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DOSSIER “FOCUS SULLA LEGA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL   26-4-2008        #TOP



Report "Nord"

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Indice delle sezioni

Nord (98)


Indice degli articoli

Sezione principale: Nord

Il reporter di guerra Steve Buscemi e la star della soap Sienna Miller ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia vera, dirige il cineasta del successo "La rivincita delle bionde". TRAME A CURA DI Daniele Cavalla.

C'è il governo, Bossi punta i piedi ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Berlusconi ha chiuso la lista dell'esecutivo, Calderoli escluso. Oggi incontra la Lega, che non molla sul vicepremier C'è il governo, Bossi punta i piedi Un 25 Aprile di polemiche, Napolitano: fu anche guerra civile. In 50 mila con Grillo.

Da Forza Italia ad An e Lega la destra diserta le celebrazioni Maroni impegnato a tagliare il prato , Moratti assente a Milano. Silenzio di Fini, Schifani, Frattini ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: edizione del Da Forza Italia ad An e Lega la destra diserta le celebrazioni Maroni impegnato a "tagliare il prato", Moratti assente a Milano. Silenzio di Fini, Schifani, Frattini... di Federica Fantozzi / Roma Non pervenuta in blocco la Lega, il cui pensiero è riassunto dall'aspirante al Viminale Roberto Maroni: "È una giornata impegnativa che sto passando a tagliare il prato".

Berlusconi sceglie il fascista Ciarrapico Resistenza, il leader Pdl riceve il neosenatore. Poi solita capriola: sia giorno di pacificazione ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Alla fine Denis Verdini, esibendo un personale manuale Cencelli, ha fatto notare che alla componente Forza Italia era stato richiesto un sacrificio troppo grosso. Troppo sottostimata. La trattativa riprenderà martedì. Ma oggi a Milano è il turno di Umberto Bossi.

Le piazze d'Italia: non si riscrive la storia A Milano e in tante altre città grandi cortei: La Liberazione? Noi diciamo: "non si tocca" ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Tipo: "Fischia Bossi, infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar". Il manifesto più violento lo esponeva l'edicola di San Babila: la riproduzione gigante della copertina dell'Economist, quella che commentava la facciona ilare del "nostro", con la scritta: "Mamma mia.

Stai consultando l'edizione del A A2A45132,332,341,78-24,6678432,203,120,07007302,80 Acea2363612,211... ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: 88 Negri Bossi w102760,140,14-7,34-43,77420,120,26-- Nice56522,922,950,92-21,02182,903,700,0730338,60 O Olidata16480,850,850,81-15,58130,751,060,044028,93 Omnia Network28991,501,481,09-28,171350,952,10-38,82 P Panariagroup I.C.64113,313,31-0,45-24,8902,994,410,1900150,17 Parmalat41032,122,10-1,50-20,10408232,112,

L'Italia va a destra Che fare? ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: L'Italia va a destra, a Nord e a Sud. La sinistra scompare dalla rappresentanza parlamentare, il centrosinistra si trova sguarnito e sbigottito di fronte alla nuova "ondata" di voti al Pdl e, soprattutto, alla Lega. La discussione è iniziata subito dopo lo spoglio delle schede e continua ancora, continuerà.

Sapelli: Centrosinistra? Senza blocco sociale ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Ecco le praterie elettorali della Lega". Ma il Pd non ha battuto in lungo e largo il nord leghista esibendo in lista imprenditori e operai? "È stata una rappresentazione, non una rappresentanza. Non ci si può improvvisare interclassisti in un tessuto in cui si è estranei. Non si è detto nulla sulla produttività, o sui contratti.

Il candidato per la Provincia Zingaretti: Roma non piega la testa e non si fa fregare dalla destra alleata con Bossi ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il candidato per la Provincia Zingaretti: "Roma non piega la testa e non si fa fregare dalla destra alleata con Bossi".

Tor Pignattara, Rutelli torna nella sua piazza Il candidato sindaco nelle strade che fece riqualificare nel suo primo mandato. È vero, con lui il quartiere cambiò volto ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: È una città che non vuole lezioni da nessuno e che, mi dispiace per Bossi, è cresciuta in questi anni anche più del nord. Impediamo che tornino nelle stanze del potere chi, fino a qualche anno fa, faceva affari con Lady Asl". Accanto a Rutelli, sul palco, il neoeletto presidente del VI municipio, Gianmarco Palmieri, 35 enne.

Vai, docile Grant: 180' per riuscire dove il superbo Mourinho ha fallito ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Mourinho non sa che farsene, lo dice ad Abramovich, ma il boss risponde che "i soldi li metto io" eccetera eccetera. Insomma, tra i due qualcosa si rompe. E i risultati iniziano a stagnare. Grant vigila alle spalle della coppia. Sa che deve aspettare, con quei due qualcosa accade, prima o poi. Accade, infatti, qualcosa.

Veltroni: sfregiano la democrazia Ora dobbiamo rafforzare il Pd ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: importante nelle principali città del nord, nelle grandi aree urbane, al nord e al centro. A Roma abbiamo avuto il 41% dei voti. Il Pd è diventato al nord il primo partito in moltissime città, e rimango sorpreso quando sento fare i raffronti col 2006". Perché? "Per il Pd il raffronto va fatto nel 2007, ossia qualche mese dopo l'inizio dell'esperienza di governo del centrosinistra.

Sbarchi a raffica in Sicilia: 500 soccorsi, un morto in mare ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Così la pasionaria leghista anticipa il suo piano per l'immigrazione: "La Bossi-Fini è un'ottima legge ma bisogna irrigidirla ulteriormente per bloccare i trafficanti d'uomini. Come? Proporrò un centro di accoglienza in mare, perché non è giusto salvare questa gente nei mari libici. È lì che avvengono i salvataggi, mica nello specchio d'acqua di casa nostra.

La destra vuole una città cupa e nera Rutelli: Non un voto deve andare disperso . Nel duello in tv con Alemanno scintille su casa e sicurezza ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: altra faccia di Bossi a cui Rutelli dice: "Giù le mani dall'Alitalia e da Fiumicino, sono la nostra Fiat", scandisce: "Vent'anni fa la Lega diceva Roma ladrona e ancora non si rassegnano al fatto che è diventata una grande capitale". Poi arriva sul palco anche Nicola Zingaretti: "Roma non piega la testa e non crede a chi cavalca la paura"

Dopo la sconfitta come ricominciare ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Lega Nord ha stravinto al Nord raccogliendo anche voti degli scontenti di sinistra. E il partito di Berlusconi, ingrossato da Alleanza Nazionale, ha riguadagnato nel Mezzogiorno la maggioranza che aveva perduto negli anni novanta. Il biennio di governo di centro-sinistra dal 2006 al 2008 guidato da Prodi è stato interrotto quando si preparava a realizzare il secondo tempo della sua

Berlusconi: "festa di pacificazione ma vanno capiti i ragazzi di salò" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: né Bossi, né Casini. E anche Bertinotti non ha partecipato all'appuntamento. Sarcastico il ministro dell'Interno in pectore Roberto Maroni: "Giornata impegnativa per me, la sto passando a tagliare il prato". Gianni Alemanno, candidato sindaco di Roma contro Rutelli, invece era presente alla cerimonia con Napolitano all'Altare della Patria.

Il comico del malumore - francesco merlo ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Da Masaniello a Canepa a Bossi a Grillo? c'è sempre qualcuno che diventa l'espressione sgangherata di malumori forti e legittimi. E la buona politica dovrebbe calarsi dentro di essi; per tirare fuori, ad esempio, il buon umore dal malumore dei produttori del Nord che stanno con Bossi perché si sentono ipertassati e non protetti.

Viaggio nella città divisa in due "là schiacciati, qui a recriminare" - niccolo zancan ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: quando sente Beppe Grillo raccontare il motivo della condanna comminata al ministro dell'Interno in pectore Roberto Maroni. Quattro mesi e venti giorni per oltraggio a pubblico ufficiale: "Perché ha morso la caviglia di un poliziotto...". Risate a crepapelle. E Grillo chiosa: "I giornalisti stranieri adesso penseranno che questa è la battuta di un comico..

Ha paura di essere ucciso svela i segreti dei boss - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: ultimo pentito di Belmonte Ha paura di essere ucciso svela i segreti dei boss SALVO PALAZZOLO Due settimane fa, Giacomo Greco temeva di essere ucciso. Per questa ragione si è rifugiato in una caserma dei carabinieri: "Sono stato il genero di Francesco Pastoia, il padrino di Belmonte Mezzagno", ha esordito. Così, quel quarantenne dall'aria scanzonata ha cominciato il suo racconto,

"Lady Berlusconi ci ha capito Sono altri a stupirsi ancora" ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: la Lega ha l'otto per cento dei voti nel Paese e una simpatizzante che forse non si aspettava ad Arcore. "Beh, ma non è una novità...". Ma come, lei sapeva già di una Veronica Lario attenta alle istanze della Lega Nord? "Guardi, l'ho incontrata in un'occasione allegra, a luglio dell'anno scorso, alla "notte bianca" di Varese.

Berlusconi, doppio modulo per la partita con Bossi ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: inventore del "Porcellum" (Napolitano l'ha smentito per telefono a Bossi), poi Berlusconi ha tirato fuori che ci sarebbe incompatibilità con Letta (il quale privatamente se ne chiama fuori). Con una scusa o con l'altra, insomma, di Calderoli vuol fare a meno. Se stasera Bossi non insiste, lo schema di governo resta quello già pronto.

Volevano ammazzarlo e il genero del boss parlò - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: clan Pastoia di Belmonte Volevano ammazzarlo e il genero del boss parlò Conosce i segreti della faida tra la cosca del suocero e quella di Spera SALVO PALAZZOLO (segue dalla prima di cronaca) Giacomo Greco conosce i retroscena degli omicidi mai risolti della lunga faida di Belmonte: il 14 ottobre 2000, i killer dovevano uccidere anche lui assieme all'imprenditore Antonino Martorana.

Il sindacato a pomigliano non aiuta la sinistra - umberto de gregorio ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: vero che la sinistra è più forte al sud e la destra al nord, tirando le somme emerge il motivo per il quale la questione settentrionale è sentita come problema nazionale solo nel centrodestra e la questione meridionale resiste solo all'interno del centrosinistra. La sostanza, infatti, è esattamente questa, anche se a livello di marketing sono in atto operazioni di facciata,

La Lega e il Pdl fanno pace e corrono insieme contro Butti ( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: 26 pagina 4 La Lega e il Pdl fanno pace e corrono insieme contro Butti di Redazione È pace fatta tra il Pdl e la Lega Nord, separati in casa al primo turno elettorale. Ora il Carroccio ha deciso di appoggiare il candidato Massimo Donati, medico di 55 anni, nel testa a testa contro il candidato del Pd Paolo Butti, pubblicitario di 43 anni.

Silvio Berlusconi e il suo Popolo in campo per Cassamagnaghi ( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Lega Nord, Udc e la lista civica "Cassamagnaghi per Bresso" che, due settimane fa, è riuscito a tener testa a Fortunato Zinni, l'attuale assessore del centrosinistra, riuscendo ad ottenere quasi il 43 per cento delle preferenze. A sostenere il candidato sindaco anche Silvio Berlusconi, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni in collegamento telefonico.

Le minacce dei boss catena di solidarietà ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: un gesto concreto Le minacce dei boss catena di solidarietà Una catena umana per esprimere solidarietà al magistrato Raffaele Cantone, allo scrittore Roberto Saviano e alla cronista del Mattino Rosaria Capacchione dopo le minacce contenute nell'istanza presentata in aula da un avvocato nel corso del processo d'appello al clan camorristico dei Casalesi.

"uccidete il marito della mia amante" - irene de arcangelis ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Boss progettava un delitto passionale: 5 fermi Dopo l'assassinio un affiliato del clan di Ercolano avrebbe sposato la donna IRENE DE ARCANGELIS IL marito sa che la moglie lo tradisce ma non si rassegna. Fa di tutto per salvare il matrimonio. Non immagina neanche lontanamente che l'amante della consorte sta invece organizzando il suo omicidio.

Berlusconi dà lo stop: non più di 12 ministri Miccichè, delega sul Sud ( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Mi pare che ci sia un equilibrio fra Nord e Sud mentre prima c'erano più ministri del Lombardo-Veneto". E un annuncio: "Io sarò sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe". La verità è che, pur essendo stato completato il grosso del lavoro, sussistono una serie di variabili che potranno essere chiarite soltanto dopo l'

Formigoni aspetta berlusconi in regione un'idea bipartisan ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: idea bipartisan Alla vigilia del nuovo incontro tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, il governatore Roberto Formigoni ribadisce la richiesta in alternativa a un posto di ministri nel governo di restare al Pirellone fino all'Expo del 2015. Nel frattempo, spunta l'ipotesi di far entrare in giunta come esterno un esponente del Pd.

Il Cavaliere tra vertici, negozi e bagni di folla ( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Umberto Bossi, sia lunedì prossimo in un incontro con i gruppi parlamentari. L'estrema attenzione con la quale dovrà essere effettuata la selezione spiega le oltre cinque ore di durata del vertice, svoltosi in un clima sereno inframmezzato di tanto in tanto dalle ormai proverbiali battute berlusconiane.

Orbassano, sfida all'ultimo voto per il Municipio ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: approdato al ballottaggio guidando la coalizione formata da Popolo della Libertà, Lega Nord e lista civica Obiettivo Orbassano, ha siglato l'apparentamento con la lista Udc di Salvatore Caspanello. Umore? "Sono molto ottimista, perché le sensazioni che mi arrivano incontrando la gente in strada sono entusiasmanti: mi sembra di essere abbastanza in vantaggio - dice Gambetta -.

Abusi su una bimba Si sospetta di un nordafricano ( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: clandestino, è stato arrestato per violazione della legge Bossi-Fini e poi scarcerato con l'intimazione da parte della Questura di lasciare il territorio nazionale. Nei confronti del giovane, finora, non sono state mosse accuse riguardo alla presunta violenza sessuale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.

Il futuro del pd e le "fughe" leghiste - ivan berni ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Allora si disse che la campagna elettorale di Bossi l'aveva fatta Antonio Di Pietro (allora Pm in toga). Oggi che la Lega a Milano ha ottenuto il 12 per cento, ovvero meno di un quarto del '93, si dibatte molto sulle virtù popolari del Carroccio, sul suo saper stare sul territorio, sulla capacità di interpretare i bisogni reali e le paure degli elettori.

"nella forza antifascista il vigore segreto della carta" - sandra bonsanti ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: stravolgimento della Carta con la riforma Calderoli, cancellata da quasi 16 milioni di italiani che l'hanno respinta il 26 giugno del 2006. Essa modificava 53 articoli della seconda parte della Costituzione, incidendo gravemente anche sulla prima, e concentrando tutto il potere di decisione in un solo organo, in un solo decisore, a cui era garantita una sostanziale inamovibilità nella carica,

Ronde in piazza comitati contrari ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: ma anche le altre ronde civiche organizzate da An e Lega Nord. "Tra le ronde buone e contro-ronde dei centri sociali - spiega - rischiamo di scatenare una guerriglia di cui la zona universitaria non ha assolutamente bisogno". Della stessa opinione anche Loris Folegatti, numero due dei residenti di Stop al Degrado.

Zona a traffico complicato - stefano costantini ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: ma la data è tenuta nascosta, un po' come i funerali dei boss, per motivi di ordine pubblico. Il giorno di effettiva entrata in funzione di quella che dovrebbe essere la misura che rivoluzionerà la circolazione di Bari vecchia è top secret. Un sintomo di insicurezza sugli effetti e sulle reazioni che può produrre.

Ragazzo con la pistola a casa per i giudici non è pericoloso - mara chiarelli ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: L'ex bimbo con la pistola, figlio di un boss del borgo antico, ora ha 17 anni, ne compirà 18 ad agosto. Quando ne aveva appena 11 fu scoperto dai carabinieri, in piena notte nei vicoli della città vecchia mentre trasportava un'arma forse usata per un delitto, da un nascondiglio all'altro.

Le imprese funebri confessano "noi, costrette a pagare il pizzo" - gabriella de matteis ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: c'era anche l'importo del compenso elargito agli addetti dell'obitorio del Policlinico. Intanto per questa mattina, al secondo piano del Palazzo di Giustizia di via Nazariantz, è fissato l'interrogatorio del boss Antonio Di Cosola, dell'imprenditrice Rosa Porcelli e del marito Pellegrino Labellarte.

Berlusconi, pressing sulla lega bossi vicepremier, calderoli ministro - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Berlusconi, pressing sulla Lega Bossi vicepremier, Calderoli ministro Il Cavaliere: la squadra non è definita. Oggi incontra il senatur Il Cavaliere a un gruppo di soste-nitori: "Spero di fare bene, sennò mi fate fuori..." CLAUDIO TITO ROMA - Umberto Bossi vicepremier e Roberto Calderoli alla Riforme.

Roberto e il tandem a rischio con letta "troppo diversi? ma se siamo pappa e ciccia" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: chiude il ballottaggio su Roma e si torna a far politica sugli interessi del Nord e del Paese. A proposito di Roma...". Dica... "Mi spiace di aver accolto la richiesta di Berlusconi di non presentare il nostro simbolo nel Centro e nel Sud. Questa volta i voti li avremmo presi anche lì". Berlusconi promette "sorprese", sembra voler percorrere la strada di Sarkozy cercando Ichino,

Francesco e gianni, sfida finale a matrix tra sicurezza, tangenti e l'ombra di bossi - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: L'ultimo botta e risposta sulla presenza di Bossi e la Lega nella maggioranza. "Il Senatùr ha brindato quando Roma ha perso le Olimpiadi e voleva trasferire la produzione Rai a Milano", l'affondo di Rutelli. "Ma basta con Bossi, Berlusconi garantisce per la coalizione" ha tagliato corto Alemanno.

Sfida nella capitale del "forzaleghismo" - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: unica piazza importante del Veneto che, dopo tremendi sussulti, la Lega ha graziosamente concesso al Popolo della Libertà, nonostante sia la capitale del Parlamento del Nord. E con grande scorno di Manuela Dal Lago, la pasionaria bossiana, ex liberale, che è stata risarcita con la presidenza dell'autostrada Brescia-Padova.

Tutti contro il comico genovese: <Fai rabbrividire, Vaffa tu> ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: come il leghista Roberto Calderoli, gli dà del "Catone mai eletto da nessuno, che fa i soldi sul qualunquismo, alla stessa maniera di quelli che vorrebbe combattere". Perciò, "ma da parte mia riceverà un V3, al cubo". Come ovvio, contro Grillo, che sta raccogliendo le firme per abolire l'ordine dei giornalisti e che ha definito "camerieri,

ROMA - I carabinieri della compagnia di Conegliano (Treviso) stanno svolgendo indagini per risolvere ( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Bossi-Fini e poi scarcerato con l'intimazione da parte della Questura di lasciare il territorio nazionale. Nei confronti del giovane, finora, non sono state mosse accuse riguardo alla presunta violenza sessuale. La senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile minori dell'Udc, ha affermato "che il Parlamento debba iniziare a verificare la possibilità di comminare la pena dell'

Clandestini, solo tre espulsioni al giorno ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Ombre di una legge, la Bossi- Fini, in alcune parti impossibile da applicare e per la quale non bastano le strutture. Ha denunciato tempo fa Magistratura democratica: "C'è da chiedersi se la legge così come è concepita raggiunga gli obiettivi per cui era stata pensata".

La scheda ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: che può avvenire però solo la seconda volta che il clandestino viene trovato e si dimostra perciò che ha violato l'ordine La legge Bossi-Fini La legge sull'immigrazione è stata varata nel 2002. L'articolo 13 dice: "Lo straniero espulso che viene trovato nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da 1 a 4 anni".

