi. E' una vergogna». E' questo il leit motiv
che da qualche giorno corre sulla bocca di artigiani e piccoli imprenditori che
si vedono recapitare dalle rispettive banche comunicazioni di modifica
unilaterale dei contratti, dove si informano i correntisti che, in caso di
conto in rosso, non verranno più applicate le consuete "commissioni di
massimo scoperto": al loro posto, però, arrivano altri balzelli mascherati
con nomi del tipo "scoperto di conto" e simili. Le tariffe cambiano a
seconda dell'istituto di credito, ma in genere sono ben più alte di quelle
relative alle vecchie commissioni di massimo scoperto. Da qualche giorno negli
uffici di Confartigianato arrivano associati furibondi perché si sono accorti
del giochino attuato dagli istituti di credito: un piccolo fiume di
imprenditori destinato ad ingrossarsi non appena anche gli altri si saranno
resi conto della cosa. «In questo momento - sottolinea il presidente
provinciale di Confartigianato Massimo Donnini - molte imprese hanno problemi
di liquidità e vedersi aumentare i costi bancari sui conti in rosso non fa che
inasprire gli animi, andando ad aggravare la già difficile situazione delle
aziende e appesantendo ulteriormente il rapporto con il mondo bancario». Tutto nasce da un utilizzo strumentale delle
norme dettate dal decreto anti-crisi, che hanno imposto alle banche di
comunicare in maniera chiara l'importo delle commissioni
previste nel caso di sconfinamento dei fidi: importi che invece, prima,
venivano calcolati trimestralmente e comunicati direttamente attraverso
l'estratto conto, ad addebito avvenuto. La commissione è generalmente intorno
all'1%, che diventa 4% se moltiplicato per quattro trimestri l'anno: il tutto,
si somma all'interesse applicato al conto dalla banca. «Ci stiamo
muovendo - sottolinea Donnini - insieme ad altre Confartigianato locali e
attraverso la Confederazione nazionale è già stato debitamente informato il
ministro Tremonti. Non intendiamo far subire questi abusi alle nostre imprese,
che già stanno affrontando problemi enormi e soffrono di una forte
penalizzazione sui tassi applicati dalle banche italiane rispetto a quanto
avviene nel resto d'Europa». F.A.
( da "Italia Oggi" del
19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ItaliaOggi
sezione: Economia e Politica data: 19/06/2009 - pag: 8 autore: di Pietro
Bonazza analisi Senza sostegno alle pmi l'economia non riparte La speculazione
smodata e corsara è tornata ai suoi giochi sul prezzo del petrolio balzato da
40 dollari il barile di pochi mesi fa ai 70 dollari attuali pur in assenza di
tagli Opec e di ripresa della domanda mondiale. Se si scatenerà anche su altre
commodity, c'è il rischio che la ripresa si allontani sempre più e, dopo tempi
brevi, si ritorni a nuova depressione. Trascurando il futuro più o meno
prossimo e tornando al presente, l'effetto più evidente della crisi in atto è
sul «ciclo del credito», spesso confuso con il «rischio di credito» bancario, ma in realtà riferibile anche alle imprese non
finanziarie e alle famiglie. Il fenomeno, di estensione mondiale, è un circolo
vizioso descrivibile grosso modo in questi termini: le banche, dirette da
megalomani avidi, hanno commesso errori madornali, cause di fallimenti e perdita
della liquidità; la loro prima reazione è stata una stretta sul credito che,
unita alla secca riduzione degli scambi commerciali, ha determinato sia un
blocco del circuito interbancario, perché le banche non si fidavano più le une dalle altre, sia
difficoltà di restituzione dei crediti bancari delle famiglie sia una
accentuata viscosità nei pagamenti tra imprese. Le più liquide di queste hanno
ridotto il ricorso al credito delle banche, le più esposte e deboli manifestano
stati di insolvenza e, alla meno peggio, allungamenti dei tempi di
pagamento delle fatture o rinvio a nuovo termine dei crediti scaduti. Si è
prodotta una spirale perversa soprattutto sulle pmi, meno dotate di capacità
contrattuale. Alla fine, l'effetto negativo del ciclo del credito e del
relativo rischio è ritornato sulle banche, che, oltre a soffrire l'iniziale
mancanza di liquidità, corretta con vigorose immissioni delle banche centrali e
riduzioni dei tassi di interesse vicine allo zero, ora fanno i conti con la
riduzione degli impieghi e del reddito per interessi, nonostante vi siano
banche che offrono nuovi mutui al 6% e oltre. Se questo è l'effetto, trova
conferma la nostra ripetuta critica alla scarsa utilità della politica dei
tassi vicina allo zero delle banche centrali e delle trasfusioni di liquidità,
che, complici le banche di credito ordinario, finisce più agli speculatori che
a famiglie e imprese non finanziarie.La realtà attuale è che il «cavallo non
beve» e allora gli stimoli non possono venire dalle banche, ma dall'economia
reale, purché sia protetta dalle turbolenze finanziarie.Il fenomeno stimola
però un'altra considerazione: con l'internazionalizzazione della finanza,
lasciata a se stessa senza briglie, gli automatismi dell'economia classica,
secondo i quali il libero mercato trova in se stesso le sue regole e le
necessarie correzioni non sembra essere più in grado di funzionare. Per questo
le bolle si susseguono sempre più frequenti e il ciclo del credito è una prova.
In Bce e in Banca d'Italia il fenomeno è ben conosciuto. Nel Bollettino della
Bce di maggio si legge che: «È probabile che il calo dei prestiti a breve
termine rifletta in larga misura la contrazione della domanda a seguito del
brusco deterioramento dell'attività e delle prospettive economiche
»,
a cui ha fatto
eco il governatore Draghi, che, nelle Considerazioni finali del 29 maggio, ha
affermato: «Il deterioramento dell'economia tende a frenare i prestiti bancari.
Ad aprile il tasso di crescita trimestrale del credito alle imprese non
finanziarie si è annullato; era del 12% un anno prima. Continuano a rallentare
anche i prestiti alle famiglie».Il quadro è fosco. Le idee da dove ripartire
per rimettere in moto l'economia mondiale e quale paese possa ancora
rappresentare la locomotiva sono di difficile individuazione. Seminare fiducia
è un dovere del governo, ma i proclami servono a poco se non vi fa seguito
un'azione di contenimento della spesa pubblica e una sua razionalizzazione che
privilegi gli investimenti rispetto alle spese correnti. L'impulso più efficace
deve però venire dalla domanda delle imprese manifatturiere e del settore
primario, nella previsione di una ripresa economica generale, a cui farebbe
seguito a breve il calo della disoccupazione e un aumento dei consumi. Più
facile dirlo che farlo, così come è più facile descrivere il ciclo economico a
posteriori che individuare il punto di risalita previsionale.
