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DOSSIER |
tARTICOLI DEL 29-4-2008 #TOP
·
Articoli
Nord (122)
Stiamo
perdendo i vecchi rom della ex Jugoslavia e stiamo sbagliando con i nuovi,
arrivati dalla Rom ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il feudo violato
dall'imprenditore Gambetta ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Cofferati fa il duro
"No alla moschea" ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Sinistra all'attacco della
giunta per la crisi dello stabilimento Testa
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Rai, quelli che
( da "Unita,
L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Sconfitta netta per il
Partito democratico e per l'intero centrosinistra. A quindici giorni dal
( da "Unita,
L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Senza piangerìa
( da "Unita,
L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Damiano: i miei litigi con
Padoa-Schioppa ( da "Unita, L'"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando
l'edizione del A A2A45442,352,360,94-24,1473912,203,120,07007352,93
Acea2393612,361... ( da "Unita, L'"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Alemanno e Ciarrapico...
Mi vergogno Cara Unità, Ciarrapico senatore; Alemanno sindaco
( da "Unita,
L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
La partita delle province:
Massa Carrara al Pd, il centrodestra strappa Foggia Nella città toscana il
forzista Bondi battuto da Angeli 55 a 44. Pepe si impone in Puglia con il 54%
( da "Unita,
L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Bologna, dal Comune stop
alla moschea Non accettano una Fondazione pubblica per controllare i fondi : il
progetto si blocca ( da "Unita, L'"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Rivelazioni sull'inchiesta
segreta: tradimento allo Stato ( da "Unita, L'"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi: Il governo?
Ora rinegoziamo tutto Il premier in pectore esulta e salta sul voto romano
Ipotesi Bossi e Letta vicepremier, Calderoli alle Riforme
( da "Unita,
L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Lezione capitale - ezio
mauro ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Cassa depositi e prestiti
frena la cordata italiana resta in salita
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
"non tradiremo il
piemonte a roma" ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Orbassano volta pagina
gambetta (pdl) sindaco sconfitto marroni (pd) - federica cravero
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
"qui al vii abbiamo
vinto con la difesa dei più deboli"
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il boss messina denaro
come icona del disvalore - massimo onofri
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Lombardo mette all'angolo
gli alleati - emanuele lauria ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Vetrine in frantumi
segnale al pentito ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Brevi, schede e richiami 2
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Messina denaro icona di
disvalore - massimo onofri ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Dodici mesi per l'alleanza
stellare - ettore livini ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Nuovo stop da berlusconi
formigoni punta al 2010 - andrea montanari
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Zinni ha la meglio e
ammette: <Ci hanno dato filo da torcere>
( da "Giornale.it,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Quattro ballottaggi: tra
Pdl e Pd finisce in pareggio ( da "Giornale.it, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Primo giorno in
Parlamento: chi sono i debuttanti in ballo
( da "Giornale.it,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Formigoni si
<sacrifica> e resta ma prenota il Pirellone per il 2010
( da "Giornale.it,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Monteleone e ravera roma
addio ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Quarto Oggiaro, in cella
baby spacciatori ( da "Giornale.it, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
La Foce si ribella ai bus
parcheggiati in strada ( da "Giornale.it, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Mezza Sestri Levante sceglie
la sinistra ( da "Giornale.it, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Ilva, battaglia rinviata
in tribunale - nadia campini ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Fini festeggia la
rivincita arrivata dopo quindici anni
( da "Giornale.it,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Dal K2 al Campidoglio la
scalata più difficile del <monaco del Polo>
( da "Giornale.it,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi esulta:
<Grazie Roma, una vittoria storica>
( da "Giornale.it,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Medico truffato due anni
di carcere per corrado jr - vincenzo curia
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Armosino è la presidente
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Filippeschi conquista pisa
- massimo vanni ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Scalo aperto la notte per
i viola no a renzi su pista e bretella - simona poli
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il brindisi della lega
nord "effetto della nostra vittoria"
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il sindaco dopo il
successo di bossi disse "noi non cambiamo nulla e andiamo avanti"
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
La sicurezza "di
sinistra" ha bisogno di fantasia - aldo balzanelli
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il buon governo emiliano
non basta - giovanni de plato ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Moschea, lo stop della
giunta - servizi alle pagg. ii e iii
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Sì al nuovo palasport in
zona caab - silvia bignami ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il buon governo emiliano
non... - giovanni de plato ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Rock City addio
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Sei sconfitte subite a
marassi l'unica macchia per gasperini - lorenzo mangini
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Microspia in procura a
reggio ora indaga anche il csm - giuseppe baldessarro
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pestaggi e rapine la
carica delle gang femminili - (segue dalla copertina) davide carlucci
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Altro che superlega,
piccolo è bello il sassuolo in b, favola di provincia - simone monari sassuolo
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Brevi, schede e richiami 3
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Francesco, il giorno più
amaro "capire perché ci hanno punito" - (segue dalla prima pagina)
alessandra longo ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Veltroni e il pd nella
bufera "amarezza personale e politica" - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Bonsai - sebastiano
messina ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
"non siamo credibili
sulla sicurezza e la gente voleva punire chi ha governato" - diego longhin
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Vicenza e sondrio al pd, 3
province su 5 al pdl - silvio buzzanca
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
La lega rilancia, ora
vuole il welfare - paolo berizzi ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi: ora va rivisto
tutto an e lega alzano le richieste
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Primo giorno di lavoro per
i parlamentari ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Valanga nera per Gianni
Alemanno ( da "Manifesto, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Non rompono i rapporti con
l'Ucoii E Cofferati vieta la nuova moschea
( da "Manifesto,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
L'onda dalle periferie che
premia Alemanno ( da "Manifesto, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Formigoni deve arrendersi
Un assessore Pd al Pirellone? ( da "Manifesto, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
L'ascesa di Schifani,
esattore di successo ( da "Manifesto, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Una vittoria storica
( da "Manifesto,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Di Castri, ouverture
etilica a ritmo di jazz ( da "Manifesto, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Parabola di Alemanno,
antisistema e ministro nel sociale e al potere
( da "Liberazione"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Vicenza e Sondrio vanno a
sinistra Alla provincia di Roma vince Zingaretti
( da "Liberazione"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
"Roma città
aperta" in mano ai fascisti Le responsabilità di Veltroni L'isolamento del
popolo della sinistra ( da "Liberazione"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il successo esalta il Pdl
presto la squadra ( da "Liberazione"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Quarto Oggiaro,
baby-pusher nel fortino della droga
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Tra piazze e parchi vita
da piccoli boss nel quartiere-ghetto
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Quarto mandato, rieletta
Barzaghi la <rossa> ( da "Corriere della Sera"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il vertice decisivo
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Cocaina nei giardini e
vedette in strada Arrestati i baby boss dello spaccio
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il vertice di Arcore
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Le provocazioni per
tentare il salto verso Roma ( da "Corriere della Sera"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Soldatino della droga: a 13
anni era il palo della gang ( da "Corriere della Sera"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Vittoria sul filo, il
centrosinistra tiene Bresso ( da "Corriere della Sera"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Vite da piccoli ras nel
vuoto del quartiere ghetto ( da "Corriere della Sera"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
BALLOTTAGGI 2008 I
vincitori ( da "Corriere della Sera"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Gianni, l'uomo della nuova
destra che unisce imprenditori, ultrà e proletari
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Bossi chiede il Welfare
per Rosi Mauro ( da "Corriere della Sera"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
An: ora più forti al
tavolo del Pdl E Silvio non molla l'asse con Walter
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Umberto Bossi
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
<C'è una zona grigia al
servizio delle cosche> ( da "Corriere della Sera"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stop di Cofferati alla
moschea <Il progetto non esiste più>
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Malpensa, svolta con
Lufthansa <Alleanza strategica, è solo l'inizio>
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Film e programmi
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Non solo Roma
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Sondrio sceglie ancora
Molteni <Vittoria che viene da lontano>
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Cauti gli europopolari
Watson: ora più difficili i rapporti tra Pse e Ppe
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
AA.S.
Roma1,1761,470,5601,1841969238 A2A2,3600,942,1
( da "Messaggero,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Via i partiti dalla lista
Sondrio unica <isola> in mano al centrosinistra
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
CITTA' DEL VATICANO - Gli
italiani? Popolo di santi, eroi e navigatori, ma s
( da "Messaggero,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Dal nostro inviato BOLZANO
- Il nuovo governo? Nascerà di qui a non molti
( da "Messaggero,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Senatore, siamo davanti a
una nuova stagione della politica,
( da "Tempo,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Nucleare più sicuro nelle
centrali italiane ( da "Tempo, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Italiano, 13 anni: fermato
per spaccio ( da "Giornale.it, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Quel venticello di Roma
che diventa uragano. Per Veltroni
( da "Giornale.it,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Saitta attacca
Chiamparino: "L'emergenza di Torino non si può scaricare
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
"Asti vuol annettere
l'area di Alba e Bra" ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
ALLA RICERCA DELL'ISOLA...
Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Bres
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Lega, scoppia il
"caso Zani" candidato Pdl
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Le conseguenze del voto
romano Scrivo mentre i dati elettorali scorrono ancora sul video,
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Palazzo Madama: ecco i
nomi di chi subentra ( da "Giornale.it, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Lega Nord a Racconigi
vuole un posto in Giunta ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Bossi: "Fucili sempre
caldi" ( da "Giornale.it, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
SAVONA Guido Bonino ieri
era ancora in Valbormida ma questa mattina alle 10 parteciperà alla
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Nascono le ronde contro la
criminalità ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
"Borgomanero nei
nostri cuori" ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Iozzo: "Le cordate
non ci interessano" ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
E SILVIO SI SCOPRÌ MENO
BIPARTISAN ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
LA LUNGA MARCIA DEL NUOVO
LEADER ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
In 7 a rappresentare il
Novarese ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il divo in declino Morgan
Freeman e la cassiera di supermercato Paz Vega
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
[FIRMA]MAURIZIO TROPEANO
Orbassano è il primo Comune della cintura rossa di Tori
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Ania. Roberto Cota della Lega Nord non fa distinzioni. Invece bisogna farle perché le
situazioni non sono uguali e si dovrebbe mantenere lucidità per riuscire a
incidere davvero, se è questo che si vuole. Soprattutto, dovremmo far tesoro
del passato: dovremmo ormai sapere che non porta niente di buono abbandonare
chi c'era già per occuparci solo delle nuove emergenze. Trattandosi di
popolazioni "deboli", bisogna insistere. A Torino, quando arrivarono
gli zingari della Jugoslavia, negli Anni 70, si lasciarono soli i Sinti con i
quali si stava lavorando. Quando poi nei primi Anni 90 arrivarono i nuovi, a
seguito della guerra nella ex Jugoslavia, si smise di occuparsi dei
"vecchi" rom e si diedero case agli ultimi arrivati. Infine, i rom
romeni: Torino per loro si è impegnata molto più di altre città, ha fatto
"Emergenza freddo" e altri progetti. Ma ha quasi dimenticato che nei
campi autorizzati, quelli che Cota vorrebbe comunque smantellare, ci sono
famiglie alla terza generazione che continuano a non avere i documenti: per la
Bosnia o la Croazia non esistono, non possono essere espulse. Nessun paese le
considera sue. Dovremmo individuare soluzioni per ciascun gruppo. Partiamo dai
campi autorizzati: qui negli ultimi tempi il Comune ha molto indebolito la sua
presenza anche per la ristrutturazione dell'Ufficio Stranieri e Nomadi.
Importante sarebbe invece ricreare un rapporto con chi vive in quei campi. Oggi
è gente stanca, scocciata di essere scambiata per i rom romeni. Anche questo
essere messi all'indice una volta di più crea problemi di violenza, di
insofferenza. I "vecchi rom", bosniaci, serbi, croati e macedoni
raccolgono rottami di ferro, non si prostituiscono, non rapinano, non stuprano.
Molti ragazzi parlano piemontese. Per quanto riguarda i rom romeni - il cui numero
per altro non risulta più aumentato dopo l'omicidio di Giovanna Reggiani a Roma
e il clamore che il fatto aveva suscitato in Romania - è chiaro che si tratta
di una situazione complessa, che nessuna autorità è in grado di gestire con
grosse concentrazioni. Tra loro, molti hanno perso il senso della
"zingarità" e del suo codice d'onore. Torino dovrebbe quindi
applicare la ricetta utilizzata a Bologna negli anni 90 con l'emergenza
profughi della ex Jugoslavia: distribuire gruppi di 10-20 individui a tanti
comuni, sollecitando le amministrazioni a farsene carico, mandando i bambini a
scuola, trovando terreni o case di ringhiera per le quali le famiglie
dovrebbero impegnarsi a pagare un affitto. L'inserimento dei rom romeni è
possibile: sono abituati a vivere in case, a lavorare, hanno per lo più un
mestiere, alcuni sono già stati assunti da artigiani. Le grandi concentrazioni,
invece, facilitano le attività illegali e fanno crescere la paura nella gente.
Poi, per i rom della ex Jugoslavia, come per quelli della Romania, a ogni
sbaglio deve poi, ovviamente, corrispondere una punizione. Sono gli stessi
giovani dei campi autorizzati a dirlo: "Dateci i documenti, se ci
comportiamo male, trattateci come tutti i cittadini". E sul significato di
questa parola, "cittadini", vale la pena riflettere. *Presidente
dell'Associazione Italiana Zingari Oggi.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Elezioni/1 Orbassano
non rinnova Marroni Il feudo violato dall'imprenditore Gambetta MASSIMILIANO
PEGGIO ORBASSANO Il centrosinistra ha perso il feudo di Orbassano. Con un
distacco di 1796 voti Eugenio Gambetta, 56 anni, imprenditore, ha vinto il
ballottaggio (6095 preferenze, 58,6%), con il sindaco uscente, Carlo Marroni,
60 anni, pensionato (4299; 41,4%). "Una vittoria epocale", dice
Gambetta, brindando a sangria nel bar degli amici. La coalizione Pdl, Lega Nord, Obiettivo Orbassano, Udc ha
spazzato il tandem Pd-Moderati, affermandosi anche nei seggi storici della
sinistra. "Ad essere sincero - afferma Gambetta - un po' mi preoccupa aver
vinto in maniera così clamorosa. Sento il peso della responsabilità anche nei
confronti di chi non mi ha votato". Abbracci, telefonate, strette
di mano. Anche ad Orbassano affluenza in calo: 58%, contro l'83% di due
settimane fa. Un fattore che non ha premiato il Pd. "Come sindaco mi farò
carico anche delle istanze della sinistra: nonostante le mia militanza nel Pdl
mantengo una radice socialista, che mi porta a stare vicino ai problemi del
lavoro, alle fasce deboli, per la sicurezza". Per lui hanno votato in
tanti. I socialisti guidati da Domenico Guarneri, in coalizione con Desirè
Mensa al primo turno. La sinistra radicale, in conflitto con Carlo Marroni, ha
assistito compiaciuta alla disfatta. "Se oggi il centrodestra ha vinto è
colpa dell'arroganza del Pd, che non ha voluto fare alleanze" sentenzia
Roberto Sestera, coordinatore locale dei Comunisti Italiani, associandosi alla
parole di Vincenzo Chieppa. Carlo Marroni non ci sta: "Correndo da solo il
Pd ha fatto una scelta coraggiosa. La rifarei, nonostante il risultato. Per
vincere facilmente bastava fare un'ammucchiata di partiti ma avrei ritrovato i
problemi che hanno travagliato la giunta in questi cinque anni". Ecco il
nuovo consiglio. Maggioranza: (Pdl) Saverio Maglione, Giovanni Gallo, Luca
Catalano, Elena Masante, Giovanni Clemente, Sergio Beretta, Walter Alesso,
Paolo Guglielmi, Ettore Labella; (Lega Nord) Flavio
Rosso, Andrea Nava; (lista Obiettivo) Avtar Singh Rana. Minoranza: (Pd) Carlo
Marroni, Maria Vassalotti, Stefano Gobbi, Michele Mango; (Comunisti Italiani)
Enzo Stassi; (Per la tua Città) Desirè Mensa, Maria Ferrara; (Ps) Giuseppe
Raso. Oggi, come promesso, Eugenio Gambetta sarà già al lavoro, per preparare i
primi 100 giorni di governo. A chi dedica la vittoria? "A mia
moglie...".
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il caso Rottura tra
Comune e musulmani Il progetto Cofferati fa il duro "No alla moschea"
Bologna, gli islamici rifiutano le regole del sindaco ELISABETTA PAGANI Dalla
preghiera alle infermerie BOLOGNA Il minareto di Bologna si sgretola di fronte
ad una lettera senza risposta. Il piano della grande moschea del quartiere San
Donato (19 mila metri quadri di cui 2.800 edificabili) ieri è crollato e si è
arrestato in via ufficiale: "Per quanto ci riguarda, il progetto non
esiste più", ha tuonato risoluto l'assessore all'Urbanistica Virginio
Merola. Dopo anni di accese polemiche e faticose convergenze fra Palazzo
d'Accursio e il Centro di cultura islamica di via Pallavicini, è arrivato quindi
uno stop definitivo e inatteso. A distruggere l'accordo, il rifiuto dei
musulmani di costituire una fondazione e prendere ufficialmente le distanze
dall'Ucoii. Ieri l'assessore ha svelato di aver inviato al Centro islamico
("ma prima delle elezioni" ha precisato) una lettera in cui chiedeva
in maniera netta di rispettare due criteri di trasparenza. Il primo era che il
Centro diventasse una fondazione, elemento imprescindibile per il Comune
perché, in questo caso, lo statuto obbliga ad essere chiari dal punto di vista
dei finanziamenti e quindi a scoraggiare infiltrazioni terroristiche. La
seconda questione è esplosa qualche giorno fa, quando l'Ucoii ha rifiutato di
entrare nella confederazione musulmana richiesta dal ministro dell'Interno
Giuliano Amato. Da qui l'ultimatum del Comune: fondazione subito e distanze
dall'Ucoii, se no niente moschea. Il Centro islamico, che non ha nemmeno
risposto alla lettera, non accenna dietrofront e ieri ha invitato il Comune al
dialogo. "Domani (oggi per chi legge, ndr.) - ha annunciato Daniele
Parracino, numero due del Centro - chiederò un incontro. Dobbiamo chiarirci a
quattr'occhi". Già da questa mattina però, l'assessore Merola sarà in
Corea. Ma soprattutto Palazzo d'Accursio non sembra intenzionato, con la campagna
elettorale alle porte (a Bologna si voterà per il sindaco nel 2009 e Cofferati
non ha ancora sciolto la riserva sulla sua candidatura), a buttarsi in un
pericoloso tira e molla sulla moschea durante l'ultimo anno di mandato. Anche
nella Rossa infatti, l'ultima tornata elettorale, pur confermando la vittoria
del Pd, ha spiazzato per l'aumento dei consensi alla Lega
e per l'insofferenza dei cittadini nei confronti delle politiche
sull'immigrazione. La giunta, punzecchiava infatti ieri un'esponente dell'Udc,
"oggi ostacola il progetto della moschea perché non conveniente in vista
delle elezioni amministrative". "Ci mettono un po', ma alla fine ci
arrivano", gongolavano invece Lega e An, forti del fatto che il Comune
si sia allineato anche sul minareto. "L'effetto della vittoria elettorale
della Lega nord a Bologna -
ha detto il segretario cittadino Manes Bernardini - continua ad ottenere
sorprendenti risultati. Dopo aver legittimato le ronde di cittadini, Cofferati
ci segue anche sul tema moschea". Il Carroccio, ringalluzzito dalle
urne, aveva comunque già annunciato che avrebbe chiesto a Roberto Maroni di bloccare la moschea. "Vedo che non ci sono le
condizioni per andare avanti - ha concluso l'assessore Merola -. Se si pensa
che gli accordi raggiunti con il coinvolgimento dei cittadini siano carta
straccia vuol dire che non abbiamo di fronte un interlocutore credibile. La
proposta è revocata". Nel gennaio 2007 viene presentato il progetto per la
grande moschea di San Donato: 52mila metri quadrati, con sala di preghiera,
biblioteche e infermeria. A maggio la giunta comunale lo approva, ma nel
settembre lo ridimensiona, a 19mila metri quadrati. A ottobre, in seguito a una
consultazione, i cittadini danno l'ok, a patto che vengano rispettate certe
condizioni.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
La
Lega Nord appoggia
i lavoratori Sinistra all'attacco della giunta per la crisi dello stabilimento
Testa La Sinistra attacca la maggioranza sulla crisi dello stabilimento
farmaceutico Testa. "Lo scorso anno, per porre un freno alla "saga
delle torri" si è reso necessario evocare l'intervento del Gabibbo e di
Striscia la notizia. Ora sulle sorti della Testa e dei trenta operai che rischiano il
licenziamento, non vorremmo che ci fosse bisogno dell'intervento di un'altra
famosa trasmissione televisiva per far ritrovare alla giunta Tabbò e alla
maggioranza il senso di responsabilità per far fronte a queste situazioni
critiche", dichiara Giovanni Strazzi. Una delegazione dei lavoratori
chimici ha intanto incontrato Rosy Guarnieri (capogruppo della Lega Nord), che ha garantito l'appoggio del partito ad eventuali
manifestazioni di protesta.\.
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del Rai, quelli che... Maria Novella Oppo NON ESISTE (speriamo!)
nessuna azienda al mondo che vive perennemente in bilico tra un risultato
elettorale e l'altro. Cosicché questa azienda, che ovviamente è la nostra Rai,
è come un ascensore i cui dipendenti si dividono in almeno tre tipi: quelli che
salgono; quelli che scendono e quelli che stanno fermi per non dare intralcio
né agli uni né agli altri. E quelli bravi? Quelli bravi, essendo pochi e sparsi
nelle varie categorie, finiscono per contare sempre meno, anche perché quelli
che sono in salita passano tranquillamente sulle loro teste. Può capitare,
però, eccezionalmente, che alcuni bravi siano in salita e trascinino con sé
anche altri bravi, allo scopo eroico di migliorare l'azienda, prima che arrivi
la nuova ondata che li sommergerà. Ma se poi, a decidere
chi sale e chi scende è il boss dell'azienda concorrente, è un vero miracolo
che la Rai continui a esistere. Infatti la sua sopravvivenza non dipende tanto
dalla professionalità di un Minoli o di un Saccà uniti, ma dalla
professionalità del pubblico che paga il canone. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del di Ninni Andriolo Sconfitta netta per il Partito democratico e
per l'intero centrosinistra. A quindici giorni dal risultato delle politiche -
inferiore alle attese quello del Pd, estremamente negativo quello
dell'Arcobaleno - Roma conferma la crisi della vecchia maggioranza che reggeva
Prodi e la approfondisce. Nel 2001 il rientro di Berlusconi a Palazzo Chigi
produsse quel moto d'orgoglio che portò Walter Veltroni alla conquista del
Campidoglio. Sette anni dopo, invece, la diga della
Capitale non fa argine neppure simbolicamente alla vittoria di Berlusconi e Bossi. Gli An del Pdl, intanto,
approfittano di Alemanno per ricordare al Cavaliere il loro peso nella trattativa
per la formazione del governo. Berlusconi registra e prende atto, pronto a
"rinegoziare tutto". segue a pagina 5.
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
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l'edizione del Senza piangerìa Marco Travaglio Ma sì, riabilitiamo pure Saccà.
In fondo restava solo lui. Mangano è un eroe. Ciarrapico una brava persona.
Ligresti il Salvatore ideale per Alitalia. Renato Farina, alias Betulla, 6 mesi
per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar, espulso persino dall'Ordine perché
faceva la spia per il Sismi, è onorevole. Restava giusto Saccà, cioè
l'esecutore materiale dell'editto bulgaro. Cioè l'uomo sorpreso coi pantaloni
in mano l'estate scorsa mentre chiamava il padrone per denunciare il tradimento
di Lega e An, che "per un piatto di lenticchie" vanificavano "la
grande vittoria" raccolta dalla Cdl conservando la maggioranza alla Rai
pur avendo perso le elezioni. Il padrone aveva fretta di venire al dunque, ma
Agostino gli faceva perder tempo con lavoretti di lingua davvero deliziosi:
"Lei va alla grande, Presidente. lei è sempre il più amato del Paese. è
stupendo. c'è un bisogno, un vuoto che lei copre anche emotivamente. una cosa
bellissima. glielo dico senza piangerìa .". Proprio così: piangerìa,
neologismo che mette insieme il piangere e il leccare, per lubrificare la
lingua onde scongiurarne l'essiccazione durante l'uso. Il capo raccomandava una
fiction in quota Lega: "C'è Bossi che mi sta facendo una testa tanta con questo cavolo di fiction
sul Barbarossa". E il servo furbo faceva presente che "è tutto a
posto", bisognava solo far dimenticare un'intervista del regista
Martinelli ("che è bravo, ma è uno stupido, un cretino proprio"), il
quale era andato a raccontare alla Padania che la fiction l'aveva
commissionata Bossi. E figurarsi se una schiena dritta
come Saccà prende ordini: la fiction l'ha inventata lui per imprescindibili motivi
storico-culturali: "La cosa vale perché Barbarossa è Barbarossa, perché
Legnano è Legnano, perché i comuni a Milano hanno segnato la civiltà
dell'Occidente!". Che diamine. Il padrone lo lasciava dire sogghignando
("certo, d'accordo, va bene."). E lui insisteva: "Lei è l'unica
persona che non mi ha mai chiesto niente, lei è la persona più civile, più
corretta. mi ha lasciato una libertà culturale. ideale. totale". Quella
libertà culturale totale che l'aveva indotto a bandire Biagi e Santoro dopo
l'editto e a licenziare il vecchio Enzo con una raccomandata RR. Lo stesso
padrone, infastidito per le troppe leccate, obiettava che insomma "qualche
volta ti chiedo di donne. per risollevare il morale al capo.". E già che
c'era gli piazzava cinque squinzie, una delle quali stava a cuore a un senatore
dell'Unione che,in cambio, sarebbe passato a destra. Saccà annotò i nomi,
promise di provvedere e informò il padrone che stava lavorandosi un altro
senatore, in Calabria, per portarlo a destra. Disinteressato come sempre,
attendeva un aiutino dal Cainano per erigere una Cittadella della Fiction a
Taurianova, che è proprio il posto ideale per le fiction (magari sullo scirocco
o sul traffico, come direbbe Johnny Stecchino). Per quelle telefonate, Saccà è
imputato per corruzione col suo padrone. Ecco, è questo signore qui che va
riabilitato: cioè riportato alla guida di Raifiction, o magari anche più in su.
Lo chiede, sul Riformatorio, Giovanni Minoli, che già stava con Saccà ai bei
tempi del Psi (memorabili gli spot elettorali sulle ginocchia di Craxi col
garofano all'occhiello) e poi, in 15 anni, è riuscito a essere di sinistra,
destra, centro, dalemiano, prodiano, veltroniano. È vero, ammette Minoli: Saccà
è un po' "discusso e discutibile: ma chi non lo è?". In fondo, chi
non ha mai fatto "telefonate così"? Chissà che gente frequenta,
costui. Minoli aggiunge che è molto peggio Gad Lerner, il quale osò persino
denunciare una richiesta di raccomandazione dal presidente della Vigilanza
Mario Landolfi. Il fatto che Lerner, diversamente da Saccà, non abbia
soddisfatto la segnalazione, anzi l'abbia denunciata, è del tutto secondario.
Anzi, è un'aggravante. Il fatto poi che Raifiction, insieme alla Regione
Sicilia di Totò Vasa Vasa, produca il serial minoliano "Agrodolce", è
del tutto casuale. Saccà va riabilitato perché è il migliore. Senza piangerìa.
Ora d'Aria.
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del Damiano: i miei litigi con Padoa-Schioppa di Bruno Ugolini È la
storia di una "tuta blu", per due anni nelle stanze dei bottoni, al
Ministero del Lavoro, per tentare di essere coerente con i propri ideali. È uscito
da quell'esperienza con la convinzione di aver fatto il proprio dovere, di aver
"portato a casa" come dicono i sindacalisti concreti, risultati non
disprezzabili. Sto parlando di Cesare Damiano, a dire il vero con un passato da
"colletto bianco" alla Riv-Skf ma poi alla guida dei metalmeccanici
della Fiom. Ora intervistato da un collega de L'Unità, Angelo Faccinetto, in un
libro vivace e interessante che intreccia biografia, retroscena, riflessioni,
ma soprattutto documentazioni accurate. Relative, appunto, a quelle
"cose" portate a casa: dal protocollo sul welfare, alle circolari che
hanno cambiato in parte la vita dei giovani dei Call Center. Damiano non è un
rivoluzionario e men che meno un massimalista radicale, come si dice ora. È un riformista,
anche se la definizione è un po' abusata. E lo dimostra riga per riga
descrivendo anche le dure battaglie che lo hanno impegnato. Battaglie di ieri e
di oggi, non solo contro la destra e contro avversari imprenditoriali, ma anche
nei confronti di compagni di viaggio più a sinistra. Fino a giungere,
riferendosi a trascorse vicende del sindacato dei metalmeccanici, a un doloroso
sfogo: "C'è una sola cosa che mi rimprovero, non aver scelto la strada -
certo difficile - di spaccare in due la Fiom". Il riferimento è alle sue
divergenze con lo scomparso Claudio Sabattini. È chiaro, però, che l'intento è
di parlare all'oggi, visto che quella situazione del passato, con "l'ala
più riformista dei metalmeccanici" costretta "a una lenta
emarginazione", non è del tutto mutata. C'è del resto in Damiano anche
qualche ricordo polemico che chiama in causa Sergio Cofferati. Lui, infatti,
era stato fra i pochissimi che non avevano seguito l'allora segretario generale
della Cgil nell'adesione al cosiddetto "correntone" dei Ds anti-Fassino,
in vista del Congresso di Pesaro. Sono affermazioni che faranno discutere. Il
ministro del Lavoro uscente ha vissuto mesi e mesi in una miscela esplosiva,
accanto a Romano Prodi. Tra le sortite di Dini e quelle della "Cosa
rossa", con gli stessi ministri che aveva accanto. Ora ne approfitta per
levarsi qualche sassolino dalle scarpe e riflettere sui tanti luoghi comuni
sollevati da destra e da sinistra. Come sul fenomeno della precarietà, tra
quelli che credono di poterla far sparire con un colpo di bacchetta magica e
quelli che la considerano un fenomeno naturale, eguale in tutta Europa. Magari
causato dal fatto che non esiste da noi la libertà di licenziamento. Ignorando
così le tante anomalie dell'Italia, come il primato del lavoro nero e quello di
una flessibilità spesso senza fine. C'è nel un'orgogliosa e puntigliosa
descrizione degli interventi operati, non frutto di una specie di navigazione a
vista bensì parti di una strategia riformatrice. Purtroppo interrotta quando si
sarebbe potuto procedere più speditamente. Ad esempio sui temi del salario e
del fisco. Il "diario" del ministro annota anche gustosi aneddoti,
come quando rammenta i battibecchi con Tommaso Padoa-Schioppa. Forse, annota,
"sembravamo una coppia un po' usurata dal tempo". Ma poi trovavano
l'accordo, perché "anche tra un ex sindacalista e un ex banchiere possono
esserci punti di contatto". O quando parla del primo incontro col suo
predecessore, Roberto Maroni: "Mi ha mostrato la rastrelliera vicino alla scrivania in
cui teneva le cravatte collezionate in occasione degli incontri
internazionali". Tornano anche i ricordi della giovinezza. Con una Torino
che vede Cesare Damiano, giovanissimo precario, cominciare a lavorare in un
negozio di porcellane, fino ad arrivare alla Riv-Skf e a scoprire il
sindacato. "Erano tempi, quelli, in cui appena diplomato, se avevi buoni
voti, le aziende ti venivano a cercare a casa per offrirti un posto di lavoro,
naturalmente con contratto a tempo indeterminato". Scorrono i ricordi di personaggi
dell'epoca: Paolo Sobrino, Aventino Pace, Giovanni Destefanis, Renato Lattes,
Giuseppe Mainardi, Emilio Pugno. E poi Piero Fassino che lo chiamerà molti anni
dopo a dirigere il dipartimento lavoro dei democratici di sinistra. Sono nomi
che lo accompagnano nella sua formazione. Come, all'inizio del suo noviziato
sindacale, quando per testimoniare idee di lotta e solidarietà inventa un
manifesto di grande efficacia. Reca l'immagine di Fausto Coppi e Gino Bartali
che al Tour de France si passano la boraccia. Acquista così i connotati del
negoziatore infaticabile, teorico dello scambio continuo, tra gi artefici di un
rinnovo contrattuale per i metalmeccanici, nel 1994, senza un'ora di sciopero.
Oggi vero e proprio tifoso della concertazione. "Da sindacalista ho passato
trent'anni a contrattare, a confrontarmi, a cercare accordi e ho sempre avuto
in mente questo schema". C'è, nel finale, il suo approdo al Partito
democratico. Con l'intento di portarvi un'iniezione laburista. Fonda così, con
altri, il "Forum del lavoro". Convinto che non sia possibile
continuare a far leva su alleanze "composite e rissose, incapaci di dare
un'idea di coerenza e di capacità di sintesi, come quella che ha sostenuto il
governo Prodi". Punta, veltronianamente, a costruire "un partito baricentro,
autonomo". Un partito che - ci permettiamo aggiungere - avrà, temiamo,
comunque bisogno di ipotizzare alleanze a destra o a sinistra per conquistare
la maggioranza nel Paese. Ma quale sarà il futuro di Damiano? Non ha nessuna
intenzione di andare in pensione, anche se potrebbe avere, confessa senza
reticenze, dopo 40 anni di contributi, circa duemila euro il mese, cui
aggiungere la pensione parlamentare. Non resterà però sulla breccia della
politica fino a ottant'anni. A un certo punto, conclude, ci si deve ritirare. E
trova poche parole per tratteggiare se stesso, come servitore dello Stato:
"Non sono un padre della patria. Sono solo uno che pensa di aver fatto la
sua parte, con discrezione, con determinazione e anche con fatica. E che ha avuto
fortuna".
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del A A2A45442,352,360,94-24,1473912,203,120,07007352,93
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nc2210311,4111,380,73-8,731359,2312,510,4240464,73 C C.
Artigiano52572,712,73-0,44-7,84432,643,050,2130773,21 C. Bergam.5787529,8929,760,372,79225,3830,721,05001845,02
C. Valtellinese145187,507,52-1,47-17,214117,509,090,34001204,09 Cad
It180899,349,25-0,47-7,66188,9810,120,290083,89 Cairo
Comm.48582,512,50-1,19-41,38282,304,324,0000196,56
Caltagirone100985,215,18-0,25-14,9334,656,130,0800626,43 Caltagirone
Ed.76233,943,951,44-11,5773,644,450,2000492,13
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ge08-----02,392,80-- Cr Valtel w08-----00,431,60-- Cr Valtel
w0921761,121,114,91-34,11171,051,71--
Credem162828,418,511,23-11,302397,889,480,35002374,09
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( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del Alemanno e Ciarrapico... Mi vergogno Cara Unità, Ciarrapico
senatore; Alemanno sindaco di Roma. Berlusconi che continua a salutare con il
braccio destro teso. Mi vergogno profondamente. Nino Cannata, Milano Roma, nel
mio seggio Zingaretti 5% in più di Rutelli... Cara Unità, talvolta essere
presidente di seggio insegna molto più sulle persone che fare il politico per
trent'anni. Per quanto conti, nel mio seggio di 800 elettori, nel cuore dell'XI
municipio di Roma - un municipio di sinistra, dove è stato eletto al primo
turno il presidente uscente di rifondazione comunista - ho avuto esperienza
diretta di quello che i romani di sinistra pensano di Francesco Rutelli. Da noi
si votava per comune e provincia, stessi elettori. Ebbene, Rutelli ha conquistato
ben il 5% di voti in meno rispetto a quelli conquistati da Zingaretti (il
candidato del centrosinistra in provincia). Forse questo qualcosa vorrà pur
dire. Luca Tancredi Barone Dei rumeni mi hanno aiutata Immigrazione è anche
questo Cara Unità mi pare giusto, dopo la vittoria di Alemanno a sindaco di
Roma, raccontare quanto accadutomi ieri pomeriggio. Ero riuscita a portare, con
un carrellino e grazie all'ascensore, un piccolo frigorifro fino all'ottavo
piano ritenendo, con grande presunzione, di poter riuscire ad incollarmelo per
un piano a piedi fino a portarlo a casa. Ovviamente così non era. Arrivata
all'ottavo piano quel piano da superare con quel piccolo frigorifero riusciva a
configurarsi, effettivamente, come traguardo insormontabile. Avevo notato,
però, che al portone, alcuni rumeni stavano scaricando un camioncino per un
trasloco. Ho subito pensato che offrendogli dieci euro avrei potuto chiedergli
se potevano portare il mio piccolo frigorifero alla porta accollandoselo per un
piano. Così hanno fatto, disponiblitssimi. Senonché, arrivata alla porta, non
mi ritrovao i dieci euro ma solo un biglietto da 50 e uno da cinque. In modo un
pò stolido chiedevo loro se avessero da darmi il resto del biglietto da 50. Ma
notavo che, imbarazzatissimi, avevano già cominciato, ben prima, a scendere le
scale ed andar via facendo il gesto di "non fa niente"... In fondo,
per loro, avevano fatto una cortesia ad una signora in difficoltà per un
piccolo trasporto. A quel punto imbarazzatissima e un po' commossa ero diventata
io che li fermavo e gli imponevo, almeno, di accettare i cinque euro alla
consegna dei quali ringraziavano grati. Ecco, sindaco Alemanno, si ricordi che
immigrazione è anche questo. Una rete di rapporti umani intessutasi nel corso
degli anni della quale noi cittadini romani non vorremmo in alcun caso fare a
meno. Bruna Gazzelloni Il mondo a rovescio io operaio lo vivo tutti i giorni
Cara Unità, "il mondo a rovescio" di cui parla Furio Colombo
nell'editoriale di domenica lo constato tutti i giorni nelle mie relazioni di
vita e di lavoro. Vivo in una regione, le Marche, dove, per fortuna,c'è una
tradizione di voto a sinistra e dove il Pd. ha ottenuto alle ultime elezioni
ottime percentuali. Ma anche qui, sentendo parlare tante persone comuni,
riconosco l'esempio del tassista romano che applaude Grillo per i suoi
"vaffanculo" contro i parlamentari con le fedine penali sporche(a
maggioranza sono del centro destra), contro la legge elettorale Calderoli, contro la legge televisiva Gasparri e poi vota
Berlusconi (colui che ci libererà dalla Casta!). Un mio amico
operaio,nell'euforia del giorno dopo le elezioni, mi ha confidato di aver
votato la Lega "perché la sinistra non difende più i lavoratori". Gli
ho ricordato che la Lega faceva parte di quel governo che voleva abolire
l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e che la forte opposizione del
sindacato e della sinistra ha impedito, che la legge Maroni, del precedente governo
Berlusconi, aveva previsto, a partire dal 1° Gennaio
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del La partita delle province: Massa Carrara al Pd, il centrodestra
strappa Foggia Nella città toscana il forzista Bondi battuto da Angeli
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
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l'edizione del Bologna, dal Comune stop alla moschea "Non accettano una
Fondazione pubblica per controllare i fondi": il progetto si blocca di
Adriana Comaschi/ Bologna ADDIO MOSCHEA a Bologna. La giunta di Sergio
Cofferati archivia il progetto di una nuova sede per la comunità islamica
bolognese. Se ne è discusso per mesi con un percorso partecipato nel quartiere
interessato e l'attenzione della Lega anche a livello nazionale (Calderoli aveva minacciato:
"Porteremo un maiale sul terreno della moschea per sconsacrarlo").
Ora però lo stop arriva dal municipio: "A oggi - spiega l'assessore
all'Urbanistica, Virginio Merola del Pd - il Centro di cultura islamica non è
più un interlocutore affidabile, perché non ha rispettato le condizioni poste
dal Comune in accordo con i cittadini". Il Centro infatti ha
risposto picche alla richiesta di istituire una Fondazione pubblica per il
controllo del finanziamento alla moschea. Questione di soldi: troppo cara una
Fondazione, "preferiremmo una Onlus" (che permetterebbe anche di
incassare il 5 per mille). Non solo, il Centro ha chiarito che non prenderà le
distanze dall'Ucoii, anche ora che quest'ultimo ha rifiutato l'ingresso nella
Federazione dell'Islam proposta di recente dal ministro Amato. Da mesi dunque
il progetto languiva in attesa della costituzione della Fondazione, giudicata
indispensabile. I residenti infatti, spesso anche a sinistra, avevano chiesto
garanzie per la costruzione di una moschea a margine di quartiere già ricco di
immigrazione come quello del Pilastro. L'opposizione aveva provato ad
alimentare paure e diffidenza, in autunno però il progetto era stato definito:
dimezzata la metratura (da
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del GRASSO "Rivelazioni sull'inchiesta segreta: tradimento allo
Stato" Un vero e proprio "tradimento di servitori dello Stato".
Così il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, critica la pubblicazione
di un rapporto in cui viene ricostruito il colloquio fra
boss di Cosa nostra e della 'ndrangheta da cui emergono alleanze criminali e
progetti politici ai quali sarebbero interessati i capimafia, sui quali sono in
corso indagini da parte delle procure di Napoli, Palermo e Reggio Calabria.
"Rimane - dice Grasso - il panorama desolante del "tradimento"
del giuramento di fedeltà che ogni servitore dello Stato fa all'inizio
della sua attività, unitamente alla mancanza di remore di qualsiasi natura da
parte di chi ha proceduto alla pubblicazione di notizie di tale gravità, da
poter mettere in pericolo l'incolumità delle fonti originarie, ben
individuabili dalle organizzazioni mafiose".
