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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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tARTICOLI DEL 19-5-2008       #TOP



Report "Burocrazia"

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Indice delle sezioni

Burocrazia (25)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

Dalla Ue al Fmi: solo posti in piedi per l'Italia ( da "Corriere Economia Online" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le cose si stanno complicando anche negli alti gradi della burocrazia, dove si predispongono quelle direttive europee che ormai coprono il 70-80 per cento della legislazione nazionale. L'Ispi segnala che l'Italia può contare su otto funzionari di vertice contro i 13 della Francia, gli 11 della Germania e i 6 della Spagna.

È tempo di nomine anche in Europa. Da qui alla fine ( da "Corriere Economia Online" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le cose si stanno complicando anche negli alti gradi della burocrazia, dove si predispongono quelle direttive europee che ormai coprono il 70-80 per cento della legislazione nazionale. L'Ispi segnala che l'Italia può contare su otto funzionari di vertice contro i 13 della Francia, gli 11 della Germania e i 6 della Spagna.

In sala la parata dei politici ( da "Trentino" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In Spagna per mettere in piedi un'azienda, con tutte le autorizzazioni del caso, bastano 24 ore. Lombardini lo cita come modello per dire che i commercianti hanno bisogno di meno burocrazia. "Aspettiamo un segnale dall'ente pubblico. Su questo siamo drammaticamente in ritardo".

Confesercenti: salviamo le botteghe storiche ( da "Trentino" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: semplificare e alleggerire la burocrazia". E nel regolamento arriveranno anche gli attesi "segnali per Trento e Rovereto", ovvero ulteriori deroghe festive collegate a particolari eventi culturali (primo fra tutti il Festival dell'economia). Un passo auspicato anche Confesercenti auspica, così come lo status di città turistica per le due città.

Sessant'anni di Confartigianato: Ora occorre liberare l'impresa ( da "Giornale di Brescia" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Diverse le urgenze del settore avvertite da tutti gli aderenti: liberare l'economia e l'impresa dalla burocrazia, dalla concertazione, così come dall'oppressione fiscale e dagli sprechi. Tra i temi toccati, quello degli aeroporti di Montichiari e Malpensa, porte del cielo per l'economia bresciana.

L'agenzia Randstad punta sul manuale del dipendente ( da "ItaliaOggi Sette" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: straordinari e meno burocrazia sui permessi. L'agenzia per il lavoro Randstad va controcorrente e sceglie di puntare sulla responsabilizzazione dei collaboratori per migliorare il sentiment generale e ridurre il turn over. La divisione italiana della multinazionale ha messo a punto un manuale del dipendente che contiene le regole di comportamento ispirate alla fiducia verso i dipendenti.

Premi aziendali con burocrazia ( da "ItaliaOggi Sette" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E non dà garanzia di sconto a tutti Premi aziendali con burocrazia Benefici contributivi minimi per imprese e lavoratori La nuova decontribuzione vale uno sconto di appena 30 euro alle imprese e di 80 euro ai lavoratori. Poca cosa a confronto della procedura che è necessario attivare per il riconoscimento.

Confartigianato: liberare l'impresa ( da "Giornale di Brescia" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dalla burocrazia, dalla concertazione, "dall'oppressione fiscale, dagli sprechi", dall'ipoteca della grande industria (e, in subordine, del sindacato). Con un evidente quanto liberatorio respiro di sollievo ("Finalmente!") Gianmaria Rizzi, presidente della Confartigianato di Brescia, ha salutato il nuovo governo ("Stabile") e il nuovo quadro politico (

A TORINO ( da "Stampa, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Bruce è già andato all'ambasciata d'Italia a Houston: erano gentili, ma la burocrazia che deve affrontare gli fa paura. Jasmina sta ancora trafficando per la sua residenza americana. Quindi, dati i nostri piani di vivere in Serbia, America e Italia, abbiamo deciso di scappare per un mese in Croazia, su un'isola sperduta.

Così Liana ha riaperto gli occhi ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per andarli a prendere ha idea della burocrazia che dovrò affrontare? L'appartamento è sotto sequestro". SI RITORNA alla realtà anche così, perdendosi in quel mare di piccole cose che normalmente costituiscono il tran tran quotidiano, come la salute dei gattini: anche questo è un modo per ricominciare, senza perdere mai di vista la gravità dell'accaduto,

Energia, pannelli solari sul fienile e la fattoria è autosufficiente ( da "Arena, L'" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e la fattoria è autosufficiente Burocrazia, aspetti fiscali, questioni ambientali, dilemmi tecnologici e costi da sostenere. Sono ancora molti gli interrogativi degli imprenditori agricoli sulle reali opportunità offerte dall'applicazione del fotovoltaico all'agricoltura. Per affrontare queste problematiche, Confagricoltura Veneto ha organizzato a Rovigo un seminario dal titolo "

Palazzo restaurato, sparisce la lapide - davide vatrella ( da "Nuova Venezia, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quando in Italia si ha ha che fare con la burocrazia, è arduo venirne a capo. Da Poste e Rfi, la stessa risposta: "Chiedete alla ditta che ha eseguito i lavori". Detto fatto. Abbiamo contatto l'impresa Pivato a Onè di Fonte. E ci siamo sentiti dire dalla centralinista di lasciarle il numero di telefono perchè l'avrebbe subito girato al legale dell'impresa.

)AMBIENTE Centro storico, soluzioni umane VORREI ( da "Resto del Carlino, Il (Forlì)" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: handicap e conosce sulla sua pelle quanta fatica si fa con la burocrazia che qui governa da decenni senza soluzione di continuità per ottenere i propri diritti. Annadele Assirelli )CASE POPOLARI Fate luce sul caso Marchi IN OTTOBRE il signor Giuseppe Marchi e sua moglie furono costretti, dopo uno sfratto esecutivo, a lasciare l'appartamento in cui abitavano, pur avendo pagato sempre l'

Stop alla burocrazia per la costruzione di nuovi impianti ( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 20 del 2008-05-19 pagina 12 Stop alla burocrazia per la costruzione di nuovi impianti di Redazione Si tratterebbe di una delle misure più in linea con i propositi del governo del Partito della Libertà appena nato: snellire la burocrazia e semplificare le pratiche per arrivare a decisioni più immediate.

Sempre più Pechino ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per la nuova burocrazia rossa, in continuità imperiale, nuovi grigi quartieri, rigorosamente chiusi, un mondo a parte. Con l'economia pianificata, il razionamento fino agli anni Ottanta e il controllo politico, si spegneva la trafficante città esterna, in totale degrado come quella degli antichi acquartieramenti.

Cura dimagrante a Palazzo Chigi ( da "Panorama" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Impero dell'alta burocrazia: solo alla presidenza del Consiglio si contano 27 dirigenti di prima fascia e 229 dirigenti di seconda fascia. Una nave da crociera, con un bilancio autonomo, sulla quale è stata caricata troppa zavorra: a bordo complessivamente ci sono 4.

Segreti e miserie di Al Qaeda ( da "Panorama" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che lavora alla Fletcher school of law and diplomacy di Boston, la spiega così: "L'ossessione per la burocrazia è in parte da imputare al vasto numero dei membri dell'organizzazione, che esige rigore e disciplina, in parte è dovuta alla forma mentis degli egiziani incaricati delle mansioni amministrative, quasi tutti ex funzionari governativi del Cairo".

Stregati da Lapo e dal mattone giallo ( da "Panorama" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: bisogna mettere in conto lo scontro con la burocrazia e il sistema di diritti di utilizzo di terreni cinesi. Le valutazioni legate ai rischi di mercato sul medio e lungo periodo sono ottimistiche. In città ormai le agenzie immobiliari sono ovunque. I prezzi: si va dai 500 euro di alcune periferie ai 5 mila di un appartamento in una torre di Xintiandi.

Alemanno annuncia "il vento della svolta" ( da "Stampa, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E si rivolge ancora all'Union valdôtaine: "Chiedete a quel movimento se vuole ancora la politica delle tasse, quella della burocrazia che conta più della famiglia". Poi l'immagine del valdostano con il cappello in mano: "La Valle è stanca del sistema clientelare che la sta addormentando".

La violenza che nasce ( da "Centro, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con un corpo docente ormai ridotto a inutile burocrazia, malpagato, umiliato e malvisto, che malgrado tutto questo continua a compiere con grande dignità il proprio dovere. Mi chiedo come mai, di fronte a queste accuse generalizzate e per questo palesemente ingiuste, politici e sindacalisti siano rimasti in silenzio.

Pesca, appello ai parlamentari ( da "Centro, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: imprese in gravi difficoltà per il caro gasolio e la burocrazia europea Pesca, appello ai parlamentari Le associazioni di categoria contro le nuove norme Ue PESCARA. Un piano per la tutela e rilancio delle attività ittiche. Su questo programma Luigi Giannini, direttore generale di Federpesca chiama a raccolta i deputati abruzzesi per definrie uan strategia comune.

Centro del volontariato Ora si riparte da undici ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: associazione Insieme per Sarajevo - per sapere cosa hanno imputato al consiglio direttivo: io so che non hanno riscontrato nulla, è composto da persone onorabilissime che ha gestito il centro con decisione unanime. Dobbiamo evitare che la burocrazia prenda il sopravvento sul volontariato spegnendo la buona volontà di chi lo anima".

Il cuore della meccanica tra via Emilia e il West L'inchiesta ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E poi la burocrazia: quella che "promette sportelli unici, ma invece di togliere passaggi ne aggiunge uno", dice Mai che tra l'altro è presidente della Cna modenese. Capacità tecniche ma anche innovazione sono il segreto di quello che è il retrobottega agguerrito del vistoso Made in Italy: la Ferrari, la Maserati,

Pedersoli incontra gli altri Difensori civici: Una legge tuteli la nostra autonomia ( da "Denaro, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: mediatore fra organi politico-amministrativi, burocrazia e comunità, deve operare in prossimità del territorio, con meccanismi condivisi". Per Pedersoli "quella del difensore civico è una figura non contro la politica ma contro la burocrazia: un'interfaccia importante fra cittadini e amministrazione".

Cinque strategie anti-monnezza ( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Stop burocrazia Si tratterebbe di una delle misure più in linea con i propositi del governo del Partito della Libertà appena nato: snellire la burocrazia e semplificare le pratiche per arrivare a decisioni più immediate. Tra le cinque opzioni al vaglio dell'esecutivo di centrodestra c'è infatti l'eliminazione,


Articoli

Dalla Ue al Fmi: solo posti in piedi per l'Italia (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Economia Online" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Inchiesta Undici incarichi chiave da assegnare nelle organizzazioni internazionali Dalla Ue al Fmi: solo posti in piedi per l'Italia Nella gara per le nomine il governo Berlusconi alla prova L'Ispi: sempre più indietro rispetto a Francia e Germania È tempo di nomine anche in Europa. Da qui alla fine dell'anno saranno in gioco almeno 11 incarichi nelle principali istituzioni internazionali. Nella Commissione della Ue, per esempio, sta per cominciare un giro di poltrone chiave a livello di direttore generale, cioè il gradino più alto dell'eurocrazia, una posizione in grado di condizionare, spesso in modo decisivo, le decisioni di Bruxelles. L'elenco comprende cinque direzioni, tra le quali Concorrenza (oggi guidata dal britannico Philip Lowe che risponde al Commissario Neelie Kroes); Affari economici e finanziari (il tedesco Klaus Regling, con commissario Joaquin Almunia). In questo caso indiscrezioni e previsioni quasi coincidono: Francia, Germania e Gran Bretagna partono favorite. La Spagna può recuperare spazi. L'Italia ancora non si sa. Al momento l'unico candidato con qualche possibilità sembra essere Marco Buti, attualmente vice direttore generale nel "dicastero" di Almunia. Se si allarga l'esame alle altre organizzazioni multilaterali, dalla Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) alle diverse Agenzie delle Nazioni Unite (vedere tabelle in queste pagine , nda ), il risultato non cambia. Prima delle elezioni era circolato il nome dell'ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa per il vertice della Bei (Banca europea per gli investimenti) oggi guidata dal belga Philippe Maystadt (il mandato scade il mese prossimo). Ma ora, con il nuovo governo Berlusconi, probabilmente si ricomincerà da capo. Nella geografia del potere economico-politico, dunque, l'Italia è (ancora) un "peso leggero". Il vero problema, però, è capire se il Paese, nel breve-medio termine, può recuperare, o al limite mantenere la posizione (sia pure pericolante) oppure se è destinato a diventare sempre più periferico, un irrilevante "peso piuma". Nei circoli diplomatici internazionali, per esempio, qualcuno comincia a chiedersi perché mai l'Italia debba continuare a far parte del G8, mentre Cina e Brasile ne sono esclusi. L'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale, diretto da Paolo Magri, ha tracciato per Corriere Economia una mappa dettagliata degli equilibri attuali e di come potranno cambiare già a partire dalle prossime settimane. Nell'Unione europea sono cominciate le manovre per la distribuzione delle cariche previste dal nuovo Trattato costituzionale. Certo, bisognerà vedere come andranno le elezioni fissate per la primavera 2009. Ma tra i favoriti, al momento, non c'è neanche un italiano. Il portoghese Josè Manuel Durao Barroso viaggia verso la riconferma alla testa della Commissione. Un altro popolare, il lussemburghese Jean-Claude Juncker potrebbe occupare l'incarico di presidente fisso del Consiglio europeo, mentre per l'Alto rappresentante per gli Affari esteri dovrebbe essere designato un socialista. Ma Silvio Berlusconi sarebbe disposto ad appoggiare una candidatura di Massimo D'Alema o di Piero Fassino? In teoria la rappresentanza italiana dovrebbe essere messa meglio per la presidenza del Parlamento europeo. Per i primi due anni e mezzo di mandato pare sicura la nomina del socialdemocratico tedesco Martin Schulz. La seconda parte del quinquennio toccherà a un esponente del Ppe, ma Mario Mauro (eletto con la lista di Forza Italia) appare in svantaggio rispetto al compagno di partito, l'ex primo ministro polacco Gerzy Buzek. Le cose si stanno complicando anche negli alti gradi della burocrazia, dove si predispongono quelle direttive europee che ormai coprono il 70-80 per cento della legislazione nazionale. L'Ispi segnala che l'Italia può contare su otto funzionari di vertice contro i 13 della Francia, gli 11 della Germania e i 6 della Spagna. Ma la bandiera tricolore è poco rappresentata nelle caselle più alte. Stefano Manservisi dirige lo sviluppo, incarico importante, ma, sottolinea l'Ispi, "con un budget limitato perché il bilancio operativo dei programmi di sviluppo è gestito da altre direzioni". Fabio Colasanti è alla Società dell'informazione, ma ancora per poco: a ottobre andrà in pensione e non è scontato che sarà sostituito da un connazionale. Le poltrone chiave sono in mano alla Gran Bretagna (concorrenza, allargamento), Germania (Affari economici, occupazione, politiche regionali, trasporti ed energia), Francia (agricoltura, amministrazione, tasse). Italia in affanno anche nel "sistema Onu". Se si esclude il personale militare delle missioni di pace sono solo due i funzionari che hanno raggiunto i livelli più alti, ma nessuno in ambito economico: Antonio Costa, infatti, è capo dell'Ufficio Onu di Vienna, mentre Filippo Grandi è vice Commissario generale all'Agenzia per i rifugiati in Palestina. Tutti questi elementi confluiscono nei dati di sintesi elaborati dall'Ispi (vedere tabelle , nda ): considerate tutte le organizzazioni (dalle Nazioni unite alle banche regionali) l'Italia conta 3.500 funzionari internazionali e occupa il 7,1% dei posti di vertice contro i 3.700 della Germania (12,5% la quota delle poltrone guida) i 5.100 della Francia (9,4% gli alti dirigenti), i 4.200 della Gran Bretagna (8,2%). Anche nei gradi immediatamente inferiori (vale a dire tra coloro che saranno chiamati a comandare nel futuro prossimo) Roma (7,9%) è staccata da Parigi (12,6%), Berlino (10,1%) e Londra (10,2%). Se si guarda al rapporto tra contributi versati e posti ottenuti, l'Italia può ambire a qualcosa di più, soprattutto nella Ue (10,1% di staff, contro il 13,7% di versamenti). Vedremo se il governo riuscirà a migliorare la situazione a Bruxelles. Intanto sono in movimento anche posizioni forse più defilate. Entro l'anno il cileno Juan Somavia lascerà la scrivania di direttore generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro. Stesso discorso per il vertice dell'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, guidata dal sudanese Kamil Idris. Per questo incarico era circolato il nome di Mauro Masi, che ora però è tornato a Palazzo Chigi con l'incarico di segretario generale. A questo punto urgono nuovi candidati.

