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TARTICOLI DEL 1-5 febbraio
2009 #TOP
IN EVIDENZA
Shoah, lo stop di papa
Ratzinger "Williamson deve chiedere scusa". di Marco Politi La Repubblica
5-2-2009
Nel
Palazzo apostolico è l'ora della retromarcia. Pubblica. In prima pagina dell'Osservatore
Romano.
Benedetto XVI fa sapere che i quattro vescovi lefebvriani, anche senza
scomunica, non
esercitano
al momento nessuna funzione nella Chiesa cattolica. Richard Williamson, in
particolare,
dovrà
rimangiarsi pubblicamente le sue dichiarazioni sulla Shoah. E, calice amaro da
trangugiare, la
Segreteria
di Stato vaticana comunica al mondo che papa Ratzinger «non conosceva» le prese
di
posizione
del vescovo negazionista.
E'
durata ventiquattr'ore la speranza del Vaticano di poter archiviare lo
scandalo, rispondendo
seccamente
alla cancelliera Merkel attraverso un comunicato del portavoce vaticano. Né
potevano
servire
le critiche a lei rivolte in Germania dal fratello del Papa, Georg Ratzinger.
Non era mai
successo
che un capo di governo straniero chiamasse in causa ufficialmente il pontefice,
chiedendogli
una rettifica. Né c'era da aspettarsi che le acque si calmassero dal momento
che interi
episcopati
(Germania, Francia, Svizzera, Austria) erano in rivolta e persino la Cei, pur
esprimendo
fedeltà
al Papa, sentiva il bisogno di ricordare la necessità che i lefebvriani
accettassero «tutto il
Concilio».
Ma
in Vaticano sono stati costretti a toccare con mano il disastro, mentre la
Merkel ribadiva che si
trattava
di una «questione di principio» e il ministero degli Esteri d'Israele definiva
la riammissione
di
Williamson un'offesa a tutti gli ebrei del mondo e un'umiliazione per la
memoria delle vittime
dell'Olocausto.
Israele ha chiesto che il Vaticano «rinunci» al negazionista Williamson.
Così,
finalmente, si è arrivati Oltretevere alla decisione di correggere la rotta con
una «Nota della
Segreteria
di Stato». Chiarificazione al massimo livello. Il testo campeggia con massima
visibilità
sulla
prima pagina dell'Osservatore Romano in
edicola oggi. Chiarisce ciò che poteva essere detto
sin
dal primo giorno.
Primo:
giuridicamente nella Chiesa cattolica i vescovi lefebvriani sono dei signori
Nessuno. «I
quattro
vescovi non hanno una funzione canonica nella Chiesa e non esercitano
lecitamente un
ministero
in essa». E anche la Fraternità San Pio X al momento attuale non è
riconosciuta.
Secondo:
«Per un futuro riconoscimento della Fraternità è condizione indispensabile il
pieno
riconoscimento
del concilio Vaticano II e del Magistero dei papi Giovanni XXIII, Paolo VI,
Giovanni
Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI».
Terzo:
«Il vescovo Williamson, per una ammissione a funzioni episcopali nella Chiesa,
dovrà
prendere
in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni
riguardanti
la Shoah». Posizioni «assolutamente inaccettabili e fermamente rifiutate dal
Santo
Padre».
Cosa evidente dagli interventi papali, ma fino ad oggi Benedetto XVI aveva
evitato di
nominare
esplicitamente il prelato negazionista.
Infine
l'ammissione più amara di tutte per una istituzione che fa politica mondiale
dai tempi di
Carlo
Magno: «Le posizioni di Williamson riguardanti la Shoah non erano conosciute
dal Santo
Padre
nel momento della remissione della scomunica».
Fra
le prime reazioni positive alla rettifica, quella dei vescovi tedeschi. Nel
frattempo, contro il
vescovo
negazionista sono in corso dal 23 gennaio indagini della procura di Ratisbona,
che sta
vagliando
l'accusa di «incitamento all'odio razziale». Dice l'avvocato del prelato che la
Tv svedese,
a
cui Williamson aveva concesso l'intervista, si era impegnata a trasmetterla
solo in Svezia: pertanto
le
sue affermazioni in Germania «non sono punibili».
·
Articoli
Laici e chierici (28)
Le tante ombre di Kirill I
( da "EUROPA
ON-LINE" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: si è opposto sul piano domestico alla concessione di maggiori garanzie verso le culture cattolica e protestante. Negli ultimi dieci anni ha vigorosamente argomentato che l?assetto religioso della Russia si fonda su quattro confessioni storiche: cristianesimo ortodosso, ebraismo, islam e buddismo. Per le altre c?è stata una netta esclusione.
Dalla
crisi una svoltanel modello di sviluppo
( da "Secolo
XIX, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non riesco a immaginare uno scontro casalingo sulla natura del socialismo, per dire, o sul liberalismo laico. Non mi giunge eco di nessun grande dibattito ideale da nessuna parte, come se non ci fosse niente da dire, niente per cui accalorarsi. Non so cosa accadrà in futuro della fede di Richi e delle sue idee eversive della dottrina cattolica romana.
i
ginecologi cattolici: embrioni "orfani" in adozione - mario reggio
( da "Repubblica,
La" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dal mondo laico ma è stata lanciata dal professor Antonio Lanzone, docente di Fisiopatologia della riproduzione dell´Università Cattolica, nel corso dell´incontro che si è svolto ieri con i docenti delle cinque facoltà di Ginecologia di Roma. Il teorema del professor Lanzone parte da un assunto: la legge 40 sulla procreazione assistita ha creato 30 mila embrioni conservati nell´
Scuole
private, ma non per ricchi C'è l'esempio <Padre Assarotti>
( da "Giornale.it,
Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anche meno abbienti e come molte altre realtà educative viene frequentato anche dai non cattolici «La contrapposizione ideologica dei laici va rispettata. Ma è anche giusto che si sappia che non è assolutamente vero, che le scuole paritarie di stampo cattolico sono riservate a famiglie con redditi medio alti, e che non sono frequentate da bambini stranieri e portatori di handicap».
Lodi
a Gaber dal Vaticano: <Sensibile e umano>
( da "Corriere
della Sera" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: interesse del mondo cattolico per l'artista si era manifestato in un invito al Meeting di Rimini. Dopo il quale Gaber aveva confidato di aver trovato lì un pubblico molto più pensante rispetto a quello della sinistra laica dell'epoca. L'Osservatore cita infine alcune frasi di un'intervista rilasciata a Massimo Bernardini sull'importanza culturale delle radici della civiltà occidentale:
VITTORIO
DELL'UVA NON è STATO IL GIORNO DEI RADICALI E, PER FORTUNA, NEMMENO QUELLO DEI
TERR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il laicismo in un Paese, che ha subito per anni la dittatura di Saddam, ma non quella dei mullah, appare in buona rimonta. Lo stesso premier Al Maliki, incassato e venduto come successo personale l'annunciato ritiro degli americani dall'Iraq, ha preso qualche distanza dalla coalizione che pur lo sostiene inventandosi il «Partito per lo Stato di diritto»
Consulta
diocesana aggregazioni laicali ( da "Tempo, Il"
del 02-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: azione sociale e politica dei fedeli laici. La disattenzione verso tale dimensione trasforma facilmente la cultura in uno strumento di impoverimento laicale. Una cultura può diventare sterile e avviarsi a decadenza, come sta accadendo da noi, quando "si chiude in se stessa e cerca di perpetuare forme di vita invecchiate, rifiutando ogni scambio e confronto intorno alla verità dell'
Benedetto
XVI e la libertà religiosa in Turchia.
( da "Giornale.it,
Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Caro
Signor Gervaso, sono laico come lei ma, vivendo in Italia, capitale della
cattolicit... ( da "Messaggero, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono laico come lei ma, vivendo in Italia, capitale della cattolicità, non posso non seguire, sia pure in modo sommario e superficiale, attraverso i giornali, le vicende, non tanto soprannaturali, quanto temporali, della nostra Chiesa. Nell'ottobre 1962 (se la memoria non m'inganna) Giovanni XXIII indisse il Concilio Vaticano II.
MA
è ANCHE VERO, DALL'ALTRO, CHE IL PD NON POTREBBE OCCUPARE LO SPAZIO CHE OCCUPA,
NON AVR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 03-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: alla fine imboccasse la scorciatoia del laicismo e della polemica con la Chiesa. Il rapporto con l'area più radicale, in fondo, è un corollario delle scelte strategiche del Pd. E l'introduzione dello sbarramento alle europee può iscriversi in due scenari opposti. Se è lo strumento per costruire «coalizioni corte» (con due-tre partiti), come assicura Dario Franceschini,
il
centrodestra: non uccidete eluana fini: rispettare la scelta del padre -
caterina pasolini ( da "Repubblica, La"
del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: si divide la politica e non è questione solo di destra o sinistra, la frattura è casomai tra laici e religiosi o tra chi considera nutrizione e idratazione una terapia, e quindi rifiutabile in base alla Costituzione e, chi come il ministro Sacconi è nettamente contrario a questa ipotesi e ventila il rischio di una deriva che porti all´eutanasia.
"ho
50 anni e sono un sentimentale" - fulvio paloscia
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Lei proviene da un paese islamico e si definisce laico. Però ha fatto un film sul senso religioso cattolico, Cuore sacro. «Non è un film sulla religione, ma sulla fede, che è ben diverso. Anzi, sulla possibilità delle diverse fedi di trovare un punto d´incontro. Un tema che oggi è d´attualità, ma che nel 2005 non fu compreso.
Rileggere
Gilson, filosofo tomista contro uno Stato cattolico confessionale
( da "Riformista,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: democratica e laica della religione. Un chiarimento finale deve essere fatto a proposito della nozione gilsoniana di democrazia. Fermo oppositore sia della concezione liberale e minimale dello Stato, da lui definita radicale, e sia di quella comunista, definita totalitaria e disumana, Gilson ha appoggiato con forza l'idea di una democrazia sociale,
Questo
centrodestra è formato da un branco di arroganti e ignoranti
( da "Unita,
L'" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: atteggiamento del presidente del Friuli Renzo Tondo, un uomo del Pdl che ha assunto una posizione laica e di grande rispetto». Ha visto il video choc, le persone che gridavano a Eluana sull'ambulanza: «Ti vogliono uccidere»? «È una vergogna. Se non ci fossero stati i progressi della medicina Eluana sarebbe morta 17 anni fa, questa è la verità».
POLITICA
E PIETAS ( da "Manifesto, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la migliore cultura cattolica e la migliore cultura laica di questo Paese sempre più percepito come un'accozzaglia di branchi decerebrati, venire incontro a tali esigenze, altissime eppure semplicemente umane? A questo interrogativo è consegnata l'ipotesi che vicende come quella di Eluana non si moltiplichino a dismisura nelle prossime settimane,
Di
fronte a un caso tragico quanto eticamente complesso come quello della povera
Eluana Englaro (e d... ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Un laico, naturalmente, non parlerà di anima, ma piuttosto di coscienza o, più brutalmente, di attività cerebrale. Resta per tutti, laici e religiosi, la difficoltà di considerare vita vera il vegetare di un corpo incapace di percepire se stesso e l'altro da sé, di reagire a un qualsivoglia stimolo, di relazionarsi in un qualunque modo col mondo esterno.
Un
valore assoluto della vita, peraltro, non sempre rispettato nelle nostre
culture di rifer... ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Un laico, naturalmente, non parlerà di anima, ma piuttosto di coscienza o, più brutalmente, di attività cerebrale. Resta per tutti, laici e religiosi, la difficoltà di considerare vita vera il vegetare di un corpo incapace di percepire se stesso e l'altro da sé, di reagire a un qualsivoglia stimolo, di relazionarsi in un qualunque modo col mondo esterno.
CITTA'
DEL VATICANO - Togliere cibo e acqua a Eluana è una pagina nera per l'...
( da "Messaggero,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il testo preparato mi sembra molto equilibrato: sono state recepite le istanze del mondo laico sulla libertà della persona di decidere, e quelle del mondo cattolico (e non solo), di non identificare l'idratazione e l'alimentazione come una terapia. Se ora tutti quanti lasciassero da parte gli steccati ideologici forse potrebbe pure essere approvata.
ROMA
- E ora il Parlamento accelera l'esame del testo sul testamento biologico.
Però... ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici si schierano con il Partito delle Libertà, mentre i laici attaccano («il testo porterà un enorme numero di conflitti in tribunale»). Il relatore Raffaele Calabrò sente che è «più forte l'esigenza che il Parlamento legiferi per sottrarre il problema ai giudici, agli amministratori di strutture sanitarie e a quanti altri si arrogano il diritto di decidere della vita e della
<Non
riesco a capire chi ha torto e chi ha ragione>
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: appannaggio esclusivo dei cattolici. «Anzi — dice Vassalli — la responsabilità del laico è ancora più grande. Il suo compito è meno facilitato, più irto di doveri e scelte, senza dogmi e precetti da seguire. E comunque ci si dimentica che nessuno mette in discussione la difesa della vita umana, ma la definizione di ciò che è vita e da che punto in avanti essa cominci»
studia
la contromossa ( da "Giornale.it, Il"
del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: procreazione assistita si era distinto condividendo posizioni più «laiche» o «laiciste» all?interno del centrodestra. Come quelle sostenute da Benedetto Della Vedova, Pdl, che parla di «linciaggio» di Beppino Englaro da parte di chi usa termini come omicidio o boia. «Parlare di mano assassina è privo di qualsiasi pietà ed è un assurdo dal punto di vista della civiltà giuridica».
Quei
manager che si tagliano lo stipendio.
( da "Giornale.it,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa.
SILVESTRO
MONTANARO LO SCRIVA: TROPPI SILENZI, TROPPE LE LATITANZE DELLA CHIESA DINANZI
ALL... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: autorevolezza del discorso evangelico anche nel successivo confronto con il mondo laico: «Quando - ha richiamato Nogaro - ad esempio il concilio Vaticano II non ha condannato espressamente la guerra perché i vescovi americani erano impegnati in Vietnam, oppure quando si constata che la conferenza episcopale siciliana non ha prodotto alcun documento pastorale riguardante il fenomeno mafioso».
Ecco
perché il clandestino in realtà non viene espulso
( da "Giornale.it,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa.
Noi
medici, non delatori ( da "EUROPA ON-LINE"
del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: parte della società civile laica (da Medici senza frontiere ai Medici di origine straniera, ...) e confessionale impegnata nel settore (il coordinamento immigrazione Caritas, Migrantes, i Medici Cattolici, le comunità arabe, ...) solo per citare alcune sigle. In particolare la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha avuto modo di evidenziare,
PAOLA
DEL VECCHIO MADRID. ALLENTARE LE TENSIONI CON LA SANTA SEDE, PER EVITARE DI
APRIRE NUOVI FR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e ad aprire la discussione sull'eutanasia, presentate dai gruppi della sinistra radicale, Erc, Iu e Ivc. Nonostante la svolta moderata, il Vaticano però continua a percepire il «laicismo» di Madrid come una minaccia. E i vescovi, fra breve, faranno pubblico un documento durissimo contro la riforma dell'aborto.
Caso
Eluana, un giudizio controcorrente che fa riflettere.
( da "Giornale.it,
Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa.
Gentile
presidente, firmi. E' cosa laica e giusta
( da "Foglio,
Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ingerenza del clero cattolico, non cederebbe terreno a una visione integrista e fanatica dell?esistenza, non abdicherebbe allo spirito laico e mondano in cui è cresciuto. Al contrario, farebbe la cosa giusta. La farebbe in nome del fatto che la maggioranza del Parlamento è chiaramente orientata a non consentire che l?
( da "EUROPA ON-LINE" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Le tante ombre di Kirill
I ESTERINO ALBANESE Il 27 gennaio la chiesa ortodossa russa ha eletto il
successore del patriarca Aleksii II, scomparso di recente. Si tratta di Kirill,
metropolita di Smolensk e Kaliningrad, che assumerà pienamente le funzioni
domani e prenderà da patriarca il nome di Kirill I. Secondo fonti di Mosca, il
primo ministro Vladimir Putin ha sostenuto fortemente Kirill, la cui elezione
va a deludere coloro che in Russia speravano che la chiesa ortodossa
promuovesse con più forza i valori democratici e il rispetto dei diritti umani.
Tra i perdenti figura il presidente Dmitry Medvedev, che privatamente si
augurava che al patriarcato salisse il metropolita Kliment. Quest?ultimo aveva
proposto una più rigida separazione tra stato e
chiesa, invocato una dura lotta alla corruzione che serpeggia tra le alte sfere
della gerarchia ecclesiastica e chiesto più tolleranza verso gli altri credi.
Kirill I ha alle spalle una lunga carriera nelle istituzioni della chiesa
ortodossa. Per anni è stato a capo del potente dipartimento
per le relazioni esterne. Come il suo predecessore e gli altri due pretendenti
al patriarcato, ha mantenuto ? secondo l?esperto americano Paul Golbe ? stretti
contatti con i servizi segreti, incluso il Kgb nell?epoca sovietica. Sembra
però che il nuovo patriarca sia più disinvolto di altri nel curare certi
contatti. Chi di questioni ortodosse se ne intende si aspetta da Kirill un
approccio molto nazionalista a livello domestico e, sul fronte esterno, il
riavvicinamento con il Vaticano. Ciò fa il gioco del Cremlino. Kirill lavorerà
per potenziare il peso del patriarcato di Mosca in Russia e all?estero, così da
guadagnarsi l?appoggio dei settori più conservatori del clero. Ma anche quello
del governo. Attraverso la ricucitura dei rapporti con il Vaticano verranno
fugate le possibili critiche provenienti dall?Occidente sulla saldatura, di
stampo autoritario, con il potere civile. Per il patriarca non esiste un codice
universale per i diritti umani. La sua visione è imperniata sulla distinzione
tra un nucleo di diritti inalienabili e una gamma di diritti ?nazionali?. Tale
differenziazione lo ha portato a sostenere che la Russia non va giudicata sulla
base degli standard internazionali. Nel tentativo di respingere le
contestazioni per lo scarso rispetto che il Cremlino ha dimostrato nei
confronti dei diritti umani, Putin troverà così al suo fianco un ottimo
alleato. Kirill, malgrado il suo sbandierato approccio ecumenico a livello
internazionale, si è opposto sul piano domestico alla concessione di maggiori
garanzie verso le culture cattolica e protestante. Negli ultimi dieci anni ha
vigorosamente argomentato che l?assetto religioso della Russia si fonda su
quattro confessioni storiche: cristianesimo ortodosso, ebraismo, islam e
buddismo. Per le altre c?è stata una netta esclusione. Per Kirill la Russia
deve essere una nazione ortodossa e l?ortodossia deve definire le scelte del
paese in più settori, tra cui l?educazione. Le credenziali di Kirill sono
macchiate da alcune voci sulla sua presunta corruzione, tirate fuori dai suoi
rivali all?interno del clero e da alcuni attivisti. Oltre ai rapporti con le
strutture dell?intelligence, il patriarca, che a partire dal 1990 ha esercitato
una forte influenza negli affari economici della chiesa di Mosca, è stato ribattezzato ?il metropolita del tabacco?, in quanto
alla guida del dipartimento per le relazioni esterne avrebbe promosso la
vendita di sigarette esenti da dazi doganali. Non basta. Kirill sarebbe ricorso
senza porsi troppi problemi alle ?risorse amministrative?, inclusi i servizi,
per scalare le gerarchie e ostacolare chi gli si opponeva o aveva idee
differenti dalle sue. A differenza del suo predecessore Aleksii II, eletto
quanto ancora c?era l?Unione sovietica ? Aleksii divenne patriarca nel 1990, un
anno prima del crollo dell?Urss ? Kirill è salito al patriarcato attraverso un
processo di voto molto più trasparente e aperto rispetto a quello d?un tempo.
Ma solo in apparenza. Il fatto è che Kirill ha vinto non soltanto perché ha
piazzato nell?episcopato molti religiosi a lui vicini e goduto del sostegno di
Putin e di Russia Unita (nel processo di selezione del patriarca ogni eparchia
? il corrispettivo delle nostre diocesi ? prevede la concessione del voto a un
laico). Kirill avrebbe, secondo alcune fonti, fatto anche uso delle ?risorse
amministrative?, richiamando così in causa le vecchie pratiche dei tempi
sovietici. Il nuovo capo della chiesa cristiano-orientale di Russia ha in più
potuto contare sul sostegno dei media, tutti o quasi tutti controllati dallo stato, che gli hanno offerto spazi maggiori rispetto ai
rivali. Da segnalare anche che alcuni siti critici verso il successore di
Aleksii II sono stati oscurati. Kirill ha così vinto molto agevolmente. Non
poteva che essere così. Cosa c?è da aspettarsi dal nuovo patriarca? Una sola
cosa è certa, come ha sottolineato Nezavisimaya Gazeta, l?unico quotidiano
indipendente rimasto sulla scena: con un background politico e teologico tale,
il patriarcato di Kirill I non sarà noioso.
( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Dalla crisi una
svoltanel modello di sviluppo dalla prima pagina La Giorgetta è una contadina
di fede semplice e salda che nemmeno quarant'anni di Ceausescu e materialismo
storico sono riusciti a far vacillare, e non vuole saperne niente di big bang e
altre eresie. Si indigna che Richi si rifiuti di credere a ciò che è scritto
nelle sacre scritture, ed è convinta che le bizzarre e peccaminose idee di
Richi siano frutto della assidua frequentazione con lo zio, il sottoscritto,
che, si sa, è strano. Questo non è vero; a suo tempo ho deciso che avrei
interferito il meno possibile nelle idee di mio nipote in materia di fede, nel
loro formarsi ed evolversi, e anche ieri sera ho ascoltato senza intervenire.
Resta il mistero di come e dove mio nipote abbia attinto per formarsi le sue
idee, non propriamente semplici e infantili, certamente difformi, che fanno di
lui, rispetto alla dottrina cattolica, un impubere eresiarca. Gnosticismo,
manicheismo, arianesimo, ebionismo sono le principali accuse che il Santo
Uffizio potrebbe accollargli. In tempi in cui le radici cristiane della società
temporale erano assai più rigogliose e visibili, metà delle sue affermazioni
sarebbero bastate a consegnarlo alla mano secolare del boia. Escludendo per
modestia e ragionevolezza l'evenienza che in quest'epoca senza profezie in
Richi sia nato un profeta (e perciò in grado di andarsene già a dieci anni al
tempio e discutere con i dottori della legge), sono arrivato alla conclusione
che probabilmente a scuola ha la fortuna di avere un'insegnante di religione
disponibile a far pensare gli alunni con la loro testa. Ma quello che è certo è
che i grandi temi della fede (chi è Dio? nientemeno) sono di per sé eccitatori
di pensiero; pensiero che vale la pena di discutere aspramente perché nel
generare pensiero accendono il suo libero evolversi. Anche in un ragazzino; che
non sa nulla di Mani, di Ario, di Filippo e Ebione, i suoi predecessori
eresiarchi, ma che dice di credere in Dio anche se non si sente pronto a
giurare su nulla, se non sulle scoperte scientifiche, proprio ora che ha
ricevuto in dono un meraviglioso microscopio elettronico. Mi chiedo se esista
in questo momento, a quest'ora della sera, in una qualunque casa, un altro
contesto ideale che possa generare una discussione simile, non tra un ragazzino
e una signora, ma tra due adulti altamente istruiti e consci. Non riesco a immaginare uno scontro casalingo sulla natura del
socialismo, per dire, o sul liberalismo laico. Non mi giunge eco di nessun
grande dibattito ideale da nessuna parte, come se non ci fosse niente da dire,
niente per cui accalorarsi. Non so cosa accadrà in futuro della fede di Richi e
delle sue idee eversive della dottrina cattolica romana. Secondo me se
avesse ancora voglia di pensare, e di formarsi sempre nuovi pensieri e di
discuterli, sarebbe nata in lui una grande ricchezza. Chi vorrà quella ricchezza?
Forse la chiesa cattolica. Pare che oggi si sia aperta nella Chiesa una nuova
era di generosa misericordia; la revoca della scomunica agli scismatici
lefebvriani è il primo atto. È vero che le idee in fatto di fede dei
lefebvriani, confrontate con quelle di mio nipote sono peccatucci veniali, ma
una volta avviato un processo, chi mai può dire fin dove si spingerà? Forse
prima che le eresie di Richi si affaccino a chiedere misericordia, misericordia
sarà offerta a chi ne è stato escluso dalla chiesa
cattolica per le sue idee sul celibato, o sulla giustizia sociale, o sulla
procreazione. Se invece la Chiesa non saprà cosa farsene di coltivarsi uno
gnostico in seno, ci sarà in circolazione un gruzzolo di libero pensiero che
potrà essere speso là dove quella moneta sarà accetta. Dove? Ora come ora non
saprei. Ora come ora vedo solo la Giorgetta che prima o poi se ne andrà e dopo
solo la solitudine di mio nipote. Ma forse andrà tutto per il meglio; forse
Richi si adatterà a una nuova play station e alle sue eccitanti possibilità di
non pensare. maurizio maggiani (per commentare: Spazio Maggiani nel sito
www.ilsecoloxix.it) 01/02/2009
( da "Repubblica, La" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 9 - Cronaca
Settemila ovuli fecondati e congelati prima della legge 40 non saranno
impiantati. Lanzone: possibili 400 nascite. Per Flamigni "non sono
persone" I ginecologi cattolici: embrioni
"orfani" in adozione MARIO REGGIO ROMA - «Quattrocento nuovi nati
potrebbero venire dai 7mila embrioni orfani crioconservati. Il mondo va avanti
e sarebbe opportuno prendere una decisione sulla loro adozione». La proposta
non arriva dal mondo laico ma è stata lanciata dal
professor Antonio Lanzone, docente di Fisiopatologia della riproduzione
dell´Università Cattolica, nel corso dell´incontro che si è svolto ieri con i
docenti delle cinque facoltà di Ginecologia di Roma. Il teorema del professor
Lanzone parte da un assunto: la legge 40 sulla procreazione assistita ha creato
30 mila embrioni conservati nell´azoto liquido a meno 200 gradi. «Di
questi 3.740 c´è stata un´espressa rinuncia a un futuro impianto da parte dei
genitori, ai quali se ne aggiungono più o meno 3 mila - spiega il professor
Lanzone - di cui non si riescono a rintracciare i genitori». Tre le opzioni
possibili: la distruzione, l´utilizzo per la ricerca o l´adozione. Le prime
sono impensabili, la terza potrebbe essere praticabile. «La Chiesa in un
documento ufficiale ha già detto no - spiega Lanzone - e sulla questione anche
gli scienziati cattolici del Comitato di Bioetica si
sono divisi, una parte ha risposto no, un´altra si è astenuta». La sua teoria è
che l´adozione da parte di un´altra coppia non è configurabile come una
fecondazione eterologa o un utero in affitto, «proprio per le alte motivazioni
etiche del gesto». Ma oltre alla Chiesa c´è un altro ostacolo: dovrà essere il
Parlamento a modificare la legge 40 sulla fecondazione assistita. Il professor
Carlo Flamigni, componente della Cnb, ha votato contro: «La chiamano adozione
perché danno per scontato che l´embrione sia già una persona mentre non è così.
Negli Usa la legge prevede analisi rigorose sulle malattie infettive dei
genitori, da noi è proibito».
( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 28 del 2009-02-01
pagina 4 Scuole private, ma non per ricchi C'è l'esempio «Padre Assarotti» di
Stefania Antonetti L'istituto accoglie studenti anche meno abbienti
e come molte altre realtà educative viene frequentato anche dai non cattolici «La contrapposizione ideologica dei laici va rispettata. Ma è
anche giusto che si sappia che non è assolutamente vero, che le scuole
paritarie di stampo cattolico sono riservate a famiglie con redditi medio alti,
e che non sono frequentate da bambini stranieri e portatori di handicap».
A chiarirlo è Argeo Viscardi presidente della Fondazione «Padre Assarotti»
l'ente che gestisce le scuole paritarie dell'infanzia ed elementare «Padre
Assarotti» in via San Bartolomeo degli Armeni, 1. «La scuola paritaria accetta
in pieno programmi, procedure e qualità delle scuole pubbliche, anche per
quanto riguarda i titoli di studio del personale addetto all'insegnamento -
aggiunge Viscardi -. Ne consegue che il titolo di studio conseguito presso di
noi è al termine dei cinque anni, equivalente a quello conseguito in una
struttura pubblica. Una scuola cattolica, come la nostra, mette insieme
tradizione e innovazione. È chiaro che i valori cattolici
sono la nostra forza, ma è anche vero che non disdegnamo il progresso, cercando
di essere presenti sul piano educativo con aggiornati strumenti quali le
lingue, l'informatica e lo sport. Sbagliato poi pensare che l'accesso sia
riservato solo a coloro che professano la fede cattolica». E infetti i numeri
parlano chiaro. La fondazione che eredita la gloriosa e storica realtà genovese
dell'Istituto Nazionale per i Sordomuti - fondato nel 1811 da un sacerdote
genovese dell'ordine dei Padri Scolopi (ossia delle Scuole pie) - accoglie 160
ragazzi: 40 nelle due sezioni della scuola materna, e 120 distribuiti in sei
classi elementari. E tra questi una ventina di bambini sono stranieri: indiani,
cileni, ecuadoriani, russi, polacchi, albanesi e anche un bimbo cinese.
«Bambini che chiaramente professano religioni diverse da quella cattolica -
precisa il presidente della Fondazione -. Accolti con amore e in grado di
offrire loro un rapporto educativo, che vede protagonista il bambino, con i
suoi doveri e diritti, attraverso una selezionata e attenta attività educativa
che coinvolge insegnanti e singole famiglie. Purché, però, non venga contestata
la nostra di posizione». L'ex convento - forte dei suoi 10mila metri quadrati
divisi tra la chiesa interna di Nostra Signora della Misericordia, saloni, tre
terrazzi, tre palestre, un ambulatorio medico, giardino, aula polifunzionale,
sala audiovisivi e un campo di calcetto - continua così l'opera del suo
fondatore accogliendo i bambini del quartiere e alunni affetti da handicap,
grazie anche a specifici supporti interni che permettono di muoversi in libertà
negli ampi locali. «Sbagliato pensare che le scuole paritarie non accolgano
ragazzi con disabilità. La nostra struttura ne è un esempio. Pur essendo molto
antica e divisa in piani, è stata rinnovata e dotata di strutture adeguate per
agevolare i bambini con problemi anche motori - continua Viscardi -. Credo sia
giusto sapere inoltre, che le scuole cattoliche non sono così dilapidatrici. E
che l'accesso sia garantito soltanto a bambini provenienti da famiglie
benestanti. Abbiamo una gestione finanziaria necessariamente prudente. Noi ad
esempio essendo una Onlus chiediamo un contributo abbordabile, che comprende
l'insegnamento; il pasto (e merenda); tempo pieno; laboratori; assistenza e
sorveglianza. E l'utilizzo delle strutture sportive. Se poi ci sono famiglie
che non possono sostenere il carico economico, con discrezione, e nei limiti
del possibile, vengono aiutate». Ed è lo stesso presidente Viscardi ad
anticipare la ristrutturazione - entro la fine dell'anno - dell'altra ala del
convento, quella che affaccia su via Serra dove verrà costruita una vasca
destinata ai bambini, ma anche attività di fitness, sauna, sala attrezzi e
corsi aperti a giovani e adulti residenti in zona. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Corriere della Sera" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-02-01 num: - pag: 37 categoria:
REDAZIONALE L'Osservatore Romano Omaggio anche al discusso brano «Io se fossi
Dio» Lodi a Gaber dal Vaticano: «Sensibile e umano» MILANO — Giorgio Gaber
«raffinato cantautore», «uomo geniale e sensibile che guardava e ragionava su
se stesso e sugli altri con profonda onestà, animato da un inesausto amore per
l'uomo». Un articolo dell'Osservatore Romano celebra in questi termini i
settant'anni dalla nascita di Giorgio Gaber. L'organo della Santa Sede, in un
lungo articolo firmato da Raffaele Alessandrini non lesina elogi all'uomo,
all'artista e alla sua opera. Viene citata, fra le altre, «Il signor G» perché
«mette in discussione i miti e i luoghi comuni del vivere borghese», «Anni
Affollati» in cui «risalta la sua massima espressione di artista disincantato e
nauseato dal mondo». Ma c'è anche una sorprendente esaltazione di una delle
canzoni-invettiva più violente e discusse di Gaber, «Io se fossi Dio» (che
nessun discografico volle pubblicare), definita «uno stroncante e dissacratorio
giudizio universale ». Il Vaticano non aveva mai preso alcuna posizione su
Gaber, anche se l'interesse del mondo cattolico per
l'artista si era manifestato in un invito al Meeting di Rimini. Dopo il quale Gaber aveva
confidato di aver trovato lì un pubblico molto più pensante rispetto a quello
della sinistra laica dell'epoca. L'Osservatore cita infine alcune frasi di
un'intervista rilasciata a Massimo Bernardini sull'importanza culturale delle
radici della civiltà occidentale: «una civiltà sostanzialmente
cristiana. Su questo abbiamo costruito il nostro mondo. (...) Io da laico
ritengo che bisogna paragonare i propri principi a quelli di Cristo, perché i
nostri valori nascono da lì. Non credo che la civiltà sia molto solida... la
barbarie è a portata di mano». Signor G Giorgio Gaber era nato il 25 gennaio
1939. è morto il 1º gennaio 2003 Mario Luzzatto Fegiz
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'
VITTORIO DELL'UVA
Non è stato il giorno dei radicali e, per fortuna, nemmeno quello dei
terroristi. L'Iraq alle urne per le «amministrative» ha proposto, pur in uno
scenario a forte militarizzazione, squarci da Paese «normale» anche nelle aree
turbolente o più insofferenti alla presenza straniera. Almeno il 70% dei
quindici milioni di elettori ha voluto, ieri, recarsi ai settemila seggi
iperprotetti. In pochissimi hanno corso pericoli. «Abbiamo dimostrato la
capacità delle nostre forze di sicurezza», ha potuto dichiarare, orgoglioso, Mohammed
Al Obeidi il ministro della Difesa, considerando marginali un'esplosione a
Baghdad e quattro tiri di mortaio a Tikrit, la città di Saddam. C'erano da
eleggere 443 consiglieri, tra cui alcune decine di donne, in rappresentanza di
14 province su 18. Ma soprattutto si andava ad un test molto più credibile di
quello del 2005 svoltosi sotto l'influenza, fattasi interferenza, del governo
di Washington. La nuova consultazione all'ombra dell'Onu, che ha mobilitato 800
osservatori indipendenti, è stata interamente gestita dal governo iracheno.
Soldati e poliziotti strettamente autoctoni sono stati impegnati nelle città
come ai confini delle province. Più che discreta si è rivelata la presenza dei
militari americani. E da Washington, a urne chiuse, è giunta la «benedizione»
di Barack Obama, il nuovo presidente che vuol portare via le truppe americane,
restituendo così l'Iraq agli iracheni. Per Obama le elezioni rappresentano «un
importante passo avanti». Molto negli ultimi mesi è cambiato anche se lungo
appare il completamento del processo di normalizzazione democratica. Ci sono
regioni sempre meno oppresse dalla cappa del fanatismo o da residue opzioni
nostalgiche. Ieri l'inviato speciale dell'Onu, Steffan de Mistura ha potuto
vedere, di persona, gente in attesa ai seggi del «triangolo sunnita» dove nel
2005 soltanto il 2 per cento della popolazione trovò il coraggio di recarsi
alle urne. Contano anche altri segnali incoraggianti, quali la regressione, che
dovrebbe essere consacrata dallo spoglio, dei partiti che professano il
radicalismo religioso. I risultati ufficiali saranno comunque resi noti
martedì, ma già viene anticipata una consistente caduta di consensi per le
formazioni sciite più intransigenti. Non dovrebbero ottenere più del 13 per
cento nonostante gli appoggi anche economici arrivati dall'Iran. Il laicismo in un Paese, che ha subito per anni la dittatura di Saddam, ma
non quella dei mullah, appare in buona rimonta. Lo stesso premier Al Maliki,
incassato e venduto come successo personale l'annunciato ritiro degli americani
dall'Iraq, ha preso qualche distanza dalla coalizione che pur lo sostiene
inventandosi il «Partito per lo Stato di diritto», ed evitando che le
congreghe sciite gli imponessero la candidatura di troppi religiosi. È al
dialogo «centrista» con gli orfani moderati del partito Baath (il partito di
Saddam) che è particolarmente interessato. Con ieri hanno formalmente rialzato
la testa anche i sunniti, aggressiva minoranza di potere ai tempi del rais. Nel
2005, ancora vittime dell'emarginazione e alla gogna cui li aveva condannati
Paul Bremer, proconsole di George W. Bush, furono indotti politicamente
all'Aventino. Il generale Petraeus, che ha imposto altre linee alla Casa
Bianca, ne ha acquistato con soldi e favori la fedeltà. È con il 7 per cento di
consensi che dovrebbero ritornare almeno sul viottolo del potere.
L'integrazione dei gruppi etnici e il diritto alla rappresentanza garantitito
alle minuscole minoranze come i cristiani, vengono considerati il plusvalore di
una tornata che ha visto in lizza quattordicimila candidati in rappresentanza
di ben 427 partiti. Ma di passi ne occorrerano ben altri per definire il vero
assetto dell'Iraq prossimo venturo. In tre province ad etnia curda e in quella
che ha per capitale Kirkuk le tensioni tra partiti hanno impedito le elezioni,
inviando nel contempo un messaggio poco tranquillizzante a Baghdad in vista
della imminente battaglia parlamentare per «la legge del petrolio». Dovrà
definire la redistribuzione su tutto il territorio nazionale delle royalties
derivanti dalle estrazioni. Già vede in trincea il Nord curdo, geloso dei
proventi dei propri giacimenti.
( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Per il
presidente Iaboni la cultura deve costituire un campo privilegiato di presenza
e di impegno Consulta diocesana aggregazioni laicali Emilio Iaboni * La cultura
deve costituire un campo privilegiato di presenza e d'impegno per la Chiesa e
per i singoli cristiani. Il distacco tra la fede cristiana e la vita quotidiana
è giudicato dal Concilio Vaticano II come uno degli errori più gravi del nostro
tempo, maggiormente per il nostro territorio Diocesano di Frosinone - Veroli -
Ferentino. Lo smarrimento dell'orizzonte metafisico; la perdita della nostalgia
di Dio nella dovizia di mezzi di uno stile di vita consumistico; il primato
assegnato alla tecnologia e alla ricerca scientifica fine a se stessa; l'enfatizzazione
dell'apparire, della ricerca dell'immagine, delle tecniche di comunicazione:
tutti questi fenomeni devono essere compresi nei loro aspetti culturali e messi
in rapporto con il tema centrale della persona umana, della sua crescita
integrale, della sua capacità di comunicazione e di relazione con gli altri
uomini, del suo continuo interrogarsi sulle grandi questioni che attraversano
l'esistenza. Nel nostro territorio è necessario l'impegno per elevare ed
adeguare la cultura in tutte le sue componenti. L'impegno sociale dei cattolici nel nostro territorio deve percorrere alla base
una cultura che accoglie le istanze che derivano dalla fede e dalla morale,
ponendole a fondamento e obiettivo di progettualità concrete. Quando questa
consapevolezza viene meno, gli stessi cattolici
Diocesani rendono insufficienti e riduttive le loro proposte. Presentare in
termini culturali aggiornati il patrimonio della nostra tradizione cattolica, i
suoi valori, i suoi contenuti, l'intera eredità spirituale, intellettuale e
morale occupa oggi un' urgenza prioritaria. La fede in Gesù Cristo, che ha
definito se stesso "la via, la verità e la vita" spinge i cristiani a
cimentarsi con impegno sempre rinnovato nella costruzione di cultura sociale e
politica ispirata al Vangelo. La perfezione integrale della persona e il bene
di tutta la società sono i fini essenziali della cultura: la dimensione etica
della cultura è quindi una priorità nell'azione sociale e
politica dei fedeli laici. La disattenzione verso tale dimensione trasforma
facilmente la cultura in uno strumento di impoverimento laicale. Una cultura
può diventare sterile e avviarsi a decadenza, come sta accadendo da noi, quando
"si chiude in se stessa e cerca di perpetuare forme di vita invecchiate,
rifiutando ogni scambio e confronto intorno alla verità dell'uomo".
