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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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TARTICOLI DEL  1-5 febbraio 2009        #TOP


 

IN EVIDENZA

Shoah, lo stop di papa Ratzinger "Williamson deve chiedere scusa". di Marco Politi La Repubblica 5-2-2009

 

Nel Palazzo apostolico è l'ora della retromarcia. Pubblica. In prima pagina dell'Osservatore

Romano. Benedetto XVI fa sapere che i quattro vescovi lefebvriani, anche senza scomunica, non

esercitano al momento nessuna funzione nella Chiesa cattolica. Richard Williamson, in particolare,

dovrà rimangiarsi pubblicamente le sue dichiarazioni sulla Shoah. E, calice amaro da trangugiare, la

Segreteria di Stato vaticana comunica al mondo che papa Ratzinger «non conosceva» le prese di

posizione del vescovo negazionista.

E' durata ventiquattr'ore la speranza del Vaticano di poter archiviare lo scandalo, rispondendo

seccamente alla cancelliera Merkel attraverso un comunicato del portavoce vaticano. Né potevano

servire le critiche a lei rivolte in Germania dal fratello del Papa, Georg Ratzinger. Non era mai

successo che un capo di governo straniero chiamasse in causa ufficialmente il pontefice,

chiedendogli una rettifica. Né c'era da aspettarsi che le acque si calmassero dal momento che interi

episcopati (Germania, Francia, Svizzera, Austria) erano in rivolta e persino la Cei, pur esprimendo

fedeltà al Papa, sentiva il bisogno di ricordare la necessità che i lefebvriani accettassero «tutto il

Concilio».

Ma in Vaticano sono stati costretti a toccare con mano il disastro, mentre la Merkel ribadiva che si

trattava di una «questione di principio» e il ministero degli Esteri d'Israele definiva la riammissione

di Williamson un'offesa a tutti gli ebrei del mondo e un'umiliazione per la memoria delle vittime

dell'Olocausto. Israele ha chiesto che il Vaticano «rinunci» al negazionista Williamson.

Così, finalmente, si è arrivati Oltretevere alla decisione di correggere la rotta con una «Nota della

Segreteria di Stato». Chiarificazione al massimo livello. Il testo campeggia con massima visibilità

sulla prima pagina dell'Osservatore Romano in edicola oggi. Chiarisce ciò che poteva essere detto

sin dal primo giorno.

Primo: giuridicamente nella Chiesa cattolica i vescovi lefebvriani sono dei signori Nessuno. «I

quattro vescovi non hanno una funzione canonica nella Chiesa e non esercitano lecitamente un

ministero in essa». E anche la Fraternità San Pio X al momento attuale non è riconosciuta.

Secondo: «Per un futuro riconoscimento della Fraternità è condizione indispensabile il pieno

riconoscimento del concilio Vaticano II e del Magistero dei papi Giovanni XXIII, Paolo VI,

Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI».

Terzo: «Il vescovo Williamson, per una ammissione a funzioni episcopali nella Chiesa, dovrà

prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni

riguardanti la Shoah». Posizioni «assolutamente inaccettabili e fermamente rifiutate dal Santo

Padre». Cosa evidente dagli interventi papali, ma fino ad oggi Benedetto XVI aveva evitato di

nominare esplicitamente il prelato negazionista.

Infine l'ammissione più amara di tutte per una istituzione che fa politica mondiale dai tempi di

Carlo Magno: «Le posizioni di Williamson riguardanti la Shoah non erano conosciute dal Santo

Padre nel momento della remissione della scomunica».

Fra le prime reazioni positive alla rettifica, quella dei vescovi tedeschi. Nel frattempo, contro il

vescovo negazionista sono in corso dal 23 gennaio indagini della procura di Ratisbona, che sta

vagliando l'accusa di «incitamento all'odio razziale». Dice l'avvocato del prelato che la Tv svedese,

a cui Williamson aveva concesso l'intervista, si era impegnata a trasmetterla solo in Svezia: pertanto

le sue affermazioni in Germania «non sono punibili».

 



Report "Laici e chierici"

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Indice delle sezioni

Laici e chierici (28)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Le tante ombre di Kirill I ( da "EUROPA ON-LINE" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si è opposto sul piano domestico alla concessione di maggiori garanzie verso le culture cattolica e protestante. Negli ultimi dieci anni ha vigorosamente argomentato che l?assetto religioso della Russia si fonda su quattro confessioni storiche: cristianesimo ortodosso, ebraismo, islam e buddismo. Per le altre c?è stata una netta esclusione.

Dalla crisi una svoltanel modello di sviluppo ( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non riesco a immaginare uno scontro casalingo sulla natura del socialismo, per dire, o sul liberalismo laico. Non mi giunge eco di nessun grande dibattito ideale da nessuna parte, come se non ci fosse niente da dire, niente per cui accalorarsi. Non so cosa accadrà in futuro della fede di Richi e delle sue idee eversive della dottrina cattolica romana.

i ginecologi cattolici: embrioni "orfani" in adozione - mario reggio ( da "Repubblica, La" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dal mondo laico ma è stata lanciata dal professor Antonio Lanzone, docente di Fisiopatologia della riproduzione dell´Università Cattolica, nel corso dell´incontro che si è svolto ieri con i docenti delle cinque facoltà di Ginecologia di Roma. Il teorema del professor Lanzone parte da un assunto: la legge 40 sulla procreazione assistita ha creato 30 mila embrioni conservati nell´

Scuole private, ma non per ricchi C'è l'esempio <Padre Assarotti> ( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche meno abbienti e come molte altre realtà educative viene frequentato anche dai non cattolici «La contrapposizione ideologica dei laici va rispettata. Ma è anche giusto che si sappia che non è assolutamente vero, che le scuole paritarie di stampo cattolico sono riservate a famiglie con redditi medio alti, e che non sono frequentate da bambini stranieri e portatori di handicap».

Lodi a Gaber dal Vaticano: <Sensibile e umano> ( da "Corriere della Sera" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: interesse del mondo cattolico per l'artista si era manifestato in un invito al Meeting di Rimini. Dopo il quale Gaber aveva confidato di aver trovato lì un pubblico molto più pensante rispetto a quello della sinistra laica dell'epoca. L'Osservatore cita infine alcune frasi di un'intervista rilasciata a Massimo Bernardini sull'importanza culturale delle radici della civiltà occidentale:

VITTORIO DELL'UVA NON è STATO IL GIORNO DEI RADICALI E, PER FORTUNA, NEMMENO QUELLO DEI TERR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il laicismo in un Paese, che ha subito per anni la dittatura di Saddam, ma non quella dei mullah, appare in buona rimonta. Lo stesso premier Al Maliki, incassato e venduto come successo personale l'annunciato ritiro degli americani dall'Iraq, ha preso qualche distanza dalla coalizione che pur lo sostiene inventandosi il «Partito per lo Stato di diritto»

Consulta diocesana aggregazioni laicali ( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: azione sociale e politica dei fedeli laici. La disattenzione verso tale dimensione trasforma facilmente la cultura in uno strumento di impoverimento laicale. Una cultura può diventare sterile e avviarsi a decadenza, come sta accadendo da noi, quando "si chiude in se stessa e cerca di perpetuare forme di vita invecchiate, rifiutando ogni scambio e confronto intorno alla verità dell'

Benedetto XVI e la libertà religiosa in Turchia. ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.

Caro Signor Gervaso, sono laico come lei ma, vivendo in Italia, capitale della cattolicit... ( da "Messaggero, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono laico come lei ma, vivendo in Italia, capitale della cattolicità, non posso non seguire, sia pure in modo sommario e superficiale, attraverso i giornali, le vicende, non tanto soprannaturali, quanto temporali, della nostra Chiesa. Nell'ottobre 1962 (se la memoria non m'inganna) Giovanni XXIII indisse il Concilio Vaticano II.

MA è ANCHE VERO, DALL'ALTRO, CHE IL PD NON POTREBBE OCCUPARE LO SPAZIO CHE OCCUPA, NON AVR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: alla fine imboccasse la scorciatoia del laicismo e della polemica con la Chiesa. Il rapporto con l'area più radicale, in fondo, è un corollario delle scelte strategiche del Pd. E l'introduzione dello sbarramento alle europee può iscriversi in due scenari opposti. Se è lo strumento per costruire «coalizioni corte» (con due-tre partiti), come assicura Dario Franceschini,

il centrodestra: non uccidete eluana fini: rispettare la scelta del padre - caterina pasolini ( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si divide la politica e non è questione solo di destra o sinistra, la frattura è casomai tra laici e religiosi o tra chi considera nutrizione e idratazione una terapia, e quindi rifiutabile in base alla Costituzione e, chi come il ministro Sacconi è nettamente contrario a questa ipotesi e ventila il rischio di una deriva che porti all´eutanasia.

"ho 50 anni e sono un sentimentale" - fulvio paloscia ( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lei proviene da un paese islamico e si definisce laico. Però ha fatto un film sul senso religioso cattolico, Cuore sacro. «Non è un film sulla religione, ma sulla fede, che è ben diverso. Anzi, sulla possibilità delle diverse fedi di trovare un punto d´incontro. Un tema che oggi è d´attualità, ma che nel 2005 non fu compreso.

Rileggere Gilson, filosofo tomista contro uno Stato cattolico confessionale ( da "Riformista, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: democratica e laica della religione. Un chiarimento finale deve essere fatto a proposito della nozione gilsoniana di democrazia. Fermo oppositore sia della concezione liberale e minimale dello Stato, da lui definita radicale, e sia di quella comunista, definita totalitaria e disumana, Gilson ha appoggiato con forza l'idea di una democrazia sociale,

Questo centrodestra è formato da un branco di arroganti e ignoranti ( da "Unita, L'" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: atteggiamento del presidente del Friuli Renzo Tondo, un uomo del Pdl che ha assunto una posizione laica e di grande rispetto». Ha visto il video choc, le persone che gridavano a Eluana sull'ambulanza: «Ti vogliono uccidere»? «È una vergogna. Se non ci fossero stati i progressi della medicina Eluana sarebbe morta 17 anni fa, questa è la verità».

POLITICA E PIETAS ( da "Manifesto, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la migliore cultura cattolica e la migliore cultura laica di questo Paese sempre più percepito come un'accozzaglia di branchi decerebrati, venire incontro a tali esigenze, altissime eppure semplicemente umane? A questo interrogativo è consegnata l'ipotesi che vicende come quella di Eluana non si moltiplichino a dismisura nelle prossime settimane,

Di fronte a un caso tragico quanto eticamente complesso come quello della povera Eluana Englaro (e d... ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un laico, naturalmente, non parlerà di anima, ma piuttosto di coscienza o, più brutalmente, di attività cerebrale. Resta per tutti, laici e religiosi, la difficoltà di considerare vita vera il vegetare di un corpo incapace di percepire se stesso e l'altro da sé, di reagire a un qualsivoglia stimolo, di relazionarsi in un qualunque modo col mondo esterno.

Un valore assoluto della vita, peraltro, non sempre rispettato nelle nostre culture di rifer... ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un laico, naturalmente, non parlerà di anima, ma piuttosto di coscienza o, più brutalmente, di attività cerebrale. Resta per tutti, laici e religiosi, la difficoltà di considerare vita vera il vegetare di un corpo incapace di percepire se stesso e l'altro da sé, di reagire a un qualsivoglia stimolo, di relazionarsi in un qualunque modo col mondo esterno.

CITTA' DEL VATICANO - Togliere cibo e acqua a Eluana è una pagina nera per l'... ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il testo preparato mi sembra molto equilibrato: sono state recepite le istanze del mondo laico sulla libertà della persona di decidere, e quelle del mondo cattolico (e non solo), di non identificare l'idratazione e l'alimentazione come una terapia. Se ora tutti quanti lasciassero da parte gli steccati ideologici forse potrebbe pure essere approvata.

ROMA - E ora il Parlamento accelera l'esame del testo sul testamento biologico. Però... ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici si schierano con il Partito delle Libertà, mentre i laici attaccano («il testo porterà un enorme numero di conflitti in tribunale»). Il relatore Raffaele Calabrò sente che è «più forte l'esigenza che il Parlamento legiferi per sottrarre il problema ai giudici, agli amministratori di strutture sanitarie e a quanti altri si arrogano il diritto di decidere della vita e della

<Non riesco a capire chi ha torto e chi ha ragione> ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: appannaggio esclusivo dei cattolici. «Anzi — dice Vassalli — la responsabilità del laico è ancora più grande. Il suo compito è meno facilitato, più irto di doveri e scelte, senza dogmi e precetti da seguire. E comunque ci si dimentica che nessuno mette in discussione la difesa della vita umana, ma la definizione di ciò che è vita e da che punto in avanti essa cominci»

studia la contromossa ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: procreazione assistita si era distinto condividendo posizioni più «laiche» o «laiciste» all?interno del centrodestra. Come quelle sostenute da Benedetto Della Vedova, Pdl, che parla di «linciaggio» di Beppino Englaro da parte di chi usa termini come omicidio o boia. «Parlare di mano assassina è privo di qualsiasi pietà ed è un assurdo dal punto di vista della civiltà giuridica».

Quei manager che si tagliano lo stipendio. ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa.

SILVESTRO MONTANARO LO SCRIVA: TROPPI SILENZI, TROPPE LE LATITANZE DELLA CHIESA DINANZI ALL... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: autorevolezza del discorso evangelico anche nel successivo confronto con il mondo laico: «Quando - ha richiamato Nogaro - ad esempio il concilio Vaticano II non ha condannato espressamente la guerra perché i vescovi americani erano impegnati in Vietnam, oppure quando si constata che la conferenza episcopale siciliana non ha prodotto alcun documento pastorale riguardante il fenomeno mafioso».

Ecco perché il clandestino in realtà non viene espulso ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa.

Noi medici, non delatori ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: parte della società civile laica (da Medici senza frontiere ai Medici di origine straniera, ...) e confessionale impegnata nel settore (il coordinamento immigrazione Caritas, Migrantes, i Medici Cattolici, le comunità arabe, ...) solo per citare alcune sigle. In particolare la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha avuto modo di evidenziare,

PAOLA DEL VECCHIO MADRID. ALLENTARE LE TENSIONI CON LA SANTA SEDE, PER EVITARE DI APRIRE NUOVI FR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e ad aprire la discussione sull'eutanasia, presentate dai gruppi della sinistra radicale, Erc, Iu e Ivc. Nonostante la svolta moderata, il Vaticano però continua a percepire il «laicismo» di Madrid come una minaccia. E i vescovi, fra breve, faranno pubblico un documento durissimo contro la riforma dell'aborto.

Caso Eluana, un giudizio controcorrente che fa riflettere. ( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa.

Gentile presidente, firmi. E' cosa laica e giusta ( da "Foglio, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ingerenza del clero cattolico, non cederebbe terreno a una visione integrista e fanatica dell?esistenza, non abdicherebbe allo spirito laico e mondano in cui è cresciuto. Al contrario, farebbe la cosa giusta. La farebbe in nome del fatto che la maggioranza del Parlamento è chiaramente orientata a non consentire che l?


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Le tante ombre di Kirill I (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 01-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Le tante ombre di Kirill I ESTERINO ALBANESE Il 27 gennaio la chiesa ortodossa russa ha eletto il successore del patriarca Aleksii II, scomparso di recente. Si tratta di Kirill, metropolita di Smolensk e Kaliningrad, che assumerà pienamente le funzioni domani e prenderà da patriarca il nome di Kirill I. Secondo fonti di Mosca, il primo ministro Vladimir Putin ha sostenuto fortemente Kirill, la cui elezione va a deludere coloro che in Russia speravano che la chiesa ortodossa promuovesse con più forza i valori democratici e il rispetto dei diritti umani. Tra i perdenti figura il presidente Dmitry Medvedev, che privatamente si augurava che al patriarcato salisse il metropolita Kliment. Quest?ultimo aveva proposto una più rigida separazione tra stato e chiesa, invocato una dura lotta alla corruzione che serpeggia tra le alte sfere della gerarchia ecclesiastica e chiesto più tolleranza verso gli altri credi. Kirill I ha alle spalle una lunga carriera nelle istituzioni della chiesa ortodossa. Per anni è stato a capo del potente dipartimento per le relazioni esterne. Come il suo predecessore e gli altri due pretendenti al patriarcato, ha mantenuto ? secondo l?esperto americano Paul Golbe ? stretti contatti con i servizi segreti, incluso il Kgb nell?epoca sovietica. Sembra però che il nuovo patriarca sia più disinvolto di altri nel curare certi contatti. Chi di questioni ortodosse se ne intende si aspetta da Kirill un approccio molto nazionalista a livello domestico e, sul fronte esterno, il riavvicinamento con il Vaticano. Ciò fa il gioco del Cremlino. Kirill lavorerà per potenziare il peso del patriarcato di Mosca in Russia e all?estero, così da guadagnarsi l?appoggio dei settori più conservatori del clero. Ma anche quello del governo. Attraverso la ricucitura dei rapporti con il Vaticano verranno fugate le possibili critiche provenienti dall?Occidente sulla saldatura, di stampo autoritario, con il potere civile. Per il patriarca non esiste un codice universale per i diritti umani. La sua visione è imperniata sulla distinzione tra un nucleo di diritti inalienabili e una gamma di diritti ?nazionali?. Tale differenziazione lo ha portato a sostenere che la Russia non va giudicata sulla base degli standard internazionali. Nel tentativo di respingere le contestazioni per lo scarso rispetto che il Cremlino ha dimostrato nei confronti dei diritti umani, Putin troverà così al suo fianco un ottimo alleato. Kirill, malgrado il suo sbandierato approccio ecumenico a livello internazionale, si è opposto sul piano domestico alla concessione di maggiori garanzie verso le culture cattolica e protestante. Negli ultimi dieci anni ha vigorosamente argomentato che l?assetto religioso della Russia si fonda su quattro confessioni storiche: cristianesimo ortodosso, ebraismo, islam e buddismo. Per le altre c?è stata una netta esclusione. Per Kirill la Russia deve essere una nazione ortodossa e l?ortodossia deve definire le scelte del paese in più settori, tra cui l?educazione. Le credenziali di Kirill sono macchiate da alcune voci sulla sua presunta corruzione, tirate fuori dai suoi rivali all?interno del clero e da alcuni attivisti. Oltre ai rapporti con le strutture dell?intelligence, il patriarca, che a partire dal 1990 ha esercitato una forte influenza negli affari economici della chiesa di Mosca, è stato ribattezzato ?il metropolita del tabacco?, in quanto alla guida del dipartimento per le relazioni esterne avrebbe promosso la vendita di sigarette esenti da dazi doganali. Non basta. Kirill sarebbe ricorso senza porsi troppi problemi alle ?risorse amministrative?, inclusi i servizi, per scalare le gerarchie e ostacolare chi gli si opponeva o aveva idee differenti dalle sue. A differenza del suo predecessore Aleksii II, eletto quanto ancora c?era l?Unione sovietica ? Aleksii divenne patriarca nel 1990, un anno prima del crollo dell?Urss ? Kirill è salito al patriarcato attraverso un processo di voto molto più trasparente e aperto rispetto a quello d?un tempo. Ma solo in apparenza. Il fatto è che Kirill ha vinto non soltanto perché ha piazzato nell?episcopato molti religiosi a lui vicini e goduto del sostegno di Putin e di Russia Unita (nel processo di selezione del patriarca ogni eparchia ? il corrispettivo delle nostre diocesi ? prevede la concessione del voto a un laico). Kirill avrebbe, secondo alcune fonti, fatto anche uso delle ?risorse amministrative?, richiamando così in causa le vecchie pratiche dei tempi sovietici. Il nuovo capo della chiesa cristiano-orientale di Russia ha in più potuto contare sul sostegno dei media, tutti o quasi tutti controllati dallo stato, che gli hanno offerto spazi maggiori rispetto ai rivali. Da segnalare anche che alcuni siti critici verso il successore di Aleksii II sono stati oscurati. Kirill ha così vinto molto agevolmente. Non poteva che essere così. Cosa c?è da aspettarsi dal nuovo patriarca? Una sola cosa è certa, come ha sottolineato Nezavisimaya Gazeta, l?unico quotidiano indipendente rimasto sulla scena: con un background politico e teologico tale, il patriarcato di Kirill I non sarà noioso.

