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DOSSIER “CONFLITTO DI INTERESSI”

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tARTICOLI DEL 24-29 novembre 2008       #TOP



Report "Conflitto di interessi"

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Indice delle sezioni

Conflitto di interessi (82)


Indice degli articoli

Sezione principale: Conflitto di interessi

se in italia i giovani leoni non hanno i denti - giuseppe d'avanzo ( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: AVANZO Un indizio di conflitto generazionale fa capolino con il gonfiarsi dell´Onda studentesca ? e speriamo che non sia fittizio, che duri e nel tempo si rafforzi. Finalmente, una forma di resistenza individuale e collettiva a un modello normalizzato che riconosce soltanto incertezza e precarietà alle giovani generazioni non protette dalla famiglia,

e a saxa rubra si ribellano "vuole spegnere le nostre voci" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Siamo rispettosi dell´istituzione governo, a prescindere da chi lo guida. E così è avvenuto in questi primi mesi di governo. Ma guai a tirare fuori la storia dell´epurazione o del conflitto di interessi: la gente ha cose più serie a cui pensare, per adesso».

"d'amato e iervolino incauti" ( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Amato mi ha arruolato nelle fila dei sostenitori di Scudieri e mi ha poi rimproverato di trovarmi in evidente conflitto di interessi» per la vicenda del figlio. L´assessore precisa di aver già detto in un´intervista di non aver titolo per giudicare quale dei due candidati all´Unione industriali sia il più idoneo per la presidenza, e di aver definito D´Amato "un uomo di qualità".

il paese è bloccato ma l'analisi dell'anagrafe rivela un'altra verità. a partire dalla politica e dall'economia - autore1 ( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: avanzo Un indizio di conflitto generazionale fa capolino con il gonfiarsi dell´Onda studentesca - e speriamo che non sia fittizio, che duri e nel tempo si rafforzi. Finalmente, una forma di resistenza individuale e collettiva a un modello normalizzato che riconosce soltanto incertezza e precarietà alle giovani generazioni non protette dalla famiglia,

Aperti gli sportelli contro la violenza ( da "Stampa, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: con la psicologa Monica Cupia, «Violenza familiare e mobbing» con la consigliera provinciale di Pari opportunità Tatiana Giovanetti e «Mediazione familiare come prevenzione e risoluzione alternativa dei conflitti» con la mediatrice familiare Barbara Granato. Per informazioni contattare i numeri 335.6468277 o 335.6978767.

Esperti a confronto sui disagi adolescenziali ( da "Stampa, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Fra gli argomenti: i conflitti educativi nella gestione degli adolescenti e le relazioni fra genitori e figli. Interverranno, fra gli altri, Barbara Sangiovanni, Maria Gaudio, Daniele Novara, Barbara Visentini, Giorgio Genta, Gianmario Massazza, Paola Pregliasco, Marina Galissi, Maria Teresa Rolando, e Marta Gargiulo.

"a more', che cciai la controfigura?" ( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Johnny Palomba, che ne pensa di questo conflitto Festival di Roma, Festival di Torino? «Beh, come diciamo noi a Roma il festival di Roma è pizzi e fichi, Torino è per gajardi». Che cosa chiederà in trasmissione a Nanni Moretti? «Una domanda per lui ce l´ho, tanto per farlo arabbià.

Il virus dei piloti ha colpito anche... ( da "Giornale.it, Il" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: propri interessi (se non ancora meno confessabili obbiettivi politici), gli eventi di questi giorni devono avergli chiarito le idee. Il conflitto Comune-Vigili ha le sue origini almeno dieci anni fa, quando l'allora sindaco Albertini ridusse d'autorità i ghisa di scrivania, impose che una percentuale maggiore scendesse in strada e scelse come comandante un generale dei Carabinieri,

il sindacato contro la regione "pendolari, non scudi umani" - nadia campini ( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: innesco di un conflitto tra i ferrovieri che devono far rispettare le regole e i passeggeri dei treni Assurdo consegnare centinaia di ricorsi agli avvocati quando tutto potrebbe essere risolto col contenzioso NADIA CAMPINI NELLA guerra proclamata dall´assessore Vesco a Trenitalia il sindacato si schiera contro la Regione e accusa l´assessore di usare ferrovieri e utenti come «

chi ha paura dei finanziamenti privati? - luigi gia ( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il conflitto d´interesse tra chi produce e chi consuma beni così strategici come la cultura, la formazione e la salute può generare mostri? Domande retoriche che, come tutte quelle della categoria, prevedono solo un tipo di risposta: "non è giusto, si generano mostri".

lezioni di storia dagli alpini in trincea - raffaele r. riverso ( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: mostra 90 anni dopo la fine del primo conflitto mondiale. In esposizione documenti, fotografie, reperti di collezionisti. Con una sola eccezione: niente armi RAFFAELE R. RIVERSO «Basta con questa guerra della povera gente». La celebre frase del tenente Ottolenghi (Gian Maria Volonté), nel film "Uomini contro" di Francesco Rosi, sintetizza perfettamente l´assurdità della Grande Guerra.

no del comune all'inchiesta ( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il sindaco Domenici ha ribadito la contrarietà: «Tutti gli atti urbanistici sono passati di qui: volete indagare su voi stessi?», ha detto ai consiglieri dopo aver ricordato che con Fondiaria il Comune ha spesso avuto conflitti proprio per privilegiare l´interesse pubblico.

un convegno ai confini di etica e scienza medica ( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Armando Massarenti, filosofo della scienza, parlerà di «Staminalia. La neolingua contro la libertà di ricerca». Francesco Galofaro interverrà sui «Conflitti tra medicina e diritto». Carlo Alberto Defanti, neurologo dell´ospedale Niguarda di Milano, discuterà le «Soglie nel processo di morte».

ma il salvataggio è già un pasticcio cambiale in bianco del tesoro usa - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: conflitto d´interessi con il suo altro ruolo: consigliere di Obama. E nello staff economico presentato ieri dal neopresidente figurano l´amico e collega prediletto di Rubin, Larry Summers, nonché il figlio di Rubin, James. Un brutto pasticcio, aggravato dal fatto che Rubin ha ricevuto dalla Citigroup 160 milioni di dollari di compensi mentre gli azionisti della banca perdevano 250

tutto sul cavaliere senza ossessioni - michele serra ( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: incivile conflitto di interessi, il labile senso della misura umana e politica, la scarsa percezione delle responsabilità istituzionali, la disinvolta etica pubblica, la scadente cultura, la volgarità di alcuni gesti e parole, il narcisismo patetico, il populismo compulsivo, gli amici pregiudicati, la galanteria importuna,

Abusi, tre donne su quattro vittime di mariti e compagni ( da "Corriere della Sera" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: indicatore di modernizzazione ma insieme amplificatore di conflitti; la violenza dei figli sui genitori e quella dei giovanissimi sulle coetanee per effetto del consumo di cocaina e alcol nei fine settimana. Infine — ha concluso — le finte violenze, quelle di giovani donne che hanno rapporti non protetti e per paura dicono a casa di essere state stuprate».

I "cuori rossi" della terza guerra civile italiana ( da "Giornale.it, Il" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: sinistra negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale (dal ?43 in poi) sia tutt?altro che finita con la Liberazione. Come se, insomma, tutti quegli scontri e quegli anni, fossero stati una lunga postilla della guerra partigiana di Resistenza. E si inizia proprio dagli undici morti di Piana degli albanesi, a parte una premessa che mette in chiaro le carte e la linea di pensiero dell?

La vittoria del "pragmatismo quotidiano" ( da "EUROPA ON-LINE" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: del resto da sempre visto solo come alternativa pacata al conflitto, non come ideologia autonoma e autopropellente ». Quel che resta, allora, è «il mellifluo consenso» che si impone proprio attraverso le ?emozioni blande?. Non c?è allora da far conto sull?illusione che «torni il conflitto, grande oggetto del desiderio».

Sul ricambio generazionale nel web ( da "EUROPA ON-LINE" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Avanzo hanno provocato una reazione molto articolata di Luca Sofri: «Io non amo il conflitto. Nel senso che non mi piace litigare, e preferisco, con quelli che reputo in grado di capire le cose, spiegargliele piuttosto che dir loro ?demimonde a tua sorella?, come lui oggi meriterebbe». Riporto la premessa perché io invece amo il conflitto e ritengo che D?

Savona, "tagli" e trattative Vago verso il Chittolina? ( da "Stampa, La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: al Derthona ci sono conflitti all'interno dello spogliatoio tra giocatori e dirigenza, e qualcuno sta già prendendo accordi con altri club. Infine, a Sestri Ponente è stato esonerato l'allenatore Beppe Maisano. Al suo posto l'ex calciatore Roberto Balboni che ha esordito con una vittoria sulla Novese.

La "prima" alla Scala sullo schermo del Sociale ( da "Stampa, La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: straziato dalle vittime del potere e intesse intrecci fatti di conflitti, morte e tradimenti: mentre l'infante di Spagna è innamorato della matrigna, ma a sua volta desiderato dall'amante del padre, il trono di Filippo II subisce le imposizioni della chiesa. La versione che inaugurerà la stagione lirica milanese e le dirette in alta definizione biellesi, è quella italiana del 1884 (

senza uguaglianza la democrazia è un regime - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: cioè del conflitto di interessi, a destra come a sinistra, è stato accantonato. La causa è sempre e solo una: l´appannamento, per non dire di più, dell´uguaglianza e la rete di gerarchie che ne deriva. Qui si gioca la partita decisiva del "regime". Tutto il resto è conseguenza e pensare di rimettere le cose a posto,

Fassino non s'arruola alla guerra di ex Ds <Basta con la storia degli Orazi e Curiazi> ( da "Riformista, Il" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Ma questo non sarà un tema di conflitto, perché faccio parte anche del gruppo che sta scrivendo il manifesto europeo del Pd, dal quale si evincerà quanto i due testi siano convergenti per spirito e proposte. Qualcuno dice che il Pd dovrebbe guardare solo ai democratici americani.

la superbia di nobis e i ricchi e poveri del 2008 - marco vacchetti ( da "Repubblica, La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il conflitto viene presto risolto proprio dal «gran signore», che, venuto a conoscenza del comportamento arrogante del figlio, lo obbliga a domandare scusa al compagno davanti a tutta la classe, mentre da parte sua stringe vigorosamente la mano del carbonaio.

BIOETICA, LA LEGGE NON SIA CONTRO ELUANA ( da "Unita, L'" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: in caso di conflitto tra volontà del paziente e valutazione del medico, l'opinione di quest'ultimo; e a escludere dall'ambito delle decisioni assumibili quella relativa a nutrizione e idratazione artificiali e alla loro sospensione. Se così accadesse, la legge risulterebbe fatalmente più arretrata rispetto all'attuale situazione: oggi,

il viaggio di cuccia porta "fuori rotta" - sergio troisi ( da "Repubblica, La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: imbastiscono illuminazioni e conflitti che le coste, i mercati e le strette vie degli abitati antichi accolgono come una confessione e un approdo. Come scelta di regia, Cuccia alterna (è un carattere ricorrente dei suoi lavori) inquadrature ravvicinate a piani lunghi, immagini sgranate a brevi viraggi in bianco e nero, con un ritmo serrato che si ritrova,

Scala, la rivolta dei ballerini ruba la scena al nuovo direttore ( da "Corriere della Sera" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Insomma, invece di ricomporsi, il conflitto Scala/maestranze raddoppia. Mentre alla prima mancano solo 12 giorni. Il teatro ricorda l'insindacabilità delle scelte artistiche. Secondo i ballerini riuniti nell'assemblea di ieri, nell'ultimo concorso non è stato premiato il merito.

SE DI CARLO È UNA CHANCE PER CAMBIARE ( da "Corriere della Sera" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: sostanzialmente indenni da qualsivoglia barlume di dubbio su potenziali conflitti di interesse o su più semplici ragioni di opportunità. Si tratta di un'immagine brutta e sporca, condita con la peggiore e greve romanità. Il fatto che Di Carlo stesso avvalori l'ipotesi di un suo possibile coinvolgimento personale nell'impero di Cerroni o che l'approccio al problema dei rifiuti sia limitato all'

l'occidente e l'afghanistan - guido rampoldi ( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: insistenza di molti europei sulla necessità di negoziare un armistizio con i Taliban rivela un´ansia di disimpegnarsi da un conflitto considerato ormai troppo rischioso, se non già perso («Temiamo che alcuni membri della Nato - ha scritto la settimana scorsa il giornale americano ? siano così smaniosi di ritirare le truppe che vorrebbero svendere il futuro dell´Afghanistan»).

penati "no alla bracco al tesoro la presidenza dell'expo" - rodolfo sala a pagina vi ( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Pagina III - Milano Il presidente della Provincia "Sarebbe in conflitto d´interessi" Penati "No alla Bracco Al Tesoro la presidenza dell´Expo" RODOLFO SALA A PAGINA VI SEGUE A PAGINA VI

<Subito una risposta delle forze riformiste> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Da una parte «ci sono gli insanabili conflitti interni nel suo partito e nel centrosinistra», e il gesto plateale «serve a Soru per far intervenire i vertici del Pd e riportare tutti i dissidenti all'obbedienza». Dall'altra, invece, «c'è un ragionamento politico più sottile, riconosciuto anche da alcuni esponenti della maggioranza».

Telecom, missione in Argentina ( da "Corriere della Sera" del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ingresso in Telecom Italia di Telefonica ha provocato indagini ed esposti per il potenziale conflitto degli spagnoli, già proprietari di Telefonica de Argentina e Movistar. I Werthein hanno alimentato le polemiche sollevando la questione prima davanti al consiglio di Telecom Argentina e poi al Tribunale, cercando così di mettere in un angolo i soci italiani.

<Ma la corsa al petrolio potrebbe corrompere l'isola> ( da "Corriere della Sera" del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: trasformazione della Groenlandia in un attore del mercato petrolifero non sarà facile, mi aspetto interessanti storie su cambiamenti e conflitti culturali e, purtroppo, tristi vicende umane. Tra i miei timori, infatti, oltre a possibili danni all'ambiente naturale, c'è il pericolo che il popolo dell'isola dimentichi le sue origini». Sulla Groenlandia, quindi, il suo prossimo romanzo?

<Banchieri intoccabili> in crisi, imbarazzati dal caso Zaleski ( da "Giornale.it, Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: sane del mercato competitivo e dei possibili conflitti di interesse che generava la sua partecipazione in Mediobanca. Ha rotto i legami con la Rizzoli e ha preferito gli analisti finanziari ai salotti romani. Un paio di anni fa, plaudendo alla Finanziaria di Prodi e sostenendo che non avesse ceduto alle pressioni della sinistra estrema, scriveva: «Non dobbiamo perdere di vista l'

<Io segretaria? Non lo escludo> ( da "Secolo XIX, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: la gente non capisce bene il dibattito interno: stare nello stesso partito non deve trasformarsi in un conflitto. Ma, sicuramente, i mass media giocano una partita importante in questa fase di confusione, rappresentando il problema in termini personalistici: D'Alema contro Veltroni. A questo punto vorrei sapere anch'io di cosa stanno parlando?

Su luce e gas il governo fa invasione di campo ( da "Secolo XIX, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Le negoziazioni di Copenhagen potrebbero rappresentare uno sforzo per riconciliare i conflitti tra nazioni, regioni, interessi economici, ricchi e poveri, nord e sud. Con un accordo di queste dimensioni il mondo potrebbe superare quei principi governativi disposti nel Trattato di Pace di Westfalia nel 1645, che segnò la nascita della sovranità nazionale.

la ricchezza nel mirino - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Nella carne viva di Mumbai i conflitti antichi s´incrociano con le dinamiche del XXI secolo. I boss della mafia islamica di Mumbai gestiscono il narcotraffico via satellite dai loro superyacht al largo di Dubai, allacciano alleanze con i Taliban afgani, offrono coperture logistiche al terrorismo.

"ho agito come un buon padre per difendere la democrazia" ( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Pagina XI - Napoli Il numero uno della Federico II: "Non voglio conflitti" "Ho agito come un buon padre per difendere la democrazia" "La mia decisione tutela il diritto di tutti ad andare a votare, negato da una occupazione" Rettore Trombetti, oggi chiedono le sue dimissioni, perché lei ha sospeso le elezioni universitarie.

sette giorni nel cinema di amos gitai - luca sancini ( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: il regista Gitai incontrerà il pubblico e alcuni storici esperti del conflitto israelo-palestinese al teatro Testoni di Porretta. Il festival nato nel 1960 come Mostra del cinema libero, ha rappresentato per anni un avvenimento internazionale: «Ultimo tango a Parigi» e «La classe operaia va in paradiso» furono anteprime mondiali.

TROPPI FEDERALISTI A PAROLE ( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ridurre le spese e di maggiori conflitti di competenze? In concreto, sono questi due i problemi principali. L'esperienza ha dimostrato che è più difficile operare riduzioni di costi, come è necessario in momenti di ristrettezze di bilancio, in periferia che al centro. Le pressioni degli interessi colpiti, infatti, condizionano certamente di più i poteri locali e meno quelli nazionali,

Sale l'allarme in Europa ( da "Tempo, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: islamico in India limitandosi a sottolineare il perdurare dei conflitti di natura etnica e religiosa. E oggi nella settimanale riunione del Casa al Viminale, gli esperti dell'anti terrorismo valuteranno con le forze di polizia e dai servizi di sicurezza le informazioni acquisite sugli attentati di Mumbai e sui possibili riflessi che la minaccia terroristica può avere sui Paesi europei.

Due giorni a Savona per onorare i Caduti ( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: anniversario della conclusione del Primo conflitto mondiale. «L'inutile strage», come disse Papa Benedetto XV, il genovese Giacomo Della Chiesa, nel suo appello del 1° agosto 1917 ai Paesi belligeranti. Che lo ignorarono. Le manifestazioni sono state organizzate dalla sezione ligure dell'Unione nazionale italiana reduci di Russia.

Rassegna di danza al Teatro Chiabrera ( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: indica la tragedia lasciata alle spalle: un conflitto mondiale che ha cancellato per sempre "l'età dell'innocenza", ribaltando schemi morali e convenzioni e annientando energie ed emozioni. Ma è anche uno sfondo che segna, come uno spartiacque, la voglia di rinascere a passioni assolute e assaporare fino all'ultimo respiro ogni attimo di vita».

LO SNODO DELL'ETA' DI MEZZO ( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Elogio del conflitto». Il convegno propone una riflessione da cui emergano non solo le passioni tristi ma anche quelle gioiose, che possono offrire ai preadolescenti speranze sociali e strumenti di analisi per comprendere la complessa realtà attuale. Sempre per discutere sul modello di sviluppo, nel pomeriggio dello stesso giorno,

VENERDI' 28 Colazione d'affari HOTEL LANCASTER, CORSO TURATI 8, ORE 7,30-9 Bni organiz... ( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il conflitto nella vita di coppia come strumento di crescita o come momento di crisi?; III edizione del ciclo di incontri gratuiti sui temi della famiglia. Info 011/8138711 o www.vssp.it. Omoculture LEGOLIBRI, VIA MARIA VITTORIA 31, ORE 20,45 L'omosessualità tra letteratura, cinema, musica , psicologia: "Minime storie musicali"

Il terrore islamico che spaventa il mondo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: sempre pronta a prestare la sua regia globale ad un conflitto tradizionalmente regionale. Certamente, per dimostrare che la guerra ha dimensioni extraterritoriali anche nelle sue tattiche operative e non soltanto nelle sue conseguenze. Ma soprattutto per ricordare nel modo più feroce che anche un evento di portata storica come l'elezione di Obama alla Casa Bianca,

Bagarre per assegnare le cittadinanze onorarie ( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: durante un conflitto a fuoco, era stato ferito». A quel punto è arrivato un subemendamento del consigliere Pietro Ras, che ha chiesto l'inserimento di un'altra cittadinanza onoraria, da insignire al generale Angelo Distaso, presidente dei concorsi ippici di Pinerolo e promotore della scuola federale di equitazione.

Il premier dimostri che dice sul serio ( da "EUROPA ON-LINE" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: e al conflitto sociale aperto con Cgil e studenti) anche una inestinguibile faida politica con l?opposizione. È la strada già suggerita e praticata da alcuni professionisti della politica, da Fini a Letta a Bossi, e fin qui sabotata da ministri come Sacconi o dai pasdaran mandati dal Pdl a dirigere i gruppi parlamentari.

Caso Soru, parla il prof: <È uno scontro di poteri> ( da "EUROPA ON-LINE" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: è il lungo conflitto interno al Pd tra il governatore, da una parte, e il senatore Antonello Cabras, dall?altra. Su quello socio-economico, come semplificato su gran parte della stampa, c?è lo scontro tra ambientalisti e costruttori. A livello istituzionale, infine, si confrontano due diverse visioni di gestione del potere: quello ?

"conflitto d'interessi? li abbiamo tutti..." ( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: altra parte dobbiamo preoccuparci che l´attività all´interno degli ospedali sia svolta in modo decoroso: sia quella pubblica, sia quella in ambito privato». Quanto ai conflitti di interesse denunciati dal professore Regesta? «Siamo tutti in conflitto di interesse, primo fra tutti Regesta, con la presenza all´ospedale San Martino sua e del figlio».

il lungo viaggio di eliezer alla ricerca della casa intrigo a costantinopoli tra vecchi e nuovi barbari - lucilla fuiano ( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Una rivisitazione romanzata dei conflitti e delle tensioni nella Costantinopoli del IV secolo, crocevia tra la cultura di Atene e di Gerusalemme e punto di scontro tra l´atmosfera decadente dell´Impero Romano d´Occidente e quella ambiziosa dell´Impero d´Oriente. Ecco alcuni degli ingredienti di questo romanzo storico intitolato "Intrigo a Costantinopoli"

"è vero, ho attaccato per primo" il presidente georgiano ammette - pietro del re ( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: è quanto ho testimoniato davanti alla Commissione d´inchiesta che sta indagando sul conflitto dell´estate scorsa. Ho giustificato il provvedimento dicendo che era necessario per la sicurezza nazionale. è stata una decisione difficile, ma qualsiasi governo occidentale l´avrebbe fatto per non mettere in pericolo i propri cittadini».

Ce la farà il professor Giulio T. a diventare un capo? ( da "Riformista, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: economia in conflitto d'interesse con la sua metà intellettuale (giacché deve gestire ottimisticamente una situazione prevista con un dose di apocalittica assertività) a diventare un grande leader politico, un capo? Forse, in questa nuova fase della lunghissima transizione italiana, è la più interessante sfida che abbiamo sotto gli occhi.

Così il Cav. dà una mano alle banche senza essere troppo invadente ( da "Foglio, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Italia che dovrà vigilare sui conflitti di interesse tra soci industriali di banche che erogano credito ai medesimi soci. La novità può comunque rivestire una funzione essenziale per un rafforzamento “privato” e non “pubblico” del sistema del credito.

La matematica inafferrabile ( da "Corriere della Sera" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: dimenticano valori in conflitto come autorità, efficienza, ambizione, fede e così via». Ma questa indipendenza è il segreto della loro forza: non solo nei confronti del potere, ma anche della stessa filosofia, che talvolta cerca di rinchiudere l'animale matematico in gabbia, salvo accorgersi che, appena serrato il chiavistello,

IL TEOREMA DI STAROBINSKI E LA CRITICA SECONDO ONOFRI ( da "Corriere della Sera" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: BREVI IL TEOREMA DI STAROBINSKI E LA CRITICA SECONDO ONOFRI Chissà se dopo il conflitto di opinioni provocato dall'ultimo pamphlet di Massimo Onofri ( Recensire, istruzioni per l'uso, Donzelli) non si debba invocare sul tema dell'impegno nella critica letteraria (stroncatura inclusa), fortemente datato e dibattuto senza perderne in attualità, una sorta di sospensione delle polemiche.

Lo sfogo del segretario confederale con Letta ( da "Corriere della Sera" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: A chi lo fa notare il ministro ombra ribatte che «prima non esisteva il Pd». Problema che conosce bene Walter Veltroni. Tanto che, cosciente dei riflessi che può avere sul suo partito il conflitto nel sindacato, non fa altro che ripetere: «Occorre l'unità, bisogna favorire l'unità». R. Zuc.

IL TERRORE PUNTA SUL PAKISTAN ( da "Stampa, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Tutto ciò implica che il lungo conflitto che dai tempi della partizione si trascina latente, e che ciclicamente esplode, tra India e Pakistan venga messo al servizio di questo disegno, e l'irredentismo kashmiro ne diventi parte integrante, replicando amplificato e con maggior successo il tentativo di islamizzazione del conflitto ceceno.

[FIRMA]MONICA PEROSINO Tra poche ore il mistero sarà sciolto. Per tutta la settimana i cinqu... ( da "Stampa, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: tornati sul fatto che la selezione di film e documentari in concorso presentasse storie incentrate sui conflitti della famiglia, sul tema della fuga e dell'emarginazione: «Credo che i film di Torino - ha detto Lethem - ci abbiano messi di fronte all'intero paesaggio umano». Solo Jerzy Stuhr ha segnalato una «assenza» non giustificata: «Non è stata presentata nessuna commedia pura.

Oggi e domani il ricordo dei Caduti novant'anni dopo la Grande Guerra ( da "Stampa, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: e Cosseria Due giorni a Savona per ricordare i Caduti di tutte le guerre e il 90° anniversario della conclusione del Primo conflitto mondiale. E' una iniziativa della sezione ligure dell'Unione nazionale reduci di Russia in collaborazione con la Provincia e il Comune. Il programma prevede oggi (inizio ore 18) un convegno nella Sala mostre della Provincia con interventi del prof.

La neorealpolitik di mr O. ( da "Foglio, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: di Hillary la riedizione del conflitto politico e ideologico tra la Casa Bianca di Bush e il suo più moderato segretario di stato: così come la presenza di Powell è servita a Bush per conquistare credibilità in territori a lui ostili, come l?Onu, oppure per fare in modo che la base conservatrice avesse un obiettivo interno su cui scaricare la rabbia per gli eventuali insuccessi,

Assessore alla Cultura o artista? Udc: <Rischio di conflitto di interessi> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Udc: «Rischio di conflitto di interessi» Interpellanza --> Le sue opere compaiono nei corridoi e negli uffici del Municipio. Sono i quadri dell'artista-assessore Maura Saddi: rappresenta un conflitto di interessi? A chiederlo, tramite un'interpellanza urgente, è il gruppo consiliare dell'Udc.

berlusconi, scoppia il caso sky ( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il Pd: è conflitto d´interessi ROMA - è polemica sull´aumento dell´Iva sulle pay tv contenuta nel decreto anti-crisi del governo. «è un aumento delle tasse ai nostri abbonati», protesta Sky. L´opposizione attacca: «C´è conflitto d´interessi». E tra le misure spunta anche il congelamento del canone Rai.

scoppia il caso sky: "è conflitto d'interesse" - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Pagina 10 - Economia Scoppia il caso Sky: "è conflitto d´interesse" Pd: il premier penalizza il suo concorrente con l´Iva. Mockridge: tassate 4,6 milioni di famiglie Veltroni: non si chiede collabora-zione a cose fatte. Calearo contro lo sciopero Cgil LUCIO CILLIS ROMA - Sky Italia non ci sta.

La rivolta di Sky-tvno al raddoppio Iva ( da "Secolo XIX, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: è di mezzo il conflitto di interessi, subito denunciato dall'opposizione. C'è di mezzo uno scontro tra il tycoon mondiale della televisione, Rupert Murdoch, e il padrone delle tv italiane, Silvio Berlusconi. Ma c'è di mezzo una tassa che colpirà oltre 4 milioni e mezzo di italiani: la manovra "anticrisi" varata dal governo prevede tra l'

<Tornanogli antichiconflittidell'India> ( da "Secolo XIX, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ultimo anello di una lunga catena di conflitti tra hindu e musulmani, divisi da un odio sempre più feroce. Il gruppo sospettato dell'operazione, il Lashkar-e-Taiba, iniziò la sua attività in Kashmir poco dopo la distruzione della moschea di Ayodhya. E per capire l'India di oggi bisogna dimenticare le rappresentazioni che se ne sono fatte in Occidente: prima quella della terra "

una manovra inesistente da cinque miliardi - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Siamo in pieno conflitto di interessi. Un governo presieduto dal proprietario di Mediaset emana un decreto che mette fuori mercato un suo diretto concorrente. La ministra Carfagna rispondendo in una trasmissione televisiva ad una domanda sulla proprietà di Mediaset, disse non a caso che «in queste questioni Berlusconi fa quello che gli pare»

rifondazione, fratoianni verso la conferma ( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Penso alla necessità di riportare il conflitto, anche quello più radicale, nello spazio della politica». Per Fratoianni «l´assillo» resta quello della «ricostruzione della sinistra». E si può fare, cominciando proprio dalla Puglia dove il Prc ha vissuto «un´avventura politico-amministrativa unica nel panorama nazionale», con Nichi Vendola alla guida della Regione Puglia.

CHE ROTTURA QUESTO DIALOGO ( da "Giornale.it, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Bersani e Gentiloni tirano fuori dalla naftalina il conflitto d'interessi. E nel frattempo Veltroni continua la sua marcia a intermittenza che prevede un giorno a muso duro e l'altro piagnucolante al telefono. Ieri era giorno dispari, quindi aveva il muso duro: ha alzato i toni scoprendo il diritto alla guerra preventiva sulle decisioni del governo.

l'ultimatum di unicredit a zaleski - giovanni pons ( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Non così si sarebbe verificato per Intesa Sanpaolo in evidente conflitto di interessi per il fatto che Zaleski - con i soldi ottenuti dalle banche negli anni scorsi - ha acquistato fino al 5% della stessa Intesa Sanpaolo; e altri pacchetti in alcuni snodi nevralgici della finanza italiana, come il 2% di Mediobanca e il 2% di Generali cari alla stessa Intesa.

La norma ad televisionem e i ricorsi storici ( da "Riformista, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Conflitto di interessi. Ed è proprio la televisione di Rupert Murdoch - l'uomo che Berlusconi sarebbe potuto diventare (dicono i suoi) se la scarsa dimestichezza con l'inglese e la necessità della politica non lo avessero condannato a esserne una riproduzione in scala - a denunciare che nel decreto anticrisi di venerdì c'

Raddoppia l'Iva per Sky che si infuria col Governo Confindustria in attesa ( da "Riformista, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: vuole chiarire se ci sono conflitti di interesse. Secondo Paolo Gentiloni, Pd, Mediaset sarà toccata infatti solo in molto marginale, perché la norma colpirà solo gli abbonamenti mensili per certi canali digitali. Una perdita trascurabile, a differenza che per Sky. Dopo l'approvazione del pacchetto anticrisi anche la Condindustria di Emma Marcegaglia non è parsa molto entusiasta.

Governo, scoppia il caso Sky Il Pd: è conflitto d'interessi ( da "Unita, L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Governo, scoppia il caso Sky Il Pd: è conflitto d'interessi C'è una tassa che colpisce la pay tv Sky Italia, nel decreto varato dal governo. L'Iva per gli abbonati è stata portata dal 10% al 20%, un provvedimento che colpisce famiglie e aziende. Danneggiare in un colpo solo le famiglie e le imprese.

Costituzione in bilico Berlusconi contro i talk show: ogni dissenso è oltraggio Usa la folla contro i nemici secondo la tradizione peronista ( da "Unita, L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: È il momento del conflitto latente. Tutti attendono ma i primi per prudenza. I secondi per ignavia. La causa è sempre e solo una: l'appannamento dell'uguaglianza e la rete di gerarchie che ne deriva. Qui, sulla disuguaglianza, si gioca la partita decisiva del regime» (la Repubblica, 26 novembre).

Nigeria, guerra tra cristiani e musulmani Oltre 380 morti ( da "Unita, L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Il conflitto tra cristiani e musulmani si trascina da decenni con un bilancio di decine di migliaia di morti. Nel 2001 Jos venne messa a ferro e fuoco, tre anni dopo toccò alla città di Yelva. Le violenze di questi giorni sono esplose quando i militanti del partito Anpp nel quale si riconosco i musulmani del gruppo Hausa (che comprende anche cristiani)

<Qui i poveri non sono integralisti> ( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Prima Pagina - data: 2008-11-30 num: - pag: 1 autore: di STEFANO MONTEFIORI categoria: REDAZIONALE Parla Lapierre Lo scrittore «Qui i poveri non sono integralisti» \\ «In 28 anni nelle bidonville, mai visto un conflitto religioso: gli indigenti sono uniti contro la povertà. Colpita la mia idea di India fraterna». A PAGINA 10

Romani: abbiamo tolto un privilegio ( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: Conflitto di interessi? Non capisco di cosa sta parlando». Si perché Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni e da sempre uomo di riferimento per le materie televisive per Forza Italia, non vede davvero alcuno scandalo nella decisione presa venerdì dal governo di alzare l'Iva dal 10 al 20%

Dialogo sulla crisi e <caso Sky> Pd, affondo contro Berlusconi ( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: è conflitto di interessi Veltroni: non si può chiedere una ratifica a cose fatte. La richiesta di Berlusconi è arrivata troppo tardi ROMA — Scoppia la guerra dell'Iva tra Berlusconi e Murdoch, tra la tv satellitare Sky Italia e Palazzo Chigi, mentre il Pd risponde picche all'invito al dialogo lanciato l'altro giorno dal Cavaliere nei confronti della minoranza «

Attacchi terroristici di Mumbai: se non indigna la caccia agli ebrei ( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: se non indigna la caccia agli ebrei SEGUE DALLA PRIMA Cosa c'entrano gli ebrei con il conflitto indo-pakistano? Assolutamente nulla. Ma c'entrano moltissimo con l'ideologia jihadista e con il fanatismo antisemita che la caratterizza. Il richiamo più immediato è al caso di Daniel Pearl, il giornalista ebreo-americano rapito e sgozzato in Pakistan nel 2002.

Educa alla pace l'ospite di "Guerrae" ( da "Stampa, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: ore 21, interverrà su: «La gestione maieutica dei conflitti». E' il prof. Daniele Novara, ospite di «Guerrae», la rassegna curata da Simonetta Bellotti e Sandra Viada. La prima parte quest'anno è dedicata al tema del conflitto inteso non come sinonimo di guerra «ma contrasto di idee, interessi, bisogni.

Berlusconi: "La sinistra vuole davvero il dialogo? Allora rompa con Di Pietro" ( da "Giornale.it, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi

Abstract: si è inventata ancora una volta la menzogna del conflitto di interessi", ha detto Berlusconi parlando dell'aumento dell'Iva per le tv a pagamento. "La sinistra - ha detto Berlusconi - aveva dato a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10% dell'Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri"


Articoli

se in italia i giovani leoni non hanno i denti - giuseppe d'avanzo (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 1 - Prima Pagina Se in Italia i giovani leoni non hanno i denti GIUSEPPE D´AVANZO Un indizio di conflitto generazionale fa capolino con il gonfiarsi dell´Onda studentesca ? e speriamo che non sia fittizio, che duri e nel tempo si rafforzi. Finalmente, una forma di resistenza individuale e collettiva a un modello normalizzato che riconosce soltanto incertezza e precarietà alle giovani generazioni non protette dalla famiglia, dalle relazioni amicali, dalle connessioni di interesse. Un pregio della falsa "riforma Gelmini" è innegabile: ha costretto molti giovani ad aprire gli occhi su quel che li aspetta: precarietà prolungata; mediocri e intermittenti guadagni; incertezza nel reddito; insicurezza sulla continuità del lavoro; assenza di sostegno pubblico; impossibilità a programmare una vita consapevole (unione, nascita di figli, mobilità). I giovani sono come congelati in una dimensione di adulti immaturi, privati di opportunità e autonomia; imprigionati in un modello sociale e produttivo che non sa riconoscere la qualità e non premia il merito. Al più, quando va bene (e va bene ai soliti noti), il "modello italiano" concede l´attenzione di una di quelle consorterie ? Pierluigi Celli le chiama più esplicitamente «bande» ? che «accreditano competenze, contrattano alleanze, tassano ogni forma di collocamento». ALLE PAGINE 25, 26 E 27

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e a saxa rubra si ribellano "vuole spegnere le nostre voci" - carmelo lopapa (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 10 - Interni Santoro: sempre la stessa storia. Annunziata: che contraddizione con gli elogi al padre di Telekabul E a Saxa Rubra si ribellano "Vuole spegnere le nostre voci" CARMELO LOPAPA ROMA - Michele Santoro sbuffa. «Ancora? L´ha detto un´altra volta? Sempre la stessa storia? No, grazie, non commento». Sarà la terza, forse la quarta volta in pochi giorni che il presidente del Consiglio denuncia l´assedio ai suoi danni. Ordito da quelle tv ostili, «Rai e non», perfino «non» (allude magari anche alle sue) che lo attaccano «in malo modo». Assieme alla tramontana gelida di queste ore soffia vento di repulisti sul fortino Rai di Saxa Rubra. Questa è la sensazione diffusa nel quartier generale dell´informazione pubblica. D´altronde l´avvicendamento ai piani alti dell´azienda (e alle direzioni dei tg), ora che l´assetto della commissione Vigilanza in qualche modo si è sbloccato, potrebbe essere all´orizzonte. Ma nessuno intende incassare gratuitamente l´accusa di essere «conduttori di sinistra» che hanno preso di mira il Cavaliere «con insulti, oltraggi e menzogne». Antonio Di Bella, direttore del Tg3 dal 2001, usa tutti gli accorgimenti possibili per schivare la polemica. Certo condivide. «Noi proprio da poco abbiamo inaugurato "Linea Notte", che conduco personalmente con Maurizio Mannoni, al cui interno evitiamo faccia a faccia stucchevoli e cerchiamo interviste individuali approfondite. Tutto questo sempre nello spirito di Sandro Curzi che cerchiamo di onorare, continuando a fare il suo lavoro come lui ci ha insegnato». Già, Curzi. In queste ore è inevitabile ricordare il suo insegnamento. Lo fa anche Lucia Annunziata, conduttrice di "In Mezzora" ed ex presidente Rai. «Tutti quanti hanno fatto grandi complimenti, incluso il centrodestra, dopodiché nello stesso momento ripetono gli attacchi a Raitre e al Tg3, che sono figli di Sandro. Mi sembra contraddittorio» ragiona appena fuori dalla camera ardente. «Lui aveva la capacità di accendere sempre il fuoco, ma di non far scoppiare mai l´incendio». Poi c´è chi, come Maria Cuffaro, già qualche giorno addietro si era dovuta difendere dal ghiribizzo di Marcello Dell´Utri sui volti troppo cupi e i look troppo dark dei giornalisti Rai. Sospira un po´. «Beh, è abbastanza chiara l´idea che hanno dell´informazione pubblica e libera. Purtroppo al Tg3 non siamo stupiti. Siamo abituati a dover difendere un lavoro normale. Ma non posso credo che abbiano intenzione di azzerare le voci non concordi. O no? Democrazia vuol dire rispettare opinioni diverse dalla tua. Sarà pure banale, ma è una conquista e nessuno di noi sarebbe disposto a rinunciarvi». Una certa preoccupazione trapela, ancora più tra chi preferisce non parlare perché di questi tempi «è meglio». Preoccupato non lo è affatto chi è passato dall´altro lato della telecamera. Francesco Pionati, per anni notista politico del Tg1, oggi è deputato Udc, sotto scopa coi suoi di recente per il sospetto di intelligence col "nemico" (Berlusconi). «Se il premier ritiene di essere danneggiato fa bene a denunciarlo. è un dato di fatto che l´assetto Rai, sebbene equilibrato, sia rimasto quello insediato dal governo Prodi». Detto questo, anche il giornalista Rai in aspettativa da tre anni ritiene che il governo non sia stato danneggiato più di tanto: «Perché da noi in Rai funziona così. Siamo rispettosi dell´istituzione governo, a prescindere da chi lo guida. E così è avvenuto in questi primi mesi di governo. Ma guai a tirare fuori la storia dell´epurazione o del conflitto di interessi: la gente ha cose più serie a cui pensare, per adesso».

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"d'amato e iervolino incauti" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina II - Napoli Lettera dell´assessore D´Antonio "D´Amato e Iervolino incauti" (segue dalla prima di cronaca) Una chiara allusione al fatto che il figlio di D´Antonio, Francesco, è direttore generale della Yes, società di investimenti di Lettieri. Da qui la reazione dell´assessore. «Ho letto - scrive - che D´Amato mi ha arruolato nelle fila dei sostenitori di Scudieri e mi ha poi rimproverato di trovarmi in evidente conflitto di interessi» per la vicenda del figlio. L´assessore precisa di aver già detto in un´intervista di non aver titolo per giudicare quale dei due candidati all´Unione industriali sia il più idoneo per la presidenza, e di aver definito D´Amato "un uomo di qualità". «Da dove allora - si interroga - D´Amato trae la cervellotica conclusione che sarei l´unico politico intervenuto a favore di Scudieri?». Quanto «al presunto conflitto di interessi, D´Amato o chi per lui afferma ciò è evidentemente deviato dalla vis polemica che lo conduce sulla strada scivolosa della diffamazione. Quale atto, decisione o affermazione mi si può attribuire come amministratore pubblico, che tenderebbe a favorire gli interessi professionali di suo figlio? Lo dica D´Amato oppure si scusi e d´ora in poi taccia su questo delicato argomento». D´Antonio a questo punto parla del figlio Francesco, «che si è fatto le ossa da solo in Italia e all´estero e non è un figlio d´arte né come imprenditore né come docente, com´è invece capitato ad alcuni giovani e meno giovani, rutilanti napoletani». Ribadendo la sua estraneità totale alle elezioni degli industriali, D´Antonio si interroga «sui motivi che hanno spinto D´Amato a coinvolgermi nella vicenda». «Evidentemente - scrive - si è accorto di aver commesso un passo falso, chiedendo e ottenendo l´appoggio del sindaco di Napoli che gli ha promesso non solo il suo sostegno diciamo morale, bensì anche i voti di due aziende municipalizzate socie dell´Unione industriali. E per riparare il danno di immagine che ne ha avuto, si è inventato la tesi che un altro amministratore pubblico, il sottoscritto, avrebbe parteggiato per il suo avversario alla presidenza dell´Unione. Lascio ai lettori - così si conclude la lettera di D´Antonio a "Repubblica" - di valutare il comportamento di D´Amato e del suo incauto sponsor politico».

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il paese è bloccato ma l'analisi dell'anagrafe rivela un'altra verità. a partire dalla politica e dall'economia - autore1 (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 25 - R2 Il Paese è bloccato ma l´analisi dell´anagrafe rivela un´altra verità. A partire dalla politica e dall´economia AUTORE1 giuseppe d´avanzo Un indizio di conflitto generazionale fa capolino con il gonfiarsi dell´Onda studentesca - e speriamo che non sia fittizio, che duri e nel tempo si rafforzi. Finalmente, una forma di resistenza individuale e collettiva a un modello normalizzato che riconosce soltanto incertezza e precarietà alle giovani generazioni non protette dalla famiglia, dalle relazioni amicali, dalle connessioni di interesse. Un pregio della falsa «riforma Gelmini» è innegabile: ha costretto molti giovani ad aprire gli occhi su quel che li aspetta: precarietà prolungata; mediocri e intermittenti guadagni; incertezza nel reddito; insicurezza sulla continuità del lavoro; assenza di sostegno pubblico; impossibilità a programmare una vita consapevole (unione, nascita di figli, mobilità). I giovani sono come congelati in una dimensione di adulti immaturi, privati di opportunità e autonomia; imprigionati in un modello sociale e produttivo che non sa riconoscere la qualità e non premia il merito. Al più, quando va bene (e va bene ai soliti noti), il «modello italiano» concede l´attenzione di una di quelle consorterie - Pierluigi Celli le chiama più esplicitamente «bande» - che «accreditano competenze, contrattano alleanze, tassano ogni forma di collocamento». A fronte di questo dramma e dell´accenno di conflitto sociale che si può intravedere, il dibattito sull´esclusione dei «giovani» dalla leadership politica di una «Repubblica della Terza Età» è una lagna soporifera. è un piagnisteo che trascura una realtà molto più contraddittoria del diffuso luogo comune del «Paese dove il tempo si è fermato». è gne-gne che occulta un´autentica questione che interpella non tutto il Paese né tutto il ceto politico. Ma soprattutto l´università e la sinistra riformista (o il centrosinistra, chiamatelo come volete). Per almeno quattro ragioni. Dunque, una giovane classe politica sarebbe tenuta fuori dalla porta delle stanze che contano. Primo argomento: sono davvero giovani? SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE

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Aperti gli sportelli contro la violenza (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

PER LE DONNE Aperti gli sportelli contro la violenza Domodossola ospita anche tre conferenze con psicologa e mediatrice familiare Apertura straordinaria degli Sportelli Donna del Vco oggi in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Un operatore sarà a disposizione per informare su tutti i servizi che vengono prestati gratuitamente nelle sedi di Gravellona Toce e di Domodossola. L'obiettivo dell'iniziativa, promossa dal servizio Pari opportunità della Provincia, è di sensibilizzare e coinvolgere su un tema che purtroppo riguarda da vicino moltissime donne, che ogni giorno sono vittime di violenza. Loro sono le vere destinatarie dell'apertura straordinaria. Oggi dunque si potrà accedere allo sportello in corso Sempione 54 a Gravellona dalle 14 alle 18 e a quello di Domodossola in via Ceretti 26 dale 14 alle 20. Durante il pomeriggio a Domo dalle 15 si terranno tre conferenze: «Motivazioni ed espressione della violenza sulle donne» con la psicologa Monica Cupia, «Violenza familiare e mobbing» con la consigliera provinciale di Pari opportunità Tatiana Giovanetti e «Mediazione familiare come prevenzione e risoluzione alternativa dei conflitti» con la mediatrice familiare Barbara Granato. Per informazioni contattare i numeri 335.6468277 o 335.6978767.

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Esperti a confronto sui disagi adolescenziali (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

LOANOCONVEGNO Esperti a confronto sui disagi adolescenziali Convegno «I diversi contesti della famiglia: raccontare l'adolescenza» oggi (ore 9,30) nella sala consiliare di palazzo Doria a Loano. «L'adolescenza e il disagio spesso camminano insieme.- dice l'assessore Luca Lettieri - Diventa quindi importante il ruolo della famiglia, della scuola e delle istituzione al fine di accompagnare il passaggio all'età adulta nel modo più lieve. Questo convegno è l'occasione per affrontare, con l'aiuto di esperti, le principali problematiche del disagio adolescenziale e aiutare insegnanti, genitori e operatori sociali a fronteggiare quella che sempre più può essere definita un'emergenza». La prima sessione del convegno sarà dedicata alle relazioni degli esperti (pedagogisti, psicologi e psicoterapeuti), la seconda all'esame di alcuni progetti rivolti ai giovani realizzati a Loano e nel territorio del distretto socio-sanitario. Fra gli argomenti: i conflitti educativi nella gestione degli adolescenti e le relazioni fra genitori e figli. Interverranno, fra gli altri, Barbara Sangiovanni, Maria Gaudio, Daniele Novara, Barbara Visentini, Giorgio Genta, Gianmario Massazza, Paola Pregliasco, Marina Galissi, Maria Teresa Rolando, e Marta Gargiulo.\

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"a more', che cciai la controfigura?" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XV - Torino Il direttore Nanni me fa tenerezza perché cià paura d´esse offuscato dalla mia bellezza. Ma er mejo so´ io chi sono ´sti Mereghetti? Johnny Palomba, il critico de Roma, trasmette dal Tff le sue "recinzioni". E domani va in onda con il Caimano "A More´, che cciai la controfigura?" La passione di Cristo di Mel Gibson vista dal critico cinematografico mascherato e romanaccio coatto Johnny Palomba che trasmette dalla Fandango web radio. Titolo: «Apassionecristio, popo nuemmepiace stoporo cristo alla brace. Ma stiamo arcinema o darmacellaio»? E il Pinocchio di Benigni: burattino senza filing. «Pinocco è uno che cià cincuantanni che pare che lanno castrato infatti cià navocetta umpo´ da faggiano e stà sempre appiagne». Un po´ Invisible man di Wells degli anni 30, un po´ agente segreto in missione segreta, Johnny Palomba, colombiano quarantenne di Bogotà ma romano di adozione, sbarca al Tff con le sue "recinzioni" in romanesco. Domani, al termine della diretta in programma ogni giorno dalle 16 alle 18 da Radio Fandango (www.fandangowebradio.it), l´ospite d´eccezione sarà Nanni Moretti. Il direttore del Tff, il quale confessa di divertirsi molto con le recensioni dissacranti dell´improbabile critico, leggerà alcune delle migliori "recinzioni" di Johnny raccolte nel suo libro Tuttopalomba. Johnny Palomba, che ne pensa di questo conflitto Festival di Roma, Festival di Torino? «Beh, come diciamo noi a Roma il festival di Roma è pizzi e fichi, Torino è per gajardi». Che cosa chiederà in trasmissione a Nanni Moretti? «Una domanda per lui ce l´ho, tanto per farlo arabbià. Ma in Palombella Rossa eri proprio te o avevi la controfigura?». Ma Nanni Moretti è simpatico o antipatico? «è simpatico per quanto è antipatico. Nanni è un po´ come un calcio nei c..., ma poi in fondo è meio un calcio nei c..., che altri davvero "teribbili". E poi me fa tenerezza perché cià paura di essere offuscato dalla mia bellezza, ed è per questo che delle mie recinzioni lui si becca sempre le più belle da leggere. Vuol fare bella figura poverello». Quale film ha recensito, pardon, "recintato" ma mai visto? «Via cor vento. Tutti a dì l´hai visto, l´hai visto. No, nun l´ho visto. E poi Tre metri sopra il cielo. ´Ste roba di Moccia, mamma mia». Chi è il miglior critico italiano di cinema? «Johhny Palomba, non c´è dubbio. Chi sono ´sti Mereghetti?... Si applicano ma lo sanno anche loro che io sono er mejo». Che ci dice di W. di Oliver Stone? Qui non è piaciuto quasi a nessuno. «Non l´ho ancora visto. Ma se proprio si deve fare una caricatura di Bush er mejo non è proprio l´originale?». Può farci un piacere? Può chiedere a Moretti se sarà ancora lui a dirigere il Tff il prossimo anno? «Certo che glielo chiedo. E mi sa che mi risponde di sì. Che altro cià dda fa?». Lei sa quale sarà il prossimo film del direttore? «Se dice una fiction su Padre Pio... Padre Pio atto terzo, in realtà. Scrive un pezzo tutti i giorni, mi ha confessato che sta a buon punto». (s.str.)

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Il virus dei piloti ha colpito anche... (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

n. 282 del 2008-11-25 pagina 1 Il virus dei piloti ha colpito anche i ghisa di Redazione Quando il sindacato autonomo dei vigili si compiace apertamente che l'assemblea di domenica «ha creato non pochi problemi alla circolazione soprattutto nelle zone periferiche», diventa evidente che la situazione è degenerata. Ma come? I ghisa, un tempo portati in palma di mano dai milanesi per il loro contributo a rendere vivibile la città, si rallegrano non per avere recato un danno al loro datore di lavoro, ma per avere fatto impazzire centinaia di automobilisti che volevano solo accedere al centro? E, non contenti di questa bella impresa, si propongono di fare il bis a Sant'Ambrogio, quando la città dovrà misurarsi con la prima della Scala e la fiera degli Oh bej! Oh Bej!? Se c'era ancora qualcuno che dubitava che nella Polizia Locale esercitano ormai troppa influenza elementi che non hanno a cuore la propria missione, ma solo - come dei piloti Alitalia qualsiasi - i propri interessi (se non ancora meno confessabili obbiettivi politici), gli eventi di questi giorni devono avergli chiarito le idee. Il conflitto Comune-Vigili ha le sue origini almeno dieci anni fa, quando l'allora sindaco Albertini ridusse d'autorità i ghisa di scrivania, impose che una percentuale maggiore scendesse in strada e scelse come comandante un generale dei Carabinieri, ma è sotto la giunta Moratti che è salito di tono. Ad agitare le acque sono spesso gli stessi personaggi, come quel Roberto Miglio che già allora stava per essere espulso dal corpo per i suoi comportamenti insolenti. Ora, nessuno nega ai Vigili il diritto ad avere una vertenza con il Comune, ma è doveroso dire due cose. Primo, essi sono pur sempre poliziotti, anche se locali, e perciò sono tenuti a un comportamento conforme. Secondo, le loro rivendicazioni normative appaiono ispirate soprattutto dalla voglia di lavorare di meno, e quelle finanziarie non sembrano giustificate né dalla loro condizione, né dalla situazione generale. Che, per questi motivi, tengano periodicamente la città in ostaggio non è tollerabile. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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il sindacato contro la regione "pendolari, non scudi umani" - nadia campini (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina IV - Genova Contestate le disposizioni dell´assessore Vesco per i rimborsi ferroviari Il sindacato contro la Regione "Pendolari, non scudi umani" Si rischia l´innesco di un conflitto tra i ferrovieri che devono far rispettare le regole e i passeggeri dei treni Assurdo consegnare centinaia di ricorsi agli avvocati quando tutto potrebbe essere risolto col contenzioso NADIA CAMPINI NELLA guerra proclamata dall´assessore Vesco a Trenitalia il sindacato si schiera contro la Regione e accusa l´assessore di usare ferrovieri e utenti come «scudi umani». Nel mirino della Filt-Cgil c´è la delibera varata la scorsa settimana dalla giunta ligure, quando ha stabilito che i pendolari potranno viaggiare gratis a dicembre, semplicemente mostrando l´abbonamento scaduto. Una scelta provocatoria fatta dalla Regione, dopo che Trenitalia si è rifiutata di distribuire i moduli per i rimborsi ai pendolari che ne avevano diritto, perché non è stato ancora rinnovato il contratto di servizio. A provocazione la Regione ha risposto con una scelta ancora più provocatoria e sicuramente senza precedenti nella storia dei rapporti tra società ferroviaria ed enti locali. La Regione ha invitato infatti i pendolari a prendersi i rimborsi da soli, sostanzialmente prorogando d´imperio la scadenza dell´abbonamento. «Se Trenitalia facesse sanzioni ai passeggeri - aveva tuonato venerdì scorso Vesco - sarebbe illegale e siamo pronti a patrocinare gli eventuali ricorsi». Probabilmente è proprio questa la strada verso la quale si rischia di andare visto che Trenitalia finora non ha voluto rilasciare alcun commento rispetto a questa decisione. I rapporti tra Trenitalia e Regione Liguria per altro sono ai ferri corti ormai da parecchio tempo, lo dimostra anche il fatto che la Liguria è stata l´unica regione nella quale Trenitalia ha bloccato i rimborsi ai pendolari e la direttiva è arrivata direttamente da Mauro Moretti, l´amministratore delegato del gruppo. Le Ferrovie da parte loro contestano alla Regione che in otto anni la Liguria ha investito solo 20 milioni di euro per materiale rotabile, mentre la Lombardia ad esempio ha tirato fuori 300 milioni di euro in un anno. Così dietro la guerra degli abbonamenti c´è un braccio di ferro che ha una portata molto più ampia e finora non ha trovato una soluzione. Sembra che ieri ci sia stato un contatto tra lo stesso Moretti e il presidente della Regione Claudio Burlando, ma finora senza esito. Se la situazione non si sbloccherà, la Filt avverte che «si innescherà un conflitto tra i ferrovieri obbligati a eseguire le disposizioni regolamentari e gli utenti, che sono già insoddisfatti per le ben note condizioni di servizio». Per questo motivo la Cgil «pur riconoscendo e appoggiando le giuste ragioni dei pendolari e ritenendo l´atteggiamento di Fs scorretto» annuncia di non condividere il metodo che la Regione ha deciso di seguire. «Non capiamo perché - si chiede la nota, firmata dal segretario generale regionale Guido Fassio - si debbano inoltre consegnare nelle mani degli avvocati centinaia di ricorsi che molto più semplicemente possono essere risolti in un contenzioso tra Regione e Trenitalia». Il sindacato ricorda anche che la Regione trasferisce a Fs 67 milioni di euro per il contratto di servizio, potrebbe quindi «trattenere la quota corrispondente alle sanzioni e rimborsare direttamente i pendolari senza usarli come ostaggi». Di qui l´invito ai parlamentari liguri per convocare un tavolo con Regione e Trenitalia in modo da trovare una soluzione alternativa.

