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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 16-24 maggio
2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina (132)
Bush in israele attacca obama
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Polemica in Usa Bush in Israele attacca Obama GERUSALEMME - Bufera politica negli Usa per il parallelo tracciato da Bush fra chi vuole negoziare oggi con "terroristi e radicali" e chi sostenne "l'accondiscendenza" con la dittatura nazista di Adolf Hitler. Un paragone fatto dal presidente durante il suo discorso di ieri ai deputati israeliani della Knesset.
Il
cartoon di sabra e chatila - cannes
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il film israeliano sul massacro dei palestinesi commuove Cannes Il cartoon di Sabra e Chatila CANNES Né un film né un documentario hanno mai potuto raccontare con tanta emozione e partecipazione la guerra e i suoi orrori, la paura, la disperazione e la ferocia dei soldati, il loro ritorno a casa, traumatizzati per sempre,
La
strage di sabra e chatila commuove tutti il fumetto-choc - (segue dalla prima
pagina) natalia aspesi ( da "Repubblica, La"
del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esercito israeliano, che voltò lo sguardo mentre a pochi metri di distanza, le milizie cristiane maronite, alleate di Israele, per vendicarsi dell'assassinio di uno dei loro, il presidente del Libano Bashir Gemayel, entrarono nel miserabile campo palestinese, torturando con estrema ferocia e massacrando più di 1500 innocenti.
Chi
sale chi scende - roberto nepoti ( da "Repubblica, La"
del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Waltz with Bashir invece, annunciato in partenza come uno degli eventi di quest'anno, già si mormora che non lascerà la competizione senza un premio. Il documentario d'animazione di Ari Folman ripeterebbe, in tal caso, l'exploit di "Persepolis", Gran Premio della giuria nel 2007 nonché primo "cartoon politico"
Standing
ovation per pelizzetti resta rettore con un plebiscito - ottavia giustetti
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ospitalità di Israele alla Fiera del libro. Alcuni lo avevano accusato di non aver preso posizioni sufficientemente chiare in quell'occasione ma lui aveva risposto che l'università è luogo del dialogo, del confronto. "Abbiamo svolto - ha detto - un ruolo di pacificazione, di conciliazione, favorito la dialettica tra le idee e i fatti ci hanno dato ragione"
"meetix",
sette mesi dialogando col mondo - michela bompani
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il grande scrittore e riferimento del movimento pacifista israeliano Peace Now, Amos Oz, con la cerimonia di consegna del Premio Primo Levi. Poi la filosofa americana di origine bengalese Gayatri Chakravorty Spivak (4 luglio, Palazzo Ducale) e lo scrittore premio Goncourt, Tahar Ben Jelloun (16 settembre, Palazzo Ducale).
Savic
ritorna, sakota resta così nasce la nuova fortitudo - marco martelli
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Su questo secondo caso è tramontato Sharon Drucker, il 40 enne israeliano che guida Ostenda, da anni artefice di stagioni brillanti e da mesi adocchiato per il futuro dell'Aquila. Ma a quei tempi Savic era ancora il timoniere del Barcellona, e l'esplosione di un "caso Messina" era un'ipotesi pressochè assurda.
Interplay,
ecco la danza "giovane" - claudia allasia
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anche la Danza contemporanea ha un filo diretto con Israele. E precisamente con Yasmeen Godder, una delle più interessanti e originali coreografe del nuovo panorama internazionale. Non a caso, Natalia Casorati l'ha invitata per la seconda volta al Festival Internazionale "Interplay" (da oggi fino al 26 maggio, alle Fonderie Teatrali Limone) con il suo nuovo lavoro "Sudden Birds"
Festival
red - chiara pilati ( da "Repubblica, La"
del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Pagina XX - Bologna Festival Red Il coreografo apre oggi otto serate su Israele e le sue più importanti compagnie. Omaggio a Ohad Naharin CHIARA PILATI Reggio Emilia Danza si apre stasera al Teatro Valli con un omaggio dell'Aterballetto di Mauro Bigonzetti a Israele e al suo 60° anniversario dalla fondazione dello Stato.
Bush
in israele: "non si tratta con l'iran" - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Bush in Israele: "Non si tratta con l'Iran" Attacco a Obama: "Folle la linea soft, come con Hitler". La replica: accuse false Hillary: "Paragone oltraggioso". La Pelosi: "Parole indegne dalla presidenza" ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Non è per domani, né per dopodomani, ma fra sessant'anni,
L'attacco
a obama ( da "Repubblica, La"
del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: attacco a Obama Altri 60 anni Alcuni credono che dovremmo negoziare con i terroristi, come se la ragione avesse il potere di persuaderli Anche i palestinesi avranno la patria che hanno a lungo sognato Hamas, Hezbollah e Al Qaeda saranno sconfitti Israele festeggerà il suo 120esimo anniversario come una delle più grandi democrazie, sicura patria degli ebrei.
L'italia
delle psicosette i manipolatori della mente - sandro de riccardis
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stati Uniti e Israele. Leader giovane, uso di ipnosi su manager e dipendenti, residenza in periferia dove vivono guida e adepti. O da un'altra che organizza corsi di motivazione su autostima e dinamiche mentali a duemila euro a corso, trampolino di lancio verso una struttura parallela aperta solo a chi fa almeno due seminari.
ANTICIPAZIONI
( da "Manifesto,
Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e Nakba Nel giorno della catastrofe del '48, Bush a Olmert: "Fedeltà eterna". Accordo di governo a Beirut P. 5 Cannes al massacro La strage di Sabra e Chatila in un doc d'animazione diretto dall'israeliano Ari Folman. In gara P. 14/15 Fermo Immagine Fango ribelle contro il moralismo.
<Non
si parla ai nemici> Scontro Bush-Obama
( da "Corriere
della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Il presidente in Israele Il senatore democratico: mi attacca "Non si parla ai nemici" Scontro Bush-Obama GERUSALEMME - Attacco di George W. Bush a Barack Obama. Durante il viaggio in Israele, il presidente americano, pur senza farne il nome, ha accusato il candidato democratico di voler scendere a compromessi con l'Iran e,
<I
terroristi pronti a colpire gli Europei>
( da "Corriere
della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: un possibile attentato ad un jet israeliano. Altri qaedisti hanno animato una cellula con l'obiettivo di diffondere via Internet i messaggi e i video del movimento di Osama. Del gruppo faceva parte Malika El Aroud. Cittadina belga-marocchina, è stata sposata al kamikaze tunisino che uccise il 9 settembre 2001 il comandante Masoud.
Bush
in Israele attacca Obama: <Nessun dialogo con il nemico>
( da "Corriere
della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anche come opposizione allo Stato israeliano", Bush ha denunciato: "è fonte di vergogna che l'Onu passi più mozioni sui diritti umani contro la più libera democrazia del Medio Oriente che contro qualsiasi altro Paese ". E ribadendo "l'inscindibile legame con Israele" ha ammonito: "Chi pensa che tutti i problemi verrebbero risolti se abbandonassimo Israele fa il gioco del nemico.
Passato
e presente I luoghi sacri ( da "Corriere della Sera"
del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-16 num: - pag: 16 categoria: BREVI Passato e presente I luoghi sacri Al Muro del Pianto Accompagnata dalla moglie del premier israeliano, Aliza Olmert, ieri Laura Bush ha fatto visita al Muro del Pianto. Martedì la first lady.
La
storia <rimossa> I panni sporchi si lavano a Cannes
( da "Corriere
della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dei film che vengono da Israele e Argentina, presentati ieri in concorso, e dalla Gran Bretagna, con cui si è inaugurata la sezione parallela Un certain regard. Al loro confronto, il nostro cinema, in fatto di "panni sporchi" sembra ancora ai primi balbettii. Con Waltz with Bashir, l'israeliano Ari Folman affronta di petto il nodo storico e politico del massacro di Sabra e Chatila;
<Capimmo
che stava succedendo qualcosa di terribile>
( da "Corriere
della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano, regista di Waltz with Bashir, sconvolgente documentario politico d'animazione già paragonato a Persepolis ma ben più crudo e privo della cifra ironica di Marjane Satrapi. Il senso di colpa non consente sorrisi. Quello di Folman è un viaggio nella memoria e nella rimozione di un orrore insostenibile,
Bush
in Medio Oriente e la tentazione del colpo di scena
( da "Corriere
della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ma non è probabile: al suo canto del cigno per Israele, Bush non è neppure riuscito a tenere un vertice a tre con il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen; l'ascesa di Hamas a Gaza e di Hezbollah in Libano, due nemici dell'America, appare inarrestabile; non cessano le convulsioni dell'Iraq;
Enorme
bandiera per la Palestina ( da "Corriere della Sera"
del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
REDAZIONALE Blitz
in Campidoglio Enorme bandiera per la Palestina Una bandiera di
La
fortezza di Israele, il lutto della Palestina
( da "Manifesto,
Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: tra il suo paese e Israele. E mentre pronunciava quelle parole, nei centri abitati palestinesi si levavano verso il cielo 21.915 palloncini neri, uno per ogni giorno trascorso dalla dichiarazione d'indipendenza di Israele, venivano messe in mostra le chiavi delle case distrutte o confiscate nel 1948, assieme ai nomi di 530 villaggi palestinesi di cui oggi,
Parla
coi terroristi Bush attacca Obama
( da "Manifesto,
Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Parla coi terroristi" Bush attacca Obama Da Israele L'acquiescenza all'Iran oggi "sarebbe come voler trattare con Hitler" Matteo Bosco Bortolaso New York Ieri il presidente Bush, parlando in Israele, ha tracciato un parallelismo storico che mette sotto accusa Barack Obama, sempre più vicino ad afferrare la nomination democratica.
Entro
vent'anni il crollo dell'impero americano
( da "Manifesto,
Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: per esempio il conflitto israelo-palestinese - in cui lei dice che si sarebbe avviato un processo che chiama di "deumanizzazione". Allora, come muoversi in questi frangenti per gettare ponti tra il sé e l'altro? In termini generali credo che la deumanizzazione abbia radici anche in una interpretazione troppo rigida del cristianesimo,
Zampate
da leoni in carcere e ospedale ( da "Manifesto, Il"
del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cartoon "educativo" franco-tedesco-statunitense-israeliano su Sabra e Chatila: il regista, che è di Haifa, fa capire, senza potercelo dire, che (manipolare la storia è di gran moda, non solo in Israele) raccontare oggi con esattezza di dettaglio come era ricca e palestinese la sua città, sarebbe peggio che antipatriottico.
Danza
macabra per una guerra ( da "Manifesto, Il"
del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Valzer con
Bashir" dell'israeliano Ari Folman, militare diciannovenne in quel
settembre
Splendido
cartone nato da una costola di Shrek. Ma più bello
( da "Giornale.it,
Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Ari Folman. Tecnica e taglio sono diversissimi da Kung Fu Panda: qui non c'è un passato mitico cinese, ma uno storico libanese. Reduce dalla guerra del 1982, Folman firma in realtà un "documentario", attribuendo la responsabilità per la strage di Sabra e Chatila: mandante Ariel Sharon, sicari i falangisti libanesi,
Bin
laden: "jihad contro israele no all'unifil che difende gli ebrei" -
alberto stabile ( da "Repubblica, La"
del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: con le entrate e le uscite sincronizzate, ieri, mentre Bush concludeva la sua visita in Israele e volava nel Golfo, Osama Bin Laden, il profeta della Jihad globale, faceva sentire la sua voce per minacciare Israele e l'Occidente. Niente di nuovo nel messaggio del fondatore di Al Qaeda nonché ideatore dell'attentato alle Torri gemelle.
"iran,
attacco usa entro l'anno" ( da "Repubblica, La"
del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è quanto riferiscono fonti del governo israeliano vicine all'ufficio del primo ministro Ehud Olmert. Tale possibilità, secondo Haaretz, sarebbe stata discussa nei colloqui riservati tra il premier israeliano e il presidente americano George Bush durante la sua visita di questi giorni in Israele.
La
russa tra i soldati in missione "in afghanistan regole più
flessibili" - francesca caferri
( da "Repubblica,
La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che ieri ha accusato la missione Onu di essere di fatto al servizio di Israele. "Se così fosse - ha detto il neo ministro della Difesa - da Israele non sarebbero arrivate accuse ad Unifil di non fare abbastanza per fermare il presunto riarmo di Hezbollah", taglia corto. Poi un riferimento all'Afghanistan: "Alcuni giornali hanno scritto che io ho detto che siamo pronti alla guerra.
La
strage di gaza ( da "Repubblica, La"
del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La stampa asservita La strage di Gaza Il petrolio iracheno Israele continua con la strage di Gaza e un embargo che fa morire di fame un milione e mezzo di persone I media hanno un ruolo importante nel falsificare la realtà e nel creare un'opinione pubblica sottomessa I politici occidentali opprimono gli altri con l'occupazione e la rapina dei loro beni, come Bush e Blair in Iraq.
Windsurf
festival è l'ora di khaled - gigi razete
( da "Repubblica,
La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Sagi Rei e gli Apple Scruffs GIGI RAZETE Gran chiusura nel segno dei suoni mediterranei per lo "Show music" che ha animato le giornate mondellane del World festival on the beach. Stasera, dopo il "riscaldamento" musicale proposto a partire dalle 21,30 da Mauriziotto e Francesco Faggella, sul palco sulla spiaggia di Valdesi saliranno dapprima i palermitani Apple Scruffs,
L'arte
al tempo dei no-global - stella cervasio
( da "Repubblica,
La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Guy Ben-Ner finge di vivere nelle "stanze" dell'Ikea con la famiglia, tentando l'impresa di spiegare ai figli il senso della proprietà privata fra cartellini dei prezzi e sguardi indagatori di possibili acquirenti. Le foto su "Il Capitale illustrato" sono state raccolte dal francese Jean-Baptiste Ganne nei luoghi della società spettacolo preconizzata da Guy Debord.
"qua
l'avambraccio, siamo legionari" - ernesto ferrara
( da "Repubblica,
La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Teniamo alla causa della Palestina, all'autodeterminazione dei popoli". Nicola Nascosti, il coordinatore provinciale dei "grandi" di An, è con loro: "Visto? Mica sono estremisti. Non sono più temibili le sentinelle senza nome di Cioni?". Ma Forza Italia ha detto no: "E noi andiamo avanti, non siamo mica filo-renziani come Toccafondi".
Il
padre di pistoletto e il colore di halley - olga gambari
( da "Repubblica,
La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Partecipano artisti da Italia, Francia, Spagna, Israele, Macedonia, Congo, Senegal, Danimarca, Marocco, Russia, che sono: Rikke Hostrup, Andrea Chidichimo, Simone Pellegrini, Laurence Ursulet, Marialuisa Tadei, Aghim Muka, Daniel Kambere, Ibrahima Diaw, Robert Gligorov, Yael Plat, Lorenzo Griotti, Giorgio Ramella.
Obama
attacca Bush sull'Iran e Hamas La politica estera diventa scontro elettorale
( da "Corriere
della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: scontro le dichiarazioni di George Bush davanti al Parlamento israeliano, dove ha accusato Barack Obama e i leader democratici di voler negoziare con i terroristi, paragonandoli a Neville Chamberlain, il premier britannico che nel 1938 cercò inutilmente di ammansire Hitler. "è esattamente il tipo di attacco disonesto e brutale che ha diviso il Paese e ci aliena dal resto del mondo"
Gaza:
razzo su Ashkelon Bimbi feriti ( da "Corriere della Sera"
del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele non può più tollerare la presenza a Gaza di un regime islamico estremista". Così il vicepremier israeliano Ramon all'indomani dell'ennesima fiammata di violenze fra Hamas e Israele. Giovedì sera un razzo katiuscia sparato dal nord della Striscia di Gaza ha colpito un centro commerciale nella città israeliana di Ashkelon.
Ban
Ki-moon e la <nakba>, Gerusalemme contro l'Onu
( da "Corriere
della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
telefonato al
presidente palestinese Abu Mazen per riaffermare il sostegno
dell'organizzazione al suo popolo in occasione della ricorrenza della Nakba
cioè la "catastrofe", il termine utilizzato dagli arabi per ricordare
la nascita di Israele nel
Osama
minaccia l'Unifil: <Protegge Israele>
( da "Corriere
della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Protegge Israele" Appello alla "guerra santa per liberare la Palestina". La Cia: "L'audio è autentico" Lo sceicco del terrore, nel suo terzo intervento di quest'anno: "La questione palestinese tra le cause dell'11 settembre" WASHINGTON - Osama riscalda i cuori dei suoi seguaci con il fuoco sempre vivo della Palestina.
La
Russa tra i soldati italiani <Con voi Libano più sicuro>
( da "Corriere
della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E quasi risponde con un'alzata di spalle a Osama Ben Laden, che accusa Unifil di proteggere Israele. Lorenzo Cremonesi Schierati Ignazio La Russa passa in rassegna un picchetto di soldati italiani alla base Onu Passaggi di BEPPE SEVERGNINI L a Russa visita i militari in Libano. Fosse la Sharapova, i ragazzi sarebbero più contenti. www.
<I
caschi blu sono turisti imbelli: Hezbollah si riarma e non fanno niente>
( da "Corriere
della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ha criticato le operazioni militari di Hezbollah contro Israele che condussero alla guerra nel 2006. Da allora la sua vita è in pericolo. Venerdì alcuni miliziani sciiti di Amal (legati ad Hezbollah) l'hanno costretto a rifugiarsi a Beirut. Trova che l'Unifil dovrebbe fare di più per garantire la libertà?
Un
mare d'acqua dolce - maurizio ricci
( da "Repubblica,
La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e i Paesi arabi sono tra i più impegnati nella lotta per la desalinizzazione Già oggi più di un miliardo di persone non dispone di acqua a sufficienza MAURIZIO RICCI "Acqua, acqua dovunque e non una goccia da bere", fa gridare Samuel Coleridge al suo Vecchio Marinaio nella "Ballata" di due secoli fa.
Israele
raccontato da Vittorio Dan Segre ( da "Giornale.it, Il"
del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 117 del 2008-05-17 pagina 13 Israele raccontato da Vittorio Dan Segre di Redazione Martedì 20 maggio alle ore 18 alla Sala Facchinetti Della Torre della Società Umanitaria (Via San Barnaba, 48) sarà presentato il nuovo libro di Vittorio Dan Segre Le metamorfosi di Israele (Utet, pagg.
Daniel
barenboim ( da "Repubblica, La"
del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Cultura DANIEL BARENBOIM ossiedo un passaporto israeliano dal 1952. Da quando avevo 15 anni viaggio in tutto il mondo come musicista. Ho vissuto a Londra e a Parigi e per anni ho fatto il pendolare tra Chicago e Berlino. Prima di quello israeliano, avevo un passaporto argentino. In seguito ne ho avuto uno spagnolo.
Cultura
Il periodo che ho trascorso in Israele non è determinante. Si limitò in pratica
agli anni tr... ( da "Repubblica, La"
del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: trovai particolarmente netto e forte il contrasto tra Europa e Israele. All'epoca Israele era lo Stato più socialista e più idealistico immaginabile. Fu una fortuna che Israele e noi fossimo giovani nello stesso periodo. Nessuno aveva l'impressione di lavorare "per lo Stato", perché non c'era una cosa del genere.
New
York, Londra e Nazioni Unite: scatta il risiko degli ambasciatori
( da "Giornale.it,
Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: molto apprezzato da Forza Italia ma anche da An (si spese molto per l'invito di Israele a Fini). A Londra, al posto di Argone, potrebbe andare Visconti di Modrone, né è da escludere un riposizionamento a Madrid da dove Frattini potrebbe richiamare con incarico di rilievo Pasquale Terracciano, già capo dell'ufficio stampa nei precedenti esecutivi di centrodestra.
"questo
piano non va l'azienda lo modifichi o saremo in difficoltà" - leandro
palestini ( da "Repubblica, La"
del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: arrivo del nuovo direttore generale LEANDRO PALESTINI ROMA - Dall'autunno, Serena Dandini prenderà il posto di "Primo Piano", occuperà la seconda serata di RaiTre. La conduttrice è contenta della sfida che l'attende, trapianterà la formula vincente di "Parla con me" nello spazio che era dell'approfondimento giornalistico.
Storia
e memoria antagonista ( da "Manifesto, Il"
del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non convince il doloroso viaggio fra Palestina e Israele della giovane Soraya in "Il sale del mare", esordio alla regia di Annemarie Jacir, per Un certain regard. Alla Semaine presentato l'intenso "Lo straniero in me" di Emily Atef, la difficoltà di essere madre oggi Cristina Piccino Cannes Sul manifesto della Semaine de la critique, che festeggia quarantasette anni,
Quello
che non dicono le foto di Abu Ghraib
( da "Manifesto,
Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: International Writers Festival e del Palestine Literature Festival, che si sono tenuti nei giorni scorsi a Gerusalemme, a poche centinaia di metri l'uno dall'altro. "Un'altra pagina nel grande libro delle opportunità mancate del Medio Oriente", la definisce Prusher, rilevando che Roddy Doyle, ospite del festival palestinese, ha scelto di aprire il suo intervento leggendo l'
Palestina,
Osama batte un colpo ( da "Manifesto, Il"
del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: loro partecipazione ai festeggiamenti per i 60 anni di Israele". Mentre Bin Laden torna all'attacco con il jihad globale, stavolta in nome della Palestina, dall'altra parte i rappresentanti d'Israele sembrano preparare il mondo ad una nuova devastante guerra in Medio oriente. Amos Yadlin ieri ha dettato un elenco di "calamità": l'Iran diventerà una potenza nucleare forte già all'
Le
storie della Bibbia raccontate ai bambini
( da "Giornale.it,
Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sono parole dello scrittore israeliano Meir Shalev nella prefazione al suo libro Un serpente, un diluvio e due arche (Frassinelli, pagg. 40, euro 13, trad. Elena Loewenthal). Sono storie bellissime e istruttive, che si tramandano di generazione in generazione da migliaia di anni.
Spranga
colpisce auto sulla a29 - arianna rotolo
( da "Repubblica,
La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in partenza per una missione in Israele. All'improvviso, non appena siamo entrati in galleria, abbiamo sentito una forte esplosione. E un istante dopo - aggiunge - frastornata e senza capire cosa fosse successo, ho visto la mano sinistra di Vincenzo insanguinata e i capelli degli altri due miei figli che brillavano per le schegge di vetro schizzate con l'
Da
israele ecodanza contro la catastrofe - luigi bolognini
( da "Repubblica,
La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Pagina XV - Milano Da Israele ecodanza contro la catastrofe Il balletto ambientalista e pacifista della Kibbutz Contemporary Company è uno spettacolo sulle guerre e sulla fantasia che cerca di smuovere qualcosa dentro LUIGI BOLOGNINI La pace passa anche dalla danza.
Mccain
con la lobby delle armi "obama non sa come difenderci" - mario
calabresi ( da "Repubblica, La"
del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: con il suo discorso in Israele sui pericoli rappresentati da quei politici che cercano il dialogo con i terroristi, a dare una sorta di simbolico via libera alla fase finale della campagna elettorale, quando mancano 170 giorni al voto. E McCain è andato avanti sulla stessa linea criticando aspramente l'idea di Obama di sedersi attorno ad un tavolo con i nemici dell'
"uno
stato palestinese entro gennaio" la promessa di bush ad abu mazen
( da "Repubblica,
La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che lascerà la Casa Bianca a gennaio) dopo il colloquio con il presidente dell'Anp Abu Mazen a Sharm el-Sheikh. Criticato per aver ignorato la Palestina nel discorso al parlamento israeliano, Bush ieri ha detto: "Mi spezza il cuore vedere il vasto potenziale di quel popolo sprecato. Quando avranno l'opportunità, realizzeranno uno Stato prospero".
Nel
paese degli scontenti - siegmund ginzberg
( da "Repubblica,
La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele forse meglio di no. Gli insegnano da mattina a sera che quelli ammazzano i bambini. Eppure non c'è mai stata particolare simpatia del mondo persiano, rispetto agli arabi. E non solo perché tra sciiti e sunniti è stato sempre molto peggio che tra cattolici e protestanti.
Immigrati,
Israele, Zapatero: <ciclone> Craxi alla Farnesina
( da "Corriere
della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come si muoverà Stefania sulla questione israelo-palestinese. Mercoledì scorso ha subito sfidato, proprio su questo argomento, il ministro degli Esteri uscente, Massimo D'Alema: "Dice ripetutamente che bisogna trattare con Hamas: è un errore perché sarebbe come vendere Israele". Quindi, nessun dialogo?
Stato
palestinese, l'impegno di Bush <Voglio un accordo entro ottobre>
( da "Corriere
della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: uno stato di Israele e uno della Palestina". La mano sul petto, un altro gesto simbolico, il presidente aveva aggiunto rivolgendosi ad Abu Mazen al suo fianco: "Vi aiuteremo a realizzare questo sogno, che è anche il sogno israeliano". Come un'immagine di 14 anni fa, quella del presidente palestinese Arafat e del premier israeliano Begin che si stringono la mano alla Casa Bianca,
Il
viaggio ( da "Corriere della Sera"
del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sezione: Esteri - data: 2008-05-18 num: - pag: 14 categoria: BREVI Il viaggio Israele La missione mediorientale di Bush è iniziata in Israele. Il presidente ha preso parte alle cerimonie per i 60 anni dello Stato ebraico e ha tenuto un discorso alla Knesset. Arabia Saudita Il viaggio è proseguito venerdì in Arabia saudita.
<Il
mio Brasile dei poveri pensando anche a Pasolini>
( da "Corriere
della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Se i politici vedessero questo cinema di verità che nasce a Israele, in Turchia, negli Usa, nel Libano... (penso a Kiarostami da me prediletto) forse tornerebbero al loro lavoro con una diversa ottica". Dopo Central do Brasil, Salles ha lavorato a Hollywood per Dark Water e ora, si dice, per On the road dal libro di Jack Kerouac.
Esteri
( da "Corriere
della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: BREVI Esteri Bush: nasca la Palestina Il presidente Bush in Egitto ha ribadito di volere un accordo quadro per la pace tra palestinesi e israeliani entro la fine dell'anno: "Il mio impegno alla formazione di uno Stato della Palestina è assoluto". Cina, paura per il lago Mentre il bilancio del terremoto in Cina raggiunge i 30 mila morti,
Fiera,
il caso israele rafforza picchioni ma la regione è a caccia del sostituto -
paolo griseri ( da "Repubblica, La"
del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: L'eventuale staffetta non prima di tre anni Fiera, il caso Israele rafforza Picchioni ma la Regione è a caccia del sostituto PAOLO GRISERI Lunga vita a Rolando Picchioni. è il leit motiv degli enti locali torinesi che si preparano a confermare il presidente della Fondazione del libro nel suo ruolo per i prossimi anni.
De
benedetti, 50 anni da ingegnere laurea ad honorem per marchionne - (segue dalla
prima pagina) marco trabucco ( da "Repubblica, La"
del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Un analoga politica, aggiunge Profumo si segue in Israele: "L'Università di Haifa, simile per dimensioni e prestigio alla nostra, riesce a ottenere ingenti finanziamenti in questo modo". Denaro che può servire sia per interventi strutturali che per finanziare programmi di ricerca o contratti a docenti.
"stato
palestinese subito o lascio" abu mazen, ultimatum a bush - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. In verità, secondo le indiscrezioni circolate a margine del Forum, grande è stata l'amarezza dei dirigenti di Ramallah. Nei due giorni trascorsi da Bush in Israele, non solo il presidente Abu Mazen s'è visto snobbato, soprattutto ha visto sparire dalla retorica di Bush, che ha parlato d'Israele come della "patria del popolo eletto"
Bush,
appello ai Paesi arabi <Scegliete la democrazia>
( da "Corriere
della Sera" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ha confermato che Bush è pronto per una terza visita in Israele e in Palestina in autunno: "Non posso scendere nei particolari, ma si stanno compiendo passi avanti concreti nelle trattative". Il discorso di Bush è stato anche una sferzata economica e sociale ai Paesi arabi. Il petrolio non vi arricchirà in eterno, ha tuonato il presidente, dovete diversificare le vostre economie,
Bin
Laden accusa i regimi islamici: appoggiate Israele
( da "Corriere
della Sera" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: appoggiate Israele WASHINGTON - In attesa di colpire, i qaedisti provano a creare una par condicio mediatica. Se Bush parla alla Knesset, Bin Laden replica attaccando Israele. Se il presidente americano si rivolge da Sharm el Sheikh al mondo arabo, il Califfo risponde chiamando i musulmani a raccolta per rompere l'assedio di Gaza.
PASSIONI
E DOLORE: IL MEDIO ORIENTE ( da "Corriere della Sera"
del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: intimità del conflitto israeliano- palestinese non si ritrovano soltanto i protagonisti di uno scontro che pare senza sbocchi, pur essendo quasi tutti convinti che la pace sia un obiettivo razionalmente raggiungibile. Vi sono anche i giornalisti occidentali, o almeno coloro che hanno scelto il Medio Oriente come la palestra professionale più interessante,
Bin
Laden incita alla rivolta contro gli arabi amici di Israele
( da "Giornale.it,
Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Bin Laden incita alla rivolta contro gli arabi amici di Israele di Redazione È arrivato puntuale Osama Bin Laden, proprio nel giorno in cui il presidente americano George W. Bush era a Sharm el Sheikh per rivolgersi ai governanti arabi e chiedere l'appoggio per la pace tra Israele e Palestina. E anche lui, il leader di Al Qaida, si è rivolto ai musulmani, alla "nazione islamica"
Savignano,
ecco la discarica "quota rifiuti anche per napoli" - dal nostro
inviato ( da "Repubblica, La"
del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: brevetto israeliano. "Zero emission-No combustion", l'acronimo. è l'alternativa agli inceneritori. "Non brucia, non c'è calore né vapore, è nel cuore di Tel Aviv e non dà fastidio a nessuno, anzi nessuno se ne accorge. Funziona in dieci paesi". Il modello Zenc è già in Canada, sedici mesi per montarlo.
La
Francia a sorpresa: contatti con Hamas Irritazione degli Usa
( da "Corriere
della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E anche Israele ha chiesto chiarimenti al Quai d'Orsay. Il fatto è che Stati Uniti ed Europa si sono impegnati a non avere contatti con il gruppo integralista islamico finché non riconoscerà Israele, accetterà i precedenti accordi di pace e rinuncerà alla violenza.
<Avevano
ragione Prodi e D'Alema> ( da "Corriere della Sera"
del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Israele più passa il tempo e più corre dei rischi - dice al Corriere -, tra cui quello che Hamas accresca la sua potenza di fuoco, come è accaduto con gli Hezbollah in Libano, o diventi un'appendice del-l'Iran. Per ottenere il disarmo c'è solo la via politica.
Incontro
su Israele ( da "Corriere della Sera"
del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: BREVI Incontro su Israele Oggi alle 18 - anche in coincidenza con il 60Ë? anniversario della nascita dello Stato di Israele - nella Sala Facchinetti della Società Umanitaria, in via San Barnaba 48, Sergio Romano, insieme a Piero Amos Nannini e a Arturo Colombo, presentano il libro di Vittorio Dan Segre, "Le metamorfosi di Israele" (Utet Libreria editore)
Così
il Feroce Saladino <liberò> Gerusalemme
( da "Corriere
della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: invito a Israele, qui Tariq Ali racconta il Saladino (nella versione araba Salah al-Din) dal punto di vista del suo biografo ebreo. Il romanzo lega una storia all'altra, secondo l'uso orientale: è una successione di narrazioni pittoresche, dialoghi e digressioni, che a volte riescono ad avvincere, anche se raramente toccano le corde dell'
Danzando
lungo il filo spinato ( da "Corriere della Sera"
del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele I sraele danza sull'apocalisse, lungo il filo spinato che separa l'Olocausto di ieri dalla minaccia ambientale di oggi. La linea di confine tra passato e presente per la Kibbutz Contemporary Dance Company, in arrivo agli Arcimboldi domani e dopo, è il linguaggio coreografico del suo leader, il direttore artistico Rami Be'
Appuntamenti
( da "Corriere
della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ore 18 ISRAELE Presentazione dell'opera di Vittorio Dan Segre "La metamorfosi di Israele". Umanitaria, via San Barnaba 48, ore 18 DIO DELLA LOVE Alle Scimmie, il pop scanzonato dei Dio della Love (foto). Via A. Sforza 49, ore 22, ingr. con consumazione FLOGGING MOLLY Al Music Drome, folk rock d'autore con i californiani Flogging Molly.
<Necessario
parlare con Hamas> Kouchner fa infuriare gli Usa
( da "Corriere
della Sera" del 20-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E Israele ha chiesto chiarimenti. Ma la polemica sui "contatti" con Hamas è scoppiata anche all'interno dello Stato ebraico. Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak e una delegazione di Hamas si sono recati ieri in Egitto, sia pure in località distanti: l'uno a Sharm El Sheikh, gli altri al Cairo.
L'Iran
mette in guardia Roma ( da "Corriere della Sera"
del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il comitato sul nucleare iraniano formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e dalla Germania. Anniversari Studentesse iraniane con candele e bandierine palestinesi durante la veglia della "Nakba", parola araba per indicare la "catastrofe" della nascita di Israele (Afp) Maurizio Caprara.
Il
dramma della palestina nel libro di de leonardis
( da "Repubblica,
La" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Pagina XIII - Bari Bari Taranto Bari Taranto Il dramma della Palestina nel libro di De Leonardis Una lezione di ecologia con il film sui Simpson "Di fabbrica si muore" la parola all'oncologo "Di fabbrica si muore" la parola all'oncologo.
Bush:
"bisogna fermare l'iran e un blitz non è da escludere" - richard
engel ( da "Repubblica, La"
del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di fronte alla Knesset in Israele lei ha detto che negoziare con l'Iran è inutile. Poi ha aggiunto che è una forma di appeasement. Si riferiva al senatore Obama? Lui lo ha pensato? "La mia politica non è cambiata, ma evidentemente il calendario politico sì. Bisogna che la gente si legga il mio discorso: io ho detto che dobbiamo prendere sul serio le parole altrui.
Protestano
marcorè e celestini "si torna all'editto bulgaro" - leandro palestini
( da "Repubblica,
La" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: LEANDRO PALESTINI ROMA - La visione della satira di Paolo Romani un po' fa ridere, un po' inquieta gli attori satirici. Il sottosegretario alle Comunicazioni dice che "sei serate dedicate alla satira politica, con un preciso orientamento, non fa bene al servizio pubblico" e dalla pattuglia di "Parla con me" arriva un coro di contestazioni a quello che rischia di passare come il "
Immigrati,
ecco i lager della Spagna ( da "Giornale.it, Il"
del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Perchè se
sono noti quello di Berlino (buttato giù), quello israeliano (ancora in costruzione)
e quello al confine Usa-Messico, pochi sanno che anche Madrid ha fatto
costruire il suo: una doppia barriera di filo spinato lunga più di
Gaza,
tregua vicina tra Israele e le milizie di Hamas
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di armi tra Egitto e Gaza e inoltre rilasciare il soldato israeliano Gilad Shalit, sequestrato dai palestinesi due anni fa. Se ciò accadrà l'esercito israeliano fermerà le incursioni nella Striscia di Gaza. Il cessate il fuoco di fatto non sarà però sanzionato da nessun accordo formale. Israele verificherà sul campo la tenuta della tregua di giorno in giorno agendo di conseguenza.
Ekodoom,
se la natura si rivolta contro l'uomo
( da "Giornale.it,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: firmato dal coreografo israeliano Rami Be'er è la Kibbutz contemporary dance Company, fondata nel 1970 da Yehudit Arnon: fu lei, nata in Cecoslovacchia e scampata a diversi campi di concentramento, a far rinascere la danza e la speranza anche in Israele, da un piccolo Kibbutz della Galilea Occidentale.
Anche
in Israele i clandestini andranno in carcere. Sì alla legge
( da "Manifesto,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Per il governo israeliano occorre bloccare subito l'ingresso dei sudanesi che, attraverso il Sinai, tentano di infiltrarsi in Israele e le forti pressioni fatte da Tel Aviv sull'Egitto hanno già dato i primi terribili frutti. Dall'inizio dell'anno almeno sei africani sono stati uccisi dalle guardie di frontiera egiziane e molti altri sono stati feriti,
Ritmi
e parole di un Islam contro ( da "Manifesto, Il"
del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: New Perspectives on the Study of Israel-Palestine" (Rowman and Littlefield); "An Impossible Peace: Oslo and the Burdens of History" (Zed Books); "Heavy Metal Islam: Rock, Resistance and the Struggle for the Soul of Islam" (Random House/Harmony Books/Verso). Insieme a Viggo Mortensen ha curato "Twilight of Empire: Responses to Occupation" (Perceval Press)
Quell'uscita
di sicurezza dal Wal-Mart dell'identità
( da "Manifesto,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in Israele, ovunque. Attualmente Rotana, il gigante saudita dell'intrattenimento, sforna merci culturali all'interno di uno modo di produzione che non è poi così diverso da quello che gli intellettuali islamici denunciavano come strumento occidentale per cancellare la diversità culturale dell'Islam.
Tra
Russia e Israele l'umorismo dolente di Boris Zaidman
( da "Manifesto,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cittadino israeliano dal '75. Giocato su due registri temporali, quello di Tal, adulto in Israele e quello di Tolik, Anatolij, ovvero Tal negli anni dell'infanzia sovietica, il libro ricalca le tensioni di cui si è intessuta la biografia dell'autore: una infanzia a ridosso dei fantasmi della guerra, una fede sincera nei miti del sistema sovietico (
Il
derby dei debiti sotto al Cremlino
( da "Manifesto,
Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La storia più interessante è però quella di Avram Grant, l'allenatore israeliano del Chelsea. Criticato dai suoi stessi tifosi (e da parte della squadra) per quasi tutta la stagione, bersaglio di un elevata dose di anti-semitismo, Grant è riuscito là dove il suo predecessore Mourinho aveva sempre fallito, portare il Chelsea in finale di Champions League.
<George
W. attaccherà l'Iran entro la fine del mandato>
( da "Corriere
della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: rivelata da un alto funzionario Usa durate la recente visita in Israele del presidente americano. Ma da Washington arriva una secca smentita. La portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, afferma che l'articolo in questione "non vale la carta su cui è stato pubblicato" visto "che cita fonti anonime che citano a loro volta fonti anonime sulla posizione del presidente Bush sull'Iran".
L'Europa
sceglie la sua regina inglese ( da "Corriere della Sera"
del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano deriso dai tabloid ma capace di portare i Blues là dove lo Special One non era mai riuscito. Previsioni? Ferguson ha la calma del favorito: "Ci conosciamo troppo bene, non mi aspetto sorprese da loro né noi ne faremo a loro. Però sono ottimista, siamo pronti per realizzare la doppietta campionato- Champions".
Grossman
( da "Corriere
della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
incontro con
David Grossman (foto) su "Il mestiere dello scrittore in Israele".
Partecipano il rettore della Luiss Massimo Egidi, Sebastiano Maffettone e
Roberto Panzarani. Grossman, nato nel
Spirito
( da "Corriere
della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come Israele e Palestina, per esprimere un messaggio di pace proprio nell'anno internazionale del dialogo tra i popoli. E abbiamo scelto la Puglia perché è uno storico crocevia di persone e un laboratorio di sperimentazione sociale e culturale, dove le tre anime della manifestazione hanno trovato risposte concrete: il confronto tra i linguaggi artistici contemporanei,
Paesi
pacifici L'Italia batte Madrid e Parigi
( da "Corriere
della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Afghanistan e Israele. Ovvero, Paesi con maggiori tensioni interne ed esterne e col maggior grado di rischio per quanto riguarda la minaccia terroristica. Al sessantasettesimo posto la Cina, Paese con un indice di pace maggiore rispetto agli Stati Uniti, che sono fermi al novantasettesimo posto, e alla Russia, al centotrentunesimo.
<Noi
israeliani, travestiti da palestinesi>
( da "Corriere
della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ci avviciniamo a famiglie israeliane che stanno facendo un pic-nic in un parco pubblico e chiediamo loro di osservare un minuto di silenzio per il nostro villaggio che una volta era lì. La situazione in Israele è complessa: abbiamo deciso di affrontarla con gli strumenti della commedia".
La
nuova danza di israele nelle creazioni di yasmeen - claudia allasia
( da "Repubblica,
La" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Torino Interplay La nuova danza di Israele nelle creazioni di Yasmeen Fa tappa stasera alle Fonderie Limone "Sudden Birds", la pièce della grande Godder, ex ribelle di Gerusalemme divenuta una promettente coreografa moderna CLAUDIA ALLASIA NEGLI ANNI CINQUANTA - racconta Amos Oz nella sua Storia di amore e di tenebra - fioriva in Israele una razza nuova,
Bush
in italia a giugno "nessun attacco all'iran"
( da "Repubblica,
La" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Secondo il quotidiano israeliano un alto funzionario dell'amministrazione Usa durante la recente visita di Bush in Israele avrebbe fatto questa affermazione. Per la Perino l'articolo "non vale la carta su cui è stato pubblicato". "Gli Stati Uniti - ha concluso la portavoce - restano contrari alle ambizioni dell'Iran di ottenere un'arma nucleare.
Rogo
di vangeli in israele "corrompono l'anima ebraica" - pietro del re
( da "Repubblica,
La" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Rogo di Vangeli in Israele "Corrompono l'anima ebraica" PIETRO DEL RE IL fattaccio è accaduto giovedì scorso, nella cittadina israeliana di Or Yehuda, dove un gruppo di ragazzi ha dato alle fiamme decine di testi cristiani. La notizia è stata diffusa soltanto ieri e ha provocato, come era prevedibile, sdegno e incredulità in tutto in paese.
Ponticelli
dai rom al pogrom - girolamo imbruglia
( da "Repubblica,
La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e del rappresentante della comunità israelita, Gallicchi, che ne ha invece giustamente sottolineato il tragico carattere di pogrom. è fuor di dubbio che nella storia culturale della città vi siano stati momenti in cui gli ideali di laicità e libertà sono stati profondamente pensati e condivisi, come nel Cinquecento e nella Repubblica del 1799.
Tempo
e sensualità danzati da naharin - chiara pilati
( da "Repubblica,
La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Bologna Stasera a Reggio il grande coreografo israeliano Tempo e sensualità danzati da Naharin Al Red, debutta lo spettacolo "Mamootot" della Batsheva Dance Company guidata dal geniale ballerino CHIARA PILATI Nove danzatori sul palco indossano tute dai colori pastello che ricordano le sfumature delicate del sottobosco, si esibiscono in coreografie corali e brevi assoli,
I
cartoongess in concerto per i bimbi della palestina
( da "Repubblica,
La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Pagina XII - Bari Mola Bari Bari I CartoonGess in concerto per i bimbi della Palestina Giovani e argilla al Fortino per Manipolazioni di pace Dalla commedia al digitale tre studiosi si confrontano.
Israele
e siria tornano a trattare svolta sul golan, media la turchia - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele (Erez Israel) ancorché conquistata con la forza, c'è qualcuno, specialmente a destra che solleva obiezioni. Oltre al Likud, che è all'opposizione, anche un alleato di Olmert, come il partito ultraortodosso sefardita, Shas, ritiene sbagliata e inopportuna la scelta di riprendere il negoziato con un interlocutore,
Passi
<Kibbutz> per Israele ( da "Corriere della Sera"
del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE COREOGRAFIE Passi "Kibbutz" per Israele Oggi e domani, il Teatro degli Arcimboldi ospita lo spettacolo di danza "Ekodoom Non è il tempo, siamo noi" della compagnia israeliana Kibbutz Contemporary Dance Company, in occasione dei 60 anni dalla nascita dello Stato di Israele. Viale dell'Innovazione, ore 21, e 40-16.
Anche
in Israele norme antistranieri ( da "Corriere della Sera"
del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Pene fino a 5 anni Anche in Israele norme antistranieri DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - ( v. ma.) Anche in Israele si discute del reato di immigrazione clandestina. La Knesset ha approvato lunedì scorso in prima lettura un ddl che prevede pesanti condanne per chi entra illegalmente nello Stato, inclusi migranti in cerca di lavoro e profughi.
Pronto,
parlo con dio? ( da "Manifesto, Il"
del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: della popolazione di Israele). Ma non solo. La Mirs Communications, l'operatore israeliano che gestisce il servizio ispirato dal rabbino Burstyn, ha fissato tariffe che seguono rigorosamente il calendario religioso: chiamare verso altri cellulari kosher costa normalmente meno di 10 centesimi di dollaro al minuto ma una conversazione nel giorno del Sabbath si paga molto cara:
Negoziato
turco tra i due nemici ( da "Manifesto, Il"
del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele-Siria Negoziato turco tra i due nemici "Pace a orologeria" I critici: annuncio per nascondere i guai giudiziari del premier. Gli Usa: non coinvolti. E contro l'Iran Olmert vuole il blocco navale Michelangelo Cocco Israele e Siria hanno avviato - indirettamente, attraverso la mediazione del governo turco - negoziati per arrivare a una "
A
Beirut scocca l'ora dell'accordo ( da "Manifesto, Il"
del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Coinvolgere l'esercito nei disordini interni servirebbe soltanto agli interessi d'Israele", ha sostenuto Suleiman divenuto molto popolare dopo i combattimenti contro il gruppo qaedista Fatah al-Islam dello scorso anno (che gli incolpevoli palestinesi hanno però pagato con la distruzione di un loro campo profughi, Nahr al Bared).
Israele
e Siria, negoziati segreti ( da "Corriere della Sera"
del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: territorio siriano conquistato da Israele nel 1967 e annesso. Damasco ne chiede la restituzione fino alle rive del lago di Tiberiade, principale riserva d'acqua di Israele. Il ministro degli Esteri siriano Muallem ha detto ieri che Israele ha promesso il ritiro completo. Lo Stato ebraico non ha confermato.
E
il debole Vattimo impugnò le forbici
( da "Giornale.it,
Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: affermazioni imbarazzanti sui Protocolli dei savi di Sion a proposito della presenza di Israele alla recente Fiera del libro (avrebbero esposto a giusto e imperituro ludibrio chiunque altro), nessuno può negare che Gadamer in Italia è noto grazie a lui. Si potrebbe però scoprire che se Umberto Galimberti ha la brutta abitudine del taglia e incolla (e Vattimo direbbe: "Si può fare!
Ufficiale:
Israele tratta con la Siria Intesa governo-Hezbollah sul Libano
( da "Giornale.it,
Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele tratta con la Siria Intesa governo-Hezbollah sul Libano di Redazione Beirut. Colloqui di pace tra Siria e Israele con la mediazione turca. A darne la conferma sono i governi dei tre Paesi in tre comunicati. Secondo il ministero degli Esteri siriano, Israele si sarebbe impegnato a ritirarsi dalle alture del Golan,
Esperta
di Israele? No, ebrea ( da "Giornale.it, Il"
del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 121 del 2008-05-22 pagina 12 Esperta di Israele? No, ebrea di Redazione Giornalista? Scrittrice? Esperta di questioni mediorientali? Componente del Jerusalem Center for Public Affaires, dell'Hudson Institute di Washington, della Fondazione Magna Carta e della Fondazione Italia-Usa?
Gli
hooligans a Bisanzio e Cicerone come Mastella
( da "Giornale.it,
Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Si trovavano in Palestina fondamentalisti come gli Zeloti e i Sicari, adepti a sette come gli Esseni, i Farisei, i Sadducei, i Samaritani. Nasce lì l'idea del martirio per la propria fede, non necessariamente religiosa, ma anche politica, nazionalistica. NERONE È UNO SPETTACOLO Con buona pace di Guy Debord, il vero inventore della società dello spettacolo è Nerone.
Troppo
complicata la trama di Adoration ( da "Giornale.it, Il"
del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: moglie incinta e in partenza per Israele, una bomba. C'è il ragazzo di cui sopra che, elaborando questa traccia, immagina che quel padre terrorista sia il suo e mette su Internet questa falsa storia come fosse vera scatenando un dibattito dove si passa dalla condanna per l'atrocità insita in quel gesto all'idea che si tratti d una forma estrema di martirio per interposta persona.
Se
Eva fosse ebrea e Adamo musulmano: il sogno di Hirsi Ali
( da "Corriere
della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Guarda cosa succede in Palestina. Gli israeliani vogliono uccidere tutti gli arabi". "Non lo so, mio padre dice che sono gli arabi a voler sterminare tutti gli ebrei". "Gli ebrei hanno rubato le terre". "No, le hanno rubate gli arabi. Noi ce le riprendiamo e basta".
Se
Israele e Siria fanno la pace a spese del Libano
( da "Corriere
della Sera" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE MEDIO ORIENTE Se Israele e Siria fanno la pace a spese del Libano S e vincesse davvero la forza della volontà, un trattato di pace tra Israele e Siria sarebbe possibile perché mai, come stavolta, le condizioni sono favorevoli. Non soltanto perché i governi dei due Paesi hanno dichiarato d'essere pronti a riprendere i negoziati;
Valico
di Erez ( da "Corriere della Sera"
del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: BREVI Valico di Erez Camion bomba a Gaza Tregua più lontana GAZA - Un camion bomba è esploso ieri vicino al valico di Erez, porta d'ingresso in Israele da Gaza. L'attentato, rivendicato dai miliziani della Jihad islamica e di al-Fatah, non ha provocato vittime a parte il kamikaze, ma ha fatto affievolire le speranze di una tregua tra Israele e Hamas mediata dall'Egitto.
"sono
il coach della upim, sto arrivando" - marco martelli
( da "Repubblica,
La" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Pagina XIII - Bologna Da Israele Drucker esce allo scoperto, sventolando il triennale firmato. Dalla Fortitudo nessuna replica. Virtus-Atripaldi: rinvio "Sono il coach della Upim, sto arrivando" MARCO MARTELLI "NON ho mai parlato con nessun club dopo aver firmato per la Fortitudo.
Libertà,
sessualità, leggerezza tutto in nove balletti moderni - giovanna crisafulli
( da "Repubblica,
La" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: del coreografo belga Stijn Celis e Peeled, dell'israeliano Itzik Galili. Per la prima volta Adda Danza apre le porte anche alla formazione, ospitando lunedì 26 maggio Professione MAS in scena, con gli allievi del MAS Dance Lab. è previsto un servizio pullman gratuito con partenza alle ore 20 dalla sede della Provincia in via Vivaio.
Che,
biografia sperimentale ( da "Manifesto, Il"
del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: l'apologia di tutto ciò nascosta nel cartoon israeliano, falso e falso pacifista, di Ari Folman Waltz with Bashir (il peggiore film della selezione). Ma abbiamo anche goduto lo svelamento e la critica di tutto ciò. Direttamente, in Gomorra di Matteo Garrone e in Il silenzio di Lorna dei fratelli Dardenne.
<Adoration>,
il frammentato specchio morale di Atom Egoyan
( da "Manifesto,
Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: destinazione Israele, con una bomba dentro il bagaglio senza che lei lo sapesse. Simon fa sua la storia e la racconta agli internauti (ai compagni di scuola e all'insegnante) perché convinto (dal nonno) che suo padre si sia schiantato deliberatamente contro il camion per uccidersi insieme alla moglie ebrea.
L'incognita
Gaza sui negoziati tra Siria e Israele
( da "Giornale.it,
Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fra Israele e la Siria e fra Israele e Hamas. Per il Libano si sa che il fronte pro siriano ha rimosso il suo veto alla nomina del generale cristiano Suleyman alla presidenza della Repubblica vacante da mesi. D'altra parte il fronte anti siriano ha ottenuto un ministro in più al governo e il diritto di veto su tutte le decisioni "
L'origine
del mondo, storia di un tabù ( da "Corriere della Sera"
del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fu un collezionista ungherese di origini israelite, il barone Ferenc Hatvany. Come i proprietari precedenti, teneva il quadro nascosto dietro un pannello rappresentante un altro soggetto, e non lo mostrava che ad alcuni ospiti fortunati. Nel 1942, i progressi dell'antisemitismo in Ungheria convinsero Hatvany a depositare nel forziere di una banca di Budapest,
Le
previsioni ( da "Corriere della Sera"
del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ma anche il cartoon israeliano "Waltz with Bashir", il turco "ÜÇ maymun", i fratelli Dardenne con "Le silence de Lorna" e il francese Cantet con "Entre les murs" hanno buone chances Miglior attore Toni Servillo con "Il divo" potrebbe battere Benicio Del Tono nei panni del Che e il Philippe Seymour Hoffman di ("Synecdoche,
Politica,
morale, spiritualità Le tre lezioni di Israele
( da "Corriere
della Sera" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esemplarità di Israele. Sì, naturalmente non tutto è perfetto in Israele. E la questione palestinese, in particolare, è una ferita aperta, una piaga. Ma, a parte questo problema, per quel che ne so io, non esistono altri Stati, nati dalla decomposizione degli imperi, che abbiano saputo edificare, come Israele, una prosperità durevole,
MundiaLido,
il calcio di tutti ( da "Corriere della Sera"
del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il "casus belli" sarebbe la squadra d'Israele, che partecipa per la prima volta. Alla presentazione di MundiaLido una hostess indossava la maglia israeliana con su scritto "Israele 60", a ricordare che quest'anno lo Stato Ebraico compie sessant'anni. Quella maglietta avrebbe urtato la sensibilità degli egiziani.
Sotto
le bombe ( da "Corriere della Sera"
del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.
Obama
corteggia gli ebrei: <Sto con Israele>
( da "Giornale.it,
Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Olocausto e si augura la distruzione di Israele. Io non ho difficoltà a votare per un candidato di pelle scura, ma il problema è se egli sarebbe il miglior comandante in capo agli occhi di Israele e degli altri alleati dell'America". Osservazione diretta, risposta secca: "L'esperienza ha dimostrato che non parlare con i nostri nemici è una strategia che non funziona.
Olmert
di nuovo interrogato ( da "Manifesto, Il"
del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Olmert di nuovo interrogato "Il primo ministro ha cooperato e ha risposto a tutte le domande". Lo ha riferito ieri la polizia israeliana al termine del nuovo interrogatorio, durato un'ora, al quale ha sottoposto il premier Olmert, sospettato di aver accettato contanti da un uomo d'affari ebreo americano.
