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Documentazione   Documento inserito il 6-4-2008


 

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Da paginedidifesa.it 25 aprile 2007

 

Il Piano Strategico Usa della politica estera 2007-2012

 

Fabio Bulfoni


Il dipartimento di Stato Usa ha pubblicato il Piano Strategico della politica estera per gli anni 2007-2012. Una parte significativa del documento è dedicata agli obiettivi diplomatici americani di lungo termine nell'area post-sovietica, con particolare riferimento alla Russia. Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, gli Usa affermano a chiare lettere che la principale priorità è fronteggiare il "comportamento negativo" della Russia in diverse aree, dalla vendita di armi a regimi inaffidabili alle pressioni applicate da Mosca su numerosi stati ex-sovietici, il cui futuro è visto legato alle cosiddette "rivoluzioni colorate". Il nuovo rapporto promette di essere una nuova fonte di attrito e incomprensione fra Usa e Russia.

Il documento del dipartimento di Stato, di 68 pagine, è intitolato Piano Strategico per gli anni fiscali 2007-2012 e illustra quello che sarà il corso della politica estera degli Stati Uniti nei prossimi cinque anni. Il documento prevede alcuni passi successivi fondamentali e obiettivi per l'Agenzia di Condoleezza Rice e US Agency for International Development (Usaid), strumento per gli aiuti internazionali Usa.

"Nel mondo di oggi è impossibile tirare linee chiare fra i nostri interessi di sicurezza, i nostri sforzi per lo sviluppo e i nostri ideali democratici" ha scrtto il segretario di Stato Rice nella sua introduzione al Piano Strategico. Nella sua nota definisce che il principale obiettivo della politica estera Usa a livello globale è "avanzare in un futuro di libertà, sicurezza e prosperità a vantaggio del popolo americano e dell'intero mondo".

Questo è il terzo importante documento rilasciato dal dipartimento di Stato in poco più di un mese. Il primo è stato il rapporto sui diritti umani, apparso all'inizio di marzo. Il secondo, "Promuovere diritti umani e democrazia: 2006”, è stato pubblicato all'inizio di aprile. Entrambi i documenti dedicano molto spazio alla Russia e agli Stati della sua aerea di influenza e entrambi esprimono inedite aspre critiche sulla situazione dei diritti democratici e della libertà in Russia. Inoltre, mentre il rapporto di marzo contiene il rilievo della situazione, pur se in toni anche duri, quello di aprile contiene concrete indicazioni di come gli Usa stiano pianificando di influenzare attivamente la situazione nell'area post-sovietiche, in particolare, promuovendo libere elezioni in Russia e altrove.

Entrambi i rapporti hanno toccato nervi scoperti in Russia e la presentazione del terzo rapporto, che continua la polemica del dipartimento di Stato con Mosca, appare inasprire la situazione nella diatriba fra sovranità russa e interferenza americana e non fa molto per mitigare la situazione. Il riferimento che fa la signora Rice nella nota introduttiva al rapporto 2007-2012 alla impossibilità di "tirare linee chiare fra i nostri interessi di sicurezza, i nostri sforzi per lo sviluppo e i nostri ideali democratici" è molto probabilmente l'ultimo tentativo del dipartimento di Stato di spiegare perché l'ente non considera l'azione americana in difesa della democrazia, anche se migliaia di chilometri al di fuori delle proprie frontiere, una interferenza nelle questioni interne degli altri Stati.

L'ambasciatore in Russia William Burns ha illustrato le ragioni che stanno dietro allo sforzo Usa di supportare le istituzioni democratiche. Notando che "questi argomenti provocano un forte dibattito nella Russia di oggi" Burns evidenzia che il programma americano attivo in Russia è "molto limitato in termini economici" e che "sono basati sull'accettare che noi non possiamo imporre la nostra esperienza e i nostri valori ad alcuno". Secondo l'ambasciatore Burns, la filosofia che ispira l'azione di Washington è basata sul desiderio di promuovere la democrazia negli altri Paesi mediante l'esempio dell'esperienza che l'America ha accumulato nella creazione di utili situazioni economiche e istituzioni politiche.

Le dichiarazioni e la determinazione degli Stati Uniti riguardo alla Russia che sono evidenziate nel nuovo Piano Strategico sono le più recenti conferme che gli Stati Uniti si sono orientati a una visione di lungo periodo nel confronto con la democrazia russa, in particolare in quanto il Piano quinquennale suggerisce che Washington ancora conserva la speranza che la Russia "non sia persa" per gli Stati Uniti. Secondo al nuova dottrina, "gli Stati Uniti vogliono vedere la Russia diventare un partner geopolitico aperto, democratico e stabile", un compito che il dipartimento di Stato intende svolgere mediante "un ampio spettro di legami economici, sociali, scientifici e politici".

Secondo il rapporto, Washington ha un "forte interesse a rinforzare le tendenze positive" incluso il supporto ala Russia per il suo ingresso nel Wto, la sua integrazione nella economia globale e la promozione della sviluppo di una classe media che sia "di supporto alle istituzioni democratiche e al rispetto della legge". Tuttavia, il rapporto rende evidente che l'interesse nel proseguire secondo quanto descritto e nel corrente quadro politico russo non obbliga gli Stati Uniti a chiudere gli occhi nei confronti delle manchevolezze evidenziate dalla democrazia russa. "Noi ci legheremo alla Russia dove e quando sia possibile ottenere dei risultati positivi, mentre continueremo a essere inflessibili, con il supporto dell'Europa e degli Alleati, a favore dei valori di democrazia, diritti umani e libertà collettive e individuali a nel respingere ogni comportamento negativo russo".