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chi ha paura dei finanziamenti privati? - luigi gia (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina VII - Genova Chi ha paura dei finanziamenti privati? LUIGI GIA Il dibattito che in questi mesi si sta sviluppando in Italia sull´ingresso degli interventi privati (si legga, finanziamenti) in settori delicati della vita sociale meriterebbe più di una riflessione, magari non ipocrita. In Liguria, in questi giorni, si è molto discusso di finanziamenti per l´Università e per la Sanità. E´ giusto accettare che fondazioni o imprese paghino - per dirla brutalmente - cattedre, corsi e professionisti? Il conflitto d´interesse tra chi produce e chi consuma beni così strategici come la cultura, la formazione e la salute può generare mostri? Domande retoriche che, come tutte quelle della categoria, prevedono solo un tipo di risposta: "non è giusto, si generano mostri". Formazione e salute non devono essere schiave delle leggi dell´economia, sono interessi troppo superiori per essere sintetizzati nelle fredde logiche dei bilanci. Ma se l´analisi va un po´ più in profondità e se si toglie l´ipocrisia, si scopre che le cose non stanno proprio sempre così. Un esempio: quando i computer iniziarono a diventare un "fenomeno" di massa, fu l´Ibm, negli Stati Uniti, a finanziare le prime facoltà d´informatica. Ha coinciso quella "sponsorizzazione" con un interesse privato dell´Ibm? Sicuramente sì, ma ha coinciso anche con un interesse generale se si guarda a quanti benefici e progressi ha portato la scienza informatica, ben al di là del bilancio consolidato di una pur potentissima multinazionale. Sul fronte della Sanità, solo qualche domanda retorica, per non perdere il vizio. E´ più giusto ed eticamente corretto che, in maniera trasparente, una società privata o una fondazione immettano liquidità (attraverso contratti chiari) "nel pubblico" o che, come accade nei casi peggiori, agiscano sottobanco? E´ meglio avere valvole cardiache, protesi, macchinari di qualità e pagati il giusto, o continuare a finanziare, con soldi della comunità, una spesa senza controllo, inefficiente e ambigua? Basterebbe poco per scoprire che il problema non è di chi eroga i finanziamenti, ma di chi li gestisce e che il mancato controllo della spesa non va solo contro il mercato, ma contro l´interesse di tutti. E che chi grida contro il mercato ha solo paura di mettere in gioco capacità e professionalità. L´obiettivo della salute di tutti, in questi momenti di crisi, è troppo importante e non può essere lasciato in mano a chi ha paura di essere giudicato da numeri. l.giarepubblica.it

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lezioni di storia dagli alpini in trincea - raffaele r. riverso (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XIII - Genova Lezioni di storia dagli Alpini in trincea Nella Sala delle Grida della Borsa una mostra 90 anni dopo la fine del primo conflitto mondiale. In esposizione documenti, fotografie, reperti di collezionisti. Con una sola eccezione: niente armi RAFFAELE R. RIVERSO «Basta con questa guerra della povera gente». La celebre frase del tenente Ottolenghi (Gian Maria Volonté), nel film "Uomini contro" di Francesco Rosi, sintetizza perfettamente l´assurdità della Grande Guerra. Ed è proprio con questo spirito che l´Associazione nazionale Alpini, sezione di Genova, inaugura oggi alla Sala delle Grida della Borsa la mostra "La trincea della memoria" (aperta tutti i giorni dalle ore 9 alle 19): «Vogliamo celebrare - spiega l´organizzatore Giancarlo Militello - i 12 milioni di ventenni che non hanno avuto la possibilità di vivere la propria gioventù». Il presidente degli alpini genovesi Giovanni Belgrano sottolinea come la mostra sia «dedicata più ai giovani che agli anziani». Belgrano, classe 1938, è stato ufficiale alpino nel 1961 nel quarto reggimento: «Essere Alpini vuol dire avere addosso una serie di sentimenti e di comportamenti di fratellanza con chi ti sta vicino che puoi acquisire solamente attraverso la vita in comune a contatto con la natura». La mostra prevede un percorso verticale attraverso la disposizione circolare di pannelli sui quali sono attaccate foto, cartine, schizzi e ritratti della vita in trincea, soprattutto sul fronte austriaco. I pannelli percorrono cronologicamente tutti gli avvenimenti della Grande Guerra dal 1914 alle conseguenze del 1919 culminate col «disastroso Trattato di Versailles - illustra Militello - , indiretto responsabile del secondo conflitto mondiale». Tra i documenti di particolare impatto c´è una dichiarazione di irreperibilità del 1917: "Bevastro Serafino, di Giuseppe, è irreperibile e da presumersi morto il giorno stesso", recita. Il 1917 è sicuramente l´annus horribilis per l´esercito italiano e gli alpini. «Il terribile 1917 è l´anno della tragica ritirata di Caporetto e della battaglia dell´Ortigara. In quest´ultima persero la vita 18 mila alpini. Furono distrutti 22 battaglioni». In esposizione c´è anche un quadro di Mario Baistrocchi, fondatore della Compagnia Baistrocchi: «Ha ricevuto due medaglie da tenente degli alpini - ricorda Militello - e morì proprio durante la ritirata di Caporetto». Al centro del percorso verticale, il ritratto di Severino Tremator "La tormenta", il quadro simbolo degli Alpini. Il percorso orizzontale si sviluppa, invece, grazie a una decina di vetrinette che ospitano effetti personali e alcuni manufatti dei soldati costruiti con resti di bossoli o granate e ritrovati nelle zone di battaglia, oppure in vecchie soffitte, dai collezionisti privati. In una di queste Achille Moiola, ricostruisce il contenuto del tascapane: «Accanto al pane, gli Alpini avevo una serie di oggetti dai quali non si separavano mai come le sigarette, il kit di sopravvivenza e alcuni santini». Accanto una statua "Vedetta alpina" di Eugenio Baroni, ufficiale alpino, noto tra l´altro per il monumento di Quarto. E poi il libro di Paolo Monelli "Le scarpe al sole" ("mettere le scarpe al sole" per gli alpini vuol dire morire). Parallelamente alla mostra l´associazione organizza quattro eventi (26 novembre, 3,5 e 10 dicembre), con crediti formativi diretti soprattutto alle scuole medie superiori. In uno dei manifesti esposti il Governo dell´epoca risponde a chi, dopo Caporetto, chiede la pace: "La pace si ottiene solo con la vittoria". L´ultimo italiano che ha partecipato alla prima guerra mondiale è morto due settimane fa e siamo sicuri che non la pensava così.

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no del comune all'inchiesta (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina IV - Firenze Fondiaria No del Comune all´inchiesta Non sarà istituita la commissione d´indagine del consiglio comunale sui progetti edilizi dell´area di Castello di Fondiaria. La commissione era stata chiesta dai gruppi Unaltracittà e Prc e dal centrodestra dopo l´inchiesta della procura. Il consiglio ieri ha bocciato la delibera istitutiva con 25 voti contrari e 13 favorevoli. Falciani (Socialisti) aveva inizialmente annunciato il voto a favore, poi si è astenuto. Il sindaco Domenici ha ribadito la contrarietà: «Tutti gli atti urbanistici sono passati di qui: volete indagare su voi stessi?», ha detto ai consiglieri dopo aver ricordato che con Fondiaria il Comune ha spesso avuto conflitti proprio per privilegiare l´interesse pubblico.

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un convegno ai confini di etica e scienza medica (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XIV - Bologna Due giorni di confronto. Apre Eco Un convegno ai confini di etica e scienza medica Tema attualissimo e controverso, il rapporto tra etica e ricerca medica è al centro del convegno che si apre questa mattina alle 9.30 alla Scuola Superiore di Studi Umanistici, in via Marsala 26, curato da Francesco Galofaro, Etica della ricerca medica e identità culturale europea. Prospettive filosofiche, storiche, giuridiche, scientifiche, semiotiche. Obiettivo del convegno, che si protrarrà per due giorni, è spostare i termini dell´attuale dibattito dal puro scontro tra scienza ed etica ad un confronto tra prospettive etiche interne alla scienza, ed istanze politiche, giuridiche, culturali esterne ad essa. Questa mattina stessa è previsto un intervento di Umberto Eco, su «Gli embrioni fuori dal paradiso». Armando Massarenti, filosofo della scienza, parlerà di «Staminalia. La neolingua contro la libertà di ricerca». Francesco Galofaro interverrà sui «Conflitti tra medicina e diritto». Carlo Alberto Defanti, neurologo dell´ospedale Niguarda di Milano, discuterà le «Soglie nel processo di morte».

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ma il salvataggio è già un pasticcio cambiale in bianco del tesoro usa - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 4 - Economia Ma il salvataggio è già un pasticcio cambiale in bianco del Tesoro Usa Aiuti senza condizioni e i manager restano al loro posto Resta al timone Rubin, ex ministro di Clinton. Suo figlio è nello staff di Obama (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO federico rampini Citigroup, che per gran parte della sua storia fu la più grande banca americana e mondiale, non poteva essere abbandonata al suo destino. La settimana scorsa le azioni avevano perso metà del loro valore (90% in meno dai massimi dell´anno scorso) e le voci di insolvenza erano assillanti durante il weekend. Ma tenere in piedi Citigroup costerà molto al contribuente americano. Il Tesoro si è accollato di fatto 306 miliardi di dollari di titoli-spazzatura, sui quali ha offerto una copertura statale. Se il loro valore crolla a zero il crac sarà ripianato dalla garanzia pubblica. L´onere è talmente gigantesco che l´Amministrazione Bush ha dovuto ripartirlo fra tre istituzioni statali: il Tesoro, la banca centrale (Federal Reserve) e la Federal Deposit Insurance Corporation (l´agenzia che assicura i conti correnti). Inoltre il Tesoro versa 20 miliardi di fondi aggiuntivi per ricapitalizzare Citigroup, che si aggiungono ai 25 miliardi già investiti nella banca poche settimane fa. Con questa emorragia il segretario al Tesoro Henry Paulson ha già esaurito la prima tranche di 350 miliardi di dollari che il Congresso aveva stanziato per venire in soccorso alle banche malate. Una constatazione inquietante, perché non è affatto certo che la lista dei candidati al salvataggio sia finita con Citigroup. Anzi, non è neppure sicuro che i 326 miliardi di dollari messi in campo questa domenica siano sufficienti a rimettere definitivamente in sesto la stessa Citigroup. The Wall Street Journal ne è tutt´altro che convinto. «Malgrado la dimensione senza precedenti di questo intervento - scrive l´autorevole quotidiano finanziario - non è chiaro se basterà a stabilizzare Citigroup». A rendere particolarmente fragile il colosso bancario globale - che gestisce 200 milioni di conti - clienti in 106 nazioni - c´è la dimensione inaudita che la «finanza ombra» ha nei suoi affari: a fronte di un bilancio di 2.000 miliardi di attivi, Citigroup ha altri 1.230 miliardi di dollari di entità fuori-bilancio: derivati, titoli strutturati legati a mutui e altri debiti a rischio, contratti d´assicurazione anti-insolvenza che valgono come carta straccia. Malgrado l´euforia iniziale con cui le Borse hanno festeggiato il salvataggio, l´operazione è politicamente controversa. Intanto si è creato un nuovo precedente pericoloso per chiunque voglia pietire aiuti pubblici: come si fa ora a negare 25 miliardi di dollari alle tre case automobilistiche di Detroit, quando un solo istituto di Wall Street si è visto offrire più del decuplo? Inoltre l´onerosa rianimazione di Citigroup è piena di zone d´ombra, crea sospetti infamanti che lambiscono non solo l´Amministrazione Bush ma anche il futuro governo di Barack Obama. Genera sconcerto la notizia che alla Citigroup non è stata posta nessuna condizione in cambio del massiccio dispiegamento di aiuti statali: neppure la rimozione del top management figura all´ordine del giorno, un provvedimento che in questi casi è il minimo prezzo da pagare. A condizioni così generose e lassiste, altre banche potranno essere tentate di chiedere «il trattamento Citigroup». Inoltre poche settimane fa, con la benedizione del Tesoro e la promessa di ulteriori aiuti pubblici, la Citigroup stava per comprare un´altra banca in difficoltà, Wachovia. Per fortuna Wachovia è finita sotto il controllo di Wells Fargo, ma nessuno può fugare il sospetto che il management di Citigroup volesse impadronirsene per «fondere» due voragini di perdite e occultare le proprie responsabilità. Il disastro Citigroup chiama pesantemente in causa la stessa banca centrale. Non essendo una investment bank (come lo erano Bear Sterns, Lehman Brothers e Merrill Lynch) bensì una tradizionale banca di depositi, Citigroup ricade sotto i pieni poteri di vigilanza della Federal Reserve, che non ne esce certo a testa alta. Ma i sospetti più infamanti riguardano Robert Rubin, il vero deus ex machina di Citigroup. Ex trader di punta della Goldman Sachs, ex segretario al Tesoro di Bill Clinton, chiamato ai vertici della Citigroup Rubin è stato il vero ispiratore del nuovo corso che ha portato la banca all´assunzione di rischi sempre più incontrollabili. Durante questo weekend Rubin ha guidato in prima persona le trattative di Citigroup con il Tesoro. Creando così un pericoloso conflitto d´interessi con il suo altro ruolo: consigliere di Obama. E nello staff economico presentato ieri dal neopresidente figurano l´amico e collega prediletto di Rubin, Larry Summers, nonché il figlio di Rubin, James. Un brutto pasticcio, aggravato dal fatto che Rubin ha ricevuto dalla Citigroup 160 milioni di dollari di compensi mentre gli azionisti della banca perdevano 250 miliardi.

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tutto sul cavaliere senza ossessioni - michele serra (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 40 - Cultura Raccolto in volume il meglio dei Bonsai di Sebastiano Messina TUTTO SUL CAVALIERE SENZA OSSESSIONI Una rubrica fatta di notizie, cifre, dati, memorie d´archivio. E poi di parole sorvegliate, necessariamente sgradevoli, a volte gravi, mai rissose o acide MICHELE SERRA lla radice delle infinite dispute su Silvio Berlusconi, ce n´è una che le contiene tutte. Mezza Italia accusa l´altra mezza di essere «ossessionata da Berlusconi». L´altra mezza cerca di spiegare - inutilmente - che si occuperebbe molto volentieri d´altro se lo strapotere e l´invadenza di B. le concedessero tregua. La condizione di ossessionati, qualora non si fondi su una patologia di tipo psichiatrico, comporta infatti l´esistenza di un ossessionante. E per quel poco che ancora conta la realtà delle cose, questa ossessione (purtroppo) ha ben poco di fantasmatico, e moltissimo di concreto. Naturalmente nessuno degli ossessionati - tranne sparute minoranze masochiste, che traggono piacere oppure eccitazione dalla propria umiliazione - è felice di esserlo. Soprattutto perché non ha potuto scegliersi un´ossessione, diciamo così, di calibro superiore, di quelle che, per affrontarle, è necessario elevare spirito e cultura, e insomma migliorarsi. Il forte sospetto è che, al contrario, ci sia toccato in sorte, con B., un cimento che alla fine del percorso (chissà quando) ci troverà tutti peggiori. Nel frangente (ormai un lungo frangente) uno dei problemi fondamentali degli oppositori e dei critici di B. è la drammatica certezza della ripetizione. L´incivile conflitto di interessi, il labile senso della misura umana e politica, la scarsa percezione delle responsabilità istituzionali, la disinvolta etica pubblica, la scadente cultura, la volgarità di alcuni gesti e parole, il narcisismo patetico, il populismo compulsivo, gli amici pregiudicati, la galanteria importuna, sono cose oramai così stradette - e dette del tutto inutilmente - che a pensarle, a dirle, a scriverle, ci si sente come dischi inceppati. Del resto: è la realtà italiana a essersi inceppata, come dirla senza inceppi? Sebastiano Messina ci ha provato. Ci prova da anni, nel suo Bonsai su Repubblica, nella parte «alta» del giornale, quella che dedica (e sacrifica) alla politica tanta energia. Ha la tenacia dei disperati (parlo per colleganza) che quasi ogni maledetto giorno devono, per contratto e per vocazione, provare a mettere i puntini quasi sempre sulla stessa «i», o meglio sulla stessa B. Con l´aggravante, per lui, che la specializzazione politica gli impedisce di evadere, come sarebbe legittimo, dalla scena fissa, ormai quasi ventennale, che vede B. imporre la sua agenda al Paese intero, e tutto o quasi ruotare attorno a lui. Rileggendo il meglio dei suoi Bonsai raccolti in volume (Il presidente Bonsai, Rizzoli, pagg. 223, euro 18), perfino un berlusconiano incallito, se ancora dotato di un minimo di discernimento, non può trattenere un moto di ammirazione. Lo stile leggero è l´involucro di una fatica improba, da martire del resoconto, da ostinato recensore di tutte o quasi le bugie, le sbavature, le ridicolaggini, le prepotenze di B. e del suo plaudente entourage. La tigna del cronista, ostinatamente attento ai fatti, alle parole, insomma alla realtà o perlomeno a quanto ne resta, è formidabile. Il regalo che Messina fa ai suoi lettori è riuscire sempre a confezionare questa materia tutto sommato greve - perché ripetitiva, perché ossessionante - in un involucro gradevole, spiritoso, mai davvero adirato o cupo. Come se fossero due le cose da non concedere a nessun costo al "nemico": farsi sorprendere impreparati e farsi sorprendere di cattivo umore. Alla prima esigenza Messina provvede con il solido mestiere giornalistico: quasi nessuno dei suoi Bonsai prende avvio se non da una notizia, da cifre e dati, memorie d´archivio, circostanze documentate. La seconda esigenza trova sbocco in quell´impalpabile forma di talento che consente a qualcuno, ma non a tutti, di sorvegliare i toni, le parole, i ritmi della scrittura. Riuscire a dire cose necessariamente sgradevoli, e a volte gravissime, senza lasciarsi risucchiare dal rumore di fondo rissoso, acido, scomposto della crisi italiana. Opporre anche il sorriso, e non solo la coscienza a posto, a un antagonista che sul malumore e la "tristezza" della sinistra fonda buona parte della sua propaganda. Riuscire a traversare l´epoca di B. senza arretrare di un passo è già un´impresa ardua. Farlo conservandosi sereni, integri nell´umore, saldi nei modi, è ancora più difficile. La raccolta dei Bonsai di Sebastiano Messina aiuta a capire come ce la si può fare: l´urlo di rabbia, l´invettiva moraleggiante, spesso fanno più male a chi li emette che a chi ne è bersaglio. Il ragionamento piano e l´osservazione spiritosa, oltre a segnare meglio la distanza, consentono invece di conservare le energie, di non spolmonarsi, non sfiatarsi. Il percorso sarà lungo, e respirare bene, al proprio ritmo, è la condizione per riuscire ad arrivare fino in fondo.

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Abusi, tre donne su quattro vittime di mariti e compagni (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-11-25 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE L'identikit Più vulnerabili le emancipate, le giovanissime e le straniere Abusi, tre donne su quattro vittime di mariti e compagni I ricercatori: ma solo il 3 per cento denuncia il partner In Lombardia i maltrattamenti coinvolgono il quaranta per cento dei soggetti tra i 16 e i sessant'anni Emancipate, colte, affermate nel lavoro ma non per questo più protette dalla violenza che può esplodere tra le mura domestiche. In Lombardia, le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza hanno tra i 28 e i 47 anni (30,6%), sono sposate (56,2%), di nazionalità italiana (77,3%) e vengono maltrattate prevalentemente dal marito (75,1%). Tra i 16 e i 60 anni, quattro su dieci, hanno subito una violenza, fisica, psicologica o sessuale. Ma appena il 3% ha denunciato il partner. A ritagliare il profilo delle vittime del maltrattamento è una ricerca realizzata dall'Istituto di ricerca regionale con il dipartimento di Sociologia dell'Università Bicocca su mandato dell'ufficio di presidenza del Consiglio regionale. «In Lombardia tre donne su quattro subiscono violenza dal marito-compagno — sintetizza la sociologa Sonia Stefanizzi — ma lo tutelano, per proteggere la famiglia». Nel 2006 oltre 2 mila donne si sono rivolte ai centri antiviolenza in Lombardia, spesso solo per avere informazioni e sostegno psicologico. Diversi gli aspetti preoccupanti: «Perché accanto alle donne emancipate — ha sintetizzato Sonia Stefanizzi, sociologa —, ci sono le straniere vulnerabili, perché prive di una rete sociale; le coppie miste, indicatore di modernizzazione ma insieme amplificatore di conflitti; la violenza dei figli sui genitori e quella dei giovanissimi sulle coetanee per effetto del consumo di cocaina e alcol nei fine settimana. Infine — ha concluso — le finte violenze, quelle di giovani donne che hanno rapporti non protetti e per paura dicono a casa di essere state stuprate». Il Consiglio regionale ha votato all'unanimità una mozione, ricorda la consigliera Silvia Ferretto, «che sollecita il Parlamento all'adozione di una legge contro la violenza e il maltrattamento sulle donne». Nel 2007, in Italia sono state uccise 122 donne. «La violenza è la prima causa di morte — ha concluso Daniela Gregorio dell'Irer — o invalidità permanente nelle donne dai 14 ai 50 anni, più del cancro e degli incidenti sociali ». «Una piaga sociale» ha aggiunto il vicepresidente del Consiglio, Marco Cipriano. Per arginarla «basterebbe applicare le leggi esistenti», ha concluso Antonella Maiolo. Poche donne denunciano la violenza subita e nei pochi casi in cui decidono di farlo, «le denunce spesso cadono nel nulla e non vengono prese le misure necessarie a tutelare le vittime». Paola D'Amico

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I "cuori rossi" della terza guerra civile italiana (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 25-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

n. 282 del 2008-11-25 pagina 0 I "cuori rossi" della terza guerra civile italiana di Stefano Giani Dalla strage di Stato di Portella della Ginestra al G8 passando per gli scontri fuori dagli stadi: cinquant?anni di violenza giovanile Dopo “Cuori neri” uscito qualche anno fa per i tipi di Sperling & Kupfer e nato dalla penna di Luca Telese, tocca adesso a “Cuori rossi” (Newton Compton, pp. 500, euro 16,90) di Cristiano Armati seconda tessera di un mosaico che completa il ritratto di anni tragici vissuti fra contestazioni studentesche e blocchi di due frontiere: i neri e i rossi, appunto. Mezzo secolo di storia italiana del dopoguerra riemerge così dal lontano sterminio di Portella della Ginestra, prima strage politica dell?Italia repubblicana fino agli scontri del G8 a Genova in cui cade Carlo Giuliani e alla morte di Dax a Milano. Un filo rosso lungo cinquant?anni che mira a dimostrare come la contrapposizione tra destra e sinistra negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale (dal ?43 in poi) sia tutt?altro che finita con la Liberazione. Come se, insomma, tutti quegli scontri e quegli anni, fossero stati una lunga postilla della guerra partigiana di Resistenza. E si inizia proprio dagli undici morti di Piana degli albanesi, a parte una premessa che mette in chiaro le carte e la linea di pensiero dell?autore: la terza guerra civile italiana, dopo quella combattuta, secondo Armati, nel Risorgimento prima e nella Resistenza poi. Una guerra mai dichiarata ma che di morti ne ha fatti molti, una guerra che s?intreccia con il mistero. Una guerra che raggiunge l?apice negli anni Settanta. Un conflitto che rinasce solo sopito dopo il tranquillo decennio degli anni Cinquanta e del periodo del Boom, per riesplodere fragoroso proprio con il ?68, intrecciandosi nelle manovre oscure del golpe Borghese e della nascita dei gruppi extraparlamentari di destra e sinistra che avrebbero portato, col tempo, alla nascita delle Brigate rosse da un lato e dall?eversione nera nei suoi frastagliati groppuscoli, dall?altro. Chi ha vissuto nelle grandi città, non può non ricordare alcuni di quei nomi, tristi lapidi su una quotidianità fatta di drammi che finivano regolarmente nell?acuire l?odio della fazione opposta precipitando così in un vortice di violenza che si autoalimentava. Il Paolo Rossi cantato da Venditti che s?intrecciava equivocamente col Pablito mundial degli anni in cui venne composta la canzone, Fausto e Iaio assassinati dai sicari fuori dal Leoncavallo, centro dell?autonomia milanese. E poi Roberto Franceschi, Claudio Varalli, Alberto Brasili, Alceste Campanile, Peppino Impastato. Per arrivare a Vincenzo Spagnolo, ucciso fuori dal Luigi Ferraris di Genova, prima di Genoa-Milan. Si chiama calcio, ma si legge politica delle frange estreme del tifo organizzato che poi è il mondo controverso degli hooligan. L?ultimo capitolo è la libertà. Storia di un ideale, anelito irrinunciabile, traguardo verso il quale viene sospinto ogni cuore. Come quelli rossi, che battevano alla stessa stregua di quelli neri. Perché se le idee potessero sfidarsi senza armi, la civiltà avrebbe vinto la partita. Invece è un ulteriore elenco di nomi, di croci, di morti talvolta passate tra le pagine di cronaca come meteore, ma rimaste negli animi di chi ha conosciuto quelle vittime come pietre tombali. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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La vittoria del "pragmatismo quotidiano" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

S C R I P T A M A N E N T La vittoria del ?pragmatismo quotidiano? PANORAMIX Lo stato minimo Da una parte ?l?agonia dello stato minimo? come la definisce Luca Ricolfi su La Stampa, dall?altra, per dirla con il titolo dell?editoriale del Corriere della Sera firmato da Giuseppe De Rita ?il declino del conflitto?. L?opinione pubblica, scrive il primo sul quotidiano torinese, «dimentica con sorprendente rapidità le tragedie collettive, quelle che oggi ci fanno stringere intorno alle famiglie dei ragazzi di Rivoli, ma è estremamente vigile sugli interessi particolari delle innumerevoli categorie, corporazioni, lobby che si contendono quel che resta della nostra povera Italia». Insomma, «possiamo indignarci quando crolla una scuola, quando deraglia un treno, quando un ospedale è invaso dagli scarafaggi, ma non siamo disposti a rinunciare a un pezzettino del nostro modesto benessere per vivere in un paese in cui queste cose non succedano più. I consumi privati ci interessano più degli investimenti pubblici ? sottolinea Ricolfi ? lo stato sociale, fatto di sanità, pensioni, assistenza, ci interessa più dello stato minimo fatto di infrastrutture fisiche e funzioni fondamentali». La tesi vuole contrapporre ?software? (spese improduttive e stipendi pubblici) ed ?hardware? (manutenzione delle infrastrutture fisiche). L?esempio che propone Ricolfi è in tal senso illuminante: se un ministro dicesse che ci vogliono 5 miliardi per la messa in sicurezza della scuole e che per finanziarla proponesse di bloccare gli aumenti retributivi nel pubblico impiego «ci sarebbe una sollevazione ». Conclusione: «I politici l?hanno capito, sanno perfettamente che l?agonia dello stato minimo non è la prima delle nostre preoccupazioni. Sta a noi dimostrare che si sbagliano». Per evitare genericità su un argomento molto stimolante, sarebbe utile aggiungere a tali argomentazioni, una riflessione sul berlusconismo: quale senso dello stato, quale idea di appartenenza a un corpo pubblico nella pratica politica (e in quella ideale) e quale collante collettivo lo ha tenuto e lo tiene insieme... Emozioni blande Sul Corriere della Sera, Giuseppe De Rita afferma che viviamo in tempi di ?emozioni blande? dove «vince il pragmatismo del quotidiano, non un?idea di futuro migliore; può esser triste ammetterlo ? aggiunge De Rita ? ma tutto ciò porta a una bassa popolarità anche del riformismo, del resto da sempre visto solo come alternativa pacata al conflitto, non come ideologia autonoma e autopropellente ». Quel che resta, allora, è «il mellifluo consenso» che si impone proprio attraverso le ?emozioni blande?. Non c?è allora da far conto sull?illusione che «torni il conflitto, grande oggetto del desiderio». Conclusione: «Più utile sarebbe un impegno a ricostruire contenuti e strumenti della rappresentanza. E bisogna farlo sia nelle strutture del sociale come in quelle della politica, rompendo quell?autoconservazione corporativa che purtroppo le sta distruggendo, nel piccolo dell?associazionismo non profit come nel grande della dinamica politica ». È un commento che parla all?opposizione (capita spesso sul Corriere di questi tempi) dei nodi che ha da sciogliere per scegliere con chi stare e per fare cosa.

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Sul ricambio generazionale nel web (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

B L O G G E R I A Sul ricambio generazionale nel web MARIO ADINOLFI Da un articolo di D?Avanzo Scriveva Giuseppe D?Avanzo ieri su Repubblica: «Nella convinzione che l?azione politica si svolga tutta all?interno dello spazio mediale, ha nel Pd più visibilità un demi-monde mediatico, blogger come Luca Sofri (44 anni), Diego Bianchi (38), Mario Adinolfi (37). Competenze? Pochine». È proprio vero che il limite della battaglia delle giovani generazioni nei partiti sia dato dalla debolezza in termini di competenze? E, soprattutto: quali competenze ci vengono opposte dai gruppi oligarchici che dominano i luoghi del potere in Italia? Dalla risposta di Luca Sofri Le parole di D?Avanzo hanno provocato una reazione molto articolata di Luca Sofri: «Io non amo il conflitto. Nel senso che non mi piace litigare, e preferisco, con quelli che reputo in grado di capire le cose, spiegargliele piuttosto che dir loro ?demimonde a tua sorella?, come lui oggi meriterebbe». Riporto la premessa perché io invece amo il conflitto e ritengo che D?Avanzo se lo meriti. Ma merita anche una riflessione attenta attorno alla questione delle presunte ?competenze?. Non credo che D?Avanzo abbia letto i settemila articoli che compongono il mio blog, né il mezzo milione di commenti della comunità che lo segue, che ha scelto anche di partecipare alle primarie del Pd, presentando un programma abbastanza innovativo riassunto anche in un libro (Generazione U) che D?Avanzo non ha letto. La regola dell?establishment La regola dell?establishment, di cui D?Avanzo fa parte, è di non prestar fede in alcun modo e mai alle parole degli outsider, di non leggerle, in qualsiasi forma esse vengano espresse. Anzi, il primo tentativo è quello di demolirli per restare con il tranquillizzante quadretto dei rapporti di forza e di potere arcinoti da decenni. Questo vizio in realtà riguarda anche noi che pure predichiamo da tempo la necessità dello svecchiamento. Tra me, Luca e Diego c?è poca comunicazione, qualche volta ci si guarda in cagnesco, è di queste settimane lo scontro sul web tra Sofri e un altro giovane blogger, Francesco Costa, con il duo ?young? dalemiano Francesco Cundari e Matteo Orfini. Questa rissosità indebolisce le idee di tutti, con Sofri e Costa che finiscono per sembrare i piccoli veltroniani, mentre Orfini e Cundari giocano l?altro ruolo in commedia. Andare al conflitto Invece dobbiamo trovare il minimo comun denominatore tra tutti noi e pretendere la lettura delle nostre idee. Quelle idee raccontano della necessità fondamentale di una nuova forma della democrazia, che chiamiamo democrazia diretta e vive di strumenti come le primarie libere, che non a caso generano ovunque classi dirigenti nuove, fino alla grande speranza obamiana. Nella democrazia diretta inseriamo proposte innovative. Sono solo idee accennate, le andiamo scrivendo e propagandando da anni, ma con due difetti: non ci uniamo, non le urliamo. Dobbiamo andare al conflitto, sulla base di queste idee e della necessità di un rinnovamento reale del paese, non solo della politica. Il fatto che queste idee circolino sui blog, non è una deminutio. Ma si faccia lo sforzo di rintracciarle, prima di giudicare. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it

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Savona, "tagli" e trattative Vago verso il Chittolina? (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

SERIE D EMORRAGIA DI GIOCATORI ANCHE PER NOVESE, RIVOLI E DERTHONA Savona, "tagli" e trattative Vago verso il Chittolina? Il difensore che lascia i biancoblù potrebbe finire al Vado [FIRMA]ENNIO FORNASIERI SAVONA Novese e Rivoli sono in procinto di sbaraccare, al Derthona ci sono conflitti all'interno dello spogliatoio tra giocatori e dirigenza, e qualcuno sta già prendendo accordi con altri club. Infine, a Sestri Ponente è stato esonerato l'allenatore Beppe Maisano. Al suo posto l'ex calciatore Roberto Balboni che ha esordito con una vittoria sulla Novese. Insomma dal primo dicembre, sul mercato invernale di riparazione, se ne vedranno delle belle... Dentro il calderone c'è anche il Savona, pronto ad un «taglia e cuci» già anticipato da La Stampa domenica mattina dopo il congedo al difensore sardo Giovanni Battista Scugugia. Un «taglio» subodorato da tempo anche dalla tifoseria, da chi gravita intorno allo stadio Bacigalupo durante gli allenamenti. Nessuna sorpresa quindi, del resto dopo sole tre appariazioni in campionato. Meno atteso (forse per i più sprovveduti) quello dell'ex imperiese Vago. «Giocatore importante perchè può ricoprire più ruoli, uno degli obiettivi della nostra campagna acquisti», era stata la dichiarazione durante la presentazione. Lo score finale dice che in 7 partite, il maggior numero di minuti in campo (63) li ha timbrati contro il Rivoli... Tra cinque giorni potrà trovarsi un'altra squadra e visto che da poco è diventato papà, per non allontanarsi troppo da casa (Imperia), ha solo due piazze papabili in zona. In Eccellenza: a Loano o a Vado dovre ritroverebbe Iannolo. E vista l'aria di «repulisti» sul parco giocatori che tira in casa rossoblù, non è detto non possa farci un pensierino. Tornando al Savona, ha le valigie in mano anche Salafrica. Altro pezzo pregiato che ad Orbassano e Ciriè (contro i biancoblù) faceva vedere i sorci verdi, ma da quando è venuto in riva al Letimbro... In agenda questa settimana è fissato un colloquio con Alessandro Troiano del Derthona. Si presenta con due controindicazioni: quelle delle pretese economiche e del carattere non facile. E a Savona di «casi» da spogliatoio ne sanno qualcosa. Da Grabinski al dente di Glauda, alle bizze di Pellegrini, fino ad arrivare al giorno d'oggi con Salafrica. Sul lato pratico, il campionato del Savona è finito ancora prima del panettone di Natale. Anzi dalla zona playout ci sono appena a tre punti di distanza. In questo momento sarebbe meglio cominciare anche a guardarsi alle spalle...

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La "prima" alla Scala sullo schermo del Sociale (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Rassegna La "prima" alla Scala sullo schermo del Sociale «Shanghai Baby» di Pfahl Domani la proiezione [FIRMA]SIMONA ROMAGNOLI BIELLA La prima del Teatro alla Scala, evento clou dell'inverno milanese, sarà trasmessa in diretta in formato digitale ad alta definizione, domenica 7 dicembre alle 18 al Sociale. L'evento culturale di elevata qualità artistica, possibile grazie a strumentazioni altamente tecnologiche, si trasformerà inoltre in un'occasione per raccogliere fondi destinati a tre realtà locali che operano sul territorio in favore dei malati oncologici. Il ricavato del prestigioso appuntamento con l'opera lirica, che quest'anno vedrà in scena il «Don Carlo» di Giuseppe Verdi, sarà infatti devoluto al Fondo Edo Tempia, alla Fondazione Clelio Angelino e alla Lilt. «Il Comune e la cooperativa Buonsegno - commentano l'assessore Doriano Raise e Pier Perinotto - hanno voluto inaugurare, con questo appuntamento all'insegna della solidarietà, un nuovo filone di eventi ospitati nel teatro cittadino, che sempre più si presenta come la ''casa della cultura'', grazie alla sua capacità di diversificare le proposte: dal teatro ai film, dai concerti agli eventi livello nazionale e internazionale trasmessi in diretta». Apice della riflessione musicale verdiana, il tenebroso «Don Carlo», ambientato al tempo della Santa Inquisizione spagnola, descrive un mondo straziato dalle vittime del potere e intesse intrecci fatti di conflitti, morte e tradimenti: mentre l'infante di Spagna è innamorato della matrigna, ma a sua volta desiderato dall'amante del padre, il trono di Filippo II subisce le imposizioni della chiesa. La versione che inaugurerà la stagione lirica milanese e le dirette in alta definizione biellesi, è quella italiana del 1884 (la più concisa delle cinque conosciute), che Verdi curò proprio per la Scala e nel cui finale il fantasma di Carlo V chiama a sé il nipote nella tomba per sottrarlo ai frati del Sant'Uffizio. La direzione è affidata a Daniele Gatti mentre regia e scene sono di Stéphane Braunschweig. Biglietto: 20 euro (posto unico). Prevendita da venerdì al botteghino del Sociale.In attesa dell'emozionante diretta dedicata alla lirica, al Sociale proseguono gli appuntamenti con i film in digitale ad alta definizione. Il percorso in quattro puntate, dedicato al cinema contemporaneo e ai modi con cui indaga la realtà nelle sue infinite sfumature e in relazione alle altre arti, domani alle 21 indaga il rapporto tra cinema e letteratura proponendo «Shanghai Baby» del tedesco Berengar Pfahl. Il film, prodotto nel 2007, è infatti la trasposizione in immagini dell'omonimo «romanzo scandalo» della scrittrice Zhou Weihui, censurato in Cina per il suo contenuto scabroso, ma letto da migliaia di giovani cinesi su Internet. Un film di forti emozioni, che descrive la storia di una giovane donna cinese (interpretata dall'attrice rivelazione Bai Ling), ambiziosa e inquieta, aspirante scrittrice, che ama Coco Chanel, i libri di Henry Miller e cerca la propria identità fra le mille luci di Shanghai. Biglietto: 5 euro (intero), 3,50 (ridotto).

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senza uguaglianza la democrazia è un regime - (segue dalla prima pagina) (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 39 - Commenti senza uguaglianza la democrazia è un regime (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Non lo si dice ufficialmente e a cifra tonda, perché il momento è, o sembra, ancora quello dell´incubazione. La covata è a mezzo. L´esito non è scritto. La Costituzione del ´48 non è abolita e, perciò, accredita l´impressione di una certa continuità. Ma è sottoposta a erosioni e svuotamenti di cui nessuno, per ora, può conoscere l´esito. Forze potenti sono all´opera per il suo superamento, ma altre forze possono mobilitarsi per la sua difesa. La Costituzione è in bilico. Che cosa significa "costituzione in bilico"? Innanzitutto, che non si vive in una legittimità costituzionale generalmente accettata, cioè in una sola concezione della giusta costituzione, ma in (almeno) due che si confrontano. Ogni forma di reggimento politico si basa su un principio essenziale, una molla etica, il ressort di cui parla Montesquieu, trattando delle forme di governo nell´Esprit des lois. Quando questo principio essenziale è in consonanza con l´esprit général di un popolo, allora possiamo dire che la costituzione è legittima e, perciò, solida e accettata. Quando è dissonante, la costituzione è destinata crollare, a essere detronizzata. Se invece lo spirito pubblico è diviso, e dunque non esiste un esprit che possa dirsi général, questo è il momento dell´incertezza costituzionale, il momento della costituzione in bilico e della bilancia che prima o poi dovrà pendere da una parte. è il momento del conflitto latente, che non viene dichiarato perché i fautori della rottura costituzionale come quelli della continuità non si sentono abbastanza sicuri di sé e preferiscono allontanare il chiarimento. I primi aspettano il tempo più favorevole; i secondi attendono che passi sempre ancora un giorno di più, ingannando se stessi, non volendo vedere ciò che temono. Tutti attendono, ma i primi per prudenza, i secondi per ignavia. Non voler vedere, significa scambiare per accidentali deviazioni quelli che sono segni di un mutamento di rotta; significa sbagliare, prendendo per lucciole, cioè per piccole alterazioni che saranno presto dimenticate come momentanee illegalità, quelle che sono invece lanterne, cioè segni premonitori e preparazioni di una diversa legittimità. Così, si resta inerti. L´accumulo progressivo di materiali di costruzione del nuovo regime procede senza ostacoli e, prima o poi, farà massa. Allora, non sarà più possibile non voler vedere, ma sarà troppo tardi. * * * Ciò che davvero qualifica e distingue i regimi politici nella loro natura più profonda e che segna il passaggio dall´uno all´altro, è l´atteggiamento di fronte all´uguaglianza, il valore politico, tra tutti, il più importante e, tra tutti però, oggi il più negletto, perfino talora deriso, a destra e a sinistra. Perché il più importante? Perché dall´uguaglianza dipendono tutti gli altri. Anzi, dipende il rovesciamento nel loro contrario. Senza uguaglianza, la libertà vale come garanzia di prepotenza dei forti, cioè come oppressione dei deboli. Senza uguaglianza, la società, dividendosi in strati, diventa gerarchia. Senza uguaglianza, i diritti cambiano natura: per coloro che stanno in alto, diventano privilegi e, per quelli che stanno in basso, concessioni o carità. Senza uguaglianza, ciò che è giustizia per i primi è ingiustizia per i secondi. Senza uguaglianza, la solidarietà si trasforma in invidia sociale. Senza uguaglianza, le istituzioni, da luoghi di protezione e integrazione, diventano strumenti di oppressione e divisione. Senza uguaglianza, il merito viene sostituito dal patronaggio; le capacità dal conformismo e dalla sottomissione; la dignità dalla prostituzione. Nell´essenziale: senza uguaglianza, la democrazia è oligarchia, un regime castale. Quando le oligarchie soppiantano la democrazia, le forme di quest´ultima (il voto, i partiti, l´informazione, la discussione, ecc.) possono anche non scomparire, ma si trasformano, anzi si rovesciano: i diritti di partecipazione politica diventano armi nelle mani di gruppi potere, per regolare conti della cui natura, da fuori, nemmeno si è consapevoli. Questi rovesciamenti avvengono spesso sotto la copertura di parole invariate (libertà, società, diritti, ecc.). Possiamo constatare allora la verità di questa legge generale: nel mondo della politica, le parole sono esposte a rovesciamenti di significato a seconda che siano pronunciate da sopra o da sotto della scala sociale. Ciò vale a iniziare dalla parola "politica": forza sopraffattrice dal punto di vista dei forti, come nel binomio amico-nemico; oppure, dal punto di vista dei deboli, esperienza di convivenza, come suggerisce l´etimo di politéia. Un uso ambiguo, dunque, che giustifica la domanda a chi parla di politica: da che parte stai, degli inermi o dei potenti? La ricomposizione dei significati e quindi l´integrità della comunicazione politica sono possibili solo nella comune tensione all´uguaglianza. * * * Ritorniamo alla questione iniziale, se sia in corso, o se si sia già realizzato, un cambiamento di regime, dal punto di vista decisivo dell´uguaglianza. In ogni organizzazione di grandi numeri si insinua un potere oligarchico, cioè il contrario dell´uguaglianza. Anzi, più i numeri sono grandi, più questa è una legge "ferrea". E´ la constatazione di un paradosso, o di una contraddizione della democrazia. Ma è molto diverso se l´uguaglianza è accantonata, tra i ferri vecchi della politica o le pie illusioni, oppure se è (ancora) valore dell´azione politica. La costituzione ? questa costituzione che assume l´uguaglianza come suo principio essenziale ? è in bilico proprio su questo punto. Noi non possiamo non vedere che la società è ormai divisa in strati e che questi strati non sono comunicanti. Più in basso di tutti stanno gli invisibili, i senza diritti che noi, con la nostra legge, definiamo "clandestini", quelli per i quali, obbligati a tutto subire, non c´è legge; al vertice, i privilegiati, uniti in famiglie di sangue e d´interesse, per i quali, anche, non c´è legge, ma nel senso opposto, perché è tutto permesso e, se la legge è d´ostacolo, la si cambia, la si piega o non la si applica affatto. In mezzo, una società stratificata e sclerotizzata, tipo Ancien Régime, dove la mobilità è sempre più scarsa e la condizione sociale di nascita sempre più determina il destino. Se si accetta tutto ciò, il resto viene per conseguenza. Viene per conseguenza che la coercizione dello Stato sia inegualmente distribuita: maggiore quanto più si scende nella scala sociale, minore quanto più si sale; che il diritto penale, di fatto, sia un diritto classista e che, per i potenti, il processo penale non esista più; che nel campo dei diritti sociali la garanzia pubblica sia progressivamente sostituita dall´intervento privato, dove chi più ha, più può. Né sorprende che quello che la costituzione considera il primo diritto di cittadinanza, il lavoro, si riduca a una merce di cui fare mercato. Analogamente, anche l´organizzazione del potere si sposta e si chiude in alto. L´oligarchia partitica non è che un riflesso della struttura sociale. La vigente legge elettorale, che attribuisce interamente ai loro organi dirigenti la scelta dei rappresentanti, escluso il voto di preferenza, non è che una conseguenza. Così come è una conseguenza l´allergia nei confronti dei pesi e contrappesi costituzionali e della separazione dei poteri, e nei confronti della complessità e della lunghezza delle procedure democratiche, parlamentari. Decidere bisogna, e dall´alto; il consenso, semmai, salirà poi dal basso. E´ una conseguenza, infine, non la causa, la concentrazione di potere non solo politico ma anche economico-finanziario e cultural-mediatico. L´indipendenza relativa delle cosiddette tre funzioni sociali, da millenni considerata garanzia di equilibrio, buon governo delle società, è minacciata. Ma il tema delle incompatibilità, cioè del conflitto di interessi, a destra come a sinistra, è stato accantonato. La causa è sempre e solo una: l´appannamento, per non dire di più, dell´uguaglianza e la rete di gerarchie che ne deriva. Qui si gioca la partita decisiva del "regime". Tutto il resto è conseguenza e pensare di rimettere le cose a posto, nelle tante ingiustizie e nelle tante forzature istituzionali senza affrontare la causa, significa girare a vuoto, anzi farsene complici. Nessun regime politico si riduce a un uomo solo, nemmeno i "dispotismi asiatici", dove tutto sembrava dipendere dall´arbitrio di uno solo, kahn, califfo, satrapo, sultano, o imperatore cinese. Sempre si tratta di potere organizzato in sistemi di relazioni. Alessandro Magno, il più "orientale" dei signori dell´Occidente, perse il suo impero perché (dice Plutarco), mentre trattava i Greci come un capo, cioè come fossero parenti e amici, «si comportava con i barbari come con animali o piante», cioè meri oggetti di dominio, «così riempiendo il suo regno di esìli, destinati a produrre guerre e sedizioni». Sarà pur vero che comportamenti di quest´ultimo genere non mancano, ma non vedere il sistema su cui si innestano e li producono significa trascurarne le cause per restare alla superficie, spesso solo al folklore.