Il
borsino - roberto nepoti ( da "Repubblica, La"
del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: position subito dopo il film turco, inamovibile dal primo posto, e a pari merito con i Dardenne, il cinese "24 City", il cartoon israeliano. Parecchie le "palme" tributate a Clint anche dalle altre riviste. Buona l'accoglienza per l'interminabile "Che"; mentre voci di corridoio non darebbero "Gomorra" tra i favoriti della giuria.
I
volontari in campo per salvare le spiagge - paolo russo
( da "Repubblica,
La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dalla Croazia all'Egitto, passando per Francia, Israele, Turchia e Spagna, decine di migliaia di volontari saranno contemporaneamente al lavoro per ripulire la costa. Secondo i dati dell'osservatorio Onu sono quasi 40 milioni le tonnellate di rifiuti solidi che ogni anno si riversano nel Mediterraneo.
Energia
e talenti a interplay 2008 - claudia allasia
( da "Repubblica,
La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la giovinezza manipolata e luttuosa delle ragazze di Israele in abito nero e braccia nude, tra sogni infranti, sirene di coprifuoco e luci da lager, scariche elettriche e accordi di chitarra - ma anche la ricerca di nuovi archetipi tra oriente e occidente (La petite mort di Chinatsu Kosakatani e Solitudo/011 di Annika Pannitto) e la sincerità immediata della partita coreografico-
Reggio,
la notte bianca della danza - chiara pilati
( da "Repubblica,
La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Come danza un
cammello" sullo sviluppo della danza di Israele negli ultimi 60 anni con
Yair Vardi, direttore del Suzanne Dellal Center, la danzatrice Rina Schenfeld e
la scrittrice. Alle
Jimmy
carter in anteprima oggi si prenotano gli inviti
( da "Repubblica,
La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: durante la promozione del suo libro sulla situazione della Palestina, rivelando un individuo complesso ma dotato di una forte idea di riconciliazione e pace. Un presidente lontano anni luce, in quanto a spessore culturale e senso di giustizia, dall'attuale inquilino della Casa Bianca. (alessandro dall'olio).
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Dialogare con
l'Iran è come trattare con Hitler". Polemica in Usa
Bush in Israele attacca
Obama GERUSALEMME - Bufera politica negli Usa per il parallelo tracciato da
Bush fra chi vuole negoziare oggi con "terroristi e radicali" e chi
sostenne "l'accondiscendenza" con la dittatura nazista di Adolf
Hitler. Un paragone fatto dal presidente durante il suo discorso di ieri ai
deputati israeliani della Knesset. Per questo Obama, che in passato si è
detto pronto a dialogare con l'Iran, si è sentito direttamente attaccato ed è
subito scoppiata la protesta anche tra i suoi sostenitori. "Un esempio di
diplomazia da cow-boy", ha attaccato il direttore delle comunicazioni del
candidato democratico. STABILE A PAGINA 16.
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il
film israeliano sul massacro dei palestinesi commuove Cannes Il cartoon di
Sabra e Chatila CANNES Né un film né un documentario hanno mai potuto
raccontare con tanta emozione e partecipazione la guerra e i suoi orrori, la
paura, la disperazione e la ferocia dei soldati, il loro ritorno a casa,
traumatizzati per sempre, la perdita di ogni ricordo della disumana esperienza, infine il
bisogno di ricuperare quel pezzo sepolto della propria vita. Ci è riuscito
l'autore israeliano di "Waltz with Bashir", in concorso, che ha
stretto di angoscia il cuore degli spettatori. E non solo per quel che
racconta, la tragedia del massacro del campo profughi palestinesi di Sabra e
Chatila. SEGUE A PAGINA 58.
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli La strage
di Sabra e Chatila commuove tutti il fumetto-choc Si candida già a un premio
"Waltz with Bashir" dell'israeliano Ari Folman (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) NATALIA ASPESI Ma anche perché, facendone il primo documentario
d'animazione, cioè sostituendo il materiale filmico con le tavole disegnate, ha
potuto rendere perfettamente il confine tra realtà e immaginazione, tra incubo e
ricordi, il tortuoso cammino dall'oblio alla memoria, il lento concatenarsi di
immagini sepolte e perdute che riaffiorano come sogni, sino a restituire la
verità dell'esperienza vissuta, non per giustificarla ma per farne
testimonianza. Naturalmente, immaginandolo come una delle solite graphic novel
diventate film, si può pure arricciare il naso, anche paragonandolo, grave
errore, al delizioso cartone animato Persepolis, che è tutt'altra cosa anche
tecnicamente: ma poi sin dalla prima scena si precipita dentro un vortice di
immagini magiche e quasi irreali nella loro cupa bellezza, nel sordo fracasso
delle armi, nei bagliori dei fuochi, giù nel cuore tormentato di chi, come Ari
Folman, visse l'invasione del Libano diciottenne, da soldato dell'esercito israeliano,
26 anni fa. Folman era di quelli che avevano dimenticato e il film è stato per
lui una specie di terapia psicanalitica per ritrovarsi, andando a ricercare i
suoi vecchi commilitoni, per ricostruire i fatti di quei tre giorni del
settembre
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli CHI SALE
CHI SCENDE Attenti al maestro dalla turchia ROBERTO NEPOTI Le reazioni della
stampa internazionale al primo dei titoli in concorso, "Blindness",
sono tiepide com'era prevedibile. Dell'israeliano Waltz
with Bashir invece, annunciato in partenza come uno degli eventi di quest'anno,
già si mormora che non lascerà la competizione senza un premio. Il documentario
d'animazione di Ari Folman ripeterebbe, in tal caso, l'exploit di
"Persepolis", Gran Premio della giuria nel 2007 nonché primo
"cartoon politico" a fregiarsi di un palmarès. Ha sorpreso
poco Leonera dell'argentino Trapero, civile dramma carcerario più gradito al
pubblico femminile che a quello maschile. Da tenere d'occhio il turco Le tre
scimmie di Nuri Bilge Ceylan: il suo film amarissimo è messo in scena con lo
stile di un maestro.
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IV - Torino
Standing ovation per Pelizzetti resta rettore con un plebiscito Quasi mille
voti per cancellare le critiche sul caso Fiera del Libro Cambierà il
regolamento elettorale: candidature obbligatorie Abbastanza alta anche
l'affluenza: 64,6 per cento Bertolino secondo ma con 4 voti OTTAVIA GIUSTETTI
Plebiscito si attendeva e plebiscito è stato: con 978 voti a favore, 130 schede
bianche, e 71 nulle Ezio Pelizzetti è riconfermato rettore dell'università di
Torino per i prossimi quattro anni. Schivo ma ottimista ha aspettato per due
giorni la conferma di quanto tutti preannunciavano, e ieri pomeriggio dopo i
risultati ufficiali della votazione è entrato in aula magna del rettorato a
salutare gli scrutatori ed è stato accolto dal caloroso applauso di un gruppo
di colleghi a lui più vicini che hanno aspettato con lui l'esito dell'elezione.
Anche l'affluenza ha segnato un buon risultato nonostante si temesse che
l'assenza di un candidato avversario portasse pochi voti almeno in questa prima
tranche. Invece il numero dei votanti ha raggiunto il 64,6 per cento degli
aventi diritto e di questi oltre l'80 per cento hanno votato Pelizzetti.
Qualche altro nome è stato fatto oltre al suo ma nessuno ha superato le quattro
schede a favore. In realtà chiunque avesse raccolto un buon numero di consensi
pur senza avere espresso la propria candidatura avrebbe potuto essere eletto. E
questo punto del regolamento sarà probabilmente modificato da qui alla futura
elezione in modo da garantire maggiore trasparenza e in modo da obbligare chi
vorrà gareggiare per guadagnare la prima poltrona del rettorato tra quattro
anni a candidarsi pubblicamente e presentare un proprio programma. Rinaldo
Bertolino ex rettore fino al 2004 è il più votato dopo Pelizzetti con quattro
schede, poi c'è lo storico Sergio Roda con tre voti, Mario Dogliani, giurista,
Paola Molina, psicologa, e Ugo Volli, semiologo, con due voti e dodici altri
professori dell'università con un solo voto. Nessun colpo di scena dunque. Gli
elettori confermano il senso di responsabilità nei confronti dell'Ateneo e non
rompono il tacito patto secondo il quale a ogni rettore sono concessi due
mandati per dimostrare come è in grado di governare questa grande città nella
città che è l'Università di Torino. A favore di Ezio Pelizzetti ha giocato
certamente una ferma gestione dei rapporti con le istituzioni fuori da via
Verdi, con i politici locali e con i due ministri (tre da qualche giorno) che
ha visto avvicendarsi al Miur. E il suo carattere coerente e pragmatico
all'interno, dove non si è risparmiato nei quattro anni passati nell'elargire
anche progressioni di carriera e nuove assunzioni. I docenti infatti sono
passati da circa
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XV - Genova
"Meetix", sette mesi dialogando col mondo Da sabato 24 maggio Genova
diventerà ribalta internazionale delle relazioni culturali Filosofi, scrittori
e artisti s'incontreranno e dibatteranno sul tema dell'integrazione MICHELA
BOMPANI Narrate, uomini, la vostra storia, ha scritto Alberto Savinio. Perché
solo così gli altri possono imparare. Scoprendo la ricchezza nella differenza.
Genova per i prossimi sette mesi diventerà davvero ribalta internazionale: per
l'anno europeo del dialogo interculturale, il Comune e la Fondazione per la
Cultura hanno costruito "Meetix", un palcoscenico che sarà calcato da
grandissimi pensatori, scienziati, scrittori, musicisti, danzatori, per
arrivare a delineare una nuova dimensione della convivenza. Dallo scrittore
Amos Oz cui sarà consegnato il premio internazionale Primo Levi
all'autore-attore Ascanio Celestini, dall'intellettuale inglese Iain Chambers
ai docenti genovesi che propongono il proprio modello di "didattica
inteculturale", dallo scrittore Tahar Ben Jelloun agli sceneggiatori cult
Manetti Bros, dai dervisci rotanti a Moni Ovadia. Realizzato in collaborazione
con tre prestigiose riviste - Reset, Internazionale, e Limes - e con
l'importante supporto del Circolo culturale I Buonavoglia, "Meetix"
s'innesca a Palazzo Ducale, sabato 24 maggio, alle 17.45, nella Sala del
Munizioniere. Per il ciclo "Grandi incontri" (da maggio a ottobre)
arriverà il teologo e sacerdote cattolico Hans Kung, già docente all'Università
di Tubinga. Il 18 giugno, ancora al Ducale, "Cosmopolitismo: l'etica in un
mondo di estranei" con il filosofo del linguaggio anglo-ghaneano (ma anche
autore di pregevoli romanzi gialli) Kwame Anthony Appiah (introdotto da
Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale). Al Suq, al Porto Antico, il 20
giugno, toccherà al giornalista e scrittore tedesco di origine iraniana Navid
Kermani (introdotto da Giancarlo Bosetti, direttore di Reset). Il 26 giugno, al
Castello d'Albertis arriverà Ian Chambers, e il 29 giugno nella Sala del
Maggior Consiglio del Ducale, il grande scrittore e
riferimento del movimento pacifista israeliano Peace Now, Amos Oz, con la
cerimonia di consegna del Premio Primo Levi. Poi la filosofa americana di
origine bengalese Gayatri Chakravorty Spivak (4 luglio, Palazzo Ducale) e lo
scrittore premio Goncourt, Tahar Ben Jelloun (16 settembre, Palazzo Ducale).
Il 29, 30 e 31 ottobre tre incontri "All'origine del
multiculturalismo", a Palazzo Ducale: con Savatore Settis, Umberto
Galimberti e Luciano Canfora, e letture delle attrici Elizabetta Pozzi e Lisa
Galantini. Si riprende a novembre con l'economista Amartya Sen, gli scrittori
Serge Latouche e Fred R. Dallmayr e il professor Salvatore Veca. Fino a
dicembre, un tourbillon di laboratori e seminari: il primo (26-27 maggio,
Commenda di Prè) dedicato al linguaggio e poi a novembre e dicembre sulle
periferie urbane, salute e malattia nelle diverse culture, incontro con gli
scrittori del Premio von Chamisso e i docenti genovesi che lavorano sull'intercultura.
Il 12 e 13 luglio "Intermix", Festa delle culture migranti (a cura di
Internazionale) al Ducale: tavola rotonda "La stampa multiculturale in
Italia", lo scrittore algerino Amara Lakhous, il compositore e
sassofonista Daniele Sepe, la videoartista ecuadoriana Rosa Jijion e il dj
esperto di musica africana Sekou Diabate. Poi l'autore tv Fred Kuwornu con i
Manetti Bros, gli scrittori Mihai Butcovan (Romania) e Igiaba Scego (Somalia)
con Ascanio Celestini, i rapper Mike Samaniego (Filippine) e Amir
(italoegiziano). Non mancano le mostre: il 19 giugno s'inaugura al Galata
"Da Genova a Ellis Island. Il viaggio per mare ai tempi della migrazione
italiana", il 27 giugno rassegna di giovani curatrici alla Loggia di
Banchi. E poi i concerti e gli spettacoli: i Dervisci rotanti (30 maggio)
presentati da Echo Art e "Shir del essalem - canti per la pace" (13
ottobre): s'incontrano il musicista serbo-croato Aleksandar Karli, l'attore
cantante Moni Ovadia e il cantante palestinese Faisal Taher.
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIII - Bologna
Savic ritorna, Sakota resta così nasce la nuova Fortitudo Pareva fatta per
Crippa e Drucker, poi il no di Messina al Barca ha ribaltato tutto MARCO
MARTELLI UN presidente che dice "il nostro futuro è iniziato ieri",
ovvero l'ultimo martedì, addì 13 maggio, giorno del suo fulmineo blitz
catalano, è un presidente che ha il punto in mano. E Gilberto Sacrati, il primo
tassello, l'ha già inserito. Zoran Savic sarà il perno centrale della
ricostruzione Fortitudo: il ritorno è eccellente, sua era stata la gestione
dell'era più vincente e solida dell'Aquila (uno scudetto, 3 finali, una finale
di Eurolega) e la ventata di entusiasmo, dopo una stagione delirante e una in
chiaroscuro, ha già rassicurato il popolo biancoblù. Sacrati, quand'ha visto
l'opportunità di riportare il vecchio Zoran (mai realmente esplorata durante
l'anno, nonostante il marasma di Barcellona non desse alcun segnale sul
futuro), ci s'è tuffato subito, proprio nei giorni in cui spariva dal mercato
il nome di Claudio Crippa, primo, staccatissimo candidato. Dopo il ribaltone
blaugrana legato al 'niet' di Messina, il matrimonio, già a Madrid, era
nell'aria: lo volevano entrambi, la Fortitudo e Savic, e accordarsi è stata una
formalità. Poi, per gli annunci, si dovrà pazientare qualche giorno. Meno
pazienza ha avuto il Barcellona, che ha invece già nominato il successore: sarà
Joan "Chichi" Creus, ex giocatore del BarÇa, vice di Pepu Hernandez
nella SelecciÓn e durante l'anno analyst per la tv di stato, chiamato per
ridare "catalanità" al club. In panchina, parlano tutti di Scariolo
(oggi meno "milanese", visto che sta montando Blatt). Tornando qui,
la condizione primaria per Savic era avere carta bianca. L'avrà, anche più che
nella sua precedente era, e il primo passo sarà scegliere l'allenatore. Che c'è
già, in città, e non solo fisicamente. Per Dragan Sakota, notoriamente stimato
da Zoran, basterà solo non esercitare l'opzione d'uscita di un contratto già
scritto. Che resti, è ovviamente l'ipotesi più probabile. Ed è quella che, a
meno di improbabili stravolgimenti, si verificherà. Difficilmente, si pensava,
come primo atto ufficiale da gm Savic avrebbe trombato un uomo che stima, e sui
cui aveva speso, nello scorso inverno, calde referenze. Ma dubbi ce n'erano,
anche risfogliando una carriera in cui, da dirigente, non aveva guardato in
faccia a nessuno: qui licenziò Boniciolli dopo un derby vinto, a Barcellona,
dopo la prima stagione, i dubbi su Ivanovic, che nel 2002 avrebbe portato a
Bologna in braccio, erano già esplosi, frenati solo dall'enorme contratto.
Stavolta, Sakota è un uomo di cui si fida, e di cui ha apprezzato, come
l'intero staff, il lavoro fatto con un gruppo formato da altri (senza peraltro
poter inserire alcuna nuova pedina). Si sente dunque di affidargli il nuovo
progetto, più a lui che ad un giovane rampante o ad un coach stimato con cui
però non ha conoscenza diretta. Su questo secondo caso è
tramontato Sharon Drucker, il 40 enne israeliano che guida Ostenda, da anni
artefice di stagioni brillanti e da mesi adocchiato per il futuro dell'Aquila.
Ma a quei tempi Savic era ancora il timoniere del Barcellona, e l'esplosione di
un "caso Messina" era un'ipotesi pressochè assurda. Quel
"no" ha cambiato la geografia d'Europa. E anche della Fortitudo.
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVIII - Torino
Via alla kermesse che dura fino al 26 maggio. Fra gli ospiti la coreografa
israeliana Gommer Interplay, ecco la danza "giovane" CLAUDIA ALLASIA
Mica solo la Fiera del Libro: anche la Danza contemporanea
ha un filo diretto con Israele. E precisamente con Yasmeen Godder, una delle più interessanti e
originali coreografe del nuovo panorama internazionale. Non a caso, Natalia
Casorati l'ha invitata per la seconda volta al Festival Internazionale
"Interplay" (da oggi fino al 26 maggio, alle Fonderie Teatrali
Limone) con il suo nuovo lavoro "Sudden Birds". Natalia
Casorati, lei è la direttrice artistica della rassegna: con Yasmeen Godder in
cartellone a "Interplay", non teme qualche protesta anti-israeliana?
"Francamente no, anzi mi viene da ridere. L'anno scorso, quando l'avevo
invitata per la prima volta, nessuno se n'era preoccupato. Perché adesso?"
La direttrice artistica del Festival di danza "giovane", fa spallucce
e torna al suo lavoro, al tavolo lungo della Drogheria di Piazza Vittorio - a
destra guardando la Gran Madre - un posto molto amato dai ragazzi e per questo
scelto per inaugurare "Interplay", oggi alle ore 17 (ingresso libero)
con due performances: "Vocecorpobattito" della torinese Daniela Paci
per la compagnia "L'artimista", accompagnata dalla musica
elettroniche-live di Fabrizio Elvetico e dalla voce di Rossella Cangini; e
l'assolo del coreografo-danzatore giapponese Hiroaki Umeda, prodotto dalla
compagnia nipponica S20. Oltre alla Godder, chi sono quest'anno gli artisti che
arrivano da oltre confine? "Ci sono i danzatori finlandesi del coreografo
Inari Salmivaara, con lo spettacolo "4 on Behalf of a Whole" (23
maggio ore 21, Fonderie). Gli svizzeri del "Collectif Utilitè
Publique", che presentano Fizz, di Corinne Rochet. E poi ancora: i francesi
Artopie, con Petit Mort di Cristina Santucci e Loic Salliot, con Chinasu
Kosakatani (20 maggio, Fonderie)". E le compagnie italiane? "Tante e
anche loro selezionate attraverso i network di cui facciamo parte. Dal progetto
"Anticorpi XI", ad esempio, arrivano il 22 alle Fonderie Limone:
Maria Cristina Fontanelle con "Soli come petunie in un vaso", Annika
Pannitto con Solitudo/011 e Laura Scudella & Juri Roverato con
"L'incontro". Ma ci sono anche i "Castellucci", autori di
musica e coreografia di A' Elle Vide, e Daniele Albanese con lo studio
"Tiqqun" (venerdì 23). Per la serata d'addio, nel teatrino di Strada
della Viola 1/bis a Cavoretto, Sonia Brunelli presenta NN, i torinesi di
Tecnologia Filosofica YY e Paola Bianchi Homòs, per tredici performer, su
partitura di Barovero & Bettini". Altre novità dell'ottava edizione di
Interplay? "Due, di cui siamo molto fieri: il laboratorio di scrittura
"Per uno spettatore critico: dialoghi, visioni, recensioni" a cura
dell'associazione Altre Velocità. (il 20 alle ore 20 alle Fonderie, il 21-22-23
all'Università/Crud via. S. Ottavio, h.17-19). E dopo il festival, lunedì 26,
un'intera giornata di studio su "La danza contemporanea e lo spettacolo
dal vivo: contaminazioni di linguaggi tra nuovi media, musica e teatro... in
divenire"". Al Crud (primo seminterrato) dalle 10 alle 17, ingresso
libero. (Info e prenotazioni: Mosaico tel. e fax. 011.6612401, www.
mosaicodanza. it).
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
XX - Bologna Festival Red Il coreografo apre oggi otto serate su Israele e le sue più
importanti compagnie. Omaggio a Ohad Naharin CHIARA PILATI Reggio Emilia Danza
si apre stasera al Teatro Valli con un omaggio dell'Aterballetto di Mauro
Bigonzetti a Israele e al suo 60° anniversario dalla
fondazione dello Stato. In scena (ore 21), in prima assoluta, "Terra", proposto in
un interessante dialogo con la coreografia di Ohad Naharin "Minus7"
(prima italiana). Fino al 25 maggio "RED 2008. Israele
Danza - Omaggio a Ohad Naharin" offre otto serate e quindici coreografie
eseguite dalle più importanti compagnie di danza contemporanea israeliane ed
internazionali, affiancate da due importanti eventi collaterali: la mostra
fotografica "Dancing with a Camera" di Godi Dagon (Ridotto del Valli,
Teatro Ariosto e Teatro Cavallerizza, nell'ambito di Fotografia Europea) e il
"Seminario sullo sviluppo della storia della danza di Israele"
con l'incontro con Ohad Naharin (sabato 24, Sala degli Specchi, Valli).
L'accostamento degli spettacoli di questa sera si preannuncia particolarmente
suggestivo perchè, nonostante le diversità creative e coreografiche che
separano i due artisti, entrambi si sono concentrati su un argomento che in
questi giorni sembra essere di grande attualità: la necessità di trovare un
"qualche cosa" in grado di appianare le lotte, siano esse religiose o
di qualsiasi altra natura, le incomprensioni e le battaglie che così duramente
dividono il nostro mondo contemporaneo, un "qualche cosa" in grado di
gettare un metaforico ponte tra passato, presente e futuro. Il programma
prosegue sabato con una serata dedicata alla versatile danzatrice mongola Talia
Paz (Ariosto, ore 19.30) che interpreta tre coreografie da solista. Domenica è
poi il momento dello spettacolo della coreografa Yasmeen Godder che mette in
scena "Sudden Birds" (Cavallerizza, ore 21) e martedì la storica
Kibbutz Contemporary Dance Company fondata dalla danzatrice ed ex deportata ad
Auschwitz, Yehudit Arnon ed oggi guidata dal coreografo Rami Be'er. Dal 22 al
25 maggio il programma si concentra invece sulla figura di Ohad Naharin e sulla
Batsheva Dance Company che il coreografo dirige dal 1990. Naharin presenta al
Cavallerizza due spettacoli speculari "Kamuyot" e
"Mamootot", il primo destinato ad un pubblico giovanissimo, il
secondo per adulti (22 e 23, ore 10 e 21). Al Valli, invece, mette in scena
"Tre", la sua ultima fatica ispirata al tema della convivenza
composta su musiche che vanno da Bach ai Beach Boys (24 e 25 ore 21).
Concludono il festival la compagnia Emanuel Gat Dance (23, Ariosto, ore 22.30)
e Avi Kaiser, che con il nostro Sergio Antonino da tempo sta elaborando
un'interessante collaborazione artistica in Europa (25, Cavallerizza, ore
19.30).
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bush
in Israele: "Non si tratta con l'Iran" Attacco a Obama:
"Folle la linea soft, come con Hitler". La replica: accuse false
Hillary: "Paragone oltraggioso". La Pelosi: "Parole indegne
dalla presidenza" ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME -
Non è per domani, né per dopodomani, ma fra sessant'anni, il Medio Oriente sarà tutt'altra
cosa. "Israele festeggerà il suo centoventesimo
anniversario come una delle più grandi democrazie del mondo, sicura e fiorente
patria degli ebrei. I palestinesi avranno la patria che hanno a lungo sognato e
che meritano. Dal Cairo a Riyadh, da Bagdad a Beirut la gente vivrà in società
libere e indipendenti. Iran e Siria saranno nazioni pacifiche, dove l'odierna
oppressione sarà un lontano ricordo. E al Qaeda, Hezbollah e Hamas saranno
sconfitti appena i musulmani della regione riconosceranno il vuoto della loro
visione e l'ingiustizia della loro causa". Parola di George W. Bush. In Israele per celebrare i 60 anni dello Stato ebraico, il
presidente americano ha evitato accuratamente di parlare delle difficoltà del
presente. Ma nell'elencare le speranze per il futuro dell'area non ha perso
l'occasione per mettere i piedi nel piatto della campagna elettorale americana,
attaccando duramente - pur senza mai nominarlo - Barack Obama, reo a suo dire
di essere accondiscendente nei confronti dell'Iran. Chi si aspettava un
puntuale e certo non esaltante rendiconto della sua più ambiziosa iniziativa
diplomatica, la ripresa del negoziato tra israeliani e palestinesi sancito alla
Conferenza di Annapolis del novembre scorso, è rimasto deluso. Nel suo discorso
davanti al parlamento israeliano, George Bush, che vede pericolosamente
avvicinarsi la fine del suo mandato senza che, contrariamente al suo auspicio,
israeliani e palestinesi raggiungano l'accordo, non ne ha parlato. Il
presidente americano ha preferito illustrare ancora una volta la sua personale
filosofia della storia applicata al Medio Oriente. Una visione in cui la
comprensione delle cause alla base dei conflitti lascia il posto all'eterna
lotta tra il bene e il male. E in cui le follie dei governanti s'arrendono
davanti al potere salvifico della libertà e della democrazia, le sole, e per
definizione, portatrici di valori come la giustizia e i diritti umani,
destinati ad affermarsi anche là dove regna l'ingiustizia e l'oppressione. Bush
non ha risparmiato elogi allo stato ebraico, definendolo di volta in volta
"una possente democrazia", "una luce fra le nazioni",
"la patria del popolo eletto". E poiché in mattinata aveva visitato i
resti archeologici della fortezza di Masada dove, secondo lo storico Giuseppe
Flavio, nel 72 d.C. centinaia di zeloti preferirono suicidarsi piuttosto che
arrendersi all'esercito romano, Bush ha esclamato tra gli applausi della
Knesset: "Cittadini d'Israele Masada non cadrà
mai più. L'America sarà sempre accanto a voi". Proprio perché la guerra al
terrorismo è, in definitiva, "l'antica battaglia tra il bene e il
male", non c'è non può esserci mediazione. I terroristi non sono, infatti,
religiosi. Nessuno che prega il Dio di Abramo, dice Bush, può concepire di
farsi saltare in un ristorante o di indirizzare un aereo contro un grattacielo.
In verità questa gente non ha altro obiettivo che soddisfare la loro propria
sete di potere. Ma qui il discorso di Bush ha abbandonato all'improvviso le
vette dell'ideologia. Parlando della minaccia rappresentata dal programma
nucleare iraniano, Bush taglia netto: "Permettere allo sponsor mondiale
del terrorismo di possedere l'arma più letale sarebbe un imperdonabile
tradimento delle future generazioni". E qui lancia una frecciata al
candidato democratico Barack Obama (salvo sostenere più tardi che non stava
parlando di lui), che ha suggerito di dialogare senza precondizioni con i
leader di Teheran. Qualcuno, dice Bush, sembra credere che noi dovremmo
negoziare con terroristi e radicali come se qualche ingenuo argomento li
persuadesse ad ammettere di essere nel torto. E per essere ancor più chiaro,
cita il precedente di Hitler e di quanti s'illusero di poter trattare con il
dittatore nazista. Per concludere: "Dobbiamo chiamare quest'atteggiamento
per quello che è: il falso conforto dell'appeasement che è stato ripetutamente
screditato dalla storia". Dagli Stati Uniti c'è stata un'immediata levata
di scudi da parte di tutti i democratici. "Paragone oltraggioso",
sbotta Hillary Clinton. Per la presidente della Camera Nancy Pelosi l'attacco
"è indegno dell'ufficio del presidente". Per il presidente della commissione
Esteri del Senato Joe Biden quelle di Bush sono "stronzate". E Obama
ha replicato accusando il presidente di aver strumentalizzato il discorso di
Gerusalemme per rivolgerli una scarica di "false accuse".
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La patria
palestinese L'attacco a Obama Altri 60 anni Alcuni credono che
dovremmo negoziare con i terroristi, come se la ragione avesse il potere di
persuaderli Anche i palestinesi avranno la patria che hanno a lungo sognato
Hamas, Hezbollah e Al Qaeda saranno sconfitti Israele festeggerà il suo 120esimo anniversario come una delle più
grandi democrazie, sicura patria degli ebrei.
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca Sono
centinaia e si nascondono dietro aziende e gruppi motivazionali Con la promessa
di guarire l'anima truffano e commettono reati sessuali L'Italia delle
psicosette i manipolatori della mente SANDRO DE RICCARDIS Sequestrano la mente
e la tengono in ostaggio. Promettono di salvare da dolori e malattie, di
liberare da traumi e fallimenti del passato, ma intanto svuotano la testa e la
riempiono di illusioni, di certezze granitiche che allontanano da ogni cosa che
sa di passato verso un mondo parallelo. Il boom delle psicosette attraversa da
nord a sud tutto il Paese, con i manipolatori della psiche che si nascondono
dietro aziende di formazione e gruppi motivazionali, associazioni culturali e
centri yoga, gruppi universitari e movimenti spirituali. Al Cesap, il Centro
studi abusi psicologici, arrivano 400 richieste d'aiuto l'anno, mille al
telefono anti-sette della comunità Giovanni XXIII: è un frammento delle
migliaia di persone che il Gris, il Gruppo di ricerca e informazione
socio-religiosa, stima (per difetto) vittime di oltre 200 realtà in Italia. Un
mostro che sbriciola la mente e annulla le coscienze rimasto nascosto fino a
pochi mesi fa, quando la procura di Bari, con l'inchiesta del pm Francesco Bretone,
ha squarciato il velo sul mondo artificiale di Arkeon. Quindicimila adepti in
tutta Italia, 50 maestri, decine di vittime, migliaia di euro raccolti con
seminari e convegni. Al vertice della piramide c'era Vito Carlo Moccia, 55
anni, maestro e guida della psicosetta che si ispirava al Reiki, una filosofia
orientale. Lui e altri cinque collaboratori - tra poche settimane, la chiusura
delle indagini - sono accusati di truffa, esercizio abusivo della professione
di psicologo e medico, violenza e maltrattamenti su minori; uno dei maestri
anche di violenza sessuale. "L'ipotesi è che ci sia chi ha pagato fino a
15mila euro per avere un figlio con le sedute dal guru o per poter guarire da
un tumore", spiega Tania Rizzo, legale del Codacons Lecce - da cui sono
partite le prime denunce - e del Cesap. I racconti delle vittime sono un vero e
proprio museo degli orrori. C'era il "no limits": il maestro che
chiede agli adepti, tutti bendati, di relazionarsi liberamente tra loro con
mani, bocca e corpo, arrivando ad avere rapporti sessuali davvero senza limiti,
visto che vi hanno partecipato anche minori, sieropositivi, donne non
consenzienti. C'era il "giro del mondo": tutti in piedi uno di fronte
all'altro, mano nella mano, musica new-age e la voce suadente del maestro che
ordina a persone tra loro sconosciute di confessare "un segreto mai detto
prima". C'era "lo scambio dei trattamenti": aria intrisa di
salvia divinorum, potente allucinogeno, uomini e donne in cerchio mentre un
adepto si alza e con pianti e urla, anche alla presenza di figli di 11 anni,
confessa un presunto abuso sessuale subito nell'infanzia. C'era il "The
business of you": andare in giro per strada e chiedere l'elemosina.
"Rispetto alle classiche sette religiose - spiega Lorita Tinelli,
psicologa e presidente del Cesap - le psicosette si presentano oggi come
formatori che agiscono sulla mente, pretendendo di ampliare i limiti umani e
scavare nella psiche attraverso l'analisi del passato individuale". Da
nord a sud, le caratteristiche dei gruppi si assomigliano: leader carismatici
senza titoli accademici validi - Moccia vanta una laurea in psicologia
all'Università statale di Fiume - organizzazione a piramide, in un multilevel
che porta sempre più soldi e aderenti; la promessa di capacità magiche di guarigione;
il love bombing, il "bombardamento affettivo" per creare legami
immediati. E soprattutto: meccanismi di condizionamento della psiche durante
seminari isolati dal mondo. Così succede a Padova, in un gruppo che opera nel
campo della formazione di professionisti, manager, imprenditori, semplici
stagisti, e che organizza full-immersion di cinque giorni. Chi partecipa ai
seminari - in hotel, a tremila euro a corso - deve lasciare fuori tutto ciò che
lega alla realtà - chiavi, documenti, medicine, telefoni, orologi, sigarette -
poi entra "nel percorso di consapevolezza per liberarsi dai propri
peccati". Con evidente somiglianza con i riti di Arkeon, si confessano
tradimenti, rapporti omosessuali, traumi infantili, dolori, parentele che "hanno
inquinato l'anima e da cui bisogna purificarsi". Le giornate sono scandite
da lunghi intervalli tra i pasti e poco sonno: fame, sete e stanchezza alterano
i ritmi cardiaci e favoriscono l'incoscienza, rendendo l'organismo più
permeabile alle suggestioni. "Per abbattere l'Io". E mentre pesanti
tende alle finestre fanno perdere il senso del tempo, i leader offendono i
partecipanti, spesso li colpiscono a calci e pugni, li legano e bendano. Chi
decide di abbandonare il corso, subisce la ritorsione in azienda, dal mobbing
fino al licenziamento. Non a caso proprio in Veneto, una recente relazione
dell'Ordine degli psicologi - dove l'ente si definisce "in prima linea
contro gli sciacalli del dolore" - segnala: "A volte non si tratta di
persone incapaci di intendere e volere ma di soggetti pienamente integrati e ai
vertici nella società: imprenditori, dirigenti, professionisti". Modalità
non molto differenti da quelle di un'altra azienda di formazione del personale
di Milano, con sedi anche a Londra, Stati Uniti e Israele. Leader giovane, uso di ipnosi
su manager e dipendenti, residenza in periferia dove vivono guida e adepti. O
da un'altra che organizza corsi di motivazione su autostima e dinamiche mentali
a duemila euro a corso, trampolino di lancio verso una struttura parallela
aperta solo a chi fa almeno due seminari. Le "scuole occulte"
- così le chiama chi c'è stato - sono a Milano, Bari, Catanzaro, Ancona,
Salerno, Napoli, Palermo. Chi partecipa cede ogni mese un decimo del proprio
stipendio, deve frequentare almeno un seminario l'anno, lo fa gratis se porta
cinque nuovi iscritti. Gli adepti compilano questionari di autocoscienza,
rispondono a domande spesso ridicole, tra fumi d'incensi, tappeti, esercizi di
respirazioni, preghiere. Innescando un meccanismo di dipendenza eterna: molti
sono dentro da 15 anni, donano il loro obolo mensile, abbandonano il lavoro per
trasferirsi mesi nella sede centrale del gruppo, ad Assisi, pagando migliaia di
euro. "Multinazionali del profitto" le definisce don Aldo Buonaiuto, responsabile
del servizio Antisette dell'associazione Giovanni XXIII. "Quello che fa
paura - spiega - è che il distacco avviene drasticamente dalle famiglie. Poi le
persone diventano irriconoscibili". Gli esposti che arrivano alle questure
parlano di famiglie spaccate, ricoveri in cliniche psichiatriche, sparizioni,
suicidi. Ogni storia finisce alla Squadra antisette (Sas) della Polizia di
Stato, nata nel dicembre 2006. "Indaghiamo su ogni segnalazione - spiega
Tiziana Terribile, dirigente della Divisione Analisi dello Sco, da cui dipende
la Squadra antisette - . Il nostro compito è verificare se in queste realtà si
commettono reati. Siamo vicini a tanti genitori, sappiamo cosa vuol dire
perdere un figlio o vederlo allontanare, ma indagando ci troviamo spesso di
fronte a un consenso valido espresso da chi entra nel gruppo". Per questo
associazioni e parenti delle vittime chiedono che venga reintrodotto il reato
di plagio, abrogato nel 1981, così come previsto da un progetto di legge fermo
da novembre in commissione Giustizia alla Camera. Nel frattempo all'Università
di Bologna circa 20 giovani sono finiti nella rete di una scuola
"gnostica". Ogni mese ognuno versa 50 euro per l'affitto della sede e
altri 50 per pagare i 50 corsi obbligatori che portano alla "soppressione dell'ego".
Il gruppo pratica "tecniche di manipolazione dei genitali senza emissione
dello sperma per aumentare le capacità mentali" e arrivare alla
"conoscenza attraverso viaggi astrali". Proprio un volantino sui
viaggi astrali, distribuito davanti all'ateneo, è finito nelle mani dell'ultima
vittima, un ragazzo di 23 anni che ha abbandonato studi e attività sportiva.
Ora si friziona capo e ascelle con estratto di datura arborea, una pianta che
crea uno stato permanente di intossicazione dell'organismo, si alimenta solo di
verdure e carne biodinamizzata. I genitori hanno segnalato il caso alla Favis,
l'Associazione familiari vittime delle sette, fondata da Maurizio Alessandrini,
che dal 2003 non riesce a portar via il figlio da una santona veneta. A Rimini,
un'altra psicosetta si nasconde dietro corsi yoga guidati da un "maestro
spirituale", un uomo di 70 anni che ha ottenuto la fedeltà di circa 60
persone. Una realtà su doppio livello: sedute di spiritualità, preghiere,
massaggi e tecniche di rilassamento in pubblico, un "livello
privilegiato" in cui gli adepti abbandonano le famiglie e finiscono in
strutture protette sulle colline di Rimini. Lì scompaiono per anni. "In
questi casi si può parlare di schiavitù - dice Giuseppe Ferrari, segretario
nazionale del Gris - . A volte è una scelta del singolo, altre volte frutto di
tecniche di indottrinamento prolungate nel tempo". Il Gris ha raccolto le
testimonianze dirette di quattro fuoriusciti, i loro racconti di "sedute
tantriche" e "orge come riti di purificazione". Tra queste,
quella di una ragazza entrata nel gruppo a 29 anni dopo la perdita del figlio,
uscita per una grave malattia a 43, con la personalità stravolta e una casa da
200mila euro donata al maestro.
( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele e Nakba Nel
giorno della catastrofe del '48, Bush a Olmert: "Fedeltà eterna".
Accordo di governo a Beirut P. 5 Cannes al massacro La strage di Sabra e
Chatila in un doc d'animazione diretto dall'israeliano Ari Folman. In gara P.
14/15 Fermo Immagine Fango ribelle contro il moralismo. Storia di una metafora da
Woodstock a oggi. Domenica sul manifesto Intervista Travaglio: "D'Avanzo
non è Repubblica" Norma Rangieri A PAGINA 5 Riforme Parlamento su misura
per Veltroni e Berlusconi A PAGINA 5 Sindacato Epifani ai metalmeccanici:
"Adesso vi chiedo unità" A PAGINA 7 Afghanistan Agguato ai militari
italiani, un alpino ferito grave A PAGINA 10.
( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-16 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il presidente in Israele Il senatore democratico: mi attacca "Non si parla ai
nemici" Scontro Bush-Obama GERUSALEMME - Attacco di George W. Bush a
Barack Obama. Durante il viaggio in Israele, il presidente americano, pur senza farne il nome, ha accusato
il candidato democratico di voler scendere a compromessi con l'Iran e,
più in generale, di dialogare con il terrorismo. La Casa Bianca ha poi smentito
che Bush volesse riferirsi a Obama. Il candidato ha comunque reagito con
durezza, accusando il presidente di lanciare "falsi attacchi
politici". A PAGINA 16.
( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-16 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Allarme a pochi mesi dal torneo di calcio "I terroristi pronti
a colpire gli Europei" WASHINGTON - Forse è solo un allarme preventivo,
vista la tendenza dei terroristi a colpire in momenti speciali. Oppure, per
davvero, gli 007 temono una brutta sorpresa in occasione degli europei di
calcio in programma a partire da giugno in Svizzera e in Austria. Con una
dichiarazione rilasciata al quotidiano "La liberté", uno dei
responsabili della sicurezza elvetica, Jurg Buhler, ha confermato il rischio di
attentati durante il torneo. Un "avviso" poi ridimensionato nel corso
della giornata con la tradizionale affermazione: "Non esistono minacce
specifiche". Per ora, infatti, l'intelligence ha registrato solo attacchi
verbali sui siti islamisti. Ma quelli che potremmo definire dei "segnali
di fumo" digitali nascondono però pericoli concreti. Svizzera e Austria
sono da tempo nel mirino. Alla fine del 2005 gli 007 svizzeri hanno sventato,
grazie ad un infiltrato, un possibile attentato ad un jet
israeliano. Altri qaedisti hanno animato una cellula con l'obiettivo di
diffondere via Internet i messaggi e i video del movimento di Osama. Del gruppo
faceva parte Malika El Aroud. Cittadina belga-marocchina, è stata sposata al
kamikaze tunisino che uccise il 9 settembre 2001 il comandante Masoud.
Non diversa l'azione svolta da una coppia in Austria, che ha curato i testi in
tedesco per il "Global Islamic Media Front" (Gimf), etichetta che
diffonde gran parte della propaganda radicale. La Jihad della parola ha poi
avuto un seguito pratico in marzo quando una fazione di "Al Qaeda nella
terra del Maghreb " ha sequestrato nel sud delle Tunisia due turisti
austriaci e li ha trasferiti in Mali. Per la loro liberazione è stato chiesto
un forte riscatto e il rilascio di un buon numero di militanti arrestati, tra
cui la coppia del Gimf. Un colpo di mano accompagnato, ovviamente, dalla solita
coreografica con video e foto su Internet. Guido Olimpio Stadio Esercitazioni
anti-terrorismo a Basilea in uno degli stadi che ospiteranno gli Europei di
calcio dal 7 al 29 giugno.
( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-16 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Il discorso "L'Iran? Non deve dotarsi di armi nucleari".
Barack: "Quella di George W. è politica della paura" Bush in Israele attacca Obama: "Nessun dialogo con il nemico"
Il presidente Usa alla Knesset: tutti gli americani sono con voi Nell'ultimo
viaggio ufficiale in Medio Oriente, George W. vuole lanciare un messaggio di
speranza: tra 60 anni avremo la pace GERUSALEMME - In un discorso alla Knesset
dal tono profetico, in cui ha dipinto un futuro Medio Oriente, quello del
( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-16 num: - pag: 16
categoria: BREVI Passato e presente I luoghi sacri Al Muro del Pianto
Accompagnata dalla moglie del premier israeliano, Aliza Olmert, ieri Laura Bush
ha fatto visita al Muro del Pianto. Martedì la first lady.
( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-16 num: - pag: 52 categoria:
REDAZIONALE La storia "rimossa" I panni sporchi si lavano a Cannes Le
responsabilità israeliane di Sabra e Chatila Gli "orrori" delle carceri
inglesi e argentine DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CANNES - A quelli che si
lamentano del rischio che il nostro cinema possa incorrere nel peccato di lesa
maestà (nazionale) e rispolverano gli inviti "andreottiani" a lavare
i panni sporchi in casa, consigliamo la visione dei film
che vengono da Israele e
Argentina, presentati ieri in concorso, e dalla Gran Bretagna, con cui si è
inaugurata la sezione parallela Un certain regard. Al loro confronto, il nostro
cinema, in fatto di "panni sporchi" sembra ancora ai primi balbettii.
Con Waltz with Bashir, l'israeliano Ari Folman affronta di petto il nodo
storico e politico del massacro di Sabra e Chatila; il videoartista
inglese Steve McQueen, per il suo esordio nel lungometraggio, sceglie di
raccontare con Hunger cosa succedeva nella prigione di Maze, in Irlanda del
Nord, quando Bobby Sands decise uno sciopero della fame che lo avrebbe portato
alla morte; e l'argentino Pablo Trapero, in Leonera, segue la vita in carcere
di una donna incinta, condannata per un omicidio che forse non ha commesso.
Folman e McQueen affrontano di petto due "buchi neri" delle
rispettive storie nazionali, senza tirarsi indietro sui temi delle
responsabilità, e sembrano voler costringere gli spettatori a fare i conti con
una memoria che spesso tende a "cancellare" i ricordi più spiacevoli
e disturbanti. Anzi il regista israeliano fa di questo tema proprio la
struttura portante del proprio film, mettendosi in scena in prima persona
(anche se filtrato attraverso la tecnica del disegno animato) e raccontando
l'inchiesta compiuta negli anni per ritrovare quello che aveva vissuto durante
il servizio militare in Libano nel 1982 e che sembrava aver dimenticato. Il
film mostra gli incontri con nove "testimoni" di quelle imprese.
Ognuno all'inizio sembra avere amnesie simili a quelle di Folman (e questo
spiega la fatica con cui il film ingrana) ma poi quello che è veramente
accaduto durante l'occupazione di Beirut ovest esce dalle nebbie della memoria
e il film denuncia l'accondiscendenza con cui gli israeliani hanno permesso
alle truppe dei falangisti di compiere il massacro di Sabra e Chatila. Steve
McQueen invece usa la forza visiva dell'inquadratura fissa per costringere lo
spettatore a guardare quello da cui forse vorrebbe distogliere la vista: la condizione
inumana degli irlandesi detenuti a Maze, la violenza dei carceriere inglesi, i
pestaggi, le vendette (anche dei militanti dell'Ira) e la lenta agonia di Bobby
Sands (l'attore Michael Fassbender è dimagrito ben oltre quello che la finzione
sembrerebbe richiedere). Hunger non ha particolari rivelazioni da fare ma
piuttosto la voglia di obbligare a guardare. E a ricordare. Anche le frasi
sprezzanti con cui la Thatcher respingeva le richieste dei detenuti. Il fatto
interessante è che entrambi questi film sono lontanissimi dalla tradizionale
ricostruzione storica: quello israeliano perché trasferisce tutta la storia a
disegni animati, pur conservando le fisionomie reali dei personaggi
intervistati, quello inglese perché utilizza le tecniche e i linguaggi
dell'arte contemporanea, trasformando le inquadrature in una specie di
surrogati di quadri. Come se i due registi ci volessero dire che gli strumenti
tradizionali del cinema e della finzione non sono più sufficienti per
raccontare i drammi della Storia: siamo troppo assuefatti al bombardamento di
immagini che ci arrivano da tutte le televisioni e per "catturare" la
nostra attenzione ci vuole qualche cosa di fuori dal comune. Una preoccupazione
che Trapero fa sua solo in parte per Leonera, anche perché la storia del film è
molto più "lineare". Julia (l'affascinante Martina Gusman) è incinta
di pochi mesi quando viene arrestata con l'accusa di aver ucciso il proprio
compagno: la seguiremo in carcere mettere al mondo il piccolo TomÁs, scoprire
la solidarietà (e l'amore) delle altre mamme detenute e soprattutto affrontare
il trauma della nonna che vuole tenere con sé il nipotino. Trapero non
enfatizza l'ambiente carcerario, evita molti stereotipi e fa della sua eroina
una donna normale, con molti dubbi e una sola certezza: nella sua Argentina non
sembra esserci posto per lei e suo figlio. Chiudendo il film con una nota di
speranza per la donna ma di disperazione per il proprio Paese. Leonera Una
scena del film diretto da Pablo Trapero con Martina Gusman e Elli Medeiros
Hunger Una scena del film diretto da Steve McQueen con Liam Cunningha e Michael
Fassbender Paolo Mereghetti Guarda Lo speciale con tutte le foto e i trailer
dei film su corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-16 num: - pag: 52 categoria:
REDAZIONALE Il regista Ari Folman: "Waltz with Bashir" nasce dai
traumi vissuti per il conflitto libanese "Capimmo che stava succedendo
qualcosa di terribile" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CANNES - Un branco di
cani neri, occhi gialli, fauci spalancate, corrono latrando per le strade buie.
"Si fermano sotto casa mia, puntano alla mia finestra ringhiando. Sono
ventisei ". Boaz racconta ad Ari l'incubo che agita le sue notti.
Ricorrente, angoscioso. Ventisei cani che lo inseguono nel sonno. "Quelli
che ho dovuto uccidere durante la guerra del Libano ", confessa all'amico,
con lui in quei giorni, ma che dice di non ricordar nulla. Strani bagliori
dell'inconscio che risvegliano frammenti di un passato. "Subito mi è
riaffiorata un'immagine. Muta, lancinante: io che esco dal mare di Beyruth con
due commilitoni", racconta Ari Folman, 46 anni, israeliano,
regista di Waltz with Bashir, sconvolgente documentario politico d'animazione
già paragonato a Persepolis ma ben più crudo e privo della cifra ironica di
Marjane Satrapi. Il senso di colpa non consente sorrisi. Quello di Folman è un
viaggio nella memoria e nella rimozione di un orrore insostenibile, il
massacro di tremila palestinesi a Sabra e Chatila nel 1982, durante la prima
guerra del Libano. "Una delle peggiori azioni mai commesse da esseri umani
- assicura il regista, ai tempi soldato 19enne di stanza a poche centinaia di
metri da quei campi insanguinati -. Sono stati i falangisti cristiani per
vendicare l'uccisione del leader Bashir Gemayel, ma anche Israele
ha le sue responsabilità. I miliziani cristiani erano nostri alleati in quella
guerra inutile. Un ufficiale chiamò Sharon nella notte per informarlo, lui
rispose: "Lo so, è tutto sotto controllo". Un'enorme macchia nera
della nostra storia", una macchia anche nell'anima di chi, comunque, lì
intorno vedeva, sentiva, ma tornato a casa cercava di lavare i ricordi con i
panni sporchi. "Migliaia di soldati israeliani hanno cercato di fuggire da
quel passato". La memoria, spiega nel documentario un neurobiologo, ha
anche una funzione protettiva, cancella ciò che non potresti sostenere. Ma ogni
tanto incubi e allucinazioni sfuggono dalle sue maglie. "Il mio film nasce
da quei traumi. Impossibile evocarli in modo realistico, solo l'animazione mi
ha consentito di avvicinarmi in totale libertà. Ero ossessionato di ricostruire
la cronologia del massacro, quando ci siamo resi conto che dietro quella
collina stava accadendo qualcosa d'orribile". Quattro anni di lavoro, una
terapia psicanalitica, e ieri Waltz with Bashir è arrivato a Cannes, in
concorso, proprio nel giorno dei 60 anni di Israele:
"Una coincidenza non prevista". Previste invece le polemiche quando
il film uscirà in patria. La ricerca nella memoria perduta conduce Folman dai
campi di Sabra e Chatila ad altri, più lontani, dove i suoi genitori morirono.
"Mi sono sentito un nazista", confessa il militare israeliano che
ordina il cessate il fuoco quando ormai di vivo non resta che uno sparuto
gruppetto: "Quei bambini con le mani alzate mi hanno evocato la celebre
foto di un altro piccolo, nel ghetto di Varsavia". E il finale choc,
quando dall'animazione si passa alla realtà, con le donne in carne e ossa a
urlare il loro dolore, fa da straziante eco al monito del regista: "Ho
fatto questo film per i giovani di oggi, perché dicano no a ogni guerra,
qualunque essa sia". \\ Ero fra i soldati e quel massacro mi ha
ossessionato Il regista Ari Folman Giuseppina Manin.
( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-16 num: - pag: 46 autore: di
ENNIO CARETTO categoria: REDAZIONALE VIAGGIO IN UNA REGIONE INSTABILE Bush in
Medio Oriente e la tentazione del colpo di scena C ome conferma il suo sterile
viaggio, George Bush non passerà alla storia come il presidente americano che
salvò il Medio Oriente e il Golfo Persico. Ma il Medio Oriente e il Golfo
Persico potrebbero passare alla storia come i fattori che determinarono
l'elezione del presidente americano nel 2008. Sinora quasi estranei al
dibattito elettorale, minacciano di controllarlo con lo scoppio di una o più
delle crisi latenti, dalla Palestina al Libano,
dall'Iraq all'Iran. Nessuno dei due candidati alla Casa Bianca, il democratico
Barack Obama e il repubblicano John McCain, ne ha analizzato i problemi a fondo
e offerto una soluzione. Ma sono mine vaganti nelle loro acque, capaci di
scontrarsi prima del voto di novembre. Non è escluso che, in attesa del
successore di Bush, e quindi di un cambiamento della politica estera ed
economica degli Stati Uniti, drastico se fosse eletto Obama, modesto se fosse
eletto McCain, il Medio Oriente e il Golfo Persico si stabilizzino
temporaneamente. Ma non è probabile: al suo canto del cigno
per Israele, Bush non è
neppure riuscito a tenere un vertice a tre con il premier israeliano Ehud
Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen; l'ascesa di Hamas a Gaza e di
Hezbollah in Libano, due nemici dell'America, appare inarrestabile; non cessano
le convulsioni dell'Iraq; e l'Iran espande la sua sfera di influenza.
