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DOSSIER “CONFLITTO DI INTERESSI” |
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tARTICOLI DEL 24-29 novembre 2008
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Articoli
se in italia i giovani leoni non hanno i denti -
giuseppe d'avanzo ( da "Repubblica, La"
del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: AVANZO Un indizio di conflitto generazionale fa capolino con il gonfiarsi dell´Onda studentesca ? e speriamo che non sia fittizio, che duri e nel tempo si rafforzi. Finalmente, una forma di resistenza individuale e collettiva a un modello normalizzato che riconosce soltanto incertezza e precarietà alle giovani generazioni non protette dalla famiglia,
e
a saxa rubra si ribellano "vuole spegnere le nostre voci" - carmelo
lopapa ( da "Repubblica, La"
del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Siamo rispettosi dell´istituzione governo, a prescindere da chi lo guida. E così è avvenuto in questi primi mesi di governo. Ma guai a tirare fuori la storia dell´epurazione o del conflitto di interessi: la gente ha cose più serie a cui pensare, per adesso».
"d'amato
e iervolino incauti" ( da "Repubblica, La"
del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Amato mi ha arruolato nelle fila dei sostenitori di Scudieri e mi ha poi rimproverato di trovarmi in evidente conflitto di interessi» per la vicenda del figlio. L´assessore precisa di aver già detto in un´intervista di non aver titolo per giudicare quale dei due candidati all´Unione industriali sia il più idoneo per la presidenza, e di aver definito D´Amato "un uomo di qualità".
il
paese è bloccato ma l'analisi dell'anagrafe rivela un'altra verità. a partire
dalla politica e dall'economia - autore1
( da "Repubblica,
La" del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: avanzo Un indizio di conflitto generazionale fa capolino con il gonfiarsi dell´Onda studentesca - e speriamo che non sia fittizio, che duri e nel tempo si rafforzi. Finalmente, una forma di resistenza individuale e collettiva a un modello normalizzato che riconosce soltanto incertezza e precarietà alle giovani generazioni non protette dalla famiglia,
Aperti
gli sportelli contro la violenza ( da "Stampa, La"
del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: con la psicologa Monica Cupia, «Violenza familiare e mobbing» con la consigliera provinciale di Pari opportunità Tatiana Giovanetti e «Mediazione familiare come prevenzione e risoluzione alternativa dei conflitti» con la mediatrice familiare Barbara Granato. Per informazioni contattare i numeri 335.6468277 o 335.6978767.
Esperti
a confronto sui disagi adolescenziali
( da "Stampa,
La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Fra gli argomenti: i conflitti educativi nella gestione degli adolescenti e le relazioni fra genitori e figli. Interverranno, fra gli altri, Barbara Sangiovanni, Maria Gaudio, Daniele Novara, Barbara Visentini, Giorgio Genta, Gianmario Massazza, Paola Pregliasco, Marina Galissi, Maria Teresa Rolando, e Marta Gargiulo.
"a
more', che cciai la controfigura?"
( da "Repubblica,
La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Johnny Palomba, che ne pensa di questo conflitto Festival di Roma, Festival di Torino? «Beh, come diciamo noi a Roma il festival di Roma è pizzi e fichi, Torino è per gajardi». Che cosa chiederà in trasmissione a Nanni Moretti? «Una domanda per lui ce l´ho, tanto per farlo arabbià.
Il
virus dei piloti ha colpito anche...
( da "Giornale.it,
Il" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: propri interessi (se non ancora meno confessabili obbiettivi politici), gli eventi di questi giorni devono avergli chiarito le idee. Il conflitto Comune-Vigili ha le sue origini almeno dieci anni fa, quando l'allora sindaco Albertini ridusse d'autorità i ghisa di scrivania, impose che una percentuale maggiore scendesse in strada e scelse come comandante un generale dei Carabinieri,
il
sindacato contro la regione "pendolari, non scudi umani" - nadia
campini ( da "Repubblica, La"
del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: innesco di un conflitto tra i ferrovieri che devono far rispettare le regole e i passeggeri dei treni Assurdo consegnare centinaia di ricorsi agli avvocati quando tutto potrebbe essere risolto col contenzioso NADIA CAMPINI NELLA guerra proclamata dall´assessore Vesco a Trenitalia il sindacato si schiera contro la Regione e accusa l´assessore di usare ferrovieri e utenti come «
chi
ha paura dei finanziamenti privati? - luigi gia
( da "Repubblica,
La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il conflitto d´interesse tra chi produce e chi consuma beni così strategici come la cultura, la formazione e la salute può generare mostri? Domande retoriche che, come tutte quelle della categoria, prevedono solo un tipo di risposta: "non è giusto, si generano mostri".
lezioni
di storia dagli alpini in trincea - raffaele r. riverso
( da "Repubblica,
La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: mostra 90 anni dopo la fine del primo conflitto mondiale. In esposizione documenti, fotografie, reperti di collezionisti. Con una sola eccezione: niente armi RAFFAELE R. RIVERSO «Basta con questa guerra della povera gente». La celebre frase del tenente Ottolenghi (Gian Maria Volonté), nel film "Uomini contro" di Francesco Rosi, sintetizza perfettamente l´assurdità della Grande Guerra.
no
del comune all'inchiesta ( da "Repubblica, La"
del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il sindaco Domenici ha ribadito la contrarietà: «Tutti gli atti urbanistici sono passati di qui: volete indagare su voi stessi?», ha detto ai consiglieri dopo aver ricordato che con Fondiaria il Comune ha spesso avuto conflitti proprio per privilegiare l´interesse pubblico.
un
convegno ai confini di etica e scienza medica
( da "Repubblica,
La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Armando Massarenti, filosofo della scienza, parlerà di «Staminalia. La neolingua contro la libertà di ricerca». Francesco Galofaro interverrà sui «Conflitti tra medicina e diritto». Carlo Alberto Defanti, neurologo dell´ospedale Niguarda di Milano, discuterà le «Soglie nel processo di morte».
ma
il salvataggio è già un pasticcio cambiale in bianco del tesoro usa - (segue
dalla prima pagina) dal nostro inviato
( da "Repubblica,
La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: conflitto d´interessi con il suo altro ruolo: consigliere di Obama. E nello staff economico presentato ieri dal neopresidente figurano l´amico e collega prediletto di Rubin, Larry Summers, nonché il figlio di Rubin, James. Un brutto pasticcio, aggravato dal fatto che Rubin ha ricevuto dalla Citigroup 160 milioni di dollari di compensi mentre gli azionisti della banca perdevano 250
tutto
sul cavaliere senza ossessioni - michele serra
( da "Repubblica,
La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: incivile conflitto di interessi, il labile senso della misura umana e politica, la scarsa percezione delle responsabilità istituzionali, la disinvolta etica pubblica, la scadente cultura, la volgarità di alcuni gesti e parole, il narcisismo patetico, il populismo compulsivo, gli amici pregiudicati, la galanteria importuna,
Abusi,
tre donne su quattro vittime di mariti e compagni
( da "Corriere
della Sera" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: indicatore di modernizzazione ma insieme amplificatore di conflitti; la violenza dei figli sui genitori e quella dei giovanissimi sulle coetanee per effetto del consumo di cocaina e alcol nei fine settimana. Infine — ha concluso — le finte violenze, quelle di giovani donne che hanno rapporti non protetti e per paura dicono a casa di essere state stuprate».
I
"cuori rossi" della terza guerra civile italiana
( da "Giornale.it,
Il" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
sinistra
negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale (dal ?
La
vittoria del "pragmatismo quotidiano"
( da "EUROPA
ON-LINE" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: del resto da sempre visto solo come alternativa pacata al conflitto, non come ideologia autonoma e autopropellente ». Quel che resta, allora, è «il mellifluo consenso» che si impone proprio attraverso le ?emozioni blande?. Non c?è allora da far conto sull?illusione che «torni il conflitto, grande oggetto del desiderio».
Sul
ricambio generazionale nel web ( da "EUROPA ON-LINE"
del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Avanzo hanno provocato una reazione molto articolata di Luca Sofri: «Io non amo il conflitto. Nel senso che non mi piace litigare, e preferisco, con quelli che reputo in grado di capire le cose, spiegargliele piuttosto che dir loro ?demimonde a tua sorella?, come lui oggi meriterebbe». Riporto la premessa perché io invece amo il conflitto e ritengo che D?
Savona,
"tagli" e trattative Vago verso il Chittolina?
( da "Stampa,
La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: al Derthona ci sono conflitti all'interno dello spogliatoio tra giocatori e dirigenza, e qualcuno sta già prendendo accordi con altri club. Infine, a Sestri Ponente è stato esonerato l'allenatore Beppe Maisano. Al suo posto l'ex calciatore Roberto Balboni che ha esordito con una vittoria sulla Novese.
La
"prima" alla Scala sullo schermo del Sociale
( da "Stampa,
La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: straziato dalle vittime del potere e intesse intrecci fatti di conflitti, morte e tradimenti: mentre l'infante di Spagna è innamorato della matrigna, ma a sua volta desiderato dall'amante del padre, il trono di Filippo II subisce le imposizioni della chiesa. La versione che inaugurerà la stagione lirica milanese e le dirette in alta definizione biellesi, è quella italiana del 1884 (
senza
uguaglianza la democrazia è un regime - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: cioè del conflitto di interessi, a destra come a sinistra, è stato accantonato. La causa è sempre e solo una: l´appannamento, per non dire di più, dell´uguaglianza e la rete di gerarchie che ne deriva. Qui si gioca la partita decisiva del "regime". Tutto il resto è conseguenza e pensare di rimettere le cose a posto,
Fassino
non s'arruola alla guerra di ex Ds <Basta con la storia degli Orazi e
Curiazi> ( da "Riformista, Il"
del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Ma questo non sarà un tema di conflitto, perché faccio parte anche del gruppo che sta scrivendo il manifesto europeo del Pd, dal quale si evincerà quanto i due testi siano convergenti per spirito e proposte. Qualcuno dice che il Pd dovrebbe guardare solo ai democratici americani.
la
superbia di nobis e i ricchi e poveri del 2008 - marco vacchetti
( da "Repubblica,
La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il conflitto viene presto risolto proprio dal «gran signore», che, venuto a conoscenza del comportamento arrogante del figlio, lo obbliga a domandare scusa al compagno davanti a tutta la classe, mentre da parte sua stringe vigorosamente la mano del carbonaio.
BIOETICA,
LA LEGGE NON SIA CONTRO ELUANA ( da "Unita, L'"
del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: in caso di conflitto tra volontà del paziente e valutazione del medico, l'opinione di quest'ultimo; e a escludere dall'ambito delle decisioni assumibili quella relativa a nutrizione e idratazione artificiali e alla loro sospensione. Se così accadesse, la legge risulterebbe fatalmente più arretrata rispetto all'attuale situazione: oggi,
il
viaggio di cuccia porta "fuori rotta" - sergio troisi
( da "Repubblica,
La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: imbastiscono illuminazioni e conflitti che le coste, i mercati e le strette vie degli abitati antichi accolgono come una confessione e un approdo. Come scelta di regia, Cuccia alterna (è un carattere ricorrente dei suoi lavori) inquadrature ravvicinate a piani lunghi, immagini sgranate a brevi viraggi in bianco e nero, con un ritmo serrato che si ritrova,
Scala,
la rivolta dei ballerini ruba la scena al nuovo direttore
( da "Corriere
della Sera" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Insomma, invece di ricomporsi, il conflitto Scala/maestranze raddoppia. Mentre alla prima mancano solo 12 giorni. Il teatro ricorda l'insindacabilità delle scelte artistiche. Secondo i ballerini riuniti nell'assemblea di ieri, nell'ultimo concorso non è stato premiato il merito.
SE
DI CARLO È UNA CHANCE PER CAMBIARE
( da "Corriere
della Sera" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: sostanzialmente indenni da qualsivoglia barlume di dubbio su potenziali conflitti di interesse o su più semplici ragioni di opportunità. Si tratta di un'immagine brutta e sporca, condita con la peggiore e greve romanità. Il fatto che Di Carlo stesso avvalori l'ipotesi di un suo possibile coinvolgimento personale nell'impero di Cerroni o che l'approccio al problema dei rifiuti sia limitato all'
l'occidente
e l'afghanistan - guido rampoldi ( da "Repubblica, La"
del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: insistenza di molti europei sulla necessità di negoziare un armistizio con i Taliban rivela un´ansia di disimpegnarsi da un conflitto considerato ormai troppo rischioso, se non già perso («Temiamo che alcuni membri della Nato - ha scritto la settimana scorsa il giornale americano ? siano così smaniosi di ritirare le truppe che vorrebbero svendere il futuro dell´Afghanistan»).
penati
"no alla bracco al tesoro la presidenza dell'expo" - rodolfo sala a
pagina vi ( da "Repubblica, La"
del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
Pagina III -
Milano Il presidente della Provincia "Sarebbe in conflitto
d´interessi" Penati "No alla Bracco Al Tesoro la presidenza
dell´Expo" RODOLFO SALA A P
<Subito
una risposta delle forze riformiste>
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Da una parte «ci sono gli insanabili conflitti interni nel suo partito e nel centrosinistra», e il gesto plateale «serve a Soru per far intervenire i vertici del Pd e riportare tutti i dissidenti all'obbedienza». Dall'altra, invece, «c'è un ragionamento politico più sottile, riconosciuto anche da alcuni esponenti della maggioranza».
Telecom,
missione in Argentina ( da "Corriere della Sera"
del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ingresso in Telecom Italia di Telefonica ha provocato indagini ed esposti per il potenziale conflitto degli spagnoli, già proprietari di Telefonica de Argentina e Movistar. I Werthein hanno alimentato le polemiche sollevando la questione prima davanti al consiglio di Telecom Argentina e poi al Tribunale, cercando così di mettere in un angolo i soci italiani.
<Ma
la corsa al petrolio potrebbe corrompere l'isola>
( da "Corriere
della Sera" del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: trasformazione della Groenlandia in un attore del mercato petrolifero non sarà facile, mi aspetto interessanti storie su cambiamenti e conflitti culturali e, purtroppo, tristi vicende umane. Tra i miei timori, infatti, oltre a possibili danni all'ambiente naturale, c'è il pericolo che il popolo dell'isola dimentichi le sue origini». Sulla Groenlandia, quindi, il suo prossimo romanzo?
<Banchieri
intoccabili> in crisi, imbarazzati dal caso Zaleski
( da "Giornale.it,
Il" del 27-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: sane del mercato competitivo e dei possibili conflitti di interesse che generava la sua partecipazione in Mediobanca. Ha rotto i legami con la Rizzoli e ha preferito gli analisti finanziari ai salotti romani. Un paio di anni fa, plaudendo alla Finanziaria di Prodi e sostenendo che non avesse ceduto alle pressioni della sinistra estrema, scriveva: «Non dobbiamo perdere di vista l'
<Io
segretaria? Non lo escludo> ( da "Secolo XIX, Il"
del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: la gente non capisce bene il dibattito interno: stare nello stesso partito non deve trasformarsi in un conflitto. Ma, sicuramente, i mass media giocano una partita importante in questa fase di confusione, rappresentando il problema in termini personalistici: D'Alema contro Veltroni. A questo punto vorrei sapere anch'io di cosa stanno parlando?
Su
luce e gas il governo fa invasione di campo
( da "Secolo
XIX, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Le negoziazioni di Copenhagen potrebbero rappresentare uno sforzo per riconciliare i conflitti tra nazioni, regioni, interessi economici, ricchi e poveri, nord e sud. Con un accordo di queste dimensioni il mondo potrebbe superare quei principi governativi disposti nel Trattato di Pace di Westfalia nel 1645, che segnò la nascita della sovranità nazionale.
la
ricchezza nel mirino - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Nella carne viva di Mumbai i conflitti antichi s´incrociano con le dinamiche del XXI secolo. I boss della mafia islamica di Mumbai gestiscono il narcotraffico via satellite dai loro superyacht al largo di Dubai, allacciano alleanze con i Taliban afgani, offrono coperture logistiche al terrorismo.
"ho
agito come un buon padre per difendere la democrazia"
( da "Repubblica,
La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Pagina XI - Napoli Il numero uno della Federico II: "Non voglio conflitti" "Ho agito come un buon padre per difendere la democrazia" "La mia decisione tutela il diritto di tutti ad andare a votare, negato da una occupazione" Rettore Trombetti, oggi chiedono le sue dimissioni, perché lei ha sospeso le elezioni universitarie.
sette
giorni nel cinema di amos gitai - luca sancini
( da "Repubblica,
La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: il regista Gitai incontrerà il pubblico e alcuni storici esperti del conflitto israelo-palestinese al teatro Testoni di Porretta. Il festival nato nel 1960 come Mostra del cinema libero, ha rappresentato per anni un avvenimento internazionale: «Ultimo tango a Parigi» e «La classe operaia va in paradiso» furono anteprime mondiali.
TROPPI
FEDERALISTI A PAROLE ( da "Stampa, La"
del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ridurre le spese e di maggiori conflitti di competenze? In concreto, sono questi due i problemi principali. L'esperienza ha dimostrato che è più difficile operare riduzioni di costi, come è necessario in momenti di ristrettezze di bilancio, in periferia che al centro. Le pressioni degli interessi colpiti, infatti, condizionano certamente di più i poteri locali e meno quelli nazionali,
Sale
l'allarme in Europa ( da "Tempo, Il"
del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: islamico in India limitandosi a sottolineare il perdurare dei conflitti di natura etnica e religiosa. E oggi nella settimanale riunione del Casa al Viminale, gli esperti dell'anti terrorismo valuteranno con le forze di polizia e dai servizi di sicurezza le informazioni acquisite sugli attentati di Mumbai e sui possibili riflessi che la minaccia terroristica può avere sui Paesi europei.
Due
giorni a Savona per onorare i Caduti
( da "Stampa,
La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: anniversario della conclusione del Primo conflitto mondiale. «L'inutile strage», come disse Papa Benedetto XV, il genovese Giacomo Della Chiesa, nel suo appello del 1° agosto 1917 ai Paesi belligeranti. Che lo ignorarono. Le manifestazioni sono state organizzate dalla sezione ligure dell'Unione nazionale italiana reduci di Russia.
Rassegna
di danza al Teatro Chiabrera ( da "Stampa, La"
del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: indica la tragedia lasciata alle spalle: un conflitto mondiale che ha cancellato per sempre "l'età dell'innocenza", ribaltando schemi morali e convenzioni e annientando energie ed emozioni. Ma è anche uno sfondo che segna, come uno spartiacque, la voglia di rinascere a passioni assolute e assaporare fino all'ultimo respiro ogni attimo di vita».
LO
SNODO DELL'ETA' DI MEZZO ( da "Stampa, La"
del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Elogio del conflitto». Il convegno propone una riflessione da cui emergano non solo le passioni tristi ma anche quelle gioiose, che possono offrire ai preadolescenti speranze sociali e strumenti di analisi per comprendere la complessa realtà attuale. Sempre per discutere sul modello di sviluppo, nel pomeriggio dello stesso giorno,
VENERDI'
28 Colazione d'affari HOTEL LANCASTER, CORSO TURATI 8, ORE 7,30-9 Bni
organiz... ( da "Stampa, La"
del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
Il conflitto
nella vita di coppia come strumento di crescita o come momento di crisi?; III
edizione del ciclo di incontri gratuiti sui temi della famiglia. Info
011/8138711 o www.vssp.it. Omoculture LEGOLIBRI, VIA MARIA VITTORIA 31, ORE
Il
terrore islamico che spaventa il mondo
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: sempre pronta a prestare la sua regia globale ad un conflitto tradizionalmente regionale. Certamente, per dimostrare che la guerra ha dimensioni extraterritoriali anche nelle sue tattiche operative e non soltanto nelle sue conseguenze. Ma soprattutto per ricordare nel modo più feroce che anche un evento di portata storica come l'elezione di Obama alla Casa Bianca,
Bagarre
per assegnare le cittadinanze onorarie
( da "Stampa,
La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: durante un conflitto a fuoco, era stato ferito». A quel punto è arrivato un subemendamento del consigliere Pietro Ras, che ha chiesto l'inserimento di un'altra cittadinanza onoraria, da insignire al generale Angelo Distaso, presidente dei concorsi ippici di Pinerolo e promotore della scuola federale di equitazione.
Il
premier dimostri che dice sul serio
( da "EUROPA
ON-LINE" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: e al conflitto sociale aperto con Cgil e studenti) anche una inestinguibile faida politica con l?opposizione. È la strada già suggerita e praticata da alcuni professionisti della politica, da Fini a Letta a Bossi, e fin qui sabotata da ministri come Sacconi o dai pasdaran mandati dal Pdl a dirigere i gruppi parlamentari.
Caso
Soru, parla il prof: <È uno scontro di poteri>
( da "EUROPA
ON-LINE" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: è il lungo conflitto interno al Pd tra il governatore, da una parte, e il senatore Antonello Cabras, dall?altra. Su quello socio-economico, come semplificato su gran parte della stampa, c?è lo scontro tra ambientalisti e costruttori. A livello istituzionale, infine, si confrontano due diverse visioni di gestione del potere: quello ?
"conflitto
d'interessi? li abbiamo tutti..."
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: altra parte dobbiamo preoccuparci che l´attività all´interno degli ospedali sia svolta in modo decoroso: sia quella pubblica, sia quella in ambito privato». Quanto ai conflitti di interesse denunciati dal professore Regesta? «Siamo tutti in conflitto di interesse, primo fra tutti Regesta, con la presenza all´ospedale San Martino sua e del figlio».
il
lungo viaggio di eliezer alla ricerca della casa intrigo a costantinopoli tra
vecchi e nuovi barbari - lucilla fuiano
( da "Repubblica,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Una rivisitazione romanzata dei conflitti e delle tensioni nella Costantinopoli del IV secolo, crocevia tra la cultura di Atene e di Gerusalemme e punto di scontro tra l´atmosfera decadente dell´Impero Romano d´Occidente e quella ambiziosa dell´Impero d´Oriente. Ecco alcuni degli ingredienti di questo romanzo storico intitolato "Intrigo a Costantinopoli"
"è
vero, ho attaccato per primo" il presidente georgiano ammette - pietro del
re ( da "Repubblica, La"
del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: è quanto ho testimoniato davanti alla Commissione d´inchiesta che sta indagando sul conflitto dell´estate scorsa. Ho giustificato il provvedimento dicendo che era necessario per la sicurezza nazionale. è stata una decisione difficile, ma qualsiasi governo occidentale l´avrebbe fatto per non mettere in pericolo i propri cittadini».
Ce
la farà il professor Giulio T. a diventare un capo?
( da "Riformista,
Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: economia in conflitto d'interesse con la sua metà intellettuale (giacché deve gestire ottimisticamente una situazione prevista con un dose di apocalittica assertività) a diventare un grande leader politico, un capo? Forse, in questa nuova fase della lunghissima transizione italiana, è la più interessante sfida che abbiamo sotto gli occhi.
Così
il Cav. dà una mano alle banche senza essere troppo invadente
( da "Foglio,
Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Italia che dovrà vigilare sui conflitti di interesse tra soci industriali di banche che erogano credito ai medesimi soci. La novità può comunque rivestire una funzione essenziale per un rafforzamento “privato” e non “pubblico” del sistema del credito.
La
matematica inafferrabile ( da "Corriere della Sera"
del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: dimenticano valori in conflitto come autorità, efficienza, ambizione, fede e così via». Ma questa indipendenza è il segreto della loro forza: non solo nei confronti del potere, ma anche della stessa filosofia, che talvolta cerca di rinchiudere l'animale matematico in gabbia, salvo accorgersi che, appena serrato il chiavistello,
IL
TEOREMA DI STAROBINSKI E LA CRITICA SECONDO ONOFRI
( da "Corriere
della Sera" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: BREVI IL TEOREMA DI STAROBINSKI E LA CRITICA SECONDO ONOFRI Chissà se dopo il conflitto di opinioni provocato dall'ultimo pamphlet di Massimo Onofri ( Recensire, istruzioni per l'uso, Donzelli) non si debba invocare sul tema dell'impegno nella critica letteraria (stroncatura inclusa), fortemente datato e dibattuto senza perderne in attualità, una sorta di sospensione delle polemiche.
Lo
sfogo del segretario confederale con Letta
( da "Corriere
della Sera" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: A chi lo fa notare il ministro ombra ribatte che «prima non esisteva il Pd». Problema che conosce bene Walter Veltroni. Tanto che, cosciente dei riflessi che può avere sul suo partito il conflitto nel sindacato, non fa altro che ripetere: «Occorre l'unità, bisogna favorire l'unità». R. Zuc.
IL
TERRORE PUNTA SUL PAKISTAN ( da "Stampa, La"
del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Tutto ciò implica che il lungo conflitto che dai tempi della partizione si trascina latente, e che ciclicamente esplode, tra India e Pakistan venga messo al servizio di questo disegno, e l'irredentismo kashmiro ne diventi parte integrante, replicando amplificato e con maggior successo il tentativo di islamizzazione del conflitto ceceno.
[FIRMA]MONICA
PEROSINO Tra poche ore il mistero sarà sciolto. Per tutta la settimana i
cinqu... ( da "Stampa, La"
del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: tornati sul fatto che la selezione di film e documentari in concorso presentasse storie incentrate sui conflitti della famiglia, sul tema della fuga e dell'emarginazione: «Credo che i film di Torino - ha detto Lethem - ci abbiano messi di fronte all'intero paesaggio umano». Solo Jerzy Stuhr ha segnalato una «assenza» non giustificata: «Non è stata presentata nessuna commedia pura.
Oggi
e domani il ricordo dei Caduti novant'anni dopo la Grande Guerra
( da "Stampa,
La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: e Cosseria Due giorni a Savona per ricordare i Caduti di tutte le guerre e il 90° anniversario della conclusione del Primo conflitto mondiale. E' una iniziativa della sezione ligure dell'Unione nazionale reduci di Russia in collaborazione con la Provincia e il Comune. Il programma prevede oggi (inizio ore 18) un convegno nella Sala mostre della Provincia con interventi del prof.
La
neorealpolitik di mr O. ( da "Foglio, Il"
del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: di Hillary la riedizione del conflitto politico e ideologico tra la Casa Bianca di Bush e il suo più moderato segretario di stato: così come la presenza di Powell è servita a Bush per conquistare credibilità in territori a lui ostili, come l?Onu, oppure per fare in modo che la base conservatrice avesse un obiettivo interno su cui scaricare la rabbia per gli eventuali insuccessi,
Assessore
alla Cultura o artista? Udc: <Rischio di conflitto di interessi>
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Udc: «Rischio di conflitto di interessi» Interpellanza --> Le sue opere compaiono nei corridoi e negli uffici del Municipio. Sono i quadri dell'artista-assessore Maura Saddi: rappresenta un conflitto di interessi? A chiederlo, tramite un'interpellanza urgente, è il gruppo consiliare dell'Udc.
berlusconi,
scoppia il caso sky ( da "Repubblica, La"
del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il Pd: è conflitto d´interessi ROMA - è polemica sull´aumento dell´Iva sulle pay tv contenuta nel decreto anti-crisi del governo. «è un aumento delle tasse ai nostri abbonati», protesta Sky. L´opposizione attacca: «C´è conflitto d´interessi». E tra le misure spunta anche il congelamento del canone Rai.
scoppia
il caso sky: "è conflitto d'interesse" - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Pagina 10 - Economia Scoppia il caso Sky: "è conflitto d´interesse" Pd: il premier penalizza il suo concorrente con l´Iva. Mockridge: tassate 4,6 milioni di famiglie Veltroni: non si chiede collabora-zione a cose fatte. Calearo contro lo sciopero Cgil LUCIO CILLIS ROMA - Sky Italia non ci sta.
La
rivolta di Sky-tvno al raddoppio Iva
( da "Secolo
XIX, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: è di mezzo il conflitto di interessi, subito denunciato dall'opposizione. C'è di mezzo uno scontro tra il tycoon mondiale della televisione, Rupert Murdoch, e il padrone delle tv italiane, Silvio Berlusconi. Ma c'è di mezzo una tassa che colpirà oltre 4 milioni e mezzo di italiani: la manovra "anticrisi" varata dal governo prevede tra l'
<Tornanogli
antichiconflittidell'India> ( da "Secolo XIX, Il"
del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ultimo anello di una lunga catena di conflitti tra hindu e musulmani, divisi da un odio sempre più feroce. Il gruppo sospettato dell'operazione, il Lashkar-e-Taiba, iniziò la sua attività in Kashmir poco dopo la distruzione della moschea di Ayodhya. E per capire l'India di oggi bisogna dimenticare le rappresentazioni che se ne sono fatte in Occidente: prima quella della terra "
una
manovra inesistente da cinque miliardi - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Siamo in pieno conflitto di interessi. Un governo presieduto dal proprietario di Mediaset emana un decreto che mette fuori mercato un suo diretto concorrente. La ministra Carfagna rispondendo in una trasmissione televisiva ad una domanda sulla proprietà di Mediaset, disse non a caso che «in queste questioni Berlusconi fa quello che gli pare»
rifondazione,
fratoianni verso la conferma ( da "Repubblica, La"
del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Penso alla necessità di riportare il conflitto, anche quello più radicale, nello spazio della politica». Per Fratoianni «l´assillo» resta quello della «ricostruzione della sinistra». E si può fare, cominciando proprio dalla Puglia dove il Prc ha vissuto «un´avventura politico-amministrativa unica nel panorama nazionale», con Nichi Vendola alla guida della Regione Puglia.
CHE
ROTTURA QUESTO DIALOGO ( da "Giornale.it, Il"
del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Bersani e Gentiloni tirano fuori dalla naftalina il conflitto d'interessi. E nel frattempo Veltroni continua la sua marcia a intermittenza che prevede un giorno a muso duro e l'altro piagnucolante al telefono. Ieri era giorno dispari, quindi aveva il muso duro: ha alzato i toni scoprendo il diritto alla guerra preventiva sulle decisioni del governo.
l'ultimatum
di unicredit a zaleski - giovanni pons
( da "Repubblica,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Non così si sarebbe verificato per Intesa Sanpaolo in evidente conflitto di interessi per il fatto che Zaleski - con i soldi ottenuti dalle banche negli anni scorsi - ha acquistato fino al 5% della stessa Intesa Sanpaolo; e altri pacchetti in alcuni snodi nevralgici della finanza italiana, come il 2% di Mediobanca e il 2% di Generali cari alla stessa Intesa.
La
norma ad televisionem e i ricorsi storici
( da "Riformista,
Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Conflitto di interessi. Ed è proprio la televisione di Rupert Murdoch - l'uomo che Berlusconi sarebbe potuto diventare (dicono i suoi) se la scarsa dimestichezza con l'inglese e la necessità della politica non lo avessero condannato a esserne una riproduzione in scala - a denunciare che nel decreto anticrisi di venerdì c'
Raddoppia
l'Iva per Sky che si infuria col Governo Confindustria in attesa
( da "Riformista,
Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: vuole chiarire se ci sono conflitti di interesse. Secondo Paolo Gentiloni, Pd, Mediaset sarà toccata infatti solo in molto marginale, perché la norma colpirà solo gli abbonamenti mensili per certi canali digitali. Una perdita trascurabile, a differenza che per Sky. Dopo l'approvazione del pacchetto anticrisi anche la Condindustria di Emma Marcegaglia non è parsa molto entusiasta.
Governo,
scoppia il caso Sky Il Pd: è conflitto d'interessi
( da "Unita,
L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Governo, scoppia il caso Sky Il Pd: è conflitto d'interessi C'è una tassa che colpisce la pay tv Sky Italia, nel decreto varato dal governo. L'Iva per gli abbonati è stata portata dal 10% al 20%, un provvedimento che colpisce famiglie e aziende. Danneggiare in un colpo solo le famiglie e le imprese.
Costituzione
in bilico Berlusconi contro i talk show: ogni dissenso è oltraggio Usa la folla
contro i nemici secondo la tradizione peronista
( da "Unita,
L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: È il momento del conflitto latente. Tutti attendono ma i primi per prudenza. I secondi per ignavia. La causa è sempre e solo una: l'appannamento dell'uguaglianza e la rete di gerarchie che ne deriva. Qui, sulla disuguaglianza, si gioca la partita decisiva del regime» (la Repubblica, 26 novembre).
Nigeria,
guerra tra cristiani e musulmani Oltre 380 morti
( da "Unita,
L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Il conflitto tra cristiani e musulmani si trascina da decenni con un bilancio di decine di migliaia di morti. Nel 2001 Jos venne messa a ferro e fuoco, tre anni dopo toccò alla città di Yelva. Le violenze di questi giorni sono esplose quando i militanti del partito Anpp nel quale si riconosco i musulmani del gruppo Hausa (che comprende anche cristiani)
<Qui
i poveri non sono integralisti>
( da "Corriere
della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract:
Prima Pagina
- data: 2008-11-30 num: - pag: 1 autore: di STEFANO MONTEFIORI categoria:
REDAZIONALE Parla Lapierre Lo scrittore «Qui i poveri non sono integralisti» \\
«In 28 anni nelle bidonville, mai visto un conflitto religioso: gli indigenti
sono uniti contro la povertà. Colpita la mia idea di India fraterna». A P
Romani:
abbiamo tolto un privilegio ( da "Corriere della Sera"
del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: Conflitto di interessi? Non capisco di cosa sta parlando». Si perché Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni e da sempre uomo di riferimento per le materie televisive per Forza Italia, non vede davvero alcuno scandalo nella decisione presa venerdì dal governo di alzare l'Iva dal 10 al 20%
Dialogo
sulla crisi e <caso Sky> Pd, affondo contro Berlusconi
( da "Corriere
della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: è conflitto di interessi Veltroni: non si può chiedere una ratifica a cose fatte. La richiesta di Berlusconi è arrivata troppo tardi ROMA — Scoppia la guerra dell'Iva tra Berlusconi e Murdoch, tra la tv satellitare Sky Italia e Palazzo Chigi, mentre il Pd risponde picche all'invito al dialogo lanciato l'altro giorno dal Cavaliere nei confronti della minoranza «
Attacchi
terroristici di Mumbai: se non indigna la caccia agli ebrei
( da "Corriere
della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: se non indigna la caccia agli ebrei SEGUE DALLA PRIMA Cosa c'entrano gli ebrei con il conflitto indo-pakistano? Assolutamente nulla. Ma c'entrano moltissimo con l'ideologia jihadista e con il fanatismo antisemita che la caratterizza. Il richiamo più immediato è al caso di Daniel Pearl, il giornalista ebreo-americano rapito e sgozzato in Pakistan nel 2002.
Educa
alla pace l'ospite di "Guerrae"
( da "Stampa,
La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: ore 21, interverrà su: «La gestione maieutica dei conflitti». E' il prof. Daniele Novara, ospite di «Guerrae», la rassegna curata da Simonetta Bellotti e Sandra Viada. La prima parte quest'anno è dedicata al tema del conflitto inteso non come sinonimo di guerra «ma contrasto di idee, interessi, bisogni.
Berlusconi:
"La sinistra vuole davvero il dialogo? Allora rompa con Di Pietro"
( da "Giornale.it,
Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Abstract: si è inventata ancora una volta la menzogna del conflitto di interessi", ha detto Berlusconi parlando dell'aumento dell'Iva per le tv a pagamento. "La sinistra - ha detto Berlusconi - aveva dato a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10% dell'Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri"
( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina 1 - Prima
Pagina Se in Italia i giovani leoni non hanno i denti GIUSEPPE D´AVANZO Un indizio di conflitto generazionale fa capolino con il
gonfiarsi dell´Onda studentesca ? e speriamo che non sia fittizio, che duri e
nel tempo si rafforzi. Finalmente, una forma di resistenza individuale e
collettiva a un modello normalizzato che riconosce soltanto incertezza e
precarietà alle giovani generazioni non protette dalla famiglia, dalle
relazioni amicali, dalle connessioni di interesse. Un pregio della falsa
"riforma Gelmini" è innegabile: ha costretto molti giovani ad aprire
gli occhi su quel che li aspetta: precarietà prolungata; mediocri e
intermittenti guadagni; incertezza nel reddito; insicurezza sulla continuità
del lavoro; assenza di sostegno pubblico; impossibilità a programmare una vita
consapevole (unione, nascita di figli, mobilità). I giovani sono come congelati
in una dimensione di adulti immaturi, privati di opportunità e autonomia;
imprigionati in un modello sociale e produttivo che non sa riconoscere la
qualità e non premia il merito. Al più, quando va bene (e va bene ai soliti
noti), il "modello italiano" concede l´attenzione di una di quelle
consorterie ? Pierluigi Celli le chiama più esplicitamente «bande» ? che
«accreditano competenze, contrattano alleanze, tassano ogni forma di
collocamento». ALLE P
( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina 10 - Interni
Santoro: sempre la stessa storia. Annunziata: che contraddizione con gli elogi
al padre di Telekabul E a Saxa Rubra si ribellano "Vuole spegnere le
nostre voci" CARMELO LOPAPA ROMA - Michele Santoro sbuffa. «Ancora? L´ha
detto un´altra volta? Sempre la stessa storia? No, grazie, non commento». Sarà
la terza, forse la quarta volta in pochi giorni che il presidente del Consiglio
denuncia l´assedio ai suoi danni. Ordito da quelle tv ostili, «Rai e non»,
perfino «non» (allude magari anche alle sue) che lo attaccano «in malo modo».