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Fassino non s'arruola alla guerra di ex Ds <Basta con la storia degli Orazi e Curiazi> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Riformista, Il" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Fassino non s'arruola alla guerra di ex Ds «Basta con la storia degli Orazi e Curiazi» Intervista. L'ex segretario della Quercia contesta la riduzione del dibattito allo scontro tra "Massimo" e "Walter" e si sofferma sulla collocazione europea: «Non mi piace il modo nostalgico con cui Fioroni e altri affrontano la materia. Qualcuno pensa che il Pd in Europa sia più forte da solo?». di Stefano Cappellini Appena uscito da tre ore di riunione di coordinamento del Pd Piero Fassino si mette in macchina diretto a Pescara per la campagna elettorale abruzzese. Al telefono l'umore dell'ex segretario ds non sembra dei migliori, ma lui assicura invece che l'incontro al vertice è stato utile e proficuo. «C'è la diffusa consapevolezza - spiega - che serve un salto di qualità anche nel modo di gestire il nostro dibattito interno, occorre un partito che fa squadra con un grado maggiore di solidarietà e coesione». E i fautori del congresso subito? Le loro sono opinioni utili e interessanti, ma il congresso si farà nella seconda parte del 2009. C'è stato un appello di Veltroni condiviso da tutti e la discussione si è concentrata su come affrontare gli appuntamenti politici che abbiamo di fronte: le strategie anti-recessione, la preparazione della conferenza programmatica come sede e luogo per rilanciare il profilo riformista del Pd e la preparazione delle elezioni amministrative ed europee. Il 65 per cento degli enti locali dove si voterà l'anno prossimo sono governati da noi, quindi è un test particolarmente impegnativo. La guerra Veltroni-D'Alema si chiude con l'ennesima tregua? Io in questa dialettica non mi riconosco. Mi chiamo Piero Fassino, ho le mie idee e non capisco perché bisogna far credere che il dibattito interno al Pd si esaurisca nelle posizioni riferibili a quelle due personalità. Peraltro si parla di una guerra che dura dal 1994 o addirittura da prima. Falso. Nei sette anni in cui sono stato segretario dei Ds non ce n'è stata traccia. Facciamola finita con questa caricatura degli Orazi e dei Curiazi. Ma non se le saranno mica inventate i giornali le accuse reciproche di sabotaggio e di mancanza di democrazia interna? Sui media si sono ingigantiti dei particolari per imbastire un processo alla dirigenza. Possibile non ci sia stato alcun errore della leadership? Ma certo, chi non fa errori? I direttori dei giornali non sbagliano? Ovvio, poi però si può riconoscere l'errore. Non succede mai. I giornali sono gli ultimi a poter scagliare la prima pietra. Resta il fatto che molti esponenti continuano a parlare di due Pd, l'un contro l'altro armato sul tema delle alleanze. Il vecchio Parlamento aveva 39 partiti e 17 gruppi. Il nuovo ne ha sei. La discussione sulle alleanze non è tra chi le vuole e chi non le vuole, ma verte sul come farle in questo nuovo scenario. La vocazione maggioritaria non significa solitudine. In una geografia a sei partiti si costruiranno alleanze di centrosinistra con l'Udc, o con Di Pietro, o con tutti e due. Si vedrà, mettere le brache al mondo mi pare inutile. Collocazione europea. Rutelli e gli ex popolari dicono no al Pse. Non ho apprezzato il modo nostalgico con cui Fioroni e altri hanno affrontato l'argomento. Questa è una discussione delicata e complessa, non servono rigidità pregiudiziali, perché diktat chiama diktat. Qui sono possibili due approcci molto diversi. Uno di natura ideologica, di chi si chiede a quale sistema valoriale il Pd deve aderire in Europa. Ed è sbagliato: non si può chiedere a un popolare di essere socialdemocratico, così come non si può chiedere a me socialdemocratico di diventare popolare. Poi c'è un approccio politico. Il Pd nasce per unire i riformisti e per concorrere a un analogo processo di unificazione su scala europea. Qual è il luogo in cui si riconosce gran parte del riformismo europeo? La famiglia socialista. Io non propongo l'adesione al Pse, ma un accordo strategico, finalizzato a costruire un campo riformista più ampio. A cominciare dalla formazione a Strasburgo di un nuovo gruppo parlamentare, che possa chiamarsi "dei socialisti e dei democratici". Impensabile stare da soli e indicare così la via agli altri? Che grado di influenza avrebbe il Pd da solo a Strasburgo? Invece, se confermeremo alle europee il risultato delle politiche, la delegazione italiana sarà la seconda o terza forza di tutto il campo progressista, in grado dunque di pesare in modo significativo nella vita di una grande gruppo. La sconfitta al congresso socialista di Ségolène Royal, che vuole allearsi con il moderato centrista Bayrou, non aiuta il Pd a esportare il suo modello in Europa. Ma metà del partito è con Ségolène e questo non è un dibattito che può chiudersi insieme al voto congressuale. Ci sono polemiche in vista anche sulla firma che a dicembre lei metterà in calce al manifesto del Pse. Firmerò quel manifesto perché sono tra coloro che a suo tempo furono incaricati di redigerlo. Ma questo non sarà un tema di conflitto, perché faccio parte anche del gruppo che sta scrivendo il manifesto europeo del Pd, dal quale si evincerà quanto i due testi siano convergenti per spirito e proposte. Qualcuno dice che il Pd dovrebbe guardare solo ai democratici americani. Un riferimento puramente politico. I democratici americani possono permettersi di non far parte di nessuna famiglia internazionale perché sono rappresentativi di un paese che si chiama Stati Uniti d'America. Detto questo, negli ultimi anni il rapporto tra il Pse e i democrats si è molto intensificato. Ultima domanda: è possibile che le europee, in caso di risultato negativo, diventino il capolinea del Pd? Spero di no, perché penso che il Pd sia una scelta irreversibile. Dopo la sconfitta elettorale ho girato in lungo e largo l'Italia e ho sentito tanti argomenti, ma non uno solo che abbia detto "torniamo indietro". 26/11/2008

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la superbia di nobis e i ricchi e poveri del 2008 - marco vacchetti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XIII - Torino Dal romanzo di De Amicis alla reale scuola di oggi: il blando paternalismo delle elemosine ha lasciato spazio a una generazione di studenti che sogna la ricchezza e ignora l´economia La superbia di Nobis e i ricchi e poveri del 2008 Ogni classe finisce col riflettere la composizione e le differenze sociali del rione MARCO VACCHETTI «Novembre», il secondo capitolo del libro Cuore, gronda di buoni sentimenti e moralismo in rapporto a una società rigorosamente divisa tra umili e benestanti. Nelle prime pagine lo studente Carlo Nobis, «superbo perché suo padre è un gran signore», offende nel corso di una lite il povero Betti, «uno dei più piccoli, figliuolo d´un carbonaio», con le parole «tuo padre è uno straccione». Il conflitto viene presto risolto proprio dal «gran signore», che, venuto a conoscenza del comportamento arrogante del figlio, lo obbliga a domandare scusa al compagno davanti a tutta la classe, mentre da parte sua stringe vigorosamente la mano del carbonaio. Gesto magnanimo, pace fatta. «La più bella lezione dell´anno», chiosa il maestro. Ma non basta. Poche pagine dopo troviamo una lettera della mamma a Enrico, protagonista e voce narrante, rimproverato perché non ha fatto l´elemosina a una mendicante. «L´elemosina d´un uomo è un atto di carità - predica la madre - ma quella d´un fanciullo è insieme un atto di carità e una carezza». Sono passati oltre centoventi anni, e si sente. Dopo più di un secolo le nostre scuole sono diventate quelle oasi interclassiste di concordia sociale che sognava De Amicis nella Torino di fine Ottocento? Non esattamente. Nonostante sia stato coltivato fin dalle origini il progetto di una scolarizzazione paritaria e capillare, sotto l´apparente equivalenza degli indirizzi di studio si celano profonde fratture sociali. Gli enormi passi in avanti compiuti dall´alfabetizzazione di massa dall´Unità in poi non devono farci ignorare le radicali differenze non solo tra regione e regione, ma anche tra scuola e scuola nella stessa città. Inutile nascondere che molte famiglie scelgono indirizzo di studi e sede in base al ceto. A Torino, come a Roma o a Palermo, le scuole di quartiere finiscono per riflettere la composizione sociale dei quartieri medesimi. Ogni tribù cerca di vivere nella propria enclave. L´identità stessa dell´istituto assume spesso una valenza socio-economica, rivendicata persino con orgoglio alla faccia delle pari opportunità e dell´articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti... I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». In Italia la relativa gratuità dell´istruzione fornisce un´ingannevole patina di uguaglianza. Un´aura di nobile disinteresse sembra voler proteggere i ragazzi da una realtà alla quale, tuttavia, la scuola dovrebbe prepararli. Il mondo è fatto di ricchi e di poveri. è il denaro a marcare la differenza, non solo tra paesi sviluppati e terzo mondo, come si studia in geografia, ma anche tra individui e famiglie che vivono gomito a gomito nella stessa città. Un po´ di elemosina non può certo risolvere la faccenda. Eppure l´argomento denaro nelle nostre aule non entra. Un tabù. Di soldi a lezione non si parla. Curioso, perché fuori, nel mondo, se ne parla invece parecchio. Capita così che, mentre il sistema economico scricchiola fragorosamente, in classe continuiamo a interessarci di poesia o dei Fenici, magari con una spruzzatina di ingenua ecologia... I nostri studenti hanno nozioni piuttosto vaghe su cosa sia un tasso di interesse o un fondo di investimento, rimangono perplessi davanti al concetto di «costo del denaro», confusi all´idea che il crollo dei mercati li possa davvero riguardare. La moneta è percepita unicamente come strumento per comprare. Gli spiccioli circolano solo per le pizzette e i panini durante l´intervallo. I più fortunati dispongono di una paghetta per cellulare e cinema, mentre le spese vere di mantenimento sono gestite dalla famiglia. Nelle aule non c´è proprio niente da comprare, i regni dello shopping sono altrove e forse anche per questo la scuola è così poco attraente. Tra gli adolescenti il mito dei soldi, o meglio della ricchezza, è legato strettamente al sogno futuro del loro successo individuale più di quanto non lo sia la prospettiva di un lavoro gratificante o utile alla comunità. Tuttavia il confronto con il denaro vero e le sue difficoltà sono dietro l´angolo, l´appuntamento è solo rimandato. Studio ed economia potevano sembrare in apparenza mondi non comunicanti, ma quando si è abbattuta sulla scuola la mannaia della legge finanziaria, all´improvviso è stato necessario per gli studenti fare i conti con la scoperta che la scuola costa parecchio e che forse, se tanto costa, qualcosa pur vale. Difendere il diritto all´istruzione significa in primo luogo parlare di soldi, perché il denaro non serve solo per gli acquisti, ma anche per gli investimenti, che sono la leva per costruire le possibilità di domani. Su questo terreno il blando paternalismo di De Amicis non ci aiuta, perché, anche in questo caso, un po´ di elemosina non può certo risolvere la faccenda.

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BIOETICA, LA LEGGE NON SIA CONTRO ELUANA (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

BIOETICA, LA LEGGE NON SIA CONTRO ELUANA Che il tuo riposo sia lieve, Eluana, e non si trasformi in espiazione di una vita che si riduce a una pena senza fine. Eluana è nata a Lecco il 25 novembre 1970 e ieri, dunque, ha compiuto 38 anni: gli ultimi 17 li ha passati in stato vegetativo, in una condizione priva di esperienza e di conoscenza, di capacità di comunicazione e di relazione. Il suo anniversario ricorda drammaticamente il trascorrere di un tempo di cui Eluana è vittima e non protagonista: uno stato di assenza perpetuato artificialmente. Oggi, è possibile interrompere quell'artificio e lasciare che quell'esistenza vada verso il suo esito. Lo hanno deciso la giurisprudenza e l'amore dei suoi genitori, la scienza e l'intelligenza delle cose del mondo e della loro ragione profonda. Forse, così, Eluana Englaro potrà infine riposare in pace. Ora resta da fare quello che finora non è stato fatto e che, senza il grido muto di Eluana Englaro, mai si sarebbe nemmeno intrapreso. Ieri il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha definito "non più procrastinabile" una legge in materia di fine della vita. Ma attenzione: non serve una legge qualunque. E si ha ragione di temere che sia possibile un esito normativo assai pericoloso, dal momento che una maggioranza parlamentare è intenzionata a porre limiti assai rigidi. In particolare, a privilegiare, in caso di conflitto tra volontà del paziente e valutazione del medico, l'opinione di quest'ultimo; e a escludere dall'ambito delle decisioni assumibili quella relativa a nutrizione e idratazione artificiali e alla loro sospensione. Se così accadesse, la legge risulterebbe fatalmente più arretrata rispetto all'attuale situazione: oggi, infatti, dettato costituzionale e giurisprudenza consentono di affermare, e di vedere giuridicamente protetto il principio dell'autodeterminazione del paziente. Una legge quale quella che è possibile venga approvata negherebbe proprio questo fondamentale principio e avrebbe un esito tragicamente beffardo. Verrebbe approvata - «sull'onda dell'emozione per Eluana Englaro», come infallibilmente scriverebbe qualche giornale - una legge propriamente «contro Eluana Englaro» e tutto ciò che la sua vicenda evoca. Una legge che negherebbe, cioè, la possibilità di scelta del paziente in merito a quei trattamenti sanitari che, secondo tutti i protocolli scientifici internazionali, sono nutrizione e idratazione artificiali. Ma per gli spietati difensori della vita come «bene non disponibile» sono altro: dunque non è possibile sospenderli. Eppure, già nel dicembre del 2000, la Conferenza episcopale spagnola scriveva che «la vita in questo mondo è un dono e una benedizione di Dio, però non è il valore supremo assoluto».

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il viaggio di cuccia porta "fuori rotta" - sergio troisi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XVII - Palermo Una videoinstallazione e un film sul Mediterraneo tra mito e presente IL VIAGGIO DI CUCCIA PORTA "FUORI ROTTA" Il regista palermitano incontra il poeta siriano Adonis e lo storico francese Henri Bresc che discutono sulla vicenda storica dell´area è il percorso di uno smarrimento che segue i fili del ritorno nei luoghi d´origine mentre le immagini rimbalzano da Trapani a Marsiglia e a Fes SERGIO TROISI «Il Mediterraneo è composto oggi da tante piccole parti ripiegate su se stesse, come frammenti di uno specchio rotto», afferma Antonio Giacomoni nelle prime sequenze di "Fuori rotta", il film di Salvo Cuccia presentato due giorni fa a Palermo. La metafora dello specchio attraversa costantemente questo viaggio compiuto come la ricognizione interrogativa di un sentimento di appartenenza oggi avvertito come memoria piuttosto che come futuro, come sostrato antico piuttosto che come progetto. Insieme al suo assistente Paul Pedinielli Giacomoni (nato in Corsica) fotografa lungo il suo itinerario mediterraneo filosofi, poeti, artisti, gente comune, inquadrandoli riflessi in uno specchio da camerino teatrale (miroir session, definisce queste sedute di posa), invitando il modello a fissare il proprio volto e il proprio sguardo sino a dissolvere qualsiasi diaframma tra interiorità e esteriorità. E di uno specchio in cui ogni cultura riconosceva i suoi lineamenti in quelli dell´altro parlano, a proposito del Mediterraneo antico, i diversi personaggi di questo viaggio le cui immagini, quasi senza cesure, rimbalzano dal Marocco alla Spagna, dalla Sicilia all´Albania alla Francia, inanellando gli scenari di Siviglia, Fes, Tirana, Marsiglia, Trapani, Ajaccio, Palermo. "Fuori rotta" è così (anche) il racconto di uno smarrimento, e dei tanti fili di un possibile ritorno, quel motivo del nostos che della mitologia mediterranea è uno degli archetipi fondanti: torna in Corsica il regista FranÇois Farellacci, dopo che da ragazzo aveva fatto voto, se fosse riuscito ad andar via, di deporre mucchi e mucchi di sabbia davanti la chiesa madre; ritorna in un certo senso lo stesso Giacomoni, dopo che per un periodo aveva perso la vista, abbandonando i ritratti delle rock star con cui aveva iniziato la carriera di fotografo (l´immagine allo specchio era stata sperimentata per la prima volta per Nico, cantante dei Velvet Underground) per dedicarsi a questa nuova topografia di volti. E tornano seguendo traiettorie diverse anche altre figure narranti, ogni volta associando lo spostamento del viaggio a un sussulto o a una lenta riscoperta interiore, così che lo spazio fisico della geografia e quello soggettivo delle singole biografie coincidono, smottano, sfrangiano i margini comuni, imbastiscono illuminazioni e conflitti che le coste, i mercati e le strette vie degli abitati antichi accolgono come una confessione e un approdo. Come scelta di regia, Cuccia alterna (è un carattere ricorrente dei suoi lavori) inquadrature ravvicinate a piani lunghi, immagini sgranate a brevi viraggi in bianco e nero, con un ritmo serrato che si ritrova, accentuato, nella video-installazione in mostra a Palazzo Resuttana (piazzetta Resuttana 5, sino al 28 novembre dalle 17.30 alle 19.30), dove in due schermi si fronteggiano l´immagine ipnotica del moto del mare e materiali del film, o brani non inseriti nel montaggio finale. E inframezza così un suadente registro onirico a quello documentario affidato invece ai racconti dei protagonisti e alle conversazioni, come quella, intensa e affascinante, in cui il poeta siriano Adonis e lo storico francese Henri Bresc discutono sulla vicenda storica del Mediterraneo: il primo individuando nella affermazione dei grandi monoteismi la prima rottura di una civilizzazione basata sulla migrazione e ibridazione dei miti, il secondo difendendo al contrario la "porosità" (che magnifica definizione) delle religioni, quella loro reciproca permeabilità che ha permesso, in un passato anche recente, di condividere i medesimi luoghi e (almeno parzialmente) la stessa geografia di simboli. In questo senso, "Fuori rotta" è simile a un auspicio che sembra assumere come livre de chevet l´arazzo storico e letterario di quel "Breviario mediterraneo" che Predrag Matvejevic alla fine del secolo scorso ha indicato come prospettiva culturale e antropologica di mescolanze e sedimentazioni di un´unica, grande e millenaria cultura. Non a caso la macchina da presa ci conduce, apparentemente zigzagando, lungo paesaggi e città dove voci, manufatti, vicoli, piante, rocce e vulcani si incrociano tessendo una trama che il grande mare interno tra Oriente e Occidente fa risuonare di accenti e suoni comuni (e come si somigliano anche oggi, inquadrati dal mare, gli skyline dei centri urbani). Con la consapevolezza di essere giunti, in questo inizio di millennio, a un crinale decisivo, al punto in cui questa memoria di lunga, lunghissima durata, può perdersi del tutto e definitivamente accogliendo come identità altre rotte divergenti, o recuperare la propria matrice. E, ancora una volta, il racconto del mito sigilla questo viaggio che impregnato di sé tanta parte dell´arte e della filosofia del Novecento: così Bresc e Adonis ripercorrono la vicenda di Europa, rapita da Zeus dalle coste libiche sino a dare il suo nome alle terre e agli abitanti d´Occidente, e di Cadmo suo fratello, che alla ricerca della sorella approda in Grecia dove - lui, proveniente dalle coste orientali - erige templi e simulacri a Poseidone e Atena. Ogni viaggio che ha solcato il Mediterraneo ha, inestricabilmente, mescolato e fecondato. Il film si chiude sul volto di Adonis che recita una sua poesia di straziata bellezza in cui il bambino che è stato e l´uomo anziano che è adesso si incontrano, si guardano e si riconoscono. Una metafora del tempo delle civiltà e di quello degli uomini che le costruiscono. Il film è prodotto dall´assessorato ai Beni culturali della Regione Sicilia e dalla Soprintendenza del Mare.

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Scala, la rivolta dei ballerini ruba la scena al nuovo direttore (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-11-26 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Vertenze incrociate Dopo lo sciopero dei musicisti del 7 dicembre in agitazione anche le étoile Scala, la rivolta dei ballerini ruba la scena al nuovo direttore Irruzione durante la conferenza stampa. «Annullare l'ultimo concorso» Aggiudicati solo sette posti su quindici La direttrice uscente: premiato il merito I danzatori: sì al ricorso Leggeri come piume sul palco. Pesanti come macigni nel confronto con il teatro. Nel melodramma sindacale della Scala, dopo l'orchestra entra in scena il corpo di ballo. Con un tempismo degno dei professionisti straordinari che sono, i ballerini della Scala ieri hanno fatto irruzione nella sala gialla del teatro proprio mentre si teneva la conferenza stampa di presentazione del nuovo direttore del Ballo, Makhar Vaziev. E hanno letto un comunicato durissimo: «Ci troviamo davanti a un disegno della direzione che potrebbe portare la compagnia alla perdita della sua identità storico artistica». La pietra dello scandalo è il concorso che si è appena concluso per 15 posti di ballerino di fila. Alla fine la commissione (direttrice uscente, Elisabetta Teraburst, direttore entrante più il coreografo Amedeo Amodio e due rappresentanti del corpo di ballo) ha assegnato sette posizioni. Le altre restano vacanti, con grande scorno dei ballerini (un centinaio) che hanno partecipato al concorso. Tra loro anche molti stagionali della Scala che in passato hanno ricoperto ruoli di prestigio in diversi balletti. E che speravano nell'occasione giusta per la conferma a tempo indeterminato. Il teatro assicura che tra qualche mese ci sarà un nuovo concorso. Ma il corpo di ballo non arretra. E intende valutare la possibilità di contestare l'esito del concorso. La protesta dei ballerini si inserisce in un momento difficile per il teatro. Con la prima a rischio per la pesante contestazione dell'integrativo (firmato da Cgil, Cisl e Uil) da parte degli orchestrali, in gran parte iscritti alla Fials. In questo momento c'è chi nel corpo di ballo sta pensando di rendere le tessere dei confederali per iscriversi alla Fials. Insomma, invece di ricomporsi, il conflitto Scala/maestranze raddoppia. Mentre alla prima mancano solo 12 giorni. Il teatro ricorda l'insindacabilità delle scelte artistiche. Secondo i ballerini riuniti nell'assemblea di ieri, nell'ultimo concorso non è stato premiato il merito. Certo è che dietro le quinte dei balletti la situazione si è complicata negli ultimi anni. Hanno contribuito il blocco dei concorsi stabilito per legge. E anche l'innalzamento dell'età pensionabile (oggi 47 anni per le donne e 52 per gli uomini quando nel resto d'Europa gli artisti sulle punte si ritirano intorno ai 40). In sintesi, l'esigenza di non appesantire i bilanci delle fondazioni non è andata di pari passo con quella di premiare il merito. Ma a inasprire gli animi c'è anche un passaggio del contratto integrativo. In cui si stabilisce che, d'ora in poi, per accedere ai ruoli di solista e primo ballerino bisognerà vincere un concorso internazionale. Finora queste posizioni si ottenevano per promozioni interne. «è vero, questo accordo l'abbiamo firmato anche noi. Ma ora abbiamo capito che ci si può ritorcere contro», riflettono alcune ballerine. Intanto i confederali di Cgil, Cisl e Uil hanno convocato per oggi un'assemblea. E chiedono un incontro con il sovrintendente, Stéphane Lissner. Ma il teatro non ha dubbi: non c'è nulla di sindacale da discutere. Questa è solo una questione artistica. Rita Querzé

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SE DI CARLO È UNA CHANCE PER CAMBIARE (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 26-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-11-26 num: - pag: 1 autore: di BERNARDO PIZZETTI categoria: REDAZIONALE TRA FORMA E SOSTANZA SE DI CARLO è UNA CHANCE PER CAMBIARE L a mortificazione che, come cittadini del Lazio, abbiamo dovuto subire a seguito della sbrindellata rappresentazione dell'assessore Di Carlo alla trasmissione Report, costituisce un vulnus che non sarà facile superare. Non c'è dubbio alcuno, infatti, che l'immagine della Regione rimarrà a lungo immortalata come una bella tavola apparecchiata dove amministratori pubblici e monopolisti privati possono tranquillamente (e non da oggi) fraternizzare in allegria, sostanzialmente indenni da qualsivoglia barlume di dubbio su potenziali conflitti di interesse o su più semplici ragioni di opportunità. Si tratta di un'immagine brutta e sporca, condita con la peggiore e greve romanità. Il fatto che Di Carlo stesso avvalori l'ipotesi di un suo possibile coinvolgimento personale nell'impero di Cerroni o che l'approccio al problema dei rifiuti sia limitato all'affermazione «per fortuna che c'è lui», da soli meriterebbero ben altre conseguenze che una semplice (e comoda) riconsegna di deleghe inesistenti. In Regione e in città il tema del conflitto di interesse non sembra fare particolare breccia; spesso, piuttosto, si rivela paradossalmente un insperato atout per assumere responsabilità pubbliche. è appena stato così con le nomine del sindaco Alemanno, che ha indicato persone legate ai costruttori romani ai vertici di Acea e di Risorse per Roma, operazione che suscita altrettante perplessità quanto quelle della vicenda regionale. Il «potere logora» disse una volta Pajetta, ricevendone in risposta da Andreotti il motto divenuto poi famoso «il potere logora chi non ce l'ha». Nonostante il maggior successo della seconda battuta, aveva ragione Pajetta e, nel caso Di Carlo, dopo quindici anni di presenza nella vita politica locale la trama appare ormai del tutto consumata più che logorata. Dal presidente Marrazzo, che ha fama di uomo perbene e attento, ci si attende una maggiore incisività rispetto ad una semplice presa di distanza dalle dichiarazioni del suo assessore: sarebbe auspicabile fare di questa vicenda l'occasione di un ricambio sostanziale e radicale della classe dirigente regionale, restituendo così alla categoria dell'etica politica uno straccio di significato. Viceversa, arrendersi alle convenienze degli apparati di partito, potrebbe rivelarsi esiziale.

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l'occidente e l'afghanistan - guido rampoldi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 38 - Commenti L´occidente e l´afghanistan GUIDO RAMPOLDI Anche se non leggono gli editoriali del New York Times il mullah Omar e i suoi soci di al-Qaeda devono aver intuito che l´insistenza di molti europei sulla necessità di negoziare un armistizio con i Taliban rivela un´ansia di disimpegnarsi da un conflitto considerato ormai troppo rischioso, se non già perso («Temiamo che alcuni membri della Nato - ha scritto la settimana scorsa il giornale americano ? siano così smaniosi di ritirare le truppe che vorrebbero svendere il futuro dell´Afghanistan»). Ma per buona fortuna delle ragazze afgane, le cui speranze minime sarebbero sacrificate sul tavolo negoziale, ai Taliban quel commercio non sembra interessare. Ai loro occhi gli occidentali somigliano a «quei malati che nel delirio fanno cose strane e buffe: una volta proclamano la nostra sconfitta e un´altra parlano di negoziati e di riconciliazione, una volta accusano i nostri vicini (il Pakistan) di interferire negli affari interni dell´Afghanistan e un´altra tengono riunioni congiunte con quelli» (così al Emarah, l´Emirato, sito ufficiale di Mullah Omar). Va da sé che con un nemico così frastornato e incoerente non si tratta; piuttosto, lo si combatte fino alla sua ineluttabile capitolazione. Tanto più se quello ammette, nello stile esplicito inaugurato dal comando britannico, che «la vittoria militare è impossibile». E´ impossibile anche ai Taliban. Ma nei conflitti asimmetrici il concetto di ?vittoria´ è relativo. Nello scontro con un esercito regolare, una guerriglia vince se riesce ad evitare la sconfitta fin quando il costo umano ed economico non induca il nemico a cedere. E questo risultato non è più precluso ai Taliban, come confermano sia lo scoramento che ormai pervade il campo occidentale, sia i segnali che arrivano dal terreno. In questo autunno per la prima volta la guerriglia è riuscita a minacciare la strada del Kyber pass, la principale e di fatto quasi unica via di approvvigionamento logistico dei contingenti Nato. E nell´anno che sta per concludersi le perdite subite dalle truppe occidentali sono state le più alte dal loro arrivo in Afghanistan. A queste avversità europei e americani rispondono in vario modo. Alcuni confidano nel negoziato con «i Taliban moderati» apparsi in sogno anche al nostro ministro della Difesa, altri nell´arrivo di altri 20mila soldati promesso da Obama; non molti, infine, cercano di dare un contenuto coerente al Comprehensive approach, Approccio globale, il nuovo metodo. Prevede che gli occidentali non confidino più unicamente nello strumento militare, ma organizzino un complesso di interventi diplomatici, politici e umanitari. Nelle parole del nuovo capo delle Forze armate statunitensi, il generale David Petraeus, «l´antiterrorismo è la parte minore, il resto sono consigli tribali, programmi di sviluppo, sforzi di riconciliazione con quella parte dei Taliban che non sono il nucleo duro, e lavoro diplomatico con i Paesi vicini». La teoria è saggia e sia pure con molto ritardo, accoglie molte tra le proposte avanzate da alcuni europei, inclusi gli italiani. Ma quando si passa alla progettazione pratica, ciascuna di quelle formule si complica. ?Lavoro diplomatico´, per esempio. Grossomodo vuol dire: coinvolgere e rassicurare sia le potenze che hanno vissuto lo sbarco della Nato in Asia centrale come una minacciosa invasione di campo (Iran, Russia, Cina), sia quelle che considerano l´Afghanistan un territorio vitale al proprio interesse strategico (innanzitutto Pakistan e India). Le speranze suscitate nel mondo dalla nuova presidenza americana lasciano qualche spazio ad un prudentissimo ottimismo. E i Taliban a Kabul non li vuole nessuno. Ma a tanti, a troppi, non dispiace affatto che la Nato continui a sanguinare in Afghanistan, di modo che si penta amaramente di essersi estroflessa al di fuori dei confini europei e abbandoni per sempre la velleità di rappresentare un´alleanza a dimensione globale. Avviare verso una qualche stabilità una regione da secoli tra le più caotiche, ora per giunta attraversata dalle rotte del petrolio, può apparire perfino più agevole che isolare e dividere la guerriglia. Il generale Petraeus ripete di confidare nella «riconciliazione», formula pudica che alle orecchie della casta guerriera afgana suona come la promessa di una generosa campagna-acquisti: si tratterebbe di acquisire settori periferici della guerriglia. Il metodo è già stato sperimentato con successo apparente dai non pochi contingenti Nato che da tempo, e con la massima discrezione, pagano in dollari o in aiuti la neutralità di tribù e di comandanti un tempo nemici. Ma le controindicazioni sono enormi. I codici militari afgani considerano del tutto normale il tradimento della parola data: insomma la «riconciliazione» è revocabile e il «riconciliato» può spararti nella schiena, se si convince che gli conviene tornare dai Taliban. Inoltre il messaggio inviato alla popolazione è pessimo, giacchè i «riconciliati» ottengono dalla Nato non solo il perdono per i crimini passati, ma di fatto anche l´autorizzazione a continuare a vessare gli inermi. Infine muoversi nel sensibilissimo reticolo delle relazioni tribali è assai pericoloso, come ricorda il generale Mc Kiernan, comandante Usa in Afghanistan: «Per ogni tribù o clan che avvantaggi, c´è una tribù o un clan che stai svantaggiando. E loro lo sanno, mentre tu forse lo ignori». Ma soprattutto, resta indeterminato come il Comprehensive approach intenda risolvere le questioni cruciali che da anni dividono gli occidentali. Questi danno vita a due missioni parallele ? l´americana Enduring freedom e l´Isaf a guida Nato ? difformi per finalità e per metodi. Anche a causa di tale sdoppiamento il tasso di litigiosità è alto. I comandi americano e britannico sono da tempo ai ferri corti. Secondo gli americani la Nato non ha denti, secondo gli europei gli americani non hanno cervello. Gli americani, perfino quando operano sotto comando Nato, si attengono a regole d´ingaggio proprie: per esempio, possono richiedere l´intervento dell´aviazione anche se può provocare vittime tra la popolazione afgana. A sua volta la missione a guida Nato è una babele di 41 contingenti, parecchi dei quali si sottraggono all´impiego in zone pericolose in virtù di 70 caveat, o deroghe ad hoc. Così gli uni consegnano villaggi e tribù ai Taliban con bombardamenti scriteriati, gli altri con la loro volontà di evitare rischi. Gli americani sono divisi perfino al loro interno, con risultati paradossali. Cinque mesi fa un fiduciario della Casa Bianca girava l´Europa lamentando che la Nato rifiutasse di sradicare i campi di papavero da oppio; negli stessi giorni corrispondenze apparse sulla stampa americana raccontavano della cura che mettono i soldati statunitensi nell´evitare di danneggiare le coltivazioni di papavero per non suscitare rivolte contadine. Sradicare, ignorare? Se ne discute da anni senza gran costrutto. Incapaci di sanare le proprie divisioni interne, gli occidentali riusciranno a dividere il nucleo duro dei Taliban? Per quanto i sauditi si stiano applicando, è molto dubbio che riescano. Al momento pare altrettanto improbabile, ma in futuro non impossibile, che siano i Taliban ad attrarre parte dello schieramento nemico, e cioè quel segmento dell´Alleanza del nord già ora disponibile a sganciarsi dagli occidentali per negoziare con il mullah Omar una sorta di patto afgano. Propone quella trattativa il tagico Rabbani, che all´inizio degli anni Novanta, quando era presidente della Repubblica, accolse in Afghanistan gli arabi oggi con al Qaeda. Ex mujahid al tempo della guerra santa contro l´Armata rossa, Rabbani ricorda bene come finì, nel 1991, il regime filo-sovietico: si squagliò quando una parte del suo esercito, fiutato il vento, si accordò in segreto con la guerriglia. La storia non si ripeterà, ma quanto più gli occidentali tradiranno il loro scoramento, tanto più gli alleati afgani della Nato si chiederanno se convenga restare dalla parte di chi ormai cerca soltanto una formula dignitosa per disimpegnarsi. Non meno autolesionista sarebbe per gli occidentali illudersi che basti aumentare le truppe per prevalere sul caos afgano. Servono soluzioni innovative, molto innovative. Senza le quali, prendiamone finalmente atto, l´Occidente è destinato ad una clamorosa disfatta.

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penati "no alla bracco al tesoro la presidenza dell'expo" - rodolfo sala a pagina vi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina III - Milano Il presidente della Provincia "Sarebbe in conflitto d´interessi" Penati "No alla Bracco Al Tesoro la presidenza dell´Expo" RODOLFO SALA A PAGINA VI SEGUE A PAGINA VI

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<Subito una risposta delle forze riformiste> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Primo Piano Pagina 102 Farigu, Nuovo psi «Subito una risposta delle forze riformiste» Farigu, Nuovo psi --> «Serve subito una risposta delle forze riformiste dell'opposizione per cancellare questa stagione devastante per la Sardegna». Raffaele Farigu, leader di Sardegna socialista, in piena sintonia con la coalizione di centrodestra, indica «la strada obbligata» dei tempi rapidi per chiudere sulla leadership e sul programma da presentare alle regionali: «Già in settimana sono in programma i confronti interni, mentre all'inizio di dicembre sarà il tempo delle riunioni nazionali». L'obiettivo è dichiarato: «Bisogna evitare che Soru abbia la possibilità di nascondere la gravissima crisi della sua azione di governo e della maggioranza». Il consigliere regionale socialista parla di «due percorsi non necessariamente alternativi» che hanno portato alle dimissioni di martedì notte. Da una parte «ci sono gli insanabili conflitti interni nel suo partito e nel centrosinistra», e il gesto plateale «serve a Soru per far intervenire i vertici del Pd e riportare tutti i dissidenti all'obbedienza». Dall'altra, invece, «c'è un ragionamento politico più sottile, riconosciuto anche da alcuni esponenti della maggioranza». Per Farigu il governatore vorrebbe imprimere un'accelerazione verso le urne: «Lo schieramento d'opposizione, seppur unito, non ha ancora definito il programma e svelato il nome del candidato presidente. Così Soru ritiene di avere le condizioni ottimali, in nome di quest'indeterminatezza del centrodestra». Da qui, secondo la lettura del leader del Nuovo Psi, la necessità di «fare presto». La Sardegna «non può più permettersi di vivere in questa situazione di stallo», perché «le condizioni socio-economiche dell'Isola e dei sardi hanno raggiunto livelli drammatici». Il governo regionale «è riuscito ad affossare l'industria, l'agricoltura, l'artigianato e il turismo». Farigu invoca una stagione nuova «che cancelli il disastro di questi anni», con «un governatore capace di uccidere il Consiglio regionale e di ridurre la sua Giunta a un giocattolo, dimostrando poi il totale non rispetto per i sindacati e gli enti locali».

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Telecom, missione in Argentina (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 27-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-11-27 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Strategie Il direttore finanziario Patuano vola a Buenos Aires per trattare. L'incognita Kirchner Telecom, missione in Argentina L'Authority: «integrazioni sostanziali» sul piano per la rete I soci Werthein disponibili a trattare la vendita della loro quota. Contatti con il governo argentino MILANO — Telecom Italia vuole tutta Telecom Argentina e si prepara a esercitare il diritto per salire al 100% nel capitale rilevando il 48% in mano ai soci locali Los W. La partita non è semplice, ma sembra che dopo aver fatto per mesi muro contro il gruppo italiano, il socio argentino Gerardo Werthein, abbia fatto sapere attraverso il suo avvocato Enrique Brochou di essere disponibile a trattare. E martedì pomeriggio il direttore finanziario di Telecom, Marco Patuano, è volato a Buenos Aires per cercare di chiudere un accordo. Bernabè ha in mano un'opzione «call» sulla quota detenuta da Los W in Sofora, la scatola che attraverso Nortel custodisce il 54% del gruppo telefonico di Buenos Aires, che può esercitare dal primo gennaio 2009 per quindici giorni a un prezzo «di favore»: 60 milioni contro un valore di mercato di circa 150 milioni. Non è detto, tuttavia, che Bernabè voglia controllare da solo tutta la società. «Clarin» e «La Nacion », i due principali quotidiani del Paese, pochi giorni fa hanno parlato di una possibilità che Telecom rilevi la quota di Werthein per rivenderla subito a un partner locale più gradito, e di contatti con Techint, Irsa, Pampa Holding, Vila Manzano e Banco Macro. Possibile che entro la fine della settimana il quadro sia più chiaro, Autorità permettendo. La contesa per il controllo di Telecom Argentina, infatti, non è solo una questione tra soci. L'ingresso in Telecom Italia di Telefonica ha provocato indagini ed esposti per il potenziale conflitto degli spagnoli, già proprietari di Telefonica de Argentina e Movistar. I Werthein hanno alimentato le polemiche sollevando la questione prima davanti al consiglio di Telecom Argentina e poi al Tribunale, cercando così di mettere in un angolo i soci italiani. Ma Patuano deve fare i conti adesso con una nuova pesante incognita: l'intenzione del presidente Cristina Kirchner di assicurare che le società strategiche siano controllate da soci locali. Con la nazionalizzazione dei fondi pensione il governo di Buenos Aires si è ritrovato in mano il 15% dei diritti di voto in Telecom Argentina e ora potrebbe utilizzarli per sostenere i Warthein. Ma Patuano, per tre anni direttore generale di Telecom Argentina, sa come muoversi. In più sembra che di fronte al rischio di un intervento della Kirchner nella partita, si sia attivato anche il governo italiano. Intanto Bernabè sta procedendo con la messa a punto del piano strategico che presenterà al consiglio martedì prossimo. Nel piano non ci saranno ancora indicazioni chiare sul riassetto della rete. Ieri dall'Authority per le Comunicazioni è arrivata infatti una richiesta di integrazione agli impegni presentati da Telecom per aprire la rete ai concorrenti. Non semplici aggiunte ma «integrazioni sostanziali» ha fatto sapere l'Agcom che ha ritenuto «non sufficienti» le proposte sulla gestione della divisione Open Access e dell'organismo indipendente che dovrà vigilare sulla trasparenza dell'infrastruttura. Federico De Rosa Telecom L'a.d. Franco Bernabè

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<Ma la corsa al petrolio potrebbe corrompere l'isola> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 27-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-11-27 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Lo scrittore danese Mikkel Birkegaard «Ma la corsa al petrolio potrebbe corrompere l'isola» «Il risultato del voto in Groenlandia è un grande passo, nella giusta direzione». è soddisfatto Mikkel Birkegaard, scrittore danese diventato un fenomeno letterario in patria con «I libri di Luca», il suo primo romanzo uscito a settembre anche in Italia (Longanesi). Perché considera l'esito del referendum un successo? «Finora la relazione tra Groenlandia e Danimarca non è stata equilibrata perché la prima è sempre dipesa economicamente dalla seconda. Questo significa che anche se la Groenlandia ha dei rappresentanti nel Parlamento danese, questi non hanno un'influenza effettiva e sono quasi "invisibili" sulla scena politica. Anche se il processo che si apre non sarà semplice, con il sì al referendum, invece, l'isola esce dall'ombra del grande fratello danese e può prendere decisioni da se stessa ». Scrittori danesi come Peter HØeg e JØrn Riel si sono ispirati alla Groenlandia. Quali sono i rapporti culturali tra le due realtà? «Una larga parte dell'arte danese è influenzata dalla Groenlandia. Sono sicuro che questo rapporto speciale con l'isola abbia a che fare con la sua natura, così diversa dal piatto paesaggio della Danimarca. I rapporti tra le due popolazioni, inoltre, sono buoni: molti giovani della Groenlandia vengono a studiare da noi rendendo molto vivo lo scambio educativo e culturale». La maggiore autonomia, anche economica, della Groenlandia rischia di ledere il fascino letterario dell'isola? «Non è semplice da prevedere. L'arte però si evolve e prospera nei momenti di difficoltà. E siccome un'eventuale trasformazione della Groenlandia in un attore del mercato petrolifero non sarà facile, mi aspetto interessanti storie su cambiamenti e conflitti culturali e, purtroppo, tristi vicende umane. Tra i miei timori, infatti, oltre a possibili danni all'ambiente naturale, c'è il pericolo che il popolo dell'isola dimentichi le sue origini». Sulla Groenlandia, quindi, il suo prossimo romanzo? «Non ci ho ancora pensato ma nella prospettiva di grandi ritrovamenti minerari o di petrolio nel sottosuolo o nel fondo degli oceani, ci sarà buona materia per un thriller. Chissà che cosa scopriranno lì sotto?». Alessia Rastelli Scrittore Mikkel Birkegaard, danese, un caso letterario con «I libri di Luca»

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<Banchieri intoccabili> in crisi, imbarazzati dal caso Zaleski (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 27-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

n. 284 del 2008-11-27 pagina 31 «Banchieri intoccabili» in crisi, imbarazzati dal caso Zaleski di Nicola Porro Il credito «sociale» di Bazoli e il mercatismo radicale di Profumo fanno i conti con il crac del finanziere a cui hanno prestato 3,5 miliardi ]I nostri banchieri sono degli intoccabili. O meglio si considerano tali. Per la verità la prerogativa non è solo italiana: l'autoassoluzione globale dell'élite è piuttosto diffusa. Il dibattito, impigliato nella maglia grezza delle retribuzioni (alte) e della galera (eccessiva), rischia però di perdere di vista il bersaglio vero. A chi rispondono i nostri superbanchieri? Perché i loro errori non sono censurati? È possibile che la rete di protezione che hanno saputo tessere li preservi dai propri errori, sine die? Prendiamo, per non girarci intorno, due «idoli» del nostro sistema: Giovanni Bazoli e Alessandro Profumo. Nulla di più diverso nel loro stile di fare banca: un ruolo sociale e di sistema per il primo, il rispetto rigoroso e inflessibile del mercato per il secondo. I due hanno fatto di queste formule il loro grande vizio: si sono trovati incastrati nell'armatura ideologica da loro stessi confezionata a propria immagine e somiglianza. E oggi, impudentemente, fanno finta di nulla. Partiamo da Giovanni, detto Nanni, Bazoli. Recentemente sul Sole 24 ore ha scritto: «La crisi bancaria ha evidenziato tutte le criticità e i rischi impliciti nell'affermarsi di una logica di business improntata alla sola massimizzazione dell'efficienza e del profitto». Poco prima in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico di una Università milanese diceva: «Ritengo che alle banche debba riconoscersi certamente natura di imprese, ma con caratteristiche speciali, e che spetti loro una responsabilità maggiore verso la società civile e la comunità di appartenenza: la responsabilità di fare crescere intorno a sé un'economia sostenibile». Bene. Cosa c'entra tutto ciò con i finanziamenti ottenuti dal finanziere franco-brescian-polacco Romain Zaleski? Perché la banca guidata da Bazoli ha prestato a questo signore 1,7 miliardi di euro? E circa 800 (la cifra esatta deve ancora essere confermata) li conferirà in questi giorni. Zaleski con questi quattrini non ha ovviamente assunto nessuno (il che, a noi mercatisti, non scandalizza), ma ha comprato pacchetti importanti di azioni in società quotate, tra cui quasi il 6% proprio di Intesa. Zaleski, in un'intervista di un paio di anni fa, diceva: «Ma perché voi giornalisti continuate a dire che i miei pacchetti azionari valgono 7 miliardi di euro? Oggi siamo a 11». A fronte dei quali i debiti con il sistema bancario erano circa 6. Oggi ovviamente il rapporto si è capovolto e di fatto il giardinetto di titoli del finanziere non copre gli attivi. Insomma, come si concilia il finanziamento di Zaleski con i principi sociali di mercato di una banca bazoliana? Non è forse questo un fallimento della missione che si è dato il banchiere? Banalmente questa è la domanda che oggi conviene porsi. È evidente che poi si possono aprire decine di altri fronti più tecnici: primo tra tutti il finanziamento così ingente ad un proprio socio. Ma in questa fase il problema è più filosofico, di principio, di rispetto degli insegnamenti che lo stesso professore bresciano continua a dare. Non diversa, paradossalmente, è la condizione di Alessandro Profumo, peraltro accomunato a Bazoli dall'esposizione verso Zaleski per 1,8 miliardi. Profumo è stato a lungo considerato il banchiere del mercato. In tutti i modi ha cercato di rompere quell'intreccio da salotto buono del capitalismo in cui il vecchio Credito Italiano era immerso. Ha spiegato a mari e monti le virtù sane del mercato competitivo e dei possibili conflitti di interesse che generava la sua partecipazione in Mediobanca. Ha rotto i legami con la Rizzoli e ha preferito gli analisti finanziari ai salotti romani. Un paio di anni fa, plaudendo alla Finanziaria di Prodi e sostenendo che non avesse ceduto alle pressioni della sinistra estrema, scriveva: «Non dobbiamo perdere di vista l'urgenza primaria che è lo stop all'espansione del debito pubblico». Un paio di giorni prima dell'annuncio del recente aumento di capitale, in un'intervista al Tg1, ci ha detto che la sua banca era sana. Ha poi chiesto risorse al mercato ad un prezzo quasi doppio rispetto alle quotazioni di ieri. Insomma, con il suo metro, ha fallito. Con il rigido bilancino del mercato ha sbagliato: sottovalutando nella migliore delle ipotesi. E poi ricorrendo, come probabilmente avverrà nelle prossime settimane, all'intervento dello Stato a sostegno del proprio patrimonio. Certo possiamo fare finta di nulla. E possiamo dire che la crisi è talmente grave che nulla era prevedibile. Ma signori banchieri, almeno, nel futuro risparmiateci le prediche. Se, come è probabile e nonostante tutto, continuerete a fare lo stesso mestiere per i prossimi anni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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<Io segretaria? Non lo escludo> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

«Io segretaria? Non lo escludo» grandi manovre nel pd Anna Finocchiaro esce allo scoperto. E spuntano anche i nomi di Letta, Zingaretti e Soru Roma. La data precisa del congresso nessuno, al momento, la conosce: genericamente c'è un appuntamento per l'autunno dell'anno prossimo. Ma la corsa alla segreteria del Pd sembra già iniziata. Il settimanale Panorama getta là i nomi dei "quarantenni d'assalto", Enrico Letta e Nicola Zingaretti, rispettivamente vice di Walter Veltroni e presidente della Provincia di Roma, come due dei più papabili concorrenti. Dalla Sardegna c'è chi spiega che le dimissioni clamorose di Renato Soru dalla presidenza della Regione Sardegna nascondano, in realtà, l'ambizione dell'industriale di puntare a traguardi più ambiziosi. Ma c'è un solo esponente del Pd che ha avuto, finora, il coraggio di uscire allo scoperto: Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del partito. «Esclude la possibilità di una sua candidatura alla segreteria del partito, nel prossimo congresso?», ha chiesto, ieri mattina, il conduttore del programma radiofonico Rai "Faccia a faccia". «Non so dirle adesso. Di sicuro non è escluso che possa fare questo passo», ha risposto la senatrice siciliana, che, oggi, sarà a Genova. Non è un momento tranquillo per l'attuale segretario, Walter Veltroni. Il "caso Villari" ha dato corpo, dentro e fuori il partito, al sospetto di una guerra intestina tra Dalemiani e Veltroniani. C'è poi il nodo della collocazione a Strasburgo dei futuri parlamentari europei eletti con il Pd: assieme agli esponenti del Pse, partito socialista europeo, o altrove? La "quasi" candidatura della Finocchiaro, apre oggettivamente la corsa alla successione. La capogruppo dei senatori del Pd non appartiene ad alcuna corrente interna e lei stessa si è ben guardata da presentarsi come elemento di rottura. «Si può scommettere che, fin che vivo, non ci sarà alcuna scissione nel partito - ha spiegato ancora ai microfoni della radio - Certamente, in questo momento, la gente non capisce bene il dibattito interno: stare nello stesso partito non deve trasformarsi in un conflitto. Ma, sicuramente, i mass media giocano una partita importante in questa fase di confusione, rappresentando il problema in termini personalistici: D'Alema contro Veltroni. A questo punto vorrei sapere anch'io di cosa stanno parlando?». Ma la questione, secondo la Finocchiaro, non deve restare chiusa negli uffici della segreteria del Pd: «Io chiedo un dibattito prima in direzione e poi nella prevista Conferenza programmatica per capire le posizioni dell'uno e dell'altro su questioni concrete come la crisi economica, quella della giustizia, sul federalismo». Ma non è questione di ore: «Se c'è un dato vero in questo dibattito - ha concluso -è che la leadership di Veltroni non è in discussione». Da Cagliari, anche Renato Soru maschera le sue reali intenzioni. Ieri ha ricevuto Maurizio Migliavacca, inviato da Veltroni nell'isola per risolvere la grana nata con le dimissioni del governatore. «Non posso dire se ci sono margini per una ricomposizione della frattura. La situazione è delicata e non va compromessa la possibilità di arrivare ad una soluzione», ha detto Migliavacca. Ma restano, sul tavolo, le parole pronunciate da Soru: «La mia esperienza politica non finisce qui». Industriale, grande amico dell'attuale segretario Veltroni, ma molto stimato anche in ambienti politici lontani dal centrosinistra (il quotidiano della Confindustria, "Il Sole 24 ore" gli ha dedicato un ritratto nel quale viene definito "politico in grado di contraddire tutti i pedigree dei politici"), Soru sembra offrire l'identikit perfetto. Letta e Zingaretti, infine, hanno bollato come "cattiverie" fatte filtrare dal Pdl le indiscrezioni che, secondo Panorama, li indicano come candidati alla corsa. Angelo Bocconetti bocconetti@ilsecoloxix.it 28/11/2008 ' 28/11/2008 la candidaturain un'intervistaDi sicuro non è escluso che possa fare il passo di candidarmi alla segreteria anna finocchiaropresidente dei senatori del Pd 28/11/2008

