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DOSSIER “FOCUS SULLA LEGA”

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tARTICOLI DEL 28-4-2008       #TOP


IN EVIDENZA

REPORTAGE, I NUOVI ANGELI CUSTODI Il Nord a scuola di ronde. In pattuglia con pettorina e fischietti nei quartieri a rischio: "Andate e arrestateli" Massimo Numa (La Stampa 28-4-2008)

 

INVIATO A PADOVA
I volontari dei Com.Res di Padova, acronimo di Commercianti e Residenti, sono andati a «scuola», prima di iniziare a pattugliare le downtown di Padova; i «professori» sono esperti, tecnici della sicurezza. Li hanno istruiti a dovere sui limiti dell’azione, per evitare guai con la legge. E il presidente nazionale del coordinamento delle ronde dei volontari verdi, Mario Borghezio, spiega che saranno organizzati dei «corsi di formazione» per tutti i volontari, in tutte le Regioni del Centro Nord, Emilia-Romagna compresa. Lezioni di logistica, di diritto penale e anche gli aspetti più tecnici non saranno trascurati.
Come usare le radio, come muoversi nelle zone pericolose, come affrontare i soggetti criminali e le varie emergenze. Come gestire un ferito o sostenere uno scontro fisico, un’aggressione. Come si organizza un pattugliamento, in auto a o piedi. Cos’è un rastrellamento e come si realizza. Infine i rapporti con le forze dell’ordine, aspetto abbastanza delicato. Non sarà un addestramento para-militare ma «non si può andare nelle strade, senza avere, almeno, un minimo di preparazione, per esempio conoscere le procedure da seguire in caso di un attacco. Abbiamo già avuto nelle nostre file - spiega l’esponente della Lega Nord - poliziotti e carabinieri che, senza mai apparire, avevano addestrato i nostri volontari. Ricominceremo da lì. All’inizio, i ”poliziotti verdi” saranno presenti nelle squadre, durante le azioni. Quando ci saranno professionalità adeguate, allora, saranno nominati i responsabili delle varie unità e costituita una gerarchia, in modo da evitare fughe in avanti. E potremo agire da soli».
Gente decisa, a Padova. «Arresteremo noi chi ruba, rapina o spaccia droga». Parola dei rondisti dei Com.Res. Adesso si fa davvero sul serio. Fine del folclore, delle passeggiatine serali con la fiaccola e le bandierine colorate. Basta carrozzine e Fido al guinzaglio. Per i criminali - di ogni razza - che occupano da anni interi quartieri di Padova, è scattata l’ora X. Giovedì notte si parte con una maxi-ronda composta da 150 persone divise in squadre, affiancate da vigilantes armati di pistola. Sarà un rastrellamento studiato con cura, da mesi, e senza lasciare nulla al caso.
Ultima barriera: l’articolo 380 del Codice di procedura penale. Dispone che l’arresto obbligatorio in flagranza può essere eseguito nell’ipotesi di delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo di 5 anni e nel massimo a 20 anni. All’arresto, può procedere «ogni persona», dunque anche il privato cittadino, purché si tratti di delitti perseguibili d’ufficio. «In questo caso, la persona che ha eseguito l’arresto deve , senza ritardo, consegnare l’arrestato e le cose costituenti il corpo del reato alla Polizia Giudiziaria, la quale redige il verbale dell’avvenuta consegna e ne rilascia copia all’interessato (art. 383 c.p.p.)».
Premessa noiosa, forse, ma necessaria. Dunque, i rondisti possono bloccare un malvivente, «responsabile, per esempio, di furto aggravato, rapina o spaccio di quantità non modiche di droghe», elenca puntiglioso Massimo Pellizzari, il presidente del Com.Res., tra i promotori più convinti sulla necessità di istituire una «polizia civile». Finita, almeno qui nel Nord-Est, la mite stagione delle perlustrazioni-passeggiate, armati solo di fischietto (per dare l’allarme, se c’è qualcosa che non va) e il cellulare per avvertire il 113, come tuttora avviene, da anni, a Torino. A Porta Palazzo.
E’ iniziata una nuova era. Il Comune di Monselice, Padova, ha stanziato 20 mila euro per arruolare guardie armate private da destinare al controllo del centro. Il modello è lo stesso del Com.Res. Che fa da apripista. A livello nazionale.
Da Padova a Verona. Qui, nel ‘98-’99, le ronde leghiste (non solo) avevano fatto discutere. La città era segnata dalla presenza di pusher e tossicomani, il centro storico trasformato in un accampamento. La giunta della Lega Nord, guidata da Flavio Tosi, è passata all’azione. Oggi la stazione ferroviaria, una delle aree più critiche in passato, sembra ripulita. Non c’è traccia di sbandati e balordi. Merito della videosorveglianza e dei continui controlli dei vigili urbani, soprattutto. «Le ronde, qui - dice secco il segretario della Lega, Matteo Bragantini - non servono più. Il Comune ha deciso, in questi giorni, di assumere altri 40 vigili urbani. In modo diretto, con i tempi burocratici ridotti al minimo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Verona è cambiata, radicalmente». In provincia, idem. Ad Oppeano, il sindaco Alessandro Montagnoli, neo-eletto, voleva pure distruggere la moschea, oltre che affidare - pure lui - la sicurezza del paese anche alle guardie private.
Non solo ronde. Nel Veronese, sindaci e assessori, compreso l’assessore provinciale alla Sicurezza, Giovanni Codognola, hanno le idee chiare: via i Rom, via i clandestini e gli stranieri delinquenti. A Milano, nel Lodigiano, c’è voglia di chiudere, una volta per tutte, con la criminalità.
E a Torino, Borghezio, freme dalla voglia di ricominciare: «Ripartiamo alla grande, abbiamo già molte richieste di organizzare di nuovo le ronde. Tra i primi target, Tossic Park. Poi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Anche se, con un ministro come Maroni, potremo dormire sonni più tranquilli. Affiancheremo le forze di polizia, senza sostituirci a loro. Le promesse della giunta Chiamparino di intervenire sulla sicurezza sono rimaste, appunto, promesse. Mai realizzate».



Report "Nord"

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Indice delle sezioni

Nord (39)


Indice degli articoli

Sezione principale: Nord

Indipendenti, di sinistra, ma con Veltroni ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il sindaco Massimo Cacciari insiste ormai da decenni sul "partito del Nord Est", mentre i Verdi dell'ex assessore Beppe Caccia sono già con un piede dentro il Pd sia pure da "eretici". Ma la fase costituente aveva già prodotto una significativa anomalia: il 14 ottobre la "sinistra per Veltroni" guidata da Walter Vanni aveva mietuto consensi.

La conferenza di organizzazione della Cgil ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: e un elogio alla Lega ("presente nei luoghi di lavoro e nei territori"), ha dichiarato: "Molti iscritti al Nord sono nella Cgil, ma votano la Lega. Un tempo si sceglieva un sindacato su basi ideali e ideologiche, oggi ci si iscrive alla Cgil anche perché è l'organizzazione più forte, che difende meglio i diritti e che offre i servizi migliori"

Un incerto futuro ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: La discussione post elezioni del Pd non è ancora iniziata se non con la boutade del partito democratico del nord. Si aspettano i risultati delle elezioni del sindaco di Roma per fare un bilancio complessivo dei primi mesi del neonato partito. Veltroni sostiene che pur sconfitto, il Pd è la più grande aggregazione dei riformisti della storia repubblicana.

Berlusconi-Bossi: niente vicepremier ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: bisogna trovare la "quadra" con Umberto Bossi. Due ore di incontro, ci sono anche Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Roberto Cota, futuro capogruppo leghista alla camera. Nessuna anticipazione, questa volta, da parte di Bossi che si limita a dire "sono stato bravo e paziente, abbiamo trovato la quadra".

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Le redazioni dei tigì erano incredule, ieri mattina, quando l' ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: ha consentito che su Letta vice-premier si abbattesse il veto di Bossi ("Una resa", secondo Cossiga). Il verdetto di Roma viene atteso stasera con ansia pure sull'altra sponda. Se Rutelli la sfanga anche solo per un soffio, Veltroni può sostenere che è questione di tempo, i risultati verranno alle Europee.

E adesso che fare di fronte a un Proteo vincente? ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: regalando centinaia di migliaia di voti a Bossi e Berlusconi. E che dire della schizzinosità nell'affrontare l'uso della democrazia diretta , arma importante per ricoagulare l'interesse collettivo di molti soggetti ormai atomizzati? E' solo con quest'arma che noi siamo riusciti a evitare la maggior parte delle privatizzazioni.

La previsione: lista dei ministri venerdì 9 maggio. L'avvertimento a Formigoni: Castelli & ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: "Eh, no, quello è soltanto Bossi. Magari... senadur". Ricomincia con le battute? "A noi interessa l'obiettivo finale e ci si può arrivare con tante strade. Possiamo viaggiare su una 500 a due ruote motrici o su una Panda quattro per quattro. Meglio così, no? Due più due!

Un ministro a Veneto e Liguria, Piemonte a secco Da Ovest a Est la disparità diventa un caso politico ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Che ha fatto del localismo e del federalismo - "Il Nord a quelli del Nord", "Padroni in casa nostra" - uno dei cavalli di battaglia, risultato poi vincente alle elezioni. Berlusconi dopo la riunione nella sede della Lega in via Bellerio ha detto di essere "molto soddisfatto". Bossi giura che è stata finalmente "trovata la quadra".

Un patto fra i due mondi per il diritto alla cura ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: sottoscritta da diverse municipalità del Nord Europa. Quasi venti anni dopo, l'idea travalica l'oceano e dà luogo al Primo Forum delle città europee, dell'America Latina e dei Caraibi: un progetto finanziato dalla Ue e coordinato dal Cicad (Commissione interamericana per il controllo dell'abuso di droga) e dall'Oas (Organizzazione degli Stati americani).

Facce di bronzo ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Ma sono uguali alle nostre". a) Leonardo Domenici; b) Roberto Maroni. "La Lega è l'ultimo partito comunista". a) Giulio Tremonti; b) Giorgio Cremaschi. Chi indicherà le risposte esatte riceverà una tessera onoraria del nuovo Partito (democratico) del Nord. maramaldo.

L'arte maledetta di coltivare la paura ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Ma questo è il Vento del Nord, che spira impetuoso. Inseguire la Lega sul suo terreno è l'imperativo che pare essersi dato il centrosinistra dopo la batosta elettorale. Che quel terreno, oltre che incivile, sia infido e del tutto improduttivo e controproducente rispetto agli stessi obiettivi dichiarati, non pare interessare il partito di Veltroni.

Ecco il piano sgomberi secondo Chiamparino ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: intervento delle ruspe è la Lega Nord. Roberto Cota, segretario regionale del partito di Bossi, non ha dubbi: "Stop al buonismo della sinistra. La gente chiede risposte concrete, specie sulla sicurezza". Minucci e Mondo ALLE PAGINE 56 E 57 Di matrimoni celebrati per sistemare se stessi e la propria famiglia è piena la storia.

Lo sberleffo di Gordon Brown alla scienza ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Bossi e Fini: magari - si vedrà proprio con il ballottaggio a Roma - anche col sostegno di un Governatore in camicia nera sui Colli Fatali, sinistramente accolto, come nel profetico Salò di Pier Paolo Pasolini, dalle note di quell'inno tanto caro al Duce degli italiani, "Sole che sorgi libero e giocondo".

"Solo le ruspe risolveranno il problema" ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Interpellare il segretario regionale della Lega Nord e probabile capogruppo alla Camera sulla questione-nomadi è come sventolare il classico drappo rosso davanti al toro. Il tema è parte integrante delle misure per la sicurezza vergate nel "Patto subalpino" che i parlamentari piemontesi del Carroccio sottoscriveranno stamane prima di volare a Roma.

Massimo Numa ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: esponente della Lega Nord - poliziotti e carabinieri che, senza mai apparire, avevano addestrato i nostri volontari. Ricominceremo da lì. All'inizio, i "poliziotti verdi" saranno presenti nelle squadre, durante le azioni. Quando ci saranno professionalità adeguate, allora, saranno nominati i responsabili delle varie unità e costituita una gerarchia,

Pd e governo, il verdetto di Roma ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il Cavaliere infatti deve ancora completare la lista del suo governo, che secondo Calderoli sarà pronto entro il 9 maggio, mentre il segretario del Pd teme forti contraccolpi nel partito in caso di una sconfitta per il Campidoglio. DA PAG. 2 A PAG. 5.

MILANO PREDONA ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: E il vento del Nord che avrebbe dovuto spazzare il malcostume burocratico e clientelare di tutta la nazione si è trasformato in una tromba d'aria che ha attirato sulla sola Lombardia ben 9 ministri su 12, lasciando a Est, al Veneto, un solo rappresentante e a Ovest, al Piemonte, neanche uno.

Rock City addio ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: attuale gestore Marco Bossi ricorda questi 18 anni di avanguardia musicale e sperimentazione artistica. Qui è nata Vanity; il martedì "Non solo donne" di Monica, in collaborazione con il Pineta di Milano Marittima; lo storico Venerdì 10x10. Da questa consolle sono passati alcuni tra i migliori dj nazionali e mondiali facendo ballare un pubblico che sempre ha amato il sound di qualità.

Fotografia ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Nord, via Postiglione - zona industriale Vadò. Fino al 30 foto di Bolivia, Brasile e Madagascar di Stefano Stranges e Alberto Albano e foto di Teresa e Antonio Retta. GEORGIA, I MILLE VOLTI DELL'INDIPENDENZA. Foto di Maurizio Gjivovic che documentano i numerosi centri collettivi che ospitano profughidell'Abkhazia e dell'

Ballottaggio alla Provincia L'affluenza è in calo ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: sostenuta da Pdl e Lega Nord, e Roberto Peretti, sindaco di Villanova che può contare sul sostegno di Pd e Italia dei Valori. Il voto al primo turno ha assegnato ad Armosino il 44,1% di preferenze, allo sfidante il 26,4%. Gli appelli finali dei candidati e dei partiti hanno cercato anche di richiamare gli astigiani al diritto-dovere del voto.

La successione nell'affitto all'inquilino defunto ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: entità del danno sarà stabilita dal giudice sulla base di elementi presuntivi, con riguardo al valore locativo del bene usurpato, cioè alle differenze tra il canone versato (dall'occupante senza titolo) e quello di mercato accertato e ricavabile per il periodo di mancato rilascio. Ha collaborato PIER PAOLO BOSSO Confedilizia.

Glenn, il diavolo veste la toga dell'avvocato ( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: dove naturalmente lei è il boss, avvocato glaciale e sofisticato al vertice del più importante studio legale degli Stati Uniti. Un ruolo, quello in Damages, da mercoledì alle 21 su Axn, canale Sky, che le ha fatto vincere il Golden Globe come migliore attrice. "Quando gli scrittori mi hanno presentato la sceneggiatura - racconta Glenn - continuavano a sottolineare la parola potere.

Fanti, primo cittadino tra '66 e '70: Sì, i tanti voti a Bossi dicono che qualcosa però si è rotto ( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Stai consultando l'edizione del Fanti, primo cittadino tra '66 e '70: "Sì, i tanti voti a Bossi dicono che qualcosa però si è rotto".

Formigoni, l'ultimo scoglio di Silvio III Berlusconi gli proporrà la guida del partito, con Bondi ministro alla Cultura. An appesa a Roma ( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: dopo l'accordo con Bossi con cui è stato stabilito che non ci saranno vicepremier e che la Lega gestirà a doppia firma (Bossi e Calderoli) le riforme istituzionali, l'Interno con Roberto Maroni, l'agricoltura con Luca Zaia, appare evidente che il confronto si sposterà sui viceministri e i sottosegretari.

Memorie di un cacciatore di boss . Finito a indagare sui motorini ( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: cacciatore di boss". Finito a indagare sui motorini Saverio Lodato Ci fu una stagione, a Palermo, alla vigilia degli anni novanta, in cui i capi mafia vivevano una vita normale, andavano nei negozi d'abbigliamento più costosi della città a fare shopping, erano i benvenuti nelle gioiellerie e le orologerie dai marchi più esclusivi e più costosi,

Presidente. Il Senato terrà domani, con inizio alle 10,30,la prima seduta della Sedicesima ( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Lega nord, Italia dei valori. La presidenza può auto rizzare anche gruppi di 5 senatori, a particolari condizioni. Commissioni. Ciascun gruppo, a 5 giorni dalla costituzione, comunica alla presidenza la designazione dei propri rappresentanti in ciascuna delle 14 commissioni permanenti, in ragione di uno ogni 13 iscritti,

Proietti: Roma governata bene Fatevi due conti e votate giusto ( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: spiegaglielo ad Alemanno e ai suoi Calderoli che devono essere pronti ad accettare un verdetto così: nisba, non ci fidiamo di voi. Ma cos'è, a parte il passato recente, che ti convince a non votare per questi "duri"? "Una sensibilità molto romana, credo, che mi spinge a non dar retta a chi si propone con la bacchetta magica in mano e dice "ve li risolviamo noi i problemi"

Quel modello emiliano che tiene a bada la Lega ( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Approfondire le sue ragioni è forse la chiave per capire come mai a Bologna la Lega, pur raddoppiando i consensi, non sfonda. È l'altra faccia di un successo. A Bologna, il vento impetuoso del Nord è una brezza che, per il momento, si limita ad accarezzare i contrafforti urbani del centrosinistra, saldamente attestato al 55% dei consensi.

Elaborare la sconfitta per tornare a vincere ( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Italia di Bossi, Fini e Berlusconi e nella Francia di Sarkozy: i terroristi islamici nella vulgata occidentale partita da George W. Bush e convalidata oggi da un Papa povero di amore per gli altri e di senso della realtà. Sono partito da lontano, caro Giancarlo, per dirti che dovremo riflettere a lungo sulle ragioni di questo trionfo annunciato della destra di Berlusconi.

Palermo si ribella i poster dei giudici eroi sui murales del boss - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Cronaca Il capomafia Palermo si ribella i poster dei giudici eroi sui murales del boss Cancellate le immagini di Messina Denaro SALVO PALAZZOLO PALERMO - Contro i misteriosi murales del superlatitante Matteo Messina Denaro arrivano le foto dei giudici Falcone e Borsellino. E un manifesto che dice: "Nel vostro ricordo per arrestare tutti i latitanti".

"gta", perché ha tanto successo il più violento dei giochi - jaime d'alessandro roma ( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: questo o quel boss. Ma si tenta anche di instaurare qualche legame d'amicizia o qualche rapporto sentimentale andando a bere o a cena fuori, frequentando il bowling, la rimessa di Roman, locali notturni più o meno equivoci. C'è perfino una versione posticcia di Internet, con tanto di siti web per cuori solitari, e si usa di continuo il cellulare e la macchina fotografica integrata.

"assurdo quel quarto d'ora di black out" - fabrizio turco ( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: nello spicchio loro riservato accanto alla curva Nord, rimangono annichiliti; ma nonostante la delusione si fanno sentire anche nella ripresa. Alla fine sono sguardi d'incubo: la vittoria dell'Empoli fa parte dell'imponderabile ("non me l'aspettavo proprio" dirà poi De Biasi), e ora il margine sulla zona retrocessione si è ridotto a un punto solo.

Roma, calo del 9 per cento per il ballottaggio Flessione in tutti Comuni ( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: con alle spalle una importante esperienza della Comunità montana di Sondrio, appoggiato da Pdl, Lega Nord e due liste civiche. Anche a Sondrio l'affluenza è stata in calo perché il sole ha spinto tantissimi sulle piste della Valtellina, per una delle ultime sciate di stagione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

<Ho creato la Lega con l'Umberto, torno a Roma per ordine suo> ( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: 17 del 2008-04-28 pagina 6 "Ho creato la Lega con l'Umberto, torno a Roma per ordine suo" di Paola Setti da Milano Il segreto del successo della Lega Nord? "Mai mulà", certo, come dice Umberto Bossi. Soprattutto, però, vedere il bicchiere mezzo vuoto. Senza tralasciare lo Spirito Santo.

Rizzo, l'ultimo comunista: <Bertinotti? Una mannequin che si cambia a ogni comizio> ( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Rutelli è un fru fru che non crede una parola di quel che dice". Nel 2009 scade il tuo seggio Ue. Riprendi la boxe o vai in Nord Corea, Cuba, ecc.? "Rimetto i guantoni per difendere i lavoratori". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

In coma l'imprenditore mutilato dall'autobomba Il pm: un atto di guerra ( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: dalla cui esplosione uscì miracolosamente illeso il boss Nino Imerti, e che sancì l'avvio della seconda guerra di mafia. Intanto restano gravissime le condizioni di Antonino Princi, l'imprenditore 45enne di Gioia Tauro, colpito nell'attentato dell'altro ieri. L'uomo che è ricoverato in coma a Reggio Calabria, ha subito l'amputazione degli arti inferiori e superiori,

Formigoni, ultime richieste nel vertice con berlusconi - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: stesso impegno lo ha già preso con Umberto Bossi. La tesi di Formigoni è nota. Se è vale la motivazione che lui resti oggi in Lombardia a difendere il Pdl dall'assalto della Lega, dovrebbe valere anche tra due anni. Inoltre, servirebbe a poco ipotizzare deleghe speciali all'Expo dato che il sindaco Letizia Moratti ha appena annunciato che Berlusconi le conferirà i poteri speciali.

Ilva, davanti al giudice gli operai denunciati ( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: QUESTA mattina alle nove i delegati della rappresentanza sindacale unitaria Ilva dovranno comparire davanti al giudice del lavoro Margherita Bossi. Con una decisione senza precedenti nella storia delle trattative sindacali sono stati denunciati dalla direzione dell'azienda, che chiede loro 100.000 euro di danni per le interruzioni all'attività causati dagli scioperi e dai presidi.

Il caso ilva finisce in tribunale - nadia campini ( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: mattina alle nove i delegati della rappresentanza sindacale unitaria dell'Ilva compariranno davanti al giudice del lavoro Margherita Bossi, per rispondere al ricorso presentato dall'azienda dopo gli scioperi improvvisi e i presidi davanti alle portinerie delle scorse settimane. Con una decisione senza precedenti Riva ha denunciato infatti i delegati chiedendo danni per almeno 100.


