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tARTICOLI DEL 4-5-2008 #TOP
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Articoli
Nord (40)
Dopo Calderoli attacco a
Bossi "E' anti-italiano" ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Intorno
a Bossi parlano senza troppi preamboli di un "suggeritore" nostrano.
Avrebbe messo in allarme il figlio del Colonnello, Saif El Islam, assiduo
frequentatore del nostro paese, circa i propositi del futuro ministro per
l'Attuazione del programma.
L'oro della Lombardia consolerà il "Celeste" ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Può succedere
che la Lega, sulle ali del vento del Nord rivendichi la presidenza al
Pirellone. Stefano Galli è sicuro: "Difficile che non la chiediamo".
Roberto Castelli dato per Governatore e destinato a fare il viceministro non si
scompone: "Abbiamo ottenuto quattro ministeri.
Tre episodi di violenza e intolleranza per un film
premiato da Amnesty ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Il
professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per
sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per
pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia
vera. A cura di Daniele Cavalla.
L'orto "fai da te" a 20 euro ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: difficili
da trovare - spiega Roagna - ad esempio il Bosso Longifolia o l'Hemerocallis, o
ancora le piante da roccioso". E per chi non sa come muoversi i
suggerimenti non mancano: "Non vendiamo soltanto - conclude - diamo
consigli ai clienti su come e quando piantare, dove farlo e come curare le
piante".
Schianto in auto Muore a 40 anni ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Flavio
Tosi (entrambi della Lega Nord) con Lorenzo Guerini (centrosinistra) di Lodi.
la stretta di mano rappresenta un impegno a sostenere ciascuno sul proprio
territorio il Banco Popolare. Quaglia a pagina 57 e in EconomiaIncidente
mortale alle 13,45 di ieri in corso Milano, all'altezza del ponte sul
Terdoppio.
Devastato da scritte il simbolo del paese ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Sia
la parete Sud della cabina che quella Nord erano state autografate da artisti
del calibro di Carmen Crisafulli, Franco Mora, Salvo Caramagno e l'estroso
artista alsaziano Dietrich Bickler, autore sui muri di Legro d'Orta della
celeberrima "Matilde". Qualcuno ha pensato bene, di notte, di
riempire le pareti di frasi con lo spray nero: "Il tuo cucciolo,
FestiJazz 15 concerti all'aperto ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Anche
gli italiani brillano: Pasquale Innarella, Roberto Fonseca, Fabrizio Bosso e
altri. Organizza come sempre l'associazione culturale "Rest-Art" con
un cartello di sostenitori che si amplia. Radio3Rai e altri media partners
daranno dirette e aggiornamenti. Confermati i dj-set dei sabati a mezzanotte
nel cortile del Broletto e mostre tematiche.
Tanti ex sindaci nell'elenco di Sanremo ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: l'ex
assessore della Lega Nord Vinicio Tofi (40.215), l'attuale capogruppo del Carroccio
Marco Lupi (43.702); l'ex assessore Tonino Bissolotti (41.022); l'attuale
assessore Luigi Ivaldi (33.346). Fra i magistrati 148.759 euro l'ex presidente
del tribunale Cristoforo Ciaccio;
Magri ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: POLEMICA
SUI MINISTRI LEGHISTI Parisi: Bossi è un anti-italiano Non può stare nel
governo Magri D'Alema difende Calderoli dagli attacchi libici "Nessuna
ingerenza negli affari del Paese".
La "Mezza dei Lagoni" oggi da Mezzomerico ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Seguono
altri tratti in falsopiano con passaggio da Cascina Bossi e dalle tombe
archeologiche. Quindi gli ultimi
L'isola di Guam: "Obama, uno di noi" ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Partito
dei lavoratori del Kurdistan) nei raid aerei condotti tra giovedì e ieri nel
Nord dell'Iraq. Santa Cruz contro Bolivia Referendum sull'autonomia Anche se il
presidente Evo Morale lo giudica illegale, Santa Cruz, la provincia più ricca
della Bolivia, celebra oggi un referendum sull'autonomia. I sondaggi danno il
"sì" all'80%.
Campagna di Russia sul "Lago dei cigni" ( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Vaziev
è sempre uscito sconfitto dagli scontri col boss. Scontri che riguardavano
soprattutto alcune scelte di repertorio di Gergiev. Per esempio, commissionare
in fretta e furia la coreografia del balletto L'età dell'oro di Sostakovich
allo sconosciuto Noah Gelber, unanimemente distrutto dalla critica, per poter
portare a Londra un'intera stagione Sostakovich.
D'alema difende calderoli frattini: dialogo con gli arabi ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Ancora
polemiche sulle minacce della Libia. Governo, Possa ministro dell'Energia
D'Alema difende Calderoli Frattini: dialogo con gli arabi.
Calderoli, d'alema frena la libia "il governo è un
affare interno" - vincenzo nigro ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: venerdì
Saif aveva chiesto che Roberto Calderoli rimanesse fuori dal governo, pena
"conseguenze catastrofiche" nelle relazioni Italia-Libia. Un monito
legato alla "provocazione" di Calderoli - nel 2006 - di indossare una
maglietta con le famose vignette anti-islamiche. D'Alema, senza difendere
Calderoli, ha provato a mettere un punto fermo alla polemica con la Libia,
E per proteggerlo scatta una barriera di sms - paolo
berizzi ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: rifugia
dalla fidanzata nelle Langhe La linea della massima prudenza concordata con
Bossi e Berlusconi PAOLO BERIZZI DAL NOSTRO INVIATO BERGAMO - All'edicola, un
trionfo. Come nei giorni della maglietta della discordia. Ma Calderoli a questo
giro tiene il profilo basso, bassissimo. Anzi, non si fa proprio vedere.
"E' via per un week end di riposo" fanno sapere i suoi collaboratori.
Anche gli islamici italiani contro l'anatema di gheddafi
jr - vladimiro polchi ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: eventuale
ministro Calderoli. La prima e più ferma critica al figlio di Muammar Gheddafi,
Saif El Islam - che venerdì ha minacciato "ripercussioni catastrofiche
nelle relazioni con l'Italia" se Calderoli dovesse ridiventare ministro -
arriva da Mario Scialoja, presidente della Lega musulmana in Italia: "Si
tratta di un'indebita ingerenza negli affari interni italiani -
Frattini: "dialogheremo con l'islam ma le scelte sui
ministri vanno rispettate" - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: sul
futuro ministro Roberto Calderoli piovuti dalla Libia e, con toni in parte più
sfumati, dalla Lega Araba. Ed è apprezzato il pronunciamento del governo
uscente. "Un'importante consonanza di giudizio in un momento in cui si
avvicina il passaggio di consegne istituzionali", osservano dallo staff di
Franco Frattini, futuro ministro degli esteri dell'
L' amaca ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: gravi
conseguenze" se Roberto Calderoli tornerà a fare il ministro. Fa comunque
abbastanza sorridere il coro di meravigliata indignazione che ha accolto, in
Italia, questa sortita libica. Calderoli è punta di diamante del leghismo più
xenofobo e antiarabo, come si fa a pensare o a sperare che il suo ritorno al
governo passi inosservato?
Il potere blindato della destra zuccherosa - (segue dalla
prima pagina) ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Bossi,
Fini-Alemanno, che si completa in quadrumvirato con l'inevitabile cooptazione
del siciliano Lombardo, si fonda su una precisa ideologia, sì, riemerge
l'ideologia, è un fatto nuovo del quale è bene prendere atto. Chi l'ha
declinata meglio di tutti è stato Fini nel suo discorso alla Camera dei
deputati.
Se il padrino diventa pop art - pippo russo ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Palermo
Se il padrino diventa pop art PIPPO RUSSO La verità è che davanti a questa
banalizzazione del boss, declinata attraverso murales in stile pop art e brani
rap, non sappiamo nemmeno quale sensazione dobbiamo sceglierci. Perché
scopriamo d'essere davanti a un'operazione simbolica della quale ci sfuggono
portata e intenzione. SEGUE A PAGINA XII.
Dagli identikit alla pop art ecco la mafia post moderna -
pippo russo ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: inganna
- il riferimento alle vicende dei precedenti "boss dei boss" e
all'economia politica della loro immagine. Per quasi mezzo secolo abbiamo
sezionato ogni pixel di singole foto in bianco e nero di Riina, Bagarella, e
Provenzano, giunte direttamente da quella che adesso pare un'altra éra
geologica;
Turisti, scippatori, scooteristi col mitra ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: In
sella alla moto al centro del commando i poliziotti riconoscono un boss della zona,
ma si accorgono che sulla prima delle due moto di scorta il passeggero
imbraccia una mitraglietta. Equivoco: l'uomo armato scambia i Falchi per
rivali, punta l'arma contro gli agenti. Poi si accorge dell'errore, cerca di
nasconderla.
Islam-Calderoli, è altissima tensione Dopo la Libia anche
la Lega Araba perplessa, poi un portavoce rettifica D'Alema: i governi sono
affari interni, ma non interrompiamo il dialog ( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Stai
consultando l'edizione del Islam-Calderoli, è altissima tensione Dopo la Libia
anche la Lega Araba perplessa, poi un portavoce rettifica D'Alema: i governi
sono affari interni, ma non interrompiamo il dialogo C'è tensione fra mondo
arabo e Italia per il (probabile) futuro ministro Calderoli.
Pizzo sulle baracche dei rom la procura apre un'inchiesta ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: testimonia
il fallimento di una legge come la Bossi-Fini, che di fatto favorisce la
clandestinità e tutte le complicazioni che ne derivano. Difatti, ai presunti
giri di vite annunciati, corrisponde come dato effettivo solo l'aumento dei
clandestini. E ciò produce, in una spirale perversa, l'innalzamento della
sensazione di insicurezza".
Due boss dietro l'omicidio bidognetti - irene de
arcangelis ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Ritrovate
bruciate le auto dei killer Due boss dietro l'omicidio Bidognetti IRENE DE
ARCANGELIS FU il boss Francesco Bidognetti, Cicciotto 'e mezzanotte, ad
affiliare al clan dei Casalesi il cugino Domenico oggi pentito con il rituale
della "pungiuta". Dunque aveva la responsabilità del comportamento
del nuovo membro e il compito di infliggergli eventuali punizioni.
Welfare tra Sacconi e Ronchi L'ultimo nodo di Berlusconi ( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: banco
le tensioni attorno a Roberto Calderoli dopo gli attacchi dalla Libia e la
partita tra An e Forza Italia sul futuro titolare del Welfare. Risolto il
problema su chi sarà il Guardasigilli (ormai sembra scontata la decisione per
Marcello Pera), resta incerto il futuro di Elio Vito, tenuto conto che la
casella dei Rapporti con il Parlamento è occupata al momento da Paolo Bonaiuti,
Razzismo e sei strani delitti "ma sarà la nuova
malibù" ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: padre
di un pentito e zio di un boss? "Gli omicidi sono sei in quattro mesi, ed
io non ci sto, bisogna fare qualcosa, vado dal prefetto e dal questore martedì,
lo Stato deve far sentire la sua presenza costante e non occasionale, chi c'è
lavora molto, ma sono poche le forze in campo", protesta Francesco Nuzzo,
sindaco, magistrato di Cassazione.
Banca e industria alleate contro racket e mafia
Intervista a Ivan Lo Bello, neopresidente del Banco di Sicilia (Unicredit) ( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Molti
boss sono in carcere. Ed allora, bisogna dire con forza, in Sicilia lo Stato
c'è ed ottiene risultati. L'altro fattore è stata la ribellione della società
civile, fatta da imprenditori, commercianti, sindacalisti, intellettuali,
giornalisti, movimenti culturali e sociali, gente comune che crede nel
cambiamento.
Il Papa Costanzo ( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: che
ha semplicemente capito per tempo come sarebbero andate le cose e si sono
avvantaggiati, all'ombra di un boss che antropologicamente e
fenomenologicamente (insomma, mauriziocostantemente) ci rappresenta
perfettamente ormai tutti, o quasi. Per questo chiedo a Fini di rimediare,
appena gli sarà possibile.Se ne ricordi, per il bene comune, per un diverso
senso della collettività.
La marcia da Roma ( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Sono
i giorni in cui Bossi dice, uscendo da Montecitorio dove il nuovo presidente ha
appena salutato il tricolore, che "quella non è la mia bandiera. La mia è
la bandiera verde della Padania". Bossi ha appena detto - con linguaggio
islamico - che "trecentomila martiri con fucili caldi sono a mia
disposizione" nella sua mitica regione.
Emilia, i sindaci Pd: la Lega vola Noi, sulla sicurezza
troppo soli ( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Se
ci si sposta verso Nord Est, nel Reggiano, avvicinandosi alle rive del Po, il
panorama non cambia di molto. Anche qui la Lega ha fatto un balzo in avanti. A
Brescello, il paese di Peppone e Don Camillo, e a Boretto il centrodestra
supera per numero di voti il centrosinistra.
D'Alema frena Tripoli: è un affare interno Ma il ministro
degli Esteri auspica che il nuovo governo prosegua la collaborazione con il mondo
arabo ( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: governo
una presenza significativa dei crociati della Lega Nord in grado di affrontare
il pericolo del terrorismo jihadista ed i suoi palesi e occulti
sostenitori". La puntualizzazione del ministro degli Esteri incontra il
plauso di maggioranza e opposizione. "Sono del tutto inaccettabili
intromissioni estere da qualunque parte provengano sulla formazione del governo
del nostro Paese.
In settembre la consultazione sul Dal Molin Nelle urne la
città boccerà il piano. Berlusconi dovrà decidere se andare avanti ( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Verona
e le altre province del nord-est, passando per Treviso. La Lega non nasconde
l'irritazione per il fiasco della Sartori. Alle sue spalle i leghisti dicono in
coro che con Manuela Dal Lago l'avrebbero spuntata. Ma non è vero perché la
destra aveva sottovalutato il fatto che i vicentini erano stufi del sindaco
Hullweck e dei suoi metodi carbonari.
I timori di Islam e Lega Araba: potrebbero nascere
problemi ( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: esponente
della Lega Nord Roberto Calderoli; a preoccupare è soprattutto un
riallineamento dell'Italia su posizioni acriticamente filoisraeliane". Una
preoccupazione esplicitata da un esponente di primo piano della dirigenza
palestinese: Yasser Abed Rabbo, ex ministro dell'Anp e segretario del Comitato
esecutivo dell'Olp: "Il processo di pace vive un momento estremamente
delicato -
Dal maiale anti-moschea all'Islam civiltà inferiore: la
premiata ditta Lega-Berlusconi Una serie lunghissima di fuori-registro contro i
musulmani. L'ultima: il pamphlet della camic ( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Anche
allora il figlio di Gheddafy chiese la testa di Calderoli. Berlusconi e Fini
presero le distanze, la Lega piegò la testa, Calderoli fu costretto alle
dimissioni. Da allora, e prima di allora, il rapporto tra Lega e Islam non è
mutato. Non si contano le manifestazioni di piazza per chiudere le moschee.
Bollani benefico, il beat dei pooh - alberto campo ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Fuori
porta troviamo il catanese Cesare Basile al Ratatoj di Saluzzo, il quartetto di
Fabrizio Bosso per il festival jazz di Alba, gli El Tres de Soledad alla Maison
Musique di Rivoli e Giuliano Palma & The Bluebeaters a Novara per una Notte
Bianca. DOMENICA. Evento al Circolo dei Lettori, dove lo scrittore torinese
Paolo Giordano è in combutta coi Baustelle.
Sfidò i distributori americani oggi è re dei cinema
indipendenti - goffredo locatelli ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: i
cui interni riuniscono una serie di elementi che li rendono unici non solo in
Canada ma in tutta l'America del Nord. Nel 1994 apre il "Lacordaire",
un 11 sale che concilia innovazione, originalità ed eleganza: qualità che
daranno ai Cinema Guzzo fama internazionale. Il 1998 segna l'inizio di
un'importante controversia giuridica sul monopolio delle pellicole.
Cronache dalla francia chi è razzista non gioca più -
gianni mura ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: nord.
Le grandi firme, con l'eccezione di Drogba, non hanno lasciato tracce né sulle
partite né nell'album dei ricordi. Che apro, aiutato da un libro di Sandro
Picchi, un collega fiorentino che il calcio lo ama, lo studia e lo racconta ad
altezza d'uomo, a differenza dei telecronisti (in larga maggioranza di Sky) che
celebrano come minaccioso ogni tiro a meno di dieci metri dalla
Governo, berlusconi stringe i tempi sarà possa il
ministro dell'energia - francesco bei ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Parisi:
Bossi non può giurare Per la Giustizia oltre a Pera restano in corsa Elio Vito
e Angelino Alfano FRANCESCO BEI ROMA - Silvio Berlusconi, alle prese con la
formazione della squadra di governo, ha deciso ieri di prendersi mezza giornata
di riflessione in solitaria.
Radici salde, rami secchi il pd rimane in mezzo al guado
- (segue dalla prima pagina) ilvo diamanti ( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Il
risultato conseguito dalla Lega, nel Nord, e dal Mpa, nel Mezzogiorno, ha
sovrastato quello, rilevante, ottenuto dalla Lista Di Pietro. Per cui il
distacco fra le coalizioni che sostengono Berlusconi e Veltroni è più che
raddoppiato: da 4 punti percentuali a 9. Da ciò il rischio, per il Pd: restare
minoranza.
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
L'affondo di Parisi contro il Senatùr a poche
ore dalle minacce del figlio del colonnello Gheddafi [FIRMA]UGO MAGRI ROMA C'è
una regia italiana dietro gli attacchi libici a Calderoli.
O perlomeno, è quanto si sospetta nel giro stretto del Cavaliere, silente e
dispiaciuto perché di Gheddafi lui si considera amico, andò perfino a visitarlo
sotto la tenda. Pure la Lega è sulla stessa lunghezza d'onda. Intorno a Bossi parlano senza troppi preamboli di un "suggeritore"
nostrano. Avrebbe messo in allarme il figlio del Colonnello, Saif El Islam,
assiduo frequentatore del nostro paese, circa i propositi del futuro ministro
per l'Attuazione del programma. E poiché di questi tempi in via Bellerio
è invalsa la moda di dare la colpa a Letta per qualunque tegola colpisca il
Carroccio, non manca lì il solito dietrologo che immagina una machiavellica
"vendetta" del consigliere principe berlusconiano contro la Lega...