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Su luce e gas il governo fa invasione di campo (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Su luce e gas il governo fa invasione di campo Carlo Stagnaro Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, annuncia il blocco delle tariffe di luce e gas. A stretto giro di posta, lo smentisce il responsabile dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che parla di un taglio, rispettivamente, dell'uno e del quattro per cento. Il bello è che, a legislazione vigente, nessuno dei due ha il potere di intervenire su alcunché. A differenza che in passato, infatti, oggi i prezzi sono liberi. Questo significa che sono gli operatori ad avanzare una molteplicità di offerte, tra cui i clienti possono scegliere quelle che, per il loro stile di vita, garantiscono il miglior rapporto tra qualità e costo del servizio. È vero che una quota della bolletta è sottratta al mercato, in quanto composta dalla somma tra la componente fiscale e quella tariffaria in senso stretto, ma quest'ultima è determinata dall'Autorità per l'energia, un organismo indipendente che non deve rispondere al governo delle sue scelte. Tra i compiti dell'Autorità c'è quello di definire i prezzi di riferimento per il mercato vincolato, cioè per quei consumatori che non hanno ancora cambiato operatore e, dunque, restano sotto l'ombrello della protezione pubblica. Tuttavia, è surreale che Tremonti abbia parlato di blocco dei prezzi proprio quando scendono. Scajola ha fatto bene a stopparlo, ma ha dato l'idea di voler pestare i piedi al regolatore, cosa che non può e non deve fare. Esprimendosi in merito ai prezzi di elettricità e metano, i due ministri si sono resi colpevoli di un'invasione di campo, il primo promettendo quel che non ha, il secondo anticipando l'entità di un taglio che è comunque nell'aria, ma che non spetta a lui compiere. Sarebbe facile liquidare come uscita populistica le parole di Tremonti e come schermaglia politica la replica di Scajola. Purtroppo, entrambe le dichiarazioni tradiscono nella migliore delle ipotesi una cattiva comprensione del funzionamento dei mercati liberalizzati, nella peggiore un intento controriformatore. La concorrenza ha, finora, prodotto risultati positivi, sebbene parzialmente oscurati dalla contemporanea crescita dei costi delle materie prime, particolarmente visibile in un paese il cui mix energetico è fortemente dipendente da petrolio e gas (con uno scarso uso del carbone e l'assenza del nucleare, due tecnologie che aiutano a stabilizzare i prezzi). Questo non toglie che, senza liberalizzazioni, oggi il nostro sistema energetico sarebbe ancor più costoso e meno efficiente. Lo ha detto, recentemente, anche il presidente dell'Autorità per l'energia, Alessandro Ortis, in un'intervista al settimanale Economy: "Con l'avvio delle liberalizzazioni abbiamo già ottenuto i primi 'guadagni da concorrenza', quali una migliore qualità dei servizi e più contenuti costi produttivi. La liberalizzazione e la regolazione hanno certamente promosso più efficienza nelle attività di trasporto, distribuzione e produzione. Purtroppo questi vantaggi importanti sono stati drasticamente offuscati dalla recente ondata di prezzi petroliferi elevati". Bizzarro, dunque, ipotizzare il blocco proprio quando la bolla petrolifera è scoppiata e le quotazioni internazionali sono tornate su livelli tollerabili, dopo aver raggiunto picchi stratosferici solo pochi mesi fa. In un certo senso, l'intervento di Scajola è servito a trattenere la deriva tremontiana, ma contemporaneamente ha aperto nuovi interrogativi. A questo punto, qualunque scelta compia l'Authority sui prezzi di riferimento finirà per essere letta in chiave politica: come ha evidenziato il periodico specializzato Quotidiano Energia, se verranno confermate le anticipazioni del ministro si griderà all'indipendenza violata; altrimenti, si finirà con l'ipotizzare l'esistenza di uno scontro istituzionale. In entrambi i casi, seguiranno equivoci e incomprensioni, che riguarderanno tanto gli attori sulla scena quanto i protagonisti del mercato, ancora una volta disorientati dal sovrapporsi di messaggi contrastanti. E certo non aiuta a gettare acqua sul fuoco il fatto che in passato Scajola abbia tentato l'arrembaggio all'Autorità, mettendone in discussione l'indipendenza e attaccandone i vertici. Ugualmente preoccupante è che le indicazioni del governo, quali che esse siano, continuino a trasmettere la sensazione che il settore energetico sia tuttora percepito come l'orticello della politica. Ma è dalla fine degli anni Novanta che, sulla scorta di direttive europee che il nostro Paese ha interpretato in modo rigoroso, il ruolo pubblico è venuto meno, gli ex monopolisti sono stati quotati in borsa e privatizzati (anche se lo Stato mantiene un terzo del capitale dell'Enel e dell'Eni, e soprattutto la scena locale è spesso occupata da municipalizzate arroganti). La regolazione del settore è stata demandata più di dieci anni fa a un organismo indipendente, e tutti i clienti sono pienamente liberi di scegliere il loro fornitore di gas (dal 2003) e di energia elettrica (dal 2007). Ai politici resta il compito di definire il contesto e le grandi strategie, ma essi non hanno più alcuna voce in merito alle scelte quotidiane e alla gestione del mercato, che sono demandate all'Authority e agli operatori. L'aspetto forse più sconfortante, nel botta e risposta tra Tremonti e Scajola, è che nessuno dei due sembra essersi reso conto che le tariffe - che il primo voleva bloccare, il secondo ridurre - non esistono più, o almeno non esistono nel senso in cui loro le interpretano. I prezzi sono liberi, ed è questa libertà che ha consentito un incredibile miglioramento del servizio e che ha attirato, negli scorsi anni, una quantità di investimenti senza precedenti in Italia, e forse in Europa. Ai politici è consentito spararle un po' grosse e non mantenere le promesse, perché fa parte del loro mestiere. Ma vendere la fontana di Trevi, quello lasciamolo fare a Totò. 28/11/2008 Bo Ekman Il mondo è ammalato di una "doppia polmonite" - la crisi finanziaria e quella ambientale, entrambe capaci di sfociare in veri e propri disastri. Non è possibile curare una doppia polmonite trattando un polmone alla volta. L'attuale crisi economica globale non deve essere scusa per agire in ritardo sul cambiamento climatico. I Paesi dovrebbero avere lo scopo di un accordo globale che potrà essere negoziato alla Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, che si terrà a Copenhagen nel novembre 2009. Questa costituirà l'occasione per parlare di come il genere umano possa rendere i sistemi governativi compatibili con la sostenibilità e il supporto alla vita in tutte le sue varietà. I due sistemi - economia e natura - ricercano incessantemente equilibri, bilanciamenti e modalità di sopravvivenza. Spingere i sistemi economici oltre le loro possibilità, perché siano in grado di sostentarsi e correggersi da soli, è disastroso, e questo è evidente dal dilagare della mostruosa crisi finanziaria. Spingere i sistemi naturali oltre le loro interdipendenze delicatamente armonizzate e bilanciate risulta persino più pericoloso e azzardato, perché a differenza di quello che si può fare col sistema finanziario, il governo non può controllare o dettare i comportamenti della natura. Nel frattempo le immissioni di CO2 e di altri gas serra nell'atmosfera surriscaldano il pianeta e distruggono i sistemi naturali, già messi alla prova dalla sempre crescente popolazione mondiale (che presto raggiungerà i 7 miliardi, e i 9 miliardi quando i nostri figli saranno cresciuti). Il sistema governativo si concentra su interessi nazionali e locali, non su quelli globali. Percepiamo i frammenti di cui facciamo parte - che siano nazioni, corporazioni, partiti o movimenti - come "rifugi sicuri". Per i membri di questi frammenti è un tabù parlare, agire o pensare nell'interesse di tutti. I leader concordano sul fatto che tutto l'insieme sia importante, ma vanno comunque avanti con le loro priorità. Questo risulta più evidente nel campo delle politiche ambientali e dei governi dei popoli. La terra stessa è sottoposta a uno sfruttamento crescente, senza tregua e violento. Adesso nessuno rappresenta il popolo. L'interesse di tutti rimane indifeso di fronte all'enorme apparato di leggi e mezzi di rigida applicazione. Per anni, la Fondazione Tällberg ha sostenuto la necessità di soluzioni di sistema per problemi di sistema e ha sottolineato l'urgenza di un Contratto Globale basato sui principi di duro governo e di disciplina dell'adempimento. Ma il nostro sistema di governo è basato su principi di indipendenza e non su quelli di interdipendenza, che costituiscono la realtà politica, economica e ambientale del nostro tempo. Governare in sito è ridicolo e surreale. Nessuna nazione, o qualsiasi altra entità portatrice di interessi, è pronta a cedere neanche un millimetro sulla sua relativa competitività a breve termine. Se ci adattiamo all'attuale sistema di governo, le guerre per accaparrarsi le risorse primarie saranno inevitabili. L'accordo di Copenhagen dovrebbe avere la capacità ed il coraggio di mettere in evidenza i conflitti che potrebbero emergere da un'ingiusta ripartizione delle risorse naturali tra i confini nazionali e territoriali. Le Costituzioni nazionali dovrebbero includere obblighi vincolanti per svilupparsi come parti integranti e interdipendenti del più ampio sistema naturale e contribuire alla creazione di valori economici. Il fatto è che le applicazioni attuali dei concetti di sovranità e nazionalità sono antiquate. Dobbiamo definire costituzionalmente le condizioni delle frontiere planetarie per l'attività economica dell'uomo. Dovremmo impegnarci affinché tutte le nazioni adottino un preambolo comune alle loro Costituzioni nel quale tutte si dichiarino parti inseparabili di più ampi sistemi naturali, economici e di sicurezza. I cittadini di tutte le nazioni dovrebbero prepararsi ad un'identità più ampia, un "noi" allargato. Esistono già dei frammenti di questo Sistema di amministrazione planetaria - le Nazioni Unite ed il Consiglio di Sicurezza, il Fondo monetario internazionale e la Convenzione di Basilea, l'Unione Europea, le convenzioni e gli accordi internazionali sugli standard globali. Ci sono disattenzioni di sistemi cruciali quali la telefonia, i servizi postali, il trasporto aereo e la sicurezza nucleare e meccanismi informali quali il G8, la crescente ondata dei movimenti globali e delle ONG che sottolineano l'emergenza di una nuova coscienza di noi stessi come parte di un sistema più ampio, un tutto globale. Senza la giusta forza nella ricerca degli interessi di tutta la comunità, a dettare le regole saranno l'avidità nazionale e l'egoismo che ci porteranno a combattere per assicurarci le risorse naturali "a noi più adatte". Un Sistema di Amministrazione Planetaria è necessario sia per garantire la salute del sistema naturale sia per consentire una decente ripartizione delle sue risorse. Questo aiuterebbe a legittimare accordi e politiche che richiedano la partecipazione solidale di tutti al benessere di ognuno e della terra, con equità e giustizia climatica. La Commissione intergovernativa sul cambiamento climatico ed il Protocollo di Kyoto hanno rappresentato di per sé innovazione nel modo di governare. Ma il protocollo, più che un fallimento, è da considerare un vero e proprio fiasco. Da quel momento, le emissioni globali, invece di scendere ai livelli del 1990, sono aumentate del 35%. Non credo che riusciremo a raggiungere un solido accordo per il futuro a Copenhagen. E credo ancora meno nella possibilità di una sua perfetta applicazione, a meno che il protocollo non includa le seguenti considerazioni: ?Un sistema che comprenda la natura e la complessità dei problemi che abbiamo a portata di mano; ?Una definizione quantitativa delle frontiere planetarie; ?Una serie di imperativi morali; ?Obblighi e definizioni legalmente vincolanti e distribuzione della forza necessaria ad applicare gli articoli dell'accordo. I comportamenti nazionali dovrebbero essere soggetti a leggi comuni, principi e meccanismi dispositivi. Le negoziazioni di Copenhagen potrebbero rappresentare uno sforzo per riconciliare i conflitti tra nazioni, regioni, interessi economici, ricchi e poveri, nord e sud. Con un accordo di queste dimensioni il mondo potrebbe superare quei principi governativi disposti nel Trattato di Pace di Westfalia nel 1645, che segnò la nascita della sovranità nazionale. Si dovrebbe andare oltre i principi disposti nel 1944 a Bretton Woods atti a ristabilire l'ordine internazionale dopo la Seconda guerra mondiale, in cui si abbattevano le fondazioni a favore di istituzioni multilaterali quali: le Nazioni Unite, il Fondo monetario internazionale, la Banca Mondiale ed altre agenzie. Invece di contribuire alla pace e alla sicurezza mondiale, questi accordi non stanno dimostrando di avere la giusta incisività per trattare le complessità di un mondo la cui interdipendenza va oltre ogni possibile immaginazione. Il primo passo da compiere è quello di cambiare il nostro pensiero come fecero Franklin D. Roosvelt, Winston Churchill a John Maynard Keynes. Ridefinire il nostro rapporto col pianeta e la natura, e di conseguenza con la politica economica, la tecnologia, la cultura e la sicurezza (e con noi stessi). Le nazioni devono essere d'accordo sulla necessità di regimi aggiuntivi per governare i nostri legittimi interessi nell'enorme sistema di cui facciamo parte, in modo da andare incontro ai legittimi interessi di ognuno di sicurezza e benessere. Se così non sarà, la crisi ambientale continuerà a far fallire economie e stati. La decisione più immediata da prendere a Copenhagen dovrà essere quella riguardante la tassa globale sul carbonio di 100 euro a tonnellata, che potrebbe rendere fino a 850 miliardi di euro. Il denaro dovrebbe essere usato per rimpiazzare gli impianti elettrici alimentati a carbonio e per impedire la riduzione dei mezzi di sostentamento minacciati in modo imminente dall'innalzamento del livello dei mari, inondazioni, desertificazioni e deforestazioni. È semplice buonsenso cercare di vivere entro i propri mezzi e risorse. L'imperativo morale di ogni generazione dovrebbe essere quello di lasciare i mezzi necessari per il benessere e la sopravvivenza delle generazioni future, non solo dei nostri figli o nipoti. Curare il pianeta dalla sua doppia polmonite dovuta alla crisi economica e ambientale sarebbe il primo passo cruciale verso gli obblighi che abbiamo nei confronti dei posteri. © 2008 Yale Center for the Study of Globalization. Ripubblicato con il permesso di YaleGlobal Online (http://yaleglobal.yale.edu). (Traduzione di Rachele Frosini) Bo Ekman è il fondatore della Fondazione Tällberg. Nel 2009, il Tällberg Forum si sforzerà di formulare una visione concreta sulla prevenzione al consolidamento del sistema terrestre e cercherà di rispondere alla domanda: Come è possibile vivere assieme ed entro le frontiere planetarie? 28/11/2008 La forma di governo basata sull'indipendenza di ciascuna nazione è ormai ridicola e surreale 28/11/2008

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la ricchezza nel mirino - (segue dalla prima pagina) (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 39 - Commenti LA RICCHEZZA NEL MIRINO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) A cominciare dai due hotel Taj Mahal e Oberoi perennemente affollati da delegazioni confindustriali e bancarie, tappe obbligate per il Gotha del capitalismo planetario e per i turisti occidentali. Lì vicino: il Bombay Stock Exchange (una delle Borse più sfavillanti dei paesi emergenti prima del crollo di Wall Street), la Reserve Bank of India che gestisce il nuovo status internazionale della rupia, i quartieri generali di colossi multinazionali come Tata, Reliance, Infosys, Mittal. è l´India che s´impadronisce di Jaguar e Land Rover; quella che si lancia nella conquista dello spazio. è Bollywood, il nuovo centro dell´industria cinematografica mondiale. L´orrore assedia 13 milioni di abitanti in una megalopoli dai più alti tassi di sviluppo urbano del mondo, un porto sulle rive del Mare Arabico snodo dei nuovi traffici con Europa e Stati Uniti ma anche Golfo Persico, Corno d´Africa, sudest asiatico. Grande centro culturale, patria di artisti di avanguardia; Maximum City vibrante, caotica e seducente; covo di potentati mafiosi; lussuose ville delle star e baraccopoli immonde affiancate nella promiscuità. Mumbai è il concentrato della «Incredible India!», la nazione protagonista di un formidabile sviluppo materiale che ha liberato centinaia di milioni di persone dalla miseria ma ha visto aumentare le diseguaglianze sociali; ha raccolto con successo la sfida della globalizzazione ma ha subìto dei contraccolpi traumatici nel suo tessuto civile. Attaccando Mumbai si è voluto colpire il ponte fra Oriente e Occidente, un melting pot di influenze culturali e di relazioni d´affari, la patria di una nuova generazione sofisticata e cosmopolita che parla inglese come prima lingua: e che in queste ore è risucchiata in una barbarie arcaica, annichilita dai fantasmi del passato. Da più di un millennio l´India è la terra di frontiera fra l´ultima grande religione politeista - l´induismo - e l´avanzata dei grandi monoteismi, il cristianesimo e soprattutto l´islam. Già sotto gli imperatori musulmani Moghul nel XVII secolo il subcontinente dimostrò fra quali poli estremi poteva oscillare: dall´armoniosa convivenza delle comunità di credenti sotto Akbar, al fanatismo di Aurangzeb che alimentò risentimenti inestinguibili fra gli induisti. Gli inglesi ereditarono l´odio fra indù e musulmani, lo sfruttarono per dividere i sudditi e controllare meglio l´impero coloniale; nell´epoca del puritanesimo vittoriano vi aggiunsero un proselitismo che diede anche al cristianesimo un piglio aggressivo. Il carisma spirituale di Gandhi realizzò l´unione fra gli indiani di ogni credo nella battaglia pacifica per l´indipendenza. Ma la fragile intesa si spezzò con la secessione delle regioni a più forte densità islamica, per creare uno Stato confessionale. La Partizione del 1947 fu accompagnata da atroci pogrom e carneficine: un milione di morti, 11 milioni di profughi, la più grande migrazione forzata della storia. Sessant´anni dopo quelle ferite non sono mai state completamente sanate. La democrazia laica, tollerante e federalista, lo Stato di diritto, lo sviluppo economico, hanno fatto meraviglie nell´accomodare tutte le componenti religiose dentro la Repubblica indiana. Ma i 150 milioni di musulmani restano mediamente più poveri e meno istruiti. Anche se a maggioranza si riconoscono nella democrazia indiana, i bassifondi islamici di Mumbai trasudano di legittime recriminazioni. Con l´emergere del nuovo integralismo le madrasse che predicano l´odio - finanziate dai petrodollari sauditi - si moltiplicano anche a Mumbai. Di converso è tornato alla ribalta un prepotente nazionalismo indù con frange di stampo fascista, ben radicato nella casta braminica, capace di feroci violenze di massa contro i musulmani (o i cristiani). Nella carne viva di Mumbai i conflitti antichi s´incrociano con le dinamiche del XXI secolo. I boss della mafia islamica di Mumbai gestiscono il narcotraffico via satellite dai loro superyacht al largo di Dubai, allacciano alleanze con i Taliban afgani, offrono coperture logistiche al terrorismo. Il Pakistan nucleare, coccolato dall´America come un alleato strategico nella lotta contro Al Qaeda, ha servizi segreti che dirottano gli aiuti di Washington per foraggiare la jihad in India. Lo stesso fanno i servizi segreti del Bangladesh. Per tutte quelle classi dirigenti islamiche che hanno fallito l´appuntamento con la modernizzazione, il successo dell´India è una insopportabile anomalia che va soppressa. Ma il fascino del fondamentalismo penetra anche in una gioventù colta, figlia dell´India hi-tech. è un fenomeno globale: in mezzo a giovani élites completamente occidentalizzate nei costumi, s´infilano schegge di un fanatismo antico, viscerale e irriducibile. A Mumbai prendono di mira la parte più innovativa dell´India, ponte tra civiltà, snodo centrale di un nuovo ordine mondiale. La ripugnante caccia all´occidentale negli hotel Taj e Oberoi è un modo per cancellare tutto ciò che Mumbai rappresenta: dinamismo e cambiamento, società aperta, crogiuolo di una nuova identità multietnica. Dopo l´escalation di stragi nei mesi scorsi a Bangalore e Hyderabad, le due Silicon Valley dell´informatica, l´attacco più terribile ha bussato alle porte di Bollywood: vicino alla fabbrica dei sogni, vuole uccidere anche simbolicamente quella speranza indiana che tiene uniti un miliardo di esseri umani.

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"ho agito come un buon padre per difendere la democrazia" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)

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Pagina XI - Napoli Il numero uno della Federico II: "Non voglio conflitti" "Ho agito come un buon padre per difendere la democrazia" "La mia decisione tutela il diritto di tutti ad andare a votare, negato da una occupazione" Rettore Trombetti, oggi chiedono le sue dimissioni, perché lei ha sospeso le elezioni universitarie. Le stesse persone che fino a pochi giorni fa invocavano da parte sua proprio quel provvedimento. Che succede? «Succede che mi sono comportato come un padre di famiglia. Ho sospeso le elezioni per evitare problemi ai seggi, per non creare conflitto tra gli studenti». Per scongiurare tensioni e violenze, insomma. «Gli studenti di Architettura hanno raccolto oltre mille firme per sostenere che c´erano pericoli legati alla tornata elettorale. Poi altri studenti hanno occupato Sociologia. Ed io ho preso una decisione dettata dalla responsabilità». Non sarebbe bastato spostare il seggio elettorale da Sociologia? «Avrebbero occupato anche il nuovo seggio. La sospensione delle elezioni serve a garantire a tutti il diritto ad andare a votare. Non è concepibile che ci siano seggi dove le operazioni di voto sono a rischio». Ma così non vota nessuno. «Si voterà in seguito. Meglio uno slittamento della tornata elettorale che dover chiamare la polizia per presidiare i seggi. Io sono convinto che senza le rappresentanze studentesche la democrazia sia zoppa. L´unica forma di reale democrazia è quella rappresentativa. Ed è questa democrazia che ho tentato di tutelare. Lo ripeto: la sospensione delle elezioni serve a garantire a tutti il diritto ad andare a votare. Un diritto che non sarebbe stato garantito in una facoltà occupata». La sua decisione offre il destro ai detrattori, che ora la accusano di essersi piegato alla violenza dell´occupazione. «Resto fermamente contrario ad ogni forma violenta di protesta, ad ogni occupazione ed interruzione delle attività universitarie. Avrei potuto passare sopra all´occupazione di Sociologia e dunque spostare il seggio, ma sarei stato un irresponsabile. Si rischiava, tra l´altro, che le elezioni venissero invalidate. E poi... «. E poi? «Questa decisione non è stata assunta solo da me. Prima di compiere questo passo mi sono consultato con i presidi delle facoltà. E tutti i presidi di tutte e tredici le facoltà, insieme ai tre presidenti di Polo ed a me, abbiamo deciso per il rinvio. Il documento è firmato da tutti noi. E lo abbiamo fatto con estremo rammarico». Luigi Napolitano, presidente del Consiglio degli studenti, ammette che gran parte del disappunto è dovuta anche al fatto che il rettore «ha deciso senza sentire i rappresentanti degli studenti e gli organi di rappresentanza, delegittimando tutto». «Il decreto che abbiamo firmato - ribadisce Raffaele Feola, preside di Scienze Politiche - non è in discussione. Non si può rinunciare alla sospensione delle elezioni, perché la situazione non è cambiata: la facoltà di Sociologia è occupata e dunque un seggio elettorale non è praticabile. Noi abbiamo solo preso misure a tutela della democrazia rappresentativa».

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sette giorni nel cinema di amos gitai - luca sancini (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XXI - Bologna Porretta Festival Dall´1 dicembre. Il 7 arriva il regista Sette giorni nel cinema di Amos Gitai LUCA SANCINI E´ dedicata ad Amos Gitai, lo scomodo regista israeliano la settima edizione del «Porretta Cinema film festival» in programma dal primo al 7 dicembre. Un festival monografico come da tradizione che mette in calendario parte della filmografia di Gitai, nato ad Haifa nel 1950, innamorato del suo Paese anche a costo di vederne i lati negativi, i limiti, e con irriverenza denunciarli senza sconti. L´iniziativa, prevede la collaborazione della Cineteca di Bologna e la sponsorizzazione di Coop Adriatica. I film saranno proiettati nella sala del cinema Kursaal con ingresso gratuito e nel corso del festival quest´anno si avrà anche una forte partecipazione degli studenti, mille in tutto, con due serate a loro dedicate per «Kadosh» e «Kippur». «Quella con Gitai è una collaborazione naturale - ha spiegato Andrea Morini, direttore della programmazione della Cineteca - perché è un cineasta che sfugge a una definizione e affronta con irriverenza i nodi problematici della nostra società». Ad aprire il festival, il primo dicembre, sarà «Ester». Poi seguiranno le sue opere più famose come «Berlin Yerushalem´» del 1989, storia di due donne ebree nella Berlino nei primi del Novecento che sognano israeliani e palestinesi vivere in pace, o «Kadosh» del 1999, raccontando la vita di due sorelle davanti ai limiti imposti dal potere religioso e dalla supremazia maschile. Si chiude il 7 dicembre con la proiezione di «Free Zone» e «Desengagement». Lo stesso giorno, alle 15,30, il regista Gitai incontrerà il pubblico e alcuni storici esperti del conflitto israelo-palestinese al teatro Testoni di Porretta. Il festival nato nel 1960 come Mostra del cinema libero, ha rappresentato per anni un avvenimento internazionale: «Ultimo tango a Parigi» e «La classe operaia va in paradiso» furono anteprime mondiali. Info www.porrettacinema.com

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TROPPI FEDERALISTI A PAROLE (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

TROPPI FEDERALISTI A PAROLE Non bisogna sprecare l'occasione. Il convegno sulle «Città Nord Ovest», che si apre stamattina alla presenza dei tre sindaci di Torino, Milano e Genova, potrebbe ridursi alla solita rassegna di ottime relazioni, egocentriche esibizioni e buone intenzioni. Oppure, potrebbe servire per far emergere quei timori e quei dubbi che, finora, per convenienze e ipocrisie politiche, sono rimasti nascosti. Gli interrogativi sparsi si potrebbero riassumere in una domanda sola: l'attuale crisi economica sarà alleviata o aggravata dal modello di federalismo al quale l'Italia sembra destinata? E' francamente offensivo nei confronti dei dirigenti e del popolo della Lega pensare che le altre forze politiche si dimostrino spensieratamente d'accordo con questo profondo cambiamento dell'assetto statuale italiano solo perché non osano, in pubblico, sollevare quelle obiezioni che non sono alla moda del politicamente corretto. Ma con il segreto intento di boicottarne, dilazionarne, annacquarne l'applicazione, se mai fosse approvato. Ecco perché, oggi, sarebbe meglio non girare pudicamente intorno al quesito fondamentale: le tre capitali del Nord Ovest troveranno nel federalismo una ricetta per l' augurabile superamento delle difficoltà economiche e finanziarie che le affliggono o c'è il rischio di maggiori difficoltà nel ridurre le spese e di maggiori conflitti di competenze? In concreto, sono questi due i problemi principali. L'esperienza ha dimostrato che è più difficile operare riduzioni di costi, come è necessario in momenti di ristrettezze di bilancio, in periferia che al centro. Le pressioni degli interessi colpiti, infatti, condizionano certamente di più i poteri locali e meno quelli nazionali, lontani e, quindi, più capaci di resistere ai ricatti, alle lusinghe, alle convenienze di chi protesta. Del resto, bisogna ammetterlo, l'esempio di rigore amministrativo dimostrato in questi anni dalle Regioni non induce a confortanti speranze. Da quanto tempo, poi, si parla di realizzare le città metropolitane, ormai il bacino d'attenzione indispensabile per affrontare la complessità dei problemi di Torino, Milano, Genova, e di ridurre o abolire le province, senza che lo spreco di parole produca alcuna decisione? L'arrivo del federalismo darà una risposta a questa esigenza o complicherà l'intreccio di poteri, moltiplicherà la burocrazia, aumenterà le spese della macchina amministrativa e politica nel nostro paese? I torinesi, padroni di casa del triangolare in programma oggi, devono smentire le accuse di ipocrisia che il luogo comune attribuisce al loro carattere. Facciamole tutte le domande, a costo di smentire anche la nostra, altrettanto proverbiale, cortesia.

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Sale l'allarme in Europa (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Tempo, Il" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

stampa Sale l'allarme in Europa Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it Presi alla sprovvista. L'intero mondo dell'inteligence è rimasto sorpreso dagli attacchi simultanei a Mumbai. Un'escalation del terrorismo di matrice qaedista che nessuno si aspettava. Prima tra tutti i servizi di sicurezza indiani. Questi concentrati sulle rivolte indù hanno sempre sottovalutato il pericolo dei mujaheddin «indigeni» attribuendo ogni azione di matrice islamica a «mani straniere» sottintendendo Pakistan e Bangladesh. Una sorpresa espressa chiaramente da Gilles de Kerchove, il coordinatore Ue contro il terrorismo. «Da qualche mese noi avevamo notato una progressione esponenziale degli attentati in India, ma si trattava di attentati locali. Da ieri, invece, siamo stati messi di fronte a un evento di grande ampiezza. Noi non avevamo percepito l'esistenza di una minaccia di questa ampiezza», ha ammesso de Kerchove. Le stragi di Mumbai hanno subito avuto ripercussioni anche in Italia. Il direttore del Dis, Gianni De Gennaro è stato ascoltato dal Copasir. «Dobbiamo alzare la guardia in tutto l'Occidene» ha detto De Gennaro ai parlamentari. «Dai primi elementi di valutazione, la matrice si riferisce a formazioni jihadiste autoctone che rimandano a circuiti qaedisti» ha spiegato. Resta il fatto che nelle ultime relazioni al Parlamento i nostri servizi avevano minimizzato i pericoli del terrorismo islamico in India limitandosi a sottolineare il perdurare dei conflitti di natura etnica e religiosa. E oggi nella settimanale riunione del Casa al Viminale, gli esperti dell'anti terrorismo valuteranno con le forze di polizia e dai servizi di sicurezza le informazioni acquisite sugli attentati di Mumbai e sui possibili riflessi che la minaccia terroristica può avere sui Paesi europei. Sarano poi messi a possibilità di «pianificare ulteriori attività di allertamento e di contrasto». Non meno sorpresi gli Stati Uniti che tenevano d'occhio l'evolversi della situazione in Pakistan e sono concentati sul rischio di attacchi sul suolo statunitense. Non solo ma in un rapporto del National Intelligence Council si metteva in evidenza solo il «pericolo della crescita economica» dell'India. Il timore dei servizi di sicurezza è che gli attacchi di Mumbai facciano parte di una strategia di globalizzazioni della Jihad che colpisce dalla Somalia a Singapore. Con attacchi sporadici o vere e proprie azioni devastanti come appunto quelle messe a segno in Pakistan, Yemen, Sri Lanka e Bangladesh. Attacchi che trovano eco nelle esplosioni quotidiane in Afghanistan e in Iraq. In questo scenario però mancherebbe la regia unica quella che Osama Bin Laden pensava di conquistare dopo il successo dell'Attacco all'America dell'11 settembre. Gli attentati sono quindi legati da un unico filo jihadista ma non hanno un vertice. Bin Laden è troppo occupato a nascondersi e sfuggire alla cattura. E Ayman al Zawahiri troppo preso da tentare la scalata alla leadership di Al Qaeda. Ma i «pazzi di Allah» cresciuti nel mito della guerra santa in Afghanistan e dei «19 martiri» che colpirono l'America, sono ovunque nel mondo e possono entrare in azione anche solo per emulazione..

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Due giorni a Savona per onorare i Caduti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 28-11-2008)

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Due giorni a Savona per onorare i Caduti Due giorni a Savona per onorare i Caduti in tutte le guerre. E per commemorare il 90° anniversario della conclusione del Primo conflitto mondiale. «L'inutile strage», come disse Papa Benedetto XV, il genovese Giacomo Della Chiesa, nel suo appello del 1° agosto 1917 ai Paesi belligeranti. Che lo ignorarono. Le manifestazioni sono state organizzate dalla sezione ligure dell'Unione nazionale italiana reduci di Russia. Il presidente, Enrico Albertazzi, sottolinea: «Ci auguriamo che la città risponda nel modo dovuto in occasione di questa importante ricorrenza. Con la collaborazione della Provincia e del Comune abbiamo voluto scindere in due momenti il programma della manifestazione. Domani, nella sala mostre di Palazzo Nervi, avremo un convegno con Pier Franco Quaglieni, docente di storia contemporanea all'Università di Torino, e con Pier Paolo Cervone, giornalista, autore per l'editore Mursia della biografia del generale Enrico Caviglia e di un libro sulla battaglia di Vittorio Veneto che segnò, sul fronte italiano, la fine delle ostilità contro l'Austria-Ungheria. Domenica ci troveremo in via Guidobono, nell'oratorio, per le onoranze e la Messa celebrata dal Vescovo, mons. Andrea Giusto. Poi il corteo sfilerà per il centro città in direzione di piazza Mameli dove concluderemo la cerimonia davanti al monumento ai Caduti». Il convegno Si comincia alle 18. Il professor Pier Franco Quaglieni terrà una relazione per inquadrare storicamente la Prima guerra mondiale, le origini del conflitto, le cause e i profondi cambiamenti che subì nel 1918 la cartina geografica di un intero continente. Pier Paolo Cervone si soffermerà sulla figura di Caviglia, sul dopo Caporetto e sul riscatto dell'esercito italiano nella battaglia di Vittorio Veneto. Ma a quale prezzo! Le mostre In questi giorni si possono anche visitare a Genova due mostre per non dimenticare. Ma soprattutto per «dire basta con questa guerra di povera gente», come disse il tenente Carlo Ottolenghi, interpretato da Gian Maria Volontè, nel celebre film intitolato «Uomini contro», di Francesco Rosi, l'unica produzione italiana che appare nella filmografia ufficiale europea dedicata alla strage della Prima guerra mondiale. Palazzo Reale Inaugurata il 4 novembre, proprio nel 90° anniversario della conclusione del conflitto, la mostra s'intitola «La Liguria e la Grande guerra, da Cantore a Caviglia. Storie di soldati». Più che una mostra è una performance. Ci sono cimeli e ci sono le gigantografie dei protagonisti, ovvero i liguri decorati con medaglia d'oro: il Maresciallo d'Italia Enrico Caviglia di Finale Ligure, il generale Antonio Cantore, di Sampierdarena, ucciso sulle Tofane da un cecchino austriaco; il comandante Raffaele Rosetti di Genova; il guardiamarina Giuseppe Aonzo di Savona; il tenente colonnello Giovanni Aprosio di Vallecrosia; lo scrittore Carlo Pastorino, di Masone; il colonnello del Genio Nicolò Gavotti di Savona. E sempre di Savona il maggiore Francesco Mignone, morto sul Piave, il colonnello Ernesto Guala, scomparso sul Monte S.Michele e il tenente pilota Giuseppe Garassini Garbarino morto nel cielo di Pola. Il regista teatrale Andrea Liberovici ha curato l'allestimento. E' incentrato su 14 video con l'attore Umberto Orsini e su altrettanti audio con le voci dei giovani attori dello Stabile di Genova. Le testimonianze dei protagonisti, ma anche di sconosciuti, di studenti, portuali e contadini. Sino al 6 gennaio. Orari: lunedì chiuso, martedì-mercoledì 9-13,30, giovedì-domenica 9-19. Palazzo della Borsa Nella Sala delle Grida sono esposti documenti, fotografie, reperti di collezione. Ma non armi. La mostra, intitolata «La trincea della memoria», è organizzata dalla sezione di Genova dell'Associazione nazionale alpini. Foto, cartine, schizzi e ritratti della vita in trincea sono su pannelli attraverso una disposizione circolare. C'è anche un quadro del tenente degli alpini Mario Baistrocchi, fondatore dell'omonima Compagnia goliardica, ucciso durante la ritirata di Caporetto. Sino all'11 dicembre, tutti i giorni dalle 9 alle 19.

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Rassegna di danza al Teatro Chiabrera (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Rassegna di danza al Teatro Chiabrera SAVONA Alle 21 il Balletto di Roma apre la stagione della danza al Teatro Chiabrera con «Giulietta e Romeo», sulle musiche immortali di Sergej Prokofiev con le coreografie di Fabrizio Monteverde e, come ballerini principali, con Bledi Bejleri e Noemi Arcangeli. Così le note di regia: «Il muro decrepito, accumulo di macerie, indica la tragedia lasciata alle spalle: un conflitto mondiale che ha cancellato per sempre "l'età dell'innocenza", ribaltando schemi morali e convenzioni e annientando energie ed emozioni. Ma è anche uno sfondo che segna, come uno spartiacque, la voglia di rinascere a passioni assolute e assaporare fino all'ultimo respiro ogni attimo di vita». Prosegue: «Nell'Italia del secondo dopoguerra, disperatamente assetata di passioni ritempranti dagli orrori del passato (ma è ancora un'Italietta piccola e provinciale, che impianta le liturgie sociali di una nuova classe borghese nella terra grassa e ruvida di un'atavica cultura contadina), lei, Giulietta, diventa il simbolo di un irresistibile desiderio di sfuggire alle regole di quel mondo e dagli obblighi imposti da una condizione femminile che è ambigua nella sua imposta sudditanza, anche se proprio di questa irrefrenabile voglia di emancipazione sarà vittima. Romeo, invece, è un giovane timido, introverso, solitario, totalmente aperto al desiderio e alla curiosità dell'amore, vittima consapevole della volitiva irruenza della sua leggendaria compagna. Così lontani eppure così vicini agli archetipi shakespeariani, cristallizzati soprattutto dalla tradizione ballettistica della partitura di Prokofiev, i due amanti immaginati dal coreografo-metteur en scene Fabrizio Monteverde per la sua prima produzione a serata, creata nel 1989 per l'allora giovane Balletto di Toscana, dovevano segnare un momento importante per il teatro di danza italiano. Per la prima volta con questa produzione si veniva infatti ad affermare - nell'ardua sfida della composizione di un balletto completo - una scrittura d'autore di danza originale, non soggiogata dai temibili riferimenti storici ma anche da riferimenti letterari». Per ultimo: «Innalza a figure importanti - e portanti - del dramma due personaggi sinteticamente trattati da Shakespeare, ma che nella nostra cultura sono fondamentali: le madri dei due protagonisti. Le quali, in un'autonomia di riscrittura drammaturgica rivendicata appunto da Monteverde, assumono nel balletto una dimensione tragica assoluta e diventano i veri motori immobili della vicenda con la loro presenza ossessiva e opprimente, con i loro odi tessuti in silenzio, una nella sua superficialità di donna-oggetto sottomessa e sciocca, l'altra, inchiodata istericamente ad una sedia a rotelle (alla quale stanno sempre attaccati i figli), beghina, soffocante, terribile dea ex machina della vicenda, con la fatale istigazione alla vendetta per la morte di Mercuzio. Si tratta di personificazioni forti, che si traducono in una coreografia nervosa, scattante, senza fronzoli, ma nella quale le forze espressive della formazione moderna del coreografo si fondono in un legato continuo agli spunti e alle linee della danza neoaccademica».

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LO SNODO DELL'ETA' DI MEZZO (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il convegno LO SNODO DELL'ETA' DI MEZZO DI ALDO GARBARINI DIR. SOTTO18 E UMBERTO MAGNONI DIR. ITER L'Istituzione Torinese per una Educazione Responsabile della Città di Torino, nell'ambito di Sottodiciotto FilmFestival, promuove il Convegno Preadolescenza: il diritto ad abitare la terra di mezzo allo scopo di discutere sul «diritto di crescere» partendo dal presupposto che non esiste un modello unico di sviluppo, bensì modelli e valori diversi in base all'età, alle differenze di genere e di cultura. Si vuole così evidenziare la complessità delle sfumature che investono l'esperienza di vita del preadolescente, dalla criticità del suo processo identitario alla molteplicità dei modelli di relazione con il mondo degli adulti e dei coetanei. Solo in anni recenti, infatti, la preadolescenza è stata individuata nelle sue caratteristiche specifiche; in passato è stata quasi sempre assimilata all'infanzia e distinta dall'adolescenza grazie allo snodo della pubertà. Tra i 10 e i 15 anni la capacità di scelta e autodeterminazione è ancora incompleta, si passa a una autonomia che ha ancora cedimenti legati a una incompleta capacità di controllo delle pulsioni. Il preadolescente è il primo a essere spaventato e scoraggiato per i suoi cambiamenti e le sue difficoltà di autocontrollo: occorre considerarlo con la criticità del suo processo identitario ma anche i modelli di relazione con il mondo degli adulti e dei coetanei. È per questo motivo che diventa importante considerare la preadolescenza nella sua specificità affinché si possa realizzare un efficace progetto pedagogico-educativo che prevenga l'insorgere di devianze o di patologie della personalità. L'appuntamento vede l'importante partecipazione di Miguel Benesayag, filosofo e psicoanalista argentino, che da molti anni a Parigi si occupa di disagio giovanile, autore di diversi volumi come «L'Epoca delle passioni tristi» e «Elogio del conflitto». Il convegno propone una riflessione da cui emergano non solo le passioni tristi ma anche quelle gioiose, che possono offrire ai preadolescenti speranze sociali e strumenti di analisi per comprendere la complessa realtà attuale. Sempre per discutere sul modello di sviluppo, nel pomeriggio dello stesso giorno, la Divisione Servizi Educativi propone «Il diritto a diventare persone»: un approfondimento per individuare un possibile progetto educativo che tenga conto del diritto di ognuno a crescere in una società complessa.

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VENERDI' 28 Colazione d'affari HOTEL LANCASTER, CORSO TURATI 8, ORE 7,30-9 Bni organiz... (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