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Dalla crisi una svoltanel modello di sviluppo (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 01-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Dalla crisi una svoltanel modello di sviluppo dalla prima pagina La Giorgetta è una contadina di fede semplice e salda che nemmeno quarant'anni di Ceausescu e materialismo storico sono riusciti a far vacillare, e non vuole saperne niente di big bang e altre eresie. Si indigna che Richi si rifiuti di credere a ciò che è scritto nelle sacre scritture, ed è convinta che le bizzarre e peccaminose idee di Richi siano frutto della assidua frequentazione con lo zio, il sottoscritto, che, si sa, è strano. Questo non è vero; a suo tempo ho deciso che avrei interferito il meno possibile nelle idee di mio nipote in materia di fede, nel loro formarsi ed evolversi, e anche ieri sera ho ascoltato senza intervenire. Resta il mistero di come e dove mio nipote abbia attinto per formarsi le sue idee, non propriamente semplici e infantili, certamente difformi, che fanno di lui, rispetto alla dottrina cattolica, un impubere eresiarca. Gnosticismo, manicheismo, arianesimo, ebionismo sono le principali accuse che il Santo Uffizio potrebbe accollargli. In tempi in cui le radici cristiane della società temporale erano assai più rigogliose e visibili, metà delle sue affermazioni sarebbero bastate a consegnarlo alla mano secolare del boia. Escludendo per modestia e ragionevolezza l'evenienza che in quest'epoca senza profezie in Richi sia nato un profeta (e perciò in grado di andarsene già a dieci anni al tempio e discutere con i dottori della legge), sono arrivato alla conclusione che probabilmente a scuola ha la fortuna di avere un'insegnante di religione disponibile a far pensare gli alunni con la loro testa. Ma quello che è certo è che i grandi temi della fede (chi è Dio? nientemeno) sono di per sé eccitatori di pensiero; pensiero che vale la pena di discutere aspramente perché nel generare pensiero accendono il suo libero evolversi. Anche in un ragazzino; che non sa nulla di Mani, di Ario, di Filippo e Ebione, i suoi predecessori eresiarchi, ma che dice di credere in Dio anche se non si sente pronto a giurare su nulla, se non sulle scoperte scientifiche, proprio ora che ha ricevuto in dono un meraviglioso microscopio elettronico. Mi chiedo se esista in questo momento, a quest'ora della sera, in una qualunque casa, un altro contesto ideale che possa generare una discussione simile, non tra un ragazzino e una signora, ma tra due adulti altamente istruiti e consci. Non riesco a immaginare uno scontro casalingo sulla natura del socialismo, per dire, o sul liberalismo laico. Non mi giunge eco di nessun grande dibattito ideale da nessuna parte, come se non ci fosse niente da dire, niente per cui accalorarsi. Non so cosa accadrà in futuro della fede di Richi e delle sue idee eversive della dottrina cattolica romana. Secondo me se avesse ancora voglia di pensare, e di formarsi sempre nuovi pensieri e di discuterli, sarebbe nata in lui una grande ricchezza. Chi vorrà quella ricchezza? Forse la chiesa cattolica. Pare che oggi si sia aperta nella Chiesa una nuova era di generosa misericordia; la revoca della scomunica agli scismatici lefebvriani è il primo atto. È vero che le idee in fatto di fede dei lefebvriani, confrontate con quelle di mio nipote sono peccatucci veniali, ma una volta avviato un processo, chi mai può dire fin dove si spingerà? Forse prima che le eresie di Richi si affaccino a chiedere misericordia, misericordia sarà offerta a chi ne è stato escluso dalla chiesa cattolica per le sue idee sul celibato, o sulla giustizia sociale, o sulla procreazione. Se invece la Chiesa non saprà cosa farsene di coltivarsi uno gnostico in seno, ci sarà in circolazione un gruzzolo di libero pensiero che potrà essere speso là dove quella moneta sarà accetta. Dove? Ora come ora non saprei. Ora come ora vedo solo la Giorgetta che prima o poi se ne andrà e dopo solo la solitudine di mio nipote. Ma forse andrà tutto per il meglio; forse Richi si adatterà a una nuova play station e alle sue eccitanti possibilità di non pensare. maurizio maggiani (per commentare: Spazio Maggiani nel sito www.ilsecoloxix.it) 01/02/2009

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i ginecologi cattolici: embrioni "orfani" in adozione - mario reggio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 01-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 9 - Cronaca Settemila ovuli fecondati e congelati prima della legge 40 non saranno impiantati. Lanzone: possibili 400 nascite. Per Flamigni "non sono persone" I ginecologi cattolici: embrioni "orfani" in adozione MARIO REGGIO ROMA - «Quattrocento nuovi nati potrebbero venire dai 7mila embrioni orfani crioconservati. Il mondo va avanti e sarebbe opportuno prendere una decisione sulla loro adozione». La proposta non arriva dal mondo laico ma è stata lanciata dal professor Antonio Lanzone, docente di Fisiopatologia della riproduzione dell´Università Cattolica, nel corso dell´incontro che si è svolto ieri con i docenti delle cinque facoltà di Ginecologia di Roma. Il teorema del professor Lanzone parte da un assunto: la legge 40 sulla procreazione assistita ha creato 30 mila embrioni conservati nell´azoto liquido a meno 200 gradi. «Di questi 3.740 c´è stata un´espressa rinuncia a un futuro impianto da parte dei genitori, ai quali se ne aggiungono più o meno 3 mila - spiega il professor Lanzone - di cui non si riescono a rintracciare i genitori». Tre le opzioni possibili: la distruzione, l´utilizzo per la ricerca o l´adozione. Le prime sono impensabili, la terza potrebbe essere praticabile. «La Chiesa in un documento ufficiale ha già detto no - spiega Lanzone - e sulla questione anche gli scienziati cattolici del Comitato di Bioetica si sono divisi, una parte ha risposto no, un´altra si è astenuta». La sua teoria è che l´adozione da parte di un´altra coppia non è configurabile come una fecondazione eterologa o un utero in affitto, «proprio per le alte motivazioni etiche del gesto». Ma oltre alla Chiesa c´è un altro ostacolo: dovrà essere il Parlamento a modificare la legge 40 sulla fecondazione assistita. Il professor Carlo Flamigni, componente della Cnb, ha votato contro: «La chiamano adozione perché danno per scontato che l´embrione sia già una persona mentre non è così. Negli Usa la legge prevede analisi rigorose sulle malattie infettive dei genitori, da noi è proibito».

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Scuole private, ma non per ricchi C'è l'esempio <Padre Assarotti> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 01-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 28 del 2009-02-01 pagina 4 Scuole private, ma non per ricchi C'è l'esempio «Padre Assarotti» di Stefania Antonetti L'istituto accoglie studenti anche meno abbienti e come molte altre realtà educative viene frequentato anche dai non cattolici «La contrapposizione ideologica dei laici va rispettata. Ma è anche giusto che si sappia che non è assolutamente vero, che le scuole paritarie di stampo cattolico sono riservate a famiglie con redditi medio alti, e che non sono frequentate da bambini stranieri e portatori di handicap». A chiarirlo è Argeo Viscardi presidente della Fondazione «Padre Assarotti» l'ente che gestisce le scuole paritarie dell'infanzia ed elementare «Padre Assarotti» in via San Bartolomeo degli Armeni, 1. «La scuola paritaria accetta in pieno programmi, procedure e qualità delle scuole pubbliche, anche per quanto riguarda i titoli di studio del personale addetto all'insegnamento - aggiunge Viscardi -. Ne consegue che il titolo di studio conseguito presso di noi è al termine dei cinque anni, equivalente a quello conseguito in una struttura pubblica. Una scuola cattolica, come la nostra, mette insieme tradizione e innovazione. È chiaro che i valori cattolici sono la nostra forza, ma è anche vero che non disdegnamo il progresso, cercando di essere presenti sul piano educativo con aggiornati strumenti quali le lingue, l'informatica e lo sport. Sbagliato poi pensare che l'accesso sia riservato solo a coloro che professano la fede cattolica». E infetti i numeri parlano chiaro. La fondazione che eredita la gloriosa e storica realtà genovese dell'Istituto Nazionale per i Sordomuti - fondato nel 1811 da un sacerdote genovese dell'ordine dei Padri Scolopi (ossia delle Scuole pie) - accoglie 160 ragazzi: 40 nelle due sezioni della scuola materna, e 120 distribuiti in sei classi elementari. E tra questi una ventina di bambini sono stranieri: indiani, cileni, ecuadoriani, russi, polacchi, albanesi e anche un bimbo cinese. «Bambini che chiaramente professano religioni diverse da quella cattolica - precisa il presidente della Fondazione -. Accolti con amore e in grado di offrire loro un rapporto educativo, che vede protagonista il bambino, con i suoi doveri e diritti, attraverso una selezionata e attenta attività educativa che coinvolge insegnanti e singole famiglie. Purché, però, non venga contestata la nostra di posizione». L'ex convento - forte dei suoi 10mila metri quadrati divisi tra la chiesa interna di Nostra Signora della Misericordia, saloni, tre terrazzi, tre palestre, un ambulatorio medico, giardino, aula polifunzionale, sala audiovisivi e un campo di calcetto - continua così l'opera del suo fondatore accogliendo i bambini del quartiere e alunni affetti da handicap, grazie anche a specifici supporti interni che permettono di muoversi in libertà negli ampi locali. «Sbagliato pensare che le scuole paritarie non accolgano ragazzi con disabilità. La nostra struttura ne è un esempio. Pur essendo molto antica e divisa in piani, è stata rinnovata e dotata di strutture adeguate per agevolare i bambini con problemi anche motori - continua Viscardi -. Credo sia giusto sapere inoltre, che le scuole cattoliche non sono così dilapidatrici. E che l'accesso sia garantito soltanto a bambini provenienti da famiglie benestanti. Abbiamo una gestione finanziaria necessariamente prudente. Noi ad esempio essendo una Onlus chiediamo un contributo abbordabile, che comprende l'insegnamento; il pasto (e merenda); tempo pieno; laboratori; assistenza e sorveglianza. E l'utilizzo delle strutture sportive. Se poi ci sono famiglie che non possono sostenere il carico economico, con discrezione, e nei limiti del possibile, vengono aiutate». Ed è lo stesso presidente Viscardi ad anticipare la ristrutturazione - entro la fine dell'anno - dell'altra ala del convento, quella che affaccia su via Serra dove verrà costruita una vasca destinata ai bambini, ma anche attività di fitness, sauna, sala attrezzi e corsi aperti a giovani e adulti residenti in zona. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Lodi a Gaber dal Vaticano: <Sensibile e umano> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 01-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-02-01 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE L'Osservatore Romano Omaggio anche al discusso brano «Io se fossi Dio» Lodi a Gaber dal Vaticano: «Sensibile e umano» MILANO — Giorgio Gaber «raffinato cantautore», «uomo geniale e sensibile che guardava e ragionava su se stesso e sugli altri con profonda onestà, animato da un inesausto amore per l'uomo». Un articolo dell'Osservatore Romano celebra in questi termini i settant'anni dalla nascita di Giorgio Gaber. L'organo della Santa Sede, in un lungo articolo firmato da Raffaele Alessandrini non lesina elogi all'uomo, all'artista e alla sua opera. Viene citata, fra le altre, «Il signor G» perché «mette in discussione i miti e i luoghi comuni del vivere borghese», «Anni Affollati» in cui «risalta la sua massima espressione di artista disincantato e nauseato dal mondo». Ma c'è anche una sorprendente esaltazione di una delle canzoni-invettiva più violente e discusse di Gaber, «Io se fossi Dio» (che nessun discografico volle pubblicare), definita «uno stroncante e dissacratorio giudizio universale ». Il Vaticano non aveva mai preso alcuna posizione su Gaber, anche se l'interesse del mondo cattolico per l'artista si era manifestato in un invito al Meeting di Rimini. Dopo il quale Gaber aveva confidato di aver trovato lì un pubblico molto più pensante rispetto a quello della sinistra laica dell'epoca. L'Osservatore cita infine alcune frasi di un'intervista rilasciata a Massimo Bernardini sull'importanza culturale delle radici della civiltà occidentale: «una civiltà sostanzialmente cristiana. Su questo abbiamo costruito il nostro mondo. (...) Io da laico ritengo che bisogna paragonare i propri principi a quelli di Cristo, perché i nostri valori nascono da lì. Non credo che la civiltà sia molto solida... la barbarie è a portata di mano». Signor G Giorgio Gaber era nato il 25 gennaio 1939. è morto il 1º gennaio 2003 Mario Luzzatto Fegiz

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VITTORIO DELL'UVA NON è STATO IL GIORNO DEI RADICALI E, PER FORTUNA, NEMMENO QUELLO DEI TERR... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-02-2009)

Argomenti: Laicita'

VITTORIO DELL'UVA Non è stato il giorno dei radicali e, per fortuna, nemmeno quello dei terroristi. L'Iraq alle urne per le «amministrative» ha proposto, pur in uno scenario a forte militarizzazione, squarci da Paese «normale» anche nelle aree turbolente o più insofferenti alla presenza straniera. Almeno il 70% dei quindici milioni di elettori ha voluto, ieri, recarsi ai settemila seggi iperprotetti. In pochissimi hanno corso pericoli. «Abbiamo dimostrato la capacità delle nostre forze di sicurezza», ha potuto dichiarare, orgoglioso, Mohammed Al Obeidi il ministro della Difesa, considerando marginali un'esplosione a Baghdad e quattro tiri di mortaio a Tikrit, la città di Saddam. C'erano da eleggere 443 consiglieri, tra cui alcune decine di donne, in rappresentanza di 14 province su 18. Ma soprattutto si andava ad un test molto più credibile di quello del 2005 svoltosi sotto l'influenza, fattasi interferenza, del governo di Washington. La nuova consultazione all'ombra dell'Onu, che ha mobilitato 800 osservatori indipendenti, è stata interamente gestita dal governo iracheno. Soldati e poliziotti strettamente autoctoni sono stati impegnati nelle città come ai confini delle province. Più che discreta si è rivelata la presenza dei militari americani. E da Washington, a urne chiuse, è giunta la «benedizione» di Barack Obama, il nuovo presidente che vuol portare via le truppe americane, restituendo così l'Iraq agli iracheni. Per Obama le elezioni rappresentano «un importante passo avanti». Molto negli ultimi mesi è cambiato anche se lungo appare il completamento del processo di normalizzazione democratica. Ci sono regioni sempre meno oppresse dalla cappa del fanatismo o da residue opzioni nostalgiche. Ieri l'inviato speciale dell'Onu, Steffan de Mistura ha potuto vedere, di persona, gente in attesa ai seggi del «triangolo sunnita» dove nel 2005 soltanto il 2 per cento della popolazione trovò il coraggio di recarsi alle urne. Contano anche altri segnali incoraggianti, quali la regressione, che dovrebbe essere consacrata dallo spoglio, dei partiti che professano il radicalismo religioso. I risultati ufficiali saranno comunque resi noti martedì, ma già viene anticipata una consistente caduta di consensi per le formazioni sciite più intransigenti. Non dovrebbero ottenere più del 13 per cento nonostante gli appoggi anche economici arrivati dall'Iran. Il laicismo in un Paese, che ha subito per anni la dittatura di Saddam, ma non quella dei mullah, appare in buona rimonta. Lo stesso premier Al Maliki, incassato e venduto come successo personale l'annunciato ritiro degli americani dall'Iraq, ha preso qualche distanza dalla coalizione che pur lo sostiene inventandosi il «Partito per lo Stato di diritto», ed evitando che le congreghe sciite gli imponessero la candidatura di troppi religiosi. È al dialogo «centrista» con gli orfani moderati del partito Baath (il partito di Saddam) che è particolarmente interessato. Con ieri hanno formalmente rialzato la testa anche i sunniti, aggressiva minoranza di potere ai tempi del rais. Nel 2005, ancora vittime dell'emarginazione e alla gogna cui li aveva condannati Paul Bremer, proconsole di George W. Bush, furono indotti politicamente all'Aventino. Il generale Petraeus, che ha imposto altre linee alla Casa Bianca, ne ha acquistato con soldi e favori la fedeltà. È con il 7 per cento di consensi che dovrebbero ritornare almeno sul viottolo del potere. L'integrazione dei gruppi etnici e il diritto alla rappresentanza garantitito alle minuscole minoranze come i cristiani, vengono considerati il plusvalore di una tornata che ha visto in lizza quattordicimila candidati in rappresentanza di ben 427 partiti. Ma di passi ne occorrerano ben altri per definire il vero assetto dell'Iraq prossimo venturo. In tre province ad etnia curda e in quella che ha per capitale Kirkuk le tensioni tra partiti hanno impedito le elezioni, inviando nel contempo un messaggio poco tranquillizzante a Baghdad in vista della imminente battaglia parlamentare per «la legge del petrolio». Dovrà definire la redistribuzione su tutto il territorio nazionale delle royalties derivanti dalle estrazioni. Già vede in trincea il Nord curdo, geloso dei proventi dei propri giacimenti.