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del Berlusconi: "Il governo? Ora rinegoziamo tutto" Il
premier in pectore esulta e salta sul voto romano Ipotesi Bossi
e Letta vicepremier, Calderoli alle Riforme di Natalia
Lombardo/ Roma CAROSELLI dei tassisti romani accolgono Berlusconi a via del
Plebiscito: "Sono l'uomo più felice d'Italia" con nove punti di
vantaggio "e ora Roma. Vittoria storica, una grande rivincita". Ma
con il Campidoglio conquistato da An si rimette in gioco la squadra di governo.
"Ora bisogna rinegoziare tutto", parola di Berlusconi, che oggi ne
discuterà in un vertice del Pdl. Rientrato a Roma dopo aver archiviato la
pratica Formigoni, il cavaliere "raggiante" ha esultato per la conquista
del Campidoglio, che "completa la vittoria del 13 e del 14 aprile".
La bandiera del Pdl "per la prima volta sulla capitale", successo del
quale ringrazia "commosso ed entusiasta gli elettori di Roma".
Berlusconi è entrato in pieno nello spirito di riscossa che anima gli ex
missini, mentre tassisti con i clienti a bordo strombazzavano con i clacson
sotto Palazzo Grazioli. Diffonde una nota perentoria: "Ora l'opposizione
collabori per migliorare la città". Così come ai parlamentari del Pdl in
serata impartisce lezioni di governo "senza faziosità", ma con i
parlamentari del Pdl riuniti la sera al Capranica perde il bon ton:
"Veltroni è meglio che se ne stia in Africa. Ormai non ne azzecca
una...". Silvio ha telefonato a Gianni Alemanno per congratularsi e abbracciarlo
"fraternamente". La conquista del Campidoglio "vale tre
ministeri", dicono in An: con Gianfranco Fini presidente della Camera, nel
governo An dovrebbe avere due dicasteri di peso, finora la Difesa per Ignazio
La Russa e le Infrastrutture per Matteoli; più un ministero senza portafoglio
dedicato ai Giovani e affidato alla trentenne Giorgia Meloni, ex vicepresidente
di Montecitorio. Ma con Alemanno sindaco il Welfare va a Fi, con Sacconi o il
veneto Brunetta. Nel primo pomeriggio a Villa san Martino a Arcore, Berlusconi
ha incontrato di nuovo Roberto Formigoni per mettere la parola fine alla
richiesta di calare su Roma e dimettersi dalla Regione Lombardia. Con loro
anche Mariastella Gelmini, in pole positione per l'Istruzione. Il leader del
Pdl ha promesso al Governatore ciellino la ricandidatura al Pirellone nel 2010
per la gestione dell'Expo. Sarebbe il quarto mandato, ma una modifica allo
Statuto regionale lo permette. Formigoni si è imposto il silenzio, incassando
l'altra promessa di Silvio per un ruolo dirigente nel Pdl. Una tregua, tanto da
qui al 2010 si vedrà, dicono nel Pdl, ma il Carroccio non mollerà facilmente
l'osso. In compenso i leghisti saranno meno rozzi, "mi hanno promesso che
non useranno più iperboli, i fucili di Bossi sono di carta", annuncia
Silvio. Berlusconi è poi volato per Roma, caricando sull'aereo del Biscione
l'allegra combriccola: Bossi, Calderoli,
Tremonti e altri forzisti, ai quali ha detto che "ora bisogna rinegoziare
tutto". Tranne l'Economia per Tremonti e gli Esteri per Frattini, la squadra
di governo torna in alto mare. Lo scoglio è la Giustizia, assegnata a
Forza Italia (con Scajola o Pera), a meno che Fini non faccia pesare la
vittoria romana tornando alla carica con Giulia Bongiorno. Elio Vito
ridimensionato ai Rapporti col Parlamento (ventilato anche per l'ex Udc
Giovanardi). Scajola era destinato al corposo pacco Attività Produttive, ma
Berlusconi potrebbe darlo al leghista Maroni per
lasciare il Viminale a Fi. E potrebbero tornare in auge i vicepremier con Letta
e Bossi. Sfuma un ministero per Bonaiuti, forse di
nuovo sottosegretario alla Presidenza con delega all'editoria. Raffaele
Lombardo si è insediato alla Regione Sicilia ma se l'Mpa avrà "uno
sgabuzzino" minaccia "l'appoggio esterno". In serata al Capranica
Berlusconi ha presentato i candidati alla presidenza delle Camere, Fini a
Montecitorio e Schifani al Senato. Uno dei vice a Montecitorio dovrebbe essere
il forzista Antonio Leone, l'altro un leghista anche se c'è una promessa per il
Dc Rotondi. Per l'opposizione l'Udc Buttiglione e uno del Pd, a seconda di chi
sarà il capogruppo. Agli eletti Silvio ha parlato chiaro: "La squadra di
governo sarà di 12 ministri". La coperta è corta, non c'è posto per tutti.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
LEZIONE CAPITALE
EZIO MAURO Mancava soltanto Roma. Ieri è stata conquistata direttamente da An,
che con Alemanno porta per la prima volta nel dopoguerra un suo uomo in
Campidoglio, da dove si affaccerà non solo sul passato imperiale e sui simboli
del ventennio, ma sul nuovo paesaggio politico italiano disegnato dagli
elettori. Roma infatti non è soltanto la capitale che ha cambiato segno
politico consegnandosi alla destra, mai salita su quel colle, nemmeno all'epoca
del trionfale avvento berlusconiano. è, in più, una roccaforte storica della
sinistra che l'ha governata ininterrottamente da quindici anni, e che proprio
con Roma ? come ha spiegato Ilvo Diamanti ? usciva dalla tradizionale riserva
delle regioni rosse, presentando una geografia politica più articolata e
complessa, con la più grande città italiana fiore all'occhiello di una
"sinistra dei sindaci" moderna e sperimentale, capace di coniugare buona
amministrazione e nuovi linguaggi culturali, sviluppo e comunità, sotto gli
occhi di tutto il mondo. Tutto questo è saltato ieri, completando invece lo
scenario politico berlusconiano, che teneva in mano il nord
forza-leghista e il sud autonomista e clientelare come due spinte popolari
alleate ma separate, senza un centro unificatore che non fosse l'autorità
negoziale e politica del Cavaliere. Ora c'è anche il
baricentro politico per questa alleanza che ha conquistato l'Italia: la
capitale diventata di destra, con un sindaco di Alleanza Nazionale, come ha
subito rivendicato Fini, archiviando per una notte il Pdl. Il risultato è
chiaro: il Nord alla Lega,
il Sud a Lombardo, Roma ad An, e l'Italia a Berlusconi. SEGUE A PAGINA 31.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Economia Ieri vertice
tra il futuro premier e Ermolli. E nel Pdl c'è chi vuole il commissariamento
Cassa depositi e prestiti frena la cordata italiana resta in salita Berlusconi:
"Abbiamo più imprenditori di quanti ne servano" MILANO - La cordata
tricolore per Alitalia continua la sua faticosa campagna acquisti. Il prestito
ponte da 300 milioni di euro (Ue permettendo) ha regalato tre mesi di vita in
più alla compagnia ma la situazione ? esaminata ieri in un summit ad Arcore tra
Silvio Berlusconi e il suo uomo di fiducia in questa partita Bruno Ermolli ?
resta difficilissima. Non solo per lo stato di salute finanziaria della
Magliana e la difficoltà a trovare compratori dopo l'addio di Air France, ma
anche per qualche scricchiolio all'interno del Popolo della libertà. Il futuro
premier, in verità, è ottimista: "Per Alitalia - ha detto parlando ai
parlamentari eletti nel suo schieramento- abbiamo il 20 per cento in più di
imprenditori che vogliono partecipare rispetto a quanti ne servano e anche lo
Stato potrebbe intervenire". Nei fatti il primo problema di Ermolli è
quello di mettere sul tavolo in tempi brevi una soluzione credibile in grado di
convincere la Ue a non dare il semaforo rosso all'iniezione di liquidità varata
su richiesta di Berlusconi all'ultimo consiglio dei ministri. Le adesioni della
famiglia Ligresti e di Marco Tronchetti Provera e la disponibilità di Carlo
Toto e scendere in campo con la sua Air One non bastano da sole a far quadrare
il cerchio. Anche perchè qualcuno dei candidati pubblici tirati in ballo nei
giorni scorsi come la Cassa depositi e prestiti ("Noi puntiamo alle
infrastrutture e Alitalia non è un'infrastruttura", ha detto ieri il
presidente Alfonso Iozzo) ha già fatto una mezza marcia indietro. Dietro le
quinte, però, c'è qualche altro industriale pronto a scendere in campo
nell'ambito di un progetto che prevede un miliardo di investimenti diviso
egualmente tra Air One, banche e imprenditori. Ma nessuno ha intenzione di
uscire allo scoperto fino a quando non sarà aperta la due diligence ("servono
quattro o cinque settimane da allora", ha detto il premier in pectore) sui
conti e si capirà se la compagnia può essere salvata così o se sarà necessario
il ricorso all'amministrazione straordinaria. Questa soluzione tra l'altro è
auspicata da molti dei potenziali "iscritti" alla cordata tricolore
perché consentirebbe di investire in un'azienda già risanata a spese dello
stato grazie al drastico riassetto varato da un eventuale commissario. La
partita Alitalia rischia però di aprire un fronte caldissimo anche all'interno
del Popolo della libertà. I primi segnali si erano già
intravisti nei giorni scorsi, quando il presidente della Lega Nord Roberto Castelli aveva evocato
lo spettro del commissariamento come unica strada per il rilancio della
Magliana. Il suo non sembra essere un parere isolato. Anzi. In queste ore,
secondo alcune indiscrezioni, persino Giulio Tremonti ? potenziale
ministro del Tesoro e quindi azionista di riferimento della società ? avrebbe
espresso qualche perplessità sulla ricetta Ermolli per un salvataggio senza
passare per la Marzano. E Berlusconi ? che dell'italianità della nostra
compagnia ha fatto una bandiera elettorale ? rischia non solo di dover cercare
i nuovi compratori ("è una sfida personale", ha detto) ma anche di
mediare tra le diverse anime della sua maggioranza in una partita delicatissima
per Alitalia. (e.l.).
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina II - Torino
"Patto subalpino" degli undici parlamentari della Lega
Nord davanti a Palazzo Carignano "Non tradiremo il Piemonte a Roma"
"C'è bisogno di una scossa Basta con la città dei salotti, Torino merita
di meglio" Un "Patto subalpino" che li impegna a non tradire il
Piemonte a Roma. Lo hanno firmato ieri gli undici parlamentari della Lega Nord eletti nella nostra regione, due settimane fa,
otto deputati e tre senatori. "E' un impegno a svolgere il mandato avendo
ben chiari gli obiettivi da conseguire per il Piemonte". Il cerimoniere,
davanti a Palazzo Carignano, scelto non a caso perché lì fu la sede del primo
parlamento subalpino, è stato Roberto Cota, segretario
della Lega Nord Piemonte e
indicato da Bossi quale
capogruppo del Carroccio alla Camera. "Aver eletto undici parlamentari è
un risultato storico per la Lega Nord in Piemonte. Andiamo a Roma - ha detto Cota - per
rappresentare una regione che è una colonna portante della Padania, unito negli
interessi a Lombardia e Veneto, alla faccia di chi ha cercato e cerca di
metterci in contrapposizione. Il programma nazionale del Pdl e della Lega sarà lo strumento per raggiungere gli obiettivi
specifici che riguardano la nostra regione, a cominciare dalle infrastrutture e
dalla sicurezza". Cota ha ricordato che la Lega
Nord in Piemonte ha ottenuto oltre 650 mila consensi e che "molti
lavoratori della Fiat hanno scelto il Carroccio, non a caso, ma perché stanno
capendo chi difende i loro interessi e dice e fa le cose giuste. La gente sa
che su di noi può contare concretamente per portare avanti le istanze del
territorio, per questo abbiamo deciso di prendere un impegno solenne, indicando
le priorità, le cose che si debbono assolutamente fare. Non andremo a Roma a
parlare dei massimi sistemi, ma con la consapevolezza che in Piemonte c'è
bisogno di una scossa. Oggi da Roma, domani da Torino". "Perché
Torino deve tornare ad essere la città del lavoro e della cultura e non la
città dei salotti da un lato e dell'immigrazione selvaggia dall'altro - hanno
aggiunto Elena Maccanti e Stefano Allasia, deputati cittadini - dopo decenni di
amministrazioni di sinistra, i torinesi meritano di meglio. Fin da subito ci
adopereremo per cercare di dare risoluzione alla questione dei campi nomadi
abusivi, per troppo tempo ingiustamente tollerati". (m. trab.).
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina II - Torino
Orbassano volta pagina Gambetta (Pdl) sindaco Sconfitto Marroni (Pd) Il
vincitore: "La sinistra ha deluso, ma non prevedevo un consenso così
ampio" FEDERICA CRAVERO Orbassano svolta a destra: il nuovo sindaco è
Eugenio Gambetta. E la sua non è stata una vittoria di misura: è stato eletto
con il 58,6 per cento dei voti, che per una roccaforte della sinistra è come
dire un plebiscito. Artigiano, 56 anni, ex socialista, dopo qualche anno di
assenza dalla politica Gambetta è diventato coordinatore cittadino di Forza
Italia ed ora è anche il primo sindaco del Popolo delle Libertà della cintura
torinese. Un successo che comprensibilmente fa esultare i
vertici del Pdl e della Lega Nord, visto che fino a qualche mese fa la vittoria in questo
centro era considerato un'impresa quasi impossibile. " Mi aspettavo la
vittoria, ma non di questa portata. Sono emozionato ma bisogna fare un'analisi
seria del voto perché ho sicuramente raccolto un malcontento della sinistra e
voglio essere il sindaco di" commenta il vincitore qualche ora dopo
il successo. Il nome di Gambetta- sostenuto al secondo turno da Pdl, Lega, Udc e una lista civica - nelle due giornate del
ballottaggio è stato segnato su 6.095 schede. Una vittoria netta sul rivale
Carlo Marroni - sindaco uscente, da Pd e Moderati - che non è riuscito a
riconfermarsi alla guida della città e si è fermato 17 punti sotto, al 41,3 per
cento dei voti. Marroni, 60 anni, ingegnere elettrotecnico dell'Aes, dal 1994 è
stato vicesindaco nella giunta presieduta da Graziano Dell'Acqua e nel 2003 è
stato eletto primo cittadino. Nel primo mandato era a capo di una coalizione
delle sinistre, "un governo Prodi", lo aveva definito Marroni,
commentando la scelta di correre da soli, senza nemmeno l'Italia dei Valori.
Rispetto alla consultazione del 13 e 14 aprile a Orbassano sono crollati i
votanti, visto che l'affluenza alle 15 di ieri, quando si sono chiuse le urne,
è stata del 58,5 per cento degli aventi diritto, contro l'83,4 per cento del
primo turno. Anche il 13 aprile e il 14 aprile Gambetta, pur non avendo dalla
sua i voti dell'elettotato Udc, era uscito dalle urne con la maggioranza
relativa dei consensi, visto che aveva ottenuto il 29,2 per cento dei voti,
mentre Marroni, due settimane fa sostenuto dal solo Pd, era stato scelto dal
26,4 per cento degli elettori. A fare la differenza nell'ultima consultazione è
stato in parte quel 20 per cento di elettori che al primo turno aveva scelto
per Désiré Mensa, sostenuta dai socialisti e da numerose liste civiche, che per
il ballottaggio non aveva dato indicazioni di voto, dopo il rifiuto del
candidato del Pd di apparentamenti. Ma un contributo l'ha dato anche il 12 per
cento di elettori di Enrico Stassi, che al primo turno era stato sostenuto da
Comunisti italiani, Verdi e Idv: rifiutati al ballottaggio da Marroni, avevano
distribuito un volantino invitando a non votare per lui. Al Pdl vanno 9 seggi
in consiglio comunale, 2 alla Lega Nord e 1 alla lista
civica Obiettivo Orbassano. All'opposizione ci saranno 3 esponenti del Pd, 1
della lista civica "Con Désiré" e 1 ai socialisti.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina IX - Roma
Mastrantonio, unico minisindaco di sinistra a vincere al ballottaggio "Qui
al VII abbiamo vinto con la difesa dei più deboli" "Mi sento un
sopravvissuto". Roberto Mastrantonio, 42 anni, barista, Pdci, è l'unico
dei 7 minisindaci di sinistra arrivati al ballottaggio e confermati. Dal 2006
governa il VII municipio, tra Casilina e Collatina. "E da noi ? spiega ?
ci sono dati interessanti da analizzare". Ovvero, presidente? "La
campagna della destra nel nostro territorio è stata forsennata su nomadi e
sicurezza. Siamo riusciti a superarla con un tessuto sociale basato
sull'integrazione e sulla difesa dei più deboli. E voglio vedere come il nuovo
sindaco governerà il fenomeno dell'immigrazione, tenuto conto delle spinte che
arrivano dal mondo cattolico". Però proprio nel VII municipio Alemanno ha
distanziato Rutelli di oltre 7 punti. C'è stato il voto disgiunto per lei e per
Alemanno? "No: gli elettori hanno scelto le persone. Rutelli è stata una
candidatura poco indovinata, il messaggio di Alemanno ha prevalso sul suo, ma
da noi Zingaretti ha vinto. E a livello municipale abbiamo tenuto". E
adesso? Come sarà il rapporto degli 11 presidenti di centrosinistra con il
nuovo sindaco? "Alemanno dovrà rispondere a una
domanda che viene dalla città, ovvero il decentramento e il ruolo dei municipi.
Nel Patto per Roma del centrodestra c'è la trasformazione delle ex
circoscrizioni in Comuni metropolitani con uno status speciale per la Capitale.
Voglio vedere se in 5 anni Alemanno ce la farà. E cosa ne dirà Bossi". (gabriele isman).
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina I - Palermo Le idee Dietro i murales con l'effigie del superlatitante
Il boss Messina Denaro come icona del disvalore MASSIMO ONOFRI Se n'è scritto
appena nei giorni passati: sui muri di Palermo è comparso un murales in cui il
volto del boss Matteo Messina Denaro è raffigurato al modo di Andy Wharol, come
una vera icona da pop art. Qualcuno ci ha voluto leggere un invito alle
forze dell'ordine a catturarlo. Qualcun altro il rischio di mitizzazione d'un
criminale sanguinario, rischioso modello per le generazioni più giovani. SEGUE
A PAGINA IX.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina II - Palermo
Lombardo mette all'angolo gli alleati Il presidente si insedia: "Cambierò
la Sicilia, ma voglio tecnici in giunta" "Amministrative pronti a
rompere" "Fissare una data entro la quale battere la mafia" EMANUELE
LAURIA Il ciclone Lombardo investe Palazzo d'Orleans e, nel giorno
dell'insediamento segnato da una ressa di giornalisti, funzionari e
collaboratori stipati sull'uscio della sala degli specchi, non risparmia
Berlusconi, la Lega, gli alleati siciliani. Il neogovernatore conclude il suo
primo intervento ufficiale rivolgendosi alla Provvidenza divina, scostandosi
così dal suo predecessore Salvatore Cuffaro, seduto in prima fila, che affidò
l'Isola alla Madonna delle lacrime. Ma le differenze fra i due non si fermano
qui. E ieri i segretari regionali dei partiti del centrodestra ne hanno avuto
riprova: abituati all'ecumenico Cuffaro, si sono trovati subito alle prese con
gli aut aut di Lombardo. E, in un breve incontro in piedi nella stanza del capo
della segreteria particolare, i leader del Pdl Angelino Alfano e Giuseppe
Scalia, insieme a Saverio Romano dell'Udc, si sono sentiti notificare le
condizioni del presidente della Regione. Sulla giunta Lombardo dice che
"rispetterà le designazioni politiche ma deve esserci un nucleo forte di
esterni, diciamo quattro, che rappresenti i due terzi dei siciliani che hanno
votato per noi. è quella la società civile". Un messaggio chiaro a quei
partiti - Udc e An - che hanno fatto sapere di non volere esprimere tecnici e
che rischiano un ridimensionamento della loro delegazione. Ma il segnale più
forte, Lombardo, lo lancia facendo scricchiolare l'alleanza per le
amministrative: "Logica vorrebbe che il centrodestra si presenti unito, ma
se ciò non sarà possibile utilizzeremo il primo turno come primarie. Ma
primarie vere, non come quelle che si sono svolte sinora che, in assenza di
leggi che le regolavano, sono state truccate". Il segretario dell'Mpa,
Lino Leanza, spiega: "Gli alleati hanno prenotato le candidature per le
Province maggiori e le città capoluogo. Come se noi, avendo ottenuto la
presidenza della Regione, non esistessimo più. Invece ci siamo, e abbiamo
nostri rappresentanti pronti a correre da soli contro tutti in ogni ente
locale". Il terzo diktat sul governo nazionale. Lombardo reclama un
ministero per l'Mpa e rifiuta altri incarichi minori: "Non accetteremo di
stare in uno sgabuzzino. O si sta nel governo a pieno titolo o si resta fuori
con l'appoggio esterno. E con un atteggiamento liberatorio, perché con questo
esecutivo ci sarà da lottare". Parole non tenere soprattutto nei riguardi
della Lega. Sul Ponte ma non solo: "Soffia un vento strano. Qualcuno (Calderoli, ndr) parla di referendum. Lo facciano per il Mose e la Val di
Susa. Non scherziamo. Le opere pubbliche vanno distribuite nel Paese". Ma
soffia anche, secondo Lombardo, "un vento di federalismo che mi auguro non
equivalga ad egoismo. Il federalismo, se non declinato con il concetto
di solidarietà, porterà guai". Dichiarazioni che gli procurano le prime
critiche del Pd ("Dà un colpo al cerchio e uno alla botte", commenta
Antonello Cracolici) ma non guastano il clima di festa di un Lombardo-day
iniziato a casa di Giuseppe Alessi, primo presidente Dc della Regione, e
proseguito con un blitz nel nuovo appartamento presidenziale di via Magliocco.
Fino a Palazzo d'Orleans, dove Leanza gli consegna le chiavi della Regione
dicendo che "con il largo consenso di cui disponiamo, con 15 miliardi di
fondi europei e un governo nazionale amico, non abbiamo più alibi". E lui,
il governatore, promette "meno leggi ma più chiare", "il
miglioramento dei servizi sanitari con una riduzione dei costi" e chiede a
tutti di "lavorare per dare il meglio alla Sicilia, per scrollarsi di
dosso questa insopportabile immagine di inefficienza". Il termine
"mafia" ritorna una sola volta, nei suoi venti minuti di discorso:
quando propone di fissare col governo centrale "un termine perché la
criminalità organizzata possa essere vinta. Cinque o sette anni, poco conta.
Non possiamo protrarre per l'eternità questo problema, anche per evitare che
qualche forza ne faccia un tema di lotta politica. La pubblica amministrazione
deve dare esempio di correttezza, concretezza e trasparenza. Si dovrà premiare
chi dice no alla mafia e sanzionare chi dice sì".
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VIII -
Palermo L'intimidazione Vetrine in frantumi segnale al pentito Nuovo
danneggiamento contro il negozio di abbigliamento gestito fino a qualche tempo
fa dai familiari del collaboratore di giustizia Andrea Bonaccorso. La vetrina
dell'esercizio commerciale, che si trova in via Imera, è stata frantumata con
una grossa pietra. Già lo scorso febbraio il negozio era stato danneggiato da
un incendio, che si è presto rivelato di origine dolosa. La squadra mobile sta
adesso cercando di decifrare anche l'ultimo gesto intimidatorio. Andrea Bonaccorso era stato arrestato dalla polizia nel gennaio
scorso nell'ambito di un'inchiesta della Procura sui fiancheggiatori e gli
estorsori del clan capeggiato dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Dopo
qualche giorno dal suo arresto aveva deciso di collaborare con i magistrati
della Direzione distrettuale antimafia.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Sentenza Omicidio ai
Cantieri trent'anni all'operaio Il gup Matassa ha condannato a 30 anni Giuseppe
Maronia, l'operaio di una cooperativa dei Cantieri
navali, assassino reo confesso di un collega, Stefano Tomaselli. Il delitto
avvenne il 23 settembre scorso. Il pm aveva proposto 20 anni. Sicurezza
Controlli straordinari per il ponte d'aprile Sei persone arrestate, 81
denunciate e 52 segnalate alla prefettura, per consumo di droga. È il bilancio
dei controlli disposti dal comandante provinciale dei carabinieri, Teo Luzi,
durante l'ultimo fine settimana. Sono state ritirate 15 carte di circolazione e
52 patenti. Emergenza Invasione di api intervengono i vigili Emergenza api. I
vigili del fuoco sono stati chiamati alla fermata dell'autobus in via Libertà,
all'interno del cortile di una scuola in via Oreto, nei pressi dell'ospedale
Guadagna e in una villetta di Borgo Nuovo per la presenza di sciami di api.
Circonvallazione Traffico in tilt per tamponamenti Lunghe code e caos lungo
viale Regione siciliana. A determinare i disagi alla circolazione sono stati
cinque incidenti automobilistici, tutti con lievi feriti, che si sono
susseguiti per tutto il pomeriggio a partire dalle 14. Agrigento
Va ai domiciliari l'avvocato arrestato Lascia il carcere per gli arresti domiciliari
l'avvocato Gaetana Maniscalchi, arrestata con l'accusa di aver favorito i boss
agrigentini fornendo alcune notizie su indagini. La decisione è del tribunale
della libertà, che ha fatto cadere l'aggravante di mafia.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina IX - Palermo
MESSINA DENARO ICONA DI DISVALORE MASSIMO ONOFRI erto, il
boss delle bombe del
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VII - Milano
L'intesa con Lufthansa prevede la creazione di un network più vasto di quello
gestito in passato dalla Magliana Dodici mesi per l'alleanza stellare Anche
United e Singapore Airlines nella ragnatela di accordi Transiti e servizi
andranno velocizzati al massimo per fare dello scalo il quarto hub del vettore
tedesco dopo Francoforte, Monaco, Zurigo I trattati bilaterali che limitano le
tratte a lungo raggio sono l'ostacolo maggiore e a Roma potrebbe esserci
interesse a ribadirli ETTORE LIVINI (segue dalla prima di Milano) prevedono il
lancio - a regime nel 2013 circa - di un capillare network intercontinentale
ancor più vasto di quello gestito fino a pochi mesi fa dalla compagnia di
bandiera. La ragnatela di collegamenti cui si starebbe lavorando prevede di
fare dello scalo bustocco il quarto hub del vettore tedesco (dopo Francoforte,
Monaco e Zurigo) grazie a un network di destinazioni a lungo raggio servite non
solo dalla società di Wolfgang Mayrhuber, ma anche dei suoi alleati nel
consorzio Star Alliance: Singapore Airlines - che curerebbe le tratte per
l'Asia - United per gli Usa e Lufthansa (forse anche con Air One) nel resto del
mondo. Un'alleanza strategica a 360 gradi destinata a prendere forma - se non
ci saranno intoppi - nei prossimi 12 mesi. In tempo comunque per consentire a
Milano di arrivare all'appuntamento dell'Expo con un aeroporto in grado di
collegarla direttamente con tutto il resto del mondo. La strada però non è
tutta in discesa e i nodi da sciogliere sono ancora molti. Alcuni - in
apparenza più semplici - di carattere tecnico, gli altri di tipo politico visto
che l'asse Milano-Francoforte rischia in qualche modo di incrociare a vari
livelli la delicatissima partita per il futuro di Alitalia. I nodi tecnici. Il
memorandum of understanding tra Sea e Lufthansa è già piuttosto dettagliato sul
futuro dell'intesa. Gli incontri dei prossimi mesi serviranno però a mettere a
punto alcuni passaggi chiave. Malpensa, se tutto andrà come sperano i vertici
del gruppo, verrà ridisegnata per venire incontro alle esigenze tedesche. In soldoni
si tratta di riorganizzare orari e strutture in modo da velocizzare al massimo
i transiti e i servizi aeroportuali per il nuovo (potenziale) vettore di
riferimento. Altro scoglio da affrontare è il problema Linate. Lufthansa - e
questo per Bonomi è stato già un sospiro di sollievo - avrebbe già accettato di
ragionare sulla sua candidatura ad hub carrier senza porre come pregiudiziale
interventi drastici sul city airport meneghino. Ma certo l'alleanza strategica
con Milano potrebbe decollare con più facilità nel momento in cui si arriverà a
un ridimensionamento e a una rimodulazione dei voli dal Forlanini. I nodi
politici. Questo forse è l'ostacolo maggiore. Lufthansa si è tenuta alla larga
dalla partita Alitalia proprio per non finire nel vicolo cieco in cui si è
ficcata - con le conseguenze che tutti conoscono - Air France. E ha preferito
lavorare a una soluzione più lineare e di mercato con la Sea. Il rischio però a
questo punto è che la politica tenuta fuori dalla porta rientri dalla finestra.
Con la Magliana di nuovo a recitare il ruolo di convitato di pietra. Il
problema è semplice: i trattati bilaterali per i viaggi intercontinentali
limitano oggi la possibilità di lanciare nuovi servizi a lungo raggio da
Milano, il vero obiettivo dell'asse con i tedeschi. Bonomi da mesi chiede (l'ha
ripetuto ieri) di liberalizzare il mercato rinegoziando queste intese per
consentire alla Malpensa di riempire il vuoto lasciato da Alitalia. L'accordo
con Air France, però, metteva come precondizione proprio un congelamento di
questi trattati. Richiesta che potrebbe essere ribadita anche dai nuovi
potenziali acquirenti della Magliana che salvo alleanze con Francoforte non
avrebbero alcun interesse a veder crescere i tedeschi sul mercato italiano.
Questa patata bollente rischia di scottare le dita da subito al nascente
governo Berlusconi. Dove convivono un'anima (quella di Forza Italia) impegnata
a salvare la Magliana e un'altra, quella rappresentata dalla Lega, che chiede da tempo di separare il destino della compagnia di
bandiera da quello di Malpensa. Il boom del Carroccio alle ultime elezioni
sembra però regalare a Bonomi - che ha militato a lungo nel partito di Umberto Bossi - un potere negoziale sufficiente
per regalare alla Sea un futuro made in Germany.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VIII - Milano
Nuovo stop da Berlusconi Formigoni punta al 2010 Resta in Regione ma vuole il
quarto mandato Ennesimo faccia faccia ad Arcore Il premier assicura la
vicepresidenza di Forza Italia Ma ci sono ancora tre mesi di tempo per la
rinuncia formale al seggio a Palazzo Madama ANDREA MONTANARI (segue dalla prima
di Milano) Compreso il ruolo di vicepresidente di Forza Italia prima e di
prim'attore poi del nascituro Pdl (una volta celebrato il congresso), la
garanzia alla sua candidatura per il quarto mandato nel 2010, che però andrà
concordata al momento opportuno con la Lega, fino alla promessa che alcuni suoi
fedelissimi avranno un ruolo nel futuro governo. Se non come ministri, almeno
come sottosegretari. Il sempre più probabile ministro della Salute Ferruccio
Fazio, primario dell'ospedale San Raffaele, infatti, è notoriamente più amico
di Berlusconi e del potentissimo don Verzè che di Formigoni, ma ad Arcore
nessuno si offenderà se alla fine il governatore lo rivendicherà tra i suoi.
Nessun cenno durante le quasi due ore del vertice né a deleghe speciali per
l'organizzazione dell'Expo 2015 e nemmeno al prossimo rimpasto di giunta per
sostituire gli assessori regionali eletti in Parlamento Giancarlo Abelli,
Viviana Beccalossi e Massimo Corsaro. "è un compromesso in perfetto stile
democristiano", si lascia sfuggire un esponente di spicco del Pdl
lombardo, che però si trincera dietro all'anonimato. "Formigoni questa
volta ha ottenuto molte cose che aveva chiesto - prova a riassumere in serata
la giornata Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia e
ministro dell'Istruzione in pectore - . è andata meglio della volta precedente,
ma non è finita. Comunque il clima è stato molto sereno e positivo". è
appena atterrata a Roma a bordo del jet privato di Silvio Berlusconi. Ospite a
bordo del leader del Pdl insieme al numero uno della Lega
Umberto Bossi. Berlusconi
l'ha voluta al suo fianco anche durante il vertice a villa San Martino con il
governatore, dato che è stata la vera mediatrice di questa difficile trattativa.
Formigoni, invece, ha deciso all'ultimo momento di rinviare a oggi la partenza
per la capitale per partecipare alla prima votazione per l'elezione del nuovo
presidente del Senato. Fino a tarda sera è rimasto nel suo ufficio al
trentesimo piano del Pirellone dove ha riunito i suoi fedelissimi. Chi ha
partecipato all'incontro di Arcore conferma che i toni sono stati molto meno
accesi dell'altra volta. "Anche perché - aggiunta ancora l'anonimo
esponente del Pdl - questa volta sembrava di discutere più le condizioni di una
resa che le rivendicazioni di martedì scorso". La linea ufficiale del
Pirellone è ancora quella del silenzio, ma l'entourage del governatore non
nasconde una certa soddisfazione. Anche se i contorni dell'accordo di massima
raggiunto ieri a villa San Martino sembrano, in realtà, ancora tutti da
definire. Come ha sottolineato lo stesso Berlusconi quando rivolgendosi a
Formigoni ha precisato: "Da parte mia c'è la massima disponibilità, ma non
sono solo. Del resto, Roberto, non abbiamo fretta di decidere queste cose,
no?". Il riferimento è in primo luogo alla Lega alla quale il leader del
Pdl ha già promesso la candidatura al Pirellone nel 2010. "Queste sono
scelte che competeranno al consiglio federale" taglia corto il capogruppo
del Carroccio in Regione Stefano Galli. Sta di fatto che qualcuno già
rimprovera al governatore di non aver accettato a suo tempo di far entrare in
giunta come vicepresidente l'ex ministro leghista Roberto Castelli, che lui
stesso aveva caldeggiato come suo possibile successore. L'impressione, in ogni
caso, è che Formigoni ora aspetterà fino all'ultimo giorno consentito dalla
legge per lasciare il Senato. è l'unica arma che gli rimane per tenere
Berlusconi sulla corda. Dal centrosinistra fioccano i primi commenti tutti di
segno negativo. "Tanto rumore per nulla - spiega il ministro uscente
Barbara Pollastrini del Pd - . Il fatto è che il presidente della regione più
importante d'Italia vive la sua funzione come residuale rispetto a ben altre
ambizioni. La sua credibilità ora è dimezzata. Il Pd non gli farà da stampella.
Bisogna evitare che si concretizzi il quarto mandato". Il dipietrista
Stefano Zamponi, invece, ha addirittura promosso un'azione popolare in
Tribunale per chiedere che "Formigoni chiarisca il suo futuro".
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
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N. 102 del
2008-04-29 pagina 2 Zinni ha la meglio e ammette: "Ci hanno dato filo da
torcere" di Redazione Per solo 156 voti, a Bresso, Roberto Cassamagnaghi,
candidato sindaco del centrodestra, siederà tra i banchi dell'opposizione. A
succedere a Giuseppe Manni, che ha riconosciuto l'ottimo lavoro svolto dal
candidato sindaco sostenuto da Pdl, Lega Nord, Lista civica, Udc, sarà dunque Fortunato Zinni, assessore
alle Attività produttive nella giunta precedente. "Ora mi rimboccherò le
maniche per portare avanti il programma che 6.647 persone hanno condiviso e
votato", ha detto Roberto Cassamagnaghi, che ha ringraziato tutti e
contemporaneamente, ieri pomeriggio, in aula consigliare, ha ricevuto i
complimenti del centrosinistra. "Ci hai fatto soffrire troppo" gli
hanno detto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
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N. 102 del
2008-04-29 pagina 2 Quattro ballottaggi: tra Pdl e Pd finisce in pareggio di
Maria Sorbi La Gelmini: "Risultati positivi. Conquistate le roccaforti di
sinistra, quest'anno lavoreremo duro per strappare la Provincia a Penati"
È pareggio tra Pdl e Pd. Le due coalizioni, nell'hinterland milanese,
conquistano due comuni a testa. Il partito di Silvio Berlusconi stravince, con
quasi 14 punti di stacco, a Gorgonzola, rossa per tradizione, e si riconferma a
Seveso, dove sono stati fondamentali nel ballottaggio i
voti portati dalla Lega
Nord. Il partito di Walter Veltroni invece vince per poco più di cento voti a
Bresso e tiene duro a Nova Milanese. È qui che la "casalinga" Laura
Barzaghi, così chiamata per via della sua attività di sindaco a tempo pieno, si
prepara a cominciare il suo quarto mandato come primo cittadino. La sua,
contro il candidato del Pdl Loris Dante, è stata una vittoria piena: al primo
turno la Barzaghi non ha vinto per due voti in croce ma stavolta ha recuperato
con 10 punti percentuali di distacco. A Bresso invece la meglio l'ha avuta
Fortunato Zinni (Pd), l'ex cassiere della Banca dell'Agricoltura che ha vissuto
in prima persona la strage di piazza Fontana e che sull'argomento ha pubblicato
pochi mesi fa un libro, presentato assieme al presidente della Provincia di
Milano, Filippo Penati. A conti fatti, il Pdl vince in cinque comuni. Al primo
turno elettorale aveva infatti conquistato le roccaforti della sinistra di
Opera e Bareggio e si era riconfermato a Basiglio. "Alla fine è andata
bene - commenta i risultati il coordinatore lombardo di Fi, Mariastella Gelmini
-. Abbiamo strappato al centrosinistra dei comuni importanti. Ora lavoreremo
ogni giorno, fino al giugno dell'anno prossimo, per strappare la provincia a
Penati". Il Popolo della Libertà è soddisfatto del "trend
positivo" ma non si accontenta e guarda avanti, a un obbiettivo più
grande: conquistare l'intera Provincia di Milano e prendere la poltrona di
Penati. Si lavorerà quindi sui punti deboli. In un anno di lavoro il Pdl mira
ad allineare l'amministrazione provinciale con quella regionale e del Comune di
Milano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 102 del
2008-04-29 pagina 2 Primo giorno in Parlamento: chi sono i debuttanti in ballo
di Giannino della Frattina Abelli e Beccalossi forse al governo. Esordio romano
a 83 anni per Veronesi E ora chiamateli "onorevole". Per tutta la
vita, perché tra i tanti privilegi degli eletti c'è un titolo da conservare
vita natural durante. Anche quando lasceranno lo scranno appena conquistato.
Oggi primo giorno di Camera o Senato per i nuovi arrivati. Numerosa (ma non
troppo) la pattuglia dei milanesi per nascita o adozione pronti ad affrontare
la nuova avventura romana. Dolce vita o girone dantesco lo scopriranno tra
poco. Per ora ci sono le registrazioni, il ritiro del mitico
"tesserino" dai tanti benefit, e oggi le prime votazioni per eleggere
i presidenti. Poco più che routine per gli habitué, un momento da libro dei
ricordi e racconto ai nipotini per quelli che varcheranno per la prima volta
gli austeri poltroni dei palazzi romani. Come il giovane Matteo Salvini,
vicesegretario della Lega lombarda e capogruppo del Carroccio a Palazzo Marino.
Due gli obiettivi già dichiarati, "più soldi a Milano e introduzione dei
reati di prostituzione e accattonaggio". Con lui a Montecitorio, compagna
di camicia verde, l'ex consigliere comunale Laura Molteni immortalata durante
la foto con gli eletti pubblicata venerdì dalla Padania
mano nella mano con Umberto Bossi. Il capo. Sicurezza e carovita le sue priorità. Rimanendo nel
centrodestra fa il suo esordio romano anche Giancarlo Abelli. Politico di lungo
corso, assessore in Regione, braccio destro del governatore Roberto Formigoni e
grande esperto della sanità lombarda, è pronto a portare la sua esperienza
anche al governo. Magari, come si dice, con un posto da sottosegretario.
Dalla Regione traslocano anche due colonnelli di Alleanza nazionale. Il
vicepresidente Viviana Beccalossi e l'assessore Massimo Corsaro. La prima dopo
essersi occupata dell'agricoltura di un territorio che, nessuna lo ricorda mai,
è la regione più agricola d'Italia. E aver conquistato la fiducia degli
agricoltori, ma anche di molti avversari. Lo stesso dicasi per Corsaro, voluto
a Roma da vertici di An. E adesso, dunque, si apre la corsa ai tre posti in
giunta lasciati liberi. Non in giunta ma in consiglio regionale, invece,
resterà libero il posto di Giancarlo Serafini. Tra i fondatori di Forza Italia,
molto legato al presidente Silvio Berlusconi, ex assessore in Provincia, eletto
nell'ultima tornata al Pirellone, ora Serafini dopo molti incarichi fa il
grande salto. Eletto nel centrosinistra, ma pronto a ricoprire un incarico di
prestigio anche con l'appoggio del centrodestra, è il giuslavorista Pietro
Ichino. Docente di Diritto del lavoro all'università Statale, una vita sotto
scorta dopo le minacce delle Nuove Brigate rosse, il professore potrebbe
diventare presidente della delicatissima commissione Lavoro della Camera. Di
fatto non si tratta proprio di una matricola, perché ha già svolto l'incarico di
deputato dal 1979 al 1983 come indipendente di sinistra nelle file del Pci.