VENERDI' 28 Colazione d'affari HOTEL LANCASTER, CORSO TURATI 8, ORE 7,30-9 Bni organizza la "Giornata dell'ospite", per approfondire la conoscenza delle persone e della attività di Bni. Confermare la partecipazione a bni@bni-italia.it o 02/67380119. Triangolo settentrionale TORINO INCONTRA, VIA NINO COSTA 8, ORE 9-16 Convegno "Città Nordovest. Il Triangolo settentrionale", due tavole rotonde per discutere di "modello Torino", federalismo e sistemi locali. Info www.torino-internazionale.org/cittanordovest/programma.pdf. Ebrei piemontesi PALAZZO DEL CONSIGLIO REGIONALE, VIA ALFIERI 15, ORE 9,30 Convegno "Gli ebrei piemontesi nella società contemporanea 1948-1948", preliminare alla mostra "Un secolo, due primavere. Gli ebrei piemontesi dall'emancipazione al ritorno alla vita dopo la Shoah. 1848-1948". La mostra sarà esposta da metà gennaio a metà marzo presso i locali dell'Archivio di Stato di Torino di via Piave 21. Info archivioterracini@libero.it o 011/6508332. Inaugurazione CENTRO RICERCHE SMAT, VIALE MAESTRI DEL LAVORO 4, ORE 11 Inaugurazione del Centro e presentazione dell'attività. Segue aperitivo. Info 011/4645111 o www.smatorino.it. La Sfida MUSEO A COME AMBIENTE, CORSO UMBRIA 90, ORE 12 Presentazione de "La sfida: riduzione degli imballaggi ed edifici sostenibili. Le buone pratiche della grande distribuzione", conduce Massimo Gramellini. Info 011/0702535 o www.museoambiente.org. Phylla ENVIRONMENT PARK, VIA LIVORNO 58, ORE 12 Nasce Phylla, primo test drive per il veicolo urbano multiecologico: presentazione del prototipo numero uno. Teatro e spettacolo BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO, LUNGO DORA AGRIGENTO 94, ORE 15,30-17,30 Stoia del teatro e dello spettacolo, a cura di P. Ferrero e F. Portonero. Info 011/4420740. Consapevole salute OSPEDALE SAN GIOVANNI ANTICA SEDE DI TORINO, VIA CAVOUR 31, ORE 15,30 "Consapevole salute", seminari, laboratori, letture teatrali, incontri di form/azione e promozione della salute delle donne in ambito oncologico, a cura di Antonella Enrietto e Arianna Garrone. Appuntamento con "Racconti di sé", testimonianza di "Speranza" con gli attori di Teatro Popolare Europeo. Dalle 16,30 laboratorio esperienziale "Autostima", conduce Arianna Garrone. Ingresso libero. Info e prenotazione obbligatoria 345/6177555. Regio dietro le quinte TEATRO REGIO, PIAZZA CASTELLO 215, ORE 15,30 "Il Regio dietro le quinte - itinerari segreti di un grande teatro d'Opera", visita guidata al teatro. Ingresso 5 euro. Info 011/8815557. Comunità SALA PLIVALENTE, VIA NEGARVILLE 30/A, ORE 16 Tavola rotonda "Dalla comunità alla persona. Il teatro come risorsa. Soggetti, percorsi e metodologie di lavoro". A seguire merenda sinoira. Riflettere LIBRERIA LA TORRE DI ABELE, VIA PIETRO MICCA 22, ORE 18 Presentazione del volume "Il mestiere di riflettere. Storie di traduttori e traduzioni", a cura di Chiara Manfrinato, intervengono Rossella Bernascone, Susanna Basso, Guido Davico Bonino. Info 011/537777 o www.gruppoabele.org. Torino Restructura SALAL CONFERENZE LINGOTTO FIERE, VIA NIZZA 280, ORE 18 Convegno "Torino Restructura", sul tema "Il condominio nella veste di sostituto d'imposta, novità d'autunno", interviene Alessandro Partaluri. Info 011/535386. Costantino Nigra MUSEO NAZIONALE DEL RISORGIMENTO, VIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE 5, ORE 18 Inaugurazione della mostra "Costantino Nigra 1828-1907", dedicata alla vita e alle opere di Costantino Nigra, nel centenario della morte e nel 180° della nascita. Il Museo del Risorgimento ne conserva i cimeli e le carte. La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio, dal martedì alla domenica, con orario 10-19. Info 011/5621147. Genova '01 PALAZZINA EINAUDI OCCUPATA, LUNGO DORA SIENA 68, ORE 18 "Genova '01: moltitudine e repressione", intervengono Giuliano Giuliani, Daniele Farina e Andrea Iori. A seguire aperitivo genovese e alle 21 "Diaz, Notte nera della democrazia", con Claudio Novaro e Maria Teresa Fenoglio. Riforma TEATRO F. FAÀ DI BRUNO, VIA LE CHIUSE 40, ORE 18,30 Incontro sulla riforma in ambito scolastico, intervengono la Prof.sa Elena Centemero membro della Commissione Cultura della Camera, il prof. Mario Perrini presidente regionale dell'Associazione Nazionale Presidi e Roberto Gontero vice-presidente Nazionale dell'AGESC. Info 011/489147. Hobby Comics CRIPTA747, GALLERIA UMBERTO I, INT 29, ORE 19,30 Hobby Comics, la rivista ufficiale dei superamici Dottor Pira, Lrnz, Maico & Mirco, Ratigher e Tuono Pettinato. Presentazione, mostra e concerto di Totò Zingaro. Info http://www.superamici.com o taac.torino@homail.it. Fantasmi a Torino PALAZZO BAROLO, VIA DELLE ORFANE 7, ORE 19,50 Un itinerario alla scoperta di noti fantasmi. Il tour si conclude alle 22 in piazza San Carlo. Costo 10 euro. Info e prenotazioni 011/853670 o www.barburin.com. Serata zodiaco 3NDYCLUB, CORSO ARIMONDI 6/A, ORE 20 Serata dello zodiaco: "Il linguaggio delle stelle. Sagittario, centauro celeste che lancia la sua freccia verso l'infinito", a cura di Grazia Mirti. Info 347/4134728 o www.3ndyclub.it. Shiatsu Ngal-So CENTRO BUDDHA DELLA MEDICINA, VIA CENISCHIA 13, ORE 20,30 Nuova arte manipolatoria basata sul tocco, che unisce i principi dello Shiatsu tradizionale con gli aspetti del Tantra medico Tibetano: presentazione primo livello e scambio trattamenti. Info 011/355523. Premio Pannunzio RISTORANTE CAMBIO, PIAZZA CARIGNANO 2, ORE 20,30 Incontro conviviale al termine del quale verrà consegnato il Premio Pannunzio ad Antonio Ricci. Quota di partecipazione Soci 62 euro, ospiti 67. Info 011/8123023 o www.centropannunzio.it. Viaggio nel rock CIRCOLO LA TOPIA, STRADA DEI RONCHI 16, ORE 20,30 Conferenza musicale "Viaggio nella musica rock, anni '70-'80", a cura di Fernando Sarda, presidente dell'associazione Cavoretto Cultura, su gruppi e cantanti che hanno segnato la musica rock in quel periodo. Info www.circololatopia.com. Scuola di famiglia ASSOCIAZIONE SPAZIO GENITORI, VIA SAINT BON 38, ORE 20,45-22,30 Caro amore ti detesto! - Il conflitto nella vita di coppia come strumento di crescita o come momento di crisi?; III edizione del ciclo di incontri gratuiti sui temi della famiglia. Info 011/8138711 o www.vssp.it. Omoculture LEGOLIBRI, VIA MARIA VITTORIA 31, ORE 20,45 L'omosessualità tra letteratura, cinema, musica , psicologia: "Minime storie musicali", show-case acustico degli Egokid e reading (racconti inediti) di Matteo B.Bianchi. Ingresso libero. Info 011/888975. Storytelling ASSOCIAZIONE CULTURALE SULLA PAROLA, VIA CIBRARIO 28, ORE 21 Primo appuntamento mensile di storytelling, serata di storie e fiabe per grandi, medi e piccoli, raccontate da Silvia Iannazzo. Entrata libera a offerta. Info 331/7080733 o info@sullaparola.it. Vivisezione LAC PIEMONTE, VIA ORMEA 24, ORE 21 Il Centro culturale Animalista ed Ambientalista organizza un serata di informazione con la Dott.ssa Marina Berati, sul tema "Vivisezione: sempre più nascosta: chi la compie, dove, come combatterla, perché è scientificamente inutile". Al termine della presentazione sarà proiettato il filmato "Perchè NoVivisezione". Info 011/6504544. Islamofobia DAR AL-HIKMA, VIA FIOCCHETTO 15, ORE 21 Presentazione del libro di Enrico Galoppini "Islamofobia. Attori, tattiche, finalità". Con l'autore intervengono Hamza Piccardo, Costanzo Preve, Nadia Redoglia, Younis Tawfik. Ingresso libero. Info 011/5216496. Simone De Beauvoir CASCINA ROCCAFRANCA, VIA RUBINO 45, ORE 21 Serata dedicata a Simone De Beauvoir, in occasione del centenario dalla sua nascita, a cura di Spazio Donne. Info 011/4436250 o www.cascinaroccafranca.it. Storytelling ASSOCIAZIONE SULLA PAROLA, VIA CIBRARIO 28, ORE 21 Appuntamento mensile organizzato dall'Associazione TeaStoryCat: "Storie di Fortuna (Del trasformar la Sorte)", racconta Silvia Iannazzo. Entrata libera e prenotazione obbligatoria allo 011/748706. SABATO 29 Progetto Nuova Educazione AULA MAGNA OSPEDALE MOLINETTE, CORSO BRAMANTE 88, ORE 9-18 Convegno "Progetto Nuova Educazione. Per lo sviluppo di una Nuova Coscienza e di una Cultura della Pace, che promuovano la salute e il benessere psico-fisico". Info 011/9874917 o www.centroarmoniavalgomio.it. Cultura e imprese HOTEL NH SANTO STEFANO, VIA PORTA PALATINA 19, ORE 9-13 Convegno/workshop "Cultura e imprese. Sponsor o partner?". Info 011/5171246. Presepe russo SCUOLA PROTETTE SAN GIUSEPPE, VIA BIDONE 33, ORE 9-13 In occasione della giornata a porte aperte della scuola paritaria Protette San Giuseppe, inaugurazione del presepe russo opera della pittrice Lella Burzio. Ingresso libero. Ben-essere BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO, LUNGO DORA AGRIGENTO 94, ORE 9,30 "Ben-essere cittadini: l'abuso di droghe e alcool", incontri tematici di educazione alla legalità, a cura degli esperti della Polizia di Stato. Info 011/4420740. Cieli di Torino CENTRO CULTURALE PRINCIPESSA ISABELLA, VIA VEROLENGO 212, ORE 9,30 Il Circolo Legambiente-L'Aquilone e la Polisportiva Campus consegnano i premi Sotto i Cieli di Torino per il concorso letterario sul tema delle nuove cittadinanze. Info 011/4435507. Festa del maiale BORGO MEDIEVALE, PARCO DEL VALENTINO, ORE 10-18 Appuntamento con la "Festa d'autunno. Il maiale tra storia e gastronomia nel Mediovo", due giorni ricchi di eventi, sapori e colori, con attori, musici, storici e gastronomi. Animazione teatrale storica Porcus rex, mercato enogastronomico dei Prodotti del Paniere della Provincia di Torino, mostra mercato, angolo della lettura con testi specializzati sull'alimentazione e visite guidate teatrali nella cucina della Rocca. Info 011/4431704 o www.borgomedievaletorino.it. Costruzioni in Piemonte CENTRO CONGRESSU LINGOTTO, VIA NIZZA 280, ORE 10 CasArtigiani Piemonte promuove la conferenza "L'evoluzione del settore e delle costruzioni in Piemonte: le nuove norme e la loro applicazione nella nostra regione". Info 011/5648811. Mostra-mercato RUSSKIJ MIR, VIA CERNAIA 30, ORE 10-13 Idee regalo, libri in russo e italiano, guide turistiche, calendari, t-shirt e alle 11 presentazione del volume "Piero Cazzola: sessant'anni intorno al pianeta Russia", intervengono Giulia Baselica e Piero Cazzola. Ingresso libero. Info 011/547190. Donne di pace FABBRICA DELLE E, CORSO TRAPANI 91/B, ORE 10 Incontro su "Bisogni, problematiche e proposte", lettura scenica di "Marnero", spettacoli e documentari nel pomeriggio. Info www.donnedipace.com. Concorso letterario SALA POLIVALENTE, VIA LEONCAVALLO 17, ORE 10,30 Premiazione della 3° edizione del concorso letterario Stefano Marello. Ingresso libero. Info 011/4435636. Regio dietro le quinte TEATRO REGIO, PIAZZA CASTELLO 215, ORE 11 E 15,30 "Il Regio dietro le quinte - itinerari segreti di un grande teatro d'Opera", visita guidata al teatro. Ingresso 5 euro. Info 011/8815557. Libraio per caso LIBRERIA COOP, PIAZZA CASTELLO 113, ORE 11,30 Incontro con Bruno Gambarotta. Info www.librerie.coop.it Astrologia EDUCATORIO DELLA PROVVIDENZA, CORSO TRENTO 13, ORE 15-18 Seminario di Grazia Mirti su "L'Oroscopo del Bambino, il confronto con i genitori'". Info 011/4376192. Consapevole salute OSPEDALE SAN GIOVANNI ANTICA SEDE DI TORINO, VIA CAVOUR 31, ORE 15,30 "Consapevole salute", seminari, laboratori, letture teatrali, incontri di form/azione e promozione della salute delle donne in ambito oncologico, a cura di Antonella Enrietto e Arianna Garrone. Appuntamento con "Racconti di sé", a cura di Emanuela Malinverni e con gli attori di Teatro Popolare Europeo. Dalle 16,30 laboratorio esperienziale "Tai Chi", conduce Agrippino Musso. Ingresso libero. Info e prenotazione obbligatoria 345/6177555. Obiettivo sicurezza CENTRO D'INCONTRO, VIA CHERASCO 10, ORE 15,30 Incontro "Occhio a... truffe e raggiri", modera Roberto Dosio, intervengono l'Ispettore Capo Vitale Pinelli, Christian Rossi, Carlotta Vallaro ed Eugenio Bravo. Adesioni e comunicazioni inviando una e-mail a gicforum@alice.it. Delleani PALAZZO BRICHERASIO, VIA LAGRANGE 20, ORE 15,30-17,30 "In campagna e in città", i genitori potranno far sperimentare ai loro figlia Artebimbo, il laboratorio per bambini dai 4 ai 12 anni. Non necessità prenotazione. Amici della lirica ASSOCIASSION PIEMONTÈISA, VIA VANCHIGLIA 6, ORE 16 Incontro con gli amici della lirica, intervengono Simona Carando e Fabio Ardino, conducono Andrea Flamini, Marco Daperno e Cinzia Rossetti. Ingresso libero. Info 011/8127411 o www.asspiemonteisa.it. Scaccomatto2008 L'AGORÀ CENTRO CONGRESSI, VIA FANTI 17, ORE 16 Simultanea inaugurale: il Grande Maestro Fabiano Caruana sfida personalità del mondo dell'economia, della politica, della cultura e dello sport. Ingresso libero. Counselor LEGOLIBRI, VIA MARIA VITTORIA 31, ORE 16,30 Incontro sul tema "Vivere con la filosofia. La professione di Counselor filosofico", intervengono docenti del Master e della Scuola Superiore di Counseling Filosofico. Ingresso libero. Info 011/888975. Incontri LUT CENTRO STUDI TEOSOFICI, VIA ISONZO 33, ORE 17 "Karma e il destino dell'uomo", conferenza su testo di Annette Bréard. Teosofia SOCIETÀ TEOSOFICA ITALIANA, VIA PINELLI 78/A, ORE 17 Riunione con tema "Geometria Sacra", a cura di Enzo Pisciuneri. Acqua tagliente LIBRERIA LA TORRE DI ABELE, VIA PIETRO MICCA 22, ORE 17 Presentazione del volume "Acqua tagliente" di Giovanni Del Ponte. Info 011/537777 o www.gruppoabele.org. Bianca Dorato EDUCATORIO DELLA DIVINA PROVVIDENZA, CORSO TRENTO 13, ORE 17 Convegno su "La poesia di Bianca Dorato (Dnans a mi montagne sensa nì arciam nì drera.)", intervengono Albina Malerba, Giovanni Tesio, Valentina Mansone. Letture di Rosanna Galleggiante, interventi musicali di Mauro Cavagliato. Info 011/4335200. Consapevole salute OSPEDALE SAN GIOVANNI ANTICA SEDE DI TORINO, VIA CAVOUR 31, ORE 18,30 "Consapevole salute", seminari, laboratori, letture teatrali, incontri di form/azione e promozione della salute delle donne in ambito oncologico, a cura di Antonella Enrietto e Arianna Garrone. "Pane Amore e Vita mia", conversazione teatrale a cura di Antonella Enrietto e Alessandra Rossi Ghiglione. Info e prenotazione obbligatoria 345/6177555. Messa in suffragio di tutti i caduti CHIESA DI SAN LORENZO, PIAZZA CASTELLO, ORE 18,30 Viene officiata dal Rettore Don Franco Martinacci una Santa Messa in suffragio di tutti i caduti le cui spoglie sono disperse. Per la prima volta in Italia, nel corso del rito, saranno benedetti i bracciali della memoria di alcuni caduti senza croce e consegnati a congiunti e discendenti. L'iniziativa è dell'Opera Nazionale Caduti senza Croce e del Gruppo Croce Bianca. Fantasmi a Torino PALAZZO MADAMA, PIAZZA CASTELLO, ORE 19,15 Un itinerario alla scoperta di noti fantasmi. Il tour si conclude alle 21,30 alla Mole Antonelliana. Costo 10 euro. Info e prenotazioni 011/853670 o www.barburin.com. DOMENICA 30 Immigrazione TEATRO VITTORIA, VIA GRAMSCI 4, ORE 8,45-14 Annuale Conferenza promossa dal Comitato presieduto da Dino Sanlorenzo, quest'anno si parla di immigrazione: "Contro l'intolleranza, l'integralismo, il razzismo, una nuova politica per l'accoglienza, nella sicurezza". Interventi del sindaco Sergio Chiamparino, del presidente della Provincia Antonio Saitta, della presidente della Regione Mercedes Bresso. Laicità CIRCOLO DEI LETTORI, VIA BOGINO 9, ORE 9 Convegno "Laicità, multiculturalismo, comunitarismo e democrazia". Organizza la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni. Info 011/2422979 o www.torinolaica.it. Scacchi ARCATE DELL'EX VILLAGGIO OLIMPICO, VIA GIORDANO BRUNO 181, ORE 9,30 2° Open Semilampo "Città di Torino", tutti possono giocare 9 partite senza eliminazione, tempo 15 minuti per giocatore per tutta la partita. Protezione Civile PIAZZA VITTORIO E MURAZZI, ORE 10-17 Giornata della Protezione civile, un'occasione festosa e insieme spettacolare per mostrare come lavorano le realtà che la compongono e quali mezzi e strutture vengano utilizzate in caso di un evento calamitoso. Non mancherà un punto di ristoro, allestito dal volontariato di Protezione civile. Donne di pace FABBRICA DELLE E, CORSO TRAPANI 91/B, ORE 10 Incontro con Gianni Di Gregorio e alle 15,30 "Onora il padre e la madre", incontro inter-religioso. Info www.donnedipace.com. Il maiale golosone LIBRERIA LA TORRE DI ABELE, VIA PIETRO MICCA 22, ORE 10,30 Letture e laboratorio musicale per bambini da 4 anni in su, "Il maiale golosone e i tre lupetti", di Carlo Giordano e Enrica Varesio. Info 011/537777 o www.gruppoabele.org. Meditazione universale CENTRO DELL'UOMO - ONLUS, VIA SERVAIS 92 INT. 149, ORE 10,30 Il contatto con la Luce e l'Armonia Celestiali: la più elevata forma di meditazione, alla base delle maggiori filosofie e religioni mondiali, un'esperienza pratica alla portata di tutti. Info 335/6876189. Santa Barbara MONUMENTO ALL'ARTIGLIERE D'ITALIA, PARCO DEL VALENTINO, ORE 11 Cerimonia in omaggio di Santa Barbara, patrona degli artiglieri, dei genieri, dei marinai e dei vigili del fuoco. Dopo la deposizione di una corona d'alloro da parte del Gen.C.A. Giuseppe Maggi e del Gen. D. Franco Cravarezza, al Circolo Ufficiali, di corso Vinzaglio 6, sarà celebrata una messa di commemorazione. Regio dietro le quinte TEATRO REGIO, PIAZZA CASTELLO 215, ORE 15,30 "Il Regio dietro le quinte - itinerari segreti di un grande teatro d'Opera", visita guidata al teatro. Ingresso 5 euro. Info 011/8815557. Delleani PALAZZO BRICHERASIO, VIA LAGRANGE 20, ORE 15,30-17,30 "Il paesaggio: un documento da interpretare", i genitori potranno far sperimentare ai loro figlia Artebimbo, il laboratorio per bambini dai 4 ai 12 anni. Non necessità prenotazione. Mistero a Roma LIBRERIA LA TORRE DI ABELE, VIA PIETRO MICCA 22, ORE 10,30 Presentazione del volume "Un mistero a Roma per Valentina" di Angelo Petrosino, per ragazzi da 8 anni in su. Info 011/537777 o www.gruppoabele.org. Riduzione dei rifiuti STAZIONE SUPERGA, STRADA DELLA FUNICOLARE 55, ORE 15-18 Mostra interattiva nell'ambito della Settimana europea della riduzione dei rifiuti. Storie e donne SCAMBIAIDEE, VIA MAZZINI 44, ORE 16,30 Appuntamento con la rassegna "Storie, donne, danze", curata da Adriana Ansaldi, con la proiezione del documentario "Il sibilo lungo della taranta" di Paolo Pisanelli. Luci sulla città PORTA PALAZZO, PARCO ARCHEOLOGICO, ORE 17,15 L'Avvento torinese in una visita guidata con aperitivo tra arte e luci d'artista. Info e prenotazioni 011/853670 o www.barburin.com. Appartenenza SHORTBUS CAFÈ, VIA GAUDENZIO FERRARI 5/I, ORE 20 Aperitivo d'arte con la mostra di 13 artisti che espongono sulla Appartenenza. Info www.shortbuscafe.it o 011/2763987. LUNEDI' 1 Verde urbano VILLA GUALINO, VIALE SETTIMIO SEVERO 63, ORE 8,30 Seminario "Le giornate del verde urbano. Quale verde per il futuro delle nostre città: scelte progettuali in funzione dei cambiamenti climatici e dell'introduzione di nuovi parassiti". Info http://www.fobiotech.org/attivita_2008/alberate_2008.html. Incontri bilaterali TORINO INCONTRA, VIA NINO COSTA 8, ORE 9-13 Nell'ambito del progetto "Torino Connexion", giornata di incontri tra aziende manifatturiere e designer. L'obiettivo è promuovere collaborazioni tra il mondo della produzione e quello della progettazione. Info www.to.camcom.it/torinoconnexion. Musei piemontesi GAM, VIA MAGENTA 31, ORE 9 La Fondazione Fitzcarraldo propone l'incontro "La qualità nei musei piemontesi. L'avvio dell'accreditamento dei musei del Piemonte. La qualità nell'organizzazione del volontariato museale". Responsabilità sociale CASTELLO DEL VALENTINO, VIALE MATTIOLI 39, ORE 9,30-17 Incontro "Responsabilità sociale delle imprese", confronto con esperti internazionali. Info 011/6700639. Dimostrazioni yoga CENTRO STUDI OLISTICI BRAHMA VIDYA, VIA VANDALINO 82/28, ORE 9,30-19 Presentazioni dei corsi di yoga. Ingresso gratuito. Segue una dimostrazione pratica. Info 011/4119849 o 334/3145040. Alzheimer CENTRO DIURNO AURORA, VIA SCHIO 1, ORE 14,30-16 Per il ciclo di incontri formativi sulla malattia di Alzheimer, "Muoversi bene con la persona che assisti", relatore Fisioterapista ASL TO 2. Info 011/285946. Giustizia riparativa HIROSHIMA MON AMOUR, VIA BOSSOLI 83, ORE 14,30 Incontro "La giustizia ripartiva come strumento nei percorsi di educazi4one alla legalità": attraverso gli stimoli forniti dal testo di Monteleone, dal titolo "Processo penale e giustizia riparativa nella tradizione Dogon (Mali)", si tenterà di sviluppare un percorso di riflessione e di conoscenza per contribuire alla diffusione del concetto e dei metodi della "Giustizia Riparativa". Segue apericena. Info 011/2386380. Lunedì Cultura TEATRO CARDINAL MASSAIA, VIA SOSPELLO 32, ORE 15 Mirella Lovisolo in "Le grafie dell'anima". Ingresso per gli iscritti. Info 011/257881 o www.teatromassaia.it. Martin Heidegger BIBLIOTECA CIVICA LUIGI CARLUCCIO, VIA MONTE ORTIGARA 95, ORE 15,30 Introduzione storico-filosofica e lettura di "Essere e Tempo", opera centrale del Novecento europeo, incontri condotti da Alfredo Lupo. Franz Brentano: i molteplici significati dell'essere; Edmund Husserl: la fenomenologia. Info 011/4428790. Español en biblioteca BIBLIOTECA CIVICA CESARE PAVESE, VIA CANDIOLO 79, ORE 17-19 Lettrici e lettori si incontrano in biblioteca per conversare in spagnolo. Info 011/4437080. La Via lattea BIBLIOTECA CIVICA FALCHERA, PIAZZA FALCHERA 9, ORE 17-19 Gruppo di sostegno per l'allattamento al seno: "Luoghi comuni sull'allattamento al seno". Info 011/2621659. Crisi finanziaria CENTRO EINAUDI, VIA PONZA 4/E, ORE 17,30 Seminario "La crisi finanziaria internazionale e la moneta mondiale", introduce e modera Giorgio S. Frankel, interventi di Mario Deaglio (Università di Torino) e Alfonso Jozzo (membro del Bureau dell'Union des Fédéralistes Européens). Si dibatterà sulla crisi dell'egemonia finanziaria americana, sulla necessità di una moneta mondiale da sostituire al dollaro per ottenere un sistema multipolare, equo al disordine monetario che moltiplica le disuguaglianze economico-sociali e la devastazione ecologica. A cura del Centro di Ricerca e Documentazione "Luigi Einaudi" e del Movimento Federalista Europeo. Info 011/5591611 o segreteria@centroeinaudi.it. Filosofia e felicità BIBLIOTECA CIVICA DIETRICH BONHOEFFER, CORSO CORSICA 55, ORE 18 Secondo i filosofi della Grecia antica la felicità è possibile, ma occorre essere saggi ed essere virtuosi, incontri condotti da Giancarlo Ciravegna: "I sofisti e il piacere". Info 011/4435990. Contemporary Arts ARTINTOWN, VIA BERTHOLLET 25, ORE 18 Video.it 2009: Anteprima "Un Ponte sul Mediterraneo". Info www.artintown.it. Lunedì dell'Acme CENTRO CONGRESSI UNIONE INDUSTRIALE, VIA FANTI 17, ORE 18 Conferenza di Stefano De Martino "Egizi e Ittiti. Incontro di due civiltà". Info 011/5617776. Filosofia e felicità BIBLIOTECA CIVICA DIETRICH BONHOEFFER, CORSO CORSICA 55, ORE 18 Secondo i filosofi della Grecia antica la felicità è possibile, ma occorre essere saggi ed essere virtuosi, incontri condotti da Giancarlo Ciravegna: "I sofisti e il piacere". Info 011/4435990. Disgelo LIBRERIA LA TORRE DI ABELE, VIA PIETRO MICCA 22, ORE 18 Presentazione del volume di poesie "Il disgelo", di Riccardo Olivieri, con l'autore interviene Massimo Morasso. Info 011/537777 o www.gruppoabele.org. Egizi e Ittiti AGORA', VIA FANTI 17, ORE 18 Il professore Stefano De Martino terrà una conferenza dal titolo "Egizi e Ittiti. Incontro di due civiltà". Organizza l'A.C.M.E. Strane Visioni AMANTES, VIA PRINCIPE AMEDEO 38/A, ORE 19 Immagini e aperitivo con autori non convenzionali: incontro con Enrico Ducrot. Info www.arteca.org. Palestina DAR AL-HIKMA, VIA FIOCHETTO 15, ORE 20,45 In occasione della Giornata delle Nazioni Unite per la Palestina, l'Associazione Palestinesi in Italia (API), l'Agenzia Stampa Infopal.it, l'Abspp onlus, l'European Campaign to end the siege organizzano la conferenza "Palestina, 60 anni di diritti violati". Info www.infopal.it o 011/19838359. I Darwin MUSEO REGIONALE SCIENZE NATURALI, VIA GIOLITTI 36, ORE 21 "I Darwin. Storie di un pensatore ricercato", incontri a cura di Jacopo Masini: Alessandro Perissinotto, scrittore, analizza la nascita della figura dell'investigatore razionale in Edgar Allan Poe, curiosamente coincidente con l'uscita dell'Origine della specie. Info 011/2304007. Mobbing ASSOCIAZIONE RISORSA C/O CIPES, VIA SANT'AGOSTINO 20, ORE 21 Incontro del Gruppo di Mutuo Aiuto, con assistenza del Dott. Giuseppe Mitola. Partecipazione gratuita. Info 011/5176332. Occhi della paura MISSIONARI DELLA CONSOLATA, VIA CIALDINI 4, ORE 21-23 Percorso formativo "La paura ha mille occhi" (costo intero ciclo 10 euro): "Le retoriche del disumano", gli imprenditori della paura e le loro vittime, interviene Marco Revelli. Info www.scuolaperalternativa.it, 348/6424325 o 329/9786565. MARTEDI' 2 Verde urbano VILLA GUALINO, VIALE SETTIMIO SEVERO 63, ORE 9-13 E 14-18 Seminario "Le giornate del verde urbano. Quale verde per il futuro delle nostre città: scelte progettuali in funzione dei cambiamenti climatici e dell'introduzione di nuovi parassiti". Info http://www.fobiotech.org/attivita_2008/alberate_2008.html. Agricoltura e consumatori SALA CONFERENZE IRES PIEMONTE, VIA NIZZA 18, ORE 9,15-13 L'associazione I.rur - Innovazione rurale e l'Ires Piemonte organizzano il seminario dal titolo "L'agricoltura dalla parte del consumatore". Info 011/5217965 o www.irur.it. Martedì Salute AGORA' CENTRO CONGRESSI, VIA VELA 17, ORE 10 Incontro sul tema "La traumatologia domestica: quale e come trattarla", con Piero Astegiano e Maurizio Gottin. Info 011/5718246. Alfabetizzazione informatica BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO, LUNGO DORA AGRIGENTO 94, ORE 10-11 Incontri per imparare ad usare il computer, a cura delle volontarie del Servizio Civile Nazionale. Info 011/4420740. Occitania e Provenza BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO, LUNGO DORA AGRIGENTO 94, ORE 15,30-17,30 "Voci di Occitania e di Provenza", in collaborazione con Unitre, a cura di M. Pintus. Info 011/4420740. Biopolitiche SALA LAUREE DI SCIENZE POLITICHE, VIA VERDI 25, ORE 15,30 "Dall'embrione alla nazione. Maternità, fecondazione, biopolitiche", ciclo di seminari di storia, filosofia, antropologia. Eleonora Missana interviene su "In nome di Giocasta? Il ripensamento del materno da Luce Irigaray a Judith Butler". Info 011/6703129 o www.cirsde.unito.it. Regio dietro le quinte TEATRO REGIO, PIAZZA CASTELLO 215, ORE 15,30 "Il Regio dietro le quinte - itinerari segreti di un grande teatro d'Opera", visita guidata al teatro. Ingresso 5 euro. Info 011/8815557. Martedì Insieme SALA CONFERENZE, Corso Casale 212, ore 15,30 Renato Grilletto parlerà sul tema "Le Abbazie piemontesi". Info 011/4335726. Provenza e Occitania BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO, LUNGO DORA AGRIGENTO 94, ORE 15,30-17,30 "Voci di Occitania e di Provenza", in collaborazione con Unitre, a cura di M. Pintus. Info 011/4420740. Monili BOTTEGA INGENIO, VIA MONTEBELLO 28, ORE 16-18,30 Maria Luisa Boscolo, Monica Zulian e Franca D'Arrigo del laboratorio Forma e Materia illustreranno ai partecipanti alcune tecniche per la realizzazione di piccoli monili con materiali e metalli poveri. Info 011/883157. Notaio BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI, VIA LEONCAVALLO 17, ORE 17-20 "Il notaio è un libro aperto", servizio di consulenza gratuita al cittadino. Info 011/4431262. Poesia BIBLIOTECA CIVICA CESARE PAVESE, VIA CANDIOLO 79, ORE 17 "Che noia la poesia!?!", gruppo di lettura di poesia di autori del Novecento, a cura di Ilenia Pautasso. Info 011/4437080. Ibn battuta BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO, LUNGO DORA AGRIGENTO 94, ORE 17 "Ibn battuta: i viaggi", traduzione di Claudia Tresso: le avventure di Ibn Battuta dal Marocco alla Cina. Info 011/4420740. Poesia BIBLIOTECA CIVICA CESARE PAVESE, VIA CANDIOLO 79, ORE 17 Gruppo di lettura di poesia di autori del Novecento, a cura di Ilenia Pautasso. Info 011/4437080. Notaio BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI, VIA LEONCAVALLO 17, ORE 17-20 Servizio di consulenza gratuita al cittadino, su prenotazione. Ultimo appuntamento. Info 011/4431262. Informazioni sulla salute BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI, VIA LEONCAVALLO 17, ORE 17,30 "Shiatsu. L'arte di ascoltare con le mani", a cura di Giorgio Fattor, presidente dell'Associazione Progetto Essere. Info 011/4431262. Perché ci ammaliamo? BIBLIOTECA CIVICA VILLA AMORETTI, CORSO ORBASSANO 200, ORE 17,30 Stress e alimentazione quali fattori di rischio individuali, incontri a cura di Mauro Mezzogori: "Naturopatia, la salute da un altro punto di vista: domande e approfondimenti". Info 011/4438604. Laboratorio di poesia BIBLIOTECA CIVICA A. PASSERIN D'ENTRÈVES, VIA G. RENI 102, ORE 17,30 Appuntamento in collaborazione con Panis: La cenere degli astri con letture di Ossi di Seppia di Montale, a cura di Andrea Maia. Info 011/4435290. Malattie BIBLIOTECA CIVICA VILLA AMORETTI, CORSO ORBASSANO 200, ORE 17,30 "Perchè ci ammaliamo?", incontri a cura di Mauro Mezzogori: "Naturopatia, la salute da un altro punto di vista: domande e approfondimenti". Info 011/4438604. Ombra d'acqua BIBLIOTECA CIVICA ALBERTO GEISSER, CORSO CASALE 5, ORE 17,30 Anna Maria Bracale Ceruti presenta il suo libro "In ombra d'acqua". Info 011/8196706. Sulla salute BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI, VIA LEONCAVALLO 17, ORE 17,30 "Shiatsu. L'arte di ascoltare con le mani", a cura di Giorgio Fattor, presidente dell'Associazione Progetto Essere. Info 011/4431262. Laboratorio di poesia BIBLIOTECA CIVICA ALESSANDRO PASSERIN D'ENTRÈVES, VIA GUIDO RENI 102, ORE 17,30 La cenere degli astri con letture di Ossi di Seppia di Montale, a cura di Andrea Maia. Info 011/4435290. Happyfilò BIBLIOTECA CIVICA DIETRICH BONHOEFFER, CORSO CORSICA 55, ORE 18 Incontri condotti da Stefania Bernabeo, consulente filosofico: La vita non ha senso a priori. Prima che voi la viviate, la vita di per sé non è nulla; sta a voi darle un senso, e il valore non è altro che il senso che scegliete (Jean-Paul Sartre). Info 011/4435990. Incontri d'arte AMICI ARTE E ANTIQUARIATO, VIA TOSELLI 1, ORE 18 Inaugurazione della collettiva di Natale "Dipingere musica". Info 011/5816611. Contemporary Arts ARTINTOWN, VIA BERTHOLLET 25, ORE 18 Arte contemporanea all'aperto: Dario Lanzardo. Info www.artintown.it. Percorsi d'Arte SALA DELLE CONFERENZE, VIA ARNALDO DA BRESCIA 22, ORE 18 Per "Bellini - Correggio, verso la Maniera moderna", lo storico dell'arte Alberto Cottino parla di "Giovanni Bellini". Info 011/3133141. La bellezza ISTITUTO SANT'ANNA, VIA MASSENA 36, ORE 18 Incontro con il Prof. Marcello Croce su "La bellezza nella ricerca di Platone e di Sant'Agostino". Ingresso libero. Info 338/2796763. Happyfilò BIBLIOTECA CIVICA DIETRICH BONHOEFFER, CORSO CORSICA 55, ORE 18 Incontro: "La vita non ha senso a priori. Prima che voi la viviate, la vita di per sé non è nulla; sta a voi darle un senso, e il valore non è altro che il senso che scegliete (Jean-Paul Sartre)". Novecento LIBRERIA LA TORRE DI ABELE, VIA PIETRO MICCA 22, ORE 18 Presentazione del volume "Il mio Novecento", di Angelo Del Boca, con l'autore interviene Diego Novelli. Info 011/537777 o www.gruppoabele.org. Enzo Tortora CENTRO PANNUNZIO, VIA MARIA VITTORIA 35/H, ORE 18 Pier Franco Quaglieni e Giusi Audiberti presenteranno il libro di Maria Rita Stiglich "Come volevano le stelle. Enzo Tortora: giustizia dimenticata". Interviene l'autrice. Introduce Anna Ricotti. Info www.centropannunzio.it. Non sono razzista CIRCOLO DEI LETTORI, VIA BOGINO 9, ORE 18,30 Per il ciclo di incontri promossi da Mangrovie "Premesso che non sono razzista", presentazione del libro "Torino è casa nostra", con Michele Di Savio, Francesco Vietti, Anna Ferrero, Giuseppe Culicchia e Sergio Chiamparino . Across Rewriting AMANTES, VIA PRINCIPE AMEDEO 38/A, ORE 19 Across Rewriting, una collettiva ridotta dedicata al mondo graffiti writing e street art. L'esposizione resterà visitabile fino al 7 gennaio. Info www.arteca.org. Templari a Torino PALAZZO SAN CARLO, CHIESA SANTA CRISTINA, ORE 19,45 Alla scoperta del mistero dei Templari: il tour si conclude alle 22 in piazza San Giovanni. Costo 10 euro. Info e prenotazioni 011/853670 o www.barburin.com. Conferenze Esprimersi SEDE UNITRE, CORSO FRACIA 27, ORE 21 Incontro "La cura di sé attraverso il movimento: la biodanza", interviene Dario Martelli, coordina Patrizia Donà. Info 011/4343700. LibriLive CIRCOLO DEI LETTORI, VIA BOGINO 9, ORE 21 Per "LibriLive. Storie al lume di canzone", reading di Marco Mancassola da "La vita erotica dei superuomini", con musiche di Port-Royal. Info e prenotazioni allo 011/4326827. Interventistica cardiologica ACCADEMIA DI MEDICINA, VIA PO 18, ORE 21 Terza seduta scientifica dell'Anno Accademico 2008 - 2009 dell'Accademia di Medicina di Torino dal titolo "L'interventistica cardiologica nel trattamento e nella prevenzione dello stroke ischemico", relatrice sarà la dottoressa Patrizia Presbitero. Info: www.accademiadimedicina.unito.it. Scambio Reiki CENTRO YOGA SAMADHI, VIA TRIPOLI 181, ORE 21 Per chi e' Iniziato al Reiki e vuole Scambiare trattementi; per chi desidera conoscere e ricevere gratuitamente un trattamento. Info 347/4278055. Martedì Sera AGORA' CENTRO CONGRESSI, VIA VELA 17, ORE 21.15 Serata incentrata sul tema "Big Bang e fine del mondo. Che cosa deve scoprire il superacceleratore di Ginevra", incontro con Angelo Maggiora e Mauro Anselmino, coordina Piero Bianucci, giornalista scientifico. Info 011/5718246. MERCOLEDI' 3 Verde urbano VILLA GUALINO, VIALE SETTIMIO SEVERO 63, ORE 8,30-12,30 Seminario "Le giornate del verde urbano. Quale verde per il futuro delle nostre città: scelte progettuali in funzione dei cambiamenti climatici e dell'introduzione di nuovi parassiti". Info http://www.fobiotech.org/attivita_2008/alberate_2008.html. Obiettivo sostenibilità CENTRO CONGRESSI REGIONE PIEMONTE, CORSO STATI UNITI 23, ORE 8,30 Convegno "Obiettivo sostenibilità: design e logistica a confronto". Necessaria iscrizione compilando modulo sul sito www.sos-logistica.org. Info 347/2284022. Comunicazione dell'arte RETTORATO DELL'UNIVERSITÀ, VIA VERDI 8, ORE 9,30 Convegno "Pratiche di comunicazione dell'arte. Musei, eventi e media", intervengono Piero Gilardi, Paola Pallavicini, Giulio Ciavoliello, Orietta Brombin, Giacomo Pirazzoli e Giuliana Pascucci. Indagini letterarie BIBLIOTECA VILLA AMORETTI, CORSO ORBASSANO 200, ORE 10-12,30 Indagini letterarie sul territorio: 5 incontri per le scuola. "Scenari piemontesi e poco oltre: immaginazione, creatività e fantasia", con Piero Malvano, Daniele Zanoni e Daniela Messi. La città che cambia OFFICINE GRANDI RIPARAZIONI, CORSO CASTELFIDARDO 18, ORE 10,30-13 «Come si racconta la città che cambia? La comunicazione della trasformazione urbana». Partendo dalla mostra "Torino 011. Biografia di una città", realizzata da Urban Center Metropolitano, e dal video "Torino Work in progress. Verso il 2011", realizzato dalla Direzione Comunicazione strategica, Promozione e Turismo della Città di Torino, l'incontro presenta case studies di modalità diverse di diffusione e comunicazione dei temi della trasformazione. La tavola rotonda, moderata dal direttore di Urban Center Carlo Olmo, vede la partecipazione del fotografo Gabriele Basilico, dello storico dell'architettura e responsabile della Triennale di Milano Fulvio Irace, del caporedattore di D-La Repubblica delle Donne Marco Mathieu, di Anna Martina, direttore della Comunicazione della Città di Torino, dei registi Luciano De Simone e Chiara Pacilli e della vicepresidente di Recchi Ingegneria e Partecipazioni Emanuela Recchi. I protagonisti TEATRO REGIO, SALA DEL CAMINETTO, PIAZZA CASTELLO 215, ORE 13 I protagonisti dell'opera "Thaïs" parleranno in anteprima del nuovo allestimento dell'opera di Jules Massenet, che andrà in scena dal 10 dicembre prossimo. All'incontro saranno presenti il direttore Gianandrea Noseda, il regista Stefano Poda, Barbara Frittoli e gli altri protagonisti. Regio dietro le quinte TEATRO REGIO, PIAZZA CASTELLO 215, ORE 15,30 "Il Regio dietro le quinte - itinerari segreti di un grande teatro d'Opera", visita guidata al teatro. Ingresso 5 euro. Info 011/8815557. Incontri Culturali LICEO ALFIERI, CORSO DANTE 80, ORE 16 Giorgio Roncolini parlerà sul tema "La freccia del tempo". Info 334/1699464. Libri modificati BIBLIOTECA CIVICA CESARE PAVESE, VIA CANDIOLO 79, ORE 17 Libri modificati per bambini "speciali": strategie e metodi per la costruzione di libri semplificati, tradotti con simboli, personalizzati, facilitati. Info 011/4437080. Pensiero politico BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI, VIA LEONCAVALLO 17, ORE 17,15 Simone Weil e Hannah Arendt, gruppo di lettura condotto da Cecilia Cognigni. Info 011/4431262. Se questo è un uomo BIBLIOTECA CIVICA CESARE PAVESE, VIA CANDIOLO 79, ore 17,30 "L'incubo di Darwin", il problema del commercio internazionale, dell'ecologia e della giustizia sociale. Info 011/4437080. Incontri Lut CENTRO STUDI TEOSOFICI, VIA ISONZO 33, ORE 17,30 "Paolo di Tarso e la Gnosi", gruppo di ricerca. Contratti dell'informatica TORINO INCONTRA, VIA NINO COSTA 8, ORE 17,30-19,30 Secondo appuntamento del ciclo sulla contrattualistica di prodotti e servizi informatici. La partecipazione è gratuita, previa iscrizione. Info 011/5716554 o affari.legali@to.camcom.it. Maratona fotografica FNAC TORINO CENTRO, VIA ROMA 56, ORE 18 Premiazione della III edizione della Maratona Fotografica Digitale Fnac, tenutasi il 5 ottobre, e inaugurazione della mostra realizzata con i 30 migliori scatti scelti tra quelli consegnati dai 250 partecipanti. Follia LIBRERIA LA TORRE DI ABELE, VIA PIETRO MICCA 22, ORE 18 Presentazione del volume "Scrivere la follia", di Giacomo Vaccarino, con l'autore intervengono Umberto Levra e Luigi Tavolaccini. Info 011/537777 o www.gruppoabele.org. Zen endogenesi CENTRO STUDI OLISTICI BRAHMA VIDYA, VIA VANDALINO 82/28, ORE 18,30 Presentazione del corso di meditazione "Zen endogenesi": movimento, respirazione, concentrazione, per lo sviluppo delle energie interiori e il mantenimento del benessere psico-fisico. Partecipazione gratuita. Chi lo desidera potrà partecipare alla lezione pratica dimostrativa. Info 011/4119849 o 334/3145040. Incontro letterario LIBRERIA EDITRICE PSICHE 2, VIA MONGINEVRO 11/A, ORE 20-21 L'Associazione QuelloCheVuoi e Rosetta Deotto presentano "La relazione con i genitori". Info 011/386172 o www.psiche2.com. Astrologia EDUCATORIO DELLA PROVVIDENZA, CORSO TRENTO 13, ORE 20-21,30 Grazia Mirti sul segno dello Scorpione e i suoi significati. Info 011/4376192. PsicoAperitivo SHORTBUS CAFÈ, VIA GAUDENZIO FERRARI 5/I, ORE 20 PsicoAperitivo con la Dott.ssa Burato, per conoscere la psicologia e il buon cibo. Tema della serata "Il tabù dell'invidia, una forma di salvezza". Ingresso su prenotazione allo 011/2763987. Danzare i chakra ASSOCIAZIONE IBTG -SGT, VIA ANDREA DORIA 27, ORE 20,30-22,30 Serata di Danze Meditative per conoscere e riequilibrare l'energia dei chakra. Info 011/334653 o 338/1565574. Bacio romantico CINEMA EMPIRE, PIAZZA VITTORIO VENETO 5, ORE 20,30 Proiezione di "Un bacio romantico" di Wong Kar-wai, per evocare i temi sulle relazioni di coppia discussi con Walter Comello, psicologo, psicoterapeuta. Info 333/7762297, 011/8129758 o info@istintoallacoppia.it. Caffè letterari LEGOLIBRI, VIA MARIA VITTORIA 31, ORE 20,30 Incontro con Fabio Geda, autore di "Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani" e "L'esatta sequenza dei gesti", e Simone Di Maggio, autore di "Avevo sei anni e mezzo", interviene Alessandro Zennaro. Info 011/888975. Coppia e disagio EDP., CORSO TRENTO 13, ORE 21 Continua il Seminario Parliamo d'amore a cura di Stefania Guido e Franco Quesito: appuntamento intitolato "Il disagio e la coppia. Enea e Didone". Ingresso libero. Conferenze Gatto Apu CENTRO STUDI SERENO REGIS, VIA GARIBALDI 13, ORE 21 Incontro "Alimentazione animale o vegetale? Dalla parte degli umani, dalla parte degli animali, dalla parte della Terra", intervengono Luisa Mondo e Marinella Correggia. Info www.cooperativaisola.org o www.lebegesund.it. No Tav CAFE' LIBER, CORSO VERCELLI 2, ORE 21,30 "No Tav - serata di aggiornamento e sensibilizzazione", appuntamento promosso dal movimento No Tav della Val di Susa. Nell'occasione verrà proiettato il documentario "Fratelli di Tav - effetti collaterali del treno ad alta velocità". Seguirà un dibattito in cui si presenterà il corteo del prossimo 6 dicembre a Susa. Info 011/7651610. GIOVEDI' 4 Sport ed educazione BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO, LUNGO DORA AGRIGENTO 94, ORE 10 Incontri con società sportive, atleti, docenti, educatori, per parlare di sport agonistico, rispetto dell'avversario, partecipazione attiva e non-violenta. Incontro per le scuole. Info 011/4420777. La Filiazione TORINO INCONTRA, VIA NINO COSTA 8, ORE 14,30 Incontro e dibattito su "Filiazione, fecondità assistita, cognome dei figli". Iscrizioni on line, compulando il modulo su www.aiaf-avvocati.it/piemonte. Info www.aiaf-avvocati.it. Sul filo di lana BIBLIOTECA CIVICA MIRAFIORI, CORSO UNIONE SOVIETICA 490, ORE 15,15-17,15 Appuntamento al knit-point della biblioteca per sferruzzare in compagnia, imparare e insegnare tecniche e punti, rilassarsi creando qualcosa di personale, ascoltare racconti letti ad alta voce. Info 011/3470637. Regio dietro le quinte TEATRO REGIO, PIAZZA CASTELLO 215, ORE 15,30 "Il Regio dietro le quinte - itinerari segreti di un grande teatro d'Opera", visita guidata al teatro. Ingresso 5 euro. Info 011/8815557. Il tempo della scienza ISTITUTO NAZIONALE DI RICERCA METROLOGICA, STRADA DELLE CACCE 91, ORE 16 Caterina Guiot interviene su "Il Far West degli ultrasuoni in medicina: opportunità di sorveglianza metrologica e metodologica". Gratuito. Info 011/8394913. Alfabetizzazione informatica BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO, LUNGO DORA AGRIGENTO 94, ORE 16-17 Incontri per imparare ad usare il computer, a cura delle volontarie del Servizio Civile Nazionale. Info 011/4420740. Oltre la Siepe DIPARTIMENTO DI STUDI POLITICI, VIA GIOLITTI 33, ORE 16,30 Incontro "Democrazie tra terrorismo e guerra", interventi di Valter Coralluzzo discussant Stefano Ruzza. Info www.dsp.unito.it. Bosnia-Erzegovina LICEO SCIENTIFICO STATALE CATTANEO, VIA SOSTEGNO 41/10, ORE 17 Alfredo Sasso, Marco Meotto e Francesco De Renzis della Associazione Nemafrontiera terranno una conferenza dal titolo "Scenari di guerra e percorsi di pace in Bosnia-Erzegovina". Ingresso libero. Arte e Torino SALA CONFERENZE DEL COLLEGIO DEGLI ARTIGIANELLI, CORSO PALESTRO 14, ORE 17 Iniziativa "Leggere l'arte sul territorio torinese. Torino in punta di pennello", ciclo di 6 conferenze - incontri di formazione: oggi Francesco Casorati interviene su "Felice Casorati e Torino". Info 011/0702110 o www.volarte.it. Spazi dell'animo ARCHIVIO DI STATO, PIAZZA MOLLINO 1, ORE 17 Conferenza di Pro Cultura Femminile: "Gli spazi dell'animo - Immagini di interiorità nella cultura occidentale", interviene il prof. Lionello Sozzi, dell'Università di Torino. Info 011/6688627. Dietro la maschera BIBLIOTECA CIVICA VILLA AMORETTI, CORSO ORBASSANO 200, ORE 17,30 Curiosità su autori ed autrici del romanzo giallo, a cura di Marina Gambino Majola ed Elio Voltan. Info 011/4438604. Riflessioni di bioetica laica SALA APARC-USARCI, VIA PASTRENGO 29, ANGOLO CORSO GALILEO FERRARIS, ORE 17,30 Per il ciclo di incontri di cultura, storia e attualità organizzato dall'Associazione Mazziniana Italiana, sezione di Torino, Marco Chiauzza, docente del Liceo Alfieri, che da anni si occupa di laicità della scuola, discute con il pubblico su alcuni problemi di bioetica laica. Benessere SALA CONFERENZE, VIA MILLIO 20, ORE 18-19,30 Ciclo di incontri teorico pratici dedicati al benessere: "Il bicchiere mezzo pieno: il potere del pensiero ottimista", a cura del Dott. Ivan Bono. Ingresso libero. Info 328/0287813. Visite guidate MUSEO DIFFUSO, CORSO VALDOCCO 4/A, ORE 18 Viste guidate alla mostra "Cecenia. Una guerra e una pacificazione violenta". La prenotazione è obbligatoria al numero 011/4361433. Autostima CENTRO INCONTRO CIRCOSCRIZIONE 3, VIA MILLIO 20, ORE 18-19,30 L'associazione Gaiaterra propone un incontro teorico-pratico: "Imparare a dire no. L'autostima in azione", a cura di Ivan Bono. Ingresso libero. Info 328/0287813. Conferenze multitematiche CIPES PIEMONTE, VIA SANT'AGOSTINO 20, ORE 18-19,30 Il Prof. Claudio Manfredotti interviene su "Elettromagnetismo, inquinamento e fenomeni". Punteggiatura LIBRERIA LA TORRE DI ABELE, VIA PIETRO MICCA 22, ORE 18 Presentazione del volume "Storia della punteggiatura in Europa", di Bice Mortara Garavelli, con l'autore interviene Carlo Ossola. Info 011/537777 o www.gruppoabele.org. Joe Oliver CENTRO PANNUNZIO, VIA MARIA VITTORIA 35/H, ORE 18 Franco Mazzilli terrà una conferenza, integrata dall'ascolto di alcuni brani musicali, sul tema "Un re a Orléans: Joe Oliver". Introdurrà Dante Giordanengo. Info www.centropannunzio.it. 15 anni Almateatro ALMATEATRO, VIA NORBERTO ROSA 13/A, ORE 20 Incontro conversazione sul lavoro di educazione all'intercultura che Almateatro svolge nella scuola e nel territorio, conduce Vesna Sscepanovic. Alle 21 spettacolo "Scarti", alle 22 trailer dello spettacolo "Latte di cammella" e a fine serata festa finale. Info www.almaterratorino.org. Angelo Mistrangelo CIRCOLO DEGLI ARTISTI, VIA BOGINO 9, ORE 19,15 Per "Conversazioni con l'Artista" a cura di Dora Mignano, "Angelo Mistrangelo poeta". Il critico d'arte Angelo Mistrangelo viene intervistato da Gian Giorgio Massara. Letture di Sergio Saccomandi. Info 011/8128718. Intorno alla mostra PALAZZO BRICHERASIO, VIA LAGRANGE 20, ORE 20,30-22,30 Cinquant'anni di pittura in Piemonte: "Lorenzo Delleani e il suo rapporto con l'arte a lui contemporanea", passeggiate serali animate da Willy Beck. Csoto 12 euro. Prenotazioni 011/5711807. Meditazione Ngal-gSo CENTRO BUDDHA DELLA MEDICINA, VIA CENISCHIA 13, ORE 20,30 Percorso aperto a tutti per sviluppare conoscenza in noi stessi attraverso gli insegnamenti della tradizione tibetana Vajrayana Ngal-gSo. Info 011/355523. Dopo il '68 UNIONE CULTURALE FRANCO ANTONICELLI, VIA BATTISTI 4, ORE 21 Per il ciclo "Quarant'anni dopo il '68, è ancora tempo di cambiare il mondo?", incontro "Dinamiche economiche nel mondo di oggi. Ordinamenti politici e mercato mondiale", intervengono Riccardo Bellofiore e Maria Turchetto, presenta Oliviero Calcagno. Info www.unioneculturale.org. Seduzione pratica CENTRO STUDI COMUNICAZIONE, VIA MAGENTA 49, ORE 21 Lezione su "Conoscere la Comunicazione Seduttiva per mettere fine agli amori disastrosi". Info 333/1511703. Commedia dantesca CHIESA DELLA CONFRATERNITA, PIAZZA UMBERTO I, ORE 21 "La Commedia di dante - Inferno. Fascino, suggestioni e immortalità del Poema Sacro", narrato e commentato dal Prof. Piero Leonardi: "Inferno: Canto V. Amore infelice - Paolo e Francesca". Tecniche immaginali LEGOLIBRI, VIA MARIA VITTORIA 31, ORE 21 Tecniche immaginali di gruppo e psicoterapia, intervengono Laura Motrassino e Tiziana Piovesana. Info 011/888975. Residenze del Piemonte AGORA' CENTRO CONGRESSI, VIA VELA 17, ORE 21.15 Incontro dedicato a "Residenze e fortificazioni a Casale tra Rinascimento e Neoclassicismo", con Maria Carla Visconti e Antonella Perin. Info 011/5718246. MOSTRE Le più belle copertine di TorinoSette CIRCOLO DEI LETTORI, VIA BOGNO 9 E' allestita fino all'8 dicembre nei locali del Circolo la mostra delle 64 copertine più significative di TorinoSette, che hanno fatto da scenografia alla festa celebrata alle Ogr il 15 novembre scorso in occasione dei mille numeri del settimanale. La rassegna è visibile da lunedì a sabato dalle ore 9,30 alle 21,30 a ingresso libero. Cor-Ten EX ARSENALE BORGO DORA, PIAZZA BORGO DORA Il progetto "Cor-Ten" di Alessandro Busci sarà visitabile da venerdì 29 fino al 6 gennaio. In esposizione 50 nuove opere su ferro che raccontano gli spazi della città contemporanea. Eco e Narciso NUOVI UFFICI DELLA PROVINCIA, CORSO INGHILTERRA 7/9 La mostra "Eco e Narciso / Design" sarà visitabile sino al 9 gennaio, dal lunedì al venerdì, orario 16-18, o su richiesta allo 011/8616327. Info www.ecoenarciso.it. Cucine storiche PALAZZO REALE, PIAZZA CASTELLO È stato inaugurato il nuovo percorso museale delle Cucine storiche di Palazzo Reale. Sarà visitabile fino all'8 gennaio, visite guidate col seguente orario: dal martedì alla domenica, 9-19. Aperture serale il 5, 12, 19 e 26 dicembre, con visite guidate con partenze alle 20,40; 21,15; 21,50 e 22,30. Info 331/3912631 o cucinereali@libero.it. Costantino Nigra MUSEO NAZIONALE DEL RISORGIMENTO, VIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE 5, ORE 18 La mostra "Costantino Nigra 1828-1907" sarà visitabile fino al 31 gennaio, dal martedì alla domenica, con orario 10-19. Info 011/5621147. Adotta un disegno PALAZZO DELLA REGIONE PIEMONTE, PIAZZA CASTELLO 165 La mostra "Adotta un disegno for Emergency" è stata prorogata fino al 30 novembre. Apertura al pubblico da martedì alla domenica, dalle 10 alle 19. Ingresso gratuito. Info www.emergency.it e www.adoptadrawing.com. Prenotazione visite scuole 338/8922094. Presepi di Cracovia MUSEO NAZIONALE DELLA MONTAGNA, PIAZZALE MONTE DEI CAPPUCCINI 7 La mostra dedicata a "I presepi di Cracovia" è accompagnata da una catalogo, edito nella collana dei Cahiers Museomontagna, in versione bilingue italiano e polacco. Visitabile fino 15 marzo, orari: 9-19, escluso lunedì. Info 011/6604104. Lingua contro lingua MUSEO ANTROPOLOGIA ED ETNOGRAFIA, VIA ACCADEMIA ALBERTINA 17 La mostra "Lingua contro lingua" è visitabile fino al 31 gennaio, su prenotazione, chiamando lo 011/6704551 o lo 011/6704546. Tutte le mostre MUSEO REGIONALE SCIENZE NATURALI, VIA GIOLITTI 36 È stata prorogata fino all'11 gennaio "I tempi stanno cambiando. Come varia il clima: conoscenze attuali e scenari futuri"; "Giungla d'asfalto" resta aperta fino al 30 novembre, come "Riflessioni & Riflessioni"; infine "Impressioni botaniche. Le stagioni dei fiori e dei frutti negli acquarelli inediti di Gianna Tuninetti" fino al 31 dicembre. La mostra dedicata al Minas Gerais è visitabile fino al 14 dicembre. Chiude il 15 dicembre "Uno strumento per la scienza. Viaggio tra i microscopi dell'Università di Torino". Info 011/4326354. Nuovi allestimenti VILLA DELLA REGINA, STRADA SANTA MARGHERITA 79 Fino all'11 gennaio, tornano nella Villa, dal Palazzo del Quirinale a Roma, le sovrapporte raffiguranti le Storie di Enea, dipinte da Corrado Giaquinto per la Camera da letto di Carlo Emanuele III. La Residenza sarà aperta dal venerdì alla domenica, ore 10-18; ogni giorno 13 gruppi di visita di 40 persone, con partenze ogni 30 minuti ore 10-16,00 (ultimo ingresso). Info e prenotazioni 800/329329. Design e arte AVIGDOR, LUNGO DORA COLLETTA 129 La mostra "Design e arte nel tessuto per arredamento" sarà visitabile fino al 21 dicembre, con orario 8,30-18, chiuso sabato e domenica. Info 011/2484270. Saraj GALLERIA TERRE D'ARTE, VIA MARIA VITTORIA 20/A La Galleria inaugura la nuova stagione espositiva presentando i manufatti della collezione Saraj: un servizio di ceramiche per la tavola, progettato e disegnato da Lorenzo Prando e Riccardo Rosso. Visitabile fino al 13 dicembre, orario dal lunedì al sabato: 10,30-13,15 e 16,15-19,30. Info www.terredarte.it. Abiti e Giappone ISTITUTO STATALE D'ARTE ALDO PASSONI, VIA DELLA ROCCA 7 L'Istituto ospita fino a tutto dicembre, un'esposizione di modelli di abiti realizzati dagli allievi del Liceé Le Grand Arc di Albertville, sul temi della cultura Giapponese. Oraio: lu-ma, ore 9-17; me-gio-ve-sab, ore 9- 13,30. Gioiello italiano FONDAZIONE ACCORSI, VIA PO 55 Dopo essere stata ospitata al palazzo Valmarana di Vicenza, al Castello Sforzesco di Milano e al Kunstgewerbemuseum di Berlino, arriva a Torino la mostra "Il gioiello italiano contemporaneo: tecniche e materiali tra arte e design". La mostra sarà visitabile fino all'11 gennaio. Info www.fondazioneaccorsi.it. Audioguida PALAZZO BRICHERASIO, VIA LAGRANGE 20 Sabato 29 e domenica 30, dalle 9,30 alle 13,30, i visitatori potranno richiedere gratuitamente l'audioguida per la visita alla mostra "Delleani e il suo tempo". Marchesato di Saluzzo ARCHIVIO DI STATO DI TORINO, PIAZZA CASTELLO 209 È Stata prorogata fino al 29 novembre la mostra "Il Marchesato di Saluzzo. Realtà e miti di un principato alpino sulla scena europea". Orario: da lunedì a venerdi, ore 10-18; sabato, ore 10-19; domenica chiuso. Info 011/540382. Visite guidate PALAZZO MADAMA, PIAZZA CASTELLO Ogni domenica alle 16 appuntamento con "Diciotto secoli d'arte": visita guidata al Palazzo e alle collezioni. Biglietto di ingresso intero 7.50 euro; ridotto 6; gratuito bambini minori di 10 anni. Agate ASSOCIAZIONE PIEMONTESE DI MINERALOGIA E PALEONTOLOGIA, VIA NICOLA FABRIZI 48/A Nel quadro dei periodici appuntamenti dedicati dal CEDAS alla mineralogia, si accendono le luci su un'affascinante mostra che vede protagoniste le agate. La mostra visitabile fino al 14 dicembre, e poi dal 12 gennaio al 28 febbraio, è ad ingresso libero. Il pubblico può accedervi solo il sabato e la domenica, con orario: sabato 14,30-18,30 e domenica 9,30-12,30. In fo e prenotazioni per visite infrasettimanali 340/2585770 o 333/6151303. Spezie MUSEO DI STORIA NATURALE DON BOSCO DI VALSALICE, VIALE THOVEZ 37 La mostra tematica "Tesori d'Oriente e d'Occidente. Spezie ed erbe aromatiche" è visitabile fino al 14 dicembre. Orario: 9-12,30 e 14,30-18,30 da lunedì a venerdì e sabato mattina su prenotazione; sabato, domenica e l'8 dicembre: 14,30-18,30 senza prenotazione. Visite guidate gratuite: 12 dicembre, ore 16,30. Info 011/6300611 o museo@liceovalsalice.it. Intrigo Internazionale MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA, VIA MONTEBELLO 20 È visitabile fino all'8 dicembre la mostra "Intrigo internazionale. Il cinema di Roman Polanski", che ripercorre l'iter artistico del regista attraverso 120 fotografie di scena e di set scattate dai più famosi fotografi e un'antologia di 19 manifesti originali. Info 011/8138511 o www.museocinema.it. Cecenia MUSEO DIFFUSO DELLA RESISTENZA, CORSO VALDOCCO 4/A La mostra "Cecenia. Una guerra e una pacificazione violenta", dedicata a Anna Politkovskaya, sarà visitabile fino al 22 febbraio. Info 011/4361433 o www.museodiffusotorino.it. Siddhartha CAFFÉ NEUV CAVAL 'D BRONS, PIAZZA SAN CARLO 157 La mostra "Siddhartha, il Buddha. Una storia in ottanta scatti", fotografie di Tiziana e Gianni Baldizzone, è visitabile fino all'8 dicembre. La mostra è accompagnata dal libro "Siddharta, il principe che divenne Buddha". Info www.fondazionetorinomusei.it. Dream TORINO ESPOSIZIONI, CORSO MASSIMO D'AZEGLIO 15 La mostra "Dream. L'auto del futuro dal 1950", uno degli eventi principali del calendario di Torino 2008 World Design Capital, intende valorizzare la storia della creatività nel car design in Italia e in particolare nell'area piemontese, ad opera di Costruttori, Carrozzieri, Centri Stile, car designer e free lance. Prorogata fino al 28 dicembre, orario: mart-dom 10-18,30, lun chiuso. Info 011/4347954. Mostra zoologica MUSEO DI STORIA NATURALE DON BOSCO, VIALE THOVEZ 37 Sono visitabili le mostre permanenti "Apparecchiature scientifiche", "Minerali e rocce dal mondo", "I fossili e l'uomo nel tempo", "Botanica", "Zoologia", con le seguenti modalità: ore 9-12,30 e 14,30-18,30 nei feriali da lunedì a venerdì e sabato mattina, previa prenotazione; sabati, domeniche e festivi: ingresso libero senza prenotazione al pomeriggio. Info e prenotazioni 011/6300611, 331/6605587 o museo@liceovalsalice.it. VARIE Restructura LINGOTTO FIERE, VIA NIZZA 294 XXI Edizione Restructura, fino a domenica 30: 5 grandi aree tematiche dedicate all'edilizia e tante novità non solo per gli addetti ai lavori. Gli Sportelli Utenza offrono consulenze e consigli gratuiti, con una semplice prenotazione sul sito internet. Le informazioni sulla manifestazione e il calendario dettagliato degli eventi sono disponibili sul sito www.restructura.com. Natale in giostra TORINO ESPOSIZIONI, CORSO MASSIMO D'AZEGLIO 11 L'Anesv e l'Agis promuovono la 31ª edizione di Natale in giostra, fino all'11 gennaio. Orari: giorni feriali 15,30-19 e 21-24; prefestivi 15,30-24 e festivi 10,30-24. Info 011/8127637. In vendita WWW.ABBONAMENTOMUSEI.IT E' in vendita dal 1° dicembre l'Abbonamento Musei Torino Piemonte 2009, la carta che permette di accedere liberamente e illimitatamente per 13 mesi (dal 1° dicembre 2008 al 31 dicembre 2009) in musei, residenze reali, castelli, giardini e fortezze, collezioni permanenti e mostre e a tutti i grandi eventi che caratterizzeranno la prossima stagione culturale in Piemonte. Prezzo 45 euro, 28 i ridotti; 40 e 25 euro rispettivamente i rinnovi. Info 800/329329. Tumori rari MERCURE ROYAL HOTEL, CORSO REGINA MARGHERITA 249 Venerdì 28 e sabato 29, con inizio alle 8,30, appuntamento col XXXIV° Congresso nazionale Sit "I tumori rari e gli eventi rari nei tumori frequenti", organizzato e presieduto dal professor Sergio Sandrucci e dal professor Alessandro Comandone. Audizioni TEATRO NUOVO, CORSO M. D'AZEGLIO 17 Per le audizioni LiceoTnt - sezione "Coreutico", inviare domanda in carta semplice a Ufficio Formazione TNT, c.so M.D'Azeglio, 17 - 10126 Torino (tel. 011.6500253/210) o a tntformazione@virgilio.it entro il 4 dicembre, indicando cognome e nome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono, e-mail e scuola di provenienza (tassa d'iscrizione di ? 20 da versare il 7.12). Per le audizioni Borse di Studio Vignaledanza2009 inviare domanda in carta semplice a Ufficio Formazione TNT, c.so M. D'Azeglio, 17 - 10126 Torino (tel. 011.6500253/210) o a tntformazione@virgilio.it entro il 4 dicembre 2008, indicando cognome e nome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono, e-mail scuola di provenienza e disciplina coreutica scelta (classica, contemporanea, jazz. Tassa d'iscrizione di ? 20 da versare il 7.12). American Circus PARCO DELLA PELLERINA "Bellissimo" è il nuovo show dell'American Circus, che dopo la serata di gala di venerdì 21 alle 21, presenta spettacoli fino al 14 dicembre, tutti i giorni alle 17,30 e alle 21; domenica 15,30 e 18,30. Inoltre dalle 10 alle 16 è possibile visitare il grande zoo. Info 348/3337686 o www.american-circus.com. Un condominio per amico WWW.COABITARE.ORG Vuoi abitare in modo piacevole e sereno? Più solidale e sostenibile? Visita il sito www.coabitare.org. Chiusura forzata PISCINA PARRI, VIA TIZIANO 39/41 Per motivi tecnici resterà chiusa fino alla fine dell'anno. Sono sospese le attività natatorie programmate. Aspiranti cabarettisti SPAZZI, VIA VIRLE 21 I provini rivolti gli aspiranti concorrenti per il XVIII Festival Nazionale del Cabaret si svolgeranno da novembre ad aprile, nell'ambito dell'iniziativa Laboratorio Trovariso. Sessioni: venerdì 5 e venerdì 19 dicembre, venerdì 16 e venerdì 30 gennaio, venerdì 13 e venerdì 27 febbraio, venerdì 13 e venerdì 27 marzo, venerdì 10 e venerdì 24 aprile. Info www.festivalnazionaledelcabaret.it. Arte...mente anziani UFFICIO CULTURA E TEMPO LIBERO, CORSO VERCELLI 15, Da novembre 2008 a maggio 2009, per i cittadini over 60 prioritariamente residenti in Circoscrizione: corsi di interazione musicale "Over 60", progetto yoga e salute, corso di yoga per over 60 e progetto stelle d'argento, teatro alla Sette. Info 011/4435759 o www.comune.torino.it/circ7/pagine/artemente.htm. Consumatori e utenti ASSOCIAZIONE CONSUMATORI PIEMONTE, VIA GUIDO RENI 102 Sono a disposizione 2 sportelli informativi per i diritti e gli interessi dei consumatori e degli utenti: il lunedì 9-13; il mercoledì 15-17. Una casa per i giovani SANTE' ONLUS, CORCO BITTORIO EMANUELE II 2, TEL. 011/2072846 Santé - Associazione Psicologico Culturale Onlus è uno spazio di socializzazione, integrazione e formazione per favorire la crescita dei bambini e dei ragazzi, promuovere la costruzione del loro progetto personale, lo sviluppo degli interessi individuali, la nascita dello spirito di gruppo. Orario dal lun al sab 9-19. Info www.santeonlus.org. Nomadi I RAGAZZI DEL 50, STRADA DELLA PRONDA 66/4 Il Nomadi Fans Club "Vagabondi della Mole" sono un Gruppo di amici che si riunisce per parlare di musica, ma anche di solidarietà, ogni mercoledì sera dopo le 21. Info 345/2138325. Giochi di donne CENTRO PRINCIPESSA ISABELLA, VIA VEROLENGO 212 Teatro Reginald-Centro di dramaterapia e Asociaciòn Universitaria Interamericana Caracas, propongono ogni mercoledì dalle 21 alle 22,45, "Giochi di donne", occasione per per stare insieme, divertirsi, fare amicizia, esprimersi attraverso la danza e il teatro. Info 011/710139 o 333/7458504. Apertura domenicale PISCINA CECCHI, VIA CECCHI 17, TEL. 011/2470029 La piscina è aperta anche la domenica con orario 9,30-12,30. L'ingresso sarà consentito pagando il ticket di ingresso (intero 4,10 euro, ridotto 3,50 euro, gratuito per under 3 anni accompagnati da un adulto). Sportello donna CIRCOSCRIZIONE 7, CORSO VERCELLI 15 È attivo uno sportello di ascolto psicologico, ogni lunedì dalle 17 alle 19. Per fissare gli appuntamenti telefonare al numero 011/4434541. Il servizio è gratuito. Inoltre è a disposizione ogni venerdì, dalle 15 alle 18, un servizio gratuito di consulenza legale per donne italiane e migranti. Info e appuntamenti allo 011/4435751, dal lunedì al venerdì, ore 9-12,30. Info www.almaterratorino.org o www.retedonna.it. Storia della Libertà UNIVERSITA' POPOLARE, VIA PRINCIPE AMEDEO 12 L'Università Popolare in collaborazione con la Consulta per la Laicità delle Istituzioni, organizza un corso di lezioni dal titolo "Storia della Libertà", curato dal Prof. Marco Chiauzza. Appuntamento da fine ottobre, tutti i venerdì con orario 21-22,30. Info e iscrizioni 011/8127879. Bibliomigra BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO, LUNGO DORA AGRIGENTO 94 Biblioteca itinerante multilingue a cura dell'associazione Arteria in collaborazione con la Circoscrizione 7: martedì e giovedì ore 10-13 in piazza della Repubblica (fronte Palafuksas); ogni mercoledì ore 9-12 presso l'Asl in lungo Dora Savona; ogni giovedì ore 15-18 presso la Scuola Parini (corso Giulio Cesare ang. corso Emilia); secondo e quarto sabato del mese, ore 9,30-12,30 al mercato del Balon (via Borgo Dora ang. via Andreis); seconda e quarta domenica del mese presso la Chiesa romena ortodossa in via Cigna, ore 9-12 e presso il mercato del pesce a Porta palazzo, ore 12-15. Info 011/4420740. Regala un albero alla tua città CITTÀ DI TORINO - DIVISIONE AMBIENTE E VERDE Nell'ambito dell'iniziativa "Torino Città Europea dell'albero 2008", la Città di Torino dà il via ad un progetto di ripiantumazione di alberi che hanno avuto la necessità di essere abbattuti negli anni passati. A tale scopo, oltre a proseguire i propri programmi di piantamento nell'ambito delle risorse assegnate, la Città promuove la donazione di alberi da parte di soggetti privati che liberamente si proporranno, presentando istanza scritta. Occorre ricordare che gli alberi sono degli esseri viventi, e non possono essere piantati in terra in un qualsiasi posto che a noi piace; il posizionamento e la specie scelta, al contrario, sono determinanti per la sua sopravvivenza e la sua crescita rigogliosa. Importantissima è anche una corretta manutenzione successiva al piantamento, alla quale provvede la Città di Torino, nell'ambito della propria attività di gestione delle alberate cittadine, ma alla quale il donatore potrà ulteriormente contribuire, attraverso un accordo con la Città. La donazione si può proporre inviando via e-mail, fax o con lettera, contenente i dati del proponente (nome e cognome, indirizzo, cap, città, codice fiscale, recapiti telefonici e se disponibile e-mail) e la localizzazione proposta per il piantamento dell'albero / degli alberi donati. La proposta di donazione va inviata alla Città di Torino - Divisione Ambiente e Verde - Settore Alberate Urbane, via Padova 29 - Torino - tel. 011/44.20110; fax 011/44.20105, e-mail verdepubblico@comune.torino.it. Sportello anti-mobbing ASSOCIAZIONE RISORSA ONLUS, VIA SANT'AGOSTINO 20 Ogni lunedì alle 21 i componenti del gruppo si incontrano per ascoltare e analizzare i problemi psicologici di chi sta subendo o ha subito mobbing. Info 011/5176332. Appuntamenti in Scatola SPAZIO INCONTRI, CORSO VENEZIA 11 Ogni venerdì alle 21,30 appuntamento per riscoprire il piacere del gioco da tavolo. Appuntamento organizzato con la partecipazione dei ragazzi di GiocaTorino, Lords of Dragon, TreEmme e Una Mole di Dadi. Burraco CIRCOLO CAPRERA, CORSO MONCALIERI 22 L'Associazione Burraco Piemonte affiliata F.I.BUR, organizza, ogni martedì pomeriggio, dalle 15,30 alle 18,30, un torneo di Burraco, a coppie libere, aperto a tutti gli appassionati. Info 011/4373928. Dama CIRCOLO DE ANGELI, VIA FOLIGNO 106 Vuoi imparare a giocare a dama, cimentarti con dei veri campioni? Appuntamento tutti i giovedì dalle ore 21. Info 340/0917688. Seniores online 3NDYCLUB, CORSO ARIMONDI 6/A, WWW.3NDYCLUB.IT, TEL. 347/ 4134728 Sono aperte le iscrizioni al corso di informatica e Internet promosso dall'Associazione 3ndy e dal "Collegio Universitario R. Einaudi" E' un programma di formazione di base rivolto a chi non ha avuto l'opportunità d'imparare ad usare un Personal Computer e "navigare" in Internet. Il progetto Seniores Online consente a chiunque di superare le barriere psicologiche e conoscitive per operare con disinvoltura e senza pregiudizi verso le nuove tecnologie della comunicazione. Spiritualità R+C ASSOCIAZIONE FILOSOFICA AMORC, VIA SAN BENIGNO 6 Chi desidera conoscere gli insegnamenti dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa + Croce Amorc può visitare il sito www.amorc.it. Info pronaos.torino@amorc.it o 333/2029089. Sportello per migranti ASSOCIAZIONE MUNAY, VIA SANT'ANSELMO 3/D, TEL 349/5451390 L'Associazione Munay è federata al Centro delle Culture, organizza presso la propria sede uno Sportello legale gratuito per consulenze in materia di immigrazione (permessi di soggiorno, lavoro, salute ed assistenza medica, scuola e formazione professionale). Apertura: lunedì ore 19-20,30. Info 349/5451390 o www.centrodelasculturas.it. Modellismo Che Passione CENTRO MODELLISTICO TORINESE C/O ASSOCIAZIONE NAZIONALE CARRISTI, CORSO BELGIO 14/A Il Cmt, club di appassionati del mondo del modellismo il cui scopo è far incontrare vecchi e nuovi modellisti per scambiare idee, opinioni per far si che questa passione continui a vivere, organizza un incontro sulle tecniche del modellismo moderno e dell'autocostruzione.Tutti i venerdì dalle 21 incontri a porte aperte al club per incontrare nuovi e vecchi amici-modellisti. GITE Sulla neve WWW.NEVECINQUE.IT, INFO@NEVECINQUE.IT Settimana bianca di Carnevale in Alto Adige, presso il comprensorio Plan De Corones/Dolomitisupersky, dal 15 al 21 febbraio, in hotel 4 stelle, con beauty farm. Prezzo speciale 430 euro. A partire dal 24 gennaio inoltre scuola sci bambini a Sauze d'Oulx: 5 lezioni di 3 ore l'una, al prezzo promozionale di 125 euro, comprensivi di bus, scuola e assicurazione. Info info@nevecinque.it. Mostre e formaggi CTC, PIAZZA BERNINI 16 Valcasotto e Cherasco 6 dicembre, sulla scia della storia di Beppino Occelli e delle sue attività nel mondo caseario, un'occasione per conoscere un pezzo di Eccellenza di Piemonte e per acquistare un regalo di natale. Il 14 dicembre a Milano per la mostra "Seurat, Signac e il neoimpressionismo" e shopping natalizio. Ancora a Milano il 9 gennaio per visitare le grandi mostre di Palazzo Reale, "Da Canaletto a Tiepolo, pittura veneziana del Settecento mobili e porcellane dalla collezione Terruzzi". Info e prenotazioni 011/5604183, info@assoctc.it o www.assoctc.it. Rifugio di charme EQUINOXE, VIA DEI MILLE 18, TEL. 335/5812854 Equinoxe invita a vivere un'esperienza unica tra le vette delle Alpi italiane, a Cervinia, nel rifugio di charme Les neiges d'antan, a partire da 90 euro a persona in camera doppia Classic e 120 in camera Superior. Soggiorno minimo 7 notti. Info 011/8185270 o www.equinoxe.it. Gite terza età CASCINA GIAJONE, VIA GUIDO RENI 102 Sono aperte le iscrizioni per la gita a Cherasco di domenica 7 dicembre. Sono inoltre aperte le iscrizioni per i Mercatini di Natale in Alsazia (dal 1° al 5 dicembre); e per il Capodanno 2009 alla Reggia di Caserta, dal 29 dicembre al 2 gennaio. Info 011/4435277. Marocco a Natale CAFFE' BASAGLIA, VIA MANTOVA 34 "Dal Toubkal al Freidour" è la proposta del Basaglia in Viaggio, dal 26 dicembre all'11 gennaio. Viaggio in fuoristrada con accompagnatore e autista attraverso l'Alto Atlante ed il sud del Marocco, pernottamenti in piccoli alberghi, pranzi al sacco durante i trasferimenti, cene in ristoranti. Info 347/2734202. Polo Sud EQUINOXE, VIA DEI MILLE 18, TEL. 011/8185207 Equinoxe Expeditions presenta un'inedita proposta di viaggio in Antartide: partenza da Punta Arenas, Cile, il 4 gennaio con aereo privato fino al campo base in Antartide e il rientro il 10 gennaio. Sono previste, oltre al volo panoramico all'interno del continente antartico, escursioni varie con racchette da neve, sci e snow-mobiles da Patriot Hills, il campo base in Antartide. Info 335/5812854 o alessandro_decillis@equinoxe.it. Belle Epoque e i Neoimpressionisti ASSOCIAZIONE CULTURALE CONFINE VARIABILE, WWW.ALLEGRETTIARTE.COM L'Ass. Cult. organizza visite guidate: "La Belle Epoque. Arte in Italia, 1880-1915" (Pavia, 13 dicembre); "Georges Seurat, Paul Signac e i Neoimpressionisti" (Milano 11 gennaio); "Correggio" (Parma 14 gennaio) e "Van Gogh. Disegni e dipinti. Capolavori dal Kröller-Müller Museum (Brescia, 24 gennaio). Aperte le iscrizioni per gruppi di 15 partecipanti. Accompagna la D.ssa Adelinda Allegretti, storico dell'arte. Info 328/6735752. Londra a Natale VIAGGI ELIANTO, VIA DELLA MISERICORDIA 6 Londra durante il Natale: 4 giorni nella città cosmopolita per eccellenza. Info 011/5612818. Londra inconsueta RAGGIUNGERE TOUR OPERATOR, CORSO FIUME 10 Itinerario alla scoperta delle collezioni d'arte meno conosciute e delle perle nascoste della metropoli britannica. Senza dimenticare le tre straordinarie mostre temporanee su Rothko, Bacon e il ritratto nel Rinascimento. Dal 4 al 9 dicembre. Info 011/6604261 o www.raggiungere.net. Piramidi e mercatini MGM VIAGGI, VIA GIOLITTI 45 Dal 6 al 7 e dal 13 al 14 dicembre "Mercatini di Natale in Savoia", alla scoperta di Chambery, Annecy e dell'Abbazia di Hautecombe. Dal 13 al 14 dicembre "Mercatini di Natale in Tirolo", nella magica atmosfera austriaca e dei cristalli di Swarovski e shopping natalizio a New York dal 6 al 10 dicembre. Dal 26 dicembre al 6 gennaio Capodanno in Rajasthan. Info e prenotazioni 011/8177629. Tour guidati TORINGIRANDO@YAHOO.IT, TEL 333/6791750. Giri guidati ideati e condotti dalla guida Mickinventour, anche per tutto il mese di agosto. Tra le proposte "Rol è ancora con noi" sul sensitivo torinese, "Il malatour", sulla "mala" di un tempo, "Penne d'oro del Piemonte " su Pavese e Salgari, "Signor sì" sui corpi militari a Venaria, "Torino in prima pagina", su fatti e personaggi da prima pagina, "Torino elegante" sulla moda, "Torino segreta e proibita", "Torino pubblicitaria" e "W Verdi" sul musicista deputato parlamentare, "Torino inglese e piccola Parigi", curiosità inglesi e francesi a Torino. Info toringirando@yahoo.it, visitin.turin@email.it. Torino nello zodiaco RAFFAELA PALMA, WWW.CAUS.IT "Torino nello Zodiaco" è un nuovo e interessante percorso per le vie di Torino alla scoperta dei segni zodiacali esterni agli edifici del capoluogo subalpino. Ideato da Raffaele Palma con fotografie di Norberto Tosetti e progettazione internet di Flavio Portis, il percorso è scaricabile dal sito www.caus.it, con tanto di mappa. Una breve introduzione al singolare itinerario, aiuterà gli interessati esploratori alla comprensione e alla individuazione di questi dettagli architettonici tipici di Torino. Gite giornaliere CIRCOSCRIZIONE 9, WWW.COMUNE.TORINO.IT/CIRC9 O 011/4435960 La Circoscrizione 9 ha organizzato per i cittadini di tutte le età residenti sul territorio circoscrizionale gite di uno o più giorni, secondo il seguente calendario: 7 dicembre: gita a Milano - fiera di Sant'Ambrogio; 14 e 15 dicembre due giorni ai Mercatini di Natale. CONCORSI NoLogo Spot Festival ASSOCIAZIONE CINETIKA, CORSO VERCELLI 2, TEL. 011/7651610 NoLogo Spot Festival, prima rassegna nazionale per dar voce a giovani creativi che desiderano sperimentare il linguaggio audiovisivo pubblicitario al servizio di una dimensione esclusivamente "non commerciale". Il concorso è aperto a giovani tra i 18 e i 35 anni di età, interessati a produrre opere della durata massima di 60 secondi che possano essere strumento per veicolare messaggi di responsabilità sociale, sensibilizzazione, denuncia, anche fuori dai canoni tradizionali della cosiddetta pubblicità progresso. Scadenza 31 gennaio. Info www.nologospotfestival.org. L'Europa che vorrei FONDAZIONE PAOLO FERRARIS, VIA ADORNO 2 Il concorso letterario "Io giovane.l'Europa che vorrei.", promosso dall'Associazione Culturale Amico Libro e dalla Fondazione Paolo Ferraris di Torino, si prefigge lo scopo di continuare a rafforzare l'azione e la cooperazione con le Istituzioni dell'Unione Europea nel quadro del programma "Gioventù in azione". Sezioni del concorso: ricerca o lettera, slogan o manifesto, gioco, video e fumetto. Scadenza per la presentazione delle opere: 21 febbraio. Info www.fondazionepaoloferraris.it, amicolibro06@libero.it o info@fondazionepaoloferraris.it. Premio Piemonte Mese ASSOCIAZIONE CULTURALE PIEMONTE MESE, VIA CIALDINI 6 La seconda edizione del Premio Piemonte Mese "I giovani scrivono il Piemonte", riservato ai giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, scade il 15 dicembre. Il premio è suddiviso in tre sezioni: "Cultura e Ambiente", qualsiasi tema relativo ad arte, natura, storia, paesaggio, letteratura del Piemonte di ieri e di oggi; "Enogastronomia", prodotti e produzioni agroalimentari, cucina, vino; "Economia", tutto quanto è riferibile all'economia piemontese. I partecipanti dovranno produrre un articolo relativo ad una sola delle sezioni indicate. Info www.associazionepiemontemese.org. Premio letterario WWW.PREMIOALBERTOTALLONE.IT, PREMIOALBERTOTALLONE@YAHOO.IT, TEL. 011/9664847 Dopo il successo dell'ultima edizione, torna il Premio Letterario Alberto Tallone, concorso per opere inedite organizzato dal Comitato Cittadino per il Centro Storico di Alpignano, con il patrocinio di Regione Piemonte e Comune di Alpignano, e la partecipazione di "Création & Poésie" di Fontaine e del "Club des Poètes" di Torino. Le opere partecipanti dovranno obbligatoriamente essere inedite e non premiate o segnalate in altri concorsi, e pervenire entro il 14 febbraio a CCCSA Casella Postale 73 - 10091 Alpignano TO. Concorso calligrafico UNITRE, CORSO FRANCIA 27 L'Unitre e il Caus con la direzione di Raffaele Palma, hanno indetto un Concorso Calligrafico aperto a tutti coloro che intendono aderirvi con tavole a colori o in bianco nero. Ciascuna lettera alfabetica o numero dovrà recare un riferimento ad una o più Nazioni del Mondo. L'intero abbecedario, o la serie dei 10 numeri, dovrà indicare lettere maiuscole illustrate e ornate, oppure lettere minuscole. Il tema è "Il Mondo nell'alfabeto". Scadenza il 31 gennaio. Gli elaborati dovranno essere inviati a "Concorso Calligrafico", Unitre, corso Francia 27, 10138 Torino. Info 011 / 4342428, 339 / 6057369, info@caus.it o arteamanuensi@unitre.net.

