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DOSSIER “FOCUS SULLA LEGA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  4-5-2008       #TOP



Report "Nord"

·                     Indice delle sezioni

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·                     Articoli

Indice delle sezioni

Nord (40)


Indice degli articoli

Sezione principale: Nord

Dopo Calderoli attacco a Bossi "E' anti-italiano" ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Intorno a Bossi parlano senza troppi preamboli di un "suggeritore" nostrano. Avrebbe messo in allarme il figlio del Colonnello, Saif El Islam, assiduo frequentatore del nostro paese, circa i propositi del futuro ministro per l'Attuazione del programma.

L'oro della Lombardia consolerà il "Celeste" ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Può succedere che la Lega, sulle ali del vento del Nord rivendichi la presidenza al Pirellone. Stefano Galli è sicuro: "Difficile che non la chiediamo". Roberto Castelli dato per Governatore e destinato a fare il viceministro non si scompone: "Abbiamo ottenuto quattro ministeri.

Tre episodi di violenza e intolleranza per un film premiato da Amnesty ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia vera. A cura di Daniele Cavalla.

L'orto "fai da te" a 20 euro ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: difficili da trovare - spiega Roagna - ad esempio il Bosso Longifolia o l'Hemerocallis, o ancora le piante da roccioso". E per chi non sa come muoversi i suggerimenti non mancano: "Non vendiamo soltanto - conclude - diamo consigli ai clienti su come e quando piantare, dove farlo e come curare le piante".

Schianto in auto Muore a 40 anni ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Flavio Tosi (entrambi della Lega Nord) con Lorenzo Guerini (centrosinistra) di Lodi. la stretta di mano rappresenta un impegno a sostenere ciascuno sul proprio territorio il Banco Popolare. Quaglia a pagina 57 e in EconomiaIncidente mortale alle 13,45 di ieri in corso Milano, all'altezza del ponte sul Terdoppio.

Devastato da scritte il simbolo del paese ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Sia la parete Sud della cabina che quella Nord erano state autografate da artisti del calibro di Carmen Crisafulli, Franco Mora, Salvo Caramagno e l'estroso artista alsaziano Dietrich Bickler, autore sui muri di Legro d'Orta della celeberrima "Matilde". Qualcuno ha pensato bene, di notte, di riempire le pareti di frasi con lo spray nero: "Il tuo cucciolo,

FestiJazz 15 concerti all'aperto ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Anche gli italiani brillano: Pasquale Innarella, Roberto Fonseca, Fabrizio Bosso e altri. Organizza come sempre l'associazione culturale "Rest-Art" con un cartello di sostenitori che si amplia. Radio3Rai e altri media partners daranno dirette e aggiornamenti. Confermati i dj-set dei sabati a mezzanotte nel cortile del Broletto e mostre tematiche.

Tanti ex sindaci nell'elenco di Sanremo ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: l'ex assessore della Lega Nord Vinicio Tofi (40.215), l'attuale capogruppo del Carroccio Marco Lupi (43.702); l'ex assessore Tonino Bissolotti (41.022); l'attuale assessore Luigi Ivaldi (33.346). Fra i magistrati 148.759 euro l'ex presidente del tribunale Cristoforo Ciaccio;

Magri ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: POLEMICA SUI MINISTRI LEGHISTI Parisi: Bossi è un anti-italiano Non può stare nel governo Magri D'Alema difende Calderoli dagli attacchi libici "Nessuna ingerenza negli affari del Paese".

La "Mezza dei Lagoni" oggi da Mezzomerico ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Seguono altri tratti in falsopiano con passaggio da Cascina Bossi e dalle tombe archeologiche. Quindi gli ultimi 6 chilometri e arrivo in discesa. Lo scorso anno ha vinto Dereje Rabattoni in 1h18'20" precedendo Stefano Vercelli e Luca Valenti. Prima donna la mergozzese Daniela Maestroni su Cecilia Mora e Stefania Cagnoli.

L'isola di Guam: "Obama, uno di noi" ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Partito dei lavoratori del Kurdistan) nei raid aerei condotti tra giovedì e ieri nel Nord dell'Iraq. Santa Cruz contro Bolivia Referendum sull'autonomia Anche se il presidente Evo Morale lo giudica illegale, Santa Cruz, la provincia più ricca della Bolivia, celebra oggi un referendum sull'autonomia. I sondaggi danno il "sì" all'80%.

Campagna di Russia sul "Lago dei cigni" ( da "Stampa, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Vaziev è sempre uscito sconfitto dagli scontri col boss. Scontri che riguardavano soprattutto alcune scelte di repertorio di Gergiev. Per esempio, commissionare in fretta e furia la coreografia del balletto L'età dell'oro di Sostakovich allo sconosciuto Noah Gelber, unanimemente distrutto dalla critica, per poter portare a Londra un'intera stagione Sostakovich.

D'alema difende calderoli frattini: dialogo con gli arabi ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Ancora polemiche sulle minacce della Libia. Governo, Possa ministro dell'Energia D'Alema difende Calderoli Frattini: dialogo con gli arabi.

Calderoli, d'alema frena la libia "il governo è un affare interno" - vincenzo nigro ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: venerdì Saif aveva chiesto che Roberto Calderoli rimanesse fuori dal governo, pena "conseguenze catastrofiche" nelle relazioni Italia-Libia. Un monito legato alla "provocazione" di Calderoli - nel 2006 - di indossare una maglietta con le famose vignette anti-islamiche. D'Alema, senza difendere Calderoli, ha provato a mettere un punto fermo alla polemica con la Libia,

E per proteggerlo scatta una barriera di sms - paolo berizzi ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: rifugia dalla fidanzata nelle Langhe La linea della massima prudenza concordata con Bossi e Berlusconi PAOLO BERIZZI DAL NOSTRO INVIATO BERGAMO - All'edicola, un trionfo. Come nei giorni della maglietta della discordia. Ma Calderoli a questo giro tiene il profilo basso, bassissimo. Anzi, non si fa proprio vedere. "E' via per un week end di riposo" fanno sapere i suoi collaboratori.

Anche gli islamici italiani contro l'anatema di gheddafi jr - vladimiro polchi ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: eventuale ministro Calderoli. La prima e più ferma critica al figlio di Muammar Gheddafi, Saif El Islam - che venerdì ha minacciato "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni con l'Italia" se Calderoli dovesse ridiventare ministro - arriva da Mario Scialoja, presidente della Lega musulmana in Italia: "Si tratta di un'indebita ingerenza negli affari interni italiani -

Frattini: "dialogheremo con l'islam ma le scelte sui ministri vanno rispettate" - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: sul futuro ministro Roberto Calderoli piovuti dalla Libia e, con toni in parte più sfumati, dalla Lega Araba. Ed è apprezzato il pronunciamento del governo uscente. "Un'importante consonanza di giudizio in un momento in cui si avvicina il passaggio di consegne istituzionali", osservano dallo staff di Franco Frattini, futuro ministro degli esteri dell'

L' amaca ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: gravi conseguenze" se Roberto Calderoli tornerà a fare il ministro. Fa comunque abbastanza sorridere il coro di meravigliata indignazione che ha accolto, in Italia, questa sortita libica. Calderoli è punta di diamante del leghismo più xenofobo e antiarabo, come si fa a pensare o a sperare che il suo ritorno al governo passi inosservato?

Il potere blindato della destra zuccherosa - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Bossi, Fini-Alemanno, che si completa in quadrumvirato con l'inevitabile cooptazione del siciliano Lombardo, si fonda su una precisa ideologia, sì, riemerge l'ideologia, è un fatto nuovo del quale è bene prendere atto. Chi l'ha declinata meglio di tutti è stato Fini nel suo discorso alla Camera dei deputati.

Se il padrino diventa pop art - pippo russo ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Palermo Se il padrino diventa pop art PIPPO RUSSO La verità è che davanti a questa banalizzazione del boss, declinata attraverso murales in stile pop art e brani rap, non sappiamo nemmeno quale sensazione dobbiamo sceglierci. Perché scopriamo d'essere davanti a un'operazione simbolica della quale ci sfuggono portata e intenzione. SEGUE A PAGINA XII.

Dagli identikit alla pop art ecco la mafia post moderna - pippo russo ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: inganna - il riferimento alle vicende dei precedenti "boss dei boss" e all'economia politica della loro immagine. Per quasi mezzo secolo abbiamo sezionato ogni pixel di singole foto in bianco e nero di Riina, Bagarella, e Provenzano, giunte direttamente da quella che adesso pare un'altra éra geologica;

Turisti, scippatori, scooteristi col mitra ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: In sella alla moto al centro del commando i poliziotti riconoscono un boss della zona, ma si accorgono che sulla prima delle due moto di scorta il passeggero imbraccia una mitraglietta. Equivoco: l'uomo armato scambia i Falchi per rivali, punta l'arma contro gli agenti. Poi si accorge dell'errore, cerca di nasconderla.

Islam-Calderoli, è altissima tensione Dopo la Libia anche la Lega Araba perplessa, poi un portavoce rettifica D'Alema: i governi sono affari interni, ma non interrompiamo il dialog ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Stai consultando l'edizione del Islam-Calderoli, è altissima tensione Dopo la Libia anche la Lega Araba perplessa, poi un portavoce rettifica D'Alema: i governi sono affari interni, ma non interrompiamo il dialogo C'è tensione fra mondo arabo e Italia per il (probabile) futuro ministro Calderoli.

Pizzo sulle baracche dei rom la procura apre un'inchiesta ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: testimonia il fallimento di una legge come la Bossi-Fini, che di fatto favorisce la clandestinità e tutte le complicazioni che ne derivano. Difatti, ai presunti giri di vite annunciati, corrisponde come dato effettivo solo l'aumento dei clandestini. E ciò produce, in una spirale perversa, l'innalzamento della sensazione di insicurezza".

Due boss dietro l'omicidio bidognetti - irene de arcangelis ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Ritrovate bruciate le auto dei killer Due boss dietro l'omicidio Bidognetti IRENE DE ARCANGELIS FU il boss Francesco Bidognetti, Cicciotto 'e mezzanotte, ad affiliare al clan dei Casalesi il cugino Domenico oggi pentito con il rituale della "pungiuta". Dunque aveva la responsabilità del comportamento del nuovo membro e il compito di infliggergli eventuali punizioni.

Welfare tra Sacconi e Ronchi L'ultimo nodo di Berlusconi ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: banco le tensioni attorno a Roberto Calderoli dopo gli attacchi dalla Libia e la partita tra An e Forza Italia sul futuro titolare del Welfare. Risolto il problema su chi sarà il Guardasigilli (ormai sembra scontata la decisione per Marcello Pera), resta incerto il futuro di Elio Vito, tenuto conto che la casella dei Rapporti con il Parlamento è occupata al momento da Paolo Bonaiuti,

Razzismo e sei strani delitti "ma sarà la nuova malibù" ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: padre di un pentito e zio di un boss? "Gli omicidi sono sei in quattro mesi, ed io non ci sto, bisogna fare qualcosa, vado dal prefetto e dal questore martedì, lo Stato deve far sentire la sua presenza costante e non occasionale, chi c'è lavora molto, ma sono poche le forze in campo", protesta Francesco Nuzzo, sindaco, magistrato di Cassazione.

Banca e industria alleate contro racket e mafia Intervista a Ivan Lo Bello, neopresidente del Banco di Sicilia (Unicredit) ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Molti boss sono in carcere. Ed allora, bisogna dire con forza, in Sicilia lo Stato c'è ed ottiene risultati. L'altro fattore è stata la ribellione della società civile, fatta da imprenditori, commercianti, sindacalisti, intellettuali, giornalisti, movimenti culturali e sociali, gente comune che crede nel cambiamento.

Il Papa Costanzo ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: che ha semplicemente capito per tempo come sarebbero andate le cose e si sono avvantaggiati, all'ombra di un boss che antropologicamente e fenomenologicamente (insomma, mauriziocostantemente) ci rappresenta perfettamente ormai tutti, o quasi. Per questo chiedo a Fini di rimediare, appena gli sarà possibile.Se ne ricordi, per il bene comune, per un diverso senso della collettività.

La marcia da Roma ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Sono i giorni in cui Bossi dice, uscendo da Montecitorio dove il nuovo presidente ha appena salutato il tricolore, che "quella non è la mia bandiera. La mia è la bandiera verde della Padania". Bossi ha appena detto - con linguaggio islamico - che "trecentomila martiri con fucili caldi sono a mia disposizione" nella sua mitica regione.

Emilia, i sindaci Pd: la Lega vola Noi, sulla sicurezza troppo soli ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Se ci si sposta verso Nord Est, nel Reggiano, avvicinandosi alle rive del Po, il panorama non cambia di molto. Anche qui la Lega ha fatto un balzo in avanti. A Brescello, il paese di Peppone e Don Camillo, e a Boretto il centrodestra supera per numero di voti il centrosinistra.

D'Alema frena Tripoli: è un affare interno Ma il ministro degli Esteri auspica che il nuovo governo prosegua la collaborazione con il mondo arabo ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: governo una presenza significativa dei crociati della Lega Nord in grado di affrontare il pericolo del terrorismo jihadista ed i suoi palesi e occulti sostenitori". La puntualizzazione del ministro degli Esteri incontra il plauso di maggioranza e opposizione. "Sono del tutto inaccettabili intromissioni estere da qualunque parte provengano sulla formazione del governo del nostro Paese.

In settembre la consultazione sul Dal Molin Nelle urne la città boccerà il piano. Berlusconi dovrà decidere se andare avanti ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Verona e le altre province del nord-est, passando per Treviso. La Lega non nasconde l'irritazione per il fiasco della Sartori. Alle sue spalle i leghisti dicono in coro che con Manuela Dal Lago l'avrebbero spuntata. Ma non è vero perché la destra aveva sottovalutato il fatto che i vicentini erano stufi del sindaco Hullweck e dei suoi metodi carbonari.

I timori di Islam e Lega Araba: potrebbero nascere problemi ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: esponente della Lega Nord Roberto Calderoli; a preoccupare è soprattutto un riallineamento dell'Italia su posizioni acriticamente filoisraeliane". Una preoccupazione esplicitata da un esponente di primo piano della dirigenza palestinese: Yasser Abed Rabbo, ex ministro dell'Anp e segretario del Comitato esecutivo dell'Olp: "Il processo di pace vive un momento estremamente delicato -

Dal maiale anti-moschea all'Islam civiltà inferiore: la premiata ditta Lega-Berlusconi Una serie lunghissima di fuori-registro contro i musulmani. L'ultima: il pamphlet della camic ( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Anche allora il figlio di Gheddafy chiese la testa di Calderoli. Berlusconi e Fini presero le distanze, la Lega piegò la testa, Calderoli fu costretto alle dimissioni. Da allora, e prima di allora, il rapporto tra Lega e Islam non è mutato. Non si contano le manifestazioni di piazza per chiudere le moschee.

Bollani benefico, il beat dei pooh - alberto campo ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Fuori porta troviamo il catanese Cesare Basile al Ratatoj di Saluzzo, il quartetto di Fabrizio Bosso per il festival jazz di Alba, gli El Tres de Soledad alla Maison Musique di Rivoli e Giuliano Palma & The Bluebeaters a Novara per una Notte Bianca. DOMENICA. Evento al Circolo dei Lettori, dove lo scrittore torinese Paolo Giordano è in combutta coi Baustelle.

Sfidò i distributori americani oggi è re dei cinema indipendenti - goffredo locatelli ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: i cui interni riuniscono una serie di elementi che li rendono unici non solo in Canada ma in tutta l'America del Nord. Nel 1994 apre il "Lacordaire", un 11 sale che concilia innovazione, originalità ed eleganza: qualità che daranno ai Cinema Guzzo fama internazionale. Il 1998 segna l'inizio di un'importante controversia giuridica sul monopolio delle pellicole.

Cronache dalla francia chi è razzista non gioca più - gianni mura ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: nord. Le grandi firme, con l'eccezione di Drogba, non hanno lasciato tracce né sulle partite né nell'album dei ricordi. Che apro, aiutato da un libro di Sandro Picchi, un collega fiorentino che il calcio lo ama, lo studia e lo racconta ad altezza d'uomo, a differenza dei telecronisti (in larga maggioranza di Sky) che celebrano come minaccioso ogni tiro a meno di dieci metri dalla

Governo, berlusconi stringe i tempi sarà possa il ministro dell'energia - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Parisi: Bossi non può giurare Per la Giustizia oltre a Pera restano in corsa Elio Vito e Angelino Alfano FRANCESCO BEI ROMA - Silvio Berlusconi, alle prese con la formazione della squadra di governo, ha deciso ieri di prendersi mezza giornata di riflessione in solitaria.

Radici salde, rami secchi il pd rimane in mezzo al guado - (segue dalla prima pagina) ilvo diamanti ( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il risultato conseguito dalla Lega, nel Nord, e dal Mpa, nel Mezzogiorno, ha sovrastato quello, rilevante, ottenuto dalla Lista Di Pietro. Per cui il distacco fra le coalizioni che sostengono Berlusconi e Veltroni è più che raddoppiato: da 4 punti percentuali a 9. Da ciò il rischio, per il Pd: restare minoranza.


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Dopo Calderoli attacco a Bossi "E' anti-italiano" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

L'affondo di Parisi contro il Senatùr a poche ore dalle minacce del figlio del colonnello Gheddafi [FIRMA]UGO MAGRI ROMA C'è una regia italiana dietro gli attacchi libici a Calderoli. O perlomeno, è quanto si sospetta nel giro stretto del Cavaliere, silente e dispiaciuto perché di Gheddafi lui si considera amico, andò perfino a visitarlo sotto la tenda. Pure la Lega è sulla stessa lunghezza d'onda. Intorno a Bossi parlano senza troppi preamboli di un "suggeritore" nostrano. Avrebbe messo in allarme il figlio del Colonnello, Saif El Islam, assiduo frequentatore del nostro paese, circa i propositi del futuro ministro per l'Attuazione del programma. E poiché di questi tempi in via Bellerio è invalsa la moda di dare la colpa a Letta per qualunque tegola colpisca il Carroccio, non manca lì il solito dietrologo che immagina una machiavellica "vendetta" del consigliere principe berlusconiano contro la Lega... Fantasie, indicative solo dei tanti veleni che circolano mentre il Cavaliere prepara la lista dei ministri. Chi conta dentro Forza Italia si fa una bella risata, "siamo alla follia pura". Però i "berluscones" confermano a loro volta di nutrire dubbi su alcuni altri ambienti italiani "purtroppo", aggiungono sibillini, "non del tutto estranei alla nostra area". Un personaggio magari escluso dal governo per far posto alla Lega. Qualcuno, dunque, è stato "spottato" dall'intelligence berlusconiana. Impossibile saperne di più. Comunque sia, il caso è chiuso. Nessuno vuol gettare altra benzina sul fuoco. Non i libici (molto prudenti le loro fonti diplomatiche), non il mondo arabo, tantomeno la comunità islamica del nostro paese. La politica è unanime nel respingere le "ingerenze" (parola usata da Pd, Idv e Udc) senza toni sovraeccitati. Lo stesso governo in carica fa udire la propria voce attraverso D'Alema. In modo fermo e al tempo stesso amichevole verso Tripoli. "La formazione e composizione del nuovo governo è una questione interna, regolata da precise disposizioni internazionali", ricorda la nota diffusa dalla Farnesina. Dove si "auspica che vengano evitati in questa fase commenti e prese di posizione che non contribuiscono al rafforzamento dei rapporti positivi". Plaude dal centrodestra Rotondi. La Lega con Cota si mostra appagata, "è una storia morta ancor prima di nascere, non è il caso di alzare polveroni". L'unica voce fuori del coro risulta quella di Parisi, ministro della Difesa. Il quale si domanda come farà Bossi a giurare, da ministro, onore e fedeltà alla Repubblica se prima "non avrà pubblicamente ritrattato le dichiarazioni anti-italiane che ha appena rinnovato". Ma rispetto a Islam e Libia è tutta un'altra storia. Decisiva è la messa a punto di Ahmad Ben Helly, vicesegretario generale della Lega Araba. Smentendo certe dichiarazioni attribuite a un suo portavoce (una nomina di Calderoli "avrebbe conseguenze" nei rapporti con l'Italia), Ben Helly precisa che "prenderemo una posizione quando vedremo la politica del governo Berlusconi, per ora sono solo speculazioni". Prima di tagliare i ponti, occorre verificare. Ne apprezza apertamente il buonsenso Cicchitto, che domani sarà incoronato presidente dei deputati Pdl: "Così il problema è correttamente impostato". E l'altro capogruppo in pectore al Senato, Gasparri, lancia un appello "a evitare toni truculenti". Tutte le sigle italiane del mondo islamico scelgono il basso profilo. Abdelaziz Khounati (Unione musulmani in Italia): "Il governo lavori tranquillamente". Mario Scialoja (sezione italiana della Lega musulmana mondiale): quella di Gheddafi jr. è "un'indebita intromissione negli affari italiani". Yahya Pallavicini (Comunità religiosa islamica): le persone, Calderoli compreso, "si giudicano dai fatti". Isseddin Elzir (Ucoii): "Sulle questioni interne, decide il paese".