Articoli

Indipendenti, di sinistra, ma con Veltroni (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Il fondatore di Banca Etica Francesco Bicciato, il padre dei Pacs padovani Alessandro Zan, i verdi che flirtano con Cacciari e l'ex Cgil Paolo Nerozzi che vuole riportare "a casa" i mussiani. Prove di sinistra nel Partito democratico veneto Ernesto Milanesi Padova Democratici... senza più arcobaleno (e sponde socialiste). Con il cuore che batte a sinistra, ma in testa l'orizzonte tracciato da Veltroni. Gente che ha militato all'ombra della Quercia, "indipendenti" nell'orbita delle sigle di partito, esponenti del movimento ecopacifista degli anni 80 alle prese con il Palazzo, sindacalisti orfani di una comune bandiera rossa. Francesco Bicciato, quarantenne, protagonista della nascita di Banca Etica, vicino alla Tavola della pace e a Legambiente, è stato eletto alle Comunali 2004 di Padova come indipendente nella lista Ds. Assessore con delega all'ambiente e alla cooperazione internazionale nella giunta Zanonato, ha sposato con convinzione il progetto del Pd dall'inizio. Prova a ragionare così: "Come insegna Erwin Laslo, bisogna saper navigare nella turbolenza con la barra del timone ben fissa. Scomparsa in parlamento, la sinistra a livello locale resta una preziosissima presenza. E io ho aderito ad un partito di centro-sinistra con l'orgoglio delle mie idee. Penso alla finanza etica, al commercio equo, alle realtà del terzo settore, all'impegno pacifista e nonviolento". Bicciato insiste: "Nel Pd ancora in fase costituente immagino una dialettica aperta, come la ricerca di un dialogo a sinistra puntando su temi e valori che ci uniscono. Da assessore, sono per il federalismo ma solidale. Per la sicurezza, ma in una città inclusiva e multietnica. Lavoro con gli Enti locali per la pace sotto l'egida dell'Onu: credo scellerata l'idea di un ritorno delle nostre truppe in Iraq". Dunque, un futuro che non tradisce il passato: "Ho anch'io valori non negoziabili. Immagino in cima all'agenda politica del Pd le questioni ambientali. Per me, significa energia rinnovabile e fonti alternative. Non certo il nucleare, cui resto fermamente contrario" conclude l'assessore padovano che ricorda come già in altri tempi si era ritrovato più in sintonia con Rosi Bindi che con Sergio Cofferati. Invece percepisce la morsa che si stringe Alessandro Zan, "padre" del riconoscimento delle coppie di fatto (anche omosessuali) per via anagrafica da parte del Comune di Padova. Ha abbandonato la Quercia prima dell'ultimo congresso, restando in mezzo al guado. Un po' con i Verdi grazie a Pecoraro Scanio, un po' con il "cantiere della sinistra", un po' con il radicalismo dei diritti civili. Ma ora tutti gli presentano il conto senza pietà. Non solo i democratici difensori della famiglia cattolica. Soprattutto chi vuole bruciare la candidatura a sindaco della sinistra di un giovane, gay, laico, senza tessere di partito. Discussioni animate a casa Rocco, emblema della famiglia di sinistra (non solo padovana). Papà Gianni militante a tempo pieno: nella Flm dei consigli, come sul fronte del dialogo nelle guerre dell'ex Yugoslavia. Mamma Gianna, ex sindaco di Selvazzano, anima di Assopace e del movimento femminista. Due genitori di sinistra, divisi dalla politica: lui di nuovo extraparlamentare; lei all'opposizione con Veltroni. Non bastasse, il figlio Fabio è stato l'ultimo segretario della Federazione Enrico Berlinguer: ora si ritrova alla testa del Partito Democratico, che nelle urne supera Pdl e Lega ma desertifica la sinistra. Nel Veneto, biografie e percorsi politici squadernano una situazione lontana dal cristallizzarsi in fretta. Se mai, si rimescolano molte carte dentro e fuori il recinto dei democratici. Venezia è il luogo simbolo di un Pd tutt'altro che modernamente "rivoluzionario". Il sindaco Massimo Cacciari insiste ormai da decenni sul "partito del Nord Est", mentre i Verdi dell'ex assessore Beppe Caccia sono già con un piede dentro il Pd sia pure da "eretici". Ma la fase costituente aveva già prodotto una significativa anomalia: il 14 ottobre la "sinistra per Veltroni" guidata da Walter Vanni aveva mietuto consensi. Tanto da condizionare numericamente la maggioranza locale del nuovo leader. Una componente del Pd marchiata a fuoco dall'esperienza che parte dalla Federazione del Pci (dove convivevano il riformista Gianni Pellicani e l'anima operaista di Cesco Chinello) e approda fino al "socialismo europeo" degli ultimi Ds di governo incarnati dall'inossidabile Cesare De Piccoli. A Verona, invece s'è persa traccia di questo genere di continuità a sinistra. Nadir Welponer ne è stato il rappresentante in consiglio regionale: ora siede nel consiglio di amministrazione di Veneto Strade. A Vicenza, il Pd è monopolizzato dagli ex democristiani: la stessa diversità di Achille Variati (ri-candidato sindaco, al ballottaggio decisivo sostenuto dai No Dal Molin) rimane politicamente misteriosa. Piuttosto è il Polesine che ha davvero scandito una sorta di resistenza. L'ultimo congresso della Quercia, a Rovigo, ha registrato il successo della mozione Angius: maggioranza "rossa" in Federazione contro Piero Fassino e lo scioglimento del partito. Tuttora c'è un leader irriducibile al panorama della fusione con la Margherita: Gino Sandro Spinello, primo dei non eletti al senato (con un incauto brindisi a risultati non certificati). E' stato sindaco di Adria, dove il Veneziano lambisce la terra del Po. Poi vice presidente della Provincia di Rovigo. E sempre convinto delle "mani pulite", a maggior ragione di fronte alle derive scellerate di Renzo Magnan. Condannato in primo grado, il dirigente del Pci-Pds si era "inventato" lo sviluppo con i fondi europei, ma Bic Adriatico è stato un clamoroso crac finanziario. L'onda lunga della vicenda giudiziaria s'intreccia con l'inchiesta padovana sulla Compagnia delle Opere. Con Magnan, hanno "intrapreso" Renzo Sartori (ciellino, ramo logistica) e Roberto Ongaro (Ds, specialista in distretti) con tanto di "patteggiamento" in comune al Tribunale civile. Sartori non si schioda dal vertice di Magazzini Generali: da indagato, li dirige come prima. Ongaro vanta il 7% nelle urne delle primarie democratiche di ottobre, ma appena 36 preferenze nella tornata costituente di febbraio. Sintomatica anche la situazione nella Cgil. L'ex segretario regionale Diego Gallo si era sistemato come dirigente dall'altra parte del tavolo di trattativa. Paolo Nerozzi è approdato in parlamento con il Pd, in compagnia di paròn Massimo Calearo Ciman, ed ha subito riunito la "componente sindacale" a Mestre. Obiettivo dichiarato riportare "a casa" la sinistra di Mussi e gli altri dirigenti che guardavano all'Arcobaleno. Operazione, per il momento, non riuscita. Tuttavia sono nel mirino di Nerozzi la segretaria regionale della sanità Cristina Bastianello e Luca Finazzi della funzione pubblica. In difficoltà sembra essere Ilario Simonaggio: silurato senza tanti complimenti dalla Camera del lavoro di Padova perché non allineato al Pd, rischia di essere messo spalle al muro anche alla Filt regionale. La bandiera rossa in Cgil resta quella della Fiom, anche se ormai le tute blu del Veneto preferiscono votare Lega a testa alta.

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La conferenza di organizzazione della Cgil (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pare che in altre regioni le Conferenze di organizzazione della Cgil, che in tutta Italia preparano quella nazionale prevista a maggio, siano state usate dalla maggioranza "riformista" per regolare i conti con le sinistre interne dopo il referendum stravinto su pensioni e welfare. In Umbria no. Nelle assise svoltesi all'Hotel Giò di Perugia, il 3 e 4 aprile, alla vigilia delle elezioni, il dibattito era ovattato, quasi lunare, sembrava voler esorcizzare l'imminente cambiamento di quadro politico. Questa tranquillità era peraltro agevolata dal generalizzato "riallineamento" veltroniano dei quadri che nei mesi scorsi avevano fatto scelte politiche di sinistra. Nella discussione pertanto hanno dominato questioni strettamente organizzative e preoccupazioni da sindacalisti di mestiere, qua e là nobilitate da uno sforzo di analisi e di argomentazione politica: il numero degli stipendiati da impegnare al centro e nei territori, il ringiovanimento, le quote rosa, il rapporto tra confederazione e categorie. Oggetto di polemica è un documento dello Spi, che propone di ridurre all'osso il numero dei funzionari stipendiati che operano al centro. Il sindacato dei pensionati per numero di iscritti e disponibilità finanziarie è considerato la "cassaforte" della confederazione, ma in tanti giudicano il documento una "intromissione" indebita, un vera e propria ingerenza, e rivolgono alla dirigenza Spi accuse di varia natura. Ne scaturisce l'orgogliosa replica della segretaria regionale Spinelli, che rammenta come le Leghe dei pensionati siano presidio del territorio perfino dove mancano le Camere del Lavoro e come sovente l'impegno volontario dei pensionati surroghi le gravi deficienze dell'organizzazione confederale. E' uno dei momenti più appassionati del dibattito. Il resto è routine. Circola un documento di giovani quadri e delegati che pone il problema delle difficoltà di radicamento tra le nuove generazioni di lavoratori e il rischio che il rapporto con il sindacato si riduca ad una "utenza unidirezionale", collegata a domande individuali di tutela. E tuttavia neanche negli interventi più consapevoli si esce dai termini volontaristici del proselitismo nell'affrontare i temi del "reinsediamento". L'idea prevalente (talora esplicita, più spesso implicita) resta quella di ampliare l'adesione al sindacato potenziando le "tutele" e migliorando i servizi e non invece quella di farne un luogo di "autoorganizzazione" dei nuovi lavoratori. Insomma, sarà anche colpa delle inevitabili reticenze preelettorali, ma la riflessione della Cgil umbra sui propri modelli organizzativi alla fine risulta nettamente al di sotto delle necessità. Lo lascia intendere nelle conclusioni perfino la segretaria nazionale Marigia Maulucci. Lei, che appena un mese prima aveva esaltato "il programma riformista di Veltroni", valorizzando la risibile trovata del "buono spesa", ora rivaluta l'"ideologia", non solo prodotto di "falsa coscienza" ma anche fattore di "coesione" all'interno del sindacato, tra categorie e generazioni. P.s. Forse la Marigia s'è pentita. Dopo il voto, tra una canagliata contro la Sinistra Arcobaleno ("salottiera") e un elogio alla Lega ("presente nei luoghi di lavoro e nei territori"), ha dichiarato: "Molti iscritti al Nord sono nella Cgil, ma votano la Lega. Un tempo si sceglieva un sindacato su basi ideali e ideologiche, oggi ci si iscrive alla Cgil anche perché è l'organizzazione più forte, che difende meglio i diritti e che offre i servizi migliori".

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Un incerto futuro (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

La stagione iniziata con i referendum elettorali di Segni e Occhetto sulla preferenza unica si è conclusa il 13 e 14 aprile. Il bilancio del "nuovo che avanza"? Un Parlamento che sarà il più a destra della storia repubblicana e che produrrà il governo più a destra d'Europa. Non ci saranno più gli oltre quaranta gruppi parlamentari finanziati con denaro pubblico delle passate legislature e questo è un bene. Non ci sarà più la sinistra e questo qualche problema lo pone a tutti i democratici. La sinistra di matrice socialista e comunista, scompare nella rappresentanza delle massime istituzioni dello Stato. Siamo diventati extraparlamentari non per libera scelta ma perché gli elettori non hanno dato il consenso all'operazione raffazzonata della Sinistra, l'Arcobaleno. La proposta elettorale della sinistra plurale non solo è stata ritenuta inutile a contrastare il berlusconismo, ma è stata considerata priva di qualsiasi significato politico. La riproposta secca del solito personale politico dei vari partiti e partitini della sinistra, è stata la premessa del disastro elettorale. Non si è capito che la sconfitta del governo Prodi nella testa della gente è stata anche la conseguenza della litigiosità dei vari Pecoraro Scanio e non soltanto dei voltagabbana alla Dini? Una campagna elettorale priva di finalità diverse dalla salvaguardia di una presenza in Parlamento della sinistra, non ha inciso affatto negli orientamenti di un popolo deluso e annichilito da anni di cattiva politica. Una cattiva politica che ha riguardato anche pezzi della sinistra. I rifiuti di Napoli non sono ascrivibili soltanto a Bassolino. Al governo regionale campano c'è anche il Prc e i Verdi hanno svolto un ruolo decisivo in quella vergogna. Soltanto una parte del voto di sinistra si è spostata sul Pd, altri hanno preferito astenersi o votare Lega. La campagna del Pd per il voto utile ha funzionato soltanto in parte. Non è riuscita a recuperare interamente i voti persi per la fuga a destra di una parte dell'elettorato ex Margherita. Il voto utile è stato forse un altro stimolo che ha aiutato la delusione del popolo ex Unione che anche per questo si è rifugiato nel non voto. Una ipotesi ragionevole. Che fare. Siamo extraparlamentari, ma la sinistra rimane diffusa nel territorio ed è presente nella cultura e nella società italiana. Nonostante tutto si può ricominciare magari partendo con umiltà dalla conoscenza della realtà e dalle sue enormi contraddizioni. Un'intera classe dirigente della sinistra plurale è destinata a ripartire da zero e lo sta facendo per adesso malissimo. La discussione interna al Prc non lascia prevedere niente di buono. Sembra prevalere la tesi dell'azzeramento di ogni progetto di unità organizzativa dei vari pezzi della sinistra. Diliberto vuol ripartire dalla "falce e martello" come se niente fosse successo. Rifugiarsi nel fortino dell'antico prestigio dei simboli del lavoro non sembra cosa saggia. Il mondo del lavoro è ben diverso da quello rappresentato dalla falce e dal martello. Ancora non è chiaro? L'emergenza per la sinistra è di conoscere quello che è oggi l'universo dei lavori per costruire un rapporto politico a partire dai luoghi di lavoro e dal territorio. Un ritorno alle antiche certezze serve a poco. "Micropolis" non ha mai apprezzato la maggioranza del ceto politico impegnato nelle varie sigle della sinistra. Senza alcun astio, ma con determinazione, abbiamo cercato, per oltre un decennio, di sollecitare comportamenti e linee politiche più adeguate alla necessità di rapportarsi ad una realtà che mutava nel mondo e in Umbria. Non ci siamo riusciti e anche in Umbria, l'onda lunga della destra ha spazzato via la sinistra. I flussi elettorali confermano che soltanto il 50% del voto della sinistra è andato a Veltroni o Di Pietro. Ha prevalso l'astensione e il voto a destra. Stupefacente l'atteggiamento del Pd umbro che dichiara la soddisfazione per il risultato elettorale nella nostra regione. Il centro-sinistra perde il 10%, ma nel Pd tutti sembrano felici. Capiamo il motivo. A conti fatti non appaiono in discussione gli organigrammi futuri per sindaci e presidenti. La salvezza per le ormai risicate maggioranze di molte amministrazioni locali, sarà ricercata nell'alleanza con l'Udc. La presidente Lorenzetti e l'ex parlamentare Udc Ronconi uniti nella lotta e alla faccia della dissolta sinistra estremista. Il Pd sarà ai vertici delle amministrazioni umbre anche in futuro. Nonostante la vittoria di Berlusconi le oligarchie locali continueranno a sacrificarsi per tutti noi. Così ragionano molti stagionati eroi della classe dirigente locale. Non hanno capito bene. Anche in Umbria c'è stato il disastro del centro-sinistra e anche per la nostra comunità il futuro diviene incerto e al di là dei destini personali che sinceramente non ci appassionano, il futuro, per una regione di confine come l'Umbria, non sembra entusiasmante. Un solo esempio: il nuovo governo della destra ha come primo appuntamento la realizzazione del federalismo fiscale. Difficilmente la Lega potrà aspettare molto per incassare questo suo fondamentale obiettivo. La leggerezza irresponsabile con cui i riformisti hanno da anni affrontato l'argomento non è rassicurante e il rischio di un colpo micidiale per la spesa pubblica delle regioni più deboli è evidente. I nostri governanti regionali hanno ben considerato quello che significa in termini di trasferimento dallo Stato un federalismo fiscale alla Bossi? Come si pensa di conservare l'occupazione della pletora di enti e strutture pubbliche nate come funghi negli ultimi decenni o salvaguardare i buoni standard della sanità pubblica regionale? Non sarà facile. L'ondata che ha fatto vincere la destra in Italia non è detto che non travolga anche le regioni ex-rosse se non si cambia alla radice il rapporto con la realtà. Una materialità economico-sociale diversa da quella che hanno in testa i riformisti e la sinistra. La crisi del Paese, rimossa nella campagna elettorale, produrrà drammatiche tensioni sociali con un sindacato diviso e in difficoltà evidenti. I "movimenti" poi non sembrano in grado di aggregare grandi forze se non su singoli obiettivi. Tempi difficili. La Lega ha superato la linea Gotica e il vento dell'antipolitica soffia forte anche dalle nostre parti. La buona amministrazione dei governi locali non è più caratteristica scontata delle giunte di centrosinistra. A riprova? Abbiamo l'impressione che le ultime tornate amministrative non sono entusiasmanti in Umbria. La discussione post elezioni del Pd non è ancora iniziata se non con la boutade del partito democratico del nord. Si aspettano i risultati delle elezioni del sindaco di Roma per fare un bilancio complessivo dei primi mesi del neonato partito. Veltroni sostiene che pur sconfitto, il Pd è la più grande aggregazione dei riformisti della storia repubblicana. Ci sembra una forzatura che non rispetta la storia. La Repubblica ha conosciuto altri riformismi. Il disciolto Pci o il Psi di Lombardi e Ruffolo hanno avuto il merito di costruire riforme che hanno trasformato il Paese. Per adesso Veltroni predica un riformismo che appare privo di appeal. L'aver conservato i voti dell'Ulivo in presenza del tracollo (2 milioni e mezzo) di voti della sinistra, per un partito a vocazione maggioritaria come si definisce il Pd non assicura un grande futuro. Con il massimo rispetto delle vocazioni vorremmo suggerire qualche riflessione in più rispetto alle alleanze politiche e sociali da costruire o ricostruire.

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Berlusconi-Bossi: niente vicepremier (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Governo Berlusconi-Bossi: niente vicepremier Roma Un incontro "assolutamente soddisfacente". Il quasi premier Silvio Berlusconi non aggiunge altro, lasciando nel tardo pomeriggio la sede leghista di via Bellerio. E' lì, nel quartier generale milanese del Carroccio, dove il Cavaliere mette piede a 14 anni di distanza dall'unica volta che ha varcato quella soglia, che, dopo tanti lunedì sera passati dal senatur a Arcore, bisogna trovare la "quadra" con Umberto Bossi. Due ore di incontro, ci sono anche Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Roberto Cota, futuro capogruppo leghista alla camera. Nessuna anticipazione, questa volta, da parte di Bossi che si limita a dire "sono stato bravo e paziente, abbiamo trovato la quadra". A lui come agli altri partecipanti all'incontro, Berlusconi ha del resto espressamente chiesto di tenere la bocca cucita, visto che la scorsa settimana Gianfranco Fini aveva preso malissimo gli annunci del senatur su quella che avrebbe dovuto essere la delegazione leghista al governo. Ma da quel che comunque filtra, Calderoli non sarà vicepremier. Perché per tagliare la testa al toro, si è deciso che nel prossimo governo i vicepremier non ci saranno proprio. Ci sarà un sottosegretario alla presidenza del consiglio, e sarà Gianni Letta. Il leghista aspirante vice - ma osteggiato nei suoi propositi proprio da Letta, spelleggiato dai forzisti - dovrebbe ripiegare sulla poltrona di ministro per l'attuazione del programma, quella inventata nel 2001 per Beppe Pisanu rimasto a bocca asciutta nel primo giro di distribuzione delle caselle. Ma Calderoli dovrebbe ottenere anche una parte delle deleghe sulle riforme, il cui ministero sarebbe comunque guidato da Umberto Bossi, che da questa postazione non intende arretrare. Dal canto loro i leghisti ottengono anche la conferma di Roberto Maroni agli interni e Luca Zaia all'agricoltura. La partita, soprattutto per quanto riguarda il ministero da assegnare a Calderoli, si riaprirebbe nel caso in cui Gianni Alemanno dovesse strappare il Campidoglio, liberando dunque una poltrona al governo. Per il momento, i nazional-alleati sarebbero soddisfatti della soluzione trovata nell'incontro tra Berlusconi e i leghisti. Lunedì, invece, il Cavaliere dovrebbe ingaggiare un nuovo round con Roberto Formigoni, incontrandolo faccia a faccia. Il presidente della Lombradia aspira a un incarico di prestigio al governo o alla carica di presidente del senato, dove secondo gli schemi del Pdl è però lanciato il forzista Renato Schifani, mentre Gianfranco Fini va verso la presidenza di Montecitorio. Il tandem sarà confermato lunedì sera, quando Berlusconi incontrerà gli eletti del Pdl alla camera e al senato. In ogni caso il futuro premier intende lasciare Formigoni al Pirellone fino alla scadenza del suo mandato, offrendogli semmai un ruolo di vertice nel futuro Partito delle libertà. In vista della formazione del governo, con il giuramento al Quirinale, il futuro premier decide di sintonizzarsi sulle frequenze del Colle persino sulla Resistenza che, ha ricordato venerdì Giorgio Napolitano, vive nella Costituzione: "Ho apprezzato molto l'intervento del presidente della repubblica in occasione del 25 aprile - afferma Berlusconi in una nota -. Sono convinto che tutte le istituzioni del nostro paese dovrebbero condividere lo spirito delle parole espresse dal capo dello stato in uno sforzo ampio e generale teso allo sviluppo e al rilancio dell'Italia". Anzi, il Cavaliere assicura che "era questo lo spirito del mio messaggio e mi fa piacere constatare come fosse in sintonia con la dichiarazione del presidente della repubblica". m. d. c.

