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IN EVIDENZA
INVIATO A PADOVA
I volontari dei Com.Res di Padova, acronimo di Commercianti e Residenti, sono
andati a «scuola», prima di iniziare a pattugliare le downtown di Padova; i
«professori» sono esperti, tecnici della sicurezza. Li hanno istruiti a dovere
sui limiti dell’azione, per evitare guai con la legge. E il presidente
nazionale del coordinamento delle ronde dei volontari verdi, Mario Borghezio,
spiega che saranno organizzati dei «corsi di formazione» per tutti i volontari,
in tutte le Regioni del Centro Nord, Emilia-Romagna compresa. Lezioni di
logistica, di diritto penale e anche gli aspetti più tecnici non saranno
trascurati.
Come usare le radio, come muoversi nelle zone pericolose, come affrontare i
soggetti criminali e le varie emergenze. Come gestire un ferito o sostenere uno
scontro fisico, un’aggressione. Come si organizza un pattugliamento, in auto a
o piedi. Cos’è un rastrellamento e come si realizza. Infine i rapporti con le
forze dell’ordine, aspetto abbastanza delicato. Non sarà un addestramento
para-militare ma «non si può andare nelle strade, senza avere, almeno, un
minimo di preparazione, per esempio conoscere le procedure da seguire in caso
di un attacco. Abbiamo già avuto nelle nostre file - spiega l’esponente della
Lega Nord - poliziotti e carabinieri che, senza mai apparire, avevano
addestrato i nostri volontari. Ricominceremo da lì. All’inizio, i ”poliziotti
verdi” saranno presenti nelle squadre, durante le azioni. Quando ci saranno
professionalità adeguate, allora, saranno nominati i responsabili delle varie
unità e costituita una gerarchia, in modo da evitare fughe in avanti. E potremo
agire da soli».
Gente decisa, a Padova. «Arresteremo noi chi ruba, rapina o spaccia droga».
Parola dei rondisti dei Com.Res. Adesso si fa davvero sul serio. Fine del
folclore, delle passeggiatine serali con la fiaccola e le bandierine colorate.
Basta carrozzine e Fido al guinzaglio. Per i criminali - di ogni razza - che
occupano da anni interi quartieri di Padova, è scattata l’ora X. Giovedì notte
si parte con una maxi-ronda composta da 150 persone divise in squadre,
affiancate da vigilantes armati di pistola. Sarà un rastrellamento studiato con
cura, da mesi, e senza lasciare nulla al caso.
Ultima barriera: l’articolo 380 del Codice di procedura penale. Dispone che
l’arresto obbligatorio in flagranza può essere eseguito nell’ipotesi di delitto
non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena
dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo di 5 anni e nel
massimo a 20 anni. All’arresto, può procedere «ogni persona», dunque anche il
privato cittadino, purché si tratti di delitti perseguibili d’ufficio. «In
questo caso, la persona che ha eseguito l’arresto deve , senza ritardo,
consegnare l’arrestato e le cose costituenti il corpo del reato alla Polizia
Giudiziaria, la quale redige il verbale dell’avvenuta consegna e ne rilascia
copia all’interessato (art. 383 c.p.p.)».
Premessa noiosa, forse, ma necessaria. Dunque, i rondisti possono bloccare un
malvivente, «responsabile, per esempio, di furto aggravato, rapina o spaccio di
quantità non modiche di droghe», elenca puntiglioso Massimo Pellizzari, il
presidente del Com.Res., tra i promotori più convinti sulla necessità di
istituire una «polizia civile». Finita, almeno qui nel Nord-Est, la mite
stagione delle perlustrazioni-passeggiate, armati solo di fischietto (per dare
l’allarme, se c’è qualcosa che non va) e il cellulare per avvertire il 113,
come tuttora avviene, da anni, a Torino. A Porta Palazzo.
E’ iniziata una nuova era. Il Comune di Monselice, Padova, ha stanziato 20 mila
euro per arruolare guardie armate private da destinare al controllo del centro.
Il modello è lo stesso del Com.Res. Che fa da apripista. A livello nazionale.
Da Padova a Verona. Qui, nel ‘98-’99, le ronde leghiste (non solo) avevano
fatto discutere. La città era segnata dalla presenza di pusher e tossicomani,
il centro storico trasformato in un accampamento. La giunta della Lega Nord,
guidata da Flavio Tosi, è passata all’azione. Oggi la stazione ferroviaria, una
delle aree più critiche in passato, sembra ripulita. Non c’è traccia di
sbandati e balordi. Merito della videosorveglianza e dei continui controlli dei
vigili urbani, soprattutto. «Le ronde, qui - dice secco il segretario della
Lega, Matteo Bragantini - non servono più. Il Comune ha deciso, in questi
giorni, di assumere altri 40 vigili urbani. In modo diretto, con i tempi
burocratici ridotti al minimo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti:
Verona è cambiata, radicalmente». In provincia, idem. Ad Oppeano, il sindaco Alessandro
Montagnoli, neo-eletto, voleva pure distruggere la moschea, oltre che affidare
- pure lui - la sicurezza del paese anche alle guardie private.
Non solo ronde. Nel Veronese, sindaci e assessori, compreso l’assessore
provinciale alla Sicurezza, Giovanni Codognola, hanno le idee chiare: via i
Rom, via i clandestini e gli stranieri delinquenti. A Milano, nel Lodigiano,
c’è voglia di chiudere, una volta per tutte, con la criminalità.
E a Torino, Borghezio, freme dalla voglia di ricominciare: «Ripartiamo alla
grande, abbiamo già molte richieste di organizzare di nuovo le ronde. Tra i
primi target, Tossic Park. Poi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Anche se, con
un ministro come Maroni, potremo dormire sonni più tranquilli. Affiancheremo le
forze di polizia, senza sostituirci a loro. Le promesse della giunta
Chiamparino di intervenire sulla sicurezza sono rimaste, appunto, promesse. Mai
realizzate».
·
Articoli
Nord (39)
Indipendenti, di sinistra, ma con Veltroni
( da "Manifesto,
Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Il sindaco Massimo Cacciari insiste ormai da decenni sul "partito del Nord Est", mentre i Verdi dell'ex assessore Beppe Caccia sono già con un piede dentro il Pd sia pure da "eretici". Ma la fase costituente aveva già prodotto una significativa anomalia: il 14 ottobre la "sinistra per Veltroni" guidata da Walter Vanni aveva mietuto consensi.
La
conferenza di organizzazione della Cgil
( da "Manifesto,
Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: e un elogio alla Lega ("presente nei luoghi di lavoro e nei territori"), ha dichiarato: "Molti iscritti al Nord sono nella Cgil, ma votano la Lega. Un tempo si sceglieva un sindacato su basi ideali e ideologiche, oggi ci si iscrive alla Cgil anche perché è l'organizzazione più forte, che difende meglio i diritti e che offre i servizi migliori"
Un
incerto futuro ( da "Manifesto, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: La discussione post elezioni del Pd non è ancora iniziata se non con la boutade del partito democratico del nord. Si aspettano i risultati delle elezioni del sindaco di Roma per fare un bilancio complessivo dei primi mesi del neonato partito. Veltroni sostiene che pur sconfitto, il Pd è la più grande aggregazione dei riformisti della storia repubblicana.
Berlusconi-Bossi:
niente vicepremier ( da "Manifesto, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: bisogna trovare la "quadra" con Umberto Bossi. Due ore di incontro, ci sono anche Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Roberto Cota, futuro capogruppo leghista alla camera. Nessuna anticipazione, questa volta, da parte di Bossi che si limita a dire "sono stato bravo e paziente, abbiamo trovato la quadra".
[FIRMA]UGO
MAGRI ROMA Le redazioni dei tigì erano incredule, ieri mattina, quando l'
( da "Stampa,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: ha consentito che su Letta vice-premier si abbattesse il veto di Bossi ("Una resa", secondo Cossiga). Il verdetto di Roma viene atteso stasera con ansia pure sull'altra sponda. Se Rutelli la sfanga anche solo per un soffio, Veltroni può sostenere che è questione di tempo, i risultati verranno alle Europee.
E
adesso che fare di fronte a un Proteo vincente?
( da "Manifesto,
Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: regalando centinaia di migliaia di voti a Bossi e Berlusconi. E che dire della schizzinosità nell'affrontare l'uso della democrazia diretta , arma importante per ricoagulare l'interesse collettivo di molti soggetti ormai atomizzati? E' solo con quest'arma che noi siamo riusciti a evitare la maggior parte delle privatizzazioni.
La
previsione: lista dei ministri venerdì 9 maggio. L'avvertimento a Formigoni:
Castelli & ( da "Stampa, La"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract:
"Eh, no,
quello è soltanto Bossi. Magari... senadur". Ricomincia con le battute?
"A noi interessa l'obiettivo finale e ci si può arrivare con tante strade.
Possiamo viaggiare su una
Un
ministro a Veneto e Liguria, Piemonte a secco Da Ovest a Est la disparità
diventa un caso politico ( da "Stampa, La"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Che ha fatto del localismo e del federalismo - "Il Nord a quelli del Nord", "Padroni in casa nostra" - uno dei cavalli di battaglia, risultato poi vincente alle elezioni. Berlusconi dopo la riunione nella sede della Lega in via Bellerio ha detto di essere "molto soddisfatto". Bossi giura che è stata finalmente "trovata la quadra".
Un
patto fra i due mondi per il diritto alla cura
( da "Manifesto,
Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: sottoscritta da diverse municipalità del Nord Europa. Quasi venti anni dopo, l'idea travalica l'oceano e dà luogo al Primo Forum delle città europee, dell'America Latina e dei Caraibi: un progetto finanziato dalla Ue e coordinato dal Cicad (Commissione interamericana per il controllo dell'abuso di droga) e dall'Oas (Organizzazione degli Stati americani).
Facce
di bronzo ( da "Manifesto, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Ma sono uguali alle nostre". a) Leonardo Domenici; b) Roberto Maroni. "La Lega è l'ultimo partito comunista". a) Giulio Tremonti; b) Giorgio Cremaschi. Chi indicherà le risposte esatte riceverà una tessera onoraria del nuovo Partito (democratico) del Nord. maramaldo.
L'arte
maledetta di coltivare la paura ( da "Manifesto, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Ma questo è il Vento del Nord, che spira impetuoso. Inseguire la Lega sul suo terreno è l'imperativo che pare essersi dato il centrosinistra dopo la batosta elettorale. Che quel terreno, oltre che incivile, sia infido e del tutto improduttivo e controproducente rispetto agli stessi obiettivi dichiarati, non pare interessare il partito di Veltroni.
Ecco
il piano sgomberi secondo Chiamparino
( da "Stampa,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: intervento delle ruspe è la Lega Nord. Roberto Cota, segretario regionale del partito di Bossi, non ha dubbi: "Stop al buonismo della sinistra. La gente chiede risposte concrete, specie sulla sicurezza". Minucci e Mondo ALLE PAGINE 56 E 57 Di matrimoni celebrati per sistemare se stessi e la propria famiglia è piena la storia.
Lo
sberleffo di Gordon Brown alla scienza
( da "Manifesto,
Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Bossi e Fini: magari - si vedrà proprio con il ballottaggio a Roma - anche col sostegno di un Governatore in camicia nera sui Colli Fatali, sinistramente accolto, come nel profetico Salò di Pier Paolo Pasolini, dalle note di quell'inno tanto caro al Duce degli italiani, "Sole che sorgi libero e giocondo".
"Solo
le ruspe risolveranno il problema"
( da "Stampa,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Interpellare il segretario regionale della Lega Nord e probabile capogruppo alla Camera sulla questione-nomadi è come sventolare il classico drappo rosso davanti al toro. Il tema è parte integrante delle misure per la sicurezza vergate nel "Patto subalpino" che i parlamentari piemontesi del Carroccio sottoscriveranno stamane prima di volare a Roma.
Massimo
Numa ( da "Stampa, La"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: esponente della Lega Nord - poliziotti e carabinieri che, senza mai apparire, avevano addestrato i nostri volontari. Ricominceremo da lì. All'inizio, i "poliziotti verdi" saranno presenti nelle squadre, durante le azioni. Quando ci saranno professionalità adeguate, allora, saranno nominati i responsabili delle varie unità e costituita una gerarchia,
Pd
e governo, il verdetto di Roma ( da "Stampa, La"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract:
Il Cavaliere
infatti deve ancora completare la lista del suo governo, che secondo Calderoli
sarà pronto entro il 9 maggio, mentre il segretario del Pd teme forti contraccolpi
nel partito in caso di una sconfitta per il Campidoglio. DA PAG.
MILANO
PREDONA ( da "Stampa, La"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: E il vento del Nord che avrebbe dovuto spazzare il malcostume burocratico e clientelare di tutta la nazione si è trasformato in una tromba d'aria che ha attirato sulla sola Lombardia ben 9 ministri su 12, lasciando a Est, al Veneto, un solo rappresentante e a Ovest, al Piemonte, neanche uno.
Rock
City addio ( da "Stampa, La"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: attuale gestore Marco Bossi ricorda questi 18 anni di avanguardia musicale e sperimentazione artistica. Qui è nata Vanity; il martedì "Non solo donne" di Monica, in collaborazione con il Pineta di Milano Marittima; lo storico Venerdì 10x10. Da questa consolle sono passati alcuni tra i migliori dj nazionali e mondiali facendo ballare un pubblico che sempre ha amato il sound di qualità.
Fotografia
( da "Stampa,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Nord, via Postiglione - zona industriale Vadò. Fino al 30 foto di Bolivia, Brasile e Madagascar di Stefano Stranges e Alberto Albano e foto di Teresa e Antonio Retta. GEORGIA, I MILLE VOLTI DELL'INDIPENDENZA. Foto di Maurizio Gjivovic che documentano i numerosi centri collettivi che ospitano profughidell'Abkhazia e dell'
Ballottaggio
alla Provincia L'affluenza è in calo
( da "Stampa,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: sostenuta da Pdl e Lega Nord, e Roberto Peretti, sindaco di Villanova che può contare sul sostegno di Pd e Italia dei Valori. Il voto al primo turno ha assegnato ad Armosino il 44,1% di preferenze, allo sfidante il 26,4%. Gli appelli finali dei candidati e dei partiti hanno cercato anche di richiamare gli astigiani al diritto-dovere del voto.
La
successione nell'affitto all'inquilino defunto
( da "Stampa,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: entità del danno sarà stabilita dal giudice sulla base di elementi presuntivi, con riguardo al valore locativo del bene usurpato, cioè alle differenze tra il canone versato (dall'occupante senza titolo) e quello di mercato accertato e ricavabile per il periodo di mancato rilascio. Ha collaborato PIER PAOLO BOSSO Confedilizia.
Glenn,
il diavolo veste la toga dell'avvocato
( da "Stampa,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: dove naturalmente lei è il boss, avvocato glaciale e sofisticato al vertice del più importante studio legale degli Stati Uniti. Un ruolo, quello in Damages, da mercoledì alle 21 su Axn, canale Sky, che le ha fatto vincere il Golden Globe come migliore attrice. "Quando gli scrittori mi hanno presentato la sceneggiatura - racconta Glenn - continuavano a sottolineare la parola potere.
Fanti,
primo cittadino tra '66 e '70: Sì, i tanti voti a Bossi dicono che qualcosa
però si è rotto ( da "Unita, L'"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Stai consultando l'edizione del Fanti, primo cittadino tra '66 e '70: "Sì, i tanti voti a Bossi dicono che qualcosa però si è rotto".
Formigoni,
l'ultimo scoglio di Silvio III Berlusconi gli proporrà la guida del partito,
con Bondi ministro alla Cultura. An appesa a Roma
( da "Unita,
L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: dopo l'accordo con Bossi con cui è stato stabilito che non ci saranno vicepremier e che la Lega gestirà a doppia firma (Bossi e Calderoli) le riforme istituzionali, l'Interno con Roberto Maroni, l'agricoltura con Luca Zaia, appare evidente che il confronto si sposterà sui viceministri e i sottosegretari.
Memorie
di un cacciatore di boss . Finito a indagare sui motorini
( da "Unita,
L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: cacciatore di boss". Finito a indagare sui motorini Saverio Lodato Ci fu una stagione, a Palermo, alla vigilia degli anni novanta, in cui i capi mafia vivevano una vita normale, andavano nei negozi d'abbigliamento più costosi della città a fare shopping, erano i benvenuti nelle gioiellerie e le orologerie dai marchi più esclusivi e più costosi,
Presidente.
Il Senato terrà domani, con inizio alle 10,30,la prima seduta della Sedicesima
( da "Unita,
L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Lega nord, Italia dei valori. La presidenza può auto rizzare anche gruppi di 5 senatori, a particolari condizioni. Commissioni. Ciascun gruppo, a 5 giorni dalla costituzione, comunica alla presidenza la designazione dei propri rappresentanti in ciascuna delle 14 commissioni permanenti, in ragione di uno ogni 13 iscritti,
Proietti:
Roma governata bene Fatevi due conti e votate giusto
( da "Unita,
L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: spiegaglielo ad Alemanno e ai suoi Calderoli che devono essere pronti ad accettare un verdetto così: nisba, non ci fidiamo di voi. Ma cos'è, a parte il passato recente, che ti convince a non votare per questi "duri"? "Una sensibilità molto romana, credo, che mi spinge a non dar retta a chi si propone con la bacchetta magica in mano e dice "ve li risolviamo noi i problemi"
Quel
modello emiliano che tiene a bada la Lega
( da "Unita,
L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Approfondire le sue ragioni è forse la chiave per capire come mai a Bologna la Lega, pur raddoppiando i consensi, non sfonda. È l'altra faccia di un successo. A Bologna, il vento impetuoso del Nord è una brezza che, per il momento, si limita ad accarezzare i contrafforti urbani del centrosinistra, saldamente attestato al 55% dei consensi.
Elaborare
la sconfitta per tornare a vincere
( da "Unita,
L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Italia di Bossi, Fini e Berlusconi e nella Francia di Sarkozy: i terroristi islamici nella vulgata occidentale partita da George W. Bush e convalidata oggi da un Papa povero di amore per gli altri e di senso della realtà. Sono partito da lontano, caro Giancarlo, per dirti che dovremo riflettere a lungo sulle ragioni di questo trionfo annunciato della destra di Berlusconi.
Palermo
si ribella i poster dei giudici eroi sui murales del boss - salvo palazzolo
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Cronaca Il capomafia Palermo si ribella i poster dei giudici eroi sui murales del boss Cancellate le immagini di Messina Denaro SALVO PALAZZOLO PALERMO - Contro i misteriosi murales del superlatitante Matteo Messina Denaro arrivano le foto dei giudici Falcone e Borsellino. E un manifesto che dice: "Nel vostro ricordo per arrestare tutti i latitanti".
"gta",
perché ha tanto successo il più violento dei giochi - jaime d'alessandro roma
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: questo o quel boss. Ma si tenta anche di instaurare qualche legame d'amicizia o qualche rapporto sentimentale andando a bere o a cena fuori, frequentando il bowling, la rimessa di Roman, locali notturni più o meno equivoci. C'è perfino una versione posticcia di Internet, con tanto di siti web per cuori solitari, e si usa di continuo il cellulare e la macchina fotografica integrata.
"assurdo
quel quarto d'ora di black out" - fabrizio turco
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: nello spicchio loro riservato accanto alla curva Nord, rimangono annichiliti; ma nonostante la delusione si fanno sentire anche nella ripresa. Alla fine sono sguardi d'incubo: la vittoria dell'Empoli fa parte dell'imponderabile ("non me l'aspettavo proprio" dirà poi De Biasi), e ora il margine sulla zona retrocessione si è ridotto a un punto solo.
Roma,
calo del 9 per cento per il ballottaggio Flessione in tutti Comuni
( da "Giornale.it,
Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: con alle spalle una importante esperienza della Comunità montana di Sondrio, appoggiato da Pdl, Lega Nord e due liste civiche. Anche a Sondrio l'affluenza è stata in calo perché il sole ha spinto tantissimi sulle piste della Valtellina, per una delle ultime sciate di stagione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
<Ho
creato la Lega con l'Umberto, torno a Roma per ordine suo>
( da "Giornale.it,
Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: 17 del 2008-04-28 pagina 6 "Ho creato la Lega con l'Umberto, torno a Roma per ordine suo" di Paola Setti da Milano Il segreto del successo della Lega Nord? "Mai mulà", certo, come dice Umberto Bossi. Soprattutto, però, vedere il bicchiere mezzo vuoto. Senza tralasciare lo Spirito Santo.
Rizzo,
l'ultimo comunista: <Bertinotti? Una mannequin che si cambia a ogni
comizio> ( da "Giornale.it, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Rutelli è un fru fru che non crede una parola di quel che dice". Nel 2009 scade il tuo seggio Ue. Riprendi la boxe o vai in Nord Corea, Cuba, ecc.? "Rimetto i guantoni per difendere i lavoratori". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
In
coma l'imprenditore mutilato dall'autobomba Il pm: un atto di guerra
( da "Giornale.it,
Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: dalla cui esplosione uscì miracolosamente illeso il boss Nino Imerti, e che sancì l'avvio della seconda guerra di mafia. Intanto restano gravissime le condizioni di Antonino Princi, l'imprenditore 45enne di Gioia Tauro, colpito nell'attentato dell'altro ieri. L'uomo che è ricoverato in coma a Reggio Calabria, ha subito l'amputazione degli arti inferiori e superiori,
Formigoni,
ultime richieste nel vertice con berlusconi - andrea montanari
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: stesso impegno lo ha già preso con Umberto Bossi. La tesi di Formigoni è nota. Se è vale la motivazione che lui resti oggi in Lombardia a difendere il Pdl dall'assalto della Lega, dovrebbe valere anche tra due anni. Inoltre, servirebbe a poco ipotizzare deleghe speciali all'Expo dato che il sindaco Letizia Moratti ha appena annunciato che Berlusconi le conferirà i poteri speciali.
Ilva,
davanti al giudice gli operai denunciati
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: QUESTA mattina alle nove i delegati della rappresentanza sindacale unitaria Ilva dovranno comparire davanti al giudice del lavoro Margherita Bossi. Con una decisione senza precedenti nella storia delle trattative sindacali sono stati denunciati dalla direzione dell'azienda, che chiede loro 100.000 euro di danni per le interruzioni all'attività causati dagli scioperi e dai presidi.
Il
caso ilva finisce in tribunale - nadia campini
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: mattina alle nove i delegati della rappresentanza sindacale unitaria dell'Ilva compariranno davanti al giudice del lavoro Margherita Bossi, per rispondere al ricorso presentato dall'azienda dopo gli scioperi improvvisi e i presidi davanti alle portinerie delle scorse settimane. Con una decisione senza precedenti Riva ha denunciato infatti i delegati chiedendo danni per almeno 100.