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L'oro della Lombardia consolerà il "Celeste" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Il "Celeste" è nero. Ma il suo futuro è d'oro. D'oro come la Lombardia su cui regna incontrastato Roberto Formigoni - il "Celeste" per i suoi collaboratori, nero dopo gli incontri ad Arcore in cui ha giocato la partita per calare a Roma e invece niente - il Governatorissimo destinato a finire il suo terzo mandato al Pirellone, con un'opzione per un quarto incarico che lo traghetterebbe fino al 2015, a 68 anni suonati di cui venti sempre sulla stessa poltrona. Uno che lo conosce bene come il direttore di Tempi Luigi Amicone, giura che non è che gli sia andata proprio male: "Il Governatore della Lombardia conta più che un ministro. Non dimentichiamoci che sono in arrivo pure gli investimenti per l'Expo 2015. Da qui a due anni può succedere di tutto". Intanto può accadere che passi il federalismo fiscale, Bossi ha ripresentato il progetto di legge un minuto dopo l'apertura della legislatura: "Deve essere attuato un ampio processo di trasferimento di poteri dal centro alla periferia. Volumi consistenti di risorse finanziarie dovranno essere trasferite". E può accadere che la Camera approvi il federalismo alla lombarda, già votato al Pirellone il 19 giugno 2007, da tutti meno Rifondazione e che vale una trentina di miliardi di euro l'anno, stando stretti. Oggi il bilancio del Pirellone ammonta a 27 miliardi di euro. Alla sanità in Lombardia, una delle eccellenze di Formigoni, vanno 15 miliardi. Stefano Galli, capogruppo della Lega al Pirellone, spiega come andrà a gonfiarsi il tesoro lombardo con il federalismo: "In Lombardia dovrebbe rimanere una quota dell'Iva che le aziende versano ogni anno. Sono 100 miliardi di euro. Abbiamo chiesto il massimo, l'80%, come base su cui trattare. Vanno poi aggiunti il 15% dell'Irpef, tutte le accise che riguardano tabacchi, giochi e volendo anche su benzine e oli combustibili. Il calcolo di 50 miliardi di euro è prudenziale". A questo mare di soldi vanno detratti i 3,5 miliardi del meccanismo di solidarietà per il Meridione - pari al 54% della quota nazionale versata dalle Regioni - che già oggi elargisce la Lombardia. La ripartizione dei nuovi gettiti, per il capogruppo della Lega al Pirellone potrebbe toccare soprattutto due comparti: "Venti miliardi potrebbero essere investiti nella sanità, azzerando i ticket. Poi ci sono le infrastrutture che potrebbero avere maggiore slancio". Dalla Lombardia passa la Tav, c'è da fare la Brebemi stimata 1 miliardo e 700 milioni di euro, due giorni fa è stata stilata la classifica provvisoria per l'assegnazione del Lotto A della Pedemontana, 630 milioni di euro su un valore complessivo stimato di 4,3 miliardi di euro, vince come mandataria la Impregilo di Gavio, Autostrade e Ligresti e come mandanti Astaldi, Scpa e Pizzarotti spa. Se viceministro delle Infrastrutture con delega per il Nord diventa Roberto Castelli è un bell'affare. Senza contare che la Compagnia delle Opere, il braccio imprenditoriale ed economico di Comunione e liberazione vicina a Formigoni, 41 sedi, 34 mila imprese, 500 mila soci, non starà alla finestra. A piovere su Milano e la Lombardia stanno per arrivare anche i 20 miliardi di euro dell'Expo 2015. In subordine all'incarico da ministro, Formigoni aveva chiesto di poter avere un ruolo speciale. Il sindaco di Milano Letizia Moratti, dopo l'incontro del 23 aprile con Berlusconi a Palazzo Grazioli non molla: "Sarò io il commissario e il presidente del comitato coordinatore". Poi fa i primi conti: "Va rispettato il piano di investimenti, già deciso dal precedente governo, di 4,1 miliardi di euro per la realizzazione del sito e delle infrastrutture". Una torta appetitosa per le imprese e per la politica che guarda con uguale interesse al risiko romano e pure a quello lombardo. Dicono che Roberto Formigoni abbia chiesto un ministro amico a Silvio Berlusconi. Dicono che il parlamentare del Pdl Maurizio Lupi, ciellino e milanista come il Governatore, non sia più poi così tanto amico. Non a caso nei due incontri di Arcore, ad accompagnare Formigoni c'era il vicepresidente del Parlamento europeo Mario Mauro. "Abile mediatore ciellino dalle movenze morotee", lo dipingono sul "Foglio". Sarebbe uno dei grandi supporter della partita romana che vorrebbe prima o poi giocare Formigoni, disponibilissimo a succedere a Silvio Berlusconi che a 71 anni guida il partito, si appresta a fare il presidente del Consiglio per la terza volta e dicono che non gli dispiacerebbe salire al Quirinale tra cinque anni. Il direttore di "Tempi" Luigi Amicone non sa se Berlusconi abbia davvero inchiodato Formigoni in Lombardia, concedendogli solo l'incarico di vicepresidente di Forza Italia: "Il Governatore ha accettato questo passaggio ma non si rassegna a fare il pensionato. Tra due anni quando scadrà il suo mandato, può succedere di tutto". Può succedere che la Lega, sulle ali del vento del Nord rivendichi la presidenza al Pirellone. Stefano Galli è sicuro: "Difficile che non la chiediamo". Roberto Castelli dato per Governatore e destinato a fare il viceministro non si scompone: "Abbiamo ottenuto quattro ministeri. Della Lombardia ne parliamo tra due anni".

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Tre episodi di violenza e intolleranza per un film premiato da Amnesty (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

RACCONTI DA STOCCOLMA Tre episodi di violenza e intolleranza per un film premiato da Amnesty Scena potente: una vasta famiglia mediorientale emigrata nell'Europa del Nord, decisa a punire una figlia e parente ribelle, nella notte si schiera sui due lati dell'autostrada e spinge al centro la ragazza, perchè le auto in corsa la travolgano e uccidano. E' l'immagine più forte d'un film a tre episodi che vuol mostrare come l'intolleranza e la violenza vengano praticate anche in un Paese civile come la Svezia, anche in una città come Stoccolma, anche all'interno delle famiglie (tutte cose che, naturalmente, si sapevano). Nel secondo episodio una giornalista televisiva stimata e premiata subisce in casa le sopraffazioni del marito, professionalmente più modesto di lei: urla, percosse, un contenitore di latte scaduto versato sui capelli, insulti, finchè la donna decide di non sopportare più. Nel terzo episodio, tre ragazzi espulsi da un locale notturno, eccitati e pazzi di rabbia, picchiano il buttafuori tanto da mandarlo all'ospedale. Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e "Neverland". IN AMORE, NIENTE REGOLE Commedia. Regia di George Clooney, con Clooney e Renée Zellweger. Negli Stati Uniti del 1925 Dodge Connolly è un esuberante campione di football che arruola nella sua squadra un giocatore presunto eroe di guerra. La storia non convince una giornalista. IRON MAN Fantasy. Regia di di Jon Favreau, con Robert Downey jr. e Terrence Howard. Il magnate Tony Stark si trasforma in un nuovo supereroe nemico del crimine. Dal fumetto della Marvel. L'ALTRA DONNA DEL RE Drammatico. Regia di Justin Chadwick, con Natalie Portman e Scarlett Johansson. La vicenda storica di Anna e Maria Bolena, le due sorelle che si contesero i favori di Enrico VIII: la prima riuscì a sposarlo, l'altra ne divenne l'amante. NON PENSARCI Commedia. Regia di Gianni Zanasi, con Anita Caprioli e Giuseppe Battiston. Un musicista trentaseienne, un tempo piccola star punk rock, comincia a riflettere e sulla sua vita: tornato a casa dalla famiglia, comincia ad occuparsi di ciò che ha a lungo trascurato. ORTONE E IL MONDO DEI CHI Cartoon. Regia di Jimmy Hayward e Steve Martino. Dai creatori de "L'era glaciale", la storia di un simpatico elefante che trova un mondo di pace, quello dei minuscoli Chi, in un fiore. RACCONTI DA STOCCOLMA Drammatico. Regia di Anders Nilsson, con Oldoz Javidi e Bahar Pars. Premio Amnesty International al Festival di Berlino, s'incentra sulla violenza domestica perpetrata nei confronti di tre donne in altrettante storie. SAW 4 Horror. Regia di Darren Lynn Bousman, con Tobin Bell e Costas Mandylor. Gli agenti speciali Strahm e Perez aiutano il detective Hoffman nelle indagini sulla morte del serial killer "l'enigmista". SOPRAVVIVERE CON I LUPI Avventura. Regia di Vera Belmont, con Mathilde Goffart e Yaël Abecassis. Da un best seller autobiografico ambientato durante la seconda guerra mondiale, il viaggio di Misha, bambina ebrea di 6 anni che vive nel Belgio appena occupato dai nazisti e, alla deportazione dei genitori, riesce a fuggire e comincia a vagare attraverso l'Europa. SOTTO LE BOMBE Drammatico. Regia di Philippe Aractingi, con Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz. Nel Libano del 2006, in seguito all'annuncio del cessate il fuoco tra l'esercito israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca del figlio di sei anni e percorre in taxi un paese devastato. STEP UP 2 Musicale. Andie e Chase s'incontrano all'interno di una scuola d'arte del Maryland: cominciano ad allenarsi insieme per partecipare a una difficile gara clandestina. IL TRENO PER IL DARJEELING Commedia. Regia di Wes Anderson, con Owen Wilson e Adrien Brody. Dall'autore de "I Tenenbaum", il "viaggio spirituale" attraverso l'India di tre fratelli che, dopo la morte del padre, cercano di ricucire i rapporti fra loro, da tempo inesistenti. THE HUNTING PARTY Drammatico. Regia di Richard Shepard, con Richard Gere e Terrence Howard. A cinque anni di distanza dalla fine del conflitto, un fotoreporter decide di tornare in Bosnia per andare alla ricerca di un noto criminale di guerra. TUTTA LA VITA DAVANTI Commedia. Regia di Paolo Virzì con Sabrina Ferilli e Massimo Ghini. La vita nei call center attraverso le vicissitudini della laureata Marta. TUTTI PAZZI PER L'ORO Azione. Regia di Andy Tennant, con Matthew McConaughey e Kate Hudson. Ben Finnegan è un cacciatore di tesori che sta per coronare il suo sogno: recuperare il carico d'oro di un galeone che giace da un paio di secoli in fondo al mare al largo della Florida. Al suo fianco, l'intraprendente consorte. L'ULTIMA MISSIONE Poliziesco. Regia di Olivier Marchal, con Daniel Auteuil e Olivia Bonamy. L'autore di "36" narra la storia di Louis Schneider, incorruttibile poliziotto di Marsiglia in crisi esistenziale che cerca di proteggere una ragazza dall'uomo, tornato in libertà, che aveva ucciso i suoi genitori. UN AMORE SENZA TEMPO Commedia drammatica. Regia di Lajos Koltai, con Vanessa Redgrave e Claire Danes. Dal romanzo omonimo di Susan Minot, un percorso attraverso il passato e il presente di tre donne: la madre Ann, in fin di vita, e le figlie Constance e Nina. 21 Commedia drammatica. Regia di Robert Luketic, con Jim Sturgess e Kevin Spacey. Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia vera. A cura di Daniele Cavalla.

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L'orto "fai da te" a 20 euro (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

HOBBY.IL LISTINO E I CONSIGLI DEI PRODUTTORI DI PIAZZA DEL PALIO Hanno detto Intervista Maurizio Avidano L'orto "fai da te" a 20 euro Le vaschette di basilico vanno da 1,50 a 2 euro Da mercoledì scatta l'ora delle "radici" Le offerte degli esperti V.FA. "Tra i giovani la vanga non è di moda" Abbiamo anche cassette da 10 piantini a 1 euro Offerte dal basilico al peperone I prezzi delle piante da giardino vanno da 2 a 35 euro. Dipende dalle varietà I prezzi delle insalate cambiano in base al tipo. Da uno a due euro la vaschetta ASTI Rosa Migliazza Mauro Roagna Sandro Perracchino [FIRMA]VALENTINA FASSIO ASTI La fatica presenta un conto a parte, ma per sognare di coltivarsi un orto possono bastare 20 euro. Almeno secondo il listino dei produttori di piazza del Palio. "Il costo iniziale dipende dalle dimensioni del terreno a disposizione e dalla quantià di piantine acquistate - spiega Maurizio Avidano, azienda agricola Adriana Garavaglia (località Valcossera 11) - Ma con una forbice tra 20 e 50 euro si può creare già un buon orto". Il costo medio delle piantine è di circa 50 centesimi, stesso prezzo per diverse qualità di verdure: dai pomodori alle melanzane, ai peperoni. "Con cinque euro si può piantare già un'ampia varietà di verdure". "Il prezzo delle insalate è a vaschetta - aggiunge Sandro Perracchino di Valgera - Una da dodici "pezzi" costa in media un euro". In piazza dal 2002, Perracchino porta avanti con passione il lavoro del papà: "Nel nostro mercato si possono trovare tutte le piantine - spiega - dalle zucchine ai cetrioli, ma anche le più diverse varietà di pomodori, dal cuore di bue al tondo, così come per i peperoni. Ma abbiamo anche basilico o prezzemolo". Le vaschette di basilico vanno da 1,50 a 2 euro, ma ci sono anche le offerte: "Dieci piantine a un euro - annuncia Rosa Migliazza (azienda Mauro Fogliati di Isola, regione Chiappa) - E se c'è bisogno di consigli su coosa scegliere e come coltivare siamo a disposizione". Intanto con l'avanzare della stagione si passa dalla vendita di piantini alle radici, e i prezzi cambiano: "Un piantino costa in media 50 centesimi, di qualsiasi qualità - spiega Avidano - Influisce sul prezzo la terra speciale che mettiamo noi e il vasetto in torba". Dalla prossima settimana si cambia: "I vasetti si vendono ad aprile, quando fa ancora freddo - continua Avidano - Dalla prossima settimana è stagione di radici". E il prezzo scende: "Le radici vengono vendute avvolte nella carta - continua - con un costo medio di 10-12 centesimi". Ma i produttori di piazza del Palio (tutti dell'Astigiano, frazioni e Paesi) non hanno solo i piantini. Ampia scelta anche per chi si dedica al giardinaggio. Mauro Roagna, vivaista di Priocca, è anche un ricercatore: più che un mestiere una passione di 50 anni. "Porto al mercato anche varietà particolari, difficili da trovare - spiega Roagna - ad esempio il Bosso Longifolia o l'Hemerocallis, o ancora le piante da roccioso". E per chi non sa come muoversi i suggerimenti non mancano: "Non vendiamo soltanto - conclude - diamo consigli ai clienti su come e quando piantare, dove farlo e come curare le piante". Così, i produttori mostrano doti e virtù da veri e propri consulenti. Tradizionalmente le bancarelle dei produttori di piantini (barbatelle comprese) sono in piazza del Palio, sul lato verso piazza Da Vinci oggi occupato dal Luna Park. Così, finché ci saranno le giostre, il mercato "verde" trasloca verso corso Einaudi. Maurizio Avidano (azienda agricola Adriana Garavaglia di località Valcossera 11) è uno dei 15 produttori che il mercoledì e sabato vendono piantini da orto in piazza. Questo cambiamento vi ha causato problemi? "Nessuna polemica, abbiamo già parlato settimane fa con l'assessore Maurizio Rasero chiedendo di poter avvisare i clienti del cambiamento con segnali e indicazioni direttamente in piazza. Così è stato. Resta il fatto che gli affari sono diminuiti. Oggi, per esempio, ho venduto un terzo di quello che vendo normalmente". Colpa del trasferimento? "Non credo abbia influito tanto lo spostamento, quanto piuttosto l'impossibilità di avvicinarsi con l'auto. La piazza è chiusa e per comprare da noi bisogna poter caricare le piantine in macchina. Una necessità soprattutto per chi acquista quantità consistenti, come cassette con più vasetti". A voi si rivolgono "ortolani" per hobby ma anche professionisti? "Certamente, con un particolare: in percentuale sono pochi i giovani che si dedicano all'orto per passione. Chi continua questa tradizione sono soprattutto persone anziane e la maggior parte arriva dalla campagna". Avete ancora due mercati nella sede provvisoria? "Ancora mercoledì 7 e sabato 10 maggio, sempre al mattino dalle 7 all'una circa".

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Schianto in auto Muore a 40 anni (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

TRE SINDACI A VERONA CORSO MILANO. ROMENO DI TRECATE Patto di ferro per il Banco Popolare Schianto in auto Muore a 40 anni Patto fra tre sindaci, due leghisti e uno di centrosinistra, sulle rive dell'Adige. E' accaduto ieri, durante l'assemblea del Banco Popolare, che si è tenuta a Verona. Nella foto: il primo cittadino di Novara massimo Giordano e quello di Verona, Flavio Tosi (entrambi della Lega Nord) con Lorenzo Guerini (centrosinistra) di Lodi. la stretta di mano rappresenta un impegno a sostenere ciascuno sul proprio territorio il Banco Popolare. Quaglia a pagina 57 e in EconomiaIncidente mortale alle 13,45 di ieri in corso Milano, all'altezza del ponte sul Terdoppio. La vittima è Gabriela Andrei, quarantenne di origine romena residente a Trecate. Era sposata e aveva due figli. Lavorava alla casa di cura San Gaudenzio di Novara. Era alla guida di un'utilitaria diretta a Trecate. Per cause al vaglio della polizia stradale di Novara, la donna ha perso il controllo della vettura ed è andata a schiantarsi contro la cuspide del ponte. Per la donna non c'è stato nulla da fare. "Abbiamo sentito un botto e siamo corsi - dice Massimo Brustia, uno degli addetti della vicina stazione di rifornimento di metano per auto -. La ragazza è stata particolarmente sfortunata perché ha centrato la cuspide del ponte". L'incidente è stato uguale, nella dinamica, a quello che è costato la vita a Luciana Carfora lo scorso 9 novembre. La giovane novarese di 28 anni si era schianta contro la cuspide del guardrail sulla tangenziale di Novara, all'altezza del distributore Total di Veveri.

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Devastato da scritte il simbolo del paese (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

POGNO.TEPPISTI DI NOTTE CON LO SPRAY Devastato da scritte il simbolo del paese [FIRMA]MARCELLO GIORDANI POGNO Sfregio al simbolo del "paese dipinto": i vandali hanno ricoperto di scritte la cabina dell'Enel su cui gli artisti che avevano partecipato alle due edizioni della manifestazione avevano apposto le firme ed era stato collocato il logo del progetto italo-svizzero "La strada dei sogni". La cabina si trova all'ingresso del paese, in via Cremosina, e l'amministrazione comunale aveva deciso di recuperla e farla diventare l'emblema dell'iniziativa che ha visto negli anni scorsi sedici artisti dipingere altrettanti muri del paese con dipinti ispirati al tema dell'acqua. Sia la parete Sud della cabina che quella Nord erano state autografate da artisti del calibro di Carmen Crisafulli, Franco Mora, Salvo Caramagno e l'estroso artista alsaziano Dietrich Bickler, autore sui muri di Legro d'Orta della celeberrima "Matilde". Qualcuno ha pensato bene, di notte, di riempire le pareti di frasi con lo spray nero: "Il tuo cucciolo, cucciola mia". Deturpando quello che doveva essere il biglietto da visita dell'intera iniziativa. "Voglio credere che si sia trattato di una bravata di ragazzi, che non hanno assolutamente capito che andavano a deturpare un edificio che per il nostro paese ha ormai un valore simbolico importante. Abbiamo creduto in questa manifestazione dei paesi dipinti, che ha scopo turistico e di promozione culturale". Il guaio è che gli atti vandalici in paese si ripetono ormai con una certa frequenza: il più eclatante è stato quello che ha devastato il parchetto pubblico e i giochi per i bambini. Nonostante il raid vandalico il Comune continuerà tuttavia nell'iniziativa di abbellire il paese anche con l'ausilio degli artisti: "Attualmente abbiamo sedici muri dipinti, il prossimo sarà la parete della palestra della scuola, che verrà abbellita con un murales legato al tema dei bambini che giocano. Non è ammissibile che qualcuno vada a danneggiare il patrimonio pubblico. Oltre tutto una delle funzioni che hanno avuto a Pogno i muri dipinti è stata quella di recuperare, valorizzandoli, degli edifici che ormai erano anche vetusti, quindi c'è stata anche un'importante funzione urbanistica".

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FestiJazz 15 concerti all'aperto (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

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"Impatto Zero" FestiJazz 15 concerti all'aperto Ritmi ecologici dal castello al Costa Rica [FIRMA]MARIA PAOLA ARBEIA NOVARA FestiJazz quinta edizione cambia marcia. Avanti c'è posto: platea per 500 persone, gratis, in piazza Duomo. Tanti gli eventi da non perdere anche fuori città. Quindici i concerti, trenta i musicisti in arrivo. Qualche nome: Michael Nyman con il suo jazz-libro, Norma Winstone, Evan Parker, Markus Stockhausen, Dick Hyman (qui siamo nel mito), David Gunn e Guillermo E. Brown. Anche gli italiani brillano: Pasquale Innarella, Roberto Fonseca, Fabrizio Bosso e altri. Organizza come sempre l'associazione culturale "Rest-Art" con un cartello di sostenitori che si amplia. Radio3Rai e altri media partners daranno dirette e aggiornamenti. Confermati i dj-set dei sabati a mezzanotte nel cortile del Broletto e mostre tematiche. Di rilievo il workshop per studenti del Conservatorio Cantelli di Novara: sarà tenuto da Tara Bouman e Markus Stockhausen nell'ambito del progetto "Moving Sound". L'intero programma del festival, come sempre messo a punto dagli appassionati Corrado Beldì e Riccardo Cigolotti, miscela jazz, free jazz, avanguardia, sperimentazione e ricerca. Si comincia con un'anteprima giovedì 15 maggio con Bouman (clarinetti, corno di bassetto) e Stockhausen (trombe) in concerto alle 21 al Cantelli. Venerdì 30 apertura ufficiale dalle 21 con il Tiziano Tononi Trio in un progetto speciale con Alberto Tacchini e Silvia Bolognesi, dalle 22,30 anteprima europea del nuovo progetto di William Parker ("Raining on the Moon"). Poi, in sintesi, fra sabato 31 e l'otto giugno si susseguiranno concerti e eventi: "Dixie Train marching band" sfilerà in centro storico per importare un po' di atmosfera stile New Orleans, arriva Pasquale Innarella con il suo quintetto in "L'uomo del 300 Gilera", poi "Ethan Winogrand Quintet", Dj Rupture dopo mezzanotte, quindi il pianista Michael Nyman con Evan Parker al sax, e ancora il nuovo progetto discografico della leggendaria cantante inglese Norma Winstone con Glauco Venier e Klaus Gesing, altra anteprima mondiale sarà con il giovane e emergente trio di Marcin Wasilewski e musiche di film di Polansky con proiezioni a cura di Enrico Ghezzi e Roberto Dal Bosco, Roberto Fonseca e Fabrizio Bosso nell'afrocubano "Cuba Social Club night". Imperdibile anteprima italiana, il 7 giugno, dello "Stride Summit": 4 tra i maggiori pianisti di stride al mondo si confronteranno in un duello su più pianoforti. Questo è un evento unico con il ritorno in Italia (ultima tournée nel 1950 con Benny Goodman) del leggendario Hyman, maestro dello stride-piano e storico collaboratore di Woody Allen. E ancora: debutto del progetto curato da David Gunn e Guillermo E. Brown con Pomigliano Jazz. Ultimo dj set il 7 giugno con King Britt. Previsti anche jazz brunch, visite e tour "Jazz and wine". In particolare domenica primo giugno si andrà a Villa Caccia di Romagnano Sesia per ascoltare Gianni Mimmo con presentazione bis (la prima è a Novara in conferenza stampa venerdì) del libro "Sublime" di Michael Nyman, domenica otto giugno al Castello di Briona altro jazz brunch alle 13 con Contini, Mimmo e Pastor Trio. Va sottolineato che date e dettagli saranno confermati nei prossimi giorni: sin d'ora il festival s'annuncia comunque ricco e adatto a un pubblico di varia estrazione quanto a gusti musicali. Beldì e Cigolotti, assieme a Valentina Beldì dell'associazione Rest-Art, hanno rimarcato alcuni aspetti alla vigilia delle precedenti edizioni: "Il Festijazz vuole essere un'occasione, per appassionati e per neofiti, di vivere qui alcuni eventi che accomunano Novara a città italiane e europee fedeli amiche del jazz e dei protagonisti di ieri e di oggi". C'è poi il risvolto didattico, con il workshop, creativo con le mostre e turistico con i minitour sulle colline dei vini novaresi. La manifestazione è entrata a far parte anche di un network nazionale di rassegne jazz collaudate e di qualità.Ecologia, estro, creativi e multimedialità assieme al jazz. Il festival porta per due settimane in città tante occasioni di incontro e d'impegno. Ci sarà la rassegna "Chroma. Energia colore musica" all'Arengo del Broletto. Poi Valerio Rocco Orlando, proporrà "Niendorf (the damaged piano). Omaggio a Michael Nyman" all'ex palazzo dei Vigili Urbani. Infine, Novara Jazz aderisce al progetto europeo Impatto Zero®: le emissioni di Co2 del Festival sono state compensate con la creazione di 12.345 mq di nuove foreste in Costa Rica. Verrà anche piantumata una quercia al castello. Pure qui ci sono sponsors ad hoc e molti altri dettagli: prima del 30 maggio si saprà tutto.