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[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Le redazioni dei tigì erano incredule, ieri mattina, quando l' (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Entourage del Cavaliere ha segnalato: "Guardate che Berlusconi sta per fare un bagno di folla, mandate le troupe a Piazza San Babila". Ma come! Non si ricorda che è vietato fare propaganda a urne ancora aperte? Per fortuna qualcuno è intervenuto a placcarlo, "Silvio non puoi, lascia stare", insomma niente più tuffo tra la gente. L'episodio fa intendere con quale impazienza il futuro premier aspetti l'esito del voto a Roma. Nonostante il forte calo dei votanti (alle ore 19 di ieri una decina di punti in meno rispetto a due settimane fa), può avere effetti sul governo che sta formando, e ripercussioni pesanti sul quadro politico. Soprattutto se dovesse vincere il suo candidato, Alemanno. In quel caso, la destra si gonfierebbe d'orgoglio. Dopo aver prenotato per Fini la presidenza della Camera (si voterà domani, con inizio alle 10), per Gasparri la guida del Pdl al Senato, per La Russa il ministero della Difesa (cioè le Forze armate), per Matteoli il ministero delle Infrastrutture, Alleanza nazionale porterebbe a casa pure l'Urbe: che per quella tradizione politica ha un valore tutto speciale. La furba speranza del Cavaliere è che, a quel punto, Fini & C. siano ben sazi. E inglobato pure il Welfare con la Meloni o la Poli Bortone, rinuncino a ulteriori pretese sul governo. Lubrificando così l'ultima spartizione delle poltrone che inizierà domani: ministri senza portafoglio, vice-ministri e sottosegretari. Se invece Alemanno facesse fiasco, il Cavaliere dovrebbe trovargli una poltrona. An diventerebbe aggressiva. Si creerebbe un ingorgo di pretendenti. Nelle ultime ore va crescendo la tensione Nord-Sud. Da una parte c'è Formigoni da risarcire, mandando al governo uno dei suoi (Berlusconi incontra oggi il governatore della Lombardia). Dall'altra c'è la Sicilia che non si sente valorizzata. L'ultima voce (non si sa quanto attendibile) prevede la giostra seguente: il ciellino Lupi va alla Funzione pubblica invece del palermitano Alfano. Il quale però scalerebbe le Attività produttive, scacciandone il ligure Scajola. Che a sua volta passerebbe alla Giustizia, col risultato di trasferire il napoletano Vito ai Rapporti col Parlamento, fin qui accreditati per Bonaiuti. Il portavoce se la vedrebbe con Bondi per i Beni culturali. Entrambi sono fedelissimi del Capo, uno dei due ci resterebbe male. Se ciò accadesse, sarebbe la prova che Berlusconi non è più lui, la metamorfosi tocca pure il carattere: da uomo di slanci sentimentali, un po' schiavo delle sue amicizie, sta diventando leader inflessibile, perfino spietato, che in due mesi ha fatto fuori senza batter ciglio Casini e Buttiglione, poi Storace e la Santanché, quindi Mastella e consorte, da ultimo Formigoni che aspirava a presiedere il Senato (toccherà invece a Schifani). Addirittura, ha consentito che su Letta vice-premier si abbattesse il veto di Bossi ("Una resa", secondo Cossiga). Il verdetto di Roma viene atteso stasera con ansia pure sull'altra sponda. Se Rutelli la sfanga anche solo per un soffio, Veltroni può sostenere che è questione di tempo, i risultati verranno alle Europee. La débâcle, invece, avrebbe l'effetto di spingere nell'angolo il segretario Pd. Il suo più stretto collaboratore, Bettini, farebbe la fine del capro espiatorio, verrebbe accusato di essere responsabile del crollo a Roma. Il mugugno interno sarebbe amplificato. E ci potrebbero essere conseguenze perfino sulla nomina dei due capigruppo del Pd alla Camera e al Senato. Veltroni confermerebbe volentieri Soro e la Finocchiaro, un altro anno fino al congresso e poi con calma si vede. Ma è aperto a valutare altre soluzioni, cominciando da Bersani capogruppo alla Camera. Ne parlerà stamane all'ufficio politico del Pd. Se poi nel pomeriggio giungeranno cattive notizie dal Campidoglio, si farà in tempo a cambiare cavalli.

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E adesso che fare di fronte a un Proteo vincente? (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Caro Valentino, per la loro ammirevole semplicità mi hanno colpito due voci, quelle di Aldo Tortorella, a Firenze il 19 aprile, e di Pasquale Santomassimo, sul manifesto del 23 aprile. Ne riprendo qualche riga. Tortorella: "Ciò che è stato rovinosamente battuto in queste elezioni non è stata l'unità della sinistra ma un suo simulacro. L'unità plurale vuol dire certo riconoscimento della diversità ma contemporaneamente ricerca di un pensiero e di una pratica condivisi. Perciò è indispensabile ridiscutere dei fondamenti. Il che non significa parlare della luna, ma di ciò che preoccupa e angoscia le donne e gli uomini di questo nostro tempo: lavoratrici e lavoratori, precari e disoccupati, vecchi e giovani". Santomassimo: "È necessario proporre quello che soprattutto è mancato in quasi vent'anni di grandi passioni e battaglie, ma anche di dibattiti ripetitivi e inconcludenti: una idea di società realistica e praticabile, non confinata in un futuro lontano. Le immagini di lunghe traversate nel deserto e di viaggi di carovane sono molto belle e poetiche. Peccato che siano già state usate vent'anni fa, e che abbiano condotto esattamente al punto di partenza". Se non si parte di qui, aggiungo io, non si sta da nessuna parte e non si va da nessuna parte. Non parlare della luna, e ragionare circa un'idea di società realistica e praticabile, non confinata in un futuro lontano, è però un lavoro molto faticoso; un lavoro che richiede un'intelligenza e un'umiltà, di cui non dispone nessuno tra gli attuali dirigenti politici - parlamentari o extraparlamentari. Mi sembra un lavoro adatto per il manifesto. Giorgio Lunghini Franco Cavalli e Giorgio Lunghini sono compagni importanti e, da vecchia data, sostenitori del manifesto. Entrambi tentano e sollecitano una seria analisi del disastro elettorale in un giorno che potrebbe aggiungere sconfitta a sconfitta. Il voto di oggi e domani a Roma è molto importante. Perdere di fronte a Alemanno sarebbe quasi tombale, ma vincere non cancellerebbe i problemi che Franco Cavalli e Giorgio Lunghini pongono nelle loro lettere. Provo a rispondere a entrambi, ringraziandoli per i loro interventi. La critica di Cavalli è radicale: la sinistra non sa più interpretare criticamente i cambiamenti sociali e di conseguenza (vedi Walter Veltroni) slitta verso il centrismo. Cavalli, inoltre, dalla sua Svizzera, ci dice che sul federalismo avremmo dovuto essere più intelligenti e non solo contro la Lega, ma anche per una realistica interpretazione dell'Italia, il paese "dalle cento città". E ancora che la fiducia nel popolo avrebbe dovuto incoraggiare i referendum. Ringrazio in egual misura Giorgio Lunghini e penso che dovrebbero ringraziarlo anche Aldo Tortorella e Gianpasquale Santomassimo e intervenire anche loro nella discussione che si è aperta sulle ragioni della sconfitta. Tortorella afferma che "l'unità plurale" è solo un simulacro dell'unità. Io, un po' più polemico, ho scritto che l'unità plurale mi fa pensare al dogma della trinità. Santomassimo insiste sulla necessità di avere "un'idea di società realistica e praticabile": non un compromesso politicistico e neppure un sogno confinato nel futuro. Caro Giorgio la crisi del Pci e, quindi, della sinistra italiana sta proprio nella rinuncia al grande cambiamento e nell'illusione di potersi adattare ai meccanismi capitalistici senza esserne travolti. Contemporaneamente le forze che si sono messe insieme nell'Arcobaleno, e che il manifesto ha sostenuto, per un verso parlavano alla luna e per l'altro si concentravano sul commercio intestino di posti e di altro. Giorgio Lunghini ci sollecita ancora a un lavoro faticoso che richiede intelligenza e umiltà (merci oggi piuttosto rare) e che il manifesto dovrebbe assumersi. Il suo invito è un segno di stima per i nostri 37 anni di vita (compleanno il 28 aprile) e vorrei ricordare che il manifesto ruppe con il Pci sulla questione dell'Urss e aggiungere che la fine dell'Urss segnò la fine o l'abiura di tanti partiti comunisti. Quanti sono i compagni che si iscrissero al Pci soprattutto perché aveva l'appoggio di una grande potenza e che si poteva fare buona carriera? La potenza dell'Urss sollecitava l'opportunismo di tanti giovani quadri degli anni '60 (penso anche a compagni come Veltroni e D'Alema). E adesso che fare? Innanzitutto cercare di capire come funziona la società di oggi (il capitalismo è un po' Proteo ci diceva Franco Rodano) e non possiamo continuare a ragionare con gli schemi del secolo scorso. Capire per trasformare, per riorganizzare le forze per un cambiamento realistico e praticabile. Noi del manifesto abbiamo cambiato sede, ma non finalità. Valentino Parlato Caro Valentino, da inveterato sostenitore del manifesto e da ex-parlamentare socialista svizzero, mi permetto alcune osservazioni sul disastro elettorale della sinistra italiana. Questa sinistra dà l'impressione d'essere vecchia e stanca, soprattutto perché ha perso la sua caratteristica principale: il saper interpretare criticamente i cambiamenti sociali. O se dice di volerlo fare (vedi Veltroni), è solo per meglio giustificare lo slittamento verso la palude centrista. Tu hai già sottolineato un paio di macroscopiche deficienze d'analisi. Ne segnalo un paio d'altre, basandomi su esperienze più vicine alla mia. Così p. es. non si è mai voluto affrontare da un angolo di sinistra il nodo del federalismo, anche se si sogna Zapatero, che ha fatto di questo tema un'arma fondamentale contro i conservatori. Si fosse fatto questo lavoro, non si sarebbe forse gestito in modo sfacciatamente liberista il problema Malpensa, regalando centinaia di migliaia di voti a Bossi e Berlusconi. E che dire della schizzinosità nell'affrontare l'uso della democrazia diretta , arma importante per ricoagulare l'interesse collettivo di molti soggetti ormai atomizzati? E' solo con quest'arma che noi siamo riusciti a evitare la maggior parte delle privatizzazioni. Il manifesto, che è sempre stato antidogmatico, innovativo e non legato a alcuna setta, è forse una delle poche voci che possono rilanciare un dibattito critico. Anche per evitare che finisca come è finita molta sinistra storica in Sudamerica: se mi ricordo bene, a un dato momento in Argentina c'erano una quindicina di partiti trotzkisti! ps: se tutti gli italiani avessero votato come quelli residenti in Svizzera, Bossi e Berlusconi non andrebbero al governo. Forse perché quest'ultimo, anche dai nostri media di destra, viene descritto come una specie di Caudillo sudamericano. Franco Cavalli, Bellinzona (Svizzera).

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La previsione: lista dei ministri venerdì 9 maggio. L'avvertimento a Formigoni: Castelli & (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

La previsione: lista dei ministri venerdì 9 maggio. L'avvertimento a Formigoni: Castelli è pronto ad andare al Pirellone quando lo lascerà. L'ammissione: "Non mi volevano? A me non frega niente di quel posto. Anzi, mi sono tolto un bel peso". Roberto Calderoli, il leghista della maglietta anti-Islam e delle battute non proprio politically correct che il Cavaliere non ha voluto a Palazzo Chigi, spiega com'è andata. Ministro Calderoli, cosa è successo in via Bellerio? "Semmai, senatore...: fino a che non è fatta, non lo sono". Dunque, Senatùr? "Eh, no, quello è soltanto Bossi. Magari... senadur". Ricomincia con le battute? "A noi interessa l'obiettivo finale e ci si può arrivare con tante strade. Possiamo viaggiare su una 500 a due ruote motrici o su una Panda quattro per quattro. Meglio così, no? Due più due!". Però, il vicepremier doveva spettare a voi. "Era un fatto solo simbolico". Il veto era contro di lei? "Hanno fatto la guerra a me, ma anche a Letta. Tutti accettano di avere sopra Berlusconi, nessuno stavolta voleva i vicepremier. Vorrei ricordare che lo ha fatto persino uno come Marco Follini: veniva ai Consigli dei ministri, stava zitto e se ne andava". E allora? "Intendo dire che il ruolo di vicepremier è stato caricato di significati che non ha. Sono c... loro! I veti incrociati erano nel Pdl". E nel gioco della torre siete andati giù tutti e due, lei e Letta... "Già. Guardi che con lui ci siamo parlati, non ci sono problemi. Letta è una persona che guarda più alla sostanza che alla forma, come del resto faccio anch'io". Beh, è noto che Gianni Letta sia una persona che conta, pur senza apparire. "Appunto. C'erano troppi competitori. Non posso dire di più. Quello che ci interessava, dal federalismo fiscale in avanti, arriverà. Siamo tranquilli". E lo "spacchettamento" delle Riforme? Vi va bene? "Guardi, in quel ministero ho lavorato insieme con Bossi, poi gli sono subentrato dopo la sua malattia. Continueremo a lavorare insieme: siamo come due binari paralleli che hanno sempre un collegamento". E Castelli? "Sarà viceministro alle Infrastrutture, ma rimane in stand-by. Poi alla scadenza naturale del mandato, nel 2010, è pronto per la Regione Lombardia". Scusi, ma Formigoni vuole garanzie sul quarto mandato. "Se fosse venuto a Roma, lasciando la presidenza, avrebbe fatto felici tutti: Castelli, Formigoni, e noi. Di nuovo, qualcuno si è messo in mezzo". Avete urlato contro "Roma ladrona", ma ora qualcuno potrebbe prendersela con Milano che nel nuovo governo si tiene tutto, lasciando a secco Veneto e Piemonte, per esempio. "Sono cretinate. E il veneto Zaia? Lo portiamo noi. E il piemontese Cota? Sarà lui il nostro capogruppo. Gli altri facciano la loro parte". Sia sincero: d'ora in avanti andrà tutto liscio? "Sono io ad aver parlato di "armistizio", in via Bellerio. Basta contrapposizioni tra Nord e Sud. Abbiamo l'Mpa, no? L'importante è dare risposte ai cittadini. E Maroni ne darà, al più presto, sulla sicurezza, prendendo come modello altri Paesi europei. Si deve fare in fretta. Dopo la nascita dei gruppi parlamentari, il Presidente potrà fare le consultazioni. Penso che venerdì 9 Berlusconi presenterà la lista". Oggi si saprà chi ha vinto nella capitale. Se passa Alemanno, Roma sarà meno "ladrona"? "Noi non siamo contro Roma. Diciamo no a chi spreca i soldi degli italiani, come si può constatare dai provvedimenti stabiliti dal Cipe per il Sud. Chi sostiene Rutelli ha riempito Roma di manifesti contro di me e Bossi. Li capirei se la capitale fosse tirata a lucido, ma tra sporcizia e sicurezza non hanno nulla di che vantarsi". Ottimista? "Non so. Se non ci fosse stato un lungo weekend di sole sarei più tranquillo...".

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Un ministro a Veneto e Liguria, Piemonte a secco Da Ovest a Est la disparità diventa un caso politico (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Roma ladrona non c'è più. Sono Milano e la Lombardia che si pappano le poltrone più importanti nel nuovo governo. Sibila il vento del Nord, ma negli angoli della Pianura Padana è calma piatta. Guido Crosetto, colonnello piemontese del Partito della libertà, spera che i giochi non siano già belli che fatti: "Sono sicuro che Silvio Berlusconi non si dimenticherà del Nord Ovest". Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso e numero uno della Lega in Veneto, incassa soddisfatto il dicastero alle Politiche agricole dato sicuro al veneto Luca Zaia, ma non gli dispiacerebbe se dal Nord Est spuntasse il nome di un altro ministro: "Io non guardo alla territorialità, ma un ministro della propria terra è questione di orgoglio e porta un occhio di riguardo". Il primo Consiglio dei ministri Berlusconi giura che lo farà a Napoli. Ma nella squadra di governo l'unico campano dato per sicuro è Elio Vito alla Giustizia. In compenso i lombardi in lizza per affiancare il milanese Silvio Berlusconi sono nove, tra indigeni e oriundi. Quattro sono i laziali, due i siciliani, appena uno per Liguria, Toscana e Puglia. Ci sarebbe spazio per un piemontese appena, Ferruccio Fazio, nato a Garessio in provincia di Cuneo, quasi sicuro ministro della Sanità, primario di Medicina Nucleare, carriera tutta al milanesissimo ospedale San Raffaele. Troppo poco per il Piemonte in ballo con la Tav, in cima alle infrastrutture che vorrebbe vedere realizzate al più presto il Cavaliere nato nella milanese via Volturno, casa nella brianzola Arcore ma ancora residente in via San Gimignano, Milano Sud. Troppo poco per il piemontese Raffaele Costa, il presidente della Provincia di Cuneo che dieci giorni fa ha preso carta e penna e ha inviato una lettera a Silvio Berlusconi: "Gli ho scritto che la Lombardia ha diritto ad avere posti di prestigio in Consiglio dei ministri. Ma il Piemonte non può essere considerato una terra da dimenticare". Nessuna risposta per ora dal lombardissimo Cavaliere che insieme al due volte varesino Umberto Bossi, nato a Cassano Magnago e residente a Gemonio, ha passato sabato pomeriggio a stilare il Risiko del nuovo governo. Con grande soddisfazione di - quasi - tutti. Esclusi gli esclusi. Per appartenenza di partito o residenza anagrafica. Si lamentano i piemontesi dove il Pdl è cresciuto più che da altre parti. Si stralamentano i leghisti veneti che han fatto un botto nella loro Regione, portano a casa un solo ministero sicuro e, come in Lombardia dove continua a regnare il lecchese Roberto Formigoni, hanno la porta sbarrata da Giancarlo Galan, che non lascia Palazzo Balbi per andare a Roma. Franco Manzato, uno dei colonnelli della Liga Veneta, vorrebbe di più, molto di più: "La nostra rappresentatività al governo è importante per quello che non abbiamo ottenuto sul territorio". E cita uno studio secondo cui per gli abitanti del Veneto, gli interessi del territorio sono garantiti al 66% dai leghisti locali, al 22% dai deputati della Pdl ma addirittura al 71% dai veneti e basta. Insiste il leghista Manzato: "Abbiamo stravinto le elezioni. Un ministro solo non basta. Puntiamo alla presidenza della Regione in Veneto, Lombardia e pure in Piemonte, amministrate dal centrosinistra, dal centrodestra ma non da noi leghisti". In questa battaglia di campanile, tutti contro tutti anche nello stesso schieramento, sembra essere messo in discussione il Dna del centrodestra. Che ha fatto del localismo e del federalismo - "Il Nord a quelli del Nord", "Padroni in casa nostra" - uno dei cavalli di battaglia, risultato poi vincente alle elezioni. Berlusconi dopo la riunione nella sede della Lega in via Bellerio ha detto di essere "molto soddisfatto". Bossi giura che è stata finalmente "trovata la quadra". Il siciliano Gianfranco Miccichè racconta di essere entrato pure lui nella squadra di governo come sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per il Mezzogiorno, ma soprattutto che nel nuovo governo c'è "un buon equilibrio tra Nord e Sud". Cosa che non sembra tranquillizzare il piemontese Roberto Cota, prossimo capogruppo del Carroccio alla Camera, che per questa mattina in piazza Carignano a Torino riunirà i deputati e i senatori leghisti eletti nel Nord Ovest: "Il Patto Subalpino che andiamo a firmare ci impegna solennemente su alcune tematiche fondamentali per lo sviluppo del Piemonte, dalla sicurezza alle infrastrutture, dall'autonomia alla difesa delle imprese". Il milanese Silvio Berlusconi e il varesotto Umberto Bossi sono avvertiti.

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Un patto fra i due mondi per il diritto alla cura (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

L'Europa è un alleato cruciale per spostare l'enfasi politica dalla repressione al trattamento Grazia Zuffa Protagonismo delle città e politica della droga: ricordate? Agli inizi degli anni '90, questo binomio ha dato il via al movimento per la riduzione del danno con la famosa Carta di Francoforte, sottoscritta da diverse municipalità del Nord Europa. Quasi venti anni dopo, l'idea travalica l'oceano e dà luogo al Primo Forum delle città europee, dell'America Latina e dei Caraibi: un progetto finanziato dalla Ue e coordinato dal Cicad (Commissione interamericana per il controllo dell'abuso di droga) e dall'Oas (Organizzazione degli Stati americani). Questo primo forum, che si è svolto a Santo Domingo dal 2 al 5 aprile, è stato incentrato sulle politiche del trattamento. Le differenze rispetto al movimento delle città nord europee sono evidenti, se solo si pensa al succo della Carta di Francoforte, per promuovere politiche di tolleranza e ridurre l'impatto delle politiche penali. Invece, il Forum di Santo Domingo non si presentava come un movimento riformatore: l'intento esplicito era circoscritto alla ricerca di collaborazioni e gemellaggi fra le città, oltre i rapporti a livello di stati. Sarebbe però sbagliato non cogliere la scelta del terreno politico operata a Santo Domingo, dichiarata nel discorso iniziale di Ann Chisman (responsabile del settore riduzione della domanda del Cicad): costruire una piattaforma di advocacy sull'importanza della cura e dell'accesso alle cure. Un'invocazione che rievoca il piatto forte di Vienna 2008, su cui si è speso il fronte delle mild policies: modificare l'equilibrio fra repressione e trattamento (fra riduzione dell'offerta e riduzione della domanda) a favore di quest'ultimo. Sulla stessa sintonia, a Santo Domingo è risuonata la denuncia dell'incertezza, se non dell'assenza, di budget per le politiche sociosanitarie, a fronte della certezza di fondi per la repressione. E del rischio di "criminalizzare la povertà" se non si scommette su politiche della droga di inclusione sociale (Romani Gerner, Uruguay). In questa luce si comprende anche l'importanza della scelta del partner politico, dell'Europa "riformista" in materia di droga. Primo: prendersi cura delle persone dipendenti. Si potrebbe riassumere con questo slogan il succo di Santo Domingo. E secondo: curare invece di punire, nel senso di privilegiare la strada dei trattamenti alternativi al carcere e delle drug courts, ossia dei "tribunali della droga". Il tema complesso e delicato è ampiamente trattato in questo numero dal giurista belga Brice de Ruyver e da Stefano Anastasia. Sui vantaggi dell'enfasi sul trattamento, si è già detto. Guardiamo ora ai limiti. Se potenziare il trattamento è la sola via (politica) per limitare le tough policies (senza intaccare le normative proibizioniste), c'è il rischio di sopravvalutare il ruolo dello stesso. "Il trattamento funziona"; "Il trattamento riduce la criminalità legata alla droga": questi i messaggi di molti interventi di esperti, basati su un evidente ottimismo della volontà politica. Tutti i tipi di cura funzionano, da quelli farmacologici, a quelli psicoterapici, alla comunità: con percentuali di successo che sfiorano l'80%, si è detto (Mandell, John Hopkins University di Baltimora). Sappiamo però che cifre simili riguardano solo chi completa il trattamento. Così come sappiamo che offrire al consumatore autore di un reato la possibilità di curarsi fuori dal carcere è certo una soluzione umanitaria, meno inutile e crudele del carcere. Ma non è detto che il vantaggio del singolo si traduca anche in un beneficio collettivo: l'applicazione delle misure terapeutiche alternative alla prigione ha davvero ridotto la presenza di tossicodipendenti in carcere? Sembrerebbe di no, anche nell'illuminata Europa. D'altro lato, la linea del "Primo, il trattamento" permette per il momento di imbarcare un po' tutto il bestiario politico sull'Arca di Noé della droga. E di far convivere il sindaco belga di Gent, che guarda con realismo e spirito di convivenza ad una società permeata dalle droghe, col rappresentante svedese delle città europee contro la droga, che considera irrinunciabile la punizione dei consumatori; chi vorrebbe un approccio simile per le droghe illegali e legali (Romani Gerner), e chi sottolinea il legame fra droga e terrorismo e vede la repressione come fondamento della democrazia (Lale- Demoz, rappresentante in Colombia dell'agenzia Onu sulle droghe). Ultimo aspetto, ma non meno importante: la riduzione del danno. Il tema era presente, ma confinato ai margini. In Europa, la riduzione del danno si è conquistata il palcoscenico con l'emergenza eroina; mentre in America Latina la "minaccia" è sempre stata la cocaina, ha affermato Chisman. Solo ora l'eroina per via iniettiva comincia a comparire nei paesi latinoamericani, mentre in Europa crescono i consumi di cocaina. Sarà la paura dell'Aids a far decollare la riduzione del danno? Forse, ma certo il problema non sta tutto qui, anche perché la riduzione del danno non è solo siringhe pulite. Nel programma generale, accanto alla voce "riduzione del danno" c'era un asterisco in rosso, che rimandava alla "giusta" nozione di Harm Reduction: centri a bassa soglia, lavoro di strada e prevenzione dell'Hiv. È invece "specificatamente esclusa da questo progetto - si leggeva - la partecipazione degli stati membri dell'Oas al finanziamento o alla promozione delle stanze del consumo e della prescrizione di eroina medica". Tra Europa e Americhe, c'è ancora di mezzo l'oceano. Anche quando ci si sforza di accorciare le distanze.