( da "Italia Oggi"
del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ItaliaOggi
sezione: Imposte e Tasse data: 19/06/2009 - pag: 38 autore: di Antonio Ciccia
Dal tribunale di Milano la prima pronuncia in materia dopo la riforma operata
nel 2005 Revocatoria bancaria su misura Metodo della media per le somme da
restituire ai fallimenti Revocatoria bancaria tagliata su misura. Il tribunale
di Milano adotta il metodo delle «partite bilanciate» e il modello matematico
della media per accertare le somme che le banche devono restituire ai
fallimenti.Con la prima pronuncia in materia il tribunale fallimentare milanese
(sentenza 6946/2009, depositata il 25 maggio 2009, giudice Roberto Craveia)
esclude dalla revocatoria le somme versate dal fallito
per coprire uno specifico ordine di pagamento e condanna le banche a restituire
le somme versate sui conti che determinano una riduzione del saldo di conto in
misura superiore alla media per un tempo almeno pari alla durata media del
saldo così ridotto.Il metodo serve a dare concreta operatività all' articolo
67, comma 3, lettera b) della legge fallimentare, dopo la riforma operata dalla
legge 80/2005. Ma vediamo di illustrare la innovativa pronuncia.Tutto parte
dalla richiesta del fallimento di una società in nome collettivo di condanna
della banca a restituire le somme versate sul conto nei sei mesi anteriori al
fallimento, esperendo la cosiddetta revocatoria.Con la
revocatoria i soldi versati in banca devono essere
messi a disposizione del fallimento e devono essere utilizzate per la
ripartizione su base paritaria, salvo ipoteche o altri privilegi, fra tutti i
creditori. La banca, infatti, se trattenesse le somme se ne avvantaggerebbe ai
danni della par condicio tra i creditori.La legge fallimentare ha stabilito un
criterio per identificare le somme versate sul conto da revocare:
sono revocabili le rimesse effettuate su un conto
corrente bancario, purché aventi natura solutoria e purché riducano in maniera
consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della
banca.Se non hanno natura di pagamento alla banca di un debito (che il cliente
ha con la banca) e se la riduzione del debito non è né consistente nè durevole,
allora, la banca si tiene i soldi.Nel corso del giudizio, da cui è scaturita la
sentenza in commento, è stato affidato l'incarico a un
consulente, che ha affinato un metodo fatto proprio dal tribunale.Innanzi tutto
ha escluso le «partite bilanciate». Non sono revocabili, infatti, le rimesse finalizzate a costituire i fondi per
l'esecuzione di uno specifico ordine di pagamenti accettato ed eseguito dalla
banca. I soldi vengono versati sul conto, ma non servono per pagamenti
alla banca, essendo invece versamenti con «imputazione specifica a favore di
terzi».La posta, inoltre, è bilanciata se c'è coincidenza di data e importo in
dare e avere e, ancora, la banca deve avere immediata certezza della
disponibilità della somma a favore del cliente: ciò non è possibile quando il
versamento ha per oggetto assegni bancari di cui si deve verificare la
copertura.Il passaggio ancora più importante della sentenza riguarda
l'interpretazione degli altri requisiti e cioè l'avere il versamento ridotto
l'esposizione debitoria in modo contemporaneamente consistente e durevole.Per
dare un senso ai principi astratti la sentenza applica il criterio della media,
un criterio che mira a sopperire a valutazioni in termini assoluti, che possono
essere non congrui nei casi concreti.Bisogna, spiega la sentenza, tenere conto
dell'andamento fisiologico del conto e fissare dei livelli soglia valevoli per
il singolo caso.La decisione ha operato i seguenti passaggi: determinazione
dell'importo medio dei versamenti e del saldo medio determinato a seguito dei
versamenti; ha determinato la incidenza media percentuale (rapporti tra rimessa
media e saldo medio di conto derivato dalla rimessa); ha considerato rilevanti
solo le rimesse che di volta in volta hanno avuto una incidenza (nel senso di
riduzione) percentuale sul saldo di conto superiore a quella media;
individuazione della durata media delle rimesse consistenti (in relazione al
periodo di 180 giorni) e, infine, considerazione quali rimesse consistenti solo
quelle la cui giacenza non ha avuto utilizzi per almeno la durata media.Come
risulta dai vari passaggi si stabiliscono livelli soglia sia per l'importo del
versamento sia per la durata delle conseguenze del versamento. E i livelli
soglia non sono stabiliti in assoluto, ma in maniera specifica per il singolo
rapporto.Il giudice non ha applicato il criterio di cui all'articolo 70 della
legge fallimentare, per cui è restituibile solo la differenza tra il massimo
scoperto del periodo e il credito residuo al momento della dichiarazione di
fallimento: ciò perchè non si attaglia al conto corrente, diverso per struttura
dai rapporti continuativi di somministrazione. La sentenza ha altresì rigettato
l'impostazione della banca, che subordinava la durevolezza della rimessa alla
chiusura di operatività del conto: si tratta di una interpretazione che
cancella l'esistenza stessa della revocatoria
bancaria, finalità, questa, non presente nella riforma, che, nota il giudice,
ha portato comunque un grande vantaggio al ceto bancario (non tutte le rimesse
sono revocabili, ma solo quelle significative).
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-06-19 - pag: 1 autore: IDEE Obama premia i
responsabili della Caporetto finanziaria D opo la sconfitta di Caporetto il
generale Badoglio, principale responsabile dello sfondamento delle nostre
linee, fu promosso vicecapo di stato maggiore dell'esercito italiano. Il nuovo
piano di Obama per «ricostruire la regolamentazione e supervisione del settore
finanziario » sembra seguire lo stesso principio: premiare i maggiori
responsabili della crisi con maggiori poteri e favorire le banche a spese degli
hedge fund, come se la crisi fosse nata da questi ultimi e non dal settore bancario. Alla Federal Reserve, che non ha certo dato buona
prova come supervisore, viene assegnato il compito di vigilare su tutte le
imprese finanziarie che comportino rischi sistemici. Non solo banche
commerciali, quindi, ma anche assicurazioni, hedge fund, ecc. L'estensione di
questa autorità a istituzioni finanziarie non bancarie e la sua
centralizzazione sotto uno stesso tetto sono decisioni giuste e ampiamente
scontate. Che questo ente debba essere la Fed è meno ovvio. Da un lato, sarebbe
stato logico creare un nuovo ente che radunasse sia la capacità di supervisione
che i nuovi poteri di intervento (adesso affidati alla Fdic). Dall'altro,
sarebbe stato preferibile dividere tra due diverse organizzazioni la gestione
della politica monetaria (in cui si guarda alla liquidità del sistema) e quella
di protezione della stabilità sistemica (con l'autorità di effettuare
salvataggi con pesanti ripercussioni fiscali). Mescolare le due funzioni
rischia di compromettere l'obiettivo primario della politica monetaria: la
stabilità dei prezzi. Ha vinto invece la lobby bancaria che
voleva a tutti i costi che questa autorità fosse affidata alla Fed, sia per
evitare di avere due diversi regolatori sia perché sa di potersi fidare della
Fed in quanto completamente catturata dal settore bancario. A farne le spese saranno le assicurazioni e gli hedge fund, che
si troveranno a essere regolati da un'entità amica delle banche e a loro
ostile. Continua u pagina 14 Luigi Zingales l'articolo prosegue in altra pagina
( da "Libertà" del
19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
«Sul massimo
scoperto faremo una legge anti inganno» PADOVA - «Faremo una legge anti
inganno». Lo ha annunciato il ministro dell'economia Giulio Tremonti
riferendosi alle manovre di alcune banche che avrebbero aggirato l'eliminazione
degli interessi sul massimo scoperto introducendo spese di apertura pratica di
fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi
sforava il fido bancario.
Con un'altra citazione da Bertold Brecht, ma anche da Stalin, che dicevano - ha
ricordato - «non so se il vero reato sia rapinare una banca o fondarla»,
Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto idilliaco con le
banche, è aperto il canale con il credito: gli istituti di credito saranno
portati in modo spontaneo, o "spintaneo", a mettere in circolo
un maggiore quantitativo di moneta per sostenere l'economia e portare le
aziende fuori dalla crisi». Sui cosiddetti Tremonti-bond, il ministro ha
sottolineato che «via via, gli istituti di credito li stanno sottoscrivendo, e
attraverso questo strumento erogano crediti alle imprese». «Abbiamo messo a
disposizione, attraverso una emissione da parte del Tesoro, 10 miliardi di euro
in titoli che attraverso la leva finanziaria si tradurranno in 100 miliardi di
euro di credito aggiuntivo per il sistema imprenditoriale». Tremonti ha
aggiunto che non si è in grado al momento di stimare «quanta parte di questo
montante è stata già utilizzata: ma mi aspetto - ha concluso - che nel medio
periodo venga utilizzata tutta». Tremonti ha anche voluto precisare che «chi
temeva, e anche chi sperava, che le condizioni dell'economia peggiorassero si
sbagliava di grosso». Lo ha detto commentando i dati dell'Inps al 31 maggio.
Questi - ha rilevato - «indicano che la richiesta di cassa integrazione
aumenta, ma con una accelerazione minore dei mesi precedenti. La cassa
integrazione straordinaria cala in valore assoluto, ed è minore a quella del
2008». «Con questo - ha aggiunto - non voglio dire che la crisi non c'è: la
crisi esiste, ma stiamo reagendo con risorse più che doppie già messe a
disposizione rispetto a quelle effettivamente richieste dal sistema economico.
Se serviranno altri fondi, li metteremo a disposizione. Ma per ora è evidente,
dati alla mano, che quelli messi a disposizione dal Governo sono molto
superiori al necessario». 19/06/2009
( da "Giornale.it, Il"
del 19-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
n. 147 del
2009-06-19 pagina 29 Sotto la lente di Moody's finiscono 21 banche italiane di
Rodolfo Parietti L'esame riguarda anche alcune big come Unicredit, Intesa
Sanpaolo e Mps L'agenzia di rating: «L'Italia sta meglio di altri. Nessun
pericolo nascosto» La lente di Moody's torna a posarsi sulle banche italiane.