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Tanti ex sindaci nell'elenco di Sanremo (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

I POLITICIAPPENA SOTTO QUOTA 150 MILA FRANCO FORMAGGINI, ASSESSORE DELLA GIUNTA BOREA Tanti ex sindaci nell'elenco di Sanremo Più della metà dei contribuenti di Sanremo - e si tratta di oltre 20 mila persone - vive con meno di 10 mila euro. E' quanto emerge dall'analisi delle dichiarazioni dei redditi del 2005. Fra i 10 e i 20 mila euro si collocano 8400 contribuenti; 5600 fra 20 e 30 mila; 2245 fra 30 e 50 mila mentre i "benestanti", quelli che al tempo della vecchia lira potevano vantare un reddito fra 100 e 200 milioni (da 50 a 100 mila euro) sono 1155. Solo 141 possono vantare un reddito che oscilla fra 100 e 150 mila euro. Fra questi esponenti politici in carica, ex sindaci, medici, commercianti. Anche giudici ed ex appartenenti alla magistratura. In vetta alla graduatoria l'assessore Franco Formaggini, ingegnere, ex presidente della Famija sanremasca, con 148.763 euro. Lo segue il senatore di An Giorgio Bornacin, con 142.879. A quota 139.277 il medico e, in passato, assessore del vecchio Psi, Alfredo Manelli. L'ingegner Stefano Puppo, anch'egli ex assessore, è fermo a 125.138. L'assessore provinciale Massimo Donzella di Forza Italia ha dichiarato 123.763 euro. Nella lista compaiono l'ex sindaco Dc Francesco Viale, avvocato, (124.666) e l'ex sindaco repubblicano Raffaele Canessa, commerciante (116.035). Dietro l'imprenditore del marmo ed ex assessore Dc Antonio Borga (108.509). Poi un altro ex sindaco della Democrazia cristiana: Onorato Lanza (105.227). Fra i consiglieri comunali, il primo della lista è Giovanni Sciolè (100.872), Ds. A 94.751 c'è l'ex sindaco Dc Piero Parise, esportatore floricolo e fino a qualche anno fa azionista di Portosole. Riccardo Borea, medico pediatra, consigliere comunale e fratello del sindaco è a 91.809 euro, seguito dall'ex assessore di An e imprenditore Giorgio Silvano (89.170). Leo Pippione, altro ex sindaco democristiano e funzionario di banca ha dichiarato 87.578 euro. Stessa somma per l'attuale consigliere comunale e regionale di maggioranza Luigi Patrone (87.239). Pochi spiccioli in meno (86.867) per l'avvocato Adriano Battistotti, consigliere comunale di Forza Italia. A quota 78.704 il commercialista e presidente del Consiglio comunale Bruno Marra. Per l'assessore all'Urbanistica Andrea Gorlero un reddito di 75.858 euro, mentre Ezio Bertoncelli, assessore ai tempi di Canessa sindaco, ha presentato un "740" da 73.308 euro. Per l'ex assessore del Psdi Fulvio Ballestra, medico, 71.869 euro. Il croupier e consigliere comunale ex Ds oggi nel Pd, Bruno Barbaro è a quota 70.812 mentre l'ex assessore ed attuale consigliere comunale di An Gianni Berrino dichiara 69.408. A quota 68.031 l'ex assessore della giunta Borea Vincenzo Parrino, commerciante. Andrea Lolli, ex sindaco Dc e albergatore è in graduatoria a 66.504. Fra i politici seguono l'ex assessore Dc Bruno Giri (56.509); l'ideatore della Lista Borea, Enrico Cannoletta (55.200), il coordinatore provinciale di Forza Italia Maurizio Zoccarato (55.133). Il medico e consigliere comunale Ds Leandro Faraldi (54.540); l'ex assessore e attuale consigliere di Forza Italia Giuseppe Di Meco (54.050); l'ex assessore della Lega Nord Vinicio Tofi (40.215), l'attuale capogruppo del Carroccio Marco Lupi (43.702); l'ex assessore Tonino Bissolotti (41.022); l'attuale assessore Luigi Ivaldi (33.346). Fra i magistrati 148.759 euro l'ex presidente del tribunale Cristoforo Ciaccio; 135.745 Gianfranco Boccalatte attuale presidente; 134.603 Giuseppe Squizzato. Nell'elenco dei medici figurano l'oncologa Carla Gatti (147.231). Il direttore dell'Ufficio cultura del casinò Benito Ruscigni è a quota 110.751. L'avvocato Fausto Moreno ha dichiarato 142.806 euro.

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Magri (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

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POLEMICA SUI MINISTRI LEGHISTI Parisi: Bossi è un anti-italiano Non può stare nel governo Magri D'Alema difende Calderoli dagli attacchi libici "Nessuna ingerenza negli affari del Paese".

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La "Mezza dei Lagoni" oggi da Mezzomerico (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

PODISMO.UNA CLASSICA La "Mezza dei Lagoni" oggi da Mezzomerico [FIRMA]SANDRO BOTTELLI NOVARA Da Mezzomerico a Mercurago di Arona, dove si disputa oggi la "1/2 dei Lagoni". L'altra sera, nella riposante campagna di Mezzomerico, un'altra affollata tappa della Gamba d'oro con 615 concorrenti al via. Salah Ouyat, marocchino di stanza a Maggiora, ha imposto i diritti della sua classe giocando al gatto coi topi, nell'occasione sotto le sembianze di Andrea Lavazza, Francesco Guglielmetti, Davide Gaudino e Stefano Castagna, tutti podisti di prima fascia. Qualche novità tra le donne con Elisabetta Comero prima davanti a Chiara Quartesan, Alice Di Simone, Rita Zambon e Gabriella Cecchin. Under 17: Max Cerutti e Monica Mercatali. Under 14: Lorenzo Porzio e Chiara Rollino. Questa mattina Piede d'oro a Cuveglio (km 11-4, ore 9), Circuito Running a Vizzola Ticino (km 10,5, ore 9,30) e Gamba d'oro a Mercurago di Arona con la "1/2 dei Lagoni", organizzata dalla Podistica Arona Avis-Aido di Claudio Barban e Roberto Bielli. Sono previsti tre percorsi: il maggiore è di 21 km, quindi il medio di 10,4 ed un minigiro di 3,3, tutti disegnati nel "morbido" parco dei Lagoni. Il percorso dei 21 chilometri prevede un tratto iniziale in salita di 1 chilometro prima dell'avvicinamento al Lagone; quindi un tratto in discesa verso la Casa degli Alpini di Dormelletto, con rientro nel parco all'altezza del maneggio Crespi. Il percorso presenta poi segmenti in falsopiano fino al km 13, dove si affronta una secca salita di 300 metri. Seguono altri tratti in falsopiano con passaggio da Cascina Bossi e dalle tombe archeologiche. Quindi gli ultimi 6 chilometri e arrivo in discesa. Lo scorso anno ha vinto Dereje Rabattoni in 1h18'20" precedendo Stefano Vercelli e Luca Valenti. Prima donna la mergozzese Daniela Maestroni su Cecilia Mora e Stefania Cagnoli.

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L'isola di Guam: "Obama, uno di noi" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

In breve IL FATTORE ETNICO GIOCA A FAVORE DI BARACK: LE SUE ORIGINI HAWAIANE CONQUISTANO GLI ELETTORI DEL PACIFICO Promesse di soldi e autodeterminazione per conquistare i cinque delegati L'isola di Guam: "Obama, uno di noi" All'ambasciata italiana Al Qaeda rivendica l'attacco Un gruppo legato ad al Qaeda ha rivendicato l'attacco di mercoledì contro l'ambasciata italiana a Sanaa, capitale dello Yemen (foto). In una nota diffusa su Internet, si afferma che "l'Organizzazione di al Qaeda nella Penisola arabica-Brigate dei soldati dello Yemen rivendica la responsabilità per l'operazione benedetta", mirata a espellere gli infedeli. Offensiva turca Uccisi nei raid 150 ribelli curdi L'esercito turco ha annunciato di aver ucciso 150 ribelli del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) nei raid aerei condotti tra giovedì e ieri nel Nord dell'Iraq. Santa Cruz contro Bolivia Referendum sull'autonomia Anche se il presidente Evo Morale lo giudica illegale, Santa Cruz, la provincia più ricca della Bolivia, celebra oggi un referendum sull'autonomia. I sondaggi danno il "sì" all'80%.[FIRMA]MAURIZIO MOLINARI CORRISPONDENTE DA NEW YORK La gara presidenziale fa tappa nel Pacifico e Barack Obama è in testa nel voto del "popolo delle isole". Il senatore afroamericano dell'Illinois ottiene il 53 per cento delle preferenze contro il 47: è stato abile a presentarsi ai locali, in prevalenza di etnia chamorro, come una sorta di conterraneo essendo nato nelle Hawaii, che pur distanti stanno comunque nello specchio del Pacifico. Sebbene gli elettori non siano stati più di quattromila, i conteggi si sono protratti fino all'alba perché si sono svolti a mano, con un divario costante ma esiguo: circa 200 voti in più per Obama. Guam, 541 kmq, dista ben 20 ore di aereo dagli Stati Uniti, che nel 1898 la strapparono alla Spagna e vi mantengono sette basi militari per le operazioni in Asia. E' un "territorio incorporato" i cui cittadini, pur titolari di passaporto Usa, non hanno diritto al voto nell'Election Day ma possono partecipare alle primarie per scegliere sui candidati. "Guam non ha mai contato nel processo elettorale - riassume Larry Sabato, politologo dell'Università della Virginia - ma gli americani ne stanno parlando quest'anno come mai è avvenuto dal 1944, quando venne riconquistata cacciando i giapponesi". L'insolito rilievo di Guam è dovuto alla gara all'ultimo delegato fra Obama e Hillary nella corsa alla nomination democratica. Poiché Obama è avanti per appena 135 delegati - 1.738 a 1.603 - e mancano all'appello solo otto Stati, ogni voto può fare la differenza per arrivare al quorum di 2.025. Di qui l'attenzione per l'esiguo bottino in palio a Guam: 4 delegati e 5 superdelegati. La loro assegnazione dipende da un sistema di voto intricato: i caucus eleggono con la proporzionale 8 rappresentanti ognuno dei quali ha mezzo voto, cioè costituisce mezzo-delegato. I superdelegati, esponenti del partito, seguono in genere l'orientamento del voto. Fa eccezione il superdelegato Taling Taitano, che è già per Hillary. Su una popolazione di 175 mila abitanti a recarsi a votare nei caucus dei 21 distretti democratici sono stati quasi il triplo dei circa 1500 di quattro anni fa e per contendersi questa minuscola fetta dell'elettorato Barack e Hillary hanno dato vita a una campagna singolare: facendo di tutto tranne affrontare il viaggio per incontrare di persona gli elettori. L'ex First Lady ha puntato su YouTube, con un messaggio in cui ricorda di aver fatto sosta nella "bellissima isola" nel lontano 1995 accompagnando il marito Bill nella breve sosta di un viaggio asiatico. E Bill ha rilasciato interviste alle radio locali assicurando che "Hillary aumenterà i fondi per la presidenza sociale". Ma Obama, attraverso tv e giornali, ha fatto di più, dimostrando attenzione per le richieste di autodeterminazione: "Se sarò presidente ascolterò le istanze del popolo chamorro". Un messaggio che ha fatto leva sulle radici personali: "Il mio cuore è con il popolo del Pacifico, sono cresciuto comprendendo bene che cosa significhi vivere su un'isola".

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Campagna di Russia sul "Lago dei cigni" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

[FIRMA]SERGIO TROMBETTA PARMA Si chiamano Valeri Abisalovich Gherghiti e Macharbet Kassanovich Vaziev. Sono originari dell'Ossezia, piccola repubblica caucasica al confine con Cecenia e Georgia. Con due nomi così potrebbero essere due capi clan in lotta sulle montagne. Ma sono più comunemente noti come Valerij Gergiev e Machar Vaziev. Cioè l'onnipotente e acclamatissimo direttore d'orchestra capo assoluto del Mariinskij di Pietoburgo, il Kirov dei tempi sovietici, e il direttore del balletto del teatro, una delle più grandi compagnie di danza classica che ieri sera ha dato il via, al Regio di Parma, a una breve tournée italiana con il Lago dei cigni. La loro privata "guerra caucasica" la combattono nei corridoi e nella sala azzurro dorata del Mariinskij. La lotta ha visto Gergiev vincitore a marzo, quando Vaziev ha dato le dimissioni. Che però non sono state accettate. E il fatto che ieri Kasanovich fosse presente a Parma significa che la vicenda non è chiusa. Dal '95, cioè da quando è stato nominato "responsabile" della compagnia (mai direttore artistico), Vaziev è sempre uscito sconfitto dagli scontri col boss. Scontri che riguardavano soprattutto alcune scelte di repertorio di Gergiev. Per esempio, commissionare in fretta e furia la coreografia del balletto L'età dell'oro di Sostakovich allo sconosciuto Noah Gelber, unanimemente distrutto dalla critica, per poter portare a Londra un'intera stagione Sostakovich. Oppure affidare un remake dello Schiaccianoci allo scultore Michail Shemjakin che ha trasformato il balletto in una propria mostra personale. O ancora imporre ai danzatori tempi di lavoro impossibili, simili a quelli che Gergiev, inguaribile workalcolic, impone a se stesso. Negli anni passati, a chi arrivava dall'Italia a Pietroburgo Vaziev chiedeva sconsolato: "Ma alla Scala il maestro Muti non intralcia la danza?". Ora però ha sbattuto, provvisoriamente, la porta dopo l'ennesima uscita di Gergiev: "La compagnia è sempre senza direttore artistico perché non trovo la persona adatta. Le stelle che potrebbero occupare quel posto non sono ancora tramontate". Battuta che esclude Vaziev e potrebbe voler dire che Gergiev intende nominare Uljiana Lopatkina, divina e capricciosa superstella della compagnia che in questo tour italiano danzerà il Lago nella replica di mercooledì a Modena. Sempre che non cambi idea. Lopatkina, che è chiamata in teatro "la repubblica Lopatkina", ha però soltanto 35 anni. Troppo presto per dirigere la compagnia. Sempre che ne abbia le capacità, oltre gli agganci giusti col potere (leggi Putin). L'altro nome che corre è quello di Altynai Asylmuratova, che dirige l'Accademia Vaganova, una scuola che continua a sfornare superdanzatori, come si può constatare in questo tour che prevede tre repliche del Lago a Parma, due a Modena,un gala a Modena e uno a Vicenza.

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D'alema difende calderoli frattini: dialogo con gli arabi (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Ancora polemiche sulle minacce della Libia. Governo, Possa ministro dell'Energia D'Alema difende Calderoli Frattini: dialogo con gli arabi.

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Calderoli, d'alema frena la libia "il governo è un affare interno" - vincenzo nigro (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Calderoli, D'Alema frena la Libia "Il governo è un affare interno" Interviene la Lega Araba: valuteremo se sarà nominato L'intervento del ministro degli Esteri dopo una consultazione con Gianni Letta VINCENZO NIGRO ROMA - Messaggio di Massimo D'Alema a Muhammar Gheddafi: "La formazione e la composizione del nuovo governo è una questione interna, regolata da precise disposizioni costituzionali". Quando anche dal Cairo, dalla Lega araba, sono iniziate a rimbalzare dichiarazioni sul caso Calderoli, il ministro degli Esteri italiano ha deciso di intervenire. E così ieri pomeriggio ha dato il via al suo capo di gabinetto, Ferdinando Nelli Feroci: il risultato è un comunicato con cui l'Italia chiede alla Libia di astenersi dall'intervenire sul nuovo governo. L'intervento, assai pesante, era stato quello di Saif El Islam Gheddafi, figlio ed erede apparente del colonnello libico: venerdì Saif aveva chiesto che Roberto Calderoli rimanesse fuori dal governo, pena "conseguenze catastrofiche" nelle relazioni Italia-Libia. Un monito legato alla "provocazione" di Calderoli - nel 2006 - di indossare una maglietta con le famose vignette anti-islamiche. D'Alema, senza difendere Calderoli, ha provato a mettere un punto fermo alla polemica con la Libia, forte del credito personale di cui gode nel mondo arabo, che ha fatto richiamare dai suoi diplomatici nel testo del comunicato: "L'Italia attribuisce importanza alla cooperazione nel Mediterraneo, regione in cui il nostro paese svolge un ruolo attivo equilibrato e propositivo, (...) favorendo rapporti che lui stesso (D'Alema-ndr) ha coltivato con particolare impegno e che si augura continuino ad essere sviluppati al di là dei cambiamenti di governo". Anche per questo il ministro "auspica che in questa fase vengano evitati commenti e prese di posizione che non contribuiscono al rafforzamento di tali rapporti". Un invito al silenzio che la Libia d'ora rispetterà: ieri sera l'ambasciatore libico a Roma, Hafed Gaddur, un diplomatico in rapporto diretto con il colonnello, ha spiegato a "Repubblica" che "adesso dalla Libia non arriveranno altre reazioni, staremo a vedere soltanto cosa accadrà, e non saremo certo noi a creare nuovi problemi: il nostro messaggio è stato molto chiaro". Il messaggio di Saif El Islam era stato così chiaro che Silvio Berlusconi lo aveva letto e interpretato rapidamente come un colpo a tradimento di Gheddafi: "Calderoli l'aveva fatta grossa con le vignette, ma i libici l'hanno fatta molto più grossa intervenendo sulla formazione del governo di un paese amico come l'Italia, arrivando a definire "assassino" Calderoli, inconcepibile!" ha detto venerdì il premier in pectore ai collaboratori. Ieri fonti del Pdl parlavano di una diplomazia sui fili del telefono, con contatti tra Gianni Letta, lo stesso D'Alema, altri esponenti del governo uscente. D'Alema forse non sarebbe intervenuto di persona se non fossero arrivati segnali anche dalla Lega Araba. Segnali in verità abbastanza contrastanti: prima un portavoce, Abdel Aleem el Abiad, aveva detto che "personalmente penso che potrebbero esserci conseguenze se Calderoli diventasse ministro in Italia". El Abiad però lavora solo da un mese nell'ufficio del segretario generale Amr Moussa. Pochi minuti più tardi, infatti, un altro dirigente della Lega raffredda la prima dichiarazione del portavoce: "Prenderemo una posizione quando vedremo la politica del governo Berlusconi, per ora si tratta di speculazioni su candidatura", dice all'Ansa il vice-segretario generale Ahmad Ben Helly. La polemica è chiusa, ma il giudizio degli arabi sul nuovo governo Berlusconi è solo sospeso. "Tutti i governi arabi ce lo dicono con amicizia ma anche con preoccupazione", dice un ambasciatore italiano che avrà un ruolo importante nel ministero degli Esteri guidato da Franco Frattini: "Sono preoccupati per la Lega, da quanto il pendolo si allontanerà dai paesi arabi e da quelli islamici". Saif El Islam non ha usato un linguaggio diplomatico, ma una cosa è sicura: quasi tutti gli altri paesi arabi hanno le stesse paure del giovane Gheddafi.

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E per proteggerlo scatta una barriera di sms - paolo berizzi (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Un deputato amico spiega il silenzio: ha capito che rischia di innescare reazioni a catena E per proteggerlo scatta una barriera di sms L'ordine a tutti i leghisti: tacere. Lui si rifugia dalla fidanzata nelle Langhe La linea della massima prudenza concordata con Bossi e Berlusconi PAOLO BERIZZI DAL NOSTRO INVIATO BERGAMO - All'edicola, un trionfo. Come nei giorni della maglietta della discordia. Ma Calderoli a questo giro tiene il profilo basso, bassissimo. Anzi, non si fa proprio vedere. "E' via per un week end di riposo" fanno sapere i suoi collaboratori. In effetti, a leggere le prime pagine dei giornali che nelle mattine bergamasche fanno capolino nella villa arrampicata sulla collina della Madonna del Bosco e lo contrappongono ancora una volta alla Libia di Gheddafi, la vera notizia è che Calderoli ha smesso di fare il Calderoli. Bisogna rassegnarsi. Se un tempo la fatwa appioppatagli dagli arabi per le disinvolte dichiarazioni anti islam sortiva su di lui l'effetto benefico di una pastiglia balsamica - e allo stesso tempo ispirava l'iperbole successiva - oggi il senatore Calderoli sembra avere imparato ad applicare la sottile arte dell'equilibrio e della prudenza. Anche fuori da quell'aula del Senato che - non ha mancato di rimarcarlo lo stesso vice presidente uscente di Palazzo Madama - "ho gestito con correttezza e capacità che mi sono state riconosciute anche dagli avversari". Pontiere o (di nuovo) uomo di governo, l'ex medico maxillo-facciale divenuto celebre nella Lega e nella politica italiana per i suoi eccessi verbali e ora candidato a occupare la poltrona di ministro per l'attuazione del programma di governo (con delega alle riforme istituzionali), ufficialmente non parla. Né vuole che sull'affaire libico esterni nessuno (dei leghisti, s'intende). Un suo assistente ieri mattina ha inviato un sms a deputati, dirigenti e esponenti del Carroccio: "Non fate dichiarazioni su Calderoli-Libia. Grazie". Disposta la consegna del silenzio - una linea concordata con Berlusconi e con Bossi per evitare che il caso internazionale deflagrasse - Calderoli è partito per le Langhe. A Narzole, paese già balzato all'onore delle cronache per lo scandalo del vino al metanolo, vive la sua compagna, Gianna Gancia, 34 anni e un figlio, militante della Lega, bruna, carina, titolare di un'azienda di produzione e imbottigliamento vini ma solo omonima dei Gancia degli spumanti. Fino a domani mattina, quando prenderà il primo volo per Roma, il colonnello leghista che il 13 settembre 2007 lanciò l'idea di un Maiale-day per fermare la costruzione della moschea di Bologna ("Passeggerò con il mio suino sul terreno dove è prevista la costruzione dell'edificio") se ne starà tra i vigneti del Cuneese, lontano dalle polemiche e, soprattutto, lontano da Tripoli. "Questa volta Roberto si è dovuto cucire la bocca - scherza ma nemmeno troppo un deputato leghista che gli ha parlato nelle ultime ore, prima che la Lega Araba frenasse sull'attacco sferrato da Gheddafi junior - . E' vicepresidente uscente del Senato. E' ministro in pectore. E poi con tutto il casino che c'è stato su questa storia, c'era il rischio che altri paesi si affiancassero alla Libia e iniziassero a dare manforte a Tripoli contro l'Italia". Già. La sensazione è che starsene per una volta zitto, per Calderoli, non sia stato un grosso sacrificio. In una recente intervista ha confessato: "Mi sono pentito di avere indossato la maglietta anti-Islam. Quella è stata la notte più brutta della mia vita. Ho pregato disperatamente, chiedendo di poter rimediare, limitare i danni. Quella notte ho capito che la mia buona fede non può assolvermi". Che nell'animo o almeno nella condotta politica qualche angolo si sia smussato, lo si evince anche da altre dichiarazioni. "Non mi piaccio, ma qualcuno il lavoro sporco lo deve fare. Per esempio non sono xenofobo, ma dico cose xenofobe perché se vuoi farti sentire devi spararle grosse". Non erano stranieri, ma quando gli animalisti lo contestarono per i due lupi che teneva in giardino chiosò: "Venite pure, c'è sempre bisogno di carne fresca".