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Consulta diocesana aggregazioni laicali (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Per il presidente Iaboni la cultura deve costituire un campo privilegiato di presenza e di impegno Consulta diocesana aggregazioni laicali Emilio Iaboni * La cultura deve costituire un campo privilegiato di presenza e d'impegno per la Chiesa e per i singoli cristiani. Il distacco tra la fede cristiana e la vita quotidiana è giudicato dal Concilio Vaticano II come uno degli errori più gravi del nostro tempo, maggiormente per il nostro territorio Diocesano di Frosinone - Veroli - Ferentino. Lo smarrimento dell'orizzonte metafisico; la perdita della nostalgia di Dio nella dovizia di mezzi di uno stile di vita consumistico; il primato assegnato alla tecnologia e alla ricerca scientifica fine a se stessa; l'enfatizzazione dell'apparire, della ricerca dell'immagine, delle tecniche di comunicazione: tutti questi fenomeni devono essere compresi nei loro aspetti culturali e messi in rapporto con il tema centrale della persona umana, della sua crescita integrale, della sua capacità di comunicazione e di relazione con gli altri uomini, del suo continuo interrogarsi sulle grandi questioni che attraversano l'esistenza. Nel nostro territorio è necessario l'impegno per elevare ed adeguare la cultura in tutte le sue componenti. L'impegno sociale dei cattolici nel nostro territorio deve percorrere alla base una cultura che accoglie le istanze che derivano dalla fede e dalla morale, ponendole a fondamento e obiettivo di progettualità concrete. Quando questa consapevolezza viene meno, gli stessi cattolici Diocesani rendono insufficienti e riduttive le loro proposte. Presentare in termini culturali aggiornati il patrimonio della nostra tradizione cattolica, i suoi valori, i suoi contenuti, l'intera eredità spirituale, intellettuale e morale occupa oggi un' urgenza prioritaria. La fede in Gesù Cristo, che ha definito se stesso "la via, la verità e la vita" spinge i cristiani a cimentarsi con impegno sempre rinnovato nella costruzione di cultura sociale e politica ispirata al Vangelo. La perfezione integrale della persona e il bene di tutta la società sono i fini essenziali della cultura: la dimensione etica della cultura è quindi una priorità nell'azione sociale e politica dei fedeli laici. La disattenzione verso tale dimensione trasforma facilmente la cultura in uno strumento di impoverimento laicale. Una cultura può diventare sterile e avviarsi a decadenza, come sta accadendo da noi, quando "si chiude in se stessa e cerca di perpetuare forme di vita invecchiate, rifiutando ogni scambio e confronto intorno alla verità dell'uomo". La formazione di una cultura capace di arricchire l'uomo, richiede il coinvolgimento di tutta la persona: la sua capacità di autodominio, di sacrificio personale, di solidarietà e di disponibilità a promuovere il bene comune. * presidente Ucid

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Benedetto XVI e la libertà religiosa in Turchia. (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Papa Ratzinger ha rivolto oggi un discorso ai vescovi della Turchia. E ha parlato della libertà religiosa: «La comunità cristiana del vostro paese vive in una nazione retta da una Costituzione che afferma la laicità dello Stato, ma dove la maggior parte degli abitanti è musulmana. È dunque molto importante che cristiani e musulmani si possano impegnare insieme per l'uomo, per la vita, come pure per la pace e la giustizia. Inoltre, la distinzione fra la sfera civile e la sfera religiosa è certamente un valore che deve essere tutelato. Tuttavia, in questo ambito, spetta allo Stato assicurare in maniera effettiva ai cittadini e alle comunità religiose la libertà di culto e la libertà religiosa, rendendo inaccettabile qualsiasi violenza nei confronti dei credenti, qualunque sia la loro religione». Scritto in Varie Non commentato » (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Jan 09 Scomuniche, disattenzioni e strumentalizzazioni Sul Giornale di oggi pubblico un commento dedicato alla vicenda Williamson e alle parole con le quali ieri mattina Benedetto XVI ha inteso chiudere il caso. Questa invece è la cronaca con l'intervento papale e le dichiarazioni del Gran Rabbinato d'Israele; infine questo è il mio terzo articolo della pagina, l'intervista con il rabbino Giuseppe Laras. Comprendo la preoccupazione del mondo ebraico per le dichiarazioni negazioniste sulle camere a gas, e riduzioniste sulle vittime dello sterminio, ed è innegabile che ci sia stato più di un intoppo nella gestione del caso da parte della Santa Sede. Ma non si può non notare come vi siano state evidenti forzature e strumentalizzazioni, come se si dubitasse della cristallina posizione di Papa Ratzinger e della Chiesa cattolica sull'antisemitismo e sulla Shoah. Certe critiche sono state davvero pretestuose ed eccessive. Scritto in Varie Commenti ( 291 ) » (7 votes, average: 3.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Il Papa contro il negazionismo Come anticipato stamane dal Giornale, Benedetto XVI al termine dell'udienza ha parlato della revoca della scomunica ai quattro verscovi della Fraternità San Pio X, della Shoah e del negazionismo, con parole inequivocabili. "Auspico - ha detto - che la Shoha faccia riflettere tutta l'umanità e la sua memoria sia per tutti monito contro l'oblio, la negazione o il riduzionismo". Ha detto anche che il gesto della revoca della scomunica è un "atto di paterna misericordia" verso i quattro vescovi e ha aggiunto: "Auspico che a questo mio gesto faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell'autorità del Papa e del Concilio Vaticano II". Scritto in Varie Commenti ( 111 ) » (7 votes, average: 4.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jan 09 Caso Williamson, le scuse dei lefebvriani a Benedetto XVI Questo è il testo integrale della lettera di scuse al Papa per le dichiarazioni negazioniste di Williamson scritta oggi da mons. Fellay, superiore della Fraternità San Pio X. «Abbiamo avuto conoscenza di un'intervista rilasciata da Mons. Richard Williamson, membro della nostra Fraternità San Pio X, alla televisione svedese. In questa intervista, egli si esprime su questioni storiche, in particolare sulla questione del genocidio degli ebrei da parte dei nazionalsocialisti. È evidente che un vescovo cattolico non può parlare con autorità ecclesiastica che su questioni che riguardano la fede e la morale. La nostra Fraternità non rivendica alcuna autorità sulle altre questioni. La sua missione è la propagazione e la restaurazione della dottrina cattolica autentica, esposta nei dogmi della fede. È per questo motivo che siamo conosciuti, accettati e apprezzati nel mondo intero. È con grande dolore che costatiamo quanto la trasgressione di questo mandato può far torto alla nostra missione. Le affermazioni di Mons. Williamson non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità. Perciò io gli ho proibito, fino a nuovo ordine, ogni presa di posizione pubblica su questioni politiche o storiche. Noi domandiamo perdono al Sommo Pontefice e a tutti gli uomini di buona volontà, per le conseguenze drammatiche di tale atto. Benché noi riconosciamo l'inopportunità di queste dichiarazioni, noi non possiamo che costatare con tristezza che esse hanno colpito direttamente la nostra Fraternità discreditandone la missione. Questo non possiamo ammetterlo e dichiariamo che continueremo a predicare la dottrina cattolica e di amministrare i sacramenti della grazia di Nostro Signore Gesù Cristo.Menzingen, 27 gennaio 2009+ Bernard Fellay, Superiore Generale» Scritto in Varie Commenti ( 60 ) » (8 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Jan 09 Inizio d'anno critico per Papa Ratzinger Cari amici, come avrete constatato, a causa del cambio di provider, il blog e il sito del Giornale hanno funzionato a rilento gli ultimi due giorni. Sabato è stato annunciata ufficialmente la notizia anticipata dal nostro quotidiano (e qualche ora prima da questo blog) della revoca della scomunica ai lefebvriani. Il tentativo di bloccare la decisione papale, con il rilancio delle deliranti dichiarazioni negazioniste dell'imbarazzante vescovo Williamson (lo ripeto: imbarazzante per la stessa Fraternità San Pio X, perché straparla ogni volta che apre bocca, non soltanto sulla Shoah, ma anche sui temi "religiosi".) non ha avuto successo. Il decreto era già stato notificato il 21 gennaio e in Vaticano conoscevano bene le assurdità dette dal prelato, che ha negato l'esistenza delle camere a gas affermando che gli ebrei sterminati nei lager sarebbero 300mila e non sei milioni. Aver tolto la scomunica non significa ancora aver sanato la frattura creatasi nel 1988, non significa la piena comunione tra la Chiesa cattolica e la Fraternità San Pio X: è un passo significativo di un cammino che deve essere ancora percorso. Non significa in alcun modo - com'è stato autorevolmente ribadito - accogliere o condividere nemmeno in parte le assurdità negazioniste. Varebbe la pena rileggere l'importante discorso pronunciato da Ratzinger nel corso della sua visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Benedetto XVI è stato duramente criticato per questa scelta, in particolare da alcuni settori del mondo ebraico, che da mesi ormai polemizzano con il Pontefice. A questo fronte critico si è aggiunto nelle ultime ore quello americano, dopo la decisione di Obama di rifinanziare le Ong abortiste. Questo l'articolo che pubblico oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 184 ) » (4 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Il Papa ha firmato la revoca della scomunica ai lefebvriani Sarà reso pubblico nei prossimi giorni il decreto con cui Benedetto XVI ha deciso di cancellare la scomunica comminata ai quattro nuovi vescovi ordinati da monsignor Lefebvre nel 1988. Allora, oltre ai quattro (Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson) erano stati scomunicati lo stesso Lefebvre e il vescovo brasiliano De Castro Mayer che aveva partecipato alla cerimonia. In quella occasione, dopo essere stato sul punto di accordarsi con la Santa Sede (e dopo aver trattato con l'allora cardinale Ratzinger e aver sottoscritto un protocollo d'intesa), monsignor Lefebvre decise d'improvviso la rottura e consacrando vescovi quattro suoi giovani preti compì un atto scismatico, da lui giustificato con la necessità di far sopravvivere la sua Fraternità San Pio X. Ora, con un gesto davvero magnanimo, accogliendo la richiesta formulata da Fellay, Benedetto XVI ha deciso di togliere la scomunica. Scomunica che, va precisato, ha sempre e solo riguardato i vescovi consacranti (Lefebvre e De Castro Mayer, entrambi scomparsi da tempo) e i quattro consacrati, mai i sacerdoti lefebvriani né tantomeno i fedeli. Questo è l'articolo che pubblico sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 304 ) » (12 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Ancora sulla polemica dei rabbini. Riflessione a freddo E' per certi versi paradossale che proprio Papa Ratzinger, cioè il Pontefice che più dei suoi predecessori ha riflettuto e scritto sul legame imprescindibile e non assimilabile a quello di altre religioni che unisce ebrei e cristiani, sia oggi accusato di riportare indietro di cinquant'anni le lancette del dialogo ebraico-cristiano. Le parole scritte dal rabbino di Venezia Richetti vano valutate con attenzione e non rappresentano una voce isolata: ricordo che molta preoccupazione espresse a suo tempo anche il presidente dei rabbini italiani, Giuseppe Laras, dopo aver letto la versione modificata della preghiera del Venerdì Santo. Ora, il Papa ha voluto venire incontro alle richieste di parte ebraica, ma non ha il potere di riformulare il Vangelo o le lettere di San Paolo. E vale la pena ricordare che proprio nelle preghiere del breviario post-conciliare sono contenuti vari riferimenti all'illuminazione chiesta per il popolo ebraico "perché giunga alla pienezza della redenzione", perché sia salvato da Gesù, perché riconosca Cristo come Messia e Salvatore. Preghiere usatissime da decenni in tutta la Chiesa, molto di più di quella secondo il rito antico, al quale Benedetto XVI ha ridato cittadinanza, ma che è comunque seguito da una piccola minoranza di fedeli. Perché solo ora si considera questa preghiera uno stop al dialogo? Perché i breviari post-conciliari sono andati bene fino ad oggi? Vi confesso che per me rimane un mistero. Scritto in Varie Commenti ( 126 ) » (6 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Il Papa su Youtube e le informazioni "in presa diretta" Sul Giornale di oggi rilancio la notizia dell'accordo tra il Centro televisivo vaticano, la Radio vaticana e Google, il più importante motore di ricerca mondiale del web, che sarà annunciato ufficialmente venerdì prossimo in occasione della presentazione del messaggio di Benedetto XVI sulle comunicazioni sociali, dedicato quest'anno alle nuove tecnologie. Grazie all'accordo e alla creazione di un canale dedicato, sarà possibile seguire in diretta i discorsi del Pontefice via Internet, e accedere ai testi in modo ordinato attraverso Google. L'utilissimo blog di Raffaella, "Paparatzingerblog", che oltre a offrire una completa rassegna stampa sul Papa monitora costantemente le strumentalizzazioni e fraintendimenti del suo messaggio veicolate dai media, elenca quelle del 2008 e sono davvero troppe. Un migliore accesso alle fonti dirette, dunque, per un'informazione migliore. Permettetemi di aggiungere - non per difendere la categoria a cui appartengo - che non ritengo affatto tramontato o da archiviare il ruolo del giornalista, cioè di colui che testimonia o comunque media, raccontando la notizia all'utente finale: non sempre infatti una massa maggiore di informazioni significa automaticamente un'informazione migliore. Internet lo dimostra in modo lampante. Permettemi infine un'osservazione dedicata alla guerra a Gaza: ho trovato sprezzante e offensivo il modo con cui Michele Santoro ha liquidato la dissenziente Lucia Annunziata che criticava lo squilibrio della trasmissione, e non mi è piaciuta la piega a senso unico del dibattito. Ma quella trasmissione ha avuto il merito di far vedere un reportage, immagini e testimonianze agghiaccianti sulla situazione di Gaza, sulle sofferenze della popolazione civile, sui metodi usati per l'attacco. Immagini che non ho visto nei Tg italiani. Ecco, vanno bene le reazioni sdegnate, ma se ne avessi la possibilità chiederei semplicemente all'ambasciatore israeliano, prontamente intervenuto per protestare, se quelle (rare) immagini e quei (rari) racconti in presa diretta sono veri oppure sono una montatura di Santoro & company, un falso della propaganda di Hamas. Perché se fossero veri anche soltanto al cinquanta per cento (e, ahimè, temo che lo siano), dovremmo avere tutti un sussulto di indignazione. Scritto in Varie Commenti ( 108 ) » (7 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jan 09 Il rabbino di Venezia contro Papa Benedetto La rivista "Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale - critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera, "Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 253 ) » (11 votes, average: 3.73 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jan 09 Il Papa ai neocatecumenali Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti ( 568 ) » (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (308) Ultime discussioni Marina: Soria e informazione corretta http://urnotfree.splinder.com/ post/19596467/ISRAELE%3A+Quell o+che+i+Vergogno Barbalbero: condivido quanto detto: è pura follia chiamare democrazia un governo dove: 1)vige il razzismo biologico... Marina: Per Ako,questa è la democrazia israeliana- Uno dei migliori esempi della particolarissima democrazia, o... Marina: Per Ako la democrazia in Israele non esiste ,non hanno una costituzione ,vige la legge del talmud e della... Marina: Per Aki "Ed io aggiungo "Val la pena di ricordare che anche in questi giorni i TERRORISTI di hamas... 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Caro Signor Gervaso, sono laico come lei ma, vivendo in Italia, capitale della cattolicit... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Martedì 03 Febbraio 2009 Chiudi Caro Signor Gervaso, sono laico come lei ma, vivendo in Italia, capitale della cattolicità, non posso non seguire, sia pure in modo sommario e superficiale, attraverso i giornali, le vicende, non tanto soprannaturali, quanto temporali, della nostra Chiesa. Nell'ottobre 1962 (se la memoria non m'inganna) Giovanni XXIII indisse il Concilio Vaticano II. Come ricorderà, l'interesse del mondo fu enorme, ma oggi mi domando, e le domando, cosa resta di quelle famose assise? Un'altra domanda, che è solo una piccola curiosità: perché Angelo Roncalli è passato alla storia come il "Papa buono"? Gli altri erano, e sono, cattivi? Fernando Piccioni - Roma Mi sono spesso chiesto anch'io perché Giovanni Roncalli sia passato alla storia come il "Papa buono", quasiché gli altri buoni non fossero. Come non lo fu Alessandro VI Borgia, più pastore di corpi femminili che di anime. Il Vicario di Cristo in terra non sarà sempre stato un santo, ma nemmeno un Anticristo, come alcuni successori di Pietro nel Medioevo e nel Rinascimento e, forse, nei secoli successivi. I propugnatori dell'Inquisizione, di cui il potere politico degli Stati "cristianissimi" fu l'implacabile braccio secolare, non saranno stati dei mostri, ma non furono nemmeno dei filantropi e dei missionari. Ma non divaghiamo e torniamo, come si dice, a bomba. Alla "bomba" del Concilio Vaticano II, che scatenò nei cinque continenti una deflagrazione mediatica. Legga, se lo troverà, il brillante e spregiudicato saggio di Franco Molinari, sacerdote e docente di storia moderna all'università Cattolica, "I peccati di Papa Giovanni". Scrive in questo splendido volumetto: "Il Vaticano II resta legato al nome di Giovanni XXIII. Ma viene spontanea una domanda: fino a che punto l'orientamento conciliare ha rispecchiato la mente di Roncalli? Corre voce che un giorno sia svenuto per l'angoscia provata ascoltando dalla sua stanza attraverso un televisore a circuito chiuso un intervento episcopale. Accantoniamo pure questo aneddoto, forse inventato, ma è accertato che il Concilio non seguì la via indicata da lui". Non è una rivelazione. Secondo molti studiosi di quell'evento epocale, è la verità. In altre parole, se Roncalli vedeva nelle assise vaticane una "nuova Pentecoste", che doveva rinnovare la Chiesa e adeguarla ai tempi, svolgere, insomma, un'opera rigeneratrice, e non solo sul piano teologico, la curia avrebbe cercato in tutti i modi (e ne conosce tanti) per "strozzare" l'utopia giovannea con "vari stratagemmi". L'establishment vaticano, che aveva maldigerito l'idea di un Concilio, cercò di limitarne i danni o quelli che, a torto o a ragione, tali riteneva. Non potendone impedire l'apertura e lo svolgimento, decise di cavalcare la tigre, "addomesticandola". Tutti gli sforzi che si potevano fare per mettere al pontefice i bastoni fra le ruote furono fatti con quella spregiudicatezza machiavellica che faceva della curia di allora, tutta, o quasi, su posizioni conservatrici, una macchina da guerra, tanto più insidiosa quanto più agiva nell'ombra e nella penombra. Ma i contestatori avevano fatto i conti senza l'oste, cioè senza il Papa, che aveva mangiato la foglia e fiutato il subdolo pericolo. Il suo discorso, l'11 ottobre 1962, pronunciato in apertura del Concilio, fu la riposta più chiara e decisa agli oppositori occulti, di cui tanti conoscevano non solo il nome, ma anche il volto. Tre, secondo Molinari, i passaggi fondamentali dell'allocuzione giovannea. Primo: "Nel nostro ministero pastorale ci feriscono talora l'orecchio suggestioni di persone, pur ardenti di zelo, le quali, nei tempi moderni, non vedono che prevaricazione e rovina". "A noi sembra di dover dissentire da questi profeti di sventura che annunziano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo". Prima stoccata alla curia passatista e nostalgica, per non dire reazionaria. Secondo passaggio: "La sposa di Cristo preferisce versare la medicina della misericordia piuttosto che della severità". Seconda botta agli avversari. Terza novità: "Altra è la sostanza dell'antica dottrina del depositum fidei ed altra è la formulazione del suo rivestimento". Secondo alcuni, questa affermazione avallava il pluralismo "più audace". Secondo altri, il pontefice limitava il rinnovamento alla forma, senza intaccare il contenuto della dottrina ecclesiale. Agli occhi e alle orecchie dell'opinione pubblica non addentro nei sancta sanctorum del Vaticano, il Concilio, praticamente chiuso da Paolo VI nel 1965, qualcosa cambiò. Giovanni XXIII era un innovatore, al di sopra delle parti, e ancora di più dei partiti e delle loro miserabili beghe terrene, che li rendevano strumenti di basso potere mondano. Purtroppo, lo straordinario evento religioso fu strumentalizzato dalla politica che in Italia strumentalizza tutto, anche la fede e le corna. Cosa resta del Concilio Vaticano Secondo, dovrebbe chiederlo a un teologo e a uno studioso della Chiesa. Io credo che qualcosa resti. Nel bene e nel male. atupertu@ilmessaggero.it