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Facce di bronzo (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

La festa è finita, ora riempiamo le celle". Chi lo ha detto? a) Marco Travaglio; b) Roberto Castelli. "Bisogna cacciare gli ambulanti e gli abusivi". a) Ignazio La Russa; b) Filippo Penati. "Senza reagire finisce che i clandestini entrano nelle nostre case". a) Flavio Zanonato, sindaco di Padova; b) Ettore Fusco, sindaco di Opera. "Ha visto? Anche a Bologna le fanno. Certo, viste dai Tg, quelle sembrano ronde buone. Ma sono uguali alle nostre". a) Leonardo Domenici; b) Roberto Maroni. "La Lega è l'ultimo partito comunista". a) Giulio Tremonti; b) Giorgio Cremaschi. Chi indicherà le risposte esatte riceverà una tessera onoraria del nuovo Partito (democratico) del Nord. maramaldo.

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L'arte maledetta di coltivare la paura (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

LA POLEMICA L'arte maledetta di coltivare la paura La festa è finita: riempiamo le celle", annuncia trionfante Roberto Castelli, indimenticato ministro della Giustizia leghista. Evidentemente, nessuno lo ha avvisato che le galere sono già strapiene: 52.686 detenuti per 43.068 posti. Ma forse il sogno, reso vicino e possibile dai risultati elettorali, è di ridare vita a Dike Aedifica spa e di richiamare in servizio l'amico Giuseppe Magni per costruire tante belle, nuove e costose prigioni. Per Letizia Moratti, pure galvanizzata dalle urne, invece bisogna ricostruire i Centri di detenzione per immigrati, i famigerati Cpt, che sarebbero stati "smantellati" dal governo di centrosinistra. Evidentemente, la sindaca di Milano è rimasta l'unica a credere che l'esecutivo Prodi abbia tenuto fede al suo programma di governo. Forse distratta dall'assegnazione dell'Expo 2015, che sfamerà tanti appetiti, non si è accorta che i Cpt funzionano a pieno regime e che, anzi, pure le coop "rosse" si sono prestate a gestirli. Pecunia non olet. Del resto, ora usa dire che la repressione e la sicurezza non sono né di destra né di sinistra. Tanto che anche nella democratica Bologna si è dato il via a ronde di volontari che supporteranno le forze dell'ordine. Ce n'era evidentemente bisogno, dato che, come noto, in Italia c'è il record mondiale per numero di forze di polizia e per numero di addetti alla sicurezza. Ma questo è il Vento del Nord, che spira impetuoso. Inseguire la Lega sul suo terreno è l'imperativo che pare essersi dato il centrosinistra dopo la batosta elettorale. Che quel terreno, oltre che incivile, sia infido e del tutto improduttivo e controproducente rispetto agli stessi obiettivi dichiarati, non pare interessare il partito di Veltroni. E neppure vengono ascoltati gli ammonimenti dei più avvertiti, come il sindaco Pd Sergio Chiamparino: "se si coltiva troppo la paura appaiono inevitabilmente i fantasmi". Fantasmi che rischiano di trasformare il prossimo futuro in un incubo orwelliano, una sconfitta elettorale in una resa senza condizioni.

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Ecco il piano sgomberi secondo Chiamparino (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

AIUOLA CAVOUR E VIA COTTOLENGO A ORBASSANO E IVREA SI VOTA DALLE 7 ALLE 15 FAR VINCERE IL DIALOGO IN 9 SETTIMANE EMERGENZA ROM IL SINDACO: "INTERVENTI GRADUALI MA LA SOLUZIONE NON SONO LE RUSPE" MATRIMONI COMBINATI E TRUFFE PER DIVENTARE ITALIANI Mario Virano * All'interno IL GIALLO Folla in due piazze cittadine per la Pasqua ortodossa Spiagge e montagne meglio dei ballottaggi Ecco il piano sgomberi secondo Chiamparino Se il bigamo sposa la nonna Assalito dalle pulci sul treno Romeno avvolto dalle fiamme: è in coma Cota: basta perdere tempo, i campi vanno smantellati Ricoverato al Pronto soccorso Guariniello apre un nuovo fascicolo Monica Perosino Claudio Laugeri Una nuova area extraurbana, attrezzata e lontana dalle case, dove poter meglio governare il fenomeno. E' l'ultima richiesta che il sindaco Chiamparino ha girato al nuovo Prefetto la mattina del 25 aprile, durante la cerimonia al Cimitero Monumentale, ottenendo la promessa di massima collaborazione. La premessa, spiega il sindaco, è che certe situazioni non si risolvono a colpi di ruspa: "Usando azioni di forza di quel genere il problema non si elimina, ma al massimo si sposta e va ad assillare un'altra zona. Bisogna agire su più fronti, sulle dinamiche iniziali". Chi invece perora l'intervento delle ruspe è la Lega Nord. Roberto Cota, segretario regionale del partito di Bossi, non ha dubbi: "Stop al buonismo della sinistra. La gente chiede risposte concrete, specie sulla sicurezza". Minucci e Mondo ALLE PAGINE 56 E 57 Di matrimoni celebrati per sistemare se stessi e la propria famiglia è piena la storia. Ed è più o meno a questa "tradizione" che deve essersi ispirato un cittadino marocchino deciso a migliorare il futuro suo, dei suoi numerosi figli... e di sua moglie, quando ha sposato, civilmente, a Torino, una donna italiana che avrebbe potuto essere sua nonna: un piano di bigamia ben architettato per stabilirsi in Italia. La vicenda comincia alcuni anni fa quando il futuro bigamo, quarantenne, clandestino, presenta una falsa dichiarazione di stato libero e sposa una donna nata alla metà degli Anni Venti. Martinengo A PAGINA 59 Grandissima affluenza di fedeli sabato sera per le messe pasquali solenni del rito ortodosso, con la spartizione della luce, il Canone Pasquale e la Divina Liturgia Eucaristica. La prima celebrazione è incominciata alle 23 all'aiuola Cavour, la seconda nel cortile di via Cottolengo 26. La folla ha incominciato a radunarsi nelle due zone molto prima dell'inizio delle cerimonie religiose: un modo per stare insieme e festeggiare la Pasqua scambiandosi auguri e le tradizionali uova rosse. Il ballottaggio per le elezioni amministrative ha ricevuto meno attenzione rispetto al doppio appuntamento elettorale (politiche e amministrative) di due settimane fa. Alle 22, a Orbassano aveva votato il 44,3 per cento degli aventi diritto. Elettori in calo anche a Ivrea, dove la percentuale di votanti, alla chiusura dei seggi, è stata del 43,4 per cento. E' pur vero che il "ponte" del 25 Aprile, favorito dal bel tempo, ha indotto molti a sfruttare l'occasione per gite fuoriporta, con la possibilità di andare ancora alle urne oggi (dalle 7 alle 15). Ma il calo d'affluenza potrà avere peso soprattutto a Orbassano, dove i sondaggisti faticano a capire chi vincerà tra il sindaco uscente Carlo Marroni (centrosinistra) e Eugenio Gambetta (Pdl, già consigliere d'opposizione). A Ivrea sono opposti Carlo Della Pepa, per il centrosinistra, e l'avvocato Pio Coda, separati da 2600 voti. Il 13 febbraio il "Tavolo Politico" di Palazzo Chigi ha dato all'Osservatorio un duplice mandato e una scadenza al 30 giugno. Per quella data dobbiamo completare l'esame del Nodo di Torino per verificarne la capacità di assorbire l'incremento di traffico pendolare dal 2012 e di quello merci dal 2009 (a lavori finiti nel tunnel storico del Frejus); siamo a buon punto e rispetteremo l'impegno. Il secondo mandato ci chiede di definire uno scenario territoriale per la Valle di Susa e l'Area metropolitana comprensivo del nuovo collegamento Torino-Lione confrontandolo con la situazione attuale. E' il tema più delicato, che include la questione tracciati come era previsto fin dal 23 novembre 2006 nell'Agenda dell'Osservatorio concordata con i sindaci. Al di là dei convincimenti personali e dei legittimi dubbi, sta ai sindaci decidere se essere protagonisti con l'Osservatorio o rinunciarvi lasciando ad altri questo ruolo. Nel primo caso, ne sono certo, le risultanze dell'Osservatorio saranno considerate fondamentali dal governo, dal Parlamento, dalla Francia e dalla Ue, e si dimostrerà che il confronto con gli Enti locali è l'unica via per risolvere i problemi dei territori; in caso contrario si darà ragione a chi ritiene il dialogo una perdita di tempo e sostiene che le volontà politiche vanno affermate con altri metodi. Ecco la sfida delle prossime 9 settimane. * Commissario Straordinario del governo per il collegamento Torino-Lione.

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Lo sberleffo di Gordon Brown alla scienza (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Giorgio Bignami È in continuo crescendo, in Gran Bretagna, la tensione creata dalle spinte del governo Brown per riportare la cannabis dalla classe C ("solo" sino a due anni di galera per semplice possesso della sostanza, sino a 14 per spaccio) alla B (sino a 5 anni per possesso). A parte le pressioni nelle sedi politiche e mediatiche, Brown & Co. procedono a sempre più energiche esortazioni - oramai vere e proprie intimidazioni - dirette all'organo consultivo competente (Advisory Council on the Misuse of Drugs, Acmd), affinché riveda le sue dotte valutazioni che qualche anno fa avevano consentito di derubricare la cannabis dalla classe B alla C. Il lettore di Fuoriluogo già sa che oltre agli esperti dell'Acmd, contro la pericolosità della cannabis si sono ripetutamente pronunciati anche molti altri illustri scienziati e medici di tutto il mondo; e persino i vertici della polizia britannica, i quali ancora poco fa lamentavano l'intralcio di altre e più importanti attività causato dall'obbligo di dare la caccia agli innumerevoli innocui spinellisti. Il lettore sa anche dei clamorosi pentimenti più recenti, come quello del quotidiano The Independent, passato di botto dai suoi precedenti giudizi di non pericolosità della cannabis a un truculento terrorismo proibizionista: un proibizionismo che invoca misure repressive in base alla presunta generalizzazione del consumo di skunk - il prodotto a più elevato contenuto di cannabinoidi - e al presunto legame tra assunzione di cannabis e disturbi mentali gravi. Come nelle sceneggiate di certe sette fondamentaliste d'oltre oceano, fedelmente rappresentate nel film Il petroliere, un pentito tira l'altro. Infatti anche i poliziotti britannici, annusato il vento politico e mediatico, hanno voltato gabbana unendosi al coro delle richieste di far risalire la cannabis dalla classe C alla B (vedi il lancio Bbc News del 3 aprile e la corrispondenza da Londra di Francesca Marretta su Liberazione del 4 aprile). Chiudiamo queste note non sapendo se da qui all'uscita di Fuoriluogo a fine mese l'Acmd avrà varato il suo nuovo parere richiesto dal governo, previsto entro la fine di aprile. Quindi si possono fare solo supposizioni. Riusciranno i nostri eroi dell'Acmd a resistere alle pressioni politiche e mediatiche? Se confermeranno il loro parere di lasciare la cannabis dove ora si trova, e se il governo Brown ingranerà la retromarcia, si tratterà di una grande vittoria, di un chiaro segnale per tutti quei paesi, come il nostro, che genuflessi di fronte a Bush seguitano a inasprire le loro politiche proibizioniste e repressive. Se invece cederanno, sarà morta e sepolta l'autonomia di uno dei più prestigiosi organi tecnico-scientifici di uno dei pochi paesi ancora discretamente garantisti, e molti non mancheranno di approfittare di un tale precedente. Infine, se la banda Brown dovesse riportare la cannabis in classe B contro il parere dell'Acmd - e sarebbe la prima volta nella storia inglese moderna - allora possiamo aspettarci il peggio del peggio: cioè quanto meno la ulteriore "legittimazione" della Fini-Giovanardi, così palesemente anticostituzionale ma lasciata intatta in due anni di centro-sinistra e da qui in avanti gestita senza freni dai lacché di Berlusconi, Bossi e Fini: magari - si vedrà proprio con il ballottaggio a Roma - anche col sostegno di un Governatore in camicia nera sui Colli Fatali, sinistramente accolto, come nel profetico Salò di Pier Paolo Pasolini, dalle note di quell'inno tanto caro al Duce degli italiani, "Sole che sorgi libero e giocondo".

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"Solo le ruspe risolveranno il problema" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Le ruspe, ci vogliono le ruspe. Altrimenti si continua a girare intorno al problema". Parola di Roberto Cota. Interpellare il segretario regionale della Lega Nord e probabile capogruppo alla Camera sulla questione-nomadi è come sventolare il classico drappo rosso davanti al toro. Il tema è parte integrante delle misure per la sicurezza vergate nel "Patto subalpino" che i parlamentari piemontesi del Carroccio sottoscriveranno stamane prima di volare a Roma. Insomma: i campi nomadi vanno chiusi. "E' l'unico modo per dare un segnale concreto ai torinesi e sgomberare il tavolo da un grosso equivoco". Quale sarebbe? "Il concetto stesso di nomadi. Dove sono i nomadi? Abbiamo a che fare con soggetti ormai stanziali che della loro tradizione salvaguardano solo gli aspetti più convenienti. Altro equivoco. Sento parlare di "campi": sarebbe più corretto definirli baraccopoli di immigrati clandestini, epicentro di disagio e di tensioni. Per tacere delle forme delinquenziali e dei casi di sfruttamento minorile. Quando va bene si tratta di Rom, sdoganati dall'ingresso del loro Paese nell'Unione europea". Con questi che si fa? "Bisogna espellere anche loro: chi entra in Italia o dimostra di avere una casa e un reddito oppure torna da dove è venuto". Nessuna distinzione tra campi regolari ed abusivi? "Parlare di campi regolari è un modo per legalizzare l'illegalità". Non le sembra di farla un po' troppo facile? "Se i sindaci non hanno i poteri per agire li chiedano a Roma. Però bisogna volerle, le cose. Crede che se il Comune decidesse di praticare la tolleranza-zero i torinesi non capirebbero? Ma questo non appartiene al Dna della sinistra. Noi diciamo: stop al falso buonismo. Oltretutto, tali insediamenti finiscono per sommare disagio a disagio penalizzando aree della città svantaggiate. Mica li mettono in centro, i campi-nomadi". In pratica, sta dicendo che la linea seguita finora è fallimentare. "Lo dicono tutti gli elettori che hanno premiato la Lega. Domani (stamane per chi legge) ribadiremo i nostri impegni davanti a Palazzo Carignano". Si riferisce al "Patto subalpino"? "Per restare alla sicurezza, uno fra i temi, abbiamo le idee chiare: chiusura dei campi-nomadi, poteri ai sindaci contro i clandestini, parificazione dei vigili alle forze dell'ordine, certezza della pena, no ad ogni ipotesi di indulto... Il documento, su carta pergamena, verrà sottoscritto dai parlamentari ed esposto nella nostra sede". Una riedizione del "contratto con gli italiani" firmato da Berlusconi nel '94? "Noi firmeremo davanti ai cittadini, non davanti alle telecamere. Il nostro Patto avrà il carattere della solennità".

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Massimo Numa (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

REPORTAGE Massimo Numa INVIATO A PADOVA Ivolontari dei Com.Res di Padova, acronimo di Commercianti e Residenti, sono andati a "scuola", prima di iniziare a pattugliare le downtown di Padova; i "professori" sono esperti, tecnici della sicurezza. Li hanno istruiti a dovere sui limiti dell'azione, per evitare guai con la legge. E il presidente nazionale del coordinamento delle ronde dei volontari verdi, Mario Borghezio, spiega che saranno organizzati dei "corsi di formazione" per tutti i volontari, in tutte le Regioni del Centro Nord, Emilia-Romagna compresa. Lezioni di logistica, di diritto penale e anche gli aspetti più tecnici non saranno trascurati. Come usare le radio, come muoversi nelle zone pericolose, come affrontare i soggetti criminali e le varie emergenze. Come gestire un ferito o sostenere uno scontro fisico, un'aggressione. Come si organizza un pattugliamento, in auto a o piedi. Cos'è un rastrellamento e come si realizza. Infine i rapporti con le forze dell'ordine, aspetto abbastanza delicato. Non sarà un addestramento para-militare ma "non si può andare nelle strade, senza avere, almeno, un minimo di preparazione, per esempio conoscere le procedure da seguire in caso di un attacco. Abbiamo già avuto nelle nostre file - spiega l'esponente della Lega Nord - poliziotti e carabinieri che, senza mai apparire, avevano addestrato i nostri volontari. Ricominceremo da lì. All'inizio, i "poliziotti verdi" saranno presenti nelle squadre, durante le azioni. Quando ci saranno professionalità adeguate, allora, saranno nominati i responsabili delle varie unità e costituita una gerarchia, in modo da evitare fughe in avanti. E potremo agire da soli". Gente decisa, a Padova. "Arresteremo noi chi ruba, rapina o spaccia droga". Parola dei rondisti dei Com.Res. Adesso si fa davvero sul serio. Fine del folclore, delle passeggiatine serali con la fiaccola e le bandierine colorate. Basta carrozzine e Fido al guinzaglio. Per i criminali - di ogni razza - che occupano da anni interi quartieri di Padova, è scattata l'ora X. Giovedì notte si parte con una maxi-ronda composta da 150 persone divise in squadre, affiancate da vigilantes armati di pistola. Sarà un rastrellamento studiato con cura, da mesi, e senza lasciare nulla al caso. Ultima barriera: l'articolo 380 del Codice di procedura penale. Dispone che l'arresto obbligatorio in flagranza può essere eseguito nell'ipotesi di delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo di 5 anni e nel massimo a 20 anni. All'arresto, può procedere "ogni persona", dunque anche il privato cittadino, purché si tratti di delitti perseguibili d'ufficio. "In questo caso, la persona che ha eseguito l'arresto deve , senza ritardo, consegnare l'arrestato e le cose costituenti il corpo del reato alla Polizia Giudiziaria, la quale redige il verbale dell'avvenuta consegna e ne rilascia copia all'interessato (art. 383 c.p.p.)". Premessa noiosa, forse, ma necessaria. Dunque, i rondisti possono bloccare un malvivente, "responsabile, per esempio, di furto aggravato, rapina o spaccio di quantità non modiche di droghe", elenca puntiglioso Massimo Pellizzari, il presidente del Com.Res., tra i promotori più convinti sulla necessità di istituire una "polizia civile". Finita, almeno qui nel Nord-Est, la mite stagione delle perlustrazioni-passeggiate, armati solo di fischietto (per dare l'allarme, se c'è qualcosa che non va) e il cellulare per avvertire il 113, come tuttora avviene, da anni, a Torino. A Porta Palazzo. E' iniziata una nuova era. Il Comune di Monselice, Padova, ha stanziato 20 mila euro per arruolare guardie armate private da destinare al controllo del centro. Il modello è lo stesso del Com.Res. Che fa da apripista. A livello nazionale. Da Padova a Verona. Qui, nel '98-'99, le ronde leghiste (non solo) avevano fatto discutere. La città era segnata dalla presenza di pusher e tossicomani, il centro storico trasformato in un accampamento. La giunta della Lega Nord, guidata da Flavio Tosi, è passata all'azione. Oggi la stazione ferroviaria, una delle aree più critiche in passato, sembra ripulita. Non c'è traccia di sbandati e balordi. Merito della videosorveglianza e dei continui controlli dei vigili urbani, soprattutto. "Le ronde, qui - dice secco il segretario della Lega, Matteo Bragantini - non servono più. Il Comune ha deciso, in questi giorni, di assumere altri 40 vigili urbani. In modo diretto, con i tempi burocratici ridotti al minimo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Verona è cambiata, radicalmente". In provincia, idem. Ad Oppeano, il sindaco Alessandro Montagnoli, neo-eletto, voleva pure distruggere la moschea, oltre che affidare - pure lui - la sicurezza del paese anche alle guardie private. Non solo ronde. Nel Veronese, sindaci e assessori, compreso l'assessore provinciale alla Sicurezza, Giovanni Codognola, hanno le idee chiare: via i Rom, via i clandestini e gli stranieri delinquenti. A Milano, nel Lodigiano, c'è voglia di chiudere, una volta per tutte, con la criminalità. E a Torino, Borghezio, freme dalla voglia di ricominciare: "Ripartiamo alla grande, abbiamo già molte richieste di organizzare di nuovo le ronde. Tra i primi target, Tossic Park. Poi c'è solo l'imbarazzo della scelta. Anche se, con un ministro come Maroni, potremo dormire sonni più tranquilli. Affiancheremo le forze di polizia, senza sostituirci a loro. Le promesse della giunta Chiamparino di intervenire sulla sicurezza sono rimaste, appunto, promesse. Mai realizzate".

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Pd e governo, il verdetto di Roma (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Effetti a catena dal risultato della sfida Rutelli-Alemanno. Nel primo giorno calo del 12 per cento dei votanti alle comunali Pd e governo, il verdetto di Roma Veltroni col fiato sospeso, Berlusconi ancora alle prese con la lista dei ministri Il verdetto della sfida tra Alemanno e Rutelli viene atteso con ansia dai due leader che si sono dati battaglia per il governo. Nonostante il forte calo dei votanti (meno 12 per cento alle comunali nel primo giorno), a seconda che vinca l'esponente di An o il vicepremier uscente, gli effetti si faranno sentire sia per Berlusconi sia per Veltroni. Il Cavaliere infatti deve ancora completare la lista del suo governo, che secondo Calderoli sarà pronto entro il 9 maggio, mentre il segretario del Pd teme forti contraccolpi nel partito in caso di una sconfitta per il Campidoglio. DA PAG. 2 A PAG. 5.