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il fondatore di
Banca Etica Francesco Bicciato, il padre dei Pacs padovani Alessandro Zan, i
verdi che flirtano con Cacciari e l'ex Cgil Paolo Nerozzi che vuole riportare
"a casa" i mussiani. Prove di sinistra nel Partito democratico veneto
Ernesto Milanesi Padova Democratici... senza più arcobaleno (e sponde
socialiste). Con il cuore che batte a sinistra, ma in testa l'orizzonte
tracciato da Veltroni. Gente che ha militato all'ombra della Quercia,
"indipendenti" nell'orbita delle sigle di partito, esponenti del
movimento ecopacifista degli anni 80 alle prese con il Palazzo, sindacalisti
orfani di una comune bandiera rossa. Francesco Bicciato, quarantenne,
protagonista della nascita di Banca Etica, vicino alla Tavola della pace e a Legambiente, è stato eletto alle Comunali 2004 di Padova
come indipendente nella lista Ds. Assessore con delega all'ambiente e alla
cooperazione internazionale nella giunta Zanonato, ha sposato con convinzione
il progetto del Pd dall'inizio. Prova a ragionare così: "Come insegna
Erwin Laslo, bisogna saper navigare nella turbolenza con la barra del timone
ben fissa. Scomparsa in parlamento, la sinistra a livello locale resta una
preziosissima presenza. E io ho aderito ad un partito di centro-sinistra con
l'orgoglio delle mie idee. Penso alla finanza etica, al commercio equo, alle
realtà del terzo settore, all'impegno pacifista e nonviolento". Bicciato
insiste: "Nel Pd ancora in fase costituente immagino una dialettica
aperta, come la ricerca di un dialogo a sinistra puntando su temi e valori che
ci uniscono. Da assessore, sono per il federalismo ma solidale. Per la
sicurezza, ma in una città inclusiva e multietnica. Lavoro con gli Enti locali
per la pace sotto l'egida dell'Onu: credo scellerata l'idea di un ritorno delle
nostre truppe in Iraq". Dunque, un futuro che non tradisce il passato:
"Ho anch'io valori non negoziabili. Immagino in cima all'agenda politica
del Pd le questioni ambientali. Per me, significa energia rinnovabile e fonti
alternative. Non certo il nucleare, cui resto fermamente contrario"
conclude l'assessore padovano che ricorda come già in altri tempi si era
ritrovato più in sintonia con Rosi Bindi che con Sergio Cofferati. Invece
percepisce la morsa che si stringe Alessandro Zan, "padre" del
riconoscimento delle coppie di fatto (anche omosessuali) per via anagrafica da
parte del Comune di Padova. Ha abbandonato la Quercia prima dell'ultimo
congresso, restando in mezzo al guado. Un po' con i Verdi grazie a Pecoraro
Scanio, un po' con il "cantiere della sinistra", un po' con il
radicalismo dei diritti civili. Ma ora tutti gli presentano il conto senza
pietà. Non solo i democratici difensori della famiglia cattolica. Soprattutto
chi vuole bruciare la candidatura a sindaco della sinistra di un giovane, gay,
laico, senza tessere di partito. Discussioni animate a casa Rocco, emblema
della famiglia di sinistra (non solo padovana). Papà Gianni militante a tempo
pieno: nella Flm dei consigli, come sul fronte del dialogo nelle guerre dell'ex
Yugoslavia. Mamma Gianna, ex sindaco di Selvazzano, anima di Assopace e del
movimento femminista. Due genitori di sinistra, divisi dalla politica: lui di
nuovo extraparlamentare; lei all'opposizione con Veltroni. Non bastasse, il
figlio Fabio è stato l'ultimo segretario della Federazione Enrico Berlinguer:
ora si ritrova alla testa del Partito Democratico, che nelle urne supera Pdl e Lega ma desertifica la sinistra. Nel Veneto, biografie e
percorsi politici squadernano una situazione lontana dal cristallizzarsi in
fretta. Se mai, si rimescolano molte carte dentro e fuori il recinto dei
democratici. Venezia è il luogo simbolo di un Pd tutt'altro che modernamente
"rivoluzionario". Il sindaco Massimo Cacciari
insiste ormai da decenni sul "partito del Nord Est", mentre i Verdi
dell'ex assessore Beppe Caccia sono già con un piede dentro il Pd sia pure da
"eretici". Ma la fase costituente aveva già prodotto una
significativa anomalia: il 14 ottobre la "sinistra per Veltroni"
guidata da Walter Vanni aveva mietuto consensi. Tanto da condizionare
numericamente la maggioranza locale del nuovo leader. Una componente del Pd
marchiata a fuoco dall'esperienza che parte dalla Federazione del Pci (dove
convivevano il riformista Gianni Pellicani e l'anima operaista di Cesco
Chinello) e approda fino al "socialismo europeo" degli ultimi Ds di
governo incarnati dall'inossidabile Cesare De Piccoli. A Verona, invece s'è
persa traccia di questo genere di continuità a sinistra. Nadir Welponer ne è
stato il rappresentante in consiglio regionale: ora siede nel consiglio di
amministrazione di Veneto Strade. A Vicenza, il Pd è monopolizzato dagli ex
democristiani: la stessa diversità di Achille Variati (ri-candidato sindaco, al
ballottaggio decisivo sostenuto dai No Dal Molin) rimane politicamente
misteriosa. Piuttosto è il Polesine che ha davvero scandito una sorta di
resistenza. L'ultimo congresso della Quercia, a Rovigo, ha registrato il
successo della mozione Angius: maggioranza "rossa" in Federazione
contro Piero Fassino e lo scioglimento del partito. Tuttora c'è un leader
irriducibile al panorama della fusione con la Margherita: Gino Sandro Spinello,
primo dei non eletti al senato (con un incauto brindisi a risultati non
certificati). E' stato sindaco di Adria, dove il Veneziano lambisce la terra
del Po. Poi vice presidente della Provincia di Rovigo. E sempre convinto delle
"mani pulite", a maggior ragione di fronte alle derive scellerate di
Renzo Magnan. Condannato in primo grado, il dirigente del Pci-Pds si era
"inventato" lo sviluppo con i fondi europei, ma Bic Adriatico è stato
un clamoroso crac finanziario. L'onda lunga della vicenda giudiziaria
s'intreccia con l'inchiesta padovana sulla Compagnia delle Opere. Con Magnan,
hanno "intrapreso" Renzo Sartori (ciellino, ramo logistica) e Roberto
Ongaro (Ds, specialista in distretti) con tanto di "patteggiamento"
in comune al Tribunale civile. Sartori non si schioda dal vertice di Magazzini
Generali: da indagato, li dirige come prima. Ongaro vanta il 7% nelle urne
delle primarie democratiche di ottobre, ma appena 36 preferenze nella tornata
costituente di febbraio. Sintomatica anche la situazione nella Cgil. L'ex
segretario regionale Diego Gallo si era sistemato come dirigente dall'altra
parte del tavolo di trattativa. Paolo Nerozzi è approdato in parlamento con il
Pd, in compagnia di paròn Massimo Calearo Ciman, ed ha subito riunito la
"componente sindacale" a Mestre. Obiettivo dichiarato riportare
"a casa" la sinistra di Mussi e gli altri dirigenti che guardavano
all'Arcobaleno. Operazione, per il momento, non riuscita. Tuttavia sono nel
mirino di Nerozzi la segretaria regionale della sanità Cristina Bastianello e
Luca Finazzi della funzione pubblica. In difficoltà sembra essere Ilario
Simonaggio: silurato senza tanti complimenti dalla Camera del lavoro di Padova
perché non allineato al Pd, rischia di essere messo spalle al muro anche alla
Filt regionale. La bandiera rossa in Cgil resta quella della Fiom, anche se
ormai le tute blu del Veneto preferiscono votare Lega
a testa alta.
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pare che in altre
regioni le Conferenze di organizzazione della Cgil, che in tutta Italia
preparano quella nazionale prevista a maggio, siano state usate dalla
maggioranza "riformista" per regolare i conti con le sinistre interne
dopo il referendum stravinto su pensioni e welfare. In Umbria no. Nelle assise
svoltesi all'Hotel Giò di Perugia, il 3 e 4 aprile, alla vigilia delle
elezioni, il dibattito era ovattato, quasi lunare, sembrava voler esorcizzare
l'imminente cambiamento di quadro politico. Questa tranquillità era peraltro
agevolata dal generalizzato "riallineamento" veltroniano dei quadri
che nei mesi scorsi avevano fatto scelte politiche di sinistra. Nella
discussione pertanto hanno dominato questioni strettamente organizzative e
preoccupazioni da sindacalisti di mestiere, qua e là nobilitate da uno sforzo
di analisi e di argomentazione politica: il numero degli stipendiati da
impegnare al centro e nei territori, il ringiovanimento, le quote rosa, il
rapporto tra confederazione e categorie. Oggetto di polemica è un documento
dello Spi, che propone di ridurre all'osso il numero dei funzionari stipendiati
che operano al centro. Il sindacato dei pensionati per numero di iscritti e
disponibilità finanziarie è considerato la "cassaforte" della
confederazione, ma in tanti giudicano il documento una "intromissione"
indebita, un vera e propria ingerenza, e rivolgono alla dirigenza Spi accuse di
varia natura. Ne scaturisce l'orgogliosa replica della segretaria regionale
Spinelli, che rammenta come le Leghe dei pensionati siano presidio del
territorio perfino dove mancano le Camere del Lavoro e come sovente l'impegno
volontario dei pensionati surroghi le gravi deficienze dell'organizzazione
confederale. E' uno dei momenti più appassionati del dibattito. Il resto è
routine. Circola un documento di giovani quadri e delegati che pone il problema
delle difficoltà di radicamento tra le nuove generazioni di lavoratori e il
rischio che il rapporto con il sindacato si riduca ad una "utenza
unidirezionale", collegata a domande individuali di tutela. E tuttavia
neanche negli interventi più consapevoli si esce dai termini volontaristici del
proselitismo nell'affrontare i temi del "reinsediamento". L'idea
prevalente (talora esplicita, più spesso implicita) resta quella di ampliare
l'adesione al sindacato potenziando le "tutele" e migliorando i
servizi e non invece quella di farne un luogo di "autoorganizzazione"
dei nuovi lavoratori. Insomma, sarà anche colpa delle inevitabili reticenze
preelettorali, ma la riflessione della Cgil umbra sui propri modelli organizzativi
alla fine risulta nettamente al di sotto delle necessità. Lo lascia intendere
nelle conclusioni perfino la segretaria nazionale Marigia Maulucci. Lei, che
appena un mese prima aveva esaltato "il programma riformista di
Veltroni", valorizzando la risibile trovata del "buono spesa",
ora rivaluta l'"ideologia", non solo prodotto di "falsa
coscienza" ma anche fattore di "coesione" all'interno del
sindacato, tra categorie e generazioni. P.s. Forse la Marigia s'è pentita. Dopo
il voto, tra una canagliata contro la Sinistra Arcobaleno
("salottiera") e un elogio alla Lega ("presente nei luoghi di lavoro e nei territori"), ha
dichiarato: "Molti iscritti al Nord sono nella Cgil, ma votano la Lega. Un tempo si sceglieva un sindacato su basi ideali e ideologiche,
oggi ci si iscrive alla Cgil anche perché è l'organizzazione più forte, che
difende meglio i diritti e che offre i servizi migliori".
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
La stagione iniziata
con i referendum elettorali di Segni e Occhetto sulla preferenza unica si è
conclusa il 13 e 14 aprile. Il bilancio del "nuovo che avanza"? Un
Parlamento che sarà il più a destra della storia repubblicana e che produrrà il
governo più a destra d'Europa. Non ci saranno più gli oltre quaranta gruppi
parlamentari finanziati con denaro pubblico delle passate legislature e questo
è un bene. Non ci sarà più la sinistra e questo qualche problema lo pone a
tutti i democratici. La sinistra di matrice socialista e comunista, scompare
nella rappresentanza delle massime istituzioni dello Stato. Siamo diventati
extraparlamentari non per libera scelta ma perché gli elettori non hanno dato
il consenso all'operazione raffazzonata della Sinistra, l'Arcobaleno. La
proposta elettorale della sinistra plurale non solo è stata ritenuta inutile a
contrastare il berlusconismo, ma è stata considerata priva di qualsiasi
significato politico. La riproposta secca del solito personale politico dei
vari partiti e partitini della sinistra, è stata la premessa del disastro
elettorale. Non si è capito che la sconfitta del governo Prodi nella testa
della gente è stata anche la conseguenza della litigiosità dei vari Pecoraro
Scanio e non soltanto dei voltagabbana alla Dini? Una campagna elettorale priva
di finalità diverse dalla salvaguardia di una presenza in Parlamento della
sinistra, non ha inciso affatto negli orientamenti di un popolo deluso e
annichilito da anni di cattiva politica. Una cattiva politica che ha riguardato
anche pezzi della sinistra. I rifiuti di Napoli non sono ascrivibili soltanto a
Bassolino. Al governo regionale campano c'è anche il Prc e i Verdi hanno svolto
un ruolo decisivo in quella vergogna. Soltanto una parte del voto di sinistra
si è spostata sul Pd, altri hanno preferito astenersi o votare Lega. La campagna del Pd per il voto utile ha funzionato
soltanto in parte. Non è riuscita a recuperare interamente i voti persi per la
fuga a destra di una parte dell'elettorato ex Margherita. Il voto utile è stato
forse un altro stimolo che ha aiutato la delusione del popolo ex Unione che
anche per questo si è rifugiato nel non voto. Una ipotesi ragionevole. Che
fare. Siamo extraparlamentari, ma la sinistra rimane diffusa nel territorio ed
è presente nella cultura e nella società italiana. Nonostante tutto si può
ricominciare magari partendo con umiltà dalla conoscenza della realtà e dalle
sue enormi contraddizioni. Un'intera classe dirigente della sinistra plurale è
destinata a ripartire da zero e lo sta facendo per adesso malissimo. La
discussione interna al Prc non lascia prevedere niente di buono. Sembra
prevalere la tesi dell'azzeramento di ogni progetto di unità organizzativa dei
vari pezzi della sinistra. Diliberto vuol ripartire dalla "falce e
martello" come se niente fosse successo. Rifugiarsi nel fortino
dell'antico prestigio dei simboli del lavoro non sembra cosa saggia. Il mondo
del lavoro è ben diverso da quello rappresentato dalla falce e dal martello.
Ancora non è chiaro? L'emergenza per la sinistra è di conoscere quello che è
oggi l'universo dei lavori per costruire un rapporto politico a partire dai
luoghi di lavoro e dal territorio. Un ritorno alle antiche certezze serve a
poco. "Micropolis" non ha mai apprezzato la maggioranza del ceto
politico impegnato nelle varie sigle della sinistra. Senza alcun astio, ma con
determinazione, abbiamo cercato, per oltre un decennio, di sollecitare
comportamenti e linee politiche più adeguate alla necessità di rapportarsi ad
una realtà che mutava nel mondo e in Umbria. Non ci siamo riusciti e anche in
Umbria, l'onda lunga della destra ha spazzato via la sinistra. I flussi
elettorali confermano che soltanto il 50% del voto della sinistra è andato a
Veltroni o Di Pietro. Ha prevalso l'astensione e il voto a destra. Stupefacente
l'atteggiamento del Pd umbro che dichiara la soddisfazione per il risultato
elettorale nella nostra regione. Il centro-sinistra perde il 10%, ma nel Pd
tutti sembrano felici. Capiamo il motivo. A conti fatti non appaiono in
discussione gli organigrammi futuri per sindaci e presidenti. La salvezza per
le ormai risicate maggioranze di molte amministrazioni locali, sarà ricercata
nell'alleanza con l'Udc. La presidente Lorenzetti e l'ex parlamentare Udc
Ronconi uniti nella lotta e alla faccia della dissolta sinistra estremista. Il
Pd sarà ai vertici delle amministrazioni umbre anche in futuro. Nonostante la
vittoria di Berlusconi le oligarchie locali continueranno a sacrificarsi per
tutti noi. Così ragionano molti stagionati eroi della classe dirigente locale.
Non hanno capito bene. Anche in Umbria c'è stato il disastro del
centro-sinistra e anche per la nostra comunità il futuro diviene incerto e al
di là dei destini personali che sinceramente non ci appassionano, il futuro,
per una regione di confine come l'Umbria, non sembra entusiasmante. Un solo
esempio: il nuovo governo della destra ha come primo appuntamento la
realizzazione del federalismo fiscale. Difficilmente la Lega
potrà aspettare molto per incassare questo suo fondamentale obiettivo. La
leggerezza irresponsabile con cui i riformisti hanno da anni affrontato
l'argomento non è rassicurante e il rischio di un colpo micidiale per la spesa
pubblica delle regioni più deboli è evidente. I nostri governanti regionali
hanno ben considerato quello che significa in termini di trasferimento dallo
Stato un federalismo fiscale alla Bossi? Come si pensa
di conservare l'occupazione della pletora di enti e strutture pubbliche nate
come funghi negli ultimi decenni o salvaguardare i buoni standard della sanità
pubblica regionale? Non sarà facile. L'ondata che ha fatto vincere la destra in
Italia non è detto che non travolga anche le regioni ex-rosse se non si cambia
alla radice il rapporto con la realtà. Una materialità economico-sociale
diversa da quella che hanno in testa i riformisti e la sinistra. La crisi del
Paese, rimossa nella campagna elettorale, produrrà drammatiche tensioni sociali
con un sindacato diviso e in difficoltà evidenti. I "movimenti" poi
non sembrano in grado di aggregare grandi forze se non su singoli obiettivi.
Tempi difficili. La Lega ha superato la linea Gotica e
il vento dell'antipolitica soffia forte anche dalle nostre parti. La buona
amministrazione dei governi locali non è più caratteristica scontata delle
giunte di centrosinistra. A riprova? Abbiamo l'impressione che le ultime
tornate amministrative non sono entusiasmanti in Umbria. La
discussione post elezioni del Pd non è ancora iniziata se non con la boutade
del partito democratico del nord. Si aspettano i risultati delle
elezioni del sindaco di Roma per fare un bilancio complessivo dei primi mesi
del neonato partito. Veltroni sostiene che pur sconfitto, il Pd è la più grande
aggregazione dei riformisti della storia repubblicana. Ci sembra una
forzatura che non rispetta la storia. La Repubblica ha conosciuto altri
riformismi. Il disciolto Pci o il Psi di Lombardi e Ruffolo hanno avuto il
merito di costruire riforme che hanno trasformato il Paese. Per adesso Veltroni
predica un riformismo che appare privo di appeal. L'aver conservato i voti
dell'Ulivo in presenza del tracollo (2 milioni e mezzo) di voti della sinistra,
per un partito a vocazione maggioritaria come si definisce il Pd non assicura
un grande futuro. Con il massimo rispetto delle vocazioni vorremmo suggerire
qualche riflessione in più rispetto alle alleanze politiche e sociali da
costruire o ricostruire.
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Governo Berlusconi-Bossi: niente vicepremier Roma Un incontro
"assolutamente soddisfacente". Il quasi premier Silvio Berlusconi non
aggiunge altro, lasciando nel tardo pomeriggio la sede leghista di via
Bellerio. E' lì, nel quartier generale milanese del Carroccio, dove il
Cavaliere mette piede a 14 anni di distanza dall'unica volta che ha varcato
quella soglia, che, dopo tanti lunedì sera passati dal senatur a Arcore, bisogna trovare la "quadra" con Umberto Bossi. Due ore di incontro, ci sono anche Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Roberto Cota, futuro capogruppo leghista alla camera. Nessuna
anticipazione, questa volta, da parte di Bossi che si
limita a dire "sono stato bravo e paziente, abbiamo trovato la
quadra". A lui come agli altri partecipanti all'incontro,
Berlusconi ha del resto espressamente chiesto di tenere la bocca cucita, visto
che la scorsa settimana Gianfranco Fini aveva preso malissimo gli annunci del
senatur su quella che avrebbe dovuto essere la delegazione leghista al governo.
Ma da quel che comunque filtra, Calderoli non sarà
vicepremier. Perché per tagliare la testa al toro, si è deciso che nel prossimo
governo i vicepremier non ci saranno proprio. Ci sarà un sottosegretario alla
presidenza del consiglio, e sarà Gianni Letta. Il leghista aspirante vice - ma
osteggiato nei suoi propositi proprio da Letta, spelleggiato dai forzisti -
dovrebbe ripiegare sulla poltrona di ministro per l'attuazione del programma,
quella inventata nel 2001 per Beppe Pisanu rimasto a bocca asciutta nel primo
giro di distribuzione delle caselle. Ma Calderoli
dovrebbe ottenere anche una parte delle deleghe sulle riforme, il cui ministero
sarebbe comunque guidato da Umberto Bossi, che da
questa postazione non intende arretrare. Dal canto loro i leghisti ottengono
anche la conferma di Roberto Maroni agli interni e
Luca Zaia all'agricoltura. La partita, soprattutto per quanto riguarda il
ministero da assegnare a Calderoli, si riaprirebbe nel
caso in cui Gianni Alemanno dovesse strappare il Campidoglio, liberando dunque
una poltrona al governo. Per il momento, i nazional-alleati sarebbero
soddisfatti della soluzione trovata nell'incontro tra Berlusconi e i leghisti.
Lunedì, invece, il Cavaliere dovrebbe ingaggiare un nuovo round con Roberto
Formigoni, incontrandolo faccia a faccia. Il presidente della Lombradia aspira
a un incarico di prestigio al governo o alla carica di presidente del senato,
dove secondo gli schemi del Pdl è però lanciato il forzista Renato Schifani,
mentre Gianfranco Fini va verso la presidenza di Montecitorio. Il tandem sarà
confermato lunedì sera, quando Berlusconi incontrerà gli eletti del Pdl alla
camera e al senato. In ogni caso il futuro premier intende lasciare Formigoni
al Pirellone fino alla scadenza del suo mandato, offrendogli semmai un ruolo di
vertice nel futuro Partito delle libertà. In vista della formazione del
governo, con il giuramento al Quirinale, il futuro premier decide di
sintonizzarsi sulle frequenze del Colle persino sulla Resistenza che, ha
ricordato venerdì Giorgio Napolitano, vive nella Costituzione: "Ho
apprezzato molto l'intervento del presidente della repubblica in occasione del
25 aprile - afferma Berlusconi in una nota -. Sono convinto che tutte le
istituzioni del nostro paese dovrebbero condividere lo spirito delle parole
espresse dal capo dello stato in uno sforzo ampio e generale teso allo sviluppo
e al rilancio dell'Italia". Anzi, il Cavaliere assicura che "era questo
lo spirito del mio messaggio e mi fa piacere constatare come fosse in sintonia
con la dichiarazione del presidente della repubblica". m. d. c.