Fantasie, indicative solo dei tanti veleni che circolano mentre il Cavaliere
prepara la lista dei ministri. Chi conta dentro Forza Italia si fa una bella
risata, "siamo alla follia pura". Però i "berluscones"
confermano a loro volta di nutrire dubbi su alcuni altri ambienti italiani
"purtroppo", aggiungono sibillini, "non del tutto estranei alla
nostra area". Un personaggio magari escluso dal governo per far posto alla
Lega. Qualcuno, dunque, è stato "spottato" dall'intelligence
berlusconiana. Impossibile saperne di più. Comunque sia, il caso è chiuso.
Nessuno vuol gettare altra benzina sul fuoco. Non i libici (molto prudenti le
loro fonti diplomatiche), non il mondo arabo, tantomeno la comunità islamica
del nostro paese. La politica è unanime nel respingere le "ingerenze"
(parola usata da Pd, Idv e Udc) senza toni sovraeccitati. Lo stesso governo in
carica fa udire la propria voce attraverso D'Alema. In modo fermo e al tempo
stesso amichevole verso Tripoli. "La formazione e composizione del nuovo
governo è una questione interna, regolata da precise disposizioni
internazionali", ricorda la nota diffusa dalla Farnesina. Dove si
"auspica che vengano evitati in questa fase commenti e prese di posizione
che non contribuiscono al rafforzamento dei rapporti positivi". Plaude dal
centrodestra Rotondi. La Lega con Cota si mostra appagata, "è una storia
morta ancor prima di nascere, non è il caso di alzare polveroni". L'unica
voce fuori del coro risulta quella di Parisi, ministro della Difesa. Il quale
si domanda come farà Bossi a giurare, da ministro,
onore e fedeltà alla Repubblica se prima "non avrà pubblicamente
ritrattato le dichiarazioni anti-italiane che ha appena rinnovato". Ma
rispetto a Islam e Libia è tutta un'altra storia. Decisiva è la messa a punto
di Ahmad Ben Helly, vicesegretario generale della Lega Araba. Smentendo certe
dichiarazioni attribuite a un suo portavoce (una nomina di Calderoli
"avrebbe conseguenze" nei rapporti con l'Italia), Ben Helly precisa
che "prenderemo una posizione quando vedremo la politica del governo
Berlusconi, per ora sono solo speculazioni". Prima di tagliare i ponti,
occorre verificare. Ne apprezza apertamente il buonsenso Cicchitto, che domani
sarà incoronato presidente dei deputati Pdl: "Così il problema è
correttamente impostato". E l'altro capogruppo in pectore al Senato,
Gasparri, lancia un appello "a evitare toni truculenti". Tutte le
sigle italiane del mondo islamico scelgono il basso profilo. Abdelaziz Khounati
(Unione musulmani in Italia): "Il governo lavori tranquillamente".
Mario Scialoja (sezione italiana della Lega musulmana mondiale): quella di
Gheddafi jr. è "un'indebita intromissione negli affari italiani". Yahya
Pallavicini (Comunità religiosa islamica): le persone, Calderoli
compreso, "si giudicano dai fatti". Isseddin Elzir (Ucoii):
"Sulle questioni interne, decide il paese".
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il "Celeste" è nero. Ma il suo
futuro è d'oro. D'oro come la Lombardia su cui regna incontrastato Roberto
Formigoni - il "Celeste" per i suoi collaboratori, nero dopo gli
incontri ad Arcore in cui ha giocato la partita per calare a Roma e invece
niente - il Governatorissimo destinato a finire il suo terzo mandato al
Pirellone, con un'opzione per un quarto incarico che lo traghetterebbe fino al
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
RACCONTI DA STOCCOLMA Tre episodi di
violenza e intolleranza per un film premiato da Amnesty Scena potente: una
vasta famiglia mediorientale emigrata nell'Europa del Nord, decisa a punire una
figlia e parente ribelle, nella notte si schiera sui due lati dell'autostrada e
spinge al centro la ragazza, perchè le auto in corsa la travolgano e uccidano.
E' l'immagine più forte d'un film a tre episodi che vuol mostrare come
l'intolleranza e la violenza vengano praticate anche in un Paese civile come la
Svezia, anche in una città come Stoccolma, anche all'interno delle famiglie
(tutte cose che, naturalmente, si sapevano). Nel secondo episodio una
giornalista televisiva stimata e premiata subisce in casa le sopraffazioni del
marito, professionalmente più modesto di lei: urla, percosse, un contenitore di
latte scaduto versato sui capelli, insulti, finchè la donna decide di non
sopportare più. Nel terzo episodio, tre ragazzi espulsi da un locale notturno,
eccitati e pazzi di rabbia, picchiano il buttafuori tanto da mandarlo
all'ospedale. Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di
Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota
scrittrice di libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le
scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI
AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni.
La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan,
figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di
"Monster's ball" e "Neverland". IN AMORE, NIENTE REGOLE
Commedia. Regia di George Clooney, con Clooney e Renée Zellweger. Negli Stati
Uniti del 1925 Dodge Connolly è un esuberante campione di football che arruola
nella sua squadra un giocatore presunto eroe di guerra. La storia non convince
una giornalista. IRON MAN Fantasy. Regia di di Jon Favreau, con Robert Downey
jr. e Terrence Howard. Il magnate Tony Stark si trasforma in un nuovo supereroe
nemico del crimine. Dal fumetto della Marvel. L'ALTRA DONNA DEL RE Drammatico.
Regia di Justin Chadwick, con Natalie Portman e Scarlett Johansson. La vicenda
storica di Anna e Maria Bolena, le due sorelle che si contesero i favori di Enrico
VIII: la prima riuscì a sposarlo, l'altra ne divenne l'amante. NON PENSARCI
Commedia. Regia di Gianni Zanasi, con Anita Caprioli e Giuseppe Battiston. Un
musicista trentaseienne, un tempo piccola star punk rock, comincia a riflettere
e sulla sua vita: tornato a casa dalla famiglia, comincia ad occuparsi di ciò
che ha a lungo trascurato. ORTONE E IL MONDO DEI CHI Cartoon. Regia di Jimmy
Hayward e Steve Martino. Dai creatori de "L'era glaciale", la storia
di un simpatico elefante che trova un mondo di pace, quello dei minuscoli Chi,
in un fiore. RACCONTI DA STOCCOLMA Drammatico. Regia di Anders Nilsson, con
Oldoz Javidi e Bahar Pars. Premio Amnesty International al Festival di Berlino,
s'incentra sulla violenza domestica perpetrata nei confronti di tre donne in
altrettante storie. SAW 4 Horror. Regia di Darren Lynn Bousman, con Tobin Bell
e Costas Mandylor. Gli agenti speciali Strahm e Perez aiutano il detective
Hoffman nelle indagini sulla morte del serial killer "l'enigmista".
SOPRAVVIVERE CON I LUPI Avventura. Regia di Vera Belmont, con Mathilde Goffart
e Yaël Abecassis. Da un best seller autobiografico ambientato durante la
seconda guerra mondiale, il viaggio di Misha, bambina ebrea di 6 anni che vive
nel Belgio appena occupato dai nazisti e, alla deportazione dei genitori,
riesce a fuggire e comincia a vagare attraverso l'Europa. SOTTO LE BOMBE
Drammatico. Regia di Philippe Aractingi, con Nada Abou Farhat e Georges
Khabbaz. Nel Libano del
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
HOBBY.IL LISTINO E I CONSIGLI DEI PRODUTTORI
DI PIAZZA DEL PALIO Hanno detto Intervista Maurizio Avidano L'orto "fai da
te" a 20 euro Le vaschette di basilico vanno da
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
TRE SINDACI A VERONA CORSO MILANO. ROMENO DI
TRECATE Patto di ferro per il Banco Popolare Schianto in auto Muore a 40 anni
Patto fra tre sindaci, due leghisti e uno di centrosinistra, sulle rive
dell'Adige. E' accaduto ieri, durante l'assemblea del Banco Popolare, che si è
tenuta a Verona. Nella foto: il primo cittadino di Novara massimo Giordano e
quello di Verona, Flavio Tosi (entrambi della Lega Nord) con Lorenzo Guerini (centrosinistra) di Lodi. la stretta
di mano rappresenta un impegno a sostenere ciascuno sul proprio territorio il
Banco Popolare. Quaglia a pagina 57 e in EconomiaIncidente mortale alle 13,45
di ieri in corso Milano, all'altezza del ponte sul Terdoppio. La vittima
è Gabriela Andrei, quarantenne di origine romena residente a Trecate. Era
sposata e aveva due figli. Lavorava alla casa di cura San Gaudenzio di Novara.
Era alla guida di un'utilitaria diretta a Trecate. Per cause al vaglio della
polizia stradale di Novara, la donna ha perso il controllo della vettura ed è
andata a schiantarsi contro la cuspide del ponte. Per la donna non c'è stato
nulla da fare. "Abbiamo sentito un botto e siamo corsi - dice Massimo Brustia,
uno degli addetti della vicina stazione di rifornimento di metano per auto -.
La ragazza è stata particolarmente sfortunata perché ha centrato la cuspide del
ponte". L'incidente è stato uguale, nella dinamica, a quello che è costato
la vita a Luciana Carfora lo scorso 9 novembre. La giovane novarese di 28 anni
si era schianta contro la cuspide del guardrail sulla tangenziale di Novara,
all'altezza del distributore Total di Veveri.
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
POGNO.TEPPISTI DI NOTTE CON LO SPRAY
Devastato da scritte il simbolo del paese [FIRMA]MARCELLO GIORDANI POGNO Sfregio
al simbolo del "paese dipinto": i vandali hanno ricoperto di scritte
la cabina dell'Enel su cui gli artisti che avevano partecipato alle due
edizioni della manifestazione avevano apposto le firme ed era stato collocato
il logo del progetto italo-svizzero "La strada dei sogni". La cabina
si trova all'ingresso del paese, in via Cremosina, e l'amministrazione comunale
aveva deciso di recuperla e farla diventare l'emblema dell'iniziativa che ha
visto negli anni scorsi sedici artisti dipingere altrettanti muri del paese con
dipinti ispirati al tema dell'acqua. Sia la parete Sud
della cabina che quella Nord erano state autografate da artisti del calibro di
Carmen Crisafulli, Franco Mora, Salvo Caramagno e l'estroso artista alsaziano
Dietrich Bickler, autore sui muri di Legro d'Orta della celeberrima
"Matilde". Qualcuno ha pensato bene, di notte, di riempire le pareti
di frasi con lo spray nero: "Il tuo cucciolo, cucciola mia".
Deturpando quello che doveva essere il biglietto da visita dell'intera
iniziativa. "Voglio credere che si sia trattato di una bravata di ragazzi,
che non hanno assolutamente capito che andavano a deturpare un edificio che per
il nostro paese ha ormai un valore simbolico importante. Abbiamo creduto in
questa manifestazione dei paesi dipinti, che ha scopo turistico e di promozione
culturale". Il guaio è che gli atti vandalici in paese si ripetono ormai
con una certa frequenza: il più eclatante è stato quello che ha devastato il
parchetto pubblico e i giochi per i bambini. Nonostante il raid vandalico il
Comune continuerà tuttavia nell'iniziativa di abbellire il paese anche con
l'ausilio degli artisti: "Attualmente abbiamo sedici muri dipinti, il
prossimo sarà la parete della palestra della scuola, che verrà abbellita con un
murales legato al tema dei bambini che giocano. Non è ammissibile che qualcuno
vada a danneggiare il patrimonio pubblico. Oltre tutto una delle funzioni che
hanno avuto a Pogno i muri dipinti è stata quella di recuperare,
valorizzandoli, degli edifici che ormai erano anche vetusti, quindi c'è stata
anche un'importante funzione urbanistica".
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
"Impatto Zero" FestiJazz 15
concerti all'aperto Ritmi ecologici dal castello al Costa Rica [FIRMA]MARIA
PAOLA ARBEIA NOVARA FestiJazz quinta edizione cambia marcia. Avanti c'è posto:
platea per 500 persone, gratis, in piazza Duomo. Tanti gli eventi da non perdere
anche fuori città. Quindici i concerti, trenta i musicisti in arrivo. Qualche
nome: Michael Nyman con il suo jazz-libro, Norma Winstone, Evan Parker, Markus
Stockhausen, Dick Hyman (qui siamo nel mito), David Gunn e Guillermo E. Brown. Anche gli italiani brillano: Pasquale Innarella, Roberto Fonseca,
Fabrizio Bosso e altri. Organizza come sempre l'associazione culturale
"Rest-Art" con un cartello di sostenitori che si amplia. Radio3Rai e
altri media partners daranno dirette e aggiornamenti. Confermati i dj-set dei
sabati a mezzanotte nel cortile del Broletto e mostre tematiche. Di
rilievo il workshop per studenti del Conservatorio Cantelli di Novara: sarà
tenuto da Tara Bouman e Markus Stockhausen nell'ambito del progetto
"Moving Sound". L'intero programma del festival, come sempre messo a
punto dagli appassionati Corrado Beldì e Riccardo Cigolotti, miscela jazz, free
jazz, avanguardia, sperimentazione e ricerca. Si comincia con un'anteprima
giovedì 15 maggio con Bouman (clarinetti, corno di bassetto) e Stockhausen
(trombe) in concerto alle 21 al Cantelli. Venerdì 30 apertura ufficiale dalle
21 con il Tiziano Tononi Trio in un progetto speciale con Alberto Tacchini e
Silvia Bolognesi, dalle 22,30 anteprima europea del nuovo progetto di William
Parker ("Raining on the Moon"). Poi, in sintesi, fra sabato 31 e
l'otto giugno si susseguiranno concerti e eventi: "Dixie Train marching
band" sfilerà in centro storico per importare un po' di atmosfera stile
New Orleans, arriva Pasquale Innarella con il suo quintetto in "L'uomo del
300 Gilera", poi "Ethan Winogrand Quintet", Dj Rupture dopo
mezzanotte, quindi il pianista Michael Nyman con Evan Parker al sax, e ancora
il nuovo progetto discografico della leggendaria cantante inglese Norma
Winstone con Glauco Venier e Klaus Gesing, altra anteprima mondiale sarà con il
giovane e emergente trio di Marcin Wasilewski e musiche di film di Polansky con
proiezioni a cura di Enrico Ghezzi e Roberto Dal Bosco, Roberto Fonseca e
Fabrizio Bosso nell'afrocubano "Cuba Social Club night". Imperdibile
anteprima italiana, il 7 giugno, dello "Stride Summit": 4 tra i
maggiori pianisti di stride al mondo si confronteranno in un duello su più
pianoforti. Questo è un evento unico con il ritorno in Italia (ultima tournée
nel 1950 con Benny Goodman) del leggendario Hyman, maestro dello stride-piano e
storico collaboratore di Woody Allen. E ancora: debutto del progetto curato da
David Gunn e Guillermo E. Brown con Pomigliano Jazz. Ultimo dj set il 7 giugno
con King Britt. Previsti anche jazz brunch, visite e tour "Jazz and
wine". In particolare domenica primo giugno si andrà a Villa Caccia di
Romagnano Sesia per ascoltare Gianni Mimmo con presentazione bis (la prima è a
Novara in conferenza stampa venerdì) del libro "Sublime" di Michael
Nyman, domenica otto giugno al Castello di Briona altro jazz brunch alle 13 con
Contini, Mimmo e Pastor Trio. Va sottolineato che date e dettagli saranno
confermati nei prossimi giorni: sin d'ora il festival s'annuncia comunque ricco
e adatto a un pubblico di varia estrazione quanto a gusti musicali. Beldì e
Cigolotti, assieme a Valentina Beldì dell'associazione Rest-Art, hanno
rimarcato alcuni aspetti alla vigilia delle precedenti edizioni: "Il
Festijazz vuole essere un'occasione, per appassionati e per neofiti, di vivere
qui alcuni eventi che accomunano Novara a città italiane e europee fedeli
amiche del jazz e dei protagonisti di ieri e di oggi". C'è poi il risvolto
didattico, con il workshop, creativo con le mostre e turistico con i minitour
sulle colline dei vini novaresi. La manifestazione è entrata a far parte anche
di un network nazionale di rassegne jazz collaudate e di qualità.Ecologia,
estro, creativi e multimedialità assieme al jazz. Il festival porta per due
settimane in città tante occasioni di incontro e d'impegno. Ci sarà la rassegna
"Chroma. Energia colore musica" all'Arengo del Broletto. Poi Valerio
Rocco Orlando, proporrà "Niendorf (the damaged piano). Omaggio a Michael
Nyman" all'ex palazzo dei Vigili Urbani. Infine, Novara Jazz aderisce al
progetto europeo Impatto Zero®: le emissioni di Co2 del Festival sono state
compensate con la creazione di 12.345 mq di nuove foreste in Costa Rica. Verrà
anche piantumata una quercia al castello. Pure qui ci sono sponsors ad hoc e
molti altri dettagli: prima del 30 maggio si saprà tutto.
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
I POLITICIAPPENA SOTTO QUOTA 150 MILA FRANCO
FORMAGGINI, ASSESSORE DELLA GIUNTA BOREA Tanti ex sindaci nell'elenco di
Sanremo Più della metà dei contribuenti di Sanremo - e si tratta di oltre 20
mila persone - vive con meno di 10 mila euro. E' quanto emerge dall'analisi
delle dichiarazioni dei redditi del 2005. Fra i 10 e i 20 mila euro si
collocano 8400 contribuenti; 5600 fra 20 e 30 mila; 2245 fra 30 e 50 mila
mentre i "benestanti", quelli che al tempo della vecchia lira
potevano vantare un reddito fra 100 e 200 milioni (da
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
POLEMICA SUI MINISTRI
LEGHISTI Parisi: Bossi è un anti-italiano Non può stare nel governo Magri D'Alema
difende Calderoli dagli attacchi libici "Nessuna ingerenza negli affari del
Paese".