Aspettarsi una pace regionale, ammonisce l'analista Tony Cordesman, "è
come aspettare Godot". Se l'instabilità del Medio Oriente e del Golfo
crescesse, sarebbero in prevalenza i loro leader e gli eventi che li
riguardano, terrorismo incluso, a indirizzare gli elettori americani verso
Obama o McCain. Ma molto dipenderebbe anche da Bush, che il Partito ha
emarginato dalla campagna elettorale: il presidente potrebbe giocare la carta
iraniana bombardando gli impianti atomici di Teheran; provocherebbe così
un'emergenza nazionale analoga a quella del 2004, guerra all'Iraq, che giovò ai
repubblicani e danneggio i democratici. E qualche cosa dipenderebbe anche da Israele: se concludesse un accordo con la Siria oltre che
con i palestinesi, renderebbe più accettabile un "Bush 3" sia pur
rivisto, un'amministrazione McCain. Tradizionale nelle elezioni americane è la
"sorpresa d'ottobre", il colpo di scena finale che spesso sovverte i
pronostici. Se più che in America quest'anno esso rischia di verificarsi in Medio
Oriente e nel Golfo Persico, la responsabilità è di Bush. Dal
( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-05-16 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Blitz in Campidoglio Enorme bandiera per la Palestina Una bandiera di
( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"L'America è al
vostro fianco, Masada non cadrà": Bush celebra Israele
nel luogo-mito dell'ebraismo e attacca l'Islam radicale. Dai paesi palestinesi
21.915 palloncini neri, uno per ogni giorno della Nakba Mi.Gio. George Bush ha
scelto prima Masada e poi la Knesset, per ribadire il legame fortissimo
esistente tra gli Stati uniti e Israele, nel giorno
del sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico. "I
sette milioni di israeliani non sono soli, ma hanno al loro fianco i 300
milioni di americani...Masada non cadrà di nuovo" ha esclamato il
presidente Usa, riferendosi ai mille zeloti ebrei della fortezza sul Mar Morto
che nel 73 d.C. preferirono un suicidio di massa alla resa alle legioni romane.
"Avete l'America al vostro fianco", ha assicurato il presidente Usa
che scegliendo di visitare Masada ha voluto dare il senso più profondo
dell'alleanza a tutti i livelli - a partire da quello militare - tra il suo paese e Israele. E mentre pronunciava quelle parole, nei centri abitati
palestinesi si levavano verso il cielo 21.915 palloncini neri, uno per ogni
giorno trascorso dalla dichiarazione d'indipendenza di Israele, venivano messe in mostra le
chiavi delle case distrutte o confiscate nel 1948, assieme ai nomi di 530
villaggi palestinesi di cui oggi, in territorio israeliano, non resta
traccia. Sono state le commemorazioni della Nakba, la Catastrofe nazionale del
popolo palestinese che nei giorni della fondazione dello Stato ebraico veniva
avviato in gran numero - almeno 750 mila uomini, donne e bambini - verso
l'esodo forzato. Per loro, Bush non ha avuto neanche una parola. L'uomo della
guerra globale non capisce che per fare la pace in Medioriente occorre
raccontare tutte le verità e non soltanto una. "Yom Azmaut Sameach",
"Felice giornata dell'indipendenza", ha detto Bush al suo ingresso
nell'aula principale della Knesset ricevendo un'ovazione da tutti i presenti
che si sono alzati in piedi entusiasti. "L'America - ha detto Bush
rivolgendosi agli israeliani- sta con voi nello sforzo di scompaginare le reti
terroristiche e di negare agli estremisti luoghi protetti. L'America - ha
precisato - sta con voi fermamente nell'opporsi alle ambizioni nucleari
iraniane. Consentire ai leader mondiali dell'istigazione al terrorismo di
possedere le armi più mortali al mondo sarebbe un tradimento imperdonabile nei
confronti delle generazioni future". Quindi ha ribadito: "il mondo
non deve permettere che l'Iran abbia armi nucleari", indicando che gli
ultimi mesi della sua presidenza potrebbero riservare una nuova guerra in Medio
Oriente, scatenata da un attacco militare statunitense contro le centrali
atomiche iraniane. Nel suo discorso, invece, i negoziati israelo-palestinesi
non sono stati quasi menzionati. La parola Annapolis - la località degli Stati
uniti dove nel dicembre scorso proclamò la sua intenzione di lavorare a un
accordo tra Israele e Anp entro il 2008 - non è stata
pronunciata a conferma che quell'incontro in terra americana era soltanto una
rappresentazione teatrale. Bush ha preferito parlare della "grande lotta
ideologica" in corso fra le democrazie occidentali e quanti, a suo parere,
si richiamano a una versione radicale dell'Islam: Hamas, Hezbollah, al Qaida,
Iran. Per Bush, a quanto pare, non è Islam radicale quello dell'alleata Arabia
saudita, dove vige un sistema social-religioso feudale che fa delle donne uno
dei principali bersagli. Il presidente Usa ha poi lanciato attacchi indiretti
al candidato democratico Barack Obama che, pur manifestando sostegno a Israele, non ha escluso di poter avere contatti con le
"forze del male" indicate da Bush. A pochi chilometri di distanza e
nei campi profughi palestinesi sparsi nel mondo arabo, un altro popolo
raccontava il suo destino, e puntava l' indice contro l' indifferenza del
mondo, rappresentata dall'atteggiamento di Bush. In un discorso al suo popolo,
trasmesso dalla tv palestinese, il presidente Abu Mazen ha detto che "la
continuazione dell'occupazione israeliana è una catastrofe che non procurerà
sicurezza a nessuno". E ha aggiunto: "è arrivato il momento di porre
fine alla disgrazia umana chiamata Nakba. Israele deve
cessare subito ogni attività di colonizzazione". Abu Mazen aveva
cominciato il suo discorso ricordando che 60 anni fa "centinaia di
migliaia di palestinesi sono stati sradicati dalla loro patria, le loro case e
le loro terre e spinti all'esodo" e che oggi sono quasi cinque milioni i
palestinesi della diaspora il cui ritorno continua a essere negato. Da Gaza
sono giunti toni più militanti di Hamas e le immagini di decine di migliaia di
palestinesi in marcia nel ricordo della Nakba. A Ramallah, dove a mezzogiorno
il suono delle sirene ha dato il via a un minuto di silenzio, oltre 50 mila
persone, molte vestite di nero, hanno affollato Piazza Manara. Tanti si sono
fermati in raccoglimento davanti alla tomba di Yasser Arafat. Per un giorno,
niente divisioni, ma un popolo unito.
( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Elezioni Usa "Parla coi terroristi" Bush attacca Obama Da Israele L'acquiescenza all'Iran oggi
"sarebbe come voler trattare con Hitler" Matteo Bosco Bortolaso New
York Ieri il presidente Bush, parlando in Israele, ha tracciato un parallelismo storico che mette sotto accusa
Barack Obama, sempre più vicino ad afferrare la nomination democratica.
"C'è chi crede che si deve negoziare con terroristi e radicali - ha detto
il presidente Usa alla Knesseth - abbiamo già sentito questa folle illusione:
mentre i carri armati nazisti invadevano la Polonia nel 1939, un senatore
americano dichiarò: 'Se solo avessi potuto parlare con Hitler, tutto questo si
poteva evitare'". Quel senatore lontano nel tempo, colpevole di
appeasement, dell'acquiescenza nei confronti del nemico, non sarebbe diverso da
Obama, che ha più volte detto di essere pronto a negoziare con l'Iran. Ma
Ahmadinejad, secondo il parallelo storico di Bush, è come Hiter: entrambi
mirano allo sterminio degli ebrei. "Abbiamo l'obbligo di chiamare le cose
per quello che sono - ha aggiunto il presidente - il falso conforto
dell'appeasement, ripetutamente screditato dalla Storia". Il presidente
del partito democatico, Howard Dean, ha chiesto al candidato repubblicano John
McCain di dissociarsi dalle parole di Bush. La Casa Bianca ha smentito che
l'obiettivo di Bush fosse Obama. "Quando uno è in campagna elettorale
pensa che il mondo ruoti attorno a lui", ha detto da Gerusalemme la portavoce
Dana Perino. Ma McCain ha rincarato la dose: "La disponibilità a negoziare
con leader di stati sponsor del terrorismo come Cuba, Iran e Nord Corea è la
grande differenza tra di noi. Lui lo farebbe". Il senatore dell'Illinois è
ormai sempre più vicino alla nomination. Anche se Hillary Clinton ha vinto le
primarie in West Virginia, Obama ha incassato l'appoggio dell'ex candidato John
Edwards, che ha portato in dote 19 delegati. Quattro di loro hanno già
dichiarato che sosterranno il candidato nero. Secondo il conteggio dell' Ap,
Obama conduce nel conteggio dei delegati: 1.895 contro 1.718. Hillary però si
prepara a dare battaglia in Oregon e Kentucky, martedì prossimo, e alla
riunione dei democratici il 31 maggio a Washington, che deciderà come risolvere
la questione dei delegati di Michigan e Florida, dove l'ex First Lady ha vinto
in elezioni annullate dal partito.
( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Incontro con uno tra
i più grandi artefici delle vie che portano alla pace. Sostiene la necessità di
rendere più orizzontali le decisioni dell'Onu, e mette in guardia sul fatto che
nessuno Stato elargisce diritti gratuiti ai cittadini, spesso richiamandoli al
dovere della guerra La "violenza strutturale" non ha autori, ma nel
suo automatismo produce effetti esiziali. Centinaia di migliaia di persone
muoiono ogni giorno per fame o a causa di malattie curabili senza bisogno ch
Giuliano Battiston Quest'anno Johan Galtung festeggia cinquant'anni di
attività: considerato il padre degli studi sulla pace ha infatti dedicato gran
parte della sua vita alla promozione della cultura, ancora minoritaria, della
pace e della soluzione nonviolenta dei conflitti. Lo ha fatto, sin dall'inizio
della sua lunga traiettoria intellettuale e politica, combinando ricerca
analitica e attivismo sociale, e facendo proprio dell'unione di teoria e pratica
il principale strumento con il quale contrastare un retaggio culturale talmente
radicato nell'immaginario, nel lessico e nella pratica politica da risultare
sottinteso: l'idea che la guerra sia un dato inevitabile, fisiologico della
specie umana. Per Galtung si tratta invece di "una istituzione sociale
come le altre, perché se la violenza non potrà mai essere eliminata
completamente, la guerra invece potrà essere abolita come è stato fatto per il
colonialismo e la schiavitù". Per farlo, però, non è sufficiente - sebbene
sia indispensabile - criticare la guerra e i suoi effetti o denunciare le
ragioni che si nascondono dietro gli interventi umanitari, ma occorre
"lavorare in senso costruttivo, elaborando immagine plausibili di un
futuro diverso, aprendo spazi per la pace e per mediazioni intelligenti ed
efficaci". In altri termini, come scrive in uno dei suoi ultimi libri, Pax
Pacifica, non bisogna soltanto eliminare i fattori che possono portare alla
guerra, quelli che definisce "bellogens", ma occorre soprattutto
introdurre nuovi fattori che portino alla pace, i "paxogens". Quei
fattori che Galtung si è adoperato a diffondere in molti paesi. Lo abbiamo
incontrato a Genova, dove ha inaugurato gli incontri di "Mondo in Pace. La
fiera dell'educazione alla Pace" organizzata dalla Caritas Diocesana. Lei
ha sempre prestato molta attenzione al rapporto che lega metodo e ideologia: il
suo particolare modo di lavorare, che combina elementi di sociologia, storia
delle religioni, economia, diritto, sembra orientato a bilanciare
l'impostazione epistemologica occidentale, atomistica e deduttiva, che ha più
volte criticato per la sua tendenza a parcellizzare il sapere... È vero, ho
sempre cercato di adottare uno sguardo olistico, di creare un angolo visuale
nuovo, più vasto di quello che risulterebbe dalla semplice somma delle varie
discipline. Per questo penso che la parola più adatta al mio orientamento non
sia tanto multidisciplinarità o interdisciplinarità, ma trans-disciplinarità.
Certo, presuppone una sete di conoscenza molto estesa e infatti io non mi sono
mai affidato soltanto alla lettura di libri, ma ho sempre cercato di imparare
dagli specialisti per poi tirarne fuori una sintesi produttiva. Il concetto di
"violenza strutturale", per esempio, non pertiene soltanto alla
sociologia, alla psicologia, o alla antropologia, o alla storia, perché produce
una prospettiva inedita e proprio dalla combinazione di nuovi angoli e
prospettive è nato quel campo di ricerca che oggi chiamiamo studi sulla pace.
Lei ha introdotto nel '69 la nozione di "violenza strutturale" per
indicare una forma di violenza indiretta, spesso poco visibile, che però
produce effetti molto negativi. Ce ne vuole parlare? La "violenza
strutturale" non ha un autore, perlomeno non nel senso che attribuiamo a
questo termine, ma nel suo automatismo produce effetti esiziali. Basti pensare
alle centinaia di migliaia di persone che muoiono ogni giorno per fame o per
malattie curabili: non c'è nessuno in particolare che li stia uccidendo, è il
funzionamento stesso della struttura sociale che li uccide, o che provoca
sfruttamento e alienazione. Per cambiare questo stato di cose dovremmo operare
su tre livelli: innanzitutto disporre di un'immagine alternativa, rappresentata
in questo caso da una struttura più orizzontale di quella attuale. Bisognerebbe
inoltre sostenere chiaramente che la volontà di cambiare non implica una
minaccia verso coloro che vivono "ai piani alti" e che dovranno
prepararsi all'uguaglianza. Il terzo livello è la consapevolezza che il
cambiamento si possa ottenere senza violenza, ed è importante che si indichino
anche alcune vie plausibili. A venticinque anni, lei ha pubblicato un libro
sull'etica politica di Gandhi, che continua a rappresentare uno dei punti di
riferimento centrali nel suo lavoro. Cosa la unisce e cosa la divide dalla sue
idee? Trovo rilevante che Gandhi vedesse nel conflitto non un pericolo, ma una
sfida, un'opportunità. A questa convinzione univa uno straordinario ottimismo,
connesso all'idea che si dovessero usare mezzi compatibili con il fine
desiderato. Un altro elemento dell'eredità di Gandhi è l'idea, già contenuta
embrionalmente nelle precedenti, secondo la quale non bisogna temere di parlare
all'altro, perché anche lui è un essere umano. La politica adottata dagli Stati
Uniti in questo senso è completamente fallimentare, perché condannando i propri
interlocutori come "diavoli", che si tratti di Hamas, Hezbollah o
l'Iran, non si possono ottenere risultati concreti. Il punto debole di Gandhi,
invece, a mio parere stava nella proposta di soluzioni poco creative, che
tendevano al compromesso più che all'innovazione. Io ho cercato di dare,
proprio per questo, un contributo inventivo alla ricerca sulla pace, ma anche
la creatività ha i suoi limiti. Lei ha ricordato spesso che è indispensabile
riconoscere nell'altro magari un nemico, ma mai una non-persona. Tuttavia, ci
sono casi - per esempio il conflitto israelo-palestinese -
in cui lei dice che si sarebbe avviato un processo che chiama di
"deumanizzazione". Allora, come muoversi in questi frangenti per
gettare ponti tra il sé e l'altro? In termini generali credo che la
deumanizzazione abbia radici anche in una interpretazione troppo rigida del
cristianesimo, dell'ebraismo e dell'islam. Ovvero nell'idea che vi siano
persone scelte da dio come strumenti, e che ce ne siano altre che invece sono
strumento del diavolo. La verticalità implicita in certe tradizioni religiose
produce effetti culturali molto profondi, e non è un caso che in Medio Oriente
il conflitto sia alimentato anche da due letture religiose molto rigide. In
questo caso l'unica via d'uscita possibile è l'immagine di un futuro di
uguaglianza, che potrà essere raggiunto attraverso una Comunità del Medio
Oriente che prenda a modello il trattato europeo di Roma del 1958, e che
comprenda un Israele modesto e non sionista, contenuto
entro i confini del giugno 1967, dotato di relazioni stabili e comunitarie con
i cinque paesi arabi vicini, Libano, Siria, Giordania, Egitto e la Palestina pienamente riconosciuta secondo il diritto
internazionale. È una soluzione "creativa" ma non troppo, attorno
alla quale lavoro da vent'anni. Il fatto che alcuni mesi fa questa idea sia
stata ripresa dal quotidiano israeliano Haaretz ne conferma l'attualità. Nel
suo saggio "I diritti umani in un'altra chiave" lei arriva a
sostenere che "la tradizione dei diritti umani non poteva avere origine se
non in Occidente". Secondo lei, ciò che è tipicamente occidentale in
questo sistema non è tanto il contenuto delle norme, ma la stessa costruzione,
la struttura. Ci vuole spiegare cosa intende? Il sistema statale prodotto dalla
conferenza di Westfalia ci ha consegnato una costruzione su tre livelli: su un
livello si trovano le Nazioni Unite e la Commissione dei diritti umani, da cui
"escono" i diritti umani, che poi sono ricevuti dagli Stati, mentre
all'ultimo livello troviamo i cittadini. In questa costruzione che si affida
alla verticalità dei rapporti molto dipende dal livello di mezzo, quello degli
Stati. È evidente che questa struttura sta cambiando lentamente i propri
connotati, perché emergono attori difficilmente collocabili in questo quadro,
come le corporation. E in questo senso anche il sistema dei diritti umani è in
crisi. Rimane però radicata la visione culturale promossa da questa struttura, ovvero
l'individualismo dei diritti, che sono per la maggior parte riferiti a
"ciascun" individuo. È una concezione non sbagliata, ma incompleta,
perché dimentica alcuni diritti collettivi che invece sono essenziali,
generalmente affermati e accolti con più difficoltà proprio perché non
riducibili alla somma dei diritti individuali. In quel testo lei sembra inoltre
sostenere che i diritti "elargiti" dallo Stato in qualche modo
contribuiscono a legittimarne l'"essenza metafisica", a rafforzarne
l'onniscienza, l'onnipotenza e la verticalità del rapporto con i cittadini... È
così, una volta che lo Stato diviene l'unico dispensatore di diritti, può dire
al cittadino: abbiamo garantito la soddisfazione di tanti diritti, ora devi
adempiere ai tuoi doveri. E tra i doveri, si nasconde sempre quello di
partecipare alla guerra: è proprio questo l'argomento che usa il governo degli
Stati Uniti, un argomento caratteristico dello stato giocabino e napoleonico.
Non esistono i diritti gratuiti. Per ovviare a questa verticalità lei propone
la traduzione dei diritti umani in una cultura normativa locale, che enfatizzi
il diritto all'appagamento dei bisogni fondamentali più che l'universalità.
Eppure i diritti umani passano ancora per il sistema delle Nazioni Unite, che
lei ha criticato per l'eccessivo centralismo. Dovremmo cominciare a
democratizzare l'Onu? In effetti le Nazioni Unite dovrebbero dotarsi di una
struttura più orizzontale, tramite un processo di democratizzazione che
sottragga il potere di veto alle cinque grandi potenze. Inoltre, bisogna
includere più paesi nel Consiglio di sicurezza, portandolo per esempio a
cinquantaquattro paesi; e poi, dal momento che anche i termini che usiamo sono
importanti per indicare ciò che desideriamo ottenere, invece che di Consiglio di
sicurezza potremmo parlare di Consiglio di pace e sicurezza, perché se il
termine sicurezza rimanda alla stabilità, pace invece è una parola molto più
dinamica. Tutto ciò implica processo che si realizzerà nel futuro, forse tra
trent'anni. Prima però ci sarà il crollo degli Stati Uniti. A proposito: nel
1980, con la teoria della "sinergia delle contraddizioni sistemiche"
lei aveva predetto con precisione il crollo dell'impero sovietico. Oggi invece
si dice convinto che tra il 2020 e il 2025 crollerà l'impero americano. Quali
sono gli elementi che glielo fanno credere? Quindici contraddizioni distribuite
nei campi della economia, militare, politico, culturale e sociale, di cui le
più importanti sono tre. Intanto, la discrasia tra l'economia finanziaria e l'economia
produttiva, che divide la parte bassa della società, sfruttata e troppo povera
per avere la capacità di comprare beni, da quella alta, che invece gode di una
liquidità eccessiva usata per speculare. Nel settore militare la contraddizione
principale è quella tra il terrorismo e il terrorismo di Stato, mentre
nell'ambito culturale la contraddizione è quella creata artificialmente tra
l'Islam da un lato e l'ebraismo e il cristianesimo dall'altro, con la divisione
in due blocchi contrapposti delle tre religioni abramitiche. Quanto alla
presidenza di George Bush, non ha fatto che accelerare il processo di collasso
dell'impero americano.
( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
In gara
"Leonera" di Trapero, nella Quinzaine Skolimowski Zampate da leoni in
carcere e ospedale Ambientato in un carcere speciale per giovani madri, con la
partecipazione di 50 autentiche detenute, il film argentino è la storia di una
rivolta che si conclude con la fuga in Paraguay. Invece il regista polacco
mette in scena un fatto di cronaca in "Quattro notti con Anna"
Roberto Silvestri Cannes Cecità, amnesie, perdita d'equilibrio, deformazione
della storia, deambulazioni in spazi rigonfi d'ombre e mistero... È in
atmosfere pericolose e noir che "nuotano" i film di Cannes 61. Il più
agghiacciante, dato l'argomento, è Valzer con Bashir (recensito accanto), cartoon "educativo"
franco-tedesco-statunitense-israeliano su Sabra e Chatila: il regista, che è di
Haifa, fa capire, senza potercelo dire, che (manipolare la storia è di gran
moda, non solo in Israele)
raccontare oggi con esattezza di dettaglio come era ricca e palestinese la sua
città, sarebbe peggio che antipatriottico. È già tanto che gli scolari
rimangano basiti scoprendo che il mitico Sharon è stato processato a Bruxelles
per crimini contro l'umanità o si scandalizzino per il paragone (indiretto) tra
tsahal (ovvero l'esercito israeliano, quando era in trasferta
"falangista" a Beirut nel settembre 1982) e i soldati nazisti che
rastrellavano il ghetto di Varsavia. In gara l'Argentina, con il quinto film di
Pablo Trapero, di genere carcerario, ma non più sulle torture ai comunisti
praticate dai macellai fascisti in divisa ma sulle "donne in gabbia".
Leonera, ovvero "La zampata del leone" di Julia (l'attrice, Martina
Gusman, è la moglie del regista, una grinta da Angelina Jolie) racconta una
storia d'oggi ed è la metafora delle virtù e dei difetti dell'Argentina
contemporanea. Il succo del film è: non sappiamo ancora bene chi assassinò il
paese, ma certo oggi sarebbe il caso di uscire dal sacro ombelico peronista e
di guardare meglio alla nostra identità india che a Parigi e Londra,
rovesciando i consigli di Borges. Leonera è infatti una coproduzione (con
capitali coreani del sud e brasiliani) tra Matanza Films (la casa di produzione
di Trapero, che ha sede nella periferia di Baires, e ha lanciato anche Lisandro
Alonso e Albertina Carri) e Servizio Penitenziario Nazionale, che ha permesso
non solo di girare in 5 carceri ma anche (ed è la prima volta) l'uso, come
attrici, di ben 50 detenute, molte, le più agguerrite, indigene, in cambio di
iniziative culturali (corsi di alfabetizzazione, recitazione e proiezioni di
film) e di un trattamento di riguardo per il set, cioè non a base dei soliti
"luoghi comuni" che fanno di ogni direttore e secondino di carcere
femminile (basta ricordare alcuni capolavori di Jack Hill, Jonathan Demme e
Peter Walker) il rappresentante tipico della degenerazione umana e della
subcultura sadica. Julia è la finta bionda universitaria ventiseienne di Buenos
Aires sbattuta in carcere per un delitto non commesso, o così crede (un'amnesia
che rovescia il celebre incipit di un noir di Fritz Lang). Incinta di Nahuel,
amante del suo ragazzo, che è la vittima, è ospite di una prigione speciale per
giovani madri in attesa di processo, da cui uscirà con una condanna a dieci
anni (il suo uomo bisex, e probabile assassino, Ramiro, per salvarsi, la
inguaia). Anzi forse prima, perché quando sua madre (arida, frivola, borghese e
cosmopolita, sempre in viaggio a Parigi) le strappa il pupo (che per legge
Julia potrebbe tenere in cella per i primi quattro anni) non ci vede più e
diventa innanzitutto lesbica - innamorandosi della compagna di cella india che
allatta meglio - istiga le detenute del braccio alla rivolta, perché non venga
tollerato in carcere il sopruso più grave, quello contro i diritti di una
mamma. E infine, approfittando di un permesso (troppo "permissivo"?
no: nelle leggi Gozzini c'è almeno un barlume di "affermative
action"), organizza la grande fuga, la "zampata del leone", con
il suo leoncino, verso il Paraguay, una terra, si spera, ormai ripulita di nazisti.
Speriamo che il film, di esplicita sensibilità Cesare Beccaria, apra un serio
dibattito in Argentina sul divieto di incarcerazione delle donne incinte e con
figli piccolissimi a carico. Anche se il regista Pablo Trapero non spezza lance
a favore di nulla, anzi ne scaglia alcune, di lance, contro i tumori maligni
che avvelenano la parte, anche democratico-borghese, dell'immaginario
collettivo bianco-celeste (e non si vede nel film neppure una bandiera
nazionale, un record). Grande l'emozione per la inaugurazione della Quinzaine
des Realisateurs con un'altra "zampata di Leon". Torna dietro la
macchina da presa, e dentro un set casalingo, Jerzy Skolimowski, dopo
quattordici film realizzati tra il 1964 e il 1991 (Ferdydurke, da Gombrowicz).
L'ex boxeur polacco, ma in esilio dal 1967 fino alla fine della monarchia
socialista, ha ritrovato il gusto del cinema, il piacere della micro
panoramica, dopo aver frequentato in Canada il set di Cronenberg come attore e
verificato che è ancora possibile, riprendendo gli allenamenti sul ring, non
farsi completamente manipolare e abbrutire dai produttori ammanicati alle
multinazionali che congelano il business. Così ha rielaborato, assieme a Ewa
Piaskowska, una storia estrema d'amore e prigione, e trovato nel produttore franco-portoghese
Paulo Branco l'outsider di mercato meno riconciliato al catechismo imperante.
In una piccola città polacca stipata tra due chiese e due campanili color fango
su fango viene trasposto un fatto di cronaca vera accaduto in Giappone, in
Quattro notti con Anna. Un brucia-rifiuti d'ospedale (di un ospedale futura
preda della razionalizzazione e della flessibilità, e dunque destinato al
licenziamento) Leon Okrasa, che si era lasciato condannare nel passato per uno
stupro non commesso ma solo osservato, si innamora di Anna, la vittima di
quella violenza, che fa l'infermiera in quello stesso ospedale e ha il seno
delle misure Russ Meyer. Ne spia dalla finestra ogni movimento con il binocolo,
lavora di fino per trasformare il sonno di lei in un torpore veramente
profondo, con quel metodo funesto (la polverina nelle bevande) che la
"mala" usa per drogare le pollastre, finché, con stile Bresson e
etica Kim Ki Duk, si introduce di notte nella sua cameretta per quattro volte.
Lo accompagna solo il suo candore perverso e ossessionato, segnaletiche di
morte che ne avvolgono la vista (la carcassa di una mucca morta sul fiume, i
graffiti di impiccati sui muri, il ricordo della nonna sofferente e malata e di
un quasi soffocamento subito in carcere), le urla continue e aggressive di
sirene d'ambulanza e le armonie minimaliste (e terapeutiche) di Michal Lorenc:
vedrà Anna sospirare e sognare nel buio, si inebrierà del suo odore, sfiorerà i
suoi asciugamani, il suo gatto nero, i vestiti, le pulirà il pavimento, ne cucirà
gli asciugamani sfilacciati, riparerà un orologio a cucù rotto, le regalerà
indirettamente, dopo la festa di compleanno a cui non è stato invitato, infine,
un anello di diamanti, sfilato al dito di una mano troncata, residuo di sala
operatoria. Fino all'arresto, al processo, alla ovvia condanna (si condanna
sempre il recidivo di crimini sessuali) e, momento più doloroso di tutti, al
suo unico incontro con Anna. Che restituendole, turbata, l'anello, pronuncerà
il suo definitivo "no". Il "criminale" Leon, come ogni
"artista", resta disperatamente solo nel suo fissare il suo sguardo
indecifrabile sul mondo. Non si passa mai, in compagnia, dalla costituzione
d'oggetto (il bottino) alla formulazione di immagine (il furto). Almeno nel
cinema criminale di Skolimowski, le cui immagini bruciano, al contatto degli
occhi, e che nessuno "stile" riuscirà mai a domare.
( da "Manifesto, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
In competizione
passa il documentario di animazione sul massacro di Sabra e Chatila, "Valzer con Bashir" dell'israeliano Ari Folman, militare
diciannovenne in quel settembre
( da "Giornale.it, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 116 del
2008-05-16 pagina 33 Splendido cartone nato da una costola di Shrek. Ma più
bello di Redazione Il Festival è da tempo sensibile ai cartoni animati. Ha
lanciato i tre Shrek e Steven Spielberg, con la Dreamworks, se ne è ricordato
quando, da una costola di Shrek, ha ideato un panda goffo, dall'alito letale, e
gli ha costruito attorno il magnifico Kung Fu Panda di John Stevenson e Mark
Osborne, presentato fuori concorso. È una storia a sfondo cinese dove il panda
Po - che aiuta in cucina il padre Ping, papero (!) e cuoco - si candida a
"drago-guerriero", l'unico capace di fermare un più credibile ex
aspirante drago-guerriero, Tai-Lung, deciso a vendicarsi di vent'anni di
prigionia. A dar voce ai disegni sono Jack Black (Po), Dustin Hoffman (Shifu,
maestro di kung fu), Angelina Jolie (la tigre), Jackie Chan (la scimmia), Lucy
Liu (la vipera), Ian McShane (Tai-Lung). Al Festival è giunta vasta
rappresentanza del cast, guidata dal produttore Jeffrey Katzenberg e dai due
registi: con loro la Jolie e Hoffman, Black e la Liu, che alla proiezione di
gala vestiva Roberto Cavalli. Indossano invece solo uniformi i personaggi di un
altro scontro a cartoni animati presentato ieri al Festival: è Valse avec
Bachir, cioè "Valzer con Bachir" (Gemayel), dell'israeliano
Ari Folman. Tecnica e taglio sono diversissimi da Kung Fu Panda: qui non c'è un
passato mitico cinese, ma uno storico libanese. Reduce dalla guerra del 1982,
Folman firma in realtà un "documentario", attribuendo la
responsabilità per la strage di Sabra e Chatila: mandante Ariel Sharon, sicari
i falangisti libanesi, per vendicare la morte - attribuibile a chi? - di
Bachir Gemayel, il loro capo. Fra i titoli in concorso finora, è il migliore. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
In bicicletta Bin
Laden: "Jihad contro Israele no all'Unifil che
difende gli ebrei" Bush offre ai sauditi forniture militari e aiuti per il
nucleare civile Il messaggio audio del leader di Al Qaeda per il 60esimo dello
stato ebraico ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - Il secco
"No" pronunciato da George Bush al nucleare iraniano dalla tribuna
della Knesset non si applica all'Arabia Saudita. Volato a Riad da Israele nella speranza d'indurre re Abdallah ad intervenire
per frenare la folle ascesa del prezzo del petrolio, il presidente americano,
non soltanto non è riuscito a portare a casa l'auspicata riduzione del prezzo
del barile, ma ha preso due importanti decisioni nettamente favorevoli
all'alleato saudita. Gli Stati Uniti s'impegneranno, infatti, a proteggere le
riserve petrolifere dell'Arabia Saudita (il che vuol dire offrire in vendita
ulteriori forniture militari) e ad aiutare il regime di Riad a sviluppare un
programma nucleare a scopi pacifici. Che queste decisioni siano state ispirate
dalla necessità di rinsaldare senza badare a spese i legami con la monarchia
saudita appare del tutto ovvio. Per Washington re Abdallah è un alleato
prezioso innanzitutto per contenere l'espansionismo dell'Iran e per assicurarsi
la mobilitazione dei cosiddetti paesi arabi moderati contro il terrorismo di
matrice islamica. Non a caso, come rispettando un copione scritto in anticipo, con le entrate e le uscite sincronizzate, ieri, mentre Bush
concludeva la sua visita in Israele e volava nel Golfo, Osama Bin Laden, il profeta della Jihad
globale, faceva sentire la sua voce per minacciare Israele e l'Occidente. Niente di nuovo nel messaggio del fondatore di Al
Qaeda nonché ideatore dell'attentato alle Torri gemelle.
"Continueremo, con l'aiuto di Dio a combattere la battaglia contro gli
israeliani e i loro alleati. e non rinunceremo ad un solo centimetro della Palestina finché ci sarà un vero musulmano sulla
terra". Le celebrazioni per il sessantesimo anniversario dalla fondazione
dello Stato ebraico sono un memento, dice il capo terrorista, che "la Palestina e la nostra terra e gli israeliani sono invasori e
occupanti che devono essere combattuti". La partecipazione dei leader
occidentali alle celebrazioni per il sessantesimo, "conferma che
l'Occidente spalleggia l'occupazione ebraica della nostra terra".
"Gli occidentali combattono con gli israeliani nella stessa trincea contro
di noi" ha aggiunto Bin Laden, quindi ha fatto riferimento all'Unifil
precisando che "ciò è dimostrato dal fatto che hanno inviato truppe
operative nel sud del Libano in difesa degli ebrei". Se una novità c'è in
quest'ennesima sortita di Bin Laden è che, mentre nei suoi primi messaggi
concentrava i suoi strali sulla necessità di "cacciare gli infedeli"
dal suolo islamico, segnatamente le truppe americane dall'Arabia saudita,
adesso pone la sua enfasi sul conflitto israelo-palestinese, un argomento quasi
rituale della propaganda araba verso il quale l'opinione pubblica mediorientale
resta sensibile. Insomma, un tentativo di captare appoggi e benevolenza dalle
masse. Non va dimenticato, tuttavia, che l'Arabia saudita resta la terra nella
quale Bin Laden è nato e cresciuto ancorché la sua famiglia abbia radici
yemenite. Lì, nella sua terra, Bin Laden avrebbe voluto portare innanzitutto la
sua rivoluzione ispirata alla più drastica concezione della guerra santa
(Jihad) e poco importa che a farne le spese sarebbe stata quella stessa corona
cui il capo di Al Qaeda doveva le sue fortune economiche. S'è ritrovato,
invece, bandito dalla sua terra e condannato a morte senza appello. Ma,
soprattutto, Riad ha continuato a mantenere con gli Stati Uniti un rapporto
privilegiato. Gli ultimi sviluppi politici nella regione hanno, se possibile,
ulteriormente avvicinato Riad a Washington. Oggi non è fantapolitica immaginare
la scena mediorientale divisa tra due grandi blocchi antagonisti, uno dominato
dal regime degli Ayatollah, l'altro dal regno di Abdallah, l'Islam radicale
contro gli arabi alleati dell'Occidente. Si spiega anche così la richiesta
avanzata nei mesi scorsi da Riad di ottenere dagli Stati Uniti armamenti per
miliardi di dollari, mentre con sempre meno cautela circolavano voci di un
interesse saudita a sviluppare un programma nucleare a scopi pacifici.
Qualcuno, in seno al congresso americano, ha sollevato obiezioni visto anche
l'intransigenza degli interlocutori, primi produttori di petrolio al mondo, a mantenere
alto il prezzo del barile. Ma alla fine Bush ha ceduto alle richieste saudite
apparentemente senza contropartite.
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Su Haaretz
"Iran, attacco Usa entro l'anno" GERUSALEMME - "Gli Stati Uniti
potrebbero condurre un'azione contro il regime iraniano entro quest'anno".
è quanto riferiscono fonti del governo israeliano vicine
all'ufficio del primo ministro Ehud Olmert. Tale possibilità, secondo Haaretz,
sarebbe stata discussa nei colloqui riservati tra il premier israeliano e il
presidente americano George Bush durante la sua visita di questi giorni in Israele. I funzionari israeliani
riferiscono che Bush vuole affrontare la questione iraniana "alla radice,
per estirpare non solo la minaccia nucleare di Teheran, ma anche l'influenza
negativa nell'aiuto a gruppi militanti come Hezbollah e Hamas". Nel suo
discorso di ieri davanti ai deputati della Knesset, Bush aveva detto che
"permettere al principale sponsor del terrorismo di possedere un'arma
nucleare sarebbe un imperdonabile tradimento per le generazioni future".
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il neoministro della
Difesa in visita alla base di Tibnin: "Bin Laden ci accusa? Anche Israele, ma del contrario" La Russa tra i soldati in
missione "In Afghanistan regole più flessibili" "L'ok del
governo a interventi fuori dalle competenze deve essere dato in pochi
minuti" Dichiarazioni a tutto campo: dalla sicurezza alla "vittoria
certa" dell'Inter FRANCESCA CAFERRI DAL NOSTRO INVIATO TIBNIN - Maggiore
flessibilità in Afghanistan, nessuna modifica delle regole di ingaggio in
Libano, dettagli sul piano sicurezza che il governo sta studiando a Roma e,
perché no, la speranza, per non dire certezza, che domani l'Inter vincerà il
campionato italiano. è un Ignazio La Russa a tutto campo quello che ieri è
arrivato in Libano per la sua prima missione all'estero in veste di ministro
della Difesa del governo Berlusconi. Jeans, giacca mimetica, distintivo
dell'Unifil sul braccio e fazzoletto blu al collo, La Russa ha salutato i
militari italiani in missione nel paese nella base di Tibnin, quartier generale
della zona sotto comando italiano. "Sono emozionato per essere qui tra voi
- ha detto - e ammetto che mi capita raramente". Un breve discorso alle
truppe per ringraziarle del lavoro svolto, un incontro con i comandanti della
missione - il generale Graziano per il comando generale Unifil, il generale Ruggiero
per quello nazionale - poi La Russa si ferma a discutere con i giornalisti dei
teatri caldi in cui i militari italiani si trovano impegnati: in cima alla
lista delle domande quella relativa al nuovo discorso audio di Osama Bin Laden,
che ieri ha accusato la missione Onu di essere di fatto al
servizio di Israele.
"Se così fosse - ha detto il neo ministro della Difesa - da Israele non sarebbero arrivate accuse ad
Unifil di non fare abbastanza per fermare il presunto riarmo di Hezbollah",
taglia corto. Poi un riferimento all'Afghanistan: "Alcuni giornali hanno
scritto che io ho detto che siamo pronti alla guerra. Questo non è vero.
è una missione di pace, in cui la priorità è la ricostruzione del paese, nel
rispetto di quello che dice la Costituzione". La Russa si dice piuttosto
favorevole a un impegno "più flessibile" dei militari schierati sul
campo: "Oggi - spiega - i nostri soldati non possono essere impiegati
fuori dalla loro area di competenza se non in casi particolari e dopo l'autorizzazione
del governo, che deve avvenire entro 72 ore dalla richiesta del comandante
della missione. Ecco, noi non diciamo di eliminare il sì del governo, ma che
questo avvenga però in tempi rapidissimi, magari in pochi minuti o comunque il
tempo minimo necessario per valutare la situazione". Infine il capitolo
più ampio, quello che riguarda il Libano: "Ho scelto di venire qui non
solo per la preoccupazione dei giorni scorsi, ma anche per dimostrare che, come
mi hanno detto i comandanti sul campo, in questa zona non c'è nessun
accresciuto pericolo: i nostri soldati stanno svolgendo i loro compiti come
facevano nelle settimane passate. E stanno dimostrando che sono in grado di
svolgere al meglio qualunque missione sia loro affidata dalle organizzazioni
internazionali". Per quanto riguarda le regole di ingaggio, La Russa
ribadisce i concetti già espressi nell'intervista a Repubblica dei giorni
scorsi: "Non tocca a noi cambiarle. E comunque mi sembra che siano
adeguate agli obiettivi che la missione si pone. La discussione su questo tema
in questo momento mi sembra inutile e forse anche dannosa, perché aumenta la
tensione nei confronti del contingente, che sta facendo un ottimo lavoro".
Discorso chiuso dunque. Tutto aperto invece quello per lo scudetto, ma anche su
questo il ministro sembra avere pochi dubbi. "Vinceremo noi,
vedrete", dice fiducioso mentre posa fra i soldati tifosi dell'Inter
indossando la maglia neroazzurra che i militari gli hanno regalato.
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La
stampa asservita La strage di Gaza Il petrolio iracheno Israele continua con
la strage di Gaza e un embargo che fa morire di fame un milione e mezzo di
persone I media hanno un ruolo importante nel falsificare la realtà e nel
creare un'opinione pubblica sottomessa I politici occidentali opprimono gli
altri con l'occupazione e la rapina dei loro beni, come Bush e Blair in Iraq.
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVII - Palermo
La star algerina canta a Mondello Windsurf festival è l'ora di Khaled Il re del
rÄi salirà sul palco allestito in spiaggia dopo l'israeliano
Sagi Rei e gli Apple Scruffs GIGI RAZETE Gran chiusura nel segno dei suoni
mediterranei per lo "Show music" che ha animato le giornate
mondellane del World festival on the beach. Stasera, dopo il
"riscaldamento" musicale proposto a partire dalle 21,30 da
Mauriziotto e Francesco Faggella, sul palco sulla spiaggia di Valdesi saliranno
dapprima i palermitani Apple Scruffs, reduci dal successo a Liverpool, e
l'israeliano Sagi Rei, fautore di un linguaggio che stempera le proprie radici
in suoni occidentali smaccatamente pop e dance, e poi, come evento clou, il
celebre cantante algerino Khaled, protagonista di rilievo della world music più
intensa e indiscusso re del raÏ, la nuova musica maghrebina nata dalla fusione
di funk, reggae, pop e musica araba. Khaled ha il merito di avere trasformato
il raÏ da genere locale in tendenza internazionale attraverso il successo planetario
che negli anni Novanta hanno avuto album come "Didi" e "N'Ssi
N'Ssi" (alcuni dei brani di quest'ultimo disco, composti per il film
"Un, due, tre stella!" di Bertrand Blier, con Mastroianni, gli hanno
valso l'Osella d'oro per la musica alla Mostra del cinema di Venezia). Nato 48
anni fa ad Orano, Khaled ha assimilato e fuso assieme tanto i suoni della
propria terra quanto quelli di Elvis Presley, James Brown e Bob Marley.
Operazione di sintesi culturale che, nonostante il favore popolare, gli ha attirato
addosso per lungo tempo l'avversione dei fondamentalisti islamici, tanto da
costringerlo, a metà degli anni Ottanta, a trasferirsi in Francia. Di Khaled è
stato da poco pubblicato un "Best of". In programma anche Rosario
Croce che canterà "Il modo giusto".
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVII - Napoli
Diciassette protagonisti in collettiva e una mostra con alcuni archivi storici
della città L'arte al tempo dei no-global Installazioni interattive curate da
Julia Draganovic e in parallelo video e documenti secondo Marina Vergiani
STELLA CERVASIO Andate al Pan e giocatevi la vostra chance no-global nel mondo
della "Impresa dell'arte". Potete scegliere di esprimere un desiderio
e lanciare un centesimo nel contenitore del Pan come prescrive il progetto
"Centesimo avanzato" della tedesca Susanne Bosch - sperando che come
in Germania si raccolgano per impieghi benefici anche qui tonnellate di monete
spesso buttate via. Ma potete anche accarezzare l'utopia di "Un alveare in
città" come quello che a Francoforte il gruppo di artisti Finger ha
regalato ai cittadini sbalorditi: a Palazzo Roccella un balcone resta
perennemente aperto nella speranza di "catturare" qualcuna delle
ormai rare api Maia di città. Nella caleidoscopica collettiva - come sempre
rigorosamente rispettosa del tema prescelto - a cura di Julia Draganovic,
direttore artistico del Pan (via dei Mille, 60, fino al 30 giugno, tutti i
giorni tranne il martedì, 9.30-19.30; festivi 9.30-14, ingresso 5 euro), il
"convitato di pietra" è Duchamp. Quindi c'è un'altra possibilità:
partecipare a una surreale asta per ritrovarsi proprietari di un aglio, pagato
in banconote da "milleaglio" ricevute all'ingresso. è
"Agliomania" (Biennale Venezia 2003) dell'artista di Taiwan Shu Lea
Cheang, un'altra utopia critica che ha a che fare con il mercato dell'arte, a
cui si rapporta secondo le riflessioni di Joseph Beuys. Il rapporto tra arte e
economia è indagato nelle opere di Yevgeniy Fiks, che ha tentato di regalare
una copia di "Imperialismo, fase suprema del capitalismo" di Lenin
alle multinazionali, vedendosi arrivare lettere di risposta (esposte in mostra)
di ogni tenore. Bellina la replica di Disney: "Non accettiamo proposte
creative che non abbiamo commissionato". Nel lavoro di Eva e Franco Mattes
aka 0100101110101101.org si vede come i due nel 2003 occuparono la Karlplatz di
Vienna in nome del marchio Nike. Nel suo video l'israeliano
Guy Ben-Ner finge di vivere nelle "stanze" dell'Ikea con la famiglia,
tentando l'impresa di spiegare ai figli il senso della proprietà privata fra
cartellini dei prezzi e sguardi indagatori di possibili acquirenti. Le foto su
"Il Capitale illustrato" sono state raccolte dal francese
Jean-Baptiste Ganne nei luoghi della società spettacolo preconizzata da Guy
Debord. Sono dodici anni che Felix Gonzalez-Torres è morto, ma la forza
delle sue installazioni sembra aver congelato la storia: blu le caramelle,
questa volta alla menta, di "Untitled (Revenge)" del 1991, con le
quali l'artista cubano era solito "comporre" tutt'altro che casuali
tappeti e che sta al pubblico distruggere mangiandole. La fondazione
dell'artista ancora oggi prescrive il peso ideale dell'installazione, il colore
dell'incarto, finanche la casa produttrice. Di sponsorizzazioni si occupa
Christian Jankowski, di azioni da hacker Alessandro Ludovico, Ubermogen.com,
Paolo Cirio; come Ganne, Sarah Morris sottolinea la realtà del capitalismo;
Danica Phelps indaga quasi maniacalmente i meccanismi del rapporto
artista-opera. E ancora, Santiago Sierra, Tadej Pogacar, Steven Cohen, Claude
Closky e l'unica napoletana, Roxy in the Box, si autoriprende in una ironica
performance tra pop e amarezza sull'identità decretata dal mercato fra
l'artista e l'opera. In parallelo, importante per Napoli, "Il bene comune
- Pan Screening 2008", la mostra in cui il curatore capo del Centro di documentazione
Marina Vergiani espone carte d'archivio acquisite: in luce Trisorio, Puntillo,
Marianna Troise, Emeroteca Tucci, Martone, Amelio e altri.
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Firenze
In via Maruffi, nel covo delle pettorine gialle: sedici anni, buoni studi,
fissati con il mito di Sparta "Qua l'avambraccio, siamo legionari"
ERNESTO FERRARA Il covo delle giovani ronde di An è in via Maruffi, proprio
dietro la Questura. Due piani, il manifesto col Duce alle pareti, sulla stele
nera i nomi scritti in gesso dei morti ammazzati del Msi negli anni del
terrorismo. Sulla porta c'è Marco, 25 anni e un cavaliere medievale tatuato sul
bicipite sinistro. Non stringe la mano, ti afferra l'avambraccio: "Come
facevano i legionari romani: la mano può scivolare". Ama le prese solide,
le cose che danno sicurezza. Come gli amici, come le amiche. Quindici, sedici,
vent'anni. Guardano dritto negli occhi. Al Casaggì, questo centro sociale di
destra, ci passano 3-4 ore, il pomeriggio. Ci studiano pure. O guardano la tv.
Parlano, litigano. Non hanno voglia di menar le mani: ma non vedono l'ora di
indossare una pettorina e andare in giro a sorvegliare la città. Il padre di
Marco vota Veltroni, lui invece stima il coraggio di Fini. Si è iscritto da
alcuni anni ad Azione Giovani, movimento giovanile di Alleanza Nazionale, è uno
dei 900 tesserati fiorentini. "E' la prima volta che vediamo giornalisti
entrare: in genere vengono solo quando ci rompono i vetri o ci bruciano
l'ingresso" ride mentre tocca ferro. Al pianterreno ci sono i giovani, al
primo le stanze del partito. "L'abbiamo rimesso in piedi noi, il partito
da Roma ci paga solo l'affitto", spiegano in coro. Ci sono molte ragazze.
Daunia ha 16 anni, terzo anno dello scientifico vicino Porta Romana, ha paura
ad uscire di sera: "Gli zingari non mi piacciono, mi impauriscono. Come i
molestatori di donne". Vorrebbe una città più sicura: "Per questo
scenderò in strada". Licia, 19, studia al linguistico: "Non andremo
da sole: ci saranno i ragazzi con noi". Guardano la tv sui divanetti, non
gli piace l'ambiente delle discoteche: "Lo Yab è roba da fighetti, da
giovani di Forza Italia", osserva Francesco Torselli, 32 anni, il
segretario provinciale. Uno che ha deluso il nonno partigiano e i genitori
democristiani votando An, uno che ride quando gli chiedi se un giovane di
destra ce l'ha con gli ebrei o i rom: "Signori, qui non ce l'abbiamo con
nessuno, semplicemente vengono prima gli italiani che non arrivano alla fine
del mese. Viene prima il diritto alla casa, prima il mutuo sociale. Noi
facciamo, proponiamo: i giovani di sinistra che fanno?". Azione
studentesca è il primo gruppo politico nella consulta provinciale, l'organo di
rappresentanza delle scuole superiori: 18 delegati contro i 15 dei collettivi
di sinistra. "Per me l'ebbrezza è il coraggio, mica farsi le canne",
spiega Matteo, 18 anni. "300" di Frank Miller è il loro film-cult,
racconta la storia dei pochi spartani guidati da Leonida che resistettero alle
Termopoli all'esercito senza fine dei persiani di Serse. L'eroina delle ragazze
è "Juno", l'adolescente col pancione che sceglie di tenersi il
bambino nel film di Jason Reitman: "Mai preso la pillola del giorno dopo,
sono per la famiglia e contro l'aborto", ripete Valentina, 24 anni, una
che adora il neo ministro Giorgia Meloni. "Sono ipocriti quelli che dicono
che gli zingari non gli fanno paura", dice Claudia, 19 anni. "Ma non
attaccheremo i campi rom, ci teniamo alla pelle", promette Torselli. Alle
pareti spadroneggia il Duce, c'è tutta la storia del Fronte giovanile, anche
una kefiah: "Teniamo alla causa della Palestina, all'autodeterminazione dei
popoli". Nicola Nascosti, il coordinatore provinciale dei
"grandi" di An, è con loro: "Visto? Mica sono estremisti. Non
sono più temibili le sentinelle senza nome di Cioni?". Ma Forza Italia ha
detto no: "E noi andiamo avanti, non siamo mica filo-renziani come
Toccafondi".
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XXI - Torino
Il padre di Pistoletto e il colore di Halley OLGA GAMBARI Giorgio Persano
presenta una personale di Michelangelo Pistoletto intitolata "Ettore e
Michelangelo i coetanei", di cui l'artista scrive: "Nel 1973 Gian
Enzo Sperone presentava nella sua galleria torinese la mostra "Padre e
figlio". Il padre era il mio e il figlio ero io. Per quella mostra egli
aveva dipinto alcune nature morte dedicate ai miei quadri specchianti. Adesso
Giorgio Persano ospita "Ettore e Michelangelo i coetanei". Mio padre
è mancato ma è tornato nella mia arte. Nella mostra le mie opere riprendono e
rispecchiano le opere del mio genitore fatte per rispecchiare le mie ed esserne
rispecchiate". MICHELANGELO PISTOLETTO - Giorgio Persano, piazza Vittorio
9, fino al 26 luglio. Info 011/835527, www.giorgiopersano.com Che legame c'è
tra l'opera e il suo progetto, tra la forma definitiva che il lavoro assume e
tutti i disegni preparatori? Su questa idea, Peter Halley ha impostato la
mostra "Works for projects", che si inaugura il 22 maggio a Torino,
tra la galleria InArco dalle 18 alle 21 e la Banca Bsi tra le 16 e le 19, che
ospita suoi interventi di wall painting. In mostra tre dipinti e una ventina di
opere su carta, studi e progetti preparatori di lavori su tela di più ampie
dimensioni. WORKS FOR PROJECTS di Peter Halley - Galleria InArco, piazza
Vittorio Veneto, e Banca Bsi, via Maria Vittoria 6, fino al 12 luglio. Info
011/8122927, www.in-arco.com Sabato alle 18.30 si inaugura la seconda puntata
di "I linguaggi del Mediterraneo", a cura di Elena Privitera, Marco
Filippa e Federica Tammarazio, da En Plein Air a Pinerolo. Un'esposizione in
tre parti sul tema del "colore non-colore" della società attuale:
multietnica e proiettata verso un futuro che prospetta una nuova
interpretazione del bacino mediterraneo. Partecipano
artisti da Italia, Francia, Spagna, Israele, Macedonia, Congo, Senegal, Danimarca, Marocco, Russia, che
sono: Rikke Hostrup, Andrea Chidichimo, Simone Pellegrini, Laurence Ursulet,
Marialuisa Tadei, Aghim Muka, Daniel Kambere, Ibrahima Diaw, Robert Gligorov,
Yael Plat, Lorenzo Griotti, Giorgio Ramella. la serata è dedicata a due
artisti scomparsi prematuramente, Luca Bernardelli e Pippa Bacca I LINGUAGGI
DEL MEDITERRANEO - Galleria En Plein Air, stradale Baudenasca 118, Pinerolo,
fino al 31 agosto. Info 0121/340253, www.epa.it.
( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE La polemica Il senatore nero: "I repubblicani cercano di spaventarci.
Non funzionerà" Obama attacca Bush sull'Iran e Hamas La politica estera
diventa scontro elettorale Accuse a McCain: "Un ipocrita. Due anni fa era
favorevole al dialogo" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - Saranno i
rapporti con l'Iran e Hamas il tema più esplosivo e lacerante della campagna
presidenziale negli Stati Uniti. Innescano una polemica destinata a durare e
tracciano le linee dello scontro le dichiarazioni di George
Bush davanti al Parlamento israeliano, dove ha accusato Barack Obama e i leader
democratici di voler negoziare con i terroristi, paragonandoli a Neville
Chamberlain, il premier britannico che nel 1938 cercò inutilmente di ammansire
Hitler. "è esattamente il tipo di attacco disonesto e brutale che ha
diviso il Paese e ci aliena dal resto del mondo", ha risposto ieri
Obama, sfidando Bush e il candidato repubblicano John McCain, che aveva
approvato le parole del presidente, a un confronto sulla politica estera. Con
la nomination democratica ormai in tasca e frotte di superdelegati che scelgono
di schierarsi con lui, il senatore dell'Illinois si è detto "certo di
vincere questo dibattito" perché ci sono molte domande cui Bush e McCain
devono rispondere: "Come mai l'Iran sia il maggior beneficiario strategico
dell'invasione dell'Iraq, costata 600 miliardi di dollari. Come mai Hamas ora
controlla Gaza, a causa delle elezioni volute a ogni costo da questa
amministrazione. Come mai Osama bin Laden sia ancora libero". In
un'anteprima della sua strategia, Barack ha legato con filo doppio Bush e
McCain: "Mentono. Vogliono spaventarvi perché non potrebbero mai aver
ragione nella sostanza. Ma non funzionerà più. Non questa volta".