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È tempo di nomine anche in Europa. Da qui alla fine (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Economia Online" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

È tempo di nomine anche in Europa. Da qui alla fine dell'anno saranno in gioco almeno 11 incarichi nelle principali istituzioni internazionali. Nella Commissione della Ue, per esempio, sta per cominciare un giro di poltrone chiave a livello di direttore generale, cioè il gradino più alto dell'eurocrazia, una posizione in grado di condizionare, spesso in modo decisivo, le decisioni di Bruxelles. L'elenco comprende cinque direzioni, tra le quali Concorrenza (oggi guidata dal britannico Philip Lowe che risponde al Commissario Neelie Kroes); Affari economici e finanziari (il tedesco Klaus Regling, con commissario Joaquin Almunia). In questo caso indiscrezioni e previsioni quasi coincidono: Francia, Germania e Gran Bretagna partono favorite. La Spagna può recuperare spazi. L'Italia ancora non si sa. Al momento l'unico candidato con qualche possibilità sembra essere Marco Buti, attualmente vice direttore generale nel "dicastero" di Almunia. Se si allarga l'esame alle altre organizzazioni multilaterali, dalla Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) alle diverse Agenzie delle Nazioni Unite (vedere tabelle in queste pagine , nda ), il risultato non cambia. Prima delle elezioni era circolato il nome dell'ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa per il vertice della Bei (Banca europea per gli investimenti) oggi guidata dal belga Philippe Maystadt (il mandato scade il mese prossimo). Ma ora, con il nuovo governo Berlusconi, probabilmente si ricomincerà da capo. Nella geografia del potere economico-politico, dunque, l'Italia è (ancora) un "peso leggero". Il vero problema, però, è capire se il Paese, nel breve-medio termine, può recuperare, o al limite mantenere la posizione (sia pure pericolante) oppure se è destinato a diventare sempre più periferico, un irrilevante "peso piuma". Nei circoli diplomatici internazionali, per esempio, qualcuno comincia a chiedersi perché mai l'Italia debba continuare a far parte del G8, mentre Cina e Brasile ne sono esclusi. L'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale, diretto da Paolo Magri, ha tracciato per Corriere Economia una mappa dettagliata degli equilibri attuali e di come potranno cambiare già a partire dalle prossime settimane. Nell'Unione europea sono cominciate le manovre per la distribuzione delle cariche previste dal nuovo Trattato costituzionale. Certo, bisognerà vedere come andranno le elezioni fissate per la primavera 2009. Ma tra i favoriti, al momento, non c'è neanche un italiano. Il portoghese Josè Manuel Durao Barroso viaggia verso la riconferma alla testa della Commissione. Un altro popolare, il lussemburghese Jean-Claude Juncker potrebbe occupare l'incarico di presidente fisso del Consiglio europeo, mentre per l'Alto rappresentante per gli Affari esteri dovrebbe essere designato un socialista. Ma Silvio Berlusconi sarebbe disposto ad appoggiare una candidatura di Massimo D'Alema o di Piero Fassino? In teoria la rappresentanza italiana dovrebbe essere messa meglio per la presidenza del Parlamento europeo. Per i primi due anni e mezzo di mandato pare sicura la nomina del socialdemocratico tedesco Martin Schulz. La seconda parte del quinquennio toccherà a un esponente del Ppe, ma Mario Mauro (eletto con la lista di Forza Italia) appare in svantaggio rispetto al compagno di partito, l'ex primo ministro polacco Gerzy Buzek. Le cose si stanno complicando anche negli alti gradi della burocrazia, dove si predispongono quelle direttive europee che ormai coprono il 70-80 per cento della legislazione nazionale. L'Ispi segnala che l'Italia può contare su otto funzionari di vertice contro i 13 della Francia, gli 11 della Germania e i 6 della Spagna. Ma la bandiera tricolore è poco rappresentata nelle caselle più alte. Stefano Manservisi dirige lo sviluppo, incarico importante, ma, sottolinea l'Ispi, "con un budget limitato perché il bilancio operativo dei programmi di sviluppo è gestito da altre direzioni". Fabio Colasanti è alla Società dell'informazione, ma ancora per poco: a ottobre andrà in pensione e non è scontato che sarà sostituito da un connazionale. Le poltrone chiave sono in mano alla Gran Bretagna (concorrenza, allargamento), Germania (Affari economici, occupazione, politiche regionali, trasporti ed energia), Francia (agricoltura, amministrazione, tasse). Italia in affanno anche nel "sistema Onu". Se si esclude il personale militare delle missioni di pace sono solo due i funzionari che hanno raggiunto i livelli più alti, ma nessuno in ambito economico: Antonio Costa, infatti, è capo dell'Ufficio Onu di Vienna, mentre Filippo Grandi è vice Commissario generale all'Agenzia per i rifugiati in Palestina. Tutti questi elementi confluiscono nei dati di sintesi elaborati dall'Ispi (vedere tabelle , nda ): considerate tutte le organizzazioni (dalle Nazioni unite alle banche regionali) l'Italia conta 3.500 funzionari internazionali e occupa il 7,1% dei posti di vertice contro i 3.700 della Germania (12,5% la quota delle poltrone guida) i 5.100 della Francia (9,4% gli alti dirigenti), i 4.200 della Gran Bretagna (8,2%). Anche nei gradi immediatamente inferiori (vale a dire tra coloro che saranno chiamati a comandare nel futuro prossimo) Roma (7,9%) è staccata da Parigi (12,6%), Berlino (10,1%) e Londra (10,2%). Se si guarda al rapporto tra contributi versati e posti ottenuti, l'Italia può ambire a qualcosa di più, soprattutto nella Ue (10,1% di staff, contro il 13,7% di versamenti). Vedremo se il governo riuscirà a migliorare la situazione a Bruxelles. Intanto sono in movimento anche posizioni forse più defilate. Entro l'anno il cileno Juan Somavia lascerà la scrivania di direttore generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro. Stesso discorso per il vertice dell'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, guidata dal sudanese Kamil Idris. Per questo incarico era circolato il nome di Mauro Masi, che ora però è tornato a Palazzo Chigi con l'incarico di segretario generale. A questo punto urgono nuovi candidati.

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In sala la parata dei politici (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

LE CURIOSITA' In sala la parata dei politici I politici. Parata di assessori ieri a Maso Martis ad omaggiare l'assemblea di Confesercenti: quattro assessori provinciali, due comunali. Non c'è da stupirsi: a cinque mesi dalle elezioni provinciali ogni vetrina va sfruttata. Da piazza Dante sono saliti a Martignano, oltre al responsabile del commercio Mellarini naturalmente atteso, anche gli assessori Bendetti (industria), Panizza (artigianato) e Andreolli (sanità). Quest'ultimo chiede anche di poter fare un saluto agli associati, probabilmente in qualità di ex assessore di settore, e si scaglia contro "i redditi scandalosi" di chi si può permettere i viaggi alle Maldive e a Dubai. Per il Comune intervengono l'assessore allo sviluppo economico Andrea Robol, ma anche l'assessore all'ambiente Aldo Pompermaier. Da tutti grandi lodi a Confesercenti. Acqua del rubinetto gratis. Lombardini la lancia come provocazione: va bene che il periodo per i commercianti è duro, d'accordo i problemi di affitto e di tasse, "ma che senso ha far pagare ai clienti 50 centesimi per l'acqua naturale?". "Sarebbe come se il dettagliante facesse pagare la prova di una giacca. Non ha nessuna logica". "Da anni - avverte il presidente - lavoriamo per rilanciare il turismo, dall'altra ci sono rappresentanti del commercio che fanno queste proposte". Modello Spagna. In Spagna per mettere in piedi un'azienda, con tutte le autorizzazioni del caso, bastano 24 ore. Lombardini lo cita come modello per dire che i commercianti hanno bisogno di meno burocrazia. "Aspettiamo un segnale dall'ente pubblico. Su questo siamo drammaticamente in ritardo".

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Confesercenti: salviamo le botteghe storiche (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Assemblea a Maso Martis. Polemica con Coordinamento imprenditori e Camera di commercio Confesercenti: salviamo le botteghe storiche Allarme per il caro-affitti. Mellarini: "Gli aiuti arriveranno, ma dalla prossima legislatura" Il presidente Lombardini "C'è una situazione di crisi, da soli non ce la faremo. Pronti a chiudere il contratto" TRENTO. Aiuti per salvare le botteghe dei centri storici che soccombono al caro-affitti. All'assemblea annuale di Confesercenti, a Maso Martis, il presidente Loris Lombardini rilancia la proposta di trovare immobili da trasformare in vetrine per i piccoli negozi tradizionali. La risposta dell'assessore provinciale al commercio Tiziano Mellarini arriva a stretto giro di boa: "Le agevolazioni per ci saranno, ma dalla prossima legislatura. In questa non c'è tempo". Sarta, calzolaio, barbiere, cappelleria, negozio di bottoni, generi alimentari al dettaglio. "Dobbiamo permettere alle famiglie che hanno attività nei centri storici di sopravvivere al costo degli affitti - spiega Lombardini - servono per creare un tessuto vitale, una sorta di Bic del commercio può essere la risposta". "Noi ci siamo - avverte il presidente di Confesercenti - vorremmo che la Provincia raccogliesse questa proposta. Non siamo invidiosi di quanto fatto per industria, cooperazione e artigianato, ma vantiamo qualche credito". La risposta della Provincia arriva per bocca dell'assessore Mellarini: "Al Bic provinciale non ho detto di no, purché non sia tutto a carico di mamma-Provincia ma facciano la loro parte anche gli istituti di credito". Alle botteghe storiche Mellarini promette "agevolazioni per diminuire il costo dell'affitto e poter così acquistare l'immobile per la propria attività". Un aiuto che potrà però arrivare solo la prossima legislatura: "Da qui a ottobre - chiarisce l'assessore - non c'è spazio in consiglio per discutere l'impianto della legge 4 sul commercio". Si potrà invece lavorare sul regolamento nella direzione di "semplificare e alleggerire la burocrazia". E nel regolamento arriveranno anche gli attesi "segnali per Trento e Rovereto", ovvero ulteriori deroghe festive collegate a particolari eventi culturali (primo fra tutti il Festival dell'economia). Un passo auspicato anche Confesercenti auspica, così come lo status di città turistica per le due città. Nella sua relazione davanti agli associati - saliti a quasi 3 mila, 100 in più nell'ultimo anno - Lombardini parla a braccio. E indica il "nuovo modo di fare sindacato" che Confesercenti si è sforzata di attuare: "Abbiamo detto basta alle singole rivendicazioni su esigenze contingenti. Abbiamo cercato il confronto con l'ente pubblico e gli altri interlocutori per ottenere risultati concreti". E qui Lombardini polemizza con il Coordinamento imprenditori (da cui Confesercenti è stata esclusa): "Quale proposta hanno presentato? Abbiamo ascoltato i progetti della Provincia e decine e decine di rivendicazioni settoriali senza mai un progetto complessivo". "Noi siamo rimasti fuori - ricorda - e ci dispiace. Ma non siamo figli di un Dio minore". Poi una stoccata finale alla Camera di commercio, assente all'assemblea: "Sono troppo impegnati per mandare qui qualcuno". Davanti agli amministratori provinciali e comunali saliti a Maso Martis, il presidente di Confesercenti non nasconde le difficoltà che il settore sta attraversando: "Nel 2007 sono state 900 mila le piccole e medie imprese ad aver chiuso i battenti. Dieci anni fa rappresentavano il 60% delle aziende rispetto al 40% della grande distribuzione. Oggi le percentuali si sono invertite. I piccoli e medi negozi reggono ma soffrono in termini di ricavi (-3,7% nell'ultimo anno)". Insomma è crisi, lo ripetono a turno i presidenti di categoria nelle loro relazioni: troppa burocrazia, affitti alle stelle, tasse per i rifiuti e l'occupazione di suolo pubblico che pesano sui pubblici esercizi. "A queste difficoltà i commercianti devono reagire", esorta Lombardini. Ma subito avverte: "Da soli non ce la faremo. Dall'ente pubblico aspettiamo un segnale". Quanto al contratto provinciale del commercio, Confesercenti è pronta a chiuderlo, anche firmando da soli se necessario: "Lo abbiamo detto, i sindacati hanno rifiutato". Mellarini asserisce: "Non è un bell'esempio che stiamo dando. La sigla va messa entro la legislatura".