Assolutamente una novità, invece, l'elezione al Senato di Giuliana Carlino,
interprete a Milano del Di Pietro-pensiero. E oggi a palazzo Madama entrerà
anche Marilena Adamo, il capogruppo del Partito democratico in Comune. Un
laurea in filosofia, al momento della nomina è costretta un po' a malincuore ad
ammettere che "metà della gioia è scappata via subito, vedendo i risultati
in generale". E non erano ancora arrivati quelli di Roma con il leader
della Destra sociale Gianni Alemanno diventato sindaco. Un laurea in filosofia
ha anche Luigi Vimercati, sottosegretario alle Comunicazioni in quota diesse
nel secondo governo Prodi, ma mai deputato. Già del Pci, poi Pds, Ds oggi Pd,
ha percorso tutta la storia dell'ex partito comunista. Tutta strada che si è
risparmiato il professor Umberto Veronesi, stimatissimo oncologo di fama
mondiale che solo con l'età ha scoperto la passione per la politica. Anche lui
una matricola. Anche se a novembre compirà 83 anni. Auguri anche a lui. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 102 del
2008-04-29 pagina 3 Formigoni si "sacrifica" e resta ma prenota il
Pirellone per il 2010 di Sabrina Cottone Il governatore incontra Berlusconi ad
Arcore. La decisione finale: rimane legato alla Regione, non è il momento
giusto per andare al governo. Ma punta a un ruolo di primo piano nel Pdl Un
incontro di un'ora e mezzo a Arcore. Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni
hanno parlato del futuro del governatore della Lombardia, che rimarrà al
Pirellone fino al 2010 e si tiene pronto a ricandidarsi per il quarto mandato,
in vista dell'Expo 2015. Il presidente della Regione è soddisfatto anche perché
il leader del Pdl gli ha promesso che - se la Lega alzasse il tiro - potrà
contare sul suo sostegno per il 2010. Inoltre, Formigoni avrà un importante
ruolo di partito. Uomini a lui vicini faranno parte della squadra di governo. È
quasi certo che Maurizio Lupi sarà ministro e si è discusso di un futuro
incarico nella Commissione europea per Mario Mauro. Formigoni ha rinunciato
alle ambizioni romane per rimanere in Lombardia, ipotesi che non aveva mai
escluso. Anzi, il presidente ha spesso insistito sul fatto che avrebbe lasciato
un incarico che ritiene importante e prestigioso solo a fronte di impegni al
governo o in Parlamento che gli consentissero di portare "più Lombardia in
Italia". In quest'ottica aveva ipotizzato il ministero dell'Interno, degli
Esteri, la presidenza del Senato e poche altre possibilità alternative. Un
discorso che si riproporrà in modo molto simile per il 2010. Il colloquio, al
quale hanno partecipato il coordinatore azzurro Sandro Bondi e il
vicepresidente del Parlamento europeo, Mario Mauro (di area Cl), si è svolto
mentre si delineava con sempre maggiore chiarezza la vittoria di Gianni
Alemanno a Roma. Un successo del Pdl ma anche di An, che consiglia di
rafforzare ulteriormente la componente azzurra, nell'ottica di non cedere
troppe posizioni alle altre anime della maggioranza di governo. Come si era
discusso durante il primo incontro ad Arcore tra Berlusconi e Formigoni, in
questo momento se il governatore optasse per il Senato si andrebbe ad elezioni
incomprensibili per i cittadini e che rischierebbero di indebolire il Pdl e
rafforzare la Lega. Formigoni, come ricompensa per il "sacrificio",
si tiene pronta la possibilità del quarto mandato, nel caso in cui non
dovessero maturare scenari nazionali (o europei) preferibili. Se il governatore
decidesse di lasciare, infatti, la Lega è già ai blocchi di partenza per rivendicare
la guida del Pirellone. Un'ipotesi che non piace a Forza Italia né allo stesso
Berlusconi. La garanzia ufficiale sulla candidatura di Formigoni nel 2010,
però, al momento sarebbe "politicamente inopportuna" perché
rischierebbe solo di causare una frizione tra alleati appena scongiurata grazie
all'intesa siglata da Berlusconi e Bossi domenica scorsa in via Bellerio.
Il leader del Popolo della libertà, comunque, avrebbe dato un via libera implicito
a Formigoni, spiegando appunto che è necessario lavorare con il Carroccio. La
decisione di restare al Pirellone è maturata anche perché Formigoni giocherà un
ruolo importante nell'Expo 2015. Ieri il governatore ha visto il sindaco
di Milano, Letizia Moratti, concordando sulla necessità di fissare un incontro
dedicato all'Esposizione universale con tutti i presidenti delle Province
lombarde. È chiaro che il presidente della Regione intende dire la sua,
soprattutto sugli aspetti che riguardano il coordinamento delle attività
esterne ai confini del Comune di Milano. Poi toccherà al rimpasto di giunta.
Sono in partenza tre assessori importanti: Giancarlo Abelli (se non deciderà di
optare per la Regione), Viviana Beccalossi e Massimo Corsaro. E Formigoni
intende sostituirli con uomini di sua fiducia e "all'altezza
dell'immagine" della Lombardia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina I - Genova La
politica Casini e Bossi scelgono
Genova Monteleone e Ravera Roma addio La telefonata arriva a metà pomeriggio, è
Pierferdinando Casini. "Scusaci, Rosario, ma dobbiamo scegliere
Genova" più alcune spiegazioni di contorno, ma la sostanza è questa: pur
essendo risultato eletto in una decina di collegi diversi il leader assoluto
dell'Udc opta per Genova e blocca la strada verso Montecitorio a Rosario
Monteleone, vicepresidente del consiglio regionale, già segretario regionale
della Margherita e protagonista di un salto clamoroso all'immediata vigilia
delle elezioni. "Purtroppo, è tutto vero: il sogno è finito"
commentano dal suo staff, mentre il diretto interessato stacca telefoni e
telefonini. Repubblica aveva già anticipato la clamorosa ipotesi, che adesso si
è avverata: Monteleone resta il primo dei non eletti dell'Udc ligure e non è
difficile prevedere un terremoto politico ulteriore. A meno che, con le regionali
in vista, all'uomo convenga restare al centro dei giochi: viste le attuali
dinamiche elettorali, il peso dell'Udc potrebbe diventare determinante nella
guerra centrodestra-centrosinistra. E tra chi resta fuori c'è anche il leghista
Bruno Ravera, chiuso da Roberto Castelli. Chi ancora ha una speranza è invece
Alessandro Gianmoena, braccio destro di Gianni Baget Bozzo, primo dei non
eletti alla Camera in casa Pdl. Il suo eventuale ingresso a Montecitorio
dipende da una scelta - dimissioni o conferma anche in caso di elezione a
ministro? - di Claudio Scajola. La bilancia, per adesso, pende verso le non
dimissioni di Scajola da deputato: per il mondo cattolico genovese sarebbe un
doppio smacco nel giro di poche ore.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 102 del
2008-04-29 pagina 6 Quarto Oggiaro, in cella baby spacciatori di Enrico Silvestri
(...) A capo Anna Luciani, 61 anni, e per questo chiamata "nonna
cocaina". Arrestata a luglio
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 102 del 2008-04-29
pagina 4 La Foce si ribella ai bus parcheggiati in strada di Redazione
PICCHETTI ALL'ILVA, SUBITO RINVIATO IL PROCESSO CONTRO I SINDACALISTI Prima
udienza ieri mattina nell'aula di Palazzo di giustizia, davanti
al giudice del lavoro Margherita Bossi, per il ricorso presentato in via d'urgenza da Emilio Riva,
presidente dell'Ilva di Cornigliano, contro i lavoratori e i delegati sindacali
di fabbrica. Riva dopo gli scioperi e i picchettaggi avvenuti nelle scorse
settimane, aveva denunciato i delegati chiedendo danni per un ammontare di
100mila euro. Il processo, comunque, è stato subito rinviato per motivi
tecnici al 19 maggio prossimo. Nel ricorso gli avvocati dell'industriale, Luca
Failla e Gianluca Crespi del foro di Milano, hanno contestato in particolare ai
delegati i picchettaggi che almeno in tre occasioni avrebbero impedito
l'accesso allo stabilimento di Cornigliano a operai, impiegati e dirigenti, in
relazione alla vicenda dei 7 apprendisti di cui il sindacato aveva chiesto
unitariamente l'assunzione a tempo indeterminato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
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N. 102 del
2008-04-29 pagina 4 Mezza Sestri Levante sceglie la sinistra di Redazione
Andrea Lavarello si conferma sindaco di Sestri Levante col 58,44 per cento dei
voti (grazie ai 5968 suffragi ottenuti al ballottaggio), ma il candidato del
centrodestra Giuseppe Ianni si difende bene raggiungendo un risultato di
notevole significato, il 41,56 per cento. Lavarello, 57 anni, medico oncologo,
aveva dalla sua l'appoggio dichiarato del Partito democratico e di Italia dei
valori oltre che di due liste civiche - Sestri al centro e Gente per Sestri -
che hanno fatto muro al secondo turno contro Ianni, 34 anni, avvocato,
sostenuto da Polo della libertà, Lega Nord e Udc, che ha totalizzato 4244 preferenze. La sfida finale
è stata contraddistinta dal forte calo dell'affluenza; hanno infatti votato il
60,71 per cento dei cittadini sestresi aventi diritto, pari a 10511 elettori,
mentre al primo turno i votanti avevano superato, seppure di poco, il 76 per
cento. Al candidato del centrodestra, dunque, non è stato sufficiente
l'appoggio incassato al secondo turno della Destra-Fiamma tricolore, del Polo
civico di centro e di una parte dell'elettorato delle liste "Città
partecipata" e "Giacomo Rossignotti sindaco"; quest'ultimo
raggruppamento aveva ottenuto un quinto dei voti al primo turno, sfiorando il
ballottaggio. Sestri Levante ha voluto scegliere la continuità. Nel risultato
può aver avuto un certo peso la considerazione dell'eventuale verificarsi
dell'"anatra zoppa", la possibilità cioè di avere un sindaco senza
maggioranza, in caso di vittoria di Ianni. Euforico il vincitore: "Battere
il centro destra, visti i risultati delle ultime elezioni politiche - è il
primo commento di Lavarello -, ha il duplice significato di conferma di positività
dell'amministrazione comunale uscente ed anche i valori della società civile
che non si possono impostare solo con slogan separatisti e spesso
xenofobi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
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Pagina III - Genova L'imprenditore
Verrà discusso il 19 maggio il ricorso di Riva contro gli operai che hanno
bloccato le portinerie durante gli scioperi Ilva, battaglia rinviata in
tribunale Lo scontro giudiziario parallelo alla partita sindacale NADIA CAMPINI
E' iniziato ed è subito stato rinviato al 19 maggio il processo intentato dal
gruppo Riva contro i lavoratori e i delegati sindacali per gli scioperi e i
presidi delle scorse settimane. Ieri alla prima udienza davanti al giudice del lavoro Margherita Bossi è saltato fuori che due citazioni non erano state consegnate in
tempo utile, di qui la decisione del rinvio. Nel ricorso gli avvocati di Riva,
Luca Failla e Gianluca Crespi del foro di Milano, hanno contestato soprattutto
ai delegati i picchettaggi che almeno in tre occasioni avrebbero impedito
l'accesso allo stabilimento di Cornigliano a operai, impiegati e
dirigenti e sulla base di queste affermazioni l'impresa avanza una richiesta di
risarcimento danni per almeno 100.000 euro. Il 19 maggio si dovrà comunque
decidere solo sull'urgenza del provvedimento, che i legali hanno motivato col
rischio del protrarsi di questi comportamenti. Nel frattempo le agitazioni
sindacali sono state sospese dopo l'assemblea aperta in strada, alla quale
hanno partecipato il presidente della Regione Claudio Burlando, quello della
Provincia Alessandro Repetto e il sindaco Marta Vincenzi, che hanno garantito
il loro impegno al fianco degli operai nella difficile vertenza aperta a
Cornigliano. E probabile quindi che la causa giudiziaria finisca per essere uno
degli elementi sul piatto quando la partita si sposterà in sede governativa. Si
attende, infatti, la formazione del nuovo governo per riprendere il confronto
sul futuro dell'accordo di programma che ha ricevuto l'avallo di ben due
ministri. In ballo c'è la richiesta di proroga di un anno della cassa
integrazione straordinaria già avanzata da Riva, per completare il programma di
investimenti e riassorbire quindi tutti i lavoratori oggi fuori. Nell'ultimo
incontro in prefettura, prima che saltasse definitivamente il banco delle
trattative, Riva aveva fatto sapere di avere completato gli investimenti al
52%, ma ora le istituzioni vogliono vederci chiaro, anche perché dal momento
della firma dell'accordo, nel luglio del 2005, hanno lasciato la fabbrica per
pensionamenti o uscite volontarie ben 578 lavoratori e nonostante questo oggi
ci sono 650 lavoratori in cassa, gli addetti siderurgici al lavoro non superano
quindi le 1500 unità. Resta poi aperto il problema degli impiegati, dopo che in
questi anni Riva ha trasferito o concentrato su Milano diverse funzioni
tipicamente impiegatizie, e allo stato attuale non è chiaro come o dove
potranno essere ricollocati i colletti bianchi attualmente in cassa. Tutti
questi nodi dovranno essere sciolti prima dell'estate, visto che ad agosto
scade la cassa integrazione prevista dall'accordo di programma.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
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N. 102 del
2008-04-29 pagina 4 Fini festeggia la rivincita arrivata dopo quindici anni di
Francesca Angeli L'ex sfidante di Rutelli: "Ma non ci saranno
ripercussioni nel Pdl" da Roma La statua di Marco Aurelio in Campidoglio
avvolta dalle bandiere. Molte quelle tricolori. Di più quelle con il simbolo di
Alleanza nazionale. Gianfranco Fini aspettava questo momento da quindici anni,
da quando si vide sfilare la poltrona di primo cittadino della capitale per un
soffio e proprio da Francesco Rutelli. Certo oggi non tocca a lui incarnare una
vittoria indubbiamente "storica" su un sistema di potere che
amministrava la capitale da tre lustri. Ma non a caso Gianni Alemanno dedica la
sua vittoria ad Antonio Augello e poi proprio a Fini. Perché questa vittoria
sembra dar ragione prima di tutto al leader di An. La lunga e faticosa
traversata affrontata da Fini e da An da quella lontana sconfitta fino al
successo, che solo un mese fa era assolutamente imprevedibile, almeno al
momento purifica l'aria dai tutti i veleni che si erano respirati dentro il
partito. Soprattutto dopo la scelta di correre con il simbolo unico del Popolo
della libertà alle politiche. Una scelta che gli elettori di An mostrano di
aver capito e pure condiviso e che a Roma ha evidentemente allargato il
consenso intorno al centrodestra. Dunque Fini può davvero parlare di una
vittoria "storica". Perché, spiega Fini, "pone fine a 15 anni di
malgoverno della sinistra e anche perché a conseguirla è An". Un risultato
dovuto anche agli errori del leader del Partito democratico, Walter Veltroni, e
del candidato sindaco Rutelli. Veltroni, ricorda Fini "è quello che ha
negato il problema sicurezza". Oltretutto, aggiunge "la sinistra non
aveva argomenti, strumentalizzava le parole di Umberto Bossi che non erano contro Roma ma
contro i palazzi romani, occupati fino a ieri proprio da Veltroni e da
Rutelli". Una vittoria così rilevante può cambiare gli equilibri
all'interno della maggioranza di centrodestra? Fini, che si prepara a ricoprire
il ruolo di terza carica dello Stato si dice certo che "non ci saranno
ripercussioni nel governo dopo la vittoria di Alemanno, perché la
coalizione è compatta". Domani Fini sarà il nuovo presidente della Camera,
il primo che arriva dalla destra. Intanto assapora la vittoria di Alemanno e
ringrazia i tassisti che scorrazzano per le vie del centro con le bandiere di
An sventolanti fuori dai finestrini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
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N. 102 del 2008-04-29
pagina 4 Dal K2 al Campidoglio la scalata più difficile del "monaco del
Polo" di Alessandro M. Caprettini Fedele ai suoi valori, anche quando era
al governo professava l'austerità della classe dirigente. Da ministro
dell'Agricoltura si laureò in ingegneria studiando la notte da Roma
"Vorrei fossimo i monaci del Polo..." confessò, candido, dopo la
prima vittoria berlusconiana, facendo ingresso alla Camera nel '94. Ora c'è chi
lo osanna al punto di volerne fare l'ottavo re di Roma. Ma Gianni Alemanno,
pugliese nato a Bari da famiglia messapica di Lecce, 50 anni, sposato, un
figlio (Manfredi), si fa rosso in volto e respinge fermissimo l'auspicio al
mittente. "La classe dirigente dev'essere austera. Il lusso fa perdere la
concentrazione" confidò anni fa del resto a chi gli prefigurava un destino
tra veline e Mercedes, nell'empireo del centrodestra creato da Berlusconi, Fini
e Casini con l'aggiunta di Bossi. È uno serioso e austero, un tipino da prender con le molle
l'Alemanno: testardo fin dagli inizi e ligio ai "suoi" valori. Non ha
mai nascosto le condanne penali per aver lanciato una molotov contro
l'ambasciata dell'Urss ('82), o per aver contestato la visita di Bush padre al
cimitero militare americano di Nettuno ('89) in nome delle vittime della
Rsi, mai omaggiate da nessuno. Ma non voleva invece assolutamente far sapere
alla gente che, da ministro dell'Agricoltura, passava la notte sui libri a
studiare per arrivare alla laurea in Ingegneria ambientale (che ha ottenuto a
Perugia qualche anno fa) come fosse una colpa il non aver chiuso la tesi ed
esser chiamato Dottore, come il Cavaliere voleva per tutti i suoi ministri. Dai
campi Hobbit al Campidoglio: scalata durissima. Riuscita forse anche per via
dei tanti chiodi e corde piantate su un bel numero di montagne italiane e
straniere, a cominciare da quel K2 che nel 2004 scalò da capo spedizione nel
cinquantenario della conquista italiana alla seconda vetta del mondo. Ne fosse
stato protagonista un esponente del centrosinistra, avrebbero organizzato forse
una "notte bianca" o quantomeno avrebbero posto il suo ritratto al
balcone del Campidoglio o sul Colosseo. Lui fece tutto in imbarazzato silenzio.
Soddisfatto più della riuscita della missione che della diffusione della
notizia. Non strepita Alemanno, non ha il vocione roboante dell'ex-camerata
Storace che affiancò a Fiuggi - perplesso un tantino del passaggio delle acque
- cogliendo con lui un modesto 11% nella nuova An con una corrente chiamata
"Cantiere Italia". Non che credesse nell'eternità dei labari o nella
cacciata alle ortiche del fascio littorio, ma lo infastidiva un po' quella
forzata aggregazione con i padani (nel '91 andò fino a Catania proprio per
contestare Bossi ad un comizio) e lo lasciava
perplesso l'alleanza coi doppi petti berlusconiani. Che fiamme potevano
bruciare mai nei cuori degli eletti di Forza Italia se non si era mai fatta una
"vera" gavetta politica e sociale? Se non si era stati tra la gente e
con la gente? Meglio, per lui, erano quelli di Comunione e liberazione che a
Roma tentò di intercettare fin dagli anni '80. E non è un caso lo chiamassero
"trotzkista di destra" per i suoi spunti sul sociale e per via delle
associazoni che creava: il gruppo ambientalista "Fare Verde", l'Ong
per la cooperazione internazionale "Movimento Comunità",
l'associazione di volontariato "Modavi". Eppure, anche nelle
settimane precedenti il ballottaggio, da sinistra, invariabilmente, partiva il
coro del "no al fascismo", dello stop da infliggere alla destra
becera, della chiamata alle armi contro il ritorno al mussolinismo o alla
cessione di sovranità alla Lega. Faceva spallucce Alemanno, anche se il volto
gli si faceva bigio e gli occhi più tristi. Han tentato persino di collegare la
difesa assunta da un avvocato del romeno che stuprò la studentessa del Lesotho
ad una messa in scena voluta dal suo staff per incrementare il bisogno di
sicurezza nella capitale. Ha incassato senza ululare, conscio della assurdità
dei sospetti, ma ha continuato imperterrito a far sapere che Roma reclama una
città vivibile e sicura. Dopo anni e anni passati in un quartiere popolare, al
Trionfale, si è trasferito da poco ai Parioli acquistando
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 102 del
2008-04-29 pagina 8 Berlusconi esulta: "Grazie Roma, una vittoria
storica" di Adalberto Signore da Roma Davanti al Campidoglio, qualche
centinaio di metri da via del Plebiscito, i sostenitori di Gianni Alemanno già
intonano un calcistico Dacce le chiavi, Walter dacce le chiavi, mentre sotto
Palazzo Grazioli fanno capolino a più riprese decine e decine di taxi
strombazzanti. Silvio Berlusconi è appena arrivato da Milano e con i cronisti
si limita a un sorriso e a un cenno della mano da dietro il finestrino
dell'auto. Non che l'entusiasmo non sia alle stelle, come conferma chi ha
volato con lui fino a Roma. Ma la testa del Cavaliere è ancora sulla squadra di
governo dove, come fossero biglie, ci sono ancora molti nomi che continuano a
girare da un ministero all'altro. E proprio il volo in
compagnia di Giulio Tremonti, Umberto Bossi, Roberto Calderoli e altri dirigenti azzurri è stato in questo senso
chiarificatore. Perché il Senatùr, viste le proiezioni di Alemanno, avrebbe
chiesto per Rosy Mauro (fino a ieri data alla vicepresidenza del Senato) il
ministero del Welfare. Così, solo un'ora dopo il suo rientro a Palazzo
Grazioli, Berlusconi affida a una nota ufficiale il suo commento al successo
capitolino, a beneficio di agenzie di stampa e tg. Il Cavaliere parla di
"vittoria storica" perché "per la prima volta il Pdl è alla
guida della Capitale d'Italia". E dunque un "grazie commosso ed
entusiasta per gli elettori di Roma". Come aveva fatto dopo il successo
del 13 e 14 aprile, però, Berlusconi non esalta troppo i toni trionfalistici.
Anzi, pur avendo rifilato al centrosinistra un uno-due che al Loft farà prestò
sentire i suoi effetti, rinnova l'appello al dialogo. "Mi auguro che
nonostante la sconfitta - dice - l'opposizione che siederà in Parlamento e in
Campidoglio confermi l'impegno a collaborare nella riforma dell'architettura
istituzionale, compresa quella di Roma capitale". D'altra parte, "le
sfide che Alemanno dovrà affrontare per farne una città più bella, pulita e
ordinata richiederanno un consenso ampio e unitario della cittadinanza
romana". E solo quando si lancia in uno spassionato "grazie
Roma" si coglie una certa enfasi per una vittoria attesa 15 anni. Che,
spiega, "completa il successo delle politiche ed è di stimolo per il
grande impegno che ci attende nel governo dell'Italia in una stagione non
facile sul piano economico". Un impegno che per questa ragione "è
ancora più entusiasmante". Più tardi, verso le dieci sera, nell'incontro a
porte chiuse al Capranica con i neodeputati del Pdl sarà ben più esplicito:
quando "ci guarderà dall'Africa" quel "poveraccio di
Veltroni" si renderà conto di "non averne azzeccata una". Se sul
governo c'è ancora molto da lavorare, sembrano sistemarsi le caselle di Camera
e Senato. Gianfranco Fini, conferma al Capranica, "sarà presidente di
Montecitorio", Renato Schifani "di Palazzo Madama". Capigruppo,
invece, Fabrizio Cicchitto alla Camera e Maurizio Gasparri al Senato. Con tanto
di gag: dovevamo puntare su donne "giovani e belle", almeno - dice
rivolto a Cicchitto - "potevi metterti una gonna scozzese...".
Ottimista, poi, sul nodo Alitalia: ci sono "più imprenditori del previsto
che vogliono intervenire" nella cordata, "circa il 20% di richieste
in più". Ma è soprattutto sul delicato fronte del governo che Berlusconi
lavora per tutta la giornata, diviso tra Arcore e Roma. Nel primo pomeriggio,
infatti, chiude definitivamente la querelle con Roberto Formigoni dopo un
incontro di circa un'ora e mezza. Nella sostanza, tutto come previsto. Con il
governatore della Lombardia che rinuncia alla sue aspirazioni a Roma e resta al
Pirellone. Dalla sua, incassa la ricandidatura nel 2010 (la legislatura che
porterà la Lombardia all'Expo 2015), una certa libertà d'azione nel prossimo
rimpasto di giunta e la garanzia di un ruolo di prestigio nel Pdl. Sul fronte
governo, invece, la vittoria di Alemanno - che esce definitivamente dal
totoministri - più che chiudere la partita pare riaprirla. Con An che fa valere
il successo al Campidoglio per chiedere un ministero in più e la Lega - Bossi ha cenato insieme i suoi colonnelli in un ristorante
di via Nazionale - che butta lì la poltrona libera al Welfare, forte forse
anche del fatto che Roberto Maroni andrebbe più
volentieri allo Sviluppo economico che all'Interno. Insomma, tutto rimandato ad
oggi pomeriggio. Quando i vertici di Pdl e Lega si incontreranno per cercare di
fare chiarezza. Con una certezza: "Nonostante le difficoltà - dice ormai
alle undici di sera Berlusconi ai parlamentari riuniti al Capranica - la
squadra sarà di 12 ministri". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina IX - Genova
La condanna Dovrà risarcire i danni alla vittima Medico truffato due anni di
carcere per Corrado jr VINCENZO CURIA NON E' sfuggito alla condanna Alessandro
Corrado, figlio di noti armatori genovesi processato per una truffa di
rilevante entità - oltre un milione di euro - ai danni di un medico, Carlo
Rava, specialista in chirurgia estetica. Il giudice Roberta
Bossi ha inflitto
all'imputato due anni di reclusione, con l'obbligo di risarcire i danni alla
vittima, che era costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Enrico
Scopesi. Da ricordare che il pm Sabrina Monteverde aveva chiesto 3 anni e mezzo
di carcere e la trasmissione degli atti all'ufficio del pubblico ministero,
sollecitando l'incriminazione di Corrado per una serie di minacce che avrebbe
lanciato in una precedente udienza a un teste per diffidarlo dal deporre e a un
investigatore che si era occupato delle indagini. A quanto si è appreso in
proposito, la dottoressa Bossi non ha ancora valutato
se accogliere o meno la richiesta. Da aggiungere inoltre che sul capo
dell'imputato pende anche una denuncia sporta da Rava, nella quale il sanitario
sostiene di essere stato ingiuriato dallo stesso fuori dall'aula. Commenti
raccolti dopo la sentenza, hanno sottolineato che la sentenza sotto molti
aspetti non è stata severa come era nelle previsioni, dopo la requisitoria del
pm, grazie alle tesi sviluppate dal difensore, avvocato Andrea Vernazza. Non
solo. Corrado è stato giudicato soltanto per il raggiro al dottor Rava:
Un'altra accusa di truffa ai danni dei coniugi Gustavo Mari e Ornella
Misciosci, è stata dichiarata estinta per prescrizione. I Mari ci avrebbero
rimesso (dal giugno 1999 al giugno 2000) oltre 565 milioni di vecchie lire,
convinti dalle assicurazioni di Corrado di potere ottenere facili guadagni con
investimenti finanziari all'estero, dove, a suo dire, aveva ottime conoscenze
nel mondo industriale. Il "bidone" al dottor Rava: Corrado, dal
gennaio 1990 all'agosto del 2003, avvalendosi delle referenze del rapporto di
fiducia derivante da una lontana parentela con il sanitario, avrebbe prospettato
a Rava la possibilità di realizzare ingenti e facili guadagni investendo
cospicue somme di denaro all'estero per mezzo di conoscenti di provata
esperienza e avrebbe così ottenuto in più riprese oltre un milione di euro. In
realtà, però, Corrado avrebbe utilizzato le somme ricevute per condurre una
bella vita, senza svolgere alcuna attività lavorativa. Sulla condanna
dell'imputato hanno sicuramente influito le prove documentali e la requisitoria
del pubblico ministero. La dottoressa Monteverde aveva infatti tracciato un
profilo di Corrado particolarmente severo. Ponendo l'accento sugli artifici e i
raggiri che avrebbe posto in essere per convincere il dottor Rava e sugli
sperperi che Corrado faceva. "Un uomo nullafacente e nullatenente che
conduceva una vita molto agiata, sempre in possesso di automobili lussuose,
dedito a viaggi di piacere all'estero pur non avendone la possibilità perché
non poteva disporre di guadagni sudati con il proprio lavoro".
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
ELEZIONI
PROVINCIALI.NETTO IL RISULTATO DEL BALLOTTAGGIO Armosino è la presidente Il
"partito del non voto" si fa sentire: alle urne il 48,2%, in città il
47,8 [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI Maria Teresa Armosino è il primo presidente
donna della Provincia. La parentesi delle elezioni anticipate di un anno si è
chiusa senza che il palazzone di piazza Alfieri cambiasse colore politico. La
vincitrice, che ha raccolto il testimone dal dimissionario Marmo, si è
aggiudicata il ballottaggio con il 58% di preferenze, superando Roberto Peretti
attestatosi al 42%. Il temuto "partito del non voto" si è fatto
sentire eccome: nell'Astigiano è andato alle urne il 48,2% degli aventi diritto
(al primo turno era il 76,6%). Il capoluogo ha fatto peggio: 47,8% pari a
28.852 votanti. Il 13 e 14 aprile gli elettori in città erano stati 45.806.
"Astensionismo che è da addebitare soprattutto al centrosinistra"
commenta a caldo Maurizio Rasero, fedelissimo della vincitrice e neo
consigliere provinciale. Da quando è in vigore il nuovo sistema elettorale si
era registrato un dato ancora più basso solo alle Provinciali del 1995, anno
della vittoria di Giuseppe Goria su Fulvio Brusa, con un modesto 46%
complessivo di affluenza. Peretti ha sostanzialmente tenuto ad Asti; com'era
accaduto al primo turno, quando grazie anche alla buona performance del
"Pd" nel capoluogo, aveva raccolto proprio qui i voti decisivi per
allungare su Mariangela Cotto. Al contrario la vincitrice del ballottaggio non
ha avuto in città lo stesso consenso delle campagne dove ha dilagato ovunque
superando Peretti in 15 dei 16 Collegi (Villanova l'unica eccezione): infatti
il 13 e 14 aprile la parlamentare di Forza Italia era riuscita a mettere
assieme, negli otto Collegi cittadini, 18.689 preferenze (43%), contro le
13.278 (30,6%) di Peretti. Al ballottaggio Armosino è scesa a 14.753 voti
(52,3%), Peretti ne ha totalizzati 13.459 (47,7%). Domenica e lunedì le
preferenze di Maria Teresa Armosino nei 266 seggi dell'Astigiano sono state
49.025, contro le 57.263 al primo turno:
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VIII -
Firenze Filippeschi conquista Pisa Il Pd ha corso senza chiedere l'appoggio
della sinistra Amministrative La rivale, ex parlamentare di Forza Italia, ha
avuto una notevole rimonta MASSIMO VANNI E' Marco Filippeschi il nuovo sindaco
di Pisa. L'esponente del Pd ha vinto il ballottaggio raggiungendo il 53 per cento.
Mentre Patrizia Paoletti Tangheroni, sostenuta dal Pdl, si ferma al 46,9.
Filippeschi vince ma non stravince, considerato che palazzo Gambacorti è una
delle tradizionali roccaforti della sinistra toscana: sostenuto da Pd, Italia
dei valori, Partito socialista e "In lista per Pisa", l'ex segretario
toscano dei Ds aveva ottenuto al primo turno il 47,3 per cento. E può dire di
aver percentualmente guadagnato quasi sei punti. Patrizia Tangheroni, ex
parlamentare di Forza Italia, può dire invece di essere stata protagonista di
una rimonta consistente, dal momento che due settimane fa aveva raccolto un
magro 32,4 per cento. Un recupero di oltre 14 punti, per la
candidata appoggiata dal Pdl, monarchici uniti, Lega Nord e la lista civica Rinascita pisana. Un recupero costruito
però grazie anche ai due apparentamenti stretto al secondo turno: uno con l'Udc
(3,5 per cento) e l'altro, diametralmente opposto, con La Destra (2 per cento).
Un recupero che inorgoglisce il centrodestra. Ma che viene giudicato
poco significativo dal Pd che, visto il risultato favorevole e il distacco
capitalizzato al primo turno, ha scelto di non apparentarsi con la Sinistra e
di correre con gli alleati iniziali fino alla fine. Una scelta
"pesante" anche dal punto di vista aritmetico, visto che nella
votazione per il consiglio comunale quasi il 10 per cento dei 74.300 elettori
pisani ha barrato il simbolo della Sinistra Arcobaleno (mentre la lista dei
Comunisti italiani, che si era presentati per proprio conto, ha avuto il 2 per
cento). Al di là dei conti percentuali, l'unico timore che covava nel quartier
generale del Pd, in queste due settimane di campagna per il ballottaggio, è
stato quello dell'"effetto rilassatezza": il timore cioè che
l'elettorato di centrosinistra non andasse a votare ritenendo ormai scontato il
risultato. E, nel clima generale che vede anche la caduta della capitale, gli
esponenti del Pd si dicono soddisfatti del risultato che conferma il Pd a
palazzo Gambacorti ed elegge Filippeschi sulla poltrona che fino ad oggi era
stata di Paolo Fontanelli, oggi deputato Pd. Del resto, anche a Pisa la
partecipazione al voto è calata in modo consistente durante questi due giorni
di voto. Se quindici giorni fa, in coincidenza con le elezioni politiche, quasi
l'80 per cento dei pisani aveva scelto di andare alle urne, adesso l'affluenza
si è fermata al 56 per cento: "E' chiaro che siamo stati un po'
penalizzati dal calo della partecipazione", dicono al comitato elettorale
del neo sindaco. Proprio da risultato di Pisa, dove il Pd ha scelto di non
allearsi con la Sinistra e di marciare dritto per la propria strada fino alla
conta finale, molti nel Pd traggono già una morale che potrebbe essere
applicata anche altrove, nelle future competizioni elettorali. A cominciare da
quella del capoluogo toscano, attesa per la primavera del 2009. Nato a Fauglia,
in provincia di Pisa, nel 1960, sposato e padre di due figlie, Filippeschi
diventa adesso sindaco dopo essere stato segretario toscano dei Ds e deputato
dell'Ulivo. Mentre è ancora oggi responsabile nazionale del Pd per le politiche
della pubblica amministrazione. "Sono molto contento, di fronte ad un
quadro nazionale non favorevole, abbiamo vissuto una bella campagna che ha
portato ad un bel risultato", sono le prime parole di Filippeschi. "Ci
siamo presentati, unici in Italia, con una coalizione ristretta e abbiamo
adesso la possibilità di governare bene, con un programma coerente", ha
aggiunto il neo sindaco di Pisa. Non dimenticando però la Sinistra:
"Recupereremo questi elettori con il dialogo", annuncia. "Siamo
molto contenti della vittoria di Filippeschi", dice anche il segretario
regionale del Pd Andrea Manciulli, pur richiamando la sconfitta di Viareggio e
gli "elementi di criticità che non vanno sottovalutati". "Siamo
stati battuti per un soffio, per 2.500 voti, ma abbiamo fatto un bel
risultato", risponde la candidata del Pdl Tangheroni. "A lei vanno le
nostre sincere congratulazioni: aver messo in discussione l'elezione di
Filippeschi, il sindaco che si credeva scontato, ci conferma nelle nostre
speranze di un ormai imminente e forse addirittura rapido cambiamento del clima
politico della Toscana", dice il consigliere regionale Alessandro Antichi.
"La sinistra ha vinto di misura in una città dove era abituata a fare
cappotto", aggiunge il consigliere regionale Alberto Magnolfi. Mentre An
già pensa al prossimo anno e alla competizione di Firenze: "L'alternanza è
possibile anche nelle realtà dove la sinistra ha gestito per anni clientele e
potere". SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina X - Firenze
L'incontro Scalo aperto la notte per i viola No a Renzi su pista e bretella
Seduta congiunta delle giunte comunale e regionale. Domenici e Martini parlano
di infrastrutture. Una iniziativa perché il centro Italia conti di più SIMONA
POLI Aeroporto aperto dopo mezzanotte. Ma solo per la Fiorentina. la questione
sta a cuore ai tifosi, preoccupati che i giocatori viola si affatichino troppo
per i lunghi spostamenti legati alle partite di Coppa. E il sindaco Domenici,
noto appassionato della squadra di casa, promette di fare il possibile per ottenere
gli atterraggi notturni sulla pista di Peretola. Se non subito, in previsione
della prossima stagione calcistica. "Serve una deroga da parte
dell'Enac", spiega cauto, "ma speriamo l'aeroporto riesca ad
ottenerla, in questo senso mi sono già mosso". L'accelerazione dei tempi
di rientro dalle trasferte viola è l'unica questione per cui ieri Peretola è
stata tirata in ballo al tavolo dell'incontro tra la giunta di Palazzo Vecchio
e quella della Regione guidata da Claudio Martini. L'ipotesi di una seconda
pista caldeggiata dal presidente della Provincia Matteo Renzi, tagliano corto
Domenici e Martini, "non è all'ordine del giorno". "Del resto -
precisa il sindaco di Firenze - la proprietà non ha avanzato una richiesta di
questo genere agli enti locali". Così come non è stata oggetto di
dibattito l'altra idea rilanciata recentemente da Renzi, quella della bretella
Incisa-Barberino: "Noi abbiamo messo a punto una strategia insieme ai
Comuni sulle infrastrutture necessarie", dice Martini, "e dobbiamo
preoccuparci prima di tutto di completare le opere avviate o anche solo
progettate, come la Tirrenica e la terza corsia sulla Firenze-Mare. Mi sembra
illogico buttare nel calderone un'altra cosa senza sapere se ci sono i fondi,
in assenza di una valutazione d'impatto ambientale e ignorando cosa ne pensino
i sindaci del Mugello che hanno un territorio già così duramente messo alla
prova". Argomento liquidato, almeno per il momento. Sono altre, sostengono
compatti Martini e Domenici, le urgenze da affrontare e su cui le due
amministrazioni chiedono di avere al più presto da parte del nuovo governo
garanzie su finanziamenti e tempi di realizzazione. La prima è l'Alta velocità,
naturalmente. "L'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti è
venuto tre volte a Firenze e per tre volte ha assicurato che i soldi per il
sottoattraversamento ci sono", dice il presidente toscano. "Non
sarebbe facile ora per il governo togliere fondi già assegnati al nodo
fiorentino, fondamentale per lo sviluppo di tutto il sistema della mobilità
dell'area metropolitana". Confermati invece i fondi (rispettivamente di 40
e 42,5 milioni) che Regione e Comune metteranno a disposizione per il Parco
della musica e il nuovo teatro del Maggio. Piena intesa tra Domenici e Martini
sull'area di Castello - dove saranno realizzate le nuove sedi di Regione e
Provincia - e sul passaggio della Fortezza dal Demanio alla Regione e agli enti
locali per il rilancio del polo fieristico. C'è un nuovo progetto comune, però,
tra i due esponenti del Pd: "Porre all'attenzione del
dibattito politico "la questione del centro Italia" che rischia di
rimanere schiacciata dal polo Nord-Sud, come se l'Italia di mezzo non esistesse
o non contasse. Su questo", annunciano Martini e Domenici, "proporremo
iniziative condivise tra Toscana, Marche, Umbria e Lazio".
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina
III - Bologna Le reazioni Il brindisi della Lega Nord
"Effetto della nostra vittoria" E ora la Lega Nord canta
vittoria. Dai tempi in cui organizzava presidi antimoschea in piazza Maggiore -
non più tardi di pochi mesi fa - ai quali partecipavano quattro gatti, sembra
passato un secolo.
Il ritiro del progetto della moschea a San Donato, per Manes Bernardini,
segretario provinciale della Lega, ex candidato
sindaco a Porretta Terme, rappresenta "il secondo risultato del voto utile
alla Lega dei cittadini bolognesi, dopo il
riconoscimento delle ronde. Siamo vincenti pur non avendo nemmeno un
consigliere comunale. Si tratta di una legittimazione politica della nostra
caparbietà da parte degli amministratori bolognesi che ora dicono le stesse
cose che erano scritte nei nostri volantini. Cofferati segue la Lega Nord anche sul tema moschea. La paura fa 90". Ma i
leghisti non si accontentano: chiedono di rivedere l'accordo in scadenza con la
sede attuale del centro di cultura islamica: "Visto che il centro di
cultura islamica non si dissocia dall'Ucoii, si ritiene necessario porre
particolare attenzione anche alla moschea di via Pallavicini (assegnata ai
musulmani dall'ex sindaco Guazzaloca)". "Del resto - insiste
Bernardini - un dossier segreto della polizia (anticipato da Repubblica,Ndr)
manifestava già, alcuni mesi fa, perplessità di ordine pubblico sul centro
islamico di via Pallavicini, proprio in virtù dei suoi legami con alcuni
ambienti integralisti". Esattamente il dossier dice che "pur non
riscontrandosi la presenza di elementi estremisti, rimane motivo di perplessità
la presenza di esponenti del gruppo Fratelli Musulmani". Manes afferma che
senza la Lega oggi non ci sarebbe stata la retromarcia
del Comune. "Finalmente il voto ha prodotto risultati utili per la città,
abbiamo svegliato una amministrazione che dormiva da quando si è
insediata". La prossima battaglia? Il no al Civis.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina II - Bologna
Sulla moschea un anno di stop and go fino alle ultime settimane, anche dopo il risultato del voto del 13 aprile Il sindaco dopo il
successo di Bossi disse
"Noi non cambiamo nulla e andiamo avanti" "La moschea? Non
cambiamo nulla e andiamo avanti". Lo diceva il sindaco Sergio Cofferati il
15 aprile scorso per dimostrare che l'effetto raddoppio della Lega sotto le
torri non cambiava la linea della giunta. Tredici giorni dopo arriva la
correzione dell'assessore Virginio Merola: "Senza regole, niente
moschea". Uno stop. Primo, perché il centro di cultura islamica non farà
la Fondazione, che An chiese il 22 maggio 2007. Richiesta "fondata",
secondo Merola, che la fece propria nel maggio 2007. Secondo, perché gli
islamici bolognesi sono affiliati all'Ucoii. "Un bel problema", dice
ora l'assessore. Il problema fu segnalato da Enzo Raisi il 16 settembre 2007,
quando il deputato di An definì la moschea un "problema di sicurezza"
proprio perché "gli islamici bolognesi sono affiliati all'Ucoii".
