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DOSSIER “FOCUS SULLA LEGA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  29-4-2008      #TOP



Report "Nord"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Nord (122)


Indice degli articoli

Sezione principale: Nord

Stiamo perdendo i vecchi rom della ex Jugoslavia e stiamo sbagliando con i nuovi, arrivati dalla Rom ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Il feudo violato dall'imprenditore Gambetta ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Cofferati fa il duro "No alla moschea" ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Sinistra all'attacco della giunta per la crisi dello stabilimento Testa ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Rai, quelli che ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Sconfitta netta per il Partito democratico e per l'intero centrosinistra. A quindici giorni dal ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Senza piangerìa ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Damiano: i miei litigi con Padoa-Schioppa ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del A A2A45442,352,360,94-24,1473912,203,120,07007352,93 Acea2393612,361... ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Alemanno e Ciarrapico... Mi vergogno Cara Unità, Ciarrapico senatore; Alemanno sindaco ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

La partita delle province: Massa Carrara al Pd, il centrodestra strappa Foggia Nella città toscana il forzista Bondi battuto da Angeli 55 a 44. Pepe si impone in Puglia con il 54% ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Bologna, dal Comune stop alla moschea Non accettano una Fondazione pubblica per controllare i fondi : il progetto si blocca ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Rivelazioni sull'inchiesta segreta: tradimento allo Stato ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Berlusconi: Il governo? Ora rinegoziamo tutto Il premier in pectore esulta e salta sul voto romano Ipotesi Bossi e Letta vicepremier, Calderoli alle Riforme ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Lezione capitale - ezio mauro ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Cassa depositi e prestiti frena la cordata italiana resta in salita ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

"non tradiremo il piemonte a roma" ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Orbassano volta pagina gambetta (pdl) sindaco sconfitto marroni (pd) - federica cravero ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

"qui al vii abbiamo vinto con la difesa dei più deboli" ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Il boss messina denaro come icona del disvalore - massimo onofri ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Lombardo mette all'angolo gli alleati - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Vetrine in frantumi segnale al pentito ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Brevi, schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Messina denaro icona di disvalore - massimo onofri ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Dodici mesi per l'alleanza stellare - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Nuovo stop da berlusconi formigoni punta al 2010 - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Zinni ha la meglio e ammette: <Ci hanno dato filo da torcere> ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Quattro ballottaggi: tra Pdl e Pd finisce in pareggio ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Primo giorno in Parlamento: chi sono i debuttanti in ballo ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Formigoni si <sacrifica> e resta ma prenota il Pirellone per il 2010 ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Monteleone e ravera roma addio ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Quarto Oggiaro, in cella baby spacciatori ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

La Foce si ribella ai bus parcheggiati in strada ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Mezza Sestri Levante sceglie la sinistra ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Ilva, battaglia rinviata in tribunale - nadia campini ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Fini festeggia la rivincita arrivata dopo quindici anni ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Dal K2 al Campidoglio la scalata più difficile del <monaco del Polo> ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Berlusconi esulta: <Grazie Roma, una vittoria storica> ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Medico truffato due anni di carcere per corrado jr - vincenzo curia ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Armosino è la presidente ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Filippeschi conquista pisa - massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Scalo aperto la notte per i viola no a renzi su pista e bretella - simona poli ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Il brindisi della lega nord "effetto della nostra vittoria" ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Il sindaco dopo il successo di bossi disse "noi non cambiamo nulla e andiamo avanti" ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

La sicurezza "di sinistra" ha bisogno di fantasia - aldo balzanelli ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Il buon governo emiliano non basta - giovanni de plato ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Moschea, lo stop della giunta - servizi alle pagg. ii e iii ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Sì al nuovo palasport in zona caab - silvia bignami ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Il buon governo emiliano non... - giovanni de plato ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Rock City addio ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Sei sconfitte subite a marassi l'unica macchia per gasperini - lorenzo mangini ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Microspia in procura a reggio ora indaga anche il csm - giuseppe baldessarro ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Pestaggi e rapine la carica delle gang femminili - (segue dalla copertina) davide carlucci ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Altro che superlega, piccolo è bello il sassuolo in b, favola di provincia - simone monari sassuolo ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Brevi, schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Francesco, il giorno più amaro "capire perché ci hanno punito" - (segue dalla prima pagina) alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Veltroni e il pd nella bufera "amarezza personale e politica" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Bonsai - sebastiano messina ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

"non siamo credibili sulla sicurezza e la gente voleva punire chi ha governato" - diego longhin ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Vicenza e sondrio al pd, 3 province su 5 al pdl - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

La lega rilancia, ora vuole il welfare - paolo berizzi ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Berlusconi: ora va rivisto tutto an e lega alzano le richieste ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Primo giorno di lavoro per i parlamentari ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Valanga nera per Gianni Alemanno ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Non rompono i rapporti con l'Ucoii E Cofferati vieta la nuova moschea ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

L'onda dalle periferie che premia Alemanno ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Formigoni deve arrendersi Un assessore Pd al Pirellone? ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

L'ascesa di Schifani, esattore di successo ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Una vittoria storica ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Di Castri, ouverture etilica a ritmo di jazz ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Parabola di Alemanno, antisistema e ministro nel sociale e al potere ( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Vicenza e Sondrio vanno a sinistra Alla provincia di Roma vince Zingaretti ( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

"Roma città aperta" in mano ai fascisti Le responsabilità di Veltroni L'isolamento del popolo della sinistra ( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Il successo esalta il Pdl presto la squadra ( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Quarto Oggiaro, baby-pusher nel fortino della droga ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Tra piazze e parchi vita da piccoli boss nel quartiere-ghetto ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Quarto mandato, rieletta Barzaghi la <rossa> ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Il vertice decisivo ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Cocaina nei giardini e vedette in strada Arrestati i baby boss dello spaccio ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Il vertice di Arcore ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Le provocazioni per tentare il salto verso Roma ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Soldatino della droga: a 13 anni era il palo della gang ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Vittoria sul filo, il centrosinistra tiene Bresso ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Vite da piccoli ras nel vuoto del quartiere ghetto ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

BALLOTTAGGI 2008 I vincitori ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Gianni, l'uomo della nuova destra che unisce imprenditori, ultrà e proletari ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Bossi chiede il Welfare per Rosi Mauro ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

An: ora più forti al tavolo del Pdl E Silvio non molla l'asse con Walter ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Umberto Bossi ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

<C'è una zona grigia al servizio delle cosche> ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Stop di Cofferati alla moschea <Il progetto non esiste più> ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Malpensa, svolta con Lufthansa <Alleanza strategica, è solo l'inizio> ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Film e programmi ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Non solo Roma ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Sondrio sceglie ancora Molteni <Vittoria che viene da lontano> ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Cauti gli europopolari Watson: ora più difficili i rapporti tra Pse e Ppe ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

AA.S. Roma1,1761,470,5601,1841969238 A2A2,3600,942,1 ( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Via i partiti dalla lista Sondrio unica <isola> in mano al centrosinistra ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

CITTA' DEL VATICANO - Gli italiani? Popolo di santi, eroi e navigatori, ma s ( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Dal nostro inviato BOLZANO - Il nuovo governo? Nascerà di qui a non molti ( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Senatore, siamo davanti a una nuova stagione della politica, ( da "Tempo, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Nucleare più sicuro nelle centrali italiane ( da "Tempo, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Italiano, 13 anni: fermato per spaccio ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Saitta attacca Chiamparino: "L'emergenza di Torino non si può scaricare ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

"Asti vuol annettere l'area di Alba e Bra" ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Bres ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Lega, scoppia il "caso Zani" candidato Pdl ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Le conseguenze del voto romano Scrivo mentre i dati elettorali scorrono ancora sul video, ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Palazzo Madama: ecco i nomi di chi subentra ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Lega Nord a Racconigi vuole un posto in Giunta ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Bossi: "Fucili sempre caldi" ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

SAVONA Guido Bonino ieri era ancora in Valbormida ma questa mattina alle 10 parteciperà alla ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Nascono le ronde contro la criminalità ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

"Borgomanero nei nostri cuori" ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Iozzo: "Le cordate non ci interessano" ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

E SILVIO SI SCOPRÌ MENO BIPARTISAN ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

LA LUNGA MARCIA DEL NUOVO LEADER ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

In 7 a rappresentare il Novarese ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

Il divo in declino Morgan Freeman e la cassiera di supermercato Paz Vega ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega

[FIRMA]MAURIZIO TROPEANO Orbassano è il primo Comune della cintura rossa di Tori ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: La Lega


Articoli

Stiamo perdendo i vecchi rom della ex Jugoslavia e stiamo sbagliando con i nuovi, arrivati dalla Rom (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Ania. Roberto Cota della Lega Nord non fa distinzioni. Invece bisogna farle perché le situazioni non sono uguali e si dovrebbe mantenere lucidità per riuscire a incidere davvero, se è questo che si vuole. Soprattutto, dovremmo far tesoro del passato: dovremmo ormai sapere che non porta niente di buono abbandonare chi c'era già per occuparci solo delle nuove emergenze. Trattandosi di popolazioni "deboli", bisogna insistere. A Torino, quando arrivarono gli zingari della Jugoslavia, negli Anni 70, si lasciarono soli i Sinti con i quali si stava lavorando. Quando poi nei primi Anni 90 arrivarono i nuovi, a seguito della guerra nella ex Jugoslavia, si smise di occuparsi dei "vecchi" rom e si diedero case agli ultimi arrivati. Infine, i rom romeni: Torino per loro si è impegnata molto più di altre città, ha fatto "Emergenza freddo" e altri progetti. Ma ha quasi dimenticato che nei campi autorizzati, quelli che Cota vorrebbe comunque smantellare, ci sono famiglie alla terza generazione che continuano a non avere i documenti: per la Bosnia o la Croazia non esistono, non possono essere espulse. Nessun paese le considera sue. Dovremmo individuare soluzioni per ciascun gruppo. Partiamo dai campi autorizzati: qui negli ultimi tempi il Comune ha molto indebolito la sua presenza anche per la ristrutturazione dell'Ufficio Stranieri e Nomadi. Importante sarebbe invece ricreare un rapporto con chi vive in quei campi. Oggi è gente stanca, scocciata di essere scambiata per i rom romeni. Anche questo essere messi all'indice una volta di più crea problemi di violenza, di insofferenza. I "vecchi rom", bosniaci, serbi, croati e macedoni raccolgono rottami di ferro, non si prostituiscono, non rapinano, non stuprano. Molti ragazzi parlano piemontese. Per quanto riguarda i rom romeni - il cui numero per altro non risulta più aumentato dopo l'omicidio di Giovanna Reggiani a Roma e il clamore che il fatto aveva suscitato in Romania - è chiaro che si tratta di una situazione complessa, che nessuna autorità è in grado di gestire con grosse concentrazioni. Tra loro, molti hanno perso il senso della "zingarità" e del suo codice d'onore. Torino dovrebbe quindi applicare la ricetta utilizzata a Bologna negli anni 90 con l'emergenza profughi della ex Jugoslavia: distribuire gruppi di 10-20 individui a tanti comuni, sollecitando le amministrazioni a farsene carico, mandando i bambini a scuola, trovando terreni o case di ringhiera per le quali le famiglie dovrebbero impegnarsi a pagare un affitto. L'inserimento dei rom romeni è possibile: sono abituati a vivere in case, a lavorare, hanno per lo più un mestiere, alcuni sono già stati assunti da artigiani. Le grandi concentrazioni, invece, facilitano le attività illegali e fanno crescere la paura nella gente. Poi, per i rom della ex Jugoslavia, come per quelli della Romania, a ogni sbaglio deve poi, ovviamente, corrispondere una punizione. Sono gli stessi giovani dei campi autorizzati a dirlo: "Dateci i documenti, se ci comportiamo male, trattateci come tutti i cittadini". E sul significato di questa parola, "cittadini", vale la pena riflettere. *Presidente dell'Associazione Italiana Zingari Oggi.

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Il feudo violato dall'imprenditore Gambetta (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Elezioni/1 Orbassano non rinnova Marroni Il feudo violato dall'imprenditore Gambetta MASSIMILIANO PEGGIO ORBASSANO Il centrosinistra ha perso il feudo di Orbassano. Con un distacco di 1796 voti Eugenio Gambetta, 56 anni, imprenditore, ha vinto il ballottaggio (6095 preferenze, 58,6%), con il sindaco uscente, Carlo Marroni, 60 anni, pensionato (4299; 41,4%). "Una vittoria epocale", dice Gambetta, brindando a sangria nel bar degli amici. La coalizione Pdl, Lega Nord, Obiettivo Orbassano, Udc ha spazzato il tandem Pd-Moderati, affermandosi anche nei seggi storici della sinistra. "Ad essere sincero - afferma Gambetta - un po' mi preoccupa aver vinto in maniera così clamorosa. Sento il peso della responsabilità anche nei confronti di chi non mi ha votato". Abbracci, telefonate, strette di mano. Anche ad Orbassano affluenza in calo: 58%, contro l'83% di due settimane fa. Un fattore che non ha premiato il Pd. "Come sindaco mi farò carico anche delle istanze della sinistra: nonostante le mia militanza nel Pdl mantengo una radice socialista, che mi porta a stare vicino ai problemi del lavoro, alle fasce deboli, per la sicurezza". Per lui hanno votato in tanti. I socialisti guidati da Domenico Guarneri, in coalizione con Desirè Mensa al primo turno. La sinistra radicale, in conflitto con Carlo Marroni, ha assistito compiaciuta alla disfatta. "Se oggi il centrodestra ha vinto è colpa dell'arroganza del Pd, che non ha voluto fare alleanze" sentenzia Roberto Sestera, coordinatore locale dei Comunisti Italiani, associandosi alla parole di Vincenzo Chieppa. Carlo Marroni non ci sta: "Correndo da solo il Pd ha fatto una scelta coraggiosa. La rifarei, nonostante il risultato. Per vincere facilmente bastava fare un'ammucchiata di partiti ma avrei ritrovato i problemi che hanno travagliato la giunta in questi cinque anni". Ecco il nuovo consiglio. Maggioranza: (Pdl) Saverio Maglione, Giovanni Gallo, Luca Catalano, Elena Masante, Giovanni Clemente, Sergio Beretta, Walter Alesso, Paolo Guglielmi, Ettore Labella; (Lega Nord) Flavio Rosso, Andrea Nava; (lista Obiettivo) Avtar Singh Rana. Minoranza: (Pd) Carlo Marroni, Maria Vassalotti, Stefano Gobbi, Michele Mango; (Comunisti Italiani) Enzo Stassi; (Per la tua Città) Desirè Mensa, Maria Ferrara; (Ps) Giuseppe Raso. Oggi, come promesso, Eugenio Gambetta sarà già al lavoro, per preparare i primi 100 giorni di governo. A chi dedica la vittoria? "A mia moglie...".

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Cofferati fa il duro "No alla moschea" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Il caso Rottura tra Comune e musulmani Il progetto Cofferati fa il duro "No alla moschea" Bologna, gli islamici rifiutano le regole del sindaco ELISABETTA PAGANI Dalla preghiera alle infermerie BOLOGNA Il minareto di Bologna si sgretola di fronte ad una lettera senza risposta. Il piano della grande moschea del quartiere San Donato (19 mila metri quadri di cui 2.800 edificabili) ieri è crollato e si è arrestato in via ufficiale: "Per quanto ci riguarda, il progetto non esiste più", ha tuonato risoluto l'assessore all'Urbanistica Virginio Merola. Dopo anni di accese polemiche e faticose convergenze fra Palazzo d'Accursio e il Centro di cultura islamica di via Pallavicini, è arrivato quindi uno stop definitivo e inatteso. A distruggere l'accordo, il rifiuto dei musulmani di costituire una fondazione e prendere ufficialmente le distanze dall'Ucoii. Ieri l'assessore ha svelato di aver inviato al Centro islamico ("ma prima delle elezioni" ha precisato) una lettera in cui chiedeva in maniera netta di rispettare due criteri di trasparenza. Il primo era che il Centro diventasse una fondazione, elemento imprescindibile per il Comune perché, in questo caso, lo statuto obbliga ad essere chiari dal punto di vista dei finanziamenti e quindi a scoraggiare infiltrazioni terroristiche. La seconda questione è esplosa qualche giorno fa, quando l'Ucoii ha rifiutato di entrare nella confederazione musulmana richiesta dal ministro dell'Interno Giuliano Amato. Da qui l'ultimatum del Comune: fondazione subito e distanze dall'Ucoii, se no niente moschea. Il Centro islamico, che non ha nemmeno risposto alla lettera, non accenna dietrofront e ieri ha invitato il Comune al dialogo. "Domani (oggi per chi legge, ndr.) - ha annunciato Daniele Parracino, numero due del Centro - chiederò un incontro. Dobbiamo chiarirci a quattr'occhi". Già da questa mattina però, l'assessore Merola sarà in Corea. Ma soprattutto Palazzo d'Accursio non sembra intenzionato, con la campagna elettorale alle porte (a Bologna si voterà per il sindaco nel 2009 e Cofferati non ha ancora sciolto la riserva sulla sua candidatura), a buttarsi in un pericoloso tira e molla sulla moschea durante l'ultimo anno di mandato. Anche nella Rossa infatti, l'ultima tornata elettorale, pur confermando la vittoria del Pd, ha spiazzato per l'aumento dei consensi alla Lega e per l'insofferenza dei cittadini nei confronti delle politiche sull'immigrazione. La giunta, punzecchiava infatti ieri un'esponente dell'Udc, "oggi ostacola il progetto della moschea perché non conveniente in vista delle elezioni amministrative". "Ci mettono un po', ma alla fine ci arrivano", gongolavano invece Lega e An, forti del fatto che il Comune si sia allineato anche sul minareto. "L'effetto della vittoria elettorale della Lega nord a Bologna - ha detto il segretario cittadino Manes Bernardini - continua ad ottenere sorprendenti risultati. Dopo aver legittimato le ronde di cittadini, Cofferati ci segue anche sul tema moschea". Il Carroccio, ringalluzzito dalle urne, aveva comunque già annunciato che avrebbe chiesto a Roberto Maroni di bloccare la moschea. "Vedo che non ci sono le condizioni per andare avanti - ha concluso l'assessore Merola -. Se si pensa che gli accordi raggiunti con il coinvolgimento dei cittadini siano carta straccia vuol dire che non abbiamo di fronte un interlocutore credibile. La proposta è revocata". Nel gennaio 2007 viene presentato il progetto per la grande moschea di San Donato: 52mila metri quadrati, con sala di preghiera, biblioteche e infermeria. A maggio la giunta comunale lo approva, ma nel settembre lo ridimensiona, a 19mila metri quadrati. A ottobre, in seguito a una consultazione, i cittadini danno l'ok, a patto che vengano rispettate certe condizioni.

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Sinistra all'attacco della giunta per la crisi dello stabilimento Testa (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

La Lega Nord appoggia i lavoratori Sinistra all'attacco della giunta per la crisi dello stabilimento Testa La Sinistra attacca la maggioranza sulla crisi dello stabilimento farmaceutico Testa. "Lo scorso anno, per porre un freno alla "saga delle torri" si è reso necessario evocare l'intervento del Gabibbo e di Striscia la notizia. Ora sulle sorti della Testa e dei trenta operai che rischiano il licenziamento, non vorremmo che ci fosse bisogno dell'intervento di un'altra famosa trasmissione televisiva per far ritrovare alla giunta Tabbò e alla maggioranza il senso di responsabilità per far fronte a queste situazioni critiche", dichiara Giovanni Strazzi. Una delegazione dei lavoratori chimici ha intanto incontrato Rosy Guarnieri (capogruppo della Lega Nord), che ha garantito l'appoggio del partito ad eventuali manifestazioni di protesta.\.

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Rai, quelli che (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Rai, quelli che... Maria Novella Oppo NON ESISTE (speriamo!) nessuna azienda al mondo che vive perennemente in bilico tra un risultato elettorale e l'altro. Cosicché questa azienda, che ovviamente è la nostra Rai, è come un ascensore i cui dipendenti si dividono in almeno tre tipi: quelli che salgono; quelli che scendono e quelli che stanno fermi per non dare intralcio né agli uni né agli altri. E quelli bravi? Quelli bravi, essendo pochi e sparsi nelle varie categorie, finiscono per contare sempre meno, anche perché quelli che sono in salita passano tranquillamente sulle loro teste. Può capitare, però, eccezionalmente, che alcuni bravi siano in salita e trascinino con sé anche altri bravi, allo scopo eroico di migliorare l'azienda, prima che arrivi la nuova ondata che li sommergerà. Ma se poi, a decidere chi sale e chi scende è il boss dell'azienda concorrente, è un vero miracolo che la Rai continui a esistere. Infatti la sua sopravvivenza non dipende tanto dalla professionalità di un Minoli o di un Saccà uniti, ma dalla professionalità del pubblico che paga il canone. FRONTE DEL VIDEO.

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Sconfitta netta per il Partito democratico e per l'intero centrosinistra. A quindici giorni dal (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del di Ninni Andriolo Sconfitta netta per il Partito democratico e per l'intero centrosinistra. A quindici giorni dal risultato delle politiche - inferiore alle attese quello del Pd, estremamente negativo quello dell'Arcobaleno - Roma conferma la crisi della vecchia maggioranza che reggeva Prodi e la approfondisce. Nel 2001 il rientro di Berlusconi a Palazzo Chigi produsse quel moto d'orgoglio che portò Walter Veltroni alla conquista del Campidoglio. Sette anni dopo, invece, la diga della Capitale non fa argine neppure simbolicamente alla vittoria di Berlusconi e Bossi. Gli An del Pdl, intanto, approfittano di Alemanno per ricordare al Cavaliere il loro peso nella trattativa per la formazione del governo. Berlusconi registra e prende atto, pronto a "rinegoziare tutto". segue a pagina 5.

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Senza piangerìa (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Senza piangerìa Marco Travaglio Ma sì, riabilitiamo pure Saccà. In fondo restava solo lui. Mangano è un eroe. Ciarrapico una brava persona. Ligresti il Salvatore ideale per Alitalia. Renato Farina, alias Betulla, 6 mesi per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar, espulso persino dall'Ordine perché faceva la spia per il Sismi, è onorevole. Restava giusto Saccà, cioè l'esecutore materiale dell'editto bulgaro. Cioè l'uomo sorpreso coi pantaloni in mano l'estate scorsa mentre chiamava il padrone per denunciare il tradimento di Lega e An, che "per un piatto di lenticchie" vanificavano "la grande vittoria" raccolta dalla Cdl conservando la maggioranza alla Rai pur avendo perso le elezioni. Il padrone aveva fretta di venire al dunque, ma Agostino gli faceva perder tempo con lavoretti di lingua davvero deliziosi: "Lei va alla grande, Presidente. lei è sempre il più amato del Paese. è stupendo. c'è un bisogno, un vuoto che lei copre anche emotivamente. una cosa bellissima. glielo dico senza piangerìa .". Proprio così: piangerìa, neologismo che mette insieme il piangere e il leccare, per lubrificare la lingua onde scongiurarne l'essiccazione durante l'uso. Il capo raccomandava una fiction in quota Lega: "C'è Bossi che mi sta facendo una testa tanta con questo cavolo di fiction sul Barbarossa". E il servo furbo faceva presente che "è tutto a posto", bisognava solo far dimenticare un'intervista del regista Martinelli ("che è bravo, ma è uno stupido, un cretino proprio"), il quale era andato a raccontare alla Padania che la fiction l'aveva commissionata Bossi. E figurarsi se una schiena dritta come Saccà prende ordini: la fiction l'ha inventata lui per imprescindibili motivi storico-culturali: "La cosa vale perché Barbarossa è Barbarossa, perché Legnano è Legnano, perché i comuni a Milano hanno segnato la civiltà dell'Occidente!". Che diamine. Il padrone lo lasciava dire sogghignando ("certo, d'accordo, va bene."). E lui insisteva: "Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, lei è la persona più civile, più corretta. mi ha lasciato una libertà culturale. ideale. totale". Quella libertà culturale totale che l'aveva indotto a bandire Biagi e Santoro dopo l'editto e a licenziare il vecchio Enzo con una raccomandata RR. Lo stesso padrone, infastidito per le troppe leccate, obiettava che insomma "qualche volta ti chiedo di donne. per risollevare il morale al capo.". E già che c'era gli piazzava cinque squinzie, una delle quali stava a cuore a un senatore dell'Unione che,in cambio, sarebbe passato a destra. Saccà annotò i nomi, promise di provvedere e informò il padrone che stava lavorandosi un altro senatore, in Calabria, per portarlo a destra. Disinteressato come sempre, attendeva un aiutino dal Cainano per erigere una Cittadella della Fiction a Taurianova, che è proprio il posto ideale per le fiction (magari sullo scirocco o sul traffico, come direbbe Johnny Stecchino). Per quelle telefonate, Saccà è imputato per corruzione col suo padrone. Ecco, è questo signore qui che va riabilitato: cioè riportato alla guida di Raifiction, o magari anche più in su. Lo chiede, sul Riformatorio, Giovanni Minoli, che già stava con Saccà ai bei tempi del Psi (memorabili gli spot elettorali sulle ginocchia di Craxi col garofano all'occhiello) e poi, in 15 anni, è riuscito a essere di sinistra, destra, centro, dalemiano, prodiano, veltroniano. È vero, ammette Minoli: Saccà è un po' "discusso e discutibile: ma chi non lo è?". In fondo, chi non ha mai fatto "telefonate così"? Chissà che gente frequenta, costui. Minoli aggiunge che è molto peggio Gad Lerner, il quale osò persino denunciare una richiesta di raccomandazione dal presidente della Vigilanza Mario Landolfi. Il fatto che Lerner, diversamente da Saccà, non abbia soddisfatto la segnalazione, anzi l'abbia denunciata, è del tutto secondario. Anzi, è un'aggravante. Il fatto poi che Raifiction, insieme alla Regione Sicilia di Totò Vasa Vasa, produca il serial minoliano "Agrodolce", è del tutto casuale. Saccà va riabilitato perché è il migliore. Senza piangerìa. Ora d'Aria.

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Damiano: i miei litigi con Padoa-Schioppa (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Damiano: i miei litigi con Padoa-Schioppa di Bruno Ugolini È la storia di una "tuta blu", per due anni nelle stanze dei bottoni, al Ministero del Lavoro, per tentare di essere coerente con i propri ideali. È uscito da quell'esperienza con la convinzione di aver fatto il proprio dovere, di aver "portato a casa" come dicono i sindacalisti concreti, risultati non disprezzabili. Sto parlando di Cesare Damiano, a dire il vero con un passato da "colletto bianco" alla Riv-Skf ma poi alla guida dei metalmeccanici della Fiom. Ora intervistato da un collega de L'Unità, Angelo Faccinetto, in un libro vivace e interessante che intreccia biografia, retroscena, riflessioni, ma soprattutto documentazioni accurate. Relative, appunto, a quelle "cose" portate a casa: dal protocollo sul welfare, alle circolari che hanno cambiato in parte la vita dei giovani dei Call Center. Damiano non è un rivoluzionario e men che meno un massimalista radicale, come si dice ora. È un riformista, anche se la definizione è un po' abusata. E lo dimostra riga per riga descrivendo anche le dure battaglie che lo hanno impegnato. Battaglie di ieri e di oggi, non solo contro la destra e contro avversari imprenditoriali, ma anche nei confronti di compagni di viaggio più a sinistra. Fino a giungere, riferendosi a trascorse vicende del sindacato dei metalmeccanici, a un doloroso sfogo: "C'è una sola cosa che mi rimprovero, non aver scelto la strada - certo difficile - di spaccare in due la Fiom". Il riferimento è alle sue divergenze con lo scomparso Claudio Sabattini. È chiaro, però, che l'intento è di parlare all'oggi, visto che quella situazione del passato, con "l'ala più riformista dei metalmeccanici" costretta "a una lenta emarginazione", non è del tutto mutata. C'è del resto in Damiano anche qualche ricordo polemico che chiama in causa Sergio Cofferati. Lui, infatti, era stato fra i pochissimi che non avevano seguito l'allora segretario generale della Cgil nell'adesione al cosiddetto "correntone" dei Ds anti-Fassino, in vista del Congresso di Pesaro. Sono affermazioni che faranno discutere. Il ministro del Lavoro uscente ha vissuto mesi e mesi in una miscela esplosiva, accanto a Romano Prodi. Tra le sortite di Dini e quelle della "Cosa rossa", con gli stessi ministri che aveva accanto. Ora ne approfitta per levarsi qualche sassolino dalle scarpe e riflettere sui tanti luoghi comuni sollevati da destra e da sinistra. Come sul fenomeno della precarietà, tra quelli che credono di poterla far sparire con un colpo di bacchetta magica e quelli che la considerano un fenomeno naturale, eguale in tutta Europa. Magari causato dal fatto che non esiste da noi la libertà di licenziamento. Ignorando così le tante anomalie dell'Italia, come il primato del lavoro nero e quello di una flessibilità spesso senza fine. C'è nel un'orgogliosa e puntigliosa descrizione degli interventi operati, non frutto di una specie di navigazione a vista bensì parti di una strategia riformatrice. Purtroppo interrotta quando si sarebbe potuto procedere più speditamente. Ad esempio sui temi del salario e del fisco. Il "diario" del ministro annota anche gustosi aneddoti, come quando rammenta i battibecchi con Tommaso Padoa-Schioppa. Forse, annota, "sembravamo una coppia un po' usurata dal tempo". Ma poi trovavano l'accordo, perché "anche tra un ex sindacalista e un ex banchiere possono esserci punti di contatto". O quando parla del primo incontro col suo predecessore, Roberto Maroni: "Mi ha mostrato la rastrelliera vicino alla scrivania in cui teneva le cravatte collezionate in occasione degli incontri internazionali". Tornano anche i ricordi della giovinezza. Con una Torino che vede Cesare Damiano, giovanissimo precario, cominciare a lavorare in un negozio di porcellane, fino ad arrivare alla Riv-Skf e a scoprire il sindacato. "Erano tempi, quelli, in cui appena diplomato, se avevi buoni voti, le aziende ti venivano a cercare a casa per offrirti un posto di lavoro, naturalmente con contratto a tempo indeterminato". Scorrono i ricordi di personaggi dell'epoca: Paolo Sobrino, Aventino Pace, Giovanni Destefanis, Renato Lattes, Giuseppe Mainardi, Emilio Pugno. E poi Piero Fassino che lo chiamerà molti anni dopo a dirigere il dipartimento lavoro dei democratici di sinistra. Sono nomi che lo accompagnano nella sua formazione. Come, all'inizio del suo noviziato sindacale, quando per testimoniare idee di lotta e solidarietà inventa un manifesto di grande efficacia. Reca l'immagine di Fausto Coppi e Gino Bartali che al Tour de France si passano la boraccia. Acquista così i connotati del negoziatore infaticabile, teorico dello scambio continuo, tra gi artefici di un rinnovo contrattuale per i metalmeccanici, nel 1994, senza un'ora di sciopero. Oggi vero e proprio tifoso della concertazione. "Da sindacalista ho passato trent'anni a contrattare, a confrontarmi, a cercare accordi e ho sempre avuto in mente questo schema". C'è, nel finale, il suo approdo al Partito democratico. Con l'intento di portarvi un'iniezione laburista. Fonda così, con altri, il "Forum del lavoro". Convinto che non sia possibile continuare a far leva su alleanze "composite e rissose, incapaci di dare un'idea di coerenza e di capacità di sintesi, come quella che ha sostenuto il governo Prodi". Punta, veltronianamente, a costruire "un partito baricentro, autonomo". Un partito che - ci permettiamo aggiungere - avrà, temiamo, comunque bisogno di ipotizzare alleanze a destra o a sinistra per conquistare la maggioranza nel Paese. Ma quale sarà il futuro di Damiano? Non ha nessuna intenzione di andare in pensione, anche se potrebbe avere, confessa senza reticenze, dopo 40 anni di contributi, circa duemila euro il mese, cui aggiungere la pensione parlamentare. Non resterà però sulla breccia della politica fino a ottant'anni. A un certo punto, conclude, ci si deve ritirare. E trova poche parole per tratteggiare se stesso, come servitore dello Stato: "Non sono un padre della patria. Sono solo uno che pensa di aver fatto la sua parte, con discrezione, con determinazione e anche con fatica. E che ha avuto fortuna".

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Stai consultando l'edizione del A A2A45442,352,360,94-24,1473912,203,120,07007352,93 Acea2393612,361... (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del A A2A45442,352,360,94-24,1473912,203,120,07007352,93 Acea2393612,3612,24-1,05-12,9437511,3914,430,54002632,67 Acegas-Aps104835,415,41--18,08205,346,980,3000297,66 Acotel15739981,2981,750,74-2,273253,1183,180,4000338,98 Acq. Potab.54912,842,84-0,11-17,34462,363,430,1000102,10 Acsm30281,561,541,58-14,68221,221,830,020073,31 Actelios143267,407,441,9610,30395,997,690,1000500,76 Aedes38672,001,98-0,85-41,473781,563,410,2500203,23 Aeffe33361,721,730,70-34,54791,712,63-184,99 Aem To36711,901,901,06-26,118641,872,590,06001388,10 Aem To w088500,440,450,76-43,2430,410,80-- Aerop. Firenze3268616,8816,890,10-6,37016,6518,030,0630152,52 Aicon27341,411,393,34-33,6515801,242,13-153,91 Alerion12340,640,64-1,20-9,445240,550,710,0050254,99 Alitalia9660,500,50-0,40-36,8911710,230,790,0413691,96 Alleanza162498,398,380,16-4,6822567,848,800,50007104,78 Amplifon37181,921,921,53-44,994651,823,570,0350380,97 Anima38241,981,96-6,93-8,56551,602,160,1400207,38 Ansaldo Sts190999,869,891,9814,032067,179,860,2000986,40 Arena1320,070,071,94-47,2913700,050,150,041353,19 Ascopiave30321,571,561,10-6,841361,431,820,0850367,09 Astaldi103055,325,353,623,242054,025,430,0850523,82 Atlantia4023620,7820,70-1,15-18,99128118,6325,650,620011880,17 Auto To-Mi2209711,4111,32-2,86-23,8429511,2314,990,40001004,26 Autogrill185179,569,621,03-16,7110389,2311,570,40002432,83 Azimut H.139087,187,18-0,97-19,198146,028,890,15001042,81 B B. Bilbao Viz.2853514,7414,701,38-12,44312,8516,83-- B. Carige48192,492,48-1,00-24,4114652,253,290,07504018,95 B. Carige risp50542,612,611,52-18,89122,323,250,0950457,45 B. Desio125376,476,501,72-8,93326,027,110,0955757,58 B. Desio r nc127796,606,600,43-5,7105,987,000,115087,13 B. Finnat15610,810,81--7,76120,650,870,0130292,59 B. Generali113855,885,900,05-13,261214,626,780,1000654,52 B. Ifis188639,749,64-1,508,791367,9110,520,3000304,28 B. Intermobiliare102745,315,372,68-25,47384,867,120,2500825,83 B. Italease138007,137,120,47-24,8717004,839,490,78001200,22 B. Popolare2453312,6712,62-0,13-16,02287510,4315,090,83008114,90 B. Profilo27261,411,40-0,92-26,55401,321,920,1470179,34 B. Santander2636013,6113,650,36-6,661311,1814,590,1229- B. Sard. r nc2865714,8014,951,56-10,86213,8916,600,520097,68 B.P. Etruria e L.157058,118,132,30-13,661137,169,390,3000437,47 B.P. Intra2306111,9112,18-5,6909,5411,910,1000670,43 B.P. Milano159928,268,280,17-9,9933366,979,180,35003427,77 B.P. Spoleto139397,207,05-6,00-22,3146,919,270,3900157,51 BasicNet35051,811,78-0,06-13,19821,472,290,0930110,40 Bastogi5310,270,27-0,11-16,161310,240,33-185,47 BB Biotech9458748,8548,950,64-5,03145,9452,800,5439- Bca Ifis w0862873,253,24-3,9823,13191,623,64-- Bco Popolare w107960,410,41-1,16-37,703730,320,66-- Beghelli18520,960,96-0,52-16,90960,871,180,0150191,30 Benetton157618,148,11-0,80-31,994098,0011,970,37001487,01 Beni Stabili13950,720,720,78-3,6332580,610,780,02401379,90 Bialetti24011,241,24--24,8001,171,65-93,00 Biesse2531113,0713,011,300,772611,2414,650,3600358,08 Boero5247327,1027,10-1,455,86021,2029,500,4000117,62 Bolzoni54142,802,81-0,67-27,55192,753,860,100072,25 Bon. Ferraresi7173937,0537,15-0,564,31128,0237,240,0800208,41 Brembo161858,368,19-2,23-23,806898,3210,970,2400558,25 Brioschi7370,380,380,29-21,66530,350,490,0038274,59 Bulgari142657,377,34-1,61-22,6220016,809,520,29002212,26 Buongiorno Spa35451,831,862,37-10,162061,532,19-194,73 Buzzi Unicem3325517,1817,05-0,05-8,4657214,4018,760,40002839,87 Buzzi Unicem r nc2210311,4111,380,73-8,731359,2312,510,4240464,73 C C. Artigiano52572,712,73-0,44-7,84432,643,050,2130773,21 C. Bergam.5787529,8929,760,372,79225,3830,721,05001845,02 C. Valtellinese145187,507,52-1,47-17,214117,509,090,34001204,09 Cad It180899,349,25-0,47-7,66188,9810,120,290083,89 Cairo Comm.48582,512,50-1,19-41,38282,304,324,0000196,56 Caltagirone100985,215,18-0,25-14,9334,656,130,0800626,43 Caltagirone Ed.76233,943,951,44-11,5773,644,450,2000492,13 Cam-Fin.20001,031,030,78-24,217111,001,400,0300379,82 Campari111975,785,942,89-12,3524945,266,600,10001679,38 Cape Live13550,700,70--22,2200,620,90-35,56 Carraro119206,166,17-0,48-10,334344,436,870,1250258,55 Cattolica Ass.6534933,7533,760,06-2,746426,4834,701,55001738,54 Cdc47362,452,450,33-31,1651,823,890,560030,00 Cell Therapeutics9990,520,52-0,41-62,286680,321,37-- Cembre109535,665,661,45-10,1424,966,520,220096,17 Cementir Hold119436,176,11-1,992,293305,186,370,1000981,45 Cent. Latte To52672,722,721,87-29,5012,293,860,050027,20 Chl7770,400,41-0,54-26,1923040,280,54-53,87 Ciccolella36751,901,932,49-35,55401,723,020,0516342,59 Cir32511,681,67-1,18-33,9021911,632,540,05001328,06 Class21631,121,131,99-21,06620,931,430,0100114,58 Cobra88994,604,60-0,76-27,93414,276,38-96,52 Cofide13160,680,680,19-37,4218670,671,090,0150488,78 Cr Artigiano ge08-----02,392,80-- Cr Valtel w08-----00,431,60-- Cr Valtel w0921761,121,114,91-34,11171,051,71-- Credem162828,418,511,23-11,302397,889,480,35002374,09 Cremonini57702,982,980,0320,062442,182,980,0800422,62 Crespi13810,710,71--26,6470,590,970,035042,78 Csp27111,401,42-0,63-24,20201,291,850,050046,56 D D'Amico40222,082,081,81-24,911931,882,77-311,45 Dada2797514,4514,543,65-11,752911,3016,37-234,20 Damiani42932,222,221,23-40,27541,783,71-183,12 Danieli4490223,1923,01-1,039,966516,5224,530,0800948,00 Danieli r nc2945815,2115,03-2,12-4,0417812,5115,860,1007615,03 Data Service54932,842,850,78-36,6792,804,480,520028,42 Datalogic107875,575,65-3,52-6,84885,496,080,0700355,74 De' Longhi56502,922,94-1,01-22,64442,643,850,0600436,24 Dea Capital33831,751,765,02-17,875821,542,13-535,65 Diasorin2281311,7811,780,68-9,941110,9613,34-648,01 Digital Bros80764,174,201,16-18,9303,835,280,080058,86 Digital M. Techn.4013920,7320,911,31-40,41819,8534,79-234,35 Dmail Gr.193349,9810,01-0,106,7018,0311,080,100076,39 Ducati32681,691,690,0613,5233811,021,69-563,71 E Ed. Espresso43042,222,231,13-25,739392,202,990,1700965,78 Edison30961,601,600,63-25,3285221,552,210,05008284,53 Edison r31171,611,621,82-19,94111,582,030,0800178,05 Eems60083,103,083,91-22,372662,234,00-131,89 El.En4815524,8724,75--6,78323,0027,320,3000119,98 Elica47982,482,501,21-27,481302,173,420,0400156,91 Emak92154,764,771,62-8,39114,305,260,1750131,60 Enel136727,067,060,63-12,77305386,548,200,490043675,50 Enertad52632,722,711,23-8,64382,302,980,0207257,88 Engineering I.I.4323722,3322,191,00-18,291020,9427,330,4800279,13 Eni4774824,6624,540,08-1,441815921,0825,611,250098772,15 Enia168538,708,851,18-25,361008,7011,66-935,68 Erg2762514,2714,290,809,096029,7714,490,40002144,62 Ergo Previdenza81594,214,211,015,77383,124,260,1740379,26 Esprinet136007,027,050,18-15,251105,588,290,1400368,09 Eurofly25131,301,301,48-36,865511,032,06-31,78 Eurotech92824,794,80-0,95-3,891733,944,99-167,81 Eutelia39542,042,041,24-40,083911,663,41-133,58 Everel Group5300,270,27-3,08-30,68950,250,400,051626,73 Exprivia30301,561,570,06-17,151681,231,98-53,10 F FastWeb3874520,0120,061,21-19,7712717,8625,673,77001590,96 Fiat2830614,6214,56-0,86-17,423678112,1517,700,400015967,57 Fiat priv2122510,9610,90-1,48-24,993719,1814,610,40001132,29 Fiat r nc2106710,8810,82-0,91-25,882449,3514,680,5550869,45 Fidia166238,598,57-2,306,661016,109,470,140040,35 Fiera Milano135426,997,000,0647,341333,7710,220,3000237,04 Fil. Pollone10880,560,56-0,71-23,5710,540,760,05005,99 Finarte C.Aste9030,470,46-2,60-13,32660,430,540,036223,36 Finmeccanica4199821,6921,660,37-0,60131718,4822,030,35009222,57 FMR Art'é135757,016,97-0,85-12,4106,198,000,400025,10 Fondiaria-Sai5076926,2226,08-0,80-6,4642125,1129,691,00003283,35 Fondiaria-Sai r nc3305417,0717,00-0,60-11,769016,4519,881,0020739,36 Fondiaria-Sai w08106925,525,68-0,26-13,3905,446,71-- FullSix70113,623,640,22-41,0853,556,15-40,49 G Gabetti Prop. S.34431,781,81-1,79-21,57221,672,270,070093,34 Gasplus144437,467,451,027,51116,488,170,0950334,98 Gefran88454,574,62-3,55-11,8894,285,180,250065,78 Gemina16410,850,850,18-28,9231050,811,200,10001244,85 Gemina r nc18390,950,955,56-14,4190,901,110,12003,57 Generali5549328,6628,59-0,97-6,58727826,8531,430,750040411,04 Geox177949,199,201,32-32,446978,8213,600,24002381,71 Gewiss74043,823,861,98-20,83423,344,830,1000458,88 Grandi Viaggi24441,261,25-1,97-17,14151,161,520,030056,79 Granitifiandre135527,007,00-0,14-18,96156,778,640,1200258,00 Greenergycapital150,010,01--00,010,01-5,63 Gruppo Coin81814,224,230,67-23,24163,825,50-558,29 Guala Closures79834,124,110,64-4,672943,444,330,0880278,82 H Hera47112,432,443,92-19,9429382,293,040,08002512,65 I I. Lombarda3030,160,16-0,8922,4038150,100,16-641,66 Ifi priv3392017,5217,34-2,55-23,8029415,5622,990,63001345,41 Ifil104275,385,38-0,99-15,0919444,516,340,10005592,93 Ifil r nc85234,404,38-1,35-24,671953,925,840,1207164,56 Ima2543113,1313,10-0,46-6,87812,2014,120,6500447,87 Imm. Grande Dis.42932,222,260,947,107061,752,520,0560685,61 Immsi17420,900,89-0,63-30,624350,881,300,0300308,85 Impregilo74643,863,84-0,31-16,1225402,514,600,03001547,69 Impregilo r nc139027,187,18-10,25-23,9427,189,440,040411,60 Indesit Comp.143077,397,371,35-30,766517,3310,670,3850839,62 Indesit r nc2091210,8010,80--19,04010,8013,340,40305,52 Intek10810,560,560,25-20,214430,550,710,0190194,16 Intek r nc18420,950,95-4,61-6,7560,901,040,217214,44 Interpump113105,845,81-1,11-16,70895,417,010,1800466,81 Intesa Sanp. r nc87314,514,49-1,15-9,0939443,874,960,39104204,60 Intesa Sanpaolo92864,804,80-0,35-9,92548494,225,330,380056829,40 Inv e Sviluppo Med19561,011,01--00,961,15-51,22 Invest e Svil w09540,030,03--21,4100,020,04-- Invest. e Svil.2850,150,151,61-16,004050,130,190,036235,62 Ipi Spa67343,483,49--6,5303,114,830,5000141,85 Irce52512,712,721,722,9612,222,820,020076,28 Isagro77434,004,3319,91-19,154922,105,140,300070,18 It Holding12350,640,64-0,48-40,337060,501,090,0258156,84 It Way112775,825,881,40-20,3405,727,360,130025,73 Italcementi2773314,3214,291,91-0,86188711,7614,450,36002536,85 Italcementi r nc2012910,4010,290,54-3,334478,0210,750,39001096,06 Italmobiliare11815161,0261,152,09-2,682053,3467,331,45001353,58 Italmobiliare r nc8992046,4446,130,81-3,634137,0148,191,5280758,98 J Juventus FC21321,101,08-0,8313,834590,761,110,0120221,91 K Kaitech6110,320,31-2,17-16,811200,230,38-28,17 Kme Group20581,061,064,12-28,145511,001,480,0080250,32 Kme Group rsp24591,271,283,23-16,08111,171,510,108624,22 KME Group w093260,170,17-0,71-36,021540,130,26-- L La Doria28871,491,502,95-10,23111,211,660,044446,22 Landi Renzo60883,143,142,4836,163562,283,25-353,70 Lavorwash35401,831,83-0,056,71161,311,830,020024,37 Lazio5670,290,29-3,930,69320,250,39-19,85 Lottomatica3812919,6919,80-1,20-19,7980118,2825,010,82502993,02 Luxottica3337017,2317,37-1,25-19,35274514,7921,370,42007976,60 M Maffei45002,322,251,72-10,9662,152,630,100069,72 Maire Tecnimont73683,813,80-6,207242,983,81-1227,11 Management e C13750,710,71--4,05670,660,78-387,31 Marazzi Group100745,205,202,87-20,394764,846,720,2400531,91 Marcolin29181,511,502,32-19,11341,461,860,029093,64 Mariella Burani3178416,4116,430,42-12,254315,6818,710,5200490,93 Marr129426,686,61-1,17-5,77385,977,320,3600444,65 Mediacontech127856,606,62-0,48-19,1545,788,170,600061,29 Mediaset109345,655,64-0,48-17,1577755,296,820,43006670,39 Mediobanca2624213,5513,530,59-3,65222911,7714,070,650011101,24 Mediolanum75613,903,89-0,13-27,9713733,735,420,20002848,65 Mediterr. Acque72403,743,72-1,22-12,11273,054,250,0400286,73 Meliorbanca48212,492,49-1,93-29,88362,493,570,1300314,39 Mid Ind Cap w1014130,730,73-8,75-25,9600,540,99-- Mid Industry Cap3870619,9919,99--9,14017,9022,00-75,97 Milano Ass81484,214,19-6,54-20,5914824,035,300,34001903,58 Milano Ass r nc81174,194,24-4,03-20,131274,195,250,3600128,86 Mirato156908,108,121,13-2,9626,818,400,3000139,37 Mittel79504,114,11-0,24-20,5503,855,170,1500271,00 MolMed39602,042,05-1,44-41,952,15-213,64 Mondadori106115,485,46-0,26-2,233014,845,610,35001421,68 Mondo TV134806,966,951,00-39,4915,5811,510,350030,66 Monrif13450,690,69-1,14-22,9540,640,900,0240104,20 Monte Paschi Si42772,212,21-4,38-25,55830952,142,970,17005421,19 Montefibre10360,540,53-2,19-8,591590,450,630,030069,59 Montefibre r nc9760,500,501,47-10,97650,440,610,044013,10 MutuiOnline78504,054,070,59-6,0363,154,39-160,18 N Nav. Montanari48562,512,531,48-6,801122,052,790,1100308,13 Negri Bossi8850,460,462,22-43,71230,430,810,040020,14 Negri Bossi w102900,150,155,19-40,90200,120,26-- Nice56912,942,91-1,19-20,48452,903,700,0730340,92 O Olidata16770,870,871,31-14,07420,751,060,044029,45 Omnia Network28111,451,44-2,57-30,33480,952,10-37,66 P Panariagroup I.C.64443,333,340,88-24,5042,994,410,1900150,94 Parmalat40822,112,09-0,48-20,51156242,112,650,15903515,08 Parmalat w1523781,231,22-0,97-26,07321,201,66-- Permasteelisa2706713,9813,830,170,432510,6414,410,3000385,82 Piaggio28871,491,490,40-36,016091,462,330,0300590,50 Pininfarina1939810,029,76-5,34-26,593766,9214,800,340093,34 Pirelli & C r nc11870,610,610,03-2,181130,550,640,036482,60 Pirelli & C R.E.3867319,9720,000,69-22,1113419,1727,432,0600850,79 Pirelli & C.10490,540,540,74-7,72481570,490,590,02102834,79 Poligr. 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G.2430,130,13-0,87-53,45488870,100,270,00701029,41 Seat P. G. r2680,140,14-0,65-47,951890,120,270,007618,81 Sias152857,897,89-1,09-23,363427,7510,300,30001795,88 Sirti50422,602,610,08-0,9192,162,651,0000578,03 Smurfit Sisa41632,152,15--17,4702,102,620,0100132,44 Snai71433,693,67-1,05-28,741362,875,180,0387430,97 Snam Rete Gas79774,124,10-0,53-4,5449993,944,640,19008060,03 Snia11570,600,59-0,61-15,727620,440,710,048784,62 Snia w10510,030,03-1,87-23,194410,020,03-- Socotherm103455,345,26-1,26-17,03414,396,440,0500205,97 Sogefi67923,513,40-9,26-18,2314703,244,681,4000407,39 Sol87734,534,51-2,49-8,89184,405,050,0680410,96 Sole 24 Ore80364,154,17-0,14-26,38233,575,640,1208179,83 Sopaf8650,450,45--0,931550,430,510,0620188,38 Sorin20661,071,07-0,84-20,192110,771,36-501,93 Stefanel26221,351,361,96-32,30121,122,000,040073,38 Stefanel r86744,484,48--9,4904,484,950,07500,45 STMicroelectr.143407,417,37-0,35-24,0039336,359,740,2278- T Tas3826719,7619,88-0,20-5,62019,6023,191,169435,02 Telecom I. Media2630,140,141,26-42,2820620,120,240,1643448,17 Telecom Ita Med. r nc2690,140,146,92-36,82250,120,220,16797,64 Telecom Italia26221,351,34-2,05-35,621602591,212,140,080018117,60 Telecom Italia r20621,061,05-2,22-33,77212460,941,610,09106417,82 Tenaris3272316,9016,840,9211,80360112,1617,500,2278- Terna54722,832,82-1,3349152,632,910,14005653,79 Tiscali47382,452,463,4933,96318531,312,45-1038,54 Tod's7673439,6339,54-0,40-17,633834,5548,11-1207,96 Trevi2965615,3215,411,7826,193228,9615,320,0500980,22 Trevisan Comet.50172,592,59-0,19-20,64642,213,330,070073,08 Txt e-solutions2394212,3712,21-1,57-4,7529,6815,960,400032,43 U UBI Banca3264416,8616,78-0,15-9,85186214,7718,700,800010775,36 Uni Land4960,260,26-0,62-35,389820,220,420,0050276,95 Unicredito95964,964,93-0,36-11,581107494,185,700,240066135,15 Unicredito r101585,255,240,67-9,94334,495,880,2550113,87 Unipol39152,022,021,10-13,55120181,662,340,12002992,33 Unipol priv35201,821,820,72-15,8391481,492,160,12521657,18 V V.d. Ventaglio8060,420,411,38-16,817720,280,500,070053,04 Vianini I.61863,193,191,11-4,3102,963,380,050096,19 Vianini L.175959,099,140,72-18,5837,9711,160,1200397,99 Vittoria2713914,0214,066,0916,586709,2314,020,1600457,74 W w Inv e Svil Med 11700,040,04--00,030,25-- War Greenergycap 1150,000,00--00,000,00-- Warr Intek 081890,100,116,97-20,62480,020,12-- Z Zignago Vetro94284,874,901,074,08304,024,87-389,52 Zucchi56582,923,024,03-11,4542,763,300,250071,23 Zucchi r nc65993,413,418,09-2,6303,063,840,030011,68.