La formazione di una cultura capace di arricchire l'uomo, richiede il
coinvolgimento di tutta la persona: la sua capacità di autodominio, di
sacrificio personale, di solidarietà e di disponibilità a promuovere il bene
comune. * presidente Ucid
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Papa Ratzinger ha
rivolto oggi un discorso ai vescovi della Turchia. E ha parlato della libertà
religiosa: «La comunità cristiana del vostro paese vive in una nazione retta da
una Costituzione che afferma la laicità dello Stato, ma dove la maggior parte degli
abitanti è musulmana. È dunque molto importante che cristiani e musulmani si
possano impegnare insieme per l'uomo, per la vita, come pure per la pace e la
giustizia. Inoltre, la distinzione fra la sfera civile e la sfera religiosa è
certamente un valore che deve essere tutelato. Tuttavia, in questo ambito,
spetta allo Stato assicurare in maniera effettiva ai cittadini e alle comunità
religiose la libertà di culto e la libertà religiosa, rendendo inaccettabile
qualsiasi violenza nei confronti dei credenti, qualunque sia la loro
religione». Scritto in Varie Non commentato » (No Ratings Yet) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 29Jan 09 Scomuniche, disattenzioni e strumentalizzazioni
Sul Giornale di oggi pubblico un commento dedicato alla vicenda Williamson e
alle parole con le quali ieri mattina Benedetto XVI ha inteso chiudere il caso.
Questa invece è la cronaca con l'intervento papale e le dichiarazioni del Gran
Rabbinato d'Israele; infine questo è il mio terzo articolo della pagina,
l'intervista con il rabbino Giuseppe Laras. Comprendo la preoccupazione del
mondo ebraico per le dichiarazioni negazioniste sulle camere a gas, e
riduzioniste sulle vittime dello sterminio, ed è innegabile che ci sia stato più di un intoppo nella gestione del caso da parte
della Santa Sede. Ma non si può non notare come vi siano state evidenti
forzature e strumentalizzazioni, come se si dubitasse della cristallina
posizione di Papa Ratzinger e della Chiesa cattolica sull'antisemitismo e sulla
Shoah. Certe critiche sono state davvero pretestuose ed eccessive. Scritto in
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articolo a un amico 28Jan 09 Il Papa contro il negazionismo Come anticipato
stamane dal Giornale, Benedetto XVI al termine dell'udienza ha parlato della
revoca della scomunica ai quattro verscovi della Fraternità San Pio X, della
Shoah e del negazionismo, con parole inequivocabili. "Auspico - ha detto -
che la Shoha faccia riflettere tutta l'umanità e la sua memoria sia per tutti
monito contro l'oblio, la negazione o il riduzionismo". Ha detto anche che
il gesto della revoca della scomunica è un "atto di paterna
misericordia" verso i quattro vescovi e ha aggiunto: "Auspico che a
questo mio gesto faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere
gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa,
testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e
dell'autorità del Papa e del Concilio Vaticano II". Scritto in Varie
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articolo a un amico 27Jan 09 Caso Williamson, le scuse dei lefebvriani a
Benedetto XVI Questo è il testo integrale della lettera di scuse al Papa per le
dichiarazioni negazioniste di Williamson scritta oggi da mons. Fellay, superiore
della Fraternità San Pio X. «Abbiamo avuto conoscenza di un'intervista
rilasciata da Mons. Richard Williamson, membro della nostra Fraternità San Pio
X, alla televisione svedese. In questa intervista, egli si esprime su questioni
storiche, in particolare sulla questione del genocidio degli ebrei da parte dei
nazionalsocialisti. È evidente che un vescovo cattolico non può parlare con
autorità ecclesiastica che su questioni che riguardano la fede e la morale. La
nostra Fraternità non rivendica alcuna autorità sulle altre questioni. La sua
missione è la propagazione e la restaurazione della dottrina cattolica
autentica, esposta nei dogmi della fede. È per questo motivo che siamo
conosciuti, accettati e apprezzati nel mondo intero. È con grande dolore che
costatiamo quanto la trasgressione di questo mandato può far torto alla nostra
missione. Le affermazioni di Mons. Williamson non riflettono in nessun caso la
posizione della nostra Fraternità. Perciò io gli ho proibito, fino a nuovo
ordine, ogni presa di posizione pubblica su questioni politiche o storiche. Noi
domandiamo perdono al Sommo Pontefice e a tutti gli uomini di buona volontà,
per le conseguenze drammatiche di tale atto. Benché noi riconosciamo
l'inopportunità di queste dichiarazioni, noi non possiamo che costatare con
tristezza che esse hanno colpito direttamente la nostra Fraternità
discreditandone la missione. Questo non possiamo ammetterlo e dichiariamo che
continueremo a predicare la dottrina cattolica e di amministrare i sacramenti
della grazia di Nostro Signore Gesù Cristo.Menzingen, 27 gennaio 2009+ Bernard
Fellay, Superiore Generale» Scritto in Varie Commenti ( 60 ) » (8 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Jan 09 Inizio
d'anno critico per Papa Ratzinger Cari amici, come avrete constatato, a causa
del cambio di provider, il blog e il sito del Giornale hanno funzionato a
rilento gli ultimi due giorni. Sabato è stato
annunciata ufficialmente la notizia anticipata dal nostro quotidiano (e qualche
ora prima da questo blog) della revoca della scomunica ai lefebvriani. Il
tentativo di bloccare la decisione papale, con il rilancio delle deliranti
dichiarazioni negazioniste dell'imbarazzante vescovo Williamson (lo ripeto:
imbarazzante per la stessa Fraternità San Pio X, perché straparla ogni volta
che apre bocca, non soltanto sulla Shoah, ma anche sui temi
"religiosi".) non ha avuto successo. Il decreto era già stato notificato il 21 gennaio e in Vaticano conoscevano
bene le assurdità dette dal prelato, che ha negato l'esistenza delle camere a
gas affermando che gli ebrei sterminati nei lager sarebbero 300mila e non sei
milioni. Aver tolto la scomunica non significa ancora aver sanato la frattura
creatasi nel 1988, non significa la piena comunione tra la Chiesa cattolica e
la Fraternità San Pio X: è un passo significativo di un cammino che deve essere
ancora percorso. Non significa in alcun modo - com'è stato
autorevolmente ribadito - accogliere o condividere nemmeno in parte le
assurdità negazioniste. Varebbe la pena rileggere l'importante discorso
pronunciato da Ratzinger nel corso della sua visita al campo di sterminio di
Auschwitz-Birkenau. Benedetto XVI è stato duramente
criticato per questa scelta, in particolare da alcuni settori del mondo
ebraico, che da mesi ormai polemizzano con il Pontefice. A questo fronte
critico si è aggiunto nelle ultime ore quello americano, dopo la decisione di
Obama di rifinanziare le Ong abortiste. Questo l'articolo che pubblico oggi sul
Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 184 ) » (4 votes, average: 5 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Il Papa ha firmato la revoca
della scomunica ai lefebvriani Sarà reso pubblico nei prossimi giorni il
decreto con cui Benedetto XVI ha deciso di cancellare la scomunica comminata ai
quattro nuovi vescovi ordinati da monsignor Lefebvre nel 1988. Allora, oltre ai
quattro (Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard
Williamson) erano stati scomunicati lo stesso Lefebvre e il vescovo brasiliano
De Castro Mayer che aveva partecipato alla cerimonia. In quella occasione, dopo
essere stato sul punto di accordarsi con la Santa Sede
(e dopo aver trattato con l'allora cardinale Ratzinger e aver sottoscritto un
protocollo d'intesa), monsignor Lefebvre decise d'improvviso la rottura e
consacrando vescovi quattro suoi giovani preti compì un atto scismatico, da lui
giustificato con la necessità di far sopravvivere la sua Fraternità San Pio X.
Ora, con un gesto davvero magnanimo, accogliendo la richiesta formulata da
Fellay, Benedetto XVI ha deciso di togliere la scomunica. Scomunica che, va
precisato, ha sempre e solo riguardato i vescovi consacranti (Lefebvre e De
Castro Mayer, entrambi scomparsi da tempo) e i quattro consacrati, mai i
sacerdoti lefebvriani né tantomeno i fedeli. Questo è l'articolo che pubblico
sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 304 ) » (12 votes, average: 4.5 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Ancora sulla polemica dei
rabbini. Riflessione a freddo E' per certi versi paradossale che proprio Papa
Ratzinger, cioè il Pontefice che più dei suoi predecessori ha riflettuto e
scritto sul legame imprescindibile e non assimilabile a quello di altre
religioni che unisce ebrei e cristiani, sia oggi accusato di riportare indietro
di cinquant'anni le lancette del dialogo ebraico-cristiano. Le parole scritte
dal rabbino di Venezia Richetti vano valutate con attenzione e non
rappresentano una voce isolata: ricordo che molta preoccupazione espresse a suo
tempo anche il presidente dei rabbini italiani, Giuseppe Laras, dopo aver letto
la versione modificata della preghiera del Venerdì Santo. Ora, il Papa ha
voluto venire incontro alle richieste di parte ebraica, ma non ha il potere di
riformulare il Vangelo o le lettere di San Paolo. E vale la pena ricordare che
proprio nelle preghiere del breviario post-conciliare sono contenuti vari
riferimenti all'illuminazione chiesta per il popolo ebraico "perché giunga
alla pienezza della redenzione", perché sia salvato da Gesù, perché riconosca
Cristo come Messia e Salvatore. Preghiere usatissime da decenni in tutta la
Chiesa, molto di più di quella secondo il rito antico, al quale Benedetto XVI
ha ridato cittadinanza, ma che è comunque seguito da una piccola minoranza di
fedeli. Perché solo ora si considera questa preghiera uno stop al dialogo?
Perché i breviari post-conciliari sono andati bene fino ad oggi? Vi confesso
che per me rimane un mistero. Scritto in Varie Commenti ( 126 ) » (6 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Il Papa su
Youtube e le informazioni "in presa diretta" Sul Giornale di oggi
rilancio la notizia dell'accordo tra il Centro televisivo vaticano, la Radio vaticana
e Google, il più importante motore di ricerca mondiale del web, che sarà
annunciato ufficialmente venerdì prossimo in occasione della presentazione del
messaggio di Benedetto XVI sulle comunicazioni sociali, dedicato quest'anno
alle nuove tecnologie. Grazie all'accordo e alla creazione di un canale
dedicato, sarà possibile seguire in diretta i discorsi del Pontefice via
Internet, e accedere ai testi in modo ordinato attraverso Google. L'utilissimo
blog di Raffaella, "Paparatzingerblog", che oltre a offrire una
completa rassegna stampa sul Papa monitora costantemente le strumentalizzazioni
e fraintendimenti del suo messaggio veicolate dai media, elenca quelle del 2008
e sono davvero troppe. Un migliore accesso alle fonti dirette, dunque, per
un'informazione migliore. Permettetemi di aggiungere - non per difendere la
categoria a cui appartengo - che non ritengo affatto tramontato o da archiviare
il ruolo del giornalista, cioè di colui che testimonia o comunque media,
raccontando la notizia all'utente finale: non sempre infatti una massa maggiore
di informazioni significa automaticamente un'informazione migliore. Internet lo
dimostra in modo lampante. Permettemi infine un'osservazione dedicata alla
guerra a Gaza: ho trovato sprezzante e offensivo il modo con cui Michele
Santoro ha liquidato la dissenziente Lucia Annunziata che criticava lo
squilibrio della trasmissione, e non mi è piaciuta la piega a senso unico del
dibattito. Ma quella trasmissione ha avuto il merito di far vedere un
reportage, immagini e testimonianze agghiaccianti sulla situazione di Gaza,
sulle sofferenze della popolazione civile, sui metodi usati per l'attacco.
Immagini che non ho visto nei Tg italiani. Ecco, vanno bene le reazioni
sdegnate, ma se ne avessi la possibilità chiederei semplicemente all'ambasciatore
israeliano, prontamente intervenuto per protestare, se quelle (rare) immagini e
quei (rari) racconti in presa diretta sono veri oppure sono una montatura di
Santoro & company, un falso della propaganda di Hamas. Perché se fossero
veri anche soltanto al cinquanta per cento (e, ahimè, temo che lo siano),
dovremmo avere tutti un sussulto di indignazione. Scritto in Varie Commenti (
108 ) » (7 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 14Jan 09 Il rabbino di Venezia contro Papa Benedetto La rivista
"Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un
intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i
motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non
aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale -
critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico
ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla
lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera,
"Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della
preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di
proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di
Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia
della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 253 ) » (11 votes, average: 3.73 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jan 09 Il Papa ai neocatecumenali
Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella
basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a
Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi
si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non
benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di
evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni?
Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che
tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate
dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita
cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del
Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della
fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione
degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i
Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede
segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete
all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate
per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti
( 568 ) » (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del
Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre
figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (308) Ultime discussioni Marina: Soria e
informazione corretta http://urnotfree.splinder.com/
post/19596467/ISRAELE%3A+Quell o+che+i+Vergogno Barbalbero: condivido quanto
detto: è pura follia chiamare democrazia un governo dove: 1)vige il razzismo
biologico... Marina: Per Ako,questa è la democrazia israeliana- Uno dei
migliori esempi della particolarissima democrazia, o... Marina: Per Ako la democrazia
in Israele non esiste ,non hanno una costituzione ,vige la legge del talmud e
della... Marina: Per Aki "Ed io aggiungo "Val la pena di ricordare
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( da "Messaggero, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Martedì 03 Febbraio
2009 Chiudi Caro Signor Gervaso, sono laico come lei ma,
vivendo in Italia, capitale della cattolicità, non
posso non seguire, sia pure in modo sommario e superficiale, attraverso i
giornali, le vicende, non tanto soprannaturali, quanto temporali, della nostra
Chiesa. Nell'ottobre 1962 (se la memoria non m'inganna) Giovanni XXIII indisse
il Concilio Vaticano II. Come ricorderà, l'interesse del mondo fu
enorme, ma oggi mi domando, e le domando, cosa resta di quelle famose assise?
Un'altra domanda, che è solo una piccola curiosità: perché Angelo Roncalli è
passato alla storia come il "Papa buono"? Gli altri erano, e sono,
cattivi? Fernando Piccioni - Roma Mi sono spesso chiesto anch'io perché
Giovanni Roncalli sia passato alla storia come il "Papa buono",
quasiché gli altri buoni non fossero. Come non lo fu Alessandro VI Borgia, più
pastore di corpi femminili che di anime. Il Vicario di Cristo in terra non sarà
sempre stato un santo, ma nemmeno un Anticristo, come
alcuni successori di Pietro nel Medioevo e nel Rinascimento e, forse, nei
secoli successivi. I propugnatori dell'Inquisizione, di cui il potere politico
degli Stati "cristianissimi" fu l'implacabile braccio secolare, non
saranno stati dei mostri, ma non furono nemmeno dei filantropi e dei
missionari. Ma non divaghiamo e torniamo, come si dice, a bomba. Alla
"bomba" del Concilio Vaticano II, che scatenò nei cinque continenti
una deflagrazione mediatica. Legga, se lo troverà, il brillante e spregiudicato
saggio di Franco Molinari, sacerdote e docente di storia moderna all'università
Cattolica, "I peccati di Papa Giovanni". Scrive in questo splendido
volumetto: "Il Vaticano II resta legato al nome di Giovanni XXIII. Ma
viene spontanea una domanda: fino a che punto l'orientamento conciliare ha
rispecchiato la mente di Roncalli? Corre voce che un giorno sia svenuto per
l'angoscia provata ascoltando dalla sua stanza attraverso un televisore a
circuito chiuso un intervento episcopale. Accantoniamo pure questo aneddoto,
forse inventato, ma è accertato che il Concilio non seguì la via indicata da
lui". Non è una rivelazione. Secondo molti studiosi di quell'evento
epocale, è la verità. In altre parole, se Roncalli vedeva nelle assise vaticane
una "nuova Pentecoste", che doveva rinnovare la Chiesa e adeguarla ai
tempi, svolgere, insomma, un'opera rigeneratrice, e non solo sul piano teologico,
la curia avrebbe cercato in tutti i modi (e ne conosce tanti) per
"strozzare" l'utopia giovannea con "vari stratagemmi".
L'establishment vaticano, che aveva maldigerito l'idea di un Concilio, cercò di
limitarne i danni o quelli che, a torto o a ragione, tali riteneva. Non
potendone impedire l'apertura e lo svolgimento, decise di cavalcare la tigre,
"addomesticandola". Tutti gli sforzi che si potevano fare per mettere
al pontefice i bastoni fra le ruote furono fatti con quella spregiudicatezza
machiavellica che faceva della curia di allora, tutta, o quasi, su posizioni
conservatrici, una macchina da guerra, tanto più insidiosa quanto più agiva
nell'ombra e nella penombra. Ma i contestatori avevano
fatto i conti senza l'oste, cioè senza il Papa, che aveva mangiato la foglia e
fiutato il subdolo pericolo. Il suo discorso, l'11 ottobre 1962, pronunciato in
apertura del Concilio, fu la riposta più chiara e decisa agli oppositori
occulti, di cui tanti conoscevano non solo il nome, ma anche il volto. Tre,
secondo Molinari, i passaggi fondamentali dell'allocuzione giovannea. Primo:
"Nel nostro ministero pastorale ci feriscono talora l'orecchio suggestioni
di persone, pur ardenti di zelo, le quali, nei tempi moderni, non vedono che
prevaricazione e rovina". "A noi sembra di dover dissentire da questi
profeti di sventura che annunziano eventi sempre infausti, quasi che incombesse
la fine del mondo". Prima stoccata alla curia passatista e nostalgica, per
non dire reazionaria. Secondo passaggio: "La sposa di Cristo preferisce
versare la medicina della misericordia piuttosto che della severità".
Seconda botta agli avversari. Terza novità: "Altra è la sostanza
dell'antica dottrina del depositum fidei ed altra è la formulazione del suo
rivestimento". Secondo alcuni, questa affermazione avallava il pluralismo
"più audace". Secondo altri, il pontefice limitava il rinnovamento
alla forma, senza intaccare il contenuto della dottrina ecclesiale. Agli occhi
e alle orecchie dell'opinione pubblica non addentro nei sancta sanctorum del
Vaticano, il Concilio, praticamente chiuso da Paolo VI nel 1965, qualcosa
cambiò. Giovanni XXIII era un innovatore, al di sopra delle parti, e ancora di
più dei partiti e delle loro miserabili beghe terrene, che li rendevano
strumenti di basso potere mondano. Purtroppo, lo straordinario evento religioso
fu strumentalizzato dalla politica che in Italia strumentalizza tutto, anche la
fede e le corna. Cosa resta del Concilio Vaticano Secondo, dovrebbe chiederlo a
un teologo e a uno studioso della Chiesa. Io credo che qualcosa resti. Nel bene
e nel male. atupertu@ilmessaggero.it
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Ma è anche vero,
dall'altro, che il Pd non potrebbe occupare lo spazio che occupa, non avrebbe
potuto superare il 30% dei consensi, se non fosse percepito come l'erede del
principale cespite della sinistra italiana. Nel Pd la sinistra non è tutto.
Anzi, il Pd nasce proprio dal riconoscimento che la sinistra riformista, di
matrice socialista, da sola non è stata (né sarebbe) capace in Italia di
federare l'intera area riformista. Tuttavia è innegabile che in questi mesi di
affanni per il Pd il rapporto con la sinistra - con la sua storia, la sua rete
associativa, le sue istanze sociali - rappresenti uno dei punti più acuti di
crisi. Ne è prova non tanto l'inevitabile dialettica con la Cgil, quanto
l'incapacità del nuovo partito di dare una vera priorità al tema della crisi e
rappresentanza ai ceti che ne sono più colpiti. Nasce da qui l'anticipata
candidatura di Pierluigi Bersani alla leadership del Pd. E oggi questa sfida si
intreccia con il sentimento anti-Pd che la sinistra radicale sta alimentando
dopo il compromesso parlamentare sulla soglia elettorale per le europee. Al
doppio nodo si può, certo, rispondere negando i problemi. Si può dire che il
limite del Pd è la sua struttura correntizia e che la modernità impone, più che
un leader, un vero e proprio «dittatore democratico». Si può sostenere che la
coppia destra-sinistra appartiene al secolo passato. Si può dire che il
bipartitismo è la meta e ogni ostacolo sul cammino sarà infine rimosso. Per il
Pd sarebbe l'adesione al modello berlusconiano, fino ad accettare di modellare
su di esso le istituzioni. Ma resta il peso di quella crisi di rappresentanza e
di radicamento, che rende strutturalmente debole il Pd nella competizione. La
rischiosa sfida di Bersani è dentro questa difficoltà. Si è dovuta manifestare
anzitempo proprio per evitare una diaspora, o un disimpegno in settori del Pd
che oggi si sentono marginalizzati. In questo senso può anche aiutare la ditta
a ridurre la prevista flessione elettorale. Ma si offre alle polemiche future
sulle responsabilità della sconfitta. L'altra strettoia di Bersani è che potrà
rilanciare il ruolo e la funzione storica della sinistra nel Pd solo se al
tempo stesso saprà dare ragione a chi nel Pd è arrivato per un diverso
percorso, dunque solo se saprà riconoscere il limite della sinistra. In fondo,
la vera differenza nel Pd è tra chi pensa che la crisi dipenda da
un'insufficiente dose di «nuovismo» e chi ritiene invece che il progetto sia
ancora incompiuto per carenza di paternità, della sinistra appunto e dei
cattolici-democratici. In altre parole: i due principali affluenti si sono
rinsecchiti troppo presto sul piano dei rifornimenti culturali. Ovviamente, il
recupero e la rilettura dei valori-chiave della sinistra (nell'ipotesi di
Bersani) potrà risultare vincente solo se aiuterà anche i cattolici a ritrovare
la loro forza storica sui temi istituzionali e sociali. Mentre il Pd
impazzirebbe di certo se la sinistra, non riuscendo a ritrovare la strada della
questione sociale, alla fine imboccasse la scorciatoia del laicismo e della polemica con la Chiesa. Il rapporto con l'area più
radicale, in fondo, è un corollario delle scelte strategiche del Pd. E
l'introduzione dello sbarramento alle europee può iscriversi in due scenari
opposti. Se è lo strumento per costruire «coalizioni corte» (con due-tre
partiti), come assicura Dario Franceschini, può diventare domani
un'occasione di incontro. Incontro non con tutta la sinistra radicale, bensì
con quella parte che - come ha scritto Franco Giordano nel recente libro
«Nessun dio ci salverà» - è pronta a confrontarsi sul ruolo dello Stato e
dell'Europa nella crisi finanziaria. Se invece lo sbarramento è concepito come
l'anticamera di un'ulteriore riduzione dell'offerta politica, allora non solo
la cesura con l'altra sinistra sarà irreversibile, ma forse anche i conti del
Pd con la propria storia potrebbe non tornare. Claudio Sardo
( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 2 - Cronaca
Il centrodestra: non uccidete Eluana Fini: rispettare la scelta del padre Sacconi:pronti
a intervenire. Napolitano: sì al testamento biologico La polemica Il presidente
della Camera: invidio chi ha certezze. Le risposte spettano solo ai genitori
CATERINA PASOLINI ROMA - è battaglia politica attorno al capezzale di Eluana.
