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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  16-24 maggio 2008      #TOP



Report "Israele/Palestina"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Israele/Palestina (132)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

Bush in israele attacca obama ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Polemica in Usa Bush in Israele attacca Obama GERUSALEMME - Bufera politica negli Usa per il parallelo tracciato da Bush fra chi vuole negoziare oggi con "terroristi e radicali" e chi sostenne "l'accondiscendenza" con la dittatura nazista di Adolf Hitler. Un paragone fatto dal presidente durante il suo discorso di ieri ai deputati israeliani della Knesset.

Il cartoon di sabra e chatila - cannes ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il film israeliano sul massacro dei palestinesi commuove Cannes Il cartoon di Sabra e Chatila CANNES Né un film né un documentario hanno mai potuto raccontare con tanta emozione e partecipazione la guerra e i suoi orrori, la paura, la disperazione e la ferocia dei soldati, il loro ritorno a casa, traumatizzati per sempre,

La strage di sabra e chatila commuove tutti il fumetto-choc - (segue dalla prima pagina) natalia aspesi ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esercito israeliano, che voltò lo sguardo mentre a pochi metri di distanza, le milizie cristiane maronite, alleate di Israele, per vendicarsi dell'assassinio di uno dei loro, il presidente del Libano Bashir Gemayel, entrarono nel miserabile campo palestinese, torturando con estrema ferocia e massacrando più di 1500 innocenti.

Chi sale chi scende - roberto nepoti ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Waltz with Bashir invece, annunciato in partenza come uno degli eventi di quest'anno, già si mormora che non lascerà la competizione senza un premio. Il documentario d'animazione di Ari Folman ripeterebbe, in tal caso, l'exploit di "Persepolis", Gran Premio della giuria nel 2007 nonché primo "cartoon politico"

Standing ovation per pelizzetti resta rettore con un plebiscito - ottavia giustetti ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ospitalità di Israele alla Fiera del libro. Alcuni lo avevano accusato di non aver preso posizioni sufficientemente chiare in quell'occasione ma lui aveva risposto che l'università è luogo del dialogo, del confronto. "Abbiamo svolto - ha detto - un ruolo di pacificazione, di conciliazione, favorito la dialettica tra le idee e i fatti ci hanno dato ragione"

"meetix", sette mesi dialogando col mondo - michela bompani ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il grande scrittore e riferimento del movimento pacifista israeliano Peace Now, Amos Oz, con la cerimonia di consegna del Premio Primo Levi. Poi la filosofa americana di origine bengalese Gayatri Chakravorty Spivak (4 luglio, Palazzo Ducale) e lo scrittore premio Goncourt, Tahar Ben Jelloun (16 settembre, Palazzo Ducale).

Savic ritorna, sakota resta così nasce la nuova fortitudo - marco martelli ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Su questo secondo caso è tramontato Sharon Drucker, il 40 enne israeliano che guida Ostenda, da anni artefice di stagioni brillanti e da mesi adocchiato per il futuro dell'Aquila. Ma a quei tempi Savic era ancora il timoniere del Barcellona, e l'esplosione di un "caso Messina" era un'ipotesi pressochè assurda.

Interplay, ecco la danza "giovane" - claudia allasia ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anche la Danza contemporanea ha un filo diretto con Israele. E precisamente con Yasmeen Godder, una delle più interessanti e originali coreografe del nuovo panorama internazionale. Non a caso, Natalia Casorati l'ha invitata per la seconda volta al Festival Internazionale "Interplay" (da oggi fino al 26 maggio, alle Fonderie Teatrali Limone) con il suo nuovo lavoro "Sudden Birds"

Festival red - chiara pilati ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pagina XX - Bologna Festival Red Il coreografo apre oggi otto serate su Israele e le sue più importanti compagnie. Omaggio a Ohad Naharin CHIARA PILATI Reggio Emilia Danza si apre stasera al Teatro Valli con un omaggio dell'Aterballetto di Mauro Bigonzetti a Israele e al suo 60° anniversario dalla fondazione dello Stato.

Bush in israele: "non si tratta con l'iran" - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Bush in Israele: "Non si tratta con l'Iran" Attacco a Obama: "Folle la linea soft, come con Hitler". La replica: accuse false Hillary: "Paragone oltraggioso". La Pelosi: "Parole indegne dalla presidenza" ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Non è per domani, né per dopodomani, ma fra sessant'anni,

L'attacco a obama ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: attacco a Obama Altri 60 anni Alcuni credono che dovremmo negoziare con i terroristi, come se la ragione avesse il potere di persuaderli Anche i palestinesi avranno la patria che hanno a lungo sognato Hamas, Hezbollah e Al Qaeda saranno sconfitti Israele festeggerà il suo 120esimo anniversario come una delle più grandi democrazie, sicura patria degli ebrei.

L'italia delle psicosette i manipolatori della mente - sandro de riccardis ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stati Uniti e Israele. Leader giovane, uso di ipnosi su manager e dipendenti, residenza in periferia dove vivono guida e adepti. O da un'altra che organizza corsi di motivazione su autostima e dinamiche mentali a duemila euro a corso, trampolino di lancio verso una struttura parallela aperta solo a chi fa almeno due seminari.

ANTICIPAZIONI ( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e Nakba Nel giorno della catastrofe del '48, Bush a Olmert: "Fedeltà eterna". Accordo di governo a Beirut P. 5 Cannes al massacro La strage di Sabra e Chatila in un doc d'animazione diretto dall'israeliano Ari Folman. In gara P. 14/15 Fermo Immagine Fango ribelle contro il moralismo.

<Non si parla ai nemici> Scontro Bush-Obama ( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Il presidente in Israele Il senatore democratico: mi attacca "Non si parla ai nemici" Scontro Bush-Obama GERUSALEMME - Attacco di George W. Bush a Barack Obama. Durante il viaggio in Israele, il presidente americano, pur senza farne il nome, ha accusato il candidato democratico di voler scendere a compromessi con l'Iran e,

<I terroristi pronti a colpire gli Europei> ( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un possibile attentato ad un jet israeliano. Altri qaedisti hanno animato una cellula con l'obiettivo di diffondere via Internet i messaggi e i video del movimento di Osama. Del gruppo faceva parte Malika El Aroud. Cittadina belga-marocchina, è stata sposata al kamikaze tunisino che uccise il 9 settembre 2001 il comandante Masoud.

Bush in Israele attacca Obama: <Nessun dialogo con il nemico> ( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anche come opposizione allo Stato israeliano", Bush ha denunciato: "è fonte di vergogna che l'Onu passi più mozioni sui diritti umani contro la più libera democrazia del Medio Oriente che contro qualsiasi altro Paese ". E ribadendo "l'inscindibile legame con Israele" ha ammonito: "Chi pensa che tutti i problemi verrebbero risolti se abbandonassimo Israele fa il gioco del nemico.

Passato e presente I luoghi sacri ( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-16 num: - pag: 16 categoria: BREVI Passato e presente I luoghi sacri Al Muro del Pianto Accompagnata dalla moglie del premier israeliano, Aliza Olmert, ieri Laura Bush ha fatto visita al Muro del Pianto. Martedì la first lady.

La storia <rimossa> I panni sporchi si lavano a Cannes ( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dei film che vengono da Israele e Argentina, presentati ieri in concorso, e dalla Gran Bretagna, con cui si è inaugurata la sezione parallela Un certain regard. Al loro confronto, il nostro cinema, in fatto di "panni sporchi" sembra ancora ai primi balbettii. Con Waltz with Bashir, l'israeliano Ari Folman affronta di petto il nodo storico e politico del massacro di Sabra e Chatila;

<Capimmo che stava succedendo qualcosa di terribile> ( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano, regista di Waltz with Bashir, sconvolgente documentario politico d'animazione già paragonato a Persepolis ma ben più crudo e privo della cifra ironica di Marjane Satrapi. Il senso di colpa non consente sorrisi. Quello di Folman è un viaggio nella memoria e nella rimozione di un orrore insostenibile,

Bush in Medio Oriente e la tentazione del colpo di scena ( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma non è probabile: al suo canto del cigno per Israele, Bush non è neppure riuscito a tenere un vertice a tre con il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen; l'ascesa di Hamas a Gaza e di Hezbollah in Libano, due nemici dell'America, appare inarrestabile; non cessano le convulsioni dell'Iraq;

Enorme bandiera per la Palestina ( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Blitz in Campidoglio Enorme bandiera per la Palestina Una bandiera di 50 metri quadri in Campidoglio. Durante il blitz, organizzato dal Forum Palestina, sono stati distribuiti volantini bilingue per ricordare la Nakba, cioè la "catastrofe". "Il riferimento - hanno spiegato gli attivisti - è alla pulizia etnica da parte israeliana che il 15 maggio '48 portò alla cacciata di 750.

La fortezza di Israele, il lutto della Palestina ( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tra il suo paese e Israele. E mentre pronunciava quelle parole, nei centri abitati palestinesi si levavano verso il cielo 21.915 palloncini neri, uno per ogni giorno trascorso dalla dichiarazione d'indipendenza di Israele, venivano messe in mostra le chiavi delle case distrutte o confiscate nel 1948, assieme ai nomi di 530 villaggi palestinesi di cui oggi,

Parla coi terroristi Bush attacca Obama ( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Parla coi terroristi" Bush attacca Obama Da Israele L'acquiescenza all'Iran oggi "sarebbe come voler trattare con Hitler" Matteo Bosco Bortolaso New York Ieri il presidente Bush, parlando in Israele, ha tracciato un parallelismo storico che mette sotto accusa Barack Obama, sempre più vicino ad afferrare la nomination democratica.

Entro vent'anni il crollo dell'impero americano ( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: per esempio il conflitto israelo-palestinese - in cui lei dice che si sarebbe avviato un processo che chiama di "deumanizzazione". Allora, come muoversi in questi frangenti per gettare ponti tra il sé e l'altro? In termini generali credo che la deumanizzazione abbia radici anche in una interpretazione troppo rigida del cristianesimo,

Zampate da leoni in carcere e ospedale ( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cartoon "educativo" franco-tedesco-statunitense-israeliano su Sabra e Chatila: il regista, che è di Haifa, fa capire, senza potercelo dire, che (manipolare la storia è di gran moda, non solo in Israele) raccontare oggi con esattezza di dettaglio come era ricca e palestinese la sua città, sarebbe peggio che antipatriottico.

Danza macabra per una guerra ( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Valzer con Bashir" dell'israeliano Ari Folman, militare diciannovenne in quel settembre 1982 a Beirut Mariuccia Ciotta Cannes Il giorno in cui George W. Bush partecipa al "Birthday Party" di Israele, sulla Croisette passa un documentario di animazione sul massacro di Sabra e Chatila Waltz with Bashir dell'israeliano Ari Folman,

Splendido cartone nato da una costola di Shrek. Ma più bello ( da "Giornale.it, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Ari Folman. Tecnica e taglio sono diversissimi da Kung Fu Panda: qui non c'è un passato mitico cinese, ma uno storico libanese. Reduce dalla guerra del 1982, Folman firma in realtà un "documentario", attribuendo la responsabilità per la strage di Sabra e Chatila: mandante Ariel Sharon, sicari i falangisti libanesi,

Bin laden: "jihad contro israele no all'unifil che difende gli ebrei" - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: con le entrate e le uscite sincronizzate, ieri, mentre Bush concludeva la sua visita in Israele e volava nel Golfo, Osama Bin Laden, il profeta della Jihad globale, faceva sentire la sua voce per minacciare Israele e l'Occidente. Niente di nuovo nel messaggio del fondatore di Al Qaeda nonché ideatore dell'attentato alle Torri gemelle.

"iran, attacco usa entro l'anno" ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è quanto riferiscono fonti del governo israeliano vicine all'ufficio del primo ministro Ehud Olmert. Tale possibilità, secondo Haaretz, sarebbe stata discussa nei colloqui riservati tra il premier israeliano e il presidente americano George Bush durante la sua visita di questi giorni in Israele.

La russa tra i soldati in missione "in afghanistan regole più flessibili" - francesca caferri ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che ieri ha accusato la missione Onu di essere di fatto al servizio di Israele. "Se così fosse - ha detto il neo ministro della Difesa - da Israele non sarebbero arrivate accuse ad Unifil di non fare abbastanza per fermare il presunto riarmo di Hezbollah", taglia corto. Poi un riferimento all'Afghanistan: "Alcuni giornali hanno scritto che io ho detto che siamo pronti alla guerra.

La strage di gaza ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La stampa asservita La strage di Gaza Il petrolio iracheno Israele continua con la strage di Gaza e un embargo che fa morire di fame un milione e mezzo di persone I media hanno un ruolo importante nel falsificare la realtà e nel creare un'opinione pubblica sottomessa I politici occidentali opprimono gli altri con l'occupazione e la rapina dei loro beni, come Bush e Blair in Iraq.

Windsurf festival è l'ora di khaled - gigi razete ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Sagi Rei e gli Apple Scruffs GIGI RAZETE Gran chiusura nel segno dei suoni mediterranei per lo "Show music" che ha animato le giornate mondellane del World festival on the beach. Stasera, dopo il "riscaldamento" musicale proposto a partire dalle 21,30 da Mauriziotto e Francesco Faggella, sul palco sulla spiaggia di Valdesi saliranno dapprima i palermitani Apple Scruffs,

L'arte al tempo dei no-global - stella cervasio ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Guy Ben-Ner finge di vivere nelle "stanze" dell'Ikea con la famiglia, tentando l'impresa di spiegare ai figli il senso della proprietà privata fra cartellini dei prezzi e sguardi indagatori di possibili acquirenti. Le foto su "Il Capitale illustrato" sono state raccolte dal francese Jean-Baptiste Ganne nei luoghi della società spettacolo preconizzata da Guy Debord.

"qua l'avambraccio, siamo legionari" - ernesto ferrara ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Teniamo alla causa della Palestina, all'autodeterminazione dei popoli". Nicola Nascosti, il coordinatore provinciale dei "grandi" di An, è con loro: "Visto? Mica sono estremisti. Non sono più temibili le sentinelle senza nome di Cioni?". Ma Forza Italia ha detto no: "E noi andiamo avanti, non siamo mica filo-renziani come Toccafondi".

Il padre di pistoletto e il colore di halley - olga gambari ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Partecipano artisti da Italia, Francia, Spagna, Israele, Macedonia, Congo, Senegal, Danimarca, Marocco, Russia, che sono: Rikke Hostrup, Andrea Chidichimo, Simone Pellegrini, Laurence Ursulet, Marialuisa Tadei, Aghim Muka, Daniel Kambere, Ibrahima Diaw, Robert Gligorov, Yael Plat, Lorenzo Griotti, Giorgio Ramella.

Obama attacca Bush sull'Iran e Hamas La politica estera diventa scontro elettorale ( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: scontro le dichiarazioni di George Bush davanti al Parlamento israeliano, dove ha accusato Barack Obama e i leader democratici di voler negoziare con i terroristi, paragonandoli a Neville Chamberlain, il premier britannico che nel 1938 cercò inutilmente di ammansire Hitler. "è esattamente il tipo di attacco disonesto e brutale che ha diviso il Paese e ci aliena dal resto del mondo"

Gaza: razzo su Ashkelon Bimbi feriti ( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele non può più tollerare la presenza a Gaza di un regime islamico estremista". Così il vicepremier israeliano Ramon all'indomani dell'ennesima fiammata di violenze fra Hamas e Israele. Giovedì sera un razzo katiuscia sparato dal nord della Striscia di Gaza ha colpito un centro commerciale nella città israeliana di Ashkelon.

Ban Ki-moon e la <nakba>, Gerusalemme contro l'Onu ( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: telefonato al presidente palestinese Abu Mazen per riaffermare il sostegno dell'organizzazione al suo popolo in occasione della ricorrenza della Nakba cioè la "catastrofe", il termine utilizzato dagli arabi per ricordare la nascita di Israele nel 1948. L'uso di tale termine è contestato dalle autorità israeliane, che hanno chiesto ai vertici dell'Onu di "eliminarlo dal proprio lessico".

Osama minaccia l'Unifil: <Protegge Israele> ( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Protegge Israele" Appello alla "guerra santa per liberare la Palestina". La Cia: "L'audio è autentico" Lo sceicco del terrore, nel suo terzo intervento di quest'anno: "La questione palestinese tra le cause dell'11 settembre" WASHINGTON - Osama riscalda i cuori dei suoi seguaci con il fuoco sempre vivo della Palestina.

La Russa tra i soldati italiani <Con voi Libano più sicuro> ( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E quasi risponde con un'alzata di spalle a Osama Ben Laden, che accusa Unifil di proteggere Israele. Lorenzo Cremonesi Schierati Ignazio La Russa passa in rassegna un picchetto di soldati italiani alla base Onu Passaggi di BEPPE SEVERGNINI L a Russa visita i militari in Libano. Fosse la Sharapova, i ragazzi sarebbero più contenti. www.

<I caschi blu sono turisti imbelli: Hezbollah si riarma e non fanno niente> ( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha criticato le operazioni militari di Hezbollah contro Israele che condussero alla guerra nel 2006. Da allora la sua vita è in pericolo. Venerdì alcuni miliziani sciiti di Amal (legati ad Hezbollah) l'hanno costretto a rifugiarsi a Beirut. Trova che l'Unifil dovrebbe fare di più per garantire la libertà?

Un mare d'acqua dolce - maurizio ricci ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e i Paesi arabi sono tra i più impegnati nella lotta per la desalinizzazione Già oggi più di un miliardo di persone non dispone di acqua a sufficienza MAURIZIO RICCI "Acqua, acqua dovunque e non una goccia da bere", fa gridare Samuel Coleridge al suo Vecchio Marinaio nella "Ballata" di due secoli fa.

Israele raccontato da Vittorio Dan Segre ( da "Giornale.it, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 117 del 2008-05-17 pagina 13 Israele raccontato da Vittorio Dan Segre di Redazione Martedì 20 maggio alle ore 18 alla Sala Facchinetti Della Torre della Società Umanitaria (Via San Barnaba, 48) sarà presentato il nuovo libro di Vittorio Dan Segre Le metamorfosi di Israele (Utet, pagg.

Daniel barenboim ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cultura DANIEL BARENBOIM ossiedo un passaporto israeliano dal 1952. Da quando avevo 15 anni viaggio in tutto il mondo come musicista. Ho vissuto a Londra e a Parigi e per anni ho fatto il pendolare tra Chicago e Berlino. Prima di quello israeliano, avevo un passaporto argentino. In seguito ne ho avuto uno spagnolo.

Cultura Il periodo che ho trascorso in Israele non è determinante. Si limitò in pratica agli anni tr... ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: trovai particolarmente netto e forte il contrasto tra Europa e Israele. All'epoca Israele era lo Stato più socialista e più idealistico immaginabile. Fu una fortuna che Israele e noi fossimo giovani nello stesso periodo. Nessuno aveva l'impressione di lavorare "per lo Stato", perché non c'era una cosa del genere.

New York, Londra e Nazioni Unite: scatta il risiko degli ambasciatori ( da "Giornale.it, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: molto apprezzato da Forza Italia ma anche da An (si spese molto per l'invito di Israele a Fini). A Londra, al posto di Argone, potrebbe andare Visconti di Modrone, né è da escludere un riposizionamento a Madrid da dove Frattini potrebbe richiamare con incarico di rilievo Pasquale Terracciano, già capo dell'ufficio stampa nei precedenti esecutivi di centrodestra.

"questo piano non va l'azienda lo modifichi o saremo in difficoltà" - leandro palestini ( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: arrivo del nuovo direttore generale LEANDRO PALESTINI ROMA - Dall'autunno, Serena Dandini prenderà il posto di "Primo Piano", occuperà la seconda serata di RaiTre. La conduttrice è contenta della sfida che l'attende, trapianterà la formula vincente di "Parla con me" nello spazio che era dell'approfondimento giornalistico.

Storia e memoria antagonista ( da "Manifesto, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non convince il doloroso viaggio fra Palestina e Israele della giovane Soraya in "Il sale del mare", esordio alla regia di Annemarie Jacir, per Un certain regard. Alla Semaine presentato l'intenso "Lo straniero in me" di Emily Atef, la difficoltà di essere madre oggi Cristina Piccino Cannes Sul manifesto della Semaine de la critique, che festeggia quarantasette anni,

Quello che non dicono le foto di Abu Ghraib ( da "Manifesto, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: International Writers Festival e del Palestine Literature Festival, che si sono tenuti nei giorni scorsi a Gerusalemme, a poche centinaia di metri l'uno dall'altro. "Un'altra pagina nel grande libro delle opportunità mancate del Medio Oriente", la definisce Prusher, rilevando che Roddy Doyle, ospite del festival palestinese, ha scelto di aprire il suo intervento leggendo l'

Palestina, Osama batte un colpo ( da "Manifesto, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: loro partecipazione ai festeggiamenti per i 60 anni di Israele". Mentre Bin Laden torna all'attacco con il jihad globale, stavolta in nome della Palestina, dall'altra parte i rappresentanti d'Israele sembrano preparare il mondo ad una nuova devastante guerra in Medio oriente. Amos Yadlin ieri ha dettato un elenco di "calamità": l'Iran diventerà una potenza nucleare forte già all'

Le storie della Bibbia raccontate ai bambini ( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sono parole dello scrittore israeliano Meir Shalev nella prefazione al suo libro Un serpente, un diluvio e due arche (Frassinelli, pagg. 40, euro 13, trad. Elena Loewenthal). Sono storie bellissime e istruttive, che si tramandano di generazione in generazione da migliaia di anni.

Spranga colpisce auto sulla a29 - arianna rotolo ( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in partenza per una missione in Israele. All'improvviso, non appena siamo entrati in galleria, abbiamo sentito una forte esplosione. E un istante dopo - aggiunge - frastornata e senza capire cosa fosse successo, ho visto la mano sinistra di Vincenzo insanguinata e i capelli degli altri due miei figli che brillavano per le schegge di vetro schizzate con l'

Da israele ecodanza contro la catastrofe - luigi bolognini ( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pagina XV - Milano Da Israele ecodanza contro la catastrofe Il balletto ambientalista e pacifista della Kibbutz Contemporary Company è uno spettacolo sulle guerre e sulla fantasia che cerca di smuovere qualcosa dentro LUIGI BOLOGNINI La pace passa anche dalla danza.

Mccain con la lobby delle armi "obama non sa come difenderci" - mario calabresi ( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: con il suo discorso in Israele sui pericoli rappresentati da quei politici che cercano il dialogo con i terroristi, a dare una sorta di simbolico via libera alla fase finale della campagna elettorale, quando mancano 170 giorni al voto. E McCain è andato avanti sulla stessa linea criticando aspramente l'idea di Obama di sedersi attorno ad un tavolo con i nemici dell'

"uno stato palestinese entro gennaio" la promessa di bush ad abu mazen ( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che lascerà la Casa Bianca a gennaio) dopo il colloquio con il presidente dell'Anp Abu Mazen a Sharm el-Sheikh. Criticato per aver ignorato la Palestina nel discorso al parlamento israeliano, Bush ieri ha detto: "Mi spezza il cuore vedere il vasto potenziale di quel popolo sprecato. Quando avranno l'opportunità, realizzeranno uno Stato prospero".

Nel paese degli scontenti - siegmund ginzberg ( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele forse meglio di no. Gli insegnano da mattina a sera che quelli ammazzano i bambini. Eppure non c'è mai stata particolare simpatia del mondo persiano, rispetto agli arabi. E non solo perché tra sciiti e sunniti è stato sempre molto peggio che tra cattolici e protestanti.

Immigrati, Israele, Zapatero: <ciclone> Craxi alla Farnesina ( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come si muoverà Stefania sulla questione israelo-palestinese. Mercoledì scorso ha subito sfidato, proprio su questo argomento, il ministro degli Esteri uscente, Massimo D'Alema: "Dice ripetutamente che bisogna trattare con Hamas: è un errore perché sarebbe come vendere Israele". Quindi, nessun dialogo?

Stato palestinese, l'impegno di Bush <Voglio un accordo entro ottobre> ( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uno stato di Israele e uno della Palestina". La mano sul petto, un altro gesto simbolico, il presidente aveva aggiunto rivolgendosi ad Abu Mazen al suo fianco: "Vi aiuteremo a realizzare questo sogno, che è anche il sogno israeliano". Come un'immagine di 14 anni fa, quella del presidente palestinese Arafat e del premier israeliano Begin che si stringono la mano alla Casa Bianca,

Il viaggio ( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sezione: Esteri - data: 2008-05-18 num: - pag: 14 categoria: BREVI Il viaggio Israele La missione mediorientale di Bush è iniziata in Israele. Il presidente ha preso parte alle cerimonie per i 60 anni dello Stato ebraico e ha tenuto un discorso alla Knesset. Arabia Saudita Il viaggio è proseguito venerdì in Arabia saudita.

<Il mio Brasile dei poveri pensando anche a Pasolini> ( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Se i politici vedessero questo cinema di verità che nasce a Israele, in Turchia, negli Usa, nel Libano... (penso a Kiarostami da me prediletto) forse tornerebbero al loro lavoro con una diversa ottica". Dopo Central do Brasil, Salles ha lavorato a Hollywood per Dark Water e ora, si dice, per On the road dal libro di Jack Kerouac.

Esteri ( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: BREVI Esteri Bush: nasca la Palestina Il presidente Bush in Egitto ha ribadito di volere un accordo quadro per la pace tra palestinesi e israeliani entro la fine dell'anno: "Il mio impegno alla formazione di uno Stato della Palestina è assoluto". Cina, paura per il lago Mentre il bilancio del terremoto in Cina raggiunge i 30 mila morti,

Fiera, il caso israele rafforza picchioni ma la regione è a caccia del sostituto - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: L'eventuale staffetta non prima di tre anni Fiera, il caso Israele rafforza Picchioni ma la Regione è a caccia del sostituto PAOLO GRISERI Lunga vita a Rolando Picchioni. è il leit motiv degli enti locali torinesi che si preparano a confermare il presidente della Fondazione del libro nel suo ruolo per i prossimi anni.

De benedetti, 50 anni da ingegnere laurea ad honorem per marchionne - (segue dalla prima pagina) marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Un analoga politica, aggiunge Profumo si segue in Israele: "L'Università di Haifa, simile per dimensioni e prestigio alla nostra, riesce a ottenere ingenti finanziamenti in questo modo". Denaro che può servire sia per interventi strutturali che per finanziare programmi di ricerca o contratti a docenti.

"stato palestinese subito o lascio" abu mazen, ultimatum a bush - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. In verità, secondo le indiscrezioni circolate a margine del Forum, grande è stata l'amarezza dei dirigenti di Ramallah. Nei due giorni trascorsi da Bush in Israele, non solo il presidente Abu Mazen s'è visto snobbato, soprattutto ha visto sparire dalla retorica di Bush, che ha parlato d'Israele come della "patria del popolo eletto"

Bush, appello ai Paesi arabi <Scegliete la democrazia> ( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha confermato che Bush è pronto per una terza visita in Israele e in Palestina in autunno: "Non posso scendere nei particolari, ma si stanno compiendo passi avanti concreti nelle trattative". Il discorso di Bush è stato anche una sferzata economica e sociale ai Paesi arabi. Il petrolio non vi arricchirà in eterno, ha tuonato il presidente, dovete diversificare le vostre economie,

Bin Laden accusa i regimi islamici: appoggiate Israele ( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: appoggiate Israele WASHINGTON - In attesa di colpire, i qaedisti provano a creare una par condicio mediatica. Se Bush parla alla Knesset, Bin Laden replica attaccando Israele. Se il presidente americano si rivolge da Sharm el Sheikh al mondo arabo, il Califfo risponde chiamando i musulmani a raccolta per rompere l'assedio di Gaza.

PASSIONI E DOLORE: IL MEDIO ORIENTE ( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: intimità del conflitto israeliano- palestinese non si ritrovano soltanto i protagonisti di uno scontro che pare senza sbocchi, pur essendo quasi tutti convinti che la pace sia un obiettivo razionalmente raggiungibile. Vi sono anche i giornalisti occidentali, o almeno coloro che hanno scelto il Medio Oriente come la palestra professionale più interessante,

Bin Laden incita alla rivolta contro gli arabi amici di Israele ( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Bin Laden incita alla rivolta contro gli arabi amici di Israele di Redazione È arrivato puntuale Osama Bin Laden, proprio nel giorno in cui il presidente americano George W. Bush era a Sharm el Sheikh per rivolgersi ai governanti arabi e chiedere l'appoggio per la pace tra Israele e Palestina. E anche lui, il leader di Al Qaida, si è rivolto ai musulmani, alla "nazione islamica"

Savignano, ecco la discarica "quota rifiuti anche per napoli" - dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: brevetto israeliano. "Zero emission-No combustion", l'acronimo. è l'alternativa agli inceneritori. "Non brucia, non c'è calore né vapore, è nel cuore di Tel Aviv e non dà fastidio a nessuno, anzi nessuno se ne accorge. Funziona in dieci paesi". Il modello Zenc è già in Canada, sedici mesi per montarlo.

La Francia a sorpresa: contatti con Hamas Irritazione degli Usa ( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E anche Israele ha chiesto chiarimenti al Quai d'Orsay. Il fatto è che Stati Uniti ed Europa si sono impegnati a non avere contatti con il gruppo integralista islamico finché non riconoscerà Israele, accetterà i precedenti accordi di pace e rinuncerà alla violenza.

<Avevano ragione Prodi e D'Alema> ( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Israele più passa il tempo e più corre dei rischi - dice al Corriere -, tra cui quello che Hamas accresca la sua potenza di fuoco, come è accaduto con gli Hezbollah in Libano, o diventi un'appendice del-l'Iran. Per ottenere il disarmo c'è solo la via politica.

Incontro su Israele ( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: BREVI Incontro su Israele Oggi alle 18 - anche in coincidenza con il 60Ë? anniversario della nascita dello Stato di Israele - nella Sala Facchinetti della Società Umanitaria, in via San Barnaba 48, Sergio Romano, insieme a Piero Amos Nannini e a Arturo Colombo, presentano il libro di Vittorio Dan Segre, "Le metamorfosi di Israele" (Utet Libreria editore)

Così il Feroce Saladino <liberò> Gerusalemme ( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: invito a Israele, qui Tariq Ali racconta il Saladino (nella versione araba Salah al-Din) dal punto di vista del suo biografo ebreo. Il romanzo lega una storia all'altra, secondo l'uso orientale: è una successione di narrazioni pittoresche, dialoghi e digressioni, che a volte riescono ad avvincere, anche se raramente toccano le corde dell'

Danzando lungo il filo spinato ( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele I sraele danza sull'apocalisse, lungo il filo spinato che separa l'Olocausto di ieri dalla minaccia ambientale di oggi. La linea di confine tra passato e presente per la Kibbutz Contemporary Dance Company, in arrivo agli Arcimboldi domani e dopo, è il linguaggio coreografico del suo leader, il direttore artistico Rami Be'

Appuntamenti ( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ore 18 ISRAELE Presentazione dell'opera di Vittorio Dan Segre "La metamorfosi di Israele". Umanitaria, via San Barnaba 48, ore 18 DIO DELLA LOVE Alle Scimmie, il pop scanzonato dei Dio della Love (foto). Via A. Sforza 49, ore 22, ingr. con consumazione FLOGGING MOLLY Al Music Drome, folk rock d'autore con i californiani Flogging Molly.

<Necessario parlare con Hamas> Kouchner fa infuriare gli Usa ( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E Israele ha chiesto chiarimenti. Ma la polemica sui "contatti" con Hamas è scoppiata anche all'interno dello Stato ebraico. Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak e una delegazione di Hamas si sono recati ieri in Egitto, sia pure in località distanti: l'uno a Sharm El Sheikh, gli altri al Cairo.

L'Iran mette in guardia Roma ( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il comitato sul nucleare iraniano formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e dalla Germania. Anniversari Studentesse iraniane con candele e bandierine palestinesi durante la veglia della "Nakba", parola araba per indicare la "catastrofe" della nascita di Israele (Afp) Maurizio Caprara.

Il dramma della palestina nel libro di de leonardis ( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pagina XIII - Bari Bari Taranto Bari Taranto Il dramma della Palestina nel libro di De Leonardis Una lezione di ecologia con il film sui Simpson "Di fabbrica si muore" la parola all'oncologo "Di fabbrica si muore" la parola all'oncologo.

Bush: "bisogna fermare l'iran e un blitz non è da escludere" - richard engel ( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di fronte alla Knesset in Israele lei ha detto che negoziare con l'Iran è inutile. Poi ha aggiunto che è una forma di appeasement. Si riferiva al senatore Obama? Lui lo ha pensato? "La mia politica non è cambiata, ma evidentemente il calendario politico sì. Bisogna che la gente si legga il mio discorso: io ho detto che dobbiamo prendere sul serio le parole altrui.

Protestano marcorè e celestini "si torna all'editto bulgaro" - leandro palestini ( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: LEANDRO PALESTINI ROMA - La visione della satira di Paolo Romani un po' fa ridere, un po' inquieta gli attori satirici. Il sottosegretario alle Comunicazioni dice che "sei serate dedicate alla satira politica, con un preciso orientamento, non fa bene al servizio pubblico" e dalla pattuglia di "Parla con me" arriva un coro di contestazioni a quello che rischia di passare come il "

Immigrati, ecco i lager della Spagna ( da "Giornale.it, Il" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Perchè se sono noti quello di Berlino (buttato giù), quello israeliano (ancora in costruzione) e quello al confine Usa-Messico, pochi sanno che anche Madrid ha fatto costruire il suo: una doppia barriera di filo spinato lunga più di 10 chilometri, alta 6 metri, all'interno della quale c'è una strada per permettere il passaggio di automezzi.

Gaza, tregua vicina tra Israele e le milizie di Hamas ( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di armi tra Egitto e Gaza e inoltre rilasciare il soldato israeliano Gilad Shalit, sequestrato dai palestinesi due anni fa. Se ciò accadrà l'esercito israeliano fermerà le incursioni nella Striscia di Gaza. Il cessate il fuoco di fatto non sarà però sanzionato da nessun accordo formale. Israele verificherà sul campo la tenuta della tregua di giorno in giorno agendo di conseguenza.

Ekodoom, se la natura si rivolta contro l'uomo ( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: firmato dal coreografo israeliano Rami Be'er è la Kibbutz contemporary dance Company, fondata nel 1970 da Yehudit Arnon: fu lei, nata in Cecoslovacchia e scampata a diversi campi di concentramento, a far rinascere la danza e la speranza anche in Israele, da un piccolo Kibbutz della Galilea Occidentale.

Anche in Israele i clandestini andranno in carcere. Sì alla legge ( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per il governo israeliano occorre bloccare subito l'ingresso dei sudanesi che, attraverso il Sinai, tentano di infiltrarsi in Israele e le forti pressioni fatte da Tel Aviv sull'Egitto hanno già dato i primi terribili frutti. Dall'inizio dell'anno almeno sei africani sono stati uccisi dalle guardie di frontiera egiziane e molti altri sono stati feriti,

Ritmi e parole di un Islam contro ( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: New Perspectives on the Study of Israel-Palestine" (Rowman and Littlefield); "An Impossible Peace: Oslo and the Burdens of History" (Zed Books); "Heavy Metal Islam: Rock, Resistance and the Struggle for the Soul of Islam" (Random House/Harmony Books/Verso). Insieme a Viggo Mortensen ha curato "Twilight of Empire: Responses to Occupation" (Perceval Press)

Quell'uscita di sicurezza dal Wal-Mart dell'identità ( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Israele, ovunque. Attualmente Rotana, il gigante saudita dell'intrattenimento, sforna merci culturali all'interno di uno modo di produzione che non è poi così diverso da quello che gli intellettuali islamici denunciavano come strumento occidentale per cancellare la diversità culturale dell'Islam.

Tra Russia e Israele l'umorismo dolente di Boris Zaidman ( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cittadino israeliano dal '75. Giocato su due registri temporali, quello di Tal, adulto in Israele e quello di Tolik, Anatolij, ovvero Tal negli anni dell'infanzia sovietica, il libro ricalca le tensioni di cui si è intessuta la biografia dell'autore: una infanzia a ridosso dei fantasmi della guerra, una fede sincera nei miti del sistema sovietico (

Il derby dei debiti sotto al Cremlino ( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La storia più interessante è però quella di Avram Grant, l'allenatore israeliano del Chelsea. Criticato dai suoi stessi tifosi (e da parte della squadra) per quasi tutta la stagione, bersaglio di un elevata dose di anti-semitismo, Grant è riuscito là dove il suo predecessore Mourinho aveva sempre fallito, portare il Chelsea in finale di Champions League.

<George W. attaccherà l'Iran entro la fine del mandato> ( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: rivelata da un alto funzionario Usa durate la recente visita in Israele del presidente americano. Ma da Washington arriva una secca smentita. La portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, afferma che l'articolo in questione "non vale la carta su cui è stato pubblicato" visto "che cita fonti anonime che citano a loro volta fonti anonime sulla posizione del presidente Bush sull'Iran".

L'Europa sceglie la sua regina inglese ( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano deriso dai tabloid ma capace di portare i Blues là dove lo Special One non era mai riuscito. Previsioni? Ferguson ha la calma del favorito: "Ci conosciamo troppo bene, non mi aspetto sorprese da loro né noi ne faremo a loro. Però sono ottimista, siamo pronti per realizzare la doppietta campionato- Champions".

Grossman ( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: incontro con David Grossman (foto) su "Il mestiere dello scrittore in Israele". Partecipano il rettore della Luiss Massimo Egidi, Sebastiano Maffettone e Roberto Panzarani. Grossman, nato nel 1954 a Gerusalemme, è noto per i suoi romanzi. Tra gli ultimi volumi pubblicati: "Buonanotte giraffa" e "Itamar e il cappello magico".

Spirito ( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come Israele e Palestina, per esprimere un messaggio di pace proprio nell'anno internazionale del dialogo tra i popoli. E abbiamo scelto la Puglia perché è uno storico crocevia di persone e un laboratorio di sperimentazione sociale e culturale, dove le tre anime della manifestazione hanno trovato risposte concrete: il confronto tra i linguaggi artistici contemporanei,

Paesi pacifici L'Italia batte Madrid e Parigi ( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Afghanistan e Israele. Ovvero, Paesi con maggiori tensioni interne ed esterne e col maggior grado di rischio per quanto riguarda la minaccia terroristica. Al sessantasettesimo posto la Cina, Paese con un indice di pace maggiore rispetto agli Stati Uniti, che sono fermi al novantasettesimo posto, e alla Russia, al centotrentunesimo.

<Noi israeliani, travestiti da palestinesi> ( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ci avviciniamo a famiglie israeliane che stanno facendo un pic-nic in un parco pubblico e chiediamo loro di osservare un minuto di silenzio per il nostro villaggio che una volta era lì. La situazione in Israele è complessa: abbiamo deciso di affrontarla con gli strumenti della commedia".

La nuova danza di israele nelle creazioni di yasmeen - claudia allasia ( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Torino Interplay La nuova danza di Israele nelle creazioni di Yasmeen Fa tappa stasera alle Fonderie Limone "Sudden Birds", la pièce della grande Godder, ex ribelle di Gerusalemme divenuta una promettente coreografa moderna CLAUDIA ALLASIA NEGLI ANNI CINQUANTA - racconta Amos Oz nella sua Storia di amore e di tenebra - fioriva in Israele una razza nuova,

Bush in italia a giugno "nessun attacco all'iran" ( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Secondo il quotidiano israeliano un alto funzionario dell'amministrazione Usa durante la recente visita di Bush in Israele avrebbe fatto questa affermazione. Per la Perino l'articolo "non vale la carta su cui è stato pubblicato". "Gli Stati Uniti - ha concluso la portavoce - restano contrari alle ambizioni dell'Iran di ottenere un'arma nucleare.

Rogo di vangeli in israele "corrompono l'anima ebraica" - pietro del re ( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Rogo di Vangeli in Israele "Corrompono l'anima ebraica" PIETRO DEL RE IL fattaccio è accaduto giovedì scorso, nella cittadina israeliana di Or Yehuda, dove un gruppo di ragazzi ha dato alle fiamme decine di testi cristiani. La notizia è stata diffusa soltanto ieri e ha provocato, come era prevedibile, sdegno e incredulità in tutto in paese.

Ponticelli dai rom al pogrom - girolamo imbruglia ( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e del rappresentante della comunità israelita, Gallicchi, che ne ha invece giustamente sottolineato il tragico carattere di pogrom. è fuor di dubbio che nella storia culturale della città vi siano stati momenti in cui gli ideali di laicità e libertà sono stati profondamente pensati e condivisi, come nel Cinquecento e nella Repubblica del 1799.

Tempo e sensualità danzati da naharin - chiara pilati ( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Bologna Stasera a Reggio il grande coreografo israeliano Tempo e sensualità danzati da Naharin Al Red, debutta lo spettacolo "Mamootot" della Batsheva Dance Company guidata dal geniale ballerino CHIARA PILATI Nove danzatori sul palco indossano tute dai colori pastello che ricordano le sfumature delicate del sottobosco, si esibiscono in coreografie corali e brevi assoli,

I cartoongess in concerto per i bimbi della palestina ( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pagina XII - Bari Mola Bari Bari I CartoonGess in concerto per i bimbi della Palestina Giovani e argilla al Fortino per Manipolazioni di pace Dalla commedia al digitale tre studiosi si confrontano.

Israele e siria tornano a trattare svolta sul golan, media la turchia - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele (Erez Israel) ancorché conquistata con la forza, c'è qualcuno, specialmente a destra che solleva obiezioni. Oltre al Likud, che è all'opposizione, anche un alleato di Olmert, come il partito ultraortodosso sefardita, Shas, ritiene sbagliata e inopportuna la scelta di riprendere il negoziato con un interlocutore,

Passi <Kibbutz> per Israele ( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE COREOGRAFIE Passi "Kibbutz" per Israele Oggi e domani, il Teatro degli Arcimboldi ospita lo spettacolo di danza "Ekodoom Non è il tempo, siamo noi" della compagnia israeliana Kibbutz Contemporary Dance Company, in occasione dei 60 anni dalla nascita dello Stato di Israele. Viale dell'Innovazione, ore 21, e 40-16.

Anche in Israele norme antistranieri ( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Pene fino a 5 anni Anche in Israele norme antistranieri DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - ( v. ma.) Anche in Israele si discute del reato di immigrazione clandestina. La Knesset ha approvato lunedì scorso in prima lettura un ddl che prevede pesanti condanne per chi entra illegalmente nello Stato, inclusi migranti in cerca di lavoro e profughi.

Pronto, parlo con dio? ( da "Manifesto, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: della popolazione di Israele). Ma non solo. La Mirs Communications, l'operatore israeliano che gestisce il servizio ispirato dal rabbino Burstyn, ha fissato tariffe che seguono rigorosamente il calendario religioso: chiamare verso altri cellulari kosher costa normalmente meno di 10 centesimi di dollaro al minuto ma una conversazione nel giorno del Sabbath si paga molto cara:

Negoziato turco tra i due nemici ( da "Manifesto, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele-Siria Negoziato turco tra i due nemici "Pace a orologeria" I critici: annuncio per nascondere i guai giudiziari del premier. Gli Usa: non coinvolti. E contro l'Iran Olmert vuole il blocco navale Michelangelo Cocco Israele e Siria hanno avviato - indirettamente, attraverso la mediazione del governo turco - negoziati per arrivare a una "

A Beirut scocca l'ora dell'accordo ( da "Manifesto, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Coinvolgere l'esercito nei disordini interni servirebbe soltanto agli interessi d'Israele", ha sostenuto Suleiman divenuto molto popolare dopo i combattimenti contro il gruppo qaedista Fatah al-Islam dello scorso anno (che gli incolpevoli palestinesi hanno però pagato con la distruzione di un loro campo profughi, Nahr al Bared).

Israele e Siria, negoziati segreti ( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: territorio siriano conquistato da Israele nel 1967 e annesso. Damasco ne chiede la restituzione fino alle rive del lago di Tiberiade, principale riserva d'acqua di Israele. Il ministro degli Esteri siriano Muallem ha detto ieri che Israele ha promesso il ritiro completo. Lo Stato ebraico non ha confermato.

E il debole Vattimo impugnò le forbici ( da "Giornale.it, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: affermazioni imbarazzanti sui Protocolli dei savi di Sion a proposito della presenza di Israele alla recente Fiera del libro (avrebbero esposto a giusto e imperituro ludibrio chiunque altro), nessuno può negare che Gadamer in Italia è noto grazie a lui. Si potrebbe però scoprire che se Umberto Galimberti ha la brutta abitudine del taglia e incolla (e Vattimo direbbe: "Si può fare!

Ufficiale: Israele tratta con la Siria Intesa governo-Hezbollah sul Libano ( da "Giornale.it, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele tratta con la Siria Intesa governo-Hezbollah sul Libano di Redazione Beirut. Colloqui di pace tra Siria e Israele con la mediazione turca. A darne la conferma sono i governi dei tre Paesi in tre comunicati. Secondo il ministero degli Esteri siriano, Israele si sarebbe impegnato a ritirarsi dalle alture del Golan,

Esperta di Israele? No, ebrea ( da "Giornale.it, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 121 del 2008-05-22 pagina 12 Esperta di Israele? No, ebrea di Redazione Giornalista? Scrittrice? Esperta di questioni mediorientali? Componente del Jerusalem Center for Public Affaires, dell'Hudson Institute di Washington, della Fondazione Magna Carta e della Fondazione Italia-Usa?

Gli hooligans a Bisanzio e Cicerone come Mastella ( da "Giornale.it, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Si trovavano in Palestina fondamentalisti come gli Zeloti e i Sicari, adepti a sette come gli Esseni, i Farisei, i Sadducei, i Samaritani. Nasce lì l'idea del martirio per la propria fede, non necessariamente religiosa, ma anche politica, nazionalistica. NERONE È UNO SPETTACOLO Con buona pace di Guy Debord, il vero inventore della società dello spettacolo è Nerone.

Troppo complicata la trama di Adoration ( da "Giornale.it, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: moglie incinta e in partenza per Israele, una bomba. C'è il ragazzo di cui sopra che, elaborando questa traccia, immagina che quel padre terrorista sia il suo e mette su Internet questa falsa storia come fosse vera scatenando un dibattito dove si passa dalla condanna per l'atrocità insita in quel gesto all'idea che si tratti d una forma estrema di martirio per interposta persona.

Se Eva fosse ebrea e Adamo musulmano: il sogno di Hirsi Ali ( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Guarda cosa succede in Palestina. Gli israeliani vogliono uccidere tutti gli arabi". "Non lo so, mio padre dice che sono gli arabi a voler sterminare tutti gli ebrei". "Gli ebrei hanno rubato le terre". "No, le hanno rubate gli arabi. Noi ce le riprendiamo e basta".

Se Israele e Siria fanno la pace a spese del Libano ( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE MEDIO ORIENTE Se Israele e Siria fanno la pace a spese del Libano S e vincesse davvero la forza della volontà, un trattato di pace tra Israele e Siria sarebbe possibile perché mai, come stavolta, le condizioni sono favorevoli. Non soltanto perché i governi dei due Paesi hanno dichiarato d'essere pronti a riprendere i negoziati;

Valico di Erez ( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: BREVI Valico di Erez Camion bomba a Gaza Tregua più lontana GAZA - Un camion bomba è esploso ieri vicino al valico di Erez, porta d'ingresso in Israele da Gaza. L'attentato, rivendicato dai miliziani della Jihad islamica e di al-Fatah, non ha provocato vittime a parte il kamikaze, ma ha fatto affievolire le speranze di una tregua tra Israele e Hamas mediata dall'Egitto.

"sono il coach della upim, sto arrivando" - marco martelli ( da "Repubblica, La" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pagina XIII - Bologna Da Israele Drucker esce allo scoperto, sventolando il triennale firmato. Dalla Fortitudo nessuna replica. Virtus-Atripaldi: rinvio "Sono il coach della Upim, sto arrivando" MARCO MARTELLI "NON ho mai parlato con nessun club dopo aver firmato per la Fortitudo.

Libertà, sessualità, leggerezza tutto in nove balletti moderni - giovanna crisafulli ( da "Repubblica, La" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: del coreografo belga Stijn Celis e Peeled, dell'israeliano Itzik Galili. Per la prima volta Adda Danza apre le porte anche alla formazione, ospitando lunedì 26 maggio Professione MAS in scena, con gli allievi del MAS Dance Lab. è previsto un servizio pullman gratuito con partenza alle ore 20 dalla sede della Provincia in via Vivaio.

Che, biografia sperimentale ( da "Manifesto, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: l'apologia di tutto ciò nascosta nel cartoon israeliano, falso e falso pacifista, di Ari Folman Waltz with Bashir (il peggiore film della selezione). Ma abbiamo anche goduto lo svelamento e la critica di tutto ciò. Direttamente, in Gomorra di Matteo Garrone e in Il silenzio di Lorna dei fratelli Dardenne.

<Adoration>, il frammentato specchio morale di Atom Egoyan ( da "Manifesto, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: destinazione Israele, con una bomba dentro il bagaglio senza che lei lo sapesse. Simon fa sua la storia e la racconta agli internauti (ai compagni di scuola e all'insegnante) perché convinto (dal nonno) che suo padre si sia schiantato deliberatamente contro il camion per uccidersi insieme alla moglie ebrea.

L'incognita Gaza sui negoziati tra Siria e Israele ( da "Giornale.it, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fra Israele e la Siria e fra Israele e Hamas. Per il Libano si sa che il fronte pro siriano ha rimosso il suo veto alla nomina del generale cristiano Suleyman alla presidenza della Repubblica vacante da mesi. D'altra parte il fronte anti siriano ha ottenuto un ministro in più al governo e il diritto di veto su tutte le decisioni "

L'origine del mondo, storia di un tabù ( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fu un collezionista ungherese di origini israelite, il barone Ferenc Hatvany. Come i proprietari precedenti, teneva il quadro nascosto dietro un pannello rappresentante un altro soggetto, e non lo mostrava che ad alcuni ospiti fortunati. Nel 1942, i progressi dell'antisemitismo in Ungheria convinsero Hatvany a depositare nel forziere di una banca di Budapest,

Le previsioni ( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma anche il cartoon israeliano "Waltz with Bashir", il turco "ÜÇ maymun", i fratelli Dardenne con "Le silence de Lorna" e il francese Cantet con "Entre les murs" hanno buone chances Miglior attore Toni Servillo con "Il divo" potrebbe battere Benicio Del Tono nei panni del Che e il Philippe Seymour Hoffman di ("Synecdoche,

Politica, morale, spiritualità Le tre lezioni di Israele ( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esemplarità di Israele. Sì, naturalmente non tutto è perfetto in Israele. E la questione palestinese, in particolare, è una ferita aperta, una piaga. Ma, a parte questo problema, per quel che ne so io, non esistono altri Stati, nati dalla decomposizione degli imperi, che abbiano saputo edificare, come Israele, una prosperità durevole,

MundiaLido, il calcio di tutti ( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il "casus belli" sarebbe la squadra d'Israele, che partecipa per la prima volta. Alla presentazione di MundiaLido una hostess indossava la maglia israeliana con su scritto "Israele 60", a ricordare che quest'anno lo Stato Ebraico compie sessant'anni. Quella maglietta avrebbe urtato la sensibilità degli egiziani.

Sotto le bombe ( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.

Obama corteggia gli ebrei: <Sto con Israele> ( da "Giornale.it, Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Olocausto e si augura la distruzione di Israele. Io non ho difficoltà a votare per un candidato di pelle scura, ma il problema è se egli sarebbe il miglior comandante in capo agli occhi di Israele e degli altri alleati dell'America". Osservazione diretta, risposta secca: "L'esperienza ha dimostrato che non parlare con i nostri nemici è una strategia che non funziona.

Olmert di nuovo interrogato ( da "Manifesto, Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Olmert di nuovo interrogato "Il primo ministro ha cooperato e ha risposto a tutte le domande". Lo ha riferito ieri la polizia israeliana al termine del nuovo interrogatorio, durato un'ora, al quale ha sottoposto il premier Olmert, sospettato di aver accettato contanti da un uomo d'affari ebreo americano.

Il borsino - roberto nepoti ( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: position subito dopo il film turco, inamovibile dal primo posto, e a pari merito con i Dardenne, il cinese "24 City", il cartoon israeliano. Parecchie le "palme" tributate a Clint anche dalle altre riviste. Buona l'accoglienza per l'interminabile "Che"; mentre voci di corridoio non darebbero "Gomorra" tra i favoriti della giuria.

I volontari in campo per salvare le spiagge - paolo russo ( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dalla Croazia all'Egitto, passando per Francia, Israele, Turchia e Spagna, decine di migliaia di volontari saranno contemporaneamente al lavoro per ripulire la costa. Secondo i dati dell'osservatorio Onu sono quasi 40 milioni le tonnellate di rifiuti solidi che ogni anno si riversano nel Mediterraneo.

Energia e talenti a interplay 2008 - claudia allasia ( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la giovinezza manipolata e luttuosa delle ragazze di Israele in abito nero e braccia nude, tra sogni infranti, sirene di coprifuoco e luci da lager, scariche elettriche e accordi di chitarra - ma anche la ricerca di nuovi archetipi tra oriente e occidente (La petite mort di Chinatsu Kosakatani e Solitudo/011 di Annika Pannitto) e la sincerità immediata della partita coreografico-

Reggio, la notte bianca della danza - chiara pilati ( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Come danza un cammello" sullo sviluppo della danza di Israele negli ultimi 60 anni con Yair Vardi, direttore del Suzanne Dellal Center, la danzatrice Rina Schenfeld e la scrittrice. Alle 19 l'incontro con Ohad Naharin, oggi il più importante coreografo israeliano: conducono Francesca Pedroni, Silvia Poletti e Stefano Tomassini.

Jimmy carter in anteprima oggi si prenotano gli inviti ( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: durante la promozione del suo libro sulla situazione della Palestina, rivelando un individuo complesso ma dotato di una forte idea di riconciliazione e pace. Un presidente lontano anni luce, in quanto a spessore culturale e senso di giustizia, dall'attuale inquilino della Casa Bianca. (alessandro dall'olio).


Articoli

Bush in israele attacca obama (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Dialogare con l'Iran è come trattare con Hitler". Polemica in Usa Bush in Israele attacca Obama GERUSALEMME - Bufera politica negli Usa per il parallelo tracciato da Bush fra chi vuole negoziare oggi con "terroristi e radicali" e chi sostenne "l'accondiscendenza" con la dittatura nazista di Adolf Hitler. Un paragone fatto dal presidente durante il suo discorso di ieri ai deputati israeliani della Knesset. Per questo Obama, che in passato si è detto pronto a dialogare con l'Iran, si è sentito direttamente attaccato ed è subito scoppiata la protesta anche tra i suoi sostenitori. "Un esempio di diplomazia da cow-boy", ha attaccato il direttore delle comunicazioni del candidato democratico. STABILE A PAGINA 16.

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Il cartoon di sabra e chatila - cannes (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il film israeliano sul massacro dei palestinesi commuove Cannes Il cartoon di Sabra e Chatila CANNES Né un film né un documentario hanno mai potuto raccontare con tanta emozione e partecipazione la guerra e i suoi orrori, la paura, la disperazione e la ferocia dei soldati, il loro ritorno a casa, traumatizzati per sempre, la perdita di ogni ricordo della disumana esperienza, infine il bisogno di ricuperare quel pezzo sepolto della propria vita. Ci è riuscito l'autore israeliano di "Waltz with Bashir", in concorso, che ha stretto di angoscia il cuore degli spettatori. E non solo per quel che racconta, la tragedia del massacro del campo profughi palestinesi di Sabra e Chatila. SEGUE A PAGINA 58.

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La strage di sabra e chatila commuove tutti il fumetto-choc - (segue dalla prima pagina) natalia aspesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli La strage di Sabra e Chatila commuove tutti il fumetto-choc Si candida già a un premio "Waltz with Bashir" dell'israeliano Ari Folman (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) NATALIA ASPESI Ma anche perché, facendone il primo documentario d'animazione, cioè sostituendo il materiale filmico con le tavole disegnate, ha potuto rendere perfettamente il confine tra realtà e immaginazione, tra incubo e ricordi, il tortuoso cammino dall'oblio alla memoria, il lento concatenarsi di immagini sepolte e perdute che riaffiorano come sogni, sino a restituire la verità dell'esperienza vissuta, non per giustificarla ma per farne testimonianza. Naturalmente, immaginandolo come una delle solite graphic novel diventate film, si può pure arricciare il naso, anche paragonandolo, grave errore, al delizioso cartone animato Persepolis, che è tutt'altra cosa anche tecnicamente: ma poi sin dalla prima scena si precipita dentro un vortice di immagini magiche e quasi irreali nella loro cupa bellezza, nel sordo fracasso delle armi, nei bagliori dei fuochi, giù nel cuore tormentato di chi, come Ari Folman, visse l'invasione del Libano diciottenne, da soldato dell'esercito israeliano, 26 anni fa. Folman era di quelli che avevano dimenticato e il film è stato per lui una specie di terapia psicanalitica per ritrovarsi, andando a ricercare i suoi vecchi commilitoni, per ricostruire i fatti di quei tre giorni del settembre 1982 a Beirut Ovest occupata dall'esercito israeliano, che voltò lo sguardo mentre a pochi metri di distanza, le milizie cristiane maronite, alleate di Israele, per vendicarsi dell'assassinio di uno dei loro, il presidente del Libano Bashir Gemayel, entrarono nel miserabile campo palestinese, torturando con estrema ferocia e massacrando più di 1500 innocenti. All'inizio, Ari, dopo tanti anni, non ha ricordi ma un sogno ricorrente di quella tragedia, se stesso e i suoi compagni che nudi, nella notte, escono dal mare e camminano in una città fantasma percorsa solo da donne velate e piangenti. I vecchi compagni ricordano con lui. I disegni ne riproducono le fattezze, viene detto il loro nome, le testimonianze sono le loro: la giovinezza, la spensieratezza, gli agguati, i morti e i feriti tra i compagni, il potere delle mitragliatrici usate come giocattoli con cui sparare a caso dai carri armati. Le canzoni di guerra, la vigliaccheria, la crudeltà, la spavalderia, l'abbandono, l'indifferenza e l'incapacità dei capi, soprattutto l'angoscia continua, il terrore di morire, la follia della disperazione, come quando dal loro gruppo bersagliato dai cecchini appostati sui tetti degli alti palazzi di Beirut ai cui balconi si affacciano come spettatori intere famiglie, uno di loro si stacca per mettersi allo scoperto a ballare e mitragliare: un valzer sotto il ritratto gigante di Bashir. Ricordano finalmente, con la stessa riluttanza e inquietudine e dolore con cui gli scampati all'Olocausto si decisero a parlare, anni dopo, della loro spaventosa esperienza. Uno disseppellisce l'immagine di un gruppo di donne e bambini terrorizzati che escono a mani alzate dalle miserabili baracche, che gli ricorda quella dei piccoli ebrei fatti uscire dal ghetto di Varsavia; l'altro è ossessionato dalla testina ricciuta di un bimbo palestinese massacrato, con le braccine ancora alzate nella resa. C'è chi non può cancellare la memoria della telefonata a Sharon per segnalargli le voci che correvano in quelle ore sul massacro: lo avete visto voi? Chiede il ministro, no, ce l'hanno detto, risposta, grazie di avermi informato. Niente di nuovo per gli israeliani, dice il regista, che subito dopo il massacro organizzarono immense manifestazioni di protesta con alla testa Rabin: "Una commissione d'inchiesta stabilì che i soli responsabili degli eccidi di Sabra e Chatila furono i falangisti cristiani, allora nostri alleati e che l'esercito israeliano non vi partecipò, anche se non fece nulla per impedirlo. Sharon fu dichiarato non idoneo a comandare, dovette dimettersi da Ministro della difesa salvo poi diventare poco dopo primo ministro". Il film finisce con pochi minuti di immagini autentiche, insostenibili: montagne e montagne di cadaveri nei cortili, corpi straziati, violati, amputati, donne che vagano gridando impazzite davanti a quell'assurda carneficina. "Non c'è eroismo né glamour di bella guerra nel film di cui rappresento l'inutilità e casualità. Mi auguro che insegni ai giovani a ribellarsi ad ogni guerra". Si commemora in questi giorni il 60° anniversario della fondazione di Israele, le recenti Fiere del Libro di Parigi e di Torino entrambe dedicate a quella nazione, sono state contestate in nome del popolo palestinese tuttora oppresso. Ma con il suo documentario animato per cui, a Festival appena iniziato già si parla di possibile Palma d'Oro, Ari Folman, che considera Israele un paese libero e aperto, dimostra che sono proprio gli artisti israeliani i più critici verso i loro governi, i più contrari alle guerre.