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MA è ANCHE VERO, DALL'ALTRO, CHE IL PD NON POTREBBE OCCUPARE LO SPAZIO CHE OCCUPA, NON AVR... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Ma è anche vero, dall'altro, che il Pd non potrebbe occupare lo spazio che occupa, non avrebbe potuto superare il 30% dei consensi, se non fosse percepito come l'erede del principale cespite della sinistra italiana. Nel Pd la sinistra non è tutto. Anzi, il Pd nasce proprio dal riconoscimento che la sinistra riformista, di matrice socialista, da sola non è stata (né sarebbe) capace in Italia di federare l'intera area riformista. Tuttavia è innegabile che in questi mesi di affanni per il Pd il rapporto con la sinistra - con la sua storia, la sua rete associativa, le sue istanze sociali - rappresenti uno dei punti più acuti di crisi. Ne è prova non tanto l'inevitabile dialettica con la Cgil, quanto l'incapacità del nuovo partito di dare una vera priorità al tema della crisi e rappresentanza ai ceti che ne sono più colpiti. Nasce da qui l'anticipata candidatura di Pierluigi Bersani alla leadership del Pd. E oggi questa sfida si intreccia con il sentimento anti-Pd che la sinistra radicale sta alimentando dopo il compromesso parlamentare sulla soglia elettorale per le europee. Al doppio nodo si può, certo, rispondere negando i problemi. Si può dire che il limite del Pd è la sua struttura correntizia e che la modernità impone, più che un leader, un vero e proprio «dittatore democratico». Si può sostenere che la coppia destra-sinistra appartiene al secolo passato. Si può dire che il bipartitismo è la meta e ogni ostacolo sul cammino sarà infine rimosso. Per il Pd sarebbe l'adesione al modello berlusconiano, fino ad accettare di modellare su di esso le istituzioni. Ma resta il peso di quella crisi di rappresentanza e di radicamento, che rende strutturalmente debole il Pd nella competizione. La rischiosa sfida di Bersani è dentro questa difficoltà. Si è dovuta manifestare anzitempo proprio per evitare una diaspora, o un disimpegno in settori del Pd che oggi si sentono marginalizzati. In questo senso può anche aiutare la ditta a ridurre la prevista flessione elettorale. Ma si offre alle polemiche future sulle responsabilità della sconfitta. L'altra strettoia di Bersani è che potrà rilanciare il ruolo e la funzione storica della sinistra nel Pd solo se al tempo stesso saprà dare ragione a chi nel Pd è arrivato per un diverso percorso, dunque solo se saprà riconoscere il limite della sinistra. In fondo, la vera differenza nel Pd è tra chi pensa che la crisi dipenda da un'insufficiente dose di «nuovismo» e chi ritiene invece che il progetto sia ancora incompiuto per carenza di paternità, della sinistra appunto e dei cattolici-democratici. In altre parole: i due principali affluenti si sono rinsecchiti troppo presto sul piano dei rifornimenti culturali. Ovviamente, il recupero e la rilettura dei valori-chiave della sinistra (nell'ipotesi di Bersani) potrà risultare vincente solo se aiuterà anche i cattolici a ritrovare la loro forza storica sui temi istituzionali e sociali. Mentre il Pd impazzirebbe di certo se la sinistra, non riuscendo a ritrovare la strada della questione sociale, alla fine imboccasse la scorciatoia del laicismo e della polemica con la Chiesa. Il rapporto con l'area più radicale, in fondo, è un corollario delle scelte strategiche del Pd. E l'introduzione dello sbarramento alle europee può iscriversi in due scenari opposti. Se è lo strumento per costruire «coalizioni corte» (con due-tre partiti), come assicura Dario Franceschini, può diventare domani un'occasione di incontro. Incontro non con tutta la sinistra radicale, bensì con quella parte che - come ha scritto Franco Giordano nel recente libro «Nessun dio ci salverà» - è pronta a confrontarsi sul ruolo dello Stato e dell'Europa nella crisi finanziaria. Se invece lo sbarramento è concepito come l'anticamera di un'ulteriore riduzione dell'offerta politica, allora non solo la cesura con l'altra sinistra sarà irreversibile, ma forse anche i conti del Pd con la propria storia potrebbe non tornare. Claudio Sardo

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il centrodestra: non uccidete eluana fini: rispettare la scelta del padre - caterina pasolini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 2 - Cronaca Il centrodestra: non uccidete Eluana Fini: rispettare la scelta del padre Sacconi:pronti a intervenire. Napolitano: sì al testamento biologico La polemica Il presidente della Camera: invidio chi ha certezze. Le risposte spettano solo ai genitori CATERINA PASOLINI ROMA - è battaglia politica attorno al capezzale di Eluana. Tra chi chiede un intervento del consiglio dei ministri, un decreto «per salvarla» e chi invece invoca il rispetto delle sentenze, di quel a che è stata riconosciuta come la sua volontà. Mentre da più parti, Napolitano in testa, si ribadisce la necessità di una legge sul testamento biologico e si invitano i politici «ad una discussione pacata su un tema delicato che non ha nulla a che fare con l´eutanasia», ribadisce il capo della stato. è battaglia politica e umana intensa in queste ore tra chi grida all´omicidio e chi invita alla comprensione per il grande dolore della famiglia. Nell´assenza di prese di posizione da parte del primo ministro Berlusconi - «non voglio intervenire» - si divide la politica e non è questione solo di destra o sinistra, la frattura è casomai tra laici e religiosi o tra chi considera nutrizione e idratazione una terapia, e quindi rifiutabile in base alla Costituzione e, chi come il ministro Sacconi è nettamente contrario a questa ipotesi e ventila il rischio di una deriva che porti all´eutanasia. Non solo, sull´onda del centro destra che chiede un decreto, si dichiara pronto «verificare la possibilità di atti formali per intervenire» e bloccare l´attuazione delle sentenze sul caso Englaro, come già aveva fatto nelle scorse settimane minacciando di tagliare le convenzioni alle strutture sanitarie. Il dramma di Eluana spacca il governo, crea rotture vistose all´interno dei singoli partiti, come An. E così se Gasparri ed Alemanno considerano «la vita sempre sacra» e il sottosegretario Mantovano parla di «prima condanna a morte in Italia dal 1948», il leader di An e presidente della Camera Gianfranco Fini chiede rispetto per papà Beppino. «Invidio chi ha certezze sul caso Englaro. Personalmente non ne ho, né religiose né scientifiche. Ho solo dubbi, uno su tutti: qual è e dov´è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla». Un invito alla pacatezza, arriva anche dal leader del Pd Veltroni: «in vicende così delicate nelle quali si parla della vita e della morte di persone in carne ed ossa, ci vuole rispetto e discrezione da parte della politica. Ho solo due certezze: i genitori di Eluana sono le persone che hanno dentro di sé questo dramma e ci sono sentenze che è giusto siano rispettate». E se c´è rottura in casa An, la divisione nel Pd è portata avanti dalla senatrice teodem Paola Binetti che con i cattolici del fronte governativo chiede la sospensione della sentenze che riconoscono ad Eluana il diritto di morire. «Spero ancora in un decreto, questo governo ci ha abituato a governare a colpi di decreto». I cattolici dei due schieramenti non si rassegnano infatti alla sospensione del giudizio e all´inevitabilità di un destino già segnato per Eluana. Assieme alla Binetti Osvaldo Napoli (Pdl) e i centristi invocano un decreto legge che sospenda la procedura innescata dalle diverse pronunce della magistratura. Ed Eugenia Roccella, sottosegretaria al Welfare, fornisce un esile appiglio: «Il governo cerca una strada per interrompere la fine di Eluana». Scettico invece sulla possibilità che altri soggetti, papà Englaro a parte, siano legittimati ad intervenire, è l´ex presidente della Corte Costituzionale Mirabelli, ora consigliere presso il Vaticano: «Mi pare possibile solo un ripensamento di chi è legittimato ad agire, e cioè il padre o il tutore. Mi sembra difficile, ma sarebbe anche saggio. La sentenza autorizza a togliere il sondino, non obbliga». Il vescovo di San Marino annuncia tre giorni di campane a morto.

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"ho 50 anni e sono un sentimentale" - fulvio paloscia (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XII - Firenze "Ho 50 anni e sono un sentimentale" Regista e attrice Parla il filmaker turco domani da Feltrinelli per il lancio del suo libro FULVIO PALOSCIA Il CAMPANELLO non fa che suonare. «Un altro mazzo di fiori» esclama esultante Ferzan Ozpetek dalla sua casa di Roma, dove sta preparando una cena per gli amici nella cucina che ha ospitato il set di Saturno contro. Il regista de Il bagno turco, Le fate ignoranti, La finestra di fronte ha compiuto ieri 50 anni, e festeggia l´importante traguardo con un libro di parole ma soprattutto immagini, Ad occhi aperti (Mondadori) in cui si mette a nudo rispondendo alle domande di Laura Delli Colli. Ozpetek lo presenta domani da Feltrinelli. Nell´introduzione Stefania Sandrelli la definisce un bambino e al tempo stesso un saggio. «Ha ragione, perché dell´infanzia conservo l´entusiasmo in tutto, persino nella gelosia, mentre della saggezza ho il saper riconoscere quando è il momento di smetterla di essere un bambino, nei momenti più gravi della vita. Non essere un sex symbol mi ha dato un vantaggio: invecchiare non mi fa paura». I suoi film spesso vengono accusati di eccesso di sentimentalismo. «Più lo dicono più sono felice. Il mio scopo di regista è condividere le mie emozioni con lo spettatore. Ad esempio Saturno contro è il mio film preferito proprio perché riflette molto del mio mondo, della mia intimità, tanto che l´ho girato in casa mia». Che effetto le fanno le pesanti parole di questi giorni nei confronti dell´immigrazione, a partire da quelle del ministro Maroni? «Sono convinto che Maroni abbia parlato da politico. L´uomo la penserà senza dubbio in modo diverso. Io vivo in Italia da oltre trent´anni, e non sono mai stato oggetto di razzismo. Sono l´esempio vivente della tolleranza di questo Paese». Cosa le manca della Turchia? «Nulla di più di un´Italia finita: mi mancano gli alberi della Roma di vent´anni fa, la Firenze di fine anni Settanta dove ho vissuto due mesi per studiare italiano grazie a mio padre che, con uno stipendio superiore alla media turca, mi manteneva inviandomi più di un milione di lire al mese. Una cuccagna: tanto cinema, tanta vita notturna, tanti amori. E mi mancano gli anni in cui la segreteria telefonica era un lusso, il cellulare non c´era e non eravamo reperibili se non a casa o in ufficio». Lei proviene da un paese islamico e si definisce laico. Però ha fatto un film sul senso religioso cattolico, Cuore sacro. «Non è un film sulla religione, ma sulla fede, che è ben diverso. Anzi, sulla possibilità delle diverse fedi di trovare un punto d´incontro. Un tema che oggi è d´attualità, ma che nel 2005 non fu compreso. Chi mi criticò allora oggi dice che fui lungimirante». Da tempo si mormora di un suo debutto nella lirica al Maggio Musicale. «Mi piacerebbe, in effetti tutti ne parlano. Ma nulla è definito».

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Rileggere Gilson, filosofo tomista contro uno Stato cattolico confessionale (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Rileggere Gilson, filosofo tomista contro uno Stato cattolico confessionale MEDIOEVO OGGI. Applicare la saggezza profonda del pensiero dell'età di mezzo alle affascinanti e attuali motivazioni del nostro tempo si è rivelata, alla fine, una scelta fortunata. di Benedetto Ippolito Gilson è conosciuto al grande pubblico per i lavori insuperati sulla filosofia medievale. In effetti, prima del suo tributo non soltanto non esisteva una reale percezione diffusa dell'autentico valore della Scolastica, ma addirittura l'età di mezzo era liquidata come un periodo oscuro della cultura occidentale, contraddistinto solo dalla presenza totalizzante della Chiesa e della teologia. Un carattere peculiare del pensiero di Gilson è stato la riscoperta del Medioevo come un'epoca ricca di cultura filosofica, non essendosi limitato a una mera ricostruzione archeologica delle dottrine e rendendo attuale la tradizione cristiana all'interno del vivace dibattito contemporaneo. Il saper applicare la saggezza profonda del pensiero medievale alle affascinanti e attuali motivazioni del nostro tempo si è rivelata una scelta fortunata che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Fino a qualche decennio fa erano note esclusivamente le lezioni che egli aveva tenuto nel maggio del ?52 all'Università di Lovanio, raccolte in un volume dal titolo Metamorfosi della città di Dio. In seguito, grazie agli studi fatti da Mario Toso e da Mariano Fazio, è emerso il profilo integrale della sua visione politica. La forte passione civile, che lo ha contraddistinto per tutta la vita, si è tradotta nel secondo dopoguerra in una vera e propria partecipazione attiva alla vita nazionale con l'adesione al Movimento Repubblicano Popolare. Egli utilizzò, in quel frangente, le idee elaborate negli anni trenta in una serie di articoli pubblicati sulla rivista Sept di Bernadot, adattandole alle necessità del momento. Gilson si mostra un osservatore politico acuto e penetrante, capace di anticipare con semplicità molte tesi innovatrici del Concilio Vaticano II e risoluto nel presentare una lucida ed equilibrata interpretazione del delicato rapporto tra istituzioni pubbliche e democrazia. Alla base della sua complessa riflessione vi è la consapevolezza della minaccia costante costituita dalle tendenze totalitarie, comunismo e fascismo in testa. Il vero pericolo è individuato, in quel periodo, nel tentativo della destra reazionaria, capeggiata dai seguaci di Charles Maurras e dall'Action française, di proporre una nuova forma confessionale di Stato cattolico. Gilson pensava, al contrario, che il potere pubblico dovesse rimanere neutrale rispetto ad ogni tentazione integralista, fosse pure cattolica, evitando accuratamente anche l'opposta tendenza anti religiosa e anticlericale, favorita dai socialisti. Le sue parole in questo senso sono lapidarie: «Nessun privilegio perché conduce alle persecuzioni; nessuna persecuzione perché sempre ingiusta». La linea politica sostenuta in quel frangente è autenticamente repubblicana, ossia fautrice di uno Stato democratico posto a garanzia, secondo giustizia, dell'esercizio equo e autonomo delle libertà religiose dei cittadini. Rinunciare, infatti, alla pretesa confessionalità istituzionale, difesa dai nazionalisti, significava liberarsi definitivamente dall'incubo del clericalismo, preferendo un ordine sociale democratico, in cui fosse possibile ai cattolici organizzare liberamente e realizzare pubblicamente la propria vita di fede, ad interferenze e a strane strumentalizzazioni. L'eticità dello Stato, alla fine, non è che il limite stesso imposto alla politica dalla società, il quale solo rende possibile l'espressione pubblica, democratica e laica della religione. Un chiarimento finale deve essere fatto a proposito della nozione gilsoniana di democrazia. Fermo oppositore sia della concezione liberale e minimale dello Stato, da lui definita radicale, e sia di quella comunista, definita totalitaria e disumana, Gilson ha appoggiato con forza l'idea di una democrazia sociale, in cui lo Stato garantisse eguali condizioni formali e materiali per l'esercizio di tutte le libertà. Rafforzare la democrazia significa, in conclusione, evitare sempre che la società sia compressa da poteri, istituzionali o economici, che ne inibiscono lo sviluppo e il progresso umano. 04/02/2009

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Questo centrodestra è formato da un branco di arroganti e ignoranti (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-02-2009)

Argomenti: Laicita'

«Questo centrodestra è formato da un branco di arroganti e ignoranti» Non parla soltanto come scienziata, parla come cittadina di un paese che fatica a riconoscere. E non fa sconti, Margherita Hack. Non si spengono i riflettori su Eluana Englaro, si annunciano marce su Udine. Che ne pensa? «Intanto vorrei dire che apprezzo molto l'atteggiamento del presidente del Friuli Renzo Tondo, un uomo del Pdl che ha assunto una posizione laica e di grande rispetto». Ha visto il video choc, le persone che gridavano a Eluana sull'ambulanza: «Ti vogliono uccidere»? «È una vergogna. Se non ci fossero stati i progressi della medicina Eluana sarebbe morta 17 anni fa, questa è la verità». C'è chi accusa di omicidio i medici che sospenderanno i trattamenti artificiali. La Chiesa parla di eutanasia. «Qui non siamo di fronte alla difesa della vita, siamo di fronte a posizioni ideologiche. C'è qualcuno che vuole far vincere le proprie idee senza considerare Eluana. Eluana è già morta, di fatto. È un corpo tenuto in vita da macchine, non in grado di soffrire o di capire cosa le sta accadendo intorno. È come fosse sotto anestesia da 17 anni». Forse la Chiesa e i cattolici hanno paura che si crei un precedente con l'applicazione di questa sentenza, in vista della legge sul testamento biologico? «Ma una legge sul testamento biologico è indispensabile e deve tutelare le volontà del paziente». È questo il punto. C'è chi sostiene che idratazione e alimentazione artificiale non siano cure mediche e quindi nessuno può sospenderle. «Sarebbe innaturale imporre una cosa del genere: stiamo parlando di trattamenti medici. Qui non c'è più alcun sentimento cristiano verso chi soffre, c'è soltanto la volontà di imporre il proprio punto di vista. Se vogliono fare una legge del genere è meglio che lascino stare, significherebbe togliere diritti alle persone sulla propria vita e il proprio corpo. È inammissibile». Davanti al caso di Eluana come ci si dovrebbe muovere? «Con il massimo del rispetto. L'ingerenza della Chiesa e la debolezza della politica sono due cose veramente insopportabili. La politica solo una cosa deve fare: una legge per il testamento, che poi deve essere eseguito secondo le volontà di chi lo ha sottoscritto». Secondo lei c'era un altro modo di raccontare il caso Englaro? «Credo che finora tutto si sia mosso con una grande irrazionalità, con grande voglia di prevaricare la volontà degli individui. È incivile». Nel centrodestra c'è chi ha chiesto un decreto d'urgenza per bloccare tutto. «Questo centrodestra è formato da un branco di politici arroganti e ignoranti che pretende di bloccare una decisione della magistratura. Ma il Pd dovrebbe essere più coraggioso». Margherita Hack, astrofisica

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POLITICA E PIETAS (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Laicita'