Resistenza L'Italia liberata ( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: che in precedenza aveva realizzato il film "Camicie verdi" sulla Lega Nord, si svolgerà nella sala conferenza della Provincia. Nazirock no Ieri lo stesso Fiore ha impedito che la pellicola, distribuita da Feltrinelli, fosse presentata dall'Anpi nella Casa della memoria di Roma, sostenendo che le scene contenute sono "una montatura giornalistica".

L'esodo rom tra topi e rifiuti Gli abitanti: traditi dal Comune ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: forse ci sarà sempre più la Lega, davanti a loro; di certo, ci son sempre treni, nel caso quelli delle Nord, dietro i rom che stavano in via Bovisasca e sono finiti sotto il cavalcavia Bacula, sopra un pendio, alla fine di un sentiero che comincia in via Ardissone e s'allunga tra carrelli dell'Esselunga di rovescio tra l'erba.

Ritrovarsi a Milano. In centomila ( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: tempo e nemmeno parole da sprecare sul ritorno scontato di Berlusconi: solo uno striscione ricorda che Fischia Bossi infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar. Dove, e con le scarpe risuolate da chi, forse è presto per andare a chiederlo in giro. Gira voce, ma assumono giustamente un basso profilo, che da qualche parte - laggiù - si vede lo stato maggiore (è una battuta.

Nicola Zingaretti ieri ha continuato il giro elettorale tra i 120 Comuni dell'hinterland romano ( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Bossi-Berlusconi. Il tema dell'orgoglio di Roma non è un'invenzione ma la constatazione che è cresciuta l'economia. Con i scendiletto di Bossi è evidente che verrebbe umiliata la Capitale d'Italia. L'appello sull'orgoglio è fondato sulla ragione ma è anche un appello alla ragionevolezza: non devono tornare nelle stanze del potere coloro che sono tre anni fa facevano nei palazzi della

Immigrati, 40 mila i clandestini <Ogni giorno solo tre espulsioni> ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: L'attuale legge sull'immigrazione, Bossi-Fini, è stata varata nel 2002 per mantenere le promesse elettorali di Lega e An. L'articolo 13 dice: "Lo straniero espulso che viene trovato nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da uno a 4 anni". L'arresto è obbligatorio.

La ciliegina di Roma ( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: litigata fra Bossi e Berlusconi, è saldamente tenuta assieme, nelle sue componenti post, anti e extracostituzionali, dal progetto di cambiare la Costituzione formale dopo aver cambiato quella materiale del paese. Gli appelli generosi a un patriottismo costituzionale che dovrebbe prima o poi superare i conflitti sulla memoria del 25 aprile si infrangono su questa semplice evidenza:

E adesso rifacciamo il Paraguay ( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: installazione di una base militare nord-americana nel suo paese? Assolutamente no. Noi non crediamo nella forza delle armi né nella necessità di stabilire basi militari di controllo o di dominio in nessun posto del mondo. Siamo pacifisti convinti e non permetteremo che si usi il territorio paraguayano a fini militari o bellici.

Salvini, leghista-comunista: ho <convertito> 10 religiosi ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Imitatio Bossi. Per di più vota An. In compenso le regala Federico che adesso ha 5 anni. Con Giulia, "politicamente", le cose vanno meglio. "Ha sempre votato Lega". In casa c'è una teca. Con il libro che gli ha regalato Bossi: "L'Abc di fare radio". Con dedica autografa: "Spero ti possa essere utile", firmato U.

Il Cavaliere lavora alla squadra Spuntano gli outsider Fitto e Alfano ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: asse del Nord", domenica scorsa ad Arcore. In quella sede la Lega aveva avanzato la richiesta di tre ministeri e di un vicepremier, destinati a Maroni (Interno), Riforme (Bossi), Zaia (Politiche agricole) e Calderoli (Vicepremier). L'impegno era di parlarne con gli alleati, trovare un'intesa e poi rendere pubblici nomi e incarichi.

Una Gomorra che i media non vedono ( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: gli studi universitari dei nuovi boss, gli affari in tutto l'est europeo. Impressionante il controllo sociale del territorio casertano (quello delle discariche abusive), documentato dal reportage di Sandro Ruotolo e Luca Bertazzoni. A Casal Di Principe le telecamere camminano tra ville-bunker, imprese edili con il pizzo come plusvalore,

La festa ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 8 categoria: BREVI La festa Matteo Salvini e Sylvie Lubamba alla festa dei giovani padani organizzata mercoledì scorso dalla Lega Nord all'Old Fashon di Milano per festeggiare la vittoria alle elezioni.

ROMA - Tolleranza zero , no all'eccessivo buonismo , Roma riparte d ( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: non sono Bossi e Calderoli" con i loro strali rivolti a Roma ladrona, "ma Rutelli e Veltroni che hanno amministrato male questa città". Tutta la giornata di Gianni Alemanno è stata segnata da dichiarazioni e interventi sul tema sicurezza, che ormai sembra avere se non monopolizzato comunque marchiato la fase finale della campagna elettorale.

Violentata bimba di 10 anni Sospetti su uno straniero ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il sospettato è stato comunque arrestato per violazione della legge Bossi-Fini. In attesa dei risultati dell'esame del Dna delle tracce biologiche sulla piccola e di altri segni emersi nella visita medica, i carabinieri lo tengono sotto stretto controllo e indagano, come si dice, a 360 gradi. Il padre della bambina è un operaio metalmeccanico di 51 anni.

La vicenda ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: I medici dell'ospedale di Conegliano (Treviso) hanno appurato che ha subito abusi sessuali L'arresto Un marocchino clandestino è stato arrestato e poi scarcerato per violazione della legge Bossi-Fini: gli investigatori stanno verificando la sua posizione.

SCHIAVONE VA ALLA RICERCA DEL PASSATO DA REINVENTARE ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: contrasto di Nord e Sud ecc.), c'è un "riposizionamento del baricentro mentale della nazione rispetto alla tradizione sociale e politica che ha costruito e mantenuto la Repubblica ". Calato nel frigorifero della memoria storica questo passato, emerge una "nuova Italia", che solo la Lega ha intercettato, ma senza riempire l'"enorme spazio vuoto"

Nord, territori e società aperta ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: il successo della Lega è collegato a un insieme variegato di paure e delusioni fra gli elettori del Nord: paura dell'immigrazione, timore e incertezza per le nuove forme di competizione "senza filtri" indotte dalla liberalizzazione dei mercati, delusione nei confronti dei tradizionali soggetti di mediazione (sindacati,

Il Ponte e il federalismo fiscale ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Lega Nord notoriamente propensa a una ben diversa distribuzione delle risorse su base territoriale. Un'adesione - secondo Salvati - fondata su un sottile calcolo politico secondo il quale il miglior antidoto alla Lega non sarebbe un'altra maggioranza ma, per così dire, una diversa maggioranza e cioè una maggioranza pur sempre di centrodestra ma caratterizzata da una pesante rappresentanza

Festa finale a Torpignattara mano tesa all'Udc di Casini ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: A Bossi dico: giù le mani da Fiumicino, giù le mani da Roma. E i suoi alleati chi sono? Sono il vecchio del vecchio del vecchio Msi, gli Storace, gli Alemanno e i Rauti...". tende la mano ai moderati: "Ho apprezzato le dichiarazioni di Casini che ha detto che il suo partito non può stare con chi è vicino ai neofascisti.

ROMA Il tele-duello documentale: ecco il nuovo format che s'è autoinve ( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Bossi - ma senza foto agitata sotto il naso di Alemanno - è il tormentone dell'altro. Rutelli: "Bossi...". Replica: "Basta con questo Bossi!". Rutelli: "Bossi...". Replica: "Basta con questo Bossi!". Sembra un rap. Invece si tratta di uno scontro, civile, politicamente corretto, con tanto di stretta finale e persino di un "

<Se sarò sindaco incontrerò il vedovo Reggiani> ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: i veri nemici della città non sono Bossi e Calderoli, ma Rutelli e Veltroni che hanno amministrato male". E poi ha spiegato: "Il buonismo e la tolleranza hanno generato nuovi problemi, soprattutto in periferia con un'immigrazione incontrollata. Dobbiamo ripristinare una serie di regole fondamentali e dire che Roma riparte dal rigore e dalla serietà.

AA.S. Roma1,1591,580,5601,184736751 A2A2,3381,782,19 ( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: 8122700 Negri Bossi warr 2007/20100,1430,000,1230,2550 Nice2,9480,922,9043,69618698 OOlidata0,8540,810,7501,05813633 Omnia Network1,4781,090,9532,102135182 PPanariagroup Ind.Ceram.3,310-0,452,9914,408976 Parmalat SpA2,102-1,502,1092,65240823371 Parmalat warrant 20151,2310,001,1991,6610 Permasteelisa13,8100,3110,64014,

Mv, a Varese arrivano gli indiani ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: nel cuore della Lombardia che due settimane fa ha sommerso di voti la Lega Nord, sbarcano gli indiani. Non i pellerossa evocati da un manifesto elettorale del partito di Bossi, ma gli asiatici del colosso metalmeccanico Tata, interessati a rilevare proprio a Varese, proprio nella culla del Carroccio - marchio e fabbrica delle motociclette Mv Agusta.

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: il racconto reso al magistrato inquirente dal boss Scarcia, che non è un "pentito", circa l'incontro che sarebbe avvenuto nell'Ittica Valdagri (poi Marinagri) nell'estate del 2000. Se le dichiarazioni fatte mettere a verbale da Scarcia siano vere, o parzialmente vere, o false, è compito dell'autorità giudiziaria appurarlo.

Stop di Berlusconi: non più di 12 ministri ( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Mi pare che ci sia un equilibrio fra Nord e Sud mentre prima c'erano più ministri del Lombardo-Veneto". E un annuncio: "Io sarò sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe". La verità è che, pur essendo stato completato il grosso del lavoro, sussistono una serie di variabili che potranno essere chiarite soltanto dopo l'

La seconda rivoluzione di Grillo contro giornali e parlamentari A Torino 50mila persone per lui ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Divertente la gag su Maroni, condannato per aver azzannato un poliziotto: sarà il prossimo ministro degli Interni. Grillo sottolinea che lui e il suo popolo sono i veri continuatori della lotta partigiana e che l'attuale fascismo è più sottile di quello precedente.

Le conclusioni di Franco Giordano ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: scattasse lo scalone Maroni che avrebbe peggiorativo le condizioni materiali di milioni di lavoratori, ma forse avremmo dovuto essere più duri a riguardo. Questo è vero e accetto la critica che ci è stata mossa. Però quando allora io sostenni l'ipotesi di ritirare la delegazione di governo, altri compagni, che oggi ci criticano per essere stati troppo subalterni al governo Prodi,

A Chiavari tentano di cancellare il Prc Per il Cav. non esistono i diritti Quelle ronde padane così simili alle Ss ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Roma La sicurezza secondo la Lega Nord Cara "Liberazione", l'ex vicepresidente della Regione Veneto, Luca Zaia, a cui è stata ritirata la patente per eccesso di velocità, ora nominato ministro dell'Agricoltura, "testa pensante" della Lega Nord ha lanciato sui giornali del Nordest: la "immediata legge sulle ronde", le famigerate camicie verdi inventate dai leghisti.

Bertone: indiani, tedeschi o cinesi a Grugliasco? ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Juri Bossuto* La vicenda "Bertone" sembra destinata a fornirci, quasi a ritmo quotidiano, sorprese continue, alternate solo da rapidi colpi di scena dall'effetto cinematografico. Aggiornare la cronaca che interessa la vecchia fabbrica torinese, e soprattutto i suoi lavoratori, è impresa difficile da attuarsi,

Destre al 70% in provincia di Sondrio ma sul Comune sorge l'Arcobaleno ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Massimo Libera*Carlo Ruina** Sondrio è il capoluogo più a nord della Lombardia, in una provincia dove la Lega sfiora il 40%, il Pdl il 30, il Pd supera di poco il 20 e la Sinistra l'Arcobaleno si è bloccata al 2,1%. Dentro un quadro così fosco, uno squarcio di luce alle comunali del capoluogo: la Lista S.

A Brescia la sconfitta più amara Il voto operaio emigra nella Lega ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: lavoratori al nord. E, ancora, la campana d'allarme era suonata con le amministrative della primavera 2007, quando in tutti i comuni lombardi superiori ai 15 mila abitanti abbiamo perso il 43 % dei voti sulle politiche del 2006. È in questo contesto che i pensionati, i precari e gli operai non vedono più nella sinistra uno strumento utile per migliorare le proprie condizioni di vita.

Salvatore Bonadonna Trovo la relazione del segretario onesta, leale e coraggiosa nell'indicare la strada della ricostruzione della sinistra; per questo non mi convince il tono libe ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: elettore di Rifondazione ha votato Lega o si è fatto attrarre dal richiamo strumentale e falso del voto utile o non ha votato? E questo in presenza di un Nord e di un Sud che non basta definire come "questioni". Se non riusciremo a fare una analisi seria e approfondita di come si è trasformata la società e di cosa è composto il magma che si è consolidato a destra,

Il problema non è "se" ma "come" realizzare l'unità della sinistra ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: verso la Lega Nord. La società italiana procede quindi a grandi passi verso l'americanizzazione e il Paese si sposta sempre più a destra, culturalmente, prima ancora che politicamente. Le ragioni della sconfitta sono tante. Sicuramente ha pesato una valutazione negativa del nostro risultato nel governo Prodi o,

Recuperare il consenso Non lasciamo la città agli ex picchiatori fascisti ( da "Liberazione" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Nord, ormai è chiaro a tutti: consegnato in gran parte alla Lega, che Bossi ha definito "il vero partito degli operai". Un travaso di voti che ha riguardato tutte le roccaforti storiche della sinistra, da Genova a Sesto San Giovanni, fino ai distretti industriali del Veneto e dell'Emilia: dove il Carroccio ha dato voce alle rivendicazioni economiche e alle paure sociali degli operai,

<E adesso rifacciamo il Paraguay> ( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: installazione di una base militare nord-americana nel suo paese? Assolutamente no. Noi non crediamo nella forza delle armi né nella necessità di stabilire basi militari di controllo o di dominio in nessun posto del mondo. Siamo pacifisti convinti e non permetteremo che si usi il territorio paraguayano a fini militari o bellici.

Calderoli: grazie signora ci ha messo il cuore ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: A nome della Lega, del popolo leghista, del popolo del Nord tutto. Ieri ho letto sulle colonne de la Stampa la sua intervista. E ne sono rimasto colpito. Perché lei ha capito, usando gli occhi e il cuore, che sono ancora i migliori strumenti per la comprensione del mondo, quel che davvero la Lega e i cittadini che ci hanno votato vogliono.

Ritorno al voto per 179 mila astigiani ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: La sfida è tra Maria Teresa Armosino (Pdl e Lega Nord) che al primo turno ha ottenuto il 44,1% delle preferenze e Roberto Peretti (pd e Italia dei Valori) che affronta il secondo turno partendo dal 26,4% di quindici giorni fa. Si vota nei 266 seggi (78 sono nel capoluogo) domani dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15.

Non ha lividi, ma i medici confermano lo stupro ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Fermato in base alla legge Bossi Fini, perché non era in regola con il permesso di soggiorno, non si vede al momento contestare alcuna accusa che possa essere in qualche modo collegata a quanto raccontato alla bambina. Ma cosa è accaduto, davvero? Qualcosa di orrendo qualunque sia la verità (non così scontata) che arriverà alla fine delle indagini:

Per essere sempre brillanti niente croissant, tanto tofu e un litro d'acqua ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: La dieta del boss Per essere sempre brillanti niente croissant, tanto tofu e un litro d'acqua Vuoi fare il capo? Devi mangiare bene. E non nel senso dei gourmand, ma in quello dietologicamente corretto. Il "Times" suggerisce la giusta dieta per affrontare la giornata lavorativa.

Allora, onorevole Maroni, la Lega ha l'otto per cento dei voti nel Paese e una simpatizzante ch ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: lei sapeva già di una Veronica Lario attenta alle istanze della Lega Nord? "Guardi, l'ho incontrata in un'occasione allegra, a luglio dell'anno scorso, alla "notte bianca" di Varese. Io suonavo col mio gruppo in una piazza gremita. Sceso dal palco, mi sono accorto che la signora Berlusconi era lì con degli amici per ascoltarci.

Per infarto finisce fuori strada e muore ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: fin dagli anni '90, era stato attivista della Lega Nord. Lascia la moglie Caterina Bodda, titolare di una lavanderia a Canale, la figlia Mara, infermiera caposala all'ospedale di Alba, e il figlio Roberto, ingegnere, che ha seguito la passione politica del papà: è segretario della sezione roerina del Carroccio.

Gli astigiani scelgono il presidente ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Domani e lunedì gli astigiani sono nuovamente chiamati alle urne per decidere chi governerà la Provincia tra Maria Teresa Armosino (Pdl-Lega Nord) e Roberto Peretti (Pd-Italia dei Valori). Seggi aperti, domenica dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15. La vigilia del ballottaggio è stata scossa dall'annuncio dell'avvio della procedura di mobilità per 277 addetti della ex Way Assauto.

TUTTI IN FESTA MA DIVISI ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Roberto Maroni ha tosato l'erba. Fausto Bertinotti si è chiuso nel silenzio. Il neofascista Luca Romagnoli era dolente perché la data gli ricorda "violenza e sconfitta". E siccome è la festa di tutti, tutti hanno fatto festa, a modo proprio, insieme con un ricordo, con un feticcio, con uno spettro o con niente.

Un professore santone un operaio disilluso il popolo No Tav, e certe scritte viva Sardigna! ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Nella piazza vera del centro commerciale 45 Gradi a Nord, fuori Moncalieri, i ragazzi hanno quasi tutti nomi americani: Frank, John, Mark, Devid e Max. Forse se li danno fra di loro così. Il 25 Aprile, giovani e vecchi, lo conoscono tutti. "E' una bella festa", come dice Sandro, l'unico con il nome italiano, "per questo veniamo qui.

Il comico: "Coi vaffa siamo diventati i veri partigiani" ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Dopo avere elencato i 16 condannati in via definitiva ("C'è anche Maroni, ha morso alla caviglia un poliziotto e lo faranno ministro dell'Interno: un mio amico black bloc si è lamentato, a questo punto vuole diventare Presidente della Repubblica"), Grillo ha attaccato principalmente il giornalismo televisivo, citando Mauro Mazza, Gianni Riotta, Emilio Fede e Bruno Vespa.

Le Figaro ha scoperto che il Papa è anziano ( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Bossi Il Cavaliere: "Incontro soddisfacente"Reggio Calabria, trovata microspia in procura Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire

Itinerario in tre tappe nei più bei giardini di castelli e ville ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: inoltra nel parco dove si ammirano altri splendidi esemplari di agrifoglio, bosso, tasso, nespolo, circondati da tigli, querce e roveri secolari. Non meno scenografico è il giardino del castello Sacchi-Nemours. La costruzione risale al 1298. Ha uno splendido esemplare di gelso, le cui radici si sono spinte fino al pozzo.

Il divo in declino Morgan Freeman e la cassiera di supermercato Paz Vega ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia vera, dirige il cineasta del successo "La rivincita delle bionde". TRAME A CURA DI Daniele Cavalla.

Maestri di sci a lezione di satira ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: esposto sulle piste di Sestriere e altre località del Nord Italia. A minacciare il loro onore è stato lo slogan scritto a caratteri cubitali su uno sfondo a quadrati scozzesi di un plaid. Il testo decideva: "Con i maestri di sci che ci sono in giro, sei sicura di voler passare tutta la giornata sulle piste?

Querelle in Consiglio sul nuovo segretario ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: argomento si è espresso anche il capogruppo della Lega Nord, Federico Maggi: "Non concordo di passare da un segretario che svolgeva il compito di direttore generale ad una figura presente solo "part time". Teniamo conto che, oltre a svolgere la sua attività nei tre comuni, dovrà pure spostarsi, e le tre località non sono poi così vicine.