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Chi sale chi scende - roberto nepoti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli CHI SALE CHI SCENDE Attenti al maestro dalla turchia ROBERTO NEPOTI Le reazioni della stampa internazionale al primo dei titoli in concorso, "Blindness", sono tiepide com'era prevedibile. Dell'israeliano Waltz with Bashir invece, annunciato in partenza come uno degli eventi di quest'anno, già si mormora che non lascerà la competizione senza un premio. Il documentario d'animazione di Ari Folman ripeterebbe, in tal caso, l'exploit di "Persepolis", Gran Premio della giuria nel 2007 nonché primo "cartoon politico" a fregiarsi di un palmarès. Ha sorpreso poco Leonera dell'argentino Trapero, civile dramma carcerario più gradito al pubblico femminile che a quello maschile. Da tenere d'occhio il turco Le tre scimmie di Nuri Bilge Ceylan: il suo film amarissimo è messo in scena con lo stile di un maestro.

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Standing ovation per pelizzetti resta rettore con un plebiscito - ottavia giustetti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IV - Torino Standing ovation per Pelizzetti resta rettore con un plebiscito Quasi mille voti per cancellare le critiche sul caso Fiera del Libro Cambierà il regolamento elettorale: candidature obbligatorie Abbastanza alta anche l'affluenza: 64,6 per cento Bertolino secondo ma con 4 voti OTTAVIA GIUSTETTI Plebiscito si attendeva e plebiscito è stato: con 978 voti a favore, 130 schede bianche, e 71 nulle Ezio Pelizzetti è riconfermato rettore dell'università di Torino per i prossimi quattro anni. Schivo ma ottimista ha aspettato per due giorni la conferma di quanto tutti preannunciavano, e ieri pomeriggio dopo i risultati ufficiali della votazione è entrato in aula magna del rettorato a salutare gli scrutatori ed è stato accolto dal caloroso applauso di un gruppo di colleghi a lui più vicini che hanno aspettato con lui l'esito dell'elezione. Anche l'affluenza ha segnato un buon risultato nonostante si temesse che l'assenza di un candidato avversario portasse pochi voti almeno in questa prima tranche. Invece il numero dei votanti ha raggiunto il 64,6 per cento degli aventi diritto e di questi oltre l'80 per cento hanno votato Pelizzetti. Qualche altro nome è stato fatto oltre al suo ma nessuno ha superato le quattro schede a favore. In realtà chiunque avesse raccolto un buon numero di consensi pur senza avere espresso la propria candidatura avrebbe potuto essere eletto. E questo punto del regolamento sarà probabilmente modificato da qui alla futura elezione in modo da garantire maggiore trasparenza e in modo da obbligare chi vorrà gareggiare per guadagnare la prima poltrona del rettorato tra quattro anni a candidarsi pubblicamente e presentare un proprio programma. Rinaldo Bertolino ex rettore fino al 2004 è il più votato dopo Pelizzetti con quattro schede, poi c'è lo storico Sergio Roda con tre voti, Mario Dogliani, giurista, Paola Molina, psicologa, e Ugo Volli, semiologo, con due voti e dodici altri professori dell'università con un solo voto. Nessun colpo di scena dunque. Gli elettori confermano il senso di responsabilità nei confronti dell'Ateneo e non rompono il tacito patto secondo il quale a ogni rettore sono concessi due mandati per dimostrare come è in grado di governare questa grande città nella città che è l'Università di Torino. A favore di Ezio Pelizzetti ha giocato certamente una ferma gestione dei rapporti con le istituzioni fuori da via Verdi, con i politici locali e con i due ministri (tre da qualche giorno) che ha visto avvicendarsi al Miur. E il suo carattere coerente e pragmatico all'interno, dove non si è risparmiato nei quattro anni passati nell'elargire anche progressioni di carriera e nuove assunzioni. I docenti infatti sono passati da circa 2000 a 2200 dal 2004 a oggi. Infine gli ultimi episodi delicati che hanno riguardato le contestazioni per l'ospitalità di Israele alla Fiera del libro. Alcuni lo avevano accusato di non aver preso posizioni sufficientemente chiare in quell'occasione ma lui aveva risposto che l'università è luogo del dialogo, del confronto. "Abbiamo svolto - ha detto - un ruolo di pacificazione, di conciliazione, favorito la dialettica tra le idee e i fatti ci hanno dato ragione". Resta nella memoria dei suoi quattro anni di rettorato la piccola macchia della laurea honoris causa riconosciuta dall'università di Torino a Jonella Ligresti, figlia di Salvatore Ligresti, contestata e poi revocata dal ministro Fabio Mussi.

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"meetix", sette mesi dialogando col mondo - michela bompani (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XV - Genova "Meetix", sette mesi dialogando col mondo Da sabato 24 maggio Genova diventerà ribalta internazionale delle relazioni culturali Filosofi, scrittori e artisti s'incontreranno e dibatteranno sul tema dell'integrazione MICHELA BOMPANI Narrate, uomini, la vostra storia, ha scritto Alberto Savinio. Perché solo così gli altri possono imparare. Scoprendo la ricchezza nella differenza. Genova per i prossimi sette mesi diventerà davvero ribalta internazionale: per l'anno europeo del dialogo interculturale, il Comune e la Fondazione per la Cultura hanno costruito "Meetix", un palcoscenico che sarà calcato da grandissimi pensatori, scienziati, scrittori, musicisti, danzatori, per arrivare a delineare una nuova dimensione della convivenza. Dallo scrittore Amos Oz cui sarà consegnato il premio internazionale Primo Levi all'autore-attore Ascanio Celestini, dall'intellettuale inglese Iain Chambers ai docenti genovesi che propongono il proprio modello di "didattica inteculturale", dallo scrittore Tahar Ben Jelloun agli sceneggiatori cult Manetti Bros, dai dervisci rotanti a Moni Ovadia. Realizzato in collaborazione con tre prestigiose riviste - Reset, Internazionale, e Limes - e con l'importante supporto del Circolo culturale I Buonavoglia, "Meetix" s'innesca a Palazzo Ducale, sabato 24 maggio, alle 17.45, nella Sala del Munizioniere. Per il ciclo "Grandi incontri" (da maggio a ottobre) arriverà il teologo e sacerdote cattolico Hans Kung, già docente all'Università di Tubinga. Il 18 giugno, ancora al Ducale, "Cosmopolitismo: l'etica in un mondo di estranei" con il filosofo del linguaggio anglo-ghaneano (ma anche autore di pregevoli romanzi gialli) Kwame Anthony Appiah (introdotto da Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale). Al Suq, al Porto Antico, il 20 giugno, toccherà al giornalista e scrittore tedesco di origine iraniana Navid Kermani (introdotto da Giancarlo Bosetti, direttore di Reset). Il 26 giugno, al Castello d'Albertis arriverà Ian Chambers, e il 29 giugno nella Sala del Maggior Consiglio del Ducale, il grande scrittore e riferimento del movimento pacifista israeliano Peace Now, Amos Oz, con la cerimonia di consegna del Premio Primo Levi. Poi la filosofa americana di origine bengalese Gayatri Chakravorty Spivak (4 luglio, Palazzo Ducale) e lo scrittore premio Goncourt, Tahar Ben Jelloun (16 settembre, Palazzo Ducale). Il 29, 30 e 31 ottobre tre incontri "All'origine del multiculturalismo", a Palazzo Ducale: con Savatore Settis, Umberto Galimberti e Luciano Canfora, e letture delle attrici Elizabetta Pozzi e Lisa Galantini. Si riprende a novembre con l'economista Amartya Sen, gli scrittori Serge Latouche e Fred R. Dallmayr e il professor Salvatore Veca. Fino a dicembre, un tourbillon di laboratori e seminari: il primo (26-27 maggio, Commenda di Prè) dedicato al linguaggio e poi a novembre e dicembre sulle periferie urbane, salute e malattia nelle diverse culture, incontro con gli scrittori del Premio von Chamisso e i docenti genovesi che lavorano sull'intercultura. Il 12 e 13 luglio "Intermix", Festa delle culture migranti (a cura di Internazionale) al Ducale: tavola rotonda "La stampa multiculturale in Italia", lo scrittore algerino Amara Lakhous, il compositore e sassofonista Daniele Sepe, la videoartista ecuadoriana Rosa Jijion e il dj esperto di musica africana Sekou Diabate. Poi l'autore tv Fred Kuwornu con i Manetti Bros, gli scrittori Mihai Butcovan (Romania) e Igiaba Scego (Somalia) con Ascanio Celestini, i rapper Mike Samaniego (Filippine) e Amir (italoegiziano). Non mancano le mostre: il 19 giugno s'inaugura al Galata "Da Genova a Ellis Island. Il viaggio per mare ai tempi della migrazione italiana", il 27 giugno rassegna di giovani curatrici alla Loggia di Banchi. E poi i concerti e gli spettacoli: i Dervisci rotanti (30 maggio) presentati da Echo Art e "Shir del essalem - canti per la pace" (13 ottobre): s'incontrano il musicista serbo-croato Aleksandar Karli, l'attore cantante Moni Ovadia e il cantante palestinese Faisal Taher.

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Savic ritorna, sakota resta così nasce la nuova fortitudo - marco martelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Bologna Savic ritorna, Sakota resta così nasce la nuova Fortitudo Pareva fatta per Crippa e Drucker, poi il no di Messina al Barca ha ribaltato tutto MARCO MARTELLI UN presidente che dice "il nostro futuro è iniziato ieri", ovvero l'ultimo martedì, addì 13 maggio, giorno del suo fulmineo blitz catalano, è un presidente che ha il punto in mano. E Gilberto Sacrati, il primo tassello, l'ha già inserito. Zoran Savic sarà il perno centrale della ricostruzione Fortitudo: il ritorno è eccellente, sua era stata la gestione dell'era più vincente e solida dell'Aquila (uno scudetto, 3 finali, una finale di Eurolega) e la ventata di entusiasmo, dopo una stagione delirante e una in chiaroscuro, ha già rassicurato il popolo biancoblù. Sacrati, quand'ha visto l'opportunità di riportare il vecchio Zoran (mai realmente esplorata durante l'anno, nonostante il marasma di Barcellona non desse alcun segnale sul futuro), ci s'è tuffato subito, proprio nei giorni in cui spariva dal mercato il nome di Claudio Crippa, primo, staccatissimo candidato. Dopo il ribaltone blaugrana legato al 'niet' di Messina, il matrimonio, già a Madrid, era nell'aria: lo volevano entrambi, la Fortitudo e Savic, e accordarsi è stata una formalità. Poi, per gli annunci, si dovrà pazientare qualche giorno. Meno pazienza ha avuto il Barcellona, che ha invece già nominato il successore: sarà Joan "Chichi" Creus, ex giocatore del BarÇa, vice di Pepu Hernandez nella SelecciÓn e durante l'anno analyst per la tv di stato, chiamato per ridare "catalanità" al club. In panchina, parlano tutti di Scariolo (oggi meno "milanese", visto che sta montando Blatt). Tornando qui, la condizione primaria per Savic era avere carta bianca. L'avrà, anche più che nella sua precedente era, e il primo passo sarà scegliere l'allenatore. Che c'è già, in città, e non solo fisicamente. Per Dragan Sakota, notoriamente stimato da Zoran, basterà solo non esercitare l'opzione d'uscita di un contratto già scritto. Che resti, è ovviamente l'ipotesi più probabile. Ed è quella che, a meno di improbabili stravolgimenti, si verificherà. Difficilmente, si pensava, come primo atto ufficiale da gm Savic avrebbe trombato un uomo che stima, e sui cui aveva speso, nello scorso inverno, calde referenze. Ma dubbi ce n'erano, anche risfogliando una carriera in cui, da dirigente, non aveva guardato in faccia a nessuno: qui licenziò Boniciolli dopo un derby vinto, a Barcellona, dopo la prima stagione, i dubbi su Ivanovic, che nel 2002 avrebbe portato a Bologna in braccio, erano già esplosi, frenati solo dall'enorme contratto. Stavolta, Sakota è un uomo di cui si fida, e di cui ha apprezzato, come l'intero staff, il lavoro fatto con un gruppo formato da altri (senza peraltro poter inserire alcuna nuova pedina). Si sente dunque di affidargli il nuovo progetto, più a lui che ad un giovane rampante o ad un coach stimato con cui però non ha conoscenza diretta. Su questo secondo caso è tramontato Sharon Drucker, il 40 enne israeliano che guida Ostenda, da anni artefice di stagioni brillanti e da mesi adocchiato per il futuro dell'Aquila. Ma a quei tempi Savic era ancora il timoniere del Barcellona, e l'esplosione di un "caso Messina" era un'ipotesi pressochè assurda. Quel "no" ha cambiato la geografia d'Europa. E anche della Fortitudo.

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Interplay, ecco la danza "giovane" - claudia allasia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVIII - Torino Via alla kermesse che dura fino al 26 maggio. Fra gli ospiti la coreografa israeliana Gommer Interplay, ecco la danza "giovane" CLAUDIA ALLASIA Mica solo la Fiera del Libro: anche la Danza contemporanea ha un filo diretto con Israele. E precisamente con Yasmeen Godder, una delle più interessanti e originali coreografe del nuovo panorama internazionale. Non a caso, Natalia Casorati l'ha invitata per la seconda volta al Festival Internazionale "Interplay" (da oggi fino al 26 maggio, alle Fonderie Teatrali Limone) con il suo nuovo lavoro "Sudden Birds". Natalia Casorati, lei è la direttrice artistica della rassegna: con Yasmeen Godder in cartellone a "Interplay", non teme qualche protesta anti-israeliana? "Francamente no, anzi mi viene da ridere. L'anno scorso, quando l'avevo invitata per la prima volta, nessuno se n'era preoccupato. Perché adesso?" La direttrice artistica del Festival di danza "giovane", fa spallucce e torna al suo lavoro, al tavolo lungo della Drogheria di Piazza Vittorio - a destra guardando la Gran Madre - un posto molto amato dai ragazzi e per questo scelto per inaugurare "Interplay", oggi alle ore 17 (ingresso libero) con due performances: "Vocecorpobattito" della torinese Daniela Paci per la compagnia "L'artimista", accompagnata dalla musica elettroniche-live di Fabrizio Elvetico e dalla voce di Rossella Cangini; e l'assolo del coreografo-danzatore giapponese Hiroaki Umeda, prodotto dalla compagnia nipponica S20. Oltre alla Godder, chi sono quest'anno gli artisti che arrivano da oltre confine? "Ci sono i danzatori finlandesi del coreografo Inari Salmivaara, con lo spettacolo "4 on Behalf of a Whole" (23 maggio ore 21, Fonderie). Gli svizzeri del "Collectif Utilitè Publique", che presentano Fizz, di Corinne Rochet. E poi ancora: i francesi Artopie, con Petit Mort di Cristina Santucci e Loic Salliot, con Chinasu Kosakatani (20 maggio, Fonderie)". E le compagnie italiane? "Tante e anche loro selezionate attraverso i network di cui facciamo parte. Dal progetto "Anticorpi XI", ad esempio, arrivano il 22 alle Fonderie Limone: Maria Cristina Fontanelle con "Soli come petunie in un vaso", Annika Pannitto con Solitudo/011 e Laura Scudella & Juri Roverato con "L'incontro". Ma ci sono anche i "Castellucci", autori di musica e coreografia di A' Elle Vide, e Daniele Albanese con lo studio "Tiqqun" (venerdì 23). Per la serata d'addio, nel teatrino di Strada della Viola 1/bis a Cavoretto, Sonia Brunelli presenta NN, i torinesi di Tecnologia Filosofica YY e Paola Bianchi Homòs, per tredici performer, su partitura di Barovero & Bettini". Altre novità dell'ottava edizione di Interplay? "Due, di cui siamo molto fieri: il laboratorio di scrittura "Per uno spettatore critico: dialoghi, visioni, recensioni" a cura dell'associazione Altre Velocità. (il 20 alle ore 20 alle Fonderie, il 21-22-23 all'Università/Crud via. S. Ottavio, h.17-19). E dopo il festival, lunedì 26, un'intera giornata di studio su "La danza contemporanea e lo spettacolo dal vivo: contaminazioni di linguaggi tra nuovi media, musica e teatro... in divenire"". Al Crud (primo seminterrato) dalle 10 alle 17, ingresso libero. (Info e prenotazioni: Mosaico tel. e fax. 011.6612401, www. mosaicodanza. it).

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Festival red - chiara pilati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XX - Bologna Festival Red Il coreografo apre oggi otto serate su Israele e le sue più importanti compagnie. Omaggio a Ohad Naharin CHIARA PILATI Reggio Emilia Danza si apre stasera al Teatro Valli con un omaggio dell'Aterballetto di Mauro Bigonzetti a Israele e al suo 60° anniversario dalla fondazione dello Stato. In scena (ore 21), in prima assoluta, "Terra", proposto in un interessante dialogo con la coreografia di Ohad Naharin "Minus7" (prima italiana). Fino al 25 maggio "RED 2008. Israele Danza - Omaggio a Ohad Naharin" offre otto serate e quindici coreografie eseguite dalle più importanti compagnie di danza contemporanea israeliane ed internazionali, affiancate da due importanti eventi collaterali: la mostra fotografica "Dancing with a Camera" di Godi Dagon (Ridotto del Valli, Teatro Ariosto e Teatro Cavallerizza, nell'ambito di Fotografia Europea) e il "Seminario sullo sviluppo della storia della danza di Israele" con l'incontro con Ohad Naharin (sabato 24, Sala degli Specchi, Valli). L'accostamento degli spettacoli di questa sera si preannuncia particolarmente suggestivo perchè, nonostante le diversità creative e coreografiche che separano i due artisti, entrambi si sono concentrati su un argomento che in questi giorni sembra essere di grande attualità: la necessità di trovare un "qualche cosa" in grado di appianare le lotte, siano esse religiose o di qualsiasi altra natura, le incomprensioni e le battaglie che così duramente dividono il nostro mondo contemporaneo, un "qualche cosa" in grado di gettare un metaforico ponte tra passato, presente e futuro. Il programma prosegue sabato con una serata dedicata alla versatile danzatrice mongola Talia Paz (Ariosto, ore 19.30) che interpreta tre coreografie da solista. Domenica è poi il momento dello spettacolo della coreografa Yasmeen Godder che mette in scena "Sudden Birds" (Cavallerizza, ore 21) e martedì la storica Kibbutz Contemporary Dance Company fondata dalla danzatrice ed ex deportata ad Auschwitz, Yehudit Arnon ed oggi guidata dal coreografo Rami Be'er. Dal 22 al 25 maggio il programma si concentra invece sulla figura di Ohad Naharin e sulla Batsheva Dance Company che il coreografo dirige dal 1990. Naharin presenta al Cavallerizza due spettacoli speculari "Kamuyot" e "Mamootot", il primo destinato ad un pubblico giovanissimo, il secondo per adulti (22 e 23, ore 10 e 21). Al Valli, invece, mette in scena "Tre", la sua ultima fatica ispirata al tema della convivenza composta su musiche che vanno da Bach ai Beach Boys (24 e 25 ore 21). Concludono il festival la compagnia Emanuel Gat Dance (23, Ariosto, ore 22.30) e Avi Kaiser, che con il nostro Sergio Antonino da tempo sta elaborando un'interessante collaborazione artistica in Europa (25, Cavallerizza, ore 19.30).

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Bush in israele: "non si tratta con l'iran" - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Bush in Israele: "Non si tratta con l'Iran" Attacco a Obama: "Folle la linea soft, come con Hitler". La replica: accuse false Hillary: "Paragone oltraggioso". La Pelosi: "Parole indegne dalla presidenza" ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Non è per domani, né per dopodomani, ma fra sessant'anni, il Medio Oriente sarà tutt'altra cosa. "Israele festeggerà il suo centoventesimo anniversario come una delle più grandi democrazie del mondo, sicura e fiorente patria degli ebrei. I palestinesi avranno la patria che hanno a lungo sognato e che meritano. Dal Cairo a Riyadh, da Bagdad a Beirut la gente vivrà in società libere e indipendenti. Iran e Siria saranno nazioni pacifiche, dove l'odierna oppressione sarà un lontano ricordo. E al Qaeda, Hezbollah e Hamas saranno sconfitti appena i musulmani della regione riconosceranno il vuoto della loro visione e l'ingiustizia della loro causa". Parola di George W. Bush. In Israele per celebrare i 60 anni dello Stato ebraico, il presidente americano ha evitato accuratamente di parlare delle difficoltà del presente. Ma nell'elencare le speranze per il futuro dell'area non ha perso l'occasione per mettere i piedi nel piatto della campagna elettorale americana, attaccando duramente - pur senza mai nominarlo - Barack Obama, reo a suo dire di essere accondiscendente nei confronti dell'Iran. Chi si aspettava un puntuale e certo non esaltante rendiconto della sua più ambiziosa iniziativa diplomatica, la ripresa del negoziato tra israeliani e palestinesi sancito alla Conferenza di Annapolis del novembre scorso, è rimasto deluso. Nel suo discorso davanti al parlamento israeliano, George Bush, che vede pericolosamente avvicinarsi la fine del suo mandato senza che, contrariamente al suo auspicio, israeliani e palestinesi raggiungano l'accordo, non ne ha parlato. Il presidente americano ha preferito illustrare ancora una volta la sua personale filosofia della storia applicata al Medio Oriente. Una visione in cui la comprensione delle cause alla base dei conflitti lascia il posto all'eterna lotta tra il bene e il male. E in cui le follie dei governanti s'arrendono davanti al potere salvifico della libertà e della democrazia, le sole, e per definizione, portatrici di valori come la giustizia e i diritti umani, destinati ad affermarsi anche là dove regna l'ingiustizia e l'oppressione. Bush non ha risparmiato elogi allo stato ebraico, definendolo di volta in volta "una possente democrazia", "una luce fra le nazioni", "la patria del popolo eletto". E poiché in mattinata aveva visitato i resti archeologici della fortezza di Masada dove, secondo lo storico Giuseppe Flavio, nel 72 d.C. centinaia di zeloti preferirono suicidarsi piuttosto che arrendersi all'esercito romano, Bush ha esclamato tra gli applausi della Knesset: "Cittadini d'Israele Masada non cadrà mai più. L'America sarà sempre accanto a voi". Proprio perché la guerra al terrorismo è, in definitiva, "l'antica battaglia tra il bene e il male", non c'è non può esserci mediazione. I terroristi non sono, infatti, religiosi. Nessuno che prega il Dio di Abramo, dice Bush, può concepire di farsi saltare in un ristorante o di indirizzare un aereo contro un grattacielo. In verità questa gente non ha altro obiettivo che soddisfare la loro propria sete di potere. Ma qui il discorso di Bush ha abbandonato all'improvviso le vette dell'ideologia. Parlando della minaccia rappresentata dal programma nucleare iraniano, Bush taglia netto: "Permettere allo sponsor mondiale del terrorismo di possedere l'arma più letale sarebbe un imperdonabile tradimento delle future generazioni". E qui lancia una frecciata al candidato democratico Barack Obama (salvo sostenere più tardi che non stava parlando di lui), che ha suggerito di dialogare senza precondizioni con i leader di Teheran. Qualcuno, dice Bush, sembra credere che noi dovremmo negoziare con terroristi e radicali come se qualche ingenuo argomento li persuadesse ad ammettere di essere nel torto. E per essere ancor più chiaro, cita il precedente di Hitler e di quanti s'illusero di poter trattare con il dittatore nazista. Per concludere: "Dobbiamo chiamare quest'atteggiamento per quello che è: il falso conforto dell'appeasement che è stato ripetutamente screditato dalla storia". Dagli Stati Uniti c'è stata un'immediata levata di scudi da parte di tutti i democratici. "Paragone oltraggioso", sbotta Hillary Clinton. Per la presidente della Camera Nancy Pelosi l'attacco "è indegno dell'ufficio del presidente". Per il presidente della commissione Esteri del Senato Joe Biden quelle di Bush sono "stronzate". E Obama ha replicato accusando il presidente di aver strumentalizzato il discorso di Gerusalemme per rivolgerli una scarica di "false accuse".

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L'attacco a obama (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La patria palestinese L'attacco a Obama Altri 60 anni Alcuni credono che dovremmo negoziare con i terroristi, come se la ragione avesse il potere di persuaderli Anche i palestinesi avranno la patria che hanno a lungo sognato Hamas, Hezbollah e Al Qaeda saranno sconfitti Israele festeggerà il suo 120esimo anniversario come una delle più grandi democrazie, sicura patria degli ebrei.

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L'italia delle psicosette i manipolatori della mente - sandro de riccardis (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca Sono centinaia e si nascondono dietro aziende e gruppi motivazionali Con la promessa di guarire l'anima truffano e commettono reati sessuali L'Italia delle psicosette i manipolatori della mente SANDRO DE RICCARDIS Sequestrano la mente e la tengono in ostaggio. Promettono di salvare da dolori e malattie, di liberare da traumi e fallimenti del passato, ma intanto svuotano la testa e la riempiono di illusioni, di certezze granitiche che allontanano da ogni cosa che sa di passato verso un mondo parallelo. Il boom delle psicosette attraversa da nord a sud tutto il Paese, con i manipolatori della psiche che si nascondono dietro aziende di formazione e gruppi motivazionali, associazioni culturali e centri yoga, gruppi universitari e movimenti spirituali. Al Cesap, il Centro studi abusi psicologici, arrivano 400 richieste d'aiuto l'anno, mille al telefono anti-sette della comunità Giovanni XXIII: è un frammento delle migliaia di persone che il Gris, il Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa, stima (per difetto) vittime di oltre 200 realtà in Italia. Un mostro che sbriciola la mente e annulla le coscienze rimasto nascosto fino a pochi mesi fa, quando la procura di Bari, con l'inchiesta del pm Francesco Bretone, ha squarciato il velo sul mondo artificiale di Arkeon. Quindicimila adepti in tutta Italia, 50 maestri, decine di vittime, migliaia di euro raccolti con seminari e convegni. Al vertice della piramide c'era Vito Carlo Moccia, 55 anni, maestro e guida della psicosetta che si ispirava al Reiki, una filosofia orientale. Lui e altri cinque collaboratori - tra poche settimane, la chiusura delle indagini - sono accusati di truffa, esercizio abusivo della professione di psicologo e medico, violenza e maltrattamenti su minori; uno dei maestri anche di violenza sessuale. "L'ipotesi è che ci sia chi ha pagato fino a 15mila euro per avere un figlio con le sedute dal guru o per poter guarire da un tumore", spiega Tania Rizzo, legale del Codacons Lecce - da cui sono partite le prime denunce - e del Cesap. I racconti delle vittime sono un vero e proprio museo degli orrori. C'era il "no limits": il maestro che chiede agli adepti, tutti bendati, di relazionarsi liberamente tra loro con mani, bocca e corpo, arrivando ad avere rapporti sessuali davvero senza limiti, visto che vi hanno partecipato anche minori, sieropositivi, donne non consenzienti. C'era il "giro del mondo": tutti in piedi uno di fronte all'altro, mano nella mano, musica new-age e la voce suadente del maestro che ordina a persone tra loro sconosciute di confessare "un segreto mai detto prima". C'era "lo scambio dei trattamenti": aria intrisa di salvia divinorum, potente allucinogeno, uomini e donne in cerchio mentre un adepto si alza e con pianti e urla, anche alla presenza di figli di 11 anni, confessa un presunto abuso sessuale subito nell'infanzia. C'era il "The business of you": andare in giro per strada e chiedere l'elemosina. "Rispetto alle classiche sette religiose - spiega Lorita Tinelli, psicologa e presidente del Cesap - le psicosette si presentano oggi come formatori che agiscono sulla mente, pretendendo di ampliare i limiti umani e scavare nella psiche attraverso l'analisi del passato individuale". Da nord a sud, le caratteristiche dei gruppi si assomigliano: leader carismatici senza titoli accademici validi - Moccia vanta una laurea in psicologia all'Università statale di Fiume - organizzazione a piramide, in un multilevel che porta sempre più soldi e aderenti; la promessa di capacità magiche di guarigione; il love bombing, il "bombardamento affettivo" per creare legami immediati. E soprattutto: meccanismi di condizionamento della psiche durante seminari isolati dal mondo. Così succede a Padova, in un gruppo che opera nel campo della formazione di professionisti, manager, imprenditori, semplici stagisti, e che organizza full-immersion di cinque giorni. Chi partecipa ai seminari - in hotel, a tremila euro a corso - deve lasciare fuori tutto ciò che lega alla realtà - chiavi, documenti, medicine, telefoni, orologi, sigarette - poi entra "nel percorso di consapevolezza per liberarsi dai propri peccati". Con evidente somiglianza con i riti di Arkeon, si confessano tradimenti, rapporti omosessuali, traumi infantili, dolori, parentele che "hanno inquinato l'anima e da cui bisogna purificarsi". Le giornate sono scandite da lunghi intervalli tra i pasti e poco sonno: fame, sete e stanchezza alterano i ritmi cardiaci e favoriscono l'incoscienza, rendendo l'organismo più permeabile alle suggestioni. "Per abbattere l'Io". E mentre pesanti tende alle finestre fanno perdere il senso del tempo, i leader offendono i partecipanti, spesso li colpiscono a calci e pugni, li legano e bendano. Chi decide di abbandonare il corso, subisce la ritorsione in azienda, dal mobbing fino al licenziamento. Non a caso proprio in Veneto, una recente relazione dell'Ordine degli psicologi - dove l'ente si definisce "in prima linea contro gli sciacalli del dolore" - segnala: "A volte non si tratta di persone incapaci di intendere e volere ma di soggetti pienamente integrati e ai vertici nella società: imprenditori, dirigenti, professionisti". Modalità non molto differenti da quelle di un'altra azienda di formazione del personale di Milano, con sedi anche a Londra, Stati Uniti e Israele. Leader giovane, uso di ipnosi su manager e dipendenti, residenza in periferia dove vivono guida e adepti. O da un'altra che organizza corsi di motivazione su autostima e dinamiche mentali a duemila euro a corso, trampolino di lancio verso una struttura parallela aperta solo a chi fa almeno due seminari. Le "scuole occulte" - così le chiama chi c'è stato - sono a Milano, Bari, Catanzaro, Ancona, Salerno, Napoli, Palermo. Chi partecipa cede ogni mese un decimo del proprio stipendio, deve frequentare almeno un seminario l'anno, lo fa gratis se porta cinque nuovi iscritti. Gli adepti compilano questionari di autocoscienza, rispondono a domande spesso ridicole, tra fumi d'incensi, tappeti, esercizi di respirazioni, preghiere. Innescando un meccanismo di dipendenza eterna: molti sono dentro da 15 anni, donano il loro obolo mensile, abbandonano il lavoro per trasferirsi mesi nella sede centrale del gruppo, ad Assisi, pagando migliaia di euro. "Multinazionali del profitto" le definisce don Aldo Buonaiuto, responsabile del servizio Antisette dell'associazione Giovanni XXIII. "Quello che fa paura - spiega - è che il distacco avviene drasticamente dalle famiglie. Poi le persone diventano irriconoscibili". Gli esposti che arrivano alle questure parlano di famiglie spaccate, ricoveri in cliniche psichiatriche, sparizioni, suicidi. Ogni storia finisce alla Squadra antisette (Sas) della Polizia di Stato, nata nel dicembre 2006. "Indaghiamo su ogni segnalazione - spiega Tiziana Terribile, dirigente della Divisione Analisi dello Sco, da cui dipende la Squadra antisette - . Il nostro compito è verificare se in queste realtà si commettono reati. Siamo vicini a tanti genitori, sappiamo cosa vuol dire perdere un figlio o vederlo allontanare, ma indagando ci troviamo spesso di fronte a un consenso valido espresso da chi entra nel gruppo". Per questo associazioni e parenti delle vittime chiedono che venga reintrodotto il reato di plagio, abrogato nel 1981, così come previsto da un progetto di legge fermo da novembre in commissione Giustizia alla Camera. Nel frattempo all'Università di Bologna circa 20 giovani sono finiti nella rete di una scuola "gnostica". Ogni mese ognuno versa 50 euro per l'affitto della sede e altri 50 per pagare i 50 corsi obbligatori che portano alla "soppressione dell'ego". Il gruppo pratica "tecniche di manipolazione dei genitali senza emissione dello sperma per aumentare le capacità mentali" e arrivare alla "conoscenza attraverso viaggi astrali". Proprio un volantino sui viaggi astrali, distribuito davanti all'ateneo, è finito nelle mani dell'ultima vittima, un ragazzo di 23 anni che ha abbandonato studi e attività sportiva. Ora si friziona capo e ascelle con estratto di datura arborea, una pianta che crea uno stato permanente di intossicazione dell'organismo, si alimenta solo di verdure e carne biodinamizzata. I genitori hanno segnalato il caso alla Favis, l'Associazione familiari vittime delle sette, fondata da Maurizio Alessandrini, che dal 2003 non riesce a portar via il figlio da una santona veneta. A Rimini, un'altra psicosetta si nasconde dietro corsi yoga guidati da un "maestro spirituale", un uomo di 70 anni che ha ottenuto la fedeltà di circa 60 persone. Una realtà su doppio livello: sedute di spiritualità, preghiere, massaggi e tecniche di rilassamento in pubblico, un "livello privilegiato" in cui gli adepti abbandonano le famiglie e finiscono in strutture protette sulle colline di Rimini. Lì scompaiono per anni. "In questi casi si può parlare di schiavitù - dice Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del Gris - . A volte è una scelta del singolo, altre volte frutto di tecniche di indottrinamento prolungate nel tempo". Il Gris ha raccolto le testimonianze dirette di quattro fuoriusciti, i loro racconti di "sedute tantriche" e "orge come riti di purificazione". Tra queste, quella di una ragazza entrata nel gruppo a 29 anni dopo la perdita del figlio, uscita per una grave malattia a 43, con la personalità stravolta e una casa da 200mila euro donata al maestro.

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ANTICIPAZIONI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele e Nakba Nel giorno della catastrofe del '48, Bush a Olmert: "Fedeltà eterna". Accordo di governo a Beirut P. 5 Cannes al massacro La strage di Sabra e Chatila in un doc d'animazione diretto dall'israeliano Ari Folman. In gara P. 14/15 Fermo Immagine Fango ribelle contro il moralismo. Storia di una metafora da Woodstock a oggi. Domenica sul manifesto Intervista Travaglio: "D'Avanzo non è Repubblica" Norma Rangieri A PAGINA 5 Riforme Parlamento su misura per Veltroni e Berlusconi A PAGINA 5 Sindacato Epifani ai metalmeccanici: "Adesso vi chiedo unità" A PAGINA 7 Afghanistan Agguato ai militari italiani, un alpino ferito grave A PAGINA 10.

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<Non si parla ai nemici> Scontro Bush-Obama (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-16 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il presidente in Israele Il senatore democratico: mi attacca "Non si parla ai nemici" Scontro Bush-Obama GERUSALEMME - Attacco di George W. Bush a Barack Obama. Durante il viaggio in Israele, il presidente americano, pur senza farne il nome, ha accusato il candidato democratico di voler scendere a compromessi con l'Iran e, più in generale, di dialogare con il terrorismo. La Casa Bianca ha poi smentito che Bush volesse riferirsi a Obama. Il candidato ha comunque reagito con durezza, accusando il presidente di lanciare "falsi attacchi politici". A PAGINA 16.

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<I terroristi pronti a colpire gli Europei> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-16 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Allarme a pochi mesi dal torneo di calcio "I terroristi pronti a colpire gli Europei" WASHINGTON - Forse è solo un allarme preventivo, vista la tendenza dei terroristi a colpire in momenti speciali. Oppure, per davvero, gli 007 temono una brutta sorpresa in occasione degli europei di calcio in programma a partire da giugno in Svizzera e in Austria. Con una dichiarazione rilasciata al quotidiano "La liberté", uno dei responsabili della sicurezza elvetica, Jurg Buhler, ha confermato il rischio di attentati durante il torneo. Un "avviso" poi ridimensionato nel corso della giornata con la tradizionale affermazione: "Non esistono minacce specifiche". Per ora, infatti, l'intelligence ha registrato solo attacchi verbali sui siti islamisti. Ma quelli che potremmo definire dei "segnali di fumo" digitali nascondono però pericoli concreti. Svizzera e Austria sono da tempo nel mirino. Alla fine del 2005 gli 007 svizzeri hanno sventato, grazie ad un infiltrato, un possibile attentato ad un jet israeliano. Altri qaedisti hanno animato una cellula con l'obiettivo di diffondere via Internet i messaggi e i video del movimento di Osama. Del gruppo faceva parte Malika El Aroud. Cittadina belga-marocchina, è stata sposata al kamikaze tunisino che uccise il 9 settembre 2001 il comandante Masoud. Non diversa l'azione svolta da una coppia in Austria, che ha curato i testi in tedesco per il "Global Islamic Media Front" (Gimf), etichetta che diffonde gran parte della propaganda radicale. La Jihad della parola ha poi avuto un seguito pratico in marzo quando una fazione di "Al Qaeda nella terra del Maghreb " ha sequestrato nel sud delle Tunisia due turisti austriaci e li ha trasferiti in Mali. Per la loro liberazione è stato chiesto un forte riscatto e il rilascio di un buon numero di militanti arrestati, tra cui la coppia del Gimf. Un colpo di mano accompagnato, ovviamente, dalla solita coreografica con video e foto su Internet. Guido Olimpio Stadio Esercitazioni anti-terrorismo a Basilea in uno degli stadi che ospiteranno gli Europei di calcio dal 7 al 29 giugno.

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Bush in Israele attacca Obama: <Nessun dialogo con il nemico> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-16 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Il discorso "L'Iran? Non deve dotarsi di armi nucleari". Barack: "Quella di George W. è politica della paura" Bush in Israele attacca Obama: "Nessun dialogo con il nemico" Il presidente Usa alla Knesset: tutti gli americani sono con voi Nell'ultimo viaggio ufficiale in Medio Oriente, George W. vuole lanciare un messaggio di speranza: tra 60 anni avremo la pace GERUSALEMME - In un discorso alla Knesset dal tono profetico, in cui ha dipinto un futuro Medio Oriente, quello del 2068, in pace e democratico, il presidente Bush ha promesso a Israele che l'America rimarrà sempre al suo fianco nella lotta "al terrorismo di Al Qaeda, Hamas ed Hezbollah" e all'Iran, definendolo il loro sponsor. E senza farne il nome, ha accusato il candidato democratico alla Casa Bianca Obama di "appeasement", compromesso, per la disponibilità a dialogare con il leader iraniano Ahmadinejad, paragonandola a quella di alcuni governanti europei con Hitler nel 1939. Bush, criticato di recente dall'ex presidente Carter per il rifiuto di negoziare con Hamas in Palestina, ha ammonito che "qualcuno ritiene che dovremmo discutere col nemico, come se potessimo convincerlo, ma è una folle illusione". "Abbiamo l'obbligo di dire le cose come stanno". Bush ha attaccato Obama nello stesso giorno in cui il candidato repubblicano McCain ha promesso di ritirare le truppe dall'Iraq entro il 2013 e poche ore prima che i siti islamici annunciassero un nuovo messaggio di Bin Laden dal titolo: "Cause del conflitto nel 60Ë? anniversario della nascita dello Stato di occupazione israeliana ". Il presidente ha ricordato che l'Iran vuole "eliminare Israele e riportare il Medio Oriente al Medioevo": "Permettere a Teheran di possedere armi atomiche sarebbe tradire le generazioni a venire". Obama ha reagito accusando Bush di "praticare la politica della paura e strumentalizzare la politica estera". Sa bene, ha detto il candidato democratico, "che propongo non il dialogo col terrorismo ma il corso negoziale seguito da presidenti come Kennedy, Nixon e Reagan. è un attacco sleale che non serve alla sicurezza". La Casa Bianca non ha tentato di smussare la polemica: "Non alludevamo a nessuno in particolare " ha dichiarato perfidamente la portavoce Dana Perino. Nel Sessantenario di Israele, contestato dai palestinesi con migliaia di palloncini neri, i Paesi islamici si aspettavano che Bush rilanciasse le trattative di pace. Invece il presidente, che ha visitato i resti di Masada, teatro nel I secolo d.C. del suicidio di mille ebrei zeloti pronti a tutto pur di non cadere in mani romane, ha rinunciato a ogni mediazione per schierarsi con "il migliore amico e il più stretto alleato". In una bruciante censura dell'antisemitismo, "che si configura anche come opposizione allo Stato israeliano", Bush ha denunciato: "è fonte di vergogna che l'Onu passi più mozioni sui diritti umani contro la più libera democrazia del Medio Oriente che contro qualsiasi altro Paese ". E ribadendo "l'inscindibile legame con Israele" ha ammonito: "Chi pensa che tutti i problemi verrebbero risolti se abbandonassimo Israele fa il gioco del nemico. Israele può avere solo 7 milioni di abitanti, ma nella lotta al terrorismo ne ha 307 milioni perché ha l'appoggio di tutti gli americani ". Un monito che ha suscitato un'ovazione. Per la sua ultima volta in Medio Oriente, "il presidente di guerra", che oggi si recherà in Arabia Saudita, ha cercato di lasciare un'eredità di speranza. Bush ha esposto il suo sogno. Tra 60 anni, quando Israele ne avrà 120, "il popolo palestinese vivrà nella patria così a lungo sognata e meritata, uno Stato democratico governato dalla legge, dal rispetto dei diritti umani, che respinge il terrorismo". Dal Cairo a Riad, ci saranno società indipendenti e libere, l'Iran e la Siria saranno due democrazie pacifiche, e di Al Qaeda, Hamas e Hezbollah non rimarrà che un pallido ricordo. Non sarà facile arrivarvi, ha ammesso Bush, ma 60 anni fa nessuno immaginò che Europa e Giappone sarebbero arrivati dove sono adesso. Un sogno a cui la Knesset ha reagito tiepidamente - quando il premier Olmert ha parlato di pace, due deputati se ne sono andati - e a cui Hamas ha risposto: "Israele non sopravvivrà altri 60 anni, la sua fine è prossima ". Ennio Caretto Amici e alleati Bush e la bandiera israeliana (Reuters).

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Passato e presente I luoghi sacri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-16 num: - pag: 16 categoria: BREVI Passato e presente I luoghi sacri Al Muro del Pianto Accompagnata dalla moglie del premier israeliano, Aliza Olmert, ieri Laura Bush ha fatto visita al Muro del Pianto. Martedì la first lady.

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La storia <rimossa> I panni sporchi si lavano a Cannes (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-16 num: - pag: 52 categoria: REDAZIONALE La storia "rimossa" I panni sporchi si lavano a Cannes Le responsabilità israeliane di Sabra e Chatila Gli "orrori" delle carceri inglesi e argentine DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CANNES - A quelli che si lamentano del rischio che il nostro cinema possa incorrere nel peccato di lesa maestà (nazionale) e rispolverano gli inviti "andreottiani" a lavare i panni sporchi in casa, consigliamo la visione dei film che vengono da Israele e Argentina, presentati ieri in concorso, e dalla Gran Bretagna, con cui si è inaugurata la sezione parallela Un certain regard. Al loro confronto, il nostro cinema, in fatto di "panni sporchi" sembra ancora ai primi balbettii. Con Waltz with Bashir, l'israeliano Ari Folman affronta di petto il nodo storico e politico del massacro di Sabra e Chatila; il videoartista inglese Steve McQueen, per il suo esordio nel lungometraggio, sceglie di raccontare con Hunger cosa succedeva nella prigione di Maze, in Irlanda del Nord, quando Bobby Sands decise uno sciopero della fame che lo avrebbe portato alla morte; e l'argentino Pablo Trapero, in Leonera, segue la vita in carcere di una donna incinta, condannata per un omicidio che forse non ha commesso. Folman e McQueen affrontano di petto due "buchi neri" delle rispettive storie nazionali, senza tirarsi indietro sui temi delle responsabilità, e sembrano voler costringere gli spettatori a fare i conti con una memoria che spesso tende a "cancellare" i ricordi più spiacevoli e disturbanti. Anzi il regista israeliano fa di questo tema proprio la struttura portante del proprio film, mettendosi in scena in prima persona (anche se filtrato attraverso la tecnica del disegno animato) e raccontando l'inchiesta compiuta negli anni per ritrovare quello che aveva vissuto durante il servizio militare in Libano nel 1982 e che sembrava aver dimenticato. Il film mostra gli incontri con nove "testimoni" di quelle imprese. Ognuno all'inizio sembra avere amnesie simili a quelle di Folman (e questo spiega la fatica con cui il film ingrana) ma poi quello che è veramente accaduto durante l'occupazione di Beirut ovest esce dalle nebbie della memoria e il film denuncia l'accondiscendenza con cui gli israeliani hanno permesso alle truppe dei falangisti di compiere il massacro di Sabra e Chatila. Steve McQueen invece usa la forza visiva dell'inquadratura fissa per costringere lo spettatore a guardare quello da cui forse vorrebbe distogliere la vista: la condizione inumana degli irlandesi detenuti a Maze, la violenza dei carceriere inglesi, i pestaggi, le vendette (anche dei militanti dell'Ira) e la lenta agonia di Bobby Sands (l'attore Michael Fassbender è dimagrito ben oltre quello che la finzione sembrerebbe richiedere). Hunger non ha particolari rivelazioni da fare ma piuttosto la voglia di obbligare a guardare. E a ricordare. Anche le frasi sprezzanti con cui la Thatcher respingeva le richieste dei detenuti. Il fatto interessante è che entrambi questi film sono lontanissimi dalla tradizionale ricostruzione storica: quello israeliano perché trasferisce tutta la storia a disegni animati, pur conservando le fisionomie reali dei personaggi intervistati, quello inglese perché utilizza le tecniche e i linguaggi dell'arte contemporanea, trasformando le inquadrature in una specie di surrogati di quadri. Come se i due registi ci volessero dire che gli strumenti tradizionali del cinema e della finzione non sono più sufficienti per raccontare i drammi della Storia: siamo troppo assuefatti al bombardamento di immagini che ci arrivano da tutte le televisioni e per "catturare" la nostra attenzione ci vuole qualche cosa di fuori dal comune. Una preoccupazione che Trapero fa sua solo in parte per Leonera, anche perché la storia del film è molto più "lineare". Julia (l'affascinante Martina Gusman) è incinta di pochi mesi quando viene arrestata con l'accusa di aver ucciso il proprio compagno: la seguiremo in carcere mettere al mondo il piccolo TomÁs, scoprire la solidarietà (e l'amore) delle altre mamme detenute e soprattutto affrontare il trauma della nonna che vuole tenere con sé il nipotino. Trapero non enfatizza l'ambiente carcerario, evita molti stereotipi e fa della sua eroina una donna normale, con molti dubbi e una sola certezza: nella sua Argentina non sembra esserci posto per lei e suo figlio. Chiudendo il film con una nota di speranza per la donna ma di disperazione per il proprio Paese. Leonera Una scena del film diretto da Pablo Trapero con Martina Gusman e Elli Medeiros Hunger Una scena del film diretto da Steve McQueen con Liam Cunningha e Michael Fassbender Paolo Mereghetti Guarda Lo speciale con tutte le foto e i trailer dei film su corriere.it.

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<Capimmo che stava succedendo qualcosa di terribile> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-16 num: - pag: 52 categoria: REDAZIONALE Il regista Ari Folman: "Waltz with Bashir" nasce dai traumi vissuti per il conflitto libanese "Capimmo che stava succedendo qualcosa di terribile" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CANNES - Un branco di cani neri, occhi gialli, fauci spalancate, corrono latrando per le strade buie. "Si fermano sotto casa mia, puntano alla mia finestra ringhiando. Sono ventisei ". Boaz racconta ad Ari l'incubo che agita le sue notti. Ricorrente, angoscioso. Ventisei cani che lo inseguono nel sonno. "Quelli che ho dovuto uccidere durante la guerra del Libano ", confessa all'amico, con lui in quei giorni, ma che dice di non ricordar nulla. Strani bagliori dell'inconscio che risvegliano frammenti di un passato. "Subito mi è riaffiorata un'immagine. Muta, lancinante: io che esco dal mare di Beyruth con due commilitoni", racconta Ari Folman, 46 anni, israeliano, regista di Waltz with Bashir, sconvolgente documentario politico d'animazione già paragonato a Persepolis ma ben più crudo e privo della cifra ironica di Marjane Satrapi. Il senso di colpa non consente sorrisi. Quello di Folman è un viaggio nella memoria e nella rimozione di un orrore insostenibile, il massacro di tremila palestinesi a Sabra e Chatila nel 1982, durante la prima guerra del Libano. "Una delle peggiori azioni mai commesse da esseri umani - assicura il regista, ai tempi soldato 19enne di stanza a poche centinaia di metri da quei campi insanguinati -. Sono stati i falangisti cristiani per vendicare l'uccisione del leader Bashir Gemayel, ma anche Israele ha le sue responsabilità. I miliziani cristiani erano nostri alleati in quella guerra inutile. Un ufficiale chiamò Sharon nella notte per informarlo, lui rispose: "Lo so, è tutto sotto controllo". Un'enorme macchia nera della nostra storia", una macchia anche nell'anima di chi, comunque, lì intorno vedeva, sentiva, ma tornato a casa cercava di lavare i ricordi con i panni sporchi. "Migliaia di soldati israeliani hanno cercato di fuggire da quel passato". La memoria, spiega nel documentario un neurobiologo, ha anche una funzione protettiva, cancella ciò che non potresti sostenere. Ma ogni tanto incubi e allucinazioni sfuggono dalle sue maglie. "Il mio film nasce da quei traumi. Impossibile evocarli in modo realistico, solo l'animazione mi ha consentito di avvicinarmi in totale libertà. Ero ossessionato di ricostruire la cronologia del massacro, quando ci siamo resi conto che dietro quella collina stava accadendo qualcosa d'orribile". Quattro anni di lavoro, una terapia psicanalitica, e ieri Waltz with Bashir è arrivato a Cannes, in concorso, proprio nel giorno dei 60 anni di Israele: "Una coincidenza non prevista". Previste invece le polemiche quando il film uscirà in patria. La ricerca nella memoria perduta conduce Folman dai campi di Sabra e Chatila ad altri, più lontani, dove i suoi genitori morirono. "Mi sono sentito un nazista", confessa il militare israeliano che ordina il cessate il fuoco quando ormai di vivo non resta che uno sparuto gruppetto: "Quei bambini con le mani alzate mi hanno evocato la celebre foto di un altro piccolo, nel ghetto di Varsavia". E il finale choc, quando dall'animazione si passa alla realtà, con le donne in carne e ossa a urlare il loro dolore, fa da straziante eco al monito del regista: "Ho fatto questo film per i giovani di oggi, perché dicano no a ogni guerra, qualunque essa sia". \\ Ero fra i soldati e quel massacro mi ha ossessionato Il regista Ari Folman Giuseppina Manin.

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Bush in Medio Oriente e la tentazione del colpo di scena (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-16 num: - pag: 46 autore: di ENNIO CARETTO categoria: REDAZIONALE VIAGGIO IN UNA REGIONE INSTABILE Bush in Medio Oriente e la tentazione del colpo di scena C ome conferma il suo sterile viaggio, George Bush non passerà alla storia come il presidente americano che salvò il Medio Oriente e il Golfo Persico. Ma il Medio Oriente e il Golfo Persico potrebbero passare alla storia come i fattori che determinarono l'elezione del presidente americano nel 2008. Sinora quasi estranei al dibattito elettorale, minacciano di controllarlo con lo scoppio di una o più delle crisi latenti, dalla Palestina al Libano, dall'Iraq all'Iran. Nessuno dei due candidati alla Casa Bianca, il democratico Barack Obama e il repubblicano John McCain, ne ha analizzato i problemi a fondo e offerto una soluzione. Ma sono mine vaganti nelle loro acque, capaci di scontrarsi prima del voto di novembre. Non è escluso che, in attesa del successore di Bush, e quindi di un cambiamento della politica estera ed economica degli Stati Uniti, drastico se fosse eletto Obama, modesto se fosse eletto McCain, il Medio Oriente e il Golfo Persico si stabilizzino temporaneamente. Ma non è probabile: al suo canto del cigno per Israele, Bush non è neppure riuscito a tenere un vertice a tre con il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen; l'ascesa di Hamas a Gaza e di Hezbollah in Libano, due nemici dell'America, appare inarrestabile; non cessano le convulsioni dell'Iraq; e l'Iran espande la sua sfera di influenza. Aspettarsi una pace regionale, ammonisce l'analista Tony Cordesman, "è come aspettare Godot". Se l'instabilità del Medio Oriente e del Golfo crescesse, sarebbero in prevalenza i loro leader e gli eventi che li riguardano, terrorismo incluso, a indirizzare gli elettori americani verso Obama o McCain. Ma molto dipenderebbe anche da Bush, che il Partito ha emarginato dalla campagna elettorale: il presidente potrebbe giocare la carta iraniana bombardando gli impianti atomici di Teheran; provocherebbe così un'emergenza nazionale analoga a quella del 2004, guerra all'Iraq, che giovò ai repubblicani e danneggio i democratici. E qualche cosa dipenderebbe anche da Israele: se concludesse un accordo con la Siria oltre che con i palestinesi, renderebbe più accettabile un "Bush 3" sia pur rivisto, un'amministrazione McCain. Tradizionale nelle elezioni americane è la "sorpresa d'ottobre", il colpo di scena finale che spesso sovverte i pronostici. Se più che in America quest'anno esso rischia di verificarsi in Medio Oriente e nel Golfo Persico, la responsabilità è di Bush. Dal 2001 a oggi, il presidente non ha saputo elaborare una politica araba: ha sostituito al dialogo il confronto; ha tentato di diffondere la democrazia con la forza; non ha appaiato all'encomiabile sostegno a Israele pressioni sufficienti a favore dei palestinesi; e ha sconvolto il mercato del petrolio deprezzando il dollaro. Anziché speranza, ha generato sempre più risentimento. Bush lascia un Medio Oriente e un Golfo Persico in condizioni peggiori di quelle che ereditò. Il risultato è che, campo militare a parte (il più pericoloso), l'America non è mai stata così impotente in Medio Oriente e nel Golfo, e che il Medio Oriente e il Golfo non sono mai stati così in grado di condizionare l'America. Dimezzata come in Vietnam, la superpotenza non può porre fine ai conflitti in Iraq e Afghanistan, e la tentazione dei suoi leader di riscattarsi contro l'Iran aumenta. Non solo Bush ma anche McCain e persino Hillary, sebbene abbia ormai perso la corsa alla Casa Bianca, tradiscono la frustrazione americana con la frequente minaccia di un intervento armato a Teheran. Ma quali sarebbero le conseguenze? Una regione in guerra, attentati in Europa e in America, il petrolio alle stelle? L'auspicio migliore per tutti è che nulla accada, le elezioni americane si svolgano liberamente e il successore di Bush instauri un nuovo corso.

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Enorme bandiera per la Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-05-16 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Blitz in Campidoglio Enorme bandiera per la Palestina Una bandiera di 50 metri quadri in Campidoglio. Durante il blitz, organizzato dal Forum Palestina, sono stati distribuiti volantini bilingue per ricordare la Nakba, cioè la "catastrofe". "Il riferimento - hanno spiegato gli attivisti - è alla pulizia etnica da parte israeliana che il 15 maggio '48 portò alla cacciata di 750.000 palestinesi dai loro territori".

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La fortezza di Israele, il lutto della Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"L'America è al vostro fianco, Masada non cadrà": Bush celebra Israele nel luogo-mito dell'ebraismo e attacca l'Islam radicale. Dai paesi palestinesi 21.915 palloncini neri, uno per ogni giorno della Nakba Mi.Gio. George Bush ha scelto prima Masada e poi la Knesset, per ribadire il legame fortissimo esistente tra gli Stati uniti e Israele, nel giorno del sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico. "I sette milioni di israeliani non sono soli, ma hanno al loro fianco i 300 milioni di americani...Masada non cadrà di nuovo" ha esclamato il presidente Usa, riferendosi ai mille zeloti ebrei della fortezza sul Mar Morto che nel 73 d.C. preferirono un suicidio di massa alla resa alle legioni romane. "Avete l'America al vostro fianco", ha assicurato il presidente Usa che scegliendo di visitare Masada ha voluto dare il senso più profondo dell'alleanza a tutti i livelli - a partire da quello militare - tra il suo paese e Israele. E mentre pronunciava quelle parole, nei centri abitati palestinesi si levavano verso il cielo 21.915 palloncini neri, uno per ogni giorno trascorso dalla dichiarazione d'indipendenza di Israele, venivano messe in mostra le chiavi delle case distrutte o confiscate nel 1948, assieme ai nomi di 530 villaggi palestinesi di cui oggi, in territorio israeliano, non resta traccia. Sono state le commemorazioni della Nakba, la Catastrofe nazionale del popolo palestinese che nei giorni della fondazione dello Stato ebraico veniva avviato in gran numero - almeno 750 mila uomini, donne e bambini - verso l'esodo forzato. Per loro, Bush non ha avuto neanche una parola. L'uomo della guerra globale non capisce che per fare la pace in Medioriente occorre raccontare tutte le verità e non soltanto una. "Yom Azmaut Sameach", "Felice giornata dell'indipendenza", ha detto Bush al suo ingresso nell'aula principale della Knesset ricevendo un'ovazione da tutti i presenti che si sono alzati in piedi entusiasti. "L'America - ha detto Bush rivolgendosi agli israeliani- sta con voi nello sforzo di scompaginare le reti terroristiche e di negare agli estremisti luoghi protetti. L'America - ha precisato - sta con voi fermamente nell'opporsi alle ambizioni nucleari iraniane. Consentire ai leader mondiali dell'istigazione al terrorismo di possedere le armi più mortali al mondo sarebbe un tradimento imperdonabile nei confronti delle generazioni future". Quindi ha ribadito: "il mondo non deve permettere che l'Iran abbia armi nucleari", indicando che gli ultimi mesi della sua presidenza potrebbero riservare una nuova guerra in Medio Oriente, scatenata da un attacco militare statunitense contro le centrali atomiche iraniane. Nel suo discorso, invece, i negoziati israelo-palestinesi non sono stati quasi menzionati. La parola Annapolis - la località degli Stati uniti dove nel dicembre scorso proclamò la sua intenzione di lavorare a un accordo tra Israele e Anp entro il 2008 - non è stata pronunciata a conferma che quell'incontro in terra americana era soltanto una rappresentazione teatrale. Bush ha preferito parlare della "grande lotta ideologica" in corso fra le democrazie occidentali e quanti, a suo parere, si richiamano a una versione radicale dell'Islam: Hamas, Hezbollah, al Qaida, Iran. Per Bush, a quanto pare, non è Islam radicale quello dell'alleata Arabia saudita, dove vige un sistema social-religioso feudale che fa delle donne uno dei principali bersagli. Il presidente Usa ha poi lanciato attacchi indiretti al candidato democratico Barack Obama che, pur manifestando sostegno a Israele, non ha escluso di poter avere contatti con le "forze del male" indicate da Bush. A pochi chilometri di distanza e nei campi profughi palestinesi sparsi nel mondo arabo, un altro popolo raccontava il suo destino, e puntava l' indice contro l' indifferenza del mondo, rappresentata dall'atteggiamento di Bush. In un discorso al suo popolo, trasmesso dalla tv palestinese, il presidente Abu Mazen ha detto che "la continuazione dell'occupazione israeliana è una catastrofe che non procurerà sicurezza a nessuno". E ha aggiunto: "è arrivato il momento di porre fine alla disgrazia umana chiamata Nakba. Israele deve cessare subito ogni attività di colonizzazione". Abu Mazen aveva cominciato il suo discorso ricordando che 60 anni fa "centinaia di migliaia di palestinesi sono stati sradicati dalla loro patria, le loro case e le loro terre e spinti all'esodo" e che oggi sono quasi cinque milioni i palestinesi della diaspora il cui ritorno continua a essere negato. Da Gaza sono giunti toni più militanti di Hamas e le immagini di decine di migliaia di palestinesi in marcia nel ricordo della Nakba. A Ramallah, dove a mezzogiorno il suono delle sirene ha dato il via a un minuto di silenzio, oltre 50 mila persone, molte vestite di nero, hanno affollato Piazza Manara. Tanti si sono fermati in raccoglimento davanti alla tomba di Yasser Arafat. Per un giorno, niente divisioni, ma un popolo unito.

