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ARTICOLI DEL 1-13 giugno 2008
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Credieuronord (2)
SUL "PRATONE"
( da "Gazzettino,
Il" del 02-06-2008)
Argomenti: Credieuronord
Abstract: un pezzo di bandiera si partecipa alla composizione di un bandierone che dovrebbe entrare nel Guinnes dei primati e si contribuisce a sostenere chi ha perso i propri risparmi nel crac della finanziaria padana Credieuronord. Argomento scottante? Nessun problema: lì accanto vendono climatizzatori. Modello "Vento dal Nord", naturalmente.A. G.
Expo
2015 e Fiera di Milano, Lega e Fi in competizione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 05-06-2008)
Argomenti: Credieuronord
Abstract: avventura di Credieuronord, che poi era il languore di "farsi" una banca. Tutti dossier su cui Umberto Bossi ha messo al lavoro Giancarlo Giorgetti, commercialista di Cazzago Brabbia (Varese), di cui è stato anche sindaco. Bocconiano schivo, Giorgetti è da alcuni anni segretario della Lega lombarda ma soprattutto è presidente della commissione Bilancio della Camera.
( da "Gazzettino, Il" del 02-06-2008)
Argomenti: Credieuronord
Pontida
(Bergamo)NOSTRO INVIATOLa differenza tra la Lega e gli altri partiti è proprio
qui, a Pontida. Se trentamila persone (secondo Calderoli cinquantamila,
comunque tante) la prima domenica di giugno con un sole estivo, un mese e mezzo
dopo le elezioni e dopo una campagna elettorale che ha riempito spazi e tasche,
si ritrovano alle nove del mattino in un prato per parlare e sentir parlare di
politica, i casi sono due: o sono matti, o ci credono per davvero. A metà
strada tra la festa della birra e il carnevale, Pontida non si fa mancare
niente.Quest'anno i gazebo sotto i quali spuntano gadget di ogni tipo sono
quasi raddoppiati rispetto alle ultime edizioni. Il tasso alcolico di molti
ragazzi già a metà mattina fa a pugni con la "tolleranza zero" in
materia di guida in stato di ebbrezza sostenuta da Luca Zaia: ma Pontida non è
la festa dell'Unità, nè la festa Azzurra. Lo chiarisce l'analisi politica di
Mario Borghezio: "Negri e clandestini, fuori dai c...".La goliardia
condiziona anche il marketing dei gazebo, dove spicca (e va a ruba) la
maglietta con il volto di Bossi che aspira un sigaro e la scritta "el
Gh'è", chiaro riferimento al mito del "Che" Guevara: sabato costava
10 euro domenica a mezzogiorno si è pagata 15. Ma per questi e per altri
simboli l'effetto euro non sembra esserci: c'è l'assalto ai banchi delle
magliette "Armata veneta", di quelle "Turchia in Europa, no
grazie", di quelle che individuano chi le indossa come "Caucasico,
Europeo, Cristiano, Eterosessuale". C'è spazio anche per la solidarietà:
comprando (a 10 euro) un pezzo di bandiera si partecipa
alla composizione di un bandierone che dovrebbe entrare nel Guinnes dei primati
e si contribuisce a sostenere chi ha perso i propri risparmi nel crac della
finanziaria padana Credieuronord. Argomento scottante? Nessun problema: lì accanto vendono
climatizzatori. Modello "Vento dal Nord", naturalmente.A. G.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-06-2008)
Argomenti: Credieuronord
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-06-05 - pag: 17 autore: INCHIESTA Le
partite economiche e politiche al Nord Sullo sfondo la successione a Galan in
Veneto Expo 2015 e Fiera di Milano, Lega e Fi in competizione di Marco Alfieri
F ratelli (coltelli) a Roma. In competizione sul territorio, dove s'incrociano
interessi e poteri locali. Il rapporto tra Lega e Pdl è una specie di Giano
bifronte. Sul federalismo fiscale, certo, sul reato di clandestinità, ma non
solo. Specie nel Lombardoveneto la luna di miele post- voto è già finita, e il
giro in bianco di Carroccio e An sulle ultime nomine nelle controllate dal
Tesoro non aiuta a mitigare le rivalità. Il successo elettorale della Lega ha
poi fatto il resto, spiazzando via Bellerio. Troppo cresciuta per tenersi fuori
dai salotti che contano. Si pensi alla paradossalemarginalità nelle banche
Popolari e nelle Bcc. O nei mondi in cui si sono scottati con operazioni flop:
dagli investimenti immobiliari in Croazia fino all'avventura
di Credieuronord, che poi era il languore di "farsi" una banca. Tutti
dossier su cui Umberto Bossi ha messo al lavoro Giancarlo Giorgetti,
commercialista di Cazzago Brabbia (Varese), di cui è stato anche sindaco.
Bocconiano schivo, Giorgetti è da alcuni anni segretario della Lega lombarda ma
soprattutto è presidente della commissione Bilancio della Camera. Ottimi
rapporti con Giulio Tremonti, è dalla sua scrivania che passano i dossier
economici del Carroccio. Non solo. è lui che coltiva il link con Gianpiero
Fiorani, quando l'allora Bpl salva dal crack la banca della Lega. è lui che
lavora alle nomine dei manager d'area (Bonomi, Marano, Tosi, Bianchi,
Marchioni). Ed è sempre lui che sta pianificando l'offensiva leghista nei
santuari economici del nord ( obbiettivo finale la presa del forziere
fondazione Cariplo) e sulle grandi partite gemelle Expo 2015 e Fiera Milano.