Dopo aver rivisto nel maggio scorso l'outlook del nostro sistema creditizio, da
stabile a negativo, adesso l'agenzia di valutazione Usa ha deciso di porre
sotto osservazione 21 banche per un possibile declassamento, mentre per due
(Credito Valtellinese e Popolare di Spoleto) si profila un'eventuale
promozione. Nulla di anormale, tuttavia. Piuttosto, un'azione di monitoraggio
necessaria «perché l'Italia ha un'economia in recessione e vediamo un aumento
delle sofferenze», ha spiegato a Reuters Henry MacNevin senior vice president
di Moody's. E anche in caso di downgrade, l'arretramento sarebbe di un solo
scalino rispetto ai livelli attuali. Tra le banche oggetto di analisi, figurano
anche alcune big dello sportello come Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi
Banca e Banca Popolare di Milano. L'istituto guidato da Alessandro Profumo è
stato messo sotto esame per un eventuale taglio del rating sulla solidità
finanziaria, ora "C+". Quanto alla banca di Corrado Passera, rivisto
da stabile a negativo l'outlook. Mps rischia invece un abbassamento del rating
di solidità finanziaria "D+" e quello sui depositi a lungo termine
("A1"). Per Ubi possibile downgrade sulla solidità finanziaria (ora a
"C"). Anche per Bpm possibile declassamento della valutazione sulla
solidità finanziaria (ora "C"), così come i rating di emittenza,
quello sul debito senior non garantito e sui depositi a lungo termine
("A1"). Nonostante il minacciato downgrade, ieri in Borsa Ubi ha
chiuso sostanzialmente in parità, mentre Unicredit ha guadagnato il 4,58%, la
Milano il 3,58% e Intesa Sanpaolo l'1,3%. Giù solo il Montepaschi (-2,8%). Lo
stesso MacNevin, d'altra parte, ha precisato la diversità italiana rispetto ad
altri Paesi dove le azioni sui rating sono state spinte più «da posizioni verso
prodotti strutturati o mercato immobiliare come in Spagna. Ciò vuol dire - ha
aggiunto il senior vice president di Moody's - che il rischio è minore di altri
Paesi, non vediamo pericoli nascosti». Mentre Moody's valuta l'impatto della
crisi sulle banche tricolori, Giulio Tremonti ha annunciato «una legge
anti-inganno» riferendosi alle manovre di alcuni istituti che di fronte
all'eliminazione degli interessi aggiunti sul massimo scoperto avrebbero
introdotto delle spese di apertura pratica di fatto
equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. In Europa va intanto in scena
lo scontro tra la Commissione Ue e la Gran Bretagna sulla riforma del sistema
di supervisione finanziaria. La maggioranza degli Stati membri, tra cui
l'Italia, spinge in direzione di un nuovo modello, sulla falsariga di quello
adottato mercoledì scorso negli Usa. Ma Londra si oppone alla creazione
del Comitato di supervisione guidato dalla Bce e alle tre autorità di vigilanza
su banche, assicurazioni e mercati finanziari. Secondo alcuni diplomatici, la
Commissione non intende comunque mettere gli inglesi in un angolo. Probabile
dunque che Bruxelles prenda tempo, nel tentativo di trovare un compromesso. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Corriere del Veneto"
del 19-06-2009)
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Corriere del
Veneto sezione: PADOVA data: 19/06/2009 - pag: 7 Alta Padovana Bcc truffata
Portoghese patteggia per i fidi facili PADOVA Ha patteggiato due anni e otto
mesi di reclusione, con pena sospesa Ana Maria Girao Ribeiro Dos Santos, 47
anni, portoghese finita al centro dell'inchiesta denominata «Galactica» e
arrestata lo scorso luglio a Oporto. Ma non solo. Secondo il sostituto
procuratore Paolo Luca la portoghese avrebbe giocato un ruolo-chiave nello
scandalo dei fidi facili che aveva avuto come maggiore truffata la banca di
Credito cooperativo (Bcc) dell'Alta Padovana. A sentire le tesi dell'accusa,
Ana Maria Girao Ribeiro Dos Santos era una referente estera per formare
documenti contraffatti impiegati nella truffa alla Bcc. La donna sarebbe stata
fondamentale nella truffa alla Bcc, fornendo un falso contratto di pegno da 30
milioni di dollari e una lettera commerciale fittizia in favore della società
«Fattoria La Peschiera» per ottenere la proroga della linea di credito concessa
dall'istituto padovano. Inoltre avrebbe messo a disposizione di Gne (Garanzie
Nord Est), società specializzata in fidi delle garanzie
bancarie false per un valore di 10 milioni di euro, facendole risultare
garantite da Abn Amro e Ubs di Zurigo. Il tutto con l'obiettivo di ottenere
linee di credito e avere a disposizione liquidità. La donna aveva giustificato
l'operazione con l'obiettivo di acquistare un complesso immobiliare
sovrastimato, la suddetta «Fattoria La Peschiera» e di realizzare un
aumento di capitale di fatto inesistente. Durante l'udienza preliminare la
donna, che non ha mai accettato l'estradizione, si è sempre appellata al
principio di specificità contenuto all'interno del mandato di cattura europeo e
si è opposta alla consegna alle autorità italiane. Era difesa dall'avvocato
padovano Paolo Parpajola. Nicola Munaro
( da "Corriere della Sera"
del 19-06-2009)
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Corriere della
Sera sezione: Economia data: 19/06/2009 - pag: 34 Tremonti «Una legge anti
inganno per il massimo scoperto» MILANO (g. dos.) Sulla questione del massimo
scoperto e delle nuove commissioni introdotte dalle banche dopo la sua
abolizione, interviene il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Faremo una
legge anti inganno», ha detto ieri, riferendosi a quegli istituti di credito
che di fronte all'eliminazione degli interessi aggiunti sul massimo scoperto
avrebbero introdotto delle spese di apertura pratica, di
fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Un intervento tra l'altro
sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di Mestre dopo la lettera di
Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei rapporti tra banche e
cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera alle nuove regole per le
controversie extragiudiziali. Disposizioni che riguardano, in
particolare, i contenziosi relativi a operazioni e servizi bancari e finanziari
che possono insorgere con la clientela. Il nuovo sistema, precisa una nota di
via Nazionale, «è disegnato per permettere ai clienti delle banche e degli
intermediari finanziari di ottenere in modo semplice, rapido e poco costoso una
decisione imparziale su reclami che non abbiano trovato soluzione
nell'interlocuzione diretta con l'intermediario». L'Abf (Arbitro bancario finanziario) sarà articolato in tre collegi
giudicanti con sede a Milano, Roma e Napoli; i clienti delle banche potranno
rivolgersi a tutte le filiali della Banca d'Italia. Bankitalia Bankitalia dà
via libera alle regole per l'arbitro sulle controversie
( da "Corriere del Mezzogiorno"
del 19-06-2009)
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Corriere del
Mezzogiorno sezione: Economia data: 19/06/2009 - pag: 34 Tremonti «Una legge
anti inganno per il massimo scoperto» MILANO (g. dos.) Sulla questione del
massimo scoperto e delle nuove commissioni introdotte dalle banche dopo la sua
abolizione, interviene il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Faremo una
legge anti inganno», ha detto ieri, riferendosi a quegli istituti di credito
che di fronte all'eliminazione degli interessi aggiunti sul massimo scoperto
avrebbero introdotto delle spese di apertura pratica, di
fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Un intervento tra l'altro
sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di Mestre dopo la lettera di
Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei rapporti tra banche e
cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera alle nuove regole per le
controversie extragiudiziali. Disposizioni che riguardano, in
particolare, i contenziosi relativi a operazioni e servizi bancari e finanziari
che possono insorgere con la clientela. Il nuovo sistema, precisa una nota di
via Nazionale, «è disegnato per permettere ai clienti delle banche e degli
intermediari finanziari di ottenere in modo semplice, rapido e poco costoso una
decisione imparziale su reclami che non abbiano trovato soluzione
nell'interlocuzione diretta con l'intermediario». L'Abf (Arbitro bancario finanziario) sarà articolato in tre collegi
giudicanti con sede a Milano, Roma e Napoli; i clienti delle banche potranno
rivolgersi a tutte le filiali della Banca d'Italia. Bankitalia Bankitalia dà
via libera alle regole per l'arbitro sulle controversie
( da "Corriere del Veneto"
del 19-06-2009)
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Corriere del
Veneto sezione: Economia data: 19/06/2009 - pag: 34 Tremonti «Una legge anti
inganno per il massimo scoperto» MILANO (g. dos.) Sulla questione del massimo
scoperto e delle nuove commissioni introdotte dalle banche dopo la sua
abolizione, interviene il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Faremo una
legge anti inganno», ha detto ieri, riferendosi a quegli istituti di credito
che di fronte all'eliminazione degli interessi aggiunti sul massimo scoperto
avrebbero introdotto delle spese di apertura pratica, di
fatto equivalenti agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Un intervento tra l'altro
sollecitato direttamente a Tremonti dalla Cgia di Mestre dopo la lettera di
Confartigianato, Cna e Casartigiani. E sul fronte dei rapporti tra banche e
cittadini ieri la Banca d'Italia ha dato il via libera alle nuove regole per le
controversie extragiudiziali. Disposizioni che riguardano, in
particolare, i contenziosi relativi a operazioni e servizi bancari e finanziari
che possono insorgere con la clientela. Il nuovo sistema, precisa una nota di
via Nazionale, «è disegnato per permettere ai clienti delle banche e degli
intermediari finanziari di ottenere in modo semplice, rapido e poco costoso una
decisione imparziale su reclami che non abbiano trovato soluzione
nell'interlocuzione diretta con l'intermediario». L'Abf (Arbitro bancario finanziario) sarà articolato in tre collegi
giudicanti con sede a Milano, Roma e Napoli; i clienti delle banche potranno
rivolgersi a tutte le filiali della Banca d'Italia. Bankitalia Bankitalia dà
via libera alle regole per l'arbitro sulle controversie
( da "Stampa, La" del
19-06-2009)
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Tremonti «Legge
anti-inganno sul massimo scoperto» «Faremo una legge anti-inganno» per il
massimo scoperto. Lo ha detto ieri il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti,
riferendosi alle manovre di alcune banche che avrebbero aggirato l'eliminazione
degli interessi sul massimo scoperto con spese di apertura pratica equivalenti
agli interessi un tempo praticati a chi sforava il fido bancario. Citando Bertolt Brecht e
Stalin, che dicevano «non so se il vero reato sia rapinare una banca o
fondarla», Tremonti ha garantito che «nonostante non ci sia un rapporto
idilliaco con le banche, è aperto il canale con il credito: saranno portate in
modo spontaneo, o spintaneo a mettere in circolo più moneta per sostenere l'economia
e portare le aziende fuori dalla crisi». Sui cosiddetti Tremonti-bond, il
ministro ha sottolineato che «con questo strumento le banche erogano crediti
alle imprese.