POLITICA E PIETAS Brunetto Salvarani Ho riflettuto sul caso-Eluana. Con fatica, da padre e da cristiano che cerca di vivere la radicalità del vangelo e la fedeltà alla terra, come mi ha insegnato un grande testimone del '900, il teologo Bonhöffer. Non ho raggiunto conclusioni, ma frammenti di pensiero, che dicono la complessità della situazione, insieme alla fragilità di questi nostri giorni. Con delicatezza, e senza che appaia come un indice puntato verso chi ha maturato idee diverse, ammetto che personalmente provo perplessità di fronte all'interruzione dell'alimentazione, e che se mi trovassi in una condizione simile, vorrei rimanere al mio posto: senza accanimento terapeutico, ma intendendo sperimentare fino in fondo l'esistenza. Il fatto è che ora non si tratta di me ma di lei, e quanto per me è un valore potrebbe non esserlo per lei (e per i suoi). Anzi, come capita spesso, si può percepire come barbarie ciò che per altri è invece addirittura luogo di edificazione. Se distanti visioni della vita producono diverse etiche, non necessariamente esse sono destinate a scontrarsi, ma piuttosto a domandarsi: qual è il bene per te? Per l'altro, che sta di fronte a me? E' a partire dalla capacità di rispondere a questa domanda, spiega Lévinas, che si misura il nostro attuale grado di umanità. Resta il dato, non più eludibile, per cui lo stato laico è convocato a produrre, prendendo spunto dalle etiche plurali dei suoi cittadini, un diritto unico, che riconosca secondo giustizia la possibilità di vivere e di morire alla luce della propria concezione del mondo. E custodendo ferma la distinzione fra etica e diritto. E' poco, è molto? In ogni caso, è abbastanza per affermare che, com'è capitato spesso in questo Paese, si sta giocando attorno al corpo di una donna una partita asperrima. C'è stato troppo rumore, troppo chiasso, certo, soprattutto in assenza di una legislazione appropriata che dicesse la sua, di fronte a una situazione-limite. Situazione-limite che, però, è e sarà sempre più di ordinaria quotidianità, in questi anni d'immensi passi avanti sul piano tecnologico e scientifico e tuttavia, fortunatamente, ancora impossibilitati a pronunciare una parola definitiva in casi simili. Che invece richiederebbero più silenzio, più rispetto per un dramma che si è consumato eccessivamente sotto i riflettori delle telecamere. E, se mi è concesso, richiederebbero più pietas. Per la tragedia che, comunque si voglia leggere, è ancora in corso, e per le mille altre tragedie del genere che stanno attraversando le giornate di tanti genitori, mariti, mogli e figli. I quali chiedono umanità insieme a una legge adeguata che eviti gli arbitrii sempre possibili in sua assenza. Sapranno, la migliore cultura cattolica e la migliore cultura laica di questo Paese sempre più percepito come un'accozzaglia di branchi decerebrati, venire incontro a tali esigenze, altissime eppure semplicemente umane? A questo interrogativo è consegnata l'ipotesi che vicende come quella di Eluana non si moltiplichino a dismisura nelle prossime settimane, lasciandosi alle spalle non solo il dolore di chi le vuole bene ma anche le ennesime macerie di reciproche scomuniche. Non sarà facile, ma è indispensabile augurarcelo. La politica, quella con la P maiuscola, è chiamata finalmente a battere un colpo.

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Di fronte a un caso tragico quanto eticamente complesso come quello della povera Eluana Englaro (e d... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi Di fronte a un caso tragico quanto eticamente complesso come quello della povera Eluana Englaro (e dei suoi sfortunati genitori), credo si debba innanzitutto evitare di ragionare per assoluti, di contrapporre principi a principi, verità a verità: la sacralità della vita contro il diritto a una morte dignitosa, oppure (anche di questo si parla) la maestà della legge contro gli imperativi della coscienza. Anche principi apparentemente inoppugnabili, se sviluppati fino alle estreme conseguenze, possono portare a esiti assurdi. E a volte è preferibile fermarsi nella terra di mezzo fra opposte polarità teoriche e ideali, guardare al caso concreto, interrogare la propria coscienza e affidarsi (non sembri una bestemmia) al semplice buon senso. Per dirla più chiaramente: so bene che l'interruzione della vita di un'altra persona (diverso naturalmente è il caso della libera volontà espressa nell'immediatezza dei fatti da un malato ancora cosciente: vedi il caso Welby) è una scelta terribile, tanto più se a compierla sono i congiunti più stretti. So che una normativa troppo larga in materia di vita e di morte, pure adottata con le migliori intenzioni, in nome dell'umana pietas o della dignità del malato, può condurre a pratiche pericolose e inaccettabili (soprattutto in una società non fondata su valori etici solidi e condivisi). Ma penso anche che il valore assoluto della vita - peraltro non sempre rispettato nelle nostre culture di riferimento, a cominciare da quella cristiana, e spesso subordinato ad altri valori considerati essenziali - non dovrebbe essere legato a un dato meramente biologico, come un respiro o il battito di un cuore. Un dato che la Chiesa cattolica per prima ha nei secoli considerato secondario rispetto a quello spirituale, ovvero l'anima investita direttamente dal soffio vitale della divinità (così almeno la dottrina tomistica, ripresa da Dante nel canto XXV del Purgatorio). Un laico, naturalmente, non parlerà di anima, ma piuttosto di coscienza o, più brutalmente, di attività cerebrale. Resta per tutti, laici e religiosi, la difficoltà di considerare vita vera il vegetare di un corpo incapace di percepire se stesso e l'altro da sé, di reagire a un qualsivoglia stimolo, di relazionarsi in un qualunque modo col mondo esterno. Eluana Englaro è in queste condizioni da diciotto anni, non da diciotto ore o da diciotto mesi. Nessuno pensa ragionevolmente che abbia una sia pur minima possibilità di ripresa. Il modo stesso in cui viene alimentata non ha nulla di naturale: e per questo appare improprio il riferimento alle opere di misericordia corporale (dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati), cui si richiamano coloro che si oppongono all'interruzione delle pratiche mediche. C'è poi un altro elemento da considerare: la volontà dei genitori, in particolare quella di Beppino Englaro, che da anni si è caricato sulle spalle la terribile responsabilità di chiedere l'interruzione dell'alimentazione forzata per sua figlia e nel frattempo non ha mai cessato di assisterla e di ricordarla. Non credo, come ho già detto, che il suo parere sia da solo decisivo. Così come non do eccessiva importanza alla volontà espressa dalla stessa Eluana in anni lontani (qualcuno potrebbe averla fraintesa o lei aver cambiato opinione in un secondo tempo). Ma penso che di quel parere fosse doveroso tener conto: sia perché espresso da un padre a detta di tutti affettuoso e irreprensibile, sia perché non contrastato da altre voci all'interno della famiglia. Il che rende questo caso molto diverso da quello di Terri Schiavo che, fra il 2004 e il 2005, divise l'opinione pubblica americana e mondiale: allora la famiglia di origine della donna era contraria all'interruzione delle cure e solo dopo una lunga battaglia legale il marito ottenne l'autorizzazione a porre fine al trattamento terapeutico. Insomma, in una situazione in cui non era possibile indicare una via d'uscita che non fosse tragica (anzi, in cui la tragedia maggiore si era già consumata diciotto anni fa e poi lungo tutto il tempo trascorso da allora), la soluzione, dolorosissima, verso cui ci si sta avviando è in realtà l'unica possibile. La impone il rispetto di un reiterato pronunciamento della magistratura, che, piaccia o meno, fa testo in uno Stato di diritto. Ma la impongono soprattutto il sentimento diffuso di pietà per Eluana e per la sua famiglia e quell'umana misura nella declinazione dei principi morali senza la quale, come insegnavano gli antichi, anche la norma più sacrosanta può diventare iniqua. Giovanni Sabbatucci

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Un valore assoluto della vita, peraltro, non sempre rispettato nelle nostre culture di rifer... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)

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Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi di GIOVANNI SABBATUCCI Un valore assoluto della vita, peraltro, non sempre rispettato nelle nostre culture di riferimento, a cominciare da quella cristiana, e spesso subordinato ad altri valori considerati essenziali.Un dato (quello meramente biologico) che la Chiesa cattolica per prima ha nei secoli considerato secondario rispetto a quello spirituale, ovvero l'anima investita direttamente dal soffio vitale della divinità (così almeno la dottrina tomistica, ripresa da Dante nel canto XXV del Purgatorio). Un laico, naturalmente, non parlerà di anima, ma piuttosto di coscienza o, più brutalmente, di attività cerebrale. Resta per tutti, laici e religiosi, la difficoltà di considerare vita vera il vegetare di un corpo incapace di percepire se stesso e l'altro da sé, di reagire a un qualsivoglia stimolo, di relazionarsi in un qualunque modo col mondo esterno. Eluana Englaro è in queste condizioni da 17 anni, non da diciassette ore o da diciassette mesi. Nessuno pensa ragionevolmente che abbia una sia pur minima possibilità di ripresa. Il modo stesso in cui viene alimentata non ha nulla di naturale: e per questo appare improprio il riferimento alle opere di misericordia corporale (dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati), cui si richiamano coloro che si oppongono all'interruzione delle pratiche mediche. C'è poi un altro elemento da considerare: la volontà dei genitori, in particolare quella di Beppino Englaro, che da anni si è caricato sulle spalle la terribile responsabilità di chiedere l'interruzione dell'alimentazione forzata per sua figlia e nel frattempo non ha mai cessato di assisterla e di ricordarla. Non credo, come ho già detto, che il suo parere sia da solo decisivo. Così come non do eccessiva importanza alla volontà espressa dalla stessa Eluana in anni lontani (qualcuno potrebbe averla fraintesa o lei aver cambiato opinione in un secondo tempo). Ma penso che di quel parere fosse doveroso tener conto: sia perché espresso da un padre a detta di tutti affettuoso e irreprensibile, sia perché non contrastato da altre voci all'interno della famiglia. Il che rende questo caso molto diverso da quello di Terri Schiavo che, fra il 2004 e il 2005, divise l'opinione pubblica americana e mondiale: allora la famiglia di origine della donna era contraria all'interruzione delle cure e solo dopo una lunga battaglia legale il marito ottenne l'autorizzazione a porre fine al trattamento terapeutico. Insomma, in una situazione in cui non era possibile indicare una via d'uscita che non fosse tragica (anzi, in cui la tragedia maggiore si era già consumata 17 anni fa e poi lungo tutto il tempo trascorso da allora), la soluzione, dolorosissima, verso cui ci si sta avviando è in realtà l'unica possibile. La impone il rispetto di un reiterato pronunciamento della magistratura, che, piaccia o meno, fa testo in uno Stato di diritto. Ma la impongono soprattutto il sentimento diffuso di pietà per Eluana e per la sua famiglia e quell'umana misura nella declinazione dei principi morali senza la quale, come insegnavano gli antichi, anche la norma più sacrosanta può diventare iniqua.

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CITTA' DEL VATICANO - Togliere cibo e acqua a Eluana è una pagina nera per l'... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)

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Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi di FRANCA GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - Togliere cibo e acqua a Eluana è una pagina nera per l'Italia». Monsignor Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la vita, continua però a sperare. Se l'immaginava un epilogo del genere? «Mi auguro che vi sia la possibilità, attraverso strumenti legali, di interrompere questo processo verso la morte. La considerazione che non smetto di farmi è che dobbiamo rimboccarci le maniche, come mai in precedenza a favore della vita, per cambiare una certa cultura di morte che si manifesta in tante situazioni». Questo esame di coscienza chi lo dovrebbe fare? «Noi tutti. Come possiamo dimenticare che in questi giorni assistiamo a gruppi di ragazzi che per divertirsi danno fuoco a una persona che sta dormendo? Che ci sono giovani che nei fine settimana non trovano niente di meglio che violentare delle ragazze? E' questo il concetto di vita, di libertà, di rispetto che si ha? Serva una missione che dovrebbe vedere tutti impegnati». A Eluana toglieranno cibo ma, nello stesso tempo, somministreranno dei sedativi contro il dolore... «E paradossale oltre che contraddittorio ma è proprio quello che ha stabilito la sentenza. Non ci si può nascondere dietro formalismi giuridici e linguistici per non cogliere un terribile paradosso: come si può arrivare a togliere il sondino, obbligare che questo avvenga in una struttura sanitaria e con l'assistenza di medici e, nello stesso tempo, somministrare alla paziente dei farmaci per alleviare il dolore. E abnorme..» Il mondo politico spaccato... «Ma ci sono anche state delle personalità politiche che, attraverso atti di coraggio, hanno fatto in modo che si potesse rispettare la legge. Penso, per esempio, al ministro Sacconi». Serve, dunque, una legge sul fine vita... «E' necessaria e urgente. Da quello che ho potuto leggere sui giornali, il testo preparato mi sembra molto equilibrato: sono state recepite le istanze del mondo laico sulla libertà della persona di decidere, e quelle del mondo cattolico (e non solo), di non identificare l'idratazione e l'alimentazione come una terapia. Se ora tutti quanti lasciassero da parte gli steccati ideologici forse potrebbe pure essere approvata. Mi dispiace dirlo ma a me sembra che la storia del nostro Paese voglia purtroppo caratterizzarsi per contrapposizioni e non per condivisioni. Di contrapposizioni non ne abbiamo bisogno quando si parla di vita e di morte». L'ex presidente Cossiga ha fatto una interpellanza chiedendo al governo di intervenire con un decreto... «Già nei mesi scorsi l'ex presidente Cossiga si era impegnato perchè ci si potesse appellare contro la sentenza. Ma un decreto ha bisogno di almeno due firme, e all'orizzonte non si intravede questa possibilità». La decisione dei genitori di Eluana da condannare? «Da sempre ho detto che non si può giudicare e nessuno può permettersi di farlo. Tutti meritano rispetto, soprattutto un padre e una madre, tuttavia con altrettanta chiarezza dico che non posso condividere questa scelta. Davanti alla vita si deve combattere per la vita». Chi si batte per l'eutanasia tende spesso a ricordare le ultime parole di Giovanni Paolo II, lasciatemi andare alla casa del Padre, come una implicita dichiarazione eutanasica... «Mi meraviglia davvero che l'esempio eroico, coraggioso, luminoso di Giovanni Paolo II possa essere letto in questi termini. Egli ha fornito al mondo, giorno dopo giorno, fino alla fine, un esempio raro che non ha nulla a che spartire con qualsivoglia criterio eutanasico. Egli era ormai al termine della sua vita, ne era consapevole e la malattia l'ha affrontata con fede, pensando alla Passione di Cristo. Nulla a che vedere con l'eutanasia. Egli non voleva cure sproporzionate ma è indubbio che è sempre stato alimentato e idratato, fino alla fine».

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ROMA - E ora il Parlamento accelera l'esame del testo sul testamento biologico. Però... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2009)

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Mercoledì 04 Febbraio 2009 Chiudi ROMA - E ora il Parlamento accelera l'esame del testo sul testamento biologico. Però le divisioni agitano trasversalmente gli schieramenti: lo scontro è sull'idratazione e sulla nutrizione. Se la maggioranza deve fare i conti con qualche frangia di dissenso, il Pd rischia di spaccarsi. I cattolici si schierano con il Partito delle Libertà, mentre i laici attaccano («il testo porterà un enorme numero di conflitti in tribunale»). Il relatore Raffaele Calabrò sente che è «più forte l'esigenza che il Parlamento legiferi per sottrarre il problema ai giudici, agli amministratori di strutture sanitarie e a quanti altri si arrogano il diritto di decidere della vita e della morte». Il testo ha unificato dieci proposte. Quali i punti? «La legge nega il diritto alla morte, idratazione e nutrizione non potranno essere interrotte, perché queste non sono terapie ma forme di sostegno alla vita, di cui difendiamo la dignità e l'inviolabilità», sintetizza Calabrò. La legge, inoltre, impone tre no: all'eutanasia, al suicidio assistito e all'accanimento terapeutico. Prevista l'autodeterminazione delle cure con il testamento che dovrà essere firmato da un medico e depositato presso un notaio. Il documento non avrà durata illimitata: se non riconfermato con un atto ufficiale scadrà dopo tre anni dalla firma. Ma chi potrà esprimere le volontà di una persona nel caso che questa perda la possibilità di intendere e di volere? Verrà introdotto il «fiduciario» che avrà un ruolo importante. A. Ser.