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
PODISMO.UNA CLASSICA La "Mezza dei
Lagoni" oggi da Mezzomerico [FIRMA]SANDRO BOTTELLI NOVARA Da Mezzomerico a
Mercurago di Arona, dove si disputa oggi la "1/2 dei Lagoni". L'altra
sera, nella riposante campagna di Mezzomerico, un'altra affollata tappa della
Gamba d'oro con 615 concorrenti al via. Salah Ouyat, marocchino di stanza a
Maggiora, ha imposto i diritti della sua classe giocando al gatto coi topi,
nell'occasione sotto le sembianze di Andrea Lavazza, Francesco Guglielmetti,
Davide Gaudino e Stefano Castagna, tutti podisti di prima fascia. Qualche
novità tra le donne con Elisabetta Comero prima davanti a Chiara Quartesan,
Alice Di Simone, Rita Zambon e Gabriella Cecchin. Under 17: Max Cerutti e
Monica Mercatali. Under 14: Lorenzo Porzio e Chiara Rollino. Questa mattina
Piede d'oro a Cuveglio (km 11-4, ore 9), Circuito Running a Vizzola Ticino (km
10,5, ore 9,30) e Gamba d'oro a Mercurago di Arona con la "1/2 dei
Lagoni", organizzata dalla Podistica Arona Avis-Aido di Claudio Barban e
Roberto Bielli. Sono previsti tre percorsi: il maggiore è di
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
In breve IL FATTORE ETNICO GIOCA A FAVORE DI
BARACK: LE SUE ORIGINI HAWAIANE CONQUISTANO GLI ELETTORI DEL PACIFICO Promesse di
soldi e autodeterminazione per conquistare i cinque delegati L'isola di Guam:
"Obama, uno di noi" All'ambasciata italiana Al Qaeda rivendica
l'attacco Un gruppo legato ad al Qaeda ha rivendicato l'attacco di mercoledì
contro l'ambasciata italiana a Sanaa, capitale dello Yemen (foto). In una nota
diffusa su Internet, si afferma che "l'Organizzazione di al Qaeda nella
Penisola arabica-Brigate dei soldati dello Yemen rivendica la responsabilità
per l'operazione benedetta", mirata a espellere gli infedeli. Offensiva
turca Uccisi nei raid 150 ribelli curdi L'esercito turco ha annunciato di aver
ucciso 150 ribelli del Pkk (Partito dei lavoratori del
Kurdistan) nei raid aerei condotti tra giovedì e ieri nel Nord dell'Iraq. Santa
Cruz contro Bolivia Referendum sull'autonomia Anche se il presidente Evo Morale
lo giudica illegale, Santa Cruz, la provincia più ricca della Bolivia, celebra
oggi un referendum sull'autonomia. I sondaggi danno il "sì" all'80%.[FIRMA]MAURIZIO
MOLINARI CORRISPONDENTE DA NEW YORK La gara presidenziale fa tappa nel Pacifico
e Barack Obama è in testa nel voto del "popolo delle isole". Il
senatore afroamericano dell'Illinois ottiene il 53 per cento delle preferenze
contro il 47: è stato abile a presentarsi ai locali, in prevalenza di etnia
chamorro, come una sorta di conterraneo essendo nato nelle Hawaii, che pur
distanti stanno comunque nello specchio del Pacifico. Sebbene gli elettori non
siano stati più di quattromila, i conteggi si sono protratti fino all'alba
perché si sono svolti a mano, con un divario costante ma esiguo: circa 200 voti
in più per Obama. Guam, 541 kmq, dista ben 20 ore di aereo dagli Stati Uniti,
che nel 1898 la strapparono alla Spagna e vi mantengono sette basi militari per
le operazioni in Asia. E' un "territorio incorporato" i cui
cittadini, pur titolari di passaporto Usa, non hanno diritto al voto
nell'Election Day ma possono partecipare alle primarie per scegliere sui
candidati. "Guam non ha mai contato nel processo elettorale - riassume
Larry Sabato, politologo dell'Università della Virginia - ma gli americani ne
stanno parlando quest'anno come mai è avvenuto dal 1944, quando venne
riconquistata cacciando i giapponesi". L'insolito rilievo di Guam è dovuto
alla gara all'ultimo delegato fra Obama e Hillary nella corsa alla nomination
democratica. Poiché Obama è avanti per appena 135 delegati -
( da "Stampa, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
[FIRMA]SERGIO TROMBETTA PARMA Si chiamano
Valeri Abisalovich Gherghiti e Macharbet Kassanovich Vaziev. Sono originari
dell'Ossezia, piccola repubblica caucasica al confine con Cecenia e Georgia.
Con due nomi così potrebbero essere due capi clan in lotta sulle montagne. Ma
sono più comunemente noti come Valerij Gergiev e Machar Vaziev. Cioè
l'onnipotente e acclamatissimo direttore d'orchestra capo assoluto del
Mariinskij di Pietoburgo, il Kirov dei tempi sovietici, e il direttore del
balletto del teatro, una delle più grandi compagnie di danza classica che ieri
sera ha dato il via, al Regio di Parma, a una breve tournée italiana con il
Lago dei cigni. La loro privata "guerra caucasica" la combattono nei
corridoi e nella sala azzurro dorata del Mariinskij. La lotta ha visto Gergiev
vincitore a marzo, quando Vaziev ha dato le dimissioni. Che però non sono state
accettate. E il fatto che ieri Kasanovich fosse presente a Parma significa che
la vicenda non è chiusa. Dal '95, cioè da quando è stato nominato
"responsabile" della compagnia (mai direttore artistico), Vaziev è sempre uscito sconfitto dagli scontri col boss. Scontri
che riguardavano soprattutto alcune scelte di repertorio di Gergiev. Per
esempio, commissionare in fretta e furia la coreografia del balletto L'età
dell'oro di Sostakovich allo sconosciuto Noah Gelber, unanimemente distrutto
dalla critica, per poter portare a Londra un'intera stagione Sostakovich.
Oppure affidare un remake dello Schiaccianoci allo scultore Michail Shemjakin
che ha trasformato il balletto in una propria mostra personale. O ancora
imporre ai danzatori tempi di lavoro impossibili, simili a quelli che Gergiev,
inguaribile workalcolic, impone a se stesso. Negli anni passati, a chi arrivava
dall'Italia a Pietroburgo Vaziev chiedeva sconsolato: "Ma alla Scala il
maestro Muti non intralcia la danza?". Ora però ha sbattuto,
provvisoriamente, la porta dopo l'ennesima uscita di Gergiev: "La
compagnia è sempre senza direttore artistico perché non trovo la persona
adatta. Le stelle che potrebbero occupare quel posto non sono ancora
tramontate". Battuta che esclude Vaziev e potrebbe voler dire che Gergiev
intende nominare Uljiana Lopatkina, divina e capricciosa superstella della
compagnia che in questo tour italiano danzerà il Lago nella replica di
mercooledì a Modena. Sempre che non cambi idea. Lopatkina, che è chiamata in
teatro "la repubblica Lopatkina", ha però soltanto 35 anni. Troppo
presto per dirigere la compagnia. Sempre che ne abbia le capacità, oltre gli
agganci giusti col potere (leggi Putin). L'altro nome che corre è quello di
Altynai Asylmuratova, che dirige l'Accademia Vaganova, una scuola che continua
a sfornare superdanzatori, come si può constatare in questo tour che prevede
tre repliche del Lago a Parma, due a Modena,un gala a Modena e uno a Vicenza.
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Ancora polemiche sulle
minacce della Libia. Governo, Possa ministro dell'Energia D'Alema difende Calderoli
Frattini: dialogo con gli arabi.
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Calderoli,
D'Alema frena la Libia "Il governo è un affare interno" Interviene la
Lega Araba: valuteremo se sarà nominato L'intervento del ministro degli Esteri
dopo una consultazione con Gianni Letta VINCENZO NIGRO ROMA - Messaggio di
Massimo D'Alema a Muhammar Gheddafi: "La formazione e la composizione del
nuovo governo è una questione interna, regolata da precise disposizioni
costituzionali". Quando anche dal Cairo, dalla Lega araba, sono iniziate a
rimbalzare dichiarazioni sul caso Calderoli, il
ministro degli Esteri italiano ha deciso di intervenire. E così ieri pomeriggio
ha dato il via al suo capo di gabinetto, Ferdinando Nelli Feroci: il risultato
è un comunicato con cui l'Italia chiede alla Libia di astenersi
dall'intervenire sul nuovo governo. L'intervento, assai pesante, era stato
quello di Saif El Islam Gheddafi, figlio ed erede apparente del colonnello
libico: venerdì Saif aveva chiesto che Roberto Calderoli rimanesse fuori dal governo, pena "conseguenze
catastrofiche" nelle relazioni Italia-Libia. Un monito legato alla
"provocazione" di Calderoli - nel 2006 - di indossare
una maglietta con le famose vignette anti-islamiche. D'Alema, senza difendere Calderoli, ha provato a mettere un punto fermo alla polemica con la Libia,
forte del credito personale di cui gode nel mondo arabo, che ha fatto richiamare
dai suoi diplomatici nel testo del comunicato: "L'Italia attribuisce
importanza alla cooperazione nel Mediterraneo, regione in cui il nostro paese
svolge un ruolo attivo equilibrato e propositivo, (...) favorendo rapporti che
lui stesso (D'Alema-ndr) ha coltivato con particolare impegno e che si augura
continuino ad essere sviluppati al di là dei cambiamenti di governo".
Anche per questo il ministro "auspica che in questa fase vengano evitati
commenti e prese di posizione che non contribuiscono al rafforzamento di tali
rapporti". Un invito al silenzio che la Libia d'ora rispetterà: ieri sera
l'ambasciatore libico a Roma, Hafed Gaddur, un diplomatico in rapporto diretto
con il colonnello, ha spiegato a "Repubblica" che "adesso dalla
Libia non arriveranno altre reazioni, staremo a vedere soltanto cosa accadrà, e
non saremo certo noi a creare nuovi problemi: il nostro messaggio è stato molto
chiaro". Il messaggio di Saif El Islam era stato così chiaro che Silvio
Berlusconi lo aveva letto e interpretato rapidamente come un colpo a tradimento
di Gheddafi: "Calderoli l'aveva fatta grossa con
le vignette, ma i libici l'hanno fatta molto più grossa intervenendo sulla
formazione del governo di un paese amico come l'Italia, arrivando a definire
"assassino" Calderoli, inconcepibile!"
ha detto venerdì il premier in pectore ai collaboratori. Ieri fonti del Pdl
parlavano di una diplomazia sui fili del telefono, con contatti tra Gianni
Letta, lo stesso D'Alema, altri esponenti del governo uscente. D'Alema forse
non sarebbe intervenuto di persona se non fossero arrivati segnali anche dalla
Lega Araba. Segnali in verità abbastanza contrastanti: prima un portavoce,
Abdel Aleem el Abiad, aveva detto che "personalmente penso che potrebbero
esserci conseguenze se Calderoli diventasse ministro
in Italia". El Abiad però lavora solo da un mese nell'ufficio del
segretario generale Amr Moussa. Pochi minuti più tardi, infatti, un altro
dirigente della Lega raffredda la prima dichiarazione del portavoce:
"Prenderemo una posizione quando vedremo la politica del governo
Berlusconi, per ora si tratta di speculazioni su candidatura", dice
all'Ansa il vice-segretario generale Ahmad Ben Helly. La polemica è chiusa, ma
il giudizio degli arabi sul nuovo governo Berlusconi è solo sospeso. "Tutti
i governi arabi ce lo dicono con amicizia ma anche con preoccupazione",
dice un ambasciatore italiano che avrà un ruolo importante nel ministero degli
Esteri guidato da Franco Frattini: "Sono preoccupati per la Lega, da
quanto il pendolo si allontanerà dai paesi arabi e da quelli islamici".
Saif El Islam non ha usato un linguaggio diplomatico, ma una cosa è sicura:
quasi tutti gli altri paesi arabi hanno le stesse paure del giovane Gheddafi.
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Un deputato amico spiega il silenzio: ha
capito che rischia di innescare reazioni a catena E per proteggerlo scatta una
barriera di sms L'ordine a tutti i leghisti: tacere. Lui si rifugia dalla fidanzata nelle Langhe La linea della massima
prudenza concordata con Bossi e Berlusconi PAOLO BERIZZI DAL NOSTRO INVIATO BERGAMO - All'edicola,
un trionfo. Come nei giorni della maglietta della discordia. Ma Calderoli a questo giro tiene il profilo basso, bassissimo. Anzi, non si
fa proprio vedere. "E' via per un week end di riposo" fanno sapere i
suoi collaboratori. In effetti, a leggere le prime pagine dei giornali
che nelle mattine bergamasche fanno capolino nella villa arrampicata sulla
collina della Madonna del Bosco e lo contrappongono ancora una volta alla Libia
di Gheddafi, la vera notizia è che Calderoli ha smesso
di fare il Calderoli. Bisogna rassegnarsi. Se un tempo
la fatwa appioppatagli dagli arabi per le disinvolte dichiarazioni anti islam
sortiva su di lui l'effetto benefico di una pastiglia balsamica - e allo stesso
tempo ispirava l'iperbole successiva - oggi il senatore Calderoli
sembra avere imparato ad applicare la sottile arte dell'equilibrio e della
prudenza. Anche fuori da quell'aula del Senato che - non ha mancato di
rimarcarlo lo stesso vice presidente uscente di Palazzo Madama - "ho
gestito con correttezza e capacità che mi sono state riconosciute anche dagli
avversari". Pontiere o (di nuovo) uomo di governo, l'ex medico
maxillo-facciale divenuto celebre nella Lega e nella politica italiana per i
suoi eccessi verbali e ora candidato a occupare la poltrona di ministro per
l'attuazione del programma di governo (con delega alle riforme istituzionali),
ufficialmente non parla. Né vuole che sull'affaire libico esterni nessuno (dei
leghisti, s'intende). Un suo assistente ieri mattina ha inviato un sms a
deputati, dirigenti e esponenti del Carroccio: "Non fate dichiarazioni su Calderoli-Libia. Grazie". Disposta la consegna del
silenzio - una linea concordata con Berlusconi e con Bossi
per evitare che il caso internazionale deflagrasse - Calderoli
è partito per le Langhe. A Narzole, paese già balzato all'onore delle cronache
per lo scandalo del vino al metanolo, vive la sua compagna, Gianna Gancia, 34
anni e un figlio, militante della Lega, bruna, carina, titolare di un'azienda
di produzione e imbottigliamento vini ma solo omonima dei Gancia degli
spumanti. Fino a domani mattina, quando prenderà il primo volo per Roma, il
colonnello leghista che il 13 settembre 2007 lanciò l'idea di un Maiale-day per
fermare la costruzione della moschea di Bologna ("Passeggerò con il mio
suino sul terreno dove è prevista la costruzione dell'edificio") se ne
starà tra i vigneti del Cuneese, lontano dalle polemiche e, soprattutto,
lontano da Tripoli. "Questa volta Roberto si è dovuto cucire la bocca -
scherza ma nemmeno troppo un deputato leghista che gli ha parlato nelle ultime
ore, prima che la Lega Araba frenasse sull'attacco sferrato da Gheddafi junior
- . E' vicepresidente uscente del Senato. E' ministro in pectore. E poi con
tutto il casino che c'è stato su questa storia, c'era il rischio che altri
paesi si affiancassero alla Libia e iniziassero a dare manforte a Tripoli
contro l'Italia". Già. La sensazione è che starsene per una volta zitto,
per Calderoli, non sia stato un grosso sacrificio. In
una recente intervista ha confessato: "Mi sono pentito di avere indossato
la maglietta anti-Islam. Quella è stata la notte più brutta della mia vita. Ho
pregato disperatamente, chiedendo di poter rimediare, limitare i danni. Quella
notte ho capito che la mia buona fede non può assolvermi". Che nell'animo
o almeno nella condotta politica qualche angolo si sia smussato, lo si evince
anche da altre dichiarazioni. "Non mi piaccio, ma qualcuno il lavoro
sporco lo deve fare. Per esempio non sono xenofobo, ma dico cose xenofobe
perché se vuoi farti sentire devi spararle grosse". Non erano stranieri,
ma quando gli animalisti lo contestarono per i due lupi che teneva in giardino
chiosò: "Venite pure, c'è sempre bisogno di carne fresca".
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Fiducia dall'Iran Dalla Coreis ai duri
dell'Ucoii: "No a ingerenze indebite" Anche gli islamici italiani contro
l'anatema di Gheddafi jr VLADIMIRO POLCHI ROMA - Gli attacchi di Gheddafi jr?
"Un'indebita ingerenza". Calderoli ministro
della Repubblica? "Nessun problema, siamo pronti al dialogo". Non
accade spesso alla galassia islamica in Italia di convergere su una posizione
unitaria. Eppure dalla Coreis alla Lega musulmana mondiale in Italia fino ai
"duri" dell'Ucoii è unanime la critica all'"invasione di
campo" delle autorità libiche, così come l'apertura di credito verso l'eventuale ministro Calderoli. La prima
e più ferma critica al figlio di Muammar Gheddafi, Saif El Islam - che venerdì
ha minacciato "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni con
l'Italia" se Calderoli dovesse ridiventare ministro - arriva da Mario Scialoja,
presidente della Lega musulmana in Italia: "Si tratta di un'indebita
ingerenza negli affari interni italiani - afferma l'ex ambasciatore - e
per quanto riguarda il ritorno di Roberto Calderoli al
governo non abbiamo nessun commento da fare: il cavaliere Berlusconi può fare
ciò che vuole". Più duro il giudizio di Souad Sbai, presidente
dell'associazione donne marocchine in Italia, nonché neodeputata del Pdl:
"Il figlio di Gheddafi non ricopre alcun ruolo istituzionale e solo quando
sarà eletto presidente, potrà parlare in nome del popolo libico. In ogni caso -
prosegue - nessun Paese estero può interferire con le scelte interne di un
altro Stato". La Sbai riconosce che "la provocazione di Calderoli su Maometto fu un gesto sbagliato, folkloristico,
ma se ne è scusato e dunque il caso è chiuso e poi - aggiunge - diciamo la
verità: Calderoli ha detto in pubblico quello che
molti politici di destra e di sinistra regolarmente dicono a bassa voce in
privato". Più articolata la posizione della Coreis. Il vicepresidente
Yahya Pallavicini sostiene infatti che "il figlio di Gheddafi ha espresso
un'opinione personale ed è libero di farlo. La sua posizione è eccessiva, ma è
eccessivo anche parlare di ingerenza di uno Stato estero. è invece
comprensibile la perplessità sua e di altri verso una persona come Calderoli, responsabile di una pessima provocazione verso il
mondo islamico". L'associazione Coreis ci tiene però a chiarire di
"non avere nessun pregiudizio sulla persona. Anzi, se Silvio Berlusconi
riterrà di inserirlo nel governo, anche con funzioni che lo metteranno in
contatto con le comunità islamiche, non esiteremo al più aperto dialogo. Poi
verificheremo la sua politica sui fatti". Stessi toni da parte dell'imam
di Torino e presidente dell'Unione musulmani in Italia, Abdelaziz Khounati, che
dichiara: "Siamo in un Paese democratico e come comunità islamica
accettiamo il risultato del voto democratico. Infine l'Ucoii. Anche
l'organizzazione di Nour Dachan, nota per alcune posizione considerate
estremiste, critica ogni intromissione estera nella politica italiana.