Confermando di voler avviare un negoziato diretto con Teheran sul programma
nucleare, Obama ha nuovamente ripetuto di opporsi a ogni tipo di contatto con
Hamas. Ed ha accusato McCain di "ipocrisia pura" su questo tema.
Proprio ieri infatti, l'ex numero due del dipartimento di Stato
nell'amministrazione Clinton, James Rubin, ha ricordato che due anni fa,
intervistandolo per Sky News dopo la vittoria elettorale di Hamas a Gaza,
McCain si era detto favorevole al dialogo: "Sono il governo e prima o poi
dovremo avere a che farci, in un modo o nell'altro - aveva risposto il senatore
repubblicano -. Capisco che l'amministrazione nutra antipatia verso Hamas,
perché teorizza e pratica la violenza. Ma c'è una nuova realtà in Medio
Oriente. La gente vuole sicurezza, una vita decente, democrazia e il Fatah non
gliel'ha data". Con un certo imbarazzo, mentre il video dell'intervista
impazzava su tutti i network, McCain si è dovuto difendere. Ha detto che
"non negozierà mai con organizzazioni terroristiche " e che Hamas
"dovrebbe prima ripudiare il terrorismo e il suo proposito di distruggere Israele". Poi ha definito Obama, "ingenuo e privo
di esperienza" per l'intenzione di volersi sedere a un tavolo con il
presidente iraniano Ahmadinejad. Ma come hanno ricordato giovedì sera i leader
democratici, da John Kerry a Joseph Biden, che ha anche liquidato come
"stronzate " le dichiarazioni di Bush, gli Usa stanno già dialogando
direttamente con Teheran, quanto meno a proposito della sicurezza in Iraq, tre
round negoziali negli ultimi 12 mesi. Più importante è che mercoledì il
ministro della Difesa, Robert Gates, abbia detto al Washington Post che
"occorre trovare una leva negoziale e poi sedersi e parlare con
l'Iran". In conferenza stampa, Obama ha anche indicato gli esempi del
passato, Kennedy, Nixon, Reagan, presidenti che trattarono direttamente col
nemico: "Abbiamo una tradizione bipartisan per questo tipo di
diplomazia", ha detto Barack. Nonostante la Casa Bianca abbia cercato di
smorzare la querelle, negando che Bush si riferisse a Obama, tantomeno che
volesse offenderlo, è chiaro che l'uscita del presidente prefiguri il ruolo che
intende giocare da qui a novembre: Bush aiuterà McCain, soprattutto perché
considera l'elezione come un referendum sulla sua presidenza. Ma per il
senatore dell'Arizona, l'abbraccio potrebbe essere soffocante. Paolo Valentino
IL COMMENTO di Zalmay Khalilzad nelle Opinioni Verso la meta Barack Obama, 46
anni: salvo imprevisti si avvia a conquistare la nomination democratica.
Tornano le voci su una possibile accoppiata con la rivale Hillary Clinton
"Vorrei chiedere a Bush come mai l'Iran sia il maggior beneficiario
strategico della guerra in Iraq" "Il mio avversario repubblicano?
Ipocrisia pura. Due anni fa era disponibile a parlare con Hamas".
( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 14 categoria:
BREVI Gaza: razzo su Ashkelon Bimbi feriti "Israele non può più tollerare la presenza a Gaza di un regime islamico
estremista". Così il vicepremier israeliano Ramon all'indomani
dell'ennesima fiammata di violenze fra Hamas e Israele. Giovedì sera un razzo katiuscia sparato dal nord della Striscia
di Gaza ha colpito un centro commerciale nella città israeliana di Ashkelon.
L'ordigno ha perforato il tetto esplodendo all'interno di un ambulatorio
ginecologico con diverse madri e figli. Oltre 20 i feriti, tre in condizioni
molto gravi. Colpiti anche tre bambini piccoli.
( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Il caso Ban Ki-moon e la "nakba", Gerusalemme contro
l'Onu GERUSALEMME - Forte irritazione a Gerusalemme per la gaffe del segretario
generale dell'Onu Ban Ki-moon che ieri, secondo quanto aveva riferito la sua
portavoce Michelle Montas, aveva telefonato al presidente
palestinese Abu Mazen per riaffermare il sostegno dell'organizzazione al suo
popolo in occasione della ricorrenza della Nakba cioè la
"catastrofe", il termine utilizzato dagli arabi per ricordare la
nascita di Israele nel
( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE
Messaggio sul web Bin Laden sceglie l'anniversario della fondazione dello Stato
ebraico per incitare i musulmani contro i soldati Onu Osama minaccia l'Unifil: "Protegge Israele" Appello alla "guerra santa per liberare la Palestina". La Cia: "L'audio è
autentico" Lo sceicco del terrore, nel suo terzo intervento di quest'anno:
"La questione palestinese tra le cause dell'11 settembre" WASHINGTON
- Osama riscalda i cuori dei suoi seguaci con il fuoco sempre vivo della Palestina. E lo fa inserendosi nell'anniversario
della fondazione di Israele sapendo di cogliere gli
umori e le sensibilità dei musulmani. Con il terzo messaggio audio del 2008
diffuso su Internet, Bin Laden - la Cia ritiene che la voce sia sua - torna a
"sparare" sullo stato ebraico e sulle potenze occidentali che ne
hanno favorito la nascita, denuncia la presenza dei capi di Stato a
Gerusalemme, definisce bugiarda la stampa internazionale perché
"complice" dell'occupazione. E, soprattutto, promette di
"continuare la battaglia contro gli israeliani e i loro alleati. La Jihad
è un dovere". La "questione palestinese - afferma la presunta voce
del capo qaedista - è una delle cause che hanno spinto i 19 uomini liberi a
colpire gli ebrei e i loro alleati. è da qui che sono venuti i fatti dell'11
settembre". Dedicando alla Palestina il clamoroso
attacco all'America, Osama vuole ribadire la centralità della crisi a Gaza
rispetto alle altre. Un messaggio ripetuto in modo ossessivo in questi mesi sia
da Bin Laden che dal vero ideologo del movimento, Ayman Al Zawahiri. Non meno
importante è il nuovo riferimento ai caschi blu Onu schierati in Libano sud, un
contingente del quale fanno parte anche duemila soldati italiani ed è guidato
in questo periodo dal generale Graziano. Bin Laden ribadisce la teoria che le
forze di pace rappresentano in realtà uno scudo per proteggere Israele dagli attacchi dei mujahedin. Una visione che ha
spinto Al Qaeda a criticare, negli scorsi mesi, persino gli Hezbollah sciiti.
Per i vertici jihadisti i guerriglieri libanesi sono parte del complotto e la
loro azione contro gli israeliani ha favorito l'arrivo delle truppe Onu. Il
crescendo sulla Palestina e il Libano è seguito con
attenzione dai servizi di sicurezza. Le sortite di Bin Laden spesso sono
rimaste confinate nella sfera della propaganda e la frequenza dei messaggi ha
tolto drammaticità. Rispetto ad una volta Al Qaeda parla tanto, forse troppo.
Ormai ci si è abituati ai comizi via Internet e solo i video di Osama hanno un
impatto maggiore. In ogni caso il braccio mediatico qaedista non si va sfuggire
l'occasione per essere presente sulla scena e rispondere alla promessa fatta da
John McCain agli americani: prenderemo o uccideremo Bin Laden. Detto ciò gli
007 temono che prima o poi qualcuno raccolga il segnale di Osama. A Gerusalemme
sono sicuri che Al Qaeda sia alla ricerca di rilancio con un attacco
spettacolare contro un obiettivo israeliano. Le intelligence occidentali, a
loro volta, guardano con inquietudine al ginepraio libanese. Il contingente è
già stato attaccato da presunte formazioni qaediste ed esistono- purtroppo - le
condizioni che favoriscono manovre clandestine. Il colpo di mano degli
Hezbollah ai danni dei sunniti libanesi potrebbe essere usato come
"pretesto " aggiuntivo per giustificare un attentato. Guido Olimpio
In video L'immagine che ha accompagnato il nuovo audio di Bin Laden sul web.
Riporta il logo della casa di produzione as-Sahab \\ Continueremo la battaglia
contro gli ebrei e i loro alleati.
( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Viaggio Prima visita del nuovo ministro della Difesa: "Il Sud
è tranquillo" La Russa tra i soldati italiani "Con voi Libano più
sicuro" "Avanti così, dannoso cambiare regole di ingaggio" Una
giornata nella base sulla collina che domina Tibnin. "Capisco le
preoccupazioni per il ruolo di Teheran" DAL NOSTRO INVIATO TIBNIN (Libano)
- Un "grazie " ai soldati italiani e una rassicurazione per tutti: le
condizioni operative per la missione Unifil non sono cambiate, i parametri di
sicurezza non sono mutati, sarebbe dunque inutile, e addirittura dannoso,
modificare le regole d'ingaggio. Blue jeans un po' scoloriti, giubbotto
mimetico su maglietta blu Onu, Ignazio La Russa affronta con passo baldanzoso
la sua prima missione all'estero come neo-ministro della Difesa.
"Nonostante i recenti fatti bellici a Beirut e nel Nord, il Sud del Libano
dove operano gli uomini del contingente italiano resta sicuro. Devo ammettere
che negli ultimi giorni ero preoccupato. Ma mi è bastato consultare e poi
incontrare i nostri ufficiali, tra cui il comandante in capo della missione
Unifil generale Claudio Graziano, per tranquillizzare le mie paure. In questo
settore del Paese non è cambiato nulla". Poche battute, una foto di gruppo
con la maglietta dell' Inter, e il cambiamento è digerito. Quella che due anni
fa era nata come la missione fiore all'occhiello dell'allora neo-governo Prodi
viene ora adottata armi e bagagli dal nuovo ministro di Alleanza Nazionale.
"Tutti parlano bene di voi. Sono soddisfatti gli israeliani, i libanesi e
soprattutto le popolazioni delle regioni dove operate". La base sulla
collina che domina Tibnin è stata pulita a festa. L'altra notte ha piovuto, il
cielo è azzurro terso, anche la ricostruzione dei villaggi libanesi devastati
dalle bombe israeliane e pagata dall'Iran (via Hezbollah) e dal Qatar qui ha
fatto miracoli per riparare i danni della guerra del 2006. Un gruppetto di
sminatori Onu poco più a valle si nota appena tra gli uliveti. Anche le notizie
politiche sembrano rassicurare: in queste ore si riuniscono a Doha, Qatar,
tutti i leader politici libanesi intenzionati a trovare un accordo per superare
la crisi e nominare finalmente nuovo presidente dello Stato quello stesso
generale Michel Suleiman che in questi giorni nella veste di comandante in capo
ha diretto l'esercito a fare da cuscinetto tra le fazioni. Poco più tardi,
nella sala mensa dove regolarmente si reca parte dei quasi 3.000 militari
italiani (il contingente più folto dei circa 13.500 uomini di Unifil), La Russa
ammette che in effetti qualche cosa degli equilibri interni libanesi è mutato
dopo gli scontri che in pochi giorni hanno causato oltre 80 morti e determinato
una presenza molto più aggressiva di Hezbollah nella regione di Beirut.
"Posso capire le preoccupazioni israeliane per cui l'Iran oggi si fa più
pressante da nord. Ma voglio aggiungere che questa regione grazie alla nostra
presenza è la più calma e sicura del Libano ", commenta, senza lasciarsi
sfuggire l'occasione di una battuta sugli "sconfinamenti aerei israeliani
nei cieli del Libano ", che tuttavia definisce "infrazioni che non
fanno male ". E quasi risponde con un'alzata di spalle
a Osama Ben Laden, che accusa Unifil di proteggere Israele. Lorenzo Cremonesi Schierati Ignazio La Russa passa in rassegna
un picchetto di soldati italiani alla base Onu Passaggi di BEPPE SEVERGNINI L a
Russa visita i militari in Libano. Fosse la Sharapova, i ragazzi sarebbero più
contenti. www.corriere.it/italians.
( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-17 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Lo Sceicco Sayed Ali Alamim "I caschi blu sono turisti
imbelli: Hezbollah si riarma e non fanno niente" DAL NOSTRO INVIATO TIRO -
"Altro che missione di pace! Ve lo dico io cosa sono i soldati Unifil nel
sud del Libano: turisti, semplici, imbelli e ignari turisti". Lo Sceicco
Sayed Ali Alamim, massima autorità religiosa sciita del Libano del Sud, ha criticato le operazioni militari di Hezbollah contro Israele che condussero alla guerra nel
2006. Da allora la sua vita è in pericolo. Venerdì alcuni miliziani sciiti di
Amal (legati ad Hezbollah) l'hanno costretto a rifugiarsi a Beirut. Trova che
l'Unifil dovrebbe fare di più per garantire la libertà? "Dovrebbe
aiutare l'esercito libanese a garantire la democrazia. Ma è una pura chimera. I
fatti degli ultimi giorni hanno ancor più rafforzato Hezbollah. Lo sanno tutti
che l'esercito nazionale è troppo debole per fronteggiarlo. E l'Unifil fa finta
di non vedere. Davanti alle sue basi, l'Hezbollah ha costruito il proprio
sistema di telefonia via cavo e si riarma. Possibile che non facciano nulla per
bloccarlo o denunciarlo?". Perché lei è l'unico a farlo? "C'è una
maggioranza silenziosa che la pensa come me. Ma impera la paura. Io sono stato
buttato fuori casa con la forza, a mio figlio Hassan hanno puntato la pistola
alla tempia. Ma non mi arrendo. Appena posso torno a Tiro". L. Cr. Sciita
Lo sceicco Sayed Ali Alamim.
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Le risorse idriche
in declino alimentano il boom dei dissalatori In dieci anni raddoppieranno. Ma
è allarme per costi e ambiente Un mare d'acqua dolce Spagna, Israele e i Paesi arabi sono tra i più impegnati nella lotta per la
desalinizzazione Già oggi più di un miliardo di persone non dispone di acqua a
sufficienza MAURIZIO RICCI "Acqua, acqua dovunque e non una goccia da
bere", fa gridare Samuel Coleridge al suo Vecchio Marinaio nella
"Ballata" di due secoli fa. Presto, il Marinaio potrebbe non
essere più solo a guardare disperato una inutile distesa di acqua salata. Meno
dell'1 per cento dell'acqua del pianeta è dolce, e sta finendo in fretta: già
un miliardo di persone, oggi, non ha abbastanza acqua e, fra il 2030 e il 2050,
saranno molte di più. Ecco perché l'idea di produrre su scala industriale acqua
potabile, togliendo il sale dal mare, sta conoscendo un boom, con dissalatori
che spuntano come funghi dalla Cina al Golfo Persico, a Israele,
alla Spagna, alla Florida. Il boom è talmente rapido da scavalcare anche
previsioni recenti. Cina e India avrebbero dovuto dissalare, complessivamente,
650 mila metri cubi d'acqua al giorno nel 2015. Ma la sola Cina, dove l'acqua è
già un'emergenza, ha annunciato progetti per trattare un milione di metri cubi
d'acqua fin dal 2010, con l'obiettivo di arrivare a 3 milioni di metri cubi nel
2020. è la risposta all'appello del Vecchio Marinaio? Purtroppo, le cose sono
un po' più complicate. Come sempre, in questa odissea ecologica di inizio
millennio, la coperta è corta: per avere l'acqua, si rischia di restare senza
luce. E di pompare un altro fiume di anidride carbonica a moltiplicare
l'effetto serra. Oggi, dicono le industrie del settore, che ormai annoverano
alcuni giganti come i francesi di Veolia e di Suez, si producono
industrialmente 50 milioni di metri cubi d'acqua dissalata al giorno. Per
capirci, metà di quanto consuma quotidianamente una regione sovraffollata come
quella di Parigi. In tre anni, la produzione è cresciuta di quasi il 50 per
cento. E dovrebbe raddoppiare in meno di dieci anni. In realtà, sono cifre un
po' trionfalistiche. Gli esperti del Pacific Institute, che le hanno riviste,
hanno visto che comprendono impianti ancora in costruzione, altri mai diventati
operativi, altri che hanno chiuso: metà degli impianti americani elencati, di
fatto, non sono in esercizio. Ma, anche a ridimensionare le cifre, il boom è
innegabile. è un boom, dicono i critici, da paesi ricchi, di petrolio o di
soldi, perché un dissalatore costa meno - ma non moltissimo di meno - di una
centrale atomica e consuma moltissima energia. L'epicentro del boom è, infatti,
sulle coste desertiche del Medio Oriente, ma si sta estendendo ad altre regioni
aride, dispose a sopportarne il costo. Per dissalare l'acqua esistono molte
tecnologie. C'è anche chi ha pensato a trasportare iceberg (incappucciati di
kevlar per ripararli dal sole) vicino ai luoghi di consumo: per strada se ne
scioglie solo il 20 per cento. La più diffusa è anche la più antica: il calore.
Si fa bollire l'acqua, ad alta pressione per abbassare il punto di bollitura
fino a 45 gradi. I sali restano sul fondo e poi si condensa il vapore in acqua
dolce. Circa il 60 per cento dell'acqua dolce industriale viene prodotta in
questo modo. Il grosso del restante 40 per cento viene prodotto con una
tecnologia più moderna, quella dell'osmosi inversa. Semplificando al massimo, l'acqua
passa attraverso una membrana, che trattiene sale e impurità. Quale acqua?
Quella di mare, prevalentemente: solo il 15 per cento dell'acqua utilizzata
oggi negli impianti è acqua salmastra o acqua dolce di scarto riciclata. E
questa è una prima ragione della diffidenza degli ecologisti verso il boom in
atto: l'acqua di mare viene pompata negli impianti, organismi marini compresi.
E quello che viene restituito è, in buona sostanza, sale in quantità crescenti,
che mina l'equilibrio del mare davanti alle coste. Ma il punto vero è che,
rispetto all'acqua salmastra o all'acqua di scarto, l'acqua di mare è più
abbondante e disponibile, ma più costosa da dissalare, semplicemente perché
contiene il triplo di sale. E il nodo più difficile, per l'industria della
dissalazione, è quello dei costi, compreso quello del consumo di elettricità,
che si riflette direttamente sulle emissioni di anidride carbonica. Anche se
apparentemente semplice, un dissalatore è un impianto costoso. Quello
progettato ad Ashkelon, in Israele, capace di
dissalare un miliardo di metri cubi di mare l'anno, costerebbe 2 miliardi di
dollari, più o meno la metà di quanto costa un reattore nucleare di nuova
costruzione. Per ora, tuttavia, è solo un megaprogetto sulla carta. Il dissalatore
già esistente ad Ashkelon, che è il più grande esistente e di acqua ne produce
solo 100 milioni l'anno, è comunque costato 250 milioni di dollari. Ma il
problema è il consumo di elettricità, che i dissalatori divorano: ci vogliono
da
( da "Giornale.it, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 117 del 2008-05-17 pagina 13 Israele raccontato da Vittorio Dan Segre di Redazione Martedì 20 maggio
alle ore 18 alla Sala Facchinetti Della Torre della Società Umanitaria (Via San
Barnaba, 48) sarà presentato il nuovo libro di Vittorio Dan Segre Le metamorfosi
di Israele (Utet, pagg.
256, euro 15). Insieme all'autore, intervengono Piero Amos Nannini, presidente
della Società Umanitaria, Arturo Colombo, professore emerito dell'Università
degli Studi di Pavia e Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera.
Vittorio Dan Segre, con la chiarezza che contraddistingue la sua analisi, nel
suo libro si è soffermato sulle ultime vicende dello Stato israeliano: dal
periodo di complessa transizione del dopo Sharon, alle faide scatenatesi tra i
palestinesi nelle strade di Gaza al nuovo conflitto in Libano. Nato nel 1922,
una vita spesa nella diplomazia, nell'insegnamento universitario e nella
scrittura giornalistica, Dan Segre mette in luce l'aspetto più
"singolare" di Israele, e cioè di essere
l'unico Stato al mondo di cui è stato detto che non ha il diritto di vincere o
di perdere le guerre; di cui sono contesi non solo i confini, la capitale e il
sistema politico, ma l'esistenza stessa. L'autore esamina la storia di Israele e le potenziali risposte che uno Stato ebraico
potrebbe dare alle sfide del "paganesimo" politico e culturale
contemporaneo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura
DANIEL BARENBOIM ossiedo un passaporto israeliano dal 1952. Da quando avevo 15
anni viaggio in tutto il mondo come musicista. Ho vissuto a Londra e a Parigi e
per anni ho fatto il pendolare tra Chicago e Berlino. Prima di quello
israeliano, avevo un passaporto argentino. In seguito ne ho avuto uno spagnolo. Nel 2007 sono diventato il primo
israeliano al mondo a poter esibire alla frontiera di Israele
anche un passaporto palestinese. In un certo senso, sono la prova vivente del
fatto che soltanto una soluzione pragmatica che preveda due Stati (o meglio
ancora ? per quanto assurdo possa sembrare ? una federazione di tre Stati, Israele, Palestina e Giordania)
potrà assicurare la pace a questa regione.
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Il periodo
che ho trascorso in Israele non è determinante. Si
limitò in pratica agli anni tra il 1952 e il 1954, e poi tra il 1956 e i primi
anni Sessanta. Quando non frequentavo la scuola, ero in tournée per i concerti
a Zurigo, Amsterdam o Bournemouth. L'Europa degli anni Cinquanta era
profondamente segnata dalle conseguenze della guerra. Viaggiando tra quei due
mondi, trovai particolarmente netto e forte il contrasto
tra Europa e Israele. All'epoca
Israele era lo Stato più
socialista e più idealistico immaginabile. Fu una fortuna che Israele e noi fossimo giovani nello
stesso periodo. Nessuno aveva l'impressione di lavorare "per lo
Stato", perché non c'era una cosa del genere. Lo Stato nasceva letteralmente
sotto i nostri occhi, si alimentava del nostro idealismo, del nostro impegno
quotidiano, del nostro lavoro. Vivere in Israele da
ebreo non significava più doversi dedicare esclusivamente alle cosiddette
libere professioni come nella Diaspora (artista, avvocato, medico, banchiere),
ma anche poter diventare agricoltori, agenti di polizia, soldati o, se era il
caso, criminali. Stato e patria, patria e Stato divennero tutt'uno. Nel 1966
incontrai a Londra la violoncellista Jacqueline du Pré. Ci sentimmo
immediatamente attratti l'uno dall'altra, sia dal punto di vista umano sia
musicale, e dopo due o tre mesi decidemmo di sposarci. Senza che io avessi
esercitato alcuna pressione, Jacqueline prese da sola la decisione di
convertirsi all'ebraismo. Nel giugno 1967 ci sposammo a Gerusalemme, a pochi
giorni dalla Guerra dei Sei Giorni. Ben Gurion, che non aveva una grande
considerazione per la musica, presenziò alle nostre nozze: rimase molto colpito
dal fatto che una ragazza inglese non ebrea potesse identificarsi così
fortemente con il nostro Paese. Il 31 maggio, quando ormai la guerra pareva
ineluttabile, eravamo andati in Israele con uno degli
ultimi aerei passeggeri disponibili. Demmo concerti pressoché ovunque.
L'ultimo, il 5 giugno, a Beersheva, una cittadina a metà strada tra Tel Aviv e
la frontiera con l'Egitto. Finito il concerto, mentre eravamo diretti a casa
vedemmo i primi carri armati venirci incontro. Dopo il 1967 Israele
ha interpellato moltissimo gli Stati Uniti, non necessariamente a nostro
vantaggio. I tradizionalisti dissero: "Non rinunceremo ai nuovi territori
appena conquistati". Gli ebrei molto pii dissero: "Questi non sono
territori biblici occupati, ma liberati". E con ciò si suggellò la fine
del socialismo in Israele. Da allora il conflitto in
Medio Oriente è stato strumentalizzato dalla politica internazionale. Per
decenni abbiamo letto titoli sui giornali relativi all'escalation della
violenza. Guerre e attentati terroristici si sono susseguiti senza sosta e
tutto ciò ha cristallizzato nell'immaginario popolare la situazione. Oggi, con
la guerra in Iraq e i difficili rapporti con l'Iran, è raro leggere ancora
qualcosa su tutto ciò, il che è perfino peggio. Molti israeliani sognano che un
giorno, svegliandosi, non troveranno più i palestinesi. I palestinesi sognano
che un giorno, svegliandosi, non troveranno più gli israeliani. Entrambe le
controparti non riescono più a distinguere tra sogno e realtà, e questo è
l'epicentro psicologico del problema. Dagli anni Sessanta non mi sono più
sentito a mio agio in Israele. Naturalmente è la mia
patria. I miei genitori vi hanno vissuto e sono entrambi seppelliti a
Gerusalemme. Ogni volta che in Israele è scoppiata una
guerra, io vi ho suonato: nel 1956, nel 1967, nel 1973. La musica è il mio modo
di esprimermi. è la mia "arma". Dopo il Settembre Nero del 1970,
disse Golda Meir, chi parla di palestinesi? Siamo noi il popolo palestinese! A
quel punto mi si accese una lampadina: era moralmente inaccettabile. è vero:
gli ebrei hanno diritto a un loro Stato, e hanno diritto a questo Stato. Questa
esigenza si è rafforzata con l'Olocausto e con il senso di colpa degli europei
dopo il 1945. Troppo facilmente, tuttavia, si dimentica che esisteva un
sionismo moderato, che c'erano persone come Martin Buber che sin dall'inizio
dissero che il diritto a uno stato ebraico doveva essere reso accettabile alla
popolazione esistente, quella non ebrea. Il sionismo militante, d'altro canto,
non ha portato avanti il proprio pensiero. Perfino oggi tutto si regge soltanto
su una bugia: che la terra che gli ebrei hanno colonizzato fosse disabitata.
Oggi molti israeliani non hanno idea di che cosa voglia dire essere
palestinesi, che cosa voglia dire vivere in una città come Nablus, una prigione
a cielo aperto per 180.000 persone. Non ci sono ristoranti da quelle parti, né
bar né cinema. Che ne è stato dell'intelligenza ebraica? Non parlo nemmeno di
giustizia o di amore: perché si continua ad alimentare l'odio nella Striscia di
Gaza? Una soluzione militare non approderà mai a un risultato. Due popoli
stanno combattendo per un solo territorio. Non importa quanto potrà diventare
forte Israele: insicurezza e paura resteranno sempre.
Il conflitto sta erodendo lo spirito ebraico, e così si è lasciato che fosse.
Volevamo essere padroni di una terra mai appartenuta agli ebrei e vi abbiamo
costruito degli insediamenti. I palestinesi l'hanno giustamente intesa come una
provocazione imperialistica. La loro resistenza è assolutamente comprensibile,
non certo i mezzi che usano per questo fine, non la violenza, non la disumanità
gratuita. Ma il loro "No" è comprensibile. Noi israeliani dobbiamo
finalmente trovare il coraggio di non reagire a questa violenza e di affermare
la nostra storia. I palestinesi non possono aspettarsi che dopo l'Olocausto noi
potessimo essere in grado di badare a qualcun altro oltre che a noi stessi.
Dovevamo sopravvivere. Adesso che siamo sopravvissuti, dobbiamo entrambi
guardare avanti, insieme. Ma non è ancora nato un primo ministro israeliano in
grado di farlo. Questa situazione mi fa soffrire. Tutto ciò che io faccio ha in
qualche modo a che vedere con questa sofferenza, sia che io diriga Wagner in Israele (e non sono assolutamente stato il primo a farlo) o
citi la Costituzione israeliana al Knesset, sia che io fondi la West-Eastern
Divan Orchestra con lo scrittore Edward Said, sia che apra una scuola musicale
per la prima infanzia a Berlino o ? come avvenuto di recente a Gerusalemme ? esegua
un concerto per due sole persone. Faccio ciò che faccio perché mi fa impazzire
constatare di quanta ingiustizia noi ebrei ci macchiamo quotidianamente, quanto
mettiamo a repentaglio l'esistenza futura di Israele.
Da molti anni ormai non vivo più in Israele e sono
consapevole della mia prospettiva di "outsider". Talvolta la gente mi
chiede: "Chi è un ebreo?". La risposta è la seguente: un ebreo che ha
esperienze antisemite a Berlino nel 2008 è molto diverso dall'ebreo che ebbe
esperienze antisemite nel
( da "Giornale.it, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 117 del
2008-05-17 pagina 10 New York, Londra e Nazioni Unite: scatta il risiko degli
ambasciatori di Franco Frattini Fibrillazioni e temperatura a mille alla
Farnesina, e non solo per il ritorno di Franco Frattini. Entro pochi mesi
giungono a scadenza gli incarichi di ambasciatore alle Nazioni Unite, a Londra,
Berlino, Parigi e forse anche Washington. Da quest'ultima capitale potrebbe
tornare a Roma Castellaneta (nella foto). C'è chi dice per fare il consigliere
diplomatico di Berlusconi, ma più probabilmente come capo del Cesis. Dura però
la concorrenza di De Gennaro, che ambirebbe anch'egli all'incarico di
coordinatore dei servizi segreti. Sicura invece, per via del pensionamento, la
sostituzione di Spadafora al Palazzo di vetro. Corrono in tanti, tra cui
Guarguaglini, per la prestigiosa poltrona, anche perché l'Italia fa attualmente
parte del Consiglio di sicurezza, ma i boatos vogliono in prima fila Terzi, molto apprezzato da Forza Italia ma anche da An (si spese molto
per l'invito di Israele a
Fini). A Londra, al posto di Argone, potrebbe andare Visconti di Modrone, né è
da escludere un riposizionamento a Madrid da dove Frattini potrebbe richiamare
con incarico di rilievo Pasquale Terracciano, già capo dell'ufficio stampa nei
precedenti esecutivi di centrodestra. Già deciso invece l'avvicendamento
a Bruxelles come rappresentanza presso la Ue: a Cangelosi, destinato al
Quirinale come esperto diplomatico di Napolitano, seguirà Nelli Feroci. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La lettera Antonio
Di Bella: "La Berlinguer è furibonda, si rinvii la decisione"
"Questo piano non va l'azienda lo modifichi o saremo in difficoltà"
Mi è arrivata la lettera di Leone due giorni fa. Ne avevamo discusso ma pensavo
che si sarebbe atteso l'arrivo del nuovo direttore generale
LEANDRO PALESTINI ROMA - Dall'autunno, Serena Dandini prenderà il posto di
"Primo Piano", occuperà la seconda serata di RaiTre. La conduttrice è
contenta della sfida che l'attende, trapianterà la formula vincente di
"Parla con me" nello spazio che era dell'approfondimento
giornalistico. Ma non sopporta le polemiche che divampano nel Tg3. Come
ha fatto a scalzare "Primo Piano" del Tg3? "Io non ho scalzato
nessuno. è da un anno che lavoro a questo progetto, in sinergia con RaiTre che
cambia palinsesto, è la Rai che mi ha chiesto di sperimentare un nuovo
talkshow. Figuriamoci se sono contro il Tg3: io so che Di Bella ha approvato il
piano editoriale". Ma perché proprio lei? C'è chi parla di scelte
politiche... "Trovo offensivo il gossip, dire che io faccio questo
programma perché lo ha voluto Veltroni. è calunnioso e offensivo parlare di me
come dell'ancella della politica. Io lavoro in Rai da vent'anni, dai tempi
della "Tv delle ragazze" e di "Avanzi". L'azienda ha
ricordato solo che "Parla con me" è la seconda serata più seguita di
RaiTre. è da due anni che sperimentiamo con successo delle prime serate. Il
pubblico ci martella di mail perché si vada prima di mezzanotte". Come
sarà il nuovo talkshow? "Vogliamo sperimentare. Ma certo i telespettatori
gradiscono la mia "famiglia" (Vergassola, Celestini, la Banda
Osiris), lavorerò con gli autori e il regista di "Parla con me",
cercherò di coinvolgere gli amici: da Paola Cortellesi a Neri Marcorè a Corrado
Guzzanti. L'ossatura sarà quella del talkshow, con le interviste, ma farò anche
una fiction in pillole, coinvolgendo gli attori del cinema italiano. E
traslocherò con il mio divano rosso: porta fortuna". Un programma
quotidiano è un grosso impegno... "Mi dicono che saranno quattro serate,
dal martedì al venerdì. Certo a quell'ora in tv ci sono delle corazzate, sarà
dura. Ma dopo 4 anni di "Parla con me" la mia azienda di riferimento
deve aver pensato che si poteva sperimentare puntando sul mio gruppo di lavoro.
Continuare di domenica notte sarebbe stato sicuramente più facile, ma a me
piacciono le sfide".
( da "Manifesto, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Non
convince il doloroso viaggio fra Palestina e Israele della giovane
Soraya in "Il sale del mare", esordio alla regia di Annemarie Jacir,
per Un certain regard. Alla Semaine presentato l'intenso "Lo straniero in
me" di Emily Atef, la difficoltà di essere madre oggi Cristina Piccino
Cannes Sul manifesto della Semaine de la critique, che festeggia quarantasette
anni, c'è una
maschera per respirare, di quelle che si usano per le emergenze in aereo. La
vediamo dondolare in primo piano su una fila di poltrone del cinema vuote-
Metafora apocalittica, quale sembra ispirare l'edizione in corso, o con meno
pessimismo l'idea di un "nuovo soffio"- come recita il sottotitolo
della sezione? La carta giocata da Frémaux per il 2008, è il cinema
"politico" che detta così oggi suona come "piove sulla
Croisette", pure se piove davvero ... Ovvero: che senso ha dire cinema
politico quando la rappresentazione che viene proposta della realtà, e la sua
messinscena, vive unicamente del soggetto, non si cura del cinema, e
soprattutto di superare lo stereotipo che ha trasformato in
"categorie" il molteplice del mondo. Prendiamo un film come Il sale
del mare (Un certain regard), esordio di Annemarie Jacir, che arriva con una
serie di credenziali importanti, tra i coproduttori c'è Danny Glover che accompagna
cast e regista sul palco. Tutti compreso Frémaux entrano nell'affollatissima
sala con la kefiah, esibizione un po' inutile specie se poi, traducendo la
regista che dedica il film al sessantesimo anniversario della Nakhba, la
cacciata dei palestinesi dalla loro terra nel 48, Frémaux sorvola con un più
neutro: "siamo felici di essere qui". Fantastico. Il film che è
girato in Palestina, tranne la parte finale, a
Marsiglia, visto che gli israeliani avevano ritirato i permessi, segue il
viaggio di Soraya, bellezza sottile e antica nata a Brooklyn, seconda
generazione dei palestinesi nati all'estero, il padre è cresciuto nei campi dei
rifugiati in Libano, il nonno veniva da Jaffa, città che la ragazza non ha mai
visto ma che ha conosciuto bambina dai suoi racconti , la casa, i caffè, la
musica di Oum Khalsoum e Farid el Atrach. Il padre di Soraya (Suheir Hammad)
era barbiere ma stavolta Claude Lanzmann non invocherà la censura come accadde
per Route 181 di Eyal Sivan e Michel Khleifi. Lo cito non a caso, Annemarie
Jacir infatti mostra di conoscerlo bene e anzi vi fa esplicito riferimento.
Anche Soraya, come Sivan e Khleifi, viaggia nella memoria duplice e sovrapposta
di Palestina e Israele. Il
suo viaggio comincia a Ramallah, passa per l'incontro con due ragazzi, uno che
sogna il Canada, l'altro che fa cinema. Continua rapinando la banca
britannico-palestinese che ha congelato i beni del nonno, poi arriva a
Gerusalemme, a Jaffa, nella casa di famiglia dove ora vive una ragazza
israeliana di sinistra e pacifista, non disposta però a riconoscere di
occuparla indebitamente. Questione complessa, Gitai in un altro film
straordinario, La casa ci ha mostrato quanto sia stratificato nelle sue
infinite e dolorose contraddizioni tutto questo. Certo a ragionare non serve
molto la crisi isterica della nostra fanciulla ... Route 181 cercava la Palestina dentro Israele: villaggi,
città, strade i cui nomi sono cambiati nelle carte disegnate dagli israeliani
cancellando il nome arabo per sostituirlo col mito biblico su cui si fonda la
geografia del paese. Anche i palestinesi, però hanno perduto la memoria di sé ,
non avendo avuto la possibilità di scrivere la propria Storia in prima persona
collettiva. È un peccato che la protagonista, cresciuta all'estero coi racconti
del nonno non abbia la lucidità critica necessaria al confronto e alla
costruzione di questa memoria antagonista e complementare a quella israeliana,
necessaria per scrivere insieme - non due stati, due popoli - il futuro del
paese. Mentre la Semaine presenta il suo The Stranger in me, Emily Atef sta già
preparando il terzo lungometraggio, Tue-moi, la cui sceneggiatura è stata
sviluppata alla Cinéfondation di Cannes. Lo straniero in me, che pure ha come
protagonista una figura di giovane donna e la difficoltà di inventare il suo
essere madre oggi, non è nel clima del cinema tedesco contemporaneo, quello dei
Petzold o dei Thomas Arslan, pure se Emily Atef ha studiato alla Scuola di
cinema e televisione di Berlino, laddove ci sono Farocki, che sta lavorando con
Petzold, e Bitomsky. È anche interessante questo "cortocircuito" tra
generazioni e soprattutto tra pratiche di cinema così diverse. Petzold e il suo
melò raggelato non ha molto in comune con il cinema del controllo di Farocki,
ma a ben vedere c'è la stessa "ossessione" per il contemporaneo che
annulla l'individuo nElle dinamiche globalizzate rendendo vuoti i riti della
società e del sentimento. Lo straniero del titolo è un neonato, il figlio
voluto di una benestante coppia trentenne, Rebecca (la molto brava Suzanne
Wolff) e Julien (Johann von Bulow). Solo che quando il piccolo Lukas nasce la
donna non ce la fa. Poi saranno cure, psicologi, terapeuti, per costruire piano
piano questo delicato e non affatto "naturale" rapporto. È evidente
che essere madri oggi è più che mai complesso. E' questione di immagine e di
struttura sociale prima di tutto. Cosa vuol dire trovarsi in casa, da sola, in
un ruolo secolare oggi che invece l'immagine femminile viene spacciata come
diversa? L'uomo si dilegua, il figlio è una condanna. La scommessa di Atef è
raccontare emozionalmente questo percorso senza cedere all'eccesso del
sentimento o del tragico, puntando invece a una coerenza narrativa, del
sentimento, visuale. Il film vive in questa continua sfida mantenendo il suo
assunto di partenza nel quale vengono dispiegati il privato e quanto di questo,
fa parte invece di una struttura collettiva, è la logica della famiglia, del
controllo, dei ruoli non acquisiti ma stabiliti dalla società. La maternità
invece è una conquista che deve avere una dimensione "sociale":
gesti, carezze, sorrisi, nutrimento, respiro è diverso e sempre da scoprire.
Senza dimenticare se stesse.
( da "Manifesto, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ex Press Quello che
non dicono le foto di Abu Ghraib Maria Teresa Carbone Non ci sono fotografie, a
corredare il testo di Standard Operating Procedure, il volume che il
giornalista americano Philip Gourevitch, direttore della "Paris
Review", e il regista Errol Morris, autore di un film che porta lo stesso
titolo, hanno dedicato agli interrogatori nel carcere di Abu Ghraib. E non è un
caso: per Gourevitch le terribili immagini delle torture non "contenevano
la verità", come aveva invece affermato Joe Darby, il soldato che,
consegnandole ai suoi superiori, le aveva fatte conoscere al mondo intero.
Perché - sottolinea l'"Economist" in una recensione del volume,
appena uscito per Penguin Books - "si dice che una immagine valga come
mille parole, ma se non si conosce il contesto, è molto facile interpretarla in
modo sbagliato". E per il direttore della "Paris Review", le
fotografie di Abu Ghraib raccontano solo una parte di quella tragedia: non
dicono che "alle guardie, per lo più riservisti addestrati al
combattimento ma ignari delle norme carcerarie, non sono mai state consegnate
regole scritte" o che "qualsiasi tentativo di riferire gli abusi agli
ufficiali anziani è stato sistematicamente ignorato o respinto". Conclude
l'"Economist": "Solo una dozzina di soldati - il più alto in
grado dei quali era un caporale - sono stati processati per gli abusi
raffigurati nelle immagini di Abu Ghraib... Ma come questo libro chiarisce
bene, gli ufficiali di grado più elevato (e poi su su, fino agli occupanti
della Casa Bianca) sapevano, se non addirittura avevano ordinato, quello che
accadeva lì dentro". "Due festival letterari che si svolgono nello
stesso momento, nella stessa terra, con lo stesso ambizioso obiettivo:
celebrare la parola scritta": comincia così l'articolo in cui Ilene
Prusher, dalle colonne del "Christian Science Monitor", riferisce con
toni dolenti la perfetta coincidenza spaziale e temporale, e la quasi totale
mancanza di comunicazione, dell'International Writers
Festival e del Palestine Literature Festival, che si sono tenuti nei giorni
scorsi a Gerusalemme, a poche centinaia di metri l'uno dall'altro.
"Un'altra pagina nel grande libro delle opportunità mancate del Medio
Oriente", la definisce Prusher, rilevando che Roddy Doyle, ospite del
festival palestinese, ha scelto di aprire il suo intervento leggendo l'incipit
dalle Due città di Charles Dickens: "Erano i giorni migliori, erano i
giorni peggiori, era un'epoca di saggezza, era un'epoca di follia, era tempo di
fede, era tempo di incredulità, era una stagione di luce, era una stagione
buia, era la primavera della speranza, era l'inverno della disperazione, ogni
futuro era di fronte a noi, e futuro non avevamo...".
( da "Manifesto, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Mentre il capo dei
servizi israeliani fa l'elenco dei nemici, Osama chiede il jihad Palestina, Osama batte un colpo Michele Giorgio Nel giorno
in cui il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si prende le bacchettate
sulle mani per avere osato parlare di "Nakba", il leader di Al-Qaeda
Osama Bin Laden riappare sulla scena per tentare di deviare nella direzione del
jihad la causa palestinese che ha ignorato per anni sul terreno delle battaglie
planetarie tra popoli e civiltà, lo ha seguito a ruota il capo
dell'intelligence militare israeliana, Amos Yadlin, che ieri in un'intervista
pubblicata dal quotidiano Haaretz ha descritto gli "scenari
apocalittici" che attenderebbero Israele,
lasciando intendere che senza nuove guerre non si riuscirà a trasformare il
Medio oriente ora dominato dall'Iran e dai suoi alleati. George Bush invece,
riaffermata due giorni fa l'alleanza di ferro con Tel Aviv, ieri era a Riyadh a
ribadire lo storico patto petro-militare con l'Arabia saudita, paese che pure è
un produttore incessante di estremismo religioso e respinge seccamente la
"democrazia" alla quale fa continuo riferimento il presidente
americano. "Il jihad è un dovere per tutelare la Palestina"
ha tuonato Bin Laden nel messaggio audio diffuso ieri sul web. E confermando la
svolta "politica" che pare avere avuto, si è rivolto ai leader
occidentali per sottolineare che definiscono le organizzazioni palestinesi come
terroriste "mentre dall'altra parte quando gli israeliani compiono stragi
di civili li sostenete". Parole apparse insolitamente concilianti verso
Hamas, organizzazione che il suo braccio destro Ayman Zawahry ha più volte
accusato di tradimento della "causa islamica" per avere accettato il
sistema politico parlamentare. Cercando di sedurre i palestinesi, il capo di Al
Qaeda ha invitato "i governanti egiziani ad interrompere il loro blocco
per aiutare i diseredati" che vivono a Gaza e ha definito la Palestina "la più importante causa per la nostra
nazione islamica". Infine ha condannato i leader occidentali per "la loro partecipazione ai festeggiamenti per i 60 anni di Israele". Mentre Bin Laden torna
all'attacco con il jihad globale, stavolta in nome della Palestina, dall'altra parte i
rappresentanti d'Israele
sembrano preparare il mondo ad una nuova devastante guerra in Medio oriente. Amos
Yadlin ieri ha dettato un elenco di "calamità": l'Iran diventerà una
potenza nucleare forte già all'inizio del prossimo decennio, con missili
a testata nucleare capaci di colpire l'Europa e anche oltre l'Oceano Atlantico.
La Siria produce missili antiaerei, razzi anticarro e missili di lunga gittata.
Hezbollah da esercito "terroristico" sta diventando un esercito
convenzionale. Hamas sta organizzando a Gaza un esercito vero e proprio, capace
di colpire in profondità le retrovie israeliane. E nell'elenco delle sciagure
c'è pure l'Anp di Abu Mazen: il fallimento dei negoziati porterà alla terza
Intifada. La soluzione per tutto ciò l'hanno data ieri i funzionari governativi
israeliani: gli Stati uniti - hanno avvertito - potrebbero già quest'anno
attaccare l'Iran.
( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 118 del
2008-05-18 pagina 29 Le storie della Bibbia raccontate ai bambini di Marina
Gersony "Salve bambine e bambini. Mi par di capire che almeno per una
parte di voi le storie della Bibbia siano soltanto roba da ora di religione. È
un peccato, sapete. Nella Bibbia, infatti, ci sono delle storie fantastiche. Di
re e avventure, di litigi tra fratelli, prodigi che fa Dio, amore, viaggi,
profezie e guerre". Sono parole dello scrittore
israeliano Meir Shalev nella prefazione al suo libro Un serpente, un diluvio e
due arche (Frassinelli, pagg. 40, euro 13, trad. Elena Loewenthal). Sono storie
bellissime e istruttive, che si tramandano di generazione in generazione da
migliaia di anni. Il testo è corredato dai deliziosi disegni del grande
artista scomparso Emanuele (Lele) Luzzati. Un libro per bambini che piacerà
senz'altro anche agli adulti. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina X - Palermo
Spranga colpisce auto sulla A29 Parabrezza in frantumi nella galleria di Isola,
quattro feriti ARIANNA ROTOLO Tragedia sfiorata sull'A29, all'interno della galleria
di Isola delle Femmine, per un'intera famiglia - madre e tre figli - che
venerdì mattina viaggiava a bordo di un'Alfa 156. Come fosse un proiettile, una
spranga metallica di una quarantina di centimetri è piombata sul parabrezza
dell'auto, sfondandolo e colpendo prima alla mano Vincenzo Vaccaro, 28 anni,
maresciallo dei carabinieri, alla guida dell'auto di grossa cilindrata, e poi
alla gamba la sorella Viviana di 23 anni, seduta sul sedile posteriore. Feriti
lievemente anche Giuseppe, 30 anni, maresciallo della guardia di finanza, e la
madre Silvana Lopes di 56. Entrambi, a seguito della brusca frenata, hanno
subito anche un trauma cranico-cervicale. "Erano trascorsi pochi minuti
dopo mezzogiorno - racconta ancora con voce tremante la signora Lopes - e
stavamo andando all'aeroporto per accompagnare mio figlio Vincenzo, in partenza per una missione in Israele. All'improvviso, non appena siamo entrati in galleria, abbiamo
sentito una forte esplosione. E un istante dopo - aggiunge - frastornata e
senza capire cosa fosse successo, ho visto la mano sinistra di Vincenzo
insanguinata e i capelli degli altri due miei figli che brillavano per le
schegge di vetro schizzate con l'urto". Momenti di panico e terrore
che per la famiglia Vaccaro sono stati interminabili. "Siamo vivi per
miracolo - afferma Giuseppe, mentre tenta di rievocare l'accaduto - perché dopo
aver sfondato il parabrezza, la lastra metallica, che a mio avviso molto
probabilmente si è staccata dall'impianto d'illuminazione, ha urtato e danneggiato
il volante. Poi si è inclinata, colpendo sulla coscia e all'addome mia
sorella". I soccorsi del 118 e l'intervento della Polstrada, accorsa su
richiesta degli stessi feriti, sono scattati pochi minuti dopo. La lastra in
metallo, "lunga
( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
XV - Milano Da Israele ecodanza contro la catastrofe Il
balletto ambientalista e pacifista della Kibbutz Contemporary Company è uno
spettacolo sulle guerre e sulla fantasia che cerca di smuovere qualcosa dentro
LUIGI BOLOGNINI La pace passa anche dalla danza. "Anche perché non abbiamo più
molta scelta: siamo ancora in tempo per evitare la catastrofe, ma dobbiamo
sbrigarci. Catastrofe ecologica, politica, umana". Ottimismo, ma fino a un
certo punto, quello di Rami Be'er, direttore artistico della israeliana Kibbutz
Contemporary Dance Company, una delle più importanti compagnie di danza, che la
settimana prossima sarà di scena per due sere agli Arcimboldi con Ekodoom - Non
è il tempo, siamo noi. Uno spettacolo che chiarisce la visione di Be'er fin dal
titolo: "Eko l'eco sonora, ma anche ecologia. Doom in inglese significa
sorte funesta, morte, catastrofe. Però la speranza c'è ancora, c'è
sempre". Spetta all'arte salvare il mondo? "No. O meglio, sarebbe
bello, ma non credo sia possibile. Però possiamo stabilire un dialogo, gettare
dei ponti tra la gente. Poi spetta agli uomini di buona volontà. Io posso
provare e provo a indirizzare gli individui, parlando al loro cuore". In
che senso? "Questo spettacolo, di cui sono autore, direttore artistico,
coreografo, costumista, insomma tutto tranne che ballerino, cerca di muovere
qualcosa dentro. La danza non è un linguaggio, è un'atmosfera astratta, è un
modo di creare un mondo sul palcoscenico, raccontando del pianeta sia le guerre
che la fantasia, la poesia, l'armonia. Non c'è una trama vera e propria:
semplicemente io e i 16 danzatori che compongono la compagnia invitiamo lo
spettatore a un viaggio, gli gettiamo una fune a cui aggrapparsi, e speriamo
che nasca qualcosa. Qualcosa che cambia di persona in persona, dal desiderio
del bello allo sdegno per gli orrori del mondo. Qualcosa che resti anche una
volta finiti i 70 minuti di spettacolo, un seme che germogli col tempo. Forse
non do risposte, ma aiuto ognuno a porgere a se stesso delle domande".
Impegnativo. Quanto conta in questo il fatto di essere cittadino di una terra
così tormentata come Israele? "è fondamentale.
Anche perché io sono nato in un kibbutz da genitori sopravvissuti
all'Olocausto. Di certe cose si è sempre parlato, ci sono cresciuto assieme,
hanno influenzato tutto il mio mondo interiore". Difficile parlare di pace
in Medio Oriente? "Sì, ma necessario. Non ho soluzioni, forse non spetta
neanche a me darne. Ma un compromesso è necessario, bisogna dimenticare il
passato per guardare al futuro". Arrivate a Milano in occasione dei 60
anni di Israele. Una ricorrenza che qualcuno contesta,
come è accaduto giorni fa a Torino per il Salone del libro. "Ho saputo di
quelle contestazioni e non mi sorprendono, capita che anche noi ne siamo
vittime. Ma come artisti abbiamo il dovere di mostrare al mondo che esiste un
altro lato di Israele, che il mio Paese non è solo
bombe e conflitti coi palestinesi, ma anche arte, cultura, capacità di
riflettere sul mondo che ci circonda".
( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
McCain con la lobby
delle armi "Obama non sa come difenderci" Huckabee scherza
sull'assassinio del senatore nero Rove sul palco contro l'"elitario"
Barack: "Svaluta i valori dell'America" I repubblicani si comportano
come se le primarie democratiche fossero già finite MARIO CALABRESI dal nostro
corrispondente New York - La campagna elettorale per le elezioni presidenziali
è cominciata venerdì sera a Louisville, in Kentucky, alla riunione annuale
della National Rifle Association, la potentissima lobby delle armi. I pezzi
grossi del Partito repubblicano, John McCain in testa, si sono comportati come
se le primarie democratiche fossero già finite. Inutile perdere tempo ad
aspettare: ispirati da Karl Rove, lo stratega elettorale che portò George W.
Bush alla Casa Bianca, sono partiti tutti all'attacco di Barack Obama
descrivendolo come un esponente delle élite lontano dai valori, dai bisogni e
dalle convinzioni del popolo americano. E' stato George Bush, con il suo discorso in Israele sui pericoli rappresentati da quei politici che cercano il dialogo
con i terroristi, a dare una sorta di simbolico via libera alla fase finale
della campagna elettorale, quando mancano 170 giorni al voto. E McCain è andato
avanti sulla stessa linea criticando aspramente l'idea di Obama di sedersi
attorno ad un tavolo con i nemici dell'America, compreso Ahmadinejad:
"Un dialogo incondizionato con un uomo che definisce lo Stato di Israele un cadavere puzzolente e arma i terroristi che
uccidono gli americani - ha sottolineato - non convincerà l'Iran ad abbandonare
il suo programma militare". "Obama - ha concluso McCain - è un
irresponsabile e è irresponsabile l'idea che un dialogo incondizionato possa
favorire i nostri interessi. Sarebbe bellissimo poter vivere in un mondo senza
nemici, ma questo non è il mondo in cui viviamo. Finché il senatore Obama non
avrà capito questa realtà noi americani faremo bene a dubitare della sua
capacità di giudizio e di quella determinazione necessarie a difenderci".