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Alemanno e Ciarrapico... Mi vergogno Cara Unità, Ciarrapico senatore; Alemanno sindaco (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Alemanno e Ciarrapico... Mi vergogno Cara Unità, Ciarrapico senatore; Alemanno sindaco di Roma. Berlusconi che continua a salutare con il braccio destro teso. Mi vergogno profondamente. Nino Cannata, Milano Roma, nel mio seggio Zingaretti 5% in più di Rutelli... Cara Unità, talvolta essere presidente di seggio insegna molto più sulle persone che fare il politico per trent'anni. Per quanto conti, nel mio seggio di 800 elettori, nel cuore dell'XI municipio di Roma - un municipio di sinistra, dove è stato eletto al primo turno il presidente uscente di rifondazione comunista - ho avuto esperienza diretta di quello che i romani di sinistra pensano di Francesco Rutelli. Da noi si votava per comune e provincia, stessi elettori. Ebbene, Rutelli ha conquistato ben il 5% di voti in meno rispetto a quelli conquistati da Zingaretti (il candidato del centrosinistra in provincia). Forse questo qualcosa vorrà pur dire. Luca Tancredi Barone Dei rumeni mi hanno aiutata Immigrazione è anche questo Cara Unità mi pare giusto, dopo la vittoria di Alemanno a sindaco di Roma, raccontare quanto accadutomi ieri pomeriggio. Ero riuscita a portare, con un carrellino e grazie all'ascensore, un piccolo frigorifro fino all'ottavo piano ritenendo, con grande presunzione, di poter riuscire ad incollarmelo per un piano a piedi fino a portarlo a casa. Ovviamente così non era. Arrivata all'ottavo piano quel piano da superare con quel piccolo frigorifero riusciva a configurarsi, effettivamente, come traguardo insormontabile. Avevo notato, però, che al portone, alcuni rumeni stavano scaricando un camioncino per un trasloco. Ho subito pensato che offrendogli dieci euro avrei potuto chiedergli se potevano portare il mio piccolo frigorifero alla porta accollandoselo per un piano. Così hanno fatto, disponiblitssimi. Senonché, arrivata alla porta, non mi ritrovao i dieci euro ma solo un biglietto da 50 e uno da cinque. In modo un pò stolido chiedevo loro se avessero da darmi il resto del biglietto da 50. Ma notavo che, imbarazzatissimi, avevano già cominciato, ben prima, a scendere le scale ed andar via facendo il gesto di "non fa niente"... In fondo, per loro, avevano fatto una cortesia ad una signora in difficoltà per un piccolo trasporto. A quel punto imbarazzatissima e un po' commossa ero diventata io che li fermavo e gli imponevo, almeno, di accettare i cinque euro alla consegna dei quali ringraziavano grati. Ecco, sindaco Alemanno, si ricordi che immigrazione è anche questo. Una rete di rapporti umani intessutasi nel corso degli anni della quale noi cittadini romani non vorremmo in alcun caso fare a meno. Bruna Gazzelloni Il mondo a rovescio io operaio lo vivo tutti i giorni Cara Unità, "il mondo a rovescio" di cui parla Furio Colombo nell'editoriale di domenica lo constato tutti i giorni nelle mie relazioni di vita e di lavoro. Vivo in una regione, le Marche, dove, per fortuna,c'è una tradizione di voto a sinistra e dove il Pd. ha ottenuto alle ultime elezioni ottime percentuali. Ma anche qui, sentendo parlare tante persone comuni, riconosco l'esempio del tassista romano che applaude Grillo per i suoi "vaffanculo" contro i parlamentari con le fedine penali sporche(a maggioranza sono del centro destra), contro la legge elettorale Calderoli, contro la legge televisiva Gasparri e poi vota Berlusconi (colui che ci libererà dalla Casta!). Un mio amico operaio,nell'euforia del giorno dopo le elezioni, mi ha confidato di aver votato la Lega "perché la sinistra non difende più i lavoratori". Gli ho ricordato che la Lega faceva parte di quel governo che voleva abolire l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e che la forte opposizione del sindacato e della sinistra ha impedito, che la legge Maroni, del precedente governo Berlusconi, aveva previsto, a partire dal 1° Gennaio 2008, l'aumento improvviso e automatico di 3 anni d'età per accedere alla pensione d'anzianità senza nemmeno preservare i lavori usuranti (il mio amico operaio fa abituale lavoro notturno) e che il governo Prodi ha abrogato e via seguitando. Di fronte al suo imbarazzo, ho capito che la disinformazione regna sovrana e che rappresenta uno dei principali problemi della nostra traballante democrazia. Giuseppe Manuli-Ancona Strano, nessuno parla più dei brogli Cara Unità, Indro Montanelli diceva, purtroppo a ragione, che l'Italia è un Paese senza memoria, una Nazione di contemporanei, senza antenati né posteri. Domando: ma che fine hanno fatto le schede bianche/nulle delle penultime votazioni Politiche? Vado nell'archivio del Viminale e leggo: da sempre il numero di schede bianche/nulle è in costante aumento, fino, nelle elezioni del 2001, a raggiungere e superare i 3 milioni. Improvvisamente nel 2006 scendono a circa 500mila. Quest'anno mi sembra siamo sulla stessa cifra. Nessuno si chiede perché? Nessuno dice niente? Sono argomenti che solo 18 mesi fa erano sulle prime pagine di tutti i giornali. Adesso non se ne parla più. Perché? Era una bufala di Deaglio, aveva ragione Berlusconi o cosa? Così, tanto per sapere. D'accordo lanciare le notizie, ma poi vogliamo rendere conto ai lettori degli eventuali sviluppi? Questa storia com'è andata a finire? Perché, anche a sinistra, non è mai importato nulla a nessuno? Giuseppe Valendino, Canonica di Triuggio (Mi) V-day di Beppe Grillo Il Tg1 ne ha parlato Caro direttore, in un articolo sull'Unità ripreso da Dagospia, Marco Travaglio sostiene che il TG1 delle 22,30 non ha dedicato "nessun servizio, nessuna notizia, nemmeno una parola" all'iniziativa di Grillo tenuta il 25 aprile a piazza San Carlo a Torino, "oscurando" così "il v-day sull'informazione". Quel giorno il Tg1 ha dedicato all'attore genovese due servizi dell'inviato Alessandro Cassieri nelle edizioni principali delle 13,30 e delle 20,00. Cassieri alle 13,30 ha realizzato un servizio di presentazione dell'iniziativa, e alle 20,00 ha dato conto del comizio-show riportando due sonori: il primo sui giornalisti e il secondo sulle morti bianche. Nel servizio c'era anche un brano del messaggio video di Celentano. Il Tg1 delle 20,00 del 25 aprile ha totalizzato quasi 6 milioni di ascoltatori con oltre il 30 per cento di share, molto di più della breve edizione di mezza sera. Con i più cordiali saluti e i migliori auguri di buon lavoro, Pino Caserta Redattore capo della Segreteria di redazione del TG1 Infatti ho scritto che al V-Day non ha fatto alcun cenno il Tg1 delle 22.30, quello visto dalle centinaia di migliaia di partecipanti di ritorno dalle 250 piazze d'Italia, dove la manifestazione s'è conclusa alle 21. Non ho mai parlato delle 13.30 (quando il V-Day non era nemmeno cominciato), né delle 20 (quando era ancora in corso). m.trav.

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La partita delle province: Massa Carrara al Pd, il centrodestra strappa Foggia Nella città toscana il forzista Bondi battuto da Angeli 55 a 44. Pepe si impone in Puglia con il 54% (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del La partita delle province: Massa Carrara al Pd, il centrodestra strappa Foggia Nella città toscana il forzista Bondi battuto da Angeli 55 a 44. Pepe si impone in Puglia con il 54%. Il Pdl conferma la guida di Asti e Catanzaro / Roma TRE PROVINCE A DUE, e il centrodestra vince anche la sfida dei ballottaggi. Conferma la guida di due province, Asti e Catanzaro, e strappa Foggia al centrosi- nistra, dopo 60 anni. Il centrosinistra, invece, si tiene Roma e Massa Carrara, dove Osvaldo Angeli del Pd ha battuto il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, 55 a 44%. A Foggia la sconfitta più dura per il centrosinistra. Antonio Pepe, sostenuto al secondo turno anche dall'Udc e dalla Destra, si impone con il 54% sul candidato del centrosinistra Paolo Campo (45,9%), che era avanti di 5 punti al primo turno. Campo cerca di analizzare i motivi dell'insuccesso: "Era chiaro che il vento nazionale avrebbe soffiato contro. Sono incline a ritenere che abbiamo remato contro vento. Può darsi che non abbia sfondato la nostra proposta. E comunque, con l'apparentamento, la coalizione del centrodestra si presentava indubbiamente più consistente rispetto alla nostra". Sconfitta netta per il centrosinistra anche a Catanzaro: Wanda Ferro, del Pdl, ha ottenuto il 60% e superato il rivale Pietro Amato di oltre 20 punti, nonostante un basso tasso di affluenza alle urne, il 40% contro una media nazionale del 55% (al primo turno a Catanzaro aveva votato il 66%). Al centrosinistra resta la netta vittoria ottenuta al primo turno, due settimane fa, a Vibo Valentia: Francesco De Nisi ha battuto con oltre il 58% il candidato del centrodestra Francesco Miceli, rimasto fermo al 24%. La Provincia di Asti, invece, resta nelle mani del centrodestra. Maria Teresa Armosino, candidata di Pdl e Lega Nord, ha battuto con il 58% Roberto Peretti, sostenuto da Pd e Idv, che ha preso il 42%. È la prima donna a guidare la provincia astigiana e dice: "Ora è tempo di lasciare le polemiche sterili e le discussioni oziose per tornare al confronto costruttivo sulle cose da fare". Molto bassa l'affluenza alle urne: solo il 48,2% contro il 76,6% del primo turno. Sandro Bondi, invece, resta al palo, ma può consolarsi per aver portato al ballottaggio il presidente uscente della Provincia di Massa Carrara Osvaldo Angeli, che nel 2003 aveva vinto al primo turno. Stavolta Angeli aveva deciso di non allearsi con la Sinistra radicale, che ha totalizzato il 13% al primo turno (5 anni fa con lui c'erano Verdi e Pdci). Bondi, nonostante la tradizione di centrosinistra della provincia apuana, giocava in casa, essendo originario di Fivizzano, di cui è stato sindaco del Pci alla fine degli anni Ottanta, prima di approdare ad Arcore. Al primo turno Bondi aveva preso solo il 32%, e forse per questo non si è particolarmente impegnato nelle due settimane prima del ballottaggio. A Massa è stato avvistato poco, e in rete circola già una battuta: "Gli amici di Massa Carrara non si sono resi conto che si dovevano "sacrificare" e votare Sandro Bondi come Presidente di Provincia piuttosto che correre il rischio di averlo come ministro dell'Istruzione...". Il vincitore, Osvaldo Angeli, ha detto: "Al voto della coalizione che rappresentavo credo si sia unito il voto di quella sinistra con cui non c'è stato apparentamento e che credo abbia scelto di votarmi, sia per la qualità del governo, ma anche per non consegnare questa provincia per la prima volta al centrodestra". Considerando le nove sfide per le provinciali, tra il 13 e 14 aprile e domenica e lunedì scorsi, il centrodestra vince 5 a 4. Due settimane fa aveva già vinto a Udine e Varese, mentre il centrosinistra aveva già vinto a Benevento, oltre che a Vibo Valentia. Foggia è l'unica provincia che ha cambiato colore. a.c.

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Bologna, dal Comune stop alla moschea Non accettano una Fondazione pubblica per controllare i fondi : il progetto si blocca (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Bologna, dal Comune stop alla moschea "Non accettano una Fondazione pubblica per controllare i fondi": il progetto si blocca di Adriana Comaschi/ Bologna ADDIO MOSCHEA a Bologna. La giunta di Sergio Cofferati archivia il progetto di una nuova sede per la comunità islamica bolognese. Se ne è discusso per mesi con un percorso partecipato nel quartiere interessato e l'attenzione della Lega anche a livello nazionale (Calderoli aveva minacciato: "Porteremo un maiale sul terreno della moschea per sconsacrarlo"). Ora però lo stop arriva dal municipio: "A oggi - spiega l'assessore all'Urbanistica, Virginio Merola del Pd - il Centro di cultura islamica non è più un interlocutore affidabile, perché non ha rispettato le condizioni poste dal Comune in accordo con i cittadini". Il Centro infatti ha risposto picche alla richiesta di istituire una Fondazione pubblica per il controllo del finanziamento alla moschea. Questione di soldi: troppo cara una Fondazione, "preferiremmo una Onlus" (che permetterebbe anche di incassare il 5 per mille). Non solo, il Centro ha chiarito che non prenderà le distanze dall'Ucoii, anche ora che quest'ultimo ha rifiutato l'ingresso nella Federazione dell'Islam proposta di recente dal ministro Amato. Da mesi dunque il progetto languiva in attesa della costituzione della Fondazione, giudicata indispensabile. I residenti infatti, spesso anche a sinistra, avevano chiesto garanzie per la costruzione di una moschea a margine di quartiere già ricco di immigrazione come quello del Pilastro. L'opposizione aveva provato ad alimentare paure e diffidenza, in autunno però il progetto era stato definito: dimezzata la metratura (da 6 a 3 mila metri quadri) e spostata in una zona più decentrata la moschea era stata accettata a larga maggioranza dai residenti. Non dalla Curia, però, che ancora a gennaio chiedeva al Comune una "moratoria" sull'iter. "Nessuna retromarcia", precisa allora il Comune. "Queste condizioni le avevamo sempre poste - spiega infatti Merola, uno degli uomini "forti" della giunta Cofferati - ed eravamo in attesa che il quadro nazionale si chiarisse. Se ora il Centro islamico viene meno a quanto pattuito...". An comunque gongola, "prendiamo atto che come su spray e manganelli per i vigili ci danno ragione, anche se in ritardo". Idem la Lega: "Ci seguono, dopo avere "copiato" le nostre ronde" (in realtà un servizio di volontari che segnalano eventuali problemi nella loro zona, ndr). Merola non ci sta: alla Lega ricorda che proprio nel quartiere della nuova moschea ha ottenuto la percentuale più bassa della città, dove comunque il Carroccio prende meno che nel resto della regione. Quindi contrattacca: ""Noi abbiamo governato un problema , dettando regole a chi chiedeva nuovi spazi, mentre il centrodestra ha concesso loro gratuitamente la sede attuale salvo accorgersi solo quando siamo arrivati noi del legame con l'Ucoii. Credo che questa sia una linea da adottare anche a livello nazionale: non discutere in astratto di libertà di culto, ma chiedere garanzie precise e credibilità degli interlocutori".

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Rivelazioni sull'inchiesta segreta: tradimento allo Stato (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del GRASSO "Rivelazioni sull'inchiesta segreta: tradimento allo Stato" Un vero e proprio "tradimento di servitori dello Stato". Così il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, critica la pubblicazione di un rapporto in cui viene ricostruito il colloquio fra boss di Cosa nostra e della 'ndrangheta da cui emergono alleanze criminali e progetti politici ai quali sarebbero interessati i capimafia, sui quali sono in corso indagini da parte delle procure di Napoli, Palermo e Reggio Calabria. "Rimane - dice Grasso - il panorama desolante del "tradimento" del giuramento di fedeltà che ogni servitore dello Stato fa all'inizio della sua attività, unitamente alla mancanza di remore di qualsiasi natura da parte di chi ha proceduto alla pubblicazione di notizie di tale gravità, da poter mettere in pericolo l'incolumità delle fonti originarie, ben individuabili dalle organizzazioni mafiose".

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Berlusconi: Il governo? Ora rinegoziamo tutto Il premier in pectore esulta e salta sul voto romano Ipotesi Bossi e Letta vicepremier, Calderoli alle Riforme (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Berlusconi: "Il governo? Ora rinegoziamo tutto" Il premier in pectore esulta e salta sul voto romano Ipotesi Bossi e Letta vicepremier, Calderoli alle Riforme di Natalia Lombardo/ Roma CAROSELLI dei tassisti romani accolgono Berlusconi a via del Plebiscito: "Sono l'uomo più felice d'Italia" con nove punti di vantaggio "e ora Roma. Vittoria storica, una grande rivincita". Ma con il Campidoglio conquistato da An si rimette in gioco la squadra di governo. "Ora bisogna rinegoziare tutto", parola di Berlusconi, che oggi ne discuterà in un vertice del Pdl. Rientrato a Roma dopo aver archiviato la pratica Formigoni, il cavaliere "raggiante" ha esultato per la conquista del Campidoglio, che "completa la vittoria del 13 e del 14 aprile". La bandiera del Pdl "per la prima volta sulla capitale", successo del quale ringrazia "commosso ed entusiasta gli elettori di Roma". Berlusconi è entrato in pieno nello spirito di riscossa che anima gli ex missini, mentre tassisti con i clienti a bordo strombazzavano con i clacson sotto Palazzo Grazioli. Diffonde una nota perentoria: "Ora l'opposizione collabori per migliorare la città". Così come ai parlamentari del Pdl in serata impartisce lezioni di governo "senza faziosità", ma con i parlamentari del Pdl riuniti la sera al Capranica perde il bon ton: "Veltroni è meglio che se ne stia in Africa. Ormai non ne azzecca una...". Silvio ha telefonato a Gianni Alemanno per congratularsi e abbracciarlo "fraternamente". La conquista del Campidoglio "vale tre ministeri", dicono in An: con Gianfranco Fini presidente della Camera, nel governo An dovrebbe avere due dicasteri di peso, finora la Difesa per Ignazio La Russa e le Infrastrutture per Matteoli; più un ministero senza portafoglio dedicato ai Giovani e affidato alla trentenne Giorgia Meloni, ex vicepresidente di Montecitorio. Ma con Alemanno sindaco il Welfare va a Fi, con Sacconi o il veneto Brunetta. Nel primo pomeriggio a Villa san Martino a Arcore, Berlusconi ha incontrato di nuovo Roberto Formigoni per mettere la parola fine alla richiesta di calare su Roma e dimettersi dalla Regione Lombardia. Con loro anche Mariastella Gelmini, in pole positione per l'Istruzione. Il leader del Pdl ha promesso al Governatore ciellino la ricandidatura al Pirellone nel 2010 per la gestione dell'Expo. Sarebbe il quarto mandato, ma una modifica allo Statuto regionale lo permette. Formigoni si è imposto il silenzio, incassando l'altra promessa di Silvio per un ruolo dirigente nel Pdl. Una tregua, tanto da qui al 2010 si vedrà, dicono nel Pdl, ma il Carroccio non mollerà facilmente l'osso. In compenso i leghisti saranno meno rozzi, "mi hanno promesso che non useranno più iperboli, i fucili di Bossi sono di carta", annuncia Silvio. Berlusconi è poi volato per Roma, caricando sull'aereo del Biscione l'allegra combriccola: Bossi, Calderoli, Tremonti e altri forzisti, ai quali ha detto che "ora bisogna rinegoziare tutto". Tranne l'Economia per Tremonti e gli Esteri per Frattini, la squadra di governo torna in alto mare. Lo scoglio è la Giustizia, assegnata a Forza Italia (con Scajola o Pera), a meno che Fini non faccia pesare la vittoria romana tornando alla carica con Giulia Bongiorno. Elio Vito ridimensionato ai Rapporti col Parlamento (ventilato anche per l'ex Udc Giovanardi). Scajola era destinato al corposo pacco Attività Produttive, ma Berlusconi potrebbe darlo al leghista Maroni per lasciare il Viminale a Fi. E potrebbero tornare in auge i vicepremier con Letta e Bossi. Sfuma un ministero per Bonaiuti, forse di nuovo sottosegretario alla Presidenza con delega all'editoria. Raffaele Lombardo si è insediato alla Regione Sicilia ma se l'Mpa avrà "uno sgabuzzino" minaccia "l'appoggio esterno". In serata al Capranica Berlusconi ha presentato i candidati alla presidenza delle Camere, Fini a Montecitorio e Schifani al Senato. Uno dei vice a Montecitorio dovrebbe essere il forzista Antonio Leone, l'altro un leghista anche se c'è una promessa per il Dc Rotondi. Per l'opposizione l'Udc Buttiglione e uno del Pd, a seconda di chi sarà il capogruppo. Agli eletti Silvio ha parlato chiaro: "La squadra di governo sarà di 12 ministri". La coperta è corta, non c'è posto per tutti.

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Lezione capitale - ezio mauro (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

LEZIONE CAPITALE EZIO MAURO Mancava soltanto Roma. Ieri è stata conquistata direttamente da An, che con Alemanno porta per la prima volta nel dopoguerra un suo uomo in Campidoglio, da dove si affaccerà non solo sul passato imperiale e sui simboli del ventennio, ma sul nuovo paesaggio politico italiano disegnato dagli elettori. Roma infatti non è soltanto la capitale che ha cambiato segno politico consegnandosi alla destra, mai salita su quel colle, nemmeno all'epoca del trionfale avvento berlusconiano. è, in più, una roccaforte storica della sinistra che l'ha governata ininterrottamente da quindici anni, e che proprio con Roma ? come ha spiegato Ilvo Diamanti ? usciva dalla tradizionale riserva delle regioni rosse, presentando una geografia politica più articolata e complessa, con la più grande città italiana fiore all'occhiello di una "sinistra dei sindaci" moderna e sperimentale, capace di coniugare buona amministrazione e nuovi linguaggi culturali, sviluppo e comunità, sotto gli occhi di tutto il mondo. Tutto questo è saltato ieri, completando invece lo scenario politico berlusconiano, che teneva in mano il nord forza-leghista e il sud autonomista e clientelare come due spinte popolari alleate ma separate, senza un centro unificatore che non fosse l'autorità negoziale e politica del Cavaliere. Ora c'è anche il baricentro politico per questa alleanza che ha conquistato l'Italia: la capitale diventata di destra, con un sindaco di Alleanza Nazionale, come ha subito rivendicato Fini, archiviando per una notte il Pdl. Il risultato è chiaro: il Nord alla Lega, il Sud a Lombardo, Roma ad An, e l'Italia a Berlusconi. SEGUE A PAGINA 31.

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Cassa depositi e prestiti frena la cordata italiana resta in salita (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Economia Ieri vertice tra il futuro premier e Ermolli. E nel Pdl c'è chi vuole il commissariamento Cassa depositi e prestiti frena la cordata italiana resta in salita Berlusconi: "Abbiamo più imprenditori di quanti ne servano" MILANO - La cordata tricolore per Alitalia continua la sua faticosa campagna acquisti. Il prestito ponte da 300 milioni di euro (Ue permettendo) ha regalato tre mesi di vita in più alla compagnia ma la situazione ? esaminata ieri in un summit ad Arcore tra Silvio Berlusconi e il suo uomo di fiducia in questa partita Bruno Ermolli ? resta difficilissima. Non solo per lo stato di salute finanziaria della Magliana e la difficoltà a trovare compratori dopo l'addio di Air France, ma anche per qualche scricchiolio all'interno del Popolo della libertà. Il futuro premier, in verità, è ottimista: "Per Alitalia - ha detto parlando ai parlamentari eletti nel suo schieramento- abbiamo il 20 per cento in più di imprenditori che vogliono partecipare rispetto a quanti ne servano e anche lo Stato potrebbe intervenire". Nei fatti il primo problema di Ermolli è quello di mettere sul tavolo in tempi brevi una soluzione credibile in grado di convincere la Ue a non dare il semaforo rosso all'iniezione di liquidità varata su richiesta di Berlusconi all'ultimo consiglio dei ministri. Le adesioni della famiglia Ligresti e di Marco Tronchetti Provera e la disponibilità di Carlo Toto e scendere in campo con la sua Air One non bastano da sole a far quadrare il cerchio. Anche perchè qualcuno dei candidati pubblici tirati in ballo nei giorni scorsi come la Cassa depositi e prestiti ("Noi puntiamo alle infrastrutture e Alitalia non è un'infrastruttura", ha detto ieri il presidente Alfonso Iozzo) ha già fatto una mezza marcia indietro. Dietro le quinte, però, c'è qualche altro industriale pronto a scendere in campo nell'ambito di un progetto che prevede un miliardo di investimenti diviso egualmente tra Air One, banche e imprenditori. Ma nessuno ha intenzione di uscire allo scoperto fino a quando non sarà aperta la due diligence ("servono quattro o cinque settimane da allora", ha detto il premier in pectore) sui conti e si capirà se la compagnia può essere salvata così o se sarà necessario il ricorso all'amministrazione straordinaria. Questa soluzione tra l'altro è auspicata da molti dei potenziali "iscritti" alla cordata tricolore perché consentirebbe di investire in un'azienda già risanata a spese dello stato grazie al drastico riassetto varato da un eventuale commissario. La partita Alitalia rischia però di aprire un fronte caldissimo anche all'interno del Popolo della libertà. I primi segnali si erano già intravisti nei giorni scorsi, quando il presidente della Lega Nord Roberto Castelli aveva evocato lo spettro del commissariamento come unica strada per il rilancio della Magliana. Il suo non sembra essere un parere isolato. Anzi. In queste ore, secondo alcune indiscrezioni, persino Giulio Tremonti ? potenziale ministro del Tesoro e quindi azionista di riferimento della società ? avrebbe espresso qualche perplessità sulla ricetta Ermolli per un salvataggio senza passare per la Marzano. E Berlusconi ? che dell'italianità della nostra compagnia ha fatto una bandiera elettorale ? rischia non solo di dover cercare i nuovi compratori ("è una sfida personale", ha detto) ma anche di mediare tra le diverse anime della sua maggioranza in una partita delicatissima per Alitalia. (e.l.).

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"non tradiremo il piemonte a roma" (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina II - Torino "Patto subalpino" degli undici parlamentari della Lega Nord davanti a Palazzo Carignano "Non tradiremo il Piemonte a Roma" "C'è bisogno di una scossa Basta con la città dei salotti, Torino merita di meglio" Un "Patto subalpino" che li impegna a non tradire il Piemonte a Roma. Lo hanno firmato ieri gli undici parlamentari della Lega Nord eletti nella nostra regione, due settimane fa, otto deputati e tre senatori. "E' un impegno a svolgere il mandato avendo ben chiari gli obiettivi da conseguire per il Piemonte". Il cerimoniere, davanti a Palazzo Carignano, scelto non a caso perché lì fu la sede del primo parlamento subalpino, è stato Roberto Cota, segretario della Lega Nord Piemonte e indicato da Bossi quale capogruppo del Carroccio alla Camera. "Aver eletto undici parlamentari è un risultato storico per la Lega Nord in Piemonte. Andiamo a Roma - ha detto Cota - per rappresentare una regione che è una colonna portante della Padania, unito negli interessi a Lombardia e Veneto, alla faccia di chi ha cercato e cerca di metterci in contrapposizione. Il programma nazionale del Pdl e della Lega sarà lo strumento per raggiungere gli obiettivi specifici che riguardano la nostra regione, a cominciare dalle infrastrutture e dalla sicurezza". Cota ha ricordato che la Lega Nord in Piemonte ha ottenuto oltre 650 mila consensi e che "molti lavoratori della Fiat hanno scelto il Carroccio, non a caso, ma perché stanno capendo chi difende i loro interessi e dice e fa le cose giuste. La gente sa che su di noi può contare concretamente per portare avanti le istanze del territorio, per questo abbiamo deciso di prendere un impegno solenne, indicando le priorità, le cose che si debbono assolutamente fare. Non andremo a Roma a parlare dei massimi sistemi, ma con la consapevolezza che in Piemonte c'è bisogno di una scossa. Oggi da Roma, domani da Torino". "Perché Torino deve tornare ad essere la città del lavoro e della cultura e non la città dei salotti da un lato e dell'immigrazione selvaggia dall'altro - hanno aggiunto Elena Maccanti e Stefano Allasia, deputati cittadini - dopo decenni di amministrazioni di sinistra, i torinesi meritano di meglio. Fin da subito ci adopereremo per cercare di dare risoluzione alla questione dei campi nomadi abusivi, per troppo tempo ingiustamente tollerati". (m. trab.).

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Orbassano volta pagina gambetta (pdl) sindaco sconfitto marroni (pd) - federica cravero (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina II - Torino Orbassano volta pagina Gambetta (Pdl) sindaco Sconfitto Marroni (Pd) Il vincitore: "La sinistra ha deluso, ma non prevedevo un consenso così ampio" FEDERICA CRAVERO Orbassano svolta a destra: il nuovo sindaco è Eugenio Gambetta. E la sua non è stata una vittoria di misura: è stato eletto con il 58,6 per cento dei voti, che per una roccaforte della sinistra è come dire un plebiscito. Artigiano, 56 anni, ex socialista, dopo qualche anno di assenza dalla politica Gambetta è diventato coordinatore cittadino di Forza Italia ed ora è anche il primo sindaco del Popolo delle Libertà della cintura torinese. Un successo che comprensibilmente fa esultare i vertici del Pdl e della Lega Nord, visto che fino a qualche mese fa la vittoria in questo centro era considerato un'impresa quasi impossibile. " Mi aspettavo la vittoria, ma non di questa portata. Sono emozionato ma bisogna fare un'analisi seria del voto perché ho sicuramente raccolto un malcontento della sinistra e voglio essere il sindaco di" commenta il vincitore qualche ora dopo il successo. Il nome di Gambetta- sostenuto al secondo turno da Pdl, Lega, Udc e una lista civica - nelle due giornate del ballottaggio è stato segnato su 6.095 schede. Una vittoria netta sul rivale Carlo Marroni - sindaco uscente, da Pd e Moderati - che non è riuscito a riconfermarsi alla guida della città e si è fermato 17 punti sotto, al 41,3 per cento dei voti. Marroni, 60 anni, ingegnere elettrotecnico dell'Aes, dal 1994 è stato vicesindaco nella giunta presieduta da Graziano Dell'Acqua e nel 2003 è stato eletto primo cittadino. Nel primo mandato era a capo di una coalizione delle sinistre, "un governo Prodi", lo aveva definito Marroni, commentando la scelta di correre da soli, senza nemmeno l'Italia dei Valori. Rispetto alla consultazione del 13 e 14 aprile a Orbassano sono crollati i votanti, visto che l'affluenza alle 15 di ieri, quando si sono chiuse le urne, è stata del 58,5 per cento degli aventi diritto, contro l'83,4 per cento del primo turno. Anche il 13 aprile e il 14 aprile Gambetta, pur non avendo dalla sua i voti dell'elettotato Udc, era uscito dalle urne con la maggioranza relativa dei consensi, visto che aveva ottenuto il 29,2 per cento dei voti, mentre Marroni, due settimane fa sostenuto dal solo Pd, era stato scelto dal 26,4 per cento degli elettori. A fare la differenza nell'ultima consultazione è stato in parte quel 20 per cento di elettori che al primo turno aveva scelto per Désiré Mensa, sostenuta dai socialisti e da numerose liste civiche, che per il ballottaggio non aveva dato indicazioni di voto, dopo il rifiuto del candidato del Pd di apparentamenti. Ma un contributo l'ha dato anche il 12 per cento di elettori di Enrico Stassi, che al primo turno era stato sostenuto da Comunisti italiani, Verdi e Idv: rifiutati al ballottaggio da Marroni, avevano distribuito un volantino invitando a non votare per lui. Al Pdl vanno 9 seggi in consiglio comunale, 2 alla Lega Nord e 1 alla lista civica Obiettivo Orbassano. All'opposizione ci saranno 3 esponenti del Pd, 1 della lista civica "Con Désiré" e 1 ai socialisti.

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"qui al vii abbiamo vinto con la difesa dei più deboli" (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina IX - Roma Mastrantonio, unico minisindaco di sinistra a vincere al ballottaggio "Qui al VII abbiamo vinto con la difesa dei più deboli" "Mi sento un sopravvissuto". Roberto Mastrantonio, 42 anni, barista, Pdci, è l'unico dei 7 minisindaci di sinistra arrivati al ballottaggio e confermati. Dal 2006 governa il VII municipio, tra Casilina e Collatina. "E da noi ? spiega ? ci sono dati interessanti da analizzare". Ovvero, presidente? "La campagna della destra nel nostro territorio è stata forsennata su nomadi e sicurezza. Siamo riusciti a superarla con un tessuto sociale basato sull'integrazione e sulla difesa dei più deboli. E voglio vedere come il nuovo sindaco governerà il fenomeno dell'immigrazione, tenuto conto delle spinte che arrivano dal mondo cattolico". Però proprio nel VII municipio Alemanno ha distanziato Rutelli di oltre 7 punti. C'è stato il voto disgiunto per lei e per Alemanno? "No: gli elettori hanno scelto le persone. Rutelli è stata una candidatura poco indovinata, il messaggio di Alemanno ha prevalso sul suo, ma da noi Zingaretti ha vinto. E a livello municipale abbiamo tenuto". E adesso? Come sarà il rapporto degli 11 presidenti di centrosinistra con il nuovo sindaco? "Alemanno dovrà rispondere a una domanda che viene dalla città, ovvero il decentramento e il ruolo dei municipi. Nel Patto per Roma del centrodestra c'è la trasformazione delle ex circoscrizioni in Comuni metropolitani con uno status speciale per la Capitale. Voglio vedere se in 5 anni Alemanno ce la farà. E cosa ne dirà Bossi". (gabriele isman).

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Il boss messina denaro come icona del disvalore - massimo onofri (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina I - Palermo Le idee Dietro i murales con l'effigie del superlatitante Il boss Messina Denaro come icona del disvalore MASSIMO ONOFRI Se n'è scritto appena nei giorni passati: sui muri di Palermo è comparso un murales in cui il volto del boss Matteo Messina Denaro è raffigurato al modo di Andy Wharol, come una vera icona da pop art. Qualcuno ci ha voluto leggere un invito alle forze dell'ordine a catturarlo. Qualcun altro il rischio di mitizzazione d'un criminale sanguinario, rischioso modello per le generazioni più giovani. SEGUE A PAGINA IX.

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Lombardo mette all'angolo gli alleati - emanuele lauria (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina II - Palermo Lombardo mette all'angolo gli alleati Il presidente si insedia: "Cambierò la Sicilia, ma voglio tecnici in giunta" "Amministrative pronti a rompere" "Fissare una data entro la quale battere la mafia" EMANUELE LAURIA Il ciclone Lombardo investe Palazzo d'Orleans e, nel giorno dell'insediamento segnato da una ressa di giornalisti, funzionari e collaboratori stipati sull'uscio della sala degli specchi, non risparmia Berlusconi, la Lega, gli alleati siciliani. Il neogovernatore conclude il suo primo intervento ufficiale rivolgendosi alla Provvidenza divina, scostandosi così dal suo predecessore Salvatore Cuffaro, seduto in prima fila, che affidò l'Isola alla Madonna delle lacrime. Ma le differenze fra i due non si fermano qui. E ieri i segretari regionali dei partiti del centrodestra ne hanno avuto riprova: abituati all'ecumenico Cuffaro, si sono trovati subito alle prese con gli aut aut di Lombardo. E, in un breve incontro in piedi nella stanza del capo della segreteria particolare, i leader del Pdl Angelino Alfano e Giuseppe Scalia, insieme a Saverio Romano dell'Udc, si sono sentiti notificare le condizioni del presidente della Regione. Sulla giunta Lombardo dice che "rispetterà le designazioni politiche ma deve esserci un nucleo forte di esterni, diciamo quattro, che rappresenti i due terzi dei siciliani che hanno votato per noi. è quella la società civile". Un messaggio chiaro a quei partiti - Udc e An - che hanno fatto sapere di non volere esprimere tecnici e che rischiano un ridimensionamento della loro delegazione. Ma il segnale più forte, Lombardo, lo lancia facendo scricchiolare l'alleanza per le amministrative: "Logica vorrebbe che il centrodestra si presenti unito, ma se ciò non sarà possibile utilizzeremo il primo turno come primarie. Ma primarie vere, non come quelle che si sono svolte sinora che, in assenza di leggi che le regolavano, sono state truccate". Il segretario dell'Mpa, Lino Leanza, spiega: "Gli alleati hanno prenotato le candidature per le Province maggiori e le città capoluogo. Come se noi, avendo ottenuto la presidenza della Regione, non esistessimo più. Invece ci siamo, e abbiamo nostri rappresentanti pronti a correre da soli contro tutti in ogni ente locale". Il terzo diktat sul governo nazionale. Lombardo reclama un ministero per l'Mpa e rifiuta altri incarichi minori: "Non accetteremo di stare in uno sgabuzzino. O si sta nel governo a pieno titolo o si resta fuori con l'appoggio esterno. E con un atteggiamento liberatorio, perché con questo esecutivo ci sarà da lottare". Parole non tenere soprattutto nei riguardi della Lega. Sul Ponte ma non solo: "Soffia un vento strano. Qualcuno (Calderoli, ndr) parla di referendum. Lo facciano per il Mose e la Val di Susa. Non scherziamo. Le opere pubbliche vanno distribuite nel Paese". Ma soffia anche, secondo Lombardo, "un vento di federalismo che mi auguro non equivalga ad egoismo. Il federalismo, se non declinato con il concetto di solidarietà, porterà guai". Dichiarazioni che gli procurano le prime critiche del Pd ("Dà un colpo al cerchio e uno alla botte", commenta Antonello Cracolici) ma non guastano il clima di festa di un Lombardo-day iniziato a casa di Giuseppe Alessi, primo presidente Dc della Regione, e proseguito con un blitz nel nuovo appartamento presidenziale di via Magliocco. Fino a Palazzo d'Orleans, dove Leanza gli consegna le chiavi della Regione dicendo che "con il largo consenso di cui disponiamo, con 15 miliardi di fondi europei e un governo nazionale amico, non abbiamo più alibi". E lui, il governatore, promette "meno leggi ma più chiare", "il miglioramento dei servizi sanitari con una riduzione dei costi" e chiede a tutti di "lavorare per dare il meglio alla Sicilia, per scrollarsi di dosso questa insopportabile immagine di inefficienza". Il termine "mafia" ritorna una sola volta, nei suoi venti minuti di discorso: quando propone di fissare col governo centrale "un termine perché la criminalità organizzata possa essere vinta. Cinque o sette anni, poco conta. Non possiamo protrarre per l'eternità questo problema, anche per evitare che qualche forza ne faccia un tema di lotta politica. La pubblica amministrazione deve dare esempio di correttezza, concretezza e trasparenza. Si dovrà premiare chi dice no alla mafia e sanzionare chi dice sì".

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Vetrine in frantumi segnale al pentito (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VIII - Palermo L'intimidazione Vetrine in frantumi segnale al pentito Nuovo danneggiamento contro il negozio di abbigliamento gestito fino a qualche tempo fa dai familiari del collaboratore di giustizia Andrea Bonaccorso. La vetrina dell'esercizio commerciale, che si trova in via Imera, è stata frantumata con una grossa pietra. Già lo scorso febbraio il negozio era stato danneggiato da un incendio, che si è presto rivelato di origine dolosa. La squadra mobile sta adesso cercando di decifrare anche l'ultimo gesto intimidatorio. Andrea Bonaccorso era stato arrestato dalla polizia nel gennaio scorso nell'ambito di un'inchiesta della Procura sui fiancheggiatori e gli estorsori del clan capeggiato dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Dopo qualche giorno dal suo arresto aveva deciso di collaborare con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia.

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Brevi, schede e richiami 2 (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Sentenza Omicidio ai Cantieri trent'anni all'operaio Il gup Matassa ha condannato a 30 anni Giuseppe Maronia, l'operaio di una cooperativa dei Cantieri navali, assassino reo confesso di un collega, Stefano Tomaselli. Il delitto avvenne il 23 settembre scorso. Il pm aveva proposto 20 anni. Sicurezza Controlli straordinari per il ponte d'aprile Sei persone arrestate, 81 denunciate e 52 segnalate alla prefettura, per consumo di droga. È il bilancio dei controlli disposti dal comandante provinciale dei carabinieri, Teo Luzi, durante l'ultimo fine settimana. Sono state ritirate 15 carte di circolazione e 52 patenti. Emergenza Invasione di api intervengono i vigili Emergenza api. I vigili del fuoco sono stati chiamati alla fermata dell'autobus in via Libertà, all'interno del cortile di una scuola in via Oreto, nei pressi dell'ospedale Guadagna e in una villetta di Borgo Nuovo per la presenza di sciami di api. Circonvallazione Traffico in tilt per tamponamenti Lunghe code e caos lungo viale Regione siciliana. A determinare i disagi alla circolazione sono stati cinque incidenti automobilistici, tutti con lievi feriti, che si sono susseguiti per tutto il pomeriggio a partire dalle 14. Agrigento Va ai domiciliari l'avvocato arrestato Lascia il carcere per gli arresti domiciliari l'avvocato Gaetana Maniscalchi, arrestata con l'accusa di aver favorito i boss agrigentini fornendo alcune notizie su indagini. La decisione è del tribunale della libertà, che ha fatto cadere l'aggravante di mafia.

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Messina denaro icona di disvalore - massimo onofri (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina IX - Palermo MESSINA DENARO ICONA DI DISVALORE MASSIMO ONOFRI erto, il boss delle bombe del 1993 a Roma, Firenze e Milano, non è Marilyn Monroe: epperò, se stiamo a quanto emerge dalle lettere che, tra il 2005 e il 2006, inviò all'ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino (nome in codice niente meno che Svetonio, arruolato dai servizi segreti per fare da esca al latitante), il personaggio non è di poco interesse. Ne ricavo qualche stralcio dagli articoli pubblicati, a cominciare da certe considerazioni di feroce nichilismo: "Non sfido la morte, più semplicemente la prendo a calci in testa perché non la temo, non tanto per un fattore di coraggio, ma perché non amo la vita, dopo la quale non c'è nulla". Dopo tante varianti di boss religiosissimi, se non superstiziosi, vissuti in clandestinità tra crocefissi e santini di padre Pio, ridicolmente bacchettoni, siamo alla prima devastante dichiarazione di ateismo e materialismo mai pronunciata da un mafioso. E devastante perché mette davanti agli occhi dei fedeli di cosca l'immagine d'una vita che, per quanto vissuta al vertice di Cosa nostra, appare ormai e veramente per quel che è: vita di niente, puro disvalore. Dichiarazione che si fa di più acuta disperazione se affiancata alla punta di un rimorso ormai lancinante: "Il non aver studiato è stato uno degli errori più grandi della mia vita, la mia rabbia maggiore è che ero un bravo studente? se potessi tornare indietro". Matteo Messina Denaro è un uomo braccato e risentito nei confronti di se stesso e delle occasioni che ha mancato. Ed in effetti: che uomo sarebbe stato Messina se avesse potuto studiare? Il pensiero va immediatamente al don Mariano del Giorno della civetta di Sciascia, che ingenera nel capitano Bellodi interrogativi analoghi. Messina non ha studiato, eppure ha il gusto della lettura e si lascia andare a citazioni sorprendenti: "Jorge Amado diceva che non c'è cosa più infima della giustizia quando va a braccetto con la politica e io sono d'accordo con lui. Da circa quindici anni c'è stato un golpe bianco tinto di rosso attuato da alcuni magistrati con pezzi della politica". E ancora, constatata una perdita del potere contrattuale dell'organizzazione mafiosa: "Non vedo uomini, solo molluschi opportunisti che si piegano come fuscelli al vento, dico ciò con cognizione di causa, ed il peggiore è chi ne sta a capo, un volgare venditore di fumo". Ci piacerebbe davvero sapere in cosa consista questa "cognizione di causa". Di certo, lascia intuire una frequentazione tutta dall'interno del mondo politico che è, qui, oggetto d'un disprezzo smisurato. Messina cita pure, consenziente, Toni Negri. Pensate a cosa ne sarebbe venuto fuori se, davvero possibilitato a una vita diversa e di studi, si fosse iscritto, negli anni Settanta, all'Università di Padova dove l'ex leader di Autonomia Operaia spadroneggiava. Al solo pensiero mi tremano i polsi.

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Dodici mesi per l'alleanza stellare - ettore livini (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VII - Milano L'intesa con Lufthansa prevede la creazione di un network più vasto di quello gestito in passato dalla Magliana Dodici mesi per l'alleanza stellare Anche United e Singapore Airlines nella ragnatela di accordi Transiti e servizi andranno velocizzati al massimo per fare dello scalo il quarto hub del vettore tedesco dopo Francoforte, Monaco, Zurigo I trattati bilaterali che limitano le tratte a lungo raggio sono l'ostacolo maggiore e a Roma potrebbe esserci interesse a ribadirli ETTORE LIVINI (segue dalla prima di Milano) prevedono il lancio - a regime nel 2013 circa - di un capillare network intercontinentale ancor più vasto di quello gestito fino a pochi mesi fa dalla compagnia di bandiera. La ragnatela di collegamenti cui si starebbe lavorando prevede di fare dello scalo bustocco il quarto hub del vettore tedesco (dopo Francoforte, Monaco e Zurigo) grazie a un network di destinazioni a lungo raggio servite non solo dalla società di Wolfgang Mayrhuber, ma anche dei suoi alleati nel consorzio Star Alliance: Singapore Airlines - che curerebbe le tratte per l'Asia - United per gli Usa e Lufthansa (forse anche con Air One) nel resto del mondo. Un'alleanza strategica a 360 gradi destinata a prendere forma - se non ci saranno intoppi - nei prossimi 12 mesi. In tempo comunque per consentire a Milano di arrivare all'appuntamento dell'Expo con un aeroporto in grado di collegarla direttamente con tutto il resto del mondo. La strada però non è tutta in discesa e i nodi da sciogliere sono ancora molti. Alcuni - in apparenza più semplici - di carattere tecnico, gli altri di tipo politico visto che l'asse Milano-Francoforte rischia in qualche modo di incrociare a vari livelli la delicatissima partita per il futuro di Alitalia. I nodi tecnici. Il memorandum of understanding tra Sea e Lufthansa è già piuttosto dettagliato sul futuro dell'intesa. Gli incontri dei prossimi mesi serviranno però a mettere a punto alcuni passaggi chiave. Malpensa, se tutto andrà come sperano i vertici del gruppo, verrà ridisegnata per venire incontro alle esigenze tedesche. In soldoni si tratta di riorganizzare orari e strutture in modo da velocizzare al massimo i transiti e i servizi aeroportuali per il nuovo (potenziale) vettore di riferimento. Altro scoglio da affrontare è il problema Linate. Lufthansa - e questo per Bonomi è stato già un sospiro di sollievo - avrebbe già accettato di ragionare sulla sua candidatura ad hub carrier senza porre come pregiudiziale interventi drastici sul city airport meneghino. Ma certo l'alleanza strategica con Milano potrebbe decollare con più facilità nel momento in cui si arriverà a un ridimensionamento e a una rimodulazione dei voli dal Forlanini. I nodi politici. Questo forse è l'ostacolo maggiore. Lufthansa si è tenuta alla larga dalla partita Alitalia proprio per non finire nel vicolo cieco in cui si è ficcata - con le conseguenze che tutti conoscono - Air France. E ha preferito lavorare a una soluzione più lineare e di mercato con la Sea. Il rischio però a questo punto è che la politica tenuta fuori dalla porta rientri dalla finestra. Con la Magliana di nuovo a recitare il ruolo di convitato di pietra. Il problema è semplice: i trattati bilaterali per i viaggi intercontinentali limitano oggi la possibilità di lanciare nuovi servizi a lungo raggio da Milano, il vero obiettivo dell'asse con i tedeschi. Bonomi da mesi chiede (l'ha ripetuto ieri) di liberalizzare il mercato rinegoziando queste intese per consentire alla Malpensa di riempire il vuoto lasciato da Alitalia. L'accordo con Air France, però, metteva come precondizione proprio un congelamento di questi trattati. Richiesta che potrebbe essere ribadita anche dai nuovi potenziali acquirenti della Magliana che salvo alleanze con Francoforte non avrebbero alcun interesse a veder crescere i tedeschi sul mercato italiano. Questa patata bollente rischia di scottare le dita da subito al nascente governo Berlusconi. Dove convivono un'anima (quella di Forza Italia) impegnata a salvare la Magliana e un'altra, quella rappresentata dalla Lega, che chiede da tempo di separare il destino della compagnia di bandiera da quello di Malpensa. Il boom del Carroccio alle ultime elezioni sembra però regalare a Bonomi - che ha militato a lungo nel partito di Umberto Bossi - un potere negoziale sufficiente per regalare alla Sea un futuro made in Germany.

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Nuovo stop da berlusconi formigoni punta al 2010 - andrea montanari (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VIII - Milano Nuovo stop da Berlusconi Formigoni punta al 2010 Resta in Regione ma vuole il quarto mandato Ennesimo faccia faccia ad Arcore Il premier assicura la vicepresidenza di Forza Italia Ma ci sono ancora tre mesi di tempo per la rinuncia formale al seggio a Palazzo Madama ANDREA MONTANARI (segue dalla prima di Milano) Compreso il ruolo di vicepresidente di Forza Italia prima e di prim'attore poi del nascituro Pdl (una volta celebrato il congresso), la garanzia alla sua candidatura per il quarto mandato nel 2010, che però andrà concordata al momento opportuno con la Lega, fino alla promessa che alcuni suoi fedelissimi avranno un ruolo nel futuro governo. Se non come ministri, almeno come sottosegretari. Il sempre più probabile ministro della Salute Ferruccio Fazio, primario dell'ospedale San Raffaele, infatti, è notoriamente più amico di Berlusconi e del potentissimo don Verzè che di Formigoni, ma ad Arcore nessuno si offenderà se alla fine il governatore lo rivendicherà tra i suoi. Nessun cenno durante le quasi due ore del vertice né a deleghe speciali per l'organizzazione dell'Expo 2015 e nemmeno al prossimo rimpasto di giunta per sostituire gli assessori regionali eletti in Parlamento Giancarlo Abelli, Viviana Beccalossi e Massimo Corsaro. "è un compromesso in perfetto stile democristiano", si lascia sfuggire un esponente di spicco del Pdl lombardo, che però si trincera dietro all'anonimato. "Formigoni questa volta ha ottenuto molte cose che aveva chiesto - prova a riassumere in serata la giornata Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia e ministro dell'Istruzione in pectore - . è andata meglio della volta precedente, ma non è finita. Comunque il clima è stato molto sereno e positivo". è appena atterrata a Roma a bordo del jet privato di Silvio Berlusconi. Ospite a bordo del leader del Pdl insieme al numero uno della Lega Umberto Bossi. Berlusconi l'ha voluta al suo fianco anche durante il vertice a villa San Martino con il governatore, dato che è stata la vera mediatrice di questa difficile trattativa. Formigoni, invece, ha deciso all'ultimo momento di rinviare a oggi la partenza per la capitale per partecipare alla prima votazione per l'elezione del nuovo presidente del Senato. Fino a tarda sera è rimasto nel suo ufficio al trentesimo piano del Pirellone dove ha riunito i suoi fedelissimi. Chi ha partecipato all'incontro di Arcore conferma che i toni sono stati molto meno accesi dell'altra volta. "Anche perché - aggiunta ancora l'anonimo esponente del Pdl - questa volta sembrava di discutere più le condizioni di una resa che le rivendicazioni di martedì scorso". La linea ufficiale del Pirellone è ancora quella del silenzio, ma l'entourage del governatore non nasconde una certa soddisfazione. Anche se i contorni dell'accordo di massima raggiunto ieri a villa San Martino sembrano, in realtà, ancora tutti da definire. Come ha sottolineato lo stesso Berlusconi quando rivolgendosi a Formigoni ha precisato: "Da parte mia c'è la massima disponibilità, ma non sono solo. Del resto, Roberto, non abbiamo fretta di decidere queste cose, no?". Il riferimento è in primo luogo alla Lega alla quale il leader del Pdl ha già promesso la candidatura al Pirellone nel 2010. "Queste sono scelte che competeranno al consiglio federale" taglia corto il capogruppo del Carroccio in Regione Stefano Galli. Sta di fatto che qualcuno già rimprovera al governatore di non aver accettato a suo tempo di far entrare in giunta come vicepresidente l'ex ministro leghista Roberto Castelli, che lui stesso aveva caldeggiato come suo possibile successore. L'impressione, in ogni caso, è che Formigoni ora aspetterà fino all'ultimo giorno consentito dalla legge per lasciare il Senato. è l'unica arma che gli rimane per tenere Berlusconi sulla corda. Dal centrosinistra fioccano i primi commenti tutti di segno negativo. "Tanto rumore per nulla - spiega il ministro uscente Barbara Pollastrini del Pd - . Il fatto è che il presidente della regione più importante d'Italia vive la sua funzione come residuale rispetto a ben altre ambizioni. La sua credibilità ora è dimezzata. Il Pd non gli farà da stampella. Bisogna evitare che si concretizzi il quarto mandato". Il dipietrista Stefano Zamponi, invece, ha addirittura promosso un'azione popolare in Tribunale per chiedere che "Formigoni chiarisca il suo futuro".