Sulla prima, è in corso una dura battaglia nella maggioranza per la regia
sull'evento. I poteri di commissario e la guida operativa della newco andranno
sicuramente al sindaco Moratti e ai suoi uomini (Paolo Glisenti). Ma la Lega
vuol contare e spinge, insieme al Pirellone, per allargare la governance di una
società che gestirà un budget di oltre 4 miliardi. Di qui la sponda per
ridimensionare il protagonismo morattiano tra Roberto Castelli, sottosegretario
con delega in pectore all' Expo e Roberto Formigoni, che a sua volta chiede al
governo competenze in materia e vara una legge obbiettivoelogiata proprio
dall'ex guardasigilli. Chiara l'alleanza:Formigoni punta a traslocare a Roma
nel 2010 e proprio Castelli dovrebbe sostituirlo. Altro scontro è quello per il
controllo di Fiera. Il Pirellone ne è grande azionista. I consigli di
Fondazione e Spa scadono a fine anno. Sia Luigi Roth (presidente di Fondazione)
che Claudio Artusi (ad di Fiera Spa), entrambi vicini a Formigoni, non verranno
rinnovati. Il primo perché non più rieleggibile (anche se starebbe sondando
alcuni consiglieri di fondazione per proporre modifiche statutarie). Il secondo
perché non più appoggiato dai suoi grandi elettori ( Formigoni e il presidente
di Gefi, il braccio fieristico della CdO, Antonio Intiglietta). è in questo
scenario che si sta consumando una competition a tutto campo, non senza accuse
di speculazioni sul titolo. Da un lato la galassia Cl/Cdo decisa a non mollare
il colpo; dall'altro le ambizioni del Carroccio che punta a mettere alla
vicepresidenza di Fondazione Danilo Broggi, attuale Ad di Consip, sponsorizzato
da Giorgetti e Maroni. Broggi sostituirebbe di fatto Marco Reguzzoni, altro
giovane leone leghista, attuale membro del comitato esecutivo di Fondazione che
però, da neo parlamentare, potrebbe uscire dal board conservando la presidenza
di Sviluppo Sistema Fiera. Anche se il vero obbiettivo è portare un proprio
uomo alla guida della Spa. Una casella su cui punta anche An, che lavora alla
promozione dell'attuale direttore generale, Enrico Pazzali, a sua volta vicino
ad Andrea Ronchi, cioè all'ala emergente di un partito che in città è da sempre
larussiano. Non bastasse, va poi trovata la quadra con le ambizioni del sindaco
Mo-ratti, finora marginale in Fiera, ma dopo la conquista dell'Expo decisa a
contare di più. Passando dalla Lombardia al Veneto, la guerriglia tra alleati
coltelli non cambia. La posta in palio è la leadership nella regione più
autonomista d'Italia. Dopo il voto di aprile, il governatore azzurro Giancarlo
Galan ha lanciato Forza Veneto, una specie di partito alla tirolese con il
federalismo al primo punto dell'agenda. C'è da arginare il Carroccio,uscito
forte dal voto, e da rilanciare un Pdl ormai meridionalizzato. Di qui, a
cascata, la guerra sulle partite locali. Anzitutto l'annoso rinnovo della
concessione dell'autostrada Serenissima, che scade nel 2013. Ufficialmente
Galan è contrario al prolungamento della Valdastico, pregiudizionale al
rinnovo, perché punta al potenziamento della Valsugana. In realtà si è messo di
traverso proprio in chiave anti Lega (al vertice della Serenissima siede la
maroniana Manuela Dal Lago) con l'obbiettivo di accorpare le concessioni di
tutte le autostrade venete nella Cav, la newco mista Regione Anas. Poi c'è il braccio
di ferro tra Regione e Verona, governata dall'astro nascente del leghismo
veneto, Flavio Tosi. Anche qui. Da un lato il sindaco scaligero che ha fatto
rimuovere il sovrintendente della Fondazione Arena Claudio Orazi, vicino a
Galan, per metterci il fido leghista Francesco Girondini. Dall'altro il
governatore che minaccia di tagliare i 2,5 milioni di euro che palazzo Balbi
versa ogni anno alla fondazione. E poi la querelle sulle mostre, con il Louvre
che cancella una retrospettiva promossa da Marco Goldin programmata in città.
Motivo: palazzo della Gran Guardia non sarebbe idoneo. In realtà dietro le tele
si gioca un intricato risiko tra una città che vuol smarcarsi dal tutoraggio
della regione, promuovendo iniziative "grandi firme", e un governo
regionale che, per bocca dell'uomo ombra di Galan, Franco Miracco, accusa il
dispendioso "mostrificio" scaligero, non senza un certo lobbying per
boicottarlo. Sottotraccia, un'altra volta, la guerra tra l'attuale governatore,
e quel Tosi che in futuro potrebbe sostituirlo.