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Il terrore islamico che spaventa il mondo (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Prima Pagina Pagina 2 La sfida dei fondamentalisti Il terrore islamico che spaventa il mondo La sfida dei fondamentalisti di Arturo Clavuot --> di Arturo Clavuot Era questione solo di quando, non di se, in un mondo che da anni ci ha abituato a vedere trasformati gli spazi di vita quotidiani in luoghi di massimo rischio. Perché la sfida lanciata dal terrorismo a Mumbai non rappresenta solo l'ultimo drammatico detonatore che sta trasformando in una gigantesca polveriera l'Islam che la cultura ci ha insegnato ad apprezzare. Col suo tragico bilancio, rafforza la sensazione che un po' tutti proviamo da quel tragico 11 settembre 2001 che ha battezzato col terrorismo la nostra epoca: nessun posto è sicuro, chiunque al tuo fianco può essere il tuo assassino o, ancora peggio, il carnefice delle persone che ami. E' il ricatto della paura, insomma, che torna prepotentemente alla ribalta nel reiterato tentativo dell'eversione di costringere il mondo a considerare normalità l'anormalità di un'insicurezza collettiva purtroppo diffusa: nelle metropoli modellate per essere iperbole della modernità e del benessere, come nelle aree più isolate ed arretrate del pianeta. Tanto da fare gradualmente scivolare il primo compito di uno Stato moderno dalla tutela della libertà alla protezione della vita. Del resto, è il disegno che - con fasi di dirompente attacco come quello messo a segno 48 ore fa nella vecchia Bombay, altre di bassa intensità, altre ancora di violenza mass mediatica - caratterizza la guerra asimmetrica scatenata dal fondamentalismo islamico: mandare in tilt il sistema dei trasporti, paralizzare il commercio e il turismo, creare nelle popolazioni, comprese quelle dell'Islam moderato, un clima costante di angosciosa provvisorietà. Oggi ne abbiamo l'ennesima conferma. Ed anche questa volta, come per le stragi del 2006, è il mito perverso di Osama Bin Laden a riproporsi insieme agli spettri di un'organizzazione come Al Qaeda, sempre pronta a prestare la sua regia globale ad un conflitto tradizionalmente regionale. Certamente, per dimostrare che la guerra ha dimensioni extraterritoriali anche nelle sue tattiche operative e non soltanto nelle sue conseguenze. Ma soprattutto per ricordare nel modo più feroce che anche un evento di portata storica come l'elezione di Obama alla Casa Bianca, nel momento che tiene aperti spiragli di ottimismo e non poche speranze di pace, deve fare i conti con un nemico irriducibile e spietato.

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Bagarre per assegnare le cittadinanze onorarie (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

RAFFICA DI MOZIONI Bagarre per assegnare le cittadinanze onorarie PINEROLO Una mozione, un emendamento e un subemendamento. A Pinerolo la burocrazia si involve per decidere a chi assegnare la cittadinanza onoraria. Il primo nome proposto è stato quello di Pino Masciari, un testimone di giustizia, imprenditore edile calabrese che denunciò la 'ndrangheta. A proporre questo nome è stato il presidente del consiglio comunale Alberto Barbero, insieme con i consiglieri Gangi, Rostagno e Cirri. Ma poi, l'altro ieri, il consigliere Stefano Drago ha presentato al consiglio un emendamento con il quale chiedeva di inserire anche Salvatore Passerò, consigliere comunale di Pinerolo. «Ritengo che questo riconoscimento gli sia dovuto - spiega Drago - per il suo passato di servitore dello Stato. Quando era carabiniere, durante un conflitto a fuoco, era stato ferito». A quel punto è arrivato un subemendamento del consigliere Pietro Ras, che ha chiesto l'inserimento di un'altra cittadinanza onoraria, da insignire al generale Angelo Distaso, presidente dei concorsi ippici di Pinerolo e promotore della scuola federale di equitazione. \

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Il premier dimostri che dice sul serio (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 28-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il premier dimostri che dice sul serio Farsi illusioni sulla tenuta del governo sarebbe da stupidi. Certo però una prima fase della legislatura sta finendo, e con essa una prima stagione di supponenza e pretesa di assoluta autosufficienza da parte della destra. Di segnali ce ne sono molti, su fronti diversi. E la frase di Berlusconi di ieri («si cessi di essere in campagna elettorale e ci si metta insieme per dare una mano») non è necessariamente il più forte. Il Cavaliere rimane quello che è: in qualsiasi momento e su qualsiasi marciapiede può rispondere «chi se ne frega» alle profferte di collaborazione da parte di Veltroni. Accanto alle parole, in questi giorni si è registrato però anche, per esempio, un atteggiamento diverso della Gelmini sull?Università, di Tremonti nel dialogo con le Regioni, di Brunetta sul proprio decreto... Niente di straordinario, ma c?è un complessivo cambio di linea. Può darsi che a destra abbiano verificato che con antipatiche furbate come l?elezione di Villari si ottiene poco, anzi ci si procura un danno. Soprattutto però Berlusconi deve aver deciso (sondaggi alla mano) che la situazione del paese è troppo brutta per potersi permettere di sommare a uno stato di disagio pesante ed effettivo dei cittadini (e al conflitto sociale aperto con Cgil e studenti) anche una inestinguibile faida politica con l?opposizione. È la strada già suggerita e praticata da alcuni professionisti della politica, da Fini a Letta a Bossi, e fin qui sabotata da ministri come Sacconi o dai pasdaran mandati dal Pdl a dirigere i gruppi parlamentari. All?apertura di Berlusconi (ma esitiamo a dare troppo peso a questo termine) ha ieri risposto subito il Pd per bocca di Bersani: «Non si può chiedere sostegno a cose fatte, è troppo tardi». È noto che in politica non è mai troppo tardi, ma non si vede come altrimenti avrebbe potuto rispondere il Pd dopo sette mesi di schiaffoni e di fronte a un pacchetto di misure che ha lasciato insoddisfatto lo stesso Berlusconi. Ci sono molti terreni concreti sui quali, se vorrà, il premier potrà dimostrare che quella di ieri non era la solita barzelletta.

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Caso Soru, parla il prof: <È uno scontro di poteri> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Il preside di architettura di Sassari, un autore del piano bocciato Caso Soru, parla il prof: «È uno scontro di poteri» RUDY FRANCESCO CALVO La soluzione della crisi politica in Sardegna non sarà semplice. Ieri Maurizio Migliavacca, incaricato da Veltroni di occuparsi direttamente della vicenda, ha incontrato per due ore il governatore dimissionario Renato Soru e, a seguire, la segretaria regionale del Pd Francesca Barracciu. Incontri giudicati «molto utili» dal responsabile del partito per le campagne elettorali, che non ha voluto aggiungere altro: «La faccenda è delicata ? ha sottolineato Migliavacca ? e non va compromessa». Sciogliere la matassa non sarà semplice, anche perché i nodi che la ingarbugliano sono tanti. Sul piano politico, c?è il lungo conflitto interno al Pd tra il governatore, da una parte, e il senatore Antonello Cabras, dall?altra. Su quello socio-economico, come semplificato su gran parte della stampa, c?è lo scontro tra ambientalisti e costruttori. A livello istituzionale, infine, si confrontano due diverse visioni di gestione del potere: quello ?presidenzialista? assunto da Soru e quello ?diffuso? richiesto da molti, anche tra le fila Democratiche. Secondo Giovanni Maciocco, preside della facoltà di architettura dell?università di Sassari e componente del comitato scientifico che ha elaborato il piano paesaggistico sul quale si è spaccata la maggioranza di centrosinistra in regione, proprio la ricerca di questo delicato equilibrio istituzionale è il compito più difficile, ma anche più importante che si deve portare a termine se si vuole risolvere la crisi. «Dalle amministrazioni locali ? spiega Maciocco ? emerge la domanda di una maggiore partecipazione alle scelte che incidono sulla vita dei cittadini. Si tratta di un comportamento che non si identifica pienamente con il colore politico delle giunte, ma piuttosto con la necessità di trovare soluzione a problemi specifici dei territori, che sono trasversali ai partiti». A riequilibrare queste esigenze, precisa però Maciocco, deve intervenire una politica forte a livello regionale sulle linee politiche più generali: «Solo così ? spiega ? il coinvolgimento degli enti locali ha senso». Dall?equilibrio tra questi due aspetti, secondo il preside, deriva la «buona politica». Maciocco non crede a una contrapposizione tra ambientalisti e costruttori nell?isola. «Mi sento di dire che la considerazione dell?ambiente come fattore di sviluppo per la Sardegna sia ormai un processo culturale compiuto. Non si può pensare a un atteggiamento premoderno dei costruttori, contrapposto a una maggiore sensibilità manifestata dalla regione ». Non nega, però, la «necessità che cresca la sensibilità collettiva in proposito ». Il piano paesaggistico bocciato dal consiglio regionale andava proprio in quella direzione, con l?obiettivo di tutelare l?intero territorio dell?isola e non solo le parti tendenzialmente a maggior sviluppo. «La Sardegna ? spiega Maciocco ? sta attraversando una crisi demografica che vedrà calare sensibilmente il numero degli abitanti nei prossimi anni e aumentare, al contempo, l?età media dei cittadini. Inoltre, si prevede una concentrazione della popolazione nelle città, con il conseguente abbandono delle zone interne. Il piano paesaggistico si voleva porre proprio a presidio di quelle aree. Una maggior attenzione alla diversità ambientale dei nostri territori ? conclude ? porterebbe a considerare l?ambiente come strumento di sviluppo e avrebbe anche un?importante influenza sulla costruzione delle città».

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"conflitto d'interessi? li abbiamo tutti..." (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XV - Genova Il presidente "Conflittointeressi? Li abbiamo tutti..." «NOI ribadiamo la nostra continuità rispetto a tutto ciò che è stato fatto soprattutto in questi ultimi tre anni, mentre la lista avversaria parla di innovazione - spiega Enrico Bartolini, presidente uscente dell´Ordine dei Medici - ma Regesta è da 9 anni è nell´Ordine ed è anche segretario uscente». Continuità rispetto a cosa? «Soprattutto nel mantenimento dei rapporti con le istituzioni, collaborando con le prossime nomine e sulla programmazione futura, quella dei giovani medici, al fine di evitare che dopo 12 o anche 13 anni di lavoro un medico non si trovi stabilizzato». In che modo vorreste metterli in ruolo? «Occorre avviare un discorso serio con l´università, per individuare dove ci sono carenze e dove invece ci sono eccessi. Perciò nella nostra lista abbiamo anche il preside di Medicina». Pensate a chi deve trovare occupazione. Ma quale tutela per chi ce l´ha già? «Su questo ci sono i sindacati a vigilare. Dall´altra parte dobbiamo preoccuparci che l´attività all´interno degli ospedali sia svolta in modo decoroso: sia quella pubblica, sia quella in ambito privato». Quanto ai conflitti di interesse denunciati dal professore Regesta? «Siamo tutti in conflitto di interesse, primo fra tutti Regesta, con la presenza all´ospedale San Martino sua e del figlio».

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il lungo viaggio di eliezer alla ricerca della casa intrigo a costantinopoli tra vecchi e nuovi barbari - lucilla fuiano (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina XIX - Napoli Il romanzo storico Il lungo viaggio di Eliezer alla ricerca della casa intrigo a Costantinopoli tra vecchi e nuovi barbari LUCILLA FUIANO Un medico ebreo di nome Eliezer indaga sulla morte sospetta di un vescovo goto di fede cristiana ariana chiamato Wulfila. Uno scenario storico complesso dove rivaleggiano eresia e ortodossia cattolica, tra funzionari corrotti, oscuri maneggi e credenze popolari. Una rivisitazione romanzata dei conflitti e delle tensioni nella Costantinopoli del IV secolo, crocevia tra la cultura di Atene e di Gerusalemme e punto di scontro tra l´atmosfera decadente dell´Impero Romano d´Occidente e quella ambiziosa dell´Impero d´Oriente. Ecco alcuni degli ingredienti di questo romanzo storico intitolato "Intrigo a Costantinopoli" di Maria Roccasalva. Il testo è parte di una trilogia che ha impegnato l´autrice per oltre tredici anni. Il linguaggio molto ricercato e le descrizioni accurate contribuiscono a ricostruire gli scenari esotici dell´Impero d´Oriente. Cui si contrappone un Impero d´Occidente asfittico, pieno di intrighi e superstizioso, perché come riflette Eliezer "l´Italia è terra di miti, mostri e disastri, ma la natura non ha niente di placido, nemmeno la propria bellezza". La narrazione procede ora adagio ora più rapidamente, sorprendendo continuamente il lettore con colpi di scena: il viaggio esplorativo compiuto da Eliezer per ricostruire il mistero di quella morte non casuale diviene contemporaneamente un viaggio personale del protagonista e del lettore sul mistero delle origini e sulla ineluttabilità del destino. Il romanzo risulta così più che mai attuale, sia per le domande che pone sia per le risposte lasciate aperte nel finale. Attuali sono infatti i conflitti religiosi tra est e ovest, lì dove l´Occidente e le sue ideologie sembrano oggi sempre più messi in discussione dall´avanzata dei "nuovi barbari". Un capitolo del libro è infatti dedicato alla "missione di Eliezer nei Balcani" ed è qui che il protagonista viene a contatto con il popolo dei Goti, con le loro usanze e costumi. Così come attuale e irrisolta è la questione degli ebrei per i quali sembra appropriata la frase di Cicerone: "patria est ubicumque est bene", la patria è dove si sta bene. E il finale, come è tipico per i romanzi (post)moderni e per la natura perennemente errante degli ebrei, non è che un inizio per un nuovo interminabile viaggio alla ricerca di casa. SEGUE A PAGINA XVI

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"è vero, ho attaccato per primo" il presidente georgiano ammette - pietro del re (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 19 - Esteri I rapporti con gli Usa Parla Mikheil Saakhasvili: "Mosca continuava a provocare, dovevo salvare il mio Paese" "è vero, ho attaccato per primo" il presidente georgiano ammette Barack Obama mi ha assicurato che continuerà a sostenere la Georgia con tutte le sue forze PIETRO DEL RE Presidente Saakhasvili, di fronte al Parlamento georgiano ieri lei ha finalmente ammesso di aver attaccato l´Ossezia del sud lo scorso agosto. Come ha spiegato una tale decisione? «Sì, è quanto ho testimoniato davanti alla Commissione d´inchiesta che sta indagando sul conflitto dell´estate scorsa. Ho giustificato il provvedimento dicendo che era necessario per la sicurezza nazionale. è stata una decisione difficile, ma qualsiasi governo occidentale l´avrebbe fatto per non mettere in pericolo i propri cittadini». I russi l´hanno accusata di aver compiuto un genocidio uccidendo nella capitale dell´Ossezia del Sud duemila persone. Come si difende? «Alle nostre frontiere si stavano ammassando truppe russe, e ogni giorno in Ossezia del Sud venivano compiuti omicidi a sfondo etnico. Ho cercato di impedire un attacco contro il nostro popolo che avrebbe fatto certamente molti più morti. E poi chi dice che il bombardamento georgiano su Tskhinvali ha provocato duemila morti? Soltanto i russi». Ma lei non ha bombardato l´esercito russo, bensì civili sud ossetini. «Non avevo altra scelta. Siamo un piccolo Paese e abbiamo dovuto fronteggiare uno degli eserciti più potenti del pianeta. Tra il male e il peggio o scelto il male». Ma i sud ossetini avevano scelto di stare con Mosca. Perché non concedere loro l´indipendenza, come Europa e Usa l´hanno concessa al Kosovo? «Ci sono cinquemila rifugiati sud ossetini a Tbilisi. Il che dimostra che non tutti volevano finire nelle mani di Mosca. Non solo: mi sembra assurdo che nel XXI secolo ci sia ancora una nazione che voglia ridisegnare i confini di un suo vicino. Questo è quanto sta facendo la Russia da tempo, inviando truppe in Ossezia e Abkhazia, provocando incidenti alle frontiere, invadendo il nostro territorio. Lo sa che la città sud ossetina di Akhalgori è già diventata Leningori?». Che cosa risponde a chi le rinfaccia di essere caduto nella trappola che le aveva posto Mosca? «Che la nostra democrazia è stata aggredita dalla Russia, che Putin non ha mai voluto firmare accordi di cessate il fuoco prima che intervenisse Sarkozy, che non avevamo i mezzi per poterci difendere». Lei è molto legato a Bush. Come vede il futuro delle relazioni tra Georgia e Usa con Barack Obama? «Recentemente ho parlato con il presidente eletto, il quale mi ha assicurato che continuerà a sostenere la Georgia con tutte le sue forze». Ieri il rappresentante della Russia presso la Nato, Dmitry Rogozin, ha detto che gli Usa stanno pensando di rimuoverla dalla presidenza della Georgia. E che sarebbe già pronto un altro leader: Nino Burzhanadze. «è una vecchia storia che i russi continuano a tirar fuori a scopi propagandistici. Vuole sapere chi è in grado di eleggere un nuovo leader georgiano? Soltanto il popolo della Georgia».

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Ce la farà il professor Giulio T. a diventare un capo? (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Riformista, Il" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Ce la farà il professor Giulio T. a diventare un capo? di Marco Ferrante Con l'eccezione di Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, nessun uomo politico italiano è mai stato così divisivo come Giulio Tremonti. Ma la storia di Craxi e Berlusconi è quella di due capi partito, cosa che Tremonti non è ancora. Eppure non c'è azione, intervento, trovata tremontiana che non susciti una reazione intellettuale o emotiva nel sistema che lo circonda. La classe dirigente italiana che lavora a cavallo tra politica ed economia si trova in continuazione a fare i conti con lui, quando se la prende con la globalizzazione o quando rinnega le cartolarizzazioni, quando cita Ratzinger, quando chiede la galera per i banchieri che sbagliano, o rinnova la centralità di Dio patria e famiglia. Dice Rino Formica, il solo uomo politico di un altro tempo che ha avuto con lui un rapporto di formazione e di intimità (che ancora oggi resiste) che questa funzione di stimolo divisivo trent'anni fa ce l'avevano i grandi intellettuali. «Un articolo di Norberto Bobbio, un articolo di Leonardo Sciascia o di Pierpaolo Pasolini potevano mettere in moto una riflessione pubblica». In una fase storica che produce meno classe dirigente intellettuale, il professor Tremonti, giurista a Pavia, allievo di Gian Antonio Micheli, ma anche ministro dell'Economia che sviluppa un piano di leadership popolare, è capace come dice ancora Formica di «incidere contemporaneamente sulla politica come tavola di dottrina e vademecum d'azione». Sotto gli occhi Ovviamente - siccome nella politica c'è un elemento sportivo, di osservazione della competizione e di gusto per lo spettacolo che si svolge lì sotto, nell'arena - la questione che tutti si pongono è: ce la farà l'allievo di Micheli, il professionista borghese (nato in una valle del Nord), il pamphlettista di successo, il ministro dell'economia in conflitto d'interesse con la sua metà intellettuale (giacché deve gestire ottimisticamente una situazione prevista con un dose di apocalittica assertività) a diventare un grande leader politico, un capo? Forse, in questa nuova fase della lunghissima transizione italiana, è la più interessante sfida che abbiamo sotto gli occhi. Dopo tutto, la storia di Giulio Tremonti si iscrive nel graduale e oscillante processo in cui esponenti di una trasversale élite orientata sui temi dell'economia (perché centrali ai tempi della globalizzazione), si affaccia alla vita pubblica con la tentazione di assumere responsabilità politica. Da questo punto di vista la storia di Tremonti è la storia di un pezzo della borghesia, dopo la crisi dei partiti. E a vario titolo, con aspirazioni diverse, si spinge sino al limitare del crepaccio in fondo al quale si svolge la lotta. Negli ultimi anni questo processo si è intensificato, la richiesta di energie nuove è aumentata, le tentazioni e le timidezze si sono rincorse: da Mario Monti, a Luca di Montezemolo, Corrado Passera, Tommaso Padoa-Schioppa, Mario Draghi, persino Alessandro Profumo o Domenico Siniscalco, pezzi di élite considerati in transito potenziale tra il sistema economico finanziario e istituzionale, e quello politico. Di questi uomini il professor Tremonti - il primo di loro ad aver creduto nella dimensione politica del sè - è quello che di gran lunga si è spinto più avanti. Senso del dramma Per ragionare sulle sue chance, bisogna partire dai punti di forza e quelli di debolezza. La principale forza di Tremonti rispetto alla media dell'attuale classe dirigente politica è il senso storico e - al contrario di Silvio Berlusconi - il senso drammatico della politica. Indipendentemente dal merito tecnico (e cioè se sia o non sia una buona idea), Tremonti propone una nuova Bretton Woods, cioè un accordo globale sul funzionamento dei mercati internazionali, innanzitutto perché sa cos'era la prima Bretton Woods, cioè la conferenza sull'assetto del sistema finanziario internazionale e il regime dei cambi nel dopoguerra. Tremonti si pone in una prospettiva di processo storico, perché il suo apprendistato passa per fatto generazionale, formazione specifica e interesse culturale per l'idea che la politica è un pezzo della storia. Ha una struttura politicamente responsabile (insieme a Maurizio Sacconi è l'unico uomo del centro destra a non essersi occupato del caso Villari, simbolo - patetico - di una generale insipienza). Se Berlusconi è un creatore di pop (dall'estremo capolavoro delle corna in una foto di gruppo fino al pubblico riconoscimento del genio umoristico di una battuta contro di lui fatta da un avversario: Al Tappone, copyright Marco Travaglio), Tremonti mostra un distacco elitario che sta dentro l'idea della politica come dramma. La contrapposizione tra l'ottimismo di Berlusconi e il pessimismo del suo ministro dell'economia - che qualcuno ha persino maliziosamente attribuito a un disegno tremontiano - in realtà nasce dalla differenza culturale: Berlusconi è un cantante confidenziale, Tremonti un interprete drammatico. Cos'è il mercatismo Il secondo punto di forza del ministro dell'Economia è la fantasia. Esempi. E' il primo ministro occidentale a cogliere l'eccezionalità della crisi finanziaria in atto; è uno dei promotori della finanza creativa (ancorché oggi neghi di averla frequentata); è l'inventore dell'otto per mille, primo vero test di avvicinamento sostanziale alla chiesa cattolica: Tremonti ideò il meccanismo di attribuzione proporzionale dell'inoptato, che conservava alla Chiesa la grande maggior parte delle devoluzioni Irpef. Questa fantasia la ritroverete anche in un certo gusto - a volte troppo sofisticato - della propaganda. Mercatismo è un caso tipico. Compare per la prima volta in un libro del 2005, "Rischi fatali". Sostanzialmente è l'uovo del comunismo depositato nella cultura liberale: il mercatismo - ha spiegato - è il trasferimento nel campo del mercato di una ideologia dogmatica e assoluta. Cioè il metodo comunista al servizio del liberalismo economico. E' un generatore di evocazioni laterali e remote. Elenco di alcune citazioni di Tremonti: la pace di Westfalia, la rivista annuale Ordo (una pubblicazione-laboratorio del 1948 di economisti sociali di mercato tedeschi), Jean-Baptiste Colbert e il colbertismo (sebbene una volta abbia raccontato che l'idea fosse nata da una indiscrezione di Siniscalco che aveva visto un libro su Colbert sulla scrivania del ministro), Barak Obama come l'imperatore postpartisan Adriano e Bill Clinton come l'imperatore dissolutissimo Eliogabalo (Antonin Artaud gli fece fare una fine terribile), Walter Rathenau - ministro dell'industria di Weimar e modello di Paul Arnheim ne "L'uomo senza qualità" di Robert Musil che utilizzò per polemizzare a distanza con Guido Rossi - e infine "Church and Economy", un saggio del cardinale Ratzinger del 1985 citato la scorsa settimana all'apertura dell'anno accademico della Cattolica. Ha il gusto del copywriter di lusso. Ecco una tipica soluzione espressiva tremontiana, da una intervista di quasi due anni fa, in un passaggio a proposito dell'Europa di sessatantacinque anni fa, usò "la barbarie meccanizzata del nazismo". La caratteristica principale dell'intelligenza di Tremonti sta nella sua applicazione: per formazione appartiene a una categoria di persone capace di passare con disinvoltura dal dossier tecnico all'analisi di problemi generali in cui è richiesta una visione. Un tempo era un tipico patrimonio della classe dirigente italiana: da Guido Carli, a Nino Andreatta, a Bruno Visentini. La tecnica e l'umanesimo. Oggi sono rimasti Francesco Forte, Giuliano Amato e Guido Rossi, e in una generazione più giovane, Tremonti. E' uno che sa guardare le cose da un altro lato «e dunque è in grado di smontare - come gli riconosce Nicola Rossi - i luoghi comuni». Chatam House Il ministro dell'economia ha un altro punto di forza. Ha senso del potere, ed è resistente, perseverante, tignoso. Cerca spazio e lo ottiene. Ha combattutto, per esempio, una lunga battaglia con Antonio Fazio. E' in guerra da anni con le elitè tecnocratiche che non sono legittimate dal consenso politico e che - dal suo punto di vista - vogliono potere senza responsablità. Il simbolo di queste élite lo ha individuato da molto tempo in Mario Draghi, il più inernazionalizzato degli uomini della nostra classe dirigente. I due non amano che la questione venga spiegata nella sua evidente schematicità. Ma è una semplice storia di potere, identità e punti vista. Per Tremonti è finito il tempo del primato dei tecnici, Draghi è vissuto per tutta la vita in quella dimensione e non ne conosce un'altra. Tremonti vuole il suo spazio all'estero, è interessato ai riconoscimenti della comunità internazionale (il 13 novembre, per esempio è stato ospite di una istituzione e luogo di discussione culturale poco aperto nei confronti degli italiani come Chatham House), l'altro non vuole cedere il suo, di spazio. Forse Tremonti non è abbastanza elastico da schivare gli ostacoli, però c'è in lui una apprezzabile franchezza negli obiettivi e nell'individuazione degli avversari: non bluffa e di solito tende a scegliersi avversari alla sua altezza (il rischio è ovviamente quello di perdere, ma questo lo vedremo più avanti). Per il momento - l'evoluzione è ancora in atto - dopo la grave sconfitta personale del 2004, con l'allontanamento dal ministero dell'economia determinato da alcuni errori di valutazione e dall'aver aperto contemporaneamente troppi fronti di battaglia, ha capito l'importanza delle reti di alleanza e dei rapporti con gli uomini chiave: già da tempo ha appianato i contrasti con Giuseppe Guzzetti, capo delle Fondazioni bancarie - antica e solida cultura del potere democristiana - con cui si battè alcuni anni fa ricavandone una netta sconfitta. Ha stretto un'alleanza di fatto, basata su una reciproca stima e considerazione dei pesi, con il più coriaceo e centrale banchiere italiano, Cesare Geronzi, la cui cultura della stabilità, degli equilibri praticabili e dell'inclusività fin dove possibile, sta prevalendo nel sistema economico e finanziario. Debolezze Da qui si può partire per ragionare sui punti di debolezza del ministro dell'Economia. Il principale: sicuramente oggi è in una posizione più forte di quella di quattro anni fa, e ha irrobustito il suo sistema di relazioni, ma di base tende a riprodurre delle costanti che potrebbero esporlo a errori tattici. In questa fase il rischio principale è di nuovo l'apertura di troppi fronti di battaglia. Con i banchieri innanzitutto. I manager bancari temono la sua avanzata, non gli piace che egli abbia cercato di condizionare a dichiarazioni di resa gli aiuti dello stato alla ripatrimonializzazione delle banche (vedremo nei prossimi giorni se funzionerà il compromesso recepito dal provvedimento varato ieri dal consiglio dei ministri). Si dice che avesse individuato in Alessandro Profumo, il capo di Unicredit, il primo obiettivo della sua offensiva. Ma, in realtà il caso Profumo, ha coinciso con l'apertura di una discussione generale con la categoria dei banchieri, che da un lato lo teme e lo prende molto sul serio, ma dall'altro, proprio perché lo prende sul serio, difficilmente consentirà l'individuazione di capri espiatori o la concessione di troppi spazi d'influenza reale sull'economia. Anche perché queste tensioni - da Tremonti in realtà sempre negate - arrivano in coincidenza di una crisi economica che richiederebbe coesione e che in teoria rappresenterebbe per il ministro dell'Economia un test della sua capacità di leadership, di guida di una classe dirigente in difficoltà. Lo stesso rischio lo corre nei confronti del parlamento che, come fa di solito con i ministri del Tesoro, chiede risorse economiche, cui lui oppone la rigidità del patto di stabilità europeo, come lucchetto dei conti pubblici (più complesso è stabilire nel merito quanto in questa fase siamo nelle condizione di fare politiche economiche in deficit). Poi c'è lo scontro ai confini della questione antropologica con gli economisti liberisti. Tremonti li accusa di non aver capito la crisi, loro - i macroeconomisti lib - rispondono che anche lui non aveva letto i rapporti della Banca dei regolamenti internazionali di cui è azionista, sul tema dei controlli fallaci da parte delle autorità di vigilanza. Alberto Alesina e Francesco Gavazzi hanno scritto un pamphlet - La crisi, può la politica salvare il mondo? - che pur senza mai nominarlo si pone come unico obiettivo il ministro dell'Economia e le sue idee sul primato della politica e di sostegno a forme di neointerventismo pubblico. Per contrastare l'influenza degli economisti liberisti ha tessuto una rete di rapporti per avere nei giornali dei punti di riferimento: dal Sole 24 Ore, al Messagero, fino all'Osservatore Romano e al Corriere della Sera, principale quotidiano italiano, dove si è aperto uno spazio di commento per Alberto Quadrio Curzio, preside di Scienze politiche alla Cattolica, economista a lui molto vicino. Una gentilezza ottriata Il punto è - ed è un'altra sfumatura del tema dello scontro perenne come componente del tremontismo - che un certo deficit di pacificazione nell'azione del ministro dell'Economia crea a volte tensioni difficilmente governabili in un sistema di potere come quello del centrodestra: Tremonti, cioè, è un catalizzatore di gelosie. A giugno assistemmo a uno spettacolo glorioso di tremontismo attivo, quando convocò i giornalisti per una conferenza stampa al ministero del Tesoro - sala dell'Alleanza - in cui veniva presentata la squadra di governo economica alla prova del Dpef + Finanziaria. Il ministro dell'Economia, che detesta il Dpef e ha promosso la Finanziaria triennale anticipata a giugno, dava la parola ai ministri vassalli con uno strano garbo di ospite quasi sorpreso dalla sua stessa, ottriata, gentilezza. Il rischio, secondo alcuni osservatori del mondo del centrodestra, è che questa cosa alla lunga possa aumentare le frizioni con altre componenti della maggioranza e/o del governo, e creare dei problemi con Berlusconi, anche a causa della continua dialettica tra pessimismo e ottimismo. E che qualcuno provi a far fare a Giulio T., il resuscitatore di Jean-Baptiste Colbert la fine del di lui predecessore Nicolas Fouquet: la requisizione di quella specie di Vaux-le-Vicomte che è diventato il superministero di via XX settembre. La politica italiana ha un problema generale: la fissità in cui ciascuno tende a reiterare il suo ruolo. Il Pd è dilaniato da uno scontro che si protrae da vent'anni tra due ex ragazzi della Fgci, e poi del Pci e poi del Pds e dei Ds. Gianfranco Fini si sgancia ancora una volta dalla complicanza psicologica del delfinato - il delfinato è un'arte difficilissima. E Tremonti dà dei ladri ai banchieri che lo avevano sconfitto nel 2004 e fa pace con Domenico Siniscalco. Frecciate di un leader In generale la questione si può riassumere così: Tremonti è un solitario il quale sa che la solitudine è una componente intima del potere che va vestita, però, della solidarietà di parte di chi ti sta accanto, ed è anche un outsider alle prese con la necessità duplice, da un lato di integrarsi e dall'altro di distinguersi. E' alle prese con un processo di costruzione della leadership in cui è sottoposto al confronto con le culture alternative del potere, la principale delle quali è quella di Gianni Letta. Su questo giornale, Paolo Messa ha acutamente riprodotto un documento cui ha attribuito un valore politico, il necrologio bipolare che Letta ha dedicato a Sandro Curzi «un combattente, un amico, un avversario. Se ti batte non ti meravigli perché ne riconosci il valore. Ma quando ti capita di infilarlo, allora la soddisfazione è maggiore. Un esempio di come si possa rimanere coerenti e aperti, fedeli ai propri principi senza disconoscere quelli degli altri». L'alternativa tremontiana è più drastica, secca, impietosa, orientata - secondo chi lo studia - all'annientamento dialettico dell'avversario. Dice Rino Formica di avergli fatto notare una sfumatura retorica a proposito dei suoi discorsi pubblici: «Un grande leader politico tiene la parola per trenta minuti e lancia una sola frecciata all'avversario, non trenta frecciate». Il lato pop del consenso L'incognita più profonda per Tremonti riguarda la sua vocazione maggioritaria. Tremonti è un uomo politico che non ha mai vissuto la prova del consenso in prima persona. Il suo gradimento è per ora solo misurato dai sondaggi. La sua forza politica si basa su un rapporto con la Lega, nei confronti della quale ha svolto un lavoro di cerniera, rispetto al resto del centrodestra. Il processo di attribuzione a Tremonti di una quota della vittoria elettorale alle scorse politiche deriva da un riflesso del nostro proporzionalismo. La Lega è cresciuta. E abbiamo tasferito sull'esito del risultato elettorale leghista, il riflesso del successo editoriale di La paura e la speranza, il pamphlet antiglobal di un politico affine alla Lega. Tremonti è il più interessato a uscire da questa forma di ambiguità. Sa di dover mettere alla prova la sua vocazione maggioritaria. Già da alcuni anni effettua dei test di dialogo diretto con il popolo. Lo ha fatto nel 2003 fa cercando il consenso sulla partita Parmalat, ma non funzionò. Lo ha rifatto sugli stesi temi, proponendo la Robin tax contro banchieri e petrolieri per finanziare la social card, un provvedimento di cui vedremo gli effetti di gradimento popolare. Lo ha fatto sostituendo di fatto il meccanismo sulla portabilità dei mutui messo a punto da Pierluigi Bersani, con la rinegoziazione dell'importo rateale concordato con l'Abi. Ogni tanto cerca l'applauso quando promette la galera per i banchieri o quando minaccia le dimissioni sul decreto salvamanager. Negli ultimi tempi ha cominciato a rivolgersi anche direttamente a un elettorato tradizionalmente di sinistra, a cui rivolge in varie declinazioni di volta in volta una rivalutazione culturale di Marx o aperture di critica sociale al capitalsimo. Scomposizione Del resto, Tremonti ha due caratteristiche che in questa prospettiva potrebbero tornargli utili. La prima è fondamentale per un leader politico: è duttile. E' liberale, ma è anche colbertista, è contro il patto di stabilità, ma disponibile a difenderlo quand'è il caso, è contro la finanziarizazione, ma è stato finanziariamente creativo, è laico, ma valoriale. Caratteristica numero due. Secondo Formica, Tremonti è l'unico uomo politico che ha forza, fantasia, immaginazione per scomporre e ricomporre il quadro politico a partire da questa duttilità. «Tremonti crede che le ideologie non siano finite. E che la destra debba riattualizzare, per esempio, il dio padre e famiglia. Ma sa anche che bisogna fare politica senza schematismi, pragmaticamente: oggi pro-mercato, domani pro-stato. In politica bisogna affrontare la realtà pragmaticamente. Credo che voglia essere pronto nel caso in cui si presenti un nuovo quadro: la guerra scoppiata intorno alla globalizzazione, e ai suoi effetti, è enorme, fa saltare destra e sinistra per come le conosciamo. Tremonti ritiene - e credo che abbia ragione - che stiamo andando verso l'abbassamento del tenore di vita delle aree sviluppate del mondo. Non si candida a essere un piazzista di una modernità che non c'è più, ma alla costruzione di una stabilità che sia ragionevolmente possibile». Dunque, se la storia dovesse subire una brusca accelerazione - questo è più o meno il ragionamento - la crisi della globalizzazione imporrà agli schieramenti di riaggregarsi in un altro modo. E Tremonti si candida a stare sul confine. In una intervista al Foglio del febbraio del 2007 spiegò una cosa interessante: «La destra ha una chance per elaborare dottrine, principi, idee e simboli nuovi e superiori a quelli della sinistra. Un esempio, è quello della politica ambientale. (?) La nostra nuova filosofia politica può e deve essere sviluppata su una curva politica molto più lunga: contenere la dimensione dell'uomo, il rapporto dell'uomo con la natura, la fiducia in un'evoluzione progressiva della scienza. (?) Il mercatismo non ha gli strumenti per l'analisi sull'ambiente, perché conosce solo un paradigma, il pil». Certo, Giulio T. potrebbe essere il primo prodotto del mercato occidentale della politica ai tempi della globalizzazione esplosa. Oppure questo non accadrà. Il mondo non subirà alcuna accelerazione e le sue chance andranno valutate in uno schema più normale, in un'evoluzione senza millenarismi, a partire dal modo in cui saprà gestire la crisi economica. Qualunque cosa accada, però, nella sua marcia verso la leadership dovrà necessariamente attraversare una nuova cruna. Dice Edmondo Berselli: «Gli manca lo spirito della carogna politica. Se sarà un tempo di tessitori un Tremonti incavourrito, istituzionale dunque, può farcela. Ma secondo me gli manca ancora l'idea, la struttura, della potere come fardello». Il potere come fardello - non solo come esito di una vittoria politica - è il peso che troverete sulle spalle di Adriano imperatore, e che Adriano imperatore accetta di portare, ed elaborare, molto prima di diventare un modello postpartisan. 29/11/2008

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Così il Cav. dà una mano alle banche senza essere troppo invadente (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Foglio, Il" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

28 novembre 2008 Così il Cav. dà una mano alle banche senza essere troppo invadente Roma. C?è una corposa parte bancaria nel decreto anticrisi approvato ieri dal Consiglio dei ministri. L?obiettivo del governo era chiaro ed è stato realizzato: rafforzare i patrimoni delle banche (ma il Tesoro non diventerà socio) affinché le imprese e i cittadini possano continuare ad avere credito dagli istituti, mettendoli così alla pari con i concorrenti europei già sostenuti dallo stato. Anche le banche possono essere soddisfatte: gli istituti quotati in Borsa potranno emettere obbligazioni che saranno acquistate fino a tutto il 2009 dal Tesoro (che stima l?operazione tra i 10-12 miliardi, contro i 30 indicati giorni fa dal Financial Times). Gli istituti tirano un sospiro di sollievo: alcuni vincoli che si pensava il governo volesse inserire nel decreto non sono previsti. Nel provvedimento non compare infatti il vincolo per le banche che ricorreranno alle casse pubbliche di aumentare il credito alle imprese di un tasso percentuale prestabilito. Anche se sarà costituito presso le prefetture – ha spiegato Tremonti – un osservatorio “alla francese” composto da imprenditori e associazioni. Obiettivo: verificare se questi soldi vengono usati davvero per l?economia reale. “Ci è parso che qualcuno pensasse a mandare i carabinieri nelle nostre filiali per controllare se concediamo i fidi ai clienti”, scherza ma non troppo un banchiere che ha seguito la trattativa con l?esecutivo. Inoltre nel decreto non c?è un tetto per le retribuzioni dei manager (ipotesi osteggiata e tacciata di dirigismo statalista dal mondo bancario), ma un codice etico che metterà paletti alle “politiche di remunerazione”. Il decreto è stato così spiegato dal ministro dell?Economia, Giulio Tremonti: “Miglioriamo la posizione finanziaria delle banche per aumentare la leva finanziaria alle imprese”. I bond potranno essere convertibili in azioni ordinarie “su richiesta dell?emittente”, quindi non su richiesta del Tesoro: una sottolineatura che le banche avevano chiesto e che hanno ottenuto. Il tasso con il quale lo stato sarà remunerato non è indicato nel decreto. Tremonti ha spiegato che il tasso “sarà oggetto di una convenzione” Tesoro-banche e che i bond devono avere per lo stato “ritorni piuttosto consistenti” che verranno poi impiegati per “cause sociali”. Una fonte bancaria dice al Foglio: “Il tasso di remunerazione è ancora oggetto di trattativa tra Abi e Tesoro. Credo che si ragioni su un range dell?8-8,5 per cento. Ma non si esclude che il Tesoro punti a un livello più vicino al 10 per cento, considerati i tassi applicati in operazioni simili in altri stati europei”. Via il tetto per le imprese industriali Nel decreto anticrisi c?è anche un?innovazione attesa da tempo, in attuazione di una direttiva europea che mette fine alla separatezza tra banca e industria: salta il tetto del 15 per cento per le partecipazioni delle società non bancarie e non finanziarie negli istituti di credito. E? previsto che gli incrementi nel capitale delle banche siano autorizzati dall?Istituto centrale governato da Mario Draghi. L?abolizione del tetto era attesa da tempo. La prima a poterne beneficiare è General Electric, in attesa di acquistare Interbanca da Santander. Anche l?imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, che vede limitata la sua presenza nel Monte dei Paschi di Siena di cui è vicepresidente, ha sollecitato nelle sedi istituzionali il superamento della norma. In questa prospettiva, un compito fondamentale sarà svolto dalla Banca d?Italia che dovrà vigilare sui conflitti di interesse tra soci industriali di banche che erogano credito ai medesimi soci. La novità può comunque rivestire una funzione essenziale per un rafforzamento “privato” e non “pubblico” del sistema del credito. D?altronde – notano ambienti di governo – l?intervento dell?Italia nelle banche è di fatto il più soft e liberale rispetto a quello attuato dagli altri stati europei, che sono entrati come soci nel capitale degli istituti di credito, acquistando azioni e quindi potendo influenzare la gestione. Basti pensare a una notizia di ieri: il governo britannico ha rilevato il 58 per cento della Royal Bank of Scotland. Non c?è soltanto la parte bancaria nel decreto. C?è anche una norma che di fatto consente ai maggiori gruppi nazionali di difendersi con maggiore possibilità di successo contro scalate ostili di aziende estere. E? stata infatti modificata la legge sulle opa (offerta pubblica di acquisto). Finora non si poteva contrastare un?opa senza un via libera da parte del 30 per cento dei soci. Oggi questo limite non c?è più.