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Entourage del
Cavaliere ha segnalato: "Guardate che Berlusconi sta per fare un bagno di
folla, mandate le troupe a Piazza San Babila". Ma come! Non si ricorda che
è vietato fare propaganda a urne ancora aperte? Per fortuna qualcuno è
intervenuto a placcarlo, "Silvio non puoi, lascia stare", insomma
niente più tuffo tra la gente. L'episodio fa intendere con quale impazienza il futuro
premier aspetti l'esito del voto a Roma. Nonostante il forte calo dei votanti
(alle ore 19 di ieri una decina di punti in meno rispetto a due settimane fa),
può avere effetti sul governo che sta formando, e ripercussioni pesanti sul
quadro politico. Soprattutto se dovesse vincere il suo candidato, Alemanno. In
quel caso, la destra si gonfierebbe d'orgoglio. Dopo aver prenotato per Fini la
presidenza della Camera (si voterà domani, con inizio alle 10), per Gasparri la
guida del Pdl al Senato, per La Russa il ministero della Difesa (cioè le Forze
armate), per Matteoli il ministero delle Infrastrutture, Alleanza nazionale
porterebbe a casa pure l'Urbe: che per quella tradizione politica ha un valore
tutto speciale. La furba speranza del Cavaliere è che, a quel punto, Fini &
C. siano ben sazi. E inglobato pure il Welfare con la Meloni o la Poli Bortone,
rinuncino a ulteriori pretese sul governo. Lubrificando così l'ultima
spartizione delle poltrone che inizierà domani: ministri senza portafoglio, vice-ministri
e sottosegretari. Se invece Alemanno facesse fiasco, il Cavaliere dovrebbe
trovargli una poltrona. An diventerebbe aggressiva. Si creerebbe un ingorgo di
pretendenti. Nelle ultime ore va crescendo la tensione Nord-Sud. Da una parte
c'è Formigoni da risarcire, mandando al governo uno dei suoi (Berlusconi
incontra oggi il governatore della Lombardia). Dall'altra c'è la Sicilia che
non si sente valorizzata. L'ultima voce (non si sa quanto attendibile) prevede
la giostra seguente: il ciellino Lupi va alla Funzione pubblica invece del
palermitano Alfano. Il quale però scalerebbe le Attività produttive,
scacciandone il ligure Scajola. Che a sua volta passerebbe alla Giustizia, col
risultato di trasferire il napoletano Vito ai Rapporti col Parlamento, fin qui accreditati
per Bonaiuti. Il portavoce se la vedrebbe con Bondi per i Beni culturali.
Entrambi sono fedelissimi del Capo, uno dei due ci resterebbe male. Se ciò
accadesse, sarebbe la prova che Berlusconi non è più lui, la metamorfosi tocca
pure il carattere: da uomo di slanci sentimentali, un po' schiavo delle sue
amicizie, sta diventando leader inflessibile, perfino spietato, che in due mesi
ha fatto fuori senza batter ciglio Casini e Buttiglione, poi Storace e la
Santanché, quindi Mastella e consorte, da ultimo Formigoni che aspirava a
presiedere il Senato (toccherà invece a Schifani). Addirittura, ha consentito che su Letta vice-premier si abbattesse il veto di Bossi ("Una resa", secondo Cossiga). Il verdetto di Roma
viene atteso stasera con ansia pure sull'altra sponda. Se Rutelli la sfanga
anche solo per un soffio, Veltroni può sostenere che è questione di tempo, i
risultati verranno alle Europee. La débâcle, invece, avrebbe l'effetto
di spingere nell'angolo il segretario Pd. Il suo più stretto collaboratore,
Bettini, farebbe la fine del capro espiatorio, verrebbe accusato di essere
responsabile del crollo a Roma. Il mugugno interno sarebbe amplificato. E ci
potrebbero essere conseguenze perfino sulla nomina dei due capigruppo del Pd
alla Camera e al Senato. Veltroni confermerebbe volentieri Soro e la
Finocchiaro, un altro anno fino al congresso e poi con calma si vede. Ma è
aperto a valutare altre soluzioni, cominciando da Bersani capogruppo alla
Camera. Ne parlerà stamane all'ufficio politico del Pd. Se poi nel pomeriggio
giungeranno cattive notizie dal Campidoglio, si farà in tempo a cambiare
cavalli.
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Caro Valentino, per
la loro ammirevole semplicità mi hanno colpito due voci, quelle di Aldo
Tortorella, a Firenze il 19 aprile, e di Pasquale Santomassimo, sul manifesto
del 23 aprile. Ne riprendo qualche riga. Tortorella: "Ciò che è stato
rovinosamente battuto in queste elezioni non è stata l'unità della sinistra ma
un suo simulacro. L'unità plurale vuol dire certo riconoscimento della
diversità ma contemporaneamente ricerca di un pensiero e di una pratica condivisi.
Perciò è indispensabile ridiscutere dei fondamenti. Il che non significa
parlare della luna, ma di ciò che preoccupa e angoscia le donne e gli uomini di
questo nostro tempo: lavoratrici e lavoratori, precari e disoccupati, vecchi e
giovani". Santomassimo: "È necessario proporre quello che soprattutto
è mancato in quasi vent'anni di grandi passioni e battaglie, ma anche di
dibattiti ripetitivi e inconcludenti: una idea di società realistica e
praticabile, non confinata in un futuro lontano. Le immagini di lunghe
traversate nel deserto e di viaggi di carovane sono molto belle e poetiche.
Peccato che siano già state usate vent'anni fa, e che abbiano condotto
esattamente al punto di partenza". Se non si parte di qui, aggiungo io,
non si sta da nessuna parte e non si va da nessuna parte. Non parlare della
luna, e ragionare circa un'idea di società realistica e praticabile, non
confinata in un futuro lontano, è però un lavoro molto faticoso; un lavoro che
richiede un'intelligenza e un'umiltà, di cui non dispone nessuno tra gli
attuali dirigenti politici - parlamentari o extraparlamentari. Mi sembra un
lavoro adatto per il manifesto. Giorgio Lunghini Franco Cavalli e Giorgio
Lunghini sono compagni importanti e, da vecchia data, sostenitori del
manifesto. Entrambi tentano e sollecitano una seria analisi del disastro
elettorale in un giorno che potrebbe aggiungere sconfitta a sconfitta. Il voto
di oggi e domani a Roma è molto importante. Perdere di fronte a Alemanno
sarebbe quasi tombale, ma vincere non cancellerebbe i problemi che Franco
Cavalli e Giorgio Lunghini pongono nelle loro lettere. Provo a rispondere a
entrambi, ringraziandoli per i loro interventi. La critica di Cavalli è
radicale: la sinistra non sa più interpretare criticamente i cambiamenti
sociali e di conseguenza (vedi Walter Veltroni) slitta verso il centrismo.
Cavalli, inoltre, dalla sua Svizzera, ci dice che sul federalismo avremmo
dovuto essere più intelligenti e non solo contro la Lega, ma anche per una
realistica interpretazione dell'Italia, il paese "dalle cento città".
E ancora che la fiducia nel popolo avrebbe dovuto incoraggiare i referendum.
Ringrazio in egual misura Giorgio Lunghini e penso che dovrebbero ringraziarlo
anche Aldo Tortorella e Gianpasquale Santomassimo e intervenire anche loro nella
discussione che si è aperta sulle ragioni della sconfitta. Tortorella afferma
che "l'unità plurale" è solo un simulacro dell'unità. Io, un po' più
polemico, ho scritto che l'unità plurale mi fa pensare al dogma della trinità.
Santomassimo insiste sulla necessità di avere "un'idea di società
realistica e praticabile": non un compromesso politicistico e neppure un
sogno confinato nel futuro. Caro Giorgio la crisi del Pci e, quindi, della
sinistra italiana sta proprio nella rinuncia al grande cambiamento e
nell'illusione di potersi adattare ai meccanismi capitalistici senza esserne
travolti. Contemporaneamente le forze che si sono messe insieme
nell'Arcobaleno, e che il manifesto ha sostenuto, per un verso parlavano alla
luna e per l'altro si concentravano sul commercio intestino di posti e di
altro. Giorgio Lunghini ci sollecita ancora a un lavoro faticoso che richiede
intelligenza e umiltà (merci oggi piuttosto rare) e che il manifesto dovrebbe
assumersi. Il suo invito è un segno di stima per i nostri 37 anni di vita
(compleanno il 28 aprile) e vorrei ricordare che il manifesto ruppe con il Pci
sulla questione dell'Urss e aggiungere che la fine dell'Urss segnò la fine o
l'abiura di tanti partiti comunisti. Quanti sono i compagni che si iscrissero
al Pci soprattutto perché aveva l'appoggio di una grande potenza e che si
poteva fare buona carriera? La potenza dell'Urss sollecitava l'opportunismo di
tanti giovani quadri degli anni '60 (penso anche a compagni come Veltroni e
D'Alema). E adesso che fare? Innanzitutto cercare di capire come funziona la
società di oggi (il capitalismo è un po' Proteo ci diceva Franco Rodano) e non
possiamo continuare a ragionare con gli schemi del secolo scorso. Capire per
trasformare, per riorganizzare le forze per un cambiamento realistico e
praticabile. Noi del manifesto abbiamo cambiato sede, ma non finalità.
Valentino Parlato Caro Valentino, da inveterato sostenitore del manifesto e da
ex-parlamentare socialista svizzero, mi permetto alcune osservazioni sul
disastro elettorale della sinistra italiana. Questa sinistra dà l'impressione
d'essere vecchia e stanca, soprattutto perché ha perso la sua caratteristica
principale: il saper interpretare criticamente i cambiamenti sociali. O se dice
di volerlo fare (vedi Veltroni), è solo per meglio giustificare lo slittamento
verso la palude centrista. Tu hai già sottolineato un paio di macroscopiche
deficienze d'analisi. Ne segnalo un paio d'altre, basandomi su esperienze più
vicine alla mia. Così p. es. non si è mai voluto affrontare da un angolo di
sinistra il nodo del federalismo, anche se si sogna Zapatero, che ha fatto di
questo tema un'arma fondamentale contro i conservatori. Si fosse fatto questo
lavoro, non si sarebbe forse gestito in modo sfacciatamente liberista il
problema Malpensa, regalando centinaia di migliaia di voti
a Bossi e Berlusconi. E che dire della schizzinosità nell'affrontare
l'uso della democrazia diretta , arma importante per ricoagulare l'interesse
collettivo di molti soggetti ormai atomizzati? E' solo con quest'arma che noi
siamo riusciti a evitare la maggior parte delle privatizzazioni. Il
manifesto, che è sempre stato antidogmatico, innovativo e non legato a alcuna
setta, è forse una delle poche voci che possono rilanciare un dibattito
critico. Anche per evitare che finisca come è finita molta sinistra storica in
Sudamerica: se mi ricordo bene, a un dato momento in Argentina c'erano una
quindicina di partiti trotzkisti! ps: se tutti gli italiani avessero votato
come quelli residenti in Svizzera, Bossi e Berlusconi
non andrebbero al governo. Forse perché quest'ultimo, anche dai nostri media di
destra, viene descritto come una specie di Caudillo sudamericano. Franco
Cavalli, Bellinzona (Svizzera).
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
La previsione: lista
dei ministri venerdì 9 maggio. L'avvertimento a Formigoni: Castelli è pronto ad
andare al Pirellone quando lo lascerà. L'ammissione: "Non mi volevano? A
me non frega niente di quel posto. Anzi, mi sono tolto un bel peso".
Roberto Calderoli, il leghista della maglietta
anti-Islam e delle battute non proprio politically correct che il Cavaliere non
ha voluto a Palazzo Chigi, spiega com'è andata. Ministro Calderoli,
cosa è successo in via Bellerio? "Semmai, senatore...: fino a che non è
fatta, non lo sono". Dunque, Senatùr? "Eh, no,
quello è soltanto Bossi. Magari... senadur". Ricomincia con le battute? "A noi
interessa l'obiettivo finale e ci si può arrivare con tante strade. Possiamo
viaggiare su una
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Roma ladrona non c'è
più. Sono Milano e la Lombardia che si pappano le poltrone più importanti nel
nuovo governo. Sibila il vento del Nord, ma negli angoli della Pianura Padana è
calma piatta. Guido Crosetto, colonnello piemontese del Partito della libertà,
spera che i giochi non siano già belli che fatti: "Sono sicuro che Silvio
Berlusconi non si dimenticherà del Nord Ovest". Gian Paolo Gobbo, sindaco
di Treviso e numero uno della Lega in Veneto, incassa
soddisfatto il dicastero alle Politiche agricole dato sicuro al veneto Luca
Zaia, ma non gli dispiacerebbe se dal Nord Est spuntasse il nome di un altro
ministro: "Io non guardo alla territorialità, ma un ministro della propria
terra è questione di orgoglio e porta un occhio di riguardo". Il primo
Consiglio dei ministri Berlusconi giura che lo farà a Napoli. Ma nella squadra
di governo l'unico campano dato per sicuro è Elio Vito alla Giustizia. In
compenso i lombardi in lizza per affiancare il milanese Silvio Berlusconi sono
nove, tra indigeni e oriundi. Quattro sono i laziali, due i siciliani, appena
uno per Liguria, Toscana e Puglia. Ci sarebbe spazio per un piemontese appena,
Ferruccio Fazio, nato a Garessio in provincia di Cuneo, quasi sicuro ministro
della Sanità, primario di Medicina Nucleare, carriera tutta al milanesissimo
ospedale San Raffaele. Troppo poco per il Piemonte in ballo con la Tav, in cima
alle infrastrutture che vorrebbe vedere realizzate al più presto il Cavaliere
nato nella milanese via Volturno, casa nella brianzola Arcore ma ancora
residente in via San Gimignano, Milano Sud. Troppo poco per il piemontese
Raffaele Costa, il presidente della Provincia di Cuneo che dieci giorni fa ha
preso carta e penna e ha inviato una lettera a Silvio Berlusconi: "Gli ho
scritto che la Lombardia ha diritto ad avere posti di prestigio in Consiglio
dei ministri. Ma il Piemonte non può essere considerato una terra da
dimenticare". Nessuna risposta per ora dal lombardissimo Cavaliere che
insieme al due volte varesino Umberto Bossi, nato a
Cassano Magnago e residente a Gemonio, ha passato sabato pomeriggio a stilare
il Risiko del nuovo governo. Con grande soddisfazione di - quasi - tutti.
Esclusi gli esclusi. Per appartenenza di partito o residenza anagrafica. Si
lamentano i piemontesi dove il Pdl è cresciuto più che da altre parti. Si
stralamentano i leghisti veneti che han fatto un botto nella loro Regione,
portano a casa un solo ministero sicuro e, come in Lombardia dove continua a
regnare il lecchese Roberto Formigoni, hanno la porta sbarrata da Giancarlo
Galan, che non lascia Palazzo Balbi per andare a Roma. Franco Manzato, uno dei
colonnelli della Liga Veneta, vorrebbe di più, molto di più: "La nostra
rappresentatività al governo è importante per quello che non abbiamo ottenuto
sul territorio". E cita uno studio secondo cui per gli abitanti del
Veneto, gli interessi del territorio sono garantiti al 66% dai leghisti locali,
al 22% dai deputati della Pdl ma addirittura al 71% dai veneti e basta. Insiste
il leghista Manzato: "Abbiamo stravinto le elezioni. Un ministro solo non
basta. Puntiamo alla presidenza della Regione in Veneto, Lombardia e pure in
Piemonte, amministrate dal centrosinistra, dal centrodestra ma non da noi
leghisti". In questa battaglia di campanile, tutti contro tutti anche
nello stesso schieramento, sembra essere messo in discussione il Dna del
centrodestra. Che ha fatto del localismo e del federalismo
- "Il Nord a quelli del Nord", "Padroni in casa nostra" -
uno dei cavalli di battaglia, risultato poi vincente alle elezioni. Berlusconi
dopo la riunione nella sede della Lega in via
Bellerio ha detto di essere "molto soddisfatto". Bossi giura che è stata finalmente "trovata la quadra".
Il siciliano Gianfranco Miccichè racconta di essere entrato pure lui nella
squadra di governo come sottosegretario alla presidenza del Consiglio con
delega per il Mezzogiorno, ma soprattutto che nel nuovo governo c'è "un
buon equilibrio tra Nord e Sud". Cosa che non sembra tranquillizzare il
piemontese Roberto Cota, prossimo capogruppo del Carroccio alla Camera, che per
questa mattina in piazza Carignano a Torino riunirà i deputati e i senatori
leghisti eletti nel Nord Ovest: "Il Patto Subalpino che andiamo a firmare
ci impegna solennemente su alcune tematiche fondamentali per lo sviluppo del
Piemonte, dalla sicurezza alle infrastrutture, dall'autonomia alla difesa delle
imprese". Il milanese Silvio Berlusconi e il varesotto Umberto Bossi sono avvertiti.
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
L'Europa è un
alleato cruciale per spostare l'enfasi politica dalla repressione al trattamento
Grazia Zuffa Protagonismo delle città e politica della droga: ricordate? Agli
inizi degli anni '90, questo binomio ha dato il via al movimento per la
riduzione del danno con la famosa Carta di Francoforte, sottoscritta
da diverse municipalità del Nord Europa. Quasi venti anni dopo, l'idea
travalica l'oceano e dà luogo al Primo Forum delle città europee, dell'America
Latina e dei Caraibi: un progetto finanziato dalla Ue e coordinato dal Cicad
(Commissione interamericana per il controllo dell'abuso di droga) e dall'Oas
(Organizzazione degli Stati americani). Questo primo forum, che si è
svolto a Santo Domingo dal 2 al 5 aprile, è stato incentrato sulle politiche
del trattamento. Le differenze rispetto al movimento delle città nord europee sono evidenti, se solo si pensa al succo della
Carta di Francoforte, per promuovere politiche di tolleranza e ridurre
l'impatto delle politiche penali. Invece, il Forum di Santo Domingo non si
presentava come un movimento riformatore: l'intento esplicito era circoscritto
alla ricerca di collaborazioni e gemellaggi fra le città, oltre i rapporti a
livello di stati. Sarebbe però sbagliato non cogliere la scelta del terreno
politico operata a Santo Domingo, dichiarata nel discorso iniziale di Ann
Chisman (responsabile del settore riduzione della domanda del Cicad): costruire
una piattaforma di advocacy sull'importanza della cura e dell'accesso alle
cure. Un'invocazione che rievoca il piatto forte di Vienna 2008, su cui si è
speso il fronte delle mild policies: modificare l'equilibrio fra repressione e
trattamento (fra riduzione dell'offerta e riduzione della domanda) a favore di
quest'ultimo. Sulla stessa sintonia, a Santo Domingo è risuonata la denuncia
dell'incertezza, se non dell'assenza, di budget per le politiche sociosanitarie,
a fronte della certezza di fondi per la repressione. E del rischio di
"criminalizzare la povertà" se non si scommette su politiche della
droga di inclusione sociale (Romani Gerner, Uruguay). In questa luce si
comprende anche l'importanza della scelta del partner politico, dell'Europa
"riformista" in materia di droga. Primo: prendersi cura delle persone
dipendenti. Si potrebbe riassumere con questo slogan il succo di Santo Domingo.
E secondo: curare invece di punire, nel senso di privilegiare la strada dei
trattamenti alternativi al carcere e delle drug courts, ossia dei
"tribunali della droga". Il tema complesso e delicato è ampiamente
trattato in questo numero dal giurista belga Brice de Ruyver e da Stefano
Anastasia. Sui vantaggi dell'enfasi sul trattamento, si è già detto. Guardiamo
ora ai limiti. Se potenziare il trattamento è la sola via (politica) per
limitare le tough policies (senza intaccare le normative proibizioniste), c'è
il rischio di sopravvalutare il ruolo dello stesso. "Il trattamento
funziona"; "Il trattamento riduce la criminalità legata alla
droga": questi i messaggi di molti interventi di esperti, basati su un
evidente ottimismo della volontà politica. Tutti i tipi di cura funzionano, da
quelli farmacologici, a quelli psicoterapici, alla comunità: con percentuali di
successo che sfiorano l'80%, si è detto (Mandell, John Hopkins University di
Baltimora). Sappiamo però che cifre simili riguardano solo chi completa il
trattamento. Così come sappiamo che offrire al consumatore autore di un reato
la possibilità di curarsi fuori dal carcere è certo una soluzione umanitaria,
meno inutile e crudele del carcere. Ma non è detto che il vantaggio del singolo
si traduca anche in un beneficio collettivo: l'applicazione delle misure
terapeutiche alternative alla prigione ha davvero ridotto la presenza di
tossicodipendenti in carcere? Sembrerebbe di no, anche nell'illuminata Europa.
D'altro lato, la linea del "Primo, il trattamento" permette per il
momento di imbarcare un po' tutto il bestiario politico sull'Arca di Noé della
droga. E di far convivere il sindaco belga di Gent, che guarda con realismo e
spirito di convivenza ad una società permeata dalle droghe, col rappresentante
svedese delle città europee contro la droga, che considera irrinunciabile la
punizione dei consumatori; chi vorrebbe un approccio simile per le droghe
illegali e legali (Romani Gerner), e chi sottolinea il legame fra droga e
terrorismo e vede la repressione come fondamento della democrazia (Lale- Demoz,
rappresentante in Colombia dell'agenzia Onu sulle droghe). Ultimo aspetto, ma
non meno importante: la riduzione del danno. Il tema era presente, ma confinato
ai margini. In Europa, la riduzione del danno si è conquistata il palcoscenico
con l'emergenza eroina; mentre in America Latina la "minaccia" è
sempre stata la cocaina, ha affermato Chisman. Solo ora l'eroina per via
iniettiva comincia a comparire nei paesi latinoamericani, mentre in Europa
crescono i consumi di cocaina. Sarà la paura dell'Aids a far decollare la
riduzione del danno? Forse, ma certo il problema non sta tutto qui, anche
perché la riduzione del danno non è solo siringhe pulite. Nel programma
generale, accanto alla voce "riduzione del danno" c'era un asterisco
in rosso, che rimandava alla "giusta" nozione di Harm Reduction:
centri a bassa soglia, lavoro di strada e prevenzione dell'Hiv. È invece
"specificatamente esclusa da questo progetto - si leggeva - la
partecipazione degli stati membri dell'Oas al finanziamento o alla promozione
delle stanze del consumo e della prescrizione di eroina medica". Tra
Europa e Americhe, c'è ancora di mezzo l'oceano. Anche quando ci si sforza di
accorciare le distanze.
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
La festa è finita,
ora riempiamo le celle". Chi lo ha detto? a) Marco Travaglio; b) Roberto
Castelli. "Bisogna cacciare gli ambulanti e gli abusivi". a) Ignazio
La Russa; b) Filippo Penati. "Senza reagire finisce che i clandestini
entrano nelle nostre case". a) Flavio Zanonato, sindaco di Padova; b)
Ettore Fusco, sindaco di Opera. "Ha visto? Anche a Bologna le fanno.