Assieme alla tramontana gelida di queste ore soffia vento di repulisti sul
fortino Rai di Saxa Rubra. Questa è la sensazione diffusa nel quartier generale
dell´informazione pubblica. D´altronde l´avvicendamento ai piani alti
dell´azienda (e alle direzioni dei tg), ora che l´assetto della commissione
Vigilanza in qualche modo si è sbloccato, potrebbe essere all´orizzonte. Ma
nessuno intende incassare gratuitamente l´accusa di essere «conduttori di
sinistra» che hanno preso di mira il Cavaliere «con insulti, oltraggi e
menzogne». Antonio Di Bella, direttore del Tg3 dal 2001, usa tutti gli
accorgimenti possibili per schivare la polemica. Certo condivide. «Noi proprio
da poco abbiamo inaugurato "Linea Notte", che conduco personalmente
con Maurizio Mannoni, al cui interno evitiamo faccia a faccia stucchevoli e
cerchiamo interviste individuali approfondite. Tutto questo sempre nello spirito
di Sandro Curzi che cerchiamo di onorare, continuando a fare il suo lavoro come
lui ci ha insegnato». Già, Curzi. In queste ore è inevitabile ricordare il suo
insegnamento. Lo fa anche Lucia Annunziata, conduttrice di "In
Mezzora" ed ex presidente Rai. «Tutti quanti hanno fatto grandi
complimenti, incluso il centrodestra, dopodiché nello stesso momento ripetono
gli attacchi a Raitre e al Tg3, che sono figli di Sandro. Mi sembra
contraddittorio» ragiona appena fuori dalla camera ardente. «Lui aveva la
capacità di accendere sempre il fuoco, ma di non far scoppiare mai l´incendio».
Poi c´è chi, come Maria Cuffaro, già qualche giorno addietro si era dovuta
difendere dal ghiribizzo di Marcello Dell´Utri sui volti troppo cupi e i look
troppo dark dei giornalisti Rai. Sospira un po´. «Beh, è abbastanza chiara
l´idea che hanno dell´informazione pubblica e libera. Purtroppo al Tg3 non
siamo stupiti. Siamo abituati a dover difendere un lavoro normale. Ma non posso
credo che abbiano intenzione di azzerare le voci non concordi. O no? Democrazia
vuol dire rispettare opinioni diverse dalla tua. Sarà pure banale, ma è una
conquista e nessuno di noi sarebbe disposto a rinunciarvi». Una certa
preoccupazione trapela, ancora più tra chi preferisce non parlare perché di
questi tempi «è meglio». Preoccupato non lo è affatto chi è passato dall´altro
lato della telecamera. Francesco Pionati, per anni notista politico del Tg1,
oggi è deputato Udc, sotto scopa coi suoi di recente per il sospetto di
intelligence col "nemico" (Berlusconi). «Se il premier ritiene di
essere danneggiato fa bene a denunciarlo. è un dato di fatto che l´assetto Rai,
sebbene equilibrato, sia rimasto quello insediato dal governo Prodi». Detto
questo, anche il giornalista Rai in aspettativa da tre anni ritiene che il governo
non sia stato danneggiato più di tanto: «Perché da noi in Rai funziona così. Siamo rispettosi dell´istituzione governo, a prescindere da chi
lo guida. E così è avvenuto in questi primi mesi di governo. Ma guai a tirare
fuori la storia dell´epurazione o del conflitto di interessi: la gente ha cose più serie a cui pensare, per adesso».
( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina II - Napoli
Lettera dell´assessore D´Antonio "D´Amato e Iervolino incauti" (segue
dalla prima di cronaca) Una chiara allusione al fatto che il figlio di
D´Antonio, Francesco, è direttore generale della Yes, società di investimenti
di Lettieri. Da qui la reazione dell´assessore. «Ho letto - scrive - che D´Amato mi ha arruolato nelle fila dei sostenitori di Scudieri e mi
ha poi rimproverato di trovarmi in evidente conflitto di interessi» per la vicenda del figlio.
L´assessore precisa di aver già detto in un´intervista di non aver titolo per
giudicare quale dei due candidati all´Unione industriali sia il più idoneo per
la presidenza, e di aver definito D´Amato "un uomo di qualità".
«Da dove allora - si interroga - D´Amato trae la cervellotica conclusione che
sarei l´unico politico intervenuto a favore di Scudieri?». Quanto «al presunto
conflitto di interessi, D´Amato o chi per lui afferma
ciò è evidentemente deviato dalla vis polemica che lo conduce sulla strada
scivolosa della diffamazione. Quale atto, decisione o affermazione mi si può
attribuire come amministratore pubblico, che tenderebbe a favorire gli interessi professionali di suo figlio? Lo dica D´Amato
oppure si scusi e d´ora in poi taccia su questo delicato argomento». D´Antonio
a questo punto parla del figlio Francesco, «che si è fatto le ossa da solo in
Italia e all´estero e non è un figlio d´arte né come imprenditore né come
docente, com´è invece capitato ad alcuni giovani e meno giovani, rutilanti
napoletani». Ribadendo la sua estraneità totale alle elezioni degli
industriali, D´Antonio si interroga «sui motivi che hanno spinto D´Amato a
coinvolgermi nella vicenda». «Evidentemente - scrive - si è accorto di aver
commesso un passo falso, chiedendo e ottenendo l´appoggio del sindaco di Napoli
che gli ha promesso non solo il suo sostegno diciamo morale, bensì anche i voti
di due aziende municipalizzate socie dell´Unione industriali. E per riparare il
danno di immagine che ne ha avuto, si è inventato la tesi che un altro
amministratore pubblico, il sottoscritto, avrebbe parteggiato per il suo
avversario alla presidenza dell´Unione. Lascio ai lettori - così si conclude la
lettera di D´Antonio a "Repubblica" - di valutare il comportamento di
D´Amato e del suo incauto sponsor politico».
( da "Repubblica, La" del 24-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina 25 - R2 Il
Paese è bloccato ma l´analisi dell´anagrafe rivela un´altra verità. A partire
dalla politica e dall´economia AUTORE1 giuseppe d´avanzo Un
indizio di conflitto generazionale fa capolino con il gonfiarsi dell´Onda
studentesca - e speriamo che non sia fittizio, che duri e nel tempo si
rafforzi. Finalmente, una forma di resistenza individuale e collettiva a un
modello normalizzato che riconosce soltanto incertezza e precarietà alle
giovani generazioni non protette dalla famiglia, dalle relazioni
amicali, dalle connessioni di interesse. Un pregio della falsa «riforma
Gelmini» è innegabile: ha costretto molti giovani ad aprire gli occhi su quel
che li aspetta: precarietà prolungata; mediocri e intermittenti guadagni;
incertezza nel reddito; insicurezza sulla continuità del lavoro; assenza di
sostegno pubblico; impossibilità a programmare una vita consapevole (unione,
nascita di figli, mobilità). I giovani sono come congelati in una dimensione di
adulti immaturi, privati di opportunità e autonomia; imprigionati in un modello
sociale e produttivo che non sa riconoscere la qualità e non premia il merito.
Al più, quando va bene (e va bene ai soliti noti), il «modello italiano»
concede l´attenzione di una di quelle consorterie - Pierluigi Celli le chiama
più esplicitamente «bande» - che «accreditano competenze, contrattano alleanze,
tassano ogni forma di collocamento». A fronte di questo dramma e dell´accenno
di conflitto sociale che si può intravedere, il dibattito sull´esclusione dei
«giovani» dalla leadership politica di una «Repubblica della Terza Età» è una
lagna soporifera. è un piagnisteo che trascura una realtà molto più
contraddittoria del diffuso luogo comune del «Paese dove il tempo si è
fermato». è gne-gne che occulta un´autentica questione che interpella non tutto
il Paese né tutto il ceto politico. Ma soprattutto l´università e la sinistra
riformista (o il centrosinistra, chiamatelo come volete). Per almeno quattro
ragioni. Dunque, una giovane classe politica sarebbe tenuta fuori dalla porta
delle stanze che contano. Primo argomento: sono davvero giovani? SEGUE NELLE P
( da "Stampa, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
PER LE DONNE Aperti
gli sportelli contro la violenza Domodossola ospita anche tre conferenze con psicologa
e mediatrice familiare Apertura straordinaria degli Sportelli Donna del Vco
oggi in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della
violenza contro le donne. Un operatore sarà a disposizione per informare su
tutti i servizi che vengono prestati gratuitamente nelle sedi di Gravellona
Toce e di Domodossola. L'obiettivo dell'iniziativa, promossa dal servizio Pari
opportunità della Provincia, è di sensibilizzare e coinvolgere su un tema che
purtroppo riguarda da vicino moltissime donne, che ogni giorno sono vittime di
violenza. Loro sono le vere destinatarie dell'apertura straordinaria. Oggi
dunque si potrà accedere allo sportello in corso Sempione
( da "Stampa, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
LOANOCONVEGNO
Esperti a confronto sui disagi adolescenziali Convegno «I diversi contesti
della famiglia: raccontare l'adolescenza» oggi (ore 9,30) nella sala consiliare
di palazzo Doria a Loano. «L'adolescenza e il disagio spesso camminano
insieme.- dice l'assessore Luca Lettieri - Diventa quindi importante il ruolo
della famiglia, della scuola e delle istituzione al fine di accompagnare il
passaggio all'età adulta nel modo più lieve. Questo convegno è l'occasione per
affrontare, con l'aiuto di esperti, le principali problematiche del disagio
adolescenziale e aiutare insegnanti, genitori e operatori sociali a
fronteggiare quella che sempre più può essere definita un'emergenza». La prima
sessione del convegno sarà dedicata alle relazioni degli esperti (pedagogisti,
psicologi e psicoterapeuti), la seconda all'esame di alcuni progetti rivolti ai
giovani realizzati a Loano e nel territorio del distretto socio-sanitario. Fra gli argomenti: i conflitti educativi nella gestione degli
adolescenti e le relazioni fra genitori e figli. Interverranno, fra gli altri,
Barbara Sangiovanni, Maria Gaudio, Daniele Novara, Barbara Visentini, Giorgio
Genta, Gianmario Massazza, Paola Pregliasco, Marina Galissi, Maria Teresa
Rolando, e Marta Gargiulo.\
( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XV - Torino
Il direttore Nanni me fa tenerezza perché cià paura d´esse offuscato dalla mia bellezza.
Ma er mejo so´ io chi sono ´sti Mereghetti? Johnny Palomba, il critico de Roma,
trasmette dal Tff le sue "recinzioni". E domani va in onda con il
Caimano "A More´, che cciai la controfigura?" La passione di Cristo
di Mel Gibson vista dal critico cinematografico mascherato e romanaccio coatto
Johnny Palomba che trasmette dalla Fandango web radio. Titolo:
«Apassionecristio, popo nuemmepiace stoporo cristo alla brace. Ma stiamo
arcinema o darmacellaio»? E il Pinocchio di Benigni: burattino senza filing.
«Pinocco è uno che cià cincuantanni che pare che lanno castrato infatti cià
navocetta umpo´ da faggiano e stà sempre appiagne». Un po´ Invisible man di
Wells degli anni 30, un po´ agente segreto in missione segreta, Johnny Palomba,
colombiano quarantenne di Bogotà ma romano di adozione, sbarca al Tff con le
sue "recinzioni" in romanesco. Domani, al termine della diretta in
programma ogni giorno dalle 16 alle 18 da Radio Fandango
(www.fandangowebradio.it), l´ospite d´eccezione sarà Nanni Moretti. Il direttore
del Tff, il quale confessa di divertirsi molto con le recensioni dissacranti
dell´improbabile critico, leggerà alcune delle migliori "recinzioni"
di Johnny raccolte nel suo libro Tuttopalomba. Johnny
Palomba, che ne pensa di questo conflitto Festival di Roma, Festival di Torino?
«Beh, come diciamo noi a Roma il festival di Roma è pizzi e fichi, Torino è per
gajardi». Che cosa chiederà in trasmissione a Nanni Moretti? «Una domanda per
lui ce l´ho, tanto per farlo arabbià. Ma in Palombella Rossa eri proprio
te o avevi la controfigura?». Ma Nanni Moretti è simpatico o antipatico? «è
simpatico per quanto è antipatico. Nanni è un po´ come un calcio nei c..., ma
poi in fondo è meio un calcio nei c..., che altri davvero
"teribbili". E poi me fa tenerezza perché cià paura di essere
offuscato dalla mia bellezza, ed è per questo che delle mie recinzioni lui si
becca sempre le più belle da leggere. Vuol fare bella figura poverello». Quale
film ha recensito, pardon, "recintato" ma mai visto? «Via cor vento.
Tutti a dì l´hai visto, l´hai visto. No, nun l´ho visto. E poi Tre metri sopra
il cielo. ´Ste roba di Moccia, mamma mia». Chi è il miglior critico italiano di
cinema? «Johhny Palomba, non c´è dubbio. Chi sono ´sti Mereghetti?... Si
applicano ma lo sanno anche loro che io sono er mejo». Che ci dice di W. di
Oliver Stone? Qui non è piaciuto quasi a nessuno. «Non l´ho ancora visto. Ma se
proprio si deve fare una caricatura di Bush er mejo non è proprio
l´originale?». Può farci un piacere? Può chiedere a Moretti se sarà ancora lui
a dirigere il Tff il prossimo anno? «Certo che glielo chiedo. E mi sa che mi
risponde di sì. Che altro cià dda fa?». Lei sa quale sarà il prossimo film del
direttore? «Se dice una fiction su Padre Pio... Padre Pio atto terzo, in
realtà. Scrive un pezzo tutti i giorni, mi ha confessato che sta a buon punto».
(s.str.)
( da "Giornale.it, Il" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
n. 282 del
2008-11-25 pagina 1 Il virus dei piloti ha colpito anche i ghisa di Redazione
Quando il sindacato autonomo dei vigili si compiace apertamente che l'assemblea
di domenica «ha creato non pochi problemi alla circolazione soprattutto nelle
zone periferiche», diventa evidente che la situazione è degenerata. Ma come? I
ghisa, un tempo portati in palma di mano dai milanesi per il loro contributo a
rendere vivibile la città, si rallegrano non per avere recato un danno al loro
datore di lavoro, ma per avere fatto impazzire centinaia di automobilisti che
volevano solo accedere al centro? E, non contenti di questa bella impresa, si
propongono di fare il bis a Sant'Ambrogio, quando la città dovrà misurarsi con
la prima della Scala e la fiera degli Oh bej! Oh Bej!? Se c'era ancora qualcuno
che dubitava che nella Polizia Locale esercitano ormai troppa influenza
elementi che non hanno a cuore la propria missione, ma solo - come dei piloti
Alitalia qualsiasi - i propri interessi (se non ancora meno confessabili obbiettivi politici), gli
eventi di questi giorni devono avergli chiarito le idee. Il conflitto
Comune-Vigili ha le sue origini almeno dieci anni fa, quando l'allora sindaco
Albertini ridusse d'autorità i ghisa di scrivania, impose che una percentuale
maggiore scendesse in strada e scelse come comandante un generale dei
Carabinieri, ma è sotto la giunta Moratti che è salito di tono. Ad
agitare le acque sono spesso gli stessi personaggi, come quel Roberto Miglio
che già allora stava per essere espulso dal corpo per i suoi comportamenti
insolenti. Ora, nessuno nega ai Vigili il diritto ad avere una vertenza con il
Comune, ma è doveroso dire due cose. Primo, essi sono pur sempre poliziotti,
anche se locali, e perciò sono tenuti a un comportamento conforme. Secondo, le
loro rivendicazioni normative appaiono ispirate soprattutto dalla voglia di
lavorare di meno, e quelle finanziarie non sembrano giustificate né dalla loro
condizione, né dalla situazione generale. Che, per questi motivi, tengano
periodicamente la città in ostaggio non è tollerabile. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina IV - Genova
Contestate le disposizioni dell´assessore Vesco per i rimborsi ferroviari Il
sindacato contro la Regione "Pendolari, non scudi umani" Si rischia
l´innesco di un conflitto tra i ferrovieri che devono far
rispettare le regole e i passeggeri dei treni Assurdo consegnare centinaia di
ricorsi agli avvocati quando tutto potrebbe essere risolto col contenzioso
NADIA CAMPINI NELLA guerra proclamata dall´assessore Vesco a Trenitalia il
sindacato si schiera contro la Regione e accusa l´assessore di usare ferrovieri
e utenti come «scudi umani». Nel mirino della Filt-Cgil c´è la delibera
varata la scorsa settimana dalla giunta ligure, quando ha stabilito che i
pendolari potranno viaggiare gratis a dicembre, semplicemente mostrando
l´abbonamento scaduto. Una scelta provocatoria fatta dalla Regione, dopo che
Trenitalia si è rifiutata di distribuire i moduli per i rimborsi ai pendolari
che ne avevano diritto, perché non è stato ancora rinnovato il contratto di
servizio. A provocazione la Regione ha risposto con una scelta ancora più
provocatoria e sicuramente senza precedenti nella storia dei rapporti tra società
ferroviaria ed enti locali. La Regione ha invitato infatti i pendolari a
prendersi i rimborsi da soli, sostanzialmente prorogando d´imperio la scadenza
dell´abbonamento. «Se Trenitalia facesse sanzioni ai passeggeri - aveva tuonato
venerdì scorso Vesco - sarebbe illegale e siamo pronti a patrocinare gli
eventuali ricorsi». Probabilmente è proprio questa la strada verso la quale si
rischia di andare visto che Trenitalia finora non ha voluto rilasciare alcun
commento rispetto a questa decisione. I rapporti tra Trenitalia e Regione
Liguria per altro sono ai ferri corti ormai da parecchio tempo, lo dimostra
anche il fatto che la Liguria è stata l´unica regione nella quale Trenitalia ha
bloccato i rimborsi ai pendolari e la direttiva è arrivata direttamente da
Mauro Moretti, l´amministratore delegato del gruppo. Le Ferrovie da parte loro
contestano alla Regione che in otto anni la Liguria ha investito solo 20
milioni di euro per materiale rotabile, mentre la Lombardia ad esempio ha
tirato fuori 300 milioni di euro in un anno. Così dietro la guerra degli
abbonamenti c´è un braccio di ferro che ha una portata molto più ampia e finora
non ha trovato una soluzione. Sembra che ieri ci sia stato un contatto tra lo
stesso Moretti e il presidente della Regione Claudio Burlando, ma finora senza
esito. Se la situazione non si sbloccherà, la Filt avverte che «si innescherà
un conflitto tra i ferrovieri obbligati a eseguire le disposizioni
regolamentari e gli utenti, che sono già insoddisfatti per le ben note
condizioni di servizio». Per questo motivo la Cgil «pur riconoscendo e
appoggiando le giuste ragioni dei pendolari e ritenendo l´atteggiamento di Fs
scorretto» annuncia di non condividere il metodo che la Regione ha deciso di
seguire. «Non capiamo perché - si chiede la nota, firmata dal segretario
generale regionale Guido Fassio - si debbano inoltre consegnare nelle mani
degli avvocati centinaia di ricorsi che molto più semplicemente possono essere
risolti in un contenzioso tra Regione e Trenitalia». Il sindacato ricorda anche
che la Regione trasferisce a Fs 67 milioni di euro per il contratto di
servizio, potrebbe quindi «trattenere la quota corrispondente alle sanzioni e
rimborsare direttamente i pendolari senza usarli come ostaggi». Di qui l´invito
ai parlamentari liguri per convocare un tavolo con Regione e Trenitalia in modo
da trovare una soluzione alternativa.
( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina VII - Genova
Chi ha paura dei finanziamenti privati? LUIGI GIA Il dibattito che in questi
mesi si sta sviluppando in Italia sull´ingresso degli interventi privati (si
legga, finanziamenti) in settori delicati della vita sociale meriterebbe più di
una riflessione, magari non ipocrita. In Liguria, in questi giorni, si è molto
discusso di finanziamenti per l´Università e per la Sanità. E´ giusto accettare
che fondazioni o imprese paghino - per dirla brutalmente - cattedre, corsi e
professionisti? Il conflitto d´interesse tra chi produce e
chi consuma beni così strategici come la cultura, la formazione e la salute può
generare mostri? Domande retoriche che, come tutte quelle della categoria,
prevedono solo un tipo di risposta: "non è giusto, si generano
mostri". Formazione e salute non devono essere schiave delle leggi
dell´economia, sono interessi troppo superiori per
essere sintetizzati nelle fredde logiche dei bilanci. Ma se l´analisi va un po´
più in profondità e se si toglie l´ipocrisia, si scopre che le cose non stanno
proprio sempre così. Un esempio: quando i computer iniziarono a diventare un
"fenomeno" di massa, fu l´Ibm, negli Stati Uniti, a finanziare le
prime facoltà d´informatica. Ha coinciso quella "sponsorizzazione"
con un interesse privato dell´Ibm? Sicuramente sì, ma ha coinciso anche con un
interesse generale se si guarda a quanti benefici e progressi ha portato la
scienza informatica, ben al di là del bilancio consolidato di una pur
potentissima multinazionale. Sul fronte della Sanità, solo qualche domanda
retorica, per non perdere il vizio. E´ più giusto ed eticamente corretto che,
in maniera trasparente, una società privata o una fondazione immettano
liquidità (attraverso contratti chiari) "nel pubblico" o che, come
accade nei casi peggiori, agiscano sottobanco? E´ meglio avere valvole
cardiache, protesi, macchinari di qualità e pagati il giusto, o continuare a
finanziare, con soldi della comunità, una spesa senza controllo, inefficiente e
ambigua? Basterebbe poco per scoprire che il problema non è di chi eroga i
finanziamenti, ma di chi li gestisce e che il mancato controllo della spesa non
va solo contro il mercato, ma contro l´interesse di tutti. E che chi grida contro
il mercato ha solo paura di mettere in gioco capacità e professionalità.
L´obiettivo della salute di tutti, in questi momenti di crisi, è troppo
importante e non può essere lasciato in mano a chi ha paura di essere giudicato
da numeri. l.giarepubblica.it
( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
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Pagina XIII - Genova
Lezioni di storia dagli Alpini in trincea Nella Sala delle Grida della Borsa
una mostra 90 anni dopo la fine del primo conflitto
mondiale. In esposizione documenti, fotografie, reperti di collezionisti. Con
una sola eccezione: niente armi RAFFAELE R. RIVERSO «Basta con questa guerra
della povera gente». La celebre frase del tenente Ottolenghi (Gian Maria
Volonté), nel film "Uomini contro" di Francesco Rosi, sintetizza
perfettamente l´assurdità della Grande Guerra. Ed è proprio con questo
spirito che l´Associazione nazionale Alpini, sezione di Genova, inaugura oggi
alla Sala delle Grida della Borsa la mostra "La trincea della
memoria" (aperta tutti i giorni dalle ore 9 alle 19): «Vogliamo celebrare
- spiega l´organizzatore Giancarlo Militello - i 12 milioni di ventenni che non
hanno avuto la possibilità di vivere la propria gioventù». Il presidente degli
alpini genovesi Giovanni Belgrano sottolinea come la mostra sia «dedicata più
ai giovani che agli anziani». Belgrano, classe 1938, è stato ufficiale alpino
nel 1961 nel quarto reggimento: «Essere Alpini vuol dire avere addosso una
serie di sentimenti e di comportamenti di fratellanza con chi ti sta vicino che
puoi acquisire solamente attraverso la vita in comune a contatto con la
natura». La mostra prevede un percorso verticale attraverso la disposizione
circolare di pannelli sui quali sono attaccate foto, cartine, schizzi e
ritratti della vita in trincea, soprattutto sul fronte austriaco. I pannelli
percorrono cronologicamente tutti gli avvenimenti della Grande Guerra dal 1914
alle conseguenze del 1919 culminate col «disastroso Trattato di Versailles -
illustra Militello - , indiretto responsabile del secondo conflitto mondiale».
Tra i documenti di particolare impatto c´è una dichiarazione di irreperibilità
del 1917: "Bevastro Serafino, di Giuseppe, è irreperibile e da presumersi
morto il giorno stesso", recita. Il 1917 è sicuramente l´annus horribilis
per l´esercito italiano e gli alpini. «Il terribile 1917 è l´anno della tragica
ritirata di Caporetto e della battaglia dell´Ortigara. In quest´ultima persero
la vita 18 mila alpini. Furono distrutti 22 battaglioni». In esposizione c´è
anche un quadro di Mario Baistrocchi, fondatore della Compagnia Baistrocchi:
«Ha ricevuto due medaglie da tenente degli alpini - ricorda Militello - e morì
proprio durante la ritirata di Caporetto». Al centro del percorso verticale, il
ritratto di Severino Tremator "La tormenta", il quadro simbolo degli
Alpini. Il percorso orizzontale si sviluppa, invece, grazie a una decina di
vetrinette che ospitano effetti personali e alcuni manufatti dei soldati
costruiti con resti di bossoli o granate e ritrovati nelle zone di battaglia,
oppure in vecchie soffitte, dai collezionisti privati. In una di queste Achille
Moiola, ricostruisce il contenuto del tascapane: «Accanto al pane, gli Alpini
avevo una serie di oggetti dai quali non si separavano mai come le sigarette,
il kit di sopravvivenza e alcuni santini». Accanto una statua "Vedetta
alpina" di Eugenio Baroni, ufficiale alpino, noto tra l´altro per il
monumento di Quarto. E poi il libro di Paolo Monelli "Le scarpe al
sole" ("mettere le scarpe al sole" per gli alpini vuol dire
morire). Parallelamente alla mostra l´associazione organizza quattro eventi (26
novembre, 3,5 e 10 dicembre), con crediti formativi diretti soprattutto alle
scuole medie superiori. In uno dei manifesti esposti il Governo dell´epoca
risponde a chi, dopo Caporetto, chiede la pace: "La pace si ottiene solo
con la vittoria". L´ultimo italiano che ha partecipato alla prima guerra
mondiale è morto due settimane fa e siamo sicuri che non la pensava così.
( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
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Pagina IV - Firenze
Fondiaria No del Comune all´inchiesta Non sarà istituita la commissione
d´indagine del consiglio comunale sui progetti edilizi dell´area di Castello di
Fondiaria. La commissione era stata chiesta dai gruppi Unaltracittà e Prc e dal
centrodestra dopo l´inchiesta della procura. Il consiglio ieri ha bocciato la
delibera istitutiva con 25 voti contrari e 13 favorevoli. Falciani (Socialisti)
aveva inizialmente annunciato il voto a favore, poi si è astenuto. Il sindaco Domenici ha ribadito la contrarietà: «Tutti gli atti
urbanistici sono passati di qui: volete indagare su voi stessi?», ha detto ai
consiglieri dopo aver ricordato che con Fondiaria il Comune ha spesso avuto
conflitti proprio per privilegiare l´interesse pubblico.
( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
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Pagina XIV - Bologna
Due giorni di confronto. Apre Eco Un convegno ai confini di etica e scienza
medica Tema attualissimo e controverso, il rapporto tra etica e ricerca medica
è al centro del convegno che si apre questa mattina alle 9.30 alla Scuola
Superiore di Studi Umanistici, in via Marsala 26, curato da Francesco Galofaro,
Etica della ricerca medica e identità culturale europea. Prospettive
filosofiche, storiche, giuridiche, scientifiche, semiotiche. Obiettivo del
convegno, che si protrarrà per due giorni, è spostare i termini dell´attuale
dibattito dal puro scontro tra scienza ed etica ad un confronto tra prospettive
etiche interne alla scienza, ed istanze politiche, giuridiche, culturali
esterne ad essa. Questa mattina stessa è previsto un intervento di Umberto Eco,
su «Gli embrioni fuori dal paradiso». Armando Massarenti,
filosofo della scienza, parlerà di «Staminalia. La neolingua contro la libertà
di ricerca». Francesco Galofaro interverrà sui «Conflitti tra medicina e
diritto». Carlo Alberto Defanti, neurologo dell´ospedale Niguarda di Milano,
discuterà le «Soglie nel processo di morte».
( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
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Pagina 4 - Economia
Ma il salvataggio è già un pasticcio cambiale in bianco del Tesoro Usa Aiuti senza
condizioni e i manager restano al loro posto Resta al timone Rubin, ex ministro
di Clinton. Suo figlio è nello staff di Obama (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 25-11-2008)
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Pagina 40 - Cultura
Raccolto in volume il meglio dei Bonsai di Sebastiano Messina TUTTO SUL
CAVALIERE SENZA OSSESSIONI Una rubrica fatta di notizie, cifre, dati, memorie
d´archivio. E poi di parole sorvegliate, necessariamente sgradevoli, a volte
gravi, mai rissose o acide MICHELE SERRA lla radice delle infinite dispute su
Silvio Berlusconi, ce n´è una che le contiene tutte. Mezza Italia accusa
l´altra mezza di essere «ossessionata da Berlusconi». L´altra mezza cerca di
spiegare - inutilmente - che si occuperebbe molto volentieri d´altro se lo
strapotere e l´invadenza di B. le concedessero tregua. La condizione di
ossessionati, qualora non si fondi su una patologia di tipo psichiatrico,
comporta infatti l´esistenza di un ossessionante. E per quel poco che ancora conta
la realtà delle cose, questa ossessione (purtroppo) ha ben poco di
fantasmatico, e moltissimo di concreto. Naturalmente nessuno degli ossessionati
- tranne sparute minoranze masochiste, che traggono piacere oppure eccitazione
dalla propria umiliazione - è felice di esserlo. Soprattutto perché non ha
potuto scegliersi un´ossessione, diciamo così, di calibro superiore, di quelle
che, per affrontarle, è necessario elevare spirito e cultura, e insomma
migliorarsi. Il forte sospetto è che, al contrario, ci sia toccato in sorte,
con B., un cimento che alla fine del percorso (chissà quando) ci troverà tutti
peggiori. Nel frangente (ormai un lungo frangente) uno dei problemi
fondamentali degli oppositori e dei critici di B. è la drammatica certezza
della ripetizione. L´incivile conflitto di interessi, il labile senso della misura
umana e politica, la scarsa percezione delle responsabilità istituzionali, la
disinvolta etica pubblica, la scadente cultura, la volgarità di alcuni gesti e
parole, il narcisismo patetico, il populismo compulsivo, gli amici
pregiudicati, la galanteria importuna, sono cose oramai così stradette -
e dette del tutto inutilmente - che a pensarle, a dirle, a scriverle, ci si
sente come dischi inceppati. Del resto: è la realtà italiana a essersi
inceppata, come dirla senza inceppi? Sebastiano Messina ci ha provato. Ci prova
da anni, nel suo Bonsai su Repubblica, nella parte «alta» del giornale, quella
che dedica (e sacrifica) alla politica tanta energia. Ha la tenacia dei
disperati (parlo per colleganza) che quasi ogni maledetto giorno devono, per
contratto e per vocazione, provare a mettere i puntini quasi sempre sulla
stessa «i», o meglio sulla stessa B. Con l´aggravante, per lui, che la
specializzazione politica gli impedisce di evadere, come sarebbe legittimo,
dalla scena fissa, ormai quasi ventennale, che vede B. imporre la sua agenda al
Paese intero, e tutto o quasi ruotare attorno a lui. Rileggendo il meglio dei
suoi Bonsai raccolti in volume (Il presidente Bonsai, Rizzoli, pagg. 223, euro
18), perfino un berlusconiano incallito, se ancora dotato di un minimo di
discernimento, non può trattenere un moto di ammirazione. Lo stile leggero è
l´involucro di una fatica improba, da martire del resoconto, da ostinato
recensore di tutte o quasi le bugie, le sbavature, le ridicolaggini, le
prepotenze di B. e del suo plaudente entourage. La tigna del cronista,
ostinatamente attento ai fatti, alle parole, insomma alla realtà o perlomeno a
quanto ne resta, è formidabile. Il regalo che Messina fa ai suoi lettori è
riuscire sempre a confezionare questa materia tutto sommato greve - perché
ripetitiva, perché ossessionante - in un involucro gradevole, spiritoso, mai
davvero adirato o cupo. Come se fossero due le cose da non concedere a nessun
costo al "nemico": farsi sorprendere impreparati e farsi sorprendere
di cattivo umore. Alla prima esigenza Messina provvede con il solido mestiere
giornalistico: quasi nessuno dei suoi Bonsai prende avvio se non da una
notizia, da cifre e dati, memorie d´archivio, circostanze documentate. La
seconda esigenza trova sbocco in quell´impalpabile forma di talento che
consente a qualcuno, ma non a tutti, di sorvegliare i toni, le parole, i ritmi
della scrittura. Riuscire a dire cose necessariamente sgradevoli, e a volte
gravissime, senza lasciarsi risucchiare dal rumore di fondo rissoso, acido,
scomposto della crisi italiana. Opporre anche il sorriso, e non solo la
coscienza a posto, a un antagonista che sul malumore e la "tristezza"
della sinistra fonda buona parte della sua propaganda. Riuscire a traversare
l´epoca di B. senza arretrare di un passo è già un´impresa ardua. Farlo
conservandosi sereni, integri nell´umore, saldi nei modi, è ancora più
difficile. La raccolta dei Bonsai di Sebastiano Messina aiuta a capire come ce
la si può fare: l´urlo di rabbia, l´invettiva moraleggiante, spesso fanno più
male a chi li emette che a chi ne è bersaglio. Il ragionamento piano e
l´osservazione spiritosa, oltre a segnare meglio la distanza, consentono invece
di conservare le energie, di non spolmonarsi, non sfiatarsi. Il percorso sarà
lungo, e respirare bene, al proprio ritmo, è la condizione per riuscire ad
arrivare fino in fondo.
( da "Corriere della Sera" del 25-11-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-11-25 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE L'identikit Più vulnerabili le emancipate, le giovanissime e le
straniere Abusi, tre donne su quattro vittime di mariti e compagni I
ricercatori: ma solo il 3 per cento denuncia il partner In Lombardia i
maltrattamenti coinvolgono il quaranta per cento dei soggetti tra i 16 e i
sessant'anni Emancipate, colte, affermate nel lavoro ma non per questo più
protette dalla violenza che può esplodere tra le mura domestiche. In Lombardia,
le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza hanno tra i 28 e i 47 anni
(30,6%), sono sposate (56,2%), di nazionalità italiana (77,3%) e vengono
maltrattate prevalentemente dal marito (75,1%). Tra i 16 e i 60 anni, quattro
su dieci, hanno subito una violenza, fisica, psicologica o sessuale. Ma appena
il 3% ha denunciato il partner. A ritagliare il profilo delle vittime del
maltrattamento è una ricerca realizzata dall'Istituto di ricerca regionale con
il dipartimento di Sociologia dell'Università Bicocca su mandato dell'ufficio
di presidenza del Consiglio regionale. «In Lombardia tre donne su quattro
subiscono violenza dal marito-compagno — sintetizza la sociologa Sonia
Stefanizzi — ma lo tutelano, per proteggere la famiglia». Nel 2006 oltre 2 mila
donne si sono rivolte ai centri antiviolenza in Lombardia, spesso solo per
avere informazioni e sostegno psicologico. Diversi gli aspetti preoccupanti:
«Perché accanto alle donne emancipate — ha sintetizzato Sonia Stefanizzi,
sociologa —, ci sono le straniere vulnerabili, perché prive di una rete
sociale; le coppie miste, indicatore di modernizzazione ma
insieme amplificatore di conflitti; la violenza dei figli sui genitori e quella
dei giovanissimi sulle coetanee per effetto del consumo di cocaina e alcol nei
fine settimana. Infine — ha concluso — le finte violenze, quelle di giovani
donne che hanno rapporti non protetti e per paura dicono a casa di essere state
stuprate». Il Consiglio regionale ha votato all'unanimità una mozione,
ricorda la consigliera Silvia Ferretto, «che sollecita il Parlamento
all'adozione di una legge contro la violenza e il maltrattamento sulle donne».
Nel
( da "Giornale.it, Il" del 25-11-2008)
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n. 282 del
2008-11-25 pagina 0 I "cuori rossi" della terza guerra civile
italiana di Stefano Giani Dalla strage di Stato di Portella della Ginestra al
G8 passando per gli scontri fuori dagli stadi: cinquant?anni di violenza
giovanile Dopo “Cuori neri” uscito qualche anno fa per i tipi di Sperling &
Kupfer e nato dalla penna di Luca Telese, tocca adesso a “Cuori rossi” (Newton
Compton, pp. 500, euro 16,90) di Cristiano Armati seconda tessera di un mosaico
che completa il ritratto di anni tragici vissuti fra contestazioni studentesche
e blocchi di due frontiere: i neri e i rossi, appunto. Mezzo secolo di storia
italiana del dopoguerra riemerge così dal lontano sterminio di Portella della
Ginestra, prima strage politica dell?Italia repubblicana fino agli scontri del
G8 a Genova in cui cade Carlo Giuliani e alla morte di Dax a Milano. Un filo
rosso lungo cinquant?anni che mira a dimostrare come la contrapposizione tra
destra e sinistra negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale (dal ?