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Anche gli islamici italiani contro l'anatema di gheddafi jr - vladimiro polchi (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Fiducia dall'Iran Dalla Coreis ai duri dell'Ucoii: "No a ingerenze indebite" Anche gli islamici italiani contro l'anatema di Gheddafi jr VLADIMIRO POLCHI ROMA - Gli attacchi di Gheddafi jr? "Un'indebita ingerenza". Calderoli ministro della Repubblica? "Nessun problema, siamo pronti al dialogo". Non accade spesso alla galassia islamica in Italia di convergere su una posizione unitaria. Eppure dalla Coreis alla Lega musulmana mondiale in Italia fino ai "duri" dell'Ucoii è unanime la critica all'"invasione di campo" delle autorità libiche, così come l'apertura di credito verso l'eventuale ministro Calderoli. La prima e più ferma critica al figlio di Muammar Gheddafi, Saif El Islam - che venerdì ha minacciato "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni con l'Italia" se Calderoli dovesse ridiventare ministro - arriva da Mario Scialoja, presidente della Lega musulmana in Italia: "Si tratta di un'indebita ingerenza negli affari interni italiani - afferma l'ex ambasciatore - e per quanto riguarda il ritorno di Roberto Calderoli al governo non abbiamo nessun commento da fare: il cavaliere Berlusconi può fare ciò che vuole". Più duro il giudizio di Souad Sbai, presidente dell'associazione donne marocchine in Italia, nonché neodeputata del Pdl: "Il figlio di Gheddafi non ricopre alcun ruolo istituzionale e solo quando sarà eletto presidente, potrà parlare in nome del popolo libico. In ogni caso - prosegue - nessun Paese estero può interferire con le scelte interne di un altro Stato". La Sbai riconosce che "la provocazione di Calderoli su Maometto fu un gesto sbagliato, folkloristico, ma se ne è scusato e dunque il caso è chiuso e poi - aggiunge - diciamo la verità: Calderoli ha detto in pubblico quello che molti politici di destra e di sinistra regolarmente dicono a bassa voce in privato". Più articolata la posizione della Coreis. Il vicepresidente Yahya Pallavicini sostiene infatti che "il figlio di Gheddafi ha espresso un'opinione personale ed è libero di farlo. La sua posizione è eccessiva, ma è eccessivo anche parlare di ingerenza di uno Stato estero. è invece comprensibile la perplessità sua e di altri verso una persona come Calderoli, responsabile di una pessima provocazione verso il mondo islamico". L'associazione Coreis ci tiene però a chiarire di "non avere nessun pregiudizio sulla persona. Anzi, se Silvio Berlusconi riterrà di inserirlo nel governo, anche con funzioni che lo metteranno in contatto con le comunità islamiche, non esiteremo al più aperto dialogo. Poi verificheremo la sua politica sui fatti". Stessi toni da parte dell'imam di Torino e presidente dell'Unione musulmani in Italia, Abdelaziz Khounati, che dichiara: "Siamo in un Paese democratico e come comunità islamica accettiamo il risultato del voto democratico. Infine l'Ucoii. Anche l'organizzazione di Nour Dachan, nota per alcune posizione considerate estremiste, critica ogni intromissione estera nella politica italiana. "Sulle questioni interne - sottolinea il portavoce Isseddin Elzir - decide il Paese. L'Italia è uno Stato indipendente, la Libia altrettanto".

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Frattini: "dialogheremo con l'islam ma le scelte sui ministri vanno rispettate" - alberto d'argenio (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Il prossimo responsabile degli Esteri: gli immigrati non scambino l'accoglienza con la debolezza Frattini: "Dialogheremo con l'Islam ma le scelte sui ministri vanno rispettate" Cicchitto: prima di giudicare occorre attendere i nostri atti di governo Frattini apprezza la gestione bipartisan della questione diplomatica ALBERTO D'ARGENIO BRUXELLES - E' compatta la reazione del centrodestra ai "veti" sul futuro ministro Roberto Calderoli piovuti dalla Libia e, con toni in parte più sfumati, dalla Lega Araba. Ed è apprezzato il pronunciamento del governo uscente. "Un'importante consonanza di giudizio in un momento in cui si avvicina il passaggio di consegne istituzionali", osservano dallo staff di Franco Frattini, futuro ministro degli esteri dell'esecutivo che Silvio Berlusconi si appresta a varare. Un chiaro riferimento alla nota diffusa ieri pomeriggio a difesa dell'autonomia delle istituzioni italiane dall'inquilino uscente della Farnesina, Massimo D'Alema. E' proprio Frattini conversando con Repubblica a indicare la linea del nascituro governo Berlusconi nei confronti delle tensioni con i Paesi musulmani: "E' nostra cura capire le preoccupazioni dei governi e dei popoli amici e ascoltarne i consigli - spiega l'attuale vicepresidente della Commissione europea in procinto di rientrare definitivamente a Roma - ma il rispetto delle decisioni di chi è investito del governo dal proprio popolo è un pilastro della democrazia interna ed internazionale". Dunque no a ingerenze sulla formazione del governo - iter definito dalla Costituzione e affare puramente interno - ma apertura massima al dialogo con i vicini della sponda Sud del Mediterraneo e in generale con il mondo musulmano. Anche se, avverte Frattini, "abbiamo promesso sicurezza ad un Paese dove gli stranieri troppo spesso scambiano accoglienza e gentilezza per debolezza e relativismo. E la garantiremo, visto che la coalizione che governerà il Paese gode di una solida maggioranza e di un fortissimo radicamento popolare". Insomma, dichiarazioni che sulla risposta al mondo musulmano appaiono in linea con la presa di posizione di D'Alema. Tanto che chi ha parlato con Frattini sottolinea la soddisfazione per lo "spirito bipartisan" che, dopo i discorsi d'insediamento dei presidenti delle Camere, sembra animare i primi giorni della nuova stagione politica iniziata dopo le elezioni. E lo testimonia anche Antonio Tajani, capogruppo di Forza Italia all'Europarlamento e probabile successore di Frattini alla Commissione Ue: "Mi sembra che siamo tutti d'accordo, maggioranza e opposizione, che le ingerenze di un Paese straniero nella vita politica di un altro Stato, come ha fatto la Libia, non possono essere accettate". Chiudendo la porta alle pressioni esterne e ricordando il basso tasso di democraticità di Tripoli, Maurizio Gasparri (An) si spinge oltre e chiede di "raffreddare gli animi astenendosi da reazioni truculente" in quanto dovremo "dialogare con la Libia per bloccare o rallentare la partenza dei clandestini che copiosi partono dalle sue coste". Taglia invece corto la Lega, che oltretutto dalla querelle internazionale dovrebbe avere ottenuto di blindare Calderoli alla poltrona promessagli: "E' una storia morta ancora prima di nascere. Per noi la vicenda è chiusa e non è il caso di alzare polveroni", dice Roberto Cota. Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia, privilegia invece la lettura del vicesegretario generale della Lega araba, Ahmad Ben Helly, che ieri ha smussato la posizione del mondo islamico parlando di "speculazioni" e rinviando i giudizi "alla luce della politica che farà il governo Berlusconi". Più secco il collega di partito Enrico La Loggia: "La provocazione libica deve quindi essere rispedita al mittente perchè scomposta ed inaccettabile".

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L' amaca (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Commenti L' Amaca Non si sa quanto autorevole e quanto saggio sia il figlio di Gheddafi, signor Saif El Islam, che minaccia "gravi conseguenze" se Roberto Calderoli tornerà a fare il ministro. Fa comunque abbastanza sorridere il coro di meravigliata indignazione che ha accolto, in Italia, questa sortita libica. Calderoli è punta di diamante del leghismo più xenofobo e antiarabo, come si fa a pensare o a sperare che il suo ritorno al governo passi inosservato? Se al governo c'è un partito il cui leader chiama gli africani "bingo-bongo" e i cui esponenti pascolano maiali davanti alle moschee e disinfettano i treni delle nigeriane, che cosa dobbiamo aspettarci, il Nobel per la Pace, una pergamena di laude dei Frati di Assisi e la cittadinanza onoraria di Tripoli? Non è la Lega che, da anni, inneggia alla schiettezza di espressione, al linguaggio "popolare", alla fine delle ipocrisie del politicamente corretto, buone solo per i fichetti di sinistra? Ottima idea, aiuta a dare aria ai denti e evita la fatica di pensare: ma è del tutto ridicolo pretendere che non ci siano conseguenze. Unico paese d'Europa che ha il suo partito xenofobo al governo (un quarto del totale dei ministri con meno di un decimo dei voti), speriamo che nessuno se ne accorga?.

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Il potere blindato della destra zuccherosa - (segue dalla prima pagina) (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Commenti IL POTERE BLINDATO DELLA DESTRA ZUCCHEROSA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Poteva fare, come disse, dell'aula sorda e grigia di Montecitorio un bivacco di manipoli, ma lo fece soltanto due anni dopo sulla scia del delitto Matteotti. La dittatura rompe le regole della democrazia e rende inutile l'ipocrisia. Il Parlamento fu abolito, i partiti dissolti salvo il suo che fu identificato con lo Stato, la libera stampa mandata in soffitta, come ha auspicato Beppe Grillo e le centinaia di migliaia dei suoi seguaci paganti nel "Vaffa-day" del 25 aprile. Questa volta le cose non andranno così per molte ragioni. Il mondo è globale, l'economia è globale, la cultura è globale, le informazioni sono globali e anche il commercio è globale. L'Italia è una regione dell'Europa. La nostra moneta è quella europea. Una dittatura totalitaria oggi è impensabile in Europa e in Occidente. E poi la classe dirigente del centrodestra non ha alcuna somiglianza con lo squadrismo diciannovista. Perciò quel pericolo non c'è. Ce ne sono altri che possono suscitare serie preoccupazioni. * * * I marxisti spiegavano la storia dei popoli attraverso il rapporto tra le forze produttive e le istituzioni chiamando le prime "struttura" e le seconde "sovrastruttura". Lo ricorda Giorgio Ruffolo nel suo bellissimo libro "Il capitalismo ha i secoli contati" che è la più lucida ricostruzione della globalizzazione che stiamo vivendo e dei fenomeni che l'hanno preceduta. Tra la struttura e la sovrastruttura non esiste un rapporto di automatica determinazione come pensavano rozzamente i marxisti militanti del secolo scorso. C'è invece una continua interazione, un reciproco condizionamento. Io credo che l'emergere elettorale del centrodestra e la rivoluzione parlamentare che ne è seguita siano state largamente determinate dal nuovo atteggiarsi strutturale delle forze produttive, lo sgretolarsi dei tradizionali blocchi sociali, la scomparsa delle classi, il frazionarsi degli interessi fino alla loro completa polverizzazione. Questo mutamento strutturale spiega anche la nascita del partito "liquido" dei democratici, la sconfitta del partito cattolico come arbitro centrista che era nel disegno di Casini, infine l'affondamento della sinistra massimalista. Il comportamento più strano, ai confini dell'assurdo, è stato proprio quello della sinistra radical-massimalista, che ha attribuito a Veltroni la sua scomparsa e ha punito con il voto e con l'astensione Rutelli per castigare il leader democratico. Per gli ultimi marxisti militanti è un errore squalificante non rendersi conto che le strutture negli ultimi quindici anni sono completamente cambiate ed hanno determinato una rivoluzione sovrastrutturale. La sinistra radicale, le sue ideologie, i suoi slogan, la sua organizzazione politica galleggiavano sul vuoto che essa stessa aveva ulteriormente aggravato segando l'ultimo ramo che ancora la sosteneva e cioè l'operatività del governo Prodi. Il loro stupore per la scomparsa del loro mondo, quello sì, è stupefacente e direi senza appello: chi ha smesso di pensare smette di vivere. Questo è accaduto, con buona pace di Sansonetti, direttore del più assurdo (e come tale utile) giornale oggi in circolazione. * * * L'ascesa al potere del triumvirato Berlusconi, Bossi, Fini-Alemanno, che si completa in quadrumvirato con l'inevitabile cooptazione del siciliano Lombardo, si fonda su una precisa ideologia, sì, riemerge l'ideologia, è un fatto nuovo del quale è bene prendere atto. Chi l'ha declinata meglio di tutti è stato Fini nel suo discorso alla Camera dei deputati. Si basa sulle radici cristiane, anzi cattoliche, sulla condanna del relativismo, sull'esistenza d'una verità assoluta e sulla morale che ne deriva. Sulla tolleranza (relativa) delle altre culture a discrezione del Principe. Sulla protezione e la sicurezza dei cittadini per mettere in fuga la loro insicurezza. Sulla convivenza tra il potere forte dello Stato e la società federale. Berlusconi rappresenta il vertice del Triumvirato-Quadrumvirato: un tavolo a tre gambe, un triangolo retto che è sempre uguale a se stesso su qualunque lato venga poggiato perché il bello del populismo consiste nella ubiquità di Berlusconi, leghista, statalista, liberista, per naturale e plurima vocazione. Perciò, salvo errori o malasorte, puntare su laceranti contrasti tra i triumviri è sbagliato: c'è trippa per tutti e anche per Grillo che dissoda il terreno dove i triumviri semineranno e raccoglieranno. Così saranno i cinque anni che ci aspettano. Buon pro ci faccia. Ma dunque non c'è niente da fare? Al contrario, penso che ci sia moltissimo. * * * Una volta tanto provo a descrivere il Partito democratico in negativo, cioè per quello che non è. Un modo come un altro per disegnarne un profilo identitario. Non è il partito dell'ideologia assolutista. Non è un partito con radici cattoliche o comunque religiose. Non è un partito liberista. Non è un partito classista. Non è il partito dello Stato forte. Non è un partito protezionista. Quindi: è un partito laico e non ideologico, liberal-democratico, costituzionale di questa Costituzione e dei suoi principi fondativi. Non trasformista ma disponibile a partecipare ? se potrà ? all'elaborazione delle riforme istituzionali. Vuole un libero mercato nutrito di libera concorrenza, con regole efficaci e istituzioni capaci di farle rispettare. Un partito con una sua visione nazionale nel quadro di un'Europa federale. Così sembra a me che debba essere. Nell'idea originaria Veltroni ha puntato su una forma che fu definita "liquida", poggiata sul popolo delle primarie. Questa formula, che anche a me sembrava utilmente innovativa rispetto alla tradizionale forma-partito, si è invece rivelata inefficace. L'esperienza della campagna elettorale ha dimostrato che le primarie sono uno strumento selettivo utile ma non l'ossatura di un partito che deve vivere sul radicamento territoriale. C'è bisogno d'una struttura militante e identificata con gli interessi del territorio e di un vertice solido e plurimo che indichi le priorità e i mezzi disponibili per attuarle. Che non sia casta ma rappresentanza. Locale ma con visione nazionale. Il Partito democratico rappresenta il solo sbocco politico possibile della sinistra italiana e deve perseguire quest'obiettivo. Rappresenta il solo sblocco possibile dei cattolici adulti, che abbiano intensi sentimenti di fede e non di idolatrie o di calcoli politicanti. Questi cattolici sono minoranza tra i tanti battezzati indifferenti e ruiniani? Ma i cattolici veri, quelli di fede e di responsabilità personale, sono sempre stati minoritari, quello è il loro vanto e la loro dignità religiosa così come lo è per i laici non credenti ma rispettosi del sacro e delle sue non idolatriche manifestazioni. Ricordo qui una lezione di Ugo La Malfa: impegnò la sua vita politica per cambiare la sinistra di cui si sentiva parte, per cambiare la Democrazia cristiana con la quale fu alleato e per cambiare il capitalismo italiano trasformando gli imprenditori in una consapevole borghesia. Secondo il mio modo di vedere il Partito democratico deve farsi portatore di analoghe e alte ambizioni che sono al tempo stesso culturali sociali e politiche. Il riformismo di centrosinistra in un paese come il nostro è minoritario. Lo è sempre stato ma ha, deve avere, vocazione maggioritaria. Del resto le grandi trasformazioni sono sempre state ? e non solo in Italia ? realizzate da minoranze che seppero operare nel senso della storia programmando il futuro, rappresentando il paese vitale e responsabile, consapevole dei difetti, dei limiti e delle virtù degli italiani. Un gruppo dirigente coeso e non castale può e dev'essere animato da una grande ambizione. La sconfitta è stata dura, gli errori ci sono stati. Ambizione, non vanità. Dialogo, non trasformismo. Pragmatismo, non improvvisazione. C'è molto da fare.

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Se il padrino diventa pop art - pippo russo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina III - Palermo Se il padrino diventa pop art PIPPO RUSSO La verità è che davanti a questa banalizzazione del boss, declinata attraverso murales in stile pop art e brani rap, non sappiamo nemmeno quale sensazione dobbiamo sceglierci. Perché scopriamo d'essere davanti a un'operazione simbolica della quale ci sfuggono portata e intenzione. SEGUE A PAGINA XII.

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Dagli identikit alla pop art ecco la mafia post moderna - pippo russo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina XIV - Palermo Gli inutili tentativi di decifrare il disegno sul boss Messina Denaro DAGLI IDENTIKIT ALLA POP ART ECCO LA MAFIA POST MODERNA Per mezzo secolo abbiamo sezionato le foto di Riina e Provenzano per cercare di scoprire come il tempo avesse inciso sull'originale PIPPO RUSSO (segue dalla prima di cronaca) Come se ci avessero "resettato" un registro, producendo uno spiazzamento ch'è innanzitutto ansia e ricerca di nuove coordinate. Era iniziata coi murales, apparsi nelle mattine siciliane come un'eredità di notti incontrollabili e incontrollate, su pareti che dentro la tenebra urbana si trasformano in palinsesti buoni a dar cittadinanza a qualsivoglia impeto espressivo. In questa nicchia si sono inserite le performance dell'anonimo (degli anonimi?) writer che in stile warholiano riproducono e serializzano il volto di Matteo Messina Denaro, allo stesso modo in cui il padre della pop art fece con Marilyn Monroe. Al cospetto di quell'immagine, e della banalizzazione del soggetto rappresentato, ci scopriamo impotenti soprattutto rispetto alla nostra capacità di giudicare. Perché la serigrafia murale del boss si sottrae anche ai nostri meccanismi cognitivi più elementari, quelli che ci permettono di ridurre l'estremamente complesso del mondo reale all'estremamente semplice di categorie dicotomiche quali giusto-ingiusto, o buono-cattivo. E perché a guardarle nemmeno si riesce a capire se esse siano apologetiche o denigratorie. Anche i simboli non iconografici spiazzano, rovesciando per terra come le tessere di un puzzle gli scarni riferimenti ancora mobilitabili. A partire dalla firma dell'autore, "F. A."; che potrebbe essere una sigla collettiva e dunque aperta all'emulazione. Si ha poi quel termine (l'ultimo); che nemmeno si capisce se sia aggettivo o sostantivo, e contiene una costellazione di significati uguali e contrari, in qualche caso fra loro incomponibili. Definirlo l'ultimo cela il senso dello sforzo finale e liberatorio da compiere? O piuttosto veicola un senso magnificatorio d'indistruttibilità, come se si facesse riferimento al residuo e eroico sopravvissuto d'una schiatta di Highlander? Inoltre, se Ultimo fosse nome anziché aggettivo, non si avrebbe forse un velenoso riferimento - con ardito rovesciamento di ruolo fra heroes and villains - al capitano dei carabinieri che nel gennaio del 1995 arrestò Totò Riina? Infine, ecco il simbolo del dollaro a punteggiare il bordo inferiore della serigrafia, richiamando il secondo cognome del boss. Messina Money, verrebbe da dire. Con corollario di lacerante interrogativo: perché non il simbolo dell'euro? No, non è facile districarsi alla ricerca di un senso. Né aiuta - anzi, inganna - il riferimento alle vicende dei precedenti "boss dei boss" e all'economia politica della loro immagine. Per quasi mezzo secolo abbiamo sezionato ogni pixel di singole foto in bianco e nero di Riina, Bagarella, e Provenzano, giunte direttamente da quella che adesso pare un'altra éra geologica; e da quei santini del Male abbiamo effettuato centinaia di approssimazioni per scoprire in che modo il tempo avesse inciso sull'originale. Salvo scoprire, al momento della cattura, che quelle approssimazioni non fotografavano la realtà. Viceversa, i murales warholiani di Messina Money ripropongono un'immagine che è sempre la medesima eppur ripetitivamente altra. Perché basta accentuare o attenuare una tonalità, inacidire un colore, o modulare fotograficamente in negativo per ottenere sempre qualcosa di diverso. Il boss uno e ennesimo, sostanza molteplice e proteiforme, dunque inafferrabile. Un'operazione simbolica che, al contrario di quanto avrebbe pensato Walter Benjamin, sfrutta la serialità dell'immagine per costruire un'aura anziché dissiparla. L'aura estetica. Dieci, cento, mille sfumature dello stesso personaggio, dipinto e parlato attraverso i canali della cultura popolare, pura merce di consumo sottratta al dominio dell'etica per essere consegnata a quello a-morale della spettacolarizzazione. Che ormai tutto quanto estetizza, compresi la macelleria sadica dei due lungometraggi Hostel o l'indolente indulgere alla "situazione di vita criminale" rappresentata nella serie di videogame Grand Theft Auto. Senza essercene accorti ci ritroviamo nell'epoca della mafia post-moderna. Quella in cui le risposte al fenomeno criminale non possono più essere esclusivamente consegnate al codice di procedura penale ma a una polisemica pluralità di codici. Sperando di non rimanere impigliati dentro una foresta di simboli la cui vegetazione cresce vertiginosamente, fino a cancellare ogni sentiero e a rendere impossibile la comprensione delle parole e dei nomi stessi. Questi ultimi, talvolta, rischiano di dire il contrario di ciò che vorrebbero, o di contenere in sé significati esoterici. Come, per esempio, la denominazione di quell'associazione (presieduta da un ex ministro della Prima Repubblica allegramente trasmigrato nella Seconda operando un semplice taglio di mustaccio) che ha risposto ai murales con manifesti dei giudici Falcone e Borsellino. Si chiama Mafiacontro, e subito viene da chiedersi chi sia contro chi e per cosa. O come l'acronimo che si ricava dalle iniziali del boss serigrafato: Mmd. Che in numeri romani significa 2500, e indica un fosco presagio a chi in questi giorni parla di fissare un termine per la lotta alla mafia.