Certo, viste dai Tg, quelle sembrano ronde buone. Ma sono
uguali alle nostre". a) Leonardo Domenici; b) Roberto Maroni. "La Lega è l'ultimo partito comunista". a) Giulio Tremonti; b)
Giorgio Cremaschi. Chi indicherà le risposte esatte riceverà una tessera
onoraria del nuovo Partito (democratico) del Nord. maramaldo.
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
LA POLEMICA L'arte
maledetta di coltivare la paura La festa è finita: riempiamo le celle",
annuncia trionfante Roberto Castelli, indimenticato ministro della Giustizia
leghista. Evidentemente, nessuno lo ha avvisato che le galere sono già
strapiene: 52.686 detenuti per 43.068 posti. Ma forse il sogno, reso vicino e
possibile dai risultati elettorali, è di ridare vita a Dike Aedifica spa e di
richiamare in servizio l'amico Giuseppe Magni per costruire tante belle, nuove
e costose prigioni. Per Letizia Moratti, pure galvanizzata dalle urne, invece
bisogna ricostruire i Centri di detenzione per immigrati, i famigerati Cpt, che
sarebbero stati "smantellati" dal governo di centrosinistra.
Evidentemente, la sindaca di Milano è rimasta l'unica a credere che l'esecutivo
Prodi abbia tenuto fede al suo programma di governo. Forse distratta
dall'assegnazione dell'Expo 2015, che sfamerà tanti appetiti, non si è accorta
che i Cpt funzionano a pieno regime e che, anzi, pure le coop "rosse"
si sono prestate a gestirli. Pecunia non olet. Del resto, ora usa dire che la
repressione e la sicurezza non sono né di destra né di sinistra. Tanto che
anche nella democratica Bologna si è dato il via a ronde di volontari che
supporteranno le forze dell'ordine. Ce n'era evidentemente bisogno, dato che,
come noto, in Italia c'è il record mondiale per numero di forze di polizia e
per numero di addetti alla sicurezza. Ma questo è il Vento
del Nord, che spira impetuoso. Inseguire la Lega sul suo
terreno è l'imperativo che pare essersi dato il centrosinistra dopo la batosta
elettorale. Che quel terreno, oltre che incivile, sia infido e del tutto
improduttivo e controproducente rispetto agli stessi obiettivi dichiarati, non
pare interessare il partito di Veltroni. E neppure vengono ascoltati gli
ammonimenti dei più avvertiti, come il sindaco Pd Sergio Chiamparino: "se
si coltiva troppo la paura appaiono inevitabilmente i fantasmi". Fantasmi
che rischiano di trasformare il prossimo futuro in un incubo orwelliano, una
sconfitta elettorale in una resa senza condizioni.
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
AIUOLA CAVOUR E VIA
COTTOLENGO A ORBASSANO E IVREA SI VOTA DALLE 7 ALLE 15 FAR VINCERE IL DIALOGO
IN 9 SETTIMANE EMERGENZA ROM IL SINDACO: "INTERVENTI GRADUALI MA LA
SOLUZIONE NON SONO LE RUSPE" MATRIMONI COMBINATI E TRUFFE PER DIVENTARE
ITALIANI Mario Virano * All'interno IL GIALLO Folla in due piazze cittadine per
la Pasqua ortodossa Spiagge e montagne meglio dei ballottaggi Ecco il piano
sgomberi secondo Chiamparino Se il bigamo sposa la nonna Assalito dalle pulci
sul treno Romeno avvolto dalle fiamme: è in coma Cota: basta perdere tempo, i
campi vanno smantellati Ricoverato al Pronto soccorso Guariniello apre un nuovo
fascicolo Monica Perosino Claudio Laugeri Una nuova area extraurbana,
attrezzata e lontana dalle case, dove poter meglio governare il fenomeno. E'
l'ultima richiesta che il sindaco Chiamparino ha girato al nuovo Prefetto la
mattina del 25 aprile, durante la cerimonia al Cimitero Monumentale, ottenendo
la promessa di massima collaborazione. La premessa, spiega il sindaco, è che
certe situazioni non si risolvono a colpi di ruspa: "Usando azioni di
forza di quel genere il problema non si elimina, ma al massimo si sposta e va
ad assillare un'altra zona. Bisogna agire su più fronti, sulle dinamiche
iniziali". Chi invece perora l'intervento delle ruspe
è la Lega Nord. Roberto Cota, segretario regionale del partito di Bossi, non ha dubbi: "Stop al buonismo della sinistra. La gente
chiede risposte concrete, specie sulla sicurezza". Minucci e Mondo ALLE
PAGINE 56 E 57 Di matrimoni celebrati per sistemare se stessi e la propria
famiglia è piena la storia. Ed è più o meno a questa
"tradizione" che deve essersi ispirato un cittadino marocchino deciso
a migliorare il futuro suo, dei suoi numerosi figli... e di sua moglie, quando
ha sposato, civilmente, a Torino, una donna italiana che avrebbe potuto essere
sua nonna: un piano di bigamia ben architettato per stabilirsi in Italia. La
vicenda comincia alcuni anni fa quando il futuro bigamo, quarantenne,
clandestino, presenta una falsa dichiarazione di stato libero e sposa una donna
nata alla metà degli Anni Venti. Martinengo A PAGINA 59 Grandissima affluenza
di fedeli sabato sera per le messe pasquali solenni del rito ortodosso, con la
spartizione della luce, il Canone Pasquale e la Divina Liturgia Eucaristica. La
prima celebrazione è incominciata alle 23 all'aiuola Cavour, la seconda nel
cortile di via Cottolengo 26. La folla ha incominciato a radunarsi nelle due
zone molto prima dell'inizio delle cerimonie religiose: un modo per stare
insieme e festeggiare la Pasqua scambiandosi auguri e le tradizionali uova
rosse. Il ballottaggio per le elezioni amministrative ha ricevuto meno
attenzione rispetto al doppio appuntamento elettorale (politiche e
amministrative) di due settimane fa. Alle 22, a Orbassano aveva votato il 44,3
per cento degli aventi diritto. Elettori in calo anche a Ivrea, dove la
percentuale di votanti, alla chiusura dei seggi, è stata del 43,4 per cento. E'
pur vero che il "ponte" del 25 Aprile, favorito dal bel tempo, ha
indotto molti a sfruttare l'occasione per gite fuoriporta, con la possibilità
di andare ancora alle urne oggi (dalle 7 alle 15). Ma il calo d'affluenza potrà
avere peso soprattutto a Orbassano, dove i sondaggisti faticano a capire chi
vincerà tra il sindaco uscente Carlo Marroni (centrosinistra) e Eugenio
Gambetta (Pdl, già consigliere d'opposizione). A Ivrea sono opposti Carlo Della
Pepa, per il centrosinistra, e l'avvocato Pio Coda, separati da 2600 voti. Il
13 febbraio il "Tavolo Politico" di Palazzo Chigi ha dato
all'Osservatorio un duplice mandato e una scadenza al 30 giugno. Per quella
data dobbiamo completare l'esame del Nodo di Torino per verificarne la capacità
di assorbire l'incremento di traffico pendolare dal 2012 e di quello merci dal
2009 (a lavori finiti nel tunnel storico del Frejus); siamo a buon punto e
rispetteremo l'impegno. Il secondo mandato ci chiede di definire uno scenario
territoriale per la Valle di Susa e l'Area metropolitana comprensivo del nuovo
collegamento Torino-Lione confrontandolo con la situazione attuale. E' il tema
più delicato, che include la questione tracciati come era previsto fin dal 23
novembre 2006 nell'Agenda dell'Osservatorio concordata con i sindaci. Al di là
dei convincimenti personali e dei legittimi dubbi, sta ai sindaci decidere se
essere protagonisti con l'Osservatorio o rinunciarvi lasciando ad altri questo
ruolo. Nel primo caso, ne sono certo, le risultanze dell'Osservatorio saranno
considerate fondamentali dal governo, dal Parlamento, dalla Francia e dalla Ue,
e si dimostrerà che il confronto con gli Enti locali è l'unica via per
risolvere i problemi dei territori; in caso contrario si darà ragione a chi
ritiene il dialogo una perdita di tempo e sostiene che le volontà politiche
vanno affermate con altri metodi. Ecco la sfida delle prossime 9 settimane. *
Commissario Straordinario del governo per il collegamento Torino-Lione.
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Giorgio Bignami È in
continuo crescendo, in Gran Bretagna, la tensione creata dalle spinte del
governo Brown per riportare la cannabis dalla classe C ("solo" sino a
due anni di galera per semplice possesso della sostanza, sino a 14 per spaccio)
alla B (sino a 5 anni per possesso). A parte le pressioni nelle sedi politiche
e mediatiche, Brown & Co. procedono a sempre più energiche esortazioni -
oramai vere e proprie intimidazioni - dirette all'organo consultivo competente
(Advisory Council on the Misuse of Drugs, Acmd), affinché riveda le sue dotte
valutazioni che qualche anno fa avevano consentito di derubricare la cannabis
dalla classe B alla C. Il lettore di Fuoriluogo già sa che oltre agli esperti
dell'Acmd, contro la pericolosità della cannabis si sono ripetutamente
pronunciati anche molti altri illustri scienziati e medici di tutto il mondo; e
persino i vertici della polizia britannica, i quali ancora poco fa lamentavano
l'intralcio di altre e più importanti attività causato dall'obbligo di dare la
caccia agli innumerevoli innocui spinellisti. Il lettore sa anche dei clamorosi
pentimenti più recenti, come quello del quotidiano The Independent, passato di
botto dai suoi precedenti giudizi di non pericolosità della cannabis a un
truculento terrorismo proibizionista: un proibizionismo che invoca misure
repressive in base alla presunta generalizzazione del consumo di skunk - il
prodotto a più elevato contenuto di cannabinoidi - e al presunto legame tra
assunzione di cannabis e disturbi mentali gravi. Come nelle sceneggiate di
certe sette fondamentaliste d'oltre oceano, fedelmente rappresentate nel film
Il petroliere, un pentito tira l'altro. Infatti anche i poliziotti britannici,
annusato il vento politico e mediatico, hanno voltato gabbana unendosi al coro
delle richieste di far risalire la cannabis dalla classe C alla B (vedi il
lancio Bbc News del 3 aprile e la corrispondenza da Londra di Francesca
Marretta su Liberazione del 4 aprile). Chiudiamo queste note non sapendo se da
qui all'uscita di Fuoriluogo a fine mese l'Acmd avrà varato il suo nuovo parere
richiesto dal governo, previsto entro la fine di aprile. Quindi si possono fare
solo supposizioni. Riusciranno i nostri eroi dell'Acmd a resistere alle
pressioni politiche e mediatiche? Se confermeranno il loro parere di lasciare
la cannabis dove ora si trova, e se il governo Brown ingranerà la retromarcia,
si tratterà di una grande vittoria, di un chiaro segnale per tutti quei paesi,
come il nostro, che genuflessi di fronte a Bush seguitano a inasprire le loro
politiche proibizioniste e repressive. Se invece cederanno, sarà morta e
sepolta l'autonomia di uno dei più prestigiosi organi tecnico-scientifici di
uno dei pochi paesi ancora discretamente garantisti, e molti non mancheranno di
approfittare di un tale precedente. Infine, se la banda Brown dovesse riportare
la cannabis in classe B contro il parere dell'Acmd - e sarebbe la prima volta
nella storia inglese moderna - allora possiamo aspettarci il peggio del peggio:
cioè quanto meno la ulteriore "legittimazione" della Fini-Giovanardi,
così palesemente anticostituzionale ma lasciata intatta in due anni di centro-sinistra
e da qui in avanti gestita senza freni dai lacché di Berlusconi, Bossi e Fini: magari - si vedrà proprio con il ballottaggio a Roma -
anche col sostegno di un Governatore in camicia nera sui Colli Fatali,
sinistramente accolto, come nel profetico Salò di Pier Paolo Pasolini, dalle
note di quell'inno tanto caro al Duce degli italiani, "Sole che sorgi
libero e giocondo".
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Le ruspe, ci
vogliono le ruspe. Altrimenti si continua a girare intorno al problema".
Parola di Roberto Cota. Interpellare il segretario
regionale della Lega Nord e probabile capogruppo alla Camera sulla questione-nomadi è
come sventolare il classico drappo rosso davanti al toro. Il tema è parte
integrante delle misure per la sicurezza vergate nel "Patto
subalpino" che i parlamentari piemontesi del Carroccio sottoscriveranno
stamane prima di volare a Roma. Insomma: i campi nomadi vanno chiusi.
"E' l'unico modo per dare un segnale concreto ai torinesi e sgomberare il
tavolo da un grosso equivoco". Quale sarebbe? "Il concetto stesso di
nomadi. Dove sono i nomadi? Abbiamo a che fare con soggetti ormai stanziali che
della loro tradizione salvaguardano solo gli aspetti più convenienti. Altro
equivoco. Sento parlare di "campi": sarebbe più corretto definirli
baraccopoli di immigrati clandestini, epicentro di disagio e di tensioni. Per
tacere delle forme delinquenziali e dei casi di sfruttamento minorile. Quando
va bene si tratta di Rom, sdoganati dall'ingresso del loro Paese nell'Unione
europea". Con questi che si fa? "Bisogna espellere anche loro: chi
entra in Italia o dimostra di avere una casa e un reddito oppure torna da dove
è venuto". Nessuna distinzione tra campi regolari ed abusivi?
"Parlare di campi regolari è un modo per legalizzare l'illegalità".
Non le sembra di farla un po' troppo facile? "Se i sindaci non hanno i
poteri per agire li chiedano a Roma. Però bisogna volerle, le cose. Crede che
se il Comune decidesse di praticare la tolleranza-zero i torinesi non
capirebbero? Ma questo non appartiene al Dna della sinistra. Noi diciamo: stop
al falso buonismo. Oltretutto, tali insediamenti finiscono per sommare disagio
a disagio penalizzando aree della città svantaggiate. Mica li mettono in
centro, i campi-nomadi". In pratica, sta dicendo che la linea seguita
finora è fallimentare. "Lo dicono tutti gli elettori che hanno premiato la
Lega. Domani (stamane per chi legge) ribadiremo i
nostri impegni davanti a Palazzo Carignano". Si riferisce al "Patto
subalpino"? "Per restare alla sicurezza, uno fra i temi, abbiamo le
idee chiare: chiusura dei campi-nomadi, poteri ai sindaci contro i clandestini,
parificazione dei vigili alle forze dell'ordine, certezza della pena, no ad
ogni ipotesi di indulto... Il documento, su carta pergamena, verrà sottoscritto
dai parlamentari ed esposto nella nostra sede". Una riedizione del
"contratto con gli italiani" firmato da Berlusconi nel '94? "Noi
firmeremo davanti ai cittadini, non davanti alle telecamere. Il nostro Patto
avrà il carattere della solennità".
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
REPORTAGE Massimo
Numa INVIATO A PADOVA Ivolontari dei Com.Res di Padova, acronimo di
Commercianti e Residenti, sono andati a "scuola", prima di iniziare a
pattugliare le downtown di Padova; i "professori" sono esperti,
tecnici della sicurezza. Li hanno istruiti a dovere sui limiti dell'azione, per
evitare guai con la legge. E il presidente nazionale del coordinamento delle
ronde dei volontari verdi, Mario Borghezio, spiega che saranno organizzati dei "corsi
di formazione" per tutti i volontari, in tutte le Regioni del Centro Nord,
Emilia-Romagna compresa. Lezioni di logistica, di diritto penale e anche gli
aspetti più tecnici non saranno trascurati. Come usare le radio, come muoversi
nelle zone pericolose, come affrontare i soggetti criminali e le varie
emergenze. Come gestire un ferito o sostenere uno scontro fisico,
un'aggressione. Come si organizza un pattugliamento, in auto a o piedi. Cos'è
un rastrellamento e come si realizza. Infine i rapporti con le forze
dell'ordine, aspetto abbastanza delicato. Non sarà un addestramento
para-militare ma "non si può andare nelle strade, senza avere, almeno, un
minimo di preparazione, per esempio conoscere le procedure da seguire in caso
di un attacco. Abbiamo già avuto nelle nostre file - spiega l'esponente della Lega Nord - poliziotti e carabinieri
che, senza mai apparire, avevano addestrato i nostri volontari. Ricominceremo
da lì. All'inizio, i "poliziotti verdi" saranno presenti nelle
squadre, durante le azioni. Quando ci saranno professionalità adeguate, allora,
saranno nominati i responsabili delle varie unità e costituita una gerarchia,
in modo da evitare fughe in avanti. E potremo agire da soli". Gente
decisa, a Padova. "Arresteremo noi chi ruba, rapina o spaccia droga".
Parola dei rondisti dei Com.Res. Adesso si fa davvero sul serio. Fine del
folclore, delle passeggiatine serali con la fiaccola e le bandierine colorate.
Basta carrozzine e Fido al guinzaglio. Per i criminali - di ogni razza - che
occupano da anni interi quartieri di Padova, è scattata l'ora X. Giovedì notte
si parte con una maxi-ronda composta da 150 persone divise in squadre,
affiancate da vigilantes armati di pistola. Sarà un rastrellamento studiato con
cura, da mesi, e senza lasciare nulla al caso. Ultima barriera: l'articolo 380
del Codice di procedura penale. Dispone che l'arresto obbligatorio in flagranza
può essere eseguito nell'ipotesi di delitto non colposo, consumato o tentato,
per il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non
inferiore nel minimo di 5 anni e nel massimo a 20 anni. All'arresto, può
procedere "ogni persona", dunque anche il privato cittadino, purché
si tratti di delitti perseguibili d'ufficio. "In questo caso, la persona
che ha eseguito l'arresto deve , senza ritardo, consegnare l'arrestato e le
cose costituenti il corpo del reato alla Polizia Giudiziaria, la quale redige
il verbale dell'avvenuta consegna e ne rilascia copia all'interessato (art. 383
c.p.p.)". Premessa noiosa, forse, ma necessaria. Dunque, i rondisti
possono bloccare un malvivente, "responsabile, per esempio, di furto
aggravato, rapina o spaccio di quantità non modiche di droghe", elenca
puntiglioso Massimo Pellizzari, il presidente del Com.Res., tra i promotori più
convinti sulla necessità di istituire una "polizia civile". Finita,
almeno qui nel Nord-Est, la mite stagione delle perlustrazioni-passeggiate,
armati solo di fischietto (per dare l'allarme, se c'è qualcosa che non va) e il
cellulare per avvertire il 113, come tuttora avviene, da anni, a Torino. A
Porta Palazzo. E' iniziata una nuova era. Il Comune di Monselice, Padova, ha
stanziato 20 mila euro per arruolare guardie armate private da destinare al
controllo del centro. Il modello è lo stesso del Com.Res. Che fa da apripista.
A livello nazionale. Da Padova a Verona. Qui, nel '98-'99, le ronde leghiste
(non solo) avevano fatto discutere. La città era segnata dalla presenza di
pusher e tossicomani, il centro storico trasformato in un accampamento. La
giunta della Lega Nord, guidata da Flavio Tosi, è
passata all'azione. Oggi la stazione ferroviaria, una delle aree più critiche
in passato, sembra ripulita. Non c'è traccia di sbandati e balordi. Merito
della videosorveglianza e dei continui controlli dei vigili urbani, soprattutto.
"Le ronde, qui - dice secco il segretario della Lega,
Matteo Bragantini - non servono più. Il Comune ha deciso, in questi giorni, di
assumere altri 40 vigili urbani. In modo diretto, con i tempi burocratici
ridotti al minimo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Verona è
cambiata, radicalmente". In provincia, idem. Ad Oppeano, il sindaco
Alessandro Montagnoli, neo-eletto, voleva pure distruggere la moschea, oltre
che affidare - pure lui - la sicurezza del paese anche alle guardie private.
Non solo ronde. Nel Veronese, sindaci e assessori, compreso l'assessore
provinciale alla Sicurezza, Giovanni Codognola, hanno le idee chiare: via i
Rom, via i clandestini e gli stranieri delinquenti. A Milano, nel Lodigiano,
c'è voglia di chiudere, una volta per tutte, con la criminalità. E a Torino,
Borghezio, freme dalla voglia di ricominciare: "Ripartiamo alla grande,
abbiamo già molte richieste di organizzare di nuovo le ronde. Tra i primi
target, Tossic Park. Poi c'è solo l'imbarazzo della scelta. Anche se, con un
ministro come Maroni, potremo dormire sonni più
tranquilli. Affiancheremo le forze di polizia, senza sostituirci a loro. Le
promesse della giunta Chiamparino di intervenire sulla sicurezza sono rimaste,
appunto, promesse. Mai realizzate".
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Effetti a catena dal
risultato della sfida Rutelli-Alemanno. Nel primo giorno calo del 12 per cento
dei votanti alle comunali Pd e governo, il verdetto di Roma Veltroni col fiato
sospeso, Berlusconi ancora alle prese con la lista dei ministri Il verdetto
della sfida tra Alemanno e Rutelli viene atteso con ansia dai due leader che si
sono dati battaglia per il governo. Nonostante il forte calo dei votanti (meno
12 per cento alle comunali nel primo giorno), a seconda che vinca l'esponente
di An o il vicepremier uscente, gli effetti si faranno sentire sia per
Berlusconi sia per Veltroni. Il Cavaliere infatti deve
ancora completare la lista del suo governo, che secondo Calderoli sarà pronto entro il 9 maggio, mentre il segretario del Pd teme
forti contraccolpi nel partito in caso di una sconfitta per il Campidoglio. DA
PAG. 2 A PAG. 5.
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Luigi La Spina
MILANO PREDONA Il prossimo governo, programmato sull'asse che congiunge la
villa di Arcore con la sede della Lega in via
Bellerio, avrà come vera camera di decisione la cena del lunedì sera con i
quattro convitati: Berlusconi e Bossi, i leader dei
partiti che hanno vinto le elezioni, accompagnati dai ministri dell'Economia e
dell'Interno, Tremonti e Maroni. E
il vento del Nord che avrebbe dovuto spazzare il malcostume burocratico e
clientelare di tutta la nazione si è trasformato in una tromba d'aria che ha
attirato sulla sola Lombardia ben 9 ministri su 12, lasciando a Est, al Veneto,
un solo rappresentante e a Ovest, al Piemonte, neanche uno. Siamo
passati da "Roma ladrona" a "Milano predona"? Espressa
nell'icastico e sbrigativo gergo alla moda, quello della coppia Bossi-Grillo, è questa l'impressione che si ricava dalla
nuova fisionomia del potere in Italia. A questo punto, bisogna mettersi
d'accordo. O il localismo, con la sua ossessione di rappresentanza territoriale
degli interessi, non è un valore significativo. Allora, lo si può sacrificare
tranquillamente non solo agli equilibri partitocratici della maggioranza, ma
pure alle idiosincrasie e alle vanità personali dei singoli. Oppure è il nuovo
"mantra" della rinnovata politica italiana, scoperto e celebrato come
la medicina vincente per la nostra anemica democrazia. Messaggio così
rivelatore delle intenzioni governative, ad esempio, da giustificare lo
spostamento a Napoli del primo Consiglio dei ministri per simboleggiare la
vicinanza dell'esecutivo ai problemi della Campania sfigurata dalla spazzatura.