( da "EUROPA ON-LINE" del 26-11-2008)
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S C R I P T A M A N
E N T La vittoria del ?pragmatismo quotidiano? PANORAMIX Lo stato minimo Da una
parte ?l?agonia dello stato minimo? come la definisce Luca Ricolfi su La
Stampa, dall?altra, per dirla con il titolo dell?editoriale del Corriere della
Sera firmato da Giuseppe De Rita ?il declino del conflitto?. L?opinione
pubblica, scrive il primo sul quotidiano torinese, «dimentica con sorprendente
rapidità le tragedie collettive, quelle che oggi ci fanno stringere intorno
alle famiglie dei ragazzi di Rivoli, ma è estremamente vigile sugli interessi particolari delle innumerevoli categorie,
corporazioni, lobby che si contendono quel che resta della nostra povera
Italia». Insomma, «possiamo indignarci quando crolla una scuola, quando
deraglia un treno, quando un ospedale è invaso dagli scarafaggi, ma non siamo
disposti a rinunciare a un pezzettino del nostro modesto benessere per vivere
in un paese in cui queste cose non succedano più. I consumi privati ci
interessano più degli investimenti pubblici ? sottolinea Ricolfi ? lo stato
sociale, fatto di sanità, pensioni, assistenza, ci interessa più dello stato
minimo fatto di infrastrutture fisiche e funzioni fondamentali». La tesi vuole
contrapporre ?software? (spese improduttive e stipendi pubblici) ed ?hardware?
(manutenzione delle infrastrutture fisiche). L?esempio che propone Ricolfi è in
tal senso illuminante: se un ministro dicesse che ci vogliono 5 miliardi per la
messa in sicurezza della scuole e che per finanziarla proponesse di bloccare
gli aumenti retributivi nel pubblico impiego «ci sarebbe una sollevazione ».
Conclusione: «I politici l?hanno capito, sanno perfettamente che l?agonia dello
stato minimo non è la prima delle nostre preoccupazioni. Sta a noi dimostrare
che si sbagliano». Per evitare genericità su un argomento molto stimolante,
sarebbe utile aggiungere a tali argomentazioni, una riflessione sul berlusconismo:
quale senso dello stato, quale idea di appartenenza a un corpo pubblico nella
pratica politica (e in quella ideale) e quale collante collettivo lo ha tenuto
e lo tiene insieme... Emozioni blande Sul Corriere della Sera, Giuseppe De Rita
afferma che viviamo in tempi di ?emozioni blande? dove «vince il pragmatismo
del quotidiano, non un?idea di futuro migliore; può esser triste ammetterlo ?
aggiunge De Rita ? ma tutto ciò porta a una bassa popolarità anche del
riformismo, del resto da sempre visto solo come alternativa pacata al
conflitto, non come ideologia autonoma e autopropellente ». Quel che resta,
allora, è «il mellifluo consenso» che si impone proprio attraverso le ?emozioni
blande?. Non c?è allora da far conto sull?illusione che «torni il conflitto,
grande oggetto del desiderio». Conclusione: «Più utile sarebbe un impegno a
ricostruire contenuti e strumenti della rappresentanza. E bisogna farlo sia
nelle strutture del sociale come in quelle della politica, rompendo
quell?autoconservazione corporativa che purtroppo le sta distruggendo, nel
piccolo dell?associazionismo non profit come nel grande della dinamica politica
». È un commento che parla all?opposizione (capita spesso sul Corriere di
questi tempi) dei nodi che ha da sciogliere per scegliere con chi stare e per
fare cosa.
( da "EUROPA ON-LINE" del 26-11-2008)
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B L O G G E R I A
Sul ricambio generazionale nel web MARIO ADINOLFI Da un articolo di D?Avanzo
Scriveva Giuseppe D?Avanzo ieri su Repubblica: «Nella convinzione che l?azione
politica si svolga tutta all?interno dello spazio mediale, ha nel Pd più
visibilità un demi-monde mediatico, blogger come Luca Sofri (44 anni), Diego
Bianchi (38), Mario Adinolfi (37). Competenze? Pochine». È proprio vero che il
limite della battaglia delle giovani generazioni nei partiti sia dato dalla
debolezza in termini di competenze? E, soprattutto: quali competenze ci vengono
opposte dai gruppi oligarchici che dominano i luoghi del potere in Italia?
Dalla risposta di Luca Sofri Le parole di D?Avanzo hanno provocato una reazione
molto articolata di Luca Sofri: «Io non amo il conflitto. Nel senso che non mi
piace litigare, e preferisco, con quelli che reputo in grado di capire le cose,
spiegargliele piuttosto che dir loro ?demimonde a tua sorella?, come lui oggi
meriterebbe». Riporto la premessa perché io invece amo il conflitto e ritengo
che D?Avanzo se lo meriti. Ma merita anche una riflessione attenta attorno alla
questione delle presunte ?competenze?. Non credo che D?Avanzo abbia letto i
settemila articoli che compongono il mio blog, né il mezzo milione di commenti
della comunità che lo segue, che ha scelto anche di partecipare alle primarie
del Pd, presentando un programma abbastanza innovativo riassunto anche in un
libro (Generazione U) che D?Avanzo non ha letto. La regola dell?establishment
La regola dell?establishment, di cui D?Avanzo fa parte, è di non prestar fede
in alcun modo e mai alle parole degli outsider, di non leggerle, in qualsiasi
forma esse vengano espresse. Anzi, il primo tentativo è quello di demolirli per
restare con il tranquillizzante quadretto dei rapporti di forza e di potere
arcinoti da decenni. Questo vizio in realtà riguarda anche noi che pure
predichiamo da tempo la necessità dello svecchiamento. Tra me, Luca e Diego c?è
poca comunicazione, qualche volta ci si guarda in cagnesco, è di queste
settimane lo scontro sul web tra Sofri e un altro giovane blogger, Francesco
Costa, con il duo ?young? dalemiano Francesco Cundari e Matteo Orfini. Questa
rissosità indebolisce le idee di tutti, con Sofri e Costa che finiscono per
sembrare i piccoli veltroniani, mentre Orfini e Cundari giocano l?altro ruolo
in commedia. Andare al conflitto Invece dobbiamo trovare il minimo comun
denominatore tra tutti noi e pretendere la lettura delle nostre idee. Quelle
idee raccontano della necessità fondamentale di una nuova forma della
democrazia, che chiamiamo democrazia diretta e vive di strumenti come le
primarie libere, che non a caso generano ovunque classi dirigenti nuove, fino
alla grande speranza obamiana. Nella democrazia diretta inseriamo proposte
innovative. Sono solo idee accennate, le andiamo scrivendo e propagandando da
anni, ma con due difetti: non ci uniamo, non le urliamo. Dobbiamo andare al
conflitto, sulla base di queste idee e della necessità di un rinnovamento reale
del paese, non solo della politica. Il fatto che queste idee circolino sui
blog, non è una deminutio. Ma si faccia lo sforzo di rintracciarle, prima di
giudicare. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it
( da "Stampa, La" del 26-11-2008)
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SERIE D EMORR
( da "Stampa, La" del 26-11-2008)
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Rassegna La
"prima" alla Scala sullo schermo del Sociale «Shanghai Baby» di Pfahl
Domani la proiezione [FIRMA]SIMONA ROMAGNOLI BIELLA La prima del Teatro alla Scala,
evento clou dell'inverno milanese, sarà trasmessa in diretta in formato
digitale ad alta definizione, domenica 7 dicembre alle 18 al Sociale. L'evento
culturale di elevata qualità artistica, possibile grazie a strumentazioni
altamente tecnologiche, si trasformerà inoltre in un'occasione per raccogliere
fondi destinati a tre realtà locali che operano sul territorio in favore dei
malati oncologici. Il ricavato del prestigioso appuntamento con l'opera lirica,
che quest'anno vedrà in scena il «Don Carlo» di Giuseppe Verdi, sarà infatti
devoluto al Fondo Edo Tempia, alla Fondazione Clelio Angelino e alla Lilt. «Il
Comune e la cooperativa Buonsegno - commentano l'assessore Doriano Raise e Pier
Perinotto - hanno voluto inaugurare, con questo appuntamento all'insegna della
solidarietà, un nuovo filone di eventi ospitati nel teatro cittadino, che
sempre più si presenta come la ''casa della cultura'', grazie alla sua capacità
di diversificare le proposte: dal teatro ai film, dai concerti agli eventi
livello nazionale e internazionale trasmessi in diretta». Apice della
riflessione musicale verdiana, il tenebroso «Don Carlo», ambientato al tempo
della Santa Inquisizione spagnola, descrive un mondo straziato
dalle vittime del potere e intesse intrecci fatti di conflitti, morte e
tradimenti: mentre l'infante di Spagna è innamorato della matrigna, ma a sua
volta desiderato dall'amante del padre, il trono di Filippo II subisce le
imposizioni della chiesa. La versione che inaugurerà la stagione lirica
milanese e le dirette in alta definizione biellesi, è quella italiana del 1884
(la più concisa delle cinque conosciute), che Verdi curò proprio per la
Scala e nel cui finale il fantasma di Carlo V chiama a sé il nipote nella tomba
per sottrarlo ai frati del Sant'Uffizio. La direzione è affidata a Daniele
Gatti mentre regia e scene sono di Stéphane Braunschweig. Biglietto: 20 euro
(posto unico). Prevendita da venerdì al botteghino del Sociale.In attesa
dell'emozionante diretta dedicata alla lirica, al Sociale proseguono gli appuntamenti
con i film in digitale ad alta definizione. Il percorso in quattro puntate,
dedicato al cinema contemporaneo e ai modi con cui indaga la realtà nelle sue
infinite sfumature e in relazione alle altre arti, domani alle 21 indaga il
rapporto tra cinema e letteratura proponendo «Shanghai Baby» del tedesco
Berengar Pfahl. Il film, prodotto nel 2007, è infatti la trasposizione in
immagini dell'omonimo «romanzo scandalo» della scrittrice Zhou Weihui,
censurato in Cina per il suo contenuto scabroso, ma letto da migliaia di
giovani cinesi su Internet. Un film di forti emozioni, che descrive la storia
di una giovane donna cinese (interpretata dall'attrice rivelazione Bai Ling),
ambiziosa e inquieta, aspirante scrittrice, che ama Coco Chanel, i libri di Henry
Miller e cerca la propria identità fra le mille luci di Shanghai. Biglietto: 5
euro (intero), 3,50 (ridotto).
( da "Repubblica, La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina 39 - Commenti
senza uguaglianza la democrazia è un regime (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Riformista, Il" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Fassino non
s'arruola alla guerra di ex Ds «Basta con la storia degli Orazi e Curiazi»
Intervista. L'ex segretario della Quercia contesta la riduzione del dibattito
allo scontro tra "Massimo" e "Walter" e si sofferma sulla
collocazione europea: «Non mi piace il modo nostalgico con cui Fioroni e altri
affrontano la materia. Qualcuno pensa che il Pd in Europa sia più forte da
solo?». di Stefano Cappellini Appena uscito da tre ore di riunione di coordinamento
del Pd Piero Fassino si mette in macchina diretto a Pescara per la campagna
elettorale abruzzese. Al telefono l'umore dell'ex segretario ds non sembra dei
migliori, ma lui assicura invece che l'incontro al vertice è stato utile e
proficuo. «C'è la diffusa consapevolezza - spiega - che serve un salto di
qualità anche nel modo di gestire il nostro dibattito interno, occorre un
partito che fa squadra con un grado maggiore di solidarietà e coesione». E i
fautori del congresso subito? Le loro sono opinioni utili e interessanti, ma il
congresso si farà nella seconda parte del
( da "Repubblica, La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XIII - Torino
Dal romanzo di De Amicis alla reale scuola di oggi: il blando paternalismo
delle elemosine ha lasciato spazio a una generazione di studenti che sogna la
ricchezza e ignora l´economia La superbia di Nobis e i ricchi e poveri del 2008
Ogni classe finisce col riflettere la composizione e le differenze sociali del
rione MARCO VACCHETTI «Novembre», il secondo capitolo del libro Cuore, gronda
di buoni sentimenti e moralismo in rapporto a una società rigorosamente divisa
tra umili e benestanti. Nelle prime pagine lo studente Carlo Nobis, «superbo
perché suo padre è un gran signore», offende nel corso di una lite il povero
Betti, «uno dei più piccoli, figliuolo d´un carbonaio», con le parole «tuo
padre è uno straccione». Il conflitto viene presto risolto
proprio dal «gran signore», che, venuto a conoscenza del comportamento
arrogante del figlio, lo obbliga a domandare scusa al compagno davanti a tutta
la classe, mentre da parte sua stringe vigorosamente la mano del carbonaio.
Gesto magnanimo, pace fatta. «La più bella lezione dell´anno», chiosa il
maestro. Ma non basta. Poche pagine dopo troviamo una lettera della mamma a
Enrico, protagonista e voce narrante, rimproverato perché non ha fatto
l´elemosina a una mendicante. «L´elemosina d´un uomo è un atto di carità -
predica la madre - ma quella d´un fanciullo è insieme un atto di carità e una
carezza». Sono passati oltre centoventi anni, e si sente. Dopo più di un secolo
le nostre scuole sono diventate quelle oasi interclassiste di concordia sociale
che sognava De Amicis nella Torino di fine Ottocento? Non esattamente.
Nonostante sia stato coltivato fin dalle origini il progetto di una
scolarizzazione paritaria e capillare, sotto l´apparente equivalenza degli
indirizzi di studio si celano profonde fratture sociali. Gli enormi passi in
avanti compiuti dall´alfabetizzazione di massa dall´Unità in poi non devono
farci ignorare le radicali differenze non solo tra regione e regione, ma anche
tra scuola e scuola nella stessa città. Inutile nascondere che molte famiglie
scelgono indirizzo di studi e sede in base al ceto. A Torino, come a Roma o a
Palermo, le scuole di quartiere finiscono per riflettere la composizione
sociale dei quartieri medesimi. Ogni tribù cerca di vivere nella propria
enclave. L´identità stessa dell´istituto assume spesso una valenza
socio-economica, rivendicata persino con orgoglio alla faccia delle pari
opportunità e dell´articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a
tutti... I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di
raggiungere i gradi più alti degli studi». In Italia la relativa gratuità
dell´istruzione fornisce un´ingannevole patina di uguaglianza. Un´aura di
nobile disinteresse sembra voler proteggere i ragazzi da una realtà alla quale,
tuttavia, la scuola dovrebbe prepararli. Il mondo è fatto di ricchi e di
poveri. è il denaro a marcare la differenza, non solo tra paesi sviluppati e
terzo mondo, come si studia in geografia, ma anche tra individui e famiglie che
vivono gomito a gomito nella stessa città. Un po´ di elemosina non può certo
risolvere la faccenda. Eppure l´argomento denaro nelle nostre aule non entra.
Un tabù. Di soldi a lezione non si parla. Curioso, perché fuori, nel mondo, se
ne parla invece parecchio. Capita così che, mentre il sistema economico
scricchiola fragorosamente, in classe continuiamo a interessarci di poesia o
dei Fenici, magari con una spruzzatina di ingenua ecologia... I nostri studenti
hanno nozioni piuttosto vaghe su cosa sia un tasso di interesse o un fondo di
investimento, rimangono perplessi davanti al concetto di «costo del denaro»,
confusi all´idea che il crollo dei mercati li possa davvero riguardare. La
moneta è percepita unicamente come strumento per comprare. Gli spiccioli
circolano solo per le pizzette e i panini durante l´intervallo. I più fortunati
dispongono di una paghetta per cellulare e cinema, mentre le spese vere di
mantenimento sono gestite dalla famiglia. Nelle aule non c´è proprio niente da
comprare, i regni dello shopping sono altrove e forse anche per questo la
scuola è così poco attraente. Tra gli adolescenti il mito dei soldi, o meglio
della ricchezza, è legato strettamente al sogno futuro del loro successo
individuale più di quanto non lo sia la prospettiva di un lavoro gratificante o
utile alla comunità. Tuttavia il confronto con il denaro vero e le sue
difficoltà sono dietro l´angolo, l´appuntamento è solo rimandato. Studio ed
economia potevano sembrare in apparenza mondi non comunicanti, ma quando si è
abbattuta sulla scuola la mannaia della legge finanziaria, all´improvviso è
stato necessario per gli studenti fare i conti con la scoperta che la scuola
costa parecchio e che forse, se tanto costa, qualcosa pur vale. Difendere il
diritto all´istruzione significa in primo luogo parlare di soldi, perché il
denaro non serve solo per gli acquisti, ma anche per gli investimenti, che sono
la leva per costruire le possibilità di domani. Su questo terreno il blando
paternalismo di De Amicis non ci aiuta, perché, anche in questo caso, un po´ di
elemosina non può certo risolvere la faccenda.
( da "Unita, L'" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
BIOETICA, LA LEGGE
NON SIA CONTRO ELUANA Che il tuo riposo sia lieve, Eluana, e non si trasformi
in espiazione di una vita che si riduce a una pena senza fine. Eluana è nata a
Lecco il 25 novembre 1970 e ieri, dunque, ha compiuto 38 anni: gli ultimi 17 li
ha passati in stato vegetativo, in una condizione priva di esperienza e di
conoscenza, di capacità di comunicazione e di relazione. Il suo anniversario
ricorda drammaticamente il trascorrere di un tempo di cui Eluana è vittima e
non protagonista: uno stato di assenza perpetuato artificialmente. Oggi, è
possibile interrompere quell'artificio e lasciare che quell'esistenza vada
verso il suo esito. Lo hanno deciso la giurisprudenza e l'amore dei suoi
genitori, la scienza e l'intelligenza delle cose del mondo e della loro ragione
profonda. Forse, così, Eluana Englaro potrà infine riposare in pace. Ora resta
da fare quello che finora non è stato fatto e che, senza il grido muto di
Eluana Englaro, mai si sarebbe nemmeno intrapreso. Ieri il capo dello Stato,
Giorgio Napolitano, ha definito "non più procrastinabile" una legge
in materia di fine della vita. Ma attenzione: non serve una legge qualunque. E
si ha ragione di temere che sia possibile un esito normativo assai pericoloso,
dal momento che una maggioranza parlamentare è intenzionata a porre limiti
assai rigidi. In particolare, a privilegiare, in caso di
conflitto tra volontà del paziente e valutazione del medico, l'opinione di
quest'ultimo; e a escludere dall'ambito delle decisioni assumibili quella
relativa a nutrizione e idratazione artificiali e alla loro sospensione. Se
così accadesse, la legge risulterebbe fatalmente più arretrata rispetto
all'attuale situazione: oggi, infatti, dettato costituzionale e
giurisprudenza consentono di affermare, e di vedere giuridicamente protetto il
principio dell'autodeterminazione del paziente. Una legge quale quella che è
possibile venga approvata negherebbe proprio questo fondamentale principio e
avrebbe un esito tragicamente beffardo. Verrebbe approvata - «sull'onda
dell'emozione per Eluana Englaro», come infallibilmente scriverebbe qualche
giornale - una legge propriamente «contro Eluana Englaro» e tutto ciò che la
sua vicenda evoca. Una legge che negherebbe, cioè, la possibilità di scelta del
paziente in merito a quei trattamenti sanitari che, secondo tutti i protocolli
scientifici internazionali, sono nutrizione e idratazione artificiali. Ma per
gli spietati difensori della vita come «bene non disponibile» sono altro:
dunque non è possibile sospenderli. Eppure, già nel dicembre del 2000, la
Conferenza episcopale spagnola scriveva che «la vita in questo mondo è un dono
e una benedizione di Dio, però non è il valore supremo assoluto».
( da "Repubblica, La" del 26-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XVII -
Palermo Una videoinstallazione e un film sul Mediterraneo tra mito e presente
IL VIAGGIO DI CUCCIA PORTA "FUORI ROTTA" Il regista palermitano
incontra il poeta siriano Adonis e lo storico francese Henri Bresc che
discutono sulla vicenda storica dell´area è il percorso di uno smarrimento che
segue i fili del ritorno nei luoghi d´origine mentre le immagini rimbalzano da
Trapani a Marsiglia e a Fes SERGIO TROISI «Il Mediterraneo è composto oggi da
tante piccole parti ripiegate su se stesse, come frammenti di uno specchio
rotto», afferma Antonio Giacomoni nelle prime sequenze di "Fuori
rotta", il film di Salvo Cuccia presentato due giorni fa a Palermo. La
metafora dello specchio attraversa costantemente questo viaggio compiuto come
la ricognizione interrogativa di un sentimento di appartenenza oggi avvertito
come memoria piuttosto che come futuro, come sostrato antico piuttosto che come
progetto. Insieme al suo assistente Paul Pedinielli Giacomoni (nato in Corsica)
fotografa lungo il suo itinerario mediterraneo filosofi, poeti, artisti, gente
comune, inquadrandoli riflessi in uno specchio da camerino teatrale (miroir
session, definisce queste sedute di posa), invitando il modello a fissare il
proprio volto e il proprio sguardo sino a dissolvere qualsiasi diaframma tra
interiorità e esteriorità. E di uno specchio in cui ogni cultura riconosceva i
suoi lineamenti in quelli dell´altro parlano, a proposito del Mediterraneo
antico, i diversi personaggi di questo viaggio le cui immagini, quasi senza
cesure, rimbalzano dal Marocco alla Spagna, dalla Sicilia all´Albania alla
Francia, inanellando gli scenari di Siviglia, Fes, Tirana, Marsiglia, Trapani,
Ajaccio, Palermo. "Fuori rotta" è così (anche) il racconto di uno
smarrimento, e dei tanti fili di un possibile ritorno, quel motivo del nostos
che della mitologia mediterranea è uno degli archetipi fondanti: torna in
Corsica il regista FranÇois Farellacci, dopo che da ragazzo aveva fatto voto,
se fosse riuscito ad andar via, di deporre mucchi e mucchi di sabbia davanti la
chiesa madre; ritorna in un certo senso lo stesso Giacomoni, dopo che per un
periodo aveva perso la vista, abbandonando i ritratti delle rock star con cui
aveva iniziato la carriera di fotografo (l´immagine allo specchio era stata
sperimentata per la prima volta per Nico, cantante dei Velvet Underground) per
dedicarsi a questa nuova topografia di volti. E tornano seguendo traiettorie
diverse anche altre figure narranti, ogni volta associando lo spostamento del
viaggio a un sussulto o a una lenta riscoperta interiore, così che lo spazio
fisico della geografia e quello soggettivo delle singole biografie coincidono, smottano,
sfrangiano i margini comuni, imbastiscono illuminazioni e
conflitti che le coste, i mercati e le strette vie degli abitati antichi
accolgono come una confessione e un approdo. Come scelta di regia, Cuccia
alterna (è un carattere ricorrente dei suoi lavori) inquadrature ravvicinate a
piani lunghi, immagini sgranate a brevi viraggi in bianco e nero, con un ritmo
serrato che si ritrova, accentuato, nella video-installazione in mostra
a Palazzo Resuttana (piazzetta Resuttana 5, sino al 28 novembre dalle 17.30
alle 19.30), dove in due schermi si fronteggiano l´immagine ipnotica del moto
del mare e materiali del film, o brani non inseriti nel montaggio finale. E
inframezza così un suadente registro onirico a quello documentario affidato
invece ai racconti dei protagonisti e alle conversazioni, come quella, intensa
e affascinante, in cui il poeta siriano Adonis e lo storico francese Henri
Bresc discutono sulla vicenda storica del Mediterraneo: il primo individuando
nella affermazione dei grandi monoteismi la prima rottura di una civilizzazione
basata sulla migrazione e ibridazione dei miti, il secondo difendendo al
contrario la "porosità" (che magnifica definizione) delle religioni,
quella loro reciproca permeabilità che ha permesso, in un passato anche recente,
di condividere i medesimi luoghi e (almeno parzialmente) la stessa geografia di
simboli. In questo senso, "Fuori rotta" è simile a un auspicio che
sembra assumere come livre de chevet l´arazzo storico e letterario di quel
"Breviario mediterraneo" che Predrag Matvejevic alla fine del secolo
scorso ha indicato come prospettiva culturale e antropologica di mescolanze e
sedimentazioni di un´unica, grande e millenaria cultura. Non a caso la macchina
da presa ci conduce, apparentemente zigzagando, lungo paesaggi e città dove
voci, manufatti, vicoli, piante, rocce e vulcani si incrociano tessendo una
trama che il grande mare interno tra Oriente e Occidente fa risuonare di
accenti e suoni comuni (e come si somigliano anche oggi, inquadrati dal mare,
gli skyline dei centri urbani). Con la consapevolezza di essere giunti, in
questo inizio di millennio, a un crinale decisivo, al punto in cui questa
memoria di lunga, lunghissima durata, può perdersi del tutto e definitivamente
accogliendo come identità altre rotte divergenti, o recuperare la propria
matrice. E, ancora una volta, il racconto del mito sigilla questo viaggio che
impregnato di sé tanta parte dell´arte e della filosofia del Novecento: così
Bresc e Adonis ripercorrono la vicenda di Europa, rapita da Zeus dalle coste
libiche sino a dare il suo nome alle terre e agli abitanti d´Occidente, e di
Cadmo suo fratello, che alla ricerca della sorella approda in Grecia dove -
lui, proveniente dalle coste orientali - erige templi e simulacri a Poseidone e
Atena. Ogni viaggio che ha solcato il Mediterraneo ha, inestricabilmente,
mescolato e fecondato. Il film si chiude sul volto di Adonis che recita una sua
poesia di straziata bellezza in cui il bambino che è stato e l´uomo anziano che
è adesso si incontrano, si guardano e si riconoscono. Una metafora del tempo
delle civiltà e di quello degli uomini che le costruiscono. Il film è prodotto
dall´assessorato ai Beni culturali della Regione Sicilia e dalla Soprintendenza
del Mare.
( da "Corriere della Sera" del 26-11-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-11-26 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE Vertenze incrociate Dopo lo sciopero dei musicisti del 7
dicembre in agitazione anche le étoile Scala, la rivolta dei ballerini ruba la
scena al nuovo direttore Irruzione durante la conferenza stampa. «Annullare
l'ultimo concorso» Aggiudicati solo sette posti su quindici La direttrice
uscente: premiato il merito I danzatori: sì al ricorso Leggeri come piume sul
palco. Pesanti come macigni nel confronto con il teatro. Nel melodramma
sindacale della Scala, dopo l'orchestra entra in scena il corpo di ballo. Con
un tempismo degno dei professionisti straordinari che sono, i ballerini della
Scala ieri hanno fatto irruzione nella sala gialla del teatro proprio mentre si
teneva la conferenza stampa di presentazione del nuovo direttore del Ballo,
Makhar Vaziev. E hanno letto un comunicato durissimo: «Ci troviamo davanti a un
disegno della direzione che potrebbe portare la compagnia alla perdita della
sua identità storico artistica». La pietra dello scandalo è il concorso che si
è appena concluso per 15 posti di ballerino di fila. Alla fine la commissione
(direttrice uscente, Elisabetta Teraburst, direttore entrante più il coreografo
Amedeo Amodio e due rappresentanti del corpo di ballo) ha assegnato sette posizioni.
Le altre restano vacanti, con grande scorno dei ballerini (un centinaio) che
hanno partecipato al concorso. Tra loro anche molti stagionali della Scala che
in passato hanno ricoperto ruoli di prestigio in diversi balletti. E che
speravano nell'occasione giusta per la conferma a tempo indeterminato. Il
teatro assicura che tra qualche mese ci sarà un nuovo concorso. Ma il corpo di
ballo non arretra. E intende valutare la possibilità di contestare l'esito del
concorso. La protesta dei ballerini si inserisce in un momento difficile per il
teatro. Con la prima a rischio per la pesante contestazione dell'integrativo
(firmato da Cgil, Cisl e Uil) da parte degli orchestrali, in gran parte
iscritti alla Fials. In questo momento c'è chi nel corpo di ballo sta pensando
di rendere le tessere dei confederali per iscriversi alla Fials. Insomma, invece di ricomporsi, il conflitto Scala/maestranze
raddoppia. Mentre alla prima mancano solo 12 giorni. Il teatro ricorda
l'insindacabilità delle scelte artistiche. Secondo i ballerini riuniti
nell'assemblea di ieri, nell'ultimo concorso non è stato premiato il merito.
Certo è che dietro le quinte dei balletti la situazione si è complicata negli
ultimi anni. Hanno contribuito il blocco dei concorsi stabilito per legge. E anche
l'innalzamento dell'età pensionabile (oggi 47 anni per le donne e 52 per gli
uomini quando nel resto d'Europa gli artisti sulle punte si ritirano intorno ai
40). In sintesi, l'esigenza di non appesantire i bilanci delle fondazioni non è
andata di pari passo con quella di premiare il merito. Ma a inasprire gli animi
c'è anche un passaggio del contratto integrativo. In cui si stabilisce che,
d'ora in poi, per accedere ai ruoli di solista e primo ballerino bisognerà
vincere un concorso internazionale. Finora queste posizioni si ottenevano per
promozioni interne. «è vero, questo accordo l'abbiamo firmato anche noi. Ma ora
abbiamo capito che ci si può ritorcere contro», riflettono alcune ballerine.
Intanto i confederali di Cgil, Cisl e Uil hanno convocato per oggi
un'assemblea. E chiedono un incontro con il sovrintendente, Stéphane Lissner.
Ma il teatro non ha dubbi: non c'è nulla di sindacale da discutere. Questa è
solo una questione artistica. Rita Querzé
( da "Corriere della Sera" del 26-11-2008)
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Corriere della Sera
- ROMA - sezione: PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
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Pagina 38 - Commenti
L´occidente e l´afghanistan GUIDO RAMPOLDI Anche se non leggono gli editoriali
del New York Times il mullah Omar e i suoi soci di al-Qaeda devono aver intuito
che l´insistenza di molti europei sulla necessità di
negoziare un armistizio con i Taliban rivela un´ansia di disimpegnarsi da un
conflitto considerato ormai troppo rischioso, se non già perso («Temiamo che
alcuni membri della Nato - ha scritto la settimana scorsa il giornale americano
? siano così smaniosi di ritirare le truppe che vorrebbero svendere il futuro
dell´Afghanistan»). Ma per buona fortuna delle ragazze afgane, le cui
speranze minime sarebbero sacrificate sul tavolo negoziale, ai Taliban quel
commercio non sembra interessare. Ai loro occhi gli occidentali somigliano a
«quei malati che nel delirio fanno cose strane e buffe: una volta proclamano la
nostra sconfitta e un´altra parlano di negoziati e di riconciliazione, una
volta accusano i nostri vicini (il Pakistan) di interferire negli affari
interni dell´Afghanistan e un´altra tengono riunioni congiunte con quelli»
(così al Emarah, l´Emirato, sito ufficiale di Mullah Omar). Va da sé che con un
nemico così frastornato e incoerente non si tratta; piuttosto, lo si combatte
fino alla sua ineluttabile capitolazione. Tanto più se quello ammette, nello
stile esplicito inaugurato dal comando britannico, che «la vittoria militare è
impossibile». E´ impossibile anche ai Taliban. Ma nei conflitti asimmetrici il
concetto di ?vittoria´ è relativo. Nello scontro con un esercito regolare, una
guerriglia vince se riesce ad evitare la sconfitta fin quando il costo umano ed
economico non induca il nemico a cedere. E questo risultato non è più precluso
ai Taliban, come confermano sia lo scoramento che ormai pervade il campo
occidentale, sia i segnali che arrivano dal terreno. In questo autunno per la
prima volta la guerriglia è riuscita a minacciare la strada del Kyber pass, la
principale e di fatto quasi unica via di approvvigionamento logistico dei
contingenti Nato. E nell´anno che sta per concludersi le perdite subite dalle
truppe occidentali sono state le più alte dal loro arrivo in Afghanistan. A
queste avversità europei e americani rispondono in vario modo. Alcuni confidano
nel negoziato con «i Taliban moderati» apparsi in sogno anche al nostro
ministro della Difesa, altri nell´arrivo di altri 20mila soldati promesso da
Obama; non molti, infine, cercano di dare un contenuto coerente al
Comprehensive approach, Approccio globale, il nuovo metodo. Prevede che gli
occidentali non confidino più unicamente nello strumento militare, ma
organizzino un complesso di interventi diplomatici, politici e umanitari. Nelle
parole del nuovo capo delle Forze armate statunitensi, il generale David
Petraeus, «l´antiterrorismo è la parte minore, il resto sono consigli tribali,
programmi di sviluppo, sforzi di riconciliazione con quella parte dei Taliban
che non sono il nucleo duro, e lavoro diplomatico con i Paesi vicini». La
teoria è saggia e sia pure con molto ritardo, accoglie molte tra le proposte
avanzate da alcuni europei, inclusi gli italiani. Ma quando si passa alla
progettazione pratica, ciascuna di quelle formule si complica. ?Lavoro
diplomatico´, per esempio. Grossomodo vuol dire: coinvolgere e rassicurare sia
le potenze che hanno vissuto lo sbarco della Nato in Asia centrale come una
minacciosa invasione di campo (Iran, Russia, Cina), sia quelle che considerano
l´Afghanistan un territorio vitale al proprio interesse strategico (innanzitutto
Pakistan e India). Le speranze suscitate nel mondo dalla nuova presidenza
americana lasciano qualche spazio ad un prudentissimo ottimismo. E i Taliban a
Kabul non li vuole nessuno. Ma a tanti, a troppi, non dispiace affatto che la
Nato continui a sanguinare in Afghanistan, di modo che si penta amaramente di
essersi estroflessa al di fuori dei confini europei e abbandoni per sempre la
velleità di rappresentare un´alleanza a dimensione globale. Avviare verso una
qualche stabilità una regione da secoli tra le più caotiche, ora per giunta
attraversata dalle rotte del petrolio, può apparire perfino più agevole che
isolare e dividere la guerriglia. Il generale Petraeus ripete di confidare
nella «riconciliazione», formula pudica che alle orecchie della casta guerriera
afgana suona come la promessa di una generosa campagna-acquisti: si tratterebbe
di acquisire settori periferici della guerriglia. Il metodo è già stato
sperimentato con successo apparente dai non pochi contingenti Nato che da
tempo, e con la massima discrezione, pagano in dollari o in aiuti la neutralità
di tribù e di comandanti un tempo nemici. Ma le controindicazioni sono enormi.
I codici militari afgani considerano del tutto normale il tradimento della
parola data: insomma la «riconciliazione» è revocabile e il «riconciliato» può
spararti nella schiena, se si convince che gli conviene tornare dai Taliban.
Inoltre il messaggio inviato alla popolazione è pessimo, giacchè i
«riconciliati» ottengono dalla Nato non solo il perdono per i crimini passati,
ma di fatto anche l´autorizzazione a continuare a vessare gli inermi. Infine
muoversi nel sensibilissimo reticolo delle relazioni tribali è assai
pericoloso, come ricorda il generale Mc Kiernan, comandante Usa in Afghanistan:
«Per ogni tribù o clan che avvantaggi, c´è una tribù o un clan che stai
svantaggiando. E loro lo sanno, mentre tu forse lo ignori». Ma soprattutto,
resta indeterminato come il Comprehensive approach intenda risolvere le
questioni cruciali che da anni dividono gli occidentali. Questi danno vita a
due missioni parallele ? l´americana Enduring freedom e l´Isaf a guida Nato ?
difformi per finalità e per metodi. Anche a causa di tale sdoppiamento il tasso
di litigiosità è alto. I comandi americano e britannico sono da tempo ai ferri
corti. Secondo gli americani la Nato non ha denti, secondo gli europei gli
americani non hanno cervello. Gli americani, perfino quando operano sotto
comando Nato, si attengono a regole d´ingaggio proprie: per esempio, possono
richiedere l´intervento dell´aviazione anche se può provocare vittime tra la
popolazione afgana. A sua volta la missione a guida Nato è una babele di 41
contingenti, parecchi dei quali si sottraggono all´impiego in zone pericolose
in virtù di 70 caveat, o deroghe ad hoc. Così gli uni consegnano villaggi e
tribù ai Taliban con bombardamenti scriteriati, gli altri con la loro volontà
di evitare rischi. Gli americani sono divisi perfino al loro interno, con
risultati paradossali. Cinque mesi fa un fiduciario della Casa Bianca girava
l´Europa lamentando che la Nato rifiutasse di sradicare i campi di papavero da
oppio; negli stessi giorni corrispondenze apparse sulla stampa americana
raccontavano della cura che mettono i soldati statunitensi nell´evitare di
danneggiare le coltivazioni di papavero per non suscitare rivolte contadine.
Sradicare, ignorare? Se ne discute da anni senza gran costrutto. Incapaci di
sanare le proprie divisioni interne, gli occidentali riusciranno a dividere il
nucleo duro dei Taliban? Per quanto i sauditi si stiano applicando, è molto
dubbio che riescano. Al momento pare altrettanto improbabile, ma in futuro non
impossibile, che siano i Taliban ad attrarre parte dello schieramento nemico, e
cioè quel segmento dell´Alleanza del nord già ora disponibile a sganciarsi
dagli occidentali per negoziare con il mullah Omar una sorta di patto afgano.