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Turisti, scippatori, scooteristi col mitra (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina IV - Napoli Un'altra giornata di ordinario disordine, ma nessuna fila agli imbarchi. Oggi il grande rientro Turisti, scippatori, scooteristi col mitra Niente vigili e Schettini teme il caos della domenica sera L'ALTA colonna di fumo si alza da via Caracciolo sulla Villa comunale. Poco distante dai moli degli aliscafi un'auto in transito si è incendiata. Tutto bloccato. Fino all'arrivo dei vigili del fuoco è necessario transennare il lungomare. Ora di pranzo: non c'è un solo vigile urbano. è la polizia a intervenire per gestire il traffico. La centrale operativa della questura non contatta neanche quella dei caschi bianchi. è noto da giorni che in tutta Napoli ci sono solo duecento poliziotti municipali spalmati su tre turni. Che fa sessantasei. Tutti concentrati sulla "parata" delle autorità in occasione del miracolo di San Gennaro al Duomo. Per il resto solo quattro pattuglie a piedi a Santa Lucia (senza radio ricetrasmittenti: non funzionano più), nessuno alla stazione centrale e all'aeroporto. E in attesa dell'incontro con il sindaco Iervolino fissato per martedì niente straordinari perché - sostengono i caschi bianchi - non vengono pagati. Dunque giornata di ordinario caos. Splendida giornata estiva, il turismo che riprende nonostante la (ex) crisi mozzarella e la perdurante emergenza rifiuti. Anche se i biglietti staccati nei musei cittadini segnalano una affluenza al meno dieci per cento rispetto all'anno scorso. Poteva andare peggio. Ieri fino alle tre del pomeriggio a Capodimonte 627 visitatori, 369 a San Martino, 230 a Palazzo Reale. Nessuna fila agli imbarchi grazie al ponte del primo maggio. Hanno tutti già raggiunto le isole e le località della costiera. Il disastro arriverà questa sera, sottolinea il comandante dei vigili urbani generale Carlo Schettini, che si definisce preoccupato per gli ingorghi che potrebbero crearsi oggi in centro. "Siamo alle prese con una astensione da ogni forma di straordinario - dice Schettini - che cade proprio in una domenica in cui il Gran premio di trotto richiederà un forte impegno nelle zone di Fuorigrotta e Agnano, senza dimenticare che siamo in pieno Maggio dei monumenti". Maggio dei monumenti. Musei pieni. Folla ai Decumani - turisti e fedelissimi di San Gennaro - ma anche spettacoli fuori programma. Soprattutto lungo corso Umberto, affollato di visitatori che fanno fatica a camminare sui marciapiedi, invasi da ambulanti extracomunitari, Rom che chiedono l'elemosina, truffatori che attirano gli ingenui con il gioco delle tre carte. Anche lì, neanche un vigile. Ma lo spettacolo arriva con un rocambolesco inseguimento dei Falchi, rumoroso e spettacolare. Proprio a corso Umberto, cominciato nei vicoli del quartiere Mercato. Tre moto di grossa cilindrata, sei uomini in sella. In sella alla moto al centro del commando i poliziotti riconoscono un boss della zona, ma si accorgono che sulla prima delle due moto di scorta il passeggero imbraccia una mitraglietta. Equivoco: l'uomo armato scambia i Falchi per rivali, punta l'arma contro gli agenti. Poi si accorge dell'errore, cerca di nasconderla. La fuga. Ma intanto scatta l'inseguimento da piazza Bovio fino a piazza Garibaldi, fino all'ingresso della stazione - anche lì turisti in arrivo a guardare la scena - fino all'arresto del boss per favoreggiamento in associazione mafiosa: non vuole dire chi erano gli uomini della sua scorta fuggiti con la mitraglietta. Lieto fine per una città pittoresca all'occhio dello straniero. Che però avrebbe imparato a difendersi. Piazza Nicola Amore: la coppia di olandesi è diretta ai Decumani. è già venuta altre volte a Napoli, ne conosce i difetti. Tant'è che, quando lo scippatore fa per strappare la borsa alla turista, lei fa un passo indietro. Cade, si fa male a un dito ma salva la borsa, mentre il marito aggredisce lo scippatore e lo blocca sperando nell'arrivo della polizia. La coppia viene circondata dalla folla rabbiosa, che comincia a inveire contro lo scippatore. Si avvicina sempre più. Ma l'olandese che tiene fermo il malvivente non capisce. Pensa che ce l'abbiano con lui, molla la presa e si allontana con la moglie dolorante. Mentre a ingaggiare una colluttazione con due ispettori donna di polizia in borghese è un borseggiatore colto sul fatto a bordo di un autobus della linea R2 che, in via Guglielmo Sanfelice, aveva preso il portafogli a un passeggero. Scoperto, ha sferrato due gomitate alle poliziotte e gettato il portafogli sotto l'autobus. Arrestato. (irene de arcangelis).

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Islam-Calderoli, è altissima tensione Dopo la Libia anche la Lega Araba perplessa, poi un portavoce rettifica D'Alema: i governi sono affari interni, ma non interrompiamo il dialog (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Islam-Calderoli, è altissima tensione Dopo la Libia anche la Lega Araba perplessa, poi un portavoce rettifica D'Alema: i governi sono affari interni, ma non interrompiamo il dialogo C'è tensione fra mondo arabo e Italia per il (probabile) futuro ministro Calderoli. Dopo le perplessità espresse dal figlio di Gheddafi, ieri anche la Lega Araba ha attaccato l'esponente leghista, anche se poi le critiche sono state sfumate. Per D'Alema la formazione del governo è una questione interna italiana, ma invita Berlusconi a non abbandonare il dialogo che l'Italia ha con l'Islam. De Giovannangeli e Tarquini alle pagine 2 e 3.

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Pizzo sulle baracche dei rom la procura apre un'inchiesta (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina V - Napoli Dopo la denuncia di "Repubblica" sul racket della camorra imposto nel campo nomadi Pizzo sulle baracche dei rom la Procura apre un'inchiesta Lepore: "Saranno compiute tutte le verifiche necessarie" L'assessore Riccio: "è già accaduto in altre periferie" (segue dalla prima di cronaca) Spiega Lepore: "Ho letto con attenzione dello scenario di illegalità che si prefigura in questa area della periferia cittadina. Lo stesso articolo può costituire per noi fonte di notizia di reato. Finora non ci era stato segnalato nulla del genere, ma ciò non toglie che svilupperemo questa traccia alla ricerca di elementi più consistenti". Anche il Comune di Napoli, attraverso l'assessore alle Politiche sociali Giulio Riccio, auspica che "forze dell'ordine e magistratura vogliano fare piena luce su un fenomeno che sgomenta, ma purtroppo non sorprende". Aggiunge, infatti, Riccio: "Da sempre la condizione di clandestinità espone tanti migranti alle vessazioni di ogni tipo di criminalità. è già accaduto in passato, in altre periferie cittadine". A Ponticelli, intanto, associazioni di volontari e animatori dell'Opera nomadi hanno già confermato di avere ricevuto notizie riservate sul fenomeno del racket. In quel segmento di area est, centinaia di rom (di nazionalità romena) vivono tra i cavalcavia e i cumuli di immondizia, dentro baracche di latta, per le quali ciascun nucleo è costretto dai clan locali a pagare cinquanta euro al mese. "Per stare qui e occupare questi terreni con le nostre auto e le nostre tende paghiamo 50 euro al mese. Lasciateci stare. Ci dicono che cosa fare, e noi rispettiamo il patto". Confidenze raccolte dai volontari, ma mai finite in un fascicolo giudiziario. Sullo sfondo, degrado, rischi sanitari e illegalità che i cittadini del quartiere hanno denunciato all'Asl e al Comune, invano. Quella dei rom di Ponticelli è una micro-economia basata sul rifiuto: sono loro a passare in rassegna meccanici, aziende, fabbriche; per 5-10 euro ritirano i cosiddetti rifiuti speciali e li scaricano lungo le strade provinciali. Rifiuti che spesso vengono dati alle fiamme di notte quando, raccontano i cittadini, "a soli sette chilometri da Napoli sembra di vivere in un'immensa bidonville". è su questo più complesso scenario che il procuratore Lepore intende fare chiarezza: "Stupisce che finora non ci sia pervenuta alcuna notizia del genere. Va anche detto che la situazione di Napoli, almeno quanto a presenza di campi rom, non è estesa o preoccupante come in altre regioni italiane". Intanto, da Palazzo San Giacomo, chiede chiarezza anche l'assessore alle Politiche sociali, Giulio Riccio. "Purtroppo siamo di fronte a un fenomeno comune, che non riguarda solo i rom, ma anche gli altri migranti". E ciò, a parere di Riccio, "testimonia il fallimento di una legge come la Bossi-Fini, che di fatto favorisce la clandestinità e tutte le complicazioni che ne derivano. Difatti, ai presunti giri di vite annunciati, corrisponde come dato effettivo solo l'aumento dei clandestini. E ciò produce, in una spirale perversa, l'innalzamento della sensazione di insicurezza". In tale contesto - aggiunge ancora Riccio - "è impossibile riconoscere diritti, ma anche esercitare i dovuti controlli. Mi auguro perciò che polizia e carabinieri e soprattutto la magistratura vogliano andare fino in fondo su questo fenomeno. Anche a Pianura, che io ricordi, avvenne qualcosa del genere sulla pelle di una comunità di cittadini africani. Si scoprì che la camorra imponeva il pagamento di un vero e proprio pizzo sulla fornitura di acqua ed energia elettrica". (co. sa).

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Due boss dietro l'omicidio bidognetti - irene de arcangelis (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VII - Napoli S'indaga sull'ala legata a Schiavone e su quella del cugino del pentito. Ritrovate bruciate le auto dei killer Due boss dietro l'omicidio Bidognetti IRENE DE ARCANGELIS FU il boss Francesco Bidognetti, Cicciotto 'e mezzanotte, ad affiliare al clan dei Casalesi il cugino Domenico oggi pentito con il rituale della "pungiuta". Dunque aveva la responsabilità del comportamento del nuovo membro e il compito di infliggergli eventuali punizioni. Come nel caso di un pentimento. Usanza di camorra che fa riflettere i magistrati dell'Antimafia a 48 ore dall'omicidio di Umberto Bidognetti, padre del collaboratore di giustizia Domenico, ammazzato venerdì nella sua masseria a Cancello Arnone. Perché se questa è l'usanza allora l'ordine di eliminare il padre del pentito verrebbe proprio dal boss con lo stesso cognome. Possibile, anche se gli inquirenti si aspettano qualcosa per le prossime ore che potrà indicare la pista giusta da seguire nelle prossime indagini. E chiarire: l'omicidio è stato voluto da Francesco Schiavone Sandokan alla vigilia di pesanti sentenze di condanna causate anche dalle dichiarazioni del pentito? Oppure l'ordine è partito da Cicciotto 'e mezzanotte? Nulla è escluso, per ora. Ma il tema verrà sviscerato durante il summit fissato per domani alla Direzione distrettuale Antimafia con il pool di magistrati che seguono l'inchiesta e i vertici di questura e carabinieri di Caserta e della Dia. Domani dovrebbe venire eseguita anche l'autopsia sul corpo di Umberto Bidognetti, mentre il suo funerale non è stato per ora vietato. Intanto gli esperti della polizia scientifica sono al lavoro sulle due auto trovate bruciate ieri lungo la strada provinciale che collega Castelvolturno e Capua. La Mitsubishi Pajero e la Panda erano state rubate a Carinola e nel basso Lazio, territorio controllato dai Casalesi.

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Welfare tra Sacconi e Ronchi L'ultimo nodo di Berlusconi (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Welfare tra Sacconi e Ronchi L'ultimo nodo di Berlusconi di Giuseppe Vittori/ Roma Ormai Silvio Berlusconi è vicino alla soluzione del puzzle della composizione del governo, tuttavia in un sabato di stand by, a due giorni dall' avvio delle consultazioni al Quirinale, tengono banco le tensioni attorno a Roberto Calderoli dopo gli attacchi dalla Libia e la partita tra An e Forza Italia sul futuro titolare del Welfare. Risolto il problema su chi sarà il Guardasigilli (ormai sembra scontata la decisione per Marcello Pera), resta incerto il futuro di Elio Vito, tenuto conto che la casella dei Rapporti con il Parlamento è occupata al momento da Paolo Bonaiuti, lo stesso vale per Sandro Bondi ai Beni Culturali e Maurizio Lupi alla Funzione Pubblica. Ad ogni modo, il clima che si respira nella maggioranza è di ottimismo. Tutti scommettono che tra lunedì e martedì sarà definita la squadra, anche se resta aperta la partita sul Welfare. Gianni Alemanno venerdì, Maurizio Gasparri ieri, insistono sul fatto che il posto tocca a un esponente di An e il futuro capogruppo del Pdl al Senato rilancia il nome di Andrea Ronchi. Ma in gara c'è anche l'azzurro Maurizio Sacconi. Ex sottosegretario del Psi, protagonista assieme a Bettino Craxi di battaglie come quella contro il Pci di Enrico Berlinguer sulla scala mobile, è considerato da molti l'uomo giusto al posto giusto. Questo stallo potrebbe comunque essere risolto con una mediazione grazie allo "spacchettamento" del ministero in tre diverse responsabilità, in modo da accontentare tutti. Il Lavoro potrebbe andare a Sacconi, la Solidarietà sociale a Giorgia Meloni (An) e la Salute a un viceministro tecnico (da giorni si parla di due medici vicini ad An come l'immunologo Ferdinando Aiuti e l'oncologo Francesco Cognetti). Lunedì pomeriggio, con la riunione dei gruppi parlamentari del Pdl, in programma alle 18, e la nomina a presidente di Fabrizio Cicchitto alla Camera e di Maurizio Gasparri al Senato, si completerà l'organigramma delle rappresentanze parlamentari, mentre per la mattina di martedì 6 sono state convocate le sedute delle Assemblee di palazzo Madama (10,30) e di Montecitorio (12,30) per l'elezione dei rispettivi uffici di presidenza (quattro vicepresidenti, tre questori e otto segretari). Nel pomeriggio, quindi, il capo dello Stato Giorgio Napolitano potrà dare inizio, come da lui stesso annunciato, alle consultazioni. I primi a salire allo Studio alla Vetrata dovrebbero essero i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, quindi tra la serata e il giorno successivo dovrebbe essere la volta dei Gruppi parlamentari (Pdl, Pd, Udc, Idv, Misto e minoranze linguistiche) e dei predecessori di Napolitano, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. Un'agenda più snella e certo diversa rispetto al tour de force che caratterizzò l'avvio della precedente legislatura e soprattutto le due crisi dell'esecutivo di Romano Prodi, che potrebbe prevedere il conferimento dell'incarico a Silvio Berlusconi già nella serata di mercoledì 7. A quel punto si tratterà di capire di quanto tempo avrà ancora bisogno il premier in pectore per completare la sua squadra e salire nuovamente al Colle per sciogliere la riserva e proporre al presidente della Repubblica la lista dei ministri da nominare. L'agenda di Napolitano prevede impegni per le mattinate di giovedì 8 e venerdì 9, quindi nei pomeriggi di queste due giornate si potrebbe arrivare prima alla nomina del nuovo governo e poi al giuramento, che il Cavaliere nei giorni scorsi ha pronosticato tra il 9 e il 10 maggio.

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Razzismo e sei strani delitti "ma sarà la nuova malibù" (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VII - Napoli Il retroscena La rivelazione I misteri Gli obiettivi Una catena di assassinii per punire immigrati che rubano e spacciatori. Le sentinelle proteggono i latitanti. La polizia: "C'è tanta insofferenza" Il sindaco Nuzzo:"So che De Laurentiis pensa di trasferire studi e interessi Trova la nostra città bella come la famosa località californiana" La famiglia Coppola è al centro di un piano: da due a dieci i campi di golf Presto il primo ospedale privato d'Italia, ma anche porto turistico e aeroporto Grandi progetti, lusso, camorra e clandestini: ecco Castelvolturno, riviera dei Casalesi Razzismo e sei strani delitti "Ma sarà la nuova Malibù" DAL NOSTRO INVIATO CASTELVOLTURNO - Il paese del clan è Casal di Principe. Dieci chilometri da qui, la strada taglia distese verdognole di grano, orzo e avena. Masserie di bufale, odore di stalle, fango, letame. Ma la città dei Casalesi è questa: a Castelvolturno si fonde tutto, i quattrini e le calibro 21, gli alberghi a 5 stelle dei golfisti e i tuguri dei disperati, la buona e la cattiva impresa, la migliore politica e le cosche riciclate, i grandi progetti e le strane alleanze, il villaggio dei calciatori e la foresta nei narcos, il sogno californiano della nuova Malibù e gli ottomila clandestini che oggi aspettano don Ciotti, il prete operaio del Gruppo Abele, una voce sincera dell'antimafia, il viaggio era fissato da tempo, l'ha anticipato l'ultimo delitto, considerato anche il primo di una strategia inedita. Chi ha ucciso l'allevatore di bufale Umberto Bidognetti, padre di un pentito e zio di un boss? "Gli omicidi sono sei in quattro mesi, ed io non ci sto, bisogna fare qualcosa, vado dal prefetto e dal questore martedì, lo Stato deve far sentire la sua presenza costante e non occasionale, chi c'è lavora molto, ma sono poche le forze in campo", protesta Francesco Nuzzo, sindaco, magistrato di Cassazione. "Non posso tollerare l'illegalità. Comincio con un contratto alla polizia privata per fermare lo smaltimento di rifiuti tossici. è basta prostitute, giuro che con la fascia tricolore e i miei vigili vado io a toglierle dalle strade. Ci sono tanti progetti, per Castelvolturno si muovono scenari grandiosi. Anche De Laurentiis, il presidente del Napoli, mi ha parlato di un suo piano, vorrebbe portare qui gli studi e i suoi interessi, dice che è la nuova Malibù, la famosa spiaggia californiana. Non posso rovinare il futuro di questa città e di tanta gente perbene". Sei delitti da spiegare. Il commissariato di polizia ha appena 46 unità, poche macchine logore, il dirigente Luigi Del Gaudio che indaga su tutto, dalla camorra ai rifiuti. è qui che filtra un'analisi lucida in frammenti di frasi. "Prime tensioni xenofobe. Diciamo pure razzismo. Diciamo ancora meglio: insofferenza. Qui sono due città in una, e non convivono, non si sopportano più. Non solo i nigeriani, droga e prostituzione. Dà fastidio il romeno che ruba dove non deve, lo spacciatore che spaccia dove non può, l'immigrato che corre, fa l'incidente e non ha l'assicurazione". Non li sopporta la gente comune, ma c'è chi li punisce, chi li elimina. La camorra ha le sue sentinelle nei viali di Pinetamare: alcuni custodi o guardiani. Segnalano chi sbaglia. Si spiega così la morte di Marion Buzzatu, romeno ucciso in una spedizione punitiva il 10 novembre scorso. Aveva rubato. Ma anche il duplice omicidio dello zingaro Alessandro Spada, e di un piccolo pregiudicato, Domenico Ciccarelli, il 14 dicembre. Di uno spacciatore, Ferdinando Milano a Pinetamare il 29 marzo. Di Antonio Saroppa, spacciatore anche lui, colpito in un'auto e scaricato morto davanti alla caserma dei carabinieri. Perché li uccidono? Risposta generica. "Danno fastidio". Risposta confidenziale da bar: "Qui ci sono 20 mila abitanti d'inverno e 100 mila d'estate. In 21.328 case qualcuno si nasconde, no?" Chiaro, in tre stagioni su quattro è rifugio di latitanti. Meglio quindi tenere lontani gli sbirri, che pure arrestano a frotte. In una villa di Ischitella i carabinieri scovarono Nunzio Di Lauro. Gli affari opachi sono estesi, l'abusivismo edilizio è radicato, le banche rifiutano i mutui, neanche una ruspa per eliminare villone o antiestetiche reti sulla foce del Volturno. Ma anche buoni progetti. I due campi da golf ne aspettano altri 10 nel complesso dei Coppola, la famiglia che vanta Cristiana ai vertici di Confindustria, vicepresidente con delega per il Sud. Il consorzio "Rinascita" con il colonnello medico Vincenzo Schiavone sollecita la Regione "per gli ultimi due ok di Ambiente e Sanità, ed avremo il primo ospedale privato d'Italia". L'assessore Ennio Cascetta ha appena presentato il porto turistico da 1.400 posti, non tramonta l'idea dell'aeroporto di Grazzanise, a due passi. Una ballata americana canta: "Malibù, la vita è troppo breve per vivere altrove". Sarà così anche Castelvolturno, se elimina i motivi del suo vivere male. Camorra e razzismo. Due parole che uccidono. (a.c.).