Allora arrivò pronta la risposta di Merola: "Voi avete dato loro il centro
di via Pallavicini". Il problema-Ucoii è stato ricordato anche da Silvia
Noè (Udc) in un odg presentato in consiglio il 14 gennaio 2008, bocciato dal
centrosinistra. (silvia bignami).
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina I - Bologna
Il commento La sicurezza "di sinistra" ha bisogno di fantasia ALDO
BALZANELLI Quella in corso in questi giorni a Palazzo d'Accursio appare come
una svolta a 360 gradi. All'indomani del risultato elettorale, favorevole a
Bologna, decisamente meno a Roma e nel nord, sono arrivati in rapida sequenza
il via libera alle "ronde civiche" dell'assessore Mancuso, il
"patto del manganello" ai vigili con l'Udc di Casini, lo stop alla moschea.
Tre temi sui quali nel recente passato il centrosinistra aveva assunto
posizioni decisamente diverse. Solo qualche giorno fa, tanto per fare un
esempio, di fronte alle avances post-elettorali della Lega,
il sindaco Cofferati aveva ripetuto che sulla moschea si andava avanti. Nel
frattempo però gli assistenti civici di Guazzaloca erano stati abbandonati a
loro stessi, il nucleo sicurezza dei vigili era stato sostanzialmente
smantellato, il nuovo minareto veniva difeso come un baluardo della libertà di
culto dagli attacchi di Calderoli e dei residenti
della zona. Poi la svolta. Quelli di questi giorni infatti appaiono come tre
segnali precisi all'elettorato di sinistra che a Bologna non ha ancora mostrato
segni di cedimento nell'urna (in provincia e in Emilia qualcuno sì), ma che
manifesta da tempo una straordinaria sensibilità al tema della sicurezza non
senza qualche cedimento alle suggestioni xenofobe dei "lumbard". A
comporre il quadro contribuisce la visione autarchica del Partito democratico
che Cofferati predica e pratica da tempo. Ben prima, bisogna dargliene atto,
dello scossone del 13 e 14 aprile. Il lungo ed esasperante braccio di ferro con
la sinistra radicale a Palazzo d'Accursio è iniziato infatti molti mesi fa e si
è concluso con la rinuncia alla tessera di due assessori e l'uscita dalla
maggioranza di quella sinistra Arcobaleno che sarebbe stata inaspettatamente
falcidiata dalle urne. Uno scontro giocato soprattutto sul tema della
"legalità". Se questo è lo scenario, la sfida di fronte alla quale si
trovano ora Cofferati e la sua amministrazione è stimolante: riuscire a offrire
risposte che non ricalchino le ricette della destra agli umori di un elettorato
ampiamente orientato a sinistra, che tuttavia pretende soluzioni al crescente
senso di insicurezza. I primi provvedimenti adottati ripropongono idee già
sperimentate, ma l'anno che ci divide dalle elezioni amministrative potrà
essere una palestra nella quale esercitare la fantasia.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina I - Bologna
L'intervento Il buon governo emiliano non basta GIOVANNI DE PLATO IL PD in
Emilia Romagna tiene, anzi avanza nel segno di partito a vocazione
maggioritaria. Non si ferma al dato storico della somma dei consensi portati in
eredità dai Ds e dalla Margherita, ma va oltre e indica che a Bologna si può
essere vincenti da soli anche nelle elezioni amministrative del
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina
I - Bologna L'assessore: per noi il progetto non c'è più. Esultano Pdl e Lega Nord: ci hanno
dato ragione, anche se in ritardo Moschea, lo stop della giunta Merola chiede
garanzie. Gli islamici: nessuna abiura dell'Ucoii SERVIZI ALLE PAGG. II E III.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina V - Bologna
Sì al nuovo palasport in zona Caab Merola benedice il "parco delle
stelle" di Sacrati: ma ci vuole il metrò Un'area di 100000 metriquadrati
dove sorgeranno anche un albergo e negozi SILVIA BIGNAMI Il Parco delle Stelle
si può fare. Il Comune dà il via libera al nuovo palazzetto e alla cittadella
dello sport di 100mila metri quadri nell'area nord del Caab progettata dal patron della
Fortitudo Gilberto Sacrati. Ieri l'assessore all'urbanistica Virginio Merola ha
anticipato il sì, che arriverà formalmente il 13 maggio con il passaggio in
giunta della delibera che sancisce l'accordo territoriale con la Provincia e
che stabilisce quali funzioni urbanistiche sono compatibili con il Psc,
Piano Strutturale Comunale, nell'area Caab. Dopo il no della Provincia alla
Romilia di Alfredo Cazzola dunque, arriva il semaforo verde di Palazzo
D'Accursio al parco tematico di negozi, alberghi e attrezzature sportive di
Sacrati. "Bene. Ora possiamo guardare con ottimismo anche al nostro
futuro" sorride sornione il patron del Bologna. Il sì a Sacrati è però
vincolato all'impegno, da parte del proprietario della Fortitudo, a non
realizzare edilizia residenziale, e a pagare di tasca propria la fermata del
metrò che da Agraria arriverebbe alla nuova cittadella dello sport: un
investimento di circa 26 milioni di euro. "Qualsiasi ragionamento su
quell'area - spiega infatti l'assessore provinciale Giacomo Venturi - è legato
alla risoluzione dei suoi problemi di accessibilità". In una prima fase
"intermedia" questo vuol dire un rafforzamento sia del trasporto
pubblico su gomma, che di quello privato, con la fine dei lavori della
Fondovalle. Fondamentale, secondo l'assessore Merola, è però la realizzazione
del metrò: "Senza la linea 1 della metrotranvia, che va dalla Stazione
alla Fiera, non si può ragionare della linea che condurrebbe al Caab". E
quindi nemmeno sul Parco delle Stelle. Prima di cominciare i lavori alla nuova
cittadella infatti bisognerebbe trovare le risorse per il tratto di metrò che
dalla Fiera arriva ad Agraria, che ancora non è finanziato. Solo allora - tra
molti anni - Sacrati potrebbe pagarsi la "sua" fermata verso il nuovo
palazzetto. Ieri il patron della Fortitudo non si è sbilanciato: "Sono
contento, ma attendo il sì formale dell'amministrazione" dice. E aggiunge:
"Non so nulla del tratto di metropolitana non finanziato, ma pagheremo la
nostra fermata. E sono d'accordo di non costruire del residenziale". Il
Parco delle Stelle sorgerà nell'area nord Caab. Si
tratta di circa 328mila metri quadri di terreno, di cui il 74% di proprietà di
privati (tra cui anche i 100mia metri quadri di Sacrati) e il 26% del Comune.
"Al momento", specifica Merola, Palazzo D'Accursio non cederà nessun
terreno pubblico al patron della Fortitudo. Al Caab, oltre a un nuovo
palazzetto da 30mila metri quadri, con una capienza di 13mila spettatori -
secondo i nuovi standard di Eurolega e NBA - sorgeranno un albergo di 4 o 5
stelle, negozi ed esercizi commerciali specializzati in attrezzature sportive,
e poi bar, ristoranti tematici, attrezzature sportive, un Beauty Palace, una
biblioteca multimediale, e maxischermi per seguire gli eventi. Il Parco delle
Stelle, secondo l'assessore Merola, risolverà il problema dei tanti palazzetti
dello sport. Il Palamalaguti di Claudio Sabatini, patron della virtus, si sta
infatti orientando sempre più verso i concerti. Mentre per il Paladozza si
pensa ad una ristrutturazione che lo trasformi in un centro per il benessere
sportivo, con un'area riservata solo alle partite minori della Fortitudo.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VI - Bologna
IL BUON GOVERNO EMILIANO NON... GIOVANNI DE PLATO La scomparsa della sinistra
radicale, l'aumento dell'astensionismo e l'affermazione
anche in Emilia Romagna della Lega Nord fanno capire che anche qui il tema della sicurezza e della
convivenza sono percepiti con allarme e vissuti con paura. Non poche persone
avvertono che il centrosinistra sul tema della legalità e del degrado non ha
saputo dare risposte convincenti. O meglio non ha saputo rafforzare il
tratto forte del suo modello che è stato storicamente la coesione sociale come
risorsa della produzione e della civiltà. In questo senso il Pd emiliano non ha
nulla da imparare dal modello leghista, perché una società così evoluta come quella
emiliana e romagnola richiede strategie di crescita che non possono essere
semplicistiche ed illusorie (autonomia locale). Chi si occupa di strategie di
sviluppo economico ed umano sa che oggi bisogna puntare sul concetto di
"glocal", cioè sulla bidirezionalità del pensare globale e fare
locale e del pensare locale e fare globale. Altro che localismo padano,
occorrono idee di forte innovazione e strumenti di rapida attuazione in un
mercato dove globale e locale non possono essere messi in contrapposizione. Il
successo della Lega dal Nord al Sud va studiato non
per essere imitato ma per essere superato, costruendo la politica dello
sviluppo territoriale su due 'altri' pilastri. Da una parte quello del pensare
(ricerca e università) e del fare (innovazione e impresa) e dall'altro quello
del globale (cooperazione internazionale) e locale (nuova governance). Di
questa necessità sono particolarmente convinti il Presidente della Regione e
della Provincia e il Sindaco di Bologna, più di quanto non lo siano i dirigenti
del partito. Il Pd emiliano dopo il successo ottenuto il 14 aprile deve dare
prova di essere davvero nuovo, altrimenti le elezioni a Bologna del 2009 e in
Regione del 2010 potrebbero riservare brutte sorprese.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
AL TOP Rock City
addio "Sono ormai passati 18 anni da quando entrai per la prima volta a Rock
City. Ero particolarmente giovane e impressionabile e il salotto demodé che mi
si parò davanti agli occhi, mi fece sognare. Oggi, appena raggiunta la maggiore
età, l'ultimo mostro sacro della notte torinese, è pronto a chiudere
definitivamente i battenti". L'attuale gestore Marco Bossi ricorda questi 18 anni di
avanguardia musicale e sperimentazione artistica. Qui è nata Vanity; il martedì
"Non solo donne" di Monica, in collaborazione con il Pineta di Milano
Marittima; lo storico Venerdì 10x10. Da questa consolle sono passati alcuni tra
i migliori dj nazionali e mondiali facendo ballare un pubblico che sempre ha
amato il sound di qualità. Nel locale di corso Dante 19 si è sempre
respirata quell'atmosfera di festa contagiosa, tipica dei migliori club internazionali
con i quali Rock City ha spesso collaborato, dagli ibizenchi Space, Pacha e
Dc10, al londinese Ministry of Sound, oltre ai nostrani Pineta, Toqueville e
Billionaire. Dopo 18 anni, anche la discoteca che era riuscita a colmare il
grande vuoto lasciato dalla fine dello Studio 2, deve chiudere i battenti. Al
suo posto sorgerà un complesso residenziale, che per il momento continuerà
almeno a inglobare la palestra Sport City. Ci sono ancora due occasioni per
salutare il Rock City. Sabato 26 è di scena il "closing party"
targato Vanity, con i djs della scuderia e la tipica animazione trasgressiva
dell'organizzazione torinese. L'ultima festa di mercoledì 30 è affidata alla
neonata famiglia 10x10 - Prince. Bye Bye Rock City porterà in consolle tutti i
dj torinesi che i questi anni hanno suonato nel club, con un rapido turn over
di 10 - 15 minuti ciascuno. La serata sarà ad open bar e presenterà un'ultima
novità: tempo permettendo verrà allestito uno spazio esterno di decompressione,
un'area chill out raggiungibile passando attraverso un corridoio di tessuti.
Nel "finally bye bye" al locale sarà coinvolta anche l'Associazine
Amici di Jean, fondata tra gli altri da Gianluigi Marino, storico organizzatore
della serate del Rock City, per tutto l'arco degli Anni 90. \.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina XVIII -
Genova Solo il Livorno ha perso di più sul proprio terreno. Dato negativo
compensato però dai cinque successi in trasferta Sei sconfitte subite a Marassi
l'unica macchia per Gasperini LORENZO MANGINI C'era una
volta "l'effetto Marassi", la Gradinata Nord capace di impaurire gli
avversari. Stando ai numeri, questo fa parte del passato, o per lo meno,
nonostante lo straordinario incitamento del pubblico (una media di 25mila
spettatori a partita), non basta per fare del "Ferraris" un fortino
inespugnabile. In questo campionato, che segna il ritorno in serie A dal
campionato 1994-95, sono, infatti, ben sei le sconfitte davanti al pubblico
amico, derby compreso, contro Milan (0-3) alla prima giornata, Roma (0-1) alla
tredicesima, Siena (1-3) alla quindicesima, Sampdoria (0-1) alla ventitreesima,
Juventus (0-2) alla ventisettesima ed infine domenica scorsa l'Empoli.
Complessivamente sono arrivati 28 punti in diciotto incontri interni, uno in
meno, ad esempio, del Catania. Solo il Livorno, ultimo in graduatoria, ha regalato
più delusioni ai suoi sostenitori. Sono, infatti, sette le sconfitte casalinghe
dei toscani contro Cagliari (1-2), Fiorentina (0-3), Juventus (1-3), Lazio
(0-1); Milan (1-4), Napoli (1-2), Palermo (2-4). Sei passi falsi hanno anche
collezionato Torino, Reggina, Empoli e Cagliari. Certamente è un fenomeno
generale, il "fattore campo" conta decisamente meno. Attualmente non
ci sono squadre ancora imbattute in casa. Un solo passo falso hanno subito
Sampdoria (0-5 contro il Milan), Inter (1-2 con la Juventus) e Roma (1-4
dall'Inter). Nelle ultime cinque annate di serie A, solo il Milan e la
Juventus, nella stagione 2005-2006, segnata dallo scandalo legato a calciopoli
e a Luciano Moggi, hanno finito imbattute. Il Genoa è quindi in buona
compagnia, ma rimane comunque un dato su cui riflettere, solo parzialmente
compensato dalle otto vittorie. Il record assoluto di sconfitte è stato
toccato, a quota otto, nel campionato 1959-
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Cronaca Il pm
spiato, Nicola Gratteri: "Non ho paura" Microspia in procura a Reggio
ora indaga anche il Csm Imprenditore dilaniato da autobomba, i pm avevano
chiesto il suo arresto GIUSEPPE BALDESSARRO REGGIO CALABRIA - Ora c'è anche il
Csm a voler vedere chiaro tra i veleni di Reggio Calabria. Palazzo dei
Marescialli ha deciso di aprire una pratica sulla vicende della microspia
ritrovata in un ufficio del pm Nicola Gratteri. Un atto "a tutela dei
magistrati", cui seguirà una visita in Procura prevista per martedì
prossimo. Obiettivo dichiarato: "Accertare mediante opportune indagini e
audizioni degli interessati, la preoccupante situazione venutasi a creare in
quegli uffici giudiziari". A rincarare la dose dopo il ritrovamento della
microspia spuntano anche le lettere del "corvo". Missive recapitate
ad alcuni magistrati nelle quali la procura viene definita "un letamaio,
il peggior centro di potere deviato". Non mancano le accuse a Gratteri,
chiamato il "sacrestano". Il pm dal canto suo si dice tranquillo:
"Non ho paura. Continuerò a lavorare come ho sempre fatto". Pacato
anche il commento del neo procuratore, Giuseppe Pignatone, che ieri si è
limitato a dire che "si tratta di fatti vecchi", tutti antecedenti al
suo arrivo a Reggio che risale a due settimane fa. I carabinieri del Ros,
intanto, stanno proseguendo nelle indagini sulla microspia ritrovata. Stabilito
che il raggio d'azione era limitato ad una ventina di metri e che, quindi, la
talpa frequenta i corridoi della Dda, alcuni tecnici del Reparto operativo
stanno analizzando la microspia in modo da individuare chi l'ha venduta per poi
risalire all'acquirente. Ieri, tra l'altro, il direttore del quotidiano locale
Calabria Ora, Paolo Pollichieni, che risulterebbe essere coinvolto nella
vicenda delle fughe di notizie relative al caso De Gregorio, ha smentito ogni
suo possibile coinvolgimento in inchieste relative alla sanità. Sviluppi si registrano
invece sulla vicende dell'autobomba che ha ridotto in fin di vita
l'imprenditore di Gioia Tauro, Antonino Princi. La Dda di Reggio Calabria aveva
chiesto il suo arresto per concorso esterno in associazione mafiosa. Un provvedimento cautelare depositato alla sezione Gip del
tribunale di Reggio Calabria poco meno di due mesi fa, subito dopo l'omicidio
del boss Rocco Molè. La bomba contro Princi, dunque, potrebbe essere il segno
più eclatante di una guerra per il predominio mafioso nei settori della grande
distribuzione e del riciclaggio.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Cronaca Pestaggi e
rapine la carica delle gang femminili Dalle violenze nelle scuole alle vendette
amorose il fenomeno delle cattive ragazze si è diffuso anche in Italia. Le
aggressioni di Milano, i borseggi di Bari, gli atti di teppismo di Novara: sono
gli ultimi episodi tra emulazione di comportamenti fino ad ora tipici dei
maschi e malinteso senso di emancipazione Il giudice: poche vicende finora
hanno un rilievo penale, ma da qualche anno le denunce sono in aumento L'altra
faccia delle bad girl è un bullismo di tipo psicologico: isolano la vittima con
le calunnie e le dicerie (SEGUE DALLA COPERTINA) DAVIDE CARLUCCI "I BULLI
- scrive Menesini in un articolo in via di pubblicazione su "Minori e
giustizia" che riporta i risultati di uno studio condotto su 1300 studenti
- sono particolarmente attivi nelle esperienze sentimentali, dichiarando con
più frequenza rispetto ai compagni di averne in corso (99,3% contro l'84,1%).
Gli studenti vittime hanno meno probabilità di aver avuto rapporti
sentimentali". I bulli, invece, sono più precoci sessualmente, ma tendono
ad avere rapporti conflittuali: trasferiscono all'interno dei rapporti di
coppia la loro carica violenta. Le prime relazioni sentimentali, a loro volta,
stimolano i comportamenti aggressivi. Come nel caso della quattordicenne
mantovana che il 18 aprile ha picchiato, a Mirandola, nel Modenese, una sua
coetanea che aveva fatto avance via Internet nei confronti del suo ragazzo.
"Mia figlia - racconta il padre, caporeparto in una fabbrica - è una
ragazza tranquilla, non fa arti marziali, non ha mai fatto a botte prima d'ora.
E le cose sono andate diversamente da come sono state descritte, probabilmente
ha solo reagito a un'aggressione organizzata dalle sue coetanee. Ma al di là
dell'episodio, il fatto è che rispetto a quando andavamo a scuola noi le cose
sono cambiate. Le ragazze hanno cominciato a menare. Sarà a causa
dell'uguaglianza o dei film violenti che vedono, ma anche loro si sentono in
potere di attaccare o reagire". E fanno di più: i casi di baby gang al
femminile, frequenti in nazioni come la Francia o la Gran Bretagna, si stanno
moltiplicando anche in Italia. Pochi giorni prima dell'episodio di Mirandola a
Milano, a due passi dal Duomo, un gruppo di ragazze è stata affrontato da
alcune coetanee: "Avevano il piercing e sembravano slave - hanno detto ai
poliziotti le vittime - ci hanno minacciate e ci hanno portato via i
telefonini. Poi sono scappate ridendo e non le abbiamo viste più". Non c'è
ancora un'invasione di bande organizzate, come nelle banlieues parigine, non
siamo all'"Arancia meccanica al femminile" prefigurata da Fonzi. Ma
qualche allarme c'è. "è un fenomeno che iniziamo a registrare da un anno
in qua - spiega Monica Frediani, presidente del tribunale dei minorenni - e le
segnalazioni arrivano soprattutto dalle scuole. Poche, finora, hanno avuto
rilievo penale. Sembrerebbe un'emulazione del fenomeno maschile: ragazze che
pensano che imitando il comportamento dei ragazzi riescono a diventare punto di
riferimento dei loro coetanei". Una di queste bande ha spadroneggiato per
qualche mese a Quarto Oggiaro, periferia turbolenta della città. A marzo del
2007 hanno mandato in ospedale una diciassettenne scaraventandola per terra e
prendendola a calci dopo averla inseguita per rubarle il cellulare. A Mortara,
invece, una ragazza di quindici anni ha denunciato quattro sue coetanee,
iscritte come lei al liceo artistico di Novara, che per quattro mesi la
perseguitavano, arrivando a bruciarle il giubbotto: "Forse l'hanno fatto
perché sono timida", ha concluso la vittima. Altri casi si sono registrati
a Pesaro, a Roma, a Lecco, a Como, a Salerno, a Prato, a Nuoro, a Venezia, a
Trento e a Casteggio, in provincia di Pavia. E a Bari, dove a marzo un branco
di ragazzine ha circondato delle ragazze minacciandole e colpendole con calci e
pugni per rapinarle dei cellulari. "Le ho conosciute - racconta una
poliziotta - sono ragazze che di femminile non hanno nulla. Quando gli agenti
le hanno fermate si sono scagliate contro di loro con tutta la violenza che
avevano e con un linguaggio degno dei peggiori malavitosi". Anche lei
racconta che non è il primo caso, in città: "Qualche settimana prima di
quest'episodio, girando con le nostre volanti abbiamo incrociato un autobus.
Sembrava quasi fosse stato dirottato. I passeggeri erano stati per un bel po'
in balia di un gruppo di ragazzine che tiravano schiaffi e calci a tutti,
compreso l'autista". Le baby gang femminili del centrosud, dice Ada Fonzi
sono diverse da quelle del Nord. Respirano violenza in casa e vengono da
famiglie povere e disagiate, spesso hanno fratelli o padri con precedenti
penali. Sono le figlie delle donne della mala, in prima fila nelle rivolte
contro gli agenti che tentano di arrestare i piccoli boss
dello spaccio o delle estorsioni. E se a scuola i professori cercano di
frenarle, i genitori sono dalla loro parte, com'è successo a Civitavecchia dove
una madre ha malmenato una dirigente scolastica rea di aver preso provvedimenti
contro la figlia, bulla al punto da rendere necessario un incontro con docenti
e genitori tutto dedicato a lei. Nel Sud le ragazze terribili sembrano
covare odio sociale nei confronti delle loro coetanee acqua e sapone:
"Sono tutte infantili e figlie di papà" dice una bulla barese
intervistata da una giovane psicologa, Beatrice Macchia. I dati della Società
italiana di pediatria dicono che sempre più ragazze, a scuola, si descrivono
come violente e prepotenti, pronte ad azzuffarsi come i loro coetanei maschi.
Il loro bullismo, si continua a dire, rimane prevalentemente
"psicologico", fondato sul sistematico isolamento della vittima
attraverso la calunnia e la diceria. "Sembrano anche molto attive sul
fronte del cyberbullismo - assicura Michela Rossi, responsabile del Telefono
Azzurro di un progetto su duemila alunni delle scuole elementari del Nordest -
perché mandare un sms anonimo o intervenire su un blog o su un forum si addice
meglio alla natura relazionale di questa forma di aggressività". Ma il
mito delle bad girl più subdole che manesche potrebbe avere i giorni contati.
Alla domanda "Ti capita di fare a botte?", il 22,4 per cento delle
bambine intervistate dalla Società italiana di pediatria risponde di sì. Le
parti tra bulle e pupi, presto, si potrebbero invertire.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Sport Altro che
Superlega, piccolo è bello il Sassuolo in B, favola di provincia SIMONE MONARI
SASSUOLO dal nostro inviato Altro che Superlega e calcio all'americana, le
piccole patrie del pallone avanzano inesorabili. Sono gli emuli del Chievo,
ormai a un passo dal ritorno in A. Alle sue spalle insegue l'Albinoleffe, dieci
anni di storia dopo la fusione di Albino e Leffe, Valseriana, profondo Nord. Ultima vittima, il Bologna. Davide contro Golia,
semplificando. Da domenica pomeriggio dalla C1 è salito il Sassuolo, provincia
di Modena, 41.400 abitanti, l'11 % di immigrati regolari. Allo stadio quasi mai
vanno più di mille persone. Sino a ieri, infatti, il Sassuolo interessava il
giusto. Città ricca, ceramisti un po' dovunque, gente che il week end ha
sempre preferito e potuto passarlo al mare, o in montagna. Ai Caraibi, o a
Cortina. Magari da oggi cambia tutto. Se il Modena si salva, dal prossimo anno
avanti col derby e se il Bologna non arpiona la A, ce ne sarà un altro, fra
l'insperato e il clamoroso. Anche se agli amici, Giorgio Squinzi, il principale
artefice di quest'impresa, il signor Mapei, gran tifoso del Milan, il suo sogno
l'ha sempre confessato: "Voglio andare in A e battere l'Inter di
Moratti". I mezzi ce li ha. Nel 2007 la sua azienda (materiali per
l'edilizia e l'industria) ha fatturato un miliardo e 650 milioni, nel 2010
arriverà a 2 miliardi di euro. Ufficialmente è solo un consigliere, di fatto
comanda lui, pur con una semplice sponsorizzazione. Superiore ai quattro
milioni di euro. S'è legato a due squadre, una è il Sassuolo, l'altra l'Italia
campione del mondo. Col ciclismo fece razzia. Ora ci riprova col pallone, nella
piccola Sassuolo. Ma lui è un gigante. Quando l'hanno raggiunto al telefono,
negli Stati Uniti, per dirgli che c'erano riusciti, ad agguantare la serie B,
ha subito chiarito il concetto: "Non vogliamo fermarci. Perché non
dovremmo seguire le orme del Pisa?". Altro che Superlega, è la provincia
lo sterminato serbatoio del calcio italiano. Anche se poi qui, quando sei anni
fa la società era in bancarotta, si voltarono tutti dall'altra parte. Il
sindaco di allora offrì il club alla famiglia Sghedoni, i signori Kerakoll, una
Mapei su scala ridotta, anche loro molto forti nel settore delle colle e degli
adesivi per ceramica. Sghedoni e Squinzi son come cane e gatto, non si possono
vedere. Sghedoni, che è un tifoso sfegatato del Modena e ne è pure lo sponsor,
non se la sentì. Come un falco arrivò Squinzi. Son già passati sei anni, i
primi due sprecati. Poi è nata una società organizzata, poche persone, fidate,
fedeli, capaci. Il presidente, da oltre quattro anni, è Carlo Rossi, uomo
Mapei, 58 anni, 39 di matrimonio festeggiati domenica, mentre brindava alla
promozione. Non è stata una cavalcata, nel
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Le storie Dopo
trent'anni in magistratura e decine di inchieste alle spalle Gherardo Colombo
discuterà con Corrado Augias di giustizia e rispetto delle regole. RaiTre 12.45
otto e mezzo Paolo Cirino Pomicino, ex ministro della prima Repubblica e il
direttore della Stampa Giulio Anselmi discuteranno della nuova situazione
politica italiana. La 7 20.30 ballarò Le prospettive di governo ora che il Pdl
ha conquistato anche Roma sono al centro della puntata. RaiTre 21.05 b side
Cappotto di legno , brano scritto da Lucariello ispirato a Roberto Saviano sarà
presentato dal vivo nel programma di Alessio Bertallot con il quartetto d'archi
BuxusConsort. Il pezzo prodotto da Radio Deejay è nato dal
coinvolgimento del cantante degli Almamegretta con lo scrittore di Gomorra e il
compositore Ezio Bosso. Radio Deejay 22.00 MAI DIRE MARTEDì I Neri Per Caso
sono gli ospiti della Gialappa's e del mago-conduttore Forest. Paola Minaccioni
proporrà la parodia di Amy Winehouse, il duo napoletano Gigi e Ross faranno la
loro versione degli Zero Assoluto. Italia 1 22.10 MARKETTE Piero
Chiambretti discuterà degli esiti del ballottaggio a Roma con Ramona Badescu,
candidata per Alemanno, Assunta Almirante, moglie dell'ex leader Msi e Vauro.
Il prologo sarà invece con Achille Bonito Oliva. La 7 23.30.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
"Abbiamo perso
sulla sicurezza, anche se ci sono state strumentalizzazioni" Francesco, il
giorno più amaro "Capire perché ci hanno punito" "Nessun
rimorso, ho fatto fino in fondo il mio dovere" Rutelli chiama Alemanno:
"I miei auguri nell'interesse della città" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
ALESSANDRA LONGO Ma questo è un pensiero trattenuto, le parole escono filtrate,
frutto del sangue freddo o forse solo della stanchezza che ancora soffoca la
rabbia: "Nella mia vita pubblica ho avuto molte soddisfazioni e successi.
Oggi è il giorno della sconfitta e provo un'amarezza grande". Non si può
sempre vincere, mettiamola così. Ma è dura entrare in quella sala. E' dura
ammettere che Roma, la tua città, la tua "passione", ti ha voltato le
spalle, salvando però il collega diessino candidato alla Provincia ("Per
fortuna, almeno lui ce l'ha fatta..."). E' dura quando sei stato due volte
sindaco, hai sfidato Berlusconi sfiorando il successo, sei appena uscito dall'ultimo
governo con le cariche di vicepremier e ministro della Cultura, è dura
aggrapparti all'ultima della speranze, la più piccola, la più modesta, le
circoscrizioni: "Speriamo che nei Municipi che sono in ballo finisca
bene". Quando arriva a spiegare l'inspiegabile, a sottoporsi al rito
democratico e autoflagellante della presa d'atto, ha già chiamato il vincitore,
il nuovo inquilino del Campidoglio, Gianni Alemanno, l'alleato
di Bossi al governo, il
politico di destra, il ragazzo dei campi hobbit e delle croci celtiche:
"Ti faccio i miei auguri nell'interesse della città". Chissà quanto
gli è costato prendere quel telefono, chiuso nella sua stanza, le segretarie a
vigilare fuori dalla porta: "Non disturbate Francesco, lasciatelo in
pace". Selva di microfoni appoggiati sul tavolo, talmente tanti che
lui cerca di fare dell'ironia: "Ho bisogno di qualche centimetro. Siate
carini, spostateli un po' questi microfoni, sennò dove metto le mie
carte?". In piedi accanto a Rutelli c'è Linda Lanzillotta, con una camicia
di seta rossa, e poi Patrizia Sentinelli, con una borsa rossa. E poi ancora
Renzo Lusetti che di rosso ha la cravatta. La senatrice Binetti rimane all'aria
aperta e, in assoluta controtendenza, prefigura scenari meravigliosi per il suo
leader: "Torna una risorsa al Pd". Le "carte" di Rutelli
sono in realtà poche righe di cortesia: "Ringrazio gli elettori e le
elettrici che mi hanno votato, i militanti e le militanti che hanno
generosamente condotto questa campagna al mio fianco". Sì, è andata male,
davvero male: "Le elezioni le ha vinte Alemanno". Secco, senza giri
di parole. Se non altro non c'è il rimorso: "Ho fatto il mio dovere, mi
sono messo a disposizione della coalizione e di Roma, con passione, senza
risparmio". Perché i romani l'hanno abbandonato? Si è fatto, a caldo,
un'idea: "Ho perso sulla sicurezza". Lo hanno penalizzato, dice, le
immagini di una città violenta (che poi le statistiche smentiscono ma chi vota
non le legge, si affida alle proprie paure), quell'ultimo stupro commesso dal
cittadino rumeno, un altro viottolo buio dove si è scatenato l'inferno, lo
stesso patito dalla signora Reggiani. Modalità che si ripetono, fatti di
cronaca orrendi. "Ci sono state strumentalizzazioni - accusa Rutelli - ma
occorre riflettere molto seriamente sui limiti del centrosinistra in materia di
sicurezza". Alemanno, con la sua controffensiva militare, è stato ritenuto
più credibile, Zingaretti, come suggerisce Massimo Brutti, anche lui al
capezzale dello sconfitto, non è stato invece vissuto come responsabile dell'ordine
pubblico, e dunque non ha pagato prezzo. Che non fosse "una
passeggiata" Rutelli l'aveva detto: "O vinco subito o saranno dolori
perché tira un vento di destra". Effetto trascinamento delle politiche,
anzi "effetto bandwagon", come lo chiamano gli esperti, salti sul
carro del vincitore perché è più grande e più comodo, soprattutto quando il
vincitore di Palazzo Chigi, Berlusconi, fa irritualmente capire che dialogherà
solo con un sindaco di suo gradimento. Ma ha poi un senso andare a ricercare
lontano i meccanismi che hanno portato alla disfatta? Rutelli non esagera, non
si accanisce sulla malasorte. Succede. Succede di perdere anche "per una
richiesta, per certi versi naturale, di discontinuità". Forse non doveva
correre lui questa battaglia ma ha accettato perché glielo hanno chiesto,
perché, in realtà, nessuno lo voleva fare ("France', se per caso ti
andasse..."). E' stato vissuto come la continuità doppia: continuità con
il governo Prodi, continuità con Walter Veltroni che lo aveva consacrato in un
Palalottomatica gremito: "Sarà un grande sindaco". Invece volevano la
discontinuità. Sull'altare della svolta, la gente è sembrata dimenticare gli
anni di buona amministrazione, il Giubileo senza incidenti, l'orgoglio di un
Auditorium dove si fa la fila per ascoltare gratis lezioni di storia e di
matematica. Pietro Barrera, storico capo gabinetto di Rutelli, ha gli occhi
cerchiati, cerca le ragioni della sconfitta e le trova soprattutto in questa
voglia di voltare pagina. Ha fatto più presa la campagna di Alemanno che
diceva: "Roma cambia". Mentre è evidente che la città delle Fosse
Ardeatine, dei mille ebrei deportati ad Auschwitz, non risponde più agli
appelli antifascisti, non si turba se tra gli sponsor di Alemanno c'è gente che
fa ancora il saluto romano e venera il Duce o regala stampelle a Rita Levi
Montalcini invitandola a tornare nel ghetto. Centomila elettori del
centrosinistra si sono astenuti, non sono andati a votare per il ballottaggio,
"forse un contraccolpo al risultato nazionale". C'è anche questo nei
pochi appunti di Rutelli. E c'è il doveroso finale di speranza che parla di
"energie importanti", di una fede "immutata" nel Pd e nel
suo progetto. Si fa così, si abbozza, anche quando "l'amarezza è
grande", anche quando ti dicono che "c'è chi ha votato Zingaretti e
Alemanno", una scelta che è un messaggio di disagio, di rancore. Davvero
"un voto inimmaginabile", commenta con gli occhi lucidi Lanzillotta
che fiuta anche, nella sconfitta annunciata, "qualcosa di
organizzato". Ridotto all'osso il rito dei riflettori, Rutelli si chiude
nuovamente nella sua stanza. Con lui la moglie Barbara, Gentiloni, Lusetti,
Vincenzo Vita. I ragazzi dello staff mettono negli scatoloni pacchi di
volantini ormai inutili. Goffredo Bettini viene intercettato dai cronisti che
gli si fanno sotto. Quasi tra sé e sé commenta: "Tutto il mondo mi rompe i
coglioni". Si spengono presto le luci al comitato elettorale. Roma cambia.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Veltroni e il Pd
nella bufera "Amarezza personale e politica" Franceschini: riflettiamo.
Cacciari: niente dimissioni Il Partito democratico Parte la consultazione sui
capigruppo. Il leader insiste per Finocchiaro e Soro GIOVANNA CASADIO ROMA -
Prima della "piena di destra" al Campidoglio, Walter Veltroni aveva
riunito la truppa dei parlamentari del Pd e raccomandato di evitare la
tentazione dello "spleen", la malinconia alla Baudelaire, in cui la
sinistra è maestra. Mano a mano che arrivano i risultati del Ko di Rutelli e
della vittoria di Alemanno, nella sede dei Democratici, al Loft, è lo sconforto
a prevalere. O meglio, come dice il segretario del Pd in un comunicato scritto
di suo pugno, "io non posso non sentire con particolare acutezza e
amarezza personale e politica" questa sconfitta "molto grave, molto
pesante". Non nasconde la portata e il significato della sconfitta nella
"sua" Roma, la città di cui è stato sindaco per sette anni e dove nel
2006, era stato riconfermato primo cittadino con il 62% dei consensi. A essere
bocciato è anche il "modello Roma" che Veltroni ha creato.
"Nell'insuccesso al Comune - ammette - credo abbia pesato il vento
politico che spira nel paese in particolare sul tema della sicurezza". Ha
appena sentito Francesco Rutelli ("Lo ringrazio per il suo lavoro generoso
e per il suo impegno e amore per la città"); insieme l'ex sindaco e il
candidato sconfitto, al telefono, scorrono i dati che mostrano un paradosso:
dagli elettori romani è arrivato un voto disgiunto. Rutelli lo riassume così:
"Centomila romani hanno scelto alla Provincia Nicola Zingaretti, il
candidato del Pd, e al Comune hanno votato scheda bianca, nulla, oppure per
Alemanno. Almeno, Nicola ha vinto...". è certo che la débacle del
Campidoglio avvia una lunga marcia, e probabilmente una resa dei conti,
all'interno del Pd e tra il partito di Veltroni e la Sinistra Arcobaleno. Dario
Franceschini, il numero due dei Democratici, invita a non trarre conclusioni
affrettate: "La sconfitta investe i vertici del Pd? Apriremo una
riflessione nel partito ma noi abbiamo scelto di fare una svolta nella politica
italiana ed evidentemente serve un tempo più lungo" e parla di "voti
articolati" degli elettori. Di certo "Veltroni non si deve dimettere,
soltanto un pazzo potrebbe chiederglielo", chiarisce Massimo Cacciari, uno che è abituato a offensive dure nei confronti della
segreteria come la proposta di un Pd del Nord all'indomani della vittoria di
Berlusconi e della Lega
alle politiche. Un "caminetto", cioè il vertice dei big del Pd, che
sarà riconvocato nelle prossime ore e che non si preannuncia una passeggiata
per Veltroni. Dalla Sinistra partono bordate e attacchi al veltronismo.
Franco Giordano ad esempio, l'ex segretario di Rifondazione, giudica il
risultato "drammatico", esprime "solidarietà a Rutelli" ma
lancia l'affondo: "Una grande responsabilità va alla strategia del Pd e di
Veltroni". Intanto, il segretario ha dato il via alla consultazione per i
capigruppo del Pd. Veltroni ha fatto la proposta quasi-blindata di riconferma
per Antonello Soro alla Camera e Anna Finocchiaro al Senato ma al telefono saranno
sentiti uno a uno i 211 deputati piddì e i 119 senatori. Scontento Pierluigi
Bersani che si batte per la discontinuità e si era candidato alla guida dei
deputati: nervosamente morde il mezzo toscano alla fine dell'assemblea dei
parlamentari a Palazzo Marini e prima, al Loft, era sbottato: "Smettiamola
di dire che non si è perso poi così male". Dissentono dalla linea-Veltroni
i dalemiani. Anche dopo la marea di destra, e il colpo subito dal segretario,
"il percorso non cambia", assicura Gian Claudio Bressa. Ci sarà
comunque un ricambio della classe dirigente. Alla spicciolata, nel pomeriggio
di ieri arrivano al Loft, Piero Fassino, Beppe Fioroni, Ermete Realacci, Walter
Verini, Rosy Bindi, poi Goffredo Bettini. La Bindi annuncia che querelerà
Maurizio Gasparri che l'ha accusata di mail anti Alemanno. Difesa a spada
tratta di Rutelli dalla teodem Paola Binetti: "Rutelli sarà una risorsa
per il Pd". I Radicali si prendono del tempo per decidere se stare nel
gruppo del Pd.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
BONSAI RICICLAGGIO
SEBASTIANO MESSINA Nessuno riusciva a spiegarsi perché il secondo appuntamento
tra Berlusconi e Bossi per compilare la lista dei
ministri era stato fissato, in un primo tempo, a Montello, "in uno
stabilimento di riciclaggio di rifiuti". Poi, non si sa perché, i due
leader hanno spostato la sede del colloquio in via Bellerio, nella sede milanese
della Lega. Fatto sta che alla fine è stata raggiunta l'intesa. La Lega ha
mandato giù il no alla vicepresidenza del Consiglio. In compenso, ha ottenuto
la promessa che Bossi, già ministro delle Riforme,
sarà ministro per il Federalismo. Che Maroni, ex
ministro dell'Interno, tornerà al Viminale. Che Calderoli sarà di nuovo ministro: per
l'Attuazione del programma. Il risultato ha risolto anche il giallo
dell'appuntamento allo stabilimento di Montello. Perché Bossi ha riciclato il rifiuto di
Berlusconi, e Berlusconi non si è rifiutato di riciclare Bossi. Si lavora al primo governo
termovalorizzatore.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Chiamparino, sindaco
di Torino: "La sconfitta non farà bene al Pd, ma dico no alle rese dei
conti" "Non siamo credibili sulla sicurezza e la gente voleva punire
chi ha governato" So che c'è chi vorrebbe fare un passo indietro,
riprendendo in mano le bandiere rosse,sarebbe un male DIEGO LONGHIN TORINO -
"L'unica cosa che riesco a vedere nella sconfitta di Roma è l'effetto onda
lunga delle elezioni. Uno tsunami che ha penalizzato il Pd dove lo scontro è
radicalizzato più a livello politico che amministrativo, come nella
Capitale". Secondo Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, Francesco
Rutelli ha pagato più degli altri candidati arrivati al ballottaggio la
sconfitta di Veltroni alle politiche. Signor sindaco, Rutelli è convinto che il
tema sicurezza, strumentalizzato, sia stato uno dei motivi principali della
débacle. è una questione su cui il Pd non riesce a competere sul Pdl? "La
sicurezza più che un tema strumentalizzato è un tema molto sentito dalla gente.
Il Pd non è considerato credibile su questo fronte. Anche perché la credibilità
non si costruisce con due interviste a Ballarò e una a Porta a Porta, nel giro
di una settimana. La si conquista sul campo con parole, fatti e progetti. Non
con idee lanciate all'ultimo sulla scorta dell'emergenza". Si riferisce ai
braccialetti anti-stupro per le donne? "A quello come a chi nel Pd ha
scoperto le ronde. Non sono queste le risposte che la gente si attende da noi.