Propone quella trattativa il tagico Rabbani, che all´inizio degli anni Novanta,
quando era presidente della Repubblica, accolse in Afghanistan gli arabi oggi
con al Qaeda. Ex mujahid al tempo della guerra santa contro l´Armata rossa,
Rabbani ricorda bene come finì, nel 1991, il regime filo-sovietico: si squagliò
quando una parte del suo esercito, fiutato il vento, si accordò in segreto con
la guerriglia. La storia non si ripeterà, ma quanto più gli occidentali
tradiranno il loro scoramento, tanto più gli alleati afgani della Nato si
chiederanno se convenga restare dalla parte di chi ormai cerca soltanto una
formula dignitosa per disimpegnarsi. Non meno autolesionista sarebbe per gli
occidentali illudersi che basti aumentare le truppe per prevalere sul caos
afgano. Servono soluzioni innovative, molto innovative. Senza le quali,
prendiamone finalmente atto, l´Occidente è destinato ad una clamorosa disfatta.
( da "Repubblica, La" del 27-11-2008)
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Pagina
III - Milano Il presidente della Provincia "Sarebbe in conflitto d´interessi" Penati
"No alla Bracco Al Tesoro la presidenza dell´Expo" RODOLFO SALA A P
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
27-11-2008)
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Primo Piano Pagina
102 Farigu, Nuovo psi «Subito una risposta delle forze riformiste» Farigu,
Nuovo psi --> «Serve subito una risposta delle forze riformiste
dell'opposizione per cancellare questa stagione devastante per la Sardegna».
Raffaele Farigu, leader di Sardegna socialista, in piena sintonia con la
coalizione di centrodestra, indica «la strada obbligata» dei tempi rapidi per
chiudere sulla leadership e sul programma da presentare alle regionali: «Già in
settimana sono in programma i confronti interni, mentre all'inizio di dicembre
sarà il tempo delle riunioni nazionali». L'obiettivo è dichiarato: «Bisogna
evitare che Soru abbia la possibilità di nascondere la gravissima crisi della
sua azione di governo e della maggioranza». Il consigliere regionale socialista
parla di «due percorsi non necessariamente alternativi» che hanno portato alle
dimissioni di martedì notte. Da una parte «ci sono gli
insanabili conflitti interni nel suo partito e nel centrosinistra», e il gesto
plateale «serve a Soru per far intervenire i vertici del Pd e riportare tutti i
dissidenti all'obbedienza». Dall'altra, invece, «c'è un ragionamento politico
più sottile, riconosciuto anche da alcuni esponenti della maggioranza».
Per Farigu il governatore vorrebbe imprimere un'accelerazione verso le urne:
«Lo schieramento d'opposizione, seppur unito, non ha ancora definito il
programma e svelato il nome del candidato presidente. Così Soru ritiene di
avere le condizioni ottimali, in nome di quest'indeterminatezza del
centrodestra». Da qui, secondo la lettura del leader del Nuovo Psi, la
necessità di «fare presto». La Sardegna «non può più permettersi di vivere in
questa situazione di stallo», perché «le condizioni socio-economiche dell'Isola
e dei sardi hanno raggiunto livelli drammatici». Il governo regionale «è
riuscito ad affossare l'industria, l'agricoltura, l'artigianato e il turismo».
Farigu invoca una stagione nuova «che cancelli il disastro di questi anni», con
«un governatore capace di uccidere il Consiglio regionale e di ridurre la sua
Giunta a un giocattolo, dimostrando poi il totale non rispetto per i sindacati
e gli enti locali».
( da "Corriere della Sera" del 27-11-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-11-27 num: - pag: 35 categoria:
REDAZIONALE Strategie Il direttore finanziario Patuano vola a Buenos Aires per
trattare. L'incognita Kirchner Telecom, missione in Argentina L'Authority:
«integrazioni sostanziali» sul piano per la rete I soci Werthein disponibili a
trattare la vendita della loro quota. Contatti con il governo argentino MILANO
— Telecom Italia vuole tutta Telecom Argentina e si prepara a esercitare il
diritto per salire al 100% nel capitale rilevando il 48% in mano ai soci locali
Los W. La partita non è semplice, ma sembra che dopo aver fatto per mesi muro
contro il gruppo italiano, il socio argentino Gerardo Werthein, abbia fatto
sapere attraverso il suo avvocato Enrique Brochou di essere disponibile a
trattare. E martedì pomeriggio il direttore finanziario di Telecom, Marco
Patuano, è volato a Buenos Aires per cercare di chiudere un accordo. Bernabè ha
in mano un'opzione «call» sulla quota detenuta da Los W in Sofora, la scatola
che attraverso Nortel custodisce il 54% del gruppo telefonico di Buenos Aires,
che può esercitare dal primo gennaio 2009 per quindici giorni a un prezzo «di
favore»: 60 milioni contro un valore di mercato di circa 150 milioni. Non è
detto, tuttavia, che Bernabè voglia controllare da solo tutta la società. «Clarin»
e «La Nacion », i due principali quotidiani del Paese, pochi giorni fa hanno
parlato di una possibilità che Telecom rilevi la quota di Werthein per
rivenderla subito a un partner locale più gradito, e di contatti con Techint,
Irsa, Pampa Holding, Vila Manzano e Banco Macro. Possibile che entro la fine
della settimana il quadro sia più chiaro, Autorità permettendo. La contesa per
il controllo di Telecom Argentina, infatti, non è solo una questione tra soci.
L'ingresso in Telecom Italia di Telefonica ha provocato
indagini ed esposti per il potenziale conflitto degli spagnoli, già proprietari
di Telefonica de Argentina e Movistar. I Werthein hanno alimentato le polemiche
sollevando la questione prima davanti al consiglio di Telecom Argentina e poi
al Tribunale, cercando così di mettere in un angolo i soci italiani. Ma
Patuano deve fare i conti adesso con una nuova pesante incognita: l'intenzione
del presidente Cristina Kirchner di assicurare che le società strategiche siano
controllate da soci locali. Con la nazionalizzazione dei fondi pensione il
governo di Buenos Aires si è ritrovato in mano il 15% dei diritti di voto in
Telecom Argentina e ora potrebbe utilizzarli per sostenere i Warthein. Ma
Patuano, per tre anni direttore generale di Telecom Argentina, sa come
muoversi. In più sembra che di fronte al rischio di un intervento della
Kirchner nella partita, si sia attivato anche il governo italiano. Intanto
Bernabè sta procedendo con la messa a punto del piano strategico che presenterà
al consiglio martedì prossimo. Nel piano non ci saranno ancora indicazioni
chiare sul riassetto della rete. Ieri dall'Authority per le Comunicazioni è
arrivata infatti una richiesta di integrazione agli impegni presentati da
Telecom per aprire la rete ai concorrenti. Non semplici aggiunte ma
«integrazioni sostanziali» ha fatto sapere l'Agcom che ha ritenuto «non
sufficienti» le proposte sulla gestione della divisione Open Access e
dell'organismo indipendente che dovrà vigilare sulla trasparenza
dell'infrastruttura. Federico De Rosa Telecom L'a.d. Franco Bernabè
( da "Corriere della Sera" del 27-11-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-11-27 num: - pag: 20 categoria:
REDAZIONALE Lo scrittore danese Mikkel Birkegaard «Ma la corsa al petrolio
potrebbe corrompere l'isola» «Il risultato del voto in Groenlandia è un grande
passo, nella giusta direzione». è soddisfatto Mikkel Birkegaard, scrittore
danese diventato un fenomeno letterario in patria con «I libri di Luca», il suo
primo romanzo uscito a settembre anche in Italia (Longanesi). Perché considera
l'esito del referendum un successo? «Finora la relazione tra Groenlandia e
Danimarca non è stata equilibrata perché la prima è sempre dipesa
economicamente dalla seconda. Questo significa che anche se la Groenlandia ha
dei rappresentanti nel Parlamento danese, questi non hanno un'influenza
effettiva e sono quasi "invisibili" sulla scena politica. Anche se il
processo che si apre non sarà semplice, con il sì al referendum, invece,
l'isola esce dall'ombra del grande fratello danese e può prendere decisioni da
se stessa ». Scrittori danesi come Peter HØeg e JØrn Riel si sono ispirati alla
Groenlandia. Quali sono i rapporti culturali tra le due realtà? «Una larga
parte dell'arte danese è influenzata dalla Groenlandia. Sono sicuro che questo
rapporto speciale con l'isola abbia a che fare con la sua natura, così diversa
dal piatto paesaggio della Danimarca. I rapporti tra le due popolazioni,
inoltre, sono buoni: molti giovani della Groenlandia vengono a studiare da noi
rendendo molto vivo lo scambio educativo e culturale». La maggiore autonomia,
anche economica, della Groenlandia rischia di ledere il fascino letterario
dell'isola? «Non è semplice da prevedere. L'arte però si evolve e prospera nei
momenti di difficoltà. E siccome un'eventuale trasformazione
della Groenlandia in un attore del mercato petrolifero non sarà facile, mi
aspetto interessanti storie su cambiamenti e conflitti culturali e, purtroppo,
tristi vicende umane. Tra i miei timori, infatti, oltre a possibili danni
all'ambiente naturale, c'è il pericolo che il popolo dell'isola dimentichi le
sue origini». Sulla Groenlandia, quindi, il suo prossimo romanzo? «Non
ci ho ancora pensato ma nella prospettiva di grandi ritrovamenti minerari o di
petrolio nel sottosuolo o nel fondo degli oceani, ci sarà buona materia per un
thriller. Chissà che cosa scopriranno lì sotto?». Alessia Rastelli Scrittore
Mikkel Birkegaard, danese, un caso letterario con «I libri di Luca»
( da "Giornale.it, Il" del 27-11-2008)
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n. 284 del
2008-11-27 pagina 31 «Banchieri intoccabili» in crisi, imbarazzati dal caso
Zaleski di Nicola Porro Il credito «sociale» di Bazoli e il mercatismo radicale
di Profumo fanno i conti con il crac del finanziere a cui hanno prestato 3,5
miliardi ]I nostri banchieri sono degli intoccabili. O meglio si considerano
tali. Per la verità la prerogativa non è solo italiana: l'autoassoluzione
globale dell'élite è piuttosto diffusa. Il dibattito, impigliato nella maglia
grezza delle retribuzioni (alte) e della galera (eccessiva), rischia però di
perdere di vista il bersaglio vero. A chi rispondono i nostri superbanchieri? Perché
i loro errori non sono censurati? È possibile che la rete di protezione che
hanno saputo tessere li preservi dai propri errori, sine die? Prendiamo, per
non girarci intorno, due «idoli» del nostro sistema: Giovanni Bazoli e
Alessandro Profumo. Nulla di più diverso nel loro stile di fare banca: un ruolo
sociale e di sistema per il primo, il rispetto rigoroso e inflessibile del
mercato per il secondo. I due hanno fatto di queste formule il loro grande
vizio: si sono trovati incastrati nell'armatura ideologica da loro stessi
confezionata a propria immagine e somiglianza. E oggi, impudentemente, fanno
finta di nulla. Partiamo da Giovanni, detto Nanni, Bazoli. Recentemente sul
Sole 24 ore ha scritto: «La crisi bancaria ha evidenziato tutte le criticità e
i rischi impliciti nell'affermarsi di una logica di business improntata alla
sola massimizzazione dell'efficienza e del profitto». Poco prima in occasione
dell'inaugurazione dell'anno accademico di una Università milanese diceva:
«Ritengo che alle banche debba riconoscersi certamente natura di imprese, ma
con caratteristiche speciali, e che spetti loro una responsabilità maggiore
verso la società civile e la comunità di appartenenza: la responsabilità di
fare crescere intorno a sé un'economia sostenibile». Bene. Cosa c'entra tutto
ciò con i finanziamenti ottenuti dal finanziere franco-brescian-polacco Romain
Zaleski? Perché la banca guidata da Bazoli ha prestato a questo signore 1,7
miliardi di euro? E circa 800 (la cifra esatta deve ancora essere confermata) li
conferirà in questi giorni. Zaleski con questi quattrini non ha ovviamente
assunto nessuno (il che, a noi mercatisti, non scandalizza), ma ha comprato
pacchetti importanti di azioni in società quotate, tra cui quasi il 6% proprio
di Intesa. Zaleski, in un'intervista di un paio di anni fa, diceva: «Ma perché
voi giornalisti continuate a dire che i miei pacchetti azionari valgono 7
miliardi di euro? Oggi siamo a 11». A fronte dei quali i debiti con il sistema
bancario erano circa 6. Oggi ovviamente il rapporto si è capovolto e di fatto
il giardinetto di titoli del finanziere non copre gli attivi. Insomma, come si
concilia il finanziamento di Zaleski con i principi sociali di mercato di una
banca bazoliana? Non è forse questo un fallimento della missione che si è dato
il banchiere? Banalmente questa è la domanda che oggi conviene porsi. È
evidente che poi si possono aprire decine di altri fronti più tecnici: primo
tra tutti il finanziamento così ingente ad un proprio socio. Ma in questa fase
il problema è più filosofico, di principio, di rispetto degli insegnamenti che
lo stesso professore bresciano continua a dare. Non diversa, paradossalmente, è
la condizione di Alessandro Profumo, peraltro accomunato a Bazoli
dall'esposizione verso Zaleski per 1,8 miliardi. Profumo è stato a lungo
considerato il banchiere del mercato. In tutti i modi ha cercato di rompere
quell'intreccio da salotto buono del capitalismo in cui il vecchio Credito
Italiano era immerso. Ha spiegato a mari e monti le virtù sane
del mercato competitivo e dei possibili conflitti di interesse che generava la
sua partecipazione in Mediobanca. Ha rotto i legami con la Rizzoli e ha
preferito gli analisti finanziari ai salotti romani. Un paio di anni fa,
plaudendo alla Finanziaria di Prodi e sostenendo che non avesse ceduto alle
pressioni della sinistra estrema, scriveva: «Non dobbiamo perdere di vista l'urgenza
primaria che è lo stop all'espansione del debito pubblico». Un paio di giorni
prima dell'annuncio del recente aumento di capitale, in un'intervista al Tg1,
ci ha detto che la sua banca era sana. Ha poi chiesto risorse al mercato ad un
prezzo quasi doppio rispetto alle quotazioni di ieri. Insomma, con il suo
metro, ha fallito. Con il rigido bilancino del mercato ha sbagliato:
sottovalutando nella migliore delle ipotesi. E poi ricorrendo, come
probabilmente avverrà nelle prossime settimane, all'intervento dello Stato a
sostegno del proprio patrimonio. Certo possiamo fare finta di nulla. E possiamo
dire che la crisi è talmente grave che nulla era prevedibile. Ma signori
banchieri, almeno, nel futuro risparmiateci le prediche. Se, come è probabile e
nonostante tutto, continuerete a fare lo stesso mestiere per i prossimi anni. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Secolo XIX, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
«Io segretaria? Non
lo escludo» grandi manovre nel pd Anna Finocchiaro esce allo scoperto. E
spuntano anche i nomi di Letta, Zingaretti e Soru Roma. La data precisa del
congresso nessuno, al momento, la conosce: genericamente c'è un appuntamento
per l'autunno dell'anno prossimo. Ma la corsa alla segreteria del Pd sembra già
iniziata. Il settimanale Panorama getta là i nomi dei "quarantenni
d'assalto", Enrico Letta e Nicola Zingaretti, rispettivamente vice di
Walter Veltroni e presidente della Provincia di Roma, come due dei più papabili
concorrenti. Dalla Sardegna c'è chi spiega che le dimissioni clamorose di
Renato Soru dalla presidenza della Regione Sardegna nascondano, in realtà,
l'ambizione dell'industriale di puntare a traguardi più ambiziosi. Ma c'è un
solo esponente del Pd che ha avuto, finora, il coraggio di uscire allo
scoperto: Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del partito. «Esclude la
possibilità di una sua candidatura alla segreteria del partito, nel prossimo
congresso?», ha chiesto, ieri mattina, il conduttore del programma radiofonico
Rai "Faccia a faccia". «Non so dirle adesso. Di sicuro non è escluso
che possa fare questo passo», ha risposto la senatrice siciliana, che, oggi,
sarà a Genova. Non è un momento tranquillo per l'attuale segretario, Walter
Veltroni. Il "caso Villari" ha dato corpo, dentro e fuori il partito,
al sospetto di una guerra intestina tra Dalemiani e Veltroniani. C'è poi il
nodo della collocazione a Strasburgo dei futuri parlamentari europei eletti con
il Pd: assieme agli esponenti del Pse, partito socialista europeo, o altrove?
La "quasi" candidatura della Finocchiaro, apre oggettivamente la
corsa alla successione. La capogruppo dei senatori del Pd non appartiene ad
alcuna corrente interna e lei stessa si è ben guardata da presentarsi come
elemento di rottura. «Si può scommettere che, fin che vivo, non ci sarà alcuna
scissione nel partito - ha spiegato ancora ai microfoni della radio -
Certamente, in questo momento, la gente non capisce bene il
dibattito interno: stare nello stesso partito non deve trasformarsi in un
conflitto. Ma, sicuramente, i mass media giocano una partita importante in
questa fase di confusione, rappresentando il problema in termini
personalistici: D'Alema contro Veltroni. A questo punto vorrei sapere anch'io
di cosa stanno parlando?». Ma la questione, secondo la Finocchiaro, non
deve restare chiusa negli uffici della segreteria del Pd: «Io chiedo un
dibattito prima in direzione e poi nella prevista Conferenza programmatica per
capire le posizioni dell'uno e dell'altro su questioni concrete come la crisi economica,
quella della giustizia, sul federalismo». Ma non è questione di ore: «Se c'è un
dato vero in questo dibattito - ha concluso -è che la leadership di Veltroni
non è in discussione». Da Cagliari, anche Renato Soru maschera le sue reali
intenzioni. Ieri ha ricevuto Maurizio Migliavacca, inviato da Veltroni
nell'isola per risolvere la grana nata con le dimissioni del governatore. «Non
posso dire se ci sono margini per una ricomposizione della frattura. La
situazione è delicata e non va compromessa la possibilità di arrivare ad una
soluzione», ha detto Migliavacca. Ma restano, sul tavolo, le parole pronunciate
da Soru: «La mia esperienza politica non finisce qui». Industriale, grande
amico dell'attuale segretario Veltroni, ma molto stimato anche in ambienti
politici lontani dal centrosinistra (il quotidiano della Confindustria,
"Il Sole 24 ore" gli ha dedicato un ritratto nel quale viene definito
"politico in grado di contraddire tutti i pedigree dei politici"),
Soru sembra offrire l'identikit perfetto. Letta e Zingaretti, infine, hanno
bollato come "cattiverie" fatte filtrare dal Pdl le indiscrezioni
che, secondo Panorama, li indicano come candidati alla corsa. Angelo Bocconetti
bocconetti@ilsecoloxix.it 28/11/2008 ' 28/11/2008 la candidaturain un'intervistaDi
sicuro non è escluso che possa fare il passo di candidarmi alla segreteria anna
finocchiaropresidente dei senatori del Pd 28/11/2008
( da "Secolo XIX, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Su luce e gas il
governo fa invasione di campo Carlo Stagnaro Il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, annuncia il blocco delle tariffe di luce e gas. A stretto giro di
posta, lo smentisce il responsabile dello Sviluppo economico, Claudio Scajola,
che parla di un taglio, rispettivamente, dell'uno e del quattro per cento. Il
bello è che, a legislazione vigente, nessuno dei due ha il potere di
intervenire su alcunché. A differenza che in passato, infatti, oggi i prezzi
sono liberi. Questo significa che sono gli operatori ad avanzare una
molteplicità di offerte, tra cui i clienti possono scegliere quelle che, per il
loro stile di vita, garantiscono il miglior rapporto tra qualità e costo del
servizio. È vero che una quota della bolletta è sottratta al mercato, in quanto
composta dalla somma tra la componente fiscale e quella tariffaria in senso
stretto, ma quest'ultima è determinata dall'Autorità per l'energia, un
organismo indipendente che non deve rispondere al governo delle sue scelte. Tra
i compiti dell'Autorità c'è quello di definire i prezzi di riferimento per il
mercato vincolato, cioè per quei consumatori che non hanno ancora cambiato
operatore e, dunque, restano sotto l'ombrello della protezione pubblica.
Tuttavia, è surreale che Tremonti abbia parlato di blocco dei prezzi proprio
quando scendono. Scajola ha fatto bene a stopparlo, ma ha dato l'idea di voler
pestare i piedi al regolatore, cosa che non può e non deve fare. Esprimendosi
in merito ai prezzi di elettricità e metano, i due ministri si sono resi
colpevoli di un'invasione di campo, il primo promettendo quel che non ha, il
secondo anticipando l'entità di un taglio che è comunque nell'aria, ma che non
spetta a lui compiere. Sarebbe facile liquidare come uscita populistica le
parole di Tremonti e come schermaglia politica la replica di Scajola.
Purtroppo, entrambe le dichiarazioni tradiscono nella migliore delle ipotesi
una cattiva comprensione del funzionamento dei mercati liberalizzati, nella
peggiore un intento controriformatore. La concorrenza ha, finora, prodotto
risultati positivi, sebbene parzialmente oscurati dalla contemporanea crescita
dei costi delle materie prime, particolarmente visibile in un paese il cui mix
energetico è fortemente dipendente da petrolio e gas (con uno scarso uso del
carbone e l'assenza del nucleare, due tecnologie che aiutano a stabilizzare i
prezzi). Questo non toglie che, senza liberalizzazioni, oggi il nostro sistema
energetico sarebbe ancor più costoso e meno efficiente. Lo ha detto,
recentemente, anche il presidente dell'Autorità per l'energia, Alessandro
Ortis, in un'intervista al settimanale Economy: "Con l'avvio delle
liberalizzazioni abbiamo già ottenuto i primi 'guadagni da concorrenza', quali
una migliore qualità dei servizi e più contenuti costi produttivi. La
liberalizzazione e la regolazione hanno certamente promosso più efficienza
nelle attività di trasporto, distribuzione e produzione. Purtroppo questi
vantaggi importanti sono stati drasticamente offuscati dalla recente ondata di
prezzi petroliferi elevati". Bizzarro, dunque, ipotizzare il blocco
proprio quando la bolla petrolifera è scoppiata e le quotazioni internazionali
sono tornate su livelli tollerabili, dopo aver raggiunto picchi stratosferici
solo pochi mesi fa. In un certo senso, l'intervento di Scajola è servito a
trattenere la deriva tremontiana, ma contemporaneamente ha aperto nuovi
interrogativi. A questo punto, qualunque scelta compia l'Authority sui prezzi
di riferimento finirà per essere letta in chiave politica: come ha evidenziato
il periodico specializzato Quotidiano Energia, se verranno confermate le
anticipazioni del ministro si griderà all'indipendenza violata; altrimenti, si
finirà con l'ipotizzare l'esistenza di uno scontro istituzionale. In entrambi i
casi, seguiranno equivoci e incomprensioni, che riguarderanno tanto gli attori
sulla scena quanto i protagonisti del mercato, ancora una volta disorientati
dal sovrapporsi di messaggi contrastanti. E certo non aiuta a gettare acqua sul
fuoco il fatto che in passato Scajola abbia tentato l'arrembaggio all'Autorità,
mettendone in discussione l'indipendenza e attaccandone i vertici. Ugualmente
preoccupante è che le indicazioni del governo, quali che esse siano, continuino
a trasmettere la sensazione che il settore energetico sia tuttora percepito
come l'orticello della politica. Ma è dalla fine degli anni Novanta che, sulla
scorta di direttive europee che il nostro Paese ha interpretato in modo
rigoroso, il ruolo pubblico è venuto meno, gli ex monopolisti sono stati
quotati in borsa e privatizzati (anche se lo Stato mantiene un terzo del
capitale dell'Enel e dell'Eni, e soprattutto la scena locale è spesso occupata
da municipalizzate arroganti). La regolazione del settore è stata demandata più
di dieci anni fa a un organismo indipendente, e tutti i clienti sono pienamente
liberi di scegliere il loro fornitore di gas (dal 2003) e di energia elettrica
(dal 2007). Ai politici resta il compito di definire il contesto e le grandi
strategie, ma essi non hanno più alcuna voce in merito alle scelte quotidiane e
alla gestione del mercato, che sono demandate all'Authority e agli operatori.
L'aspetto forse più sconfortante, nel botta e risposta tra Tremonti e Scajola,
è che nessuno dei due sembra essersi reso conto che le tariffe - che il primo
voleva bloccare, il secondo ridurre - non esistono più, o almeno non esistono
nel senso in cui loro le interpretano. I prezzi sono liberi, ed è questa
libertà che ha consentito un incredibile miglioramento del servizio e che ha
attirato, negli scorsi anni, una quantità di investimenti senza precedenti in
Italia, e forse in Europa. Ai politici è consentito spararle un po' grosse e
non mantenere le promesse, perché fa parte del loro mestiere. Ma vendere la
fontana di Trevi, quello lasciamolo fare a Totò. 28/11/2008 Bo Ekman Il mondo è
ammalato di una "doppia polmonite" - la crisi finanziaria e quella
ambientale, entrambe capaci di sfociare in veri e propri disastri. Non è
possibile curare una doppia polmonite trattando un polmone alla volta.
L'attuale crisi economica globale non deve essere scusa per agire in ritardo
sul cambiamento climatico. I Paesi dovrebbero avere lo scopo di un accordo
globale che potrà essere negoziato alla Conferenza delle Nazioni Unite sul
cambiamento climatico, che si terrà a Copenhagen nel novembre 2009. Questa
costituirà l'occasione per parlare di come il genere umano possa rendere i
sistemi governativi compatibili con la sostenibilità e il supporto alla vita in
tutte le sue varietà. I due sistemi - economia e natura - ricercano
incessantemente equilibri, bilanciamenti e modalità di sopravvivenza. Spingere
i sistemi economici oltre le loro possibilità, perché siano in grado di
sostentarsi e correggersi da soli, è disastroso, e questo è evidente dal
dilagare della mostruosa crisi finanziaria. Spingere i sistemi naturali oltre
le loro interdipendenze delicatamente armonizzate e bilanciate risulta persino
più pericoloso e azzardato, perché a differenza di quello che si può fare col
sistema finanziario, il governo non può controllare o dettare i comportamenti
della natura. Nel frattempo le immissioni di CO2 e di altri gas serra
nell'atmosfera surriscaldano il pianeta e distruggono i sistemi naturali, già
messi alla prova dalla sempre crescente popolazione mondiale (che presto
raggiungerà i 7 miliardi, e i 9 miliardi quando i nostri figli saranno
cresciuti). Il sistema governativo si concentra su interessi
nazionali e locali, non su quelli globali. Percepiamo i frammenti di cui
facciamo parte - che siano nazioni, corporazioni, partiti o movimenti - come
"rifugi sicuri". Per i membri di questi frammenti è un tabù parlare,
agire o pensare nell'interesse di tutti. I leader concordano sul fatto che
tutto l'insieme sia importante, ma vanno comunque avanti con le loro priorità.
Questo risulta più evidente nel campo delle politiche ambientali e dei governi
dei popoli. La terra stessa è sottoposta a uno sfruttamento crescente, senza
tregua e violento. Adesso nessuno rappresenta il popolo. L'interesse di tutti
rimane indifeso di fronte all'enorme apparato di leggi e mezzi di rigida
applicazione. Per anni, la Fondazione Tällberg ha sostenuto la necessità di
soluzioni di sistema per problemi di sistema e ha sottolineato l'urgenza di un
Contratto Globale basato sui principi di duro governo e di disciplina
dell'adempimento. Ma il nostro sistema di governo è basato su principi di
indipendenza e non su quelli di interdipendenza, che costituiscono la realtà
politica, economica e ambientale del nostro tempo. Governare in sito è ridicolo
e surreale. Nessuna nazione, o qualsiasi altra entità portatrice di interessi, è pronta a cedere neanche un millimetro sulla sua
relativa competitività a breve termine. Se ci adattiamo all'attuale sistema di
governo, le guerre per accaparrarsi le risorse primarie saranno inevitabili.
L'accordo di Copenhagen dovrebbe avere la capacità ed il coraggio di mettere in
evidenza i conflitti che potrebbero emergere da un'ingiusta ripartizione delle
risorse naturali tra i confini nazionali e territoriali. Le Costituzioni
nazionali dovrebbero includere obblighi vincolanti per svilupparsi come parti
integranti e interdipendenti del più ampio sistema naturale e contribuire alla
creazione di valori economici. Il fatto è che le applicazioni attuali dei
concetti di sovranità e nazionalità sono antiquate. Dobbiamo definire
costituzionalmente le condizioni delle frontiere planetarie per l'attività
economica dell'uomo. Dovremmo impegnarci affinché tutte le nazioni adottino un
preambolo comune alle loro Costituzioni nel quale tutte si dichiarino parti
inseparabili di più ampi sistemi naturali, economici e di sicurezza. I
cittadini di tutte le nazioni dovrebbero prepararsi ad un'identità più ampia,
un "noi" allargato. Esistono già dei frammenti di questo Sistema di
amministrazione planetaria - le Nazioni Unite ed il Consiglio di Sicurezza, il
Fondo monetario internazionale e la Convenzione di Basilea, l'Unione Europea,
le convenzioni e gli accordi internazionali sugli standard globali. Ci sono
disattenzioni di sistemi cruciali quali la telefonia, i servizi postali, il
trasporto aereo e la sicurezza nucleare e meccanismi informali quali il G8, la
crescente ondata dei movimenti globali e delle ONG che sottolineano l'emergenza
di una nuova coscienza di noi stessi come parte di un sistema più ampio, un
tutto globale. Senza la giusta forza nella ricerca degli interessi
di tutta la comunità, a dettare le regole saranno l'avidità nazionale e
l'egoismo che ci porteranno a combattere per assicurarci le risorse naturali
"a noi più adatte". Un Sistema di Amministrazione Planetaria è
necessario sia per garantire la salute del sistema naturale sia per consentire
una decente ripartizione delle sue risorse. Questo aiuterebbe a legittimare
accordi e politiche che richiedano la partecipazione solidale di tutti al
benessere di ognuno e della terra, con equità e giustizia climatica. La
Commissione intergovernativa sul cambiamento climatico ed il Protocollo di
Kyoto hanno rappresentato di per sé innovazione nel modo di governare. Ma il
protocollo, più che un fallimento, è da considerare un vero e proprio fiasco.
Da quel momento, le emissioni globali, invece di scendere ai livelli del 1990,
sono aumentate del 35%. Non credo che riusciremo a raggiungere un solido
accordo per il futuro a Copenhagen. E credo ancora meno nella possibilità di
una sua perfetta applicazione, a meno che il protocollo non includa le seguenti
considerazioni: ?Un sistema che comprenda la natura e la complessità dei
problemi che abbiamo a portata di mano; ?Una definizione quantitativa delle
frontiere planetarie; ?Una serie di imperativi morali; ?Obblighi e definizioni
legalmente vincolanti e distribuzione della forza necessaria ad applicare gli
articoli dell'accordo. I comportamenti nazionali dovrebbero essere soggetti a
leggi comuni, principi e meccanismi dispositivi. Le
negoziazioni di Copenhagen potrebbero rappresentare uno sforzo per riconciliare
i conflitti tra nazioni, regioni, interessi economici, ricchi e poveri, nord e sud. Con un accordo di queste
dimensioni il mondo potrebbe superare quei principi governativi disposti nel
Trattato di Pace di Westfalia nel 1645, che segnò la nascita della sovranità
nazionale. Si dovrebbe andare oltre i principi disposti nel
( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina 39 - Commenti
LA RICCHEZZA NEL MIRINO (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)
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Pagina
XI - Napoli Il numero uno della Federico II: "Non voglio conflitti"
"Ho agito come un buon padre per difendere la democrazia" "La
mia decisione tutela il diritto di tutti ad andare a votare, negato da una
occupazione" Rettore Trombetti, oggi chiedono le sue dimissioni, perché
lei ha sospeso le elezioni universitarie. Le stesse persone che fino a pochi giorni fa
invocavano da parte sua proprio quel provvedimento. Che succede? «Succede che
mi sono comportato come un padre di famiglia. Ho sospeso le elezioni per
evitare problemi ai seggi, per non creare conflitto tra gli studenti». Per
scongiurare tensioni e violenze, insomma. «Gli studenti di Architettura hanno
raccolto oltre mille firme per sostenere che c´erano pericoli legati alla
tornata elettorale. Poi altri studenti hanno occupato Sociologia. Ed io ho
preso una decisione dettata dalla responsabilità». Non sarebbe bastato spostare
il seggio elettorale da Sociologia? «Avrebbero occupato anche il nuovo seggio.
La sospensione delle elezioni serve a garantire a tutti il diritto ad andare a
votare. Non è concepibile che ci siano seggi dove le operazioni di voto sono a
rischio». Ma così non vota nessuno. «Si voterà in seguito. Meglio uno slittamento
della tornata elettorale che dover chiamare la polizia per presidiare i seggi.
Io sono convinto che senza le rappresentanze studentesche la democrazia sia
zoppa. L´unica forma di reale democrazia è quella rappresentativa. Ed è questa
democrazia che ho tentato di tutelare. Lo ripeto: la sospensione delle elezioni
serve a garantire a tutti il diritto ad andare a votare. Un diritto che non
sarebbe stato garantito in una facoltà occupata». La sua decisione offre il
destro ai detrattori, che ora la accusano di essersi piegato alla violenza
dell´occupazione. «Resto fermamente contrario ad ogni forma violenta di
protesta, ad ogni occupazione ed interruzione delle attività universitarie.
Avrei potuto passare sopra all´occupazione di Sociologia e dunque spostare il
seggio, ma sarei stato un irresponsabile. Si rischiava, tra l´altro, che le
elezioni venissero invalidate. E poi... «. E poi? «Questa decisione non è stata
assunta solo da me. Prima di compiere questo passo mi sono consultato con i
presidi delle facoltà. E tutti i presidi di tutte e tredici le facoltà, insieme
ai tre presidenti di Polo ed a me, abbiamo deciso per il rinvio. Il documento è
firmato da tutti noi. E lo abbiamo fatto con estremo rammarico». Luigi
Napolitano, presidente del Consiglio degli studenti, ammette che gran parte del
disappunto è dovuta anche al fatto che il rettore «ha deciso senza sentire i
rappresentanti degli studenti e gli organi di rappresentanza, delegittimando
tutto». «Il decreto che abbiamo firmato - ribadisce Raffaele Feola, preside di
Scienze Politiche - non è in discussione. Non si può rinunciare alla
sospensione delle elezioni, perché la situazione non è cambiata: la facoltà di
Sociologia è occupata e dunque un seggio elettorale non è praticabile. Noi
abbiamo solo preso misure a tutela della democrazia rappresentativa».
( da "Repubblica, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XXI - Bologna
Porretta Festival Dall´1 dicembre. Il 7 arriva il regista Sette giorni nel
cinema di Amos Gitai LUCA SANCINI E´ dedicata ad Amos Gitai, lo scomodo regista
israeliano la settima edizione del «Porretta Cinema film festival» in programma
dal primo al 7 dicembre. Un festival monografico come da tradizione che mette
in calendario parte della filmografia di Gitai, nato ad Haifa nel 1950,
innamorato del suo Paese anche a costo di vederne i lati negativi, i limiti, e
con irriverenza denunciarli senza sconti. L´iniziativa, prevede la
collaborazione della Cineteca di Bologna e la sponsorizzazione di Coop
Adriatica. I film saranno proiettati nella sala del cinema Kursaal con ingresso
gratuito e nel corso del festival quest´anno si avrà anche una forte
partecipazione degli studenti, mille in tutto, con due serate a loro dedicate
per «Kadosh» e «Kippur». «Quella con Gitai è una collaborazione naturale - ha
spiegato Andrea Morini, direttore della programmazione della Cineteca - perché
è un cineasta che sfugge a una definizione e affronta con irriverenza i nodi
problematici della nostra società». Ad aprire il festival, il primo dicembre,
sarà «Ester». Poi seguiranno le sue opere più famose come «Berlin Yerushalem´»
del 1989, storia di due donne ebree nella Berlino nei primi del Novecento che
sognano israeliani e palestinesi vivere in pace, o «Kadosh» del 1999,
raccontando la vita di due sorelle davanti ai limiti imposti dal potere
religioso e dalla supremazia maschile. Si chiude il 7 dicembre con la
proiezione di «Free Zone» e «Desengagement». Lo stesso giorno, alle 15,30, il regista Gitai incontrerà il pubblico e alcuni storici esperti
del conflitto israelo-palestinese al teatro Testoni di Porretta. Il festival
nato nel 1960 come Mostra del cinema libero, ha rappresentato per anni un
avvenimento internazionale: «Ultimo tango a Parigi» e «La classe operaia va in
paradiso» furono anteprime mondiali. Info www.porrettacinema.com
( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
TROPPI FEDERALISTI A
PAROLE Non bisogna sprecare l'occasione. Il convegno sulle «Città Nord Ovest», che
si apre stamattina alla presenza dei tre sindaci di Torino, Milano e Genova,
potrebbe ridursi alla solita rassegna di ottime relazioni, egocentriche
esibizioni e buone intenzioni. Oppure, potrebbe servire per far emergere quei
timori e quei dubbi che, finora, per convenienze e ipocrisie politiche, sono
rimasti nascosti. Gli interrogativi sparsi si potrebbero riassumere in una
domanda sola: l'attuale crisi economica sarà alleviata o aggravata dal modello
di federalismo al quale l'Italia sembra destinata? E' francamente offensivo nei
confronti dei dirigenti e del popolo della Lega pensare che le altre forze
politiche si dimostrino spensieratamente d'accordo con questo profondo
cambiamento dell'assetto statuale italiano solo perché non osano, in pubblico,
sollevare quelle obiezioni che non sono alla moda del politicamente corretto.