"Sulle questioni interne - sottolinea il portavoce Isseddin Elzir - decide
il Paese. L'Italia è uno Stato indipendente, la Libia altrettanto".
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il prossimo responsabile degli Esteri: gli
immigrati non scambino l'accoglienza con la debolezza Frattini:
"Dialogheremo con l'Islam ma le scelte sui ministri vanno rispettate"
Cicchitto: prima di giudicare occorre attendere i nostri atti di governo
Frattini apprezza la gestione bipartisan della questione diplomatica ALBERTO
D'ARGENIO BRUXELLES - E' compatta la reazione del centrodestra ai
"veti" sul futuro ministro Roberto Calderoli piovuti dalla Libia e, con toni in parte più sfumati, dalla Lega
Araba. Ed è apprezzato il pronunciamento del governo uscente.
"Un'importante consonanza di giudizio in un momento in cui si avvicina il
passaggio di consegne istituzionali", osservano dallo staff di Franco
Frattini, futuro ministro degli esteri dell'esecutivo che Silvio
Berlusconi si appresta a varare. Un chiaro riferimento alla nota diffusa ieri
pomeriggio a difesa dell'autonomia delle istituzioni italiane dall'inquilino
uscente della Farnesina, Massimo D'Alema. E' proprio Frattini conversando con
Repubblica a indicare la linea del nascituro governo Berlusconi nei confronti
delle tensioni con i Paesi musulmani: "E' nostra cura capire le
preoccupazioni dei governi e dei popoli amici e ascoltarne i consigli - spiega
l'attuale vicepresidente della Commissione europea in procinto di rientrare
definitivamente a Roma - ma il rispetto delle decisioni di chi è investito del
governo dal proprio popolo è un pilastro della democrazia interna ed
internazionale". Dunque no a ingerenze sulla formazione del governo - iter
definito dalla Costituzione e affare puramente interno - ma apertura massima al
dialogo con i vicini della sponda Sud del Mediterraneo e in generale con il
mondo musulmano. Anche se, avverte Frattini, "abbiamo promesso sicurezza
ad un Paese dove gli stranieri troppo spesso scambiano accoglienza e gentilezza
per debolezza e relativismo. E la garantiremo, visto che la coalizione che
governerà il Paese gode di una solida maggioranza e di un fortissimo
radicamento popolare". Insomma, dichiarazioni che sulla risposta al mondo
musulmano appaiono in linea con la presa di posizione di D'Alema. Tanto che chi
ha parlato con Frattini sottolinea la soddisfazione per lo "spirito
bipartisan" che, dopo i discorsi d'insediamento dei presidenti delle
Camere, sembra animare i primi giorni della nuova stagione politica iniziata
dopo le elezioni. E lo testimonia anche Antonio Tajani, capogruppo di Forza
Italia all'Europarlamento e probabile successore di Frattini alla Commissione
Ue: "Mi sembra che siamo tutti d'accordo, maggioranza e opposizione, che
le ingerenze di un Paese straniero nella vita politica di un altro Stato, come
ha fatto la Libia, non possono essere accettate". Chiudendo la porta alle
pressioni esterne e ricordando il basso tasso di democraticità di Tripoli,
Maurizio Gasparri (An) si spinge oltre e chiede di "raffreddare gli animi
astenendosi da reazioni truculente" in quanto dovremo "dialogare con
la Libia per bloccare o rallentare la partenza dei clandestini che copiosi
partono dalle sue coste". Taglia invece corto la Lega, che oltretutto
dalla querelle internazionale dovrebbe avere ottenuto di blindare Calderoli alla poltrona promessagli: "E' una storia
morta ancora prima di nascere. Per noi la vicenda è chiusa e non è il caso di
alzare polveroni", dice Roberto Cota. Fabrizio Cicchitto, vice
coordinatore di Forza Italia, privilegia invece la lettura del vicesegretario
generale della Lega araba, Ahmad Ben Helly, che ieri ha smussato la posizione
del mondo islamico parlando di "speculazioni" e rinviando i giudizi
"alla luce della politica che farà il governo Berlusconi". Più secco
il collega di partito Enrico La Loggia: "La provocazione libica deve
quindi essere rispedita al mittente perchè scomposta ed inaccettabile".
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Commenti L' Amaca Non si sa quanto
autorevole e quanto saggio sia il figlio di Gheddafi, signor Saif El Islam, che
minaccia "gravi conseguenze" se Roberto Calderoli tornerà a fare il ministro. Fa comunque abbastanza sorridere il
coro di meravigliata indignazione che ha accolto, in Italia, questa sortita
libica. Calderoli è punta di diamante del leghismo più xenofobo e antiarabo, come
si fa a pensare o a sperare che il suo ritorno al governo passi inosservato?
Se al governo c'è un partito il cui leader chiama gli africani
"bingo-bongo" e i cui esponenti pascolano maiali davanti alle moschee
e disinfettano i treni delle nigeriane, che cosa dobbiamo aspettarci, il Nobel
per la Pace, una pergamena di laude dei Frati di Assisi e la cittadinanza
onoraria di Tripoli? Non è la Lega che, da anni, inneggia alla schiettezza di
espressione, al linguaggio "popolare", alla fine delle ipocrisie del
politicamente corretto, buone solo per i fichetti di sinistra? Ottima idea,
aiuta a dare aria ai denti e evita la fatica di pensare: ma è del tutto
ridicolo pretendere che non ci siano conseguenze. Unico paese d'Europa che ha
il suo partito xenofobo al governo (un quarto del totale dei ministri con meno
di un decimo dei voti), speriamo che nessuno se ne accorga?.
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Commenti IL POTERE BLINDATO DELLA DESTRA
ZUCCHEROSA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Poteva fare, come disse, dell'aula sorda
e grigia di Montecitorio un bivacco di manipoli, ma lo fece soltanto due anni
dopo sulla scia del delitto Matteotti. La dittatura rompe le regole della
democrazia e rende inutile l'ipocrisia. Il Parlamento fu abolito, i partiti
dissolti salvo il suo che fu identificato con lo Stato, la libera stampa
mandata in soffitta, come ha auspicato Beppe Grillo e le centinaia di migliaia
dei suoi seguaci paganti nel "Vaffa-day" del 25 aprile. Questa volta
le cose non andranno così per molte ragioni. Il mondo è globale, l'economia è
globale, la cultura è globale, le informazioni sono globali e anche il
commercio è globale. L'Italia è una regione dell'Europa. La nostra moneta è
quella europea. Una dittatura totalitaria oggi è impensabile in Europa e in
Occidente. E poi la classe dirigente del centrodestra non ha alcuna somiglianza
con lo squadrismo diciannovista. Perciò quel pericolo non c'è. Ce ne sono altri
che possono suscitare serie preoccupazioni. * * * I marxisti spiegavano la
storia dei popoli attraverso il rapporto tra le forze produttive e le
istituzioni chiamando le prime "struttura" e le seconde
"sovrastruttura". Lo ricorda Giorgio Ruffolo nel suo bellissimo libro
"Il capitalismo ha i secoli contati" che è la più lucida
ricostruzione della globalizzazione che stiamo vivendo e dei fenomeni che
l'hanno preceduta. Tra la struttura e la sovrastruttura non esiste un rapporto
di automatica determinazione come pensavano rozzamente i marxisti militanti del
secolo scorso. C'è invece una continua interazione, un reciproco
condizionamento. Io credo che l'emergere elettorale del centrodestra e la
rivoluzione parlamentare che ne è seguita siano state largamente determinate
dal nuovo atteggiarsi strutturale delle forze produttive, lo sgretolarsi dei
tradizionali blocchi sociali, la scomparsa delle classi, il frazionarsi degli
interessi fino alla loro completa polverizzazione. Questo mutamento strutturale
spiega anche la nascita del partito "liquido" dei democratici, la
sconfitta del partito cattolico come arbitro centrista che era nel disegno di
Casini, infine l'affondamento della sinistra massimalista. Il comportamento più
strano, ai confini dell'assurdo, è stato proprio quello della sinistra
radical-massimalista, che ha attribuito a Veltroni la sua scomparsa e ha punito
con il voto e con l'astensione Rutelli per castigare il leader democratico. Per
gli ultimi marxisti militanti è un errore squalificante non rendersi conto che
le strutture negli ultimi quindici anni sono completamente cambiate ed hanno
determinato una rivoluzione sovrastrutturale. La sinistra radicale, le sue
ideologie, i suoi slogan, la sua organizzazione politica galleggiavano sul
vuoto che essa stessa aveva ulteriormente aggravato segando l'ultimo ramo che
ancora la sosteneva e cioè l'operatività del governo Prodi. Il loro stupore per
la scomparsa del loro mondo, quello sì, è stupefacente e direi senza appello:
chi ha smesso di pensare smette di vivere. Questo è accaduto, con buona pace di
Sansonetti, direttore del più assurdo (e come tale utile) giornale oggi in
circolazione. * * * L'ascesa al potere del triumvirato Berlusconi, Bossi, Fini-Alemanno, che si completa in quadrumvirato con
l'inevitabile cooptazione del siciliano Lombardo, si fonda su una precisa
ideologia, sì, riemerge l'ideologia, è un fatto nuovo del quale è bene prendere
atto. Chi l'ha declinata meglio di tutti è stato Fini nel suo discorso alla
Camera dei deputati. Si basa sulle radici cristiane, anzi cattoliche,
sulla condanna del relativismo, sull'esistenza d'una verità assoluta e sulla
morale che ne deriva. Sulla tolleranza (relativa) delle altre culture a
discrezione del Principe. Sulla protezione e la sicurezza dei cittadini per
mettere in fuga la loro insicurezza. Sulla convivenza tra il potere forte dello
Stato e la società federale. Berlusconi rappresenta il vertice del
Triumvirato-Quadrumvirato: un tavolo a tre gambe, un triangolo retto che è
sempre uguale a se stesso su qualunque lato venga poggiato perché il bello del
populismo consiste nella ubiquità di Berlusconi, leghista, statalista,
liberista, per naturale e plurima vocazione. Perciò, salvo errori o malasorte,
puntare su laceranti contrasti tra i triumviri è sbagliato: c'è trippa per
tutti e anche per Grillo che dissoda il terreno dove i triumviri semineranno e
raccoglieranno. Così saranno i cinque anni che ci aspettano. Buon pro ci
faccia. Ma dunque non c'è niente da fare? Al contrario, penso che ci sia
moltissimo. * * * Una volta tanto provo a descrivere il Partito democratico in
negativo, cioè per quello che non è. Un modo come un altro per disegnarne un
profilo identitario. Non è il partito dell'ideologia assolutista. Non è un
partito con radici cattoliche o comunque religiose. Non è un partito liberista.
Non è un partito classista. Non è il partito dello Stato forte. Non è un
partito protezionista. Quindi: è un partito laico e non ideologico,
liberal-democratico, costituzionale di questa Costituzione e dei suoi principi
fondativi. Non trasformista ma disponibile a partecipare ? se potrà ?
all'elaborazione delle riforme istituzionali. Vuole un libero mercato nutrito
di libera concorrenza, con regole efficaci e istituzioni capaci di farle
rispettare. Un partito con una sua visione nazionale nel quadro di un'Europa
federale. Così sembra a me che debba essere. Nell'idea originaria Veltroni ha
puntato su una forma che fu definita "liquida", poggiata sul popolo
delle primarie. Questa formula, che anche a me sembrava utilmente innovativa
rispetto alla tradizionale forma-partito, si è invece rivelata inefficace.
L'esperienza della campagna elettorale ha dimostrato che le primarie sono uno
strumento selettivo utile ma non l'ossatura di un partito che deve vivere sul
radicamento territoriale. C'è bisogno d'una struttura militante e identificata
con gli interessi del territorio e di un vertice solido e plurimo che indichi
le priorità e i mezzi disponibili per attuarle. Che non sia casta ma
rappresentanza. Locale ma con visione nazionale. Il Partito democratico
rappresenta il solo sbocco politico possibile della sinistra italiana e deve
perseguire quest'obiettivo. Rappresenta il solo sblocco possibile dei cattolici
adulti, che abbiano intensi sentimenti di fede e non di idolatrie o di calcoli
politicanti. Questi cattolici sono minoranza tra i tanti battezzati
indifferenti e ruiniani? Ma i cattolici veri, quelli di fede e di
responsabilità personale, sono sempre stati minoritari, quello è il loro vanto
e la loro dignità religiosa così come lo è per i laici non credenti ma
rispettosi del sacro e delle sue non idolatriche manifestazioni. Ricordo qui
una lezione di Ugo La Malfa: impegnò la sua vita politica per cambiare la
sinistra di cui si sentiva parte, per cambiare la Democrazia cristiana con la
quale fu alleato e per cambiare il capitalismo italiano trasformando gli
imprenditori in una consapevole borghesia. Secondo il mio modo di vedere il
Partito democratico deve farsi portatore di analoghe e alte ambizioni che sono
al tempo stesso culturali sociali e politiche. Il riformismo di centrosinistra
in un paese come il nostro è minoritario. Lo è sempre stato ma ha, deve avere,
vocazione maggioritaria. Del resto le grandi trasformazioni sono sempre state ?
e non solo in Italia ? realizzate da minoranze che seppero operare nel senso
della storia programmando il futuro, rappresentando il paese vitale e
responsabile, consapevole dei difetti, dei limiti e delle virtù degli italiani.
Un gruppo dirigente coeso e non castale può e dev'essere animato da una grande
ambizione. La sconfitta è stata dura, gli errori ci sono stati. Ambizione, non
vanità. Dialogo, non trasformismo. Pragmatismo, non improvvisazione. C'è molto
da fare.
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina III - Palermo Se
il padrino diventa pop art PIPPO RUSSO La verità è che davanti a questa
banalizzazione del boss, declinata attraverso murales in stile pop art e brani
rap, non sappiamo nemmeno quale sensazione dobbiamo sceglierci. Perché
scopriamo d'essere davanti a un'operazione simbolica della quale ci sfuggono
portata e intenzione. SEGUE A PAGINA XII.
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina XIV - Palermo Gli inutili tentativi
di decifrare il disegno sul boss Messina Denaro DAGLI IDENTIKIT ALLA POP ART ECCO
LA MAFIA POST MODERNA Per mezzo secolo abbiamo sezionato le foto di Riina e
Provenzano per cercare di scoprire come il tempo avesse inciso sull'originale
PIPPO RUSSO (segue dalla prima di cronaca) Come se ci avessero
"resettato" un registro, producendo uno spiazzamento ch'è
innanzitutto ansia e ricerca di nuove coordinate. Era iniziata coi murales,
apparsi nelle mattine siciliane come un'eredità di notti incontrollabili e
incontrollate, su pareti che dentro la tenebra urbana si trasformano in
palinsesti buoni a dar cittadinanza a qualsivoglia impeto espressivo. In questa
nicchia si sono inserite le performance dell'anonimo (degli anonimi?) writer
che in stile warholiano riproducono e serializzano il volto di Matteo Messina
Denaro, allo stesso modo in cui il padre della pop art fece con Marilyn Monroe.
Al cospetto di quell'immagine, e della banalizzazione del soggetto
rappresentato, ci scopriamo impotenti soprattutto rispetto alla nostra capacità
di giudicare. Perché la serigrafia murale del boss si sottrae anche ai nostri
meccanismi cognitivi più elementari, quelli che ci permettono di ridurre
l'estremamente complesso del mondo reale all'estremamente semplice di categorie
dicotomiche quali giusto-ingiusto, o buono-cattivo. E perché a guardarle
nemmeno si riesce a capire se esse siano apologetiche o denigratorie. Anche i
simboli non iconografici spiazzano, rovesciando per terra come le tessere di un
puzzle gli scarni riferimenti ancora mobilitabili. A partire dalla firma
dell'autore, "F. A."; che potrebbe essere una sigla collettiva e
dunque aperta all'emulazione. Si ha poi quel termine (l'ultimo); che nemmeno si
capisce se sia aggettivo o sostantivo, e contiene una costellazione di
significati uguali e contrari, in qualche caso fra loro incomponibili. Definirlo
l'ultimo cela il senso dello sforzo finale e liberatorio da compiere? O
piuttosto veicola un senso magnificatorio d'indistruttibilità, come se si
facesse riferimento al residuo e eroico sopravvissuto d'una schiatta di
Highlander? Inoltre, se Ultimo fosse nome anziché aggettivo, non si avrebbe
forse un velenoso riferimento - con ardito rovesciamento di ruolo fra heroes
and villains - al capitano dei carabinieri che nel gennaio del 1995 arrestò
Totò Riina? Infine, ecco il simbolo del dollaro a punteggiare il bordo
inferiore della serigrafia, richiamando il secondo cognome del boss. Messina
Money, verrebbe da dire. Con corollario di lacerante interrogativo: perché non
il simbolo dell'euro? No, non è facile districarsi alla ricerca di un senso. Né
aiuta - anzi, inganna - il riferimento alle vicende dei
precedenti "boss dei boss" e all'economia politica della loro
immagine. Per quasi mezzo secolo abbiamo sezionato ogni pixel di singole foto
in bianco e nero di Riina, Bagarella, e Provenzano, giunte direttamente da
quella che adesso pare un'altra éra geologica; e da quei santini del
Male abbiamo effettuato centinaia di approssimazioni per scoprire in che modo
il tempo avesse inciso sull'originale. Salvo scoprire, al momento della
cattura, che quelle approssimazioni non fotografavano la realtà. Viceversa, i
murales warholiani di Messina Money ripropongono un'immagine che è sempre la
medesima eppur ripetitivamente altra. Perché basta accentuare o attenuare una
tonalità, inacidire un colore, o modulare fotograficamente in negativo per
ottenere sempre qualcosa di diverso. Il boss uno e ennesimo, sostanza
molteplice e proteiforme, dunque inafferrabile. Un'operazione simbolica che, al
contrario di quanto avrebbe pensato Walter Benjamin, sfrutta la serialità
dell'immagine per costruire un'aura anziché dissiparla. L'aura estetica. Dieci,
cento, mille sfumature dello stesso personaggio, dipinto e parlato attraverso i
canali della cultura popolare, pura merce di consumo sottratta al dominio
dell'etica per essere consegnata a quello a-morale della spettacolarizzazione.