( da "Gazzettino, Il"
del 19-06-2009)
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Tremonti avverte
le banche: «Faremo una legge anti-inganno» Venerdì 19 Giugno 2009, Padova
NOSTRO INVIATO Per mandare a casa Zanonato il centrodestra di Padova ha mosso
Marin e Tremonti. Il ministro dell'Economia è solo l'ultimo dei "big"
passati per il caffè Pedrocchi a sostenere il candidato-campione olimpico,
segno evidente che sentono il risultato a portata di mano. «Noi non ci
vergogniamo dei nostri simboli, come fa Zanonato che nasconde il Pd e
Rifondazione comunista - dice Marco Marin -. E Tremonti è la punta di diamante
del governo che vogliamo». Il ministro è circondato da Galan, Ghedini,
Giorgetti, Zorzato, Casellati e mezzo parlamento veneto. È severo ma non troppo
con la giunta Zanonato che ha perso milioni investendoli nella Lehmans Brothers
(«È stato un errore, ma ne ha fatti di peggiori»), mentre calca la mano sulle
banche: «Non c'è un rapporto idilliaco con gli istituti - spiega Tremonti - ma
con un moto spontaneo o "spintaneo" saranno costrette a dare credito
alle imprese». L'accoglienza "fredda" dei bond secondo il ministro è
spiegata dal fatto che «servono alle imprese e non alle banche, che sono
riluttanti perché accettare i soldi del governo significa accogliere un codice
etico e un controllo sugli emolumenti dei banchieri». I banchieri "furbi"
sono avvertiti. E a chi si lamenta per lo scherzo di alcuni istituti che hanno
aggirato l'abolizione degli interessi sul massimo scoperto
introducendo spese di apertura pratica di fatto equivalenti o superiori agli
interessi praticati a chi sforava il fido bancario, Tremonti replica: «Fatta la legge, hanno trovato l'inganno.
Bene, allora noi faremo una legge anti-inganno». Cita Brecht e Stalin, il
ministro: «Mi chiedo se sia un crimine più grave fondare una banca o
rapinarla». Altro che rapporto "non idilliaco". Ma una buona
notizia, c'è? «Sì - dice Tremonti estraendo un foglietto dalla tasca - ho
appena ricevuto i dati di cassa aggiornati al 31 maggio, che credo siano più
attendibili di qualunque analisi di qualche ufficio studi: ebbene, la richiesta
di cassa integrazione da parte delle aziende rallenta. L'uso è in discesa, non
in salita come qualcuno sperava: cala in valori assoluti, le aziende ricorrono
alla Cig meno che nel 2008, e i soldi stanziati dal governo sono ancora il
doppio di quelli finora richiesti». Sullo sfondo, le polemiche su un presunto
"raffreddamento" dei rapporti tra Tremonti e Berlusconi liquidate
ieri mattina dal premier con una battuta: «Tra me e Tremonti c'è un affetto
assoluto». «Diciamo che c'è affetto nel senso normale», puntualizza sorridendo
il ministro. Sentimento ben diverso da quello espresso nei confronti di Massimo
D'Alema e del suo preannuncio di "scosse" in grado di destabilizzare
il governo: «I casi sono due: o è preveggente, o era a conoscenza di qualcosa.
Ma se fosse stato preveggente, avrebbe sconfessato il comunismo prima che
crollasse. Evidentemente in quel caso non lo avevano avvertito». Più sereni i
rapporti con gli alleati leghisti: «Tra l'altro adesso devo andare con Bossi a
Belluno, per chiudere la campagna elettorale». E il viatico a Marin? «Se i
padovani voteranno per Marin, è possibile che ci sia una "Tremonti
ter"; se voteranno per Zanonato, rimetterà l'Ici». Ario Gervasutti
( da "Giornale di Brescia"
del 20-06-2009)
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Edizione:
20/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:economia Mattinzoli alle
banche: incontriamoci Gli artigiani rilevano una situazione drammatica
nell'erogazione di credito BRESCIA«Gentile cliente, dal 28 giugno 2009 non
saranno più applicate la commissione di massimo scoperto e la penale per il
passaggio a debito conti non affidati. Dal 1° luglio
( da "Milano Finanza"
del 20-06-2009)
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Milano Finanza
sezione: congiuntura data: 20/06/2009 - pag: 8 autore: di Giuliano Castagneto
prospettive Alle spalle c'è ben poco L'economia ha superato la stretta di
liquidità, ma per il sistema finanziario i pericoli non sono finiti. La
prossima sfida si gioca sulla qualità dell'attivo. E su nuove forme di
sorveglianza in sostituzione delle vecchie. In Italia va resa deducibile la
perdita su crediti. Parola di Costamagna Claudio Costamagna, ex capo
dell'investment banking europeo di Goldman Sachs, di banche se ne intende. Nel
( da "Borsa e Finanza"
del 20-06-2009)
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SETTIMANA IN
NUMERI Il pelo, il vizio e i fidi bancari di Redazione -
20-06-2009 La strada dell'inferno, si sa, è lastricata di buone intenzioni. Non
c'è alcun dubbio che fossero ottime le intenzioni del legislatore che ha
introdotto lo scorso febbraio importanti novità sulla commissione di massimo
scoperto: più trasparenza, possibilità di confrontare le varie offerte,
il divieto a praticare la commissione per debiti inferiori a 30 giorni
consecutivi. Insomma, un po' di chiarezza in una materia che, da sempre, ha
consentito veri e propri abusi, tipo il prelievo di una provvigione anche sulle
somme non utilizzate dal cliente punito per il solo fatto di avere a
disposizione una certa somma (pratica contestata dall'Antitrust). Ma si è fatta
davvero chiarezza. O no? In realtà, in questi mesi i diavoletti bancari hanno
lavorato sodo. Al punto che, in vista della scadenza del 28 giugno, quando il
regime sostitutivo del massimo scoperto scatterà anche per i vecchi contratti,
ci si ritrova ora di fronte a una Babele di offerte: c'è «il tasso di
sconfinamento», la «commissione di istruttoria urgente», ma anche la
«commissione per utilizzo oltre la disponibilità fondi», piuttosto che «la
commissione di messa a disposizione delle somme» oppure, al contrario, la
«commissione per indisponibilità fondi». Ce n'è per tutti i gusti, ma il
denominatore comune è che, al contrario di quello che prevedevano le raccomandazioni
della Banca d'Italia e dell'Antitrust, il costo per le imprese (e le famiglie)
sembra destinato a crescere, grazie ad una pletora di commissioni di nuovo
stampo, sempre più ingegnose. Ad esempio: «dal 1° luglio
( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)"
del 20-06-2009)
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ROVIGO PRIMO
PIANO pag. 2 «UN IMPRENDITORE su due si rivolge ai Cofidi per dare soluzione
alle proprie esigenze finanziar... «UN IMPRENDITORE su due
si rivolge ai Cofidi per dare soluzione alle proprie esigenze finanziarie e di
rapporto con il sistema bancario». Dice Loretta Zago, presidente di Cofidi Polesine. I Consorzi
Fidi supportano importanti segmenti del sistema imprenditoriale: le nuove
imprese per il 9,7%, imprese a titolarità femminile per il 10% e imprese con
titolari extracomunitari per il 4,5%. Svolgono anche una funzione
fondamentale nella prevenzione del fenomeno dell'usura. Nel 2007 hanno
effettuato oltre 1.900 operazioni per un importo complessivo di 60 milioni di
euro.
( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 20-06-2009)
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REGGIO pag. 9 SI
È CONCLUSO ieri con il Monte dei Paschi di Siena il ciclo di tre incontri... SI
È CONCLUSO ieri con il Monte dei Paschi di Siena il ciclo di tre incontri
organizzati dall'Associazione Industriali e dedicati all'approfondimento dei
fattori che influenzano la determinazione del rating creditizio e delle azioni
che concretamente le imprese possono realizzare per migliorare tale
valutazione. I precedenti incontri avevano visto la partecipazione degli
esperti di Bper e di Credito Emiliano. La nutrita partecipazione delle imprese,
fra le altre argomentazioni dibattute, ha fatto emergere prepotentemente la
questione delle nuove commissioni con cui numerose banche stanno sostituendo e
compensando l'annullamento della commissione di massimo scoperto stabilita
dalla legge n. 2 del 28 gennaio 2009. Proprio in questi giorni, infatti, gli
Istituti di credito stanno informando i propri clienti, attraverso proposte
unilaterali di variazione del contratto di conto corrente, dell'annullamento
della commissione di massimo scoperto e dell'introduzione di nuove e
significative commissioni. Questi nuovi aggravi si basano, da un lato, su una
diversa modalità di calcolo del tasso debitore in caso di
utilizzo oltre fido (che viene calcolato sull'intero importo del saldo debitore
e non solo sull'utilizzato oltre il fido stesso) dall'altro su commissioni per
la disponibilità dei fidi stessi. «L'introduzione di queste commissioni
dichiara Giuseppe Domenichini, direttore di Industriali - implica la stima di
nuovi costi molto pesanti per le imprese: la nostra Associazione ha
verificato in alcuni casi un aggravio di costi fino a decine di migliaia di
euro all'anno, che generano un appesantimento di oneri finanziari oltremodo
inopportuno in ragione della delicatissima fase economica attuale». Per tale
motivo Confindustria regionale, attraverso la presidente della Piccola
Industria, la reggiana Mariacristina Gherpelli ha denunciato la questione
scrivendo direttamente al Prefetto di Bologna, presso cui è istituito
l'Osservatorio sul credito del Ministero dell'Economia. «Confindustria ritiene
inaccettabile conclude Domenichini in questo momento così difficile e delicato
per tutte le imprese, la creazione dal nulla di una nuova tipologia di
commissioni bancarie».
( da "Nazione, La (Prato)"
del 20-06-2009)
Pubblicato anche in: (Nazione,
La (Prato))
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CRONACA PRATO
pag. 10 NONOSTANTE gli accordi sui mutui e sll'accesso al credito il rapporto
tra im... NONOSTANTE gli accordi sui mutui e sll'accesso al credito il rapporto
tra imprenditori pratesi e banche è sempre teso. A partire dalle commissione
sugli affidamenti non utilizzati (una battaglia che vede uniti industriali e
artigiani) mentre in questi giorni è scoppiata la polemica sulle commissioni di
massimo scoperto. Ad attaccare è la Confartigianato che parla di «condizioni
inaccettabili». In una nota, Confartigianato denuncia l'arrivo di «lettere a
pioggia su artigiani e piccoli imprenditori che si vedono recapitare dalle
rispettive banche comunicazioni di modifica unilaterale dei contratti, dove si
informano i correntisti che, in caso di conto in rosso, non verranno più
applicate le consuete "commissioni di massimo scoperto": al loro
posto, però, arrivano altri balzelli mascherati con nomi del tipo
"scoperto di conto" e simili». Le tariffe cambiano a seconda
dell'istituto di credito, ma in comune ci sarebbero «significativi aumenti
rispetto alle vecchie commissioni di massimo scoperto». Ovvio che queste
comunicazioni stiano creando prevedibili e giustificate preoccupazione tra i
piccoli imprenditori. «IN QUESTO momento spiega il presidente di
Confartigianato Imprese Prato, Luca Giusti molte imprese hanno problemi di
liquidità e vedersi aumentare i costi bancari sui conti in rosso non fa che
inasprire gli animi, andando ad aggravare la già difficile situazione delle
aziende e appesantendo ulteriormente il rapporto con il mondo bancario». Secondo Confartigianato, la questione nasce «da
un utilizzo strumentale e discutibile delle norme dettate dal decreto
anti-crisi, che hanno imposto alle banche di comunicare in maniera chiara
l'importo delle commissioni previste nel caso di sconfinamento dei fidi: importi che invece, prima, venivano calcolati
trimestralmente e comunicati direttamente attraverso l'estratto conto, ad
addebito avvenuto». A OGNI modo, Giusti assicura che la sua organizzazione non
resterà a guardare: «Com'è ovvio ci stiamo già muovendo insieme ad altre
Confartigianato locali e attraverso la Confederazione nazionale è già stato
debitamente sollecitato il ministro Tremonti, il quale ha già dichiarato
che interverrà in proposito per evitare qualsiasi interpretazione strumentale
del decreto. Noi vigileremo perché non intendiamo far subire questi abusi alle
nostre imprese, che già stanno affrontando problemi enormi e soffrono di una forte
penalizzazione sui tassi applicati dalle banche italiane rispetto a quanto
avviene nel resto d'Europa». R.D.P.
( da "Corriere del Veneto"
del 20-06-2009)
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Corriere del
Veneto sezione: PRIMOPIANO data: 20/06/2009 - pag: 6 La banca non finanzia
l'azienda Gli operai chiudono i conti correnti Schio, sindacati e Confindustria
alleati: «Boicottaggio» SCHIO (Vicenza) Stretta del credito, gli istituti
bancari non finanziano l'azienda che ha ordini per tre milioni di euro e le
maestranze annunciano un inedito sciopero contro le banche. Ovvero un
boicottaggio: «Stiamo pensando di avviare la chiusura collettiva dei conti
correnti da parte dei lavoratori, perché andare davanti alla banca a protestare
non servirebbe a niente» fanno sapere Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. Succede a
Schio (Vicenza) alla «Smit Textile», azienda meccanotessile produttrice di
telai con 185 dipendenti e 80 anni di storia, nata come «costola» della
Lanerossi. Dagli industriali arriva piena solidarietà: «Se non si boicotta il
prodotto, ma si boicottano quegli istituti che nemmeno a queste condizioni
danno credito, hanno ragione a fare lo sciopero e fanno bene a farlo» dice
Luigi Schiavo, presidente del raggruppamento scledense di Confindustria. Smit
Textile, ex Nuovo Pignone, è fra i leader mondiali nella produzione di telai ad
elevato contenuto tecnologico. Negli ultimi anni l'azienda ha vissuto momenti
di grave crisi: l'anno scorso c'è stato un passaggio di proprietà, Smit è stata
ricapitalizzata, a gennaio 2009 era stata annunciata una riorganizzazione e
negli scorsi mesi la dirigenza si è accordata con istituzioni e sindacato per
un periodo di cassa integrazione straordinaria. Questa settimana dirigenza e
maestranze hanno avuto un nuovo confronto sulla situazione. «La società è in
ginocchio per la stretta del credito commenta Massimiliano Bianco, Fiom - pur
avendo in cassa ordini e lettere di credito per oltre tre milioni di euro,
equivalenti a circa cento macchine da realizzare da qua ad agosto, l'azienda
non riesce ad avere dagli istituti bancari i finanziamenti per acquisire quel
che manca dai fornitori e poter lavorare. E' un paradosso continua il
sindacalista - questi hanno le lettere di credito in mano ma le banche non si
accontentano, come non si accontenterebbero delle fatture: vorrebbero i
documenti di effettiva consegna dei macchinari ». Angelo
Nigro, Uilm, sottolinea che «vengono ristretti anche i fidi per i quali prima
non c'erano problemi. Forse ci sono interessi occulti da parte di qualcuno,
magari straniero, che vuole rilevarla». Per questi motivi Cgil, Cisl e Uil
intendono avviare una protesta inedita, diretta agli istituti di credito.
«Oggi parte una richiesta di incontro con due filiali scledensi di importanti
gruppi bancari precisa Maurizio Doppio, Fim Cisl se quanto ci è stato riportato
dall'azienda verrà confermato intendiamo avviare un ritiro collettivo dei conti
correnti da parte dei 185 lavoratori ». «Scioperare e manifestare davanti agli
istituti di credito chiedendo di darci i soldi non servirebbe a niente aggiunge
Bianco se le cose sono proprio come ci sono state descritte, i 185 lavoratori
cancelleranno i conti correnti che hanno con gli istituti». Dal raggruppamento
locale di Confindustria arrivano segnali di piena condivisione con le
organizzazioni sindacali, per il caso specifico. «Sono allibito commenta Luigi
Schiavo - sono in completa sintonia con i sindacati, in questo caso. Lì gli
operai ci sono, le competenze ci sono, gli ordini ci sono: finanziateli. Non si
chiede di coprire buchi precedenti, ma di permettergli di lavorare. Altrimenti
il risultato sarà che 185 operai e impiegati rimarranno a casa, creando un
problema sociale, e che quelle macchine verranno fatte da indiani e cinesi ».