Gomorra ispira cinema e teatro E ora anche un rap ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: e che lo costringe a vivere sotto scorta da quando i boss campani da lui sfidati pubblicamente sulla piazza di Casal di Principe fecero sapere di volergliela far pagare a caro prezzo. Saviano è più di un caso letterario, ormai. Anzi, è tutto fuorché un caso letterario, visto che la situazione che gli si è creata intorno impedisce, nei fatti, qualsiasi critica al suo libro.

Lo scrittore sbarca in televisione E sbanca l'audience ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: e che lo costringe a vivere sotto scorta da quando i boss campani da lui sfidati pubblicamente sulla piazza di Casal di Principe fecero sapere di volergliela far pagare a caro prezzo. Saviano è più di un caso letterario, ormai. Anzi, è tutto fuorché un caso letterario, visto che la situazione che gli si è creata intorno impedisce, nei fatti, qualsiasi critica al suo libro.


Articoli

Il reporter di guerra Steve Buscemi e la star della soap Sienna Miller (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

INTERVIEW Il reporter di guerra Steve Buscemi e la star della soap Sienna Miller Una diva tv e un giornalista politico in una intervista sbagliata: Steve Buscemi ignora tutto di lei, la tratta con degnazione; Sienna Miller è insicura, intelligente e sofferente. Oscillano tra ostilità e attrazione. Lei ha un cellulare rosa il cui squillo è il latrato di un cane; lui dà saggi consigli. Tutti e due sono infelici, la lotta tra vinti non ha vincitori e molto interesse Il duello verbale è il rifacimento d'un film di Theo van Gogh, il giovane regista olandese che venne ucciso nel 2004 da un estremista islamico per punirlo del cortometraggio Submission sulla condizione delle donne nell'Islam. In omaggio e memoria, i produttori hanno appagate il suo desiderio di realizzare in Usa il remake di tre suoi film, affidandoli a registi newyorkesi (gli altri sono Stanley Tucci e Bob Balaban). Questo primo esperimento non è molto riuscito. Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e "Neverland". 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e "City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e Carolina Crescentini. La storia comincia nel 1860 a San Pietroburgo, quando una bomba uccide un membro della famiglia imperiale; Dostoevskij va a trovare in un ospedale psichiatrico un giovane che confessa di conoscere gli attentatori. IN AMORE, NIENTE REGOLE Commedia. Regia di George Clooney, con Clooney e Renée Zellweger. Negli Stati Uniti del 1925 Dodge Connolly è un esuberante campione di football che arruola nella sua squadra un giocatore presunto eroe di guerra. La storia non convince un'intraprendente giornalista. JUNO Commedia. Regia di Jason Reitman, con Ellen Page e Michael Cera. Juno MacGuff è un'intraprendente sedicenne del Minnesota che riesce a mantenere il controllo sulla sua vita anche quando scopre di essere incinta e comincia a chiedersi, con il timido compagno di classe Paulie Bleeker, come agire. Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. L'ALTRA DONNA DEL RE Drammatico. Regia di Justin Chadwick, con Natalie Portman e Scarlett Johansson. La vicenda storica di Anna e Maria Bolena, le due sorelle che si contesero i favori di Enrico VIII: la prima riuscì a sposarlo, l'altra ne divenne l'amante. IL MATRIMONIO E' UN .... Commedia. Regia di Cherie Nowlan, con Brenda Blethyn e Khan Chittenden. La cabarettista irriverente e in declino Jean Dwight teme che la fidanzata del figlio possa incrinare l'armonia della loro famiglia. NON PENSARCI Commedia. Regia di Gianni Zanasi, con Anita Caprioli e Giuseppe Battiston. Un musicista trentaseienne, un tempo piccola star punk rock, comincia a riflettere e sulla sua vita: tornato a casa dalla famiglia, comincia ad occuparsi di ciò che ha a lungo trascurato. ORTONE E IL MONDO DEI CHI Cartoon. Regia di Jimmy Hayward e Steve Martino. Dai creatori de "L'era glaciale", la storia di un simpatico elefante che trova un mondo di pace, quello dei minuscoli Chi, in un fiore. OXFORD MURDERS Thriller. Regia di Alex de la Iglesia, con Elijah Wood e John Hurt. Nei dintorni di Oxford, un'anziana signora viene trovata morta nel soggiorno di casa: il cadavere viene rinvenuto da un professore e da uno studente, i quali cominciano a indagare su una misteriosa serie di omicidi. LA SPOSA FANTASMA Commedia. Regia di Jeff Lowell, con Eva Longoria Parker e Paul Rudd. Opera prima, racconta di un uomo conteso da due donne: la veggente Ashley e la ragazza che avrebbe dovuto sposare mentre ora è un fantasma, morta preparando il matrimonio. STEP UP 2 Musicale. Andie e Chase s'incontrano all'interno di una scuola d'arte del Maryland: cominciano ad allenarsi insieme per partecipare a una difficile gara clandestina. TUTTA LA VITA DAVANTI Commedia. Regia di Paolo Virzì con Sabrina Ferilli e Massimo Ghini. L'autore di "Ovosodo" e "Caterina va in città" ritrae la vita nei call center attraverso le vicissitudini della venticinquenne laureata Marta. TUTTI PAZZI PER L'ORO Azione. Regia di Andy Tennant, con Matthew McConaughey e Kate Hudson. Ben Finnegan è un cacciatore di tesori che sta per coronare il suo sogno: recuperare il carico d'oro di un galeone che giace da un paio di secoli in fondo al mare al largo della Florida. Al suo fianco, l'intraprendente consorte. L'ULTIMA MISSIONE Poliziesco. Regia di Olivier Marchal, con Daniel Auteuil e Olivia Bonamy. L'autore di "36" narra la storia di Louis Schneider, incorruttibile poliziotto di Marsiglia in crisi esistenziale che cerca di proteggere una ragazza dall'uomo, tornato in libertà, che aveva ucciso i suoi genitori. UN AMORE SENZA TEMPO Commedia drammatica. Regia di Lajos Koltai, con Vanessa Redgrave e Claire Danes. Dal romanzo di Susan Minot, un percorso attraverso il passato e il presente di tre donne: la madre Ann, in fin di vita, e le figlie Constance e Nina. 21 Commedia drammatica. Regia di Robert Luketic, con Jim Sturgess e Kevin Spacey. Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia vera, dirige il cineasta del successo "La rivincita delle bionde". TRAME A CURA DI Daniele Cavalla.

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C'è il governo, Bossi punta i piedi (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Berlusconi ha chiuso la lista dell'esecutivo, Calderoli escluso. Oggi incontra la Lega, che non molla sul vicepremier C'è il governo, Bossi punta i piedi Un 25 Aprile di polemiche, Napolitano: fu anche guerra civile. In 50 mila con Grillo.

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Da Forza Italia ad An e Lega la destra diserta le celebrazioni Maroni impegnato a tagliare il prato , Moratti assente a Milano. Silenzio di Fini, Schifani, Frattini (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Da Forza Italia ad An e Lega la destra diserta le celebrazioni Maroni impegnato a "tagliare il prato", Moratti assente a Milano. Silenzio di Fini, Schifani, Frattini... di Federica Fantozzi / Roma Non pervenuta in blocco la Lega, il cui pensiero è riassunto dall'aspirante al Viminale Roberto Maroni: "È una giornata impegnativa che sto passando a tagliare il prato". Silente An. Le cronache non riportano tracce del presidente della Camera in pectore, Fini, futura terza carica istituzionale dello Stato, né dei colonnelli impegnati nella partita del governo: La Russa, Gasparri, Matteoli. Ad eccezione di Alemanno e Ronchi, all'Altare della Patria per le celebrazioni con il Presidente della Repubblica. Poi il candidato PdL a sindaco di Roma ha deposto una corona di fiori sotto il monumento a Salvo D'Acquisto a Palidoro. Assente Forza Italia a partire (come al solito) da Berlusconi che, come ricordano Bonaiuti e Cicchitto anzichè bighellonare ha avuto "una mattinata di lavoro intenso" incontrando "almeno 30 persone" naturalmente importanti. Muti e incorporei aspiranti ed ex ministri, capigruppo e presidenti delle Camere: Vito, Schifani, Frattini, Pisanu non battono un colpo. Compreso Dell'Utri che vorrebbe riscrivere i libri di storia e in particolare il capitolo sulla Resistenza. Né si rilevano dichiarazioni del senatore Pera, ex seconda carica dello Stato. Assente a Milano Letizia Moratti: da candidato sindaco invece partecipò al corteo spingendo la carrozzella del padre ex deportato. Assente anche il "governatore" lombardo, il ciellino Roberto Formigoni che delega il suo sottosegretario Robi Ronza, figlio "del primo comandante partigiano del Varesotto". Per l'inviato del Celeste la festa va mantenuta ma "purificata" dall'idea di una Resistenza "a tinta unita" laddove in Lombardia fu "cattolica e liberale". L'Udc manda al corteo senatore D'Onofrio (non rieletto): "L'unità nazionale costituisce ancora un traguardo necessario per il popolo italiano. Il ricordo del 25 aprile, opportuno e non retorico, fa parte di questo cammino". Casini è a Formia, nel sud del Lazio, per il ballottaggio comunale. Ieri il segretario centrista Cesa aveva suscitato le ire di Storace osservando che "la destra estremista e antisemita rappresenta, oggi come allora, un elemento di grave pericolo per la vita delle istituzioni". Centrodestra assente a Bologna, fatto che Cofferati trova un "peccato": "Non ne capisco le ragioni, è una festa di tutti". Non c'è a Palermo il sindaco azzurro Cammarata. Delegazioni forziste ai cimiteri Usa di Nettuno e dei Falciani. An dai morti di Salò a Trespiano. Presente e parlante (chiaro), dalle file del PdL, Gianfranco Rotondi. Il leader della Dca che rivendica un posto da ministro o capogruppo nella neo compagine berlusconiana è l'unico a non fare distinguo: "Il 25 aprile è la festa della libertà di tutti gli italiani e l'antifascismo è un valore costitutivo che sarà menzionato nella carta dei valori del PdL, in quanto aderisce al Ppe che lo richiede". Bisognerà solo spiegarlo a Ciarrapico.

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Berlusconi sceglie il fascista Ciarrapico Resistenza, il leader Pdl riceve il neosenatore. Poi solita capriola: sia giorno di pacificazione (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Berlusconi sceglie il fascista Ciarrapico Resistenza, il leader Pdl riceve il neosenatore. Poi solita capriola: sia giorno di pacificazione di Marcella Ciarnelli / Roma UNA PROVOCAZIONE L'uomo che preferisce lavorare piuttosto che celebrare la Liberazione dal nazifascismo e l'uomo che il fascismo non l'ha mai rinnegato, il futuro premier Silvio Berlusconi e il neoeletto senatore Giuseppe Ciarrapico, si sono incontrati a Palazzo Grazioli. Nella giornata del vertice per cercare di districare la matassa dei nomi per il nuovo esecutivo, in un via vai di "almeno trenta persone", il Cavaliere ha trovato il tempo per ricevere l'ingombrante imprenditore che ha però assolto al compito di togliere nella sua zona voti alla Destra di Francesco Storace e convogliarli sul Popolo della Libertà, contribuendo alla vittoria. "Ci serve" disse il Cavaliere mentre Ciarrapico esternava delle "sofferenze e delle gioie" che il fascismo gli aveva fatto provare senza farlo mai tornare indietro dalla sua convinta posizione. Un incontro necessariamente breve, dati i tempi contingentati, ma intenso. Berlusconi indossava la camicia blu notte, scura in modo allarmante, sfoggiata anche all'uscita dalla sua residenza, segnata da un significativo saluto a braccio teso ai supporter festanti. Colpa del sole? Un incontro che non sembra essersi concluso con nessuna proposta di un ruolo nel governo dato che i posti sono già pochi per poter mettere in campo anche il vecchio editore. Non c'era nessuna necessità che l'incontro si svolgesse proprio ieri. Ma Berlusconi il 25 aprile non l'ha mai festeggiato, anche quando era premier in carica. E per Ciarrapico, data la rivendicata appartenenza, la data segna un giorno di lutto, da cancellare. Un giorno adatto al lavoro, agli incontri, agli omaggi. Quindi i due non hanno avuto alcuna riserva. Anzi, devono averla proprio scelta apposta la data dell'incontro. Una provocazione, appunto. "Uno sfregio" ha detto sdegnato Walter Veltroni. Dal Pdl non hanno gradito e Paolo Bonaiuti ha definito la reazione del segretario del Pdl come quella di un "uomo stordito dalla sconfitta". L'aver ricevuto Giuseppe Ciarrapico è invece la prova del disprezzo che Silvio Berlusconi ha provato da sempre nei confronti di una pagina così importante nella storia del Paese. Al di là delle parole di circostanza la mancata partecipazione negli anni ad ogni celebrazione esprime più di mille parole. Il Cavaliere ha limitato la diffusione del suo pensiero ad un comunicato. In cui ha mescolato vecchie idee e chiamate in causa. Non si capisce se prevale la lettura di "una guerra civile" o di "un momento di pacificazione". E chiede, proprio lui che dà un contributo determinante a che non ci sia, che si faccia un "salto di qualità verso la definitiva pacificazione nazionale". Ci tira dentro anche Luciano Violante quando rievoca gli "autorevoli esponenti di sinistra che invitarono a capire le ragioni dei ragazzi di Salò" ed anche l'invito a "saldare il debito contratto con gli esuli istriano-dalmati". Una passeggiata al termine della riunione. "Che Dio me la mandi buona" dice ai fans che applaudono mentre un coraggioso sventola una bandiera del Pci. "Speriamo di far bene se no mi fate fuori..." scherza. Un modo per rilassarsi al termine di un altro giorno di confronto per riuscire a mettere insieme i nomi del futuro governo. Resta il nodo dei due vicepremier. C'è un passaggio di ruoli con preferenze e subordinate tranne che per Tremonti e Frattini anche se Gianfranco Miccichè, per metterci il cappello, ha dichiarato che lui un posto ce l'ha già: "Sottosegretario alla presidenza con delega per Sud e Cipe". Sulla graticola ci sono anche personaggi del calibro di Maroni, Scajola, Castelli, Vito. Alla fine Denis Verdini, esibendo un personale manuale Cencelli, ha fatto notare che alla componente Forza Italia era stato richiesto un sacrificio troppo grosso. Troppo sottostimata. La trattativa riprenderà martedì. Ma oggi a Milano è il turno di Umberto Bossi.

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Le piazze d'Italia: non si riscrive la storia A Milano e in tante altre città grandi cortei: La Liberazione? Noi diciamo: "non si tocca" (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Le piazze d'Italia: non si riscrive la storia A Milano e in tante altre città grandi cortei: "La Liberazione? Noi diciamo: "non si tocca"" di Oreste Pivetta / Milano ERANO MIGLIAIA E MIGLIAIA A Milano, a Torino, a Roma e in tante altre strade d'Italia. Anche ad Alghero, dove il divieto del sindaco alla banda di suonare "Bella ciao", perché sarebbe una canzone "di parte", ha prodotto il miracolo di un coro generale. Bella giornata, anche se ci tocca l'ironia di un vecchio militante del Pci: "Quando si perde, si corre a manifestare più numerosi". Erano capitato nel 1994, prima vittoria di Berlusconi: sotto un diluvio sfilò un fiume di gente, sfilarono anche quelli della Lega. Ieri la Lega non c'era. Non si può dire quanto lo stato d'animo del suo popolo sia stato riassunto da un'uscita di Maroni. Citiamo una nota d'agenzia: ""È una giornata molto impegnativa che sto passando a tagliare il prato". Così Roberto Maroni, futuro ministro nel governo di Silvio Berlusconi, parla della giornata che celebra la Liberazione". Rivolgiamo un quesito a Feltri, direttore di Libero: chi è più "bamba" tra uno dei centomila in piazza a Milano o a Roma e il futuro ministro? Il corteo di Milano è sfilato per ore. Migliaia di persone, migliaia di bandiere: Pd in bianco, Pd in rosso, sindacati, Italia dei valori, verdi, Sinistra Arcobaleno, Rifondazione, l'Europa, la pace, collettivi, comitati. Una sinistra esiste, "senza rancore", al contrario di quanto annuncia il giornale della famiglia Berlusconi. Gli slogan contro Berlusconi sono stati rarissimi. Senza aggressività. Tipo: "Fischia Bossi, infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar". Il manifesto più violento lo esponeva l'edicola di San Babila: la riproduzione gigante della copertina dell'Economist, quella che commentava la facciona ilare del "nostro", con la scritta: "Mamma mia. Here we go again". C'erano lo striscione dei "palestinesi d'Italia" e quello della Brigata ebraica, con il grande simbolo d'Israele, che ricordava i combattenti ebrei nella guerra di Liberazione. Non citava i morti ebrei nelle camere a gas dei nazisti e quelli, di passaggio, nei campi di prigionia italiani, da Fossoli alla Risiera di San Sabba, grazie alle nostre leggi razziali. Li ha ricordati Gianfranco Maris, presidente dell'Aned, l'associazione degli ex deportati. Ricordava dal palco che mentre Milano veniva liberata, in Germania si moriva: nelle camere a gas, sotto i colpi di fucili, di fame, di malattie, nelle marce forzate da un campo di sterminio all'altro. Questa era la realtà d'allora. I partigiani comunisti, socialisti, di Giustizia e libertà, cattolici, fecero il miracolo. Quello che in una lettera commossa raccontava il comandante Giorgio Bocca. Ancora dobbiamo ringraziarlo per il coraggio d'allora e per la memoria d'oggi. Saranno stati cinquantamila a Milano, probabilmente di più. Un corteo disordinato, che assediava il centro, in fondo i rumorosi camion dei centri sociali, ma si facevano sentire anche quelli del Pd, con il loro camion. In testa c'erano le bandiere dell'Anpi con le medaglie d'oro e lo striscione dei partigiani tenuto da Nichi Vendola, da Paolo Ferrero, da Filippo Penati, da Barbara Pollastrini, da Armando Cossutta. Quelle vecchie (d'anni) bandiere sono state tanto applaudite. Di più ancora è stato applaudito il gonfalone dell'Anpi di Reggio Emilia: tra le medaglie il tricolore, ricamato si vedeva il bel volto di Alcide Cervi, il contadino che ebbe i sette figli trucidati dai nazifascisti. Un giorno Berlusconi disse che avrebbe voluto conoscerlo: ma si capiva che non sapeva neanche chi fosse e Alcide era morto quando Silvio era un palazzinaro alle prime armi, nel 1970. Sul palco parlava invece il nipote di Alcide Cervi, Adelmo: i fascisti gli portarono via il padre quando aveva due anni. Chissà se il solito Giornale pensava anche a lui oltre che ai giovani e ai vecchi della Brigata Ebraica, affidando alla raffinata penna di Giovanna Maglie, ex comunista, ex socialista, ora berlusconista, unica giornalista Rai ad avere qualche problema con le note spese, l'invocazione di una "celebrazione bipartisan", nel segno appunto "cancelliamo la storia e riscriviamola noi". Ma che cosa sia stato il fascismo lo sanno anche i sassi, la lotta di Liberazione ci restituì la libertà e la dignità. Come alla fine, dal palco, insisteva Tino Casali, presidente dell'Anpi. Le note brutte di questa giornata milanese sono state i diciassette cartelloni issati dal centro sociale Gramigna con i ritratti degli imputati al processo sulle nuove Br e le scritte sui muri dell'Arcivescovado: "Operai morti. Porci padroni con voi regoleremo i conti", "Il capitalismo non si riforma, si abbatte". Giusto per ridar fiato ai vecchi fascisti e pure un'offesa al cardinal Tettamanzi, che i problemi dei lavoratori non ha mai trascurato. A Milano non c'era la Moratti, presente due anni fa quando c'era da guadagnare foto e voti (anche in virtù dei fischi). Nessuno l'ha rimpianta. Lei è riuscita a dare un'altra pennellata al suo ritratto di mediocre e arrogante sindaco dei suoi amici e dei suoi e dei loro affari.