Che ormai tutto quanto estetizza, compresi la macelleria sadica dei due
lungometraggi Hostel o l'indolente indulgere alla "situazione di vita
criminale" rappresentata nella serie di videogame Grand Theft Auto. Senza
essercene accorti ci ritroviamo nell'epoca della mafia post-moderna. Quella in
cui le risposte al fenomeno criminale non possono più essere esclusivamente
consegnate al codice di procedura penale ma a una polisemica pluralità di
codici. Sperando di non rimanere impigliati dentro una foresta di simboli la
cui vegetazione cresce vertiginosamente, fino a cancellare ogni sentiero e a
rendere impossibile la comprensione delle parole e dei nomi stessi. Questi
ultimi, talvolta, rischiano di dire il contrario di ciò che vorrebbero, o di
contenere in sé significati esoterici. Come, per esempio, la denominazione di
quell'associazione (presieduta da un ex ministro della Prima Repubblica
allegramente trasmigrato nella Seconda operando un semplice taglio di mustaccio)
che ha risposto ai murales con manifesti dei giudici Falcone e Borsellino. Si
chiama Mafiacontro, e subito viene da chiedersi chi sia contro chi e per cosa.
O come l'acronimo che si ricava dalle iniziali del boss serigrafato: Mmd. Che
in numeri romani significa 2500, e indica un fosco presagio a chi in questi
giorni parla di fissare un termine per la lotta alla mafia.
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina IV - Napoli Un'altra giornata di
ordinario disordine, ma nessuna fila agli imbarchi. Oggi il grande rientro
Turisti, scippatori, scooteristi col mitra Niente vigili e Schettini teme il caos
della domenica sera L'ALTA colonna di fumo si alza da via Caracciolo sulla
Villa comunale. Poco distante dai moli degli aliscafi un'auto in transito si è
incendiata. Tutto bloccato. Fino all'arrivo dei vigili del fuoco è necessario
transennare il lungomare. Ora di pranzo: non c'è un solo vigile urbano. è la
polizia a intervenire per gestire il traffico. La centrale operativa della
questura non contatta neanche quella dei caschi bianchi. è noto da giorni che
in tutta Napoli ci sono solo duecento poliziotti municipali spalmati su tre
turni. Che fa sessantasei. Tutti concentrati sulla "parata" delle
autorità in occasione del miracolo di San Gennaro al Duomo. Per il resto solo
quattro pattuglie a piedi a Santa Lucia (senza radio ricetrasmittenti: non
funzionano più), nessuno alla stazione centrale e all'aeroporto. E in attesa
dell'incontro con il sindaco Iervolino fissato per martedì niente straordinari
perché - sostengono i caschi bianchi - non vengono pagati. Dunque giornata di
ordinario caos. Splendida giornata estiva, il turismo che riprende nonostante
la (ex) crisi mozzarella e la perdurante emergenza rifiuti. Anche se i
biglietti staccati nei musei cittadini segnalano una affluenza al meno dieci
per cento rispetto all'anno scorso. Poteva andare peggio. Ieri fino alle tre
del pomeriggio a Capodimonte 627 visitatori,
( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione
del Islam-Calderoli, è altissima tensione Dopo la Libia anche la Lega Araba
perplessa, poi un portavoce rettifica D'Alema: i governi sono affari interni, ma
non interrompiamo il dialogo C'è tensione fra mondo arabo e Italia per il
(probabile) futuro ministro Calderoli.
Dopo le perplessità espresse dal figlio di Gheddafi, ieri anche la Lega Araba
ha attaccato l'esponente leghista, anche se poi le critiche sono state sfumate.
Per D'Alema la formazione del governo è una questione interna italiana, ma
invita Berlusconi a non abbandonare il dialogo che l'Italia ha con l'Islam. De
Giovannangeli e Tarquini alle pagine 2 e 3.
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina V - Napoli Dopo la denuncia di
"Repubblica" sul racket della camorra imposto nel campo nomadi Pizzo
sulle baracche dei rom la Procura apre un'inchiesta Lepore: "Saranno
compiute tutte le verifiche necessarie" L'assessore Riccio: "è già
accaduto in altre periferie" (segue dalla prima di cronaca) Spiega Lepore:
"Ho letto con attenzione dello scenario di illegalità che si prefigura in
questa area della periferia cittadina. Lo stesso articolo può costituire per
noi fonte di notizia di reato. Finora non ci era stato segnalato nulla del
genere, ma ciò non toglie che svilupperemo questa traccia alla ricerca di
elementi più consistenti". Anche il Comune di Napoli, attraverso
l'assessore alle Politiche sociali Giulio Riccio, auspica che "forze
dell'ordine e magistratura vogliano fare piena luce su un fenomeno che
sgomenta, ma purtroppo non sorprende". Aggiunge, infatti, Riccio: "Da
sempre la condizione di clandestinità espone tanti migranti alle vessazioni di
ogni tipo di criminalità. è già accaduto in passato, in altre periferie
cittadine". A Ponticelli, intanto, associazioni di volontari e animatori
dell'Opera nomadi hanno già confermato di avere ricevuto notizie riservate sul
fenomeno del racket. In quel segmento di area est, centinaia di rom (di
nazionalità romena) vivono tra i cavalcavia e i cumuli di immondizia, dentro
baracche di latta, per le quali ciascun nucleo è costretto dai clan locali a
pagare cinquanta euro al mese. "Per stare qui e occupare questi terreni
con le nostre auto e le nostre tende paghiamo 50 euro al mese. Lasciateci
stare. Ci dicono che cosa fare, e noi rispettiamo il patto". Confidenze
raccolte dai volontari, ma mai finite in un fascicolo giudiziario. Sullo
sfondo, degrado, rischi sanitari e illegalità che i cittadini del quartiere
hanno denunciato all'Asl e al Comune, invano. Quella dei rom di Ponticelli è
una micro-economia basata sul rifiuto: sono loro a passare in rassegna
meccanici, aziende, fabbriche; per 5-10 euro ritirano i cosiddetti rifiuti
speciali e li scaricano lungo le strade provinciali. Rifiuti che spesso vengono
dati alle fiamme di notte quando, raccontano i cittadini, "a soli sette
chilometri da Napoli sembra di vivere in un'immensa bidonville". è su
questo più complesso scenario che il procuratore Lepore intende fare chiarezza:
"Stupisce che finora non ci sia pervenuta alcuna notizia del genere. Va
anche detto che la situazione di Napoli, almeno quanto a presenza di campi rom,
non è estesa o preoccupante come in altre regioni italiane". Intanto, da
Palazzo San Giacomo, chiede chiarezza anche l'assessore alle Politiche sociali,
Giulio Riccio. "Purtroppo siamo di fronte a un fenomeno comune, che non
riguarda solo i rom, ma anche gli altri migranti". E ciò, a parere di
Riccio, "testimonia il fallimento di una legge come la
Bossi-Fini, che di fatto favorisce la clandestinità e tutte le
complicazioni che ne derivano. Difatti, ai presunti giri di vite annunciati,
corrisponde come dato effettivo solo l'aumento dei clandestini. E ciò produce,
in una spirale perversa, l'innalzamento della sensazione di insicurezza".
In tale contesto - aggiunge ancora Riccio - "è impossibile riconoscere
diritti, ma anche esercitare i dovuti controlli. Mi auguro perciò che polizia e
carabinieri e soprattutto la magistratura vogliano andare fino in fondo su
questo fenomeno. Anche a Pianura, che io ricordi, avvenne qualcosa del genere
sulla pelle di una comunità di cittadini africani. Si scoprì che la camorra
imponeva il pagamento di un vero e proprio pizzo sulla fornitura di acqua ed
energia elettrica". (co. sa).
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VII - Napoli S'indaga sull'ala legata
a Schiavone e su quella del cugino del pentito. Ritrovate bruciate
le auto dei killer Due boss dietro l'omicidio Bidognetti IRENE DE ARCANGELIS FU
il boss Francesco Bidognetti, Cicciotto 'e mezzanotte, ad affiliare al clan dei
Casalesi il cugino Domenico oggi pentito con il rituale della
"pungiuta". Dunque aveva la responsabilità del comportamento del
nuovo membro e il compito di infliggergli eventuali punizioni. Come nel
caso di un pentimento. Usanza di camorra che fa riflettere i magistrati
dell'Antimafia a 48 ore dall'omicidio di Umberto Bidognetti, padre del collaboratore
di giustizia Domenico, ammazzato venerdì nella sua masseria a Cancello Arnone.
Perché se questa è l'usanza allora l'ordine di eliminare il padre del pentito
verrebbe proprio dal boss con lo stesso cognome. Possibile, anche se gli
inquirenti si aspettano qualcosa per le prossime ore che potrà indicare la
pista giusta da seguire nelle prossime indagini. E chiarire: l'omicidio è stato
voluto da Francesco Schiavone Sandokan alla vigilia di pesanti sentenze di
condanna causate anche dalle dichiarazioni del pentito? Oppure l'ordine è
partito da Cicciotto 'e mezzanotte? Nulla è escluso, per ora. Ma il tema verrà
sviscerato durante il summit fissato per domani alla Direzione distrettuale
Antimafia con il pool di magistrati che seguono l'inchiesta e i vertici di
questura e carabinieri di Caserta e della Dia. Domani dovrebbe venire eseguita
anche l'autopsia sul corpo di Umberto Bidognetti, mentre il suo funerale non è
stato per ora vietato. Intanto gli esperti della polizia scientifica sono al
lavoro sulle due auto trovate bruciate ieri lungo la strada provinciale che
collega Castelvolturno e Capua. La Mitsubishi Pajero e la Panda erano state
rubate a Carinola e nel basso Lazio, territorio controllato dai Casalesi.
( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del Welfare tra
Sacconi e Ronchi L'ultimo nodo di Berlusconi di Giuseppe Vittori/ Roma Ormai
Silvio Berlusconi è vicino alla soluzione del puzzle della composizione del
governo, tuttavia in un sabato di stand by, a due giorni dall' avvio delle
consultazioni al Quirinale, tengono banco le tensioni
attorno a Roberto Calderoli dopo gli attacchi dalla Libia e la partita tra An e Forza Italia
sul futuro titolare del Welfare. Risolto il problema su chi sarà il
Guardasigilli (ormai sembra scontata la decisione per Marcello Pera), resta
incerto il futuro di Elio Vito, tenuto conto che la casella dei Rapporti con il
Parlamento è occupata al momento da Paolo Bonaiuti, lo stesso vale per
Sandro Bondi ai Beni Culturali e Maurizio Lupi alla Funzione Pubblica. Ad ogni
modo, il clima che si respira nella maggioranza è di ottimismo. Tutti scommettono
che tra lunedì e martedì sarà definita la squadra, anche se resta aperta la
partita sul Welfare. Gianni Alemanno venerdì, Maurizio Gasparri ieri, insistono
sul fatto che il posto tocca a un esponente di An e il futuro capogruppo del
Pdl al Senato rilancia il nome di Andrea Ronchi. Ma in gara c'è anche l'azzurro
Maurizio Sacconi. Ex sottosegretario del Psi, protagonista assieme a Bettino
Craxi di battaglie come quella contro il Pci di Enrico Berlinguer sulla scala
mobile, è considerato da molti l'uomo giusto al posto giusto. Questo stallo
potrebbe comunque essere risolto con una mediazione grazie allo
"spacchettamento" del ministero in tre diverse responsabilità, in
modo da accontentare tutti. Il Lavoro potrebbe andare a Sacconi, la Solidarietà
sociale a Giorgia Meloni (An) e la Salute a un viceministro tecnico (da giorni
si parla di due medici vicini ad An come l'immunologo Ferdinando Aiuti e
l'oncologo Francesco Cognetti). Lunedì pomeriggio, con la riunione dei gruppi
parlamentari del Pdl, in programma alle 18, e la nomina a presidente di
Fabrizio Cicchitto alla Camera e di Maurizio Gasparri al Senato, si completerà
l'organigramma delle rappresentanze parlamentari, mentre per la mattina di
martedì 6 sono state convocate le sedute delle Assemblee di palazzo Madama
(10,30) e di Montecitorio (12,30) per l'elezione dei rispettivi uffici di
presidenza (quattro vicepresidenti, tre questori e otto segretari). Nel
pomeriggio, quindi, il capo dello Stato Giorgio Napolitano potrà dare inizio,
come da lui stesso annunciato, alle consultazioni. I primi a salire allo Studio
alla Vetrata dovrebbero essero i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani
e Gianfranco Fini, quindi tra la serata e il giorno successivo dovrebbe essere
la volta dei Gruppi parlamentari (Pdl, Pd, Udc, Idv, Misto e minoranze
linguistiche) e dei predecessori di Napolitano, Francesco Cossiga, Oscar Luigi
Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. Un'agenda più snella e certo diversa rispetto
al tour de force che caratterizzò l'avvio della precedente legislatura e
soprattutto le due crisi dell'esecutivo di Romano Prodi, che potrebbe prevedere
il conferimento dell'incarico a Silvio Berlusconi già nella serata di mercoledì
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VII - Napoli Il retroscena La
rivelazione I misteri Gli obiettivi Una catena di assassinii per punire
immigrati che rubano e spacciatori. Le sentinelle proteggono i latitanti. La
polizia: "C'è tanta insofferenza" Il sindaco Nuzzo:"So che De
Laurentiis pensa di trasferire studi e interessi Trova la nostra città bella
come la famosa località californiana" La famiglia Coppola è al centro di
un piano: da due a dieci i campi di golf Presto il primo ospedale privato
d'Italia, ma anche porto turistico e aeroporto Grandi progetti, lusso, camorra
e clandestini: ecco Castelvolturno, riviera dei Casalesi Razzismo e sei strani
delitti "Ma sarà la nuova Malibù" DAL NOSTRO INVIATO CASTELVOLTURNO -
Il paese del clan è Casal di Principe. Dieci chilometri da qui, la strada
taglia distese verdognole di grano, orzo e avena. Masserie di bufale, odore di
stalle, fango, letame. Ma la città dei Casalesi è questa: a Castelvolturno si
fonde tutto, i quattrini e le calibro 21, gli alberghi a 5 stelle dei golfisti
e i tuguri dei disperati, la buona e la cattiva impresa, la migliore politica e
le cosche riciclate, i grandi progetti e le strane alleanze, il villaggio dei
calciatori e la foresta nei narcos, il sogno californiano della nuova Malibù e
gli ottomila clandestini che oggi aspettano don Ciotti, il prete operaio del
Gruppo Abele, una voce sincera dell'antimafia, il viaggio era fissato da tempo,
l'ha anticipato l'ultimo delitto, considerato anche il primo di una strategia
inedita. Chi ha ucciso l'allevatore di bufale Umberto Bidognetti, padre di un pentito e zio di un boss? "Gli omicidi sono sei
in quattro mesi, ed io non ci sto, bisogna fare qualcosa, vado dal prefetto e
dal questore martedì, lo Stato deve far sentire la sua presenza costante e non
occasionale, chi c'è lavora molto, ma sono poche le forze in campo",
protesta Francesco Nuzzo, sindaco, magistrato di Cassazione. "Non
posso tollerare l'illegalità. Comincio con un contratto alla polizia privata
per fermare lo smaltimento di rifiuti tossici. è basta prostitute, giuro che
con la fascia tricolore e i miei vigili vado io a toglierle dalle strade. Ci
sono tanti progetti, per Castelvolturno si muovono scenari grandiosi. Anche De
Laurentiis, il presidente del Napoli, mi ha parlato di un suo piano, vorrebbe
portare qui gli studi e i suoi interessi, dice che è la nuova Malibù, la famosa
spiaggia californiana. Non posso rovinare il futuro di questa città e di tanta
gente perbene". Sei delitti da spiegare. Il commissariato di polizia ha
appena 46 unità, poche macchine logore, il dirigente Luigi Del Gaudio che
indaga su tutto, dalla camorra ai rifiuti. è qui che filtra un'analisi lucida
in frammenti di frasi. "Prime tensioni xenofobe. Diciamo pure razzismo.
Diciamo ancora meglio: insofferenza. Qui sono due città in una, e non
convivono, non si sopportano più. Non solo i nigeriani, droga e prostituzione.
Dà fastidio il romeno che ruba dove non deve, lo spacciatore che spaccia dove
non può, l'immigrato che corre, fa l'incidente e non ha l'assicurazione".
Non li sopporta la gente comune, ma c'è chi li punisce, chi li elimina. La
camorra ha le sue sentinelle nei viali di Pinetamare: alcuni custodi o
guardiani. Segnalano chi sbaglia. Si spiega così la morte di Marion Buzzatu,
romeno ucciso in una spedizione punitiva il 10 novembre scorso. Aveva rubato.
Ma anche il duplice omicidio dello zingaro Alessandro Spada, e di un piccolo pregiudicato,
Domenico Ciccarelli, il 14 dicembre. Di uno spacciatore, Ferdinando Milano a
Pinetamare il 29 marzo. Di Antonio Saroppa, spacciatore anche lui, colpito in
un'auto e scaricato morto davanti alla caserma dei carabinieri. Perché li
uccidono? Risposta generica. "Danno fastidio". Risposta confidenziale
da bar: "Qui ci sono 20 mila abitanti d'inverno e 100 mila d'estate. In
21.328 case qualcuno si nasconde, no?" Chiaro, in tre stagioni su quattro
è rifugio di latitanti. Meglio quindi tenere lontani gli sbirri, che pure
arrestano a frotte. In una villa di Ischitella i carabinieri scovarono Nunzio
Di Lauro. Gli affari opachi sono estesi, l'abusivismo edilizio è radicato, le
banche rifiutano i mutui, neanche una ruspa per eliminare villone o
antiestetiche reti sulla foce del Volturno. Ma anche buoni progetti. I due
campi da golf ne aspettano altri 10 nel complesso dei Coppola, la famiglia che
vanta Cristiana ai vertici di Confindustria, vicepresidente con delega per il
Sud. Il consorzio "Rinascita" con il colonnello medico Vincenzo
Schiavone sollecita la Regione "per gli ultimi due ok di Ambiente e
Sanità, ed avremo il primo ospedale privato d'Italia". L'assessore Ennio
Cascetta ha appena presentato il porto turistico da 1.400 posti, non tramonta l'idea
dell'aeroporto di Grazzanise, a due passi. Una ballata americana canta:
"Malibù, la vita è troppo breve per vivere altrove". Sarà così anche
Castelvolturno, se elimina i motivi del suo vivere male. Camorra e razzismo.
Due parole che uccidono. (a.c.).
( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del "Banca
e industria alleate contro racket e mafia" Intervista a Ivan Lo Bello,
neopresidente del Banco di Sicilia (Unicredit) di Salvo Fallica / Catania
NORMALITÀ "Una terra che ha una grande voglia di essere normale".