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La matematica inafferrabile (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-11-29 num: - pag: 47 categoria: REDAZIONALE Scienza Spesso gli studiosi somigliano a Cristoforo Colombo: partono con un programma di ricerca e arrivano dove non si aspettavano La matematica inafferrabile Sfugge alle categorie dei filosofi e si spinge su territori inesplorati di GIULIO GIORELLO SEGUE DALLA PRIMA Concetti che devono essere sufficientemente chiari da essere riconoscibili in ogni contesto in cui possano venire utilizzati, ma anche dotati di «forti potenzialità di connessione con altri concetti dello stesso tipo». Tali connessioni possono a loro volta assurgere a oggetti, iniziando «una gerarchia di astrazioni» che in linea teorica non ha fine: così, per esempio, l'algebra ha fatto diventare le operazioni aritmetiche i suoi nuovi oggetti, ecc. Salendo in questa gerarchia, comunque, non si perde il contatto con la realtà: decollando dal loro terreno di origine le nozioni matematiche si rivelano capaci di applicazioni insospettate, sia nella spiegazione dei fenomeni naturali sia nell'intervento tecnologico. Pensiamo alla lunghissima storia che lega la prima attività del contare — coi vecchi e familiari numeri interi uno, due, tre ecc. — ai computer superveloci. Qualche millennio fa alcuni «protomatematici», ovvero prudenti pastori e sagaci amministratori, «numeravano pecore in fenicio», per dirla con una battuta del poeta Ezra Pound; oggi potenti apparati di calcolo contribuiscono a dimostrare sofisticate congetture, realizzando un'economia di pensiero che cambia la natura stessa del lavoro umano. Questo e altri aspetti della ricerca matematica sono messi in luce dall'articolo di Manin che apre il secondo volume della serie (di quattro) La matematica, a cura di Claudio Bartocci e di Piergiorgio Odifreddi (Einaudi). è dedicato a Problemi e teoremi, cioè alla linfa vitale di un'attività che forse più di ogni altra, a parte la musica, è insieme comprensione scientifica e opera d'arte, costruzione linguistica ed espressione di razionalità. Il lettore vi troverà la storia delle grandi congetture che hanno resistito agli sforzi umani per decenni o addirittura secoli, cedendovi solo di recente, come «l'ultimo teorema di Fermat» (dimostrato da Andrew Wiles) o la congettura di Poincaré (dimostrata da Grigori Perelman), e quelle che ancora restano delle sfide aperte all'immaginazione di coloro che amano leggere nel grande libro matematico del mondo. è il caso, per esempio, della celebre «ipotesi di Riemann», cui è dedicato nel volume il bel saggio di J. Brian Conrey. E tutti i collaboratori mostrano come problemi e teoremi possono anche venire immersi in «programmi di ricerca», simili, per certi versi, a carte geografiche in cui alcune aree sono raffigurate con notevole chiarezza (sono quelle da dove partiamo: gli elementi di cui siamo sufficientemente sicuri), mentre altre vengono ricostruite sulla scorta di analogie (sono le «terre incognite»: i nuovi settori da investigare) — sicché le indagini qui assumono i caratteri dell'avventura, non troppo diversamente dall'impresa di Colombo. Com'è noto, questi si sbagliò nel suo tentativo di raggiungere l'Oriente passando per l'Occidente; ma l'ostacolo che trovò sulla sua rotta verso le Indie doveva rivelarsi un continente ricco di risorse inaspettate. E — dal calcolo infinitesimale alle geometrie non euclidee, dalla teoria dei numeri allo studio delle probabilità, dalle matematiche combinatorie alla topologia generale — l'impresa dei matematici ha saputo trovare la sua «America della conoscenza ». Si è trattato di un tipo di esplorazione così vario e complesso da rendere impossibile una rigida definizione dell'essenza della matematica. Sono stati soprattutto i filosofi a cimentarsi in questa impresa degna del despota Procuste; ma appena ne avevano tracciati i confini, si accorgevano che ne era rimasta esclusa una qualche componente di grande rilevanza e fascino. E forse la matematica è simile a un organismo vivente, che non si può costringere in uno spazio angusto, come faceva quel mitico tiranno, senza ucciderlo. Un po' malignamente Manin osserva come, al tempo dell'antica Roma, che si veniva aprendo sempre di più alla cultura greca e a quella orientale, la matematica non ebbe grandi riconoscimenti: i valori imperiali di coraggio, onore, gloria, disciplina le lasciavano poco spazio. Colpa degli stessi matematici? Quando si mettono al tavolo e iniziano a lavorare, essi «dimenticano valori in conflitto come autorità, efficienza, ambizione, fede e così via». Ma questa indipendenza è il segreto della loro forza: non solo nei confronti del potere, ma anche della stessa filosofia, che talvolta cerca di rinchiudere l'animale matematico in gabbia, salvo accorgersi che, appena serrato il chiavistello, questo è evaso. Dobbiamo allora rinunciare a qualsiasi filosofia della matematica? O magari a qualunque filosofia, senza ulteriori qualificazioni? Le categorie filosofiche, al contrario dei concetti matematici, difficilmente diventano «oggetti» di quel tipo di indagine operativa che consente al matematico di trovare «al di là della superficie delle apparenze» (come diceva Bernhard Riemann) connessioni profonde tra campi apparentemente scollegati. Né esse hanno l'incisività delle idee portanti della fisica o della biologia — capaci di rinnovare di continuo ingegneria e biotecnologie. E infine, se è la matematica a innervare concettualmente l'impresa della conoscenza, c'è ancora bisogno di una filosofia che ci dica lei che cos'è la razionalità, e che cos'è la realtà? Mi ricordo che (un po' di anni fa) il mio maestro e amico Ludovico Geymonat, di formazione sia filosofica che matematica, ammoniva noi giovani a non cadere nella trappola di definizioni frettolose, guardando invece alla «effettualità» della pratica matematica (tra l'altro, segnalo che Bollati Boringhieri ha ristampato, di Geymonat, la Storia e filosofia dell'analisi infinitesimale, in origine 1948, con una nuova introduzione di Gabriele Lolli, che bene mostra come quel libro non sia affatto invecchiato). Alle prese con problemi formidabili, armato degli strumenti concettuali che la tradizione gli fornisce, ma al tempo stesso sospettoso di tutto quello che viene dato semplicemente per scontato, il matematico creativo è davvero il cittadino di un paese ove «regna la libertà», come diceva Georg Cantor, che edificò nell'Ottocento l'imponente teoria dei «numeri infiniti», nonostante l'ostilità di autorevoli colleghi e le perplessità di importanti filosofi. Glossa Manin: questa libertà è «la libertà di scelta tra alternative incompatibili», e perciò — aggiungerei io — è un'assunzione di responsabilità. E dove c'è libertà c'è anche spazio per la (buona) filosofia. GRAZIA NERI

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IL TEOREMA DI STAROBINSKI E LA CRITICA SECONDO ONOFRI (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-11-29 num: - pag: 49 autore: di FERNANDO PROIETTI categoria: BREVI IL TEOREMA DI STAROBINSKI E LA CRITICA SECONDO ONOFRI Chissà se dopo il conflitto di opinioni provocato dall'ultimo pamphlet di Massimo Onofri ( Recensire, istruzioni per l'uso, Donzelli) non si debba invocare sul tema dell'impegno nella critica letteraria (stroncatura inclusa), fortemente datato e dibattuto senza perderne in attualità, una sorta di sospensione delle polemiche. Almeno temporaneamente. Poiché in fin dei conti «la critica è, bisogna riconoscerlo — rileva sdrammatizzante Giorgio Manganelli — un genere che ha le sue bizzarre giustificazioni, e i suoi stravaganti privilegi. Vi ricordate quel personaggio di Borges che copiava parola per parola il Don Chisciotte? Forse non era un vero narratore, ma era un critico eccellente». Già, a proposito di querelle, come non ricordare, sul finire degli anni Ottanta, i colpi di fioretto a mezzo stampa tra Manganelli, Grazia Cherchi e Beniamino Placido, con la sua allegoria dei trattori- libri, proprio sul «critico perfetto ». Il tutto raccolto (e riassunto) da Giorgio Manganelli nella sua raccolta di saggi dal titolo prezioso Il rumore sottile della prosa (Adelphi). Con Grazia Cherchi, in sintonia con il sottile critico- maestro Paolo Milano (confessatosi «lettore di professione») che invita il «buon recensore» ad ottemperare almeno a due precetti: riassumere la trama dell'opera e offrire una citazione che valga come esempio della prosa. E con Manganelli che gli replica soave: «Ho letto tre o quattro volte i Fratelli Karamazov, ma se mi chiedete la storia direi certamente una quantità di sciocchezze…». Per poi concludere: «Ma, insomma, la recensione è utile, è un genere letterario definito? Ahimè, non esiste una teoria generale della letteratura recensoria; e di ciò la recensione soffre». Insomma, per dirla con le parole di Jean Starobinski, lasciamo (a scanso di ulteriori polemiche) a ciascun critico il «diritto allo sguardo». Compreso quello torvo.

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Lo sfogo del segretario confederale con Letta (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 29-11-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-11-29 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il colloquio Lo sfogo del segretario confederale con Letta ROMA — è venuto e ha parlato al convegno del Pd sul Welfare chiedendo a tutti di essere «meno timidi» nel contestare il governo. Ma non ha parlato solo in pubblico. Guglielmo Epifani ha avuto un colloquio riservato (anche se sotto gli occhi tutti) con Enrico Letta (nella foto). E quei 15 minuti di discussione sulle misure anticrisi di Berlusconi hanno lasciato i due su lunghezze d'onda diverse. Entrambi, certamente, contro i provvedimenti presi dal governo. Ma con opinioni che non coincidono sulla strategia da adottare. Del resto, commenta il ministro ombra del Welfare, «il Pd è un partito laico». E, soprattutto, sottolinea, «è un partito» che, in quanto tale, «non firma contratti e non indice scioperi». Ma porta avanti la sua opposizione «in Parlamento». E infatti Letta non aderirà allo sciopero del 12 dicembre e non andrà al corteo come altri suoi colleghi, per lo più ex Margherita. A differenza di non pochi compagni di partito come Anna Finocchiaro, Livia Turco, Rosy Bindi ed Enrico Bersani, che pure viene considerato vicino alla sua linea in campo economico. Insomma, l'iniziativa della Cgil non incassa un applauso unanime, come accadeva quasi sempre con i Ds. A chi lo fa notare il ministro ombra ribatte che «prima non esisteva il Pd». Problema che conosce bene Walter Veltroni. Tanto che, cosciente dei riflessi che può avere sul suo partito il conflitto nel sindacato, non fa altro che ripetere: «Occorre l'unità, bisogna favorire l'unità». R. Zuc.

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IL TERRORE PUNTA SUL PAKISTAN (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 29-11-2008)

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Vittorio Emanuele parsi IL TERRORE PUNTA SUL PAKISTAN L'India è ormai entrata stabilmente nel novero dei Paesi target dell'estremismo islamista, la cui galassia si dimostra sempre più capace di elaborare strategie che raccordino la dimensione regionale con quella globale. In questa prospettiva, appare in realtà non così rilevante che la regia degli attentati dei giorni scorsi sia imputabile ad al Qaeda piuttosto che a spezzoni deviati dei potentissimi servizi segreti pachistani (Isi). A tal proposito, non dovremmo mai dimenticarci che, per quanto la sua leadership ideologica e militare sia araba, al Qaeda si è forgiata nella lotta contro i sovietici in Afghanistan, trovando prima nei servizi segreti del Pakistan e poi nei Talebani gli alleati necessari per compiere quel salto di qualità che l'avrebbe portata a realizzare gli attentati dell'11 settembre 2001. Oggi, mentre le cellule dell'organizzazione in Iraq sono state in gran parte smantellate grazie alla brillante conduzione politico-militare concepita e attuata dal generale Petraeus, l'Afghanistan, la terra dove Bin Laden ha costruito le basi della sua fortuna jihadista, torna a essere il teatro principale dello scontro. Come conseguenza di ciò, l'ambiguità della posizione pakistana si fa sempre meno sostenibile. La collaborazione di Islamabad è infatti una condizione necessaria per qualunque strategia contro i Talebani, anche e soprattutto per quelle più «politiche», che mirano alla frattura della coalizione raccolta intorno al Mullah Omar. E in una simile ottica, mentre il fronte afghano riacquista la sua primitiva rilevanza strategica, l'ampia indulgenza, per non dire l'aperto sostegno, che le forze di sicurezza pakistane hanno fin qui garantito ai Talebani non è più tollerabile. Questo ha generato le crescenti pressioni sul governo pakistano affinché si comporti più lealmente rispetto agli alleati americani e della Nato. Ma ha anche prodotto la risposta avversaria. Finora, l'azione jihadista si era «accontentata» di destabilizzare il Pakistan, senza sfruttare appieno tutte le possibilità offerte dalla particolare condizione del Paese. Con gli attentati di questi giorni, che in realtà coronano una lunga serie di violenze costate la vita a oltre 800 cittadini indiani, i jiahdisti hanno scelto di cambiare la propria strategia. Non intendono più limitarsi alla conquista del potere nel musulmano Pakistan, ma vogliono fare di questo Paese la prima linea di un nuovo scontro frontale contro gli infedeli. Hanno cioè smesso di considerare il Pakistan come il teatro di una fitna (la guerra civile contro gli apostati e gli empi all'interno della umma islamica), per trasformarlo invece nella prima linea di un jihad contro gli infedeli e «idolatri» indiani. Tutto ciò implica che il lungo conflitto che dai tempi della partizione si trascina latente, e che ciclicamente esplode, tra India e Pakistan venga messo al servizio di questo disegno, e l'irredentismo kashmiro ne diventi parte integrante, replicando amplificato e con maggior successo il tentativo di islamizzazione del conflitto ceceno. Ovviamente questo comporta, all'interno del progetto jihadista, il riposizionamento dell'India, la quale diventa il «nemico vicino», da colpire insieme al «nemico lontano» occidentale: con un'estensione all'India e al suo rapporto con l'Occidente (soprattutto nella sua declinazione economica) della medesima logica applicata nei confronti di Israele (il piccolo Satana) e della sua relazione con gli Stati Uniti (il grande Satana). Due fronti di mobilitazione vengono così saldati: la lotta contro gli apostati e quella contro gli infedeli si fanno una cosa sola, grazie anche all'agevolazione oggettivamente fornita dalla progressiva egemonia che il nazionalismo indù sta svolgendo nei confronti del patriottismo indiano (di cui anche gli attentati anticristiani dei mesi scorsi hanno costituito un tragico segnale).

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[FIRMA]MONICA PEROSINO Tra poche ore il mistero sarà sciolto. Per tutta la settimana i cinqu... (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

[FIRMA]MONICA PEROSINO Tra poche ore il mistero sarà sciolto. Per tutta la settimana i cinque giurati che oggi incoroneranno il vincitore del ventiseiesimo Tff sono rimasti chiusi in una fortezza di silenzio. Nessun commento sui film in concorso, neanche una parola che potesse suggerire gradimento o critica. E il silenzio è stato come un'istigazione al pronostico, un invito a dare la caccia al possibile vincitore tra i 15 film in concorso, che nelle ultime ore si è scatenata nelle sale, tra il pubblico in fila, nei bar attorno al Massimo. Il favorito continua a essere «Die Welle», di Dennis Gansel, la storia di un esperimento di totalitarismo in un liceo berlinese. Un testa a testa con la commedia nera di Larrain «Tony Manero» e con «The New Year Parade», di Tom Quinn, molto amato anche dal direttore e Emanuela Martini. Ieri, alla vigilia della premiazione, Nanni Moretti ha portato i cinque blindatissimi giurati al Circolo dei Lettori. «Possono parlare di tutto, tranne che dei film in concorso», ha premesso. Il compito di spiegare come sono state valutate le pellicole tocca allo scrittore Jonathan Lethem: «L'unica regola che ci è stata data è di non spiegare le regole». Al tavolo della giuria, accanto a lui, c'erano il regista russo Alexey German jr., il regista newyorkese Dito Montiel, l'attrice fiorentina Alba Rohrwacher e l'attore e regista polacco Jerzy Stuhr. A gruppi, coppie o da soli si sono dedicati esclusivamente a due cose: vedere quanti più film possibile e deliziarsi con pranzi e cene alla piemontese. E se i giurati non possono anticipare il vincitore 2008, consenso unanime l'hanno avuto gli spettatori del Tff: «Mai visto un pubblico tanto attento, sale così piene, nessuno che si alzasse durante le proiezioni: lo spirito di questo Festival, proprio per il suo pubblico, è unico». Nanni Moretti ha chiesto a Alexey German jr se l'essere stato premiato al Festival di Venezia abbia aiutato i suoi film, soprattutto l'ultimo, «Paper soldier», Leone d'Argento: «Il premio ha salvato il suo destino in Russia - ha risposto German -, perché era stato accusato di non parlare bene dell'Unione Sovietica, senza il Leone sarebbe uscito in cinque sale». Dito Montiel ha precisato, però, che «nessuno fa film per vincere un festival, anche se un premio ti può cambiare la vita». E chi si aspettava giurati dai palati raffinatissimi in fatto di tv e cinema è rimasto deluso. Se è vero che la «carriera» di spettatore Jonathan Lethem l'ha iniziata con Truffaut e Polanski, Dito Montiel ama la tv spazzatura, i film con Morgan Freeman e le storie di serial killer: «Sono un esempio tipico della generazione a cui appartengo, l'unica cosa che conta è lottare per l'espressione artistica, in ogni sua forma». Durante l'incontro si è tornati sul fatto che la selezione di film e documentari in concorso presentasse storie incentrate sui conflitti della famiglia, sul tema della fuga e dell'emarginazione: «Credo che i film di Torino - ha detto Lethem - ci abbiano messi di fronte all'intero paesaggio umano». Solo Jerzy Stuhr ha segnalato una «assenza» non giustificata: «Non è stata presentata nessuna commedia pura. Mi chiedo se i giovani di oggi non abbiano senso dell'umorismo, o forse abbiano paura di un genere molto difficile».

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Oggi e domani il ricordo dei Caduti novant'anni dopo la Grande Guerra (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

SAVONA CONVEGNO E ONORANZE IN PIAZZA MAMELI EDIFICI RESTAURATI CON I PROVENTI DEL CONDONO EDILIZIO Oggi e domani il ricordo dei Caduti novant'anni dopo la Grande Guerra La Regione ha stanziato 800 mila euro per Ortovero, Mioglia e Cosseria Due giorni a Savona per ricordare i Caduti di tutte le guerre e il 90° anniversario della conclusione del Primo conflitto mondiale. E' una iniziativa della sezione ligure dell'Unione nazionale reduci di Russia in collaborazione con la Provincia e il Comune. Il programma prevede oggi (inizio ore 18) un convegno nella Sala mostre della Provincia con interventi del prof. Pier Franco Quaglieni (docente di storia contemporanea all'Università di Torino) e di Pier Paolo Cervone, giornalista, autore di «Vittorio Veneto, l'ultima battaglia» e di «Enrico Caviglia, l'anti Badoglio». Domani alle 10 Messa nell'oratorio di via Guidobono, poi sfilata in corteo sino al Monumento di piazza Mameli.C'è anche il recupero di due edifici storico-rurali nei Comuni di Ortovero e Mioglia, che verranno adibiti, rispettivamente a sede comunale e a sala polivalente, e la sistemazione del Museo della Bicicletta di Cosseria tra gli interventi che potranno beneficiare dei finanziamenti della Regione. Ieri la Giunta di via Fieschi ha infatti deciso ieri di destinare uno stanziamento di 800 mila euro provenienti dal condono edilizio. All'acquisto e la ristrutturazione dell'edificio rurale che ospiterà il futuro palazzo comunale di Ortovero saranno destinati 230 mila euro, a Mioglia andranno 160 mila euro e 100 mila a Cosseria.

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La neorealpolitik di mr O. (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Foglio, Il" del 29-11-2008)

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29 novembre 2008 La neorealpolitik di mr O. Obama prepara un team di difesa realista e una politica estera tradizionalmente di destra. Via i neocon, cancellati i progressisti, c'è Hillary per gli interventisti liberal Barack Obama non ha ancora nominato la sua squadra di politica estera e di difesa, lo farà lunedì, ma i nomi, i profili e i curriculum dei politici, consiglieri e collaboratori che andranno a occupare i posti chiave della sua Amministrazione circolano già da tempo e preannunciano una politica di sicurezza nazionale pragmatica, di scuola realista, di destra, più che di sinistra, tradizionalmente repubblicana, più che democratica. La nuova Amministrazione Obama si appresta certamente a chiudere la breve e sopravvalutata era di influenza dei neoconservatori a Washington, ma cancella ogni residuo di quella politica estera progressista, pacifista, affetta dalla sindrome post Vietnam che già Clinton aveva messo nel dimenticatoio della storia e che ormai riesce ad avere presa soltanto nella sinistra europea. Gli internazionalisti liberal clintoniani, avversari ideologici della sinistra progressista, avranno la loro emblematica tribuna con Hillary e i suoi al dipartimento di stato, ma nell?era Obama i vincitori dello scontro ideologico di questi anni post 11 settembre sono i realisti, che erano usciti con le ossa rotte dalla battaglia interna all?Amministrazione Bush e da quella culturale con il mondo liberal, ma che oggi sono pronti a prendersi la rivincita sia sui neoconservatori sia sugli interventisti democratici e a trovare rifugio politico non nel loro tradizionale partito, ma tra i democratici. Hillary Clinton è la scelta più falca e muscolare che Obama possa fare per il dipartimento di stato, tanto da essere stata già lodata da realisti come Henry Kissinger, da neoconservatori come Bill Kristol e Max Boot. Anche il probabile vice di Hillary, James B. Steinberg, è un internazionalista liberal. Ex membro del Consiglio di sicurezza di Bill Clinton, favorevole alla guerra in Iraq, Steinberg è sostenitore della tesi che “malgrado saranno in molti a salutare con sollievo l?apparente fine della guerra preventiva, sarebbe un errore se l?intero concetto fosse abbandonato”. Un paio d?anni fa, Steinberg ha scritto un articolo sul Los Angeles Times in cui sosteneva: “Quando gli stati non agiscono in modo responsabile, la comunità internazionale deve intervenire. Le pressioni economiche e diplomatiche molto spesso sono sufficienti a risolvere i problemi, ma ci saranno sempre situazioni in cui le azioni militari limitate rappresenteranno l?unica via efficace per eliminare una minaccia imminente, per esempio prima che uno stato produca materiale fissile sufficiente a farsi un?arma nucleare o prima che i terroristi siano pienamente in grado di escogitare i loro piani. Un problema della dottrina Bush, quindi, non è che si basi apertamente sulla forza preventiva, ma che concepisca il suo uso in modo troppo stretto, principalmente contro i terroristi e per rimuovere i regimi che pongono minacce”. Susan Rice, collega di Steinberg al Consiglio di sicurezza nazionale di Clinton, sostenitrice di Obama fin dalla prima ora, era la più progressista del gruppo obamiano e in lizza per posti importanti nell?Amministrazione, ma proprio per questo non avrà né il posto da consigliere per la Sicurezza nazionale né qualcosa al dipartimento di stato, piuttosto sembra destinata alle Nazioni Unite, dove da ambasciatore americano proverà a far valere le sue competenze sul Darfur e sulle altre questioni umanitarie. Il vicepresidente Joe Biden, infine, è un altro “falco liberal”, un esponente dell?internazionalismo clintoniano degli anni Novanta. Ma più che la squadra di politica estera – in teoria appaltata all?ala interventista democratica del partito, anche se le linee d?azione saranno dettate da Obama – è il probabile team di sicurezza nazionale a far intuire l?approccio realista e di destra della prossima Amministrazione. Obama non ha mai nascosto la sua ammirazione per la politica estera di George W. Bush senior, nel 2000 abbracciata anche dall?attuale presidente Bush contro l?allora interventista democratico Al Gore, ma poi messa da parte in seguito agli eventi dell?11 settembre perché giudicata inadatta ad affrontare la sfida islamista radicale. Obama ancora oggi si consulta spesso con l?ottantatreenne consigliere per la Sicurezza nazionale di Bush senior, il repubblicano Brent Scowcroft. Contrario alla guerra in Iraq e mentore di Condi Rice, Scowcroft è un conservatore realista e pragmatico, mal sopportato da Israele e sostenitore del dialogo con i nemici dell?America. Obama è uno scowcroftiano convinto, ma su Israele sembra difficile che la linea Scowcroft possa superare le resistenze del capo dello staff della Casa Bianca, Rahm Israel Emmanuel, ebreo ortodosso, sionista militante, già volontario civile nell?esercito di Israele durante la prima guerra del Golfo (per il National Journal, la scelta di Emanuel piace al 93 per cento dei dirigenti del Partito repubblicano). Obama sta provando a imbarcare nell?Amministrazione vari seguaci di Scowcroft, poco importa se non risultano registrati al Partito democratico. Il primo e il più importante è Bob Gates, il boss del Pentagono scelto due anni fa da George W. Bush per sostituire Donald Rumsfeld. Gates resterà al Pentagono. Non è un ideologo, era favorevole al ritiro delle truppe americane dall?Iraq, ma deve la possibile riconferma di Obama non soltanto alle buone referenze di Scowcroft, ma anche al successo della dottrina Petraeus, ovvero all?invio in Iraq di trentamila ulteriori soldati con una diversa strategia politica e militare cui Obama si era opposto e che ora, lui stesso, riconosce aver avuto successo “oltre ogni rosea aspettativa”. Il suo vice dovrebbe essere il realista Richard Danzig, già segretario della Marina militare durante gli anni di Clinton. Un altro protegé di Scowcroft, Richard Haass, oggi presidente del Council on Foreign Relations, ma già nelle Amministrazioni di Bush padre e figlio, è tra i papabili per un ruolo importante nel team. Alla Cia sembrava destinato una delle figure politiche più difficili da digerire per la sinistra antibushiana, che infatti ha scatenato una battaglia preventiva e vittoriosa. L?unico nome che circolava, fatto trapelare dal team Obama, era quello dell?attuale capo del transition team obamiano sulle questioni della sicurezza nazionale: John Brennan, repubblicano, ex capo dello staff di George Tenet, cioè del direttore della Cia che ha sulle spalle il fallimento pre 11 settembre, il fiasco sulle armi di distruzione di massa di Saddam e, infine, la conduzione della guerra al terrorismo di Bush. Ammiratore di Dick Cheney, sostenitore dell?efficacia dei sequestri clandestini internazionali (“extraordinary rendition”) e delle tecniche “avanzate” di interrogatorio dei detenuti, Brennan non aveva certo il curriculum da direttore della Cia ideale per un militante di sinistra convinto che Bush e Cheney abbiano manipolato le prove sulle armi di Saddam, torturato i nemici e violato la Costituzione americana. Eppure Obama lo ha scelto per gestire il passaggio di consegne da Bush nelle delicate questioni di sicurezza nazionale e ha pensato a lui per guidare l?agenzia di spionaggio internazionale. Le proteste circolate su Internet hanno convinto lo stesso Brennan, martedì sera, a scrivere una lettera a Obama per annunciare la sua non disponibilità a occupare incarichi nella prossima Amministrazione, per non diventare un problema e una distrazione per il nuovo presidente. Andrew Sullivan, per dire, era convinto che l?uomo indicato da Obama per diventare il direttore della Cia fosse un clone di Cheney, colpevole di “crimini di guerra”, sostenitore della “tortura” e di metodi degni della “Gestapo”. Il direttore dell?Intelligence nazionale, invece, dovrebbe essere l?ex ammiraglio Dennis Blair, esperto di Cina e Russia, già al comando con Bush delle operazioni militari nel Pacifico, dove ha elaborato una strategia antiterrorismo considerata efficace contro i gruppi islamici del sud-est asiatico. L?uomo chiave della squadra del presidente, però, è il consigliere per la Sicurezza nazionale. Obama avrebbe già scelto un altro personaggio non appartenente al Partito democratico, un generale dei marine: James Jones, ex comandante supremo delle forze Nato in Europa, amico da una vita di John McCain, per il quale ha anche partecipato a un evento elettorale. Consigliere informale anche di Hillary, indipendente e bipartisan, Jones è stato l?inviato in medio oriente di Condoleezza Rice e non ha accettato numerosi posti di rilievo sotto Bush per la sua schietta contrarietà alle politiche di Rumsfeld. E? molto probabile, inoltre, che Jones avrebbe ottenuto un ruolo di governo importante anche in caso di vittoria di McCain o Hillary Clinton. Con Jones al Consiglio di sicurezza nazionale e Gates al Pentagono, i due pilastri della politica militare e di difesa sarebbero stati identici a quelli che avrebbe scelto John McCain. Jones è convinto che le truppe americane debbano restare in Iraq e che ritirarsi sarebbe “contrario ai nostri interessi nazionali”, ma crede che il cuore della battaglia contro al Qaida sia l?Afghanistan e pensa che Guantanamo vada chiuso subito, soprattutto per una questione di immagine internazionale, e che bisogna trovare il modo di confrontarsi con i nemici, oltre che con gli amici. Jones, al fianco di Obama, coordinerà la politica di sicurezza degli Stati Uniti. Scegliendo un generale dei marine, stimato non soltanto al Pentagono, ma anche tra i più falchi del Partito repubblicano, Obama non ha certo fatto una concessione all?ala progressista e pacifista che lo ha eletto alla Casa Bianca. Il New York Times ha già suonato l?allarme in prima pagina: “Obama sta programmando di governare dal centro destra del suo partito”, mettendoci anche le scelte free market e a favore dei tagli fiscali di politica economica. Altri obamiani della prima ora, pacifisti e più radicali, gridano già al tradimento e sostengono, come si legge sul sito Open Left, che le scelte di Obama sembrano prefigurare una politica estera non di centrodestra rispetto al Partito democratico, come scrive il New York Times, ma di destra rispetto al paese. “Non ci siamo fatti un mazzo così per eleggere Obama – aveva scritto Andrew Sullivan alla notizia di Brennan alla Cia – soltanto per avere altri quattro anni di Bush alla Cia”. Il mensile The Nation è stato ancora più esplicito: “Ma che cazzo! Nemmeno un singolo, solitario, vero progressista è stato soltanto menzionato per un posto nell?Amministrazione. Nemmeno uno”. Obama saprà accontentarli. E? un politico navigato. L?Iraq è sulla via della risoluzione e già Bush ha previsto il rientro delle truppe per la fine del 2011. Il presidente eletto si adopererà subito dopo l?insediamento per chiudere Guantanamo, anche se in queste settimane i suoi esperti stanno scoprendo che è più facile dirlo che farlo, perché una volta chiuso il carcere extraterritoriale non si sa che cosa fare dei terroristi detenuti e l?ipotesi di fare una legge speciale soltanto per i terroristi appare una violazione ancora più grande dei principi della Costituzione americana. Obama ha affidato ad altri due clintoniani, Greg Craig ed Eric Holder, il compito di riscrivere le regole giuridiche della guerra al terrorismo. Craig sarà il nuovo consigliere legale della Casa Bianca, Holder il nuovo Attorney General. Entrambi sono molto critici delle scelte di Bush e Cheney. Eppure, proprio Holder, nel gennaio 2002, ha detto alla Cnn che “una delle cose che chiaramente vogliamo fare con questi prigionieri è quella di avere la capacità di interrogarli e di capire quali potrebbero essere i loro piani futuri, dove siano le altre cellule; la convenzione di Ginevra limita la quantità di informazioni che possiamo ottenere da queste persone. Mi sembra, in ogni caso, che queste non siano, in realtà, persone col diritto alla protezione della Convenzione di Ginevra. Non sono prigionieri di guerra. Se, per esempio, Mohamed Atta fosse sopravvissuto agli attacchi del World Trade Center, lo considereremmo prigioniero di guerra? Non penso. Zacarias Moussaoui può essere considerato un prigioniero di guerra? Di nuovo, penso di no”. Obama non è un ideologo, è un politico pragmatico. Non è un pacifista, anche se si è opposto alla guerra in Iraq. Da senatore ha condotto e vinto la campagna elettorale per le primarie del Partito democratico da sinistra, alla sinistra di Hillary Clinton, ma contro John McCain ha ribaltato molte sue posizioni. Prima voleva ritirarsi subito dall?Iraq, cancellare i programmi di sorveglianza e spionaggio autorizzati da Bush, opporsi ai trattati di libero scambio con gli alleati e chiudere immediatamente Guantanamo. Ma una volta sconfitta Hillary, è stato molto più cauto sull?Iraq e ora sembra voler accettare il calendario di rientro stabilito da Bush e David Petraeus assieme agli iracheni, infine ha votato a favore del programma spionistico, garantendo anche l?immunità alle società di telecomunicazioni che hanno collaborato con la Casa Bianca. Anche sui trattati commerciali di libero scambio, Obama ha cambiato posizione, passando da una posizione protezionista e retoricamente critica della globalizzazione clintoniana, a ribadire la necessità di firmare i trattati con i paesi alleati. Sul fronte interno, crisi economica permettendo, è probabile che Obama cercherà di ottenere riforme sociali di sinistra, a cominciare dalla sanità, ma intanto per affrontare la crisi si è circondato di esperti dell?ala liberista del partito. Sulla politica estera e di sicurezza, invece, non ha mai fatto concessioni all?ala progressista e internettiana della sua coalizione, malgrado abbia costruito la sua candidatura proprio sull?iniziale contrarietà all?intervento armato in Iraq. Ci sono varie spiegazioni a questo atteggiamento. La prima, semplice, è che Obama non è né pacifista né progressista all?europea. Gli obamiani di sinistra che non vogliono credere che il loro eroe li abbia già traditi, così spiegano che costruire una squadra di falchi filoisraeliani è il modo obamiano per garantirsi una copertura politica quando dovrà costringere Israele a rinunciare a qualcosa. Altri sostengono che Obama, concedendo sui temi della sicurezza nazionale, in realtà cerchi copertura politica a destra per le riforme sociali di sinistra che ha intenzione di realizzare al più presto. C?è anche chi vede nella scelta di Hillary la riedizione del conflitto politico e ideologico tra la Casa Bianca di Bush e il suo più moderato segretario di stato: così come la presenza di Powell è servita a Bush per conquistare credibilità in territori a lui ostili, come l?Onu, oppure per fare in modo che la base conservatrice avesse un obiettivo interno su cui scaricare la rabbia per gli eventuali insuccessi, Obama avrebbe da giocarsi la carta Hillary come parafulmine interno ed esterno in caso le cose dovessero andare male. In assenza di eventi clamorosi che potrebbero cambiare l?approccio politico e ideologico, come è successo a Bush dopo l?11 settembre, con Obama tornerà una politica estera e di difesa realista, di scuola kissingeriana, come non si vedeva dai tempi di Bush senior, oltre che dai primi ed esitanti anni di Bill Clinton (quelli della resistenza a intervenire nei Balcani e delle mani in mano di fronte all?annunciato genocidio in Ruanda) e che, negli ultimi tempi, ha avuto nei repubblicani e scowcroftiani Colin Powell (l?uomo delle fialette all?Onu) e Richard Armitage (il vice di Powell che ha passato ai giornali il nome dell?ex spia della Cia Valerie Plame) i maggiori rappresentanti. Una politica estera realista vuol dire un?America cauta, come peraltro è sempre stata, pronta a usare la sua potenza militare soltanto in caso di pericolo immediato per i propri interessi, certamente capace di offrire assistenza e aiuto in caso di disastri umanitari internazionali, ma attenta a non rischiare vite americane per salvarne altre. Secondo l?approccio realista caro a Obama e, nel recente passato, a Henry Kissinger e Bush senior, gli stati si comportano sempre a tutela dei propri interessi, quindi l?errore più grave che l?America possa fare è quello di dare una lettura moralista alle questioni internazionali. La tradizionale politica estera del Partito democratico – da Woodrow Wilson a John Kennedy, fino al secondo mandato di Bill Clinton – è invece quella secondo cui il compito dell?America è di intervenire, se necessario con azioni militari, anche soltanto per ragioni puramente umanitarie. I neoconservatori, nati dopo il Vietnam, quando la sinistra pacifista e progressista ha preso il sopravvento nel Partito democratico, sono ex liberal che provengono da questa stessa tradizione che ha avuto nel senatore democratico Henry Scoop Jackson il suo principale protagonista politico. Quando Clinton e il premier laburista britannico Tony Blair hanno ridato vita all?antico internazionalismo liberal, intervenendo in Kosovo senza alcuna autorizzazione Onu e cambiando (nel 1998) la politica ufficiale dell?occidente contro Saddam dal contenimento al cambio di regime, i neoconservatori sono stati i loro unici alleati: l?Iraqi Liberation Act firmato da Clinton e sostenuto da Gore era stato presentato al Congresso a doppia firma del senatore repubblicano John McCain e dal democratico Joe Lieberman. I realisti di destra e i progressisti di sinistra erano contrari. L?alleanza tra i neointernazionalisti liberal e i neoconservatori si è consolidata dopo l?11 settembre, quando l?America e la Gran Bretagna hanno elaborato una risposta ideologica, politica e militare agli attacchi islamisti a cui ancora non è mai stata contrapposta un?alternativa seria. La differenza tra l?approccio clintoniano e quello neoconservatore non è sull?uso della forza, piuttosto sulla particolare cura e attenzione dei liberal all?opinione pubblica mondiale e alle istituzioni internazionali, anche se – come è accaduto in occasione del Kosovo – non sempre serve a ottenere il via libera delle Nazioni Unite. La politica estera di Washington ai tempi di Obama sarà meno ideologica rispetto al recente passato clintoniano e bushiano, certamente più “humble”, umile (come peraltro nel 2000 aveva promesso Bush in uno dei dibattiti presidenziali contro l?interventista Al Gore), forse fin troppo disattenta ai problemi del mondo se Obama si farà ingabbiare, come è improbabile, nel rigido schema scowcroftiano su cui sta impostando la sua squadra. Ma il rischio c?è, al punto che lunedì mattina, dopo tante critiche a Bush, il primo editoriale del Washington Post avvertiva Obama che “abbandonare la promozione e il sostegno della democrazia come obiettivo centrale dell?America sarebbe un errore terribile. Bush aveva ragione a vedere la libertà come elemento integrante di altri obiettivi di politica estera. Nei paesi arabi la soppressione delle alternative democratiche alimenta il terrorismo”. di Christian Rocca

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Assessore alla Cultura o artista? Udc: <Rischio di conflitto di interessi> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Carbonia Pagina 2025 interpellanza Assessore alla Cultura o artista? Udc: «Rischio di conflitto di interessi» Interpellanza --> Le sue opere compaiono nei corridoi e negli uffici del Municipio. Sono i quadri dell'artista-assessore Maura Saddi: rappresenta un conflitto di interessi? A chiederlo, tramite un'interpellanza urgente, è il gruppo consiliare dell'Udc. Per Alberto Zonchello, Checco Fele e Giuseppe Meletti è quanto meno «anomalo e eticamente sbagliato, ance se tutto avviene a costo zero», che le opere astratte dell'assessore siano in mostra da tempo all'interno degli spazi comunali. In tutto ciò l'Udc intravede il rischio di un conflitto di interessi dato che, viene ipotizzato, «questa operazione discutibile può far crescere il valore delle opera dell'amministratrice o le sue quotazioni all'interno di una determinata cerchia di artisti». Il caso dell'assessore Saddi era già esploso un mese fa quando l'esecutivo le aveva commissionato, gratis, la realizzazione di un'opera per il 70esimo anniversario dell'inaugurazione della città. Scelta a sua volta contesta dall'Udc, nella convinzione che si dovesse procedere con un bando allargato agli artisti della città e che, per simili iniziativa, fosse opportuno istituire un'apposita Commissione. (a. s.)

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berlusconi, scoppia il caso sky (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 1 - Prima Pagina Previsto anche il blocco del canone Rai. L´opposizione sul decreto anti-crisi: è insufficiente, dovevano consultarci prima Berlusconi, scoppia il caso Sky Scontro sull´aumento delle tasse tv. Il Pd: è conflitto d´interessi ROMA - è polemica sull´aumento dell´Iva sulle pay tv contenuta nel decreto anti-crisi del governo. «è un aumento delle tasse ai nostri abbonati», protesta Sky. L´opposizione attacca: «C´è conflitto d´interessi». E tra le misure spunta anche il congelamento del canone Rai. Il leader del Pd Veltroni: «Il pacchetto è insufficiente, Berlusconi adesso ci chiede collaborazione ma doveva consultarci prima». CILLIS, FONTANAROSA, IEZZI E MANIA ALLE PAGINE 10 E 11

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scoppia il caso sky: "è conflitto d'interesse" - lucio cillis (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 10 - Economia Scoppia il caso Sky: "è conflitto d´interesse" Pd: il premier penalizza il suo concorrente con l´Iva. Mockridge: tassate 4,6 milioni di famiglie Veltroni: non si chiede collabora-zione a cose fatte. Calearo contro lo sciopero Cgil LUCIO CILLIS ROMA - Sky Italia non ci sta. L´opposizione alza le barricate e parla di palese «conflitto di interessi» del premier, Silvio Berlusconi nella vicenda. La scelta del governo di cancellare le agevolazioni e raddoppiare quindi l´Iva sulla pay tv, portandola dal 10 al 20 per cento - con un incremento annuo della tassa generata quantificabile in oltre 210 milioni di euro - scatena la reazione durissima di Pd e Sky Italia. Secondo l´amministratore delegato del network, Tom Mockridge, in questo modo si contraddice l´essenza stessa del provvedimento che mira ad allentare la pressione di prezzi e tariffe sulle famiglie: «Con la norma contenuta nel decreto anti-crisi le tasse generate grazie agli abbonati di Sky saliranno fino a 580 milioni di euro, una crescita evidentemente in contrasto con l´affermazione dell´esecutivo secondo cui questo pacchetto sostiene lo sviluppo delle imprese», dice Mockridge. Per il numero uno di Sky «deve essere chiaro che questo provvedimento è un aumento delle tasse per le oltre 4,6 milioni di famiglie italiane». L´ad di Sky Italia guarda poi alla strada segnata dalla Gran Bretagna: «Questa settimana, il primo ministro inglese Gordon Brown ha annunciato una riduzione dell´Iva dal 17,5% al 15%, mentre l´Italia va nella direzione opposta». Anche il Pd va all´attacco frontale del premier. Primo a scagliarsi contro la decisione dell´esecutivo è l´ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni: «Il raddoppio dell´Iva per la tv a pagamento inserito a sorpresa nel decreto anti-crisi del governo, ha tutta l´aria di un blitz contro Sky, il principale concorrente privato di Mediaset». Secondo l´attuale responsabile comunicazione del Pd «l´azienda di proprietà della famiglia Berlusconi non è infatti coinvolta dall´aumento visto che la norma abrogata riguarda solo la tv via satellite e via cavo». Gentiloni annuncia che si rivolgerà alle autorità di Garanzia. Duro anche il commento di Pierluigi Bersani, ministro ombra dell´economia per il Pd: «In quel decreto c´è una tassa sulla pay-tv che pagheranno milioni di famiglie e che pesa uno per le aziende del presidente del Consiglio e cento per un suo concorrente. Ci siamo ormai abituati a tutto, ma voglio credere che una simile stortura del mercato non passi inosservata». E parla di «ennesimo caso di conflitto di interessi» il senatore Vincenzo Vita. Il governo, dal canto suo respinge al mittente le accuse. Secondo il sottosegretario all´Economia, Luigi Casero «l´incertezza del momento richiede sacrifici anche a tutto il comparto televisivo». Le polemiche inevitabilmente si allargano anche al resto del pacchetto e al ruolo di Cgil e opposizione in tempi di crisi. Per il leader del Partito democratico Walter Veltroni, «le proposte presentate dal governo sono del tutto insufficienti. Il governo - dice Veltroni - si mostra ancora una volta inadeguato. E non è immaginabile che l´opposizione venga semplicemente invitata a ratificare decisioni già prese senza alcun coinvolgimento. Non si chiede collaborazione a cose fatte». Ma secondo il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, «l´opposizione e la Cgil hanno un atteggiamento pregiudiziale, non tanto sulla manovra, quanto sul complesso dell´attività di governo. Noi siamo disponibili al confronto ma a partire da certi presupposti, in primo luogo quello di garantire la stabilità del bilancio statale». Nel Pd nasce anche un caso Calearo. Il deputato del Pd, annuncia, infatti, che non sarà presente alla manifestazione del 12 dicembre indetta dalla Cgil: «Non andrò sicuramente, perché sono per il partito della proposta e non della protesta. E credo che il Pd non sia il partito vicino alla Cgil, ma a tutti i sindacati».