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Zinni ha la meglio e ammette: <Ci hanno dato filo da torcere> (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 2 Zinni ha la meglio e ammette: "Ci hanno dato filo da torcere" di Redazione Per solo 156 voti, a Bresso, Roberto Cassamagnaghi, candidato sindaco del centrodestra, siederà tra i banchi dell'opposizione. A succedere a Giuseppe Manni, che ha riconosciuto l'ottimo lavoro svolto dal candidato sindaco sostenuto da Pdl, Lega Nord, Lista civica, Udc, sarà dunque Fortunato Zinni, assessore alle Attività produttive nella giunta precedente. "Ora mi rimboccherò le maniche per portare avanti il programma che 6.647 persone hanno condiviso e votato", ha detto Roberto Cassamagnaghi, che ha ringraziato tutti e contemporaneamente, ieri pomeriggio, in aula consigliare, ha ricevuto i complimenti del centrosinistra. "Ci hai fatto soffrire troppo" gli hanno detto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Quattro ballottaggi: tra Pdl e Pd finisce in pareggio (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 2 Quattro ballottaggi: tra Pdl e Pd finisce in pareggio di Maria Sorbi La Gelmini: "Risultati positivi. Conquistate le roccaforti di sinistra, quest'anno lavoreremo duro per strappare la Provincia a Penati" È pareggio tra Pdl e Pd. Le due coalizioni, nell'hinterland milanese, conquistano due comuni a testa. Il partito di Silvio Berlusconi stravince, con quasi 14 punti di stacco, a Gorgonzola, rossa per tradizione, e si riconferma a Seveso, dove sono stati fondamentali nel ballottaggio i voti portati dalla Lega Nord. Il partito di Walter Veltroni invece vince per poco più di cento voti a Bresso e tiene duro a Nova Milanese. È qui che la "casalinga" Laura Barzaghi, così chiamata per via della sua attività di sindaco a tempo pieno, si prepara a cominciare il suo quarto mandato come primo cittadino. La sua, contro il candidato del Pdl Loris Dante, è stata una vittoria piena: al primo turno la Barzaghi non ha vinto per due voti in croce ma stavolta ha recuperato con 10 punti percentuali di distacco. A Bresso invece la meglio l'ha avuta Fortunato Zinni (Pd), l'ex cassiere della Banca dell'Agricoltura che ha vissuto in prima persona la strage di piazza Fontana e che sull'argomento ha pubblicato pochi mesi fa un libro, presentato assieme al presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati. A conti fatti, il Pdl vince in cinque comuni. Al primo turno elettorale aveva infatti conquistato le roccaforti della sinistra di Opera e Bareggio e si era riconfermato a Basiglio. "Alla fine è andata bene - commenta i risultati il coordinatore lombardo di Fi, Mariastella Gelmini -. Abbiamo strappato al centrosinistra dei comuni importanti. Ora lavoreremo ogni giorno, fino al giugno dell'anno prossimo, per strappare la provincia a Penati". Il Popolo della Libertà è soddisfatto del "trend positivo" ma non si accontenta e guarda avanti, a un obbiettivo più grande: conquistare l'intera Provincia di Milano e prendere la poltrona di Penati. Si lavorerà quindi sui punti deboli. In un anno di lavoro il Pdl mira ad allineare l'amministrazione provinciale con quella regionale e del Comune di Milano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Primo giorno in Parlamento: chi sono i debuttanti in ballo (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 2 Primo giorno in Parlamento: chi sono i debuttanti in ballo di Giannino della Frattina Abelli e Beccalossi forse al governo. Esordio romano a 83 anni per Veronesi E ora chiamateli "onorevole". Per tutta la vita, perché tra i tanti privilegi degli eletti c'è un titolo da conservare vita natural durante. Anche quando lasceranno lo scranno appena conquistato. Oggi primo giorno di Camera o Senato per i nuovi arrivati. Numerosa (ma non troppo) la pattuglia dei milanesi per nascita o adozione pronti ad affrontare la nuova avventura romana. Dolce vita o girone dantesco lo scopriranno tra poco. Per ora ci sono le registrazioni, il ritiro del mitico "tesserino" dai tanti benefit, e oggi le prime votazioni per eleggere i presidenti. Poco più che routine per gli habitué, un momento da libro dei ricordi e racconto ai nipotini per quelli che varcheranno per la prima volta gli austeri poltroni dei palazzi romani. Come il giovane Matteo Salvini, vicesegretario della Lega lombarda e capogruppo del Carroccio a Palazzo Marino. Due gli obiettivi già dichiarati, "più soldi a Milano e introduzione dei reati di prostituzione e accattonaggio". Con lui a Montecitorio, compagna di camicia verde, l'ex consigliere comunale Laura Molteni immortalata durante la foto con gli eletti pubblicata venerdì dalla Padania mano nella mano con Umberto Bossi. Il capo. Sicurezza e carovita le sue priorità. Rimanendo nel centrodestra fa il suo esordio romano anche Giancarlo Abelli. Politico di lungo corso, assessore in Regione, braccio destro del governatore Roberto Formigoni e grande esperto della sanità lombarda, è pronto a portare la sua esperienza anche al governo. Magari, come si dice, con un posto da sottosegretario. Dalla Regione traslocano anche due colonnelli di Alleanza nazionale. Il vicepresidente Viviana Beccalossi e l'assessore Massimo Corsaro. La prima dopo essersi occupata dell'agricoltura di un territorio che, nessuna lo ricorda mai, è la regione più agricola d'Italia. E aver conquistato la fiducia degli agricoltori, ma anche di molti avversari. Lo stesso dicasi per Corsaro, voluto a Roma da vertici di An. E adesso, dunque, si apre la corsa ai tre posti in giunta lasciati liberi. Non in giunta ma in consiglio regionale, invece, resterà libero il posto di Giancarlo Serafini. Tra i fondatori di Forza Italia, molto legato al presidente Silvio Berlusconi, ex assessore in Provincia, eletto nell'ultima tornata al Pirellone, ora Serafini dopo molti incarichi fa il grande salto. Eletto nel centrosinistra, ma pronto a ricoprire un incarico di prestigio anche con l'appoggio del centrodestra, è il giuslavorista Pietro Ichino. Docente di Diritto del lavoro all'università Statale, una vita sotto scorta dopo le minacce delle Nuove Brigate rosse, il professore potrebbe diventare presidente della delicatissima commissione Lavoro della Camera. Di fatto non si tratta proprio di una matricola, perché ha già svolto l'incarico di deputato dal 1979 al 1983 come indipendente di sinistra nelle file del Pci. Assolutamente una novità, invece, l'elezione al Senato di Giuliana Carlino, interprete a Milano del Di Pietro-pensiero. E oggi a palazzo Madama entrerà anche Marilena Adamo, il capogruppo del Partito democratico in Comune. Un laurea in filosofia, al momento della nomina è costretta un po' a malincuore ad ammettere che "metà della gioia è scappata via subito, vedendo i risultati in generale". E non erano ancora arrivati quelli di Roma con il leader della Destra sociale Gianni Alemanno diventato sindaco. Un laurea in filosofia ha anche Luigi Vimercati, sottosegretario alle Comunicazioni in quota diesse nel secondo governo Prodi, ma mai deputato. Già del Pci, poi Pds, Ds oggi Pd, ha percorso tutta la storia dell'ex partito comunista. Tutta strada che si è risparmiato il professor Umberto Veronesi, stimatissimo oncologo di fama mondiale che solo con l'età ha scoperto la passione per la politica. Anche lui una matricola. Anche se a novembre compirà 83 anni. Auguri anche a lui. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Formigoni si <sacrifica> e resta ma prenota il Pirellone per il 2010 (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 3 Formigoni si "sacrifica" e resta ma prenota il Pirellone per il 2010 di Sabrina Cottone Il governatore incontra Berlusconi ad Arcore. La decisione finale: rimane legato alla Regione, non è il momento giusto per andare al governo. Ma punta a un ruolo di primo piano nel Pdl Un incontro di un'ora e mezzo a Arcore. Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni hanno parlato del futuro del governatore della Lombardia, che rimarrà al Pirellone fino al 2010 e si tiene pronto a ricandidarsi per il quarto mandato, in vista dell'Expo 2015. Il presidente della Regione è soddisfatto anche perché il leader del Pdl gli ha promesso che - se la Lega alzasse il tiro - potrà contare sul suo sostegno per il 2010. Inoltre, Formigoni avrà un importante ruolo di partito. Uomini a lui vicini faranno parte della squadra di governo. È quasi certo che Maurizio Lupi sarà ministro e si è discusso di un futuro incarico nella Commissione europea per Mario Mauro. Formigoni ha rinunciato alle ambizioni romane per rimanere in Lombardia, ipotesi che non aveva mai escluso. Anzi, il presidente ha spesso insistito sul fatto che avrebbe lasciato un incarico che ritiene importante e prestigioso solo a fronte di impegni al governo o in Parlamento che gli consentissero di portare "più Lombardia in Italia". In quest'ottica aveva ipotizzato il ministero dell'Interno, degli Esteri, la presidenza del Senato e poche altre possibilità alternative. Un discorso che si riproporrà in modo molto simile per il 2010. Il colloquio, al quale hanno partecipato il coordinatore azzurro Sandro Bondi e il vicepresidente del Parlamento europeo, Mario Mauro (di area Cl), si è svolto mentre si delineava con sempre maggiore chiarezza la vittoria di Gianni Alemanno a Roma. Un successo del Pdl ma anche di An, che consiglia di rafforzare ulteriormente la componente azzurra, nell'ottica di non cedere troppe posizioni alle altre anime della maggioranza di governo. Come si era discusso durante il primo incontro ad Arcore tra Berlusconi e Formigoni, in questo momento se il governatore optasse per il Senato si andrebbe ad elezioni incomprensibili per i cittadini e che rischierebbero di indebolire il Pdl e rafforzare la Lega. Formigoni, come ricompensa per il "sacrificio", si tiene pronta la possibilità del quarto mandato, nel caso in cui non dovessero maturare scenari nazionali (o europei) preferibili. Se il governatore decidesse di lasciare, infatti, la Lega è già ai blocchi di partenza per rivendicare la guida del Pirellone. Un'ipotesi che non piace a Forza Italia né allo stesso Berlusconi. La garanzia ufficiale sulla candidatura di Formigoni nel 2010, però, al momento sarebbe "politicamente inopportuna" perché rischierebbe solo di causare una frizione tra alleati appena scongiurata grazie all'intesa siglata da Berlusconi e Bossi domenica scorsa in via Bellerio. Il leader del Popolo della libertà, comunque, avrebbe dato un via libera implicito a Formigoni, spiegando appunto che è necessario lavorare con il Carroccio. La decisione di restare al Pirellone è maturata anche perché Formigoni giocherà un ruolo importante nell'Expo 2015. Ieri il governatore ha visto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, concordando sulla necessità di fissare un incontro dedicato all'Esposizione universale con tutti i presidenti delle Province lombarde. È chiaro che il presidente della Regione intende dire la sua, soprattutto sugli aspetti che riguardano il coordinamento delle attività esterne ai confini del Comune di Milano. Poi toccherà al rimpasto di giunta. Sono in partenza tre assessori importanti: Giancarlo Abelli (se non deciderà di optare per la Regione), Viviana Beccalossi e Massimo Corsaro. E Formigoni intende sostituirli con uomini di sua fiducia e "all'altezza dell'immagine" della Lombardia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Monteleone e ravera roma addio (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina I - Genova La politica Casini e Bossi scelgono Genova Monteleone e Ravera Roma addio La telefonata arriva a metà pomeriggio, è Pierferdinando Casini. "Scusaci, Rosario, ma dobbiamo scegliere Genova" più alcune spiegazioni di contorno, ma la sostanza è questa: pur essendo risultato eletto in una decina di collegi diversi il leader assoluto dell'Udc opta per Genova e blocca la strada verso Montecitorio a Rosario Monteleone, vicepresidente del consiglio regionale, già segretario regionale della Margherita e protagonista di un salto clamoroso all'immediata vigilia delle elezioni. "Purtroppo, è tutto vero: il sogno è finito" commentano dal suo staff, mentre il diretto interessato stacca telefoni e telefonini. Repubblica aveva già anticipato la clamorosa ipotesi, che adesso si è avverata: Monteleone resta il primo dei non eletti dell'Udc ligure e non è difficile prevedere un terremoto politico ulteriore. A meno che, con le regionali in vista, all'uomo convenga restare al centro dei giochi: viste le attuali dinamiche elettorali, il peso dell'Udc potrebbe diventare determinante nella guerra centrodestra-centrosinistra. E tra chi resta fuori c'è anche il leghista Bruno Ravera, chiuso da Roberto Castelli. Chi ancora ha una speranza è invece Alessandro Gianmoena, braccio destro di Gianni Baget Bozzo, primo dei non eletti alla Camera in casa Pdl. Il suo eventuale ingresso a Montecitorio dipende da una scelta - dimissioni o conferma anche in caso di elezione a ministro? - di Claudio Scajola. La bilancia, per adesso, pende verso le non dimissioni di Scajola da deputato: per il mondo cattolico genovese sarebbe un doppio smacco nel giro di poche ore.

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Quarto Oggiaro, in cella baby spacciatori (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 6 Quarto Oggiaro, in cella baby spacciatori di Enrico Silvestri (...) A capo Anna Luciani, 61 anni, e per questo chiamata "nonna cocaina". Arrestata a luglio 2007, in aprile è stata condannata a 9 anni e quattro mesi. Anche se il boss emergente del clan era Francesco Caravelli, 22 anni, a cui è stato fatale uno sgarro, forse una partita di droga da 300mila euro non pagata. Lo scorso agosto è stato ritrovato nel parco delle Groane, legato a un albero, una pallottola nel cranio. Sotto di loro i Formisano-Cirillo che, usciti temporaneamente di scena i primi, hanno preso in una sorta di "subappalto" il traffico di droga in zona. Stretti i legami tra le due cosche, entrambe con base in via Capuana: al 3 abitano i Sabatino-Caravelli, al 7 gli altri. Tutto intorno le strade dello spaccio: Aldini, Traversi, Vittani. Con la solita tecnica: piccole confezioni, al massimo di 11 dosi, mezzo grammo da vendere a 40 euro, nascoste tra le siepi, sotto gli alberi, dietro le panchine. Arriva il cliente, contatta il pusher, questi fa segno all'amico di prenderle. La rete di sentinelle, i "paletti", minorenni, che iniziano così il loro grado di apprendistato. Con gli anni saliranno di grado: prima "cavalli", gli addetti alla consegna, poi "colonnelli", i capi. Tra loro anche il tredicenne, chiamiamolo Mario per comodità, cresciuto in una famiglia a dir poco disagiata. Ultimo di tre fratelli, figlio di una ex prostituta e un pregiudicato per furti, rapine e traffico di stupefacenti. I servizi sociali lo tolgono l'anno scorso ai genitori e lo affidano a una comunità. Tutti i venerdì alle 15 rientra in famiglia per riabbracciare i genitori, con cui passerà il fine settimana fino a domenica, quando alle 21 riprende la strada della comunità. Ma le sere Mario non rimane certo a casa a guardare la televisione. Alle 20 scende in strada con il compito di avvistare le auto della polizia, comprese quelle civetta di cui conosce a memoria modelli e numeri di targa. All'arrivo delle "madame" un lungo fischio mette tutti in allarme. Un turno che finisce solo alle prime luci dell'alba, le 5, talvolta le 5.30, in cambio di una ventina di euro. Qualcosa però non ha funzionato la sera del 19 aprile, Mario non vede arrivare gli "sbirri" del commissariato Quarto Oggiaro diretti da Angelo De Simone. In manette finiscono Luca "Luchino" Formisano, Samuel "Samu" Cimmarusti e Francesco Antonio Morittu, 19 anni, Salvatore "Tore" Napoletano, 20 anni, Daniele Simone, 27, Matteo Gatta, 31. Ma sgominato un gruppo se ne fa sotto un altro, tanto che appena quattro giorni dopo altro giro, altri arresti: Antonio Giordano, 21, solo denunciato nel corso della prima retata ma già arrestato il 6 ottobre insieme a Michael Fasano, 22 anni, uomo di fiducia del defunto Francesco Carvelli; Simone Becchimanzi, 19 anni, e il minorenne. Con questi nove, arriviamo a quota 43 persone arrestate negli ultimi sei mesi, quando sono stati anche sequestrati 3 chili di cocaina, 72mila euro, 27 auto e quattro alloggi popolari. Gli spacciatori, ufficialmente nullatenenti, vivono infatti in case Aler. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La Foce si ribella ai bus parcheggiati in strada (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 4 La Foce si ribella ai bus parcheggiati in strada di Redazione PICCHETTI ALL'ILVA, SUBITO RINVIATO IL PROCESSO CONTRO I SINDACALISTI Prima udienza ieri mattina nell'aula di Palazzo di giustizia, davanti al giudice del lavoro Margherita Bossi, per il ricorso presentato in via d'urgenza da Emilio Riva, presidente dell'Ilva di Cornigliano, contro i lavoratori e i delegati sindacali di fabbrica. Riva dopo gli scioperi e i picchettaggi avvenuti nelle scorse settimane, aveva denunciato i delegati chiedendo danni per un ammontare di 100mila euro. Il processo, comunque, è stato subito rinviato per motivi tecnici al 19 maggio prossimo. Nel ricorso gli avvocati dell'industriale, Luca Failla e Gianluca Crespi del foro di Milano, hanno contestato in particolare ai delegati i picchettaggi che almeno in tre occasioni avrebbero impedito l'accesso allo stabilimento di Cornigliano a operai, impiegati e dirigenti, in relazione alla vicenda dei 7 apprendisti di cui il sindacato aveva chiesto unitariamente l'assunzione a tempo indeterminato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Mezza Sestri Levante sceglie la sinistra (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 4 Mezza Sestri Levante sceglie la sinistra di Redazione Andrea Lavarello si conferma sindaco di Sestri Levante col 58,44 per cento dei voti (grazie ai 5968 suffragi ottenuti al ballottaggio), ma il candidato del centrodestra Giuseppe Ianni si difende bene raggiungendo un risultato di notevole significato, il 41,56 per cento. Lavarello, 57 anni, medico oncologo, aveva dalla sua l'appoggio dichiarato del Partito democratico e di Italia dei valori oltre che di due liste civiche - Sestri al centro e Gente per Sestri - che hanno fatto muro al secondo turno contro Ianni, 34 anni, avvocato, sostenuto da Polo della libertà, Lega Nord e Udc, che ha totalizzato 4244 preferenze. La sfida finale è stata contraddistinta dal forte calo dell'affluenza; hanno infatti votato il 60,71 per cento dei cittadini sestresi aventi diritto, pari a 10511 elettori, mentre al primo turno i votanti avevano superato, seppure di poco, il 76 per cento. Al candidato del centrodestra, dunque, non è stato sufficiente l'appoggio incassato al secondo turno della Destra-Fiamma tricolore, del Polo civico di centro e di una parte dell'elettorato delle liste "Città partecipata" e "Giacomo Rossignotti sindaco"; quest'ultimo raggruppamento aveva ottenuto un quinto dei voti al primo turno, sfiorando il ballottaggio. Sestri Levante ha voluto scegliere la continuità. Nel risultato può aver avuto un certo peso la considerazione dell'eventuale verificarsi dell'"anatra zoppa", la possibilità cioè di avere un sindaco senza maggioranza, in caso di vittoria di Ianni. Euforico il vincitore: "Battere il centro destra, visti i risultati delle ultime elezioni politiche - è il primo commento di Lavarello -, ha il duplice significato di conferma di positività dell'amministrazione comunale uscente ed anche i valori della società civile che non si possono impostare solo con slogan separatisti e spesso xenofobi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ilva, battaglia rinviata in tribunale - nadia campini (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina III - Genova L'imprenditore Verrà discusso il 19 maggio il ricorso di Riva contro gli operai che hanno bloccato le portinerie durante gli scioperi Ilva, battaglia rinviata in tribunale Lo scontro giudiziario parallelo alla partita sindacale NADIA CAMPINI E' iniziato ed è subito stato rinviato al 19 maggio il processo intentato dal gruppo Riva contro i lavoratori e i delegati sindacali per gli scioperi e i presidi delle scorse settimane. Ieri alla prima udienza davanti al giudice del lavoro Margherita Bossi è saltato fuori che due citazioni non erano state consegnate in tempo utile, di qui la decisione del rinvio. Nel ricorso gli avvocati di Riva, Luca Failla e Gianluca Crespi del foro di Milano, hanno contestato soprattutto ai delegati i picchettaggi che almeno in tre occasioni avrebbero impedito l'accesso allo stabilimento di Cornigliano a operai, impiegati e dirigenti e sulla base di queste affermazioni l'impresa avanza una richiesta di risarcimento danni per almeno 100.000 euro. Il 19 maggio si dovrà comunque decidere solo sull'urgenza del provvedimento, che i legali hanno motivato col rischio del protrarsi di questi comportamenti. Nel frattempo le agitazioni sindacali sono state sospese dopo l'assemblea aperta in strada, alla quale hanno partecipato il presidente della Regione Claudio Burlando, quello della Provincia Alessandro Repetto e il sindaco Marta Vincenzi, che hanno garantito il loro impegno al fianco degli operai nella difficile vertenza aperta a Cornigliano. E probabile quindi che la causa giudiziaria finisca per essere uno degli elementi sul piatto quando la partita si sposterà in sede governativa. Si attende, infatti, la formazione del nuovo governo per riprendere il confronto sul futuro dell'accordo di programma che ha ricevuto l'avallo di ben due ministri. In ballo c'è la richiesta di proroga di un anno della cassa integrazione straordinaria già avanzata da Riva, per completare il programma di investimenti e riassorbire quindi tutti i lavoratori oggi fuori. Nell'ultimo incontro in prefettura, prima che saltasse definitivamente il banco delle trattative, Riva aveva fatto sapere di avere completato gli investimenti al 52%, ma ora le istituzioni vogliono vederci chiaro, anche perché dal momento della firma dell'accordo, nel luglio del 2005, hanno lasciato la fabbrica per pensionamenti o uscite volontarie ben 578 lavoratori e nonostante questo oggi ci sono 650 lavoratori in cassa, gli addetti siderurgici al lavoro non superano quindi le 1500 unità. Resta poi aperto il problema degli impiegati, dopo che in questi anni Riva ha trasferito o concentrato su Milano diverse funzioni tipicamente impiegatizie, e allo stato attuale non è chiaro come o dove potranno essere ricollocati i colletti bianchi attualmente in cassa. Tutti questi nodi dovranno essere sciolti prima dell'estate, visto che ad agosto scade la cassa integrazione prevista dall'accordo di programma.

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Fini festeggia la rivincita arrivata dopo quindici anni (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 4 Fini festeggia la rivincita arrivata dopo quindici anni di Francesca Angeli L'ex sfidante di Rutelli: "Ma non ci saranno ripercussioni nel Pdl" da Roma La statua di Marco Aurelio in Campidoglio avvolta dalle bandiere. Molte quelle tricolori. Di più quelle con il simbolo di Alleanza nazionale. Gianfranco Fini aspettava questo momento da quindici anni, da quando si vide sfilare la poltrona di primo cittadino della capitale per un soffio e proprio da Francesco Rutelli. Certo oggi non tocca a lui incarnare una vittoria indubbiamente "storica" su un sistema di potere che amministrava la capitale da tre lustri. Ma non a caso Gianni Alemanno dedica la sua vittoria ad Antonio Augello e poi proprio a Fini. Perché questa vittoria sembra dar ragione prima di tutto al leader di An. La lunga e faticosa traversata affrontata da Fini e da An da quella lontana sconfitta fino al successo, che solo un mese fa era assolutamente imprevedibile, almeno al momento purifica l'aria dai tutti i veleni che si erano respirati dentro il partito. Soprattutto dopo la scelta di correre con il simbolo unico del Popolo della libertà alle politiche. Una scelta che gli elettori di An mostrano di aver capito e pure condiviso e che a Roma ha evidentemente allargato il consenso intorno al centrodestra. Dunque Fini può davvero parlare di una vittoria "storica". Perché, spiega Fini, "pone fine a 15 anni di malgoverno della sinistra e anche perché a conseguirla è An". Un risultato dovuto anche agli errori del leader del Partito democratico, Walter Veltroni, e del candidato sindaco Rutelli. Veltroni, ricorda Fini "è quello che ha negato il problema sicurezza". Oltretutto, aggiunge "la sinistra non aveva argomenti, strumentalizzava le parole di Umberto Bossi che non erano contro Roma ma contro i palazzi romani, occupati fino a ieri proprio da Veltroni e da Rutelli". Una vittoria così rilevante può cambiare gli equilibri all'interno della maggioranza di centrodestra? Fini, che si prepara a ricoprire il ruolo di terza carica dello Stato si dice certo che "non ci saranno ripercussioni nel governo dopo la vittoria di Alemanno, perché la coalizione è compatta". Domani Fini sarà il nuovo presidente della Camera, il primo che arriva dalla destra. Intanto assapora la vittoria di Alemanno e ringrazia i tassisti che scorrazzano per le vie del centro con le bandiere di An sventolanti fuori dai finestrini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Dal K2 al Campidoglio la scalata più difficile del <monaco del Polo> (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 4 Dal K2 al Campidoglio la scalata più difficile del "monaco del Polo" di Alessandro M. Caprettini Fedele ai suoi valori, anche quando era al governo professava l'austerità della classe dirigente. Da ministro dell'Agricoltura si laureò in ingegneria studiando la notte da Roma "Vorrei fossimo i monaci del Polo..." confessò, candido, dopo la prima vittoria berlusconiana, facendo ingresso alla Camera nel '94. Ora c'è chi lo osanna al punto di volerne fare l'ottavo re di Roma. Ma Gianni Alemanno, pugliese nato a Bari da famiglia messapica di Lecce, 50 anni, sposato, un figlio (Manfredi), si fa rosso in volto e respinge fermissimo l'auspicio al mittente. "La classe dirigente dev'essere austera. Il lusso fa perdere la concentrazione" confidò anni fa del resto a chi gli prefigurava un destino tra veline e Mercedes, nell'empireo del centrodestra creato da Berlusconi, Fini e Casini con l'aggiunta di Bossi. È uno serioso e austero, un tipino da prender con le molle l'Alemanno: testardo fin dagli inizi e ligio ai "suoi" valori. Non ha mai nascosto le condanne penali per aver lanciato una molotov contro l'ambasciata dell'Urss ('82), o per aver contestato la visita di Bush padre al cimitero militare americano di Nettuno ('89) in nome delle vittime della Rsi, mai omaggiate da nessuno. Ma non voleva invece assolutamente far sapere alla gente che, da ministro dell'Agricoltura, passava la notte sui libri a studiare per arrivare alla laurea in Ingegneria ambientale (che ha ottenuto a Perugia qualche anno fa) come fosse una colpa il non aver chiuso la tesi ed esser chiamato Dottore, come il Cavaliere voleva per tutti i suoi ministri. Dai campi Hobbit al Campidoglio: scalata durissima. Riuscita forse anche per via dei tanti chiodi e corde piantate su un bel numero di montagne italiane e straniere, a cominciare da quel K2 che nel 2004 scalò da capo spedizione nel cinquantenario della conquista italiana alla seconda vetta del mondo. Ne fosse stato protagonista un esponente del centrosinistra, avrebbero organizzato forse una "notte bianca" o quantomeno avrebbero posto il suo ritratto al balcone del Campidoglio o sul Colosseo. Lui fece tutto in imbarazzato silenzio. Soddisfatto più della riuscita della missione che della diffusione della notizia. Non strepita Alemanno, non ha il vocione roboante dell'ex-camerata Storace che affiancò a Fiuggi - perplesso un tantino del passaggio delle acque - cogliendo con lui un modesto 11% nella nuova An con una corrente chiamata "Cantiere Italia". Non che credesse nell'eternità dei labari o nella cacciata alle ortiche del fascio littorio, ma lo infastidiva un po' quella forzata aggregazione con i padani (nel '91 andò fino a Catania proprio per contestare Bossi ad un comizio) e lo lasciava perplesso l'alleanza coi doppi petti berlusconiani. Che fiamme potevano bruciare mai nei cuori degli eletti di Forza Italia se non si era mai fatta una "vera" gavetta politica e sociale? Se non si era stati tra la gente e con la gente? Meglio, per lui, erano quelli di Comunione e liberazione che a Roma tentò di intercettare fin dagli anni '80. E non è un caso lo chiamassero "trotzkista di destra" per i suoi spunti sul sociale e per via delle associazoni che creava: il gruppo ambientalista "Fare Verde", l'Ong per la cooperazione internazionale "Movimento Comunità", l'associazione di volontariato "Modavi". Eppure, anche nelle settimane precedenti il ballottaggio, da sinistra, invariabilmente, partiva il coro del "no al fascismo", dello stop da infliggere alla destra becera, della chiamata alle armi contro il ritorno al mussolinismo o alla cessione di sovranità alla Lega. Faceva spallucce Alemanno, anche se il volto gli si faceva bigio e gli occhi più tristi. Han tentato persino di collegare la difesa assunta da un avvocato del romeno che stuprò la studentessa del Lesotho ad una messa in scena voluta dal suo staff per incrementare il bisogno di sicurezza nella capitale. Ha incassato senza ululare, conscio della assurdità dei sospetti, ma ha continuato imperterrito a far sapere che Roma reclama una città vivibile e sicura. Dopo anni e anni passati in un quartiere popolare, al Trionfale, si è trasferito da poco ai Parioli acquistando 140 metri quadri in un primo piano di un palazzo messo in vendita dall'Inps. Hanno cercato di azzannarlo alla gola anche per questo. Lui ha spiegato, paziente, che faceva parte di un gruppo di persone che ha presentato una offerta complessiva per tutti gli appartamenti all'istituto pensionistico che l'ha ritenuta conveniente. Hanno passato ai raggi X anche i suoi rapporti familiari: nulla da fare. Dopo una separazione di qualche anno dovuta a problemi personali e politici (la moglie Isabella è figlia di Pino Rauti che preferì il gran rifiuto ad An), i due sono tornati assieme. E lei, divenuta sua consigliori, si dice convintissima delle capacità del suo Gianni: "È uno serio, uno che crede in quel che fa. Con lui sindaco, questa città mette le ali!". Certo, occorrerà vedere se Alemanno riuscirà in quel che dice di voler fornire alla capitale: più sicurezza, meno immigrazione, un secondo raccordo anulare, stadi nuovi per il calcio, più vigili in strada e tanto altro, perchè Roma è città cinica con un eccesso di burocrazia e mille problemi. Ma intanto Gianni è salito sulla vetta del Campidoglio, vi ha piantato la bandiera e, convinto da Berlusconi che sostiene "scopa nuova, scopa bene", proverà a ramazzare innanzitutto quel sistema di potere - sinistra politica e costruttori - che a Roma imperversa da anni senza colpo ferire, bloccando la strada a chiunque altro. Se lo aspettavano in pochi: invece "l'Alemanno s'è magnato er cicoria" cantavano ieri sera i suoi. Da oggi, nella capitale, si cambia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi esulta: <Grazie Roma, una vittoria storica> (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 8 Berlusconi esulta: "Grazie Roma, una vittoria storica" di Adalberto Signore da Roma Davanti al Campidoglio, qualche centinaio di metri da via del Plebiscito, i sostenitori di Gianni Alemanno già intonano un calcistico Dacce le chiavi, Walter dacce le chiavi, mentre sotto Palazzo Grazioli fanno capolino a più riprese decine e decine di taxi strombazzanti. Silvio Berlusconi è appena arrivato da Milano e con i cronisti si limita a un sorriso e a un cenno della mano da dietro il finestrino dell'auto. Non che l'entusiasmo non sia alle stelle, come conferma chi ha volato con lui fino a Roma. Ma la testa del Cavaliere è ancora sulla squadra di governo dove, come fossero biglie, ci sono ancora molti nomi che continuano a girare da un ministero all'altro. E proprio il volo in compagnia di Giulio Tremonti, Umberto Bossi, Roberto Calderoli e altri dirigenti azzurri è stato in questo senso chiarificatore. Perché il Senatùr, viste le proiezioni di Alemanno, avrebbe chiesto per Rosy Mauro (fino a ieri data alla vicepresidenza del Senato) il ministero del Welfare. Così, solo un'ora dopo il suo rientro a Palazzo Grazioli, Berlusconi affida a una nota ufficiale il suo commento al successo capitolino, a beneficio di agenzie di stampa e tg. Il Cavaliere parla di "vittoria storica" perché "per la prima volta il Pdl è alla guida della Capitale d'Italia". E dunque un "grazie commosso ed entusiasta per gli elettori di Roma". Come aveva fatto dopo il successo del 13 e 14 aprile, però, Berlusconi non esalta troppo i toni trionfalistici. Anzi, pur avendo rifilato al centrosinistra un uno-due che al Loft farà prestò sentire i suoi effetti, rinnova l'appello al dialogo. "Mi auguro che nonostante la sconfitta - dice - l'opposizione che siederà in Parlamento e in Campidoglio confermi l'impegno a collaborare nella riforma dell'architettura istituzionale, compresa quella di Roma capitale". D'altra parte, "le sfide che Alemanno dovrà affrontare per farne una città più bella, pulita e ordinata richiederanno un consenso ampio e unitario della cittadinanza romana". E solo quando si lancia in uno spassionato "grazie Roma" si coglie una certa enfasi per una vittoria attesa 15 anni. Che, spiega, "completa il successo delle politiche ed è di stimolo per il grande impegno che ci attende nel governo dell'Italia in una stagione non facile sul piano economico". Un impegno che per questa ragione "è ancora più entusiasmante". Più tardi, verso le dieci sera, nell'incontro a porte chiuse al Capranica con i neodeputati del Pdl sarà ben più esplicito: quando "ci guarderà dall'Africa" quel "poveraccio di Veltroni" si renderà conto di "non averne azzeccata una". Se sul governo c'è ancora molto da lavorare, sembrano sistemarsi le caselle di Camera e Senato. Gianfranco Fini, conferma al Capranica, "sarà presidente di Montecitorio", Renato Schifani "di Palazzo Madama". Capigruppo, invece, Fabrizio Cicchitto alla Camera e Maurizio Gasparri al Senato. Con tanto di gag: dovevamo puntare su donne "giovani e belle", almeno - dice rivolto a Cicchitto - "potevi metterti una gonna scozzese...". Ottimista, poi, sul nodo Alitalia: ci sono "più imprenditori del previsto che vogliono intervenire" nella cordata, "circa il 20% di richieste in più". Ma è soprattutto sul delicato fronte del governo che Berlusconi lavora per tutta la giornata, diviso tra Arcore e Roma. Nel primo pomeriggio, infatti, chiude definitivamente la querelle con Roberto Formigoni dopo un incontro di circa un'ora e mezza. Nella sostanza, tutto come previsto. Con il governatore della Lombardia che rinuncia alla sue aspirazioni a Roma e resta al Pirellone. Dalla sua, incassa la ricandidatura nel 2010 (la legislatura che porterà la Lombardia all'Expo 2015), una certa libertà d'azione nel prossimo rimpasto di giunta e la garanzia di un ruolo di prestigio nel Pdl. Sul fronte governo, invece, la vittoria di Alemanno - che esce definitivamente dal totoministri - più che chiudere la partita pare riaprirla. Con An che fa valere il successo al Campidoglio per chiedere un ministero in più e la Lega - Bossi ha cenato insieme i suoi colonnelli in un ristorante di via Nazionale - che butta lì la poltrona libera al Welfare, forte forse anche del fatto che Roberto Maroni andrebbe più volentieri allo Sviluppo economico che all'Interno. Insomma, tutto rimandato ad oggi pomeriggio. Quando i vertici di Pdl e Lega si incontreranno per cercare di fare chiarezza. Con una certezza: "Nonostante le difficoltà - dice ormai alle undici di sera Berlusconi ai parlamentari riuniti al Capranica - la squadra sarà di 12 ministri". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Medico truffato due anni di carcere per corrado jr - vincenzo curia (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina IX - Genova La condanna Dovrà risarcire i danni alla vittima Medico truffato due anni di carcere per Corrado jr VINCENZO CURIA NON E' sfuggito alla condanna Alessandro Corrado, figlio di noti armatori genovesi processato per una truffa di rilevante entità - oltre un milione di euro - ai danni di un medico, Carlo Rava, specialista in chirurgia estetica. Il giudice Roberta Bossi ha inflitto all'imputato due anni di reclusione, con l'obbligo di risarcire i danni alla vittima, che era costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Enrico Scopesi. Da ricordare che il pm Sabrina Monteverde aveva chiesto 3 anni e mezzo di carcere e la trasmissione degli atti all'ufficio del pubblico ministero, sollecitando l'incriminazione di Corrado per una serie di minacce che avrebbe lanciato in una precedente udienza a un teste per diffidarlo dal deporre e a un investigatore che si era occupato delle indagini. A quanto si è appreso in proposito, la dottoressa Bossi non ha ancora valutato se accogliere o meno la richiesta. Da aggiungere inoltre che sul capo dell'imputato pende anche una denuncia sporta da Rava, nella quale il sanitario sostiene di essere stato ingiuriato dallo stesso fuori dall'aula. Commenti raccolti dopo la sentenza, hanno sottolineato che la sentenza sotto molti aspetti non è stata severa come era nelle previsioni, dopo la requisitoria del pm, grazie alle tesi sviluppate dal difensore, avvocato Andrea Vernazza. Non solo. Corrado è stato giudicato soltanto per il raggiro al dottor Rava: Un'altra accusa di truffa ai danni dei coniugi Gustavo Mari e Ornella Misciosci, è stata dichiarata estinta per prescrizione. I Mari ci avrebbero rimesso (dal giugno 1999 al giugno 2000) oltre 565 milioni di vecchie lire, convinti dalle assicurazioni di Corrado di potere ottenere facili guadagni con investimenti finanziari all'estero, dove, a suo dire, aveva ottime conoscenze nel mondo industriale. Il "bidone" al dottor Rava: Corrado, dal gennaio 1990 all'agosto del 2003, avvalendosi delle referenze del rapporto di fiducia derivante da una lontana parentela con il sanitario, avrebbe prospettato a Rava la possibilità di realizzare ingenti e facili guadagni investendo cospicue somme di denaro all'estero per mezzo di conoscenti di provata esperienza e avrebbe così ottenuto in più riprese oltre un milione di euro. In realtà, però, Corrado avrebbe utilizzato le somme ricevute per condurre una bella vita, senza svolgere alcuna attività lavorativa. Sulla condanna dell'imputato hanno sicuramente influito le prove documentali e la requisitoria del pubblico ministero. La dottoressa Monteverde aveva infatti tracciato un profilo di Corrado particolarmente severo. Ponendo l'accento sugli artifici e i raggiri che avrebbe posto in essere per convincere il dottor Rava e sugli sperperi che Corrado faceva. "Un uomo nullafacente e nullatenente che conduceva una vita molto agiata, sempre in possesso di automobili lussuose, dedito a viaggi di piacere all'estero pur non avendone la possibilità perché non poteva disporre di guadagni sudati con il proprio lavoro".

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Armosino è la presidente (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

ELEZIONI PROVINCIALI.NETTO IL RISULTATO DEL BALLOTTAGGIO Armosino è la presidente Il "partito del non voto" si fa sentire: alle urne il 48,2%, in città il 47,8 [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI Maria Teresa Armosino è il primo presidente donna della Provincia. La parentesi delle elezioni anticipate di un anno si è chiusa senza che il palazzone di piazza Alfieri cambiasse colore politico. La vincitrice, che ha raccolto il testimone dal dimissionario Marmo, si è aggiudicata il ballottaggio con il 58% di preferenze, superando Roberto Peretti attestatosi al 42%. Il temuto "partito del non voto" si è fatto sentire eccome: nell'Astigiano è andato alle urne il 48,2% degli aventi diritto (al primo turno era il 76,6%). Il capoluogo ha fatto peggio: 47,8% pari a 28.852 votanti. Il 13 e 14 aprile gli elettori in città erano stati 45.806. "Astensionismo che è da addebitare soprattutto al centrosinistra" commenta a caldo Maurizio Rasero, fedelissimo della vincitrice e neo consigliere provinciale. Da quando è in vigore il nuovo sistema elettorale si era registrato un dato ancora più basso solo alle Provinciali del 1995, anno della vittoria di Giuseppe Goria su Fulvio Brusa, con un modesto 46% complessivo di affluenza. Peretti ha sostanzialmente tenuto ad Asti; com'era accaduto al primo turno, quando grazie anche alla buona performance del "Pd" nel capoluogo, aveva raccolto proprio qui i voti decisivi per allungare su Mariangela Cotto. Al contrario la vincitrice del ballottaggio non ha avuto in città lo stesso consenso delle campagne dove ha dilagato ovunque superando Peretti in 15 dei 16 Collegi (Villanova l'unica eccezione): infatti il 13 e 14 aprile la parlamentare di Forza Italia era riuscita a mettere assieme, negli otto Collegi cittadini, 18.689 preferenze (43%), contro le 13.278 (30,6%) di Peretti. Al ballottaggio Armosino è scesa a 14.753 voti (52,3%), Peretti ne ha totalizzati 13.459 (47,7%). Domenica e lunedì le preferenze di Maria Teresa Armosino nei 266 seggi dell'Astigiano sono state 49.025, contro le 57.263 al primo turno: 8.238 in meno. Peretti ne ha avuti 35.493 confermando nella sostanza i 34.253 di due settimane fa. Cifre sulle quali ha influito la minor affluenza al voto. Con il successo di Armosino la coalizione vincitrice (Pdl-Lega Nord) si aggiudica 14 poltrone in Consiglio provinciale: le restanti dieci vanno alle altre coalizioni. Per il Pdl siederanno in aula (a meno di promozioni ad assessore di qualcuno) Marco Caligaris, Davide Cavallero, Annalisa Conti, Marco Galvagno, Paolo Luzi, Francesco Mattioli, Angela Quaglia, Francesca Ragusa, Maurizio Rasero, Loredana Tuzii. Per la Lega Giuseppe Cardona (possibile assessore), Andrea Fassino, Luigi Marinetto, Palmina Penna. Per il Pd Dionigi Accossato, Marta Parodi, Roberto Peretti, Luciano Sardo Sutera, Andrea Visconti. Le liste civiche di Mariangela Cotto esprimono Cotto medesima, Giorgio Musso, Valter Valle, Massimo Padovani. Per il pse-Arcobaleno entra in Consiglio Dino Scanavino. SERVIZI ALLE PAG. 64, 65, 67, 69 Hanno collaborato: Sergio Miravalle Enrica Cerrato, Carlo Francesco Conti Roberto Gonella, Elisabetta Fagnola Valentina Fassio, Massimo Mathis Fiammetta Mussio Foto Giulio Morra.

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Filippeschi conquista pisa - massimo vanni (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VIII - Firenze Filippeschi conquista Pisa Il Pd ha corso senza chiedere l'appoggio della sinistra Amministrative La rivale, ex parlamentare di Forza Italia, ha avuto una notevole rimonta MASSIMO VANNI E' Marco Filippeschi il nuovo sindaco di Pisa. L'esponente del Pd ha vinto il ballottaggio raggiungendo il 53 per cento. Mentre Patrizia Paoletti Tangheroni, sostenuta dal Pdl, si ferma al 46,9. Filippeschi vince ma non stravince, considerato che palazzo Gambacorti è una delle tradizionali roccaforti della sinistra toscana: sostenuto da Pd, Italia dei valori, Partito socialista e "In lista per Pisa", l'ex segretario toscano dei Ds aveva ottenuto al primo turno il 47,3 per cento. E può dire di aver percentualmente guadagnato quasi sei punti. Patrizia Tangheroni, ex parlamentare di Forza Italia, può dire invece di essere stata protagonista di una rimonta consistente, dal momento che due settimane fa aveva raccolto un magro 32,4 per cento. Un recupero di oltre 14 punti, per la candidata appoggiata dal Pdl, monarchici uniti, Lega Nord e la lista civica Rinascita pisana. Un recupero costruito però grazie anche ai due apparentamenti stretto al secondo turno: uno con l'Udc (3,5 per cento) e l'altro, diametralmente opposto, con La Destra (2 per cento). Un recupero che inorgoglisce il centrodestra. Ma che viene giudicato poco significativo dal Pd che, visto il risultato favorevole e il distacco capitalizzato al primo turno, ha scelto di non apparentarsi con la Sinistra e di correre con gli alleati iniziali fino alla fine. Una scelta "pesante" anche dal punto di vista aritmetico, visto che nella votazione per il consiglio comunale quasi il 10 per cento dei 74.300 elettori pisani ha barrato il simbolo della Sinistra Arcobaleno (mentre la lista dei Comunisti italiani, che si era presentati per proprio conto, ha avuto il 2 per cento). Al di là dei conti percentuali, l'unico timore che covava nel quartier generale del Pd, in queste due settimane di campagna per il ballottaggio, è stato quello dell'"effetto rilassatezza": il timore cioè che l'elettorato di centrosinistra non andasse a votare ritenendo ormai scontato il risultato. E, nel clima generale che vede anche la caduta della capitale, gli esponenti del Pd si dicono soddisfatti del risultato che conferma il Pd a palazzo Gambacorti ed elegge Filippeschi sulla poltrona che fino ad oggi era stata di Paolo Fontanelli, oggi deputato Pd. Del resto, anche a Pisa la partecipazione al voto è calata in modo consistente durante questi due giorni di voto. Se quindici giorni fa, in coincidenza con le elezioni politiche, quasi l'80 per cento dei pisani aveva scelto di andare alle urne, adesso l'affluenza si è fermata al 56 per cento: "E' chiaro che siamo stati un po' penalizzati dal calo della partecipazione", dicono al comitato elettorale del neo sindaco. Proprio da risultato di Pisa, dove il Pd ha scelto di non allearsi con la Sinistra e di marciare dritto per la propria strada fino alla conta finale, molti nel Pd traggono già una morale che potrebbe essere applicata anche altrove, nelle future competizioni elettorali. A cominciare da quella del capoluogo toscano, attesa per la primavera del 2009. Nato a Fauglia, in provincia di Pisa, nel 1960, sposato e padre di due figlie, Filippeschi diventa adesso sindaco dopo essere stato segretario toscano dei Ds e deputato dell'Ulivo. Mentre è ancora oggi responsabile nazionale del Pd per le politiche della pubblica amministrazione. "Sono molto contento, di fronte ad un quadro nazionale non favorevole, abbiamo vissuto una bella campagna che ha portato ad un bel risultato", sono le prime parole di Filippeschi. "Ci siamo presentati, unici in Italia, con una coalizione ristretta e abbiamo adesso la possibilità di governare bene, con un programma coerente", ha aggiunto il neo sindaco di Pisa. Non dimenticando però la Sinistra: "Recupereremo questi elettori con il dialogo", annuncia. "Siamo molto contenti della vittoria di Filippeschi", dice anche il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli, pur richiamando la sconfitta di Viareggio e gli "elementi di criticità che non vanno sottovalutati". "Siamo stati battuti per un soffio, per 2.500 voti, ma abbiamo fatto un bel risultato", risponde la candidata del Pdl Tangheroni. "A lei vanno le nostre sincere congratulazioni: aver messo in discussione l'elezione di Filippeschi, il sindaco che si credeva scontato, ci conferma nelle nostre speranze di un ormai imminente e forse addirittura rapido cambiamento del clima politico della Toscana", dice il consigliere regionale Alessandro Antichi. "La sinistra ha vinto di misura in una città dove era abituata a fare cappotto", aggiunge il consigliere regionale Alberto Magnolfi. Mentre An già pensa al prossimo anno e alla competizione di Firenze: "L'alternanza è possibile anche nelle realtà dove la sinistra ha gestito per anni clientele e potere". SEGUE A PAGINA V.

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Scalo aperto la notte per i viola no a renzi su pista e bretella - simona poli (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina X - Firenze L'incontro Scalo aperto la notte per i viola No a Renzi su pista e bretella Seduta congiunta delle giunte comunale e regionale. Domenici e Martini parlano di infrastrutture. Una iniziativa perché il centro Italia conti di più SIMONA POLI Aeroporto aperto dopo mezzanotte. Ma solo per la Fiorentina. la questione sta a cuore ai tifosi, preoccupati che i giocatori viola si affatichino troppo per i lunghi spostamenti legati alle partite di Coppa. E il sindaco Domenici, noto appassionato della squadra di casa, promette di fare il possibile per ottenere gli atterraggi notturni sulla pista di Peretola. Se non subito, in previsione della prossima stagione calcistica. "Serve una deroga da parte dell'Enac", spiega cauto, "ma speriamo l'aeroporto riesca ad ottenerla, in questo senso mi sono già mosso". L'accelerazione dei tempi di rientro dalle trasferte viola è l'unica questione per cui ieri Peretola è stata tirata in ballo al tavolo dell'incontro tra la giunta di Palazzo Vecchio e quella della Regione guidata da Claudio Martini. L'ipotesi di una seconda pista caldeggiata dal presidente della Provincia Matteo Renzi, tagliano corto Domenici e Martini, "non è all'ordine del giorno". "Del resto - precisa il sindaco di Firenze - la proprietà non ha avanzato una richiesta di questo genere agli enti locali". Così come non è stata oggetto di dibattito l'altra idea rilanciata recentemente da Renzi, quella della bretella Incisa-Barberino: "Noi abbiamo messo a punto una strategia insieme ai Comuni sulle infrastrutture necessarie", dice Martini, "e dobbiamo preoccuparci prima di tutto di completare le opere avviate o anche solo progettate, come la Tirrenica e la terza corsia sulla Firenze-Mare. Mi sembra illogico buttare nel calderone un'altra cosa senza sapere se ci sono i fondi, in assenza di una valutazione d'impatto ambientale e ignorando cosa ne pensino i sindaci del Mugello che hanno un territorio già così duramente messo alla prova". Argomento liquidato, almeno per il momento. Sono altre, sostengono compatti Martini e Domenici, le urgenze da affrontare e su cui le due amministrazioni chiedono di avere al più presto da parte del nuovo governo garanzie su finanziamenti e tempi di realizzazione. La prima è l'Alta velocità, naturalmente. "L'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti è venuto tre volte a Firenze e per tre volte ha assicurato che i soldi per il sottoattraversamento ci sono", dice il presidente toscano. "Non sarebbe facile ora per il governo togliere fondi già assegnati al nodo fiorentino, fondamentale per lo sviluppo di tutto il sistema della mobilità dell'area metropolitana". Confermati invece i fondi (rispettivamente di 40 e 42,5 milioni) che Regione e Comune metteranno a disposizione per il Parco della musica e il nuovo teatro del Maggio. Piena intesa tra Domenici e Martini sull'area di Castello - dove saranno realizzate le nuove sedi di Regione e Provincia - e sul passaggio della Fortezza dal Demanio alla Regione e agli enti locali per il rilancio del polo fieristico. C'è un nuovo progetto comune, però, tra i due esponenti del Pd: "Porre all'attenzione del dibattito politico "la questione del centro Italia" che rischia di rimanere schiacciata dal polo Nord-Sud, come se l'Italia di mezzo non esistesse o non contasse. Su questo", annunciano Martini e Domenici, "proporremo iniziative condivise tra Toscana, Marche, Umbria e Lazio".

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Il brindisi della lega nord "effetto della nostra vittoria" (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina III - Bologna Le reazioni Il brindisi della Lega Nord "Effetto della nostra vittoria" E ora la Lega Nord canta vittoria. Dai tempi in cui organizzava presidi antimoschea in piazza Maggiore - non più tardi di pochi mesi fa - ai quali partecipavano quattro gatti, sembra passato un secolo. Il ritiro del progetto della moschea a San Donato, per Manes Bernardini, segretario provinciale della Lega, ex candidato sindaco a Porretta Terme, rappresenta "il secondo risultato del voto utile alla Lega dei cittadini bolognesi, dopo il riconoscimento delle ronde. Siamo vincenti pur non avendo nemmeno un consigliere comunale. Si tratta di una legittimazione politica della nostra caparbietà da parte degli amministratori bolognesi che ora dicono le stesse cose che erano scritte nei nostri volantini. Cofferati segue la Lega Nord anche sul tema moschea. La paura fa 90". Ma i leghisti non si accontentano: chiedono di rivedere l'accordo in scadenza con la sede attuale del centro di cultura islamica: "Visto che il centro di cultura islamica non si dissocia dall'Ucoii, si ritiene necessario porre particolare attenzione anche alla moschea di via Pallavicini (assegnata ai musulmani dall'ex sindaco Guazzaloca)". "Del resto - insiste Bernardini - un dossier segreto della polizia (anticipato da Repubblica,Ndr) manifestava già, alcuni mesi fa, perplessità di ordine pubblico sul centro islamico di via Pallavicini, proprio in virtù dei suoi legami con alcuni ambienti integralisti". Esattamente il dossier dice che "pur non riscontrandosi la presenza di elementi estremisti, rimane motivo di perplessità la presenza di esponenti del gruppo Fratelli Musulmani". Manes afferma che senza la Lega oggi non ci sarebbe stata la retromarcia del Comune. "Finalmente il voto ha prodotto risultati utili per la città, abbiamo svegliato una amministrazione che dormiva da quando si è insediata". La prossima battaglia? Il no al Civis.

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Il sindaco dopo il successo di bossi disse "noi non cambiamo nulla e andiamo avanti" (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina II - Bologna Sulla moschea un anno di stop and go fino alle ultime settimane, anche dopo il risultato del voto del 13 aprile Il sindaco dopo il successo di Bossi disse "Noi non cambiamo nulla e andiamo avanti" "La moschea? Non cambiamo nulla e andiamo avanti". Lo diceva il sindaco Sergio Cofferati il 15 aprile scorso per dimostrare che l'effetto raddoppio della Lega sotto le torri non cambiava la linea della giunta. Tredici giorni dopo arriva la correzione dell'assessore Virginio Merola: "Senza regole, niente moschea". Uno stop. Primo, perché il centro di cultura islamica non farà la Fondazione, che An chiese il 22 maggio 2007. Richiesta "fondata", secondo Merola, che la fece propria nel maggio 2007. Secondo, perché gli islamici bolognesi sono affiliati all'Ucoii. "Un bel problema", dice ora l'assessore. Il problema fu segnalato da Enzo Raisi il 16 settembre 2007, quando il deputato di An definì la moschea un "problema di sicurezza" proprio perché "gli islamici bolognesi sono affiliati all'Ucoii". Allora arrivò pronta la risposta di Merola: "Voi avete dato loro il centro di via Pallavicini". Il problema-Ucoii è stato ricordato anche da Silvia Noè (Udc) in un odg presentato in consiglio il 14 gennaio 2008, bocciato dal centrosinistra. (silvia bignami).

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La sicurezza "di sinistra" ha bisogno di fantasia - aldo balzanelli (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina I - Bologna Il commento La sicurezza "di sinistra" ha bisogno di fantasia ALDO BALZANELLI Quella in corso in questi giorni a Palazzo d'Accursio appare come una svolta a 360 gradi. All'indomani del risultato elettorale, favorevole a Bologna, decisamente meno a Roma e nel nord, sono arrivati in rapida sequenza il via libera alle "ronde civiche" dell'assessore Mancuso, il "patto del manganello" ai vigili con l'Udc di Casini, lo stop alla moschea. Tre temi sui quali nel recente passato il centrosinistra aveva assunto posizioni decisamente diverse. Solo qualche giorno fa, tanto per fare un esempio, di fronte alle avances post-elettorali della Lega, il sindaco Cofferati aveva ripetuto che sulla moschea si andava avanti. Nel frattempo però gli assistenti civici di Guazzaloca erano stati abbandonati a loro stessi, il nucleo sicurezza dei vigili era stato sostanzialmente smantellato, il nuovo minareto veniva difeso come un baluardo della libertà di culto dagli attacchi di Calderoli e dei residenti della zona. Poi la svolta. Quelli di questi giorni infatti appaiono come tre segnali precisi all'elettorato di sinistra che a Bologna non ha ancora mostrato segni di cedimento nell'urna (in provincia e in Emilia qualcuno sì), ma che manifesta da tempo una straordinaria sensibilità al tema della sicurezza non senza qualche cedimento alle suggestioni xenofobe dei "lumbard". A comporre il quadro contribuisce la visione autarchica del Partito democratico che Cofferati predica e pratica da tempo. Ben prima, bisogna dargliene atto, dello scossone del 13 e 14 aprile. Il lungo ed esasperante braccio di ferro con la sinistra radicale a Palazzo d'Accursio è iniziato infatti molti mesi fa e si è concluso con la rinuncia alla tessera di due assessori e l'uscita dalla maggioranza di quella sinistra Arcobaleno che sarebbe stata inaspettatamente falcidiata dalle urne. Uno scontro giocato soprattutto sul tema della "legalità". Se questo è lo scenario, la sfida di fronte alla quale si trovano ora Cofferati e la sua amministrazione è stimolante: riuscire a offrire risposte che non ricalchino le ricette della destra agli umori di un elettorato ampiamente orientato a sinistra, che tuttavia pretende soluzioni al crescente senso di insicurezza. I primi provvedimenti adottati ripropongono idee già sperimentate, ma l'anno che ci divide dalle elezioni amministrative potrà essere una palestra nella quale esercitare la fantasia.