Allora, appare ancor più contraddittoria e incomprensibile una scelta che
trascura il criterio di una sia pure approssimativa proporzione territoriale
nel nuovo ministero. È certamente giusto sfuggire alle trappole del provincialismo
piagnone e, magari, all'ascolto troppo partecipe dei lamenti per le ambizioni
deluse. Più utile, lo si ripete sempre in questi casi di comparazioni
geografiche svantaggiose, cercare di capire i motivi di certe scelte e quindi
approntare, se possibile, le cure perché, in futuro, i criteri possano
cambiare. Per sgombrare il campo da superficiali ma errate giustificazioni
elettoralistiche, occorre subito escludere l'ipotesi di una
"punizione" per l'esito del voto: in Piemonte, eccetto il caso di
Torino, il Pdl è andato benissimo e la Lega ha più che
raddoppiato i consensi. Nel Veneto e in Friuli il successo dei due partiti è
stato notevole ed è culminato persino con la sconfitta simbolica del
governatore Illy, che pure ha fama di ottimo amministratore. Le ragioni di
questa clamorosa sottorappresentanza sono, dunque, più profonde e più antiche.
I parlamentari piemontesi, da molto tempo, non sanno fare "lobby" per
la loro Regione. Questo atteggiamento, che pure ha aspetti non tutti riprovevoli
sul piano del costume politico e, forse, è anche sintomo di una maggiore
coscienza nazionale, penalizza meno i rappresentanti del centrosinistra, perché
costoro hanno più forti e tradizionali legami con i loro partiti. Indebolisce
di più la classe dirigente dell'attuale maggioranza perché, con qualche
eccezione, è più nuova, meno esperta e più lontana dai centri di potere che
contano. Nel Veneto e, in generale, nell'Est d'Italia si sta verificando un
fenomeno che potrebbe ricordare l'assetto territoriale dell'antico Pci. Quando
l'Emilia custodiva la cassaforte dei voti e della potenza economico-finanziaria
di quel partito, esprimeva bravi e popolarissimi amministratori, ma i dirigenti
nazionali comunisti erano scelti prevalentemente in Piemonte o in Sardegna. L'eredità
dei nipotini di Rumor e di Bisaglia è passata in parte alla Lega
e in parte al Pdl. Ma il doroteismo democristiano era molto debole nel pensiero
e molto forte nell'occupazione del potere nazionale. Al contrario, ora quelle
terre sembrano la culla dell'ideologismo leghista e liberista, dagli assalti in
piazza San Marco agli scioperi fiscali del "popolo delle partite
Iva", ma appaiono incapaci di trasferire al governo del Paese il peso
della loro forza, in termini elettorali e in termini di interessi. Insomma,
all'epoca della "Balena bianca" la questione del passante di Mestre
sarebbe già stata risolta da tempo. Ecco perché le decisioni di Berlusconi e di
Bossi per la composizione del nuovo governo non si
spiegano con l'arbitrio di generali che privilegiano colonnelli provenienti
dalla loro regione, ma sono l'effetto, censurabile finché si vuole, di una
debolezza strutturale della classe dirigente piemontese e veneta nelle schiere
del centrodestra. Sarà un caso, ma qualche volta il destino è beffardo: le
speranze per l'Alta velocità Torino-Lione e quelle per la marmellata di
traffico a Mestre saranno affidate, a questo punto, solo al nuovo commissario
europeo per i Trasporti Antonio Tajani, romano e pariolino doc. Vuoi vedere
che, stavolta, "Roma ladrona" ci restituisce il maltolto?.
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
AL TOP Rock City
addio "Sono ormai passati 18 anni da quando entrai per la prima volta a
Rock City. Ero particolarmente giovane e impressionabile e il salotto demodé
che mi si parò davanti agli occhi, mi fece sognare. Oggi, appena raggiunta la
maggiore età, l'ultimo mostro sacro della notte torinese, è pronto a chiudere definitivamente
i battenti". L'attuale gestore Marco Bossi ricorda questi 18 anni di avanguardia musicale e sperimentazione
artistica. Qui è nata Vanity; il martedì "Non solo donne" di Monica,
in collaborazione con il Pineta di Milano Marittima; lo storico Venerdì 10x10.
Da questa consolle sono passati alcuni tra i migliori dj nazionali e mondiali
facendo ballare un pubblico che sempre ha amato il sound di qualità. Nel
locale di corso Dante 19 si è sempre respirata quell'atmosfera di festa
contagiosa, tipica dei migliori club internazionali con i quali Rock City ha
spesso collaborato, dagli ibizenchi Space, Pacha e Dc10, al londinese Ministry
of Sound, oltre ai nostrani Pineta, Toqueville e Billionaire. Dopo 18 anni,
anche la discoteca che era riuscita a colmare il grande vuoto lasciato dalla
fine dello Studio 2, deve chiudere i battenti. Al suo posto sorgerà un
complesso residenziale, che per il momento continuerà almeno a inglobare la
palestra Sport City. Ci sono ancora due occasioni per salutare il Rock City.
Sabato 26 è di scena il "closing party" targato Vanity, con i djs
della scuderia e la tipica animazione trasgressiva dell'organizzazione
torinese. L'ultima festa di mercoledì 30 è affidata alla neonata famiglia 10x10
- Prince. Bye Bye Rock City porterà in consolle tutti i dj torinesi che i
questi anni hanno suonato nel club, con un rapido turn over di 10 - 15 minuti
ciascuno. La serata sarà ad open bar e presenterà un'ultima novità: tempo
permettendo verrà allestito uno spazio esterno di decompressione, un'area chill
out raggiungibile passando attraverso un corridoio di tessuti. Nel
"finally bye bye" al locale sarà coinvolta anche l'Associazine Amici
di Jean, fondata tra gli altri da Gianluigi Marino, storico organizzatore della
serate del Rock City, per tutto l'arco degli Anni 90. \.
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
CHI MUORE AL LAVORO.
Fino al 18 maggio alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (via Modane 16)
mostra sulla tragedia ThyssenKrupp. Ingresso libero. Info: 011/4423672.
GIANCARLO RONCAGLIA. In "Piazza dei Mestieri" (via Jacopo Durandi 13)
la personale fotografica del critico e giornalista musicale, memoria storica
del jazz in Italia. Orari: mar-sab 19/24. LORENZO MARCUCCI. Fino al 15/5 da
Artevision (via S.Giulia 14/c, or.: 15/19) "Censored Photos" e
"Oops!...I did it again". GANDHI. "La mia vita è il mio pensiero
- MK Gandhi", dedicata al leader spirituale indiano; fino al 20/5 nel
cortile del Rettorato. Orari: 7,30-16 (da v.Po 17) 7,30/19,30 (da v.Verdi 8).
PORTRAITS DES MAINS. A "Mood Libri e Caffè" (via Cesare Battisti 3/E)
fino al 6 /5, Jun Sato. CHIAPAS. Al Gruppo Abele (c.so Trapani 91/b), fino al
30/6, 200 foto raccontano il Messico. Due mostre collaterali nella Media
Baretti (v. Santhià, 76) fino al 30. LUOGHI DIMENTICATI. Fino al 16/5 da
Gilgamesh (p.za Moncenisio 13/b) "Tribù del Badnightcafè" (mar-sab
20,30/3). VIVI TORINO. Al circolo La Cadrega (via P. Clotilde 23/b) fino al
28"Vivi Torino", foto di A. Castellucci, M. Lo Russo, R. Teora. IN
VIAGGIO. Fino al 10/5 da Tucano Viaggi (p.zza Solferino 14/g) immagini
direportage di Guido Barosio e Valter Carasso. TE' NEL DESERTO. Al
Circolovizioso (via S.Bernandino 34/c), Silvia Sales "Te nel
deserto". fino al 26 (mar-sab 18,30/2). CUBA LIBRE. Allo Shortbus Cafè,
via G. Ferrari 5/I, prosegue fino al 9 maggio la mostra di Maurizio Turinetto.
Info: info@shortbuscafe.it; www.shortbuscafe.it CHE SCATTO! In via via S.
Francesco da Paola 3, collettiva con oltre 40 fotografi. Sino al 25/9. IL SOLE
NELLE MANI. Grugliasco. Alla Fnac de Le Gru, sino al 27 aprile, foto di Mario
Cresci. ITALIAN CINEMA DIVAS. Ciriè, c.so Martiri 33. Fino al 30/4, immagini di
grandi attrici italiane. PAESAGGI DESIDERATI. Pinerolo. Al Salone dei Cavalieri
(via Giolitti 7) fino al 30 aprile, 110 scatti legati alla natura. ALBERI
D'INVERNO. Caselle. Lunedì 28alle 21 al Circolo Fotografico Casellese (via
Madre Teresa di Calcutta 55) s videoproiezioni: Cesare Cerutti "Alberi
d'inverno", Patrizio Colucci "Nomadi in concerto", Giovanni
Coizza "Il Cervino e la sua valle". L'UOMO PER CUI TORNAI.
Moncalieri, UGC Ciné Cité 45° Nord, via Postiglione - zona
industriale Vadò. Fino al 30 foto di Bolivia, Brasile e Madagascar di Stefano
Stranges e Alberto Albano e foto di Teresa e Antonio Retta. GEORGIA, I MILLE
VOLTI DELL'INDIPENDENZA. Foto di Maurizio Gjivovic che documentano i numerosi
centri collettivi che ospitano profughidell'Abkhazia e dell'Ossezia. Dal
28 al 5/5 al Pueblo, c. Palestro 3, dal mercoledì al sabato dalle 22 in poi.
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
ASTI Ballottaggio
alla Provincia L'affluenza è in calo Calo di partecipazione, secondo le
previsioni, rispetto al primo turno, nel primo giorno di voto al ballottaggio
delle Provinciali di Asti. Alle 12 aveva votato il 9,48%, contro il 15,29% di
due settimane fa. La percentuale più alta a Corsione (21,21%), quella più bassa
a Montabone (5,40%). Alle 19 la cifra era cresciuta al 24,97% nella provincia,
e al 25, 16% nel capoluogo, mantenendosi comunque ben lontana dalle cifre del
primo turno (45,3 in provincia, 44,7 in Asti città). Il comune in cui si è
votato di più risulta Moasca (42%) quello in cui si è votato di meno Rocchetta
Palafea (15,1%). Gli astigiani potranno esprimere il loro voto per scegliere il
nuovo presidente della Provincia ancora oggi, dalle 7 alle 15. Sono in corsa al
ballottaggio la parlamentare Maria Teresa Armosino, sostenuta
da Pdl e Lega Nord, e Roberto Peretti, sindaco di Villanova che può contare
sul sostegno di Pd e Italia dei Valori. Il voto al primo turno ha assegnato ad
Armosino il 44,1% di preferenze, allo sfidante il 26,4%. Gli appelli finali dei
candidati e dei partiti hanno cercato anche di richiamare gli astigiani al
diritto-dovere del voto. Il timore dell'astensionismo è forte. Il 12 e
13 aprile l'affluenza era stata del 76,1%, ma tradizionalmente il ballottaggio
registra, in misura più o meno consistente, una certa disaffezione al voto.
Alle urne sono chiamati 179.496 aventi diritto al voto (86.259 maschi e 93.237
femmine) di cui 60.385 nel capoluogo. Si vota nei 266 seggi allestiti in tutto
l'Astigiano (78 sono nel capoluogo). Lo spoglio delle schede s'inizierà subito
e nel tardo pomeriggio si conoscerà il nome del vincitore che siederà sulla
poltrona lasciata libera a fine febbraio dal dimissionario Roberto Marmo, che
si era presentato alle politiche per la camera, senza risultare eletto. Alla
coalizione collegata al presidente eletto andranno 14 consiglieri, mentre i
restanti 10 saranno appannaggio delle altre coalizioni. \.
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il quesito La
successione nell'affitto all'inquilino defunto L'art. 6, legge 392/'78 prevede
che, in caso di morte dell'inquilino, gli succedano nel contratto il coniuge,
gli eredi ed i parenti ed affini con lui abitualmente conviventi. La norma
risale all'equo canone e non è stata abrogata dalla riforma delle locazioni
abitative (legge 431/1998); intende garantire un'abitazione ai residui
componenti della comunità familiare o "parafamiliare" dell'inquilino,
a patto che fossero abitualmente con lui conviventi, per tutelare la comunanza
di vita che si era instaurata, per dimostrare la quale le risultanze
storico-anagrafiche (dimostranti la comune residenza) sono meramente
presuntive. La Cassazione ha chiarito il concetto di convivenza con il
conduttore defunto, a cui è subordinata la successione nel contratto di
locazione; la sent. 11-02-2008, n. 3251, indica che deve trattarsi di una
situazione complessa, caratterizzata da una convivenza "stabile ed
abituale", da una "comunanza di vita" (tra inquilino defunto e convivente),
preesistente al decesso. Tale situazione non è riscontrabile qualora il
pretendente successore che si sia trasferito nell'abitazione condotta in
affitto (dal soggetto poi defunto) lo abbia fatto solo per assistere il
conduttore stesso e quindi per ragioni transitorie. In caso di permanenza da
parte di tale soggetto privo dei requisiti (contro la volontà del locatore), si
avrà occupazione senza titolo di un cespite immobiliare altrui, ed il danno
subito dal proprietario è in re ipsa, discendendo dalla perdita della disponibilità
del bene e dall'impossibilità di affittarlo a terzi. In tal caso l'entità del danno sarà stabilita dal giudice sulla base di
elementi presuntivi, con riguardo al valore locativo del bene usurpato, cioè
alle differenze tra il canone versato (dall'occupante senza titolo) e quello di
mercato accertato e ricavabile per il periodo di mancato rilascio. Ha
collaborato PIER PAOLO BOSSO Confedilizia.
( da "Stampa, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
I serial, attrazione
fatale dei grandi del cinema Così la Close diventa la star del "legal
thriller" [FIRMA]CLAUDIA FERRERO TORINO I ruoli da cattiva sembrano
tagliati apposta per lei. O forse è lei che è rimasta imprigionata in parti di
donna infida e crudele, tutto a causa di quel grande successo di fine anni
Ottanta che fu il thriller erotico Attrazione fatale con Michael Douglas. Fatto
sta che Glenn Close non si è risparmiata neppure una dark lady a fumetti come
Crudelia De Mon ne La carica dei 101, vitino stretto, tacchi altissimi,
pettinatura bicolore. I tacchi, che viaggiano inseparabili dai tailleur da
donna in carriera, la Close torna a indossarli anche ora, ennesima star del
cinema prestata alla televisione in un nuovo "legal drama", o meglio
"legal thriller", dove naturalmente lei è il
boss, avvocato glaciale e sofisticato al vertice del più importante studio
legale degli Stati Uniti. Un ruolo, quello in Damages, da mercoledì alle 21 su
Axn, canale Sky, che le ha fatto vincere il Golden Globe come migliore attrice.
"Quando gli scrittori mi hanno presentato la sceneggiatura - racconta
Glenn - continuavano a sottolineare la parola potere. Tutto in effetti
si condensa lì. E nella vita - nota amara - non c'è nessuno che non sia stato
"segnato", tutti siamo stati danneggiati in qualche modo, almeno una
volta". Damages, come già altri telefilm a tema legale dell'era post-Perry
Mason, da Law & Order a Boston Legal, ha sì a che vedere con la giustizia,
ma i personaggi più accattivanti non si trovano certo tra i clienti, piuttosto
stanno all'interno dello studio legale. In quello newyorkese "Hewes &
Associates", specializzato in azioni civili contro le grandi multinazionali,
Glenn Close è Patty Hewes, avvocatessa caterpillar dalle cause d'alto profilo,
manipolazioni di Borsa comprese. Il suo motto: mai patteggiare. A tenerle testa
la giovane Ellen Parsons (Rose Byrne, nel cast di Marie Antoinette di Sofia
Coppola), legale alle prime armi. E tra i co-protagonisti della serie c'è Tate
Donovan, ex star di O. C. Nei 13 episodi prodotti da Sony Pictures Television
Entertainment, le due donne intraprendono una causa milionaria contro Arthur
Frobisher, interpretato da Ted Danson (noto per il ruolo di Sam Malone in
Cheers), cinico uomo d'affari accusato di frode verso i suoi dipendenti
lasciati senza pensione. Negli Stati Uniti, The Hollywood Reporter ha definito
la serie "una partita di poker, piena di bluff e carte che cambiano faccia
sotto i vostri occhi". Carriera e sentimenti si intrecciano e si
contrastano, così come accade nella vita. Un esempio per tutti: quando la
giovane Ellen Parsons cerca di farsi assumere nello studio di Patty Hewes, il
colloquio viene fissato lo stesso giorno del matrimonio della sorella. Che
fare? Il colpo di scena tocca, anche qui, alla glaciale avvocatessa Glenn
Close.
( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai
consultando l'edizione del Fanti, primo cittadino tra '66 e '70: "Sì, i
tanti voti a Bossi dicono che qualcosa però si è
rotto".
( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando
l'edizione del Formigoni, l'ultimo scoglio di Silvio III Berlusconi gli
proporrà la guida del partito, con Bondi ministro alla Cultura. An
"appesa" a Roma di Marcella Ciarnelli/ Roma FORMIGONI E ROMA Sono
queste le due variabili che potrebbero ancora influire sulla composizione del
nuovo governo. Mentre saranno ancora in corso le votazioni per il ballottaggio
tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno, a villa San Martino ad Arcore, nella
tarda mattinata, Silvio Berlusconi riceverà il governatore della Lombardia per
discutere del suo destino politico per i prossimi due anni. Ma forse anche di
più. Formigoni, che per la seconda volta è stato invitato a sacrificare le sue
ambizioni nazionali, dovrà conoscere quale ruolo il Cavaliere gli ha ritagliato
nell'ambito del partito. Potrebbe essere quello di coordinatore nazionale,
attualmente ricoperto da Sandro Bondi che diventerà ministro dei Beni
Culturali, già promesso a Denis Verdini, ma anche quello di vicepresidente del
partito. Queste le scelte. Che potrebbero indurre Formigoni a pensare
seriamente ad una sua candidatura per un altro mandato visto che sulla strada
di Roma c'è sempre qualcuno che riesce a stopparlo ed a lui viene sempre
chiesto di aspettare un altro giro. Ma è evidente che se dovesse andare così la
componente di Cl potrebbe chiedere nomine compensative del
"sacrificio" del governatore. Ed allora si riaprirebbe tutta la
questione. C'è chi ipotizza una nomina di Lupi alla Funzione pubblica, Alfano
alle attività produttive, il ripescaggio di Scajola alla Giustizia. E ci
sarebbe poco spazio per un ministero Bonaiuti. Ma queste sono le girandole di
notizie che girano intorno alla formazione di un governo che sembrava tra le
più facili ed invece sta mostrando molte difficoltà. C'è poi la questione Roma.
Se Gianni Alemanno dovesse diventare sindaco a quel punto An si sarebbe
guadagnata la presidenza della Camera, il primo cittadino della Capitale, i
ministeri della Difesa, delle Infrastrutture ed anche quello del Welfare che
potrebbe andare a Giorgia Meloni o ad Adriana Poli Bortone. "Facciamo
lavorare chi ha il compito di formare la squadra di governo" ha ammonito
Ignazio La Russa nel timore che altre tensioni possano far cadere posti già
certi. Sistemate le prime dodici poltrone, dopo l'accordo
con Bossi con cui è stato stabilito che non ci saranno vicepremier e che
la Lega gestirà a doppia firma (Bossi e Calderoli) le riforme istituzionali, l'Interno con Roberto Maroni, l'agricoltura con Luca Zaia, appare evidente che il confronto
si sposterà sui viceministri e i sottosegretari. C'è un po' di tempo.
Circa un decina di giorni. Ma è evidente che le grandi manovre sono già in
stato avanzato. E l'una ipotesi fa scattare impegni, veti, promesse e
delusioni. Domani è la giornata in cui si insedieranno le due Camere. Alla
presidenza sembrano designati certi Gianfranco Fini alla Camera che porta,
così, a compimento la sua lunga marcia personale dall'Msi allo scranno più alto
di Montecitorio mentre Renato Schifani, l'uomo che salutò l'approvazione della
legge sul legittimo sospetto al grido di "li abbiamo fregati"
mostrando una totale mancanza di senso delle istituzioni, si avvia a diventare
la seconda carica dello stato, solo per la sua totale dedizione al Cavaliere. I
numeri sono quelli che sono. A movimentare la situazione provvede l'Udc che con
il segretario Lorenzo Cesa comunica l'astensione sul voto ai presidenti. Date
le dichirazioni di questi giorni ci sarebbe stato da aspettarsi un votro
contrario. Ma i posti da assegnare fanno gola. C'è poi il Dc Rotondi che
vorrebbe addirittura fare il capogruppo del Pdl alla Camera insidiando Fabrizio
Cicchitto. Movimentismo e pretattica. Nella giornata di silenzio elettorale
Silvio Berlusconi ha rischiaro un incidente grave. Convocate telecamere e
giornalisti se ne voleva andare in giro nel centro di Milano per un bagno di
folla nel giorno di festa. Qualcuno gli ha spiegato che non era il caso. E lui,
a malincuore, ha dovuto rinunciare.
( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando
l'edizione del IL LIBROL'omicidio Di Matteo, il pentimento di Brusca: Alfonso
Sabella racconta con i giornalisti Resta e Vitale la sua stagione a Palermo con
il giudice Caselli Memorie di un "cacciatore di
boss". Finito a indagare sui motorini Saverio Lodato Ci fu una stagione, a
Palermo, alla vigilia degli anni novanta, in cui i capi mafia vivevano una vita
normale, andavano nei negozi d'abbigliamento più costosi della città a fare
shopping, erano i benvenuti nelle gioiellerie e le orologerie dai marchi più
esclusivi e più costosi, aprivano o chiudevano conti in banca con
accorgimenti non particolarmente prudenti, assistevano alle finali dei Mondiali
di calcio in qualche frequentato bar cittadino dotato di televisore, si
facevano tranquillamente vedere dal proprio popolo, occupavano e controllavano
il territorio, ma, per la legge italiana, era come se non ci fossero. Ombre che
camminavano. Erano i latitanti di Cosa Nostra. Erano i latitanti le cui facce,
conosciutissime da migliaia di siciliani, restavano enigmi indecifrabili per
gli investigatori che ammattivano a ritoccare, aggiornare, invecchiare
identikit dell'età della pietra nella speranza di fare centro. Erano i
latitanti che per anni e anni molti avevano smesso di cercare. Poi, un bel
giorno, la musica cambiò. Esce domani, pubblicato da Mondadori, Cacciatore di
mafiosi, un bel libro in cui Alfonso Sabella - sostituto procuratore a Palermo,
ai tempi in cui l'ufficio era diretto da Gian Carlo Caselli - , racconta a
Silvia Resta (inviata de La7) e Francesco Vitale (inviato del TG2), entrambi
con competenza in materia, lo sconosciuto back stage di decine di grandi e
piccole catture di mafiosi. Il libro, privo di retorica, denso di fatti quasi
totalmente inediti, a tratti sconvolgente per alcune delle verità rivelate,
colma un vuoto. E lo colma in due sensi. Sin'ora conoscevamo il punto di vista,
espresso anche in libri, di alcuni grandi mafiosi che, avendo scelto la via
della collaborazione, avevano raccontato le loro latitanze. Ma anche come
fossero stati colti di sorpresa al momento dell'irruzione di poliziotti e
carabinieri nei loro covi. Si sentivano sicuri, imprendibili, a prova di
manette. In Cacciatore di mafiosi, Sabella, che guidava una task force di
investigatori allestita con il compito esclusivo di spezzare almeno qualcuna di
quelle decennali latitanze, ricostruisce minuziosamente gli ingredienti, umani
e professionali, che produssero una mirabile tela, altrettanto invisibile, in
cui poi la "preda" avrebbe finito con il caderci dentro. Il secondo
vuoto era dato dalla non diffusione di un enorme mole di informazioni e particolari
che non erano finite nei rapporti investigativi. Ne emerge - ove possibile -
uno spaccato ancora più spaventoso degli orrori di Cosa Nostra. Scegliamo a
caso. Nelle camere della morte ritrovate in quegli anni, dove i mafiosi
strangolavano con corde robuste e poi scioglievano nell'acido i loro
"nemici", stavano "affisse al muro, senza un preciso ordine,
tante immagini sacre: santa Rosalia, santa Rita, la Madonna, san Cristoforo,
protettore degli automobilisti. È lo stragolatoio di Cosa Nostra".
Continuiamo. In tre, stanno strangolando un povero ragazzo ( che non era
mafioso). La vittima era nota per la sua passione per il ballo, frequentatore
assiduo, come era, di discoteche. È per questo che, dopo averlo sbattuto per
terra a faccia in giù, uno dei tre gli salta più volte sulla schiena dicendo
testualmente: "Così muore ballando". Leoluca Bagarella trascorse anni
della latitanza in un anonimo condominio a due passi dalle abitazioni di due
sostituti procuratori della repubblica di Palermo che nulla potevano sospettare.
Bagarella usciva al mattino presto, accompagnato da Tony Calvaruso che poi lo
"tradirà", per andare ad occuparsi dei suoi uffici di boss di rango.
Di fronte all'abitazione c'è un negozietto il cui titolare arriva al mattino
presto e nota, incuriosito, quel nuovo inquilino misterioso. Bagarella se ne
lamenta con Calvaruso: "Mi scassa la minchia" e gli da ordine di
organizzare un agguato per eliminarlo. Calvaruso non se la sente e, con santa
pazienza, un giorno va dal negoziante per dirgli: "Nun m'addumannassi né
picchì né pi ccomu. Ma mi facissi 'na cortesia: la matina rapissi un pocu cchiù
tarduliddu". (Non me ne chieda il motivo, ma mi faccia la cortesia di
aprire un po' più tardi al mattino). L'uomo capì e il peggio venne scongiurato.
Calvaruso e Bagarella seguono in televisione il Festival di Sanremo. Racconta
Calvaruso: "Ivana Spagna gli piaceva tanto, e ne ascoltava le canzoni a
casa e in macchina. E quella sera, quando in tv apparve la cantante, Bagarella
mi disse: "Chista mi piace, mi fa acchianare (salire) u' sangu n' testa...
ci fussi 'i sequestrarla"". Sono solo alcuni episodi. Ma il libro
ripercorre quasi un decennio: dal viaggio in aereo in Svizzera di Sabella con
il pentito Salvatore Cancemi alla ricerca di un tesoro di Cosa Nostra
(ritrovato), alla vicenda della cattura e del pentimento, prima finto poi vero,
di Giovanni Brusca; dall'orribile fine del piccolo Giuseppe Di Matteo dopo
quasi due anni di sequestro alla cattura del ras di Partinico, Vito Vitale. E
molto altro ancora. Ultima notazione: il mestiere di "cacciatore di
mafiosi" in Italia, evidentemente, non paga. Alfonso Sabella oggi si
ritrova al tribunale di Roma, in qualità di giudice, per occuparsi di ladri
d'appartamento e motorini rubati. Forse anche per questo si è finalmente deciso
a raccontare quella sua grande stagione a Silvia Resta e Francesco Vitale, i
quali, essendo giornalisti televisivi, sono riusciti a costruire un incalzante
racconto per immagini. saverio.lodato@virgilio.it.
( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando
l'edizione del a cura di Nedo Canetti nedo.canetti@senato.it Presidente. Il
Senato terrà domani, con inizio alle 10,30,la prima seduta della Sedicesima
legislatura. Si procederà all'elezione del Presidente a scrutinio segreto. È
eletto chi raggiunge la maggioranza assoluta dei componenti il Senato. In prima
votazione sono, perciò, necessari 162 voti (i senatori eletti sono 315, di cui
6 all'estero, 7 i senatori a vita). Stessa maggioranza necessaria anche per il
secondo scrutinio. Al terzo, basta la maggioranza dei presenti, computando
anche le schede bianche. Se nessuno ottiene questa maggioranza, si va, nello
stesso giorno, al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il
maggior numero di voti e viene proclamato eletto chi ha ottenuto la maggioranza
anche relativa. A parità di voti è eletto il più anziano. Presidenza. Nella
seduta successiva a quella dell'elezione del presidente (probabilmente, nella
settimana successiva) si procede all'elezione di 4 vicepresidenti, tre questori
e otto segretari. Tutti i gruppi, compreso il misto, debbono essere presenti in
presidenza. Seduta. È presieduta dal senatore più anziano (dovrebbe essere
Andreotti, avendo rinunciato Levi Montalcini e Scalfaro). I sei senatori più
giovani esercitano la funzione di segretari. Viene costituito un seggio
provvisorio che proclama eletti i senatori candidati che subentrano agli
optanti (in modo da avere il plenum per la successiva elezione del Presidente).
Gli accertamenti vengono effettuati da una Giunta provvisoria, costituita dai
senatori rieletti della Giunta uscente. Gruppi. Entro tre giorni dalla prima
seduta, ogni senatore deve indicare il gruppo di appartenenza. Ciascun gruppo
deve essere composto da almeno 10 senatori. Chi non sceglie, farà parte del
gruppo misto (potranno farne parte i tre eletti dell'Udc , i 5 della Svp, il
rappresentante della Valle d'Aosta; è probabile, invece che in tre del Mad
-Lombardo- aderiscano al Pdl). Quattro i gruppi sicuri, Pdl, Pd, Lega nord, Italia dei valori. La presidenza può auto rizzare anche gruppi
di 5 senatori, a particolari condizioni. Commissioni. Ciascun gruppo, a 5
giorni dalla costituzione, comunica alla presidenza la designazione dei propri
rappresentanti in ciascuna delle 14 commissioni permanenti, in ragione di uno
ogni 13 iscritti, con qualche eccezione. AGENDASENATO.
( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del Proietti: "Roma governata bene Fatevi due conti e votate
giusto..." di Toni Jop / Roma Sia ringraziato il dubbio perché, mai fa
fermar e ci costringe sempre tutto a ricambiar. Testo di Paolo Pietrangeli Il
Rosso. Togliere "dubbio" e anche "ricambiar" e offrire
queste due "chiavi" a Gigi Proietti, la più celebre maschera romana
dei nostri palchi. Dubbio: "Allora, a proposito mi viene da pensare che
qualcosa va meno bene: mi accorgo che molti colleghi, un tempo molto prodighi
di firme e appelli bene orientati nella piazza della politica, adesso sono un
po' in frenata, non li si sente più, non li si vede più: che avranno? Ecco il
dubbio: dov'è finita quella bella disponibilità a farsi carico di una
scelta?". E così abbiamo confermato che il dubbio è un tipo di veleno, molto
odiato dai sistemi autoritari, dai creazionisti e dai talebani di tutte le
religioni. Proietti si è guardato attorno e, sornione come un gatto romano, gli
è venuto un dubbio avvelenato che proviamo a tradurre: non è che tutti quei
colleghi si stanno preparando il vestitino da festa per le celebrazioni di
questa destra nera e trionfante? Primo: non dare fastidio, questi non son come
gli altri che parlano e basta, questi menano, ti spezzano la carriera. Certo,
se alcuni colleghi di Gigi son diventati così cauti, un motivo ci deve essere.
Sarà l'effetto della temuta nuova "egemonia" che si è affacciata al
voto delle politiche, che faticaccia vivere. Seconda chiave,
"ricambiar": "Giusto cambiare, anche a Roma, ma bisogna che lo
facciano quelli che hanno guidato la città in questi ultimi quindici anni
perché hanno fatto bene ed è giusto che vadano avanti cambiando quel che c'è da
cambiare, in materia di sicurezza, per esempio e per dare alla città maggiore
tranquillità nella vita di tutti i giorni. Che bisogno c'è di passare la palla
ad altri?". Sì, spiegaglielo ad Alemanno e ai suoi Calderoli che devono essere pronti ad accettare un verdetto così: nisba,
non ci fidiamo di voi. Ma cos'è, a parte il passato recente, che ti convince a
non votare per questi "duri"? "Una sensibilità molto romana,
credo, che mi spinge a non dar retta a chi si propone con la bacchetta magica
in mano e dice "ve li risolviamo noi i problemi". Come il
traffico: hai voglia a dire ai romani "arriviamo noi e sarà risolto";
e chi ci crede? Poi, parlando di un tema vero ma enfatizzato come la sicurezza,
come faccio a dar credito a chi dice, degli immigrati: li cacciamo, li
rispediamo a calci in culo a casa loro? A parte lo stile della promessa, anche
in questo caso chi ci crede che il dramma si risolve in questo modo, a
calci?". Obiettano che a mali estremi, estremi rimedi. E cioè che le cose
qui vanno così male, la città è così depressa e umiliata... "Dove lo
vedono tutto questo disastro? Si rischia sempre di sottovalutare la dimensione
dei problemi smentendo un quadro così nero. Ma devo correre il rischio perché
in tutta onestà mi pare che Roma stia tanto meglio di una volta. È vero che
abbiamo sulle spalle l'esito infelice di scelte effettuate da altre maggioranze
che non erano certo il centrosinistra, sto parlando dei piani regolatori,
dell'edilizia scadente, dell'urbanizzazione selvaggia e scriteriata. Ma basta
guardarsi attorno, senza paraocchi per accorgersi che Roma offre di più, che
circola più denaro...". Carlo Verdone sostiene che l'offerta culturale, in
questi ultimi quindici anni di vita romana, è stata motore di un cambiamento
positivo... "Sono ben d'accordo. E quando mai si sono visti tanti turisti?
Il turismo è un'industria e produce ricchezza, se lo si aiuta con una politica
culturale convincente, com'è avvenuto, migliora anche la qualità del turismo.
Serve saggezza...". Mi chiedo quanta saggezza incontri quando guidi per le
strade di Roma. Prova a leggere la saggezza sui volti di chi sta al volante a
due passi da te...se è quello il carattere fondamentale di questo voto, mi sa
che il risultato della consultazione non ci sorride... "Forse. Nel
traffico nemmeno io sono una mammoletta, immagino che poi ci si rassereni e
torni a galla quella saggezza che nelle case della grande Roma non è mai
mancata". Piuttosto, par che si sia stretti tra la voglia di disfarsi
delle regole e il bisogno sordo di un ordine che noi per primi facciamo a
pezzi. Questa può essere una contraddizione che rende "cattivi"...
"Ah, se è per questo, siamo entrati in una fase in cui ciascuno vuol farsi
le sue regole. Lo fa il re, lo facciamo anche noi...". Lo fa Berlusconi,
lo facciamo anche noi. Insomma: credo che ce la raccontiamo, nessun povero
cristo può davvero pensare di farsi le sue regole... "Ovvio: la soluzione
è che il re, poi, non si limita a governare ma comanda e c'è una bella
differenza tra questo e quello. E io non ho dubbi su quale sia la via migliore,
semmai conviene mettere la gente nelle condizioni di condividere e di poter
rispettare le regole condivise. Non si risolve niente dicendo: famo così e
basta. Certo è un problema di informazione e di formazione che dovrebbe aiutare
le scelte anche in campagna elettorale...". Bel punto di osservazione:
secondo te, quanta gente in Italia sa davvero che Berlusconi, in piena
campagna, ha definito "eroe" il suo stalliere, pluricondannato per
omicidi di mafia? "Io, per esempio, sono al corrente perché leggo molti
giornali. Ma mi pare proprio che non me l'abbia raccontato la televisione.
Avrei da dire anche sulla cosiddetta imparzialità dei giornali che si
definiscono "indipendenti". Indipendenti de che? Altro che
imparzialità, lasciamo stare...". Non ne abbiamo fin qui parlato ma se
vincerà questa destra si darà inevitabilmente la stura a quei suoi alleati che
non fanno mistero delle loro nostalgie fasciste... "Non ho memorie di quel
periodo. Sono cresciuto coi racconti di mio padre. Posso solo dirti che mi
fanno paura anche solo i simboli di quel tempo. Spero di non rivederli, mi
auguro che si vada verso un rasserenamento della vita associata, mi auguro che
ciascuno, andando a votare, ragioni con la sua testa, che si faccia "du
conti"...".
( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del Quel "modello emiliano" che tiene a bada la Lega di Gigi Marcucci / Bologna "Ma quali ronde, io
giro armato di telefonino. E se vedo qualcuno che butta le cartacce per terra,
cerco di spiegargli perché è meglio non farlo più. Se vedo un reato, chiamo la
polizia". Ronda è un termine di origine militare, evoca quello di
pattuglia, rimanda a milizie e uniformi. Wladimiro Luti, che tutte le sere, con
un gruppo di anziani autoironicamente battezzato "Primavera",
presidia il territorio a Borgo Panigale, si sente tutto tranne che un soldato
al fronte. "L'unico intervento che abbiamo fatto per il momento è stato
convincere con le buone alcune persone che stavano cenando in un parco con
pizze d'asporto a mettere i rifiuti nei cassonetti del pattume", ha
spiegato Luti all'Unità. I problemi d'ordine pubblico a Bologna sono
probabilmente simili a quelli di Treviso. Probabilmente anche le ronde leghiste
del Nord Est, al netto del folklore, sono solo gruppi di persone armate di
cellulare e molta buona volontà. A cambiare è il contesto, la cultura. Sono i
significati assegnati a gesti semplici come avvertire la polizia se si assiste
a uno scippo, i toni con cui la gente chiede protezione dall'insicurezza. Il
volontario bolognese non è una figura muscolare: si considera semplicemente
l'anziano custode del senso civico, è il signore che si sbraccia davanti alla
tua auto se ti sei dimenticato accesa una freccia. È un cultore dell'ordine che
- accade a Borgo Panigale - considera una missione attendere la chiusura del
negozio di parrucchiere se la titolare finisce tardi e ha paura. Approfondire le sue ragioni è forse la chiave per capire come mai
a Bologna la Lega, pur raddoppiando i consensi, non sfonda. È l'altra faccia di un
successo. A Bologna, il vento impetuoso del Nord è una brezza che, per il
momento, si limita ad accarezzare i contrafforti urbani del centrosinistra,
saldamente attestato al 55% dei consensi. A fare paura, a Bologna come a
Treviso, sono gli effetti della globalizzazione, il "mercatismo" che
Giulio Tremonti ha definito "l'ultima follia del Novecento". Ma c'è
paura e paura. Per capirlo bisogna fare un salto all'indietro di oltre un
secolo, come ha fatto Renato Zangheri, storico ed ex sindaco di Bologna, in un
saggio recente. Tra Ottocento e Novecento sono milioni i contadini italiani che
emigrano all'estero. Non emigrano invece, se non in misura limitata, i
lavoratori dell'Emilia-Romagna. All'epoca, "le cooperative non assorbono
che limitatamente il gran numero di disoccupati, ma contribuiscono a creare un
clima, una speranza. La rassegnazione non prevale", spiega Zangheri. È la
nascita della via emiliano-romagnola al benessere, impasto di solidarietà e
amore per il lavoro ben fatto, molto diversa, ad esempio, da quella veneta e
soprattutto meno recente. Da questo punto di vista sembra difficile dar torto
al sindaco di Venezia Massimo Cacciari quando dice che Emilia-Romagna e Nord
Est hanno poco in comune. Se si segue il ragionamento di Zangheri, in
Emilia-Romagna si nota che la cooperazione, prima che organizzazione aziendale
e forma giuridica, diventa cultura e stile di vita, modella le istituzioni e i
rapporti tra queste e i cittadini. Nel secondo dopoguerra, dopo la pessima
prova fornita dalle classi dirigenti centrali, è in Emilia-Romagna che il Pci
rafforza quella che oggi verrebbe chiamata la sua vocazione territoriale, non
esattamente un'invenzione della Lega. È così che
nascono il decentramento e i Quartieri e, negli anni 70, viene sperimentato,
grazie a Eustachio "Nino" Loperfido, il modello di Sanità poi
adottato in tutta Italia. Tutto ciò rende più difficile anche oggi sentirsi
soli e insicuri, quindi rende meno efficaci gli investimenti politici sulla paura.
Ecco perché le ronde non sono la stessa cosa a Bologna e a Treviso: diverso è
il tipo di benessere che si avverte minacciato da fenomeni globali. Diversa è
la risposta alla minaccia. Certo la Bologna di oggi non è quella del Secolo
Breve, e fare i volontari in zona universitaria, tra punkabbestia e cumuli di
bottiglie, non è la stessa cosa che farlo a Borgo Panigale. Per Guido Fanti,
sindaco di Bologna dal 1966 al 1970, anno in cui diventò il primo presidente
della Regione Emilia-Romagna, il problema è chiudere la "breccia" del
tessuto sociale attraverso cui la Lega ha ripreso a
muoversi in Emilia-Romagna. "La Lega è un partito
di destra, che col federalismo fiscale vuol far saltare l'unità
nazionale", spiega Fanti, "il fatto che raddoppi i propri consensi in
Emilia-Romagna significa che è saltato il collegamento tra ceti diversi, che
qualcosa si è rotto nel rapporto tra il cittadino e le istituzioni". Lo
sforzo fatto da Togliatti ("Ceti medi ed Emilia rossa") e dal Pci in
questa regione, continua Fanti, era quello di cucire la frattura tra
proletariato bracciantile e borghesia cittadina, la breccia in cui si era
inserito il fascismo. Ora occorre fare opera di prevenzione. Tornando alle
ronde, per Fanti è importante che "nascano intorno ai Consigli di quartiere,
nati proprio per creare più solidi collegamenti tra il singolo e la
collettività, caratteristica che si è un po' appannata col tempo.
"Trasformarli in municipalità significa fare assumere ai Quartieri un
ruolo diverso agli occhi del cittadino". Fabio Giovannini, imprenditore
artigiano, 41 anni, è un esponente dei ceti medi e presidente del settore
giovanile della Cna, però tiene a precisare di parlare a titolo personale. Del
resto la Cna, da tempo, non è più la cinghia di trasmissione tra la sinistra e
i ceti compresi tra proletariato e borghesia. "La nostra organizzazione
tiene ad essere apartitica anche se non è apolitica", spiega Giovannini.
Alcuni anni fa, con un gruppo di amici, ha scritto un libro, "Il tramonto
di un'illusione". A scendere sotto la linea dell'orizzonte in quelle
pagine era il federalismo fiscale immaginato dalla Lega.
"È semplicemente inattuabile", dice Giovannini. "Se lo
addolcisco con elementi di perequazione minimi - spiega - non serve a nulla, se
gli elementi di perequazione sono più consistenti ottengo il sistema attuale,
che avrà i suoi difetti ma continua a funzionare". L'azienda di Giovannini
produce componenti per meccanica di precisione e ha undici dipendenti.
Naturalmente il problema fisco esiste anche per questo giovane imprenditore
come per i suoi colleghi del Nord Est. "Il voto leghista - spiega
Giovannini - non è un voto rozzo, lo vedrei piuttosto come il voto di chi ha
qualche problema in più". Un esempio? "A volte capita che un dipendente
faccia qualche ora di straordinario e venga penalizzato in busta paga perché
scatta l'aliquota. Alla fine guadagna meno avendo lavorato di più".
Morale, "chi lavora di più deve essere premiato. Lo Stato deve essere
giusto e non deve apparire debole. E bisogna distinguere tra chi cerca un
lavoro e chi cerca un posto di lavoro. Non è la stessa cosa".
"L'altra sera - racconta Giovannini - un amico magistrato mi ha raccontato
il caso di un clandestino che la polizia ha lasciare andare perché non c'era un
luogo in cui custodirlo. È chiaro che di fronte a problemi di questo tipo, a
una polizia impotente, si è tentati di rivolgersi a chi fa proclami e parla di
fucili. Oggi l'insicurezza c'è e non importa se è amplificata dai media".
Paura della globalizzazione? "Io credo che sia più che altro
un'opportunità. Se ti rinchiudi nel tuo orticello, sei destinato a morte lenta.
Globalizzazione significa avere concorrenti in casa, ma significa anche avere
clienti in più in tutto il mondo. La sfida è raggiungerli, superando barriere
di lingua e di cultura. Tutti i cambiamenti vanno governati, applicando una
massima che non è mia: "Non posso governare il vento, ma posso regolare le
vele". Sono cambiate le regole del gioco? Impareremo regole nuove".
( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
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l'edizione del Elaborare la sconfitta per tornare a vincere Luigi Cancrini Caro
Cancrini, la settimana scorsa Cotroneo ha parlato di terapia di sostegno per le
persone di sinistra e suggerito diverse tecniche per la depressione: in primis
evitare la tv. Ora la questione mi sembra debba affrontarsi anche con
competenza clinica, lo dico senz'ironia. Come resistere altri cinque anni
all'occupazione sistematica d'ogni spazio visivo, all'esibizione insistita di
rancore, vendetta, volgarità? Ci vorrà equilibrio psichico fermissimo per non
abbandonarsi alla depressione od alla rabbia dell'impotenza. Né basterà
l'analisi razionale per accettare il dato di realtà più sconfortante: che cioè
almeno la metà dei nostri concittadini ha scelto questa destra con piena
consapevolezza! Noi continuiamo a dire che B. è un venditore di fumo, un
bugiardo. Ma quando mai? B. è prevedibile in ogni sua mossa, non ha mai
smentito le attese, ha sempre fatto e detto le cose che ci si aspettava da lui!