La convention della Nra, che ha quattro milioni di iscritti ed è considerata la
lobby più influente d'America - capace di distruggere carriere politiche e di
far vincere elezioni - è servita da palco per lanciare l'offensiva
repubblicana, in un anno in cui la Corte suprema dovrà decidere se le autorità
locali possono mettere limiti al possesso delle armi. McCain è uno dei 55
senatori (non la Clinton e Obama) che hanno firmato un appello alla Corte
suprema affinché dichiari anticostituzionale ogni legge che proponga un
controllo su fucili e pistole. Ma nonostante ciò non è mai stato considerato un
amico della lobby delle armi, perché è stato favorevole alle indagini sul
passato di chi vuole acquistare una pistola e alle limitazioni per le lobby di
fare pubblicità politica, tanto che è stato applaudito ma non ha avuto nessuna
ovazione. Ma ieri il vicepresidente della Nra ha sottolineato che "sono
molte le cose su cui noi e McCain siamo d'accordo" e il senatore ha
ringraziato sottolineando che va protetto il diritto "unico al mondo"
che garantisce agli americani di possedere e indossare armi e ha lanciato
l'allarme: "I democratici vogliono disarmarvi". Obama, come Hillary,
ha sempre detto di sostenere il Secondo Emendamento ma ieri ha spiegato che
vanno trovate misure per evitare che le armi finiscano in mano a chi ha precedenti
penali o problemi psicologici. Ma per McCain la verità è che entrambi "in
qualità di senatori si sono espressi per proibire la diffusione di armi e
munizioni". Per galvanizzare i 6000 presenti c'è voluto Karl Rove, il guru
repubblicano che ha lasciato da pochi mesi la Casa Bianca, l'uomo capace di
intercettare e indirizzare meglio di chiunque altro gli umori dell'America
profonda, secondo cui le sconfitte in Pennsylvania e West Virginia dimostrano
che Obama è lontano dai cittadini. Rove ha esordito ironizzando sul famoso in
cui Obama aveva detto che ci sono americani che si rifugiano nelle armi o nella
religione perché sono frustrati: "Probabilmente non sapete - ha esordito
tra le risate - che andate a caccia per colpa della crisi economica e che se la
benzina costasse un dollaro e mezzo al gallone (oggi è arrivata quasi a 4
dollari) voi non sareste cacciatori. E invece avete sempre creduto di essere
andati a caccia perché vi piaceva stare con gli amici all'aria aperta".
"Abbiamo una notizia per Obama: quei valori che tu svaluti - ha concluso
Rove - sono i valori dell'America e questa gente non ama essere vista come una
specie aliena da chi pretenderebbe di incarnare un nuovo tipo di politica e di
rappresentare tutti gli americani". Dopo Rove sono arrivati gli attacchi
degli ex candidati repubblicani Mitt Romney e Mike Huckabee. Quest'ultimo, che
non rinuncia mai a fare battute, è stato interrotto da un rumore improvviso in
sala e ha subito commentato: "Non preoccupatevi, niente di grave, era solo
Barack Obama: è caduto dalla sedia. Si stava preparando a parlare quando
qualcuno gli ha puntato addosso una pistola, e lui per la paura è caduto sul
pavimento...". Ma la battuta è risultata infelice visto che Obama è sotto
la protezione del Secret Service per il timore che possa essere assassinato,
tanto che Huckabee ieri sera si è dovuto scusare per la sua gaffe.
( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Uno Stato
palestinese entro gennaio" la promessa di Bush ad Abu Mazen SHARM -
"Entro la fine del mio mandato uno Stato palestinese sarà già
definito". Lo ha promesso il presidente Usa George Bush (che lascerà la Casa Bianca a gennaio) dopo il colloquio con il
presidente dell'Anp Abu Mazen a Sharm el-Sheikh. Criticato per aver ignorato la
Palestina nel discorso al
parlamento israeliano, Bush ieri ha detto: "Mi spezza il cuore vedere il
vasto potenziale di quel popolo sprecato. Quando avranno l'opportunità,
realizzeranno uno Stato prospero".
( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Nel paese
degli scontenti Tutti hanno qualcosa da ridire: sul governo, sull'aumento dei
prezzi, sugli immigrati che portano delinquenza, sulla corruzione e
l'incompetenza a tutti i livelli. Ma nessuno sembra volere un cambiamento
brusco e radicale, forse perché quello che hanno avuto con Khomeini è bastato
Un testimone che era là in quei giorni racconta cosa è cambiato E come la terra
degli ayatollah assomigli in modo sorprendente all'Italia SIEGMUND GINZBERG S
ono stato in un paese dove non mettevo piede da trent'anni. E ne sono tornato
con una sensazione strana, e non proprio confortevole: che abbia col mio più
tratti di somiglianza di quanto potessi immaginare, e comunque più di quanto
vorrei. Tutti hanno qualcosa da ridire: sul governo, sull'aumento dei prezzi,
sugli immigrati che portano delinquenza, sul traffico insopportabile e sul
fatto che niente funziona come dovrebbe, sull'incompetenza e la corruzione
imperanti a tutti i livelli. Ma nessuno sembra voler davvero un cambiamento,
tanto meno un cambiamento brusco. Forse perché quello che hanno avuto
trent'anni fa gli basta e gli avanza. Forse perché a molti tutto sommato va
bene così. Finché dura. Mi è bastato accendere la tv per provare la strana
sensazione di trovarmi a casa. Davano Distretto di polizia. Se non avessi
acceso anche l'audio, non mi sarei accorto che i personaggi così familiari
parlavano persiano. Poi mi hanno spiegato che si tratta di uno dei programmi più
seguiti: pare che il sogno della gioventù iraniana sia arruolarsi nella polizia
italiana; darebbero chissà cosa per stare in squadra con Claudia Pandolfi o
Isabella Ferrari. Figurarsi se vengono a sapere che ci si può imbattere in
Emanuela Arcuri arruolandosi tra i carabinieri. Rischiano una crisi di
reclutamento i pasdaran. Da qualche tempo sono scomparsi dalle strade. Le
uniche divise che si vedono in giro sono quelle della polizia stradale, e dei
soldatini in licenza. Per i miliziani islamici la nuova consegna è farsi notare
il meno possibile. Ma non dovrebbero avere di che lamentarsi della scarsa
visibilità: in cambio, a quanto pare, col governo di Mahmud Ahmadinejad hanno
più o meno discretamente occupato quasi tutti i posti che contano, ad ogni
livello: sono diventati governatori, funzionari, rettori, imprenditori. Neanche
fossero l'Esercito popolare di liberazione nella Cina di Mao. Autorevoli
commentatori occidentali hanno parlato di "golpe strisciante", a
proposito delle conseguenze delle ultime due elezioni. La cosa che mi ha più
impressionato è che ormai non scandalizzi più di tanto nemmeno i moderati
l'idea di una modernizzazione dell'Iran "alla turca", protetta dalle
baionette dei generali, o l'idea di sviluppo economico senza democrazia,
"alla cinese". Che cosa dovremmo proporgli? Di provare una via
"all'italiana"? Zap. Il canale successivo presenta una telenovela
locale, che si indovina all'ennesima puntata. Situazioni e personaggi
sembrerebbero quelli di Incantesimo o di Beautiful, bellocci ricchi e parvenu,
non fosse per il kitsch del mobilio dorato e del lusso ostentato. è questo che
fa sognare le casalinghe di Teheran? Zap. Un telegiornale: la massima autorità
religiosa, il capo del governo, il ministro tale, il ministro talaltro? Manca
solo il "panino". Seguono le notizie dall'estero: a Gaza missili
sionisti hanno ucciso una mamma e i suoi quattro bambini. Zap. è venerdì. Un
canale ha il resoconto completo dei sermoni del venerdì in tutte le principali
moschee del paese. Zap. Zap. Un canale con della pubblicità. A una marca di
"macaroni". A un prodotto per la pulizia della casa. Una reclame di
elettrodomestici. Mi passa per la mente che la televisione era stata la prima
cosa che avevo acceso quando ero arrivato per la prima volta da inviato in Iran
nel 1978. E anche quando ero arrivato per la prima volta a Pechino nel 1980 e a
New York nel 1987. Avrei dovuto prendere nota della pubblicità televisiva nei
miei trent'anni da corrispondente, della sua evoluzione, sarebbe anche questo
un modo per sbirciare nell'anima di un paese, pensate solo al confronto tra
Carosello e le pubblicità di oggi. Niente ballerine discinte ovviamente sugli
schermi della tv iraniana. Quello del porno, su cassetta o via satellite, è un
mercato a parte, proibito quanto, dicono, fiorentissimo. Se ne sentono di crude
e di cotte. "Bigotti e perversi", si potrebbe dire, rubando il titolo
di un articolo di Francesco Merlo sul nostro Belpaese. Di rigore per le donne
coprirsi pudicamente i capelli. "It is the law!", è la legge, avvertono
i cartelli già in aeroporto. Sono convinto che anche la moda, i mutamenti nel
modo in cui la gente si veste e si muove, possano dirla lunga sugli umori di un
paese. Noto qualche signore più anziano in cravatta: sono i medici, mi viene
spiegato; è un modo per distinguersi, e forse protestare. Ho scoperto qual è
l'uniforme dei loro vitelloni: maglietta nera, jeans, scarpe di pelle a
vistosissima punta ricurva all'insù. In America mi colpiva il fatto che
ciascuno si vestiva come gli pare, tranne i gangsta rapper. La cosa che balza
all'occhio per le strade di Teheran, ma anche in provincia, è che moltissime
ragazze, e anche qualche giovanotto, portano un vistoso cerotto sul naso. Per
proteggersi dal sole? Macché: c'è un boom delle operazioni per assottigliarsi
il naso, e anche di quelle per siliconare le labbra. Mi fa una certa
impressione pensare che sette iraniani su dieci trent'anni fa non erano ancora
nati. L'esatto contrario dell'Italia, dove i pensionati sono già maggioranza.
Ho sempre considerato i giocattoli un altro indice rivelatore degli umori di un
paese. Tranquilli: anche se ho letto che le Barbie sono state
"sconsigliate", se non proibite, non sono riuscito a trovare da
nessuna parte le bambole col ciador. "Non le vuole nessuno", mi hanno
spiegato al bazar. In compenso sono sommersi da ogni tipo di arma giocattolo,
bambolotto robot e videogioco made in China. Ancora televisione. Che quella ce
l'hanno tutti, anche i nomadi nelle tende, anche i profughi nelle baracche.
Zap. Un film americano in bianco e nero, un western. Chissà come andrà a finire
col cambio della presidenza americana. "Obama? Ma come fa un musulmano a
diventare cristiano?", la risposta più frequente. Orde di ragazzine e
ragazzini incontrati nei parchi e in gita scolastica nei musei ci hanno fermato
per far pratica d'inglese. Where do you come from? Italia. Sorrisi, entusiasmo.
Dovevo provare a rispondere: America. Sono pronto a scommettere che la reazione
non sarebbe stata ostile. Israele
forse meglio di no. Gli insegnano da mattina a sera che quelli ammazzano i
bambini. Eppure non c'è mai stata particolare simpatia del mondo persiano,
rispetto agli arabi. E non solo perché tra sciiti e sunniti è stato sempre
molto peggio che tra cattolici e protestanti. Ho visto bambini e bambine
dell'asilo recitare poesie sulla tomba di Hafez. A scuola si imparano ancora a
memoria passi dello Shahnameh, il Libro dei Re di Firdusi. "Maledetto
questo mondo, maledetti questi tempi, maledetta la sorte/ in cui gli arabi
incivili sono venuti a farmi musulmano". Qualcuno mi ha chiesto se credo
in Dio. Ho sorvolato. L'imam di una madrassa di Shiraz mi ha chiesto di che
religione sono. "Uno dei popoli del Libro", gli ho risposto. Ha
annuito soddisfatto: "Nel giorno in cui tornerà l'Imam nascosto, anche
Gesù e Mosè lo seguiranno". Zap. Cartoni animati. Zap. Un talk show. Dove
si discute animatamente di elezioni e di politica. Per combinazione sono
capitato in Iran poco dopo le nostre e le loro elezioni. Che hanno confermato
una "maggioranza introvabile" a quelli che, più o meno correttamente,
dalle nostre parti vengono definiti i "conservatori", coloro che si
richiamano alle origini pure e dure del regime islamico. Dieci anni fa la
vittoria elettorale del "riformatore" Khatami aveva sollevato grandi
attese. Ma poi aveva finito per lasciare una scia terribile di delusioni. Molti
di quelli con cui parliamo - no, non sono uno specchio del paese, sono un'élite
in minoranza - dicono di non essere andati a votare. "Tanto non c'era una
vera scelta", la spiegazione. Delusi dal riformatore col turbante Khatami,
la volta prima gli elettori avevano preferito un laico ancora poco conosciuto
(Ahmadinejad) a un religioso con lunga esperienza di mani in pasta in politica
e affari (l'ex presidente Rafsanjani). Stavolta non c'era più neanche
l'imbarazzo della scelta. Ho trovato le edicole di Teheran stracolme di testate
di giornali. La cosa che mi ha colpito è che avessero quasi tutti lo stesso
titolo principale. Conosco almeno un altro paese dove i giornali si distinguono
l'un l'altro per sfumature nel trattamento della notizia, ma più raramente
nella scelta dell'argomento del giorno. Per fare un esempio, i giornali
iraniani del giorno successivo al mio arrivo titolavano tutti sulle parole
della Suprema autorità morale dello Stato, nonché capo della magistratura e
delle forze armate: "Votate per i candidati più competenti. Ma
votate!". Argomento: i ballottaggi del secondo turno di elezioni
ampiamente già decise, svoltisi nel disinteresse generale. L'ayatollah
Khamenei, il cui sorriso tra bonario e furbetto ha sostituito il volto arcigno
di Khomeini su tutti i muri, è anche la suprema autorità religiosa. La sua
( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-18 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Stefania sottosegretario La figlia di Bettino ancora senza deleghe
ma già attacca. Con lei Badini, consulente di papà Immigrati, Israele, Zapatero: "ciclone" Craxi alla Farnesina
ROMA - Alla Farnesina già la chiamano "ciclone Stefania". Perché
neanche ha ricevuto le deleghe di sottosegretario agli Esteri ed è già
intervenuta per rispondere alla Spagna che ci accusava di xenofobia per come
intendiamo trattare gli immigrati. Lei, Stefania Craxi, smentisce, assicura che
non sarà "l'Elena di Troia" della Farnesina, pronta a far scoppiare
guerre per colpa sua. Al contrario, promette, si metterà "umilmente a
cercare di capire come funziona la macchina del ministero". Intanto però
conferma la risposta per le rime data il giorno prima alla vicepremier
spagnola, Maria Teresa Lopez. Anzi, rincara la dose: "Non ci diano
lezioni, loro che sparano agli stranieri", ricordando ciò che successe a
Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in territorio marocchino. E ancora:
"Credo che se sono chiamata a ricoprire questa carica devo prima di tutto
difendere il mio Paese. Lavorerò per far tornare l'Italia tra le nazioni che
scrivono la storia". Viene a sapere che Europa, quotidiano della già
Margherita, ironizza sul fatto che "averle dato un incarico diplomatico è
stato come armare un anarchico a Sarajevo". E Stefania si mette a ridere.
A metà settimana avrà quasi certamente le deleghe su Medi-terraneo, Medio
Oriente e Politiche europee. Allora potrà esprimersi pienamente. Un altro
giornale, Il Foglio di Giuliano Ferrara, sostiene che molto probabilmente, a
farle da consigliere diplomatico, arriverà Antonio Badini, ex ambasciatore al
Cairo ed ex direttore generale del settore mediorientale della Farnesina. Ma
soprattutto già consigliere per gli affari economici internazionali del papà,
Bettino Craxi. E, per aggiungere un dettaglio non irrilevante, Badini ebbe
anche un ruolo di primo piano nella gestione del caso Sigonella, quando il
governo italiano disse un sonoro "no" agli Stati Uniti che, dopo il
sequestro dell'Achille Lauro, volevano a tutti i costi il palestinese Abu
Abbas. Seguirà, quindi, Stefania, la politica filoaraba del padre? Lei per ora
non si pronuncia: "Devo attendere le deleghe". Nel frattempo conferma
che si ispirerà certamente a Bettino, anche se "la situazione è molto
diversa da quella degli anni Ottanta". E sottolinea che suo padre "è
morto prima dell'11 settembre". Come dire: chissà cosa penserebbe oggi se
fosse vivo. Del resto, basta andare indietro di tre giorni per capire, almeno
un po', come si muoverà Stefania sulla questione
israelo-palestinese. Mercoledì scorso ha subito sfidato, proprio su questo
argomento, il ministro degli Esteri uscente, Massimo D'Alema: "Dice
ripetutamente che bisogna trattare con Hamas: è un errore perché sarebbe come
vendere Israele".
Quindi, nessun dialogo? "Verifichi, con la sua fondazione,
ItalianiEuropei, se veramente nella mente di quei dirigenti palestinesi c'è
l'idea della pace e della convivenza o c'è solo l'idea di distruggere Israele". Roberto Zuccolini Alla Farnesina Stefania
Craxi Bobo Craxi sottosegretario agli Esteri con Prodi Bettino Craxi due volte
premier, padre di Bobo e Stefania Antonio Badini ex ambasciatore, già
consigliere di Bettino.
( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-18 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Missione In Egitto l'incontro tra il presidente Usa e Abu Mazen
Stato palestinese, l'impegno di Bush "Voglio un accordo entro
ottobre" E il leader dell'Anp: "Stiamo lavorando intensamente con voi
e siamo lieti di continuare a farlo" SHARM EL SHEIKH - Con un'immagine che
spera rimanga nella storia, quella di lui e di Abu Mazen che si allontano mano
nella mano, il presidente Bush ha ieri ribadito la propria determinazione a
ottenere un accordo quadro per la pace tra palestinesi e israeliani entro la
fine dell'anno. "Il mio impegno alla formazione di uno Stato della Palestina è assoluto" aveva dichiarato poco prima Bush.
"Ho promesso al nostro partner di dedicarmici per due motivi: le
sofferenze dei palestinesi mi spezzano il cuore, si spreca un potenziale enorme;
e per la stabilità della regione non c'è alternativa alla coesistenza di uno stato di Israele e uno della Palestina". La mano sul petto, un altro gesto simbolico, il
presidente aveva aggiunto rivolgendosi ad Abu Mazen al suo fianco: "Vi
aiuteremo a realizzare questo sogno, che è anche il sogno israeliano".
Come un'immagine di 14 anni fa, quella del presidente palestinese Arafat e del
premier israeliano Begin che si stringono la mano alla Casa Bianca,
anche questa di Bush e Abu Mazen potrebbe rappresentare solo un'illusione. Ma
da indiscrezioni dell'entourage, Bush ha deciso di premere su Israele e sulla Palestina perché
firmino l'accordo quadro - forse un esile accordo salva faccia - entro ottobre,
alla vigilia delle elezioni americane. Bush avrebbe già concordato con Olmert
una cerimonia autunnale a tre. E avrebbe strappato ad Abu Mazen
un'assicurazione al riguardo. "Noi conosciamo bene il vostro impegno alla
pace - gli ha detto il leader palestinese davanti ai giornalisti - e sappiamo
che prestate attenzione anche ai dettagli dei nostri negoziati. Stiamo
lavorando intensamente con voi, e siamo lieti di continuare a farlo". Bush
si è fermato a Sharm El Sheikh, ultima tappa del suo viaggio mediorientale, per
rasserenare il mondo arabo scosso dal suo appoggio incondizionato a
Gerusalemme, e per indurre gli alleati a mediare tra Israele
e Palestina. Bush ha trovato un'accoglienza ostile,
nessun picchetto d'onore all'aeroporto, giornali infuriati - "l'amante di
Olmert" lo ha definito una vignetta - il presidente egiziano Mubarak
freddo. E al secondo incontro della giornata, quello col presidente afghano
Karzai, si è dovuto difendere dalle critiche dei media: "Ogni visita - ha
proclamato Bush - è un piccolo progresso verso la pace. Ho garantito al presidente
egiziano che noi vogliamo uno stato palestinese, e si possono porne le basi
prima della fine del mio mandato". A sera il colloquio con Abu Mazen,
durato oltre un'ora e sfociato in una cena di lavoro, ha schiarito il clima. Ma
sul piano di Bush di raggiungere una sia pur generica intesa entro ottobre
esistono forti sospetti. è un tentativo di salvare un minimo della sua
disastrosa politica estera, o d'influenzare l'esito delle elezioni americane? E
verrà silurato dagli eventi o dai leader mediorientali? Sembra che Mubarak
abbia ammonito Bush a favorire la stabilizzazione della regione e
l'avvicinamento di israeliani e palestinesi. Ma il presidente americano non ha
parlato di un dialogo con Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina
o con i loro sponsor, la Siria e l'Iran. Al contrario, li ha di nuovo
denunciati. Del Libano, ha asserito che "è a un momento decisivo" e
che l'America "sarà al fianco del governo Siniora contro i radicali ed
estremisti che cercano di rovesciarlo ". Oggi Bush conclude il blitz sul
Mar Rosso incontrando re Abdullah di Giordania prima, il premier pakistano
Gilani poi e per ultima una delegazione irachena. Ennio Caretto L'INTERVENTO di
Robert Kagan nelle Opinioni Mano nella mano George W. Bush con Abu Mazen, il
presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Afp).
( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-18 num: -
pag: 14 categoria: BREVI Il viaggio Israele La missione mediorientale di Bush è iniziata in Israele. Il presidente ha preso parte
alle cerimonie per i 60 anni dello Stato ebraico e ha tenuto un discorso alla
Knesset. Arabia Saudita Il viaggio è proseguito venerdì in Arabia saudita.
Egitto Ieri l'ultima tappa a Sharm el Sheik, dove si svolge un forum economico
mediorientale. Il capo della Casa Bianca ha incontrato i presidenti Abu Mazen
(Anp), Karzai e Mubarak.
( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
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NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-18 num: - pag: 39 categoria:
REDAZIONALE Neorealista Una storia ispirata dalla difficile realtà di San Paolo
"Il mio Brasile dei poveri pensando anche a Pasolini" Salles: credo a
un cinema reinventato con gli attori CANNES - Il neorealismo e il
documentarismo dominano, in controluce, molti film a Cannes e lo conferma
Walter Salles, il regista brasiliano che ha presentato in concorso Linha de
passe (Linea di passaggio), firmato con la sceneggiatrice Daniela Thomas,
operativa a San Paolo, ma cosmopolita come lui, attivo anche a Los Angeles
cresciuto con le ricerche del Sundance Institute, amico di Sean Penn e Gus Van
Sant. "Il titolo - premette - allude a un passaggio del football: se i
giocatori perdono la palla e la fanno cadere, sono eliminati. è una metafora
della lotta per la sopravvivenza nel Brasile della rinascita e dell'estrema
povertà con molti miraggi". Non stupiscono le affinità con il documentario
vincitore al Sundance, The Third Wave di Alison Thompson sui volontari nello
Sri Lanka dopo lo tsunami, che Penn ha voluto far proiettare qui. Debiti con il
nostro neorealismo? "Con Pasolini, con il cosiddetto cinema didascalico di
Rossellini più che col viscontiano Rocco e i suoi fratelli. Sono debitore in
assoluto del documentarismo applicato a una storia vera o in parte di
fiction". Anche Gus Van Sant per i suoi ultimi film e per l'atteso Mik con
Sean Penn ricostruisce la storia vera del primo politico gay di San Francisco,
assassinato. "La nostra storia è in parte ricavata dai giornali - precisa
Salles -. Narra di quattro fratelli e della loro madre, cameriera per crescerli
nella mostruosità, negli scompensi economici, sullo sfondo della bellezza,
della malinconia e delle giungle di San Paolo, con autostrade, favelas,
grattacieli, 20 milioni di abitanti e un "miracolo economico" per
pochi. Il film è anche un documentario, non un docu-drama, genere che dilata in
modo iperrealistico la verità". Spiega, impeccabile poliglotta, uomo di
fascino, tra i registi più carismatici (ci furono resse al Sundance e a Cannes
per il suo I diari della motocicletta): "Credo a un cinema reinventato in
modo collettivo e con gli attori. Qui essi sono alla prima esperienza:
"vivono" il film, sono cresciuti nel nostro Brasile colonizzato,
anche in senso religioso, da sempre alla ricerca di un padre, altro tema del
film. I quattro fratelli non hanno infatti più un padre. "C'è chi, come il
fratello più piccolo, si rifugia nel sogno di guidare un autobus
"rubato" e lo farà, chi spera in una carriera nel football (in base a
documentari di mio fratello sul calcio nei cortili periferici). Dietro la
sopravvivenza dei quattro ci sono le barriere della società, il difficile passo
dalla violenza alla redenzione". Prosegue, appassionato: "Le scoperte
dei fratelli vanno di pari passo con il nostro lavoro da registi e con quello
degli spettatori. Se i politici vedessero questo cinema di
verità che nasce a Israele,
in Turchia, negli Usa, nel Libano... (penso a Kiarostami da me prediletto)
forse tornerebbero al loro lavoro con una diversa ottica". Dopo Central do
Brasil, Salles ha lavorato a Hollywood per Dark Water e ora, si dice, per On
the road dal libro di Jack Kerouac. Tuttavia, sembra preferire
l'autenticità etnica... "Non mi chiudo a esperienze che mi permettono,
ovunque sia, libertà e identità culturale. A questo proposito, sono contento
che Soderbergh abbia girato i suoi due film sul Che Guevara in spagnolo".
Giovanna Grassi Guarda Lo speciale sul Festival di Cannes con tutte le foto e i
trailer dei film su www.corriere.it Daniela Thomas e Walter Salles (secondo da
destra) con i loro attori.
( da "Corriere della Sera" del 18-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-05-18 num: - pag: 64 categoria: BREVI Esteri Bush: nasca la Palestina Il presidente Bush in Egitto ha ribadito di volere un accordo
quadro per la pace tra palestinesi e israeliani entro la fine dell'anno:
"Il mio impegno alla formazione di uno Stato della Palestina è assoluto". Cina, paura
per il lago Mentre il bilancio del terremoto in Cina raggiunge i 30 mila morti,
c'è paura per un lago formato dalle frane in un fiume che rischia di esondare.
La popolazione della zona è stata fatta evacuare.
( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Torino
Primi contatti con Baricco che per ora declina l'invito. L'eventuale
staffetta non prima di tre anni Fiera, il caso Israele rafforza Picchioni ma la Regione è a caccia del sostituto PAOLO
GRISERI Lunga vita a Rolando Picchioni. è il leit motiv degli enti locali
torinesi che si preparano a confermare il presidente della Fondazione del libro
nel suo ruolo per i prossimi anni. Non potrebbe essere altrimenti:
Picchioni ha dimostrato di credere in una edizione della Fiera che si
preannunciava molto a rischio. Non è un mistero per nessuno che era impossibile
controllare gli accessi al Lingotto come se fosse un aeroporto. E che dunque
qualsiasi fanatico avrebbe potuto trasformare i padiglioni di via Nizza in un
inferno dai riflessi mediatici mondali. Una tentazione che è stata scoraggiata
ma una scommessa che non era facile accettare. Picchioni ha scelto di correre
il rischio invitando Israele come ospite d'onore in
nome del principio per cui la cultura non ha governi amici. è stato contestato
da chi riteneva invece che in questo caso la presenza dei rappresentanti del
governo di Gerusalemme dovesse diventare l'occasione per contestare le scelte
dell'esecutivo guidato da Olmert. è un fatto che in Italia la questione
palestinese ha tenuto banco come non accadeva da tempo. Picchioni e Ernesto
Ferrero rimarranno dunque ai loro posti anche grazie alla grande risonanza
mondiale che ha avuto l'edizione di quest'anno. Eppure per la Fiera, che il
prossimo anno ospiterà come paese d'onore l'Egitto, si comincia già a pensare
al dopo Picchioni. Probabilmente la questione diventerà di attualità tra tre
anni, dopo le celebrazioni per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia,
quando scadrà nuovamente il suo incarico. Ma i primi, cauti, sondaggi sono
stati fatti nelle scorse settimane da autorevoli esponenti degli enti pubblici
torinesi. La logica è simile a quella che ha portato Nanni Moretti alla guida
del Torino Film Festival: affidare la gestione della manifestazione a un
personaggio dal profilo completamente diverso da quello del predecessore.
Dunque non si starebbe cercando un nuovo Picchioni ma una nuova figura, in
questo caso uno scrittore così come un regista aveva sostituito il professor
Gianni Rondolino. Tra gli scrittori piemontesi in attività i nomi noti a
livello internazionale sono sostanzialmente due: Umberto Eco e Alessandro
Baricco. Con Baricco il discorso sarebbe stato intavolato poche settimane fa e
l'interessato avrebbe preferito, per il momento, declinare l'invito. Se così
stanno le cose ci sono tre anni di tempo per gestire il passaggio di consegne.
Per farlo coincidere con una fase di ulteriore crescita della manifestazione
(quest'anno si potrebbe sbloccare la vicenda burocratica che ha finora impedito
di utilizzare l'Oval olimpico) e per evitare che, al pari del Tff, la
transizione si trasformi invece in una rissa di paese tra innovatori e
conservatori senza che si capisca bene chi sarebbero i primi e chi i secondi.
( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VII - Torino
Il rettore del Politecnico: "Vogliamo creare un catalogo con tutti i
nostri allievi" De Benedetti, 50 anni da Ingegnere Laurea ad honorem per
Marchionne (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) MARCO TRABUCCO (segue dalla prima di
cronaca) Con lui sono stati premiati un centinaio di altri ex allievi del Poli
che avevano conseguito la laurea in ingegneria o architettura chi 65, chi 60 o
50 anni fa. L'incontro, un appuntamento ormai tradizionale, è stato anche
l'occasione scelta dal rettore Profumo per lanciare un appello a governo e
amministrazioni locali perché favoriscano il finanziamento dei privati alle
università pubbliche con politiche fiscali adeguate. "In Usa - ha spiegato
- le donazioni agli atenei sono completamente detraibili. Ho visitato
recentemente due famosi atenei statunitensi, Stanford che è privato e Berkeley
che invece è pubblico. E qui il rettore mi ha spiegato che, come da noi, i
finanziamenti che arrivano dallo Stato sono in progressiva diminuzione. Grazie
però ai vantaggi fiscali concessi a chi finanzia le università i fondi privati
compensano abbondantemente questa crisi". Un analoga
politica, aggiunge Profumo si segue in Israele: "L'Università di Haifa, simile per dimensioni e prestigio
alla nostra, riesce a ottenere ingenti finanziamenti in questo modo".
Denaro che può servire sia per interventi strutturali che per finanziare
programmi di ricerca o contratti a docenti. "Il 5 per mille è
un'iniziativa meritoria - spiega Profumo - ma non basta e rischia di essere
alla fine controproducente perché disperde le risorse raccolte in mille rivoli,
rendendole inefficaci". Perché parlare di questi argomenti in occasione
delle premiazioni degli ex allievi? "Perché proprio loro in laureati del
nostro ateneo - dice Profumo - sono i nostri ambasciatori nella società, al
loro è un'azione diretta di promozione. E perché negli Usa, ad esempio proprio
le associazioni di ex allievi sono le protagoniste delle principali azioni di
marketing degli atenei". Gli ex allievi del Poli ormai sono quasi una
città: "Siamo arrivati alla matricola 129 mila - conclude il rettore - e
pur contando che molti sono quelli che hanno abbandonato gli studi, credo che
calcolare almeno 70 mila nostri laureati non sia esagerato". Un patrimonio
immenso su cui il Poli vuole investire: "Abbiamo l'ambizione, grazie a
Internet, di ricostruire il catalogo di tutti i nostri laureati. E ci stiamo
organizzando per farlo". Un catalogo cui, tra qualche giorno si aggiungerà
un altro nome prestigioso, sia pure ad honorem: martedì 27 maggio infatti al
Politecnico sarà insignito della laurea ad honorem in ingegneria gestionale
Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat. A pronunciare la laudatio
sarà Sergio Rossetto, preside della IV facoltà di Ingegneria.
( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Stato
palestinese subito o lascio" Abu Mazen, ultimatum a Bush Nuovo appello di
Bin Laden: liberate Gaza, colpite l'Anp Dal presidente Usa ai paesi arabi un
invito al rispetto dei diritti umani e della democrazia ALBERTO STABILE dal
nostro inviato SHARM EL SHEIKh - Con un aggiustamento in corso d'opera inteso a
mitigare lo scontento sollevato persino tra i suoi estimatori arabi, come il
raìs egiziano Mubarak e il sovrano saudita Abdallah, per il suo recente
discorso alla Knesset, George Bush ha approfittato della tribuna del World
Economic Forum sul Medio Oriente per riaffermare la sua "ferma
fiducia" in un accordo di pace fra israeliani e palestinesi entro la fine
dell'anno. E quanto ai palestinesi amareggiati per il modo in cui il presidente
americano li ha ignorati durante la visita in Israele,
dovrebbero trarre conforto dalle seguenti parole: "Dobbiamo sostenere il
popolo palestinese - ha detto Bush - che ha sofferto per decenni e s'è
guadagnato il diritto ad avere una sua patria". Lo screzio, se così si può
dire, è rivelatore di una delle caratteristiche di questo negoziato: la
debolezza politica dei palestinesi e la crescente riluttanza con cui gli Usa
cercano di raddrizzare la bilancia di una trattativa asimmetrica inevitabilmente
pendente dalla parte d'Israele. In
verità, secondo le indiscrezioni circolate a margine del Forum, grande è stata
l'amarezza dei dirigenti di Ramallah. Nei due giorni trascorsi da Bush in Israele, non solo il presidente Abu
Mazen s'è visto snobbato, soprattutto ha visto sparire dalla retorica di Bush,
che ha parlato d'Israele
come della "patria del popolo eletto", qualsiasi riferimento
allo Stato palestinese. A Sharm El Sheikh Abu Mazen ha provato a fare la voce
grossa. La Casa Bianca s'è messa in moto per smussare. Il culmine è stato
sabato, quando, dopo un incontro di meno di un'ora, il presidente americano e
il leader palestinese si sono allontanati dalla folla dei fotografi e dei
cameramen mano nella mano. Ma Abu Mazen aveva una faccia da funerale.
"Abbiamo detto a Bush tutto il nostro disappunto - ha raccontato Saeb
Erekat, che ha partecipato all'incontro -. Il suo discorso alla Knesset è stata
un'occasione mancata perché avrebbe dovuto dire che i palestinesi dovevano
avere la loro libertà e la loro indipendenza". Bush ha risposto di essere
stato il primo presidente americano ad aver parlato di uno stato palestinese
indipendente. Poi, coi giornalisti, ha aggiunto: "Mi spezza il cuore
vedere il grande potenziale perduto dai palestinesi". Dal che si desume
che gli stessi palestinesi non sono esenti da colpe. Quello che vuole Abu Mazen
è chiaro: che Bush prema sugli israeliani perché si arrivi a un accordo
dettagliato entro la fine dell'anno su tutti gli aspetti del conflitto e dunque
sullo stato. Israele s'accontenta invece d'un
accordo-quadro che lasci per dopo la definizione dei confini, la questione dei
rifugiati, il futuro di Gerusalemme. A Sharm El Sheikh Bush si dice fiducioso
che un accordo sia ancora possibile entro il suo mandato. Aggiunge che Israele dovrà fare "duri sacrifici". Ma Abu Mazen
non si fida più delle promesse americane. Incontrando Yossi Beilin, uno dei
protagonisti degli accordi di Oslo ormai fiori gioco, il leader palestinese fa
capire che, se non ci sarà l'accordo nei tempi previsti, potrebbe anche
dimettersi. La reticenza israeliana e la prudenza americana nello spingere
sulla via del negoziato hanno rafforzato gli estremisti, dice, ed indebolito la
sua figura. E intanto sul web arriva un messaggio a "tutti i musulmani"
di Osama Bin Laden, che si scaglia contro l'Anp "filo-israeliana".
"E' vostro dovere - dice il leader di Al Qaeda - combattere lo Stato
ebraico e togliere il blocco da Gaza". Nel suo discorso di riparazione
Bush ha invitato i paesi arabi ad avere coraggio, ad avanzare sulla strada
della transizione democratica, a valorizzare il ruolo della donna, a scarcerare
i dissidenti. "Troppo spesso - dice - la politica in Medio Oriente
consiste in un leader al potere e l'opposizione in galera". Tutti principi
sacrosanti che, chissà per quale strano motivo, ogni volta che il presidente
americano ha cercato di tradurre in pratica l'ha fatto con metodi discutibili
controproducenti. Come dimostrano le facce tristi dei governanti iracheni
seduti in seconda fila.
( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-19 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE # Esteri Medio Oriente Il capo della Casa Bianca al World economic
forum Bush, appello ai Paesi arabi "Scegliete la democrazia" Il
presidente chiede fermezza contro l'Iran Ottimismo sulla Palestina.
George W. si è detto "fiducioso" sul raggiungimento di un accordo
entro l'anno SHARM EL SHEIKH - "Troppo spesso la politica in Medio Oriente
vede un leader al potere e l'opposizione in carcere. Gli Stati Uniti sono
profondamente preoccupati della persecuzione degli attivisti dei diritti civili
e chiedono a tutti i Paesi di liberare i detenuti politici. è ora che questa
prassi venga abbandonata e che le popolazioni siano trattate con rispetto
". Così, al World economic forum sul Medio Oriente, il presidente Bush ha
lanciato all'Islam la sfida della democrazia, invitando l'Egitto, il Paese
ospite e quello che forse lo ha più deluso, "a guidare la regione verso di
essa". E ha additato nell'Iran la minaccia più grave al cambiamento e alle
riforme: "Tutti i pacifici Paesi mediorientali - ha asserito - hanno
interesse a impedire il riarmo nucleare iraniano. Permettere allo sponsor del
terrorismo mondiale di procurarsi armi atomiche sarebbe un tradimento
imperdonabile delle generazioni future". Giovedì scorso, alla Knesset a
Gerusalemme, Bush aveva tenuto un analogo discorso sul futuro del Medio
Oriente. Ma tanto allora era parso elogiativo nei confronti degli israeliani,
tanto ieri è parso aspro nei confronti degli arabi. Il presidente ha esordito
affermando che "la luce della libertà incomincia a brillare
nell'Islam", citando la Turchia, l'Afghanistan, l'Iraq, il Marocco e la
Giordania. Ma ha lamentato come altrove "non si investa nei cittadini, non
si dia loro quella libertà che farebbe del Medio Oriente un faro di
progresso". E ha polemizzato con chi considera la democrazia nemica della
religione islamica: "La democrazia è l'unico sistema politico che protegge
la religione e che garantisce lo stato di diritto". Davanti a un pubblico
freddo, Bush ha sostenuto che la democrazia mediorientale può svilupparsi solo
correndo su un doppio binario: il pluralismo in casa e la resistenza all'Iran
fuori. E ha ammonito che una sua componente chiave deve essere la nascita di
uno stato della Palestina, definendosi "fiducioso
" che gli israeliani e i palestinesi raggiungano un accordo quadro entro
la fine dell'anno. Accordo, ha precisato più tardi il consigliere della
sicurezza nazionale Stephen Hadley, "che non comporta un'immediata attuazione:
il presidente ha sempre sottolineato che essa richiederà anni". Hadley ha confermato che Bush è pronto per una terza visita in Israele e in Palestina in autunno: "Non posso scendere nei particolari, ma si
stanno compiendo passi avanti concreti nelle trattative". Il discorso di
Bush è stato anche una sferzata economica e sociale ai Paesi arabi. Il petrolio
non vi arricchirà in eterno, ha tuonato il presidente, dovete diversificare le
vostre economie, passare dal protezionismo al libero commercio, favorire
l'iniziativa privata, e istruire la vostra gente. Dovete soprattutto, ha
aggiunto, aprirvi ai giovani e alle donne: "è una questione morale e
matematica, perché nessuna nazione che esclude dal lavoro oltre metà dei
cittadini sarà mai prospera". Come a Gerusalemme, Bush ha prospettato di
qui a 60 anni un Medio Oriente in pace e in benessere purché, ha ripetuto,
"si respingano le forze del terrore ". Il presidente ha esortato
l'Islam a fare quadrato attorno al governo libanese, a quello iracheno e alla
Autorità palestinese "minacciati dall'Iran". Ma è dubbio che il
messaggio di Bush, da lui già trasmesso proprio da Sharm el Sheikh due anni fa,
lasci un segno. La visita in Israele, l'Arabia Saudita
e l'Egitto ha dato l'impressione che il presidente caldeggi la causa sionista,
e che parli e agisca per influenzare gli americani in vista delle elezioni. E
il suo ottimismo non solo sulla Palestina ma anche
sull'Iraq, l'Afghanistan e il Pakistan, è sembrato infondato. Ma il Medio
Oriente e il Golfo Persico intendono discutere di un nuovo ordine non più con
lui bensì con il suo successore. Ennio Caretto.
( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-19 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Nuovo messaggio audio di Osama Bin Laden accusa i regimi islamici: appoggiate Israele WASHINGTON - In attesa di colpire, i qaedisti provano a creare
una par condicio mediatica. Se Bush parla alla Knesset, Bin Laden replica
attaccando Israele. Se il
presidente americano si rivolge da Sharm el Sheikh al mondo arabo, il Califfo
risponde chiamando i musulmani a raccolta per rompere l'assedio di Gaza.
Dopo l'audio di venerdì, la voce di Osama è tornata ieri sul web con un nuovo
messaggio invocando la Jihad quale unico mezzo per liberare la Palestina, denunciando i regimi arabi che hanno
"sacrificato " i palestinesi "per salvare le loro corone ",
esortando a rovesciare l'Autorità presieduta da Abu Mazen. Temi che ricordano
un altro discorso, quello del 21 marzo, preceduto il giorno prima da un
minaccioso monito dello stesso Bin Laden all'Europa. Le parole del leader
terrorista, oltre allo scontato valore propagandistico, servono a ribadire la
"centralità" della questione palestinese nell'ampio fronte di lotta
del qaedismo. Per rimarcare questa affermazione il presunto Bin Laden sceglie
un momento significativo. Il viaggio di Bush a Gerusalemme, Riad e Sharm el
Sheikh ha rappresentato agli occhi di molti arabi - e non solo estremisti - la
conferma di un asse che mette insieme Stati Uniti, alcuni regimi
pro-occidentali e Israele a scapito dei più deboli,
palestinesi in testa. Per Bin Laden è naturale presentarsi quale l'alfiere
degli esclusi, smascherando il tradimento di quanti collaborano al disegno di
Washington. La questione di fondo resta però l'applicazione pratica dello
sforzo comunicativo di Al Qaeda. Ossia se le ripetute invocazioni di Osama
finiranno per trovare una risposta con un attentato. Per alcuni analisti
americani il ciclo, ripetuto, monito- esortazione-condanna è il sentiero
obbligato che precede il colpo di maglio. Magari alla vigilia delle elezioni
statunitensi. Guido Olimpio Jihad Nel messaggio di ieri su Internet, Bin Laden
si è appellato ai musulmani ("è un dovere religioso di tutti") perché
combattano contro il blocco di Gaza a opera di Israele.
( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-05-19 num: - pag: 35 categoria:
REDAZIONALE Elzeviro Le testimonianze dei corrispondenti PASSIONI E DOLORE: IL
MEDIO ORIENTE di ANTONIO FERRARI N ell'intimità del
conflitto israeliano- palestinese non si ritrovano soltanto i protagonisti di
uno scontro che pare senza sbocchi, pur essendo quasi tutti convinti che la
pace sia un obiettivo razionalmente raggiungibile. Vi sono anche i giornalisti
occidentali, o almeno coloro che hanno scelto il Medio Oriente come la palestra
professionale più interessante, viva e avvincente. Un matrimonio
d'amore, condito di tradimenti, dove però non esiste la parola fine.
Testimoniare un conflitto tra due diritti è una sfida che annienta la noia
della ripetitività, ma è anche un appuntamento lacerante che, alla fine di una
giornata, di una settimana, di un anno o di un decennio provoca moti di rabbia.
Perché non si può seguire quel complesso problema senza accettare due
imperativi che sono in realtà un ossimoro: lo sforzo di obiettività e la
passione. Un collega di Radio-Rai, Maurizio Mengoni, dotato di straordinaria
preparazione professionale e di un equilibrio impreziosito da una voce calda e
penetrante, decise a un certo punto che non ce la faceva più. La passione stava
per sopprimere lo sforzo di obiettività e lui, coraggiosamente, preferì
allontanarsi dalla seduzione di Gerusalemme. Se n'è andato leggendo e
rileggendo, nelle ultime settimane della sua vita, i libri su quel conflitto
eterno, cercando le spiegazioni che temeva gli fossero sfuggite. Chi non ha
conosciuto quella terra, non ha respirato la sua aria, non ha frequentato le
case degli uni e degli altri, dei benestanti e dei disperati; chi non ha
passato interminabili serate ad analizzare i perché di un fallimento oppure le
ragioni di una svolta, difficilmente può comprendere che cosa significhi il
Medio Oriente, e che cosa produca l'attrazione fatale che tanti di noi
avvertono per quella regione, dove convivono tutte le possibili contraddizioni,
che sono però il sale della vita. Si ama Israele
perché è fatto di gente vera, e anche perché le più spietate critiche ai suoi
errori ci arrivano proprio dall'interno del Paese. Si ama la Palestina
per ragioni quasi identiche, e perché accanto agli estremisti fanatici
convivono voci di saggezza, profondità, moderazione e speranza. Per un
cronista-testimone è il massimo: basta saper partecipare con distacco (altro
ossimoro), studiare attentamente i passi e le riflessioni di ciascuno, seguire
gli eventi con serenità intellettuale, apprezzare Benny Morris e Ilan Pappe,
due nuovi storici israeliani che, su fronti opposti, ci hanno aiutato e ci
aiutano a comprendere scelte, ripensamenti e abiure. Della sparuta pattuglia di
giornalisti italiani che seguono con passione e competenza il conflitto fanno
sicuramente parte Ugo Tramballi, inviato del Sole 24Ore, e Alberto Stabile,
corrispondente da Gerusalemme per Repubblica. Sono gli autori di due libri
speculari, che offrono fatti, ricchezza di analisi e qualche suggerimento. Ne
Il sogno incompiuto (Tropea, pp. 257, e 16), Tramballi pianta una sonda su
quanto non ha funzionato nei primi 60 anni di Israele.
Un libro di storia vissuta, ma soprattutto di storie di uomini, dove il
problema della terra contesa si coniuga con quello della demografia. è il
professor Sergio della Pergola, emigrato da Milano nel 1966, docente di
statistica all'Università ebraica, che gli spiega le ragioni di fondo su cosa
deve essere e cosa diventerà lo Stato ebraico, quando già si prevede che, a
ridosso del 2020, tra il fiume Giordano e il Mediterraneo verrà superato, a
vantaggio degli arabi, il pareggio demografico. è per questo motivo che questo
tema è entrato nel lessico politico, e sta tormentando coscienze e certezze
identitarie. Alberto Stabile, nel suo Palestina (Giunti,
pp. 144, e 10), affronta l'altra metà del cielo. Parte dal nodo di Gaza,
conquistata da Hamas, torna in retromarcia al 1948 (anno di fondazione di Israele) per arrivare, attraverso un puntiglioso resoconto
intriso di illusioni e speranze tradite, ad amare conclusioni sul processo di
pace. è uno studio scrupoloso, costruito come un manuale pedagogico. Questo per
contrastare la sbornia di retorica, che sarà utilissima per gli schierati, ma è
esiziale per chi ha voglia di capire.
( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 20 del 2008-05-19
pagina 17 Bin Laden incita alla rivolta contro gli arabi
amici di Israele di
Redazione È arrivato puntuale Osama Bin Laden, proprio nel giorno in cui il
presidente americano George W. Bush era a Sharm el Sheikh per rivolgersi ai governanti
arabi e chiedere l'appoggio per la pace tra Israele e Palestina.
E anche lui, il leader di Al Qaida, si è rivolto ai musulmani, alla
"nazione islamica", per incitarli a combattere per la fine
della chiusura di Gaza ma soprattutto per opporsi alla politica pro Occidente
di alcuni Paesi arabi. Lo ha fatto in un nuovo messaggio audio diffuso ieri da
uno dei siti Internet vicini agli estremisti musulmani e di cui è ancora
necessario accertare l'autenticità. Da una parte Bin Laden si appella alla sua "nazione"
dall'altra punta il dito contro i leader di alcuni Paesi arabi, Egitto in
primis, che avrebbero "svenduto" la Palestina
e "che stanno dalla parte dell'Occidente e di Israele"
. "La sopravvivenza dell'entità sionista - ha detto Osama nell'ennesimo
proclama delirante - non è dovuta alla sua potenza ma al fatto che i governi
(arabi) hanno rinunciato a combattere questa entità". "Questi re e
leader - ha aggiunto - hanno sacrificato la Palestina
e Al Aqsa per mantenere le loro corone (...). Ogni giorno, il gregge spera che
i lupi smettano di mangiarlo". Poi i riferimenti alla delicata situazione
di Gaza: "Ciascuno di noi è responsabile della morte della nostra
vulnerabile popolazione a Gaza dove a decine sono stati uccisi a causa del
blocco". E infine l'esortazione ai militanti islamici in Egitto perché
mettano fine al blocco, un "dovere" che "ricade sui nostri
fratelli (in Egitto) perché sono gli unici al confine". L'ultimo messaggio
di Osama risale a venerdì scorso, in occasione del sessantesimo anniversario
della fondazione di Israele. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Napoli
Savignano, ecco la discarica "Quota rifiuti anche per Napoli" Ma l'Irpinia
punta su un impianto rivoluzionario Il Comune lotta ancora con tutti i giovani
del paese Denunce e nuove prescrizioni La stessa società (lavora anche di
notte) pronta per Chiaiano. Bonifica mai eseguita DAL NOSTRO INVIATO (segue
dalla prima di cronaca) Antonio corbo Savignano - "L'Irpinia mantiene gli
impegni. Confermo la quota di solidarietà per Napoli. Ma spero che si
sacrifichi come noi". Alberta De Simone, presidente della Provincia di
Avellino, offre uno spiraglio alla crisi di Napoli. Ma tra le righe, scarica
sul commissario De Gennaro una responsabilità: aprire altri siti. "In
Campania non c'è solo l'Irpinia, e non è vero che incontro De Gennaro.
Partecipo ad un tavolo istituzionale nella sede della Regione, ci sarà anche De
Gennaro", precisa. Quindi: Savignano ora, poi Chiaiano. La De Simone
arriva oggi a Napoli con un progetto che può rivoluzionare il ciclo dei
rifiuti. "Un impianto risolutivo. Lo vogliamo in Irpinia, decida il
Commissariato dove localizzarlo". Napoli litigava su Chiaiano, Avellino
studiava. Ha scelto un modello moderno. Si chiama Zenc, brevetto
israeliano. "Zero emission-No combustion", l'acronimo. è
l'alternativa agli inceneritori. "Non brucia, non c'è calore né vapore, è
nel cuore di Tel Aviv e non dà fastidio a nessuno, anzi nessuno se ne accorge.
Funziona in dieci paesi". Il modello Zenc è già in Canada, sedici mesi per
montarlo. è limitato nei volumi: tratta rifiuti per 200-250 tonnellate.
Fa tutto, si legge che "raccoglie tutti i rifiuti, li differenzia, separa
l'umido dai materiali da riciclare, distingue la parte del compost, restituisce
acqua pulita all'agricoltura, offre infine un gas per produrre energia senza
inquinare né diffondere cattivi odori". Possibile? Avellino ne è certa. Le
controindicazioni sembrano almeno tre. I costi ancora da scoprire, le piccole
quantità per una metropoli come Napoli da 1450 tonnellate al giorno, ma
soprattutto l'esclusione di quei carrozzoni che bruciano danaro. L'emergenza
rifiuti è da 14 anni un business, potrebbe mai finire? "Avellino
garantisce anche in questo caso una quota di solidarietà per i rifiuti di
Napoli", spiega la De Simone. La Provincia di Avellino presenta oggi un
piano avveniristico per le sue esigenze. Ma è anche il primo conto da pagare.
Ha accettato un'altra discarica ad appena un chilometro da Difesa Grande.
Renderà al Comune di Savignano 5,20 euro a tonnellata. "Non ho fatto
ancora i conti. E non sono ancora rassegnato. Brutta parola la rassegnazione.
C'è un comitato di lotta che il mio Comune ospita. Ho dato ai giovani un locale
e le chiavi. Purtroppo lo Stato si fa forte con i deboli", protesta Oreste
Ciasullo, sindaco di Savignano tra l'85 e il 95, la seconda volta dal 2004,
lista civica "Insieme per Savignano", entrato ed uscito dalla
Margherita. Ex demitiano. Ora in lotta con tutti: per la discarica che in paese
nessuno vuole. "Non dimentichiamo la carica della polizia del 18
febbraio", insiste Ciasullo, assente sabato scorso come il sindaco di
Ariano alla festa della polizia. Per il commissariato di Ariano e il suo
dirigente Gaetano Froncillo la missione è ora delicatissima. Compiti da digos.
Con gli stessi uomini e mezzi sono chiamati a sedare rivolte. A pochi passi c'è
Vallata, altro obiettivo del piano Berlusconi. Il questore Antonio De Jesu ha
contatti quotidiani con Antonio Manganelli, non a caso presente al teatro
Gesualdo per i 156 anni della polizia. "Ci sentiamo feriti. Ho denunciato
tutto alla Procura di Ariano. Gli esposti si sono accumulati. Il paese ha una
storia. E un'agricoltura di qualità con il miglior grano del mondo. Requisire
venti ettari è un danno enorme, in altri cento ettari pascolano le podoliche
che danno latte al formaggio più pregiato, può uno Stato distruggere
l'economica di un Comune intero? Senza accertare le condizioni, come prescrive
la legge", non si dà pace il sindaco di Savignano, attraversata dai
Sanniti in epoca preromana e nel Medioevo dai crociati diretti in Terra Santa,
c'è ancora una lapide nella Chiesa Madre, da visitare. Sull'altopiano di
Pustarza i lavori avanzano. Cellule fotoelettriche per i turni di notte.