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Il buon governo emiliano non basta - giovanni de plato (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina I - Bologna L'intervento Il buon governo emiliano non basta GIOVANNI DE PLATO IL PD in Emilia Romagna tiene, anzi avanza nel segno di partito a vocazione maggioritaria. Non si ferma al dato storico della somma dei consensi portati in eredità dai Ds e dalla Margherita, ma va oltre e indica che a Bologna si può essere vincenti da soli anche nelle elezioni amministrative del 2009. In Emilia Romagna il Pd è saldamente il primo partito e da solo potrebbe facilmente raggiungere la maggioranza in molti Comuni e Province e nella Regione. Sarebbe un errore, però, leggere questo importante dato in chiave di autosufficienza politica e autonomia locale, come fa qualche dirigente del Pd improvvisamente abbagliato dall'affermazione elettorale della Lega al Nord e in Sicilia. A ben vedere il successo del modello emiliano porta con sé un segnale già emergente che quel trend potrebbe non essere lineare e in ascesa. Infatti, se il voto viene messo in relazione con altri indici, induce a minor ottimismo per il futuro. Un atteggiamento di prudenza e di approfondimento dell'analisi permette di cogliere meglio la problematicità di un successo, che potrà non reggere se è solo l'espressione del modello esistente di buon governo. Il forte sviluppo su tutto il territorio regionale porta con sé mutamenti, da quello demografico a quello delle diseguaglianze, che per la loro natura strutturale pongono la questione di un nuovo modello di economia (produzione di alta tecnologia) e di comunità (reti di relazioni e partecipazione). Il buon governo locale e regionale dovrà misurarsi sulla capacità di saper costruire in un territorio avanzato la società della conoscenza. Cambiano i bisogni e si differenziano le domande, tanto che i cittadini non si riconoscono più nelle vecchie forme di rappresentanza politica. SEGUE A PAGINA VI.

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Moschea, lo stop della giunta - servizi alle pagg. ii e iii (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina I - Bologna L'assessore: per noi il progetto non c'è più. Esultano Pdl e Lega Nord: ci hanno dato ragione, anche se in ritardo Moschea, lo stop della giunta Merola chiede garanzie. Gli islamici: nessuna abiura dell'Ucoii SERVIZI ALLE PAGG. II E III.

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Sì al nuovo palasport in zona caab - silvia bignami (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina V - Bologna Sì al nuovo palasport in zona Caab Merola benedice il "parco delle stelle" di Sacrati: ma ci vuole il metrò Un'area di 100000 metriquadrati dove sorgeranno anche un albergo e negozi SILVIA BIGNAMI Il Parco delle Stelle si può fare. Il Comune dà il via libera al nuovo palazzetto e alla cittadella dello sport di 100mila metri quadri nell'area nord del Caab progettata dal patron della Fortitudo Gilberto Sacrati. Ieri l'assessore all'urbanistica Virginio Merola ha anticipato il sì, che arriverà formalmente il 13 maggio con il passaggio in giunta della delibera che sancisce l'accordo territoriale con la Provincia e che stabilisce quali funzioni urbanistiche sono compatibili con il Psc, Piano Strutturale Comunale, nell'area Caab. Dopo il no della Provincia alla Romilia di Alfredo Cazzola dunque, arriva il semaforo verde di Palazzo D'Accursio al parco tematico di negozi, alberghi e attrezzature sportive di Sacrati. "Bene. Ora possiamo guardare con ottimismo anche al nostro futuro" sorride sornione il patron del Bologna. Il sì a Sacrati è però vincolato all'impegno, da parte del proprietario della Fortitudo, a non realizzare edilizia residenziale, e a pagare di tasca propria la fermata del metrò che da Agraria arriverebbe alla nuova cittadella dello sport: un investimento di circa 26 milioni di euro. "Qualsiasi ragionamento su quell'area - spiega infatti l'assessore provinciale Giacomo Venturi - è legato alla risoluzione dei suoi problemi di accessibilità". In una prima fase "intermedia" questo vuol dire un rafforzamento sia del trasporto pubblico su gomma, che di quello privato, con la fine dei lavori della Fondovalle. Fondamentale, secondo l'assessore Merola, è però la realizzazione del metrò: "Senza la linea 1 della metrotranvia, che va dalla Stazione alla Fiera, non si può ragionare della linea che condurrebbe al Caab". E quindi nemmeno sul Parco delle Stelle. Prima di cominciare i lavori alla nuova cittadella infatti bisognerebbe trovare le risorse per il tratto di metrò che dalla Fiera arriva ad Agraria, che ancora non è finanziato. Solo allora - tra molti anni - Sacrati potrebbe pagarsi la "sua" fermata verso il nuovo palazzetto. Ieri il patron della Fortitudo non si è sbilanciato: "Sono contento, ma attendo il sì formale dell'amministrazione" dice. E aggiunge: "Non so nulla del tratto di metropolitana non finanziato, ma pagheremo la nostra fermata. E sono d'accordo di non costruire del residenziale". Il Parco delle Stelle sorgerà nell'area nord Caab. Si tratta di circa 328mila metri quadri di terreno, di cui il 74% di proprietà di privati (tra cui anche i 100mia metri quadri di Sacrati) e il 26% del Comune. "Al momento", specifica Merola, Palazzo D'Accursio non cederà nessun terreno pubblico al patron della Fortitudo. Al Caab, oltre a un nuovo palazzetto da 30mila metri quadri, con una capienza di 13mila spettatori - secondo i nuovi standard di Eurolega e NBA - sorgeranno un albergo di 4 o 5 stelle, negozi ed esercizi commerciali specializzati in attrezzature sportive, e poi bar, ristoranti tematici, attrezzature sportive, un Beauty Palace, una biblioteca multimediale, e maxischermi per seguire gli eventi. Il Parco delle Stelle, secondo l'assessore Merola, risolverà il problema dei tanti palazzetti dello sport. Il Palamalaguti di Claudio Sabatini, patron della virtus, si sta infatti orientando sempre più verso i concerti. Mentre per il Paladozza si pensa ad una ristrutturazione che lo trasformi in un centro per il benessere sportivo, con un'area riservata solo alle partite minori della Fortitudo.

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Il buon governo emiliano non... - giovanni de plato (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VI - Bologna IL BUON GOVERNO EMILIANO NON... GIOVANNI DE PLATO La scomparsa della sinistra radicale, l'aumento dell'astensionismo e l'affermazione anche in Emilia Romagna della Lega Nord fanno capire che anche qui il tema della sicurezza e della convivenza sono percepiti con allarme e vissuti con paura. Non poche persone avvertono che il centrosinistra sul tema della legalità e del degrado non ha saputo dare risposte convincenti. O meglio non ha saputo rafforzare il tratto forte del suo modello che è stato storicamente la coesione sociale come risorsa della produzione e della civiltà. In questo senso il Pd emiliano non ha nulla da imparare dal modello leghista, perché una società così evoluta come quella emiliana e romagnola richiede strategie di crescita che non possono essere semplicistiche ed illusorie (autonomia locale). Chi si occupa di strategie di sviluppo economico ed umano sa che oggi bisogna puntare sul concetto di "glocal", cioè sulla bidirezionalità del pensare globale e fare locale e del pensare locale e fare globale. Altro che localismo padano, occorrono idee di forte innovazione e strumenti di rapida attuazione in un mercato dove globale e locale non possono essere messi in contrapposizione. Il successo della Lega dal Nord al Sud va studiato non per essere imitato ma per essere superato, costruendo la politica dello sviluppo territoriale su due 'altri' pilastri. Da una parte quello del pensare (ricerca e università) e del fare (innovazione e impresa) e dall'altro quello del globale (cooperazione internazionale) e locale (nuova governance). Di questa necessità sono particolarmente convinti il Presidente della Regione e della Provincia e il Sindaco di Bologna, più di quanto non lo siano i dirigenti del partito. Il Pd emiliano dopo il successo ottenuto il 14 aprile deve dare prova di essere davvero nuovo, altrimenti le elezioni a Bologna del 2009 e in Regione del 2010 potrebbero riservare brutte sorprese.

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Rock City addio (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

AL TOP Rock City addio "Sono ormai passati 18 anni da quando entrai per la prima volta a Rock City. Ero particolarmente giovane e impressionabile e il salotto demodé che mi si parò davanti agli occhi, mi fece sognare. Oggi, appena raggiunta la maggiore età, l'ultimo mostro sacro della notte torinese, è pronto a chiudere definitivamente i battenti". L'attuale gestore Marco Bossi ricorda questi 18 anni di avanguardia musicale e sperimentazione artistica. Qui è nata Vanity; il martedì "Non solo donne" di Monica, in collaborazione con il Pineta di Milano Marittima; lo storico Venerdì 10x10. Da questa consolle sono passati alcuni tra i migliori dj nazionali e mondiali facendo ballare un pubblico che sempre ha amato il sound di qualità. Nel locale di corso Dante 19 si è sempre respirata quell'atmosfera di festa contagiosa, tipica dei migliori club internazionali con i quali Rock City ha spesso collaborato, dagli ibizenchi Space, Pacha e Dc10, al londinese Ministry of Sound, oltre ai nostrani Pineta, Toqueville e Billionaire. Dopo 18 anni, anche la discoteca che era riuscita a colmare il grande vuoto lasciato dalla fine dello Studio 2, deve chiudere i battenti. Al suo posto sorgerà un complesso residenziale, che per il momento continuerà almeno a inglobare la palestra Sport City. Ci sono ancora due occasioni per salutare il Rock City. Sabato 26 è di scena il "closing party" targato Vanity, con i djs della scuderia e la tipica animazione trasgressiva dell'organizzazione torinese. L'ultima festa di mercoledì 30 è affidata alla neonata famiglia 10x10 - Prince. Bye Bye Rock City porterà in consolle tutti i dj torinesi che i questi anni hanno suonato nel club, con un rapido turn over di 10 - 15 minuti ciascuno. La serata sarà ad open bar e presenterà un'ultima novità: tempo permettendo verrà allestito uno spazio esterno di decompressione, un'area chill out raggiungibile passando attraverso un corridoio di tessuti. Nel "finally bye bye" al locale sarà coinvolta anche l'Associazine Amici di Jean, fondata tra gli altri da Gianluigi Marino, storico organizzatore della serate del Rock City, per tutto l'arco degli Anni 90. \.

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Sei sconfitte subite a marassi l'unica macchia per gasperini - lorenzo mangini (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina XVIII - Genova Solo il Livorno ha perso di più sul proprio terreno. Dato negativo compensato però dai cinque successi in trasferta Sei sconfitte subite a Marassi l'unica macchia per Gasperini LORENZO MANGINI C'era una volta "l'effetto Marassi", la Gradinata Nord capace di impaurire gli avversari. Stando ai numeri, questo fa parte del passato, o per lo meno, nonostante lo straordinario incitamento del pubblico (una media di 25mila spettatori a partita), non basta per fare del "Ferraris" un fortino inespugnabile. In questo campionato, che segna il ritorno in serie A dal campionato 1994-95, sono, infatti, ben sei le sconfitte davanti al pubblico amico, derby compreso, contro Milan (0-3) alla prima giornata, Roma (0-1) alla tredicesima, Siena (1-3) alla quindicesima, Sampdoria (0-1) alla ventitreesima, Juventus (0-2) alla ventisettesima ed infine domenica scorsa l'Empoli. Complessivamente sono arrivati 28 punti in diciotto incontri interni, uno in meno, ad esempio, del Catania. Solo il Livorno, ultimo in graduatoria, ha regalato più delusioni ai suoi sostenitori. Sono, infatti, sette le sconfitte casalinghe dei toscani contro Cagliari (1-2), Fiorentina (0-3), Juventus (1-3), Lazio (0-1); Milan (1-4), Napoli (1-2), Palermo (2-4). Sei passi falsi hanno anche collezionato Torino, Reggina, Empoli e Cagliari. Certamente è un fenomeno generale, il "fattore campo" conta decisamente meno. Attualmente non ci sono squadre ancora imbattute in casa. Un solo passo falso hanno subito Sampdoria (0-5 contro il Milan), Inter (1-2 con la Juventus) e Roma (1-4 dall'Inter). Nelle ultime cinque annate di serie A, solo il Milan e la Juventus, nella stagione 2005-2006, segnata dallo scandalo legato a calciopoli e a Luciano Moggi, hanno finito imbattute. Il Genoa è quindi in buona compagnia, ma rimane comunque un dato su cui riflettere, solo parzialmente compensato dalle otto vittorie. Il record assoluto di sconfitte è stato toccato, a quota otto, nel campionato 1959-60, in diciassette incontri, e nel 1973-74, in solo quindici. In entrambi i casi, la stagione fu terminata mestamente all'ultimo posto, con la retrocessione. Sei rovesci sono arrivati anche nel 1950-1951 ed anche in quel caso il Genoa chiuse come fanalino di coda, a quota 27, con un punto di svantaggio sulla Roma e due sul Padova, che si guadagnò la permanenza. E' quindi la prima volta che i rossoblù conquistano la salvezza, malgrado sei passi falsi casalinghi, anche se va considerato che questo campionato, con venti squadre, dura otto giornate in più. La mentalità vincente ed il gioco sempre propositivo hanno, infatti, regalato ben tredici vittorie, cinque lontano dal pubblico amico, risultato di grandissimo rilievo per una squadra che, è giusto ricordarlo, era pur sempre una matricola. Cinque sconfitte, ma in diciassette gare, arrivarono nel campionato 1957-58, 1989-90, con Franco Scoglio, e nel 1991-92, l'anno della Coppa Uefa. Adesso, però, il Genoa deve solo pensare a finire in bellezza. Superare la Lazio tra due settimane nell'ultimo impegno casalingo sarebbe da parte della squadra rossoblù un passo importante verso l'Europa e soprattutto il modo migliore per salutare i propri tifosi, quest'anno numerosi come non succedeva da molte stagioni.

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Microspia in procura a reggio ora indaga anche il csm - giuseppe baldessarro (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Cronaca Il pm spiato, Nicola Gratteri: "Non ho paura" Microspia in procura a Reggio ora indaga anche il Csm Imprenditore dilaniato da autobomba, i pm avevano chiesto il suo arresto GIUSEPPE BALDESSARRO REGGIO CALABRIA - Ora c'è anche il Csm a voler vedere chiaro tra i veleni di Reggio Calabria. Palazzo dei Marescialli ha deciso di aprire una pratica sulla vicende della microspia ritrovata in un ufficio del pm Nicola Gratteri. Un atto "a tutela dei magistrati", cui seguirà una visita in Procura prevista per martedì prossimo. Obiettivo dichiarato: "Accertare mediante opportune indagini e audizioni degli interessati, la preoccupante situazione venutasi a creare in quegli uffici giudiziari". A rincarare la dose dopo il ritrovamento della microspia spuntano anche le lettere del "corvo". Missive recapitate ad alcuni magistrati nelle quali la procura viene definita "un letamaio, il peggior centro di potere deviato". Non mancano le accuse a Gratteri, chiamato il "sacrestano". Il pm dal canto suo si dice tranquillo: "Non ho paura. Continuerò a lavorare come ho sempre fatto". Pacato anche il commento del neo procuratore, Giuseppe Pignatone, che ieri si è limitato a dire che "si tratta di fatti vecchi", tutti antecedenti al suo arrivo a Reggio che risale a due settimane fa. I carabinieri del Ros, intanto, stanno proseguendo nelle indagini sulla microspia ritrovata. Stabilito che il raggio d'azione era limitato ad una ventina di metri e che, quindi, la talpa frequenta i corridoi della Dda, alcuni tecnici del Reparto operativo stanno analizzando la microspia in modo da individuare chi l'ha venduta per poi risalire all'acquirente. Ieri, tra l'altro, il direttore del quotidiano locale Calabria Ora, Paolo Pollichieni, che risulterebbe essere coinvolto nella vicenda delle fughe di notizie relative al caso De Gregorio, ha smentito ogni suo possibile coinvolgimento in inchieste relative alla sanità. Sviluppi si registrano invece sulla vicende dell'autobomba che ha ridotto in fin di vita l'imprenditore di Gioia Tauro, Antonino Princi. La Dda di Reggio Calabria aveva chiesto il suo arresto per concorso esterno in associazione mafiosa. Un provvedimento cautelare depositato alla sezione Gip del tribunale di Reggio Calabria poco meno di due mesi fa, subito dopo l'omicidio del boss Rocco Molè. La bomba contro Princi, dunque, potrebbe essere il segno più eclatante di una guerra per il predominio mafioso nei settori della grande distribuzione e del riciclaggio.

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Pestaggi e rapine la carica delle gang femminili - (segue dalla copertina) davide carlucci (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Cronaca Pestaggi e rapine la carica delle gang femminili Dalle violenze nelle scuole alle vendette amorose il fenomeno delle cattive ragazze si è diffuso anche in Italia. Le aggressioni di Milano, i borseggi di Bari, gli atti di teppismo di Novara: sono gli ultimi episodi tra emulazione di comportamenti fino ad ora tipici dei maschi e malinteso senso di emancipazione Il giudice: poche vicende finora hanno un rilievo penale, ma da qualche anno le denunce sono in aumento L'altra faccia delle bad girl è un bullismo di tipo psicologico: isolano la vittima con le calunnie e le dicerie (SEGUE DALLA COPERTINA) DAVIDE CARLUCCI "I BULLI - scrive Menesini in un articolo in via di pubblicazione su "Minori e giustizia" che riporta i risultati di uno studio condotto su 1300 studenti - sono particolarmente attivi nelle esperienze sentimentali, dichiarando con più frequenza rispetto ai compagni di averne in corso (99,3% contro l'84,1%). Gli studenti vittime hanno meno probabilità di aver avuto rapporti sentimentali". I bulli, invece, sono più precoci sessualmente, ma tendono ad avere rapporti conflittuali: trasferiscono all'interno dei rapporti di coppia la loro carica violenta. Le prime relazioni sentimentali, a loro volta, stimolano i comportamenti aggressivi. Come nel caso della quattordicenne mantovana che il 18 aprile ha picchiato, a Mirandola, nel Modenese, una sua coetanea che aveva fatto avance via Internet nei confronti del suo ragazzo. "Mia figlia - racconta il padre, caporeparto in una fabbrica - è una ragazza tranquilla, non fa arti marziali, non ha mai fatto a botte prima d'ora. E le cose sono andate diversamente da come sono state descritte, probabilmente ha solo reagito a un'aggressione organizzata dalle sue coetanee. Ma al di là dell'episodio, il fatto è che rispetto a quando andavamo a scuola noi le cose sono cambiate. Le ragazze hanno cominciato a menare. Sarà a causa dell'uguaglianza o dei film violenti che vedono, ma anche loro si sentono in potere di attaccare o reagire". E fanno di più: i casi di baby gang al femminile, frequenti in nazioni come la Francia o la Gran Bretagna, si stanno moltiplicando anche in Italia. Pochi giorni prima dell'episodio di Mirandola a Milano, a due passi dal Duomo, un gruppo di ragazze è stata affrontato da alcune coetanee: "Avevano il piercing e sembravano slave - hanno detto ai poliziotti le vittime - ci hanno minacciate e ci hanno portato via i telefonini. Poi sono scappate ridendo e non le abbiamo viste più". Non c'è ancora un'invasione di bande organizzate, come nelle banlieues parigine, non siamo all'"Arancia meccanica al femminile" prefigurata da Fonzi. Ma qualche allarme c'è. "è un fenomeno che iniziamo a registrare da un anno in qua - spiega Monica Frediani, presidente del tribunale dei minorenni - e le segnalazioni arrivano soprattutto dalle scuole. Poche, finora, hanno avuto rilievo penale. Sembrerebbe un'emulazione del fenomeno maschile: ragazze che pensano che imitando il comportamento dei ragazzi riescono a diventare punto di riferimento dei loro coetanei". Una di queste bande ha spadroneggiato per qualche mese a Quarto Oggiaro, periferia turbolenta della città. A marzo del 2007 hanno mandato in ospedale una diciassettenne scaraventandola per terra e prendendola a calci dopo averla inseguita per rubarle il cellulare. A Mortara, invece, una ragazza di quindici anni ha denunciato quattro sue coetanee, iscritte come lei al liceo artistico di Novara, che per quattro mesi la perseguitavano, arrivando a bruciarle il giubbotto: "Forse l'hanno fatto perché sono timida", ha concluso la vittima. Altri casi si sono registrati a Pesaro, a Roma, a Lecco, a Como, a Salerno, a Prato, a Nuoro, a Venezia, a Trento e a Casteggio, in provincia di Pavia. E a Bari, dove a marzo un branco di ragazzine ha circondato delle ragazze minacciandole e colpendole con calci e pugni per rapinarle dei cellulari. "Le ho conosciute - racconta una poliziotta - sono ragazze che di femminile non hanno nulla. Quando gli agenti le hanno fermate si sono scagliate contro di loro con tutta la violenza che avevano e con un linguaggio degno dei peggiori malavitosi". Anche lei racconta che non è il primo caso, in città: "Qualche settimana prima di quest'episodio, girando con le nostre volanti abbiamo incrociato un autobus. Sembrava quasi fosse stato dirottato. I passeggeri erano stati per un bel po' in balia di un gruppo di ragazzine che tiravano schiaffi e calci a tutti, compreso l'autista". Le baby gang femminili del centrosud, dice Ada Fonzi sono diverse da quelle del Nord. Respirano violenza in casa e vengono da famiglie povere e disagiate, spesso hanno fratelli o padri con precedenti penali. Sono le figlie delle donne della mala, in prima fila nelle rivolte contro gli agenti che tentano di arrestare i piccoli boss dello spaccio o delle estorsioni. E se a scuola i professori cercano di frenarle, i genitori sono dalla loro parte, com'è successo a Civitavecchia dove una madre ha malmenato una dirigente scolastica rea di aver preso provvedimenti contro la figlia, bulla al punto da rendere necessario un incontro con docenti e genitori tutto dedicato a lei. Nel Sud le ragazze terribili sembrano covare odio sociale nei confronti delle loro coetanee acqua e sapone: "Sono tutte infantili e figlie di papà" dice una bulla barese intervistata da una giovane psicologa, Beatrice Macchia. I dati della Società italiana di pediatria dicono che sempre più ragazze, a scuola, si descrivono come violente e prepotenti, pronte ad azzuffarsi come i loro coetanei maschi. Il loro bullismo, si continua a dire, rimane prevalentemente "psicologico", fondato sul sistematico isolamento della vittima attraverso la calunnia e la diceria. "Sembrano anche molto attive sul fronte del cyberbullismo - assicura Michela Rossi, responsabile del Telefono Azzurro di un progetto su duemila alunni delle scuole elementari del Nordest - perché mandare un sms anonimo o intervenire su un blog o su un forum si addice meglio alla natura relazionale di questa forma di aggressività". Ma il mito delle bad girl più subdole che manesche potrebbe avere i giorni contati. Alla domanda "Ti capita di fare a botte?", il 22,4 per cento delle bambine intervistate dalla Società italiana di pediatria risponde di sì. Le parti tra bulle e pupi, presto, si potrebbero invertire.

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Altro che superlega, piccolo è bello il sassuolo in b, favola di provincia - simone monari sassuolo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Sport Altro che Superlega, piccolo è bello il Sassuolo in B, favola di provincia SIMONE MONARI SASSUOLO dal nostro inviato Altro che Superlega e calcio all'americana, le piccole patrie del pallone avanzano inesorabili. Sono gli emuli del Chievo, ormai a un passo dal ritorno in A. Alle sue spalle insegue l'Albinoleffe, dieci anni di storia dopo la fusione di Albino e Leffe, Valseriana, profondo Nord. Ultima vittima, il Bologna. Davide contro Golia, semplificando. Da domenica pomeriggio dalla C1 è salito il Sassuolo, provincia di Modena, 41.400 abitanti, l'11 % di immigrati regolari. Allo stadio quasi mai vanno più di mille persone. Sino a ieri, infatti, il Sassuolo interessava il giusto. Città ricca, ceramisti un po' dovunque, gente che il week end ha sempre preferito e potuto passarlo al mare, o in montagna. Ai Caraibi, o a Cortina. Magari da oggi cambia tutto. Se il Modena si salva, dal prossimo anno avanti col derby e se il Bologna non arpiona la A, ce ne sarà un altro, fra l'insperato e il clamoroso. Anche se agli amici, Giorgio Squinzi, il principale artefice di quest'impresa, il signor Mapei, gran tifoso del Milan, il suo sogno l'ha sempre confessato: "Voglio andare in A e battere l'Inter di Moratti". I mezzi ce li ha. Nel 2007 la sua azienda (materiali per l'edilizia e l'industria) ha fatturato un miliardo e 650 milioni, nel 2010 arriverà a 2 miliardi di euro. Ufficialmente è solo un consigliere, di fatto comanda lui, pur con una semplice sponsorizzazione. Superiore ai quattro milioni di euro. S'è legato a due squadre, una è il Sassuolo, l'altra l'Italia campione del mondo. Col ciclismo fece razzia. Ora ci riprova col pallone, nella piccola Sassuolo. Ma lui è un gigante. Quando l'hanno raggiunto al telefono, negli Stati Uniti, per dirgli che c'erano riusciti, ad agguantare la serie B, ha subito chiarito il concetto: "Non vogliamo fermarci. Perché non dovremmo seguire le orme del Pisa?". Altro che Superlega, è la provincia lo sterminato serbatoio del calcio italiano. Anche se poi qui, quando sei anni fa la società era in bancarotta, si voltarono tutti dall'altra parte. Il sindaco di allora offrì il club alla famiglia Sghedoni, i signori Kerakoll, una Mapei su scala ridotta, anche loro molto forti nel settore delle colle e degli adesivi per ceramica. Sghedoni e Squinzi son come cane e gatto, non si possono vedere. Sghedoni, che è un tifoso sfegatato del Modena e ne è pure lo sponsor, non se la sentì. Come un falco arrivò Squinzi. Son già passati sei anni, i primi due sprecati. Poi è nata una società organizzata, poche persone, fidate, fedeli, capaci. Il presidente, da oltre quattro anni, è Carlo Rossi, uomo Mapei, 58 anni, 39 di matrimonio festeggiati domenica, mentre brindava alla promozione. Non è stata una cavalcata, nel 2005 l'assalto alla C1 si fermò contro il Pizzighettone, lo scorso anno sulla strada della B si frappose il Monza. Squinzi, nel frattempo, qualche ultimatum l'aveva lanciato: "O la C1 o mollo", disse una prima volta, ripetendo l'anatema anche di recente: "Se non andiamo in B me ne vado". Ora Rossi, che lo conosce da una vita, assicura: "Finché ci comportiamo bene i mezzi ce li dà, si fida di questo gruppo". E vuol battere Moratti.

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Brevi, schede e richiami 3 (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Le storie Dopo trent'anni in magistratura e decine di inchieste alle spalle Gherardo Colombo discuterà con Corrado Augias di giustizia e rispetto delle regole. RaiTre 12.45 otto e mezzo Paolo Cirino Pomicino, ex ministro della prima Repubblica e il direttore della Stampa Giulio Anselmi discuteranno della nuova situazione politica italiana. La 7 20.30 ballarò Le prospettive di governo ora che il Pdl ha conquistato anche Roma sono al centro della puntata. RaiTre 21.05 b side Cappotto di legno , brano scritto da Lucariello ispirato a Roberto Saviano sarà presentato dal vivo nel programma di Alessio Bertallot con il quartetto d'archi BuxusConsort. Il pezzo prodotto da Radio Deejay è nato dal coinvolgimento del cantante degli Almamegretta con lo scrittore di Gomorra e il compositore Ezio Bosso. Radio Deejay 22.00 MAI DIRE MARTEDì I Neri Per Caso sono gli ospiti della Gialappa's e del mago-conduttore Forest. Paola Minaccioni proporrà la parodia di Amy Winehouse, il duo napoletano Gigi e Ross faranno la loro versione degli Zero Assoluto. Italia 1 22.10 MARKETTE Piero Chiambretti discuterà degli esiti del ballottaggio a Roma con Ramona Badescu, candidata per Alemanno, Assunta Almirante, moglie dell'ex leader Msi e Vauro. Il prologo sarà invece con Achille Bonito Oliva. La 7 23.30.

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Francesco, il giorno più amaro "capire perché ci hanno punito" - (segue dalla prima pagina) alessandra longo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

"Abbiamo perso sulla sicurezza, anche se ci sono state strumentalizzazioni" Francesco, il giorno più amaro "Capire perché ci hanno punito" "Nessun rimorso, ho fatto fino in fondo il mio dovere" Rutelli chiama Alemanno: "I miei auguri nell'interesse della città" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ALESSANDRA LONGO Ma questo è un pensiero trattenuto, le parole escono filtrate, frutto del sangue freddo o forse solo della stanchezza che ancora soffoca la rabbia: "Nella mia vita pubblica ho avuto molte soddisfazioni e successi. Oggi è il giorno della sconfitta e provo un'amarezza grande". Non si può sempre vincere, mettiamola così. Ma è dura entrare in quella sala. E' dura ammettere che Roma, la tua città, la tua "passione", ti ha voltato le spalle, salvando però il collega diessino candidato alla Provincia ("Per fortuna, almeno lui ce l'ha fatta..."). E' dura quando sei stato due volte sindaco, hai sfidato Berlusconi sfiorando il successo, sei appena uscito dall'ultimo governo con le cariche di vicepremier e ministro della Cultura, è dura aggrapparti all'ultima della speranze, la più piccola, la più modesta, le circoscrizioni: "Speriamo che nei Municipi che sono in ballo finisca bene". Quando arriva a spiegare l'inspiegabile, a sottoporsi al rito democratico e autoflagellante della presa d'atto, ha già chiamato il vincitore, il nuovo inquilino del Campidoglio, Gianni Alemanno, l'alleato di Bossi al governo, il politico di destra, il ragazzo dei campi hobbit e delle croci celtiche: "Ti faccio i miei auguri nell'interesse della città". Chissà quanto gli è costato prendere quel telefono, chiuso nella sua stanza, le segretarie a vigilare fuori dalla porta: "Non disturbate Francesco, lasciatelo in pace". Selva di microfoni appoggiati sul tavolo, talmente tanti che lui cerca di fare dell'ironia: "Ho bisogno di qualche centimetro. Siate carini, spostateli un po' questi microfoni, sennò dove metto le mie carte?". In piedi accanto a Rutelli c'è Linda Lanzillotta, con una camicia di seta rossa, e poi Patrizia Sentinelli, con una borsa rossa. E poi ancora Renzo Lusetti che di rosso ha la cravatta. La senatrice Binetti rimane all'aria aperta e, in assoluta controtendenza, prefigura scenari meravigliosi per il suo leader: "Torna una risorsa al Pd". Le "carte" di Rutelli sono in realtà poche righe di cortesia: "Ringrazio gli elettori e le elettrici che mi hanno votato, i militanti e le militanti che hanno generosamente condotto questa campagna al mio fianco". Sì, è andata male, davvero male: "Le elezioni le ha vinte Alemanno". Secco, senza giri di parole. Se non altro non c'è il rimorso: "Ho fatto il mio dovere, mi sono messo a disposizione della coalizione e di Roma, con passione, senza risparmio". Perché i romani l'hanno abbandonato? Si è fatto, a caldo, un'idea: "Ho perso sulla sicurezza". Lo hanno penalizzato, dice, le immagini di una città violenta (che poi le statistiche smentiscono ma chi vota non le legge, si affida alle proprie paure), quell'ultimo stupro commesso dal cittadino rumeno, un altro viottolo buio dove si è scatenato l'inferno, lo stesso patito dalla signora Reggiani. Modalità che si ripetono, fatti di cronaca orrendi. "Ci sono state strumentalizzazioni - accusa Rutelli - ma occorre riflettere molto seriamente sui limiti del centrosinistra in materia di sicurezza". Alemanno, con la sua controffensiva militare, è stato ritenuto più credibile, Zingaretti, come suggerisce Massimo Brutti, anche lui al capezzale dello sconfitto, non è stato invece vissuto come responsabile dell'ordine pubblico, e dunque non ha pagato prezzo. Che non fosse "una passeggiata" Rutelli l'aveva detto: "O vinco subito o saranno dolori perché tira un vento di destra". Effetto trascinamento delle politiche, anzi "effetto bandwagon", come lo chiamano gli esperti, salti sul carro del vincitore perché è più grande e più comodo, soprattutto quando il vincitore di Palazzo Chigi, Berlusconi, fa irritualmente capire che dialogherà solo con un sindaco di suo gradimento. Ma ha poi un senso andare a ricercare lontano i meccanismi che hanno portato alla disfatta? Rutelli non esagera, non si accanisce sulla malasorte. Succede. Succede di perdere anche "per una richiesta, per certi versi naturale, di discontinuità". Forse non doveva correre lui questa battaglia ma ha accettato perché glielo hanno chiesto, perché, in realtà, nessuno lo voleva fare ("France', se per caso ti andasse..."). E' stato vissuto come la continuità doppia: continuità con il governo Prodi, continuità con Walter Veltroni che lo aveva consacrato in un Palalottomatica gremito: "Sarà un grande sindaco". Invece volevano la discontinuità. Sull'altare della svolta, la gente è sembrata dimenticare gli anni di buona amministrazione, il Giubileo senza incidenti, l'orgoglio di un Auditorium dove si fa la fila per ascoltare gratis lezioni di storia e di matematica. Pietro Barrera, storico capo gabinetto di Rutelli, ha gli occhi cerchiati, cerca le ragioni della sconfitta e le trova soprattutto in questa voglia di voltare pagina. Ha fatto più presa la campagna di Alemanno che diceva: "Roma cambia". Mentre è evidente che la città delle Fosse Ardeatine, dei mille ebrei deportati ad Auschwitz, non risponde più agli appelli antifascisti, non si turba se tra gli sponsor di Alemanno c'è gente che fa ancora il saluto romano e venera il Duce o regala stampelle a Rita Levi Montalcini invitandola a tornare nel ghetto. Centomila elettori del centrosinistra si sono astenuti, non sono andati a votare per il ballottaggio, "forse un contraccolpo al risultato nazionale". C'è anche questo nei pochi appunti di Rutelli. E c'è il doveroso finale di speranza che parla di "energie importanti", di una fede "immutata" nel Pd e nel suo progetto. Si fa così, si abbozza, anche quando "l'amarezza è grande", anche quando ti dicono che "c'è chi ha votato Zingaretti e Alemanno", una scelta che è un messaggio di disagio, di rancore. Davvero "un voto inimmaginabile", commenta con gli occhi lucidi Lanzillotta che fiuta anche, nella sconfitta annunciata, "qualcosa di organizzato". Ridotto all'osso il rito dei riflettori, Rutelli si chiude nuovamente nella sua stanza. Con lui la moglie Barbara, Gentiloni, Lusetti, Vincenzo Vita. I ragazzi dello staff mettono negli scatoloni pacchi di volantini ormai inutili. Goffredo Bettini viene intercettato dai cronisti che gli si fanno sotto. Quasi tra sé e sé commenta: "Tutto il mondo mi rompe i coglioni". Si spengono presto le luci al comitato elettorale. Roma cambia.

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Veltroni e il pd nella bufera "amarezza personale e politica" - giovanna casadio (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Veltroni e il Pd nella bufera "Amarezza personale e politica" Franceschini: riflettiamo. Cacciari: niente dimissioni Il Partito democratico Parte la consultazione sui capigruppo. Il leader insiste per Finocchiaro e Soro GIOVANNA CASADIO ROMA - Prima della "piena di destra" al Campidoglio, Walter Veltroni aveva riunito la truppa dei parlamentari del Pd e raccomandato di evitare la tentazione dello "spleen", la malinconia alla Baudelaire, in cui la sinistra è maestra. Mano a mano che arrivano i risultati del Ko di Rutelli e della vittoria di Alemanno, nella sede dei Democratici, al Loft, è lo sconforto a prevalere. O meglio, come dice il segretario del Pd in un comunicato scritto di suo pugno, "io non posso non sentire con particolare acutezza e amarezza personale e politica" questa sconfitta "molto grave, molto pesante". Non nasconde la portata e il significato della sconfitta nella "sua" Roma, la città di cui è stato sindaco per sette anni e dove nel 2006, era stato riconfermato primo cittadino con il 62% dei consensi. A essere bocciato è anche il "modello Roma" che Veltroni ha creato. "Nell'insuccesso al Comune - ammette - credo abbia pesato il vento politico che spira nel paese in particolare sul tema della sicurezza". Ha appena sentito Francesco Rutelli ("Lo ringrazio per il suo lavoro generoso e per il suo impegno e amore per la città"); insieme l'ex sindaco e il candidato sconfitto, al telefono, scorrono i dati che mostrano un paradosso: dagli elettori romani è arrivato un voto disgiunto. Rutelli lo riassume così: "Centomila romani hanno scelto alla Provincia Nicola Zingaretti, il candidato del Pd, e al Comune hanno votato scheda bianca, nulla, oppure per Alemanno. Almeno, Nicola ha vinto...". è certo che la débacle del Campidoglio avvia una lunga marcia, e probabilmente una resa dei conti, all'interno del Pd e tra il partito di Veltroni e la Sinistra Arcobaleno. Dario Franceschini, il numero due dei Democratici, invita a non trarre conclusioni affrettate: "La sconfitta investe i vertici del Pd? Apriremo una riflessione nel partito ma noi abbiamo scelto di fare una svolta nella politica italiana ed evidentemente serve un tempo più lungo" e parla di "voti articolati" degli elettori. Di certo "Veltroni non si deve dimettere, soltanto un pazzo potrebbe chiederglielo", chiarisce Massimo Cacciari, uno che è abituato a offensive dure nei confronti della segreteria come la proposta di un Pd del Nord all'indomani della vittoria di Berlusconi e della Lega alle politiche. Un "caminetto", cioè il vertice dei big del Pd, che sarà riconvocato nelle prossime ore e che non si preannuncia una passeggiata per Veltroni. Dalla Sinistra partono bordate e attacchi al veltronismo. Franco Giordano ad esempio, l'ex segretario di Rifondazione, giudica il risultato "drammatico", esprime "solidarietà a Rutelli" ma lancia l'affondo: "Una grande responsabilità va alla strategia del Pd e di Veltroni". Intanto, il segretario ha dato il via alla consultazione per i capigruppo del Pd. Veltroni ha fatto la proposta quasi-blindata di riconferma per Antonello Soro alla Camera e Anna Finocchiaro al Senato ma al telefono saranno sentiti uno a uno i 211 deputati piddì e i 119 senatori. Scontento Pierluigi Bersani che si batte per la discontinuità e si era candidato alla guida dei deputati: nervosamente morde il mezzo toscano alla fine dell'assemblea dei parlamentari a Palazzo Marini e prima, al Loft, era sbottato: "Smettiamola di dire che non si è perso poi così male". Dissentono dalla linea-Veltroni i dalemiani. Anche dopo la marea di destra, e il colpo subito dal segretario, "il percorso non cambia", assicura Gian Claudio Bressa. Ci sarà comunque un ricambio della classe dirigente. Alla spicciolata, nel pomeriggio di ieri arrivano al Loft, Piero Fassino, Beppe Fioroni, Ermete Realacci, Walter Verini, Rosy Bindi, poi Goffredo Bettini. La Bindi annuncia che querelerà Maurizio Gasparri che l'ha accusata di mail anti Alemanno. Difesa a spada tratta di Rutelli dalla teodem Paola Binetti: "Rutelli sarà una risorsa per il Pd". I Radicali si prendono del tempo per decidere se stare nel gruppo del Pd.

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Bonsai - sebastiano messina (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

BONSAI RICICLAGGIO SEBASTIANO MESSINA Nessuno riusciva a spiegarsi perché il secondo appuntamento tra Berlusconi e Bossi per compilare la lista dei ministri era stato fissato, in un primo tempo, a Montello, "in uno stabilimento di riciclaggio di rifiuti". Poi, non si sa perché, i due leader hanno spostato la sede del colloquio in via Bellerio, nella sede milanese della Lega. Fatto sta che alla fine è stata raggiunta l'intesa. La Lega ha mandato giù il no alla vicepresidenza del Consiglio. In compenso, ha ottenuto la promessa che Bossi, già ministro delle Riforme, sarà ministro per il Federalismo. Che Maroni, ex ministro dell'Interno, tornerà al Viminale. Che Calderoli sarà di nuovo ministro: per l'Attuazione del programma. Il risultato ha risolto anche il giallo dell'appuntamento allo stabilimento di Montello. Perché Bossi ha riciclato il rifiuto di Berlusconi, e Berlusconi non si è rifiutato di riciclare Bossi. Si lavora al primo governo termovalorizzatore.

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"non siamo credibili sulla sicurezza e la gente voleva punire chi ha governato" - diego longhin (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Chiamparino, sindaco di Torino: "La sconfitta non farà bene al Pd, ma dico no alle rese dei conti" "Non siamo credibili sulla sicurezza e la gente voleva punire chi ha governato" So che c'è chi vorrebbe fare un passo indietro, riprendendo in mano le bandiere rosse,sarebbe un male DIEGO LONGHIN TORINO - "L'unica cosa che riesco a vedere nella sconfitta di Roma è l'effetto onda lunga delle elezioni. Uno tsunami che ha penalizzato il Pd dove lo scontro è radicalizzato più a livello politico che amministrativo, come nella Capitale". Secondo Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, Francesco Rutelli ha pagato più degli altri candidati arrivati al ballottaggio la sconfitta di Veltroni alle politiche. Signor sindaco, Rutelli è convinto che il tema sicurezza, strumentalizzato, sia stato uno dei motivi principali della débacle. è una questione su cui il Pd non riesce a competere sul Pdl? "La sicurezza più che un tema strumentalizzato è un tema molto sentito dalla gente. Il Pd non è considerato credibile su questo fronte. Anche perché la credibilità non si costruisce con due interviste a Ballarò e una a Porta a Porta, nel giro di una settimana. La si conquista sul campo con parole, fatti e progetti. Non con idee lanciate all'ultimo sulla scorta dell'emergenza". Si riferisce ai braccialetti anti-stupro per le donne? "A quello come a chi nel Pd ha scoperto le ronde. Non sono queste le risposte che la gente si attende da noi. Si tratta di idee che semplificano solo le questioni e che appartengono al centrodestra. Da noi i cittadini si aspettano messaggi diversi e rassicuranti, altrimenti tra l'originale e la brutta copia si sceglierà sempre l'originale". Sulla sicurezza il centrodestra è più credibile? "è sempre stato un tema bandiera ed è una questione su cui hanno storicamente appeal. Il centrosinistra, invece, è rimasto indietro. Questo non vuol dire che ciò che propongono Pdl e Lega sia la soluzione giusta. Se non sbaglio la legge vigente sull'immigrazione è la Bossi-Fini. Quindi se c'è una criticità sull'immigrazione non si può non imputare a quella legge che, all'inizio, è stata pure gestita dal governo Berlusconi. La ricetta proposta non ha funzionato". Rutelli non è riuscito a capitalizzare quello che ha fatto l'ex sindaco Veltroni? "Mi sembra che di cose a Roma in questi ultimi sette anni se ne siano fatte, ad iniziare dalle opere pubbliche. La capitale è una città particolare, sottoposta a sollecitazioni estreme, dai flussi turistici a quelli dei pendolari. Forse bisogna guardare di più l'ordinario rispetto allo straordinario, a partire dalla manutenzione: ha un peso sicuramente più importante se confrontato con le altre città. Ma sono convinto che Rutelli abbia perso non per questioni amministrative ma per la voglia della gente di posizionarsi contro chi ha governato". Che lezione trae dalla sconfitta di Roma? "Non bisogna fare l'errore di sentirsi sicuro. Ma le sconfitte sono anche una grande opportunità. Ho imparato molto quando sono stato battuto da Meluzzi, all'epoca di Forza Italia, in un collegio definito sicuro come quello di Mirafiori". La disfatta di Rutelli che effetti avrà sul Pd? "Non farà bene. Si tratta di un leader che ha creduto in questo progetto, che si è battuto per le primarie e per la costruzione di un nuovo soggetto. Un leader sconfitto. La situazione si complica". Si rimetterà tutto in discussione? "Guai. So che all'interno del partito c'è chi vorrebbe fare un passo indietro, magari riprendendo in mano le bandiere rosse, ma sarebbe un male. Anche perché il Pd non si è identificato e non si identifica con Roma e perché alle elezioni ha comunque raccolto un consenso che rappresenta una buona base da cui partire. L'importante è fare i passi giusti". Quali sono? "Sbagliato avviare una resa dei conti che rischia solo di lacerare il partito. Giusta, invece, una discussione che porti alla ricostruzione della classe dirigente dove non si vedano i soliti volti. Accanto ai riferimenti storici bisogna inserire segnali di novità". Un nuovo comitato dei 45? "No, lasciamo perdere quell'esperienza. Non rifacciamo il comitato dei 45, un organismo centellinato con il bilancino dei farmacisti per dare un posto a tutti i gruppi e sottogruppi. Abbiamo degli organi di partito, facciamoli funzionare, cerchiamo di sentire cosa vuole il territorio, senza pensare al Pd del Nord o al Pd del Sud, anche queste sarebbero brutte copie di cose che già esistono".

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Vicenza e sondrio al pd, 3 province su 5 al pdl - silvio buzzanca (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Vicenza e Sondrio al Pd, 3 province su 5 al Pdl Svolta in Veneto, Cacciari: modello per tutti noi. Toscana, la destra espugna Viareggio Le altre città Per i democratici risultato importante anche in Valtellina Conferma a Udine SILVIO BUZZANCA ROMA - Riuscire a conquistare Vicenza e Sondrio, roccaforti del Pdl, confermare Udine, cedere al centrodestra Roma e Brescia. Per il centrosinistra il senso delle elezioni amministrative della primavera 2008 sta in questo scambio asimmetrico. Riuscire a sfondare nel nord apparentemente impenetrabile, perdere la capitale e un comune amministrato da anni. Alla fine il bilancio dice sempre sei comuni contro quattro a favore del centrosinistra. Da un lato Vicenza, Sondrio, Pisa, Udine, Pescara e Massa. Dall'altro Roma, Brescia, Viterbo e Treviso. Alle provinciali invece Foggia passa dal centrosinistra al centrodestra e si aggiunge alle conferme di Asti e Catanzaro. Tre vittorie che sommate a quelle di Varese e Udine al primo turno portano il bottino a cinque province. Restano invece al centrosinistra quattro amministrazioni: Benevento, Vibo Valentia, Massa Carrara e Roma. Nel tracollo politico romano, le vittorie a Vicenza e Sondrio finiscono così per assumere un sapore particolare. Vicenza veniva da anni di governo di Enrico Hullweck, dimessosi per tentare la corsa al Parlamento. Il Pdl ha pensato di sostituirlo con Lia Sartori, presidente del Consiglio regionale. Il Pd gli ha contrapposto Achille Vairati, di estrazione democristiana, già sindaco della città nei primi anni 90. Ha vinto Vairati con il 50,48 per cento dei voti. E il "comitato no Dal Molin", quello che si oppone alla costruzione della nuova base Usa, rivendica subito di essere stato determinante per l'elezione. Il neo sindaco fa subito sapere che "la città avrà il modo di esprimersi". Magari con un ordine del giorno contrario all'ampliamento della base americana. Il risultato di Vicenza ha anche riacceso la disputa fra il Pd veneto e quello romano. Massimo Cacciari, infatti, addita subito il " metodo Vairati" come quello giusto per vincere nel Nord. E Massimo Calearo, fresco deputato del Pd, aggiunge che la città veneta, "come due anni fa era diventata simbolo della riscossa di Berlusconi e dell'impermeabilità del Nordest al vecchio centrosinistra, ora può diventare un modello di cambiamento per il nuovo Pd". Un significato politico interessante assume anche il risultato di Sondrio. Nella città lombarda vince Alcide Molteni con il 54,1 per cento. Esce sconfitto Aldo Faggi, candidato del Pdl. Risultato a sorpresa, ottenuto a casa di Giulio Tremonti. E soprattutto a spese di una Lega che nella città aveva ottenuto, da sola, il 35 per cento alle elezioni politiche. Buono il risultato anche di Udine dove il centrosinistra conferma la poltrona di sindaco. Vince infatti Furio Honsell con il 52,76 per cento dei voti. Queste tre vittorie, più quella di Ivrea, fanno esultare Enrico Morando. "Già il voto delle politiche aveva segnalato, nelle città del Nord, una crescente attenzione alla novità delle posizioni politiche e programmatiche del Pd. Questo risultato costituisce una significativa conferma di questa tendenza: esistono dunque le condizioni per fare del Pd il partito che meglio interpreta le istanze di autonomia e cambiamento del Nord", dice il membro dell'esecutivo del Pd. Il resto del quadro non riserva particolari sorprese. Tranne la vittoria al comune di Massa del "dissidente" del Pd Roberto Pucci, - già sindaco dal 1994 al 2003, sostenuto da Sinistra Arcobaleno, Udc e altri centristi - contro il candidato ufficiale e sindaco uscente Fabrizio Neri. Ma il neosindaco si è subito affrettare a precisare: "Io sono del Pd e sono un sindaco del Pd". Sicura la vittoria a Pisa di Marco Filippeschi contro Patrizia Paoletti Tangheroni. Alla provincia di Massa Carrara Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia , si è invece fermato al 44,6 per cento. La carica di presidente della provincia se l'è aggiudicata Osvaldo Angeli, titolare della carica. In Toscana però c'è spazio anche per l'esultanza del Pdl: il centrodestra ha espugnato Viareggio.

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La lega rilancia, ora vuole il welfare - paolo berizzi (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Bossi vola a Roma con Berlusconi su un aereo di Mediaset. "Riapriremo la partita-vicepremier" La Lega rilancia, ora vuole il Welfare PAOLO BERIZZI MILANO - Mentre viaggiava verso Roma in aereo con Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, ieri pomeriggio, già pensava a come organizzare la serata romana: la sua, e quella dei "colonnelli". No, niente cena di benvenuto del gruppo leghista (85 tra Camera e Senato), niente tavolata alla trattoria di via dell'Orso dove si rifugia l'enclave politica padana in trasferta nella capitale: "Rinviamo, che stasera abbiamo da fare... ", ha ordinato il senatur. Sul jet privato della flotta Mediaset l'entusiasmo era a mille: la vittoria di Alemanno che si stava materializzando, un'altra partita incassata dal Pdl. Contento, contentissimo anche Bossi, figurarsi. Sorrisi e battute con Calderoli e con l'amico Giulio Tremonti. Ma nessuno, tra i forzisti, poteva immaginare che il successo di "Gianni" avrebbe avuto tra i suoi effetti collaterali quello di schiudere di nuovo le ali alla strategia bossiana per la formazione del governo. "Mica è finita la storia... da stasera ricominciano le trattative... ", è il commento a caldo di un dirigente leghista appena le agenzie battono l'esito del ballottaggio per il Campidoglio. Che la partita tra la Lega e Berlusconi poteva non essere ancora chiusa si era intuito: nonostante la "quadra" trovata sabato in via Bellerio. Bossi ai suoi lo aveva detto: calma, aspettiamo, vediamo come va a finire a Roma. Il piano era questo: se Alemanno vince e libera la poltrona dell'Welfare (che gli era stata promessa in caso di sconfitta), a quel punto la Lega si rifà sotto, e rilancia. Anche per la vicepresidenza del governo (allo stato cancellata dopo l'intesa con il Cavaliere). La mission è aggiungere una tessera al mosaico della presenza nell'esecutivo. "Abbiamo lasciato che passasse il messaggio del ridimensionamento della Lega da parte di Berlusconi - ragiona un deputato leghista - ma adesso si ricomincia". Ai vertici. In cima all'agenda romana di Bossi ieri sera c'era un colloquio con il premier in pectore. Il nuovo perno della ricontrattazione è proprio il dicastero dell'Welfare. Il Carroccio vorrebbe prendersi anche quello, aggiungendolo al pallottoliere che già comprende il Viminale (Maroni), lo spezzatino Riforme-Attuazione del programma (Bossi e Calderoli) e l'Agricoltura (Zaia), oltre al ruolo di viceministro per le infrastrutture per Castelli. Al ministero che fu di Maroni prima e di Damiano poi, Bossi vorrebbe piazzare la fedelissima Rosy Mauro, segretaria del sindacato padano.