Ma con il segreto intento di boicottarne, dilazionarne, annacquarne
l'applicazione, se mai fosse approvato. Ecco perché, oggi, sarebbe meglio non
girare pudicamente intorno al quesito fondamentale: le tre capitali del Nord
Ovest troveranno nel federalismo una ricetta per l' augurabile superamento
delle difficoltà economiche e finanziarie che le affliggono o c'è il rischio di
maggiori difficoltà nel ridurre le spese e di maggiori conflitti
di competenze? In concreto, sono questi due i problemi principali. L'esperienza
ha dimostrato che è più difficile operare riduzioni di costi, come è necessario
in momenti di ristrettezze di bilancio, in periferia che al centro. Le
pressioni degli interessi
colpiti, infatti, condizionano certamente di più i poteri locali e meno quelli
nazionali, lontani e, quindi, più capaci di resistere ai ricatti, alle
lusinghe, alle convenienze di chi protesta. Del resto, bisogna ammetterlo,
l'esempio di rigore amministrativo dimostrato in questi anni dalle Regioni non
induce a confortanti speranze. Da quanto tempo, poi, si parla di realizzare le
città metropolitane, ormai il bacino d'attenzione indispensabile per affrontare
la complessità dei problemi di Torino, Milano, Genova, e di ridurre o abolire
le province, senza che lo spreco di parole produca alcuna decisione? L'arrivo
del federalismo darà una risposta a questa esigenza o complicherà l'intreccio
di poteri, moltiplicherà la burocrazia, aumenterà le spese della macchina
amministrativa e politica nel nostro paese? I torinesi, padroni di casa del
triangolare in programma oggi, devono smentire le accuse di ipocrisia che il
luogo comune attribuisce al loro carattere. Facciamole tutte le domande, a
costo di smentire anche la nostra, altrettanto proverbiale, cortesia.
( da "Tempo, Il" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
stampa Sale
l'allarme in Europa Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it Presi alla
sprovvista. L'intero mondo dell'inteligence è rimasto sorpreso dagli attacchi
simultanei a Mumbai. Un'escalation del terrorismo di matrice qaedista che
nessuno si aspettava. Prima tra tutti i servizi di sicurezza indiani. Questi
concentrati sulle rivolte indù hanno sempre sottovalutato il pericolo dei
mujaheddin «indigeni» attribuendo ogni azione di matrice islamica a «mani
straniere» sottintendendo Pakistan e Bangladesh. Una sorpresa espressa
chiaramente da Gilles de Kerchove, il coordinatore Ue contro il terrorismo. «Da
qualche mese noi avevamo notato una progressione esponenziale degli attentati
in India, ma si trattava di attentati locali. Da ieri, invece, siamo stati messi
di fronte a un evento di grande ampiezza. Noi non avevamo percepito l'esistenza
di una minaccia di questa ampiezza», ha ammesso de Kerchove. Le stragi di
Mumbai hanno subito avuto ripercussioni anche in Italia. Il direttore del Dis,
Gianni De Gennaro è stato ascoltato dal Copasir. «Dobbiamo alzare la guardia in
tutto l'Occidene» ha detto De Gennaro ai parlamentari. «Dai primi elementi di
valutazione, la matrice si riferisce a formazioni jihadiste autoctone che
rimandano a circuiti qaedisti» ha spiegato. Resta il fatto che nelle ultime
relazioni al Parlamento i nostri servizi avevano minimizzato i pericoli del
terrorismo islamico in India limitandosi a sottolineare il
perdurare dei conflitti di natura etnica e religiosa. E oggi nella settimanale
riunione del Casa al Viminale, gli esperti dell'anti terrorismo valuteranno con
le forze di polizia e dai servizi di sicurezza le informazioni acquisite sugli
attentati di Mumbai e sui possibili riflessi che la minaccia terroristica può
avere sui Paesi europei. Sarano poi messi a possibilità di «pianificare
ulteriori attività di allertamento e di contrasto». Non meno sorpresi gli Stati
Uniti che tenevano d'occhio l'evolversi della situazione in Pakistan e sono
concentati sul rischio di attacchi sul suolo statunitense. Non solo ma in un
rapporto del National Intelligence Council si metteva in evidenza solo il
«pericolo della crescita economica» dell'India. Il timore dei servizi di
sicurezza è che gli attacchi di Mumbai facciano parte di una strategia di
globalizzazioni della Jihad che colpisce dalla Somalia a Singapore. Con
attacchi sporadici o vere e proprie azioni devastanti come appunto quelle messe
a segno in Pakistan, Yemen, Sri Lanka e Bangladesh. Attacchi che trovano eco
nelle esplosioni quotidiane in Afghanistan e in Iraq. In questo scenario però
mancherebbe la regia unica quella che Osama Bin Laden pensava di conquistare
dopo il successo dell'Attacco all'America dell'11 settembre. Gli attentati sono
quindi legati da un unico filo jihadista ma non hanno un vertice. Bin Laden è
troppo occupato a nascondersi e sfuggire alla cattura. E Ayman al Zawahiri
troppo preso da tentare la scalata alla leadership di Al Qaeda. Ma i «pazzi di
Allah» cresciuti nel mito della guerra santa in Afghanistan e dei «19 martiri»
che colpirono l'America, sono ovunque nel mondo e possono entrare in azione
anche solo per emulazione..
( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Due giorni a Savona
per onorare i Caduti Due giorni a Savona per onorare i Caduti in tutte le
guerre. E per commemorare il 90° anniversario della conclusione
del Primo conflitto mondiale. «L'inutile strage», come disse Papa Benedetto XV,
il genovese Giacomo Della Chiesa, nel suo appello del 1° agosto 1917 ai Paesi
belligeranti. Che lo ignorarono. Le manifestazioni sono state organizzate dalla
sezione ligure dell'Unione nazionale italiana reduci di Russia. Il
presidente, Enrico Albertazzi, sottolinea: «Ci auguriamo che la città risponda
nel modo dovuto in occasione di questa importante ricorrenza. Con la
collaborazione della Provincia e del Comune abbiamo voluto scindere in due
momenti il programma della manifestazione. Domani, nella sala mostre di Palazzo
Nervi, avremo un convegno con Pier Franco Quaglieni, docente di storia
contemporanea all'Università di Torino, e con Pier Paolo Cervone, giornalista,
autore per l'editore Mursia della biografia del generale Enrico Caviglia e di
un libro sulla battaglia di Vittorio Veneto che segnò, sul fronte italiano, la
fine delle ostilità contro l'Austria-Ungheria. Domenica ci troveremo in via
Guidobono, nell'oratorio, per le onoranze e la Messa celebrata dal Vescovo,
mons. Andrea Giusto. Poi il corteo sfilerà per il centro città in direzione di
piazza Mameli dove concluderemo la cerimonia davanti al monumento ai Caduti».
Il convegno Si comincia alle 18. Il professor Pier Franco Quaglieni terrà una
relazione per inquadrare storicamente la Prima guerra mondiale, le origini del
conflitto, le cause e i profondi cambiamenti che subì nel 1918 la cartina
geografica di un intero continente. Pier Paolo Cervone si soffermerà sulla
figura di Caviglia, sul dopo Caporetto e sul riscatto dell'esercito italiano
nella battaglia di Vittorio Veneto. Ma a quale prezzo! Le mostre In questi
giorni si possono anche visitare a Genova due mostre per non dimenticare. Ma
soprattutto per «dire basta con questa guerra di povera gente», come disse il
tenente Carlo Ottolenghi, interpretato da Gian Maria Volontè, nel celebre film
intitolato «Uomini contro», di Francesco Rosi, l'unica produzione italiana che
appare nella filmografia ufficiale europea dedicata alla strage della Prima
guerra mondiale. Palazzo Reale Inaugurata il 4 novembre, proprio nel 90°
anniversario della conclusione del conflitto, la mostra s'intitola «La Liguria
e la Grande guerra, da Cantore a Caviglia. Storie di soldati». Più che una
mostra è una performance. Ci sono cimeli e ci sono le gigantografie dei
protagonisti, ovvero i liguri decorati con medaglia d'oro: il Maresciallo
d'Italia Enrico Caviglia di Finale Ligure, il generale Antonio Cantore, di
Sampierdarena, ucciso sulle Tofane da un cecchino austriaco; il comandante
Raffaele Rosetti di Genova; il guardiamarina Giuseppe Aonzo di Savona; il
tenente colonnello Giovanni Aprosio di Vallecrosia; lo scrittore Carlo
Pastorino, di Masone; il colonnello del Genio Nicolò Gavotti di Savona. E
sempre di Savona il maggiore Francesco Mignone, morto sul Piave, il colonnello
Ernesto Guala, scomparso sul Monte S.Michele e il tenente pilota Giuseppe
Garassini Garbarino morto nel cielo di Pola. Il regista teatrale Andrea
Liberovici ha curato l'allestimento. E' incentrato su 14 video con l'attore
Umberto Orsini e su altrettanti audio con le voci dei giovani attori dello
Stabile di Genova. Le testimonianze dei protagonisti, ma anche di sconosciuti,
di studenti, portuali e contadini. Sino al 6 gennaio. Orari: lunedì chiuso,
martedì-mercoledì 9-13,30, giovedì-domenica 9-19. Palazzo della Borsa Nella
Sala delle Grida sono esposti documenti, fotografie, reperti di collezione. Ma
non armi. La mostra, intitolata «La trincea della memoria», è organizzata dalla
sezione di Genova dell'Associazione nazionale alpini. Foto, cartine, schizzi e
ritratti della vita in trincea sono su pannelli attraverso una disposizione
circolare. C'è anche un quadro del tenente degli alpini Mario Baistrocchi,
fondatore dell'omonima Compagnia goliardica, ucciso durante la ritirata di
Caporetto. Sino all'11 dicembre, tutti i giorni dalle 9 alle 19.
( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Rassegna di danza al
Teatro Chiabrera SAVONA Alle 21 il Balletto di Roma apre la stagione della
danza al Teatro Chiabrera con «Giulietta e Romeo», sulle musiche immortali di
Sergej Prokofiev con le coreografie di Fabrizio Monteverde e, come ballerini
principali, con Bledi Bejleri e Noemi Arcangeli. Così le note di regia: «Il
muro decrepito, accumulo di macerie, indica la tragedia
lasciata alle spalle: un conflitto mondiale che ha cancellato per sempre
"l'età dell'innocenza", ribaltando schemi morali e convenzioni e
annientando energie ed emozioni. Ma è anche uno sfondo che segna, come uno
spartiacque, la voglia di rinascere a passioni assolute e assaporare fino
all'ultimo respiro ogni attimo di vita». Prosegue: «Nell'Italia del
secondo dopoguerra, disperatamente assetata di passioni ritempranti dagli
orrori del passato (ma è ancora un'Italietta piccola e provinciale, che
impianta le liturgie sociali di una nuova classe borghese nella terra grassa e
ruvida di un'atavica cultura contadina), lei, Giulietta, diventa il simbolo di
un irresistibile desiderio di sfuggire alle regole di quel mondo e dagli
obblighi imposti da una condizione femminile che è ambigua nella sua imposta
sudditanza, anche se proprio di questa irrefrenabile voglia di emancipazione
sarà vittima. Romeo, invece, è un giovane timido, introverso, solitario,
totalmente aperto al desiderio e alla curiosità dell'amore, vittima consapevole
della volitiva irruenza della sua leggendaria compagna. Così lontani eppure
così vicini agli archetipi shakespeariani, cristallizzati soprattutto dalla
tradizione ballettistica della partitura di Prokofiev, i due amanti immaginati
dal coreografo-metteur en scene Fabrizio Monteverde per la sua prima produzione
a serata, creata nel 1989 per l'allora giovane Balletto di Toscana, dovevano
segnare un momento importante per il teatro di danza italiano. Per la prima
volta con questa produzione si veniva infatti ad affermare - nell'ardua sfida
della composizione di un balletto completo - una scrittura d'autore di danza
originale, non soggiogata dai temibili riferimenti storici ma anche da
riferimenti letterari». Per ultimo: «Innalza a figure importanti - e portanti -
del dramma due personaggi sinteticamente trattati da Shakespeare, ma che nella
nostra cultura sono fondamentali: le madri dei due protagonisti. Le quali, in
un'autonomia di riscrittura drammaturgica rivendicata appunto da Monteverde,
assumono nel balletto una dimensione tragica assoluta e diventano i veri motori
immobili della vicenda con la loro presenza ossessiva e opprimente, con i loro
odi tessuti in silenzio, una nella sua superficialità di donna-oggetto
sottomessa e sciocca, l'altra, inchiodata istericamente ad una sedia a rotelle
(alla quale stanno sempre attaccati i figli), beghina, soffocante, terribile
dea ex machina della vicenda, con la fatale istigazione alla vendetta per la
morte di Mercuzio. Si tratta di personificazioni forti, che si traducono in una
coreografia nervosa, scattante, senza fronzoli, ma nella quale le forze
espressive della formazione moderna del coreografo si fondono in un legato
continuo agli spunti e alle linee della danza neoaccademica».
( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Il convegno LO SNODO
DELL'ETA' DI MEZZO DI ALDO GARBARINI DIR. SOTTO18 E UMBERTO MAGNONI DIR. ITER
L'Istituzione Torinese per una Educazione Responsabile della Città di Torino,
nell'ambito di Sottodiciotto FilmFestival, promuove il Convegno Preadolescenza:
il diritto ad abitare la terra di mezzo allo scopo di discutere sul «diritto di
crescere» partendo dal presupposto che non esiste un modello unico di sviluppo,
bensì modelli e valori diversi in base all'età, alle differenze di genere e di
cultura. Si vuole così evidenziare la complessità delle sfumature che investono
l'esperienza di vita del preadolescente, dalla criticità del suo processo
identitario alla molteplicità dei modelli di relazione con il mondo degli
adulti e dei coetanei. Solo in anni recenti, infatti, la preadolescenza è stata
individuata nelle sue caratteristiche specifiche; in passato è stata quasi
sempre assimilata all'infanzia e distinta dall'adolescenza grazie allo snodo
della pubertà. Tra i 10 e i 15 anni la capacità di scelta e autodeterminazione
è ancora incompleta, si passa a una autonomia che ha ancora cedimenti legati a
una incompleta capacità di controllo delle pulsioni. Il preadolescente è il
primo a essere spaventato e scoraggiato per i suoi cambiamenti e le sue
difficoltà di autocontrollo: occorre considerarlo con la criticità del suo
processo identitario ma anche i modelli di relazione con il mondo degli adulti
e dei coetanei. È per questo motivo che diventa importante considerare la
preadolescenza nella sua specificità affinché si possa realizzare un efficace
progetto pedagogico-educativo che prevenga l'insorgere di devianze o di
patologie della personalità. L'appuntamento vede l'importante partecipazione di
Miguel Benesayag, filosofo e psicoanalista argentino, che da molti anni a
Parigi si occupa di disagio giovanile, autore di diversi volumi come «L'Epoca
delle passioni tristi» e «Elogio del conflitto». Il
convegno propone una riflessione da cui emergano non solo le passioni tristi ma
anche quelle gioiose, che possono offrire ai preadolescenti speranze sociali e
strumenti di analisi per comprendere la complessa realtà attuale. Sempre per
discutere sul modello di sviluppo, nel pomeriggio dello stesso giorno,
la Divisione Servizi Educativi propone «Il diritto a diventare persone»: un
approfondimento per individuare un possibile progetto educativo che tenga conto
del diritto di ognuno a crescere in una società complessa.
( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
VENERDI' 28
Colazione d'affari HOTEL LANCASTER, CORSO TURATI 8, ORE 7,30-9 Bni organizza la
"Giornata dell'ospite", per approfondire la conoscenza delle persone
e della attività di Bni. Confermare la partecipazione a bni@bni-italia.it o
02/67380119. Triangolo settentrionale TORINO INCONTRA, VIA NINO COSTA 8, ORE
9-16 Convegno "Città Nordovest. Il Triangolo settentrionale", due
tavole rotonde per discutere di "modello Torino", federalismo e
sistemi locali. Info www.torino-internazionale.org/cittanordovest/programma.pdf.
Ebrei piemontesi PALAZZO DEL CONSIGLIO REGIONALE, VIA ALFIERI 15, ORE 9,30
Convegno "Gli ebrei piemontesi nella società contemporanea
1948-1948", preliminare alla mostra "Un secolo, due primavere. Gli ebrei
piemontesi dall'emancipazione al ritorno alla vita dopo la Shoah.
1848-1948". La mostra sarà esposta da metà gennaio a metà marzo presso i
locali dell'Archivio di Stato di Torino di via Piave 21. Info
archivioterracini@libero.it o 011/6508332. Inaugurazione CENTRO RICERCHE SMAT,
VIALE MAESTRI DEL LAVORO 4, ORE 11 Inaugurazione del Centro e presentazione
dell'attività. Segue aperitivo. Info 011/4645111 o www.smatorino.it. La Sfida
MUSEO A COME AMBIENTE, CORSO UMBRIA 90, ORE 12 Presentazione de "La sfida:
riduzione degli imballaggi ed edifici sostenibili. Le buone pratiche della
grande distribuzione", conduce Massimo Gramellini. Info 011/0702535 o
www.museoambiente.org. Phylla ENVIRONMENT PARK, VIA LIVORNO 58, ORE 12 Nasce
Phylla, primo test drive per il veicolo urbano multiecologico: presentazione
del prototipo numero uno. Teatro e spettacolo BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO,
LUNGO DORA AGRIGENTO 94, ORE 15,30-17,30 Stoia del teatro e dello spettacolo, a
cura di P. Ferrero e F. Portonero. Info 011/4420740. Consapevole salute
OSPEDALE SAN GIOVANNI ANTICA SEDE DI TORINO, VIA CAVOUR 31, ORE 15,30
"Consapevole salute", seminari, laboratori, letture teatrali,
incontri di form/azione e promozione della salute delle donne in ambito
oncologico, a cura di Antonella Enrietto e Arianna Garrone. Appuntamento con
"Racconti di sé", testimonianza di "Speranza" con gli
attori di Teatro Popolare Europeo. Dalle 16,30 laboratorio esperienziale
"Autostima", conduce Arianna Garrone. Ingresso libero. Info e
prenotazione obbligatoria 345/6177555. Regio dietro le quinte TEATRO REGIO,
PIAZZA CASTELLO 215, ORE 15,30 "Il Regio dietro le quinte - itinerari
segreti di un grande teatro d'Opera", visita guidata al teatro. Ingresso 5
euro. Info 011/8815557. Comunità SALA PLIVALENTE, VIA NEGARVILLE 30/A, ORE 16
Tavola rotonda "Dalla comunità alla persona. Il teatro come risorsa.
Soggetti, percorsi e metodologie di lavoro". A seguire merenda sinoira.
Riflettere LIBRERIA LA TORRE DI ABELE, VIA PIETRO MICCA 22, ORE 18
Presentazione del volume "Il mestiere di riflettere. Storie di traduttori
e traduzioni", a cura di Chiara Manfrinato, intervengono Rossella
Bernascone, Susanna Basso, Guido Davico Bonino. Info 011/537777 o
www.gruppoabele.org. Torino Restructura SALAL CONFERENZE LINGOTTO FIERE, VIA
NIZZA 280, ORE 18 Convegno "Torino Restructura", sul tema "Il
condominio nella veste di sostituto d'imposta, novità d'autunno",
interviene Alessandro Partaluri. Info 011/535386. Costantino Nigra MUSEO
NAZIONALE DEL RISORGIMENTO, VIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE 5, ORE 18 Inaugurazione
della mostra "Costantino Nigra 1828-1907", dedicata alla vita e alle
opere di Costantino Nigra, nel centenario della morte e nel 180° della nascita.
Il Museo del Risorgimento ne conserva i cimeli e le carte. La mostra sarà
visitabile fino al 31 gennaio, dal martedì alla domenica, con orario 10-19.
Info 011/5621147. Genova '01 PALAZZINA EINAUDI OCCUPATA, LUNGO DORA SIENA 68,
ORE 18 "Genova '01: moltitudine e repressione", intervengono Giuliano
Giuliani, Daniele Farina e Andrea Iori. A seguire aperitivo genovese e alle 21
"Diaz, Notte nera della democrazia", con Claudio Novaro e Maria
Teresa Fenoglio. Riforma TEATRO F. FAÀ DI BRUNO, VIA LE CHIUSE 40, ORE 18,30
Incontro sulla riforma in ambito scolastico, intervengono la Prof.sa Elena
Centemero membro della Commissione Cultura della Camera, il prof. Mario Perrini
presidente regionale dell'Associazione Nazionale Presidi e Roberto Gontero
vice-presidente Nazionale dell'AGESC. Info 011/489147. Hobby Comics CRIPTA747,
GALLERIA UMBERTO I, INT 29, ORE 19,30 Hobby Comics, la rivista ufficiale dei
superamici Dottor Pira, Lrnz, Maico & Mirco, Ratigher e Tuono Pettinato.
Presentazione, mostra e concerto di Totò Zingaro. Info
http://www.superamici.com o taac.torino@homail.it. Fantasmi a Torino PALAZZO
BAROLO, VIA DELLE ORFANE 7, ORE 19,50 Un itinerario alla scoperta di noti
fantasmi. Il tour si conclude alle
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
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2 La sfida dei fondamentalisti Il terrore islamico che spaventa il mondo La
sfida dei fondamentalisti di Arturo Clavuot --> di Arturo Clavuot Era
questione solo di quando, non di se, in un mondo che da anni ci ha abituato a
vedere trasformati gli spazi di vita quotidiani in luoghi di massimo rischio.
Perché la sfida lanciata dal terrorismo a Mumbai non rappresenta solo l'ultimo
drammatico detonatore che sta trasformando in una gigantesca polveriera l'Islam
che la cultura ci ha insegnato ad apprezzare. Col suo tragico bilancio,
rafforza la sensazione che un po' tutti proviamo da quel tragico 11 settembre
2001 che ha battezzato col terrorismo la nostra epoca: nessun posto è sicuro,
chiunque al tuo fianco può essere il tuo assassino o, ancora peggio, il
carnefice delle persone che ami. E' il ricatto della paura, insomma, che torna
prepotentemente alla ribalta nel reiterato tentativo dell'eversione di
costringere il mondo a considerare normalità l'anormalità di un'insicurezza
collettiva purtroppo diffusa: nelle metropoli modellate per essere iperbole
della modernità e del benessere, come nelle aree più isolate ed arretrate del
pianeta. Tanto da fare gradualmente scivolare il primo compito di uno Stato
moderno dalla tutela della libertà alla protezione della vita. Del resto, è il
disegno che - con fasi di dirompente attacco come quello messo a segno 48 ore
fa nella vecchia Bombay, altre di bassa intensità, altre ancora di violenza
mass mediatica - caratterizza la guerra asimmetrica scatenata dal
fondamentalismo islamico: mandare in tilt il sistema dei trasporti, paralizzare
il commercio e il turismo, creare nelle popolazioni, comprese quelle dell'Islam
moderato, un clima costante di angosciosa provvisorietà. Oggi ne abbiamo
l'ennesima conferma. Ed anche questa volta, come per le stragi del 2006, è il
mito perverso di Osama Bin Laden a riproporsi insieme agli spettri di
un'organizzazione come Al Qaeda, sempre pronta a prestare
la sua regia globale ad un conflitto tradizionalmente regionale. Certamente,
per dimostrare che la guerra ha dimensioni extraterritoriali anche nelle sue
tattiche operative e non soltanto nelle sue conseguenze. Ma soprattutto per
ricordare nel modo più feroce che anche un evento di portata storica come
l'elezione di Obama alla Casa Bianca, nel momento che tiene aperti
spiragli di ottimismo e non poche speranze di pace, deve fare i conti con un
nemico irriducibile e spietato.
( da "Stampa, La" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
RAFFICA DI MOZIONI Bagarre
per assegnare le cittadinanze onorarie PINEROLO Una mozione, un emendamento e
un subemendamento. A Pinerolo la burocrazia si involve per decidere a chi
assegnare la cittadinanza onoraria. Il primo nome proposto è stato quello di
Pino Masciari, un testimone di giustizia, imprenditore edile calabrese che
denunciò la 'ndrangheta. A proporre questo nome è stato il presidente del
consiglio comunale Alberto Barbero, insieme con i consiglieri Gangi, Rostagno e
Cirri. Ma poi, l'altro ieri, il consigliere Stefano Drago ha presentato al
consiglio un emendamento con il quale chiedeva di inserire anche Salvatore
Passerò, consigliere comunale di Pinerolo. «Ritengo che questo riconoscimento
gli sia dovuto - spiega Drago - per il suo passato di servitore dello Stato.
Quando era carabiniere, durante un conflitto a fuoco, era
stato ferito». A quel punto è arrivato un subemendamento del consigliere Pietro
Ras, che ha chiesto l'inserimento di un'altra cittadinanza onoraria, da
insignire al generale Angelo Distaso, presidente dei concorsi ippici di
Pinerolo e promotore della scuola federale di equitazione. \
( da "EUROPA ON-LINE" del 28-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Il premier dimostri
che dice sul serio Farsi illusioni sulla tenuta del governo sarebbe da stupidi.
Certo però una prima fase della legislatura sta finendo, e con essa una prima
stagione di supponenza e pretesa di assoluta autosufficienza da parte della
destra. Di segnali ce ne sono molti, su fronti diversi. E la frase di
Berlusconi di ieri («si cessi di essere in campagna elettorale e ci si metta
insieme per dare una mano») non è necessariamente il più forte. Il Cavaliere
rimane quello che è: in qualsiasi momento e su qualsiasi marciapiede può
rispondere «chi se ne frega» alle profferte di collaborazione da parte di
Veltroni. Accanto alle parole, in questi giorni si è registrato però anche, per
esempio, un atteggiamento diverso della Gelmini sull?Università, di Tremonti
nel dialogo con le Regioni, di Brunetta sul proprio decreto... Niente di
straordinario, ma c?è un complessivo cambio di linea. Può darsi che a destra
abbiano verificato che con antipatiche furbate come l?elezione di Villari si
ottiene poco, anzi ci si procura un danno. Soprattutto però Berlusconi deve
aver deciso (sondaggi alla mano) che la situazione del paese è troppo brutta
per potersi permettere di sommare a uno stato di disagio pesante ed effettivo
dei cittadini (e al conflitto sociale aperto con Cgil e studenti) anche una
inestinguibile faida politica con l?opposizione. È la strada già suggerita e
praticata da alcuni professionisti della politica, da Fini a Letta a Bossi, e
fin qui sabotata da ministri come Sacconi o dai pasdaran mandati dal Pdl a
dirigere i gruppi parlamentari. All?apertura di Berlusconi (ma esitiamo a dare
troppo peso a questo termine) ha ieri risposto subito il Pd per bocca di
Bersani: «Non si può chiedere sostegno a cose fatte, è troppo tardi». È noto
che in politica non è mai troppo tardi, ma non si vede come altrimenti avrebbe
potuto rispondere il Pd dopo sette mesi di schiaffoni e di fronte a un
pacchetto di misure che ha lasciato insoddisfatto lo stesso Berlusconi. Ci sono
molti terreni concreti sui quali, se vorrà, il premier potrà dimostrare che
quella di ieri non era la solita barzelletta.
( da "EUROPA ON-LINE" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Il preside di
architettura di Sassari, un autore del piano bocciato Caso Soru, parla il prof:
«È uno scontro di poteri» RUDY FRANCESCO CALVO La soluzione della crisi
politica in Sardegna non sarà semplice. Ieri Maurizio Migliavacca, incaricato
da Veltroni di occuparsi direttamente della vicenda, ha incontrato per due ore
il governatore dimissionario Renato Soru e, a seguire, la segretaria regionale
del Pd Francesca Barracciu. Incontri giudicati «molto utili» dal responsabile
del partito per le campagne elettorali, che non ha voluto aggiungere altro: «La
faccenda è delicata ? ha sottolineato Migliavacca ? e non va compromessa».
Sciogliere la matassa non sarà semplice, anche perché i nodi che la
ingarbugliano sono tanti. Sul piano politico, c?è il lungo conflitto interno al
Pd tra il governatore, da una parte, e il senatore Antonello Cabras, dall?altra.
Su quello socio-economico, come semplificato su gran parte della stampa, c?è lo
scontro tra ambientalisti e costruttori. A livello istituzionale, infine, si
confrontano due diverse visioni di gestione del potere: quello
?presidenzialista? assunto da Soru e quello ?diffuso? richiesto da molti, anche
tra le fila Democratiche. Secondo Giovanni Maciocco, preside della facoltà di
architettura dell?università di Sassari e componente del comitato scientifico
che ha elaborato il piano paesaggistico sul quale si è spaccata la maggioranza
di centrosinistra in regione, proprio la ricerca di questo delicato equilibrio
istituzionale è il compito più difficile, ma anche più importante che si deve
portare a termine se si vuole risolvere la crisi. «Dalle amministrazioni locali
? spiega Maciocco ? emerge la domanda di una maggiore partecipazione alle
scelte che incidono sulla vita dei cittadini. Si tratta di un comportamento che
non si identifica pienamente con il colore politico delle giunte, ma piuttosto
con la necessità di trovare soluzione a problemi specifici dei territori, che
sono trasversali ai partiti». A riequilibrare queste esigenze, precisa però
Maciocco, deve intervenire una politica forte a livello regionale sulle linee
politiche più generali: «Solo così ? spiega ? il coinvolgimento degli enti
locali ha senso». Dall?equilibrio tra questi due aspetti, secondo il preside,
deriva la «buona politica». Maciocco non crede a una contrapposizione tra
ambientalisti e costruttori nell?isola. «Mi sento di dire che la considerazione
dell?ambiente come fattore di sviluppo per la Sardegna sia ormai un processo
culturale compiuto. Non si può pensare a un atteggiamento premoderno dei
costruttori, contrapposto a una maggiore sensibilità manifestata dalla regione
». Non nega, però, la «necessità che cresca la sensibilità collettiva in
proposito ». Il piano paesaggistico bocciato dal consiglio regionale andava
proprio in quella direzione, con l?obiettivo di tutelare l?intero territorio
dell?isola e non solo le parti tendenzialmente a maggior sviluppo. «La Sardegna
? spiega Maciocco ? sta attraversando una crisi demografica che vedrà calare
sensibilmente il numero degli abitanti nei prossimi anni e aumentare, al
contempo, l?età media dei cittadini. Inoltre, si prevede una concentrazione
della popolazione nelle città, con il conseguente abbandono delle zone interne.
Il piano paesaggistico si voleva porre proprio a presidio di quelle aree. Una
maggior attenzione alla diversità ambientale dei nostri territori ? conclude ?
porterebbe a considerare l?ambiente come strumento di sviluppo e avrebbe anche
un?importante influenza sulla costruzione delle città».
( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XV - Genova
Il presidente "Conflitto d´interessi?
Li abbiamo tutti..." «NOI ribadiamo la nostra continuità rispetto a tutto
ciò che è stato fatto soprattutto in questi ultimi tre anni, mentre la lista
avversaria parla di innovazione - spiega Enrico Bartolini, presidente uscente
dell´Ordine dei Medici - ma Regesta è da 9 anni è nell´Ordine ed è anche
segretario uscente». Continuità rispetto a cosa? «Soprattutto nel mantenimento
dei rapporti con le istituzioni, collaborando con le prossime nomine e sulla
programmazione futura, quella dei giovani medici, al fine di evitare che dopo
12 o anche 13 anni di lavoro un medico non si trovi stabilizzato». In che modo
vorreste metterli in ruolo? «Occorre avviare un discorso serio con
l´università, per individuare dove ci sono carenze e dove invece ci sono
eccessi. Perciò nella nostra lista abbiamo anche il preside di Medicina».
Pensate a chi deve trovare occupazione. Ma quale tutela per chi ce l´ha già?
«Su questo ci sono i sindacati a vigilare. Dall´altra parte
dobbiamo preoccuparci che l´attività all´interno degli ospedali sia svolta in
modo decoroso: sia quella pubblica, sia quella in ambito privato». Quanto ai
conflitti di interesse denunciati dal professore Regesta? «Siamo tutti in
conflitto di interesse, primo fra tutti Regesta, con la presenza all´ospedale
San Martino sua e del figlio».
( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina XIX - Napoli
Il romanzo storico Il lungo viaggio di Eliezer alla ricerca della casa intrigo
a Costantinopoli tra vecchi e nuovi barbari LUCILLA FUIANO Un medico ebreo di
nome Eliezer indaga sulla morte sospetta di un vescovo goto di fede cristiana
ariana chiamato Wulfila. Uno scenario storico complesso dove rivaleggiano
eresia e ortodossia cattolica, tra funzionari corrotti, oscuri maneggi e
credenze popolari. Una rivisitazione romanzata dei
conflitti e delle tensioni nella Costantinopoli del IV secolo, crocevia tra la
cultura di Atene e di Gerusalemme e punto di scontro tra l´atmosfera decadente
dell´Impero Romano d´Occidente e quella ambiziosa dell´Impero d´Oriente. Ecco
alcuni degli ingredienti di questo romanzo storico intitolato "Intrigo a
Costantinopoli" di Maria Roccasalva. Il testo è parte di una
trilogia che ha impegnato l´autrice per oltre tredici anni. Il linguaggio molto
ricercato e le descrizioni accurate contribuiscono a ricostruire gli scenari
esotici dell´Impero d´Oriente. Cui si contrappone un Impero d´Occidente asfittico,
pieno di intrighi e superstizioso, perché come riflette Eliezer "l´Italia
è terra di miti, mostri e disastri, ma la natura non ha niente di placido,
nemmeno la propria bellezza". La narrazione procede ora adagio ora più
rapidamente, sorprendendo continuamente il lettore con colpi di scena: il
viaggio esplorativo compiuto da Eliezer per ricostruire il mistero di quella
morte non casuale diviene contemporaneamente un viaggio personale del
protagonista e del lettore sul mistero delle origini e sulla ineluttabilità del
destino. Il romanzo risulta così più che mai attuale, sia per le domande che
pone sia per le risposte lasciate aperte nel finale. Attuali sono infatti i
conflitti religiosi tra est e ovest, lì dove l´Occidente e le sue ideologie
sembrano oggi sempre più messi in discussione dall´avanzata dei "nuovi
barbari". Un capitolo del libro è infatti dedicato alla "missione di
Eliezer nei Balcani" ed è qui che il protagonista viene a contatto con il
popolo dei Goti, con le loro usanze e costumi. Così come attuale e irrisolta è
la questione degli ebrei per i quali sembra appropriata la frase di Cicerone:
"patria est ubicumque est bene", la patria è dove si sta bene. E il
finale, come è tipico per i romanzi (post)moderni e per la natura perennemente
errante degli ebrei, non è che un inizio per un nuovo interminabile viaggio
alla ricerca di casa. SEGUE A P
( da "Repubblica, La" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina 19 - Esteri I
rapporti con gli Usa Parla Mikheil Saakhasvili: "Mosca continuava a
provocare, dovevo salvare il mio Paese" "è vero, ho attaccato per
primo" il presidente georgiano ammette Barack Obama mi ha assicurato che
continuerà a sostenere la Georgia con tutte le sue forze PIETRO DEL RE
Presidente Saakhasvili, di fronte al Parlamento georgiano ieri lei ha
finalmente ammesso di aver attaccato l´Ossezia del sud lo scorso agosto. Come
ha spiegato una tale decisione? «Sì, è quanto ho
testimoniato davanti alla Commissione d´inchiesta che sta indagando sul
conflitto dell´estate scorsa. Ho giustificato il provvedimento dicendo che era
necessario per la sicurezza nazionale. è stata una decisione difficile, ma
qualsiasi governo occidentale l´avrebbe fatto per non mettere in pericolo i
propri cittadini». I russi l´hanno accusata di aver compiuto un
genocidio uccidendo nella capitale dell´Ossezia del Sud duemila persone. Come
si difende? «Alle nostre frontiere si stavano ammassando truppe russe, e ogni
giorno in Ossezia del Sud venivano compiuti omicidi a sfondo etnico. Ho cercato
di impedire un attacco contro il nostro popolo che avrebbe fatto certamente
molti più morti. E poi chi dice che il bombardamento georgiano su Tskhinvali ha
provocato duemila morti? Soltanto i russi». Ma lei non ha bombardato l´esercito
russo, bensì civili sud ossetini. «Non avevo altra scelta. Siamo un piccolo Paese
e abbiamo dovuto fronteggiare uno degli eserciti più potenti del pianeta. Tra
il male e il peggio o scelto il male». Ma i sud ossetini avevano scelto di
stare con Mosca. Perché non concedere loro l´indipendenza, come Europa e Usa
l´hanno concessa al Kosovo? «Ci sono cinquemila rifugiati sud ossetini a
Tbilisi. Il che dimostra che non tutti volevano finire nelle mani di Mosca. Non
solo: mi sembra assurdo che nel XXI secolo ci sia ancora una nazione che voglia
ridisegnare i confini di un suo vicino. Questo è quanto sta facendo la Russia
da tempo, inviando truppe in Ossezia e Abkhazia, provocando incidenti alle
frontiere, invadendo il nostro territorio. Lo sa che la città sud ossetina di
Akhalgori è già diventata Leningori?». Che cosa risponde a chi le rinfaccia di
essere caduto nella trappola che le aveva posto Mosca? «Che la nostra
democrazia è stata aggredita dalla Russia, che Putin non ha mai voluto firmare
accordi di cessate il fuoco prima che intervenisse Sarkozy, che non avevamo i
mezzi per poterci difendere». Lei è molto legato a Bush. Come vede il futuro
delle relazioni tra Georgia e Usa con Barack Obama? «Recentemente ho parlato
con il presidente eletto, il quale mi ha assicurato che continuerà a sostenere
la Georgia con tutte le sue forze». Ieri il rappresentante della Russia presso
la Nato, Dmitry Rogozin, ha detto che gli Usa stanno pensando di rimuoverla
dalla presidenza della Georgia. E che sarebbe già pronto un altro leader: Nino
Burzhanadze. «è una vecchia storia che i russi continuano a tirar fuori a scopi
propagandistici. Vuole sapere chi è in grado di eleggere un nuovo leader
georgiano? Soltanto il popolo della Georgia».