Tra chi chiede un intervento del consiglio dei ministri, un decreto «per
salvarla» e chi invece invoca il rispetto delle sentenze, di quel a che è stata
riconosciuta come la sua volontà. Mentre da più parti, Napolitano in testa, si
ribadisce la necessità di una legge sul testamento biologico e si invitano i
politici «ad una discussione pacata su un tema delicato che non ha nulla a che
fare con l´eutanasia», ribadisce il capo della stato.
è battaglia politica e umana intensa in queste ore tra chi grida all´omicidio e
chi invita alla comprensione per il grande dolore della famiglia. Nell´assenza
di prese di posizione da parte del primo ministro Berlusconi - «non voglio
intervenire» - si divide la politica e non è questione solo
di destra o sinistra, la frattura è casomai tra laici e religiosi o tra chi
considera nutrizione e idratazione una terapia, e quindi rifiutabile in base
alla Costituzione e, chi come il ministro Sacconi è nettamente contrario a
questa ipotesi e ventila il rischio di una deriva che porti all´eutanasia.
Non solo, sull´onda del centro destra che chiede un decreto, si dichiara pronto
«verificare la possibilità di atti formali per intervenire» e bloccare
l´attuazione delle sentenze sul caso Englaro, come già aveva fatto nelle scorse
settimane minacciando di tagliare le convenzioni alle strutture sanitarie. Il
dramma di Eluana spacca il governo, crea rotture vistose all´interno dei
singoli partiti, come An. E così se Gasparri ed Alemanno considerano «la vita
sempre sacra» e il sottosegretario Mantovano parla di «prima condanna a morte
in Italia dal 1948», il leader di An e presidente della Camera Gianfranco Fini
chiede rispetto per papà Beppino. «Invidio chi ha certezze sul caso Englaro.
Personalmente non ne ho, né religiose né scientifiche. Ho solo dubbi, uno su
tutti: qual è e dov´è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che
solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto
il dovere di rispettarla». Un invito alla pacatezza, arriva anche dal leader
del Pd Veltroni: «in vicende così delicate nelle quali si parla della vita e
della morte di persone in carne ed ossa, ci vuole rispetto e discrezione da
parte della politica. Ho solo due certezze: i genitori di Eluana sono le
persone che hanno dentro di sé questo dramma e ci sono sentenze che è giusto
siano rispettate». E se c´è rottura in casa An, la divisione nel Pd è portata
avanti dalla senatrice teodem Paola Binetti che con i cattolici
del fronte governativo chiede la sospensione della sentenze che riconoscono ad
Eluana il diritto di morire. «Spero ancora in un decreto, questo governo ci ha
abituato a governare a colpi di decreto». I cattolici
dei due schieramenti non si rassegnano infatti alla sospensione del giudizio e
all´inevitabilità di un destino già segnato per Eluana. Assieme alla Binetti
Osvaldo Napoli (Pdl) e i centristi invocano un decreto legge che sospenda la
procedura innescata dalle diverse pronunce della magistratura. Ed Eugenia
Roccella, sottosegretaria al Welfare, fornisce un esile appiglio: «Il governo
cerca una strada per interrompere la fine di Eluana». Scettico invece sulla
possibilità che altri soggetti, papà Englaro a parte, siano legittimati ad
intervenire, è l´ex presidente della Corte Costituzionale Mirabelli, ora
consigliere presso il Vaticano: «Mi pare possibile solo un ripensamento di chi
è legittimato ad agire, e cioè il padre o il tutore. Mi sembra difficile, ma
sarebbe anche saggio. La sentenza autorizza a togliere il sondino, non
obbliga». Il vescovo di San Marino annuncia tre giorni di campane a morto.
( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XII - Firenze
"Ho 50 anni e sono un sentimentale" Regista e attrice Parla il
filmaker turco domani da Feltrinelli per il lancio del suo libro FULVIO
PALOSCIA Il CAMPANELLO non fa che suonare. «Un altro mazzo di fiori» esclama
esultante Ferzan Ozpetek dalla sua casa di Roma, dove sta preparando una cena
per gli amici nella cucina che ha ospitato il set di Saturno contro. Il regista
de Il bagno turco, Le fate ignoranti, La finestra di fronte ha compiuto ieri 50
anni, e festeggia l´importante traguardo con un libro di parole ma soprattutto
immagini, Ad occhi aperti (Mondadori) in cui si mette a nudo rispondendo alle
domande di Laura Delli Colli. Ozpetek lo presenta domani da Feltrinelli.
Nell´introduzione Stefania Sandrelli la definisce un bambino e al tempo stesso
un saggio. «Ha ragione, perché dell´infanzia conservo l´entusiasmo in tutto,
persino nella gelosia, mentre della saggezza ho il saper riconoscere quando è
il momento di smetterla di essere un bambino, nei momenti più gravi della vita.
Non essere un sex symbol mi ha dato un vantaggio: invecchiare non mi fa paura».
I suoi film spesso vengono accusati di eccesso di sentimentalismo. «Più lo
dicono più sono felice. Il mio scopo di regista è condividere le mie emozioni
con lo spettatore. Ad esempio Saturno contro è il mio film preferito proprio
perché riflette molto del mio mondo, della mia intimità, tanto che l´ho girato
in casa mia». Che effetto le fanno le pesanti parole di questi giorni nei confronti
dell´immigrazione, a partire da quelle del ministro Maroni? «Sono convinto che
Maroni abbia parlato da politico. L´uomo la penserà senza dubbio in modo
diverso. Io vivo in Italia da oltre trent´anni, e non sono mai stato oggetto di razzismo. Sono l´esempio vivente della
tolleranza di questo Paese». Cosa le manca della Turchia? «Nulla di più di
un´Italia finita: mi mancano gli alberi della Roma di vent´anni fa, la Firenze
di fine anni Settanta dove ho vissuto due mesi per studiare italiano grazie a mio
padre che, con uno stipendio superiore alla media turca, mi manteneva
inviandomi più di un milione di lire al mese. Una cuccagna: tanto cinema, tanta
vita notturna, tanti amori. E mi mancano gli anni in cui la segreteria
telefonica era un lusso, il cellulare non c´era e non eravamo reperibili se non
a casa o in ufficio». Lei proviene da un paese islamico e
si definisce laico. Però ha fatto un film sul senso religioso cattolico, Cuore
sacro. «Non è un film sulla religione, ma sulla fede, che è ben diverso. Anzi,
sulla possibilità delle diverse fedi di trovare un punto d´incontro. Un tema
che oggi è d´attualità, ma che nel 2005 non fu compreso. Chi mi criticò
allora oggi dice che fui lungimirante». Da tempo si mormora di un suo debutto
nella lirica al Maggio Musicale. «Mi piacerebbe, in effetti tutti ne parlano.
Ma nulla è definito».
( da "Riformista, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Rileggere Gilson,
filosofo tomista contro uno Stato cattolico confessionale MEDIOEVO OGGI.
Applicare la saggezza profonda del pensiero dell'età di mezzo alle affascinanti
e attuali motivazioni del nostro tempo si è rivelata, alla fine, una scelta
fortunata. di Benedetto Ippolito Gilson è conosciuto al grande pubblico per i
lavori insuperati sulla filosofia medievale. In effetti, prima del suo tributo
non soltanto non esisteva una reale percezione diffusa dell'autentico valore
della Scolastica, ma addirittura l'età di mezzo era liquidata come un periodo
oscuro della cultura occidentale, contraddistinto solo dalla presenza
totalizzante della Chiesa e della teologia. Un carattere peculiare del pensiero
di Gilson è stato la riscoperta del Medioevo come
un'epoca ricca di cultura filosofica, non essendosi limitato a una mera
ricostruzione archeologica delle dottrine e rendendo attuale la tradizione
cristiana all'interno del vivace dibattito contemporaneo. Il saper applicare la
saggezza profonda del pensiero medievale alle affascinanti e attuali
motivazioni del nostro tempo si è rivelata una scelta fortunata che lo ha reso
famoso in tutto il mondo. Fino a qualche decennio fa erano note esclusivamente
le lezioni che egli aveva tenuto nel maggio del ?52 all'Università di Lovanio,
raccolte in un volume dal titolo Metamorfosi della città di Dio. In seguito,
grazie agli studi fatti da Mario Toso e da Mariano Fazio, è emerso il profilo
integrale della sua visione politica. La forte passione civile, che lo ha
contraddistinto per tutta la vita, si è tradotta nel secondo dopoguerra in una
vera e propria partecipazione attiva alla vita nazionale con l'adesione al
Movimento Repubblicano Popolare. Egli utilizzò, in quel frangente, le idee
elaborate negli anni trenta in una serie di articoli pubblicati sulla rivista
Sept di Bernadot, adattandole alle necessità del momento. Gilson si mostra un
osservatore politico acuto e penetrante, capace di anticipare con semplicità
molte tesi innovatrici del Concilio Vaticano II e risoluto nel presentare una
lucida ed equilibrata interpretazione del delicato rapporto tra istituzioni
pubbliche e democrazia. Alla base della sua complessa riflessione vi è la
consapevolezza della minaccia costante costituita dalle tendenze totalitarie,
comunismo e fascismo in testa. Il vero pericolo è individuato, in quel periodo,
nel tentativo della destra reazionaria, capeggiata dai seguaci di Charles
Maurras e dall'Action française, di proporre una nuova forma confessionale di
Stato cattolico. Gilson pensava, al contrario, che il potere pubblico dovesse
rimanere neutrale rispetto ad ogni tentazione integralista, fosse pure
cattolica, evitando accuratamente anche l'opposta tendenza anti religiosa e
anticlericale, favorita dai socialisti. Le sue parole in questo senso sono
lapidarie: «Nessun privilegio perché conduce alle persecuzioni; nessuna
persecuzione perché sempre ingiusta». La linea politica sostenuta in quel
frangente è autenticamente repubblicana, ossia fautrice di uno Stato
democratico posto a garanzia, secondo giustizia, dell'esercizio equo e autonomo
delle libertà religiose dei cittadini. Rinunciare, infatti, alla pretesa
confessionalità istituzionale, difesa dai nazionalisti, significava liberarsi definitivamente
dall'incubo del clericalismo, preferendo un ordine sociale democratico, in cui
fosse possibile ai cattolici organizzare liberamente e
realizzare pubblicamente la propria vita di fede, ad interferenze e a strane
strumentalizzazioni. L'eticità dello Stato, alla fine, non è che il limite
stesso imposto alla politica dalla società, il quale solo rende possibile
l'espressione pubblica, democratica e laica della
religione. Un chiarimento finale deve essere fatto a proposito della nozione
gilsoniana di democrazia. Fermo oppositore sia della concezione liberale e
minimale dello Stato, da lui definita radicale, e sia di quella comunista,
definita totalitaria e disumana, Gilson ha appoggiato con forza l'idea di una
democrazia sociale, in cui lo Stato garantisse eguali condizioni formali
e materiali per l'esercizio di tutte le libertà. Rafforzare la democrazia
significa, in conclusione, evitare sempre che la società sia compressa da
poteri, istituzionali o economici, che ne inibiscono lo sviluppo e il progresso
umano. 04/02/2009
( da "Unita, L'" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
«Questo centrodestra
è formato da un branco di arroganti e ignoranti» Non parla soltanto come
scienziata, parla come cittadina di un paese che fatica a riconoscere. E non fa
sconti, Margherita Hack. Non si spengono i riflettori su Eluana Englaro, si
annunciano marce su Udine. Che ne pensa? «Intanto vorrei dire che apprezzo
molto l'atteggiamento del presidente del Friuli Renzo
Tondo, un uomo del Pdl che ha assunto una posizione laica e di grande
rispetto». Ha visto il video choc, le persone che gridavano a Eluana
sull'ambulanza: «Ti vogliono uccidere»? «È una vergogna. Se non ci fossero
stati i progressi della medicina Eluana sarebbe morta 17 anni fa, questa è la
verità». C'è chi accusa di omicidio i medici che sospenderanno i
trattamenti artificiali. La Chiesa parla di eutanasia. «Qui non siamo di fronte
alla difesa della vita, siamo di fronte a posizioni ideologiche. C'è qualcuno
che vuole far vincere le proprie idee senza considerare Eluana. Eluana è già
morta, di fatto. È un corpo tenuto in vita da macchine, non in grado di
soffrire o di capire cosa le sta accadendo intorno. È come fosse sotto
anestesia da 17 anni». Forse la Chiesa e i cattolici
hanno paura che si crei un precedente con l'applicazione di questa sentenza, in
vista della legge sul testamento biologico? «Ma una legge sul testamento
biologico è indispensabile e deve tutelare le volontà del paziente». È questo
il punto. C'è chi sostiene che idratazione e alimentazione artificiale non
siano cure mediche e quindi nessuno può sospenderle. «Sarebbe innaturale
imporre una cosa del genere: stiamo parlando di trattamenti medici. Qui non c'è
più alcun sentimento cristiano verso chi soffre, c'è soltanto la volontà di
imporre il proprio punto di vista. Se vogliono fare una legge del genere è
meglio che lascino stare, significherebbe togliere diritti alle persone sulla
propria vita e il proprio corpo. È inammissibile». Davanti al caso di Eluana
come ci si dovrebbe muovere? «Con il massimo del rispetto. L'ingerenza della
Chiesa e la debolezza della politica sono due cose veramente insopportabili. La
politica solo una cosa deve fare: una legge per il testamento, che poi deve
essere eseguito secondo le volontà di chi lo ha sottoscritto». Secondo lei
c'era un altro modo di raccontare il caso Englaro? «Credo che finora tutto si
sia mosso con una grande irrazionalità, con grande voglia di prevaricare la
volontà degli individui. È incivile». Nel centrodestra c'è chi ha chiesto un
decreto d'urgenza per bloccare tutto. «Questo centrodestra è formato da un
branco di politici arroganti e ignoranti che pretende di bloccare una decisione
della magistratura. Ma il Pd dovrebbe essere più coraggioso». Margherita Hack,
astrofisica
( da "Manifesto, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
POLITICA E PIETAS
Brunetto Salvarani Ho riflettuto sul caso-Eluana. Con fatica, da padre e da
cristiano che cerca di vivere la radicalità del vangelo e la fedeltà alla
terra, come mi ha insegnato un grande testimone del '900, il teologo Bonhöffer.
Non ho raggiunto conclusioni, ma frammenti di pensiero, che dicono la
complessità della situazione, insieme alla fragilità di questi nostri giorni.
Con delicatezza, e senza che appaia come un indice puntato verso chi ha
maturato idee diverse, ammetto che personalmente provo perplessità di fronte
all'interruzione dell'alimentazione, e che se mi trovassi in una condizione
simile, vorrei rimanere al mio posto: senza accanimento terapeutico, ma
intendendo sperimentare fino in fondo l'esistenza. Il fatto è che ora non si
tratta di me ma di lei, e quanto per me è un valore potrebbe non esserlo per
lei (e per i suoi). Anzi, come capita spesso, si può percepire come barbarie
ciò che per altri è invece addirittura luogo di edificazione. Se distanti
visioni della vita producono diverse etiche, non necessariamente esse sono
destinate a scontrarsi, ma piuttosto a domandarsi: qual è il bene per te? Per
l'altro, che sta di fronte a me? E' a partire dalla capacità di rispondere a
questa domanda, spiega Lévinas, che si misura il nostro attuale grado di
umanità. Resta il dato, non più eludibile, per cui lo stato
laico è convocato a produrre, prendendo spunto dalle etiche plurali dei suoi
cittadini, un diritto unico, che riconosca secondo giustizia la possibilità di
vivere e di morire alla luce della propria concezione del mondo. E custodendo
ferma la distinzione fra etica e diritto. E' poco, è molto? In ogni caso, è
abbastanza per affermare che, com'è capitato spesso in questo Paese, si sta
giocando attorno al corpo di una donna una partita asperrima. C'è stato troppo rumore, troppo chiasso, certo, soprattutto in assenza
di una legislazione appropriata che dicesse la sua, di fronte a una
situazione-limite. Situazione-limite che, però, è e sarà sempre più di
ordinaria quotidianità, in questi anni d'immensi passi avanti sul piano
tecnologico e scientifico e tuttavia, fortunatamente, ancora impossibilitati a
pronunciare una parola definitiva in casi simili. Che invece richiederebbero
più silenzio, più rispetto per un dramma che si è consumato eccessivamente
sotto i riflettori delle telecamere. E, se mi è concesso, richiederebbero più
pietas. Per la tragedia che, comunque si voglia leggere, è ancora in corso, e
per le mille altre tragedie del genere che stanno attraversando le giornate di
tanti genitori, mariti, mogli e figli. I quali chiedono umanità insieme a una
legge adeguata che eviti gli arbitrii sempre possibili in sua assenza.
Sapranno, la migliore cultura cattolica e la migliore
cultura laica di questo Paese sempre più percepito come un'accozzaglia di
branchi decerebrati, venire incontro a tali esigenze, altissime eppure
semplicemente umane? A questo interrogativo è consegnata l'ipotesi che vicende
come quella di Eluana non si moltiplichino a dismisura nelle prossime
settimane, lasciandosi alle spalle non solo il dolore di chi le vuole
bene ma anche le ennesime macerie di reciproche scomuniche. Non sarà facile, ma
è indispensabile augurarcelo. La politica, quella con la P maiuscola, è
chiamata finalmente a battere un colpo.
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 04
Febbraio 2009 Chiudi Di fronte a un caso tragico quanto eticamente complesso
come quello della povera Eluana Englaro (e dei suoi sfortunati genitori), credo
si debba innanzitutto evitare di ragionare per assoluti, di contrapporre
principi a principi, verità a verità: la sacralità della vita contro il diritto
a una morte dignitosa, oppure (anche di questo si parla) la maestà della legge
contro gli imperativi della coscienza. Anche principi apparentemente
inoppugnabili, se sviluppati fino alle estreme conseguenze, possono portare a
esiti assurdi. E a volte è preferibile fermarsi nella terra di mezzo fra
opposte polarità teoriche e ideali, guardare al caso concreto, interrogare la
propria coscienza e affidarsi (non sembri una bestemmia) al semplice buon
senso. Per dirla più chiaramente: so bene che l'interruzione della vita di un'altra
persona (diverso naturalmente è il caso della libera volontà espressa
nell'immediatezza dei fatti da un malato ancora cosciente: vedi il caso Welby)
è una scelta terribile, tanto più se a compierla sono i congiunti più stretti.