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Berlusconi: ora va rivisto tutto an e lega alzano le richieste (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Berlusconi: ora va rivisto tutto An e Lega alzano le richieste Si riapre la trattativa sui ministri. Il Cavaliere: dovrò dire dei no Il governo ROMA - "A questo punto bisogna rivedere un po' tutto". Le richieste degli alleati si alzano, e Silvio Berlusconi decide di rimettere tutto in discussione. Dopo la vittoria di Alemanno, infatti, sia Alleanza nazionale che la Lega sono tornati alla carica per irrobustire le rispettive delegazioni di governo. Il partito di Gianfranco Fini vorrebbe quattro dicasteri e non più i tre concordati fino a domenica scorsa. E pure il Carroccio sta puntando i piedi per strappare deleghe più pesanti. Una trattativa che nelle ultime ore ha innervosito il premier in pectore. Tant'è che alla riunione di ieri sera con i parlamentari del Pdl la prima cosa che ha detto è proprio sulla composizione dell'esecutivo: "Dobbiamo rispettare la legge, i ministri con portafoglio saranno 12. Mi dispiace dover dire qualche no". Soprattutto il futuro presidente del consiglio ha annunciato tre decreti legge nel primo Consiglio dei ministri: sicurezza, detassazione degli straordinari e abolizione Ici. E poi di voler procedere sulle emergenze con una raffica di interventi con decreti: sulle intercettazioni e sui rifiuti a Napoli. Intanto resta aperta la grana della composizione governativa. An, oltre a Matteoli (Infrastrutture) e La Russa (Difesa), adesso reclama anche il Welfare lasciato libero da Alemanno e un dicastero senza portafogli per Giorgia Meloni o Adriana Poli Bortone. Anche il Carroccio, però, ha messo gli occhi sul Lavoro per Rosi Mauro. E nel viaggio in aereo da Milano a Roma, Bossi avrebbe riparlato della vicepresidenza del consiglio. Un "gioco" che il Cavaliere vuole bloccare sul nascere. Avendo già promesso il Welfare a Forza Italia (Maurizio Sacconi o Renato Brunetta). Ma uno dei nodi ancora da sciogliere riguarda la Giustizia. In pole position resta Elio Vito. Il suo nome non sembra più dato per sicuro a Via del Plebiscito. Tanto che qualcuno ha fatto girare la candidatura di Claudio Scajola. Anche se il "colonnello" ligure preferisce le Attività produttive. Ma soprattutto non ne è convinto lo stesso Berlusconi che come subordinata a Vito insiste nel proporre Roberto Castelli (o anche La Russa e c'è chi rispolvera Pera). Ed è questo il motivo per cui i Lumbard hanno ripreso a trattare sulla loro delegazione. Berlusconi ha comunque assicurato che i leghisti "non useranno più iperboli. I loro fucili sono di carta. E poi Umberto èstato sempre leale". Per il resto tornano a salire le quotazioni di Lupi (Sanità) e Fitto (Affari regionali). Confermati Tremonti (Economia), Frattini (Esteri), Gelmini (Pubblica istruzione), Prestigiacomo (Politiche comunitarie). Ieri sera, intanto, agli del Pdl ha confermato la candidatura di Fini per Montecitorio, dicendosi sicuro che il centrodestra "farà bene: abbiamo un presidente giovanissimo" che "governerà nell'interesse di tutto il Paese". Poi un rammarico: "Se due anni fa fossimo stati meno dilettanti e più fiduciosi, anche quelle elezioni non le avremmo perse". Non manca infine un appello al Pd: "Mantenga le promesse e appoggi le nostre riforme istituzionali". (c.t.).

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Primo giorno di lavoro per i parlamentari (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

POLITICA. MONTANI, ZACCHERA, ZANETTA Primo giorno di lavoro per i parlamentari Alla Camera appuntamento alle 10, mezz'ora più tardi al Senato. Inizia questa mattina la vita del nuovo Parlamento italiano. Alla chiamata rispondono tre esponenti politici del Vco, ma il numero entro fine maggio potrebbe salire a quattro. E per due di loro si tratta di una sorta di "primo giorno di scuola": Valter Zanetta (Pdl, ex Forza Italia) ed Enrico Montani (Lega nord) debuttano al Senato dopo precedenti esperienze alla Camera. Per Montani "solo" due anni (la prima elezione risale al 2006), per Zanetta invece inizia la terza legislatura come parlamentare: la prima volta (con la vecchia legge elettorale) era stato eletto nel collegio di Vercelli nel 2001. E' invece ormai di casa alla Camera, dove tornerà questa mattina, Marco Zacchera (Pdl, ex Alleanza nazionale): a Montecitorio ha l'ufficio da quattordici anni, così inizia la sua quinta legislatura. Per i tre parlamentari del Vco non sono previsti incarichi di governo mentre l'assegnazione nelle varie commissioni avverrà più avanti. Promozione in vista invece per un leghista che a Verbania e Domo è di casa, il novarese Roberto Cota (segretario piemontese del partito fondato da Bossi), che sarà capogruppo alla Camera del Carroccio. Il quarto parlamentare "made in Vco" potrebbe essere Valerio Cattaneo (Popolo delle libertà con provenienza Forza Italia). Dopo le varie scelte dei capilista, il coordinatore provinciale degli azzurri è il primo escluso. Il suo ingresso dovrebbe avvenire non appena sarà nominato il governo visto che Berlusconi ha ribadito la richiesta di dimissioni dal Parlamento di chi verrà nominato nell'esecutivo. Il via libera a Cattaneo è legato a Lucio Stanca, eletto nel collegio Piemonte 2 e ormai certo di ricevere l'incarico di ministro per l'Innovazione tecnologica.

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Valanga nera per Gianni Alemanno (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Il candidato del centrodestra trionfa con centomila voti di differenza: "Sarò il sindaco di tutti, mi occuperò di sicurezza e partecipazione". I colonnelli brindano con lui. Gasparri: "Risultato storico. Ha vinto la generazione politica che ha creato An" Sara Menafra Roma Abituiamoci. A quel tipo col bomberino nero che si avvicina al comitato elettorale di Alemanno, tira fuori dalla tasca un crocifisso nero e urla "Dio è con noi". A Gramazio che si aggira per l'albergo ordinando al cellulare: "Allora ragazzi, tutti al Campidoglio... solo tricolori, mi raccomando". Ai cori "Ro-ma, li-bbbbe-ra, Ro-ma, li-bbbbe-ra" e "Alemanno sindaco de Roma". Al militante cinquantenne che scoppia in lacrime: "Io sono stato nel Msi, sono trent'anni che la sinistra cerca di impedirci di fare politica e ora finalmente Alemanno ha vinto, uno di noi, uno che non rinnega le sue radici e del resto perché dovrebbe?Lo capisce perché piango?". E, infine, al nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno del Pdl e più esattamente di An, che si impone con un netto e inaspettato 53,656%, 783.225 voti, contro il 46,343 % (676.472) di Francesco Rutelli: centomila schede di scarto. Lui, l'eletto, si presenta alle 18.00 in punto nella piccola sala stampa del comitato elettorale, allestito proprio dietro la sede del Corpo forestale, e annuncia di voler essere il sindaco di tutta la città. Il dato è "consolidato", sono state scrutinate già il 90% delle schede: "Lasciamoci alle spalle tutti i veleni e le polemiche, voglio ringraziare anche chi non mi ha votato e assicurare che è mia ferma volontà diventare il sindaco di tutti i cittadini. Roma ora comincia una nuova fase". Poi, brevissimamente, il programma, prima di correre a festeggiare al Campidoglio: "Il primo punto sarà la sicurezza, poi voglio costruire una città più aperta alla socialità, più partecipata, che sia al centro del Mediterraneo e dell'Europa". Il primo ringraziamento lo dedica a Tony Augello, il fondatore del Msi di Roma, morto improvvisamente nel 2000, dopo essere stato per anni capogruppo di An in consiglio comunale. Un grazie che aiuta a spiegare come e quanto, se le vittorie del Pdl a Nord sono merito della Lega, quella di Roma va nel tabellone di Alleanza nazionale, meglio ancora, della corrente più "movimentista" e legata alle "radici storiche" e "di piazza" che dalla sconfitta di Gianfranco Fini nel 1993 ha lavorato ventre a terra per prendersi la città. Andrea Augello, fratello di Tony e capostipite a Roma della corrente Destra sociale - di cui Alemanno, perso Storace, è oggi l'incontrastato leader nazionale - può dirsi il regista della vittoria, il Goffredo Bettini della destra, quello che nel 2006 con la rottura interna per la segreteria romana di An condannò l'"amico Gianni" ad un misero 36% contro Veltroni e che, due mesi fa, in una piccola iniziativa pubblica al cinema Farnese ha fatto per primo quella proposta folle: "Riproviamoci con lo stesso candidato". E' lui a presentarsi ai giornalisti già alle quattro del pomeriggio, quando le sezioni scrutinate sono appena il 10% ma ogni minuto che passa la forbice tra i due candidati si allarga. La sa già lunga: "E' vero, hanno scrutinato poche sezioni, ma lo scarto è già di 10.000 voti e tende ad allargarsi. Se la tendenza sarà confermata possiamo dire di aver vinto. Voglio smentire anche il dato sulla partecipazione bassa. I dati delle amministrative sono sempre più bassi delle politiche, alle elezioni di oggi avrà partecipato tutta la città". Con una certa abilità, negli ultimi sessanta giorni il colonnello Augello è riuscito a compattare attorno alla candidatura di Alemanno tutte le anime del partito, sapendo bene che da Roma passava la stessa sopravvivenza di Alleanza nazionale, ingoiata dal berlusconiano Pdl in tutto il resto del paese ed in parlamento. Senza il Campidoglio, persino il segretario Gianfranco Fini avrebbe rischiato grosso e infatti lui prima dell'annuncio ufficiale corre qui a complimentarsi insieme a Ignazio La Russa. "Alleanza nazionale ha lavorato tutta insieme, Forza Italia in questa storia c'entra ben poco - confermano i membri dello staff - ci siamo spaventati solo quando ci hanno accusato di aver avuto un ruolo nella violenza di La Storta. Mancavano due giorni al voto, rischiavamo molto". Maurizio Gasparri si fa avanti subito dopo, sono ormai le cinque di pomeriggio e la corsa del Pdl prosegue senza esitazioni. Se c'è un velo di rammarico nella sua testa, lo nasconde bene: due mesi fa ha scelto di tirare indietro la giovane candidata Giorgia Meloni e ha preferito cedere il passo ad Alemanno, certo com'era che nessun candidato del Popolo della libertà sarebbe riuscito a conquistare la città di Veltroni e Rutelli. Un colpo che la sua Destra protagonista faticherà a superare, assorbita in una dinamica parlamentare che sembra lasciare poco fiato a Fini ed An. Sorride e respinge, raggiante: "Questa è la vittoria di una generazione politica, cresciuta tutta insieme e che ha fatto politica soprattutto a Roma". Quindi racconta di quella cena al ristorante Settimio all'arancio con "Gianni", passata a farsi i complimenti a vicenda finché Alemanno ha deciso: "Lo faccio io". La vittoria di Roma, spiega ancora, "è persino più importante di quella a livello nazionale, perché il centrodestra ha già vinto tre volte in Italia, invece, questa è la prima volta che riusciamo a prenderci la capitale". Quel che ne faranno, lo sapremo prestissimo.

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Non rompono i rapporti con l'Ucoii E Cofferati vieta la nuova moschea (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Bologna "Non rispettate le condizioni di trasparenza". E il comune dice no Non rompono i rapporti con l'Ucoii E Cofferati vieta la nuova moschea Il "cinese" dà ragione ad An I rappresentanti della comunità musulmana non hanno accettato la proposta avanzata da Alleanza Nazionale di creare una fondazione. E l'amministrazione ha rotto i rapporti Giusi Marcante Bologna Fermi tutti, la nuova moschea di Bologna non si fa più. O meglio per il Comune sono venute a mancare le condizioni di dialogo con la comunità islamica. E anche se l'annuncio è di ieri sembra molto difficile che l'amministrazione guidata da Sergio Cofferati si imbarchi a poco più un anno dalle elezioni amministrative in una serrata concertazione su un progetto che molti cittadini della zona interessata alla costruzione del nuovo, e più grande, luogo di culto non vedevano di buon occhio. Gongola la Lega che sul tiro alla nuova moschea si era spesa tutte le sue cartucce (compresa l'offensiva provocazione di Roberto Calderoni di passeggiare sul terreno con un maiale) parla esplicitamente di un effetto elettorale sulla decisione. Alleanza Nazionale critica il Comune per aver agito con troppo ritardo mentre l'Udc osserva con ironia che forse il sindaco teme il prossimo voto. Ma quali sono le condizioni che il centro islamico non rispetta e che hanno fatto franare il progetto? La creazione di una fondazione alla base della moschea come strumento a garanzia della trasparenza dei fondi economici investiti e il taglio di qualsiasi rapporto con l'Ucoii (Unione delle comunità islamiche), in particolare dopo che l'organizzazione non ha ancora firmato il documento alla base della federazione dell'Islam italiano. Prima delle elezioni l'assessore all'urbanistica Virginio Merola ha spedito al centro islamico bolognese una lettera sollecitando la nascita della fondazione (strumento che era stato tra l'altro proposto e pensato da An). La lettera è rimasta senza risposta, l'ha ammesso anche il vicepresidente del centro Daniele Parracino. Sulla fondazione erano già sorte pesanti perplessità per la sostenibilità economica, troppo onerosa. "Stiamo ragionando su una soluzione meno dolorosa dal punto di vista economico e più trasparente", riferisce Parracino per quanto riguarda l'aspetto fondazione. L'idea sarebbe quella di creare una Onlus. Riguardo all'Ucoii "i nostri rapporti con l'organizzazione non hanno niente a che vedere con questo progetto", aggiunge. Il dialogo fra amministrazione e centro islamico ieri è proseguito per tutto il giorno sulle agenzie di stampa, tanto che Merola a un certo punto ha chiuso la porta: "Se pensano che gli accordi raggiunti con i cittadini siano carta straccia, allora non siamo di fronte ad un interlocutore credibile". Fine della corsa, pare, per un dibattito che va avanti da diversi anni ma che sembrava aver trovato un approdo certo. Il progetto di una nuova moschea, che andasse a sostituire quella esistente troppo piccola per la comunità islamica che la frequenta, è stato oggetto di pesanti critiche da parte dei cittadini. Così, quasi a monito del risultato delle ultime elezioni, centinaia di residenti parteciparono all'assemblea con l'assessore e il presidente di quartiere in cui vennero usati toni alti contro il progetto. Eppure era la base dell'attuale elettorato del Pd che si scagliava contro l'idea di mettere lì a pochi metri da casa la nuova moschea. Fu così che il Comune decise di sospendere temporaneamente il progetto e di avviare una consultazione tra i cittadini della zona. Un esperimento di partecipazione insomma, con il comune che avrebbe rappresentato il garante soprattutto sulla fondazione. I prossimi giorni diranno quanti margini di dialogo ci siano tra il centro islamico e l'amministrazione comunale, mentre la Diocesi, che non aveva mancato di entrare a gamba tesa nel dibattito (parlando apertamente di invasione dei musulmani di tutto il nord se la nuova moschea fosse stata costruita), per ora si limita a prendere atto della decisione.

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L'onda dalle periferie che premia Alemanno (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Commento L'onda dalle periferie che premia Alemanno Sandro Medici E' stato un voto popolare. Alemanno sarà il prossimo sindaco di Roma grazie al consenso raccolto nei quartieri fuori dal centro storico, nei poderosi caseggiati della cintura esterna, nelle grandi e piccole periferie, in quelle pieghe urbane del territorio ai bordi del confine comunale. In quell'insieme metropolitano, tra zone consolidate e aree frammentate, insomma in quel disordine edilizio dove vive la gran parte dei cittadini romani. E la ragione principale, secca e nitida, sembra essere quel bisogno di sicurezza che nevroticamente attraversa la città più esposta. L'insofferenza verso zingari, romeni, migranti vari, si unisce alla moltiplicazione di ambulanti e bancarelle in ogni dove, ai piccoli degradi sparsi qua e là: in un'unica, insostenibile massa critica individuata come la fonte del proprio malessere, del proprio disagio. Ed è qui che la destra ha sfondato: su questo sentimento popolare, tanto diffuso quanto ostile, ormai ai confini dell'odio sociale, del razzismo. Salvo qualche eccezione nei Municipi orientali e meridionali, la città più popolosa si è dunque rivolta a chi ha promesso sgomberi e deportazioni e si è decisamente opposta al ritorno in Campidoglio di Francesco Rutelli. Una candidatura che, con un'evidenza quasi sfacciata, non ha convinto al primo turno e ancor meno al ballottaggio. Sarebbe ingeneroso addossargli la responsabilità della sconfitta, ma è quanto ci consegna il riscontro delle urne. Un esito desolante, crudelmente confermato dal voto parallelo per il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, che invece transita positivamente laddove il mancato sindaco perde consensi: tra i due, all'incirca, una differenza di quattro-cinque punti percentuali. Com'è stato possibile tutto ciò? A Roma quindici giorni fa il centrosinistra aveva ottenuto la maggioranza dei voti: non un risultato squillante, ma tuttavia prevalente. Passano due settimane e quel voto si conferma solo per uno dei due candidati. Succede insomma che parte dell'elettorato democratico non esita a votare a destra. Succede inoltre che le appartenenze politiche sono in via di definitiva evaporazione: così come qualche giorno fa l'operaio del nord ha votato per Bossi o l'intellettuale di sinistra per Di Pietro. Siamo nel pieno di un terremoto politico. La sconfitta di Roma rende ancora più drammatica la nostra crisi, quella di una sinistra variamente collocata che è riuscita a disperdere una delle poche esperienze positive che l'avevano vista protagonista. Travolta bruscamente da un pronunciamento sociale, prim'ancora che politico, in una città che lungamente aveva amministrato con generosità e intelligenza. Com'è successo al Quadraro, il leggendario quartiere dove facevano base le bande partigiane e che proprio per questo subì un feroce rastrellamento da parte delle Ss di Kappler: un migliaio di uomini tra i sedici e i sessant'anni deportati nei lager del centro Europa, da cui solo pochissimi riuscirono a tornare. Ebbene, nelle venti sezioni elettorali del Quadraro si è votato per un fascista ripulito come Gianni Alemanno. E si è votato a destra al Quadraro, come a Primavalle, come al Trullo. Per raccontarci una storia politica che ormai sembra faccia del tutto a meno di ogni e qualsiasi riferimento ideologico. S'era già capito quindici giorni fa e forse ancor prima. Non c'è più rendita identitaria: l'elettorato si compone e si scompone sulla sua immediatezza, su ciò che avverte come priorità istantanea, su un senso comune a volte malinteso. E che spesso reagisce ai cambiamenti del reale senza la consapevolezza necessaria, ma piuttosto con impulsi tanto regressivi quanto sbrigativi.

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Formigoni deve arrendersi Un assessore Pd al Pirellone? (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Ieri l'incontro ad Arcore più volte rimandato: resta governatore Formigoni deve arrendersi Un assessore Pd al Pirellone? Le condizioni Altri due anni al Pirellone ma anche una chance per ricandidarsi. Rimpasto: si tratta con i democratici Alessandro Braga Milano Almeno questa volta, dopo essere saltato per ben tre volte, il tanto atteso incontro tra Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni c'è stato. Il risultato lo si poteva leggere ieri pomeriggio sul viso del governatore lombardo all'uscita da villa San Martino ad Arcore: scuro in volto, attaccato al cellulare, non ha voluto rilasciare nessuna dichiarazione. "Tutto bene, tutto bene", ha ripetuto laconico. Poi, svelto svelto, si è infilato in macchina, direzione Milano, via Filzi. Il suo domicilio per i prossimi due anni. E anche più. Il risultato era abbastanza scontato, ma deve aver bruciato all'ex leader del movimento popolare. Il "Celeste", se proprio se ne vorrà andare a Roma, dovrà sperare in un prossimo giubileo. Al massimo in un ponte lungo di vacanza. Anche se in cuor suo Formigoni pensava di avere qualche chance ancora prima di ammainare totalmente le sue ambizioni romane, le premesse erano obiettivamente tutte a suo sfavore: abbandonato dalla Lega, che in un primo momento aveva fatto asse con lui per ottenere la candidatura dell'ex Guardasigilli Roberto Castelli alla poltrona di presidente della regione Lombardia, l'insistenza del governatore lombardo per avere un posto di primo piano nel prossimo esecutivo, o perlomeno alla presidenza del senato, aveva irritato non poco Berlusconi, che ieri pomeriggio lo ha liquidato in poco più di un'ora. Certo qualcosa anche Silvio ha dovuto cedere. Del resto, è la seconda volta in poco più di due anni che Formigoni rinuncia al salto di qualità. E, in Lombardia, l'importanza del governatore è nota a tutti. Capolista al senato per il Popolo della libertà, è stato capace di portare in dote alla coalizione di centrodestra un bacino di voti che diversamente neppure Berlusconi sarebbe riuscito a raccogliere. Poi, nella sua ormai più che decennale permanenza al Pirellone, ha portato avanti un sistema di governo che qualcuno, anche all'interno del Pdl, vorrebbe ampliare su scala nazionale. Ultimo, ma non ultimo, il fatto che in questo momento qualsiasi concessione da parte di Silvio Berlusconi a Roberto Formigoni è una mossa fatta dal Cavaliere in chiave antileghista. Dopo la fortissima affermazione elettorale dei padani, i ministri concessi a Umberto Bossi durante il vertice con l'intellighenzia lombarda della scorsa domenica, lasciare la presidenza della più importante regione italiana al Carroccio avrebbe significato, per il leader del Popolo della Libertà, ammettere quello che non vuole ammettere dallo scorso 14 aprile. E cioè di essere legato mani e piedi agli alleati lombardi. E allora, in primis, Formigoni sarà il candidato del centrodestra nella corsa al Pirellone anche nel 2010. In caso di vittoria, scontata, siederebbe per la quarta volta al trentatreesimo piano di via Filzi, gestendo in prima persona l'avvicinamento del capoluogo all'Expò del 2015: un fatto reso possibile dal cambio dello statuto della regione, che prevede sì il limite dei due mandati, ma a partire da quello in corso. C'è ora da capire se la Lega, che da tempo ambisce alla poltrona più alta del Pirellone, accetterà senza battere ciglio. Secondo punto, Formigoni avrebbe chiesto che un uomo a lui vicino sieda nel prossimo esecutivo. Se fino a ieri era abbastanza certo il nome di Maurizio Lupi al ministero della sanità, sembra che Formigoni, e la Compagnia delle opere, abbiano posto il veto sul suo nome, timorosi che potesse oscurare un po' troppo la figura del Celeste. Al suo posto, si ventila l'ipotesi di Ferruccio Fazio, primario di medicina nucleare e radioterapia al San Raffaele di Milano. Un uomo che gode della fiducia sia di Berlusconi sia di don Verzé, il potente padrone dell'ospedale milanese. E, in ultima battuta, Formigoni avrebbe strappato al Cavaliere la possibilità di avere mani libere nel prossimo rimpasto di giunta lombardo, reso necessario dal trasloco a Roma di tre assessori, tra cui la vicepresidente Viviana Beccalossi. Il capo dei padani in regione, Davide Boni, ha già messo le mani avanti, pretendendo per il suo partito il posto. Ora Formigoni potrebbe stopparlo, con il beneplacito del grande capo. In più, pare che il governatore voglia proporre un assessore esterno alla coalizione di centrodestra. Esperienza già in parte fatta con Giampietro Borghini, ex sindaco socialista di Milano nel 1992, uomo considerato di sinistra anche se ora siede nelle fila di Forza Italia in regione. Ma la mossa a sorpresa del Celeste potrebbe essere l'offerta di una poltrona a un esponente del Pd lombardo. Ipotesi che circola nelle aule di via Filzi da qualche tempo. I diretti interessati negano, dicendosi disposti solo a una collaborazione attiva nelle commissioni su temi di importanza generale. Ma, visti gli ultimi due anni, con gli uomini del Partito democratico che non hanno votato una sola volta contro le decisioni di Formigoni, non sarebbe un'ipotesi da fantascienza.

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L'ascesa di Schifani, esattore di successo (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Senato L'ascesa di Schifani, esattore di successo Avvocato Ex Dc, reclutato da Micciché con il quale poi ha litigato: un asso del recupero crediti Alfredo Pecoraro Palermo Quando l'impiegato del cinema Aurora gli comunicò che non poteva farlo entrare perché la sua tessera Agis di parlamentare era scaduta e la sala tra l'altro era piena, il senatore andò su tutte le furie: "Lei non sa chi sono io". Appuntò il nome del gestore, ordinò alla sua scorta di chiamare la polizia, che identificò l'irreprensibile impiegato, quindi se ne andò adirato trascinando con sé moglie e figlio, rinunciando a vedere il film, Amen del regista Costantin Costa-Gravas. Quattro anni dopo, siamo nel 2006, l'agenzia Adnkronos rilanciò una nota dell'ufficio stampa del senatore, con cui si raccontava che il politico aveva fatto un'ora di fila prima di entrare in un ristorante a Lipari (Eolie) mettendo in evidenza l'educazione del capo, che pur potendolo fare non approfittò del suo status. Renato Schifani, che oggi salirà alla seconda carica dello Stato, è anche questo. Schietto, determinato, puntiglioso e un po' permaloso, Schifani non è il tipo che la manda a dire e che dimentica. Anzi. Alla seconda linea preferisce i riflettori, come quando si fece riprendere dalle telecamere mentre mostrava dei santini con la faccia di Berlusconi, a venerarlo. Una laurea in giurisprudenza in tasca e uno studio di avvocato che nel tempo è diventato la sua segreteria politica a Palermo, Schifani ha impiegato davvero poco per aggiudicarsi le simpatie del Cavaliere, che lo ha scelto come volto del partito. Azzeccandoci. Si devono proprio al fedele senatore l'approvazione della legge sulle immunità delle prime cariche dello stato, con la quale fu aperta la via di fuga dai processi milanesi per Berlusconi: il "lodo Schifani" fu però cassato dalla Consulta. Garantiva l'immunità e la sospensione dei processi in corso per le cinque più alte cariche dello stato. I più maligni ricordano che per ossequio a Berlusconi, che il senatore paragonò a Cavour nel tentativo di replicare ai comunisti sul conflitto d'interessi, si tagliò il riporto, che non piaceva ai guru di Publitalia. In dieci anni accanto al Cavaliere, il senatore ha imparato molto: da politico un po' stizzoso e ripetitivo nei suoi strali contro la sinistra è diventato più misurato nelle battute. Ex democristiano, Schifani è approdato in Forza Italia nel periodo in cui Marcello Dell'Utri e Gianfranco Miccichè erano impegnati nella campagna acquisti per il neonato movimento azzurro, percorrendo in lungo e in largo la Sicilia a caccia di democristiani e socialisti. L'avvocato non ci mise molto a salire sul carro, cominciando in sordina la scalata, seguendo le ombre di Dell'Utri e Miccichè. Un anno dopo, nel 1996, viene eletto al senato nel collegio Altofonte-Corleone, diviso con il collega d'area Silvio Liotta, il deputato che farà cadere il primo governo Prodi. Di lui l'ex guardasigilli Filippo Mancuso disse: "E' il principe del recupero crediti". Il suo nome in passato è stato accostato a personaggi noti a Palermo, come quello di Nino Mandalà, il boss di Villabate (Palermo) sotto processo per mafia, che risulta assieme a Schifani tra i soci fondatori della Sicula Brokers, società che il senatore amministrò per circa un anno. Sul suo rapporto di amicizia con Berlusconi, che volò a Palermo nel 2005 per festeggiare il compleanno del fedele senatore, Schifani si espresse così: "Lo porto nel cuore, ma quando si vuol bene ad una persona si trova anche il coraggio di tirar fuori un'opinione diversa. E' capitato e di sicuro è un elemento di forza del nostro rapporto". Più complicato, invece, il rapporto con Miccichè. I due litigarono ferocemente due anni fa, alla vigilia delle elezioni regionali, quando l'ex ministro decise di candidarsi mettendo a repentaglio l'elezione di Dore Misuranca, neodeputato a Roma, all'epoca sostenuto da Schifani, che si lamentò col Cavaliere. "Per 12 anni Fi non ha avuto spaccature - disse Micciché -, questa situazione è una follia, ma pazienza. Se Schifani vuole confrontarsi con me deve candidarsi: ma non è provocazione, è una constatazione".

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Una vittoria storica (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

"Una vittoria storica" Berlusconi esaltato corre a Roma a festeggiare. Poi riunisce i suoi parlamentari. Oggi vertice del Pdl sulla squadra di governo m. d. c. Roma Reduce dall'incontro a Arcore con il governatore lombrado Roberto Formigoni, torna a Roma, a palazzo Grazioli, l'"uomo più felice d'Italia", come si autodefinisce, accolto dai clacson dei taxisti che festeggiano la vittoria di Gianni Alemanno. Lui, Silvio Berlusconi - così come Gianfranco Fini che parla di "pagina storica" pensando al suo partito in via di scioglimento nel Pdl - non ha dubbi e del resto non potrebbe averne: "E' una vittoria storica", esulta anche il Cavaliere. Un'affermazione che "completa la nostra vittoria del 13-14 aprile ed è di stimolo per il grande impegno che ci attende nel governo dell'Italia in una stagione non facile sul piano economico", non si stanca comunque di ripetere il premier in pectore, augurandosi che "nonostante la sconfitta, l'opposizione che siederà in parlamento e in Campidoglio confermi l'impegno a collaborare nella riforma dell'architettura istituzionale, compresa quella di Roma capitale". Persino i leghisti, con Roberto Calderoli, si associano al giubilo: "Sono veramente felice per Gianni. Si tratta di una cosa così grande e importante che ogni effetto sull'esecutivo è assolutamente trascurabile", dichiara il futuro ministro per le riforme. Per il quasi premier ora, conquistata pure la capitale, è il momento di sistemare tutte le caselle. Confermati, ieri sera in una riunione dei parlamentari del Pdl alla sala Capranica, dove era atteso anche il neoeletto sindaco di Roma, le candidature dei presidenti delle camere: il forzista Renato Schifani, che dovrebbe passare già questa mattina al primo scrutinio a palazzo Madama, dove basta la maggioranza semplice per eleggere il presidente dell'assemblea, e Gianfranco Fini che lascia il partito a Ignazio La Russa e va spedito senza indugi verso lo scranno più alto di Montecitorio. Con tutta probabilità sarà eletto mercoledì al quarto scrutinio. La vittoria di Alemanno a Roma libera poi una poltrona al governo. E questo comporta una rivisitazione del toto-ministri: se ne dicuterà oggi a palazzo Grazioli in un vertice del Pdl che in un secondo momento sarà allargato alla Lega, che comunque ha già trattato sabato con Berlusconi nell'incontro di via Bellerio. Al Welfare a questo punto potrebbe andare non un nazional-alleato, ma un forzista: Maurizio Sacconi o, in seconda battuta, Renato Brunetta. Mentre un altro forzista, Claudio Scajola, già in pista per le attività produttive, potrebbe invece strappare a Elio Vito, che andrebbe ai rapporti col parlamento, il ministero della giustizia. Per il ministero della difesa resta invece in pole position Ignazio La Russa e An dovrebbe sistemare anche Altero Matteoli alle infrastrutture. Se rinuncerà al welfare, Alleanza nazionale, che ora mostra i muscoli, chiede comunque un altro ministero con portafoglio. Per le politiche comunitarie è invece stabile la candidatura di Adriana Poli Bortone. Per quanto riguarda i forzisti, a parte i nomi certi dal primo momento, quello di Giulio Tremonti all'economia e Franco Frattini agli esteri, Sandro Bondi sarebbe confermato ai beni culturali, Angelino Alfano andrebbe alle attività produttive e Stefania Prestigicacomo all'ambiente, dicastero per il quale era lanciata anche Michela Brambilla. Per l'istruzione, resta in primo piano il nome di Mariastella Gelmini, anche se alcuni forzisti spingono per Maurizio Lupi, che sarebbe dunque dirottato dalla funzione pubblica. Mentre Mara Carfagna si aggiudicherebbe il ministero della solidarietà sociale e Raffaele Fitto gli affari regionali.

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Di Castri, ouverture etilica a ritmo di jazz (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Musica Di Castri, ouverture etilica a ritmo di jazz Luigi Onori Roma Provate ad immaginare un finale di concerto alla Casa del jazz per gargarismi - piuttosto intonati - e pianoforte, il tutto su un' aria di Gaetano Donizetti. L'atmosfera è surrealmente teatrale, etilica al punto giusto e foriera di un divertissment ironico ed autoironico che contagia il pubblico. Chiusura più appropriata non poteva esserci per il recital Il vino all'opera del quintetto codiretto dal contrabbassista Furio Di Castri e dal pianista Antonello Salis, con il brillante Mauro Negri al clarinetto, un funambolico Mauro Ottolini alla tuba ed al trombone ed il pirotecnico Michele Rabbia alla batteria ed alle percussioni. Il tutto va calato in un contesto più ampio: al contrabbassista e compositore torinese la struttura jazzistica capitolina ha affidato una tre giorni (Furious x 3, 22-24 aprile) con altrettanti progetti: il trio Ideal Standard (con Fabrizio Bosso, tromba, ed Andrea Pozza, piano); una performance in solo dal titolo Il vino all'opera. Il repertorio allestito per quest'ultimo recital da Di Castri e Salis ha raccolto brani di musica classica ed operistica dedicati al brindisi ed al vino, nella dimensione soprattutto della convivialità, del piacere condiviso, dell'associazione tra viaggi, creazione musicale e sapori. Si trovano tracce di questo progetto già in un album del 2004, Morph (Label Bleu), in cui il trio P.A.F. (Fresu , Salis e Di Castri) si divertiva con l'ouverture dei Contes d'Hoffman di Offenbach. Visto nella dimensione live, Il vino all'opera appare un'operazione al tempo stesso popolaresca e sofisticata che ricorda Gargantua e Pantagruel. I musicisti sono entrati brindando e tutto il concerto ha avuto un andamento etilico, con quel grado di allegria non disgiunta dal controllo di sé, con una fluidità sonora ed un senso dell'ironia contagioso. Il primo brano è stato un vorticoso montaggio di finali di ouvertures, con parti registrate originali ed interventi dal vivo. Si è passato, poi, per Mozart, Puccini, Offenbach, Donizetti, Verdi, Mascagni, Rossini transitando dall'opera, al funky, allo sperimentalismo con scioltezza, complice la creatività di tutti i musicisti. Di Castri e Salis hanno guidato l'ottimo collettivo su melodie ed arie spesso ben conosciute, esposte e trasformate con uno spirito jazzistico tra l'affettuoso ed il goliardico, l'espressionista e il zappiano. Del resto Furio Di Castri ha dimostrato di essere un artista della complessità anche nel suo ultimo Cd (Zapping, Promo M.) in cui le esperienze sonore emergono in un fantasioso, apparente disordine.

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Parabola di Alemanno, antisistema e ministro nel sociale e al potere (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Da Rauti a vice di Fini, da Storace al Pdl Parabola di Alemanno, antisistema e ministro nel sociale e al potere Anubi D'Avossa Lussurgiu Alemanno Gianni, classe 1958, a cinquant'anni (cioè con il voto di ballottaggio di ieri) sindaco di Roma. Alemanno, ossia la "destra sociale". Non una vaga tendenza: una componente ben precisa della storia di An, cioè della creatura fatta nascere a Fiuggi da Gianfranco Fini - che in essa trasformò il Msi almirantiano. Ecco: Alemanno e Fini, due volti di An ma anche due teste, due anime, nel senso d'una differenza complementare. Fini l'uomo della "svolta di Fiuggi", un marchio di fabbrica che lui solo ha fino in fondo garantito e che a lui solo ha garantito la leadership per 13 anni, fino all'attuale ascesa alla presidenza di Montecitorio, una prima volta storica. Fini l'uomo che quella svolta condusse dopo aver battuto Pino Rauti, il Msi più neofascista e più estremo. E Alemanno l'uomo che nel 1992 aveva sposato la figlia, di Rauti; e che con lei "aderisce" ad An e diventa deputato, anni dopo essere succeduto a Fini a capo dell'ala missina più "militante" e "alternativa al sistema", il Fronte della Gioventù, dal 1988 al 1991. Alemanno che in capo a qualche anno fonda la corrente di Destra Sociale e la rivista Area , con Francesco Storace: l'altra faccia di An che per un decennio fa il controcanto al "neo-moderato" Fini. Ma ancora: Alemanno l'uomo del mimetismo "ecologista" sin dagli anni 80, con la fondazione di Fare Verde. Alemanno l'uomo che nel 2001 e fino al 2006 diventa ministro, delle Politiche agricole e forestali, nel governo del "secondo" Berlusconi. Alemanno l'uomo che nel 2004 diventa, per la corrente sua e di Storace, vice di Fini accanto a La Russa e Matteoli; e che si dimette nel 2005 in polemica con Fini; e che va all'opposizione interna e vi rimane anche quando Storace rompe con il partito. Alemanno a Roma, quindi: l'uomo che nel 2006 rende più acuta la sconfitta d'uno soffio del centrodestra alle politiche, con la sua alle comunali di Roma dove ottiene poco più del 37 per cento di fronte a Walter Veltroni ricandidato e rieletto sindaco al primo turno. Alemanno che ora, nel 2008, rende ancor più storica la vittoria del "terzo" Berlusconi, conquistando Roma al secondo turno con oltre 7 punti di stacco su Francesco Rutelli, ricandidato dopo aver preceduto Veltroni al Campidoglio battendo nel 1994 proprio Fini, dilagato nelle periferie ex-"rosse". Alemanno che segna così, in contemporanea e anzi precedendo il Fini presidente della Camera, un'altra prima volta nella storia, quella d'un ex-neofascista sindaco della Capitale: e lo fa "sfondando" di nuovo nelle periferie, registrando l'abbandono e il "ritiro" di gran parte dell'elettorato di centrosinistra, prendendosi i voti dell'Udc come e ancor più quelli dell'ex alleato Storace, ora a capo de La Destra scissasi da An. Alemanno, dunque: uno uomo dal costante doppio registro. Che una volta abbandonato a sé stesso il genero Rauti, suo segretario di partito quando ne era segretario dell'organizzazione giovanile, entra a Montecitorio e subito dopo prende in mano il "dipartimento per le politiche sociali e giovanili" della nuova An. Che l'"attivismo nel sociale" l'aveva promosso da quando sul finire degli "anni di piombo" era segretario del Fronte della Gioventù romano; quando era attivo anche su altri terreni, come testimoniano i suoi arresti e i suoi proscioglimenti giudiziari. Fermato nel 1981 insieme ad altri quattro del Fdg per aggressione contro uno studente di sinistra di 23 anni: poi, prosciolto. Arrestato nel 1982 per il lancio d'una molotov contro l'ambasciata dell'Urss, detenuto per 8 mesi a Rebibbia: poi prosciolto per non aver commesso il fatto. Arrestato ancora una volta nel 1989, a Nettuno, dopo la manifestazione inscenata contro la visita di George Bush padre, presidente Usa: subito dopo scarcerato e, poi, prosciolto per non aver commesso il fatto. Alemanno che, distanti gli anni della "militanza", torna a vedersela coi tribunali da "uomo di Stato": indagato dal Tribunale dei ministri con la contestazione di finanziamenti illeciti di Calisto Tanzi per la rivista Area , poi prosciolto nel 2007 perché il fatto non sussiste. Alemanno, ovvero l'altro volto dell'An di Fini - e due volti in uno, nel tempo: che nel giugno del 1991 guida la contestazione del FdG a Umberto Bossi comiziante a Catania con la Lega Sud Sicilia; e che dieci anni dopo, da ministro, trova l'alleanza della Lega nella sua politica di tendenziale protezionismo delle produzioni agricole italiane. Che nel 1990 si dà all'"impresa sociale" fondando Euroservice; e che è membro onorario della Camera di commercio e dell'industria dell'Argentina. Che, dopo aver avuto nel Consiglio regionale del Lazio la sua prima elezione nel 1990, dieci anni dopo è responsabile della vittoriosa campagna per Francesco Storace presidente della Regione; e che nel 2008 corre per il Campidoglio avendolo contro come candidato de La Destra al primo turno, per poi ottenerne il sostegno al ballottaggio. Un uomo di versatilità particolare: nel senso d'un segno costante. Che è stata, in tutte le scansioni della sua carriera politica, la capacità di caratterizzarsi in posizioni "scomode" per poi, consolidato nei consensi, accomodarsi in precise scelte di potere. Prendiamo un contro-esempio: Pino Rauti, che era stato fondatore del Msi nel 1946 e ne era uscito nel 1956 fondando il "centro studi" Ordine Nuovo contro il "doppiopettismo" di Michelini; e che, ancora, dichiaratosi sempre estraneo al terrorismo neofascista e prosciolto anche lui da ben più pesanti accuse (da Piazza Fontana a Piazza della Loggia), rientrato nel Movimento Sociale con Giorgio Almirante segretario nel 1969, nel 1987 finì per affrontare il giovane Fini per la sfida sulla segreteria, perdendola; e che divenuto finalmente segretario nel 1990, deposto di nuovo a favore di Fini l'anno dopo, si oppose nel 1995 alla sua "svolta" scindendo da An il Ms-Fiamma Tricolore, per esserne espulso 9 anni dopo fondando il "Movimento Idea Sociale", oggi ulteriormente scisso e nella componente "rautiana" associato a Forza Nuova. Bene: quella di Alemanno è quasi una parabola inversa, a partire dal rapporto con Rauti. Fu capo dei "giovani rautiani" all'epoca della segreteria del Fdg: e poi, genero del vecchio leader, scelse Fini dopo Fiuggi. Era, in An, capo della Destra Sociale con Storace; e poi, al momento della rottura con Fini, ha abbandonato il partner alla sua scissione. E' stato firmatario con Storace d'una proposta di indulto, bloccata insieme a quella di Urso da Fini; e poi, la scorsa legislatura, sull'indulto s'è astenuto. Per finire col vincere Roma "sul tema della sicurezza", come dicono all'unisono lui e lo sconfitto Rutelli e pure Veltroni. Alemanno, insomma: lo spirito del tempo. Vincente. 29/04/2008.

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Vicenza e Sondrio vanno a sinistra Alla provincia di Roma vince Zingaretti (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Il neo-sindaco della città della base Dal Molin annuncia: "Farò un referendum". Ribaltone anche a Sondrio, perdono Lega e Pdl Vicenza e Sondrio vanno a sinistra Alla provincia di Roma vince Zingaretti Romina Velchi Ballottaggi amari per il Pd di Veltroni e per il centrosinistra in generale. L'aver conquistato i comuni di Sondrio o Vicenza non può attenuare la sconfitta più grande di tutte: dopo quindici anni di governo ininterrotto, il centrosinistra perde la Capitale. Persino la vittoria di Nicola Zingaretti, che conquista la provincia di Roma, non solo non lenisce la ferita, ma rende ancora più dolorosa la batosta, se è vero che nelle sezioni romane l'esponente del Pd ha preso più voti di Rutelli: 51 per cento contro 46 e rotti. Come dire: gli elettori hanno espresso un voto diversificato; forse hanno voluto punire, attraverso Rutelli, lo stesso Veltroni; oppure non hanno apprezzato la staffetta tra i due. Un peso non indifferente, in questo lunedì nero per il Pd, sicuramente lo ha avuto il drastico calo dell'affluenza al voto. Alle provinciali ha votato il 55 per cento, contro il 73,6 del primo turno; oltre venti punti di differenza. Alle comunali gli elettori sono stati il 62,5 per cento contro il 76 del primo turno. Ci sarà tempo per fare le dovute valutazioni, ma è probabile che l'astensione sia stata particolarmente penalizzante per i candidati del Pd, almeno nel Lazio. Sembra dimostrarlo proprio il risultato di Nicola Zingaretti. L'ex segretario regionale dei Ds ha sì vinto la sfida con Alfredo Antoniozzi (Pdl) - 51,5 contro 48,5 - ma perdendo moltissimo terreno rispetto al primo turno, quando superava l'avversario di quasi dieci punti (46,9 contro 37,1). Quanto alla corsa per la poltrona di sindaco della capitale, una cosa appare certa: l'elettorato di centrosinistra non ha risposto agli appelli al voto: la "vecchia" Unione - cioè l'alleanza Pd, Sinistra arcobaleno, Radicali, Idv ecc - non ha retto alla prova. Così Francesco Rutelli si è fermato al 46,4 (poco di più del 45,8 del primo turno), mentre il suo avversario, Gianni Alemanno, ha ottenuto il 53,6, guadagnando ben 13 punti sul primo turno. Una sconfitta bruciante, che finisce con l'appannare i successi ottenuti negli altri ballottaggi più importanti. "Dopo questo risultato - è il commento del comitato di gestione nazionale del Prc - è necessario un dibattito e una reazione di massa contro questa deriva che, senza lo sviluppo di una coerente battaglia di opposizione e la ricostruzione di un argine politico e sociale, rischia di condizionare in modo asfissiante la vita istituzionale e democratica del paese". Soddisfazioni sono venute soprattutto dai comuni capoluogo di provincia. Vicenza, prima di tutto. La città veneta, balzata agli onori delle cronache per la ormai nota vicenda della costruzione di una nuova base militare Usa, lenisce molte ferite: Achille Variati, candidato del Pd, partito in svantaggio ha rimontato superando (di pochissimo) l'avversaria di Pdl e Lega Nord, Amalia Sartori: 50,5 contro 49,5. La ex roccaforte della Lega crolla dopo dieci anni sotto i colpi dell'astensionismo (di chi non ha gradito una candidata calata dall'alto) e dei "No Dal Molin": non a caso il neo sindaco ha annunciato che farà un referendum sulla base. Ribaltone anche a Sondrio, che diventa la "roccaforte" del Pd in Lombardia. Achille Molteni, candidato a sindaco di Pd, Sinistra arcobaleno, Socialisti e tre liste civiche, strappa la vittoria (54,2) a Aldo Faggi (Pdl e Lega Nord), che si ferma al 45,8. In questo caso, si direbbe che l'astensionismo non abbia cambiato le carte in tavola; mentre è probabile che sulla sconfitta del candidato della destra abbia influito la spaccatura nella maggioranza di centrodestra (Lega da una parte, Pdl dall'altra) che guidava il comune e che ha costretto il sindaco, Bianca Bianchini, a dimettersi lo scorso luglio: il comune era infatti commissariato. Le buone notizie, in pratica, finiscono qui, se si fa eccezione per l'ottimo risultato del comune di Massa, dove diventa sindaco Roberto Pucci (il candidato della Sinistra arcobaleno e delle liste civiche) con il 54,2 per cento dei voti, vincendo una gara tutta " a sinistra": il suo avversario, infatti, era il sindaco uscente Fabrizio Neri, sostenuto da Pd, Idv e socialisti, che si ferma al 45,7. Alla Sinistra arcobaleno vanno così 8 seggi. Per il resto il bottino del centrodestra è magro: sconfitte o, al massimo, riconferme; mentre il centrodestra espugna, oltre Roma, anche la provincia di Foggia, che cambia colore dopo ben 60 anni. Strepitosa la rimonta di Antonio Pepe (Pdl, più Udc e Destra): al primo turno si era fermato al 37,4; ieri ha ottenuto il 54 per cento; il suo avversario Paolo Campo (Pd, Sa, Idv) non va oltre il 46. Insomma, la sfida dei ballottaggi nelle province finisce tre a due per il centrodestra: strappa Foggia e conferma Asti e Catanzaro (dove il candidato Pdl stravince con il 66 per cento); mentre il centrosinistra conserva Roma e Massa Carrara (qui lo sconfitto è Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia). Negli altri comuni capoluogo, il centrosinistra conferma Pisa e Udine. Nella città toscana, si impone Marco Filippeschi (53,1) e la Sinistra arcobaleno conquista 2 seggi (nella regione c'è però da segnalare il ribaltone di Viareggio: dopo 15 anni, la capitale della Versilia svolta a destra). A Udine, la vittoria del candidato del centrosinistra, Furio Honsell, regala due seggi alla Sinistra arcobaleno. Viterbo, invece, si conferma città di destra: Giulio Marini (Pdl e liste civiche) ottiene il 62 per cento, mentre Ugo Sposetti (Pd) si ferma al 37,9. Scendendo verso i comuni più piccoli, da segnalare la vittoria a Gallipoli, storica roccaforte di Massimo D'Alema, del candidato del centrodestra Giuseppe Venneri, che ha ottenuto il 54 per cento delle preferenze contro il 45,9 di Gino Schirosi, candidato del centrosinistra. Risultato a sorpresa anche ad Afragola, "regno" di Antonio Bassolino, dove vince Vincenzo Nespoli (Pdl) con il 54,8 per cento dei voti. Fermo al 45,1 il suo rivale Domenico Moccia, candidato del centrosinistra. In Puglia, netta affermazione del candidato del centrodestra a Molfetta, dove Antonio Azzolini (Pdl, Mpa, La Destra e una civica) ha ottenuto oltre il 57 per cento delle preferenze contro il 42,9 del candidato del centrosinistra Mino Salvemini. Vittoria del Pdl anche a Bitonto (storicamente di centrosinistra), dove Raffaele Valla ha ottenuto quasi il 61 per cento delle preferenze; fermo al 39 il rivale del centrosinistra Giovanni Rossiello. Se la Puglia piange, la Campania non ride: il Pdl supera il centrosinistra anche nei nove comuni dove si svolgevano i ballottaggi: sei sono andati al centrodestra, due al centrosinistra e uno ad un raggruppamento composto da Udc e liste civiche. Un risultato che fa esultare gli uomini del Pdl campano, che parlano di "travolgente affermazione" e rinnovano la richiesta di dimissioni per il governatore Bassolino. In Abruzzo, i ballottaggi finiscono zero a zero: Francavilla al Mare (Chieti) passa dal centrodestra al centrosinistra; Sulmona passa dal centrosinistra al centrodestra. Infine una curiosità: a Terravecchia, un piccolo comune in provincia di Cosenza. Mauro Santoro è diventato sindaco per un solo voto. A lui, alla guida della "Lista civica-Sos" sono andate 333 preferenze contro i 332 voti di Giuseppina Tangari, a capo della "Lista civica-Uniti per Terravecchia". 29/04/2008.

