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Da paginedidifesa.it
25 aprile 2007 Il Piano Strategico Usa della politica estera
2007-2012 Fabio Bulfoni Il dipartimento di Stato Usa ha pubblicato il Piano
Strategico della politica estera per gli anni 2007-2012. Una parte
significativa del documento è dedicata agli obiettivi diplomatici
americani di lungo termine nell'area post-sovietica, con particolare riferimento
alla Russia. Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, gli Usa
affermano a chiare lettere che la principale priorità è
fronteggiare il "comportamento negativo" della Russia in diverse
aree, dalla vendita di armi a regimi inaffidabili alle pressioni applicate da
Mosca su numerosi stati ex-sovietici, il cui futuro è visto legato
alle cosiddette "rivoluzioni colorate". Il nuovo rapporto promette
di essere una nuova fonte di attrito e incomprensione fra Usa e Russia. Il documento del dipartimento di Stato, di 68
pagine, è intitolato Piano Strategico per gli anni fiscali 2007-2012 e
illustra quello che sarà il corso della politica estera degli Stati
Uniti nei prossimi cinque anni. Il documento prevede alcuni passi successivi
fondamentali e obiettivi per l'Agenzia di Condoleezza Rice e US Agency for International Development (Usaid), strumento
per gli aiuti internazionali Usa. "Nel mondo di oggi è impossibile tirare
linee chiare fra i nostri interessi di sicurezza, i nostri sforzi per lo
sviluppo e i nostri ideali democratici" ha scrtto
il segretario di Stato Rice nella sua introduzione al Piano Strategico. Nella
sua nota definisce che il principale obiettivo della politica estera Usa a
livello globale è "avanzare in un futuro di libertà,
sicurezza e prosperità a vantaggio del popolo americano e dell'intero
mondo". Questo è il terzo importante documento
rilasciato dal dipartimento di Stato in poco più di un mese. Il primo
è stato il rapporto sui diritti umani, apparso all'inizio di marzo. Il
secondo, "Promuovere diritti umani e democrazia: Entrambi i rapporti hanno toccato nervi scoperti in
Russia e la presentazione del terzo rapporto, che continua la polemica del
dipartimento di Stato con Mosca, appare inasprire la situazione nella
diatriba fra sovranità russa e interferenza americana e non fa molto
per mitigare la situazione. Il riferimento che fa la signora Rice nella nota
introduttiva al rapporto 2007-2012 alla impossibilità
di "tirare linee chiare fra i nostri interessi di sicurezza, i nostri
sforzi per lo sviluppo e i nostri ideali democratici" è molto
probabilmente l'ultimo tentativo del dipartimento di Stato di spiegare perché
l'ente non considera l'azione americana in difesa della democrazia, anche se
migliaia di chilometri al di fuori delle proprie frontiere, una interferenza
nelle questioni interne degli altri Stati. L'ambasciatore in Russia William Burns
ha illustrato le ragioni che stanno dietro allo sforzo Usa di supportare le
istituzioni democratiche. Notando che "questi argomenti provocano un
forte dibattito nella Russia di oggi" Burns
evidenzia che il programma americano attivo in Russia è "molto
limitato in termini economici" e che "sono basati sull'accettare
che noi non possiamo imporre la nostra esperienza e i nostri valori ad
alcuno". Secondo l'ambasciatore Burns, la
filosofia che ispira l'azione di Washington è basata sul desiderio di
promuovere la democrazia negli altri Paesi mediante l'esempio dell'esperienza
che l'America ha accumulato nella creazione di utili situazioni economiche e
istituzioni politiche. Le dichiarazioni e la determinazione degli Stati
Uniti riguardo alla Russia che sono evidenziate nel nuovo Piano Strategico
sono le più recenti conferme che gli Stati
Uniti si sono orientati a una visione di lungo periodo nel confronto con la
democrazia russa, in particolare in quanto il Piano quinquennale suggerisce
che Washington ancora conserva la speranza che la Russia "non sia
persa" per gli Stati Uniti. Secondo al nuova
dottrina, "gli Stati Uniti vogliono vedere la Russia diventare un
partner geopolitico aperto, democratico e stabile", un compito che il
dipartimento di Stato intende svolgere mediante "un ampio spettro di
legami economici, sociali, scientifici e politici". Secondo il rapporto, Washington ha un "forte
interesse a rinforzare le tendenze positive" incluso il supporto ala
Russia per il suo ingresso nel Wto, la sua integrazione nella
economia globale e la promozione della sviluppo di una classe media
che sia "di supporto alle istituzioni democratiche e al rispetto della
legge". Tuttavia, il rapporto rende evidente che l'interesse nel
proseguire secondo quanto descritto e nel corrente quadro politico russo non
obbliga gli Stati Uniti a chiudere gli occhi nei confronti delle
manchevolezze evidenziate dalla democrazia russa. "Noi ci legheremo alla