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Banca e industria alleate contro racket e mafia Intervista a Ivan Lo Bello, neopresidente del Banco di Sicilia (Unicredit) (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del "Banca e industria alleate contro racket e mafia" Intervista a Ivan Lo Bello, neopresidente del Banco di Sicilia (Unicredit) di Salvo Fallica / Catania NORMALITÀ "Una terra che ha una grande voglia di essere normale". Così il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, inizia il suo dialogo con l'Unità, sintetizzando la voglia di cambiamento e di normalità di una delle regioni più importanti d'Italia. Lo Bello, da poco nominato presidente del Banco di Sicilia (Unicredit), è il leader degli industriali isolani che hanno lanciato la battaglia contro la mafia. La notizia annunciata da Lo Bello nella riunione di Caltanissetta, quando disse: "Fuori da Confindustria gli imprenditori che pagano il pizzo", ha fatto il giro del mondo. Nell'isola gli imprenditori che denunciano gli estortori sono aumentati in maniera esponenziale, da Catania a Gela, da Agrigento a Palermo.Il dialogo con Lo Bello, non può che partire dal suo nuovo ruolo al vertice del Banco di Sicilia. "Questo ruolo si inquadra nella volontà del gruppo Unicredit di cogliere i fermenti nuovi della società civile siciliana. Unicredit è un grande gruppo internazionale che si radica nel territorio, ed ha l'obiettivo di coinvolgere nella gestione della banca gli imprenditori locali. E' un segnale forte, che avviene proprio nella fase in cui gli industriali hanno dimostrato di accettare la sfida della modernizzazione. La battaglia di noi imprenditori contro la mafia è sostenuta da una parte sempre più ampia della società civile. La battaglia è solo all'inizio, ma la direzione è quella giusta". Armonia fra locale e globale, questa è un'altra sfida della modernità. "Certo. Più del 50% di Unicredit ha parte della sua attività oltre il perimetro nazionale. E' un gruppo che si confronta ogni giorno con le sfide della globalizzazione e dell'innovazione. Bene, in Sicilia ha individuato dei punti di riferimento in quest'ottica di modernizzazione nella società locale, negli imprenditori attenti al mondo che cambia. Una banca può aiutare lo sviluppo di un territorio puntando sulla qualità. Deve scegliere di sostenere le imprese che sanno stare sul mercato, che hanno come criterio la competitività non la cultura assistenziale. Una banca deve valorizzare chi ha buoni progetti imprenditoriali. In questo senso la grande rete internazionale di Unicredit può dare un contributo alle nostre imprese, accompagnandole in un processo di modernizzazione" Com'è la Sicilia oggi? "La nostra isola è in una fase di cambiamento, ma ha anche notevoli contraddizioni. Ha aree di eccellenza, e coni d'ombra. Vi sono imprenditori che hanno sposato la cultura del mercato, che si contrappongono nettamente alla cultura dell'assistenzialismo. Ma ve ne sono altri invece, che sono ancora immersi in quella cultura assistenziale e della rendita parassitaria, ed ancora peggio vi sono imprese colluse con il malaffare, con la mafia, come emerge dalle inchieste giudiziarie. Vi è una parte della Sicilia che ha preso coscienza che la sfida si vince partendo dalla legalità e dalla modernizzazione, una parte invece che non si scrolla ancora di dosso vizi e negatività del passato. In quest'ottica la lotta per cambiare l'isola è nella sua fase iniziale, abbiamo ottenuto risultati insperati, si pensi ai tanti imprenditori che denunciano gli estortori e si schierano in maniera netta contro la mafia. Ma vi è ancora molto da fare." In Italia e nel mondo inizia a passare questa immagine del cambiamento dell'isola. "Questo cambiamento si basa su due fattori fondamentali. Da un lato i grandi risultati ottenuti negli ultimi anni dallo Stato in Sicilia. Magistratura, forze dell'ordine, hanno inferto colpi durissimi alla mafia, in molte città sono stati sgominati interi clan. Molti boss sono in carcere. Ed allora, bisogna dire con forza, in Sicilia lo Stato c'è ed ottiene risultati. L'altro fattore è stata la ribellione della società civile, fatta da imprenditori, commercianti, sindacalisti, intellettuali, giornalisti, movimenti culturali e sociali, gente comune che crede nel cambiamento. Si pensi a fenomeni positivi come "Addiopizzo"". Anche la cultura ha contribuito a far emergere questi nuovi aspetti? "Certo, penso ai giornalisti, ai commentatori, che hanno saputo raccontare questi aspetti del cambiamento senza fermarsi ai triti e ritriti stereotipi della Sicilia immobile, che accanto alle cose che non funzionano, hanno anche messo in evidenza gli aspetti del cambiamento. Ed un contributo di primaria importanza lo ha dato un grande scrittore come Andrea Camilleri. Non solo con i suoi scritti di narrativa, nei quali con l'immagine del personaggio Montalbano ha fatto emergere valori positivi dell'isola, ma anche con il sostegno aperto che ha dato sui media all'iniziativa di Confindustria contro il racket delle estorsioni, contro la mafia. Lo ringrazio pubblicamente per quel che fa, per il sostegno che ci dà". E il futuro? "Occorre guardare alle cose con realismo, non nascondere i problemi e le difficoltà, ma dobbiamo perseguire con coraggio la via del cambiamento. E voglio dirlo sulle pagine economiche de l'Unità, la via del cambiamento si persegue con un concetto gramsciano, l'egemonia culturale. Sviluppo e legalità sono elementi inscindibili di un connubio. La parte innovativa della Sicilia vincerà la sua sfida, è solo questione di tempo".

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Il Papa Costanzo (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Il Papa Costanzo Oliviero Beha Segue dalla Prima Non saltate su, pazientate. È vero o non è vero che il primo cittadino di Montecitorio si è rivolto subito al Presidente Napolitano e poi al Papa, con una specie di "colpo di teatro" che faceva veleggiare le parole? Tenetelo a mente. Il 1° maggio sui giornali c'erano ovviamente paginate dedicate a questo varo della navicella della Camera. Ma se aveste cercato prima nelle pagine romane del Corriere della Sera e poi in vari siti internet, da Dagospia ad Articolo21, avreste trovato un'insolita notizia. Racconta la collega Ilaria Sacchettoni che il bulimico mediatico per eccellenza, Maurizio Costanzo, è di recente riapprodato alla radio pubblica (nell'articolo ci sono accenni riduttivi alla televisione come autore e conduttore Mediaset, ai giornali, alle consulenze di comunicazione,alla mezza dozzina di teatri che dipendono da lui a partire dal Parioli, alla docenza universitaria ecc.). Fin qui, la notizia non sarebbe granché, e anche Ilaria lo sa benissimo. La notizia casomai sarebbe stata: Maurizio Costanzo non riesce proprio a lavorare in radio, c'è una mafia radiologica che gli impedisce di farlo, lui cerca di spezzare queste catene ma evidentemente la "N'drangheta" dell'Etere proprio non lo sopporta per le battaglie che il Nostro conduce da sempre contro le "n'drine". Ma le cose evidentemente non stanno proprio così. Infatti, ci dice sempre il Corriere, per trasmettere un quarto d'ora a mezzanotte sulle frequenze di Radio Uno e per l'esattezza nello spazio del Giornale Radio, l'autore e conduttore ha chiesto ed ottenuto un certo tipo di servizio: gli hanno impiantato uno studio radiofonico in casa, ma sì, avete capito bene, va in onda dalla regia di casa sua. Lasciamo stare altri aspetti secondari come compensi e ascolti, volgari i primi esigui i secondi, e rimaniamo al punto. Costanzo trasmette da casa propria sulle frequenze della radio pubblica. Dove vive Costanzo?In un paesino sperduto? No, vive a Roma. Ma per ovviare all'obiezione topografica del tipo "perché non va ai microfoni Rai come chiunque altro?", a qualcuno è venuto in mente che c'erano e ci sono dei precedenti. Non si sa a chi sia venuta in mente la soluzione, a partire dai vertici aziendali e a scalare tra i graduati, ma trattasi di geniale associazione di idee. Il primo precedente è l'attrezzatura presso il Quirinale per il Presidente della Repubblica, il secondo in Vaticano per Sua Santità. Riferimenti ineccepibili, come si può constatare.Entrambi gli indirizzi per di più, si noti bene, di stanza nella Capitale.Proprio come Costanzo. È per questo che credo che Fini,pur meritoriamente titolare di un percorso di democraticizzazione ecc.ecc., non avrebbe dovuto dimenticare un contemporaneo di tale spessore, insieme così sottile e così vorace, capace di mettere in riga praticamente tutti, a sinistra come a destra, "consigliori" politico di mezza casta ed autentico "puparo" per buona parte del mondo dello spettacolo in questo Paese (chiedere a Gigi Proietti). E ovviamente giornalista, come si evince dalla sua biografia e dai suoi articoli diffusi e insistiti anche diariamente in un cortocircuito tra stampa-tv-politica-botteghino da urlo e da Oscar. Con una figura così, di cui ormai pare di pessimo gusto ricordare i trascorsi piduistici visto come tira il vento politico in cima, è giusto rovesciare del tutto annosi e inattuali criteri di valore. Bisogna avere il coraggio morale e civile di arrendersi,sapere che Maurizio il Solare ha vinto a Roma e in Gallia, riconoscere che tutti coloro-e sono stati davvero tantissimi in questi trent'anni- che gli hanno tenuto e gli tengono bordone non sono dei viscidi lacché bensì degli intelligenti interpreti dell'Italia contemporanea. È gente che ha semplicemente capito per tempo come sarebbero andate le cose e si sono avvantaggiati, all'ombra di un boss che antropologicamente e fenomenologicamente (insomma, mauriziocostantemente) ci rappresenta perfettamente ormai tutti, o quasi. Per questo chiedo a Fini di rimediare, appena gli sarà possibile.Se ne ricordi, per il bene comune, per un diverso senso della collettività. Altro che il 25 aprile e il 1° maggio, altro che le riconciliazioni nazionali oltre l'odio tra fratelli, è questa la vera "famiglia italiana" di oggi ed è Costanzo che ne è il pater onnicomprensivo e il modello di comportamento (con parenti, amici e compari). Senza ironia e quasi con devozione, dunque, benvenuti a Costanzopoli.

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La marcia da Roma (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del La marcia da Roma Furio Colombo Segue dalla Prima Q uasi certamente una simile tragedia costerà la carriera politica del Sindaco e il posto del capo della polizia, che - nelle città americane - è nominato dal sindaco. Ma non ha neppure sfiorato le elezioni primarie. In Italia, per la prima volta, un sindaco italiano annuncia la espulsione di tutti i criminali stranieri (in campagna elettorale ha lanciato e ripetuto una cifra: ventimila, una espulsione di massa) ovvero una decisione che nel diritto italiano non è competenza comunale. E ordina che i vigili urbani d'ora in poi siano armati, una decisione che chiederebbe un intervento del prefetto. I vigili urbani armati sono regolati da quali leggi e addestrati secondo quali regolamenti? Come si coordineranno con le tre polizie italiane, i Carabinieri, che rispondono al ministro della Difesa, la Polizia, di cui è responsabile il ministro dell'Interno, e la Guardia di finanza che - nonostante il diverso parere del generale Speciale - risponde al ministro dell'Economia? E che cosa sta dicendo Alemanno al Comandante dei Carabinieri di Roma, al capo della Polizia della capitale, mentre si affretta - in modo concitato, come sotto la spinta di una vasta emergenza - a creare e convocare un "comitato per la sicurezza"? Tutti inetti, distratti, incapaci? *** Una cosa è certa. Il progetto "paura" (benché la criminalità sia la più bassa d'Europa, ed è evidente che lo è per merito di Carabinieri e Polizia) ha funzionato bene. I dati sono falsi, l'insulto alle Forze dell'ordine è evidente, l'iniziativa delle ronde si sta diffondendo in tutto il Nord: cittadini coraggiosi che sfidano la notte e il pericoloso immigrato mentre i Carabinieri giocano a carte. E quando Sky Tg 24 prova a misurare con un sondaggio il parere del pubblico, ci fa sapere che il 78 per cento dei cittadini vuole armare i vigili urbani, e solo il 22 per cento è contrario. Intanto nessuno protegge gli imprudenti che tentano di attraversare sulle strisce bianche. E nessuno mette sotto controllo le orde di motorini che non rallentano mai e puntano direttamente sui passanti. Il percorso adesso è abbastanza chiaro. Ancora due passi, la corsa ad armarsi dei cittadini e la pena di morte, e saremo un vero Paese moderno come l'America dei film più allarmanti. Ed è una delle risposte mancanti al risultato elettorale che ci ha colpiti, ma anche sorpresi e disorientati. O meglio, alla vastità di quel risultato. Il progetto "paura" ha dato i suoi frutti fra telegiornali e programmi pomeridiani che improvvisamente hanno abbandonato i delitti come a Cogne e le stragi a rovescio (padani che sterminano la famiglia del tunisino) come a Erba, e hanno puntato tutti gli obiettivi sull'immigrazione e sui suoi mali, badando a mettere in sequenza e connessione continua solo i delitti dell'immigrazione. Ma del lavoro degli immigrati come immenso contributo alla vita italiana non si parla mai. * * * L'operazione "paura" è la mossa giusta. E ha stabilito chi è il vero erede del fu Movimento sociale italiano diventato An, diventato Fiuggi, diventato Casa delle Libertà e apparentemente scomparso come partito, dentro il Pdl. Non è Gianfranco Fini, che ha iniziato il suo viaggio di fine corsa con il mini-discorso di insediamento come presidente della Camera (una ventina di minuti in cui ha deliberatamente omesso il nome di Oscar Luigi Scalfaro quando ha reso omaggio agli ex presidenti della Repubblica viventi). È Gianni Alemanno che ha puntato tutto sul passato (paura, stranieri minacciosi, sacri confini, la patria, commissario speciale alla sicurezza, vigili urbani armati, difesa d'emergenza della capitale in pericolo) e ha vinto. Sì, certo, contano molto, in questa pagina della soria italiana, anche i tassisti romani. Anzi essi sono un monumento in auto bianca con tassametro della nostra storia. La loro rivolta, con violente aggressione fisiche come in una curva da stadio, e incitamenti del leader di destra in persona, Gianni Alemanno, che ha proclamato in quel momento il suo legame fortissimo con il passato, sono il punto e il momento in cui sono state decise le elezioni romane: con un risoluto ritorno alle corporazioni. In questo modo sono stati scolpiti nella roccia capitolina i due punti chiave del programma vincente. Il primo è che destra vuole ruolo e destino fisso e ciascuno al suo posto: chi è straniero è straniero, chi ha una licenza se la tiene per sempre, i cambiamenti si impediscono con la forza, e l'indottrinamento e la paura sono altre cose dai fatti veri. Per mesi i tassisti romani hanno infaticabilmente lavorato, passeggero per passeggero, corsa per corsa, in modo che passasse - oltre la denigrazione di Prodi, Veltroni e Rutelli - anche il messaggio diretto agli utenti: "siamo cattivi, non vi conviene". Il secondo è che - in questa Italia, in questa Roma, in queste elezioni - la destra di mercato (che negli altri Paesi democratici è il bagaglio culturale dei partiti che - appunto - si definiscono di destra) non esiste. Qui destra vuol dire il passato, persino se adattato a certi limiti e rituali della democrazia. E il passato, quando si rivolta in forma di presente, ha una faccia strana, stravolta. Penso ai turisti che, la sera del 28 aprile, nella città più turistica del mondo, invece di ottenere un servizio di trasporto pubblico, hanno visto lunghe colonne di taxi imbandierati mentre i guidatori della città neo-peronista gridavano "liberi, finalmente siamo liberi" , una scena simile alla Rivoluzione dei Garofani del Portogallo dopo Salazar. Ma allora era la fine del despota, della dittatura, della morte in prigione, della guerra in Angola. Roma - o almeno la visibilissima Roma dei tassisti - ha celebrato la sconfitta della proposta di moltiplicare le licenze, esattamente come la fine di un regime. *** O forse come l'inizio. Perché la corporazione dei tassisti - a questo punto - co-governa la città. E molte vendette, anche gravi, verso chi si ambientava nella zona dei perdenti, devono ancora essere consumate, e non tutte riguarderanno solo l'incarico o posto di lavoro. Sono i giorni, le ore, in cui Gianfranco Fini, diventando presidente di un ramo del Parlamento, si permette di condannare "i danni del relativismo culturale" che è esattamente ciò che si fa in Parlamento, la tua verità a confronto con la mia, segue dibattito. Un Parlamento senza relativismo è un Camera dei fasci e delle corporazioni. O è un conclave senza la Fede. Sono i giorni in cui Bossi dice, uscendo da Montecitorio dove il nuovo presidente ha appena salutato il tricolore, che "quella non è la mia bandiera. La mia è la bandiera verde della Padania". Bossi ha appena detto - con linguaggio islamico - che "trecentomila martiri con fucili caldi sono a mia disposizione" nella sua mitica regione. Si può dubitare del suo controllo sulle parole. Ma tutto ciò è compatibile con il giuramento di un ministro della Repubblica? Quanto più in basso si deve scendere per provocare un sussulto di difesa delle istituzioni italiane? Ma il vero pericolo è la fragilità opportunistica del contenitore Italia. Armi ai vigili urbani, ronde di guardia padana, espulsioni di massa decretate dal sindaco, prefetti che tacciono e accettano tutto, la Tv che asseconda, i cronisti con le domande concordate, le authorities diversamente abili, i giudici resi cauti e i titoli dei giornali che proclamano: "Riforme insieme". Con chi, con Bossi? Con i tassisti? furiocolombo@unita.it.

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Emilia, i sindaci Pd: la Lega vola Noi, sulla sicurezza troppo soli (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Emilia, i sindaci Pd: la Lega vola Noi, sulla sicurezza troppo soli di Gigi Marcucci / Bologna Le Regioni sono nate per fare ciò che, da soli, i Comuni non riuscivano a realizzare. In Emilia-Romagna , nel 1978, la Regione istituì - in anticipo sulla riforma del settore - le Unità socio sanitarie locali, affidando loro la tutela della maternità, dell'infanzia, degli anziani. Regione, nuova Sanità, decentramento. Fu una svolta nella costruzione di un potere sempre più diffuso e locale, un adeguamento del Welfare ai problemi posti dallo sviluppo economico di quegli anni. Quarant'anni dopo, di fronte all'impetuosa avanzata della Lega e alle sue istanze territoriali, c'è chi si chiede se la sinistra non debba rispondere con idee di portata equivalente a quelle degli anni 70 all'offensiva della destra. Ridistribuire il potere e le risorse, riavvicinando cittadini e istituzioni. Rispondere in questo modo alla domanda di protezione sociale che per ora sembra premiare la destra, non solo in Italia ma anche nel resto d'Europa. A interrogarsi, tra gli altri, è Graziano Pattuzzi, sindaco di Sassuolo, capitale del distretto delle ceramiche, alle prese da anni con gli effetti combinati della globalizzazione. A Sassuolo, l'11% dei residenti è straniero, le aziende ceramiche sentono sul collo il fiato della concorrenza internazionale. Un tempo la materia prima, l'argilla, si estraeva dal fianco delle colline, ora viene importata prevalentemente dall'estero. La platea dei paesi concorrenti si è allargata e i prezzi corrono. Gli addetti in cassa integrazione sono un migliaio su circa 30.000. Al quartiere Braida di Sassuolo si registrano da anni problemi di degrado e criminalità. Sono quelli che hanno fatto balzare questo grosso comune modenese sul primo sfoglio dei grandi quotidiani nazionali. Accadde due anni fa, dopo che alcuni cittadini immigrati armati di videofonino avevano ripreso e consegnato alle Tv le fasi concitate e violente dell'arresto di un loro concittadino. Ci sono famiglie di immigrati, spiega Rocco Corvaglia, che vivono in appartamenti di 28-30 metri quadri. Tra chi urla che gli immigrati bisogna mandarli via, spesso c'è chi incassa da loro l'affitto ogni mese. Pochi anni fa, passando davanti al municipio, Giulio Tremonti , mai a corto di argomenti quando si tratta di usare politicamente paure e senso di insicurezza, disse: "Bel palazzo, meriterebbe una giunta diversa". Alle ultime elezioni la destra ha superato di un punto il centrosinistra, grazie a un'avanzata della Lega che però ha guadagnato meno che in altre zone della provincia modenese e, proprio al quartiere Braida, è cresciuta meno che in altre zone. Ora il problema è riuscire a dire qualcosa di sinistra anche se soffia un gran vento di destra. Dare una risposta alle piazze piene di Grillo, alla protesta che si è colorata di un intenso verde padano. Pattuzzi, da buon amministratore, riassume gli interventi fatti, gli investimenti in sicurezza, il palazzo fatiscente chiuso, le rotatorie inaugurate, l'arredo urbano rifatto, a cominciare dall'illuminazione, l'introduzione del carabiniere di quartiere e del vigile di prossimità. Sa che l'immigrazione non si può fermare e che le aziende continuano a chiedere braccia straniere, soprattutto per bassa professionalità e manovalanza, come spiega Rocco Corvaglia, della Camera del lavoro. Ma sa che tutto questo non basta, perché se togli gli immigrati da un posto li concentri in un altro, più che risolvere un problema lo hai spostato. Anche in questa piega della storia italiana, i Comuni da soli non ce la fanno. "Qui non si fanno muri, e la gente che togliamo da abitazioni degradate deve essere sistemata altrove - dice Pattuzzi-. C'è stato il decentramento amministrativo, ma non c'è stato quello di uomini e mezzi". Per il sindaco di Sassuolo, occorre accorciare "la filiera Stato-Comuni", tagliare i rami secchi della pubblica amministrazione e investire di più sul territorio, "perché quella attuale è una situazione che non ci possiamo più permettere. Occorre un nuovo patto sociale". Come e con chi farlo si vedrà, ma se Calderoli e Berlusconi parlano sul serio quando sottolineano la gravità della crisi e vagheggiano tregue, è su questo terreno che, secondo Pattuzzi, bisogna tenerli impegnati. Se ci si sposta verso Nord Est, nel Reggiano, avvicinandosi alle rive del Po, il panorama non cambia di molto. Anche qui la Lega ha fatto un balzo in avanti. A Brescello, il paese di Peppone e Don Camillo, e a Boretto il centrodestra supera per numero di voti il centrosinistra. "Qui non è la prima volta che accade alle politiche - dice Giuseppe Vezzani, sindaco di Brescello (5.000 abitanti,7% di immigrati) - le amministrative sono diverse. Qualche problema di convivenza c'è, ma nulla di grave. Abbiamo realizzato cose importanti, i cittadini ci giudicheranno su quelle". Che i Comuni da soli non ce la facciano più lo dice anche Stefano Donelli, sindaco di Luzzara, terra natale di Cesare Zavattini. Quando si voterà per i sindaci, la bilancia penderà ancora dalla parte del centrosinistra, dice. Però osserva: "Servono politiche concrete di area vasta. Ci sono questioni ineludibili di sostenibilità territoriale, ambientale, sociale. Non si può scaricare tutto sui singoli Comuni e sulle singole Province". A Luzzara, su 9.000 abitanti, 1.500 sono immigrati, nella scuola dell'obbligo addirittura un ragazzo su tre è di origine straniera. "Finora - avverte Donelli - abbiamo affrontato i problemi. Ma alla lunga, i servizi e le infrastrutture potrebbero non reggere a questi ritmi di incremento della popolazione".

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D'Alema frena Tripoli: è un affare interno Ma il ministro degli Esteri auspica che il nuovo governo prosegua la collaborazione con il mondo arabo (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del D'Alema frena Tripoli: è un affare interno Ma il ministro degli Esteri auspica che il nuovo governo prosegua la collaborazione con il mondo arabo di Umberto De Giovannangeli "LA FORMAZIONE e composizione del nuovo governo è una questione interna, regolata da precise disposizioni costituzionali". È quanto ha voluto ricordare ieri il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ai Paesi arabi e mediterranei con i quali l'Italia intrattie- ne intensi e duraturi rapporti di amicizia e collaborazione in relazione al comunicato emesso l'altro ieri dalla Fondazione El-Gheddafi e ad altre prese di posizione nel mondo arabo. Il ministro affida le sue parole ad una nota della Farnesina. Il ministro D'Alema, ha auspicato , prosegue la nota, che "vengano evitati in questa fase commenti e prese di posizione che non contribuiscono al rafforzamento di tali rapporti, che egli stesso in questi ultimi anni ha coltivato con particolare impegno e convinzione, e che egli si augura continuino ad essere sviluppati al di là dei cambiamenti di governo". Con l'occasione, il titolare della Farnesina ha ribadito "la particolare importanza che l'Italia attribuisce al dialogo tra le culture e le civiltà come elemento chiave per una fruttuosa cooperazione nel Mediterraneo", regione in cui il nostro Paese svolge un ruolo attivo, equilibrato e propositivo". Un equilibrio che ora rischia di incrinarsi. Di dialogo tra culture non c'è traccia nell'esternazione dell'europarlamentare leghista Mauro Borghezio. Che a caldo aveva ribattuto a Gheddafi jr. così: "Per nostra fortuna e merito degli elettori vi sarà finalmente nel nuovo governo una presenza significativa dei crociati della Lega Nord in grado di affrontare il pericolo del terrorismo jihadista ed i suoi palesi e occulti sostenitori". La puntualizzazione del ministro degli Esteri incontra il plauso di maggioranza e opposizione. "Sono del tutto inaccettabili intromissioni estere da qualunque parte provengano sulla formazione del governo del nostro Paese. In ogni caso, ha impostato correttamente il problema il vice segretario generale della Lega araba, Ahmad Ben Helly, il quale ha affermato che una posizione potrà essere presa dal mondo arabo solo alla luce della politica che farà il governo Berlusconi", dichiara Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia. Sulla stessa linea Silvana Mura, Italia dei valori: "L'Italia in quanto Paese sovrano - dice - non può certo accettare ingerenze sui propri affari interni e tanto meno sulla formazione di un governo democraticamente eletto". E Mario Baccini, Rosa per l'Italia, avverte: "se il nome di Calderoli avesse avuto delle difficoltà nell'entrare al governo, ora non potrebbe più esserne escluso, perché si darebbe l'impressione che l'Italia subisca ricatti da uno Stato estero". Il no alla posizione libica viene anche da Marina Sereni, parlamentare del Partito Democratico che definisce "inaccettabile" la sortita del figlio di Gheddafi: "Un diktat che nessun governo potrebbe mai accettare". Per l'esponente del Pd "il governo se lo scelgono i cittadini italiani liberamente con il loro voto". Quanto alle uscite del passato di Calderoli, secondo Sereni questo non giustifica affatto la presa di posizione della Libia: "Un conto è la propaganda che a volte la Lega conduce anche con qualche eccesso, un conto è la politica di un governo che io mi aspetto sarà di tipo europeo anche nei rapporti con l'Islam". Anche per Alfio Nicotra, del Prc, Tripoli "sbaglia ad intromettersi", ma "al contempo è semplicemente scriteriato riproporre Calderoli come ministro del governo italiano". Rispetto alle parole di Gheddafi junior è più sfumata la posizione della comunità islamica in Italia: aldilà dei nomi si attende il governo alla prova dei fatti. L'imam Yahya Pallavicini reputa "comprensibili" le opinioni del figlio di Gheddafi, ma "le minacce sono inaccettabili". Per il vicepresidente della Comunità religiosa islamica, è "eccessivo mettere in discussione i rapporti tra Libia e Italia". Quanto a Calderoli, Pallavicini dice: "Non ho pregiudizi. Mi auguro che in caso di nomina si presenti in una veste più obiettiva e rispettosa. Il passato è alle spalle". "Sulle questioni interne decide il Paese. L'Italia è un Paese indipendente, la Libia altrettanto", sottolinea Issedim Elzir, portavoce dell'Ucoii (Unione delle Comunità e organizzazioni islamiche in Italia). "Sarebbe meglio - aggiunge - usare la via del dialogo per creare una convivenza basata sul rispetto".