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Parla coi terroristi Bush attacca Obama (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Elezioni Usa "Parla coi terroristi" Bush attacca Obama Da Israele L'acquiescenza all'Iran oggi "sarebbe come voler trattare con Hitler" Matteo Bosco Bortolaso New York Ieri il presidente Bush, parlando in Israele, ha tracciato un parallelismo storico che mette sotto accusa Barack Obama, sempre più vicino ad afferrare la nomination democratica. "C'è chi crede che si deve negoziare con terroristi e radicali - ha detto il presidente Usa alla Knesseth - abbiamo già sentito questa folle illusione: mentre i carri armati nazisti invadevano la Polonia nel 1939, un senatore americano dichiarò: 'Se solo avessi potuto parlare con Hitler, tutto questo si poteva evitare'". Quel senatore lontano nel tempo, colpevole di appeasement, dell'acquiescenza nei confronti del nemico, non sarebbe diverso da Obama, che ha più volte detto di essere pronto a negoziare con l'Iran. Ma Ahmadinejad, secondo il parallelo storico di Bush, è come Hiter: entrambi mirano allo sterminio degli ebrei. "Abbiamo l'obbligo di chiamare le cose per quello che sono - ha aggiunto il presidente - il falso conforto dell'appeasement, ripetutamente screditato dalla Storia". Il presidente del partito democatico, Howard Dean, ha chiesto al candidato repubblicano John McCain di dissociarsi dalle parole di Bush. La Casa Bianca ha smentito che l'obiettivo di Bush fosse Obama. "Quando uno è in campagna elettorale pensa che il mondo ruoti attorno a lui", ha detto da Gerusalemme la portavoce Dana Perino. Ma McCain ha rincarato la dose: "La disponibilità a negoziare con leader di stati sponsor del terrorismo come Cuba, Iran e Nord Corea è la grande differenza tra di noi. Lui lo farebbe". Il senatore dell'Illinois è ormai sempre più vicino alla nomination. Anche se Hillary Clinton ha vinto le primarie in West Virginia, Obama ha incassato l'appoggio dell'ex candidato John Edwards, che ha portato in dote 19 delegati. Quattro di loro hanno già dichiarato che sosterranno il candidato nero. Secondo il conteggio dell' Ap, Obama conduce nel conteggio dei delegati: 1.895 contro 1.718. Hillary però si prepara a dare battaglia in Oregon e Kentucky, martedì prossimo, e alla riunione dei democratici il 31 maggio a Washington, che deciderà come risolvere la questione dei delegati di Michigan e Florida, dove l'ex First Lady ha vinto in elezioni annullate dal partito.

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Entro vent'anni il crollo dell'impero americano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Incontro con uno tra i più grandi artefici delle vie che portano alla pace. Sostiene la necessità di rendere più orizzontali le decisioni dell'Onu, e mette in guardia sul fatto che nessuno Stato elargisce diritti gratuiti ai cittadini, spesso richiamandoli al dovere della guerra La "violenza strutturale" non ha autori, ma nel suo automatismo produce effetti esiziali. Centinaia di migliaia di persone muoiono ogni giorno per fame o a causa di malattie curabili senza bisogno ch Giuliano Battiston Quest'anno Johan Galtung festeggia cinquant'anni di attività: considerato il padre degli studi sulla pace ha infatti dedicato gran parte della sua vita alla promozione della cultura, ancora minoritaria, della pace e della soluzione nonviolenta dei conflitti. Lo ha fatto, sin dall'inizio della sua lunga traiettoria intellettuale e politica, combinando ricerca analitica e attivismo sociale, e facendo proprio dell'unione di teoria e pratica il principale strumento con il quale contrastare un retaggio culturale talmente radicato nell'immaginario, nel lessico e nella pratica politica da risultare sottinteso: l'idea che la guerra sia un dato inevitabile, fisiologico della specie umana. Per Galtung si tratta invece di "una istituzione sociale come le altre, perché se la violenza non potrà mai essere eliminata completamente, la guerra invece potrà essere abolita come è stato fatto per il colonialismo e la schiavitù". Per farlo, però, non è sufficiente - sebbene sia indispensabile - criticare la guerra e i suoi effetti o denunciare le ragioni che si nascondono dietro gli interventi umanitari, ma occorre "lavorare in senso costruttivo, elaborando immagine plausibili di un futuro diverso, aprendo spazi per la pace e per mediazioni intelligenti ed efficaci". In altri termini, come scrive in uno dei suoi ultimi libri, Pax Pacifica, non bisogna soltanto eliminare i fattori che possono portare alla guerra, quelli che definisce "bellogens", ma occorre soprattutto introdurre nuovi fattori che portino alla pace, i "paxogens". Quei fattori che Galtung si è adoperato a diffondere in molti paesi. Lo abbiamo incontrato a Genova, dove ha inaugurato gli incontri di "Mondo in Pace. La fiera dell'educazione alla Pace" organizzata dalla Caritas Diocesana. Lei ha sempre prestato molta attenzione al rapporto che lega metodo e ideologia: il suo particolare modo di lavorare, che combina elementi di sociologia, storia delle religioni, economia, diritto, sembra orientato a bilanciare l'impostazione epistemologica occidentale, atomistica e deduttiva, che ha più volte criticato per la sua tendenza a parcellizzare il sapere... È vero, ho sempre cercato di adottare uno sguardo olistico, di creare un angolo visuale nuovo, più vasto di quello che risulterebbe dalla semplice somma delle varie discipline. Per questo penso che la parola più adatta al mio orientamento non sia tanto multidisciplinarità o interdisciplinarità, ma trans-disciplinarità. Certo, presuppone una sete di conoscenza molto estesa e infatti io non mi sono mai affidato soltanto alla lettura di libri, ma ho sempre cercato di imparare dagli specialisti per poi tirarne fuori una sintesi produttiva. Il concetto di "violenza strutturale", per esempio, non pertiene soltanto alla sociologia, alla psicologia, o alla antropologia, o alla storia, perché produce una prospettiva inedita e proprio dalla combinazione di nuovi angoli e prospettive è nato quel campo di ricerca che oggi chiamiamo studi sulla pace. Lei ha introdotto nel '69 la nozione di "violenza strutturale" per indicare una forma di violenza indiretta, spesso poco visibile, che però produce effetti molto negativi. Ce ne vuole parlare? La "violenza strutturale" non ha un autore, perlomeno non nel senso che attribuiamo a questo termine, ma nel suo automatismo produce effetti esiziali. Basti pensare alle centinaia di migliaia di persone che muoiono ogni giorno per fame o per malattie curabili: non c'è nessuno in particolare che li stia uccidendo, è il funzionamento stesso della struttura sociale che li uccide, o che provoca sfruttamento e alienazione. Per cambiare questo stato di cose dovremmo operare su tre livelli: innanzitutto disporre di un'immagine alternativa, rappresentata in questo caso da una struttura più orizzontale di quella attuale. Bisognerebbe inoltre sostenere chiaramente che la volontà di cambiare non implica una minaccia verso coloro che vivono "ai piani alti" e che dovranno prepararsi all'uguaglianza. Il terzo livello è la consapevolezza che il cambiamento si possa ottenere senza violenza, ed è importante che si indichino anche alcune vie plausibili. A venticinque anni, lei ha pubblicato un libro sull'etica politica di Gandhi, che continua a rappresentare uno dei punti di riferimento centrali nel suo lavoro. Cosa la unisce e cosa la divide dalla sue idee? Trovo rilevante che Gandhi vedesse nel conflitto non un pericolo, ma una sfida, un'opportunità. A questa convinzione univa uno straordinario ottimismo, connesso all'idea che si dovessero usare mezzi compatibili con il fine desiderato. Un altro elemento dell'eredità di Gandhi è l'idea, già contenuta embrionalmente nelle precedenti, secondo la quale non bisogna temere di parlare all'altro, perché anche lui è un essere umano. La politica adottata dagli Stati Uniti in questo senso è completamente fallimentare, perché condannando i propri interlocutori come "diavoli", che si tratti di Hamas, Hezbollah o l'Iran, non si possono ottenere risultati concreti. Il punto debole di Gandhi, invece, a mio parere stava nella proposta di soluzioni poco creative, che tendevano al compromesso più che all'innovazione. Io ho cercato di dare, proprio per questo, un contributo inventivo alla ricerca sulla pace, ma anche la creatività ha i suoi limiti. Lei ha ricordato spesso che è indispensabile riconoscere nell'altro magari un nemico, ma mai una non-persona. Tuttavia, ci sono casi - per esempio il conflitto israelo-palestinese - in cui lei dice che si sarebbe avviato un processo che chiama di "deumanizzazione". Allora, come muoversi in questi frangenti per gettare ponti tra il sé e l'altro? In termini generali credo che la deumanizzazione abbia radici anche in una interpretazione troppo rigida del cristianesimo, dell'ebraismo e dell'islam. Ovvero nell'idea che vi siano persone scelte da dio come strumenti, e che ce ne siano altre che invece sono strumento del diavolo. La verticalità implicita in certe tradizioni religiose produce effetti culturali molto profondi, e non è un caso che in Medio Oriente il conflitto sia alimentato anche da due letture religiose molto rigide. In questo caso l'unica via d'uscita possibile è l'immagine di un futuro di uguaglianza, che potrà essere raggiunto attraverso una Comunità del Medio Oriente che prenda a modello il trattato europeo di Roma del 1958, e che comprenda un Israele modesto e non sionista, contenuto entro i confini del giugno 1967, dotato di relazioni stabili e comunitarie con i cinque paesi arabi vicini, Libano, Siria, Giordania, Egitto e la Palestina pienamente riconosciuta secondo il diritto internazionale. È una soluzione "creativa" ma non troppo, attorno alla quale lavoro da vent'anni. Il fatto che alcuni mesi fa questa idea sia stata ripresa dal quotidiano israeliano Haaretz ne conferma l'attualità. Nel suo saggio "I diritti umani in un'altra chiave" lei arriva a sostenere che "la tradizione dei diritti umani non poteva avere origine se non in Occidente". Secondo lei, ciò che è tipicamente occidentale in questo sistema non è tanto il contenuto delle norme, ma la stessa costruzione, la struttura. Ci vuole spiegare cosa intende? Il sistema statale prodotto dalla conferenza di Westfalia ci ha consegnato una costruzione su tre livelli: su un livello si trovano le Nazioni Unite e la Commissione dei diritti umani, da cui "escono" i diritti umani, che poi sono ricevuti dagli Stati, mentre all'ultimo livello troviamo i cittadini. In questa costruzione che si affida alla verticalità dei rapporti molto dipende dal livello di mezzo, quello degli Stati. È evidente che questa struttura sta cambiando lentamente i propri connotati, perché emergono attori difficilmente collocabili in questo quadro, come le corporation. E in questo senso anche il sistema dei diritti umani è in crisi. Rimane però radicata la visione culturale promossa da questa struttura, ovvero l'individualismo dei diritti, che sono per la maggior parte riferiti a "ciascun" individuo. È una concezione non sbagliata, ma incompleta, perché dimentica alcuni diritti collettivi che invece sono essenziali, generalmente affermati e accolti con più difficoltà proprio perché non riducibili alla somma dei diritti individuali. In quel testo lei sembra inoltre sostenere che i diritti "elargiti" dallo Stato in qualche modo contribuiscono a legittimarne l'"essenza metafisica", a rafforzarne l'onniscienza, l'onnipotenza e la verticalità del rapporto con i cittadini... È così, una volta che lo Stato diviene l'unico dispensatore di diritti, può dire al cittadino: abbiamo garantito la soddisfazione di tanti diritti, ora devi adempiere ai tuoi doveri. E tra i doveri, si nasconde sempre quello di partecipare alla guerra: è proprio questo l'argomento che usa il governo degli Stati Uniti, un argomento caratteristico dello stato giocabino e napoleonico. Non esistono i diritti gratuiti. Per ovviare a questa verticalità lei propone la traduzione dei diritti umani in una cultura normativa locale, che enfatizzi il diritto all'appagamento dei bisogni fondamentali più che l'universalità. Eppure i diritti umani passano ancora per il sistema delle Nazioni Unite, che lei ha criticato per l'eccessivo centralismo. Dovremmo cominciare a democratizzare l'Onu? In effetti le Nazioni Unite dovrebbero dotarsi di una struttura più orizzontale, tramite un processo di democratizzazione che sottragga il potere di veto alle cinque grandi potenze. Inoltre, bisogna includere più paesi nel Consiglio di sicurezza, portandolo per esempio a cinquantaquattro paesi; e poi, dal momento che anche i termini che usiamo sono importanti per indicare ciò che desideriamo ottenere, invece che di Consiglio di sicurezza potremmo parlare di Consiglio di pace e sicurezza, perché se il termine sicurezza rimanda alla stabilità, pace invece è una parola molto più dinamica. Tutto ciò implica processo che si realizzerà nel futuro, forse tra trent'anni. Prima però ci sarà il crollo degli Stati Uniti. A proposito: nel 1980, con la teoria della "sinergia delle contraddizioni sistemiche" lei aveva predetto con precisione il crollo dell'impero sovietico. Oggi invece si dice convinto che tra il 2020 e il 2025 crollerà l'impero americano. Quali sono gli elementi che glielo fanno credere? Quindici contraddizioni distribuite nei campi della economia, militare, politico, culturale e sociale, di cui le più importanti sono tre. Intanto, la discrasia tra l'economia finanziaria e l'economia produttiva, che divide la parte bassa della società, sfruttata e troppo povera per avere la capacità di comprare beni, da quella alta, che invece gode di una liquidità eccessiva usata per speculare. Nel settore militare la contraddizione principale è quella tra il terrorismo e il terrorismo di Stato, mentre nell'ambito culturale la contraddizione è quella creata artificialmente tra l'Islam da un lato e l'ebraismo e il cristianesimo dall'altro, con la divisione in due blocchi contrapposti delle tre religioni abramitiche. Quanto alla presidenza di George Bush, non ha fatto che accelerare il processo di collasso dell'impero americano.

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Zampate da leoni in carcere e ospedale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

In gara "Leonera" di Trapero, nella Quinzaine Skolimowski Zampate da leoni in carcere e ospedale Ambientato in un carcere speciale per giovani madri, con la partecipazione di 50 autentiche detenute, il film argentino è la storia di una rivolta che si conclude con la fuga in Paraguay. Invece il regista polacco mette in scena un fatto di cronaca in "Quattro notti con Anna" Roberto Silvestri Cannes Cecità, amnesie, perdita d'equilibrio, deformazione della storia, deambulazioni in spazi rigonfi d'ombre e mistero... È in atmosfere pericolose e noir che "nuotano" i film di Cannes 61. Il più agghiacciante, dato l'argomento, è Valzer con Bashir (recensito accanto), cartoon "educativo" franco-tedesco-statunitense-israeliano su Sabra e Chatila: il regista, che è di Haifa, fa capire, senza potercelo dire, che (manipolare la storia è di gran moda, non solo in Israele) raccontare oggi con esattezza di dettaglio come era ricca e palestinese la sua città, sarebbe peggio che antipatriottico. È già tanto che gli scolari rimangano basiti scoprendo che il mitico Sharon è stato processato a Bruxelles per crimini contro l'umanità o si scandalizzino per il paragone (indiretto) tra tsahal (ovvero l'esercito israeliano, quando era in trasferta "falangista" a Beirut nel settembre 1982) e i soldati nazisti che rastrellavano il ghetto di Varsavia. In gara l'Argentina, con il quinto film di Pablo Trapero, di genere carcerario, ma non più sulle torture ai comunisti praticate dai macellai fascisti in divisa ma sulle "donne in gabbia". Leonera, ovvero "La zampata del leone" di Julia (l'attrice, Martina Gusman, è la moglie del regista, una grinta da Angelina Jolie) racconta una storia d'oggi ed è la metafora delle virtù e dei difetti dell'Argentina contemporanea. Il succo del film è: non sappiamo ancora bene chi assassinò il paese, ma certo oggi sarebbe il caso di uscire dal sacro ombelico peronista e di guardare meglio alla nostra identità india che a Parigi e Londra, rovesciando i consigli di Borges. Leonera è infatti una coproduzione (con capitali coreani del sud e brasiliani) tra Matanza Films (la casa di produzione di Trapero, che ha sede nella periferia di Baires, e ha lanciato anche Lisandro Alonso e Albertina Carri) e Servizio Penitenziario Nazionale, che ha permesso non solo di girare in 5 carceri ma anche (ed è la prima volta) l'uso, come attrici, di ben 50 detenute, molte, le più agguerrite, indigene, in cambio di iniziative culturali (corsi di alfabetizzazione, recitazione e proiezioni di film) e di un trattamento di riguardo per il set, cioè non a base dei soliti "luoghi comuni" che fanno di ogni direttore e secondino di carcere femminile (basta ricordare alcuni capolavori di Jack Hill, Jonathan Demme e Peter Walker) il rappresentante tipico della degenerazione umana e della subcultura sadica. Julia è la finta bionda universitaria ventiseienne di Buenos Aires sbattuta in carcere per un delitto non commesso, o così crede (un'amnesia che rovescia il celebre incipit di un noir di Fritz Lang). Incinta di Nahuel, amante del suo ragazzo, che è la vittima, è ospite di una prigione speciale per giovani madri in attesa di processo, da cui uscirà con una condanna a dieci anni (il suo uomo bisex, e probabile assassino, Ramiro, per salvarsi, la inguaia). Anzi forse prima, perché quando sua madre (arida, frivola, borghese e cosmopolita, sempre in viaggio a Parigi) le strappa il pupo (che per legge Julia potrebbe tenere in cella per i primi quattro anni) non ci vede più e diventa innanzitutto lesbica - innamorandosi della compagna di cella india che allatta meglio - istiga le detenute del braccio alla rivolta, perché non venga tollerato in carcere il sopruso più grave, quello contro i diritti di una mamma. E infine, approfittando di un permesso (troppo "permissivo"? no: nelle leggi Gozzini c'è almeno un barlume di "affermative action"), organizza la grande fuga, la "zampata del leone", con il suo leoncino, verso il Paraguay, una terra, si spera, ormai ripulita di nazisti. Speriamo che il film, di esplicita sensibilità Cesare Beccaria, apra un serio dibattito in Argentina sul divieto di incarcerazione delle donne incinte e con figli piccolissimi a carico. Anche se il regista Pablo Trapero non spezza lance a favore di nulla, anzi ne scaglia alcune, di lance, contro i tumori maligni che avvelenano la parte, anche democratico-borghese, dell'immaginario collettivo bianco-celeste (e non si vede nel film neppure una bandiera nazionale, un record). Grande l'emozione per la inaugurazione della Quinzaine des Realisateurs con un'altra "zampata di Leon". Torna dietro la macchina da presa, e dentro un set casalingo, Jerzy Skolimowski, dopo quattordici film realizzati tra il 1964 e il 1991 (Ferdydurke, da Gombrowicz). L'ex boxeur polacco, ma in esilio dal 1967 fino alla fine della monarchia socialista, ha ritrovato il gusto del cinema, il piacere della micro panoramica, dopo aver frequentato in Canada il set di Cronenberg come attore e verificato che è ancora possibile, riprendendo gli allenamenti sul ring, non farsi completamente manipolare e abbrutire dai produttori ammanicati alle multinazionali che congelano il business. Così ha rielaborato, assieme a Ewa Piaskowska, una storia estrema d'amore e prigione, e trovato nel produttore franco-portoghese Paulo Branco l'outsider di mercato meno riconciliato al catechismo imperante. In una piccola città polacca stipata tra due chiese e due campanili color fango su fango viene trasposto un fatto di cronaca vera accaduto in Giappone, in Quattro notti con Anna. Un brucia-rifiuti d'ospedale (di un ospedale futura preda della razionalizzazione e della flessibilità, e dunque destinato al licenziamento) Leon Okrasa, che si era lasciato condannare nel passato per uno stupro non commesso ma solo osservato, si innamora di Anna, la vittima di quella violenza, che fa l'infermiera in quello stesso ospedale e ha il seno delle misure Russ Meyer. Ne spia dalla finestra ogni movimento con il binocolo, lavora di fino per trasformare il sonno di lei in un torpore veramente profondo, con quel metodo funesto (la polverina nelle bevande) che la "mala" usa per drogare le pollastre, finché, con stile Bresson e etica Kim Ki Duk, si introduce di notte nella sua cameretta per quattro volte. Lo accompagna solo il suo candore perverso e ossessionato, segnaletiche di morte che ne avvolgono la vista (la carcassa di una mucca morta sul fiume, i graffiti di impiccati sui muri, il ricordo della nonna sofferente e malata e di un quasi soffocamento subito in carcere), le urla continue e aggressive di sirene d'ambulanza e le armonie minimaliste (e terapeutiche) di Michal Lorenc: vedrà Anna sospirare e sognare nel buio, si inebrierà del suo odore, sfiorerà i suoi asciugamani, il suo gatto nero, i vestiti, le pulirà il pavimento, ne cucirà gli asciugamani sfilacciati, riparerà un orologio a cucù rotto, le regalerà indirettamente, dopo la festa di compleanno a cui non è stato invitato, infine, un anello di diamanti, sfilato al dito di una mano troncata, residuo di sala operatoria. Fino all'arresto, al processo, alla ovvia condanna (si condanna sempre il recidivo di crimini sessuali) e, momento più doloroso di tutti, al suo unico incontro con Anna. Che restituendole, turbata, l'anello, pronuncerà il suo definitivo "no". Il "criminale" Leon, come ogni "artista", resta disperatamente solo nel suo fissare il suo sguardo indecifrabile sul mondo. Non si passa mai, in compagnia, dalla costituzione d'oggetto (il bottino) alla formulazione di immagine (il furto). Almeno nel cinema criminale di Skolimowski, le cui immagini bruciano, al contatto degli occhi, e che nessuno "stile" riuscirà mai a domare.

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Danza macabra per una guerra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

In competizione passa il documentario di animazione sul massacro di Sabra e Chatila, "Valzer con Bashir" dell'israeliano Ari Folman, militare diciannovenne in quel settembre 1982 a Beirut Mariuccia Ciotta Cannes Il giorno in cui George W. Bush partecipa al "Birthday Party" di Israele, sulla Croisette passa un documentario di animazione sul massacro di Sabra e Chatila Waltz with Bashir dell'israeliano Ari Folman, militare diciannovenne in quel settembre 1982 a Beirut. Più di 25 anni dopo la strage continua, durante la visita del presidente l'aviazione israeliana bombarda Khan Yunis e uccide civili e miliziani, segue razzo katyusha sparato da Gaza che colpisce un supermercato e ferisce gravemente 15 persone. Non è un incubo di Ari Folman, che tormentato dai fantasmi della mente decide di esplorare il suo passato alla ricerca della verità e dei suoi dettagli. Ma la realtà di oggi. Alla ricerca di un'assoluzione per aver partecipato alla "cosa peggiore che può succedere a un essere umano", il massacro di donne, bambini anziani - 700 secondo stime ufficiali, 3.500 secondo il giornalista israeliano Kapeliouk - Folman sembra dimenticare il presente. Non "vede" quel che è davanti ai suoi occhi, come direbbe Saramago. Forma espressiva inconsueta, il cartone animato, per raccogliere le testimonianze dei commilitoni, anche loro piuttosto smemorati, disegnati in caricature essenziali (Yoni Goodman) con nome cognome e voce. Senza immagini di archivio, dice il regista, era impossibile documentare la guerra "così irreale" vista attraverso ricordi svaporati. Già Persepolis aveva tracciato la strada dell'autobiografia politica fatta di inchiostro e carboncino per la storia della ragazzina iraniana alle prese con i divieti islamici. Ma qui la novità sta nell'ambizione di Folman di documentare un fatto storico che va al di là dell'esperienza personale. L'ex soldato israeliano regista (Made in Israel, 2001, film sulle tracce dell'ultimo nazista vivente) dichiara di aver progettato Waltz with Bashir come terapia, durata quattro anni, per uscire dal suo rimosso, lo stress post-traumatico che colpisce molti militari, afflitti da incubi e deliri, come l'amico Baaz, primo testimone che racconta il sogno ricorrente dove 26 cani inferociti lo inseguono. Li uccise, quei ventisei cani che abbaiavano troppo, perché davano l'allarme ai villaggi palestinesi presi d'assalto dall'esercito israeliano. Da lì si inanellano le "interviste" ai compagni di allora, giovanissimi, impauriti su carri armati sputafuoco all'impazzata, impreparati a trovarsi in mezzo al sangue, macellati e macellai di ragazzini e di intere famiglie, che per caso si trovavano sulla traiettoria delle loro mitraglie. Folman non è indulgente nel descrivere la guerra "insensata e inutile", e l'invasione del Libano "che non portò a niente". Il suo è un percorso sofferto che dice l'abbrutimento degli uomini in divisa, inebetiti e incoscienti, teen-ager catapultati in mezzo alle pallottole dei cecchini. Danzando il "valzer con Bashir" sotto una pioggia di piombo. Bashir è Gemayel, presidente del Libano, assassinato alla vigilia del massacro di Sabra e Chatila. Ma ecco che Folman passa dal rimorso alla contraffazione della Storia. I ricordi sono pieni di buchi neri, mancano caselle, il filo del racconto si strappa e per uscire dal trauma Folman ci mostra figurine astratte, controluce su un mare in fiamme, attonite di fronte all'evento che accade oltre il loro sguardo e per colpa esclusiva di qualcun altro. "Le milizie falangiste cristiane sono totalmente responsabili del massacro. I militari israeliani non erano al comando", sostiene. L'ex giovane soldato Ari Folman può finalmente tirare un sospiro di sollievo, non ha ucciso civili inermi. In quanto ad Ariel Sharon, allora ministro della difesa, se c'era dormiva. Lo svegliò, come mostra il film, una telefonata inquieta di un fotoreporter che gli chiede se è a conoscenza di quel che accade nei campi. Sharon dal suo letto d'albergo risponde placido: grazie dell'informazione. Punto. Folman avanza il sospetto che Sharon sapesse e che non fece nulla per fermare la mattanza. Gli servirà un altro film per raccontare il flash-back. Per esempio, che Sharon, dopo l'offensiva in Libano e i 18.000 morti quasi tutti civili, e la partenza di 14 mila militanti armati dell'Olp per sempre dal Libano e l'assicurazione americana che i campi profughi sarebbero stati protetti, annunciò che 2.000 terroristi erano ancora stipati a Beirut Ovest e si accordò sfacciatamente con i falangisti, assetati di vendetta dopo l'assassinio di Gemayel, per ripulire Sabra e Chatila. Fu lui a dirigere personalmente l'operazione dal tetto dell'ambasciata del Kuwait affacciato su Chatila, a dare l'ok ai miliziani di entrare nei campi, a felicitarsi per il risultato, a ordinare all'esercito israeliano di circondare i campi e impedire la fuga dei palestinesi. Le accuse lo costrinsero poi alle dimissioni. Una bambina disegnata come un angelo dormiente tra le macerie visualizza la carneficina che sfuma nelle immagini di repertorio girate subito dopo (perché non rivediamo quelle di Jean Chamoun e Pino Adriano?). Un effetto oscenamente invedibile, corpi squarciati, gonfi e accartocciati tra i tratti di matita del cartoon. Ari Folman probabilmente non ha partecipato alla "pulizia" dei campi, ma non potrà dormire sonni tranquilli e con lui i suoi amici di mitra. Mancano quaranta ore al suo film, quelle del genocidio, che non è ancora finito.

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Splendido cartone nato da una costola di Shrek. Ma più bello (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 16-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 116 del 2008-05-16 pagina 33 Splendido cartone nato da una costola di Shrek. Ma più bello di Redazione Il Festival è da tempo sensibile ai cartoni animati. Ha lanciato i tre Shrek e Steven Spielberg, con la Dreamworks, se ne è ricordato quando, da una costola di Shrek, ha ideato un panda goffo, dall'alito letale, e gli ha costruito attorno il magnifico Kung Fu Panda di John Stevenson e Mark Osborne, presentato fuori concorso. È una storia a sfondo cinese dove il panda Po - che aiuta in cucina il padre Ping, papero (!) e cuoco - si candida a "drago-guerriero", l'unico capace di fermare un più credibile ex aspirante drago-guerriero, Tai-Lung, deciso a vendicarsi di vent'anni di prigionia. A dar voce ai disegni sono Jack Black (Po), Dustin Hoffman (Shifu, maestro di kung fu), Angelina Jolie (la tigre), Jackie Chan (la scimmia), Lucy Liu (la vipera), Ian McShane (Tai-Lung). Al Festival è giunta vasta rappresentanza del cast, guidata dal produttore Jeffrey Katzenberg e dai due registi: con loro la Jolie e Hoffman, Black e la Liu, che alla proiezione di gala vestiva Roberto Cavalli. Indossano invece solo uniformi i personaggi di un altro scontro a cartoni animati presentato ieri al Festival: è Valse avec Bachir, cioè "Valzer con Bachir" (Gemayel), dell'israeliano Ari Folman. Tecnica e taglio sono diversissimi da Kung Fu Panda: qui non c'è un passato mitico cinese, ma uno storico libanese. Reduce dalla guerra del 1982, Folman firma in realtà un "documentario", attribuendo la responsabilità per la strage di Sabra e Chatila: mandante Ariel Sharon, sicari i falangisti libanesi, per vendicare la morte - attribuibile a chi? - di Bachir Gemayel, il loro capo. Fra i titoli in concorso finora, è il migliore. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Bin laden: "jihad contro israele no all'unifil che difende gli ebrei" - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

In bicicletta Bin Laden: "Jihad contro Israele no all'Unifil che difende gli ebrei" Bush offre ai sauditi forniture militari e aiuti per il nucleare civile Il messaggio audio del leader di Al Qaeda per il 60esimo dello stato ebraico ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Il secco "No" pronunciato da George Bush al nucleare iraniano dalla tribuna della Knesset non si applica all'Arabia Saudita. Volato a Riad da Israele nella speranza d'indurre re Abdallah ad intervenire per frenare la folle ascesa del prezzo del petrolio, il presidente americano, non soltanto non è riuscito a portare a casa l'auspicata riduzione del prezzo del barile, ma ha preso due importanti decisioni nettamente favorevoli all'alleato saudita. Gli Stati Uniti s'impegneranno, infatti, a proteggere le riserve petrolifere dell'Arabia Saudita (il che vuol dire offrire in vendita ulteriori forniture militari) e ad aiutare il regime di Riad a sviluppare un programma nucleare a scopi pacifici. Che queste decisioni siano state ispirate dalla necessità di rinsaldare senza badare a spese i legami con la monarchia saudita appare del tutto ovvio. Per Washington re Abdallah è un alleato prezioso innanzitutto per contenere l'espansionismo dell'Iran e per assicurarsi la mobilitazione dei cosiddetti paesi arabi moderati contro il terrorismo di matrice islamica. Non a caso, come rispettando un copione scritto in anticipo, con le entrate e le uscite sincronizzate, ieri, mentre Bush concludeva la sua visita in Israele e volava nel Golfo, Osama Bin Laden, il profeta della Jihad globale, faceva sentire la sua voce per minacciare Israele e l'Occidente. Niente di nuovo nel messaggio del fondatore di Al Qaeda nonché ideatore dell'attentato alle Torri gemelle. "Continueremo, con l'aiuto di Dio a combattere la battaglia contro gli israeliani e i loro alleati. e non rinunceremo ad un solo centimetro della Palestina finché ci sarà un vero musulmano sulla terra". Le celebrazioni per il sessantesimo anniversario dalla fondazione dello Stato ebraico sono un memento, dice il capo terrorista, che "la Palestina e la nostra terra e gli israeliani sono invasori e occupanti che devono essere combattuti". La partecipazione dei leader occidentali alle celebrazioni per il sessantesimo, "conferma che l'Occidente spalleggia l'occupazione ebraica della nostra terra". "Gli occidentali combattono con gli israeliani nella stessa trincea contro di noi" ha aggiunto Bin Laden, quindi ha fatto riferimento all'Unifil precisando che "ciò è dimostrato dal fatto che hanno inviato truppe operative nel sud del Libano in difesa degli ebrei". Se una novità c'è in quest'ennesima sortita di Bin Laden è che, mentre nei suoi primi messaggi concentrava i suoi strali sulla necessità di "cacciare gli infedeli" dal suolo islamico, segnatamente le truppe americane dall'Arabia saudita, adesso pone la sua enfasi sul conflitto israelo-palestinese, un argomento quasi rituale della propaganda araba verso il quale l'opinione pubblica mediorientale resta sensibile. Insomma, un tentativo di captare appoggi e benevolenza dalle masse. Non va dimenticato, tuttavia, che l'Arabia saudita resta la terra nella quale Bin Laden è nato e cresciuto ancorché la sua famiglia abbia radici yemenite. Lì, nella sua terra, Bin Laden avrebbe voluto portare innanzitutto la sua rivoluzione ispirata alla più drastica concezione della guerra santa (Jihad) e poco importa che a farne le spese sarebbe stata quella stessa corona cui il capo di Al Qaeda doveva le sue fortune economiche. S'è ritrovato, invece, bandito dalla sua terra e condannato a morte senza appello. Ma, soprattutto, Riad ha continuato a mantenere con gli Stati Uniti un rapporto privilegiato. Gli ultimi sviluppi politici nella regione hanno, se possibile, ulteriormente avvicinato Riad a Washington. Oggi non è fantapolitica immaginare la scena mediorientale divisa tra due grandi blocchi antagonisti, uno dominato dal regime degli Ayatollah, l'altro dal regno di Abdallah, l'Islam radicale contro gli arabi alleati dell'Occidente. Si spiega anche così la richiesta avanzata nei mesi scorsi da Riad di ottenere dagli Stati Uniti armamenti per miliardi di dollari, mentre con sempre meno cautela circolavano voci di un interesse saudita a sviluppare un programma nucleare a scopi pacifici. Qualcuno, in seno al congresso americano, ha sollevato obiezioni visto anche l'intransigenza degli interlocutori, primi produttori di petrolio al mondo, a mantenere alto il prezzo del barile. Ma alla fine Bush ha ceduto alle richieste saudite apparentemente senza contropartite.

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"iran, attacco usa entro l'anno" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Su Haaretz "Iran, attacco Usa entro l'anno" GERUSALEMME - "Gli Stati Uniti potrebbero condurre un'azione contro il regime iraniano entro quest'anno". è quanto riferiscono fonti del governo israeliano vicine all'ufficio del primo ministro Ehud Olmert. Tale possibilità, secondo Haaretz, sarebbe stata discussa nei colloqui riservati tra il premier israeliano e il presidente americano George Bush durante la sua visita di questi giorni in Israele. I funzionari israeliani riferiscono che Bush vuole affrontare la questione iraniana "alla radice, per estirpare non solo la minaccia nucleare di Teheran, ma anche l'influenza negativa nell'aiuto a gruppi militanti come Hezbollah e Hamas". Nel suo discorso di ieri davanti ai deputati della Knesset, Bush aveva detto che "permettere al principale sponsor del terrorismo di possedere un'arma nucleare sarebbe un imperdonabile tradimento per le generazioni future".

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La russa tra i soldati in missione "in afghanistan regole più flessibili" - francesca caferri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il neoministro della Difesa in visita alla base di Tibnin: "Bin Laden ci accusa? Anche Israele, ma del contrario" La Russa tra i soldati in missione "In Afghanistan regole più flessibili" "L'ok del governo a interventi fuori dalle competenze deve essere dato in pochi minuti" Dichiarazioni a tutto campo: dalla sicurezza alla "vittoria certa" dell'Inter FRANCESCA CAFERRI DAL NOSTRO INVIATO TIBNIN - Maggiore flessibilità in Afghanistan, nessuna modifica delle regole di ingaggio in Libano, dettagli sul piano sicurezza che il governo sta studiando a Roma e, perché no, la speranza, per non dire certezza, che domani l'Inter vincerà il campionato italiano. è un Ignazio La Russa a tutto campo quello che ieri è arrivato in Libano per la sua prima missione all'estero in veste di ministro della Difesa del governo Berlusconi. Jeans, giacca mimetica, distintivo dell'Unifil sul braccio e fazzoletto blu al collo, La Russa ha salutato i militari italiani in missione nel paese nella base di Tibnin, quartier generale della zona sotto comando italiano. "Sono emozionato per essere qui tra voi - ha detto - e ammetto che mi capita raramente". Un breve discorso alle truppe per ringraziarle del lavoro svolto, un incontro con i comandanti della missione - il generale Graziano per il comando generale Unifil, il generale Ruggiero per quello nazionale - poi La Russa si ferma a discutere con i giornalisti dei teatri caldi in cui i militari italiani si trovano impegnati: in cima alla lista delle domande quella relativa al nuovo discorso audio di Osama Bin Laden, che ieri ha accusato la missione Onu di essere di fatto al servizio di Israele. "Se così fosse - ha detto il neo ministro della Difesa - da Israele non sarebbero arrivate accuse ad Unifil di non fare abbastanza per fermare il presunto riarmo di Hezbollah", taglia corto. Poi un riferimento all'Afghanistan: "Alcuni giornali hanno scritto che io ho detto che siamo pronti alla guerra. Questo non è vero. è una missione di pace, in cui la priorità è la ricostruzione del paese, nel rispetto di quello che dice la Costituzione". La Russa si dice piuttosto favorevole a un impegno "più flessibile" dei militari schierati sul campo: "Oggi - spiega - i nostri soldati non possono essere impiegati fuori dalla loro area di competenza se non in casi particolari e dopo l'autorizzazione del governo, che deve avvenire entro 72 ore dalla richiesta del comandante della missione. Ecco, noi non diciamo di eliminare il sì del governo, ma che questo avvenga però in tempi rapidissimi, magari in pochi minuti o comunque il tempo minimo necessario per valutare la situazione". Infine il capitolo più ampio, quello che riguarda il Libano: "Ho scelto di venire qui non solo per la preoccupazione dei giorni scorsi, ma anche per dimostrare che, come mi hanno detto i comandanti sul campo, in questa zona non c'è nessun accresciuto pericolo: i nostri soldati stanno svolgendo i loro compiti come facevano nelle settimane passate. E stanno dimostrando che sono in grado di svolgere al meglio qualunque missione sia loro affidata dalle organizzazioni internazionali". Per quanto riguarda le regole di ingaggio, La Russa ribadisce i concetti già espressi nell'intervista a Repubblica dei giorni scorsi: "Non tocca a noi cambiarle. E comunque mi sembra che siano adeguate agli obiettivi che la missione si pone. La discussione su questo tema in questo momento mi sembra inutile e forse anche dannosa, perché aumenta la tensione nei confronti del contingente, che sta facendo un ottimo lavoro". Discorso chiuso dunque. Tutto aperto invece quello per lo scudetto, ma anche su questo il ministro sembra avere pochi dubbi. "Vinceremo noi, vedrete", dice fiducioso mentre posa fra i soldati tifosi dell'Inter indossando la maglia neroazzurra che i militari gli hanno regalato.

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La strage di gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La stampa asservita La strage di Gaza Il petrolio iracheno Israele continua con la strage di Gaza e un embargo che fa morire di fame un milione e mezzo di persone I media hanno un ruolo importante nel falsificare la realtà e nel creare un'opinione pubblica sottomessa I politici occidentali opprimono gli altri con l'occupazione e la rapina dei loro beni, come Bush e Blair in Iraq.

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Windsurf festival è l'ora di khaled - gigi razete (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVII - Palermo La star algerina canta a Mondello Windsurf festival è l'ora di Khaled Il re del rÄi salirà sul palco allestito in spiaggia dopo l'israeliano Sagi Rei e gli Apple Scruffs GIGI RAZETE Gran chiusura nel segno dei suoni mediterranei per lo "Show music" che ha animato le giornate mondellane del World festival on the beach. Stasera, dopo il "riscaldamento" musicale proposto a partire dalle 21,30 da Mauriziotto e Francesco Faggella, sul palco sulla spiaggia di Valdesi saliranno dapprima i palermitani Apple Scruffs, reduci dal successo a Liverpool, e l'israeliano Sagi Rei, fautore di un linguaggio che stempera le proprie radici in suoni occidentali smaccatamente pop e dance, e poi, come evento clou, il celebre cantante algerino Khaled, protagonista di rilievo della world music più intensa e indiscusso re del raÏ, la nuova musica maghrebina nata dalla fusione di funk, reggae, pop e musica araba. Khaled ha il merito di avere trasformato il raÏ da genere locale in tendenza internazionale attraverso il successo planetario che negli anni Novanta hanno avuto album come "Didi" e "N'Ssi N'Ssi" (alcuni dei brani di quest'ultimo disco, composti per il film "Un, due, tre stella!" di Bertrand Blier, con Mastroianni, gli hanno valso l'Osella d'oro per la musica alla Mostra del cinema di Venezia). Nato 48 anni fa ad Orano, Khaled ha assimilato e fuso assieme tanto i suoni della propria terra quanto quelli di Elvis Presley, James Brown e Bob Marley. Operazione di sintesi culturale che, nonostante il favore popolare, gli ha attirato addosso per lungo tempo l'avversione dei fondamentalisti islamici, tanto da costringerlo, a metà degli anni Ottanta, a trasferirsi in Francia. Di Khaled è stato da poco pubblicato un "Best of". In programma anche Rosario Croce che canterà "Il modo giusto".

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L'arte al tempo dei no-global - stella cervasio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVII - Napoli Diciassette protagonisti in collettiva e una mostra con alcuni archivi storici della città L'arte al tempo dei no-global Installazioni interattive curate da Julia Draganovic e in parallelo video e documenti secondo Marina Vergiani STELLA CERVASIO Andate al Pan e giocatevi la vostra chance no-global nel mondo della "Impresa dell'arte". Potete scegliere di esprimere un desiderio e lanciare un centesimo nel contenitore del Pan come prescrive il progetto "Centesimo avanzato" della tedesca Susanne Bosch - sperando che come in Germania si raccolgano per impieghi benefici anche qui tonnellate di monete spesso buttate via. Ma potete anche accarezzare l'utopia di "Un alveare in città" come quello che a Francoforte il gruppo di artisti Finger ha regalato ai cittadini sbalorditi: a Palazzo Roccella un balcone resta perennemente aperto nella speranza di "catturare" qualcuna delle ormai rare api Maia di città. Nella caleidoscopica collettiva - come sempre rigorosamente rispettosa del tema prescelto - a cura di Julia Draganovic, direttore artistico del Pan (via dei Mille, 60, fino al 30 giugno, tutti i giorni tranne il martedì, 9.30-19.30; festivi 9.30-14, ingresso 5 euro), il "convitato di pietra" è Duchamp. Quindi c'è un'altra possibilità: partecipare a una surreale asta per ritrovarsi proprietari di un aglio, pagato in banconote da "milleaglio" ricevute all'ingresso. è "Agliomania" (Biennale Venezia 2003) dell'artista di Taiwan Shu Lea Cheang, un'altra utopia critica che ha a che fare con il mercato dell'arte, a cui si rapporta secondo le riflessioni di Joseph Beuys. Il rapporto tra arte e economia è indagato nelle opere di Yevgeniy Fiks, che ha tentato di regalare una copia di "Imperialismo, fase suprema del capitalismo" di Lenin alle multinazionali, vedendosi arrivare lettere di risposta (esposte in mostra) di ogni tenore. Bellina la replica di Disney: "Non accettiamo proposte creative che non abbiamo commissionato". Nel lavoro di Eva e Franco Mattes aka 0100101110101101.org si vede come i due nel 2003 occuparono la Karlplatz di Vienna in nome del marchio Nike. Nel suo video l'israeliano Guy Ben-Ner finge di vivere nelle "stanze" dell'Ikea con la famiglia, tentando l'impresa di spiegare ai figli il senso della proprietà privata fra cartellini dei prezzi e sguardi indagatori di possibili acquirenti. Le foto su "Il Capitale illustrato" sono state raccolte dal francese Jean-Baptiste Ganne nei luoghi della società spettacolo preconizzata da Guy Debord. Sono dodici anni che Felix Gonzalez-Torres è morto, ma la forza delle sue installazioni sembra aver congelato la storia: blu le caramelle, questa volta alla menta, di "Untitled (Revenge)" del 1991, con le quali l'artista cubano era solito "comporre" tutt'altro che casuali tappeti e che sta al pubblico distruggere mangiandole. La fondazione dell'artista ancora oggi prescrive il peso ideale dell'installazione, il colore dell'incarto, finanche la casa produttrice. Di sponsorizzazioni si occupa Christian Jankowski, di azioni da hacker Alessandro Ludovico, Ubermogen.com, Paolo Cirio; come Ganne, Sarah Morris sottolinea la realtà del capitalismo; Danica Phelps indaga quasi maniacalmente i meccanismi del rapporto artista-opera. E ancora, Santiago Sierra, Tadej Pogacar, Steven Cohen, Claude Closky e l'unica napoletana, Roxy in the Box, si autoriprende in una ironica performance tra pop e amarezza sull'identità decretata dal mercato fra l'artista e l'opera. In parallelo, importante per Napoli, "Il bene comune - Pan Screening 2008", la mostra in cui il curatore capo del Centro di documentazione Marina Vergiani espone carte d'archivio acquisite: in luce Trisorio, Puntillo, Marianna Troise, Emeroteca Tucci, Martone, Amelio e altri.

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"qua l'avambraccio, siamo legionari" - ernesto ferrara (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Firenze In via Maruffi, nel covo delle pettorine gialle: sedici anni, buoni studi, fissati con il mito di Sparta "Qua l'avambraccio, siamo legionari" ERNESTO FERRARA Il covo delle giovani ronde di An è in via Maruffi, proprio dietro la Questura. Due piani, il manifesto col Duce alle pareti, sulla stele nera i nomi scritti in gesso dei morti ammazzati del Msi negli anni del terrorismo. Sulla porta c'è Marco, 25 anni e un cavaliere medievale tatuato sul bicipite sinistro. Non stringe la mano, ti afferra l'avambraccio: "Come facevano i legionari romani: la mano può scivolare". Ama le prese solide, le cose che danno sicurezza. Come gli amici, come le amiche. Quindici, sedici, vent'anni. Guardano dritto negli occhi. Al Casaggì, questo centro sociale di destra, ci passano 3-4 ore, il pomeriggio. Ci studiano pure. O guardano la tv. Parlano, litigano. Non hanno voglia di menar le mani: ma non vedono l'ora di indossare una pettorina e andare in giro a sorvegliare la città. Il padre di Marco vota Veltroni, lui invece stima il coraggio di Fini. Si è iscritto da alcuni anni ad Azione Giovani, movimento giovanile di Alleanza Nazionale, è uno dei 900 tesserati fiorentini. "E' la prima volta che vediamo giornalisti entrare: in genere vengono solo quando ci rompono i vetri o ci bruciano l'ingresso" ride mentre tocca ferro. Al pianterreno ci sono i giovani, al primo le stanze del partito. "L'abbiamo rimesso in piedi noi, il partito da Roma ci paga solo l'affitto", spiegano in coro. Ci sono molte ragazze. Daunia ha 16 anni, terzo anno dello scientifico vicino Porta Romana, ha paura ad uscire di sera: "Gli zingari non mi piacciono, mi impauriscono. Come i molestatori di donne". Vorrebbe una città più sicura: "Per questo scenderò in strada". Licia, 19, studia al linguistico: "Non andremo da sole: ci saranno i ragazzi con noi". Guardano la tv sui divanetti, non gli piace l'ambiente delle discoteche: "Lo Yab è roba da fighetti, da giovani di Forza Italia", osserva Francesco Torselli, 32 anni, il segretario provinciale. Uno che ha deluso il nonno partigiano e i genitori democristiani votando An, uno che ride quando gli chiedi se un giovane di destra ce l'ha con gli ebrei o i rom: "Signori, qui non ce l'abbiamo con nessuno, semplicemente vengono prima gli italiani che non arrivano alla fine del mese. Viene prima il diritto alla casa, prima il mutuo sociale. Noi facciamo, proponiamo: i giovani di sinistra che fanno?". Azione studentesca è il primo gruppo politico nella consulta provinciale, l'organo di rappresentanza delle scuole superiori: 18 delegati contro i 15 dei collettivi di sinistra. "Per me l'ebbrezza è il coraggio, mica farsi le canne", spiega Matteo, 18 anni. "300" di Frank Miller è il loro film-cult, racconta la storia dei pochi spartani guidati da Leonida che resistettero alle Termopoli all'esercito senza fine dei persiani di Serse. L'eroina delle ragazze è "Juno", l'adolescente col pancione che sceglie di tenersi il bambino nel film di Jason Reitman: "Mai preso la pillola del giorno dopo, sono per la famiglia e contro l'aborto", ripete Valentina, 24 anni, una che adora il neo ministro Giorgia Meloni. "Sono ipocriti quelli che dicono che gli zingari non gli fanno paura", dice Claudia, 19 anni. "Ma non attaccheremo i campi rom, ci teniamo alla pelle", promette Torselli. Alle pareti spadroneggia il Duce, c'è tutta la storia del Fronte giovanile, anche una kefiah: "Teniamo alla causa della Palestina, all'autodeterminazione dei popoli". Nicola Nascosti, il coordinatore provinciale dei "grandi" di An, è con loro: "Visto? Mica sono estremisti. Non sono più temibili le sentinelle senza nome di Cioni?". Ma Forza Italia ha detto no: "E noi andiamo avanti, non siamo mica filo-renziani come Toccafondi".

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Il padre di pistoletto e il colore di halley - olga gambari (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XXI - Torino Il padre di Pistoletto e il colore di Halley OLGA GAMBARI Giorgio Persano presenta una personale di Michelangelo Pistoletto intitolata "Ettore e Michelangelo i coetanei", di cui l'artista scrive: "Nel 1973 Gian Enzo Sperone presentava nella sua galleria torinese la mostra "Padre e figlio". Il padre era il mio e il figlio ero io. Per quella mostra egli aveva dipinto alcune nature morte dedicate ai miei quadri specchianti. Adesso Giorgio Persano ospita "Ettore e Michelangelo i coetanei". Mio padre è mancato ma è tornato nella mia arte. Nella mostra le mie opere riprendono e rispecchiano le opere del mio genitore fatte per rispecchiare le mie ed esserne rispecchiate". MICHELANGELO PISTOLETTO - Giorgio Persano, piazza Vittorio 9, fino al 26 luglio. Info 011/835527, www.giorgiopersano.com Che legame c'è tra l'opera e il suo progetto, tra la forma definitiva che il lavoro assume e tutti i disegni preparatori? Su questa idea, Peter Halley ha impostato la mostra "Works for projects", che si inaugura il 22 maggio a Torino, tra la galleria InArco dalle 18 alle 21 e la Banca Bsi tra le 16 e le 19, che ospita suoi interventi di wall painting. In mostra tre dipinti e una ventina di opere su carta, studi e progetti preparatori di lavori su tela di più ampie dimensioni. WORKS FOR PROJECTS di Peter Halley - Galleria InArco, piazza Vittorio Veneto, e Banca Bsi, via Maria Vittoria 6, fino al 12 luglio. Info 011/8122927, www.in-arco.com Sabato alle 18.30 si inaugura la seconda puntata di "I linguaggi del Mediterraneo", a cura di Elena Privitera, Marco Filippa e Federica Tammarazio, da En Plein Air a Pinerolo. Un'esposizione in tre parti sul tema del "colore non-colore" della società attuale: multietnica e proiettata verso un futuro che prospetta una nuova interpretazione del bacino mediterraneo. Partecipano artisti da Italia, Francia, Spagna, Israele, Macedonia, Congo, Senegal, Danimarca, Marocco, Russia, che sono: Rikke Hostrup, Andrea Chidichimo, Simone Pellegrini, Laurence Ursulet, Marialuisa Tadei, Aghim Muka, Daniel Kambere, Ibrahima Diaw, Robert Gligorov, Yael Plat, Lorenzo Griotti, Giorgio Ramella. la serata è dedicata a due artisti scomparsi prematuramente, Luca Bernardelli e Pippa Bacca I LINGUAGGI DEL MEDITERRANEO - Galleria En Plein Air, stradale Baudenasca 118, Pinerolo, fino al 31 agosto. Info 0121/340253, www.epa.it.

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Obama attacca Bush sull'Iran e Hamas La politica estera diventa scontro elettorale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE La polemica Il senatore nero: "I repubblicani cercano di spaventarci. Non funzionerà" Obama attacca Bush sull'Iran e Hamas La politica estera diventa scontro elettorale Accuse a McCain: "Un ipocrita. Due anni fa era favorevole al dialogo" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - Saranno i rapporti con l'Iran e Hamas il tema più esplosivo e lacerante della campagna presidenziale negli Stati Uniti. Innescano una polemica destinata a durare e tracciano le linee dello scontro le dichiarazioni di George Bush davanti al Parlamento israeliano, dove ha accusato Barack Obama e i leader democratici di voler negoziare con i terroristi, paragonandoli a Neville Chamberlain, il premier britannico che nel 1938 cercò inutilmente di ammansire Hitler. "è esattamente il tipo di attacco disonesto e brutale che ha diviso il Paese e ci aliena dal resto del mondo", ha risposto ieri Obama, sfidando Bush e il candidato repubblicano John McCain, che aveva approvato le parole del presidente, a un confronto sulla politica estera. Con la nomination democratica ormai in tasca e frotte di superdelegati che scelgono di schierarsi con lui, il senatore dell'Illinois si è detto "certo di vincere questo dibattito" perché ci sono molte domande cui Bush e McCain devono rispondere: "Come mai l'Iran sia il maggior beneficiario strategico dell'invasione dell'Iraq, costata 600 miliardi di dollari. Come mai Hamas ora controlla Gaza, a causa delle elezioni volute a ogni costo da questa amministrazione. Come mai Osama bin Laden sia ancora libero". In un'anteprima della sua strategia, Barack ha legato con filo doppio Bush e McCain: "Mentono. Vogliono spaventarvi perché non potrebbero mai aver ragione nella sostanza. Ma non funzionerà più. Non questa volta". Confermando di voler avviare un negoziato diretto con Teheran sul programma nucleare, Obama ha nuovamente ripetuto di opporsi a ogni tipo di contatto con Hamas. Ed ha accusato McCain di "ipocrisia pura" su questo tema. Proprio ieri infatti, l'ex numero due del dipartimento di Stato nell'amministrazione Clinton, James Rubin, ha ricordato che due anni fa, intervistandolo per Sky News dopo la vittoria elettorale di Hamas a Gaza, McCain si era detto favorevole al dialogo: "Sono il governo e prima o poi dovremo avere a che farci, in un modo o nell'altro - aveva risposto il senatore repubblicano -. Capisco che l'amministrazione nutra antipatia verso Hamas, perché teorizza e pratica la violenza. Ma c'è una nuova realtà in Medio Oriente. La gente vuole sicurezza, una vita decente, democrazia e il Fatah non gliel'ha data". Con un certo imbarazzo, mentre il video dell'intervista impazzava su tutti i network, McCain si è dovuto difendere. Ha detto che "non negozierà mai con organizzazioni terroristiche " e che Hamas "dovrebbe prima ripudiare il terrorismo e il suo proposito di distruggere Israele". Poi ha definito Obama, "ingenuo e privo di esperienza" per l'intenzione di volersi sedere a un tavolo con il presidente iraniano Ahmadinejad. Ma come hanno ricordato giovedì sera i leader democratici, da John Kerry a Joseph Biden, che ha anche liquidato come "stronzate " le dichiarazioni di Bush, gli Usa stanno già dialogando direttamente con Teheran, quanto meno a proposito della sicurezza in Iraq, tre round negoziali negli ultimi 12 mesi. Più importante è che mercoledì il ministro della Difesa, Robert Gates, abbia detto al Washington Post che "occorre trovare una leva negoziale e poi sedersi e parlare con l'Iran". In conferenza stampa, Obama ha anche indicato gli esempi del passato, Kennedy, Nixon, Reagan, presidenti che trattarono direttamente col nemico: "Abbiamo una tradizione bipartisan per questo tipo di diplomazia", ha detto Barack. Nonostante la Casa Bianca abbia cercato di smorzare la querelle, negando che Bush si riferisse a Obama, tantomeno che volesse offenderlo, è chiaro che l'uscita del presidente prefiguri il ruolo che intende giocare da qui a novembre: Bush aiuterà McCain, soprattutto perché considera l'elezione come un referendum sulla sua presidenza. Ma per il senatore dell'Arizona, l'abbraccio potrebbe essere soffocante. Paolo Valentino IL COMMENTO di Zalmay Khalilzad nelle Opinioni Verso la meta Barack Obama, 46 anni: salvo imprevisti si avvia a conquistare la nomination democratica. Tornano le voci su una possibile accoppiata con la rivale Hillary Clinton "Vorrei chiedere a Bush come mai l'Iran sia il maggior beneficiario strategico della guerra in Iraq" "Il mio avversario repubblicano? Ipocrisia pura. Due anni fa era disponibile a parlare con Hamas".

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Gaza: razzo su Ashkelon Bimbi feriti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 14 categoria: BREVI Gaza: razzo su Ashkelon Bimbi feriti "Israele non può più tollerare la presenza a Gaza di un regime islamico estremista". Così il vicepremier israeliano Ramon all'indomani dell'ennesima fiammata di violenze fra Hamas e Israele. Giovedì sera un razzo katiuscia sparato dal nord della Striscia di Gaza ha colpito un centro commerciale nella città israeliana di Ashkelon. L'ordigno ha perforato il tetto esplodendo all'interno di un ambulatorio ginecologico con diverse madri e figli. Oltre 20 i feriti, tre in condizioni molto gravi. Colpiti anche tre bambini piccoli.

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Ban Ki-moon e la <nakba>, Gerusalemme contro l'Onu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Il caso Ban Ki-moon e la "nakba", Gerusalemme contro l'Onu GERUSALEMME - Forte irritazione a Gerusalemme per la gaffe del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon che ieri, secondo quanto aveva riferito la sua portavoce Michelle Montas, aveva telefonato al presidente palestinese Abu Mazen per riaffermare il sostegno dell'organizzazione al suo popolo in occasione della ricorrenza della Nakba cioè la "catastrofe", il termine utilizzato dagli arabi per ricordare la nascita di Israele nel 1948. L'uso di tale termine è contestato dalle autorità israeliane, che hanno chiesto ai vertici dell'Onu di "eliminarlo dal proprio lessico".

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Osama minaccia l'Unifil: <Protegge Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Messaggio sul web Bin Laden sceglie l'anniversario della fondazione dello Stato ebraico per incitare i musulmani contro i soldati Onu Osama minaccia l'Unifil: "Protegge Israele" Appello alla "guerra santa per liberare la Palestina". La Cia: "L'audio è autentico" Lo sceicco del terrore, nel suo terzo intervento di quest'anno: "La questione palestinese tra le cause dell'11 settembre" WASHINGTON - Osama riscalda i cuori dei suoi seguaci con il fuoco sempre vivo della Palestina. E lo fa inserendosi nell'anniversario della fondazione di Israele sapendo di cogliere gli umori e le sensibilità dei musulmani. Con il terzo messaggio audio del 2008 diffuso su Internet, Bin Laden - la Cia ritiene che la voce sia sua - torna a "sparare" sullo stato ebraico e sulle potenze occidentali che ne hanno favorito la nascita, denuncia la presenza dei capi di Stato a Gerusalemme, definisce bugiarda la stampa internazionale perché "complice" dell'occupazione. E, soprattutto, promette di "continuare la battaglia contro gli israeliani e i loro alleati. La Jihad è un dovere". La "questione palestinese - afferma la presunta voce del capo qaedista - è una delle cause che hanno spinto i 19 uomini liberi a colpire gli ebrei e i loro alleati. è da qui che sono venuti i fatti dell'11 settembre". Dedicando alla Palestina il clamoroso attacco all'America, Osama vuole ribadire la centralità della crisi a Gaza rispetto alle altre. Un messaggio ripetuto in modo ossessivo in questi mesi sia da Bin Laden che dal vero ideologo del movimento, Ayman Al Zawahiri. Non meno importante è il nuovo riferimento ai caschi blu Onu schierati in Libano sud, un contingente del quale fanno parte anche duemila soldati italiani ed è guidato in questo periodo dal generale Graziano. Bin Laden ribadisce la teoria che le forze di pace rappresentano in realtà uno scudo per proteggere Israele dagli attacchi dei mujahedin. Una visione che ha spinto Al Qaeda a criticare, negli scorsi mesi, persino gli Hezbollah sciiti. Per i vertici jihadisti i guerriglieri libanesi sono parte del complotto e la loro azione contro gli israeliani ha favorito l'arrivo delle truppe Onu. Il crescendo sulla Palestina e il Libano è seguito con attenzione dai servizi di sicurezza. Le sortite di Bin Laden spesso sono rimaste confinate nella sfera della propaganda e la frequenza dei messaggi ha tolto drammaticità. Rispetto ad una volta Al Qaeda parla tanto, forse troppo. Ormai ci si è abituati ai comizi via Internet e solo i video di Osama hanno un impatto maggiore. In ogni caso il braccio mediatico qaedista non si va sfuggire l'occasione per essere presente sulla scena e rispondere alla promessa fatta da John McCain agli americani: prenderemo o uccideremo Bin Laden. Detto ciò gli 007 temono che prima o poi qualcuno raccolga il segnale di Osama. A Gerusalemme sono sicuri che Al Qaeda sia alla ricerca di rilancio con un attacco spettacolare contro un obiettivo israeliano. Le intelligence occidentali, a loro volta, guardano con inquietudine al ginepraio libanese. Il contingente è già stato attaccato da presunte formazioni qaediste ed esistono- purtroppo - le condizioni che favoriscono manovre clandestine. Il colpo di mano degli Hezbollah ai danni dei sunniti libanesi potrebbe essere usato come "pretesto " aggiuntivo per giustificare un attentato. Guido Olimpio In video L'immagine che ha accompagnato il nuovo audio di Bin Laden sul web. Riporta il logo della casa di produzione as-Sahab \\ Continueremo la battaglia contro gli ebrei e i loro alleati.