So che una normativa troppo larga in materia di vita e di morte, pure adottata
con le migliori intenzioni, in nome dell'umana pietas o della dignità del
malato, può condurre a pratiche pericolose e inaccettabili (soprattutto in una
società non fondata su valori etici solidi e condivisi). Ma penso anche che il
valore assoluto della vita - peraltro non sempre rispettato nelle nostre
culture di riferimento, a cominciare da quella cristiana, e spesso subordinato
ad altri valori considerati essenziali - non dovrebbe essere legato a un dato
meramente biologico, come un respiro o il battito di un cuore. Un dato che la
Chiesa cattolica per prima ha nei secoli considerato secondario rispetto a
quello spirituale, ovvero l'anima investita direttamente dal soffio vitale
della divinità (così almeno la dottrina tomistica, ripresa da Dante nel canto
XXV del Purgatorio). Un laico, naturalmente, non parlerà di
anima, ma piuttosto di coscienza o, più brutalmente, di attività cerebrale.
Resta per tutti, laici e religiosi, la difficoltà di considerare vita vera il
vegetare di un corpo incapace di percepire se stesso e l'altro da sé, di
reagire a un qualsivoglia stimolo, di relazionarsi in un qualunque modo col
mondo esterno. Eluana Englaro è in queste condizioni da diciotto anni,
non da diciotto ore o da diciotto mesi. Nessuno pensa ragionevolmente che abbia
una sia pur minima possibilità di ripresa. Il modo stesso in cui viene
alimentata non ha nulla di naturale: e per questo appare improprio il
riferimento alle opere di misericordia corporale (dar da mangiare agli affamati
e da bere agli assetati), cui si richiamano coloro che si oppongono
all'interruzione delle pratiche mediche. C'è poi un altro elemento da
considerare: la volontà dei genitori, in particolare quella di Beppino Englaro,
che da anni si è caricato sulle spalle la terribile responsabilità di chiedere
l'interruzione dell'alimentazione forzata per sua figlia e nel frattempo non ha
mai cessato di assisterla e di ricordarla. Non credo, come ho già detto, che il
suo parere sia da solo decisivo. Così come non do eccessiva importanza alla
volontà espressa dalla stessa Eluana in anni lontani (qualcuno potrebbe averla
fraintesa o lei aver cambiato opinione in un secondo tempo). Ma penso che di
quel parere fosse doveroso tener conto: sia perché espresso da un padre a detta
di tutti affettuoso e irreprensibile, sia perché non contrastato
da altre voci all'interno della famiglia. Il che rende questo caso molto
diverso da quello di Terri Schiavo che, fra il 2004 e il 2005, divise
l'opinione pubblica americana e mondiale: allora la famiglia di origine della
donna era contraria all'interruzione delle cure e solo dopo una lunga battaglia
legale il marito ottenne l'autorizzazione a porre fine al trattamento
terapeutico. Insomma, in una situazione in cui non era possibile indicare una
via d'uscita che non fosse tragica (anzi, in cui la tragedia maggiore si era
già consumata diciotto anni fa e poi lungo tutto il tempo trascorso da allora),
la soluzione, dolorosissima, verso cui ci si sta avviando è in realtà l'unica
possibile. La impone il rispetto di un reiterato pronunciamento della
magistratura, che, piaccia o meno, fa testo in uno Stato di diritto. Ma la
impongono soprattutto il sentimento diffuso di pietà per Eluana e per la sua
famiglia e quell'umana misura nella declinazione dei principi morali senza la
quale, come insegnavano gli antichi, anche la norma più sacrosanta può
diventare iniqua. Giovanni Sabbatucci
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
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Mercoledì 04
Febbraio 2009 Chiudi di GIOVANNI SABBATUCCI Un valore assoluto della vita,
peraltro, non sempre rispettato nelle nostre culture di riferimento, a
cominciare da quella cristiana, e spesso subordinato ad altri valori
considerati essenziali.Un dato (quello meramente biologico) che la Chiesa
cattolica per prima ha nei secoli considerato secondario rispetto a quello
spirituale, ovvero l'anima investita direttamente dal soffio vitale della
divinità (così almeno la dottrina tomistica, ripresa da Dante nel canto XXV del
Purgatorio). Un laico, naturalmente, non parlerà di anima,
ma piuttosto di coscienza o, più brutalmente, di attività cerebrale. Resta per
tutti, laici e religiosi, la difficoltà di considerare vita vera il vegetare di
un corpo incapace di percepire se stesso e l'altro da sé, di reagire a un
qualsivoglia stimolo, di relazionarsi in un qualunque modo col mondo esterno.
Eluana Englaro è in queste condizioni da 17 anni, non da diciassette ore o da
diciassette mesi. Nessuno pensa ragionevolmente che abbia una sia pur minima
possibilità di ripresa. Il modo stesso in cui viene alimentata non ha nulla di
naturale: e per questo appare improprio il riferimento alle opere di
misericordia corporale (dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati),
cui si richiamano coloro che si oppongono all'interruzione delle pratiche
mediche. C'è poi un altro elemento da considerare: la volontà dei genitori, in
particolare quella di Beppino Englaro, che da anni si è caricato sulle spalle
la terribile responsabilità di chiedere l'interruzione dell'alimentazione
forzata per sua figlia e nel frattempo non ha mai cessato di assisterla e di
ricordarla. Non credo, come ho già detto, che il suo parere sia da solo
decisivo. Così come non do eccessiva importanza alla volontà espressa dalla
stessa Eluana in anni lontani (qualcuno potrebbe averla fraintesa o lei aver
cambiato opinione in un secondo tempo). Ma penso che di quel parere fosse
doveroso tener conto: sia perché espresso da un padre a detta di tutti
affettuoso e irreprensibile, sia perché non contrastato
da altre voci all'interno della famiglia. Il che rende questo caso molto
diverso da quello di Terri Schiavo che, fra il 2004 e il 2005, divise
l'opinione pubblica americana e mondiale: allora la famiglia di origine della
donna era contraria all'interruzione delle cure e solo dopo una lunga battaglia
legale il marito ottenne l'autorizzazione a porre fine al trattamento
terapeutico. Insomma, in una situazione in cui non era possibile indicare una
via d'uscita che non fosse tragica (anzi, in cui la tragedia maggiore si era
già consumata 17 anni fa e poi lungo tutto il tempo trascorso da allora), la
soluzione, dolorosissima, verso cui ci si sta avviando è in realtà l'unica
possibile. La impone il rispetto di un reiterato pronunciamento della
magistratura, che, piaccia o meno, fa testo in uno Stato di diritto. Ma la
impongono soprattutto il sentimento diffuso di pietà per Eluana e per la sua
famiglia e quell'umana misura nella declinazione dei principi morali senza la
quale, come insegnavano gli antichi, anche la norma più sacrosanta può
diventare iniqua.
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
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Mercoledì 04
Febbraio 2009 Chiudi di FRANCA GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - Togliere cibo
e acqua a Eluana è una pagina nera per l'Italia». Monsignor Fisichella,
presidente della Pontificia Accademia per la vita, continua però a sperare. Se
l'immaginava un epilogo del genere? «Mi auguro che vi sia la possibilità,
attraverso strumenti legali, di interrompere questo processo verso la morte. La
considerazione che non smetto di farmi è che dobbiamo rimboccarci le maniche,
come mai in precedenza a favore della vita, per cambiare una certa cultura di
morte che si manifesta in tante situazioni». Questo esame di coscienza chi lo
dovrebbe fare? «Noi tutti. Come possiamo dimenticare che in questi giorni
assistiamo a gruppi di ragazzi che per divertirsi danno fuoco a una persona che
sta dormendo? Che ci sono giovani che nei fine settimana non trovano niente di
meglio che violentare delle ragazze? E' questo il concetto di vita, di libertà,
di rispetto che si ha? Serva una missione che dovrebbe vedere tutti impegnati».
A Eluana toglieranno cibo ma, nello stesso tempo, somministreranno dei sedativi
contro il dolore... «E paradossale oltre che contraddittorio ma è proprio
quello che ha stabilito la sentenza. Non ci si può nascondere dietro formalismi
giuridici e linguistici per non cogliere un terribile paradosso: come si può
arrivare a togliere il sondino, obbligare che questo avvenga in una struttura
sanitaria e con l'assistenza di medici e, nello stesso tempo, somministrare
alla paziente dei farmaci per alleviare il dolore. E abnorme..» Il mondo
politico spaccato... «Ma ci sono anche state delle personalità politiche che,
attraverso atti di coraggio, hanno fatto in modo che si potesse rispettare la
legge. Penso, per esempio, al ministro Sacconi». Serve, dunque, una legge sul
fine vita... «E' necessaria e urgente. Da quello che ho potuto leggere sui
giornali, il testo preparato mi sembra molto equilibrato:
sono state recepite le istanze del mondo laico sulla libertà della persona di
decidere, e quelle del mondo cattolico (e non solo), di non identificare
l'idratazione e l'alimentazione come una terapia. Se ora tutti quanti
lasciassero da parte gli steccati ideologici forse potrebbe pure essere
approvata. Mi dispiace dirlo ma a me sembra che la storia del nostro
Paese voglia purtroppo caratterizzarsi per contrapposizioni e non per
condivisioni. Di contrapposizioni non ne abbiamo bisogno quando si parla di
vita e di morte». L'ex presidente Cossiga ha fatto una interpellanza chiedendo
al governo di intervenire con un decreto... «Già nei mesi scorsi l'ex
presidente Cossiga si era impegnato perchè ci si potesse appellare contro la
sentenza. Ma un decreto ha bisogno di almeno due firme, e all'orizzonte non si
intravede questa possibilità». La decisione dei genitori di Eluana da
condannare? «Da sempre ho detto che non si può giudicare e nessuno può
permettersi di farlo. Tutti meritano rispetto, soprattutto un padre e una
madre, tuttavia con altrettanta chiarezza dico che non posso condividere questa
scelta. Davanti alla vita si deve combattere per la vita». Chi si batte per
l'eutanasia tende spesso a ricordare le ultime parole di Giovanni Paolo II,
lasciatemi andare alla casa del Padre, come una implicita dichiarazione
eutanasica... «Mi meraviglia davvero che l'esempio eroico, coraggioso, luminoso
di Giovanni Paolo II possa essere letto in questi termini. Egli ha fornito al
mondo, giorno dopo giorno, fino alla fine, un esempio raro che non ha nulla a
che spartire con qualsivoglia criterio eutanasico. Egli era ormai al termine
della sua vita, ne era consapevole e la malattia l'ha affrontata con fede,
pensando alla Passione di Cristo. Nulla a che vedere con l'eutanasia. Egli non
voleva cure sproporzionate ma è indubbio che è sempre stato
alimentato e idratato, fino alla fine».
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 04
Febbraio 2009 Chiudi ROMA - E ora il Parlamento accelera l'esame del testo sul
testamento biologico. Però le divisioni agitano trasversalmente gli
schieramenti: lo scontro è sull'idratazione e sulla nutrizione. Se la
maggioranza deve fare i conti con qualche frangia di dissenso, il Pd rischia di
spaccarsi. I cattolici si schierano con il Partito delle Libertà, mentre i laici
attaccano («il testo porterà un enorme numero di conflitti in tribunale»). Il relatore
Raffaele Calabrò sente che è «più forte l'esigenza che il Parlamento legiferi
per sottrarre il problema ai giudici, agli amministratori di strutture
sanitarie e a quanti altri si arrogano il diritto di decidere della vita e
della morte». Il testo ha unificato dieci proposte. Quali i punti? «La
legge nega il diritto alla morte, idratazione e nutrizione non potranno essere
interrotte, perché queste non sono terapie ma forme di sostegno alla vita, di
cui difendiamo la dignità e l'inviolabilità», sintetizza Calabrò. La legge,
inoltre, impone tre no: all'eutanasia, al suicidio assistito e all'accanimento
terapeutico. Prevista l'autodeterminazione delle cure con il testamento che
dovrà essere firmato da un medico e depositato presso un notaio. Il documento
non avrà durata illimitata: se non riconfermato con un atto ufficiale scadrà
dopo tre anni dalla firma. Ma chi potrà esprimere le volontà di una persona nel
caso che questa perda la possibilità di intendere e di volere? Verrà introdotto
il «fiduciario» che avrà un ruolo importante. A. Ser.
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-04 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Lo scrittore Sebastiano Vassalli «Non riesco a capire chi ha torto
e chi ha ragione» MILANO — Dubbio è la prima parola che viene in mente allo scrittore
Sebastiano Vassalli quando si parla del caso Eluana Englaro. «Come si fa ad
avere certezze in un senso o nell'altro?» dice. «Ho seguito il caso, ho letto i
pareri di medici e scienziati, ma nemmeno da quelli è venuta fuori la
possibilità, per me, di dire chi ha ragione e chi ha torto, che cosa si debba o
non si debba fare. So che ci sono molte situazioni simili, ma quello che
caratterizza questo caso è proprio l'unicità. Quante sono le persone in questa
condizione da 17 anni? Siamo di fronte a una donna entrata in coma molto
giovane, quindi anche molto forte, che sta sopravvivendo al di là di ogni
previsione e, probabilmente, al di là di ogni sopportazione». E non basta, per
decidere chi ha ragione e chi ha torto, sapere, come dice il padre Beppino, che
Eluana era un «purosangue della libertà » e aveva sempre espresso la ferma
volontà di non essere sottoposta a trattamenti sanitari in caso di malattia
irreversibile. «Sul rifiuto dell'accanimento terapeutico si può essere
d'accordo. Ma l'alimentazione e l'idratazione possono essere considerati una
terapia?» si chiede lo scrittore. Ciò che per Vassalli è, invece,
«comprensibilissimo » è lo «stato di esasperazione
umanamente insostenibile della famiglia. E credo che il tribunale abbia tenuto
conto anche di questo nel prendere la sua contestata decisione. Tuttavia il
vero dramma è che nè la scienza nè la legge hanno dato gli strumenti per avere
la certezza assoluta che si stia facendo la cosa giusta. Personalmente credo
che l'interruzione dell'alimentazione vada verso una soluzione umana. Umana,
troppo umana per dirla con Nietzsche». Ciò su cui Vassalli non ha dubbio è il
rifiuto di ogni strumentalizzazione di un caso che avrebbe richiesto
soprattutto il silenzio. «Quello che è mancato, che manca ancora di più adesso
che siamo alle battute finali, è l'umiltà. Bisognerebbe avere l'umiltà di
fermarsi ». E invece ci sono state le interrogazioni parlamentari, i decreti,
le veglie, il pane e le bottiglie d'acqua, gli scioperi della fame, le
mobilitazioni, i tentativi di fermare l'ambulanza che portava Eluana dalla
clinica di Lecco a quella di Udine dove dovrebbe cominciare il suo ultimo
viaggio. «Trovo intollerabile che se ne sia fatta una questione di bandiera.
Chiesa e politica si sono impadroniti del caso». D'altronde, per Vassalli, le
questioni fondamentali, quelle della vita e della morte, dell'aborto e
dell'eutanasia, non possono essere appannaggio esclusivo dei cattolici.
«Anzi — dice Vassalli — la responsabilità del laico è ancora più grande. Il suo
compito è meno facilitato, più irto di doveri e scelte, senza dogmi e precetti
da seguire. E comunque ci si dimentica che nessuno mette in discussione la
difesa della vita umana, ma la definizione di ciò che è vita e da che punto in
avanti essa cominci». L'unica speranza, per Vassalli, è che tutta questa storia
finisca nel silenzio. «Ma ho l'impressione che questo abbandono della vita
avverrà nel modo peggiore, in mezzo alle urla e al clamore». Cristina Taglietti
( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 30 del 2009-02-04
pagina 4 Sacconi studia la contromossa: "La nostra sanità non fa
morire" di Francesca Angeli Lo strappo di papà Beppino scatena reazioni
politiche accese e trasversali. Fini spiazza tutti: "Scelta da
rispettare". Napolitano: ora il testamento biologico Roma - Eutanasia,
omicidio, condanna a morte, pietà, rispetto, silenzio. Parole impegnative che
si esasperano fino a trasformarsi in sentenze quando si avvicinano a quel letto
d?ospedale e avvolgono il corpo di Eluana Englaro, divenuto un simbolo suo
malgrado. Fuori da quella stanza, anche se invocato ripetutamente dai suoi familiari,
il silenzio è diventato una scelta impossibile per la politica, che si
interroga sul proprio ruolo e sul diritto-dovere di intervenire in casi come
quello di Eluana o Terry Schiavo, sempre più frequenti con l?evoluzione
tecnologica della medicina. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
invoca un dibattito pacato. Un confronto «sul testamento biologico che non ha
nulla a che vedere con l?eutanasia perché nel Parlamento italiano non è
all?ordine del giorno nessuna legge sull?eutanasia»,dice il capo dello Stato,
mentre ad esempio «in altri paesi come il Lussemburgo l?eutanasia attiva è
regolamentata». Dunque c?è un vuoto legislativo che va colmato e su questo
punto sono tutti d?accordo. Anche il presidente del Senato, Renato Schifani,
avverte: «Quanto sta avvenendo pone ormai con drammaticità la necessità di un
intervento legislativo che sappia prevenire e affrontare situazioni davanti
alle quali le famiglie e le persone non possono essere lasciate sole». E
Schifani ricorda l?impegno di Palazzo Madama su questo fronte «per arrivare al
più presto a un risultato concreto sul tema del testamento biologico». Ma il
nodo che ancora non si scioglie è stretto intorno a quello che significa
eutanasia. E la risposta che ciascuno si dà non dipende dall?appartenenza a una
parte politica ma alle proprie più intime e profonde convinzioni. Principi che
inducono il sottosegretario all?Interno, Alfredo Mantovano, a dire che il
distacco del sondino che nutre ed idrata la Englaro rappresenta «la prima
condanna a morte dopo il 1948: la condanna di una innocente attraverso una
lunga agonia». Un giudizio condiviso da altri esponenti del Pdl come Maurizio
Lupi, che difende «il valore sacro della vita» o il governatore della
Lombardia, Roberto Formigoni, che nell?amarezza per la sorte di Eluana
sottolinea con forza il suo rifiuto di farsi «complice» di una sentenza di
morte. Sullo stesso fronte si pone anche Paola Binetti e molti altri esponenti cattolici del Partito democratico, che invocano insieme con
il Movimento della vita «un decreto legge che possa bloccare la procedura di
morte che si è innescata». Tutti condividono il principio che alimentazione e
idratazione non siano terapie o cure e quindi sospendibili per non incorrere
nell?accanimento terapeutico. Idratare e alimentare una persona che non può
farlo da sola è un dovere anche per il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi,
che proprio in questa ottica ha emanato mesi fa un ordinanza nella quale si
ribadiva che non è possibile per una struttura del servizio sanitario nazionale
attuare una procedura che di fatto porta alla morte del paziente. Una certezza
che Sacconi ribadisce con forza. «Tutto il nostro sistema e dunque anche i
compiti della casa di cura La Quiete sono rivolti alla vita e non alla morte -
dice Sacconi -. Sospendere alimentazione e idratazione significherebbe
imboccare la strada di un presunto diritto alla morte. Stiamo valutando i
profili formali. Eluana si trova in uno stato
vegetativo ma non di morte cerebrale. Ci vorranno 15 o 20 giorni per essere
condotta a morte e si ha il timore che possa soffrire, tanto che le saranno
somministrati sedativi. Tutto questo accade in assenza di una legge specifica e
di una volontà accertata da parte della donna. Io auspico un ripensamento.». Ma
il presidente della Camera, Gianfranco Fini non nutre le stesse convinzioni.
«Invidio chi ha certezze sul caso Englaro. Personalmente non ne ho né religiose
né scientifiche - dice Fini -. Ho solo dubbi, uno su tutti. Qual è e dove è il
confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di
Eluana abbiano diritto di fornire una risposta e io sento il dovere di
rispettarla». Una posizione lontanissima da quella di Mantovano anche se
entrambi vengono da Alleanza nazionale. Ma la dichiarazione di Fini non stupisce
perché già in passato su delicati temi bioetici come quello della procreazione
assistita si era distinto condividendo posizioni più «laiche» o «laiciste»
all?interno del centrodestra. Come quelle sostenute da Benedetto Della Vedova,
Pdl, che parla di «linciaggio» di Beppino Englaro da parte di chi usa termini
come omicidio o boia. «Parlare di mano assassina è privo di qualsiasi pietà ed
è un assurdo dal punto di vista della civiltà giuridica». Per Umberto Veronesi,
oncologo ed ex ministro della Sanità, «si è arrivati a un epilogo inevitabile
nel rispetto della volontà di Eluana». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Dopo lo scandalo dei
bonus da 18 miliardi distribuiti ai manager dalle banche americane salvate
dallo Stato, Obama corre ai ripari: oggi annuncia una norma che impone un
limite di 500mila dollari agli stipendi dei dirigenti delle società che
beneficiano dei sussidi pubblici. Bene, è un passo nella giusta direzione.