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La rivolta di Sky-tvno al raddoppio Iva (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

La rivolta di Sky-tvno al raddoppio Iva la rete di murdoch scriverà a 4,6 milioni di abbonati: «Una tassa in più» Il Pd chiude al dialogo. Il governo: «Sa dire solo no» Roma. C'è di mezzo il conflitto di interessi, subito denunciato dall'opposizione. C'è di mezzo uno scontro tra il tycoon mondiale della televisione, Rupert Murdoch, e il padrone delle tv italiane, Silvio Berlusconi. Ma c'è di mezzo una tassa che colpirà oltre 4 milioni e mezzo di italiani: la manovra "anticrisi" varata dal governo prevede tra l'altro il raddoppio (dal 10 al 20%) dell'Iva sugli abbonamenti alle pay-tv, che in Italia di fatto vuol dire Sky. L'emittente dichiara da subito battaglia e annuncia milioni di lettere di denuncia a tutti gli abbonati. Il Partito democratico attacca sul "palese conflitto di interessi": «Berlusconi aumenta le tasse agli abbonati del suo concorrente». Protesta anche Mediaset, che però nel settore pay ha una presenza irrilevante. bocconetti >> 3 30/11/2008

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<Tornanogli antichiconflittidell'India> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Secolo XIX, Il" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

«Tornanogli antichiconflittidell'India» dopo i giorni del terrore Carlo Buldrini: «Dimentichiamo gli stereotipi . Non è il Paese della spiritualità e nemmeno la superpotenza tecnologica» claudio paglieri PER CARLO BULDRINI, uno dei più attenti osservatori della realtà indiana, gli attacchi a Mumbai sono solo l'ultimo anello di una lunga catena di conflitti tra hindu e musulmani, divisi da un odio sempre più feroce. Il gruppo sospettato dell'operazione, il Lashkar-e-Taiba, iniziò la sua attività in Kashmir poco dopo la distruzione della moschea di Ayodhya. E per capire l'India di oggi bisogna dimenticare le rappresentazioni che se ne sono fatte in Occidente: prima quella della terra "spirituale" e della non violenza, poi quella del Paese proiettato verso un luminoso futuro tecnologico. segue >> 6 30/11/2008

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una manovra inesistente da cinque miliardi - (segue dalla prima pagina) (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 27 - Commenti una manovra inesistente da CINQUE miliardi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Se non fosse stata abolita l´Ici (che non ha prodotto nulla di positivo sul rilancio della domanda), se non fosse stata creata la nuova Alitalia tricolore e non si fosse abbassata la guardia sull´evasione fiscale, avremmo avuto oggi un punto di Pil, cioè 15 miliardi, da spendere per rivitalizzare i consumi e un altro mezzo punto di sforamento consentito da Bruxelles per chi ha i conti in sicurezza. In totale 22 miliardi. Vedi caso, è la stessa cifra chiesta da Epifani e dall´opposizione per determinare la svolta che non c´è stata e non poteva esservi. Tremonti ha ripetuto più volte che non fa miracoli e l´ha detto perfino Berlusconi che i miracoli è di solito convinto di poterli fare. Se il nostro ministro dell´Economia avesse in giugno avuto nei confronti del "premier" la stessa grinta dei giorni scorsi, se avesse bloccato l´Ici e l´Alitalia tricolore, se non avesse dato tregua all´evasione fiscale, oggi avrebbe avuto la possibilità di effettuare una politica keynesiana che viceversa è stata impossibile nelle condizioni date. * * * Ho premesso che i singoli provvedimenti approvati venerdì scorso sono tutti da approvare. Quasi tutti. Confermo. Ho detto che alcuni sono politicamente preoccupanti. In particolare è preoccupante l´autorizzazione data alla Cassa Depositi e Prestiti di utilizzare il risparmio postale per operazioni bancarie vere e proprie, che rappresenta un´innovazione radicale e non prevista dallo statuto della Cassa e dalle leggi che ne regolano l´attività. Il risparmio postale ammonta più o meno a centomila miliardi ed è destinato ad aumentare in futuro. Il suo impiego è di concedere mutui a basso tasso d´interesse agli enti locali per il finanziamento di opere pubbliche da essi deciso. I mutui hanno garanzia pubblica e pertanto il risparmio postale è pubblicamente garantito. L´innovazione voluta da Tremonti non è da poco. D´ora in avanti la Cassa potrà effettuare direttamente e sotto la propria responsabilità finanziamenti ad infrastrutture «segnalate» da enti locali che non saranno però loro i debitori. La Cassa aprirà dunque una sua gestione speciale per un importo per ora limitato a 30 miliardi; le operazioni saranno controllate dal Tesoro e non passeranno per i canali usuali della pubblica amministrazione. Si tratterà insomma di finanziamenti bancari e quindi discrezionali decisi dagli organi dirigenti della Cassa sotto il controllo del Tesoro. Tremonti voleva una banca del Sud? Adesso ce l´ha per tutt´Italia ed è una banca di grandi dimensioni. L´autorizzazione di venerdì scorso prelude alla riscrittura dello statuto della Cassa e alla «mainmise» sull´intera raccolta del risparmio postale. Si tratta di un´innovazione in linea coi tempi ma è preoccupante la potenza e la discrezionalità che viene in tal modo conferita ad un singolo ministro. Mi sorge il dubbio che vi sia l´ombra dell´incostituzionalità, in quanto la nuova norma è contenuta in un decreto-legge che, per quanto riguarda questo specifico provvedimento, non mi pare abbia le caratteristiche dell´urgenza prevista dalla Costituzione. * * * Le cifre della manovra vera e propria sono le seguenti. Bonus per le famiglie (che sarà versato nel febbraio 2009) 2.400 milioni; aumento della Cassa integrazione 600 milioni; ancoraggio dei mutui immobiliari al tasso del 4 per cento per un costo di 600 milioni. Totale 3.600 milioni. I provvedimenti di stimolo alle imprese e di detassazione ammontano complessivamente a circa due miliardi, sicché il totale generale della manovra è, come già si è detto, di cinque miliardi e mezzo. Bene il bonus alle famiglie, bene il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, bene l´Iva da pagare al momento dell´incasso, bene gli sconti sull´Ires e sull´Irap, bene il blocco delle tariffe ferroviarie in favore dei pendolari, bene aver annullato la detassazione degli straordinari (in tempi di recessione sono ben poche le aziende che ricorrono agli straordinari che comunque vanno contro la formazione di nuovi posti di lavoro. Finalmente il ministro dell´Economia l´ha capito). Non va invece affatto bene non aver detassato i salari e le pensioni. Tremonti ha sempre parlato della necessità di evitare i benefici a pioggia e di concentrarli invece su pochissimi obiettivi, soprattutto in un periodo di scarsità. Invece ha fatto esattamente il contrario ed è per questo che la sua non è una manovra ma uno stillicidio di interventi disseminati in 36 articoli. Ne bastavano un paio o poco più. Bastava concentrare tutte le risorse disponibili sulla detassazione dei salari al di sotto d´una soglia di 30 mila euro di reddito. Qui si apre un altro tema della massima importanza: i provvedimenti presi riusciranno a rimettere in moto la domanda? Perché esiste il concreto rischio che la pioggia dei benefici vada a risparmio e non a consumi. Se si trattasse di benefici duraturi, strutturali, gli effetti sui consumi quasi certamente ci sarebbero. Si tratta invece di «una tantum» e quindi gli effetti desiderati è improbabile che si verifichino. Ma come fare a renderli duraturi con risorse così limitate? Ci sono tre possibili soluzioni a questo problema. 1. Tagliare gli sprechi e devolverli al sostegno duraturo dei salari, cioè ad una vera e propria redistribuzione del reddito. Ma i tagli sono stati già effettuati nella Finanziaria e con tutt´altra destinazione. 2. Tassare i redditi miliardari, le innumerevoli rendite esistenti, i redditi sommersi. 3. Puntare sulla crescita e sulle nuove risorse tributarie che essa determinerebbe. Le soluzioni di cui ai numeri 2 e 3 non sono alternative e possono essere utilmente miscelate. Ma se non s´imbocca questa strada avremo soltanto provvedimenti «spot» di assistenza sociale e come tali con un pregevole significato etico, ma nessun effetto di rilancio sulle capacità produttive del Paese. Aggiungo che l´insieme delle misure fin qui approvate penalizzano nettamente i salariati delle regioni settentrionali, nelle quali si concentra la parte maggiore del lavoro operaio. Si parla tanto di questione settentrionale ma non sembra che l´opinione nordista, prevalente nella maggioranza di centrodestra, si sia resa conto di quest´aspetto tutt´altro che marginale del decreto in questione. I benefici a pioggia sulle famiglie hanno tagliato fuori il lavoro dipendente che entra nel quadro solo tangenzialmente e marginalmente. Per il lavoro autonomo ci sarà la revisione degli studi di settore e la detassazione avverrà in quel modo. Ma per il lavoro dipendente non è previsto nulla di specifico. Non si capisce in questo quadro che cosa abbiano ottenuto la Cisl e la Uil che hanno dato il loro accordo a questa pseudo-manovra. La detassazione dei miglioramenti salariali di secondo livello? Ed è per questi spiccioli che hanno rotto l´unità sindacale? * * * Ci sarebbero parecchie altre osservazioni da fare sui 36 articoli del decreto. Faccio solo qualche esempio. Esiste un fondo soprannominato Scajola, per dire infrastrutture emergenziali. Esiste un altro fondo soprannominato Sacconi, per dire provvedimenti aggiuntivi sul lavoro ove si rendessero necessari (e si renderanno sicuramente necessari) c´era, e sarà in parte riposizionato, un fondo per le aree sottosviluppate (Fas) di oltre 50 miliardi, dei quali 25 sono stati ricollocati da Tremonti per infrastrutture a tempo futuro. Quest´abitudine di accumulare denari in fondi provvisori dai quali attingere a tempo opportuno può essere un accorgimento utile in casi eccezionali ma se diventa, come sta diventando, un uso corrente la conseguenza sarà quella di indebolire ancora di più di quanto già non sia il potere di controllo del Parlamento accrescendo la discrezionalità dell´Esecutivo. Nessuna notizia sul tema dei "bond" e delle obbligazioni convertibili che le banche con patrimoni insufficienti dovrebbero emettere e il Tesoro sottoscrivere. Tutto rinviato. Meglio così, è un segno di solidità del nostro sistema bancario. Sembra però che Tesoro e banche stiano trattando un accordo sul credito alle piccole e medie imprese, quello che la Confindustria chiede con crescente insistenza ma di cui ancora non c´è preannuncio. Sembra che il governo vorrebbe affidare ai prefetti (!) la vigilanza sull´esecuzione dell´accordo in questione quando e se si farà. Se questa fosse la soluzione, avremo una politicizzazione del credito che neppure il fascismo riuscì ad imporre al sistema bancario. Capisco che siamo in tempi molto agitati, ma l´eccezionalità non giustifica lo stravolgimento dei mercati e della Costituzione materiale. Post scriptum. La ciliegina su questa torta purtroppo assai sottile è rappresentata dal raddoppio dell´Iva, dal 10 al 20 per cento, sui contratti di Sky con i propri utenti. Si tratta di milioni di contratti e di un provvedimento che raschierebbe l´intero margine lordo di quell´impresa che opera sull´emittenza digitale. Siamo in pieno conflitto di interessi. Un governo presieduto dal proprietario di Mediaset emana un decreto che mette fuori mercato un suo diretto concorrente. La ministra Carfagna rispondendo in una trasmissione televisiva ad una domanda sulla proprietà di Mediaset, disse non a caso che «in queste questioni Berlusconi fa quello che gli pare». Aveva l´aria di approvarlo e non di biasimarlo ed è evidentemente così: fa quello che gli pare. In questo caso però la faccia ce la mettono Tremonti e l´intero Consiglio dei ministri, Carfagna compresa. La decenza consiglierebbe di ritirarla subito questa sconcezza.

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rifondazione, fratoianni verso la conferma (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina II - Bari Il congresso Rifondazione, Fratoianni verso la conferma Nicola Fratoianni va verso la riconferma alla segreteria regionale di Rifondazione comunista. Il responso sarà ufficializzato oggi, nella seconda e ultima riunione del congresso regionale. Vendoliano, il segretario uscente si è ricandidato alla guida del partito che anche in Puglia «è segnato da profonde lacerazioni». «Ma occorre - ha detto Fratoianni - compiere uno sforzo». Timidi venti di pace, dopo le barricate del congresso nazionale a luglio. «So bene - ha detto Fratoianni - che le divergenze tra noi sono profonde ma occorre cambiare passo. Non penso - ha aggiunto - a tentazioni buoniste. Penso alla necessità di riportare il conflitto, anche quello più radicale, nello spazio della politica». Per Fratoianni «l´assillo» resta quello della «ricostruzione della sinistra». E si può fare, cominciando proprio dalla Puglia dove il Prc ha vissuto «un´avventura politico-amministrativa unica nel panorama nazionale», con Nichi Vendola alla guida della Regione Puglia. In Puglia, comunque, il partito ha bisogno «di lasciarsi alle spalle la sensazione di spaesamento con cui ha talvolta vissuto l´esperienza del governo regionale». Un obiettivo da raggiungere percorrendo due strade: da un lato con una diversa forma di relazione col governo, fatta di contatto fitto sui temi dell´amministrazione, dall´altro «il partito deve perseguire rispetto al governo una propria autonomia di percorso politico, di proposta, di invenzione e di ricerca culturale».

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CHE ROTTURA QUESTO DIALOGO (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

n. 287 del 2008-11-30 pagina 1 CHE ROTTURA QUESTO DIALOGO di Mario Giordano E così è rispuntato il dialogo. Puntuale come una tassa, inevitabile come la casella del via al Monopoli: di che cosa parliamo oggi? Milan e Inter non giocano, Roma e Lazio neppure, sul sesso degli angeli abbiamo già detto tutto. Allora dài, forza, ci facciamo due chiacchiere intorno al dialogo che, ormai, è diventato peggio del mullah Omar: tutti ne parlano, nessuno l'ha mai visto. E sinceramente ci saremmo anche un po' stancati di affrontare l'argomento, se non fosse che ogni tre per due ce lo mettono davanti agli occhi. Ti distrai un attimo e zac: te lo ritrovi pure nel caffelatte del mattino. Ma dialogo con chi? De che? L'altra sera ero ospite a Ballarò e ho respirato un clima da volemose bene così zuccherino che, per fortuna, non soffro di diabete altrimenti avrei rischiato il coma. Rutelli e Di Pietro, come il gatto e la volpe, avevano messo la faccia di circostanza delle grandi occasioni: c'è la crisi, ci vuole il dialogo. Ho provato a obiettare a Di Pietro come sia possibile definire Berlusconi Hitler e poi chiedere di dialogare con lui. Niente da fare. Era deciso a mostrarsi buono. Infatti in chiusura di trasmissione Floris ha voluto sottolineare l'atmosfera mielosa in studio. «Te l'aspettavi?», mi ha chiesto. E io: «No. Se dura la chiameremo la svolta di Ballarò». Ma la svolta di Ballarò è durata il tempo di spegnere le telecamere. Poi sono ripresi gli insulti. Mentre scrivo escono agenzie in cui il dialogante Di Pietro ribadisce che Berlusconi è un «corruttore politico» e invita tutti a resistere prima di diventare «sudditi». Sudditi del dittatore, s'intende. Bersani e Gentiloni tirano fuori dalla naftalina il conflitto d'interessi. E nel frattempo Veltroni continua la sua marcia a intermittenza che prevede un giorno a muso duro e l'altro piagnucolante al telefono. Ieri era giorno dispari, quindi aveva il muso duro: ha alzato i toni scoprendo il diritto alla guerra preventiva sulle decisioni del governo. Dice dialogo, e intende potere di veto. D'altra parte l'altro giorno sull'Università s'è visto come intendono il dialogo quelli del Pd. Avevano chiesto delle correzioni al provvedimento del governo, le correzioni sono state accolte. E loro hanno votato no lo stesso. E allora? Perché perdere tempo? L'abbiamo ripetuto mille volte, ci spiace annoiarvi ma è necessario ripeterlo ora: di fronte all'emergenza che avanza gli italiani vogliono decisioni, non dialogo. La social card varrà pochi spiccioli, come dicono gli snob, ma il dialogo vale ancor meno. I provvedimenti sul mutuo forse non risolvono il problema della casa, come dicono gli scettici, ma il dialogo non risolve nulla. In più, in queste ore, viene da chiedersi a che serve dialogare con Veltroni, che, oltre a essersi sempre dimostrato inaffidabile, ormai sembra arrivato alla fine della corsa. Dopo la figuraccia rimediata alla vigilanza Rai, dove ha dimostrato di muoversi nel terreno della politica con la stessa abilità con cui un dromedario si muove in Groenlandia, i suoi sono usciti allo scoperto. I dalemiani gli fanno la guerra, i popolari gli fanno la fronda, la Finocchiaro si candida a succedergli, Enrico Letta invoca per il 19 dicembre un ribaltone. D'Alema rispunta fuori e al Tg1 chiede un «chiarimento politico», che in sinistrese significa la resa dei conti. Walter non riusciva a tenere insieme il partito quand'era al massimo della forza, come può farlo ora che, per citare una celebre battuta, è il più grande segretario morente? Di solito si dice, di fronte alle grandi crisi, che le forze politiche debbono fare un gesto di responsabilità e affrontare il dialogo. Ci sembra che ci siano tutte le condizioni per ribaltare l'appello: di fronte alla grande crisi che ci aspetta, le forze politiche facciano un gesto di responsabilità. La smettano di rompere con la storia del dialogo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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l'ultimatum di unicredit a zaleski - giovanni pons (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Pagina 24 - Economia L´ultimatum di Unicredit a Zaleski "Piano serio e di mercato entro stasera o chiediamo il rientro dei crediti" "Piano serio e di mercato entro stasera o chiediamo il rientro dei crediti" GIOVANNI PONS MILANO - La resa dei conti nell´affare Zaleski-banche si avvicina a passi spediti. L´ultimatum di Unicredit dei giorni scorsi è diventato ancora più radicale nelle ultime ore, alla luce delle indiscrezioni che vogliono Romain Zaleski sfilato dalla morsa delle banche italiane grazie alla cessione del pacchetto di azioni Intesa Sanpaolo in pegno a Royal Bank of Scotland e Bnp Paribas. «Se entro stasera non arriverà un´offerta seria e di mercato - fanno sapere fonti vicine alla banca di Piazza Cordusio - da lunedi mattina chiederemo i rientri sulla Tassara International». In effetti, la banca guidata da Alessandro Profumo è quella che ha seguito fin dall´inizio la politica più coerente. Unicredit si è resa disponibile a immettere "nuova finanza" nel sistema Zaleski a patto, però, di ridurre la propria esposizione complessiva. E il piano di intervento di cui si è parlato fino a giovedi sera prevedeva per Unicredit una diminuzione dell´esposizione complessiva per 350 milioni. Non così si sarebbe verificato per Intesa Sanpaolo in evidente conflitto di interessi per il fatto che Zaleski - con i soldi ottenuti dalle banche negli anni scorsi - ha acquistato fino al 5% della stessa Intesa Sanpaolo; e altri pacchetti in alcuni snodi nevralgici della finanza italiana, come il 2% di Mediobanca e il 2% di Generali cari alla stessa Intesa. Ma due giorni fa, Zaleski ha rialzato la testa forte di un aumento di capitale della Tassara da circa 200 milioni e ha cercato di divincolarsi dalle banche chiedendo una moratoria sul pagamento degli interessi. Ma da Unicredit fanno sapere che si tratta di un´ipotesi «infattibile», se non altro per rispetto agli altri debitori della banca sicuramente meno "relazionati" di Zaleski. Tuttavia, ieri mattina, il finanziere franco-polacco insieme al suo fido braccio destro Mario Cocchi hanno intavolato discussioni con Rbs e Bnp per "smontare" le posizioni creditorie attraverso una cessione dei pacchetti azionari in pegno. Vale a dire il 3% di Intesa e il 2% di Generali. Operazione che è stata accolta piuttosto favorevolmente dai rappresentanti degli istituti esteri ma che difficilmente vedrà la luce dopo la dura presa di posizione di Unicredit. L´istituto di Piazza Cordusio vanta circa 600 milioni di crediti verso la lussemburghese Tassara International, una posizione garantita da pacchetti di azioni Arcelor ed Edison. Posizioni che da domani mattina potrebbero essere riversate sul mercato se entro stasera non arriverà sul tavolo di Unicredit un piano che rispetti il rischio di mercato del debitore Zaleski, inclusa una forma di earn-out, cioè di partecipazione alle potenziali plusvalenze che la liquidazione del portafoglio titoli potrebbe creare in futuro. La situazione è delicata poiché anche solo la liquidazione del pacchetto Edison potrebbe creare qualche smottamento al titolo e all´assetto azionario della società guidata da Umberto Quadrino. Zaleski è, infatti, il terzo azionista della società energetica con il 10,02%, un pacchetto che deriva in parte dalla scalata a Montedison compiuta dai francesi di Edf e dalla Fiat nell´ormai lontano 2001 e in parte dalla successiva ricapitalizzazione. Nel suo portafoglio c´è inoltre il 2,5% di A2a, la joint Milano-Brescia che controlla a cascata il 51% di Edison insieme ai francesi. Se il castello di partecipazioni di Zaleski finisse per essere smontato in maniera poco ordinata le conseguenze sarebbero di non poco conto. Ed è anche per questo motivo che i vertici di Intesa premono per una soluzione consensuale anche al costo di accollarsi un´esposizione aggiuntiva verso un finanziere il cui profilo di rischio è aumentato molto negli ultimi mesi.

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La norma ad televisionem e i ricorsi storici (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Riformista, Il" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

La norma ad televisionem e i ricorsi storici L' espressione non si può usare. Perché puzza di antiberlusconismo, di Caimano. Però quando si parla di televisione è inevitabile, rispunta sempre. Conflitto di interessi. Ed è proprio la televisione di Rupert Murdoch - l'uomo che Berlusconi sarebbe potuto diventare (dicono i suoi) se la scarsa dimestichezza con l'inglese e la necessità della politica non lo avessero condannato a esserne una riproduzione in scala - a denunciare che nel decreto anticrisi di venerdì c'è scappato un paragrafetto ad televisionem che costerà a Sky Italia 580 milioni di Iva in più. E poi dicono «sostegno alle imprese», lamenta il capo Tom Mockridge. In realtà qualcuno che ne beneficia c'è, ed è proprio Mediaset, la televisione di famiglia berlusconiana, che con il digitale terrestre è diretta concorrente di Sky ma che, per puro caso ovviamente, viene solo scalfita dalla leggina che prevede il raddoppio dell'Iva per le pay tv. Un quindicennio fa, in un'altra Italia, una piccola televisione milanese sfidava la politica trasmettendo sul territorio nazionale quando non si poteva, rompendo le logiche del sistema e portando un po' di concorrenza in un settore in rigido monopolio. Ora che quella televisione è diventata l'architrave del sistema berlusconizzato, la storia si ripete al contrario. E, come allora, la televisione controllata dalla politica (anzi, da un politico solo) usa il suo potere per frenare le insidie del mercato e provare ad affondare l'unico concorrente. È l'Italia (non il mercato), bellezza. 30/11/2008

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Raddoppia l'Iva per Sky che si infuria col Governo Confindustria in attesa (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Riformista, Il" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Raddoppia l'Iva per Sky che si infuria col Governo Confindustria in attesa INSODDISFAZIONI. Gli imprenditori si aspettano che non sia finita qui, la crisi richiede altri interventi. La tv di Murdoch controle misure che la penalizzano a vantaggio di Mediaset, «sostegno alle imprese» sì, ma selettivo. Confcommercio delusa, sperava nella detassazione delle tredicesime. di Stefano Feltri Nei dieci minuti del consiglio dei ministri di venerdì forse non se ne è discusso (e neppure nella conferenza stampa), ma nel pacchetto anticrisi del Governo c'è una misura che fa infuriare Sky. Il capo della divisione italiana della tv satellitare, Tom Mockridge ha spiegato che il Governo ha raddoppiato l'Iva sulla televisione a pagamento, che passerà dal 10 al 20 per cento. E questo, dice Mockridge, è un aumento di costi per l'azienda che si tradurrà in «un aumento delle tasse per 4,6 milioni di italiani che hanno liberamente scelto i programmi Sky». Mediaset, che compete direttamente con il canale satellitare nell'offerta di contenuti a pagamento come le partite di calcio e i serial americani, ieri ha espresso «preoccupazione» dopo la denuncia di Sky. Ma Mediaset è l'azienda della famiglia del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che due giorni fa ha varato il decreto, ha ricordato ieri Pierluigi Bersani del Pd, e l'oppozione vuole chiarire se ci sono conflitti di interesse. Secondo Paolo Gentiloni, Pd, Mediaset sarà toccata infatti solo in molto marginale, perché la norma colpirà solo gli abbonamenti mensili per certi canali digitali. Una perdita trascurabile, a differenza che per Sky. Dopo l'approvazione del pacchetto anticrisi anche la Condindustria di Emma Marcegaglia non è parsa molto entusiasta. «Non basta ma la direzione è giusta», ha detto la presidentessa. A un giorno di distanza, mentre il Partito democratico continua a protestare e la Cgil conferma lo sciopero del 12 dicembre, il direttore generale dell'associazione degli industriali, Maurizio Beretta, dettaglia quel giudizio. «La logica degli interventi è quella giusta, soprattutto per quanto riguarda l'intervento sull'Irap, che da anni chiediamo, anche la social card rientra in una logica condivisibile di stimolo ai consumi, ma l'Europa ma la risposta alla crisi non si può esaurire nell'intervento di venerdì», spiega Beretta al Riformista. C'è il debito pubblico molto alto, il piano europeo che stanzia poco risorse diretti mentre l'Europa non rinuncia al pacchetto di misure ambientali che tanti sacrifici richiederà alle imprese, ma nonostante questo c'è margine d'azione. Beretta indica alcune priorità per gli industriali: «Una questione aperta è quella relativa ai fondi strutturali europei, quelli per il periodo 2007-2013, aspettiamo un rapido varo del pacchetto investimenti in infrastrutture». Poi ci sono problemi che non sono nati con questa crisi, ma che proprio per la gravità della situazione sarebbe ora di risolvere in modo definitivo, come i crediti della pubblica amministrazione verso le imprese, che ammontano a oltre 60 miliardi». Il Governo non pensi di aver la coscienza a posto per aver speso (forse, i conti si faranno alla fine) 4-6 miliardi di euro. Anche perché ci sono riforme possibili a costo quasi zero, come quella contenuta nel decreto che richiede di comunicare un indirizzo email al momento dell'iscrizione nel registro delle imprese. Il centro studi Cgia di Mestre ha diffuso ieri dati secondo cui la burocrazia costa alle piccole e medie imprese 11,5 miliardi di euro. Alcuni economisti sono convinti che il Governo sia consapevole che il peggio potrebbe arrivare dopo la stagione natalizia quando sarà chiara la crisi dell'economia reale, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti voglia conservare margine di manovra per quel momento. Altri pensano invece che la logica sia solo quella del free riding: visto che siamo un paese che dipende dall'estero, sia nelle esportazioni che nell'importazione di materie prime, le nostre imprese beneficiano anche dei denari spesi dai governi vicini, quindi basta aspettare e lasciare che siano gli altri a fare il grosso dello sforzo. «Le imprese italiane soffrono per il calo dei consumi interni e, soprattutto, di quelli esterni. Ma il rallentamento dell'economia mondiale può anche diventare una buona notizia, perché con la recessione scende il prezzo delle materie prime, variabile decisiva in un'economia come la nostra che si regge sulla trasformazione e sulla produzione di beni intermedi», sostiene Andrea Colli, docente di Storia economica alla Bocconi ed esperto di aziende famigliari. Ma è facile cedere al pessimismo, come fa l'ex confindustriale Massimo Calearo, ora deputato del Pd: la «social card è uno zuccherino» e l'Italia sta diventando simile «all'Argentina di qualche anno fa». A novembre è crollata anche la fiducia dei commercianti, ai minimi dal 2005, perché sono loro i primi a risentire della riduzione dei consumi, per ora frutto soprattutto delle aspettative negative sul futuro (quelle che Silvio Berlusconi cerca di combattere invitando a «non cambiare il proprio stile di vita»), ma che presto peggiorerà, quando le imprese si troveranno costrette a licenziare per far fronte al crollo dei profitti innescato proprio, in un circolo vizioso, dalla discesa dei prezzi conseguente al calo dei consumi. In comune con Confindustria, i commercianti hanno la preoccupazione per la stretta nel credito. «Si può uscire dalla crisi solo se si dà la possibilità alle piccole e medie imprese di esercitare il proprio mestiere e portare avanti la propria missione», ha detto nei giorni scorsi Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. Per dirla con le parole confindustriali di Beretta: «il sistema bancario deve valutare la capacità delle imprese e non solo le garanzie offerte», cioè non farsi spaventare dal clima generale e finanziare anche quelle aziende che hanno da offrire solo buone idee, per evitare di soffocare il sistema. 30/11/2008

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Governo, scoppia il caso Sky Il Pd: è conflitto d'interessi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Governo, scoppia il caso Sky Il Pd: è conflitto d'interessi C'è una tassa che colpisce la pay tv Sky Italia, nel decreto varato dal governo. L'Iva per gli abbonati è stata portata dal 10% al 20%, un provvedimento che colpisce famiglie e aziende. Danneggiare in un colpo solo le famiglie e le imprese. Un'operazione per fortuna di difficile realizzazione, ma che al governo sembra essere riuscita perfettamente con il provvedimento che riguarda la pay tv Sky. E che, neanche a farlo apposta, favorisce chi (Silvio Berlusconi) negli ultimi tempi guardava con crescente preoccupazione all'avanzata della piattaforma satellitare, divenuta il principale rivale privato di Mediaset. Il governo ha raddoppiato l'Iva per i 4.600.000 abbonati a Sky Italia, portandola dal 10% al 20%. Una nuova tassa denunciata dall'amministratore delegato di Sky Italia, Tom Mockridge, che ha anche ricordato come «l'azienda che rappresento offre lavoro direttamente a oltre 5mila persone e ad altre 4mila nell'indotto. Con questa scelta Sky Italia pagherà la bellezza di 580 milioni di euro in tasse allo Stato italiano, una crescita evidentemente in contrasto con l'affermazione del governo che questo pacchetto sostiene lo sviluppo delle imprese. Senza contare il danno alle famiglie». Per il responsabile della comunicazione del Pd, Paolo Gentiloni, si tratta di «un vero e proprio blitz contro Sky, il principale concorrente privato di Mediaset. Mentre l'azienda di proprietà della famiglia Berlusconi non è coinvolta dall'aumento visto che la norma del 1995 abrogata ieri riguarda solo la tv via satellite e via cavo. Nei prossimi giorni ci rivolgeremo alle autorità di garanzia per verificare se la norma anti Sky non è un caso classico di quel "sostegno privilegiato" all'azienda di proprietà di Berlusconi che è vietato anche dalla nostra blanda normativa sul conflitto di interessi» Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, parla di un «provvedimento odioso non solo perché diretto contro un concorrente, ma anche perché colpisce nelle tasche milioni di cittadini. L'associazione Articolo 21 ha già dato mandato ai suoi legali di sostenere e di promuovere tutte le iniziative che saranno assunte per bloccare questa nuova tassa, figlia del conflitto di interessi». Ma la "tassa Sky" è solo l'ultimo provvedimento preso dal governo sul fronte anti-crisi che non convince l'opposizione. Ieri il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, ha voluto rispondere a chi nella maggioranza chiede a gran voce un'intesa sulle misure volute dall'esecutivo. «Se davvero si vuole un'intesa con l'opposizione» ha precisato Veltroni «se ne ascoltino le proposte e si concordino i provvedimenti, perché non è immaginabile ricevere semplicemente inviti a ratificare decisioni già prese senza alcun coinvolgimento. In parlamento il pd si muoverà come sempre nell'interesse del Paese, tengo particolarmente al rispetto dei ruoli, senza confusione e zone d'ombra, e sono convinto che, come sta succedendo in altri Paesi, questo si debba accompagnare alla costante valutazione da parte di tutti della priorità degli interessi generali dell'Italia . Ma bisogna sottolineare come le proposte anti-crisi presentate dal governo siano purtroppo del tutto insufficienti: non c'è nulla di strutturale, nulla che riguardi i redditi e le pensioni, nulla che riguardi il precariato, molto poco per le piccole e medie imprese». «In parlamento» conclude Veltroni «il pd si muoverà come sempre nell'interesse del Paese, ma le dichiarazioni ed i comportamenti del presidente del consiglio, e di alcuni esponenti della maggioranza, non aiutano certo». GIUSEPPE CARUSO Milano gcaruso@unita.it

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Costituzione in bilico Berlusconi contro i talk show: ogni dissenso è oltraggio Usa la folla contro i nemici secondo la tradizione peronista (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Costituzione in bilico Berlusconi contro i talk show: ogni dissenso è «oltraggio» Usa la folla contro i nemici secondo la tradizione peronista Basta!" Berlusconi attacca i talk show televisivi, compreso Porta a Porta, che difficilmente può essere accusato di simpatie per la sinistra. L'attacco funziona, dalla platea si levano grida astiose contro i protagonisti dell'informazione tv: "Bravo! Cacciali tutti!". "Non paghiamo più il canone" urlano dalla platea del cinema Massimo de L'Aquila signore di solito sobrie ed educate. Berlusconi racconta il complotto tv: "È passata parola tra tutti i conduttori, Rai e non, che siano a sinistra, di far convergere sul presidente del Consiglio prese in giro, a volte insulti, oltraggi, molto spesso menzogne". Il premier sa come incantare i suoi fan che lo adorano: "Ai vertici internazionali mi rispettano per il mio modo di fare e perché sono un tycoon (intende dire: "ricco", ndr). Una volta mi vedo arrivare Bush, Putin e Blair. Ognuno indossava la cravatta che regalo di solito. Gli faccio: vedo che vi siete ripuliti. E loro: non scherzare Silvio, siamo qui per una richiesta sindacale. Volevamo chiederti se, quando finiamo di fare i presidenti ci assumi nel tuo gruppo"». (Gianluca Luzi, la Repubblica, 24 novembre). A prima vista sembra uno dei tanti episodi di colore del vivace primo ministro italiano. Ma una più attenta lettura rivela un disegno preciso e bene eseguito di qualcuno che sa come usare i potenti strumenti di cui dispone e vuole che si capisca che opporsi non è uno scherzo che passerà impunito. Ciò che sembra un numero di varietà, una curiosa parodia di se stesso, è in realtà un proclama in tre punti, che sono tre pesanti e realistiche minacce. Primo. Far capire bene il suo dominio assoluto sui media, a cominciare dalla televisione pubblica. Il dissenso (che pure è mite e rarissimo) viene dichiarato «oltraggio», il leader politico di un sistema formalmente democratico trasforma se stesso in istituzione che deve essere considerata intoccabile dalla satira o dalle critiche. «Bravo! Cacciali tutti» risponde la folla che vede e che approva il ferreo legame tra padrone del governo e padrone dei media. Secondo. Nella migliore tradizione peronista il leader getta il peso della sua folla contro i nemici che sta indicando. In quel modo prefigura una gogna che potrà essere perfezionata «ad personam» (nome e lavoro) se qualcuno sarà così stupido da continuare a proporre caute battute (più di così non c'è) contro il non discutibile capo del governo. Terzo. Ma l'intoccabile capo del governo è anche l'unico editore di tutta la televisione italiana, e un editore di carta stampata potente abbastanza da stroncare ogni carriera in ogni settore. Non si può dire che l'annuncio sia stato ambiguo o sussurrato. L'atmosfera fa capire che nessuno si meraviglierà (meglio ancora, si scandalizzerà) se certi volti usciranno di scena, certi nomi scompariranno e certi contratti non potranno essere rinnovati. Ma la barzelletta su Bush, Blair e Putin dice chiaro che c'è un premio per chi se lo merita. La spinta a stare dalla parte giusta diventa fortissima e umanamente comprensibile. Sentite un titolo di «Prima Comunicazione», mensile dedicato alla pubblicità e al giornalismo (26 novembre): «Com'è Piersilvio Berlusconi? Educato, sensibile, gentile». Con foto di copertina tipo Johnny Depp. L'importante è che siano le parole giuste, nel momento giusto. È il momento giusto anche per discutere di «regime». Ecco un esemplare scambio di accuse fra Massimo Giannini (editorialista di Repubblica e autore di un nuovo libro dedicato a Berlusconi) e Andrea Romano editorialista della Stampa e del Riformista. È una vera litigata tra i due autori, sull'uso della parola «regime». Massimo Giannini: «Mi dispiace che una persona intelligente come Romano mi ricicli come uno dei tanti imbecilli (e in effetti non ne mancano) che abbaiano come cani alla luna "regime, regime!". Non era questa la mia intenzione». Andrea Romano: «Il punto è nei danni che la retorica del regime pseudo-fascista berlusconiano ha inflitto alla qualità della nostra discussione pubblica, devastandone la capacità di distinguere e giudicare» (il Riformista, 25 novembre). Lo stesso giorno è intervenuto il presidente della Camera Gianfranco Fini, con un parere un po' diverso: «In questo modo di far politica ci sono rischi di cesarismo». Ha subito commentato il professor Pasquino: «Fini ha ragione. Infatti non c'è un vice-Cesare». Come se avesse ascoltato, interviene il giorno dopo Gustavo Zagrebelsky: «La Costituzione è in bilico. E' sottoposta a erosione e svuotamenti di cui nessuno può conoscere l'esito. È il momento del conflitto latente. Tutti attendono ma i primi per prudenza. I secondi per ignavia. La causa è sempre e solo una: l'appannamento dell'uguaglianza e la rete di gerarchie che ne deriva. Qui, sulla disuguaglianza, si gioca la partita decisiva del regime» (la Repubblica, 26 novembre). Chi ha visto in televisione l'editto di Abruzzo, mentre Berlusconi aveva accanto il suo candidato Chiodi che gridava «Giusto! Giusto!» ad ogni frase del capo, a ogni sua minaccia (state attenti, posso farlo), al sempre più aggressivo schierarsi della folla del capo, sa che, in questo Paese sfortunato, il regime è già cominciato. furiocolombo@unita.it

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Nigeria, guerra tra cristiani e musulmani Oltre 380 morti (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Unita, L'" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Nigeria, guerra tra cristiani e musulmani «Oltre 380 morti» Nigeria in fiamme. Gruppi di cristiani e di musulmani si stanno scontrando nella città di Jos, nel centro-nord. Un reporter dice di aver contato 381 cadaveri. Oltre 10mila profughi in fuga dalla città. Moschee e chiese in fiamme nel centro della Nigeria, il più popoloso stato dell'Africa. Ancora una volta l'esplosione di violenza è scoppiata nella regione del Plateau, nel centro-nord, zona di cerniera tra il settentrione musulmano e gli stati del sud prevalentemente cristiani ed animisti. Testimoni dicono di aver visto cataste di cadaveri ammassati in una moschea. Tra questi un collaboratore dell'emittente Radio France International dice di aver contato 381 corpi. Fonti della Croce Rossa parlano di oltre 200 vittime e 300 feriti. Di certo gli scontri in corso sono violentissimi e certamente i più gravi da quando, nel maggio 2007, ha assunto la carica di presidente Umaru Yar'Adua. Le autorità della regione hanno imposto il coprifuoco 24 ore su 24 nei principali quartieri della città di Jos, capitale della regione e la polizia ha avuto l'ordine di sparare a vista sui gruppi di dimostranti che si danno battaglia. IN GUERRA DA DECENNI Alcune fonti sostengono che sei moschee, cinque chiese, e moltissime abitazioni sono state date alle fiamme. Il conflitto tra cristiani e musulmani si trascina da decenni con un bilancio di decine di migliaia di morti. Nel 2001 Jos venne messa a ferro e fuoco, tre anni dopo toccò alla città di Yelva. Le violenze di questi giorni sono esplose quando i militanti del partito Anpp nel quale si riconosco i musulmani del gruppo Hausa (che comprende anche cristiani) si sono sentiti defraudati della vittoria nelle elezioni locali. Secondo molte fonti sono stati i musulmani ad attaccare i sostenitori del partito Pdp, per il quale simpatizzano molti cristiani del gruppo Berom. Questi ultimi sono prevalentemente agricoltori e, fin dal periodo pre-coloniale, sono in conflitto con i musulmani in maggioranza pastori. SULTANATO ISLAMICO «Nel nord - fa notare Carlo Carbone, africanista - pur all'interno dell'assetto federale della Nigeria, si è formato un vero e proprio stato, un sultanato musulmano, mentre nel sud non vi sono stati cristiani o con connotazioni religiose e la presenza animista è ancora forte. I rapporto più critico è certamente quello tra cristiani e musulmani perché determinato non solo e non tanto da motivi religiosi, ma piuttosto da contrapposizioni politiche. L'Islam sta assumendo un peso molto consistente nel paese, le difficoltà per i cristiani stanno aumentando». Le violenze potrebbero proseguire nei prossimi giorni. I gruppi armati che si confrontano incendiano molte abitazioni ed alcuni quartieri di Jos sono sconvolti dagli scontri. Secondo la Croce Rossa «oltre 10mila persone sono state messe in fuga dalle loro abitazioni e stanno cercando rifugio nelle chiese, nelle moschee e nelle caserme della polizia e si temono epidemie». TONI FONTANA ROMA tfontana@unita.it

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<Qui i poveri non sono integralisti> (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-11-30 num: - pag: 1 autore: di STEFANO MONTEFIORI categoria: REDAZIONALE Parla Lapierre Lo scrittore «Qui i poveri non sono integralisti» \\ «In 28 anni nelle bidonville, mai visto un conflitto religioso: gli indigenti sono uniti contro la povertà. Colpita la mia idea di India fraterna». A PAGINA 10

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Romani: abbiamo tolto un privilegio (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-11-30 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il sottosegretario: trattamenti di favore impossibili. Mediaset avrà lo stesso aumento Romani: abbiamo tolto un privilegio «Nel '95 fu concessa una imposta agevolata, con la crisi riequilibrio necessario» ROMA — L'atteggiamento è quello di chi cade dalle nuvole: «Conflitto di interessi? Non capisco di cosa sta parlando». Si perché Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni e da sempre uomo di riferimento per le materie televisive per Forza Italia, non vede davvero alcuno scandalo nella decisione presa venerdì dal governo di alzare l'Iva dal 10 al 20% per gli abbonamenti alle tivù satellitari: «In tempi di crisi, era un atto dovuto e necessario. Esisteva una situazione di privilegio che non ha più ragion d'essere». Non la pensano affatto così nè all'amministratore delegato di Sky Tom Mockridge, che lamenta un grave danno per gli oltre 4 milioni e mezzo di abbonati italiani, nè i pd Bersani e Gentiloni, nè i dipietristi, che vedono nella decisione del governo un attacco al principale concorrente privato di Mediaset... «Allora facciamo un po' d'ordine, e vediamo chi ha ragione». Appunto, chi ha ragione? «Vede, nel lontano 1995, proprio per favorire lo sviluppo e la crescita della tivù satellitare e di quella via cavo, si pensò di concedere un'Iva agevolata a chi si abbonava: se in tutto il settore era prevista al 20%, per satellitari e cavo si abbassò al 10%». Lo si è fatto in molti settori produttivi, non solo per le tivù «Vero, e in effetti in questo caso parlo della tivù satellitare, perché quella via cavo non è mai decollata la decisione ha contribuito al successo delle pay-tv, tanto che oggi parliamo di milioni di abbonati». Nonché di un'azienda come Sky che, dice il suo amministratore delegato, dà lavoro a migliaia di persone e crea ricchezza al Paese. Perché penalizzarla quando molte aziende vengono aiutate dal governo? «Perché, dopo 13 anni, un'agevolazione come questa non ha più senso. E non lo ha maggiormente in un momento in cui una crisi tanto grave impone a tutti di stringere la cinghia. Posso capire le lamentazioni di Mockridge, siamo contenti che abbiano deciso di investire in Italia e siamo loro grati, ma capiranno anche loro che trattamenti di favore, agevolati, dei quali anche loro nel tempo hanno profittato, non erano più possibili ». Non crede però che una decisione del genere non possa essere presa da un governo presieduto dal proprietario della maggiore tivù commerciale italiana? Non le sembra logico che l'opposizione lamenti il conflitto di interessi? «Assolutamente no, perché è una decisione giusta e doverosa. Ci mancherebbe che il governo non potesse muoversi in questo settore, se si evidenzia un particolare squilibrio! Tra l'altro, voglio segnalare che anche Mediaset premium, sulle cui carte prepagate già si pagava l'Iva al 20%, subisce lo stesso aumento di Sky per quanto riguarda gli abbonamenti al digitale, dunque non c'è nessun vantaggio per nessuno». A rimetterci comunque saranno gli abbonati «Che hanno comunque, sempre, la possibilità di scegliere, visto che esistono televisioni a pagamento come esistono televisioni che si possono vedere gratuitamente». Non c'era un'altra soluzione? «Lo dico a puro titolo di esempio: sempre nel mio settore, erano uscite voci su un possibile aumento della tassazione per la telefonia mobile: ecco, in quel modo sì che avremmo colpito l'intera popolazione italiana! E invece noi stiamo pensando a tutt'altro ». A cosa? «Visto che tra i tanti problemi della tivù c'è quello del canone, che vede un'evasione del 27% concentrata soprattutto al sud, stiamo studiando la possibilità di modificare il meccanismo di pagamento, in maniera da far pagare meno, davvero molto meno, ma di far pagare tutti». Sottosegretario Paolo Romani Paola Di Caro

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Dialogo sulla crisi e <caso Sky> Pd, affondo contro Berlusconi (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-11-30 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Il pacchetto del governo Mockridge, ad della tv di Murdoch: una misura anti-famiglie Dialogo sulla crisi e «caso Sky» Pd, affondo contro Berlusconi I democratici: il raddoppio dell'Iva? C'è conflitto di interessi Veltroni: non si può chiedere una ratifica a cose fatte. La richiesta di Berlusconi è arrivata troppo tardi ROMA — Scoppia la guerra dell'Iva tra Berlusconi e Murdoch, tra la tv satellitare Sky Italia e Palazzo Chigi, mentre il Pd risponde picche all'invito al dialogo lanciato l'altro giorno dal Cavaliere nei confronti della minoranza «per rilanciare il Paese». Dopo la scoperta, a sorpresa, che nel decreto anti-crisi varato venerdì dal governo c'è una norma che raddoppia l'Iva dal 10 al 20% per gli abbonamenti alle pay-tv, l'amministratore delegato Tom Mockridge ha reagito duramente accusando l'esecutivo di voler colpire i 4,6 milioni di famiglie clienti di Sky. E l'opposizione grida allo scandalo evocando il «conflitto di interessi». «Doveva essere un provvedimento a vantaggio delle imprese e delle famiglie - scrive in un lungo comunicato Mockridge - invece è un aumento di tasse per chi ha liberamente scelto i nostri programmi e un freno alla nostra impresa di generare sviluppo e nuovi posti di lavoro». Il manager fa anche due conti per dire che così l'Iva prodotta da Sky passerà da 370 milioni di euro a 580 milioni, oltre 200 milioni in più a carico degli abbonati, facendo capire che la strategia aziendale sarà quella di scaricare sul consumatore finale l'aumento fiscale e non quella di assorbirlo nel bilancio per non ridurre drasticamente l'utile operativo che al 30 giugno era di 419 milioni di dollari. Mockridge, per sostenere le proprie ragioni e l'incongruenza della mossa del governo, cita l'esempio del primo ministro inglese Gordon Brown che ha ridotto l'Iva al 15% proprio per rilanciare i consumi. E, mantenendo fede alla promessa di informare i suoi abbonati (che fanno oltre 12 milioni di persone), ieri ha bombardato i programmi di Sky News accusando in modo dettagliato l'assurdità del provvedimento fiscale. Che, peraltro, colpisce anche Mediaset pur se con cifre molto inferiori. La polemica sulle pay-tv ha alzato la temperatura dello scontro con l'opposizione sull'intero pacchetto anti-crisi. A parte i distinguo dell'Udc e dell'Italia dei valori che si sono detti «propositivi» se nel corso del dibattito parlamentare ci sarà modo di apportare modifiche. «In particolare a vantaggio delle famiglie», ha precisato il segretario Pierferdinando Casini. Netto invece il no alla collaborazione dal parte del leader del partito democratico Walter Veltroni perché «non si può chiedere una ratifica a cose fatte». «La richiesta di Berlusconi è arrivata troppo tardi - continua Veltroni - se era davvero interessato al nostro contributo avrebbe dovuto consultarci preventivamente ». Stessa analisi da parte del presidente di Italianieuropei, Massimo D'Alema per il quale le misure varate dal governo «sono del tutto insufficienti per i lavoratori e i cittadini più deboli». Secca la risposta del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Pur confermando di «essere ancora aperti al dialogo», afferma che «purtroppo noi non abbiamo un'opposizione normale, come quella di altri Paesi occidentali, loro sanno dire soltanto dei no». In una intervista a Sky Tv 24 Bonaiuti ha aggiunto che «a sbattere la porta del dialogo è stato Veltroni per rincorrere il suo amico e alleato Di Pietro». E se l'ex ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani, in merito alle pay-tv, solleva il tema del conflitto di interesse - «raddoppia l'Iva al suo concorrente» - chiedendosi se «Berlusconi era presente al momento del voto», anche da La Destra arrivano forti critiche. Il segretario nazionale Francesco Storace definisce la social card da 40 euro al mese una «fuffa» mentre al risanatore di Alitalia Augusto Fantozzi, «andrebbe un compenso di 15 milioni di euro, almeno così dicono...». Magnati Il premier Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, con Rupert Murdoch in una foto di fine Anni 90. Sky fa capo alla News Corporation del tycoon australiano Roberto Bagnoli

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Attacchi terroristici di Mumbai: se non indigna la caccia agli ebrei (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-11-30 num: - pag: 28 autore: di ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE LA LOTTA JIHADISTA Attacchi terroristici di Mumbai: se non indigna la caccia agli ebrei SEGUE DALLA PRIMA Cosa c'entrano gli ebrei con il conflitto indo-pakistano? Assolutamente nulla. Ma c'entrano moltissimo con l'ideologia jihadista e con il fanatismo antisemita che la caratterizza. Il richiamo più immediato è al caso di Daniel Pearl, il giornalista ebreo-americano rapito e sgozzato in Pakistan nel 2002. Il fatto che egli fosse ebreo ebbe una parte decisiva nel suo assassinio. L'attacco al Centro ebraico è la dimostrazione del fatto che il terrorismo islamico ha due facce, trae alimento da due radici: i conflitti regionali ma anche un'ideologia jihadista che ha per posta la riorganizzazione della umma, la comunità dei credenti, in chiave antioccidentale e della quale è un tassello essenziale la «guerra ai sionisti». Per questa ragione, pur dovendo modulare le risposte a seconda delle condizioni locali, non conviene perdere di vista il quadro di insieme. Le battaglie «locali» (soprattutto quando si colpiscono anche ebrei e americani) ottengono una eco immediata in tutti i luoghi del mondo ove l'estremismo islamico alligna e favoriscono un proselitismo i cui effetti si manifesteranno in seguito, con altre azioni terroristiche, in altre parti del globo. Per quanto riguarda noi europei di singolare nei nostri atteggiamenti verso il terrorismo islamico c'è l'indifferenza che spesso mostriamo per un aspetto della sua ideologia che dovrebbe, a rigore, apparirci ripugnante: l'antisemitismo. è una vecchia storia. La stessa Europa che ricorda l'Olocausto e si commuove davanti al film Schindler's List non prova particolare sdegno per l'antisemitismo diffuso nel mondo arabo, e musulmano in genere, di cui la «caccia all'ebreo» da parte dei jihadisti (anche a Mumbai) è una diretta conseguenza. Non casualmente, qui da noi trovò fertile terreno, dopo l'11 settembre, la favola secondo cui il jihadismo sarebbe colpa di Israele, un frutto delle persecuzioni israeliane nei confronti dei palestinesi. E vanno anche ricordati i sondaggi che registrano l'ostilità di tanti europei per Israele. Al fondo, sembra esserci una strategia inconsapevole e politicamente suicida. C'è l'idea che solo se neghiamo l'evidenza, ossia i veri caratteri dell'ideologia jihadista, solo se spieghiamo le sue manifestazioni violente come il frutto esclusivo di circostanze specifiche in luoghi lontani da noi, possiamo sperare di essere lasciati in pace.

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Educa alla pace l'ospite di "Guerrae" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Stampa, La" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

Domani a Cuneo. Educa alla pace l'ospite di "Guerrae" Incontro al Museo Casa Galimberti con il prof. Novara E' stato fra i primi in Italia ad affrontare in maniera organica una formazione improntata all'educazione alla pace, domani al Museo Casa Galimberti, ore 21, interverrà su: «La gestione maieutica dei conflitti». E' il prof. Daniele Novara, ospite di «Guerrae», la rassegna curata da Simonetta Bellotti e Sandra Viada. La prima parte quest'anno è dedicata al tema del conflitto inteso non come sinonimo di guerra «ma contrasto di idee, interessi, bisogni. Quando nessun altro mezzo dialettico riesce a risolvere un conflitto, ecco che guerra e violenza prendono il sopravvento». L'obiettivo della rassegna è quello di sollecitare i cittadini a ragionare su questa ambiguità e sulla possibilità di risolvere i conflitti senza violenza. Il professor Novara, pedagogista e fondatore del Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza ha realizzato il primo corso organico italiano di educazione alla pace dal titolo «Scegliere la pace», 6 volumi editi dalle Edizioni Gruppo Abele nel periodo 1991-2002. E' autore di numerosi libri e pubblicazioni, di cui l'ultimo in ordine di tempo esplora un tema di grande attualità: «I Bulli non Sanno Litigare! - L'intervento sui Conflitti e lo Sviluppo di Comunità», redatto con Luigi Regogliosi (Carocci Editore, 2007). Ha ideato la mostra interattiva «Conflitti, litigi e altre rotture» per ragazzi dagli 11 ai 16 anni, gli spettacoli interattivi «Anna è furiosa» per bambini dai 5 ai 10 anni e «Cosa vuoi da me papà?» per gli adolescenti, che offrono un percorso di scoperta dentro la dimensione della rabbia e dentro le difficoltà dello «stare al mondo». \

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Berlusconi: "La sinistra vuole davvero il dialogo? Allora rompa con Di Pietro" (sezione: Conflitto di interessi)

( da "Giornale.it, Il" del 30-11-2008)

Argomenti: Conflitto d'interessi

n. 287 del 2008-11-30 pagina 0 Berlusconi: "La sinistra vuole davvero il dialogo? Allora rompa con Di Pietro" di Redazione Il presidente del Consiglio: "Ponga fine all'alleanza con il signor Antonio Di Pietro, calunniatore e violento. Farebbe un servizio al Paese". La polemica sull'aumento dell'Iva a Sky: "Colpita anche Mediaset". E sulla scuola dice: "La sinistra voleva cancellare le scuole private". "L'Irap tassa assurda da abolire" Sesto San Giovanni (Milano) - "Se la sinistra vuole veramente dialogare con noi una cosa potrebbe veramente farla: porre fine all'alleanza con il signor Antonio Di Pietro, calunniatore e violento. Farebbe un servizio al Paese". Lo ha detto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con il convegno della Democrazia Cristiana autonomista organizzato a Sesto San Giovanni in vista dell'adesione al Pdl. Berlusconi ha quindi accusato la sinistra di proseguire la campagna elettorale: "Non si sono ancora rassegnati del fatto che la responsabilità di governare il Paese gli italiani l'hanno data a noi". Il presidente del Consiglio ha infine accusato la sinistra di lanciare attacchi infondati nei confronti del governo: "Attraverso i loro giornali e le trasmissioni televisive raccontano che noi non abbiamo fatto niente per l'economia reale. Sono perennemente in campagna elettorale". "Sky? Colpita anche Mediaset" "E' stata penalizzata anche Mediaset che sta facendo partire una tv a pagamento. Questo significa che la sinistra si è inventata ancora una volta la menzogna del conflitto di interessi", ha detto Berlusconi parlando dell'aumento dell'Iva per le tv a pagamento. "La sinistra - ha detto Berlusconi - aveva dato a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10% dell'Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri". Berlusconi ha quindi ribadito: "Sky non è una concorrente di Mediaset perché viaggia sul satellite. Mediaset però è stata penalizzata". "La sinistra voleva cancellare le scuole private" Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha accusato la sinistra di voler cancellare le scuole private. Berlusconi é stato stimolato da Gianfranco Rotondi: "se non c'era Silvio ci cancellavano dai libri di storia". "Volevano cancellare - ha replicato Berlusconi - le scuole private". "Decreto Gelmini, penalizzata anche la Mondadori" "Qualche settimana fa - ha spiegato Berlusconi - abbiamo introdotto la norma secondo la quale i libri di testo potranno essere adottati solo con una cadenza di cinque anni. In questo modo è stata colpita la Mondadori che, mi sembra, abbia deciso di uscire dal comparto della scolastica". Berlusconi ha così accusato la sinistra di utilizzare il conflitto di interessi senza rendersi conto che, per esempio, il decreto Gelmini colpisce anche la Mondadori: "La sinistra - ha concluso - è in divorzio con la realtà del Paese". "Irap tassa da abolire" "La manovra permette di avere l'Iva di cassa e delle detrazioni sull'Irap ed é una promessa per una futura abolizione di un'assurda imposta che abbiamo solo noi e che è stata introdotta dalla sinistra", ha poi spiegato il premier al convegno organizzato dalla Dc per le autonomie in vista di una loro adesione al Pdl. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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