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Stai consultando l'edizione del A A2A45132,332,341,78-24,6678432,203,120,07007302,80 Acea2363612,211... (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del A A2A45132,332,341,78-24,6678432,203,120,07007302,80 Acea2363612,2112,370,55-14,0333111,3914,430,54002599,66 Acegas-Aps104815,415,41-0,15-18,10195,346,980,3000297,60 Acotel15707081,1281,152,24-2,484353,1183,180,4000338,27 Acq. Potab.54912,842,85-0,18-17,34342,363,430,1000102,10 Acsm29551,531,52--16,7531,221,830,020071,52 Actelios141547,317,30-0,338,97165,997,690,1000494,74 Aedes39232,032,00-1,04-40,623081,563,410,2500206,18 Aeffe33171,711,720,59-34,92941,712,63-183,91 Aem To36321,881,880,97-26,893351,872,590,06001373,46 Aem To w088700,450,441,05-41,9030,410,80-- Aerop. Firenze3266516,8716,87-0,12-6,43016,6518,030,0630152,42 Aicon26221,351,350,15-36,373061,242,13-147,59 Alerion12590,650,64-0,74-7,631320,550,710,0050260,07 Alitalia9700,500,50-13,62-36,649460,230,790,0413694,74 Alleanza162308,388,37-0,24-4,7928907,848,800,50007096,31 Amplifon37221,921,900,16-44,935081,823,570,0350381,36 Anima41052,122,112,33-1,85671,602,160,1520222,60 Ansaldo Sts187309,679,701,7311,83887,179,760,2000967,30 Arena1290,070,071,52-48,3710660,050,150,041352,09 Ascopiave29621,531,551,18-8,98471,431,820,0850358,65 Astaldi100495,195,17-0,120,681814,025,430,0850510,83 Atlantia4058420,9620,941,40-18,28123818,6325,650,620011983,07 Auto To-Mi2255811,6511,651,33-22,2514511,2314,990,40001025,20 Autogrill183469,479,522,70-17,488779,2311,570,40002410,44 Azimut H.141567,317,25-1,06-17,754736,028,890,20001061,39 B B. Bilbao Viz.2807614,5014,502,40-13,84012,8516,83-- B. Carige48372,502,510,93-24,1411272,253,290,07504033,49 B. Carige risp49322,552,57--20,8502,323,250,0950446,41 B. 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Spoleto145077,497,500,94-19,1516,919,270,4100163,92 BasicNet34791,801,791,65-13,81351,472,290,0930109,61 Bastogi5230,270,271,86-17,421010,240,33-182,70 BB Biotech9394848,5248,641,93-5,68045,9452,800,5439- Bca Ifis w0864963,363,373,1227,2321,623,64-- Bco Popolare w108060,420,41-0,12-36,881620,320,66-- Beghelli18930,980,972,65-15,073110,871,180,0150195,50 Benetton158798,208,171,67-31,486488,0011,970,37001498,15 Beni Stabili13960,720,720,49-3,5520320,610,780,02401381,05 Bialetti24011,241,24-0,24-24,8001,171,65-93,00 Biesse2494512,8812,85-1,00-0,692911,2414,650,3600352,90 Boero5324727,5027,50-7,42021,2029,500,4000119,36 Bolzoni54952,842,83-0,49-26,46182,753,860,100073,33 Bon. Ferraresi7210737,2437,361,494,84128,0237,240,0800209,47 Brembo162188,388,382,27-23,651118,3210,970,2400559,39 Brioschi7380,380,380,61-21,50810,350,490,0038275,17 Bulgari143987,447,462,61-21,9026206,809,520,29002232,98 Buongiorno Spa35241,821,824,18-10,701821,532,19-193,56 Buzzi Unicem3312417,1117,060,67-8,8342714,4018,760,40002828,63 Buzzi Unicem r nc2189011,3011,301,02-9,61269,2312,510,4240460,25 C C. Artigiano53052,742,740,33-6,9912,643,050,2130780,33 C. Bergam.5758529,7429,65-0,272,27125,3830,721,05001835,76 C. Valtellinese148657,687,63-1,81-15,246197,689,090,40001232,84 Cad It180919,349,301,56-7,6518,9810,120,290083,90 Cairo Comm.49342,552,530,28-40,47152,304,324,0000199,62 Caltagirone100325,185,20--15,4804,656,130,0800622,34 Caltagirone Ed.75843,923,89--12,02133,644,450,2000489,63 Cam-Fin.19831,021,020,20-24,872061,001,400,0300376,52 Campari112795,835,77-2,37-11,729105,266,600,10001691,58 Cape Live13550,700,70--22,2200,620,90-35,56 Carraro119876,196,201,14-9,82204,436,870,1250260,02 Cattolica Ass.6523333,6933,741,20-2,913726,4834,701,55001735,45 Cdc46352,392,444,09-32,6281,823,890,560029,36 Cell Therapeutics10060,520,52-1,77-61,989800,321,37-- Cembre107895,575,580,36-11,4914,966,520,220094,72 Cementir Hold120156,216,242,232,90945,186,370,1000987,34 Cent. Latte To51702,672,67-0,22-30,7922,293,860,050026,70 Chl7860,410,41-0,12-25,302270,280,54-54,52 Ciccolella37061,911,89-1,98-35,01501,723,020,0516345,48 Cir33131,711,69-0,41-32,6420531,632,540,05001353,37 Class21571,111,101,28-21,273090,931,430,0100114,28 Cobra90684,684,63-0,32-26,56104,276,38-98,34 Cofide13320,690,68-0,80-36,669740,671,090,0150494,74 Cr Artigiano ge08-----02,392,80-- Cr Valtel w088250,430,44-14,11-73,327790,431,60-- Cr Valtel w0920511,061,06-1,67-37,9201,051,71-- Credem163408,448,400,06-10,981087,889,480,35002382,56 Cremonini57702,982,98-20,06312,182,980,0800422,62 Crespi13850,720,71-0,10-26,40130,590,970,035042,92 Csp27481,421,421,42-23,1761,291,850,050047,19 D D'Amico40102,072,05-0,92-25,13801,882,77-310,55 Dada2737714,1414,03-1,50-13,641011,3016,37-229,19 Damiani42852,212,20-0,72-40,381321,783,71-182,79 Danieli4530923,4023,250,4810,953816,5224,530,0800956,58 Danieli r nc2979315,3915,350,87-2,9511112,5115,860,1007622,02 Data Service55632,872,832,46-35,8752,804,480,520028,78 Datalogic111475,765,863,22-3,7375,496,080,0600367,62 De' Longhi56232,902,975,55-23,01712,643,850,0600434,15 Dea Capital32451,681,670,97-21,20931,542,13-513,88 Diasorin2268111,7111,70-0,85-10,462010,9613,34-644,27 Digital Bros80494,164,150,44-19,2003,835,280,080058,66 Digital M. Techn.4023620,7820,641,83-40,271319,8534,79-234,91 Dmail Gr.1946010,0510,02-0,547,3918,0311,080,100076,88 Ducati32701,691,69-13,5846361,021,69-554,73 E Ed. Espresso42832,212,210,36-26,0910042,202,990,1700961,00 Edison30751,591,590,57-25,8322281,552,210,05008227,54 Edison r30731,591,590,25-21,0891,582,030,0800175,51 Eems57892,992,962,14-25,19992,234,00-127,08 El.En4809724,8424,751,19-6,90023,0027,320,3000119,84 Elica47592,462,473,43-28,07752,173,420,0400155,65 Emak91394,724,70-0,23-9,1474,305,260,1750130,52 Enel135967,027,010,63-13,26216726,548,200,490043434,26 Enertad52342,702,680,34-9,1482,302,980,0207256,45 Engineering I.I.4254021,9721,971,24-19,61220,9427,330,4800274,63 Eni4738124,4724,521,07-2,201398621,0825,611,250098011,13 Enia170888,828,74-0,61-24,32258,8211,66-948,69 Erg2741014,1614,171,508,2411289,7714,490,40002127,93 Ergo Previdenza80634,164,171,664,5253,124,260,1740374,76 Esprinet135967,027,044,35-15,281145,588,290,1400367,98 Eurofly24551,271,281,74-38,325141,032,06-31,05 Eurotech94344,874,85--2,33733,944,99-170,54 Eutelia38882,012,010,90-41,081081,663,41-131,36 Everel Group5460,280,283,37-28,63880,250,400,051627,52 Exprivia30361,571,570,19-16,99951,231,98-53,20 F FastWeb3831319,7919,821,66-20,669217,8625,673,77001573,23 Fiat2806814,5014,695,09-18,114778612,1517,700,400015833,22 Fiat priv2119610,9511,064,87-25,094069,1814,610,40001130,74 Fiat r nc2091610,8010,924,63-26,413079,3514,680,5550863,22 Fidia172028,888,78-0,8310,37426,109,470,140041,75 Fiera Milano135116,987,00-0,5747,00693,7710,220,3000236,50 Fil. Pollone10970,570,570,32-22,9620,540,760,05006,03 Finarte C.Aste9170,470,470,13-12,0200,430,540,036223,71 Finmeccanica4199821,6921,580,37-0,60139718,4822,030,35009222,57 FMR Art'é135136,987,03-0,14-12,8116,198,000,400024,98 Fondiaria-Sai5098226,3326,290,81-6,0626825,1129,691,00003297,13 Fondiaria-Sai r nc3313017,1117,101,10-11,564916,4519,881,0020741,04 Fondiaria-Sai w08108825,625,70--11,8605,446,71-- FullSix70003,623,632,54-41,1803,556,15-40,42 G Gabetti Prop. S.35631,841,840,82-18,8401,672,270,070096,60 Gasplus142807,387,38-1,176,3006,488,170,0950331,21 Gefran91824,744,792,15-8,5314,285,180,250068,28 Gemina16370,850,852,49-29,0944300,811,200,10001241,91 Gemina r nc17430,900,90--18,9200,901,110,12003,39 Generali5605528,9528,870,52-5,64428626,8531,430,750040819,94 Geox175199,059,082,69-33,485838,8213,600,24002344,91 Gewiss73403,793,792,38-21,5113,344,830,1000454,92 Grandi Viaggi24551,271,27--16,7401,161,520,030057,06 Granitifiandre135667,017,010,14-18,87106,778,640,1200258,26 Greenergycapital150,010,0113,89-145060,010,01-5,63 Gruppo Coin81444,214,21--23,58183,825,50-555,78 Guala Closures79914,134,09-2,34-4,585373,444,330,0880279,09 H Hera45542,352,352,71-22,6138062,293,040,08002429,00 I I. Lombarda3060,160,160,1923,739250,100,16-648,64 Ifi priv3442717,7817,792,43-22,6626315,5622,990,63001365,53 Ifil105005,425,432,28-14,4919134,516,340,10005632,40 Ifil r nc86534,474,441,12-23,532173,925,840,1207167,06 Ima2564413,2413,16-1,34-6,092512,2014,120,6500451,62 Imm. Grande Dis.44112,282,24-0,0910,055701,752,520,0350704,47 Immsi17660,910,900,92-29,683960,881,300,0300313,00 Impregilo74843,873,850,89-15,9121692,514,600,03001551,70 Impregilo r nc154908,008,00--15,2507,559,440,040412,92 Indesit Comp.142207,347,280,08-31,187607,3310,670,3850834,50 Indesit r nc2091210,8010,80--19,04010,8013,340,40305,52 Intek10750,560,550,24-20,681550,550,710,0190193,02 Intek r nc18770,971,00--4,9700,901,040,217214,71 Interpump113705,875,881,54-16,261135,417,010,1800469,29 Intesa Sanp. r nc87814,544,541,79-8,5745293,874,960,39104228,84 Intesa Sanpaolo93814,844,820,10-9,00389734,225,330,380057410,02 Inv e Sviluppo Med19561,011,01--00,961,15-51,22 Invest e Svil w09540,030,03-0,36-21,9700,020,04-- Invest. e Svil.2770,140,140,85-18,29850,130,190,036234,65 Ipi Spa67343,483,49--6,5303,114,830,5000141,85 Irce51912,682,672,061,7852,222,820,020075,41 Isagro69743,603,611,40-27,17112,105,140,300063,22 It Holding12410,640,641,85-40,056300,501,090,0258157,58 It Way111555,765,790,10-21,2045,727,360,130025,45 Italcementi2728814,0914,020,40-2,4538311,7614,450,36002496,12 Italcementi r nc1995710,3110,240,71-4,161258,0210,750,39001086,68 Italmobiliare11654460,1959,90-1,51-4,002853,3467,331,45001335,17 Italmobiliare r nc8782945,3645,760,93-5,871937,0148,191,5280741,33 J Juventus FC21111,091,09-0,4612,701620,761,110,0120219,69 K Kaitech6200,320,323,35-15,542630,230,38-28,60 Kme Group20021,031,02-1,45-30,10891,001,480,0080243,49 Kme Group rsp23991,241,24--18,1301,171,510,108623,63 KME Group w093290,170,176,19-35,5210,130,26-- L La Doria28111,451,462,54-12,5801,211,660,044445,01 Landi Renzo59523,073,06-1,0733,132322,283,25-345,82 Lavorwash35401,831,830,166,7101,311,830,020024,37 Lazio5910,310,311,674,8150,250,39-20,66 Lottomatica3856919,9220,042,89-18,8649518,2825,010,82503027,53 Luxottica3366417,3917,597,68-18,64401014,7921,370,42008046,95 M Maffei43162,232,21-1,56-14,6002,152,630,100066,87 Maire Tecnimont72633,753,801,364,698312,983,75-1209,70 Management e C13750,710,712,75-4,0510,660,78-387,31 Marazzi Group98075,075,051,22-22,511824,846,720,2300517,81 Marcolin28331,461,471,10-21,4731,461,860,029090,91 Mariella Burani3153216,2916,360,68-12,955415,6818,710,5200487,05 Marr129566,696,681,13-5,6735,977,320,3600445,12 Mediacontech128966,666,650,70-18,4515,788,170,600061,82 Mediaset109715,675,67-0,47-16,87116435,296,820,43006692,84 Mediobanca2613413,5013,450,98-4,05139911,7714,070,650011055,37 Mediolanum75733,913,901,01-27,8518123,735,420,20002853,02 Mediterr. Acque72303,733,762,01-12,22103,054,250,0400286,34 Meliorbanca49202,542,54--28,4402,493,570,1300320,83 Mid Ind Cap w1015490,800,801,27-18,86140,540,99-- Mid Industry Cap3870619,9919,99--9,14017,9022,00-75,97 Milano Ass87774,534,49-0,20-14,687494,045,310,30002050,60 Milano Ass r nc86264,464,43-0,49-15,453124,245,270,3200136,95 Mirato154537,988,030,31-4,4206,818,400,3000137,27 Mittel78344,054,120,64-21,7113,855,170,1500267,04 MolMed40332,082,08--01,952,15-217,61 Mondadori106385,495,47-0,44-1,982094,845,610,35001425,31 Mondo TV134406,946,88-2,01-39,6735,5811,510,350030,57 Monrif13560,700,700,36-22,34100,640,900,0240105,03 Monte Paschi Si53172,752,852,19-24,91591772,643,660,17006739,06 Montefibre10290,530,543,07-9,271170,450,630,030069,07 Montefibre r nc9700,500,50-0,90-11,54430,440,610,044013,02 MutuiOnline79434,104,05-0,05-4,9103,154,39-162,08 N Nav. Montanari48192,492,490,36-7,51322,052,790,1100305,79 Negri Bossi8730,450,450,58-44,4420,430,810,040019,88 Negri Bossi w102760,140,14-7,34-43,77420,120,26-- Nice56522,922,950,92-21,02182,903,700,0730338,60 O Olidata16480,850,850,81-15,58130,751,060,044028,93 Omnia Network28991,501,481,09-28,171350,952,10-38,82 P Panariagroup I.C.64113,313,31-0,45-24,8902,994,410,1900150,17 Parmalat41032,122,10-1,50-20,10408232,112,650,15903533,43 Parmalat w1523841,231,23-0,08-25,89121,201,66-- Permasteelisa2693013,9113,810,31-0,082610,6414,410,3000383,86 Piaggio28951,501,480,27-35,8411381,462,330,0300592,08 Pininfarina2108210,8910,313,07-20,214846,9214,800,3400101,44 Pirelli & C r nc11790,610,612,75-2,828190,550,640,036482,06 Pirelli & C R.E.3854519,9119,861,99-22,3710819,1727,432,0600847,98 Pirelli & C.10330,530,542,10-9,12441660,490,590,02102791,88 Poligr. Ed.12430,640,650,08-42,32270,631,110,263484,74 Poligrafica S.F.2712114,0113,960,96-14,65012,6617,860,361516,73 Poltrona Frau25661,321,321,77-38,341551,032,150,0150185,50 Polynt70383,633,630,083,89863,473,650,0900375,13 Premafin28891,491,502,60-23,491491,451,950,0150612,23 Premuda24861,281,28-0,31-20,50471,181,620,0600180,74 Prima Ind.5686829,3729,38-0,10-0,81320,7232,480,6500135,10 Prysmian2960415,2915,17-1,10-6,2974512,4616,320,41702759,11 R R. Ginori 17357750,400,41--00,400,400,0530111,98 Ratti8160,420,42-0,54-18,9570,350,520,051721,92 RCS Mediag. r nc30301,561,570,45-29,952271,562,230,050045,93 RCS Mediagroup44342,292,29-0,26-22,355162,272,950,03001677,81 RDB50442,612,64-0,64-17,0621,983,14-119,47 Recordati90624,684,711,93-24,874204,346,310,2150972,71 Reno De Medici7410,380,380,58-33,16140,360,580,0165144,41 Reply4405022,7523,020,526,41317,8723,940,2800206,57 Retelit4370,230,221,31-13,303320,190,30-95,25 Ricchetti31191,611,644,14-4,28771,431,690,023086,27 Risanamento33981,751,784,04-51,689031,343,630,1030481,46 Roma A.S.22441,161,161,5881,467360,561,18-153,59 S Sabaf3741119,3219,310,42-13,78315,9922,620,7000222,84 Sadi Serv.Ind.28911,491,500,94-25,54111,422,000,1500138,40 Saes G.3682019,0219,091,54-6,331016,2521,041,4000290,40 Saes G. r nc3139316,2116,392,47-7,342913,6517,511,4160120,96 Safilo Group34971,811,791,94-22,8526001,682,340,0200515,42 Saipem5499028,4028,37-1,294,45370621,8430,230,290012531,55 Saipem r5324727,5027,50-1,26-3,47023,0028,490,32004,38 Saras71163,673,68-1,13-8,8518732,724,040,15003494,93 Sat186489,639,65--23,0109,0612,51-94,96 Save191079,879,76-1,78-8,3569,6812,050,4300546,10 Schiapparelli830,040,040,94-8,32400,040,050,015526,22 Seat P. G.2450,130,130,72-53,08328530,100,270,00701037,62 Seat P. G. r2710,140,140,80-47,341240,120,270,007619,02 Sias152097,867,984,00-23,743947,7510,300,30001787,01 Sirti50422,602,60--0,9102,162,651,0000578,03 Smurfit Sisa41632,152,15--17,4702,102,620,0100132,44 Snai72693,753,710,43-27,492042,875,180,0387438,56 Snam Rete Gas80084,144,120,05-4,1753043,944,640,19008091,33 Snia11520,600,590,90-16,101440,440,710,048784,24 Snia w10510,030,033,89-24,35870,020,03-- Socotherm103185,335,332,19-17,25494,396,440,0500205,43 Sogefi93024,804,832,37-13,2910494,196,050,2000556,80 Sol89484,624,63-2,59-7,08234,405,050,0680419,12 Sole 24 Ore80924,184,18-0,50-25,8633,575,64-181,09 Sopaf8700,450,45-0,11-0,29120,430,510,0620189,60 Sorin20761,071,081,99-19,821090,771,36-504,28 Stefanel25601,321,332,55-33,90141,122,000,040071,65 Stefanel r86744,484,48--9,4904,484,950,07500,45 STMicroelectr.143327,407,404,77-24,04112546,359,740,2278- T Tas3806519,6619,921,63-6,12019,6023,191,169434,84 Telecom I. Media2630,140,131,05-42,4015260,120,240,1643447,18 Telecom Ita Med. r nc2520,130,13-2,99-40,9100,120,220,16797,15 Telecom Italia25951,341,373,25-36,282072841,212,140,080017930,26 Telecom Italia r20601,061,082,18-33,83822060,941,610,09106411,79 Tenaris3252516,8016,69-1,1411,13221412,1617,500,2278- Terna54782,832,820,111,4340582,632,910,14005659,79 Tiscali46242,392,38-0,0430,7369311,312,39-1013,50 Tod's7706439,8039,702,58-17,277034,5548,11-1213,14 Trevi2941815,1915,140,0725,181938,9615,190,0500972,35 Trevisan Comet.50322,602,591,13-20,40882,213,330,070073,31 Txt e-solutions2397112,3812,40-0,19-4,6309,6815,960,400032,47 U UBI Banca3268416,8816,810,16-9,74243514,7718,700,800010788,78 Uni Land4960,260,260,90-35,3010940,220,420,0050277,27 Unicredito95304,924,953,40-12,191491544,185,700,240065681,44 Unicredito r99475,145,203,22-11,81484,495,880,2550111,51 Unipol39172,022,000,05-13,5176801,662,340,12002993,81 Unipol priv35161,821,810,33-15,9381831,492,160,12521655,36 V V.d. Ventaglio7880,410,41-2,24-18,651070,280,500,070051,86 Vianini I.61193,163,16--5,3602,963,380,050095,13 Vianini L.174449,019,07-0,47-19,28177,9711,160,1200394,57 Vittoria2526413,0513,263,378,53229,2313,050,1600426,13 W w Inv e Svil Med 11700,040,042,28-100,030,25-- War Greenergycap 1150,000,008,33-310580,000,00-- Warr Intek 081880,100,108,79-20,86560,020,12-- Z Zignago Vetro93464,834,852,323,1974,024,83-386,16 Zucchi56212,902,90--12,0302,763,300,250070,77 Zucchi r nc60923,153,15--10,1103,063,840,030010,78.