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"Roma città aperta" in mano ai fascisti Le responsabilità di Veltroni L'isolamento del popolo della sinistra (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Da Vicenza e Massa una piccola luce di speranza Cara "Liberazione", il risultato, che incorona Gianni Alemanno sindaco della capitale, è la pagina più buia della nostra recente storia repubblicana. Roma città aperta di rosselliniana memoria, si appresta a incoronare sindaco il ragazzo con la celtica al collo, il rautiano spiritualista, il vero cuore nero della capitale. Perché tutto questo? Perché dopo oltre quindici anni di incontrastato governo democratico, Roma si affida agli eredi del ventennio? A me capita spesso di frequentare la capitale e di incontrare giovani romani; la percezione degli ultimi anni dell'era Veltroni, erano evidentemente, segnati da quello che lo stesso Alemanno ha ripetuto fino alla sua imminente vittoria. I lustrini, le pailettes, le notti bianche, hanno cancellato la rete sociale e solidale, che la "città aperta" faticosamente aveva costruito. Inoltre l'utilizzo scellerato che si è fatto della vetrina romana per le fortune (sfortune) dell'ex-sindaco Veltroni, sono il segno e la cifra, di un partito di plastica che in questo modo, ha consegnato una ricchezza di tutti i veri democratici di questo paese, nelle mani della peggiore destra. La strumentalità con la quale Walter Veltroni ha sfruttato l'omicidio della povera Giovanna Reggiani, rappresenta plasticamente la motivazione profonda dell'esito di questa tornata amministrativa. Il decreto sicurezza voluto e sponsorizzato da Veltroni, lo sgombero dei campi nomadi, l'obbedienza al Vaticano in tema di diritti civili in una spasmodica rincorsa verso destra, hanno solo favorito la convinzione profonda nell'elettorato, che tra una brutta copia e l'originale è meglio scegliere l'originale. Ecco spiegato il trionfo della Lega al nord e di Alemanno a Roma. Su questo dovrebbero riflettere i dirigenti del Pd anche a livello biellese. Smettendo di inseguire una fantomatica sicurezza a prescindere, con telecamere e spreco di denaro pubblico, ma invece con la ripresa dei fili solidali che come sottolinea anche il nostro Prefetto, collocano Biella tra le provincie più sicure d'Italia. Unica annotazione positiva: le vittorie ai ballottaggi di Vicenza e Massa. A Vicenza il candidato democratico vince con un programma chiaramente contro la base Usa del Dal Molin e con l'appoggio determinante dei movimenti e a Massa l'unico candidato della Sinistra Arcobaleno in Italia si impone rispetto al candidato del Pd. Piccole luci di speranza in un mare nero che il prossimo anno potrebbe essere ancora più scuro. Pensiamoci prima che sia troppo tardi! Roberto Pietrobon capogruppo Prc Biella Una disfatta studiata a tavolino Cara "Liberazione", sono stato indeciso fino all'ultimo se andare a votare Rutelli, ma poi l'ho fatto, non potevo dare la città ad Alemanno. Ma ora, dopo il pessimo risultato di Roma, una considerazione: Veltroni ha dato l'Italia e la Capitale in mano alla destra, con una disfatta totale della sua "nuova" politica, una disfatta che sembra studiata a tavolino. Spero che ora ne tragga le dovute conseguenze e si prenda tutte le responsabilità, compresa la caduta del governo Prodi e la scomparsa della sinistra, quando ha chiesto il voto "utile", voto utile solo alla destra. Forse anche a Roma non ha poi lavorato così bene, se non a darne un'immagine cinematografica e salottiera, fregandosene delle periferie e dei suoi abitanti. Le "teorie" del vecchio Gelli stanno prendendo sempre più forma. Mala tempora currunt... Francesco via e-mail Ripartire dai territori: solo così si torna a vincere Cara "Liberazione", Roma e Vicenza. Queste due città e gli esiti dei rispettivi voti dicono molto su come diverse persone si pongono e ricevono di conseguenza. Bisogna stare sul territorio, con la gente che si dichiara di voler rappresentare. Solo così si torna a vincere, questo è il nostro ruolo, lì è la nostra migliore politica. Flavio Gori via e-mail Quel che è accaduto era prevedibile Caro Piero Sansonetti, è forse giunto il momento della riflessione, quella vera! Ciò che è successo alla sinistra italiana che noi votiamo è quanto di più prevedibile potesse accadere. Una frammentazione via via sempre più incontrollata alla quale si è risposto con delle coalizioni altrettanto conflittuali e di facciata. Incapacità di rinnovare le componenti interne dei partiti di ispirazione comunista, sia dal punto di vista delle idee che per quanto concerne il ricambio generazionale. Il distacco sempre più progressivo dalla massa, dal popolo, dalla gente, comunque la si voglia chiamare, a favore di un partitismo sempre più élitario. Si è finito per copiare l'atteggiamento dell'ormai consolidato meccanismo elettorale occidentale che deve far capo sempre ad "uno". Dimenticando così che la sinistra abbisogna di energia che viene dal basso. Ho sempre pensato che solo il popolo che non ha fiducia in se stesso delega la cura della sua paura ad un solo uomo. Permettimi di farti solo un piccolo esempio personale a proposito dell'isolamento che ha subito il popolo della sinistra. Ho più volte chiesto a politici e giornalisti della sinistra cosiddetta radicale, che funzione ha in un contesto neo-comunista il militare. Intendo dire non solo in merito alla sua immagine (che pure mi piacerebbe sapere), ma anche per la sua funzione di lavoratore stipendiato e che seppure privilegiato rispetto ad altre categorie, è pur sempre un padre di famiglia che ha il problema della "quarta settimana". Per uno come me che anche questa volta è fra quel milione di voti, vedersi citato sul giornale solo quando si parla di forze armate che invadono paesi stranieri oppure come fonte di spreco delle risorse economiche del paese, mi sembra quanto meno superficiale dal punto di vista politico. Questo è solo per dire che da troppi anni non si conosce realmente il pensiero di chi ci rappresenta perché non c'è chiarezza d'intenti e di idee sui temi sociali, storico-culturali e soprattutto di come rigenerare l'ideologia nel futuro. Claudio Ferrante via e-mail In Sicilia alle amministrative con il simbolo Prc Cara "Liberazione", il Comitato politico regionale siciliano ha approvato un orientamento favorevole alla presentazione generalizzata del simbolo del partito alle elezioni amministrative del 15 giugno, con un contesto favorevole alla conferma delle alleanze con il Pd e le altre forze di centrosinistra. E' una scelta che va assunta con estrema cautela - l'ultima parola spetta ai Comitati politici delle federazioni - avendo cura di evitare ricadute politiche negative e di ottenere un risultato elettorale positivo. Per quando riguarda il simbolo, a mio avviso, assieme al giusto e necessario rilancio del Prc, vanno preservati i livelli unitari già sedimentati, non solo con le forze politiche dell'ex SinArc, ma soprattutto con le realtà che hanno avuto come riferimento i cantieri di Rita Borsellino, le situazioni di movimento, l'associazionismo. Sarebbe una iattura la riproposizione meccanica e tutto identitaria della presentazione in solitaria, alla stregua delle decisioni già assunte dal Pdci. D'altra parte va evitata la riproposizione subalterna e governista dell'alleanza con il Pd, verso cui spingono, oltre che nostri compagni, settori di Sd e ciò che resta dei Verdi. In una Sicilia che consegna al centrodestra i due terzi dei consensi, e in una situazione che ha fatto registrare le gravi degenerazioni del Pd (dalle compromissioni consociative al sostegno degli interessi dei potentati economici, dalla privatizzazione dei beni comuni al sì ai termovalorizzatori fino alla condivisione con la destra delle modifiche in senso autoritario dello statuto siciliano e della riforma elettorale), va posta con forza la necessità della costruzione di una soggettività e di una rappresentanza autonoma delle lotte e dell'antimafia sociali. Questa scelta può e deve essere praticata dove ne esistano le condizioni, onde evitare avventure e strumentalità. Mimmo Cosentino via e-mail La sinistra non ha tutelato il suo elettorato Cara "Liberazione", sono un operaio di terzo livello della Fiat, lavoro in catena di montaggio alla Magneti Marelli di Bologna. Ho votato Pd alla Camera (con pochissima convinzione, solo per paura di Berlusconi) e con altrettanta pochissima convinzione ho votato Sinistra Arcobaleno al Senato. Ho 34 anni. Con queste elezioni è finito il 900. Non un solo partito della tradizione politica italiana siederà in Parlamento: non più i socialisti, non più i comunisti, non più i democristiani. Purtroppo il risultato elettorale è stato catastrofico. Tante le spiegazioni. Quella che mi sembra più convincente è questa. La sinistra al governo non ha avuto il coraggio di tutelare il proprio elettorato. Attenta come era ad accreditarsi con Merryl Linch, Moodie's ecc., piuttosto di mettere una piccolissima tassa sulle rendite ha preferito fare cassa coi ticket sulla sanità scontentando una fascia enorme di popolazione. Sulla precarietà non ha fatto proprio nulla e non è stata di conseguenza credibile nell'ultimo appello elettrorale. Non solo non ha fatto nulla, ma non ha nemmeno dato qualche segnale di rispetto o di attenzione ai suoi elettori. Nemmeno il job on call ha abolito, per il terrore di perdere "prestigio" con i grandi sponsor finanziari internazionali e le agenzie di rating. Il problema è che la "gente" nemmeno sa cosa sia la Banca centrale europea, nemmeno sa cosa sia Merryl Linch. Il centrodestra quando va al governo i suoi li tutela: condono edilizio, condono fiscale, depenalizzazione del falso in bilancio, rientro dei capitali dall'estero, ecc. E noi? Cosa abbiamo offerto ai lavoratori dipendenti? Cosa agli insegnanti e agli operai? Un proposta di scuola pubblica debole (non si è avuto il coraggio di tagliare i fondi ai privati per dirottarli sul pubblico), una riforma universitaria (riforma Berlinguer) orrenda e inutile che ha creato lauree di serie B che non hanno praticamente mercato, ecc. ecc. Per concludere un'ultima cosa. La sinistra ha perso anche perché sono vent'anni almeno che non fa battaglie culturali di spessore. Persino quando ha avuto i "propri" uomini alla Rai, non è stata in grado, o non ha voluto, proporre programmi che si differenziassero dalla melma di Mediaset. Berlusconi ha vinto perché culturalmente semina da decenni il suo modello e, per dirla con Gramsci, ha raggiunto una "egemonia culturale" incontrastata. Gianni Bortolini via e-mail 29/04/2008.

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Il successo esalta il Pdl presto la squadra (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Berlusconi chiude, Formigoni resta in Lombardia Il successo esalta il Pdl presto la squadra Frida Nacinovich I più felici sono i tassisti. Quelli che accolgono l'imperatore Silvio e il suo proconsole Gianni Alemanno al suono dei clacson. Scene da vittoria mondiale. Un proconsole alla guida di Roma? Non proprio. Perché Berlusconi ama Milano (e i milanesi lo ricambiano). Alleanza nazionale invece ama Roma, e la maggioranza dei romani consegna ad Alemanno le chiavi del Campidoglio. Risultato che nemmeno Gianfranco Fini era riuscito ad ottenere: la conquista di Roma, che ha anche un enorme valore simbolico. Daniela Santanché si complimenta con il neo-sindaco Alemanno, i voti della "Destra" sono andati a lui. Da queste parti il legame politico e sentimentale sotto fiamme e fiammelle non è mai finito. "Ci vogliamo bene e non ci siamo mai divisi - spiega Santanché - Gianni è sempre stato bravo. Oggi è una giornata storica". "Grazie Daniela", risponde il nuovo primo cittadino di Roma. La vittoria delle destre, del Pdl, della Lega è di grandi dimensioni. E quando il vento è quello giusto anche i traguardi più difficili non sono preclusi a priori. La presa della Capitale aiuta Silvio Berlusconi a completare la squadra del suo governo. Avanti tutta. A cominciare dall'elezione del presidente della Camera, che sarà Gianfranco Fini. Nessuna discussione. Ad Alleanza nazionale la terza carica dello Stato in una legislatura che non vede sui banchi di Montecitorio e palazzo Madama parlamentari della sinistra italiana. Mai successo in 63 anni di storia repubblicana. A Roma c'è Alleanza nazionale. La capitale dell'imperatore è un'altra. Mentre il Cavaliere tratta con Roberto Formigoni (che quasi sicuramente sarà ricandidato alla presidenza della Lombardia) gli equilibri del prossimo governo, Gianfranco Fini ringrazia i tassisti. "Grazie, grazie, grazie di tutto". Berlusconi lascia Arcore nel tardo pomeriggio, Fini e i suoi ragazzi già festeggiano dopo i primi risultati parziali. Vittoria. Il capo popolo delle libertà se la prende con calma, arriva quando il risultato del ballottaggio è ormai definitivo, Alemanno 53,66% Rutelli 46,34, si prende l'ovazione della folla aennina. "Silvio, uno di noi". Il fatto è che anche Francesco Storace è uno di loro. Il popolo azzurro nero delle libertà, appunto. Altro colpo di clacson, altro applauso. "Questo successo completa la nostra vittoria del 13-14 aprile - osserva Berlusconi - è di stimolo per il grande impegno che ci attende nel governo dell'Italia in una stagione non facile sul piano economico, e per questo ancora più entusiasmante."Grazie Roma", "Grazie a tutti i romani" e un grande augurio di buon lavoro a Gianni Alemanno, nuovo sindaco di Roma". Così è. Berlusconi si prepara allo scatto finale per la formazione del nuovo governo, che potrebbe arrivare nei primi giorni della prossima settimana. Lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - che mercoledì scorso aveva incontrato il premier in pectore - annuncia tempi brevi per la nascita dell'esecutivo della sedicesima legislatura: "Il nuovo governo - sottolinea il capo dello Stato - nascerà da qui a pochi giorni. A breve farò le consultazioni". Tra oggi e domani, intanto, con le prime sedute di Senato e Camera, arriverà l'elezione dei rispettivi presidenti, che, salvo sorprese dell'ultima ora, saranno, rispettivamente, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Ma un'importantissima tessera del mosaico è stata sistemata proprio con l'elezione a sindaco di Roma di Alemanno. L'esponente di An libera infatti la casella che gli sarebbe stata assegnata nel caso di sconfitta nella corsa al Campidoglio. A beneficiarne dovrebbe essere Forza Italia. Così a questo punto Claudio Scajola appare sempre più proiettato verso le Attività produttive, mentre Maurizio Sacconi dovrebbe andare al Lavoro e Welfare, con qualche chances anche per Renato Brunetta. A favore di entrambi gioca il fatto di essere veneti, con la possibilità di completare insieme al leghista Luca Zaia, destinato alle Risorse agricole, quel tandem di ministri veneti promesso da Berlusconi nell'incontro dei giorni scorsi con il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan. Continua a chiedere un ministero Gianfranco Rotondi, poco propenso ad accettare la vicepresidenza della Camera, mentre Carlo Giovanardi appare favorito per i Rapporti con il Parlamento, Roberto Calderoli alle Riforme, Umberto Bossi al Federalismo. Infine sempre in rialzo le quotazioni di Paolo Bonaiuti ai Beni Culturali mentre Raffaele Lombardo fa sapere che l'Mpa non si può "accontentare di sgabuzzini o elemosine". Alla fine potrebbe ottenere un vice ministero all'Economia per Giovanni Pistorio. Il governo che viene sarà il primo senza (post) democristiani. A meno di non considerare tale Carlo Giovanardi, che in effetti arriva dalla grande famiglia dello scudocrociato. Ma da dieci anni a questa parte è uno dei più fedeli amici di Silvio Berlusconi. Per informazioni chiedere a Marco Follini e allo stesso Pierferdinando Casini. Se democristiani si nasce, berlusconiani si diventa. Lo è diventato anche Gianfranco Fini, che pure non può essere tacciato di simpatie per la Dc di Moro, Fanfani, Andreotti. Il nuovo presidente della Camera era missino duro e puro. L'acqua di Fiuggi nel suo caso ha fatto miracoli. 29/04/2008.

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Quarto Oggiaro, baby-pusher nel fortino della droga (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-29 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il blitz Lo smercio degli stupefacenti tra via Aldini e via Traversi. I ragazzini usati come sentinelle contro gli agenti Quarto Oggiaro, baby-pusher nel fortino della droga Nove arresti. Anche un tredicenne nella gang. Cocaina nascosta sotto i giardini o sugli alberi Nove arresti e quattro denunciati. Ragazzini usati come cavallini della droga. Un 13enne - seguito dai servizi sociali - usato dai boss come vedetta. Due blitz della polizia hanno stroncato il sistema dello spaccio a Quarto Oggiaro. La cocaina veniva venduta nei giardini pubblici, tra via Aldini e via Traversi. Le dosi erano nascoste sotto terra, nei tronchi degli alberi, nelle crepe dei muretti. Tra i clienti molti erano camionisti in partenza per i lunghi viaggi in autostrada. L'operazione ha portato al sequestro di tre chili di stupefacenti e oltre 72 mila euro. L'appartamento del tesoriere del gruppo, in via Capuana, era supersorvegliato da un sistema di telecamere nascoste. A PAGINA 5 Santucci.

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Tra piazze e parchi vita da piccoli boss nel quartiere-ghetto (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-29 num: - pag: 1 autore: di GIANGIACOMO SCHIAVI categoria: REDAZIONALE I minori e il crimine ARRUOLATI DALLA BANDA Tra piazze e parchi vita da piccoli boss nel quartiere-ghetto Quanta cocaina. E quanti ragazzini perduti nel giardino della droga a Quarto Oggiaro. Bambini che imitano i boss, che nascondono le dosi su un albero o sotto una zolla. Non spacciano: vigilano, controllano, si addestrano all'impresa criminale bruciando la finta innocenza dell'età. Ma anche nella periferia sofferente e insicura di Milano c'è qualcosa che cambia. C'è voglia di reagire. CONTINUA A PAGINA 5.

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Quarto mandato, rieletta Barzaghi la <rossa> (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Nova Milanese Dal 45% del primo turno, ha vinto con il 55,7% dei voti Quarto mandato, rieletta Barzaghi la "rossa" Nova Milanese resta roccaforte rossa. Ed è un'investitura "alla grande" per Laura Barzaghi, sostenuta da Pd, Sinistra arcobaleno, Idv e lista civica, che ieri ha vinto con il 55,77 per cento dei voti. Un trionfo anche personale, se si pensa che alle politiche del 13 aprile, a Nova, il centrosinistra ha ottenuto solo il 45 per cento. Per Laura Barzaghi, uno dei pochi sindaci di centrosinistra rieletti nell'azzurra Brianza, sarà il quarto mandato: la prima volta fu sindaco dal 1993 al 1995 (Dc e Pci); poi fu rieletta dal 1995 al 1999 (Ppi e Pds) e ancora dal 2003 al 2008 (Ulivo). E ogni volta è riuscita a fare il pieno di voti. Nonostante il vento in poppa per il centrodestra, invece, Loris Dante, 50 anni, tributarista, candidato della Lega Nord sostenuto anche da Pdl e lista civica, si è fermato al 44,22 per cento. Laura Barzaghi è tornata subito al lavoro: "Il voto rappresenta una grande apertura di credito". La nuova squadra sarà profondamente rinnovata. Marco Mologni.

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Il vertice decisivo (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 3 categoria: BREVI Il vertice decisivo Il faccia a faccia La nuova squadra L'incontro a villa San Martino Gli eletti e il rimpasto Il governatore dovrà mettere mano alla giunta dopo l'elezione in Parlamento degli assessori Giancarlo Abelli (Famiglia), Viviana Beccalossi (Agricoltura) e Massimo Corsaro (Industria) La scadenza e il voto Le prossime elezioni regionali si svolgeranno nel 2010. La Lega Nord chiede da tempo la presidenza della Regione Lombardia.

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Cocaina nei giardini e vedette in strada Arrestati i baby boss dello spaccio (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Allarme Mezzo grammo a 40 euro, vendita a ciclo continuo: il deposito delle dosi in una cantina in via Capuana Cocaina nei giardini e vedette in strada Arrestati i baby boss dello spaccio Blitz a Quarto Oggiaro. Il capo, 19 anni, difeso dalle donne che insultano la polizia Nove arresti e un tredicenne in comunità Sequestrati 110 grammi di stupefacenti e 13 mila euro in contanti La cocaina nascosta in una scatola di legno, sotto terra, coperta da un paio di zolle di prato. O dentro le fessure nei tronchi degli alberi. O nelle crepe dei muretti. Per spacciare in pace hanno troncato la rete elettrica dei lampioni. I rifornimenti arrivano ogni mezz'ora, da una cantina di via Capuana, e il via vai continuo per l'acquisto brucia le dosi in pochi minuti. Mezzo grammo di cocaina per 40 euro. è la nuova piazza della droga di Quarto Oggiaro. Gli investigatori del commissariato la studiavano da mesi, con i bambini e gli adolescenti a fare da "palo" e accogliere i clienti; i pusher dentro, nei giardini comunali di via Aldini e via Traversi. Con due blitz, il 19 e il 23 aprile scorsi, la polizia ha arrestato 9 persone, tra cui un minorenne. Quattro denunce. Centodieci grammi di cocaina e 13 mila euro sequestrati. è una sfida che va avanti da mesi: piccole o grandi gang di spacciatori che provano a prendersi le piazze, occupare parchi e strade. Gli uomini del commissariato guidati da Angelo De Simone che studiano i movimenti, ricostruiscono i legami tra le "famiglie", controllano le facce che entrano ed escono dagli appartamenti-covo. "è un lavoro di controllo continuo, per evitare che vengano occupate zone del territorio " spiega De Simone. In sei mesi sono state arrestate 43 persone (quelle ancora in carcere sono 28, a testimoniare l'accuratezza del lavoro investigativo), 8 sono minorenni. In tutto, 3 chili di droga sequestrati e oltre 72 mila euro recuperati. Ma c'è di più: quattro case sotto sequestro, appartamenti popolari per i quali è decaduta l'assegnazione e saranno concessi ad altre famiglie. L'ultima gang finita in manette era tutta di ventenni o poco più. Il capo, nel quartiere, lo chiamano Luchino: Luca Formisano, 19 anni compiuti da poco. Quando i poliziotti sono andati a prenderlo, al 7 di via Capuana, due donne hanno iniziato a urlare sulle scale. Un pretesto per lanciare l'allarme. Forse non serviva, perché sulla porta c'era un buco che sembrava uno spioncino. E invece nascondeva una telecamere a circuito chiuso, collegata con un monitor all'interno per controllare il pianerottolo e le rampe di scale. Così dall'interno della casa si poteva assistere a ciò che accadeva fuori. Da lì facevano avanti e indietro due colonnelli, soprannomi "Tore" e "Samu". Ogni mezz'ora entravano, consegnavano i soldi, ripartivano con un pacchetto di cellophane nero, per essere invisibile nella notte. Undici dosi ogni pacchetto. Obiettivo: non rischiare, ridurre al minimo la perdita in caso di sequestro. è un altro degli equilibri che sta cambiando a Quarto Oggiaro: la pressione della polizia è costante, così il quartiere non è più luogo di stoccaggio. I carichi massicci di cocaina non arrivano più. Nelle cantine e negli appartamenti circolano solo partite ridotte. Ma negli ultimi tempi gli affari crescevano e crescevano, così i cavalli che facevano la spola tra via Capuana e i due parchi erano arrivati a portare quattro pacchi la volta, quaranta dosi che in meno di un'ora erano già esaurite. Dopo il primo blitz, il 19 aprile, il traffico era ripreso quasi subito. Così è scattata la seconda operazione. In questo caso è stato arrestato anche Antonio Giordano, 20 anni, uno dei "colonnelli" della piazza. Era già finito in carcere nell'ottobre scorso, insieme a uno degli uomini di fiducia della famiglia Carvelli. Lo spaccio, in quella parte di Quarto Oggiaro, ripropone ogni volta gli stessi nomi. I blitz Gli agenti di polizia guidati dal commissario capo Angelo De Simone hanno stroncato il traffico di droga tra i giardini di via Aldini e via Traversi G. San.

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Il vertice di Arcore (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il vertice di Arcore Il summit La partita del Pirellone Il ruolo nel partito A Roberto Formigoni è stata offerta la vicepresidenza del Pdl. Ma resta da capire il "peso" del ruolo, visto che per coordinare il partito è stato chiamato il deputato toscano Denis Verdini Le mosse del Carroccio La Lega Nord non si sbilancia. Così il capogruppo Stefano Galli: "Che cosa faremo nel 2010 lo deciderà a tempo debito il consiglio federale del partito".

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Le provocazioni per tentare il salto verso Roma (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Presidente-Cavaliere Le provocazioni per tentare il salto verso Roma SEGUE DA PAGINA 1 Era una battuta, ovviamente, ma forse non è un caso se un altro "alto, bello e con tanti capelli", tale Pier Ferdinando Casini, ha avuto rapporti ancor più burrascosi con il Cavaliere. In realtà l'invidia non c'entra nulla. Il fatto è che Formigoni - e come lui e più di lui Casini - ha sfidato troppe volte Berlusconi. Ha fatto la guerra a Dario Rivolta, voluto dal Cavaliere alla guida di Forza Italia in Lombardia. Ha fatto la guerra a Paolo Romani, messo dal Cavaliere al posto di Rivolta. Nel 2004 ha cominciato a parlare della possibilità di presentarsi alle elezioni regionali dell'anno successivo con una sua lista "riformista" alleata con la Casa delle Libertà. E alle perplessità del Capo aveva risposto con una dichiarazione scritta con il curaro: "Consiglio di cuore al presidente Berlusconi di fermarsi perché c'è ancora tempo. E di mettere il bavaglio agli imprudenti consiglieri". Sei mesi di braccio di ferro poi la resa, la solita promessa di un ruolo di vertice in Forza Italia e la garanzia di decidere insieme con Berlusconi i candidati a elezione sicura (cosa poi regolarmente non avvenuta). Se il tormentone del 2005 è stato la Lista del Presidente (alla fine vietata al solo Formigoni e consentita in Lazio, Liguria e Puglia), quello del 2006 è stata la candidatura del Governatore al Senato. Berlusconi non ne voleva sapere ("Provateci voi a farlo ragionare" ripeteva a tutti), ma alla fine Formigoni l'ha spuntata, anche se con un biglietto di andata e ritorno. Poi un anno intero di quiete, di dichiarazioni al latte e miele: "il successore di Berlusconi è Berlusconi"; "Berlusconi ha ragione "; "come giustamente ha detto Berlusconi…" e via tranquillizzando il capo. Ma il Cavaliere continua a non fidarsi. "Il fatto è - ha spiegato il leghista Speroni - che Berlusconi non vuole Formigoni al governo". Ce lo avrebbe portato esclusivamente se la Lega avesse preteso fin da adesso la presidenza della Lombardia. Solo in questo caso il Governatore avrebbe potuto vendere a caro prezzo le sue dimissioni. Ma Bossi non ha neppure posto il problema e Formigoni si è trovato "disarmato ". Il suo ultimo tentativo è stato far credere che se fosse rimasto sarebbe diventato un problema per tutti. Queste le sue condizioni: candidarsi di nuovo per la Regione nel 2010 (dunque "scippando" alla Lega il sogno del Pirellone); ottenere una delega dal governo per l'Expo (entrando così in competizione con il sindaco Moratti già nominata commissario e presidente del Comitato per l'Esposizione del 2015); avere mano libera nel rimpasto di giunta, magari riducendo il numero degli assessori (creando in questo modo un problema ad An e a Forza Italia che puntano a sostituire i tre assessori eletti al Parlamento); veto alla nomina a ministro di qualunque ciellino per difendere il suo ruolo di leader fra i discepoli di don Giussani impegnati in politica. Non sappiamo se e in che misura le sue condizioni siano state o saranno accolte. Ma sembrava molto più convincente il Formigoni che voleva andare a Roma per portare un po' di efficienza lombarda nel governo del Paese, che non questo Sansone che vede filistei dappertutto. Claudio Schirinzi.

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Soldatino della droga: a 13 anni era il palo della gang (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La storia Su YouTube le imprese dell'esercito dei baby pusher. Negli ultimi sei mesi 20 minori arrestati o segnalati Soldatino della droga: a 13 anni era il palo della gang A tredici anni, il suo fischio attraversava le strade di notte. Un segnale per i pusher, acquattati nel buio del parco. Un fischio potente, che significava "via tutti, sparire". Per questo l'avevano "arruolato". E per la sua memoria: da mesi teneva a mente le targhe delle auto della polizia, quelle anonime, senza insegne e colori, le macchine che gli investigatori usano per gli appostamenti. L'hanno fermato così, mentre studiava una targa e rifletteva se fosse il caso di lanciare l'allarme per chi, laggiù in via Aldini, stava vendendo cocaina. è lui il più giovane tra i "soldati" della droga di Quarto Oggiaro, un bambino. Faceva la sentinella. I poliziotti si trovano sempre più spesso di fronte a una situazione del genere: da una parte i capetti delle gang che organizzano, smerciano e guadagnano; dall'altra, ragazzini sempre più giovani e sempre più distanti dal quartiere. Nell'ultimo blitz, uno di Casatenovo e uno di Nova milanese, giovani che nel milieu criminale di Quarto non ci sono cresciuti. Ma che ne subiscono il fascino, assaporano il brivido di essere comprimari in una scena da noir di periferia. "è in atto un ricambio generazionale " riflettono gli investigatori. Lo dicono i numeri: negli ultimi sei mesi, a Quarto Oggiaro sono stati arrestati 8 minorenni, 12 segnalati ai servizi sociali. Alcuni, studenti di famiglie normali. Altri, adolescenti extracomunitari. Qualche genitore, non coinvolto nel giro, sta facendo cambiare scuola ai figli, per tenerli lontani dalle strade di Quarto. "è una presa di coscienza importante" dice la polizia. Minorenni che fanno da palo, sentinella, vedetta in motorino. In via Traversi e in via Aldini erano loro i più esposti. Facce di bambini sotto i lampioni che indirizzano i clienti in cerca di dosi: "Vuoi comprare? Entra nel parco e chiedi a quel tizio" dicevano. Lui, il più piccolo, ha 13 anni. A tenerlo lontano da Quarto Oggiaro, ci stavano provando i servizi sociali. Famiglia complicata, parecchi guai con la giustizia. Il bambino viveva in una comunità protetta in una provincia lontana da Milano. Obiettivo: farlo andare a scuola, dopo che gli assistenti sociali avevano accertato "l'evasione dell'obbligo scolastico". Però, appena tornava a casa, era libero di scendere in strada. Lasciava la comunità ogni venerdì alle 15, doveva tornare la domenica alle 21. Il weekend, col ritorno a Quarto, lo passava in famiglia. Quella vera e quella di strada. Col buio, su e giù tra via Capuana, via Aldini e via Traversi. A studiare da banditello. A vedere come girano gli affari. A riempirsi d'orgoglio perché lui stava con quelli tosti, quelli che mettono paura, quelli a cui tutti devono rispetto. Per ogni serata da sentinella rimediava 20 euro. Ma quello era il meno. In questa logica rovesciata, era il senso di appartenenza la sua vera gratificazione. Sul telefonino gli hanno trovato un video: le facce dei giovani boss di Quarto che spavaldi aspirano boccate di sigaretta, altri che impennano coi motorini. A tredici anni poteva mostrare in giro quel video e dire fiero: "Sono uno di loro". La vedetta della banda Il ragazzino memorizzava da mesi le targhe delle auto della polizia, quelle senza insegne, usate dagli investigatori per gli appostamenti Gianni Santucci.

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Vittoria sul filo, il centrosinistra tiene Bresso (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Vittoria sul filo, il centrosinistra tiene Bresso Zinni eletto sindaco con 156 voti di scarto. "Subito incontro con la Moratti sull'Expo" Il neosindaco è l'assessore uscente alle attività produttive: ha battuto il candidato di centrodestra Roberto Cassamagnaghi La più contenta è la nipotina Sara, 5 anni: "Il nonno ha cambiato ufficio!". Il nonno, all'anagrafe si chiama Fortunato Zinni, 67 anni, ed è il nuovo sindaco di Bresso. Il centrosinistra mantiene l'amministrazione della cittadina alle porte di Milano, 27 mila abitanti, per un pugno di voti: appena 156 separano i due candidati. Zinni, assessore uscente alle attività produttive e al bilancio, ha ottenuto, al ballottaggio, il 50,58% dei consensi, pari a 6.803 voti. Testimone della strage di piazza Fontana, autore di libri di storia locale, il candidato del centrosinistra era appoggiato da Pd, Italia dei Valori, La Sinistra L'Arcobaleno, lista "Manni per Bresso ", Pse. La settimana prima del ballottaggio aveva raccolto la dichiarazione di voto favorevole dai candidati sconfitti al primo turno, Raimondo Valenti di "Bresso Vale" e Aldo Piatti di "Un ponte per Bresso". Ha perso, ma solo di misura, il candidato del centrodestra, Roberto Cassamagnaghi, 59 anni, che si è fermato al 49,42%, pari a 6.647 voti. Consulente di Mediobanca, si è presentato come alfiere di Pdl, Lega Nord, lista civica "Per Bresso Cassamagnaghi" e Udc. Ma nonostante la sconfitta, il centrodestra di Bresso ha motivi per festeggiare: infatti negli ultimi 10 anni non si era avvicinato mai così tanto agli avversari. Segno che le liste civiche, pur raccogliendo il 10 cento al primo turno, al ballottaggio sono state influenti, ma non determinanti. Anzi, il centrodestra partiva indietro, rispetto a quindici giorni fa, di quasi due punti percentuali e mezzo, il 42,72% contro il 45,25%. Cassamagnaghi è riuscito a erodere ancora consensi al centrosinistra, pur con un'affluenza alle urne del 63,03%, crollata rispetto al primo turno. "Mi impegnerò per un'opposizione costruttiva - ha detto il candidato del centrodestra -: lo devo a tutti quelli che hanno avuto fiducia in questo progetto ". "è stata una sofferenza - è stata la prima impressione del neosindaco Zinni - ma sono contento. Chiedo alla giunta di non lasciarmi solo, perché ci saranno molte cose da fare". In agenda già due appuntamenti: questa mattina Zinni depositerà una corona di fiori al monumento ai caduti sul lavoro, nella piazza del Comune. Tra qualche giorno, con il sindaco di Milano, Letizia Moratti, si incontrerà per discutere di trasporti ed Expo 2015. In consiglio comunale, con la vittoria di Zinni, alla maggioranza di centrosinistra andranno 13 seggi, di cui al 8 al Pd, 2 alla lista Manni per Bresso, 1 all'Idv, 1 alla Sinistra Arcobaleno, 1 alla lista Bresso Vale. Sette gli scranni per l'opposizione, di cui 1 al candidato sindaco sconfitto Roberto Cassamagnaghi, 5 alla Pdl, e uno alla Lega Nord. Lo spoglio La conta dei voti Ferdinando Baron.

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Vite da piccoli ras nel vuoto del quartiere ghetto (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Dentro le case popolari Ma anche nella periferia sofferente e insicura di Milano c'è voglia di reagire Vite da piccoli ras nel vuoto del quartiere ghetto SEGUE DA PAGINA 1 La gente non fa più finta di non vedere. La polizia perfeziona i controlli. Il Commissariato funziona. Il Comune interviene con maggior sollecitudine. C'è una speranza che cresce con la massiccia ondata di arresti delle ultime settimane: quella di fermare un traffico che suscita tensione e paura tra i cittadini onesti e alimenta il piccolo esercito della malavita locale. Quarto Oggiaro sperimenta la voglia di riscatto tante volte soffocata dalle pubbliche disattenzioni: l'ennesima operazione antidroga dimostra come il controllo del territorio possa essere ripreso dalle forze dell'ordine. Fermando il degrado e riparando i vetri rotti delle finestre o dei lampioni, volutamente frantumati dai boss di professione. Nel buio e nel disordine sociale è facile creare condizioni di illegalità: per anni hanno vinto i boss; ieri ha vinto la legalità. è triste vedere nelle truppe dello spaccio anche ragazzini che dovrebbero essere a scuola o nelle loro case. Queste vittime del niente che soffoca certi angoli delle nostre periferie si sentono qualcuno facendo il palo o la sentinella su motorini smarmittati, guadagnando qualche euro da bruciare nelle macchinette del videopoker o in un nuovo cellulare. Tredici anni. A volte anche meno. E già in grado di muoversi da soli, di venire da paesi dell'hinterland nel centro dello spaccio, pronti a timbrare il cartellino per la loro piccola provvigione. Si fatica fin da piccoli a Quarto Oggiaro, e non è un caso se qualche giorno fa una bambina ha chiesto alla sua maestra una lezione di abbracci, contro la solitudine, la noia, l'assenza di tanti adulti. Ma non è solo un problema di quartiere quello dei baby corrieri della cocaina: il mercato della droga è diventato un business troppo grande, una fonte di reddito sicura. La richiesta continua garantisce grandi e piccoli boss, crea un indotto sempre più vasto. Bisognerà aggredire anche questo mercato diffuso della cocaina, ormai estesa a macchia d'olio, considerare l'uso della polvere bianca un'emergenza sociale, alla stregua dell'eroina di trent'anni fa, per arginare in qualche modo l'arruolamento continuo di giovani nello spaccio. Dietro il fiume di droga che invade Milano c'è un consumo che sembra sempre più tollerato, poco localizzabile, trasversale a ogni categoria. Ci sono consumatori in continuo aumento. C'è una richiesta che passa in ogni strato sociale. La raffinata distribuzione che i nascondigli e le baby sentinelle di Quarto Oggiaro garantivano a tutti è stata scoperta dopo mesi di pedinamenti, appostamenti, controlli. Adesso non si deve lasciare che l'operazione di ieri resti un caso isolato. Allarma la rete dei ragazzini per i quali non è difficile prevedere un futuro di entrate e uscite dal Beccaria. Bisogna evitare che abbiano altri pericolosi imitatori. I controlli della polizia Negli ultimi sei mesi sono state arrestate 43 persone, 8 sono minorenni. In tutto sono stati sequestrati 3 chili di droga; oltre 72 mila euro recuperati Giangiacomo Schiavi.

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BALLOTTAGGI 2008 I vincitori (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 6 categoria: BREVI BALLOTTAGGI 2008 I vincitori \\ Il Pdl può vincere al Nord con l'apporto della Lega e al Sud senza l'apporto della Lega Ignazio La Russa, An.

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Gianni, l'uomo della nuova destra che unisce imprenditori, ultrà e proletari (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Gianni, l'uomo della nuova destra che unisce imprenditori, ultrà e proletari Scettico sulla svolta di Fini, ha coltivato l'ala "sociale". E da ministro ha pescato anche a sinistra SEGUE DALLA PRIMA Se oggi lo festeggiano i tassisti irriducibili, e Montesano ex eurodeputato Ds; se l'hanno votato le grandi famiglie già papaline quindi democristiane infine rutelliane, e le classi popolari rimaste in città, allora Gianni Alemanno non è più da molto tempo il "picchiatore", il "camerata", l'avanguardia della "marea nera" annunciata da qualche suo coetaneo del fronte avverso. Ieri, in una giornata non meno storica del 13 aprile, il cerchio aperto nel '93 si è chiuso. Allora fu Fini a sfiorare la vittoria contro Rutelli. Adesso a batterlo è l'uomo che più ha faticato a seguire Fini nella marcia verso il centro, che per cinque anni è stato al governo quasi come capo di una corrente alternativa, che a lungo ha diviso con Storace la guida di una "destra sociale" sospettata di velleità neocorporative, ma che ora dimostra come la destra nuova sappia convincere la maggioranza dei romani, reduci da una lunga stagione non priva di successi ma associata al cliché eterno della mediazione, dei circoli, dei salotti interclassisti, delle relazioni privilegiate. Così le grida dell'ultima ora contro "l'uomo nero" non hanno influenzato il voto più di quanto avrebbe fatto anni fa una campagna contro D'Alema "lanciatore di molotov"; come l'insistenza maliziosa sul matrimonio di Alemanno con la figlia di Pino Rauti non ha mosso l'umore dell'elettorato più di un attacco da destra a Pietro Ingrao, per citare un altro "grande vecchio" sconfitto dalla storia e dal crollo delle ideologie ma a cui è giustamente riconosciuto un onore delle armi ad altri negato, almeno sinora. Questo non significa che al ballottaggio esca sconfitto anche l'antifascismo, valore importante pure nella capitale; ma che proprio per questo non andava svilito e strumentalizzato in una maniera che si è rivelata non solo inelegante ma, forse, controproducente. La vittoria di Alemanno (e di Fini, che l'aveva prevista così come alla vigilia del 13 aprile aveva anticipato che la Fiamma di Storace si sarebbe fermata al 2%) dimostra che, come al Nord la Lega tiene le chiavi dell'identità e della rappresentanza, così a Roma la destra ha il polso dell'anima profonda della città, dalle borgate ai quartieri piccoloborghesi, e sa coniugarla in sintonia con quelli che un tempo avrebbe definito polemicamente i "poteri forti" della capitale, dalle gerarchie vaticane ai costruttori; poteri in parte persuasi da tempo, in parte rapidi nel riallineamento. Le ragioni e la natura di questo passaggio storico sono tutte nella biografia del nuovo sindaco. Un uomo capace di cambiare anche radicalmente, senza abiure spettacolari, senza conversioni pubbliche, senza rinnegare il proprio passato. Alemanno, pugliese d'origine (padre di Lecce, madre di Gallipoli), cresce in una Roma che coltiva una memoria del fascismo fatalmente diversa da quella del Nord operaio, che certo non rimpiange le leggi razziali e l'occupazione ma neppure dimentica il lascito del regime: una nuova urbanistica, grandi edifici dal Foro Italico all'università, grandi ospedali come il San Camillo e il Forlanini; un ceto medio impiegatizio con l'espansione della burocrazia statale, un proletariato di periferia con le borgate, un hinterland con le bonifiche; e, soprattutto, l'idea (sia pure espressa nelle forme rozze e antistoriche della retorica dell'Impero) di Con il tricolore Gianni Alemanno, 50 anni, nato a Bari e cresciuto a Roma, festeggia l'elezione a sindaco della capitale (Pignatelli/Reuters).

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Bossi chiede il Welfare per Rosi Mauro (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Vertice in aereo Bossi chiede il Welfare per Rosi Mauro MILANO - (al. t.) Rosi Mauro (sopra) al Welfare. Dopo la vittoria di Alemanno, Umberto Bossi chiede a Silvio Berlusconi un altro ministero chiave. I risultati di Roma hanno rimesso in discussione la "quadra" tra Lega e Pdl. E se Rosi Mauro sembrava destinata alla vicepresidenza del Senato, ieri il Senatùr ha alzato il tiro. Anche perché c'è da compensare il veto su Calderoli vicepremier. E Maroni potrebbe cedere il Viminale per lo Sviluppo economico. Bossi è partito per Roma, sullo stesso aereo di Berlusconi, Tremonti e Calderoli. Si è parlato anche del Guardasigilli: potrebbe tornare in gioco Roberto Castelli, particolarmente gradito da Silvio Berlusconi.

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An: ora più forti al tavolo del Pdl E Silvio non molla l'asse con Walter (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il retroscena La soddisfazione per una affermazione senza la Lega An: ora più forti al tavolo del Pdl E Silvio non molla l'asse con Walter ROMA - "Aspettate, aspettiamo il ballottaggio di Roma. Dopo quel voto vedrete che cambierà tutto". E tutti dentro An avevano infine condiviso il profilo scelto dal leader, sebbene nel partito serpeggiasse il malcontento, perché - come racconta Matteoli - "all'indomani del 14 aprile, sembrava che la vittoria elettorale fosse solo frutto di Berlusconi e Bossi. E nell'immaginario collettivo, come in quello mediatico, la stessa disputa sugli assetti di governo pareva incentrata esclusivamente sui rapporti di forza tra il Cavaliere e la Lega, con An marginalizzata. Non era così. La vittoria di Roma lo dimostra ". Ecco perché, con un paradosso, Ronchi definisce la conquista del Campidoglio "persino più importante del successo alle Politiche". L'affermazione di Alemanno ha un valore strategico per An, "con Gianni si chiude il cerchio del '93", ha sussurrato ieri pomeriggio Fini, alzando il calice con La Russa nel bar sotto la sede di via della Scrofa. Come a dire che ieri "si è completata la svolta" della destra: dal Msi al Pdl, passando per An. Non a caso Alemanno ha subito voluto rimarcare che "il mio è il successo di tutto il centrodestra, non solo della destra". La battuta rimanda al ragionamento di Fini, convinto che il voto di Roma avrebbe cambiato tutto: "Ora è chiaro. Questo voto rappresenta un'autentica rivoluzione culturale prima che politica, segna la fine di un'era, seppellisce gli schemi ideologici del passato, cambia per sempre il volto del sistema". Non è il preannuncio di rivendicazioni ministeriali, "nessuna ripercussione sul governo", ha annunciato infatti al Tg1. Per il leader di An, aver strappato il Campidoglio al Pd, "senza la Lega" e con l'intero centrosinistra schierato per Rutelli, vale molto di più: gli offre una maggiore forza contrattuale quando dovrà sedersi con il Cavaliere per discutere sulla nascita del Pdl. La "storica" vittoria di Alemanno avviene alla vigilia della sua "storica " elezione a presidente della Camera, "e immagino che qualcosa aggiungerai nel tuo discorso", gli ha chiesto La Russa. "L'ho già preparato ", è stata la risposta: "E non dovrò cambiarlo". Un modo per ribadire che era certo del risultato. E prima di tornare nel suo ufficio, il leader di An ha provato a immaginare lo "psicodramma " in corso nel Pd: "Anche se al momento non so quali effetti potrà avere sugli equilibri interni". Il tema è caro a Berlusconi, intenzionato a tener saldo l'asse con Veltroni, tanto da averlo sottolineato nella nota con cui ha festeggiato la vittoria di Roma: "Mi auguro che, nonostante la sconfitta, l'opposizione confermi in Parlamento l'impegno a collaborare sulla riforma dell'architettura istituzionale". Il Cavaliere attende ovviamente di capire cosa accadrà nel campo avverso, ma non ha alcuna intenzione di riproporre "schemi del passato". Il riferimento è alle manovre anti veltroniane, di cui è a conoscenza. Il cenno è a D'Alema, che ieri guarda caso è stato attaccato addirittura da un vecchio amico-avversario, il pugliese Fitto: "Anche nella mia regione gli elettori hanno bocciato D'Alema e i suoi metodi". "A noi serve un interlocutore credibile, e serve stabilità per governare, non giochi di Palazzo", è la tesi di Berlusconi. Tesi che coincide con quella sostenuta da Gianni Letta, che nei giorni scorsi si è impegnato perché l'asse reggesse. Raccontano infatti che alla vigilia del ballottaggio per Roma, dinanzi agli attacchi di Veltroni sul "nero Alemanno" e sui rapporti tra il Cavaliere e il "fascista" Ciarrapico, il più fidato consigliere del futuro premier abbia invitato i dirigenti azzurri e anche quelli di An a "evitare polemiche astiose", a "moderare i toni delle risposte", perché "si deve guardare in prospettiva". E in prospettiva Berlusconi ha chiaro un punto: "Se salta Veltroni rischiano di saltare gli equilibri ai quali abbiamo lavorato". Traduzione: il leader del Pdl ritiene che se salta il leader del Pd, salta lo schema bipolare, quasi bipartitico, uscito dal voto del 14 aprile. E questo potrebbe innescare una fase d'instabilità anche nel centrodestra. "Avete visto come D'Alema è andato subito da Casini?", ha commentato Berlusconi: "Già nel '94 fece la stessa cosa". Allora, il ministro degli Esteri uscente cercò l'intesa con il Ppi di Buttiglione "ma anche " con la Lega... Certo, nel centrodestra si confrontano tesi diverse. Per esempio Cicchitto, futuro capogruppo alla Camera del Pdl, ieri ha attaccato "Veltroni e il sistema di potere di Bettini", aggiungendo che "di là sono profondamente divisi", che "non possiamo avere un interlocutore solo", e che "dobbiamo esser cauti per non venire strumentalizzati a fini di battaglie interne al Pd". Però la linea del Cavaliere al momento non muta. In futuro si vedrà. Un altro potentissimo dirigente forzista, Donato Bruno, avvisa infatti che "Gianni - inteso come Letta - non è tipo da farsi trovare impreparato. Non è che ha smesso di tenere rapporti anche con D'Alema e Marini". Ma c'è un punto su cui Berlusconi e Veltroni hanno stretto un patto di ferro: "Impediamo la rinascita del centro". Su quella linea il Cavaliere non tradirà l'impegno. Francesco Verderami.

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Umberto Bossi (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 6 categoria: BREVI Umberto Bossi Sembrava che la vittoria delle Politiche fosse solo sua. E invece il Pdl vince a Roma senza Lega.

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<C'è una zona grigia al servizio delle cosche> (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-29 num: - pag: 24 categoria: REDAZIONALE Lo Bello di Confindustria "C'è una zona grigia al servizio delle cosche" MILANO - "Le cosche, senza la "zona grigia" dei professionisti e della "piattaforma di servizi" che offrono ai boss, sarebbero solo crimine ordinario", dice Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria siciliana, dell'affilato libro che Nino Amadore, giornalista del Sole 24 Ore, dedica appunto a "La zona grigia" di tecnici pubblici, avvocati, medici, geometri, notai: quelli che il pm antimafia palermitano Michele Prestipino chiama "i "pontieri" delle cosche verso la società civile" e accredita di "sempre maggior forza contrattuale" rispetto ai boss. E se ai "dottor Neri" (i professionisti conniventi) "fa paura solo la certezza della pena", ai "dottor Bianchi", quelli invece "ignari di poter essere intossicati", l'economista Donato Masciandaro prospetta "incentivi normativi che non solo siano efficaci, ma anche efficienti per il sistema". (L. Fer.) Industriale Ivan Lo Bello è il presidente di Confindustria Sicilia in prima linea contro la mafia.

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Stop di Cofferati alla moschea <Il progetto non esiste più> (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-29 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE Bologna Il sindaco padovano Zanonato: ma vogliamo che preghino o spaccino? Stop di Cofferati alla moschea "Il progetto non esiste più" Il Comune: non hanno preso le distanze dall'Ucoii. La Lega esulta Dopo mesi di discussioni, il dietrofront. An: ora ci danno ragione, come hanno fatto sul manganello ai vigili DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA - Niente nuova grande moschea all'ombra delle Due Torri. La Lega, che con Roberto Calderoli aveva ipotizzato un "Maiale day", con suino al guinzaglio per infettare il terreno del luogo di culto islamico, esulta: "è l'effetto della nostra vittoria". An gongola: "Il Comune ci dà ragione, anche se un po' in ritardo". Sergio Cofferati, che nei mesi scorsi aveva detto sì facendo arrabbiare l'opposizione, nel giorno del no è fuori sede. Ma è d'accordo sul dietro front. La svolta arriva con la firma e la voce di Virginio Merola, assessore all'Urbanistica, l'uomo che aveva in mano la patata bollente che, opinione diffusa, ha portato voti al Carroccio. Con il conforto del Partito democratico (che l'anno prossimo dovrà chiedere il rinnovo di fiducia agli elettori), proprio nel giorno in cui Alemanno ha sconfitto Rutelli. Per questo c'è chi pensa che la mossa sia previdente per togliere agli avversari la carta del malcontento diffusa tra molti bolognesi. Per contro il Centro di cultura islamica non rinuncia al progetto e snobba il Comune: non ha nemmeno risposto alla lettera in cui la giunta poneva condizioni vincolanti. Questa lettera, nota solo ora, è stata scritta prima delle elezioni. L'assessore Merola sottolinea: "Prima delle elezioni". Una puntualizzazione per non darla vinta agli uomini di Bossi. In sostanza era un ultimatum: "Niente regole, niente moschea". La sterzata restrittiva è stata esplicita. Il Comune ha messo i musulmani bolognesi davanti alla scelta, esponendo due condizioni, la prima più formale (costituzione di una Fondazione, per garantire trasparenza nella gestione dei fondi), la seconda nettamente politica: rompere con l'Ucoii, il raggruppamento che non ha accettato l'invito del governo di entrare nella Confederazione musulmana. La mancanza di risposta è stata presa come un "silenzio dissenso" ed ecco lo stop alla moschea. "Il progetto non esiste più", ha sancito Merola. La vicenda assume rilevanti contorni politici. Era un punto di inquietudine nella città e di rovente scontro fra i partiti. La costruzione era prevista in un'area periferica ma tra gli abitanti del quartiere era cresciuta l'opposizione. Siamo oltre la zona Pilastro, per anni punto dolente ma da qualche tempo stabilizzato. Molta gente ha visto il progetto come un problema di sicurezza o un favore agli integralisti, in una città caduta in pesanti situazioni di degrado e di paura. Ora il leader di Alleanza nazionale Enzo Raisi sente vincente la sua linea politica: "Anche su spray e manganelli ai vigili il Comune ha finito per darci ragione ". Da Padova il sindaco Pd Flavio Zanonato, che si batte per la costruzione di una moschea nella sua città, non entra nel merito di Bologna. Ma spiega: "La libertà di culto è garantita dalla nostra Costituzione. Preferiamo che gli islamici spaccino o che preghino? Non mi oppongo al referendum che vuole la Lega: sono sicuro che i padovani diranno sì alla moschea ". Vittorio Monti.

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Malpensa, svolta con Lufthansa <Alleanza strategica, è solo l'inizio> (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-29 num: - pag: 31 categoria: REDAZIONALE L'accordo La compagnia tedesca: non escluso un ampliamento, il Nord Italia ci interessa Malpensa, svolta con Lufthansa "Alleanza strategica, è solo l'inizio" Bonomi: Alitalia non ha creduto in noi. A Sea "costa" 30 milioni Il gruppo tedesco fa forse un passo indietro nella lista dei potenziali acquirenti della compagnia italiana SEGUE DALLA PRIMA "Abbiamo sempre detto di considerare l'Italia, e in particolare il Nord, un mercato molto importante. Non escludiamo nuovi sviluppi", fa sapere il quartier generale del colosso tedesco. "Questo è l'inizio di un percorso - aggiunge Giuseppe Bonomi, presidente di Sea -. Abbiamo messo a punto squadre di lavoro congiunte che lavoreranno per lo sviluppo di Malpensa". Numerose le reazioni alle manovre di avvicinamento tra Lufthansa e lo scalo varesino. "Questa è la prima risposta del nuovo governo alle difficoltà di Malpensa", ha rivendicato il leader della Lega, Umberto Bossi. Mentre per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, "per Malpensa l'accordo è sicuramente importante, ma per Alitalia non necessariamente". Le nuove rotte - tutte europee - sono il primo passo verso un ritorno di Malpensa al ruolo di hub? Presto per avere risposte. Ancora da definire le destinazioni e il numero di voli. Certo è che Alitalia rischia di avere un nuovo concorrente sul mercato del Nord. E che, con questa mossa, Lufthansa scivola agli ultimi posti nell'elenco dei potenziali acquirenti della compagnia di bandiera italiana. "Sea dimostra di poter trovare partner di grande livello ", ha commentato soddisfatta Letizia Moratti, sindaco di Milano (il Comune della Madonnina controlla l'84,5 per cento della società che gestisce gli aereoporti milanesi). "Resta l'amarezza per quanto ha fatto il governo Prodi che si apprestava a svendere l'intero sistema del trasporto aereo italiano", ha polemizzato Moratti. A questo punto l'obiettivo di Sea è lavorare per la liberalizzazione del mercato aereo. "La condizione perché Malpensa di sviluppi come hub" insiste il presidente di Sea, Giuseppe Bonomi. Anche il manager non risparmia un affondo al governo uscente: "Alla richiesta di una maggiore liberalizzazione dei cieli, il governo Prodi ha risposto con un "vedremo". E tutto per il timore di indispettire il potenziale acquirente di Alitalia. Ora torneremo alla carica con Berlusconi". Per quanto riguarda la causa di risarcimento danni da 1,25 miliardi di euro intentata da Sea ad Alitalia, Bonomi apre uno spiraglio: "Se arrivasse una proposta transattiva da Alitalia, la valuteremmo con velocità e attenzione ". Intanto Sea chiude il bilancio con un utile di 34,5 milioni di euro (di cui 29,6 distribuiti agli azionisti). I ricavi sono aumentati in un anno del 6,1 per cento attestandosi a quota 691,5 milioni. Il gruppo registra un indebitamento netto di 385,8 milioni di euro, in miglioramento rispetto al 2006. Senza l'abbandono di Malpensa da parte di Alitalia, gli utili si sarebbero attestati sui 64,4 milioni di euro. Circa 30 milioni di euro, quindi, a oggi, il costo del divorzio dalla compagnia di bandiera. Degli 886 movimenti tagliati, 510 sono stati già recuperati. Ulteriori notizie sul futuro di Sea nel piano industriale che sarà presentato a fine maggio. Il presidente di Sea Giuseppe Bonomi (a sinistra), e l'amministratore delegato di Lufthansa Wolfgang Mayrhuber Rita Querzé L'INTERVENTO di Salvatore Bragantini nelle Opinioni.

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Film e programmi (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-29 num: - pag: 52 categoria: BREVI Film e programmi Bruce Willis killer Gere sulle sue tracce Un boss legato alla mafia russa assolda il killer detto "The Jackal" (Bruce Willis, foto) per eliminare la moglie del presidente Usa. Sulle tracce di Jackal c'è Declan (Richard Gere) The Jackal Retequattro, ore 21.10.

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Non solo Roma (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-29 num: - pag: 38 autore: di MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE La vittoria di Alemanno Non solo Roma SEGUE DALLA PRIMA Il risultato paradossale è stato quello di dilatare la sensazione del vuoto strategico del centrosinistra; di mostrare in bianco e nero non il Pdl ed il suo "uomo senza qualità", ma un Pd che invece pretendeva di presentarsi nuovo di zecca, ed invincibile nella sua roccaforte capitolina. A questo punto, il problema non è più soltanto l'eredità governativa di Romano Prodi. Di fatto, il risultato del ballottaggio per il Campidoglio lesiona la leadership veltroniana e di tutto il "gruppo romano" che ha costruito il Pd e la sua strategia solitaria. Ma soprattutto, lascia indovinare una crepa in quel "partito dei municipi " che ha sempre rappresentato il cuore duro del potere del centrosinistra in Italia; e che sembrava al riparo da qualunque sconvolgimento nazionale. è come se di colpo il gruppo dirigente si svegliasse da un lungo sonno. E scoprisse che la realtà, dispettosamente, non ha assecondato le loro convinzioni. Si tratta di una sorta di "sindrome di Ecce bombo" collettiva: la stessa di quei ragazzi di sinistra immortalati nel 1978 dal regista Nanni Moretti nel film omonimo. Raccontava la storia di un gruppo di amici che erano andati a dormire sulla spiaggia aspettando l'alba; e che alla fine si accorgevano che il sole era spuntato non dove credevano, ma alle loro spalle: una metafora degli abbagli culturali, prima che politici, della sinistra. L'immagine di un Pd convinto di tenere Roma, il quale assiste invece al trionfo di Alemanno ed ai caroselli selvaggiamente gioiosi dei tassisti, fa impressione più che se fosse diventato sindaco Umberto Bossi. In fondo, il leader dei lumbard poteva essere considerato un invasore. Alemanno, invece, incarna la rivolta delle viscere della capitale contro chi l'ha governata negli ultimi anni: e neppure così male. è un monito per gli sconfitti, e per i vincitori.

