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INSERITO l’8-7-2011

 

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Il PuntO 205 Le finanze delle famiglie italiane negli anni della crisi finanziaria (2006-2010)

 

 

 

 

 

 

Il PuntO 209

 

Le famiglie italiane stringono i denti e  reggono la baracca.

In dieci anni la capacità di spesa (PPS) è diminuita di oltre il 15 per cento.

Per questo la classe dirigente ha margini per pensare solo ai suoi affari.

 

Di Mauro Novelli  9-7-2011

 

 

Il reddito disponibile delle famiglie nel primo trimestre del 2011 è rimasto fermo rispetto al trimestre precedente, mentre è salito del 3,3% su base annua.  Al netto dell'inflazione, il potere d'acquisto delle famiglie nei primi tre mesi dell'anno è diminuito dello 0,8% in termini congiunturali, invece risulta in crescita dell'1,1% a confronto con il primo trimestre del 2010.

Nel primo trimestre del 2011 la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari all'11,5%, in diminuzione di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2010.

 

Ma è interessante andare oltre questi dati, risultanti eccessivamente congiunturali. Per poter avere una reale visione di quanto è accaduto alle finanze delle famiglie italiane nell’ultimo decennio, e per poter comparare quelle variabili con quelle dei paesi europei più importanti, risultano fondamentali le elaborazioni di Eurostat.  L’istituto europeo di statistica  annualmente elabora una tabella relativa alla “capacità di spesa” dei cittadini europei, pesando il PIL pro capite dei 27 paesi UE e di altri d’interesse, con i prezzi correnti di beni e servizi.

 

[Al link   http://www.stat.si/eng/novica_prikazi.aspx?id=3999   l’elaborazione Eurostat  per il 2010 (riportata in calce).]

 

La tabella n°1 compara la “capacità di spesa” degli anni 2001 e 2010 per i principali paesi europei, dei paesi oggi in difficoltà (Irlanda, Spagna, Portogallo, Grecia) e di altri paesi occidentali (USA, Svizzera, Norvegia). LLa UE dei 27 è fatta pari a 100.

Dei paesi considerati, i cittadini italiani risultano quelli che hanno perso nettamente di più: - 15,3 per cento in dieci anni, da 118 del 2001 al 100 del 2010 . Distanziati risultano i Francesi (- 7,3 %), gli Irlandesi (-5,3 %), gli Inglesi (-5 %).

Hanno visto crescere la loro capacità di spesa i Tedeschi (+0,9), i Portoghesi (-1,3%), gli Spagnoli (+3,1%) ed i Greci (+3,5).

 

 

Dei paesi extra UE considerati, da rimarcare la diminuzione della capacità di spesa degli statunitensi (-4,5%), e l’eccellente andamento per i Norvegesi (+11,2 %)

 

 

 

TAB. n° 1 -  ANNI 2001 E 2010

PIL tradotto in Capacità di spesa. UE(27) = 100

Fonte Eurostat

 

 

2001

2010

Differenza negli ultimi

10 anni (2010/2001)

UE  (27)

100

100

0%

Euro area (17)

112

108

- 3,6%

Italy

118

100

- 15,3%

France

115

107

- 7,0%

Ireland

132

125

- 5,3%

United Kingdom

120

114

- 5,0%

Germany

117

118

+ 0,9%

Portugal

80

81

+ 1,3%

Spain

98

101

+ 3,1%

Greece

86

89  (p)

+ 3,5%

 

 

 

 

United States

156

149

-4,5%

Switzerland

139

147

+ 5,8%

Norway

161

179

+ 11,2%

 

                                                                 (p)= dati provvisori

 

 

In questo primo decennio del secolo quindi, l’Italia è il paese che sembra essere colpito da una stagnazione di lungo periodo.

 

 

Se restringiamo il periodo di osservazione a quello relativo agli anni della crisi (dal 2007), si evidenzia il tracollo dell’Irlanda (- 15%)) e la conferma delle difficoltà delle finanze delle nostre famiglie che vedono jla loro capacità di spesa in declino (- 3,9%), seguite dalle spagnole (- 3,8%) e dalle greche (-3,3%).

Nei quattro anni considerati, solo le finanze di Tedeschi (+ 1,7%)  e Portoghesi (+ 2,5%)  stanno reggendo bene nella crisi.

 

In declino anche gli USA (- 1,3%). Invariata la Norvegia. Eccellente la situazione svizzera (+ 5,8%).

 

 

AB n° 2 - ANNI 2007 E 2010

PIL tradotto in Capacità di spesa. UE(27) = 100

Fonte Eurostat

 

 

 

2007

2008

2009

2010

Differenza

negli anni della crisi

2010/2007

Euro area (17)

109

108

109

108

- 0,9%

UE  (27)

100

100

100

100

0%

Ireland

147

133

127

125

- 15%

Italy

104

104

104

100

- 3,9%

Spain

105

103

103

101

- 3,8%

Greece

92  (p)

94  (p)

94  (p)

89  (p)

- 3,3%

United Kingdom

116

115

113

114

- 1,7%

France

108

106

107

107

- 0,9%

Germany

116

116

116

118

+ 1,7%

Portugal

79

78

80

81

+ 2,5%

 

 

 

 

 

 

United States

151

147

147

149

- 1,3%

Switzerland

139

142

144

147

+ 5,8%

Norway

179

189

175

179

0%

 

 

 

 

Certamente la situazione dell’Italia è aggravata dalle non esaltanti performances dei nostri statisti. I quali, proprio perché i cittadini stanno sobbarcandosi il peso di un decennio di stagnazione, anzi di arretra-mento, continuano a dimostrare di non aver ben compresa la drammaticità della nostra situazione finanziaria.