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La Russa tra i soldati italiani <Con voi Libano più sicuro> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Viaggio Prima visita del nuovo ministro della Difesa: "Il Sud è tranquillo" La Russa tra i soldati italiani "Con voi Libano più sicuro" "Avanti così, dannoso cambiare regole di ingaggio" Una giornata nella base sulla collina che domina Tibnin. "Capisco le preoccupazioni per il ruolo di Teheran" DAL NOSTRO INVIATO TIBNIN (Libano) - Un "grazie " ai soldati italiani e una rassicurazione per tutti: le condizioni operative per la missione Unifil non sono cambiate, i parametri di sicurezza non sono mutati, sarebbe dunque inutile, e addirittura dannoso, modificare le regole d'ingaggio. Blue jeans un po' scoloriti, giubbotto mimetico su maglietta blu Onu, Ignazio La Russa affronta con passo baldanzoso la sua prima missione all'estero come neo-ministro della Difesa. "Nonostante i recenti fatti bellici a Beirut e nel Nord, il Sud del Libano dove operano gli uomini del contingente italiano resta sicuro. Devo ammettere che negli ultimi giorni ero preoccupato. Ma mi è bastato consultare e poi incontrare i nostri ufficiali, tra cui il comandante in capo della missione Unifil generale Claudio Graziano, per tranquillizzare le mie paure. In questo settore del Paese non è cambiato nulla". Poche battute, una foto di gruppo con la maglietta dell' Inter, e il cambiamento è digerito. Quella che due anni fa era nata come la missione fiore all'occhiello dell'allora neo-governo Prodi viene ora adottata armi e bagagli dal nuovo ministro di Alleanza Nazionale. "Tutti parlano bene di voi. Sono soddisfatti gli israeliani, i libanesi e soprattutto le popolazioni delle regioni dove operate". La base sulla collina che domina Tibnin è stata pulita a festa. L'altra notte ha piovuto, il cielo è azzurro terso, anche la ricostruzione dei villaggi libanesi devastati dalle bombe israeliane e pagata dall'Iran (via Hezbollah) e dal Qatar qui ha fatto miracoli per riparare i danni della guerra del 2006. Un gruppetto di sminatori Onu poco più a valle si nota appena tra gli uliveti. Anche le notizie politiche sembrano rassicurare: in queste ore si riuniscono a Doha, Qatar, tutti i leader politici libanesi intenzionati a trovare un accordo per superare la crisi e nominare finalmente nuovo presidente dello Stato quello stesso generale Michel Suleiman che in questi giorni nella veste di comandante in capo ha diretto l'esercito a fare da cuscinetto tra le fazioni. Poco più tardi, nella sala mensa dove regolarmente si reca parte dei quasi 3.000 militari italiani (il contingente più folto dei circa 13.500 uomini di Unifil), La Russa ammette che in effetti qualche cosa degli equilibri interni libanesi è mutato dopo gli scontri che in pochi giorni hanno causato oltre 80 morti e determinato una presenza molto più aggressiva di Hezbollah nella regione di Beirut. "Posso capire le preoccupazioni israeliane per cui l'Iran oggi si fa più pressante da nord. Ma voglio aggiungere che questa regione grazie alla nostra presenza è la più calma e sicura del Libano ", commenta, senza lasciarsi sfuggire l'occasione di una battuta sugli "sconfinamenti aerei israeliani nei cieli del Libano ", che tuttavia definisce "infrazioni che non fanno male ". E quasi risponde con un'alzata di spalle a Osama Ben Laden, che accusa Unifil di proteggere Israele. Lorenzo Cremonesi Schierati Ignazio La Russa passa in rassegna un picchetto di soldati italiani alla base Onu Passaggi di BEPPE SEVERGNINI L a Russa visita i militari in Libano. Fosse la Sharapova, i ragazzi sarebbero più contenti. www.corriere.it/italians.

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<I caschi blu sono turisti imbelli: Hezbollah si riarma e non fanno niente> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Lo Sceicco Sayed Ali Alamim "I caschi blu sono turisti imbelli: Hezbollah si riarma e non fanno niente" DAL NOSTRO INVIATO TIRO - "Altro che missione di pace! Ve lo dico io cosa sono i soldati Unifil nel sud del Libano: turisti, semplici, imbelli e ignari turisti". Lo Sceicco Sayed Ali Alamim, massima autorità religiosa sciita del Libano del Sud, ha criticato le operazioni militari di Hezbollah contro Israele che condussero alla guerra nel 2006. Da allora la sua vita è in pericolo. Venerdì alcuni miliziani sciiti di Amal (legati ad Hezbollah) l'hanno costretto a rifugiarsi a Beirut. Trova che l'Unifil dovrebbe fare di più per garantire la libertà? "Dovrebbe aiutare l'esercito libanese a garantire la democrazia. Ma è una pura chimera. I fatti degli ultimi giorni hanno ancor più rafforzato Hezbollah. Lo sanno tutti che l'esercito nazionale è troppo debole per fronteggiarlo. E l'Unifil fa finta di non vedere. Davanti alle sue basi, l'Hezbollah ha costruito il proprio sistema di telefonia via cavo e si riarma. Possibile che non facciano nulla per bloccarlo o denunciarlo?". Perché lei è l'unico a farlo? "C'è una maggioranza silenziosa che la pensa come me. Ma impera la paura. Io sono stato buttato fuori casa con la forza, a mio figlio Hassan hanno puntato la pistola alla tempia. Ma non mi arrendo. Appena posso torno a Tiro". L. Cr. Sciita Lo sceicco Sayed Ali Alamim.

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Un mare d'acqua dolce - maurizio ricci (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Le risorse idriche in declino alimentano il boom dei dissalatori In dieci anni raddoppieranno. Ma è allarme per costi e ambiente Un mare d'acqua dolce Spagna, Israele e i Paesi arabi sono tra i più impegnati nella lotta per la desalinizzazione Già oggi più di un miliardo di persone non dispone di acqua a sufficienza MAURIZIO RICCI "Acqua, acqua dovunque e non una goccia da bere", fa gridare Samuel Coleridge al suo Vecchio Marinaio nella "Ballata" di due secoli fa. Presto, il Marinaio potrebbe non essere più solo a guardare disperato una inutile distesa di acqua salata. Meno dell'1 per cento dell'acqua del pianeta è dolce, e sta finendo in fretta: già un miliardo di persone, oggi, non ha abbastanza acqua e, fra il 2030 e il 2050, saranno molte di più. Ecco perché l'idea di produrre su scala industriale acqua potabile, togliendo il sale dal mare, sta conoscendo un boom, con dissalatori che spuntano come funghi dalla Cina al Golfo Persico, a Israele, alla Spagna, alla Florida. Il boom è talmente rapido da scavalcare anche previsioni recenti. Cina e India avrebbero dovuto dissalare, complessivamente, 650 mila metri cubi d'acqua al giorno nel 2015. Ma la sola Cina, dove l'acqua è già un'emergenza, ha annunciato progetti per trattare un milione di metri cubi d'acqua fin dal 2010, con l'obiettivo di arrivare a 3 milioni di metri cubi nel 2020. è la risposta all'appello del Vecchio Marinaio? Purtroppo, le cose sono un po' più complicate. Come sempre, in questa odissea ecologica di inizio millennio, la coperta è corta: per avere l'acqua, si rischia di restare senza luce. E di pompare un altro fiume di anidride carbonica a moltiplicare l'effetto serra. Oggi, dicono le industrie del settore, che ormai annoverano alcuni giganti come i francesi di Veolia e di Suez, si producono industrialmente 50 milioni di metri cubi d'acqua dissalata al giorno. Per capirci, metà di quanto consuma quotidianamente una regione sovraffollata come quella di Parigi. In tre anni, la produzione è cresciuta di quasi il 50 per cento. E dovrebbe raddoppiare in meno di dieci anni. In realtà, sono cifre un po' trionfalistiche. Gli esperti del Pacific Institute, che le hanno riviste, hanno visto che comprendono impianti ancora in costruzione, altri mai diventati operativi, altri che hanno chiuso: metà degli impianti americani elencati, di fatto, non sono in esercizio. Ma, anche a ridimensionare le cifre, il boom è innegabile. è un boom, dicono i critici, da paesi ricchi, di petrolio o di soldi, perché un dissalatore costa meno - ma non moltissimo di meno - di una centrale atomica e consuma moltissima energia. L'epicentro del boom è, infatti, sulle coste desertiche del Medio Oriente, ma si sta estendendo ad altre regioni aride, dispose a sopportarne il costo. Per dissalare l'acqua esistono molte tecnologie. C'è anche chi ha pensato a trasportare iceberg (incappucciati di kevlar per ripararli dal sole) vicino ai luoghi di consumo: per strada se ne scioglie solo il 20 per cento. La più diffusa è anche la più antica: il calore. Si fa bollire l'acqua, ad alta pressione per abbassare il punto di bollitura fino a 45 gradi. I sali restano sul fondo e poi si condensa il vapore in acqua dolce. Circa il 60 per cento dell'acqua dolce industriale viene prodotta in questo modo. Il grosso del restante 40 per cento viene prodotto con una tecnologia più moderna, quella dell'osmosi inversa. Semplificando al massimo, l'acqua passa attraverso una membrana, che trattiene sale e impurità. Quale acqua? Quella di mare, prevalentemente: solo il 15 per cento dell'acqua utilizzata oggi negli impianti è acqua salmastra o acqua dolce di scarto riciclata. E questa è una prima ragione della diffidenza degli ecologisti verso il boom in atto: l'acqua di mare viene pompata negli impianti, organismi marini compresi. E quello che viene restituito è, in buona sostanza, sale in quantità crescenti, che mina l'equilibrio del mare davanti alle coste. Ma il punto vero è che, rispetto all'acqua salmastra o all'acqua di scarto, l'acqua di mare è più abbondante e disponibile, ma più costosa da dissalare, semplicemente perché contiene il triplo di sale. E il nodo più difficile, per l'industria della dissalazione, è quello dei costi, compreso quello del consumo di elettricità, che si riflette direttamente sulle emissioni di anidride carbonica. Anche se apparentemente semplice, un dissalatore è un impianto costoso. Quello progettato ad Ashkelon, in Israele, capace di dissalare un miliardo di metri cubi di mare l'anno, costerebbe 2 miliardi di dollari, più o meno la metà di quanto costa un reattore nucleare di nuova costruzione. Per ora, tuttavia, è solo un megaprogetto sulla carta. Il dissalatore già esistente ad Ashkelon, che è il più grande esistente e di acqua ne produce solo 100 milioni l'anno, è comunque costato 250 milioni di dollari. Ma il problema è il consumo di elettricità, che i dissalatori divorano: ci vogliono da 2 a 5 chilowattora per produrre un metro cubo d'acqua. L'impianto di Carboneras, in Spagna, ingoia, da solo, un terzo di tutta l'elettricità consumata nella sua regione, l'Almeria. In un mondo in cui, già oggi, la produzione di elettricità appare appena sufficiente per i consumi abituali, l'entrata in campo dei dissalatori significa l'emergere di un nuovo formidabile competitore per gli usi tradizionali. Inoltre, questo significa che, poiché il 60 per cento dei costi di un dissalatore è dato dall'energia, il costo di produzione dipende dal costo dell'elettricità. Nei dissalatori del Golfo Persico si continua a distillare l'acqua con il metodo termico del vapore, perché si usa il petrolio fornito a basso costo dai governi. Con l'osmosi inversa, i costi si dimezzano, ma sono ancora, dicono negli uffici di Suez, di 40-80 centesimi a metro cubo. Tutto dipende dal combustibile usato, a monte, per produrre l'elettricità. E lo stesso vale per un altro fattore: le emissioni di CO2. Ci sono vari progetti, nel mondo, per far funzionare i dissalatori con l'energia del vento o dei pannelli fotovoltaici. Ma le stesse dimensioni del fabbisogno di elettricità per impianti su grande scala rende oggi questa ipotesi ancora marginale. Restano il petrolio, il nucleare (a cui, infatti, stanno pensando i Paesi del Golfo), il carbone e il gas. E le loro emissioni. Gli esperti hanno calcolato che, a parità di combustibile usato a monte, le emissioni di un impianto a osmosi inversa sono un decimo di quelle di un impianto termico (meno di due chili di anidride carbonica per metro cubo prodotto, contro oltre venti chili). Ma non è la tecnologia del dissalatore l'elemento decisivo. L'impianto di dissalazione in progetto a Sydney è di quelli a osmosi inversa, ma siccome l'elettricità usata viene generata con il carbone, le emissioni legate alla produzione di mezzo milione di metri cubi d'acqua al giorno si tradurrebbero in un milione di tonnellate di CO2 l'anno: "l'equivalente - dice l'Australia Institute - di 220 mila auto in più sulle strade". Insomma, se l'emergenza acqua vi preoccupa, non potete andare a letto tranquilli, pensando che, comunque, ci sono i dissalatori. Per ora, almeno, in attesa di qualche altro salto tecnologico, il costo è troppa anidride carbonica e qualche rischio di dover fare i turni fra il bicchiere d'acqua al rubinetto e il televisore acceso. E prezzi molto alti. Di sicuro, come ha già notato la Fao, per l'agricoltura, che consuma il 70 per cento dell'acqua dolce disponibile. Ma anche a casa. Ognuno di noi ne consuma, in media, 1.500 metri cubi l'anno. Ammesso che, con quei costi di produzione, la si possa avere a 1 euro a metro cubo, significa una bolletta dell'acqua di 1.500 euro a persona. Due secoli dopo, il Vecchio Marinaio potrebbe gridare: "Acqua, acqua dappertutto e neanche una goccia ad un prezzo ragionevole".

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Israele raccontato da Vittorio Dan Segre (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 117 del 2008-05-17 pagina 13 Israele raccontato da Vittorio Dan Segre di Redazione Martedì 20 maggio alle ore 18 alla Sala Facchinetti Della Torre della Società Umanitaria (Via San Barnaba, 48) sarà presentato il nuovo libro di Vittorio Dan Segre Le metamorfosi di Israele (Utet, pagg. 256, euro 15). Insieme all'autore, intervengono Piero Amos Nannini, presidente della Società Umanitaria, Arturo Colombo, professore emerito dell'Università degli Studi di Pavia e Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera. Vittorio Dan Segre, con la chiarezza che contraddistingue la sua analisi, nel suo libro si è soffermato sulle ultime vicende dello Stato israeliano: dal periodo di complessa transizione del dopo Sharon, alle faide scatenatesi tra i palestinesi nelle strade di Gaza al nuovo conflitto in Libano. Nato nel 1922, una vita spesa nella diplomazia, nell'insegnamento universitario e nella scrittura giornalistica, Dan Segre mette in luce l'aspetto più "singolare" di Israele, e cioè di essere l'unico Stato al mondo di cui è stato detto che non ha il diritto di vincere o di perdere le guerre; di cui sono contesi non solo i confini, la capitale e il sistema politico, ma l'esistenza stessa. L'autore esamina la storia di Israele e le potenziali risposte che uno Stato ebraico potrebbe dare alle sfide del "paganesimo" politico e culturale contemporaneo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Daniel barenboim (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura DANIEL BARENBOIM ossiedo un passaporto israeliano dal 1952. Da quando avevo 15 anni viaggio in tutto il mondo come musicista. Ho vissuto a Londra e a Parigi e per anni ho fatto il pendolare tra Chicago e Berlino. Prima di quello israeliano, avevo un passaporto argentino. In seguito ne ho avuto uno spagnolo. Nel 2007 sono diventato il primo israeliano al mondo a poter esibire alla frontiera di Israele anche un passaporto palestinese. In un certo senso, sono la prova vivente del fatto che soltanto una soluzione pragmatica che preveda due Stati (o meglio ancora ? per quanto assurdo possa sembrare ? una federazione di tre Stati, Israele, Palestina e Giordania) potrà assicurare la pace a questa regione.

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Cultura Il periodo che ho trascorso in Israele non è determinante. Si limitò in pratica agli anni tr... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Il periodo che ho trascorso in Israele non è determinante. Si limitò in pratica agli anni tra il 1952 e il 1954, e poi tra il 1956 e i primi anni Sessanta. Quando non frequentavo la scuola, ero in tournée per i concerti a Zurigo, Amsterdam o Bournemouth. L'Europa degli anni Cinquanta era profondamente segnata dalle conseguenze della guerra. Viaggiando tra quei due mondi, trovai particolarmente netto e forte il contrasto tra Europa e Israele. All'epoca Israele era lo Stato più socialista e più idealistico immaginabile. Fu una fortuna che Israele e noi fossimo giovani nello stesso periodo. Nessuno aveva l'impressione di lavorare "per lo Stato", perché non c'era una cosa del genere. Lo Stato nasceva letteralmente sotto i nostri occhi, si alimentava del nostro idealismo, del nostro impegno quotidiano, del nostro lavoro. Vivere in Israele da ebreo non significava più doversi dedicare esclusivamente alle cosiddette libere professioni come nella Diaspora (artista, avvocato, medico, banchiere), ma anche poter diventare agricoltori, agenti di polizia, soldati o, se era il caso, criminali. Stato e patria, patria e Stato divennero tutt'uno. Nel 1966 incontrai a Londra la violoncellista Jacqueline du Pré. Ci sentimmo immediatamente attratti l'uno dall'altra, sia dal punto di vista umano sia musicale, e dopo due o tre mesi decidemmo di sposarci. Senza che io avessi esercitato alcuna pressione, Jacqueline prese da sola la decisione di convertirsi all'ebraismo. Nel giugno 1967 ci sposammo a Gerusalemme, a pochi giorni dalla Guerra dei Sei Giorni. Ben Gurion, che non aveva una grande considerazione per la musica, presenziò alle nostre nozze: rimase molto colpito dal fatto che una ragazza inglese non ebrea potesse identificarsi così fortemente con il nostro Paese. Il 31 maggio, quando ormai la guerra pareva ineluttabile, eravamo andati in Israele con uno degli ultimi aerei passeggeri disponibili. Demmo concerti pressoché ovunque. L'ultimo, il 5 giugno, a Beersheva, una cittadina a metà strada tra Tel Aviv e la frontiera con l'Egitto. Finito il concerto, mentre eravamo diretti a casa vedemmo i primi carri armati venirci incontro. Dopo il 1967 Israele ha interpellato moltissimo gli Stati Uniti, non necessariamente a nostro vantaggio. I tradizionalisti dissero: "Non rinunceremo ai nuovi territori appena conquistati". Gli ebrei molto pii dissero: "Questi non sono territori biblici occupati, ma liberati". E con ciò si suggellò la fine del socialismo in Israele. Da allora il conflitto in Medio Oriente è stato strumentalizzato dalla politica internazionale. Per decenni abbiamo letto titoli sui giornali relativi all'escalation della violenza. Guerre e attentati terroristici si sono susseguiti senza sosta e tutto ciò ha cristallizzato nell'immaginario popolare la situazione. Oggi, con la guerra in Iraq e i difficili rapporti con l'Iran, è raro leggere ancora qualcosa su tutto ciò, il che è perfino peggio. Molti israeliani sognano che un giorno, svegliandosi, non troveranno più i palestinesi. I palestinesi sognano che un giorno, svegliandosi, non troveranno più gli israeliani. Entrambe le controparti non riescono più a distinguere tra sogno e realtà, e questo è l'epicentro psicologico del problema. Dagli anni Sessanta non mi sono più sentito a mio agio in Israele. Naturalmente è la mia patria. I miei genitori vi hanno vissuto e sono entrambi seppelliti a Gerusalemme. Ogni volta che in Israele è scoppiata una guerra, io vi ho suonato: nel 1956, nel 1967, nel 1973. La musica è il mio modo di esprimermi. è la mia "arma". Dopo il Settembre Nero del 1970, disse Golda Meir, chi parla di palestinesi? Siamo noi il popolo palestinese! A quel punto mi si accese una lampadina: era moralmente inaccettabile. è vero: gli ebrei hanno diritto a un loro Stato, e hanno diritto a questo Stato. Questa esigenza si è rafforzata con l'Olocausto e con il senso di colpa degli europei dopo il 1945. Troppo facilmente, tuttavia, si dimentica che esisteva un sionismo moderato, che c'erano persone come Martin Buber che sin dall'inizio dissero che il diritto a uno stato ebraico doveva essere reso accettabile alla popolazione esistente, quella non ebrea. Il sionismo militante, d'altro canto, non ha portato avanti il proprio pensiero. Perfino oggi tutto si regge soltanto su una bugia: che la terra che gli ebrei hanno colonizzato fosse disabitata. Oggi molti israeliani non hanno idea di che cosa voglia dire essere palestinesi, che cosa voglia dire vivere in una città come Nablus, una prigione a cielo aperto per 180.000 persone. Non ci sono ristoranti da quelle parti, né bar né cinema. Che ne è stato dell'intelligenza ebraica? Non parlo nemmeno di giustizia o di amore: perché si continua ad alimentare l'odio nella Striscia di Gaza? Una soluzione militare non approderà mai a un risultato. Due popoli stanno combattendo per un solo territorio. Non importa quanto potrà diventare forte Israele: insicurezza e paura resteranno sempre. Il conflitto sta erodendo lo spirito ebraico, e così si è lasciato che fosse. Volevamo essere padroni di una terra mai appartenuta agli ebrei e vi abbiamo costruito degli insediamenti. I palestinesi l'hanno giustamente intesa come una provocazione imperialistica. La loro resistenza è assolutamente comprensibile, non certo i mezzi che usano per questo fine, non la violenza, non la disumanità gratuita. Ma il loro "No" è comprensibile. Noi israeliani dobbiamo finalmente trovare il coraggio di non reagire a questa violenza e di affermare la nostra storia. I palestinesi non possono aspettarsi che dopo l'Olocausto noi potessimo essere in grado di badare a qualcun altro oltre che a noi stessi. Dovevamo sopravvivere. Adesso che siamo sopravvissuti, dobbiamo entrambi guardare avanti, insieme. Ma non è ancora nato un primo ministro israeliano in grado di farlo. Questa situazione mi fa soffrire. Tutto ciò che io faccio ha in qualche modo a che vedere con questa sofferenza, sia che io diriga Wagner in Israele (e non sono assolutamente stato il primo a farlo) o citi la Costituzione israeliana al Knesset, sia che io fondi la West-Eastern Divan Orchestra con lo scrittore Edward Said, sia che apra una scuola musicale per la prima infanzia a Berlino o ? come avvenuto di recente a Gerusalemme ? esegua un concerto per due sole persone. Faccio ciò che faccio perché mi fa impazzire constatare di quanta ingiustizia noi ebrei ci macchiamo quotidianamente, quanto mettiamo a repentaglio l'esistenza futura di Israele. Da molti anni ormai non vivo più in Israele e sono consapevole della mia prospettiva di "outsider". Talvolta la gente mi chiede: "Chi è un ebreo?". La risposta è la seguente: un ebreo che ha esperienze antisemite a Berlino nel 2008 è molto diverso dall'ebreo che ebbe esperienze antisemite nel 1940. L'ebreo del 1940 fu minacciato, l'ebreo dei nostri tempi può pensare alla sua terra, Israele. Oggi io posso dire: "Ehi, tu, antisemita, impara ad andare d'accordo con me, oppure ce ne andiamo per strade diverse". Questa è una differenza non da poco, esistenziale. Per quanto mi riguarda, sul Medio Oriente sono un pessimista a breve termine, ma un ottimista a lungo termine. O troveremo un modo per convivere, o ci faremo fuori l'un l'altro. Che cosa mi dà speranza? La musica, perché davanti a una sinfonia di Beethoven, al Don Giovanni di Mozart o al Tristano e Isotta di Wagner tutti gli esseri umani sono uguali. Copyright Der Tagesspiegel; www.danielbarenboim.com Traduzione di Anna Bissanti.

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New York, Londra e Nazioni Unite: scatta il risiko degli ambasciatori (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 117 del 2008-05-17 pagina 10 New York, Londra e Nazioni Unite: scatta il risiko degli ambasciatori di Franco Frattini Fibrillazioni e temperatura a mille alla Farnesina, e non solo per il ritorno di Franco Frattini. Entro pochi mesi giungono a scadenza gli incarichi di ambasciatore alle Nazioni Unite, a Londra, Berlino, Parigi e forse anche Washington. Da quest'ultima capitale potrebbe tornare a Roma Castellaneta (nella foto). C'è chi dice per fare il consigliere diplomatico di Berlusconi, ma più probabilmente come capo del Cesis. Dura però la concorrenza di De Gennaro, che ambirebbe anch'egli all'incarico di coordinatore dei servizi segreti. Sicura invece, per via del pensionamento, la sostituzione di Spadafora al Palazzo di vetro. Corrono in tanti, tra cui Guarguaglini, per la prestigiosa poltrona, anche perché l'Italia fa attualmente parte del Consiglio di sicurezza, ma i boatos vogliono in prima fila Terzi, molto apprezzato da Forza Italia ma anche da An (si spese molto per l'invito di Israele a Fini). A Londra, al posto di Argone, potrebbe andare Visconti di Modrone, né è da escludere un riposizionamento a Madrid da dove Frattini potrebbe richiamare con incarico di rilievo Pasquale Terracciano, già capo dell'ufficio stampa nei precedenti esecutivi di centrodestra. Già deciso invece l'avvicendamento a Bruxelles come rappresentanza presso la Ue: a Cangelosi, destinato al Quirinale come esperto diplomatico di Napolitano, seguirà Nelli Feroci. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"questo piano non va l'azienda lo modifichi o saremo in difficoltà" - leandro palestini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La lettera Antonio Di Bella: "La Berlinguer è furibonda, si rinvii la decisione" "Questo piano non va l'azienda lo modifichi o saremo in difficoltà" Mi è arrivata la lettera di Leone due giorni fa. Ne avevamo discusso ma pensavo che si sarebbe atteso l'arrivo del nuovo direttore generale LEANDRO PALESTINI ROMA - Dall'autunno, Serena Dandini prenderà il posto di "Primo Piano", occuperà la seconda serata di RaiTre. La conduttrice è contenta della sfida che l'attende, trapianterà la formula vincente di "Parla con me" nello spazio che era dell'approfondimento giornalistico. Ma non sopporta le polemiche che divampano nel Tg3. Come ha fatto a scalzare "Primo Piano" del Tg3? "Io non ho scalzato nessuno. è da un anno che lavoro a questo progetto, in sinergia con RaiTre che cambia palinsesto, è la Rai che mi ha chiesto di sperimentare un nuovo talkshow. Figuriamoci se sono contro il Tg3: io so che Di Bella ha approvato il piano editoriale". Ma perché proprio lei? C'è chi parla di scelte politiche... "Trovo offensivo il gossip, dire che io faccio questo programma perché lo ha voluto Veltroni. è calunnioso e offensivo parlare di me come dell'ancella della politica. Io lavoro in Rai da vent'anni, dai tempi della "Tv delle ragazze" e di "Avanzi". L'azienda ha ricordato solo che "Parla con me" è la seconda serata più seguita di RaiTre. è da due anni che sperimentiamo con successo delle prime serate. Il pubblico ci martella di mail perché si vada prima di mezzanotte". Come sarà il nuovo talkshow? "Vogliamo sperimentare. Ma certo i telespettatori gradiscono la mia "famiglia" (Vergassola, Celestini, la Banda Osiris), lavorerò con gli autori e il regista di "Parla con me", cercherò di coinvolgere gli amici: da Paola Cortellesi a Neri Marcorè a Corrado Guzzanti. L'ossatura sarà quella del talkshow, con le interviste, ma farò anche una fiction in pillole, coinvolgendo gli attori del cinema italiano. E traslocherò con il mio divano rosso: porta fortuna". Un programma quotidiano è un grosso impegno... "Mi dicono che saranno quattro serate, dal martedì al venerdì. Certo a quell'ora in tv ci sono delle corazzate, sarà dura. Ma dopo 4 anni di "Parla con me" la mia azienda di riferimento deve aver pensato che si poteva sperimentare puntando sul mio gruppo di lavoro. Continuare di domenica notte sarebbe stato sicuramente più facile, ma a me piacciono le sfide".

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Storia e memoria antagonista (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Non convince il doloroso viaggio fra Palestina e Israele della giovane Soraya in "Il sale del mare", esordio alla regia di Annemarie Jacir, per Un certain regard. Alla Semaine presentato l'intenso "Lo straniero in me" di Emily Atef, la difficoltà di essere madre oggi Cristina Piccino Cannes Sul manifesto della Semaine de la critique, che festeggia quarantasette anni, c'è una maschera per respirare, di quelle che si usano per le emergenze in aereo. La vediamo dondolare in primo piano su una fila di poltrone del cinema vuote- Metafora apocalittica, quale sembra ispirare l'edizione in corso, o con meno pessimismo l'idea di un "nuovo soffio"- come recita il sottotitolo della sezione? La carta giocata da Frémaux per il 2008, è il cinema "politico" che detta così oggi suona come "piove sulla Croisette", pure se piove davvero ... Ovvero: che senso ha dire cinema politico quando la rappresentazione che viene proposta della realtà, e la sua messinscena, vive unicamente del soggetto, non si cura del cinema, e soprattutto di superare lo stereotipo che ha trasformato in "categorie" il molteplice del mondo. Prendiamo un film come Il sale del mare (Un certain regard), esordio di Annemarie Jacir, che arriva con una serie di credenziali importanti, tra i coproduttori c'è Danny Glover che accompagna cast e regista sul palco. Tutti compreso Frémaux entrano nell'affollatissima sala con la kefiah, esibizione un po' inutile specie se poi, traducendo la regista che dedica il film al sessantesimo anniversario della Nakhba, la cacciata dei palestinesi dalla loro terra nel 48, Frémaux sorvola con un più neutro: "siamo felici di essere qui". Fantastico. Il film che è girato in Palestina, tranne la parte finale, a Marsiglia, visto che gli israeliani avevano ritirato i permessi, segue il viaggio di Soraya, bellezza sottile e antica nata a Brooklyn, seconda generazione dei palestinesi nati all'estero, il padre è cresciuto nei campi dei rifugiati in Libano, il nonno veniva da Jaffa, città che la ragazza non ha mai visto ma che ha conosciuto bambina dai suoi racconti , la casa, i caffè, la musica di Oum Khalsoum e Farid el Atrach. Il padre di Soraya (Suheir Hammad) era barbiere ma stavolta Claude Lanzmann non invocherà la censura come accadde per Route 181 di Eyal Sivan e Michel Khleifi. Lo cito non a caso, Annemarie Jacir infatti mostra di conoscerlo bene e anzi vi fa esplicito riferimento. Anche Soraya, come Sivan e Khleifi, viaggia nella memoria duplice e sovrapposta di Palestina e Israele. Il suo viaggio comincia a Ramallah, passa per l'incontro con due ragazzi, uno che sogna il Canada, l'altro che fa cinema. Continua rapinando la banca britannico-palestinese che ha congelato i beni del nonno, poi arriva a Gerusalemme, a Jaffa, nella casa di famiglia dove ora vive una ragazza israeliana di sinistra e pacifista, non disposta però a riconoscere di occuparla indebitamente. Questione complessa, Gitai in un altro film straordinario, La casa ci ha mostrato quanto sia stratificato nelle sue infinite e dolorose contraddizioni tutto questo. Certo a ragionare non serve molto la crisi isterica della nostra fanciulla ... Route 181 cercava la Palestina dentro Israele: villaggi, città, strade i cui nomi sono cambiati nelle carte disegnate dagli israeliani cancellando il nome arabo per sostituirlo col mito biblico su cui si fonda la geografia del paese. Anche i palestinesi, però hanno perduto la memoria di sé , non avendo avuto la possibilità di scrivere la propria Storia in prima persona collettiva. È un peccato che la protagonista, cresciuta all'estero coi racconti del nonno non abbia la lucidità critica necessaria al confronto e alla costruzione di questa memoria antagonista e complementare a quella israeliana, necessaria per scrivere insieme - non due stati, due popoli - il futuro del paese. Mentre la Semaine presenta il suo The Stranger in me, Emily Atef sta già preparando il terzo lungometraggio, Tue-moi, la cui sceneggiatura è stata sviluppata alla Cinéfondation di Cannes. Lo straniero in me, che pure ha come protagonista una figura di giovane donna e la difficoltà di inventare il suo essere madre oggi, non è nel clima del cinema tedesco contemporaneo, quello dei Petzold o dei Thomas Arslan, pure se Emily Atef ha studiato alla Scuola di cinema e televisione di Berlino, laddove ci sono Farocki, che sta lavorando con Petzold, e Bitomsky. È anche interessante questo "cortocircuito" tra generazioni e soprattutto tra pratiche di cinema così diverse. Petzold e il suo melò raggelato non ha molto in comune con il cinema del controllo di Farocki, ma a ben vedere c'è la stessa "ossessione" per il contemporaneo che annulla l'individuo nElle dinamiche globalizzate rendendo vuoti i riti della società e del sentimento. Lo straniero del titolo è un neonato, il figlio voluto di una benestante coppia trentenne, Rebecca (la molto brava Suzanne Wolff) e Julien (Johann von Bulow). Solo che quando il piccolo Lukas nasce la donna non ce la fa. Poi saranno cure, psicologi, terapeuti, per costruire piano piano questo delicato e non affatto "naturale" rapporto. È evidente che essere madri oggi è più che mai complesso. E' questione di immagine e di struttura sociale prima di tutto. Cosa vuol dire trovarsi in casa, da sola, in un ruolo secolare oggi che invece l'immagine femminile viene spacciata come diversa? L'uomo si dilegua, il figlio è una condanna. La scommessa di Atef è raccontare emozionalmente questo percorso senza cedere all'eccesso del sentimento o del tragico, puntando invece a una coerenza narrativa, del sentimento, visuale. Il film vive in questa continua sfida mantenendo il suo assunto di partenza nel quale vengono dispiegati il privato e quanto di questo, fa parte invece di una struttura collettiva, è la logica della famiglia, del controllo, dei ruoli non acquisiti ma stabiliti dalla società. La maternità invece è una conquista che deve avere una dimensione "sociale": gesti, carezze, sorrisi, nutrimento, respiro è diverso e sempre da scoprire. Senza dimenticare se stesse.

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Quello che non dicono le foto di Abu Ghraib (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ex Press Quello che non dicono le foto di Abu Ghraib Maria Teresa Carbone Non ci sono fotografie, a corredare il testo di Standard Operating Procedure, il volume che il giornalista americano Philip Gourevitch, direttore della "Paris Review", e il regista Errol Morris, autore di un film che porta lo stesso titolo, hanno dedicato agli interrogatori nel carcere di Abu Ghraib. E non è un caso: per Gourevitch le terribili immagini delle torture non "contenevano la verità", come aveva invece affermato Joe Darby, il soldato che, consegnandole ai suoi superiori, le aveva fatte conoscere al mondo intero. Perché - sottolinea l'"Economist" in una recensione del volume, appena uscito per Penguin Books - "si dice che una immagine valga come mille parole, ma se non si conosce il contesto, è molto facile interpretarla in modo sbagliato". E per il direttore della "Paris Review", le fotografie di Abu Ghraib raccontano solo una parte di quella tragedia: non dicono che "alle guardie, per lo più riservisti addestrati al combattimento ma ignari delle norme carcerarie, non sono mai state consegnate regole scritte" o che "qualsiasi tentativo di riferire gli abusi agli ufficiali anziani è stato sistematicamente ignorato o respinto". Conclude l'"Economist": "Solo una dozzina di soldati - il più alto in grado dei quali era un caporale - sono stati processati per gli abusi raffigurati nelle immagini di Abu Ghraib... Ma come questo libro chiarisce bene, gli ufficiali di grado più elevato (e poi su su, fino agli occupanti della Casa Bianca) sapevano, se non addirittura avevano ordinato, quello che accadeva lì dentro". "Due festival letterari che si svolgono nello stesso momento, nella stessa terra, con lo stesso ambizioso obiettivo: celebrare la parola scritta": comincia così l'articolo in cui Ilene Prusher, dalle colonne del "Christian Science Monitor", riferisce con toni dolenti la perfetta coincidenza spaziale e temporale, e la quasi totale mancanza di comunicazione, dell'International Writers Festival e del Palestine Literature Festival, che si sono tenuti nei giorni scorsi a Gerusalemme, a poche centinaia di metri l'uno dall'altro. "Un'altra pagina nel grande libro delle opportunità mancate del Medio Oriente", la definisce Prusher, rilevando che Roddy Doyle, ospite del festival palestinese, ha scelto di aprire il suo intervento leggendo l'incipit dalle Due città di Charles Dickens: "Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un'epoca di saggezza, era un'epoca di follia, era tempo di fede, era tempo di incredulità, era una stagione di luce, era una stagione buia, era la primavera della speranza, era l'inverno della disperazione, ogni futuro era di fronte a noi, e futuro non avevamo...".

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Palestina, Osama batte un colpo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 17-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Mentre il capo dei servizi israeliani fa l'elenco dei nemici, Osama chiede il jihad Palestina, Osama batte un colpo Michele Giorgio Nel giorno in cui il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si prende le bacchettate sulle mani per avere osato parlare di "Nakba", il leader di Al-Qaeda Osama Bin Laden riappare sulla scena per tentare di deviare nella direzione del jihad la causa palestinese che ha ignorato per anni sul terreno delle battaglie planetarie tra popoli e civiltà, lo ha seguito a ruota il capo dell'intelligence militare israeliana, Amos Yadlin, che ieri in un'intervista pubblicata dal quotidiano Haaretz ha descritto gli "scenari apocalittici" che attenderebbero Israele, lasciando intendere che senza nuove guerre non si riuscirà a trasformare il Medio oriente ora dominato dall'Iran e dai suoi alleati. George Bush invece, riaffermata due giorni fa l'alleanza di ferro con Tel Aviv, ieri era a Riyadh a ribadire lo storico patto petro-militare con l'Arabia saudita, paese che pure è un produttore incessante di estremismo religioso e respinge seccamente la "democrazia" alla quale fa continuo riferimento il presidente americano. "Il jihad è un dovere per tutelare la Palestina" ha tuonato Bin Laden nel messaggio audio diffuso ieri sul web. E confermando la svolta "politica" che pare avere avuto, si è rivolto ai leader occidentali per sottolineare che definiscono le organizzazioni palestinesi come terroriste "mentre dall'altra parte quando gli israeliani compiono stragi di civili li sostenete". Parole apparse insolitamente concilianti verso Hamas, organizzazione che il suo braccio destro Ayman Zawahry ha più volte accusato di tradimento della "causa islamica" per avere accettato il sistema politico parlamentare. Cercando di sedurre i palestinesi, il capo di Al Qaeda ha invitato "i governanti egiziani ad interrompere il loro blocco per aiutare i diseredati" che vivono a Gaza e ha definito la Palestina "la più importante causa per la nostra nazione islamica". Infine ha condannato i leader occidentali per "la loro partecipazione ai festeggiamenti per i 60 anni di Israele". Mentre Bin Laden torna all'attacco con il jihad globale, stavolta in nome della Palestina, dall'altra parte i rappresentanti d'Israele sembrano preparare il mondo ad una nuova devastante guerra in Medio oriente. Amos Yadlin ieri ha dettato un elenco di "calamità": l'Iran diventerà una potenza nucleare forte già all'inizio del prossimo decennio, con missili a testata nucleare capaci di colpire l'Europa e anche oltre l'Oceano Atlantico. La Siria produce missili antiaerei, razzi anticarro e missili di lunga gittata. Hezbollah da esercito "terroristico" sta diventando un esercito convenzionale. Hamas sta organizzando a Gaza un esercito vero e proprio, capace di colpire in profondità le retrovie israeliane. E nell'elenco delle sciagure c'è pure l'Anp di Abu Mazen: il fallimento dei negoziati porterà alla terza Intifada. La soluzione per tutto ciò l'hanno data ieri i funzionari governativi israeliani: gli Stati uniti - hanno avvertito - potrebbero già quest'anno attaccare l'Iran.

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Le storie della Bibbia raccontate ai bambini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 118 del 2008-05-18 pagina 29 Le storie della Bibbia raccontate ai bambini di Marina Gersony "Salve bambine e bambini. Mi par di capire che almeno per una parte di voi le storie della Bibbia siano soltanto roba da ora di religione. È un peccato, sapete. Nella Bibbia, infatti, ci sono delle storie fantastiche. Di re e avventure, di litigi tra fratelli, prodigi che fa Dio, amore, viaggi, profezie e guerre". Sono parole dello scrittore israeliano Meir Shalev nella prefazione al suo libro Un serpente, un diluvio e due arche (Frassinelli, pagg. 40, euro 13, trad. Elena Loewenthal). Sono storie bellissime e istruttive, che si tramandano di generazione in generazione da migliaia di anni. Il testo è corredato dai deliziosi disegni del grande artista scomparso Emanuele (Lele) Luzzati. Un libro per bambini che piacerà senz'altro anche agli adulti. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Spranga colpisce auto sulla a29 - arianna rotolo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina X - Palermo Spranga colpisce auto sulla A29 Parabrezza in frantumi nella galleria di Isola, quattro feriti ARIANNA ROTOLO Tragedia sfiorata sull'A29, all'interno della galleria di Isola delle Femmine, per un'intera famiglia - madre e tre figli - che venerdì mattina viaggiava a bordo di un'Alfa 156. Come fosse un proiettile, una spranga metallica di una quarantina di centimetri è piombata sul parabrezza dell'auto, sfondandolo e colpendo prima alla mano Vincenzo Vaccaro, 28 anni, maresciallo dei carabinieri, alla guida dell'auto di grossa cilindrata, e poi alla gamba la sorella Viviana di 23 anni, seduta sul sedile posteriore. Feriti lievemente anche Giuseppe, 30 anni, maresciallo della guardia di finanza, e la madre Silvana Lopes di 56. Entrambi, a seguito della brusca frenata, hanno subito anche un trauma cranico-cervicale. "Erano trascorsi pochi minuti dopo mezzogiorno - racconta ancora con voce tremante la signora Lopes - e stavamo andando all'aeroporto per accompagnare mio figlio Vincenzo, in partenza per una missione in Israele. All'improvviso, non appena siamo entrati in galleria, abbiamo sentito una forte esplosione. E un istante dopo - aggiunge - frastornata e senza capire cosa fosse successo, ho visto la mano sinistra di Vincenzo insanguinata e i capelli degli altri due miei figli che brillavano per le schegge di vetro schizzate con l'urto". Momenti di panico e terrore che per la famiglia Vaccaro sono stati interminabili. "Siamo vivi per miracolo - afferma Giuseppe, mentre tenta di rievocare l'accaduto - perché dopo aver sfondato il parabrezza, la lastra metallica, che a mio avviso molto probabilmente si è staccata dall'impianto d'illuminazione, ha urtato e danneggiato il volante. Poi si è inclinata, colpendo sulla coscia e all'addome mia sorella". I soccorsi del 118 e l'intervento della Polstrada, accorsa su richiesta degli stessi feriti, sono scattati pochi minuti dopo. La lastra in metallo, "lunga 40 centimetri e larga 10 circa", è stata recuperata e posta sotto sequestro dagli agenti della Polstrada. "L'incidente è stato provocato da una lastra di balestra persa da un autocarro che si trovava sul ciglio stradale - spiega l'ispettore Salvatore Panfalone della sezione Infortunistica - prima che sopraggiungesse l'Alfa 156, un altro veicolo aveva colpito la lastra con il pneumatico, costringendo il conducente a fermarsi". All'arrivo delle ambulanze, l'intera famiglia è stata trasportata al pronto soccorso dell'ospedale Cervello. Anche se, come tiene a precisare Giuseppe Vaccaro, "inizialmente volevano trasportare nostra madre e nostra sorella al pronto soccorso di Partinico, costringendoci a dividerci. E non capisco come mai, visto che era molto più distante". Medicati tutti all'ospedale Cervello, a eccezione di Giuseppe e la madre ai quali hanno diagnosticato una trauma cranico-cervicale, Vincenzo ha subito una lacerazione alla mano sinistra e Viviana una profonda ecchimosi alla gamba. "Fortunatamente possiamo raccontare l'episodio - prosegue Giuseppe Vaccaro - ma credo che soprattutto nostra madre, non potrà mai dimenticarlo. Nell'86 nostro padre è morto dopo essere rimasto coinvolto in un incidente stradale avvenuto nei pressi della Circonvallazione. Lei continua ad avvertire forti mal di testa e nausea, ed è giusto che se qualcuno ha sbagliato, adesso si prenda le proprie responsabilità". Secondo quanto accertato dalla sezione Infortunistica della Polstrada durante i rilievi, l'incidente sarebbe stato causato da una lastra di balestra di un autocarro, e per questo era tutt'altro che prevedibile. Ma secondo le vittime la lastra si sarebbe staccata dall'impianto di illuminazione della galleria: e per chiarire la questione la famiglia Vaccaro ha già preso contatti con i suoi legali.

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Da israele ecodanza contro la catastrofe - luigi bolognini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XV - Milano Da Israele ecodanza contro la catastrofe Il balletto ambientalista e pacifista della Kibbutz Contemporary Company è uno spettacolo sulle guerre e sulla fantasia che cerca di smuovere qualcosa dentro LUIGI BOLOGNINI La pace passa anche dalla danza. "Anche perché non abbiamo più molta scelta: siamo ancora in tempo per evitare la catastrofe, ma dobbiamo sbrigarci. Catastrofe ecologica, politica, umana". Ottimismo, ma fino a un certo punto, quello di Rami Be'er, direttore artistico della israeliana Kibbutz Contemporary Dance Company, una delle più importanti compagnie di danza, che la settimana prossima sarà di scena per due sere agli Arcimboldi con Ekodoom - Non è il tempo, siamo noi. Uno spettacolo che chiarisce la visione di Be'er fin dal titolo: "Eko l'eco sonora, ma anche ecologia. Doom in inglese significa sorte funesta, morte, catastrofe. Però la speranza c'è ancora, c'è sempre". Spetta all'arte salvare il mondo? "No. O meglio, sarebbe bello, ma non credo sia possibile. Però possiamo stabilire un dialogo, gettare dei ponti tra la gente. Poi spetta agli uomini di buona volontà. Io posso provare e provo a indirizzare gli individui, parlando al loro cuore". In che senso? "Questo spettacolo, di cui sono autore, direttore artistico, coreografo, costumista, insomma tutto tranne che ballerino, cerca di muovere qualcosa dentro. La danza non è un linguaggio, è un'atmosfera astratta, è un modo di creare un mondo sul palcoscenico, raccontando del pianeta sia le guerre che la fantasia, la poesia, l'armonia. Non c'è una trama vera e propria: semplicemente io e i 16 danzatori che compongono la compagnia invitiamo lo spettatore a un viaggio, gli gettiamo una fune a cui aggrapparsi, e speriamo che nasca qualcosa. Qualcosa che cambia di persona in persona, dal desiderio del bello allo sdegno per gli orrori del mondo. Qualcosa che resti anche una volta finiti i 70 minuti di spettacolo, un seme che germogli col tempo. Forse non do risposte, ma aiuto ognuno a porgere a se stesso delle domande". Impegnativo. Quanto conta in questo il fatto di essere cittadino di una terra così tormentata come Israele? "è fondamentale. Anche perché io sono nato in un kibbutz da genitori sopravvissuti all'Olocausto. Di certe cose si è sempre parlato, ci sono cresciuto assieme, hanno influenzato tutto il mio mondo interiore". Difficile parlare di pace in Medio Oriente? "Sì, ma necessario. Non ho soluzioni, forse non spetta neanche a me darne. Ma un compromesso è necessario, bisogna dimenticare il passato per guardare al futuro". Arrivate a Milano in occasione dei 60 anni di Israele. Una ricorrenza che qualcuno contesta, come è accaduto giorni fa a Torino per il Salone del libro. "Ho saputo di quelle contestazioni e non mi sorprendono, capita che anche noi ne siamo vittime. Ma come artisti abbiamo il dovere di mostrare al mondo che esiste un altro lato di Israele, che il mio Paese non è solo bombe e conflitti coi palestinesi, ma anche arte, cultura, capacità di riflettere sul mondo che ci circonda".

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Mccain con la lobby delle armi "obama non sa come difenderci" - mario calabresi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

McCain con la lobby delle armi "Obama non sa come difenderci" Huckabee scherza sull'assassinio del senatore nero Rove sul palco contro l'"elitario" Barack: "Svaluta i valori dell'America" I repubblicani si comportano come se le primarie democratiche fossero già finite MARIO CALABRESI dal nostro corrispondente New York - La campagna elettorale per le elezioni presidenziali è cominciata venerdì sera a Louisville, in Kentucky, alla riunione annuale della National Rifle Association, la potentissima lobby delle armi. I pezzi grossi del Partito repubblicano, John McCain in testa, si sono comportati come se le primarie democratiche fossero già finite. Inutile perdere tempo ad aspettare: ispirati da Karl Rove, lo stratega elettorale che portò George W. Bush alla Casa Bianca, sono partiti tutti all'attacco di Barack Obama descrivendolo come un esponente delle élite lontano dai valori, dai bisogni e dalle convinzioni del popolo americano. E' stato George Bush, con il suo discorso in Israele sui pericoli rappresentati da quei politici che cercano il dialogo con i terroristi, a dare una sorta di simbolico via libera alla fase finale della campagna elettorale, quando mancano 170 giorni al voto. E McCain è andato avanti sulla stessa linea criticando aspramente l'idea di Obama di sedersi attorno ad un tavolo con i nemici dell'America, compreso Ahmadinejad: "Un dialogo incondizionato con un uomo che definisce lo Stato di Israele un cadavere puzzolente e arma i terroristi che uccidono gli americani - ha sottolineato - non convincerà l'Iran ad abbandonare il suo programma militare". "Obama - ha concluso McCain - è un irresponsabile e è irresponsabile l'idea che un dialogo incondizionato possa favorire i nostri interessi. Sarebbe bellissimo poter vivere in un mondo senza nemici, ma questo non è il mondo in cui viviamo. Finché il senatore Obama non avrà capito questa realtà noi americani faremo bene a dubitare della sua capacità di giudizio e di quella determinazione necessarie a difenderci". La convention della Nra, che ha quattro milioni di iscritti ed è considerata la lobby più influente d'America - capace di distruggere carriere politiche e di far vincere elezioni - è servita da palco per lanciare l'offensiva repubblicana, in un anno in cui la Corte suprema dovrà decidere se le autorità locali possono mettere limiti al possesso delle armi. McCain è uno dei 55 senatori (non la Clinton e Obama) che hanno firmato un appello alla Corte suprema affinché dichiari anticostituzionale ogni legge che proponga un controllo su fucili e pistole. Ma nonostante ciò non è mai stato considerato un amico della lobby delle armi, perché è stato favorevole alle indagini sul passato di chi vuole acquistare una pistola e alle limitazioni per le lobby di fare pubblicità politica, tanto che è stato applaudito ma non ha avuto nessuna ovazione. Ma ieri il vicepresidente della Nra ha sottolineato che "sono molte le cose su cui noi e McCain siamo d'accordo" e il senatore ha ringraziato sottolineando che va protetto il diritto "unico al mondo" che garantisce agli americani di possedere e indossare armi e ha lanciato l'allarme: "I democratici vogliono disarmarvi". Obama, come Hillary, ha sempre detto di sostenere il Secondo Emendamento ma ieri ha spiegato che vanno trovate misure per evitare che le armi finiscano in mano a chi ha precedenti penali o problemi psicologici. Ma per McCain la verità è che entrambi "in qualità di senatori si sono espressi per proibire la diffusione di armi e munizioni". Per galvanizzare i 6000 presenti c'è voluto Karl Rove, il guru repubblicano che ha lasciato da pochi mesi la Casa Bianca, l'uomo capace di intercettare e indirizzare meglio di chiunque altro gli umori dell'America profonda, secondo cui le sconfitte in Pennsylvania e West Virginia dimostrano che Obama è lontano dai cittadini. Rove ha esordito ironizzando sul famoso in cui Obama aveva detto che ci sono americani che si rifugiano nelle armi o nella religione perché sono frustrati: "Probabilmente non sapete - ha esordito tra le risate - che andate a caccia per colpa della crisi economica e che se la benzina costasse un dollaro e mezzo al gallone (oggi è arrivata quasi a 4 dollari) voi non sareste cacciatori. E invece avete sempre creduto di essere andati a caccia perché vi piaceva stare con gli amici all'aria aperta". "Abbiamo una notizia per Obama: quei valori che tu svaluti - ha concluso Rove - sono i valori dell'America e questa gente non ama essere vista come una specie aliena da chi pretenderebbe di incarnare un nuovo tipo di politica e di rappresentare tutti gli americani". Dopo Rove sono arrivati gli attacchi degli ex candidati repubblicani Mitt Romney e Mike Huckabee. Quest'ultimo, che non rinuncia mai a fare battute, è stato interrotto da un rumore improvviso in sala e ha subito commentato: "Non preoccupatevi, niente di grave, era solo Barack Obama: è caduto dalla sedia. Si stava preparando a parlare quando qualcuno gli ha puntato addosso una pistola, e lui per la paura è caduto sul pavimento...". Ma la battuta è risultata infelice visto che Obama è sotto la protezione del Secret Service per il timore che possa essere assassinato, tanto che Huckabee ieri sera si è dovuto scusare per la sua gaffe.

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"uno stato palestinese entro gennaio" la promessa di bush ad abu mazen (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Uno Stato palestinese entro gennaio" la promessa di Bush ad Abu Mazen SHARM - "Entro la fine del mio mandato uno Stato palestinese sarà già definito". Lo ha promesso il presidente Usa George Bush (che lascerà la Casa Bianca a gennaio) dopo il colloquio con il presidente dell'Anp Abu Mazen a Sharm el-Sheikh. Criticato per aver ignorato la Palestina nel discorso al parlamento israeliano, Bush ieri ha detto: "Mi spezza il cuore vedere il vasto potenziale di quel popolo sprecato. Quando avranno l'opportunità, realizzeranno uno Stato prospero".