Russia dove e quando sia possibile ottenere dei risultati positivi, mentre
continueremo a essere inflessibili, con il supporto dell'Europa e degli Alleati,
a favore dei valori di democrazia, diritti umani e libertà collettive
e individuali a nel respingere ogni comportamento
negativo russo". A vedere la situazione secondo il rapporto,
Washington riscontra maggiore evidenza di comportamenti negativi da parte della
Russia dai tempi del collasso della Unione
Sovietica. La ‘nota della spesa’ delle cose che l'amministrazione Bush non
approva include "l'incremento della centralizzazione del potere, la
pressione sulle agenzie non governative e sulla società civile, il
maggiore ruolo del governo nella economia e la
restrizione della libertà per i media", tutte cose che il
rapporto definisce "tendenze chiare e preoccupanti". Un’altra
grossa fonte di preoccupazione per gli Stati Uniti è la vendita di
"armi russe a Stati come Iran, Siria e Venezuela". Probabilmente la cosa che del rapporto infastidisce
di più la Russia odierna è la conferma della inevitabile
futura rivalità fra America e Russia nell'area geografica
post-sovietica. "La politica russa verso i suoi vicini è una altra grande sfida, in particolare il supporto russo
ai separatisti in Georgia e Moldova, la sua pressione politica ed economica
contro la Georgia e il monopolistico impiego delle fonti energetiche per
condizionare gli Stati vicini e guadagnarne il controllo delle infrastrutture
e degli assetti strategici". E’ l'accusa a Mosca di impiegare la leva
energetica per soggiogare i suoi vicini nella Cis.
Gli Usa non fanno segreto di voler invece "promuovere la sicurezza
energetica regionale, diversificando le fonti energetiche, aumentandone la
trasparenza nelle transazioni e migliorante l'efficienza di impiego". Altro punto di tensione fra Mosca e Washington
è il paragrafo che riguarda il Guam (nuove
democrazie in Georgia, Ukraina, Moldova e Azerbaijan) che rappresenta una potenziale alternativa
alla Cis. Il rapporto è estremamente chiaro
in merito, definendo come obiettivo principale della politica estera degli
Stati Uniti per i prossimi anni "aiutare quei Paesi a avvicinarsi alle istituzione europee e euro-atlantiche, fornendo
supporto, incoraggiamento e consulenza tecnica per promuovere le riforme e lo
sviluppo economico e democratico". Il dipartimento di Stato intende
"offrire supporto alla società civile e ai media indipendenti, in
modo bilaterale e congiunto alla EU e mediante
agenzie internazionali come la Osce". Tuttavia, per il Kremlino,
l'intero rapporto può essere sintetizzato in una singola frase:
"Ovunque, in Eurasia, la gente desidera la speranza accesa dalle
'Rivoluzioni colorate' degli anni 2003- Il rapporto, il terzo del dipartimento di Stato in
poche settimane a dedicare ampio spazio alla Russia, contiene alcune delle
più aspre critiche verso la Russia negli ultimi anni. Dopo la
dissoluzione della Unione Sovietica, nessun
documento precedente aveva così apertamente sfidato la Russia senza
mezzi termini o aveva criticato espressamente la condotta della politica
interna e estera russa. Assisteremo, con buona probabilità, a un
incremento del livello di criticità e tensione e a un incremento della
difficoltà nella cooperazione internazionale fra le due potenze nei
prossimi cinque anni. Questo ultimo Piano Strategico del dipartimento di
Stato e della agenzia Usaid
è il quarto a essere pubblicato dal 1999. I tre che l'hanno preceduto
non avevano una sezione dedicata specificamente alla Russia, ma le relazioni
con Mosca avevano un ruolo molto consistente nei rapporti. Il primo Piano Strategico sviluppato dal governo Usa
fu pubblicato nel febbraio del Nel rapporto pubblicato nell'agosto 2003, che
copriva il periodo 2004-2009, si nota che le relazioni con la Russia
"stanno portando a risultati positivi per entrambi i Paesi nell'ambito
del controllo degli armamenti nucleari, nella lotta al terrorismo
internazionale, nella risoluzione dei conflitti regionali e sviluppando il
potenziale energetico russo". Il programma del dipartimento di Stato era
di sviluppare la cooperazione in quelle aree e di incrementare gli sforzi di
troncare il flusso di tecnologia nucleare russa all'Iran e ala Siria. Una
delle maggiori priorità dichiarate era favorire l'ingresso della
Russia nel Wto. Con il senno di poi è facile commentare le
previsioni dei Piani Strategici precedenti e verificarne l'accuratezza delle
previsioni. Alla luce dei recenti avvenimenti in Russia e nell'area
ex-sovietica non è difficile notare come quanto ipotizza il nuovo
Piano Strategico, che certamente non è stato concepito, elaborato e
pubblicato in una settimana, centra l'analisi della situazione. |
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