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L'Italia va a destra Che fare? (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del L'Italia va a destra Che fare? Che fare? Che fare dopo la sconfitta elettorale? Più precisamente, cosa deve e può fare il centrosinistra per capire cosa è successo, per ricostruire un collante con il sociale, per riattivare una presa diretta con le persone, i cittadini, i loro bisogni, i loro problemi? I nostri bisogni, i nostri problemi. La nostra vita quotidiana. Al di là di formule, pregiudizi, valutazioni anacronistiche. L'Italia va a destra, a Nord e a Sud. La sinistra scompare dalla rappresentanza parlamentare, il centrosinistra si trova sguarnito e sbigottito di fronte alla nuova "ondata" di voti al Pdl e, soprattutto, alla Lega. La discussione è iniziata subito dopo lo spoglio delle schede e continua ancora, continuerà. Vogliamo contribuire anche noi. Interpellando studiosi, persone che da tempo osservano la nostra Italia dal punto di vista economico, storico, sociale, per capire e, soprattutto, per individuare percorsi da seguire. Dopo l'intervista a Gian Enrico Rusconi del 19 aprile, ora è la volta di Giulio Sapelli, storico dell'economia a Milano, autore tra l'altro in piena Tangentopoli di Cleptocrazia per Feltrinelli. Punto di vista scomodo il suo, critico di una sinistra troppo mediatica, notabilare e slegata dagli intressi reali. E però interessante e salutare, per ripartire. L' inchiesta.

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Sapelli: Centrosinistra? Senza blocco sociale (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Sapelli: "Centrosinistra? Senza blocco sociale..." di Bruno Gravagnuolo "L' Italia è sull'orlo del default, rischia di uscire dall'Euro. E la spesa pubblica aumenta, malgrado gli sforzi di Prodi. Non sarà affatto facile per questa destra rimettere in piedi il paese". Diagnosi "rigorista" quella di Giulio Sapelli, storico dell'Economia alla Statale di Milano, studioso dell'industria e della "cleptocrazia", vale a dire gli sprechi e le ruberie della "Casta", da Sapelli radiografate ben prima di Stella. In breve dopo la sua vittoria, la destra eredita la patata bollente del debito e del deficit, oltre a quella della recessione. Ma allora la prognosi di Sapelli qual è? Eccola: "Tagliare i costi amministrativi della politica, a cominciare dalle provincie, vendere i beni demaniali, e abbassare così il debito pubblico". E infine, aggiunge il professore, "rifare dei partiti su scala nazionale, che vivano di vita autonoma senza impoverire il territorio...". Bene, cominciamo però dall'analisi del voto. Professor Sapelli, che idea s'è fatta di questa sconfitta del centrosinistra, e quali le sue cause politiche? "A monte c'è la nascita di una casta autoreferenziale che pensa solo a se stessa: sono scomparsi i partiti nazionali. Un processo che consiste in una sudamericanizzazione di quest'angolo di Europa meridionale. Al posto dei partiti sono subentrati dei "caciccati" localistici, con leader che affondano il loro potere nel controllo degli enti locali, e che di lì muovono alla scalata del potere nazionale. Ciò riguarda innanzitutto la sinistra, che non dispone di risorse autonome di accesso al potere, e deve prenderle dai cittadini. La novità è che il caciccato s'è scontrato con un controllo del territorio capillare che non riguarda gli enti locali, bensì le attività produttive. Impresa piccola e media, commercio, artigianato, operai abbandonati. In una parola: il "blocco" della Lega. E a proposito di classe operaia: la sua solitudine è ormai clamorosa. Una volta i deputati della sinistra venivano a visitare i collegi e gli insediamenti produttivi dove venivano eletti. Magari da Palermo, come faceva il mio amico Napoleone Colajanni del Pci. Un'abitudine scomparsa. Ecco le praterie elettorali della Lega". Ma il Pd non ha battuto in lungo e largo il nord leghista esibendo in lista imprenditori e operai? "È stata una rappresentazione, non una rappresentanza. Non ci si può improvvisare interclassisti in un tessuto in cui si è estranei. Non si è detto nulla sulla produttività, o sui contratti. Quanto al governo, Prodi ha dato un'immagine pessima di sé, anche se ha tentato di mettere sotto controllo il deficit rispetto a Berlusconi. Ha esaltato il corporativismo: tutti contro tutti. Scomposto gli interessi: notai, commercianti, taxisti, banche. E la proiezione politica di tutto ciò è stato il personalismo dentro il governo. Con moltiplicazione di ministeri e sottosegretariati. In altri termini, finte liberalizzazioni che hanno creato protesta, senza realizzare equilibrio". Prodi non aveva la forza politica, né la base parlamentare per imbrigliare tutto. "Ma allora non si doveva nemmeno cominciare. Prenda i Dico. Prima si è buttato il sasso, poi ci si è fermati, deludendo le attese. Occorreva fare i conti con i rapporti reali, con le forze in campo. Il Pci aveva ben altra saggezza, e prima di buttarsi nella battaglia per il divorzio ci ha pensato 15 anni. Infine mi lasci dire: ma come si fa a fare un governo con Pecoraro Scanio! In Europa non c'è una cosa simile...". La galleria degli altri, con Calderoli in testa, non è poi migliore. Semmai il punto è: ha sfondato il Pd, prima come Lista unica e poi come partito? "Hanno rifatto in piccolo il Pci senza chiamarlo Pci, e distrutto la sinistra Arcobaleno, senza sfondare al centro. Già la lista unica del 2006 non era stata un successo. Non stava in piedi. Non ha dato forza parlamentare a Prodi, e ha polarizzato la sinistra radicale dentro l'alleanza, per poi disperderla da ultimo, quando la lista s'è presentata da sola come partito". Reputa un errore l'aver fatto nascere il Pd da parte di Margherita e Ds? "Sì. I partiti nascono o con le guerre o con le rivoluzioni, o con una grande elaborazione politica. Non c'è stata nessuna di questa tre cose. Né vedo grandi libri, studi, riviste, pensatoi, o una vera battaglia culturale, dietro quella scelta. Dove erano gli Sturzo o i Gramsci? Salvati, Cacciari? Non mi pare che il paragone regga". In verità il Pd è stato teorizzato come necessità storica: fondere i riformismi per una nuova sintesi popolare e bipolare. Non andava fatto? "Di nuovo: era una rappresentazione simbolica, non una operazione culturale di respiro. Un tempo c'erano L'Ordine nuovo, Rinascita, Mondo Operaio, il Politecnico, Critica Marxista, con elaborazioni di peso. E non da pamphlet, o da articoli di giornale. La fusione è stata una prova di neopersonalismo politico, guidata dall'alto e in base a uno schema prefissato". Parliamo di forze sociali. Un partito di sinistra deve avere dietro di sé dei ceti sociali di riferimento attorno ai quali fare alleanze? Oppure è un discorso superato? "Ovviamente non è superato. Persino il Partito democratico americano coltiva il suo bacino sociale privilegiato e ha ricucito il legame col sindacato! Certo, non tutti gli iscritti al sindacato votano in un certo modo, ma un partito riformista deve fare riferimento al lavoro dipendente. Che in Italia assomma a 15 milioni di unità, con 5 milioni di operai solo nell'industria e 7 milioni e mezzo in tutto. Le paiono pochi? Come si fa a essere riformisti senza questo riferimento privilegiato? E poi, muore un operaio al giorno sul lavoro. E siamo andati indietro nelle fabbriche e negli uffici. Si sta peggio di venti anni fa, perché ci sono meno diritti e meno salario reale. E meno potere dei sindacati, specie nelle piccole e medie aziende. Inoltre, senza questa centralità del lavoro e della sua realtà in società, non c'è nemmeno sviluppo produttivo, civiltà e quant'altro. Si vuole un partito di centrosinistra? Bene, ma deve avere un grande radicamento nel tessuto economico, in una con la capacità di tenere insieme lavoro dipendente e lavoro autonomo. E l'omologo di una tale partito resta la socialdemocrazia europea". Veniamo alla destra. Si batterà per domare il "mercatismo" in polemica con banche, liberismo e finanza, come vuole Tremonti? "Intanto molte delle cose che si dicono su Tremonti sono leggende. Nessuno ha letto i suoi libri. L'ultimo è un bel libro, ben scritto, e non propugna affatto il protezionismo. Tremonti sostiene invece un accordo doganale transatlantico tra Europa e Usa..." Non solo, ci sono i bond sul debito, le barriere per l'import drogato, il ruolo forte dello stato... "Le barriere stanno anche nel programma del Partito democratico Usa. E non le condivido. Ma un pensierino sul ruolo pubblico in economia, in questo frangente recessivo e finanziario, potremmo anche farlo, o no? Personalmente sono contro il totem dell'interesse nazionale, e sostengo l'asse privilegiato con gli Usa, anche in economia, spingendoli in direzione multipolare. L'Europa? Ancora troppo debole, stretta tra logiche federali e logiche intergovernative. Occorre potenziarla come soggetto transnazionale, ma la partita è complicata, perché la destra non sa bene cosa fare ed è divisa. Mentre il socialismo non esiste, frantumato com'è nazionalmente". L'impressione è che questa destra in Europa, da Sarkozy a Tremonti, abbia maggiori ambizioni di regolazione dei mercati... "La destra è globalizzata per sua natura, da un punto di vista economico. Ma localizzata e nazionalista da punto di vista politico. Il che coincide con la contraddizione chiave dei nostri tempi. Quella alla quale la sinistra dovrebbe dare risposta: locale e globale. Nel frattempo però è vero: Sarkozy e Tremonti, dal loro punto di vista, sono un tentativo di risposta. Che nasce dall'idea di conquistare un punto di vista di sistema ed europeo, dentro un rapporto regolato con gli Sati Uniti. Quanto alla Bce e alle banche, non credo che questa destra contrasterà più di tanto le sue politiche sull'Euro forte. Lo dicono, lo dicono... con Sarkozy in testa. Ma solo per rassicurare la loro base in chiave populista". PARLA LO STORICO DELL'ECONOMIA che anticipò la polemica sulla "casta" con i suoi studi sulla "cleptocrazia". E che oggi sostiene: "Il fronte avverso a Berlusconi s'è lasciato spiazzare sul territorio e ha smarrito i suoi referenti di massa".

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Il candidato per la Provincia Zingaretti: Roma non piega la testa e non si fa fregare dalla destra alleata con Bossi (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Il candidato per la Provincia Zingaretti: "Roma non piega la testa e non si fa fregare dalla destra alleata con Bossi".

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Tor Pignattara, Rutelli torna nella sua piazza Il candidato sindaco nelle strade che fece riqualificare nel suo primo mandato. È vero, con lui il quartiere cambiò volto (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Tor Pignattara, Rutelli torna nella "sua" piazza Il candidato sindaco nelle strade che fece riqualificare nel suo primo mandato. "È vero, con lui il quartiere cambiò volto" di Gioia Salvatori È TORNATO in una delle 100 piazze di periferia inaugurate durante la sua amministrazione, Francesco Rutelli, ieri, per chiudere la campagna elettorale insieme al candidato del centro-sinistra in corsa per la Provincia, Nicola Zingaretti. Un festa in musica con Luca Barbarossa, Simone Cristicchi e Marina Rei che cantano davanti alla gente del quartiere per quasi due ore. Se lo ricorda, chi è in piazza, com'era Tor Pignattara quando la piazza e il parco attrezzato con giochi per bambini, inaugurati nel 2000, non c'erano. Ci tengono a ricordare "quella volta che venne il sindaco, perché avevano fatto la piazza" come spartiacque tra un prima e un dopo "riqualificato" nella storia del quartiere. "Qui c'è da rifà la pavimentazione davanti la chiesa - dice Rutelli appena salito sul palco". Poi il candidato al Campidoglio entra subito nel vivo: rilancia il suo programma (centrale unica per gli acquisti, 10mila case a canone agevolato, 8miula posti in più negli asili nido, metropolitane oltre il Gra) e attacca il suo competitor, Gianni Alemanno: "Si presentano come nuovo ma cosa c'è di nuovo? Sono il vecchio del vecchio Msi di Storace, Alemanno e Rauti". Poi fa un appello agli elettori dell'UdC rilanciando le parole di Cesa sul 25 aprile e la destra estremista da contrastare col voto. Poi Rutelli affonda sulla sicurezza: "Alemanno ha votato tutte le leggi per disarmare la magistratura" - dice prima di replicare alle strumentalizzazioni del centro-destra sullo stupro de La Storta: "Io dico anche che le donne non devono subire la violenza in casa". Gli fa eco con una nota senza mezzi termini il neo-eletto deputato Pd, l'ex assessore comunale Roberto Morassut: "Si chiude una campagna elettorale in cui non sono mancati episodi di violenza da parte di gruppi di estrema destra. La candidatura di Alemanno ha fatto sentire più sicuri e protetti questi scalmanati. Se Alemanno non ha il coraggio di abbandonare simbologie violente e fasciste, come la croce celtica, che ispirano i gruppi violenti di Forza Nuova e degli Ultrà negli stadi, non può offrire nessuna garanzia di sicurezza, ai romani". Infine, dal candidato sindaco Rutelli, l'appello al voto per "gli amici di Beppe Grillo e tutti quelli che prima hanno votato per gli altri 12 candidati" e il tema delle periferie: "C'è da scegliere tra due conoscenze della città: io lo so perché Tor Pignattara si chiama così, per le pignatte sulla volta del mausoleo di Sant'Elena, so cos'è Santa Croce in Gerusalemme, qui in periferia ci sono bellezze non meno che al Colosseo. Penso all'importantissima città pre-romana di Gabi all'VIII municipio, a Vejo, a Ostia, altro che casinò, c'è Ostia antica. Sarò il sindaco dell'orgoglio di Roma e il sindaco della quotidianità, rappresenterò il 100 per cento dei romani". Dopo Rutelli tocca a Zingaretti: "Roma non piega la testa e non si fa fregare - ha detto - È una città che non vuole lezioni da nessuno e che, mi dispiace per Bossi, è cresciuta in questi anni anche più del nord. Impediamo che tornino nelle stanze del potere chi, fino a qualche anno fa, faceva affari con Lady Asl". Accanto a Rutelli, sul palco, il neoeletto presidente del VI municipio, Gianmarco Palmieri, 35 enne. In piazza l'attrice Laura Morante, con cui Rutelli scambia una battuta lasciando il palco, l'ex assessore provinciale Adriano Panatta, i Pd Mario Di Carlo, Riccardo Milana, l'ex assessore ai servizi sociali Raffaela Milano e Fabio Nobile, Nando Bonessio e Patrizia Sentinelli della sinistra l'arcobaleno, anziani e famiglie. C'è anche il consigliere regionale della rete dei socialisti Celli, fino al 2005 presidente dell'VIII municipio. Anche lui, come gli altri presenti in piazza, parla di periferie e sicurezza: "Da Rutelli in poi, abbiamo portato fogne, luce e acqua nella borgate Finocchio e Borghesiana, abbiamo costruito una biblioteca a Torre Angela, il teatro di Tor Bella Monaca. La soluzione per la sicurezza è questa, è il lavoro in periferia. Alemanno e Antoniozzi non sanno cosa sia, noi l'abbiamo toccato con mano: nel 1998 quando mi sono insediato il 50 % di esercizi commerciali, a Tor Bella Monaca, chiudeva. Oggi l'80 % rimane aperto". Seduto sotto i tigli che prima erano a piazza Bologna e che sono stati portati a largo Pettazzoni a fine anni 80, Antonio Selvaggio, classe 1935, pensionato, non ha dubbi su chi votare: "Abito qui dal '63 e ho visto il quartiere migliorare. So che Alemanno non fare niente per la città: la sua è una candidatura forzata, chi detta legge è Berlusconi". Sara e Giordano, precari di 36 e 33 anni, la pensano alla stessa maniera: "Se vincerà Alemanno sarà un sindaco asservito al governo centrale - dice Giordano". "Abito qui e non ho paura a rientrare a casa la notte - dice Francesca, 36 anni, sceneggiatrice precaria - Il tema è stato biecamente strumentalizzato senza rispetto, per esempio, per le migliaia di donne che subiscono violenza in casa".