Così il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, inizia il suo
dialogo con l'Unità, sintetizzando la voglia di cambiamento e di normalità di
una delle regioni più importanti d'Italia. Lo Bello, da poco nominato
presidente del Banco di Sicilia (Unicredit), è il leader degli industriali
isolani che hanno lanciato la battaglia contro la mafia. La notizia annunciata
da Lo Bello nella riunione di Caltanissetta, quando disse: "Fuori da
Confindustria gli imprenditori che pagano il pizzo", ha fatto il giro del mondo.
Nell'isola gli imprenditori che denunciano gli estortori sono aumentati in
maniera esponenziale, da Catania a Gela, da Agrigento a Palermo.Il dialogo con
Lo Bello, non può che partire dal suo nuovo ruolo al vertice del Banco di
Sicilia. "Questo ruolo si inquadra nella volontà del gruppo Unicredit di
cogliere i fermenti nuovi della società civile siciliana. Unicredit è un grande
gruppo internazionale che si radica nel territorio, ed ha l'obiettivo di
coinvolgere nella gestione della banca gli imprenditori locali. E' un segnale
forte, che avviene proprio nella fase in cui gli industriali hanno dimostrato
di accettare la sfida della modernizzazione. La battaglia di noi imprenditori
contro la mafia è sostenuta da una parte sempre più ampia della società civile.
La battaglia è solo all'inizio, ma la direzione è quella giusta". Armonia
fra locale e globale, questa è un'altra sfida della modernità. "Certo. Più
del 50% di Unicredit ha parte della sua attività oltre il perimetro nazionale.
E' un gruppo che si confronta ogni giorno con le sfide della globalizzazione e
dell'innovazione. Bene, in Sicilia ha individuato dei punti di riferimento in
quest'ottica di modernizzazione nella società locale, negli imprenditori
attenti al mondo che cambia. Una banca può aiutare lo sviluppo di un territorio
puntando sulla qualità. Deve scegliere di sostenere le imprese che sanno stare
sul mercato, che hanno come criterio la competitività non la cultura
assistenziale. Una banca deve valorizzare chi ha buoni progetti imprenditoriali.
In questo senso la grande rete internazionale di Unicredit può dare un
contributo alle nostre imprese, accompagnandole in un processo di
modernizzazione" Com'è la Sicilia oggi? "La nostra isola è in una
fase di cambiamento, ma ha anche notevoli contraddizioni. Ha aree di
eccellenza, e coni d'ombra. Vi sono imprenditori che hanno sposato la cultura
del mercato, che si contrappongono nettamente alla cultura
dell'assistenzialismo. Ma ve ne sono altri invece, che sono ancora immersi in
quella cultura assistenziale e della rendita parassitaria, ed ancora peggio vi
sono imprese colluse con il malaffare, con la mafia, come emerge dalle
inchieste giudiziarie. Vi è una parte della Sicilia che ha preso coscienza che
la sfida si vince partendo dalla legalità e dalla modernizzazione, una parte
invece che non si scrolla ancora di dosso vizi e negatività del passato. In
quest'ottica la lotta per cambiare l'isola è nella sua fase iniziale, abbiamo
ottenuto risultati insperati, si pensi ai tanti imprenditori che denunciano gli
estortori e si schierano in maniera netta contro la mafia. Ma vi è ancora molto
da fare." In Italia e nel mondo inizia a passare questa immagine del
cambiamento dell'isola. "Questo cambiamento si basa su due fattori
fondamentali. Da un lato i grandi risultati ottenuti negli ultimi anni dallo
Stato in Sicilia. Magistratura, forze dell'ordine, hanno inferto colpi
durissimi alla mafia, in molte città sono stati sgominati interi clan. Molti boss sono in carcere. Ed allora, bisogna dire con forza, in
Sicilia lo Stato c'è ed ottiene risultati. L'altro fattore è stata la
ribellione della società civile, fatta da imprenditori, commercianti,
sindacalisti, intellettuali, giornalisti, movimenti culturali e sociali, gente
comune che crede nel cambiamento. Si pensi a fenomeni positivi come
"Addiopizzo"". Anche la cultura ha contribuito a far emergere
questi nuovi aspetti? "Certo, penso ai giornalisti, ai commentatori, che
hanno saputo raccontare questi aspetti del cambiamento senza fermarsi ai triti
e ritriti stereotipi della Sicilia immobile, che accanto alle cose che non
funzionano, hanno anche messo in evidenza gli aspetti del cambiamento. Ed un
contributo di primaria importanza lo ha dato un grande scrittore come Andrea
Camilleri. Non solo con i suoi scritti di narrativa, nei quali con l'immagine
del personaggio Montalbano ha fatto emergere valori positivi dell'isola, ma
anche con il sostegno aperto che ha dato sui media all'iniziativa di
Confindustria contro il racket delle estorsioni, contro la mafia. Lo ringrazio
pubblicamente per quel che fa, per il sostegno che ci dà". E il futuro?
"Occorre guardare alle cose con realismo, non nascondere i problemi e le
difficoltà, ma dobbiamo perseguire con coraggio la via del cambiamento. E
voglio dirlo sulle pagine economiche de l'Unità, la via del cambiamento si
persegue con un concetto gramsciano, l'egemonia culturale. Sviluppo e legalità
sono elementi inscindibili di un connubio. La parte innovativa della Sicilia
vincerà la sua sfida, è solo questione di tempo".
( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del Il Papa
Costanzo Oliviero Beha Segue dalla Prima Non saltate su, pazientate. È vero o
non è vero che il primo cittadino di Montecitorio si è rivolto subito al
Presidente Napolitano e poi al Papa, con una specie di "colpo di
teatro" che faceva veleggiare le parole? Tenetelo a mente. Il 1° maggio
sui giornali c'erano ovviamente paginate dedicate a questo varo della navicella
della Camera. Ma se aveste cercato prima nelle pagine romane del Corriere della
Sera e poi in vari siti internet, da Dagospia ad Articolo21, avreste trovato
un'insolita notizia. Racconta la collega Ilaria Sacchettoni che il bulimico
mediatico per eccellenza, Maurizio Costanzo, è di recente riapprodato alla
radio pubblica (nell'articolo ci sono accenni riduttivi alla televisione come
autore e conduttore Mediaset, ai giornali, alle consulenze di comunicazione,alla
mezza dozzina di teatri che dipendono da lui a partire dal Parioli, alla
docenza universitaria ecc.). Fin qui, la notizia non sarebbe granché, e anche
Ilaria lo sa benissimo. La notizia casomai sarebbe stata: Maurizio Costanzo non
riesce proprio a lavorare in radio, c'è una mafia radiologica che gli impedisce
di farlo, lui cerca di spezzare queste catene ma evidentemente la
"N'drangheta" dell'Etere proprio non lo sopporta per le battaglie che
il Nostro conduce da sempre contro le "n'drine". Ma le cose evidentemente
non stanno proprio così. Infatti, ci dice sempre il Corriere, per trasmettere
un quarto d'ora a mezzanotte sulle frequenze di Radio Uno e per l'esattezza
nello spazio del Giornale Radio, l'autore e conduttore ha chiesto ed ottenuto
un certo tipo di servizio: gli hanno impiantato uno studio radiofonico in casa,
ma sì, avete capito bene, va in onda dalla regia di casa sua. Lasciamo stare
altri aspetti secondari come compensi e ascolti, volgari i primi esigui i
secondi, e rimaniamo al punto. Costanzo trasmette da casa propria sulle
frequenze della radio pubblica. Dove vive Costanzo?In un paesino sperduto? No,
vive a Roma. Ma per ovviare all'obiezione topografica del tipo "perché non
va ai microfoni Rai come chiunque altro?", a qualcuno è venuto in mente
che c'erano e ci sono dei precedenti. Non si sa a chi sia venuta in mente la
soluzione, a partire dai vertici aziendali e a scalare tra i graduati, ma
trattasi di geniale associazione di idee. Il primo precedente è l'attrezzatura
presso il Quirinale per il Presidente della Repubblica, il secondo in Vaticano
per Sua Santità. Riferimenti ineccepibili, come si può constatare.Entrambi gli
indirizzi per di più, si noti bene, di stanza nella Capitale.Proprio come
Costanzo. È per questo che credo che Fini,pur meritoriamente titolare di un
percorso di democraticizzazione ecc.ecc., non avrebbe dovuto dimenticare un
contemporaneo di tale spessore, insieme così sottile e così vorace, capace di
mettere in riga praticamente tutti, a sinistra come a destra, "consigliori"
politico di mezza casta ed autentico "puparo" per buona parte del
mondo dello spettacolo in questo Paese (chiedere a Gigi Proietti). E ovviamente
giornalista, come si evince dalla sua biografia e dai suoi articoli diffusi e
insistiti anche diariamente in un cortocircuito tra
stampa-tv-politica-botteghino da urlo e da Oscar. Con una figura così, di cui
ormai pare di pessimo gusto ricordare i trascorsi piduistici visto come tira il
vento politico in cima, è giusto rovesciare del tutto annosi e inattuali criteri
di valore. Bisogna avere il coraggio morale e civile di arrendersi,sapere che
Maurizio il Solare ha vinto a Roma e in Gallia, riconoscere che tutti coloro-e
sono stati davvero tantissimi in questi trent'anni- che gli hanno tenuto e gli
tengono bordone non sono dei viscidi lacché bensì degli intelligenti interpreti
dell'Italia contemporanea. È gente che ha semplicemente
capito per tempo come sarebbero andate le cose e si sono avvantaggiati,
all'ombra di un boss che antropologicamente e fenomenologicamente (insomma,
mauriziocostantemente) ci rappresenta perfettamente ormai tutti, o quasi. Per
questo chiedo a Fini di rimediare, appena gli sarà possibile.Se ne ricordi, per
il bene comune, per un diverso senso della collettività. Altro che il 25
aprile e il 1° maggio, altro che le riconciliazioni nazionali oltre l'odio tra
fratelli, è questa la vera "famiglia italiana" di oggi ed è Costanzo
che ne è il pater onnicomprensivo e il modello di comportamento (con parenti,
amici e compari). Senza ironia e quasi con devozione, dunque, benvenuti a
Costanzopoli.
( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del La marcia da
Roma Furio Colombo Segue dalla Prima Q uasi certamente una simile tragedia
costerà la carriera politica del Sindaco e il posto del capo della polizia, che
- nelle città americane - è nominato dal sindaco. Ma non ha neppure sfiorato le
elezioni primarie. In Italia, per la prima volta, un sindaco italiano annuncia
la espulsione di tutti i criminali stranieri (in campagna elettorale ha
lanciato e ripetuto una cifra: ventimila, una espulsione di massa) ovvero una
decisione che nel diritto italiano non è competenza comunale. E ordina che i
vigili urbani d'ora in poi siano armati, una decisione che chiederebbe un
intervento del prefetto. I vigili urbani armati sono regolati da quali leggi e
addestrati secondo quali regolamenti? Come si coordineranno con le tre polizie
italiane, i Carabinieri, che rispondono al ministro della Difesa, la Polizia,
di cui è responsabile il ministro dell'Interno, e la Guardia di finanza che -
nonostante il diverso parere del generale Speciale - risponde al ministro
dell'Economia? E che cosa sta dicendo Alemanno al Comandante dei Carabinieri di
Roma, al capo della Polizia della capitale, mentre si affretta - in modo
concitato, come sotto la spinta di una vasta emergenza - a creare e convocare
un "comitato per la sicurezza"? Tutti inetti, distratti, incapaci?
*** Una cosa è certa. Il progetto "paura" (benché la criminalità sia
la più bassa d'Europa, ed è evidente che lo è per merito di Carabinieri e
Polizia) ha funzionato bene. I dati sono falsi, l'insulto alle Forze
dell'ordine è evidente, l'iniziativa delle ronde si sta diffondendo in tutto il
Nord: cittadini coraggiosi che sfidano la notte e il pericoloso immigrato
mentre i Carabinieri giocano a carte. E quando Sky Tg 24 prova a misurare con
un sondaggio il parere del pubblico, ci fa sapere che il 78 per cento dei
cittadini vuole armare i vigili urbani, e solo il 22 per cento è contrario.
Intanto nessuno protegge gli imprudenti che tentano di attraversare sulle
strisce bianche. E nessuno mette sotto controllo le orde di motorini che non rallentano
mai e puntano direttamente sui passanti. Il percorso adesso è abbastanza
chiaro. Ancora due passi, la corsa ad armarsi dei cittadini e la pena di morte,
e saremo un vero Paese moderno come l'America dei film più allarmanti. Ed è una
delle risposte mancanti al risultato elettorale che ci ha colpiti, ma anche
sorpresi e disorientati. O meglio, alla vastità di quel risultato. Il progetto
"paura" ha dato i suoi frutti fra telegiornali e programmi
pomeridiani che improvvisamente hanno abbandonato i delitti come a Cogne e le
stragi a rovescio (padani che sterminano la famiglia del tunisino) come a Erba,
e hanno puntato tutti gli obiettivi sull'immigrazione e sui suoi mali, badando
a mettere in sequenza e connessione continua solo i delitti dell'immigrazione.
Ma del lavoro degli immigrati come immenso contributo alla vita italiana non si
parla mai. * * * L'operazione "paura" è la mossa giusta. E ha
stabilito chi è il vero erede del fu Movimento sociale italiano diventato An,
diventato Fiuggi, diventato Casa delle Libertà e apparentemente scomparso come
partito, dentro il Pdl. Non è Gianfranco Fini, che ha iniziato il suo viaggio
di fine corsa con il mini-discorso di insediamento come presidente della Camera
(una ventina di minuti in cui ha deliberatamente omesso il nome di Oscar Luigi
Scalfaro quando ha reso omaggio agli ex presidenti della Repubblica viventi). È
Gianni Alemanno che ha puntato tutto sul passato (paura, stranieri minacciosi,
sacri confini, la patria, commissario speciale alla sicurezza, vigili urbani
armati, difesa d'emergenza della capitale in pericolo) e ha vinto. Sì, certo,
contano molto, in questa pagina della soria italiana, anche i tassisti romani.
Anzi essi sono un monumento in auto bianca con tassametro della nostra storia.
La loro rivolta, con violente aggressione fisiche come in una curva da stadio,
e incitamenti del leader di destra in persona, Gianni Alemanno, che ha
proclamato in quel momento il suo legame fortissimo con il passato, sono il
punto e il momento in cui sono state decise le elezioni romane: con un risoluto
ritorno alle corporazioni. In questo modo sono stati scolpiti nella roccia
capitolina i due punti chiave del programma vincente. Il primo è che destra
vuole ruolo e destino fisso e ciascuno al suo posto: chi è straniero è
straniero, chi ha una licenza se la tiene per sempre, i cambiamenti si
impediscono con la forza, e l'indottrinamento e la paura sono altre cose dai
fatti veri. Per mesi i tassisti romani hanno infaticabilmente lavorato,
passeggero per passeggero, corsa per corsa, in modo che passasse - oltre la
denigrazione di Prodi, Veltroni e Rutelli - anche il messaggio diretto agli
utenti: "siamo cattivi, non vi conviene". Il secondo è che - in
questa Italia, in questa Roma, in queste elezioni - la destra di mercato (che
negli altri Paesi democratici è il bagaglio culturale dei partiti che - appunto
- si definiscono di destra) non esiste. Qui destra vuol dire il passato,
persino se adattato a certi limiti e rituali della democrazia. E il passato,
quando si rivolta in forma di presente, ha una faccia strana, stravolta. Penso
ai turisti che, la sera del 28 aprile, nella città più turistica del mondo,
invece di ottenere un servizio di trasporto pubblico, hanno visto lunghe
colonne di taxi imbandierati mentre i guidatori della città neo-peronista
gridavano "liberi, finalmente siamo liberi" , una scena simile alla
Rivoluzione dei Garofani del Portogallo dopo Salazar. Ma allora era la fine del
despota, della dittatura, della morte in prigione, della guerra in Angola. Roma
- o almeno la visibilissima Roma dei tassisti - ha celebrato la sconfitta della
proposta di moltiplicare le licenze, esattamente come la fine di un regime. ***
O forse come l'inizio. Perché la corporazione dei tassisti - a questo punto -
co-governa la città. E molte vendette, anche gravi, verso chi si ambientava
nella zona dei perdenti, devono ancora essere consumate, e non tutte
riguarderanno solo l'incarico o posto di lavoro. Sono i giorni, le ore, in cui
Gianfranco Fini, diventando presidente di un ramo del Parlamento, si permette
di condannare "i danni del relativismo culturale" che è esattamente
ciò che si fa in Parlamento, la tua verità a confronto con la mia, segue
dibattito. Un Parlamento senza relativismo è un Camera dei fasci e delle corporazioni.
O è un conclave senza la Fede. Sono i giorni in cui Bossi dice, uscendo da Montecitorio dove il nuovo presidente ha appena
salutato il tricolore, che "quella non è la mia bandiera. La mia è la
bandiera verde della Padania". Bossi ha appena
detto - con linguaggio islamico - che "trecentomila martiri con fucili
caldi sono a mia disposizione" nella sua mitica regione. Si può
dubitare del suo controllo sulle parole. Ma tutto ciò è compatibile con il
giuramento di un ministro della Repubblica? Quanto più in basso si deve
scendere per provocare un sussulto di difesa delle istituzioni italiane? Ma il
vero pericolo è la fragilità opportunistica del contenitore Italia. Armi ai
vigili urbani, ronde di guardia padana, espulsioni di massa decretate dal
sindaco, prefetti che tacciono e accettano tutto, la Tv che asseconda, i
cronisti con le domande concordate, le authorities diversamente abili, i
giudici resi cauti e i titoli dei giornali che proclamano: "Riforme
insieme". Con chi, con Bossi? Con i tassisti?
furiocolombo@unita.it.
( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del Emilia, i
sindaci Pd: la Lega vola Noi, sulla sicurezza troppo
soli di Gigi Marcucci / Bologna Le Regioni sono nate per fare ciò che, da soli,
i Comuni non riuscivano a realizzare. In Emilia-Romagna , nel 1978, la Regione
istituì - in anticipo sulla riforma del settore - le Unità socio sanitarie
locali, affidando loro la tutela della maternità, dell'infanzia, degli anziani.
Regione, nuova Sanità, decentramento. Fu una svolta nella costruzione di un
potere sempre più diffuso e locale, un adeguamento del Welfare ai problemi
posti dallo sviluppo economico di quegli anni. Quarant'anni dopo, di fronte
all'impetuosa avanzata della Lega e alle sue istanze
territoriali, c'è chi si chiede se la sinistra non debba rispondere con idee di
portata equivalente a quelle degli anni 70 all'offensiva della destra.
Ridistribuire il potere e le risorse, riavvicinando cittadini e istituzioni.