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MILANO PREDONA (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Luigi La Spina MILANO PREDONA Il prossimo governo, programmato sull'asse che congiunge la villa di Arcore con la sede della Lega in via Bellerio, avrà come vera camera di decisione la cena del lunedì sera con i quattro convitati: Berlusconi e Bossi, i leader dei partiti che hanno vinto le elezioni, accompagnati dai ministri dell'Economia e dell'Interno, Tremonti e Maroni. E il vento del Nord che avrebbe dovuto spazzare il malcostume burocratico e clientelare di tutta la nazione si è trasformato in una tromba d'aria che ha attirato sulla sola Lombardia ben 9 ministri su 12, lasciando a Est, al Veneto, un solo rappresentante e a Ovest, al Piemonte, neanche uno. Siamo passati da "Roma ladrona" a "Milano predona"? Espressa nell'icastico e sbrigativo gergo alla moda, quello della coppia Bossi-Grillo, è questa l'impressione che si ricava dalla nuova fisionomia del potere in Italia. A questo punto, bisogna mettersi d'accordo. O il localismo, con la sua ossessione di rappresentanza territoriale degli interessi, non è un valore significativo. Allora, lo si può sacrificare tranquillamente non solo agli equilibri partitocratici della maggioranza, ma pure alle idiosincrasie e alle vanità personali dei singoli. Oppure è il nuovo "mantra" della rinnovata politica italiana, scoperto e celebrato come la medicina vincente per la nostra anemica democrazia. Messaggio così rivelatore delle intenzioni governative, ad esempio, da giustificare lo spostamento a Napoli del primo Consiglio dei ministri per simboleggiare la vicinanza dell'esecutivo ai problemi della Campania sfigurata dalla spazzatura. Allora, appare ancor più contraddittoria e incomprensibile una scelta che trascura il criterio di una sia pure approssimativa proporzione territoriale nel nuovo ministero. È certamente giusto sfuggire alle trappole del provincialismo piagnone e, magari, all'ascolto troppo partecipe dei lamenti per le ambizioni deluse. Più utile, lo si ripete sempre in questi casi di comparazioni geografiche svantaggiose, cercare di capire i motivi di certe scelte e quindi approntare, se possibile, le cure perché, in futuro, i criteri possano cambiare. Per sgombrare il campo da superficiali ma errate giustificazioni elettoralistiche, occorre subito escludere l'ipotesi di una "punizione" per l'esito del voto: in Piemonte, eccetto il caso di Torino, il Pdl è andato benissimo e la Lega ha più che raddoppiato i consensi. Nel Veneto e in Friuli il successo dei due partiti è stato notevole ed è culminato persino con la sconfitta simbolica del governatore Illy, che pure ha fama di ottimo amministratore. Le ragioni di questa clamorosa sottorappresentanza sono, dunque, più profonde e più antiche. I parlamentari piemontesi, da molto tempo, non sanno fare "lobby" per la loro Regione. Questo atteggiamento, che pure ha aspetti non tutti riprovevoli sul piano del costume politico e, forse, è anche sintomo di una maggiore coscienza nazionale, penalizza meno i rappresentanti del centrosinistra, perché costoro hanno più forti e tradizionali legami con i loro partiti. Indebolisce di più la classe dirigente dell'attuale maggioranza perché, con qualche eccezione, è più nuova, meno esperta e più lontana dai centri di potere che contano. Nel Veneto e, in generale, nell'Est d'Italia si sta verificando un fenomeno che potrebbe ricordare l'assetto territoriale dell'antico Pci. Quando l'Emilia custodiva la cassaforte dei voti e della potenza economico-finanziaria di quel partito, esprimeva bravi e popolarissimi amministratori, ma i dirigenti nazionali comunisti erano scelti prevalentemente in Piemonte o in Sardegna. L'eredità dei nipotini di Rumor e di Bisaglia è passata in parte alla Lega e in parte al Pdl. Ma il doroteismo democristiano era molto debole nel pensiero e molto forte nell'occupazione del potere nazionale. Al contrario, ora quelle terre sembrano la culla dell'ideologismo leghista e liberista, dagli assalti in piazza San Marco agli scioperi fiscali del "popolo delle partite Iva", ma appaiono incapaci di trasferire al governo del Paese il peso della loro forza, in termini elettorali e in termini di interessi. Insomma, all'epoca della "Balena bianca" la questione del passante di Mestre sarebbe già stata risolta da tempo. Ecco perché le decisioni di Berlusconi e di Bossi per la composizione del nuovo governo non si spiegano con l'arbitrio di generali che privilegiano colonnelli provenienti dalla loro regione, ma sono l'effetto, censurabile finché si vuole, di una debolezza strutturale della classe dirigente piemontese e veneta nelle schiere del centrodestra. Sarà un caso, ma qualche volta il destino è beffardo: le speranze per l'Alta velocità Torino-Lione e quelle per la marmellata di traffico a Mestre saranno affidate, a questo punto, solo al nuovo commissario europeo per i Trasporti Antonio Tajani, romano e pariolino doc. Vuoi vedere che, stavolta, "Roma ladrona" ci restituisce il maltolto?.

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Rock City addio (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

AL TOP Rock City addio "Sono ormai passati 18 anni da quando entrai per la prima volta a Rock City. Ero particolarmente giovane e impressionabile e il salotto demodé che mi si parò davanti agli occhi, mi fece sognare. Oggi, appena raggiunta la maggiore età, l'ultimo mostro sacro della notte torinese, è pronto a chiudere definitivamente i battenti". L'attuale gestore Marco Bossi ricorda questi 18 anni di avanguardia musicale e sperimentazione artistica. Qui è nata Vanity; il martedì "Non solo donne" di Monica, in collaborazione con il Pineta di Milano Marittima; lo storico Venerdì 10x10. Da questa consolle sono passati alcuni tra i migliori dj nazionali e mondiali facendo ballare un pubblico che sempre ha amato il sound di qualità. Nel locale di corso Dante 19 si è sempre respirata quell'atmosfera di festa contagiosa, tipica dei migliori club internazionali con i quali Rock City ha spesso collaborato, dagli ibizenchi Space, Pacha e Dc10, al londinese Ministry of Sound, oltre ai nostrani Pineta, Toqueville e Billionaire. Dopo 18 anni, anche la discoteca che era riuscita a colmare il grande vuoto lasciato dalla fine dello Studio 2, deve chiudere i battenti. Al suo posto sorgerà un complesso residenziale, che per il momento continuerà almeno a inglobare la palestra Sport City. Ci sono ancora due occasioni per salutare il Rock City. Sabato 26 è di scena il "closing party" targato Vanity, con i djs della scuderia e la tipica animazione trasgressiva dell'organizzazione torinese. L'ultima festa di mercoledì 30 è affidata alla neonata famiglia 10x10 - Prince. Bye Bye Rock City porterà in consolle tutti i dj torinesi che i questi anni hanno suonato nel club, con un rapido turn over di 10 - 15 minuti ciascuno. La serata sarà ad open bar e presenterà un'ultima novità: tempo permettendo verrà allestito uno spazio esterno di decompressione, un'area chill out raggiungibile passando attraverso un corridoio di tessuti. Nel "finally bye bye" al locale sarà coinvolta anche l'Associazine Amici di Jean, fondata tra gli altri da Gianluigi Marino, storico organizzatore della serate del Rock City, per tutto l'arco degli Anni 90. \.

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Fotografia (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

CHI MUORE AL LAVORO. Fino al 18 maggio alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (via Modane 16) mostra sulla tragedia ThyssenKrupp. Ingresso libero. Info: 011/4423672. GIANCARLO RONCAGLIA. In "Piazza dei Mestieri" (via Jacopo Durandi 13) la personale fotografica del critico e giornalista musicale, memoria storica del jazz in Italia. Orari: mar-sab 19/24. LORENZO MARCUCCI. Fino al 15/5 da Artevision (via S.Giulia 14/c, or.: 15/19) "Censored Photos" e "Oops!...I did it again". GANDHI. "La mia vita è il mio pensiero - MK Gandhi", dedicata al leader spirituale indiano; fino al 20/5 nel cortile del Rettorato. Orari: 7,30-16 (da v.Po 17) 7,30/19,30 (da v.Verdi 8). PORTRAITS DES MAINS. A "Mood Libri e Caffè" (via Cesare Battisti 3/E) fino al 6 /5, Jun Sato. CHIAPAS. Al Gruppo Abele (c.so Trapani 91/b), fino al 30/6, 200 foto raccontano il Messico. Due mostre collaterali nella Media Baretti (v. Santhià, 76) fino al 30. LUOGHI DIMENTICATI. Fino al 16/5 da Gilgamesh (p.za Moncenisio 13/b) "Tribù del Badnightcafè" (mar-sab 20,30/3). VIVI TORINO. Al circolo La Cadrega (via P. Clotilde 23/b) fino al 28"Vivi Torino", foto di A. Castellucci, M. Lo Russo, R. Teora. IN VIAGGIO. Fino al 10/5 da Tucano Viaggi (p.zza Solferino 14/g) immagini direportage di Guido Barosio e Valter Carasso. TE' NEL DESERTO. Al Circolovizioso (via S.Bernandino 34/c), Silvia Sales "Te nel deserto". fino al 26 (mar-sab 18,30/2). CUBA LIBRE. Allo Shortbus Cafè, via G. Ferrari 5/I, prosegue fino al 9 maggio la mostra di Maurizio Turinetto. Info: info@shortbuscafe.it; www.shortbuscafe.it CHE SCATTO! In via via S. Francesco da Paola 3, collettiva con oltre 40 fotografi. Sino al 25/9. IL SOLE NELLE MANI. Grugliasco. Alla Fnac de Le Gru, sino al 27 aprile, foto di Mario Cresci. ITALIAN CINEMA DIVAS. Ciriè, c.so Martiri 33. Fino al 30/4, immagini di grandi attrici italiane. PAESAGGI DESIDERATI. Pinerolo. Al Salone dei Cavalieri (via Giolitti 7) fino al 30 aprile, 110 scatti legati alla natura. ALBERI D'INVERNO. Caselle. Lunedì 28alle 21 al Circolo Fotografico Casellese (via Madre Teresa di Calcutta 55) s videoproiezioni: Cesare Cerutti "Alberi d'inverno", Patrizio Colucci "Nomadi in concerto", Giovanni Coizza "Il Cervino e la sua valle". L'UOMO PER CUI TORNAI. Moncalieri, UGC Ciné Cité 45° Nord, via Postiglione - zona industriale Vadò. Fino al 30 foto di Bolivia, Brasile e Madagascar di Stefano Stranges e Alberto Albano e foto di Teresa e Antonio Retta. GEORGIA, I MILLE VOLTI DELL'INDIPENDENZA. Foto di Maurizio Gjivovic che documentano i numerosi centri collettivi che ospitano profughidell'Abkhazia e dell'Ossezia. Dal 28 al 5/5 al Pueblo, c. Palestro 3, dal mercoledì al sabato dalle 22 in poi.

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Ballottaggio alla Provincia L'affluenza è in calo (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

ASTI Ballottaggio alla Provincia L'affluenza è in calo Calo di partecipazione, secondo le previsioni, rispetto al primo turno, nel primo giorno di voto al ballottaggio delle Provinciali di Asti. Alle 12 aveva votato il 9,48%, contro il 15,29% di due settimane fa. La percentuale più alta a Corsione (21,21%), quella più bassa a Montabone (5,40%). Alle 19 la cifra era cresciuta al 24,97% nella provincia, e al 25, 16% nel capoluogo, mantenendosi comunque ben lontana dalle cifre del primo turno (45,3 in provincia, 44,7 in Asti città). Il comune in cui si è votato di più risulta Moasca (42%) quello in cui si è votato di meno Rocchetta Palafea (15,1%). Gli astigiani potranno esprimere il loro voto per scegliere il nuovo presidente della Provincia ancora oggi, dalle 7 alle 15. Sono in corsa al ballottaggio la parlamentare Maria Teresa Armosino, sostenuta da Pdl e Lega Nord, e Roberto Peretti, sindaco di Villanova che può contare sul sostegno di Pd e Italia dei Valori. Il voto al primo turno ha assegnato ad Armosino il 44,1% di preferenze, allo sfidante il 26,4%. Gli appelli finali dei candidati e dei partiti hanno cercato anche di richiamare gli astigiani al diritto-dovere del voto. Il timore dell'astensionismo è forte. Il 12 e 13 aprile l'affluenza era stata del 76,1%, ma tradizionalmente il ballottaggio registra, in misura più o meno consistente, una certa disaffezione al voto. Alle urne sono chiamati 179.496 aventi diritto al voto (86.259 maschi e 93.237 femmine) di cui 60.385 nel capoluogo. Si vota nei 266 seggi allestiti in tutto l'Astigiano (78 sono nel capoluogo). Lo spoglio delle schede s'inizierà subito e nel tardo pomeriggio si conoscerà il nome del vincitore che siederà sulla poltrona lasciata libera a fine febbraio dal dimissionario Roberto Marmo, che si era presentato alle politiche per la camera, senza risultare eletto. Alla coalizione collegata al presidente eletto andranno 14 consiglieri, mentre i restanti 10 saranno appannaggio delle altre coalizioni. \.

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La successione nell'affitto all'inquilino defunto (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Il quesito La successione nell'affitto all'inquilino defunto L'art. 6, legge 392/'78 prevede che, in caso di morte dell'inquilino, gli succedano nel contratto il coniuge, gli eredi ed i parenti ed affini con lui abitualmente conviventi. La norma risale all'equo canone e non è stata abrogata dalla riforma delle locazioni abitative (legge 431/1998); intende garantire un'abitazione ai residui componenti della comunità familiare o "parafamiliare" dell'inquilino, a patto che fossero abitualmente con lui conviventi, per tutelare la comunanza di vita che si era instaurata, per dimostrare la quale le risultanze storico-anagrafiche (dimostranti la comune residenza) sono meramente presuntive. La Cassazione ha chiarito il concetto di convivenza con il conduttore defunto, a cui è subordinata la successione nel contratto di locazione; la sent. 11-02-2008, n. 3251, indica che deve trattarsi di una situazione complessa, caratterizzata da una convivenza "stabile ed abituale", da una "comunanza di vita" (tra inquilino defunto e convivente), preesistente al decesso. Tale situazione non è riscontrabile qualora il pretendente successore che si sia trasferito nell'abitazione condotta in affitto (dal soggetto poi defunto) lo abbia fatto solo per assistere il conduttore stesso e quindi per ragioni transitorie. In caso di permanenza da parte di tale soggetto privo dei requisiti (contro la volontà del locatore), si avrà occupazione senza titolo di un cespite immobiliare altrui, ed il danno subito dal proprietario è in re ipsa, discendendo dalla perdita della disponibilità del bene e dall'impossibilità di affittarlo a terzi. In tal caso l'entità del danno sarà stabilita dal giudice sulla base di elementi presuntivi, con riguardo al valore locativo del bene usurpato, cioè alle differenze tra il canone versato (dall'occupante senza titolo) e quello di mercato accertato e ricavabile per il periodo di mancato rilascio. Ha collaborato PIER PAOLO BOSSO Confedilizia.

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Glenn, il diavolo veste la toga dell'avvocato (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

I serial, attrazione fatale dei grandi del cinema Così la Close diventa la star del "legal thriller" [FIRMA]CLAUDIA FERRERO TORINO I ruoli da cattiva sembrano tagliati apposta per lei. O forse è lei che è rimasta imprigionata in parti di donna infida e crudele, tutto a causa di quel grande successo di fine anni Ottanta che fu il thriller erotico Attrazione fatale con Michael Douglas. Fatto sta che Glenn Close non si è risparmiata neppure una dark lady a fumetti come Crudelia De Mon ne La carica dei 101, vitino stretto, tacchi altissimi, pettinatura bicolore. I tacchi, che viaggiano inseparabili dai tailleur da donna in carriera, la Close torna a indossarli anche ora, ennesima star del cinema prestata alla televisione in un nuovo "legal drama", o meglio "legal thriller", dove naturalmente lei è il boss, avvocato glaciale e sofisticato al vertice del più importante studio legale degli Stati Uniti. Un ruolo, quello in Damages, da mercoledì alle 21 su Axn, canale Sky, che le ha fatto vincere il Golden Globe come migliore attrice. "Quando gli scrittori mi hanno presentato la sceneggiatura - racconta Glenn - continuavano a sottolineare la parola potere. Tutto in effetti si condensa lì. E nella vita - nota amara - non c'è nessuno che non sia stato "segnato", tutti siamo stati danneggiati in qualche modo, almeno una volta". Damages, come già altri telefilm a tema legale dell'era post-Perry Mason, da Law & Order a Boston Legal, ha sì a che vedere con la giustizia, ma i personaggi più accattivanti non si trovano certo tra i clienti, piuttosto stanno all'interno dello studio legale. In quello newyorkese "Hewes & Associates", specializzato in azioni civili contro le grandi multinazionali, Glenn Close è Patty Hewes, avvocatessa caterpillar dalle cause d'alto profilo, manipolazioni di Borsa comprese. Il suo motto: mai patteggiare. A tenerle testa la giovane Ellen Parsons (Rose Byrne, nel cast di Marie Antoinette di Sofia Coppola), legale alle prime armi. E tra i co-protagonisti della serie c'è Tate Donovan, ex star di O. C. Nei 13 episodi prodotti da Sony Pictures Television Entertainment, le due donne intraprendono una causa milionaria contro Arthur Frobisher, interpretato da Ted Danson (noto per il ruolo di Sam Malone in Cheers), cinico uomo d'affari accusato di frode verso i suoi dipendenti lasciati senza pensione. Negli Stati Uniti, The Hollywood Reporter ha definito la serie "una partita di poker, piena di bluff e carte che cambiano faccia sotto i vostri occhi". Carriera e sentimenti si intrecciano e si contrastano, così come accade nella vita. Un esempio per tutti: quando la giovane Ellen Parsons cerca di farsi assumere nello studio di Patty Hewes, il colloquio viene fissato lo stesso giorno del matrimonio della sorella. Che fare? Il colpo di scena tocca, anche qui, alla glaciale avvocatessa Glenn Close.

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Fanti, primo cittadino tra '66 e '70: Sì, i tanti voti a Bossi dicono che qualcosa però si è rotto (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Fanti, primo cittadino tra '66 e '70: "Sì, i tanti voti a Bossi dicono che qualcosa però si è rotto".

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Formigoni, l'ultimo scoglio di Silvio III Berlusconi gli proporrà la guida del partito, con Bondi ministro alla Cultura. An appesa a Roma (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Formigoni, l'ultimo scoglio di Silvio III Berlusconi gli proporrà la guida del partito, con Bondi ministro alla Cultura. An "appesa" a Roma di Marcella Ciarnelli/ Roma FORMIGONI E ROMA Sono queste le due variabili che potrebbero ancora influire sulla composizione del nuovo governo. Mentre saranno ancora in corso le votazioni per il ballottaggio tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno, a villa San Martino ad Arcore, nella tarda mattinata, Silvio Berlusconi riceverà il governatore della Lombardia per discutere del suo destino politico per i prossimi due anni. Ma forse anche di più. Formigoni, che per la seconda volta è stato invitato a sacrificare le sue ambizioni nazionali, dovrà conoscere quale ruolo il Cavaliere gli ha ritagliato nell'ambito del partito. Potrebbe essere quello di coordinatore nazionale, attualmente ricoperto da Sandro Bondi che diventerà ministro dei Beni Culturali, già promesso a Denis Verdini, ma anche quello di vicepresidente del partito. Queste le scelte. Che potrebbero indurre Formigoni a pensare seriamente ad una sua candidatura per un altro mandato visto che sulla strada di Roma c'è sempre qualcuno che riesce a stopparlo ed a lui viene sempre chiesto di aspettare un altro giro. Ma è evidente che se dovesse andare così la componente di Cl potrebbe chiedere nomine compensative del "sacrificio" del governatore. Ed allora si riaprirebbe tutta la questione. C'è chi ipotizza una nomina di Lupi alla Funzione pubblica, Alfano alle attività produttive, il ripescaggio di Scajola alla Giustizia. E ci sarebbe poco spazio per un ministero Bonaiuti. Ma queste sono le girandole di notizie che girano intorno alla formazione di un governo che sembrava tra le più facili ed invece sta mostrando molte difficoltà. C'è poi la questione Roma. Se Gianni Alemanno dovesse diventare sindaco a quel punto An si sarebbe guadagnata la presidenza della Camera, il primo cittadino della Capitale, i ministeri della Difesa, delle Infrastrutture ed anche quello del Welfare che potrebbe andare a Giorgia Meloni o ad Adriana Poli Bortone. "Facciamo lavorare chi ha il compito di formare la squadra di governo" ha ammonito Ignazio La Russa nel timore che altre tensioni possano far cadere posti già certi. Sistemate le prime dodici poltrone, dopo l'accordo con Bossi con cui è stato stabilito che non ci saranno vicepremier e che la Lega gestirà a doppia firma (Bossi e Calderoli) le riforme istituzionali, l'Interno con Roberto Maroni, l'agricoltura con Luca Zaia, appare evidente che il confronto si sposterà sui viceministri e i sottosegretari. C'è un po' di tempo. Circa un decina di giorni. Ma è evidente che le grandi manovre sono già in stato avanzato. E l'una ipotesi fa scattare impegni, veti, promesse e delusioni. Domani è la giornata in cui si insedieranno le due Camere. Alla presidenza sembrano designati certi Gianfranco Fini alla Camera che porta, così, a compimento la sua lunga marcia personale dall'Msi allo scranno più alto di Montecitorio mentre Renato Schifani, l'uomo che salutò l'approvazione della legge sul legittimo sospetto al grido di "li abbiamo fregati" mostrando una totale mancanza di senso delle istituzioni, si avvia a diventare la seconda carica dello stato, solo per la sua totale dedizione al Cavaliere. I numeri sono quelli che sono. A movimentare la situazione provvede l'Udc che con il segretario Lorenzo Cesa comunica l'astensione sul voto ai presidenti. Date le dichirazioni di questi giorni ci sarebbe stato da aspettarsi un votro contrario. Ma i posti da assegnare fanno gola. C'è poi il Dc Rotondi che vorrebbe addirittura fare il capogruppo del Pdl alla Camera insidiando Fabrizio Cicchitto. Movimentismo e pretattica. Nella giornata di silenzio elettorale Silvio Berlusconi ha rischiaro un incidente grave. Convocate telecamere e giornalisti se ne voleva andare in giro nel centro di Milano per un bagno di folla nel giorno di festa. Qualcuno gli ha spiegato che non era il caso. E lui, a malincuore, ha dovuto rinunciare.