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In settembre la consultazione sul Dal Molin Nelle urne la città boccerà il piano. Berlusconi dovrà decidere se andare avanti (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del In settembre la consultazione sul Dal Molin Nelle urne la città boccerà il piano. Berlusconi dovrà decidere se andare avanti / Roma Ora volano coltellate tra Lega e Pdl del quale, il geloso custode nel Veneto, è il governatore Galan, messo sul banco degli accusati dal Carroccio. Lo ha detto chiaramente la senatrice del Pdl Anna Bonfrisco che, rispondendo al alcuni pensati giudizi espressi dal sindaco leghista di Verona, Tosi, sulla sconfitta Lia Sartori, ricorda che "le province del nostro Veneto sono l'asse portante di un sistema e di una politica regionale che condividiamo con la Lega, ma le prove di slealtà saranno per noi occasioni di riflessioni approfondite". La vittoria di Achille Variati a Vicenza ha mandato all'aria il piano politico della destra nella regione che non era è non è solo politico, ma, prima di tutto sottende un'alleanza tra potentati economici. Dietro la debole candidatura della Sartori, ex socialista approdata nei ranghi berlusconiani, si nascondevano infatti il potente governatore Galan e forze dell'imprenditoria che sognavano un asse (anche in senso letterale, cioè a colpi di colate di cemento e asfalto) tra Vicenza, Verona e le altre province del nord-est, passando per Treviso. La Lega non nasconde l'irritazione per il fiasco della Sartori. Alle sue spalle i leghisti dicono in coro che con Manuela Dal Lago l'avrebbero spuntata. Ma non è vero perché la destra aveva sottovalutato il fatto che i vicentini erano stufi del sindaco Hullweck e dei suoi metodi carbonari. In special modo sulla vicenda del Dal Molin. Per anni il sindaco belusconiano e l'assessore di An Cicero hanno fatto la spola con Roma per trattare di nascosto e all'insaputa dei cittadini e autorizzare la costruzione della nuova base americana. I vicentini sono stati messi di fronte al fatto compiuto, solo l'intelligenza di alcuni giornalisti della stampa locale, ha permesso di smascherare il piano. Nel voto di ballottaggio i vicentini hanno bocciato prima di tutto una gestione occulta dell'affare Dal Molin ed hanno premiato Variati che è apparso ed è il "buon sindaco", uno che sta dalla parte dei cittadini. Ora si apre uno scenario inedito. Probabilmente tra settembre e ottobre si terrà il referendum sulla base dal quale, con molte probabilità, uscirà una maggioranza di No. A quel punto Berlusconi ed i suoi ministri dovranno decidere se procedere a forza o accettare una soluzione di compromesso. La partita potrebbe farsi davvero pesante. t. fon.

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I timori di Islam e Lega Araba: potrebbero nascere problemi (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del I timori di Islam e Lega Araba: potrebbero nascere problemi di Umberto De Giovannangeli Non è ancora insediato e già desta inquietudine fuori dai confini nazionali, nel Vicino Oriente. Calderoli e non solo. La Libia, e non solo. Perché a interrogarsi sulla politica di "discontinuità" che il nascente governo di centrodestra intende praticare nella Regione, sono tutte le leadership arabe. C'è chi manifesta questa preoccupazione in modo eclatante - il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Saif El Islam - chi, le autorità libanesi, facendo trapelare in via ufficiosa il loro sconcerto verso ventilati cambiamenti delle regole d'ingaggio dei soldati italiani impegnati nella missione Unifil due. Ma il disorientamento non vaiggia solo sulla rotta Tripoli-Beirut. A quanto consta a l'Unità, la "discontinuità" rispetto al precedente governo di centrosinistra per ciò che concerne la linea di condotta in Medio Oriente, proclamata dal premier in pectore italiano, Silvio Berlusconi, dal probabile nuovo ministro degli Esteri, Franco Fratini, e dalla terza carica dello Stato, il neo presidente della Camera Gianfranco Fini, è oggetto di attenta valutazione in tutte le capitali arabe. A preoccupare, spiega a l'Unità un'autorevole fonte diplomatica araba, non è solo e tanto la "ventilata presenza nel futuro governo italiano di un ministro ostile all'Islam come si è dimostrato in passato l'esponente della Lega Nord Roberto Calderoli; a preoccupare è soprattutto un riallineamento dell'Italia su posizioni acriticamente filoisraeliane". Una preoccupazione esplicitata da un esponente di primo piano della dirigenza palestinese: Yasser Abed Rabbo, ex ministro dell'Anp e segretario del Comitato esecutivo dell'Olp: "Il processo di pace vive un momento estremamente delicato - dice Rabbo a l'Unità - ed oggi è necessario che l'Europa eserciti un ruolo autonomo, attivo, non subalterno agli Usa e tantomeno a Israele". "È ciò che il governo italiano uscente ha cercato di fare - conclude Rabbo -. Mi auguro che il nuovo governo non venga meno a questo intendimento, anche se...". Rabbo si ferma qui. Ma fuori dall'ufficialità sono in molti, e non solo a Ramallah, a non coltivare grandi speranze. Se questi malesseri non sono stati ancora ufficializzati è per una ragione formale più che di sostanza: "Si aspetta che il nuovo governo sia in carica - afferma ancora la fonte diplomatica araba - prima di chiedere chiarimenti...". Ma l'inquietudine è forte sull'altra sponda del Mediterraneo. A testimoniarlo è anche il "gialo" della Lega Araba. Che grazie a fonti diplomatiche arabe l'Unità è in grado di ricostruire nei suoi passaggi-chiave. Il primo campanello d'allarme era suonato dopo le esternazioni dell'ex ministro della Difesa nel precedente governo di centrodestra, Antonio Martino, che aveva affermato a chiare note, solo in parte corrette da Berlusconi e Frattini, che l'Italia avrebbe dovuto ridimensionare la sua partecipazione alla missione Unifil in Sud Libano e, comunque, rivederne le regole d'ingaggio. Una esternazione che aveva suscitato la reazione negativa del governo libanese di Fuad Siniora. Sia pure in via informale, Beirut aveva investito del problema la Lega Araba. Secondo campanello d'allarme: la durissima nota dell'agenzia ufficiale libica Jarna contro Calderoli che Tripoli "considera il vero assassino dei cittadini libici morti in quell'occasione", riferendosi alla manifestazione di protesta scoppiata a Bengasi il 17 febbraio 2006 contro il Consolato italiano a Bengasi in seguito alla maglietta con la vignetta anti-islamica mostrata dall'allora ministro delle Riforme Calderoli durante un'intervista televisiva. I manifestanti furono affrontati dalla polizia in scontri che riportarono un bilancio di 11 morti. Le parole di Saif El Islam Gheddafi - se Calderoli fosse ridiventato ministro del prossimo governo Berlusconi, si sarebbero avute "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia e la Libia" - non hanno lasciato indifferente la Lega Araba. Nessuna presa di posizione ufficiale, ma una fonte diplomatica dell'organizzazione afferma senza mezzi termini che "sarebbe un atto di ostilità verso il mondo arabo e musulmano se del nuovo governo italiano farà parte un dichiarato nemico dell'Islam come Calderoli...". Concetto ribadito da un dirigente della Lega Araba, Abdul Alim al Abyat: "La nostra organizzazione non ha ancora ricevuto informazioni ufficiali in materia", spiega al telefono con l'agenzia Agi, "ma se veramente un personaggio di questo tipo diventasse ministro, personalmente penso che ci potrebbero essere problemi nei rapporti con il vostro Paese". Più sfumata la presa di posizione Al Abyat premette di non essere a conoscenza delle dichiarazioni di Saif El Islam. Ma se Calderoli venisse veramente nominato ministro, spiega il portavoce della Lega Araba, "di sicuro ne discuteremo e la nostra posizione sarà contraria". "Sarebbe veramente una vergogna far diventare ministro chi ha posizioni offensive verso il Profeta e la nostra religione", insiste Al Abyat, "noi non abbiamo mai tenuto atteggiamenti di tale tipo contro altri culti". "Francamente, però, penso che il popolo italiano sia troppo intelligente per rischiare una rottura", aggiunge. Abdul Alim al Abyat dice di ricordare perfettamente l'esibizione della maglietta con vignetta anti Islam da parte dell'ex ministro leghista, e di avere per questo motivo "una posizione molto netta". Più sfumata è la posizione, , riportata dall'agenzia Ansa, di Ahmad Ben Helly, vice segretario generale per gli affari politici della Lega Araba. Nessun commento su un'eventuale nomina di Calderoli a ministro: "prenderemo una posizione quando vedremo la politica del governo Berlusconi", dice ben Helly. E aggiunge: "Per ora sono solo speculazioni su candidature". Il numero due della Lega Araba si ferma qui: la sua è una sospensione di giudizio, nulla di più. Perché neanche Ahmed Ben Helly può negare l'inquietudine presente nelle capitali arabe per le avvisaglie della "politica del governo Berlusconi". Il problema è aperto. Il giudizio, ufficiale, sospeso. Ma tra il mondo arabo e il nascente governo italiano non è idillio.

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Dal maiale anti-moschea all'Islam civiltà inferiore: la premiata ditta Lega-Berlusconi Una serie lunghissima di fuori-registro contro i musulmani. L'ultima: il pamphlet della camic (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Dal maiale anti-moschea all'Islam civiltà inferiore: la premiata ditta Lega-Berlusconi Una serie lunghissima di fuori-registro contro i musulmani. L'ultima: il pamphlet della camicia verde Gibelli, che sul frontespizio spiega "l'Islam è terrorismo" di Anna Tarquini / Roma Il governo Berlusconi e la questione islamica. Chi ora vuole mettere sul patibolo solo Calderoli sbaglia. Perché il primo a sparare a zero sull'islam - salvo poi rimangiarsi tutto - fu proprio il futuro premier. Era a Berlino, era presidente del Consiglio da pochi mesi, era il settembre del 2001. A una platea di giornalisti attonita sorrise: "Dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà - disse per poi spiegare - . La civiltà occidentale ha garantito e garantisce tolleranza e riconosce il valore della diversità". Prima ancora di Calderoli ci sono le gaffe di Berlusconi, prima ancora delle "magliette sataniche" o del "maiale-day" ci sono gli editti firmati da Gibelli, allora presidente dei deputati del Carroccio e le minacce di Cesare Rizzi a un Pisanu che cercava faticosamente di aprire un dialogo. C'era l'oltranzismo del presidente del Senato Pera che domandava tolleranza zero contro l'intolleranza di certa religione. Certamente non si fanno paragoni con Bengasi. Perché lì si contarono i morti. Era il 16 febbraio 2006, mentre nel mondo islamico infuriavano le proteste contro la pubblicazione da parte di un giornale danese di 12 vignette sul profeta Maometto e l'Islam, Roberto Calderoli, all'epoca ministro leghista delle Riforme del governo Berlusconi, si presentò in televisione mostrando una delle caricature incriminate stampigliata sulla maglietta, innescando una crisi fra Italia e Libia. Il 17 febbraio, a poche ore dallo show di Calderoli su Raiuno, centinaia di persone assaltarono il consolato italiano di Bengasi bruciando le auto del personale e cercando di penetrare nel palazzo. Il bilancio dell'assedio, dopo la reazione della polizia libica, fu di 11 morti e un altissimo numero di feriti. Anche allora il figlio di Gheddafy chiese la testa di Calderoli. Berlusconi e Fini presero le distanze, la Lega piegò la testa, Calderoli fu costretto alle dimissioni. Da allora, e prima di allora, il rapporto tra Lega e Islam non è mutato. Non si contano le manifestazioni di piazza per chiudere le moschee. Niente luoghi di culto, niente burqa. Per Calderoli l'Islam "non è nemmeno una civiltà" e gli immigrati sono "bingo bongo". Solleva un putiferio quando parlando di Islam in televisione si rivolge a Rula Jebreal, allora giornalista palestinese de La 7, dicendo "Non rispondo a quella signora abbronzata...". Scandalizza quando, solo pochi mesi fa, era settembre e ce l'aveva con l'ipotesi di costruire una moschea a Bologna, si inventa il "Maiale-day". "A fronte dell'inversione di rotta dell'amministrazione comunale bolognese - spiega - che ha dato il via libera alla realizzazione di una nuova grande moschea, metto personalmente fin da subito a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire la moschea, esattamente come a suo tempo feci in quel di Lodi, dove la fatidica moschea non è mai stata realizzata in quanto il terreno, dopo la passeggiata del mio maiale, fu considerato infetto e pertanto non più utilizzabile". E aggiunge: "Potremo organizzare in futuro il maiale-day, ovvero concorsi e mostre per i maiali da passeggiata più belli da tenersi nei luoghi dove chiunque pensi di edificare non un centro di culto ma il potenziale centro di raccolta di una cellula terroristica". C'è chi pensa che Calderoli faccia solo folklore. Ma Calderoli - che certamente non è stupido - purtroppo non è solo. È il 25 luglio del 2005 quando Cesare Rizzi, deputato della Lega, risponde a Pisanu che tende la mano al dialogo con l'Islam moderato. "Noi non siamo per il dialogo con gli islamici - dice - , perché se questi qui capiscono la debolezza dell'occidente siamo rovinati". Ed è qualche giorno più tardi quando Andrea Gibelli presenta un libro bianco con 65 idee da adottare per la sicurezza dei cittadini contro la minaccia islamica. Tra le proposte c'è l'esercito alle frontiere per respingere i clandestini, l'individuazione di un aeroporto arabo sicuro nel quale convogliare i passeggeri in partenza dal mondo arabo verso l'Italia, controlli fiscali ad associazioni e studi islamici e 200 agenti segreti che conoscano l'arabo. Il frontespizio spiegava: "L'Islam è terrorismo. È iniziata la guerra culturale".

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Bollani benefico, il beat dei pooh - alberto campo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina XX - Torino NOTE (S) Bollani benefico, il beat dei Pooh ALBERTO CAMPO LUNEDì. Dai profondi anni Sessanta riaffiora Adamo, che canta all'Alfieri. L'antitesi è il collettivo sperimentale statunitense To Live And Shave In L. A., allo United. MARTEDì. Medesimi luoghi e di nuovo musiche agli antipodi: Francesco Merola in teatro contro il punk rock dei tedeschi Sewer Rats. Ma da quest'ultimo punto di vista è imbattibile Ossigeno, coi veterani newyorkesi Sick Of It All. MERCOLEDì. Ancora rock sotterraneo: i ruvidi canadesi Demon's Claws al Velvet. Altre atmosfere dal sassofonista americano Jerry Bergonzi, ospite del Jazz Club. GIOVEDì. Una serata da pianisti. Se al Civico di Tortona c'è Giovanni Allevi, in città Stefano Bollani è al Conservatorio per Emergency e Michael Nyman presenta alla Fiera del Libro il volume Sublime. Sempre al Lingotto ecco l'esibizione dei pugliesi Radio Dervish insieme all'Orchestra di Nazaret e quella degli israeliani Esta con in voce l'iraniana Yarona Harel, coi Khukh Mongol nell'appendice al Cortile del Maglio. Quanto al rock indipendente, la scelta è fra i bolognesi My Awesone Mixtape, al Puddhu Bar, e i francesi Myra Lee, allo United. VENERDì. Prima di due serate consecutive all'Hiroshima Mon Amour per i salentini Sud Sound System. Doppio impegno anche per Stefano Giaccone all'Unione Culturale. La cantante palestinese Loubna Bassal è invece alla Fiera del Libro. Timbri ben più aspri allo Spazio 211 dal navigato metallaro nostrano Pino Scotto. Suonano duro ma con attitudine sperimentale i canadesi Aids Wolf al Velvet. SABATO. Domina la tradizione, visto che all'Isozaki arrivano i Pooh. Altro tono ha il reading/concerto dei Marlene Kuntz alla Fiera del Libro. E scendendo nel sottobosco s'intercettano al 211 gli statunitensi Old Time Relijun. Fuori porta troviamo il catanese Cesare Basile al Ratatoj di Saluzzo, il quartetto di Fabrizio Bosso per il festival jazz di Alba, gli El Tres de Soledad alla Maison Musique di Rivoli e Giuliano Palma & The Bluebeaters a Novara per una Notte Bianca. DOMENICA. Evento al Circolo dei Lettori, dove lo scrittore torinese Paolo Giordano è in combutta coi Baustelle. Apparizione a sfondo letterario anche per Manuel Agnelli alla Fiera del Libro, dove si ammira inoltre la cantante libica Miriam Meghnagi, quando al Cortile del Maglio ci sono i somali del Saba Trio (già il giorno prima al Lingotto). I tedeschi Rejected Youth infiammano infine a suon di punk lo United.