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<Non riesco a capire chi ha torto e chi ha ragione> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-04 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Lo scrittore Sebastiano Vassalli «Non riesco a capire chi ha torto e chi ha ragione» MILANO — Dubbio è la prima parola che viene in mente allo scrittore Sebastiano Vassalli quando si parla del caso Eluana Englaro. «Come si fa ad avere certezze in un senso o nell'altro?» dice. «Ho seguito il caso, ho letto i pareri di medici e scienziati, ma nemmeno da quelli è venuta fuori la possibilità, per me, di dire chi ha ragione e chi ha torto, che cosa si debba o non si debba fare. So che ci sono molte situazioni simili, ma quello che caratterizza questo caso è proprio l'unicità. Quante sono le persone in questa condizione da 17 anni? Siamo di fronte a una donna entrata in coma molto giovane, quindi anche molto forte, che sta sopravvivendo al di là di ogni previsione e, probabilmente, al di là di ogni sopportazione». E non basta, per decidere chi ha ragione e chi ha torto, sapere, come dice il padre Beppino, che Eluana era un «purosangue della libertà » e aveva sempre espresso la ferma volontà di non essere sottoposta a trattamenti sanitari in caso di malattia irreversibile. «Sul rifiuto dell'accanimento terapeutico si può essere d'accordo. Ma l'alimentazione e l'idratazione possono essere considerati una terapia?» si chiede lo scrittore. Ciò che per Vassalli è, invece, «comprensibilissimo » è lo «stato di esasperazione umanamente insostenibile della famiglia. E credo che il tribunale abbia tenuto conto anche di questo nel prendere la sua contestata decisione. Tuttavia il vero dramma è che nè la scienza nè la legge hanno dato gli strumenti per avere la certezza assoluta che si stia facendo la cosa giusta. Personalmente credo che l'interruzione dell'alimentazione vada verso una soluzione umana. Umana, troppo umana per dirla con Nietzsche». Ciò su cui Vassalli non ha dubbio è il rifiuto di ogni strumentalizzazione di un caso che avrebbe richiesto soprattutto il silenzio. «Quello che è mancato, che manca ancora di più adesso che siamo alle battute finali, è l'umiltà. Bisognerebbe avere l'umiltà di fermarsi ». E invece ci sono state le interrogazioni parlamentari, i decreti, le veglie, il pane e le bottiglie d'acqua, gli scioperi della fame, le mobilitazioni, i tentativi di fermare l'ambulanza che portava Eluana dalla clinica di Lecco a quella di Udine dove dovrebbe cominciare il suo ultimo viaggio. «Trovo intollerabile che se ne sia fatta una questione di bandiera. Chiesa e politica si sono impadroniti del caso». D'altronde, per Vassalli, le questioni fondamentali, quelle della vita e della morte, dell'aborto e dell'eutanasia, non possono essere appannaggio esclusivo dei cattolici. «Anzi — dice Vassalli — la responsabilità del laico è ancora più grande. Il suo compito è meno facilitato, più irto di doveri e scelte, senza dogmi e precetti da seguire. E comunque ci si dimentica che nessuno mette in discussione la difesa della vita umana, ma la definizione di ciò che è vita e da che punto in avanti essa cominci». L'unica speranza, per Vassalli, è che tutta questa storia finisca nel silenzio. «Ma ho l'impressione che questo abbandono della vita avverrà nel modo peggiore, in mezzo alle urla e al clamore». Cristina Taglietti

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studia la contromossa (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)

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n. 30 del 2009-02-04 pagina 4 Sacconi studia la contromossa: "La nostra sanità non fa morire" di Francesca Angeli Lo strappo di papà Beppino scatena reazioni politiche accese e trasversali. Fini spiazza tutti: "Scelta da rispettare". Napolitano: ora il testamento biologico Roma - Eutanasia, omicidio, condanna a morte, pietà, rispetto, silenzio. Parole impegnative che si esasperano fino a trasformarsi in sentenze quando si avvicinano a quel letto d?ospedale e avvolgono il corpo di Eluana Englaro, divenuto un simbolo suo malgrado. Fuori da quella stanza, anche se invocato ripetutamente dai suoi familiari, il silenzio è diventato una scelta impossibile per la politica, che si interroga sul proprio ruolo e sul diritto-dovere di intervenire in casi come quello di Eluana o Terry Schiavo, sempre più frequenti con l?evoluzione tecnologica della medicina. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invoca un dibattito pacato. Un confronto «sul testamento biologico che non ha nulla a che vedere con l?eutanasia perché nel Parlamento italiano non è all?ordine del giorno nessuna legge sull?eutanasia»,dice il capo dello Stato, mentre ad esempio «in altri paesi come il Lussemburgo l?eutanasia attiva è regolamentata». Dunque c?è un vuoto legislativo che va colmato e su questo punto sono tutti d?accordo. Anche il presidente del Senato, Renato Schifani, avverte: «Quanto sta avvenendo pone ormai con drammaticità la necessità di un intervento legislativo che sappia prevenire e affrontare situazioni davanti alle quali le famiglie e le persone non possono essere lasciate sole». E Schifani ricorda l?impegno di Palazzo Madama su questo fronte «per arrivare al più presto a un risultato concreto sul tema del testamento biologico». Ma il nodo che ancora non si scioglie è stretto intorno a quello che significa eutanasia. E la risposta che ciascuno si dà non dipende dall?appartenenza a una parte politica ma alle proprie più intime e profonde convinzioni. Principi che inducono il sottosegretario all?Interno, Alfredo Mantovano, a dire che il distacco del sondino che nutre ed idrata la Englaro rappresenta «la prima condanna a morte dopo il 1948: la condanna di una innocente attraverso una lunga agonia». Un giudizio condiviso da altri esponenti del Pdl come Maurizio Lupi, che difende «il valore sacro della vita» o il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che nell?amarezza per la sorte di Eluana sottolinea con forza il suo rifiuto di farsi «complice» di una sentenza di morte. Sullo stesso fronte si pone anche Paola Binetti e molti altri esponenti cattolici del Partito democratico, che invocano insieme con il Movimento della vita «un decreto legge che possa bloccare la procedura di morte che si è innescata». Tutti condividono il principio che alimentazione e idratazione non siano terapie o cure e quindi sospendibili per non incorrere nell?accanimento terapeutico. Idratare e alimentare una persona che non può farlo da sola è un dovere anche per il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che proprio in questa ottica ha emanato mesi fa un ordinanza nella quale si ribadiva che non è possibile per una struttura del servizio sanitario nazionale attuare una procedura che di fatto porta alla morte del paziente. Una certezza che Sacconi ribadisce con forza. «Tutto il nostro sistema e dunque anche i compiti della casa di cura La Quiete sono rivolti alla vita e non alla morte - dice Sacconi -. Sospendere alimentazione e idratazione significherebbe imboccare la strada di un presunto diritto alla morte. Stiamo valutando i profili formali. Eluana si trova in uno stato vegetativo ma non di morte cerebrale. Ci vorranno 15 o 20 giorni per essere condotta a morte e si ha il timore che possa soffrire, tanto che le saranno somministrati sedativi. Tutto questo accade in assenza di una legge specifica e di una volontà accertata da parte della donna. Io auspico un ripensamento.». Ma il presidente della Camera, Gianfranco Fini non nutre le stesse convinzioni. «Invidio chi ha certezze sul caso Englaro. Personalmente non ne ho né religiose né scientifiche - dice Fini -. Ho solo dubbi, uno su tutti. Qual è e dove è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano diritto di fornire una risposta e io sento il dovere di rispettarla». Una posizione lontanissima da quella di Mantovano anche se entrambi vengono da Alleanza nazionale. Ma la dichiarazione di Fini non stupisce perché già in passato su delicati temi bioetici come quello della procreazione assistita si era distinto condividendo posizioni più «laiche» o «laiciste» all?interno del centrodestra. Come quelle sostenute da Benedetto Della Vedova, Pdl, che parla di «linciaggio» di Beppino Englaro da parte di chi usa termini come omicidio o boia. «Parlare di mano assassina è privo di qualsiasi pietà ed è un assurdo dal punto di vista della civiltà giuridica». Per Umberto Veronesi, oncologo ed ex ministro della Sanità, «si è arrivati a un epilogo inevitabile nel rispetto della volontà di Eluana». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Quei manager che si tagliano lo stipendio. (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)

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Dopo lo scandalo dei bonus da 18 miliardi distribuiti ai manager dalle banche americane salvate dallo Stato, Obama corre ai ripari: oggi annuncia una norma che impone un limite di 500mila dollari agli stipendi dei dirigenti delle società che beneficiano dei sussidi pubblici. Bene, è un passo nella giusta direzione. Tuttavia, mi chiedo: i 18 miliardi rappresentano un abuso colossale e una distorsione di fondi pubblici: perchè Obama non ne pretende la restituzione? Se lo avesse fatto sarebbe stato davvero credibile, in questo modo invece premia la casta, legalizza l'ultima rapina. E invece in un frangente di crisi come questo sarebbe stato necessario un segnale molto più forte che, evidentemente, Obama non può permettersi. Segnali che invece giungono da alcune aziende private. In Giappone, ad esempio, i manager di alcune grandi società in difficoltà si sono ridotti del 30% lo stipendio. Lo stesso è avvenuto in Italia, nel mio mondo, quello dell'editoria. Il gruppo del Sole 24 Ore ha appena inviato una lettera a tutti i collaboratori in cui annuncia una riduzione dei compensi del 25% per fare fronte a quella che definisce la "Grande Crisi". La lettera è firmata dal direttore Ferruccio de Bortoli e dall'amministratore delegato Claudio Calabi, che hanno dato l'esempio riducendosi di un quarto lo stipendio. Che differenza rispetto ai banchieri di Wall Street! Questa è la strada giusta: se i tempi sono duri, lo sono per tutti. Ed è il capo che mostra la via assumendosi in prima persona i sacrifici richiesti. Io lo chiamo capitalismo responsabile e mi piace moltissimo. Scritto in economia, società, era obama, globalizzazione, democrazia, Italia, notizie nascoste, giornalismo Non commentato » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Ecco perché il clandestino in realtà non viene espulso Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare, sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è più tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i progressisti. O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 56 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Jan 09 La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14 milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il mondo Commenti ( 72 ) » (6 voti, il voto medio è: 2.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue. Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione, dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda iniziative straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone, anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non si combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri che arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee, direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane, che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 72 ) » (5 voti, il voto medio è: 3.4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e dunque anche l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene non abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio? I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile? Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama, globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) » (8 voti, il voto medio è: 3.25 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran? "L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi. Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam Commenti ( 103 ) » (7 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi salvare. Le borse crollano, ci risiamo.. ma perchè? Colpa di Obama, come qualcuno ha suggerito sui giornali? No, i mercati finanziari scendono perchè temono che nemmeno Obama, nonostante gli interventi promessi, possa risollevare l'economia, perlomeno non i tempi brevi. Nonostante i ribassi di Piazza Affari e l'entità del debito pubblico, l'Italia è in una posizione più favorevole rispetto ad altri Paesi, come ha spiegato uno dei nostri economisti più brillanti Marco Fortis, in un'intervista a Rodolfo Parietti. Ma la crisi è globale e da sola l'Italia non ce la può fare. E allora bisogna capirne le ragioni e le dinamiche. Un giornalista del Corriere del Ticino, Alfonso Tuor, da tempo si segnala per la precisione e la lungimiranza delle sue analisi. Venerdì scorso, dunque prima del capitombolo di Wall Street, ha pubblicato un editoriale in cui spiega che cosa sta accadendo. La sua è una visione "tremontiana" e la ritengo assai convincente. Ecco i passaggi più significativi del suo articolo: Concluso il periodo delle ferie natalizie, è tornato alla ribalta il problema centrale di questa crisi: lo stato comatoso del settore finanziario. Infatti non vi sono miglioramenti delle condizioni di salute del sistema bancario, nonostante le ricapitalizzazioni degli istituti di credito americani ed europei operate dagli Stati e i continui interventi delle banche centrali. (.)Lo stesso presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dovuto ammettere che non vi è alcuna speranza di uscire da questa crisi se non si risana il sistema bancario. Bernanke ha addirittura precisato che risulterà insufficiente anche il pacchetto fiscale di Obama da 800 miliardi di dollari. (.) Il motivo è semplice. La crisi finanziaria ha già investito l'economia reale. Le industrie europee, americane e di altri continenti si trovano strette in una tenaglia: da un canto, i fatturati diminuiscono rapidamente (in alcuni rami si registrano contrazioni del 30%) e, dall'altra, l'accesso al credito è chiuso, poiché il sistema bancario è riluttante a concedere nuovi crediti, oppure è estremamente oneroso, con tassi di interesse molto elevati nonostante il ribasso del costo del denaro attuato dalle banche centrali. La conseguenza è un circolo vizioso: la recessione produce nuove sofferenze che aggravano la crisi bancaria, le banche concedono meno prestiti rendendo più profonda la recessione e così via. In pratica, il settore bancario non svolge più (non concedendo crediti) il suo ruolo di trasmissione degli impulsi di politica monetaria. Quindi, anche il taglio dei tassi europei riduce i costi di rifinanziamento delle banche, ma ha scarsa o nessuna influenza sull'accesso e sul costo del credito delle imprese industriali. Ora, l'oligarchia finanziaria che ha causato questa crisi, con l'autorevole sostegno della Federal Reserve, sostiene una tesi semplice: non si può uscire dalla crisi, se prima gli Stati non risanano il sistema bancario. Questa tesi, apparentemente seduttiva, dimentica di esplicitare i costi enormi di questo salvataggio. Un'idea della grandezza dei capitali necessari la si può ricavare dalle migliaia di miliardi finora spesi da Stati e da banche centrali senza ottenere alcun risultato apprezzabile. Negli Stati Uniti si sono già spesi 8.000 miliardi di dollari, nell'Unione Europea la cifra è di poco inferiore. Per risanare i catastrofici bilanci delle grandi banche occorrerebbero altre migliaia di miliardi. Se non si crede alla teoria che i soldi possano essere stampati all'infinito senza alcuna conseguenza negativa, bisogna concludere che i governi devono scegliere chi aiutare, poiché non hanno le risorse finanziarie per salvare sia le famiglie sia le imprese sia le banche. È quanto ha deto recentemente il ministro italiano Giulio Tremonti, il quale teme che il tentativo di salvare tutti farà sì che non si riuscirà ad aiutare nessuno e si provocherà unicamente un ulteriore peggioramento della crisi. Come sostiene Tremonti, bisogna ammettere realisticamente che si può salvare solo la parte buona del sistema bancario e concentrare le risorse per rilanciare l'economia, per difendere l'occupazione e il sistema industriale. Per essere più chiari, fino a quando non si cominceranno a fare queste scelte non vi è alcuna possibilità che si esca veramente dalla crisi. Il costo di salvare tutto e tutti rischia di essere tale da incrinare la fiducia nei titoli con cui gli Stati finanziano i loro disavanzi pubblici e nelle stesse monete. A questo riguardo già si cominciano ad avvertire alcuni segnali preoccupanti. (.) In attesa che le élites politiche si affranchino dallo stato di dipendenza nei confronti dell'oligarchia finanziaria, saremo costretti a confrontarci con l'aggravarsi della recessione, con continui interventi miliardari per salvare le banche e pacchetti di rilancio che non produrranno gli effetti desiderati, ma solo un sollievo temporaneo. Insomma, continueremo ad assistere al peggioramento della crisi. Domanda: Tuor ha ragione ? E' possibile salvare solo alcune banche mantenendo la funzionalità del sistema finanziario? Scritto in società, economia, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 26 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Obama, l'uomo del Pentagono (e di Wall Street) Obama sarà davvero un riformatore? Più passa il tempo e più sono convinto di no. Sta diventando l'uomo dell'establishment ovvero di quel mondo che in campagna elettorale aveva promesso di cambiare. "Yes we can", ("sì, si può fare") e "Change we can believe in" (il cambiamento in cui credere) sono più che mai slogan retorici e dunque vuoti. E per averne conferma basta scorrere l'elenco dei ministri e dei consiglieri. Facce nuove? Pochissime, sono quasi tutti ex collaboratori di Bill Clinton e quasi tutti legati a interessi particolari, soprattutto in due campi: finanza e difesa. Come fa Obama a riformare il sistema finanziario se affida il Tesoro a Geithner e sceglie come superconsigliere Summers ovvero due pupilli del presidente di Citigroup ed ex ministro del tesoro Rubin? Non scordiamocelo: fu Rubin ad avviare il processo di deregolamentazione dei mercati finanziari che è all'origine dell'attuale recessione. E negli ultimi mesi dietro le quinte è stato lui a manovrare con lo stesso Obama e con Bush per ottenere gli aiuti multimilardari al settore e in particolare i miliardi necessari per salvare la stessa Citigroup. Che credibilità ha un presidente che conferma alla guida del Pentagono Robert Gates, il ministro di Bush, e, soprattutto, che nomina suo vice William Lynn? Voi direte: e chi è Lynn? E' uno dei più noti lobbisti dell'industria delle armi e al Pentagono è stato incaricato di presiedere il comitato per. gli acquisti di armamenti. ma la gente non lo sa: perchè i grandi media americani questa notizia l'hanno data in breve o non l'hanno pubblicata affatto. E' così che Obama intende combattere la corruzione e gli interessi particolari? Temo che una certa Washington abbia già inghiottito Barack.. o sbaglio? Scritto in democrazia, notizie nascoste, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 94 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Preghiera islamica anche al Colosseo. Ora basta Riepiloghiamo: il 6 gennaio gli islamici hanno pregato contemporaneamente a Milano di fronte al Duomo e a Bologna in piazza Maggiore davanti alla Chiesa di San Petronio. Il 10 gennaio nuova preghiera a Milano di fronte alla Stazione centrale. Ieri gli islamici hanno conquistato il piazzale di fronte al Colosseo, mentre a Bologna la questura ha vietato un'altra preghiera in pubblico prevista per il 24 gennaio. Mi spiace di dover proporre nel giro di pochi giorni il terzo post sullo stesso tema, ma non posso esimermi: questi fatti dimostrano che si tratta non di iniziative estemporanee, ma di provocazioni nell'ambito di una precisa strategia da parte dei fondamentalisti islamici sunniti che si riconoscono nell'Ucoii e dunque nei Fratelli musulmani. Con questa gente non si scherza. Nelle prossime settimane capiremo qual è il loro obiettivo finale, ma sin d'ora è chiaro che vogliono da un lato intimidire i musulmani moderati assumendo la guida di tutti i movimenti islamici in Italia, dall'altro dimostrare agli italiani, laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa. Resto convinto che i seguaci dell'Ucoii e di un Islam involuto e antimoderano siano una piccola minoranza tra i musulmani presenti nel nostro Paese. Ma con questi fanatici non ci può essere dialogo: l'Italia non ha bisogno di loro. E occorre che lo sappiano subito. Non c'è più tempo, non si può aspettare. Scritto in società, democrazia, Italia, immigrazione, islam Commenti ( 110 ) » (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jan 09 Battisti libero grazie a Carla Bruni. Ci risiamo. Dopo aver salvato la brigatista Marina Petrella, Carla Bruni in Srakozy avrebbe avuto un ruolo decisivo nel convincere il Brasile a non concedere all'Italia l'estradizione del terrorista Battisti. Lo scrivono i giornali brasiliani, ricordando che la coppia presidenziale francese ha trascorso le vacanze natalizie in Brasile, durante le quali ha incontrato il presidente Lula, inducendolo al dietro-front. Poco fa l'Eliso ha smentito, ma l'avvocato di Battisti, Eric Turon conferma: «Il presidente Sarkozy ha accettato di organizzare una riunione con il segretario nazionale della giustizia brasiliana, Romeu Tuma Jr, colloquio grazie al quale Battisti ha ottenuto lo status di rifugiato politico», ha detto al quotidiano Folha de S.Paulo. Insomma, il sospetto è fondato. Lo schema ormai è noto: lei ammalia, lui esegue. Diabolica, inqualificabile, pericolosissima Carlà. C'è ancora qualcuno disposto a cantarne le lodi? PS Segnalo questo godibilissimo pezzo di Stenio Solinas. Scritto in democrazia, Italia, francia Commenti ( 58 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (16) democrazia (50) economia (21) era obama (4) europa (9) francia (20) germania (3) giornalismo (43) gli usa e il mondo (50) globalizzazione (31) immigrazione (37) islam (18) israele (1) Italia (140) medio oriente (12) notizie nascoste (37) presidenziali usa (22) russia (13) sindacati (1) società (10) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Difatti, appunto maristaurru, e proprio così, hai ragione. Salutonen. Ultime news An error has occured; the feed is probably down. Try again later. Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog di Marista Urru il blog megliotardichemai Il circolo Rosselli, socialismo liberale Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Orientalia 4 all Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it February 2009 M T W T F S S « Jan 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 Archivio dei post February 2009 (2) January 2009 (14) December 2008 (11) November 2008 (10) October 2008 (13) September 2008 (13) August 2008 (9) July 2008 (6) June 2008 (11) May 2008 (8) April 2008 (14) March 2008 (16) February 2008 (14) January 2008 (15) December 2007 (14) November 2007 (21) October 2007 (24) September 2007 (24) August 2007 (32) July 2007 (15) Trackback recenti Dall'America una cura forte per l'editoria: Orientalia4All Haramlik: E per smettere di fumare, una bella Cristoterapia Il Blog di Marcello Foa: Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni I più votati Ancora su Vasco Rossi e la droga - 54 Votes Una vita meritocratica... - 34 Votes I mutui subprime, la frode della Casta delle banche - 24 Votes Petrolio, libero mercato o libera speculazione? - 20 Votes E la sicurezza? 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SILVESTRO MONTANARO LO SCRIVA: TROPPI SILENZI, TROPPE LE LATITANZE DELLA CHIESA DINANZI ALL... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-02-2009)