Schiavo ricorda che «Smit è un'azienda storica, a Schio, una di quelle 'navi
scuola' che hanno formato generazioni di imprenditori. Sono sempre stati leader
nella produzione di telai, hanno gli uomini e il 'know how'. Trovo assurdo che
gli istituti di credito per l'ennesima volta si comportino così: se ci sono
lettere di credito, la banca deve impegnarsi per lo meno per quello specifico
capitolo. Posso capire che in certi casi ci siano dubbi sui piani di rilancio,
ma se si tratta dei «soldini » per acquistare i bulloni e completare macchine
per cui ci sono ordini, la banca dovrebbe darli. In definitiva conclude
l'industriale se la protesta è rivolta a quegli istituti che non danno
finanziamenti nemmeno a queste condizioni, le maestranze hanno ragione e fanno
bene a farla». Andrea Alba Bianco (fiom) \\ L'azienda ha ordini e lettere di
credito per oltre tre milioni di euro, ma non trova chi la finanzia Schiavo
(Conf) \\ Se le banche non finanziano nemmeno in queste condizioni è giusto
boicottarle. Appoggio i sindacati Sul piede di guerra Operai e sindacalisti
davanti all'azienda di Schio tagliano in via dimostrativa carta di credito e
bancomat (Galofaro)
( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 20-06-2009)
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Sabato 20 Giugno
2009 Chiudi di FEDERICA GIALLORETO Terminati gli anni delle vacche grasse con
finanziamenti pubblici a pioggia sull'Abruzzo, l'economia regionale è andata
poco alla volta peggiorando. Incontro alla crisi senza paracadute. Il terremoto
del 6 aprile ha fatto il resto, deviando l'attenzione dalle difficoltà già in
atto. E gli effetti peggiori della recessione si misureranno soltanto nel 2010.
Perché le imprese stanno esaurendo le risorse interne grazie alle quali sono
riuscite a tamponare l'emergenza. Quelle che lavorano con le pubbliche
amministrazioni, poi, hanno il problema aggiuntivo dei mancati pagamenti: un
credito di migliaia di euro per azienda. In questo scenario sono soltanto gli
istituti di credito a vocazione locale, dalla rete delle casse di risparmio
alla Bls, al credito cooperativo, a dare ossigeno alle piccole e medie imprese.
I colossi bancari, al contrario, hanno assicurato alla regione volumi di
credito di gran lunga inferiori alla media nazionale. A lanciare il grido
d'allarme nei confronti della stretta creditizia che rischia di strangolare
imprese e famiglie è la Cna, alla luce dei dati estratti dal bollettino della
Banca d'Italia. «Sono le piccole banche ad aiutare lo sviluppo economico
regionale, mentre i grandi gruppi del credito - spiega Aldo Ronci del centro
studi dell'ente - manifestano la tendenza ad abbandonare al proprio destino il
mondo dell'impresa. Rispetto al
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 6 -
Economia Saro scrive al ministro: al limite dell'usura Interpellanza del
senatore del Pdl. «Non era questo lo spirito della nuova norma» UDINE. Anche il
senatore Ferruccio Saro è intervenuto sul problema del massimo scoperto con una
interpellanza sulle banche presentata dal senatore Ferruccio Saro al Ministro
dell'Economia. Nel testo dell'interpellanza Saro rileva che «Da alcune
settimane i clienti dei più diversi istituti di credito, anche in Fvg, ricevono
fogli informativi dalle banche di appartenenza contenenti l'elencazione di
nuove voci di spesa per il servizio di affidamento e di spesa per l'utilizzo oltre fido o in assenza di fido che, talora, viene
richiesta anche in mancanza di un utilizzo effettivo». In pratica, diversi
istituti di credito richiedono ai propri correntisti il pagamento di spese solo
per la disponibilità massima richiesta salvo, poi, dover coprire gli eventuali
interessi passivi sulle somme effettivamente utilizzate; è richiesta una
franchigia anche a chi andrà "in rosso" senza aver avuto un
affidamento e indipendentemente dal numero di sconfini. Le nuove voci di spesa
richieste da diversi istituti di credito - denuncia Saro - «contravvenendo di
fatto allo spirito e al significato del provvedimento di legge, rischiano, paradossalmente,
di rivelarsi maggiormente onerose per tutti i correntisti ma, soprattutto, per
le piccole e medie imprese che già sopportano gravi problemi per la crisi
finanziaria internazionale che stiamo attraversando e non possono,
comprensibilmente, sopportare anche l'imposizione di ulteriori e pesanti oneri
a loro carico». Dal momento che «lo spirito e il significato della legge sono,
nelle intenzioni del legislatore, di perseguire una maggiore trasparenza sulle
commissioni bancarie e di rendere il Tasso effettivo annuo comprensivo della
commissione di massimo scoperto, ai fini del calcolo della soglia di usura e
dato che le nuove norme hanno ricevuto l'assenso sia della Banca d'Italia sia
dell'Antitrust», Saro chiede al Ministro una «vigilanza sulle regolamentazioni
che numerosi istituti di credito del sistema bancario
e finanziario stanno introducendo».
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Dal 28 giugno
cambiano le regole per il massimo scoperto: costi altissimi per chi sfora in
conto corrente Paga di più chi va in rosso in banca E il caso Abi finisce in
Parlamento di RENATO D'ARGENIO UDINE. Dal 28 giugno cambiano le regole il
"massimo scoperto". Da quel giorno, la voce massimo scoperto sparirà,
ma con essa "svaniranno" ancora più euro dei conti correnti.
Naturalmente, ci saranno differenze da istituto a istituto, ma gli
"avvisi" che in questi giorni riempiono le cassette della posta non
lasciano sperare in nulla di buono, al punto che l'Abi sarà chiamata - su
sollecitazione del senatore friulano della Lega Nord, Mario Pittoni - «spiegare
i nuovi balzelli». La Commissione di massimo scoperto, come si diceva, sarà
sostituita da altre voci. In un contratto di apertura di
credito (fido bancario o
affidamento) sottoscritto tra banca e cliente, la commissione di massimo
scoperto (Cms) era una percentuale, calcolata al tasso convenuto, sulla massima
esposizione avuta sul conto corrente durante il trimestre di riferimento,
percentuale sommata agli interessi convenzionali. I clienti, quindi,
pagavano interessi molto altri sui conti correnti in rosso. La commissione di
massimo scoperto era motivata dal fatto che il fido bancario
aveva, comunque, natura onerosa per l'istituto di credito. Ora questa
commissione di massimo scoperto è stata abolita, ma non scompare del tutto,
perché è stata sostituita da altre voci. La più comune commissione di
affidamento, che, in sostanza, non si differenziano molto dalla commissione
precedente. Secondo le analisi della Cgia di Mestre, per esempio, gli aumenti,
su base trimestrale, potranno partire dal 280% sino a toccare la soglia del
440%. Dati che se confermati metterebbero ancor più in difficoltà famiglie e
imprese che, in un periodo di crisi così importante, si "muovono"
quasi costantemente in "rosso". «Il marchingegno che sostituisce la
commissione di massimo scoperto bancario pare avere le
caratteristiche dell'ennesima furberia - spiega il senatore Mario Pittoni,
capogruppo della Lega Nord in commissione Controllo prezzi e tariffe del Senato
-. Ho chiesto al presidente della commissione Prezzi del Senato, il collega,
Sergio Divina, di invitare l'Abi a fornire spiegazioni. Su questa cosa dobbiamo
andare fino in fondo. I nuovi criteri di calcolo degli interessi - avverte il
parlamentare - penalizzano fortemente famiglie e piccole imprese. Queste ultime
sono il vero tessuto portante della nostra economia. Interverremo». Il vecchio
sistema era andato in pensione con la legge 2 del 28 gennaio scorso. «Con quel
provvedimento - spiega il senatore Pittoni - abbiamo eliminato il meccanismo in
base al quale la banca applicava un interesse calcolandolo sulla massima
esposizione registrata dal conto nel trimestre di riferimento: a fare testo era
il picco, non la media. C'erano poi da aggiungere gli interessi
"convenzionali". Stoppata questa "trappola", è comparso il
nuovo balzello con l'applicazione di una percentuale fissa sull'affidamento,
cioè sulla quantità potenziale di credito a disposizione del cliente,
indipendentemente che lo si usi o meno, con l'aggiunta di un costo fisso per
giornata di sconfinamento. La percentuale varia fra lo 0,9 e l'1% (in alcuni
casi anche superiore). Da
( da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il credito sotto
accusa Il commercio assume una posizione più morbida Lunedì un convegno per un
primo confronto Sabato 20 Giugno 2009, Lasciar perdere i processi e la caccia
ai colpevoli. Meglio cercare un compromesso, una collaborazione vantaggiosa per
tutti. Nella guerra che oppone imprenditori e istituti di credito, l'Ascom
Confcommercio sceglie la linea morbida. Parafrasando il gergo della politica
internazionale, i commercianti optano per una strategia realista: per gestire
un'azienda non si può fare a meno del sistema bancario,
lo scontro frontale non giova a nessuno, tanto vale costruire un'alleanza
produttiva. «Il rapporto con le banche nell'attuale contesto di crisi, si sta
necessariamente trasformando», sottolinea Guido Pomini, presidente dell'associazione
delle imprese trevigiane del commercio, del turismo e del terziario. La
Confcommercio ha promosso un'indagine per esaminare, da un lato, le reali
aspettative, dall'altro, l'atteggiamento del mondo del credito nei confronti
delle ditte. Verrà presentata lunedì prossimo in uno specifico convegno.