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Vai, docile Grant: 180' per riuscire dove il superbo Mourinho ha fallito (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del IL PERSONAGGIO Il Chelsea oggi affronta il Manchester per agguantare la vetta in Premier. Poi si giocherà la finale Champions con il Liverpool Vai, docile Grant: 180' per riuscire dove il superbo Mourinho ha fallito di Cosimo Cito Dopo l'autogol di Riise al 90' di Liverpool-Chelsea la fortuna di Avram Grant è diventata in Inghilterra oggetto di studio. Non che prima gli fosse mancata, la fortuna. Mancò la gloria, ma alla guida della nazionale d'Israele il massimo che si può fare è quello che Avram fece: terzo, dietro Francia e Svizzera nelle qualificazioni a Germania 2006. Mai sconfitto Israele allora. Il massimo, ed era l'inizio. In Israele la fama di Grant va alle stelle. Più che la sua fama, la fama di una certa parte del suo corpo. "Hatachat shel Avram", il culo di Avram. Il proverbio varca i confini dello stato ebraico, si diffonde. Grant va, con la sua parte più preziosa, in Inghilterra. Lo vuole il Portsmouth come direttore tecnico. L'allenatore Harry Redknapp non gradisce, ma cambia subito idea. "Grant è una brava persona", lo scopre subito Redknapp. Grant ringrazia e si mette al suo posto, dietro la scrivania e qualche volta in panchina, se ne sta buono e aspetta qualcosa di meglio. Un giorno il Portsmouth incontra il Chelsea. Abramovich incontra Grant in tribuna. Grant incontra il suo destino. Fortuna, ecco. Ci vuole quella cosa lì nella vita, è scritto. Abramovich simpatizza per quell'uomo docile, senza grilli. Ci vuole un calmante per Mourinho, che invece è di ben altra pasta. A luglio 2007 Avram Grant diventa direttore tecnico del Chelsea. Ma il bello, come si dice, non è ancora arrivato. Capita che Mourinho inizia a soffrire il fiato di Abramovich sul collo. O forse è il contrario, difficile stabilirlo. Abramovich, dopo anni di campagne acquisti faraoniche, non gli compra nessuno. Shevchenko resta, anzi. Mourinho non sa che farsene, lo dice ad Abramovich, ma il boss risponde che "i soldi li metto io" eccetera eccetera. Insomma, tra i due qualcosa si rompe. E i risultati iniziano a stagnare. Grant vigila alle spalle della coppia. Sa che deve aspettare, con quei due qualcosa accade, prima o poi. Accade, infatti, qualcosa. Mourinho sbatte la porta (prima che gliela sbatta Abramovich). Il posto più caldo di Stamford Bridge è vuoto. A chi tocca? Beh, è ovvio. Grant si mette comodo, col suo calcio elementare, con la sua fortuna. Il Chelsea sbanda, poi recupera fiato, e poi capita di arrivare lontano in Champions, capita di arrivare alla vigilia dello scontro diretto con il Manchester a soli tre punti dai Devils. Se vince sabato, Grant è in testa alla Premier League. Se pareggia al ritorno con il Liverpool, è in finale di Champions. Il suo mitico culo si è materializzato al 90', ad Anfield. Autogol incredibile di Riise, quando la partita ormai era finita. Non lo vuole nessuno, forse nemmeno Abramovich, ma Grant resiste. In conferenza stampa risponde a monosillabi, "tanto poi scrivete quello che volete" dice ai giornalisti che non lo amano perché non è un personaggio, come se bastasse vestirsi da mascotte come faceva Mourinho. Ricorda Del Bosque, l'allenatore che col Real vinse due Champions ma che Sanz non vedeva l'ora di sostituire. Grant resta, fino a prova contraria. Poi magari si farà rimpiangere. Si ama davvero solo nel ricordo, è scritto.

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Veltroni: sfregiano la democrazia Ora dobbiamo rafforzare il Pd (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Veltroni: sfregiano la democrazia Ora dobbiamo rafforzare il Pd di Bruno Miserendino / Segue dalla prima Magari si illude. Però Veltroni, nonostante tutto, è pieno di energie e ha voglia di lanciare un messaggio, anche all'interno del partito: "Non si torna indietro. Strategia, scelte programmatiche e linguaggio sono giusti, però adesso dobbiamo farlo, il Pd. Bisogna valorizzare i giovani, stare dove sta la gente e fare una gigantesca battaglia culturale". Veltroni ironizza sulla "scoperta della Lega", sogna una televisione che rompa la cappa del pensiero unico che già si sta diffondendo nel paese, e avverte la Destra: "Deve scegliere che linguaggio usare. Se è quello di Fini, siamo sulla strada sbagliata". Segretario, che Pd vede dopo queste elezioni? "Inizio con qualche dato. Il primo è che abbiamo un partito riformista del 34%, che in Italia non c'è mai stato. Si è superato il muro dei 12 milioni di voti, con un incremento che è stato al Senato di 1milione e 800mila voti, a fronte di un decremento del Pdl di 800mila". La percentuale del Pdl è la somma di An e Fi del 2006, solo che hanno votato meno persone... "Ma noi aumentiamo e loro diminuiscono. Abbiamo avuto un voto molto importante nelle principali città del nord, nelle grandi aree urbane, al nord e al centro. A Roma abbiamo avuto il 41% dei voti. Il Pd è diventato al nord il primo partito in moltissime città, e rimango sorpreso quando sento fare i raffronti col 2006". Perché? "Per il Pd il raffronto va fatto nel 2007, ossia qualche mese dopo l'inizio dell'esperienza di governo del centrosinistra. Purtroppo questa esperienza è iniziata con 100 persone nell'esecutivo, l'indulto, e una legge finanziaria pesante. È proseguita con una crisi di governo a metà, con una instabilità permanente. Sono andato a vedermi i dati delle provinciali del 2007, abbiamo incrementi che vanno dal 10 al 15%. Nel 2007 i sondaggi quotavano il Pd al 24%, noi abbiamo recuperato 10 punti percentuali e, cosa importante, l'abbiamo fatto in un clima politico molto negativo, segnato da una crisi di rapporto tra vecchio centrosinistra e società italiana e segnato da qualcosa che bisogna indagare a fondo e che riguarda non solo l'Italia ma tutta l'Europa. Ieri (giovedì, ndr) c'era qui Tony Blair e ci siamo ricordati di quando iniziammo l'esperienza del nuovo Labour e dell'Ulivo. In Europa i socialisti erano in quasi tutti i governi, adesso sono rimasti sette, dei quali due in grandi coalizioni, Germania e Austria. Nel nord Europa non ci sono più esecutivi socialdemocratici, in Olanda ci sono forze di destra che emergono, in Francia non si è più vinto dopo Mitterrand, l'unica eccezione è la Spagna, grazie a Zapatero. C'è in Europa una crisi sociale molto grave che in Italia si combina agli effetti devastanti prodotti da quella che chiamerei la mutazione dello spirito pubblico di questo paese, che dura da vent'anni. Pensiamo al problema della sicurezza, quella personale ma anche sociale. Quella attuale per vasti strati è una condizione segnata dall'insicurezza, compresa quella di chi vede trasformare il proprio contesto sociale urbano dall'arrivo dell'immigrato, dell'altro, che viene vissuto come pericolo. Su questo ha trovato forza la campagna della Lega. Tutta l'Europa vive lo stesso fenomeno, per l'Italia c'è una difficoltà in più, che non possiamo ignorare: dal '45 il centrosinistra non ha mai vinto le elezioni". Nel senso che non è mai stato maggioranza nel paese... "Nella storia italiana non c'è mai stata una prevalenza numerica di un centrosinistra riformista, questo è il problema che noi abbiamo cominciato ad affrontare, dando all'Italia per la prima volta quel che non ha mai avuto, ossia un grande partito riformista. In realtà, nonostante la sconfitta nella sfida per il governo, da queste elezioni esce confermata l'ispirazione strategica del Pd". Invece sembra che qualcuno inizi a metterla in discussione... "Vediamo. Primo, l'andare da soli ha pagato. Se avessi dovuto ascoltare tutti gli iperprudenti che mi consigliavano di ripresentarmi con la vecchia coalizione, adesso noi saremmo un mucchietto di cenere. Basta vedere il dato della sinistra arcobaleno per capire quale rottura di relazione c'è tra il vecchio centrosinistra e il paese. E quando vedo qualcuno che trasforma le bandiere del Partito democratico in bandiere rosse penso che va nella direzione sbagliata. Non è quella la soluzione. L'ultima cosa da fare è pensare che il futuro sia il ritorno al passato. Invece il futuro è nel proseguire questa grande sfida. Il nostro non è un partito di sinistra camuffato, ma una grande realtà del centrosinistra che va valorizzata. La scelta di fondo è quella giusta. Secondo, anche le scelte programmatiche sono giuste. In 4 mesi abbiamo rivoluzionato il linguaggio del centrosinistra italiano, pensiamo ai temi delle infrastrutture, del fisco, della semplificazione burocratica, della sicurezza. L'ho chiamata la rivoluzione dolce, e per fortuna l'abbiamo fatta, altrimenti avremmo pagato un prezzo altissimo. Quando qualcuno dice che dobbiamo scegliere tra Colaninno e i lavoratori, dice la cosa più sbagliata del mondo. Quella scelta di vecchia identità non funzionerà mai. I Ds due anni fa al Senato avevano il 16 per cento. Vogliamo tornare lì? No, le scelte sono giuste, ma adesso dobbiamo fare il partito". Ossia entrare in contatto con l'Italia profonda. "Significa fare un partito moderno. I partiti moderni non sono né leggeri né pesanti, questa discussione è cominciata fuori da noi, e ci ha investito anche grazie a una certa fragilità culturale che ci accompagna. I partiti sono dove sta la gente, nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri, su internet, nelle professioni. Serve, semplicemente, un moderno partito di massa". Non mi dica il modello Berlusconi, o della Lega... "Per carità. Adesso una delle grandi scoperte di opinionisti, televisioni e giornali, è il modello organizzativo della Lega. C'è da sorridere. È lo stesso di due anni fa, non è cambiato, solo che i voti gli sono arrivati per la rottura del rapporto tra centrosinistra e paese. La Lega è un fenomeno complesso ma non si può cambiare il giudizio a seconda di quanti voti prende". Ma secondo lei che cos'è il Carroccio? "È l'impasto di molte cose diverse. C'è la spinta a liberarsi di lacci e lacciuoli che è il tratto positivo, e poi ci sono gli elementi di cultura individualista, corporativa, particolarista che sono pericolosi e devono essere contrastati. Ricordo che noi al nord siamo andati bene perché abbiamo cominciato a parlare il linguaggio di chi vuole lavorare e produrre, liberandosi da tutto quello che impedisce di crescere. Io sono più preoccupato del voto del sud, perché il vero problema noi l'abbiamo avuto lì, dove il Pdl ha intercettato lo stesso tipo di pulsione che ha intercettato la Lega ma senza pagare il prezzo della sua presenza. La realtà è che la gente ragiona sulla base di un approccio poco politicista". Però i giornali abbondano di rampogne e di suggerimenti nei suoi confronti. Ad esempio "il Riformista"... "Liberiamoci dai condizionamenti dei giornali che vengono letti prevalentemente da quelli che fanno politica. Il Riformista, peraltro di proprietà di un parlamentare eletto dal Pdl, vende 2000 copie e fa la spiega a noi che abbiamo preso 12 milioni di voti. Mi verrebbe da dire: per prima cosa pensa a vendere di più tu... ". Torniamo al partito. Questo voto favorisce la crescita di una nuova classe dirigente o tutto torna alle vecchie logiche dei partiti di origine? "Io voglio un partito che stia dentro la società e che vada avanti nel rinnovamento. C'è una nuova generazione di dirigenti del Pd, persone che hanno 40 anni e che devono assumere responsabilità di primo livello. Penso al ruolo fondamentale che devono avere i segretari regionali in una struttura federale. Ci sono energie enormi, che non possono essere soffocate da un gruppo dirigente indisponibile a questa operazione di allargamento e rinnovamento. Radicamento nella società significa anche gruppi dirigenti selezionati sulla base di una relazione con la vita reale dei cittadini. Quindi meno gruppi di potere, meno presunzione, meno auto-referenzialità e più capacità di esprimere la ricchezza della vita. Un partito deve avere organismi dirigenti forti, autorevoli e rappresentativi. Dobbiamo essere in grado di approfondire l'analisi sulla società italiana, anche in relazione a quello che sta succedendo in Europa. Ci tengo a questo raffronto con la dimensione europea perché i problemi con cui facciamo i conti sono legati alle profonde mutazioni sociali di un continente che sta invecchiando. Un partito nuovo deve avere un sistema di studi, di fondazioni, come Italiani Europei, la Nes, Astrid, serve una rete di centri di ricerca che allarghi e arricchisca l'elaborazione del pensiero critico del Pd. Ci vuole una grande battaglia culturale". La cosa più difficile, in Italia. "Sono stufo di un certo atteggiamento remissivo nei confronti di uno spirito del tempo che sta giustiziando i valori e lo spirito pubblico di questo paese. Ho chiesto a molti colleghi stranieri cosa sarebbe successo se nel loro paese un candidato avesse eletto a eroe un mafioso. Mi hanno risposto dicendo che sarebbe una cosa incompatibile con qualsiasi carica pubblica. In Italia invece questo è possibile". Anzi, fa aumentare i voti... "In Italia si va affermando una autentica dilapidazione del valore della solidarietà e del rispetto degli individui. Noi abbiamo bisogno di una grande battaglia culturale in cui anche il mondo cattolico deve fare la sua parte: la volgarizzazione della società, la spietata individualizzazione, il genocidio di ogni idea di regola e di spirito pubblico non è da considerare meno delle grandi questioni etiche, perché ci possono essere grandi attenzioni al tema della vita, però poi quelli che vivono si trovano una società senza valori, disumanizzata, dove le regole sono scritte dai rapporti di forza individuali e di categoria. Con rischi per la stessa convivenza". Bisogna avere strumenti potenti. "Bisognerà cercare di entrare anche nel settore televisivo con strumenti nuovi, e nel mondo di internet. Faccio un esempio. Noi faremo il governo ombra che sarà una grande struttura di proposta e di critica, in rapporto coi gruppi parlamentari. La mia idea è che a fianco di ogni ministro lavorino i capigruppo delle commissioni parlamentari e questi parlamentari dovranno essere le forze migliori del Pd. Ma siccome prevedo che nei prossimi mesi la televisione pubblica e privata sarà sotto una cappa di uniformante pensiero unico, servirà dell'altro. Faccio una previsione: spariranno dai telegiornali tutte le notizie di cronaca nera, l'allarme sicurezza sparirà, come accadde dal 2001 al 2006 quando l'allarme cessò pur essendo aumentati i reati. Se ne è riparlato quando i reati sono diminuiti, anzi si è fatta campagna elettorale su quel tema con tutte le bocche da fuoco disponibili. Ecco perché credo che accanto al governo ombra servirà una struttura di informazione televisiva ombra che tutte le mattine possa raccontare tutto ciò che è stato censurato, tagliato, negato. È così che si fa in una democrazia. Si rispetta, si propone, però si controlla". Chi saranno i capigruppo di Camera e Senato? "La mia opinione è che nella scelta non ci può essere altro che la volontà dei gruppi parlamentari. Quello che decideranno per me va bene, lo dico sinceramente. Però non posso accettare che a una persona come Anna Finocchiaro, che ha fatto una battaglia di grande coraggio, non le si riconosca il merito e la riconoscenza per averla fatta. Se lei e Antonello Soro intendono essere candidati io sono perché i gruppi esprimano la loro opinione su questa possibilità di conferma. Questa è una strada, poi nel 2009 dopo le europee si può rivedere la scelta. Se invece c'è l'idea di andare a una soluzione diversa, si verifichi quali sono le possibilità. I nomi di cui si parla a me vanno tutti bene. L'importante è che a decidere siano i gruppi parlamentari nella loro piena autonomia. Ci sarà da fare per tutti in uno spirito unitario e di responsabilità collettiva. Ci sono i capigruppo, le cariche parlamentari, il governo ombra e un gruppo dirigente che si dedichi a radicare il partito nel nord e nel sud, quindi spazio per l'impegno pieno di tutte le risorse di cui il partito dispone". Domani ci saranno i ballottaggi. Se a Roma Rutelli dovesse perdere tante questioni si ingarbuglieranno... "Rutelli deve vincere, per Roma e per il paese. Il dato del Pd nella capitale è molto alto, ma è chiaro che votare 15 giorni dopo la vittoria di Berlusconi non è facile. Dipende da quanta gente si recherà alle urne". I giornali della destra dicono che se perde la sua leadership risulterà indebolita... "Sarebbe stato vero se fossi stato candidato sindaco. Ma diciamo le cose come stanno. C'era qualcuno che pensava di vincere le elezioni prima che iniziasse la campagna elettorale? Il clima è cambiato negli ultimi due mesi, grazie alla rimonta del Pd. Bisogna ripartire da qui, senza strutture leaderistiche, con tante personalità di generazioni diverse che lavorino insieme, quali che sia il risultato di Roma. Se dovessimo perdere, per risalire l'onda serve più determinazione, non meno". A proposito di Roma. La campagna della Destra è stata particolarmente dura, Fini non ha lesinato gli insulti. Vede possibilità di dialogo con questa maggioranza? "Il fatto che Fini abbia definito una salma Rutelli e che bisogna fargli una pernacchia quando parla, e pensare che può sedere sullo scranno su cui sono stati seduti Pertini, Iotti, Scalfaro, sono due cose incompatibili". E quindi? "La Destra deve decidere: se vuole usare un linguaggio da scontro frontale non può pensare di trovare un'opposizione che non reagisce. Se invece vuole avere un atteggiamento di dialogo, ci troverà fermi ma dialoganti". Forse hanno capito che al paese piace il linguaggio dello scontro. Berlusconi ha detto che l'ha rimandata in Africa e che rimanderà Rutelli sul motorino. "Non rispondo alle battute da bar. La realtà è che loro cavalcano un linguaggio e un clima che c'è nel paese. Una ragione in più per impostare anche una grande battaglia culturale, oltre che politica. Il Pd deve servire a questo. Perché anche dall'opposizione riuscirà a fare un grande servizio al paese contrastando le politiche del governo e preparandosi alle prossime sfide per la guida del Paese".

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Sbarchi a raffica in Sicilia: 500 soccorsi, un morto in mare (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Sbarchi a raffica in Sicilia: 500 soccorsi, un morto in mare di Maristella Iervasi / Roma Li hanno visti cadere in acqua, uno dietro l'altro, mentre gli altri compagni di viaggio urlavano terrorizzati temendo il naufragio del barcone. Federico Nicoletti e Oronzo Oliva, sottoufficiali alla prima esperienza nella Guardia Costiera, non hanno esitato un attimo: si sono tuffati nel mare in tempesta per soccorrerli, ma soltanto uno dei due migranti irregolari finiti in mare è sopravvissuto; l'altro è stato inghiottito dalle onde ed è morto poco dopo il recupero. È accaduto ieri mattina, al largo dell'isola di Lampedusa, ad 80 miglia dall'isola delle Pelagie e in acque di competenza maltese. L'ennesimo sbarco che poteva finire in tragedia. Ora, per i due marinai "eroici" l'ammiraglio Ferdinando Lavaggi vorrebbe un riconoscimento: "Spero in una medaglia al valore", dice. E Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati, ha annunciato un premio nell'ambito della giornata mondiale per il rifugiato. Nonostante la burrasca con mare forza 4 l'andirivieni delle carrette del mare è stato incessante: tra la notte di giovedì e ieri sono stati soccorsi su varie barche circa 500 migranti. Una ripresa dei "viaggi" che fa dire alla neo senatrice Angela Maraventano, 43 anni, ristoratrice, con il fazzoletto verde sempre al collo e uno spiccato accento lampedusano: "Ci risiamo con gli sbarchi e sarà un nuovo massacro per la mia isola. Ma è ora di finirla! È come se li andassimo a prenderli a casa loro questi poveracci". Così la pasionaria leghista anticipa il suo piano per l'immigrazione: "La Bossi-Fini è un'ottima legge ma bisogna irrigidirla ulteriormente per bloccare i trafficanti d'uomini. Come? Proporrò un centro di accoglienza in mare, perché non è giusto salvare questa gente nei mari libici. È lì che avvengono i salvataggi, mica nello specchio d'acqua di casa nostra. Sono vent'anni che li ospito sulla mia isola. Ora basta! Non sono nostri questi immigrati. Eppure noi li salviamo, li laviamo, li curiamo... Non si può andare avanti con questo massacro. Ne ho parlato con gli altri leghisti e sono d'accordo. Presto ne parlerò con Gianfranco Fini, mi dispiace che lui oggi è a Lampedusa per incontrare la comunità ed io invece sono ad Anzio, perché si sposa mio fratello. Ma vedrà, vedrà... - conclude Maraventano - chiederò tantissime cose per la mia isola. E la comunità europea dovrà fare la sua parte: se Lampedusa è la porta d'Europa dell'immigrazione clandestina, allora voglio un ospedale tanto per cominciare". È stato il pattuglione "Orione" della Marina militare ad intercettare l'Sos di un telefono cellulare. E sul posto si è subito precipitata la motovedetta della Guardia Costiera CP 407 con a bordo i 2 marinai eroi. Il barcone, lungo 15 metri, con sopra 241 persone aveva il motore in avaria e rischiava di naufragare per le proibitive condizioni del mare. Complesse e difficili le operazioni di trasbordo. Ed è stato allora che i due migranti sono caduti in acqua. Poi il salvataggio e in serata l'arrivo dei sopravvissuti al porto di Lampedusa.