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Memorie di un cacciatore di boss . Finito a indagare sui motorini (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del IL LIBROL'omicidio Di Matteo, il pentimento di Brusca: Alfonso Sabella racconta con i giornalisti Resta e Vitale la sua stagione a Palermo con il giudice Caselli Memorie di un "cacciatore di boss". Finito a indagare sui motorini Saverio Lodato Ci fu una stagione, a Palermo, alla vigilia degli anni novanta, in cui i capi mafia vivevano una vita normale, andavano nei negozi d'abbigliamento più costosi della città a fare shopping, erano i benvenuti nelle gioiellerie e le orologerie dai marchi più esclusivi e più costosi, aprivano o chiudevano conti in banca con accorgimenti non particolarmente prudenti, assistevano alle finali dei Mondiali di calcio in qualche frequentato bar cittadino dotato di televisore, si facevano tranquillamente vedere dal proprio popolo, occupavano e controllavano il territorio, ma, per la legge italiana, era come se non ci fossero. Ombre che camminavano. Erano i latitanti di Cosa Nostra. Erano i latitanti le cui facce, conosciutissime da migliaia di siciliani, restavano enigmi indecifrabili per gli investigatori che ammattivano a ritoccare, aggiornare, invecchiare identikit dell'età della pietra nella speranza di fare centro. Erano i latitanti che per anni e anni molti avevano smesso di cercare. Poi, un bel giorno, la musica cambiò. Esce domani, pubblicato da Mondadori, Cacciatore di mafiosi, un bel libro in cui Alfonso Sabella - sostituto procuratore a Palermo, ai tempi in cui l'ufficio era diretto da Gian Carlo Caselli - , racconta a Silvia Resta (inviata de La7) e Francesco Vitale (inviato del TG2), entrambi con competenza in materia, lo sconosciuto back stage di decine di grandi e piccole catture di mafiosi. Il libro, privo di retorica, denso di fatti quasi totalmente inediti, a tratti sconvolgente per alcune delle verità rivelate, colma un vuoto. E lo colma in due sensi. Sin'ora conoscevamo il punto di vista, espresso anche in libri, di alcuni grandi mafiosi che, avendo scelto la via della collaborazione, avevano raccontato le loro latitanze. Ma anche come fossero stati colti di sorpresa al momento dell'irruzione di poliziotti e carabinieri nei loro covi. Si sentivano sicuri, imprendibili, a prova di manette. In Cacciatore di mafiosi, Sabella, che guidava una task force di investigatori allestita con il compito esclusivo di spezzare almeno qualcuna di quelle decennali latitanze, ricostruisce minuziosamente gli ingredienti, umani e professionali, che produssero una mirabile tela, altrettanto invisibile, in cui poi la "preda" avrebbe finito con il caderci dentro. Il secondo vuoto era dato dalla non diffusione di un enorme mole di informazioni e particolari che non erano finite nei rapporti investigativi. Ne emerge - ove possibile - uno spaccato ancora più spaventoso degli orrori di Cosa Nostra. Scegliamo a caso. Nelle camere della morte ritrovate in quegli anni, dove i mafiosi strangolavano con corde robuste e poi scioglievano nell'acido i loro "nemici", stavano "affisse al muro, senza un preciso ordine, tante immagini sacre: santa Rosalia, santa Rita, la Madonna, san Cristoforo, protettore degli automobilisti. È lo stragolatoio di Cosa Nostra". Continuiamo. In tre, stanno strangolando un povero ragazzo ( che non era mafioso). La vittima era nota per la sua passione per il ballo, frequentatore assiduo, come era, di discoteche. È per questo che, dopo averlo sbattuto per terra a faccia in giù, uno dei tre gli salta più volte sulla schiena dicendo testualmente: "Così muore ballando". Leoluca Bagarella trascorse anni della latitanza in un anonimo condominio a due passi dalle abitazioni di due sostituti procuratori della repubblica di Palermo che nulla potevano sospettare. Bagarella usciva al mattino presto, accompagnato da Tony Calvaruso che poi lo "tradirà", per andare ad occuparsi dei suoi uffici di boss di rango. Di fronte all'abitazione c'è un negozietto il cui titolare arriva al mattino presto e nota, incuriosito, quel nuovo inquilino misterioso. Bagarella se ne lamenta con Calvaruso: "Mi scassa la minchia" e gli da ordine di organizzare un agguato per eliminarlo. Calvaruso non se la sente e, con santa pazienza, un giorno va dal negoziante per dirgli: "Nun m'addumannassi né picchì né pi ccomu. Ma mi facissi 'na cortesia: la matina rapissi un pocu cchiù tarduliddu". (Non me ne chieda il motivo, ma mi faccia la cortesia di aprire un po' più tardi al mattino). L'uomo capì e il peggio venne scongiurato. Calvaruso e Bagarella seguono in televisione il Festival di Sanremo. Racconta Calvaruso: "Ivana Spagna gli piaceva tanto, e ne ascoltava le canzoni a casa e in macchina. E quella sera, quando in tv apparve la cantante, Bagarella mi disse: "Chista mi piace, mi fa acchianare (salire) u' sangu n' testa... ci fussi 'i sequestrarla"". Sono solo alcuni episodi. Ma il libro ripercorre quasi un decennio: dal viaggio in aereo in Svizzera di Sabella con il pentito Salvatore Cancemi alla ricerca di un tesoro di Cosa Nostra (ritrovato), alla vicenda della cattura e del pentimento, prima finto poi vero, di Giovanni Brusca; dall'orribile fine del piccolo Giuseppe Di Matteo dopo quasi due anni di sequestro alla cattura del ras di Partinico, Vito Vitale. E molto altro ancora. Ultima notazione: il mestiere di "cacciatore di mafiosi" in Italia, evidentemente, non paga. Alfonso Sabella oggi si ritrova al tribunale di Roma, in qualità di giudice, per occuparsi di ladri d'appartamento e motorini rubati. Forse anche per questo si è finalmente deciso a raccontare quella sua grande stagione a Silvia Resta e Francesco Vitale, i quali, essendo giornalisti televisivi, sono riusciti a costruire un incalzante racconto per immagini. saverio.lodato@virgilio.it.

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Presidente. Il Senato terrà domani, con inizio alle 10,30,la prima seduta della Sedicesima (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del a cura di Nedo Canetti nedo.canetti@senato.it Presidente. Il Senato terrà domani, con inizio alle 10,30,la prima seduta della Sedicesima legislatura. Si procederà all'elezione del Presidente a scrutinio segreto. È eletto chi raggiunge la maggioranza assoluta dei componenti il Senato. In prima votazione sono, perciò, necessari 162 voti (i senatori eletti sono 315, di cui 6 all'estero, 7 i senatori a vita). Stessa maggioranza necessaria anche per il secondo scrutinio. Al terzo, basta la maggioranza dei presenti, computando anche le schede bianche. Se nessuno ottiene questa maggioranza, si va, nello stesso giorno, al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti e viene proclamato eletto chi ha ottenuto la maggioranza anche relativa. A parità di voti è eletto il più anziano. Presidenza. Nella seduta successiva a quella dell'elezione del presidente (probabilmente, nella settimana successiva) si procede all'elezione di 4 vicepresidenti, tre questori e otto segretari. Tutti i gruppi, compreso il misto, debbono essere presenti in presidenza. Seduta. È presieduta dal senatore più anziano (dovrebbe essere Andreotti, avendo rinunciato Levi Montalcini e Scalfaro). I sei senatori più giovani esercitano la funzione di segretari. Viene costituito un seggio provvisorio che proclama eletti i senatori candidati che subentrano agli optanti (in modo da avere il plenum per la successiva elezione del Presidente). Gli accertamenti vengono effettuati da una Giunta provvisoria, costituita dai senatori rieletti della Giunta uscente. Gruppi. Entro tre giorni dalla prima seduta, ogni senatore deve indicare il gruppo di appartenenza. Ciascun gruppo deve essere composto da almeno 10 senatori. Chi non sceglie, farà parte del gruppo misto (potranno farne parte i tre eletti dell'Udc , i 5 della Svp, il rappresentante della Valle d'Aosta; è probabile, invece che in tre del Mad -Lombardo- aderiscano al Pdl). Quattro i gruppi sicuri, Pdl, Pd, Lega nord, Italia dei valori. La presidenza può auto rizzare anche gruppi di 5 senatori, a particolari condizioni. Commissioni. Ciascun gruppo, a 5 giorni dalla costituzione, comunica alla presidenza la designazione dei propri rappresentanti in ciascuna delle 14 commissioni permanenti, in ragione di uno ogni 13 iscritti, con qualche eccezione. AGENDASENATO.

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Proietti: Roma governata bene Fatevi due conti e votate giusto (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Proietti: "Roma governata bene Fatevi due conti e votate giusto..." di Toni Jop / Roma Sia ringraziato il dubbio perché, mai fa fermar e ci costringe sempre tutto a ricambiar. Testo di Paolo Pietrangeli Il Rosso. Togliere "dubbio" e anche "ricambiar" e offrire queste due "chiavi" a Gigi Proietti, la più celebre maschera romana dei nostri palchi. Dubbio: "Allora, a proposito mi viene da pensare che qualcosa va meno bene: mi accorgo che molti colleghi, un tempo molto prodighi di firme e appelli bene orientati nella piazza della politica, adesso sono un po' in frenata, non li si sente più, non li si vede più: che avranno? Ecco il dubbio: dov'è finita quella bella disponibilità a farsi carico di una scelta?". E così abbiamo confermato che il dubbio è un tipo di veleno, molto odiato dai sistemi autoritari, dai creazionisti e dai talebani di tutte le religioni. Proietti si è guardato attorno e, sornione come un gatto romano, gli è venuto un dubbio avvelenato che proviamo a tradurre: non è che tutti quei colleghi si stanno preparando il vestitino da festa per le celebrazioni di questa destra nera e trionfante? Primo: non dare fastidio, questi non son come gli altri che parlano e basta, questi menano, ti spezzano la carriera. Certo, se alcuni colleghi di Gigi son diventati così cauti, un motivo ci deve essere. Sarà l'effetto della temuta nuova "egemonia" che si è affacciata al voto delle politiche, che faticaccia vivere. Seconda chiave, "ricambiar": "Giusto cambiare, anche a Roma, ma bisogna che lo facciano quelli che hanno guidato la città in questi ultimi quindici anni perché hanno fatto bene ed è giusto che vadano avanti cambiando quel che c'è da cambiare, in materia di sicurezza, per esempio e per dare alla città maggiore tranquillità nella vita di tutti i giorni. Che bisogno c'è di passare la palla ad altri?". Sì, spiegaglielo ad Alemanno e ai suoi Calderoli che devono essere pronti ad accettare un verdetto così: nisba, non ci fidiamo di voi. Ma cos'è, a parte il passato recente, che ti convince a non votare per questi "duri"? "Una sensibilità molto romana, credo, che mi spinge a non dar retta a chi si propone con la bacchetta magica in mano e dice "ve li risolviamo noi i problemi". Come il traffico: hai voglia a dire ai romani "arriviamo noi e sarà risolto"; e chi ci crede? Poi, parlando di un tema vero ma enfatizzato come la sicurezza, come faccio a dar credito a chi dice, degli immigrati: li cacciamo, li rispediamo a calci in culo a casa loro? A parte lo stile della promessa, anche in questo caso chi ci crede che il dramma si risolve in questo modo, a calci?". Obiettano che a mali estremi, estremi rimedi. E cioè che le cose qui vanno così male, la città è così depressa e umiliata... "Dove lo vedono tutto questo disastro? Si rischia sempre di sottovalutare la dimensione dei problemi smentendo un quadro così nero. Ma devo correre il rischio perché in tutta onestà mi pare che Roma stia tanto meglio di una volta. È vero che abbiamo sulle spalle l'esito infelice di scelte effettuate da altre maggioranze che non erano certo il centrosinistra, sto parlando dei piani regolatori, dell'edilizia scadente, dell'urbanizzazione selvaggia e scriteriata. Ma basta guardarsi attorno, senza paraocchi per accorgersi che Roma offre di più, che circola più denaro...". Carlo Verdone sostiene che l'offerta culturale, in questi ultimi quindici anni di vita romana, è stata motore di un cambiamento positivo... "Sono ben d'accordo. E quando mai si sono visti tanti turisti? Il turismo è un'industria e produce ricchezza, se lo si aiuta con una politica culturale convincente, com'è avvenuto, migliora anche la qualità del turismo. Serve saggezza...". Mi chiedo quanta saggezza incontri quando guidi per le strade di Roma. Prova a leggere la saggezza sui volti di chi sta al volante a due passi da te...se è quello il carattere fondamentale di questo voto, mi sa che il risultato della consultazione non ci sorride... "Forse. Nel traffico nemmeno io sono una mammoletta, immagino che poi ci si rassereni e torni a galla quella saggezza che nelle case della grande Roma non è mai mancata". Piuttosto, par che si sia stretti tra la voglia di disfarsi delle regole e il bisogno sordo di un ordine che noi per primi facciamo a pezzi. Questa può essere una contraddizione che rende "cattivi"... "Ah, se è per questo, siamo entrati in una fase in cui ciascuno vuol farsi le sue regole. Lo fa il re, lo facciamo anche noi...". Lo fa Berlusconi, lo facciamo anche noi. Insomma: credo che ce la raccontiamo, nessun povero cristo può davvero pensare di farsi le sue regole... "Ovvio: la soluzione è che il re, poi, non si limita a governare ma comanda e c'è una bella differenza tra questo e quello. E io non ho dubbi su quale sia la via migliore, semmai conviene mettere la gente nelle condizioni di condividere e di poter rispettare le regole condivise. Non si risolve niente dicendo: famo così e basta. Certo è un problema di informazione e di formazione che dovrebbe aiutare le scelte anche in campagna elettorale...". Bel punto di osservazione: secondo te, quanta gente in Italia sa davvero che Berlusconi, in piena campagna, ha definito "eroe" il suo stalliere, pluricondannato per omicidi di mafia? "Io, per esempio, sono al corrente perché leggo molti giornali. Ma mi pare proprio che non me l'abbia raccontato la televisione. Avrei da dire anche sulla cosiddetta imparzialità dei giornali che si definiscono "indipendenti". Indipendenti de che? Altro che imparzialità, lasciamo stare...". Non ne abbiamo fin qui parlato ma se vincerà questa destra si darà inevitabilmente la stura a quei suoi alleati che non fanno mistero delle loro nostalgie fasciste... "Non ho memorie di quel periodo. Sono cresciuto coi racconti di mio padre. Posso solo dirti che mi fanno paura anche solo i simboli di quel tempo. Spero di non rivederli, mi auguro che si vada verso un rasserenamento della vita associata, mi auguro che ciascuno, andando a votare, ragioni con la sua testa, che si faccia "du conti"...".

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Quel modello emiliano che tiene a bada la Lega (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Quel "modello emiliano" che tiene a bada la Lega di Gigi Marcucci / Bologna "Ma quali ronde, io giro armato di telefonino. E se vedo qualcuno che butta le cartacce per terra, cerco di spiegargli perché è meglio non farlo più. Se vedo un reato, chiamo la polizia". Ronda è un termine di origine militare, evoca quello di pattuglia, rimanda a milizie e uniformi. Wladimiro Luti, che tutte le sere, con un gruppo di anziani autoironicamente battezzato "Primavera", presidia il territorio a Borgo Panigale, si sente tutto tranne che un soldato al fronte. "L'unico intervento che abbiamo fatto per il momento è stato convincere con le buone alcune persone che stavano cenando in un parco con pizze d'asporto a mettere i rifiuti nei cassonetti del pattume", ha spiegato Luti all'Unità. I problemi d'ordine pubblico a Bologna sono probabilmente simili a quelli di Treviso. Probabilmente anche le ronde leghiste del Nord Est, al netto del folklore, sono solo gruppi di persone armate di cellulare e molta buona volontà. A cambiare è il contesto, la cultura. Sono i significati assegnati a gesti semplici come avvertire la polizia se si assiste a uno scippo, i toni con cui la gente chiede protezione dall'insicurezza. Il volontario bolognese non è una figura muscolare: si considera semplicemente l'anziano custode del senso civico, è il signore che si sbraccia davanti alla tua auto se ti sei dimenticato accesa una freccia. È un cultore dell'ordine che - accade a Borgo Panigale - considera una missione attendere la chiusura del negozio di parrucchiere se la titolare finisce tardi e ha paura. Approfondire le sue ragioni è forse la chiave per capire come mai a Bologna la Lega, pur raddoppiando i consensi, non sfonda. È l'altra faccia di un successo. A Bologna, il vento impetuoso del Nord è una brezza che, per il momento, si limita ad accarezzare i contrafforti urbani del centrosinistra, saldamente attestato al 55% dei consensi. A fare paura, a Bologna come a Treviso, sono gli effetti della globalizzazione, il "mercatismo" che Giulio Tremonti ha definito "l'ultima follia del Novecento". Ma c'è paura e paura. Per capirlo bisogna fare un salto all'indietro di oltre un secolo, come ha fatto Renato Zangheri, storico ed ex sindaco di Bologna, in un saggio recente. Tra Ottocento e Novecento sono milioni i contadini italiani che emigrano all'estero. Non emigrano invece, se non in misura limitata, i lavoratori dell'Emilia-Romagna. All'epoca, "le cooperative non assorbono che limitatamente il gran numero di disoccupati, ma contribuiscono a creare un clima, una speranza. La rassegnazione non prevale", spiega Zangheri. È la nascita della via emiliano-romagnola al benessere, impasto di solidarietà e amore per il lavoro ben fatto, molto diversa, ad esempio, da quella veneta e soprattutto meno recente. Da questo punto di vista sembra difficile dar torto al sindaco di Venezia Massimo Cacciari quando dice che Emilia-Romagna e Nord Est hanno poco in comune. Se si segue il ragionamento di Zangheri, in Emilia-Romagna si nota che la cooperazione, prima che organizzazione aziendale e forma giuridica, diventa cultura e stile di vita, modella le istituzioni e i rapporti tra queste e i cittadini. Nel secondo dopoguerra, dopo la pessima prova fornita dalle classi dirigenti centrali, è in Emilia-Romagna che il Pci rafforza quella che oggi verrebbe chiamata la sua vocazione territoriale, non esattamente un'invenzione della Lega. È così che nascono il decentramento e i Quartieri e, negli anni 70, viene sperimentato, grazie a Eustachio "Nino" Loperfido, il modello di Sanità poi adottato in tutta Italia. Tutto ciò rende più difficile anche oggi sentirsi soli e insicuri, quindi rende meno efficaci gli investimenti politici sulla paura. Ecco perché le ronde non sono la stessa cosa a Bologna e a Treviso: diverso è il tipo di benessere che si avverte minacciato da fenomeni globali. Diversa è la risposta alla minaccia. Certo la Bologna di oggi non è quella del Secolo Breve, e fare i volontari in zona universitaria, tra punkabbestia e cumuli di bottiglie, non è la stessa cosa che farlo a Borgo Panigale. Per Guido Fanti, sindaco di Bologna dal 1966 al 1970, anno in cui diventò il primo presidente della Regione Emilia-Romagna, il problema è chiudere la "breccia" del tessuto sociale attraverso cui la Lega ha ripreso a muoversi in Emilia-Romagna. "La Lega è un partito di destra, che col federalismo fiscale vuol far saltare l'unità nazionale", spiega Fanti, "il fatto che raddoppi i propri consensi in Emilia-Romagna significa che è saltato il collegamento tra ceti diversi, che qualcosa si è rotto nel rapporto tra il cittadino e le istituzioni". Lo sforzo fatto da Togliatti ("Ceti medi ed Emilia rossa") e dal Pci in questa regione, continua Fanti, era quello di cucire la frattura tra proletariato bracciantile e borghesia cittadina, la breccia in cui si era inserito il fascismo. Ora occorre fare opera di prevenzione. Tornando alle ronde, per Fanti è importante che "nascano intorno ai Consigli di quartiere, nati proprio per creare più solidi collegamenti tra il singolo e la collettività, caratteristica che si è un po' appannata col tempo. "Trasformarli in municipalità significa fare assumere ai Quartieri un ruolo diverso agli occhi del cittadino". Fabio Giovannini, imprenditore artigiano, 41 anni, è un esponente dei ceti medi e presidente del settore giovanile della Cna, però tiene a precisare di parlare a titolo personale. Del resto la Cna, da tempo, non è più la cinghia di trasmissione tra la sinistra e i ceti compresi tra proletariato e borghesia. "La nostra organizzazione tiene ad essere apartitica anche se non è apolitica", spiega Giovannini. Alcuni anni fa, con un gruppo di amici, ha scritto un libro, "Il tramonto di un'illusione". A scendere sotto la linea dell'orizzonte in quelle pagine era il federalismo fiscale immaginato dalla Lega. "È semplicemente inattuabile", dice Giovannini. "Se lo addolcisco con elementi di perequazione minimi - spiega - non serve a nulla, se gli elementi di perequazione sono più consistenti ottengo il sistema attuale, che avrà i suoi difetti ma continua a funzionare". L'azienda di Giovannini produce componenti per meccanica di precisione e ha undici dipendenti. Naturalmente il problema fisco esiste anche per questo giovane imprenditore come per i suoi colleghi del Nord Est. "Il voto leghista - spiega Giovannini - non è un voto rozzo, lo vedrei piuttosto come il voto di chi ha qualche problema in più". Un esempio? "A volte capita che un dipendente faccia qualche ora di straordinario e venga penalizzato in busta paga perché scatta l'aliquota. Alla fine guadagna meno avendo lavorato di più". Morale, "chi lavora di più deve essere premiato. Lo Stato deve essere giusto e non deve apparire debole. E bisogna distinguere tra chi cerca un lavoro e chi cerca un posto di lavoro. Non è la stessa cosa". "L'altra sera - racconta Giovannini - un amico magistrato mi ha raccontato il caso di un clandestino che la polizia ha lasciare andare perché non c'era un luogo in cui custodirlo. È chiaro che di fronte a problemi di questo tipo, a una polizia impotente, si è tentati di rivolgersi a chi fa proclami e parla di fucili. Oggi l'insicurezza c'è e non importa se è amplificata dai media". Paura della globalizzazione? "Io credo che sia più che altro un'opportunità. Se ti rinchiudi nel tuo orticello, sei destinato a morte lenta. Globalizzazione significa avere concorrenti in casa, ma significa anche avere clienti in più in tutto il mondo. La sfida è raggiungerli, superando barriere di lingua e di cultura. Tutti i cambiamenti vanno governati, applicando una massima che non è mia: "Non posso governare il vento, ma posso regolare le vele". Sono cambiate le regole del gioco? Impareremo regole nuove".