Escavatori e mezzi di movimento terra dell'Arcater di Succivo. I teloni sono
spagnoli, brevetto Hdpe. Dirige una società di specialisti: la Ibi di Napoli,
titolare Antonio D'Amico. Liberato Imperato dirige, è un tecnico che ha
realizzato discariche in tutta Italia. La stessa azienda è pronta per Chiaiano.
"Ma qui i ritardi sono strani". Continue ispezioni a Pustarza. Dalla
Via (Valutazione impatto ambientale) sono state modificate le prescrizioni.
Aumenta lo strato di argilla. è stata però la Ibi a scoprire che la vicina
discarica chiusa da tempo inquinava. Un rivolo di acque piovane passava per
l'impianto e portava liquido fetido di percolato nei campi. Messa in sicurezza
la vecchia, tracciata poi la nuova discarica: a fine maggio il primo di 4
invasi. Savignano è contraria, lotta ancora. Ma non c'è rischio: grazie alla
terra, che offre la migliore argilla ("pliocenica") a sette metri di
profondità. L'Irpinia avvia il piano Berlusconi, ma oggi fissa un prezzo.
L'impianto Zenc.
( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-20 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Gaza La rivelazione di Kouchner La Francia a sorpresa: contatti con
Hamas Irritazione degli Usa GERUSALEMME - La Francia parla con Hamas "da
diversi mesi", ha rivelato il ministro degli Esteri di Parigi Bernard
Kouchner, attirandosi le critiche del Dipartimento di Stato Usa: "Non
riteniamo questa posizione saggia o appropriata", ha detto il portavoce
Sean McCormack. E anche Israele ha chiesto chiarimenti al Quai d'Orsay. Il fatto è che Stati
Uniti ed Europa si sono impegnati a non avere contatti con il gruppo
integralista islamico finché non riconoscerà Israele, accetterà i precedenti accordi di pace e rinuncerà alla
violenza. A PAGINA 16 Mazza e Ricci Sargentini.
( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-20 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Bobo Craxi "Avevano ragione Prodi e D'Alema" Un anno fa
era stato proprio lui a chiamare l'allora premier palestinese e leader di
Hamas, Ismail Haniyeh, scatenando infinite polemiche. Oggi Bobo Craxi,
sottosegretario agli Esteri nello scorso governo, è soddisfatto perché la
Francia ha fatto lo stesso. "Israele più passa il tempo e più corre dei rischi - dice al Corriere -,
tra cui quello che Hamas accresca la sua potenza di fuoco, come è accaduto con
gli Hezbollah in Libano, o diventi un'appendice del-l'Iran. Per ottenere il
disarmo c'è solo la via politica. Anche Rabin diceva che quando c'è una
situazione di guerra bisogna parlare con i propri nemici. Allora c'era l'Olp.
Ora la situazione è anche peggiore". Insomma aveva ragione D'Alema.
"Non solo lui. Anche Prodi aveva auspicato il dialogo con Hamas. In quel
momento c'era all'orizzonte l'opportunità della conferenza di Annapolis. E
bisognava trattare con tutte le parti in campo". Ma si può negoziare con
un'organizzazione terroristica? "Quest'obiezione in guerra ha una logica
molto limitata. Da che mondo è mondo le paci sono state fatte dai contendenti.
Non venendo meno a un principio". Quale? "Con chi usa il terrore come
arma politica non è possibile scendere a patti". Scusi ma Hamas usa o non
usa il terrore? "Sì ma può smettere di farlo. Come è successo con l'Ira e
con l'Eta. Anche l'Olp aveva una posizione analoga. Chi si muove nella
direzione del dialogo lo fa spinto dalla convinzione di fondo che si possa
arrivare a qualcosa di concreto". Gli Stati Uniti sono contrari.
"Aspettiamo la nuova amministrazione e vediamo". In Europa chi
potrebbe condividere la mossa francese? "I Paesi del Mediterraneo: Italia,
Francia, Spagna". Anche l'Italia di Berlusconi? "No. Se c'è un punto
su cui la diversità è netta è proprio questa. La nostra è una visione
euromediterranea che ha sempre tenuto conto della questione palestinese senza
però venire meno all'integrità e alla sicurezza di Israele,
mentre quella del governo Berlusconi è un po' troppo figlia di una stagione
della guerra preventiva che sta ormai alle nostre spalle e che persino
l'amministrazione Bush ha superato". Monica Ricci Sargentini Ex
sottosegretario Craxi.
( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
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MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-20 num: - pag: 10
categoria: BREVI Incontro su Israele Oggi alle 18 - anche in coincidenza con il 60Ë? anniversario
della nascita dello Stato di Israele - nella Sala Facchinetti della Società Umanitaria, in via San
Barnaba 48, Sergio Romano, insieme a Piero Amos Nannini e a Arturo Colombo,
presentano il libro di Vittorio Dan Segre, "Le metamorfosi di Israele" (Utet Libreria editore).
Sarà presente l'autore. Per informazioni tel. 02.38086524.
( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-05-20 num: - pag: 42 categoria:
REDAZIONALE Il profilo Il pachistano Tariq Ali rivaluta il guerriero islamico
che combatté i crociati Così il Feroce Saladino "liberò" Gerusalemme
V ien fuori dalle care, vecchie icone di un secolo trascorso, il "Feroce
Saladino". Era lui la figurina mancante agognata dai collezionisti degli
anni '30, e anche il soggetto d'un film da cinefili (diretto da Mario Bonnard,
con un incredibile Alberto Sordi diciassettenne e un'ancor più acerba Alida
Valli). Personaggio negativo, dunque, questo Saladino, prototipo del cattivo,
del villain, tanto più detestabile in quanto vittorioso e vendicativo ai danni
dei crociati in Terrasanta, benché agisse in un'epoca ormai vecchia 800 anni.
Si attendeva l'arrivo di un rivalutatore revisionista, e infatti eccolo: ne fa
un quasi eroe Tariq Ali, con una storia romanzata in cui gli eventi reali
(politici e militari) si intrecciano a quelli fantastici, amorosi, pittoreschi
e leggendari: Il libro di Saladino, Baldini Castoldi Dalai, pp. 480, e 18,50.
Pachistano di Lahore ma formato all'europea, brillantemente schierato con la
"New Left Review" su posizioni radicali, protagonista di un personale
boicottaggio del Salone di Torino per protesta contro l'invito
a Israele, qui Tariq Ali
racconta il Saladino (nella versione araba Salah al-Din) dal punto di vista del
suo biografo ebreo. Il romanzo lega una storia all'altra, secondo l'uso
orientale: è una successione di narrazioni pittoresche, dialoghi e digressioni,
che a volte riescono ad avvincere, anche se raramente toccano le corde dell'emozione.
Il "buon saladino" di Tariq Ali conquista Gerusalemme, anzi al-Kuds
per i fedeli di Allah, senza mai smarrire l'umanità e il senso della
moderazione, salvo quando si tratta di punire i seguaci di "Riccardo cul
di leone" (nella versione della propaganda musulmana), o di imporre alle
donne assoggettate i principi della Giusta fede. Eppure, nonostante lo sfoggio
di particolari realistici e intrecci avventurosi, qualcosa in questa
ricostruzione edulcorata del Saladino non convince. Sarà per il desiderio
dell'autore di farlo apparire a tutti i costi nobile, all'altezza della sua
fama di Vittorioso. Sarà per la presentazione in copertina dell'edizione
italiana che - con qualche concessione spericolata al multiculturalismo -
recita proprio così: "Il leggendario condottiero curdo che nel 1187 liberò
Gerusalemme durante le Crociate..." Il sultano Salah al-Din in una
iconografia della British Library Dario Fertilio.
( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
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MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-20 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Arcimboldi Echi di rovina e antiche memorie in "Ekodoom"
di Rami Be'er, domani a Milano Danzando lungo il filo spinato Il balletto della
Kibbutz Company celebra i 60 anni d'Israele I sraele danza sull'apocalisse, lungo il filo spinato che separa
l'Olocausto di ieri dalla minaccia ambientale di oggi. La linea di confine tra
passato e presente per la Kibbutz Contemporary Dance Company, in arrivo agli
Arcimboldi domani e dopo, è il linguaggio coreografico del suo leader, il
direttore artistico Rami Be'er che condensa la sua complessa visione
artistica in "Ekodoom, non è il tempo siamo noi", nato per i 60 anni
dello Stato di Israele. "Ekodoom - spiega Be'er -
è uno spettacolo dal doppio significato e, pur nella sua apparente astrazione,
gravido di memorie, come il suo titolo che è un composto di eko (suono ma anche
ambiente) e “doom” (rovina). Ma voglio lasciare libero lo spettatore di trovare
i significati che risuonino in lui". La libertà è per il cinquantenne
Be'er, che proviene da una famiglia di musicisti una necessità esistenziale
prima ancora che artistica. "I miei genitori sono sopravvissuti
all'Olocausto - racconta - ma gran parte della mia famiglia è morta nei lager
di Auschwitz e di Buchenwald. Un'eco di quel passato si riflette nello
spettacolo, anche se non in modo diretto, insieme alla storia recente di un
Paese in cui, ancora oggi, si deve lottare per esistere, fronteggiando crisi
complesse con i vicini ". Fondata da Yehudit Arnon, la compagnia che Be'er
dirige ha la sua base nel Kibbutz Ga'aton, da cui prende nome. "Israele è la mia terra: qui ho scelto di continuare a vivere
e lavorare in un kibbutz, all'interno di un sistema che è molto cambiato negli
ultimi anni. Oggi la compagnia, pur agendo secondo una logica di cooperativa,
si è aperta al mondo ed è cresciuta fino ad articolarsi in due organici: il
complesso principale e quello junior, impegnati entrambi in 250 spettacoli. I
danzatori arrivano da ogni angolo del pianeta, dal Giappone al Svezia, Francia,
Russia, Germania, ma molti sono israeliani ". La danza contemporanea in Israele ruota intorno alla Kibbutz e alla compagnia
concorrente, la Batsheva. "La differenza tra le due - sintetizza - è
nell'approccio di ricerca. La Kibbutz porta in scena soprattutto miei lavori e
ha quindi una prospettiva più univoca e compatta. Quando creo un nuovo
spettacolo, lo penso integralmente, coreografia e musica, disegno scene, luci,
costumi. è un mondo che si addensa in un'unica visione profondamente collegata
alle nostre radici". Energia I ballerini di "Ekodoom" arrivano
da tutto il mondo Valeria Crippa Teatro degli Arcimboldi domani e dopo alle ore
21 biglietti 13/40 € tel. 02.64.11.42.212.
( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
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- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-20 num: - pag: 19 categoria:
BREVI Appuntamenti INVIATO SPECIALE Roberto de Monticelli presenta
"Cronache dalla Milano in bianco e nero" al Teatro Strehler. Largo
Greppi, ore 18 ALDO NOVE Lo scrittore presenta "Zero il robot"
scritto insieme con Maria F. Tassi. Fnac, via Torino, ore 18 LOVE MANAGEMENT
Miranda Sorgente presenta "Love Management. Il segno del tuo passaggio nel
tempo" al Carcano con insegnanti yoga e arpe celtiche. Cso di Pta Romana
63, ore 20.30, t. 0362.17.90.030 NANOTECNOLOGIE Dario Narducci presenta
"Cosa sono le nanotecnologie" (Sironi), in Feltrinelli. Via Manzoni
12, ore 18 ISRAELE Presentazione dell'opera di Vittorio Dan
Segre "La metamorfosi di Israele". Umanitaria, via San Barnaba 48, ore 18 DIO DELLA LOVE
Alle Scimmie, il pop scanzonato dei Dio della Love (foto). Via A. Sforza 49,
ore 22, ingr. con consumazione FLOGGING MOLLY Al Music Drome, folk rock
d'autore con i californiani Flogging Molly. Via Paravia 59, ore 21, e15
ROCK ANNI '50 Al New Dancing Apollo, Memorial Dossena sul rock degli anni '50.
Esibizione del Dossena rock Ballet. E poi Miki Del Prete, Antonio Di Furia e
altri. V. Procaccini 17, h 21, e10 GIANCARLO MAJORINO All'Oberdan, Giancarlo
Majorino presenta "Viaggio nella presenza del tempo" (Mondadori). Vle
Vitt. Veneto 2, ore 20.30 COSTITUZIONE 60Ë? In Sala Buzzati incontro per i 60
anni della Costituzione con i giuristi Caravita di Toritto, Ferrari e Onida.
Pren. obbligatoria allo 02.29.53.22.48. Via Balzan 3, ore 18 TRE GRANDI
RELIGIONI A Bernate, "Tre grandi religioni a confronto" con Don Carlo
Venturini, Ugo Volli, il Venerabile Lama Paljin Rimpoche e l'Imam Abdullah
Techina. Canonica Agostiniana, Bernate(Mi), ore 21.15 SURREALISMO Allo Spazio
Guicciardini Arturo Schwarz parla del surrealismo, da André Breton (foto) in
giù. Via Macedonio Melloni 3, ore 21, ingr. libero POMERIGGI VERDI La
paesaggista Anna Scaravella parla di "giardini contemporanei". Marco
Introini presenta il book Lo spazio della scena". Mondadori, piazza Duomo
1, ore 17 e 20 IL VELENO DI CAPRI Presentazione del romanzo "Il veleno di
Capri. Diario intimo di un nobile decaduto" di Marco Pellegrini. Rizzoli,
galleria V. Emanuele, ore 18.30 BAGLIORI D'AUTORE Parte oggi a Palazzo Sormani
"Bagliori d'autore 2008", serie di incontri su Hemingway. Si comincia
con "Hemingway e la guerra. Un corrispondente al fronte". Via F.
Sforza 7, ore 18 SCUOLE IN SCENA Da oggi al 6 giugno il Teatro Litta presenta
la rassegna di spettacoli prodotti dalle scuole lombarde "Scuole in
scena". Corso Magenta 24, da oggi alle 19.45, tel 02.80.55.882 IN INDIA
Iago Corazza e Greta Ropa parlano dell'India sacra nell'incontro "India:
in viaggio con Raj Kumar". White Star Adventure, piazza Meda, ore 18.30.
( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-20 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Medio Oriente Barak presenta al mediatore egiziano le condizioni
per una tregua a Gaza "Necessario parlare con Hamas" Kouchner fa
infuriare gli Usa Il ministro degli Esteri francese: abbiamo contatti da mesi Israele si dice comunque sicuro che "la posizione della
Francia non sia cambiata". Kouchner giovedì a Gerusalemme DAL NOSTRO
INVIATO GERUSALEMME - La Francia parla con Hamas "da diversi mesi".
Lo ha rivelato ieri il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, nonostante
Stati Uniti e Europa si siano impegnati a non avere contatti col gruppo finché
non riconoscerà Israele, accetterà i precedenti
accordi di pace e rinuncerà alla violenza (le condizioni del Quartetto per il
Medio Oriente). La posizione "morbida" di Parigi ha provocato una
dura critica degli Stati Uniti: "Non crediamo che sia saggia o
appropriata", ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Sean
McCormack. E Israele ha chiesto chiarimenti. Ma la polemica sui "contatti"
con Hamas è scoppiata anche all'interno dello Stato ebraico. Il ministro della
Difesa israeliano Ehud Barak e una delegazione di Hamas si sono recati ieri in
Egitto, sia pure in località distanti: l'uno a Sharm El Sheikh, gli altri al
Cairo. Barak ha presentato le condizioni per una tregua con Hamas al generale
Omar Soleiman, responsabile dell'intelligence egiziana, che fa da mediatore. La
missione è stata denunciata dal vicepremier israeliano Haim Ramon:
"Negoziamo con Hamas, in aperto contrasto con le decisioni del governo,
secondo cui ciò potrà avvenire solo quando avrà accolto le condizioni del
Quartetto". Kouchner ha confermato "i contatti " diplomatici con
Hamas dopo che la notizia era emersa su Le Figaro. Yves Aubin de la Messuzière,
ex ambasciatore in Iraq e capo del Dipartimento Nordafrica e Medio Oriente al
Quai d'Orsay, spedito nei Territori il mese scorso, ha raccontato al
quotidiano: "Ho detto a Hamas che deve avvicinarsi alle condizioni imposte
dall'Occidente, affinché si ricominci a parlare. Mi hanno risposto di essere
pronti ad accettare uno Stato palestinese entro le frontiere del 1967: equivale
a un indiretto riconoscimento di Israele. Si sono
detti pronti a mettere fine agli attentati kamikaze e, ciò che mi ha sorpreso,
riconoscono la legittimità di Mahmud Abbas (il capo dell'Anp, ndr) ". La
Messuzière dice di aver incontrato a Gaza Ismail Haniyeh e Mahmud Zahar.
Kouchner ha confermato parlando alla radio Europe-1: "Sarebbe difficile
negarlo, dato che lo ha detto la persona che è in contatto con loro". Il
portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri ha confermato di aver incontrato un
rappresentante francese - e inviati di altri Paesi europei che non ha
identificato - aggiungendo che questo dimostra che l'Europa si rende conto che
"isolare e boicottare Hamas è una politica sbagliata". Kouchner ha
minimizzato: "Non si tratta di relazioni. Sono contatti". La
Messuzière si è incontrata con Hamas di propria iniziativa, ha precisato una
portavoce, "come nel caso del presidente Carter". Jimmy Carter sta
all'amministrazione Bush come la Messuzière sta al governo francese? Non
proprio. Lo scorso mese Carter, dopo aver incontrato Khaled Meshaal, il leader
di Hamas in esilio a Damasco, è stato criticato dalla Casa Bianca. Da agosto,
secondo Le Figaro, Parigi ha indicato ai diplomatici francesi di riprendere i
contatti con Hamas. Kouchner ha detto che "avere contatti è
necessario": "Dobbiamo essere capaci di parlare per avere un ruolo,
se vogliamo che i nostri rappresentanti vadano a Gaza". Israele
comunque si è detta sicura che "la posizione della Francia nei confronti
di Hamas non sia cambiata ", aggiungendo che Kouchner avrà modo di
spiegarsi con il premier Ehud Olmert. Il ministro francese è atteso giovedì in
visita a Gerusalemme. Ma prima si recherà alla "Conferenza sul sostegno
all'investimento privato nei territori palestinesi ", domani a Betlemme.
Viviana Mazza.
( da "Corriere della Sera" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-20 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Diplomazia Teheran riconosce comunque all'Italia una "visione
più profonda" L'Iran mette in guardia Roma "Non fatevi influenzare da
false notizie di altre nazioni" Frattini ha promesso un approccio
"molto fermo" sul nucleare iraniano e proposto per l'Italia un ruolo
di "facilitatore" ROMA - La Repubblica islamica di Mahmoud
Ahmadinejad ha risposto con un tono né brusco né accondiscendente a Franco Frattini,
il ministro degli Esteri che aveva promesso un approccio "molto
fermo" verso l'Iran a causa dei suoi piani nucleari e, allo stesso tempo,
aveva dichiarato di voler far ricoprire all'Italia un ruolo di
"facilitatore" per un dialogo tra Washington e Teheran. Il governo di
Silvio Berlusconi non dia retta alle cattive amicizie, è un po' il messaggio
arrivato in cambio dall'Iran, laddove le peggiori sono considerate quelle dei
fautori di un inasprimento delle sanzioni decise dall'Onu. Tramite il portavoce
del suo ministero degli Esteri, Mohammad Ali Hosseini, Teheran ha raccomandato
al governo italiano di avere "una posizione più realistica sul programma
nucleare pacifico dell'Iran" e di "non farsi influenzare da false
notizie" o dalla politica di altre nazioni. Questi suggerimenti, troppo
garbati per essere un altolà, ma non privi di un sottile avviso, sono stati
rivolti ricordando "i rapporti cordiali" con l'Italia e attestando,
riguardo al Medio Oriente, che "le autorità italiane hanno una visione più
profonda e realistica della regione rispetto ad altri Paesi". Prima che
Romano Prodi lasciasse Palazzo Chigi, in via riservata e senza certezze dagli
iraniani era stato domandato un parere sull'ipotesi che Ahmadinejad potesse
venire a Roma tra il 3 e il 5 giugno, quando si svolgerà la conferenza della
Fao su sicurezza alimentare e clima. Non risulta che l'idea abbia compiuto
alcun passo avanti. Da parte italiana era stato suggerito che, se realizzato,
il viaggio andava impiegato per lanciare una nuova fase della politica iraniana
su quei progetti nucleari nei quali una parte del mondo, Usa in testa, vede la
premessa della costruzione di un arsenale atomico. Insomma, se Ahmadinejad
fosse venuto sarebbero servite proposte tali da permettere sviluppi nel dialogo
con l'Europa. L'interscambio commerciale tra Italia e Iran nel 2007 è stato
superiore a cinque miliardi di euro. Anche se la visita non ci sarà, sembra che
il governo Berlusconi e Iran si stiano annusando, cercando di capire se
esistono prospettive per aprire un varco nello scambio di valutazioni piuttosto
sordo tra Occidente e Teheran, operazione tanto difficile quanto teoricamente
possibile considerata la durata dello stallo. In una conversazione con
giornalisti in un volo verso Lima e in un'altra con il Financial Times,
Frattini la settimana scorsa ha annunciato la richiesta di portare l'Italia nel
"5+1", il comitato sul nucleare iraniano formato
dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e dalla
Germania. Anniversari Studentesse iraniane con candele e bandierine palestinesi
durante la veglia della "Nakba", parola araba per indicare la
"catastrofe" della nascita di Israele (Afp) Maurizio Caprara.
( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)
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Pagina
XIII - Bari Bari Taranto Bari Taranto Il dramma della Palestina nel libro di
De Leonardis Una lezione di ecologia con il film sui Simpson "Di fabbrica
si muore" la parola all'oncologo "Di fabbrica si muore" la
parola all'oncologo.
( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)
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Il presidente Usa
alla tv Nbc: "Puntiamo sulla diplomazia ma il nucleare è una grave
minaccia" Bush: "Bisogna fermare l'Iran e un blitz non è da
escludere" Immaginiamo cosa sarebbe successo in termini di instabilità se
tra Saddam Hussein e Ahmadinejad si fosse scatenata una corsa agli armamenti
RICHARD ENGEL Presidente Bush, di fronte alla Knesset in Israele lei ha detto che negoziare con
l'Iran è inutile. Poi ha aggiunto che è una forma di appeasement. Si riferiva
al senatore Obama? Lui lo ha pensato? "La mia politica non è cambiata, ma
evidentemente il calendario politico sì. Bisogna che la gente si legga il mio
discorso: io ho detto che dobbiamo prendere sul serio le parole altrui.
Quando un leader iraniano dice che ha intenzione di radere al suolo Israele, dobbiamo prendere le sue parole sul serio. Se non lo
facciamo, verrà un giorno in cui ascolteremo chi dirà che non l'abbiamo fatto?
è stato del tutto appropriato che io alla Knesset ricordassi che le parole di
Adolf Hitler non furono prese sul serio". Lei sostiene che Teheran non
deve assolutamente mettere a punto l'atomica. Quanto tempo manca, a suo parere,
prima che l'Iran acquisisca la capacità nucleare? "Non intendo fare
supposizioni, se ne fanno troppe. Ma una cosa è sicura: dobbiamo assolutamente
evitare che imparino ad arricchire l'uranio. Ho detto chiaramente agli iraniani
che c'è un posto al tavolo delle trattative pronto per loro se sospenderanno le
operazioni di arricchimento e consentiranno di verificarlo sul campo.
Altrimenti continueremo a far fronte comune nel mondo per isolarli". Il potenziamento
dell'Iran è in gran parte una conseguenza della guerra in Iraq? "Non credo
di condividere questa sua affermazione. Anzi, penso che l'Iran sia preoccupato
perché in Iraq sta nascendo una giovane democrazia. Del resto l'idea che se
Saddam Hussein fosse ancora al potere tutto in Medio Oriente filerebbe liscio e
senza problemi è completamente ridicola. Saddam Hussein sosteneva il
terrorismo? riesce a immaginare che cosa sarebbe successo in termini di
instabilità in Medio Oriente se tra Saddam Hussein e Ahmadinejad si fosse
scatenata una corsa agli armamenti? Io credo che, al contrario, l'unico modo
per sconfiggere coloro che ricorrono al terrorismo per destabilizzare le
giovani democrazie sia quello di aiutare le democrazie ad avere pieno
successo". Lei afferma che l'Iran è una delle minacce più pericolose per
le politiche americane nella regione ? con Hamas, Hezbollah, le milizie in
Iraq? Ha in mente di concludere il suo mandato alla presidenza con un'azione
militare di qualche tipo contro l'Iran? "Sono congetture. Ho sempre
affermato chiaramente che questa possibilità esiste, è sul tavolo. Ma sappiamo
che l'arma migliore che abbiamo contro coloro che non tollerano la libertà è
far guadagnare terreno alla libertà stessa". Considera ancora l'Iraq un successo?
Sul terreno le cose non sembrano proprio stare così, e la gente continua a
voler lasciare il Paese? "Strano, ciò che lei dice contrasta con i
sondaggi d'opinione che ho visto e anche con l'atteggiamento degli iracheni con
i quali ho parlato. Naturalmente lei è libero di avere le sue opinioni ".
Copyright Nbc News. Traduzione di Anna Bissanti.
( da "Repubblica, La" del 20-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Comici e attori
replicano: facciamo ironia anche sulla sinistra Protestano Marcorè e Celestini
"Si torna all'editto bulgaro" LEANDRO PALESTINI
ROMA - La visione della satira di Paolo Romani un po' fa ridere, un po'
inquieta gli attori satirici. Il sottosegretario alle Comunicazioni dice che
"sei serate dedicate alla satira politica, con un preciso orientamento,
non fa bene al servizio pubblico" e dalla pattuglia di "Parla con
me" arriva un coro di contestazioni a quello che rischia di passare come
il "nuovo editto bulgaro" . Neri Marcorè è preoccupato:
"Sono dichiarazioni fuori luogo. Non so se siamo sulla scia dell'editto
bulgaro, ma il tipo di dichiarazione è quello, ed è sgradevole. Con Berlusconi
è stata una brutta pagina della tv (con Biagi, Santoro e Luttazzi fuori della
Rai), non vorrei che Romani dicesse una cosa e poi dei burocrati in Rai la
applicassero. Per avere un plauso, una carezza dal potere. Non si deve fare satira
7 giorni su 7? è come dire che il Tg si deve fare 3 giorni la settimana".
Non è vero che a RaiTre si coltiva una satira orientata politicamente? "Mi
pare un giudizio fazioso. Abbiamo le nostre opinioni, ma la nostra ironia va
contro tutti. Io ho fatto satira su Di Pietro e Fassino", dice l'attore,
aggiungendo: "Contrapporre la satira all'informazione non è corretto. A me
non piace la cancellazione di "Primo piano", ma credo che la satira
debba trovare un suo spazio". Per Ascanio Celestini la satira "è come
un genere letterario: guarda agli avvenimenti ridendoci sopra". Per
l'attore "è sterile la polemica politica contro la satira, non c'è nessun
pericolo per la democrazia. Anzi, si tratta di un servizio per il Paese".
Sulle parole di Romani è duro: "Probabilmente siamo sulla scia dell'editto
bulgaro. Spero non si arrivi a bloccare la nuova striscia di "Parla con
me", è assurdo dire che la satira tutti i giorni non fa bene al servizio
pubblico. è come dire che il telegiornale, con tutte le notizie cattiva che
ospita, sarebbe meglio non darlo tutti i giorni". Satira orientata?
"Io non mi pongo problemi di schieramento. Metto in evidenza anche le
disfunzioni della sinistra, magari del sindacato, quando parlo dei call
center". Antonio Cornacchione teme un "personale conflitto di
interesse". Perché il suo personaggio è filo-berlusconiano. "Non ho
concordato le cose da dire con Romani, sono spiazzato. Devo capire se la satira
deve far bene più a Berlusconi o al pubblico televisivo?", si chiede il
comico. Poi però esce la sua vera natura: "Io credo che la satira non è
come le medicine, non parliamo di modica quantità giornaliera. Ci sono dei
comici che vanno da Vespa tutte le sere. L'opposizione in Italia non la fa più
nessuno, è bene che rimanga almeno la satira ".
( da "Giornale.it, Il" del 20-05-2008)
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N. 119 del
2008-05-20 pagina 0 Immigrati, ecco i lager della Spagna di Alessandro M.
Caprettini Un muro di
( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
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N. 120 del
2008-05-21 pagina 17 Gaza, tregua vicina tra Israele e
le milizie di Hamas di Redazione Gaza. Il condizionale è d'obbligo ma il
cessate il fuoco tra Israele e Hamas potrebbe
instaurarsi già alla fine di questa settimana. Tre le condizioni poste da
Olmert: il movimento integralista islamico palestinese Hamas e le altre
organizzazioni estremistiche devono interrompere il lancio di razzi contro lo
Stato ebraico, sospendere il traffico di armi tra Egitto e
Gaza e inoltre rilasciare il soldato israeliano Gilad Shalit, sequestrato dai
palestinesi due anni fa. Se ciò accadrà l'esercito israeliano fermerà le
incursioni nella Striscia di Gaza. Il cessate il fuoco di fatto non sarà però
sanzionato da nessun accordo formale. Israele verificherà sul campo la tenuta della tregua di giorno in giorno
agendo di conseguenza. Al centro delle trattative, secondo quanto
scritto dal quotidiano israeliano Haaretz, ci sono il capo dei servizi segreti
egiziani Omar Suleiman e il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. Quello
che per ora è certo è che ieri la Striscia ha vissuto una giornata di violenza
come molte altre. Almeno tre i morti accertati fra cui un ragazzo di 13 anni, un
agricoltore di 32 e un miliziano di Hamas. Tutti vittime di un raid aereo
israeliano partito come reazione a dei razzi sparati dai miliziani. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 21-05-2008)
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N. 120 del
2008-05-21 pagina 9 Ekodoom, se la natura si rivolta contro l'uomo di Lucia
Galli Domani e venerdì il balletto del coreografo Rami Be'er Che cos'è quella
pioggia, bianca e pastosa, che cade sulle mosse dei ballerini? Una manna che
scende dal cielo, in un'eco quasi biblica, per un altro popolo in cerca di
salvezza o la rivolta disperata, inquinata, di una Terra promessa che l'uomo
sta rovinano con le sue mani? Al teatro degli Arcimboldi arriva Ekodoom - Non è
il Tempo, siamo noi a provare a dare una risposta o almeno a scuotere le
coscienze. Il balletto in calendario domani e venerdì sul palco di via
dell'Innovazione è un efficace studio su noi stessi e sui processi di
devastazione che l'uomo mette in atto conto il Pianeta, senza curasi,
apparentemente, delle conseguenze. A portare in scena questo lavoro, firmato dal coreografo israeliano Rami Be'er è la Kibbutz
contemporary dance Company, fondata nel 1970 da Yehudit Arnon: fu lei, nata in
Cecoslovacchia e scampata a diversi campi di concentramento, a far rinascere la
danza e la speranza anche in Israele, da un piccolo Kibbutz della Galilea Occidentale.
"Non abbiamo niente a che fare col folklore", spiega Be'er, il
coreografo che attualmente è direttore artistico stabile dell'ensemble:
anch'egli proviene dall'esperienza del Kibbutz dov'è nato e vive, ai confini
con il Libano. "Sono cresciuto con memorie dell'olocausto ma da piccoli
con i miei fratelli suonavamo violoncello, pensavamo al futuro e nessuno aveva
voglia di parlare del passato. Solo da adolescente ho cominciato a fare domande
"agli anziani" e poi ho sviluppato la maturità per elaborare le mie
piece". Nei suoi lavori è sempre la coscienza dell'uomo a doversi
risvegliare per evitare gli errori del passato. Ed ecco questo lavoro di grande
impatto teatrale e scenico, dall'impronta più ecologista: Ekodoom è il destino
che ritorna come una eco, è il giudizio universale che richiama alle leggi del
buon governo. Ekodoom - Non è il Tempo, siamo noi Teatro degli Arcimboldi
Domani e venerdì Informazioni: 02 641142212 © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
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La Knesset approva in
prima lettura le nuove norme, che non riguardano però i palestinesi. Con
l'opposizione di un solo deputato. Comunista Michele Giorgio Gerusalemme Non
c'è che dire. Il governo Berlusconi e quello Olmert viaggiano sulla stessa
lunghezza d'onda, non solo in politica estera ma anche sull'immigrazione. E se
in Italia si continua a polemizzare sulla decisione del ministro dell'interno
Roberto Maroni di introdurre il reato di immigrazione clandestina nel pacchetto
di misure sulla sicurezza che il governo si prepara a varare oggi, in Israele neppure si discute del disegno di legge presentato
alla Knesset per bloccare, con le maniere forti, il flusso di migranti che
entrano nel paese. Lunedì, su proposta del vice ministro della difesa Matan
Vilnai, la commissione esteri e difesa della Knesset, con 20 voti favorevoli e
uno contrario, ha approvato in prima lettura una bozza di legge che prevede
pesanti pene detentive e sanzioni severe per coloro che entrano illegalmente in
Israele. La notizia è stata accolta con indifferenza
nel Paese e si sono levate poche voci contro una legge che, se approvata,
colpirà in modo indiscriminato tutti coloro che proveranno a varcare
clandestinamente i confini dello Stato ebraico, inclusi i rifugiati politici.
Bersaglio di questa legge non sono, per una volta, i manovali palestinesi che
dai Territori occupati si infiltrano alla ricerca di un lavoro anche per pochi
giorni al mese, bensì i migranti, specie quelli sudanesi anche se provenienti
dal Darfur. Un clandestino rischierà una pena fino a cinque anni di carcere e,
se proviene da uno "Stato nemico", ad esempio il Sudan, dietro le
sbarre potrebbe rimanerci anche sette anni. Ma non è finita qui perché un
migrante che ritorna illegalmente in Israele dopo
essere già stato espulso, verrà incarcerato anche per sette anni e mezzo e se
proveniente dallo "Stato nemico" fino a 10 anni e mezzo. Se il
clandestino verrà trovato in possesso di un'arma - anche solo un coltello,
sottolineava ieri il quotidiano Haaretz - rischia una condanna fino a 20 anni
di carcere. Senza dimenticare l'ampia libertà di azione di cui godranno polizia
ed esercito che potranno detenere un clandestino per 96 ore senza dover
chiedere l'autorizzazione ad un giudice e tenerlo in custodia per diciotto
giorni senza una accusa specifica. "Con questa legge sarà sufficiente il
rapporto scritto da un soldato semplice per eseguire un ordine di
espulsione", ha denunciato Oded Feller, dell'Associazione per i Diritti
Civili. "E' assurdo che ad occuparsi di immigrazione sia la commissione
esteri e difesa della Knesset", ha protestato da parta sua il deputato
comunista Dov Khenin, l'unico a votare in commissione contro la proposta di
legge, "abbiamo bisogno di una legge completamente diversa, che non neghi
ma tuteli i diritti dei rifugiati politici". Il vice ministro Vilnai al
contrario non è affatto interessato a proteggere i profughi politici. Per lui i
migranti, anche quelli provenienti dal Darfur, sono tutti uguali e tutti un
pericolo potenziale. "Negli ultimi 15 mesi ne sono entrati nel paese circa
20mila e questo flusso deve interrompersi", ha spiegato ai 21 componenti
della commissione parlamentare. Per il governo israeliano
occorre bloccare subito l'ingresso dei sudanesi che, attraverso il Sinai,
tentano di infiltrarsi in Israele e le forti pressioni fatte da Tel Aviv sull'Egitto hanno già
dato i primi terribili frutti. Dall'inizio dell'anno almeno sei africani sono
stati uccisi dalle guardie di frontiera egiziane e molti altri sono stati
feriti, gli ultimi due appena due giorni fa (uno è in gravi condizioni).
Uccisioni e ferimenti che non scoraggiano chi in Somalia o Sudan vede in Israele il primo Stato ricco a portata di mano, dove trovare
un lavoro che permetta di mantenere nei paesi d'origine una famiglia intera.
Dopo i 500 profughi dal Darfur accolti legalmente su pressione dei centri per i
diritti umani, ora il governo Olmert ha deciso di usare il pugno di ferro
contro i clandestini e non esclude di costruire persino un muro (un altro)
lungo la frontiera con l'Egitto, dimenticando che Israele
ha firmato nel lontano 1951 la convenzione sui rifugiati.
( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Uno studioso oltre
lo scontro di civiltà. E oggi a Bologna presentazione del suo libro Mark LeVine
è docente di Storia Moderna del Medio Oriente alla University of California. Ha
pubblicato "Reapproaching Borders: New Perspectives on
the Study of Israel-Palestine" (Rowman and Littlefield); "An
Impossible Peace: Oslo and the Burdens of History" (Zed Books);
"Heavy Metal Islam: Rock, Resistance and the Struggle for the Soul of
Islam" (Random House/Harmony Books/Verso). Insieme a Viggo Mortensen ha
curato "Twilight of Empire: Responses to Occupation" (Perceval Press).
Oltre all'attività accademica LeVine ha lavorato, suonato e inciso pezzi con
autori quali Mick Jagger, Chuck D, Michael Franti, Dr. John, Ozomatli, Hassan
Hakmoun, The Kordz (Libano), MC Rai (Tunisia), Salman Ahmed (Pakistan), Reda
Zine (Morocco), Ghidian Qaymari (Palestina). Il suo
libro "Perché non ci odiano. La vera storia dello scontro di civiltà"
verrà presentato stasera a Bologna alle ore 21.00 presso lo spazio pubblico
XM24, via Fioravanti
( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un'intervista con
l'autore del libro "Perché non ci odiano. La vera storia dello scontro di civiltà".
Una corrosiva e brillante analisi della globalizzazione e delle forme di
resistenza che si sviluppano nel Nord e nel Sud del pianeta Benedetto Vecchi Lo
stile di vita, le istituzioni politiche, insomma l'ethos dominante negli Stati
Uniti rischia di essere sommerso dalla crescente marea dei latinos, portatori
di identità altere rispetto a quella statunitense. Si chiude così il libro di
Samuel Hungtinton sul sotterraneo "scontro di civiltà" che
caratterizza la vita del pianeta. Il discusso studioso americano non poteva
certo prevedere che il titolo del suo pamphlet diventasse la chiave
interpretativa di tutti i conflitti che vedono coinvolti gli Stati Uniti. C'è
lo scontro di civiltà, infatti, dietro l'attacco dell'11 settembre al World
Trade Center e la reazione statunitense culminata nell'invasione
dell'Afghanistan e dell'Iraq. C'è scontro di civiltà dietro le tensioni tra gli
Stati Uniti e l'Iran o tra Washington e la Corea del Nord. All'orizzonte si sta
profilando forse il padre di tutti gli scontri di civiltà del futuro, quelle
cioè tra Pechino e tutto il mondo occidentale. Da una parte quindi il
"nostro" Occidente, dall'altra il resto del pianeta. Una
rappresentazione dove all'Occidente spetta la palma della superiorità nelle
istituzioni politiche, nel rispetto dei diritti individuali, della democrazia,
mentre il libero mercato, va da sé, è il modo migliore per produrre la
ricchezza. Mark LeVine è un giovane studioso - insegna Storia Moderna del Medio
Oriente alla University of California - a cui il paradigma sullo scontro di
civiltà sta stretto, anzi lo considera il risultato di una vera e propria
campagna ideologica per garantire l'egemonia occidentale nel pianeta. Nel
volume Perché non ci odiano (DerivaApprodi, pp. 314, euro 20) sostiene che ci sono
molti più punti di contatto tra un business man del Marocco e della California
che non tra un operaio di Chicago e un manager wasp di Wal Mart. Per LeVine,
infatti, la globalizzazione ha favorito la crescita di una élite globale che
condivide non la religione, ma la stessa propensione a vivere come un corpo
seprato all'interno degli stati nazione dove sono nati. Per il resto della
popolazione mondiale, invece, l'articolazione delle identità, delle forme di
vita produce un patchwork in cui, ad esempio, l'Islam convive con la musica
heavy metal o il rap. L'intervista è avvenuta in due tornate. Prima in rete e
poi vis-à-vis, visto che lo studioso è in Italia per presentera il suo libro.
Il tuo libro ribalta l'immagine dominante sull'ostilità dell'Islam verso
l'Occidente. Sostieni, ad esempio, che non ci sono molte differenze tra un
musulmano del Cairo e un "americano medio" verso i terroristi; e che
entrambi manifestano una certo ostilità verso il potere costituito. E' proprio
così? Le differenze culturali tra l'America profonda - un'espressione che negli
Stati Uniti viene usata per indicare i bianchi evangelici, i colletti bianchi o
gli operai triturati dalla globalizzazione - e i musulmani conservatori del
mondo arabo sono di gran lunga meno profonde di quando gli studiosi mainstream
sostengono. Entrambi propongono una lettura nazionalista e religiosa del
proprio mondo, rappresentato come un fortino assediato da infidi nemici al
soldo di Satana. Una visione luciferina della realtà che li porta a giustificare,
seppur da parti opposte della barricata, il conflitto tra gli Stati Uniti e il
mondo islamico. Le identità che esprimono sono "identità resistenti"
caratterizzate dalla paura verso tutto ciò che mette in discussione stili di
vita e autorità consolidate. Da qui la richiesta di leaders che esprimano
virilmente forza e determinazione nel reagire, a nome del gruppo, alle minacce
dei "nemici". Questi i punti di contatto. C'è però una cosa che mi ha
enormente sorpreso nei miei soggiorni prolungati nel mondo islamico: i
musulmani conoscono meglio di noi statunitensi la storia dei rapporti tra
Occidente e mondo islamico. Questo provoca una "disconnessione" tra
quanto pensano gli americani e la maggioranza dei musulmani. Negli Stati Uniti,
ad esempio, la maggiorannza della popolazione ha ritenuto che la scelta di
Washington di invadere l'Afghnaistan e l'Iraq era mossa da intenzioni
"nobili" - la libertà, la democrazia, i diritti umani, la sicurezza -
e che nonostante i disastri sociali e politici provocati pochi sono i dubbi
manifestati sulla buona fede della nostra politica estera. Diverso è invece il
giudizio dei musulmani, che si limitano a constatare empiricamente che quelle
scelte erano un non senso. Questa disconnessione non produce però un odio verso
gli statunitensi: semmai è odiata, come ha ammesso più volte lo stesso
Pentagono, la politica estera di Washington. Per queste ragioni considero
essenziale definire un'agenda politica che favorisca il rapporto tra attivisti
europei, statunitensi e attivisti presenti nei paesi islamici. Un'agenda
politica che porti a quella "cultura jamming" all'interno della quale
tessere alleanze per costruire una globalizzazione inclusiva, basata su uno
sviluppo economico sostenibile e egualitario. Scrivi molto della diffusione globale
di stili di espressione, di forme artistiche che vengono plasmate a secondo dei
contesti locali. Vuoi dire che la globalizzazione neoliberista vada fermata,
mentre quella culturale no? Nell'attuale globalizzazione il sociale e
l'economico sono stati "culturalizzati". Mi spiego: le imprese basano
oramia i loro profitti sul potere del brand, mentre fanno fare il lavoro
"sporco" a una rete di imprese esterne. Tutto questo significa che
imprese come Nike o Microsoft vendono idee di una merce che è prodotta da
altri. Inoltre, nel libro scrivo della "walmartizzazione"
dell'economia globale. Wal Mart non è solo un'impresa transnazionale, ma anche
un modello di relazione tra capitale e forza-lavoro opposto a quello
comunemente definito fordista. Nelle fabbrica automobilistiche di Henry Ford, è
noto, i salari erano relativamente alti in modo tale che operai potevano
acquistare il modello T che producevano. Wal Mart paga invece salari così bassi
che i suoi dipendenti riescono solo a sopravvivere. Questa tendenza al ribasso
salariale vale in tutto il mondo. Ad esempio, in Giordania, le imprese non
assumono lavoratori giordani o palestinesi, bensì uomini e donne provenienti
dal Bangladesh o dal Pakistan perché sono "cheaper", così leggeri che
possono essere pagati pochissimo e essere sostituiti in ogni momento. E questo
accade anche a Dubai, in Israele, ovunque. Attualmente Rotana, il gigante saudita
dell'intrattenimento, sforna merci culturali all'interno di uno modo di
produzione che non è poi così diverso da quello che gli intellettuali islamici
denunciavano come strumento occidentale per cancellare la diversità culturale
dell'Islam. Allo stesso tempo, si sono manifestate forti tendenze
underground dove l'ibridazione tra l'Islam e altre "culture" è molto
accentuata. Ad esempio i giovani musulmani - il più importante gruppo
demografico dei paesi arabi - producono artefatti culturali
"contaminati". E così esistono moltissime band di giovani islamici
che fanno Heavy Metal. Questa è la "cultura jamming", il lato positivo
della globalizzazione che può aiutare la formazione di azioni politiche e
relazioni economiche alternative a quelle proposte dagli estremisti
neoliberisti o religiosi. Nel volume la globalizzazione è sinonimo di
diseguaglianze, una bomba a tempo che può portare a una nuova guerra globale,
ben più temibile di quella preventiva voluta da Goerge W. Bush. Ti dilunghi
inoltre sull'ascesa della Cina e dell'India. Non credi che proprio il loro
fragoroso ingresso nel salotto buono dell'economia mondiale porterà a un altro
tipo di globalizzazione e che occorrerà considerare ricomposta quella che lo
studioso Ken Pomeranz ha chiamato chiama "grande divergenza"? Il
libro di Pomeranz La grande divergenza è importante perché invita a guardare
alla vicende attuali all'interno di una prospettiva storica di lunga durata.
Pomeranz afferma che fino al 1750 la Cina era la società economicamente e
socialmente più sviluppata del mondo. Poi, una combinazione di fattori
(presenza di enormi risorse naturali come il carbone e il legname unita
all'accesso coloniale alle miniere di argento del Nuovo mondo) ha permesso a
alcuni paesi del vecchio continente - l'Inghilterra, Francia e più tardi la
Germania - di conquistare la leadership dell'economia mondiale. Concordo con
questa ricostruzione, perché aiuta a comprendere il fatto che lo sviluppo
capitalista europeo e più tardi statunitense si è basato su ciè che io chiamo
la "la matrice della modernità". Il colonialismo e il nazionalismo
sono fenomeni ampiamente studiati: senza di essi non sarebbe stato possibile lo
sviluppo capitalista. Altrettanto studiata è la tendenza a ridurre a entità
misurabili i fenomeni sociali. Una tendenza alla razionalizzazione usata per
costruire l'ideologia sulla superiorità etica, culturale dell'Occidente rispetto
al resto del pianeta. L'attuale rilevanza della Cina e dell'India nel panorama
mondiale è sicuramente in controtendenza rispetto la storia degli ulrimi
secoli. Tuttavia la realtà che si cela dietro il "miracolo asiatico"
è meno rosea di quanto venga sostenuto. In Cina, ad esempio, la democrazia
rimane un miraggio, mentre l'oppressione in cui è tenuta gran parte della
popolazione e l'aumento delle diseguaglianze sociali sono i prezzi pagati dai
cinesi per lo sviluppo economico. A completare questo fosco affresco c'è il
vorticoso spostamento di milioni di contadini verso le metropoli. L'India, dal
canto suo, è certo un paese democratico, ma con milioni di lavoratori che
ricevono salari poco sopra il livello di povertà, mentre si moltiplicano le
denunce di corruzione del personale politico e della burocrazia statale. Il
miracolo economico cinese e indiano sta sì cambiando gli equilibri nella
globalizzazione, ma non rappresenta un modello alternativo ad essa. La Cina e
l'India costituiscono semmai un esempio di come funziona oggi la
globalizzazione. Secondo te l'Islam è diventato un brand globale. Provocazione
per provocazione: non pensi che la rivendicazione di una identità islamica sia
proprio un modo per affermare un brand che partecipa al grande banchetto
dell'economia mondiale? Dipende di quale Islam si parla. Esistono infatti
innumerevoli espressioni della cultura islamica, molte delle quali sono in
profondo e spesso radicale conflitto l'una contro l'altra. Ad esempio, si è
sviluppata una cultura islamica neoliberista, spesso derisa come l'"Islam
da aria condizionata", che è espressa dalla borghesia musulmana, una
classe sociale protagonista nella definizione delle politiche neoliberiste di
regime autoritari come l'Egitto, il Marocco, la Tunisia, dove la repressione
dei gruppi islamici e di altri oppositori è stata particolarmente brutale. Le
élite islamiche neoliberiste vivono in comunità recintate, sfoggiano merci
griffate, sono sempre connessi alla rete, proprio come le élite occidentali.
Comportamenti e stili di vita che hanno la loro rappresentazioni nelle visioni
distopiche proposte dall'architettura di Dubai. Credo quindi anch'io che le
élite dei paesi musulmani partecipano al grande banchetto dell'economia
mondiale. Ci sono però donne e uomini islamici che si battono contro la povertà
nei loro paesi. La vera questione è come tutti noi, indipendentemente dalla
nostra religione e nazionalità, possiamo sederci a un tavolo dove ognuno possa
mangiare secondo i suoi bisogni. Questo significa trovare una via d'uscita dal
neoliberismo, prima che i danni sociali, ambientali e politici da esso prodotti
diventino irreversibili.
( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dal Saggiatore il
romanzo "Hemingway e la pioggia di uccelli morti", primo esempio di
narrativa postsovietica in lingua ebraica Tra Russia e Israele
l'umorismo dolente di Boris Zaidman Fabrizio Vielmini A quaranta gradi
sottozero anche gli uccelli in volo rimangono paralizzati e cadono a terra in
una macabra pioggia. È questo fenomeno singolare, possibile solo nelle immense
distese della Russia continentale, a costituire l'immagine centrale di
Hemingway e la pioggia di uccelli morti (il Saggiatore, traduzione di Elena
Loewenthal, pp. 192, euro 16), romanzo d'esordio del quarantacinquenne ebreo ex
sovietico Boris Zaidman, cittadino israeliano dal '75. Giocato
su due registri temporali, quello di Tal, adulto in Israele e quello di Tolik, Anatolij, ovvero Tal negli anni dell'infanzia
sovietica, il libro ricalca le tensioni di cui si è intessuta la biografia
dell'autore: una infanzia a ridosso dei fantasmi della guerra, una fede sincera
nei miti del sistema sovietico ("perché abbandonare il miglior
paese del mondo" chiede Tolik ai genitori, "per la colonia
mediorientale dello zio Sam?") e al tempo stesso la consapevolezza di
essere in qualche modo estraneo alla Madrepatria. Il passaporto che Tolik
riceve a dieci anni lo definisce infatti come "ebreo", e quella linea
- la natsional'nost', ancora oggi ritrovabile sui documenti d'identità della
maggior parte dei paesi eredi dell'Urss - resta nella sua memoria come "un
cucchiaio di catrame in un vaso di miele", quasi la scoperta di un
handicap, che con il tempo si rivelerà incancellabile. Anche perché, giunto in Israele, Tolik verrà trattato da "goy russo", un
"gentile", lui nato ebreo in quella che oggi è la Moldavia. Un eterno
estraneo dunque, combattuto fra odio-amore e nostalgia, il cui ritorno a casa
non è quello verso la "terra promessa", ma il viaggio che porta Tal,
ormai adulto e integrato nella società israeliana, nella città natale, il lassù
contrapposto al laggiù mediorientale. Temi costanti, le due patrie e
l'esperienza dell'emigrazione sono descritti, in questo che è stato definito
come il primo esempio di narrativa post-sovietica scritta in ebraico, con un
umorismo, un "riso attraverso le lacrime" sempre filtrato dalla
malinconia, che nasce dalla confluenza delle due letterature, russa e ebraica.
Ma a colpire è anche il realismo rigoroso con cui Zaidman - ospite alla recente
Fiera del libro di Torino - commenta la dura realtà dello Stato in cui vive. L'emigrazione
sovietica in Israele ha costituito un fenomeno
determinante per la storia del giovane Stato: oltre un milione di persone, un
cittadino israeliano su sette, proviene infatti dal defunto impero eurasiatico.
Apporto "europeo", che ha modificato in senso laico la società
d'accoglienza, ma che soprattutto è stato scagliato nella competizione
demografica condotta dalla "piccola isola d'Israele"
con "il mare arabo circostante che rischia d'inghiottirla". Ex
soldato di Tsahal, l'autore non ha difficoltà ad ammettere che la maggior parte
dei suoi commilitoni non riusciva a trattare gli arabi come uguali. E a
proposito della funzione della letteratura in una società anomala quale quella
israeliana, Zaidman - più che con i "mostri sacri" della vecchia
guardia, che vedono negli scrittori i vessilliferi della moralità - si allinea
con la nuova generazione, decisa a "squartare le vacche sacre",
affrontando tutti i temi tabù, compresi quello dell'occupazione. Ma è
sintomatico anche che nel suo secondo romanzo, di prossima pubblicazione, il
protagonista israeliano si senta più a casa sua in Europa, terra di gentilezza
e buone maniere, evidentemente merce rara nella società "di
frontiera" israeliana.
( da "Manifesto, Il" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Questa sera a Mosca
la prima finale tutta inglese di Champions League tra Chelsea e Manchester
United. Due club simbolo di come il calcio globale viva ben al di sopra dei
propri mezzi John Foot La finale dei club più indebitati del mondo. Manchester
United-Chelsea, 764 milioni di sterline di debiti contro 736 secondo le stime
del Guardian. Con la piccola differenza che i creditori dei red devils sono
soprattutto le banche, quello dei blues è invece Roman Abramovich, padre
padrone del club al quale eroga prestiti miliardari senza far pagare interessi.