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La destra vuole una città cupa e nera Rutelli: Non un voto deve andare disperso . Nel duello in tv con Alemanno scintille su casa e sicurezza (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del "La destra vuole una città cupa e nera" Rutelli: "Non un voto deve andare disperso". Nel duello in tv con Alemanno scintille su casa e sicurezza di Mariagrazia Gerina / Roma "FALLO NERO", gli gridano dal pubblico di Tor Pignattara, per incoraggiarlo in vista dell'ultimo duello tv con Alemanno. "Mah, veramente, nero è già...", risponde senza finire la frase Rutelli, che ha scelto la periferia Sud-Est di Roma per chiudere la campa- gna elettorale, dove l'aveva cominciata, in uno dei tanti "quartieri popolari" della città. "Vi guardo e vedo la grande forza popolare del nostro centrosinistra, che tra poche ore si misurerà con il voto dei romani", si ferma a contemplare la scena Francesco Rutelli. Per poi arrivare, al termine di una giornata tesissima animata dai "sospetti" sulla storia della studentessa aggredita, ad affrontare lo scontro tv con l'avversario sul filo della mezzanotte. Ed è scontro vero tra due idee di città. "Quella del mio avversario è cupa, nera, autodistruttiva, a un certo punto è sembrato si candidasse sindaco del Bronx, lo sforzo che farò per unire i miei concittadini è invece in positivo, rimboccandomi le maniche per realizzare curare di più il decoro e la manutenzione", attacca Rutelli, che illustra il "futuro di Roma" con tanto di foto piazza del Popolo liberata dalle auto, le nuove metropolitana, le aree verdi previste dal piano regolatore. "Io invece ho incontrato molta gente arrabbiata, che chiede sicurezza e di essere padrona a casa propria", replica Alemanno: "Siamo di fronte a un fallimento storico del centrosinistra che nel '93 prometteva cambiamenti radicali", dice attaccando a colpi di campi rom "un gruppo di potere che da 15 anni è sempre lo stesso". Adesso, il cambiamento vuole essere lui. E attacca il candidato del Pd mostrando la foto di un eletto di Sinistra Arcobaleno che rivendica il "diritto ad occupare". Mentre Rutelli agita un volantino di Casa Pound, la roccaforte delle occupazioni di destra. Lo scontro più duro è sulla giustizia: "Gli unici condannati per corruzione sono stati assessori del Pdl", attacca Rutelli, rivolgendosi ai grillini perché scelgano tra chi non ha "ricevuto un addebito" e chi invece si è lasciato alle spalle lo scandalo di Lady Asl. Sfuma così l'ultima giornata di campagna elettorale, cominciata ai piedi del Campidoglio, davanti all'Altare della Patria. Francesco Rutelli dietro al Capo dello Stato. Più indietro, alla destra di Napolitano, Gianni Alemanno. Tra i due nemmeno un cenno di saluto. I gesti sono importanti, le parole anche. E la parola "anti-fascismo" Alemanno sta bene attento a non pronunciarla. Dal luogo in cui il carabiniere Salvo D'Acquisto fu trucidato dai nazisti, spiega che "il 25 aprile è la festa della liberazione dai totalitarismi di destra e di sinistra". E così l'ex ragazzo del Fronte che porta ancora la celtica sotto la camicia chiara aggira l'ostacolo di una giornata che la destra estrema che voterà per lui vuole cancellare. Lui invece dice che non deve essere "una festa di parte". Lo dice anche Rutelli, con altri accenti, posando un mazzo di fiori sotto la targa di don Pappagallo, il prete che tutti ricordano con il volto di Aldo Fabrizi in "Roma città aperta". Venticinque aprile "festa di tutti" - scandisce poi al corteo dei partigiani - "ma a patto che si sappia da che parte era la ragione". Perché: "Se avessero prevalso altri non ci sarebbe stata democrazia". "Adesso si presentano come il nuovo ma sono il vecchio Msi degli Alemanno, degli Storace, dei Rauti", incalza poi qualche ora più tardi davanti alla folla di Tor Pignattara. E in un crescendo attacca uno a uno i volti della destra. Quella che in 15 anni di opposizione in Campidoglio ha saputo solo dire no. E quella che ha governato il Lazio e "si è lasciata dietro lo scandalo sanitario". L'altra faccia di Bossi a cui Rutelli dice: "Giù le mani dall'Alitalia e da Fiumicino, sono la nostra Fiat", scandisce: "Vent'anni fa la Lega diceva Roma ladrona e ancora non si rassegnano al fatto che è diventata una grande capitale". Poi arriva sul palco anche Nicola Zingaretti: "Roma non piega la testa e non crede a chi cavalca la paura", rilancia il candidato alla Provincia. "Insieme dobbiamo dare vita a una nuova stagione, continuando il lavoro fatto da Veltroni e migliorando sicurezza e decoro", è il mandato che Rutelli si assegna, in attesa del responso delle urne. "Non un voto deve andare disperso", ripete rivolto a chi lo ha già votato. E anche "alle forze come l'Udc che non si sono schierate", ma hanno fatto capire: "Con quella destra non si può stare".

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Dopo la sconfitta come ricominciare (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Dopo la sconfitta come ricominciare Nicola Tranfaglia Archiviate almeno a livello dei grandi mezzi di comunicazione i risultati delle elezioni politiche e amministrative, restano aperti gli interrogativi sul futuro politico e culturale del nostro paese. Non c'è dubbio sul fatto che la vittoria netta del popolo della libertà, guidato da Berlusconi, ha visto uno spostamento a destra della coalizione vincitrice. La Lega Nord ha stravinto al Nord raccogliendo anche voti degli scontenti di sinistra. E il partito di Berlusconi, ingrossato da Alleanza Nazionale, ha riguadagnato nel Mezzogiorno la maggioranza che aveva perduto negli anni novanta. Il biennio di governo di centro-sinistra dal 2006 al 2008 guidato da Prodi è stato interrotto quando si preparava a realizzare il secondo tempo della sua azione politica e a rispondere agli obbiettivi economici e sociali, di recupero dell'equità, scritti nel suo programma. È caduto di fatto per le dimissioni di Mastella e la scelta di Veltroni di affrontare da solo le elezioni. Durante la campagna elettorale, lo slogan del "voto utile" agitato da Veltroni ha prodotto sul PD la confluenza di parte della sinistra che ha così affondato qualsiasi possibile rappresentanza parlamentare della Sinistra Arcobaleno. Ma il malessere della sinistra va oltre lo slogan di Veltroni perché palesa lo sradicamento sociale e le incertezze di quelle forze. Del resto il PD non è riuscito, a sua volta, né a pareggiare né a vincere contro l'ondata del malcontento popolare che si è affidato per la terza volta al leader carismatico di Arcore. Ora, pensando alle prossime scadenze elettorali del 2009 e 2010, e alla transizione italiana, non c'è dubbio sul fatto che si pongono alla sinistra due obbiettivi di cui sento assai poco parlare. Il primo è quello di ricominciare a parlare con gli italiani nei luoghi di lavoro, nelle piazze e nelle strade dei problemi che li hanno divisi negli ultimi anni. C'è un'esigenza assai forte diffusa nella popolazione di una modernizzazione effettiva del paese che in questi anni ha segnato il passo: ricostruire uno stato sociale che risponda ai bisogni di un ceto medio impaurito e danneggiato dalla crisi economica; di giovani e anziani, come delle famiglie, che nutrono verso lo Stato, un atteggiamento negativo perché la politica li ha, senza dubbio trascurati. Il secondo obbiettivo è quello di puntare su un'adeguata acculturazione delle masse popolari: siamo gli ultimi posti in Europa per quanto riguarda l'istruzione e la ricerca. E c'è un problema di comunicazione assai forte. Il controllo dei mezzi di comunicazione, tv e giornali, è troppo squilibrato a favore della destra. In questo senso un giornale come l'Unità potrebbe continuare a svolgere una funzione preziosa per favorire il dialogo e la comunicazione tra le forze diverse del centro-sinistra. L'opposizione parlamentare dovrà lavorare ad ogni costo per una riforma del sistema televisivo e dell'informazione in generale. Questa è diventata una battaglia fondamentale per difendere l'esistenza dello stato di diritto in Italia. Se non sbaglio, un simile programma dovrebbe favorire la possibilità di un nuovo dialogo tra il PD e le forze della sinistra. A noi pare che, partendo da questi punti, è innegabile la comunanza di obbiettivi tra i democratici e quelli che sono vicini ai partiti che hanno formato la Sinistra Arcobaleno. Ma c'è un problema che riguarda il passato recente del nostro paese. La vittoria politica ed elettorale delle forze estranee al patto costituzionale del 1945 impone, a mio avviso, la costruzione di una coalizione di centro-sinistra che sarà magari diversa dall'Unione ma che dovrà tener conto del patrimonio valoriale delle forze democratiche che hanno difeso negli ultimi trent'anni la costituzione e i principi che la caratterizzano. Di qui, secondo me, varrebbe la pena di riaprire un dialogo tra l'opposizione parlamentare e quella che non dispone dispone di seggi, in vista di un accordo stabile per contrastare l'ondata populista che rischia di riportare all'indietro il nostro paese. Non mi pare che esistano politiche alternative a una simile scelta.

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Berlusconi: "festa di pacificazione ma vanno capiti i ragazzi di salò" - gianluca luzi (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Berlusconi: "Festa di pacificazione ma vanno capiti i ragazzi di Salò" Veltroni attacca: uno sfregio vedere Ciarrapico il 25 aprile Maroni: ho trascorso la giornata tagliando l'erba nel mio giardino Manifestazioni disertate dagli esponenti del Pdl GIANLUCA LUZI ROMA - 25 aprile all'insegna della polemica. Con le ferite delle elezioni politiche ancora aperte e nel finale di una infuocata campagna elettorale per Roma, la ricorrenza della Liberazione ha segnato un nuovo capitolo dello scontro fra Veltroni e Berlusconi. Il vincitore delle elezioni non ha mai partecipato al 25 aprile, nemmeno quando era presidente del consiglio, con la sola eccezione del 2005 quando partecipò a un ricevimento al Quirinale per il sessantesimo anniversario, presidente Ciampi. Il Cavaliere aveva annunciato che avrebbe passato la giornata di ieri a Palazzo Grazioli per "lavorare, lavorare, lavorare" alla formazione del nuovo governo. Ma nel mezzo della giornata che si può immaginare frenetica e fitta di impegni, poco dopo mezzogiorno è andato a trovarlo il neosenatore Ciarrapico, eletto nelle liste del Pdl, e affezionato ammiratore del ventennio fascista. Contemporaneamente, a poche decine di metri di distanza, il presidente Napolitano deponeva una corona di fiori all'Altare della Patria. Ce n'è abbastanza per una polemica infuocata. Per Veltroni la visita di Ciarrapico a Berlusconi nel giorno in cui si celebra la Liberazione dal nazi-fascismo "è uno sfregio ai democratici. Un segnale politico che segna una distanza molto grave". Bonaiuti e Cicchitto, rispettivamente portavoce di Berlusconi e vicecoordinatore di Forza Italia, hanno immediatamente fatto fuoco di sbarramento a difesa del premier in pectore definendo "meschine e volgari" le affermazioni di Veltroni. Ma "questa è una grande festa della libertà - insiste Veltroni - e Berlusconi ha voluto celebrarla ricevendo coloro i quali stavano dalla parte di chi la libertà la toglieva". Berlusconi, poco più tardi, è intervenuto sul 25 aprile con una lunga dichiarazione in cui sostiene che la festa della Liberazione dovrebbe essere vissuta come "festa della libertà" da "tutto il popolo italiano". Secondo Berlusconi è arrivato il momento di una "definitiva pacificazione nazionale non per cancellare la memoria, le ragioni e i torti, ma perchè chi ha combattuto per la Patria sia considerato figlio di questa Nazione". A questo scopo la "strada giusta" è quella di capire anche "le ragioni dei ragazzi di Salò". Una strada - secondo Berlusconi - che "non può in qualche modo ledere l'orgoglio di chi combattè per la libertà contro la tirannia". Infatti "non c'è revisione storica che possa cambiare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le basi per la libertà delle generazioni". Questo 25 aprile non ha segnato ancora il disgelo fra le forze politiche, ma il presidente del Senato Marini si augura che la prossima legislatura sia l'occasione per far ripartire il dialogo sulle riforme. E il ministro della Difesa Parisi, in un messaggio alle Forze armate, sottolinea che "l'Italia indipendente e sovrana, restituitaci il 25 aprile 1945, deve lasciarsi definitivamente alle spalle divisioni e incomprensioni" e "la contrapposizione tra le parti deve essere seppellita per sempre". Molte le assenze alle celebrazioni del 25 aprile. Oltre a Berlusconi, non sono apparsi in pubblico a manifestazioni ufficiali né Fini, Bossi, né Casini. E anche Bertinotti non ha partecipato all'appuntamento. Sarcastico il ministro dell'Interno in pectore Roberto Maroni: "Giornata impegnativa per me, la sto passando a tagliare il prato". Gianni Alemanno, candidato sindaco di Roma contro Rutelli, invece era presente alla cerimonia con Napolitano all'Altare della Patria.

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Il comico del malumore - francesco merlo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Commenti IL COMICO DEL MALUMORE Grillo attacca i giornali perché non scrivono quel che vuole lui e come vuole lui. Come tutti i demagoghi italiani, vorrebbe abbattere la stampa Crede di essere una somma di Totò e del professor Sartori, uno che prende drammaticamente sul serio la propria scienza politica FRANCESCO MERLO (segue dalla prima pagina) E come tanti altri anche Grillo attacca i giornali perché non scrivono quel che vuole lui e come vuole lui: "Pennivendoli di regime". E sogna un capo dello Stato meno "Morfeo" e dunque più decisionista, purché ovviamente nel consiglio di reggenza di questo virile presidenzialismo ci sia lui, Beppe Grillo. Grillo non lo sa, ma il giornalismo, che come tutti i demagoghi italiani anch'egli vorrebbe abbattere, serve anche a mostrare la realtà che sta dietro il dito dell'inaudito. E dunque a segnalare che ieri a Torino la piazza era, come sempre in Italia, molto migliore di lui, nel senso che il malumore del suo "pubblico" non è solo l'umore andato a male di Grillo. E non soltanto perché lì, in mezzo a quei cinquantamila, c'è anche tanta gente che vorrebbe ancora divertirsi a vederlo recitare; gente che ? dicono al Sud ? lo "buffonia", lo prende in giro, gli fa credere d'esser lì per la sua sapienza politologica e invece è lì soltanto perché in piazza San Carlo non si paga il biglietto. Insomma alcuni ? quanti? ? dei suoi fans sono "portoghesi" che sperano di ridere gratis partecipando a uno spettacolo di comicità. E nessuno li comprende meglio di noi che, pur di sentire cantare Ventiquattromila baci o Azzurro, siamo disposti a "buffoniare" Celentano. è così anche per Grillo. L'importante è che, tra una stupidaggine e l'altra di filosofia etica, ci faccia ridere e magari anche ghignare con i suoi lazzi, le sue pernacchie, la sua strumentazione di comico. Abbiamo un rapporto speciale con i comici, noi italiani. Molti di loro ci hanno insegnato trucchi e scorciatoie di grande intelligenza. Abbiamo imparato molte più cose da Totò che non da Gramsci. Totò, con il suo "vota Antonio, vota Antonio", ci diceva per esempio che la campagna elettorale dei suoi tempi somigliava già ad un canovaccio da commedia dell'arte. Ma nient'altro Totò sapeva e voleva e poteva fare. Questo Grillo invece crede di essere una somma di Totò e del professore Sartori, una specie di Sartori totoizzato, uno che prende drammaticamente sul serio la propria scienza politica. E invece tutto può fare Grillo tranne che saltare la propria ombra, che rimane l'ombra di un comico (in crisi). Nella rabbia dell'Italia giustamente insoddisfatta della politica, Beppe Grillo è dunque la carnevalata. I suoi sberleffi, le sue parolacce, le sue linguacce sono i coriandoli di piazza. E si capisce che "mandare a fare in culo" possa apparire più piccante che partecipare a una celebrazione ? rituale per quanto solenne ? della Resistenza. Aggiungiamo adesso, senza alcuna reticenza, che in quella piazza ieri c'erano umori che non solo non si identificano con gli schizzi di bile nera di Grillo, ma sono, in parte, anche umori nostri. In tutti i movimenti ? direbbe Alberoni ? c'è chi fa cassa. Da Masaniello a Canepa a Bossi a Grillo? c'è sempre qualcuno che diventa l'espressione sgangherata di malumori forti e legittimi. E la buona politica dovrebbe calarsi dentro di essi; per tirare fuori, ad esempio, il buon umore dal malumore dei produttori del Nord che stanno con Bossi perché si sentono ipertassati e non protetti. Così tra i piazzaioli di Grillo ci sono professionisti, docenti, giovani e giovanissimi che coltivano buoni sentimenti e disagio, e magari in qualche caso sono il meglio della gioventù, quella che non trova espressione nei codici della politica e va dunque a cercare un detonatore o un pantografo che percepisca e ingrandisca il segnale. Due parole infine sulla lotta di liberazione contro i giornali che sarebbero fascisti, fogli di regime eccetera eccetera: roba per il vaffa. Tutti vedono che i giornali italiani sono un esempio di caotico pluralismo che produce più informazione di quanta si possa raccogliere e metabolizzare. Insomma in Italia c'è una sovrapproduzione di informazione che, in menti sciagurate e mediocri, produce ingorghi alluvionali. I casi sono due: o Grillo non riesce ad infilarsi in questo gorgo oppure, lì dentro, si ingolfa la sua intelligenza. Vogliamo dire che Grillo scambia per prepotenza d'altri la propria incapacità di capire che la realtà è l'insieme di centinaia di punti di vista. Nulla di nuovo e nulla di grave, anche perché i giornalisti non sono sacri. L'importante è non attaccare il diritto degli altri a ficcare il naso nella realtà. Se dunque non gli piacciono i mille giornali che lo raccontano in mille modi, tutti diversi da come egli vede se stesso, Grillo faccia lui un giornale che gli somigli di più, che sia specchio del suo narcisismo: un giornale che canta, insulta e sputa in aria.