Si tratta di idee che semplificano solo le questioni e che appartengono al
centrodestra. Da noi i cittadini si aspettano messaggi diversi e rassicuranti,
altrimenti tra l'originale e la brutta copia si sceglierà sempre
l'originale". Sulla sicurezza il centrodestra è più credibile? "è
sempre stato un tema bandiera ed è una questione su cui hanno storicamente
appeal. Il centrosinistra, invece, è rimasto indietro. Questo non vuol dire che
ciò che propongono Pdl e Lega sia la soluzione giusta.
Se non sbaglio la legge vigente sull'immigrazione è la Bossi-Fini.
Quindi se c'è una criticità sull'immigrazione non si può non imputare a quella
legge che, all'inizio, è stata pure gestita dal governo Berlusconi. La ricetta
proposta non ha funzionato". Rutelli non è riuscito a capitalizzare quello
che ha fatto l'ex sindaco Veltroni? "Mi sembra che di cose a Roma in
questi ultimi sette anni se ne siano fatte, ad iniziare dalle opere pubbliche.
La capitale è una città particolare, sottoposta a sollecitazioni estreme, dai
flussi turistici a quelli dei pendolari. Forse bisogna guardare di più
l'ordinario rispetto allo straordinario, a partire dalla manutenzione: ha un
peso sicuramente più importante se confrontato con le altre città. Ma sono
convinto che Rutelli abbia perso non per questioni amministrative ma per la
voglia della gente di posizionarsi contro chi ha governato". Che lezione
trae dalla sconfitta di Roma? "Non bisogna fare l'errore di sentirsi
sicuro. Ma le sconfitte sono anche una grande opportunità. Ho imparato molto
quando sono stato battuto da Meluzzi, all'epoca di Forza Italia, in un collegio
definito sicuro come quello di Mirafiori". La disfatta di Rutelli che
effetti avrà sul Pd? "Non farà bene. Si tratta di un leader che ha creduto
in questo progetto, che si è battuto per le primarie e per la costruzione di un
nuovo soggetto. Un leader sconfitto. La situazione si complica". Si
rimetterà tutto in discussione? "Guai. So che all'interno del partito c'è
chi vorrebbe fare un passo indietro, magari riprendendo in mano le bandiere
rosse, ma sarebbe un male. Anche perché il Pd non si è identificato e non si
identifica con Roma e perché alle elezioni ha comunque raccolto un consenso che
rappresenta una buona base da cui partire. L'importante è fare i passi
giusti". Quali sono? "Sbagliato avviare una resa dei conti che
rischia solo di lacerare il partito. Giusta, invece, una discussione che porti
alla ricostruzione della classe dirigente dove non si vedano i soliti volti.
Accanto ai riferimenti storici bisogna inserire segnali di novità". Un
nuovo comitato dei 45? "No, lasciamo perdere quell'esperienza. Non
rifacciamo il comitato dei 45, un organismo centellinato
con il bilancino dei farmacisti per dare un posto a tutti i gruppi e
sottogruppi. Abbiamo degli organi di partito, facciamoli funzionare, cerchiamo
di sentire cosa vuole il territorio, senza pensare al Pd del Nord o al Pd del
Sud, anche queste sarebbero brutte copie di cose che già esistono".
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Vicenza e Sondrio al
Pd, 3 province su 5 al Pdl Svolta in Veneto, Cacciari: modello per tutti noi.
Toscana, la destra espugna Viareggio Le altre città Per i democratici risultato
importante anche in Valtellina Conferma a Udine SILVIO BUZZANCA ROMA - Riuscire
a conquistare Vicenza e Sondrio, roccaforti del Pdl, confermare Udine, cedere
al centrodestra Roma e Brescia. Per il centrosinistra il senso delle elezioni
amministrative della primavera 2008 sta in questo scambio asimmetrico. Riuscire a sfondare nel nord apparentemente impenetrabile, perdere la capitale e un comune
amministrato da anni. Alla fine il bilancio dice sempre sei comuni contro quattro
a favore del centrosinistra. Da un lato Vicenza, Sondrio, Pisa, Udine, Pescara
e Massa. Dall'altro Roma, Brescia, Viterbo e Treviso. Alle provinciali
invece Foggia passa dal centrosinistra al centrodestra e si aggiunge alle
conferme di Asti e Catanzaro. Tre vittorie che sommate a quelle di Varese e
Udine al primo turno portano il bottino a cinque province. Restano invece al
centrosinistra quattro amministrazioni: Benevento, Vibo Valentia, Massa Carrara
e Roma. Nel tracollo politico romano, le vittorie a Vicenza e Sondrio finiscono
così per assumere un sapore particolare. Vicenza veniva da anni di governo di
Enrico Hullweck, dimessosi per tentare la corsa al Parlamento. Il Pdl ha
pensato di sostituirlo con Lia Sartori, presidente del Consiglio regionale. Il
Pd gli ha contrapposto Achille Vairati, di estrazione democristiana, già
sindaco della città nei primi anni
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Bossi vola a Roma
con Berlusconi su un aereo di Mediaset. "Riapriremo la
partita-vicepremier" La Lega rilancia, ora vuole il Welfare PAOLO BERIZZI MILANO
- Mentre viaggiava verso Roma in aereo con Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, ieri
pomeriggio, già pensava a come organizzare la serata romana: la sua, e quella dei
"colonnelli". No, niente cena di benvenuto del gruppo leghista (85
tra Camera e Senato), niente tavolata alla trattoria di via dell'Orso dove si
rifugia l'enclave politica padana in trasferta nella capitale: "Rinviamo,
che stasera abbiamo da fare... ", ha ordinato il senatur. Sul jet privato
della flotta Mediaset l'entusiasmo era a mille: la vittoria di Alemanno che si
stava materializzando, un'altra partita incassata dal Pdl. Contento,
contentissimo anche Bossi, figurarsi. Sorrisi e
battute con Calderoli e con l'amico Giulio Tremonti.
Ma nessuno, tra i forzisti, poteva immaginare che il successo di
"Gianni" avrebbe avuto tra i suoi effetti collaterali quello di
schiudere di nuovo le ali alla strategia bossiana per la formazione del
governo. "Mica è finita la storia... da stasera ricominciano le
trattative... ", è il commento a caldo di un dirigente leghista appena le
agenzie battono l'esito del ballottaggio per il Campidoglio. Che la partita tra
la Lega e Berlusconi poteva non essere ancora chiusa si era intuito: nonostante
la "quadra" trovata sabato in via Bellerio. Bossi
ai suoi lo aveva detto: calma, aspettiamo, vediamo come va a finire a Roma. Il
piano era questo: se Alemanno vince e libera la poltrona dell'Welfare (che gli
era stata promessa in caso di sconfitta), a quel punto la Lega si rifà sotto, e
rilancia. Anche per la vicepresidenza del governo (allo stato cancellata dopo
l'intesa con il Cavaliere). La mission è aggiungere una tessera al mosaico
della presenza nell'esecutivo. "Abbiamo lasciato che passasse il messaggio
del ridimensionamento della Lega da parte di Berlusconi - ragiona un deputato
leghista - ma adesso si ricomincia". Ai vertici. In cima all'agenda romana
di Bossi ieri sera c'era un colloquio con il premier
in pectore. Il nuovo perno della ricontrattazione è proprio il dicastero
dell'Welfare. Il Carroccio vorrebbe prendersi anche quello, aggiungendolo al
pallottoliere che già comprende il Viminale (Maroni),
lo spezzatino Riforme-Attuazione del programma (Bossi
e Calderoli) e l'Agricoltura (Zaia), oltre al ruolo di
viceministro per le infrastrutture per Castelli. Al ministero che fu di Maroni prima e di Damiano poi, Bossi
vorrebbe piazzare la fedelissima Rosy Mauro, segretaria del sindacato padano.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi: ora va
rivisto tutto An e Lega alzano le richieste Si riapre la trattativa sui
ministri. Il Cavaliere: dovrò dire dei no Il governo ROMA - "A questo punto
bisogna rivedere un po' tutto". Le richieste degli alleati si alzano, e
Silvio Berlusconi decide di rimettere tutto in discussione. Dopo la vittoria di
Alemanno, infatti, sia Alleanza nazionale che la Lega sono tornati alla carica
per irrobustire le rispettive delegazioni di governo. Il partito di Gianfranco
Fini vorrebbe quattro dicasteri e non più i tre concordati fino a domenica
scorsa. E pure il Carroccio sta puntando i piedi per strappare deleghe più
pesanti. Una trattativa che nelle ultime ore ha innervosito il premier in
pectore. Tant'è che alla riunione di ieri sera con i parlamentari del Pdl la
prima cosa che ha detto è proprio sulla composizione dell'esecutivo:
"Dobbiamo rispettare la legge, i ministri con portafoglio saranno
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
POLITICA. MONTANI,
ZACCHERA, ZANETTA Primo giorno di lavoro per i parlamentari Alla Camera
appuntamento alle 10, mezz'ora più tardi al Senato. Inizia questa mattina la
vita del nuovo Parlamento italiano. Alla chiamata rispondono tre esponenti
politici del Vco, ma il numero entro fine maggio potrebbe salire a quattro. E
per due di loro si tratta di una sorta di "primo giorno di scuola":
Valter Zanetta (Pdl, ex Forza Italia) ed Enrico Montani (Lega nord) debuttano al Senato dopo
precedenti esperienze alla Camera. Per Montani "solo" due anni (la
prima elezione risale al 2006), per Zanetta invece inizia la terza legislatura
come parlamentare: la prima volta (con la vecchia legge elettorale) era stato
eletto nel collegio di Vercelli nel 2001. E' invece ormai di casa alla
Camera, dove tornerà questa mattina, Marco Zacchera (Pdl, ex Alleanza
nazionale): a Montecitorio ha l'ufficio da quattordici anni, così inizia la sua
quinta legislatura. Per i tre parlamentari del Vco non sono previsti incarichi
di governo mentre l'assegnazione nelle varie commissioni avverrà più avanti.
Promozione in vista invece per un leghista che a Verbania e Domo è di casa, il
novarese Roberto Cota (segretario piemontese del partito fondato da Bossi), che sarà capogruppo alla Camera del Carroccio. Il
quarto parlamentare "made in Vco" potrebbe essere Valerio Cattaneo
(Popolo delle libertà con provenienza Forza Italia). Dopo le varie scelte dei
capilista, il coordinatore provinciale degli azzurri è il primo escluso. Il suo
ingresso dovrebbe avvenire non appena sarà nominato il governo visto che
Berlusconi ha ribadito la richiesta di dimissioni dal Parlamento di chi verrà
nominato nell'esecutivo. Il via libera a Cattaneo è legato a Lucio Stanca,
eletto nel collegio Piemonte 2 e ormai certo di ricevere l'incarico di ministro
per l'Innovazione tecnologica.
( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il candidato del
centrodestra trionfa con centomila voti di differenza: "Sarò il sindaco di
tutti, mi occuperò di sicurezza e partecipazione". I colonnelli brindano
con lui. Gasparri: "Risultato storico. Ha vinto la generazione politica
che ha creato An" Sara Menafra Roma Abituiamoci. A quel tipo col bomberino
nero che si avvicina al comitato elettorale di Alemanno, tira fuori dalla tasca
un crocifisso nero e urla "Dio è con noi". A Gramazio che si aggira
per l'albergo ordinando al cellulare: "Allora ragazzi, tutti al
Campidoglio... solo tricolori, mi raccomando". Ai cori "Ro-ma,
li-bbbbe-ra, Ro-ma, li-bbbbe-ra" e "Alemanno sindaco de Roma".
Al militante cinquantenne che scoppia in lacrime: "Io sono stato nel Msi,
sono trent'anni che la sinistra cerca di impedirci di fare politica e ora
finalmente Alemanno ha vinto, uno di noi, uno che non rinnega le sue radici e
del resto perché dovrebbe?Lo capisce perché piango?". E, infine, al nuovo
sindaco di Roma, Gianni Alemanno del Pdl e più esattamente di An, che si impone
con un netto e inaspettato 53,656%, 783.225 voti, contro il 46,343 % (676.472) di
Francesco Rutelli: centomila schede di scarto. Lui, l'eletto, si presenta alle
( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Bologna "Non
rispettate le condizioni di trasparenza". E il comune dice no Non rompono
i rapporti con l'Ucoii E Cofferati vieta la nuova moschea Il "cinese"
dà ragione ad An I rappresentanti della comunità musulmana non hanno accettato
la proposta avanzata da Alleanza Nazionale di creare una fondazione. E
l'amministrazione ha rotto i rapporti Giusi Marcante Bologna Fermi tutti, la
nuova moschea di Bologna non si fa più. O meglio per il Comune sono venute a
mancare le condizioni di dialogo con la comunità islamica. E anche se
l'annuncio è di ieri sembra molto difficile che l'amministrazione guidata da
Sergio Cofferati si imbarchi a poco più un anno dalle elezioni amministrative
in una serrata concertazione su un progetto che molti cittadini della zona
interessata alla costruzione del nuovo, e più grande, luogo di culto non
vedevano di buon occhio. Gongola la Lega che sul tiro
alla nuova moschea si era spesa tutte le sue cartucce (compresa l'offensiva
provocazione di Roberto Calderoni di passeggiare sul terreno con un maiale)
parla esplicitamente di un effetto elettorale sulla decisione. Alleanza
Nazionale critica il Comune per aver agito con troppo ritardo mentre l'Udc
osserva con ironia che forse il sindaco teme il prossimo voto. Ma quali sono le
condizioni che il centro islamico non rispetta e che hanno fatto franare il
progetto? La creazione di una fondazione alla base della moschea come strumento
a garanzia della trasparenza dei fondi economici investiti e il taglio di
qualsiasi rapporto con l'Ucoii (Unione delle comunità islamiche), in
particolare dopo che l'organizzazione non ha ancora firmato il documento alla
base della federazione dell'Islam italiano. Prima delle elezioni l'assessore
all'urbanistica Virginio Merola ha spedito al centro islamico bolognese una
lettera sollecitando la nascita della fondazione (strumento che era stato tra
l'altro proposto e pensato da An). La lettera è rimasta senza risposta, l'ha
ammesso anche il vicepresidente del centro Daniele Parracino. Sulla fondazione
erano già sorte pesanti perplessità per la sostenibilità economica, troppo
onerosa. "Stiamo ragionando su una soluzione meno dolorosa dal punto di
vista economico e più trasparente", riferisce Parracino per quanto
riguarda l'aspetto fondazione. L'idea sarebbe quella di creare una Onlus.
Riguardo all'Ucoii "i nostri rapporti con l'organizzazione non hanno
niente a che vedere con questo progetto", aggiunge. Il dialogo fra
amministrazione e centro islamico ieri è proseguito per tutto il giorno sulle
agenzie di stampa, tanto che Merola a un certo punto ha chiuso la porta:
"Se pensano che gli accordi raggiunti con i cittadini siano carta
straccia, allora non siamo di fronte ad un interlocutore credibile". Fine
della corsa, pare, per un dibattito che va avanti da diversi anni ma che
sembrava aver trovato un approdo certo. Il progetto di una nuova moschea, che
andasse a sostituire quella esistente troppo piccola per la comunità islamica
che la frequenta, è stato oggetto di pesanti critiche da parte dei cittadini.
Così, quasi a monito del risultato delle ultime elezioni, centinaia di
residenti parteciparono all'assemblea con l'assessore e il presidente di
quartiere in cui vennero usati toni alti contro il progetto. Eppure era la base
dell'attuale elettorato del Pd che si scagliava contro l'idea di mettere lì a
pochi metri da casa la nuova moschea. Fu così che il Comune decise di
sospendere temporaneamente il progetto e di avviare una consultazione tra i
cittadini della zona. Un esperimento di partecipazione insomma, con il comune
che avrebbe rappresentato il garante soprattutto sulla fondazione. I prossimi giorni diranno quanti margini di dialogo ci siano tra
il centro islamico e l'amministrazione comunale, mentre la Diocesi, che non
aveva mancato di entrare a gamba tesa nel dibattito (parlando apertamente di
invasione dei musulmani di tutto il nord se la nuova moschea fosse stata costruita), per ora si limita a
prendere atto della decisione.
( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Commento L'onda
dalle periferie che premia Alemanno Sandro Medici E' stato un voto popolare.
Alemanno sarà il prossimo sindaco di Roma grazie al consenso raccolto nei
quartieri fuori dal centro storico, nei poderosi caseggiati della cintura
esterna, nelle grandi e piccole periferie, in quelle pieghe urbane del
territorio ai bordi del confine comunale. In quell'insieme metropolitano, tra
zone consolidate e aree frammentate, insomma in quel disordine edilizio dove
vive la gran parte dei cittadini romani. E la ragione principale, secca e
nitida, sembra essere quel bisogno di sicurezza che nevroticamente attraversa
la città più esposta. L'insofferenza verso zingari, romeni, migranti vari, si
unisce alla moltiplicazione di ambulanti e bancarelle in ogni dove, ai piccoli
degradi sparsi qua e là: in un'unica, insostenibile massa critica individuata
come la fonte del proprio malessere, del proprio disagio. Ed è qui che la
destra ha sfondato: su questo sentimento popolare, tanto diffuso quanto ostile,
ormai ai confini dell'odio sociale, del razzismo. Salvo qualche eccezione nei
Municipi orientali e meridionali, la città più popolosa si è dunque rivolta a
chi ha promesso sgomberi e deportazioni e si è decisamente opposta al ritorno
in Campidoglio di Francesco Rutelli. Una candidatura che, con un'evidenza quasi
sfacciata, non ha convinto al primo turno e ancor meno al ballottaggio. Sarebbe
ingeneroso addossargli la responsabilità della sconfitta, ma è quanto ci
consegna il riscontro delle urne. Un esito desolante, crudelmente confermato
dal voto parallelo per il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, che
invece transita positivamente laddove il mancato sindaco perde consensi: tra i
due, all'incirca, una differenza di quattro-cinque punti percentuali. Com'è
stato possibile tutto ciò? A Roma quindici giorni fa il centrosinistra aveva
ottenuto la maggioranza dei voti: non un risultato squillante, ma tuttavia
prevalente. Passano due settimane e quel voto si conferma solo per uno dei due
candidati. Succede insomma che parte dell'elettorato democratico non esita a
votare a destra. Succede inoltre che le appartenenze politiche sono in via di
definitiva evaporazione: così come qualche giorno fa l'operaio
del nord ha votato per Bossi o l'intellettuale di sinistra per Di Pietro. Siamo nel pieno di
un terremoto politico. La sconfitta di Roma rende ancora più drammatica la
nostra crisi, quella di una sinistra variamente collocata che è riuscita a
disperdere una delle poche esperienze positive che l'avevano vista
protagonista. Travolta bruscamente da un pronunciamento sociale,
prim'ancora che politico, in una città che lungamente aveva amministrato con
generosità e intelligenza. Com'è successo al Quadraro, il leggendario quartiere
dove facevano base le bande partigiane e che proprio per questo subì un feroce
rastrellamento da parte delle Ss di Kappler: un migliaio di uomini tra i sedici
e i sessant'anni deportati nei lager del centro Europa, da cui solo pochissimi
riuscirono a tornare. Ebbene, nelle venti sezioni elettorali del Quadraro si è
votato per un fascista ripulito come Gianni Alemanno. E si è votato a destra al
Quadraro, come a Primavalle, come al Trullo. Per raccontarci una storia
politica che ormai sembra faccia del tutto a meno di ogni e qualsiasi riferimento
ideologico. S'era già capito quindici giorni fa e forse ancor prima. Non c'è
più rendita identitaria: l'elettorato si compone e si scompone sulla sua
immediatezza, su ciò che avverte come priorità istantanea, su un senso comune a
volte malinteso. E che spesso reagisce ai cambiamenti del reale senza la
consapevolezza necessaria, ma piuttosto con impulsi tanto regressivi quanto
sbrigativi.
( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Ieri l'incontro ad
Arcore più volte rimandato: resta governatore Formigoni deve arrendersi Un
assessore Pd al Pirellone? Le condizioni Altri due anni al Pirellone ma anche
una chance per ricandidarsi. Rimpasto: si tratta con i democratici Alessandro
Braga Milano Almeno questa volta, dopo essere saltato per ben tre volte, il
tanto atteso incontro tra Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni c'è stato. Il
risultato lo si poteva leggere ieri pomeriggio sul viso del governatore
lombardo all'uscita da villa San Martino ad Arcore: scuro in volto, attaccato
al cellulare, non ha voluto rilasciare nessuna dichiarazione. "Tutto bene,
tutto bene", ha ripetuto laconico. Poi, svelto svelto, si è infilato in
macchina, direzione Milano, via Filzi. Il suo domicilio per i prossimi due
anni. E anche più. Il risultato era abbastanza scontato, ma deve aver bruciato
all'ex leader del movimento popolare. Il "Celeste", se proprio se ne
vorrà andare a Roma, dovrà sperare in un prossimo giubileo. Al massimo in un
ponte lungo di vacanza. Anche se in cuor suo Formigoni pensava di avere qualche
chance ancora prima di ammainare totalmente le sue ambizioni romane, le
premesse erano obiettivamente tutte a suo sfavore: abbandonato dalla Lega, che
in un primo momento aveva fatto asse con lui per ottenere la candidatura
dell'ex Guardasigilli Roberto Castelli alla poltrona di presidente della
regione Lombardia, l'insistenza del governatore lombardo per avere un posto di
primo piano nel prossimo esecutivo, o perlomeno alla presidenza del senato,
aveva irritato non poco Berlusconi, che ieri pomeriggio lo ha liquidato in poco
più di un'ora. Certo qualcosa anche Silvio ha dovuto cedere. Del resto, è la
seconda volta in poco più di due anni che Formigoni rinuncia al salto di
qualità. E, in Lombardia, l'importanza del governatore è nota a tutti.
Capolista al senato per il Popolo della libertà, è stato capace di portare in
dote alla coalizione di centrodestra un bacino di voti che diversamente neppure
Berlusconi sarebbe riuscito a raccogliere. Poi, nella sua ormai più che
decennale permanenza al Pirellone, ha portato avanti un sistema di governo che
qualcuno, anche all'interno del Pdl, vorrebbe ampliare su scala nazionale.
Ultimo, ma non ultimo, il fatto che in questo momento qualsiasi concessione da
parte di Silvio Berlusconi a Roberto Formigoni è una mossa fatta dal Cavaliere
in chiave antileghista. Dopo la fortissima affermazione elettorale dei padani, i ministri concessi a Umberto Bossi durante il vertice con l'intellighenzia lombarda della scorsa
domenica, lasciare la presidenza della più importante regione italiana al
Carroccio avrebbe significato, per il leader del Popolo della Libertà,
ammettere quello che non vuole ammettere dallo scorso 14 aprile. E cioè
di essere legato mani e piedi agli alleati lombardi. E allora, in primis,
Formigoni sarà il candidato del centrodestra nella corsa al Pirellone anche nel
( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Senato L'ascesa di
Schifani, esattore di successo Avvocato Ex Dc, reclutato da Micciché con il
quale poi ha litigato: un asso del recupero crediti Alfredo Pecoraro Palermo
Quando l'impiegato del cinema Aurora gli comunicò che non poteva farlo entrare
perché la sua tessera Agis di parlamentare era scaduta e la sala tra l'altro
era piena, il senatore andò su tutte le furie: "Lei non sa chi sono
io". Appuntò il nome del gestore, ordinò alla sua scorta di chiamare la
polizia, che identificò l'irreprensibile impiegato, quindi se ne andò adirato
trascinando con sé moglie e figlio, rinunciando a vedere il film, Amen del
regista Costantin Costa-Gravas. Quattro anni dopo, siamo nel
( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
"Una vittoria
storica" Berlusconi esaltato corre a Roma a festeggiare. Poi riunisce i
suoi parlamentari. Oggi vertice del Pdl sulla squadra di governo m. d. c. Roma
Reduce dall'incontro a Arcore con il governatore lombrado Roberto Formigoni,
torna a Roma, a palazzo Grazioli, l'"uomo più felice d'Italia", come
si autodefinisce, accolto dai clacson dei taxisti che festeggiano la vittoria
di Gianni Alemanno. Lui, Silvio Berlusconi - così come Gianfranco Fini che
parla di "pagina storica" pensando al suo partito in via di
scioglimento nel Pdl - non ha dubbi e del resto non potrebbe averne: "E'
una vittoria storica", esulta anche il Cavaliere. Un'affermazione che
"completa la nostra vittoria del 13-14 aprile ed è di stimolo per il
grande impegno che ci attende nel governo dell'Italia in una stagione non
facile sul piano economico", non si stanca comunque di ripetere il premier
in pectore, augurandosi che "nonostante la sconfitta, l'opposizione che
siederà in parlamento e in Campidoglio confermi l'impegno a collaborare nella
riforma dell'architettura istituzionale, compresa quella di Roma
capitale". Persino i leghisti, con Roberto Calderoli, si associano al giubilo:
"Sono veramente felice per Gianni. Si tratta di una cosa così grande e
importante che ogni effetto sull'esecutivo è assolutamente trascurabile",
dichiara il futuro ministro per le riforme. Per il quasi premier ora,
conquistata pure la capitale, è il momento di sistemare tutte le caselle.
Confermati, ieri sera in una riunione dei parlamentari del Pdl alla sala
Capranica, dove era atteso anche il neoeletto sindaco di Roma, le candidature
dei presidenti delle camere: il forzista Renato Schifani, che dovrebbe passare
già questa mattina al primo scrutinio a palazzo Madama, dove basta la
maggioranza semplice per eleggere il presidente dell'assemblea, e Gianfranco
Fini che lascia il partito a Ignazio La Russa e va spedito senza indugi verso
lo scranno più alto di Montecitorio. Con tutta probabilità sarà eletto
mercoledì al quarto scrutinio. La vittoria di Alemanno a Roma libera poi una
poltrona al governo. E questo comporta una rivisitazione del toto-ministri: se
ne dicuterà oggi a palazzo Grazioli in un vertice del Pdl che in un secondo
momento sarà allargato alla Lega, che comunque ha già trattato sabato con
Berlusconi nell'incontro di via Bellerio. Al Welfare a questo punto potrebbe
andare non un nazional-alleato, ma un forzista: Maurizio Sacconi o, in seconda
battuta, Renato Brunetta. Mentre un altro forzista, Claudio Scajola, già in
pista per le attività produttive, potrebbe invece strappare a Elio Vito, che
andrebbe ai rapporti col parlamento, il ministero della giustizia. Per il
ministero della difesa resta invece in pole position Ignazio La Russa e An
dovrebbe sistemare anche Altero Matteoli alle infrastrutture. Se rinuncerà al
welfare, Alleanza nazionale, che ora mostra i muscoli, chiede comunque un altro
ministero con portafoglio. Per le politiche comunitarie è invece stabile la
candidatura di Adriana Poli Bortone. Per quanto riguarda i forzisti, a parte i
nomi certi dal primo momento, quello di Giulio Tremonti all'economia e Franco
Frattini agli esteri, Sandro Bondi sarebbe confermato ai beni culturali,
Angelino Alfano andrebbe alle attività produttive e Stefania Prestigicacomo
all'ambiente, dicastero per il quale era lanciata anche Michela Brambilla. Per
l'istruzione, resta in primo piano il nome di Mariastella Gelmini, anche se
alcuni forzisti spingono per Maurizio Lupi, che sarebbe dunque dirottato dalla
funzione pubblica. Mentre Mara Carfagna si aggiudicherebbe il ministero della
solidarietà sociale e Raffaele Fitto gli affari regionali.
( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Musica Di Castri,
ouverture etilica a ritmo di jazz Luigi Onori Roma Provate ad immaginare un
finale di concerto alla Casa del jazz per gargarismi - piuttosto intonati - e
pianoforte, il tutto su un' aria di Gaetano Donizetti. L'atmosfera è
surrealmente teatrale, etilica al punto giusto e foriera di un divertissment
ironico ed autoironico che contagia il pubblico. Chiusura più appropriata non
poteva esserci per il recital Il vino all'opera del quintetto codiretto dal
contrabbassista Furio Di Castri e dal pianista Antonello Salis, con il
brillante Mauro Negri al clarinetto, un funambolico Mauro Ottolini alla tuba ed
al trombone ed il pirotecnico Michele Rabbia alla batteria ed alle percussioni.
Il tutto va calato in un contesto più ampio: al contrabbassista e compositore
torinese la struttura jazzistica capitolina ha affidato una tre giorni (Furious
x 3, 22-24 aprile) con altrettanti progetti: il trio Ideal Standard (con Fabrizio Bosso, tromba, ed Andrea Pozza, piano); una
performance in solo dal titolo Il vino all'opera. Il repertorio allestito per
quest'ultimo recital da Di Castri e Salis ha raccolto brani di musica classica
ed operistica dedicati al brindisi ed al vino, nella dimensione soprattutto
della convivialità, del piacere condiviso, dell'associazione tra viaggi,
creazione musicale e sapori. Si trovano tracce di questo progetto già in un
album del 2004, Morph (Label Bleu), in cui il trio P.A.F. (Fresu , Salis e Di
Castri) si divertiva con l'ouverture dei Contes d'Hoffman di Offenbach. Visto
nella dimensione live, Il vino all'opera appare un'operazione al tempo stesso
popolaresca e sofisticata che ricorda Gargantua e Pantagruel. I musicisti sono
entrati brindando e tutto il concerto ha avuto un andamento etilico, con quel
grado di allegria non disgiunta dal controllo di sé, con una fluidità sonora ed
un senso dell'ironia contagioso. Il primo brano è stato un vorticoso montaggio
di finali di ouvertures, con parti registrate originali ed interventi dal vivo.
Si è passato, poi, per Mozart, Puccini, Offenbach, Donizetti, Verdi, Mascagni,
Rossini transitando dall'opera, al funky, allo sperimentalismo con scioltezza,
complice la creatività di tutti i musicisti. Di Castri e Salis hanno guidato
l'ottimo collettivo su melodie ed arie spesso ben conosciute, esposte e
trasformate con uno spirito jazzistico tra l'affettuoso ed il goliardico,
l'espressionista e il zappiano. Del resto Furio Di Castri ha dimostrato di
essere un artista della complessità anche nel suo ultimo Cd (Zapping, Promo M.)
in cui le esperienze sonore emergono in un fantasioso, apparente disordine.
( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Da Rauti a vice di
Fini, da Storace al Pdl Parabola di Alemanno, antisistema e ministro nel
sociale e al potere Anubi D'Avossa Lussurgiu Alemanno Gianni, classe
( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il neo-sindaco della
città della base Dal Molin annuncia: "Farò un referendum". Ribaltone
anche a Sondrio, perdono Lega e Pdl Vicenza e Sondrio
vanno a sinistra Alla provincia di Roma vince Zingaretti Romina Velchi
Ballottaggi amari per il Pd di Veltroni e per il centrosinistra in generale. L'aver
conquistato i comuni di Sondrio o Vicenza non può attenuare la sconfitta più
grande di tutte: dopo quindici anni di governo ininterrotto, il centrosinistra
perde la Capitale. Persino la vittoria di Nicola Zingaretti, che conquista la
provincia di Roma, non solo non lenisce la ferita, ma rende ancora più dolorosa
la batosta, se è vero che nelle sezioni romane l'esponente del Pd ha preso più
voti di Rutelli: 51 per cento contro 46 e rotti. Come dire: gli elettori hanno
espresso un voto diversificato; forse hanno voluto punire, attraverso Rutelli,
lo stesso Veltroni; oppure non hanno apprezzato la staffetta tra i due. Un peso
non indifferente, in questo lunedì nero per il Pd, sicuramente lo ha avuto il
drastico calo dell'affluenza al voto. Alle provinciali ha votato il 55 per
cento, contro il 73,6 del primo turno; oltre venti punti di differenza. Alle
comunali gli elettori sono stati il 62,5 per cento contro il 76 del primo
turno. Ci sarà tempo per fare le dovute valutazioni, ma è probabile che
l'astensione sia stata particolarmente penalizzante per i candidati del Pd,
almeno nel Lazio. Sembra dimostrarlo proprio il risultato di Nicola Zingaretti.
L'ex segretario regionale dei Ds ha sì vinto la sfida con Alfredo Antoniozzi
(Pdl) - 51,5 contro 48,5 - ma perdendo moltissimo terreno rispetto al primo
turno, quando superava l'avversario di quasi dieci punti (46,9 contro 37,1).
Quanto alla corsa per la poltrona di sindaco della capitale, una cosa appare
certa: l'elettorato di centrosinistra non ha risposto agli appelli al voto: la
"vecchia" Unione - cioè l'alleanza Pd, Sinistra arcobaleno, Radicali,
Idv ecc - non ha retto alla prova. Così Francesco Rutelli si è fermato al 46,4
(poco di più del 45,8 del primo turno), mentre il suo avversario, Gianni Alemanno,
ha ottenuto il 53,6, guadagnando ben 13 punti sul primo turno. Una sconfitta
bruciante, che finisce con l'appannare i successi ottenuti negli altri
ballottaggi più importanti. "Dopo questo risultato - è il commento del
comitato di gestione nazionale del Prc - è necessario un dibattito e una
reazione di massa contro questa deriva che, senza lo sviluppo di una coerente
battaglia di opposizione e la ricostruzione di un argine politico e sociale,
rischia di condizionare in modo asfissiante la vita istituzionale e democratica
del paese". Soddisfazioni sono venute soprattutto dai comuni capoluogo di
provincia. Vicenza, prima di tutto. La città veneta, balzata agli onori delle
cronache per la ormai nota vicenda della costruzione di una nuova base militare
Usa, lenisce molte ferite: Achille Variati, candidato del Pd, partito in svantaggio ha rimontato superando (di pochissimo)
l'avversaria di Pdl e Lega
Nord, Amalia Sartori: 50,5 contro 49,5. La ex roccaforte della Lega crolla dopo dieci anni sotto i
colpi dell'astensionismo (di chi non ha gradito una candidata calata dall'alto)
e dei "No Dal Molin": non a caso il neo sindaco ha annunciato che
farà un referendum sulla base. Ribaltone anche a Sondrio, che diventa la
"roccaforte" del Pd in Lombardia. Achille Molteni, candidato a
sindaco di Pd, Sinistra arcobaleno, Socialisti e tre liste civiche, strappa la
vittoria (54,2) a Aldo Faggi (Pdl e Lega Nord), che si
ferma al 45,8. In questo caso, si direbbe che l'astensionismo non abbia
cambiato le carte in tavola; mentre è probabile che sulla sconfitta del
candidato della destra abbia influito la spaccatura nella maggioranza di
centrodestra (Lega da una parte, Pdl dall'altra) che
guidava il comune e che ha costretto il sindaco, Bianca Bianchini, a dimettersi
lo scorso luglio: il comune era infatti commissariato. Le buone notizie, in
pratica, finiscono qui, se si fa eccezione per l'ottimo risultato del comune di
Massa, dove diventa sindaco Roberto Pucci (il candidato della Sinistra arcobaleno
e delle liste civiche) con il 54,2 per cento dei voti, vincendo una gara tutta
" a sinistra": il suo avversario, infatti, era il sindaco uscente
Fabrizio Neri, sostenuto da Pd, Idv e socialisti, che si ferma al 45,7. Alla
Sinistra arcobaleno vanno così 8 seggi. Per il resto il bottino del
centrodestra è magro: sconfitte o, al massimo, riconferme; mentre il
centrodestra espugna, oltre Roma, anche la provincia di Foggia, che cambia
colore dopo ben 60 anni. Strepitosa la rimonta di Antonio Pepe (Pdl, più Udc e
Destra): al primo turno si era fermato al 37,4; ieri ha ottenuto il 54 per
cento; il suo avversario Paolo Campo (Pd, Sa, Idv) non va oltre il 46. Insomma,
la sfida dei ballottaggi nelle province finisce tre a due per il centrodestra:
strappa Foggia e conferma Asti e Catanzaro (dove il candidato Pdl stravince con
il 66 per cento); mentre il centrosinistra conserva Roma e Massa Carrara (qui
lo sconfitto è Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia). Negli
altri comuni capoluogo, il centrosinistra conferma Pisa e Udine. Nella città
toscana, si impone Marco Filippeschi (53,1) e la Sinistra arcobaleno conquista
2 seggi (nella regione c'è però da segnalare il ribaltone di Viareggio: dopo 15
anni, la capitale della Versilia svolta a destra). A Udine, la vittoria del
candidato del centrosinistra, Furio Honsell, regala due seggi alla Sinistra
arcobaleno. Viterbo, invece, si conferma città di destra: Giulio Marini (Pdl e
liste civiche) ottiene il 62 per cento, mentre Ugo Sposetti (Pd) si ferma al 37,9.
Scendendo verso i comuni più piccoli, da segnalare la vittoria a Gallipoli,
storica roccaforte di Massimo D'Alema, del candidato del centrodestra Giuseppe
Venneri, che ha ottenuto il 54 per cento delle preferenze contro il 45,9 di
Gino Schirosi, candidato del centrosinistra. Risultato a sorpresa anche ad
Afragola, "regno" di Antonio Bassolino, dove vince Vincenzo Nespoli
(Pdl) con il 54,8 per cento dei voti. Fermo al 45,1 il suo rivale Domenico
Moccia, candidato del centrosinistra. In Puglia, netta affermazione del
candidato del centrodestra a Molfetta, dove Antonio Azzolini (Pdl, Mpa, La
Destra e una civica) ha ottenuto oltre il 57 per cento delle preferenze contro
il 42,9 del candidato del centrosinistra Mino Salvemini. Vittoria del Pdl anche
a Bitonto (storicamente di centrosinistra), dove Raffaele Valla ha ottenuto
quasi il 61 per cento delle preferenze; fermo al 39 il rivale del
centrosinistra Giovanni Rossiello. Se la Puglia piange, la Campania non ride:
il Pdl supera il centrosinistra anche nei nove comuni dove si svolgevano i
ballottaggi: sei sono andati al centrodestra, due al centrosinistra e uno ad un
raggruppamento composto da Udc e liste civiche. Un risultato che fa esultare
gli uomini del Pdl campano, che parlano di "travolgente affermazione"
e rinnovano la richiesta di dimissioni per il governatore Bassolino. In
Abruzzo, i ballottaggi finiscono zero a zero: Francavilla al Mare (Chieti)
passa dal centrodestra al centrosinistra; Sulmona passa dal centrosinistra al
centrodestra. Infine una curiosità: a Terravecchia, un piccolo comune in
provincia di Cosenza. Mauro Santoro è diventato sindaco per un solo voto. A
lui, alla guida della "Lista civica-Sos" sono andate 333 preferenze
contro i 332 voti di Giuseppina Tangari, a capo della "Lista civica-Uniti
per Terravecchia". 29/04/2008.
( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Da Vicenza e Massa
una piccola luce di speranza Cara "Liberazione", il risultato, che
incorona Gianni Alemanno sindaco della capitale, è la pagina più buia della
nostra recente storia repubblicana. Roma città aperta di rosselliniana memoria,
si appresta a incoronare sindaco il ragazzo con la celtica al collo, il
rautiano spiritualista, il vero cuore nero della capitale. Perché tutto questo?
Perché dopo oltre quindici anni di incontrastato governo democratico, Roma si
affida agli eredi del ventennio? A me capita spesso di frequentare la capitale
e di incontrare giovani romani; la percezione degli ultimi anni dell'era
Veltroni, erano evidentemente, segnati da quello che lo stesso Alemanno ha
ripetuto fino alla sua imminente vittoria. I lustrini, le pailettes, le notti
bianche, hanno cancellato la rete sociale e solidale, che la "città
aperta" faticosamente aveva costruito. Inoltre l'utilizzo scellerato che
si è fatto della vetrina romana per le fortune (sfortune) dell'ex-sindaco
Veltroni, sono il segno e la cifra, di un partito di plastica che in questo
modo, ha consegnato una ricchezza di tutti i veri democratici di questo paese,
nelle mani della peggiore destra. La strumentalità con la quale Walter Veltroni
ha sfruttato l'omicidio della povera Giovanna Reggiani, rappresenta
plasticamente la motivazione profonda dell'esito di questa tornata
amministrativa. Il decreto sicurezza voluto e sponsorizzato da Veltroni, lo
sgombero dei campi nomadi, l'obbedienza al Vaticano in tema di diritti civili
in una spasmodica rincorsa verso destra, hanno solo favorito la convinzione
profonda nell'elettorato, che tra una brutta copia e l'originale è meglio
scegliere l'originale. Ecco spiegato il trionfo della Lega al nord e di Alemanno a Roma. Su questo dovrebbero riflettere i
dirigenti del Pd anche a livello biellese. Smettendo di inseguire una
fantomatica sicurezza a prescindere, con telecamere e spreco di denaro
pubblico, ma invece con la ripresa dei fili solidali che come sottolinea anche
il nostro Prefetto, collocano Biella tra le provincie più sicure
d'Italia. Unica annotazione positiva: le vittorie ai ballottaggi di Vicenza e
Massa. A Vicenza il candidato democratico vince con un programma chiaramente
contro la base Usa del Dal Molin e con l'appoggio determinante dei movimenti e
a Massa l'unico candidato della Sinistra Arcobaleno in Italia si impone
rispetto al candidato del Pd. Piccole luci di speranza in un mare nero che il
prossimo anno potrebbe essere ancora più scuro. Pensiamoci prima che sia troppo
tardi! Roberto Pietrobon capogruppo Prc Biella Una disfatta studiata a tavolino
Cara "Liberazione", sono stato indeciso fino all'ultimo se andare a
votare Rutelli, ma poi l'ho fatto, non potevo dare la città ad Alemanno. Ma
ora, dopo il pessimo risultato di Roma, una considerazione: Veltroni ha dato
l'Italia e la Capitale in mano alla destra, con una disfatta totale della sua
"nuova" politica, una disfatta che sembra studiata a tavolino. Spero
che ora ne tragga le dovute conseguenze e si prenda tutte le responsabilità,
compresa la caduta del governo Prodi e la scomparsa della sinistra, quando ha
chiesto il voto "utile", voto utile solo alla destra. Forse anche a
Roma non ha poi lavorato così bene, se non a darne un'immagine cinematografica
e salottiera, fregandosene delle periferie e dei suoi abitanti. Le
"teorie" del vecchio Gelli stanno prendendo sempre più forma. Mala
tempora currunt... Francesco via e-mail Ripartire dai territori: solo così si
torna a vincere Cara "Liberazione", Roma e Vicenza. Queste due città
e gli esiti dei rispettivi voti dicono molto su come diverse persone si pongono
e ricevono di conseguenza. Bisogna stare sul territorio, con la gente che si
dichiara di voler rappresentare. Solo così si torna a vincere, questo è il nostro
ruolo, lì è la nostra migliore politica. Flavio Gori via e-mail Quel che è
accaduto era prevedibile Caro Piero Sansonetti, è forse giunto il momento della
riflessione, quella vera! Ciò che è successo alla sinistra italiana che noi
votiamo è quanto di più prevedibile potesse accadere. Una frammentazione via
via sempre più incontrollata alla quale si è risposto con delle coalizioni
altrettanto conflittuali e di facciata. Incapacità di rinnovare le componenti
interne dei partiti di ispirazione comunista, sia dal punto di vista delle idee
che per quanto concerne il ricambio generazionale. Il distacco sempre più
progressivo dalla massa, dal popolo, dalla gente, comunque la si voglia
chiamare, a favore di un partitismo sempre più élitario. Si è finito per copiare
l'atteggiamento dell'ormai consolidato meccanismo elettorale occidentale che
deve far capo sempre ad "uno". Dimenticando così che la sinistra
abbisogna di energia che viene dal basso. Ho sempre pensato che solo il popolo
che non ha fiducia in se stesso delega la cura della sua paura ad un solo uomo.