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Nel paese degli scontenti - siegmund ginzberg (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Nel paese degli scontenti Tutti hanno qualcosa da ridire: sul governo, sull'aumento dei prezzi, sugli immigrati che portano delinquenza, sulla corruzione e l'incompetenza a tutti i livelli. Ma nessuno sembra volere un cambiamento brusco e radicale, forse perché quello che hanno avuto con Khomeini è bastato Un testimone che era là in quei giorni racconta cosa è cambiato E come la terra degli ayatollah assomigli in modo sorprendente all'Italia SIEGMUND GINZBERG S ono stato in un paese dove non mettevo piede da trent'anni. E ne sono tornato con una sensazione strana, e non proprio confortevole: che abbia col mio più tratti di somiglianza di quanto potessi immaginare, e comunque più di quanto vorrei. Tutti hanno qualcosa da ridire: sul governo, sull'aumento dei prezzi, sugli immigrati che portano delinquenza, sul traffico insopportabile e sul fatto che niente funziona come dovrebbe, sull'incompetenza e la corruzione imperanti a tutti i livelli. Ma nessuno sembra voler davvero un cambiamento, tanto meno un cambiamento brusco. Forse perché quello che hanno avuto trent'anni fa gli basta e gli avanza. Forse perché a molti tutto sommato va bene così. Finché dura. Mi è bastato accendere la tv per provare la strana sensazione di trovarmi a casa. Davano Distretto di polizia. Se non avessi acceso anche l'audio, non mi sarei accorto che i personaggi così familiari parlavano persiano. Poi mi hanno spiegato che si tratta di uno dei programmi più seguiti: pare che il sogno della gioventù iraniana sia arruolarsi nella polizia italiana; darebbero chissà cosa per stare in squadra con Claudia Pandolfi o Isabella Ferrari. Figurarsi se vengono a sapere che ci si può imbattere in Emanuela Arcuri arruolandosi tra i carabinieri. Rischiano una crisi di reclutamento i pasdaran. Da qualche tempo sono scomparsi dalle strade. Le uniche divise che si vedono in giro sono quelle della polizia stradale, e dei soldatini in licenza. Per i miliziani islamici la nuova consegna è farsi notare il meno possibile. Ma non dovrebbero avere di che lamentarsi della scarsa visibilità: in cambio, a quanto pare, col governo di Mahmud Ahmadinejad hanno più o meno discretamente occupato quasi tutti i posti che contano, ad ogni livello: sono diventati governatori, funzionari, rettori, imprenditori. Neanche fossero l'Esercito popolare di liberazione nella Cina di Mao. Autorevoli commentatori occidentali hanno parlato di "golpe strisciante", a proposito delle conseguenze delle ultime due elezioni. La cosa che mi ha più impressionato è che ormai non scandalizzi più di tanto nemmeno i moderati l'idea di una modernizzazione dell'Iran "alla turca", protetta dalle baionette dei generali, o l'idea di sviluppo economico senza democrazia, "alla cinese". Che cosa dovremmo proporgli? Di provare una via "all'italiana"? Zap. Il canale successivo presenta una telenovela locale, che si indovina all'ennesima puntata. Situazioni e personaggi sembrerebbero quelli di Incantesimo o di Beautiful, bellocci ricchi e parvenu, non fosse per il kitsch del mobilio dorato e del lusso ostentato. è questo che fa sognare le casalinghe di Teheran? Zap. Un telegiornale: la massima autorità religiosa, il capo del governo, il ministro tale, il ministro talaltro? Manca solo il "panino". Seguono le notizie dall'estero: a Gaza missili sionisti hanno ucciso una mamma e i suoi quattro bambini. Zap. è venerdì. Un canale ha il resoconto completo dei sermoni del venerdì in tutte le principali moschee del paese. Zap. Zap. Un canale con della pubblicità. A una marca di "macaroni". A un prodotto per la pulizia della casa. Una reclame di elettrodomestici. Mi passa per la mente che la televisione era stata la prima cosa che avevo acceso quando ero arrivato per la prima volta da inviato in Iran nel 1978. E anche quando ero arrivato per la prima volta a Pechino nel 1980 e a New York nel 1987. Avrei dovuto prendere nota della pubblicità televisiva nei miei trent'anni da corrispondente, della sua evoluzione, sarebbe anche questo un modo per sbirciare nell'anima di un paese, pensate solo al confronto tra Carosello e le pubblicità di oggi. Niente ballerine discinte ovviamente sugli schermi della tv iraniana. Quello del porno, su cassetta o via satellite, è un mercato a parte, proibito quanto, dicono, fiorentissimo. Se ne sentono di crude e di cotte. "Bigotti e perversi", si potrebbe dire, rubando il titolo di un articolo di Francesco Merlo sul nostro Belpaese. Di rigore per le donne coprirsi pudicamente i capelli. "It is the law!", è la legge, avvertono i cartelli già in aeroporto. Sono convinto che anche la moda, i mutamenti nel modo in cui la gente si veste e si muove, possano dirla lunga sugli umori di un paese. Noto qualche signore più anziano in cravatta: sono i medici, mi viene spiegato; è un modo per distinguersi, e forse protestare. Ho scoperto qual è l'uniforme dei loro vitelloni: maglietta nera, jeans, scarpe di pelle a vistosissima punta ricurva all'insù. In America mi colpiva il fatto che ciascuno si vestiva come gli pare, tranne i gangsta rapper. La cosa che balza all'occhio per le strade di Teheran, ma anche in provincia, è che moltissime ragazze, e anche qualche giovanotto, portano un vistoso cerotto sul naso. Per proteggersi dal sole? Macché: c'è un boom delle operazioni per assottigliarsi il naso, e anche di quelle per siliconare le labbra. Mi fa una certa impressione pensare che sette iraniani su dieci trent'anni fa non erano ancora nati. L'esatto contrario dell'Italia, dove i pensionati sono già maggioranza. Ho sempre considerato i giocattoli un altro indice rivelatore degli umori di un paese. Tranquilli: anche se ho letto che le Barbie sono state "sconsigliate", se non proibite, non sono riuscito a trovare da nessuna parte le bambole col ciador. "Non le vuole nessuno", mi hanno spiegato al bazar. In compenso sono sommersi da ogni tipo di arma giocattolo, bambolotto robot e videogioco made in China. Ancora televisione. Che quella ce l'hanno tutti, anche i nomadi nelle tende, anche i profughi nelle baracche. Zap. Un film americano in bianco e nero, un western. Chissà come andrà a finire col cambio della presidenza americana. "Obama? Ma come fa un musulmano a diventare cristiano?", la risposta più frequente. Orde di ragazzine e ragazzini incontrati nei parchi e in gita scolastica nei musei ci hanno fermato per far pratica d'inglese. Where do you come from? Italia. Sorrisi, entusiasmo. Dovevo provare a rispondere: America. Sono pronto a scommettere che la reazione non sarebbe stata ostile. Israele forse meglio di no. Gli insegnano da mattina a sera che quelli ammazzano i bambini. Eppure non c'è mai stata particolare simpatia del mondo persiano, rispetto agli arabi. E non solo perché tra sciiti e sunniti è stato sempre molto peggio che tra cattolici e protestanti. Ho visto bambini e bambine dell'asilo recitare poesie sulla tomba di Hafez. A scuola si imparano ancora a memoria passi dello Shahnameh, il Libro dei Re di Firdusi. "Maledetto questo mondo, maledetti questi tempi, maledetta la sorte/ in cui gli arabi incivili sono venuti a farmi musulmano". Qualcuno mi ha chiesto se credo in Dio. Ho sorvolato. L'imam di una madrassa di Shiraz mi ha chiesto di che religione sono. "Uno dei popoli del Libro", gli ho risposto. Ha annuito soddisfatto: "Nel giorno in cui tornerà l'Imam nascosto, anche Gesù e Mosè lo seguiranno". Zap. Cartoni animati. Zap. Un talk show. Dove si discute animatamente di elezioni e di politica. Per combinazione sono capitato in Iran poco dopo le nostre e le loro elezioni. Che hanno confermato una "maggioranza introvabile" a quelli che, più o meno correttamente, dalle nostre parti vengono definiti i "conservatori", coloro che si richiamano alle origini pure e dure del regime islamico. Dieci anni fa la vittoria elettorale del "riformatore" Khatami aveva sollevato grandi attese. Ma poi aveva finito per lasciare una scia terribile di delusioni. Molti di quelli con cui parliamo - no, non sono uno specchio del paese, sono un'élite in minoranza - dicono di non essere andati a votare. "Tanto non c'era una vera scelta", la spiegazione. Delusi dal riformatore col turbante Khatami, la volta prima gli elettori avevano preferito un laico ancora poco conosciuto (Ahmadinejad) a un religioso con lunga esperienza di mani in pasta in politica e affari (l'ex presidente Rafsanjani). Stavolta non c'era più neanche l'imbarazzo della scelta. Ho trovato le edicole di Teheran stracolme di testate di giornali. La cosa che mi ha colpito è che avessero quasi tutti lo stesso titolo principale. Conosco almeno un altro paese dove i giornali si distinguono l'un l'altro per sfumature nel trattamento della notizia, ma più raramente nella scelta dell'argomento del giorno. Per fare un esempio, i giornali iraniani del giorno successivo al mio arrivo titolavano tutti sulle parole della Suprema autorità morale dello Stato, nonché capo della magistratura e delle forze armate: "Votate per i candidati più competenti. Ma votate!". Argomento: i ballottaggi del secondo turno di elezioni ampiamente già decise, svoltisi nel disinteresse generale. L'ayatollah Khamenei, il cui sorriso tra bonario e furbetto ha sostituito il volto arcigno di Khomeini su tutti i muri, è anche la suprema autorità religiosa. La sua 194 l'Iran l'ha abolita da tempo, naturalmente in nome della famiglia e del diritto alla vita, ma recentemente ha "aperto" alla ricerca sulle staminali. In nome della scienza. Come per il nucleare. Non saprei dire se la Teheran rivista oggi sia più felice o più infelice di quella di trent'anni fa. Certo è cambiata. Nel 1978 era passata rapidamente da tre a sei milioni di abitanti, mi ero fatto l'idea che questa fosse la ragione principale per cui era scoppiata. Ora ne ha dodici milioni, forse di più. Ci si arriva dal nuovo aeroporto. Di notte se si è partiti dall'Europa. Il primo edificio che si fa notare, coi quattro minareti al neon, è il mausoleo di Khomeini. Segue una fila infinita di torri grigie, case popolari che sostituiscono i vecchi decrepiti quartieri del sud, da dove era partita la rivolta contro lo Scià. Faccio fatica ad orientarmi nel nuovo reticolo di autostrade e svincoli urbani, ciascuno dei quali sulla nuova mappa ha il nome di un "martire" della guerra contro l'Iraq. Ma è solo all'alba che compare tutto l'orrore dell'immensa colata di cemento che si estende su su fino alle pendici ancora innevate del monte Albroz. Quelli che si vedono in fondo in fondo, quasi in cima, sono i nuovi quartieri residenziali dove abitano i pasdaran con le loro famiglie, mi dicono. Il traffico è infernale come lo era allora. Mi ero fatto, e non solo scherzosamente, la convinzione che avessero fatto la rivoluzione soprattutto perché non ne potevano più degli ingorghi. L'ingorgo è rimasto. Mostruoso, totalitario, un testa e coda unico per centinaia di chilometri nelle ore di punta. Malgrado l'espediente di far circolare a targhe alterne. Malgrado le due nuove linee della metropolitana. Sembra di essere sulla tangenziale nord di Milano, con la coda che a volte va da Bergamo quasi fino alla Malpensa. Tra moto kamikaze e tassì suicidi pare di essere nel caos di Napoli. Con la differenza che non si vede spazzatura in giro. Alle vecchie scassate Peykan si sono aggiunte caterve di nuovi modelli, e Renault, Volkswagen, Mercedes fabbricate in Iran. L'Iran è un paese dominato dalle auto, altro che dagli ayatollah. Mi dicono che ha il primato mondiale degli incidenti stradali mortali. Il pedone è spacciabile, non esistono attraversamenti pedonali. Si nota anche qualche segno di nervosismo, insulti tra guidatori, urla, una rissa isolata al semaforo. Mi dicono che si tratta di una novità: finora non succedeva. Ci sono, esattamente come da noi, i lavavetri. Afgani, o nomadi baluci. I loro romeni, albanesi e zingari. Per anni l'Iran è stato il paese più ospitale per milioni di profughi. Ville lumière, miraggio di tranquillità per chi scappava dall'Afghanistan o dall'Iraq. Sono ormai gli afgani a fare i lavori più duri, lo spazzino, il bracciante, l'edile, la badante, quelli che gli iraniani non vogliono più fare, nemmeno se sono senza lavoro. I nuovi eletti promettono: non più sanatorie all'immigrazione clandestina, tolleranza zero in materia di sicurezza. Ma c'è ora una fonte di irritazione fuori controllo: l'aumento vertiginoso dei prezzi, a cominciare da quello degli alimentari e della benzina. Ma come? Dovrebbero far festa per il greggio a oltre 120 dollari. Il presidente Ahmadinejad ha appena detto che è ancora troppo a buon mercato. Eppure questo è il problema: perché anche l'Iran consuma fiumi di petrolio, e il caro petrolio si ripercuote su di loro quanto sugli altri, in forma di inflazione galoppante. Pare che su questo anche l'ayatollah in capo sia molto preoccupato. Tanto che ha pubblicamente bacchettato i trionfatori delle elezioni. Incredibile come l'oro nero possa diventare una maledizione. Per chi ce l'ha quanto e forse ancor più che per chi non ce l'ha. Sotto lo Scià finiva nelle mani degli amici degli amici. Ora finisce a pioggia a oliare gli ingranaggi del consenso sociale. L'inflazione e la spesa pubblica vengono servite subito. Per il miracolo economico bisognerà aspettare. Una delle viste che più colpisce nella capitale, ma anche un po' dappertutto, in tutte le altre città che hanno decuplicato gli abitanti, sono i cantieri lasciati a metà. Uno scheletro di putrelle d'acciaio color ruggine, talvolta un piano completato e gli altri no, talvolta pile di mattoni, talaltra solo detriti, ma nessuno che lavori. è dovuto ai permessi edilizi negati? All'usanza per cui si inizia a costruire, e poi, mano a mano che si vende, si continua? Avevano iniziato a fare la metropolitana a Shiraz. Poi hanno sospeso per mancanza di fondi. Lungo la strada da Shiraz a Isfahan, ci fermiamo e chiediamo a un ragazzo in motocicletta di indicarci un forno dove comprare del pane. Lui ci porta in paese, a casa sua, a darci il suo. Sono nomadi diventati sedentari. Le donne tessono in casa. Lui e i fratelli lavorano in un grande progetto petrolchimico in costruzione sul Golfo. Si lamenta che le cose hanno più o meno funzionato finché c'erano gli investitori coreani. Ma tutto è fermo da quando la dirigenza è passata agli uomini mandati da Teheran. Pasdaran paracadutati a fare i dirigenti d'industria? L'Iran si presenta insomma come un immenso cantiere. L'interrogativo è se verrà gestito come l'Alitalia e finirà come la Salerno-Reggio Calabria. Ho cercato di guardarmi intorno. Ho provato a raccontarvi qualche sensazione. Così, alla rinfusa. Le sensazioni sono per definizione qualcosa di superficiale. Ma può capitare che colgano qualcosa di più profondo. L'idea che l'Iran possa in qualche cosa somigliare all'Italia, in fondo in fondo mi diverte. L'inverso, che l'Italia possa assomigliare sempre più all'Iran, mi toglierebbe il sonno.

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Immigrati, Israele, Zapatero: <ciclone> Craxi alla Farnesina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-18 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Stefania sottosegretario La figlia di Bettino ancora senza deleghe ma già attacca. Con lei Badini, consulente di papà Immigrati, Israele, Zapatero: "ciclone" Craxi alla Farnesina ROMA - Alla Farnesina già la chiamano "ciclone Stefania". Perché neanche ha ricevuto le deleghe di sottosegretario agli Esteri ed è già intervenuta per rispondere alla Spagna che ci accusava di xenofobia per come intendiamo trattare gli immigrati. Lei, Stefania Craxi, smentisce, assicura che non sarà "l'Elena di Troia" della Farnesina, pronta a far scoppiare guerre per colpa sua. Al contrario, promette, si metterà "umilmente a cercare di capire come funziona la macchina del ministero". Intanto però conferma la risposta per le rime data il giorno prima alla vicepremier spagnola, Maria Teresa Lopez. Anzi, rincara la dose: "Non ci diano lezioni, loro che sparano agli stranieri", ricordando ciò che successe a Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in territorio marocchino. E ancora: "Credo che se sono chiamata a ricoprire questa carica devo prima di tutto difendere il mio Paese. Lavorerò per far tornare l'Italia tra le nazioni che scrivono la storia". Viene a sapere che Europa, quotidiano della già Margherita, ironizza sul fatto che "averle dato un incarico diplomatico è stato come armare un anarchico a Sarajevo". E Stefania si mette a ridere. A metà settimana avrà quasi certamente le deleghe su Medi-terraneo, Medio Oriente e Politiche europee. Allora potrà esprimersi pienamente. Un altro giornale, Il Foglio di Giuliano Ferrara, sostiene che molto probabilmente, a farle da consigliere diplomatico, arriverà Antonio Badini, ex ambasciatore al Cairo ed ex direttore generale del settore mediorientale della Farnesina. Ma soprattutto già consigliere per gli affari economici internazionali del papà, Bettino Craxi. E, per aggiungere un dettaglio non irrilevante, Badini ebbe anche un ruolo di primo piano nella gestione del caso Sigonella, quando il governo italiano disse un sonoro "no" agli Stati Uniti che, dopo il sequestro dell'Achille Lauro, volevano a tutti i costi il palestinese Abu Abbas. Seguirà, quindi, Stefania, la politica filoaraba del padre? Lei per ora non si pronuncia: "Devo attendere le deleghe". Nel frattempo conferma che si ispirerà certamente a Bettino, anche se "la situazione è molto diversa da quella degli anni Ottanta". E sottolinea che suo padre "è morto prima dell'11 settembre". Come dire: chissà cosa penserebbe oggi se fosse vivo. Del resto, basta andare indietro di tre giorni per capire, almeno un po', come si muoverà Stefania sulla questione israelo-palestinese. Mercoledì scorso ha subito sfidato, proprio su questo argomento, il ministro degli Esteri uscente, Massimo D'Alema: "Dice ripetutamente che bisogna trattare con Hamas: è un errore perché sarebbe come vendere Israele". Quindi, nessun dialogo? "Verifichi, con la sua fondazione, ItalianiEuropei, se veramente nella mente di quei dirigenti palestinesi c'è l'idea della pace e della convivenza o c'è solo l'idea di distruggere Israele". Roberto Zuccolini Alla Farnesina Stefania Craxi Bobo Craxi sottosegretario agli Esteri con Prodi Bettino Craxi due volte premier, padre di Bobo e Stefania Antonio Badini ex ambasciatore, già consigliere di Bettino.

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Stato palestinese, l'impegno di Bush <Voglio un accordo entro ottobre> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-18 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Missione In Egitto l'incontro tra il presidente Usa e Abu Mazen Stato palestinese, l'impegno di Bush "Voglio un accordo entro ottobre" E il leader dell'Anp: "Stiamo lavorando intensamente con voi e siamo lieti di continuare a farlo" SHARM EL SHEIKH - Con un'immagine che spera rimanga nella storia, quella di lui e di Abu Mazen che si allontano mano nella mano, il presidente Bush ha ieri ribadito la propria determinazione a ottenere un accordo quadro per la pace tra palestinesi e israeliani entro la fine dell'anno. "Il mio impegno alla formazione di uno Stato della Palestina è assoluto" aveva dichiarato poco prima Bush. "Ho promesso al nostro partner di dedicarmici per due motivi: le sofferenze dei palestinesi mi spezzano il cuore, si spreca un potenziale enorme; e per la stabilità della regione non c'è alternativa alla coesistenza di uno stato di Israele e uno della Palestina". La mano sul petto, un altro gesto simbolico, il presidente aveva aggiunto rivolgendosi ad Abu Mazen al suo fianco: "Vi aiuteremo a realizzare questo sogno, che è anche il sogno israeliano". Come un'immagine di 14 anni fa, quella del presidente palestinese Arafat e del premier israeliano Begin che si stringono la mano alla Casa Bianca, anche questa di Bush e Abu Mazen potrebbe rappresentare solo un'illusione. Ma da indiscrezioni dell'entourage, Bush ha deciso di premere su Israele e sulla Palestina perché firmino l'accordo quadro - forse un esile accordo salva faccia - entro ottobre, alla vigilia delle elezioni americane. Bush avrebbe già concordato con Olmert una cerimonia autunnale a tre. E avrebbe strappato ad Abu Mazen un'assicurazione al riguardo. "Noi conosciamo bene il vostro impegno alla pace - gli ha detto il leader palestinese davanti ai giornalisti - e sappiamo che prestate attenzione anche ai dettagli dei nostri negoziati. Stiamo lavorando intensamente con voi, e siamo lieti di continuare a farlo". Bush si è fermato a Sharm El Sheikh, ultima tappa del suo viaggio mediorientale, per rasserenare il mondo arabo scosso dal suo appoggio incondizionato a Gerusalemme, e per indurre gli alleati a mediare tra Israele e Palestina. Bush ha trovato un'accoglienza ostile, nessun picchetto d'onore all'aeroporto, giornali infuriati - "l'amante di Olmert" lo ha definito una vignetta - il presidente egiziano Mubarak freddo. E al secondo incontro della giornata, quello col presidente afghano Karzai, si è dovuto difendere dalle critiche dei media: "Ogni visita - ha proclamato Bush - è un piccolo progresso verso la pace. Ho garantito al presidente egiziano che noi vogliamo uno stato palestinese, e si possono porne le basi prima della fine del mio mandato". A sera il colloquio con Abu Mazen, durato oltre un'ora e sfociato in una cena di lavoro, ha schiarito il clima. Ma sul piano di Bush di raggiungere una sia pur generica intesa entro ottobre esistono forti sospetti. è un tentativo di salvare un minimo della sua disastrosa politica estera, o d'influenzare l'esito delle elezioni americane? E verrà silurato dagli eventi o dai leader mediorientali? Sembra che Mubarak abbia ammonito Bush a favorire la stabilizzazione della regione e l'avvicinamento di israeliani e palestinesi. Ma il presidente americano non ha parlato di un dialogo con Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina o con i loro sponsor, la Siria e l'Iran. Al contrario, li ha di nuovo denunciati. Del Libano, ha asserito che "è a un momento decisivo" e che l'America "sarà al fianco del governo Siniora contro i radicali ed estremisti che cercano di rovesciarlo ". Oggi Bush conclude il blitz sul Mar Rosso incontrando re Abdullah di Giordania prima, il premier pakistano Gilani poi e per ultima una delegazione irachena. Ennio Caretto L'INTERVENTO di Robert Kagan nelle Opinioni Mano nella mano George W. Bush con Abu Mazen, il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Afp).

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Il viaggio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-18 num: - pag: 14 categoria: BREVI Il viaggio Israele La missione mediorientale di Bush è iniziata in Israele. Il presidente ha preso parte alle cerimonie per i 60 anni dello Stato ebraico e ha tenuto un discorso alla Knesset. Arabia Saudita Il viaggio è proseguito venerdì in Arabia saudita. Egitto Ieri l'ultima tappa a Sharm el Sheik, dove si svolge un forum economico mediorientale. Il capo della Casa Bianca ha incontrato i presidenti Abu Mazen (Anp), Karzai e Mubarak.

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<Il mio Brasile dei poveri pensando anche a Pasolini> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-18 num: - pag: 39 categoria: REDAZIONALE Neorealista Una storia ispirata dalla difficile realtà di San Paolo "Il mio Brasile dei poveri pensando anche a Pasolini" Salles: credo a un cinema reinventato con gli attori CANNES - Il neorealismo e il documentarismo dominano, in controluce, molti film a Cannes e lo conferma Walter Salles, il regista brasiliano che ha presentato in concorso Linha de passe (Linea di passaggio), firmato con la sceneggiatrice Daniela Thomas, operativa a San Paolo, ma cosmopolita come lui, attivo anche a Los Angeles cresciuto con le ricerche del Sundance Institute, amico di Sean Penn e Gus Van Sant. "Il titolo - premette - allude a un passaggio del football: se i giocatori perdono la palla e la fanno cadere, sono eliminati. è una metafora della lotta per la sopravvivenza nel Brasile della rinascita e dell'estrema povertà con molti miraggi". Non stupiscono le affinità con il documentario vincitore al Sundance, The Third Wave di Alison Thompson sui volontari nello Sri Lanka dopo lo tsunami, che Penn ha voluto far proiettare qui. Debiti con il nostro neorealismo? "Con Pasolini, con il cosiddetto cinema didascalico di Rossellini più che col viscontiano Rocco e i suoi fratelli. Sono debitore in assoluto del documentarismo applicato a una storia vera o in parte di fiction". Anche Gus Van Sant per i suoi ultimi film e per l'atteso Mik con Sean Penn ricostruisce la storia vera del primo politico gay di San Francisco, assassinato. "La nostra storia è in parte ricavata dai giornali - precisa Salles -. Narra di quattro fratelli e della loro madre, cameriera per crescerli nella mostruosità, negli scompensi economici, sullo sfondo della bellezza, della malinconia e delle giungle di San Paolo, con autostrade, favelas, grattacieli, 20 milioni di abitanti e un "miracolo economico" per pochi. Il film è anche un documentario, non un docu-drama, genere che dilata in modo iperrealistico la verità". Spiega, impeccabile poliglotta, uomo di fascino, tra i registi più carismatici (ci furono resse al Sundance e a Cannes per il suo I diari della motocicletta): "Credo a un cinema reinventato in modo collettivo e con gli attori. Qui essi sono alla prima esperienza: "vivono" il film, sono cresciuti nel nostro Brasile colonizzato, anche in senso religioso, da sempre alla ricerca di un padre, altro tema del film. I quattro fratelli non hanno infatti più un padre. "C'è chi, come il fratello più piccolo, si rifugia nel sogno di guidare un autobus "rubato" e lo farà, chi spera in una carriera nel football (in base a documentari di mio fratello sul calcio nei cortili periferici). Dietro la sopravvivenza dei quattro ci sono le barriere della società, il difficile passo dalla violenza alla redenzione". Prosegue, appassionato: "Le scoperte dei fratelli vanno di pari passo con il nostro lavoro da registi e con quello degli spettatori. Se i politici vedessero questo cinema di verità che nasce a Israele, in Turchia, negli Usa, nel Libano... (penso a Kiarostami da me prediletto) forse tornerebbero al loro lavoro con una diversa ottica". Dopo Central do Brasil, Salles ha lavorato a Hollywood per Dark Water e ora, si dice, per On the road dal libro di Jack Kerouac. Tuttavia, sembra preferire l'autenticità etnica... "Non mi chiudo a esperienze che mi permettono, ovunque sia, libertà e identità culturale. A questo proposito, sono contento che Soderbergh abbia girato i suoi due film sul Che Guevara in spagnolo". Giovanna Grassi Guarda Lo speciale sul Festival di Cannes con tutte le foto e i trailer dei film su www.corriere.it Daniela Thomas e Walter Salles (secondo da destra) con i loro attori.

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Esteri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-05-18 num: - pag: 64 categoria: BREVI Esteri Bush: nasca la Palestina Il presidente Bush in Egitto ha ribadito di volere un accordo quadro per la pace tra palestinesi e israeliani entro la fine dell'anno: "Il mio impegno alla formazione di uno Stato della Palestina è assoluto". Cina, paura per il lago Mentre il bilancio del terremoto in Cina raggiunge i 30 mila morti, c'è paura per un lago formato dalle frane in un fiume che rischia di esondare. La popolazione della zona è stata fatta evacuare.

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Fiera, il caso israele rafforza picchioni ma la regione è a caccia del sostituto - paolo griseri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Torino Primi contatti con Baricco che per ora declina l'invito. L'eventuale staffetta non prima di tre anni Fiera, il caso Israele rafforza Picchioni ma la Regione è a caccia del sostituto PAOLO GRISERI Lunga vita a Rolando Picchioni. è il leit motiv degli enti locali torinesi che si preparano a confermare il presidente della Fondazione del libro nel suo ruolo per i prossimi anni. Non potrebbe essere altrimenti: Picchioni ha dimostrato di credere in una edizione della Fiera che si preannunciava molto a rischio. Non è un mistero per nessuno che era impossibile controllare gli accessi al Lingotto come se fosse un aeroporto. E che dunque qualsiasi fanatico avrebbe potuto trasformare i padiglioni di via Nizza in un inferno dai riflessi mediatici mondali. Una tentazione che è stata scoraggiata ma una scommessa che non era facile accettare. Picchioni ha scelto di correre il rischio invitando Israele come ospite d'onore in nome del principio per cui la cultura non ha governi amici. è stato contestato da chi riteneva invece che in questo caso la presenza dei rappresentanti del governo di Gerusalemme dovesse diventare l'occasione per contestare le scelte dell'esecutivo guidato da Olmert. è un fatto che in Italia la questione palestinese ha tenuto banco come non accadeva da tempo. Picchioni e Ernesto Ferrero rimarranno dunque ai loro posti anche grazie alla grande risonanza mondiale che ha avuto l'edizione di quest'anno. Eppure per la Fiera, che il prossimo anno ospiterà come paese d'onore l'Egitto, si comincia già a pensare al dopo Picchioni. Probabilmente la questione diventerà di attualità tra tre anni, dopo le celebrazioni per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, quando scadrà nuovamente il suo incarico. Ma i primi, cauti, sondaggi sono stati fatti nelle scorse settimane da autorevoli esponenti degli enti pubblici torinesi. La logica è simile a quella che ha portato Nanni Moretti alla guida del Torino Film Festival: affidare la gestione della manifestazione a un personaggio dal profilo completamente diverso da quello del predecessore. Dunque non si starebbe cercando un nuovo Picchioni ma una nuova figura, in questo caso uno scrittore così come un regista aveva sostituito il professor Gianni Rondolino. Tra gli scrittori piemontesi in attività i nomi noti a livello internazionale sono sostanzialmente due: Umberto Eco e Alessandro Baricco. Con Baricco il discorso sarebbe stato intavolato poche settimane fa e l'interessato avrebbe preferito, per il momento, declinare l'invito. Se così stanno le cose ci sono tre anni di tempo per gestire il passaggio di consegne. Per farlo coincidere con una fase di ulteriore crescita della manifestazione (quest'anno si potrebbe sbloccare la vicenda burocratica che ha finora impedito di utilizzare l'Oval olimpico) e per evitare che, al pari del Tff, la transizione si trasformi invece in una rissa di paese tra innovatori e conservatori senza che si capisca bene chi sarebbero i primi e chi i secondi.

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De benedetti, 50 anni da ingegnere laurea ad honorem per marchionne - (segue dalla prima pagina) marco trabucco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VII - Torino Il rettore del Politecnico: "Vogliamo creare un catalogo con tutti i nostri allievi" De Benedetti, 50 anni da Ingegnere Laurea ad honorem per Marchionne (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) MARCO TRABUCCO (segue dalla prima di cronaca) Con lui sono stati premiati un centinaio di altri ex allievi del Poli che avevano conseguito la laurea in ingegneria o architettura chi 65, chi 60 o 50 anni fa. L'incontro, un appuntamento ormai tradizionale, è stato anche l'occasione scelta dal rettore Profumo per lanciare un appello a governo e amministrazioni locali perché favoriscano il finanziamento dei privati alle università pubbliche con politiche fiscali adeguate. "In Usa - ha spiegato - le donazioni agli atenei sono completamente detraibili. Ho visitato recentemente due famosi atenei statunitensi, Stanford che è privato e Berkeley che invece è pubblico. E qui il rettore mi ha spiegato che, come da noi, i finanziamenti che arrivano dallo Stato sono in progressiva diminuzione. Grazie però ai vantaggi fiscali concessi a chi finanzia le università i fondi privati compensano abbondantemente questa crisi". Un analoga politica, aggiunge Profumo si segue in Israele: "L'Università di Haifa, simile per dimensioni e prestigio alla nostra, riesce a ottenere ingenti finanziamenti in questo modo". Denaro che può servire sia per interventi strutturali che per finanziare programmi di ricerca o contratti a docenti. "Il 5 per mille è un'iniziativa meritoria - spiega Profumo - ma non basta e rischia di essere alla fine controproducente perché disperde le risorse raccolte in mille rivoli, rendendole inefficaci". Perché parlare di questi argomenti in occasione delle premiazioni degli ex allievi? "Perché proprio loro in laureati del nostro ateneo - dice Profumo - sono i nostri ambasciatori nella società, al loro è un'azione diretta di promozione. E perché negli Usa, ad esempio proprio le associazioni di ex allievi sono le protagoniste delle principali azioni di marketing degli atenei". Gli ex allievi del Poli ormai sono quasi una città: "Siamo arrivati alla matricola 129 mila - conclude il rettore - e pur contando che molti sono quelli che hanno abbandonato gli studi, credo che calcolare almeno 70 mila nostri laureati non sia esagerato". Un patrimonio immenso su cui il Poli vuole investire: "Abbiamo l'ambizione, grazie a Internet, di ricostruire il catalogo di tutti i nostri laureati. E ci stiamo organizzando per farlo". Un catalogo cui, tra qualche giorno si aggiungerà un altro nome prestigioso, sia pure ad honorem: martedì 27 maggio infatti al Politecnico sarà insignito della laurea ad honorem in ingegneria gestionale Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat. A pronunciare la laudatio sarà Sergio Rossetto, preside della IV facoltà di Ingegneria.

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"stato palestinese subito o lascio" abu mazen, ultimatum a bush - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Stato palestinese subito o lascio" Abu Mazen, ultimatum a Bush Nuovo appello di Bin Laden: liberate Gaza, colpite l'Anp Dal presidente Usa ai paesi arabi un invito al rispetto dei diritti umani e della democrazia ALBERTO STABILE dal nostro inviato SHARM EL SHEIKh - Con un aggiustamento in corso d'opera inteso a mitigare lo scontento sollevato persino tra i suoi estimatori arabi, come il raìs egiziano Mubarak e il sovrano saudita Abdallah, per il suo recente discorso alla Knesset, George Bush ha approfittato della tribuna del World Economic Forum sul Medio Oriente per riaffermare la sua "ferma fiducia" in un accordo di pace fra israeliani e palestinesi entro la fine dell'anno. E quanto ai palestinesi amareggiati per il modo in cui il presidente americano li ha ignorati durante la visita in Israele, dovrebbero trarre conforto dalle seguenti parole: "Dobbiamo sostenere il popolo palestinese - ha detto Bush - che ha sofferto per decenni e s'è guadagnato il diritto ad avere una sua patria". Lo screzio, se così si può dire, è rivelatore di una delle caratteristiche di questo negoziato: la debolezza politica dei palestinesi e la crescente riluttanza con cui gli Usa cercano di raddrizzare la bilancia di una trattativa asimmetrica inevitabilmente pendente dalla parte d'Israele. In verità, secondo le indiscrezioni circolate a margine del Forum, grande è stata l'amarezza dei dirigenti di Ramallah. Nei due giorni trascorsi da Bush in Israele, non solo il presidente Abu Mazen s'è visto snobbato, soprattutto ha visto sparire dalla retorica di Bush, che ha parlato d'Israele come della "patria del popolo eletto", qualsiasi riferimento allo Stato palestinese. A Sharm El Sheikh Abu Mazen ha provato a fare la voce grossa. La Casa Bianca s'è messa in moto per smussare. Il culmine è stato sabato, quando, dopo un incontro di meno di un'ora, il presidente americano e il leader palestinese si sono allontanati dalla folla dei fotografi e dei cameramen mano nella mano. Ma Abu Mazen aveva una faccia da funerale. "Abbiamo detto a Bush tutto il nostro disappunto - ha raccontato Saeb Erekat, che ha partecipato all'incontro -. Il suo discorso alla Knesset è stata un'occasione mancata perché avrebbe dovuto dire che i palestinesi dovevano avere la loro libertà e la loro indipendenza". Bush ha risposto di essere stato il primo presidente americano ad aver parlato di uno stato palestinese indipendente. Poi, coi giornalisti, ha aggiunto: "Mi spezza il cuore vedere il grande potenziale perduto dai palestinesi". Dal che si desume che gli stessi palestinesi non sono esenti da colpe. Quello che vuole Abu Mazen è chiaro: che Bush prema sugli israeliani perché si arrivi a un accordo dettagliato entro la fine dell'anno su tutti gli aspetti del conflitto e dunque sullo stato. Israele s'accontenta invece d'un accordo-quadro che lasci per dopo la definizione dei confini, la questione dei rifugiati, il futuro di Gerusalemme. A Sharm El Sheikh Bush si dice fiducioso che un accordo sia ancora possibile entro il suo mandato. Aggiunge che Israele dovrà fare "duri sacrifici". Ma Abu Mazen non si fida più delle promesse americane. Incontrando Yossi Beilin, uno dei protagonisti degli accordi di Oslo ormai fiori gioco, il leader palestinese fa capire che, se non ci sarà l'accordo nei tempi previsti, potrebbe anche dimettersi. La reticenza israeliana e la prudenza americana nello spingere sulla via del negoziato hanno rafforzato gli estremisti, dice, ed indebolito la sua figura. E intanto sul web arriva un messaggio a "tutti i musulmani" di Osama Bin Laden, che si scaglia contro l'Anp "filo-israeliana". "E' vostro dovere - dice il leader di Al Qaeda - combattere lo Stato ebraico e togliere il blocco da Gaza". Nel suo discorso di riparazione Bush ha invitato i paesi arabi ad avere coraggio, ad avanzare sulla strada della transizione democratica, a valorizzare il ruolo della donna, a scarcerare i dissidenti. "Troppo spesso - dice - la politica in Medio Oriente consiste in un leader al potere e l'opposizione in galera". Tutti principi sacrosanti che, chissà per quale strano motivo, ogni volta che il presidente americano ha cercato di tradurre in pratica l'ha fatto con metodi discutibili controproducenti. Come dimostrano le facce tristi dei governanti iracheni seduti in seconda fila.

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Bush, appello ai Paesi arabi <Scegliete la democrazia> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-19 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE # Esteri Medio Oriente Il capo della Casa Bianca al World economic forum Bush, appello ai Paesi arabi "Scegliete la democrazia" Il presidente chiede fermezza contro l'Iran Ottimismo sulla Palestina. George W. si è detto "fiducioso" sul raggiungimento di un accordo entro l'anno SHARM EL SHEIKH - "Troppo spesso la politica in Medio Oriente vede un leader al potere e l'opposizione in carcere. Gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati della persecuzione degli attivisti dei diritti civili e chiedono a tutti i Paesi di liberare i detenuti politici. è ora che questa prassi venga abbandonata e che le popolazioni siano trattate con rispetto ". Così, al World economic forum sul Medio Oriente, il presidente Bush ha lanciato all'Islam la sfida della democrazia, invitando l'Egitto, il Paese ospite e quello che forse lo ha più deluso, "a guidare la regione verso di essa". E ha additato nell'Iran la minaccia più grave al cambiamento e alle riforme: "Tutti i pacifici Paesi mediorientali - ha asserito - hanno interesse a impedire il riarmo nucleare iraniano. Permettere allo sponsor del terrorismo mondiale di procurarsi armi atomiche sarebbe un tradimento imperdonabile delle generazioni future". Giovedì scorso, alla Knesset a Gerusalemme, Bush aveva tenuto un analogo discorso sul futuro del Medio Oriente. Ma tanto allora era parso elogiativo nei confronti degli israeliani, tanto ieri è parso aspro nei confronti degli arabi. Il presidente ha esordito affermando che "la luce della libertà incomincia a brillare nell'Islam", citando la Turchia, l'Afghanistan, l'Iraq, il Marocco e la Giordania. Ma ha lamentato come altrove "non si investa nei cittadini, non si dia loro quella libertà che farebbe del Medio Oriente un faro di progresso". E ha polemizzato con chi considera la democrazia nemica della religione islamica: "La democrazia è l'unico sistema politico che protegge la religione e che garantisce lo stato di diritto". Davanti a un pubblico freddo, Bush ha sostenuto che la democrazia mediorientale può svilupparsi solo correndo su un doppio binario: il pluralismo in casa e la resistenza all'Iran fuori. E ha ammonito che una sua componente chiave deve essere la nascita di uno stato della Palestina, definendosi "fiducioso " che gli israeliani e i palestinesi raggiungano un accordo quadro entro la fine dell'anno. Accordo, ha precisato più tardi il consigliere della sicurezza nazionale Stephen Hadley, "che non comporta un'immediata attuazione: il presidente ha sempre sottolineato che essa richiederà anni". Hadley ha confermato che Bush è pronto per una terza visita in Israele e in Palestina in autunno: "Non posso scendere nei particolari, ma si stanno compiendo passi avanti concreti nelle trattative". Il discorso di Bush è stato anche una sferzata economica e sociale ai Paesi arabi. Il petrolio non vi arricchirà in eterno, ha tuonato il presidente, dovete diversificare le vostre economie, passare dal protezionismo al libero commercio, favorire l'iniziativa privata, e istruire la vostra gente. Dovete soprattutto, ha aggiunto, aprirvi ai giovani e alle donne: "è una questione morale e matematica, perché nessuna nazione che esclude dal lavoro oltre metà dei cittadini sarà mai prospera". Come a Gerusalemme, Bush ha prospettato di qui a 60 anni un Medio Oriente in pace e in benessere purché, ha ripetuto, "si respingano le forze del terrore ". Il presidente ha esortato l'Islam a fare quadrato attorno al governo libanese, a quello iracheno e alla Autorità palestinese "minacciati dall'Iran". Ma è dubbio che il messaggio di Bush, da lui già trasmesso proprio da Sharm el Sheikh due anni fa, lasci un segno. La visita in Israele, l'Arabia Saudita e l'Egitto ha dato l'impressione che il presidente caldeggi la causa sionista, e che parli e agisca per influenzare gli americani in vista delle elezioni. E il suo ottimismo non solo sulla Palestina ma anche sull'Iraq, l'Afghanistan e il Pakistan, è sembrato infondato. Ma il Medio Oriente e il Golfo Persico intendono discutere di un nuovo ordine non più con lui bensì con il suo successore. Ennio Caretto.

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Bin Laden accusa i regimi islamici: appoggiate Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-19 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Nuovo messaggio audio di Osama Bin Laden accusa i regimi islamici: appoggiate Israele WASHINGTON - In attesa di colpire, i qaedisti provano a creare una par condicio mediatica. Se Bush parla alla Knesset, Bin Laden replica attaccando Israele. Se il presidente americano si rivolge da Sharm el Sheikh al mondo arabo, il Califfo risponde chiamando i musulmani a raccolta per rompere l'assedio di Gaza. Dopo l'audio di venerdì, la voce di Osama è tornata ieri sul web con un nuovo messaggio invocando la Jihad quale unico mezzo per liberare la Palestina, denunciando i regimi arabi che hanno "sacrificato " i palestinesi "per salvare le loro corone ", esortando a rovesciare l'Autorità presieduta da Abu Mazen. Temi che ricordano un altro discorso, quello del 21 marzo, preceduto il giorno prima da un minaccioso monito dello stesso Bin Laden all'Europa. Le parole del leader terrorista, oltre allo scontato valore propagandistico, servono a ribadire la "centralità" della questione palestinese nell'ampio fronte di lotta del qaedismo. Per rimarcare questa affermazione il presunto Bin Laden sceglie un momento significativo. Il viaggio di Bush a Gerusalemme, Riad e Sharm el Sheikh ha rappresentato agli occhi di molti arabi - e non solo estremisti - la conferma di un asse che mette insieme Stati Uniti, alcuni regimi pro-occidentali e Israele a scapito dei più deboli, palestinesi in testa. Per Bin Laden è naturale presentarsi quale l'alfiere degli esclusi, smascherando il tradimento di quanti collaborano al disegno di Washington. La questione di fondo resta però l'applicazione pratica dello sforzo comunicativo di Al Qaeda. Ossia se le ripetute invocazioni di Osama finiranno per trovare una risposta con un attentato. Per alcuni analisti americani il ciclo, ripetuto, monito- esortazione-condanna è il sentiero obbligato che precede il colpo di maglio. Magari alla vigilia delle elezioni statunitensi. Guido Olimpio Jihad Nel messaggio di ieri su Internet, Bin Laden si è appellato ai musulmani ("è un dovere religioso di tutti") perché combattano contro il blocco di Gaza a opera di Israele.

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PASSIONI E DOLORE: IL MEDIO ORIENTE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-05-19 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Elzeviro Le testimonianze dei corrispondenti PASSIONI E DOLORE: IL MEDIO ORIENTE di ANTONIO FERRARI N ell'intimità del conflitto israeliano- palestinese non si ritrovano soltanto i protagonisti di uno scontro che pare senza sbocchi, pur essendo quasi tutti convinti che la pace sia un obiettivo razionalmente raggiungibile. Vi sono anche i giornalisti occidentali, o almeno coloro che hanno scelto il Medio Oriente come la palestra professionale più interessante, viva e avvincente. Un matrimonio d'amore, condito di tradimenti, dove però non esiste la parola fine. Testimoniare un conflitto tra due diritti è una sfida che annienta la noia della ripetitività, ma è anche un appuntamento lacerante che, alla fine di una giornata, di una settimana, di un anno o di un decennio provoca moti di rabbia. Perché non si può seguire quel complesso problema senza accettare due imperativi che sono in realtà un ossimoro: lo sforzo di obiettività e la passione. Un collega di Radio-Rai, Maurizio Mengoni, dotato di straordinaria preparazione professionale e di un equilibrio impreziosito da una voce calda e penetrante, decise a un certo punto che non ce la faceva più. La passione stava per sopprimere lo sforzo di obiettività e lui, coraggiosamente, preferì allontanarsi dalla seduzione di Gerusalemme. Se n'è andato leggendo e rileggendo, nelle ultime settimane della sua vita, i libri su quel conflitto eterno, cercando le spiegazioni che temeva gli fossero sfuggite. Chi non ha conosciuto quella terra, non ha respirato la sua aria, non ha frequentato le case degli uni e degli altri, dei benestanti e dei disperati; chi non ha passato interminabili serate ad analizzare i perché di un fallimento oppure le ragioni di una svolta, difficilmente può comprendere che cosa significhi il Medio Oriente, e che cosa produca l'attrazione fatale che tanti di noi avvertono per quella regione, dove convivono tutte le possibili contraddizioni, che sono però il sale della vita. Si ama Israele perché è fatto di gente vera, e anche perché le più spietate critiche ai suoi errori ci arrivano proprio dall'interno del Paese. Si ama la Palestina per ragioni quasi identiche, e perché accanto agli estremisti fanatici convivono voci di saggezza, profondità, moderazione e speranza. Per un cronista-testimone è il massimo: basta saper partecipare con distacco (altro ossimoro), studiare attentamente i passi e le riflessioni di ciascuno, seguire gli eventi con serenità intellettuale, apprezzare Benny Morris e Ilan Pappe, due nuovi storici israeliani che, su fronti opposti, ci hanno aiutato e ci aiutano a comprendere scelte, ripensamenti e abiure. Della sparuta pattuglia di giornalisti italiani che seguono con passione e competenza il conflitto fanno sicuramente parte Ugo Tramballi, inviato del Sole 24Ore, e Alberto Stabile, corrispondente da Gerusalemme per Repubblica. Sono gli autori di due libri speculari, che offrono fatti, ricchezza di analisi e qualche suggerimento. Ne Il sogno incompiuto (Tropea, pp. 257, e 16), Tramballi pianta una sonda su quanto non ha funzionato nei primi 60 anni di Israele. Un libro di storia vissuta, ma soprattutto di storie di uomini, dove il problema della terra contesa si coniuga con quello della demografia. è il professor Sergio della Pergola, emigrato da Milano nel 1966, docente di statistica all'Università ebraica, che gli spiega le ragioni di fondo su cosa deve essere e cosa diventerà lo Stato ebraico, quando già si prevede che, a ridosso del 2020, tra il fiume Giordano e il Mediterraneo verrà superato, a vantaggio degli arabi, il pareggio demografico. è per questo motivo che questo tema è entrato nel lessico politico, e sta tormentando coscienze e certezze identitarie. Alberto Stabile, nel suo Palestina (Giunti, pp. 144, e 10), affronta l'altra metà del cielo. Parte dal nodo di Gaza, conquistata da Hamas, torna in retromarcia al 1948 (anno di fondazione di Israele) per arrivare, attraverso un puntiglioso resoconto intriso di illusioni e speranze tradite, ad amare conclusioni sul processo di pace. è uno studio scrupoloso, costruito come un manuale pedagogico. Questo per contrastare la sbornia di retorica, che sarà utilissima per gli schierati, ma è esiziale per chi ha voglia di capire.

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Bin Laden incita alla rivolta contro gli arabi amici di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 20 del 2008-05-19 pagina 17 Bin Laden incita alla rivolta contro gli arabi amici di Israele di Redazione È arrivato puntuale Osama Bin Laden, proprio nel giorno in cui il presidente americano George W. Bush era a Sharm el Sheikh per rivolgersi ai governanti arabi e chiedere l'appoggio per la pace tra Israele e Palestina. E anche lui, il leader di Al Qaida, si è rivolto ai musulmani, alla "nazione islamica", per incitarli a combattere per la fine della chiusura di Gaza ma soprattutto per opporsi alla politica pro Occidente di alcuni Paesi arabi. Lo ha fatto in un nuovo messaggio audio diffuso ieri da uno dei siti Internet vicini agli estremisti musulmani e di cui è ancora necessario accertare l'autenticità. Da una parte Bin Laden si appella alla sua "nazione" dall'altra punta il dito contro i leader di alcuni Paesi arabi, Egitto in primis, che avrebbero "svenduto" la Palestina e "che stanno dalla parte dell'Occidente e di Israele" . "La sopravvivenza dell'entità sionista - ha detto Osama nell'ennesimo proclama delirante - non è dovuta alla sua potenza ma al fatto che i governi (arabi) hanno rinunciato a combattere questa entità". "Questi re e leader - ha aggiunto - hanno sacrificato la Palestina e Al Aqsa per mantenere le loro corone (...). Ogni giorno, il gregge spera che i lupi smettano di mangiarlo". Poi i riferimenti alla delicata situazione di Gaza: "Ciascuno di noi è responsabile della morte della nostra vulnerabile popolazione a Gaza dove a decine sono stati uccisi a causa del blocco". E infine l'esortazione ai militanti islamici in Egitto perché mettano fine al blocco, un "dovere" che "ricade sui nostri fratelli (in Egitto) perché sono gli unici al confine". L'ultimo messaggio di Osama risale a venerdì scorso, in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione di Israele. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Savignano, ecco la discarica "quota rifiuti anche per napoli" - dal nostro inviato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Napoli Savignano, ecco la discarica "Quota rifiuti anche per Napoli" Ma l'Irpinia punta su un impianto rivoluzionario Il Comune lotta ancora con tutti i giovani del paese Denunce e nuove prescrizioni La stessa società (lavora anche di notte) pronta per Chiaiano. Bonifica mai eseguita DAL NOSTRO INVIATO (segue dalla prima di cronaca) Antonio corbo Savignano - "L'Irpinia mantiene gli impegni. Confermo la quota di solidarietà per Napoli. Ma spero che si sacrifichi come noi". Alberta De Simone, presidente della Provincia di Avellino, offre uno spiraglio alla crisi di Napoli. Ma tra le righe, scarica sul commissario De Gennaro una responsabilità: aprire altri siti. "In Campania non c'è solo l'Irpinia, e non è vero che incontro De Gennaro. Partecipo ad un tavolo istituzionale nella sede della Regione, ci sarà anche De Gennaro", precisa. Quindi: Savignano ora, poi Chiaiano. La De Simone arriva oggi a Napoli con un progetto che può rivoluzionare il ciclo dei rifiuti. "Un impianto risolutivo. Lo vogliamo in Irpinia, decida il Commissariato dove localizzarlo". Napoli litigava su Chiaiano, Avellino studiava. Ha scelto un modello moderno. Si chiama Zenc, brevetto israeliano. "Zero emission-No combustion", l'acronimo. è l'alternativa agli inceneritori. "Non brucia, non c'è calore né vapore, è nel cuore di Tel Aviv e non dà fastidio a nessuno, anzi nessuno se ne accorge. Funziona in dieci paesi". Il modello Zenc è già in Canada, sedici mesi per montarlo. è limitato nei volumi: tratta rifiuti per 200-250 tonnellate. Fa tutto, si legge che "raccoglie tutti i rifiuti, li differenzia, separa l'umido dai materiali da riciclare, distingue la parte del compost, restituisce acqua pulita all'agricoltura, offre infine un gas per produrre energia senza inquinare né diffondere cattivi odori". Possibile? Avellino ne è certa. Le controindicazioni sembrano almeno tre. I costi ancora da scoprire, le piccole quantità per una metropoli come Napoli da 1450 tonnellate al giorno, ma soprattutto l'esclusione di quei carrozzoni che bruciano danaro. L'emergenza rifiuti è da 14 anni un business, potrebbe mai finire? "Avellino garantisce anche in questo caso una quota di solidarietà per i rifiuti di Napoli", spiega la De Simone. La Provincia di Avellino presenta oggi un piano avveniristico per le sue esigenze. Ma è anche il primo conto da pagare. Ha accettato un'altra discarica ad appena un chilometro da Difesa Grande. Renderà al Comune di Savignano 5,20 euro a tonnellata. "Non ho fatto ancora i conti. E non sono ancora rassegnato. Brutta parola la rassegnazione. C'è un comitato di lotta che il mio Comune ospita. Ho dato ai giovani un locale e le chiavi. Purtroppo lo Stato si fa forte con i deboli", protesta Oreste Ciasullo, sindaco di Savignano tra l'85 e il 95, la seconda volta dal 2004, lista civica "Insieme per Savignano", entrato ed uscito dalla Margherita. Ex demitiano. Ora in lotta con tutti: per la discarica che in paese nessuno vuole. "Non dimentichiamo la carica della polizia del 18 febbraio", insiste Ciasullo, assente sabato scorso come il sindaco di Ariano alla festa della polizia. Per il commissariato di Ariano e il suo dirigente Gaetano Froncillo la missione è ora delicatissima. Compiti da digos. Con gli stessi uomini e mezzi sono chiamati a sedare rivolte. A pochi passi c'è Vallata, altro obiettivo del piano Berlusconi. Il questore Antonio De Jesu ha contatti quotidiani con Antonio Manganelli, non a caso presente al teatro Gesualdo per i 156 anni della polizia. "Ci sentiamo feriti. Ho denunciato tutto alla Procura di Ariano. Gli esposti si sono accumulati. Il paese ha una storia. E un'agricoltura di qualità con il miglior grano del mondo. Requisire venti ettari è un danno enorme, in altri cento ettari pascolano le podoliche che danno latte al formaggio più pregiato, può uno Stato distruggere l'economica di un Comune intero? Senza accertare le condizioni, come prescrive la legge", non si dà pace il sindaco di Savignano, attraversata dai Sanniti in epoca preromana e nel Medioevo dai crociati diretti in Terra Santa, c'è ancora una lapide nella Chiesa Madre, da visitare. Sull'altopiano di Pustarza i lavori avanzano. Cellule fotoelettriche per i turni di notte. Escavatori e mezzi di movimento terra dell'Arcater di Succivo. I teloni sono spagnoli, brevetto Hdpe. Dirige una società di specialisti: la Ibi di Napoli, titolare Antonio D'Amico. Liberato Imperato dirige, è un tecnico che ha realizzato discariche in tutta Italia. La stessa azienda è pronta per Chiaiano. "Ma qui i ritardi sono strani". Continue ispezioni a Pustarza. Dalla Via (Valutazione impatto ambientale) sono state modificate le prescrizioni. Aumenta lo strato di argilla. è stata però la Ibi a scoprire che la vicina discarica chiusa da tempo inquinava. Un rivolo di acque piovane passava per l'impianto e portava liquido fetido di percolato nei campi. Messa in sicurezza la vecchia, tracciata poi la nuova discarica: a fine maggio il primo di 4 invasi. Savignano è contraria, lotta ancora. Ma non c'è rischio: grazie alla terra, che offre la migliore argilla ("pliocenica") a sette metri di profondità. L'Irpinia avvia il piano Berlusconi, ma oggi fissa un prezzo. L'impianto Zenc.

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La Francia a sorpresa: contatti con Hamas Irritazione degli Usa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-20 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Gaza La rivelazione di Kouchner La Francia a sorpresa: contatti con Hamas Irritazione degli Usa GERUSALEMME - La Francia parla con Hamas "da diversi mesi", ha rivelato il ministro degli Esteri di Parigi Bernard Kouchner, attirandosi le critiche del Dipartimento di Stato Usa: "Non riteniamo questa posizione saggia o appropriata", ha detto il portavoce Sean McCormack. E anche Israele ha chiesto chiarimenti al Quai d'Orsay. Il fatto è che Stati Uniti ed Europa si sono impegnati a non avere contatti con il gruppo integralista islamico finché non riconoscerà Israele, accetterà i precedenti accordi di pace e rinuncerà alla violenza. A PAGINA 16 Mazza e Ricci Sargentini.

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<Avevano ragione Prodi e D'Alema> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-20 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Bobo Craxi "Avevano ragione Prodi e D'Alema" Un anno fa era stato proprio lui a chiamare l'allora premier palestinese e leader di Hamas, Ismail Haniyeh, scatenando infinite polemiche. Oggi Bobo Craxi, sottosegretario agli Esteri nello scorso governo, è soddisfatto perché la Francia ha fatto lo stesso. "Israele più passa il tempo e più corre dei rischi - dice al Corriere -, tra cui quello che Hamas accresca la sua potenza di fuoco, come è accaduto con gli Hezbollah in Libano, o diventi un'appendice del-l'Iran. Per ottenere il disarmo c'è solo la via politica. Anche Rabin diceva che quando c'è una situazione di guerra bisogna parlare con i propri nemici. Allora c'era l'Olp. Ora la situazione è anche peggiore". Insomma aveva ragione D'Alema. "Non solo lui. Anche Prodi aveva auspicato il dialogo con Hamas. In quel momento c'era all'orizzonte l'opportunità della conferenza di Annapolis. E bisognava trattare con tutte le parti in campo". Ma si può negoziare con un'organizzazione terroristica? "Quest'obiezione in guerra ha una logica molto limitata. Da che mondo è mondo le paci sono state fatte dai contendenti. Non venendo meno a un principio". Quale? "Con chi usa il terrore come arma politica non è possibile scendere a patti". Scusi ma Hamas usa o non usa il terrore? "Sì ma può smettere di farlo. Come è successo con l'Ira e con l'Eta. Anche l'Olp aveva una posizione analoga. Chi si muove nella direzione del dialogo lo fa spinto dalla convinzione di fondo che si possa arrivare a qualcosa di concreto". Gli Stati Uniti sono contrari. "Aspettiamo la nuova amministrazione e vediamo". In Europa chi potrebbe condividere la mossa francese? "I Paesi del Mediterraneo: Italia, Francia, Spagna". Anche l'Italia di Berlusconi? "No. Se c'è un punto su cui la diversità è netta è proprio questa. La nostra è una visione euromediterranea che ha sempre tenuto conto della questione palestinese senza però venire meno all'integrità e alla sicurezza di Israele, mentre quella del governo Berlusconi è un po' troppo figlia di una stagione della guerra preventiva che sta ormai alle nostre spalle e che persino l'amministrazione Bush ha superato". Monica Ricci Sargentini Ex sottosegretario Craxi.

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Incontro su Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-20 num: - pag: 10 categoria: BREVI Incontro su Israele Oggi alle 18 - anche in coincidenza con il 60Ë? anniversario della nascita dello Stato di Israele - nella Sala Facchinetti della Società Umanitaria, in via San Barnaba 48, Sergio Romano, insieme a Piero Amos Nannini e a Arturo Colombo, presentano il libro di Vittorio Dan Segre, "Le metamorfosi di Israele" (Utet Libreria editore). Sarà presente l'autore. Per informazioni tel. 02.38086524.

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Così il Feroce Saladino <liberò> Gerusalemme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-05-20 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Il profilo Il pachistano Tariq Ali rivaluta il guerriero islamico che combatté i crociati Così il Feroce Saladino "liberò" Gerusalemme V ien fuori dalle care, vecchie icone di un secolo trascorso, il "Feroce Saladino". Era lui la figurina mancante agognata dai collezionisti degli anni '30, e anche il soggetto d'un film da cinefili (diretto da Mario Bonnard, con un incredibile Alberto Sordi diciassettenne e un'ancor più acerba Alida Valli). Personaggio negativo, dunque, questo Saladino, prototipo del cattivo, del villain, tanto più detestabile in quanto vittorioso e vendicativo ai danni dei crociati in Terrasanta, benché agisse in un'epoca ormai vecchia 800 anni. Si attendeva l'arrivo di un rivalutatore revisionista, e infatti eccolo: ne fa un quasi eroe Tariq Ali, con una storia romanzata in cui gli eventi reali (politici e militari) si intrecciano a quelli fantastici, amorosi, pittoreschi e leggendari: Il libro di Saladino, Baldini Castoldi Dalai, pp. 480, e 18,50. Pachistano di Lahore ma formato all'europea, brillantemente schierato con la "New Left Review" su posizioni radicali, protagonista di un personale boicottaggio del Salone di Torino per protesta contro l'invito a Israele, qui Tariq Ali racconta il Saladino (nella versione araba Salah al-Din) dal punto di vista del suo biografo ebreo. Il romanzo lega una storia all'altra, secondo l'uso orientale: è una successione di narrazioni pittoresche, dialoghi e digressioni, che a volte riescono ad avvincere, anche se raramente toccano le corde dell'emozione. Il "buon saladino" di Tariq Ali conquista Gerusalemme, anzi al-Kuds per i fedeli di Allah, senza mai smarrire l'umanità e il senso della moderazione, salvo quando si tratta di punire i seguaci di "Riccardo cul di leone" (nella versione della propaganda musulmana), o di imporre alle donne assoggettate i principi della Giusta fede. Eppure, nonostante lo sfoggio di particolari realistici e intrecci avventurosi, qualcosa in questa ricostruzione edulcorata del Saladino non convince. Sarà per il desiderio dell'autore di farlo apparire a tutti i costi nobile, all'altezza della sua fama di Vittorioso. Sarà per la presentazione in copertina dell'edizione italiana che - con qualche concessione spericolata al multiculturalismo - recita proprio così: "Il leggendario condottiero curdo che nel 1187 liberò Gerusalemme durante le Crociate..." Il sultano Salah al-Din in una iconografia della British Library Dario Fertilio.

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Danzando lungo il filo spinato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-20 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Arcimboldi Echi di rovina e antiche memorie in "Ekodoom" di Rami Be'er, domani a Milano Danzando lungo il filo spinato Il balletto della Kibbutz Company celebra i 60 anni d'Israele I sraele danza sull'apocalisse, lungo il filo spinato che separa l'Olocausto di ieri dalla minaccia ambientale di oggi. La linea di confine tra passato e presente per la Kibbutz Contemporary Dance Company, in arrivo agli Arcimboldi domani e dopo, è il linguaggio coreografico del suo leader, il direttore artistico Rami Be'er che condensa la sua complessa visione artistica in "Ekodoom, non è il tempo siamo noi", nato per i 60 anni dello Stato di Israele. "Ekodoom - spiega Be'er - è uno spettacolo dal doppio significato e, pur nella sua apparente astrazione, gravido di memorie, come il suo titolo che è un composto di eko (suono ma anche ambiente) e “doom” (rovina). Ma voglio lasciare libero lo spettatore di trovare i significati che risuonino in lui". La libertà è per il cinquantenne Be'er, che proviene da una famiglia di musicisti una necessità esistenziale prima ancora che artistica. "I miei genitori sono sopravvissuti all'Olocausto - racconta - ma gran parte della mia famiglia è morta nei lager di Auschwitz e di Buchenwald. Un'eco di quel passato si riflette nello spettacolo, anche se non in modo diretto, insieme alla storia recente di un Paese in cui, ancora oggi, si deve lottare per esistere, fronteggiando crisi complesse con i vicini ". Fondata da Yehudit Arnon, la compagnia che Be'er dirige ha la sua base nel Kibbutz Ga'aton, da cui prende nome. "Israele è la mia terra: qui ho scelto di continuare a vivere e lavorare in un kibbutz, all'interno di un sistema che è molto cambiato negli ultimi anni. Oggi la compagnia, pur agendo secondo una logica di cooperativa, si è aperta al mondo ed è cresciuta fino ad articolarsi in due organici: il complesso principale e quello junior, impegnati entrambi in 250 spettacoli. I danzatori arrivano da ogni angolo del pianeta, dal Giappone al Svezia, Francia, Russia, Germania, ma molti sono israeliani ". La danza contemporanea in Israele ruota intorno alla Kibbutz e alla compagnia concorrente, la Batsheva. "La differenza tra le due - sintetizza - è nell'approccio di ricerca. La Kibbutz porta in scena soprattutto miei lavori e ha quindi una prospettiva più univoca e compatta. Quando creo un nuovo spettacolo, lo penso integralmente, coreografia e musica, disegno scene, luci, costumi. è un mondo che si addensa in un'unica visione profondamente collegata alle nostre radici". Energia I ballerini di "Ekodoom" arrivano da tutto il mondo Valeria Crippa Teatro degli Arcimboldi domani e dopo alle ore 21 biglietti 13/40 € tel. 02.64.11.42.212.