La sue cosiddette bugie null'altro sono che scoperto ed ammiccante artificio
retorico! Come dunque convivere con l'altra metà della popolazione, che in B.
si riconosce? Come passare i prossimi anni, durante i quali non ci sarà
risparmiato nulla e vedremo legittimati e dilagare comportamenti agli antipodi
dei nostri orizzonti morali? Insomma, caro Cancrini, suggeriscici le forme per
elaborare l'accettazione d'una realtà ingrata. Con stima profondissima,
Giancarlo Rossi All'interno di una riflessione illuminata e molto attuale,
Gramsci scriveva nei suoi Quaderni della differenza sostanziale, nella
rivoluzione francese, fra giacobini e sanculotti. Animati i primi, che erano a
volte di origine proletaria ma che venivano spesso anche dalla borghesia, dalla
nobiltà e dal clero, dall'idea di essere (o di dover essere) i protagonisti di
un grande processo della storia e coinvolti, i secondi, invece, da un movimento
che sembrava in grado di corrispondere alle loro aspettative immediate: alla
possibilità, dopo anni di sofferenza, di liberarsi del giogo cui erano stati a
lungo ingiustamente sottomessi. Pronti, i primi, a trasformarsi (i Robespierre
ed i Sanjust) in rigidi (ed eventualmente spietati) difensori di un'idea che
incarnava i loro ideali. Pronti, i secondi, a modificare le loro posizioni di
fronte ad una realtà che suggerisce altri modi di difendere gli interessi che
erano meglio difesi, in una certa fase, dalle idee rivoluzionarie. Proposto in
modo chiaro dall'esempio di Gramsci, il discorso relativo alla necessità di
riflettere sulle motivazioni degli uomini e delle donne che portano avanti un
discorso, rivoluzionario o di sinistra, spiega molte cose. Una sinistra forte
ha bisogno di una combinazione ampia di motivazioni diverse. Lasciati a sé
stessi, privi di un riscontro concreto delle motivazioni terrene dei
sanculotti, i giacobini si sono irrigiditi nelle mostruosità del comunismo
reale o nelle chiacchiere dei salotti buoni. Privi di rapporto con le idee alla
base della loro emancipazione, i sanculotti si sono trasformati facilmente in
persone di destra. Come accadde all'inizio degli anni '80, quando avendo appena
ricevuto acqua, gas e luce per l'iniziativa di Luigi Petroselli, un grande
sindaco comunista, molti abitanti delle borgate romane smisero di votare il Pci
(che a lungo li aveva aiutati nelle lotte per la fontanella e per la fognatura,
per la fermata dell'autobus e per la scuola dei figli) e aderirono (cosa che
allora ci stupì) a quei movimenti di destra che più facilmente intercettavano
il loro bisogno di sentirsi cittadini a pieno titolo di una Città che li aveva
a lungo emarginati: riconoscendo il loro bisogno di distinguersi dai nuovi
emigranti. Il fascismo e le formazioni politiche che si rifanno alla destra
diventano forti, infatti, quando le persone sentono il bisogno di difendere
degli interessi, piccoli o grandi, ma personali e consolidati. Il cemento ideologico
che ne consente lo sviluppo è soprattutto quello della paura di perdere i loro
beni o i loro piccoli grandi privilegi. Una paura suscitata dal Comunismo
(ancora oggi!) o dagli emigranti: gli italiani di ieri nell'America di Sacco e
Vanzetti o nella Svizzera di "Pane e Cioccolata; gli extracomunitari di
oggi nell'Italia di Bossi, Fini e
Berlusconi e nella Francia di Sarkozy: i terroristi islamici nella vulgata
occidentale partita da George W. Bush e convalidata oggi da un Papa povero di
amore per gli altri e di senso della realtà. Sono partito da lontano, caro
Giancarlo, per dirti che dovremo riflettere a lungo sulle ragioni di questo
trionfo annunciato della destra di Berlusconi. L'idea di Prodi e della
sinistra per cui il reddito deve essere redistribuito non piace a chi ha molto
e non piace nemmeno a chi ha poco se teme che la redistribuzione cominci da
lui. L'idea per cui gli emigranti che vengono nel nostro paese sono bocche in
più da sfamare e problemi serii per la sicurezza ed il benessere degli italiani
non è realistica ma colpisce le persone che riflettono di meno. Tempi non
ideologici, in cui l'antipolitica ha messo in crisi l'immagine dello Stato e
delle istituzioni sono tempi in cui la tendenza a richiudersi nel proprio
particolare è forte soprattutto se forte è la paura di poter stare peggio e se
non si riesce più, da sinistra, a portare avanti un discorso che distingue lo
stare bene dal benessere economico. Impostando l'iniziativa politica sul
tentativo di gareggiare con Berlusconi sul terreno delle promesse materiali (i
bonus per le famiglie, le assicurazioni per le casalinghe, la pace sociale
garantita dalla presenza in lista degli industriali e degli operai) Veltroni ha
portato avanti una competizione impossibile da vincere perché chi pensa a sé ed
al proprio particolare (compresi gli ex sanculotti) si fidava e si fida più di
Berlusconi (o di Casini) che di lui e perché chi crede nella forza delle idee
si sente deluso da questa sua scelta. Così come deluso si è sentito dai
giacobini (di cui anch'io ho fatto parte) che hanno combattuto ugualmente una
battaglia impossibile. Le grandi idee fanno presa nelle masse solo se vengono
portate avanti da persone capaci di intercettare con intelligenza i bisogni
reali dei "sanculotti": una capacità ed una intelligenza che ci sono
mancate. Quello cui ci troviamo di fronte è un trauma di cui dobbiamo capire le
ragioni. Elaborandolo proprio per evitare la malattia depressiva, quella che si
determina quando il dolore resta chiuso dentro di noi. Quando non trova le
parole per essere detto ad altri. Quando non trova lo sbocco del ragionamento
condiviso necessario per andare avanti in una situazione come questa. L'uomo,
diceva Marx, è un animale sociale e il dovere degli uomini è, storicamente,
quello di realizzare questa sua caratteristica. Partendo da un'analisi attenta
dei problemi. Evitando di irrigidirsi (il rischio di sempre dei giacobini)
all'interno di posizioni che contribuiscono più alla reazione che al
cambiamento ma senza abbandonare l'idea per cui gli uomini possono stare
davvero meglio solo se riescono a stare bene tutti. Diritti negati.
( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Cronaca
Il capomafia Palermo si ribella i poster dei giudici eroi sui murales del boss
Cancellate le immagini di Messina Denaro SALVO PALAZZOLO PALERMO - Contro i
misteriosi murales del superlatitante Matteo Messina Denaro arrivano le foto
dei giudici Falcone e Borsellino. E un manifesto che dice: "Nel vostro
ricordo per arrestare tutti i latitanti". In Sicilia, l'antimafia torna ad
essere battaglia di simboli: "Bisogna evitare folli mitizzazioni",
ribadiscono dall'associazione "Mafiacontro", che ha organizzato la
campagna dei nuovi manifesti. Quelli del padrino trapanese verranno invece
cancellati, così ha disposto il questore di Palermo Giuseppe Caruso. Intanto,
anche l'associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili lancia
una nuova campagna per immagini: "A Palermo e a Castelvetrano, la città
natale del padrino latitante condannato per le stragi del 1993, esponiamo
piuttosto le foto che raccontano lo scempio realizzato dalla mafia a
Firenze", dice Giovanna Maggiani Chelli. Resta ancora un mistero chi abbia
realizzato, in stile pop art di Andy Warhol, i murales di Messina Denaro a
Palermo e a Castelvetrano. è stata solo una provocazione artistica, un incitamento
all'arresto o il tentativo di mitizzare un boss? La squadra mobile ha già
avviato un'indagine. è subito balzato evidente agli investigatori che da tempo
si occupano del capomafia di Trapani che gli ultimi due murales sono comparsi
il giorno del suo quarantaseiesimo compleanno. Il 26 aprile. A Palermo, davanti
la facoltà di Giurisprudenza. A Castelvetrano, sulla facciata dei nuovi uffici
comunali, che stanno sorgendo su un terreno confiscato alla mafia. Anche il
sindaco Gianni Pompeo non ha avuto dubbi, ha già fatto cancellare il murales.
La pensa alla stessa maniera il senatore di Forza Italia Carlo Vizzini,
rappresentante dell'Osce per la lotta alla criminalità transnazionale e
presidente onorario di "Mafiacontro": "I manifesti con i volti
di Falcone e Borsellino servono a ristabilire le giuste posizioni", dice.
"Che Matteo Messina Denaro, da mandante di stragi con le mani ancora
grondanti di sangue, cerchi di trasformarsi in una sorta di
filosofo-intellettualoide, così come si legge in alcune sue lettere, è l'ultimo
inquietante paradosso di una mafia mai doma che cerca di impartire lezioni e di
farsi mitizzare". Giuseppe Lumia, senatore del Pd, ex presidente della
commissione Antimafia, invita a guardare oltre: "Sia la politica a
esprimere un segno forte, attraverso la scelta chiara dei partiti di
allontanare tutti coloro che hanno avuto contatti consapevoli con la mafia.
Perché Matteo Messina Denaro è purtroppo già un simbolo, quello del sistema
economico politico e criminale che continua a proteggerlo". Dice il
questore Giuseppe Caruso: "Voglio pensare che i murales apparsi a Palermo
siano un incitamento ad arrestare il latitante. Parlarne ancora può però
provocare un effetto emulazione, da evitare. Perché la mafia continua a vivere
davvero di simboli. è per questo motivo che dopo le indagini che hanno portato
in carcere padrini del calibro di Provenzano e Lo Piccolo abbiamo promosso
degli spot antimafia. Questa battaglia si vince anche così". In video,
appare pure il questore, con un appello ai padrini: "Collaborate".
Proprio ieri, è emerso che un altro degli uomini del clan Lo Piccolo ha deciso
di saltare il fosso. Si tratta di Angelo Chianello, è la quinta defezione in
quello che fino a novembre era il clan più potente della città. "I simboli
sono importanti in questa terra - dice il questore - perché alcune decine di
commercianti hanno ammesso di avere pagato il pizzo, ma tanti altri continuano
a negare".
( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Spettacoli Esce
domani il quarto capitolo di "Grand Theft Auto", un vero fenomeno
popolare Ma anche discusso e attaccato, perfino da Hillary Clinton: è
un'epidemia silenziosa "Gta", perché ha tanto successo il più
violento dei giochi Uscito nel 1997 ha sedotto i giovani scatenando l'ira di
genitori e politici JAIME D'ALESSANDRO ROMA Arriva domani nei negozi il quarto,
attesissimo, capitolo di "Grand Theft Auto", la violentissima serie
di videogame targata Rockstar che da quando è apparsa, era il 1997, ha generato
innumerevoli polemiche. Tanto che la sua storia ha finito per coincidere con
quella dei giochi elettronici in generale: amati dal pubblico e detestati da
politici e associazioni dei genitori. Ma è anche e soprattutto la storia di un
successo planetario. Circa 70 milioni di copie vendute, più di quel che sono
riuscite a fare le Spice Girls durante la loro intera carriera. Solo Super
Mario, i Pokémon, la serie di The Sims e quella di Final Fantasy hanno fatto
meglio. Ma differenza di questi ultimi in "Grand Theft Auto" il
sangue scorre a fiumi e si commettono crimini di ogni genere. Tanto che in
Australia lo hanno vietato mentre negli Stati Uniti l'avvocato Jack Thompson,
convinto che i vari Gta siano stati la causa scatenante di diversi omicidi
commessi da adolescenti a partire dal 2003, ha più volte citato la Rockstar in
giudizio. La stessa Hillary Clinton ha definito la serie Gta "un'epidemia
silenziosa", ritenendola un gioco talmente pieno di " "violenza
e scene di sesso da rendere il lavoro dei genitori molto più duro". Viene
allora da chiedersi cosa dirà domani la senatrice di New York, nonché candidata
nelle primarie del Partito Democratico. "Grand Theft Auto IV" infatti
se la prende direttamente con la sua città e con il sogno americano. Racconta
la storia di un emigrante clandestino dell'Est Europa di nome Nico Bellic,
arrivato nella Grande Mela (ribattezzata Liberty City) per cominciare una nuova
vita. Ma la situazione è ben diversa da quella tratteggiata dal cugino Roman,
che gli aveva promesso un'esistenza facile piena di agi in America, e Nico si
trova a dover fare i conti con malavitosi russi, sfruttatori di prostitute,
gangster alle prime armi, spacciatori di ogni tipo. Una umanità squallida che
vive ai margini e che per "arrivare" non ha altra strada che la
delinquenza. Il tutto raccontato con la solita dose di sarcasmo tipica della
serie. "Nico è disconnesso dal punto di vista umano, nel senso che non
conosce quasi nessuno", spiega a Repubblica Dan Houser, un
trentaquattrenne oggi miliardario che undici anni fa arrivò a New York da
Londra con poche sterline in tasca per fondare con il fratello e un amico la Rockstar.
"Deve quindi costruirsi da capo una rete di rapporti. Come è successo a me
e a mio fratello quando siamo arrivati negli Usa. E questa condizione di
solitudine è un aspetto fondamentale di Gta IV. Anzi: è una delle novità più
importanti". In una New York riprodotta per filo e per segno, non si va
quindi solo in giro a sparare e a rubare macchine o altri veicoli per conto di questo o quel boss. Ma si tenta anche di instaurare qualche
legame d'amicizia o qualche rapporto sentimentale andando a bere o a cena fuori,
frequentando il bowling, la rimessa di Roman, locali notturni più o meno
equivoci. C'è perfino una versione posticcia di Internet, con tanto di siti web
per cuori solitari, e si usa di continuo il cellulare e la macchina fotografica
integrata. Senza dimenticare le tante emittenti televisive e ovviamente
la miriade di stazioni radio da ascoltare in automobile. La presenza delle
radio è uno dei tratti distintivi di "Grand Theft Auto", in questo
quarto capitolo le stazioni sono ben 18 e trasmettono talk show e musica di
ogni genere diventando di fatto la colonna sonora più ampia mai realizzata per
un gioco elettronico. E se poi un determinato brano dovesse piacere a chi
gioca, può comprarlo direttamente sul Web (quello vero). Del resto i tre
fondatori della Rockstar, appena finito il liceo, i primi passi nel mondo del
lavoro li hanno mossi proprio in una etichetta discografica, la Bmg. "La
nostra software house nacque dall'idea di fare dei videogame un mezzo maturo
per un pubblico maturo", spiega Dan Houser "Partendo dai film e dai
serial televisivi come "I Soprano" invece che dalle solite
ambientazioni fantasy viste e straviste che andavano di moda. Trarre spunto dal
mondo reale, come si fa in tv o al cinema, per costruire una serie di giochi
diversi Ecco perché "Grand Theft Auto IV", ancor più dei capitoli
precedenti, va oltre la semplice gangster story. E' un mondo digitale da
esplorare e nel quale si può semplicemente vivere dimenticandosi della trama
principale" ". Un mondo dove però di sangue se ne versa ancora
tantissimo. Che la profondità della trama, vera o presunta che sia, convinca la
Clinton o l'avvocato Thompson è dubbio. Anzi, improbabile. Perché in
"Grand Theft Auto IV" si commettono efferatezze di ogni genere, come
nei passati capitoli della serie. L'unica magra consolazione, per le tante
associazioni di genitori convinte che Gta sia un vero pericolo, sta nel fatto
che in questo quarto episodio non si diventa dei boss malavitosi di caratura
internazionale. Non c'è alcun finale scontato. E il protagonista, Nico, non
diventa più potente. E' un gioco realistico anche da questo punto di vista.
( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VII - Torino
"Assurdo quel quarto d'ora di black out" Toro, la rabbia di De Biasi:
ma con sei punti siamo salvi Il tecnico: "Eppure siamo partiti bene. Poi
il rigore molto dubbio: il fallo è iniziato fuori area. Ma c'era tempo per
rimediare Invece ci siamo comportati in maniera scriteriata" Cairo deluso
e a fine partita non parla. Recoba sicuro: "Ci sono problemi, però
scommetto sulla permanenza in serie A" Di Loreto attacca l'arbitro:
"Non era in giornata" FABRIZIO TURCO ROMA - Quattordici minuti
d'incubo e il Toro torna nella fossa. Ora ci sarà da sudare, da lottare con il
coltello fra i denti, fin dalla prossima settimana, in una partita che
rappresenterà il crocevia della stagione granata. Contro il Napoli il Toro si
gioca la salvezza; si giocherà il 4 maggio, in coincidenza con il 59°
anniversario della tragedia di Superga, come dire un segno del destino. Ieri
pomeriggio, la partita dura una manciata di minuti. Poi il Toro esce dal campo,
si siede in tribuna e presta più attenzione alla radio e alle notizie dagli
altri campi che non a quanto avviene all'Olimpico. I 500 tifosi granata, nello spicchio loro riservato accanto alla curva Nord, rimangono
annichiliti; ma nonostante la delusione si fanno sentire anche nella ripresa.
Alla fine sono sguardi d'incubo: la vittoria dell'Empoli fa parte
dell'imponderabile ("non me l'aspettavo proprio" dirà poi De Biasi),
e ora il margine sulla zona retrocessione si è ridotto a un punto solo.
Allarme rosso, quindi, proprio nel giorno in cui Paolo Pulici compie 58 anni.
Negli spogliatoi De Biasi non è ovviamente soddisfatto e non potrebbe essere
altrimenti. A fargli saltare la mosca al naso è il crollo subito dopo aver
preso il gol dello 0-1: "Siamo partiti bene, abbiamo preso un gol su un
rigore dubbio e poi abbiamo avuto un black-out". Andiamo per gradi,
allora. La partenza: "L'inizio è stato incoraggiante, abbiamo avuto due
belle occasioni, Doni è stato bravo su Barone, poi il tiro alto di Grella. Al primo
affondo della Roma, però, abbiamo subito beccato gol". Quel rigore non gli
va giù. "Il fallo inizia fuori area, anche se poi si concretizza
all'interno dei sedici metri; ma quando perdi 4-1 c'è poco da dire". E
poi? "Poi si poteva anche rimediare, invece ci siamo disuniti. Se presti
il fianco ai contropiede della Roma comprometti tutto e noi abbiamo buttato
tutto al vento in nove minuti. Il nostro è stato un atteggiamento scriteriato,
che mi lascia molto perplesso, frutto del momento particolare della squadra. Come
se il gol dello svantaggio avesse fatto saltare la pazienza che dovevamo avere
fino alla fine". E' una brutto colpo per la fiducia della squadra in vista
dello sprint finale? "Il Toro sa di non poter buttar via una partita per
un black-out come quello: la partita va gestita con serenità e tranquillità,
non così. Bisogna essere più freddi e calcolatori" è la bacchettata di De
Biasi che era partito in piedi - proprio come contro l'Inter - ma si è seduto
dopo venti minuti quando ha capito che sarebbe stata una giornata
irrimediabilmente storta. Il tecnico incassa anche i complimenti di Spalletti
("il Toro era partito bene, noi siamo stati concreti, abbiamo sfruttato
tutto ma contro il Livorno avevamo creato di più"), ma i complimenti non
fanno punti. Invece contro il Napoli servirà la vittoria: "E' una partita
da preparare bene, da vivere in coesione con tutto l'ambiente". Tabelle,
manco a dirlo, non ne fa, ma lo sguardo è già puntato in avanti: "Con sei
punti siamo salvi di certo, ma noi speriamo ne bastino anche di meno".
L'ultimo capitolo è legato all'ammonizione di Dellafiore, che si è beccato due
gialli senza essere espulso: "L'arbitro ha dato il primo giallo a
Pisano" chiarisce - almeno formalmente - De Biasi. Il "caso" si
alimenta quando dice la sua Dellafiore: "Al secondo giallo credevo di
venir espulso". A fine gara preferisce il silenzio Cairo, che ha sofferto
novanta minuti accanto a Piero Chiambretti, mentre Recoba è pronto a
scommettere sul Toro: "Punto tutto ciò che ho sulla nostra salvezza - dice
il Chino - Come mai siamo tanti bravi attaccanti e non riusciamo a segnare?
Evidentemente i problemi ci sono". L'ultima battuta è sul futuro:
"Ora penso al Napoli, non al prossimo anno. Ovvio che da quest'anno mi
aspettavo di più, ma adesso conta salvarsi, non il resto". Stellone tira
le somme della domenica: "Bel Toro per un quarto d'ora, adesso diventa
fondamentale vincere contro il Napoli". Motta, invece, analizza una
giornata storta anche sugli altri campi: "Ci sono stati risultati brutti,
ma ora pensiamo a noi e basta". L'ultimo è Di Loreto, che punta il dito
contro l'arbitro: "Ha regalato un rigore alla Roma: il fallo inizia fuori
area e prima del fallo c'è un intervento irregolare su Stellone. L'arbitro non
era in giornata". Di sicuro anche il Toro visto com'è finita.
( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)
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N. 17 del 2008-04-28
pagina 5 Roma, calo del 9 per cento per il ballottaggio Flessione in tutti
Comuni di Redazione da Milano Affluenze in calo nel secondo turno delle
amministrative. Secondo i dati diffusi dal Viminale, alle 22.00 alle comunali
ha votato il 46,2% contro il 58,7% del primo turno. Allew provinciali, il 39,8%
contro il 56,5% del primo turno. A Roma per le comunali alle 22 ha votato il
47% contro il 57,1% del primo turno. Per le provinciali ha votato il 47% contro
il 57,2% di due settimane fa. Nel Lazio oltre 3 milioni di cittadini sono
chiamati a esprimersi anche per la presidenza della Provincia di Roma, che vede
in lizza Nicola Zingaretti per il centrosinistra (46,9%) e Alfredo Antoniozzi
per il Pdl (37,1%). Interessante anche la sfida per conquistare la poltrona di
primo cittadino a Sondrio, dove a i due candidati sono entrambi medici: Alcide
Molteni, 56 anni, in passato alla guida della città per due mandati, sostenuto
dal centrosinistra, compresa la Sinistra-Arcobaleno, sfida il candidato del
centrodestra Aldo Faggi, 58 anni, ex sindaco di Chiesa in Valmalenco, con alle spalle una importante esperienza della Comunità montana
di Sondrio, appoggiato da Pdl, Lega Nord e due liste civiche. Anche
a Sondrio l'affluenza è stata in calo perché il sole ha spinto tantissimi sulle
piste della Valtellina, per una delle ultime sciate di stagione. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)
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N. 17 del 2008-04-28 pagina 6 "Ho creato la Lega con l'Umberto, torno a Roma per ordine suo" di Paola Setti
da Milano Il segreto del successo della Lega Nord?
"Mai mulà", certo, come dice Umberto Bossi.