Sono ricchi dunque (i più ricchi del mondo secondo altre classifiche) che
vivono molto al di sopra delle loro possibilità. Questo è il calcio moderno e
questa è la finale di Champions League che si gioca nella notte a Mosca. Una
battaglia tra club inglesi - per la prima volta due squadre in finale, cosa già
riuscita a spagnoli e italiani nel 2001 e nel 2003 - con un contenuto molto
poco "inglese". Il Manchester United appartiene infatti al magnate
americano Malcolm Glazer, che l'ha comprato appioppando poi al club il mutuo
acceso con gli istituti di credito. L'allenatore è scozzese, Sir Alex Ferguson,
le stelle della squadra - con poche eccezioni - straniere: portoghesi,
argentini, francesi, olandesi. Anche le star del Chelsea non sono indigene:
vengono dalla Costa d'Avorio, dalla Francia, dal Ghana, dal Portogallo, dalla
Repubblica Ceca e uno - il secondo portiere Carlo Cudicini - persino
dall'Italia. Trattasi dunque di una finale globale, tra due imprese globali,
con tifosi (soprattutto quelli del Manchester) sparsi in tutto il pianeta. Il
Chelsea rappresenta secondo alcuni tutto ciò che vi è di sbagliato nel gioco
contemporaneo, molti appassionati lo accusano infatti di aver comprato il suo
recente successo. La capacità di Abramovich di pagare i giocatori ben oltre il
lecito ha distorto il mercato dei trasferimenti e degli stipendi, rendendo
impossibile alle altre squadre competere a certi livelli. Come ha ben spiegato
l'allenatore dell'Arsenal Arsene Wenger, "esiste un mercato per il Chelsea
e uno per il resto di noi". Nessuna delle due squadre pratica un calcio all'inglese.
Lo United ha fatto ricorso al più classico catenaccio per guadagnarsi l'accesso
in finale, impiegando Wayne Rooney come centrocampista difensivo contro Roma e
Barcellona, aspettando abbottonato il momento giusto per segnare in
contropiede. Una tattica molto efficace, tipicamente italiana, fino a ieri
rigettata come la peste al di là della Manica. Il Chelsea ricorre invece a un
miscuglio di passaggi corti e palla lunga con un attaccante possente come
Didier Drogba e un centrocampo di muscolari dal tackle ruvido. Probabilmente
l'aspetto più inglese della faccenda saranno i tifosi, giunti a Mosca in 40mila
col rischio di sporcare, dopo anni di progressi, la reputazione del
"modello inglese" se dovessero ripetere le violenze di massa mostrate
dai tifosi dei Glasgow Rangers la settimana scorsa a Manchester in occasione
della finale di Coppa Uefa contro lo Zenit di San Pietroburgo. Vladimir Putin
ha permesso ai tifosi inglesi di atterrare in Russia senza bisogno del visto ma
con l'obbligo di ripartire subito dopo la partita, senza passare a Mosca
neanche una notte. I tabloid hanno avvisato i viaggiatori circa lo stato delle
prigioni russe. L'unica cosa certa è che molta birra sarà ingollata. Le due
squadre si sono date battaglia per tutta la stagione in Inghilterra con lo
United che ha vinto il titolo per appena due punti e dopo aver perso lo scontro
diretto a Stamford Bridge, conclusosi con una scazzottata tra giocatori del
Manchester e addetti al campo del Chelsea accusati di provocazioni razziste.
Alcune storie dei protagonisti sono certamente fascinose. La mamma di Frank
Lampard è morta pochi giorni prima che il centrocampista dei blues segnasse il
rigore decisivo nella semifinale col Liverpool. Drogba aveva minacciato di
scioperare dopo la cacciata di Mourinho ma ha continuato a segnare e gli
avversari non hanno mai smesso di dipingerlo come un simulatore, cosa che lo ha
fatto giocare ancora meglio. Il portiere del Chelsea Petr Cech porta ancora
l'elmetto per proteggere il cranio fratturato l'anno scorso in un contrasto di
gioco. Il terzino Ashley Cole è stato buttato fuori di casa dalla moglie per un
affare extra-matrimoniale. Cristiano Ronaldo - nuovamente giocatore dell'anno -
è da sempre accusato di latitanza nelle partite che contano. Ecco l'occasione
per dimostrare a tutti i suoi detrattori quanto si sbaglino. Michael Ballack
perse la finale di Champions League, il campionato e la Coppa di Germania nel
giro di pochi giorni quando militava nel Bayer Leverkusen nel 2002. Sarebbe
molto felice di cancellare quel brutto ricordo. Col talento a disposizione -
Ronaldo, Essien, Rooney, Drogba - dovrebbe essere una gara spettacolare.
Tuttavia è probabile che si riveli tattica e noiosa. E alla fine i soldi
potrebbero fare la differenza. Una sola squadra al mondo, il Chelsea, ha un
pozzo senza fondo di risorse finanziarie. La ricchezza di Abramovich ammonta a
18,7 miliardi di dollari, cifra che gli permette di far scaldare in panchina
gente come Shevchenko e Anelka. E in più gioca in casa, accolto come un re
dagli amici del Cremlino. La storia più interessante è però
quella di Avram Grant, l'allenatore israeliano del Chelsea. Criticato dai suoi
stessi tifosi (e da parte della squadra) per quasi tutta la stagione, bersaglio
di un elevata dose di anti-semitismo, Grant è riuscito là dove il suo
predecessore Mourinho aveva sempre fallito, portare il Chelsea in finale di
Champions League. Dopo la vittoria in semifinale col Liverpool, Grant ha
dribblato i festeggiamenti e si è recato ad Auschwitz per ricordare i membri
della sua famiglia morti durante l'Olocausto. Il padre fu costretto a
seppellire fratelli e sorelle nel gelo dei campi siberiani (altri morirono in
quelli polacchi), là dove ha fatto fortuna il suo datore di lavoro, Roman
Abramovich. Se il Chelsea dovesse vincere questa sera, la gioia di Grant sarà
altrettanto sobria perché comunque vada a finire, sa già che verrà licenziato.
( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-21 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Sul Jerusalem Post. Gli Usa smentiscono "George W. attaccherà l'Iran
entro la fine del mandato" GERUSALEMME - Un attacco all'Iran prima della
fine del mandato di Bush. Secondo il Jerusalem Post è questa l'intenzione della
Casa Bianca rivelata da un alto funzionario Usa durate la
recente visita in Israele
del presidente americano. Ma da Washington arriva una secca smentita. La
portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, afferma che l'articolo in questione
"non vale la carta su cui è stato pubblicato" visto "che cita
fonti anonime che citano a loro volta fonti anonime sulla posizione del
presidente Bush sull'Iran". Secondo un dirigente israeliano, la
fonte del quotidiano, uno stretto collaboratore di Bush, ha detto durante un
incontro a porte chiuse che il presidente americano e il vice-presidente Dick
Cheney sono a favore di un intervento militare contro la Repubblica islamica.
Tuttavia, sempre secondo la fonte, "le resistenze del segretario alla
difesa Robert Gates e del segretario di Stato Condoleezza Rice impediscono
all'amministrazione Usa di prendere una decisione al riguardo in tempi
brevi". Teheran è accusata da Stati Uniti, Israele
e diversi Paesi occidentali di voler sviluppare un programma nucleare con fini
bellici e di destabilizzare l'Iraq e il Libano. La Perino, però, assicura che
"il presidente degli Stati Uniti non dovrebbe mai rinunciare a priori ad
alcuna opzione ma la nostra preferenza è per i metodi diplomatici
pacifici".
( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-05-21 num: - pag: 49 categoria:
REDAZIONALE La finale 42 mila tifosi hanno invaso Mosca L'Europa sceglie la sua
regina inglese Manchester-Chelsea, la rivincita DAL NOSTRO INVIATO MOSCA -
Quarantaduemila inglesi più un russo. La british invasion di Mosca, cominciata
ieri in ordine sparso, si compirà pienamente stasera quando alle 22.45 locali(
( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-21 num: - pag: 10 categoria:
BREVI Grossman Alle 17.30, nelle Sala delle Colonne della Luiss, viale Pola 12,
incontro con David Grossman (foto) su "Il mestiere dello
scrittore in Israele".
Partecipano il rettore della Luiss Massimo Egidi, Sebastiano Maffettone e
Roberto Panzarani. Grossman, nato nel
( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-21 num: - pag: 42 categoria:
REDAZIONALE Spirito mediterraneo Bari riunisce settecento artisti Babele di
linguaggi per raccontare la politica, la società, l'ambiente L a parola chiave
è kairos, dal greco: "Il tempo in cui il cambiamento è possibile".
Un'opportunità per cercare una svolta attraverso il dialogo dell'arte e
l'incontro delle diverse culture europee e mediterranee in tutte le loro
espressioni. è il tema della XIII edizione della Biennale, da domani fino al 31
maggio alla Fiera del Levante di Bari. Una manifestazione profondamente
multidisciplinare divisa in sette sezioni: dalla musica, alle arti visive, da
quelle applicate alla letteratura sino alla gastronomia, dalle performance di
teatro e di danza al cinema. Per la prima volta partecipano artisti provenienti
da quarantasei Stati: settecento giovani tra i diciotto e i trent'anni che
mostrano al pubblico il meglio, quello che di più attuale propone il proprio
Paese nell'ambito artistico contemporaneo come in una sorta di Olimpiadi della
cultura. Scelti secondo un criterio di selezione "democratico"
adottato da circa trecentocinquanta tra critici, giornalisti ed esperti di
settore in tutte le nazioni di provenienza. La creatività ha le sue tradizioni
e la sua bellezza in ogni luogo, i giovani talenti, però, trascendono i limiti
che le usanze hanno imposto e intravedono nuove possibilità, raffigurano e
interpretano, sollevano problemi, propongono un cambiamento. Così hanno fatto
Nikica Klobucar e Tomislav Soban, croati, che presentano Green Border, un film
realizzato usando una macchina fotografica come telecamera per raccontare la
vita di un villaggio di confine tra Croazia e Slovenia.
"Interminabile" è la poetica opera dell'inglese Anna Mawby:
duecentocinquantamila piccoli buchi fatti a mano che rendono la ripetizione
della frase "I'm waiting " una rappresentazione delle sensazioni di
speranza e di pazienza. Ci saranno le bambine dipinte dal piemontese Valerio
Berruti e le bambole digitali della messinese Daniela D'Andrea. Le fotografie di
Suad Nofel che raccontano la storia della Giordania e quelle delle rumene Alina
Popa e Irina Gheorghe, e le musiciste Laurence e Sevèrine che hanno unito i
loro capelli rasta e le loro anime in un concerto fra chitarra e violino, fra
rock ed electro. E poi, numerosi i workshop, gli incontri, i dibattiti e le
conferenza per discutere delle differenti realtà politiche, sociali e
ambientali. "La Biennale sostiene i nuovi talenti - racconta Luigi
Ratclif, presidente della Bjcem, l'associazione culturale che ha selezionato i
ragazzi -. Presentiamo convivenze e collaborazioni tra cittadini di posti molto
diversi e spesso in conflitto, come Israele e Palestina, per esprimere un messaggio di pace proprio nell'anno
internazionale del dialogo tra i popoli. E abbiamo scelto la Puglia perché è
uno storico crocevia di persone e un laboratorio di sperimentazione sociale e
culturale, dove le tre anime della manifestazione hanno trovato risposte
concrete: il confronto tra i linguaggi artistici contemporanei, il
dialogo e la collaborazione attraverso la cultura e i giovani e la creatività
come motore di sviluppo economico dei territori". Rossella Burattino.
( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-05-21 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE
La classifica Paesi pacifici L'Italia batte Madrid e Parigi L'Italia è più
pacifica di Spagna e Francia. è quanto sostiene il risultato della ricerca
annuale di Global Peace Index (Gpi), l'istituto australiano al quale si è
rivolto il settimanale The Economist. In testa alla classifica c'è l'Islanda,
all'ultimo posto l'Iraq. L'Italia, invece, occupa la ventisettemima posizione e
precede di due posizioni la Spagna e di dieci la Francia. I Paesi esaminati ed
ai quali è stato assegnato il Gpi, l'indice di pace, sono stati 140, sulla base
di ventiquattro indicatori in grado di dare un quadro complessivo della
percezione della pace interna ed esterna. Steve Killelea, fondatore del Gpi:
"Rispetto alla precedente rilevazione - ha spiegato Steve Killelea,
fondatore del Gpi - il mondo sembra leggermente più pacifico. è incoraggiante,
ma serve che i singoli Stati facciano altri passi sulla strada della
pace". Tra gli indicatori scelti, il numero dei reati violenti, eventuali
interventi delle Nazioni Unite in zone calde, il grado di minaccia terroristica
sulla stabilità politica. Dietro l'Islanda, considerato il Paese più pacifico -
che è una conferma -, si sono piazzati Danimarca, Norvegia, Nuova Zelanda e
Giappone. Quest'ultimo è l'unico Paese del G8 tra i primi dieci della
classifica. L'Iraq, ultimo, è preceduto da Somalia, Sudan, Afghanistan
e Israele. Ovvero, Paesi
con maggiori tensioni interne ed esterne e col maggior grado di rischio per
quanto riguarda la minaccia terroristica. Al sessantasettesimo posto la Cina,
Paese con un indice di pace maggiore rispetto agli Stati Uniti, che sono fermi
al novantasettesimo posto, e alla Russia, al centotrentunesimo.
( da "Corriere della Sera" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-05-21 num: - pag: 43 categoria:
BREVI "Noi israeliani, travestiti da palestinesi" "In
"Independence Day" - spiegano Yossi Atia e Itamar Rose - ci
travestiamo da rifugiati palestinesi. Ci avviciniamo a
famiglie israeliane che stanno facendo un pic-nic in un parco pubblico e
chiediamo loro di osservare un minuto di silenzio per il nostro villaggio che
una volta era lì. La situazione in Israele è complessa: abbiamo deciso di affrontarla con gli strumenti
della commedia".
( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIII - Torino Interplay La nuova danza di Israele nelle creazioni di Yasmeen Fa tappa stasera alle Fonderie Limone
"Sudden Birds", la pièce della grande Godder, ex ribelle di
Gerusalemme divenuta una promettente coreografa moderna CLAUDIA ALLASIA NEGLI
ANNI CINQUANTA - racconta Amos Oz nella sua Storia di amore e di tenebra -
fioriva in Israele una
razza nuova, forte e temeraria, di giovani che si arruolavano nei
kibbutz soprattutto per sottrarsi all'oppressione nostalgica familiare.
"Ragazzi e ragazze pronti ai lavori più duri ma dotati di una vita spirituale
profonda e capaci di farsi travolgere dalle danze fino alla vertigine".
Nel decennio successivo, scrive ancora Oz, i giovani ribelli andranno invece a
New York e Parigi e, dopo ancora, in India, Amazzonia e Himalaya. La coreografa
Yasmeen Godder, che il pubblico di "Interplay" ha conosciuto l'anno
scorso con I feel funny today (premio New York Bessie Award 2001) e che
ritroverà stasera alle Fonderie Limone in Sudden Birds, potrebbe essere la
figlia di quei pionieri amanti della danza. Di sicuro appartiene alla
generazione di quelli che sono andati in America: nata a Gerusalemme nel 1973,
si è infatti laureata alla New York University ed ha debuttato negli Usa, con
il solo Tagidi Shalom Yaffe, composto su commissione del Dance Theater Workshop
come anche il successivo, Aleena's Wall. E forse non sarebbe mai tornata in Israele, se non fosse stata invitata a farlo nel 1999 dal
neonato Suzanne Dellal Centre, un'istituzione creata apposta per richiamare,
sostenere e diffondere la nuova coreografia israeliana, in questi giorni e fino
al 25 tutta in scena a Reggio Emilia Danza. (Fonderie Limone, Moncalieri,
biglietti da
( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La stampa
israeliana: "Colpirà Teheran". La smentita Bush in Italia a giugno
"Nessun attacco all'Iran" La portavoce: "Sarà l'occasione per
incontrare vecchi amici come Berlusconi" WASHINGTON - George W. Bush sarà
in Europa a giugno e nel corso della sua visita farà tappa anche in Italia e in
Vaticano. L'annuncio ufficiale della visita del presidente americano è venuto
ieri dalla Casa Bianca che ha confermato ufficialmente che Bush parteciperà al
vertice Unione Europea-Stati Uniti in programma il 10 giugno in Slovenia e che
il tour proseguirà con soste "in Germania, Italia, Santa Sede, Francia e
Regno Unito". La Casa Bianca non ha ancora fornito le date esatte delle
varie tappe europee, riservandosi di farlo molto presto, ma la portavoce Dana
Perino ha sottolineato che la visita "consentirà al presidente di
incontrare nuovi amici e vecchi amici, come il premier italiano Silvio
Berlusconi che è stato appena rieletto". Tra gli argomenti in agenda
secondo la Casa Bianca vi saranno questioni "economiche, commerciali, il
problema della proliferazione nucleare, un approccio multilaterale alla
questione iraniana". La stessa Perino ieri ha smentito con decisione la
notizia, pubblicata dal Jerusalem Post, secondo cui il presidente americano
intenderebbe attaccare l'Iran prima della fine del suo mandato. Secondo il quotidiano israeliano un alto funzionario
dell'amministrazione Usa durante la recente visita di Bush in Israele avrebbe fatto questa
affermazione. Per la Perino l'articolo "non vale la carta su cui è stato
pubblicato". "Gli Stati Uniti - ha concluso la portavoce - restano
contrari alle ambizioni dell'Iran di ottenere un'arma nucleare. Il
presidente degli Stati Uniti non dovrebbe mai rinunciare a priori ad alcuna
opzione, ma la nostra preferenza e le nostre azioni per affrontare questo
problema riguardano i metodi diplomatici pacifici".
( da "Repubblica, La" del 21-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Rogo
di Vangeli in Israele "Corrompono l'anima
ebraica" PIETRO DEL RE IL fattaccio è accaduto giovedì scorso, nella
cittadina israeliana di Or Yehuda, dove un gruppo di ragazzi ha dato alle
fiamme decine di testi cristiani. La notizia è stata diffusa soltanto ieri e ha
provocato, come era prevedibile, sdegno e incredulità in tutto in paese. Ma ecco come è andata. Dopo aver
saputo che in un quartiere della sua città alcuni missionari avevano
distribuito "propaganda sacra", il vice-sindaco di Or Yehuda, un
ebreo ortodosso sefardita, ha invitato gli allievi di un collegio rabbinico a
sequestrare, recandosi casa per casa, i libri "sacrileghi". Tra
questi figuravano testi del Vecchio e Nuovo Testamento e pubblicazioni in
ebraico a sostegno della dottrina di Gesù che, una volta raccolti tutti
assieme, sono stati bruciati. è stato il quotidiano Maariv a denunciare con più
virulenza la vicenda. Ieri, il giornale di Tel Aviv ha pubblicato una foto del
vice-sindaco con in mano un Vangelo di fronte alle ceneri fumanti di altri
testi sacri. Il quale s'è difeso così: "Non c'è dubbio che la stampa abbia
ingigantito la vicenda. Il rogo dei libri è stato una iniziativa spontanea di
alcuni giovani, io sono arrivato a cose fatte". Ed ha poi aggiunto:
"Quei testi cristiani hanno leso i nostri sentimenti religiosi. Secondo la
nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso. Se c'è
motivo di scandalo, esso scaturisce dalle attività dei missionari cristiani,
che bruciano le anime di fedeli ebrei". I testi della
"propaganda" sarebbero stati distribuiti nella case da "Ebrei
messianici", quel gruppuscolo religioso che in Israele
conta sì e no diecimila adepti e che pur osservando i riti ebraici crede negli
insegnamenti di Gesù. I loro più strenui nemici sono i membri della
organizzazione ultraortodossa Yad le-Achim, secondo i quali le attività dei
missionari trascinano ogni anno centinaia di persone dall'ebraismo al
cristianesimo. Numerosi opinionisti e intellettuali hanno espresso la loro
condanna per il rogo di Or Yehuda. In molti hanno evocato gli eventi del 10 maggio
1933 nella Piazza dell'Opera di Berlino, la Bebelplatz, dove i nazisti
bruciarono migliaia di libri. C'è anche chi ha citato le profetiche parole di
Heinrich Heine, poeta ottocentesco, tedesco ed ebreo. Scrisse Heine che
"quando si arriva a bruciare libri, poi si bruciano anche esseri
umani". Al momento nessun esponente di governo o personalità rabbinica ha
accusato i responsabili del fattaccio.
( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIII - Napoli
PONTICELLI DAI ROM AL POGROM GIROLAMO IMBRUGLIA a spaventosa aggressione ai
campi nomadi di Ponticelli mostra compiutamente un nuovo volto dell'Italia e di
Napoli: una democrazia razzista. Come è possibile questo incrocio malsano, di
cui uno storico però non si meraviglia? Razzismo non è più la teoria genetica
pseudoscientifica, la quale affermava la superiorità o inferiorità di individui
per la loro appartenenza a una razza. Razzismo è esigere che individui
provenienti da società diverse non entrino a far parte della propria comunità.
Una delle sue condizioni è la povertà, che suscita avversione verso chi pare
minacciare la vita degli "indigeni": anche se loro lavoro e interessi
sono quelli del malaffare criminale. Quel principio è affermato in nome della
sicurezza: di fronte all'incapacità dello Stato di garantire sicurezza, dignità
e legalità in modo coerente alle condizioni sociali, si crea un pericolo
immaginario rappresentato dal "diverso" e, invece di affrontare i
nodi sociali e politici, si ricorre al carcere. Talora si riconosce una deroga:
lo straniero è accolto se utile. Come vuol fare Maroni per le/i badanti. Così
si chiarisce quale sia la società che il razzismo difende e impone: una società
come totalità, in cui l'individuo trovi la sola propria ragion d'essere.
Società, dunque, totalitaria, che impone un senso di appartenenza non mediato
dai valori individuali, ma dalla soggezione alla comunità; dove la misura della
cittadinanza è data dall'utilità dell'individuo al gruppo, e dal grado della
sua integrazione e omogeneità. Come si vede, una società primitiva, dominata da
pulsioni irrazionali, alla ricerca di autorità e fede, priva di filtri
razionali individuali e autonomi. Chiedere appoggio alla Chiesa cattolica per
risolvere il problema è perciò un controsenso: la Chiesa ha da sempre costruito
ghetti e intolleranza. La strada è diversa. Perché il razzismo è incompatibile
con una democrazia e perché la tolleranza le è indispensabile? La società
liberale e democratica, diversamente da quelle teocratiche, si basa sul
conflitto e, appunto, sa gestirlo. Tolleranza non è infatti annullamento di
conflitto: è la sua regolamentazione. Queste regole non possono che essere
quelle della cultura laica, che produce valori generali e, pure, strumenti
razionali per controllarli e verificarli. Immaginare una simile società con
poca o nulla tolleranza è pensare e volere il suo impoverimento. J. Dunn ha
mostrato (Il mito degli eguali, Bocconi 2006) che la democrazia è fatta da due
dinamiche. Da un lato garantisce la partecipazione al governo e le sue forme
liberali; d'altro lato, assicura l'allargamento dei diritti individuali e il
miglioramento delle relazioni tra individui, illuministicamente abbattendo
tradizioni superate e inaccettabili. In questo senso, una società liberale e
democratica deve allargare la propria area di tolleranza, non restringerla.
Garantire la partecipazione alla vita pubblica anche ai tanti immigrati è un
progetto democratico, capace di tradurre in realtà l'affermazione
costituzionale del dovere dello Stato di riconoscere i diritti delle persone
che vi abitano e vi lavorano. Questi ideali di democrazia sono irrinunciabili,
come il bisogno di sicurezza: che va raggiunto entro una società non rozza e
primitiva, ma democratica, la quale comporta rischi e la congiunta capacità di
affrontarli, nella teoria e nella pratica. Napoli è una città razzista, simbolo
di questa nuova realtà italiana? Sì. A conferma di questa analisi, tralasciando
i commenti del cardinale e del sindaco, stanno i commenti dell'avvocato Chiosi
(An), che dolendosi dei modi ha apprezzato lo slancio, le motivazioni e i
risultati dell'assalto; e del rappresentante della comunità
israelita, Gallicchi, che ne ha invece giustamente sottolineato il tragico
carattere di pogrom. è fuor di dubbio che nella storia culturale della città vi
siano stati momenti in cui gli ideali di laicità e libertà sono stati profondamente
pensati e condivisi, come nel Cinquecento e nella Repubblica del 1799.
Ma la storia sociale della città non ha fatto proprie quelle energie. La Madre
Coraggio di Brecht con testardaggine dava voce alla propria umanità, pur tra le
tante violenze patite nello spettrale paesaggio della Guerra dei trent'anni; le
madri napoletane si ergono a simbolo della violenza crudele della nuova società
italiana e di questa vergogna. Più che una scena da antico regime, allorché lo
Stato affermava nuove regole di convivenza, a Ponticelli si è vista la
modernità italiana, tanto lontana dall'Europa, quanto vicina all'autoritarismo
e all'intolleranza. E questo episodio mette in luce anche le dinamiche
politiche cittadine. Si può e si deve criticare chi non garantisce il buon
governo; ma questo non dovrebbe tradursi nel desiderio di avanzi di
autoritarismo, nell'adesione a una democrazia falsificata, nel ripudio di
valori civili di libertà.
( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIII - Bologna Stasera a Reggio il grande coreografo israeliano Tempo e
sensualità danzati da Naharin Al Red, debutta lo spettacolo
"Mamootot" della Batsheva Dance Company guidata dal geniale ballerino
CHIARA PILATI Nove danzatori sul palco indossano tute dai colori pastello che
ricordano le sfumature delicate del sottobosco, si esibiscono in coreografie
corali e brevi assoli, si specchiano uno nell'altro in intensi passi a
due e si nascondono fra il pubblico conoscerlo. è "Mamootot" lo
spettacolo della Batsheva Dance Company che inaugura stasera alle 21 al Cavallerizza
di Reggio la sezione del Red Festival, quella dedicata al coreografo e
danzatore israeliano Ohad Naharin, protagonista del rilancio della principale
compagnia di contemporanea del paese. Costruendo passi e racconti su
un'eclettica colonna sonora che spazia dal Pop giapponese al Reggae, Naharin
riesce a scomporre i nostri concetti di tempo, sensualità, umorismo, unità e
tensione esplorando i movimenti del corpo e i suoi confini. Annulla le
distinzioni tra il performer e lo spettatore, invitando il pubblico ad entrare
in confidenza con i danzatori di Batsheva in un modo del tutto inaspettato, da
dentro la danza. Prima di tornare alla Batsheva, dove è iniziata la sua
formazione, Naharin ha lavorato con i maggiori protagonisti della danza
contemporanea, da Martha Graham all'American Ballet, dalla Juilliard a Maurice
Béjart. Nel 1990 è stato chiamato a dirigere la Batsheva Company portandola al
successo internazionale, contemporaneamente ha fondato il Batsheva Ensemble, un
gruppo di giovanissimi con lo scopo di formare una nuova generazione di
ballerini ed educare il pubblico giovanile israeliano alla danza.
( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
XII - Bari Mola Bari Bari I CartoonGess in concerto per i bimbi della Palestina Giovani e
argilla al Fortino per Manipolazioni di pace Dalla commedia al digitale tre
studiosi si confrontano.
( da "Repubblica, La" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il premier Olmert:
"Verso dolorose concessioni". La Casa Bianca: gli Stati Uniti non si
oppongono Israele e Siria tornano a trattare svolta
sul Golan, media la Turchia I colloqui saranno indiretti. Il negoziato era
stato interrotto nel 2000 ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME
- L'annuncio è imprevisto. Il modo, spettacolare. Comunicati simultanei a
Gerusalemme, Damasco e Ankara per dire al mondo che Israele
e Siria hanno deciso di riprendere il negoziato di pace interrotto nel 2000,
quando i due antagonisti sembravano ad un passo dall'accordo. Tuttavia, la
formula prescelta per riaprire il dialogo suggerisce, essa stessa, cautela:
colloqui indiretti con la mediazione della Turchia, che molto s'è spesa, in
questi mesi, per riallacciare i fili. Ma la strada da fare è ancora molto
lunga. Riassumendo un capitolo della storia infinita del conflitto
arabo-israeliano, ricorderemo che l'oggetto della contesa è l'altopiano del
Golan. Si tratta di una enorme terrazza ampia
( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-22 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE COREOGRAFIE Passi "Kibbutz" per Israele Oggi e domani, il Teatro degli
Arcimboldi ospita lo spettacolo di danza "Ekodoom Non è il tempo, siamo
noi" della compagnia israeliana Kibbutz Contemporary Dance Company, in
occasione dei 60 anni dalla nascita dello Stato di Israele. Viale dell'Innovazione, ore 21, e 40-16.
( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-22 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Pene fino a 5 anni Anche in Israele norme antistranieri DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - ( v. ma.)
Anche in Israele si discute
del reato di immigrazione clandestina. La Knesset ha approvato lunedì scorso in
prima lettura un ddl che prevede pesanti condanne per chi entra illegalmente
nello Stato, inclusi migranti in cerca di lavoro e profughi. Ne dà
notizia il quotidiano Haaretz. La proposta prevede fino a 5 anni di prigione
per i clandestini, fino a 7 se provengono da Paesi considerati nemici dello
Stato ebraico (come Gaza e il Sudan). Se sarà approvato definitivamente la
polizia potrà detenerli per 18 giorni senza l'autorizzazione di un giudice. Se
i clandestini verranno trovati in possesso di armi, anche un coltello,
rischiano fino a 20 anni di carcere.
( da "Manifesto, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I cellulari entrano
in ogni aspetto della nostra vita: anche nella religione Pronto, parlo con dio?
Telefonini buddisti, zen, kosher e islamici. Il mezzo di comunicazione più
diffuso del mondo si adegua ai rituali della fede: rispetta il Sabbath,
sostituisce il Muezzin, indica la Mecca, aiuta la meditazione Enrico Gardumi
Ieri le sacre scritture, oggi le sacre chiamate. Dopo aver cambiato identità
diverse volte negli ultimi anni, trasformandosi ora in prezioso strumento di
marketing ora in ufficio postale in formato tascabile, il cellulare muove i
primi passi nel mondo della spiritualità e del credo religioso. E c'è già aria
di business: servizi telefonici kosher che impediscono l'accesso a contenuti
indecorosi, suonerie che trillano imitando il canto dei Muezzin e più edonisti
buddhist cell phone tempestati da pietre di giada e immagini di Siddharta. Ma
come può un' icona del moderno consumismo di massa andare a braccetto con il
rigore della preghiera e il silenzio dei santuari? Può, a giudicare dal
successo che i "cellulari di Dio" stanno avendo in tutto il mondo. La
prima apparizione risale a qualche anno fa, proprio nella terra santa di Israele, dove al rabbino ortodosso Abrasa Burstyn venne
un'idea illuminata: rifornire la comunità con i cernecchi in vista di cellulari
e servizi telefonici in linea con i loro precetti religiosi. Apparecchi
ultrasemplificati, con cui si possono solo effettuare e ricevere telefonate ma
non inviare sms, e dove sono bandite, in nome della sobrietà, anche fotocamere
digitali e indirizzi internet ritenuti sconvenienti per la comunità degli
ultraortodossi (che rappresenta il 6% della popolazione di Israele). Ma non solo. La Mirs
Communications, l'operatore israeliano che gestisce il servizio ispirato dal
rabbino Burstyn, ha fissato tariffe che seguono rigorosamente il calendario
religioso: chiamare verso altri cellulari kosher costa normalmente meno di 10
centesimi di dollaro al minuto ma una conversazione nel giorno del Sabbath si
paga molto cara: 2,44 dollari ogni sessanta secondi. Un modo piuttosto
originale per punire chi non rispetta il silenzio (e l'inattività) del sabato
ebraico. Per il Kosher phone c'è stata anche un'investitura ufficiale: quella
del Rabbinical Committee for Communications, una sorta di consiglio di censura
istituito con lo scopo di proteggere i fedeli dalle insidie della modernità.
Sono molto più orientati ai gadget e alla praticità, invece, i cellulari
dedicati ai devoti dell'Islam. In questo caso non esiste un operatore
telefonico dedicato ma diversi modelli di cellulari arricchiti di contenuti
"sacri": versioni digitali del Corano scaricabili su richiesta,
gorgoglii da minareto al posto di suonerie e cori di preghiere in formato mp3
per ricreare l'atmosfera delle moschee mediorientali. Il servizio più utile,
però, è quello realizzato da un produttore di telefoni di Singapore, la LLkone
Asia: ogni volta che si avvicina l'ora della preghiera (quindi cinque volte al
giorno, seguendo i dettami del Corano) il cellulare si sostituisce al Muezzin
intonando il richiamo di Allah per tutti i musulmani che non si trovano nelle
vicinanze di una moschea. Per avere la certezza che il tappetino per la
preghiera sia posizionato nella direzione giusta, poi, è sufficiente buttare un
occhio allo schermo del telefono: una bussola luminosa indica sempre la città
santa della Mecca. A differenza dei Kosher phone, creati per la ristretta
cerchia degli ebrei ultraortodossi, i cellulari islamici sono molto più diffusi
nel mondo: si possono trovare facilmente in Libano, Giordania, Quatar, Bahrain,
Nord Africa, Singapore e Turchia. Ma ben presto approderanno anche in America,
Europa e ovunque siano presenti nutrite comunità di fedeli di Allah.
Allontanandosi dalle religioni monoteiste e dirigendosi verso oriente, ci si
imbatte inevitabilmente in cellulari ispirati alle pratiche spirituali che
hanno avuto l'India come culla e come teatro di sperimentazione. E qui non
manca qualche sorpresa. Anche i telefoni di Buddha hanno suonerie e gadget in gran
quantità, ma ciò che colpisce di più rispetto ai modelli pensati per devoti di
altre religioni è la ricercatezza del design e la profusione di metalli e
pietre pregiate utilizzati per decorarli. Caratteristiche, insomma, molto poco
mistiche. Il cellulare più noto è il Nokia N70, che nella sua versione Zen ha
una scocca completamente placcata in oro in cui è incastonato, proprio al
centro, un pulsante rivestito di giada: premendo il Buddha video button si
attiva un filmato che sembra una via di mezzo tra un videoclip e la versione
new age di una preghiera orientale. C'è anche uno zaffiro che è in bella mostra
sul microfono del cellulare, ma è solo una decorazione per rendere più prezioso
il buddhist cell phone. Come ultima rifinitura, sul retro del telefono, una
stampa del Buddha immortalato nella stessa espressione, panciuta e gaudente,
con cui troneggia da secoli nei templi tibetani. totem@totem.to.
( da "Manifesto, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele-Siria
Negoziato turco tra i due nemici "Pace a orologeria" I critici:
annuncio per nascondere i guai giudiziari del premier. Gli Usa: non coinvolti. E
contro l'Iran Olmert vuole il blocco navale Michelangelo Cocco Israele e Siria hanno
avviato - indirettamente, attraverso la mediazione del governo turco -
negoziati per arrivare a una "pace completa" tra i due stati, ancora formalmente in
guerra dalla nascita dello Stato ebraico nel 1948. Ieri mattina Tel Aviv ha
comunicato che "le parti hanno dichiarato la loro intenzione di portare
avanti i colloqui senza pregiudizi". Il governo Olmert ha inteso dare la
massima eco mediatica all'annuncio, aggiungendo che, da lunedì scorso, due suoi
funzionari sono ad Ankara per trattare con i loro omologhi arabi. L'annuncio di
Damasco, arrivato quasi in contemporanea, sembrava la fotocopia di quello
israeliano. In serata però il ministro degli esteri Walid al-Moualem ha
dichiarato: "Speriamo che gli israeliani si dimostrino seri nei negoziati
indiretti, in modo che le parti possano impegnarsi in trattative dirette".
E Olmert ha chiarito che "le trattative non saranno facili e potrebbero
comportare dolorose concessioni". Ankara - in ottimi rapporti sia con Israele sia con la Siria - ha confermato l'avvio del
negoziato, mentre l'Amministrazione statunitense - senza l'avallo della quale
nessuna iniziativa del genere può prendere il via in Medio Oriente - ha
raffreddato gli entusiasmi: "Gli Stati Uniti non stanno partecipando.
Questa decisione è stata presa da Israele, non ne
siamo stati sorpresi, né siamo contrari", ha fatto sapere Dana Perino. La
portavoce ha detto chiaramente che la linea della Casa Bianca nei confronti del
paese arabo che ha inserito nel cosiddetto "Asse del male" non
cambia. L'ultimo round negoziale tra i due paesi - nel 2000 negli Stati Uniti -
era fallito per l'indisponibilità israeliana alla completa restituzione del
Golan, le alture siriane occupate nel 1967, all'indomani della Guerra dei sei
giorni. Circa
( da "Manifesto, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I partiti libanesi
trovano l'intesa: Suleiman sarà presidente, poi governo di unità nazionale A
Beirut scocca l'ora dell'accordo Per Hezbollah, che otterrà undici ministeri,
la nuova legge elettorale e un presidente "amico" è una vittoria.
Sconfitti il premier Siniora e la linea dura degli Usa Michele Giorgio "È
incredibile. Siamo andati a dormire senza speranze e ci siamo svegliati con un
miracolo che ha tolto le nubi nere da sopra le nostre teste", raccontava
ieri Malek Baydun, un abitante di Beirut, descrivendo la sorpresa di tutti i
libanesi per l'accordo trovato dai leader politici, della maggioranza e
dell'opposizione, proprio quando i colloqui a Doha non lasciavano spazio
all'ottimismo. E invece dopo gli scontri a fuoco nelle strade di Beirut Ovest e
in altre città del paese che hanno lasciato sul terreno almeno 65 morti e il
rischio di una guerra civile tra sunniti e sciiti, i libanesi ora festeggiano.
Ieri nel centro di Beirut centinaia di proprietari di negozi e semplici
cittadini sono scesi in strada ad applaudire l'intesa mentre gli attivisti
dell'opposizione hanno smontato il campo di tende allestito il primo dicembre
2006 per chiedere le dimissioni del governo Siniora. Una felicità diffusa e
vissuta con sentimenti diversi, ma che non guasta dopo la guerra del 2006 e 18
mesi di tensioni politiche, manifestazioni e violenze. Finalmente Siniora
lascia. Un passo che avrebbe dovuto compiere diversi mesi fa ma che ha evitato
sino all'ultimo sotto le pressioni del suo sponsor politico, Saad Hariri,
leader sunnita del partito di maggioranza Mustaqbal, a sua volta condizionato fortemente
dal leader druso Walid Junblat divenuto in questi ultimi anni il più accanito
degli antisiriani e il più convinto alleato degli Usa. E se da un lato
Hezbollah deve rimproverarsi l'aver puntato le sue armi contro i rivali di
Mustaqbal, dopo aver assicurato che non le avrebbe mai usate contro altri
libanesi, il blitz dei militanti sciiti a Beirut Ovest di due settimane fa, in
protesta per le decisioni del governo contro la rete di comunicazioni autonoma
della resistenza, dall'altro il partito di Hassan Nasrallah ha finito per
mettere in moto un processo politico che ha condotto all'accordo siglato nel
Qatar. Domenica il Parlamento eleggerà il nuovo presidente della repubblica che
sarà il generale Michel Suleiman, attuale comandante dell'esercito, che gode
dell'appoggio dei due schieramenti. Il neo-presidente avvierà immediatamente le
consultazioni per la formazione di un "governo di unità nazionale"
(16 dicasteri alla attuale maggioranza, 11 ad Hezbollah e a suoi alleati e tre
verranno assegnati dal capo dello stato) in cui l'opposizione guidata dal
movimento sciita avrà un potere di veto sulle questioni riguardanti la
sicurezza e la politica estera. Le parti hanno inoltre concordato di far
ricorso alla legge elettorale del 1960, con alcune variazioni, per le
legislative in programma nella primavera del 2009. Secondo quanto ha detto
Hamad bin Jassem al Thani, premier del Qatar, dopo l'elezione presidenziale e
la formazione del governo saranno avviati negoziati con la partecipazione della
Lega Araba sul "consolidamento dell'autorità dello Stato su tutto il
territorio libanese e le sue relazioni con varie organizzazioni" in
Libano. È un punto sul quale ha insistito molto la maggioranza, che in un primo
momento esigeva un esplicito impegno di Hezbollah a disarmare. "Questo
documento (firmato a Doha) ribadisce che non c'è un vincitore, nè uno
sconfitto", ha detto il Segretario generale della Lega araba Amr Musa. Ma
le sue parole non possono nascondere un esito che è davanti agli occhi di
tutti: l'accordo raggiunto nel Qatar rappresenta un successo, sebbene
incompleto, per Hezbollah e l'opposizione e una sconfitta, anche se solo
temporanea, per la politica che Washington intendeva attuare attraverso i suoi
alleati in Libano, con la complicità dell'Arabia saudita. Siniora cede il passo
ad un nuovo premier che, prevedibilmente, sarà meno schierato di lui. La legge
elettorale verrà emendata e quindi riequilibrata, soprattutto nelle dimensioni
delle circoscrizioni, proprio come chiedeva l'opposizione. Il disarmo di Hezbollah
si è ulteriormente allontanato nel tempo e non va sottovalutato che alla
presidenza andrà un comandante militare che non è certo noto come un
antisiriano e un anti-iraniano. Non sorprendono perciò il timido apprezzamento
dell'Amministrazione Bush e di Riyadh per l'intesa raggiunta e, dall'altro
lato, l'evidente soddisfazione di Teheran e Damasco. Ora si fa più difficile
per la maggioranza filo-Usa vincere la partita della Corte Internazionale che
nei prossimi mesi dovrebbe giudicare i presunti responsabili dell'assassinio di
Rafiq Hariri (il padre di Saad Hariri) e che, nelle aspirazioni americane,
dovrebbe in realtà mettere la Siria sul banco degli imputati. L'ago della
bilancia delle decisioni che verranno prese in Libano fino alle elezioni del prossimo
anno quindi sarà Suleiman. Candidato di consenso nazionale ma più gradito
all'opposizione, il capo delle Forze Armate, ha avuto il pregio di riuscire a
conservare l'unità delle truppe e di tenerle lontano dalle lotte di potere e
dagli scontri armati tra le fazioni opposte. "Coinvolgere
l'esercito nei disordini interni servirebbe soltanto agli interessi d'Israele", ha sostenuto Suleiman
divenuto molto popolare dopo i combattimenti contro il gruppo qaedista Fatah
al-Islam dello scorso anno (che gli incolpevoli palestinesi hanno però pagato
con la distruzione di un loro campo profughi, Nahr al Bared). Spetta a
lui ridare equilibrio ad un paese che ha sfiorato nuovamente la guerra civile e
che rimane fortemente condizionato dalle pressioni esterne.
( da "Corriere della Sera" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-22 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Colloqui di pace Mediazione della Turchia Israele
e Siria, negoziati segreti DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - "Dopo otto
anni di congelamento, le trattative con la Siria riprendono. Vi confesso, è un
momento emozionante", ha detto il premier israeliano Ehud Olmert ieri in
un incontro trasmesso da tv e radio. è ufficiale: Israele
e la Siria si parlano per arrivare alla pace. I "colloqui indiretti",
iniziati oltre un anno fa, sono condotti con la mediazione della Turchia, dove
si trovano in questi giorni rappresentanti dei due Stati. L'annuncio è giunto a
sorpresa ieri, con un comunicato dell'ufficio di Olmert, confermato poco dopo
da Damasco e da Ankara. è la prima conferma ufficiale, da 8 anni, di contatti
tra i due Paesi. I negoziati del 2000 fallirono per l'incapacità di accordarsi
sulle alture del Golan, territorio siriano conquistato da Israele nel 1967 e annesso. Damasco ne
chiede la restituzione fino alle rive del lago di Tiberiade, principale riserva
d'acqua di Israele. Il
ministro degli Esteri siriano Muallem ha detto ieri che Israele ha promesso il ritiro completo.
Lo Stato ebraico non ha confermato. Ma Olmert ha precisato che "le
trattative non saranno facili, forse richiederanno molto tempo, forse si
renderanno necessarie concessioni non semplici", apparente conferma di una
disponibilità a restituire il Golan, dichiarata già in passato a condizione che
Damasco rompa i legami con l'Iran, Hamas e l'Hezbollah. "Speriamo che
arrivino alla pace", ha detto Abu Mazen. Hamas sostiene che i propri
legami con la Siria non cambieranno. La Casa Bianca "non obietta" ai
colloqui, ma nota che va risolto il problema dell'"appoggio al
terrorismo" della Siria. Dure critiche a Olmert dai coloni nel Golan, dai
nazionalisti del Likud (lo accusano di distogliere l'attenzione dall'inchiesta
per corruzione che lo vede coinvolto). E il partito ortodosso Shas, un pilastro
della risicata maggioranza del premier, ritiene rischioso "trasferire il
fronte del Nord all'asse del Male". Viviana Mazza Indagato Sotto inchiesta
per corruzione, il premier israeliano Ehud Olmert al Times ha detto:
"Guardo al modo in cui Blair e Berlusconi sono usciti da situazioni simili
alla mia".
( da "Giornale.it, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 121 del
2008-05-22 pagina 32 E il debole Vattimo impugnò le forbici di Redazione I
riferimenti di "Verità e metodo" alla concezione del dramma in Carl
Schmitt, politologo accostato al nazismo, sono stati completamente eliminati
Verità e metodo. È il titolo di un'opera di Hans-Georg Gadamer, ma dovrebbe
essere, innanzitutto, un buon promemoria di riflessione per chiunque si occupi
di filosofia. Un promemoria che il filosofo Gianni Vattimo dovrebbe conoscere
bene. Non foss'altro perché la principale e osannatissima traduzione italiana
della summa dell'ermeneutica del pensatore tedesco (uscita prima per Fabbri e
poi per Bompiani) reca la sua firma. E se molti possono non apprezzare la sua
idea che in filosofia è lecito copiare e non citare (partorita a difesa del
prestigio del collega Umberto Galimberti) o che gli sfuggano affermazioni imbarazzanti sui Protocolli dei savi di Sion a
proposito della presenza di Israele alla recente Fiera del libro (avrebbero esposto a giusto e
imperituro ludibrio chiunque altro), nessuno può negare che Gadamer in Italia è
noto grazie a lui. Si potrebbe però scoprire che se Umberto Galimberti ha la
brutta abitudine del taglia e incolla (e Vattimo direbbe: "Si può fare!
Si può fare!") il teorico del pensiero debole ha la propensione a
dimenticare o, forse, a tagliare ciò che non gli piace. A noi questo dubbio è
venuto parlando con il professor Paolo Becchi, docente di Filosofia del diritto
dell'università di Genova, il quale già nel '97 segnalò sulla rivista
specialistica Nuova corrente che qualcosa, o meglio qualcuno, nella traduzione
di Vattimo era sparito. Peccato che nessuno abbia potuto, o voluto, o saputo
dargli retta, prima di adesso. Professor Becchi, che cosa manca nella versione
vattimiana di Verità e metodo? "Mancano le dieci pagine degli Exkurs che
Gadamer aveva aggiunto a fine testo. In particolare mancano le tre pagine che
Gadamer aveva dedicato a Carl Schmitt. Pagine sul dramma, uno dei temi che più
interessavano Gadamer". E lei come se ne è accorto? "Nel '97 ero a
Düsseldorf a studiare le carte di Schmitt per un mio articolo. Fra gli scritti
e gli appunti del politologo trovai alcune fotocopie tratte da Verità e metodo
che parlavano di Schmitt e che Schmitt stesso aveva sottolineato e commentato.
Sono rimasto stupitissimo, perché nell'edizione italiana curata da Vattimo di
quelle pagine non c'era traccia. Così sono andato a controllare l'edizione
tedesca, e lì le pagine c'erano. Poi nel testo vero e proprio c'era un'apposita
nota a un passo del testo in cui si parla di "irruzione del tempo nel
gioco", che rimandava all'Exkurs su Schmitt. Se si va a guardare
nell'edizione italiana (pag. 182) la nota è stata fatta sparire. Però a causa
del taglio dei contenuti a cui rimandava quel virgolettato risulta ben poco
comprensibile, è decontestualizzato". Per capirci, visto che non tutti
siamo professionisti del ramo... È un fatto grave? "Mi pare ovvio che
scientificamente sia tutt'altro che una bella cosa... Essendomi occupato di
Amleto o Ecuba di Schmitt, se non avessi fatto questa scoperta casuale non lo
avrei mai collegato a Gadamer. Mi sembra che basti". E secondo lei questa
omissione come si spiega? "A lungo Schmitt è stato considerato un autore
tabù per il suo accostamento al nazismo. Ora se ne parla in altri termini e si
discute molto più liberamente delle sue teorie giuridiche e politiche. Ma quando
Vattimo tradusse per la prima volta Gadamer non era così. Secondo me la
citazione è stata espunta per non compromettere Gadamer come icona di
sinistra". Ma i tempi sono cambiati e anche nelle edizioni successive non
c'è traccia della citazione... "Metterla avrebbe significato ammettere di
aver sforbiciato. Anzi, le dirò di più. Gli exkurs sono stati anche esclusi dal
volume Verità e metodo 2, sempre edito da Bompiani a cura di R. Dottori uscito
del '96. Lì però è segnalato almeno che sono omessi. Anche se non si fa
assolutamente capire "che cosa" è stato omesso". Lei tutte
queste cose le dice adesso per la prima volta? "No. Le avevo scritte in
una nota più che polemica al mio articolo su Schmitt su Nuova corrente uscito
nel giugno '97. Nuova corrente è una rivista scientifica che esiste dagli anni
'50. Non è forse la più diffusa d'Italia ma ha il suo valore... Si legge. Ci
aveva scritto lo stesso Vattimo. Ma non ci fu nessuna risposta... ".
Secondo lei perché? "Era più comodo per lui, e per molti altri, lasciar
correre. Vattimo è un personaggio di peso, nessuno si mette a contestare in
questi casi. Ammetto che anch'io mi sono limitato all'articolo... D'altra parte
la stessa vicenda Galimberti, di cui il vostro giornale si è occupato, mi
sembra lasci capire come funzionano le cose". Si scusa tutto? "Il
problema non è il singolo, è il sistema. Lo so anch'io che si può trovare una
giustificazione per qualsiasi cosa. La troveranno anche in questo caso. Ma io
mi chiedo: anche Vattimo che non crede nella realtà dovrà a un certo punto
venire a patti con un semplice dato oggettivo, no? Quelle pagine c'erano. Nella
sua traduzione non ci sono più. E questo basta". Così chi vuole leggersi
le riflessioni di Gadamer su Amleto o Ecuba. L'irrompere del tempo nel gioco del
dramma di Carl Schmitt, dovrà imparare il tedesco o andarsi a prendere la
traduzione fatta da Becchi per Nuova corrente numero 119 (1997). Leggendole non
si diventa certo nazisti. Si scopre che Gadamer non si faceva alcun problema a
riflettere e dissentire dalle idee di Schmitt su Amleto, argomentando senza
isterismi e senza tabù. Cercava verità, aveva metodo e dubbi (anche sul
metodo). Debolezza del pensiero permettendo, vorremo continuare a considerare
queste importanti astrazioni ben diverse da oggetti, materiali e un po'
crudeli, come la fotocopiatrice e la forbice. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 121 del
2008-05-22 pagina 16 Ufficiale: Israele tratta con la Siria Intesa governo-Hezbollah sul Libano di
Redazione Beirut. Colloqui di pace tra Siria e Israele con la mediazione turca. A darne la conferma sono i governi dei
tre Paesi in tre comunicati. Secondo il ministero degli Esteri siriano, Israele si sarebbe impegnato a ritirarsi
dalle alture del Golan, occupate nel 1967, dopo la guerra dei Sei
giorni. Siria e Israele sono formalmente in stato di
belligeranza dal 1948. Le alture del Golan, estese per 1.800 kmq e popolate da
38mila abitanti, sono state occupate dallo Stato ebraico nel '67 e annesse nel
1981. Al tempo stesso è stata raggiunta a Doha, con la mediazione della Lega
araba, un'intesa tra governo libanese e Hezbollah per risolvere la crisi
scoppiata nei giorni scorsi con sanguinosi scontri tra fazioni armate nelle
strade di Beirut. In primo luogo le parti hanno concordato che il nuovo
presidente del Libano sarà l'attuale capo dell'esercito, Michel Suleiman, un
cristiano-maronita di 59 anni. Il suo merito è quello di essere riuscito a
conservare l'unità delle truppe tenendole fuori da lotte di potere che negli
ultimi anni hanno sconvolto il Paese. Secondo gli accordi, l'opposizione,
sostenuta da Siria e Iran, avrà potere di veto sui provvedimenti del futuro
governo di unità nazionale. Hezbollah tuttavia non ha intenzione di deporre le
armi. Secondo il capo dell'unità strategica dei miliziani sciiti, Ali Fayyad,
"nonostante si stia aprendo una nuova stagione politica, il partito di Dio
intende rivendicare un pieno riconoscimento del suo ruolo di gruppo armato in
lotta contro l'aggressore israeliano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 121 del 2008-05-22 pagina 12 Esperta di Israele? No, ebrea di Redazione Giornalista? Scrittrice? Esperta di
questioni mediorientali? Componente del Jerusalem Center for Public Affaires,
dell'Hudson Institute di Washington, della Fondazione Magna Carta e della Fondazione
Italia-Usa? Macché. Ebrea. Così l'agenzia di stampa ApCom ha definito
Fiamma Nirenstein, deputata del Pdl, nell'indicarne la designazione alla
commissione Affari Esteri della Camera. Già il titolo è inelegante:
"Camera/ Pdl piazza Nirenstein e Ruben in commissione Esteri".