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Appuntamenti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-20 num: - pag: 19 categoria: BREVI Appuntamenti INVIATO SPECIALE Roberto de Monticelli presenta "Cronache dalla Milano in bianco e nero" al Teatro Strehler. Largo Greppi, ore 18 ALDO NOVE Lo scrittore presenta "Zero il robot" scritto insieme con Maria F. Tassi. Fnac, via Torino, ore 18 LOVE MANAGEMENT Miranda Sorgente presenta "Love Management. Il segno del tuo passaggio nel tempo" al Carcano con insegnanti yoga e arpe celtiche. Cso di Pta Romana 63, ore 20.30, t. 0362.17.90.030 NANOTECNOLOGIE Dario Narducci presenta "Cosa sono le nanotecnologie" (Sironi), in Feltrinelli. Via Manzoni 12, ore 18 ISRAELE Presentazione dell'opera di Vittorio Dan Segre "La metamorfosi di Israele". Umanitaria, via San Barnaba 48, ore 18 DIO DELLA LOVE Alle Scimmie, il pop scanzonato dei Dio della Love (foto). Via A. Sforza 49, ore 22, ingr. con consumazione FLOGGING MOLLY Al Music Drome, folk rock d'autore con i californiani Flogging Molly. Via Paravia 59, ore 21, e15 ROCK ANNI '50 Al New Dancing Apollo, Memorial Dossena sul rock degli anni '50. Esibizione del Dossena rock Ballet. E poi Miki Del Prete, Antonio Di Furia e altri. V. Procaccini 17, h 21, e10 GIANCARLO MAJORINO All'Oberdan, Giancarlo Majorino presenta "Viaggio nella presenza del tempo" (Mondadori). Vle Vitt. Veneto 2, ore 20.30 COSTITUZIONE 60Ë? In Sala Buzzati incontro per i 60 anni della Costituzione con i giuristi Caravita di Toritto, Ferrari e Onida. Pren. obbligatoria allo 02.29.53.22.48. Via Balzan 3, ore 18 TRE GRANDI RELIGIONI A Bernate, "Tre grandi religioni a confronto" con Don Carlo Venturini, Ugo Volli, il Venerabile Lama Paljin Rimpoche e l'Imam Abdullah Techina. Canonica Agostiniana, Bernate(Mi), ore 21.15 SURREALISMO Allo Spazio Guicciardini Arturo Schwarz parla del surrealismo, da André Breton (foto) in giù. Via Macedonio Melloni 3, ore 21, ingr. libero POMERIGGI VERDI La paesaggista Anna Scaravella parla di "giardini contemporanei". Marco Introini presenta il book Lo spazio della scena". Mondadori, piazza Duomo 1, ore 17 e 20 IL VELENO DI CAPRI Presentazione del romanzo "Il veleno di Capri. Diario intimo di un nobile decaduto" di Marco Pellegrini. Rizzoli, galleria V. Emanuele, ore 18.30 BAGLIORI D'AUTORE Parte oggi a Palazzo Sormani "Bagliori d'autore 2008", serie di incontri su Hemingway. Si comincia con "Hemingway e la guerra. Un corrispondente al fronte". Via F. Sforza 7, ore 18 SCUOLE IN SCENA Da oggi al 6 giugno il Teatro Litta presenta la rassegna di spettacoli prodotti dalle scuole lombarde "Scuole in scena". Corso Magenta 24, da oggi alle 19.45, tel 02.80.55.882 IN INDIA Iago Corazza e Greta Ropa parlano dell'India sacra nell'incontro "India: in viaggio con Raj Kumar". White Star Adventure, piazza Meda, ore 18.30.

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<Necessario parlare con Hamas> Kouchner fa infuriare gli Usa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
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Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-20 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Medio Oriente Barak presenta al mediatore egiziano le condizioni per una tregua a Gaza "Necessario parlare con Hamas" Kouchner fa infuriare gli Usa Il ministro degli Esteri francese: abbiamo contatti da mesi Israele si dice comunque sicuro che "la posizione della Francia non sia cambiata". Kouchner giovedì a Gerusalemme DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - La Francia parla con Hamas "da diversi mesi". Lo ha rivelato ieri il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, nonostante Stati Uniti e Europa si siano impegnati a non avere contatti col gruppo finché non riconoscerà Israele, accetterà i precedenti accordi di pace e rinuncerà alla violenza (le condizioni del Quartetto per il Medio Oriente). La posizione "morbida" di Parigi ha provocato una dura critica degli Stati Uniti: "Non crediamo che sia saggia o appropriata", ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Sean McCormack. E Israele ha chiesto chiarimenti. Ma la polemica sui "contatti" con Hamas è scoppiata anche all'interno dello Stato ebraico. Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak e una delegazione di Hamas si sono recati ieri in Egitto, sia pure in località distanti: l'uno a Sharm El Sheikh, gli altri al Cairo. Barak ha presentato le condizioni per una tregua con Hamas al generale Omar Soleiman, responsabile dell'intelligence egiziana, che fa da mediatore. La missione è stata denunciata dal vicepremier israeliano Haim Ramon: "Negoziamo con Hamas, in aperto contrasto con le decisioni del governo, secondo cui ciò potrà avvenire solo quando avrà accolto le condizioni del Quartetto". Kouchner ha confermato "i contatti " diplomatici con Hamas dopo che la notizia era emersa su Le Figaro. Yves Aubin de la Messuzière, ex ambasciatore in Iraq e capo del Dipartimento Nordafrica e Medio Oriente al Quai d'Orsay, spedito nei Territori il mese scorso, ha raccontato al quotidiano: "Ho detto a Hamas che deve avvicinarsi alle condizioni imposte dall'Occidente, affinché si ricominci a parlare. Mi hanno risposto di essere pronti ad accettare uno Stato palestinese entro le frontiere del 1967: equivale a un indiretto riconoscimento di Israele. Si sono detti pronti a mettere fine agli attentati kamikaze e, ciò che mi ha sorpreso, riconoscono la legittimità di Mahmud Abbas (il capo dell'Anp, ndr) ". La Messuzière dice di aver incontrato a Gaza Ismail Haniyeh e Mahmud Zahar. Kouchner ha confermato parlando alla radio Europe-1: "Sarebbe difficile negarlo, dato che lo ha detto la persona che è in contatto con loro". Il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri ha confermato di aver incontrato un rappresentante francese - e inviati di altri Paesi europei che non ha identificato - aggiungendo che questo dimostra che l'Europa si rende conto che "isolare e boicottare Hamas è una politica sbagliata". Kouchner ha minimizzato: "Non si tratta di relazioni. Sono contatti". La Messuzière si è incontrata con Hamas di propria iniziativa, ha precisato una portavoce, "come nel caso del presidente Carter". Jimmy Carter sta all'amministrazione Bush come la Messuzière sta al governo francese? Non proprio. Lo scorso mese Carter, dopo aver incontrato Khaled Meshaal, il leader di Hamas in esilio a Damasco, è stato criticato dalla Casa Bianca. Da agosto, secondo Le Figaro, Parigi ha indicato ai diplomatici francesi di riprendere i contatti con Hamas. Kouchner ha detto che "avere contatti è necessario": "Dobbiamo essere capaci di parlare per avere un ruolo, se vogliamo che i nostri rappresentanti vadano a Gaza". Israele comunque si è detta sicura che "la posizione della Francia nei confronti di Hamas non sia cambiata ", aggiungendo che Kouchner avrà modo di spiegarsi con il premier Ehud Olmert. Il ministro francese è atteso giovedì in visita a Gerusalemme. Ma prima si recherà alla "Conferenza sul sostegno all'investimento privato nei territori palestinesi ", domani a Betlemme. Viviana Mazza.

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L'Iran mette in guardia Roma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-20 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Diplomazia Teheran riconosce comunque all'Italia una "visione più profonda" L'Iran mette in guardia Roma "Non fatevi influenzare da false notizie di altre nazioni" Frattini ha promesso un approccio "molto fermo" sul nucleare iraniano e proposto per l'Italia un ruolo di "facilitatore" ROMA - La Repubblica islamica di Mahmoud Ahmadinejad ha risposto con un tono né brusco né accondiscendente a Franco Frattini, il ministro degli Esteri che aveva promesso un approccio "molto fermo" verso l'Iran a causa dei suoi piani nucleari e, allo stesso tempo, aveva dichiarato di voler far ricoprire all'Italia un ruolo di "facilitatore" per un dialogo tra Washington e Teheran. Il governo di Silvio Berlusconi non dia retta alle cattive amicizie, è un po' il messaggio arrivato in cambio dall'Iran, laddove le peggiori sono considerate quelle dei fautori di un inasprimento delle sanzioni decise dall'Onu. Tramite il portavoce del suo ministero degli Esteri, Mohammad Ali Hosseini, Teheran ha raccomandato al governo italiano di avere "una posizione più realistica sul programma nucleare pacifico dell'Iran" e di "non farsi influenzare da false notizie" o dalla politica di altre nazioni. Questi suggerimenti, troppo garbati per essere un altolà, ma non privi di un sottile avviso, sono stati rivolti ricordando "i rapporti cordiali" con l'Italia e attestando, riguardo al Medio Oriente, che "le autorità italiane hanno una visione più profonda e realistica della regione rispetto ad altri Paesi". Prima che Romano Prodi lasciasse Palazzo Chigi, in via riservata e senza certezze dagli iraniani era stato domandato un parere sull'ipotesi che Ahmadinejad potesse venire a Roma tra il 3 e il 5 giugno, quando si svolgerà la conferenza della Fao su sicurezza alimentare e clima. Non risulta che l'idea abbia compiuto alcun passo avanti. Da parte italiana era stato suggerito che, se realizzato, il viaggio andava impiegato per lanciare una nuova fase della politica iraniana su quei progetti nucleari nei quali una parte del mondo, Usa in testa, vede la premessa della costruzione di un arsenale atomico. Insomma, se Ahmadinejad fosse venuto sarebbero servite proposte tali da permettere sviluppi nel dialogo con l'Europa. L'interscambio commerciale tra Italia e Iran nel 2007 è stato superiore a cinque miliardi di euro. Anche se la visita non ci sarà, sembra che il governo Berlusconi e Iran si stiano annusando, cercando di capire se esistono prospettive per aprire un varco nello scambio di valutazioni piuttosto sordo tra Occidente e Teheran, operazione tanto difficile quanto teoricamente possibile considerata la durata dello stallo. In una conversazione con giornalisti in un volo verso Lima e in un'altra con il Financial Times, Frattini la settimana scorsa ha annunciato la richiesta di portare l'Italia nel "5+1", il comitato sul nucleare iraniano formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e dalla Germania. Anniversari Studentesse iraniane con candele e bandierine palestinesi durante la veglia della "Nakba", parola araba per indicare la "catastrofe" della nascita di Israele (Afp) Maurizio Caprara.

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Il dramma della palestina nel libro di de leonardis (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Bari Bari Taranto Bari Taranto Il dramma della Palestina nel libro di De Leonardis Una lezione di ecologia con il film sui Simpson "Di fabbrica si muore" la parola all'oncologo "Di fabbrica si muore" la parola all'oncologo.

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Bush: "bisogna fermare l'iran e un blitz non è da escludere" - richard engel (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il presidente Usa alla tv Nbc: "Puntiamo sulla diplomazia ma il nucleare è una grave minaccia" Bush: "Bisogna fermare l'Iran e un blitz non è da escludere" Immaginiamo cosa sarebbe successo in termini di instabilità se tra Saddam Hussein e Ahmadinejad si fosse scatenata una corsa agli armamenti RICHARD ENGEL Presidente Bush, di fronte alla Knesset in Israele lei ha detto che negoziare con l'Iran è inutile. Poi ha aggiunto che è una forma di appeasement. Si riferiva al senatore Obama? Lui lo ha pensato? "La mia politica non è cambiata, ma evidentemente il calendario politico sì. Bisogna che la gente si legga il mio discorso: io ho detto che dobbiamo prendere sul serio le parole altrui. Quando un leader iraniano dice che ha intenzione di radere al suolo Israele, dobbiamo prendere le sue parole sul serio. Se non lo facciamo, verrà un giorno in cui ascolteremo chi dirà che non l'abbiamo fatto? è stato del tutto appropriato che io alla Knesset ricordassi che le parole di Adolf Hitler non furono prese sul serio". Lei sostiene che Teheran non deve assolutamente mettere a punto l'atomica. Quanto tempo manca, a suo parere, prima che l'Iran acquisisca la capacità nucleare? "Non intendo fare supposizioni, se ne fanno troppe. Ma una cosa è sicura: dobbiamo assolutamente evitare che imparino ad arricchire l'uranio. Ho detto chiaramente agli iraniani che c'è un posto al tavolo delle trattative pronto per loro se sospenderanno le operazioni di arricchimento e consentiranno di verificarlo sul campo. Altrimenti continueremo a far fronte comune nel mondo per isolarli". Il potenziamento dell'Iran è in gran parte una conseguenza della guerra in Iraq? "Non credo di condividere questa sua affermazione. Anzi, penso che l'Iran sia preoccupato perché in Iraq sta nascendo una giovane democrazia. Del resto l'idea che se Saddam Hussein fosse ancora al potere tutto in Medio Oriente filerebbe liscio e senza problemi è completamente ridicola. Saddam Hussein sosteneva il terrorismo? riesce a immaginare che cosa sarebbe successo in termini di instabilità in Medio Oriente se tra Saddam Hussein e Ahmadinejad si fosse scatenata una corsa agli armamenti? Io credo che, al contrario, l'unico modo per sconfiggere coloro che ricorrono al terrorismo per destabilizzare le giovani democrazie sia quello di aiutare le democrazie ad avere pieno successo". Lei afferma che l'Iran è una delle minacce più pericolose per le politiche americane nella regione ? con Hamas, Hezbollah, le milizie in Iraq? Ha in mente di concludere il suo mandato alla presidenza con un'azione militare di qualche tipo contro l'Iran? "Sono congetture. Ho sempre affermato chiaramente che questa possibilità esiste, è sul tavolo. Ma sappiamo che l'arma migliore che abbiamo contro coloro che non tollerano la libertà è far guadagnare terreno alla libertà stessa". Considera ancora l'Iraq un successo? Sul terreno le cose non sembrano proprio stare così, e la gente continua a voler lasciare il Paese? "Strano, ciò che lei dice contrasta con i sondaggi d'opinione che ho visto e anche con l'atteggiamento degli iracheni con i quali ho parlato. Naturalmente lei è libero di avere le sue opinioni ". Copyright Nbc News. Traduzione di Anna Bissanti.

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Protestano marcorè e celestini "si torna all'editto bulgaro" - leandro palestini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Comici e attori replicano: facciamo ironia anche sulla sinistra Protestano Marcorè e Celestini "Si torna all'editto bulgaro" LEANDRO PALESTINI ROMA - La visione della satira di Paolo Romani un po' fa ridere, un po' inquieta gli attori satirici. Il sottosegretario alle Comunicazioni dice che "sei serate dedicate alla satira politica, con un preciso orientamento, non fa bene al servizio pubblico" e dalla pattuglia di "Parla con me" arriva un coro di contestazioni a quello che rischia di passare come il "nuovo editto bulgaro" . Neri Marcorè è preoccupato: "Sono dichiarazioni fuori luogo. Non so se siamo sulla scia dell'editto bulgaro, ma il tipo di dichiarazione è quello, ed è sgradevole. Con Berlusconi è stata una brutta pagina della tv (con Biagi, Santoro e Luttazzi fuori della Rai), non vorrei che Romani dicesse una cosa e poi dei burocrati in Rai la applicassero. Per avere un plauso, una carezza dal potere. Non si deve fare satira 7 giorni su 7? è come dire che il Tg si deve fare 3 giorni la settimana". Non è vero che a RaiTre si coltiva una satira orientata politicamente? "Mi pare un giudizio fazioso. Abbiamo le nostre opinioni, ma la nostra ironia va contro tutti. Io ho fatto satira su Di Pietro e Fassino", dice l'attore, aggiungendo: "Contrapporre la satira all'informazione non è corretto. A me non piace la cancellazione di "Primo piano", ma credo che la satira debba trovare un suo spazio". Per Ascanio Celestini la satira "è come un genere letterario: guarda agli avvenimenti ridendoci sopra". Per l'attore "è sterile la polemica politica contro la satira, non c'è nessun pericolo per la democrazia. Anzi, si tratta di un servizio per il Paese". Sulle parole di Romani è duro: "Probabilmente siamo sulla scia dell'editto bulgaro. Spero non si arrivi a bloccare la nuova striscia di "Parla con me", è assurdo dire che la satira tutti i giorni non fa bene al servizio pubblico. è come dire che il telegiornale, con tutte le notizie cattiva che ospita, sarebbe meglio non darlo tutti i giorni". Satira orientata? "Io non mi pongo problemi di schieramento. Metto in evidenza anche le disfunzioni della sinistra, magari del sindacato, quando parlo dei call center". Antonio Cornacchione teme un "personale conflitto di interesse". Perché il suo personaggio è filo-berlusconiano. "Non ho concordato le cose da dire con Romani, sono spiazzato. Devo capire se la satira deve far bene più a Berlusconi o al pubblico televisivo?", si chiede il comico. Poi però esce la sua vera natura: "Io credo che la satira non è come le medicine, non parliamo di modica quantità giornaliera. Ci sono dei comici che vanno da Vespa tutte le sere. L'opposizione in Italia non la fa più nessuno, è bene che rimanga almeno la satira ".

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Immigrati, ecco i lager della Spagna (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 20-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 119 del 2008-05-20 pagina 0 Immigrati, ecco i lager della Spagna di Alessandro M. Caprettini Un muro di 10 km respinge i clandestini dal Marocco. I testimoni: "Vengono pestati, attaccati dai cani e deportati". L'Europa ha aperto un'inchiesta sui Cpt di Ceuta e Melilla, al confine con l'Africa. L'alt di Frattini: "Inaccettabili invasioni di campo" Roma - "Ma da che pulpito...!" s'indigna Stefano Zappalà, vice-presidente della commissione Libe (libertà e giustizia) dell'Europarlamento. Ce l'ha con i socialisti spagnoli per le raffiche di accuse che fanno partire contro l'Italia sulla questione immigrati. "Dovrebbero tacere e vergognarsi!" rileva al telefono da Strasburgo. Perchè lui c'era a Ceuta e Melilla quando l'8 e il 9 dicembre del 2005, una commissione Ue andò a verificare lo stato dei centri di accoglienza temporanea delle due enclave spagnole in territorio marocchino, dopo che l'anno prima erano stati uccisi 5 emigranti e ben 45 rimasero gravemente feriti a seguito di un tentativo di irruzione in territorio europeo e dopo che, nel corso dei mesi seguenti, si erano contate ancora 11 vittime tra i disperati che provavano a saltare il "muro". Già. Perchè se sono noti quello di Berlino (buttato giù), quello israeliano (ancora in costruzione) e quello al confine Usa-Messico, pochi sanno che anche Madrid ha fatto costruire il suo: una doppia barriera di filo spinato lunga più di 10 chilometri, alta 6 metri, all'interno della quale c'è una strada per permettere il passaggio di automezzi. Un muro spinato che i clandestini, già inseguiti dalle forze dell'ordine marocchine - che spesso depredano i disgraziati che vi si avvicinano e li portano da lì fino al Sahara algerino, lasciandoli nella sabbia - provano a saltare in ogni modo. "Costruiscono scale con tronchetti di palma. Poi si radunano in gruppi diversi a distanza di qualche chilometro, così che quando la Guardia civil si prepara a entrare in azione da una parte, l'altro gruppo parte all'assalto - racconta ancora Zappalà -. Ma spessissimo finisce che tentando il salto dalla prima rete vanno a sbattere sulla seconda, provocandosi ferite gravissime su tutto il corpo". Ne ha visto di sangue, l'eurodeputato azzurro, nei Ctp delle due città spagnole. "Sbreghi su petti, gambe, braccia. Volti tumefatti di povera gente". E gli spagnoli? "Niente. Si limitavano a far sapere di essere obbligati ai respingimenti. Il doppio filo spinato serve a quello: se uno scivola nella strada di mezzo, viene subito accompagnato ad una delle porte che si aprono verso il Marocco. Si avverte la milizia di Rabat e li si lasciano lì, pronti per la deportazione nel Sahara". Quel che poi ha potuto fare la Ue su Ceuta e Melilla è ben poco: "L'immigrazione, nonostante Frattini abbia fatto notare più volte la necessità di un intervento integrato europeo, è tema proprio dei singoli paesi. C'è chi nella Ue ha definito l'immigrazione clandestina reato penale, chi lo definisce reato dopo 3 mesi, chi dopo 6. Il nostro mandato era ricognitivo, non d'indagine. Abbiamo votato un documento con alcune raccomandazioni, ad esempio, ma a Madrid hanno fatto finta di nulla". Proprio tra le raccomandazioni dell'Europarlamento c'era quella di fornire ragguagli sulla strage dell'anno precedente. Ancora non c'è stata risposta, visto che l'indagine non è chiusa a causa delle dichiarazioni opposte di militari marocchini e Guardia civil iberica. I primi sostengono che i colpi sono stati sparati ad altezza d'uomo dalla polizia spagnola. Quest'ultima sostiene invece che le pallottole venivano dal deserto. "Resta il fatto che le accuse che oggi partono verso di noi da Madrid sono una entrata a gamba tesa che non meritiamo: noi andiamo persino con la nostra marina militare a salvare i barconi che naufragano al largo di Lampedusa, mentre gli spagnoli..." osserva laconico Zappalà. E che l'elenco di soprusi a Ceuta e Melilla - tra spagnoli e marocchini, poca la differenza - sia lungo, lo dimostra anche la sfilza di testimonianze raccolte da Medici senza frontiere (www.meltingpot.org) che parlano di centinaia e centinaia di feriti, umiliati, deportati, morsi da cani e addirittura violentati. Un massacro vero e proprio davanti al quale i tentativi di rogo dell'accampamento rom a Ponticelli sono quasi uno scherzo. Anche perché a Napoli era gente inferocita, e non certo le forze armate, a minacciare l'accampamento degli zingari. Mentre a Ceuta e Melilla (su cui la pressione si è fatta più forte da quando gli spagnoli hanno aumentato la vigilanza alle Canarie) sono uomini in divisa a prendere a calci e a pugni l'esercito dei disperati che si ammassa a fianco del muro e, spesso, a ributtarli nel deserto privi di sostentamento. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Gaza, tregua vicina tra Israele e le milizie di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 120 del 2008-05-21 pagina 17 Gaza, tregua vicina tra Israele e le milizie di Hamas di Redazione Gaza. Il condizionale è d'obbligo ma il cessate il fuoco tra Israele e Hamas potrebbe instaurarsi già alla fine di questa settimana. Tre le condizioni poste da Olmert: il movimento integralista islamico palestinese Hamas e le altre organizzazioni estremistiche devono interrompere il lancio di razzi contro lo Stato ebraico, sospendere il traffico di armi tra Egitto e Gaza e inoltre rilasciare il soldato israeliano Gilad Shalit, sequestrato dai palestinesi due anni fa. Se ciò accadrà l'esercito israeliano fermerà le incursioni nella Striscia di Gaza. Il cessate il fuoco di fatto non sarà però sanzionato da nessun accordo formale. Israele verificherà sul campo la tenuta della tregua di giorno in giorno agendo di conseguenza. Al centro delle trattative, secondo quanto scritto dal quotidiano israeliano Haaretz, ci sono il capo dei servizi segreti egiziani Omar Suleiman e il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. Quello che per ora è certo è che ieri la Striscia ha vissuto una giornata di violenza come molte altre. Almeno tre i morti accertati fra cui un ragazzo di 13 anni, un agricoltore di 32 e un miliziano di Hamas. Tutti vittime di un raid aereo israeliano partito come reazione a dei razzi sparati dai miliziani. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ekodoom, se la natura si rivolta contro l'uomo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 120 del 2008-05-21 pagina 9 Ekodoom, se la natura si rivolta contro l'uomo di Lucia Galli Domani e venerdì il balletto del coreografo Rami Be'er Che cos'è quella pioggia, bianca e pastosa, che cade sulle mosse dei ballerini? Una manna che scende dal cielo, in un'eco quasi biblica, per un altro popolo in cerca di salvezza o la rivolta disperata, inquinata, di una Terra promessa che l'uomo sta rovinano con le sue mani? Al teatro degli Arcimboldi arriva Ekodoom - Non è il Tempo, siamo noi a provare a dare una risposta o almeno a scuotere le coscienze. Il balletto in calendario domani e venerdì sul palco di via dell'Innovazione è un efficace studio su noi stessi e sui processi di devastazione che l'uomo mette in atto conto il Pianeta, senza curasi, apparentemente, delle conseguenze. A portare in scena questo lavoro, firmato dal coreografo israeliano Rami Be'er è la Kibbutz contemporary dance Company, fondata nel 1970 da Yehudit Arnon: fu lei, nata in Cecoslovacchia e scampata a diversi campi di concentramento, a far rinascere la danza e la speranza anche in Israele, da un piccolo Kibbutz della Galilea Occidentale. "Non abbiamo niente a che fare col folklore", spiega Be'er, il coreografo che attualmente è direttore artistico stabile dell'ensemble: anch'egli proviene dall'esperienza del Kibbutz dov'è nato e vive, ai confini con il Libano. "Sono cresciuto con memorie dell'olocausto ma da piccoli con i miei fratelli suonavamo violoncello, pensavamo al futuro e nessuno aveva voglia di parlare del passato. Solo da adolescente ho cominciato a fare domande "agli anziani" e poi ho sviluppato la maturità per elaborare le mie piece". Nei suoi lavori è sempre la coscienza dell'uomo a doversi risvegliare per evitare gli errori del passato. Ed ecco questo lavoro di grande impatto teatrale e scenico, dall'impronta più ecologista: Ekodoom è il destino che ritorna come una eco, è il giudizio universale che richiama alle leggi del buon governo. Ekodoom - Non è il Tempo, siamo noi Teatro degli Arcimboldi Domani e venerdì Informazioni: 02 641142212 © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Anche in Israele i clandestini andranno in carcere. Sì alla legge (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La Knesset approva in prima lettura le nuove norme, che non riguardano però i palestinesi. Con l'opposizione di un solo deputato. Comunista Michele Giorgio Gerusalemme Non c'è che dire. Il governo Berlusconi e quello Olmert viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda, non solo in politica estera ma anche sull'immigrazione. E se in Italia si continua a polemizzare sulla decisione del ministro dell'interno Roberto Maroni di introdurre il reato di immigrazione clandestina nel pacchetto di misure sulla sicurezza che il governo si prepara a varare oggi, in Israele neppure si discute del disegno di legge presentato alla Knesset per bloccare, con le maniere forti, il flusso di migranti che entrano nel paese. Lunedì, su proposta del vice ministro della difesa Matan Vilnai, la commissione esteri e difesa della Knesset, con 20 voti favorevoli e uno contrario, ha approvato in prima lettura una bozza di legge che prevede pesanti pene detentive e sanzioni severe per coloro che entrano illegalmente in Israele. La notizia è stata accolta con indifferenza nel Paese e si sono levate poche voci contro una legge che, se approvata, colpirà in modo indiscriminato tutti coloro che proveranno a varcare clandestinamente i confini dello Stato ebraico, inclusi i rifugiati politici. Bersaglio di questa legge non sono, per una volta, i manovali palestinesi che dai Territori occupati si infiltrano alla ricerca di un lavoro anche per pochi giorni al mese, bensì i migranti, specie quelli sudanesi anche se provenienti dal Darfur. Un clandestino rischierà una pena fino a cinque anni di carcere e, se proviene da uno "Stato nemico", ad esempio il Sudan, dietro le sbarre potrebbe rimanerci anche sette anni. Ma non è finita qui perché un migrante che ritorna illegalmente in Israele dopo essere già stato espulso, verrà incarcerato anche per sette anni e mezzo e se proveniente dallo "Stato nemico" fino a 10 anni e mezzo. Se il clandestino verrà trovato in possesso di un'arma - anche solo un coltello, sottolineava ieri il quotidiano Haaretz - rischia una condanna fino a 20 anni di carcere. Senza dimenticare l'ampia libertà di azione di cui godranno polizia ed esercito che potranno detenere un clandestino per 96 ore senza dover chiedere l'autorizzazione ad un giudice e tenerlo in custodia per diciotto giorni senza una accusa specifica. "Con questa legge sarà sufficiente il rapporto scritto da un soldato semplice per eseguire un ordine di espulsione", ha denunciato Oded Feller, dell'Associazione per i Diritti Civili. "E' assurdo che ad occuparsi di immigrazione sia la commissione esteri e difesa della Knesset", ha protestato da parta sua il deputato comunista Dov Khenin, l'unico a votare in commissione contro la proposta di legge, "abbiamo bisogno di una legge completamente diversa, che non neghi ma tuteli i diritti dei rifugiati politici". Il vice ministro Vilnai al contrario non è affatto interessato a proteggere i profughi politici. Per lui i migranti, anche quelli provenienti dal Darfur, sono tutti uguali e tutti un pericolo potenziale. "Negli ultimi 15 mesi ne sono entrati nel paese circa 20mila e questo flusso deve interrompersi", ha spiegato ai 21 componenti della commissione parlamentare. Per il governo israeliano occorre bloccare subito l'ingresso dei sudanesi che, attraverso il Sinai, tentano di infiltrarsi in Israele e le forti pressioni fatte da Tel Aviv sull'Egitto hanno già dato i primi terribili frutti. Dall'inizio dell'anno almeno sei africani sono stati uccisi dalle guardie di frontiera egiziane e molti altri sono stati feriti, gli ultimi due appena due giorni fa (uno è in gravi condizioni). Uccisioni e ferimenti che non scoraggiano chi in Somalia o Sudan vede in Israele il primo Stato ricco a portata di mano, dove trovare un lavoro che permetta di mantenere nei paesi d'origine una famiglia intera. Dopo i 500 profughi dal Darfur accolti legalmente su pressione dei centri per i diritti umani, ora il governo Olmert ha deciso di usare il pugno di ferro contro i clandestini e non esclude di costruire persino un muro (un altro) lungo la frontiera con l'Egitto, dimenticando che Israele ha firmato nel lontano 1951 la convenzione sui rifugiati.

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Ritmi e parole di un Islam contro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Uno studioso oltre lo scontro di civiltà. E oggi a Bologna presentazione del suo libro Mark LeVine è docente di Storia Moderna del Medio Oriente alla University of California. Ha pubblicato "Reapproaching Borders: New Perspectives on the Study of Israel-Palestine" (Rowman and Littlefield); "An Impossible Peace: Oslo and the Burdens of History" (Zed Books); "Heavy Metal Islam: Rock, Resistance and the Struggle for the Soul of Islam" (Random House/Harmony Books/Verso). Insieme a Viggo Mortensen ha curato "Twilight of Empire: Responses to Occupation" (Perceval Press). Oltre all'attività accademica LeVine ha lavorato, suonato e inciso pezzi con autori quali Mick Jagger, Chuck D, Michael Franti, Dr. John, Ozomatli, Hassan Hakmoun, The Kordz (Libano), MC Rai (Tunisia), Salman Ahmed (Pakistan), Reda Zine (Morocco), Ghidian Qaymari (Palestina). Il suo libro "Perché non ci odiano. La vera storia dello scontro di civiltà" verrà presentato stasera a Bologna alle ore 21.00 presso lo spazio pubblico XM24, via Fioravanti 24. A discutere con l'autore su "Islam-Occidente e cultural jamming" ci saranno Sandro Mezzadra (Università di Bologna) e Armando Salvatore (Università L'Orientale di Napoli).

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Quell'uscita di sicurezza dal Wal-Mart dell'identità (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un'intervista con l'autore del libro "Perché non ci odiano. La vera storia dello scontro di civiltà". Una corrosiva e brillante analisi della globalizzazione e delle forme di resistenza che si sviluppano nel Nord e nel Sud del pianeta Benedetto Vecchi Lo stile di vita, le istituzioni politiche, insomma l'ethos dominante negli Stati Uniti rischia di essere sommerso dalla crescente marea dei latinos, portatori di identità altere rispetto a quella statunitense. Si chiude così il libro di Samuel Hungtinton sul sotterraneo "scontro di civiltà" che caratterizza la vita del pianeta. Il discusso studioso americano non poteva certo prevedere che il titolo del suo pamphlet diventasse la chiave interpretativa di tutti i conflitti che vedono coinvolti gli Stati Uniti. C'è lo scontro di civiltà, infatti, dietro l'attacco dell'11 settembre al World Trade Center e la reazione statunitense culminata nell'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq. C'è scontro di civiltà dietro le tensioni tra gli Stati Uniti e l'Iran o tra Washington e la Corea del Nord. All'orizzonte si sta profilando forse il padre di tutti gli scontri di civiltà del futuro, quelle cioè tra Pechino e tutto il mondo occidentale. Da una parte quindi il "nostro" Occidente, dall'altra il resto del pianeta. Una rappresentazione dove all'Occidente spetta la palma della superiorità nelle istituzioni politiche, nel rispetto dei diritti individuali, della democrazia, mentre il libero mercato, va da sé, è il modo migliore per produrre la ricchezza. Mark LeVine è un giovane studioso - insegna Storia Moderna del Medio Oriente alla University of California - a cui il paradigma sullo scontro di civiltà sta stretto, anzi lo considera il risultato di una vera e propria campagna ideologica per garantire l'egemonia occidentale nel pianeta. Nel volume Perché non ci odiano (DerivaApprodi, pp. 314, euro 20) sostiene che ci sono molti più punti di contatto tra un business man del Marocco e della California che non tra un operaio di Chicago e un manager wasp di Wal Mart. Per LeVine, infatti, la globalizzazione ha favorito la crescita di una élite globale che condivide non la religione, ma la stessa propensione a vivere come un corpo seprato all'interno degli stati nazione dove sono nati. Per il resto della popolazione mondiale, invece, l'articolazione delle identità, delle forme di vita produce un patchwork in cui, ad esempio, l'Islam convive con la musica heavy metal o il rap. L'intervista è avvenuta in due tornate. Prima in rete e poi vis-à-vis, visto che lo studioso è in Italia per presentera il suo libro. Il tuo libro ribalta l'immagine dominante sull'ostilità dell'Islam verso l'Occidente. Sostieni, ad esempio, che non ci sono molte differenze tra un musulmano del Cairo e un "americano medio" verso i terroristi; e che entrambi manifestano una certo ostilità verso il potere costituito. E' proprio così? Le differenze culturali tra l'America profonda - un'espressione che negli Stati Uniti viene usata per indicare i bianchi evangelici, i colletti bianchi o gli operai triturati dalla globalizzazione - e i musulmani conservatori del mondo arabo sono di gran lunga meno profonde di quando gli studiosi mainstream sostengono. Entrambi propongono una lettura nazionalista e religiosa del proprio mondo, rappresentato come un fortino assediato da infidi nemici al soldo di Satana. Una visione luciferina della realtà che li porta a giustificare, seppur da parti opposte della barricata, il conflitto tra gli Stati Uniti e il mondo islamico. Le identità che esprimono sono "identità resistenti" caratterizzate dalla paura verso tutto ciò che mette in discussione stili di vita e autorità consolidate. Da qui la richiesta di leaders che esprimano virilmente forza e determinazione nel reagire, a nome del gruppo, alle minacce dei "nemici". Questi i punti di contatto. C'è però una cosa che mi ha enormente sorpreso nei miei soggiorni prolungati nel mondo islamico: i musulmani conoscono meglio di noi statunitensi la storia dei rapporti tra Occidente e mondo islamico. Questo provoca una "disconnessione" tra quanto pensano gli americani e la maggioranza dei musulmani. Negli Stati Uniti, ad esempio, la maggiorannza della popolazione ha ritenuto che la scelta di Washington di invadere l'Afghnaistan e l'Iraq era mossa da intenzioni "nobili" - la libertà, la democrazia, i diritti umani, la sicurezza - e che nonostante i disastri sociali e politici provocati pochi sono i dubbi manifestati sulla buona fede della nostra politica estera. Diverso è invece il giudizio dei musulmani, che si limitano a constatare empiricamente che quelle scelte erano un non senso. Questa disconnessione non produce però un odio verso gli statunitensi: semmai è odiata, come ha ammesso più volte lo stesso Pentagono, la politica estera di Washington. Per queste ragioni considero essenziale definire un'agenda politica che favorisca il rapporto tra attivisti europei, statunitensi e attivisti presenti nei paesi islamici. Un'agenda politica che porti a quella "cultura jamming" all'interno della quale tessere alleanze per costruire una globalizzazione inclusiva, basata su uno sviluppo economico sostenibile e egualitario. Scrivi molto della diffusione globale di stili di espressione, di forme artistiche che vengono plasmate a secondo dei contesti locali. Vuoi dire che la globalizzazione neoliberista vada fermata, mentre quella culturale no? Nell'attuale globalizzazione il sociale e l'economico sono stati "culturalizzati". Mi spiego: le imprese basano oramia i loro profitti sul potere del brand, mentre fanno fare il lavoro "sporco" a una rete di imprese esterne. Tutto questo significa che imprese come Nike o Microsoft vendono idee di una merce che è prodotta da altri. Inoltre, nel libro scrivo della "walmartizzazione" dell'economia globale. Wal Mart non è solo un'impresa transnazionale, ma anche un modello di relazione tra capitale e forza-lavoro opposto a quello comunemente definito fordista. Nelle fabbrica automobilistiche di Henry Ford, è noto, i salari erano relativamente alti in modo tale che operai potevano acquistare il modello T che producevano. Wal Mart paga invece salari così bassi che i suoi dipendenti riescono solo a sopravvivere. Questa tendenza al ribasso salariale vale in tutto il mondo. Ad esempio, in Giordania, le imprese non assumono lavoratori giordani o palestinesi, bensì uomini e donne provenienti dal Bangladesh o dal Pakistan perché sono "cheaper", così leggeri che possono essere pagati pochissimo e essere sostituiti in ogni momento. E questo accade anche a Dubai, in Israele, ovunque. Attualmente Rotana, il gigante saudita dell'intrattenimento, sforna merci culturali all'interno di uno modo di produzione che non è poi così diverso da quello che gli intellettuali islamici denunciavano come strumento occidentale per cancellare la diversità culturale dell'Islam. Allo stesso tempo, si sono manifestate forti tendenze underground dove l'ibridazione tra l'Islam e altre "culture" è molto accentuata. Ad esempio i giovani musulmani - il più importante gruppo demografico dei paesi arabi - producono artefatti culturali "contaminati". E così esistono moltissime band di giovani islamici che fanno Heavy Metal. Questa è la "cultura jamming", il lato positivo della globalizzazione che può aiutare la formazione di azioni politiche e relazioni economiche alternative a quelle proposte dagli estremisti neoliberisti o religiosi. Nel volume la globalizzazione è sinonimo di diseguaglianze, una bomba a tempo che può portare a una nuova guerra globale, ben più temibile di quella preventiva voluta da Goerge W. Bush. Ti dilunghi inoltre sull'ascesa della Cina e dell'India. Non credi che proprio il loro fragoroso ingresso nel salotto buono dell'economia mondiale porterà a un altro tipo di globalizzazione e che occorrerà considerare ricomposta quella che lo studioso Ken Pomeranz ha chiamato chiama "grande divergenza"? Il libro di Pomeranz La grande divergenza è importante perché invita a guardare alla vicende attuali all'interno di una prospettiva storica di lunga durata. Pomeranz afferma che fino al 1750 la Cina era la società economicamente e socialmente più sviluppata del mondo. Poi, una combinazione di fattori (presenza di enormi risorse naturali come il carbone e il legname unita all'accesso coloniale alle miniere di argento del Nuovo mondo) ha permesso a alcuni paesi del vecchio continente - l'Inghilterra, Francia e più tardi la Germania - di conquistare la leadership dell'economia mondiale. Concordo con questa ricostruzione, perché aiuta a comprendere il fatto che lo sviluppo capitalista europeo e più tardi statunitense si è basato su ciè che io chiamo la "la matrice della modernità". Il colonialismo e il nazionalismo sono fenomeni ampiamente studiati: senza di essi non sarebbe stato possibile lo sviluppo capitalista. Altrettanto studiata è la tendenza a ridurre a entità misurabili i fenomeni sociali. Una tendenza alla razionalizzazione usata per costruire l'ideologia sulla superiorità etica, culturale dell'Occidente rispetto al resto del pianeta. L'attuale rilevanza della Cina e dell'India nel panorama mondiale è sicuramente in controtendenza rispetto la storia degli ulrimi secoli. Tuttavia la realtà che si cela dietro il "miracolo asiatico" è meno rosea di quanto venga sostenuto. In Cina, ad esempio, la democrazia rimane un miraggio, mentre l'oppressione in cui è tenuta gran parte della popolazione e l'aumento delle diseguaglianze sociali sono i prezzi pagati dai cinesi per lo sviluppo economico. A completare questo fosco affresco c'è il vorticoso spostamento di milioni di contadini verso le metropoli. L'India, dal canto suo, è certo un paese democratico, ma con milioni di lavoratori che ricevono salari poco sopra il livello di povertà, mentre si moltiplicano le denunce di corruzione del personale politico e della burocrazia statale. Il miracolo economico cinese e indiano sta sì cambiando gli equilibri nella globalizzazione, ma non rappresenta un modello alternativo ad essa. La Cina e l'India costituiscono semmai un esempio di come funziona oggi la globalizzazione. Secondo te l'Islam è diventato un brand globale. Provocazione per provocazione: non pensi che la rivendicazione di una identità islamica sia proprio un modo per affermare un brand che partecipa al grande banchetto dell'economia mondiale? Dipende di quale Islam si parla. Esistono infatti innumerevoli espressioni della cultura islamica, molte delle quali sono in profondo e spesso radicale conflitto l'una contro l'altra. Ad esempio, si è sviluppata una cultura islamica neoliberista, spesso derisa come l'"Islam da aria condizionata", che è espressa dalla borghesia musulmana, una classe sociale protagonista nella definizione delle politiche neoliberiste di regime autoritari come l'Egitto, il Marocco, la Tunisia, dove la repressione dei gruppi islamici e di altri oppositori è stata particolarmente brutale. Le élite islamiche neoliberiste vivono in comunità recintate, sfoggiano merci griffate, sono sempre connessi alla rete, proprio come le élite occidentali. Comportamenti e stili di vita che hanno la loro rappresentazioni nelle visioni distopiche proposte dall'architettura di Dubai. Credo quindi anch'io che le élite dei paesi musulmani partecipano al grande banchetto dell'economia mondiale. Ci sono però donne e uomini islamici che si battono contro la povertà nei loro paesi. La vera questione è come tutti noi, indipendentemente dalla nostra religione e nazionalità, possiamo sederci a un tavolo dove ognuno possa mangiare secondo i suoi bisogni. Questo significa trovare una via d'uscita dal neoliberismo, prima che i danni sociali, ambientali e politici da esso prodotti diventino irreversibili.

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Tra Russia e Israele l'umorismo dolente di Boris Zaidman (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dal Saggiatore il romanzo "Hemingway e la pioggia di uccelli morti", primo esempio di narrativa postsovietica in lingua ebraica Tra Russia e Israele l'umorismo dolente di Boris Zaidman Fabrizio Vielmini A quaranta gradi sottozero anche gli uccelli in volo rimangono paralizzati e cadono a terra in una macabra pioggia. È questo fenomeno singolare, possibile solo nelle immense distese della Russia continentale, a costituire l'immagine centrale di Hemingway e la pioggia di uccelli morti (il Saggiatore, traduzione di Elena Loewenthal, pp. 192, euro 16), romanzo d'esordio del quarantacinquenne ebreo ex sovietico Boris Zaidman, cittadino israeliano dal '75. Giocato su due registri temporali, quello di Tal, adulto in Israele e quello di Tolik, Anatolij, ovvero Tal negli anni dell'infanzia sovietica, il libro ricalca le tensioni di cui si è intessuta la biografia dell'autore: una infanzia a ridosso dei fantasmi della guerra, una fede sincera nei miti del sistema sovietico ("perché abbandonare il miglior paese del mondo" chiede Tolik ai genitori, "per la colonia mediorientale dello zio Sam?") e al tempo stesso la consapevolezza di essere in qualche modo estraneo alla Madrepatria. Il passaporto che Tolik riceve a dieci anni lo definisce infatti come "ebreo", e quella linea - la natsional'nost', ancora oggi ritrovabile sui documenti d'identità della maggior parte dei paesi eredi dell'Urss - resta nella sua memoria come "un cucchiaio di catrame in un vaso di miele", quasi la scoperta di un handicap, che con il tempo si rivelerà incancellabile. Anche perché, giunto in Israele, Tolik verrà trattato da "goy russo", un "gentile", lui nato ebreo in quella che oggi è la Moldavia. Un eterno estraneo dunque, combattuto fra odio-amore e nostalgia, il cui ritorno a casa non è quello verso la "terra promessa", ma il viaggio che porta Tal, ormai adulto e integrato nella società israeliana, nella città natale, il lassù contrapposto al laggiù mediorientale. Temi costanti, le due patrie e l'esperienza dell'emigrazione sono descritti, in questo che è stato definito come il primo esempio di narrativa post-sovietica scritta in ebraico, con un umorismo, un "riso attraverso le lacrime" sempre filtrato dalla malinconia, che nasce dalla confluenza delle due letterature, russa e ebraica. Ma a colpire è anche il realismo rigoroso con cui Zaidman - ospite alla recente Fiera del libro di Torino - commenta la dura realtà dello Stato in cui vive. L'emigrazione sovietica in Israele ha costituito un fenomeno determinante per la storia del giovane Stato: oltre un milione di persone, un cittadino israeliano su sette, proviene infatti dal defunto impero eurasiatico. Apporto "europeo", che ha modificato in senso laico la società d'accoglienza, ma che soprattutto è stato scagliato nella competizione demografica condotta dalla "piccola isola d'Israele" con "il mare arabo circostante che rischia d'inghiottirla". Ex soldato di Tsahal, l'autore non ha difficoltà ad ammettere che la maggior parte dei suoi commilitoni non riusciva a trattare gli arabi come uguali. E a proposito della funzione della letteratura in una società anomala quale quella israeliana, Zaidman - più che con i "mostri sacri" della vecchia guardia, che vedono negli scrittori i vessilliferi della moralità - si allinea con la nuova generazione, decisa a "squartare le vacche sacre", affrontando tutti i temi tabù, compresi quello dell'occupazione. Ma è sintomatico anche che nel suo secondo romanzo, di prossima pubblicazione, il protagonista israeliano si senta più a casa sua in Europa, terra di gentilezza e buone maniere, evidentemente merce rara nella società "di frontiera" israeliana.

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Il derby dei debiti sotto al Cremlino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Questa sera a Mosca la prima finale tutta inglese di Champions League tra Chelsea e Manchester United. Due club simbolo di come il calcio globale viva ben al di sopra dei propri mezzi John Foot La finale dei club più indebitati del mondo. Manchester United-Chelsea, 764 milioni di sterline di debiti contro 736 secondo le stime del Guardian. Con la piccola differenza che i creditori dei red devils sono soprattutto le banche, quello dei blues è invece Roman Abramovich, padre padrone del club al quale eroga prestiti miliardari senza far pagare interessi. Sono ricchi dunque (i più ricchi del mondo secondo altre classifiche) che vivono molto al di sopra delle loro possibilità. Questo è il calcio moderno e questa è la finale di Champions League che si gioca nella notte a Mosca. Una battaglia tra club inglesi - per la prima volta due squadre in finale, cosa già riuscita a spagnoli e italiani nel 2001 e nel 2003 - con un contenuto molto poco "inglese". Il Manchester United appartiene infatti al magnate americano Malcolm Glazer, che l'ha comprato appioppando poi al club il mutuo acceso con gli istituti di credito. L'allenatore è scozzese, Sir Alex Ferguson, le stelle della squadra - con poche eccezioni - straniere: portoghesi, argentini, francesi, olandesi. Anche le star del Chelsea non sono indigene: vengono dalla Costa d'Avorio, dalla Francia, dal Ghana, dal Portogallo, dalla Repubblica Ceca e uno - il secondo portiere Carlo Cudicini - persino dall'Italia. Trattasi dunque di una finale globale, tra due imprese globali, con tifosi (soprattutto quelli del Manchester) sparsi in tutto il pianeta. Il Chelsea rappresenta secondo alcuni tutto ciò che vi è di sbagliato nel gioco contemporaneo, molti appassionati lo accusano infatti di aver comprato il suo recente successo. La capacità di Abramovich di pagare i giocatori ben oltre il lecito ha distorto il mercato dei trasferimenti e degli stipendi, rendendo impossibile alle altre squadre competere a certi livelli. Come ha ben spiegato l'allenatore dell'Arsenal Arsene Wenger, "esiste un mercato per il Chelsea e uno per il resto di noi". Nessuna delle due squadre pratica un calcio all'inglese. Lo United ha fatto ricorso al più classico catenaccio per guadagnarsi l'accesso in finale, impiegando Wayne Rooney come centrocampista difensivo contro Roma e Barcellona, aspettando abbottonato il momento giusto per segnare in contropiede. Una tattica molto efficace, tipicamente italiana, fino a ieri rigettata come la peste al di là della Manica. Il Chelsea ricorre invece a un miscuglio di passaggi corti e palla lunga con un attaccante possente come Didier Drogba e un centrocampo di muscolari dal tackle ruvido. Probabilmente l'aspetto più inglese della faccenda saranno i tifosi, giunti a Mosca in 40mila col rischio di sporcare, dopo anni di progressi, la reputazione del "modello inglese" se dovessero ripetere le violenze di massa mostrate dai tifosi dei Glasgow Rangers la settimana scorsa a Manchester in occasione della finale di Coppa Uefa contro lo Zenit di San Pietroburgo. Vladimir Putin ha permesso ai tifosi inglesi di atterrare in Russia senza bisogno del visto ma con l'obbligo di ripartire subito dopo la partita, senza passare a Mosca neanche una notte. I tabloid hanno avvisato i viaggiatori circa lo stato delle prigioni russe. L'unica cosa certa è che molta birra sarà ingollata. Le due squadre si sono date battaglia per tutta la stagione in Inghilterra con lo United che ha vinto il titolo per appena due punti e dopo aver perso lo scontro diretto a Stamford Bridge, conclusosi con una scazzottata tra giocatori del Manchester e addetti al campo del Chelsea accusati di provocazioni razziste. Alcune storie dei protagonisti sono certamente fascinose. La mamma di Frank Lampard è morta pochi giorni prima che il centrocampista dei blues segnasse il rigore decisivo nella semifinale col Liverpool. Drogba aveva minacciato di scioperare dopo la cacciata di Mourinho ma ha continuato a segnare e gli avversari non hanno mai smesso di dipingerlo come un simulatore, cosa che lo ha fatto giocare ancora meglio. Il portiere del Chelsea Petr Cech porta ancora l'elmetto per proteggere il cranio fratturato l'anno scorso in un contrasto di gioco. Il terzino Ashley Cole è stato buttato fuori di casa dalla moglie per un affare extra-matrimoniale. Cristiano Ronaldo - nuovamente giocatore dell'anno - è da sempre accusato di latitanza nelle partite che contano. Ecco l'occasione per dimostrare a tutti i suoi detrattori quanto si sbaglino. Michael Ballack perse la finale di Champions League, il campionato e la Coppa di Germania nel giro di pochi giorni quando militava nel Bayer Leverkusen nel 2002. Sarebbe molto felice di cancellare quel brutto ricordo. Col talento a disposizione - Ronaldo, Essien, Rooney, Drogba - dovrebbe essere una gara spettacolare. Tuttavia è probabile che si riveli tattica e noiosa. E alla fine i soldi potrebbero fare la differenza. Una sola squadra al mondo, il Chelsea, ha un pozzo senza fondo di risorse finanziarie. La ricchezza di Abramovich ammonta a 18,7 miliardi di dollari, cifra che gli permette di far scaldare in panchina gente come Shevchenko e Anelka. E in più gioca in casa, accolto come un re dagli amici del Cremlino. La storia più interessante è però quella di Avram Grant, l'allenatore israeliano del Chelsea. Criticato dai suoi stessi tifosi (e da parte della squadra) per quasi tutta la stagione, bersaglio di un elevata dose di anti-semitismo, Grant è riuscito là dove il suo predecessore Mourinho aveva sempre fallito, portare il Chelsea in finale di Champions League. Dopo la vittoria in semifinale col Liverpool, Grant ha dribblato i festeggiamenti e si è recato ad Auschwitz per ricordare i membri della sua famiglia morti durante l'Olocausto. Il padre fu costretto a seppellire fratelli e sorelle nel gelo dei campi siberiani (altri morirono in quelli polacchi), là dove ha fatto fortuna il suo datore di lavoro, Roman Abramovich. Se il Chelsea dovesse vincere questa sera, la gioia di Grant sarà altrettanto sobria perché comunque vada a finire, sa già che verrà licenziato.

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<George W. attaccherà l'Iran entro la fine del mandato> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-21 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Sul Jerusalem Post. Gli Usa smentiscono "George W. attaccherà l'Iran entro la fine del mandato" GERUSALEMME - Un attacco all'Iran prima della fine del mandato di Bush. Secondo il Jerusalem Post è questa l'intenzione della Casa Bianca rivelata da un alto funzionario Usa durate la recente visita in Israele del presidente americano. Ma da Washington arriva una secca smentita. La portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, afferma che l'articolo in questione "non vale la carta su cui è stato pubblicato" visto "che cita fonti anonime che citano a loro volta fonti anonime sulla posizione del presidente Bush sull'Iran". Secondo un dirigente israeliano, la fonte del quotidiano, uno stretto collaboratore di Bush, ha detto durante un incontro a porte chiuse che il presidente americano e il vice-presidente Dick Cheney sono a favore di un intervento militare contro la Repubblica islamica. Tuttavia, sempre secondo la fonte, "le resistenze del segretario alla difesa Robert Gates e del segretario di Stato Condoleezza Rice impediscono all'amministrazione Usa di prendere una decisione al riguardo in tempi brevi". Teheran è accusata da Stati Uniti, Israele e diversi Paesi occidentali di voler sviluppare un programma nucleare con fini bellici e di destabilizzare l'Iraq e il Libano. La Perino, però, assicura che "il presidente degli Stati Uniti non dovrebbe mai rinunciare a priori ad alcuna opzione ma la nostra preferenza è per i metodi diplomatici pacifici".

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L'Europa sceglie la sua regina inglese (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-05-21 num: - pag: 49 categoria: REDAZIONALE La finale 42 mila tifosi hanno invaso Mosca L'Europa sceglie la sua regina inglese Manchester-Chelsea, la rivincita DAL NOSTRO INVIATO MOSCA - Quarantaduemila inglesi più un russo. La british invasion di Mosca, cominciata ieri in ordine sparso, si compirà pienamente stasera quando alle 22.45 locali(20.45 in Italia), ora insolita tanto per un attacco straniero quanto per una partita di calcio, l'arbitro slovacco Michel fischierà l'inizio della finale di Champions tra Manchester United e Chelsea. Da queste parti, un simile esercito (di tifosi) non lo vedevano da un pezzo e, per accoglierlo degnamente, per la prima volta dopo 40 anni la Russia ha aperto le frontiere: il visto non sarà necessario, amici inglesi, è sufficiente che vi presentiate alla dogana con il biglietto della partita bene in vista. Così, 42 mila tifosi affolleranno i due terzi di uno stadio Luzhniki esaurito da mesi. La città ha preso molto sul serio l'arrivo del carrozzone Champions. Se la Piazza Rossa è stata invasa da una struttura con campi di calcetto, a Mosca non esiste palo della luce da cui non penda lo striscione commemorativo della "Moscow Final 2008". E lo sponsor del Chelsea ha riempito la città di cartelloni con Drogba, Terry, Ballack e Lampard in posa statuaria, nemmeno fossero i padri della rivoluzione. Del resto, è evidente che da queste parti interessino molto di più i Blues che non lo United. Perché oltre ai 42 mila tifosi inglesi, a Mosca è sbarcato anche un russo. Ed è stato accolto come uno zar al rientro dall'esilio. Roman Abramovich sognava questo momento da 5 anni, dal giorno in cui emigrò a Londra, con le valigie di cartone e 18 miliardi di dollari sul conto corrente, e si regalò il Chelsea. Contorno a parte, rimane (rimane?) una partita di pallone da giocare. Terzo derby in una finale, dopo l'edizione spagnola (Real Madrid-Valencia, 2000) e quella italiana (Milan-Juventus, 2003). Manchester United e Chelsea rappresentano il meglio di quanto possa offrire il calcio inglese, se è vero che le due si sono date battaglia per il titolo fino all'ultima giornata. I Red Devils di sir Alex Ferguson, record assoluto di presenze in Champions (139) e del futuro Pallone d'oro Cristiano Ronaldo ritrovano la finale 9 anni dopo la vittoria in rimonta sul Bayern; il Chelsea è una squadra costruita per vincere ma che potrebbe farlo senza la stella degli allenatori, José Mourinho, che ora inganna il tempo portando il cane a passeggio. Così la sorpresa potrebbe essere Avram Grant, il tecnico stropicciato, l'israeliano deriso dai tabloid ma capace di portare i Blues là dove lo Special One non era mai riuscito. Previsioni? Ferguson ha la calma del favorito: "Ci conosciamo troppo bene, non mi aspetto sorprese da loro né noi ne faremo a loro. Però sono ottimista, siamo pronti per realizzare la doppietta campionato- Champions". Grant ha l'occasione della vita: "Siamo in finale, è un grande successo. Ma vogliamo di più. Nessuno ci dava nemmeno una possibilità di vincere il titolo, ma abbiamo combattuto benissimo e siamo arrivati vicinissimi al Manchester. Ora vogliamo fare meglio". Anche perché dopo il secondo posto in campionato, la sottile differenza che passa tra una vittoria e una sconfitta a Mosca sarebbe la stessa che passa tra trionfo e fallimento. Il precedente Antonio Cassano, all'Europeo portoghese del 2004, segna il gol del vantaggio contro la Svezia. Poi il famoso gol di tacco di Ibra (Lampen/Reuters) Star Cristiano Ronaldo (Reuters) Roberto De Ponti.

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Grossman (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-21 num: - pag: 10 categoria: BREVI Grossman Alle 17.30, nelle Sala delle Colonne della Luiss, viale Pola 12, incontro con David Grossman (foto) su "Il mestiere dello scrittore in Israele". Partecipano il rettore della Luiss Massimo Egidi, Sebastiano Maffettone e Roberto Panzarani. Grossman, nato nel 1954 a Gerusalemme, è noto per i suoi romanzi. Tra gli ultimi volumi pubblicati: "Buonanotte giraffa" e "Itamar e il cappello magico".

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Spirito (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-21 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Spirito mediterraneo Bari riunisce settecento artisti Babele di linguaggi per raccontare la politica, la società, l'ambiente L a parola chiave è kairos, dal greco: "Il tempo in cui il cambiamento è possibile". Un'opportunità per cercare una svolta attraverso il dialogo dell'arte e l'incontro delle diverse culture europee e mediterranee in tutte le loro espressioni. è il tema della XIII edizione della Biennale, da domani fino al 31 maggio alla Fiera del Levante di Bari. Una manifestazione profondamente multidisciplinare divisa in sette sezioni: dalla musica, alle arti visive, da quelle applicate alla letteratura sino alla gastronomia, dalle performance di teatro e di danza al cinema. Per la prima volta partecipano artisti provenienti da quarantasei Stati: settecento giovani tra i diciotto e i trent'anni che mostrano al pubblico il meglio, quello che di più attuale propone il proprio Paese nell'ambito artistico contemporaneo come in una sorta di Olimpiadi della cultura. Scelti secondo un criterio di selezione "democratico" adottato da circa trecentocinquanta tra critici, giornalisti ed esperti di settore in tutte le nazioni di provenienza. La creatività ha le sue tradizioni e la sua bellezza in ogni luogo, i giovani talenti, però, trascendono i limiti che le usanze hanno imposto e intravedono nuove possibilità, raffigurano e interpretano, sollevano problemi, propongono un cambiamento. Così hanno fatto Nikica Klobucar e Tomislav Soban, croati, che presentano Green Border, un film realizzato usando una macchina fotografica come telecamera per raccontare la vita di un villaggio di confine tra Croazia e Slovenia. "Interminabile" è la poetica opera dell'inglese Anna Mawby: duecentocinquantamila piccoli buchi fatti a mano che rendono la ripetizione della frase "I'm waiting " una rappresentazione delle sensazioni di speranza e di pazienza. Ci saranno le bambine dipinte dal piemontese Valerio Berruti e le bambole digitali della messinese Daniela D'Andrea. Le fotografie di Suad Nofel che raccontano la storia della Giordania e quelle delle rumene Alina Popa e Irina Gheorghe, e le musiciste Laurence e Sevèrine che hanno unito i loro capelli rasta e le loro anime in un concerto fra chitarra e violino, fra rock ed electro. E poi, numerosi i workshop, gli incontri, i dibattiti e le conferenza per discutere delle differenti realtà politiche, sociali e ambientali. "La Biennale sostiene i nuovi talenti - racconta Luigi Ratclif, presidente della Bjcem, l'associazione culturale che ha selezionato i ragazzi -. Presentiamo convivenze e collaborazioni tra cittadini di posti molto diversi e spesso in conflitto, come Israele e Palestina, per esprimere un messaggio di pace proprio nell'anno internazionale del dialogo tra i popoli. E abbiamo scelto la Puglia perché è uno storico crocevia di persone e un laboratorio di sperimentazione sociale e culturale, dove le tre anime della manifestazione hanno trovato risposte concrete: il confronto tra i linguaggi artistici contemporanei, il dialogo e la collaborazione attraverso la cultura e i giovani e la creatività come motore di sviluppo economico dei territori". Rossella Burattino.