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Sessant'anni di Confartigianato: Ora occorre liberare l'impresa (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 19/05/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:PRIMA CITTA' E PROVINCIA / A PAGINA 11 Sessant'anni di Confartigianato: "Ora occorre liberare l'impresa" L'assemblea provinciale di Confartigianato nel 60esimo anniversario dalla costituzione è stata l'occasione per ribadire le posizioni delle aziende artigiane che in essa si confrontano. Diverse le urgenze del settore avvertite da tutti gli aderenti: liberare l'economia e l'impresa dalla burocrazia, dalla concertazione, così come dall'oppressione fiscale e dagli sprechi. Tra i temi toccati, quello degli aeroporti di Montichiari e Malpensa, porte del cielo per l'economia bresciana.

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L'agenzia Randstad punta sul manuale del dipendente (sezione: Burocrazia)

( da "ItaliaOggi Sette" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi Sette     ItaliaOggi Sette  - Lavoro & famiglia Numero 118, pag. 10 del 19/5/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF     L'agenzia Randstad punta sul manuale del dipendente Niente straordinari e meno burocrazia sui permessi. L'agenzia per il lavoro Randstad va controcorrente e sceglie di puntare sulla responsabilizzazione dei collaboratori per migliorare il sentiment generale e ridurre il turn over. La divisione italiana della multinazionale ha messo a punto un manuale del dipendente che contiene le regole di comportamento ispirate alla fiducia verso i dipendenti. "Il manuale è nato dopo un'analisi delle migliori pratiche applicate nei diversi uffici italiani e un lavoro di studio sugli aspetti critici, che rischiavano di limitare le potenzialità dei collaboratori", spiega Alessandra Rizzi, direttore risorse umane di Randstad Italia. Questo ha portato alla non introduzione di badge e registro presenze, "anche perché i lavoratori vengono responsabilizzati attraverso specifici corsi di formazione sui metodi di lavoro per obiettivi". Un compito reso più facile dalla presenza di personale con un livello di istruzione medio-alto, spesso impiegato in attività commerciali che possono anche prescindere dalla presenza in ufficio. L'azienda non prevede il ricorso agli straordinari, "che rischiano di appesantire la giornata dei collaboratori, lasciando poco spazio alle necessità della vita familiare". Inoltre è stata abolita la burocrazia per le assenze brevi: "Se si resta a casa per un giorno", aggiunge Rizzi, "non è necessario presentare il certificato medico".

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Premi aziendali con burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "ItaliaOggi Sette" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi Sette     ItaliaOggi Sette  - Lavoro Numero 118, pag. 8 del 19/5/2008 Autore: Pagine a cura di Daniele Cirioli Visualizza la pagina in PDF       Troppo complessa la procedura della decontribuzione. E non dà garanzia di sconto a tutti Premi aziendali con burocrazia Benefici contributivi minimi per imprese e lavoratori La nuova decontribuzione vale uno sconto di appena 30 euro alle imprese e di 80 euro ai lavoratori. Poca cosa a confronto della procedura che è necessario attivare per il riconoscimento. Per garantirsi lo sconto contributivo, infatti (dal quale dipende lo sconto fiscale per i lavoratori), i datori di lavoro devono presentare istanza telematica all'Inps, risultare tra i primi nella graduatoria in base all'ordine di trasmissione delle domande ed essere in regola con Durc e rispetto del ccnl in azienda (da autocertificare). A dare il via libera alla misura prevista dalla legge n. 247/2007 (protocollo Welfare) manca soltanto il passaggio in G.U. del decreto firmato il 30 aprile che disciplina per il 2008 lo sgravio sui premi legati alla produttività aziendale. Cambio regime. Fino al 31/12/07 è stato vigente il regime di decontribuzione disciplinato dal dl n. 67/1997. Questo regime prevedeva che sui premi di risultato il datore di lavoro potesse pagare, in luogo della contribuzione ordinaria, un contributo di solidarietà del 10%, devoluto alle gestioni pensionistiche dei lavoratori. Lo sconto trovava applicazione fino a un tetto del 3% della retribuzione di ciascun lavoratore nell'anno solare di riferimento. In sostituzione dell'abrogata decontribuzione, il pacchetto Welfare ha introdotto in via sperimentale per il triennio 2008-2011 uno sgravio contributivo, nei limiti di 650 milioni di euro per ciascuno dei tre anni ed entro un tetto massimo non superiore al 5% della retribuzione dei lavoratori. Lo sgravio è del 25% per i datori di lavoro e del 100% per i lavoratori. Le nuove regole. Il via libera alla decontribuzione, tuttavia, sarà limitato all'anno 2008 e si applicherà, nel limite finanziario di 650 milioni di euro, ai premi fino al 3% della retribuzione dei lavoratori (tetto più basso rispetto al 5% possibile). Novità è l'artificiosa procedura di attribuzione degli sconti, praticamente più di un concorso. A cui potranno partecipare le imprese che abbiano sottoscritto accordi relativi ai premi di risultato, che siano stati depositati alla dpl entro 30 giorni dalla stipula. I contratti stipulati dal 1° gennaio 2008 fino alla data di entrata in vigore del decreto si potranno depositare entro 30 giorni da tale ultima data. Click day. Per essere ammessi allo sgravio, i datori di lavoro devono presentate, anche tramite i consulenti del lavoro, una domanda esclusivamente per via telematica all'Inps, anche con riferimento a lavoratori iscritti ad altri enti previdenziali. Il via libera scatterà dalla pubblicazione del decreto.

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Confartigianato: liberare l'impresa (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 19/05/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:CITTA' E PROVINCIA Assemblea per il sessantesimo anniversario dell'associazione del presidente Rizzi Confartigianato: liberare l'impresa E con la nuova classe politica confronto su infrastrutture e federalismo fiscale "Meno tasse, meno Stato, più lavoro, più mercato". Il popolo delle partite Iva - le Mpi (Micro piccole imprese) e non più le Pmi (Piccole medie imprese) - prende coscienza del suo "idem sentire" e della sua forza con un sonoro "liberare l'economia, il mercato, la crescita". In una parola "liberare l'impresa" dalla burocrazia, dalla concertazione, "dall'oppressione fiscale, dagli sprechi", dall'ipoteca della grande industria (e, in subordine, del sindacato). Con un evidente quanto liberatorio respiro di sollievo ("Finalmente!") Gianmaria Rizzi, presidente della Confartigianato di Brescia, ha salutato il nuovo governo ("Stabile") e il nuovo quadro politico ("Bipolare") nella relazione svolta ieri mattina davanti a una folta platea di artigiani e invitati in apertura dell'assemblea del 60esimo dell'organizzazione (17mila associati su 34mila imprese artigiane bresciane, quarta in Italia). LIBERARE L'IMPRESA. Ma anche "liberare" Montichiari dalla "arroganza veronese", come ha detto subito dopo Franco Bettoni, presidente della Cdc, centrando il proprio intervento sulla questione dell'aeroporto bresciano in garbata ma decisa polemica con Aristide Peli, vicepresidente della Provincia, e Domenico Molgora, sottosegretario all'Economia, che auspicano invece un accordo politico con Verona per la gestione del D'Annunzio ("Con le carte bollate e i ricorsi alle Ue non si va da nessuna parte"). E pure liberare il centro storico "non solo dagli extracomunitari ma da una politica municipale che ne ha penalizzato l'esistenza per lunghi anni", come annunciato con tono pacato ma fermo da Adriano Paroli, neosindaco di Brescia. Liberare, infine, le Mpi dall'egemonia dei grandi gruppi confindustriali che, come ha sottolineato il presidente nazionale Gianfranco Guerrini, "vogliono condizionare le micro e piccole imprese, che costituiscono il 98,3% dell'economia italiana, con il 2% scarso rappresentato dalla grande industria". PIENA SINTONIA. "Stesso colore politico tra Comune, Provincia, Regione e Governo. Che c'è di meglio - ha rilevato Rizzi - per una maggiore efficienza politi-ca?" Erano presenti in sala Francesco Franceschetti, presidente dei Giovani Aib in rappresentanza del presidente Franco Tamburini; Giuliano Campana, presidente del Collegio Costruttori; Stefano Saglia, parlamentare del Pdl con la consorte Paola Vilardi, assessore all'Urbanistica del Comune di Brescia; le organizzazioni sindacali con Marco Fenaroli della Cgil. Rizzi ha svolto una densa relazione, senza doglianze ma più consapevole delle nuove opportunità offerte dalla politica: maggiore governabilità, bipolarismo maturo, riformismo condiviso Berlusconi-Veltroni, federalismo contrattuale e non solo fiscale. "Chiediamo meno burocrazia - ha detto Rizzi - meno spesa pubblica, maggior sostegno al ruolo sociale ed economico dell'artigianato, grande forza di coesione e integrazione attraverso il lavoro". E meno vessazione fiscale sulle Mpi, leit motiv ripreso da Guerrini in chiusura con una immagine inequivoca: "Preferisco un evasore che crea ricchezza rispetto a uno che ruba il proprio stipendio". MONTICHIARI-MALPENSA. Il primo è necessario a Brescia come il secondo a Milano. Tutti ne hanno convenuto, ma è sulle risposte che non tutti convengono. Aristide Peli ha tracciato un quadro esaustivo di un sistema infrastrutturale locale unitario formato da Aeroporto, Alta Velocità, Metropolitana, Autostrada Valtrompia e Brebemi. Bettoni ha difeso con forza le ragioni di Montichiari, ma Molgora gli ha ricordato che la situazione è cambiata dopo "l'ultimo regalo del governo Prodi, che ha assegnato la concessione a Verona. Capisco le ragioni di Aib e Cdc - ha detto Molgora rivolto a un perplesso Franceschetti e ad uno scettico Bettoni - ma non c'è alternativa realistica all'intesa con Verona". "Il federalismo fiscale è la chiave di volta - secondo Molgora - per risolvere i problemi del Paese, evitare gli sprechi, dare slancio all'economia, riguadagnare la crescita". È mancata tuttavia la parola "solidale", il secondo connotato che bilancia il tendenziale localismo del federalismo fiscale. Infine l'evasione fiscale. "Colpire i grandi gruppi - ha detto Molgora - gli artigiani possono stare tranquilli". Da qui l'auspicio di Guerrini in sintonia con Tremonti: "Più tasse alle assicurazioni e alle banche". Alessandro Cheula.

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A TORINO (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Globalisti DI A TORINO JASMINA TE?ANOVIC BRUCE STERLING Che bello essere di nuovo a Torino, città del nostro destino! Questa volta l'opportunità ci è stata offerta dalla Fiera del Libro: ci hanno invitati per un dibattito di Bruce sul futuro della città e la presentazione di un libro di Ivo Andric e dell'ultimo di Jasmina. Adesso che abbiamo deciso di vivere a Torino dobbiamo decidere cosa fare con tutti i nostri libri in Texas e in Serbia. Bruce vuole regalare i suoi all'università, Jasmina ai centri degli studi delle donne. È un sollievo andare a una fiera del libro e vedere che ci sono tanti altri libri. Era un tormento per tutti e due vedere libri ammassati in un posto, ma per ragioni diverse. Per Bruce, come se qualcuno gli buttasse migliaia di cioccolatini in bocca, e per Jasmina per l'ansia che tutto è ormai già scritto, ma non letto. Sappiamo che i libri ci saranno sempre attorno a noi: ci cascheranno addosso come foglie in autunno. Incredibilmente, siamo riusciti ad uscire dalla Fiera solo con tre libri in mano, ma ci aspettano tanti altri, quindi bisogna trovare subito una casa dove metterli. Questo comporta tutti i soliti problemi dell'immigrazione. Bruce è già andato all'ambasciata d'Italia a Houston: erano gentili, ma la burocrazia che deve affrontare gli fa paura. Jasmina sta ancora trafficando per la sua residenza americana. Quindi, dati i nostri piani di vivere in Serbia, America e Italia, abbiamo deciso di scappare per un mese in Croazia, su un'isola sperduta. Per evitare lo sconvolgimento che subiamo con i libri, abbiamo deciso di scriverne ancora un paio noi stessi. Bruce ha capito che "American science fiction" e fantascienza italiana non sono la stessa cosa. Ora vuole scrivere due libri: american science fiction e italian science fiction. Jasmina sta per finire il suo libro "My life Without Me", il genere non si addice alle vite di donne globaliste. Nonostante il fatto che appena arrivati a Torino, la vita ha cominciato a sorriderci, divertirci - il vino, gli amici, i libri, il cinema, il cibo, i musei, il design, la cultura cyber, il sole, le scarpe... - abbiamo deciso di essere duri e disciplinati e scrivere. La vita é bella in Italia. Speriamo che l'ufficio d'immigrazione italiano non ci metta in prigione, dove potremmo scrivere senza distrazioni. Noi globalisti siamo l'altra faccia degli zingari.