 

Gli italiani e la casa: un mito da sfatare?

Vive in una casa di proprietà o per altro titolo (comodato, usufrutto ecc.) l’82% della popolazione italiana: il 69,5 % in quanto proprietari, il 12,5 perché titolari di altro diritto. Il 14,8% sta pagando un mutuo sull’abitazione, mentre il 57,8% lo ha già  portato a termine.

Il 18 per cento della popolazione vive in affitto. Negli anni ’70 del secolo scorso, viveva in affitto il 45  percento dei cittadini

Le abitudini immobiliari degli italiani sono abbastanza in linea con la media europea. I dati Eurostat dicono che abita una casa di proprietà il 72,1% dei cittadini europei. I più affezionati tifosi del mattone sono i paesi dell’Est: in Romania è proprietario il 96,5% della popolazione e sono sopra quota 85% anche Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Lituania e Norvegia. In Spagna ha comprato la casa in cui vivere l’82% della popolazione.

I cittadini delle principali economie del continente hanno meno interesse nel comprarsi casa, sia per un assetto socio-economico più consolidato, sia per la maggior propensione alla mobilità per motivi di lavoro che ha indotto ad una maggiore offerta di case in affitto: vive in una casa di proprietà il 68 per cento dei Britannici, il 62% dei francesi, il 53 % degli Olandesi,  la metà dei tedeschi.

 

 

Tremonti ha approfittato del prudente e previdente atteggiamento atavico delle nostre famiglie per dimostrare che l’Italia non è così mal messa. Ma certo i cittadini non saranno in grado di reggere per molto tempo una situazione di “degrado” politico, ammi-nistrativo ed etico come quella che stanno sopportando da un decennio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

_________________

 

Di seguito, la tabella comprendente l’andamento di tutti i paesi UE, di altri paesi europei e di rilevanza mondiale.

Nel decennio, la crescita maggiore si è avuta in Romania (+ 60%), in Bulgaria (+43,3%) nei Paesi Baltici e nella Rep.ca macedone (+40%). Il declino maggiore si è riscontrato in Islanda (-16%). L’unico paese che ha avuto un crollo peggiore del nostro.

 


PIL tradotto in CAPACITA’ DI SPESA – Fonte Eurostat (2001-2010)

 

 

2007

2008

2009

2010

Differenza %

2010/2007

2001

MEMO

Differenza %

2010/2001

 

 

 

 

 

 

 

 

Austria

123

124

124

125

+ 1,6%

125

0%

Belgium

116

115

116

118

 + 1,7%

124

-4,8%

Bulgaria

40

44

44

43

+ 7,5%

30

+ 43,3%

Croatia

61

63  (p)

64  (p)

61  (p)

0%

51

+ 19,6%

Cyprus

93

97

98

98

+ 5,4%

91

+ 7,7%

Czech Rep.

80

81  (s)

82  (s)

80  (s)

0%

70

+ 14,3%

Denmark

123

123

121

125

+ 1,6%

128

-2,3%

Estonia

69

68

64

65

- 5,8%

46

+ 41,3%

Euro area (17)

109

108

109

108

- 0,9%

112

-3,6%

Finland

118

118

113

116

- 1,7%

115

+ 0,9%

France

108

106

107

107

- 0,9%

115

-7,0%

Germany

116

116

116

118

+ 1,7%

117

+ 0,9%

Greece

92  (p)

94  (p)

94  (p)

89  (p)

- 3,3%

86

+ 3,5%

Hungary

62

65

65

64

+ 3,2%

59

+ 8,5%

Iceland

121

122

117

110

- 9,1%

132

-16,7%

Ireland

147

133

127

125

- 15%

132

-5,3%

Italy

104

104

104

100

- 3,9%

118

-15,3%

Japan

109

105

103

107

- 1,8%

114

-6,1%

Latvia

56

56

52

52

- 7,1%

39

+ 33,3%

Liechtenstein

..

..

..

..

 

..

 

Lithuania

59

61

55

58

 + 1,7%

41

+ 41,5%

Luxembourg

275

280

272

283

+ 2,9%

234

+ 20,9%

Rep. di Macedonia

31

34

36

35

+ 12,9%

25

+ 40,0%

Malta

77

79

81

83

+ 7,8%

78

+ 6,4%

Montenegro

..

..

..

..

 

..

 

Netherlands

132

134

131

134

+ 1,5%

134

0%

Norway

179

189

175

179

0%

161

+ 11,2%

Poland

54

56

61

62

+ 14,8%

48

+ 29,2%

Portugal

79

78

80

81

+ 2,5%

80

+ 1,3%

Romania

42

47

46

45

+ 7,1%

28

+ 60,7%

Slovakia

68

72

73

74

+ 8,8%

52

+ 42,3%

Slovenia

88

91  (b)

88  (b)

87  (b)

- 1,1%

80

+ 8,8%

Spain

105

103

103

101

- 3,8%

98

+ 3,1%

Sweden

125

123

119

123

- 1,6%

122

+ 0,8%

Switzerland

139

142

144

147

+ 5,8%

139

+ 5,8%

Turkey

45

47

45

48

+ 6,7%

37

+ 29,7%

UE  (27)

100

100

100

100

0%

100

0%

United Kingdom

116

115

113

114

- 1,7%

120

-5%

United States

151

147

147

149

- 1,3%

156

-4,5%

(..) - Not available
(b) - Break in series
(s) -
Eurostat estimate
(p) - Provisional value