Rispondere in questo modo alla domanda di protezione sociale che per ora sembra
premiare la destra, non solo in Italia ma anche nel resto d'Europa. A
interrogarsi, tra gli altri, è Graziano Pattuzzi, sindaco di Sassuolo, capitale
del distretto delle ceramiche, alle prese da anni con gli effetti combinati
della globalizzazione. A Sassuolo, l'11% dei residenti è straniero, le aziende
ceramiche sentono sul collo il fiato della concorrenza internazionale. Un tempo
la materia prima, l'argilla, si estraeva dal fianco delle colline, ora viene
importata prevalentemente dall'estero. La platea dei paesi concorrenti si è allargata
e i prezzi corrono. Gli addetti in cassa integrazione sono un migliaio su circa
30.000. Al quartiere Braida di Sassuolo si registrano da anni problemi di
degrado e criminalità. Sono quelli che hanno fatto balzare questo grosso comune
modenese sul primo sfoglio dei grandi quotidiani nazionali. Accadde due anni
fa, dopo che alcuni cittadini immigrati armati di videofonino avevano ripreso e
consegnato alle Tv le fasi concitate e violente dell'arresto di un loro
concittadino. Ci sono famiglie di immigrati, spiega Rocco Corvaglia, che vivono
in appartamenti di 28-
( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del D'Alema
frena Tripoli: è un affare interno Ma il ministro degli Esteri auspica che il
nuovo governo prosegua la collaborazione con il mondo arabo di Umberto De
Giovannangeli "LA FORMAZIONE e composizione del nuovo governo è una
questione interna, regolata da precise disposizioni costituzionali". È
quanto ha voluto ricordare ieri il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ai
Paesi arabi e mediterranei con i quali l'Italia intrattie- ne intensi e duraturi
rapporti di amicizia e collaborazione in relazione al comunicato emesso l'altro
ieri dalla Fondazione El-Gheddafi e ad altre prese di posizione nel mondo
arabo. Il ministro affida le sue parole ad una nota della Farnesina. Il
ministro D'Alema, ha auspicato , prosegue la nota, che "vengano evitati in
questa fase commenti e prese di posizione che non contribuiscono al
rafforzamento di tali rapporti, che egli stesso in questi ultimi anni ha
coltivato con particolare impegno e convinzione, e che egli si augura continuino
ad essere sviluppati al di là dei cambiamenti di governo". Con
l'occasione, il titolare della Farnesina ha ribadito "la particolare
importanza che l'Italia attribuisce al dialogo tra le culture e le civiltà come
elemento chiave per una fruttuosa cooperazione nel Mediterraneo", regione
in cui il nostro Paese svolge un ruolo attivo, equilibrato e propositivo".
Un equilibrio che ora rischia di incrinarsi. Di dialogo tra culture non c'è
traccia nell'esternazione dell'europarlamentare leghista Mauro Borghezio. Che a
caldo aveva ribattuto a Gheddafi jr. così: "Per nostra fortuna e merito
degli elettori vi sarà finalmente nel nuovo governo una
presenza significativa dei crociati della Lega Nord in grado
di affrontare il pericolo del terrorismo jihadista ed i suoi palesi e occulti
sostenitori". La puntualizzazione del ministro degli Esteri incontra il
plauso di maggioranza e opposizione. "Sono del tutto inaccettabili
intromissioni estere da qualunque parte provengano sulla formazione del governo
del nostro Paese. In ogni caso, ha impostato correttamente il problema
il vice segretario generale della Lega araba, Ahmad
Ben Helly, il quale ha affermato che una posizione potrà essere presa dal mondo
arabo solo alla luce della politica che farà il governo Berlusconi",
dichiara Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia. Sulla stessa
linea Silvana Mura, Italia dei valori: "L'Italia in quanto Paese sovrano -
dice - non può certo accettare ingerenze sui propri affari interni e tanto meno
sulla formazione di un governo democraticamente eletto". E Mario Baccini,
Rosa per l'Italia, avverte: "se il nome di Calderoli
avesse avuto delle difficoltà nell'entrare al governo, ora non potrebbe più
esserne escluso, perché si darebbe l'impressione che l'Italia subisca ricatti
da uno Stato estero". Il no alla posizione libica viene anche da Marina
Sereni, parlamentare del Partito Democratico che definisce
"inaccettabile" la sortita del figlio di Gheddafi: "Un diktat
che nessun governo potrebbe mai accettare". Per l'esponente del Pd
"il governo se lo scelgono i cittadini italiani liberamente con il loro
voto". Quanto alle uscite del passato di Calderoli,
secondo Sereni questo non giustifica affatto la presa di posizione della Libia:
"Un conto è la propaganda che a volte la Lega
conduce anche con qualche eccesso, un conto è la politica di un governo che io
mi aspetto sarà di tipo europeo anche nei rapporti con l'Islam". Anche per
Alfio Nicotra, del Prc, Tripoli "sbaglia ad intromettersi", ma
"al contempo è semplicemente scriteriato riproporre Calderoli
come ministro del governo italiano". Rispetto alle parole di Gheddafi
junior è più sfumata la posizione della comunità islamica in Italia: aldilà dei
nomi si attende il governo alla prova dei fatti. L'imam Yahya Pallavicini
reputa "comprensibili" le opinioni del figlio di Gheddafi, ma
"le minacce sono inaccettabili". Per il vicepresidente della Comunità
religiosa islamica, è "eccessivo mettere in discussione i rapporti tra
Libia e Italia". Quanto a Calderoli, Pallavicini
dice: "Non ho pregiudizi. Mi auguro che in caso di nomina si presenti in
una veste più obiettiva e rispettosa. Il passato è alle spalle".
"Sulle questioni interne decide il Paese. L'Italia è un Paese
indipendente, la Libia altrettanto", sottolinea Issedim Elzir, portavoce
dell'Ucoii (Unione delle Comunità e organizzazioni islamiche in Italia).
"Sarebbe meglio - aggiunge - usare la via del dialogo per creare una
convivenza basata sul rispetto".
( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del In settembre
la consultazione sul Dal Molin Nelle urne la città boccerà il piano. Berlusconi
dovrà decidere se andare avanti / Roma Ora volano coltellate tra Lega e Pdl del quale, il geloso custode nel Veneto, è il
governatore Galan, messo sul banco degli accusati dal Carroccio. Lo ha detto
chiaramente la senatrice del Pdl Anna Bonfrisco che, rispondendo al alcuni
pensati giudizi espressi dal sindaco leghista di Verona, Tosi, sulla sconfitta
Lia Sartori, ricorda che "le province del nostro Veneto sono l'asse portante
di un sistema e di una politica regionale che condividiamo con la Lega, ma le prove di slealtà saranno per noi occasioni di
riflessioni approfondite". La vittoria di Achille Variati a Vicenza ha
mandato all'aria il piano politico della destra nella regione che non era è non
è solo politico, ma, prima di tutto sottende un'alleanza tra potentati
economici. Dietro la debole candidatura della Sartori, ex socialista approdata
nei ranghi berlusconiani, si nascondevano infatti il potente governatore Galan
e forze dell'imprenditoria che sognavano un asse (anche in senso letterale,
cioè a colpi di colate di cemento e asfalto) tra Vicenza, Verona
e le altre province del nord-est, passando per Treviso. La Lega non nasconde
l'irritazione per il fiasco della Sartori. Alle sue spalle i leghisti dicono in
coro che con Manuela Dal Lago l'avrebbero spuntata. Ma non è vero perché la
destra aveva sottovalutato il fatto che i vicentini erano stufi del sindaco
Hullweck e dei suoi metodi carbonari. In special modo sulla vicenda del Dal
Molin. Per anni il sindaco belusconiano e l'assessore di An Cicero hanno fatto
la spola con Roma per trattare di nascosto e all'insaputa dei cittadini e
autorizzare la costruzione della nuova base americana. I vicentini sono stati
messi di fronte al fatto compiuto, solo l'intelligenza di alcuni giornalisti
della stampa locale, ha permesso di smascherare il piano. Nel voto di
ballottaggio i vicentini hanno bocciato prima di tutto una gestione occulta
dell'affare Dal Molin ed hanno premiato Variati che è apparso ed è il
"buon sindaco", uno che sta dalla parte dei cittadini. Ora si apre
uno scenario inedito. Probabilmente tra settembre e ottobre si terrà il
referendum sulla base dal quale, con molte probabilità, uscirà una maggioranza
di No. A quel punto Berlusconi ed i suoi ministri dovranno decidere se
procedere a forza o accettare una soluzione di compromesso. La partita potrebbe
farsi davvero pesante. t. fon.
( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del I timori di
Islam e Lega Araba: potrebbero nascere problemi di Umberto
De Giovannangeli Non è ancora insediato e già desta inquietudine fuori dai
confini nazionali, nel Vicino Oriente. Calderoli e non
solo. La Libia, e non solo. Perché a interrogarsi sulla politica di
"discontinuità" che il nascente governo di centrodestra intende
praticare nella Regione, sono tutte le leadership arabe. C'è chi manifesta
questa preoccupazione in modo eclatante - il figlio del leader libico Muammar
Gheddafi, Saif El Islam - chi, le autorità libanesi, facendo trapelare in via
ufficiosa il loro sconcerto verso ventilati cambiamenti delle regole d'ingaggio
dei soldati italiani impegnati nella missione Unifil due. Ma il disorientamento
non vaiggia solo sulla rotta Tripoli-Beirut. A quanto consta a l'Unità, la
"discontinuità" rispetto al precedente governo di centrosinistra per
ciò che concerne la linea di condotta in Medio Oriente, proclamata dal premier
in pectore italiano, Silvio Berlusconi, dal probabile nuovo ministro degli
Esteri, Franco Fratini, e dalla terza carica dello Stato, il neo presidente
della Camera Gianfranco Fini, è oggetto di attenta valutazione in tutte le
capitali arabe. A preoccupare, spiega a l'Unità un'autorevole fonte diplomatica
araba, non è solo e tanto la "ventilata presenza nel futuro governo
italiano di un ministro ostile all'Islam come si è dimostrato in passato l'esponente della Lega Nord Roberto Calderoli; a preoccupare è soprattutto un riallineamento dell'Italia su
posizioni acriticamente filoisraeliane". Una preoccupazione esplicitata da
un esponente di primo piano della dirigenza palestinese: Yasser Abed Rabbo, ex
ministro dell'Anp e segretario del Comitato esecutivo dell'Olp: "Il
processo di pace vive un momento estremamente delicato - dice Rabbo a
l'Unità - ed oggi è necessario che l'Europa eserciti un ruolo autonomo, attivo,
non subalterno agli Usa e tantomeno a Israele". "È ciò che il governo
italiano uscente ha cercato di fare - conclude Rabbo -. Mi auguro che il nuovo
governo non venga meno a questo intendimento, anche se...". Rabbo si ferma
qui. Ma fuori dall'ufficialità sono in molti, e non solo a Ramallah, a non
coltivare grandi speranze. Se questi malesseri non sono stati ancora
ufficializzati è per una ragione formale più che di sostanza: "Si aspetta
che il nuovo governo sia in carica - afferma ancora la fonte diplomatica araba
- prima di chiedere chiarimenti...". Ma l'inquietudine è forte sull'altra
sponda del Mediterraneo. A testimoniarlo è anche il "gialo" della Lega Araba. Che grazie a fonti diplomatiche arabe l'Unità è
in grado di ricostruire nei suoi passaggi-chiave. Il primo campanello d'allarme
era suonato dopo le esternazioni dell'ex ministro della Difesa nel precedente
governo di centrodestra, Antonio Martino, che aveva affermato a chiare note,
solo in parte corrette da Berlusconi e Frattini, che l'Italia avrebbe dovuto
ridimensionare la sua partecipazione alla missione Unifil in Sud Libano e,
comunque, rivederne le regole d'ingaggio. Una esternazione che aveva suscitato
la reazione negativa del governo libanese di Fuad Siniora. Sia pure in via
informale, Beirut aveva investito del problema la Lega
Araba. Secondo campanello d'allarme: la durissima nota dell'agenzia ufficiale
libica Jarna contro Calderoli che Tripoli
"considera il vero assassino dei cittadini libici morti in
quell'occasione", riferendosi alla manifestazione di protesta scoppiata a
Bengasi il 17 febbraio 2006 contro il Consolato italiano a Bengasi in seguito
alla maglietta con la vignetta anti-islamica mostrata dall'allora ministro
delle Riforme Calderoli durante un'intervista televisiva.
I manifestanti furono affrontati dalla polizia in scontri che riportarono un
bilancio di 11 morti. Le parole di Saif El Islam Gheddafi - se Calderoli fosse ridiventato ministro del prossimo governo
Berlusconi, si sarebbero avute "ripercussioni catastrofiche nelle
relazioni tra l'Italia e la Libia" - non hanno lasciato indifferente la Lega Araba. Nessuna presa di posizione ufficiale, ma una
fonte diplomatica dell'organizzazione afferma senza mezzi termini che
"sarebbe un atto di ostilità verso il mondo arabo e musulmano se del nuovo
governo italiano farà parte un dichiarato nemico dell'Islam come Calderoli...". Concetto ribadito da un dirigente della Lega Araba, Abdul Alim al Abyat: "La nostra
organizzazione non ha ancora ricevuto informazioni ufficiali in materia",
spiega al telefono con l'agenzia Agi, "ma se veramente un personaggio di
questo tipo diventasse ministro, personalmente penso che ci potrebbero essere
problemi nei rapporti con il vostro Paese". Più sfumata la presa di posizione
Al Abyat premette di non essere a conoscenza delle dichiarazioni di Saif El
Islam. Ma se Calderoli venisse veramente nominato
ministro, spiega il portavoce della Lega Araba,
"di sicuro ne discuteremo e la nostra posizione sarà contraria".
"Sarebbe veramente una vergogna far diventare ministro chi ha posizioni
offensive verso il Profeta e la nostra religione", insiste Al Abyat,
"noi non abbiamo mai tenuto atteggiamenti di tale tipo contro altri
culti". "Francamente, però, penso che il popolo italiano sia troppo
intelligente per rischiare una rottura", aggiunge. Abdul Alim al Abyat
dice di ricordare perfettamente l'esibizione della maglietta con vignetta anti
Islam da parte dell'ex ministro leghista, e di avere per questo motivo
"una posizione molto netta". Più sfumata è la posizione, , riportata
dall'agenzia Ansa, di Ahmad Ben Helly, vice segretario generale per gli affari
politici della Lega Araba. Nessun commento su
un'eventuale nomina di Calderoli a ministro:
"prenderemo una posizione quando vedremo la politica del governo
Berlusconi", dice ben Helly. E aggiunge: "Per ora sono solo
speculazioni su candidature". Il numero due della Lega
Araba si ferma qui: la sua è una sospensione di giudizio, nulla di più. Perché
neanche Ahmed Ben Helly può negare l'inquietudine presente nelle capitali arabe
per le avvisaglie della "politica del governo Berlusconi". Il
problema è aperto. Il giudizio, ufficiale, sospeso. Ma tra il mondo arabo e il
nascente governo italiano non è idillio.
( da "Unita, L'" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del Dal maiale
anti-moschea all'Islam civiltà inferiore: la premiata ditta Lega-Berlusconi Una
serie lunghissima di fuori-registro contro i musulmani. L'ultima: il pamphlet
della camicia verde Gibelli, che sul frontespizio spiega "l'Islam è
terrorismo" di Anna Tarquini / Roma Il governo Berlusconi e la questione
islamica. Chi ora vuole mettere sul patibolo solo Calderoli
sbaglia. Perché il primo a sparare a zero sull'islam - salvo poi rimangiarsi
tutto - fu proprio il futuro premier. Era a Berlino, era presidente del
Consiglio da pochi mesi, era il settembre del
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina XX - Torino NOTE (S) Bollani
benefico, il beat dei Pooh ALBERTO CAMPO LUNEDì. Dai profondi anni Sessanta
riaffiora Adamo, che canta all'Alfieri. L'antitesi è il collettivo sperimentale
statunitense To Live And Shave In L. A., allo United. MARTEDì. Medesimi luoghi
e di nuovo musiche agli antipodi: Francesco Merola in teatro contro il punk
rock dei tedeschi Sewer Rats. Ma da quest'ultimo punto di vista è imbattibile
Ossigeno, coi veterani newyorkesi Sick Of It All. MERCOLEDì. Ancora rock
sotterraneo: i ruvidi canadesi Demon's Claws al Velvet. Altre atmosfere dal
sassofonista americano Jerry Bergonzi, ospite del Jazz Club. GIOVEDì. Una
serata da pianisti. Se al Civico di Tortona c'è Giovanni Allevi, in città
Stefano Bollani è al Conservatorio per Emergency e Michael Nyman presenta alla
Fiera del Libro il volume Sublime. Sempre al Lingotto ecco l'esibizione dei
pugliesi Radio Dervish insieme all'Orchestra di Nazaret e quella degli
israeliani Esta con in voce l'iraniana Yarona Harel, coi Khukh Mongol
nell'appendice al Cortile del Maglio. Quanto al rock indipendente, la scelta è
fra i bolognesi My Awesone Mixtape, al Puddhu Bar, e i francesi Myra Lee, allo
United. VENERDì. Prima di due serate consecutive all'Hiroshima Mon Amour per i
salentini Sud Sound System. Doppio impegno anche per Stefano Giaccone
all'Unione Culturale. La cantante palestinese Loubna Bassal è invece alla Fiera
del Libro. Timbri ben più aspri allo Spazio 211 dal navigato metallaro nostrano
Pino Scotto. Suonano duro ma con attitudine sperimentale i canadesi Aids Wolf
al Velvet. SABATO. Domina la tradizione, visto che all'Isozaki arrivano i Pooh.
Altro tono ha il reading/concerto dei Marlene Kuntz alla Fiera del Libro. E
scendendo nel sottobosco s'intercettano al 211 gli statunitensi Old Time
Relijun. Fuori porta troviamo il catanese Cesare Basile al
Ratatoj di Saluzzo, il quartetto di Fabrizio Bosso per il festival jazz di
Alba, gli El Tres de Soledad alla Maison Musique di Rivoli e Giuliano Palma
& The Bluebeaters a Novara per una Notte Bianca. DOMENICA. Evento al
Circolo dei Lettori, dove lo scrittore torinese Paolo Giordano è in combutta
coi Baustelle. Apparizione a sfondo letterario anche per Manuel Agnelli
alla Fiera del Libro, dove si ammira inoltre la cantante libica Miriam
Meghnagi, quando al Cortile del Maglio ci sono i somali del Saba Trio (già il
giorno prima al Lingotto). I tedeschi Rejected Youth infiammano infine a suon
di punk lo United.