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Sondrio sceglie ancora Molteni <Vittoria che viene da lontano> (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-04-29 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Sondrio sceglie ancora Molteni "Vittoria che viene da lontano" Faggi fermo al 45 per cento: "Ci sono mancati i voti del Pdl" Con il 54,2 per cento dei consensi, il candidato del centrosinistra torna sulla poltrona occupata dal '94 al 2003 DAL NOSTRO INVIATO SONDRIO - Nella nuova Stalingrado d'Italia il sindaco appena eletto fa ritardare il brindisi: "Scusatemi, ma sto facendo lezione agli operai". Niente paura, Alcide Molteni, fresco capo dell'unico capoluogo che in Lombardia ha visto l'affermazione del centrosinistra, non è il nuovo Berja ma semplicemente un medico di base che anche nel giorno del suo trionfo non ha messo da parte i doveri professionali: aveva da tempo in calendario una conferenza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e non ha annullato l'impegno. Così, solo dopo le 18, un'ora abbondante oltre la fine dello spoglio delle schede, Molteni fa il suo ingresso nelle stanze che già lo videro sindaco dal 1994 al 2003. Il ballottaggio che nel corso del fine settimana lo ha opposto al candidato del Pdl Aldo Faggi si è risolto per lui senza troppi patemi d'animo: 54,2% dei consensi contro il 45,8% del suo competitor. Faggi è riuscito a compiere una parziale rimonta, ha prevalso in alcune sezioni cittadine (cosa che non gli era riuscita al primo turno) ma Molteni ha tenuto il punto. Tutto questo a dispetto di una campagna elettorale che negli ultimi giorni si era fatta cattiva. Il Pdl aveva tappezzato di manifesti la città con slogan del tipo "Se volete che a Sondrio nasca una nuova moschea, votate Molteni". "Sono persino arrivate lettere anonime a presidenti di società sportive e associazioni di volontariato nelle quali si diceva: se voti il centrosinistra non avrai più un euro di contributi" confessa a partita chiusa il neosindaco. Ma Molteni non vuol sentir parlare di un "caso Sondrio": "Non l'abbiamo mai messa sul piano politico, abbiamo semplicemente presentato un buon programma al quale i cittadini hanno dato fiducia. Forse si sono ricordati della nostra buona amministrazione degli anni passati, quando Sondrio era sempre in vetta alle classifiche sulla qualità della vita, forse hanno sperimentato i disastri del centrodestra". D'accordo ma se il Pd naufraga anche in acque amiche come Brescia, se tutto il Nord si affida a Bossi, se persino a Roma le cose vanno come vanno, perché in Valtellina l'ago della bussola gira di 180 gradi? Che indicazioni può dare il Pd locale al resto d'Italia? "Il partito con i maggiori consensi è risultato Sondrio Democratica, la lista civica da me guidata - sottolinea Molteni - che non è una compagine messa in piedi all'ultimo minuto ma il risultato di un lavoro lungo e paziente. E poi il fatto che i cittadini, a differenza delle politiche, abbiano avuto la possibilità di esprimere la preferenza ha pesato: via gli slogan, sono riemerse le persone". Ma perché il centrosinistra al Nord ha bisogno di travestirsi da lista civica per vincere? "I simboli di partito non sono stati accantonati e non sono una malattia della sinistra. Semplicemente qui c'è stata una fortunata combinazione tra uomini e programmi e il cittadino ha potuto scegliere". Sul fronte opposto non si rammaricano del risultato, anche se Aldo Faggi si toglie il proverbiale sassolino dalla scarpa: "Ci aspettavamo un risultato certamente migliore. Faccio solo notare che mentre la Lega ha raddoppiato i suoi consensi rispetto al 2003, il Pdl ha perso 8 punti. Qualcosa da quella sponda ci è venuto a mancare". Ma gira e rigira, forse il segreto del successo di Molteni sta nel suo nome di battesimo. Il neosindaco all'anagrafe fa Alcide, ma anche Palmiro. Alcide e Palmiro, come i grandi rivali della politica italiana del dopoguerra, riuniti in una sola persona. Hai voglia a metterti contro... Brindisi Alcide Molteni festeggia con un gruppo di fedelissimi il ritorno a Palazzo Pretorio Claudio Del Frate.

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Cauti gli europopolari Watson: ora più difficili i rapporti tra Pse e Ppe (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Da Strasburgo Cauti gli europopolari Watson: ora più difficili i rapporti tra Pse e Ppe DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES - In Italia la vittoria di Alemanno a Roma esalta il Pdl, ma in Europa rilancia il problema dell'ammissione nel Partito popolare europeo (Ppe) del nuovo soggetto politico con dentro la destra ex An di Gianfranco Fini, non gradita dal nucleo storico democristiano. I vertici del Ppe rinviano ogni commento a quando arriverà la domanda di ammissione del partito di Berlusconi, ora accolto limitatamente alla componente Forza Italia. Ma il britannico Graham Watson, presidente del gruppo liberaldemocratico dell'Europarlamento, il terzo dopo Ppe e socialisti del Pse, critica l'eccessivo spostamento a destra dei popolari da quando Berlusconi mise in lista personaggi considerati estremisti come Giuseppe Ciarrapico e Alessandra Mussolini. Mario Mauro di Forza Italia, vicepresidente dell'Europarlamento, replica che il Pdl resta in linea con le indicazioni sulle nuove aggregazioni politiche date nel congresso di Roma nel 2006 dal presidente del Ppe, il belga Wilfried Martens, uno dei più contrari ad accogliere An tra i popolari. Watson dubita che un Ppe con dentro il Pdl, dopo il rinnovo dell'Europarlamento nel 2009, possa mantenere gli attuali accordi con il Pse, impostati a Strasburgo sulla scia della "grande coalizione" in Germania. "Ritengo difficile che la sinistra francese e quella italiana del Pse possano accettare accordi con un Ppe caratterizzato da un Pdl così spostato a destra - afferma Watson -. Se consideriamo l'orientamento dei conservatori britannici a valutare un'uscita dal Ppe, che considerano troppo condizionato dai democristiani, nel 2009 potrebbe perfino verificarsi un accordo con Berlusconi per confluire entrambi nel gruppo della destra Uen, che accoglie An e Lega Nord". Mauro è di diversa opinione. "Nel 2009 il Pdl potrà far parte del Ppe - afferma -. Diverso sarebbe se avesse chiesto l'ammissione An, anche se ormai la Destra di Storace testimonia l'avvenuto spostamento verso il centro di Fini". Watson vede un cambiamento immediato in Europa soprattutto al livello dei governi perché "Berlusconi può rafforzare il francese Nicolas Sarkozy avvantaggiando il centrodestra sui governi di centrosinistra e liberali". Graham Watson Ivo Caizzi.

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AA.S. Roma1,1761,470,5601,1841969238 A2A2,3600,942,1 (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

973,1187391523 Acea12,239-1,0511,39414,433375648 Acegas-APS5,4100,005,3356,98120419 Acotel Group81,7500,7453,11083,18032758 Acque Potabili Torino2,842-0,112,3613,43146609 Acsm1,5441,581,2231,83322977 Actelios7,4431,965,9887,68939519 AdF - Aeroporto di Firenze16,8870,1016,65118,029231 Aedes1,982-0,851,5603,412378958 Aeffe1,7290,701,7132,63279083 Aicon1,3913,341,2402,1281580208 Alerion0,636-1,200,5530,706524325 Alitalia0,499-0,400,2270,7911171052 Alleanza Assicurazioni8,3780,167,8378,8042256481 Amplifon1,9241,531,8183,568465261 Anima1,961-6,931,6042,16055198 Ansaldo Sts9,8931,987,1709,864206742 Arena0,0681,940,0550,1461370240 Ascopiave1,5651,101,4341,820136062 Astaldi5,3523,624,0175,427205928 Atlantia20,700-1,1518,63225,6501281775 Autogrill9,6211,039,23011,5731038150 Autostrada To-Mi11,317-2,8611,23514,991295951 Azimut Holding7,181-0,976,0238,889814078 BBanca Carige2,483-1,002,2473,2931465108 Banca Carige risparmio2,6101,522,3183,24512724 Banca Finnat0,8140,000,6490,87412692 Banca Generali5,8980,054,6216,779121816 Banca Ifis9,640-1,507,91210,516136758 Banca Ifis warrant 20083,2360,001,6233,6360 Banca Italease7,1220,474,8299,4861700555 Banca Pop. dell'Etruria e Lazio8,1292,307,1579,394113206 Banca Pop. di Intra12,1840,009,54411,9100 Banca Pop. di Milano8,2770,176,9729,1763336656 Banca Pop. di Spoleto7,050-6,006,9149,2664390 Banca Profilo1,399-0,921,3161,91740306 Banco Bilbao Vizcaya14,7001,3812,85316,8303410 Banco di Desio e della Brianza6,5001,726,0217,11032934 B.co Desio e Brianza rnc6,6000,435,9807,000200 Banco di Sardegna rnc14,9501,5613,89216,6032100 Banco Popolare12,617-0,1310,42715,0872875667 Basicnet1,785-0,061,4662,29482189 Bastogi0,274-0,110,2350,327131378 BB Biotech48,9500,6445,94052,8001808 Bca Popolare Italiana warr 20100,4080,000,3180,6600 Bco Santander C.Hispano13,6500,3611,17914,58513035 Beghelli ord0,962-0,520,8691,17896307 Benetton Group8,105-0,808,00411,969409836 Beni Stabili0,7220,780,6110,7843258842 Bialetti Industrie1,2400,001,1731,6499 Biesse13,0121,3011,23714,64726927 Bim5,3702,684,8577,11938989 Boero Bartolomeo27,100-1,4521,20029,5000 Bolzoni2,807-0,672,7553,85919925 Bonifiche Ferraresi37,150-0,5628,02037,2401233 Brembo ord8,189-2,238,31710,970689468 Brioschi0,3830,290,3480,48653120 Bulgari7,340-1,616,8059,5212001633 Buongiorno Vitaminic1,8612,371,5272,192206811 Buzzi Unicem17,055-0,0514,40318,763572909 Buzzi Unicem rnc11,3780,739,23412,507135413 CCad It9,252-0,478,98010,11718905 Cairo Communication2,497-1,192,3004,32128241 Caltagirone5,182-0,254,6516,1303157 Caltagirone Editore3,9461,443,6364,4527587 Cam-Fin1,0300,781,0021,401711472 Campari5,9372,895,2656,5982494633 Cape Live0,7000,000,6250,9000 Carraro6,165-0,484,4356,865434349 Cattolica Assicurazione33,7600,0626,48034,70064749 Cdc2,4510,331,8193,8915147 Cell Therapeutics0,515-0,410,3201,367668189 Cembre5,6611,454,9646,5212414 Cementir6,111-1,995,1796,372330714 Centrale LatteTorino2,7201,872,2853,8601255 Ceramiche Ricchetti1,6581,411,4261,69130098 CHL0,406-0,540,2840,5432304079 Ciccolella1,9332,491,7213,01640268 Cir1,670-1,181,6322,5402191205 Class Editori(ex scis.)1,1261,990,9321,42662630 Cobra4,600-0,764,2726,37741916 Cofide0,6800,190,6691,0861867039 Cred. Bergamasco29,7600,3725,38030,7202062 Cred. Emiliano8,5061,237,8859,480239276 Cred. Valtellinese7,521-1,477,4989,090411226 Credito Artigiano2,728-0,442,6413,04943371 Credito Artigiano 01/01/080,0000,002,3892,7990 Credito Valtellinese warr 20080,0000,000,4261,5970 Credito Valtellinese warr 20091,1110,001,0511,7060 Cremonini2,9810,032,1802,980244858 Crespi0,7100,000,5930,9727550 Csp1,415-0,631,2901,84720627 DD'Amico2,0841,811,8782,766193951 Dada14,5413,6511,30116,37229878 Damiani2,2231,231,7843,71254681 Danieli23,010-1,0316,52424,53065510 Danieli rnc15,027-2,1212,50915,862178907 Data Service2,8500,782,8044,4809069 Datalogic5,652-3,525,4856,07888255 De' Longhi2,939-1,012,6443,85144968 Dea Capital1,7585,021,5432,127582971 Diasorin11,7800,6810,95713,33611382 Digital Bros4,1981,163,8345,281226 Dmail Gr.10,010-0,108,02711,0801097 DMT-Digital Mult.Tech20,9101,3119,84934,7908485 Ducati Motor Holding1,6890,061,0241,6893381486 EEdison1,5960,631,5522,2078522582 Edison risparmio1,6191,821,5802,03211656 Editoriale L'Espresso2,2321,132,2042,993939886 EEMS3,0803,912,2303,997266663 El.En24,7500,0023,00027,3203950 Elica2,5001,212,1693,417130698 Emak4,7711,624,3045,26211394 Enel7,0590,636,5418,20430538252 Enertad2,7151,232,2972,97538128 Engineering22,1901,0020,94027,33010105 Eni24,5400,0821,08025,61018159530 Enia8,8451,188,70411,661100649 Erg14,2880,809,77214,490602200 Ergo Previdenza4,2151,013,1154,25838171 Esprinet7,0490,185,5828,288110550 Eurofly1,3031,481,0352,057551508 Eurotech4,800-0,953,9364,988173683 Eutelia2,0391,241,6573,408391287 Everel Group0,271-3,080,2490,39595117 Exprivia1,5670,061,2301,980168693 FFastweb20,0601,2117,85625,670127764 Fiat14,558-0,8612,15217,70236781779 Fiat prv10,901-1,489,17614,614371020 Fiat rnc10,822-0,919,35114,679244480 Fidia8,573-2,306,1009,467101990 Fiera Milano7,0020,063,77010,221133330 Filatura di Pollone0,562-0,710,5440,7621000 Finarte Casa D'Aste0,461-2,600,4260,53866852 Finmeccanica21,6600,3718,47522,0301317039 FMR Art'è6,970-0,856,1878,004606 Fondiaria-Sai26,080-0,8025,11029,690421722 Fondiaria-Sai rnc16,998-0,6016,44619,87590994 Fullsix3,6430,223,5536,1465966 GGabetti Property Solutions1,807-1,791,6662,26722316 Gas Plus7,4501,026,4818,16811857 Gefran ord4,620-3,554,2845,1849340 Gemina0,8530,180,8071,2003105872 Gemina rnc0,9505,560,9001,1109000 Generali28,590-0,9726,85031,4307278243 Geox S.p.A.9,1961,328,81713,602697201 Gewiss3,8631,983,3424,83042973 Granitifiandre7,000-0,146,7678,63615539 Greenergy Capital0,0080,000,0050,0080 Gruppo Coin4,2330,673,8195,50416245 Guala Closures4,1140,643,4414,325294154 HHera2,4383,922,2873,0422938705 II Grandi Viaggi1,245-1,971,1631,52315040 Ifi prv17,338-2,5515,56022,990294086 Ifil5,379-0,994,5156,3421944729 Ifil rnc4,382-1,353,9235,844195080 IGD- Imm. Grande Distribuzione2,2590,941,7552,518706335 Ima13,097-0,4612,19814,1218656 Imm. Lombarda0,156-0,890,1030,1583815879 Immsi0,894-0,630,8801,297435182 Impregilo3,841-0,312,5144,5962540271 Impregilo rnc7,180-10,257,1809,4402000 Indesit7,3731,357,32610,671651464 Indesit rnc10,8000,0010,80013,3400 Intek0,5550,250,5520,705443110 Intek risp0,952-4,610,9001,0446000 Interpump5,813-1,115,4127,01289452 Intesa Sanpaolo ord4,798-0,354,2185,32754849507 Intesa Sanpaolo rnc4,486-1,153,8734,9603944087 Invest e Sviluppo0,1451,610,1270,186405923 Inv.e Svil.Mediterraneo1,0100,000,9601,1500 Inv.e Svil.Mediterraneo w0,0360,000,0260,2450 Investimenti e Sviluppo warr 20090,0280,000,0240,0390 Ipi3,4900,003,1134,8300 Irce2,7201,722,2212,8201741 Iride1,8981,061,8652,588864873 Iride w80,4480,000,4130,7960 Isagro4,33019,912,1045,138492291 It Holding0,637-0,480,5031,092706278 IT WAY5,8751,405,7167,359724 Italcementi14,2921,9111,76314,4471887612 Italcementi rnc10,2950,548,01810,754447146 Italmobiliare61,1502,0953,34067,33020495 Italmobiliare rnc46,1300,8137,01048,19041438 JJuventus FC1,078-0,830,7581,108459259 KKaitech0,311-2,170,2310,380120810 KME Group1,0624,121,0001,479551839 KME Group rnc1,2793,231,1721,51311850 LLa Doria1,4992,951,2071,66111045 LAF (La Fond.) w. 02/085,6850,005,4446,7050 Landi Renzo3,1382,482,2793,253356516 Lavorwash1,828-0,051,3081,82816501 Lazio0,293-3,930,2500,39032970 Lottomatica(ex NewGame)19,800-1,2018,28125,010801800 Luxottica17,371-1,2514,78721,3702745594 MMaffei2,2481,722,1452,6356000 Maire Tecnimont3,8000,002,9763,805724922 Management e Capitali0,7100,000,6600,78167710 Marazzi Group5,1962,874,8406,723476315 Marcolin1,5002,321,4631,86334543 Mariella Burani Fashion Group16,4280,4215,68118,70743185 MARR6,605-1,175,9737,31938515 Mediacontech6,620-0,485,7818,1674896 Mediaset ord.5,640-0,485,2956,8167775649 Mediobanca13,5300,5911,76614,0662229329 Mediolanum3,892-0,133,7275,4211373368 Mediterranea Acque3,718-1,223,0504,25427520 Meliorbanca2,491-1,932,4903,56636216 Mid Industry Cap19,9900,0017,90022,0000 Milano Assicurazioni4,189-6,544,0335,2991482728 Milano Assicurazioni rnc4,236-4,034,1925,248127088 Mirato8,1161,136,8068,4042906 Mittel4,105-0,243,8525,168958 MolMed2,050-1,441,9452,1474500 Mondadori5,456-0,264,8435,605301660 Mondo Tv6,9491,005,57711,5051749 Monrif0,692-1,140,6440,9024500 Monte Paschi Siena2,211-4,382,1442,96783095786 Montefibre0,528-2,190,4490,630159463 Montefibre rnc0,5021,470,4410,60965964 Mutuionline4,0720,593,1544,3866690 NNavigazione Montanari2,5291,482,0482,789112574 Negri Bossi0,4602,220,4330,81223323 Negri Bossi warr 2007/20100,1500,000,1230,2550 Nice2,913-1,192,9043,69645239 OOlidata0,8651,310,7501,05842665 Omnia Network1,440-2,570,9532,10248580 PPanariagroup Ind.Ceram.3,3390,882,9914,4084511 Parmalat SpA2,092-0,482,1082,65215624144 Parmalat warrant 20151,2190,001,1991,6610 Permasteelisa13,8330,1710,64014,41025777 Piaggio1,4890,401,4552,330609034 Pininfarina9,757-5,346,92414,801375997 Pirelli & C.0,5430,740,4930,58748157895 Pirelli & C. Real Estate20,0000,6919,16627,428134270 Pirelli & C. rnc0,6140,030,5490,638113138 Poligrafica S.Faustino14,1241,1512,66517,855371 Poligrafici Editoriale0,643-0,540,6251,11395556 Poltrona Frau1,319-0,151,0352,14960970 Polynt3,6520,523,4723,655139265 Premafin Finanziaria1,495-0,131,4541,950140015 Premuda1,3102,581,1801,61586209 Prima Industrie29,4600,2720,72032,4801581 Prysmian15,2040,2012,46116,3162284491 RRatti0,4210,290,3520,52053451 Rcs MediaGroup2,221-2,892,2482,949678696 Rcs MediaGroup rnc1,5770,251,5652,234355833 RDB2,8026,061,9833,14152502 Recordati4,690-0,424,3446,307310506 Reno de Medici0,375-2,090,3590,58560274 Reply22,620-1,7417,86623,9401870 Retelit0,223-0,580,1950,304637502 Richard Ginori 17350,4120,000,4000,4000 Risanamento1,760-0,901,3393,632782749 SSabaf S.p.a.19,6411,7415,99322,620853 Sadi1,5171,271,4242,0059137 Saes18,126-5,0416,24621,04012458 Saes rnc15,108-7,7913,64917,51326654 Safilo Group1,770-1,011,6792,3411631200 Saipem29,4103,6721,84030,2304288298 Saipem risp (old rnc)27,5000,0023,00028,490247 SARAS3,650-0,922,7194,0421693903 Sat9,513-1,429,06012,5104684 Save9,8030,499,67512,0468519 Schiapparelli0,042-1,630,0390,047855973 Seat Pagine Gialle0,125-0,870,1050,26948887730 Seat Pagine Gialle risp0,137-0,650,1250,268189838 SIAS7,893-1,097,74910,300342678 Sirti2,6050,082,1562,6479750 Sisa2,1500,002,1002,620110 Snai3,674-1,052,8715,177136469 Snam Rete Gas4,100-0,533,9434,6384999687 Snia 2010 warrant0,0260,000,0210,0350 Snia Bpd0,589-0,610,4350,709762475 Socotherm5,260-1,264,3936,44041741 Sogefi3,396-9,263,2434,6841470411 Sol4,512-2,494,4005,04718035 Sole 24 Ore4,174-0,143,5675,63723614 Sopaf0,4490,000,4270,511155401 Sorin1,068-0,840,7701,356211363 Stefanel1,3551,961,1192,00012988 Stefanel risp.4,4800,004,4804,9500 STMicroelectronics N.V.7,374-0,356,3529,7453933584 TTAS19,880-0,2019,60023,190147 Telecom Italia Media0,1371,260,1250,2362062911 Telecom Italia Media rnc0,1396,920,1220,22025000 Telecom Italia rnc1,055-2,220,9421,60921246008 Telecom Italia(già Olivetti)1,340-2,051,2122,143160259415 Tenaris16,8430,9212,15617,5023601949 Terna2,8200,002,6332,9094915512 Tiscali2,4583,491,3092,44731853987 Tod's39,540-0,4034,55048,11038948 Trevi Finanziaria Industriale15,4121,788,96515,316322451 Trevisan2,586-0,192,2133,32564524 TXT12,205-1,579,67515,9572773 UUBI Banca16,781-0,1514,77318,7011862546 Uni Land0,256-0,620,2160,418982523 UniCredit4,935-0,364,1805,697110749482 UniCredit rnc5,2350,674,4905,87533858 Unipol2,0231,101,6552,33912018543 Unipol priv1,8180,721,4862,1609148883 VViaggi del Ventaglio0,4111,380,2820,500772092 Vianini Industria3,1951,112,9643,375100 Vianini Lavori9,1380,727,96711,1613847 Vittoria Assicurazioni14,0626,099,23514,016670062 WWar Greenergy Cap 110,0030,000,0010,0030 Warr Intek 080,1060,000,0160,1230 Warr Mid Ind C0,7300,000,5400,9860 ZZignago Vetro4,9001,074,0204,86930464 Zucchi3,0204,032,7633,3004946 Zucchi rnc3,4088,093,0553,8381.

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Via i partiti dalla lista Sondrio unica <isola> in mano al centrosinistra (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-29 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Controtendenza Via i partiti dalla lista Sondrio unica "isola" in mano al centrosinistra DAL NOSTRO INVIATO SONDRIO - "Yes, we can": sconfitto a Roma, surclassato in tutto il Nord, il Partito Democratico prova a consolarsi a Sondrio, unico capoluogo lombardo - e uno dei pochi in tutto il Settentrione - in cui da ieri sera può risuonare il motto veltroniano. Merito di Alcide Molteni, medico cinquantaseienne e già primo cittadino della città valtellinese dal 1993 al 2004: riproposto per questa tornata amministrativa, Molteni al ballottaggio ha rintuzzato agevolmente la rimonta del suo avversario di centrodestra Aldo Faggi. Il neo sindaco aveva già sfiorato l'affermazione al primo turno quando si era fermato al 49,2%, ad appena 170 voti dalla meta. Ieri l'asticella è stata superata agevolmente, dal momento che il 54,1% degli elettori ha votato per Molteni. Il centrosinistra ha potuto prevalere grazie anche alla presentazione di una lista civica, Sondrio Democratica, ripulita dai simboli di partito e capeggiata dallo stesso Molteni, che al tirar delle somme è risultata il partito più votato. Come dire che è stato il candidato a trascinare l'interno schieramento e non viceversa. Merito che ieri pomeriggio gli veniva riconosciuto persino da Silvano Passamonti, coordinatore provinciale di Forza Italia: "Speravamo in una rimonta, non ce l'abbiamo fatta. D'altronde Molteni è un personaggio davvero popolare qui a Sondrio: i cittadini, avuta l'opportunità di esprimere una preferenza, lo hanno votato in massa". Qualche rammarico viene espresso invece da Aldo Faggi, il candidato sconfitto: "Rispetto alle amministrative del 2003 la Lega ha raddoppiato i suoi consensi, mentre il Pdl ha perduto otto punti. Qualcosa su quel fronte non ha funzionato". Molteni ha ribaltato anche il risultato delle politiche di due settimane fa, nelle quali, a Sondrio, l'accoppiata Berlusconi- Bossi aveva convinto il 52% degli elettori. Ma il nuovo primo cittadino non vuole sentir parlare di un caso Sondrio: "Non l'abbiamo mai buttata in politica: abbiamo lavorato a un programma coerente e abbiamo scelto degli uomini capaci. E i cittadini hanno risposto positivamente. Alle politiche potevano scegliere solo degli slogan, non delle persone, stavolta ha avuto maggiore peso il fattore umano". Il segreto del successo? A caldo, ieri pomeriggio, Molteni la buttava sullo scherzo: "Mi chiamo Alcide, ma il mio secondo nome è Palmiro. Come De Gasperi e Togliatti. Volevate che non vincessi?". Alcide Molteni "Non l'abbiamo mai buttata in politica, abbiamo lavorato sul programma e sugli uomini" Claudio Del Frate Complimenti Alcide Molteni (destra) con lo sconfitto Aldo Faggi.

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CITTA' DEL VATICANO - Gli italiani? Popolo di santi, eroi e navigatori, ma s (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Di FRANCA GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - Gli italiani? Popolo di santi, eroi e navigatori, ma somari in fatto di testi sacri. La Bibbia, uno dei libri più diffusi del pianeta, tradotto in 2454 lingue diverse, resta praticamente sconosciuto ai più, tanto al Nord che al Sud. Ignoranza e confusione la fanno da padrone. E' quanto emerge da una ricerca internazionale dell'Eurisko commissionata dalla Federazione Biblica Cattolica. Il Vaticano preoccupato per i dati contenuti, corre ai ripari e si prepara a mettere a punto delle contromisure con un Sinodo ad hoc, in agenda per il prossimo autunno. Tra i cattolici del nostro Paese c'è chi non sa neppure chi ha scritto i Vangeli e solo il 14% ha risposto correttamente ad alcune domande base: Chi tra Mosè e Paolo era un personaggio dell'Antico Testamento? Chi ha scritto un Vangelo tra Luca, Giovanni, Paolo e Pietro? I Vangeli sono parte della Bibbia? A questo si aggiunge un altro dato significativo: il 28% vorrebbe che la Bibbia venisse studiata nelle scuole e il 34% è "abbastanza favorevole" a questa idea. "Un dato sorprendente che può essere usato come vessillo" ha commentato sorridendo monsignor Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Se la Bibbia non si compra, nemmeno viene letta e nemmeno regalata, le cose non vanno meglio in altre nazioni a tradizione cattolica, come la Francia, la Spagna, la Polonia, eccezion fatta per gli Usa, promossi a pieni voti. "L'inchiesta - ha spiegato monsignor Paglia - ha mostrato che, pur di fronte a un'attesa forte nei confronti delle Scritture, il testo biblico resta per molti versi sconosciuto e poco assimilato nei suoi contenuti specifici". Se il 75% degli americani afferma di avere letto un brano biblico negli ultimi mesi, solo il 27% degli italiani può dire altrettanto. Tuttavia gli italiani si proclamano cattolici per l'88%, a loro piace ascoltare le omelie dalla tv, e pregare con parole proprie. Una pratica devozionale ricca cui fa da cornice la sensazione che Dio vigila sulla propria vita e la protegga (79%). Il sociologo Diotallevi si sofferma, invece, su un aspetto legato alle manifestazioni di piazza, se i cattolici si mobilitano per un valore alto (come è stato fatto col family day) "vincono"; hanno la peggio, invece, se si presentano "di parte", magari legati a qualche partito.

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Dal nostro inviato BOLZANO - Il nuovo governo? Nascerà di qui a non molti (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

PAOLO CACACE dal nostro inviato BOLZANO - Il nuovo governo? "Nascerà di qui a non molti giorni". Le consultazioni? "Come sapete, il numero dei gruppi parlamentari si è ristretto. Questo alleggerisce l'agenda. Avranno luogo tra pochi giorni". Il federalismo fiscale? "Servirà una legge nazionale. Già il governo precedente aveva presentato un suo progetto. Vedremo quali intenzioni e quali linee programmatiche enuncerà il nuovo esecutivo". Giorgio Napolitano parla ai membri della giunta provinciale del capoluogo altoatesino nel palazzo del commissariato del governo, dove è stato accolto dal presidente Durnwalder. Sul calendario delle consultazioni non si sbilancia. Si presume che egli riceverà al Quirinale i gruppi parlamentari lunedì 5 maggio. Lo stesso Napolitano sembra convinto che la strada per l'incarico a Berlusconi sia in discesa. E rassicura gli esponenti altoatesini: "Naturalmente ascolterò anche i rappresentanti delle minoranze e quindi anche quelli dell'Alto Adige". Sul federalismo fiscale - pur avendolo più volte auspicato - Napolitano mostra qualche cautela. Ricorda - appunto - che serve una "legge nazionale". E ricorda che già il governo Prodi l'aveva presentata; ora tocca a Berlusconi e a Bossi fare altrettanto. Poi si vedrà. Comunque, non a caso, Napolitano ricorda agli esponenti altoatesini (e forse non soltanto a loro) che è sua responsabilità "ribadire e rafforzare" l'unità della nazione. "L'unità dello Stato - spiega il Presidente - cioé di uno Stato di tutti gli italiani, di qualunque origine etnica e di qualunque minoranza linguistica, è un bene prezioso da tutelare". "Ed è mia responsabilità - ammonisce - vigilare sull'unità nazionale. E' un compito dettato dalla Costituzione che sono determinato a perseguire". Quindi Napolitano rende omaggio alla realtà dell'autonomia dell'Alto Adige ("Una realtà fecondamente esercitata di cui nessuno potrà non tenere conto"), incoraggia i tentativi di aggiornamento dello Statuto, ma mette in guardia contro gli eccessi e cita esplicitamente il "caso Kosovo"e richiama i "doveri inderogabili" della solidarietà. "Non dobbiamo farci fuorviare - spiega il capo dello Stato - da vicende che avvengono altrove; vicende molto complesse che hanno un retroterra drammatico: il Kosovo. E che possono contenere in sé il rischio della negazione della convivenza multi-etnica. Le minoranze rischiano in un piccolo stato mono-etnico". Insomma: resta valida la via scelta nel 1945 con lo storico accordo De Gasperi-Gruber e poi ripresa dall'Assemblea costituente con lo statuto di autonomia per alcune regioni. A chi gli chiede se sia possibile la grazia dei cinque terroristi altoatesini condannati all'ergastolo per attentati compiuti negli anni 60, Napolitano risponde con un "no" secco: "Su questo tema ho già preso delle decisioni lo scorso anno". Allora, durante la visita di Stato a Vienna, Napolitano si disse disponibile a graziare quei condannati che non si erano macchiati di delitti, non gli altri. E a questa posizione rimane ancorato. Nel pomeriggio, il capo dello Stato ha partecipato ad Aica alla cerimonia per il via ai lavori dello scavo del tunnel esplorativo della futura galleria ferroviaria di base del Brennero: un mega-progetto da 6 miliardi di euro in cui sono presenti le Ferrovie dello Stato.

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Senatore, siamo davanti a una nuova stagione della politica, (sezione: Nord)

( da "Tempo, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stampa Senatore, siamo davanti a una nuova stagione della politica, ... Senatore, siamo davanti a una nuova stagione della politica, peraltro annunciata da una campagna elettorale particolare. La campagne elettorali ora sono più tranquille. Metterei un punto di divisione da quando il Cremlino ha ammainato la bandiera. Prima l'Urss era il riferimento del dibattito politico. Ora non si registra più quell'aria emotiva nei confronti del voto. Un bene, perché vuol dire che un certo consolidamento nelle istituzioni c'è. Anche nelle comunali a Roma c'è stato un clima normale. Non era in discussione la libertà. Però la capitale ha problemi complessi. E se ne parla poco, anche nelle municipali. Il traffico è la costante di tutte le campagne elettorali, da 30 anni. Poi ci sono altri nodi, come la crescita della popolazione, con le immigrazioni clandestine. Problemi che derivano anche dal benessere. Quand'ero ragazzo, mai vista un'automobile. Uno studente all'università aveva la bibicletta con un manubrio di acciaio speciale. L'ho ritrovato direttore generale al ministero dei lavori pubblici. Tutto sommato, bisogna essere soddisfatti della crescita. E invece se le prendono con gli immigrati. Ma quando i romani erano due soli uno ha ammazzato l'altro". La nuova legislatura deve occuparsi delle riforme istituzionali? La Costituzione va bene com'è. Si tratta di interpretarla e di viverla in tutte le sue parti. Per esempio, dove dice che questa è una Repubblica fondata sul lavoro, un'indicazione non abbastanza sviluppata. Però abbiamo un certo federalismo, un sistema elettorale particolare. Non bisogna fare un po' di ordine? Bisogna mettere mano alla Costituzione per migliorarla, non per peggiorarla. Bossi, quando non era nessuno, anzi era lui solo, era patetico. Sembrava che dovesse spostare pure la capitale. Invece bisogna lavorare per essere coerenti con le riforme adottate. La nostra adesione all'Unione Europea, per esempio. Una modifica notevole concettualmente, ma vissuta poco. Al Senato Berlusconi potrà contare su una maggioranza solida. Però crede che lei, senatore a vita, verrà corteggiato per appoggiare il Governo, per esempio se la Lega dovesse mettersi di traverso? Uso la stessa regola di quanto appartenevo a una grandissima maggioranza. Se sono convinto di una cosa la voto, se non ne sono convinto, no. Devo anche dire che è molto più entusiasmante il lavoro quando c'è una maggioranza stretta, perché la dialettica è maggiore, come l'interesse esterno al Parlamento. Nel nuovo Esecutivo dovrebbero esserci quattro "ministre". Ritiene che le donne possano dare un valore aggiunto al governo? Credo sia sbagliato mettere l'accento sulle quote rosa, come le quote invalidi. Certo, la spinta nasce da una giusta rivendicazione delle donne. Mi ricordo la prima volta che a Montecitorio parlò una signora, la Cingolani Guidi. Diventò un avvenimento sulla stampa internazionale. Oggi però è abbastanza superato. Ci sono gli uomini che assomigliano a uomini e viceversa. Le fa effetto che nel Parlamento non ci siano più comunisti e socialisti doc? Fa l'impressione di un Parlamento più calmo. Ricordo che durante la discussione del Patto Atlantico, nel '49, avemmo due giorni e mezzo di seduta ininterrotta, col tentativo di invasione del Parlamento. Scelba aveva messo proprio qui, a Piazza Colonna, il blocco. C'era il corteo che avevano fatto le opposizioni. Ero nel Transatlantico, entrò molto arrabbiata la deputata sorella del direttore dell'Unità. Mi prese per il bavero e disse: "Vieni fuori, menano ai deputati". Risposi: "Beh, una buona ragione per restare dentro". Di fatto la politica italiana dal '94 ruota intorno alla figura di Silvio Berlusconi. E le elezioni che si sono succedute da allora sono stati quasi dei referendum. Lei del Cavaliere che idea ha? Gli è andata bene qualsiasi cosa ha fatto nella vita. Anche ciò di cui non si era mai occupato. L'edilizia, le televisioni. Gli raccomando però di non dire "voi politici la pensate...". Pure lui fa politica, non sta dall'altra parte. Se uno riesce bene in tanti campi, può ottenere lo stesso risultato pure in politica. Come successe a noi tantissimi anni fa col professor Valdoni, chirurgo di grande fama. Ricordo la campagna elettorale con lui nelle borgate. Sembrava la Madonna Pellegrina. Oggi si parla di un Governo più snello. Pensa che funzioni? Il numero dei ministeri non è molto importante. Importante è fissarlo e lasciarlo così com'è, perché c'è poi tutta una tradizione che si forma, ci sono competenze miste. Piuttosto bisogna dare pubblicità all'attività dei ministeri, per far capire ai cittadini l'attività della pubblica amministrazione. E qui torno a Bossi. Quello prima maniera parlava di Roma come fosse Sodoma e Gomorra. Ora questo allarme pare rientrato. Anche per le regioni, alle quali quando nacquero io ero istintivamente contrario, bisogna trovare una via di mezzo. Una parte dei problemi è nazionale, un'altra, non indifferente, mondiale. Quindi anche l'adesione ai problemi locali va contemperata ai temi più vasti. L'altro astro della politica italiana, Veltroni, ha incentrato la campagna elettorale sullo slogan della novità rappresentata dal Pd. è chiaro che ognuno deve cercare di differenziarsi, sennò tutti vendono la stessa merce e non ci sono abbastanza clienti. Adesso l'aggettivo "moderato" è diventato negativo. Ma la moderazione in tutti gli altri campi è un pregio. Significa senno e prudenza. Invece viene scambiata per mancanza di idee. Io credo che la moderazione sia e resti una virtù. In tempi lunghi è quello che poi serve veramente. La sinistra del resto considerava traditori i più moderati socialdemocratici. Ero presente come giornalista alla scissione dei socialdemocratici, a Palazzo Barberini. Erano momenti di grosso fervore. Eccessivo talvolta, come con Nenni. Non mi piaceva il suo stile tribunizio. La politica non è solo oratoria. Perché allora è vendere un prodotto". Come in televisione? La televisione conta moltissimo, ti porta a essere conosciuto. Se riesce a persuadere non lo so, però i personaggi che hanno successo nel piccolo schermo hanno qualcosa più degli altri. Se uno, come si dice a Roma, sta antipatico, non si crea il contatto. Il che è anche pericoloso. Molti dicono che la classe politica di una volta era migliore. Salvando i leader storici, come Togliatti, Pertini, De Gasperi, lei ritiene che la media sia scaduta rispetto al passato? No. Certo, prima contava molto anche il modo di esprimersi. L'oratoria era un elemento fondamentale. Pajetta per esempio mi disse che era andato a scuola di dizione. Fece bene. Che ne pensa di Ciarrapico senatore del Popolo della libertà? è affare suo. Non pensavo che si dedicasse alla politica in prima persona. Però, dato che si è candidato, non sarà né peggio né meglio di altri. Uno dei problemi in piedi da 60 anni è quello del Medio Oriente. Lei sostiene la necessità del dialogo sia con Israele che con i palestinesi. Ha coniato il termine equivicinanza. Oggi molti politici vogliono stare o con i palestinesi o con Israele. Uno sbaglio perché sono destinati a convivere. Nessuno può creare di nuovo il muro. Allora non si accentuino solo le diversità, che certo esistono. Adesso la cosa più preoccupante è la divisione all'interno di Hamas. Questo complicherebbe ulteriormente la questione. Perché in quella striscia di terra nessuno può dire: annullo l'antagonista. Dopo l'estate gli Stati Uniti eleggeranno il nuovo presidente. Quale pensa sarà il ruolo del nuovo inquilino della Casa Bianca e dell'America? L'America conta per quello che è anche dal punto di vista economico. Per il rapporto, attivo e passivo con l'Europa. Qual è il presidente che ha apprezzato di più? Carter. Aveva spirito genuino. Con Kennedy ebbi un colloquio illuminante all'ambasciata italiana. Gli chiesi come mai lui, cattolico, non aveva instaurato rapporti diplomatici con la Santa Sede. Mi rispose: "Quando sarò rieletto lo farò"". Reagan mi fece un'impressione di persona autorevole, ma sembrava considerare la politica come secondaria. Leggermente berlusconiano...Però è stato uomo di grandissime doti. L'America ha il vantaggio che non c'è tanta separazione tra la filosofia dei democratici e quella dei repubblicani. Che ne pensa dei diritti umani che la Cina calpesta in Tibet? E del boicottaggio delle Olimpiadi? Il Dalai Lama non è stato ricevuto nel Parlamento italiano. Una parte di noi, me compreso, non hanno grande entusiasmo per i Lama. Tra l'altro, quando hanno governato il Paese, c'erano i sacrifici umani. Non ho sentito proprio il desiderio di andare a salutarlo. Quanto alle Olimpiadi, la politica deve restarne fuori. Ci parli di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II. "Di Ratzinger ho il ricordo di quando il presidente Pera lo invitò al Senato. Lo aspettavamo, venne un commesso e disse: "Fuori c'è un prete, ma non ha i documenti". La burocrazia del Parlamento lo aveva bloccato. Fece un discorso molto bello. Commentammo: "Oggi abbiamo sentito il presidente Ratzinger e il cardinal Pera". Ogni Papa corrisponde al suo tempo. Benedetto XVI fa discorsi molto puntuali, anche gli ultimi mi hanno affascinato. Giovanni Paolo II mi colpì quando lo incontrai a Montecassino, ospiti alla mensa dei benedettini. Mi stupì quanto conoscesse l'Italia. Cose specifiche, non tanto politiche, ma culturali. Come si sente il divo Giulio raccontato nel film, per la regia di Sorrentino, che sta per arrivare a Cannes? Vedremo com'è. Può essere un soffietto, ma anche uno sfottò. Spero di vivere ancora qualche mese per saperlo. E poi non è che il divo Giulio fece una bella fine. Io al cinema ci vado poco. Dal '78 ho la scorta e non voglio obbligarla a sorbirsi i film con me. Li vedo in dvd. Gli anni di piombo, l'uccisione di Moro. Una stagione che ha segnato l'Italia. L'esplosione delle Br è stata violenta. Contro la nostra tradizione. Ma non ho mai temuto che fosse in pericolo la Repubblica. Abbiamo una forte garanzia perché le nostre forze armate non sono suscettibili di politicizzazione. Non ci credo al golpe, in Italia. Certo, la stagione delle gambizzazioni fu angosciosa. Mi spiegarono perché prendevano di mira figure di rilievo minore: per terrorizzare tutti. Però di quasi tutte le stragi italiane non c'è un colpevole. C'è una risposta storica a questa anomalia? Per paradosso, noi siamo la culla del diritto ma il diritto è rimasto nella culla. Anche le garanzie date al cittadino - tre gradi di giudizio - rendono difficile l'accertamento della verità. Io l'ho provato. L'avvocato Giulia Bongiorno, che lei conosce bene, può essere una figura importante nel nuovo esecutivo? è molto brava. Ha non solo una grande conoscenza giuridica ma anche una memoria di ferro. Del mio processo sa a memoria un milione di pagine. Ma potrebbe restare delusa dal Parlamento, una piazza abbastanza vuota. In Commissione no, qui ci si può far valere. Il riferimento alla Bongiorno ci porta agli anni in cui fu imputato d'essere amico dei mafiosi. Perché? Probabilmente davo fastidio. Avevo avuto un successo rapido nella politica. Sia gli avversari che qualcuno dentro la Dc possono aver voluto rifilarmi la polpetta avvelenata. Sono contento di averla scansata. Nel periodo del processo stavo male fisicamente, non mi reggevano le gambe. Sentivo l'ingiustizia. Avvicinato alla mafia per essere amico di Salvo Lima, uno che è stato sette anni sindaco di Palermo e che non aveva di suo neanche un pezzo di terra, come s'è visto dopo che l'hanno ucciso. Il '93 è pure l'anno in cui fu ammazzato Falcone. Fu proprio Salvo Lima a presentarmelo, nel mio studio. Qualche tempo prima, ero a Cortina, Falcone mi aveva telefonato per avvertirmi che avevano sventato una manovra contro di me. Quali politici provenienti dalla Dc hanno un futuro da protagonisti? Casini. è anche in grado di occuparsi di problemi internazionali, cosa non frequente qui. Ce ne sono anche altri. è difficile dare pagelle. Torniamo a Roma. Chi ha votato come sindaco? Rutelli. E alla provincia Antoniozzi. Ha perso su entrambi i fronti. Che ne dice di Alemanno, cambierà la capitale? Contano le persone, non i padri e i nonni. Roma ha duemila anni, è città difficile. Improbabile che possa cambiare molto. Ma se fosse diventato lei sindaco, quale sarebbe stato il suo primo provvedimento? Nessuno, perché mi sarei dimesso subito.

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Nucleare più sicuro nelle centrali italiane (sezione: Nord)

( da "Tempo, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stampa Emergenza energetica Nucleare più sicuro nelle centrali italiane Con il petrolio che viaggia sui 120 dollari al barile e con la crisi dei neonati biocarburanti che già stanno provocando carestie, per l'Italia il ritorno al nucleare sarà una delle prime emergenze da affrontare. Dopo la soluzione dell'Alitalia e quella della spazzatura campana, non si potrà più perdere tempo. L'energia serve a far muovere il paese, più dell'Alitalia, e l'esaurimento dei carburanti fossili unita alla retromarcia su quelli vegetali, rischia di mettere in ginocchio il paese, prima di quanto si pensi. Le fonti rinnovabili sono il migliore dei mondi possibili ma da sole non bastano neppure nelle nazioni energeticamente più progredite. In attesa dell'idrogeno pulito, se mai arriverà, non c'è altra strada che il nucleare. Lo ha detto ad alta voce il Pdl in campagna elettorale e lo ha detto altrettanto chiaramente il Pd. Gli unici oppositori a questa politica, nonché i veri responsabili dell'abbandono italiano del nucleare sono rimasti fuori dal Parlamento. Quindi strada spianata per questa ripresa. A maggior ragione che tra i sostenitori abbiamo sia il ministro dell'economia in pectore Giulio Tremonti che un vecchio esponente del centrosinistra e dell'ambientalismo, quel Chicco Testa oggi molto vicino a Walter Veltroni. Senza dimenticarci che l'Enel, una delle poche multinazionali italiane, come ha detto recentemente il suo amministratore delegato Fulvio Conti, sarebbe già pronta a costruire nuove centrali. Nonostante tutto questo però, all'orizzonte si incomincia a intravedere una soluzione "all'italiana". La sindrome Nimby (non nel mio cortile) e il conseguente rischio di sollevazioni da parte delle popolazioni, sta facendo pensare a una soluzione più morbida. Sì al ritorno del nucleare, ma non in Italia. Sembrerebbe un paradosso ma invece è proprio così. Il Pdl, con le tensionI che già vede tra la Lega che difende il nord, Roma e il Mezzogiorno, non avrebbe vita facile a piazzare le prime centrali in Italia. Già sarà un rischio la riapertura della Tav, Malpensa, il Mose, la base Usa di Vicenza e chi più ne ha più ne metta. E a un'opposizione parlamentare debole e un'altra rimasta senza rappresentanza, queste sono occasioni di visibilità dorata. Per questo recentemente anche Tremonti si è lasciato sfuggire che il nucleare italiano si potrebbe fare in Albania e in Montenegro. Niente di più sbagliato. Il nucleare italiana va fatto in Italia. Per due ragioni. La prima è la solita, siamo circondati da centrali nucleari i cui potenziali danni ricadrebbero su di noi e nuove centrali a poche decine di chilometri non ci salverebbero affatto. La seconda poi, è che al contrario della centrale francese e delle altre europee, Albania e Montenegro sono ancora paesi fortemente instabili. E per questo non si avrebbero poi tante garanzie di controllare le loro centrali. E allora, se nucleare deve essere, che sia in Italia dove potremmo permetterci almeno controllo e tempestività di intervento, senza armare altri paesi.

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Italiano, 13 anni: fermato per spaccio (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 1 Italiano, 13 anni: fermato per spaccio di Enrico Silvestri Per 20 euro a sera faceva il palo ai pusher di coca Tredici anni e già al servizio dei boss della droga di Quarto Oggiaro. Ma solo nei fine settimana, quando lasciava la comunità a cui era stato affidato per tornare dai genitori: lei ex prostituta, lui un balordone. Per 20 euro a sera si metteva ai margini della zona di spaccio con il compito di segnalare ai pusher l'arrivo della polizia. Il 19 aprile non s'è accorto dell'arrivo delle "madame" e nel fuggi fuggi generale è stato anche lui acchiappato nella retata predisposta dagli uomini del commissario Angelo De Simone. Per lui ovviamente niente carcere o denuncia, per legge si va a processo solo dopo i 14 anni, ma una segnalazione al Tribunale dei minori. Che dovrà ora decidere del suo futuro. Anche se i genitori hanno dichiarato di non sapere nulla delle serate del piccolo, difficilmente lo rivedranno per un bel po'. Sempre che a questo punto un allontanamento definitivo possa salvare il futuro a questo bambino. Quarto Oggiaro, zona di frontiera, regno incontrastato delle famiglie calabresi. Tutte imparentate tra loro. Le più importanti sono i Sabatino-Caravelli, decimati dalla retata di luglio che ha portato in carcere 11 componenti della banda(...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Non commentato " (3 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti ( 78 ) " (72 votes, average: 1.35 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (118 votes, average: 1.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 39 ) " (45 votes, average: 1.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (49 votes, average: 1.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (89 votes, average: 1.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (216 votes, average: 1.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (24 votes, average: 2.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (21 votes, average: 2.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 27 ) " (25 votes, average: 2.88 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (31) Ultime discussioni Lucius: ...IO SONO ITALIANO MA NON MI CI RICONOSCO PROPRIO... Ekkisenefrega. Emigra ! Scegli altri lidi,... Duilio: In bocca al lupo ad Alemanno! nuvolarossa: Alemanno ha dichiarato: Se po' fa' !! Duilio: Dopo una campagna elettorale noiosa, ci siamo. Chiunque vinca dovrà dare una pulita alle strade romane. Il... Silvia R.: Priorità: abbattimento dei campi rom abusivi I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Israele accusa: "Il generale italiano copre Hezbollah"Cina, 17 condanne per gli scontri di LhasaRonaldo ricattato da tre viados a Rio"Da 8 mesi aspetto Chiara tutte le sere"Senato, è il giorno di Schifani presidenteBerlusconi: "Alitalia? 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Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Saitta attacca Chiamparino: "L'emergenza di Torino non si può scaricare (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Il caso E' polemica sulla struttura extraurbana Saitta attacca Chiamparino: "L'emergenza di Torino non si può scaricare BEPPE MINELLO ALESSANDRO MONDO L'unico punto sul quale concordano a proposito della questione-nomadi sono le proporzioni del fenomeno. "Appena sotto la soglia di emergenza", riassume Sergio Chiamparino. "Sostanzialmente stabile", conferma Antonio Saitta. Su tutto il resto il sindaco e il presidente della Provincia, alla guida di enti che condividono la stessa maggioranza e la responsabilità di gestire in maniera coordinata la materia, sono lontani. Un problema, due punti di vista. Cominciando dalla localizzazione delle strutture di accoglienza. Ieri Chiamparino ha ribadito in Consiglio comunale la sua idea: "Nel caso di famiglie con permesso di soggiorno e parzialmente integrate occorrono strutture temporanee di piccole dimensioni localizzate nel resto della Provincia". Quindi non a Torino, "che rappresenta un elemento attrattore per tanti malintenzionati". Nelle stesse ore Saitta prendeva nettamente le distanze. "Non abbiamo ricevuto richieste da parte del Comune sull'identificazione di aree attrezzate - ha esordito il numero uno di Palazzo Cisterna smentendo il passaggio del sindaco nell'intervista pubblicata ieri su La Stampa -. In ogni caso, sono convinto che ogni amministrazione debba farsi carico delle presenze sul suo territorio: esportare il problema oltre i confini comunali può essere una soluzione comoda ma rischia di innescare tensioni altrove". La premessa, altra sottolineatura, è che il problema dei nomadi non è un'esclusiva di Torino. In base al recente censimento condotto dalla Provincia altri 26 Comuni registrano insediamenti più o meno eterogenei e problematici sul loro territorio. Difficile non leggere nella presa di posizione di Saitta la preoccupazione dei sindaci che temono lo scaricabarile da parte di Torino: "Anch'io, come Chiamparino, penso che smantellare i campi ottenga come unico effetto lo spostamento del problema da una zona all'altra della città. Ma questo non significa trasferirlo da un Comune all'altro... ". Sì alle politiche sociali e al coinvolgimento del governo: su questo le posizioni si riavvicinano. "Dobbiamo tenere sotto controllo una situazione che dipende da noi in minima parte", riflette Chiamparino. "Non è giusto caricare i Comuni anche di questa responsabilità", protesta Saitta chiedendo a Roma un impegno esplicito: anche in termini di risorse. Identica la volontà di perseguire tutti i casi di illegalità. La differenza è il giudizio particolarmente severo della Provincia sui controlli, assente nelle dichiarazioni del sindaco, il quale ha però ricordato che "sul tavolo del prefetto ci sono dossier su alcune famiglie di nomadi che vivono al limite della legalità e per le quali potrebbe scattare l'espulsione, l'unica cosa rimasta del decreto sicurezza". "Probabilmente le forze dell'ordine non sono abbastanza attrezzate, ma oggi i controlli non bastano - commenta il presidente -: ci sono situazioni delinquenziali stranote di cui fanno le spese le fasce sociali più deboli. Questo genera insicurezza". Controlli più severi, insomma: "E maggiore fermezza nell'espellere chi non dimostra di avere un reddito o un domicilio". Un affondo, quello di Saitta, soprendentemente in linea con i propositi della Lega. "La Lega è la Lega ma quel che dice non è del tutto sbagliato", replica lui a denti stretti. Anche il passato insegna: "Ricordo bene la travagliata emigrazione dal Meridione, quando sono arrivato a Torino avevo appena dieci anni. Allora non si partiva per il Nord allo sbaraglio. I miei conterranei avevano almeno la certezza di un lavoro, se non della casa. Per me quella lezione deve valere ancora oggi".