Permettimi di farti solo un piccolo esempio personale a proposito
dell'isolamento che ha subito il popolo della sinistra. Ho più volte chiesto a
politici e giornalisti della sinistra cosiddetta radicale, che funzione ha in
un contesto neo-comunista il militare. Intendo dire non solo in merito alla sua
immagine (che pure mi piacerebbe sapere), ma anche per la sua funzione di
lavoratore stipendiato e che seppure privilegiato rispetto ad altre categorie,
è pur sempre un padre di famiglia che ha il problema della "quarta
settimana". Per uno come me che anche questa volta è fra quel milione di
voti, vedersi citato sul giornale solo quando si parla di forze armate che
invadono paesi stranieri oppure come fonte di spreco delle risorse economiche
del paese, mi sembra quanto meno superficiale dal punto di vista politico.
Questo è solo per dire che da troppi anni non si conosce realmente il pensiero
di chi ci rappresenta perché non c'è chiarezza d'intenti e di idee sui temi
sociali, storico-culturali e soprattutto di come rigenerare l'ideologia nel
futuro. Claudio Ferrante via e-mail In Sicilia alle amministrative con il
simbolo Prc Cara "Liberazione", il Comitato politico regionale
siciliano ha approvato un orientamento favorevole alla presentazione
generalizzata del simbolo del partito alle elezioni amministrative del 15
giugno, con un contesto favorevole alla conferma delle alleanze con il Pd e le
altre forze di centrosinistra. E' una scelta che va assunta con estrema cautela
- l'ultima parola spetta ai Comitati politici delle federazioni - avendo cura
di evitare ricadute politiche negative e di ottenere un risultato elettorale
positivo. Per quando riguarda il simbolo, a mio avviso, assieme al giusto e
necessario rilancio del Prc, vanno preservati i livelli unitari già
sedimentati, non solo con le forze politiche dell'ex SinArc, ma soprattutto con
le realtà che hanno avuto come riferimento i cantieri di Rita Borsellino, le
situazioni di movimento, l'associazionismo. Sarebbe una iattura la
riproposizione meccanica e tutto identitaria della presentazione in solitaria,
alla stregua delle decisioni già assunte dal Pdci. D'altra parte va evitata la
riproposizione subalterna e governista dell'alleanza con il Pd, verso cui
spingono, oltre che nostri compagni, settori di Sd e ciò che resta dei Verdi.
In una Sicilia che consegna al centrodestra i due terzi dei consensi, e in una
situazione che ha fatto registrare le gravi degenerazioni del Pd (dalle
compromissioni consociative al sostegno degli interessi dei potentati
economici, dalla privatizzazione dei beni comuni al sì ai termovalorizzatori
fino alla condivisione con la destra delle modifiche in senso autoritario dello
statuto siciliano e della riforma elettorale), va posta con forza la necessità
della costruzione di una soggettività e di una rappresentanza autonoma delle
lotte e dell'antimafia sociali. Questa scelta può e deve essere praticata dove
ne esistano le condizioni, onde evitare avventure e strumentalità. Mimmo
Cosentino via e-mail La sinistra non ha tutelato il suo elettorato Cara
"Liberazione", sono un operaio di terzo livello della Fiat, lavoro in
catena di montaggio alla Magneti Marelli di Bologna. Ho votato Pd alla Camera
(con pochissima convinzione, solo per paura di Berlusconi) e con altrettanta
pochissima convinzione ho votato Sinistra Arcobaleno al Senato. Ho 34 anni. Con
queste elezioni è finito il 900. Non un solo partito della tradizione politica
italiana siederà in Parlamento: non più i socialisti, non più i comunisti, non
più i democristiani. Purtroppo il risultato elettorale è stato catastrofico.
Tante le spiegazioni. Quella che mi sembra più convincente è questa. La
sinistra al governo non ha avuto il coraggio di tutelare il proprio elettorato.
Attenta come era ad accreditarsi con Merryl Linch, Moodie's ecc., piuttosto di
mettere una piccolissima tassa sulle rendite ha preferito fare cassa coi ticket
sulla sanità scontentando una fascia enorme di popolazione. Sulla precarietà
non ha fatto proprio nulla e non è stata di conseguenza credibile nell'ultimo
appello elettrorale. Non solo non ha fatto nulla, ma non ha nemmeno dato
qualche segnale di rispetto o di attenzione ai suoi elettori. Nemmeno il job on
call ha abolito, per il terrore di perdere "prestigio" con i grandi
sponsor finanziari internazionali e le agenzie di rating. Il problema è che la
"gente" nemmeno sa cosa sia la Banca centrale europea, nemmeno sa
cosa sia Merryl Linch. Il centrodestra quando va al governo i suoi li tutela:
condono edilizio, condono fiscale, depenalizzazione del falso in bilancio,
rientro dei capitali dall'estero, ecc. E noi? Cosa abbiamo offerto ai
lavoratori dipendenti? Cosa agli insegnanti e agli operai? Un proposta di
scuola pubblica debole (non si è avuto il coraggio di tagliare i fondi ai
privati per dirottarli sul pubblico), una riforma universitaria (riforma
Berlinguer) orrenda e inutile che ha creato lauree di serie B che non hanno
praticamente mercato, ecc. ecc. Per concludere un'ultima cosa. La sinistra ha
perso anche perché sono vent'anni almeno che non fa battaglie culturali di
spessore. Persino quando ha avuto i "propri" uomini alla Rai, non è
stata in grado, o non ha voluto, proporre programmi che si differenziassero
dalla melma di Mediaset. Berlusconi ha vinto perché culturalmente semina da
decenni il suo modello e, per dirla con Gramsci, ha raggiunto una
"egemonia culturale" incontrastata. Gianni Bortolini via e-mail
29/04/2008.
( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi chiude,
Formigoni resta in Lombardia Il successo esalta il Pdl presto la squadra Frida
Nacinovich I più felici sono i tassisti. Quelli che accolgono l'imperatore
Silvio e il suo proconsole Gianni Alemanno al suono dei clacson. Scene da
vittoria mondiale. Un proconsole alla guida di Roma? Non proprio. Perché
Berlusconi ama Milano (e i milanesi lo ricambiano). Alleanza nazionale invece
ama Roma, e la maggioranza dei romani consegna ad Alemanno le chiavi del
Campidoglio. Risultato che nemmeno Gianfranco Fini era riuscito ad ottenere: la
conquista di Roma, che ha anche un enorme valore simbolico. Daniela Santanché
si complimenta con il neo-sindaco Alemanno, i voti della "Destra"
sono andati a lui. Da queste parti il legame politico e sentimentale sotto
fiamme e fiammelle non è mai finito. "Ci vogliamo bene e non ci siamo mai
divisi - spiega Santanché - Gianni è sempre stato bravo. Oggi è una giornata
storica". "Grazie Daniela", risponde il nuovo primo cittadino di
Roma. La vittoria delle destre, del Pdl, della Lega è di grandi dimensioni. E
quando il vento è quello giusto anche i traguardi più difficili non sono
preclusi a priori. La presa della Capitale aiuta Silvio Berlusconi a completare
la squadra del suo governo. Avanti tutta. A cominciare dall'elezione del
presidente della Camera, che sarà Gianfranco Fini. Nessuna discussione. Ad
Alleanza nazionale la terza carica dello Stato in una legislatura che non vede
sui banchi di Montecitorio e palazzo Madama parlamentari della sinistra
italiana. Mai successo in 63 anni di storia repubblicana. A Roma c'è Alleanza
nazionale. La capitale dell'imperatore è un'altra. Mentre il Cavaliere tratta
con Roberto Formigoni (che quasi sicuramente sarà ricandidato alla presidenza
della Lombardia) gli equilibri del prossimo governo, Gianfranco Fini ringrazia
i tassisti. "Grazie, grazie, grazie di tutto". Berlusconi lascia
Arcore nel tardo pomeriggio, Fini e i suoi ragazzi già festeggiano dopo i primi
risultati parziali. Vittoria. Il capo popolo delle libertà se la prende con
calma, arriva quando il risultato del ballottaggio è ormai definitivo, Alemanno
53,66% Rutelli 46,34, si prende l'ovazione della folla aennina. "Silvio,
uno di noi". Il fatto è che anche Francesco Storace è uno di loro. Il
popolo azzurro nero delle libertà, appunto. Altro colpo di clacson, altro
applauso. "Questo successo completa la nostra vittoria del 13-14 aprile -
osserva Berlusconi - è di stimolo per il grande impegno che ci attende nel
governo dell'Italia in una stagione non facile sul piano economico, e per
questo ancora più entusiasmante."Grazie Roma", "Grazie a tutti i
romani" e un grande augurio di buon lavoro a Gianni Alemanno, nuovo
sindaco di Roma". Così è. Berlusconi si prepara allo scatto finale per la
formazione del nuovo governo, che potrebbe arrivare nei primi giorni della
prossima settimana. Lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano -
che mercoledì scorso aveva incontrato il premier in pectore - annuncia tempi
brevi per la nascita dell'esecutivo della sedicesima legislatura: "Il
nuovo governo - sottolinea il capo dello Stato - nascerà da qui a pochi giorni.
A breve farò le consultazioni". Tra oggi e domani, intanto, con le prime
sedute di Senato e Camera, arriverà l'elezione dei rispettivi presidenti, che,
salvo sorprese dell'ultima ora, saranno, rispettivamente, Renato Schifani e
Gianfranco Fini. Ma un'importantissima tessera del mosaico è stata sistemata
proprio con l'elezione a sindaco di Roma di Alemanno. L'esponente di An libera
infatti la casella che gli sarebbe stata assegnata nel caso di sconfitta nella
corsa al Campidoglio. A beneficiarne dovrebbe essere Forza Italia. Così a
questo punto Claudio Scajola appare sempre più proiettato verso le Attività
produttive, mentre Maurizio Sacconi dovrebbe andare al Lavoro e Welfare, con
qualche chances anche per Renato Brunetta. A favore di entrambi gioca il fatto
di essere veneti, con la possibilità di completare insieme al leghista Luca
Zaia, destinato alle Risorse agricole, quel tandem di ministri veneti promesso
da Berlusconi nell'incontro dei giorni scorsi con il presidente della Regione
Veneto Giancarlo Galan. Continua a chiedere un ministero Gianfranco Rotondi,
poco propenso ad accettare la vicepresidenza della Camera, mentre Carlo
Giovanardi appare favorito per i Rapporti con il Parlamento, Roberto Calderoli alle Riforme, Umberto Bossi al Federalismo. Infine sempre in rialzo le quotazioni di Paolo
Bonaiuti ai Beni Culturali mentre Raffaele Lombardo fa sapere che l'Mpa non si
può "accontentare di sgabuzzini o elemosine". Alla fine potrebbe
ottenere un vice ministero all'Economia per Giovanni Pistorio. Il
governo che viene sarà il primo senza (post) democristiani. A meno di non
considerare tale Carlo Giovanardi, che in effetti arriva dalla grande famiglia
dello scudocrociato. Ma da dieci anni a questa parte è uno dei più fedeli amici
di Silvio Berlusconi. Per informazioni chiedere a Marco Follini e allo stesso
Pierferdinando Casini. Se democristiani si nasce, berlusconiani si diventa. Lo
è diventato anche Gianfranco Fini, che pure non può essere tacciato di simpatie
per la Dc di Moro, Fanfani, Andreotti. Il nuovo presidente della Camera era
missino duro e puro. L'acqua di Fiuggi nel suo caso ha fatto miracoli.
29/04/2008.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-29 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Il blitz Lo smercio degli stupefacenti tra via Aldini e via
Traversi. I ragazzini usati come sentinelle contro gli agenti Quarto Oggiaro,
baby-pusher nel fortino della droga Nove arresti. Anche un tredicenne nella
gang. Cocaina nascosta sotto i giardini o sugli alberi Nove arresti e quattro
denunciati. Ragazzini usati come cavallini della droga. Un
13enne - seguito dai servizi sociali - usato dai boss come vedetta. Due blitz
della polizia hanno stroncato il sistema dello spaccio a Quarto Oggiaro. La
cocaina veniva venduta nei giardini pubblici, tra via Aldini e via Traversi. Le
dosi erano nascoste sotto terra, nei tronchi degli alberi, nelle crepe dei
muretti. Tra i clienti molti erano camionisti in partenza per i lunghi
viaggi in autostrada. L'operazione ha portato al sequestro di tre chili di
stupefacenti e oltre 72 mila euro. L'appartamento del tesoriere del gruppo, in
via Capuana, era supersorvegliato da un sistema di telecamere nascoste. A
PAGINA 5 Santucci.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-29 num: - pag: 1 autore: di
GIANGIACOMO SCHIAVI categoria: REDAZIONALE I minori e il
crimine ARRUOLATI DALLA BANDA Tra piazze e parchi vita da piccoli boss nel
quartiere-ghetto Quanta cocaina. E quanti ragazzini perduti nel giardino della
droga a Quarto Oggiaro. Bambini che imitano i boss, che nascondono le dosi su
un albero o sotto una zolla. Non spacciano: vigilano, controllano, si
addestrano all'impresa criminale bruciando la finta innocenza dell'età.
Ma anche nella periferia sofferente e insicura di Milano c'è qualcosa che
cambia. C'è voglia di reagire. CONTINUA A PAGINA 5.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Nova Milanese Dal 45% del primo turno, ha vinto con il 55,7% dei
voti Quarto mandato, rieletta Barzaghi la "rossa" Nova Milanese resta
roccaforte rossa. Ed è un'investitura "alla grande" per Laura Barzaghi,
sostenuta da Pd, Sinistra arcobaleno, Idv e lista civica, che ieri ha vinto con
il 55,77 per cento dei voti. Un trionfo anche personale, se si pensa che alle
politiche del 13 aprile, a Nova, il centrosinistra ha ottenuto solo il 45 per
cento. Per Laura Barzaghi, uno dei pochi sindaci di centrosinistra rieletti
nell'azzurra Brianza, sarà il quarto mandato: la prima volta fu sindaco dal
1993 al 1995 (Dc e Pci); poi fu rieletta dal 1995 al 1999 (Ppi e Pds) e ancora
dal 2003 al 2008 (Ulivo). E ogni volta è riuscita a fare il pieno di voti.
Nonostante il vento in poppa per il centrodestra, invece,
Loris Dante, 50 anni, tributarista, candidato della Lega Nord sostenuto anche da Pdl e lista civica, si è fermato al
44,22 per cento. Laura Barzaghi è tornata subito al lavoro: "Il voto rappresenta
una grande apertura di credito". La nuova squadra sarà profondamente
rinnovata. Marco Mologni.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 3
categoria: BREVI Il vertice decisivo Il faccia a faccia La nuova squadra L'incontro a villa San Martino Gli eletti e il rimpasto Il
governatore dovrà mettere mano alla giunta dopo l'elezione in Parlamento degli
assessori Giancarlo Abelli (Famiglia), Viviana Beccalossi (Agricoltura) e
Massimo Corsaro (Industria) La scadenza e il voto Le prossime elezioni
regionali si svolgeranno nel 2010. La Lega Nord chiede da tempo la presidenza della Regione Lombardia.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Allarme Mezzo grammo a 40 euro, vendita a ciclo
continuo: il deposito delle dosi in una cantina in via
Capuana Cocaina nei giardini e vedette in strada Arrestati i baby boss dello
spaccio Blitz a Quarto Oggiaro. Il capo, 19 anni, difeso dalle donne che
insultano la polizia Nove arresti e un tredicenne in comunità Sequestrati
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Il vertice di Arcore Il summit La partita del Pirellone
Il ruolo nel partito A Roberto Formigoni è stata offerta la vicepresidenza del
Pdl. Ma resta da capire il "peso" del ruolo,
visto che per coordinare il partito è stato chiamato il deputato toscano Denis
Verdini Le mosse del Carroccio La Lega Nord non si sbilancia. Così il capogruppo Stefano Galli:
"Che cosa faremo nel 2010 lo deciderà a tempo debito il consiglio federale
del partito".
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Presidente-Cavaliere Le provocazioni per tentare il salto verso
Roma SEGUE DA PAGINA 1 Era una battuta, ovviamente, ma forse non è un caso se
un altro "alto, bello e con tanti capelli", tale Pier Ferdinando
Casini, ha avuto rapporti ancor più burrascosi con il Cavaliere. In realtà
l'invidia non c'entra nulla. Il fatto è che Formigoni - e come lui e più di lui
Casini - ha sfidato troppe volte Berlusconi. Ha fatto la guerra a Dario
Rivolta, voluto dal Cavaliere alla guida di Forza Italia in Lombardia. Ha fatto
la guerra a Paolo Romani, messo dal Cavaliere al posto di Rivolta. Nel
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE La storia Su YouTube le imprese dell'esercito dei baby pusher.
Negli ultimi sei mesi 20 minori arrestati o segnalati Soldatino della droga: a
13 anni era il palo della gang A tredici anni, il suo fischio attraversava le
strade di notte. Un segnale per i pusher, acquattati nel buio del parco. Un
fischio potente, che significava "via tutti, sparire". Per questo
l'avevano "arruolato". E per la sua memoria: da mesi teneva a mente
le targhe delle auto della polizia, quelle anonime, senza insegne e colori, le
macchine che gli investigatori usano per gli appostamenti. L'hanno fermato
così, mentre studiava una targa e rifletteva se fosse il caso di lanciare
l'allarme per chi, laggiù in via Aldini, stava vendendo cocaina. è lui il più
giovane tra i "soldati" della droga di Quarto Oggiaro, un bambino.
Faceva la sentinella. I poliziotti si trovano sempre più spesso di fronte a una
situazione del genere: da una parte i capetti delle gang che organizzano,
smerciano e guadagnano; dall'altra, ragazzini sempre più giovani e sempre più
distanti dal quartiere. Nell'ultimo blitz, uno di Casatenovo e uno di Nova
milanese, giovani che nel milieu criminale di Quarto non ci sono cresciuti. Ma
che ne subiscono il fascino, assaporano il brivido di essere comprimari in una
scena da noir di periferia. "è in atto un ricambio generazionale "
riflettono gli investigatori. Lo dicono i numeri: negli ultimi sei mesi, a
Quarto Oggiaro sono stati arrestati 8 minorenni, 12 segnalati ai servizi
sociali. Alcuni, studenti di famiglie normali. Altri, adolescenti
extracomunitari. Qualche genitore, non coinvolto nel giro, sta facendo cambiare
scuola ai figli, per tenerli lontani dalle strade di Quarto. "è una presa
di coscienza importante" dice la polizia. Minorenni che fanno da palo,
sentinella, vedetta in motorino. In via Traversi e in via Aldini erano loro i
più esposti. Facce di bambini sotto i lampioni che indirizzano i clienti in
cerca di dosi: "Vuoi comprare? Entra nel parco e chiedi a quel tizio"
dicevano. Lui, il più piccolo, ha 13 anni. A tenerlo lontano da Quarto Oggiaro,
ci stavano provando i servizi sociali. Famiglia complicata, parecchi guai con
la giustizia. Il bambino viveva in una comunità protetta in una provincia
lontana da Milano. Obiettivo: farlo andare a scuola, dopo che gli assistenti
sociali avevano accertato "l'evasione dell'obbligo scolastico". Però,
appena tornava a casa, era libero di scendere in strada. Lasciava la comunità
ogni venerdì alle 15, doveva tornare la domenica alle 21. Il weekend, col
ritorno a Quarto, lo passava in famiglia. Quella vera e quella di strada. Col
buio, su e giù tra via Capuana, via Aldini e via Traversi. A studiare da
banditello. A vedere come girano gli affari. A riempirsi d'orgoglio perché lui
stava con quelli tosti, quelli che mettono paura, quelli a cui tutti devono
rispetto. Per ogni serata da sentinella rimediava 20 euro. Ma quello era il
meno. In questa logica rovesciata, era il senso di appartenenza la sua vera
gratificazione. Sul telefonino gli hanno trovato un video: le
facce dei giovani boss di Quarto che spavaldi aspirano boccate di sigaretta,
altri che impennano coi motorini. A tredici anni poteva mostrare in giro quel
video e dire fiero: "Sono uno di loro". La vedetta della banda Il
ragazzino memorizzava da mesi le targhe delle auto della polizia, quelle senza
insegne, usate dagli investigatori per gli appostamenti Gianni Santucci.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE
Vittoria sul filo, il centrosinistra tiene Bresso Zinni eletto sindaco con 156
voti di scarto. "Subito incontro con la Moratti sull'Expo" Il
neosindaco è l'assessore uscente alle attività produttive: ha battuto il
candidato di centrodestra Roberto Cassamagnaghi La più contenta è la nipotina
Sara, 5 anni: "Il nonno ha cambiato ufficio!". Il nonno, all'anagrafe
si chiama Fortunato Zinni, 67 anni, ed è il nuovo sindaco di Bresso. Il
centrosinistra mantiene l'amministrazione della cittadina alle porte di Milano,
27 mila abitanti, per un pugno di voti: appena 156 separano i due candidati.
Zinni, assessore uscente alle attività produttive e al bilancio, ha ottenuto,
al ballottaggio, il 50,58% dei consensi, pari a 6.803 voti. Testimone della
strage di piazza Fontana, autore di libri di storia locale, il candidato del
centrosinistra era appoggiato da Pd, Italia dei Valori, La Sinistra
L'Arcobaleno, lista "Manni per Bresso ", Pse. La settimana prima del
ballottaggio aveva raccolto la dichiarazione di voto favorevole dai candidati
sconfitti al primo turno, Raimondo Valenti di "Bresso Vale" e Aldo
Piatti di "Un ponte per Bresso". Ha perso, ma solo di misura, il
candidato del centrodestra, Roberto Cassamagnaghi, 59 anni, che si è fermato al
49,42%, pari a 6.647 voti. Consulente di Mediobanca, si è presentato come
alfiere di Pdl, Lega Nord, lista
civica "Per Bresso Cassamagnaghi" e Udc. Ma nonostante la sconfitta,
il centrodestra di Bresso ha motivi per festeggiare: infatti negli ultimi 10
anni non si era avvicinato mai così tanto agli avversari. Segno che le liste
civiche, pur raccogliendo il 10 cento al primo turno, al ballottaggio sono
state influenti, ma non determinanti. Anzi, il centrodestra partiva
indietro, rispetto a quindici giorni fa, di quasi due punti percentuali e
mezzo, il 42,72% contro il 45,25%. Cassamagnaghi è riuscito a erodere ancora
consensi al centrosinistra, pur con un'affluenza alle urne del 63,03%, crollata
rispetto al primo turno. "Mi impegnerò per un'opposizione costruttiva - ha
detto il candidato del centrodestra -: lo devo a tutti quelli che hanno avuto
fiducia in questo progetto ". "è stata una sofferenza - è stata la
prima impressione del neosindaco Zinni - ma sono contento. Chiedo alla giunta
di non lasciarmi solo, perché ci saranno molte cose da fare". In agenda
già due appuntamenti: questa mattina Zinni depositerà una corona di fiori al
monumento ai caduti sul lavoro, nella piazza del Comune. Tra qualche giorno,
con il sindaco di Milano, Letizia Moratti, si incontrerà per discutere di
trasporti ed Expo
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Dentro le case popolari Ma anche nella periferia
sofferente e insicura di Milano c'è voglia di reagire Vite da piccoli ras nel
vuoto del quartiere ghetto SEGUE DA PAGINA 1 La gente non fa più finta di non
vedere. La polizia perfeziona i controlli. Il Commissariato funziona. Il Comune
interviene con maggior sollecitudine. C'è una speranza che cresce con la
massiccia ondata di arresti delle ultime settimane: quella di fermare un
traffico che suscita tensione e paura tra i cittadini onesti e alimenta il
piccolo esercito della malavita locale. Quarto Oggiaro sperimenta la voglia di
riscatto tante volte soffocata dalle pubbliche disattenzioni: l'ennesima
operazione antidroga dimostra come il controllo del territorio possa essere
ripreso dalle forze dell'ordine. Fermando il degrado e
riparando i vetri rotti delle finestre o dei lampioni, volutamente frantumati
dai boss di professione. Nel buio e nel disordine sociale è facile creare
condizioni di illegalità: per anni hanno vinto i boss; ieri ha vinto la
legalità. è triste vedere nelle truppe dello spaccio anche ragazzini che
dovrebbero essere a scuola o nelle loro case. Queste vittime del niente
che soffoca certi angoli delle nostre periferie si sentono qualcuno facendo il
palo o la sentinella su motorini smarmittati, guadagnando qualche euro da
bruciare nelle macchinette del videopoker o in un nuovo cellulare. Tredici
anni. A volte anche meno. E già in grado di muoversi da soli, di venire da
paesi dell'hinterland nel centro dello spaccio, pronti a timbrare il cartellino
per la loro piccola provvigione. Si fatica fin da piccoli a Quarto Oggiaro, e
non è un caso se qualche giorno fa una bambina ha chiesto alla sua maestra una
lezione di abbracci, contro la solitudine, la noia, l'assenza di tanti adulti.
Ma non è solo un problema di quartiere quello dei baby corrieri della cocaina:
il mercato della droga è diventato un business troppo grande, una fonte di
reddito sicura. La richiesta continua garantisce grandi e piccoli boss, crea un
indotto sempre più vasto. Bisognerà aggredire anche questo mercato diffuso
della cocaina, ormai estesa a macchia d'olio, considerare l'uso della polvere
bianca un'emergenza sociale, alla stregua dell'eroina di trent'anni fa, per
arginare in qualche modo l'arruolamento continuo di giovani nello spaccio.
Dietro il fiume di droga che invade Milano c'è un consumo che sembra sempre più
tollerato, poco localizzabile, trasversale a ogni categoria. Ci sono
consumatori in continuo aumento. C'è una richiesta che passa in ogni strato
sociale. La raffinata distribuzione che i nascondigli e le baby sentinelle di
Quarto Oggiaro garantivano a tutti è stata scoperta dopo mesi di pedinamenti,
appostamenti, controlli. Adesso non si deve lasciare che l'operazione di ieri
resti un caso isolato. Allarma la rete dei ragazzini per i quali non è
difficile prevedere un futuro di entrate e uscite dal Beccaria. Bisogna evitare
che abbiano altri pericolosi imitatori. I controlli della polizia Negli ultimi
sei mesi sono state arrestate 43 persone, 8 sono minorenni. In tutto sono stati
sequestrati 3 chili di droga; oltre 72 mila euro recuperati Giangiacomo
Schiavi.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 6
categoria: BREVI BALLOTTAGGI 2008 I vincitori \\ Il Pdl può vincere al Nord con
l'apporto della Lega e al Sud senza l'apporto della Lega Ignazio La
Russa, An.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Gianni, l'uomo della nuova destra che unisce imprenditori, ultrà e
proletari Scettico sulla svolta di Fini, ha coltivato l'ala
"sociale". E da ministro ha pescato anche a sinistra SEGUE DALLA
PRIMA Se oggi lo festeggiano i tassisti irriducibili, e Montesano ex
eurodeputato Ds; se l'hanno votato le grandi famiglie già papaline quindi
democristiane infine rutelliane, e le classi popolari rimaste in città, allora
Gianni Alemanno non è più da molto tempo il "picchiatore", il
"camerata", l'avanguardia della "marea nera" annunciata da
qualche suo coetaneo del fronte avverso. Ieri, in una giornata non meno storica
del 13 aprile, il cerchio aperto nel '93 si è chiuso. Allora fu Fini a sfiorare
la vittoria contro Rutelli. Adesso a batterlo è l'uomo che più ha faticato a
seguire Fini nella marcia verso il centro, che per cinque anni è stato al
governo quasi come capo di una corrente alternativa, che a lungo ha diviso con
Storace la guida di una "destra sociale" sospettata di velleità
neocorporative, ma che ora dimostra come la destra nuova sappia convincere la
maggioranza dei romani, reduci da una lunga stagione non priva di successi ma
associata al cliché eterno della mediazione, dei circoli, dei salotti
interclassisti, delle relazioni privilegiate. Così le grida dell'ultima ora
contro "l'uomo nero" non hanno influenzato il voto più di quanto
avrebbe fatto anni fa una campagna contro D'Alema "lanciatore di molotov";
come l'insistenza maliziosa sul matrimonio di Alemanno con la figlia di Pino
Rauti non ha mosso l'umore dell'elettorato più di un attacco da destra a Pietro
Ingrao, per citare un altro "grande vecchio" sconfitto dalla storia e
dal crollo delle ideologie ma a cui è giustamente riconosciuto un onore delle
armi ad altri negato, almeno sinora. Questo non significa che al ballottaggio
esca sconfitto anche l'antifascismo, valore importante pure nella capitale; ma
che proprio per questo non andava svilito e strumentalizzato in una maniera che
si è rivelata non solo inelegante ma, forse, controproducente. La vittoria di
Alemanno (e di Fini, che l'aveva prevista così come alla vigilia del 13 aprile
aveva anticipato che la Fiamma di Storace si sarebbe fermata al 2%) dimostra
che, come al Nord la Lega tiene le chiavi dell'identità e della rappresentanza, così a
Roma la destra ha il polso dell'anima profonda della città, dalle borgate ai
quartieri piccoloborghesi, e sa coniugarla in sintonia con quelli che un tempo
avrebbe definito polemicamente i "poteri forti" della capitale, dalle
gerarchie vaticane ai costruttori; poteri in parte persuasi da tempo, in
parte rapidi nel riallineamento. Le ragioni e la natura di questo passaggio
storico sono tutte nella biografia del nuovo sindaco. Un uomo capace di
cambiare anche radicalmente, senza abiure spettacolari, senza conversioni
pubbliche, senza rinnegare il proprio passato. Alemanno, pugliese d'origine
(padre di Lecce, madre di Gallipoli), cresce in una Roma che coltiva una
memoria del fascismo fatalmente diversa da quella del Nord operaio, che certo
non rimpiange le leggi razziali e l'occupazione ma neppure dimentica il lascito
del regime: una nuova urbanistica, grandi edifici dal Foro Italico
all'università, grandi ospedali come il San Camillo e il Forlanini; un ceto
medio impiegatizio con l'espansione della burocrazia statale, un proletariato
di periferia con le borgate, un hinterland con le bonifiche; e, soprattutto,
l'idea (sia pure espressa nelle forme rozze e antistoriche della retorica
dell'Impero) di Con il tricolore Gianni Alemanno, 50 anni, nato a Bari e
cresciuto a Roma, festeggia l'elezione a sindaco della capitale
(Pignatelli/Reuters).
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num:
- pag: 6 categoria: REDAZIONALE Vertice in aereo Bossi chiede il Welfare per Rosi Mauro MILANO - (al. t.) Rosi Mauro
(sopra) al Welfare. Dopo la vittoria di Alemanno, Umberto Bossi chiede a Silvio Berlusconi un
altro ministero chiave. I risultati di Roma hanno rimesso in discussione la
"quadra" tra Lega e Pdl. E se Rosi Mauro sembrava destinata
alla vicepresidenza del Senato, ieri il Senatùr ha alzato il tiro. Anche perché
c'è da compensare il veto su Calderoli vicepremier. E Maroni potrebbe cedere il Viminale per lo Sviluppo
economico. Bossi è partito per Roma, sullo stesso
aereo di Berlusconi, Tremonti e Calderoli. Si è
parlato anche del Guardasigilli: potrebbe tornare in gioco Roberto Castelli,
particolarmente gradito da Silvio Berlusconi.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena La soddisfazione per una affermazione senza la Lega
An: ora più forti al tavolo del Pdl E Silvio non molla l'asse con Walter ROMA -
"Aspettate, aspettiamo il ballottaggio di Roma. Dopo quel voto vedrete che
cambierà tutto". E tutti dentro An avevano infine condiviso il profilo
scelto dal leader, sebbene nel partito serpeggiasse il malcontento, perché -
come racconta Matteoli - "all'indomani del 14 aprile, sembrava
che la vittoria elettorale fosse solo frutto di Berlusconi e Bossi. E nell'immaginario collettivo,
come in quello mediatico, la stessa disputa sugli assetti di governo pareva
incentrata esclusivamente sui rapporti di forza tra il Cavaliere e la Lega, con
An marginalizzata. Non era così. La vittoria di Roma lo dimostra ".
Ecco perché, con un paradosso, Ronchi definisce la conquista del Campidoglio
"persino più importante del successo alle Politiche". L'affermazione
di Alemanno ha un valore strategico per An, "con Gianni si chiude il
cerchio del '93", ha sussurrato ieri pomeriggio Fini, alzando il calice
con La Russa nel bar sotto la sede di via della Scrofa. Come a dire che ieri
"si è completata la svolta" della destra: dal Msi al Pdl, passando
per An. Non a caso Alemanno ha subito voluto rimarcare che "il mio è il
successo di tutto il centrodestra, non solo della destra". La battuta
rimanda al ragionamento di Fini, convinto che il voto di Roma avrebbe cambiato
tutto: "Ora è chiaro. Questo voto rappresenta un'autentica rivoluzione
culturale prima che politica, segna la fine di un'era, seppellisce gli schemi
ideologici del passato, cambia per sempre il volto del sistema". Non è il
preannuncio di rivendicazioni ministeriali, "nessuna ripercussione sul
governo", ha annunciato infatti al Tg1. Per il leader di An, aver
strappato il Campidoglio al Pd, "senza la Lega" e con l'intero
centrosinistra schierato per Rutelli, vale molto di più: gli offre una maggiore
forza contrattuale quando dovrà sedersi con il Cavaliere per discutere sulla
nascita del Pdl. La "storica" vittoria di Alemanno avviene alla
vigilia della sua "storica " elezione a presidente della Camera,
"e immagino che qualcosa aggiungerai nel tuo discorso", gli ha
chiesto La Russa. "L'ho già preparato ", è stata la risposta: "E
non dovrò cambiarlo". Un modo per ribadire che era certo del risultato. E
prima di tornare nel suo ufficio, il leader di An ha provato a immaginare lo
"psicodramma " in corso nel Pd: "Anche se al momento non so
quali effetti potrà avere sugli equilibri interni". Il tema è caro a Berlusconi,
intenzionato a tener saldo l'asse con Veltroni, tanto da averlo sottolineato
nella nota con cui ha festeggiato la vittoria di Roma: "Mi auguro che,
nonostante la sconfitta, l'opposizione confermi in Parlamento l'impegno a
collaborare sulla riforma dell'architettura istituzionale". Il Cavaliere
attende ovviamente di capire cosa accadrà nel campo avverso, ma non ha alcuna
intenzione di riproporre "schemi del passato". Il riferimento è alle
manovre anti veltroniane, di cui è a conoscenza. Il cenno è a D'Alema, che ieri
guarda caso è stato attaccato addirittura da un vecchio amico-avversario, il
pugliese Fitto: "Anche nella mia regione gli elettori hanno bocciato
D'Alema e i suoi metodi". "A noi serve un interlocutore credibile, e
serve stabilità per governare, non giochi di Palazzo", è la tesi di
Berlusconi. Tesi che coincide con quella sostenuta da Gianni Letta, che nei
giorni scorsi si è impegnato perché l'asse reggesse. Raccontano infatti che
alla vigilia del ballottaggio per Roma, dinanzi agli attacchi di Veltroni sul
"nero Alemanno" e sui rapporti tra il Cavaliere e il
"fascista" Ciarrapico, il più fidato consigliere del futuro premier
abbia invitato i dirigenti azzurri e anche quelli di An a "evitare
polemiche astiose", a "moderare i toni delle risposte", perché
"si deve guardare in prospettiva". E in prospettiva Berlusconi ha
chiaro un punto: "Se salta Veltroni rischiano di saltare gli equilibri ai
quali abbiamo lavorato". Traduzione: il leader del Pdl ritiene che se
salta il leader del Pd, salta lo schema bipolare, quasi bipartitico, uscito dal
voto del 14 aprile. E questo potrebbe innescare una fase d'instabilità anche
nel centrodestra. "Avete visto come D'Alema è andato subito da
Casini?", ha commentato Berlusconi: "Già nel '94 fece la stessa
cosa". Allora, il ministro degli Esteri uscente cercò l'intesa con il Ppi
di Buttiglione "ma anche " con la Lega... Certo, nel centrodestra si
confrontano tesi diverse. Per esempio Cicchitto, futuro capogruppo alla Camera
del Pdl, ieri ha attaccato "Veltroni e il sistema di potere di
Bettini", aggiungendo che "di là sono profondamente divisi", che
"non possiamo avere un interlocutore solo", e che "dobbiamo
esser cauti per non venire strumentalizzati a fini di battaglie interne al
Pd". Però la linea del Cavaliere al momento non muta. In futuro si vedrà.
Un altro potentissimo dirigente forzista, Donato Bruno, avvisa infatti che
"Gianni - inteso come Letta - non è tipo da farsi trovare impreparato. Non
è che ha smesso di tenere rapporti anche con D'Alema e Marini". Ma c'è un punto
su cui Berlusconi e Veltroni hanno stretto un patto di ferro: "Impediamo
la rinascita del centro". Su quella linea il Cavaliere non tradirà
l'impegno. Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 6
categoria: BREVI Umberto Bossi Sembrava che
la vittoria delle Politiche fosse solo sua. E invece il Pdl vince a Roma senza
Lega.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-29 num: - pag: 24 categoria:
REDAZIONALE Lo Bello di Confindustria "C'è una zona grigia al servizio
delle cosche" MILANO - "Le cosche, senza la "zona grigia"
dei professionisti e della "piattaforma di servizi" che offrono ai boss, sarebbero solo crimine ordinario", dice
Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria siciliana, dell'affilato libro che
Nino Amadore, giornalista del Sole 24 Ore, dedica appunto a "La zona
grigia" di tecnici pubblici, avvocati, medici, geometri, notai: quelli che
il pm antimafia palermitano Michele Prestipino chiama "i
"pontieri" delle cosche verso la società civile" e accredita di
"sempre maggior forza contrattuale" rispetto ai boss. E se ai
"dottor Neri" (i professionisti conniventi) "fa paura solo la
certezza della pena", ai "dottor Bianchi", quelli invece
"ignari di poter essere intossicati", l'economista Donato Masciandaro
prospetta "incentivi normativi che non solo siano efficaci, ma anche
efficienti per il sistema". (L. Fer.) Industriale Ivan Lo Bello è il
presidente di Confindustria Sicilia in prima linea contro la mafia.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-29 num: - pag: 25 categoria:
REDAZIONALE Bologna Il sindaco padovano Zanonato: ma vogliamo che preghino o
spaccino? Stop di Cofferati alla moschea "Il progetto non esiste più"
Il Comune: non hanno preso le distanze dall'Ucoii. La Lega esulta Dopo mesi di
discussioni, il dietrofront. An: ora ci danno ragione, come hanno fatto sul
manganello ai vigili DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA - Niente nuova grande moschea
all'ombra delle Due Torri. La Lega, che con Roberto Calderoli
aveva ipotizzato un "Maiale day", con suino al guinzaglio per
infettare il terreno del luogo di culto islamico, esulta: "è l'effetto
della nostra vittoria". An gongola: "Il Comune ci dà ragione, anche
se un po' in ritardo". Sergio Cofferati, che nei mesi scorsi aveva detto
sì facendo arrabbiare l'opposizione, nel giorno del no è fuori sede. Ma è
d'accordo sul dietro front. La svolta arriva con la firma e la voce di Virginio
Merola, assessore all'Urbanistica, l'uomo che aveva in mano la patata bollente
che, opinione diffusa, ha portato voti al Carroccio. Con il conforto del
Partito democratico (che l'anno prossimo dovrà chiedere il rinnovo di fiducia
agli elettori), proprio nel giorno in cui Alemanno ha sconfitto Rutelli. Per
questo c'è chi pensa che la mossa sia previdente per togliere agli avversari la
carta del malcontento diffusa tra molti bolognesi. Per contro il Centro di
cultura islamica non rinuncia al progetto e snobba il Comune: non ha nemmeno
risposto alla lettera in cui la giunta poneva condizioni vincolanti. Questa
lettera, nota solo ora, è stata scritta prima delle elezioni. L'assessore
Merola sottolinea: "Prima delle elezioni". Una
puntualizzazione per non darla vinta agli uomini di Bossi. In sostanza era un ultimatum: "Niente regole, niente
moschea". La sterzata restrittiva è stata esplicita. Il Comune ha messo i
musulmani bolognesi davanti alla scelta, esponendo due condizioni, la prima più
formale (costituzione di una Fondazione, per garantire trasparenza nella
gestione dei fondi), la seconda nettamente politica: rompere con
l'Ucoii, il raggruppamento che non ha accettato l'invito del governo di entrare
nella Confederazione musulmana. La mancanza di risposta è stata presa come un
"silenzio dissenso" ed ecco lo stop alla moschea. "Il progetto
non esiste più", ha sancito Merola. La vicenda assume rilevanti contorni
politici. Era un punto di inquietudine nella città e di rovente scontro fra i
partiti. La costruzione era prevista in un'area periferica ma tra gli abitanti
del quartiere era cresciuta l'opposizione. Siamo oltre la zona Pilastro, per
anni punto dolente ma da qualche tempo stabilizzato. Molta gente ha visto il
progetto come un problema di sicurezza o un favore agli integralisti, in una
città caduta in pesanti situazioni di degrado e di paura. Ora il leader di
Alleanza nazionale Enzo Raisi sente vincente la sua linea politica: "Anche
su spray e manganelli ai vigili il Comune ha finito per darci ragione ".