Piazza, vabbè. Segue testo: "Ci saranno gli ebrei Fiamma Nirenstein e l'ex
presidente dell'Anti Defamation League Italia Alessandro Ruben". Il
centrodestra ha "piazzato" altri sei esponenti. Tutti cattolici,
pare. Non c'è scritto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 122 del
2008-05-23 pagina 35 Gli hooligans a Bisanzio e Cicerone come Mastella di
Giuseppe Conte I lettori di questo delizioso e stravagante volume di Siegmund
Ginzberg, Risse da stadio nella Bisanzio di Giustiniano (Rizzoli, pagg. 405,
euro 19) sono richiesti subito di un favore: di non gettarsi nelle sue pagine a
capofitto, ma piuttosto di centellinarle. È meglio andare lenti, vagabondando,
soffermandosi su certi particolari, tornando indietro, sottolineando,
riprendendo la strada. Che libro si ha di fronte? Non è un romanzo, e
propriamente non è neppure un saggio. È una sorta di zibaldone dove un
giornalista colto e spiritoso legge le notizie di ieri con gli strumenti di
oggi, e quelle di oggi con il sapere di ieri. La storia si ripete, e non è
detto che la tragedia si ripeta come farsa o viceversa. Talvolta ciò che è
farsesco e ciò che è tragico rimangono tali, talvolta si mescolano sino a far
pensare che sia un eterno grottesco a governare le cose degli uomini. Il passato
sembra aiutare a leggere il presente, o almeno a renderlo meno asfittico, meno
appiattito. E su tanti temi possiamo seguire Ginzberg, centellinando il suo
volume, per vederne non banali parallelismi tra il passato e quello che la
lettura di un quotidiano oggi ci mette quotidianamente sotto gli occhi. TIFO
CONTAGIOSO, ANZI MORTALE Non crediamo che gli eccessi del tifo sportivo siano
propri dei nostri tempi violenti. Nel 532 dopo Cristo, a Bisanzio, fanno il
bello e il cattivo tempo le fazioni di tifosi all'ippodromo (luogo che per
tutta l'antichità tiene il luogo dello stadio di calcio oggi). I principali
contendenti sono gli Azzurri e i Verdi; ma ci sono anche i Rossi alleati dei
Verdi, e i Bianchi che si dividono tra l'appoggio a entrambi. Le differenze tra
loro, al di là del colore della casacca, non si conoscono. Sono aggressivi per
amore dell'aggressività. Tanto che un giorno l'imperatore Giustiniano deve
intervenire per sedare i torbidi. Restano sul terreno trentamila morti. Le
risse di oggi, al confronto, sembrano piccoli attacchi di mal di denti. LA
MACCHINA DELL'ANTISEMITISMO Tema che oggi non cessa di destare apprensioni. Ma
c'è dell'antisemitismo impensabile, che non fa più notizia perché è stato
abilmente occultato, ed è quello nientemeno che di Henry Ford, uno dei padri
dell'industria moderna, uno, racconta Ginzberg, che fu letto e ammirato da
Hitler, che credette ciecamente al falso dei Protocolli dei Saggi di Sion.
Chissà se il filosofo Vattimo, tentato recentissimamente di crederci lui pure, gradisce
la compagnia. POCA GIUSTIZIA E TANTA POLITICA Cicerone, per noi, resta il padre
dell'umanesimo occidentale. Ma, bisogna pur ricordarlo, era anche un avvocato e
fece una carriera politica non particolarmente brillante. Perché difese Aulus
Cluentius Habitus? Era un giovane accusato di aver ucciso il patrigno dalla
madre stessa, un tipo equivoco, pieno di guai giudiziari sino al collo. Però
era anche un ricchissimo esponente della classe degli equites, dei cavalieri,
decisiva negli equilibri politici del tempo. Cicerone voleva poter contare
sull'appoggio di questa classe per ottenere le cariche cui ambiva. Dunque
patrocinò Cluentius, e con una tecnica difensiva spregiudicata riuscì a farlo
assolvere. Grande sulla scena di Roma, ad Arpino, suo paese natale, piazzò in
cariche diverse il figlio, il nipote, il figlio del suo migliore amico.
Ceppaloni non esisteva ancora, scrive Ginzberg. Esiste però, mi chiedo io, una
mastellaggine eterna, connaturata al far politica sul territorio, come si usa
dire oggi? DRAMMATICA SCENEGGIATA Come è drammatica e comica, sempre, la verità
di Napoli. "Napule, n'ora 'e gusto e ciento 'e guaie, bella città!".
Questo è il grande Roberto Murolo che canta. E c'è tutto. Ma Ginzberg la prende
più alta, cita Domenico Rea, e mostra come quello che scriveva nel
( da "Giornale.it, Il" del 23-05-2008)
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N. 122 del
2008-05-23 pagina 37 Troppo complicata la trama di Adoration di Redazione
Nostro inviato a Cannes "Adoration" di Atom Egoyan è un film a
incastro. C'è un adolescente che, bambino, ha perso i genitori in un incidente
stradale e teme che abbia ragione il nonno quando sostiene che quell'incidente
fu voluto e suo padre volle uccidere sua madre. C'è un'insegnante di lettere e
di teatro che chiede ai propri studenti di rielaborare con la fantasia un
articolo di giornale in cui si parlava di un terrorista arabo che aveva
nascosto, all'insaputa della moglie incinta e in partenza
per Israele, una bomba. C'è
il ragazzo di cui sopra che, elaborando questa traccia, immagina che quel padre
terrorista sia il suo e mette su Internet questa falsa storia come fosse vera
scatenando un dibattito dove si passa dalla condanna per l'atrocità insita in
quel gesto all'idea che si tratti d una forma estrema di martirio per
interposta persona. Intorno a tutto questo c'è lo scontro di civiltà,
ovvero come l'Occidente vede il mondo arabo, e viceversa...
""Adoration" parla della necessità di trovare il senso vero e
profondo delle cose" dice il regista. "Ma è anche un interrogarsi su
come le nuove tecnologie possano trasformare le nostre identità. Gli oggetti e
le idee che un tempo noi consideravamo sacre, sono oggi riformati e riadorati
in un modo che ancora una generazione fa sarebbe stato impensabile. Viviamo
un'epoca dove un'opinione si espande con rapidità ed è facilissimo creare delle
icone improbabili, false, eppure vere per gli altri. Infine, questo film
racconta il passaggio dall'adolescenza alla maturità, un cammino spesso
doloroso ma che può rivelarsi salvifico se si vuole veramente capire il proprio
carattere e quello delle persone alle quali siamo legate". Molti temi
dunque per un unico film. La sensazione è che forse siano un po' troppi per un
film solo... © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-05-23 num: - pag: 55 categoria:
REDAZIONALE Anteprima Il nuovo romanzo dell'autrice di origine somala Se Eva
fosse ebrea e Adamo musulmano: il sogno di Hirsi Ali Due ragazzi che sfidano i
dogmi nell'Olanda d'oggi di AYAAN HIRSI ALI "C erto che è strana, casa
tua" gli disse Eva il giorno dopo, mentre erano in fila per il pranzo.
"è piena di gente". Ferito nell'orgoglio, Adan replicò: "Be', se
è per questo anche la tua è strana: è sempre vuota". "Non è vero. Viene
gente il venerdì sera, quando la mia matrigna riceve gli ospiti. Perché,
invece, a casa tua, le donne devono chiudersi tutte in cucina e stare lontano
dagli uomini? ". "Noi siamo musulmani. è così che funziona da
noi". "I musulmani sono ladri, lo dice la mia matrigna. E assassini.
Dice che rubano allo Stato e ti scippano la borsa per strada". "Sono
stronzate". Adan era senza parole. Allah insegna che bisogna comportarsi
bene, obbedire ai genitori, rispettare l'autorità e aiutare i malati. Pensò a
Yessin e Omar, i suoi fratelli maggiori. Loro avrebbero saputo come spiegare
questi concetti a una stupida ragazzina olandese. "I musulmani seguono gli
insegnamenti del profeta Maometto" iniziò, "e quel che dice il
Profeta è giusto. Sabato dovresti venire con me alla scuola coranica, dove ti insegnano
a essere un bravo musulmano: così capiresti". *** Adan era al settimo
cielo. Non avrebbe mai immaginato che Eva potesse avere una camera così bella.
E aveva un computer tutto suo! Non ci mise molto a perdersi nel mondo familiare
della sala giochi. Eva si stiracchiò e fu contenta di non essere sola. Si era
quasi dimenticata di come ci si sentisse ad avere un amico, a stare in
compagnia. Dondolò i piedi dal letto e tirò fuori un fascio di carte. "Ho
qualcosa da farti vedere" disse. Dal piano di sotto giunsero un tintinnio
di bicchieri e voci chiassose: erano arrivati gli ospiti. "Eva"
chiamò suo padre. "è ora di cena!". Quando Adan arrivò in fondo alle
scale, Julia restò di stucco. Si era dimenticata dell'amico inopportuno di Eva.
Neanche Adan era molto contento. Capì subito che la casa era piena di ebrei.
Uno di loro aveva una lunga barba bianca come gli ebrei nelle sit-com egiziane
che guardava a casa con i suoi genitori. Sul tavolo erano accese due candele, e
sulla credenza c'era un candelabro a sette bracci, che Adan aveva visto in una
vignetta araba sulla cospirazione ebraica. Era evidente che quelle persone
stavano preparando una cena rituale. Dunque Eva e la sua famiglia erano ebrei?
Adan reagì a scoppio ritardato. Ma gli ebrei erano mostri! Erano malvagi!
Odiavano i musulmani e li uccidevano ovunque ne avessero occasione in tutto il
mondo. Se questa gente era ebrea, cosa gli sarebbe successo quando avessero
scoperto che era musulmano? E non c'erano dubbi che l'avrebbero scoperto. Adan
sapeva che gli ebrei facevano rituali in cui bevevano sangue umano: era noto a
tutti. Da piccolo, la mamma lo minacciava sempre che se si fosse comportato
male sarebbero arrivati gli ebrei a rapirlo. "Devo andarmene!"
sussurrò a Eva. "Oh, ti prego, fermati per cena" lo supplicò lei,
fraintendendo completamente la situazione. "Io sono venuta a casa tua,
no?". "Vieni qui, giovanotto" disse con cortesia il padre di
Eva. Era deciso a gestire la situazione e a mostrare a sua figlia che approvava
i suoi nuovi amici; anche se quell'amico, ora che lo vedeva con gli occhiali,
sembrava provenire dalla parte sbagliata della città. "Puoi sederti qui,
vicino a Eva". Tutti si raccolsero attorno al tavolo e il padre di Eva
alzò il bicchiere. Era pieno di un liquido rosso. Sangue? Allora era vero? Adan
si sentì tremare le ginocchia. Aveva sentito dire anche che gli ebrei
trituravano le ossa dei bambini per farci il pane. Ma, naturalmente, non
stavano bevendo sangue: Adan scorse la bottiglia. Era vino. Non che fosse molto
meglio: era intrappolato in un covo di alcolisti, senza contare che quelle
persone, probabilmente, stavano commettendo almeno altri diciassette tipi
diversi di peccato. *** Lo raggiunse. "Che diavolo hai combinato ieri
sera?" gli chiese. "Non sai come ci si comporta a casa degli altri?
". "Erano ebrei". "E allora? Sono ebrea anch'io. E non lo
nascondo". Si portò la mano alla stella di David che aveva al collo, un
regalo di Julia, che insisteva perché la indossasse. "Sono marchiata, in
pratica". "Non l'avevo mai notata. Ma gli ebrei odiano noi musulmani.
Bevono il nostro sangue". "L'hai detto anche ieri sera, ma non è
sangue, idiota: è vino. Gli ebrei non bevono sangue. Ci è proibito persino
mangiare carne che contiene sangue. Chi ti ha raccontato una sciocchezza del
genere?". "Ma gli ebrei odiano i musulmani" insistette Adan. "Guarda cosa succede in Palestina. Gli israeliani vogliono uccidere tutti gli arabi".
"Non lo so, mio padre dice che sono gli arabi a voler sterminare tutti gli
ebrei". "Gli ebrei hanno rubato le terre". "No, le hanno
rubate gli arabi. Noi ce le riprendiamo e basta". Si fissarono in
silenzio. Nessuno dei due era certo che la propria conoscenza sommaria della
situazione mediorientale avrebbe resistito a un'analisi più approfondita, e la
gente iniziava ad accorgersi di loro. L'abbraccio tra un ragazzino ebreo e uno
islamico (foto Rosen).
( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-23 num: - pag: 52 autore: di
ANTONIO FERRARI categoria: REDAZIONALE MEDIO ORIENTE Se Israele e Siria fanno la pace a spese
del Libano S e vincesse davvero la forza della volontà, un trattato di pace tra
Israele e Siria sarebbe
possibile perché mai, come stavolta, le condizioni sono favorevoli. Non
soltanto perché i governi dei due Paesi hanno dichiarato d'essere pronti a
riprendere i negoziati; non soltanto perché sia Gerusalemme sia Damasco
hanno bisogno di superare le rispettive difficoltà: interne quelle dello Stato
ebraico, internazionali quelle del regime di Bashar el Assad. Sarebbe possibile
perché vi è un diverso mediatore. Non gli Stati Uniti, ormai a cavallo fra il
tramonto dell' amministrazione Bush e l'attesa per la nuova. Non l'Unione
Europea, sempre divisa, spesso balbettante, e comunque a rimorchio come un
imbarazzato supplente. Ma la Turchia musulmana di Recep Tayyip Erdogan, capo di
un governo islamico- moderato che ha buone relazioni con Israele
e con il mondo arabo, e in particolare con la Siria, dopo i venti di guerra che
spiravano meno di dieci anni fa. Si rischiò il conflitto perché Ankara non
tollerava l'ospitalità che il regime alauita garantiva a Abdullah Ocalan, capo
dei guerriglieri turco-curdi del Pkk. Oggi, invece, il rischio di una posizione
sbilanciata della Turchia, a favore dell'uno o dell' altro, è assai modesto,
pur essendo Ankara alleata di Washington. Se il problema fosse soltanto
territoriale, cioè la restituzione delle alture del Golan, l'accordo sarebbe a
portata di mano. Almeno due volte Israele e Siria
erano in vista del traguardo, e in particolare nel
( da "Corriere della Sera" del 23-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-23 num: - pag: 21 categoria: BREVI Valico di Erez Camion bomba a Gaza Tregua più lontana GAZA -
Un camion bomba è esploso ieri vicino al valico di Erez, porta d'ingresso in Israele da Gaza. L'attentato,
rivendicato dai miliziani della Jihad islamica e di al-Fatah, non ha provocato
vittime a parte il kamikaze, ma ha fatto affievolire le speranze di una tregua
tra Israele e Hamas mediata
dall'Egitto.
( da "Repubblica, La" del 23-05-2008)
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Pagina
XIII - Bologna Da Israele Drucker esce allo scoperto,
sventolando il triennale firmato. Dalla Fortitudo nessuna replica.
Virtus-Atripaldi: rinvio "Sono il coach della Upim, sto arrivando"
MARCO MARTELLI "NON ho mai parlato con nessun club dopo aver firmato per
la Fortitudo. E
se qualcuno mi chiamato non l'avrei fatto, perché avevo firmato con Bologna. Ho
sentito che, se arrivasse Savic, le cose potrebbero essere diverse: non credo,
perché il contratto è firmato. Avevo già dato la mia mano nell'organizzazione
della struttura sportiva della prossima stagione. Ciò che mi aspetto è essere
chiamato presto a Bologna e iniziare il mio lavoro". A parlare è Sharon
Drucker, 40 anni, allenatore israeliano che ha terminato l'esperienza ad
Ostenda, e che oggi racconta semplicemente ciò che è, da tempo, avvolto da una
cortina di fumo. La Fortitudo aveva scelto lui, mesi fa, per costruire un nuovo
progetto dopo il fallimento dell'era Mazzon. Per farlo, e mettersi avanti (pure
troppo) coi tempi, aveva raggiunto un accordo lampo: contratto triennale
blindatissimo, a circa un milione complessivo. Nessun pre-accordo, nessuna
uscita, nessuna clausola subordinata a un dato evento: non ce n'era bisogno,
siccome a Claudio Crippa, prima scelta come general manager, l'idea garbava
parecchio, e pure ad altri dirigenti, in seguito contattati, sarebbe piaciuta.
Càpita poi, però, che Messina resti a Mosca, innescando il processo che
conferma Crippa al Cremlino e mette Savic, di fatto, fuori dai piani del
Barcellona. Con Savic sul mercato, e disposto ad un ritorno eccellente, alla
Fortitudo non par vero: non l'aveva messo in conto, e vira potentemente su di
lui, lasciandogli, com'è naturale che sia, la scelta del coach. Sakota, così,
viene virtualmente confermato. Drucker, intanto, finisce i suoi play-off.
All'indomani della sconfitta, è eccitato all'idea di venire in Italia, posto
che da anni brama e che, forte della firma, sente ad un passo. Non è stato
informato, o forse rifiuta l'idea, del ribaltone societario. Misko Raznatovic,
agente del tecnico, oltrechè uomo di spicco dell'odierno mercato europeo, prova
a tenere i rapporti con la Fortitudo, poi fa il suo mestiere, tutelando il
proprio cliente: sul suo sito ufficiale, ieri, campeggiava infatti una foto di
Drucker con l'inequivocabile didascalia: "Nuovo coach della
Fortitudo". Così, però, non sarà. La schermaglia era prevedibile: Drucker,
che può avere il Maccabi alla porta, uscendo allo scoperto può batter cassa, e
cercare di spuntare una transazione. La Fortitudo, ieri, ha preferito non
commentare una storia, comunque, piuttosto chiara. Sono sliding doors, ove
però, talvolta, si finisce incastrati, come c'è rimasto Sacrati. Il tutto
mentre resta in bilico, e ancora senza soluzione, la telenovela Atripaldi. Che
ha chiesto a Biella, e al suo ex patron Savio, qualche ulteriore giorno di
riflessione. Un segnale che potrebbe riavvicinarlo a Sabatini.
( da "Repubblica, La" del 23-05-2008)
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Pagina XVIII -
Milano Libertà, sessualità, leggerezza Tutto in nove balletti moderni Si apre
con artisti italiani e stranieri Addadanza, il festival ospite nella restaurata
Centrale Taccani di Trezzo GIOVANNA CRISAFULLI Le raffinate volute liberty
della Centrale Idroelettrica "Taccani", sulle acque del fiume Adda,
tornano dopo un accurato restauro, a essere la suggestiva cornice di Adda
Danza, il festival promosso da Provincia, MilanOltre, Polo Culturale Adda e
Dintorni e Regione, che in questi anni ha trasformato i comuni attorno a Trezzo
sull'Adda, in una delle vetrine preferite dei sempre più numerosi appassionati
di danza. Al via questa sera, la tredicesima edizione di Adda Danza offre una
stimolante selezione di danzatori e coreografi italiani, impreziosita da mirate
presenze straniere, come la gallese Diversions Dance Company, per la prima volta
in Italia. L'inaugurazione del festival è affidata a Red Coffee. Poesia del
Tango, undici quadri ideati da Diego Watzke, per raccontare la vita del
musicista argentino Astor Piazzolla, interpretati dai Solisti e dai Primi
Ballerini del Teatro San Carlo di Napoli. Riuniti nella Compagnia Mediterranea
del Balletto, i ballerini partenopei tornano in scena anche domenica 25 maggio,
con Le sacrifice, musiche di Igor Stravinskij, e Beethoveniana, ispirato al
monumentale dipinto Fregio di Beethoven, di Gustav Klimt. Mercoledì 28 maggio
sarà la volta del Balletto dell'Esperia del bolognese Paolo Mohovich, autore di
Mozart/Aqua, sulle affinità tra l'acqua e la leggerezza mozartiana, e
Offertorium, una lunga riflessione sulla libertà nell'alternanza tra danza
libera e movimenti "costretti". Ancora di Stravinskij le musiche
scelte da Matteo Levaggi, per una delle tre coreografie che compongono Serata
Petrushka, in scena venerdì 30 maggio, Petrushka, SolO, e In a landscape,
assolo dello stesso Levaggi, su musiche di John Cage. Domenica 1 giugno torna
ad esibirsi ad Adda Danza, Dino Verga che, con Dammi mille baci, approfondisce
il viaggio attorno alla raccolta I Fiori del Male di Charles Baudelaire,
iniziato nel 2003, mentre approda per la prima volta al festival Francesco
Ventriglia, ballerino del Teatro alla Scala, in scena il 4 giugno con Il mare
in catene, lo spettacolo prodotto dalla Biennale di Venezia lo scorso anno, sul
delicato rapporto tra sessualità e disabilità. A chiudere il festival, la
compagnia gallese Diversions Dance Company, in scena il 6 giugno con
Sugarwater, e Strange Attractors: Prelude/Part II, degli statunitensi Stephen
Shropshire e Stephen Petronio, e domenica 8 giugno, in occasione della Festa
del Teatro/Il teatro nelle città, con Practice Paradise, del
coreografo belga Stijn Celis e Peeled, dell'israeliano Itzik Galili. Per la
prima volta Adda Danza apre le porte anche alla formazione, ospitando lunedì 26
maggio Professione MAS in scena, con gli allievi del MAS Dance Lab. è previsto
un servizio pullman gratuito con partenza alle ore 20 dalla sede della
Provincia in via Vivaio.
( da "Manifesto, Il" del 23-05-2008)
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VISIONI A CANNES
Che, biografia sperimentale Un eccellente Benicio del Toro diretto dallo
spregiudicato Steven Soderbergh nell'atteso film sulla vita di Ernesto Guevara
"il più completo essere umano della nostra epoca" come lo definì
Sartre. Riflessione sulla lotta armata contro Batista e la problematica
apertura del fronte boliviano Roberto Silvestri Cannes Il crimine organizzato
non è qualcosa di aberrante, è solo "l'esercito ombra", la
manovalanza gangsteristica del rapace sistema neoliberista. Ovvero oggi viviamo
in un mondo che, azzerato il "libero mercato", reprime sul nascere
qualunque lotta dal basso per lo sviluppo umano (tranne, forse, in Cina e in
India), mentre enfatizza e osanna la più violenta e totale coercizione dall'alto
(in Europa per esempio). Abbiamo visto, a Cannes
( da "Manifesto, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
In concorso
"Adoration", il frammentato specchio morale di Atom Egoyan Mariuccia
Ciotta Cannes Come si forma l'opinione pubblica, il sentire comune di un paese,
tema di Adoration, film in concorso di Atom Egoyan, canadese di origini armene,
che se facesse un viaggio in Italia di questi tempi avrebbe pronto un copione
horror sull'argomento. L'apparenza è la sola emozione decifrabile, se non si sa
trattare con i fantasmi della rete. Così Simon (Devon Bostick), liceale di
Toronto, apre un forum di discussione su Internet proponendo il suo
"avatar", una doppia vita immaginaria dove è l'orfano di madre ebrea,
angelica, suonatrice di violino, e di padre arabo "diabolico",
liutaio. La coppia è morta in un incidente stradale, l'auto guidata dall'uomo
di notte ha fatto crash contro un tir. E il ragazzino si costruisce la
storia-incubo di un genitore terrorista pronto a sacrificare la famiglia per la
causa, aizzato da un nonno maligno che mai ha sopportato l'ingerenza in casa
sua del "seminatore d'odio", Sami (Noam Jenkins). L'aria canadese purificata
e puritana è lo specchio morale di Egoyan, che ha portato a Cannes Exotica
(1994) e Il dolce domani (1997), dove uno scuolabus precipitava in un lago
ghiacciato (gli incidenti piacciono anche all'altra star canadese, Cronenberg).
Struttura narrativa frammentata, dramma gelido, cinema classico che si scontra
con lo split-screen del computer dove le "finestre" si moltiplicano
(al di là di quel che consente l'attuale tecnologia dell'iChat Apple) e dove
una moltitudine contrastante (neo-nazisti e sopravvissuti alla Shoa) interviene
sulla storia inventata da Simon. L'idea al regista è venuta leggendo un
articolo di cronaca del 1986. Si parlava di un giordano che aveva imbarcato la
moglie irlandese incinta su un areo della El Al, destinazione
Israele, con una bomba
dentro il bagaglio senza che lei lo sapesse. Simon fa sua la storia e la
racconta agli internauti (ai compagni di scuola e all'insegnante) perché
convinto (dal nonno) che suo padre si sia schiantato deliberatamente contro il
camion per uccidersi insieme alla moglie ebrea. Il film interseca i
flash-back onirici di Simon con la ricerca della verità. Un alone di luce
circonda i genitori di Simon come un'aureola elettrica e si confonde con la
luminosità fantasmatica del video. La linea che separa passato e presente è
sempre più flebile. Ma il "vero" fiancheggia sempre il sogno e la
realtà e si presenta nel sub-plot: lo zio di Simon e la sua insegnante, che per
gioco del destino è l'ex moglie (libanese) di Sami, si incontrano per dipanare
il "giallo". I due ricostruiscono il sublime rapporto d'amore tra la
delicata musicista bionda e l'artigiano del violino dai cappelli scuri.
Giulietta e Romeo. Egoyan è nato al Cairo e forse qualcosa ha portato a Toronto
del malessere ebreo-cristiano-musulmano che gli suggerisce un film-favola, non
più dark. Complici un albero di Natale e le lucette sul tetto della casa ebrea
che attirano una donna misteriosa nascosta dietro un chador yemenita intessuto
di monili d'argento. La conversazione tra lei e lo zio di Simon sembra un
estratto del "senso comune" di chi vive in clima di apartheid.
L'argomento è Gesù, che "avete ucciso perché per voi era solo un
profeta", in risposta l'ebreo la caccia via dalla sua
"proprietà" come una malata di mente. Probabilmente, alla fine, zio e
maestra (è lei nascosta sotto il chador) si metteranno insieme, riproducendo la
coppia "scandalosa" dei genitori di Simon. A tutti, infatti,
piacciono molto le decorazioni natalizie e il suono del violino.
( da "Giornale.it, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 122 del
2008-05-23 pagina
( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-05-24 num: - pag: 37 categoria:
REDAZIONALE Scandali Thierry Savatier ricostruisce le vicende del quadro di
Courbet. Affascinò Goncourt, sfuggì ai nazisti e finì nello studio dello
psicoanalista L'origine del mondo, storia di un tabù Tutti i collezionisti
tennero il dipinto dietro un pannello. Lacan si divertiva a guardare le facce
degli spettatori di SERGIO LUZZATTO N on era mai stato facile superare l'esame
del gusto di Edmond de Goncourt. E meno che mai dopo il 1870, quando, sia il
disastro della guerra franco-prussiana, sia lo strazio per la morte del
fratello Jules avevano reso il suo Journal lo sfogatoio di un uomo invecchiato
e inacidito. Così, ad esempio, in data 30 giugno 1889. Mentre si celebrava in
pompa magna il centenario della Rivoluzione francese, Edmond annotava, feroce:
"Se esiste nel collezionismo un certificato di pessimo gusto, è la
collezione di piatti della Rivoluzione messa insieme da Champfleury. Credo che
nella ceramica di tutti i popoli, dall'inizio dei tempi, nulla sia stato
prodotto di tanto brutto, di tanto idiota, di tanto rivelatore dello stato
anti-artistico di una società". Ma proprio il giorno prima, sabato 29
giugno, il diario di Edmond aveva registrato un giudizio positivo: per una
volta, un'opera d'arte era uscita promossa dall'esame del severissimo
connaisseur. Era successo dopo la visita a un antiquario parigino specializzato
in arte orientale. Deluso dai nuovi arrivi di oggettistica giapponese, Goncourt
stava per andarsene quando il commerciante aveva aperto il pannello di una
cornice chiusa a chiave, rivelandogliene il contenuto nascosto. Ben altro che una
giapponeseria: "è il quadro dipinto da Courbet per Khalil- Bey, un ventre
di donna dal monte di Venere nero e prominente, sullo spiraglio d'una vulva
rosa... Davanti a questa tela che non avevo mai visto, devo fare ammenda e
rendere onore a Courbet: quel ventre è bello come la carne di un
Correggio". Sebbene affidato al segreto del Journal, come doveva essere
costato caro un simile riconoscimento all'indole fiera di Edmond de Goncourt!
Lui che di Gustave Courbet (grande amico di Champfleury) aveva sempre pensato
tutto il male possibile, e che, quando aveva visto con Jules - oltre vent'anni
prima, nel 1867 - la collezione privata del diplomatico turco-egiziano
Khalil-Bey, ne era rimasto letteralmente inorridito! Inorridito dai "corpi
terrei, sporchi, merdosi" delle "due lesbiche " ritratte da
Courbet nel Sonno, come pure dai corpi femminili "rigidi come manichini
" ritratti nel Bagno turco da un altro "imbecille popolare",
Dominique Ingres! Nel 1867, però, a nessun visitatore era stata mostrata
l'opera più scandalosa della collezione di Khalil- Bey, la piccola tela che
Goncourt avrebbe scoperto due decenni più tardi nella bottega di un mercante
d'arte giapponese. A nessuno era stata mostrata L'origine del mondo. Oggi, la
tela di Courbet è tranquillamente esposta accanto ad altri suoi capolavori in
una sala del Musée d'Orsay, a Parigi. Ci è arrivata nel 1995, e rapidamente si
è conquistata un posto di riguardo nelle preferenze dei visitatori: al borsino
delle cartoline più vendute nel negozio del museo, risulta seconda soltanto al
Moulin de la Galette di Renoir. Su Google Images, chi digiti "l'origine du
monde" viene subissato da centinaia di migliaia di links, il video
tappezzato da innumerevoli repliche o varianti di uno stesso monte di Venere
nero e di uno stesso spiraglio di vulva rosa. Ma appunto, questa è la storia di
oggi, o di ieri. Fino agli sgoccioli del Novecento - per un secolo e passa dopo
che Courbet l'aveva dipinta, nell'estate del 1866 - L'origine del mondo ha
conosciuto un destino esattamente contrario. Non un massimo di notorietà e di
visibilità, ma un massimo di segretezza e di dissimulazione. Impossibile
stupirsene, se è vero che il dipinto di Courbet rappresentava ben di più che
una semplice sfida al vittoriano (o al comune) senso del pudore. L'origine del
mondo non era, banalmente, un nudo più spinto di altri nella lunga storia dei
nudi. Era qualcosa di unico nella pittura occidentale, perché rappresentava
precisamente quanto gli artisti avevano da sempre evitato di illustrare: il
sesso femminile. Courbet aveva scelto addirittura di escludere dal quadro il
viso della modella, non dipingendone che il ventre. E così facendo, aveva
trasformato una donna senza volto nella donna in generale. La madre di tutti
gli uomini e di tutte le donne di ogni tempo. La madre di ognuno di noi. Per
questo, scrivere la storia del dipinto di Courbet equivale a scrivere, in
fondo, la storia moderna di un tabù. Che è poi quanto si è proposto il critico
francese Thierry Savatier in un bel libro tradotto ora dalle edizioni Medusa,
Courbet e "L'origine del mondo ". Dove vengono puntualmente
ricostruite le circostanze di nascita della tela, dalla curiosa figura del
committente, il dignitario ottomano Khalil-Bey, alla misteriosa figura della
modella, legittima proprietaria della vulva rosa: tradizionalmente ritenuta
un'amante occasionale di Courbet, Joanna Hifferman detta Jo l'Irlandese, mentre
Savatier suppone che l'artista si sia ispirato piuttosto a una fotografia
licenziosa. E dove, soprattutto, vengono sapientemente ricostruite le
misteriose identità dei successivi proprietari del quadro, di cui Khalil-Bey si
era sbarazzato quasi subito dopo averlo acquistato da Courbet. Colui che più a
lungo possedette L'origine del mondo (per quarantadue anni, dal 1912 al 1954) fu un collezionista ungherese di origini israelite, il barone
Ferenc Hatvany. Come i proprietari precedenti, teneva il quadro nascosto dietro
un pannello rappresentante un altro soggetto, e non lo mostrava che ad alcuni
ospiti fortunati. Nel 1942, i progressi dell'antisemitismo in Ungheria
convinsero Hatvany a depositare nel forziere di una banca di Budapest,
intestati a un prestanome "ariano ", i pezzi della collezione che più
gli erano cari: Courbet compreso. Sicché due anni dopo, quando il
plenipotenziario del Terzo Reich per la Soluzione finale del problema ebraico
in Ungheria - Adolf Eichmann - sequestrò il grosso della collezione Hatvany e
lo fece inviare in Germania, non gli riuscì di mettere le mani su L'origine del
mondo. Ci riuscirono invece, all'inizio del '45, i "liberatori"
sovietici, dai quali Hatvany dovette ricomprare il dipinto sotto banco, dopo la
fine della seconda guerra mondiale. L'ultimo privato che possedette il quadro
di Courbet fu uno psicanalista francese, cui il barone ungherese lo aveva venduto
poco prima di morire: il più adatto dei proprietari possibili, il più
professionalmente consapevole del duplice significato della parola
"possesso " applicata a un soggetto del genere. Anche Jacques Lacan
conservava L'origine del mondo nascosta dietro un pannello, nello studio della
sua casa di campagna, non rivelandone il segreto che agli ospiti d'élite: Dora
Maar, Marguerite Duras, Claude Lévi-Strauss... E quando finalmente svelava il
dipinto, Lacan concentrava il proprio sguardo non sul monte di Venere, ma sullo
sguardo dello spettatore. Si divertiva a farsi voyeur del voyeur. Edmond de
Goncourt (1822-1896) Jacques Lacan (1901-1981) Dora Maar (1909-1997) Marguerite
Duras (1914-1996) Claude Lévi-Strauss (1908) L'opera "L'origine du
monde", conservato dal 1995 al Musée d'Orsay, è un olio su tela (46X55
centimetri) Il pittore Gustave Courbet (1819-1877) dipinse "L'origine du
monde" nel 1866 per il dignitario turco-egiziano Khalil-Bey.
( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-24 num: - pag: 42 categoria: BREVI
Le previsioni Migliori film Le indiscrezioni danno in pole position per la
Palma d'oro "Gomorra" di Matteo Garrone. Ma anche
il cartoon israeliano "Waltz with Bashir", il turco "ÜÇ
maymun", i fratelli Dardenne con "Le silence de Lorna" e il
francese Cantet con "Entre les murs" hanno buone chances Miglior
attore Toni Servillo con "Il divo" potrebbe battere Benicio Del Tono
nei panni del Che e il Philippe Seymour Hoffman di ("Synecdoche,
New York" Migliore attrice Arta Dubroshi, protagonista di "Le Silence
de Lorna" sembra senza rivali. Unica incognita Angelina Jolie.
( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-24 num: - pag: 34 autore: di
BERNARD-HENRI LéVY categoria: REDAZIONALE LO STATO EBRAICO E IL MONDO Politica,
morale, spiritualità Le tre lezioni di Israele O nore
ed emozione nell'aprire, a Gerusalemme, sotto l'egida del presidente Shimon
Peres, le cerimonie per il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato
ebraico. Con me, Henri Kissinger che descrive il nuovo pericolo che rappresenta
un Iran dotato dell'arma nucleare. Con me, anche lo scrittore Amos Oz,
coscienza morale di Israele, che trova le parole
giuste per dire la sofferenza palestinese e la parte di responsabilità che ha
il suo Paese. Piuttosto che ridire quello che non saprei dire meglio, piuttosto
che ripetere, come tanto spesso ho fatto, che l'unica soluzione è quella di due
Stati che vivano in pace, fianco a fianco, nel riconoscimento e nel rispetto
reciproci, scelgo di insistere sul messaggio positivo, i valori, l'esperienza politica,
morale, spirituale che lo Stato degli ebrei, e gli ebrei, hanno oggi da
trasmettere al mondo. Esperienza politica? L'esemplarità di
Israele. Sì, naturalmente
non tutto è perfetto in Israele. E la questione palestinese, in particolare, è una ferita aperta,
una piaga. Ma, a parte questo problema, per quel che ne so io, non esistono
altri Stati, nati dalla decomposizione degli imperi, che abbiano saputo
edificare, come Israele,
una prosperità durevole, una democrazia degna di questo nome e anche un
rapporto con la violenza che mai si libera dall'inquietudine e dalle
considerazioni etiche. Al di là di tale contesto, al di là del fatto che Israele è l'unico Paese nato da quella che, con una bella
espressione, fu chiamata rivoluzione anticolonialista, osservo questo Stato che
accoglie indifferentemente russi e yemeniti, francesi ed etiopi, maghrebini e
polacchi (senza parlare del 20 per cento di arabi palestinesi): lo si voglia o
meno, una delle società più aperte al mondo; piaccia o meno, una multietnicità che
si combina, come da nessun'altra parte, con un'appartenenza nazionale, un
patriottismo, un'esigenza democratica sorprendentemente solidi; una lezione, in
altre parole, una vera grande lezione alla quale farebbero bene ad ispirarsi
tante nazioni potenti confrontate alla stessa impossibile equazione, Francia e
Stati Uniti compresi. Esperienza morale? Penso alla prova, senza eguali, che il
giudaismo d'Europa dovette attraversare. So che alcuni, qui, ritengono che si
parli troppo di questa prova. La verità, dico ai duemila delegati presenti, è
che se cerco di ripensare ai luoghi del mondo dove ho sentito maggiormente
parlare della Shoah, questi non sono Israele né
l'Europa. è Sarajevo, dove un presidente musulmano mi affidò, nel pieno dei
bombardamenti, il famoso messaggio per FranÇois Mitterrand in cui supplicava:
"Non lasciateci diventare il prossimo ghetto di Varsavia ". Sono i
tutsi del Ruanda e del Burundi: "Siamo gli ebrei d'Africa; ci avete
abbandonati ai nostri nazisti come voi avete, un tempo, abbandonato gli ebrei
d'Europa". Sono i comandanti dell'unità della guerriglia che, proprio un
anno fa, mi fecero da scorta nel Darfur devastato e che, anch'essi, ripetevano:
"Quel che ci terrorizza e che, al tempo stesso, ci infonde speranza è
certamente il ricordo della Shoah, ma anche il modo in cui il popolo ebreo ha
potuto sormontare la prova". Non dico che le uccisioni del Darfur siano
l'equivalente dello sterminio degli ebrei. Dico soltanto che così parlano tutte
le vittime senza nome, senza numero né volto, senza sepoltura, delle guerre
dimenticate contemporanee. Ne deduco che il popolo ebraico ha, per questo, una
responsabilità particolare nei confronti di quei dannati. E dico quanto sono
fiero ogni volta che verifico come, in tutti questi casi, i primi a mobilitarsi
- e a combattere, fra l'altro, l'idiozia criminale della competizione delle
vittime - siano molto spesso uomini e donne che hanno a cuore la Shoah. Infine,
esperienza spirituale? Sappiamo da Levinas che il popolo ebraico non è
solamente il popolo del Libro, ma quello del commento del Libro. E sappiamo che
ha inventato quel protocollo di lettura unico al mondo chiamato Talmud, da cui
risulta che non esiste parola sacra che non sia soggetta a un commento
infinito, inesauribile, instancabile: il grande sapiente Rachi che risponde al
rabbino Hananel di Kairouan, che risponde a sua volta al rabbino Gershom di
Magonza che smentiva, contraddiceva o prolungava un commento di Yochanan ben
Zakkai o di Hillel… Immaginate, allora, altri Talmud che non siano ebrei…
Immaginate che gli ebrei trasmettano ai loro fratelli musulmani, per esempio,
il gusto di una lettera che rimane lettera aperta e dal significato indeciso.
Immaginate che, alla maniera del giudaismo, ma riprendendo anche il filo che,
un tempo, Avicenna tirò prima che i suoi successori lo lasciassero cadere, gli
imam di oggi acconsentano all'idea di un'interpretazione mai portata a termine.
Sarebbe la fine del dogmatismo. L'antidoto al fanatismo. Sarebbe il vero
rimedio alla malattia dell'Islam diagnosticata, fra gli altri, dal mio amico
Abdelwahab Meddeb. Ecco quel che gli ebrei hanno da dire, non solo agli ebrei,
ma ai non ebrei. Ecco la triplice esperienza che la loro storia ha dato a loro
il compito di trasmettere. Che lo facciano, che si impegnino, che si cimentino,
una volta per tutte, in questa spartizione metafisica e allora sì, Israele sarà la regione, non solo del mondo, ma dell'essere,
e il suo sessantesimo anniversario sarà una buona notizia per tutti i popoli
della terra. Traduzione diDaniela Maggioni.
( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
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Corriere della Sera -
ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-24 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Tornei Si gioca a Ostia Antica, sotto il segno della pacifica
convivenza fra i popoli MundiaLido, il calcio di tutti A Ostia le
"nazionali" etniche: con qualche polemica Si chiama MundiaLido, ed è
il torneo di calcio per le nazioni che si tiene ormai da dieci anni al Lido di
Ostia. Raccoglie ben venti formazioni provenienti da altrettanti paesi del
mondo, che si confrontano, già da questo week-end, al Centro Sportivo Longarina
di Ostia Antica sotto il segno della convivenza dei popoli. "Lo spirito
della manifestazione è quello di aiutare a superare le barriere tra i popoli,
attraverso i valori dello sport - spiega Eugenio Marchina, Presidente
dell'Associazione Sportiva Club Italia (organizzatrice del MundiaLido)-. La
manifestazione permette di amalgamare cittadini provenienti da diverse nazioni,
con differenti culture, ma che vivono, lavorano, studiano, nel nostro
territorio". In questo senso il MundiaLido ha già raggiunto obiettivi
importanti, visto che nelle precedenti edizioni ha messo tutti d'accordo,
facendo giocare sullo stesso campo in anni difficili, Bosnia e Croazia, e una
squadra dell'Etiopia composta da giocatori etiopi ed eritrei. Ma quest'anno c'è
una nota stonata. La squadra egiziana ha infatti rinunciato pochi giorni fa a
partecipare al torneo. Il "casus belli" sarebbe
la squadra d'Israele, che
partecipa per la prima volta. Alla presentazione di MundiaLido una hostess
indossava la maglia israeliana con su scritto "Israele 60", a ricordare che quest'anno lo Stato Ebraico compie
sessant'anni. Quella maglietta avrebbe urtato la sensibilità degli egiziani.
"Fino alla presentazione del torneo andava tutto bene- spiega Marchina-.
Anche se i rappresentanti della squadra egiziana auspicavano che Israele ed Egitto non venissero incluse nello stesso girone.
Io ovviamente, come vuole il regolamento, ho lasciato la scelta al
sorteggio". E l'urna beffarda ha voluto le due squadre nello stesso
girone, insieme alla Spagna e alla "Senza Frontiere", la squadra
della Caritas Diocesana che raccoglie i suoi assistiti provenienti da molti
paesi. "Il giorno seguente ai sorteggi- continua Marchina- arriva un fax
in cui l'Associazione degli Egiziani di Roma e del Lazio scrive di voler ritirare
la squadra a causa delle "maglie che inneggiano alla nascita di uno stato
a scapito di un altro popolo"". Così, malgrado l'assenza dell'Egitto
(a cui subentra la squadra etiope), oggi con una spettacolare cerimonia
d'apertura allo stadio Giannattasio di Ostia Lido, inizierà MundiaLido e per
quattro fine settimana il centro sportivo si trasformerà in una scena
mutlietnica. Alla cerimonia di chiusura, che si terrà il 30 giugno al Teatro
Romano di Ostia Antica, verrà anche eletta una "Miss MundiaLido" selezionata
dalle candidate di diverse nazionalità. Ariela Piattelli Dieci edizioni Al
torneo partecipano venti formazioni.
( da "Corriere della Sera" del 24-05-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-24 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE DRAMMATICO YYYY Sotto le bombe Un road movie dal vero in taxi da
Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate
feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista
cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli
elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran
bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.
( da "Giornale.it, Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 123 del
2008-05-24 pagina 15 Obama corteggia gli ebrei: "Sto con Israele" di Alberto Pasolini Zanelli Il candidato in
una sinagoga della Florida: "Non sono musulmano e sono contro l'Iran"
da Washington "Non giudicatemi dal mio nome strano. Non giudicatemi dal
colore della pelle". Barack Obama ha deciso che la migliore risposta è
l'attacco di fronte all'accumularsi degli indizi, veri o presunti, secondo cui
la sua candidatura alla presidenza susciterebbe riserve fra gli ebrei
americani. Un'eventualità cui si è più volte accennato, che è emersa - ma in
misura ridotta - nelle scelte di quel gruppo di elettori in alcune primarie
democratiche e che è comunque destinato a essere ripreso con maggior risonanza
dai repubblicani. Allora l'uomo che è ormai certo di essere lo sfidante di John
McCain in novembre ha preferito mettere le carte in tavola ed è andato a
parlarne in una sinagoga di Boca Raton, in Florida, Stato spesso decisivo nei
duelli per la Casa Bianca. È andato ad ascoltare, a parlare, a giocare
d'anticipo. "Se ricevete una di quelle strane e-mail in cui si racconta
che sono musulmano, non cascateci. Sono cristiano. Il mio primo nome, Barack, è
lo stesso anche in ebraico e significa Benedetto. (Qualcuno si era già accorto
che Obama si chiama anche come il Papa). Un cristiano impegnato a preservare
l'alleanza fra l'America e Israele". E qui ha
toccato il punto più delicato: la diffidenza di alcuni sostenitori dello Stato
ebraico nei confronti di un leader degli Usa che si è detto pronto a trattare
con l'iraniano Ahmadinejad. "È qualcuno - ha chiesto un ascoltatore - che
nega l'Olocausto e si augura la distruzione di Israele. Io non ho difficoltà a votare
per un candidato di pelle scura, ma il problema è se egli sarebbe il miglior
comandante in capo agli occhi di Israele e degli altri alleati dell'America". Osservazione diretta,
risposta secca: "L'esperienza ha dimostrato che non parlare con i nostri
nemici è una strategia che non funziona. È molto più produttivo un
dialogo condotto con fermezza e in termini chiari". Obama ha
"convinto gli ebrei"? La risposta non è semplice. Gli ebrei
americani, e Barack lo ha ricordato anche a Boca Raton, sono stati vicini agli
afroamericani nei momenti più duri per questi ultimi. "C'era un legame che
mi spiace si sia deteriorato". Ma la questione non è né razziale né
religiosa: concerne la politica nel Medio Oriente, riguarda Israele
e non "gli ebrei". Bush e i suoi consiglieri neoconservatori hanno
seguito la linea di più deciso appoggio allo Stato ebraico e ciò è stato
apprezzato. Ciononostante la grande maggioranza degli ebrei Usa ha continuato a
votare per i democratici. Solo una grave crisi potrebbe cambiare questo
atteggiamento. E solo dall'Iran potrebbe scaturire. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele Olmert di
nuovo interrogato "Il primo ministro ha cooperato e ha risposto a tutte le
domande". Lo ha riferito ieri la polizia israeliana al termine del nuovo interrogatorio,
durato un'ora, al quale ha sottoposto il premier Olmert, sospettato di aver
accettato contanti da un uomo d'affari ebreo americano. Quanto siano risultate convincenti
le sue spiegazioni nessuno lo sa. I suoi avvocati stanno tentando di ostacolare
la deposizione del businessman Usa Talansky, prevista martedì, per evitare
rivelazioni dannose per il premier.
( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli IL
BORSINO EASTWOOD METTE TUTTI D'ACCORDO ROBERTO NEPOTI I pronostici incalzano. I
giudizi sul "Divo" si limitano ancora al bocca a bocca: in genere
positivo; anche da parte della critica straniera. Nella classifica
multinazionale del daily di "Screen", nessuno degli ultimi titoli si
è salvato da qualche "faccina" truce, eccetto "The
Exchange" di Eastwood, che si piazza in pole-position
subito dopo il film turco, inamovibile dal primo posto, e a pari merito con i
Dardenne, il cinese "24 City", il cartoon israeliano. Parecchie le
"palme" tributate a Clint anche dalle altre riviste. Buona
l'accoglienza per l'interminabile "Che"; mentre voci di corridoio non
darebbero "Gomorra" tra i favoriti della giuria.
( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VI - Bari I
volontari in campo per salvare le spiagge Da Polignano a Leuca operazione
pulizia Nel fine settimana si procederà alla bonifica con Legambiente e
Protezione civile PAOLO RUSSO Tre giorni per ripulire le spiagge e i fondali
della Puglia. E' partito ieri mattina e durerà fino a domenica l'iniziativa
promossa da Legambiente e Protezione civile per salvaguardare le coste della
nostre regione e quelle di tutto il Mediterraneo. Un progetto internazionale
che sta coinvolgendo millecinquecento località costiere delle ventuno nazioni
che si affacciano sul mar Mediterraneo. Dall'Italia all'Algeria, dalla Croazia all'Egitto, passando per Francia, Israele, Turchia e Spagna, decine di
migliaia di volontari saranno contemporaneamente al lavoro per ripulire la costa.
Secondo i dati dell'osservatorio Onu sono quasi 40 milioni le tonnellate di
rifiuti solidi che ogni anno si riversano nel Mediterraneo. Diversi
quintali sono presenti in particolare lungo le coste pugliesi che fino a
domenica saranno tirate a lucido da un piccolo esercito di volontari. Sono
diciotto le località costiere della regione che hanno aderito alla campagna
internazionale promossa da Legambiente e Protezione civile. Lungo le spiagge di
Polignano a Mare, Trani, Mola di Bari, Otranto, Ugento, Porto Cesareo, Salve,
Gallipoli e Santa Maria di Leuca, armati di guanti e sacchetti di plastica
volontari e studenti hanno accettato anche quest'anno la sfida di restituire a
spiagge e fondali la loro naturale bellezza. L'iniziativa toccherà le spiagge
più famose della Puglia ma non quelle di Bari. L'amministrazione comunale del
capoluogo non ha aderito all'iniziativa ambientalista. Gli eventi clou del
programma di pulizia, comunque si concentreranno nel Barese. In particolare a
Polignano a Mare la pulizia dei fondali vedrà impiegati più di cento sub
provenienti dalle diverse scuole regionali e dalle forze dell'ordine. A Trani,
invece, i protagonisti della pulizia delle spiagge saranno i detenuti e le
detenute dei due carceri della città. Ma l'iniziativa ha soprattutto un forte
valore simbolico. Nei tratti di costa ripuliti dagli sforzi dei volontari sarà
affisso un cartello per invitare tutti i bagnanti a mantenere pulita la
spiaggia. Lo scorso anno quintali di rifiuti furono portati via dal litorale e
dal fondale. Il ritrovamento più sorprendente fu quello di una grossa vasca da
bagno sommersa a tre metri di profondità. "Il grande valore di questa
iniziativa - ha spiegato Francesco Tarantini, presidente regionale di
Legambiente - è quello di essere contemporaneamente un'azione di tutela
concreta per la salvaguardia del Mediterraneo e delle sue coste sempre più
antropizzate ma anche un importante momento di integrazione culturale".
Nel mirino della campagna di coste e fondali soprattutto la plastica che, da
sola, rappresenta il 75 per cento dei rifiuti presenti in mare.
( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVIII -
Torino Danza ENERGIA E TALENTI A INTERPLAY 2008 CLAUDIA ALLASIA Sudden Birds,
l'abbagliante coreografia in bianco e nero di Yasmeen Godder - che inscena la giovinezza manipolata e luttuosa delle ragazze di Israele in abito nero e braccia nude,
tra sogni infranti, sirene di coprifuoco e luci da lager, scariche elettriche e
accordi di chitarra - ma anche la ricerca di nuovi archetipi tra oriente e
occidente (La petite mort di Chinatsu Kosakatani e Solitudo/011 di Annika
Pannitto) e la sincerità immediata della partita coreografico-musicale
di Paci e Umeda (Di voce corpo battito e Performance), così come la freschezza
performativa di Milano & Zinola e la disarmante tenacia di Scudella &
Roverato: mai, come in quest'ultima edizione di "Interplay", il
costruttivo e lungimirante lavoro di relationship internazionale avviato da
anni da Natalia Casorati a sostegno dei giovani coreografi, ha portato a Torino
(e poi, per statuto, nel mondo) frutti di innovativa eccellenza, premiata da un
riscontro pubblico calorosissimo.
( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
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Pagina XXV - Bologna
Reggio, la notte bianca della danza Al Teatro Valli va in scena l'omaggio agli
artisti d'Israele In piazza la trilogia "Latino
America" di Artemis e a mezzanotte Roy Paci CHIARA PILATI REGGIO EMILIA -
"Dance, dance, dance" è il titolo di un noto romanzo di Murakami, ma
anche il motto con il quale Reggio Emilia si veste a festa per un week-end
dedicato alla danza. E come nel libro, ballando con il destino il protagonista
ritrova l'orientamento, così le serate conclusive di Reggio Emilia Danza e la
notte bianca indicano la direzione nella quale sta andando la più lirica delle
arti. Già dal pomeriggio gli appuntamenti sono tanti. Alle 12 parte il workshop
di tecnica "Gaga" con i danzatori della Batsheva dance company, la
compagnia diretta dall'israeliano Ohad Naharin al quale è dedicata questa
seconda parte del festival, e che ha concepito questo linguaggio corporeo teso
alla coscienza profonda di sè attraverso il movimento (24 e 25 alla Fonderia
info 0522.273011). Nella Sala degli Specchi del Teatro Valli dalle 15 alle 18
si tiene, invece, il seminario "Come danza un
cammello" sullo sviluppo della danza di Israele negli ultimi 60 anni con Yair Vardi, direttore del Suzanne
Dellal Center, la danzatrice Rina Schenfeld e la scrittrice. Alle
( da "Repubblica, La" del 24-05-2008)
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Pagina XXVIII -
Bologna Jimmy Carter in anteprima oggi si prenotano gli inviti "Aspettando
Biografilm" è una minirassegna che propone, al cinema Lumiere, una
selezione di anteprime che precedono la quarta edizione del festival bolognese
sul cinema dei racconti di vita (dall'11 al 15 giugno prossimi). Il terzo, ed
ultimo, appuntamento è per lunedì - alle ore 22.15 - con l'anteprima di
"Jimmy Carter-Man from Plains" di Jonathan Demme (premiato con il
Lancia Award 2007 alla Mostra di Venezia): per assistere gratuitamente alla
proiezione i nostri lettori possono prenotare gli inviti (singoli) su
www.fanaticaboutfilms.it, inserendo il codice REPU767 fino ad esaurimento della
disponibilità. Il ritratto di un atipico Presidente americano, il cui unico
evento memorabile rimane la stretta di mano a Camp David tra Sadat e Begin, che
gli fece assegnare il Nobel per la Pace. Demme segue con la cinepresa Carter,
esplorando il suo lato privato e quello pubblico, durante
la promozione del suo libro sulla situazione della Palestina, rivelando un individuo complesso ma dotato di una forte idea di
riconciliazione e pace. Un presidente lontano anni luce, in quanto a spessore
culturale e senso di giustizia, dall'attuale inquilino della Casa Bianca.
(alessandro dall'olio).