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"Asti vuol annettere l'area di Alba e Bra" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

"Signor presidente, sa qual è stato uno degli argomenti più discussi, anche nei dibattiti pubblici, alla vigilia del ballottaggio per le elezioni provinciali ad Asti? L'annessione dei territori di Alba e Bra alla Provincia astigiana". Guido Brignone (Lega Nord), che è stato anche senatore eletto in quel collegio, ha preso la parola all'inizio del Consiglio, ieri mattina, per segnalare a Raffaele Costa un "caso da valutare". "Ho seguito alcuni di quei dibattiti - ha spiegato Brignone - e ritengo che la questione vada valutata nel nostro Consiglio provinciale, anche alla luce dei programmi di edilizia scolastica e infrastrutture che quest'Amministrazione ha previsto in quelle aree". E' lo spunto perché intervenga anche il consigliere provinciale del Pd, Giancarlo Boselli: "In Consiglio abbiamo già richiamato all'attenzione del presidente Costa l'incontro che si era svolto, qualche tempo fa, tra rappresentanti dei Comuni di Alba e Asti. Allora Costa aveva tranquillizzato noi e l'opinione pubblica. Ma ora il fatto che la questione venga riproposta in una sede autorevole come i dibattiti alla vigilia delle elezioni provinciali astigiane, qualche preoccupazione la desta. E' una situazione da chiarire con i Comuni che possono aver dato una qualche disponibilità all'operazione". "Chiarimenti" chiesti anche da Beppe Lauria (gruppo misto). Non è mancata la risposta ironica del presidente Costa: "Vi rassicuro che la Provincia di Cuneo non intende annettersi alcuna parte della Provincia di Asti". La replica di Boselli: "Non abbiamo nessun dubbio al riguardo. Il timore è che sia la Provincia di Asti a muoversi per inglobare una parte del Cuneese".

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ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Bres (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Lin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. LA BANDA Commedia. Regia di Eran Kolirin, con Shlomi Avraham e Saleh Bakri. Diretta in una piccola città israeliana, la banda musicale della polizia di Alessandra d'Egitto sbaglia strada e finisce in mezzo al deserto. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e "Neverland". 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e "City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e Carolina Crescentini. La storia comincia nel 1860 a San Pietroburgo, quando una bomba uccide un membro della famiglia imperiale; Dostoevskij va a trovare in un ospedale psichiatrico un giovane che confessa di conoscere gli attentatori. IN AMORE, NIENTE REGOLE Commedia. Regia di George Clooney, con Clooney e Renée Zellweger. Negli Stati Uniti del 1925 Dodge Connolly è un esuberante campione di football che arruola nella sua squadra un giocatore presunto eroe di guerra. La storia non convince un'intraprendente giornalista. JUNO Commedia. Regia di Jason Reitman, con Ellen Page e Michael Cera. Juno MacGuff è un'intraprendente sedicenne del Minnesota che riesce a mantenere il controllo sulla sua vita anche quando scopre di essere incinta e comincia a chiedersi, con il timido compagno di classe Paulie Bleeker, come agire. Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. L'ALTRA DONNA DEL RE Drammatico. Regia di Justin Chadwick, con Natalie Portman e Scarlett Johansson. La vicenda storica di Anna e Maria Bolena, le due sorelle che si contesero i favori di Enrico VIII: la prima riuscì a sposarlo, l'altra ne divenne l'amante. IL MATRIMONIO E' UN .... Commedia. Regia di Cherie Nowlan, con Brenda Blethyn e Khan Chittenden. La cabarettista irriverente e in declino Jean Dwight teme che la fidanzata del figlio possa incrinare l'armonia della loro famiglia. NON È UN PAESE PER VECCHI Drammatico. Regia di Ethan e Joel Coen, con Tommy Lee Jones e Javier Bardem. Un reduce dal Vietnam si appropria di una valigia con 2 milioni di dollari: verrà braccato da uno spietato killer e da uno sceriffo prossimo alla pensione. Pluripremiato agli Oscar, dirigono i registi di "Fargo" e "Il grande Lebowski". NON PENSARCI Commedia. Regia di Gianni Zanasi, con Anita Caprioli e Giuseppe Battiston. Un musicista trentaseienne, un tempo piccola star punk rock, comincia a riflettere e sulla sua vita: tornato a casa dalla famiglia, comincia ad occuparsi di ciò che ha a lungo trascurato. ONORA IL PADRE E LA MADRE Drammatico. Regia di Sidney Lumet, con Philip Seymour Hoffman e Ethan Hawke. Due fratelli, il manager tossicomane Andy e il più giovane Hank, sono alla disperata ricerca di soldi: per garantirseli, decidono di rapinare la gioielleria dei genitori. In teoria, un "colpo" senza rischi. ORTONE E IL MONDO DEI CHI Cartoon. Regia di Jimmy Hayward e Steve Martino. Dai creatori de "L'era glaciale", la storia di un simpatico elefante che trova un mondo di pace, quello dei minuscoli Chi, in un fiore. OXFORD MURDERS Thriller. Regia di Alex de la Iglesia, con Elijah Wood e John Hurt. Nei dintorni di Oxford, un'anziana signora viene trovata morta nel soggiorno di casa: il cadavere viene rinvenuto da un professore e da uno studente, i quali cominciano a indagare su una misteriosa serie di omicidi. LA SPOSA FANTASMA Commedia. Regia di Jeff Lowell, con Eva Longoria Parker e Paul Rudd. Opera prima, racconta di un uomo conteso da due donne: la veggente Ashley e la ragazza che avrebbe dovuto sposare mentre ora è un fantasma, morta preparando il matrimonio. STEP UP 2 Musicale. Andie e Chase s'incontrano all'interno di una scuola d'arte del Maryland: cominciano ad allenarsi insieme per partecipare a una difficile gara clandestina. TUTTA LA VITA DAVANTI Commedia. Regia di Paolo Virzì con Sabrina Ferilli e Massimo Ghini. L'autore di "Ovosodo" e "Caterina va in città" ritrae la vita nei call center attraverso le vicissitudini della venticinquenne laureata Marta. TUTTI PAZZI PER L'ORO Azione. Regia di Andy Tennant, con Matthew McConaughey e Kate Hudson. Ben Finnegan è un cacciatore di tesori che sta per coronare il suo sogno: recuperare il carico d'oro di un galeone che giace da un paio di secoli in fondo al mare al largo della Florida. Al suo fianco, l'intraprendente consorte. L'ULTIMA MISSIONE Poliziesco. Regia di Olivier Marchal, con Daniel Auteuil e Olivia Bonamy. L'autore di "36" narra la storia di Louis Schneider, incorruttibile poliziotto di Marsiglia in crisi esistenziale che cerca di proteggere una ragazza dall'uomo, tornato in libertà, che aveva ucciso i suoi genitori. UN AMORE SENZA TEMPO Commedia drammatica. Regia di Lajos Koltai, con Vanessa Redgrave e Claire Danes. Dal romanzo omonimo di Susan Minot, un percorso attraverso il passato e il presente di tre donne: la madre Ann, in fin di vita, e le figlie Constance e Nina. 21 Commedia drammatica. Regia di Robert Luketic, con Jim Sturgess e Kevin Spacey. Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia vera, dirige il cineasta del successo "La rivincita delle bionde". LA ZONA Drammatico. Regia di Rodrigo Plá, con Daniel Gimenez Cacho e Maribel Verdù. In un quartiere benestante di Città del Messico, protetto da guardie private e filo spinato, tre ragazzi delle favelas s'introducono in una casa: la rapina finisce in dramma, uno di loro riesce a nascondersi nella "zona". TRAME A CURA DI Daniele Cavalla.

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Lega, scoppia il "caso Zani" candidato Pdl (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

ELEZIONI Lega, scoppia il "caso Zani" candidato Pdl Giovanni Zani, leghista di Saint-Vincent, si è candidato alle elezioni regionali nella lista del Pdl e il segretario della Lega Nord Vda, Sergio Ferrero, minaccia espulsioni. Giovanni Zani replica: "Sono leghista e rimango tale anche nelle vesti di candidato del Pdl. La candidatura è una scelta convinta, in completa sintonia con il ruolo di Lega Nord e Pdl a livello nazionale. La Lega non poteva permettersi di restare assente dall'agone politico valdostano, senza presentare una lista o senza stringere una naturale alleanza con il Pdl come nelle altre regioni italiane. Nessuna polemica, auspico che analogo comportamento sia adottato dalla dirigenza valdostana della Lega Nord".

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Le conseguenze del voto romano Scrivo mentre i dati elettorali scorrono ancora sul video, (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Ma mi appaiono incontrovertibili. Roma Capitale è persa per il centro sinistra. Lei ha scritto molto recentemente su quanto importante era la battaglia per Roma. Adesso è il momento forse di dire che conseguenze avrà questo voto? LUIGI LA PASSIA, ROMA Mentre le rispondo, il risultato della vittoria di Alemanno è confermato in via definitiva. I primi passi fatti da lui e dall'avversario Rutelli sono stati improntati al massimo del fair play, che, se verrà confermato nei prossimi mesi, potrebbe costituire il vero cambiamento della nuova direzione imbroccata da Roma. L'appena eletto Alemanno ha dichiarato: "Sarò il sindaco di tutti i Romani perché se questo è un cambio dobbiamo farlo insieme". Rutelli d'altra parte lo ha subito chiamato per riconoscerne la vittoria. In queste ore la priorità rimane quella di analizzare i risultati. Rutelli ha perso più di centomila voti rispetto a quelli che aveva raccolti nel primo turno: dove sono andati a finire? Se lo è chiesto lo stesso candidato sconfitto, e la risposta forse si troverà nell'accresciuto livello di astensione. Non le sfugge che se si dovesse stabilire che questo astensionismo è di sinistra, avremmo una ulteriore prova dello scontento degli elettori di questa area politica nei confronti dei propri dirigenti. Un segnale che aggrava il significato della sconfitta stessa subita dal Pd nella Capitale. La valanga di voti caduta su Alemanno sigla la natura di "vittoria storica" - come ha detto Fini - della affermazione del centro destra. Il nuovo sindaco infatti è persona molto conosciuta nella Capitale, e finora la sua immagine era sempre stata legata più al suo estremismo giovanile nelle file della destra, che alla sua capacità di amministratore. Se una città come Roma, che negli ultimi quindici anni ha sostenuto con calore il centro sinistra, ha sdoganato l'"estremista" Alemanno, vuol dire proprio che il suo affidamento a questo nuovo sindaco vale il doppio della semplice scelta. Lei mi chiede anche degli sviluppi futuri. Quello che succederà nel Pd è rilevante, ma per molti mesi non sarà determinante. Val la pena concentrarsi dunque sul successo del centro destra: una vittoria così indiscussa, insieme alla fiaccola del vincitore, porta con sé anche un aggravio di responsabilità. La maggioranza dei voti è proporzionale alla fiducia e alle richieste che i cittadini hanno affidato nelle mani del Premier Berlusconi, o del sindaco di Roma. Alemanno dovrà operare ora presto e bene, almeno sulla sicurezza, per dare un segnale nuovo. Un terreno scivoloso e difficile da affrontare anche per ragioni legali, quali le regole europee, e i limiti della attuale legge che è ancora la Fini-Bossi. Si vedrà.

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Palazzo Madama: ecco i nomi di chi subentra (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 0 Palazzo Madama: ecco i nomi di chi subentra di Redazione La giunta provvisoria per la verifica dei poteri al Senato ha concluso i suoi lavori e comunicato all'aula i nomi degli eletti subentranti ai senatori eletti in più d'una circoscrizione e che hanno esercitato l'opzione Roma - La giunta provvisoria per la verifica dei poteri al Senato ha concluso i suoi lavori e comunicato all'aula i nomi degli eletti subentranti ai senatori eletti in più d'una circoscrizione e che hanno esercitato l'opzione. In Piemonte per la Lega Nord Rossana Livia Boldi in sostituzione di Roberto Calderoli che ha optato per la Lombardia. In Friuli Venezia Giulia, Mario Pittoni subentra sempre a Roberto Calderoli. In Lombardia, nella lista dell'Italia dei valori Giampiero De Toni prende il posto di Giuseppe Astore che ha optato per il Molise, mentre nella Lega Irene Aderenti subentra Roberto Castelli che ha optato per la Liguria. In Basilicata, per il Pd, Maria Antezza Papapietro è eletta grazie all'opzione di Nicola Latorre che ha dichiarato l'opzione per la Puglia. Nel Lazio, lista Pd, Vincenzo Vita subentra a Franco Marini che ha scelto l'Abruzzo, Maria Francesca Marinaro ad Anna Finocchiaro che ha optato per l'Emlia Romagna, Roberto Di Giovampaolo a Maria Pia Garavaglia che ha scelto il Veneto. Per la circoscrizione Emilia Romagna risulta eletta nella Lega Angela Maraventano in conseguenza dell'opzione di Castelli. In Puglia, lista Idv, Giuseppe Caforio accede in luogo di Felice Belisario che ha scelto la Basilicata. In Veneto, Giancarlo Galan del Pdl (che rimane presidente della Regione) cede il posto a Piero Longo. Per tutti i nuovi eletti decorre da oggi il termine di venti giorni per eventuali reclami. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Lega Nord a Racconigi vuole un posto in Giunta (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

COMUNE. DOPO IL SUCCESSO ALLE POLITICHE "Siamo diventati la terza forza" Replica il sindaco "Richiesta singolare" Lega Nord a Racconigi vuole un posto in Giunta [FIRMA]ALDO MANO RACCONIGI La Lega Nord punta i piedi: dopo il successo alle elezioni politiche vuole un assessorato. Il Carroccio a Racconigi non ha rappresentanti in Consiglio comunale, nonostante si fosse presentato come alleato nella lista del riconfermato sindaco Adriano Tosello. I due rappresentanti della Lega Nord, Giuseppe Pettiti e il segretario della sezione cittadina, Piercarlo Tortone, avevano ottenuto rispettivamente 59 e 47 preferenze, non sufficienti per un seggio. Anche a Racconigi alle elezioni del 13-14 aprile la Lega ha ottenuto un risultato strepitoso, con 811 voti alla Camera e 750 al Senato, pari ad una percentuale di oltre il 13%. Dopo il boom dei primi anni '90, alle Politiche del 2006 i voti erano stati meno di 400, e 248 alle amministrative del 2002, quando si era presentata da sola, anche in quel caso senza ottenere un posto nei banchi dell'assemblea. "A Racconigi siamo oggi la terza forza politica - dichiara il segretario Tortone -, ma il nostro è l'unico gruppo che non è rappresentato in Comune. Siamo i soli a non avere voce in capitolo". L'intenzione è di chiedere a breve un incontro con il sindaco. "Siamo cresciuti, la situazione in Consiglio non rispecchia la volontà degli elettori e dovrà essere modificata - continua Piercarlo Tortone - Alle elezioni comunali i voti sono stati contati sulle preferenze e si sa benissimo che molti consensi alla lista ''Con Tosello per Racconigi'' in realtà appartenevano alla nostra area politica. Vogliamo almeno un assessorato e sottolineo che questa richiesta non ha il senso di un ricatto politico, ma è dettata dalla logica dell'ultimo risultato elettorale". Il sindaco Adriano Tosello aspetta che la richiesta venga presentata ufficialmente, ma a quanto pare è ben lontano dall'idea di prenderla in considerazione. "Cosa c'entrano le Politiche con l'amministrazione di Racconigi? Se si ragiona così, allora bisognerebbe anche far cadere in Regione la giunta Bresso e da noi allontanare i consiglieri dell'area Sinistra Arcobaleno, Cavallo e Tuninetti, dopo la batosta che hanno subito".

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Bossi: "Fucili sempre caldi" (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 102 del 2008-04-29 pagina 0 Bossi: "Fucili sempre caldi" di Redazione Il leader leghista invita il Pd a collaborare per attuare le riforme: "Se vogliono fare gli scontri io ho 300mila uomini a disposizione, se vogliono accomodarsi". Poi rilancia su sicurezza e federalismo Roma - "Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi". Proprio nel giorno in cui si prepara varcare il portone di Montecitorio dopo una pausa che dura dal 2004, il segretario del Carroccio Umberto Bossi si augura che la sinistra scelga la via delle riforme. Il suo pensierio va alla riforma federale. Senza se e senza ma: "I fucili sono sempre caldi". La minaccia alla sinistra "I fucili sono sempre caldi". Nonostante l'invito di Silvio Berlusconi a toni più pacati, il Senatùr insiste: "Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi. Il leader leghista invita i democratici di Walter Veltroni a scegliere la via delle riforme, "non come l'altra volta che non vollero assolutamente la riforma federale". Lo stesso auspicio era stato lanciato ieri pomeriggio dal leader azzurro invitando l'opposizione a "confermare in Parlamento l'impegno a collaborare sulla riforma dell'architettura istituzionale". Proprio Berlusconi aveva chieso ai democratici di evitare di proporre "schemi del passato". Bossi si allinea, ma lo fa tirando - nuovamente - in ballo fucili e scontri. Le riforme da attuare "Dobbiamo cacciare i clandestini e fare il federalismo fiscale". Entrato nell'emiciclo di Montecitorio, il senatour, ha ricevuto battimani dai leghisti, tutti in piedi, e dai colleghi del centrodestra. "Per ottenere queste riforme useremo in questa legislatura tutti gli strumenti che servono", spiega il leader del Carroccio ritenendo di essere il futuro ministro per le Riforme e ribadendo la sua previsione sul fatto che Maroni sarà ministro dell'Interno. "E chi se no? Chi è che manda via gli immigrati?". Sull'ipotesi ventilata da Berlusconi che l'Alitalia possa essere acquistata dalle Fs, il leader della Lega Nord dichiara: "Non credo che si possa fare". "Berlusconi? Manterrà la parola" Bossi non teme sorprese per la formazione del governo: "Mi fido di Berlusconi, stavolta manterrà la parola", dice lasciando la sede del gruppo della Lega alla Camera. "Ha voluto sposare la Lega - aggiunge sorridendo - e ora deve eseguire gli ordini". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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SAVONA Guido Bonino ieri era ancora in Valbormida ma questa mattina alle 10 parteciperà alla (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Seduta di insediamento della Camera. Come gli altri eletti, ha ricevuto il telegramma della prefettura di Savona che lo invita per conto della segreteria della Camera a presentarsi per formalizzare l'ingresso in Parlamento. Bonino, che ha 67 anni, arriva sull'onda del successo elettorale e sociale della Lega Nord, tornata in auge dopo 5-6 anni in tono minore. "Sono vecchio del mestiere per emozionarmi e sono anche consapevole che alla soddisfazione per l'elezione corrisponde anche una notevole responsabilità per quello che ci attende in questo mandato - dice Bonino -. Siamo di fronte a un momento storico particolare, con la gente che attende riforme, invoca federalismo fiscale, sicurezza, ordine pubblico e controlli sull'immigrazione". Bonino nei giorni scorsi ha partecipato anche a una pre-riunione con Bossi e gli altri dirigenti nazionali del Carroccio che hanno spiegato le strategie e le linee fondamentali della legislatura che prenderà il via oggi. "C'è poco da dire. I problemi sono sotto gli occhi di tutti e se il nostro partito ha avuto questo notevole riscontro elettorale, significa che gli italiani hanno saputo apprezzare la nostra forte coerenza. Su alcuni temi mi pare poi che il confronto sia ineludibile. I problemi di ordine pubblico e sicurezza vengono prima di ogni altra considerazione. Perchè se non si garantisce la sicurezza dei cittadini, non si può pensare che si risollevi l'economia o che si riescano ad affrontare altre riforme". Bonino approda alla Camera forte di un curriculum politico difficilmente ripetibile. Finora Bonino ha occupato tutte le cariche istituzionali esistenti negli locali e quindi l'ingresso in Parlamento suona come il coronamento di una grande carriera. Il neo deputato della Valbormida in trent'anni è stato assessore in Provincia, sindaco di Cengio, consigliere e presidente della Provincia, consigliere e assessore in Regione. Un'altra particolarità: non si è mai candidato senza essere eletto.

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Nascono le ronde contro la criminalità (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Varazze SAVONA"VIGILEMO IN CITTA' E IN PROVINCIA" Carabinieri e vigili insegnano a difendersi dai truffatori Nascono le ronde contro la criminalità La Lega Nord apre le iscrizioni: "Pronti entro un mese" Assemblee con la cittadinanza per spiegare i "trucchi" dei malviventi al fine di contrastare truffe e furti ai danni soprattutto degli anziani. E' quanto si prefiggono gli incontri che per tutto il mese di maggio (sempre con inizio alle ore 21) si svolgeranno in tutti i quartieri e le frazioni di Varazze. Saranno gli agenti della polizia municipale e i carabinieri della stazione varazzina a illustrare le tecniche usate dalla microcriminalità per adescare le vittime. Il primo incontro pubblico si svolgerà l'8 a Castagnabuona. A seguire: 9 Cantalupo, 15 Pero, 16 Faie, 22 Piani d'Invrea-San Giacomo, 23 Casanova, 29 Alpicella e infine il 30 in centro città al palasport "Gerolamo Craviotto". [FIRMA]CLAUDIO VIMERCATI SAVONA Nascono anche a Savona le ronde della Lega Nord, per contrastare la microcriminalità: gruppi di volontari si occuperanno della vigilanza, terranno d'occhio le zone a rischio dal punto di vista di furti, scippi, rapine, raid teppistici, pronti a fare intervenire le forze dell'ordine in caso di bisogno. "Le iscrizioni sono aperte da oggi (ieri per chi legge n.d.r.), e abbiamo già raccolto le prime adesioni - spiega il segretario provinciale della Lega Nord, Andrea Bronda -. L'obiettivo è di poter contare su un gruppo iniziale di venti-venticinque persone che potrebbe essere operativo già entro un mese. I requisiti richiesti? Quelli della moralità e dell'onestà". I "vigilantes" non saranno mandati allo sbaraglio. Come è già successo in altre città del Nord Italia, i volontari dovranno prima partecipare a un corso preparatorio strutturato su tre serate con esperti e tecnici della sicurezza, che spiegheranno come si organizza un pattuglianento, come comportarsi in caso di emergenza, come sostenere eventualmente uno scontro fisico, rimanendo ovviamente nella legalità. Spiega ancora Bronda: "Le lezioni saranno tenute da un avvocato, da un esperto di criminologia e da un rappresentante delle forze dell'ordine. Ma è bene precisare fin da subito che i volontari contro la microcriminalità non avranno assolutamente una struttura paramilitare. Tanto è vero che gireranno disarmati lungo le strade". Avranno un telefonino cellulare per comunicare fra loro e chiamare in caso di necessità polizia o carabinieri, una pettorina e un tesserino di riconoscimento, e probabilmente anche una videocamera per filmare eventuali persone o situazioni sospette. Precisa ancora il segretario provinciale della Lega Nord: "Noi non vogliamo affatto sostituirci alle forze dell'ordine. Il nostro obiettivo è soltanto quello di offrire un aiuto in più a polizia e carabinieri nel pattugliamento del territorio. Inizieremo i primi pattugliamenti a Savona, ma l'obiettivo che ci proponiamo è di essere presenti anche nelle altre località della provincia". Chi fosse interessato può telefonare al numero 019-9376020 il lunedì e il mercoledì (dalle 9,30 alle 12,30) e il martedì, giovedì e venerdì pomeriggio (dalle 15 alle 18) oppure rivolgersi direttamente alla sede provinciale della Lega Nord in via XX Settembre 4/1.

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"Borgomanero nei nostri cuori" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

[FIRMA]MARCELLO GIORDANI BORGOMANERO Entusiasmo ed emozione. Sono i due sentimenti che accompagnano Maria Piera Pastore, Lega Nord, e Franca Biondelli, Partito Democratico, le neoparlamentari borgomaneresi. Maria Piera Pastore è arrivata a Roma nel pomeriggio: "Al mattino mi sono trovata con i nostri parlamentari a Torino, dove abbiamo sottoscritto un patto per il Piemonte: l'entrata alla Camera me l'aspetto con tanta emozione, perchè questo è il luogo dove si decidono le sorti del Paese; scommetto che sarò emozionata anche solo per gli adempimenti burocratici. Ma attendo questo momento anche con entusiasmo, perchè ho grande voglia di lavorare per il bene pubblico e del mio territorio". Maria Piera Pastore resterà presidente del Consiglio comunale di Borgomanero, mentre lascerà la carica di consigliere provinciale. Franca Biondelli è giunta a Roma ieri mattina, ed ha avuto il primo incontro con i colleghi del Partito Democratico: "Abbiamo deciso di portare avanti un'opposizione costruttiva ma determinata. Non voteremo no a priori, ma incalzeremo il governo sulle scelte fondamentali, il lavoro, la previdenza, il caro vita. Personalmente cercherò di dare il maggior numero di risposte ai cittadini, perchè mi sembra questo il compito di un parlamentare; lavoriamo per il bene pubblico, pensando però sempre al nostro territorio, che per noi resta il punto di riferimento. Farò naturalmente la pendolare da Borgomanero a Roma".

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Iozzo: "Le cordate non ci interessano" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

[FIRMA]ARMANDO ZENI MILANO "E' soltanto l'inizio", riassume, con la faccia più raggiante che mai, il presidente della Sea Giuseppe Bonomi, felice, come buon lumbard, di ricevere in diretta l'applauso del suo leader Umberto Bossi. Un inizio che la riservatezza degli accordi sottoscritti tra Sea e Lufthansa lasciano solo immaginare lasciando però presagire uno sbarco in forze della compagnia tedesca nell'ex hub del Nord abbandonato da Alitalia. Solo un inizio, ripete il presidente Sea, accennando ai sei nuovi aerei Air Dolomiti, controllata Lufthansa, che dal gennaio 2009 stazioneranno fissi a Malpensa per collegare Milano all'Europa. Perché è chiaro, anche se non si può ancora dire, che sono altri, più ambiziosi, gli obiettivi della partnership annunciata con Lufthansa: "Lavoreremo insieme con squadre di lavoro che opereranno per sviluppare Malpensa", lascia intendere Bonomi sicuro che ci siano le premesse perché l'intesa, avviata in gran silenzio sei mesi fa, sia "di lungo termine" a riprova che Malpensa da sola "può farcela". Aveva previsto due anni, il presidente Sea, per recuperare i volumi di traffico precedenti al taglio degli 800 e passa voli di Alitalia. Adesso, archiviato il bilancio 2007 che definisce "straordinario" e che ha distribuito dividendi per 29,6 milioni di euro (sui 34,5 di utile), Bonomi confessa di essere convinto di poter dimezzare i tempi. Certo, a guardare tra i numeri del bilancio, l'addio di Alitalia a Malpensa è costato a Sea non poco: 30 milioni di euro, la differenza tra l'utile consolidato di 64,4 milioni e i 34,5 dell'utile netto dopo la svalutazione degli investimenti effettuati da Sea a Malpensa per dotarla di infrastrutture adeguate al ruolo di hub. Una ferita che pesa e che impedisce di immaginare un prossimo ritiro della causa danni (per 1,25 miliardi di euro) avviata contro Alitalia: "Era una richiesta basata sui flussi di cassa che con il dehubbing di Alitalia non sono cambiati", spiega Bonomi prima di avanzare una teorica via d'uscita: "Se ci pervenisse una proposta transattiva da Alitalia la valuteremo con attenzione". Per ora le priorità sono altre, trovare per Malpensa sostituti certi ai vuoti lasciati dall'ex vettore di riferimento. Nel 2008, parola di Bonomi, saranno oltre 440 i nuovi collegamenti settimanali, metà di quelli tagliati da Alitalia, con l'arrivo nell'ex hub di compagnie come American Airlines, AirSeychelles, FlyNiki. Ma è chiaro che è da Lufthansa che Sea si aspetta il decollo vero di Malpensa: Lufthansa nuova compagnia di riferimento al posto di Alitalia? A domanda non risponde, Bonomi. Sorride. Lasciando che sotto sotto prenda forma, attorno alla compagnia che è da tempo la preferita per i loro spostamenti intercontinentali da manager e imprenditori del tessuto industriale lombardo, il sogno del grande aeroporto del Nord che la Lega vuole a tutti i costi contro il romanocentrismo di Alitalia e che il sindaco di Milano Letizia Moratti considera indispensabile in vista dell'Expo 2015. Ma, nel frattempo, il passaggio di Malpensa sotto le ali di Lufthansa rende possibile soluzioni finali anche per Alitalia. Ieri i portavoce della compagnia tedesca hanno ribadito che Alitalia non interessa: a loro interessa il ricco mercato del Nord Italia, per questo hanno deciso di intensificare la presenza su Malpensa (con la prospettiva di farne una sorta di loro hub per il Sud Europa) ma su Alitalia hanno messo la croce. Insomma, una Malpensa rivitalizzata da Lufthansa, chiuderebbe il capitolo ex hub con soddisfazione di tutti, a cominciare dalla Lega di Bossi che ha subito definito l'accordo di Sea "la prima risposta del nuovo governo", sgombrando così il campo a una soluzione per Alitalia dove restano aperte le due ipotesi: quella di un ritorno al tavolo delle trattative di Air France e quella del decollo vero della cordata tricolore cui lavora Bruno Ermolli che ieri è stato per due ore ad Arcore con Berlusconi.

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E SILVIO SI SCOPRÌ MENO BIPARTISAN (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Augusto Minzolini E SILVIO SI SCOPRÌ MENO BIPARTISAN La frase Silvio Berlusconi l'ha gettata lì. In uno dei tanti ragionamenti a cui si è lasciato andare ieri, a ridosso dell'ultimo successo elettorale del centrodestra: la conquista del Campidoglio. "Prima - ha confidato agli intimi - c'era un paese diviso a metà tra noi e il centrosinistra. Il dialogo non era solo necessario ma obbligato. Ora c'è un Paese diviso che quasi per due terzi è con noi e per un terzo con l'opposizione: la filosofia non può non cambiare. Il dialogo è importante, ma la priorità è decidere. E' quello per cui la gente ci ha votato". La sconfitta di Francesco Rutelli a Roma ratifica un cambio di scenario che era già nell'aria: il centro-sinistra è destinato a ripensarsi completamente, a rifondarsi sul piano programmatico e culturale per recuperare un ritardo di anni e un eventuale siluramento di Walter Veltroni sarebbe una scorciatoia che ne perpetuerebbe solamente gli errori e i vizi; di contro, il centro-destra e "in primis" Silvio Berlusconi sono condannati - si fa per dire - a governare, a decidere, a riformare il Paese con la collaborazione degli altri - meglio - o da soli. Tutte le menate o i minuetti di queste settimane sono definitivamente archiviati: non ci saranno "esterni" di lusso nel governo; non ci saranno "vice" ma solo il premier; e i ministri, a questo punto, non saranno soppesati con il bilancino. Le ultime mediazioni si sono esaurite ieri. Se si protrarranno ancora c'è il rischio di cominciare con il piede sbagliato. "Questo - osserva la maga dei sondaggi, Alessandra Ghisleri - è un Paese che vuole essere governato e Berlusconi deve assecondarlo. Non ci sono più mediazioni. Non c'è bisogno di vice-premier come Calderoli o Letta. Userò un termine forse esagerato, ma lui nell'immaginario è stato percepito come l'uomo della provvidenza. Lo ha evocato lui stesso un simile scenario con il "meno male che Silvio c'è". E' uno slogan che ha pagato ma ora lo carica di responsabilità". E dato che il panorama politico del Paese è stato terremotato deve cambiare anche la strategia, lo stile e l'immagine del Cavaliere: "Mai come ora dobbiamo governare con i fatti e non con le parole". Nei primi cento giorni, nella luna di miele, Berlusconi deve produrre decisioni sull'Alitalia ("Abbiamo già ora un 20% di surplus di imprenditori che vogliono partecipare alla cordata"), sui rifiuti a Napoli ("se sarà necessario porteremo l'immondizia davanti ai magistrati che impediscono di utilizzare alcune discariche"), sul fisco. La priorità, appunto, è scegliere non trattare esageratamente. Del resto il personaggio aveva capito la domanda che veniva dall'opinione pubblica già in campagna elettorale. Aveva dato poco peso alla filosofia di Sarkozy e aveva ironizzato sulla commissione Attali: "E' più famosa di quanto abbia prodotto". Poi aveva escluso dal Pdl i depositari della cultura della mediazione estenuante e dei confronti ad oltranza, gli ex-dc. Infine, sul governo, diciamoci la verità, non ha mai ipotizzato seriamente l'arrivo di esterni come Luca di Montezemolo o il giuslavorista, Piero Ichino. Né ha difeso più di tanto il vice-premierato di Gianni Letta sia dall'assalto della Lega che voleva affiancargli Calderoli, sia dall'insofferenza di Giulio Tremonti e di Gianfranco Fini: il "gran visir" di palazzo Grazioli è sicuramente il primo dei collaboratori del premier, quello di cui più si fida, la sua ombra, ma le indiscusse doti diplomatiche dell'uomo hanno un peso "in un Paese diviso a metà" e un altro, sicuramente più relativo, in un governo che può contare sull'appoggio della stragrande maggioranza del Paese. In quest'ultimo caso la qualità prioritaria è la capacità di decidere tempestivamente. E il risultato del voto a Roma, dove Letta ha sempre coltivato un rapporto fin troppo privilegiato con il centro-sinistra, probabilmente renderà ancora più forti queste sensibilità: "Durante la campagna elettorale - si lamenta Maurizio Gasparri - mi ha ripreso quando ho sparato contro il proconsole di Veltroni, Bettini, ma non possiamo mica fare politica disarmati". Fin qui Letta. Ma anche verso gli alleati e nel partito il Cavaliere non si farà coinvolgere in mediazioni estenuanti. Anzi. Anche perché se uno legge attentamente i flussi elettorali dell'ultimo voto emerge che il successo della Lega, ad esempio, è frutto anche dalla capacità di abnegazione del Cavaliere: il partito del Senatùr ha preso solo l'1% a sinistra (a differenza di quanto viene strombazzato in giro), il resto lo ha preso a Forza Italia che ha pagato la scelta necessaria di fondersi nel Pdl con An. Insomma, è stato il Cavaliere a farsi carico della vittoria e questo gli dà una ragione in più per rispondere picche a richieste spropositate degli alleati. Così nei confronti della Lega dopo il "no" a Calderoli, è venuta la promessa di un quarto mandato per Formigoni alla Regione Lombardia. Se a questo si aggiunge che l'uomo della Moratti, Paolo Glisenti, è stato nominato amministratore dell'agenzia che preparerà l'Expò, si può dire che quest'appuntamento importante sarà tutto nelle mani di Berlusconi. Se questa è l'aria anche Alleanza Nazionale dovrà ridimensionare le sue mire. Come pure dentro Forza Italia le ambizioni ministeriali sono tutte nelle mani del Premier: il Cavaliere non si farà trascinare più di tanto nelle richieste dei vari esponenenti, si chiamino Rotondi, Alfano o Vito. A un certo punto deciderà. E i primi a saperlo sono gli interessati. "Lo ha capito Bossi pensate se non lo capiamo noi - fa presente il capo degli ex-dc della Pdl Gianfranco Rotondi -: il governo nasce da un patto diretto di Berlusconi con il popolo. Come De Gaulle, oggi Berlusconi ha una responsabilità esclusiva". Appunto, "decidere". "Potremo fare anche delle scelte impopolari se necessario - fa presente il pugliese Raffaele Fitto, uno dei colonnelli -: l'unica cosa che non possiamo fare è non decidere". "L'elemento prioritario della nostra filosofia - gli fa eco il piemontese Crosetto - è scegliere". "La gente - chiosa il prossimo capogruppo. Fabrizio Cicchitto - esige innazitutto di essere governata. Lo sappiamo noi, ma devono saperlo, nel bene e nel male, anche i sindacati e quest'opposizione frastornata".

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LA LUNGA MARCIA DEL NUOVO LEADER (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

Giovanni Cerruti LA LUNGA MARCIA DEL NUOVO LEADER Meglio del Bernina o della Capanna Gnifetti, sul Monte Rosa, dove però era arrivato da ministro e un tantino a scrocco, con un elicottero della Forestale. Meglio del Monte Bianco, dove le guide non l'hanno aiutato. Meglio del campo base sul K2, dove gli era preso un gran mal di testa da alta quota. Alle quattro e mezzo del pomeriggio, dal primo piano di via Salandra, dalla finestra che sta sopra l'insegna "Super Garage", Gianni Alemanno saluta felice con la moglie accanto. Altro che montagne e vette, la cima più bella, quella della vita, è proprio questa. Sa già di aver vinto. Da camerata assatanato a prudente "Sindaco de Roma", che scalata. Aveva tutto contro, a partire dal suo passato, aggressioni, assalti, molotov, otto mesi di galera e un'assoluzione, perfino una mezza rissa a Catania, anno '91, per contestare un comizio di Umberto Bossi. Aveva contro il cognome della moglie, figlia di Pino Rauti, uno degli ultimi fascistoni convinti e dichiarati. Aveva contro la città di nascita, Bari, che gli ha lasciato l'accento: insomma non è un romano doc come Rutelli. Aveva contro la croce celtica che si porta al collo, roba da Ordine Nuovo, "la portava il mio amico Paolo Di Nella quando è stato ammazzato. E comunque questa croce per me è un simbolo religioso...". Al 18 di via Salandra il comitato elettorale di Alemanno occupa il piano terra e il primo, dodici finestre che danno sulla strada. E' qui la prima festa, all'ora del tè, quando arriva un omone con maglietta grigia, un crocifisso d'oro, uno d'argento e un fascio littorio in mezzo: "Aò, a Rutelli ja rotto er culo". A seguire i deputati, Bocchino, Giorgia Meloni, Domenico Gramazio detto "er Pinguino". L'eurodeputato Antonio Tajani, un altro che aveva provato invano a diventar sindaco, aspetta in strada. Passano i taxi ed esultano. Dalle borgate, dalle sedi di periferia, dalle palestre, cominciano ad arrivare i tifosi. "Calma...". A cinquant'anni Alemanno è l'unico ex fascista, o ex missino o ex An ad aver vinto la sua marcia su Roma. Gianfranco Fini, quando nel '93 si è candidato contro Rutelli, non ce l'ha fatta. La prima dedica è stata per Toni Augello, per anni voce solista dell'opposizione in Campidoglio. La seconda per Fini: "Dopo 15 anni abbiamo chiuso la partita". Qui, per la verità, andrebbe aggiunto che la vittoria di Alemanno ne aumenta il peso politico, e proprio a danno di Fini. Le malelingue ricordano che Fini non era proprio favorevole alla sfida di Alemanno, e che si sarebbe battuto per evitare appoggi espliciti da Francesco Storace. Arriverà anche Fini e saranno abbracci, ci mancherebbe. Ma sono quasi le sei e il sindaco deve prepararsi per la prima conferenza stampa. Sotto, nel salone, c'è una gran ressa di tv, un caos di gente dove non mancano qualche vecchio che piange, qualche giovanotto con testa rasata e Ray-Ban, il regista Pasquale Squitieri, il telemassaio di Raiuno Alessandro Di Pietro, gli striscioni dei taxisti romani, un paio di braccia tese. Saluto romano al sindaco? "No, è per di' che li avemo proprio spianati". Pare che Alemanno si sia raccomandato, niente eccessi, niente nostalgie, il passato è passato, pure il suo. A vent'anni era in piazza, sede romana del Fronte della Gioventù, via Sommacampagna. Fini era davanti a lui, segretario nazionale dei giovanotti di Giorgio Almirante. Nell'88, a trent'anni, in quel posto va appunto Alemanno e si scopre "movimentista", contro Urss e Usa, una molotov contro l'ambasciata dei primi, scontri e arresto per la visita di Bush nell'89. Lui e Storace, la "Destra Sociale". Con altri camerati che prendono strade pericolose, Nar o Terza Posizione, sigle prossime al terrorismo e alle stragi. Uno era Marcello De Angelis, ora deputato. Ieri mattina Alemanno ha celebrato le sue nozze. Il passato si dimentica, gli amici no. Spettinato, la mano ben aperta, non si sa mai, quando si mette in posa per i fotografi, il sindaco Alemanno alle sei del pomeriggio debutta con una conferenza stampa prudente e generosa, "perché quando si vince bisogna dimostrarsi così". Sarà il sindaco di tutti, dice come dicono tutti i sindaci. Però qui c'è una variante che forse era stata sottovalutata anche dai suoi: "Il mio primo pensiero è per chi mi ha votato e per chi non mi ha votato. C'è stato un voto trasversale e ne terrò conto". Voti da sinistra per il camerata Alemanno. "Veleni e polemiche da questo momento lasciamoli alle spalle". Anche loro nel passato. E adesso, detto quel che c'era da dire, Alemanno può davvero cominciare la scalata ai 20 gradoni che portano in Comune. "Alle sette tutti al Campidoglio!". Dove cantano Fratelli d'Italia, gridano "Roma libera!", intonano "E' rabbia, è amore, è Roma tricolore". Dove un manifesto ringrazia Walter Veltroni, "Santo subito!". Dove "chi non salta comunista è". Dove spunta il vecchio striscione della "Sezione Colle Oppio", quella dei camerati più scalmanati e duri. E non va bene, questo striscione. Cinque minuti e sparisce. Quel passato lì, Alemanno non se lo può più permettere. E la sua scalata più bella non sarebbe riuscita.

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In 7 a rappresentare il Novarese (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

POLITICA. OGGI IL DEBUTTO A ROMA DEI PARLAMENTARI ELETTI In 7 a rappresentare il Novarese RENATO AMBIEL MARCO PIATTI NOVARA Due veterani, Giuseppe Vegas e Gianni Mancuso del Pdl, due fresche conferme Roberto Cota della Lega, politico novarese emergente, ed Elisabetta Rampi (Pd) sindaco di Borgolavezzaro. Poi una matricola, si fa per dire visto che ormai di politica ne mastica, Gaetano Nastri il leader del Pdl. Sono loro i rappresentanti novaresi che oggi andranno a Montecitorio. Ci sono anche due "matricole" di Borgomanero: Piera Pastore alla Camera e Franca Biondelli al Senato, ma di loro riferiamo qui sotto. Dove vivranno, a Roma? Con quali progetti affrontano la nuova esprienza? Come pensano di rappresentare al meglio il territorio che li ha eletti? Intanto nessuno ammette di provare particolare emozione. Poi magari oggi non sarà cosi. A Roma cercano sistemazioni in mini appartamenti. Cota e Rampi in centro, Mancuso sulla Salaria. Nastri invece farà il pendolare. Per Cota si profila l'incarico molto importante di capogruppo del Carroccio. Lo ha dichiarato esplicitamente Bossi davanti a tutti i componenti dei gruppi parlamentari della Lega. L'elezione avverrà il 5 maggio prossimo. Cota definisce priva di ogni fondamento invece la voce "che oltretutto ci danneggia" relativa al sindaco Giordano sottosegretario alla difesa. Vegas punta ad un posto di vice ministro alle Finanze, dov'è già stato. "Il problema delle infrastrutture da completare ed il raccordo con l'idea che sta avanzando di un polo aeronautico a Cameri legato all'Expo 2015 - ammette Cota - mi vedrà molto impegnato a livello parlamentare". Elisabetta Rampi vuole rinnovare "una proposta di legge che tende a creare un museo dei prodotti agro alimentari come formaggi e riso che contribuisca a far uscire dalla marginalità regioni come Piemonte e Lombardia". Per il ritorno a Montecitorio Gianni Mancuso si porterà un gruppo di amici. Fra loro Angelo Tredanari e Stefano Ciaramella. Due gli obiettivi: "Vorrò andare a capire se si sono le risorse per fare questo benedetto ospedale che richiederà un intervento dello Stato e poi intendo chiarire la questione del Commissariato di polizia a Borgomanero che si potrebbe istituire davvero a costo sero". "Emozionato? Se devo essere sincero ero più emozionato il giorno della posa della prima pietra del Poli - ammette Gaetano Nastri -. Magari poi quando entrerò a Montecitorio mi tremeranno le gambe". Priorità? "C'è tanto da fare per il Paese e per la nostra città. In primis, il problema sicurezza e il discorso fiscale. A Roma avrò un occhio di riguardo per Novara e la provincia. Penso al Cim, alla Malpensa, alle piccole e medie imprese". Nastri non prenderà casa nella capitale: "No, la mia famiglia, parenti e amici sono qui a Novara, a Roma dovrò starci due giorni alla settimana, farò il pendolare". Giuseppe Vegas, già viceministro per l'Economia dei governi Berlusconi nel quinquennio 2001-2006: "Lasciamo spazio ai giovani, per me non è una novità, quello che vogliamo fare è iniziare presto a lavorare" taglia corto.

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Il divo in declino Morgan Freeman e la cassiera di supermercato Paz Vega (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

10 COSE DI NOI Il divo in declino Morgan Freeman e la cassiera di supermercato Paz Vega Molto americano, l'incontro casuale fra il divo nero settantenne Morgan Freeman e la giovane cassiera latina Paz Vega. Per una giornata parlano, si confidano, ridono, si rattristano con simpatia e casta complicità. Lui, marito e padre, racconta il proprio timore di essere finito, il telefono che squilla di rado, la paura della morte. Lei, ragazza sola, racconta della propria dura vita di lavoro come cassiera d'un supermercato, le ambizioni, l'isolamento di cui si sente prigioniera. A sera, lasciandosi, capiscono d'essersi reciprocamente fatti del bene, consolati. Morgan Freeman è il produttore di questo breve film (1 ora e 20 minuti) un po' melenso, forse autobiografico, diretto da Brad Silberling (45 anni, già regista di "Casper", di "Voglia di ricominciare") con appropriata delicatezza e umorismo. Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e "Neverland". 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e "City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e Carolina Crescentini. La storia comincia nel 1860 a San Pietroburgo, quando una bomba uccide un membro della famiglia imperiale; Dostoevskij va a trovare in un ospedale psichiatrico un giovane che confessa di conoscere gli attentatori. IN AMORE, NIENTE REGOLE Commedia. Regia di George Clooney, con Clooney e Renée Zellweger. Negli Stati Uniti del 1925 Dodge Connolly è un esuberante campione di football che arruola nella sua squadra un giocatore presunto eroe di guerra. La storia non convince un'intraprendente giornalista. JUNO Commedia. Regia di Jason Reitman, con Ellen Page e Michael Cera. Juno MacGuff è un'intraprendente sedicenne del Minnesota che riesce a mantenere il controllo sulla sua vita anche quando scopre di essere incinta e comincia a chiedersi, con il timido compagno di classe Paulie Bleeker, come agire. Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. L'ALTRA DONNA DEL RE Drammatico. Regia di Justin Chadwick, con Natalie Portman e Scarlett Johansson. La vicenda storica di Anna e Maria Bolena, le due sorelle che si contesero i favori di Enrico VIII: la prima riuscì a sposarlo, l'altra ne divenne l'amante. IL MATRIMONIO E' UN .... Commedia. Regia di Cherie Nowlan, con Brenda Blethyn e Khan Chittenden. La cabarettista irriverente e in declino Jean Dwight teme che la fidanzata del figlio possa incrinare l'armonia della loro famiglia. NON PENSARCI Commedia. Regia di Gianni Zanasi, con Anita Caprioli e Giuseppe Battiston. Un musicista trentaseienne, un tempo piccola star punk rock, comincia a riflettere e sulla sua vita: tornato a casa dalla famiglia, comincia ad occuparsi di ciò che ha a lungo trascurato. ORTONE E IL MONDO DEI CHI Cartoon. Regia di Jimmy Hayward e Steve Martino. Dai creatori de "L'era glaciale", la storia di un simpatico elefante che trova un mondo di pace, quello dei minuscoli Chi, in un fiore. OXFORD MURDERS Thriller. Regia di Alex de la Iglesia, con Elijah Wood e John Hurt. Nei dintorni di Oxford, un'anziana signora viene trovata morta nel soggiorno di casa: il cadavere viene rinvenuto da un professore e da uno studente, i quali cominciano a indagare su una misteriosa serie di omicidi. LA SPOSA FANTASMA Commedia. Regia di Jeff Lowell, con Eva Longoria Parker e Paul Rudd. Opera prima, racconta di un uomo conteso da due donne: la veggente Ashley e la ragazza che avrebbe dovuto sposare mentre ora è un fantasma, morta preparando il matrimonio. STEP UP 2 Musicale. Andie e Chase s'incontrano all'interno di una scuola d'arte del Maryland: cominciano ad allenarsi insieme per partecipare a una difficile gara clandestina. TUTTA LA VITA DAVANTI Commedia. Regia di Paolo Virzì con Sabrina Ferilli e Massimo Ghini. L'autore di "Ovosodo" e "Caterina va in città" ritrae la vita nei call center attraverso le vicissitudini della venticinquenne laureata Marta. TUTTI PAZZI PER L'ORO Azione. Regia di Andy Tennant, con Matthew McConaughey e Kate Hudson. Ben Finnegan è un cacciatore di tesori che sta per coronare il suo sogno: recuperare il carico d'oro di un galeone che giace da un paio di secoli in fondo al mare al largo della Florida. Al suo fianco, l'intraprendente consorte. L'ULTIMA MISSIONE Poliziesco. Regia di Olivier Marchal, con Daniel Auteuil e Olivia Bonamy. L'autore di "36" narra la storia di Louis Schneider, incorruttibile poliziotto di Marsiglia in crisi esistenziale che cerca di proteggere una ragazza dall'uomo, tornato in libertà, che aveva ucciso i suoi genitori. UN AMORE SENZA TEMPO Commedia drammatica. Regia di Lajos Koltai, con Vanessa Redgrave e Claire Danes. Dal romanzo di Susan Minot, un percorso attraverso il passato e il presente di tre donne: la madre Ann, in fin di vita, e le figlie Constance e Nina. 21 Commedia drammatica. Regia di Robert Luketic, con Jim Sturgess e Kevin Spacey. Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia vera, dirige il cineasta del successo "La rivincita delle bionde". TRAME A CURA DI Daniele Cavalla.

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[FIRMA]MAURIZIO TROPEANO Orbassano è il primo Comune della cintura rossa di Tori (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: La Lega

[FIRMA]MAURIZIO TROPEANO Orbassano è il primo Comune della cintura "rossa" di Torino a cambiare colore politico. Vince il centrodestra classico, con dentro l'Udc. Perde un Pd che ha scelto di correre da solo senza apparentamenti con la sinistra alternativa, che per altro si è presentata divisa al primo turno. Diverso il risultato di Ivrea dove il Pd si riconferma alla guida della città anche senza l'appoggio della sinistra Arcobaleno ma con quello del partito socialista. Sconfitto, invece, un centrodestra che si è presentato al primo turno senza la Lega Nord e con l'Udc alleata di Forza Italia e An. Diverse anche le reazione dei partiti. Il Pd minimizza la sconfitta di Orbassano mentre la Pdl esalta la sua vittoria al punto che Agostino Ghiglia, presidente provinciale di An, arriva a proporlo come modello per le prossime provinciali: "Ci siamo presentati con un candidato radicato sul territorio e fortemente rappresentativo. E ci siamo presentati uniti. Adesso tutte le forze del centrodestra, compresa Destra e Udc, si devono mettere intorno ad un tavolo per trovare il candidato giusto per la Provincia". Una posizione condivisa da Stefano Allasia, segretario provinciale delle Lega Nord: "Questa vittoria dimostra che se le forze di centro-destra si alleano per sostenere un candidato comune e capace, i cittadini le premiano. Caterina Ferrero, segretaria provinciale di Forza Italia, prende tempo ma condivide l'analisi: "Abbiamo individuato per tempo una buona candidatura. Lo stesso dovremmo fare per la Provincia. E' necessario che la Pdl allarghi il più possibile la sua proposta, soprattutto verso l'area moderata". E il coordinatore regionale Guido Crosetto, aggiunge: "Quando si esprimono candidati che rappresentano il territorio i risultati sono inevitabilmente migliori. Non ripeteremo situazioni come quella avvenuta nell'ultima elezione del sindaco di Torino". Il centrodestra sceglie di glissare sul risultato di Ivrea anche se Crosetto attacca "l'accozzaglia di Pd e sinistra radicale, ancora uniti nel nome della poltrona, che ha mantenuto il potere ad Ivrea, negando ancora una volta in sede locale quanto affermato da Veltroni in sede nazionale". Il Pd, invece, riparte da Ivrea "una città dove abbiamo un forte radicamento", spiega Gianfranco Morgando, segretario regionale. Una città dove però, a differenza di Orbassano, il Pd ha fatto le primarie per individuare il candidato sindaco e, soprattutto, non c'è stata la guerra con la Sinistra Arcobaleno. Le parole di Vincenzo Chieppa, segretario provinciale del Pdci, meglio di altre spiegano il clima con cui il centrosinistra ha affrontato le elezioni di Orbassano: "Il Comune è stato consegnato alla destra dall'arroganza e dall'incapacità del Pd che ha rifiutato ogni ipotesi di alleanza con i partiti con cui ha governato fino al giorno prima". E aggiunge: "Spero che questa vicenda serva per il futuro. Per battere la destra occorre un atteggiamento più responsabile e meno supponente". Caterina Romeo, segretaria provinciale del Pd, non entra nelle polemiche e ammette: "Abbiamo incassato una sonora sconfitta legata soprattutto a problemi di carattere locale: paghiamo le conseguenze di una maggioranza che ha litigato per 5 anni e di scelte amministrative che non sono piaciute a tanti cittadini". Poi però lascia aperta la porta al dialogo: "C'è tutto il tempo di prepararsi alle provinciali. Si parte da una maggioranza larga che in questi 5 anni con Saitta presidente ha saputo prendere collegialmente decisioni importanti". Aggiunge: "Le scelte nazionali non debbono condizionare le decisioni locali sulle alleanze".

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