Argomenti: Laicita'

SILVESTRO MONTANARO «Lo scriva: troppi silenzi, troppe le latitanze della Chiesa dinanzi alla soverchiante presenza della camorra». È l'osservazione più amara ma anche quella che il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro sente come più necessaria. Il suo episcopato ha avuto come punti focali la promozione umana, la pace, il Vangelo che consente tutto questo e ancora di più: la realizzazione dei cieli nuovi e delle terre nuove che danno vita alla costruzione del Regno di Dio già qui, ora, subito. Per questo Nogaro ripete spesso: «È importante cominciare». E la camorra è totale negazione di questo inizio. Ieri il presule ha accolto in Curia la giornalista de «Il Mattino» Rosaria Capacchione, autrice del recente «L'oro della camorra» edito da Rizzoli. Un incontro fortemente voluto: il vescovo che ha amato la sua gente ha un testimone in casa e non vi rinuncia. Ritiene anche che cristiano sia colui che corregge la situazione sociale. Con la camorra è lo stesso: «Deve muoversi - sostiene - la coscienza morale, la coscienza della Chiesa: accanto al catechismo cattolico ci deve essere quello della legalità». Fare il bene concreto oltre la lettera del magistero; impegnarsi nella vita. E qui la latitanza dell'istituzione ecclesiastica «che ha rinunciato talora a essere coscienza di Vangelo per confondersi con la diplomazia e la politica» ne ha compromesso talora l'autorevolezza del discorso evangelico anche nel successivo confronto con il mondo laico: «Quando - ha richiamato Nogaro - ad esempio il concilio Vaticano II non ha condannato espressamente la guerra perché i vescovi americani erano impegnati in Vietnam, oppure quando si constata che la conferenza episcopale siciliana non ha prodotto alcun documento pastorale riguardante il fenomeno mafioso». Retta coscienza e responsabilità personale: è il luogo dove Capacchione e Nogaro si incontrano. «Ognuno faccia la sua parte - afferma la giornalista - la legalità è il primo impulso, la convenienza viene dopo». Esemplificando il proprio contributo professionale: «Nel giornalismo è basilare chiedersi perché ma puoi farlo soltanto se studi, se ti rendi conto anche un po' da solo della situazione: altrimenti ti esponi a un'eventuale risposta di comodo da parte dell'interlocutore». E «L'oro della camorra» è così: una documentata testimonianza per far uscire dall'ingenuità i tanti complici più o meno inconsapevoli della camorra. Conoscendo avremo possibilità di evitarlo: è etico anche questo. E su questo Nogaro non può che essere d'accordo: «Il mondo dipende da me - sostiene il vescovo - dalla mia serietà e dignità interiore. La mia coscienza vale più della parola del Papa: bisogna educare la coscienza e rendere responsabili le persone». La responsabilità richiama la politica e qui sono tante le zone grigie accese da malfunzionamenti sociali. Anche qui Nogaro e Capacchione si incontrano nell'osservazione che fanno della realtà locale: entrambi non hanno mai visto un giovane fare carriera qui da noi senza raccomandazioni e protezioni e nonostante un'eventuale, brillante curriculum universitario. «Non siamo mai riusciti a regolarizzare - afferma il vescovo - la posizione lavorativa di un giovane o a intervenire per tutelare un interesse della comunità come nel caso del taglio dei posti in Cardiochirurgia a Caserta. Mi è stato risposto: a ciascuno il suo ruolo».

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Ecco perché il clandestino in realtà non viene espulso (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Dopo lo scandalo dei bonus da 18 miliardi distribuiti ai manager dalle banche americane salvate dallo Stato, Obama corre ai ripari: oggi annuncia una norma che impone un limite di 500mila dollari agli stipendi dei dirigenti delle società che beneficiano dei sussidi pubblici. Bene, è un passo nella giusta direzione. Tuttavia, mi chiedo: i 18 miliardi rappresentano un abuso colossale e una distorsione di fondi pubblici: perchè Obama non ne pretende la restituzione? Se lo avesse fatto sarebbe stato davvero credibile, in questo modo invece premia la casta, legalizza l'ultima rapina. E invece in un frangente di crisi come questo sarebbe stato necessario un segnale molto più forte che, evidentemente, Obama non può permettersi. Segnali che invece giungono da alcune aziende private. In Giappone, ad esempio, i manager di alcune grandi società in difficoltà si sono ridotti del 30% lo stipendio. Lo stesso è avvenuto in Italia, nel mio mondo, quello dell'editoria. Il gruppo del Sole 24 Ore ha appena inviato una lettera a tutti i collaboratori in cui annuncia una riduzione dei compensi del 25% per fare fronte a quella che definisce la "Grande Crisi". La lettera è firmata dal direttore Ferruccio de Bortoli e dall'amministratore delegato Claudio Calabi, che hanno dato l'esempio riducendosi di un quarto lo stipendio. Che differenza rispetto ai banchieri di Wall Street! Questa è la strada giusta: se i tempi sono duri, lo sono per tutti. Ed è il capo che mostra la via assumendosi in prima persona i sacrifici richiesti. Io lo chiamo capitalismo responsabile e mi piace moltissimo. Scritto in economia, società, era obama, globalizzazione, democrazia, Italia, notizie nascoste, giornalismo Commenti ( 5 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Ecco perché il clandestino in realtà non viene espulso Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare, sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è più tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i progressisti. O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 62 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Jan 09 La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14 milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il mondo Commenti ( 72 ) » (6 voti, il voto medio è: 2.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue. Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione, dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda iniziative straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone, anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non si combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri che arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee, direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane, che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 72 ) » (5 voti, il voto medio è: 3.4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e dunque anche l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene non abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio? I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile? Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama, globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) » (8 voti, il voto medio è: 3.25 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran? "L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi. Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam Commenti ( 103 ) » (7 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi salvare. Le borse crollano, ci risiamo.. ma perchè? Colpa di Obama, come qualcuno ha suggerito sui giornali? No, i mercati finanziari scendono perchè temono che nemmeno Obama, nonostante gli interventi promessi, possa risollevare l'economia, perlomeno non i tempi brevi. Nonostante i ribassi di Piazza Affari e l'entità del debito pubblico, l'Italia è in una posizione più favorevole rispetto ad altri Paesi, come ha spiegato uno dei nostri economisti più brillanti Marco Fortis, in un'intervista a Rodolfo Parietti. Ma la crisi è globale e da sola l'Italia non ce la può fare. E allora bisogna capirne le ragioni e le dinamiche. Un giornalista del Corriere del Ticino, Alfonso Tuor, da tempo si segnala per la precisione e la lungimiranza delle sue analisi. Venerdì scorso, dunque prima del capitombolo di Wall Street, ha pubblicato un editoriale in cui spiega che cosa sta accadendo. La sua è una visione "tremontiana" e la ritengo assai convincente. Ecco i passaggi più significativi del suo articolo: Concluso il periodo delle ferie natalizie, è tornato alla ribalta il problema centrale di questa crisi: lo stato comatoso del settore finanziario. Infatti non vi sono miglioramenti delle condizioni di salute del sistema bancario, nonostante le ricapitalizzazioni degli istituti di credito americani ed europei operate dagli Stati e i continui interventi delle banche centrali. (.)Lo stesso presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dovuto ammettere che non vi è alcuna speranza di uscire da questa crisi se non si risana il sistema bancario. Bernanke ha addirittura precisato che risulterà insufficiente anche il pacchetto fiscale di Obama da 800 miliardi di dollari. (.) Il motivo è semplice. La crisi finanziaria ha già investito l'economia reale. Le industrie europee, americane e di altri continenti si trovano strette in una tenaglia: da un canto, i fatturati diminuiscono rapidamente (in alcuni rami si registrano contrazioni del 30%) e, dall'altra, l'accesso al credito è chiuso, poiché il sistema bancario è riluttante a concedere nuovi crediti, oppure è estremamente oneroso, con tassi di interesse molto elevati nonostante il ribasso del costo del denaro attuato dalle banche centrali. La conseguenza è un circolo vizioso: la recessione produce nuove sofferenze che aggravano la crisi bancaria, le banche concedono meno prestiti rendendo più profonda la recessione e così via. In pratica, il settore bancario non svolge più (non concedendo crediti) il suo ruolo di trasmissione degli impulsi di politica monetaria. Quindi, anche il taglio dei tassi europei riduce i costi di rifinanziamento delle banche, ma ha scarsa o nessuna influenza sull'accesso e sul costo del credito delle imprese industriali. Ora, l'oligarchia finanziaria che ha causato questa crisi, con l'autorevole sostegno della Federal Reserve, sostiene una tesi semplice: non si può uscire dalla crisi, se prima gli Stati non risanano il sistema bancario. Questa tesi, apparentemente seduttiva, dimentica di esplicitare i costi enormi di questo salvataggio. Un'idea della grandezza dei capitali necessari la si può ricavare dalle migliaia di miliardi finora spesi da Stati e da banche centrali senza ottenere alcun risultato apprezzabile. Negli Stati Uniti si sono già spesi 8.000 miliardi di dollari, nell'Unione Europea la cifra è di poco inferiore. Per risanare i catastrofici bilanci delle grandi banche occorrerebbero altre migliaia di miliardi. Se non si crede alla teoria che i soldi possano essere stampati all'infinito senza alcuna conseguenza negativa, bisogna concludere che i governi devono scegliere chi aiutare, poiché non hanno le risorse finanziarie per salvare sia le famiglie sia le imprese sia le banche. È quanto ha deto recentemente il ministro italiano Giulio Tremonti, il quale teme che il tentativo di salvare tutti farà sì che non si riuscirà ad aiutare nessuno e si provocherà unicamente un ulteriore peggioramento della crisi. Come sostiene Tremonti, bisogna ammettere realisticamente che si può salvare solo la parte buona del sistema bancario e concentrare le risorse per rilanciare l'economia, per difendere l'occupazione e il sistema industriale. Per essere più chiari, fino a quando non si cominceranno a fare queste scelte non vi è alcuna possibilità che si esca veramente dalla crisi. Il costo di salvare tutto e tutti rischia di essere tale da incrinare la fiducia nei titoli con cui gli Stati finanziano i loro disavanzi pubblici e nelle stesse monete. A questo riguardo già si cominciano ad avvertire alcuni segnali preoccupanti. (.) In attesa che le élites politiche si affranchino dallo stato di dipendenza nei confronti dell'oligarchia finanziaria, saremo costretti a confrontarci con l'aggravarsi della recessione, con continui interventi miliardari per salvare le banche e pacchetti di rilancio che non produrranno gli effetti desiderati, ma solo un sollievo temporaneo. Insomma, continueremo ad assistere al peggioramento della crisi. Domanda: Tuor ha ragione ? E' possibile salvare solo alcune banche mantenendo la funzionalità del sistema finanziario? Scritto in società, economia, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 26 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Obama, l'uomo del Pentagono (e di Wall Street) Obama sarà davvero un riformatore? Più passa il tempo e più sono convinto di no. Sta diventando l'uomo dell'establishment ovvero di quel mondo che in campagna elettorale aveva promesso di cambiare. "Yes we can", ("sì, si può fare") e "Change we can believe in" (il cambiamento in cui credere) sono più che mai slogan retorici e dunque vuoti. E per averne conferma basta scorrere l'elenco dei ministri e dei consiglieri. Facce nuove? Pochissime, sono quasi tutti ex collaboratori di Bill Clinton e quasi tutti legati a interessi particolari, soprattutto in due campi: finanza e difesa. Come fa Obama a riformare il sistema finanziario se affida il Tesoro a Geithner e sceglie come superconsigliere Summers ovvero due pupilli del presidente di Citigroup ed ex ministro del tesoro Rubin? Non scordiamocelo: fu Rubin ad avviare il processo di deregolamentazione dei mercati finanziari che è all'origine dell'attuale recessione. E negli ultimi mesi dietro le quinte è stato lui a manovrare con lo stesso Obama e con Bush per ottenere gli aiuti multimilardari al settore e in particolare i miliardi necessari per salvare la stessa Citigroup. Che credibilità ha un presidente che conferma alla guida del Pentagono Robert Gates, il ministro di Bush, e, soprattutto, che nomina suo vice William Lynn? Voi direte: e chi è Lynn? E' uno dei più noti lobbisti dell'industria delle armi e al Pentagono è stato incaricato di presiedere il comitato per. gli acquisti di armamenti. ma la gente non lo sa: perchè i grandi media americani questa notizia l'hanno data in breve o non l'hanno pubblicata affatto. E' così che Obama intende combattere la corruzione e gli interessi particolari? Temo che una certa Washington abbia già inghiottito Barack.. o sbaglio? Scritto in democrazia, notizie nascoste, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 94 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Preghiera islamica anche al Colosseo. Ora basta Riepiloghiamo: il 6 gennaio gli islamici hanno pregato contemporaneamente a Milano di fronte al Duomo e a Bologna in piazza Maggiore davanti alla Chiesa di San Petronio. Il 10 gennaio nuova preghiera a Milano di fronte alla Stazione centrale. Ieri gli islamici hanno conquistato il piazzale di fronte al Colosseo, mentre a Bologna la questura ha vietato un'altra preghiera in pubblico prevista per il 24 gennaio. Mi spiace di dover proporre nel giro di pochi giorni il terzo post sullo stesso tema, ma non posso esimermi: questi fatti dimostrano che si tratta non di iniziative estemporanee, ma di provocazioni nell'ambito di una precisa strategia da parte dei fondamentalisti islamici sunniti che si riconoscono nell'Ucoii e dunque nei Fratelli musulmani. Con questa gente non si scherza. Nelle prossime settimane capiremo qual è il loro obiettivo finale, ma sin d'ora è chiaro che vogliono da un lato intimidire i musulmani moderati assumendo la guida di tutti i movimenti islamici in Italia, dall'altro dimostrare agli italiani, laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa. Resto convinto che i seguaci dell'Ucoii e di un Islam involuto e antimoderano siano una piccola minoranza tra i musulmani presenti nel nostro Paese. Ma con questi fanatici non ci può essere dialogo: l'Italia non ha bisogno di loro. E occorre che lo sappiano subito. Non c'è più tempo, non si può aspettare. Scritto in società, democrazia, Italia, immigrazione, islam Commenti ( 110 ) » (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jan 09 Battisti libero grazie a Carla Bruni. Ci risiamo. Dopo aver salvato la brigatista Marina Petrella, Carla Bruni in Srakozy avrebbe avuto un ruolo decisivo nel convincere il Brasile a non concedere all'Italia l'estradizione del terrorista Battisti. Lo scrivono i giornali brasiliani, ricordando che la coppia presidenziale francese ha trascorso le vacanze natalizie in Brasile, durante le quali ha incontrato il presidente Lula, inducendolo al dietro-front. Poco fa l'Eliso ha smentito, ma l'avvocato di Battisti, Eric Turon conferma: «Il presidente Sarkozy ha accettato di organizzare una riunione con il segretario nazionale della giustizia brasiliana, Romeu Tuma Jr, colloquio grazie al quale Battisti ha ottenuto lo status di rifugiato politico», ha detto al quotidiano Folha de S.Paulo. Insomma, il sospetto è fondato. Lo schema ormai è noto: lei ammalia, lui esegue. Diabolica, inqualificabile, pericolosissima Carlà. C'è ancora qualcuno disposto a cantarne le lodi? PS Segnalo questo godibilissimo pezzo di Stenio Solinas. Scritto in democrazia, Italia, francia Commenti ( 58 ) » (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (16) democrazia (50) economia (21) era obama (4) europa (9) francia (20) germania (3) giornalismo (43) gli usa e il mondo (50) globalizzazione (31) immigrazione (37) islam (18) israele (1) Italia (140) medio oriente (12) notizie nascoste (37) presidenziali usa (22) russia (13) sindacati (1) società (10) svizzera (4) turchia (12) Varie (16) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Filo80: Secondo me ci sono troppi personaggi politici interessati ad avere quanti più immigrati stranieri possono... umberto vastarini: Gentilissima Signorina ( signora ) Marina. Per il mio lavoro, ho trascorso quasi più anni in mare... Ultime news An error has occured; the feed is probably down. Try again later. 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Noi medici, non delatori (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Noi medici, non delatori SALVATORE GERACI * In queste ore, in sede di esame al senato del ddl 733 (il cosiddetto ?pacchetto sicurezza?), saranno votati due emendamenti, proposti dalla Lega, che minano profondamente uno dei capisaldi della politica sanitaria italiana per garantire accessibilità ai servizi da parte degli immigrati temporaneamente non in regola con il soggiorno. Si vuole cancellare la norma che vieta al personale socio-assistenziale la segnalazione/denuncia di un immigrato irregolare bisognoso di cure. La ?logica? di tale normativa non è solo quella di aiutare/ curare l?immigrato irregolare, ma anche quella di dare attuazione all?articolo 32 della Costituzione: la salute è tutelata dalle istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero. La cancellazione del comma 5 nell?articolo 35 del d.l.ivo 286/98, provocherebbe immediatamente, cosa per altro che già sta accadendo, l?allontanamento dalle strutture sanitarie di migliaia di immigrati che per paura non si rivolgerebbero più ai medici con un alto rischio per la loro salute (pensiamo alla particolare gravità per i bambini o per le donne in gravidanza) ma anche per la salute della collettività qualora avessero malattie diffusive. L?opposizione a questa proposta è unanime nel mondo sanitario: gli ordini dei medici, i collegi infermieristici, le ostetriche, gli assistenti sociali, i fisioterapisti, le più importanti società medico-scientifiche (sia di sanità pubblica come l?Osservatorio italiano sulla salute globale, sia delle varie specialità mediche: pediatri, ginecologi, infettivologi, ...), gran parte della società civile laica (da Medici senza frontiere ai Medici di origine straniera, ...) e confessionale impegnata nel settore (il coordinamento immigrazione Caritas, Migrantes, i Medici Cattolici, le comunità arabe, ...) solo per citare alcune sigle. In particolare la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha avuto modo di evidenziare, negli ultimi mesi, il totale dissenso sull?iniziativa leghista. Ha scritto il presidente, Amedeo Bianco: «Vale la pena ribadire le motivazioni di tale dissenso, motivazioni che direttamente attengono alla matrice etico-deontologica dell?esercizio professionale medico e ai suoi delicati risvolti civili e sociali. Inutile ricordare che uno dei principi fondamentali che riguardano la salute come bene collettivo è fondato sul libero accesso alle cure e quindi ogni misura o provvedimento che possa limitare tale libertà rischia di tradursi in un boomerang per la tutela della salute collettiva». Quando scriviamo non sappiamo se prevarrà il buon senso o l?arroganza di un approccio alla sanità pubblica ideologizzato e sterile che forse drenerà qualche consenso in più ma farà del male all?intera comunità nazionale. * presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni

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PAOLA DEL VECCHIO MADRID. ALLENTARE LE TENSIONI CON LA SANTA SEDE, PER EVITARE DI APRIRE NUOVI FR... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-02-2009)

Argomenti: Laicita'

PAOLA DEL VECCHIO Madrid. Allentare le tensioni con la Santa Sede, per evitare di aprire nuovi fronti di scontro, dopo la frattura provocata dalle leggi sui matrimoni gay o il divorzio rapido. Zapatero ha deciso di puntare sul dialogo diretto col Vaticano per mitigare la conflittualità con i vescovi spagnoli, sulla quale si gioca 2 milioni di voti cattolici. Per questo, i colloqui fra il premier «laicista» e il segretario di Stato Vaticano monsignor Tarcisio Bertone, alla sua prima visita ufficiale a Madrid, si sono svolti ieri in un clima definito «molto cordiale». Il faccia a faccia, durato oltre un'ora, è servito al leader socialista a portare avanti la politica di «gesti distensivi» avviata negli ultimi mesi con l'invito, rivolto al Papa, a partecipare all'Anno Santo Compostelano del luglio 2010 a Santiago. E con l'impegno ad avviare i preparativi per la Giornata mondiale della Gioventù, che si celebrerà a Madrid nel 2011, alla quale interverrà il pontefice. Con Bertone, Zapatero ha affrontato i temi caldi dell'agenda globale, dal conflitto in Medio Oriente alla crisi economica, alla lotta alla povertà. È toccato, invece, alla vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega, delegata a gestire i delicati rapporti con la Chiesa, difendere con Bertone la riforma della legge spagnola sull'aborto e la materia Educazione alla cittadinanza, duramente osteggiata dai vescovi. Le due spinose questioni, assieme alla modifica della legge di libertà religiosa, che il governo intende «adattare alla diversità della società spagnola», hanno tenuto banco nei colloqui. Dalla vicepresidente, Bertone - che alla vigilia dell'arrivo a Madrid aveva evidenziato «la volontà di dialogo» e il rispetto dei cattolici «al potere legittimamente costituito» - ha ottenuto l'assicurazione che non saranno toccati gli accordi con la Santa Sede. Un impegno provato nei fatti. In concomitanza della visita del cardinale, il Psoe ha bloccato 5 iniziative di legge laiciste, rivolte proprio alla revisione del Concordato, a favorire l'apostasia, e ad aprire la discussione sull'eutanasia, presentate dai gruppi della sinistra radicale, Erc, Iu e Ivc. Nonostante la svolta moderata, il Vaticano però continua a percepire il «laicismo» di Madrid come una minaccia. E i vescovi, fra breve, faranno pubblico un documento durissimo contro la riforma dell'aborto.