A vedere la situazione secondo il rapporto, Washington riscontra maggiore evidenza di comportamenti negativi da parte della Russia dai tempi del collasso della Unione Sovietica. La ‘nota della spesa’ delle cose che l'amministrazione Bush non approva include "l'incremento della centralizzazione del potere, la pressione sulle agenzie non governative e sulla società civile, il maggiore ruolo del governo nella economia e la restrizione della libertà per i media", tutte cose che il rapporto definisce "tendenze chiare e preoccupanti". Un’altra grossa fonte di preoccupazione per gli Stati Uniti è la vendita di "armi russe a Stati come Iran, Siria e Venezuela".

Probabilmente la cosa che del rapporto infastidisce di più la Russia odierna è la conferma della inevitabile futura rivalità fra America e Russia nell'area geografica post-sovietica. "La politica russa verso i suoi vicini è una altra grande sfida, in particolare il supporto russo ai separatisti in Georgia e Moldova, la sua pressione politica ed economica contro la Georgia e il monopolistico impiego delle fonti energetiche per condizionare gli Stati vicini e guadagnarne il controllo delle infrastrutture e degli assetti strategici". E’ l'accusa a Mosca di impiegare la leva energetica per soggiogare i suoi vicini nella Cis. Gli Usa non fanno segreto di voler invece "promuovere la sicurezza energetica regionale, diversificando le fonti energetiche, aumentandone la trasparenza nelle transazioni e migliorante l'efficienza di impiego".

Altro punto di tensione fra Mosca e Washington è il paragrafo che riguarda il Guam (nuove democrazie in Georgia, Ukraina, Moldova e Azerbaijan) che rappresenta una potenziale alternativa alla Cis. Il rapporto è estremamente chiaro in merito, definendo come obiettivo principale della politica estera degli Stati Uniti per i prossimi anni "aiutare quei Paesi a avvicinarsi alle istituzione europee e euro-atlantiche, fornendo supporto, incoraggiamento e consulenza tecnica per promuovere le riforme e lo sviluppo economico e democratico". Il dipartimento di Stato intende "offrire supporto alla società civile e ai media indipendenti, in modo bilaterale e congiunto alla EU e mediante agenzie internazionali come la Osce".

Tuttavia, per il Kremlino, l'intero rapporto può essere sintetizzato in una singola frase: "Ovunque, in Eurasia, la gente desidera la speranza accesa dalle 'Rivoluzioni colorate' degli anni 2003-2005”, che sembra assestare il colpo definitivo su come gli Usa vedano il futuro nell'area.

Il rapporto, il terzo del dipartimento di Stato in poche settimane a dedicare ampio spazio alla Russia, contiene alcune delle più aspre critiche verso la Russia negli ultimi anni. Dopo la dissoluzione della Unione Sovietica, nessun documento precedente aveva così apertamente sfidato la Russia senza mezzi termini o aveva criticato espressamente la condotta della politica interna e estera russa. Assisteremo, con buona probabilità, a un incremento del livello di criticità e tensione e a un incremento della difficoltà nella cooperazione internazionale fra le due potenze nei prossimi cinque anni.

Questo ultimo Piano Strategico del dipartimento di Stato e della agenzia Usaid è il quarto a essere pubblicato dal 1999. I tre che l'hanno preceduto non avevano una sezione dedicata specificamente alla Russia, ma le relazioni con Mosca avevano un ruolo molto consistente nei rapporti.

Il primo Piano Strategico sviluppato dal governo Usa fu pubblicato nel febbraio del 1999. In quel documento si riportava che "il supporto alla democrazia in Russia è fondamentale per gli interessi di sicurezza nazionale degli Usa". Poi il dipartimento di Stato pianificò il supporto alle istituzioni democratiche e alle organizzazioni per i diritti umani nella regione. Russia e Cina sono menzionate come "potenziali sfide per la sicurezza nel lungo periodo", anche se alle tensioni con i due Paesi erano attribuite scarse possibilità di sviluppare conflitti armati. Il piano assegnava alla Russia un importante ruolo nell'ambito della non-proliferazione delle armi di distruzione di massa. Il rapporto enfatizza l'importanza di intraprendere azioni per mettere in sicurezza l'arsenale nucleare russo e di proteggere i depositi di armamenti chimici. Mosca è criticata per i suoi contatti con l'Iran nell'ambito della tecnologia nucleare. Altro fattore di criticità è l'incremento della attività criminale commessa da russi nel mondo.

Nel rapporto pubblicato nell'agosto 2003, che copriva il periodo 2004-2009, si nota che le relazioni con la Russia "stanno portando a risultati positivi per entrambi i Paesi nell'ambito del controllo degli armamenti nucleari, nella lotta al terrorismo internazionale, nella risoluzione dei conflitti regionali e sviluppando il potenziale energetico russo". Il programma del dipartimento di Stato era di sviluppare la cooperazione in quelle aree e di incrementare gli sforzi di troncare il flusso di tecnologia nucleare russa all'Iran e ala Siria. Una delle maggiori priorità dichiarate era favorire l'ingresso della Russia nel Wto.

Con il senno di poi è facile commentare le previsioni dei Piani Strategici precedenti e verificarne l'accuratezza delle previsioni. Alla luce dei recenti avvenimenti in Russia e nell'area ex-sovietica non è difficile notare come quanto ipotizza il nuovo Piano Strategico, che certamente non è stato concepito, elaborato e pubblicato in una settimana, centra l'analisi della situazione.