( da "Riformista, Il" del 29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Ce la farà il
professor Giulio T. a diventare un capo? di Marco Ferrante Con l'eccezione di
Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, nessun uomo politico italiano è mai stato
così divisivo come Giulio Tremonti. Ma la storia di Craxi e Berlusconi è quella
di due capi partito, cosa che Tremonti non è ancora. Eppure non c'è azione,
intervento, trovata tremontiana che non susciti una reazione intellettuale o
emotiva nel sistema che lo circonda. La classe dirigente italiana che lavora a
cavallo tra politica ed economia si trova in continuazione a fare i conti con
lui, quando se la prende con la globalizzazione o quando rinnega le
cartolarizzazioni, quando cita Ratzinger, quando chiede la galera per i
banchieri che sbagliano, o rinnova la centralità di Dio patria e famiglia. Dice
Rino Formica, il solo uomo politico di un altro tempo che ha avuto con lui un
rapporto di formazione e di intimità (che ancora oggi resiste) che questa
funzione di stimolo divisivo trent'anni fa ce l'avevano i grandi intellettuali.
«Un articolo di Norberto Bobbio, un articolo di Leonardo Sciascia o di
Pierpaolo Pasolini potevano mettere in moto una riflessione pubblica». In una
fase storica che produce meno classe dirigente intellettuale, il professor
Tremonti, giurista a Pavia, allievo di Gian Antonio Micheli, ma anche ministro
dell'Economia che sviluppa un piano di leadership popolare, è capace come dice
ancora Formica di «incidere contemporaneamente sulla politica come tavola di
dottrina e vademecum d'azione». Sotto gli occhi Ovviamente - siccome nella
politica c'è un elemento sportivo, di osservazione della competizione e di
gusto per lo spettacolo che si svolge lì sotto, nell'arena - la questione che
tutti si pongono è: ce la farà l'allievo di Micheli, il professionista borghese
(nato in una valle del Nord), il pamphlettista di successo, il ministro dell'economia in conflitto d'interesse con la sua metà intellettuale
(giacché deve gestire ottimisticamente una situazione prevista con un dose di
apocalittica assertività) a diventare un grande leader politico, un capo?
Forse, in questa nuova fase della lunghissima transizione italiana, è la più
interessante sfida che abbiamo sotto gli occhi. Dopo tutto, la storia di
Giulio Tremonti si iscrive nel graduale e oscillante processo in cui esponenti
di una trasversale élite orientata sui temi dell'economia (perché centrali ai
tempi della globalizzazione), si affaccia alla vita pubblica con la tentazione
di assumere responsabilità politica. Da questo punto di vista la storia di
Tremonti è la storia di un pezzo della borghesia, dopo la crisi dei partiti. E
a vario titolo, con aspirazioni diverse, si spinge sino al limitare del
crepaccio in fondo al quale si svolge la lotta. Negli ultimi anni questo
processo si è intensificato, la richiesta di energie nuove è aumentata, le
tentazioni e le timidezze si sono rincorse: da Mario Monti, a Luca di
Montezemolo, Corrado Passera, Tommaso Padoa-Schioppa, Mario Draghi, persino
Alessandro Profumo o Domenico Siniscalco, pezzi di élite considerati in
transito potenziale tra il sistema economico finanziario e istituzionale, e
quello politico. Di questi uomini il professor Tremonti - il primo di loro ad
aver creduto nella dimensione politica del sè - è quello che di gran lunga si è
spinto più avanti. Senso del dramma Per ragionare sulle sue chance, bisogna
partire dai punti di forza e quelli di debolezza. La principale forza di
Tremonti rispetto alla media dell'attuale classe dirigente politica è il senso
storico e - al contrario di Silvio Berlusconi - il senso drammatico della
politica. Indipendentemente dal merito tecnico (e cioè se sia o non sia una
buona idea), Tremonti propone una nuova Bretton Woods, cioè un accordo globale
sul funzionamento dei mercati internazionali, innanzitutto perché sa cos'era la
prima Bretton Woods, cioè la conferenza sull'assetto del sistema finanziario
internazionale e il regime dei cambi nel dopoguerra. Tremonti si pone in una
prospettiva di processo storico, perché il suo apprendistato passa per fatto
generazionale, formazione specifica e interesse culturale per l'idea che la
politica è un pezzo della storia. Ha una struttura politicamente responsabile
(insieme a Maurizio Sacconi è l'unico uomo del centro destra a non essersi
occupato del caso Villari, simbolo - patetico - di una generale insipienza). Se
Berlusconi è un creatore di pop (dall'estremo capolavoro delle corna in una
foto di gruppo fino al pubblico riconoscimento del genio umoristico di una
battuta contro di lui fatta da un avversario: Al Tappone, copyright Marco
Travaglio), Tremonti mostra un distacco elitario che sta dentro l'idea della
politica come dramma. La contrapposizione tra l'ottimismo di Berlusconi e il
pessimismo del suo ministro dell'economia - che qualcuno ha persino
maliziosamente attribuito a un disegno tremontiano - in realtà nasce dalla
differenza culturale: Berlusconi è un cantante confidenziale, Tremonti un
interprete drammatico. Cos'è il mercatismo Il secondo punto di forza del
ministro dell'Economia è la fantasia. Esempi. E' il primo ministro occidentale
a cogliere l'eccezionalità della crisi finanziaria in atto; è uno dei promotori
della finanza creativa (ancorché oggi neghi di averla frequentata); è l'inventore
dell'otto per mille, primo vero test di avvicinamento sostanziale alla chiesa
cattolica: Tremonti ideò il meccanismo di attribuzione proporzionale
dell'inoptato, che conservava alla Chiesa la grande maggior parte delle
devoluzioni Irpef. Questa fantasia la ritroverete anche in un certo gusto - a
volte troppo sofisticato - della propaganda. Mercatismo è un caso tipico.
Compare per la prima volta in un libro del 2005, "Rischi fatali".
Sostanzialmente è l'uovo del comunismo depositato nella cultura liberale: il
mercatismo - ha spiegato - è il trasferimento nel campo del mercato di una
ideologia dogmatica e assoluta. Cioè il metodo comunista al servizio del
liberalismo economico. E' un generatore di evocazioni laterali e remote. Elenco
di alcune citazioni di Tremonti: la pace di Westfalia, la rivista annuale Ordo
(una pubblicazione-laboratorio del 1948 di economisti sociali di mercato
tedeschi), Jean-Baptiste Colbert e il colbertismo (sebbene una volta abbia
raccontato che l'idea fosse nata da una indiscrezione di Siniscalco che aveva
visto un libro su Colbert sulla scrivania del ministro), Barak Obama come
l'imperatore postpartisan Adriano e Bill Clinton come l'imperatore
dissolutissimo Eliogabalo (Antonin Artaud gli fece fare una fine terribile),
Walter Rathenau - ministro dell'industria di Weimar e modello di Paul Arnheim
ne "L'uomo senza qualità" di Robert Musil che utilizzò per
polemizzare a distanza con Guido Rossi - e infine "Church and
Economy", un saggio del cardinale Ratzinger del 1985 citato la scorsa
settimana all'apertura dell'anno accademico della Cattolica. Ha il gusto del
copywriter di lusso. Ecco una tipica soluzione espressiva tremontiana, da una
intervista di quasi due anni fa, in un passaggio a proposito dell'Europa di
sessatantacinque anni fa, usò "la barbarie meccanizzata del nazismo".
La caratteristica principale dell'intelligenza di Tremonti sta nella sua
applicazione: per formazione appartiene a una categoria di persone capace di
passare con disinvoltura dal dossier tecnico all'analisi di problemi generali
in cui è richiesta una visione. Un tempo era un tipico patrimonio della classe
dirigente italiana: da Guido Carli, a Nino Andreatta, a Bruno Visentini. La
tecnica e l'umanesimo. Oggi sono rimasti Francesco Forte, Giuliano Amato e Guido
Rossi, e in una generazione più giovane, Tremonti. E' uno che sa guardare le
cose da un altro lato «e dunque è in grado di smontare - come gli riconosce
Nicola Rossi - i luoghi comuni». Chatam House Il ministro dell'economia ha un
altro punto di forza. Ha senso del potere, ed è resistente, perseverante,
tignoso. Cerca spazio e lo ottiene. Ha combattutto, per esempio, una lunga
battaglia con Antonio Fazio. E' in guerra da anni con le elitè tecnocratiche
che non sono legittimate dal consenso politico e che - dal suo punto di vista -
vogliono potere senza responsablità. Il simbolo di queste élite lo ha
individuato da molto tempo in Mario Draghi, il più inernazionalizzato degli
uomini della nostra classe dirigente. I due non amano che la questione venga
spiegata nella sua evidente schematicità. Ma è una semplice storia di potere,
identità e punti vista. Per Tremonti è finito il tempo del primato dei tecnici,
Draghi è vissuto per tutta la vita in quella dimensione e non ne conosce
un'altra. Tremonti vuole il suo spazio all'estero, è interessato ai
riconoscimenti della comunità internazionale (il 13 novembre, per esempio è
stato ospite di una istituzione e luogo di discussione culturale poco aperto
nei confronti degli italiani come Chatham House), l'altro non vuole cedere il
suo, di spazio. Forse Tremonti non è abbastanza elastico da schivare gli
ostacoli, però c'è in lui una apprezzabile franchezza negli obiettivi e
nell'individuazione degli avversari: non bluffa e di solito tende a scegliersi
avversari alla sua altezza (il rischio è ovviamente quello di perdere, ma
questo lo vedremo più avanti). Per il momento - l'evoluzione è ancora in atto -
dopo la grave sconfitta personale del 2004, con l'allontanamento dal ministero
dell'economia determinato da alcuni errori di valutazione e dall'aver aperto
contemporaneamente troppi fronti di battaglia, ha capito l'importanza delle
reti di alleanza e dei rapporti con gli uomini chiave: già da tempo ha
appianato i contrasti con Giuseppe Guzzetti, capo delle Fondazioni bancarie -
antica e solida cultura del potere democristiana - con cui si battè alcuni anni
fa ricavandone una netta sconfitta. Ha stretto un'alleanza di fatto, basata su
una reciproca stima e considerazione dei pesi, con il più coriaceo e centrale
banchiere italiano, Cesare Geronzi, la cui cultura della stabilità, degli
equilibri praticabili e dell'inclusività fin dove possibile, sta prevalendo nel
sistema economico e finanziario. Debolezze Da qui si può partire per ragionare
sui punti di debolezza del ministro dell'Economia. Il principale: sicuramente
oggi è in una posizione più forte di quella di quattro anni fa, e ha
irrobustito il suo sistema di relazioni, ma di base tende a riprodurre delle
costanti che potrebbero esporlo a errori tattici. In questa fase il rischio
principale è di nuovo l'apertura di troppi fronti di battaglia. Con i banchieri
innanzitutto. I manager bancari temono la sua avanzata, non gli piace che egli
abbia cercato di condizionare a dichiarazioni di resa gli aiuti dello stato
alla ripatrimonializzazione delle banche (vedremo nei prossimi giorni se
funzionerà il compromesso recepito dal provvedimento varato ieri dal consiglio
dei ministri). Si dice che avesse individuato in Alessandro Profumo, il capo di
Unicredit, il primo obiettivo della sua offensiva. Ma, in realtà il caso
Profumo, ha coinciso con l'apertura di una discussione generale con la
categoria dei banchieri, che da un lato lo teme e lo prende molto sul serio, ma
dall'altro, proprio perché lo prende sul serio, difficilmente consentirà l'individuazione
di capri espiatori o la concessione di troppi spazi d'influenza reale
sull'economia. Anche perché queste tensioni - da Tremonti in realtà sempre
negate - arrivano in coincidenza di una crisi economica che richiederebbe
coesione e che in teoria rappresenterebbe per il ministro dell'Economia un test
della sua capacità di leadership, di guida di una classe dirigente in
difficoltà. Lo stesso rischio lo corre nei confronti del parlamento che, come
fa di solito con i ministri del Tesoro, chiede risorse economiche, cui lui
oppone la rigidità del patto di stabilità europeo, come lucchetto dei conti
pubblici (più complesso è stabilire nel merito quanto in questa fase siamo
nelle condizione di fare politiche economiche in deficit). Poi c'è lo scontro ai
confini della questione antropologica con gli economisti liberisti. Tremonti li
accusa di non aver capito la crisi, loro - i macroeconomisti lib - rispondono
che anche lui non aveva letto i rapporti della Banca dei regolamenti
internazionali di cui è azionista, sul tema dei controlli fallaci da parte
delle autorità di vigilanza. Alberto Alesina e Francesco Gavazzi hanno scritto
un pamphlet - La crisi, può la politica salvare il mondo? - che pur senza mai
nominarlo si pone come unico obiettivo il ministro dell'Economia e le sue idee
sul primato della politica e di sostegno a forme di neointerventismo pubblico.
Per contrastare l'influenza degli economisti liberisti ha tessuto una rete di
rapporti per avere nei giornali dei punti di riferimento: dal Sole 24 Ore, al
Messagero, fino all'Osservatore Romano e al Corriere della Sera, principale
quotidiano italiano, dove si è aperto uno spazio di commento per Alberto
Quadrio Curzio, preside di Scienze politiche alla Cattolica, economista a lui
molto vicino. Una gentilezza ottriata Il punto è - ed è un'altra sfumatura del
tema dello scontro perenne come componente del tremontismo - che un certo
deficit di pacificazione nell'azione del ministro dell'Economia crea a volte
tensioni difficilmente governabili in un sistema di potere come quello del
centrodestra: Tremonti, cioè, è un catalizzatore di gelosie. A giugno
assistemmo a uno spettacolo glorioso di tremontismo attivo, quando convocò i
giornalisti per una conferenza stampa al ministero del Tesoro - sala
dell'Alleanza - in cui veniva presentata la squadra di governo economica alla
prova del Dpef + Finanziaria. Il ministro dell'Economia, che detesta il Dpef e
ha promosso la Finanziaria triennale anticipata a giugno, dava la parola ai
ministri vassalli con uno strano garbo di ospite quasi sorpreso dalla sua
stessa, ottriata, gentilezza. Il rischio, secondo alcuni osservatori del mondo
del centrodestra, è che questa cosa alla lunga possa aumentare le frizioni con
altre componenti della maggioranza e/o del governo, e creare dei problemi con
Berlusconi, anche a causa della continua dialettica tra pessimismo e ottimismo.
E che qualcuno provi a far fare a Giulio T., il resuscitatore di Jean-Baptiste
Colbert la fine del di lui predecessore Nicolas Fouquet: la requisizione di quella
specie di Vaux-le-Vicomte che è diventato il superministero di via XX
settembre. La politica italiana ha un problema generale: la fissità in cui
ciascuno tende a reiterare il suo ruolo. Il Pd è dilaniato da uno scontro che
si protrae da vent'anni tra due ex ragazzi della Fgci, e poi del Pci e poi del
Pds e dei Ds. Gianfranco Fini si sgancia ancora una volta dalla complicanza
psicologica del delfinato - il delfinato è un'arte difficilissima. E Tremonti
dà dei ladri ai banchieri che lo avevano sconfitto nel 2004 e fa pace con
Domenico Siniscalco. Frecciate di un leader In generale la questione si può
riassumere così: Tremonti è un solitario il quale sa che la solitudine è una
componente intima del potere che va vestita, però, della solidarietà di parte di
chi ti sta accanto, ed è anche un outsider alle prese con la necessità duplice,
da un lato di integrarsi e dall'altro di distinguersi. E' alle prese con un
processo di costruzione della leadership in cui è sottoposto al confronto con
le culture alternative del potere, la principale delle quali è quella di Gianni
Letta. Su questo giornale, Paolo Messa ha acutamente riprodotto un documento
cui ha attribuito un valore politico, il necrologio bipolare che Letta ha
dedicato a Sandro Curzi «un combattente, un amico, un avversario. Se ti batte
non ti meravigli perché ne riconosci il valore. Ma quando ti capita di
infilarlo, allora la soddisfazione è maggiore. Un esempio di come si possa
rimanere coerenti e aperti, fedeli ai propri principi senza disconoscere quelli
degli altri». L'alternativa tremontiana è più drastica, secca, impietosa,
orientata - secondo chi lo studia - all'annientamento dialettico
dell'avversario. Dice Rino Formica di avergli fatto notare una sfumatura
retorica a proposito dei suoi discorsi pubblici: «Un grande leader politico
tiene la parola per trenta minuti e lancia una sola frecciata all'avversario,
non trenta frecciate». Il lato pop del consenso L'incognita più profonda per
Tremonti riguarda la sua vocazione maggioritaria. Tremonti è un uomo politico
che non ha mai vissuto la prova del consenso in prima persona. Il suo
gradimento è per ora solo misurato dai sondaggi. La sua forza politica si basa
su un rapporto con la Lega, nei confronti della quale ha svolto un lavoro di
cerniera, rispetto al resto del centrodestra. Il processo di attribuzione a
Tremonti di una quota della vittoria elettorale alle scorse politiche deriva da
un riflesso del nostro proporzionalismo. La Lega è cresciuta. E abbiamo
tasferito sull'esito del risultato elettorale leghista, il riflesso del
successo editoriale di La paura e la speranza, il pamphlet antiglobal di un
politico affine alla Lega. Tremonti è il più interessato a uscire da questa
forma di ambiguità. Sa di dover mettere alla prova la sua vocazione maggioritaria.
Già da alcuni anni effettua dei test di dialogo diretto con il popolo. Lo ha
fatto nel 2003 fa cercando il consenso sulla partita Parmalat, ma non funzionò.
Lo ha rifatto sugli stesi temi, proponendo la Robin tax contro banchieri e
petrolieri per finanziare la social card, un provvedimento di cui vedremo gli
effetti di gradimento popolare. Lo ha fatto sostituendo di fatto il meccanismo
sulla portabilità dei mutui messo a punto da Pierluigi Bersani, con la
rinegoziazione dell'importo rateale concordato con l'Abi. Ogni tanto cerca
l'applauso quando promette la galera per i banchieri o quando minaccia le
dimissioni sul decreto salvamanager. Negli ultimi tempi ha cominciato a
rivolgersi anche direttamente a un elettorato tradizionalmente di sinistra, a
cui rivolge in varie declinazioni di volta in volta una rivalutazione culturale
di Marx o aperture di critica sociale al capitalsimo. Scomposizione Del resto,
Tremonti ha due caratteristiche che in questa prospettiva potrebbero tornargli
utili. La prima è fondamentale per un leader politico: è duttile. E' liberale,
ma è anche colbertista, è contro il patto di stabilità, ma disponibile a
difenderlo quand'è il caso, è contro la finanziarizazione, ma è stato
finanziariamente creativo, è laico, ma valoriale. Caratteristica numero due.
Secondo Formica, Tremonti è l'unico uomo politico che ha forza, fantasia,
immaginazione per scomporre e ricomporre il quadro politico a partire da questa
duttilità. «Tremonti crede che le ideologie non siano finite. E che la destra
debba riattualizzare, per esempio, il dio padre e famiglia. Ma sa anche che
bisogna fare politica senza schematismi, pragmaticamente: oggi pro-mercato,
domani pro-stato. In politica bisogna affrontare la realtà pragmaticamente.
Credo che voglia essere pronto nel caso in cui si presenti un nuovo quadro: la
guerra scoppiata intorno alla globalizzazione, e ai suoi effetti, è enorme, fa
saltare destra e sinistra per come le conosciamo. Tremonti ritiene - e credo
che abbia ragione - che stiamo andando verso l'abbassamento del tenore di vita
delle aree sviluppate del mondo. Non si candida a essere un piazzista di una
modernità che non c'è più, ma alla costruzione di una stabilità che sia
ragionevolmente possibile». Dunque, se la storia dovesse subire una brusca
accelerazione - questo è più o meno il ragionamento - la crisi della
globalizzazione imporrà agli schieramenti di riaggregarsi in un altro modo. E
Tremonti si candida a stare sul confine. In una intervista al Foglio del
febbraio del 2007 spiegò una cosa interessante: «La destra ha una chance per
elaborare dottrine, principi, idee e simboli nuovi e superiori a quelli della
sinistra. Un esempio, è quello della politica ambientale. (?) La nostra nuova
filosofia politica può e deve essere sviluppata su una curva politica molto più
lunga: contenere la dimensione dell'uomo, il rapporto dell'uomo con la natura,
la fiducia in un'evoluzione progressiva della scienza. (?) Il mercatismo non ha
gli strumenti per l'analisi sull'ambiente, perché conosce solo un paradigma, il
pil». Certo, Giulio T. potrebbe essere il primo prodotto del mercato
occidentale della politica ai tempi della globalizzazione esplosa. Oppure
questo non accadrà. Il mondo non subirà alcuna accelerazione e le sue chance
andranno valutate in uno schema più normale, in un'evoluzione senza
millenarismi, a partire dal modo in cui saprà gestire la crisi economica.
Qualunque cosa accada, però, nella sua marcia verso la leadership dovrà
necessariamente attraversare una nuova cruna. Dice Edmondo Berselli: «Gli manca
lo spirito della carogna politica. Se sarà un tempo di tessitori un Tremonti
incavourrito, istituzionale dunque, può farcela. Ma secondo me gli manca ancora
l'idea, la struttura, della potere come fardello». Il potere come fardello -
non solo come esito di una vittoria politica - è il peso che troverete sulle
spalle di Adriano imperatore, e che Adriano imperatore accetta di portare, ed
elaborare, molto prima di diventare un modello postpartisan. 29/11/2008
( da "Foglio, Il" del 29-11-2008)
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28 novembre 2008 Così
il Cav. dà una mano alle banche senza essere troppo invadente Roma. C?è una
corposa parte bancaria nel decreto anticrisi approvato ieri dal Consiglio dei
ministri. L?obiettivo del governo era chiaro ed è stato realizzato: rafforzare
i patrimoni delle banche (ma il Tesoro non diventerà socio) affinché le imprese
e i cittadini possano continuare ad avere credito dagli istituti, mettendoli
così alla pari con i concorrenti europei già sostenuti dallo stato. Anche le
banche possono essere soddisfatte: gli istituti quotati in Borsa potranno
emettere obbligazioni che saranno acquistate fino a tutto il 2009 dal Tesoro
(che stima l?operazione tra i 10-12 miliardi, contro i 30 indicati giorni fa
dal Financial Times). Gli istituti tirano un sospiro di sollievo: alcuni
vincoli che si pensava il governo volesse inserire nel decreto non sono
previsti. Nel provvedimento non compare infatti il vincolo per le banche che
ricorreranno alle casse pubbliche di aumentare il credito alle imprese di un
tasso percentuale prestabilito. Anche se sarà costituito presso le prefetture –
ha spiegato Tremonti – un osservatorio “alla francese” composto da imprenditori
e associazioni. Obiettivo: verificare se questi soldi vengono usati davvero per
l?economia reale. “Ci è parso che qualcuno pensasse a mandare i carabinieri
nelle nostre filiali per controllare se concediamo i fidi ai clienti”, scherza
ma non troppo un banchiere che ha seguito la trattativa con l?esecutivo.
Inoltre nel decreto non c?è un tetto per le retribuzioni dei manager (ipotesi
osteggiata e tacciata di dirigismo statalista dal mondo bancario), ma un codice
etico che metterà paletti alle “politiche di remunerazione”. Il decreto è stato
così spiegato dal ministro dell?Economia, Giulio Tremonti: “Miglioriamo la
posizione finanziaria delle banche per aumentare la leva finanziaria alle
imprese”. I bond potranno essere convertibili in azioni ordinarie “su richiesta
dell?emittente”, quindi non su richiesta del Tesoro: una sottolineatura che le
banche avevano chiesto e che hanno ottenuto. Il tasso con il quale lo stato
sarà remunerato non è indicato nel decreto. Tremonti ha spiegato che il tasso
“sarà oggetto di una convenzione” Tesoro-banche e che i bond devono avere per
lo stato “ritorni piuttosto consistenti” che verranno poi impiegati per “cause
sociali”. Una fonte bancaria dice al Foglio: “Il tasso di remunerazione è
ancora oggetto di trattativa tra Abi e Tesoro. Credo che si ragioni su un range
dell?8-8,5 per cento. Ma non si esclude che il Tesoro punti a un livello più
vicino al 10 per cento, considerati i tassi applicati in operazioni simili in
altri stati europei”. Via il tetto per le imprese industriali Nel decreto
anticrisi c?è anche un?innovazione attesa da tempo, in attuazione di una
direttiva europea che mette fine alla separatezza tra banca e industria: salta
il tetto del 15 per cento per le partecipazioni delle società non bancarie e
non finanziarie negli istituti di credito. E? previsto che gli incrementi nel
capitale delle banche siano autorizzati dall?Istituto centrale governato da
Mario Draghi. L?abolizione del tetto era attesa da tempo. La prima a poterne
beneficiare è General Electric, in attesa di acquistare Interbanca da
Santander. Anche l?imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, che vede
limitata la sua presenza nel Monte dei Paschi di Siena di cui è vicepresidente,
ha sollecitato nelle sedi istituzionali il superamento della norma. In questa
prospettiva, un compito fondamentale sarà svolto dalla Banca d?Italia che dovrà vigilare sui conflitti di interesse tra soci
industriali di banche che erogano credito ai medesimi soci. La novità può
comunque rivestire una funzione essenziale per un rafforzamento “privato” e non
“pubblico” del sistema del credito. D?altronde – notano ambienti di
governo – l?intervento dell?Italia nelle banche è di fatto il più soft e
liberale rispetto a quello attuato dagli altri stati europei, che sono entrati
come soci nel capitale degli istituti di credito, acquistando azioni e quindi
potendo influenzare la gestione. Basti pensare a una notizia di ieri: il
governo britannico ha rilevato il 58 per cento della Royal Bank of Scotland.
Non c?è soltanto la parte bancaria nel decreto. C?è anche una norma che di
fatto consente ai maggiori gruppi nazionali di difendersi con maggiore
possibilità di successo contro scalate ostili di aziende estere. E? stata
infatti modificata la legge sulle opa (offerta pubblica di acquisto). Finora
non si poteva contrastare un?opa senza un via libera da parte del 30 per cento
dei soci. Oggi questo limite non c?è più.
( da "Corriere della Sera" del 29-11-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-11-29 num: - pag: 47 categoria:
REDAZIONALE Scienza Spesso gli studiosi somigliano a Cristoforo Colombo:
partono con un programma di ricerca e arrivano dove non si aspettavano La
matematica inafferrabile Sfugge alle categorie dei filosofi e si spinge su
territori inesplorati di GIULIO GIORELLO SEGUE DALLA PRIMA Concetti che devono
essere sufficientemente chiari da essere riconoscibili in ogni contesto in cui
possano venire utilizzati, ma anche dotati di «forti potenzialità di connessione
con altri concetti dello stesso tipo». Tali connessioni possono a loro volta
assurgere a oggetti, iniziando «una gerarchia di astrazioni» che in linea
teorica non ha fine: così, per esempio, l'algebra ha fatto diventare le
operazioni aritmetiche i suoi nuovi oggetti, ecc. Salendo in questa gerarchia,
comunque, non si perde il contatto con la realtà: decollando dal loro terreno
di origine le nozioni matematiche si rivelano capaci di applicazioni
insospettate, sia nella spiegazione dei fenomeni naturali sia nell'intervento
tecnologico. Pensiamo alla lunghissima storia che lega la prima attività del
contare — coi vecchi e familiari numeri interi uno, due, tre ecc. — ai computer
superveloci. Qualche millennio fa alcuni «protomatematici», ovvero prudenti pastori
e sagaci amministratori, «numeravano pecore in fenicio», per dirla con una
battuta del poeta Ezra Pound; oggi potenti apparati di calcolo contribuiscono a
dimostrare sofisticate congetture, realizzando un'economia di pensiero che
cambia la natura stessa del lavoro umano. Questo e altri aspetti della ricerca
matematica sono messi in luce dall'articolo di Manin che apre il secondo volume
della serie (di quattro) La matematica, a cura di Claudio Bartocci e di
Piergiorgio Odifreddi (Einaudi). è dedicato a Problemi e teoremi, cioè alla
linfa vitale di un'attività che forse più di ogni altra, a parte la musica, è
insieme comprensione scientifica e opera d'arte, costruzione linguistica ed
espressione di razionalità. Il lettore vi troverà la storia delle grandi congetture
che hanno resistito agli sforzi umani per decenni o addirittura secoli,
cedendovi solo di recente, come «l'ultimo teorema di Fermat» (dimostrato da
Andrew Wiles) o la congettura di Poincaré (dimostrata da Grigori Perelman), e
quelle che ancora restano delle sfide aperte all'immaginazione di coloro che
amano leggere nel grande libro matematico del mondo. è il caso, per esempio,
della celebre «ipotesi di Riemann», cui è dedicato nel volume il bel saggio di
J. Brian Conrey. E tutti i collaboratori mostrano come problemi e teoremi
possono anche venire immersi in «programmi di ricerca», simili, per certi
versi, a carte geografiche in cui alcune aree sono raffigurate con notevole
chiarezza (sono quelle da dove partiamo: gli elementi di cui siamo sufficientemente
sicuri), mentre altre vengono ricostruite sulla scorta di analogie (sono le
«terre incognite»: i nuovi settori da investigare) — sicché le indagini qui
assumono i caratteri dell'avventura, non troppo diversamente dall'impresa di
Colombo. Com'è noto, questi si sbagliò nel suo tentativo di raggiungere
l'Oriente passando per l'Occidente; ma l'ostacolo che trovò sulla sua rotta
verso le Indie doveva rivelarsi un continente ricco di risorse inaspettate. E —
dal calcolo infinitesimale alle geometrie non euclidee, dalla teoria dei numeri
allo studio delle probabilità, dalle matematiche combinatorie alla topologia
generale — l'impresa dei matematici ha saputo trovare la sua «America della
conoscenza ». Si è trattato di un tipo di esplorazione così vario e complesso
da rendere impossibile una rigida definizione dell'essenza della matematica.
Sono stati soprattutto i filosofi a cimentarsi in questa impresa degna del
despota Procuste; ma appena ne avevano tracciati i confini, si accorgevano che
ne era rimasta esclusa una qualche componente di grande rilevanza e fascino. E
forse la matematica è simile a un organismo vivente, che non si può costringere
in uno spazio angusto, come faceva quel mitico tiranno, senza ucciderlo. Un po'
malignamente Manin osserva come, al tempo dell'antica Roma, che si veniva
aprendo sempre di più alla cultura greca e a quella orientale, la matematica
non ebbe grandi riconoscimenti: i valori imperiali di coraggio, onore, gloria,
disciplina le lasciavano poco spazio. Colpa degli stessi matematici? Quando si
mettono al tavolo e iniziano a lavorare, essi «dimenticano
valori in conflitto come autorità, efficienza, ambizione, fede e così via». Ma
questa indipendenza è il segreto della loro forza: non solo nei confronti del
potere, ma anche della stessa filosofia, che talvolta cerca di rinchiudere
l'animale matematico in gabbia, salvo accorgersi che, appena serrato il
chiavistello, questo è evaso. Dobbiamo allora rinunciare a qualsiasi
filosofia della matematica? O magari a qualunque filosofia, senza ulteriori
qualificazioni? Le categorie filosofiche, al contrario dei concetti matematici,
difficilmente diventano «oggetti» di quel tipo di indagine operativa che
consente al matematico di trovare «al di là della superficie delle apparenze»
(come diceva Bernhard Riemann) connessioni profonde tra campi apparentemente
scollegati. Né esse hanno l'incisività delle idee portanti della fisica o della
biologia — capaci di rinnovare di continuo ingegneria e biotecnologie. E
infine, se è la matematica a innervare concettualmente l'impresa della
conoscenza, c'è ancora bisogno di una filosofia che ci dica lei che cos'è la
razionalità, e che cos'è la realtà? Mi ricordo che (un po' di anni fa) il mio
maestro e amico Ludovico Geymonat, di formazione sia filosofica che matematica,
ammoniva noi giovani a non cadere nella trappola di definizioni frettolose,
guardando invece alla «effettualità» della pratica matematica (tra l'altro,
segnalo che Bollati Boringhieri ha ristampato, di Geymonat, la Storia e
filosofia dell'analisi infinitesimale, in origine 1948, con una nuova
introduzione di Gabriele Lolli, che bene mostra come quel libro non sia affatto
invecchiato). Alle prese con problemi formidabili, armato degli strumenti
concettuali che la tradizione gli fornisce, ma al tempo stesso sospettoso di
tutto quello che viene dato semplicemente per scontato, il matematico creativo
è davvero il cittadino di un paese ove «regna la libertà», come diceva Georg
Cantor, che edificò nell'Ottocento l'imponente teoria dei «numeri infiniti»,
nonostante l'ostilità di autorevoli colleghi e le perplessità di importanti
filosofi. Glossa Manin: questa libertà è «la libertà di scelta tra alternative
incompatibili», e perciò — aggiungerei io — è un'assunzione di responsabilità.
E dove c'è libertà c'è anche spazio per la (buona) filosofia. GRAZIA NERI
( da "Corriere della Sera" del 29-11-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-11-29 num: - pag: 49 autore:
di FERNANDO PROIETTI categoria: BREVI IL TEOREMA DI
STAROBINSKI E LA CRITICA SECONDO ONOFRI Chissà se dopo il conflitto di opinioni
provocato dall'ultimo pamphlet di Massimo Onofri ( Recensire, istruzioni per
l'uso, Donzelli) non si debba invocare sul tema dell'impegno nella critica
letteraria (stroncatura inclusa), fortemente datato e dibattuto senza perderne
in attualità, una sorta di sospensione delle polemiche. Almeno
temporaneamente. Poiché in fin dei conti «la critica è, bisogna riconoscerlo —
rileva sdrammatizzante Giorgio Manganelli — un genere che ha le sue bizzarre
giustificazioni, e i suoi stravaganti privilegi. Vi ricordate quel personaggio
di Borges che copiava parola per parola il Don Chisciotte? Forse non era un
vero narratore, ma era un critico eccellente». Già, a proposito di querelle,
come non ricordare, sul finire degli anni Ottanta, i colpi di fioretto a mezzo
stampa tra Manganelli, Grazia Cherchi e Beniamino Placido, con la sua allegoria
dei trattori- libri, proprio sul «critico perfetto ». Il tutto raccolto (e
riassunto) da Giorgio Manganelli nella sua raccolta di saggi dal titolo
prezioso Il rumore sottile della prosa (Adelphi). Con Grazia Cherchi, in
sintonia con il sottile critico- maestro Paolo Milano (confessatosi «lettore di
professione») che invita il «buon recensore» ad ottemperare almeno a due
precetti: riassumere la trama dell'opera e offrire una citazione che valga come
esempio della prosa. E con Manganelli che gli replica soave: «Ho letto tre o
quattro volte i Fratelli Karamazov, ma se mi chiedete la storia direi
certamente una quantità di sciocchezze…». Per poi concludere: «Ma, insomma, la
recensione è utile, è un genere letterario definito? Ahimè, non esiste una
teoria generale della letteratura recensoria; e di ciò la recensione soffre».
Insomma, per dirla con le parole di Jean Starobinski, lasciamo (a scanso di
ulteriori polemiche) a ciascun critico il «diritto allo sguardo». Compreso
quello torvo.