Da Padova il sindaco Pd Flavio Zanonato, che si batte per la costruzione di una
moschea nella sua città, non entra nel merito di Bologna. Ma spiega: "La
libertà di culto è garantita dalla nostra Costituzione. Preferiamo che gli
islamici spaccino o che preghino? Non mi oppongo al referendum che vuole la
Lega: sono sicuro che i padovani diranno sì alla moschea ". Vittorio
Monti.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-29 num: - pag: 31 categoria:
REDAZIONALE L'accordo La compagnia tedesca: non escluso un ampliamento, il Nord Italia ci interessa Malpensa, svolta con Lufthansa
"Alleanza strategica, è solo l'inizio" Bonomi: Alitalia non ha
creduto in noi. A Sea "costa" 30 milioni Il gruppo tedesco fa forse
un passo indietro nella lista dei potenziali acquirenti della compagnia
italiana SEGUE DALLA PRIMA "Abbiamo sempre detto di considerare l'Italia,
e in particolare il Nord, un mercato molto importante. Non escludiamo nuovi
sviluppi", fa sapere il quartier generale del colosso tedesco.
"Questo è l'inizio di un percorso - aggiunge Giuseppe Bonomi, presidente
di Sea -. Abbiamo messo a punto squadre di lavoro congiunte che lavoreranno per
lo sviluppo di Malpensa". Numerose le reazioni alle manovre di
avvicinamento tra Lufthansa e lo scalo varesino. "Questa è la prima
risposta del nuovo governo alle difficoltà di Malpensa", ha rivendicato il
leader della Lega, Umberto Bossi.
Mentre per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, "per
Malpensa l'accordo è sicuramente importante, ma per Alitalia non
necessariamente". Le nuove rotte - tutte europee - sono il primo passo
verso un ritorno di Malpensa al ruolo di hub? Presto per avere risposte. Ancora
da definire le destinazioni e il numero di voli. Certo è che Alitalia rischia
di avere un nuovo concorrente sul mercato del Nord. E che, con questa mossa,
Lufthansa scivola agli ultimi posti nell'elenco dei potenziali acquirenti della
compagnia di bandiera italiana. "Sea dimostra di poter trovare partner di
grande livello ", ha commentato soddisfatta Letizia Moratti, sindaco di Milano
(il Comune della Madonnina controlla l'84,5 per cento della società che
gestisce gli aereoporti milanesi). "Resta l'amarezza per quanto ha fatto
il governo Prodi che si apprestava a svendere l'intero sistema del trasporto
aereo italiano", ha polemizzato Moratti. A questo punto l'obiettivo di Sea
è lavorare per la liberalizzazione del mercato aereo. "La condizione
perché Malpensa di sviluppi come hub" insiste il presidente di Sea,
Giuseppe Bonomi. Anche il manager non risparmia un affondo al governo uscente:
"Alla richiesta di una maggiore liberalizzazione dei cieli, il governo
Prodi ha risposto con un "vedremo". E tutto per il timore di
indispettire il potenziale acquirente di Alitalia. Ora torneremo alla carica
con Berlusconi". Per quanto riguarda la causa di risarcimento danni da
1,25 miliardi di euro intentata da Sea ad Alitalia, Bonomi apre uno spiraglio:
"Se arrivasse una proposta transattiva da Alitalia, la valuteremmo con
velocità e attenzione ". Intanto Sea chiude il bilancio con un utile di
34,5 milioni di euro (di cui 29,6 distribuiti agli azionisti). I ricavi sono
aumentati in un anno del 6,1 per cento attestandosi a quota 691,5 milioni. Il
gruppo registra un indebitamento netto di 385,8 milioni di euro, in
miglioramento rispetto al 2006. Senza l'abbandono di Malpensa da parte di
Alitalia, gli utili si sarebbero attestati sui 64,4 milioni di euro. Circa 30
milioni di euro, quindi, a oggi, il costo del divorzio dalla compagnia di
bandiera. Degli 886 movimenti tagliati, 510 sono stati già recuperati.
Ulteriori notizie sul futuro di Sea nel piano industriale che sarà presentato a
fine maggio. Il presidente di Sea Giuseppe Bonomi (a sinistra), e
l'amministratore delegato di Lufthansa Wolfgang Mayrhuber Rita Querzé
L'INTERVENTO di Salvatore Bragantini nelle Opinioni.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-29
num: - pag: 52 categoria: BREVI Film e programmi Bruce Willis killer Gere sulle
sue tracce Un boss legato alla mafia russa assolda il killer detto "The
Jackal" (Bruce Willis, foto) per eliminare la moglie del presidente Usa.
Sulle tracce di Jackal c'è Declan (Richard Gere) The Jackal Retequattro, ore
21.10.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-29 num: - pag: 38 autore: di
MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE La vittoria di Alemanno Non solo Roma
SEGUE DALLA PRIMA Il risultato paradossale è stato quello di dilatare la
sensazione del vuoto strategico del centrosinistra; di mostrare in bianco e
nero non il Pdl ed il suo "uomo senza qualità", ma un Pd che invece
pretendeva di presentarsi nuovo di zecca, ed invincibile nella sua roccaforte
capitolina. A questo punto, il problema non è più soltanto l'eredità
governativa di Romano Prodi. Di fatto, il risultato del ballottaggio per il
Campidoglio lesiona la leadership veltroniana e di tutto il "gruppo
romano" che ha costruito il Pd e la sua strategia solitaria. Ma
soprattutto, lascia indovinare una crepa in quel "partito dei municipi
" che ha sempre rappresentato il cuore duro del potere del centrosinistra
in Italia; e che sembrava al riparo da qualunque sconvolgimento nazionale. è
come se di colpo il gruppo dirigente si svegliasse da un lungo sonno. E scoprisse
che la realtà, dispettosamente, non ha assecondato le loro convinzioni. Si
tratta di una sorta di "sindrome di Ecce bombo" collettiva: la stessa
di quei ragazzi di sinistra immortalati nel 1978 dal regista Nanni Moretti nel
film omonimo. Raccontava la storia di un gruppo di amici che erano andati a
dormire sulla spiaggia aspettando l'alba; e che alla fine si accorgevano che il
sole era spuntato non dove credevano, ma alle loro spalle: una metafora degli
abbagli culturali, prima che politici, della sinistra. L'immagine di un Pd
convinto di tenere Roma, il quale assiste invece al trionfo di Alemanno ed ai
caroselli selvaggiamente gioiosi dei tassisti, fa
impressione più che se fosse diventato sindaco Umberto Bossi. In fondo, il leader dei lumbard
poteva essere considerato un invasore. Alemanno, invece, incarna la rivolta
delle viscere della capitale contro chi l'ha governata negli ultimi anni: e
neppure così male. è un monito per gli sconfitti, e per i vincitori.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
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MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-04-29 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Sondrio sceglie ancora Molteni "Vittoria che viene da
lontano" Faggi fermo al 45 per cento: "Ci sono mancati i voti del
Pdl" Con il 54,2 per cento dei consensi, il candidato del centrosinistra
torna sulla poltrona occupata dal '94 al 2003 DAL NOSTRO INVIATO SONDRIO -
Nella nuova Stalingrado d'Italia il sindaco appena eletto fa ritardare il
brindisi: "Scusatemi, ma sto facendo lezione agli operai". Niente
paura, Alcide Molteni, fresco capo dell'unico capoluogo che in Lombardia ha
visto l'affermazione del centrosinistra, non è il nuovo Berja ma semplicemente
un medico di base che anche nel giorno del suo trionfo non ha messo da parte i
doveri professionali: aveva da tempo in calendario una conferenza sulla
sicurezza nei luoghi di lavoro e non ha annullato l'impegno. Così, solo dopo le
18, un'ora abbondante oltre la fine dello spoglio delle schede, Molteni fa il
suo ingresso nelle stanze che già lo videro sindaco dal 1994 al 2003. Il
ballottaggio che nel corso del fine settimana lo ha opposto al candidato del
Pdl Aldo Faggi si è risolto per lui senza troppi patemi d'animo: 54,2% dei
consensi contro il 45,8% del suo competitor. Faggi è riuscito a compiere una
parziale rimonta, ha prevalso in alcune sezioni cittadine (cosa che non gli era
riuscita al primo turno) ma Molteni ha tenuto il punto. Tutto questo a dispetto
di una campagna elettorale che negli ultimi giorni si era fatta cattiva. Il Pdl
aveva tappezzato di manifesti la città con slogan del tipo "Se volete che
a Sondrio nasca una nuova moschea, votate Molteni". "Sono persino
arrivate lettere anonime a presidenti di società sportive e associazioni di
volontariato nelle quali si diceva: se voti il centrosinistra non avrai più un
euro di contributi" confessa a partita chiusa il neosindaco. Ma Molteni
non vuol sentir parlare di un "caso Sondrio": "Non l'abbiamo mai
messa sul piano politico, abbiamo semplicemente presentato un buon programma al
quale i cittadini hanno dato fiducia. Forse si sono ricordati della nostra
buona amministrazione degli anni passati, quando Sondrio era sempre in vetta
alle classifiche sulla qualità della vita, forse hanno sperimentato i disastri
del centrodestra". D'accordo ma se il Pd naufraga anche in acque amiche
come Brescia, se tutto il Nord si affida a Bossi, se persino a Roma le cose vanno
come vanno, perché in Valtellina l'ago della bussola gira di 180 gradi? Che
indicazioni può dare il Pd locale al resto d'Italia? "Il partito con i
maggiori consensi è risultato Sondrio Democratica, la lista civica da me
guidata - sottolinea Molteni - che non è una compagine messa in piedi all'ultimo
minuto ma il risultato di un lavoro lungo e paziente. E poi il fatto che i
cittadini, a differenza delle politiche, abbiano avuto la possibilità di
esprimere la preferenza ha pesato: via gli slogan, sono riemerse le
persone". Ma perché il centrosinistra al Nord ha bisogno di travestirsi da
lista civica per vincere? "I simboli di partito non sono stati accantonati
e non sono una malattia della sinistra. Semplicemente qui c'è stata una
fortunata combinazione tra uomini e programmi e il cittadino ha potuto
scegliere". Sul fronte opposto non si rammaricano del risultato, anche se
Aldo Faggi si toglie il proverbiale sassolino dalla scarpa: "Ci
aspettavamo un risultato certamente migliore. Faccio solo notare che mentre la Lega ha raddoppiato i suoi consensi rispetto al 2003, il Pdl
ha perso 8 punti. Qualcosa da quella sponda ci è venuto a mancare". Ma
gira e rigira, forse il segreto del successo di Molteni sta nel suo nome di
battesimo. Il neosindaco all'anagrafe fa Alcide, ma anche Palmiro. Alcide e
Palmiro, come i grandi rivali della politica italiana del dopoguerra, riuniti
in una sola persona. Hai voglia a metterti contro... Brindisi Alcide Molteni
festeggia con un gruppo di fedelissimi il ritorno a Palazzo Pretorio Claudio
Del Frate.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Da Strasburgo Cauti gli europopolari Watson: ora più difficili i
rapporti tra Pse e Ppe DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES - In Italia la vittoria di
Alemanno a Roma esalta il Pdl, ma in Europa rilancia il problema
dell'ammissione nel Partito popolare europeo (Ppe) del nuovo soggetto politico
con dentro la destra ex An di Gianfranco Fini, non gradita dal nucleo storico
democristiano. I vertici del Ppe rinviano ogni commento a quando arriverà la
domanda di ammissione del partito di Berlusconi, ora accolto limitatamente alla
componente Forza Italia. Ma il britannico Graham Watson, presidente del gruppo
liberaldemocratico dell'Europarlamento, il terzo dopo Ppe e socialisti del Pse,
critica l'eccessivo spostamento a destra dei popolari da quando Berlusconi mise
in lista personaggi considerati estremisti come Giuseppe Ciarrapico e Alessandra
Mussolini. Mario Mauro di Forza Italia, vicepresidente dell'Europarlamento,
replica che il Pdl resta in linea con le indicazioni sulle nuove aggregazioni
politiche date nel congresso di Roma nel 2006 dal presidente del Ppe, il belga
Wilfried Martens, uno dei più contrari ad accogliere An tra i popolari. Watson
dubita che un Ppe con dentro il Pdl, dopo il rinnovo dell'Europarlamento nel
2009, possa mantenere gli attuali accordi con il Pse, impostati a Strasburgo
sulla scia della "grande coalizione" in Germania. "Ritengo
difficile che la sinistra francese e quella italiana del Pse possano accettare
accordi con un Ppe caratterizzato da un Pdl così spostato a destra - afferma
Watson -. Se consideriamo l'orientamento dei conservatori britannici a valutare
un'uscita dal Ppe, che considerano troppo condizionato dai democristiani, nel
2009 potrebbe perfino verificarsi un accordo con Berlusconi per confluire
entrambi nel gruppo della destra Uen, che accoglie An e Lega Nord". Mauro è di diversa
opinione. "Nel 2009 il Pdl potrà far parte del Ppe - afferma -. Diverso
sarebbe se avesse chiesto l'ammissione An, anche se ormai la Destra di Storace
testimonia l'avvenuto spostamento verso il centro di Fini". Watson vede un
cambiamento immediato in Europa soprattutto al livello dei governi perché
"Berlusconi può rafforzare il francese Nicolas Sarkozy
avvantaggiando il centrodestra sui governi di centrosinistra e liberali".
Graham Watson Ivo Caizzi.
( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
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( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Controtendenza Via i partiti dalla lista Sondrio unica
"isola" in mano al centrosinistra DAL NOSTRO INVIATO SONDRIO -
"Yes, we can": sconfitto a Roma, surclassato in tutto
il Nord, il Partito Democratico prova a consolarsi a Sondrio, unico capoluogo
lombardo - e uno dei pochi in tutto il Settentrione - in cui da ieri sera può
risuonare il motto veltroniano. Merito di Alcide Molteni, medico
cinquantaseienne e già primo cittadino della città valtellinese dal 1993 al
2004: riproposto per questa tornata amministrativa, Molteni al
ballottaggio ha rintuzzato agevolmente la rimonta del suo avversario di
centrodestra Aldo Faggi. Il neo sindaco aveva già sfiorato l'affermazione al
primo turno quando si era fermato al 49,2%, ad appena 170 voti dalla meta. Ieri
l'asticella è stata superata agevolmente, dal momento che il 54,1% degli
elettori ha votato per Molteni. Il centrosinistra ha potuto prevalere grazie
anche alla presentazione di una lista civica, Sondrio Democratica, ripulita dai
simboli di partito e capeggiata dallo stesso Molteni, che al tirar delle somme
è risultata il partito più votato. Come dire che è stato il candidato a
trascinare l'interno schieramento e non viceversa. Merito che ieri pomeriggio
gli veniva riconosciuto persino da Silvano Passamonti, coordinatore provinciale
di Forza Italia: "Speravamo in una rimonta, non ce l'abbiamo fatta.
D'altronde Molteni è un personaggio davvero popolare qui a Sondrio: i cittadini,
avuta l'opportunità di esprimere una preferenza, lo hanno votato in
massa". Qualche rammarico viene espresso invece da Aldo Faggi, il
candidato sconfitto: "Rispetto alle amministrative del 2003 la Lega ha raddoppiato i suoi consensi, mentre il Pdl ha perduto
otto punti. Qualcosa su quel fronte non ha funzionato". Molteni ha
ribaltato anche il risultato delle politiche di due settimane fa, nelle quali,
a Sondrio, l'accoppiata Berlusconi- Bossi aveva
convinto il 52% degli elettori. Ma il nuovo primo cittadino non vuole sentir
parlare di un caso Sondrio: "Non l'abbiamo mai buttata in politica:
abbiamo lavorato a un programma coerente e abbiamo scelto degli uomini capaci.
E i cittadini hanno risposto positivamente. Alle politiche potevano scegliere
solo degli slogan, non delle persone, stavolta ha avuto maggiore peso il
fattore umano". Il segreto del successo? A caldo, ieri pomeriggio, Molteni
la buttava sullo scherzo: "Mi chiamo Alcide, ma il mio secondo nome è
Palmiro. Come De Gasperi e Togliatti. Volevate che non vincessi?". Alcide
Molteni "Non l'abbiamo mai buttata in politica, abbiamo lavorato sul
programma e sugli uomini" Claudio Del Frate Complimenti Alcide Molteni
(destra) con lo sconfitto Aldo Faggi.
( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Di FRANCA GIANSOLDATI
CITTA' DEL VATICANO - Gli italiani? Popolo di santi, eroi e navigatori, ma
somari in fatto di testi sacri. La Bibbia, uno dei libri più diffusi del
pianeta, tradotto in 2454 lingue diverse, resta praticamente sconosciuto ai
più, tanto al Nord che al Sud. Ignoranza e confusione la
fanno da padrone. E' quanto emerge da una ricerca internazionale dell'Eurisko
commissionata dalla Federazione Biblica Cattolica. Il Vaticano preoccupato per
i dati contenuti, corre ai ripari e si prepara a mettere a punto delle
contromisure con un Sinodo ad hoc, in agenda per il prossimo autunno.
Tra i cattolici del nostro Paese c'è chi non sa neppure chi ha scritto i
Vangeli e solo il 14% ha risposto correttamente ad alcune domande base: Chi tra
Mosè e Paolo era un personaggio dell'Antico Testamento? Chi ha scritto un
Vangelo tra Luca, Giovanni, Paolo e Pietro? I Vangeli sono parte della Bibbia?
A questo si aggiunge un altro dato significativo: il 28% vorrebbe che la Bibbia
venisse studiata nelle scuole e il 34% è "abbastanza favorevole" a
questa idea. "Un dato sorprendente che può essere usato come
vessillo" ha commentato sorridendo monsignor Ravasi, presidente del
Pontificio Consiglio della Cultura. Se la Bibbia non si compra, nemmeno viene
letta e nemmeno regalata, le cose non vanno meglio in altre nazioni a
tradizione cattolica, come la Francia, la Spagna, la Polonia, eccezion fatta
per gli Usa, promossi a pieni voti. "L'inchiesta - ha spiegato monsignor
Paglia - ha mostrato che, pur di fronte a un'attesa forte nei confronti delle
Scritture, il testo biblico resta per molti versi sconosciuto e poco assimilato
nei suoi contenuti specifici". Se il 75% degli americani afferma di avere
letto un brano biblico negli ultimi mesi, solo il 27% degli italiani può dire
altrettanto. Tuttavia gli italiani si proclamano cattolici per l'88%, a loro
piace ascoltare le omelie dalla tv, e pregare con parole proprie. Una pratica
devozionale ricca cui fa da cornice la sensazione che Dio vigila sulla propria
vita e la protegga (79%). Il sociologo Diotallevi si sofferma, invece, su un
aspetto legato alle manifestazioni di piazza, se i cattolici si mobilitano per
un valore alto (come è stato fatto col family day) "vincono"; hanno
la peggio, invece, se si presentano "di parte", magari legati a qualche
partito.
( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
PAOLO CACACE dal nostro
inviato BOLZANO - Il nuovo governo? "Nascerà di qui a non molti
giorni". Le consultazioni? "Come sapete, il numero dei gruppi
parlamentari si è ristretto. Questo alleggerisce l'agenda. Avranno luogo tra
pochi giorni". Il federalismo fiscale? "Servirà una legge nazionale.
Già il governo precedente aveva presentato un suo progetto. Vedremo quali
intenzioni e quali linee programmatiche enuncerà il nuovo esecutivo".
Giorgio Napolitano parla ai membri della giunta provinciale del capoluogo
altoatesino nel palazzo del commissariato del governo, dove è stato accolto dal
presidente Durnwalder. Sul calendario delle consultazioni non si sbilancia. Si
presume che egli riceverà al Quirinale i gruppi parlamentari lunedì 5 maggio.
Lo stesso Napolitano sembra convinto che la strada per l'incarico a Berlusconi
sia in discesa. E rassicura gli esponenti altoatesini: "Naturalmente
ascolterò anche i rappresentanti delle minoranze e quindi anche quelli
dell'Alto Adige". Sul federalismo fiscale - pur avendolo più volte auspicato
- Napolitano mostra qualche cautela. Ricorda - appunto - che serve una
"legge nazionale". E ricorda che già il governo Prodi l'aveva
presentata; ora tocca a Berlusconi e a Bossi fare altrettanto. Poi si vedrà.
Comunque, non a caso, Napolitano ricorda agli esponenti altoatesini (e forse
non soltanto a loro) che è sua responsabilità "ribadire e rafforzare"
l'unità della nazione. "L'unità dello Stato - spiega il Presidente - cioé
di uno Stato di tutti gli italiani, di qualunque origine etnica e di qualunque
minoranza linguistica, è un bene prezioso da tutelare". "Ed è
mia responsabilità - ammonisce - vigilare sull'unità nazionale. E' un compito
dettato dalla Costituzione che sono determinato a perseguire". Quindi
Napolitano rende omaggio alla realtà dell'autonomia dell'Alto Adige ("Una
realtà fecondamente esercitata di cui nessuno potrà non tenere conto"),
incoraggia i tentativi di aggiornamento dello Statuto, ma mette in guardia
contro gli eccessi e cita esplicitamente il "caso Kosovo"e richiama i
"doveri inderogabili" della solidarietà. "Non dobbiamo farci
fuorviare - spiega il capo dello Stato - da vicende che avvengono altrove;
vicende molto complesse che hanno un retroterra drammatico: il Kosovo. E che
possono contenere in sé il rischio della negazione della convivenza
multi-etnica. Le minoranze rischiano in un piccolo stato mono-etnico".
Insomma: resta valida la via scelta nel 1945 con lo storico accordo De
Gasperi-Gruber e poi ripresa dall'Assemblea costituente con lo statuto di
autonomia per alcune regioni. A chi gli chiede se sia possibile la grazia dei
cinque terroristi altoatesini condannati all'ergastolo per attentati compiuti
negli anni 60, Napolitano risponde con un "no" secco: "Su questo
tema ho già preso delle decisioni lo scorso anno". Allora, durante la
visita di Stato a Vienna, Napolitano si disse disponibile a graziare quei
condannati che non si erano macchiati di delitti, non gli altri. E a questa
posizione rimane ancorato. Nel pomeriggio, il capo dello Stato ha partecipato
ad Aica alla cerimonia per il via ai lavori dello scavo del tunnel esplorativo
della futura galleria ferroviaria di base del Brennero: un mega-progetto da 6
miliardi di euro in cui sono presenti le Ferrovie dello Stato.
( da "Tempo, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stampa Senatore,
siamo davanti a una nuova stagione della politica, ... Senatore, siamo davanti
a una nuova stagione della politica, peraltro annunciata da una campagna
elettorale particolare. La campagne elettorali ora sono più tranquille.
Metterei un punto di divisione da quando il Cremlino ha ammainato la bandiera.
Prima l'Urss era il riferimento del dibattito politico. Ora non si registra più
quell'aria emotiva nei confronti del voto. Un bene, perché vuol dire che un
certo consolidamento nelle istituzioni c'è. Anche nelle comunali a Roma c'è
stato un clima normale. Non era in discussione la libertà. Però la capitale ha
problemi complessi. E se ne parla poco, anche nelle municipali. Il traffico è
la costante di tutte le campagne elettorali, da 30 anni. Poi ci sono altri
nodi, come la crescita della popolazione, con le immigrazioni clandestine.
Problemi che derivano anche dal benessere. Quand'ero ragazzo, mai vista
un'automobile. Uno studente all'università aveva la bibicletta con un manubrio
di acciaio speciale. L'ho ritrovato direttore generale al ministero dei lavori
pubblici. Tutto sommato, bisogna essere soddisfatti della crescita. E invece se
le prendono con gli immigrati. Ma quando i romani erano due soli uno ha
ammazzato l'altro". La nuova legislatura deve occuparsi delle riforme
istituzionali? La Costituzione va bene com'è. Si tratta di interpretarla e di
viverla in tutte le sue parti. Per esempio, dove dice che questa è una
Repubblica fondata sul lavoro, un'indicazione non abbastanza sviluppata. Però
abbiamo un certo federalismo, un sistema elettorale particolare. Non bisogna
fare un po' di ordine? Bisogna mettere mano alla Costituzione per migliorarla,
non per peggiorarla. Bossi, quando
non era nessuno, anzi era lui solo, era patetico. Sembrava che dovesse spostare
pure la capitale. Invece bisogna lavorare per essere coerenti con le riforme
adottate. La nostra adesione all'Unione Europea, per esempio. Una modifica
notevole concettualmente, ma vissuta poco. Al Senato Berlusconi potrà
contare su una maggioranza solida. Però crede che lei, senatore a vita, verrà
corteggiato per appoggiare il Governo, per esempio se la Lega dovesse mettersi
di traverso? Uso la stessa regola di quanto appartenevo a una grandissima
maggioranza. Se sono convinto di una cosa la voto, se non ne sono convinto, no.
Devo anche dire che è molto più entusiasmante il lavoro quando c'è una
maggioranza stretta, perché la dialettica è maggiore, come l'interesse esterno
al Parlamento. Nel nuovo Esecutivo dovrebbero esserci quattro
"ministre". Ritiene che le donne possano dare un valore aggiunto al
governo? Credo sia sbagliato mettere l'accento sulle quote rosa, come le quote
invalidi. Certo, la spinta nasce da una giusta rivendicazione delle donne. Mi
ricordo la prima volta che a Montecitorio parlò una signora, la Cingolani
Guidi. Diventò un avvenimento sulla stampa internazionale. Oggi però è
abbastanza superato. Ci sono gli uomini che assomigliano a uomini e viceversa.
Le fa effetto che nel Parlamento non ci siano più comunisti e socialisti doc?
Fa l'impressione di un Parlamento più calmo. Ricordo che durante la discussione
del Patto Atlantico, nel '49, avemmo due giorni e mezzo di seduta ininterrotta,
col tentativo di invasione del Parlamento. Scelba aveva messo proprio qui, a
Piazza Colonna, il blocco. C'era il corteo che avevano fatto le opposizioni.
Ero nel Transatlantico, entrò molto arrabbiata la deputata sorella del
direttore dell'Unità. Mi prese per il bavero e disse: "Vieni fuori, menano
ai deputati". Risposi: "Beh, una buona ragione per restare
dentro". Di fatto la politica italiana dal '94 ruota intorno alla figura
di Silvio Berlusconi. E le elezioni che si sono succedute da allora sono stati
quasi dei referendum. Lei del Cavaliere che idea ha? Gli è andata bene
qualsiasi cosa ha fatto nella vita. Anche ciò di cui non si era mai occupato.
L'edilizia, le televisioni. Gli raccomando però di non dire "voi politici
la pensate...". Pure lui fa politica, non sta dall'altra parte. Se uno
riesce bene in tanti campi, può ottenere lo stesso risultato pure in politica.
Come successe a noi tantissimi anni fa col professor Valdoni, chirurgo di
grande fama. Ricordo la campagna elettorale con lui nelle borgate. Sembrava la
Madonna Pellegrina. Oggi si parla di un Governo più snello. Pensa che funzioni?
Il numero dei ministeri non è molto importante. Importante è fissarlo e
lasciarlo così com'è, perché c'è poi tutta una tradizione che si forma, ci sono
competenze miste. Piuttosto bisogna dare pubblicità all'attività dei ministeri,
per far capire ai cittadini l'attività della pubblica amministrazione. E qui
torno a Bossi. Quello prima maniera parlava di Roma
come fosse Sodoma e Gomorra. Ora questo allarme pare rientrato. Anche per le
regioni, alle quali quando nacquero io ero istintivamente contrario, bisogna
trovare una via di mezzo. Una parte dei problemi è nazionale, un'altra, non
indifferente, mondiale. Quindi anche l'adesione ai problemi locali va
contemperata ai temi più vasti. L'altro astro della politica italiana,
Veltroni, ha incentrato la campagna elettorale sullo slogan della novità
rappresentata dal Pd. è chiaro che ognuno deve cercare di differenziarsi, sennò
tutti vendono la stessa merce e non ci sono abbastanza clienti. Adesso
l'aggettivo "moderato" è diventato negativo. Ma la moderazione in
tutti gli altri campi è un pregio. Significa senno e prudenza. Invece viene
scambiata per mancanza di idee. Io credo che la moderazione sia e resti una
virtù. In tempi lunghi è quello che poi serve veramente. La sinistra del resto
considerava traditori i più moderati socialdemocratici. Ero presente come
giornalista alla scissione dei socialdemocratici, a Palazzo Barberini. Erano
momenti di grosso fervore. Eccessivo talvolta, come con Nenni. Non mi piaceva
il suo stile tribunizio. La politica non è solo oratoria. Perché allora è
vendere un prodotto". Come in televisione? La televisione conta moltissimo,
ti porta a essere conosciuto. Se riesce a persuadere non lo so, però i
personaggi che hanno successo nel piccolo schermo hanno qualcosa più degli
altri. Se uno, come si dice a Roma, sta antipatico, non si crea il contatto. Il
che è anche pericoloso. Molti dicono che la classe politica di una volta era
migliore. Salvando i leader storici, come Togliatti, Pertini, De Gasperi, lei
ritiene che la media sia scaduta rispetto al passato? No. Certo, prima contava
molto anche il modo di esprimersi. L'oratoria era un elemento fondamentale.
Pajetta per esempio mi disse che era andato a scuola di dizione. Fece bene. Che
ne pensa di Ciarrapico senatore del Popolo della libertà? è affare suo. Non
pensavo che si dedicasse alla politica in prima persona. Però, dato che si è
candidato, non sarà né peggio né meglio di altri. Uno dei problemi in piedi da
60 anni è quello del Medio Oriente. Lei sostiene la necessità del dialogo sia
con Israele che con i palestinesi. Ha coniato il termine equivicinanza. Oggi
molti politici vogliono stare o con i palestinesi o con Israele. Uno sbaglio
perché sono destinati a convivere. Nessuno può creare di nuovo il muro. Allora
non si accentuino solo le diversità, che certo esistono. Adesso la cosa più
preoccupante è la divisione all'interno di Hamas. Questo complicherebbe
ulteriormente la questione. Perché in quella striscia di terra nessuno può
dire: annullo l'antagonista. Dopo l'estate gli Stati Uniti eleggeranno il nuovo
presidente. Quale pensa sarà il ruolo del nuovo inquilino della Casa Bianca e
dell'America? L'America conta per quello che è anche dal punto di vista
economico. Per il rapporto, attivo e passivo con l'Europa. Qual è il presidente
che ha apprezzato di più? Carter. Aveva spirito genuino. Con Kennedy ebbi un
colloquio illuminante all'ambasciata italiana. Gli chiesi come mai lui,
cattolico, non aveva instaurato rapporti diplomatici con la Santa Sede. Mi
rispose: "Quando sarò rieletto lo farò"". Reagan mi fece
un'impressione di persona autorevole, ma sembrava considerare la politica come
secondaria. Leggermente berlusconiano...Però è stato uomo di grandissime doti.
L'America ha il vantaggio che non c'è tanta separazione tra la filosofia dei
democratici e quella dei repubblicani. Che ne pensa dei diritti umani che la
Cina calpesta in Tibet? E del boicottaggio delle Olimpiadi? Il Dalai Lama non è
stato ricevuto nel Parlamento italiano. Una parte di noi, me compreso, non
hanno grande entusiasmo per i Lama. Tra l'altro, quando hanno governato il
Paese, c'erano i sacrifici umani. Non ho sentito proprio il desiderio di andare
a salutarlo. Quanto alle Olimpiadi, la politica deve restarne fuori. Ci parli
di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II. "Di Ratzinger ho il ricordo di
quando il presidente Pera lo invitò al Senato. Lo aspettavamo, venne un
commesso e disse: "Fuori c'è un prete, ma non ha i documenti". La
burocrazia del Parlamento lo aveva bloccato. Fece un discorso molto bello.
Commentammo: "Oggi abbiamo sentito il presidente Ratzinger e il cardinal
Pera". Ogni Papa corrisponde al suo tempo. Benedetto XVI fa discorsi molto
puntuali, anche gli ultimi mi hanno affascinato. Giovanni Paolo II mi colpì
quando lo incontrai a Montecassino, ospiti alla mensa dei benedettini. Mi stupì
quanto conoscesse l'Italia. Cose specifiche, non tanto politiche, ma culturali.
Come si sente il divo Giulio raccontato nel film, per la regia di Sorrentino,
che sta per arrivare a Cannes? Vedremo com'è. Può essere un soffietto, ma anche
uno sfottò. Spero di vivere ancora qualche mese per saperlo. E poi non è che il
divo Giulio fece una bella fine. Io al cinema ci vado poco. Dal '78 ho la
scorta e non voglio obbligarla a sorbirsi i film con me. Li vedo in dvd. Gli
anni di piombo, l'uccisione di Moro. Una stagione che ha segnato l'Italia.
L'esplosione delle Br è stata violenta. Contro la nostra tradizione. Ma non ho
mai temuto che fosse in pericolo la Repubblica. Abbiamo una forte garanzia
perché le nostre forze armate non sono suscettibili di politicizzazione. Non ci
credo al golpe, in Italia. Certo, la stagione delle gambizzazioni fu
angosciosa. Mi spiegarono perché prendevano di mira figure di rilievo minore:
per terrorizzare tutti. Però di quasi tutte le stragi italiane non c'è un
colpevole. C'è una risposta storica a questa anomalia? Per paradosso, noi siamo
la culla del diritto ma il diritto è rimasto nella culla. Anche le garanzie
date al cittadino - tre gradi di giudizio - rendono difficile l'accertamento
della verità. Io l'ho provato. L'avvocato Giulia Bongiorno, che lei conosce
bene, può essere una figura importante nel nuovo esecutivo? è molto brava. Ha
non solo una grande conoscenza giuridica ma anche una memoria di ferro. Del mio
processo sa a memoria un milione di pagine. Ma potrebbe restare delusa dal
Parlamento, una piazza abbastanza vuota. In Commissione no, qui ci si può far
valere. Il riferimento alla Bongiorno ci porta agli anni in cui fu imputato
d'essere amico dei mafiosi. Perché? Probabilmente davo fastidio. Avevo avuto un
successo rapido nella politica. Sia gli avversari che qualcuno dentro la Dc
possono aver voluto rifilarmi la polpetta avvelenata. Sono contento di averla
scansata. Nel periodo del processo stavo male fisicamente, non mi reggevano le
gambe. Sentivo l'ingiustizia. Avvicinato alla mafia per essere amico di Salvo
Lima, uno che è stato sette anni sindaco di Palermo e che non aveva di suo
neanche un pezzo di terra, come s'è visto dopo che l'hanno ucciso. Il '93 è
pure l'anno in cui fu ammazzato Falcone. Fu proprio Salvo Lima a presentarmelo,
nel mio studio. Qualche tempo prima, ero a Cortina, Falcone mi aveva telefonato
per avvertirmi che avevano sventato una manovra contro di me. Quali politici
provenienti dalla Dc hanno un futuro da protagonisti? Casini. è anche in grado
di occuparsi di problemi internazionali, cosa non frequente qui. Ce ne sono
anche altri. è difficile dare pagelle. Torniamo a Roma. Chi ha votato come
sindaco? Rutelli. E alla provincia Antoniozzi. Ha perso su entrambi i fronti.
Che ne dice di Alemanno, cambierà la capitale? Contano le persone, non i padri
e i nonni. Roma ha duemila anni, è città difficile. Improbabile che possa
cambiare molto. Ma se fosse diventato lei sindaco, quale sarebbe stato il suo
primo provvedimento? Nessuno, perché mi sarei dimesso subito.
( da "Tempo, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stampa Emergenza
energetica Nucleare più sicuro nelle centrali italiane Con il petrolio che
viaggia sui 120 dollari al barile e con la crisi dei neonati biocarburanti che
già stanno provocando carestie, per l'Italia il ritorno al nucleare sarà una
delle prime emergenze da affrontare. Dopo la soluzione dell'Alitalia e quella
della spazzatura campana, non si potrà più perdere tempo. L'energia serve a far
muovere il paese, più dell'Alitalia, e l'esaurimento dei carburanti fossili
unita alla retromarcia su quelli vegetali, rischia di mettere in ginocchio il
paese, prima di quanto si pensi. Le fonti rinnovabili sono il migliore dei
mondi possibili ma da sole non bastano neppure nelle nazioni energeticamente
più progredite. In attesa dell'idrogeno pulito, se mai arriverà, non c'è altra
strada che il nucleare. Lo ha detto ad alta voce il Pdl in campagna elettorale
e lo ha detto altrettanto chiaramente il Pd. Gli unici oppositori a questa
politica, nonché i veri responsabili dell'abbandono italiano del nucleare sono
rimasti fuori dal Parlamento. Quindi strada spianata per questa ripresa. A
maggior ragione che tra i sostenitori abbiamo sia il ministro dell'economia in
pectore Giulio Tremonti che un vecchio esponente del centrosinistra e
dell'ambientalismo, quel Chicco Testa oggi molto vicino a Walter Veltroni.
Senza dimenticarci che l'Enel, una delle poche multinazionali italiane, come ha
detto recentemente il suo amministratore delegato Fulvio Conti, sarebbe già
pronta a costruire nuove centrali. Nonostante tutto questo però, all'orizzonte
si incomincia a intravedere una soluzione "all'italiana". La sindrome
Nimby (non nel mio cortile) e il conseguente rischio di sollevazioni da parte
delle popolazioni, sta facendo pensare a una soluzione più morbida. Sì al
ritorno del nucleare, ma non in Italia. Sembrerebbe un paradosso ma invece è
proprio così. Il Pdl, con le tensionI che già vede tra la Lega che difende il nord, Roma e il Mezzogiorno, non avrebbe
vita facile a piazzare le prime centrali in Italia. Già sarà un rischio la
riapertura della Tav, Malpensa, il Mose, la base Usa di Vicenza e chi più ne ha
più ne metta. E a un'opposizione parlamentare debole e un'altra rimasta senza
rappresentanza, queste sono occasioni di visibilità dorata. Per questo
recentemente anche Tremonti si è lasciato sfuggire che il nucleare italiano si
potrebbe fare in Albania e in Montenegro. Niente di più sbagliato. Il nucleare italiana
va fatto in Italia. Per due ragioni. La prima è la solita, siamo circondati da
centrali nucleari i cui potenziali danni ricadrebbero su di noi e nuove
centrali a poche decine di chilometri non ci salverebbero affatto. La seconda
poi, è che al contrario della centrale francese e delle altre europee, Albania
e Montenegro sono ancora paesi fortemente instabili. E per questo non si
avrebbero poi tante garanzie di controllare le loro centrali. E allora, se
nucleare deve essere, che sia in Italia dove potremmo permetterci almeno
controllo e tempestività di intervento, senza armare altri paesi.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 102 del
2008-04-29 pagina 1 Italiano, 13 anni: fermato per spaccio di Enrico Silvestri
Per 20 euro a sera faceva il palo ai pusher di coca Tredici
anni e già al servizio dei boss della droga di Quarto Oggiaro. Ma solo nei fine
settimana, quando lasciava la comunità a cui era stato affidato per tornare dai
genitori: lei ex prostituta, lui un balordone. Per 20 euro a sera si metteva ai
margini della zona di spaccio con il compito di segnalare ai pusher l'arrivo
della polizia. Il 19 aprile non s'è accorto dell'arrivo delle
"madame" e nel fuggi fuggi generale è stato anche lui acchiappato
nella retata predisposta dagli uomini del commissario Angelo De Simone. Per lui
ovviamente niente carcere o denuncia, per legge si va a processo solo dopo i 14
anni, ma una segnalazione al Tribunale dei minori. Che dovrà ora decidere del
suo futuro. Anche se i genitori hanno dichiarato di non sapere nulla delle
serate del piccolo, difficilmente lo rivedranno per un bel po'. Sempre che a questo
punto un allontanamento definitivo possa salvare il futuro a questo bambino.
Quarto Oggiaro, zona di frontiera, regno incontrastato delle famiglie
calabresi. Tutte imparentate tra loro. Le più importanti sono i
Sabatino-Caravelli, decimati dalla retata di luglio che ha portato in carcere
11 componenti della banda(...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro"
di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie
(politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti
all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni
politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che
venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni.