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Così Liana ha riaperto gli occhi (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL DRAMMA DI VIA CATTANEO. La pensionata è ancora grave: la prognosi resta riservata. L'intervento alla testa è stato rinviato, in attesa che gli ematomi si riducano "Così Liana ha riaperto gli occhi" di Andrea Podestani Ha aperto gli occhi e ha detto "ciao" Liana Marangoni, l'ex dipendente delle Poste di 60 anni colpita a martellate alla testa da convivente alle 23.30 di venerdì nel suo appartamento di via Carlo Cattaneo. L'uomo, Pietro Sovereto, inizialmente aveva simulato una rapina in casa. Poi, davanti alla polizia, ha confessato. Liana ha rivolto al fratello - che ieri mattina alle 11, durante la prima fascia oraria per le visite, si è precipitato al Civile per sincerarsi delle condizioni della sorella - un flebile "Ciao Mario". L'OPERAZIONE alla testa, inizialmente annunciata per sabato pomeriggio, non è stata fatta. I medici della Neurochirurgia hanno deciso di attendere che gli ematomi si riducano. La donna resta in prognosi riservata e le condizioni sono ancora critiche. "Certo, è prematuro fare qualsiasi valutazione, ma sono contento che Liana mi abbia riconosciuto e risposto - racconta il fratello Mario -. Riconosce le persone, si accorge di loro nella stanza, anche se al momento i medici non sciolgono la prognosi e non fanno sapere nulla. Aspettiamo i risultati della Tac di domani e poi vedremo". INTANTO Liana ha superato la notte, tirando fuori una forza e una grinta incredibile, in grado di tenerla attaccata alla vita anche dopo il dramma di venerdì sera. Mario è calmo e affronta la situazione in maniera naturale: non si era fatto prendere dal panico sabato pomeriggio, quando ancora non si sapeva molto delle condizioni della sorella. Non lo fa adesso quando le circostanze si sono chiarite. Anzi, trova anche il modo di sdrammatizzare. "Sa cosa mi preoccupa, ora, escluse le vicende ospedaliere? Il fatto che i due gatti di Liana siano rimasti isolati nell'appartamento di via Cattaneo, senza cibo né acqua. Per andarli a prendere ha idea della burocrazia che dovrò affrontare? L'appartamento è sotto sequestro". SI RITORNA alla realtà anche così, perdendosi in quel mare di piccole cose che normalmente costituiscono il tran tran quotidiano, come la salute dei gattini: anche questo è un modo per ricominciare, senza perdere mai di vista la gravità dell'accaduto, trovando la forza per rialzarsi e combattere. Perché di certo sono molti i pensieri che non lasciano tranquillo Mario, a cominciare da Sovereto e da "chi aveva il compito di osservarlo e non l'ha fatto". Non lascia trapelare altro, ma fa capire di voler far luce sulle eventuali responsabilità di terze persone nella vicenda: "Ho già fatto presente la cosa al commissario della Polizia che si è interessato dall'inizio del caso. Voglio andare a fondo e voglio capirci di più". GLI UNICI punti da capire, nell'immediato, sono quelli relativi alla salute della sorella, alla prognosi e a tutto quello che comporterà nel futuro la sua degenza. "Non sono ancora riuscito a parlare bene con il medico che l'ha in cura - dice - non ricordo se si tratti del primario o del dottore di guardia. Anche in questo caso staremo a vedere". Attese interminabili, ore pesanti come il piombo, quando si sta in pensiero per una persona cara: specie in una domenica uggiosa, il tempo non sembra passare mai. Mario ha ancora la voce ferma: oggi sarà il giorno della Tac, il giorno della verità in un certo senso. Oggi la visiterà come ha fatto ieri : un saluto fugace per non farla sentire sola, per farle capire che nonostante la violenza e l'orrore, qualcuno che su di lei veglia rimane.

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Energia, pannelli solari sul fienile e la fattoria è autosufficiente (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

FOTOVOLTAICO. Un convegno di Confagricoltura Veneto ha spiegato iter, costi e vantaggi fiscali dei nuovi impianti Energia, pannelli solari sul fienile e la fattoria è autosufficiente Burocrazia, aspetti fiscali, questioni ambientali, dilemmi tecnologici e costi da sostenere. Sono ancora molti gli interrogativi degli imprenditori agricoli sulle reali opportunità offerte dall'applicazione del fotovoltaico all'agricoltura. Per affrontare queste problematiche, Confagricoltura Veneto ha organizzato a Rovigo un seminario dal titolo "Energia fotovoltaica in agricoltura", presenti i due presidenti di Confagricoltura Veneto, Guidalberto di Canossa, e di Confagricoltura Rovigo, Stefano Casalini, Robera Papili di Confagricoltura che ha trattato gli aspetti legislativi, tecnici e fiscali degli impianti fotovoltaici, Massimiliano Rossi della Regione Veneto, che ha spiegato gli aspetti tecnico-amministrativi legati all'iter di rilascio dell'autorizzazione dell'impianto, e Alessandro Ciccolin, della società Soluxia, che ha illustrato il conto economico di un impianto fotovoltaico. Nel settore agricolo, non è difficile integrare e rendere funzionale un impianto fotovoltaico. Il quale può essere posizionato sul tetto del fienile o delle serre, distribuito sui terreni dedicati al pascolo del bestiame, o più redditizio ancora, sulle coperture dei depositi degli attrezzi e dei macchinari. I vantaggi sia da un punto di vista economico che pratico sembrano molti. Gli incentivi fiscali per lo scambio sul posto degli impianti di media grandezza (20kW) e piccoli (1kW) non sono tassabili in regime di reddito agrario e non sono sottoposti ad Iva, come pure l'incentivo iniziale per la realizzazione dell'impianto. L'importante è mantenere il rapporto di connessione fra l'utilizzo dell'energia prodotta dall'impianto e l'attività agricola. Per incentivare le fonti rinnovabili, fra cui il fotovotaico, la Regione Veneto ha pubblicato dei bandi presentati nell'ambito del Programma di Sviluppo Rurale per il periodo 2007-2013, stanziando 3 milioni di euro per l'incentivazione della produzione di energia e biocarburanti da fonti rinnovabili. Le domande per accedere a questi finanziamenti vanno presentate entro il 15 giugno. O.BU.

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Palazzo restaurato, sparisce la lapide - davide vatrella (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Mistero sulla sorte del marmo che stava all'entrata della Posta di Santa Lucia Palazzo restaurato, sparisce la lapide Ricordava la morte di 5 postini nel 1944. "Un oltraggio alla memoria" Occupava ben 11 metri quadrati La società che ha appaltato i lavori e l'impresa edile che li ha eseguiti non sanno spiegare dove sia finita L'ira del figlio di uno dei caduti DAVIDE VATRELLA Una lapide sparita. Succede all'ex palazzo della Ferrovia, sottoposto in questi ultimi due anni a lavori di ristrutturazione per ospitare, in tempi più o meno celeri, i nuovi uffici della Regione. Uffici che si inseriranno nel più vasto progetto di sistemazione della fondamenta, quando il cosiddetto quarto ponte sul Canal Grande sarà finalmente percorribile. La lapide ricordava i "movimentisti postali che, nell'adempiere il loro dovere durante la guerra diedero la vita". La lapide non era piccola. Sorgeva all'entrata degli uffici postali, occupava ben 11 metri quadrati ed era ben visibile. Ad accorgersi della sua assenza è stato uno dei cinque figli dei postini ferrovieri morti in seguito alle incursioni aeree del'Aviazione alleata. "E' da due mesi che sono mandato da un ufficio all'altro - spiega sconsolato Bruno Alberti, figlio di Giovanni, veneziano perito il 5 dicembre del 1944 in un convoglio, bombardato dagli aerei inglesi fra Vicenza e Verona - la società Grandi Stazioni mi ha detto di rivolgermi alla Rfi di Mestre che, a sua volta, attraverso l'ingegner Petruzzella, mi ha consigliato di parlare con la ditta che ha eseguito i lavori (l'impresa Pivato che ha sede a Onè di Fonte, Treviso, ndr). Ho telefonato a un responsabile dell'impresa, che mi ha chiesto di spedirgli un fax. Cosa che ho ho fatto circa un mese fa. Dopo venti giorni di silenzio, ho chiamato un'altra volta, e un'operatrice mi ha detto che non loro non potevano ricordarsi di quello che era accaduto durante appalti ormai datati". Alla fine, Bruno Alberti ha trovato la sua "verità": "Quella lapide, secondo quanto mi ha riferito un operaio che sta lavorando sulla fondamenta, è stata buttata via. Ma nessuno ha il coraggio di dirlo: menefreghismo e basta. I valori morali, ormai, non esistono più. Che importa alle nuove generazioni ricordare degli onesti lavoratori periti nell'esercizio delle loro funzioni. I politici parlano a vanvera: ormai l'amor di patria è stato dimenticato. Solo una cosa chiedo: che qualcuno ricostruisca quella lapide, domandando scusa per l'accaduto". Anche il cronista ha cercato di conoscere che fine aveva fatto quella lapide. Ma, alla fine, si è trovato con niente in mano. "Sono in quest'ufficio da poco - ci siamo sentiti rispondere dal segretario dell'ingegner Borrelli, responsabile di Grandi Stazioni a Santa Lucia - abbiamo parlato con il signor Alberti, ma francamente non sappiamo che fine abbia fatto quella lapide. Magari, se parlate con le Poste, qualcosa riuscite a carpirla". Ma, quando in Italia si ha ha che fare con la burocrazia, è arduo venirne a capo. Da Poste e Rfi, la stessa risposta: "Chiedete alla ditta che ha eseguito i lavori". Detto fatto. Abbiamo contatto l'impresa Pivato a Onè di Fonte. E ci siamo sentiti dire dalla centralinista di lasciarle il numero di telefono perchè l'avrebbe subito girato al legale dell'impresa. Ovviamente nessuno ci ha mai contattato. E, visto il tempo trascorso, non lo faranno più.

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)AMBIENTE Centro storico, soluzioni umane VORREI (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Forlì)" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

FORLI' AGENDA pag. 28 )AMBIENTE Centro storico, soluzioni umane VORREI DISABILI Realtà da tutelare complimentarmi con l'assessore Galassi per il buon senso dimostrato nell'arduo tentativo di riportare ad umana ragionevolezza la mobilità in Centro, ed anche per le soluzioni che intende adottare in corso Diaz, cercando di salvaguardare i diritti di tutti: alberi, pedoni, disabili, anziani, mamme con le carrozzine, automobilisti. Brilla invece come sempre l'ostinazione ideologica dell'ex assessore Morelli, che vorrebbe togliere subito le auto in sosta da (cito testualmente la sua lettera) "ogni lato delle vie dei quartieri della nostra città". La signora Morelli ancora non ha capito che l'auto è necessaria alle mamme per il trasporto dei bimbi, ed alla mobilità di anziani e disabili. I giovani forti e in salute si spostano volentieri anche in bicicletta, ma ai comuni mortali capita di portare il bambino dal pediatra, o l'anziano dal dottore, e anche il disabile spesso deve essere trasportato in auto. Poi queste macchine dove ce le dobbiamo mettere, in tasca? Mi sembra che prima di accusare l'assessore Galassi di "demagogiche e vuote prese di posizione" la signora Morelli debba come minimo fare una pausa di riflessione. Beatrice Merlini )SANTA SOFIA Il sindaco ascolti i cittadini L'AVER partecipato, nella serata del 14 maggio, all'incontro pubblico organizzato dal neonato Comitato per la difesa della salute-Alto Bidente presso l'ostello a Santa Sofia, discutendo sul tema 'Bruciare pollina ? biomasse? cosa ci aspetta ? ', mi ha permesso ancora una volta di toccare con mano che la trasparenza nella gestione della cosa pubblica è un traguardo ancora molto lontano dall'essere raggiunto. L'intervento mirabile della dottoressa Patrizia Gentilini non ha lasciato dubbi sull'inderogabile consapevole necessità di fermarsi, riflettere e fare qualche passo indietro per non dover soccombere alla reale minaccia di un ambiente sempre più inquinato che mette in serio rischio la salute e la qualità della nostra vita, ma cosa ancora più grave, quella dei nostri figli e dei nostri nipoti. Il dibattito pubblico che ne è seguito, alla presenza del sindaco di S.Sofia e di una cittadinanza convenuta in massa, ha subito messo in evidenza che nel progetto dell'inceneritore per la pollina non ci sia stata quella trasparenza amministrativa, che in democrazia si realizza con l'assemblea della consulta cittadina, e che funge come il miglior anticorpo ad eventuali processi corruttivi o collusivi tra interessi economici e corpo amministrativo. A questo punto il sindaco di S.Sofia, assieme ai sindaci degli altri comuni coinvolti nel progetto di vallata, non può evitare di consultare il volere dei cittadini. Se la pollina è divenuto un problema inderogabile, si devono vagliare e verificare anche altre opportunità progettuali come il compostaggio o la produzione di biogas, che fra l'altro sembra avere rendimenti molto più elevati rispetto al classico incenerimento e comunque sempre attraverso la partecipazione delle genti di vallata alle decisioni da prendere. Alessandro Greco )DISCRIMINAZIONI Disabili trattati ignobilmente APPRENDO dalla stampa locale che l'Anffas di Forlì rischia di essere espulsa dal gruppo nazionale per non aver adeguatamente tutelato e protetto i disabili intellettivi e/o relazionali e le loro famiglie. La notizia mi offre l'occasione per sollevare ancora una volta un argomento che mi sta molto a cuore. Non ho mai dimenticato che quando ero Consigliere alla Circoscrizione 4 mi accorsi che il funzionamento e le attività delle biblioteche circoscrizionali decentrate, affidate in gestione all'Anffas, erano ? come lo sono ancora oggi ? assicurate da due operatori: un operatore disabile e un operatore cosiddetto normodotato. Mentre quest'ultimo ha un regolare contratto di lavoro con pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali, il portatore di handicap, al contrario, usufruisce soltanto di una borsa-lavoro con la quale gli viene corrisposto un compenso pari a 2 euro per ogni ora di lavoro svolto, senza contribuzione alcuna per assistenza e pensione. Le mie proteste formulate sia all'interno del consiglio di Circoscrizione che sulla stampa non hanno, purtroppo, mai sortito alcun effetto. Oggi, le parole di Roberto Speziale confermano e danno vigore allo sdegno da me provato in tutti questi anni per l'ignobile trattamento cui sono sottoposti i disabili, nel silenzio assordante di chi si proclama loro tutore e protettore e cioè l'Anffas e le organizzazioni sindacali. Mi sorgono spontanee alcune domande da rivolgere al cosiddetto ufficio 'H' della Cgil, che qualche tempo fa si vantò sui giornali dell'attivazione di un ascensore dedicato ai disabili nella stazione di Forlimpopoli, quasi fosse un'opera propria anziché delle Fs: perché hai sempre taciuto sulle discriminazioni lavorative cui sono sottoposti i disabili? Perché continui a tacere sul fatto che la Regione Emilia-Romagna impone - illegittimamente - agli aspiranti lavoratori disabili che chiedono l'iscrizione alle liste speciali di collocamento la presentazione del modello Isee dell'intero nucleo familiare, cosa che per norma costituzionale non può essere richiesta ad alcun lavoratore? Perché taci sulle 'borse lavoro' corrisposte ai lavoratori disabili, che quando va bene arrivano a 200 euro mensili, pagati direttamente e in contanti dagli assistenti sociali a loro discrezione senza consegna di ruolo paga? Ti sei mai chiesto, caro Ufficio 'H', come campano queste persone doppiamente sfortunate perché colpite nella salute e perché sono alla mercé di 'burocrati da regime' ottusi e beceri? Chi ti formula queste domande ha all'interno della propria famiglia ben due componenti portatori di handicap e conosce sulla sua pelle quanta fatica si fa con la burocrazia che qui governa da decenni senza soluzione di continuità per ottenere i propri diritti. Annadele Assirelli )CASE POPOLARI Fate luce sul caso Marchi IN OTTOBRE il signor Giuseppe Marchi e sua moglie furono costretti, dopo uno sfratto esecutivo, a lasciare l'appartamento in cui abitavano, pur avendo pagato sempre l'affitto. Furono (e sono ancora) ospitati provvisoriamente da un loro parente in un podere sopra Modigliana a 45 km da Forlì. Giuseppe Marchi è diabetico, non vedente, invalido al 60% e dializzato (ogni due giorni deve essere trasportato all'ospedale a Forlì per la dialisi!), la moglie è invalida al 100%. La figlia, sposata, con 4 figli, non può ospitarli per mancanza di spazio e deve curare una sclerosi multipla che le sta paralizzando il braccio destro. Un'assistente sociale aveva promesso davanti ai Marchi, a me, a due poliziotti e ad altri che in 20 giorni avrebbe fatto avere a loro una casa popolare. Non solo questo non si è verificato,ma la loro posizione nella graduatoria delle case popolari è peggiorata. Quando la signora Marchi si è rivolta all'ufficio Case del Comune in corso Diaz 21 le hanno chiesto le ricevute di pagamento dell'affitto dei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Lei ha spiegato di aver lasciato l'appartamento in ottobre e quindi di non avere le ricevute dei due mesi seguenti.Morale: i Marchi hanno così subìto un'altra 'punizione', in conseguenza della quale sono stati tolti a loro altri 10 punti, per un totale di 20! I Marchi si sono rivolti al Sunia, che è rimasto allibito per il trattamento riservato a questa famiglia.Il Sunia ha fatto ricorso e la commissione si riunirà in giugno. Andrea Mantellini Consigliere Circoscrizione 1 Image: 20080519/foto/2955.jpg.