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Paesi pacifici L'Italia batte Madrid e Parigi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-05-21 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La classifica Paesi pacifici L'Italia batte Madrid e Parigi L'Italia è più pacifica di Spagna e Francia. è quanto sostiene il risultato della ricerca annuale di Global Peace Index (Gpi), l'istituto australiano al quale si è rivolto il settimanale The Economist. In testa alla classifica c'è l'Islanda, all'ultimo posto l'Iraq. L'Italia, invece, occupa la ventisettemima posizione e precede di due posizioni la Spagna e di dieci la Francia. I Paesi esaminati ed ai quali è stato assegnato il Gpi, l'indice di pace, sono stati 140, sulla base di ventiquattro indicatori in grado di dare un quadro complessivo della percezione della pace interna ed esterna. Steve Killelea, fondatore del Gpi: "Rispetto alla precedente rilevazione - ha spiegato Steve Killelea, fondatore del Gpi - il mondo sembra leggermente più pacifico. è incoraggiante, ma serve che i singoli Stati facciano altri passi sulla strada della pace". Tra gli indicatori scelti, il numero dei reati violenti, eventuali interventi delle Nazioni Unite in zone calde, il grado di minaccia terroristica sulla stabilità politica. Dietro l'Islanda, considerato il Paese più pacifico - che è una conferma -, si sono piazzati Danimarca, Norvegia, Nuova Zelanda e Giappone. Quest'ultimo è l'unico Paese del G8 tra i primi dieci della classifica. L'Iraq, ultimo, è preceduto da Somalia, Sudan, Afghanistan e Israele. Ovvero, Paesi con maggiori tensioni interne ed esterne e col maggior grado di rischio per quanto riguarda la minaccia terroristica. Al sessantasettesimo posto la Cina, Paese con un indice di pace maggiore rispetto agli Stati Uniti, che sono fermi al novantasettesimo posto, e alla Russia, al centotrentunesimo.

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<Noi israeliani, travestiti da palestinesi> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-21 num: - pag: 43 categoria: BREVI "Noi israeliani, travestiti da palestinesi" "In "Independence Day" - spiegano Yossi Atia e Itamar Rose - ci travestiamo da rifugiati palestinesi. Ci avviciniamo a famiglie israeliane che stanno facendo un pic-nic in un parco pubblico e chiediamo loro di osservare un minuto di silenzio per il nostro villaggio che una volta era lì. La situazione in Israele è complessa: abbiamo deciso di affrontarla con gli strumenti della commedia".

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La nuova danza di israele nelle creazioni di yasmeen - claudia allasia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Torino Interplay La nuova danza di Israele nelle creazioni di Yasmeen Fa tappa stasera alle Fonderie Limone "Sudden Birds", la pièce della grande Godder, ex ribelle di Gerusalemme divenuta una promettente coreografa moderna CLAUDIA ALLASIA NEGLI ANNI CINQUANTA - racconta Amos Oz nella sua Storia di amore e di tenebra - fioriva in Israele una razza nuova, forte e temeraria, di giovani che si arruolavano nei kibbutz soprattutto per sottrarsi all'oppressione nostalgica familiare. "Ragazzi e ragazze pronti ai lavori più duri ma dotati di una vita spirituale profonda e capaci di farsi travolgere dalle danze fino alla vertigine". Nel decennio successivo, scrive ancora Oz, i giovani ribelli andranno invece a New York e Parigi e, dopo ancora, in India, Amazzonia e Himalaya. La coreografa Yasmeen Godder, che il pubblico di "Interplay" ha conosciuto l'anno scorso con I feel funny today (premio New York Bessie Award 2001) e che ritroverà stasera alle Fonderie Limone in Sudden Birds, potrebbe essere la figlia di quei pionieri amanti della danza. Di sicuro appartiene alla generazione di quelli che sono andati in America: nata a Gerusalemme nel 1973, si è infatti laureata alla New York University ed ha debuttato negli Usa, con il solo Tagidi Shalom Yaffe, composto su commissione del Dance Theater Workshop come anche il successivo, Aleena's Wall. E forse non sarebbe mai tornata in Israele, se non fosse stata invitata a farlo nel 1999 dal neonato Suzanne Dellal Centre, un'istituzione creata apposta per richiamare, sostenere e diffondere la nuova coreografia israeliana, in questi giorni e fino al 25 tutta in scena a Reggio Emilia Danza. (Fonderie Limone, Moncalieri, biglietti da 7 a 9 euro; info e pren. 011.6612.401, www. mosaicodanza. it).

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Bush in italia a giugno "nessun attacco all'iran" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La stampa israeliana: "Colpirà Teheran". La smentita Bush in Italia a giugno "Nessun attacco all'Iran" La portavoce: "Sarà l'occasione per incontrare vecchi amici come Berlusconi" WASHINGTON - George W. Bush sarà in Europa a giugno e nel corso della sua visita farà tappa anche in Italia e in Vaticano. L'annuncio ufficiale della visita del presidente americano è venuto ieri dalla Casa Bianca che ha confermato ufficialmente che Bush parteciperà al vertice Unione Europea-Stati Uniti in programma il 10 giugno in Slovenia e che il tour proseguirà con soste "in Germania, Italia, Santa Sede, Francia e Regno Unito". La Casa Bianca non ha ancora fornito le date esatte delle varie tappe europee, riservandosi di farlo molto presto, ma la portavoce Dana Perino ha sottolineato che la visita "consentirà al presidente di incontrare nuovi amici e vecchi amici, come il premier italiano Silvio Berlusconi che è stato appena rieletto". Tra gli argomenti in agenda secondo la Casa Bianca vi saranno questioni "economiche, commerciali, il problema della proliferazione nucleare, un approccio multilaterale alla questione iraniana". La stessa Perino ieri ha smentito con decisione la notizia, pubblicata dal Jerusalem Post, secondo cui il presidente americano intenderebbe attaccare l'Iran prima della fine del suo mandato. Secondo il quotidiano israeliano un alto funzionario dell'amministrazione Usa durante la recente visita di Bush in Israele avrebbe fatto questa affermazione. Per la Perino l'articolo "non vale la carta su cui è stato pubblicato". "Gli Stati Uniti - ha concluso la portavoce - restano contrari alle ambizioni dell'Iran di ottenere un'arma nucleare. Il presidente degli Stati Uniti non dovrebbe mai rinunciare a priori ad alcuna opzione, ma la nostra preferenza e le nostre azioni per affrontare questo problema riguardano i metodi diplomatici pacifici".

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Rogo di vangeli in israele "corrompono l'anima ebraica" - pietro del re (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Rogo di Vangeli in Israele "Corrompono l'anima ebraica" PIETRO DEL RE IL fattaccio è accaduto giovedì scorso, nella cittadina israeliana di Or Yehuda, dove un gruppo di ragazzi ha dato alle fiamme decine di testi cristiani. La notizia è stata diffusa soltanto ieri e ha provocato, come era prevedibile, sdegno e incredulità in tutto in paese. Ma ecco come è andata. Dopo aver saputo che in un quartiere della sua città alcuni missionari avevano distribuito "propaganda sacra", il vice-sindaco di Or Yehuda, un ebreo ortodosso sefardita, ha invitato gli allievi di un collegio rabbinico a sequestrare, recandosi casa per casa, i libri "sacrileghi". Tra questi figuravano testi del Vecchio e Nuovo Testamento e pubblicazioni in ebraico a sostegno della dottrina di Gesù che, una volta raccolti tutti assieme, sono stati bruciati. è stato il quotidiano Maariv a denunciare con più virulenza la vicenda. Ieri, il giornale di Tel Aviv ha pubblicato una foto del vice-sindaco con in mano un Vangelo di fronte alle ceneri fumanti di altri testi sacri. Il quale s'è difeso così: "Non c'è dubbio che la stampa abbia ingigantito la vicenda. Il rogo dei libri è stato una iniziativa spontanea di alcuni giovani, io sono arrivato a cose fatte". Ed ha poi aggiunto: "Quei testi cristiani hanno leso i nostri sentimenti religiosi. Secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso. Se c'è motivo di scandalo, esso scaturisce dalle attività dei missionari cristiani, che bruciano le anime di fedeli ebrei". I testi della "propaganda" sarebbero stati distribuiti nella case da "Ebrei messianici", quel gruppuscolo religioso che in Israele conta sì e no diecimila adepti e che pur osservando i riti ebraici crede negli insegnamenti di Gesù. I loro più strenui nemici sono i membri della organizzazione ultraortodossa Yad le-Achim, secondo i quali le attività dei missionari trascinano ogni anno centinaia di persone dall'ebraismo al cristianesimo. Numerosi opinionisti e intellettuali hanno espresso la loro condanna per il rogo di Or Yehuda. In molti hanno evocato gli eventi del 10 maggio 1933 nella Piazza dell'Opera di Berlino, la Bebelplatz, dove i nazisti bruciarono migliaia di libri. C'è anche chi ha citato le profetiche parole di Heinrich Heine, poeta ottocentesco, tedesco ed ebreo. Scrisse Heine che "quando si arriva a bruciare libri, poi si bruciano anche esseri umani". Al momento nessun esponente di governo o personalità rabbinica ha accusato i responsabili del fattaccio.

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Ponticelli dai rom al pogrom - girolamo imbruglia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Napoli PONTICELLI DAI ROM AL POGROM GIROLAMO IMBRUGLIA a spaventosa aggressione ai campi nomadi di Ponticelli mostra compiutamente un nuovo volto dell'Italia e di Napoli: una democrazia razzista. Come è possibile questo incrocio malsano, di cui uno storico però non si meraviglia? Razzismo non è più la teoria genetica pseudoscientifica, la quale affermava la superiorità o inferiorità di individui per la loro appartenenza a una razza. Razzismo è esigere che individui provenienti da società diverse non entrino a far parte della propria comunità. Una delle sue condizioni è la povertà, che suscita avversione verso chi pare minacciare la vita degli "indigeni": anche se loro lavoro e interessi sono quelli del malaffare criminale. Quel principio è affermato in nome della sicurezza: di fronte all'incapacità dello Stato di garantire sicurezza, dignità e legalità in modo coerente alle condizioni sociali, si crea un pericolo immaginario rappresentato dal "diverso" e, invece di affrontare i nodi sociali e politici, si ricorre al carcere. Talora si riconosce una deroga: lo straniero è accolto se utile. Come vuol fare Maroni per le/i badanti. Così si chiarisce quale sia la società che il razzismo difende e impone: una società come totalità, in cui l'individuo trovi la sola propria ragion d'essere. Società, dunque, totalitaria, che impone un senso di appartenenza non mediato dai valori individuali, ma dalla soggezione alla comunità; dove la misura della cittadinanza è data dall'utilità dell'individuo al gruppo, e dal grado della sua integrazione e omogeneità. Come si vede, una società primitiva, dominata da pulsioni irrazionali, alla ricerca di autorità e fede, priva di filtri razionali individuali e autonomi. Chiedere appoggio alla Chiesa cattolica per risolvere il problema è perciò un controsenso: la Chiesa ha da sempre costruito ghetti e intolleranza. La strada è diversa. Perché il razzismo è incompatibile con una democrazia e perché la tolleranza le è indispensabile? La società liberale e democratica, diversamente da quelle teocratiche, si basa sul conflitto e, appunto, sa gestirlo. Tolleranza non è infatti annullamento di conflitto: è la sua regolamentazione. Queste regole non possono che essere quelle della cultura laica, che produce valori generali e, pure, strumenti razionali per controllarli e verificarli. Immaginare una simile società con poca o nulla tolleranza è pensare e volere il suo impoverimento. J. Dunn ha mostrato (Il mito degli eguali, Bocconi 2006) che la democrazia è fatta da due dinamiche. Da un lato garantisce la partecipazione al governo e le sue forme liberali; d'altro lato, assicura l'allargamento dei diritti individuali e il miglioramento delle relazioni tra individui, illuministicamente abbattendo tradizioni superate e inaccettabili. In questo senso, una società liberale e democratica deve allargare la propria area di tolleranza, non restringerla. Garantire la partecipazione alla vita pubblica anche ai tanti immigrati è un progetto democratico, capace di tradurre in realtà l'affermazione costituzionale del dovere dello Stato di riconoscere i diritti delle persone che vi abitano e vi lavorano. Questi ideali di democrazia sono irrinunciabili, come il bisogno di sicurezza: che va raggiunto entro una società non rozza e primitiva, ma democratica, la quale comporta rischi e la congiunta capacità di affrontarli, nella teoria e nella pratica. Napoli è una città razzista, simbolo di questa nuova realtà italiana? Sì. A conferma di questa analisi, tralasciando i commenti del cardinale e del sindaco, stanno i commenti dell'avvocato Chiosi (An), che dolendosi dei modi ha apprezzato lo slancio, le motivazioni e i risultati dell'assalto; e del rappresentante della comunità israelita, Gallicchi, che ne ha invece giustamente sottolineato il tragico carattere di pogrom. è fuor di dubbio che nella storia culturale della città vi siano stati momenti in cui gli ideali di laicità e libertà sono stati profondamente pensati e condivisi, come nel Cinquecento e nella Repubblica del 1799. Ma la storia sociale della città non ha fatto proprie quelle energie. La Madre Coraggio di Brecht con testardaggine dava voce alla propria umanità, pur tra le tante violenze patite nello spettrale paesaggio della Guerra dei trent'anni; le madri napoletane si ergono a simbolo della violenza crudele della nuova società italiana e di questa vergogna. Più che una scena da antico regime, allorché lo Stato affermava nuove regole di convivenza, a Ponticelli si è vista la modernità italiana, tanto lontana dall'Europa, quanto vicina all'autoritarismo e all'intolleranza. E questo episodio mette in luce anche le dinamiche politiche cittadine. Si può e si deve criticare chi non garantisce il buon governo; ma questo non dovrebbe tradursi nel desiderio di avanzi di autoritarismo, nell'adesione a una democrazia falsificata, nel ripudio di valori civili di libertà.

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Tempo e sensualità danzati da naharin - chiara pilati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Bologna Stasera a Reggio il grande coreografo israeliano Tempo e sensualità danzati da Naharin Al Red, debutta lo spettacolo "Mamootot" della Batsheva Dance Company guidata dal geniale ballerino CHIARA PILATI Nove danzatori sul palco indossano tute dai colori pastello che ricordano le sfumature delicate del sottobosco, si esibiscono in coreografie corali e brevi assoli, si specchiano uno nell'altro in intensi passi a due e si nascondono fra il pubblico conoscerlo. è "Mamootot" lo spettacolo della Batsheva Dance Company che inaugura stasera alle 21 al Cavallerizza di Reggio la sezione del Red Festival, quella dedicata al coreografo e danzatore israeliano Ohad Naharin, protagonista del rilancio della principale compagnia di contemporanea del paese. Costruendo passi e racconti su un'eclettica colonna sonora che spazia dal Pop giapponese al Reggae, Naharin riesce a scomporre i nostri concetti di tempo, sensualità, umorismo, unità e tensione esplorando i movimenti del corpo e i suoi confini. Annulla le distinzioni tra il performer e lo spettatore, invitando il pubblico ad entrare in confidenza con i danzatori di Batsheva in un modo del tutto inaspettato, da dentro la danza. Prima di tornare alla Batsheva, dove è iniziata la sua formazione, Naharin ha lavorato con i maggiori protagonisti della danza contemporanea, da Martha Graham all'American Ballet, dalla Juilliard a Maurice Béjart. Nel 1990 è stato chiamato a dirigere la Batsheva Company portandola al successo internazionale, contemporaneamente ha fondato il Batsheva Ensemble, un gruppo di giovanissimi con lo scopo di formare una nuova generazione di ballerini ed educare il pubblico giovanile israeliano alla danza.

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I cartoongess in concerto per i bimbi della palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XII - Bari Mola Bari Bari I CartoonGess in concerto per i bimbi della Palestina Giovani e argilla al Fortino per Manipolazioni di pace Dalla commedia al digitale tre studiosi si confrontano.

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Israele e siria tornano a trattare svolta sul golan, media la turchia - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il premier Olmert: "Verso dolorose concessioni". La Casa Bianca: gli Stati Uniti non si oppongono Israele e Siria tornano a trattare svolta sul Golan, media la Turchia I colloqui saranno indiretti. Il negoziato era stato interrotto nel 2000 ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - L'annuncio è imprevisto. Il modo, spettacolare. Comunicati simultanei a Gerusalemme, Damasco e Ankara per dire al mondo che Israele e Siria hanno deciso di riprendere il negoziato di pace interrotto nel 2000, quando i due antagonisti sembravano ad un passo dall'accordo. Tuttavia, la formula prescelta per riaprire il dialogo suggerisce, essa stessa, cautela: colloqui indiretti con la mediazione della Turchia, che molto s'è spesa, in questi mesi, per riallacciare i fili. Ma la strada da fare è ancora molto lunga. Riassumendo un capitolo della storia infinita del conflitto arabo-israeliano, ricorderemo che l'oggetto della contesa è l'altopiano del Golan. Si tratta di una enorme terrazza ampia 1800 chilometri quadrati sospesa sul lago di Tiberiade e la Galilea. Questo territorio venne conquistato dagli israeliani nella guerra del 1967 e fu successivamente annesso nel 1981 dal governo Begin, senza che la comunità internazionale abbia mai riconosciuto quest'annessione e senza che la Siria abbia mai cessato di rivendicarne il legittimo possesso. Tra i due antagonisti, il premier Olmert e il presidente siriano Bashar el Assad, quello che ha fatto il salto più lungo nel decidere di riprendere il negoziato è sicuramente Ehud Omert. Il quale, davanti alle ripetute aperture di Assad, aveva finora subordinato la possibilità di riallacciare la trattativa a due condizioni che con il Golan non c'entrano nulla, ma piuttosto con il ruolo geopolitico acquisito dal regime siriano. Le due condizioni erano: primo, l'abbandono degli appoggi finora garantiti da Damasco a quelli che Israele considera tra i suoi peggiori nemici, vale a dire il movimento islamico, Hamas e le milizie degli Hezbollah; secondo, la rottura del rapporto strategico che lega la Siria all'Iran. Quest'ultimo paese, con il suo programma nucleare, essendo diventato l'incubo degli israeliani. "I negoziati non saranno facili e potrebbero durare a lungo e alla fine prevedere concessioni difficili", ha detto Olmert. Cosa è cambiato nell'atteggiamento siriano? Che assicurazioni hanno ricevuto i governanti di Ankara per convincere Olmert a "vedere" le aperture di Assad al dialogo? E possibile che il presidente siriano, come fanno intendere certe fonti israeliane, valuti la possibilità di rompere con Hamas, Hezbollah e Iran, pur di tornare in possesso del Golan? E di contro, è vero, come afferma, il ministro degli Esteri siriano, Walid Mualam, che "Israele s'è impegnato a restituire il Golan", senza di che la Siria non avrebbe mai accettato di sedersi al tavolo delle trattative? è pressoché sicuro che a Damasco non ci sarà un pubblico dibattito che possa aiutare a chiarire i retroscena della decisione presa da Assad. Cosa che, invece, accadrà, sta già accadendo a Gerusalemme, dove, come sempre quando ritratta di negoziare sulla Terra d'Israele (Erez Israel) ancorché conquistata con la forza, c'è qualcuno, specialmente a destra che solleva obiezioni. Oltre al Likud, che è all'opposizione, anche un alleato di Olmert, come il partito ultraortodosso sefardita, Shas, ritiene sbagliata e inopportuna la scelta di riprendere il negoziato con un interlocutore, per dirla con il vice premier Eli Yshai, considerato "un fondamento dell'asse del male". Per di più, Olmert non è mai stato così politicamente debole e impopolare, impegnato com'è a pararsi dai contraccolpi di un'inchiesta giudiziaria per presunti illeciti finanziamenti elettorali. Ovvio che qualcuno, a destra e a sinistra, dica che con la storia della Siria, il premier sta cercando semplicemente di "distrarre l'opinione pubblica dalle bustarelle". Infine Olmert dovrà vedersela con l'alleato George Bush il quale, fino a tre giorni fa aveva indicato nella Siria (e nell'Iran) la causa dell'instabilità del Medio Oriente. Ora, davanti alla decisione israeliana di ripartire con il negoziato, l'Amministrazione avrebbe scelto di tenere un atteggiamento apparentemente distaccato, "aspettare e vedere". "Noi speriamo - ha detto la portavoce di Bush, Dana Parrino - che questo sia un forum cui indirizzare le varie preoccupazioni che tutti noi abbiamo verso la Siria: il sostegno al terrorismo, la repressione del suo stesso popolo e così via".

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Passi <Kibbutz> per Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-22 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE COREOGRAFIE Passi "Kibbutz" per Israele Oggi e domani, il Teatro degli Arcimboldi ospita lo spettacolo di danza "Ekodoom Non è il tempo, siamo noi" della compagnia israeliana Kibbutz Contemporary Dance Company, in occasione dei 60 anni dalla nascita dello Stato di Israele. Viale dell'Innovazione, ore 21, e 40-16.

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Anche in Israele norme antistranieri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-22 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Pene fino a 5 anni Anche in Israele norme antistranieri DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - ( v. ma.) Anche in Israele si discute del reato di immigrazione clandestina. La Knesset ha approvato lunedì scorso in prima lettura un ddl che prevede pesanti condanne per chi entra illegalmente nello Stato, inclusi migranti in cerca di lavoro e profughi. Ne dà notizia il quotidiano Haaretz. La proposta prevede fino a 5 anni di prigione per i clandestini, fino a 7 se provengono da Paesi considerati nemici dello Stato ebraico (come Gaza e il Sudan). Se sarà approvato definitivamente la polizia potrà detenerli per 18 giorni senza l'autorizzazione di un giudice. Se i clandestini verranno trovati in possesso di armi, anche un coltello, rischiano fino a 20 anni di carcere.

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Pronto, parlo con dio? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I cellulari entrano in ogni aspetto della nostra vita: anche nella religione Pronto, parlo con dio? Telefonini buddisti, zen, kosher e islamici. Il mezzo di comunicazione più diffuso del mondo si adegua ai rituali della fede: rispetta il Sabbath, sostituisce il Muezzin, indica la Mecca, aiuta la meditazione Enrico Gardumi Ieri le sacre scritture, oggi le sacre chiamate. Dopo aver cambiato identità diverse volte negli ultimi anni, trasformandosi ora in prezioso strumento di marketing ora in ufficio postale in formato tascabile, il cellulare muove i primi passi nel mondo della spiritualità e del credo religioso. E c'è già aria di business: servizi telefonici kosher che impediscono l'accesso a contenuti indecorosi, suonerie che trillano imitando il canto dei Muezzin e più edonisti buddhist cell phone tempestati da pietre di giada e immagini di Siddharta. Ma come può un' icona del moderno consumismo di massa andare a braccetto con il rigore della preghiera e il silenzio dei santuari? Può, a giudicare dal successo che i "cellulari di Dio" stanno avendo in tutto il mondo. La prima apparizione risale a qualche anno fa, proprio nella terra santa di Israele, dove al rabbino ortodosso Abrasa Burstyn venne un'idea illuminata: rifornire la comunità con i cernecchi in vista di cellulari e servizi telefonici in linea con i loro precetti religiosi. Apparecchi ultrasemplificati, con cui si possono solo effettuare e ricevere telefonate ma non inviare sms, e dove sono bandite, in nome della sobrietà, anche fotocamere digitali e indirizzi internet ritenuti sconvenienti per la comunità degli ultraortodossi (che rappresenta il 6% della popolazione di Israele). Ma non solo. La Mirs Communications, l'operatore israeliano che gestisce il servizio ispirato dal rabbino Burstyn, ha fissato tariffe che seguono rigorosamente il calendario religioso: chiamare verso altri cellulari kosher costa normalmente meno di 10 centesimi di dollaro al minuto ma una conversazione nel giorno del Sabbath si paga molto cara: 2,44 dollari ogni sessanta secondi. Un modo piuttosto originale per punire chi non rispetta il silenzio (e l'inattività) del sabato ebraico. Per il Kosher phone c'è stata anche un'investitura ufficiale: quella del Rabbinical Committee for Communications, una sorta di consiglio di censura istituito con lo scopo di proteggere i fedeli dalle insidie della modernità. Sono molto più orientati ai gadget e alla praticità, invece, i cellulari dedicati ai devoti dell'Islam. In questo caso non esiste un operatore telefonico dedicato ma diversi modelli di cellulari arricchiti di contenuti "sacri": versioni digitali del Corano scaricabili su richiesta, gorgoglii da minareto al posto di suonerie e cori di preghiere in formato mp3 per ricreare l'atmosfera delle moschee mediorientali. Il servizio più utile, però, è quello realizzato da un produttore di telefoni di Singapore, la LLkone Asia: ogni volta che si avvicina l'ora della preghiera (quindi cinque volte al giorno, seguendo i dettami del Corano) il cellulare si sostituisce al Muezzin intonando il richiamo di Allah per tutti i musulmani che non si trovano nelle vicinanze di una moschea. Per avere la certezza che il tappetino per la preghiera sia posizionato nella direzione giusta, poi, è sufficiente buttare un occhio allo schermo del telefono: una bussola luminosa indica sempre la città santa della Mecca. A differenza dei Kosher phone, creati per la ristretta cerchia degli ebrei ultraortodossi, i cellulari islamici sono molto più diffusi nel mondo: si possono trovare facilmente in Libano, Giordania, Quatar, Bahrain, Nord Africa, Singapore e Turchia. Ma ben presto approderanno anche in America, Europa e ovunque siano presenti nutrite comunità di fedeli di Allah. Allontanandosi dalle religioni monoteiste e dirigendosi verso oriente, ci si imbatte inevitabilmente in cellulari ispirati alle pratiche spirituali che hanno avuto l'India come culla e come teatro di sperimentazione. E qui non manca qualche sorpresa. Anche i telefoni di Buddha hanno suonerie e gadget in gran quantità, ma ciò che colpisce di più rispetto ai modelli pensati per devoti di altre religioni è la ricercatezza del design e la profusione di metalli e pietre pregiate utilizzati per decorarli. Caratteristiche, insomma, molto poco mistiche. Il cellulare più noto è il Nokia N70, che nella sua versione Zen ha una scocca completamente placcata in oro in cui è incastonato, proprio al centro, un pulsante rivestito di giada: premendo il Buddha video button si attiva un filmato che sembra una via di mezzo tra un videoclip e la versione new age di una preghiera orientale. C'è anche uno zaffiro che è in bella mostra sul microfono del cellulare, ma è solo una decorazione per rendere più prezioso il buddhist cell phone. Come ultima rifinitura, sul retro del telefono, una stampa del Buddha immortalato nella stessa espressione, panciuta e gaudente, con cui troneggia da secoli nei templi tibetani. totem@totem.to.

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Negoziato turco tra i due nemici (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele-Siria Negoziato turco tra i due nemici "Pace a orologeria" I critici: annuncio per nascondere i guai giudiziari del premier. Gli Usa: non coinvolti. E contro l'Iran Olmert vuole il blocco navale Michelangelo Cocco Israele e Siria hanno avviato - indirettamente, attraverso la mediazione del governo turco - negoziati per arrivare a una "pace completa" tra i due stati, ancora formalmente in guerra dalla nascita dello Stato ebraico nel 1948. Ieri mattina Tel Aviv ha comunicato che "le parti hanno dichiarato la loro intenzione di portare avanti i colloqui senza pregiudizi". Il governo Olmert ha inteso dare la massima eco mediatica all'annuncio, aggiungendo che, da lunedì scorso, due suoi funzionari sono ad Ankara per trattare con i loro omologhi arabi. L'annuncio di Damasco, arrivato quasi in contemporanea, sembrava la fotocopia di quello israeliano. In serata però il ministro degli esteri Walid al-Moualem ha dichiarato: "Speriamo che gli israeliani si dimostrino seri nei negoziati indiretti, in modo che le parti possano impegnarsi in trattative dirette". E Olmert ha chiarito che "le trattative non saranno facili e potrebbero comportare dolorose concessioni". Ankara - in ottimi rapporti sia con Israele sia con la Siria - ha confermato l'avvio del negoziato, mentre l'Amministrazione statunitense - senza l'avallo della quale nessuna iniziativa del genere può prendere il via in Medio Oriente - ha raffreddato gli entusiasmi: "Gli Stati Uniti non stanno partecipando. Questa decisione è stata presa da Israele, non ne siamo stati sorpresi, né siamo contrari", ha fatto sapere Dana Perino. La portavoce ha detto chiaramente che la linea della Casa Bianca nei confronti del paese arabo che ha inserito nel cosiddetto "Asse del male" non cambia. L'ultimo round negoziale tra i due paesi - nel 2000 negli Stati Uniti - era fallito per l'indisponibilità israeliana alla completa restituzione del Golan, le alture siriane occupate nel 1967, all'indomani della Guerra dei sei giorni. Circa 1.200 chilometri quadrati di grande valore strategico, per il controllo delle loro risorse idriche e perché sovrastano la parte nord-orientale dello Stato ebraico. Dopo aver vinto il conflitto, Israele spedì nel Golan oltre 18.000 coloni, nonostante la risoluzione 242 delle Nazioni Unite gli imponga di ritirarsi. In Israele la notizia dei negoziati è stata accolta con perplessità. La parlamentare laburista Shelley Yachimovich ha dichiarato che "Olmert sta cinicamente provando ad imbrogliare i cittadini che vogliono la pace per distogliere l'attenzione" dai suoi guai giudiziari. La destra, una parte della quale è al governo, è contraria alla restituzione dei territori occupati e ha mosso al premier la stessa accusa, quella cioè di voler distogliere con annunci roboanti l'attenzione dell'opinione pubblica dalla quinta indagine che la magistratura ha aperto sul suo conto da quando ha assunto l'incarico nel 2006. Questa volta è sospettato di aver preso bustarelle quando era sindaco di Gerusalemme. Il governo Olmert ha più volte dichiarato di mirare a tagliare i legami tra la Siria e l'Iran, con la quale Damasco ha una solida relazione militare ed economica. Proprio ieri il premier israeliano ha invitato gli Stati Uniti a imporre un blocco navale contro l'Iran, una mossa che per Tehran (l'ha più volte ricordato il presidente Ahmadinejad) significherebbe una dichiarazione di guerra. "Le attuali sanzioni economiche contro l'Iran hanno esaurito i loro effetti", avrebbe detto Olmert alla portavoce democratica della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi, secondo quanto riferito dal quotidiano Ha'aretz. Nessuna conferma da parte del portavoce di Olmert, ma il blocco è stato definito "una buona idea" dal ministro Rafi Eitan, membro del consiglio di sicurezza israeliano. L'altro ieri il quotidiano Jerusalem post aveva riferito di indiscrezioni secondo le quali Bush intenderebbe attaccare l'Iran prima della fine del suo mandato, nel gennaio 2009.

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A Beirut scocca l'ora dell'accordo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I partiti libanesi trovano l'intesa: Suleiman sarà presidente, poi governo di unità nazionale A Beirut scocca l'ora dell'accordo Per Hezbollah, che otterrà undici ministeri, la nuova legge elettorale e un presidente "amico" è una vittoria. Sconfitti il premier Siniora e la linea dura degli Usa Michele Giorgio "È incredibile. Siamo andati a dormire senza speranze e ci siamo svegliati con un miracolo che ha tolto le nubi nere da sopra le nostre teste", raccontava ieri Malek Baydun, un abitante di Beirut, descrivendo la sorpresa di tutti i libanesi per l'accordo trovato dai leader politici, della maggioranza e dell'opposizione, proprio quando i colloqui a Doha non lasciavano spazio all'ottimismo. E invece dopo gli scontri a fuoco nelle strade di Beirut Ovest e in altre città del paese che hanno lasciato sul terreno almeno 65 morti e il rischio di una guerra civile tra sunniti e sciiti, i libanesi ora festeggiano. Ieri nel centro di Beirut centinaia di proprietari di negozi e semplici cittadini sono scesi in strada ad applaudire l'intesa mentre gli attivisti dell'opposizione hanno smontato il campo di tende allestito il primo dicembre 2006 per chiedere le dimissioni del governo Siniora. Una felicità diffusa e vissuta con sentimenti diversi, ma che non guasta dopo la guerra del 2006 e 18 mesi di tensioni politiche, manifestazioni e violenze. Finalmente Siniora lascia. Un passo che avrebbe dovuto compiere diversi mesi fa ma che ha evitato sino all'ultimo sotto le pressioni del suo sponsor politico, Saad Hariri, leader sunnita del partito di maggioranza Mustaqbal, a sua volta condizionato fortemente dal leader druso Walid Junblat divenuto in questi ultimi anni il più accanito degli antisiriani e il più convinto alleato degli Usa. E se da un lato Hezbollah deve rimproverarsi l'aver puntato le sue armi contro i rivali di Mustaqbal, dopo aver assicurato che non le avrebbe mai usate contro altri libanesi, il blitz dei militanti sciiti a Beirut Ovest di due settimane fa, in protesta per le decisioni del governo contro la rete di comunicazioni autonoma della resistenza, dall'altro il partito di Hassan Nasrallah ha finito per mettere in moto un processo politico che ha condotto all'accordo siglato nel Qatar. Domenica il Parlamento eleggerà il nuovo presidente della repubblica che sarà il generale Michel Suleiman, attuale comandante dell'esercito, che gode dell'appoggio dei due schieramenti. Il neo-presidente avvierà immediatamente le consultazioni per la formazione di un "governo di unità nazionale" (16 dicasteri alla attuale maggioranza, 11 ad Hezbollah e a suoi alleati e tre verranno assegnati dal capo dello stato) in cui l'opposizione guidata dal movimento sciita avrà un potere di veto sulle questioni riguardanti la sicurezza e la politica estera. Le parti hanno inoltre concordato di far ricorso alla legge elettorale del 1960, con alcune variazioni, per le legislative in programma nella primavera del 2009. Secondo quanto ha detto Hamad bin Jassem al Thani, premier del Qatar, dopo l'elezione presidenziale e la formazione del governo saranno avviati negoziati con la partecipazione della Lega Araba sul "consolidamento dell'autorità dello Stato su tutto il territorio libanese e le sue relazioni con varie organizzazioni" in Libano. È un punto sul quale ha insistito molto la maggioranza, che in un primo momento esigeva un esplicito impegno di Hezbollah a disarmare. "Questo documento (firmato a Doha) ribadisce che non c'è un vincitore, nè uno sconfitto", ha detto il Segretario generale della Lega araba Amr Musa. Ma le sue parole non possono nascondere un esito che è davanti agli occhi di tutti: l'accordo raggiunto nel Qatar rappresenta un successo, sebbene incompleto, per Hezbollah e l'opposizione e una sconfitta, anche se solo temporanea, per la politica che Washington intendeva attuare attraverso i suoi alleati in Libano, con la complicità dell'Arabia saudita. Siniora cede il passo ad un nuovo premier che, prevedibilmente, sarà meno schierato di lui. La legge elettorale verrà emendata e quindi riequilibrata, soprattutto nelle dimensioni delle circoscrizioni, proprio come chiedeva l'opposizione. Il disarmo di Hezbollah si è ulteriormente allontanato nel tempo e non va sottovalutato che alla presidenza andrà un comandante militare che non è certo noto come un antisiriano e un anti-iraniano. Non sorprendono perciò il timido apprezzamento dell'Amministrazione Bush e di Riyadh per l'intesa raggiunta e, dall'altro lato, l'evidente soddisfazione di Teheran e Damasco. Ora si fa più difficile per la maggioranza filo-Usa vincere la partita della Corte Internazionale che nei prossimi mesi dovrebbe giudicare i presunti responsabili dell'assassinio di Rafiq Hariri (il padre di Saad Hariri) e che, nelle aspirazioni americane, dovrebbe in realtà mettere la Siria sul banco degli imputati. L'ago della bilancia delle decisioni che verranno prese in Libano fino alle elezioni del prossimo anno quindi sarà Suleiman. Candidato di consenso nazionale ma più gradito all'opposizione, il capo delle Forze Armate, ha avuto il pregio di riuscire a conservare l'unità delle truppe e di tenerle lontano dalle lotte di potere e dagli scontri armati tra le fazioni opposte. "Coinvolgere l'esercito nei disordini interni servirebbe soltanto agli interessi d'Israele", ha sostenuto Suleiman divenuto molto popolare dopo i combattimenti contro il gruppo qaedista Fatah al-Islam dello scorso anno (che gli incolpevoli palestinesi hanno però pagato con la distruzione di un loro campo profughi, Nahr al Bared). Spetta a lui ridare equilibrio ad un paese che ha sfiorato nuovamente la guerra civile e che rimane fortemente condizionato dalle pressioni esterne.

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Israele e Siria, negoziati segreti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-22 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Colloqui di pace Mediazione della Turchia Israele e Siria, negoziati segreti DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - "Dopo otto anni di congelamento, le trattative con la Siria riprendono. Vi confesso, è un momento emozionante", ha detto il premier israeliano Ehud Olmert ieri in un incontro trasmesso da tv e radio. è ufficiale: Israele e la Siria si parlano per arrivare alla pace. I "colloqui indiretti", iniziati oltre un anno fa, sono condotti con la mediazione della Turchia, dove si trovano in questi giorni rappresentanti dei due Stati. L'annuncio è giunto a sorpresa ieri, con un comunicato dell'ufficio di Olmert, confermato poco dopo da Damasco e da Ankara. è la prima conferma ufficiale, da 8 anni, di contatti tra i due Paesi. I negoziati del 2000 fallirono per l'incapacità di accordarsi sulle alture del Golan, territorio siriano conquistato da Israele nel 1967 e annesso. Damasco ne chiede la restituzione fino alle rive del lago di Tiberiade, principale riserva d'acqua di Israele. Il ministro degli Esteri siriano Muallem ha detto ieri che Israele ha promesso il ritiro completo. Lo Stato ebraico non ha confermato. Ma Olmert ha precisato che "le trattative non saranno facili, forse richiederanno molto tempo, forse si renderanno necessarie concessioni non semplici", apparente conferma di una disponibilità a restituire il Golan, dichiarata già in passato a condizione che Damasco rompa i legami con l'Iran, Hamas e l'Hezbollah. "Speriamo che arrivino alla pace", ha detto Abu Mazen. Hamas sostiene che i propri legami con la Siria non cambieranno. La Casa Bianca "non obietta" ai colloqui, ma nota che va risolto il problema dell'"appoggio al terrorismo" della Siria. Dure critiche a Olmert dai coloni nel Golan, dai nazionalisti del Likud (lo accusano di distogliere l'attenzione dall'inchiesta per corruzione che lo vede coinvolto). E il partito ortodosso Shas, un pilastro della risicata maggioranza del premier, ritiene rischioso "trasferire il fronte del Nord all'asse del Male". Viviana Mazza Indagato Sotto inchiesta per corruzione, il premier israeliano Ehud Olmert al Times ha detto: "Guardo al modo in cui Blair e Berlusconi sono usciti da situazioni simili alla mia".

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E il debole Vattimo impugnò le forbici (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 121 del 2008-05-22 pagina 32 E il debole Vattimo impugnò le forbici di Redazione I riferimenti di "Verità e metodo" alla concezione del dramma in Carl Schmitt, politologo accostato al nazismo, sono stati completamente eliminati Verità e metodo. È il titolo di un'opera di Hans-Georg Gadamer, ma dovrebbe essere, innanzitutto, un buon promemoria di riflessione per chiunque si occupi di filosofia. Un promemoria che il filosofo Gianni Vattimo dovrebbe conoscere bene. Non foss'altro perché la principale e osannatissima traduzione italiana della summa dell'ermeneutica del pensatore tedesco (uscita prima per Fabbri e poi per Bompiani) reca la sua firma. E se molti possono non apprezzare la sua idea che in filosofia è lecito copiare e non citare (partorita a difesa del prestigio del collega Umberto Galimberti) o che gli sfuggano affermazioni imbarazzanti sui Protocolli dei savi di Sion a proposito della presenza di Israele alla recente Fiera del libro (avrebbero esposto a giusto e imperituro ludibrio chiunque altro), nessuno può negare che Gadamer in Italia è noto grazie a lui. Si potrebbe però scoprire che se Umberto Galimberti ha la brutta abitudine del taglia e incolla (e Vattimo direbbe: "Si può fare! Si può fare!") il teorico del pensiero debole ha la propensione a dimenticare o, forse, a tagliare ciò che non gli piace. A noi questo dubbio è venuto parlando con il professor Paolo Becchi, docente di Filosofia del diritto dell'università di Genova, il quale già nel '97 segnalò sulla rivista specialistica Nuova corrente che qualcosa, o meglio qualcuno, nella traduzione di Vattimo era sparito. Peccato che nessuno abbia potuto, o voluto, o saputo dargli retta, prima di adesso. Professor Becchi, che cosa manca nella versione vattimiana di Verità e metodo? "Mancano le dieci pagine degli Exkurs che Gadamer aveva aggiunto a fine testo. In particolare mancano le tre pagine che Gadamer aveva dedicato a Carl Schmitt. Pagine sul dramma, uno dei temi che più interessavano Gadamer". E lei come se ne è accorto? "Nel '97 ero a Düsseldorf a studiare le carte di Schmitt per un mio articolo. Fra gli scritti e gli appunti del politologo trovai alcune fotocopie tratte da Verità e metodo che parlavano di Schmitt e che Schmitt stesso aveva sottolineato e commentato. Sono rimasto stupitissimo, perché nell'edizione italiana curata da Vattimo di quelle pagine non c'era traccia. Così sono andato a controllare l'edizione tedesca, e lì le pagine c'erano. Poi nel testo vero e proprio c'era un'apposita nota a un passo del testo in cui si parla di "irruzione del tempo nel gioco", che rimandava all'Exkurs su Schmitt. Se si va a guardare nell'edizione italiana (pag. 182) la nota è stata fatta sparire. Però a causa del taglio dei contenuti a cui rimandava quel virgolettato risulta ben poco comprensibile, è decontestualizzato". Per capirci, visto che non tutti siamo professionisti del ramo... È un fatto grave? "Mi pare ovvio che scientificamente sia tutt'altro che una bella cosa... Essendomi occupato di Amleto o Ecuba di Schmitt, se non avessi fatto questa scoperta casuale non lo avrei mai collegato a Gadamer. Mi sembra che basti". E secondo lei questa omissione come si spiega? "A lungo Schmitt è stato considerato un autore tabù per il suo accostamento al nazismo. Ora se ne parla in altri termini e si discute molto più liberamente delle sue teorie giuridiche e politiche. Ma quando Vattimo tradusse per la prima volta Gadamer non era così. Secondo me la citazione è stata espunta per non compromettere Gadamer come icona di sinistra". Ma i tempi sono cambiati e anche nelle edizioni successive non c'è traccia della citazione... "Metterla avrebbe significato ammettere di aver sforbiciato. Anzi, le dirò di più. Gli exkurs sono stati anche esclusi dal volume Verità e metodo 2, sempre edito da Bompiani a cura di R. Dottori uscito del '96. Lì però è segnalato almeno che sono omessi. Anche se non si fa assolutamente capire "che cosa" è stato omesso". Lei tutte queste cose le dice adesso per la prima volta? "No. Le avevo scritte in una nota più che polemica al mio articolo su Schmitt su Nuova corrente uscito nel giugno '97. Nuova corrente è una rivista scientifica che esiste dagli anni '50. Non è forse la più diffusa d'Italia ma ha il suo valore... Si legge. Ci aveva scritto lo stesso Vattimo. Ma non ci fu nessuna risposta... ". Secondo lei perché? "Era più comodo per lui, e per molti altri, lasciar correre. Vattimo è un personaggio di peso, nessuno si mette a contestare in questi casi. Ammetto che anch'io mi sono limitato all'articolo... D'altra parte la stessa vicenda Galimberti, di cui il vostro giornale si è occupato, mi sembra lasci capire come funzionano le cose". Si scusa tutto? "Il problema non è il singolo, è il sistema. Lo so anch'io che si può trovare una giustificazione per qualsiasi cosa. La troveranno anche in questo caso. Ma io mi chiedo: anche Vattimo che non crede nella realtà dovrà a un certo punto venire a patti con un semplice dato oggettivo, no? Quelle pagine c'erano. Nella sua traduzione non ci sono più. E questo basta". Così chi vuole leggersi le riflessioni di Gadamer su Amleto o Ecuba. L'irrompere del tempo nel gioco del dramma di Carl Schmitt, dovrà imparare il tedesco o andarsi a prendere la traduzione fatta da Becchi per Nuova corrente numero 119 (1997). Leggendole non si diventa certo nazisti. Si scopre che Gadamer non si faceva alcun problema a riflettere e dissentire dalle idee di Schmitt su Amleto, argomentando senza isterismi e senza tabù. Cercava verità, aveva metodo e dubbi (anche sul metodo). Debolezza del pensiero permettendo, vorremo continuare a considerare queste importanti astrazioni ben diverse da oggetti, materiali e un po' crudeli, come la fotocopiatrice e la forbice. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ufficiale: Israele tratta con la Siria Intesa governo-Hezbollah sul Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 121 del 2008-05-22 pagina 16 Ufficiale: Israele tratta con la Siria Intesa governo-Hezbollah sul Libano di Redazione Beirut. Colloqui di pace tra Siria e Israele con la mediazione turca. A darne la conferma sono i governi dei tre Paesi in tre comunicati. Secondo il ministero degli Esteri siriano, Israele si sarebbe impegnato a ritirarsi dalle alture del Golan, occupate nel 1967, dopo la guerra dei Sei giorni. Siria e Israele sono formalmente in stato di belligeranza dal 1948. Le alture del Golan, estese per 1.800 kmq e popolate da 38mila abitanti, sono state occupate dallo Stato ebraico nel '67 e annesse nel 1981. Al tempo stesso è stata raggiunta a Doha, con la mediazione della Lega araba, un'intesa tra governo libanese e Hezbollah per risolvere la crisi scoppiata nei giorni scorsi con sanguinosi scontri tra fazioni armate nelle strade di Beirut. In primo luogo le parti hanno concordato che il nuovo presidente del Libano sarà l'attuale capo dell'esercito, Michel Suleiman, un cristiano-maronita di 59 anni. Il suo merito è quello di essere riuscito a conservare l'unità delle truppe tenendole fuori da lotte di potere che negli ultimi anni hanno sconvolto il Paese. Secondo gli accordi, l'opposizione, sostenuta da Siria e Iran, avrà potere di veto sui provvedimenti del futuro governo di unità nazionale. Hezbollah tuttavia non ha intenzione di deporre le armi. Secondo il capo dell'unità strategica dei miliziani sciiti, Ali Fayyad, "nonostante si stia aprendo una nuova stagione politica, il partito di Dio intende rivendicare un pieno riconoscimento del suo ruolo di gruppo armato in lotta contro l'aggressore israeliano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Esperta di Israele? No, ebrea (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 22-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 121 del 2008-05-22 pagina 12 Esperta di Israele? No, ebrea di Redazione Giornalista? Scrittrice? Esperta di questioni mediorientali? Componente del Jerusalem Center for Public Affaires, dell'Hudson Institute di Washington, della Fondazione Magna Carta e della Fondazione Italia-Usa? Macché. Ebrea. Così l'agenzia di stampa ApCom ha definito Fiamma Nirenstein, deputata del Pdl, nell'indicarne la designazione alla commissione Affari Esteri della Camera. Già il titolo è inelegante: "Camera/ Pdl piazza Nirenstein e Ruben in commissione Esteri". Piazza, vabbè. Segue testo: "Ci saranno gli ebrei Fiamma Nirenstein e l'ex presidente dell'Anti Defamation League Italia Alessandro Ruben". Il centrodestra ha "piazzato" altri sei esponenti. Tutti cattolici, pare. Non c'è scritto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Gli hooligans a Bisanzio e Cicerone come Mastella (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 23-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 122 del 2008-05-23 pagina 35 Gli hooligans a Bisanzio e Cicerone come Mastella di Giuseppe Conte I lettori di questo delizioso e stravagante volume di Siegmund Ginzberg, Risse da stadio nella Bisanzio di Giustiniano (Rizzoli, pagg. 405, euro 19) sono richiesti subito di un favore: di non gettarsi nelle sue pagine a capofitto, ma piuttosto di centellinarle. È meglio andare lenti, vagabondando, soffermandosi su certi particolari, tornando indietro, sottolineando, riprendendo la strada. Che libro si ha di fronte? Non è un romanzo, e propriamente non è neppure un saggio. È una sorta di zibaldone dove un giornalista colto e spiritoso legge le notizie di ieri con gli strumenti di oggi, e quelle di oggi con il sapere di ieri. La storia si ripete, e non è detto che la tragedia si ripeta come farsa o viceversa. Talvolta ciò che è farsesco e ciò che è tragico rimangono tali, talvolta si mescolano sino a far pensare che sia un eterno grottesco a governare le cose degli uomini. Il passato sembra aiutare a leggere il presente, o almeno a renderlo meno asfittico, meno appiattito. E su tanti temi possiamo seguire Ginzberg, centellinando il suo volume, per vederne non banali parallelismi tra il passato e quello che la lettura di un quotidiano oggi ci mette quotidianamente sotto gli occhi. TIFO CONTAGIOSO, ANZI MORTALE Non crediamo che gli eccessi del tifo sportivo siano propri dei nostri tempi violenti. Nel 532 dopo Cristo, a Bisanzio, fanno il bello e il cattivo tempo le fazioni di tifosi all'ippodromo (luogo che per tutta l'antichità tiene il luogo dello stadio di calcio oggi). I principali contendenti sono gli Azzurri e i Verdi; ma ci sono anche i Rossi alleati dei Verdi, e i Bianchi che si dividono tra l'appoggio a entrambi. Le differenze tra loro, al di là del colore della casacca, non si conoscono. Sono aggressivi per amore dell'aggressività. Tanto che un giorno l'imperatore Giustiniano deve intervenire per sedare i torbidi. Restano sul terreno trentamila morti. Le risse di oggi, al confronto, sembrano piccoli attacchi di mal di denti. LA MACCHINA DELL'ANTISEMITISMO Tema che oggi non cessa di destare apprensioni. Ma c'è dell'antisemitismo impensabile, che non fa più notizia perché è stato abilmente occultato, ed è quello nientemeno che di Henry Ford, uno dei padri dell'industria moderna, uno, racconta Ginzberg, che fu letto e ammirato da Hitler, che credette ciecamente al falso dei Protocolli dei Saggi di Sion. Chissà se il filosofo Vattimo, tentato recentissimamente di crederci lui pure, gradisce la compagnia. POCA GIUSTIZIA E TANTA POLITICA Cicerone, per noi, resta il padre dell'umanesimo occidentale. Ma, bisogna pur ricordarlo, era anche un avvocato e fece una carriera politica non particolarmente brillante. Perché difese Aulus Cluentius Habitus? Era un giovane accusato di aver ucciso il patrigno dalla madre stessa, un tipo equivoco, pieno di guai giudiziari sino al collo. Però era anche un ricchissimo esponente della classe degli equites, dei cavalieri, decisiva negli equilibri politici del tempo. Cicerone voleva poter contare sull'appoggio di questa classe per ottenere le cariche cui ambiva. Dunque patrocinò Cluentius, e con una tecnica difensiva spregiudicata riuscì a farlo assolvere. Grande sulla scena di Roma, ad Arpino, suo paese natale, piazzò in cariche diverse il figlio, il nipote, il figlio del suo migliore amico. Ceppaloni non esisteva ancora, scrive Ginzberg. Esiste però, mi chiedo io, una mastellaggine eterna, connaturata al far politica sul territorio, come si usa dire oggi? DRAMMATICA SCENEGGIATA Come è drammatica e comica, sempre, la verità di Napoli. "Napule, n'ora 'e gusto e ciento 'e guaie, bella città!". Questo è il grande Roberto Murolo che canta. E c'è tutto. Ma Ginzberg la prende più alta, cita Domenico Rea, e mostra come quello che scriveva nel 1973, l'anno del colera, sulla città di trent'anni prima, sia tanto più attuale oggi. C'è una Napoli vera e una immaginata, cantata, pubblicizzata, c'è una Napoli reality, e una Napoli show. È facile saltare la virgola e la congiunzione, e dire che la città del Vesuvio oggi è un reality show, che recita la propria tragedia vera con i toni esuberanti (e talvolta laidi) della sceneggiata. Facciamo i conti. Trent'anni prima del 1973 era il 1943, l'anno più terribile della nostra storia. Allora trecentomila napoletani uscivano di casa al mattino per cercare qualcosa da fare, per "buscarsi" la giornata. Oggi un numero ancora maggiore esce di casa in mezzo al tanfo e alla vergogna della munnezza e dello spadroneggiare orrendo della camorra. TRAVIATI DALLE LACRIME Che cosa resta di Violetta? Sì, quella di "libiam nei lieti calici", quella della Traviata. Lei è la rovinafamiglie per eccellenza, contro la quale si leva la voce del moralista più ipocrita, il padre di Alfredo, quel Giorgio Germont che con l'aria più grave e ragionevole fa prevalere la legge di un decoro tutto esteriore ma soprattutto dell'interesse materiale su quella dell'amore. Così Violetta muore, e la sua storia fa ancora versare qualche lacrima oggi, nel tempo del family day. AYATOLLAH, I NUOVI DRUIDI Prima Cicerone, poi Cesare. Il grande condottiero scriverebbe oggi un De bello irakeno? Ginzberg intelaia i parallelismi con qualche acrobazia intellettuale.I Druidi sono gli ayatollah. Il cupo Ariovisto è Saddam Hussein. La primula celtica inafferrabile, Ambiorige, è Bin Laden. Si potrebbe discutere, ma si è talmente presi dal divertimento che si rinuncia. Cesare grande giornalista? Finora giganteggiava nelle storie della letteratura. Ma si sa, la letteratura non è in buona salute, di questi tempi... DALLA GIUDEA ALL'IRAK La Giudea fu l'Irak dei Romani. Si trovavano in Palestina fondamentalisti come gli Zeloti e i Sicari, adepti a sette come gli Esseni, i Farisei, i Sadducei, i Samaritani. Nasce lì l'idea del martirio per la propria fede, non necessariamente religiosa, ma anche politica, nazionalistica. NERONE È UNO SPETTACOLO Con buona pace di Guy Debord, il vero inventore della società dello spettacolo è Nerone. Esteta al potere, Nerone merita qualche rivalutazione agli occhi di Ginzberg. Forse i suoi detrattori, Svetonio, Tacito, Dione Cassio, hanno esagerato. E Seneca? Questo grandissimo uomo "di sublime duplicità", perché non riuscì a educare davvero il suo discepolo e a imporgli le vie del bene? Forse perché troppo impegnato a diventare ricco? Seneca possedeva un patrimonio di 65 milioni di denari (i famosi 30 denari erano allora uno stipendio mensile più che dignitoso). Un quinto, forse, delle entrate dello Stato romano. Possedette tali ricchezze, ma, testimonia Tacito "non provò mai passione per esse". Si potrà dire lo stesso per Warren Buffet, per i miliardari in dollari e in euro di oggi? CI PENSA BRUNETTO NOSTRO Non fa uno strano effetto che un termine così sia entrato di prepotenza nelle cronache economico-politiche di oggi? Andiamo dunque alla fonte per saperne qualcosa di più, e scopriamo che Tesoretto è il nome con cui fu conosciuta l'opera enciclopedica di Brunetto Latini, notaio, retore, avvocato d'affari dell'epoca di Dante, che lo rende immortale celebrandolo, sia pur nel girone dei sodomiti. Qui Ginzberg ci va un po' giù duro. Il Tresor di Ser Brunetto come Wikipedia? Dante un maestro di invettive, e sin lì va bene, ma proprio "opinionista"? Insieme alla Parietti e a Platinette? Ma non è l'autore della Divina Commedia? Almeno per lui niente talk-show, per favore... © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Troppo complicata la trama di Adoration (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 23-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 122 del 2008-05-23 pagina 37 Troppo complicata la trama di Adoration di Redazione Nostro inviato a Cannes "Adoration" di Atom Egoyan è un film a incastro. C'è un adolescente che, bambino, ha perso i genitori in un incidente stradale e teme che abbia ragione il nonno quando sostiene che quell'incidente fu voluto e suo padre volle uccidere sua madre. C'è un'insegnante di lettere e di teatro che chiede ai propri studenti di rielaborare con la fantasia un articolo di giornale in cui si parlava di un terrorista arabo che aveva nascosto, all'insaputa della moglie incinta e in partenza per Israele, una bomba. C'è il ragazzo di cui sopra che, elaborando questa traccia, immagina che quel padre terrorista sia il suo e mette su Internet questa falsa storia come fosse vera scatenando un dibattito dove si passa dalla condanna per l'atrocità insita in quel gesto all'idea che si tratti d una forma estrema di martirio per interposta persona. Intorno a tutto questo c'è lo scontro di civiltà, ovvero come l'Occidente vede il mondo arabo, e viceversa... ""Adoration" parla della necessità di trovare il senso vero e profondo delle cose" dice il regista. "Ma è anche un interrogarsi su come le nuove tecnologie possano trasformare le nostre identità. Gli oggetti e le idee che un tempo noi consideravamo sacre, sono oggi riformati e riadorati in un modo che ancora una generazione fa sarebbe stato impensabile. Viviamo un'epoca dove un'opinione si espande con rapidità ed è facilissimo creare delle icone improbabili, false, eppure vere per gli altri. Infine, questo film racconta il passaggio dall'adolescenza alla maturità, un cammino spesso doloroso ma che può rivelarsi salvifico se si vuole veramente capire il proprio carattere e quello delle persone alle quali siamo legate". Molti temi dunque per un unico film. La sensazione è che forse siano un po' troppi per un film solo... © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Se Eva fosse ebrea e Adamo musulmano: il sogno di Hirsi Ali (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-05-23 num: - pag: 55 categoria: REDAZIONALE Anteprima Il nuovo romanzo dell'autrice di origine somala Se Eva fosse ebrea e Adamo musulmano: il sogno di Hirsi Ali Due ragazzi che sfidano i dogmi nell'Olanda d'oggi di AYAAN HIRSI ALI "C erto che è strana, casa tua" gli disse Eva il giorno dopo, mentre erano in fila per il pranzo. "è piena di gente". Ferito nell'orgoglio, Adan replicò: "Be', se è per questo anche la tua è strana: è sempre vuota". "Non è vero. Viene gente il venerdì sera, quando la mia matrigna riceve gli ospiti. Perché, invece, a casa tua, le donne devono chiudersi tutte in cucina e stare lontano dagli uomini? ". "Noi siamo musulmani. è così che funziona da noi". "I musulmani sono ladri, lo dice la mia matrigna. E assassini. Dice che rubano allo Stato e ti scippano la borsa per strada". "Sono stronzate". Adan era senza parole. Allah insegna che bisogna comportarsi bene, obbedire ai genitori, rispettare l'autorità e aiutare i malati. Pensò a Yessin e Omar, i suoi fratelli maggiori. Loro avrebbero saputo come spiegare questi concetti a una stupida ragazzina olandese. "I musulmani seguono gli insegnamenti del profeta Maometto" iniziò, "e quel che dice il Profeta è giusto. Sabato dovresti venire con me alla scuola coranica, dove ti insegnano a essere un bravo musulmano: così capiresti". *** Adan era al settimo cielo. Non avrebbe mai immaginato che Eva potesse avere una camera così bella. E aveva un computer tutto suo! Non ci mise molto a perdersi nel mondo familiare della sala giochi. Eva si stiracchiò e fu contenta di non essere sola. Si era quasi dimenticata di come ci si sentisse ad avere un amico, a stare in compagnia. Dondolò i piedi dal letto e tirò fuori un fascio di carte. "Ho qualcosa da farti vedere" disse. Dal piano di sotto giunsero un tintinnio di bicchieri e voci chiassose: erano arrivati gli ospiti. "Eva" chiamò suo padre. "è ora di cena!". Quando Adan arrivò in fondo alle scale, Julia restò di stucco. Si era dimenticata dell'amico inopportuno di Eva. Neanche Adan era molto contento. Capì subito che la casa era piena di ebrei. Uno di loro aveva una lunga barba bianca come gli ebrei nelle sit-com egiziane che guardava a casa con i suoi genitori. Sul tavolo erano accese due candele, e sulla credenza c'era un candelabro a sette bracci, che Adan aveva visto in una vignetta araba sulla cospirazione ebraica. Era evidente che quelle persone stavano preparando una cena rituale. Dunque Eva e la sua famiglia erano ebrei? Adan reagì a scoppio ritardato. Ma gli ebrei erano mostri! Erano malvagi! Odiavano i musulmani e li uccidevano ovunque ne avessero occasione in tutto il mondo. Se questa gente era ebrea, cosa gli sarebbe successo quando avessero scoperto che era musulmano? E non c'erano dubbi che l'avrebbero scoperto. Adan sapeva che gli ebrei facevano rituali in cui bevevano sangue umano: era noto a tutti. Da piccolo, la mamma lo minacciava sempre che se si fosse comportato male sarebbero arrivati gli ebrei a rapirlo. "Devo andarmene!" sussurrò a Eva. "Oh, ti prego, fermati per cena" lo supplicò lei, fraintendendo completamente la situazione. "Io sono venuta a casa tua, no?". "Vieni qui, giovanotto" disse con cortesia il padre di Eva. Era deciso a gestire la situazione e a mostrare a sua figlia che approvava i suoi nuovi amici; anche se quell'amico, ora che lo vedeva con gli occhiali, sembrava provenire dalla parte sbagliata della città. "Puoi sederti qui, vicino a Eva". Tutti si raccolsero attorno al tavolo e il padre di Eva alzò il bicchiere. Era pieno di un liquido rosso. Sangue? Allora era vero? Adan si sentì tremare le ginocchia. Aveva sentito dire anche che gli ebrei trituravano le ossa dei bambini per farci il pane. Ma, naturalmente, non stavano bevendo sangue: Adan scorse la bottiglia. Era vino. Non che fosse molto meglio: era intrappolato in un covo di alcolisti, senza contare che quelle persone, probabilmente, stavano commettendo almeno altri diciassette tipi diversi di peccato. *** Lo raggiunse. "Che diavolo hai combinato ieri sera?" gli chiese. "Non sai come ci si comporta a casa degli altri? ". "Erano ebrei". "E allora? Sono ebrea anch'io. E non lo nascondo". Si portò la mano alla stella di David che aveva al collo, un regalo di Julia, che insisteva perché la indossasse. "Sono marchiata, in pratica". "Non l'avevo mai notata. Ma gli ebrei odiano noi musulmani. Bevono il nostro sangue". "L'hai detto anche ieri sera, ma non è sangue, idiota: è vino. Gli ebrei non bevono sangue. Ci è proibito persino mangiare carne che contiene sangue. Chi ti ha raccontato una sciocchezza del genere?". "Ma gli ebrei odiano i musulmani" insistette Adan. "Guarda cosa succede in Palestina. Gli israeliani vogliono uccidere tutti gli arabi". "Non lo so, mio padre dice che sono gli arabi a voler sterminare tutti gli ebrei". "Gli ebrei hanno rubato le terre". "No, le hanno rubate gli arabi. Noi ce le riprendiamo e basta". Si fissarono in silenzio. Nessuno dei due era certo che la propria conoscenza sommaria della situazione mediorientale avrebbe resistito a un'analisi più approfondita, e la gente iniziava ad accorgersi di loro. L'abbraccio tra un ragazzino ebreo e uno islamico (foto Rosen).