( da "Corriere della Sera" del 29-11-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-11-29 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il colloquio Lo sfogo del segretario confederale con Letta ROMA — è
venuto e ha parlato al convegno del Pd sul Welfare chiedendo a tutti di essere
«meno timidi» nel contestare il governo. Ma non ha parlato solo in pubblico.
Guglielmo Epifani ha avuto un colloquio riservato (anche se sotto gli occhi
tutti) con Enrico Letta (nella foto). E quei 15 minuti di discussione sulle
misure anticrisi di Berlusconi hanno lasciato i due su lunghezze d'onda
diverse. Entrambi, certamente, contro i provvedimenti presi dal governo. Ma con
opinioni che non coincidono sulla strategia da adottare. Del resto, commenta il
ministro ombra del Welfare, «il Pd è un partito laico». E, soprattutto,
sottolinea, «è un partito» che, in quanto tale, «non firma contratti e non
indice scioperi». Ma porta avanti la sua opposizione «in Parlamento». E infatti
Letta non aderirà allo sciopero del 12 dicembre e non andrà al corteo come
altri suoi colleghi, per lo più ex Margherita. A differenza di non pochi
compagni di partito come Anna Finocchiaro, Livia Turco, Rosy Bindi ed Enrico
Bersani, che pure viene considerato vicino alla sua linea in campo economico. Insomma,
l'iniziativa della Cgil non incassa un applauso unanime, come accadeva quasi
sempre con i Ds. A chi lo fa notare il ministro ombra
ribatte che «prima non esisteva il Pd». Problema che conosce bene Walter
Veltroni. Tanto che, cosciente dei riflessi che può avere sul suo partito il
conflitto nel sindacato, non fa altro che ripetere: «Occorre l'unità, bisogna
favorire l'unità». R. Zuc.
( da "Stampa, La" del 29-11-2008)
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Vittorio Emanuele
parsi IL TERRORE PUNTA SUL PAKISTAN L'India è ormai entrata stabilmente nel
novero dei Paesi target dell'estremismo islamista, la cui galassia si dimostra
sempre più capace di elaborare strategie che raccordino la dimensione regionale
con quella globale. In questa prospettiva, appare in realtà non così rilevante
che la regia degli attentati dei giorni scorsi sia imputabile ad al Qaeda
piuttosto che a spezzoni deviati dei potentissimi servizi segreti pachistani
(Isi). A tal proposito, non dovremmo mai dimenticarci che, per quanto la sua
leadership ideologica e militare sia araba, al Qaeda si è forgiata nella lotta
contro i sovietici in Afghanistan, trovando prima nei servizi segreti del
Pakistan e poi nei Talebani gli alleati necessari per compiere quel salto di
qualità che l'avrebbe portata a realizzare gli attentati dell'11 settembre
2001. Oggi, mentre le cellule dell'organizzazione in Iraq sono state in gran
parte smantellate grazie alla brillante conduzione politico-militare concepita
e attuata dal generale Petraeus, l'Afghanistan, la terra dove Bin Laden ha
costruito le basi della sua fortuna jihadista, torna a essere il teatro
principale dello scontro. Come conseguenza di ciò, l'ambiguità della posizione
pakistana si fa sempre meno sostenibile. La collaborazione di Islamabad è
infatti una condizione necessaria per qualunque strategia contro i Talebani,
anche e soprattutto per quelle più «politiche», che mirano alla frattura della
coalizione raccolta intorno al Mullah Omar. E in una simile ottica, mentre il
fronte afghano riacquista la sua primitiva rilevanza strategica, l'ampia
indulgenza, per non dire l'aperto sostegno, che le forze di sicurezza pakistane
hanno fin qui garantito ai Talebani non è più tollerabile. Questo ha generato
le crescenti pressioni sul governo pakistano affinché si comporti più lealmente
rispetto agli alleati americani e della Nato. Ma ha anche prodotto la risposta
avversaria. Finora, l'azione jihadista si era «accontentata» di destabilizzare
il Pakistan, senza sfruttare appieno tutte le possibilità offerte dalla
particolare condizione del Paese. Con gli attentati di questi giorni, che in
realtà coronano una lunga serie di violenze costate la vita a oltre 800
cittadini indiani, i jiahdisti hanno scelto di cambiare la propria strategia.
Non intendono più limitarsi alla conquista del potere nel musulmano Pakistan,
ma vogliono fare di questo Paese la prima linea di un nuovo scontro frontale
contro gli infedeli. Hanno cioè smesso di considerare il Pakistan come il
teatro di una fitna (la guerra civile contro gli apostati e gli empi
all'interno della umma islamica), per trasformarlo invece nella prima linea di
un jihad contro gli infedeli e «idolatri» indiani. Tutto
ciò implica che il lungo conflitto che dai tempi della partizione si trascina
latente, e che ciclicamente esplode, tra India e Pakistan venga messo al
servizio di questo disegno, e l'irredentismo kashmiro ne diventi parte integrante,
replicando amplificato e con maggior successo il tentativo di islamizzazione
del conflitto ceceno. Ovviamente questo comporta, all'interno del
progetto jihadista, il riposizionamento dell'India, la quale diventa il «nemico
vicino», da colpire insieme al «nemico lontano» occidentale: con un'estensione
all'India e al suo rapporto con l'Occidente (soprattutto nella sua declinazione
economica) della medesima logica applicata nei confronti di Israele (il piccolo
Satana) e della sua relazione con gli Stati Uniti (il grande Satana). Due
fronti di mobilitazione vengono così saldati: la lotta contro gli apostati e
quella contro gli infedeli si fanno una cosa sola, grazie anche
all'agevolazione oggettivamente fornita dalla progressiva egemonia che il nazionalismo
indù sta svolgendo nei confronti del patriottismo indiano (di cui anche gli
attentati anticristiani dei mesi scorsi hanno costituito un tragico segnale).
( da "Stampa, La" del 29-11-2008)
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[FIRMA]MONICA PEROSINO
Tra poche ore il mistero sarà sciolto. Per tutta la settimana i cinque giurati
che oggi incoroneranno il vincitore del ventiseiesimo Tff sono rimasti chiusi
in una fortezza di silenzio. Nessun commento sui film in concorso, neanche una
parola che potesse suggerire gradimento o critica. E il silenzio è stato come
un'istigazione al pronostico, un invito a dare la caccia al possibile vincitore
tra i 15 film in concorso, che nelle ultime ore si è scatenata nelle sale, tra
il pubblico in fila, nei bar attorno al Massimo. Il favorito continua a essere
«Die Welle», di Dennis Gansel, la storia di un esperimento di totalitarismo in
un liceo berlinese. Un testa a testa con la commedia nera di Larrain «Tony
Manero» e con «The New Year Parade», di Tom Quinn, molto amato anche dal
direttore e Emanuela Martini. Ieri, alla vigilia della premiazione, Nanni
Moretti ha portato i cinque blindatissimi giurati al Circolo dei Lettori.
«Possono parlare di tutto, tranne che dei film in concorso», ha premesso. Il
compito di spiegare come sono state valutate le pellicole tocca allo scrittore
Jonathan Lethem: «L'unica regola che ci è stata data è di non spiegare le
regole». Al tavolo della giuria, accanto a lui, c'erano il regista russo Alexey
German jr., il regista newyorkese Dito Montiel, l'attrice fiorentina Alba
Rohrwacher e l'attore e regista polacco Jerzy Stuhr. A gruppi, coppie o da soli
si sono dedicati esclusivamente a due cose: vedere quanti più film possibile e
deliziarsi con pranzi e cene alla piemontese. E se i giurati non possono
anticipare il vincitore 2008, consenso unanime l'hanno avuto gli spettatori del
Tff: «Mai visto un pubblico tanto attento, sale così piene, nessuno che si
alzasse durante le proiezioni: lo spirito di questo Festival, proprio per il
suo pubblico, è unico». Nanni Moretti ha chiesto a Alexey German jr se l'essere
stato premiato al Festival di Venezia abbia aiutato i suoi film, soprattutto
l'ultimo, «Paper soldier», Leone d'Argento: «Il premio ha salvato il suo
destino in Russia - ha risposto German -, perché era stato accusato di non
parlare bene dell'Unione Sovietica, senza il Leone sarebbe uscito in cinque
sale». Dito Montiel ha precisato, però, che «nessuno fa film per vincere un
festival, anche se un premio ti può cambiare la vita». E chi si aspettava
giurati dai palati raffinatissimi in fatto di tv e cinema è rimasto deluso. Se
è vero che la «carriera» di spettatore Jonathan Lethem l'ha iniziata con
Truffaut e Polanski, Dito Montiel ama la tv spazzatura, i film con Morgan
Freeman e le storie di serial killer: «Sono un esempio tipico della generazione
a cui appartengo, l'unica cosa che conta è lottare per l'espressione artistica,
in ogni sua forma». Durante l'incontro si è tornati sul
fatto che la selezione di film e documentari in concorso presentasse storie
incentrate sui conflitti della famiglia, sul tema della fuga e
dell'emarginazione: «Credo che i film di Torino - ha detto Lethem - ci abbiano
messi di fronte all'intero paesaggio umano». Solo Jerzy Stuhr ha segnalato una
«assenza» non giustificata: «Non è stata presentata nessuna commedia pura.
Mi chiedo se i giovani di oggi non abbiano senso dell'umorismo, o forse abbiano
paura di un genere molto difficile».
( da "Stampa, La" del 29-11-2008)
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SAVONA CONVEGNO E
ONORANZE IN PIAZZA MAMELI EDIFICI RESTAURATI CON I PROVENTI DEL CONDONO EDILIZIO
Oggi e domani il ricordo dei Caduti novant'anni dopo la Grande Guerra La
Regione ha stanziato 800 mila euro per Ortovero, Mioglia e
Cosseria Due giorni a Savona per ricordare i Caduti di tutte le guerre e il 90°
anniversario della conclusione del Primo conflitto mondiale. E' una iniziativa
della sezione ligure dell'Unione nazionale reduci di Russia in collaborazione
con la Provincia e il Comune. Il programma prevede oggi (inizio ore 18) un
convegno nella Sala mostre della Provincia con interventi del prof. Pier
Franco Quaglieni (docente di storia contemporanea all'Università di Torino) e
di Pier Paolo Cervone, giornalista, autore di «Vittorio Veneto, l'ultima
battaglia» e di «Enrico Caviglia, l'anti Badoglio». Domani alle 10 Messa
nell'oratorio di via Guidobono, poi sfilata in corteo sino al Monumento di
piazza Mameli.C'è anche il recupero di due edifici storico-rurali nei Comuni di
Ortovero e Mioglia, che verranno adibiti, rispettivamente a sede comunale e a
sala polivalente, e la sistemazione del Museo della Bicicletta di Cosseria tra
gli interventi che potranno beneficiare dei finanziamenti della Regione. Ieri
la Giunta di via Fieschi ha infatti deciso ieri di destinare uno stanziamento
di 800 mila euro provenienti dal condono edilizio. All'acquisto e la
ristrutturazione dell'edificio rurale che ospiterà il futuro palazzo comunale
di Ortovero saranno destinati 230 mila euro, a Mioglia andranno 160 mila euro e
100 mila a Cosseria.
( da "Foglio, Il" del 29-11-2008)
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29 novembre 2008 La
neorealpolitik di mr O. Obama prepara un team di difesa realista e una politica
estera tradizionalmente di destra. Via i neocon, cancellati i progressisti, c'è
Hillary per gli interventisti liberal Barack Obama non ha ancora nominato la
sua squadra di politica estera e di difesa, lo farà lunedì, ma i nomi, i
profili e i curriculum dei politici, consiglieri e collaboratori che andranno a
occupare i posti chiave della sua Amministrazione circolano già da tempo e
preannunciano una politica di sicurezza nazionale pragmatica, di scuola
realista, di destra, più che di sinistra, tradizionalmente repubblicana, più
che democratica. La nuova Amministrazione Obama si appresta certamente a
chiudere la breve e sopravvalutata era di influenza dei neoconservatori a
Washington, ma cancella ogni residuo di quella politica estera progressista,
pacifista, affetta dalla sindrome post Vietnam che già Clinton aveva messo nel
dimenticatoio della storia e che ormai riesce ad avere presa soltanto nella
sinistra europea. Gli internazionalisti liberal clintoniani, avversari
ideologici della sinistra progressista, avranno la loro emblematica tribuna con
Hillary e i suoi al dipartimento di stato, ma nell?era Obama i vincitori dello
scontro ideologico di questi anni post 11 settembre sono i realisti, che erano
usciti con le ossa rotte dalla battaglia interna all?Amministrazione Bush e da
quella culturale con il mondo liberal, ma che oggi sono pronti a prendersi la
rivincita sia sui neoconservatori sia sugli interventisti democratici e a
trovare rifugio politico non nel loro tradizionale partito, ma tra i
democratici. Hillary Clinton è la scelta più falca e muscolare che Obama possa
fare per il dipartimento di stato, tanto da essere stata già lodata da realisti
come Henry Kissinger, da neoconservatori come Bill Kristol e Max Boot. Anche il
probabile vice di Hillary, James B. Steinberg, è un internazionalista liberal.
Ex membro del Consiglio di sicurezza di Bill Clinton, favorevole alla guerra in
Iraq, Steinberg è sostenitore della tesi che “malgrado saranno in molti a
salutare con sollievo l?apparente fine della guerra preventiva, sarebbe un
errore se l?intero concetto fosse abbandonato”. Un paio d?anni fa, Steinberg ha
scritto un articolo sul Los Angeles Times in cui sosteneva: “Quando gli stati
non agiscono in modo responsabile, la comunità internazionale deve intervenire.
Le pressioni economiche e diplomatiche molto spesso sono sufficienti a
risolvere i problemi, ma ci saranno sempre situazioni in cui le azioni militari
limitate rappresenteranno l?unica via efficace per eliminare una minaccia
imminente, per esempio prima che uno stato produca materiale fissile
sufficiente a farsi un?arma nucleare o prima che i terroristi siano pienamente
in grado di escogitare i loro piani. Un problema della dottrina Bush, quindi,
non è che si basi apertamente sulla forza preventiva, ma che concepisca il suo
uso in modo troppo stretto, principalmente contro i terroristi e per rimuovere
i regimi che pongono minacce”. Susan Rice, collega di Steinberg al Consiglio di
sicurezza nazionale di Clinton, sostenitrice di Obama fin dalla prima ora, era
la più progressista del gruppo obamiano e in lizza per posti importanti
nell?Amministrazione, ma proprio per questo non avrà né il posto da consigliere
per la Sicurezza nazionale né qualcosa al dipartimento di stato, piuttosto
sembra destinata alle Nazioni Unite, dove da ambasciatore americano proverà a
far valere le sue competenze sul Darfur e sulle altre questioni umanitarie. Il
vicepresidente Joe Biden, infine, è un altro “falco liberal”, un esponente
dell?internazionalismo clintoniano degli anni Novanta. Ma più che la squadra di
politica estera – in teoria appaltata all?ala interventista democratica del
partito, anche se le linee d?azione saranno dettate da Obama – è il probabile
team di sicurezza nazionale a far intuire l?approccio realista e di destra
della prossima Amministrazione. Obama non ha mai nascosto la sua ammirazione
per la politica estera di George W. Bush senior, nel 2000 abbracciata anche
dall?attuale presidente Bush contro l?allora interventista democratico Al Gore,
ma poi messa da parte in seguito agli eventi dell?11 settembre perché giudicata
inadatta ad affrontare la sfida islamista radicale. Obama ancora oggi si
consulta spesso con l?ottantatreenne consigliere per la Sicurezza nazionale di
Bush senior, il repubblicano Brent Scowcroft. Contrario alla guerra in Iraq e
mentore di Condi Rice, Scowcroft è un conservatore realista e pragmatico, mal
sopportato da Israele e sostenitore del dialogo con i nemici dell?America.
Obama è uno scowcroftiano convinto, ma su Israele sembra difficile che la linea
Scowcroft possa superare le resistenze del capo dello staff della Casa Bianca,
Rahm Israel Emmanuel, ebreo ortodosso, sionista militante, già volontario
civile nell?esercito di Israele durante la prima guerra del Golfo (per il
National Journal, la scelta di Emanuel piace al 93 per cento dei dirigenti del
Partito repubblicano). Obama sta provando a imbarcare nell?Amministrazione vari
seguaci di Scowcroft, poco importa se non risultano registrati al Partito
democratico. Il primo e il più importante è Bob Gates, il boss del Pentagono
scelto due anni fa da George W. Bush per sostituire Donald Rumsfeld. Gates
resterà al Pentagono. Non è un ideologo, era favorevole al ritiro delle truppe
americane dall?Iraq, ma deve la possibile riconferma di Obama non soltanto alle
buone referenze di Scowcroft, ma anche al successo della dottrina Petraeus,
ovvero all?invio in Iraq di trentamila ulteriori soldati con una diversa
strategia politica e militare cui Obama si era opposto e che ora, lui stesso,
riconosce aver avuto successo “oltre ogni rosea aspettativa”. Il suo vice
dovrebbe essere il realista Richard Danzig, già segretario della Marina
militare durante gli anni di Clinton. Un altro protegé di Scowcroft, Richard
Haass, oggi presidente del Council on Foreign Relations, ma già nelle Amministrazioni
di Bush padre e figlio, è tra i papabili per un ruolo importante nel team. Alla
Cia sembrava destinato una delle figure politiche più difficili da digerire per
la sinistra antibushiana, che infatti ha scatenato una battaglia preventiva e
vittoriosa. L?unico nome che circolava, fatto trapelare dal team Obama, era
quello dell?attuale capo del transition team obamiano sulle questioni della
sicurezza nazionale: John Brennan, repubblicano, ex capo dello staff di George
Tenet, cioè del direttore della Cia che ha sulle spalle il fallimento pre 11
settembre, il fiasco sulle armi di distruzione di massa di Saddam e, infine, la
conduzione della guerra al terrorismo di Bush. Ammiratore di Dick Cheney,
sostenitore dell?efficacia dei sequestri clandestini internazionali
(“extraordinary rendition”) e delle tecniche “avanzate” di interrogatorio dei
detenuti, Brennan non aveva certo il curriculum da direttore della Cia ideale
per un militante di sinistra convinto che Bush e Cheney abbiano manipolato le
prove sulle armi di Saddam, torturato i nemici e violato la Costituzione
americana. Eppure Obama lo ha scelto per gestire il passaggio di consegne da
Bush nelle delicate questioni di sicurezza nazionale e ha pensato a lui per
guidare l?agenzia di spionaggio internazionale. Le proteste circolate su
Internet hanno convinto lo stesso Brennan, martedì sera, a scrivere una lettera
a Obama per annunciare la sua non disponibilità a occupare incarichi nella
prossima Amministrazione, per non diventare un problema e una distrazione per
il nuovo presidente. Andrew Sullivan, per dire, era convinto che l?uomo
indicato da Obama per diventare il direttore della Cia fosse un clone di
Cheney, colpevole di “crimini di guerra”, sostenitore della “tortura” e di
metodi degni della “Gestapo”. Il direttore dell?Intelligence nazionale, invece,
dovrebbe essere l?ex ammiraglio Dennis Blair, esperto di Cina e Russia, già al
comando con Bush delle operazioni militari nel Pacifico, dove ha elaborato una
strategia antiterrorismo considerata efficace contro i gruppi islamici del
sud-est asiatico. L?uomo chiave della squadra del presidente, però, è il
consigliere per la Sicurezza nazionale. Obama avrebbe già scelto un altro
personaggio non appartenente al Partito democratico, un generale dei marine: James
Jones, ex comandante supremo delle forze Nato in Europa, amico da una vita di
John McCain, per il quale ha anche partecipato a un evento elettorale.
Consigliere informale anche di Hillary, indipendente e bipartisan, Jones è
stato l?inviato in medio oriente di Condoleezza Rice e non ha accettato
numerosi posti di rilievo sotto Bush per la sua schietta contrarietà alle
politiche di Rumsfeld. E? molto probabile, inoltre, che Jones avrebbe ottenuto
un ruolo di governo importante anche in caso di vittoria di McCain o Hillary
Clinton. Con Jones al Consiglio di sicurezza nazionale e Gates al Pentagono, i
due pilastri della politica militare e di difesa sarebbero stati identici a
quelli che avrebbe scelto John McCain. Jones è convinto che le truppe americane
debbano restare in Iraq e che ritirarsi sarebbe “contrario ai nostri interessi nazionali”, ma crede che il cuore della battaglia
contro al Qaida sia l?Afghanistan e pensa che Guantanamo vada chiuso subito,
soprattutto per una questione di immagine internazionale, e che bisogna trovare
il modo di confrontarsi con i nemici, oltre che con gli amici. Jones, al fianco
di Obama, coordinerà la politica di sicurezza degli Stati Uniti. Scegliendo un
generale dei marine, stimato non soltanto al Pentagono, ma anche tra i più
falchi del Partito repubblicano, Obama non ha certo fatto una concessione
all?ala progressista e pacifista che lo ha eletto alla Casa Bianca. Il New York
Times ha già suonato l?allarme in prima pagina: “Obama sta programmando di
governare dal centro destra del suo partito”, mettendoci anche le scelte free
market e a favore dei tagli fiscali di politica economica. Altri obamiani della
prima ora, pacifisti e più radicali, gridano già al tradimento e sostengono,
come si legge sul sito Open Left, che le scelte di Obama sembrano prefigurare
una politica estera non di centrodestra rispetto al Partito democratico, come
scrive il New York Times, ma di destra rispetto al paese. “Non ci siamo fatti
un mazzo così per eleggere Obama – aveva scritto Andrew Sullivan alla notizia
di Brennan alla Cia – soltanto per avere altri quattro anni di Bush alla Cia”.
Il mensile The Nation è stato ancora più esplicito: “Ma che cazzo! Nemmeno un
singolo, solitario, vero progressista è stato soltanto menzionato per un posto
nell?Amministrazione. Nemmeno uno”. Obama saprà accontentarli. E? un politico
navigato. L?Iraq è sulla via della risoluzione e già Bush ha previsto il
rientro delle truppe per la fine del 2011. Il presidente eletto si adopererà
subito dopo l?insediamento per chiudere Guantanamo, anche se in queste
settimane i suoi esperti stanno scoprendo che è più facile dirlo che farlo,
perché una volta chiuso il carcere extraterritoriale non si sa che cosa fare
dei terroristi detenuti e l?ipotesi di fare una legge speciale soltanto per i
terroristi appare una violazione ancora più grande dei principi della
Costituzione americana. Obama ha affidato ad altri due clintoniani, Greg Craig
ed Eric Holder, il compito di riscrivere le regole giuridiche della guerra al
terrorismo. Craig sarà il nuovo consigliere legale della Casa Bianca, Holder il
nuovo Attorney General. Entrambi sono molto critici delle scelte di Bush e
Cheney. Eppure, proprio Holder, nel gennaio
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
29-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Carbonia Pagina 2025
interpellanza Assessore alla Cultura o artista? Udc: «Rischio di conflitto di interessi» Interpellanza --> Le sue opere compaiono nei
corridoi e negli uffici del Municipio. Sono i quadri dell'artista-assessore
Maura Saddi: rappresenta un conflitto di interessi? A
chiederlo, tramite un'interpellanza urgente, è il gruppo consiliare dell'Udc.
Per Alberto Zonchello, Checco Fele e Giuseppe Meletti è quanto meno «anomalo e
eticamente sbagliato, ance se tutto avviene a costo zero», che le opere
astratte dell'assessore siano in mostra da tempo all'interno degli spazi
comunali. In tutto ciò l'Udc intravede il rischio di un conflitto di interessi dato che, viene ipotizzato, «questa operazione
discutibile può far crescere il valore delle opera dell'amministratrice o le
sue quotazioni all'interno di una determinata cerchia di artisti». Il caso
dell'assessore Saddi era già esploso un mese fa quando l'esecutivo le aveva
commissionato, gratis, la realizzazione di un'opera per il 70esimo anniversario
dell'inaugurazione della città. Scelta a sua volta contesta dall'Udc, nella
convinzione che si dovesse procedere con un bando allargato agli artisti della
città e che, per simili iniziativa, fosse opportuno istituire un'apposita
Commissione. (a. s.)
( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina 1 - Prima
Pagina Previsto anche il blocco del canone Rai. L´opposizione sul decreto
anti-crisi: è insufficiente, dovevano consultarci prima Berlusconi, scoppia il
caso Sky Scontro sull´aumento delle tasse tv. Il Pd: è
conflitto d´interessi ROMA
- è polemica sull´aumento dell´Iva sulle pay tv contenuta nel decreto anti-crisi
del governo. «è un aumento delle tasse ai nostri abbonati», protesta Sky.
L´opposizione attacca: «C´è conflitto d´interessi». E tra le misure spunta anche il congelamento del canone Rai.
Il leader del Pd Veltroni: «Il pacchetto è insufficiente, Berlusconi adesso ci
chiede collaborazione ma doveva consultarci prima». CILLIS, FONTANAROSA, IEZZI
E MANIA ALLE P
( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina
10 - Economia Scoppia il caso Sky: "è conflitto d´interesse" Pd: il
premier penalizza il suo concorrente con l´Iva. Mockridge: tassate 4,6 milioni
di famiglie Veltroni: non si chiede collabora-zione a cose fatte. Calearo
contro lo sciopero Cgil LUCIO CILLIS ROMA - Sky Italia non ci sta. L´opposizione alza le barricate e
parla di palese «conflitto di interessi» del premier,
Silvio Berlusconi nella vicenda. La scelta del governo di cancellare le
agevolazioni e raddoppiare quindi l´Iva sulla pay tv, portandola dal 10 al 20
per cento - con un incremento annuo della tassa generata quantificabile in
oltre 210 milioni di euro - scatena la reazione durissima di Pd e Sky Italia.
Secondo l´amministratore delegato del network, Tom Mockridge, in questo modo si
contraddice l´essenza stessa del provvedimento che mira ad allentare la
pressione di prezzi e tariffe sulle famiglie: «Con la norma contenuta nel decreto
anti-crisi le tasse generate grazie agli abbonati di Sky saliranno fino a 580
milioni di euro, una crescita evidentemente in contrasto con l´affermazione
dell´esecutivo secondo cui questo pacchetto sostiene lo sviluppo delle
imprese», dice Mockridge. Per il numero uno di Sky «deve essere chiaro che
questo provvedimento è un aumento delle tasse per le oltre 4,6 milioni di
famiglie italiane». L´ad di Sky Italia guarda poi alla strada segnata dalla
Gran Bretagna: «Questa settimana, il primo ministro inglese Gordon Brown ha
annunciato una riduzione dell´Iva dal 17,5% al 15%, mentre l´Italia va nella
direzione opposta». Anche il Pd va all´attacco frontale del premier. Primo a
scagliarsi contro la decisione dell´esecutivo è l´ex ministro delle Comunicazioni
Paolo Gentiloni: «Il raddoppio dell´Iva per la tv a pagamento inserito a
sorpresa nel decreto anti-crisi del governo, ha tutta l´aria di un blitz contro
Sky, il principale concorrente privato di Mediaset». Secondo l´attuale
responsabile comunicazione del Pd «l´azienda di proprietà della famiglia
Berlusconi non è infatti coinvolta dall´aumento visto che la norma abrogata
riguarda solo la tv via satellite e via cavo». Gentiloni annuncia che si
rivolgerà alle autorità di Garanzia. Duro anche il commento di Pierluigi
Bersani, ministro ombra dell´economia per il Pd: «In quel decreto c´è una tassa
sulla pay-tv che pagheranno milioni di famiglie e che pesa uno per le aziende
del presidente del Consiglio e cento per un suo concorrente. Ci siamo ormai
abituati a tutto, ma voglio credere che una simile stortura del mercato non
passi inosservata». E parla di «ennesimo caso di conflitto di interessi» il senatore Vincenzo Vita. Il governo, dal canto
suo respinge al mittente le accuse. Secondo il sottosegretario all´Economia,
Luigi Casero «l´incertezza del momento richiede sacrifici anche a tutto il
comparto televisivo». Le polemiche inevitabilmente si allargano anche al resto
del pacchetto e al ruolo di Cgil e opposizione in tempi di crisi. Per il leader
del Partito democratico Walter Veltroni, «le proposte presentate dal governo
sono del tutto insufficienti. Il governo - dice Veltroni - si mostra ancora una
volta inadeguato. E non è immaginabile che l´opposizione venga semplicemente
invitata a ratificare decisioni già prese senza alcun coinvolgimento. Non si
chiede collaborazione a cose fatte». Ma secondo il ministro del Lavoro,
Maurizio Sacconi, «l´opposizione e la Cgil hanno un atteggiamento
pregiudiziale, non tanto sulla manovra, quanto sul complesso dell´attività di governo.
Noi siamo disponibili al confronto ma a partire da certi presupposti, in primo
luogo quello di garantire la stabilità del bilancio statale». Nel Pd nasce
anche un caso Calearo. Il deputato del Pd, annuncia, infatti, che non sarà
presente alla manifestazione del 12 dicembre indetta dalla Cgil: «Non andrò
sicuramente, perché sono per il partito della proposta e non della protesta. E
credo che il Pd non sia il partito vicino alla Cgil, ma a tutti i sindacati».
( da "Secolo XIX, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
La rivolta di
Sky-tvno al raddoppio Iva la rete di murdoch scriverà a 4,6 milioni di
abbonati: «Una tassa in più» Il Pd chiude al dialogo. Il governo: «Sa dire solo
no» Roma. C'è di mezzo il conflitto di interessi, subito denunciato
dall'opposizione. C'è di mezzo uno scontro tra il tycoon mondiale della
televisione, Rupert Murdoch, e il padrone delle tv italiane, Silvio Berlusconi.
Ma c'è di mezzo una tassa che colpirà oltre 4 milioni e mezzo di italiani: la
manovra "anticrisi" varata dal governo prevede tra l'altro il
raddoppio (dal 10 al 20%) dell'Iva sugli abbonamenti alle pay-tv, che in Italia
di fatto vuol dire Sky. L'emittente dichiara da subito battaglia e annuncia
milioni di lettere di denuncia a tutti gli abbonati. Il Partito democratico
attacca sul "palese conflitto di interessi":
«Berlusconi aumenta le tasse agli abbonati del suo concorrente». Protesta anche
Mediaset, che però nel settore pay ha una presenza irrilevante. bocconetti
>> 3 30/11/2008
( da "Secolo XIX, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
«Tornanogli
antichiconflittidell'India» dopo i giorni del terrore Carlo Buldrini: «Dimentichiamo
gli stereotipi . Non è il Paese della spiritualità e nemmeno la superpotenza
tecnologica» claudio paglieri PER CARLO BULDRINI, uno dei più attenti
osservatori della realtà indiana, gli attacchi a Mumbai sono solo l'ultimo anello di una lunga catena di conflitti tra hindu e
musulmani, divisi da un odio sempre più feroce. Il gruppo sospettato
dell'operazione, il Lashkar-e-Taiba, iniziò la sua attività in Kashmir poco
dopo la distruzione della moschea di Ayodhya. E per capire l'India di oggi bisogna
dimenticare le rappresentazioni che se ne sono fatte in Occidente: prima quella
della terra "spirituale" e della non violenza, poi quella del
Paese proiettato verso un luminoso futuro tecnologico. segue >> 6
30/11/2008
( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina 27 - Commenti
una manovra inesistente da CINQUE miliardi (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina II - Bari Il
congresso Rifondazione, Fratoianni verso la conferma Nicola Fratoianni va verso
la riconferma alla segreteria regionale di Rifondazione comunista. Il responso
sarà ufficializzato oggi, nella seconda e ultima riunione del congresso
regionale. Vendoliano, il segretario uscente si è ricandidato alla guida del
partito che anche in Puglia «è segnato da profonde lacerazioni». «Ma occorre -
ha detto Fratoianni - compiere uno sforzo». Timidi venti di pace, dopo le barricate
del congresso nazionale a luglio. «So bene - ha detto Fratoianni - che le
divergenze tra noi sono profonde ma occorre cambiare passo. Non penso - ha
aggiunto - a tentazioni buoniste. Penso alla necessità di
riportare il conflitto, anche quello più radicale, nello spazio della
politica». Per Fratoianni «l´assillo» resta quello della «ricostruzione della
sinistra». E si può fare, cominciando proprio dalla Puglia dove il Prc ha
vissuto «un´avventura politico-amministrativa unica nel panorama nazionale», con
Nichi Vendola alla guida della Regione Puglia. In Puglia, comunque, il
partito ha bisogno «di lasciarsi alle spalle la sensazione di spaesamento con
cui ha talvolta vissuto l´esperienza del governo regionale». Un obiettivo da
raggiungere percorrendo due strade: da un lato con una diversa forma di
relazione col governo, fatta di contatto fitto sui temi dell´amministrazione,
dall´altro «il partito deve perseguire rispetto al governo una propria
autonomia di percorso politico, di proposta, di invenzione e di ricerca
culturale».
( da "Giornale.it, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
n. 287 del
2008-11-30 pagina 1 CHE ROTTURA QUESTO DIALOGO di Mario Giordano E così è
rispuntato il dialogo. Puntuale come una tassa, inevitabile come la casella del
via al Monopoli: di che cosa parliamo oggi? Milan e Inter non giocano, Roma e
Lazio neppure, sul sesso degli angeli abbiamo già detto tutto. Allora dài,
forza, ci facciamo due chiacchiere intorno al dialogo che, ormai, è diventato
peggio del mullah Omar: tutti ne parlano, nessuno l'ha mai visto. E
sinceramente ci saremmo anche un po' stancati di affrontare l'argomento, se non
fosse che ogni tre per due ce lo mettono davanti agli occhi. Ti distrai un
attimo e zac: te lo ritrovi pure nel caffelatte del mattino. Ma dialogo con
chi? De che? L'altra sera ero ospite a Ballarò e ho respirato un clima da
volemose bene così zuccherino che, per fortuna, non soffro di diabete
altrimenti avrei rischiato il coma. Rutelli e Di Pietro, come il gatto e la
volpe, avevano messo la faccia di circostanza delle grandi occasioni: c'è la
crisi, ci vuole il dialogo. Ho provato a obiettare a Di Pietro come sia
possibile definire Berlusconi Hitler e poi chiedere di dialogare con lui.
Niente da fare. Era deciso a mostrarsi buono. Infatti in chiusura di
trasmissione Floris ha voluto sottolineare l'atmosfera mielosa in studio. «Te
l'aspettavi?», mi ha chiesto. E io: «No. Se dura la chiameremo la svolta di
Ballarò». Ma la svolta di Ballarò è durata il tempo di spegnere le telecamere.
Poi sono ripresi gli insulti. Mentre scrivo escono agenzie in cui il dialogante
Di Pietro ribadisce che Berlusconi è un «corruttore politico» e invita tutti a
resistere prima di diventare «sudditi». Sudditi del dittatore, s'intende. Bersani e Gentiloni tirano fuori dalla naftalina il conflitto d'interessi. E nel frattempo Veltroni
continua la sua marcia a intermittenza che prevede un giorno a muso duro e
l'altro piagnucolante al telefono. Ieri era giorno dispari, quindi aveva il
muso duro: ha alzato i toni scoprendo il diritto alla guerra preventiva sulle
decisioni del governo. Dice dialogo, e intende potere di veto. D'altra
parte l'altro giorno sull'Università s'è visto come intendono il dialogo quelli
del Pd. Avevano chiesto delle correzioni al provvedimento del governo, le
correzioni sono state accolte. E loro hanno votato no lo stesso. E allora?