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Elaborare la sconfitta per tornare a vincere (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Elaborare la sconfitta per tornare a vincere Luigi Cancrini Caro Cancrini, la settimana scorsa Cotroneo ha parlato di terapia di sostegno per le persone di sinistra e suggerito diverse tecniche per la depressione: in primis evitare la tv. Ora la questione mi sembra debba affrontarsi anche con competenza clinica, lo dico senz'ironia. Come resistere altri cinque anni all'occupazione sistematica d'ogni spazio visivo, all'esibizione insistita di rancore, vendetta, volgarità? Ci vorrà equilibrio psichico fermissimo per non abbandonarsi alla depressione od alla rabbia dell'impotenza. Né basterà l'analisi razionale per accettare il dato di realtà più sconfortante: che cioè almeno la metà dei nostri concittadini ha scelto questa destra con piena consapevolezza! Noi continuiamo a dire che B. è un venditore di fumo, un bugiardo. Ma quando mai? B. è prevedibile in ogni sua mossa, non ha mai smentito le attese, ha sempre fatto e detto le cose che ci si aspettava da lui! La sue cosiddette bugie null'altro sono che scoperto ed ammiccante artificio retorico! Come dunque convivere con l'altra metà della popolazione, che in B. si riconosce? Come passare i prossimi anni, durante i quali non ci sarà risparmiato nulla e vedremo legittimati e dilagare comportamenti agli antipodi dei nostri orizzonti morali? Insomma, caro Cancrini, suggeriscici le forme per elaborare l'accettazione d'una realtà ingrata. Con stima profondissima, Giancarlo Rossi All'interno di una riflessione illuminata e molto attuale, Gramsci scriveva nei suoi Quaderni della differenza sostanziale, nella rivoluzione francese, fra giacobini e sanculotti. Animati i primi, che erano a volte di origine proletaria ma che venivano spesso anche dalla borghesia, dalla nobiltà e dal clero, dall'idea di essere (o di dover essere) i protagonisti di un grande processo della storia e coinvolti, i secondi, invece, da un movimento che sembrava in grado di corrispondere alle loro aspettative immediate: alla possibilità, dopo anni di sofferenza, di liberarsi del giogo cui erano stati a lungo ingiustamente sottomessi. Pronti, i primi, a trasformarsi (i Robespierre ed i Sanjust) in rigidi (ed eventualmente spietati) difensori di un'idea che incarnava i loro ideali. Pronti, i secondi, a modificare le loro posizioni di fronte ad una realtà che suggerisce altri modi di difendere gli interessi che erano meglio difesi, in una certa fase, dalle idee rivoluzionarie. Proposto in modo chiaro dall'esempio di Gramsci, il discorso relativo alla necessità di riflettere sulle motivazioni degli uomini e delle donne che portano avanti un discorso, rivoluzionario o di sinistra, spiega molte cose. Una sinistra forte ha bisogno di una combinazione ampia di motivazioni diverse. Lasciati a sé stessi, privi di un riscontro concreto delle motivazioni terrene dei sanculotti, i giacobini si sono irrigiditi nelle mostruosità del comunismo reale o nelle chiacchiere dei salotti buoni. Privi di rapporto con le idee alla base della loro emancipazione, i sanculotti si sono trasformati facilmente in persone di destra. Come accadde all'inizio degli anni '80, quando avendo appena ricevuto acqua, gas e luce per l'iniziativa di Luigi Petroselli, un grande sindaco comunista, molti abitanti delle borgate romane smisero di votare il Pci (che a lungo li aveva aiutati nelle lotte per la fontanella e per la fognatura, per la fermata dell'autobus e per la scuola dei figli) e aderirono (cosa che allora ci stupì) a quei movimenti di destra che più facilmente intercettavano il loro bisogno di sentirsi cittadini a pieno titolo di una Città che li aveva a lungo emarginati: riconoscendo il loro bisogno di distinguersi dai nuovi emigranti. Il fascismo e le formazioni politiche che si rifanno alla destra diventano forti, infatti, quando le persone sentono il bisogno di difendere degli interessi, piccoli o grandi, ma personali e consolidati. Il cemento ideologico che ne consente lo sviluppo è soprattutto quello della paura di perdere i loro beni o i loro piccoli grandi privilegi. Una paura suscitata dal Comunismo (ancora oggi!) o dagli emigranti: gli italiani di ieri nell'America di Sacco e Vanzetti o nella Svizzera di "Pane e Cioccolata; gli extracomunitari di oggi nell'Italia di Bossi, Fini e Berlusconi e nella Francia di Sarkozy: i terroristi islamici nella vulgata occidentale partita da George W. Bush e convalidata oggi da un Papa povero di amore per gli altri e di senso della realtà. Sono partito da lontano, caro Giancarlo, per dirti che dovremo riflettere a lungo sulle ragioni di questo trionfo annunciato della destra di Berlusconi. L'idea di Prodi e della sinistra per cui il reddito deve essere redistribuito non piace a chi ha molto e non piace nemmeno a chi ha poco se teme che la redistribuzione cominci da lui. L'idea per cui gli emigranti che vengono nel nostro paese sono bocche in più da sfamare e problemi serii per la sicurezza ed il benessere degli italiani non è realistica ma colpisce le persone che riflettono di meno. Tempi non ideologici, in cui l'antipolitica ha messo in crisi l'immagine dello Stato e delle istituzioni sono tempi in cui la tendenza a richiudersi nel proprio particolare è forte soprattutto se forte è la paura di poter stare peggio e se non si riesce più, da sinistra, a portare avanti un discorso che distingue lo stare bene dal benessere economico. Impostando l'iniziativa politica sul tentativo di gareggiare con Berlusconi sul terreno delle promesse materiali (i bonus per le famiglie, le assicurazioni per le casalinghe, la pace sociale garantita dalla presenza in lista degli industriali e degli operai) Veltroni ha portato avanti una competizione impossibile da vincere perché chi pensa a sé ed al proprio particolare (compresi gli ex sanculotti) si fidava e si fida più di Berlusconi (o di Casini) che di lui e perché chi crede nella forza delle idee si sente deluso da questa sua scelta. Così come deluso si è sentito dai giacobini (di cui anch'io ho fatto parte) che hanno combattuto ugualmente una battaglia impossibile. Le grandi idee fanno presa nelle masse solo se vengono portate avanti da persone capaci di intercettare con intelligenza i bisogni reali dei "sanculotti": una capacità ed una intelligenza che ci sono mancate. Quello cui ci troviamo di fronte è un trauma di cui dobbiamo capire le ragioni. Elaborandolo proprio per evitare la malattia depressiva, quella che si determina quando il dolore resta chiuso dentro di noi. Quando non trova le parole per essere detto ad altri. Quando non trova lo sbocco del ragionamento condiviso necessario per andare avanti in una situazione come questa. L'uomo, diceva Marx, è un animale sociale e il dovere degli uomini è, storicamente, quello di realizzare questa sua caratteristica. Partendo da un'analisi attenta dei problemi. Evitando di irrigidirsi (il rischio di sempre dei giacobini) all'interno di posizioni che contribuiscono più alla reazione che al cambiamento ma senza abbandonare l'idea per cui gli uomini possono stare davvero meglio solo se riescono a stare bene tutti. Diritti negati.

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Palermo si ribella i poster dei giudici eroi sui murales del boss - salvo palazzolo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Cronaca Il capomafia Palermo si ribella i poster dei giudici eroi sui murales del boss Cancellate le immagini di Messina Denaro SALVO PALAZZOLO PALERMO - Contro i misteriosi murales del superlatitante Matteo Messina Denaro arrivano le foto dei giudici Falcone e Borsellino. E un manifesto che dice: "Nel vostro ricordo per arrestare tutti i latitanti". In Sicilia, l'antimafia torna ad essere battaglia di simboli: "Bisogna evitare folli mitizzazioni", ribadiscono dall'associazione "Mafiacontro", che ha organizzato la campagna dei nuovi manifesti. Quelli del padrino trapanese verranno invece cancellati, così ha disposto il questore di Palermo Giuseppe Caruso. Intanto, anche l'associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili lancia una nuova campagna per immagini: "A Palermo e a Castelvetrano, la città natale del padrino latitante condannato per le stragi del 1993, esponiamo piuttosto le foto che raccontano lo scempio realizzato dalla mafia a Firenze", dice Giovanna Maggiani Chelli. Resta ancora un mistero chi abbia realizzato, in stile pop art di Andy Warhol, i murales di Messina Denaro a Palermo e a Castelvetrano. è stata solo una provocazione artistica, un incitamento all'arresto o il tentativo di mitizzare un boss? La squadra mobile ha già avviato un'indagine. è subito balzato evidente agli investigatori che da tempo si occupano del capomafia di Trapani che gli ultimi due murales sono comparsi il giorno del suo quarantaseiesimo compleanno. Il 26 aprile. A Palermo, davanti la facoltà di Giurisprudenza. A Castelvetrano, sulla facciata dei nuovi uffici comunali, che stanno sorgendo su un terreno confiscato alla mafia. Anche il sindaco Gianni Pompeo non ha avuto dubbi, ha già fatto cancellare il murales. La pensa alla stessa maniera il senatore di Forza Italia Carlo Vizzini, rappresentante dell'Osce per la lotta alla criminalità transnazionale e presidente onorario di "Mafiacontro": "I manifesti con i volti di Falcone e Borsellino servono a ristabilire le giuste posizioni", dice. "Che Matteo Messina Denaro, da mandante di stragi con le mani ancora grondanti di sangue, cerchi di trasformarsi in una sorta di filosofo-intellettualoide, così come si legge in alcune sue lettere, è l'ultimo inquietante paradosso di una mafia mai doma che cerca di impartire lezioni e di farsi mitizzare". Giuseppe Lumia, senatore del Pd, ex presidente della commissione Antimafia, invita a guardare oltre: "Sia la politica a esprimere un segno forte, attraverso la scelta chiara dei partiti di allontanare tutti coloro che hanno avuto contatti consapevoli con la mafia. Perché Matteo Messina Denaro è purtroppo già un simbolo, quello del sistema economico politico e criminale che continua a proteggerlo". Dice il questore Giuseppe Caruso: "Voglio pensare che i murales apparsi a Palermo siano un incitamento ad arrestare il latitante. Parlarne ancora può però provocare un effetto emulazione, da evitare. Perché la mafia continua a vivere davvero di simboli. è per questo motivo che dopo le indagini che hanno portato in carcere padrini del calibro di Provenzano e Lo Piccolo abbiamo promosso degli spot antimafia. Questa battaglia si vince anche così". In video, appare pure il questore, con un appello ai padrini: "Collaborate". Proprio ieri, è emerso che un altro degli uomini del clan Lo Piccolo ha deciso di saltare il fosso. Si tratta di Angelo Chianello, è la quinta defezione in quello che fino a novembre era il clan più potente della città. "I simboli sono importanti in questa terra - dice il questore - perché alcune decine di commercianti hanno ammesso di avere pagato il pizzo, ma tanti altri continuano a negare".

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"gta", perché ha tanto successo il più violento dei giochi - jaime d'alessandro roma (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Spettacoli Esce domani il quarto capitolo di "Grand Theft Auto", un vero fenomeno popolare Ma anche discusso e attaccato, perfino da Hillary Clinton: è un'epidemia silenziosa "Gta", perché ha tanto successo il più violento dei giochi Uscito nel 1997 ha sedotto i giovani scatenando l'ira di genitori e politici JAIME D'ALESSANDRO ROMA Arriva domani nei negozi il quarto, attesissimo, capitolo di "Grand Theft Auto", la violentissima serie di videogame targata Rockstar che da quando è apparsa, era il 1997, ha generato innumerevoli polemiche. Tanto che la sua storia ha finito per coincidere con quella dei giochi elettronici in generale: amati dal pubblico e detestati da politici e associazioni dei genitori. Ma è anche e soprattutto la storia di un successo planetario. Circa 70 milioni di copie vendute, più di quel che sono riuscite a fare le Spice Girls durante la loro intera carriera. Solo Super Mario, i Pokémon, la serie di The Sims e quella di Final Fantasy hanno fatto meglio. Ma differenza di questi ultimi in "Grand Theft Auto" il sangue scorre a fiumi e si commettono crimini di ogni genere. Tanto che in Australia lo hanno vietato mentre negli Stati Uniti l'avvocato Jack Thompson, convinto che i vari Gta siano stati la causa scatenante di diversi omicidi commessi da adolescenti a partire dal 2003, ha più volte citato la Rockstar in giudizio. La stessa Hillary Clinton ha definito la serie Gta "un'epidemia silenziosa", ritenendola un gioco talmente pieno di " "violenza e scene di sesso da rendere il lavoro dei genitori molto più duro". Viene allora da chiedersi cosa dirà domani la senatrice di New York, nonché candidata nelle primarie del Partito Democratico. "Grand Theft Auto IV" infatti se la prende direttamente con la sua città e con il sogno americano. Racconta la storia di un emigrante clandestino dell'Est Europa di nome Nico Bellic, arrivato nella Grande Mela (ribattezzata Liberty City) per cominciare una nuova vita. Ma la situazione è ben diversa da quella tratteggiata dal cugino Roman, che gli aveva promesso un'esistenza facile piena di agi in America, e Nico si trova a dover fare i conti con malavitosi russi, sfruttatori di prostitute, gangster alle prime armi, spacciatori di ogni tipo. Una umanità squallida che vive ai margini e che per "arrivare" non ha altra strada che la delinquenza. Il tutto raccontato con la solita dose di sarcasmo tipica della serie. "Nico è disconnesso dal punto di vista umano, nel senso che non conosce quasi nessuno", spiega a Repubblica Dan Houser, un trentaquattrenne oggi miliardario che undici anni fa arrivò a New York da Londra con poche sterline in tasca per fondare con il fratello e un amico la Rockstar. "Deve quindi costruirsi da capo una rete di rapporti. Come è successo a me e a mio fratello quando siamo arrivati negli Usa. E questa condizione di solitudine è un aspetto fondamentale di Gta IV. Anzi: è una delle novità più importanti". In una New York riprodotta per filo e per segno, non si va quindi solo in giro a sparare e a rubare macchine o altri veicoli per conto di questo o quel boss. Ma si tenta anche di instaurare qualche legame d'amicizia o qualche rapporto sentimentale andando a bere o a cena fuori, frequentando il bowling, la rimessa di Roman, locali notturni più o meno equivoci. C'è perfino una versione posticcia di Internet, con tanto di siti web per cuori solitari, e si usa di continuo il cellulare e la macchina fotografica integrata. Senza dimenticare le tante emittenti televisive e ovviamente la miriade di stazioni radio da ascoltare in automobile. La presenza delle radio è uno dei tratti distintivi di "Grand Theft Auto", in questo quarto capitolo le stazioni sono ben 18 e trasmettono talk show e musica di ogni genere diventando di fatto la colonna sonora più ampia mai realizzata per un gioco elettronico. E se poi un determinato brano dovesse piacere a chi gioca, può comprarlo direttamente sul Web (quello vero). Del resto i tre fondatori della Rockstar, appena finito il liceo, i primi passi nel mondo del lavoro li hanno mossi proprio in una etichetta discografica, la Bmg. "La nostra software house nacque dall'idea di fare dei videogame un mezzo maturo per un pubblico maturo", spiega Dan Houser "Partendo dai film e dai serial televisivi come "I Soprano" invece che dalle solite ambientazioni fantasy viste e straviste che andavano di moda. Trarre spunto dal mondo reale, come si fa in tv o al cinema, per costruire una serie di giochi diversi Ecco perché "Grand Theft Auto IV", ancor più dei capitoli precedenti, va oltre la semplice gangster story. E' un mondo digitale da esplorare e nel quale si può semplicemente vivere dimenticandosi della trama principale" ". Un mondo dove però di sangue se ne versa ancora tantissimo. Che la profondità della trama, vera o presunta che sia, convinca la Clinton o l'avvocato Thompson è dubbio. Anzi, improbabile. Perché in "Grand Theft Auto IV" si commettono efferatezze di ogni genere, come nei passati capitoli della serie. L'unica magra consolazione, per le tante associazioni di genitori convinte che Gta sia un vero pericolo, sta nel fatto che in questo quarto episodio non si diventa dei boss malavitosi di caratura internazionale. Non c'è alcun finale scontato. E il protagonista, Nico, non diventa più potente. E' un gioco realistico anche da questo punto di vista.

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"assurdo quel quarto d'ora di black out" - fabrizio turco (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)

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Pagina VII - Torino "Assurdo quel quarto d'ora di black out" Toro, la rabbia di De Biasi: ma con sei punti siamo salvi Il tecnico: "Eppure siamo partiti bene. Poi il rigore molto dubbio: il fallo è iniziato fuori area. Ma c'era tempo per rimediare Invece ci siamo comportati in maniera scriteriata" Cairo deluso e a fine partita non parla. Recoba sicuro: "Ci sono problemi, però scommetto sulla permanenza in serie A" Di Loreto attacca l'arbitro: "Non era in giornata" FABRIZIO TURCO ROMA - Quattordici minuti d'incubo e il Toro torna nella fossa. Ora ci sarà da sudare, da lottare con il coltello fra i denti, fin dalla prossima settimana, in una partita che rappresenterà il crocevia della stagione granata. Contro il Napoli il Toro si gioca la salvezza; si giocherà il 4 maggio, in coincidenza con il 59° anniversario della tragedia di Superga, come dire un segno del destino. Ieri pomeriggio, la partita dura una manciata di minuti. Poi il Toro esce dal campo, si siede in tribuna e presta più attenzione alla radio e alle notizie dagli altri campi che non a quanto avviene all'Olimpico. I 500 tifosi granata, nello spicchio loro riservato accanto alla curva Nord, rimangono annichiliti; ma nonostante la delusione si fanno sentire anche nella ripresa. Alla fine sono sguardi d'incubo: la vittoria dell'Empoli fa parte dell'imponderabile ("non me l'aspettavo proprio" dirà poi De Biasi), e ora il margine sulla zona retrocessione si è ridotto a un punto solo. Allarme rosso, quindi, proprio nel giorno in cui Paolo Pulici compie 58 anni. Negli spogliatoi De Biasi non è ovviamente soddisfatto e non potrebbe essere altrimenti. A fargli saltare la mosca al naso è il crollo subito dopo aver preso il gol dello 0-1: "Siamo partiti bene, abbiamo preso un gol su un rigore dubbio e poi abbiamo avuto un black-out". Andiamo per gradi, allora. La partenza: "L'inizio è stato incoraggiante, abbiamo avuto due belle occasioni, Doni è stato bravo su Barone, poi il tiro alto di Grella. Al primo affondo della Roma, però, abbiamo subito beccato gol". Quel rigore non gli va giù. "Il fallo inizia fuori area, anche se poi si concretizza all'interno dei sedici metri; ma quando perdi 4-1 c'è poco da dire". E poi? "Poi si poteva anche rimediare, invece ci siamo disuniti. Se presti il fianco ai contropiede della Roma comprometti tutto e noi abbiamo buttato tutto al vento in nove minuti. Il nostro è stato un atteggiamento scriteriato, che mi lascia molto perplesso, frutto del momento particolare della squadra. Come se il gol dello svantaggio avesse fatto saltare la pazienza che dovevamo avere fino alla fine". E' una brutto colpo per la fiducia della squadra in vista dello sprint finale? "Il Toro sa di non poter buttar via una partita per un black-out come quello: la partita va gestita con serenità e tranquillità, non così. Bisogna essere più freddi e calcolatori" è la bacchettata di De Biasi che era partito in piedi - proprio come contro l'Inter - ma si è seduto dopo venti minuti quando ha capito che sarebbe stata una giornata irrimediabilmente storta. Il tecnico incassa anche i complimenti di Spalletti ("il Toro era partito bene, noi siamo stati concreti, abbiamo sfruttato tutto ma contro il Livorno avevamo creato di più"), ma i complimenti non fanno punti. Invece contro il Napoli servirà la vittoria: "E' una partita da preparare bene, da vivere in coesione con tutto l'ambiente". Tabelle, manco a dirlo, non ne fa, ma lo sguardo è già puntato in avanti: "Con sei punti siamo salvi di certo, ma noi speriamo ne bastino anche di meno". L'ultimo capitolo è legato all'ammonizione di Dellafiore, che si è beccato due gialli senza essere espulso: "L'arbitro ha dato il primo giallo a Pisano" chiarisce - almeno formalmente - De Biasi. Il "caso" si alimenta quando dice la sua Dellafiore: "Al secondo giallo credevo di venir espulso". A fine gara preferisce il silenzio Cairo, che ha sofferto novanta minuti accanto a Piero Chiambretti, mentre Recoba è pronto a scommettere sul Toro: "Punto tutto ciò che ho sulla nostra salvezza - dice il Chino - Come mai siamo tanti bravi attaccanti e non riusciamo a segnare? Evidentemente i problemi ci sono". L'ultima battuta è sul futuro: "Ora penso al Napoli, non al prossimo anno. Ovvio che da quest'anno mi aspettavo di più, ma adesso conta salvarsi, non il resto". Stellone tira le somme della domenica: "Bel Toro per un quarto d'ora, adesso diventa fondamentale vincere contro il Napoli". Motta, invece, analizza una giornata storta anche sugli altri campi: "Ci sono stati risultati brutti, ma ora pensiamo a noi e basta". L'ultimo è Di Loreto, che punta il dito contro l'arbitro: "Ha regalato un rigore alla Roma: il fallo inizia fuori area e prima del fallo c'è un intervento irregolare su Stellone. L'arbitro non era in giornata". Di sicuro anche il Toro visto com'è finita.