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Sfidò i distributori americani oggi è re dei cinema indipendenti - goffredo locatelli (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina XXIV - Napoli Sfidò i distributori americani oggi è re dei cinema indipendenti Vorrei realizzare qualcosa nella mia terra, un campo di golf: ma non so decifrare le parole dei politici locali Il nostro futuro è legato al proiettore digitale, e poi in Canada chi produce cassette pirata finisce in galera Storia di un ragazzo partito con la valigia di cartone e che è diventato uno dei primi imprenditori del Quebec GOFFREDO LOCATELLI Questa storia ha a che vedere con un ragazzo nato povero a Novi Velia, paesino del Cilento arroccato su uno sperone del monte Gelbison. Orfano a 15 anni di entrambi i genitori, Angelo Guzzo viene allevato da uno zio. Il suo destino è segnato. Farà il pastore, come suo padre, oppure il contadino. E invece no. Impuntandosi come un vitellino sulla soglia del macello a 18 anni parte. Va a fare l'operaio in una fabbrica svizzera, tra lo stridore di torni e l'assordo di lamiere battute. Poi si trasferisce a Ravensburg, in Germania. Ma la lingua tedesca è ostica per lui: non riesce ad ambientarsi. Mentre fa il "gastarbeiter", l'emigrante, Angelo sente dire che il Canada cerca manodopera specializzata. Con pochi risparmi, nel 1967 acquista il biglietto e vola a Montreal. Per i primi 15 anni lavorerà come un mulo, senza neppure un giorno di vacanza. Ma in 40 anni il ragazzo cilentano partito con la valigia di cartone è diventato uno dei primi imprenditori del Quebec: proprietario di 160 sale cinematografiche in 16 megacomplessi. Compare assieme al capo del governo canadese o a Jean Todt, ha una villa su una spiaggia del Messico e un'altra a Palinuro, un figlio che colleziona Ferrari e una corporation che produce utili per milioni di dollari. A Novi Velia, dove ha casa e piscina, i paesani lo chiamano Angelo "'u canadese". Di lui non sanno molto. Come non sanno molto i sindaci dei paesi cilentani che gli fanno fare ore e ore di anticamera. "Vorrei realizzare qualcosa nella mia terra - dice. - Il Cilento sopravvive con soli due mesi all'anno di turismo marino. è assurdo che, con il clima dolce, il mare e la montagna, non si sviluppi". Avendone la possibilità, Angelo vorrebbe costruire un campo da golf, struttura che lui valuta capace di attrarre un ricco flusso di appassionati. Così, per passare dalle parole ai fatti, ha acquistato a Roccagloriosa, paesino di 1700 abitanti, 46 ettari di terreno incolto. Ma da tre anni è in attesa. "Ho difficoltà a realizzare il progetto - confessa sconsolato - perché non so decifrare il linguaggio dei politici locali. Non mi dicono né sì e né no: temporeggiano perché sono tutti convinti di farmi un favore". Per il campo da golf, Angelo ha fatto arrivare in avanscoperta un esperto canadese. "Ha confermato che il Cilento è un posto dove si potrebbe giocare 12 mesi l'anno. Naturalmente un solo campo non riesce a muovere grandi masse di sportivi. Perciò penso a più strutture golfistiche che si potrebbero realizzare nel Sud per attrarre gli appassionati, stimati nel mondo in 70 milioni, dei quali 5,6 milioni in Europa. Ma mentre in Canada tutto è più facile, qui complicano al massimo le cose...". Realizzatosi come imprenditore a Montreal, Angelo non riesce a capire perché da noi il pubblico potere funziona in maniera assai diversa. "No, - spiega - non mi spinge la bramosia dei soldi. è che il mio cuore è rimasto in Italia e vorrei investire qui, eppure non riesco a farmi capire: questa è la mia frustrazione. Vengo in Campania due volte l'anno e incontro sempre gente apatica o con mentalità furbesca. Invece in Canada si tratta con l'amministrazione pubblica per ricavarne un reciproco vantaggio: c'è la cultura di favorire, non di ostacolare il privato che vuole investire". Nel 1967, giunto nel Quebec, Angelo Guzzo comincia con tre mesi di lingua per imparare i rudimenti del francese (Montreal è la terza metropoli francofona del mondo dopo Parigi e Kinshasa), poi va a lavorare come tornitore. Quando avverte la mancanza di una compagna, torna a Novi Velia per sposare la sua ragazza, Rosetta, e portarsela oltre oceano. Al ritorno entra in una grande fabbrica per motori di aereo. "Ma calcolai che lavorando l'intera vita non mi sarei potuto comprare neppure una casa. Così mi venne una bella idea: nel 1971 comprai un piccolo bar che divenne il ritrovo degli italiani di Montreal". Col bar riesce a mettere da parte un po' di soldi. Poi un bel giorno legge sul giornale che si vende un vecchio cinema di periferia. "Lo comprai con 30 mila dollari di anticipo e 70mila di debiti". Fu così che, nel 1974, Angelo diviene proprietario del cinema, che rinnova e ribattezza "Le Paradis". Le ulteriori modifiche faranno del giovane cilentano il primo proprietario indipendente ad aprire un cinema a tre sale a Montreal. Ma le grandi corporation della distribuzione rifiutano di dargli le pellicole e non ha accesso alle prime visioni. Le difficoltà non fiaccano le ambizioni di Angelo, che costruisce a Saint-Léonard un altro cinema a quattro sale, l'"Astre", però è costretto a chiudere nel 1985 due sale a Mascouche per l'impossibilità di ottenere dai distributori americani film da proiettare in periferia. Un ostracismo che continua sino alla fine degli anni '80. Per battere la concorrenza e farsi strada Angelo è il primo a offrire spettacoli a 99 centesimi di dollaro al cinema "Le Paradis". Poi constatato che vari comuni della zona ancora non disponevano di un cinema, nel 1990 inaugura il "Cinéma de Terrebonne", un complesso ultramoderno dotato di otto sale di proiezione, interamente progettato e costruito dal gruppo "Guzzo construction inc". Le dotazioni sofisticate e d'avanguardia rappresentano ormai un modello di riferimento per tutto il settore. L'anno seguente inaugura una nuova struttura, il "Cinéma Langelier", e nel 1993 il multisala "Sainte-Thérèse". L'originalità e le tecnologie usate saranno alla base del grande successo di questo complesso, i cui interni riuniscono una serie di elementi che li rendono unici non solo in Canada ma in tutta l'America del Nord. Nel 1994 apre il "Lacordaire", un 11 sale che concilia innovazione, originalità ed eleganza: qualità che daranno ai Cinema Guzzo fama internazionale. Il 1998 segna l'inizio di un'importante controversia giuridica sul monopolio delle pellicole. Angelo e il figlio Vincenzo si battono tenacemente per far valere gli interessi dei proprietari di cinema indipendenti contro i giganti Dreamworks, Famous Players, Cinéplex Odéon e Paramount. Viene presentata alla Corte di giustizia un'ingiunzione contro la Dreamworks e denunce all'antitrust contro Famous Players e Cinéplex Odéon per pratica sleale, e contro Paramount per essersi rifiutata di fornire i propri film. Nel luglio 1998 il "Cinéma des Sources", a ovest di Montréal, va ad aggiungersi alla catena dell'italiano. Con dieci sale provviste dei più moderni ritrovati tecnologici, questo complesso segna anche l'ingresso dei Cinema Guzzo nell'era dei centri di divertimenti: alle sale di proiezione vanno ad affiancarsi il Café-Hollywood e una sala giochi. L'insediamento continua a Greenfield Park con il "Méga-Plex Taschereau": 4500 posti e 9000 metri quadrati di superficie, il più grande complesso cinematografico del Canada. Oltre a 18 sale di proiezione accoglie una giostra, una pista di autoscontro, una sala giochi e aree attrezzate per i più piccoli. Sulla stessa linea, Guzzo inaugura due mesi dopo a Laval il "Méga-Plex Pont-Viau", con 4000 posti distribuiti in 16 sale e l'anno seguente altre 14 sale del "Méga-Plex Spheretech". Nel 2000 l'inarrestabile espansione prosegue con l'apertura a Longueuil del "Méga-Plex Centre Jacques-Cartier 14". Negli anni successivi vengono riprogettate e ingrandite alcune strutture, mentre il 2006 coincide con un'altra ondata di espansione contrassegnata da una nuova generazione di centri di divertimenti ancora più moderni. Così, a 40 anni dal suo arrivo, l'immigrato cilentano può fregiarsi del primato di maggiore proprietario di cinema indipendenti del Québec e la continuità dell'azienda è garantita dal figlio Vincenzo, 39 anni, laureato in Giurisprudenza e in Business administration. Oggi padre e figlio, presidente e vicepresidente della società, danno lavoro a circa 600 dipendenti. Imprenditore di talento, oltre che uomo di parola e di buon cuore, Angelo Guzzo rappresenta un pioniere dei cinema multisala e gode di grande rispetto negli ambienti dell'industria cinematografica. I risultati che ha ottenuto sono, prima di ogni altra cosa, il frutto di una tenacissima volontà di riscatto sociale. Ma non vede insidiati i suoi cinema dalla televisione e dai Dvd contraffatti? "No - ribatte deciso - . Il nostro futuro è legato al proiettore digitale che dà un'immagine superiore, alla qualità del suono e allo schermo gigante che ti fa partecipare all'azione. E per le cassette pirata in Canada, a differenza dell'Italia, si finisce dritto in galera. Inoltre ho ancora tanti progetti da realizzare...".

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Cronache dalla francia chi è razzista non gioca più - gianni mura (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Sport SETTE GIORNI DI CATTIVI PENSIERI CRONACHE DALLA FRANCIA CHI è RAZZISTA NON GIOCA PIù GIANNI MURA Fiorentina, ultima rimasta in gioco, addio. Con qualche rimpianto, legato non solo ai rigori falliti. Se in 210 minuti non si fa lo straccio di un gol a quelli di Glasgow, quasi quasi è giusto vedere la finale in tv. Non è giusto in rapporto alla voglia di far gioco, alle occasioni avute, ma è giusto in contrappeso alla fortuna che aveva dato in sorte la squadra più scarsa. Non il temuto Bayern di Toni, non lo Zenit col solito presidente miliardario amico di Putin (mi sa che li colleziona). Il livello tecnico-spettacolare di tutte le semifinali europee è stato deprimente, e non ci vengano più a raccontare che il catenaccio è un'esclusiva del calcio italiano. Gode di buona salute anche più a nord. Le grandi firme, con l'eccezione di Drogba, non hanno lasciato tracce né sulle partite né nell'album dei ricordi. Che apro, aiutato da un libro di Sandro Picchi, un collega fiorentino che il calcio lo ama, lo studia e lo racconta ad altezza d'uomo, a differenza dei telecronisti (in larga maggioranza di Sky) che celebrano come minaccioso ogni tiro a meno di dieci metri dalla porta e la tonnara, l'ammucchiata in mezzo al campo, la chiamano "fare densità". Mi pare di cogliere, comunque, un che di soddisfatto nelle loro voci quando dicono "le squadre si allungano". Tradotto, significa che non si va in pressing su tutto quello che si muove in campo ma si attacca, con gli ultimi fiati. Si attacca, non nel senso di aggredire lo spazio (sto citando a memoria) ma di provarle proprio tutte, fosse pure un dribbling. Il libro di Picchi s'intitola "Quando il pallone s'indiavolò" (Ed. Olimpia, Firenze, 129 pagine, 12,50 euro). Sottotitolo: "Dal calcio fantasista al calcio totale". In copertina una foto di Sivori con la maglia del Napoli. Non è un racconto nostalgico, anzi da esempi nostrani non lontanissimi (Baggino, Mancini, Zola) o ancora in attività (Totti, Del Piero) Picchi trae ottimismo sulla notevole capacità d'adattamento che la fantasia ha mostrato, seguendo l'evoluzione in senso muscolare del calcio. Picchi sa bene che il calcio non è soltanto tecnica individuale, ma si chiede (e non si risponde, la risposta è ovvia): "Cos'è che ci riconcilia con il calcio, a parte la vittoria della squadra del cuore? Un'accorta disposizione tattica, un'efficace diagonale difensiva, un pressing intenso, un buon filtro a centrocampo o quell'attimo miracoloso che da solo vale il prezzo del biglietto"? [Renato Cesarini (sì, quello della famosa zona) per esaltare il gol ricorreva a un'immagine: togliete le porte dal campo e nessuno andrà più allo stadio. Bel tipo, Cesarini. Con Orsi aveva aperto una sala da ballo a Torino (e la chiudeva, aggiungevano i tifosi juventini, a notte fonda). Quando si presentò davanti alla commissione che doveva esaminare la sua domanda per diventare allenatore, gli chiesero se avesse scritto qualche libro sul calcio. Rispose: "No, ma se mi date quelli che avete scritto voi vi correggo gli errori". Tra le tante sentenze di Boskov, una delle meno note e più vere: "Grande giocatore vede autostrada dove altri solo sentiero". [Un'autostrada di sciocchezze, per cambiare discorso, mi pare la classifica dei cento big dell'anno (le persone più influenti) stilata da "Times". Non c'è il Papa e c'è Kaka? Già. Non c'è Benedetto XVI e c'è una semisconosciuta golfista messicana? Proprio così. Vabbé, c'è il Dalai Lama, ma si sa che quest'anno va di moda. Sono classifiche fatte da un giornale, mica votazioni. Macché, bisogna proprio sentire cosa dice il Vaticano. Sconcertante, dice il Vaticano. Ma no, banalissimo. Sconcertante, semmai, è che ad Assisi sia vietato chiedere la carità "a meno di cinquecento metri da chiese, luoghi di culto, monumenti, piazze ed edifici pubblici". Cioè dappertutto. Dal Vaticano il cardinal Martino ("ministro della solidarietà" lo definisce Repubblica) sembra sconcertato e spiazzato insieme. "Chiedere l'elemosina non è un reato. Non capisco perché si debba proibire per legge. Anche se ci possono essere approfittatori o professionisti dell'accattonaggio, è sempre bene aiutare chi ha bisogno". [Adesso basta, perché a parlare di certe cose non si fa bella figura. Meglio segnalare, dopo sms e mms l'arrivo del pms (perfumed short message). Sul Corsera ho letto che in Germania è stato brevettato un cip che permette l'invio di messaggini profumati. Vuoi spedire alla tua ragazza il profumo di un mazzo di rose? Ecco fatto. Sulla Stampa ho letto che torna di moda la barba. "Ma di due giorni, quindi molto curata. Il nuovo mood esige capello sempre fresco di shampoo (preferibilmente dal taglio corto) e sguardo liscio e riposato, privo di borse, occhiaie e di qualsiasi traccia di vita spericolata. E anche di vita lavorativa, suppongo. Matteo Salvini, neodeputato della Lega, su Repubblica: "Mica frequentiamo solo polentoteche e birrerie in Val Chiavenna. E' ora che si sappia che tra di noi c'è anche chi legge qualche libro". Non vale, lo ha detto dopo le elezioni. Infine, poche righe solo su qualche quotidiano per questa notizia: una squadra di calcio di serie A i cui tifosi hanno esposto uno striscione gravemente offensivo nei confronti dei tifosi della squadra ospite, non potrà partecipare per punizione alla prossima Coppa nazionale. Tranquilli, succede in Francia, col Psg. Da noi tutto a posto, la politica non entra nel calcio. Semmai, il contrario.

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Governo, berlusconi stringe i tempi sarà possa il ministro dell'energia - francesco bei (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Governo, Berlusconi stringe i tempi sarà Possa il ministro dell'Energia Sul Welfare scontro con An. Parisi: Bossi non può giurare Per la Giustizia oltre a Pera restano in corsa Elio Vito e Angelino Alfano FRANCESCO BEI ROMA - Silvio Berlusconi, alle prese con la formazione della squadra di governo, ha deciso ieri di prendersi mezza giornata di riflessione in solitaria. Chiuso ad Arcore, congedati i collaboratori, ha iniziato a tirare le fila di una settimana di colloqui con alleati e aspiranti ministri. "Ormai ha in mano tutti gli elementi - spiega Sestino Giacomoni - e questo fine settimana deciderà la squadra da solo". Restano sempre aperte, dal poco che filtra, le due questioni più spinose: la Giustizia e il Welfare. Per la prima casella la candidatura più pesante resta quella di Marcello Pera, anche se, stando a radio Pdl, sarebbero in ascesa le quotazioni del giovane Angelino Alfano, coordinatore di Forza Italia in Sicilia. In gara continua ad esserci Elio Vito, che in alternativa potrebbe andare ai Rapporti con il Parlamento. Non è quindi escluso che la Giustizia resti scoperta fino all'ultimo - la storia è piena di aneddoti di ministri "nominati" al telefono sulla strada che porta al Quirinale - e c'è chi sostiene che Berlusconi possa arrivare nello studio alla Vetrata con una rosa ancora aperta da discutere con Napolitano. Del resto, per capire quanta incertezza ci sia ancora sui dicasteri, basta citare la battuta che lo stesso Berlusconi ha rivolto a una strasicura Stefania Prestigiacomo due giorni fa: "Cara, stai tranquilla... ma non troppo". L'altra grana è quella del Welfare, conteso tra An e Forza Italia. "La nostra proposta - scandisce Maurizio Gasparri - resta quella di Andrea Ronchi. Se ce ne saranno altre ne discuteremo". Sulla candidatura del forzista Maurizio Sacconi (che fece con il ministro De Michelis la battaglia sulla scala mobile) Gasparri taglia corto: "è una persona competente, tuttavia in questi casi bisogna affrontare prima i nodi politici". La novità dell'ultim'ora sarebbe la creazione di un ministero nuovo di zecca, quello all'Energia, che Berlusconi vorrebbe affidare al suo amico di infanzia Guido Possa (insieme vendevano scope elettriche a domicilio). Esperto di nucleare, Possa ministro farebbe da apripista per il ritorno dell'atomo in Italia. Il Cavaliere incassa intanto l'apprezzamento di Marco Tronchetti Provera per la nomina di Montezemolo ad ambasciatore del made in Italy: "è un incarico importante e Montezemolo è adatto a svolgerlo". Si vanno definendo nel Pdl anche gli incarichi parlamentari. Gaetano Quagliariello sarà il vice di Maurizio Gasparri alla guida del gruppo al Senato, Italo Bocchino sarà il vice di Cicchitto alla Camera. Donato Bruno l'avrebbe spuntata su Enrico La Loggia come presidente della commissione affari costituzionali. Infine, da registrare l'affondo di Arturo Parisi contro Bossi e la sua bandiera padana: "Non può giurare onore e fedeltà alla Repubblica se prima non ritratta le dichiarazioni antitaliane appena rinnovate".

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Radici salde, rami secchi il pd rimane in mezzo al guado - (segue dalla prima pagina) ilvo diamanti (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)

Argomenti: La Lega

Radici salde, rami secchi il Pd rimane in mezzo al guado Fermo a un terzo degli elettori e la base è quella del Pci Il rischio per il partito è restare una minoranza ferma a un terzo dell'elettorato Rappresenta una novità attraente ma vecchia dal punto di vista del gruppo dirigente (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ILVO DIAMANTI Mezzo punto percentuale in più se, oltre ai voti ottenuti dall'Ulivo, si considera il contributo dei Consumatori e dei Radicali (presenti nelle liste del Pd). Mentre, in questi due anni, la distanza dal Pdl si è ridotta di qualche decimale, rispetto a quella fra Ulivo e Fi-An, considerati insieme. Poco più di 4 punti. Se si legge la storia elettorale della seconda Repubblica in chiave bipartitica, d'altronde, ciò che colpisce è, soprattutto, la stabilità. L'Ulivo - e prima i Ds e la Margherita oppure i Popolari, considerati insieme - ha sempre ottenuto intorno al 30%. Il minimo nel 1996: 28% (ma il 32% se si considera la Lista Dini, che in seguito entrerà nella Margherita). Il massimo proprio in queste elezioni. Il che definisce la misura della sinistra riformista: meno di un terzo dell'elettorato. Mentre la base del Pdl, calcolata sommando Fi e An, oscilla maggiormente (soprattutto a causa della competizione di Fi con la Lega): fra il 36% (nel 1996) e il 41% (nel 2001). Sempre sopra al Pd, comunque. Anche se la distanza fra i due soggetti politici, in queste ultime elezioni, appare ridotta come mai in precedenza. Il problema è che la lettura "bipartitica" non permette di capire con chiarezza il senso della competizione elettorale nell'Italia della seconda Repubblica. Perché il Pd e il Pdl, anche nelle versioni precedenti, non si presentano mai da soli. La differenza, dunque, la fanno sempre gli alleati. L'ampiezza delle coalizioni e la misura dei partiti con cui si coalizzano. Fino al limite del 2006. Quando la nuova legge elettorale viene interpretata in senso "aggregativo". Per cui, intorno a Berlusconi e Prodi, si coalizzano tutte le sigle, dalle più grandi a quelle minime. E l'elettorato si ricompone e si divide in due bacini perfettamente uguali. Questa volta, invece, Veltroni ha scelto la strada della semplificazione, puntando tutto sul Pd. Berlusconi lo ha seguito. Ma la politica delle alleanze, per quanto a corto raggio, ha continuato a pesare. Con esiti asimmetrici. Perché la distanza fra Pdl e Pd, rispetto alle elezioni precedenti, è rimasta inalterata. Non quella fra le coalizioni. Il risultato conseguito dalla Lega, nel Nord, e dal Mpa, nel Mezzogiorno, ha sovrastato quello, rilevante, ottenuto dalla Lista Di Pietro. Per cui il distacco fra le coalizioni che sostengono Berlusconi e Veltroni è più che raddoppiato: da 4 punti percentuali a 9. Da ciò il rischio, per il Pd: restare minoranza. Influente, ma permanente. Incapace di attrarre, per ora, quel 40% di elettorato potenziale, stimato dai sondaggi. Nato per sottrarsi al ricatto delle alleanze frammentarie, che permettono di vincere le elezioni ma impediscono di governare. Per costruire un polo riformista, in grado di allargarsi al centro e a sinistra. In questa occasione non ci è riuscito. Visto che, rispetto al 2006, è "scomparso" il 7% degli elettori. Oltre due milioni e mezzo di voti. Che, due anni fa, avevano votato per i partiti della sinistra cosiddetta radicale e, quindi, per l'Unione. Mentre oggi, nel conteggio conclusivo, non ci sono più. Spariti. Fra le pieghe dell'astensione. Fuggiti, in misura limitata, a destra. Confluiti, in piccola parte, nell'alleanza per Veltroni, in nome del "voto utile". Insomma, un problema - forse "il" problema - del Pd sembra essere lo scarso grado di flessibilità. Nonostante la capacità di Veltroni di "personalizzarlo". Di sfidare Berlusconi sullo stesso piano. Per contrastare le resistenze dell'elettorato. Per sottrarsi all'eredità - e al vincolo - del rapporto con il territorio. Ma forse il problema è proprio lì. Il rapporto con il territorio. Troppo forte e troppo fatuo, al tempo stesso. Il territorio: in cui il Pd appare imprigionato. E che, al contempo, non riesce a rappresentare davvero. Risulta, infatti, evidente, ma anche inquietante, il grado di coerenza e continuità territoriale con la base elettorale della sinistra comunista e postcomunista espresso dal Pd. La cui attuale geografia del voto riproduce, con poche variazioni, quella delineata dai Ds nel 1996, dal Pds nel 1992, fino al Pci nel 1953. La personalizzazione e la mediatizzazione, imposte da Veltroni, non sembrano aver spostato i confini del voto. Neppure le primarie. Che hanno garantito una grande mobilitazione, ma riproducono ancora, in parte, il peso del passato. Non solo delle tradizioni storiche. Anche delle organizzazioni di partito; dei gruppi di pressione locali. Come dimostra la geografia della partecipazione dello scorso ottobre. Che ha raggiunto i livelli più elevati nel Mezzogiorno (con alcune punte stratosferiche come in Calabria). Superiori perfino alle regioni "rosse". Nel Sud, effettivamente, il Pd è cresciuto. Ma in misura modesta. E molto inferiore al Pdl. In altri termini, abbiamo l'impressione che il "nuovo" Pd sia rimasto imprigionato dentro logiche vecchie. Che hanno ostacolato anche la capacità di leggere, correttamente, ciò che sta avvenendo sul territorio. Il viaggio di Veltroni attraverso il Nord, ad esempio, ha raccolto grande partecipazione. Ha reso visibile una domanda sociale ampia e generosa. Che, tuttavia, era ed è rimasta minoranza. La richiesta di cambiamento è stata intercettata perlopiù dalla Lega. Nei pochi luoghi significativi dove ha vinto, peraltro, il Pd "nazionale" è stato colto di sorpresa. Come a Vicenza. Una vittoria inattesa. Considerata un caso fortuito e fortunato. Quasi che recuperare 3 punti percentuali in cinque anni (a Vicenza il centrosinistra aveva ottenuto il 47% al secondo turno, nel 2003) fosse più sorprendente che perderne 20 a Roma in due anni. Il Pd, in altri termini, ci sembra ancora un progetto incompiuto. Riflette una domanda diffusa. Ha raccolto un ampio sostegno sociale. Riscuote attenzione e curiosità, nei settori moderati e di sinistra. Una "novità" attraente, ma "vecchia" dal punto di vista del gruppo dirigente. Nazionale e ancor più locale. Dove i giovani, le donne, i lavoratori, gli imprenditori, insomma, i "nuovi", quando si affacciano alla politica trovano porte strette. La strategia di marketing, utilizzata da Veltroni per forzare questo limite attraverso candidature simboliche (il piccolo imprenditore, la giovane ricercatrice, l'operaio ecc.), alla fine, si è scontrata con una realtà "radicalmente" (= alla radice) diversa. Dove prevalgono i "vecchi", non solo e non tanto per età. Ma per mentalità e carriera. D'altronde, i leader del Pd - grandi e piccoli, centrali e locali - sembrano impermeabili a ogni mutamento di sigla, a ogni cambio d'epoca, a ogni sconfitta. (E, sia chiaro, non ci riferiamo a Veltroni). Insensibili al crollo dei muri, delle ideologie e dei partiti. Altrove, negli Usa e in Europa, abbiamo assistito, in questi ultimi anni, al "ritiro" di figure come Gore, Kerry, Schroeder, Aznar, Gonzales, Blair. Battuti di poco. A volte, neppure. In Italia, salvo Prodi (l'unico, peraltro, ad aver vinto una elezione e mezza contro il Cavaliere), nessuno si dimette; nessuno paga le sconfitte subite in città e regioni importanti. Non solo: gli sconfitti vengono premiati con nuovi incarichi di prestigio. Mentre tutto il gruppo dirigente - ex comunista ed ex-democristiano - ha affollato le liste del Pd, occupando posti di assoluta sicurezza. In centro e in periferia. Il Pd: è rimasto a metà del guado. Incerto. Fra partito di iscritti e partito elettorale. Fra personalizzazione nazionale e oligarchia locale. Agita le primarie come una bandiera. Ma non le usa per selezionare i candidati alle elezioni politiche; spesso neppure alle amministrative. Mentre, a livello nazionale, fino ad oggi sono servite a confermare leader pre-destinati. Vorrebbe rappresentare il Nord restando Lega Centro. I piedi in Emilia e in Toscana. La testa a Roma E' uno strano albero, questo Pd. Le radici salde. Fin troppo. Non riescono a propagarsi. Il fusto fragile. I rami rinsecchiti. Le foglie crescono. Tante. Ma cadono presto.

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