E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del
bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da
Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati
a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a
combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai
suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna
l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo
"sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I
care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in
grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci
sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve
restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota
il tuo leader Scritto in Varie Non commentato " (3 votes, average: 2.33
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità
da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del
Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl,
Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche
i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna
elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed
è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato
frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 17 ) " (118 votes, average: 1.08 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi
in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul
tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità,
dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato
Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei
sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale
davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della
sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi
giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv
Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone,
assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa.
Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza
e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con
che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia,
come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"?
GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 39 ) " (45
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega.
Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la
stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici.
Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva
una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e
dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la
verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio
ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle
intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella
sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione
in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio
a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle
sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e
urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per
volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno
individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno
capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo
stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra,
su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono
un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno
scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul
"Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il
voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato
anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla
casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle
piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche.
Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco
la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio
Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate
dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si
spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione.
Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico
dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia
davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (49
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08
Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava
la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di
più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento,
migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto:
"punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna
alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di
cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia
Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito
sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla
riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie,
alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga,
Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
Varie Commenti ( 56 ) " (89 votes, average: 1.13 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 01Apr
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il caso E' polemica
sulla struttura extraurbana Saitta attacca Chiamparino: "L'emergenza di
Torino non si può scaricare BEPPE MINELLO ALESSANDRO MONDO L'unico punto sul
quale concordano a proposito della questione-nomadi sono le proporzioni del
fenomeno. "Appena sotto la soglia di emergenza", riassume Sergio
Chiamparino. "Sostanzialmente stabile", conferma Antonio Saitta. Su
tutto il resto il sindaco e il presidente della Provincia, alla guida di enti
che condividono la stessa maggioranza e la responsabilità di gestire in maniera
coordinata la materia, sono lontani. Un problema, due punti di vista.
Cominciando dalla localizzazione delle strutture di accoglienza. Ieri
Chiamparino ha ribadito in Consiglio comunale la sua idea: "Nel caso di
famiglie con permesso di soggiorno e parzialmente integrate occorrono strutture
temporanee di piccole dimensioni localizzate nel resto della Provincia".
Quindi non a Torino, "che rappresenta un elemento attrattore per tanti
malintenzionati". Nelle stesse ore Saitta prendeva nettamente le distanze.
"Non abbiamo ricevuto richieste da parte del Comune sull'identificazione
di aree attrezzate - ha esordito il numero uno di Palazzo Cisterna smentendo il
passaggio del sindaco nell'intervista pubblicata ieri su La Stampa -. In ogni
caso, sono convinto che ogni amministrazione debba farsi carico delle presenze
sul suo territorio: esportare il problema oltre i confini comunali può essere
una soluzione comoda ma rischia di innescare tensioni altrove". La
premessa, altra sottolineatura, è che il problema dei nomadi non è un'esclusiva
di Torino. In base al recente censimento condotto dalla Provincia altri 26
Comuni registrano insediamenti più o meno eterogenei e problematici sul loro
territorio. Difficile non leggere nella presa di posizione di Saitta la
preoccupazione dei sindaci che temono lo scaricabarile da parte di Torino:
"Anch'io, come Chiamparino, penso che smantellare i campi ottenga come
unico effetto lo spostamento del problema da una zona all'altra della città. Ma
questo non significa trasferirlo da un Comune all'altro... ". Sì alle
politiche sociali e al coinvolgimento del governo: su questo le posizioni si
riavvicinano. "Dobbiamo tenere sotto controllo una situazione che dipende
da noi in minima parte", riflette Chiamparino. "Non è giusto caricare
i Comuni anche di questa responsabilità", protesta Saitta chiedendo a Roma
un impegno esplicito: anche in termini di risorse. Identica la volontà di
perseguire tutti i casi di illegalità. La differenza è il giudizio
particolarmente severo della Provincia sui controlli, assente nelle
dichiarazioni del sindaco, il quale ha però ricordato che "sul tavolo del
prefetto ci sono dossier su alcune famiglie di nomadi che vivono al limite
della legalità e per le quali potrebbe scattare l'espulsione, l'unica cosa
rimasta del decreto sicurezza". "Probabilmente le forze dell'ordine
non sono abbastanza attrezzate, ma oggi i controlli non bastano - commenta il
presidente -: ci sono situazioni delinquenziali stranote di cui fanno le spese
le fasce sociali più deboli. Questo genera insicurezza". Controlli più
severi, insomma: "E maggiore fermezza nell'espellere chi non dimostra di
avere un reddito o un domicilio". Un affondo, quello di Saitta,
soprendentemente in linea con i propositi della Lega.
"La Lega è la Lega ma
quel che dice non è del tutto sbagliato", replica lui a denti stretti. Anche il passato insegna: "Ricordo bene la travagliata
emigrazione dal Meridione, quando sono arrivato a Torino avevo appena dieci
anni. Allora non si partiva per il Nord allo sbaraglio. I miei conterranei
avevano almeno la certezza di un lavoro, se non della casa. Per me quella
lezione deve valere ancora oggi".
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
"Signor
presidente, sa qual è stato uno degli argomenti più discussi, anche nei
dibattiti pubblici, alla vigilia del ballottaggio per le elezioni provinciali
ad Asti? L'annessione dei territori di Alba e Bra alla Provincia
astigiana". Guido Brignone (Lega Nord), che è stato anche senatore eletto in quel collegio, ha
preso la parola all'inizio del Consiglio, ieri mattina, per segnalare a
Raffaele Costa un "caso da valutare". "Ho seguito alcuni di quei
dibattiti - ha spiegato Brignone - e ritengo che la questione vada valutata nel
nostro Consiglio provinciale, anche alla luce dei programmi di edilizia
scolastica e infrastrutture che quest'Amministrazione ha previsto in quelle
aree". E' lo spunto perché intervenga anche il consigliere provinciale del
Pd, Giancarlo Boselli: "In Consiglio abbiamo già richiamato all'attenzione
del presidente Costa l'incontro che si era svolto, qualche tempo fa, tra
rappresentanti dei Comuni di Alba e Asti. Allora Costa aveva tranquillizzato
noi e l'opinione pubblica. Ma ora il fatto che la questione venga riproposta in
una sede autorevole come i dibattiti alla vigilia delle elezioni provinciali
astigiane, qualche preoccupazione la desta. E' una situazione da chiarire con i
Comuni che possono aver dato una qualche disponibilità all'operazione".
"Chiarimenti" chiesti anche da Beppe Lauria (gruppo misto). Non è
mancata la risposta ironica del presidente Costa: "Vi rassicuro che la
Provincia di Cuneo non intende annettersi alcuna parte della Provincia di
Asti". La replica di Boselli: "Non abbiamo nessun dubbio al riguardo.
Il timore è che sia la Provincia di Asti a muoversi per inglobare una parte del
Cuneese".
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Lin e Jodie Foster.
La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che
le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. LA BANDA
Commedia. Regia di Eran Kolirin, con Shlomi Avraham e Saleh Bakri. Diretta in
una piccola città israeliana, la banda musicale della polizia di Alessandra
d'Egitto sbaglia strada e finisce in mezzo al deserto. IL CACCIATORE DI
AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni.
La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan,
figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di
"Monster's ball" e "Neverland". 10 COSE DI NOI Commedia
drammatica. Regia di Brad Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore
di "Casper" e "City of angels" porta sullo schermo il
rapporto di amicizia che s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di
supermercato. I DEMONI DI SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano
Montaldo. con Miki Manojlovic e Carolina Crescentini. La storia comincia nel
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
ELEZIONI
Lega, scoppia il
"caso Zani" candidato Pdl Giovanni Zani, leghista di Saint-Vincent,
si è candidato alle elezioni regionali nella lista del Pdl e il segretario
della Lega Nord Vda, Sergio Ferrero, minaccia espulsioni. Giovanni
Zani replica: "Sono leghista e rimango tale anche nelle vesti di candidato
del Pdl. La
candidatura è una scelta convinta, in completa sintonia con il ruolo di Lega Nord e Pdl a livello nazionale. La Lega
non poteva permettersi di restare assente dall'agone politico valdostano, senza
presentare una lista o senza stringere una naturale alleanza con il Pdl come
nelle altre regioni italiane. Nessuna polemica, auspico che analogo
comportamento sia adottato dalla dirigenza valdostana della Lega
Nord".
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Ma mi appaiono
incontrovertibili. Roma Capitale è persa per il centro sinistra. Lei ha scritto
molto recentemente su quanto importante era la battaglia per Roma. Adesso è il
momento forse di dire che conseguenze avrà questo voto? LUIGI LA PASSIA, ROMA
Mentre le rispondo, il risultato della vittoria di Alemanno è confermato in via
definitiva. I primi passi fatti da lui e dall'avversario Rutelli sono stati
improntati al massimo del fair play, che, se verrà confermato nei prossimi
mesi, potrebbe costituire il vero cambiamento della nuova direzione imbroccata
da Roma. L'appena eletto Alemanno ha dichiarato: "Sarò il sindaco di tutti
i Romani perché se questo è un cambio dobbiamo farlo insieme". Rutelli
d'altra parte lo ha subito chiamato per riconoscerne la vittoria. In queste ore
la priorità rimane quella di analizzare i risultati. Rutelli ha perso più di
centomila voti rispetto a quelli che aveva raccolti nel primo turno: dove sono
andati a finire? Se lo è chiesto lo stesso candidato sconfitto, e la risposta
forse si troverà nell'accresciuto livello di astensione. Non le sfugge che se
si dovesse stabilire che questo astensionismo è di sinistra, avremmo una
ulteriore prova dello scontento degli elettori di questa area politica nei
confronti dei propri dirigenti. Un segnale che aggrava il significato della
sconfitta stessa subita dal Pd nella Capitale. La valanga di voti caduta su
Alemanno sigla la natura di "vittoria storica" - come ha detto Fini -
della affermazione del centro destra. Il nuovo sindaco infatti è persona molto
conosciuta nella Capitale, e finora la sua immagine era sempre stata legata più
al suo estremismo giovanile nelle file della destra, che alla sua capacità di
amministratore. Se una città come Roma, che negli ultimi quindici anni ha
sostenuto con calore il centro sinistra, ha sdoganato l'"estremista"
Alemanno, vuol dire proprio che il suo affidamento a questo nuovo sindaco vale
il doppio della semplice scelta. Lei mi chiede anche degli sviluppi futuri.
Quello che succederà nel Pd è rilevante, ma per molti mesi non sarà
determinante. Val la pena concentrarsi dunque sul successo del centro destra:
una vittoria così indiscussa, insieme alla fiaccola del vincitore, porta con sé
anche un aggravio di responsabilità. La maggioranza dei voti è proporzionale
alla fiducia e alle richieste che i cittadini hanno affidato nelle mani del
Premier Berlusconi, o del sindaco di Roma. Alemanno dovrà
operare ora presto e bene, almeno sulla sicurezza, per dare un segnale nuovo.
Un terreno scivoloso e difficile da affrontare anche per ragioni legali, quali
le regole europee, e i limiti della attuale legge che è ancora la Fini-Bossi. Si vedrà.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 102 del
2008-04-29 pagina 0 Palazzo Madama: ecco i nomi di chi subentra di Redazione La
giunta provvisoria per la verifica dei poteri al Senato ha concluso i suoi
lavori e comunicato all'aula i nomi degli eletti subentranti ai senatori eletti
in più d'una circoscrizione e che hanno esercitato l'opzione Roma - La giunta
provvisoria per la verifica dei poteri al Senato ha concluso i suoi lavori e
comunicato all'aula i nomi degli eletti subentranti ai senatori eletti in più
d'una circoscrizione e che hanno esercitato l'opzione. In
Piemonte per la Lega Nord
Rossana Livia Boldi in sostituzione di Roberto Calderoli che ha optato per la Lombardia. In Friuli Venezia Giulia, Mario
Pittoni subentra sempre a Roberto Calderoli. In Lombardia, nella lista dell'Italia dei valori Giampiero De
Toni prende il posto di Giuseppe Astore che ha optato per il Molise,
mentre nella Lega Irene Aderenti subentra Roberto
Castelli che ha optato per la Liguria. In Basilicata, per il Pd, Maria Antezza
Papapietro è eletta grazie all'opzione di Nicola Latorre che ha dichiarato
l'opzione per la Puglia. Nel Lazio, lista Pd, Vincenzo Vita subentra a Franco
Marini che ha scelto l'Abruzzo, Maria Francesca Marinaro ad Anna Finocchiaro
che ha optato per l'Emlia Romagna, Roberto Di Giovampaolo a Maria Pia
Garavaglia che ha scelto il Veneto. Per la circoscrizione Emilia Romagna
risulta eletta nella Lega Angela Maraventano in
conseguenza dell'opzione di Castelli. In Puglia, lista Idv, Giuseppe Caforio
accede in luogo di Felice Belisario che ha scelto la Basilicata. In Veneto,
Giancarlo Galan del Pdl (che rimane presidente della Regione) cede il posto a
Piero Longo. Per tutti i nuovi eletti decorre da oggi il termine di venti
giorni per eventuali reclami. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
COMUNE. DOPO IL
SUCCESSO ALLE POLITICHE "Siamo diventati la terza forza" Replica il
sindaco "Richiesta singolare" Lega Nord a Racconigi vuole un posto in Giunta [FIRMA]ALDO MANO
RACCONIGI La Lega Nord
punta i piedi: dopo il successo alle elezioni politiche vuole un assessorato.
Il Carroccio a Racconigi non ha rappresentanti in Consiglio comunale,
nonostante si fosse presentato come alleato nella lista del riconfermato
sindaco Adriano Tosello. I due rappresentanti della Lega
Nord, Giuseppe Pettiti e il segretario della sezione cittadina, Piercarlo
Tortone, avevano ottenuto rispettivamente 59 e 47 preferenze, non sufficienti
per un seggio. Anche a Racconigi alle elezioni del 13-14 aprile la Lega ha ottenuto un risultato strepitoso, con 811 voti alla
Camera e 750 al Senato, pari ad una percentuale di oltre il 13%. Dopo il boom
dei primi anni '90, alle Politiche del 2006 i voti erano stati meno di 400, e
248 alle amministrative del 2002, quando si era presentata da sola, anche in
quel caso senza ottenere un posto nei banchi dell'assemblea. "A Racconigi
siamo oggi la terza forza politica - dichiara il segretario Tortone -, ma il
nostro è l'unico gruppo che non è rappresentato in Comune. Siamo i soli a non
avere voce in capitolo". L'intenzione è di chiedere a breve un incontro
con il sindaco. "Siamo cresciuti, la situazione in Consiglio non
rispecchia la volontà degli elettori e dovrà essere modificata - continua
Piercarlo Tortone - Alle elezioni comunali i voti sono stati contati sulle
preferenze e si sa benissimo che molti consensi alla lista ''Con Tosello per
Racconigi'' in realtà appartenevano alla nostra area politica. Vogliamo almeno
un assessorato e sottolineo che questa richiesta non ha il senso di un ricatto
politico, ma è dettata dalla logica dell'ultimo risultato elettorale". Il
sindaco Adriano Tosello aspetta che la richiesta venga presentata
ufficialmente, ma a quanto pare è ben lontano dall'idea di prenderla in
considerazione. "Cosa c'entrano le Politiche con l'amministrazione di
Racconigi? Se si ragiona così, allora bisognerebbe anche far cadere in Regione
la giunta Bresso e da noi allontanare i consiglieri dell'area Sinistra
Arcobaleno, Cavallo e Tuninetti, dopo la batosta che hanno subito".
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 102 del
2008-04-29 pagina 0 Bossi: "Fucili sempre
caldi" di Redazione Il leader leghista invita il Pd a collaborare per
attuare le riforme: "Se vogliono fare gli scontri io ho 300mila uomini a
disposizione, se vogliono accomodarsi". Poi rilancia su sicurezza e
federalismo Roma - "Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se
vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se
vogliono accomodarsi". Proprio nel giorno in cui si prepara varcare il
portone di Montecitorio dopo una pausa che dura dal 2004, il segretario del
Carroccio Umberto Bossi si augura che la sinistra
scelga la via delle riforme. Il suo pensierio va alla riforma federale. Senza
se e senza ma: "I fucili sono sempre caldi". La minaccia alla
sinistra "I fucili sono sempre caldi". Nonostante l'invito di Silvio
Berlusconi a toni più pacati, il Senatùr insiste: "Non so cosa vuole la
sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila
uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi. Il leader leghista
invita i democratici di Walter Veltroni a scegliere la via delle riforme,
"non come l'altra volta che non vollero assolutamente la riforma
federale". Lo stesso auspicio era stato lanciato ieri pomeriggio dal
leader azzurro invitando l'opposizione a "confermare in Parlamento
l'impegno a collaborare sulla riforma dell'architettura istituzionale".
Proprio Berlusconi aveva chieso ai democratici di evitare di proporre
"schemi del passato". Bossi si allinea, ma
lo fa tirando - nuovamente - in ballo fucili e scontri. Le riforme da attuare
"Dobbiamo cacciare i clandestini e fare il federalismo fiscale".
Entrato nell'emiciclo di Montecitorio, il senatour, ha ricevuto battimani dai
leghisti, tutti in piedi, e dai colleghi del centrodestra. "Per ottenere
queste riforme useremo in questa legislatura tutti gli strumenti che
servono", spiega il leader del Carroccio ritenendo di essere il futuro
ministro per le Riforme e ribadendo la sua previsione sul fatto che Maroni sarà ministro dell'Interno. "E chi se no? Chi è
che manda via gli immigrati?". Sull'ipotesi ventilata
da Berlusconi che l'Alitalia possa essere acquistata dalle Fs, il leader della Lega Nord dichiara: "Non credo che
si possa fare". "Berlusconi? Manterrà la parola" Bossi non teme sorprese per la
formazione del governo: "Mi fido di Berlusconi, stavolta manterrà la
parola", dice lasciando la sede del gruppo della Lega alla Camera. "Ha voluto sposare la Lega - aggiunge sorridendo - e ora deve eseguire gli
ordini". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Seduta di
insediamento della Camera. Come gli altri eletti, ha ricevuto il telegramma
della prefettura di Savona che lo invita per conto della segreteria della
Camera a presentarsi per formalizzare l'ingresso in Parlamento. Bonino, che ha
67 anni, arriva sull'onda del successo elettorale e sociale
della Lega Nord, tornata in
auge dopo 5-6 anni in tono minore. "Sono vecchio del mestiere per
emozionarmi e sono anche consapevole che alla soddisfazione per l'elezione
corrisponde anche una notevole responsabilità per quello che ci attende in
questo mandato - dice Bonino -. Siamo di fronte a un momento storico
particolare, con la gente che attende riforme, invoca federalismo fiscale,
sicurezza, ordine pubblico e controlli sull'immigrazione". Bonino nei
giorni scorsi ha partecipato anche a una pre-riunione con Bossi
e gli altri dirigenti nazionali del Carroccio che hanno spiegato le strategie e
le linee fondamentali della legislatura che prenderà il via oggi. "C'è
poco da dire. I problemi sono sotto gli occhi di tutti e se il nostro partito
ha avuto questo notevole riscontro elettorale, significa che gli italiani hanno
saputo apprezzare la nostra forte coerenza. Su alcuni temi mi pare poi che il
confronto sia ineludibile. I problemi di ordine pubblico e sicurezza vengono
prima di ogni altra considerazione. Perchè se non si garantisce la sicurezza
dei cittadini, non si può pensare che si risollevi l'economia o che si riescano
ad affrontare altre riforme". Bonino approda alla Camera forte di un
curriculum politico difficilmente ripetibile. Finora Bonino ha occupato tutte
le cariche istituzionali esistenti negli locali e quindi l'ingresso in
Parlamento suona come il coronamento di una grande carriera. Il neo deputato
della Valbormida in trent'anni è stato assessore in Provincia, sindaco di
Cengio, consigliere e presidente della Provincia, consigliere e assessore in
Regione. Un'altra particolarità: non si è mai candidato senza essere eletto.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Varazze
SAVONA"VIGILEMO IN CITTA' E IN PROVINCIA" Carabinieri e vigili
insegnano a difendersi dai truffatori Nascono le ronde contro
la criminalità La Lega Nord
apre le iscrizioni: "Pronti entro un mese" Assemblee con la
cittadinanza per spiegare i "trucchi" dei malviventi al fine di
contrastare truffe e furti ai danni soprattutto degli anziani. E' quanto si
prefiggono gli incontri che per tutto il mese di maggio (sempre con inizio alle
ore 21) si svolgeranno in tutti i quartieri e le frazioni di Varazze.
Saranno gli agenti della polizia municipale e i carabinieri della stazione
varazzina a illustrare le tecniche usate dalla microcriminalità per adescare le
vittime. Il primo incontro pubblico si svolgerà l'
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
[FIRMA]MARCELLO
GIORDANI BORGOMANERO Entusiasmo ed emozione. Sono i due sentimenti che
accompagnano Maria Piera Pastore, Lega Nord, e Franca Biondelli, Partito Democratico, le
neoparlamentari borgomaneresi. Maria Piera Pastore è arrivata a Roma nel
pomeriggio: "Al mattino mi sono trovata con i nostri parlamentari a
Torino, dove abbiamo sottoscritto un patto per il Piemonte: l'entrata alla
Camera me l'aspetto con tanta emozione, perchè questo è il luogo dove si
decidono le sorti del Paese; scommetto che sarò emozionata anche solo per gli
adempimenti burocratici. Ma attendo questo momento anche con entusiasmo, perchè
ho grande voglia di lavorare per il bene pubblico e del mio territorio".
Maria Piera Pastore resterà presidente del Consiglio comunale di Borgomanero,
mentre lascerà la carica di consigliere provinciale. Franca Biondelli è giunta
a Roma ieri mattina, ed ha avuto il primo incontro con i colleghi del Partito
Democratico: "Abbiamo deciso di portare avanti un'opposizione costruttiva
ma determinata. Non voteremo no a priori, ma incalzeremo il governo sulle
scelte fondamentali, il lavoro, la previdenza, il caro vita. Personalmente cercherò
di dare il maggior numero di risposte ai cittadini, perchè mi sembra questo il
compito di un parlamentare; lavoriamo per il bene pubblico, pensando però
sempre al nostro territorio, che per noi resta il punto di riferimento. Farò
naturalmente la pendolare da Borgomanero a Roma".
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
[FIRMA]ARMANDO ZENI
MILANO "E' soltanto l'inizio", riassume, con la faccia più raggiante
che mai, il presidente della Sea Giuseppe Bonomi, felice, come buon lumbard, di
ricevere in diretta l'applauso del suo leader Umberto Bossi.
Un inizio che la riservatezza degli accordi sottoscritti tra Sea e Lufthansa
lasciano solo immaginare lasciando però presagire uno sbarco in forze della
compagnia tedesca nell'ex hub del Nord abbandonato da Alitalia. Solo un inizio,
ripete il presidente Sea, accennando ai sei nuovi aerei Air Dolomiti, controllata
Lufthansa, che dal gennaio 2009 stazioneranno fissi a Malpensa per collegare
Milano all'Europa. Perché è chiaro, anche se non si può ancora dire, che sono
altri, più ambiziosi, gli obiettivi della partnership annunciata con Lufthansa:
"Lavoreremo insieme con squadre di lavoro che opereranno per sviluppare
Malpensa", lascia intendere Bonomi sicuro che ci siano le premesse perché
l'intesa, avviata in gran silenzio sei mesi fa, sia "di lungo
termine" a riprova che Malpensa da sola "può farcela". Aveva previsto
due anni, il presidente Sea, per recuperare i volumi di traffico precedenti al
taglio degli 800 e passa voli di Alitalia. Adesso, archiviato il bilancio 2007
che definisce "straordinario" e che ha distribuito dividendi per 29,6
milioni di euro (sui 34,5 di utile), Bonomi confessa di essere convinto di
poter dimezzare i tempi. Certo, a guardare tra i numeri del bilancio, l'addio
di Alitalia a Malpensa è costato a Sea non poco: 30 milioni di euro, la
differenza tra l'utile consolidato di 64,4 milioni e i 34,5 dell'utile netto
dopo la svalutazione degli investimenti effettuati da Sea a Malpensa per
dotarla di infrastrutture adeguate al ruolo di hub. Una ferita che pesa e che
impedisce di immaginare un prossimo ritiro della causa danni (per 1,25 miliardi
di euro) avviata contro Alitalia: "Era una richiesta basata sui flussi di
cassa che con il dehubbing di Alitalia non sono cambiati", spiega Bonomi
prima di avanzare una teorica via d'uscita: "Se ci pervenisse una proposta
transattiva da Alitalia la valuteremo con attenzione". Per ora le priorità
sono altre, trovare per Malpensa sostituti certi ai vuoti lasciati dall'ex
vettore di riferimento. Nel 2008, parola di Bonomi, saranno oltre 440 i nuovi
collegamenti settimanali, metà di quelli tagliati da Alitalia, con l'arrivo
nell'ex hub di compagnie come American Airlines, AirSeychelles, FlyNiki. Ma è
chiaro che è da Lufthansa che Sea si aspetta il decollo vero di Malpensa:
Lufthansa nuova compagnia di riferimento al posto di Alitalia? A domanda non
risponde, Bonomi. Sorride. Lasciando che sotto sotto prenda forma, attorno alla
compagnia che è da tempo la preferita per i loro spostamenti intercontinentali
da manager e imprenditori del tessuto industriale lombardo, il sogno del grande aeroporto del Nord che la Lega vuole a tutti i costi contro il
romanocentrismo di Alitalia e che il sindaco di Milano Letizia Moratti
considera indispensabile in vista dell'Expo 2015. Ma, nel frattempo, il
passaggio di Malpensa sotto le ali di Lufthansa rende possibile soluzioni finali
anche per Alitalia. Ieri i portavoce della compagnia tedesca hanno
ribadito che Alitalia non interessa: a loro interessa il ricco mercato del Nord
Italia, per questo hanno deciso di intensificare la presenza su Malpensa (con
la prospettiva di farne una sorta di loro hub per il Sud Europa) ma su Alitalia
hanno messo la croce. Insomma, una Malpensa rivitalizzata da Lufthansa,
chiuderebbe il capitolo ex hub con soddisfazione di tutti, a cominciare dalla Lega di Bossi che ha subito
definito l'accordo di Sea "la prima risposta del nuovo governo",
sgombrando così il campo a una soluzione per Alitalia dove restano aperte le
due ipotesi: quella di un ritorno al tavolo delle trattative di Air France e
quella del decollo vero della cordata tricolore cui lavora Bruno Ermolli che
ieri è stato per due ore ad Arcore con Berlusconi.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Augusto Minzolini E
SILVIO SI SCOPRÌ MENO BIPARTISAN La frase Silvio Berlusconi l'ha gettata lì. In
uno dei tanti ragionamenti a cui si è lasciato andare ieri, a ridosso
dell'ultimo successo elettorale del centrodestra: la conquista del Campidoglio.
"Prima - ha confidato agli intimi - c'era un paese diviso a metà tra noi e
il centrosinistra. Il dialogo non era solo necessario ma obbligato. Ora c'è un
Paese diviso che quasi per due terzi è con noi e per un terzo con
l'opposizione: la filosofia non può non cambiare. Il dialogo è importante, ma
la priorità è decidere. E' quello per cui la gente ci ha votato". La
sconfitta di Francesco Rutelli a Roma ratifica un cambio di scenario che era
già nell'aria: il centro-sinistra è destinato a ripensarsi completamente, a
rifondarsi sul piano programmatico e culturale per recuperare un ritardo di
anni e un eventuale siluramento di Walter Veltroni sarebbe una scorciatoia che
ne perpetuerebbe solamente gli errori e i vizi; di contro, il centro-destra e
"in primis" Silvio Berlusconi sono condannati - si fa per dire - a
governare, a decidere, a riformare il Paese con la collaborazione degli altri -
meglio - o da soli. Tutte le menate o i minuetti di queste settimane sono
definitivamente archiviati: non ci saranno "esterni" di lusso nel
governo; non ci saranno "vice" ma solo il premier; e i ministri, a
questo punto, non saranno soppesati con il bilancino. Le ultime mediazioni si
sono esaurite ieri. Se si protrarranno ancora c'è il rischio di cominciare con
il piede sbagliato. "Questo - osserva la maga dei sondaggi, Alessandra
Ghisleri - è un Paese che vuole essere governato e Berlusconi deve
assecondarlo. Non ci sono più mediazioni. Non c'è bisogno di vice-premier come Calderoli o Letta. Userò un termine forse esagerato, ma lui
nell'immaginario è stato percepito come l'uomo della provvidenza. Lo ha evocato
lui stesso un simile scenario con il "meno male che Silvio c'è". E'
uno slogan che ha pagato ma ora lo carica di responsabilità". E dato che
il panorama politico del Paese è stato terremotato deve cambiare anche la
strategia, lo stile e l'immagine del Cavaliere: "Mai come ora dobbiamo
governare con i fatti e non con le parole". Nei primi cento giorni, nella
luna di miele, Berlusconi deve produrre decisioni sull'Alitalia ("Abbiamo
già ora un 20% di surplus di imprenditori che vogliono partecipare alla
cordata"), sui rifiuti a Napoli ("se sarà necessario porteremo
l'immondizia davanti ai magistrati che impediscono di utilizzare alcune
discariche"), sul fisco. La priorità, appunto, è scegliere non trattare
esageratamente. Del resto il personaggio aveva capito la domanda che veniva
dall'opinione pubblica già in campagna elettorale. Aveva dato poco peso alla
filosofia di Sarkozy e aveva ironizzato sulla commissione Attali: "E' più
famosa di quanto abbia prodotto". Poi aveva escluso dal Pdl i depositari
della cultura della mediazione estenuante e dei confronti ad oltranza, gli
ex-dc. Infine, sul governo, diciamoci la verità, non ha mai ipotizzato
seriamente l'arrivo di esterni come Luca di Montezemolo o il giuslavorista,
Piero Ichino. Né ha difeso più di tanto il vice-premierato di Gianni Letta sia
dall'assalto della Lega che voleva affiancargli Calderoli,
sia dall'insofferenza di Giulio Tremonti e di Gianfranco Fini: il "gran
visir" di palazzo Grazioli è sicuramente il primo dei collaboratori del
premier, quello di cui più si fida, la sua ombra, ma le indiscusse doti
diplomatiche dell'uomo hanno un peso "in un Paese diviso a metà" e un
altro, sicuramente più relativo, in un governo che può contare sull'appoggio
della stragrande maggioranza del Paese. In quest'ultimo caso la qualità
prioritaria è la capacità di decidere tempestivamente. E il risultato del voto
a Roma, dove Letta ha sempre coltivato un rapporto fin troppo privilegiato con
il centro-sinistra, probabilmente renderà ancora più forti queste sensibilità:
"Durante la campagna elettorale - si lamenta Maurizio Gasparri - mi ha
ripreso quando ho sparato contro il proconsole di Veltroni, Bettini, ma non
possiamo mica fare politica disarmati". Fin qui Letta. Ma anche verso gli
alleati e nel partito il Cavaliere non si farà coinvolgere in mediazioni
estenuanti. Anzi. Anche perché se uno legge attentamente i flussi elettorali
dell'ultimo voto emerge che il successo della Lega, ad esempio, è frutto anche
dalla capacità di abnegazione del Cavaliere: il partito del Senatùr ha preso
solo l'1% a sinistra (a differenza di quanto viene strombazzato in giro), il
resto lo ha preso a Forza Italia che ha pagato la scelta necessaria di fondersi
nel Pdl con An. Insomma, è stato il Cavaliere a farsi carico della vittoria e
questo gli dà una ragione in più per rispondere picche a richieste spropositate
degli alleati. Così nei confronti della Lega dopo il "no" a Calderoli, è venuta la promessa di un quarto mandato per
Formigoni alla Regione Lombardia. Se a questo si aggiunge che l'uomo della
Moratti, Paolo Glisenti, è stato nominato amministratore dell'agenzia che
preparerà l'Expò, si può dire che quest'appuntamento importante sarà tutto
nelle mani di Berlusconi. Se questa è l'aria anche Alleanza Nazionale dovrà
ridimensionare le sue mire. Come pure dentro Forza Italia le ambizioni
ministeriali sono tutte nelle mani del Premier: il Cavaliere non si farà
trascinare più di tanto nelle richieste dei vari esponenenti, si chiamino
Rotondi, Alfano o Vito. A un certo punto deciderà. E i primi a saperlo sono gli
interessati. "Lo ha capito Bossi pensate se non lo capiamo noi - fa presente il capo degli ex-dc
della Pdl Gianfranco Rotondi -: il governo nasce da un patto diretto di
Berlusconi con il popolo. Come De Gaulle, oggi Berlusconi ha una responsabilità
esclusiva". Appunto, "decidere". "Potremo fare anche
delle scelte impopolari se necessario - fa presente il pugliese Raffaele Fitto,
uno dei colonnelli -: l'unica cosa che non possiamo fare è non decidere".
"L'elemento prioritario della nostra filosofia - gli fa eco il piemontese
Crosetto - è scegliere". "La gente - chiosa il prossimo capogruppo.
Fabrizio Cicchitto - esige innazitutto di essere governata. Lo sappiamo noi, ma
devono saperlo, nel bene e nel male, anche i sindacati e quest'opposizione
frastornata".
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
Giovanni Cerruti LA
LUNGA MARCIA DEL NUOVO LEADER Meglio del Bernina o della Capanna Gnifetti, sul
Monte Rosa, dove però era arrivato da ministro e un tantino a scrocco, con un
elicottero della Forestale. Meglio del Monte Bianco, dove le guide non l'hanno
aiutato. Meglio del campo base sul K2, dove gli era preso un gran mal di testa
da alta quota. Alle quattro e mezzo del pomeriggio, dal primo piano di via
Salandra, dalla finestra che sta sopra l'insegna "Super Garage",
Gianni Alemanno saluta felice con la moglie accanto. Altro che montagne e
vette, la cima più bella, quella della vita, è proprio questa. Sa già di aver
vinto. Da camerata assatanato a prudente "Sindaco de Roma", che
scalata. Aveva tutto contro, a partire dal suo passato, aggressioni, assalti,
molotov, otto mesi di galera e un'assoluzione, perfino una mezza rissa a
Catania, anno '91, per contestare un comizio di Umberto Bossi. Aveva contro il cognome della
moglie, figlia di Pino Rauti, uno degli ultimi fascistoni convinti e dichiarati.
Aveva contro la città di nascita, Bari, che gli ha lasciato l'accento: insomma
non è un romano doc come Rutelli. Aveva contro la croce celtica che si porta al
collo, roba da Ordine Nuovo, "la portava il mio amico Paolo Di
Nella quando è stato ammazzato. E comunque questa croce per me è un simbolo
religioso...". Al 18 di via Salandra il comitato elettorale di Alemanno
occupa il piano terra e il primo, dodici finestre che danno sulla strada. E'
qui la prima festa, all'ora del tè, quando arriva un omone con maglietta
grigia, un crocifisso d'oro, uno d'argento e un fascio littorio in mezzo:
"Aò, a Rutelli ja rotto er culo". A seguire i deputati, Bocchino,
Giorgia Meloni, Domenico Gramazio detto "er Pinguino". L'eurodeputato
Antonio Tajani, un altro che aveva provato invano a diventar sindaco, aspetta
in strada. Passano i taxi ed esultano. Dalle borgate, dalle sedi di periferia,
dalle palestre, cominciano ad arrivare i tifosi. "Calma...". A
cinquant'anni Alemanno è l'unico ex fascista, o ex missino o ex An ad aver
vinto la sua marcia su Roma. Gianfranco Fini, quando nel '93 si è candidato
contro Rutelli, non ce l'ha fatta. La prima dedica è stata per Toni Augello,
per anni voce solista dell'opposizione in Campidoglio. La seconda per Fini:
"Dopo 15 anni abbiamo chiuso la partita". Qui, per la verità,
andrebbe aggiunto che la vittoria di Alemanno ne aumenta il peso politico, e
proprio a danno di Fini. Le malelingue ricordano che Fini non era proprio
favorevole alla sfida di Alemanno, e che si sarebbe battuto per evitare appoggi
espliciti da Francesco Storace. Arriverà anche Fini e saranno abbracci, ci
mancherebbe. Ma sono quasi le sei e il sindaco deve prepararsi per la prima
conferenza stampa. Sotto, nel salone, c'è una gran ressa di tv, un caos di
gente dove non mancano qualche vecchio che piange, qualche giovanotto con testa
rasata e Ray-Ban, il regista Pasquale Squitieri, il telemassaio di Raiuno
Alessandro Di Pietro, gli striscioni dei taxisti romani, un paio di braccia
tese. Saluto romano al sindaco? "No, è per di' che li avemo proprio
spianati". Pare che Alemanno si sia raccomandato, niente eccessi, niente
nostalgie, il passato è passato, pure il suo. A vent'anni era in piazza, sede
romana del Fronte della Gioventù, via Sommacampagna. Fini era davanti a lui,
segretario nazionale dei giovanotti di Giorgio Almirante. Nell'
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
POLITICA. OGGI IL
DEBUTTO A ROMA DEI PARLAMENTARI ELETTI In
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
10 COSE DI NOI Il
divo in declino Morgan Freeman e la cassiera di supermercato Paz Vega Molto
americano, l'incontro casuale fra il divo nero settantenne Morgan Freeman e la
giovane cassiera latina Paz Vega. Per una giornata parlano, si confidano,
ridono, si rattristano con simpatia e casta complicità. Lui, marito e padre,
racconta il proprio timore di essere finito, il telefono che squilla di rado,
la paura della morte. Lei, ragazza sola, racconta della propria dura vita di
lavoro come cassiera d'un supermercato, le ambizioni, l'isolamento di cui si
sente prigioniera. A sera, lasciandosi, capiscono d'essersi reciprocamente
fatti del bene, consolati. Morgan Freeman è il produttore di questo breve film
(1 ora e 20 minuti) un po' melenso, forse autobiografico, diretto da Brad
Silberling (45 anni, già regista di "Casper", di "Voglia di
ricominciare") con appropriata delicatezza e umorismo. Lietta Tornabuoni
ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con
Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia
Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto:
il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc
Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir,
figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller
di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e
"Neverland". 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad
Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e
"City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che
s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI
SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e
Carolina Crescentini. La storia comincia nel
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega
[FIRMA]MAURIZIO
TROPEANO Orbassano è il primo Comune della cintura "rossa" di Torino a
cambiare colore politico. Vince il centrodestra classico, con dentro l'Udc.
Perde un Pd che ha scelto di correre da solo senza apparentamenti con la
sinistra alternativa, che per altro si è presentata divisa al primo turno.
Diverso il risultato di Ivrea dove il Pd si riconferma alla guida della città
anche senza l'appoggio della sinistra Arcobaleno ma con quello del partito
socialista. Sconfitto, invece, un centrodestra che si è presentato al primo
turno senza la Lega Nord e con
l'Udc alleata di Forza Italia e An. Diverse anche le reazione dei partiti. Il
Pd minimizza la sconfitta di Orbassano mentre la Pdl esalta la sua vittoria al
punto che Agostino Ghiglia, presidente provinciale di An, arriva a proporlo
come modello per le prossime provinciali: "Ci siamo presentati con un
candidato radicato sul territorio e fortemente rappresentativo. E ci
siamo presentati uniti. Adesso tutte le forze del centrodestra, compresa Destra
e Udc, si devono mettere intorno ad un tavolo per trovare il candidato giusto
per la Provincia". Una posizione condivisa da Stefano Allasia, segretario
provinciale delle Lega Nord: "Questa vittoria
dimostra che se le forze di centro-destra si alleano per sostenere un candidato
comune e capace, i cittadini le premiano. Caterina Ferrero, segretaria
provinciale di Forza Italia, prende tempo ma condivide l'analisi: "Abbiamo
individuato per tempo una buona candidatura. Lo stesso dovremmo fare per la
Provincia. E' necessario che la Pdl allarghi il più possibile la sua proposta,
soprattutto verso l'area moderata". E il coordinatore regionale Guido
Crosetto, aggiunge: "Quando si esprimono candidati che rappresentano il
territorio i risultati sono inevitabilmente migliori. Non ripeteremo situazioni
come quella avvenuta nell'ultima elezione del sindaco di Torino". Il
centrodestra sceglie di glissare sul risultato di Ivrea anche se Crosetto
attacca "l'accozzaglia di Pd e sinistra radicale, ancora uniti nel nome
della poltrona, che ha mantenuto il potere ad Ivrea, negando ancora una volta
in sede locale quanto affermato da Veltroni in sede nazionale". Il Pd,
invece, riparte da Ivrea "una città dove abbiamo un forte
radicamento", spiega Gianfranco Morgando, segretario regionale. Una città
dove però, a differenza di Orbassano, il Pd ha fatto le primarie per individuare
il candidato sindaco e, soprattutto, non c'è stata la guerra con la Sinistra
Arcobaleno. Le parole di Vincenzo Chieppa, segretario provinciale del Pdci,
meglio di altre spiegano il clima con cui il centrosinistra ha affrontato le
elezioni di Orbassano: "Il Comune è stato consegnato alla destra
dall'arroganza e dall'incapacità del Pd che ha rifiutato ogni ipotesi di
alleanza con i partiti con cui ha governato fino al giorno prima". E
aggiunge: "Spero che questa vicenda serva per il futuro. Per battere la
destra occorre un atteggiamento più responsabile e meno supponente".
Caterina Romeo, segretaria provinciale del Pd, non entra nelle polemiche e
ammette: "Abbiamo incassato una sonora sconfitta legata soprattutto a
problemi di carattere locale: paghiamo le conseguenze di una maggioranza che ha
litigato per 5 anni e di scelte amministrative che non sono piaciute a tanti
cittadini". Poi però lascia aperta la porta al dialogo: "C'è tutto il
tempo di prepararsi alle provinciali. Si parte da una maggioranza larga che in
questi 5 anni con Saitta presidente ha saputo prendere collegialmente decisioni
importanti". Aggiunge: "Le scelte nazionali non debbono condizionare
le decisioni locali sulle alleanze".