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Caso Eluana, un giudizio controcorrente che fa riflettere. (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Ho seguito con crescente turbamento le polemiche sulla vicenda di Eluana. Chiunque abbia provato che cosa significhi assistere un proprio caro che ha subito danni al cervello, non può che provare una struggente solidarietà con il padre di Eluana. Questo è un dramma intimo, straziante, che richiede raccoglimento e invece è diventato il tema di una battaglia furibonda da entrambi gli schieramenti. Stamattina ho letto sulla Stampa l'opinione controcorrente di un autorevole cattolico, quella dell'arcivescovo Giuseppe Casale che dice: «Mi sento vicinissimo a papà Peppino. Quella di Eluana non è più vita, porre termine al suo calvario è un atto di misericordia». «Non è tollerabile accanirsi ancora nè proseguire questo stucchevole can can. C'è poco da dire: l'alimentazione e l'idratazione artificiali sono assimilabili a trattamenti medici. E se una cura non porta a nessun beneficio può essere legittimamente interrotta». E ancora: "Si è creato il 'caso Englarò agitando lo spettro dell'eutanasia, ma qui non si tratta di eutanasia. Alla fine anche Giovanni Paolo II ha richiesto di non insistere con interventi terapeutici inutili. Vedo quasi il gusto di accanirsi su una persona chiusa nella sua sofferenza irreversibile. Una vita senza relazioni, alimentata artificialmente non è vita. Come cattolici dovremmo interrompere tutto questo clamore e dovremmo essere più sereni affinchè la sorte di Eluana possa svilupparsi naturalmente - aggiunge monsignor Casale - . I trattamenti medici cui è stata sottoposta non possono prolungare una vera vita, ma solo un calvario disumano. È giusto lasciarla andare nelle mani di Dio.» «L'alimentazione artificiale - conclude Monsignor Casale - è accanimento terapeutico, se la si interrompe Eluana muore. Rispettiamo le sue ultime volontà e non lasciamo solo un padre che, appena si saranno spenti i riflettori di una parossistica attenzione, sarà in esclusiva compagnia del suo dolore. Io lo comprendo, prego per lui, gli sono vicino. Neanche io vorrei vivere attaccato alle macchine come Eluana, anche per me chiederei di staccare la spina. Eluana non c'è più già da tanto, da molto tempo prima della rimozione del sondino che simula un'esistenza definitivamente svanita». Le parole di Monsignor Casale fanno riflettere. Che abbia ragione lui? Scritto in società, Italia, giornalismo Commenti ( 4 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Feb 09 Quei manager che si tagliano lo stipendio. Dopo lo scandalo dei bonus da 18 miliardi distribuiti ai manager dalle banche americane salvate dallo Stato, Obama corre ai ripari: oggi annuncia una norma che impone un limite di 500mila dollari agli stipendi dei dirigenti delle società che beneficiano dei sussidi pubblici. Bene, è un passo nella giusta direzione. Tuttavia, mi chiedo: i 18 miliardi rappresentano un abuso colossale e una distorsione di fondi pubblici: perchè Obama non ne pretende la restituzione? Se lo avesse fatto sarebbe stato davvero credibile, in questo modo invece premia la casta, legalizza l'ultima rapina. E invece in un frangente di crisi come questo sarebbe stato necessario un segnale molto più forte che, evidentemente, Obama non può permettersi. Segnali che invece giungono da alcune aziende private. In Giappone, ad esempio, i manager di alcune grandi società in difficoltà si sono ridotti del 30% lo stipendio. Lo stesso è avvenuto in Italia, nel mio mondo, quello dell'editoria. Il gruppo del Sole 24 Ore ha appena inviato una lettera a tutti i collaboratori in cui annuncia una riduzione dei compensi del 25% per fare fronte a quella che definisce la "Grande Crisi". La lettera è firmata dal direttore Ferruccio de Bortoli e dall'amministratore delegato Claudio Calabi, che hanno dato l'esempio riducendosi di un quarto lo stipendio. Che differenza rispetto ai banchieri di Wall Street! Questa è la strada giusta: se i tempi sono duri, lo sono per tutti. Ed è il capo che mostra la via assumendosi in prima persona i sacrifici richiesti. Io lo chiamo capitalismo responsabile e mi piace moltissimo. Scritto in economia, società, era obama, globalizzazione, democrazia, Italia, notizie nascoste, giornalismo Commenti ( 60 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Ecco perché il clandestino in realtà non viene espulso Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare, sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è più tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i progressisti. O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 69 ) » (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Jan 09 La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14 milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il mondo Commenti ( 73 ) » (7 voti, il voto medio è: 2.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue. Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione, dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda iniziative straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone, anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non si combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri che arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee, direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane, che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 72 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e dunque anche l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene non abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio? I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile? Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama, globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.44 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran? "L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi. Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam Commenti ( 103 ) » (7 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi salvare. Le borse crollano, ci risiamo.. ma perchè? Colpa di Obama, come qualcuno ha suggerito sui giornali? No, i mercati finanziari scendono perchè temono che nemmeno Obama, nonostante gli interventi promessi, possa risollevare l'economia, perlomeno non i tempi brevi. Nonostante i ribassi di Piazza Affari e l'entità del debito pubblico, l'Italia è in una posizione più favorevole rispetto ad altri Paesi, come ha spiegato uno dei nostri economisti più brillanti Marco Fortis, in un'intervista a Rodolfo Parietti. Ma la crisi è globale e da sola l'Italia non ce la può fare. E allora bisogna capirne le ragioni e le dinamiche. Un giornalista del Corriere del Ticino, Alfonso Tuor, da tempo si segnala per la precisione e la lungimiranza delle sue analisi. Venerdì scorso, dunque prima del capitombolo di Wall Street, ha pubblicato un editoriale in cui spiega che cosa sta accadendo. La sua è una visione "tremontiana" e la ritengo assai convincente. Ecco i passaggi più significativi del suo articolo: Concluso il periodo delle ferie natalizie, è tornato alla ribalta il problema centrale di questa crisi: lo stato comatoso del settore finanziario. Infatti non vi sono miglioramenti delle condizioni di salute del sistema bancario, nonostante le ricapitalizzazioni degli istituti di credito americani ed europei operate dagli Stati e i continui interventi delle banche centrali. (.)Lo stesso presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dovuto ammettere che non vi è alcuna speranza di uscire da questa crisi se non si risana il sistema bancario. Bernanke ha addirittura precisato che risulterà insufficiente anche il pacchetto fiscale di Obama da 800 miliardi di dollari. (.) Il motivo è semplice. La crisi finanziaria ha già investito l'economia reale. Le industrie europee, americane e di altri continenti si trovano strette in una tenaglia: da un canto, i fatturati diminuiscono rapidamente (in alcuni rami si registrano contrazioni del 30%) e, dall'altra, l'accesso al credito è chiuso, poiché il sistema bancario è riluttante a concedere nuovi crediti, oppure è estremamente oneroso, con tassi di interesse molto elevati nonostante il ribasso del costo del denaro attuato dalle banche centrali. La conseguenza è un circolo vizioso: la recessione produce nuove sofferenze che aggravano la crisi bancaria, le banche concedono meno prestiti rendendo più profonda la recessione e così via. In pratica, il settore bancario non svolge più (non concedendo crediti) il suo ruolo di trasmissione degli impulsi di politica monetaria. Quindi, anche il taglio dei tassi europei riduce i costi di rifinanziamento delle banche, ma ha scarsa o nessuna influenza sull'accesso e sul costo del credito delle imprese industriali. Ora, l'oligarchia finanziaria che ha causato questa crisi, con l'autorevole sostegno della Federal Reserve, sostiene una tesi semplice: non si può uscire dalla crisi, se prima gli Stati non risanano il sistema bancario. Questa tesi, apparentemente seduttiva, dimentica di esplicitare i costi enormi di questo salvataggio. Un'idea della grandezza dei capitali necessari la si può ricavare dalle migliaia di miliardi finora spesi da Stati e da banche centrali senza ottenere alcun risultato apprezzabile. Negli Stati Uniti si sono già spesi 8.000 miliardi di dollari, nell'Unione Europea la cifra è di poco inferiore. Per risanare i catastrofici bilanci delle grandi banche occorrerebbero altre migliaia di miliardi. Se non si crede alla teoria che i soldi possano essere stampati all'infinito senza alcuna conseguenza negativa, bisogna concludere che i governi devono scegliere chi aiutare, poiché non hanno le risorse finanziarie per salvare sia le famiglie sia le imprese sia le banche. È quanto ha deto recentemente il ministro italiano Giulio Tremonti, il quale teme che il tentativo di salvare tutti farà sì che non si riuscirà ad aiutare nessuno e si provocherà unicamente un ulteriore peggioramento della crisi. Come sostiene Tremonti, bisogna ammettere realisticamente che si può salvare solo la parte buona del sistema bancario e concentrare le risorse per rilanciare l'economia, per difendere l'occupazione e il sistema industriale. Per essere più chiari, fino a quando non si cominceranno a fare queste scelte non vi è alcuna possibilità che si esca veramente dalla crisi. Il costo di salvare tutto e tutti rischia di essere tale da incrinare la fiducia nei titoli con cui gli Stati finanziano i loro disavanzi pubblici e nelle stesse monete. A questo riguardo già si cominciano ad avvertire alcuni segnali preoccupanti. (.) In attesa che le élites politiche si affranchino dallo stato di dipendenza nei confronti dell'oligarchia finanziaria, saremo costretti a confrontarci con l'aggravarsi della recessione, con continui interventi miliardari per salvare le banche e pacchetti di rilancio che non produrranno gli effetti desiderati, ma solo un sollievo temporaneo. Insomma, continueremo ad assistere al peggioramento della crisi. Domanda: Tuor ha ragione ? E' possibile salvare solo alcune banche mantenendo la funzionalità del sistema finanziario? Scritto in società, economia, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 26 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Obama, l'uomo del Pentagono (e di Wall Street) Obama sarà davvero un riformatore? Più passa il tempo e più sono convinto di no. Sta diventando l'uomo dell'establishment ovvero di quel mondo che in campagna elettorale aveva promesso di cambiare. "Yes we can", ("sì, si può fare") e "Change we can believe in" (il cambiamento in cui credere) sono più che mai slogan retorici e dunque vuoti. E per averne conferma basta scorrere l'elenco dei ministri e dei consiglieri. Facce nuove? Pochissime, sono quasi tutti ex collaboratori di Bill Clinton e quasi tutti legati a interessi particolari, soprattutto in due campi: finanza e difesa. Come fa Obama a riformare il sistema finanziario se affida il Tesoro a Geithner e sceglie come superconsigliere Summers ovvero due pupilli del presidente di Citigroup ed ex ministro del tesoro Rubin? Non scordiamocelo: fu Rubin ad avviare il processo di deregolamentazione dei mercati finanziari che è all'origine dell'attuale recessione. E negli ultimi mesi dietro le quinte è stato lui a manovrare con lo stesso Obama e con Bush per ottenere gli aiuti multimilardari al settore e in particolare i miliardi necessari per salvare la stessa Citigroup. Che credibilità ha un presidente che conferma alla guida del Pentagono Robert Gates, il ministro di Bush, e, soprattutto, che nomina suo vice William Lynn? Voi direte: e chi è Lynn? E' uno dei più noti lobbisti dell'industria delle armi e al Pentagono è stato incaricato di presiedere il comitato per. gli acquisti di armamenti. ma la gente non lo sa: perchè i grandi media americani questa notizia l'hanno data in breve o non l'hanno pubblicata affatto. E' così che Obama intende combattere la corruzione e gli interessi particolari? Temo che una certa Washington abbia già inghiottito Barack.. o sbaglio? Scritto in democrazia, notizie nascoste, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 94 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Preghiera islamica anche al Colosseo. Ora basta Riepiloghiamo: il 6 gennaio gli islamici hanno pregato contemporaneamente a Milano di fronte al Duomo e a Bologna in piazza Maggiore davanti alla Chiesa di San Petronio. Il 10 gennaio nuova preghiera a Milano di fronte alla Stazione centrale. Ieri gli islamici hanno conquistato il piazzale di fronte al Colosseo, mentre a Bologna la questura ha vietato un'altra preghiera in pubblico prevista per il 24 gennaio. Mi spiace di dover proporre nel giro di pochi giorni il terzo post sullo stesso tema, ma non posso esimermi: questi fatti dimostrano che si tratta non di iniziative estemporanee, ma di provocazioni nell'ambito di una precisa strategia da parte dei fondamentalisti islamici sunniti che si riconoscono nell'Ucoii e dunque nei Fratelli musulmani. Con questa gente non si scherza. Nelle prossime settimane capiremo qual è il loro obiettivo finale, ma sin d'ora è chiaro che vogliono da un lato intimidire i musulmani moderati assumendo la guida di tutti i movimenti islamici in Italia, dall'altro dimostrare agli italiani, laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa. Resto convinto che i seguaci dell'Ucoii e di un Islam involuto e antimoderano siano una piccola minoranza tra i musulmani presenti nel nostro Paese. Ma con questi fanatici non ci può essere dialogo: l'Italia non ha bisogno di loro. E occorre che lo sappiano subito. Non c'è più tempo, non si può aspettare. Scritto in società, democrazia, Italia, immigrazione, islam Commenti ( 110 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Francamente trovo agghiacciante l'abnorme intromissione... bo.mario: Un fatto triste, molto privato, è stato utilizzato per una sarabanda di oche starnazzanti. Compare come... 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Gentile presidente, firmi. E' cosa laica e giusta (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 05-02-2009)

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5 febbraio 2009 Gentile presidente, firmi. E' cosa laica e giusta Ci sono cento ragioni ipotetiche per essere tentati di non sottoscrivere quel decreto o di bloccarlo. Ragioni costituzionali, politiche, di rispetto delle sentenze. Ma c'è una ragione minuscola e decisiva per firmarlo Io so come è fatto Giorgio Napolitano, comunista della generazione di mio padre e di mia madre, so come si è formata la sua cultura etica, e rispetto la sua idea atea e materialista di autodeterminazione per il nulla che lo ha spinto a prendere in mano la bandiera di Piergiorgio Welby, ieri, e quella di Beppino Englaro, oggi. Non è la mia visione delle cose, ma accetto che quella visione sia parte del mondo in cui vivo. Penso tuttavia che questo è il momento in cui un presidente della Repubblica eletto contro il volere della maggioranza reale del paese, che ha però trovato il modo di convivere con tutti gli italiani facendo con grande decenza il proprio mestiere di garante, deve saper distinguere, nella decisione se firmare o no un decreto che salva la vita di Eluana Englaro e afferma un divieto di valore generale, tra la sovranità che appartiene al popolo per volere della Costituzione e il dettato di una sentenza ad hoc, quella che autorizza la messa a morte della signora Englaro, la quale contraddice un principio in cui si riconosce la maggioranza del Parlamento. Se Napolitano firmasse il decreto che gli sottopone il governo, quel testo chiaro e ispirato al common sense, a una morale non pretenziosa e comprensibile da ciascuno, non si piegherebbe a un?ingerenza del clero cattolico, non cederebbe terreno a una visione integrista e fanatica dell?esistenza, non abdicherebbe allo spirito laico e mondano in cui è cresciuto. Al contrario, farebbe la cosa giusta. La farebbe in nome del fatto che la maggioranza del Parlamento è chiaramente orientata a non consentire che l?idratazione e la nutrizione di un disabile che ha perso la sua autonomia sia sospesa finché morte non sopravvenga, tanto più in esecuzione di una sua volontà presunta. E perfino in nome di qualcosa che va al di là di qualunque maggioranza possibile. Naturalmente ci sono cento ragioni ipotetiche per essere tentati di non firmare quel decreto o di bloccarlo prima che entri nella sala del Consiglio dei ministri. Ragioni costituzionali relative ai requisiti di necessità e di urgenza dell?atto. Ragioni afferenti il carattere generale e valido erga omnes che si richiede alla legislazione. Ragioni politiche concernenti il forte elemento di divisione politica e civile che sulla questione è fin dall?inizio evidente. Ragioni di rispetto di una sentenza della magistratura civile di Milano, confermata dalla Cassazione. Ma c?è una ragione minuscola eppure decisiva per cui nessun italiano sensato potrebbe contestare al presidente della Repubblica la firma sotto quel testo: se a Udine si va avanti come minacciato, una cittadina italiana potrebbe subire, unica e sola, una condanna a morte applicata con metodi di disumana ferocia (la fame e la sete), e questo qualche settimana o qualche mese prima che il Parlamento approvi una legge di moratoria, che renderà impossibile il ripetersi di una simile offesa alla dignità della vita umana.

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