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Se Israele e Siria fanno la pace a spese del Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-23 num: - pag: 52 autore: di ANTONIO FERRARI categoria: REDAZIONALE MEDIO ORIENTE Se Israele e Siria fanno la pace a spese del Libano S e vincesse davvero la forza della volontà, un trattato di pace tra Israele e Siria sarebbe possibile perché mai, come stavolta, le condizioni sono favorevoli. Non soltanto perché i governi dei due Paesi hanno dichiarato d'essere pronti a riprendere i negoziati; non soltanto perché sia Gerusalemme sia Damasco hanno bisogno di superare le rispettive difficoltà: interne quelle dello Stato ebraico, internazionali quelle del regime di Bashar el Assad. Sarebbe possibile perché vi è un diverso mediatore. Non gli Stati Uniti, ormai a cavallo fra il tramonto dell' amministrazione Bush e l'attesa per la nuova. Non l'Unione Europea, sempre divisa, spesso balbettante, e comunque a rimorchio come un imbarazzato supplente. Ma la Turchia musulmana di Recep Tayyip Erdogan, capo di un governo islamico- moderato che ha buone relazioni con Israele e con il mondo arabo, e in particolare con la Siria, dopo i venti di guerra che spiravano meno di dieci anni fa. Si rischiò il conflitto perché Ankara non tollerava l'ospitalità che il regime alauita garantiva a Abdullah Ocalan, capo dei guerriglieri turco-curdi del Pkk. Oggi, invece, il rischio di una posizione sbilanciata della Turchia, a favore dell'uno o dell' altro, è assai modesto, pur essendo Ankara alleata di Washington. Se il problema fosse soltanto territoriale, cioè la restituzione delle alture del Golan, l'accordo sarebbe a portata di mano. Almeno due volte Israele e Siria erano in vista del traguardo, e in particolare nel 2000 a Ginevra, quando Bill Clinton tentò senza successo di superare gli ultimi ostacoli, poche centinaia di metri quadrati che però si affacciavano sul lago di Tiberiade, contando anche sullo stato di salute di Hafez el Assad che, sapendo di aver poco tempo (morirà poco dopo), voleva lasciare all'erede, il figlio Bashar, uno storico trattato di pace. Il problema è un altro, e riguarda la radicalizzazione del regime siriano, alleato con l'Iran, e soprattutto protettore dell'Hamas palestinese e dell'Hezbollah libanese, due forze che Damasco non considera terroriste ma legittimi movimenti di liberazione. Sperare che il presidente Bashar sacrifichi pubblicamente le sue alleanze in cambio del Golan è illusorio, però potrebbero essere i fatti a spingerlo a correggere la rotta, venendo incontro alle speranze del premier Ehud Olmert. Un accordo di pace, infatti, circonderebbe Israele di Paesi non ostili (la Siria, appunto, dopo l'Egitto e la Giordania), con effetti benefici sul versante palestinese, che vedrebbe indeboliti gli oltranzisti di Hamas. Vi sarebbero ricadute anche sull'Hezbollah, che dovrebbe fare i conti con una Siria diversa, di fatto costretta a distanziarsi da Teheran. In questo caso, la vittima sacrificale sarebbe l'indipendenza del Libano. Anzi, lo è già. Non occorre essere strateghi per capire che gli accordi di Doha, che hanno impedito una nuova guerra civile consentendo a Beirut l'elezione del presidente della repubblica e la formazione di un governo di unità nazionale dove l'opposizione avrà diritto di veto, sono in realtà una vittoria di Hezbollah, e dei suoi padrini, l'Iran e appunto la Siria. è evidente che l'intesa raggiunta nel Qatar, benedetta dalla Lega araba, che non aveva strade alternative da percorrere, è nei fatti una generosa concessione a Damasco e ai suoi alleati. Non è quindi escluso che il compromesso, dettato da realpolitik, abbia convinto il regime di Assad a raccordarsi con la decisione di Olmert (in difficoltà per uno scandalo finanziario) e con la paziente tessitura del mediatore turco. Molti sperano che l'Hezbollah, ottenuto quel che voleva in Libano, potrebbe trasformarsi decisamente in un partito politico, abbandonando le operazioni militari. è vero: vi sono troppi se e troppi ma. Però la decisione di riprendere il negoziato, quantomeno di studiare tecnicamente come farlo avanzare, è di per sé un passo assai importante. Tuttavia è ancora poco per abbandonarsi all'ottimismo.

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Valico di Erez (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-23 num: - pag: 21 categoria: BREVI Valico di Erez Camion bomba a Gaza Tregua più lontana GAZA - Un camion bomba è esploso ieri vicino al valico di Erez, porta d'ingresso in Israele da Gaza. L'attentato, rivendicato dai miliziani della Jihad islamica e di al-Fatah, non ha provocato vittime a parte il kamikaze, ma ha fatto affievolire le speranze di una tregua tra Israele e Hamas mediata dall'Egitto.

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"sono il coach della upim, sto arrivando" - marco martelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 23-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Bologna Da Israele Drucker esce allo scoperto, sventolando il triennale firmato. Dalla Fortitudo nessuna replica. Virtus-Atripaldi: rinvio "Sono il coach della Upim, sto arrivando" MARCO MARTELLI "NON ho mai parlato con nessun club dopo aver firmato per la Fortitudo. E se qualcuno mi chiamato non l'avrei fatto, perché avevo firmato con Bologna. Ho sentito che, se arrivasse Savic, le cose potrebbero essere diverse: non credo, perché il contratto è firmato. Avevo già dato la mia mano nell'organizzazione della struttura sportiva della prossima stagione. Ciò che mi aspetto è essere chiamato presto a Bologna e iniziare il mio lavoro". A parlare è Sharon Drucker, 40 anni, allenatore israeliano che ha terminato l'esperienza ad Ostenda, e che oggi racconta semplicemente ciò che è, da tempo, avvolto da una cortina di fumo. La Fortitudo aveva scelto lui, mesi fa, per costruire un nuovo progetto dopo il fallimento dell'era Mazzon. Per farlo, e mettersi avanti (pure troppo) coi tempi, aveva raggiunto un accordo lampo: contratto triennale blindatissimo, a circa un milione complessivo. Nessun pre-accordo, nessuna uscita, nessuna clausola subordinata a un dato evento: non ce n'era bisogno, siccome a Claudio Crippa, prima scelta come general manager, l'idea garbava parecchio, e pure ad altri dirigenti, in seguito contattati, sarebbe piaciuta. Càpita poi, però, che Messina resti a Mosca, innescando il processo che conferma Crippa al Cremlino e mette Savic, di fatto, fuori dai piani del Barcellona. Con Savic sul mercato, e disposto ad un ritorno eccellente, alla Fortitudo non par vero: non l'aveva messo in conto, e vira potentemente su di lui, lasciandogli, com'è naturale che sia, la scelta del coach. Sakota, così, viene virtualmente confermato. Drucker, intanto, finisce i suoi play-off. All'indomani della sconfitta, è eccitato all'idea di venire in Italia, posto che da anni brama e che, forte della firma, sente ad un passo. Non è stato informato, o forse rifiuta l'idea, del ribaltone societario. Misko Raznatovic, agente del tecnico, oltrechè uomo di spicco dell'odierno mercato europeo, prova a tenere i rapporti con la Fortitudo, poi fa il suo mestiere, tutelando il proprio cliente: sul suo sito ufficiale, ieri, campeggiava infatti una foto di Drucker con l'inequivocabile didascalia: "Nuovo coach della Fortitudo". Così, però, non sarà. La schermaglia era prevedibile: Drucker, che può avere il Maccabi alla porta, uscendo allo scoperto può batter cassa, e cercare di spuntare una transazione. La Fortitudo, ieri, ha preferito non commentare una storia, comunque, piuttosto chiara. Sono sliding doors, ove però, talvolta, si finisce incastrati, come c'è rimasto Sacrati. Il tutto mentre resta in bilico, e ancora senza soluzione, la telenovela Atripaldi. Che ha chiesto a Biella, e al suo ex patron Savio, qualche ulteriore giorno di riflessione. Un segnale che potrebbe riavvicinarlo a Sabatini.

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Libertà, sessualità, leggerezza tutto in nove balletti moderni - giovanna crisafulli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 23-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVIII - Milano Libertà, sessualità, leggerezza Tutto in nove balletti moderni Si apre con artisti italiani e stranieri Addadanza, il festival ospite nella restaurata Centrale Taccani di Trezzo GIOVANNA CRISAFULLI Le raffinate volute liberty della Centrale Idroelettrica "Taccani", sulle acque del fiume Adda, tornano dopo un accurato restauro, a essere la suggestiva cornice di Adda Danza, il festival promosso da Provincia, MilanOltre, Polo Culturale Adda e Dintorni e Regione, che in questi anni ha trasformato i comuni attorno a Trezzo sull'Adda, in una delle vetrine preferite dei sempre più numerosi appassionati di danza. Al via questa sera, la tredicesima edizione di Adda Danza offre una stimolante selezione di danzatori e coreografi italiani, impreziosita da mirate presenze straniere, come la gallese Diversions Dance Company, per la prima volta in Italia. L'inaugurazione del festival è affidata a Red Coffee. Poesia del Tango, undici quadri ideati da Diego Watzke, per raccontare la vita del musicista argentino Astor Piazzolla, interpretati dai Solisti e dai Primi Ballerini del Teatro San Carlo di Napoli. Riuniti nella Compagnia Mediterranea del Balletto, i ballerini partenopei tornano in scena anche domenica 25 maggio, con Le sacrifice, musiche di Igor Stravinskij, e Beethoveniana, ispirato al monumentale dipinto Fregio di Beethoven, di Gustav Klimt. Mercoledì 28 maggio sarà la volta del Balletto dell'Esperia del bolognese Paolo Mohovich, autore di Mozart/Aqua, sulle affinità tra l'acqua e la leggerezza mozartiana, e Offertorium, una lunga riflessione sulla libertà nell'alternanza tra danza libera e movimenti "costretti". Ancora di Stravinskij le musiche scelte da Matteo Levaggi, per una delle tre coreografie che compongono Serata Petrushka, in scena venerdì 30 maggio, Petrushka, SolO, e In a landscape, assolo dello stesso Levaggi, su musiche di John Cage. Domenica 1 giugno torna ad esibirsi ad Adda Danza, Dino Verga che, con Dammi mille baci, approfondisce il viaggio attorno alla raccolta I Fiori del Male di Charles Baudelaire, iniziato nel 2003, mentre approda per la prima volta al festival Francesco Ventriglia, ballerino del Teatro alla Scala, in scena il 4 giugno con Il mare in catene, lo spettacolo prodotto dalla Biennale di Venezia lo scorso anno, sul delicato rapporto tra sessualità e disabilità. A chiudere il festival, la compagnia gallese Diversions Dance Company, in scena il 6 giugno con Sugarwater, e Strange Attractors: Prelude/Part II, degli statunitensi Stephen Shropshire e Stephen Petronio, e domenica 8 giugno, in occasione della Festa del Teatro/Il teatro nelle città, con Practice Paradise, del coreografo belga Stijn Celis e Peeled, dell'israeliano Itzik Galili. Per la prima volta Adda Danza apre le porte anche alla formazione, ospitando lunedì 26 maggio Professione MAS in scena, con gli allievi del MAS Dance Lab. è previsto un servizio pullman gratuito con partenza alle ore 20 dalla sede della Provincia in via Vivaio.

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Che, biografia sperimentale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 23-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

VISIONI A CANNES Che, biografia sperimentale Un eccellente Benicio del Toro diretto dallo spregiudicato Steven Soderbergh nell'atteso film sulla vita di Ernesto Guevara "il più completo essere umano della nostra epoca" come lo definì Sartre. Riflessione sulla lotta armata contro Batista e la problematica apertura del fronte boliviano Roberto Silvestri Cannes Il crimine organizzato non è qualcosa di aberrante, è solo "l'esercito ombra", la manovalanza gangsteristica del rapace sistema neoliberista. Ovvero oggi viviamo in un mondo che, azzerato il "libero mercato", reprime sul nascere qualunque lotta dal basso per lo sviluppo umano (tranne, forse, in Cina e in India), mentre enfatizza e osanna la più violenta e totale coercizione dall'alto (in Europa per esempio). Abbiamo visto, a Cannes 61, l'apologia di tutto ciò nascosta nel cartoon israeliano, falso e falso pacifista, di Ari Folman Waltz with Bashir (il peggiore film della selezione). Ma abbiamo anche goduto lo svelamento e la critica di tutto ciò. Direttamente, in Gomorra di Matteo Garrone e in Il silenzio di Lorna dei fratelli Dardenne. E, indirettamente, radiografando i movimenti underground della coazione borghese a figliare e accumulare (anche sensi di colpa) in Una donna senza testa di Lucrecia Martel, in Racconto di Natale di Desplechin e in La frontiera dell'alba di Philippe Garrel. Molto più in là è andato The Changeling di Clint Eastwood che, già quasi arringando contro l'esercito appena dispiegato a Napoli dal governo italiano di destra per difendere gli interessi camorristi più malsani, ha indicato esplicitamente nel corrotto autoritarismo dei politici e dei loro bracci armati il pericolo numero uno di ogni democrazia (la polizia di Los Angeles, almeno dal decennio 1919-1928 della "caccia ai rossi", per controllare la situazione non ha mai avuto bisogno di evocar nazisti: era parecchio più a destra). Si affianca a questo capolavoro degno di Frank Capra, che è stato il film più moderno in competizione, una vera danza macabra di forme estetiche contundenti, Che l'attesa biografia di un "grande intellettuale, ma non solo: il più completo essere umano della nostra epoca", come scrisse Jean Paul Sartre. Un film "sperimentale" (e adulto: né apologetico, né derisorio né parziale, né opportunista) su Guevara (un eccellente Benicio del Toro) diretto dallo spregiudicato statunitense Steven Soderbergh (in attesa di distribuzione, è un caso?). Sono quattro ore e mezza (ma sembrerà un velocissimo clip) divise in due capitoli: "Guerriglia", puro cinema d'azione e riflessione sulla lotta armata, 1957-1959, contro il tiranno Fulgencio Batista, dalla Sierra Maestra fino alla presa di Santa Cruz, guidata dai "barbudos", dal Movimento 16 luglio di Fidel Castro, il fratello Raul, Cienfuegos e Guevara, con tante dettagliate azioni di guerra e di dibattito etico-politico, montate al viaggio, ricostruito in bianco e nero, in Usa e all'Onu di Guevara nel 1964; e The Argentine, quasi un'orazione funebre bucolica, alla Straub, sull'assassinio del Che dopo il fallito tentativo, ripreso quasi in tempo reale, di aprire nel 1967, clandestinamente, e contro tutti, dal Partito comunista al dittatore Barrientos, un fuoco di guerriglia anche in Bolivia, da affiancare al poderoso processo rivoluzionario "trilateral" che incendiava in quel frangente l'Asia del sud est asiatico, l'Africa delle indipendenze e del progetto irreversibile Nkrumah-Lumumba e l'America Latina di Allende, Camillo Torres, Douglas Bravo, Marighella e la doppia tenaglia Tupamaros in Perù e Uruguay. In questa seconda parte è stupefacente il distacco brechtiano, la curiosità intellettuale e il formalismo (cioè la capacità di essere sempre innovativi, nonostante l'alto quoziente di difficoltà di una quasi continua "caccia all'uomo" tra i boschi) dell'approccio di Soderbergh e del suo sceneggiatore Peter Buchman (che deve aver avuto tra le mani anche un copione sul "Che" di Terence Malick). Certo il gesticolare un po' nevrotico un po' irritante di Demian Bichir che interpreta Castro, per quanto filologicamente matematico, nuoce al clima di questo "romanzo d'avventure" e, siccome Castro, da giovane, fu anche comparsa e generico a Hollywood, questa caricatura sembra stranamente criticare proprio le tecniche di comunicazione della "fabbrica del cinema", che Fidel tanto bene ha saputo perfezionare, intervenendo, come se ne fosse un luminare, su qualunque questione culturale, politica, culinaria e sportiva... Il film non è secondo a Indiana Jones per suspense, e, in più, ci offre una rigorosa radiografia degli sforzi fisici e psichici cui questo gruppo di trentenni indomabili si sottopose per inventare, a partire da se stessi, "l'uomo nuovo rivoluzionario", sempre capace di rispondere in modo differente, nella sostanze e nello stile, ai problemi militari, economici, sociali e umani drammaticamente imposti dall'imperialismo. Come il trattamento dei prigionieri e dei rivoluzionari, lasciati in ogni momento liberi di proseguire o meno la lotta; la legittima o meno della pena di morte, non come astrazione, ma come sua fenomenologia concreta; il comportamento dei guerriglieri "nel territorio"... È come se questo film, grande elogio alla rivoluzione cubana (meno alla sua astratta esportabilità), nonostante i suoi enormi errori, scrivesse un altro catechismo, di ispirazione umana non divina, possibile. Ed è come se quel fucile, raccolto accano al cadavere di Guevara, oggi fosse imbracciato non più o non ancora da nuovo un partito rivoluzionario, ma almeno da un cineasta cosciente e onesto. Si è fatta molta sciocca ironia questa mattina sui media sul kit da sopravvivenza consegnato dai distributori ai giornalisti tra un film e l'altro ma il ricordo va più a Selznick e a come lanciò il suo lunghissimo Via col vento, proprio con una mezz'ora biologicamente corretta di intermezzo. Il film interviene troppo distrattamente, è vero, sul dissidio tra Guevara e Castro a proposito del rapporto con l'Unione Sovietica, e fa capire che il Che non condivideva l'obbligo strategico di entrare nell'orbita economica revisionista, con tanto di monocultura obbligata, e di tecniche repressive di controllo biopolitiche. Ma se si fa un film sul grande Guevara, è impossibile non fare un film sul grande Castro. Troppo facile separarne i destini. Se c'è un'altra critica, meno sostanziale, da fare al film, riguarda l'asma, la malattia che perseguitò il comandante sulla Sierra Maestra e in Bolivia, quando, per un maledetto errore, dimenticò di portare con sé i medicinali. Ebbene l'apparecchio che Guevara usava era molto simile a quello utilizzato da Dennis Hopper in Blue Velvet. Al museo della rivoluzione dell'Avana è conservato. Guevara non era tecnologicamente arretrato. E, come ci ricorda Michael Moore in Sicko, facendo restare a bocca aperta i suoi connazionali malati, tutte le cure contro l'asma a Cuba, costano ancora un millesimo di quanto costino in Usa. Philippe Garrel in La frontiera dell'alba fabbrica una bella fiaba d'amore dark in bianco e nero per venticinquenni, un po' alla Adele H., ma quasi con le tecniche del muto, e con la colonna sonora violoncello-piano più suggestiva di tutto il festival (di Jeanne Claude Vannier), ispirandosi a Theophile Gautier e al suo romanzo "Spirite", storia di una donna che si è suicidata per amore e appare nello specchio dell'uomo che amò ma che lui mai ha conosciuto. Ebbene, istigherà l'oggetto della sua passione monodirezionata, a suicidarsi a sua volta. Lei è sposata (ma il marito è a Hollywood), e poi scappa giorno a Londra per lavoro e per una scappatella; lui cerca di proteggersi dalla schiavitù delle emozioni giganti con altrettanti tentativi di fuga erotica. La cosa porta Carole all'alcoolismo, alla camicia di forza, agli elettroshock alla chiarezza politica e dunque al suicidio; lui resiste, un anno dopo il suicidio cambia vita, si sposa, aspetta un figlio, sta per farsi dare da un amico i pannolini e i vestitini ("costano una follia") quando, ritrovata allo specchio la sua passione, che lo perseguita, la seguirà, forse, nell'eternità, nell'abbraccio eterno di Paolo e Francesca.

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<Adoration>, il frammentato specchio morale di Atom Egoyan (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 23-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

In concorso "Adoration", il frammentato specchio morale di Atom Egoyan Mariuccia Ciotta Cannes Come si forma l'opinione pubblica, il sentire comune di un paese, tema di Adoration, film in concorso di Atom Egoyan, canadese di origini armene, che se facesse un viaggio in Italia di questi tempi avrebbe pronto un copione horror sull'argomento. L'apparenza è la sola emozione decifrabile, se non si sa trattare con i fantasmi della rete. Così Simon (Devon Bostick), liceale di Toronto, apre un forum di discussione su Internet proponendo il suo "avatar", una doppia vita immaginaria dove è l'orfano di madre ebrea, angelica, suonatrice di violino, e di padre arabo "diabolico", liutaio. La coppia è morta in un incidente stradale, l'auto guidata dall'uomo di notte ha fatto crash contro un tir. E il ragazzino si costruisce la storia-incubo di un genitore terrorista pronto a sacrificare la famiglia per la causa, aizzato da un nonno maligno che mai ha sopportato l'ingerenza in casa sua del "seminatore d'odio", Sami (Noam Jenkins). L'aria canadese purificata e puritana è lo specchio morale di Egoyan, che ha portato a Cannes Exotica (1994) e Il dolce domani (1997), dove uno scuolabus precipitava in un lago ghiacciato (gli incidenti piacciono anche all'altra star canadese, Cronenberg). Struttura narrativa frammentata, dramma gelido, cinema classico che si scontra con lo split-screen del computer dove le "finestre" si moltiplicano (al di là di quel che consente l'attuale tecnologia dell'iChat Apple) e dove una moltitudine contrastante (neo-nazisti e sopravvissuti alla Shoa) interviene sulla storia inventata da Simon. L'idea al regista è venuta leggendo un articolo di cronaca del 1986. Si parlava di un giordano che aveva imbarcato la moglie irlandese incinta su un areo della El Al, destinazione Israele, con una bomba dentro il bagaglio senza che lei lo sapesse. Simon fa sua la storia e la racconta agli internauti (ai compagni di scuola e all'insegnante) perché convinto (dal nonno) che suo padre si sia schiantato deliberatamente contro il camion per uccidersi insieme alla moglie ebrea. Il film interseca i flash-back onirici di Simon con la ricerca della verità. Un alone di luce circonda i genitori di Simon come un'aureola elettrica e si confonde con la luminosità fantasmatica del video. La linea che separa passato e presente è sempre più flebile. Ma il "vero" fiancheggia sempre il sogno e la realtà e si presenta nel sub-plot: lo zio di Simon e la sua insegnante, che per gioco del destino è l'ex moglie (libanese) di Sami, si incontrano per dipanare il "giallo". I due ricostruiscono il sublime rapporto d'amore tra la delicata musicista bionda e l'artigiano del violino dai cappelli scuri. Giulietta e Romeo. Egoyan è nato al Cairo e forse qualcosa ha portato a Toronto del malessere ebreo-cristiano-musulmano che gli suggerisce un film-favola, non più dark. Complici un albero di Natale e le lucette sul tetto della casa ebrea che attirano una donna misteriosa nascosta dietro un chador yemenita intessuto di monili d'argento. La conversazione tra lei e lo zio di Simon sembra un estratto del "senso comune" di chi vive in clima di apartheid. L'argomento è Gesù, che "avete ucciso perché per voi era solo un profeta", in risposta l'ebreo la caccia via dalla sua "proprietà" come una malata di mente. Probabilmente, alla fine, zio e maestra (è lei nascosta sotto il chador) si metteranno insieme, riproducendo la coppia "scandalosa" dei genitori di Simon. A tutti, infatti, piacciono molto le decorazioni natalizie e il suono del violino.

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L'incognita Gaza sui negoziati tra Siria e Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 23-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 122 del 2008-05-23 pagina 18 L'incognita Gaza sui negoziati tra Siria e Israele di Redazione Un cinico detto in voga a Beirut afferma che si può sempre affittare un libanese. Comprarlo mai. Se si sapesse chi ha affittato chi alla Conferenza di pacificazione libanese a Doha, si potrebbe capire quello che sta succedendo in Libano e il vero significato dei "contatti indiretti" fra Israele e la Siria e fra Israele e Hamas. Per il Libano si sa che il fronte pro siriano ha rimosso il suo veto alla nomina del generale cristiano Suleyman alla presidenza della Repubblica vacante da mesi. D'altra parte il fronte anti siriano ha ottenuto un ministro in più al governo e il diritto di veto su tutte le decisioni "strategiche". Ciò che non si sa, invece, è se gli hezbollah hanno ottenuto ciò che volevano e cioè la riforma dello Stato Maggiore e dell'intelligence militare. Non si sa neppure quello che i sauditi, feriti dalla messa in fuga del loro ambasciatore a Beirut da parte degli hezbollah, intendano fare per rinforzare l'alleanza governativa fra cristiani e musulmani sunniti contro il potere degli sciiti. La trasformazione del Libano in un mini Iran non è per domani nonostante le paure americane e israeliane. Il che conduce a chiedersi se dietro la ripresa dei negoziati fra Gerusalemme e Damasco c'è qualcosa di più di un'operazione di relazioni pubbliche. Utile alle parti resterebbe dubbiosa nei risultati per varie ragioni: 1) nel quadro dell'asse Damasco-Teheran e nonostante le differenze fra i due regimi, gli interessi reciproci restano strategici. 2) la Siria pone la riconquista delle terre occupate da Israele nel 1967 (le alture del Golan) al terzo posto delle sue priorità dopo il Libano e l'uscita dall'isolamento a cui l'hanno relegata Bush e la guerra in Irak. Non potendo trattare direttamente con Washington ammicca in quella direzione parlando indirettamente di pace con Israele. 3) il motore di questi contatti è il primo ministro turco a cui né Olmert né Assad possono permettersi di far perdere la faccia in una iniziativa di pace rivolta soprattutto a guadagnarsi le simpatie europee. 4) questo riporta i negoziati alla "palude" di Gaza attraverso contatti indiretti (tramite l'Egitto che né Israele né Hamas possono permettersi di contrastare troppo). Non si tratta di negoziati di pace e neppure di armistizio (ancora inaccettabili per le parti perché condurrebbero al riconoscimento reciproco) ma di una tregua che non è da escludere. La popolazione di Gaza e quella di Israele ne hanno bisogno; c'è la disponibilità egiziana di ostacolare il riarmo di Hamas ma ci sono problemi difficili da superare. Anzitutto l'incapacità di Hamas di controllare le sue frange radicali per le quali sparare contro Israele è questione di sopravvivenza. In secondo luogo a causa dell'opposizione dei servizi di sicurezza israeliani allo scambio fra il caporale Shalit catturato due anni fa e centinaia di prigionieri palestinesi detenuti in Israele. Per la popolazione palestinese la liberazione dei prigionieri è più importante della fine di un assedio che in pratica non c'è dal momento che i palestinesi possono circolare attraverso i Paesi arabi. Ma la restituzione di centinaia di prigionieri darebbe ad Hamas un prestigio che rinforzerebbe la sua autorità e indirettamente potrebbe essere visto un serio indebolimento da parte di Israele del prestigio di Abu Mazen. Per Olmert, screditato dall'opinione pubblica (secondo il leader del Likud Netanyahu "non ha il diritto morale" di negoziare visto il suoi coinvolgimento nelle indagini) opporsi a servizi di sicurezza non è facile. Ma l'accordo di tregua a Gaza è la chiave per sviluppare i contatti con la Siria e anche forse per la sua sopravvivenza politica. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'origine del mondo, storia di un tabù (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-05-24 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE Scandali Thierry Savatier ricostruisce le vicende del quadro di Courbet. Affascinò Goncourt, sfuggì ai nazisti e finì nello studio dello psicoanalista L'origine del mondo, storia di un tabù Tutti i collezionisti tennero il dipinto dietro un pannello. Lacan si divertiva a guardare le facce degli spettatori di SERGIO LUZZATTO N on era mai stato facile superare l'esame del gusto di Edmond de Goncourt. E meno che mai dopo il 1870, quando, sia il disastro della guerra franco-prussiana, sia lo strazio per la morte del fratello Jules avevano reso il suo Journal lo sfogatoio di un uomo invecchiato e inacidito. Così, ad esempio, in data 30 giugno 1889. Mentre si celebrava in pompa magna il centenario della Rivoluzione francese, Edmond annotava, feroce: "Se esiste nel collezionismo un certificato di pessimo gusto, è la collezione di piatti della Rivoluzione messa insieme da Champfleury. Credo che nella ceramica di tutti i popoli, dall'inizio dei tempi, nulla sia stato prodotto di tanto brutto, di tanto idiota, di tanto rivelatore dello stato anti-artistico di una società". Ma proprio il giorno prima, sabato 29 giugno, il diario di Edmond aveva registrato un giudizio positivo: per una volta, un'opera d'arte era uscita promossa dall'esame del severissimo connaisseur. Era successo dopo la visita a un antiquario parigino specializzato in arte orientale. Deluso dai nuovi arrivi di oggettistica giapponese, Goncourt stava per andarsene quando il commerciante aveva aperto il pannello di una cornice chiusa a chiave, rivelandogliene il contenuto nascosto. Ben altro che una giapponeseria: "è il quadro dipinto da Courbet per Khalil- Bey, un ventre di donna dal monte di Venere nero e prominente, sullo spiraglio d'una vulva rosa... Davanti a questa tela che non avevo mai visto, devo fare ammenda e rendere onore a Courbet: quel ventre è bello come la carne di un Correggio". Sebbene affidato al segreto del Journal, come doveva essere costato caro un simile riconoscimento all'indole fiera di Edmond de Goncourt! Lui che di Gustave Courbet (grande amico di Champfleury) aveva sempre pensato tutto il male possibile, e che, quando aveva visto con Jules - oltre vent'anni prima, nel 1867 - la collezione privata del diplomatico turco-egiziano Khalil-Bey, ne era rimasto letteralmente inorridito! Inorridito dai "corpi terrei, sporchi, merdosi" delle "due lesbiche " ritratte da Courbet nel Sonno, come pure dai corpi femminili "rigidi come manichini " ritratti nel Bagno turco da un altro "imbecille popolare", Dominique Ingres! Nel 1867, però, a nessun visitatore era stata mostrata l'opera più scandalosa della collezione di Khalil- Bey, la piccola tela che Goncourt avrebbe scoperto due decenni più tardi nella bottega di un mercante d'arte giapponese. A nessuno era stata mostrata L'origine del mondo. Oggi, la tela di Courbet è tranquillamente esposta accanto ad altri suoi capolavori in una sala del Musée d'Orsay, a Parigi. Ci è arrivata nel 1995, e rapidamente si è conquistata un posto di riguardo nelle preferenze dei visitatori: al borsino delle cartoline più vendute nel negozio del museo, risulta seconda soltanto al Moulin de la Galette di Renoir. Su Google Images, chi digiti "l'origine du monde" viene subissato da centinaia di migliaia di links, il video tappezzato da innumerevoli repliche o varianti di uno stesso monte di Venere nero e di uno stesso spiraglio di vulva rosa. Ma appunto, questa è la storia di oggi, o di ieri. Fino agli sgoccioli del Novecento - per un secolo e passa dopo che Courbet l'aveva dipinta, nell'estate del 1866 - L'origine del mondo ha conosciuto un destino esattamente contrario. Non un massimo di notorietà e di visibilità, ma un massimo di segretezza e di dissimulazione. Impossibile stupirsene, se è vero che il dipinto di Courbet rappresentava ben di più che una semplice sfida al vittoriano (o al comune) senso del pudore. L'origine del mondo non era, banalmente, un nudo più spinto di altri nella lunga storia dei nudi. Era qualcosa di unico nella pittura occidentale, perché rappresentava precisamente quanto gli artisti avevano da sempre evitato di illustrare: il sesso femminile. Courbet aveva scelto addirittura di escludere dal quadro il viso della modella, non dipingendone che il ventre. E così facendo, aveva trasformato una donna senza volto nella donna in generale. La madre di tutti gli uomini e di tutte le donne di ogni tempo. La madre di ognuno di noi. Per questo, scrivere la storia del dipinto di Courbet equivale a scrivere, in fondo, la storia moderna di un tabù. Che è poi quanto si è proposto il critico francese Thierry Savatier in un bel libro tradotto ora dalle edizioni Medusa, Courbet e "L'origine del mondo ". Dove vengono puntualmente ricostruite le circostanze di nascita della tela, dalla curiosa figura del committente, il dignitario ottomano Khalil-Bey, alla misteriosa figura della modella, legittima proprietaria della vulva rosa: tradizionalmente ritenuta un'amante occasionale di Courbet, Joanna Hifferman detta Jo l'Irlandese, mentre Savatier suppone che l'artista si sia ispirato piuttosto a una fotografia licenziosa. E dove, soprattutto, vengono sapientemente ricostruite le misteriose identità dei successivi proprietari del quadro, di cui Khalil-Bey si era sbarazzato quasi subito dopo averlo acquistato da Courbet. Colui che più a lungo possedette L'origine del mondo (per quarantadue anni, dal 1912 al 1954) fu un collezionista ungherese di origini israelite, il barone Ferenc Hatvany. Come i proprietari precedenti, teneva il quadro nascosto dietro un pannello rappresentante un altro soggetto, e non lo mostrava che ad alcuni ospiti fortunati. Nel 1942, i progressi dell'antisemitismo in Ungheria convinsero Hatvany a depositare nel forziere di una banca di Budapest, intestati a un prestanome "ariano ", i pezzi della collezione che più gli erano cari: Courbet compreso. Sicché due anni dopo, quando il plenipotenziario del Terzo Reich per la Soluzione finale del problema ebraico in Ungheria - Adolf Eichmann - sequestrò il grosso della collezione Hatvany e lo fece inviare in Germania, non gli riuscì di mettere le mani su L'origine del mondo. Ci riuscirono invece, all'inizio del '45, i "liberatori" sovietici, dai quali Hatvany dovette ricomprare il dipinto sotto banco, dopo la fine della seconda guerra mondiale. L'ultimo privato che possedette il quadro di Courbet fu uno psicanalista francese, cui il barone ungherese lo aveva venduto poco prima di morire: il più adatto dei proprietari possibili, il più professionalmente consapevole del duplice significato della parola "possesso " applicata a un soggetto del genere. Anche Jacques Lacan conservava L'origine del mondo nascosta dietro un pannello, nello studio della sua casa di campagna, non rivelandone il segreto che agli ospiti d'élite: Dora Maar, Marguerite Duras, Claude Lévi-Strauss... E quando finalmente svelava il dipinto, Lacan concentrava il proprio sguardo non sul monte di Venere, ma sullo sguardo dello spettatore. Si divertiva a farsi voyeur del voyeur. Edmond de Goncourt (1822-1896) Jacques Lacan (1901-1981) Dora Maar (1909-1997) Marguerite Duras (1914-1996) Claude Lévi-Strauss (1908) L'opera "L'origine du monde", conservato dal 1995 al Musée d'Orsay, è un olio su tela (46X55 centimetri) Il pittore Gustave Courbet (1819-1877) dipinse "L'origine du monde" nel 1866 per il dignitario turco-egiziano Khalil-Bey.

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Le previsioni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-24 num: - pag: 42 categoria: BREVI Le previsioni Migliori film Le indiscrezioni danno in pole position per la Palma d'oro "Gomorra" di Matteo Garrone. Ma anche il cartoon israeliano "Waltz with Bashir", il turco "ÜÇ maymun", i fratelli Dardenne con "Le silence de Lorna" e il francese Cantet con "Entre les murs" hanno buone chances Miglior attore Toni Servillo con "Il divo" potrebbe battere Benicio Del Tono nei panni del Che e il Philippe Seymour Hoffman di ("Synecdoche, New York" Migliore attrice Arta Dubroshi, protagonista di "Le Silence de Lorna" sembra senza rivali. Unica incognita Angelina Jolie.

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Politica, morale, spiritualità Le tre lezioni di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-24 num: - pag: 34 autore: di BERNARD-HENRI LéVY categoria: REDAZIONALE LO STATO EBRAICO E IL MONDO Politica, morale, spiritualità Le tre lezioni di Israele O nore ed emozione nell'aprire, a Gerusalemme, sotto l'egida del presidente Shimon Peres, le cerimonie per il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato ebraico. Con me, Henri Kissinger che descrive il nuovo pericolo che rappresenta un Iran dotato dell'arma nucleare. Con me, anche lo scrittore Amos Oz, coscienza morale di Israele, che trova le parole giuste per dire la sofferenza palestinese e la parte di responsabilità che ha il suo Paese. Piuttosto che ridire quello che non saprei dire meglio, piuttosto che ripetere, come tanto spesso ho fatto, che l'unica soluzione è quella di due Stati che vivano in pace, fianco a fianco, nel riconoscimento e nel rispetto reciproci, scelgo di insistere sul messaggio positivo, i valori, l'esperienza politica, morale, spirituale che lo Stato degli ebrei, e gli ebrei, hanno oggi da trasmettere al mondo. Esperienza politica? L'esemplarità di Israele. Sì, naturalmente non tutto è perfetto in Israele. E la questione palestinese, in particolare, è una ferita aperta, una piaga. Ma, a parte questo problema, per quel che ne so io, non esistono altri Stati, nati dalla decomposizione degli imperi, che abbiano saputo edificare, come Israele, una prosperità durevole, una democrazia degna di questo nome e anche un rapporto con la violenza che mai si libera dall'inquietudine e dalle considerazioni etiche. Al di là di tale contesto, al di là del fatto che Israele è l'unico Paese nato da quella che, con una bella espressione, fu chiamata rivoluzione anticolonialista, osservo questo Stato che accoglie indifferentemente russi e yemeniti, francesi ed etiopi, maghrebini e polacchi (senza parlare del 20 per cento di arabi palestinesi): lo si voglia o meno, una delle società più aperte al mondo; piaccia o meno, una multietnicità che si combina, come da nessun'altra parte, con un'appartenenza nazionale, un patriottismo, un'esigenza democratica sorprendentemente solidi; una lezione, in altre parole, una vera grande lezione alla quale farebbero bene ad ispirarsi tante nazioni potenti confrontate alla stessa impossibile equazione, Francia e Stati Uniti compresi. Esperienza morale? Penso alla prova, senza eguali, che il giudaismo d'Europa dovette attraversare. So che alcuni, qui, ritengono che si parli troppo di questa prova. La verità, dico ai duemila delegati presenti, è che se cerco di ripensare ai luoghi del mondo dove ho sentito maggiormente parlare della Shoah, questi non sono Israele né l'Europa. è Sarajevo, dove un presidente musulmano mi affidò, nel pieno dei bombardamenti, il famoso messaggio per FranÇois Mitterrand in cui supplicava: "Non lasciateci diventare il prossimo ghetto di Varsavia ". Sono i tutsi del Ruanda e del Burundi: "Siamo gli ebrei d'Africa; ci avete abbandonati ai nostri nazisti come voi avete, un tempo, abbandonato gli ebrei d'Europa". Sono i comandanti dell'unità della guerriglia che, proprio un anno fa, mi fecero da scorta nel Darfur devastato e che, anch'essi, ripetevano: "Quel che ci terrorizza e che, al tempo stesso, ci infonde speranza è certamente il ricordo della Shoah, ma anche il modo in cui il popolo ebreo ha potuto sormontare la prova". Non dico che le uccisioni del Darfur siano l'equivalente dello sterminio degli ebrei. Dico soltanto che così parlano tutte le vittime senza nome, senza numero né volto, senza sepoltura, delle guerre dimenticate contemporanee. Ne deduco che il popolo ebraico ha, per questo, una responsabilità particolare nei confronti di quei dannati. E dico quanto sono fiero ogni volta che verifico come, in tutti questi casi, i primi a mobilitarsi - e a combattere, fra l'altro, l'idiozia criminale della competizione delle vittime - siano molto spesso uomini e donne che hanno a cuore la Shoah. Infine, esperienza spirituale? Sappiamo da Levinas che il popolo ebraico non è solamente il popolo del Libro, ma quello del commento del Libro. E sappiamo che ha inventato quel protocollo di lettura unico al mondo chiamato Talmud, da cui risulta che non esiste parola sacra che non sia soggetta a un commento infinito, inesauribile, instancabile: il grande sapiente Rachi che risponde al rabbino Hananel di Kairouan, che risponde a sua volta al rabbino Gershom di Magonza che smentiva, contraddiceva o prolungava un commento di Yochanan ben Zakkai o di Hillel… Immaginate, allora, altri Talmud che non siano ebrei… Immaginate che gli ebrei trasmettano ai loro fratelli musulmani, per esempio, il gusto di una lettera che rimane lettera aperta e dal significato indeciso. Immaginate che, alla maniera del giudaismo, ma riprendendo anche il filo che, un tempo, Avicenna tirò prima che i suoi successori lo lasciassero cadere, gli imam di oggi acconsentano all'idea di un'interpretazione mai portata a termine. Sarebbe la fine del dogmatismo. L'antidoto al fanatismo. Sarebbe il vero rimedio alla malattia dell'Islam diagnosticata, fra gli altri, dal mio amico Abdelwahab Meddeb. Ecco quel che gli ebrei hanno da dire, non solo agli ebrei, ma ai non ebrei. Ecco la triplice esperienza che la loro storia ha dato a loro il compito di trasmettere. Che lo facciano, che si impegnino, che si cimentino, una volta per tutte, in questa spartizione metafisica e allora sì, Israele sarà la regione, non solo del mondo, ma dell'essere, e il suo sessantesimo anniversario sarà una buona notizia per tutti i popoli della terra. Traduzione diDaniela Maggioni.

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MundiaLido, il calcio di tutti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-24 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Tornei Si gioca a Ostia Antica, sotto il segno della pacifica convivenza fra i popoli MundiaLido, il calcio di tutti A Ostia le "nazionali" etniche: con qualche polemica Si chiama MundiaLido, ed è il torneo di calcio per le nazioni che si tiene ormai da dieci anni al Lido di Ostia. Raccoglie ben venti formazioni provenienti da altrettanti paesi del mondo, che si confrontano, già da questo week-end, al Centro Sportivo Longarina di Ostia Antica sotto il segno della convivenza dei popoli. "Lo spirito della manifestazione è quello di aiutare a superare le barriere tra i popoli, attraverso i valori dello sport - spiega Eugenio Marchina, Presidente dell'Associazione Sportiva Club Italia (organizzatrice del MundiaLido)-. La manifestazione permette di amalgamare cittadini provenienti da diverse nazioni, con differenti culture, ma che vivono, lavorano, studiano, nel nostro territorio". In questo senso il MundiaLido ha già raggiunto obiettivi importanti, visto che nelle precedenti edizioni ha messo tutti d'accordo, facendo giocare sullo stesso campo in anni difficili, Bosnia e Croazia, e una squadra dell'Etiopia composta da giocatori etiopi ed eritrei. Ma quest'anno c'è una nota stonata. La squadra egiziana ha infatti rinunciato pochi giorni fa a partecipare al torneo. Il "casus belli" sarebbe la squadra d'Israele, che partecipa per la prima volta. Alla presentazione di MundiaLido una hostess indossava la maglia israeliana con su scritto "Israele 60", a ricordare che quest'anno lo Stato Ebraico compie sessant'anni. Quella maglietta avrebbe urtato la sensibilità degli egiziani. "Fino alla presentazione del torneo andava tutto bene- spiega Marchina-. Anche se i rappresentanti della squadra egiziana auspicavano che Israele ed Egitto non venissero incluse nello stesso girone. Io ovviamente, come vuole il regolamento, ho lasciato la scelta al sorteggio". E l'urna beffarda ha voluto le due squadre nello stesso girone, insieme alla Spagna e alla "Senza Frontiere", la squadra della Caritas Diocesana che raccoglie i suoi assistiti provenienti da molti paesi. "Il giorno seguente ai sorteggi- continua Marchina- arriva un fax in cui l'Associazione degli Egiziani di Roma e del Lazio scrive di voler ritirare la squadra a causa delle "maglie che inneggiano alla nascita di uno stato a scapito di un altro popolo"". Così, malgrado l'assenza dell'Egitto (a cui subentra la squadra etiope), oggi con una spettacolare cerimonia d'apertura allo stadio Giannattasio di Ostia Lido, inizierà MundiaLido e per quattro fine settimana il centro sportivo si trasformerà in una scena mutlietnica. Alla cerimonia di chiusura, che si terrà il 30 giugno al Teatro Romano di Ostia Antica, verrà anche eletta una "Miss MundiaLido" selezionata dalle candidate di diverse nazionalità. Ariela Piattelli Dieci edizioni Al torneo partecipano venti formazioni.

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Sotto le bombe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-24 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE DRAMMATICO YYYY Sotto le bombe Un road movie dal vero in taxi da Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.

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Obama corteggia gli ebrei: <Sto con Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 123 del 2008-05-24 pagina 15 Obama corteggia gli ebrei: "Sto con Israele" di Alberto Pasolini Zanelli Il candidato in una sinagoga della Florida: "Non sono musulmano e sono contro l'Iran" da Washington "Non giudicatemi dal mio nome strano. Non giudicatemi dal colore della pelle". Barack Obama ha deciso che la migliore risposta è l'attacco di fronte all'accumularsi degli indizi, veri o presunti, secondo cui la sua candidatura alla presidenza susciterebbe riserve fra gli ebrei americani. Un'eventualità cui si è più volte accennato, che è emersa - ma in misura ridotta - nelle scelte di quel gruppo di elettori in alcune primarie democratiche e che è comunque destinato a essere ripreso con maggior risonanza dai repubblicani. Allora l'uomo che è ormai certo di essere lo sfidante di John McCain in novembre ha preferito mettere le carte in tavola ed è andato a parlarne in una sinagoga di Boca Raton, in Florida, Stato spesso decisivo nei duelli per la Casa Bianca. È andato ad ascoltare, a parlare, a giocare d'anticipo. "Se ricevete una di quelle strane e-mail in cui si racconta che sono musulmano, non cascateci. Sono cristiano. Il mio primo nome, Barack, è lo stesso anche in ebraico e significa Benedetto. (Qualcuno si era già accorto che Obama si chiama anche come il Papa). Un cristiano impegnato a preservare l'alleanza fra l'America e Israele". E qui ha toccato il punto più delicato: la diffidenza di alcuni sostenitori dello Stato ebraico nei confronti di un leader degli Usa che si è detto pronto a trattare con l'iraniano Ahmadinejad. "È qualcuno - ha chiesto un ascoltatore - che nega l'Olocausto e si augura la distruzione di Israele. Io non ho difficoltà a votare per un candidato di pelle scura, ma il problema è se egli sarebbe il miglior comandante in capo agli occhi di Israele e degli altri alleati dell'America". Osservazione diretta, risposta secca: "L'esperienza ha dimostrato che non parlare con i nostri nemici è una strategia che non funziona. È molto più produttivo un dialogo condotto con fermezza e in termini chiari". Obama ha "convinto gli ebrei"? La risposta non è semplice. Gli ebrei americani, e Barack lo ha ricordato anche a Boca Raton, sono stati vicini agli afroamericani nei momenti più duri per questi ultimi. "C'era un legame che mi spiace si sia deteriorato". Ma la questione non è né razziale né religiosa: concerne la politica nel Medio Oriente, riguarda Israele e non "gli ebrei". Bush e i suoi consiglieri neoconservatori hanno seguito la linea di più deciso appoggio allo Stato ebraico e ciò è stato apprezzato. Ciononostante la grande maggioranza degli ebrei Usa ha continuato a votare per i democratici. Solo una grave crisi potrebbe cambiare questo atteggiamento. E solo dall'Iran potrebbe scaturire. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Olmert di nuovo interrogato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele Olmert di nuovo interrogato "Il primo ministro ha cooperato e ha risposto a tutte le domande". Lo ha riferito ieri la polizia israeliana al termine del nuovo interrogatorio, durato un'ora, al quale ha sottoposto il premier Olmert, sospettato di aver accettato contanti da un uomo d'affari ebreo americano. Quanto siano risultate convincenti le sue spiegazioni nessuno lo sa. I suoi avvocati stanno tentando di ostacolare la deposizione del businessman Usa Talansky, prevista martedì, per evitare rivelazioni dannose per il premier.

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Il borsino - roberto nepoti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli IL BORSINO EASTWOOD METTE TUTTI D'ACCORDO ROBERTO NEPOTI I pronostici incalzano. I giudizi sul "Divo" si limitano ancora al bocca a bocca: in genere positivo; anche da parte della critica straniera. Nella classifica multinazionale del daily di "Screen", nessuno degli ultimi titoli si è salvato da qualche "faccina" truce, eccetto "The Exchange" di Eastwood, che si piazza in pole-position subito dopo il film turco, inamovibile dal primo posto, e a pari merito con i Dardenne, il cinese "24 City", il cartoon israeliano. Parecchie le "palme" tributate a Clint anche dalle altre riviste. Buona l'accoglienza per l'interminabile "Che"; mentre voci di corridoio non darebbero "Gomorra" tra i favoriti della giuria.

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I volontari in campo per salvare le spiagge - paolo russo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VI - Bari I volontari in campo per salvare le spiagge Da Polignano a Leuca operazione pulizia Nel fine settimana si procederà alla bonifica con Legambiente e Protezione civile PAOLO RUSSO Tre giorni per ripulire le spiagge e i fondali della Puglia. E' partito ieri mattina e durerà fino a domenica l'iniziativa promossa da Legambiente e Protezione civile per salvaguardare le coste della nostre regione e quelle di tutto il Mediterraneo. Un progetto internazionale che sta coinvolgendo millecinquecento località costiere delle ventuno nazioni che si affacciano sul mar Mediterraneo. Dall'Italia all'Algeria, dalla Croazia all'Egitto, passando per Francia, Israele, Turchia e Spagna, decine di migliaia di volontari saranno contemporaneamente al lavoro per ripulire la costa. Secondo i dati dell'osservatorio Onu sono quasi 40 milioni le tonnellate di rifiuti solidi che ogni anno si riversano nel Mediterraneo. Diversi quintali sono presenti in particolare lungo le coste pugliesi che fino a domenica saranno tirate a lucido da un piccolo esercito di volontari. Sono diciotto le località costiere della regione che hanno aderito alla campagna internazionale promossa da Legambiente e Protezione civile. Lungo le spiagge di Polignano a Mare, Trani, Mola di Bari, Otranto, Ugento, Porto Cesareo, Salve, Gallipoli e Santa Maria di Leuca, armati di guanti e sacchetti di plastica volontari e studenti hanno accettato anche quest'anno la sfida di restituire a spiagge e fondali la loro naturale bellezza. L'iniziativa toccherà le spiagge più famose della Puglia ma non quelle di Bari. L'amministrazione comunale del capoluogo non ha aderito all'iniziativa ambientalista. Gli eventi clou del programma di pulizia, comunque si concentreranno nel Barese. In particolare a Polignano a Mare la pulizia dei fondali vedrà impiegati più di cento sub provenienti dalle diverse scuole regionali e dalle forze dell'ordine. A Trani, invece, i protagonisti della pulizia delle spiagge saranno i detenuti e le detenute dei due carceri della città. Ma l'iniziativa ha soprattutto un forte valore simbolico. Nei tratti di costa ripuliti dagli sforzi dei volontari sarà affisso un cartello per invitare tutti i bagnanti a mantenere pulita la spiaggia. Lo scorso anno quintali di rifiuti furono portati via dal litorale e dal fondale. Il ritrovamento più sorprendente fu quello di una grossa vasca da bagno sommersa a tre metri di profondità. "Il grande valore di questa iniziativa - ha spiegato Francesco Tarantini, presidente regionale di Legambiente - è quello di essere contemporaneamente un'azione di tutela concreta per la salvaguardia del Mediterraneo e delle sue coste sempre più antropizzate ma anche un importante momento di integrazione culturale". Nel mirino della campagna di coste e fondali soprattutto la plastica che, da sola, rappresenta il 75 per cento dei rifiuti presenti in mare.

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Energia e talenti a interplay 2008 - claudia allasia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVIII - Torino Danza ENERGIA E TALENTI A INTERPLAY 2008 CLAUDIA ALLASIA Sudden Birds, l'abbagliante coreografia in bianco e nero di Yasmeen Godder - che inscena la giovinezza manipolata e luttuosa delle ragazze di Israele in abito nero e braccia nude, tra sogni infranti, sirene di coprifuoco e luci da lager, scariche elettriche e accordi di chitarra - ma anche la ricerca di nuovi archetipi tra oriente e occidente (La petite mort di Chinatsu Kosakatani e Solitudo/011 di Annika Pannitto) e la sincerità immediata della partita coreografico-musicale di Paci e Umeda (Di voce corpo battito e Performance), così come la freschezza performativa di Milano & Zinola e la disarmante tenacia di Scudella & Roverato: mai, come in quest'ultima edizione di "Interplay", il costruttivo e lungimirante lavoro di relationship internazionale avviato da anni da Natalia Casorati a sostegno dei giovani coreografi, ha portato a Torino (e poi, per statuto, nel mondo) frutti di innovativa eccellenza, premiata da un riscontro pubblico calorosissimo.

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Reggio, la notte bianca della danza - chiara pilati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XXV - Bologna Reggio, la notte bianca della danza Al Teatro Valli va in scena l'omaggio agli artisti d'Israele In piazza la trilogia "Latino America" di Artemis e a mezzanotte Roy Paci CHIARA PILATI REGGIO EMILIA - "Dance, dance, dance" è il titolo di un noto romanzo di Murakami, ma anche il motto con il quale Reggio Emilia si veste a festa per un week-end dedicato alla danza. E come nel libro, ballando con il destino il protagonista ritrova l'orientamento, così le serate conclusive di Reggio Emilia Danza e la notte bianca indicano la direzione nella quale sta andando la più lirica delle arti. Già dal pomeriggio gli appuntamenti sono tanti. Alle 12 parte il workshop di tecnica "Gaga" con i danzatori della Batsheva dance company, la compagnia diretta dall'israeliano Ohad Naharin al quale è dedicata questa seconda parte del festival, e che ha concepito questo linguaggio corporeo teso alla coscienza profonda di sè attraverso il movimento (24 e 25 alla Fonderia info 0522.273011). Nella Sala degli Specchi del Teatro Valli dalle 15 alle 18 si tiene, invece, il seminario "Come danza un cammello" sullo sviluppo della danza di Israele negli ultimi 60 anni con Yair Vardi, direttore del Suzanne Dellal Center, la danzatrice Rina Schenfeld e la scrittrice. Alle 19 l'incontro con Ohad Naharin, oggi il più importante coreografo israeliano: conducono Francesca Pedroni, Silvia Poletti e Stefano Tomassini. Alla sera vanno in scena gli ultimi spettacoli: alle 21 al Teatro Valli in prima italiana "Tre", di Naharin, una danza in tre atti nella quale i limiti fisici dei ballerini vengono messi alla prova in una combinazione di forza, velocità e passione (replica domani alle 21.30). Domani un'altra prima, questa volta assoluta, con "Piyut", lo spettacolo nato dalla collaborazione di Avi Kaiser con il nostro Sergio Antonino ispirato ai Piyutim ebraici, segni grafici e musicali al contempo (Teatro Cavallerizza, ore 19.30). La notte bianca, infine, ci accompagna dalle 21.30 di oggi a mezzanotte in vari luoghi della città. Si apre allo Spazio Marco Gerra con la performance della compagnia Aterballetto "Una finestra dal cortile" di Mauro Bigonzetti, segue alle 22.30 il concerto Jazz degli Halftones. Ancora alle 21.30 in piazza dei Martiri il pubblico può lasciarsi andare in danze caraibiche e Boogie Woogie, mentre contemporaneamente in piazza Scapinelli, 50 danzatori si esibiscono nelle danze tipiche israeliane Harkada. Piazza Prampolini ospita invece alle 22, la Compagnia Artemis Danza di Monica Casadei con "Latino America" trilogia per sei danzatori e, alle 23, la Compagnia Teatro de l'Habana in "Sonlar". Alla mezzanotte stop alle danze per lasciare spazio, in piazza Vittoria, al concerto di Roy Paci e Aretuska. Apertura straordinaria anche della mostra fotografica di Edward Steichen a Palazzo Magnani e ai Chiostri di San Domenico, dalle 21 alle 0.30.

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Jimmy carter in anteprima oggi si prenotano gli inviti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XXVIII - Bologna Jimmy Carter in anteprima oggi si prenotano gli inviti "Aspettando Biografilm" è una minirassegna che propone, al cinema Lumiere, una selezione di anteprime che precedono la quarta edizione del festival bolognese sul cinema dei racconti di vita (dall'11 al 15 giugno prossimi). Il terzo, ed ultimo, appuntamento è per lunedì - alle ore 22.15 - con l'anteprima di "Jimmy Carter-Man from Plains" di Jonathan Demme (premiato con il Lancia Award 2007 alla Mostra di Venezia): per assistere gratuitamente alla proiezione i nostri lettori possono prenotare gli inviti (singoli) su www.fanaticaboutfilms.it, inserendo il codice REPU767 fino ad esaurimento della disponibilità. Il ritratto di un atipico Presidente americano, il cui unico evento memorabile rimane la stretta di mano a Camp David tra Sadat e Begin, che gli fece assegnare il Nobel per la Pace. Demme segue con la cinepresa Carter, esplorando il suo lato privato e quello pubblico, durante la promozione del suo libro sulla situazione della Palestina, rivelando un individuo complesso ma dotato di una forte idea di riconciliazione e pace. Un presidente lontano anni luce, in quanto a spessore culturale e senso di giustizia, dall'attuale inquilino della Casa Bianca. (alessandro dall'olio).

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