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Roma, calo del 9 per cento per il ballottaggio Flessione in tutti Comuni (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 17 del 2008-04-28 pagina 5 Roma, calo del 9 per cento per il ballottaggio Flessione in tutti Comuni di Redazione da Milano Affluenze in calo nel secondo turno delle amministrative. Secondo i dati diffusi dal Viminale, alle 22.00 alle comunali ha votato il 46,2% contro il 58,7% del primo turno. Allew provinciali, il 39,8% contro il 56,5% del primo turno. A Roma per le comunali alle 22 ha votato il 47% contro il 57,1% del primo turno. Per le provinciali ha votato il 47% contro il 57,2% di due settimane fa. Nel Lazio oltre 3 milioni di cittadini sono chiamati a esprimersi anche per la presidenza della Provincia di Roma, che vede in lizza Nicola Zingaretti per il centrosinistra (46,9%) e Alfredo Antoniozzi per il Pdl (37,1%). Interessante anche la sfida per conquistare la poltrona di primo cittadino a Sondrio, dove a i due candidati sono entrambi medici: Alcide Molteni, 56 anni, in passato alla guida della città per due mandati, sostenuto dal centrosinistra, compresa la Sinistra-Arcobaleno, sfida il candidato del centrodestra Aldo Faggi, 58 anni, ex sindaco di Chiesa in Valmalenco, con alle spalle una importante esperienza della Comunità montana di Sondrio, appoggiato da Pdl, Lega Nord e due liste civiche. Anche a Sondrio l'affluenza è stata in calo perché il sole ha spinto tantissimi sulle piste della Valtellina, per una delle ultime sciate di stagione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Ho creato la Lega con l'Umberto, torno a Roma per ordine suo> (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 17 del 2008-04-28 pagina 6 "Ho creato la Lega con l'Umberto, torno a Roma per ordine suo" di Paola Setti da Milano Il segreto del successo della Lega Nord? "Mai mulà", certo, come dice Umberto Bossi. Soprattutto, però, vedere il bicchiere mezzo vuoto. Senza tralasciare lo Spirito Santo. Parola di Giuseppe Leoni, che la Lega l'ha fondata con il Senatùr, "l'Umberto" come lo chiama lui. Dice cose così: "Ma quale successo. In provincia di Varese abbiamo il 30 per cento. Significa che il 70 per cento degli elettori non ci vota". Intanto però la sinistra dice che bisogna copiare il modello Lega. "Adesso sono tutti leghisti. Il modello Lega è sempre quello, solo che prima facevano finta di non vederlo, adesso lo scoprono". All'inizio eravate voi a copiare la sinistra, puntando a un radicamento sul territorio che apparteneva al vecchio Pci. "Una volta c'erano due grandi scuole: quella del Pci, che sfornava politici preparatissimi, e quella della Dc, gli oratori. Adesso che nessuno va più in Russia a imparare la politica, né negli oratori, ho la presunzione di pensare che la mia scuola avrà successo. Se sarà così, fra cinque anni il nostro 8 per cento sarà il 16". Qual è la sua scuola? "Le 74 regole di San Benedetto". Prego? "Umiltà, pragmatismo, gioco di squadra, il rapporto di amicizia deve prevalere sulle liti...". Un Carroccio benedettino. È sicuro? "Guardi me e l'Umberto. Sin dall'inizio siamo seduti su un tandem. Lui guida la bici, io pedalo dietro. Dovrebbero farlo tutti". Lo fanno? "Purtroppo no. Questa storia dei ministri, per dire. I vari Calderoli, Castelli, Maroni, dovrebbero farsi da parte e lasciare il posto agli altri che pedalano da anni". Che fa, rivendica? "Non parlo di me. Poco tempo fa Roberto Castelli, che era mio capogruppo al Senato, mi ha detto che noi eletti di Varese siamo troppi. Io l'ho preso come un invito a farmi da parte e così ho fatto: ai superiori si porta rispetto". Sarà, però è stato rieletto. "La sera prima della chiusura delle liste mi chiama l'Umberto e dice: "Non vedo la tua candidatura, ti voglio il lista". Capirà che se chiama il padreterno...". Comunque ora vi votano anche gli operai. "Gli operai ci hanno sempre votati. E anche i muratori. La verità è un'altra". E qual è? "Una volta dal pulpito i preti dicevano: votate Dc. Poi la Dc è scomparsa e han preso a dire: votate le persone, cioè gli ex Dc sparsi nei partiti. Fino all'ultima: votate i valori. Adesso qualcuno diceva: speriamo che lo Spirito Santo illumini gli elettori. Ecco, è andata così". Questa suona un po' blasfema. "C'è molto da fare. Siamo solo all'inizio. Dobbiamo prendere il 70 per cento, come il Sudtirolervolkspartei o l'Union valdôtaine". E come si fa? "Bisogna svuotare i bacini attigui". Tipo il Pdl? "Lega e Forza Italia sono due cose diverse, come miscelare l'olio e l'aceto". Però siete alleati da sempre. "Lo ha deciso l'Umberto, che decide la strada". Lui e Silvio Berlusconi vanno d'accordo. "Con l'Umberto è facile andare d'accordo, è goliardico e leale". Sui posti di governo ha alzato il tiro. "Dice che il coltello dalla parte del manico lo abbiamo noi, e se lo dice il capo è vero". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Rizzo, l'ultimo comunista: <Bertinotti? Una mannequin che si cambia a ogni comizio> (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)

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N. 17 del 2008-04-28 pagina 8 Rizzo, l'ultimo comunista: "Bertinotti? Una mannequin che si cambia a ogni comizio" di Giancarlo Perna Bruciando i semafori, decrepita istituzione borghese, Marco Rizzo giunge puntualissimo all'appuntamento proveniente da Ciampino e prima ancora da Strasburgo, dove è europarlamentare in quota Pdci. Rizzo è l'ultimo comunista d'Italia che ha ancora una carica politica e annesso chauffeur. Grazie all'automedonte ha divorato il tragitto e ora scende pimpante davanti al Caffè in cui lo aspetto io. "Sediamo dentro, sono freddoloso", dice l'atletico quarantottenne, detto "compagno Kojak" per la pelata integrale. Cliente abituale, Marco è subito circondato da premure che prendono la forma di un aperitivo lievemente alcolico accompagnato da tre vassoi di sandwich e medaglioni con maionese. "Essere all'Ue ti ha evitato la trombatura elettorale. Ma il tuo partito è svanito", dico. "La Sinistra Arcobaleno era un fantasma. Io ho sempre detto che il Pdci doveva andare solo". Si toglie la giacca e resta in camicia blu senza cravatta. Libero nei movimenti, attacca il primo panino. "Sei un cavaliere senza cavallo". "La sconfitta è la prova del distacco tra il popolo di sinistra e i suoi rappresentanti. Basti dire che l'Arcobaleno aveva scelto la sede elettorale in Via Veneto, all'Hard Rock Café, di fronte all'ambasciata Usa. Piuttosto che a Torpignattara o altro quartiere proletario di Roma", dice e liquida il primo vassoietto (cinque sandwich, più due panini maionesati). "Molti compagni hanno votato l'aborrita Lega". "Si sono detti: siete stati al governo, non ci avete difeso, avete fatto una riforma delle pensioni peggiore di Berlusconi, non ci avete tolto le tasse. Proviamo con la Lega. Un ragionamento pragmatico, senza adesione ideologica". "Altri compagni hanno votato Di Pietro", aggiungo. "Di Pietro è stato l'unico a sinistra a bocciare l'indulto. Anche noi, però, ci siamo astenuti". "Voi in odio ai colletti bianchi che ne beneficiavano, non per tutelare la gente. Per voi la sicurezza è un valore borghese", obietto. "Sbagli. Il problema sicurezza è più sentito dai poveri. Se a Torino, la mia città, vivi a Borgo Vittoria, come mia madre, hai paura che ti entrino in casa. A lei è successo tre volte. Ne hai meno se abiti in Collina, quartiere dei ricchi. Lo stesso a Roma. Se abiti in Piazza Navona, hai meno paura che in periferia". "Con l'Arcobaleno è sparito il comunismo". "Il comunismo è agli antipodi dell'Arcobaleno il cui marchio è un fatuo eclettismo. Bertinotti, come una mannequin, si cambiava due volte al giorno, per variare colori a ogni comizio. Giusto fare la battaglia per gli omo, ma se metti Luxuria come capolista, fai folklore". "Diliberto, il tuo segretario, vuole ripartire dalla falce e martello". "Propone oggi quello che io ho detto sempre. Senza comunismo, la sinistra non esiste". "In vista di una possibile fusione con Prc chi scegli tra i due contendenti, il sinistro Ferrero o l'angelico Vendola?". "Vendola è il poeta del nulla. Un clone del cangiantismo bertinottiano. Ferrero è la variante di sinistra del bertinottismo. Se in lui prevarrà l'anticapitalismo si può discutere. Ma non lo vedo ricostruire un partito comunista". "Hai fiducia in Diliberto?". "Non mi fido più di nessuno. Neanche di me stesso. Dobbiamo tutti fare un passo indietro e costruire una nuova generazione di dirigenti. Gli attuali sono trasformisti nel migliore dei casi, feroci anticomunisti nel peggiore. Pensa a Bertinotti che ha abiurato, buttando il bimbo con l'acqua sporca". "Quando a Strasburgo parli di falce e martello ti prendono per matto o mattacchione?". "Per matto, però stimato. Sanno che sostengo un'idea necessaria ma fuori mercato". "Non ti senti ridicolo?". "Tutto salvo questo. Perciò mi ha imbarazzato quando Diliberto parlò di portare a Roma la mummia di Lenin. Mi sentivo ridicolo. Al posto della boutade avrei preferito che bocciasse la riforma prodiana del welfare". "A che serve oggi il tuo comunismo?". "A mantenere aperto un orizzonte di utopia e a operare concretamente per realizzare il socialismo in Italia e nel mondo". "In quale Paese comunista vorresti trasformare l'Italia?". "Cuba, per la passione che c'è laggiù. Ma solo per la passione. Se mi chiedi se si sta meglio a Cuba o in Italia, dico in Italia. Sono comunista, mica scemo", dice e spazzola l'ultimo panino dei quindici originari e a bocca piena aggiunge: "Il raffronto va fatto tra situazioni simili. Cuba è meglio degli altri Paesi centroamericani. In ogni modo, il capitalismo scoppierà. Il consumismo non può essere eterno. Io mi tengo pronto". "Stai in attesa, come nel deserto dei tartari", dico. "Ma intanto preparo il terreno, scavo buche, innaffio i campi" e per ritemprarsi dalla fatica ordina un altro vassoio di tortini alla maionese. Dopo la sconfitta, qualche compagno svolta a destra. Paolo Cento si ispira a Bossi e Tremonti. Mario Capanna scrive per Feltri. "Spero che gli diano un calcio in c... Chi tradisce una volta, tradisce ancora. Io ho fatto due liste. Una di chi ha già voltato gabbana, come il ministro Bianchi passato da noi al Pd. Un'altra, con quelli che tradiranno tra un anno. Già li vedo". È Veltroni il vostro killer? "I partiti dell'Arcobaleno hanno fatto da sé. Si sono suicidati perdendo il contatto con la gente, anche nei modi. Se sei comunista, non puoi viaggiare in Mercedes con veline a bordo. Magari lo vuoi, ma non puoi". Che male c'è? "Mio padre, operaio di Mirafiori, andava a letto sicuro che, mentre lui dormiva, Secchia e Togliatti, pensavano a lui. Oggi, con Fassino, Rutelli o Bertinotti non se lo sogna più nessuno". Ora che torna il Cav. starai il più possibile fuori d'Italia? "Qui vivo, qui sto. L'Italia è il mio Paese e io voglio cambiarlo. Non faccio come i fighetti radical chic che strillano: "Uè, c'è Berlusconi, scappo via" e vanno a Saint Tropez". Tra la sinistra dei salotti e i destri ruspanti alla Storace chi scegli? "Sono l'opposto di entrambi. Ma Storace conserva almeno delle idee, che io combatto. Gli altri sono l'icona del nulla. Galleggiano sui morbidi cuscini della loro esistenza sbrilluccicante". La sinistra si è mobilitata per il 25 aprile in chiave anti Cav. Tu non c'eri. "Festeggiavo altro. Ero a Lisbona con i comunisti portoghesi per l'anniversario della Rivoluzione dei garofani". Che pensi del Cav.? "Incarna, come Alberto Sordi, gli aspetti tipici dell'Italia che vorrei cambiare: superficialità e furbizia. Detto questo, è più carismatico e simpatico dei tromboni di sinistra che non credono in quel che dicono". Quando tu sfilavi col Movimento studentesco e Piero Fassino col corteo opposto della Fgci, gridavate: "Fassino". Lui si voltava e voi: "Lungo e cretino". Confermi il giudizio? "Magari fosse stato quello. Fassino ha contribuito allo svuotamento del movimento operaio. Ha detto, come Veltroni, di non essere mai stato comunista. Però, era segretario della Federazione pci di Torino, la più grande d'Italia. Mentiva allora? Mente adesso? Propendo per una terza ipotesi: mente sempre". Da ragazzo hai fatto il boxeur. Ti è servito in politica? "La nobile arte è molto meno cruenta. Hai di fronte l'avversario, le dai, le prendi, alla fine ti abbracci. In politica, nemmeno hai messo i guantoni che hai già preso una coltellata e non da chi hai davanti ma da quello di fianco". Hai anche il ghiribizzo del tiro all'arco. "Amo l'arco da caccia, senza andare a caccia. Tenderlo non è questione di forza, ma di precisione chirurgica. Ci vuole disciplina. È una sfida". Tifi Torino, non Juventus. Ti vuoi male? "Comunista e del Toro. Sto sempre con i perdenti". Sei tra i firmatari... "Delle cose peggiori e più politicamente scorrette". Appunto, del manifesto contro Israele ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino. Antisionista? "L'Olocausto è il male assoluto. Ma in vita mia ho sempre difeso i deboli. Quindi, non posso stare che con i palestinesi". Sei contro le centrali nucleari. "Non per principio. Quando saranno pulite e sicure non sarò contrario. Non sono mica Pecoraro". Ricordo una tua profonda riflessione: "Se tutti i cinesi e gli indiani si pulissero il sedere con la carta igienica, la foresta amazzonica sparirebbe". Che altro dovrebbero fare? "Cambiare modello di sviluppo. Basta con una tv in ogni stanza e un cellulare in ogni tasca". Tutti e due ne abbiamo uno in tasca. "Ma sai quanto staremmo meglio se fossimo su un prato con due ragazze". Romanticone. Sei per l'ingresso illimitato dei sans papier, fonte di criminalità. "Tutto cambierà il giorno in cui verranno sindacalizzati e difenderanno i loro diritti come lavoratori e non come immigrati. Coi diritti, scopriranno i doveri". Rutelli o Alemanno? "Uno peggio dell'altro. Alemanno è un fascista che però, forse, sa fare il suo lavoro. Rutelli è un fru fru che non crede una parola di quel che dice". Nel 2009 scade il tuo seggio Ue. Riprendi la boxe o vai in Nord Corea, Cuba, ecc.? "Rimetto i guantoni per difendere i lavoratori". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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In coma l'imprenditore mutilato dall'autobomba Il pm: un atto di guerra (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 17 del 2008-04-28 pagina 14 In coma l'imprenditore mutilato dall'autobomba Il pm: un atto di guerra di Redazione Nello scoppio ha perso anche la vista da Reggio Calabria L'attentato compiuto a Gioia Tauro contro l'imprenditore Nino Princi è "da guerra di mafia". Non ha dubbi il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Vincenzo Macrì: la scelta dell'autobomba per colpire Antonino Princi è un atto di guerra per far salire di livello lo scontro in atto nella Piana di Gioia Tauro. Il pensiero, ovviamente, corre agli equilibri messi a rischio dopo l'eliminazione di Rocco Molè. Di certo, però, c'è il fatto che tutte le volte che la criminalità ha voluto mandare un segnale forte, ha usato le autobomba, evocative di Beirut ieri e Bagdad oggi. La prima mandò all'altro mondo a Reggio, in pieno centro, l'imprenditore Gennaro Musella. Era il 3 maggio del 1982, girare la chiave della messa in moto fu l'ultimo atto del povero Musella, che si rifiutava di piegarsi alla malavita. Mentre di altro tenore fu quella dell'11 ottobre del 1985 a Villa San Giovanni, dalla cui esplosione uscì miracolosamente illeso il boss Nino Imerti, e che sancì l'avvio della seconda guerra di mafia. Intanto restano gravissime le condizioni di Antonino Princi, l'imprenditore 45enne di Gioia Tauro, colpito nell'attentato dell'altro ieri. L'uomo che è ricoverato in coma a Reggio Calabria, ha subito l'amputazione degli arti inferiori e superiori, e ha perso anche l'uso della vista. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Formigoni, ultime richieste nel vertice con berlusconi - andrea montanari (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VIII - Milano Formigoni, ultime richieste nel vertice con Berlusconi L'obiettivo è strappare un ministro a lui vicino Regione, Romano La Russa per la vicepresidenza in ascesa anche Boscagli ANDREA MONTANARI L'appuntamento è oggi all'ora di pranzo a villa San Martino ad Arcore, ex residenza di Silvio Berlusconi, da tempo diventata il suo quartier generale per gli incontri di lavoro. Dopo aver sciolto il nodo con la Lega, il leader del Popolo della libertà ha scelto di affrontare a tavola quello con Roberto Formigoni, al quale pochi giorni fa ha chiesto di rinunciare a un posto nel governo e restare alla guida della Lombardia fino al 2010, promettendo in cambio un incarico di prestigio nel partito. Un incontro che chi fa parte dell'entourage del governatore pronostica non sarà "né facile e tantomeno indolore". Le posizioni tra le due parti risultano ancora molto distanti. A quanto si sa, infatti, Berlusconi dovrebbe sostanzialmente confermare a Formigoni solo l'offerta della vicepresidenza del partito, attualmente ricoperta da Giulio Tremonti. Ma il governatore chiede garanzie sul fatto chi si tratti di un incarico vero e non puramente onorifico come invece sembra. Altro nodo, forse il principale, la certezza di poter correre al Pirellone anche per il quarto mandato nel 2010 e governare la Lombardia fino all'Expo del 2015. Anche in questo caso nulla vieta a Berlusconi di promettere qualcosa, ma lo stesso impegno lo ha già preso con Umberto Bossi. La tesi di Formigoni è nota. Se è vale la motivazione che lui resti oggi in Lombardia a difendere il Pdl dall'assalto della Lega, dovrebbe valere anche tra due anni. Inoltre, servirebbe a poco ipotizzare deleghe speciali all'Expo dato che il sindaco Letizia Moratti ha appena annunciato che Berlusconi le conferirà i poteri speciali. Resta la richiesta più recente, quella di un ministro formigoniano nel prossimo governo. Il nome che circola è quello di Ferruccio Fazio, primario di Medicina nucleare e Radioterapia dell'ospedale San Raffaele, candidatura che avrebbe l'appoggio sia di Berlusconi sia di don Verzè, il potentissimo patron dell'istituto. Ma l'ipotesi resterebbe in piedi solo se il ministero della Salute venisse scorporato dal Welfare, cioè il contrario di ciò che Berlusconi pensava fino a ieri. Il ciellino Maurizio Lupi, invece, dovrà vedersela con l'ex ministro leghista Roberto Castelli per il posto di vice ministro alle Infrastrutture. Un quadro che come si può vedere al momento presenta più ombre che luci. Al Pirellone, infatti, sostengono che tutte le opzioni sono ancora aperte. Sull'altro fronte, invece, si racconta di un Berlusconi rabbuiato al solo sentir pronunciare il nome di Formigoni. Alla fine, la questione più semplice potrebbe risultare la richiesta di avere carta bianca sul rimpasto di giunta. Espressamente prevista, tra l'altro, dallo statuto lombardo. Se ne parlerà anche oggi nella riunione dei capigruppo della maggioranza al Pirellone, che precederà l'incontro di Arcore. Per la vicepresidenza, al posto della neodeputata Viviana Beccalossi si fa il nome dell'eurodeputato di An Romano La Russa. Da sostituire anche gli assessori Massimo Corsaro e Giancarlo Abelli. Quest'ultimo, se diventerà sottosegretario dovrebbe far posto al ciellino Giulio Boscagli. Se rinuncerà al Senato, correrà per la poltrona di coordinatore regionale di Forza Italia al posto di Mariastella Gelmini, probabile prossimo ministro dell'Istruzione.

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Ilva, davanti al giudice gli operai denunciati (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina V - Genova Riva chiede i danni per i blocchi alle portinerie Ilva, davanti al giudice gli operai denunciati QUESTA mattina alle nove i delegati della rappresentanza sindacale unitaria Ilva dovranno comparire davanti al giudice del lavoro Margherita Bossi. Con una decisione senza precedenti nella storia delle trattative sindacali sono stati denunciati dalla direzione dell'azienda, che chiede loro 100.000 euro di danni per le interruzioni all'attività causati dagli scioperi e dai presidi. In origine i legali Ilva avevano chiamato in causa anche i segretari provinciali di Fim, FIom, Uilm e Failms, poi hanno preferito lasciar cadere le accuse contro le segreterie, restano invece quelle nei confronti dei sindacalisti di fabbrica. NADIA CAMPINI A PAGINA II.

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Il caso ilva finisce in tribunale - nadia campini (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VI - Genova Il caso Ilva finisce in tribunale Oggi davanti al giudice del lavoro gli operai denunciati da Riva L'industriale ha chiesto il risarcimento danni per i blocchi alle portinerie NADIA CAMPINI QUESTA mattina alle nove i delegati della rappresentanza sindacale unitaria dell'Ilva compariranno davanti al giudice del lavoro Margherita Bossi, per rispondere al ricorso presentato dall'azienda dopo gli scioperi improvvisi e i presidi davanti alle portinerie delle scorse settimane. Con una decisione senza precedenti Riva ha denunciato infatti i delegati chiedendo danni per almeno 100.000 euro e gli avvocati dell'imprenditore hanno anche presentato un ricorso d'urgenza in base all'articolo 700 del codice di procedura civile, basandosi sul rischio che possano ripetersi altri scioperi, proteste cessate invece dopo l'assemblea pubblica con le istituzioni che si è tenuta l'altra settimana a Cornigliano. Le denunce partite erano 27 e in un primo momento chiamavano in causa ance i segretari provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Failms, poi gli avvocati di Riva hanno deciso di lasciar cadere le accuse contro le segreterie e davanti al giudice dovranno comparire solo i sindacalisti di fabbrica, quelli che hanno partecipato alle proteste, ma anche qualcuno che non vi ha preso parte, ma essendo dipendente Ilva è finito comunque nel mucchio. Nel ricorso gli avvocati di Riva contestano ai delegati essenzialmente i picchettaggi, che secondo le accuse in tre occasioni avrebbero impedito l'accesso allo stabilimento a operai, impiegati e dirigenti della stessa Ilva e anche ai lavoratori delle ditte esterne, impegnate nei cantieri per la realizzazione dei nuovi impianti siderurgici a freddo previsti dal piano industriale allegato all'accordo di programma. Lo scontro sindacale si sposta così nelle aule del tribunale, mentre sul fronte della vertenza aperta la situazione è sostanzialmente congelata in attesa della formazione del nuovo governo. In ballo c'è infatti il futuro dell'accordo di programma, che è stato firmato da ben due ministri, e al punto di rottura al quale è arrivata la trattativa a livello locale uno sblocco può arrivare solo dall'intervento del governo. A fine luglio scade la cassa integrazione straordinaria previsti dall'accordo di programma per permettere la riconversione dello stabilimento di Cornigliano, ma Riva ha già fatto sapere che serve ancora un anno di cassa per completare gli investimenti, partiti in ritardo e in parte modificati in seguito alla crisi della banda stagnata. Ma soprattutto la grande incognita di oggi è rappresentata dal numero vero degli occupati che verranno garantiti dall'acciaio alla fine del piano industriale: in origine dovevano essere 2700, secondo l'ultima versione del piano industriale dovrebbero essere 2200, ma in fabbrica circola voce che il numero potrebbe ancora scendere notevolmente. Per, altro Riva ha oggi 650 dipendenti in cassa integrazione, nonostante dall'inizio dell'accordo almeno 500 lavoratori abbiano già lasciato lo stabilimento per pensionamenti o uscite volontarie.

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