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Stop alla burocrazia per la costruzione di nuovi impianti (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 20 del 2008-05-19 pagina 12 Stop alla burocrazia per la costruzione di nuovi impianti di Redazione Si tratterebbe di una delle misure più in linea con i propositi del governo del Partito della Libertà appena nato: snellire la burocrazia e semplificare le pratiche per arrivare a decisioni più immediate. Tra le cinque opzioni al vaglio dell'esecutivo di centrodestra c'è infatti l'eliminazione, per decreto, delle procedure burocratiche per la progettazione e la costruzione di nuovi impianti di smaltimento e trasformazione dell'immondizia, compresi i termovalorizzatori. Insomma: scegliere in tempi brevi e attuare le decisioni in un lasso di tempo altrettanto ridotto. Mettendo fine all'atavica malattia italiana di tirare per le lunghe senza arrivare mai a risultati tangibili. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Sempre più Pechino (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: CULTURA E CITTA data: 2008-05-18 - pag: 44 autore: Metropoli Sempre più Pechino La storia di un conglomerato in perenne evoluzione, da capitale dell'impero nel XIII secolo, a reggia delle dinastie Ming e Qing, a vittima degli sventramenti di Mao. Con la nuova stagione di grattacieli sghembi, stadi a forma di nido d'uccello e teatri ellittici di Fernando Mezzetti P echino come vetrina odierna e magnificenza del passato. Città Proibita e arditi grattacieli, pesanti edifici pubblici di stampo sovietico e architettura d'avanguardia in un assetto urbano rivoluzionato e stravolto dallo sviluppo, dopo essere rimasto quasi immutato per secoli. Se il simbolo storico resta il Palazzo imperiale, attorno a cui la città si è formata secondo precisi e coevi schemi urbanistici, quello contemporaneo è dato dalla imponente skyline in cui si distinguono le due torri sghembe della tv centrale. In palese testimonianza dell'apertura, le opere più significative sono di stranieri: la sede della tv, dell'olandese Rem Koolhaas; lo stadio per le Olimpiadi, il "nido d'uccello" avvolto da nervature d'acciaio, degli svizzeri Jacques Herzog e Pierre de Meuron; il nuovo aeroporto, di Norman Foster; il Teatro Nazionale, di forma ellittica, scintillante mezzo uovo di vetro e titanio, del francese Paul Andreu, che ha perseguito "una rottura con la storia". A differenza delle altre, sorte in luoghi senza passato, la sua opera sorge infatti davanti alla Città Proibita, dietro l'immensa piazza su cui si staglia la Tiananmen, Porta della Pace Celeste: maggior ingresso della stessa Città Proibita, icona nazionale. Non è la prima "rottura con la storia" di questa vibrante capitale di 15 milioni di abitanti, senza contare qualche milione di immigrati non registrati. Ma il senso di continuità ha resistito sempre. Farne la storia è fare quella di una intera civiltà, come per Roma. Capitale dal XIII secolo, salvo brevi periodi in cui lo è stata Nanchino, Pechino riassume in sé la civiltà cinese. Affrontano questo compito tre studiosi con un lavoro rigoroso, in cui si fondono storia politica e sociale, urbanistica, economia, geografia umana. Pechino fu elevata dai conquistatori mongoli, come Dadu in cinese, "grande capitale", e nella loro lingua Khambalik, "città del Gran Khan", narrata da Marco Polo. Fu allora posto il piano urbano: il palazzo imperiale sull'asse nord-sud, chiuso da mura e fossati, con porte sui quattro lati; intorno, a rettangolo, acquartieramenti militari su linee nordsud e trasversali est-ovest, a scacchiera, a loro volta difesi da mura. Il giorno e la notte erano scanditi dai suoni della Torre della Campana e della Torre del Tamburo, oggi restaurate, che segnavano i turni di guardia e controllo della popolazione. Con l'ascesa della dinastia Ming nel 1368, la città ebbe il nome odierno, Beijing, Capitale del Nord. Il palazzo imperiale fu abbellito e ampliato, furono eretti nuovi templi, il maggiore dei quali resta il Tempio del Cielo, per cerimonie propiziatorie per i raccolti; fu allargata la zona degli acquartieramenti, che divenne "città interna", chiusa da alte mura di dieci metri alla base e sei alla sommità, abitata da patriziato e funzionari; si sviluppava la città esterna, brulicante di artigiani, commercianti, con fiorenti mercati, locande, stamperie, botteghe di raffinati prodotti per gli intellettuali. I rifornimenti per la città di oltre 500mila abitanti, in gran parte burocratica, sorta in zona arida, arrivavano dal fertile sud, tramite il Grande Canale, lungo 1.700 chilometri. Col dominio della dinastia Qing, venuta dalla Manciuria e iniziatosi nel 1644, si ebbe una lunga fase di ulteriore prosperità, con chiusura all'esterno, ma apertura a individui stranieri, come Matteo Ricci e dopo di lui Giuseppe Castiglioni, il gesuita milanese che, celebrato artista, nel XVIII secolo costruì per l'imperatore Qianlong il Palazzo d'Estate, un misto di barocco e rococò distrutto e saccheggiato dalle forze anglo-francesi nel 1860. La Città Proibita restava di giorno centro di governo, al tramonto con un solo uomo, l'imperatore, attorniato di concubine ed eunuchi indaffarati in intrighi, nei quali si consumò la fine dei Qing nel 1912, cui seguì la repubblica con capitale Nanchino, finché nel 1949 arrivò Mao. Con lui e il vertice insediati nella Città Proibita, si ebbero le prime violenze urbanistiche. Le porte e i policromi archi che preparavano il visitatore alla secolare grandezza del potere furono abbattuti, creando un immenso spiazzo vuoto, 60 ettari, per le parate di regime, fiancheggiato da palazzoni stalinisti. Distrutte le mura, fu creato da est a ovest il vialone di 40 chilometri che taglia in due la città; per la nuova burocrazia rossa, in continuità imperiale, nuovi grigi quartieri, rigorosamente chiusi, un mondo a parte. Con l'economia pianificata, il razionamento fino agli anni Ottanta e il controllo politico, si spegneva la trafficante città esterna, in totale degrado come quella degli antichi acquartieramenti. Qui, lungo i vicoli, gli "hutong", sorgevano poche vecchie case patrizie in rovina, e miserande abitazioni chiuse verso l'esterno, finestre e ingressi sul cortile, tutte a pianoterra, intere famiglie in una stanzetta, fornelletti a carbonella, niente acqua corrente e riscaldamento, pochi e fetidi cessi pubblici in strada, svuotati al mattino dal carretto-cisterna. è la Pechino che scompare per far posto a grattacieli, e che tanti, specie stranieri, rimpiangono senza avervi mai abitato. Conosciuta bene questa Pechino, dove 28 anni fa vivevo come corrispondente, non appartengo a questa schiera. Le case patrizie, anche per l'alto valore commerciale,sono restaurate; abbattute sono le stamberghe da non rimpiangere, benché ciò favorisca speculazione e corruzione. Accurati restauri sono fatti sui monumenti storici. Interi vecchi quartieri commerciali, ahimè, sono rifatti come erano in un passato idealizzato, quasi scintillanti parchi di divertimento. E qui si arriva a questioni senza fine: tutela del patrimonio storico vuol dire conservare o riportare allo stato originale? E che cosa è, per i cinesi, il passato, del quale restano poche testimonianze rispetto alla sua lunghezza? A dirla con un sommo sinologo, Simon Leys, "la perennità cinese non abita le pietre, ma la gente, la civiltà cinese non ha alloggiato la storia in edifici". 1Li, Dray-Novey, Kong, "Pechino. Storia di una capitale", Einaudi, Torino, pagg. 424, Á 28,00. Al centro, la Città Proibita, simbolo del potere, tra le cui mura si consumò la fine della monarchia cinese Le porte di Beijing. A sinistra, l'enorme grattacielo in costruzione, sede della CCTV, la televisione centrale cinese. A destra, l'ingresso di un'umile abitazione nei vicoli della parte vecchia della città Che traffico! Portantine e carrozze imperiali attraversano Pechino il giorno del compleanno dell'imperatore Kangxi nel 1713.

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Cura dimagrante a Palazzo Chigi (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cura dimagrante a Palazzo Chigi MARIO SECHI Le prime sfide del nuovo premier Per contenere la spesa pubblica non basta ridurre i ministeri. Per esempio, Prodi ha lasciato in eredità una presidenza del Consiglio elefantiaca: troppi uffici, troppi dipendenti (4.237 persone), troppe spese per il personale, che crescono in maniera esponenziale. E che vanno assolutamente tagliate. Sarà un governo del premier? Silvio Berlusconi dopo le elezioni e durante le consultazioni ha preferito mantenere un ruolo più silente e istituzionale rispetto alle precedenti esperienze. Prima di presentare la lista dei ministri è salito due volte al Quirinale per parlare con Giorgio Napolitano. Un metodo apprezzato dal capo dello Stato e da quanti sperano in una legislatura di rottura rispetto alla fase cominciata nel 1994 e chiusa con la rivoluzione del voto del 13 e 14 aprile. Berlusconi è salito sul Colle con Gianni Letta e con la lista dei ministri già in tasca (riquadro a pagina 63). Operazione lampo, ma fatta la squadra il Cavaliere deve affrontare il problema del metodo di governo, cioè il modo in cui il presidente del Consiglio interpreta il suo ruolo nel collegio dei ministri e guida la macchina di Palazzo Chigi. E se è vero che i ministri sono autonomi e fisiologicamente in cerca di spazi politici (e risorse), è altrettanto certo che Berlusconi ha a disposizione una potente organizzazione di uffici, strutture e dipartimenti che possono consentirgli di timonare, forse con qualche rollio e beccheggio in meno rispetto al passato, il governo sulla rotta tracciata. Nel passato spesso è mancata la collegialità e non pochi sono stati i casi di ministri dissidenti rispetto alla maggioranza. La riduzione del numero di partiti rappresentati in Consiglio dei ministri aiuterà Berlusconi, ma per il resto (non essendoci regole) la tenuta della collegialità dipende dal presidente del Consiglio, dal suo carisma ed equilibrio. In teoria, le norme prevedono la creazione di comitati interministeriali, ma non hanno mai funzionato granché. Per questo chi conosce bene la macchina dell'esecutivo pensa che quello del coordinamento sia ancora un tema aperto e che occorra ripensare la legge. Berlusconi dovrà dunque far leva sul suo ascendente (il risultato elettorale è un altro balsamo) e nello stesso tempo contare sulla consumata esperienza di Gianni Letta, sottosegretario di Palazzo Chigi che svolgerà il ruolo di segretario del Consiglio dei ministri, figura senza la quale il governo non può riunirsi. A Letta andrà anche il delicato compito di controllare e coordinare quello che i tecnici del diritto chiamano "drafting legislativo", ossia la scrittura dei decreti e delle leggi di iniziativa del governo. Il ritorno alla legge Bassanini ha ridotto a 12 i ministeri con portafoglio, numero che cresce a 21 (4 in meno dell'esecutivo Prodi) con i dicasteri senza portafoglio che dipendono direttamente dalla presidenza del Consiglio. È una salutare riduzione in termini di efficienza della politica e costi per lo Stato, anche se l'eredità del governo Prodi si fa sentire. A un gabinetto di oltre 100 persone infatti è corrisposta un'organizzazione del lavoro che gli esperti non fanno fatica a giudicare elefantiaca. I cittadini conoscono il presidente del Consiglio, i suoi più stretti collaboratori, i ministri, ma la nave del governo è un vero e proprio transatlantico: l'esecutivo Prodi aveva 27 dipartimenti e uffici direttamente dipendenti dalla presidenza, 11 strutture di missione e cinque commissariati straordinari. Impero dell'alta burocrazia: solo alla presidenza del Consiglio si contano 27 dirigenti di prima fascia e 229 dirigenti di seconda fascia. Una nave da crociera, con un bilancio autonomo, sulla quale è stata caricata troppa zavorra: a bordo complessivamente ci sono 4.237 persone e, al di là delle indiscutibili capacità del personale dipendente, è chiaro che ha bisogno di essere snellita e alleggerita nell'equipaggio e nelle procedure di navigazione. Il governo Prodi ha cercato di tagliare alcuni costi di funzionamento, consulenze, missioni, studi e spese di rappresentanza, ma la politica di proliferazione delle poltrone ministeriali ha prodotto un'equazione micidiale: troppi uffici, troppi dipendenti, spese per il personale in progressione (nel bilancio di previsione 2006 erano pari a 208 milioni di euro, balzati a quota 236 milioni l'anno successivo) e un bilancio complessivo di oltre 3 miliardi 600 milioni di euro, di cui 1 miliardo 767 milioni destinati alla Protezione civile, uno degli elementi critici nell'organizzazione di Palazzo Chigi. Anche qui non si discute la professionalità della struttura, ma il dipartimento nel corso degli anni ha mutato la sua natura ampliando le sue aree di intervento dalle emergenze ai grandi eventi, costa quasi il doppio rispetto al nucleo centrale della presidenza del Consiglio (968 milioni di euro nel 2007) e apre un dilemma: qual è la sua missione? Diciotto milioni di euro se ne vanno in stipendi, metà dei fondi è impegnata nel pagamento dei mutui contratti dalle regioni colpite da calamità, il resto è disperso in vari interventi che si sovrappongono a quelli di altre istituzioni come, per esempio, il Corpo forestale. Altri 400 milioni di euro della presidenza del Consiglio sono destinati agli interventi e investimenti per l'editoria e, lasciando perdere la demagogia e le "grillate", non vi sono dubbi che si tratta di un settore in cui servono una riforma e una selezione dei soggetti destinatari degli aiuti. Primo compito del nuovo segretario generale (il posto di Carlo Malinconico verrà preso da Mauro Masi, che torna alla guida della macchina di Palazzo Chigi dopo esser stato capo di gabinetto dell'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema) sarà quello di razionalizzare una struttura monstre e dare un coordinamento a uffici che sono apparsi spesso scollegati. Quella del governo è una macchina complicata e delicata da gestire, poco nota ai cittadini e per questo considerata opaca. Se il Parlamento è la casa degli italiani, il governo è la cucina. Visto al lavoro lo chef Prodi, forse è il caso di comunicare bene gli ingredienti che si usano, il prezzo nel menù e magari far vedere anche i fornelli. l.