Tuttavia, mi chiedo: i 18 miliardi rappresentano un abuso colossale e una
distorsione di fondi pubblici: perchè Obama non ne pretende la restituzione? Se
lo avesse fatto sarebbe stato davvero credibile, in
questo modo invece premia la casta, legalizza l'ultima rapina. E invece in un
frangente di crisi come questo sarebbe stato
necessario un segnale molto più forte che, evidentemente, Obama non può
permettersi. Segnali che invece giungono da alcune aziende private. In
Giappone, ad esempio, i manager di alcune grandi società in difficoltà si sono
ridotti del 30% lo stipendio. Lo stesso è avvenuto in Italia, nel mio mondo,
quello dell'editoria. Il gruppo del Sole 24 Ore ha appena inviato una lettera a
tutti i collaboratori in cui annuncia una riduzione dei compensi del 25% per
fare fronte a quella che definisce la "Grande Crisi". La lettera è
firmata dal direttore Ferruccio de Bortoli e dall'amministratore delegato
Claudio Calabi, che hanno dato l'esempio riducendosi di un quarto lo stipendio.
Che differenza rispetto ai banchieri di Wall Street! Questa è la strada giusta:
se i tempi sono duri, lo sono per tutti. Ed è il capo che mostra la via
assumendosi in prima persona i sacrifici richiesti. Io lo chiamo capitalismo
responsabile e mi piace moltissimo. Scritto in economia, società, era obama,
globalizzazione, democrazia, Italia, notizie nascoste, giornalismo Non
commentato » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Ecco
perché il clandestino in realtà non viene espulso Sul Giornale di ieri Stefano
Zurlo ha scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli
irregolari che vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un
meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna
di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i
processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato
esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di
volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà.
Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l'irregolare
viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita
invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza
documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una
persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo
sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad
arrivare, sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora
è necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la
scarcerazione in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano
obbligatorio il rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride
dell'occhio. Solo così l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha.
L'alternativa è che l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente
multietnica, ma in un Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un
razzismo diffuso. Non c'è più tempo da perdere: tocca al governo di
centrodestra proporre misure concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni
sostenerle con spirito bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha
più colore politico ma è sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza
degli italiani, compresi i progressisti. O no? Scritto in società,
globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 56 ) » (4 voti, il
voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009
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La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono
occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho
scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di
Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14
milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E
così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le
leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa
del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a
giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano
ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal
fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di
dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo
punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene
smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il
capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella
della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era
obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il
mondo Commenti ( 72 ) » (6 voti, il voto medio è: 2.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando
(quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la
questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica
renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue.
Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei
prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca
fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono
risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno
lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione
rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione,
dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale
manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che
esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il
razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda iniziative
straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone, anche
ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non si
combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come ha
dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri che
arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri
sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e
si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli
americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In
tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati
europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non
partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire
il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non
viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad
alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare
più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee,
direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze
è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma
spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci
ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse
da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che
l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni
Africane, che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare
un approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate
non abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche
in futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi)
tutto. O no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti
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di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del
Giornale nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider
a un altro e dunque anche l'accesso al blog è stato
difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi scuso per questo
inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto
ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull'aborto e per la prima
volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente
compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si sono accorti che un lobbista
dell'industria delle armi è stato nominato numero due
del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo
blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene non
abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il
segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla
Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le
quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo
di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo
americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto
smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato
Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio?
I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del
debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di
Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende
ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare
l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il
suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse
gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai
cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere
doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il
principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra
commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello
di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che
aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile?
Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe
prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni
economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse
per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza
rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama,
globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) »
(8 voti, il voto medio è: 3.25 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran?
"L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha
sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori
della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma
McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che
la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che
l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un
modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di
Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni
orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza
nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle
prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni
prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi.
Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta
ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una
grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una
valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo
arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati
diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si
rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati
su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington
e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto
notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi
è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu
Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti
ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa all'Islam
fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica lungimirante o
clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi come
l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in israele,
era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam Commenti ( 103
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un amico 21Jan 09 Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi salvare. Le borse
crollano, ci risiamo.. ma perchè? Colpa di Obama, come qualcuno ha suggerito
sui giornali? No, i mercati finanziari scendono perchè temono che nemmeno
Obama, nonostante gli interventi promessi, possa risollevare l'economia,
perlomeno non i tempi brevi. Nonostante i ribassi di Piazza Affari e l'entità
del debito pubblico, l'Italia è in una posizione più favorevole rispetto ad
altri Paesi, come ha spiegato uno dei nostri economisti più brillanti Marco
Fortis, in un'intervista a Rodolfo Parietti. Ma la crisi è globale e da sola
l'Italia non ce la può fare. E allora bisogna capirne le ragioni e le
dinamiche. Un giornalista del Corriere del Ticino, Alfonso Tuor, da tempo si
segnala per la precisione e la lungimiranza delle sue analisi. Venerdì scorso,
dunque prima del capitombolo di Wall Street, ha pubblicato un editoriale in cui
spiega che cosa sta accadendo. La sua è una visione "tremontiana" e
la ritengo assai convincente. Ecco i passaggi più significativi del suo
articolo: Concluso il periodo delle ferie natalizie, è tornato alla ribalta il
problema centrale di questa crisi: lo stato comatoso
del settore finanziario. Infatti non vi sono miglioramenti delle condizioni di
salute del sistema bancario, nonostante le ricapitalizzazioni degli istituti di
credito americani ed europei operate dagli Stati e i continui interventi delle
banche centrali. (.)Lo stesso presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke,
ha dovuto ammettere che non vi è alcuna speranza di uscire da questa crisi se
non si risana il sistema bancario. Bernanke ha addirittura precisato che
risulterà insufficiente anche il pacchetto fiscale di Obama da 800 miliardi di
dollari. (.) Il motivo è semplice. La crisi finanziaria ha già investito
l'economia reale. Le industrie europee, americane e di altri continenti si
trovano strette in una tenaglia: da un canto, i fatturati diminuiscono
rapidamente (in alcuni rami si registrano contrazioni del 30%) e, dall'altra,
l'accesso al credito è chiuso, poiché il sistema bancario è riluttante a
concedere nuovi crediti, oppure è estremamente oneroso, con tassi di interesse
molto elevati nonostante il ribasso del costo del denaro attuato dalle banche
centrali. La conseguenza è un circolo vizioso: la recessione produce nuove
sofferenze che aggravano la crisi bancaria, le banche concedono meno prestiti
rendendo più profonda la recessione e così via. In pratica, il settore bancario
non svolge più (non concedendo crediti) il suo ruolo di trasmissione degli
impulsi di politica monetaria. Quindi, anche il taglio dei tassi europei riduce
i costi di rifinanziamento delle banche, ma ha scarsa o nessuna influenza
sull'accesso e sul costo del credito delle imprese industriali. Ora,
l'oligarchia finanziaria che ha causato questa crisi, con l'autorevole sostegno
della Federal Reserve, sostiene una tesi semplice: non si può uscire dalla
crisi, se prima gli Stati non risanano il sistema bancario. Questa tesi,
apparentemente seduttiva, dimentica di esplicitare i costi enormi di questo
salvataggio. Un'idea della grandezza dei capitali necessari la si può ricavare
dalle migliaia di miliardi finora spesi da Stati e da banche centrali senza
ottenere alcun risultato apprezzabile. Negli Stati Uniti si sono già spesi
8.000 miliardi di dollari, nell'Unione Europea la cifra è di poco inferiore.
Per risanare i catastrofici bilanci delle grandi banche occorrerebbero altre
migliaia di miliardi. Se non si crede alla teoria che i soldi possano essere
stampati all'infinito senza alcuna conseguenza negativa, bisogna concludere che
i governi devono scegliere chi aiutare, poiché non hanno le risorse finanziarie
per salvare sia le famiglie sia le imprese sia le banche. È quanto ha deto
recentemente il ministro italiano Giulio Tremonti, il quale teme che il
tentativo di salvare tutti farà sì che non si riuscirà ad aiutare nessuno e si
provocherà unicamente un ulteriore peggioramento della crisi. Come sostiene
Tremonti, bisogna ammettere realisticamente che si può salvare solo la parte
buona del sistema bancario e concentrare le risorse per rilanciare l'economia,
per difendere l'occupazione e il sistema industriale. Per essere più chiari,
fino a quando non si cominceranno a fare queste scelte non vi è alcuna
possibilità che si esca veramente dalla crisi. Il costo di salvare tutto e
tutti rischia di essere tale da incrinare la fiducia nei titoli con cui gli
Stati finanziano i loro disavanzi pubblici e nelle stesse monete. A questo
riguardo già si cominciano ad avvertire alcuni segnali preoccupanti. (.) In
attesa che le élites politiche si affranchino dallo stato
di dipendenza nei confronti dell'oligarchia finanziaria, saremo costretti a
confrontarci con l'aggravarsi della recessione, con continui interventi
miliardari per salvare le banche e pacchetti di rilancio che non produrranno
gli effetti desiderati, ma solo un sollievo temporaneo. Insomma, continueremo
ad assistere al peggioramento della crisi. Domanda: Tuor ha ragione ? E'
possibile salvare solo alcune banche mantenendo la funzionalità del sistema
finanziario? Scritto in società, economia, europa, globalizzazione, gli usa e
il mondo Commenti ( 26 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Obama, l'uomo del Pentagono (e di
Wall Street) Obama sarà davvero un riformatore? Più passa il tempo e più sono
convinto di no. Sta diventando l'uomo dell'establishment ovvero di quel mondo
che in campagna elettorale aveva promesso di cambiare. "Yes we can",
("sì, si può fare") e "Change we can believe in" (il
cambiamento in cui credere) sono più che mai slogan retorici e dunque vuoti. E
per averne conferma basta scorrere l'elenco dei ministri e dei consiglieri.
Facce nuove? Pochissime, sono quasi tutti ex collaboratori di Bill Clinton e
quasi tutti legati a interessi particolari, soprattutto in due campi: finanza e
difesa. Come fa Obama a riformare il sistema finanziario se affida il Tesoro a
Geithner e sceglie come superconsigliere Summers ovvero due pupilli del presidente
di Citigroup ed ex ministro del tesoro Rubin? Non scordiamocelo: fu Rubin ad
avviare il processo di deregolamentazione dei mercati finanziari che è
all'origine dell'attuale recessione. E negli ultimi mesi dietro le quinte è stato lui a manovrare con lo stesso Obama e con Bush per
ottenere gli aiuti multimilardari al settore e in particolare i miliardi
necessari per salvare la stessa Citigroup. Che credibilità ha un presidente che
conferma alla guida del Pentagono Robert Gates, il ministro di Bush, e,
soprattutto, che nomina suo vice William Lynn? Voi direte: e chi è Lynn? E' uno
dei più noti lobbisti dell'industria delle armi e al Pentagono è stato incaricato di presiedere il comitato per. gli acquisti
di armamenti. ma la gente non lo sa: perchè i grandi media americani questa
notizia l'hanno data in breve o non l'hanno pubblicata affatto. E' così che
Obama intende combattere la corruzione e gli interessi particolari? Temo che
una certa Washington abbia già inghiottito Barack.. o sbaglio? Scritto in
democrazia, notizie nascoste, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti (
94 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 18Jan 09 Preghiera islamica anche al Colosseo. Ora basta
Riepiloghiamo: il 6 gennaio gli islamici hanno pregato contemporaneamente a
Milano di fronte al Duomo e a Bologna in piazza Maggiore davanti alla Chiesa di
San Petronio. Il 10 gennaio nuova preghiera a Milano di fronte alla Stazione
centrale. Ieri gli islamici hanno conquistato il
piazzale di fronte al Colosseo, mentre a Bologna la questura ha vietato
un'altra preghiera in pubblico prevista per il 24 gennaio. Mi spiace di dover
proporre nel giro di pochi giorni il terzo post sullo stesso tema, ma non posso
esimermi: questi fatti dimostrano che si tratta non di iniziative estemporanee,
ma di provocazioni nell'ambito di una precisa strategia da parte dei
fondamentalisti islamici sunniti che si riconoscono nell'Ucoii e dunque nei
Fratelli musulmani. Con questa gente non si scherza. Nelle prossime settimane
capiremo qual è il loro obiettivo finale, ma sin d'ora è chiaro che vogliono da
un lato intimidire i musulmani moderati assumendo la guida di tutti i movimenti
islamici in Italia, dall'altro dimostrare agli italiani, laici
e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle
nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano,
non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai
urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società
civile e della Chiesa. Resto convinto che i seguaci dell'Ucoii e di un
Islam involuto e antimoderano siano una piccola minoranza tra i musulmani
presenti nel nostro Paese. Ma con questi fanatici non ci può essere dialogo:
l'Italia non ha bisogno di loro. E occorre che lo sappiano subito. Non c'è più
tempo, non si può aspettare. Scritto in società, democrazia, Italia,
immigrazione, islam Commenti ( 110 ) » (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jan 09 Battisti libero grazie a
Carla Bruni. Ci risiamo. Dopo aver salvato la brigatista Marina Petrella, Carla
Bruni in Srakozy avrebbe avuto un ruolo decisivo nel convincere il Brasile a
non concedere all'Italia l'estradizione del terrorista Battisti. Lo scrivono i
giornali brasiliani, ricordando che la coppia presidenziale francese ha
trascorso le vacanze natalizie in Brasile, durante le quali ha incontrato il
presidente Lula, inducendolo al dietro-front. Poco fa l'Eliso ha smentito, ma
l'avvocato di Battisti, Eric Turon conferma: «Il presidente Sarkozy ha
accettato di organizzare una riunione con il segretario nazionale della
giustizia brasiliana, Romeu Tuma Jr, colloquio grazie al quale Battisti ha
ottenuto lo status di rifugiato politico», ha detto al quotidiano Folha de
S.Paulo. Insomma, il sospetto è fondato. Lo schema ormai è noto: lei ammalia,
lui esegue. Diabolica, inqualificabile, pericolosissima Carlà. C'è ancora
qualcuno disposto a cantarne le lodi? PS Segnalo questo godibilissimo pezzo di
Stenio Solinas. Scritto in democrazia, Italia, francia Commenti ( 58 ) » (3
voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
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fanno in Italia,da far rizzare i capelli.... Marina: Una cosa ho capito
frequentando questo blog e anche l'atro ,che non siete affatto democratici ,se
non a... bo.mario: Marina hai ragione è Maristarru che non riesce a capirti nel
senso vero delle cose. La ricca? Australia... Marina: Maristaurru "sai
bene immagino che l'elefante burocratico fa e disfa, commette ruberie, errori
,... Franco Parpaiola: Salve. Difatti, appunto maristaurru, e proprio così, hai
ragione. Salutonen. Ultime news An error has occured; the feed is probably
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espulso La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Immigrazione, stiamo
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( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
SILVESTRO MONTANARO
«Lo scriva: troppi silenzi, troppe le latitanze della Chiesa dinanzi alla
soverchiante presenza della camorra». È l'osservazione più amara ma anche
quella che il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro sente come più necessaria. Il
suo episcopato ha avuto come punti focali la promozione umana, la pace, il
Vangelo che consente tutto questo e ancora di più: la realizzazione dei cieli
nuovi e delle terre nuove che danno vita alla costruzione del Regno di Dio già
qui, ora, subito. Per questo Nogaro ripete spesso: «È importante cominciare». E
la camorra è totale negazione di questo inizio. Ieri il presule ha accolto in
Curia la giornalista de «Il Mattino» Rosaria Capacchione, autrice del recente
«L'oro della camorra» edito da Rizzoli. Un incontro fortemente voluto: il
vescovo che ha amato la sua gente ha un testimone in casa e non vi rinuncia.
Ritiene anche che cristiano sia colui che corregge la situazione sociale. Con
la camorra è lo stesso: «Deve muoversi - sostiene - la coscienza morale, la
coscienza della Chiesa: accanto al catechismo cattolico ci deve essere quello
della legalità». Fare il bene concreto oltre la lettera del magistero;
impegnarsi nella vita. E qui la latitanza dell'istituzione ecclesiastica «che
ha rinunciato talora a essere coscienza di Vangelo per confondersi con la
diplomazia e la politica» ne ha compromesso talora l'autorevolezza
del discorso evangelico anche nel successivo confronto con il mondo laico:
«Quando - ha richiamato Nogaro - ad esempio il concilio Vaticano II non ha
condannato espressamente la guerra perché i vescovi americani erano impegnati
in Vietnam, oppure quando si constata che la conferenza episcopale siciliana
non ha prodotto alcun documento pastorale riguardante il fenomeno mafioso».
Retta coscienza e responsabilità personale: è il luogo dove Capacchione e
Nogaro si incontrano. «Ognuno faccia la sua parte - afferma la giornalista - la
legalità è il primo impulso, la convenienza viene dopo». Esemplificando il
proprio contributo professionale: «Nel giornalismo è basilare chiedersi perché
ma puoi farlo soltanto se studi, se ti rendi conto anche un po' da solo della
situazione: altrimenti ti esponi a un'eventuale risposta di comodo da parte
dell'interlocutore». E «L'oro della camorra» è così: una documentata
testimonianza per far uscire dall'ingenuità i tanti complici più o meno
inconsapevoli della camorra. Conoscendo avremo possibilità di evitarlo: è etico
anche questo. E su questo Nogaro non può che essere d'accordo: «Il mondo
dipende da me - sostiene il vescovo - dalla mia serietà e dignità interiore. La
mia coscienza vale più della parola del Papa: bisogna educare la coscienza e
rendere responsabili le persone». La responsabilità richiama la politica e qui
sono tante le zone grigie accese da malfunzionamenti sociali. Anche qui Nogaro
e Capacchione si incontrano nell'osservazione che fanno della realtà locale:
entrambi non hanno mai visto un giovane fare carriera qui da noi senza
raccomandazioni e protezioni e nonostante un'eventuale, brillante curriculum
universitario. «Non siamo mai riusciti a regolarizzare - afferma il vescovo -
la posizione lavorativa di un giovane o a intervenire per tutelare un interesse
della comunità come nel caso del taglio dei posti in Cardiochirurgia a Caserta.
Mi è stato risposto: a ciascuno il suo ruolo».
( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Dopo lo scandalo dei
bonus da 18 miliardi distribuiti ai manager dalle banche americane salvate dallo
Stato, Obama corre ai ripari: oggi annuncia una norma che impone un limite di
500mila dollari agli stipendi dei dirigenti delle società che beneficiano dei
sussidi pubblici. Bene, è un passo nella giusta direzione. Tuttavia, mi chiedo:
i 18 miliardi rappresentano un abuso colossale e una distorsione di fondi
pubblici: perchè Obama non ne pretende la restituzione? Se lo avesse fatto
sarebbe stato davvero credibile, in questo modo invece
premia la casta, legalizza l'ultima rapina. E invece in un frangente di crisi
come questo sarebbe stato necessario un segnale molto
più forte che, evidentemente, Obama non può permettersi. Segnali che invece
giungono da alcune aziende private. In Giappone, ad esempio, i manager di
alcune grandi società in difficoltà si sono ridotti del 30% lo stipendio. Lo
stesso è avvenuto in Italia, nel mio mondo, quello dell'editoria. Il gruppo del
Sole 24 Ore ha appena inviato una lettera a tutti i collaboratori in cui
annuncia una riduzione dei compensi del 25% per fare fronte a quella che
definisce la "Grande Crisi". La lettera è firmata dal direttore
Ferruccio de Bortoli e dall'amministratore delegato Claudio Calabi, che hanno
dato l'esempio riducendosi di un quarto lo stipendio. Che differenza rispetto
ai banchieri di Wall Street! Questa è la strada giusta: se i tempi sono duri,
lo sono per tutti. Ed è il capo che mostra la via assumendosi in prima persona
i sacrifici richiesti. Io lo chiamo capitalismo responsabile e mi piace
moltissimo. Scritto in economia, società, era obama, globalizzazione,
democrazia, Italia, notizie nascoste, giornalismo Commenti ( 5 ) » (Nessun
voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Ecco perché il clandestino
in realtà non viene espulso Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha scritto un
bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che vengono
arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo davvero
surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di nascosto nel
nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i processi, di media,
sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato esce, in attesa del
verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di volata, viene
condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà. Come
è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l'irregolare viene
afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita invisibile. Con
una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza documenti, non
potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona per lo
stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo sia, la lotta ai
clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare, sempre più
numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è necessario correre
ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione in attesa del
processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il rilevamento, oltre
delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così l'Italia può
assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che l'Italia si
trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un Paese
anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è più
tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure concrete. E
al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito bipartisan.
Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è sentito, con
angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i progressisti.
O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione
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articolo a un amico 30Jan 09 La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi.
Negli ultimi giorni mi sono occupato nuovamente della casta dei banchieri, che
ha inguaiato il mondo. Ho scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio,
che l'ex numero uno di Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in
Florida, stimata 14 milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha
comprata? La moglie. E così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi
peraltro remota, perché le leggi americane offrono ampie protezioni ai
banchieri protagonisti della truffa del secolo. I protagonisti del disastro
finanziario passano le loro giornate a giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli
che non si sono ritirati continuano ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro
società venivano salvate dal fallimento, i manager delle banche si sono
accordati bonus per 18,4 miliardi di dollari, come spiego in un editoriale, nel
quale pongo una domanda a questo punto fondamentale: è giusto salvare le banche
se la casta non viene smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono
d'accordo con lui. Se il capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù
indispensabile, quella della responsabilità individuale. E fare piazza pulita.
Scritto in società, era obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste,
democrazia, gli usa e il mondo Commenti ( 72 ) » (6 voti, il voto medio è: 2.5
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09
Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni
hanno riportato alla ribalta la questione degli immigrati. Ne traggo tre
riflessioni. 1) La crisi economica renderà ancora più acuto il problema
dell'immigrazione all'interno della Ue. Romania e Bulgaria sono già in forte
crisi economica e non mi stupirebbe se nei prossimi mesi aumentasse il numero
di cittadini di questi Paesi che cerca fortuna nei Paesi europei ricchi; che,
però, come ben sappiamo, non sono risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari
verranno qui ma non troveranno lavoro e molti di quelli che già abitano in
Italia lo perderanno. La situazione rischia di diventare rapidamente esplosiva:
povertà, indegenza, disperazione, dunque probabile aumento della delinquenza
spicciola e molto potenziale manodopera per la malavita e per gli imprenditori
italiani schiavisti (che esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto
questo alimenterà il razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che
l'Unione europea prenda iniziative straordinarie per limitare la libertà di
circolazione delle persone, anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2)
L'immigrazione extra Ue non si combatte solo alzando barriere, che in realtà
servono a poco, perchè, come ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione
Ismu, dei 450 mila stranieri che arrivano illegalmente, solo 120mila
attraversano il Mediterraneo. Gli altri sbarcano con un visto regolare (di
studio, turistico o per lavori stagionali) e si danno alla macchia. Come si
combatte questo fenomeno? Imitando gli americani: che prendono la foto e le
impronte digitali a tutti i visitatori, In tal modo (magari anche con il
controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati europea che rende facilmente
identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non partono spinti solo dalla
povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire il mito di un'Europa
Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non viene mai scalfito
dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad alimentarlo. «Gli
africani quando partono non immaginano che fuori possa fare più freddo che
dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee, direttore della tv
cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze è necessario che
gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma spesso un purgatorio
fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci ce la fa deve
rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse da quelle
africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'Europa
promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane, che
oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un approccio diverso
sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non abbiano prodotto
gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in futuro. In altre
parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O no? Scritto in
società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 72 ) » (5 voti, il
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2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jan
09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale nelle ultime 48
ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e dunque anche
l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in
certe zone d'Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli
ultimi due giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con
il Vaticano sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la
stampa americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra
l'altro si sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero due del Pentagono, vicenda di cui
abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo blog. Era ora. Ma la notizia
più significativa riguarda la Cina, sebbene non abbia avuto molto rilievo sui
giornali italiani. E' accaduto questo: il segretario al Tesoro Timothy Geithner
che giovedì, durante le audizioni alla Commissione finanze del Senato, aveva
accusato Pechino di «manipolare le quotazioni dello yuan per ottenre
scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo di fatto l'iter che, in base a
una legge del 1988, permetterebbe al governo americano di imporre sanzioni
ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto smentendo le accuse, mentre il
ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato Hillary Clinton ammonendola a non
compiere passi falsi. Perchè questo screzio? I fattori di attrito sono diversi,
ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del debito americano. La Cina è da
qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di Buono del tesoro Usa, ma una
decina di giorni fa ha annunciato che intende ridurre il proprio impegno e
usare una parte delle risorse per rilanciare l'economia interna. L'America,
però, non può permetterlo; anzi, visto che il suo deficit pubblico quest'anno
triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse gli acquisti di Treasury.
L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai cinesi: se Pechino non si
ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere doganali; dunque rendendo
impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il principale sbocco ai beni
«made in China». Si scatenerebbe una guerra commerciale e finanziaria da cui
usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello di un dollaro in caduta libera e
di una Cina in profonda depressione, che aggraverebbe la crisi dell'economia
mondiale. Domanda: lo scenario è credibile? Ragionavolmente uno scontro non
conviene a nessuno e pertanto dovrebbe prevalere la ragionevolezza. Fino a
quando la Cina, che secondo alcuni economisti sarebbe già in depressione, è
disposta a usare le proprie risorse per finanziare il deficit americano? E
Obama è in grado di gestire con saggezza rapporti delicati e cruciali come
questi? Scritto in economia, era obama, globalizzazione, notizie nascoste,
cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) » (8 voti, il voto medio è: 3.25 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo
Obama, ma come la mettiamo con l'Iran? "L'America non tortura", ha
dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha sempre visto nell'America un baluardo
di civiltà, saldamente ancorato ai valori della democrazia e della
Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma McCain, se avesse vinto,
avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che la guerra al terrorismo
non possa essere condotta violando i principi che l'America ha sempre
proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un modello virtuoso per
gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di Guantanamo è
risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni orribili, da
lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza nemmeno il
monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle prigioni
segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni prigionieri
sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi. Obama (e
McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta ed
energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una grande
democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una valenza
politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo arabo e
all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati diretti
senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si rafforzano
i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati su questo
blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington e, off
the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto notare che
Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi è il primo
leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu Mazen. Basta
torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti ancora più
stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa all'Islam
fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica lungimirante o
clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi come
l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in israele,
era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam Commenti ( 103
) » (7 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 21Jan 09 Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi salvare. Le borse
crollano, ci risiamo.. ma perchè? Colpa di Obama, come qualcuno ha suggerito
sui giornali? No, i mercati finanziari scendono perchè temono che nemmeno Obama,
nonostante gli interventi promessi, possa risollevare l'economia, perlomeno non
i tempi brevi. Nonostante i ribassi di Piazza Affari e l'entità del debito
pubblico, l'Italia è in una posizione più favorevole rispetto ad altri Paesi,
come ha spiegato uno dei nostri economisti più brillanti Marco Fortis, in
un'intervista a Rodolfo Parietti. Ma la crisi è globale e da sola l'Italia non
ce la può fare. E allora bisogna capirne le ragioni e le dinamiche. Un
giornalista del Corriere del Ticino, Alfonso Tuor, da tempo si segnala per la
precisione e la lungimiranza delle sue analisi. Venerdì scorso, dunque prima
del capitombolo di Wall Street, ha pubblicato un editoriale in cui spiega che
cosa sta accadendo. La sua è una visione "tremontiana" e la ritengo
assai convincente. Ecco i passaggi più significativi del suo articolo: Concluso
il periodo delle ferie natalizie, è tornato alla ribalta il problema centrale
di questa crisi: lo stato comatoso del settore
finanziario. Infatti non vi sono miglioramenti delle condizioni di salute del
sistema bancario, nonostante le ricapitalizzazioni degli istituti di credito
americani ed europei operate dagli Stati e i continui interventi delle banche
centrali. (.)Lo stesso presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dovuto
ammettere che non vi è alcuna speranza di uscire da questa crisi se non si
risana il sistema bancario. Bernanke ha addirittura precisato che risulterà
insufficiente anche il pacchetto fiscale di Obama da 800 miliardi di dollari.
(.) Il motivo è semplice. La crisi finanziaria ha già investito l'economia
reale. Le industrie europee, americane e di altri continenti si trovano strette
in una tenaglia: da un canto, i fatturati diminuiscono rapidamente (in alcuni
rami si registrano contrazioni del 30%) e, dall'altra, l'accesso al credito è
chiuso, poiché il sistema bancario è riluttante a concedere nuovi crediti,
oppure è estremamente oneroso, con tassi di interesse molto elevati nonostante
il ribasso del costo del denaro attuato dalle banche centrali. La conseguenza è
un circolo vizioso: la recessione produce nuove sofferenze che aggravano la
crisi bancaria, le banche concedono meno prestiti rendendo più profonda la
recessione e così via. In pratica, il settore bancario non svolge più (non
concedendo crediti) il suo ruolo di trasmissione degli impulsi di politica
monetaria. Quindi, anche il taglio dei tassi europei riduce i costi di
rifinanziamento delle banche, ma ha scarsa o nessuna influenza sull'accesso e
sul costo del credito delle imprese industriali. Ora, l'oligarchia finanziaria
che ha causato questa crisi, con l'autorevole sostegno della Federal Reserve,
sostiene una tesi semplice: non si può uscire dalla crisi, se prima gli Stati
non risanano il sistema bancario. Questa tesi, apparentemente seduttiva, dimentica
di esplicitare i costi enormi di questo salvataggio. Un'idea della grandezza
dei capitali necessari la si può ricavare dalle migliaia di miliardi finora
spesi da Stati e da banche centrali senza ottenere alcun risultato
apprezzabile. Negli Stati Uniti si sono già spesi 8.000 miliardi di dollari,
nell'Unione Europea la cifra è di poco inferiore. Per risanare i catastrofici
bilanci delle grandi banche occorrerebbero altre migliaia di miliardi. Se non
si crede alla teoria che i soldi possano essere stampati all'infinito senza
alcuna conseguenza negativa, bisogna concludere che i governi devono scegliere
chi aiutare, poiché non hanno le risorse finanziarie per salvare sia le
famiglie sia le imprese sia le banche. È quanto ha deto recentemente il ministro
italiano Giulio Tremonti, il quale teme che il tentativo di salvare tutti farà
sì che non si riuscirà ad aiutare nessuno e si provocherà unicamente un
ulteriore peggioramento della crisi. Come sostiene Tremonti, bisogna ammettere
realisticamente che si può salvare solo la parte buona del sistema bancario e
concentrare le risorse per rilanciare l'economia, per difendere l'occupazione e
il sistema industriale. Per essere più chiari, fino a quando non si
cominceranno a fare queste scelte non vi è alcuna possibilità che si esca
veramente dalla crisi. Il costo di salvare tutto e tutti rischia di essere tale
da incrinare la fiducia nei titoli con cui gli Stati finanziano i loro
disavanzi pubblici e nelle stesse monete. A questo riguardo già si cominciano
ad avvertire alcuni segnali preoccupanti. (.) In attesa che le élites politiche
si affranchino dallo stato di dipendenza nei confronti
dell'oligarchia finanziaria, saremo costretti a confrontarci con l'aggravarsi
della recessione, con continui interventi miliardari per salvare le banche e
pacchetti di rilancio che non produrranno gli effetti desiderati, ma solo un
sollievo temporaneo. Insomma, continueremo ad assistere al peggioramento della
crisi. Domanda: Tuor ha ragione ? E' possibile salvare solo alcune banche mantenendo
la funzionalità del sistema finanziario? Scritto in società, economia, europa,
globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 26 ) » (6 voti, il voto medio è:
3.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Obama,
l'uomo del Pentagono (e di Wall Street) Obama sarà davvero un riformatore? Più
passa il tempo e più sono convinto di no. Sta diventando l'uomo
dell'establishment ovvero di quel mondo che in campagna elettorale aveva
promesso di cambiare. "Yes we can", ("sì, si può fare") e
"Change we can believe in" (il cambiamento in cui credere) sono più
che mai slogan retorici e dunque vuoti. E per averne conferma basta scorrere
l'elenco dei ministri e dei consiglieri. Facce nuove? Pochissime, sono quasi
tutti ex collaboratori di Bill Clinton e quasi tutti legati a interessi
particolari, soprattutto in due campi: finanza e difesa. Come fa Obama a
riformare il sistema finanziario se affida il Tesoro a Geithner e sceglie come
superconsigliere Summers ovvero due pupilli del presidente di Citigroup ed ex
ministro del tesoro Rubin? Non scordiamocelo: fu Rubin ad avviare il processo
di deregolamentazione dei mercati finanziari che è all'origine dell'attuale
recessione. E negli ultimi mesi dietro le quinte è stato
lui a manovrare con lo stesso Obama e con Bush per ottenere gli aiuti
multimilardari al settore e in particolare i miliardi necessari per salvare la
stessa Citigroup. Che credibilità ha un presidente che conferma alla guida del
Pentagono Robert Gates, il ministro di Bush, e, soprattutto, che nomina suo
vice William Lynn? Voi direte: e chi è Lynn? E' uno dei più noti lobbisti
dell'industria delle armi e al Pentagono è stato
incaricato di presiedere il comitato per. gli acquisti di armamenti. ma la
gente non lo sa: perchè i grandi media americani questa notizia l'hanno data in
breve o non l'hanno pubblicata affatto. E' così che Obama intende combattere la
corruzione e gli interessi particolari? Temo che una certa Washington abbia già
inghiottito Barack.. o sbaglio? Scritto in democrazia, notizie nascoste,
presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 94 ) » (7 voti, il voto medio
è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Preghiera
islamica anche al Colosseo. Ora basta Riepiloghiamo: il 6 gennaio gli islamici
hanno pregato contemporaneamente a Milano di fronte al Duomo e a Bologna in
piazza Maggiore davanti alla Chiesa di San Petronio. Il 10 gennaio nuova
preghiera a Milano di fronte alla Stazione centrale. Ieri gli islamici hanno
conquistato il piazzale di fronte al Colosseo, mentre
a Bologna la questura ha vietato un'altra preghiera in pubblico prevista per il
24 gennaio. Mi spiace di dover proporre nel giro di pochi giorni il terzo post
sullo stesso tema, ma non posso esimermi: questi fatti dimostrano che si tratta
non di iniziative estemporanee, ma di provocazioni nell'ambito di una precisa
strategia da parte dei fondamentalisti islamici sunniti che si riconoscono
nell'Ucoii e dunque nei Fratelli musulmani. Con questa gente non si scherza.
Nelle prossime settimane capiremo qual è il loro obiettivo finale, ma sin d'ora
è chiaro che vogliono da un lato intimidire i musulmani moderati assumendo la
guida di tutti i movimenti islamici in Italia, dall'altro dimostrare agli
italiani, laici e cattolici, di
essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città,
sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non
vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente
una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e
della Chiesa. Resto convinto che i seguaci dell'Ucoii e di un Islam
involuto e antimoderano siano una piccola minoranza tra i musulmani presenti
nel nostro Paese. Ma con questi fanatici non ci può essere dialogo: l'Italia
non ha bisogno di loro. E occorre che lo sappiano subito. Non c'è più tempo,
non si può aspettare. Scritto in società, democrazia, Italia, immigrazione,
islam Commenti ( 110 ) » (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 15Jan 09 Battisti libero grazie a Carla Bruni.
Ci risiamo. Dopo aver salvato la brigatista Marina Petrella, Carla Bruni in
Srakozy avrebbe avuto un ruolo decisivo nel convincere il Brasile a non
concedere all'Italia l'estradizione del terrorista Battisti. Lo scrivono i
giornali brasiliani, ricordando che la coppia presidenziale francese ha
trascorso le vacanze natalizie in Brasile, durante le quali ha incontrato il
presidente Lula, inducendolo al dietro-front. Poco fa l'Eliso ha smentito, ma
l'avvocato di Battisti, Eric Turon conferma: «Il presidente Sarkozy ha
accettato di organizzare una riunione con il segretario nazionale della
giustizia brasiliana, Romeu Tuma Jr, colloquio grazie al quale Battisti ha
ottenuto lo status di rifugiato politico», ha detto al quotidiano Folha de
S.Paulo. Insomma, il sospetto è fondato. Lo schema ormai è noto: lei ammalia,
lui esegue. Diabolica, inqualificabile, pericolosissima Carlà. C'è ancora
qualcuno disposto a cantarne le lodi? PS Segnalo questo godibilissimo pezzo di
Stenio Solinas. Scritto in democrazia, Italia, francia Commenti ( 58 ) » (3
voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
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cambiato... Marina: Vastarini,è vero che i politici li eleggiamo noi.Abbiamo
quale alternativa? O questi o quelli.Punto. Abbiamo... Filo80: Secondo me ci
sono troppi personaggi politici interessati ad avere quanti più immigrati
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( da "EUROPA ON-LINE" del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Noi medici, non
delatori SALVATORE GERACI * In queste ore, in sede di esame al senato del ddl 733
(il cosiddetto ?pacchetto sicurezza?), saranno votati due emendamenti, proposti
dalla Lega, che minano profondamente uno dei capisaldi della politica sanitaria
italiana per garantire accessibilità ai servizi da parte degli immigrati
temporaneamente non in regola con il soggiorno. Si vuole cancellare la norma
che vieta al personale socio-assistenziale la segnalazione/denuncia di un
immigrato irregolare bisognoso di cure. La ?logica? di tale normativa non è
solo quella di aiutare/ curare l?immigrato irregolare, ma anche quella di dare
attuazione all?articolo 32 della Costituzione: la salute è tutelata dalle
istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della
persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese quelle derivanti
dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero. La
cancellazione del comma 5 nell?articolo 35 del d.l.ivo 286/98, provocherebbe
immediatamente, cosa per altro che già sta accadendo, l?allontanamento dalle
strutture sanitarie di migliaia di immigrati che per paura non si
rivolgerebbero più ai medici con un alto rischio per la loro salute (pensiamo
alla particolare gravità per i bambini o per le donne in gravidanza) ma anche
per la salute della collettività qualora avessero malattie diffusive.
L?opposizione a questa proposta è unanime nel mondo sanitario: gli ordini dei
medici, i collegi infermieristici, le ostetriche, gli assistenti sociali, i
fisioterapisti, le più importanti società medico-scientifiche (sia di sanità
pubblica come l?Osservatorio italiano sulla salute globale, sia delle varie
specialità mediche: pediatri, ginecologi, infettivologi, ...), gran parte della società civile laica (da Medici senza frontiere ai
Medici di origine straniera, ...) e confessionale impegnata nel settore (il
coordinamento immigrazione Caritas, Migrantes, i Medici Cattolici, le comunità
arabe, ...) solo per citare alcune sigle. In particolare la Federazione
nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha avuto modo
di evidenziare, negli ultimi mesi, il totale dissenso sull?iniziativa
leghista. Ha scritto il presidente, Amedeo Bianco: «Vale la pena ribadire le
motivazioni di tale dissenso, motivazioni che direttamente attengono alla
matrice etico-deontologica dell?esercizio professionale medico e ai suoi
delicati risvolti civili e sociali. Inutile ricordare che uno dei principi
fondamentali che riguardano la salute come bene collettivo è fondato sul libero
accesso alle cure e quindi ogni misura o provvedimento che possa limitare tale
libertà rischia di tradursi in un boomerang per la tutela della salute
collettiva». Quando scriviamo non sappiamo se prevarrà il buon senso o
l?arroganza di un approccio alla sanità pubblica ideologizzato e sterile che
forse drenerà qualche consenso in più ma farà del male all?intera comunità
nazionale. * presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'
PAOLA DEL VECCHIO
Madrid. Allentare le tensioni con la Santa Sede, per evitare di aprire nuovi
fronti di scontro, dopo la frattura provocata dalle leggi sui matrimoni gay o
il divorzio rapido. Zapatero ha deciso di puntare sul dialogo diretto col
Vaticano per mitigare la conflittualità con i vescovi spagnoli, sulla quale si
gioca 2 milioni di voti cattolici. Per questo, i colloqui fra il premier
«laicista» e il segretario di Stato Vaticano monsignor Tarcisio Bertone, alla
sua prima visita ufficiale a Madrid, si sono svolti ieri in un clima definito
«molto cordiale». Il faccia a faccia, durato oltre un'ora, è servito al leader
socialista a portare avanti la politica di «gesti distensivi» avviata negli
ultimi mesi con l'invito, rivolto al Papa, a partecipare all'Anno Santo
Compostelano del luglio 2010 a Santiago. E con l'impegno ad avviare i
preparativi per la Giornata mondiale della Gioventù, che si celebrerà a Madrid
nel 2011, alla quale interverrà il pontefice. Con Bertone, Zapatero ha
affrontato i temi caldi dell'agenda globale, dal conflitto in Medio Oriente
alla crisi economica, alla lotta alla povertà. È toccato, invece, alla vicepremier
Maria Teresa Fernandez de la Vega, delegata a gestire i delicati rapporti con
la Chiesa, difendere con Bertone la riforma della legge spagnola sull'aborto e
la materia Educazione alla cittadinanza, duramente osteggiata dai vescovi. Le
due spinose questioni, assieme alla modifica della legge di libertà religiosa,
che il governo intende «adattare alla diversità della società spagnola», hanno
tenuto banco nei colloqui. Dalla vicepresidente, Bertone - che alla vigilia
dell'arrivo a Madrid aveva evidenziato «la volontà di dialogo» e il rispetto
dei cattolici «al potere legittimamente costituito» - ha ottenuto
l'assicurazione che non saranno toccati gli accordi con la Santa Sede. Un
impegno provato nei fatti. In concomitanza della visita del cardinale, il Psoe
ha bloccato 5 iniziative di legge laiciste, rivolte proprio alla revisione del
Concordato, a favorire l'apostasia, e ad aprire la
discussione sull'eutanasia, presentate dai gruppi della sinistra radicale, Erc,
Iu e Ivc. Nonostante la svolta moderata, il Vaticano però continua a percepire
il «laicismo» di Madrid come una minaccia. E i vescovi, fra breve, faranno
pubblico un documento durissimo contro la riforma dell'aborto.
( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Ho seguito con
crescente turbamento le polemiche sulla vicenda di Eluana. Chiunque abbia provato
che cosa significhi assistere un proprio caro che ha subito danni al cervello,
non può che provare una struggente solidarietà con il padre di Eluana. Questo è
un dramma intimo, straziante, che richiede raccoglimento e invece è diventato
il tema di una battaglia furibonda da entrambi gli schieramenti. Stamattina ho
letto sulla Stampa l'opinione controcorrente di un autorevole cattolico, quella
dell'arcivescovo Giuseppe Casale che dice: «Mi sento vicinissimo a papà
Peppino. Quella di Eluana non è più vita, porre termine al suo calvario è un
atto di misericordia». «Non è tollerabile accanirsi ancora nè proseguire questo
stucchevole can can. C'è poco da dire: l'alimentazione e l'idratazione
artificiali sono assimilabili a trattamenti medici. E se una cura non porta a
nessun beneficio può essere legittimamente interrotta». E ancora: "Si è
creato il 'caso Englarò agitando lo spettro dell'eutanasia, ma qui non si
tratta di eutanasia. Alla fine anche Giovanni Paolo II ha richiesto di non
insistere con interventi terapeutici inutili. Vedo quasi il gusto di accanirsi
su una persona chiusa nella sua sofferenza irreversibile. Una vita senza
relazioni, alimentata artificialmente non è vita. Come cattolici
dovremmo interrompere tutto questo clamore e dovremmo essere più sereni
affinchè la sorte di Eluana possa svilupparsi naturalmente - aggiunge monsignor
Casale - . I trattamenti medici cui è stata sottoposta non possono prolungare
una vera vita, ma solo un calvario disumano. È giusto lasciarla andare nelle
mani di Dio.» «L'alimentazione artificiale - conclude Monsignor Casale - è
accanimento terapeutico, se la si interrompe Eluana muore. Rispettiamo le sue
ultime volontà e non lasciamo solo un padre che, appena si saranno spenti i
riflettori di una parossistica attenzione, sarà in esclusiva compagnia del suo
dolore. Io lo comprendo, prego per lui, gli sono vicino. Neanche io vorrei
vivere attaccato alle macchine come Eluana, anche per me chiederei di staccare
la spina. Eluana non c'è più già da tanto, da molto tempo prima della rimozione
del sondino che simula un'esistenza definitivamente svanita». Le parole di
Monsignor Casale fanno riflettere. Che abbia ragione lui? Scritto in società,
Italia, giornalismo Commenti ( 4 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo
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Commenti Invia questo articolo a un amico 04Feb 09 Quei manager che si tagliano
lo stipendio. Dopo lo scandalo dei bonus da 18 miliardi distribuiti ai manager
dalle banche americane salvate dallo Stato, Obama corre ai ripari: oggi
annuncia una norma che impone un limite di 500mila dollari agli stipendi dei
dirigenti delle società che beneficiano dei sussidi pubblici. Bene, è un passo
nella giusta direzione. Tuttavia, mi chiedo: i 18 miliardi rappresentano un
abuso colossale e una distorsione di fondi pubblici: perchè Obama non ne
pretende la restituzione? Se lo avesse fatto sarebbe stato
davvero credibile, in questo modo invece premia la casta, legalizza l'ultima
rapina. E invece in un frangente di crisi come questo sarebbe stato necessario un segnale molto più forte che,
evidentemente, Obama non può permettersi. Segnali che invece giungono da alcune
aziende private. In Giappone, ad esempio, i manager di alcune grandi società in
difficoltà si sono ridotti del 30% lo stipendio. Lo stesso è avvenuto in
Italia, nel mio mondo, quello dell'editoria. Il gruppo del Sole 24 Ore ha
appena inviato una lettera a tutti i collaboratori in cui annuncia una
riduzione dei compensi del 25% per fare fronte a quella che definisce la
"Grande Crisi". La lettera è firmata dal direttore Ferruccio de
Bortoli e dall'amministratore delegato Claudio Calabi, che hanno dato l'esempio
riducendosi di un quarto lo stipendio. Che differenza rispetto ai banchieri di
Wall Street! Questa è la strada giusta: se i tempi sono duri, lo sono per
tutti. Ed è il capo che mostra la via assumendosi in prima persona i sacrifici
richiesti. Io lo chiamo capitalismo responsabile e mi piace moltissimo. Scritto
in economia, società, era obama, globalizzazione, democrazia, Italia, notizie
nascoste, giornalismo Commenti ( 60 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Ecco perché il
clandestino in realtà non viene espulso Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha
scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che
vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo
davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di
nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i
processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato
esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di
volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in
libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma,
l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua
vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza
documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una
persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo
sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad
arrivare, sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora
è necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la
scarcerazione in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano
obbligatorio il rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride
dell'occhio. Solo così l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha.
L'alternativa è che l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente
multietnica, ma in un Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un
razzismo diffuso. Non c'è più tempo da perdere: tocca al governo di
centrodestra proporre misure concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni
sostenerle con spirito bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha
più colore politico ma è sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza
degli italiani, compresi i progressisti. O no? Scritto in società,
globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 69 ) » (5 voti, il
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La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono
occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho
scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di
Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14
milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E
così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le
leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa
del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a
giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano
ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal
fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di
dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo
punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene
smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il
capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella
della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era
obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il
mondo Commenti ( 73 ) » (7 voti, il voto medio è: 2.86 su un massimo di 5) Loading
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questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi)
tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la questione
degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica renderà
ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue. Romania e
Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei prossimi
mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca fortuna nei
Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono risparmiati dalla
recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno lavoro e molti di
quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione rischia di
diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione, dunque
probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale manodopera per
la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che esistono e vanno
combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il razzismo e
l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda iniziative
straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone, anche
ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non si
combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come ha
dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri che
arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri
sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e
si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli
americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In
tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati
europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non
partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire
il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non
viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad
alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare
più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee,
direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze
è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma
spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci
ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse
da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che
l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni
Africane, che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare
un approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate
non abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche
in futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi)
tutto. O no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti
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articolo a un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del
Giornale nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider
a un altro e dunque anche l'accesso al blog è stato
difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi scuso per questo
inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto
ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull'aborto e per la prima
volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente
compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si sono accorti che un lobbista
dell'industria delle armi è stato nominato numero due
del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo
blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene non
abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il
segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla
Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le
quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo
di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo
americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto
smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato
Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio?
I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del
debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di
Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende
ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare
l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il
suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse
gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai
cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere
doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il
principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra
commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello
di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che aggraverebbe
la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile?
Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe
prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni
economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse
per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza
rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama,
globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) »
(9 voti, il voto medio è: 3.44 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran?
"L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha
sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori
della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma
McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che
la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che
l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un
modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di
Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni
orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza
nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle
prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni
prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi.
Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta
ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una
grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una
valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo
arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati
diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si
rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati
su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington
e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto
notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi
è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu
Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti
ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa
all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica
lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi
come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in
israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam
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articolo a un amico 21Jan 09 Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi
salvare. Le borse crollano, ci risiamo.. ma perchè? Colpa di Obama, come
qualcuno ha suggerito sui giornali? No, i mercati finanziari scendono perchè
temono che nemmeno Obama, nonostante gli interventi promessi, possa risollevare
l'economia, perlomeno non i tempi brevi. Nonostante i ribassi di Piazza Affari
e l'entità del debito pubblico, l'Italia è in una posizione più favorevole
rispetto ad altri Paesi, come ha spiegato uno dei nostri economisti più
brillanti Marco Fortis, in un'intervista a Rodolfo Parietti. Ma la crisi è
globale e da sola l'Italia non ce la può fare. E allora bisogna capirne le
ragioni e le dinamiche. Un giornalista del Corriere del Ticino, Alfonso Tuor,
da tempo si segnala per la precisione e la lungimiranza delle sue analisi.
Venerdì scorso, dunque prima del capitombolo di Wall Street, ha pubblicato un
editoriale in cui spiega che cosa sta accadendo. La sua è una visione
"tremontiana" e la ritengo assai convincente. Ecco i passaggi più
significativi del suo articolo: Concluso il periodo delle ferie natalizie, è
tornato alla ribalta il problema centrale di questa crisi: lo stato comatoso del settore finanziario. Infatti non vi sono
miglioramenti delle condizioni di salute del sistema bancario, nonostante le
ricapitalizzazioni degli istituti di credito americani ed europei operate dagli
Stati e i continui interventi delle banche centrali. (.)Lo stesso presidente della
Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dovuto ammettere che non vi è alcuna speranza
di uscire da questa crisi se non si risana il sistema bancario. Bernanke ha
addirittura precisato che risulterà insufficiente anche il pacchetto fiscale di
Obama da 800 miliardi di dollari. (.) Il motivo è semplice. La crisi
finanziaria ha già investito l'economia reale. Le industrie europee, americane
e di altri continenti si trovano strette in una tenaglia: da un canto, i
fatturati diminuiscono rapidamente (in alcuni rami si registrano contrazioni
del 30%) e, dall'altra, l'accesso al credito è chiuso, poiché il sistema
bancario è riluttante a concedere nuovi crediti, oppure è estremamente oneroso,
con tassi di interesse molto elevati nonostante il ribasso del costo del denaro
attuato dalle banche centrali. La conseguenza è un circolo vizioso: la
recessione produce nuove sofferenze che aggravano la crisi bancaria, le banche
concedono meno prestiti rendendo più profonda la recessione e così via. In
pratica, il settore bancario non svolge più (non concedendo crediti) il suo
ruolo di trasmissione degli impulsi di politica monetaria. Quindi, anche il
taglio dei tassi europei riduce i costi di rifinanziamento delle banche, ma ha
scarsa o nessuna influenza sull'accesso e sul costo del credito delle imprese
industriali. Ora, l'oligarchia finanziaria che ha causato questa crisi, con
l'autorevole sostegno della Federal Reserve, sostiene una tesi semplice: non si
può uscire dalla crisi, se prima gli Stati non risanano il sistema bancario.
Questa tesi, apparentemente seduttiva, dimentica di esplicitare i costi enormi
di questo salvataggio. Un'idea della grandezza dei capitali necessari la si può
ricavare dalle migliaia di miliardi finora spesi da Stati e da banche centrali
senza ottenere alcun risultato apprezzabile. Negli Stati Uniti si sono già
spesi 8.000 miliardi di dollari, nell'Unione Europea la cifra è di poco
inferiore. Per risanare i catastrofici bilanci delle grandi banche
occorrerebbero altre migliaia di miliardi. Se non si crede alla teoria che i
soldi possano essere stampati all'infinito senza alcuna conseguenza negativa,
bisogna concludere che i governi devono scegliere chi aiutare, poiché non hanno
le risorse finanziarie per salvare sia le famiglie sia le imprese sia le banche.
È quanto ha deto recentemente il ministro italiano Giulio Tremonti, il quale
teme che il tentativo di salvare tutti farà sì che non si riuscirà ad aiutare
nessuno e si provocherà unicamente un ulteriore peggioramento della crisi. Come
sostiene Tremonti, bisogna ammettere realisticamente che si può salvare solo la
parte buona del sistema bancario e concentrare le risorse per rilanciare
l'economia, per difendere l'occupazione e il sistema industriale. Per essere
più chiari, fino a quando non si cominceranno a fare queste scelte non vi è
alcuna possibilità che si esca veramente dalla crisi. Il costo di salvare tutto
e tutti rischia di essere tale da incrinare la fiducia nei titoli con cui gli
Stati finanziano i loro disavanzi pubblici e nelle stesse monete. A questo
riguardo già si cominciano ad avvertire alcuni segnali preoccupanti. (.) In
attesa che le élites politiche si affranchino dallo stato
di dipendenza nei confronti dell'oligarchia finanziaria, saremo costretti a
confrontarci con l'aggravarsi della recessione, con continui interventi
miliardari per salvare le banche e pacchetti di rilancio che non produrranno
gli effetti desiderati, ma solo un sollievo temporaneo. Insomma, continueremo
ad assistere al peggioramento della crisi. Domanda: Tuor ha ragione ? E'
possibile salvare solo alcune banche mantenendo la funzionalità del sistema
finanziario? Scritto in società, economia, europa, globalizzazione, gli usa e
il mondo Commenti ( 26 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Obama, l'uomo del Pentagono (e di
Wall Street) Obama sarà davvero un riformatore? Più passa il tempo e più sono
convinto di no. Sta diventando l'uomo dell'establishment ovvero di quel mondo
che in campagna elettorale aveva promesso di cambiare. "Yes we can",
("sì, si può fare") e "Change we can believe in" (il
cambiamento in cui credere) sono più che mai slogan retorici e dunque vuoti. E
per averne conferma basta scorrere l'elenco dei ministri e dei consiglieri.
Facce nuove? Pochissime, sono quasi tutti ex collaboratori di Bill Clinton e
quasi tutti legati a interessi particolari, soprattutto in due campi: finanza e
difesa. Come fa Obama a riformare il sistema finanziario se affida il Tesoro a
Geithner e sceglie come superconsigliere Summers ovvero due pupilli del
presidente di Citigroup ed ex ministro del tesoro Rubin? Non scordiamocelo: fu
Rubin ad avviare il processo di deregolamentazione dei mercati finanziari che è
all'origine dell'attuale recessione. E negli ultimi mesi dietro le quinte è stato lui a manovrare con lo stesso Obama e con Bush per
ottenere gli aiuti multimilardari al settore e in particolare i miliardi
necessari per salvare la stessa Citigroup. Che credibilità ha un presidente che
conferma alla guida del Pentagono Robert Gates, il ministro di Bush, e,
soprattutto, che nomina suo vice William Lynn? Voi direte: e chi è Lynn? E' uno
dei più noti lobbisti dell'industria delle armi e al Pentagono è stato incaricato di presiedere il comitato per. gli acquisti
di armamenti. ma la gente non lo sa: perchè i grandi media americani questa
notizia l'hanno data in breve o non l'hanno pubblicata affatto. E' così che
Obama intende combattere la corruzione e gli interessi particolari? Temo che
una certa Washington abbia già inghiottito Barack.. o sbaglio? Scritto in
democrazia, notizie nascoste, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti (
94 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 18Jan 09 Preghiera islamica anche al Colosseo. Ora basta
Riepiloghiamo: il 6 gennaio gli islamici hanno pregato contemporaneamente a
Milano di fronte al Duomo e a Bologna in piazza Maggiore davanti alla Chiesa di
San Petronio. Il 10 gennaio nuova preghiera a Milano di fronte alla Stazione
centrale. Ieri gli islamici hanno conquistato il
piazzale di fronte al Colosseo, mentre a Bologna la questura ha vietato
un'altra preghiera in pubblico prevista per il 24 gennaio. Mi spiace di dover
proporre nel giro di pochi giorni il terzo post sullo stesso tema, ma non posso
esimermi: questi fatti dimostrano che si tratta non di iniziative estemporanee,
ma di provocazioni nell'ambito di una precisa strategia da parte dei
fondamentalisti islamici sunniti che si riconoscono nell'Ucoii e dunque nei
Fratelli musulmani. Con questa gente non si scherza. Nelle prossime settimane
capiremo qual è il loro obiettivo finale, ma sin d'ora è chiaro che vogliono da
un lato intimidire i musulmani moderati assumendo la guida di tutti i movimenti
islamici in Italia, dall'altro dimostrare agli italiani, laici
e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle
nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non
rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più
che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della
società civile e della Chiesa. Resto convinto che i seguaci dell'Ucoii e
di un Islam involuto e antimoderano siano una piccola minoranza tra i musulmani
presenti nel nostro Paese. Ma con questi fanatici non ci può essere dialogo:
l'Italia non ha bisogno di loro. E occorre che lo sappiano subito. Non c'è più
tempo, non si può aspettare. Scritto in società, democrazia, Italia,
immigrazione, islam Commenti ( 110 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un
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( da "Foglio, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'
5 febbraio 2009 Gentile
presidente, firmi. E' cosa laica e giusta Ci sono cento ragioni ipotetiche per
essere tentati di non sottoscrivere quel decreto o di bloccarlo. Ragioni
costituzionali, politiche, di rispetto delle sentenze. Ma c'è una ragione
minuscola e decisiva per firmarlo Io so come è fatto Giorgio Napolitano,
comunista della generazione di mio padre e di mia madre, so come si è formata
la sua cultura etica, e rispetto la sua idea atea e materialista di
autodeterminazione per il nulla che lo ha spinto a prendere in mano la bandiera
di Piergiorgio Welby, ieri, e quella di Beppino Englaro, oggi. Non è la mia
visione delle cose, ma accetto che quella visione sia parte del mondo in cui
vivo. Penso tuttavia che questo è il momento in cui un presidente della
Repubblica eletto contro il volere della maggioranza reale del paese, che ha
però trovato il modo di convivere con tutti gli italiani facendo con grande
decenza il proprio mestiere di garante, deve saper distinguere, nella decisione
se firmare o no un decreto che salva la vita di Eluana Englaro e afferma un
divieto di valore generale, tra la sovranità che appartiene al popolo per
volere della Costituzione e il dettato di una sentenza ad hoc, quella che
autorizza la messa a morte della signora Englaro, la quale contraddice un
principio in cui si riconosce la maggioranza del Parlamento. Se Napolitano
firmasse il decreto che gli sottopone il governo, quel testo chiaro e ispirato
al common sense, a una morale non pretenziosa e comprensibile da ciascuno, non
si piegherebbe a un?ingerenza del clero cattolico, non cederebbe terreno a una
visione integrista e fanatica dell?esistenza, non abdicherebbe allo spirito
laico e mondano in cui è cresciuto. Al contrario, farebbe la cosa giusta. La
farebbe in nome del fatto che la maggioranza del Parlamento è chiaramente
orientata a non consentire che l?idratazione e la nutrizione di un disabile che
ha perso la sua autonomia sia sospesa finché morte non sopravvenga, tanto più
in esecuzione di una sua volontà presunta. E perfino in nome di qualcosa che va
al di là di qualunque maggioranza possibile. Naturalmente ci sono cento ragioni
ipotetiche per essere tentati di non firmare quel decreto o di bloccarlo prima
che entri nella sala del Consiglio dei ministri. Ragioni costituzionali relative
ai requisiti di necessità e di urgenza dell?atto. Ragioni afferenti il
carattere generale e valido erga omnes che si richiede alla legislazione.
Ragioni politiche concernenti il forte elemento di divisione politica e civile
che sulla questione è fin dall?inizio evidente. Ragioni di rispetto di una
sentenza della magistratura civile di Milano, confermata dalla Cassazione. Ma
c?è una ragione minuscola eppure decisiva per cui nessun italiano sensato
potrebbe contestare al presidente della Repubblica la firma sotto quel testo:
se a Udine si va avanti come minacciato, una cittadina italiana potrebbe
subire, unica e sola, una condanna a morte applicata con metodi di disumana
ferocia (la fame e la sete), e questo qualche settimana o qualche mese prima
che il Parlamento approvi una legge di moratoria, che renderà impossibile il
ripetersi di una simile offesa alla dignità della vita umana.