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina XXIV - Napoli Sfidò i distributori
americani oggi è re dei cinema indipendenti Vorrei realizzare qualcosa nella
mia terra, un campo di golf: ma non so decifrare le parole dei politici locali
Il nostro futuro è legato al proiettore digitale, e poi in Canada chi produce
cassette pirata finisce in galera Storia di un ragazzo partito con la valigia
di cartone e che è diventato uno dei primi imprenditori del Quebec GOFFREDO
LOCATELLI Questa storia ha a che vedere con un ragazzo nato povero a Novi
Velia, paesino del Cilento arroccato su uno sperone del monte Gelbison. Orfano
a 15 anni di entrambi i genitori, Angelo Guzzo viene allevato da uno zio. Il
suo destino è segnato. Farà il pastore, come suo padre, oppure il contadino. E
invece no. Impuntandosi come un vitellino sulla soglia del macello a 18 anni
parte. Va a fare l'operaio in una fabbrica svizzera, tra lo stridore di torni e
l'assordo di lamiere battute. Poi si trasferisce a Ravensburg, in Germania. Ma
la lingua tedesca è ostica per lui: non riesce ad ambientarsi. Mentre fa il
"gastarbeiter", l'emigrante, Angelo sente dire che il Canada cerca
manodopera specializzata. Con pochi risparmi, nel 1967 acquista il biglietto e
vola a Montreal. Per i primi 15 anni lavorerà come un mulo, senza neppure un
giorno di vacanza. Ma in 40 anni il ragazzo cilentano partito con la valigia di
cartone è diventato uno dei primi imprenditori del Quebec: proprietario di 160
sale cinematografiche in 16 megacomplessi. Compare assieme al capo del governo
canadese o a Jean Todt, ha una villa su una spiaggia del Messico e un'altra a
Palinuro, un figlio che colleziona Ferrari e una corporation che produce utili per
milioni di dollari. A Novi Velia, dove ha casa e piscina, i paesani lo chiamano
Angelo "'u canadese". Di lui non sanno molto. Come non sanno molto i
sindaci dei paesi cilentani che gli fanno fare ore e ore di anticamera.
"Vorrei realizzare qualcosa nella mia terra - dice. - Il Cilento
sopravvive con soli due mesi all'anno di turismo marino. è assurdo che, con il
clima dolce, il mare e la montagna, non si sviluppi". Avendone la
possibilità, Angelo vorrebbe costruire un campo da golf, struttura che lui valuta
capace di attrarre un ricco flusso di appassionati. Così, per passare dalle
parole ai fatti, ha acquistato a Roccagloriosa, paesino di 1700 abitanti,
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sport SETTE GIORNI DI CATTIVI PENSIERI
CRONACHE DALLA FRANCIA CHI è RAZZISTA NON GIOCA PIù GIANNI MURA Fiorentina,
ultima rimasta in gioco, addio. Con qualche rimpianto, legato non solo ai
rigori falliti. Se in 210 minuti non si fa lo straccio di un gol a quelli di
Glasgow, quasi quasi è giusto vedere la finale in tv. Non è giusto in rapporto
alla voglia di far gioco, alle occasioni avute, ma è giusto in contrappeso alla
fortuna che aveva dato in sorte la squadra più scarsa. Non il temuto Bayern di
Toni, non lo Zenit col solito presidente miliardario amico di Putin (mi sa che
li colleziona). Il livello tecnico-spettacolare di tutte le semifinali europee
è stato deprimente, e non ci vengano più a raccontare che il catenaccio è
un'esclusiva del calcio italiano. Gode di buona salute anche più a nord. Le grandi firme, con l'eccezione di Drogba, non hanno lasciato
tracce né sulle partite né nell'album dei ricordi. Che apro, aiutato da un libro
di Sandro Picchi, un collega fiorentino che il calcio lo ama, lo studia e lo
racconta ad altezza d'uomo, a differenza dei telecronisti (in larga maggioranza
di Sky) che celebrano come minaccioso ogni tiro a meno di dieci metri dalla
porta e la tonnara, l'ammucchiata in mezzo al campo, la chiamano "fare
densità". Mi pare di cogliere, comunque, un che di soddisfatto nelle loro
voci quando dicono "le squadre si allungano". Tradotto, significa che
non si va in pressing su tutto quello che si muove in campo ma si attacca, con
gli ultimi fiati. Si attacca, non nel senso di aggredire lo spazio (sto citando
a memoria) ma di provarle proprio tutte, fosse pure un dribbling. Il libro di
Picchi s'intitola "Quando il pallone s'indiavolò" (Ed. Olimpia, Firenze,
129 pagine, 12,50 euro). Sottotitolo: "Dal calcio fantasista al calcio
totale". In copertina una foto di Sivori con la maglia del Napoli. Non è
un racconto nostalgico, anzi da esempi nostrani non lontanissimi (Baggino,
Mancini, Zola) o ancora in attività (Totti, Del Piero) Picchi trae ottimismo
sulla notevole capacità d'adattamento che la fantasia ha mostrato, seguendo
l'evoluzione in senso muscolare del calcio. Picchi sa bene che il calcio non è
soltanto tecnica individuale, ma si chiede (e non si risponde, la risposta è
ovvia): "Cos'è che ci riconcilia con il calcio, a parte la vittoria della
squadra del cuore? Un'accorta disposizione tattica, un'efficace diagonale
difensiva, un pressing intenso, un buon filtro a centrocampo o quell'attimo
miracoloso che da solo vale il prezzo del biglietto"? [Renato Cesarini
(sì, quello della famosa zona) per esaltare il gol ricorreva a un'immagine:
togliete le porte dal campo e nessuno andrà più allo stadio. Bel tipo,
Cesarini. Con Orsi aveva aperto una sala da ballo a Torino (e la chiudeva,
aggiungevano i tifosi juventini, a notte fonda). Quando si presentò davanti
alla commissione che doveva esaminare la sua domanda per diventare allenatore,
gli chiesero se avesse scritto qualche libro sul calcio. Rispose: "No, ma
se mi date quelli che avete scritto voi vi correggo gli errori". Tra le
tante sentenze di Boskov, una delle meno note e più vere: "Grande
giocatore vede autostrada dove altri solo sentiero". [Un'autostrada di
sciocchezze, per cambiare discorso, mi pare la classifica dei cento big
dell'anno (le persone più influenti) stilata da "Times". Non c'è il
Papa e c'è Kaka? Già. Non c'è Benedetto XVI e c'è una semisconosciuta golfista
messicana? Proprio così. Vabbé, c'è il Dalai Lama, ma si sa che quest'anno va
di moda. Sono classifiche fatte da un giornale, mica votazioni. Macché, bisogna
proprio sentire cosa dice il Vaticano. Sconcertante, dice il Vaticano. Ma no,
banalissimo. Sconcertante, semmai, è che ad Assisi sia vietato chiedere la
carità "a meno di cinquecento metri da chiese, luoghi di culto, monumenti,
piazze ed edifici pubblici". Cioè dappertutto. Dal Vaticano il cardinal
Martino ("ministro della solidarietà" lo definisce Repubblica) sembra
sconcertato e spiazzato insieme. "Chiedere l'elemosina non è un reato. Non
capisco perché si debba proibire per legge. Anche se ci possono essere
approfittatori o professionisti dell'accattonaggio, è sempre bene aiutare chi
ha bisogno". [Adesso basta, perché a parlare di certe cose non si fa bella
figura. Meglio segnalare, dopo sms e mms l'arrivo del pms (perfumed short
message). Sul Corsera ho letto che in Germania è stato brevettato un cip che
permette l'invio di messaggini profumati. Vuoi spedire alla tua ragazza il
profumo di un mazzo di rose? Ecco fatto. Sulla Stampa ho letto che torna di
moda la barba. "Ma di due giorni, quindi molto curata. Il nuovo mood esige
capello sempre fresco di shampoo (preferibilmente dal taglio corto) e sguardo
liscio e riposato, privo di borse, occhiaie e di qualsiasi traccia di vita
spericolata. E anche di vita lavorativa, suppongo. Matteo Salvini, neodeputato
della Lega, su Repubblica: "Mica frequentiamo
solo polentoteche e birrerie in Val Chiavenna. E' ora che si sappia che tra di
noi c'è anche chi legge qualche libro". Non vale, lo ha detto dopo le
elezioni. Infine, poche righe solo su qualche quotidiano per questa notizia:
una squadra di calcio di serie A i cui tifosi hanno esposto uno striscione
gravemente offensivo nei confronti dei tifosi della squadra ospite, non potrà
partecipare per punizione alla prossima Coppa nazionale. Tranquilli, succede in
Francia, col Psg. Da noi tutto a posto, la politica non entra nel calcio.
Semmai, il contrario.
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Governo, Berlusconi stringe i tempi sarà
Possa il ministro dell'Energia Sul Welfare scontro con An. Parisi:
Bossi non può giurare Per la Giustizia oltre a Pera restano in corsa
Elio Vito e Angelino Alfano FRANCESCO BEI ROMA - Silvio Berlusconi, alle prese
con la formazione della squadra di governo, ha deciso ieri di prendersi mezza
giornata di riflessione in solitaria. Chiuso ad Arcore, congedati i
collaboratori, ha iniziato a tirare le fila di una settimana di colloqui con
alleati e aspiranti ministri. "Ormai ha in mano tutti gli elementi -
spiega Sestino Giacomoni - e questo fine settimana deciderà la squadra da solo".
Restano sempre aperte, dal poco che filtra, le due questioni più spinose: la
Giustizia e il Welfare. Per la prima casella la candidatura più pesante resta
quella di Marcello Pera, anche se, stando a radio Pdl, sarebbero in ascesa le
quotazioni del giovane Angelino Alfano, coordinatore di Forza Italia in
Sicilia. In gara continua ad esserci Elio Vito, che in alternativa potrebbe
andare ai Rapporti con il Parlamento. Non è quindi escluso che la Giustizia
resti scoperta fino all'ultimo - la storia è piena di aneddoti di ministri
"nominati" al telefono sulla strada che porta al Quirinale - e c'è
chi sostiene che Berlusconi possa arrivare nello studio alla Vetrata con una
rosa ancora aperta da discutere con Napolitano. Del resto, per capire quanta incertezza
ci sia ancora sui dicasteri, basta citare la battuta che lo stesso Berlusconi
ha rivolto a una strasicura Stefania Prestigiacomo due giorni fa: "Cara,
stai tranquilla... ma non troppo". L'altra grana è quella del Welfare,
conteso tra An e Forza Italia. "La nostra proposta - scandisce Maurizio
Gasparri - resta quella di Andrea Ronchi. Se ce ne saranno altre ne
discuteremo". Sulla candidatura del forzista Maurizio Sacconi (che fece
con il ministro De Michelis la battaglia sulla scala mobile) Gasparri taglia corto:
"è una persona competente, tuttavia in questi casi bisogna affrontare
prima i nodi politici". La novità dell'ultim'ora sarebbe la creazione di
un ministero nuovo di zecca, quello all'Energia, che Berlusconi vorrebbe
affidare al suo amico di infanzia Guido Possa (insieme vendevano scope
elettriche a domicilio). Esperto di nucleare, Possa ministro farebbe da
apripista per il ritorno dell'atomo in Italia. Il Cavaliere incassa intanto
l'apprezzamento di Marco Tronchetti Provera per la nomina di Montezemolo ad
ambasciatore del made in Italy: "è un incarico importante e Montezemolo è
adatto a svolgerlo". Si vanno definendo nel Pdl anche gli incarichi
parlamentari. Gaetano Quagliariello sarà il vice di Maurizio Gasparri alla
guida del gruppo al Senato, Italo Bocchino sarà il vice di Cicchitto alla
Camera. Donato Bruno l'avrebbe spuntata su Enrico La Loggia come presidente
della commissione affari costituzionali. Infine, da registrare l'affondo di
Arturo Parisi contro Bossi e la sua bandiera padana:
"Non può giurare onore e fedeltà alla Repubblica se prima non ritratta le
dichiarazioni antitaliane appena rinnovate".
( da "Repubblica, La" del
04-05-2008)
Argomenti: La Lega
Radici salde, rami secchi il Pd rimane in
mezzo al guado Fermo a un terzo degli elettori e la base è quella del Pci Il
rischio per il partito è restare una minoranza ferma a un terzo dell'elettorato
Rappresenta una novità attraente ma vecchia dal punto di vista del gruppo
dirigente (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ILVO DIAMANTI Mezzo punto percentuale in
più se, oltre ai voti ottenuti dall'Ulivo, si considera il contributo dei
Consumatori e dei Radicali (presenti nelle liste del Pd). Mentre, in questi due
anni, la distanza dal Pdl si è ridotta di qualche decimale, rispetto a quella
fra Ulivo e Fi-An, considerati insieme. Poco più di 4 punti. Se si legge la
storia elettorale della seconda Repubblica in chiave bipartitica, d'altronde,
ciò che colpisce è, soprattutto, la stabilità. L'Ulivo - e prima i Ds e la
Margherita oppure i Popolari, considerati insieme - ha sempre ottenuto intorno
al 30%. Il minimo nel 1996: 28% (ma il 32% se si considera la Lista Dini, che
in seguito entrerà nella Margherita). Il massimo proprio in queste elezioni. Il
che definisce la misura della sinistra riformista: meno di un terzo
dell'elettorato. Mentre la base del Pdl, calcolata sommando Fi e An, oscilla
maggiormente (soprattutto a causa della competizione di Fi con la Lega): fra il 36% (nel 1996) e il 41% (nel 2001). Sempre
sopra al Pd, comunque. Anche se la distanza fra i due soggetti politici, in
queste ultime elezioni, appare ridotta come mai in precedenza. Il problema è
che la lettura "bipartitica" non permette di capire con chiarezza il
senso della competizione elettorale nell'Italia della seconda Repubblica.
Perché il Pd e il Pdl, anche nelle versioni precedenti, non si presentano mai
da soli. La differenza, dunque, la fanno sempre gli alleati. L'ampiezza delle
coalizioni e la misura dei partiti con cui si coalizzano. Fino al limite del
2006. Quando la nuova legge elettorale viene interpretata in senso
"aggregativo". Per cui, intorno a Berlusconi e Prodi, si coalizzano
tutte le sigle, dalle più grandi a quelle minime. E l'elettorato si ricompone e
si divide in due bacini perfettamente uguali. Questa volta, invece, Veltroni ha
scelto la strada della semplificazione, puntando tutto sul Pd. Berlusconi lo ha
seguito. Ma la politica delle alleanze, per quanto a corto raggio, ha
continuato a pesare. Con esiti asimmetrici. Perché la distanza fra Pdl e Pd,
rispetto alle elezioni precedenti, è rimasta inalterata. Non quella fra le
coalizioni. Il risultato conseguito dalla Lega, nel Nord, e dal Mpa, nel Mezzogiorno, ha sovrastato quello,
rilevante, ottenuto dalla Lista Di Pietro. Per cui il distacco fra le
coalizioni che sostengono Berlusconi e Veltroni è più che raddoppiato: da 4
punti percentuali a 9. Da ciò il rischio, per il Pd: restare minoranza.
Influente, ma permanente. Incapace di attrarre, per ora, quel 40% di elettorato
potenziale, stimato dai sondaggi. Nato per sottrarsi al ricatto delle alleanze
frammentarie, che permettono di vincere le elezioni ma impediscono di
governare. Per costruire un polo riformista, in grado di allargarsi al centro e
a sinistra. In questa occasione non ci è riuscito. Visto che, rispetto al 2006,
è "scomparso" il 7% degli elettori. Oltre due milioni e mezzo di voti.
Che, due anni fa, avevano votato per i partiti della sinistra cosiddetta
radicale e, quindi, per l'Unione. Mentre oggi, nel conteggio conclusivo, non ci
sono più. Spariti. Fra le pieghe dell'astensione. Fuggiti, in misura limitata,
a destra. Confluiti, in piccola parte, nell'alleanza per Veltroni, in nome del
"voto utile". Insomma, un problema - forse "il" problema -
del Pd sembra essere lo scarso grado di flessibilità. Nonostante la capacità di
Veltroni di "personalizzarlo". Di sfidare Berlusconi sullo stesso
piano. Per contrastare le resistenze dell'elettorato. Per sottrarsi all'eredità
- e al vincolo - del rapporto con il territorio. Ma forse il problema è proprio
lì. Il rapporto con il territorio. Troppo forte e troppo fatuo, al tempo
stesso. Il territorio: in cui il Pd appare imprigionato. E che, al contempo,
non riesce a rappresentare davvero. Risulta, infatti, evidente, ma anche
inquietante, il grado di coerenza e continuità territoriale con la base
elettorale della sinistra comunista e postcomunista espresso dal Pd. La cui
attuale geografia del voto riproduce, con poche variazioni, quella delineata
dai Ds nel 1996, dal Pds nel 1992, fino al Pci nel 1953. La personalizzazione e
la mediatizzazione, imposte da Veltroni, non sembrano aver spostato i confini
del voto. Neppure le primarie. Che hanno garantito una grande mobilitazione, ma
riproducono ancora, in parte, il peso del passato. Non solo delle tradizioni
storiche. Anche delle organizzazioni di partito; dei gruppi di pressione
locali. Come dimostra la geografia della partecipazione dello scorso ottobre.
Che ha raggiunto i livelli più elevati nel Mezzogiorno (con alcune punte
stratosferiche come in Calabria). Superiori perfino alle regioni
"rosse". Nel Sud, effettivamente, il Pd è cresciuto. Ma in misura
modesta. E molto inferiore al Pdl. In altri termini, abbiamo l'impressione che
il "nuovo" Pd sia rimasto imprigionato dentro logiche vecchie. Che
hanno ostacolato anche la capacità di leggere, correttamente, ciò che sta
avvenendo sul territorio. Il viaggio di Veltroni attraverso il Nord, ad
esempio, ha raccolto grande partecipazione. Ha reso visibile una domanda
sociale ampia e generosa. Che, tuttavia, era ed è rimasta minoranza. La
richiesta di cambiamento è stata intercettata perlopiù dalla Lega.
Nei pochi luoghi significativi dove ha vinto, peraltro, il Pd
"nazionale" è stato colto di sorpresa. Come a Vicenza. Una vittoria
inattesa. Considerata un caso fortuito e fortunato. Quasi che recuperare 3
punti percentuali in cinque anni (a Vicenza il centrosinistra aveva ottenuto il
47% al secondo turno, nel 2003) fosse più sorprendente che perderne