Programmatico il titolo: "Banche e imprese, dal processo al dialogo".
Commercianti colombe, rispetto ai falchi industriali e artigiani? Erano state
le due categorie, nei giorni scorsi, a criticare (anche con durezza: il
presidente di Unindustria, Alessandro Vardanega, le aveva tacciate di
arroganza, Confartigianato e Cna avevano minacciato di portare le chiavi delle
aziende nelle agenzie e di boicottare gli istituti "scorretti").
Pietra dello scandalo: la commissione di massimo scoperto, abolita per legge,
ma, secondo l'accusa, prontamente e unilateralmente sostituita con altre voci
di spesa nel complesso ancor più onerose. Un apposito tavolo in Prefettura e la
difesa degli interessati (dobbiamo compensare gli introiti persi con il taglio
della commissione, pena il tracollo dei bilanci) non hanno chiuso la querelle.
Beninteso, all'Ascom non si nascondono che la questione del credito resti
spinosa e di ardua soluzione. Ma vogliono tentare la mediazione: «L'obiettivo è
quello di analizzare le criticità di un necessario rapporto e di avviare un
confronto costruttivo - ribadisce Pomini -, mettendo in evidenza anche il
fondamentale ruolo di Terfidi, la nostra struttura di
garanzia fidi». Dopodomani, dalle
( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
SALZANO Si
inaugura il nuovo oratorio parrocchiale di Robegano, è costato 1 milione e
600mila euro Sabato 20 Giugno 2009, Salzano La data è stata fissata dopo anni e
anni di attesa e finalmente oggi, sabato, alla presenza del vescovo diocesano
Mons. Andrea Bruno Mazzoccato, verrà inaugurato il nuovo oratorio parrocchiale
di Robegano. La cerimonia prevede, alle ore 18.30, la Santa Messa officiata dal
vescovo e dal parroco di Robegano, don Eraldo Modolo. Alle ore 19.30, la
benedizione e l'inaugurazione dell'oratorio con l'esordio dell'associazione NOI
Robegano, che poi gestirà la struttura. Al taglio del nastro saranno presente,
tra gli altri, il sindaco di Salzano, Alessandro Quaresimin, l'assessore
regionale alla mobilità, Renato Chisso e il presidente del consorzio di
bonifica Dese-Sile, Paolo Dalla Vecchia. L'oratorio ha avuto una storia
movimentata fin dal lontano 1972, quando fu dichiarato inagibile a seguito di
una perizia tecnica. Nel
( da "Gazzetta di Parma Online, La"
del 20-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Crisi: il punto
di vista di Pezzoni e Faggioli Giuliano Molossi Mercoledì scorso l'assemblea
generale di Apindustria, e lunedì prossimo, al teatro Regio, con le presenze
prestigiose di Gianfranco Fini e di Emma Marcegaglia, l'assemblea degli
imprenditori dell'Unione Parmense degli Industriali. Le imprese di fronte alla
crisi economica: ne abbiamo parlato con i presidenti dell'Upi, Daniele Pezzoni,
e dell'Api, Gianpaolo Faggioli, ponendo le stesse domande a entrambi. Ecco cosa
ci hanno risposto. Il peggio è passato? La crisi è alle spalle? La nostra
economia è in ripresa? Possiamo essere ottimisti? PEZZONI Nei paesi
anglosassoni questa difficile crisi viene definita con il termine «grande
recessione», parafrasando la «grande depressione» del 29.
Dico ciò per precisare che il cammino per uscirne è e sarà ancora lungo. Oggi
gli economisti convergono sul fatto che si sia toccato il fondo. Il Centro
Studi della
Confindustria afferma che si vedono «germogli di ripresa», ma occorrerà tempo,
probabilmente 2/3 anni per ritornare ai livelli di produzione del 2007.
Comunque io sono ottimista e sono convinto che da questa crisi il mondo ne
uscirà modificato e sarà un mondo migliore, più attento alle cose concrete ed
alleconomia reale, più che allillusione della finanza.
FAGGIOLI Lottimismo è da sempre ciò che anima limprenditore e lo
sprona ad andare avanti e guardare al futuro nonostante le difficoltà di oggi.
Certo, un tempo
era più facile essere ottimisti, con uneconomia in
continua crescita. Oggi limprenditore di fronte alla crisi ha acquisito
un ottimismo più ragionato, più basato sullanalisi e sulla fiducia nei
propri progetti e nelle proprie idee. Ciò premesso, non possiamo dire che dalla
crisi siamo usciti e la brusca caduta del Pil evidenzia che la strada per
superarla completamente sarà ancora lunga. Gli ultimi dati Istat hanno però
evidenziato una ripresa della crescita della produzione industriale e questo è
un dato più che positivo; significa che abbiamo cominciato a risalire, con un
approccio diverso e forse con altre aspettative. Nel dialogo con gli associati
di questi ultimi tempi poi ho colto un altro elemento importante: limprenditore
ha superato lo
choc iniziale anche sotto il profilo umano, ha saputo reagire ed ha attuato
cambiamenti organizzativi importanti allinterno della
propria azienda. C'è chi dice che quando tornerà il sereno avremo un'Italia a
due velocità e il divario con il Sud aumenterà. Mentre il Nord si aggancerà al
treno europeo il Sud rischierà l'isolamento. Anche lei è di questo avviso?
PEZZONI Noi imprenditori da tempo chiediamo le riforme, quella del Fisco,
quella della Pubblica Amministrazione, quella dellUniversità
e dellIstruzione,
quella della Giustizia ed altre. Noi stessi abbiamo fatto una riforma
concordando con il sindacato (tranne la Cgil che non ha firmato) un nuovo
modello contrattuale. Bene, queste riforme servono per dare una spinta al
Paese, a tutto il Paese, nord e sud. Al sud cè
però un problema che ne compromette fortemente la competitività, ed è quello
della legalità. Se non si risolve questo problema il divario fra Nord e Sud è
comunque destinato ad aumentare. Ma anche qui io sono ottimista, vedo i giovani
del Sud che
reagiscono e vedo anche tanti mie colleghi imprenditori, sostenuti e spronati
dalle loro associazioni, che si oppongono e denunciano la illegalità. La svolta
è iniziata. Limportante è non lasciare solo chi prova a
ribellarsi a questa logica che compromette lo sviluppo di un territorio che ha tutte le
potenzialità, per posizione geografica ed ingegno imprenditoriale, per
affermarsi nella nuova economia globalizzata. FAGGIOLI La globalizzazione ha
stravolto i preesistenti equilibri tra i territori, introducendo un altro punto
di vista sul divario tra Nord e Sud dellItalia. E
innegabile che esistano ancora elementi di freno allo sviluppo del Sud ma,
spesso, i momenti di crisi economica possono offrire lopportunità di
pensare a progetti nuovi che valorizzino le peculiarità. Tra queste, al Sud, cè
sicuramente una dotazione naturale ed artistica unica al mondo ed una
popolazione giovane, in molti casi con un ottimo livello di istruzione, che
potrebbe diventare motore della ripresa. Credo che questo costituisca importanti potenzialità
di sviluppo che qualche imprenditore attento e lungimirante di certo non si
lascerà scappare. Secondo un recente sondaggio Ipsos, il 77 per cento degli
italiani ritiene che da qui ai prossimi 12 mesi la situazione economica
familiare non peggiorerà. Lei ritiene che dopo lo choc iniziale, la gente sia
riuscita ad assorbire la crisi, modificando i propri stili di vita e di
consumo? PEZZONI In effetti il comportamento degli italiani come consumatori si
sta modificando e anche qui cerco di coglierne laspetto
positivo. Specie negli ultimi anni abbiamo visto una spinta ai consumi che
talvolta è apparsa forzata, direi anche in parte drogata. Ora la crisi spinge
ad una seria riflessione sulle priorità, sui consumi legati ai bisogni utili distinguendoli da quelli
effimeri, sullopportunità di cambiare le abitudini
dacquisto. Io sono convinto che da questa crisi uscirà un consumatore più
attento e che saprà spendere in modo più ragionato. FAGGIOLI Quello che ho
detto per gli imprenditori credo valga anche per le famiglie: abbiamo saputo reagire con
ottimismo. Le famiglie hanno imparato a convivere con la crisi e a rispondere
con nuove abitudini. Hanno ridotto i costi superflui ed hanno riallineato il
proprio stile di vita. Gli italiani sono riconosciuti come un popolo di
risparmiatori e tradizionalmente non spendono più di quanto si possano
permettere; è anche vero però che già prima della crisi arrivare a fine mese
per molte famiglie costituiva un problema. Occorre vedere, così come per le
imprese, fino a quando sarà necessario fare sacrifici ma di certo il dato Ipsos
incoraggia a pensare che le famiglie torneranno a consumare. Forse in maniera