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Segreti e miserie di Al Qaeda (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Segreti e miserie di Al Qaeda PINO BUONGIORNO Terrorismo Critiche alle scarse capacità militari del capo, seguaci che si lamentano perché non sono pagati, altri che rubano sulle spese... Dai documenti in possesso degli Usa emerge un'immagine tutt'altro che granitica dell'organizzazione di Osama Bin Laden. Che però rimane fortissima nella guerra delle idee. Osama Bin Laden deriso per "inettitudine militare". La sua falange araba accusata di "sciovinismo". I comandanti militari messi alla berlina perché non pagano in tempo i salari. Cos'è oggi Al Qaeda? Un nido di vipere? E, soprattutto, che fine ha fatto la "geometrica precisione" della sua struttura terroristica? Man mano che il Pentagono declassifica e rilascia i memorandum interni, le lettere e i manuali sequestrati, a partire dal 2001, dall'esercito americano, a Kabul e successivamente in Iraq, l'immagine dell'organizzazione, descritta come monolitica dopo l'11 settembre, si sfalda. Non più regole paramafiose, non più vincoli di sangue, al contrario, tante dispute personali e religiose, litigi per la leadership, vendette di chi non si ritiene premiato. Conservati in un immenso database, denominato Harmony, questi documenti obbligano gli studiosi a ripensare la struttura della organizzazione terroristica e a sfatare tanti miti. Soprattutto, costringono i vertici di Al Qaeda a correre ai ripari. Il numero due di Bin Laden, il medico egiziano Ayman al-Zawahiri, considerato la mente del gruppo, si è sentito in dovere di uscire allo scoperto nelle scorse settimane con una conferenza stampa virtuale nella quale, via audio, ha risposto a centinaia di domande poste da simpatizzanti e anche da giornalisti. Uno solo il fine: frenare l'emorragia di consensi e rassicurare i militanti che la jihad ha ancora un futuro. Zawahiri sembra voler ammiccare addirittura agli esperti del Centro per combattere il terrorismo, il centro studi affiliato all'accademia militare di West Point, che sta rendendo noti tutti i segreti inconfessabili di Al Qaeda. Prova a controbattere e a smentire. Ma con poco successo. La guerra psicologica è ormai in pieno svolgimento di pari passo con quella armata. Quello che si legge, accedendo, come Panorama ha potuto fare, a una parte delle carte di Harmony, è impressionante. Contornate da altisonanti formule religiose ("Pace e onore ad Allah", "Sia resa gloria al Profeta"), le richieste che emergono sono assai terra terra. "Non ricevo più il mio salario da tre mesi e sono indietro di sei mesi con i pagamenti dell'affitto" ha scritto un jihadista. "Mi avevi chiesto di ricordartelo. Ora lo sto facendo per l'ultima volta". Le lamentele erano rivolte a Mohammed Atef, il capo delle operazioni militari di Al Qaeda, un ex poliziotto nato nel 1944 al Cairo e ucciso alla periferia di Kabul da un missile americano il 16 novembre 2001, poco dopo l'invasione dell'Afghanistan. Atef era stato uno dei fondatori di Al Qaeda ed era il leader dell'ala più radicale di un'organizzazione già di per sé fondamentalista. In un video reso noto nel settembre 2006 è apparso mentre pianificava gli attentati alle Torri gemelle e al Pentagono. Mohammed Atef, oltre a ricevere le lettere di protesta, inviava durissime reprimende. In uno dei documenti più esilaranti sequestrato a Kabul, scrive a un mujaheddin non meglio identificato: "Sono terribilmente arrabbiato per quello che hai fatto. Ho ottenuto 75 mila rupie (1.440 euro, ndr) per te e per il viaggio della tua famiglia in Egitto. Ho saputo che non hai giustificato il biglietto aereo con la nostra amministrazione. Hai fatto una prenotazione per 40 mila rupie (770 euro, ndr) e ti sei tenuto il resto affermando che hai il diritto di farlo. Inoltre, anche per quanto riguarda il condizionatore d'aria, usato da tutti i fratelli di Al Qaeda, non può essere considerato una proprietà privata. Vorrei ricordare a te e anche a me stesso la punizione che tocca ai colpevoli di queste violazioni". Dai dossier custoditi nelle "case sicure" dei capi di Al Qaeda in Afghanistan emerge la cura quasi maniacale per la lista della spesa (mango, banane, pane e via dicendo), per il conto quotidiano delle munizioni e delle armi (che però spesso spariscono), per l'aggiramento delle procedure in modo da far la cresta sui soldi ricevuti. È un mondo di furbizie e di miserie umane, ma soprattutto è la riprova di una mentalità fortemente burocratizzata. Lorenzo Vidino, uno dei maggiori esperti di terrorismo, che lavora alla Fletcher school of law and diplomacy di Boston, la spiega così: "L'ossessione per la burocrazia è in parte da imputare al vasto numero dei membri dell'organizzazione, che esige rigore e disciplina, in parte è dovuta alla forma mentis degli egiziani incaricati delle mansioni amministrative, quasi tutti ex funzionari governativi del Cairo". Non per niente l'uomo più temuto dentro Al Qaeda è un egiziano. Si chiama Mustafa Ahmed al-Yazid, ha 51 anni e ha conseguito un diploma in ragioneria. Dal 1995 al 2007 ha guidato la commissione finanziaria di Al Qaeda: in pratica quello che procurava i soldi all'estero e nello stesso tempo li distribuiva fra le varie cellule. Al-Yazid si è costruito la fama dell'amministratore inflessibile e austero. Sebbene dal database di Harmony risulti che si sia opposto agli attentati dell'11 settembre (perché temeva "la ritorsione americana"), è stato di recente promosso per via della sua lunga amicizia con il mullah Omar, l'emiro dei talebani. È il responsabile delle operazioni militari in Afghanistan e in Pakistan, ma ha mantenuto la supervisione dei conti di Al Qaeda. "Il movimento di Bin Laden non è differente da una squadra di calcio o da un partito. I documenti svelano forti inimicizie personali, dettate da pure antipatie di pelle e altre da motivi più banali" racconta Vidino, che è anche l'autore del saggio Al Qaeda in Europe. "Per esempio, Houssaine Kerchtou, reclutato nella moschea di viale Jenner, a Milano, è stato uno dei primi a tradire il giuramento di fedeltà, quando il suo comandante si rifiutò di pagargli le spese per il parto della moglie". Il malcontento non si limita al tran tran giornaliero. I dissapori riguardano soprattutto il modello organizzativo che deve assumere Al Qaeda. "C'è una prima fazione che vorrebbe formare un gruppo guerrigliero vero e proprio e attaccare l'Occidente senza tregua, con un conflitto asimmetrico" si legge nel rapporto di 71 pagine del centro studi di West Point. "La seconda fazione punta invece a creare il marchio globale di Al Qaeda, uno standard di combattimento che potrebbe ispirare e unificare tutti i gruppi islamisti". La guerra in Afghanistan ha ridotto le capacità dell'ala militare, colpita duramente con assassinii mirati e arresti. Bin Laden, che, come si legge dai documenti, fin dal 1998 s'era premunito di preparare una rete di caverne nel Waziristan dove rifugiarsi in caso di difficoltà (come è successo), si è convertito alla propaganda pura e al lancio mondiale del "marchio". Di conseguenza, quella che il Pentagono definisce Al Qaeda centrale è quasi del tutto scomparsa. Rimane invece assai vivo il marketing terroristico, che si affida a video e a cassette audio dello sceicco saudita, ma soprattutto del suo mentore Zawahiri, da far rimbalzare fuori dalle aree tribali attraverso internet. Tutto questo non è avvenuto senza contraccolpi. Le carte rinvenute a Kabul e in Iraq rivelano che si è acuito lo "sciovinismo arabo" a scapito dei jihadisti somali, uzbeki e afghani. Lo stesso Bin Laden è stato attaccato così in una email firmata da due membri di Al Qaeda di origine siriana: "Io penso che il nostro fratello Bin Laden sia stato colpito dal virus della tv, dei flash e dell'applauso". Insomma, conclude Vahid Brown, il ricercatore di West Point, autore del rapporto sugli "scismi in Al Qaeda", "il quadro che emerge da Harmony sottolinea non solo i passati fallimenti di Al Qaeda, ma offre anche, ed è assai più importante, uno spaccato sulle attuali debolezze".

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Stregati da Lapo e dal mattone giallo (sezione: Burocrazia)

( da "Panorama" del 19-05-2008)

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Stregati da Lapo e dal mattone giallo MICHELE TRAVIERSO in principio fu il pied-à-terre a Parigi. Poi venne il monolocale a Manhattan. Ma l'ultimo sogno immobiliare degli italiani viene da Oriente e a lanciarlo, lo scorso novembre, è stato Lapo Elkann (foto sotto), che ha annunciato al "Corriere della sera" di essere in cerca di casa a Shanghai perché "il mondo tra un po' sarà là". Prima di comprar casa (o, per dirla alla Lapo, "spostare il baricentro") nella città più creativa d'Oriente, bisogna mettere in conto lo scontro con la burocrazia e il sistema di diritti di utilizzo di terreni cinesi. Le valutazioni legate ai rischi di mercato sul medio e lungo periodo sono ottimistiche. In città ormai le agenzie immobiliari sono ovunque. I prezzi: si va dai 500 euro di alcune periferie ai 5 mila di un appartamento in una torre di Xintiandi. Occorre cautela: i rischi maggiori si corrono acquistando gli "shikumen", le tipiche villette a schiera shanghainesi che da alcuni anni vengono rase al suolo per costruire grattacieli e metropolitane. Per l'acquisto agli stranieri viene richiesto il visto di residenza o un contratto di lavoro da almeno 12 mesi. I costi delle transazioni variano dal 2,5 al 4 per cento del valore: l'1 per cento va all'agenzia e l'1,5 in tasse (se il valore della proprietà supera i 17.500 yuan al metro quadrato, circa 1.600 euro, va aggiunta una luxury tax dell'1,5 per cento). Alcuni dei regolamenti imposti dalla città di Shanghai per raffreddare le speculazioni includono una tassa del 5 per cento sulla transazione, se si intende rivendere la proprietà prima di 5 anni, altrimenti si deve pagare il 20 per cento sul profitto realizzato alla vendita. I mutui sono concessi anche agli stranieri. Difficile ottenere finanziamenti oltre il 60 per cento del valore per shikumen o ville d'epoca, mentre per le nuove proprietà si arriva al 70 per cento.

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Alemanno annuncia "il vento della svolta" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 19-05-2008)

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Il caso Il sindaco di Roma a una settimana dal voto nella Vallée Alemanno annuncia "il vento della svolta" ENRICO MARTINET AOSTA Sindaco d'Italia... Nessuno mi hai chiamato così. Che responsabilità", dice Gianni Alemanno, primo cittadino di Roma, ieri ad Aosta per sostenere la campagna elettorale del Pdl, a una settimana dal voto per le Regionali. La definizione è del vicepresidente del Consiglio regionale valdostano Enrico Tibaldi (Forza Italia). Alberto Zucchi, coordinatore di An, lo presenta mentre sfuma l'inno di "Azzurra libertà" a un pubblico in piedi e plaudente. Alemanno annuncia un futuro "grande gemellaggio" tra le due città con più vestigia romane, la capitale, ovvio, e quella che è stata definita la "Roma delle Alpi" e chiude con un appello a tutta voce: "Vincete questa battaglia". Già, vincere le Regionali sull'onda "di un vento di cambiamento che ha investito l'Italia e tutta Europa". Zucchi aveva appena finito di spiegare il "si può" e il sindaco della capitale che alterna segnali di una politica nazionale a quella locale lo sottolinea parlando di identità. Spiega: "Non quella della retorica, ma dei fatti. I processi economici, la globalizzazione, la concorrenza cinese e quella dell'Oriente ci spingono a riscoprire la nostra identità che è fatta di tappe, da quella del territorio a quella nazionale fino a quella europea. Non è un nostalgico sentimento, ma è la base delle politiche del futuro. La globalizzazione è rispettosa soltanto se abbiamo una nostra identità. Ecco perché è ridicolo sostenere come accade qui in Valle che noi vogliamo cancellare l'autonomia. E' vero il contrario. Noi vogliamo portarla avanti in ogni contesto. Non è certo un caso se parliamo di un distretto federale di Roma". Il "sindaco d'Italia" spiega così un tema caro alla campagna elettorale del Pdl e lanciato a più riprese durante gli ultimi due anni di legislatura dai consiglieri regionali della Cdl, la gestione dell'autonomia. Puntualizza: "Il tema è come esercitare l'autonomia, con quale idea e con quale scopo. La vogliamo come privilegio, quasi come una lobby per chi la gestisce, oppure come capacità di sviluppo, possibilità economica? Ovvio che noi puntiamo su questo, sullo sviluppo del territorio. E allora guardiamo quante risorse sono state utilizzate. Basta andare a Chamonix per rendersi conto che il turismo è una risorsa di questa Valle unica al mondo che non è stata sfruttata. E' questa la chiave". Così Alemanno parla di subalternità ai francesi sul piano turistico e di "autonomia utilizzata male". Già Zucchi lo aveva annunciato: "Invece di fare polemiche volgari l'Uv pensi a spiegare come mai il Casinò è in perdita e il modo in cui hanno acquistato il Billia". La polemica di cui parla resta fra le righe. Ieri, 18 maggio, era la ricorrenza della morte del martire della Resistenza Emile Chanoux e nei comizi alcuni candidati dell'Union valdôtaine hanno parlato di "fascisti che vengono ad Aosta proprio in questo giorno". Alemanno sta lontano dalla vicenda accennata da Zucchi, ma all'Union ricorda che "la malattia di questa Valle è sempre stata quella di rinchiudersi". Ancora: "Com'è possibile che l'Uv a Roma era vicino a Rifondazione comunista? Per quale riflesso malato? Quando ero ministro ricordo che Caveri in Consiglio dei ministri mostrava astio, quasi disprezzo per il governo Berlusconi. Quale giudizio dà adesso del governo Prodi che sosteneva. Andate a chiederglielo, perché ha sostenuto il peggior governo della Repubblica". Poi ricorda la sicurezza, tema che è "il primo da affrontare e risolvere a Roma". Annuncia: "Ho trovato 85 campi Rom, di cui 65 abusivi. Questo è il frutto dell'ipocrisia della sinistra che non si rende conto dei problemi della gente. Una sinistra chiusa nei salotti buoni, distante dalla realtà". E si rivolge ancora all'Union valdôtaine: "Chiedete a quel movimento se vuole ancora la politica delle tasse, quella della burocrazia che conta più della famiglia". Poi l'immagine del valdostano con il cappello in mano: "La Valle è stanca del sistema clientelare che la sta addormentando".