Perché perdere tempo? L'abbiamo ripetuto mille volte, ci spiace annoiarvi ma è
necessario ripeterlo ora: di fronte all'emergenza che avanza gli italiani
vogliono decisioni, non dialogo. La social card varrà pochi spiccioli, come
dicono gli snob, ma il dialogo vale ancor meno. I provvedimenti sul mutuo forse
non risolvono il problema della casa, come dicono gli scettici, ma il dialogo
non risolve nulla. In più, in queste ore, viene da chiedersi a che serve
dialogare con Veltroni, che, oltre a essersi sempre dimostrato inaffidabile,
ormai sembra arrivato alla fine della corsa. Dopo la figuraccia rimediata alla
vigilanza Rai, dove ha dimostrato di muoversi nel terreno della politica con la
stessa abilità con cui un dromedario si muove in Groenlandia, i suoi sono
usciti allo scoperto. I dalemiani gli fanno la guerra, i popolari gli fanno la
fronda, la Finocchiaro si candida a succedergli, Enrico Letta invoca per il 19
dicembre un ribaltone. D'Alema rispunta fuori e al Tg1 chiede un «chiarimento
politico», che in sinistrese significa la resa dei conti. Walter non riusciva a
tenere insieme il partito quand'era al massimo della forza, come può farlo ora
che, per citare una celebre battuta, è il più grande segretario morente? Di
solito si dice, di fronte alle grandi crisi, che le forze politiche debbono
fare un gesto di responsabilità e affrontare il dialogo. Ci sembra che ci siano
tutte le condizioni per ribaltare l'appello: di fronte alla grande crisi che ci
aspetta, le forze politiche facciano un gesto di responsabilità. La smettano di
rompere con la storia del dialogo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Pagina 24 - Economia
L´ultimatum di Unicredit a Zaleski "Piano serio e di mercato entro stasera
o chiediamo il rientro dei crediti" "Piano serio e di mercato entro stasera
o chiediamo il rientro dei crediti" GIOVANNI PONS MILANO - La resa dei
conti nell´affare Zaleski-banche si avvicina a passi spediti. L´ultimatum di
Unicredit dei giorni scorsi è diventato ancora più radicale nelle ultime ore,
alla luce delle indiscrezioni che vogliono Romain Zaleski sfilato dalla morsa
delle banche italiane grazie alla cessione del pacchetto di azioni Intesa
Sanpaolo in pegno a Royal Bank of Scotland e Bnp Paribas. «Se entro stasera non
arriverà un´offerta seria e di mercato - fanno sapere fonti vicine alla banca
di Piazza Cordusio - da lunedi mattina chiederemo i rientri sulla Tassara
International». In effetti, la banca guidata da Alessandro Profumo è quella che
ha seguito fin dall´inizio la politica più coerente. Unicredit si è resa
disponibile a immettere "nuova finanza" nel sistema Zaleski a patto,
però, di ridurre la propria esposizione complessiva. E il piano di intervento
di cui si è parlato fino a giovedi sera prevedeva per Unicredit una diminuzione
dell´esposizione complessiva per 350 milioni. Non così si
sarebbe verificato per Intesa Sanpaolo in evidente conflitto di interessi per il fatto che Zaleski - con
i soldi ottenuti dalle banche negli anni scorsi - ha acquistato fino al 5%
della stessa Intesa Sanpaolo; e altri pacchetti in alcuni snodi nevralgici
della finanza italiana, come il 2% di Mediobanca e il 2% di Generali cari alla
stessa Intesa. Ma due giorni fa, Zaleski ha rialzato la testa forte di
un aumento di capitale della Tassara da circa 200 milioni e ha cercato di divincolarsi
dalle banche chiedendo una moratoria sul pagamento degli interessi.
Ma da Unicredit fanno sapere che si tratta di un´ipotesi «infattibile», se non
altro per rispetto agli altri debitori della banca sicuramente meno
"relazionati" di Zaleski. Tuttavia, ieri mattina, il finanziere
franco-polacco insieme al suo fido braccio destro Mario Cocchi hanno intavolato
discussioni con Rbs e Bnp per "smontare" le posizioni creditorie
attraverso una cessione dei pacchetti azionari in pegno. Vale a dire il 3% di
Intesa e il 2% di Generali. Operazione che è stata accolta piuttosto
favorevolmente dai rappresentanti degli istituti esteri ma che difficilmente
vedrà la luce dopo la dura presa di posizione di Unicredit. L´istituto di
Piazza Cordusio vanta circa 600 milioni di crediti verso la lussemburghese
Tassara International, una posizione garantita da pacchetti di azioni Arcelor
ed Edison. Posizioni che da domani mattina potrebbero essere riversate sul
mercato se entro stasera non arriverà sul tavolo di Unicredit un piano che
rispetti il rischio di mercato del debitore Zaleski, inclusa una forma di
earn-out, cioè di partecipazione alle potenziali plusvalenze che la
liquidazione del portafoglio titoli potrebbe creare in futuro. La situazione è
delicata poiché anche solo la liquidazione del pacchetto Edison potrebbe creare
qualche smottamento al titolo e all´assetto azionario della società guidata da
Umberto Quadrino. Zaleski è, infatti, il terzo azionista della società
energetica con il 10,02%, un pacchetto che deriva in parte dalla scalata a
Montedison compiuta dai francesi di Edf e dalla Fiat nell´ormai lontano 2001 e
in parte dalla successiva ricapitalizzazione. Nel suo portafoglio c´è inoltre
il 2,5% di A2a, la joint Milano-Brescia che controlla a cascata il 51% di
Edison insieme ai francesi. Se il castello di partecipazioni di Zaleski finisse
per essere smontato in maniera poco ordinata le conseguenze sarebbero di non
poco conto. Ed è anche per questo motivo che i vertici di Intesa premono per
una soluzione consensuale anche al costo di accollarsi un´esposizione
aggiuntiva verso un finanziere il cui profilo di rischio è aumentato molto
negli ultimi mesi.
( da "Riformista, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
La norma ad
televisionem e i ricorsi storici L' espressione non si può usare. Perché puzza
di antiberlusconismo, di Caimano. Però quando si parla di televisione è
inevitabile, rispunta sempre. Conflitto di interessi.
Ed è proprio la televisione di Rupert Murdoch - l'uomo che Berlusconi sarebbe
potuto diventare (dicono i suoi) se la scarsa dimestichezza con l'inglese e la
necessità della politica non lo avessero condannato a esserne una riproduzione
in scala - a denunciare che nel decreto anticrisi di venerdì c'è
scappato un paragrafetto ad televisionem che costerà a Sky Italia 580 milioni
di Iva in più. E poi dicono «sostegno alle imprese», lamenta il capo Tom
Mockridge. In realtà qualcuno che ne beneficia c'è, ed è proprio Mediaset, la
televisione di famiglia berlusconiana, che con il digitale terrestre è diretta
concorrente di Sky ma che, per puro caso ovviamente, viene solo scalfita dalla
leggina che prevede il raddoppio dell'Iva per le pay tv. Un quindicennio fa, in
un'altra Italia, una piccola televisione milanese sfidava la politica
trasmettendo sul territorio nazionale quando non si poteva, rompendo le logiche
del sistema e portando un po' di concorrenza in un settore in rigido monopolio.
Ora che quella televisione è diventata l'architrave del sistema
berlusconizzato, la storia si ripete al contrario. E, come allora, la
televisione controllata dalla politica (anzi, da un politico solo) usa il suo
potere per frenare le insidie del mercato e provare ad affondare l'unico
concorrente. È l'Italia (non il mercato), bellezza. 30/11/2008
( da "Riformista, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Raddoppia l'Iva per
Sky che si infuria col Governo Confindustria in attesa INSODDISFAZIONI. Gli
imprenditori si aspettano che non sia finita qui, la crisi richiede altri
interventi. La tv di Murdoch controle misure che la penalizzano a vantaggio di
Mediaset, «sostegno alle imprese» sì, ma selettivo. Confcommercio delusa,
sperava nella detassazione delle tredicesime. di Stefano Feltri Nei dieci
minuti del consiglio dei ministri di venerdì forse non se ne è discusso (e
neppure nella conferenza stampa), ma nel pacchetto anticrisi del Governo c'è
una misura che fa infuriare Sky. Il capo della divisione italiana della tv
satellitare, Tom Mockridge ha spiegato che il Governo ha raddoppiato l'Iva
sulla televisione a pagamento, che passerà dal 10 al 20 per cento. E questo,
dice Mockridge, è un aumento di costi per l'azienda che si tradurrà in «un
aumento delle tasse per 4,6 milioni di italiani che hanno liberamente scelto i
programmi Sky». Mediaset, che compete direttamente con il canale satellitare
nell'offerta di contenuti a pagamento come le partite di calcio e i serial
americani, ieri ha espresso «preoccupazione» dopo la denuncia di Sky. Ma
Mediaset è l'azienda della famiglia del presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi che due giorni fa ha varato il decreto, ha ricordato ieri Pierluigi
Bersani del Pd, e l'oppozione vuole chiarire se ci sono
conflitti di interesse. Secondo Paolo Gentiloni, Pd, Mediaset sarà toccata
infatti solo in molto marginale, perché la norma colpirà solo gli abbonamenti
mensili per certi canali digitali. Una perdita trascurabile, a differenza che
per Sky. Dopo l'approvazione del pacchetto anticrisi anche la Condindustria di
Emma Marcegaglia non è parsa molto entusiasta. «Non basta ma la
direzione è giusta», ha detto la presidentessa. A un giorno di distanza, mentre
il Partito democratico continua a protestare e la Cgil conferma lo sciopero del
12 dicembre, il direttore generale dell'associazione degli industriali,
Maurizio Beretta, dettaglia quel giudizio. «La logica degli interventi è quella
giusta, soprattutto per quanto riguarda l'intervento sull'Irap, che da anni
chiediamo, anche la social card rientra in una logica condivisibile di stimolo
ai consumi, ma l'Europa ma la risposta alla crisi non si può esaurire
nell'intervento di venerdì», spiega Beretta al Riformista. C'è il debito
pubblico molto alto, il piano europeo che stanzia poco risorse diretti mentre l'Europa
non rinuncia al pacchetto di misure ambientali che tanti sacrifici richiederà
alle imprese, ma nonostante questo c'è margine d'azione. Beretta indica alcune
priorità per gli industriali: «Una questione aperta è quella relativa ai fondi
strutturali europei, quelli per il periodo 2007-2013, aspettiamo un rapido varo
del pacchetto investimenti in infrastrutture». Poi ci sono problemi che non
sono nati con questa crisi, ma che proprio per la gravità della situazione
sarebbe ora di risolvere in modo definitivo, come i crediti della pubblica
amministrazione verso le imprese, che ammontano a oltre 60 miliardi». Il
Governo non pensi di aver la coscienza a posto per aver speso (forse, i conti
si faranno alla fine) 4-6 miliardi di euro. Anche perché ci sono riforme
possibili a costo quasi zero, come quella contenuta nel decreto che richiede di
comunicare un indirizzo email al momento dell'iscrizione nel registro delle
imprese. Il centro studi Cgia di Mestre ha diffuso ieri dati secondo cui la
burocrazia costa alle piccole e medie imprese 11,5 miliardi di euro. Alcuni
economisti sono convinti che il Governo sia consapevole che il peggio potrebbe
arrivare dopo la stagione natalizia quando sarà chiara la crisi dell'economia
reale, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti voglia conservare margine di
manovra per quel momento. Altri pensano invece che la logica sia solo quella
del free riding: visto che siamo un paese che dipende dall'estero, sia nelle
esportazioni che nell'importazione di materie prime, le nostre imprese
beneficiano anche dei denari spesi dai governi vicini, quindi basta aspettare e
lasciare che siano gli altri a fare il grosso dello sforzo. «Le imprese
italiane soffrono per il calo dei consumi interni e, soprattutto, di quelli
esterni. Ma il rallentamento dell'economia mondiale può anche diventare una
buona notizia, perché con la recessione scende il prezzo delle materie prime,
variabile decisiva in un'economia come la nostra che si regge sulla
trasformazione e sulla produzione di beni intermedi», sostiene Andrea Colli,
docente di Storia economica alla Bocconi ed esperto di aziende famigliari. Ma è
facile cedere al pessimismo, come fa l'ex confindustriale Massimo Calearo, ora
deputato del Pd: la «social card è uno zuccherino» e l'Italia sta diventando
simile «all'Argentina di qualche anno fa». A novembre è crollata anche la
fiducia dei commercianti, ai minimi dal 2005, perché sono loro i primi a
risentire della riduzione dei consumi, per ora frutto soprattutto delle
aspettative negative sul futuro (quelle che Silvio Berlusconi cerca di
combattere invitando a «non cambiare il proprio stile di vita»), ma che presto
peggiorerà, quando le imprese si troveranno costrette a licenziare per far
fronte al crollo dei profitti innescato proprio, in un circolo vizioso, dalla
discesa dei prezzi conseguente al calo dei consumi. In comune con
Confindustria, i commercianti hanno la preoccupazione per la stretta nel
credito. «Si può uscire dalla crisi solo se si dà la possibilità alle piccole e
medie imprese di esercitare il proprio mestiere e portare avanti la propria
missione», ha detto nei giorni scorsi Carlo Sangalli, presidente di
Confcommercio. Per dirla con le parole confindustriali di Beretta: «il sistema
bancario deve valutare la capacità delle imprese e non solo le garanzie
offerte», cioè non farsi spaventare dal clima generale e finanziare anche
quelle aziende che hanno da offrire solo buone idee, per evitare di soffocare
il sistema. 30/11/2008
( da "Unita, L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Governo,
scoppia il caso Sky Il Pd: è conflitto d'interessi C'è una tassa
che colpisce la pay tv Sky Italia, nel decreto varato dal governo. L'Iva per
gli abbonati è stata portata dal 10% al 20%, un provvedimento che colpisce
famiglie e aziende. Danneggiare in un colpo solo le famiglie e le imprese. Un'operazione per fortuna di
difficile realizzazione, ma che al governo sembra essere riuscita perfettamente
con il provvedimento che riguarda la pay tv Sky. E che, neanche a farlo
apposta, favorisce chi (Silvio Berlusconi) negli ultimi tempi guardava con
crescente preoccupazione all'avanzata della piattaforma satellitare, divenuta
il principale rivale privato di Mediaset. Il governo ha raddoppiato l'Iva per i
4.600.000 abbonati a Sky Italia, portandola dal 10% al 20%. Una nuova tassa
denunciata dall'amministratore delegato di Sky Italia, Tom Mockridge, che ha
anche ricordato come «l'azienda che rappresento offre lavoro direttamente a
oltre 5mila persone e ad altre 4mila nell'indotto. Con questa scelta Sky Italia
pagherà la bellezza di 580 milioni di euro in tasse allo Stato italiano, una
crescita evidentemente in contrasto con l'affermazione del governo che questo
pacchetto sostiene lo sviluppo delle imprese. Senza contare il danno alle
famiglie». Per il responsabile della comunicazione del Pd, Paolo Gentiloni, si
tratta di «un vero e proprio blitz contro Sky, il principale concorrente
privato di Mediaset. Mentre l'azienda di proprietà della famiglia Berlusconi
non è coinvolta dall'aumento visto che la norma del 1995 abrogata ieri riguarda
solo la tv via satellite e via cavo. Nei prossimi giorni ci rivolgeremo alle
autorità di garanzia per verificare se la norma anti Sky non è un caso classico
di quel "sostegno privilegiato" all'azienda di proprietà di
Berlusconi che è vietato anche dalla nostra blanda normativa sul conflitto di interessi» Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21,
parla di un «provvedimento odioso non solo perché diretto contro un
concorrente, ma anche perché colpisce nelle tasche milioni di cittadini.
L'associazione Articolo
( da "Unita, L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Costituzione in
bilico Berlusconi contro i talk show: ogni dissenso è «oltraggio» Usa la folla
contro i nemici secondo la tradizione peronista Basta!" Berlusconi attacca
i talk show televisivi, compreso Porta a Porta, che difficilmente può essere
accusato di simpatie per la sinistra. L'attacco funziona, dalla platea si
levano grida astiose contro i protagonisti dell'informazione tv: "Bravo!
Cacciali tutti!". "Non paghiamo più il canone" urlano dalla
platea del cinema Massimo de L'Aquila signore di solito sobrie ed educate.
Berlusconi racconta il complotto tv: "È passata parola tra tutti i
conduttori, Rai e non, che siano a sinistra, di far convergere sul presidente
del Consiglio prese in giro, a volte insulti, oltraggi, molto spesso
menzogne". Il premier sa come incantare i suoi fan che lo adorano:
"Ai vertici internazionali mi rispettano per il mio modo di fare e perché
sono un tycoon (intende dire: "ricco", ndr). Una volta mi vedo
arrivare Bush, Putin e Blair. Ognuno indossava la cravatta che regalo di
solito. Gli faccio: vedo che vi siete ripuliti. E loro: non scherzare Silvio,
siamo qui per una richiesta sindacale. Volevamo chiederti se, quando finiamo di
fare i presidenti ci assumi nel tuo gruppo"». (Gianluca Luzi, la
Repubblica, 24 novembre). A prima vista sembra uno dei tanti episodi di colore
del vivace primo ministro italiano. Ma una più attenta lettura rivela un
disegno preciso e bene eseguito di qualcuno che sa come usare i potenti
strumenti di cui dispone e vuole che si capisca che opporsi non è uno scherzo
che passerà impunito. Ciò che sembra un numero di varietà, una curiosa parodia
di se stesso, è in realtà un proclama in tre punti, che sono tre pesanti e
realistiche minacce. Primo. Far capire bene il suo dominio assoluto sui media,
a cominciare dalla televisione pubblica. Il dissenso (che pure è mite e
rarissimo) viene dichiarato «oltraggio», il leader politico di un sistema
formalmente democratico trasforma se stesso in istituzione che deve essere
considerata intoccabile dalla satira o dalle critiche. «Bravo! Cacciali tutti»
risponde la folla che vede e che approva il ferreo legame tra padrone del
governo e padrone dei media. Secondo. Nella migliore tradizione peronista il
leader getta il peso della sua folla contro i nemici che sta indicando. In quel
modo prefigura una gogna che potrà essere perfezionata «ad personam» (nome e
lavoro) se qualcuno sarà così stupido da continuare a proporre caute battute
(più di così non c'è) contro il non discutibile capo del governo. Terzo. Ma
l'intoccabile capo del governo è anche l'unico editore di tutta la televisione
italiana, e un editore di carta stampata potente abbastanza da stroncare ogni
carriera in ogni settore. Non si può dire che l'annuncio sia stato ambiguo o
sussurrato. L'atmosfera fa capire che nessuno si meraviglierà (meglio ancora,
si scandalizzerà) se certi volti usciranno di scena, certi nomi scompariranno e
certi contratti non potranno essere rinnovati. Ma la barzelletta su Bush, Blair
e Putin dice chiaro che c'è un premio per chi se lo merita. La spinta a stare
dalla parte giusta diventa fortissima e umanamente comprensibile. Sentite un
titolo di «Prima Comunicazione», mensile dedicato alla pubblicità e al giornalismo
(26 novembre): «Com'è Piersilvio Berlusconi? Educato, sensibile, gentile». Con
foto di copertina tipo Johnny Depp. L'importante è che siano le parole giuste,
nel momento giusto. È il momento giusto anche per discutere di «regime». Ecco
un esemplare scambio di accuse fra Massimo Giannini (editorialista di
Repubblica e autore di un nuovo libro dedicato a Berlusconi) e Andrea Romano
editorialista della Stampa e del Riformista. È una vera litigata tra i due
autori, sull'uso della parola «regime». Massimo Giannini: «Mi dispiace che una
persona intelligente come Romano mi ricicli come uno dei tanti imbecilli (e in
effetti non ne mancano) che abbaiano come cani alla luna "regime,
regime!". Non era questa la mia intenzione». Andrea Romano: «Il punto è
nei danni che la retorica del regime pseudo-fascista berlusconiano ha inflitto
alla qualità della nostra discussione pubblica, devastandone la capacità di
distinguere e giudicare» (il Riformista, 25 novembre). Lo stesso giorno è
intervenuto il presidente della Camera Gianfranco Fini, con un parere un po'
diverso: «In questo modo di far politica ci sono rischi di cesarismo». Ha
subito commentato il professor Pasquino: «Fini ha ragione. Infatti non c'è un
vice-Cesare». Come se avesse ascoltato, interviene il giorno dopo Gustavo
Zagrebelsky: «La Costituzione è in bilico. E' sottoposta a erosione e
svuotamenti di cui nessuno può conoscere l'esito. È il
momento del conflitto latente. Tutti attendono ma i primi per prudenza. I
secondi per ignavia. La causa è sempre e solo una: l'appannamento
dell'uguaglianza e la rete di gerarchie che ne deriva. Qui, sulla
disuguaglianza, si gioca la partita decisiva del regime» (la Repubblica, 26
novembre). Chi ha visto in televisione l'editto di Abruzzo, mentre
Berlusconi aveva accanto il suo candidato Chiodi che gridava «Giusto! Giusto!»
ad ogni frase del capo, a ogni sua minaccia (state attenti, posso farlo), al
sempre più aggressivo schierarsi della folla del capo, sa che, in questo Paese
sfortunato, il regime è già cominciato. furiocolombo@unita.it
( da "Unita, L'" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Nigeria, guerra tra
cristiani e musulmani «Oltre 380 morti» Nigeria in fiamme. Gruppi di cristiani
e di musulmani si stanno scontrando nella città di Jos, nel centro-nord. Un
reporter dice di aver contato 381 cadaveri. Oltre 10mila profughi in fuga dalla
città. Moschee e chiese in fiamme nel centro della Nigeria, il più popoloso
stato dell'Africa. Ancora una volta l'esplosione di violenza è scoppiata nella
regione del Plateau, nel centro-nord, zona di cerniera tra il settentrione
musulmano e gli stati del sud prevalentemente cristiani ed animisti. Testimoni
dicono di aver visto cataste di cadaveri ammassati in una moschea. Tra questi
un collaboratore dell'emittente Radio France International dice di aver contato
381 corpi. Fonti della Croce Rossa parlano di oltre 200 vittime e 300 feriti.
Di certo gli scontri in corso sono violentissimi e certamente i più gravi da
quando, nel maggio
( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-11-30 num:
- pag: 1 autore: di STEFANO MONTEFIORI categoria: REDAZIONALE Parla Lapierre Lo
scrittore «Qui i poveri non sono integralisti» \\ «In 28 anni nelle bidonville,
mai visto un conflitto religioso: gli indigenti sono uniti contro la povertà.
Colpita la mia idea di India fraterna». A P
( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-11-30 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Il sottosegretario: trattamenti di favore impossibili.
Mediaset avrà lo stesso aumento Romani: abbiamo tolto un privilegio «Nel '95 fu
concessa una imposta agevolata, con la crisi riequilibrio necessario» ROMA —
L'atteggiamento è quello di chi cade dalle nuvole: «Conflitto di interessi?
Non capisco di cosa sta parlando». Si perché Paolo Romani, sottosegretario allo
Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni e da sempre uomo di
riferimento per le materie televisive per Forza Italia, non vede davvero alcuno
scandalo nella decisione presa venerdì dal governo di alzare l'Iva dal 10 al
20% per gli abbonamenti alle tivù satellitari: «In tempi di crisi, era
un atto dovuto e necessario. Esisteva una situazione di privilegio che non ha
più ragion d'essere». Non la pensano affatto così nè all'amministratore
delegato di Sky Tom Mockridge, che lamenta un grave danno per gli oltre 4
milioni e mezzo di abbonati italiani, nè i pd Bersani e Gentiloni, nè i
dipietristi, che vedono nella decisione del governo un attacco al principale
concorrente privato di Mediaset... «Allora facciamo un po' d'ordine, e vediamo
chi ha ragione». Appunto, chi ha ragione? «Vede, nel lontano 1995, proprio per
favorire lo sviluppo e la crescita della tivù satellitare e di quella via cavo,
si pensò di concedere un'Iva agevolata a chi si abbonava: se in tutto il
settore era prevista al 20%, per satellitari e cavo si abbassò al 10%». Lo si è
fatto in molti settori produttivi, non solo per le tivù «Vero, e in effetti in
questo caso parlo della tivù satellitare, perché quella via cavo non è mai
decollata la decisione ha contribuito al successo delle pay-tv, tanto che oggi
parliamo di milioni di abbonati». Nonché di un'azienda come Sky che, dice il
suo amministratore delegato, dà lavoro a migliaia di persone e crea ricchezza
al Paese. Perché penalizzarla quando molte aziende vengono aiutate dal governo?
«Perché, dopo 13 anni, un'agevolazione come questa non ha più senso. E non lo
ha maggiormente in un momento in cui una crisi tanto grave impone a tutti di
stringere la cinghia. Posso capire le lamentazioni di Mockridge, siamo contenti
che abbiano deciso di investire in Italia e siamo loro grati, ma capiranno
anche loro che trattamenti di favore, agevolati, dei quali anche loro nel tempo
hanno profittato, non erano più possibili ». Non crede però che una decisione
del genere non possa essere presa da un governo presieduto dal proprietario della
maggiore tivù commerciale italiana? Non le sembra logico che l'opposizione
lamenti il conflitto di interessi? «Assolutamente no,
perché è una decisione giusta e doverosa. Ci mancherebbe che il governo non
potesse muoversi in questo settore, se si evidenzia un particolare squilibrio!
Tra l'altro, voglio segnalare che anche Mediaset premium, sulle cui carte
prepagate già si pagava l'Iva al 20%, subisce lo stesso aumento di Sky per
quanto riguarda gli abbonamenti al digitale, dunque non c'è nessun vantaggio
per nessuno». A rimetterci comunque saranno gli abbonati «Che hanno comunque,
sempre, la possibilità di scegliere, visto che esistono televisioni a pagamento
come esistono televisioni che si possono vedere gratuitamente». Non c'era
un'altra soluzione? «Lo dico a puro titolo di esempio: sempre nel mio settore,
erano uscite voci su un possibile aumento della tassazione per la telefonia
mobile: ecco, in quel modo sì che avremmo colpito l'intera popolazione
italiana! E invece noi stiamo pensando a tutt'altro ». A cosa? «Visto che tra i
tanti problemi della tivù c'è quello del canone, che vede un'evasione del 27%
concentrata soprattutto al sud, stiamo studiando la possibilità di modificare
il meccanismo di pagamento, in maniera da far pagare meno, davvero molto meno,
ma di far pagare tutti». Sottosegretario Paolo Romani Paola Di Caro
( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-11-30 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Il pacchetto del governo Mockridge, ad della tv di Murdoch: una
misura anti-famiglie Dialogo sulla crisi e «caso Sky» Pd, affondo contro
Berlusconi I democratici: il raddoppio dell'Iva? C'è
conflitto di interessi
Veltroni: non si può chiedere una ratifica a cose fatte. La richiesta di
Berlusconi è arrivata troppo tardi ROMA — Scoppia la guerra dell'Iva tra
Berlusconi e Murdoch, tra la tv satellitare Sky Italia e Palazzo Chigi, mentre
il Pd risponde picche all'invito al dialogo lanciato l'altro giorno dal
Cavaliere nei confronti della minoranza «per rilanciare il Paese». Dopo
la scoperta, a sorpresa, che nel decreto anti-crisi varato venerdì dal governo
c'è una norma che raddoppia l'Iva dal 10 al 20% per gli abbonamenti alle
pay-tv, l'amministratore delegato Tom Mockridge ha reagito duramente accusando
l'esecutivo di voler colpire i 4,6 milioni di famiglie clienti di Sky. E
l'opposizione grida allo scandalo evocando il «conflitto di interessi».
«Doveva essere un provvedimento a vantaggio delle imprese e delle famiglie -
scrive in un lungo comunicato Mockridge - invece è un aumento di tasse per chi
ha liberamente scelto i nostri programmi e un freno alla nostra impresa di
generare sviluppo e nuovi posti di lavoro». Il manager fa anche due conti per
dire che così l'Iva prodotta da Sky passerà da 370 milioni di euro a 580
milioni, oltre 200 milioni in più a carico degli abbonati, facendo capire che
la strategia aziendale sarà quella di scaricare sul consumatore finale
l'aumento fiscale e non quella di assorbirlo nel bilancio per non ridurre
drasticamente l'utile operativo che al 30 giugno era di 419 milioni di dollari.
Mockridge, per sostenere le proprie ragioni e l'incongruenza della mossa del
governo, cita l'esempio del primo ministro inglese Gordon Brown che ha ridotto
l'Iva al 15% proprio per rilanciare i consumi. E, mantenendo fede alla promessa
di informare i suoi abbonati (che fanno oltre 12 milioni di persone), ieri ha
bombardato i programmi di Sky News accusando in modo dettagliato l'assurdità
del provvedimento fiscale. Che, peraltro, colpisce anche Mediaset pur se con
cifre molto inferiori. La polemica sulle pay-tv ha alzato la temperatura dello
scontro con l'opposizione sull'intero pacchetto anti-crisi. A parte i distinguo
dell'Udc e dell'Italia dei valori che si sono detti «propositivi» se nel corso
del dibattito parlamentare ci sarà modo di apportare modifiche. «In particolare
a vantaggio delle famiglie», ha precisato il segretario Pierferdinando Casini.
Netto invece il no alla collaborazione dal parte del leader del partito
democratico Walter Veltroni perché «non si può chiedere una ratifica a cose
fatte». «La richiesta di Berlusconi è arrivata troppo tardi - continua Veltroni
- se era davvero interessato al nostro contributo avrebbe dovuto consultarci
preventivamente ». Stessa analisi da parte del presidente di Italianieuropei, Massimo
D'Alema per il quale le misure varate dal governo «sono del tutto insufficienti
per i lavoratori e i cittadini più deboli». Secca la risposta del
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Pur confermando
di «essere ancora aperti al dialogo», afferma che «purtroppo noi non abbiamo
un'opposizione normale, come quella di altri Paesi occidentali, loro sanno dire
soltanto dei no». In una intervista a Sky Tv 24 Bonaiuti ha aggiunto che «a
sbattere la porta del dialogo è stato Veltroni per rincorrere il suo amico e
alleato Di Pietro». E se l'ex ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani,
in merito alle pay-tv, solleva il tema del conflitto di interesse - «raddoppia
l'Iva al suo concorrente» - chiedendosi se «Berlusconi era presente al momento
del voto», anche da La Destra arrivano forti critiche. Il segretario nazionale
Francesco Storace definisce la social card da 40 euro al mese una «fuffa»
mentre al risanatore di Alitalia Augusto Fantozzi, «andrebbe un compenso di 15
milioni di euro, almeno così dicono...». Magnati Il premier Silvio Berlusconi,
proprietario di Mediaset, con Rupert Murdoch in una foto di fine Anni 90. Sky
fa capo alla News Corporation del tycoon australiano Roberto Bagnoli
( da "Corriere della Sera" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-11-30 num: - pag: 28 autore: di
ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE LA LOTTA JIHADISTA Attacchi
terroristici di Mumbai: se non indigna la caccia agli ebrei
SEGUE DALLA PRIMA Cosa c'entrano gli ebrei con il conflitto indo-pakistano? Assolutamente
nulla. Ma c'entrano moltissimo con l'ideologia jihadista e con il fanatismo
antisemita che la caratterizza. Il richiamo più immediato è al caso di Daniel
Pearl, il giornalista ebreo-americano rapito e sgozzato in Pakistan nel 2002.
Il fatto che egli fosse ebreo ebbe una parte decisiva nel suo assassinio.
L'attacco al Centro ebraico è la dimostrazione del fatto che il terrorismo
islamico ha due facce, trae alimento da due radici: i conflitti regionali ma
anche un'ideologia jihadista che ha per posta la riorganizzazione della umma,
la comunità dei credenti, in chiave antioccidentale e della quale è un tassello
essenziale la «guerra ai sionisti». Per questa ragione, pur dovendo modulare le
risposte a seconda delle condizioni locali, non conviene perdere di vista il
quadro di insieme. Le battaglie «locali» (soprattutto quando si colpiscono
anche ebrei e americani) ottengono una eco immediata in tutti i luoghi del
mondo ove l'estremismo islamico alligna e favoriscono un proselitismo i cui
effetti si manifesteranno in seguito, con altre azioni terroristiche, in altre
parti del globo. Per quanto riguarda noi europei di singolare nei nostri
atteggiamenti verso il terrorismo islamico c'è l'indifferenza che spesso
mostriamo per un aspetto della sua ideologia che dovrebbe, a rigore, apparirci
ripugnante: l'antisemitismo. è una vecchia storia. La stessa Europa che ricorda
l'Olocausto e si commuove davanti al film Schindler's List non prova
particolare sdegno per l'antisemitismo diffuso nel mondo arabo, e musulmano in
genere, di cui la «caccia all'ebreo» da parte dei jihadisti (anche a Mumbai) è
una diretta conseguenza. Non casualmente, qui da noi trovò fertile terreno,
dopo l'11 settembre, la favola secondo cui il jihadismo sarebbe colpa di
Israele, un frutto delle persecuzioni israeliane nei confronti dei palestinesi.
E vanno anche ricordati i sondaggi che registrano l'ostilità di tanti europei
per Israele. Al fondo, sembra esserci una strategia inconsapevole e
politicamente suicida. C'è l'idea che solo se neghiamo l'evidenza, ossia i veri
caratteri dell'ideologia jihadista, solo se spieghiamo le sue manifestazioni
violente come il frutto esclusivo di circostanze specifiche in luoghi lontani
da noi, possiamo sperare di essere lasciati in pace.
( da "Stampa, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
Domani a Cuneo.
Educa alla pace l'ospite di "Guerrae" Incontro al Museo Casa
Galimberti con il prof. Novara E' stato fra i primi in Italia ad affrontare in
maniera organica una formazione improntata all'educazione alla pace, domani al
Museo Casa Galimberti, ore 21, interverrà su: «La gestione
maieutica dei conflitti». E' il prof. Daniele Novara, ospite di «Guerrae», la
rassegna curata da Simonetta Bellotti e Sandra Viada. La prima parte quest'anno
è dedicata al tema del conflitto inteso non come sinonimo di guerra «ma
contrasto di idee, interessi, bisogni. Quando nessun altro mezzo dialettico riesce a
risolvere un conflitto, ecco che guerra e violenza prendono il sopravvento».
L'obiettivo della rassegna è quello di sollecitare i cittadini a ragionare su
questa ambiguità e sulla possibilità di risolvere i conflitti senza violenza.
Il professor Novara, pedagogista e fondatore del Centro psicopedagogico per la
pace e la gestione dei conflitti di Piacenza ha realizzato il primo corso
organico italiano di educazione alla pace dal titolo «Scegliere la pace», 6
volumi editi dalle Edizioni Gruppo Abele nel periodo 1991-2002. E' autore di
numerosi libri e pubblicazioni, di cui l'ultimo in ordine di tempo esplora un
tema di grande attualità: «I Bulli non Sanno Litigare! - L'intervento sui
Conflitti e lo Sviluppo di Comunità», redatto con Luigi Regogliosi (Carocci
Editore, 2007). Ha ideato la mostra interattiva «Conflitti, litigi e altre
rotture» per ragazzi dagli 11 ai 16 anni, gli spettacoli interattivi «Anna è
furiosa» per bambini dai 5 ai 10 anni e «Cosa vuoi da me papà?» per gli
adolescenti, che offrono un percorso di scoperta dentro la dimensione della
rabbia e dentro le difficoltà dello «stare al mondo». \
( da "Giornale.it, Il" del 30-11-2008)
Argomenti: Conflitto d'interessi
n. 287 del
2008-11-30 pagina 0 Berlusconi: "La sinistra vuole davvero il dialogo?
Allora rompa con Di Pietro" di Redazione Il presidente del Consiglio:
"Ponga fine all'alleanza con il signor Antonio Di Pietro, calunniatore e
violento. Farebbe un servizio al Paese". La polemica sull'aumento dell'Iva
a Sky: "Colpita anche Mediaset". E sulla scuola dice: "La
sinistra voleva cancellare le scuole private". "L'Irap tassa assurda
da abolire" Sesto San Giovanni (Milano) - "Se la sinistra vuole
veramente dialogare con noi una cosa potrebbe veramente farla: porre fine
all'alleanza con il signor Antonio Di Pietro, calunniatore e violento. Farebbe
un servizio al Paese". Lo ha detto il presidente del consiglio Silvio
Berlusconi in collegamento telefonico con il convegno della Democrazia
Cristiana autonomista organizzato a Sesto San Giovanni in vista dell'adesione
al Pdl. Berlusconi ha quindi accusato la sinistra di proseguire la campagna
elettorale: "Non si sono ancora rassegnati del fatto che la responsabilità
di governare il Paese gli italiani l'hanno data a noi". Il presidente del
Consiglio ha infine accusato la sinistra di lanciare attacchi infondati nei
confronti del governo: "Attraverso i loro giornali e le trasmissioni
televisive raccontano che noi non abbiamo fatto niente per l'economia reale.
Sono perennemente in campagna elettorale". "Sky? Colpita anche Mediaset"
"E' stata penalizzata anche Mediaset che sta facendo partire una tv a
pagamento. Questo significa che la sinistra si è inventata
ancora una volta la menzogna del conflitto di interessi", ha detto Berlusconi parlando dell'aumento dell'Iva per le
tv a pagamento. "La sinistra - ha detto Berlusconi - aveva dato a Sky per
i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10% dell'Iva.
Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a
quella di tutti gli altri". Berlusconi ha quindi ribadito:
"Sky non è una concorrente di Mediaset perché viaggia sul satellite.
Mediaset però è stata penalizzata". "La sinistra voleva cancellare le
scuole private" Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha accusato
la sinistra di voler cancellare le scuole private. Berlusconi é stato stimolato
da Gianfranco Rotondi: "se non c'era Silvio ci cancellavano dai libri di
storia". "Volevano cancellare - ha replicato Berlusconi - le scuole
private". "Decreto Gelmini, penalizzata anche la Mondadori"
"Qualche settimana fa - ha spiegato Berlusconi - abbiamo introdotto la
norma secondo la quale i libri di testo potranno essere adottati solo con una
cadenza di cinque anni. In questo modo è stata colpita la Mondadori che, mi
sembra, abbia deciso di uscire dal comparto della scolastica". Berlusconi
ha così accusato la sinistra di utilizzare il conflitto di interessi
senza rendersi conto che, per esempio, il decreto Gelmini colpisce anche la
Mondadori: "La sinistra - ha concluso - è in divorzio con la realtà del
Paese". "Irap tassa da abolire" "La manovra permette di
avere l'Iva di cassa e delle detrazioni sull'Irap ed é una promessa per una
futura abolizione di un'assurda imposta che abbiamo solo noi e che è stata
introdotta dalla sinistra", ha poi spiegato il premier al convegno
organizzato dalla Dc per le autonomie in vista di una loro adesione al Pdl. ©
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