diversa da prima. Nonostante alcuni segnali incoraggianti, restano ancora molte
nubi. Molta gente ha perso il posto di lavoro,e per la prima volta dal '
(
da "Riformista, Il"
del 21-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
segue dalla prima pagina «Fino all'autunno 2008 facevo programmi semestrali, a ottobre ho cominciato a farli su base trimestrale, perché i clienti non potevano più garantirmi le cifre d'affari degli altri anni segue dalla prima pagina «Fino all'autunno 2008 facevo programmi semestrali, a ottobre ho cominciato a farli su base trimestrale, perché i clienti non potevano più garantirmi le cifre d'affari degli altri anni. Adesso siamo passati dai programmi alla commessa singola: quando il cliente mi dice cosa vuole io faccio le richieste ai fornitori, da 20-30 pezzi alla volta siamo scesi a 2 o 3. Il nostro capo officina lavora in questo settore dagli anni Sessanta e non ha mai visto niente di simile: c'è stata una flessione nel 1996 e una piccola crisi nel 2003, ma non c'è paragone». Da imprenditore Piccinelli sta tornando artigiano. A novembre il capo della Idrobenne ha scritto ai dipendenti, «si prevede un uragano, cerchiamo di non perdere neppure una commessa perché sarà dura». Soldi veri, soldi cari Oggi è tutto fermo. I concessionari industriali non lavorano. Se nessuno ha i soldi per fare investimenti e comprare macchinari, le commesse non arrivano. Il prezzo dei rottami è crollato da 400 a 80 euro a tonnellata, nel settore ci sono meno soldi e quindi meno richiesta di appendici per spostare i materiali. C'è una carrozzeria industriale di Brescia che da anni è partner della Idrobenne: l'anno scorso vendeva cento veicoli, quest'anno - da gennaio a oggi - aveva fatto cinque contratti. Quattro sono saltati perché la banca non ha finanziato il leasing. Saldo finale: meno 99 veicoli in un anno. Le banche stanno diventando un problema. Spiega Piccinelli: «Noi lavoriamo con cinque istituti, alcuni grandi altri più territoriali. Tra i beni dell'azienda abbiamo un capannone che vale 300 mila euro, in affitto per 2500 euro al mese. Abbiamo cercato di usarlo come garanzia per ottenere da una banca un prestito, liquidità che ci serviva per semplificare la gestione. Volevamo solo 90 mila euro, ma non si sono fidati. È incredibile: in dialetto bresciano ci hanno detto "noi i soldi non li prestiamo volentieri". Abbiamo provato a insistere allora con la nostra banca di fiducia: ci ha concesso il finanziamento ma con uno spread, cioè il loro margine di guadagno, del 4,5 per cento. Quello normale è di 1,5 o 2 per cento». Anche le casse rurali e le piccole banche del territorio, quelle che ti conoscono da una vita, non si fidano più perché hanno bilanci fragili e temono il colpo di grazia. Lo studio degli artigiani di Mestre, l'autorevole Cgia, conferma l'impressione dell'Idrobenne: i soldi vanno solo alle grandi imprese. Al 31 dicembre 2008 le banche italiane avevano messo in circolo nel sistema 1.304 miliardi di euro. E il 77,9 per cento era stato dato al 10 per cento dei clienti, cioè alle poche grandi aziende che ci sono in Italia. Gli altri, tutto il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese, doveva accontentarsi di 289 miliardi, il 22,1 per cento degli affidamenti. E questo era prima che la recessione economica trasferisse all'economia reale tutti gli effetti della crisi finanziaria (le imprese hanno cominciato a soffrire davvero solo in primavera). «Emma Marcegaglia ha ringraziato il governo perché dice che ha visto soldi veri. Solo lei, però. Non dice mai che le grandi aziende come la Fiat hanno smesso di pagare i fornitori, e soltanto qui a Brescia stanno fallendo a decine, e dico questo da associato di Confindustria», commenta Piccinelli, che oltre al problema bancario in queste settimane ha anche quello fiscale. In quella che è considerata la patria dell'evasione, la Idrobenne ha un problema più complesso che nascondere profitti alla guardia di finanza: deve convincere lo Stato a pagare. La situazione è questa: la Idrobenne ha crediti per 35mila euro, sono i "contributi automatici" - che sono assai poco automatici, nell'esperienza di Piccinelli - che vanno alle imprese che fanno ricerca, e a Isorella ne fanno. Poi ci sono i 28 mila euro di Irap da pagare sui profitti del 2008. La soluzione sarebbe semplice: a Piccinelli basterebbe non pagare i suoi 28mila e aspettare di incassare, quando Roma pagherà, i 7mila euro che mancano per compensare il suo credito. Invece non è possibile, la compensazione non è prevista. Risultato: nel pieno della recessione, con le banche che hanno raddoppiato il costo del denaro e le commesse che latitano, la Idrobenne deve trovare 28 mila euro e aspettare che, prima o poi, gliene vengano restituiti 35mila. «Ma potrebbe essere troppo tardi, potremmo aver già chiuso quando arriveranno quei soldi». Lontani dal fondo Perché di contanti non ne entrano quasi più, mentre i soldi per gli stipendi e per pagare i fornitori continuano a uscire dai conti dell'azienda. A febbraio sono arrivate le prima fatture insolute, clienti che si rifiutavano di pagare con la tipica giustificazione di chi produce beni intermedi: finché il mio cliente non paga, io non posso pagare il fornitore. Piccinelli sta cercando di non farlo, per lui - dice - «è una questione di onore pagare i fornitori». Ma oggi la Idrobenne è al limite. I suoi prodotti sono competitivi, «i cinesi non ci fanno concorrenza, siamo noi che andiamo a vendere in Cina, propio stamattina ho chiuso un accordo in Tunisia», ma senza soldi non si va lontano. Dopo aver resistito finché è stato possibile, agosto potrebbe segnare la crisi definitiva. Un mese in cui l'industria si ferma, non arrivano commesse, quasi tutti chiudono, sperando poi di riaprire in autunno. Entrano zero contanti ma si continuano a pagare gli stipendi. Se poi a settembre cominceranno i licenziamenti ci sarà una nuova crisi di fiducia, un crollo dei consumi, un'ulteriore riduzione degli investimenti, «siamo ancora lontani dal fondo». A maggio 2009 la Idrobenne ha fatturato 49 mila euro, l'anno prima 250 mila, cinque volte di più. Tagliare il costo principale, il personale, è l'ultima opzione. «Questa è gente con cui sono cresciuto: con me lavorano un mio cugino, il figlio di un mio socio, due vicini di casa, persone che hanno portato l'azienda al successo», dice Piccinelli. Poi ci sono anche gli immigrati: «Prima è arrivato Mohammed, dall'Egitto, che ha chiamato suo cugino Ahmed, poi un altro Mohammed». E così via. «Senza immigrati avremmo chiuso dieci anni fa, non si trovano più saldatori italiani disposti a lavorare tutta la giornata con una temperatura di quaranta gradi». Piccinelli, che è un elettore del centrodestra da sempre, ha un approccio pragmatico alla questione della sicurezza: «Se gli immigrati restano senza lavoro, da un giorno all'altro, e si trovano irregolari, poi è normale che la situazione diventi tesa. A Isorella c'erano 450 immigrati, sono stati i primi a essere licenziati. E sono subito cominciati i furtarelli nelle stesse imprese in cui lavoravano, anche io ne ho subiti. Quindi le ronde diventano una necessità». Ma non è tanto per questo che Piccinelli ha votato Lega all'ultima tornata elettorale: «Umberto Bossi è stato l'unico a dire esplicitamente che il governo avrebbe dovuto dare i soldi alle imprese, invece che alle banche cercando poi di convincerle a prestarli. Solo la Lega ha fatto qualcosa per noi e per gli artigiani. Io rimango un liberale e quindi continuo a votare a destra, però lo faccio turandomi il naso. Un presidente del Consiglio imprenditore non dovrebbe comportarsi così, questo governo non sta facendo quello che aveva promesso». E se ci fosse un'alternativa credibile, Piccinelli - anche con un fratello sindaco di un comune dove la Lega prende il 35 per cento - sarebbe pronto a votare per una volta a sinistra. «Anche solo per dare un segnale di protesta». Stefano Feltri 21/06/2009
(
da "Corriere del Veneto"
del 21-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
(
da "Gazzettino, Il
(Belluno)" del 21-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi
(
da "Varesenews"
del 21-06-2009)
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