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La violenza che nasce (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina Aperta La violenza che nasce La violenza che nasce dal degrado del mondo E' passato quasi un mese da quando si scoprì l'assurdo delitto: Pippa Bacca crudelmente assassinata in Turchia: l'artista vestita da sposa, che viaggiava verso la Palestina, non è giunta alla fine del suo viaggio di pace per il mondo intero. Dicevo un delitto assurdo, il responsabile è stato individuato subito e arrestato, un'aggressione inconcepibile e incomprensibile, l'artista che era partita per portare un messaggio d'amore a tutti gli uomini di buona volontà, è rimasta vittima di una di quelle violenze che cvaratterizzano sempre più la nostra epoca, orfana di valori e sempre più votata alla sopraffazione dei deboli. Deboli in ogni senso. Ora, è giusto far notare che il sogno innocente di una ragazza occidentale si è scontrato contro la vera violenza che nasce dal degrado e dalla miseria del mondo, un sogno che probabilmente era troppo irrealizzabile nei suoi obiettivi spinti da ideali sublimi. Ma il mondo di oggi non apprezza e distrugge gli ideali sublimi. Io credo infatti che la buona volontà dei singoli non basta più e i gesti simbolici spesso sono gocce in un oceano. Talvolta noi occidentali ci scordiamo di appartenere a una minoranza fortunata e protetta, e che attorno a noi ci sono tante sofferenze, che spesso degenerano in rabbia e violenza degradando gli esseri umani. Un degrado che sempre più spesso arriva a superare i limiti del bestiale; un degrado spesso generato e favorito dall'ambiente stesso delle periferie del mondo globalizzato e delle metropoli. Un ambiente inquinato che a sua volta inquina e corrompe echge coinvolge in un giudizio negativo anche chi alla fine è vittima della povertà estrema. Vittime che andrebbero capite. La buona volontà e le utopie di molti giovani si dovranno scontrare con la brutalità di chi non è cattivo, ma è solo cresciuto nella cultura della sopravvivenza dove chi è forte deve approfittarsene dei deboli. Le baraccopoli del Terzo Mondo sono l'esempio di ciò che sta diventando questo pianeta. Amare la pace, lottare e muoversi in solidarietà per i poveri della terra serve, ma la buona volontà dei singoli non basta. Adriano Grossi E.mail Impiegati pubblici umiliati e vilipesi Gentile direttore, sono un funzionario di un ente parastatale vicino alla pensione, e di ministri della funzione pubblica ne ho visti passare tanti, ognuno con le sue immancabili promesse di "valorizzazione" ed "efficienza" del variegato e complesso mondo del pubblico impiego. Fatto sta, che nessuno di questi onorevoli signori negli ultimi quindici anni ha mai mantenuto le proprie promesse, lasciando di volta in volta i lavoratori pubblici in condizioni assai peggiori. Fino ad arrivare a questo nuovo governo e alle minacciose dichiarazioni del nuovo ministro, l'economista Renato Brunetta, che ha cambiato il nome del suo discastero (Innovazione in luogo di Funzione pubblica) forse per fare meglio intendere la sua volontà di cambiare ed innovare. Il neo ministro, appena insediato, ha dichiarato che colpirà i "fannulloni e gli assenteisti" che si annidano negli uffici pubblici (giusto) ma non dice una parola sulla grande fatica ed il grande impegno di tutti quei lavoratori che, sottopagati e con contratti di lavoro scaduti e scadenti, mandano avanti, con strutture e mezzi spesso fatiscenti ed un lavoro sottopagato, uffici pubblici, scuole, enti locali, enti previdenziali e quant'altro. Il ministro Brunetta non dice e forse ignora che la stragrande maggioranza dei lavoratori pubblici compie puntualmente il proprio dovere e che la storiella della inefficienza e delle punizioni non è affatto nuova, anzi nasconde una perniciosa demagogia che accomuna sotto un'unica etichetta di illegalità i rom e gli immigrati (vedi Lega) e ora anche i lavoratori pubblici, marchiati tutti come fannulloni e scanzafatiche. Il ministro dell'Innovazione, prima di minacciare, si guardi intorno e vedrà che la macchina pubblica è obsoleta, priva a volte degli strumenti essenziali, con una dirigenza spesso inadeguata e uffici con risorse finanziarie da terzo mondo. Basti guardare la scuola, istituzione ormai sfasciata da riforme e controriforme improvvisate ed inadeguate, con un corpo docente ormai ridotto a inutile burocrazia, malpagato, umiliato e malvisto, che malgrado tutto questo continua a compiere con grande dignità il proprio dovere. Mi chiedo come mai, di fronte a queste accuse generalizzate e per questo palesemente ingiuste, politici e sindacalisti siano rimasti in silenzio. Mi chiedo come mai il ministro Brunetta dimentichi il migliaio di morti bianche e l'esercito dei mutilati ed invalidi che il "privato" del profitto, spesso in nero, continua a produrre e il clamoroso fallimento dell'operazione Alitalia, con manager pubblici inefficienti e pagati con pubblico denaro a suon di miliardi, ben protetti dagli sponsor e dai santuari politici di turno. La generalizzazione dei comportamenti scorretti di pochi non può e non deve diventare il metodo per tacciare di "fannulloneria ed inefficienza" intere categorie di lavoratori, da punire come "nemici dello Stato". Non dimentichi il signor ministro, prima di parlare, l'inefficienza e la fannulloneria che intere classi politiche, nazionali e locali, hanno dimostrato finora in questo nostro Paese. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Antonio Taraborrelli Pescara.

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Pesca, appello ai parlamentari (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Giannini: imprese in gravi difficoltà per il caro gasolio e la burocrazia europea Pesca, appello ai parlamentari Le associazioni di categoria contro le nuove norme Ue PESCARA. Un piano per la tutela e rilancio delle attività ittiche. Su questo programma Luigi Giannini, direttore generale di Federpesca chiama a raccolta i deputati abruzzesi per definrie uan strategia comune. prima questione è evitare l'aumento dei costi di produzione ed avere delle garanzie a sostegno delle imprese contro alcuni obblighi europei. Si tratta di aggravi burocratici alle quali le imprese rischiano di rimanervi impigliate. "Basti pensare", prosegue Giannini, "che un'imprecisione nelle dichiarazioni statistiche può costare all'impresa di pesca sino a 9.000 euro, mentre l'addebito del mancato funzionamento della blue box di bordo può essere punito sino a 12.000 euro". Che per le marinerie abruzzesi già alle prese con il caro gasolio e con la scarsità di prodotto, nuove regole, in particolare sulla taglia del pescato sono viste come la mazzata finale. "Si è scelta la strada della criminalizzazione di un settore", si legge nell'appello ai parlamentari, "tuttavia Federpesca è dell'avviso che il problema del rispetto delle norme non si risolve unicamente inasprendo le pene e chiede che, in sede di conversione, siano apportati ragionevoli correttivi alla norma prossima ad essere votata". Il provvedimento all'esame del Parlamento, infatti, prevede la soppressione della tolleranza del 10% nelle catture sotto taglia, uno dei pochi ammortizzatori che ha sinora calmierato conseguenze drastiche a fronte della cattura di un solo esemplare inferiore alla taglia minima prevista, per quanto catturata accidentalmente con attrezzi consentiti. "Insensato", osserva ancora Giannini, "il moltiplicatore della sansione per illeciti amministrativi commessi fuori dal Mediterraneo. Interventi draconiani ed irragionevoli che in un momento di crisi straordinaria come quella che sta attraversando il settore della pesca, stretto tra il caro-gasolio e la concorrenza di prodotti ittici di importazione di scarsa qualità e basso prezzo, possono determinare la chiusura di molte aziende di pesca". Domani a Montecitorio i parlamentari sono chiamati a votare il disegno di legge. "Confidiamo", spera Federpesca, "in una valutazione politica di opportunità sull'entità e sulle sanzioni previste, ma anche sulla tempestività della modifica legislativa rispetto alla grave congiuntura in atto". (cr.re.).

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Centro del volontariato Ora si riparte da undici (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'ASSEMBLEA. Botta e risposta al Patronato Leone XIII dove erano presenti però solo 47 delle 271 associazioni iscritte Centro del volontariato Ora si riparte da undici Eletti i componenti del nuovo consiglio direttivo, mentre si aspettano ancora gli " esiti" dalla Regione     Leandra Pelle Far rinascere il volontariato e le molteplici attività presenti sul territorio vicentino, ritornando a lavorare in armonia e serenità. Questa la volontà emersa durante l'assemblea del Centro del volontariato, convocata per eleggere gli organi del consiglio direttivo del coordinamento provinciale, giù commissariato e sotto indagine regionale. Le associazioni, una minoranza per la verità, si sono ritrovate ieri al Patronato Leone XIII per spazzar via le nubi che da tempo avvolgono il mondo del volontariato vicentino. È stata una domenica movimentata e un po' nervosa per i circa 47 rappresentati (su un totale di circa 271 associazioni iscritte) delle associazioni iscritte chiamate a votare per rimettere in piedi il consiglio direttivo ma anche a valutare le problematiche che finora hanno interessato il settore. Dal voto si è delineato il nuovo volto dell'organo che sarà composto da Bruno Zarpellan (Aido- Vicenza), Anna Maria Bressan (Auser Vicenza); Luca Sanson Gandin (Gruppo Amicizia Arzignano); Lorenzo Magrin (Andos Ovest Vicentino); Giuseppe Noiberg (Insieme per Sarajevo); Romano Olivieri (Movimento per i diritti del malato di Montecchio Magg. e Arzignano); Giuseppe Perozzo (Ass. Solidarietà Scuole Materne); Daniele Stefani (Abc Bassano); Silvio Stocchiero (Associazione La Famiglia); Alessandro Valle (ArciRagazzi Vicenza); Angiolina Dalla Vecchia (Famiglie con amore senza Frontiere). Questi gli undici volti nuovi che andranno a comporre il consiglio, che nei prossimi giorni si riunirà per eleggere il presidente ed i vice- presidente. "Non si poteva più rimandare - ha specificato Gianni Zulian, presidente dell'assemblea - era necessario rinnovare gli organi per affrontare i tanti problemi importanti come l'iscrizione all'albo regionale". I momenti di tensione non sono mancati, con il botta e risposta durante e a conclusione della relazione dell'ex presidente, Mario Zocche. Nel suo intervento ha presentato i fatti che si sono susseguiti dal maggio 2007 fino ai "colpi di scena" più recenti. In sintesi: le accuse del Comitato di Gestione sul funzionamento del coordinamento vicentino erano state riaccese dalle lettere inviate da gruppi che segnalavano situazioni poco chiare e mancanza di intenti nell'operato. Poi ci sono state le accuse dell'assessore Stefano Valdegamberi di inadempienze amministrative, contabili, procedurali e statuarie. Infine si è ricordato il commissariamento del centro predisposto dal Co.Ge. prima con Mauro Bellesia ed ora con il nuovo commissario regionale, Domenico Viscidi. "Quanto è successo è immeritato e non sarebbe successo - ha aggiunto Zocche - se al posto della volontà di demolire ci fosse stata la chiarezza e la trasparenza". Molti i problemi da risolvere ma in particolare le urgenze sono "predisporre il ricorso entro il 6 giugno per la cancellazzione dal registro del volontariato, ricucire i rapporti con i soci, curare i rapporti con la regione - ha sottolineato Aldo Ruzzene, del consiglio sindacale - ma in particolare dobbiamo preparare la reiscrizione all'albo regionale e guardare avanti perché il coordinamento è ancora vivo". Per far tornare a brillare l'attività del volontaritao vicentino che ha sempore brillato e che deve tornare a farlo. "Vogliamo che finisca presto questa inchiesta - ha specificato Sante Bressan, presidente dell'associazione Insieme per Sarajevo - per sapere cosa hanno imputato al consiglio direttivo: io so che non hanno riscontrato nulla, è composto da persone onorabilissime che ha gestito il centro con decisione unanime. Dobbiamo evitare che la burocrazia prenda il sopravvento sul volontariato spegnendo la buona volontà di chi lo anima".