Soprattutto, però, vedere il bicchiere mezzo vuoto. Senza tralasciare lo
Spirito Santo. Parola di Giuseppe Leoni, che la Lega
l'ha fondata con il Senatùr, "l'Umberto" come lo chiama lui. Dice
cose così: "Ma quale successo. In provincia di Varese abbiamo il 30 per
cento. Significa che il 70 per cento degli elettori non ci vota". Intanto
però la sinistra dice che bisogna copiare il modello Lega.
"Adesso sono tutti leghisti. Il modello Lega è
sempre quello, solo che prima facevano finta di non vederlo, adesso lo
scoprono". All'inizio eravate voi a copiare la sinistra, puntando a un
radicamento sul territorio che apparteneva al vecchio Pci. "Una volta
c'erano due grandi scuole: quella del Pci, che sfornava politici
preparatissimi, e quella della Dc, gli oratori. Adesso che nessuno va più in
Russia a imparare la politica, né negli oratori, ho la presunzione di pensare
che la mia scuola avrà successo. Se sarà così, fra cinque anni il nostro 8 per
cento sarà il 16". Qual è la sua scuola? "Le 74 regole di San
Benedetto". Prego? "Umiltà, pragmatismo, gioco di squadra, il
rapporto di amicizia deve prevalere sulle liti...". Un Carroccio
benedettino. È sicuro? "Guardi me e l'Umberto. Sin dall'inizio siamo
seduti su un tandem. Lui guida la bici, io pedalo dietro. Dovrebbero farlo
tutti". Lo fanno? "Purtroppo no. Questa storia dei ministri, per
dire. I vari Calderoli, Castelli, Maroni,
dovrebbero farsi da parte e lasciare il posto agli altri che pedalano da
anni". Che fa, rivendica? "Non parlo di me. Poco tempo fa Roberto
Castelli, che era mio capogruppo al Senato, mi ha detto che noi eletti di
Varese siamo troppi. Io l'ho preso come un invito a farmi da parte e così ho
fatto: ai superiori si porta rispetto". Sarà, però è stato rieletto.
"La sera prima della chiusura delle liste mi chiama l'Umberto e dice:
"Non vedo la tua candidatura, ti voglio il lista". Capirà che se
chiama il padreterno...". Comunque ora vi votano anche gli operai.
"Gli operai ci hanno sempre votati. E anche i muratori. La verità è
un'altra". E qual è? "Una volta dal pulpito i preti dicevano: votate
Dc. Poi la Dc è scomparsa e han preso a dire: votate le persone, cioè gli ex Dc
sparsi nei partiti. Fino all'ultima: votate i valori. Adesso qualcuno diceva:
speriamo che lo Spirito Santo illumini gli elettori. Ecco, è andata così".
Questa suona un po' blasfema. "C'è molto da fare. Siamo solo all'inizio.
Dobbiamo prendere il 70 per cento, come il Sudtirolervolkspartei o l'Union
valdôtaine". E come si fa? "Bisogna svuotare i bacini attigui".
Tipo il Pdl? "Lega e Forza Italia sono due cose
diverse, come miscelare l'olio e l'aceto". Però siete alleati da sempre.
"Lo ha deciso l'Umberto, che decide la strada". Lui e Silvio Berlusconi
vanno d'accordo. "Con l'Umberto è facile andare d'accordo, è goliardico e
leale". Sui posti di governo ha alzato il tiro. "Dice che il coltello
dalla parte del manico lo abbiamo noi, e se lo dice il capo è vero". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)
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N. 17 del 2008-04-28
pagina 8 Rizzo, l'ultimo comunista: "Bertinotti? Una mannequin che si
cambia a ogni comizio" di Giancarlo Perna Bruciando i semafori, decrepita
istituzione borghese, Marco Rizzo giunge puntualissimo all'appuntamento proveniente
da Ciampino e prima ancora da Strasburgo, dove è europarlamentare in quota
Pdci. Rizzo è l'ultimo comunista d'Italia che ha ancora una carica politica e
annesso chauffeur. Grazie all'automedonte ha divorato il tragitto e ora scende
pimpante davanti al Caffè in cui lo aspetto io. "Sediamo dentro, sono
freddoloso", dice l'atletico quarantottenne, detto "compagno
Kojak" per la pelata integrale. Cliente abituale, Marco è subito
circondato da premure che prendono la forma di un aperitivo lievemente alcolico
accompagnato da tre vassoi di sandwich e medaglioni con maionese. "Essere
all'Ue ti ha evitato la trombatura elettorale. Ma il tuo partito è
svanito", dico. "La Sinistra Arcobaleno era un fantasma. Io ho sempre
detto che il Pdci doveva andare solo". Si toglie la giacca e resta in
camicia blu senza cravatta. Libero nei movimenti, attacca il primo panino.
"Sei un cavaliere senza cavallo". "La sconfitta è la prova del
distacco tra il popolo di sinistra e i suoi rappresentanti. Basti dire che
l'Arcobaleno aveva scelto la sede elettorale in Via Veneto, all'Hard Rock Café,
di fronte all'ambasciata Usa. Piuttosto che a Torpignattara o altro quartiere
proletario di Roma", dice e liquida il primo vassoietto (cinque sandwich,
più due panini maionesati). "Molti compagni hanno votato l'aborrita Lega". "Si sono detti: siete stati al governo, non
ci avete difeso, avete fatto una riforma delle pensioni peggiore di Berlusconi,
non ci avete tolto le tasse. Proviamo con la Lega. Un
ragionamento pragmatico, senza adesione ideologica". "Altri compagni
hanno votato Di Pietro", aggiungo. "Di Pietro è stato l'unico a
sinistra a bocciare l'indulto. Anche noi, però, ci siamo astenuti".
"Voi in odio ai colletti bianchi che ne beneficiavano, non per tutelare la
gente. Per voi la sicurezza è un valore borghese", obietto. "Sbagli.
Il problema sicurezza è più sentito dai poveri. Se a Torino, la mia città, vivi
a Borgo Vittoria, come mia madre, hai paura che ti entrino in casa. A lei è
successo tre volte. Ne hai meno se abiti in Collina, quartiere dei ricchi. Lo
stesso a Roma. Se abiti in Piazza Navona, hai meno paura che in
periferia". "Con l'Arcobaleno è sparito il comunismo". "Il
comunismo è agli antipodi dell'Arcobaleno il cui marchio è un fatuo eclettismo.
Bertinotti, come una mannequin, si cambiava due volte al giorno, per variare
colori a ogni comizio. Giusto fare la battaglia per gli omo, ma se metti
Luxuria come capolista, fai folklore". "Diliberto, il tuo segretario,
vuole ripartire dalla falce e martello". "Propone oggi quello che io
ho detto sempre. Senza comunismo, la sinistra non esiste". "In vista
di una possibile fusione con Prc chi scegli tra i due contendenti, il sinistro
Ferrero o l'angelico Vendola?". "Vendola è il poeta del nulla. Un
clone del cangiantismo bertinottiano. Ferrero è la variante di sinistra del
bertinottismo. Se in lui prevarrà l'anticapitalismo si può discutere. Ma non lo
vedo ricostruire un partito comunista". "Hai fiducia in
Diliberto?". "Non mi fido più di nessuno. Neanche di me stesso.
Dobbiamo tutti fare un passo indietro e costruire una nuova generazione di
dirigenti. Gli attuali sono trasformisti nel migliore dei casi, feroci
anticomunisti nel peggiore. Pensa a Bertinotti che ha abiurato, buttando il
bimbo con l'acqua sporca". "Quando a Strasburgo parli di falce e
martello ti prendono per matto o mattacchione?". "Per matto, però
stimato. Sanno che sostengo un'idea necessaria ma fuori mercato".
"Non ti senti ridicolo?". "Tutto salvo questo. Perciò mi ha
imbarazzato quando Diliberto parlò di portare a Roma la mummia di Lenin. Mi
sentivo ridicolo. Al posto della boutade avrei preferito che bocciasse la
riforma prodiana del welfare". "A che serve oggi il tuo
comunismo?". "A mantenere aperto un orizzonte di utopia e a operare
concretamente per realizzare il socialismo in Italia e nel mondo".
"In quale Paese comunista vorresti trasformare l'Italia?".
"Cuba, per la passione che c'è laggiù. Ma solo per la passione. Se mi
chiedi se si sta meglio a Cuba o in Italia, dico in Italia. Sono comunista,
mica scemo", dice e spazzola l'ultimo panino dei quindici originari e a
bocca piena aggiunge: "Il raffronto va fatto tra situazioni simili. Cuba è
meglio degli altri Paesi centroamericani. In ogni modo, il capitalismo
scoppierà. Il consumismo non può essere eterno. Io mi tengo pronto".
"Stai in attesa, come nel deserto dei tartari", dico. "Ma
intanto preparo il terreno, scavo buche, innaffio i campi" e per
ritemprarsi dalla fatica ordina un altro vassoio di tortini alla maionese. Dopo
la sconfitta, qualche compagno svolta a destra. Paolo Cento si ispira a Bossi e Tremonti. Mario Capanna scrive per Feltri.
"Spero che gli diano un calcio in c... Chi tradisce una volta, tradisce
ancora. Io ho fatto due liste. Una di chi ha già voltato gabbana, come il
ministro Bianchi passato da noi al Pd. Un'altra, con quelli che tradiranno tra
un anno. Già li vedo". È Veltroni il vostro killer? "I partiti
dell'Arcobaleno hanno fatto da sé. Si sono suicidati perdendo il contatto con
la gente, anche nei modi. Se sei comunista, non puoi viaggiare in Mercedes con
veline a bordo. Magari lo vuoi, ma non puoi". Che male c'è? "Mio
padre, operaio di Mirafiori, andava a letto sicuro che, mentre lui dormiva,
Secchia e Togliatti, pensavano a lui. Oggi, con Fassino, Rutelli o Bertinotti
non se lo sogna più nessuno". Ora che torna il Cav. starai il più
possibile fuori d'Italia? "Qui vivo, qui sto. L'Italia è il mio Paese e io
voglio cambiarlo. Non faccio come i fighetti radical chic che strillano:
"Uè, c'è Berlusconi, scappo via" e vanno a Saint Tropez". Tra la
sinistra dei salotti e i destri ruspanti alla Storace chi scegli? "Sono
l'opposto di entrambi. Ma Storace conserva almeno delle idee, che io combatto.
Gli altri sono l'icona del nulla. Galleggiano sui morbidi cuscini della loro
esistenza sbrilluccicante". La sinistra si è mobilitata per il 25 aprile
in chiave anti Cav. Tu non c'eri. "Festeggiavo altro. Ero a Lisbona con i
comunisti portoghesi per l'anniversario della Rivoluzione dei garofani".
Che pensi del Cav.? "Incarna, come Alberto Sordi, gli aspetti tipici dell'Italia
che vorrei cambiare: superficialità e furbizia. Detto questo, è più carismatico
e simpatico dei tromboni di sinistra che non credono in quel che dicono".
Quando tu sfilavi col Movimento studentesco e Piero Fassino col corteo opposto
della Fgci, gridavate: "Fassino". Lui si voltava e voi: "Lungo e
cretino". Confermi il giudizio? "Magari fosse stato quello. Fassino
ha contribuito allo svuotamento del movimento operaio. Ha detto, come Veltroni,
di non essere mai stato comunista. Però, era segretario della Federazione pci
di Torino, la più grande d'Italia. Mentiva allora? Mente adesso? Propendo per
una terza ipotesi: mente sempre". Da ragazzo hai fatto il boxeur. Ti è
servito in politica? "La nobile arte è molto meno cruenta. Hai di fronte l'avversario,
le dai, le prendi, alla fine ti abbracci. In politica, nemmeno hai messo i
guantoni che hai già preso una coltellata e non da chi hai davanti ma da quello
di fianco". Hai anche il ghiribizzo del tiro all'arco. "Amo l'arco da
caccia, senza andare a caccia. Tenderlo non è questione di forza, ma di
precisione chirurgica. Ci vuole disciplina. È una sfida". Tifi Torino, non
Juventus. Ti vuoi male? "Comunista e del Toro. Sto sempre con i
perdenti". Sei tra i firmatari... "Delle cose peggiori e più
politicamente scorrette". Appunto, del manifesto contro Israele ospite
d'onore della Fiera del Libro di Torino. Antisionista? "L'Olocausto è il
male assoluto. Ma in vita mia ho sempre difeso i deboli. Quindi, non posso
stare che con i palestinesi". Sei contro le centrali nucleari. "Non
per principio. Quando saranno pulite e sicure non sarò contrario. Non sono mica
Pecoraro". Ricordo una tua profonda riflessione: "Se tutti i cinesi e
gli indiani si pulissero il sedere con la carta igienica, la foresta amazzonica
sparirebbe". Che altro dovrebbero fare? "Cambiare modello di
sviluppo. Basta con una tv in ogni stanza e un cellulare in ogni tasca".
Tutti e due ne abbiamo uno in tasca. "Ma sai quanto staremmo meglio se
fossimo su un prato con due ragazze". Romanticone. Sei per l'ingresso
illimitato dei sans papier, fonte di criminalità. "Tutto cambierà il
giorno in cui verranno sindacalizzati e difenderanno i loro diritti come
lavoratori e non come immigrati. Coi diritti, scopriranno i doveri".
Rutelli o Alemanno? "Uno peggio dell'altro. Alemanno è un fascista che
però, forse, sa fare il suo lavoro. Rutelli è un fru fru
che non crede una parola di quel che dice". Nel 2009 scade il tuo seggio
Ue. Riprendi la boxe o vai in Nord Corea, Cuba, ecc.? "Rimetto i guantoni
per difendere i lavoratori". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)
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N. 17 del 2008-04-28
pagina 14 In coma l'imprenditore mutilato dall'autobomba Il pm: un atto di
guerra di Redazione Nello scoppio ha perso anche la vista da Reggio Calabria
L'attentato compiuto a Gioia Tauro contro l'imprenditore Nino Princi è "da
guerra di mafia". Non ha dubbi il sostituto procuratore della Direzione
nazionale antimafia Vincenzo Macrì: la scelta dell'autobomba per colpire
Antonino Princi è un atto di guerra per far salire di livello lo scontro in
atto nella Piana di Gioia Tauro. Il pensiero, ovviamente, corre agli equilibri
messi a rischio dopo l'eliminazione di Rocco Molè. Di certo, però, c'è il fatto
che tutte le volte che la criminalità ha voluto mandare un segnale forte, ha
usato le autobomba, evocative di Beirut ieri e Bagdad oggi. La prima mandò
all'altro mondo a Reggio, in pieno centro, l'imprenditore Gennaro Musella. Era
il 3 maggio del 1982, girare la chiave della messa in moto fu l'ultimo atto del
povero Musella, che si rifiutava di piegarsi alla malavita. Mentre di altro
tenore fu quella dell'11 ottobre del 1985 a Villa San Giovanni, dalla cui esplosione uscì miracolosamente illeso il boss Nino
Imerti, e che sancì l'avvio della seconda guerra di mafia. Intanto restano
gravissime le condizioni di Antonino Princi, l'imprenditore 45enne di Gioia
Tauro, colpito nell'attentato dell'altro ieri. L'uomo che è ricoverato in coma
a Reggio Calabria, ha subito l'amputazione degli arti inferiori e superiori,
e ha perso anche l'uso della vista. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
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Pagina VIII - Milano
Formigoni, ultime richieste nel vertice con Berlusconi L'obiettivo è strappare
un ministro a lui vicino Regione, Romano La Russa per la vicepresidenza in
ascesa anche Boscagli ANDREA MONTANARI L'appuntamento è oggi all'ora di pranzo
a villa San Martino ad Arcore, ex residenza di Silvio Berlusconi, da tempo
diventata il suo quartier generale per gli incontri di lavoro. Dopo aver
sciolto il nodo con la Lega, il leader del Popolo della libertà ha scelto di affrontare
a tavola quello con Roberto Formigoni, al quale pochi giorni fa ha chiesto di
rinunciare a un posto nel governo e restare alla guida della Lombardia fino al
2010, promettendo in cambio un incarico di prestigio nel partito. Un incontro
che chi fa parte dell'entourage del governatore pronostica non sarà "né
facile e tantomeno indolore". Le posizioni tra le due parti risultano
ancora molto distanti. A quanto si sa, infatti, Berlusconi dovrebbe
sostanzialmente confermare a Formigoni solo l'offerta della vicepresidenza del
partito, attualmente ricoperta da Giulio Tremonti. Ma il governatore chiede
garanzie sul fatto chi si tratti di un incarico vero e non puramente onorifico
come invece sembra. Altro nodo, forse il principale, la certezza di poter correre
al Pirellone anche per il quarto mandato nel 2010 e governare la Lombardia fino
all'Expo del 2015. Anche in questo caso nulla vieta a Berlusconi di promettere
qualcosa, ma lo stesso impegno lo ha già preso con Umberto Bossi. La tesi di Formigoni è nota. Se è vale la motivazione che lui
resti oggi in Lombardia a difendere il Pdl dall'assalto della Lega, dovrebbe
valere anche tra due anni. Inoltre, servirebbe a poco ipotizzare deleghe
speciali all'Expo dato che il sindaco Letizia Moratti ha appena annunciato che
Berlusconi le conferirà i poteri speciali. Resta la richiesta più
recente, quella di un ministro formigoniano nel prossimo governo. Il nome che
circola è quello di Ferruccio Fazio, primario di Medicina nucleare e
Radioterapia dell'ospedale San Raffaele, candidatura che avrebbe l'appoggio sia
di Berlusconi sia di don Verzè, il potentissimo patron dell'istituto. Ma
l'ipotesi resterebbe in piedi solo se il ministero della Salute venisse
scorporato dal Welfare, cioè il contrario di ciò che Berlusconi pensava fino a
ieri. Il ciellino Maurizio Lupi, invece, dovrà vedersela con l'ex ministro
leghista Roberto Castelli per il posto di vice ministro alle Infrastrutture. Un
quadro che come si può vedere al momento presenta più ombre che luci. Al
Pirellone, infatti, sostengono che tutte le opzioni sono ancora aperte.
Sull'altro fronte, invece, si racconta di un Berlusconi rabbuiato al solo
sentir pronunciare il nome di Formigoni. Alla fine, la questione più semplice
potrebbe risultare la richiesta di avere carta bianca sul rimpasto di giunta.
Espressamente prevista, tra l'altro, dallo statuto lombardo. Se ne parlerà
anche oggi nella riunione dei capigruppo della maggioranza al Pirellone, che
precederà l'incontro di Arcore. Per la vicepresidenza, al posto della neodeputata
Viviana Beccalossi si fa il nome dell'eurodeputato di An Romano La Russa. Da
sostituire anche gli assessori Massimo Corsaro e Giancarlo Abelli.
Quest'ultimo, se diventerà sottosegretario dovrebbe far posto al ciellino
Giulio Boscagli. Se rinuncerà al Senato, correrà per la poltrona di
coordinatore regionale di Forza Italia al posto di Mariastella Gelmini,
probabile prossimo ministro dell'Istruzione.
( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina V - Genova
Riva chiede i danni per i blocchi alle portinerie Ilva, davanti al giudice gli
operai denunciati QUESTA mattina alle nove i delegati della
rappresentanza sindacale unitaria Ilva dovranno comparire davanti al giudice
del lavoro Margherita Bossi. Con una decisione senza precedenti nella storia delle
trattative sindacali sono stati denunciati dalla direzione dell'azienda, che
chiede loro 100.000 euro di danni per le interruzioni all'attività causati
dagli scioperi e dai presidi. In origine i legali Ilva avevano chiamato
in causa anche i segretari provinciali di Fim, FIom, Uilm e Failms, poi hanno
preferito lasciar cadere le accuse contro le segreterie, restano invece quelle
nei confronti dei sindacalisti di fabbrica. NADIA CAMPINI A PAGINA II.
( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VI - Genova
Il caso Ilva finisce in tribunale Oggi davanti al giudice del lavoro gli operai
denunciati da Riva L'industriale ha chiesto il risarcimento danni per i blocchi
alle portinerie NADIA CAMPINI QUESTA mattina alle nove i
delegati della rappresentanza sindacale unitaria dell'Ilva compariranno davanti
al giudice del lavoro Margherita Bossi, per
rispondere al ricorso presentato dall'azienda dopo gli scioperi improvvisi e i
presidi davanti alle portinerie delle scorse settimane. Con una decisione senza
precedenti Riva ha denunciato infatti i delegati chiedendo danni per almeno
100.000 euro e gli avvocati dell'imprenditore hanno anche presentato un
ricorso d'urgenza in base all'articolo 700 del codice di procedura civile,
basandosi sul rischio che possano ripetersi altri scioperi, proteste cessate
invece dopo l'assemblea pubblica con le istituzioni che si è tenuta l'altra
settimana a Cornigliano. Le denunce partite erano 27 e in un primo momento
chiamavano in causa ance i segretari provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Failms,
poi gli avvocati di Riva hanno deciso di lasciar cadere le accuse contro le
segreterie e davanti al giudice dovranno comparire solo i sindacalisti di
fabbrica, quelli che hanno partecipato alle proteste, ma anche qualcuno che non
vi ha preso parte, ma essendo dipendente Ilva è finito comunque nel mucchio.
Nel ricorso gli avvocati di Riva contestano ai delegati essenzialmente i
picchettaggi, che secondo le accuse in tre occasioni avrebbero impedito
l'accesso allo stabilimento a operai, impiegati e dirigenti della stessa Ilva e
anche ai lavoratori delle ditte esterne, impegnate nei cantieri per la
realizzazione dei nuovi impianti siderurgici a freddo previsti dal piano
industriale allegato all'accordo di programma. Lo scontro sindacale si sposta
così nelle aule del tribunale, mentre sul fronte della vertenza aperta la
situazione è sostanzialmente congelata in attesa della formazione del nuovo
governo. In ballo c'è infatti il futuro dell'accordo di programma, che è stato
firmato da ben due ministri, e al punto di rottura al quale è arrivata la
trattativa a livello locale uno sblocco può arrivare solo dall'intervento del
governo. A fine luglio scade la cassa integrazione straordinaria previsti dall'accordo
di programma per permettere la riconversione dello stabilimento di Cornigliano,
ma Riva ha già fatto sapere che serve ancora un anno di cassa per completare
gli investimenti, partiti in ritardo e in parte modificati in seguito alla
crisi della banda stagnata. Ma soprattutto la grande incognita di oggi è
rappresentata dal numero vero degli occupati che verranno garantiti
dall'acciaio alla fine del piano industriale: in origine dovevano essere 2700,
secondo l'ultima versione del piano industriale dovrebbero essere 2200, ma in
fabbrica circola voce che il numero potrebbe ancora scendere notevolmente. Per,
altro Riva ha oggi 650 dipendenti in cassa integrazione, nonostante dall'inizio
dell'accordo almeno 500 lavoratori abbiano già lasciato lo stabilimento per
pensionamenti o uscite volontarie.