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Il cuore della meccanica tra via Emilia e il West L'inchiesta (sezione: Burocrazia)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 19 Maggio 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/MERCATO E DEMOCRAZIA Affari & Finanza > RAPPORTO/MOBILI E ARREDAMENTO Affari & Finanza > RAPPORTO/CARTE DI CREDITO --> COPERTINA pag. 1 Il cuore della meccanica tra via Emilia e il West L'inchiesta ALESSANDRA CARINI Se ci si prova a domandare quale posto occupi la meccanica nella nostra vita di tutti i giorni, la prima, e spesso unica, risposta che viene in mente è quella dell'auto, della moto, del treno, e di qualche elettrodomestico o utensile di uso quotidiano. Eppure senza la meccanica non sarebbe possibile alcuno dei consumi di massa di oggi: senza le macchine non si produce nulla, dal latte alle medicine, dalle piastrelle alle scarpe, non si "impacchetta" e non si vende nulla, nemmeno uno spillo, non si costruiscono case, non si coltivano prodotti. Se ci si chiede quale posto occupi la meccanica in un Paese come l'Italia, ormai molto avanti nello sviluppo industriale, ci si immagina spesso un ruolo non prioritario e comunque da dismettere in fretta. Non è meglio lasciare ai paesi a basso costo queste produzioni manifatturiere ed applicarsi a settori più avanzati, come i servizi? Eppure la meccanica è oggi la ricchezza e la vera salvezza dell'Italia e della sua "rinascita" nelle esportazioni: a fine 2007 il settore meccanico nel suo complesso aveva un surplus di 57 miliardi di euro, quasi raddoppiato rispetto al 2000, di cui 47 miliardi nelle macchine e negli apparecchi, e 10 nei prodotti in metallo. Si fa fatica a cercare il "cuore" produttivo di questo settore in Italia: più che il cuore si trova un sistema nervoso, fatto per lo più da distretti, che, partito negli anni Cinquanta dal triangolo industriale intorno alle auto e ai trattori, si è irradiato in tutto il Nord, allargando il triangolo in un poligono che va dalla Torino dell'auto alla Vicenza della meccanica strumentale, passando per la metalmeccanica bresciana, la rubinetteria novarese e la termomeccanica veronese, solo per citare i più importanti. La "punta" di questo quadrangolo è piantata saldamente nell'Emilia, tra la Bologna delle macchine per imballaggio e delle moto, la Reggio Emilia delle macchine agricole e delle componenti oleodinamiche, la Parma delle macchine per il food, e la Modena dell'auto, dei trattori e degli imballaggi in tetrapak in un intreccio di produzioni e di specializzazioni che ha fatto di queste zone tra le terre più ricche d'Europa. Bologna, Modena e Reggio hanno oggi un Pil pro capite, vecchi e bambini compresi, ai primi posti in Italia, con una quota che mette il capoluogo emiliano al secondo posto dopo Milano, con 35 mila e 600 euro procapite, Modena al quinto con 32 mila. Tanto per prendere un confronto europeo, la regione del Baden Wuttemberg e della Baviera avevano, nel 2005, un Pil procapite di 29 mila euro, Londra e il suo Sud est di 32 mila. Facile immaginare di diventare ricchi e famosi vendendo Ferrari, non è questo, forse, il brand, per eccellenza, del made in Italy? Semplice trovare un posto nel mondo globalizzato all'ombra della Case New Holland, erede della Fiat trattori, che a Modena sforna macchine agricole. Ma se si prova a viaggiare nel distretto modenese, una delle culle della meccanica emiliana, lungo l'asse della Via Emilia e della Ferrovia, dove ancora oggi si trovano gran parte dei capannoni, ci si accorge che il Cavallino rosso è solo la punta dell'iceberg di un mondo complesso, fatto da quasi 4000 imprese che occupano complessivamente 57 mila persone, ma che, per la quasi totalità, sono aziende con meno di 50 addetti. Le imprese più piccole sono quasi la metà del totale lavorano in conto terzi o in subfornitura per i settori più diversi, dall'auto ai componenti per le macchine più disparate. Man mano che crescono, diventano autonome: hanno prodotti propri e un rapporto diretto con il mercato di sbocco e "raccolgono" il 64% dell'occupazione totale. Producono ingranaggi, elettrodomestici, pompe, macchine utensili e altra meccanica. Vista dall'esterno sembra una struttura fragile, poco allettante da un punto di vista di immagine per definirla Made in Italy: eppure è ben solida. Dal 2003 a fine anno scorso questo mondo, ha messo in cascina un aumento delle esportazioni del 70%. E deve avere i piedi ben piantati a terra se a tutt'oggi il suo mercato prioritario è costituito dai Paesi dell'ormai vecchia Europa a 15, che da soli gli acquistano il 46% di quello che vendono, e per poco meno di un quinto dagli Stati Uniti, anche se gli altri Paesi d'Europa e l'Asia sono in crescita spinta. Del resto nella sua storia le crisi sono state scritte non tanto dalle congiunture economiche, ma dai cambiamenti produttivi: come quello che negli anni Settanta cancellò, per ragioni ambientali e di concorrenza internazionale, le fonderie, ridimensionando un settore e obbligando molte aziende a trovare altre strade per sopravvivere. O come quello degli anni Novanta con la crisi del sistema Fiat e la rivoluzione del sistema dei fornitori che da un anno all'altro fece trovare, anche nella produzione di trattori, un intero sistema di imprese legate mani e piedi alla casa torinese, senza il mercato sicuro che avevano prima, costringendole a conquistarsene uno e battere strade, come quella della vendita commerciale, al quale non erano preparate, e scaricando su di esse la flessibilità di cui il sistema just in time aveva bisogno. "Ma è difficile che qui la meccanica tracolli dice Daniela Bigarelli, direttore di R&I, un istituto che con l'università di Modena e Reggio ha condotto una monumentale indagine sull'industria meccanica più facile che impari dalle crisi a trovare nuovi sistemi di crescita". Del resto in questo territorio le radici artigianali meccaniche sono profonde, quel sapere è costruito sulla passione per i motori e la competizione e per la meccanica in genere, radicato nella storia. La capacità di lavorare insieme è antica. Forse è stato frutto in parte del caso che la multinazionale Tetrapak, abbia deciso di sbarcare qui, inizialmente per l'amicizia del fondatore svedese con uno degli uomini che guidavano una fabbrica per il servizio tecnico. "Anche se all'epoca a inizio anni Ottanta racconta oggi Ivano Selmi, amministratore delegato a Modena c'erano aziende importanti, Ferrari, De Tomaso, Maserati, Fiat trattori quindi tutta una rete di subfornitura e un tessuto industriale che poteva supportare questa cosa". Ma non è certo un caso dopo qualche anno a Modena sia stato spostato il centro di ricerca del prodotto "core" del gruppo e che oggi vi lavorino 600 persone di 30 nazionalità diverse, 400 delle quali si occupano di innovazione di prodotto, il resto producono, assemblano, fanno i test dei macchinari, con un indotto calcolato in 1700 persone. Ma chi fa pezzi su disegno per le macchine sofisticate della Tetrapak, lavorando acciai speciali, oggi non è più quello che si può immaginare come un subfornitore. E', come la Ptl di Luigi Mai, 50 addetti, 4,5 milioni e mezzo di fatturato, un'azienda meccanica autonoma che lavora per più produttori, disegnando e producendo nella sua officina, pezzi per gli impianti ceramici, per macchine che lavorano la plastica, le vernici, la farmaceutica, l'agroalimentare. Per esempio la frutta, quella che un'azienda vicina imballa e mette a pezzi dentro piccoli contenitori, quelli, per capirsi che si trovano dagli autogrill alle stazioni. O pezzi speciali, tagliati con il laser e "puliti" in maniera inappuntabile, destinati alle macchine farmaceutiche che liofilizzano le medicine. Il cruccio di Mai non è il mercato, ma la scarsità di personale per un lavoro che solo in parte può essere coperto dagli extracomunitari: "Avrei potuto produrre il 30% in più se avessimo la gente", dice. E poi la burocrazia: quella che "promette sportelli unici, ma invece di togliere passaggi ne aggiunge uno", dice Mai che tra l'altro è presidente della Cna modenese. Capacità tecniche ma anche innovazione sono il segreto di quello che è il retrobottega agguerrito del vistoso Made in Italy: la Ferrari, la Maserati, e poi la Mercedes che qui fa " allestire" i suoi pullman. Ma questo mondo sconosciuto ai più ha preso e digerito la lezione dei cugini più famosi. Come la Zenit, uno stabilimento in Cina e uno a Modena, 22 milioni di fatturato realizzato vendendo elettropompe sommerse che fa "firmare" da Pinifarina. O la Tubi Style, tre soci, 50 dipendenti, 6 milioni di fatturato un amministratore delegato, Marco Stella, laurea in economia rientrato con insolita preveggenza dieci anni fa nell'industria dopo un periodo passato a Londra a occuparsi di derivati. Produce marmitte per la Ferrari e altre case sportive dalla Porsche all'Audi. Sono, racconta Stella, un oggetto del desiderio, con un suono, quel bruum particolare, che spopola fra gli appassionati. C'è chi le monta sulle auto nuove, smontando quelle di "serie". "Per noi ? dice Maranello è un asset, ma lo sono altrettanto la ricerca e sviluppo, il brand che ormai abbiamo conquistato". Con la Ferrari progetta e studia prodotti in un legame che è anche, come si può immaginare conflittuale. Ma quelle 10 mila marmitte vendute in 36 paesi del mondo, all'azienda hanno procurato un riconoscimento doc. E' quello della Microsoft di Bill Gates che, per gli appassionati di auto, ha costruito un gioco per farsi da soli la propria automobile mettendo insieme i pezzi preferiti. E ha chiesto alla Tubi Style di potere inserire le sue marmitte tra le opzioni possibili dando un ulteriore segno di cos'è è di che " pasta" sia fatto il Made in Italy della meccanica.

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Pedersoli incontra gli altri Difensori civici: Una legge tuteli la nostra autonomia (sezione: Burocrazia)

( da "Denaro, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

Napoli comune Pedersoli incontra gli altri Difensori civici: Una legge tuteli la nostra autonomia Un appello a Parlamento e governo affinchè sia varata una legge generale per fissare il profilo base del difensore civico e garantirne ruolo, indipendenza e funzionalità. Lo lanciano i difensori civici metropolitani riuniti ieri a a Napoli per il loro coordinamento nazionale. All'incontro hanno preso parte i difensori civici dei Comuni di Napoli, Giuseppe Pedersoli, di Milano, Alessandro Barbetta, che è anche coordinatore nazionale, di Sassari, Graziano Timore, di Torino, Emilio Papa, di Venezia, Alessandro Filippi, di Firenze, Alberto Brasca, e ancora l'assessore alla Legalità del Comune di Napoli, Luigi Scotti e il presidente del Consiglio comunale della città partenopea, Leonardo Impegno. "Occorre una legge puntuale e snella - dice Barbetta - che mantenga ampi spazi di autonomia per gli enti territoriali. Il difensore civico, mediatore fra organi politico-amministrativi, burocrazia e comunità, deve operare in prossimità del territorio, con meccanismi condivisi". Per Pedersoli "quella del difensore civico è una figura non contro la politica ma contro la burocrazia: un'interfaccia importante fra cittadini e amministrazione". del 17-05-2008 num.

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Cinque strategie anti-monnezza (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 20 del 2008-05-19 pagina 12 Cinque strategie anti-monnezza di Redazione Il piano del governo Berlusconi per risolvere l'emergenza spazzatura: a gestirla forse sarà Bertolaso, ex capo della Portezione civile Mesi, o meglio anni, di dibattiti, confronti politici, manifestazioni di esasperazione di piazza. La questione rifiuti a Napoli sembra nata da sempre come un'emergenza. A cui il governo Berlusconi vuole dare priorità per farla rientrare - come da sempre si professa - in una questione di ordinario smaltimento dei rifiuti. Così il Consiglio dei Ministri che mercoledì, in maniera simbolica, ma non solo, si riunirà a Napoli, sta studiando alcune delle possibilità più efficaci per uscire dall'impasse. Tra le opzioni: coinvolgere l'esercito per il trasferimento dei rifiuti, accelerare le procedure per la creazione dei termovalorizzatori, identificare alcuni siti militari dismessi per farne delle discariche, tenere segretate le aree di stoccaggio, educare e formare medici e operatori perché si diffonda una corretta informazione sul problema. Cinque ipotesi cui si aggiunge anche la possibilità di nominare Guido Bertolaso sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai rifiuti, non solo in Campania. Con l'obiettivo di mettere fine alla questione "emergenza". L'esercito è la prima delle ipotesi sul tavolo del governo Berlusconi, che potrebbe essere adottata già da mercoledì. Coinvolgerebbe militari e mezzi dell'esercito per gestire non solo problemi di ordine pubblico, ma anche per prevenire eventuali situazioni critiche come quelle che potrebbero crearsi dopo l'identificazione di nuove aree per lo smaltimento dei rifiuti. I militari potrebbero essere indispensabili per il trasferimento dell'immondizia nelle discariche e per garantire il suo percorso regolare anche di fronte ai posti di blocco che già nei mesi scorsi la popolazione locale ha organizzato nel tentativo di impedire il normale svolgimento delle attività di smaltimento. Aree di stoccaggio Tenere sotto assoluta riservatezza le decisioni relative alla destinazione dei rifiuti e le procedure per la gestione dei nuovi siti di discarica dell'immondizia. Anche questa è una delle opzioni inedite rispetto a quanto finora ipotizzato al vaglio del governo Berlusconi, ma è probabilmente la pratica ancora meno delineata e forse anche una delle più difficile da praticare. Di certo, tenere top secret la scelta delle aree di stoccaggio e la loro successiva identificazione eviterebbe di imbattersi nelle proteste di strada della popolazione ed è una delle misure tampone che il Consiglio dei Ministri non esclude di adottare, almeno in questa prima fase di emergenza. Stop burocrazia Si tratterebbe di una delle misure più in linea con i propositi del governo del Partito della Libertà appena nato: snellire la burocrazia e semplificare le pratiche per arrivare a decisioni più immediate. Tra le cinque opzioni al vaglio dell'esecutivo di centrodestra c'è infatti l'eliminazione, per decreto, delle procedure burocratiche per la progettazione e la costruzione di nuovi impianti di smaltimento e trasformazione dell'immondizia, compresi i termovalorizzatori. Insomma: scegliere in tempi brevi e attuare le decisioni in un lasso di tempo altrettanto ridotto. Mettendo fine all'atavica malattia italiana di tirare per le lunghe senza arrivare mai a risultati tangibili. Siti militari Lo aveva proposto l'ex ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, senza trovare ascolto nella sua coalizione, a cui aveva presentato questa opzione come l'unica possibile. E il Consiglio dei Ministri dell'esecutivo Berlusconi non escluderà nemmeno questa possibilità: utilizzare i siti militari dismessi come sversatoi. A tornare su questa opzioni è stato nei giorni scorsi il direttore generale del Comune di Napoli, Luigi Massa: "Ci sono ampi siti militari in Campania dove i rifiuti potrebbero essere stoccati, se i generali lo consentissero. Il governo, quello di prima e quello di oggi, ha strumenti e poteri per risolvere l'emergenza in maniera efficace". Piano salute Il "piano salute" è stato annunciato dal sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio. Consiste in tre punti fondamentali: 1) informazione corretta alla popolazione, 2) educazione e formazione degli operatori medici, 3) sorveglianza di quello che sta succedendo. Con un obiettivo: "Evitare inutili allarmismi", dice il sottosegretario, precisando che il piano verrà presentato in maniera dettagliata in Consiglio dei Ministri a Napoli e che a quel punto sarà ancora più dettagliato. "Ci rendiamo conto che la situazione è terribile dal punto di vista ambientale ma distinguiamo quelli che sono importanti effetti ambientali da quello che è l'effettivo rischio per la salute". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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