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Viaggio nella città divisa in due "là schiacciati, qui a recriminare" - niccolo zancan (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina II - Torino Da una parte il comico, Caparezza e Travaglio. Dall'altra gli Yo Yo mundi e... Viaggio nella città divisa in due "Là schiacciati, qui a recriminare" Una signora si sfoga: "Il 14 aprile è morta la sinistra Ora dobbiamo ricostruire tutto" Perino, leader dei No Tav, si esalta NICCOLO ZANCAN NIccolò zancan Da Grillo si sta come sardine, i passeggini fanno un metro all'ora, i gelati si squagliano sulle schiene dei dirimpettai e nessuno si lamenta. Dall'altra si arriva in bici, i ragazzi sono seduti in cerchio, la musica rimbomba un po', e quando il garante della privacy, Franco Pizzetti, passa a braccetto con la moglie, quasi si imbarazza di essere riconosciuto lì. Piazza San Carlo, Piazza Castello. "Siamo cugini che in questo momento non vanno tanto d'accordo", dice un professore ottimista. è una città divisa in due. Da Grillo c'è Caparezza che salta sul palco con le scarpe da ginnastica rosse: "Sono un eroe perché lotto a tutte le ore, sono un eroe perché combatto per la pensione, sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari e dei cravattari". Dall'altra gli Yo Yo Mundi rifanno una vecchia canzone di De Gregori: "I cavalli a Salò sono morti di noia, a giocare con il nero perdi sempre...". Poi Bella Ciao in versione cupa, quasi marziale. Pugni chiusi - pochi - occhi lucidi. Se contano i numeri, non c'è partita. Ha vinto Beppe Grillo con cinquantamila persone, con la liturgia dei vaffanculo liberatori, con le firme da raccogliere, i pullman arrivati da mezza Italia, gli applausi per sottolineare discorsi serissimi e un ragazzo di 19 anni che spiega con sintesi perfetta: "Se dici cose false, la gente avrà pensieri deviati. Sono qui perché voglio un'informazione pulita". Ma anche al 25 aprile della politica c'è una ragazza che parla in mezzo ai suoi compagni di liceo: "Urlare non porta lontano... Noi siamo qui, da questa parte, perché la Resistenza è la memoria dei nostri errori. Senza memoria non c'è futuro". Da Grillo c'è una star, Marco Travaglio, acclamato quasi come Vasco Rossi e conteso dai colleghi giornalisti, che fanno ressa per mettergli il microfono davanti alla bocca. Lui risponde a tutti, sempre con voce pacata, compreso a Rocco Casalini, ex del Grande Fratello. Travaglio guarda lo spettacolo seduto su una transenna e scoppia a ridere - di un riso quasi scomposto - quando sente Beppe Grillo raccontare il motivo della condanna comminata al ministro dell'Interno in pectore Roberto Maroni. Quattro mesi e venti giorni per oltraggio a pubblico ufficiale: "Perché ha morso la caviglia di un poliziotto...". Risate a crepapelle. E Grillo chiosa: "I giornalisti stranieri adesso penseranno che questa è la battuta di un comico...". Dall'altra parte l'umore è quello che è: "Sono qui con le mie amiche per manifestare il nostro disaccordo per quanto accaduto il 14 aprile". Cosa è accaduto? "Le sinistre sono sparite, cancellate. Ora questa piazza mezza vuota, sinceramente, mi fa tristezza. Dobbiamo ricominciare a ricostruire qualcosa...". Passano i turisti, si fermano e proseguono. Persino via Garibaldi è piena al confronto. Via Roma diventa un imbuto. Poi un muro invalicabile di gente. Sarà la musica a volume più forte, sarà la sostanza del messaggio. Un signore che partecipa al 25 aprile tradizionale ammette: "Per la par condicio farò un giro anche dall'altra parte. Ma ho delle perplessità: Grillo dice cose vere ma generiche". Da Grillo e con Grillo c'è chi non vuole l'inceneritore, c'è chi non vuole la discarica e c'è Alberto Perino, leader del movimento NoTav: "La vera Resistenza è qui. Io con il 25 Aprile di Esposito e del Pd non ho nulla a che spartire". "No, dice Carlo - operaio in pensione, in piedi solitario nell'altra piazza - non mi importa dove e con chi si ricorda. Ma tutti dobbiamo essere riconoscenti a chi è morto per difendere la nostra libertà". Il partigiano di Bella Ciao. Era il suo giorno, è stato il giorno di Beppe Grillo.

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Ha paura di essere ucciso svela i segreti dei boss - salvo palazzolo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina III - Palermo Il personaggio Giacomo Greco, l'ultimo pentito di Belmonte Ha paura di essere ucciso svela i segreti dei boss SALVO PALAZZOLO Due settimane fa, Giacomo Greco temeva di essere ucciso. Per questa ragione si è rifugiato in una caserma dei carabinieri: "Sono stato il genero di Francesco Pastoia, il padrino di Belmonte Mezzagno", ha esordito. Così, quel quarantenne dall'aria scanzonata ha cominciato il suo racconto, su vent'anni vissuti nella casa dello storico capomafia da sempre legatissimo a Bernardo Provenzano. SEGUE A PAGINA XI.

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"Lady Berlusconi ci ha capito Sono altri a stupirsi ancora" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Intervista Dopo le rivelazioni di Veronica Lario FRANCESCO SPINI "Lady Berlusconi ci ha capito Sono altri a stupirsi ancora" MILANO Allora, onorevole Maroni, la Lega ha l'otto per cento dei voti nel Paese e una simpatizzante che forse non si aspettava ad Arcore. "Beh, ma non è una novità...". Ma come, lei sapeva già di una Veronica Lario attenta alle istanze della Lega Nord? "Guardi, l'ho incontrata in un'occasione allegra, a luglio dell'anno scorso, alla "notte bianca" di Varese. Io suonavo col mio gruppo in una piazza gremita. Sceso dal palco, mi sono accorto che la signora Berlusconi era lì con degli amici per ascoltarci. Ci siamo messi un po' a parlare e ho capito". Che cosa? "Non dico che avesse simpatie per noi, ma che è una donna molto attenta alle questioni della gente comune, molto impegnata su questo fronte e che quindi condivide le preoccupazioni e le ragioni di chi non ha votato a sinistra e ha invece scelto noi. Per questo oggi non mi stupisco che su molte cose lei la pensi come quei tre milioni e mezzo di cittadini padani che ci hanno premiato alle urne". Però in casa Berlusconi è l'unica ad avere fatto outing sul Carroccio. "Se si considera la famiglia allargata composta dagli amici e dai suoi principali collaboratori c'è un altro illustre precedente". Quale? "Fedele Confalonieri, che qualche anno fa fece un'intervista al Corriere della Sera in cui diceva che se non ci fosse stato Silvio a capo di Forza Italia avrebbe votato per Umberto Bossi. La conservo ancora, quella pagina". E' un altro segno che la transizione della Lega è compiuta? "In che senso, scusi?" Basta col considerare la Lega come fenomeno di folklore. "Un partito come il nostro che ha oltre l'8% nel Paese, che è il terzo partito italiano, non ha bisogno di sdoganamenti di sorta, ci mancherebbe altro. Semmai ne hanno bisogno i nostri detrattori, quelli che non ci capiscono". Cosa vuole dire? "Hanno loro bisogno di un aggiornamento, di tornare tra la gente comune, la gente vera, di uscire dai circoli pseudoculturali romani. Il problema non è nostro, né abbiamo bisogno di fare alcunché per essere apprezzati da questo circolo di intellettuali di sinistra che continuerà per sempre a considerarci quelli che non siamo, per nostra fortuna e loro sfortuna". Morale? "Finché si ostinano a non capire, continueranno a gridare alla sorpresa ogni volta in cui la Lega uscirà vittoriosa dalle elezioni". Cosa l'ha colpita di più dell'intervista della signora Berlusconi? "Che Veronica è sulla buona strada, ma è solo a metà. Il prossimo passo sarà votare Lega". Attenzione, qui si rischia il divorzio, non crede? "No, e perché? Consideri che la mamma di Berlusconi si chiamava Bossi. Siamo una grande famiglia, una coalizione unita. Non credo che Berlusconi ne avrebbe a male. Poi lui di voti ne ha talmente tanti che uno in più, uno in meno... cosa cambia? I voti restano sempre nella coalizione". Quel prossimo passo potrebbe essere in Lombardia, no? "Allora mettiamola così: quando ci sarà un candidato presidente della regione della Lega è lì che lei e lo stesso Berlusconi potranno votarlo. Questa mi sembra una buona soluzione". Peccato sarà solo tra due anni... "Quando sarà, sarà. Non dipende da noi ma dal presidente Roberto Formigoni. Noi rispettiamo le sue decisioni, se resterà al suo posto ci prepareremo per il 2010 altrimenti siamo pronti anche da subito". Come procede la formazione del nuovo governo? E' vero che Calderoli sta fuori e voi non siete contenti? "Io non c'entro, ho appena finito di tagliare il prato...". Però oggi c'è un incontro tra voi e Berlusconi. Farete marcia indietro? "L'incontro non c'entra col governo, quello che dovevamo chiedere l'abbiamo già chiesto". Cioè due ministeri e la vice-presidenza per Calderoli. Fiducioso che alla fine la squadra di governo riuscirà a portare a compimento le istanze della Lega, come federalismo e sicurezza? "Sarà una squadra unita, che porterà avanti le nostre proposte per una semplice ragione: sono nel programma di governo che Berlusconi per primo ha condiviso fin da subito".

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Berlusconi, doppio modulo per la partita con Bossi (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

A conti fatti An otterrebbe qualcosa in più rispetto al peso elettorale Berlusconi, doppio modulo per la partita con Bossi [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Quello che un tempo era il "manuale Cencelli", d'ora in avanti cambia nome. Si chiamerà "manuale Verdini", dall'esponente di Forza Italia che riporta in auge la vecchia formula algebrica democristiana per suddividere la torta dei ministri, vice-ministri e sottosegretari, ma non solo quella. La tabella di Verdini (simpatico baffone nato a Fivizzano, provincia di Massa, proprio come il coordinatore azzurro Bondi), ha tenuto banco ieri nell'estenuante riunione mattutina del Cavaliere coi suoi fidi. Calcola il peso relativo al governo non solo di Pdl e Lega, bensì all'interno dello stesso partito di maggioranza relativa, distinguendo con cura fra Forza Italia e An: proprio come un tempo succedeva fra le voraci correnti Dc. Dallo studio di Verdini salta fuori ad esempio che, zitti zitti, quelli di Alleanza nazionale stanno portando a casa ben più di quanto giustificherebbero i voti presi due settimane fa. Dunque, nei prossimi giorni è lecito prevedere un ruvido supplemento di trattativa con Fini perché restituisca ai cugini quanto loro spetta. Ma il "manuale Verdini" tornerà buono già oggi, visto che il Cavaliere deve incontrare Bossi. L'accordo tra i due risale a domenica, resta però da stringere certe viti. In particolare va chiarita la sorte di Calderoli. Non si capisce se la Lega si batterà fino in fondo per farlo vice-premier, oppure no. Berlusconi, nuovo Cencelli alla mano, sosterrà che il Carroccio ha già avuto tanto, Calderoli sarebbe in eccesso. Prima aveva messo in giro che il Capo dello Stato è contrario all'inventore del "Porcellum" (Napolitano l'ha smentito per telefono a Bossi), poi Berlusconi ha tirato fuori che ci sarebbe incompatibilità con Letta (il quale privatamente se ne chiama fuori). Con una scusa o con l'altra, insomma, di Calderoli vuol fare a meno. Se stasera Bossi non insiste, lo schema di governo resta quello già pronto. Prevede Frattini agli Esteri, Maroni all'Interno, Vito alla Giustizia, Tremonti all'Economia, La Russa alla Difesa, Scajola alle Attività produttive, Gelmini all'Istruzione e il resto a seguire. Qualora invece Bossi desse di matto, scatterebbe il "piano B", del quale a Palazzo Grazioli tutti negano l'esistenza ma c'è eccome. Tanto che Berlusconi stesso, tre giorni fa, ne aveva fatto cenno a Napolitano. In questo caso la Lega verrebbe risarcita dell'esclusione di Calderoli con la promozione di Castelli alla Giustizia. Maroni si sposterebbe con sua gioia alle Attività produttive, Scajola tornerebbe dopo 6 anni al Viminale. Tirando le somme, Forza Italia ci rimetterebbe una poltrona. Perciò il Cavaliere ostenta prudenza: "La squadra di governo? Non è ancora definita, il lavoro procede bene. Un solo vice-premier o due? Vediamo, vediamo...". Ha deciso di resistere alle suppliche dei coordinatori regionali, che vorrebbero sfondare il "tetto" di ministri e sottosegretari, 60 in tutto, e si lamentano al grido di "troppo pochi". "Se cedessi anche di uno soltanto mi accuserebbero di perpetuare la Casta", si rende conto Berlusconi. In pubblico si appella al Padreterno: "Che Dio me la mandi buona... Speriamo di fare bene, sennò la gente mi fa fuori". L'anniversario del 25 aprile deve avergli ricordato Piazzale Loreto. Nel chiacchiericcio di queste ore, Adolfo Urso viene dato sicuro vice-ministro per il Commercio estero, la Prestigiacomo sospesa tra Ambiente e Pari opportunità, la Brambilla fortemente osteggiata da Forza Italia ma difesa dal Cavaliere. Bondi e Bonaiuti si contendono i Beni culturali. Due veneti in lizza per qualcosa attinente all'economia: Brunetta e Sacconi. Nel riequilibrio territoriale Fitto (Puglia) e Alfano (Sicilia) guadagnano terreno. Micciché, prima che l'aria si faccia irrespirabile, incarta e porta a casa i galloni da sottosegretario a Palazzo Chigi con delega sul Mezzogiorno. Prossimo summit per le poltrone martedì, dopo il ballottaggio a Roma. Se il centrodestra vince, il Welare tocca a Poli Bortone. Sennò ad Alemanno per consolarlo.

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Volevano ammazzarlo e il genero del boss parlò - salvo palazzolo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina XIII - Palermo Il retroscena della collaborazione di Greco, esponente del clan Pastoia di Belmonte Volevano ammazzarlo e il genero del boss parlò Conosce i segreti della faida tra la cosca del suocero e quella di Spera SALVO PALAZZOLO (segue dalla prima di cronaca) Giacomo Greco conosce i retroscena degli omicidi mai risolti della lunga faida di Belmonte: il 14 ottobre 2000, i killer dovevano uccidere anche lui assieme all'imprenditore Antonino Martorana. La sua vita era ormai segnata, solo l'intervento dell'influente suocero evitò il peggio. Adesso, il neo pentito sta raccontato cosa c'era davvero dietro la faida fra le due anime della Cosa nostra di Belmonte, quelle di Benedetto Spera e di Francesco Pastoia, ufficialmente entrambi fedeli al verbo di Provenzano, in realtà in conflitto, fra doppio giochi e tragedie, per la gestione di appalti e potere. Oggi che Spera è in carcere (ormai dal gennaio 2001) e Pastoia è morto (suicida dopo l'arresto del gennaio 2005), a Belmonte altri mafiosi avrebbero già preso il potere: sono loro che Giacomo Greco temeva, loro potrebbero avere architettato l'ultima stagione di intimidazioni durante la campagna elettorale, con un incendio alla porta di casa dei genitori del segretario dell'Udc Saverio Romano, e un altro all'auto dell'assessore comunale alla Legalità, Salvatore Caltagirone, anche lui del partito di Totò Cuffaro. Greco sa ancora dei segreti della latitanza di Provenzano. Ai carabinieri del Reparto Operativo, diretti dal tenente colonnello Jacopo Mannucci Benincasa, ha già indicato uno dei bunker sotterranei dove il padrino si sarebbe nascosto, in una villa a quattro piani alle porte di Belmonte. A raccogliere l'ultima confessione di mafia è il sostituto procuratore Marzia Sabella, che aveva già incontrato diverse volte il nome di Giacomo Greco nelle indagini condotte assieme a Michele Prestipino per giungere alla cattura di Provenzano. Erano stati i carabinieri del Ros a delineare ai magistrati la figura del genero di Pastoia in un'informativa molto ben documentata: nel 1998, gli investigatori avevano cercato il capo di Cosa nostra all'autoscuola Primavera di via Daita e si erano imbattuti in un giovanotto dall'aria scanzonata e tanto amante della bella vita che entrava e usciva dalla scuola guida di Carmelo Amato. Era proprio Giacomo Greco: già allora era inserito come socio nella società simbolo del potere dei Pastoia, la Siciliana lavori srl. Più che per meriti imprenditoriali e mafiosi, per il suo matrimonio con Lucia Pastoia. Nel 2004, gli investigatori del Ros erano sulle tracce dei postini di Provenzano, fra Bagheria, Villafrati e Villabate. Nicola Mandalà, Ezio Fontana e Salvatore Badami adoravano il caffè e i dolcetti del bar Santa Rosalia di Villabate, una delle stazioni di posta più efficienti istituite da Cosa nostra. Anche Giacomo Greco prendeva spesso il caffè al Santa Rosalia. E ogni tanto faceva pure qualche puntata alla "Con.sud.tir.", altra stazione della posta mafiosa, a Bagheria. Il genero di Pastoia restava comunque un uomo di seconda linea nel clan di Belmonte, ed era sempre attento a non esporsi più di tanto: anche per questo i magistrati non sono mai riusciti ad arrestarlo. Poi, Pastoia e i suoi hanno avuto anche un pizzico di fortuna: all'inizio del 2003, ancora gli investigatori del Ros erano riusciti a circondare di cimici e telecamere le giornate del clan di Belmonte. Automobili, case, ville, anche Giacomo Greco era stato "microfonato": era un'offensiva investigativo-tecnologica senza precedenti. Ma il giorno dopo la scarcerazione del vecchio Pastoia, il 14 giugno, le microspie dei covi più importanti smisero di funzionare, all'improvviso. Il maresciallo Giorgio Riolo, il tecnico più esperto del Ros, aveva già soffiato le indagini a Michele Aiello, il magnate della sanità privata siciliana di recente condannato per associazione mafiosa. Anche di questa fuga di notizie Giacomo Greco potrebbe sapere. Lui, il neo collaboratore, vive ormai in una località segreta. Negli ultimi tempi, si era trasferito a Catania. A Belmonte, era andato poco prima di scomparire per sempre, sotto la protezione dello Stato. Ma aveva già rotto con la moglie Lucia, che non ha condiviso la sua scelta. Lei è rimasta con i figli a Belmonte. Anche se il cognome Pastoia sembra non essere più rispettato. Il suicidio del vecchio padrino (sorpreso dalle microspie a raccontare troppi segreti, e il progetto di uccidere il figlio di Spera) ha forse salvato i familiari. Ma due mesi dopo, qualcuno fece in mille pezzi la lapide di Pastoia. Brutto segno.

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Il sindacato a pomigliano non aiuta la sinistra - umberto de gregorio (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina I - Napoli L'analisi Il sindacato a Pomigliano non aiuta la sinistra UMBERTO DE GREGORIO Per capire la differenza tra destra e sinistra oggi in Italia, più che alle ideologie forse è utile ricorrere, come criterio distintivo, a quello della rappresentanza in Parlamento. Da dove provengono, quale estrazione sociale e culturale hanno i parlamentari berlusconiani e quelli veltroniani? Se è vero che gli eletti rappresentano gli interessi degli elettori e se è ancora (almeno in parte) vero che la sinistra è più forte al sud e la destra al nord, tirando le somme emerge il motivo per il quale la questione settentrionale è sentita come problema nazionale solo nel centrodestra e la questione meridionale resiste solo all'interno del centrosinistra. La sostanza, infatti, è esattamente questa, anche se a livello di marketing sono in atto operazioni di facciata, in entrambi gli schieramenti, tese a contraddire questa tesi. Finzioni e slogan, da un lato e dall'altro. Non ancora riflessioni serie, profonde e propositive. In Parlamento il Pdl (e ancor di più la Lega) è rappresentato in prevalenza da "privati": soggetti titolari di partita iva, per lo più imprenditori e professionisti. Il Pd è rappresentato invece da "pubblici": soggetti non titolari di partita iva, per lo più docenti e funzionari di partito. Alcuni esempi, al Senato: i funzionari di partito sono 21 nel Pd e 2 nel Pdl; gli imprenditori sono 33 nel Pdl e 3 nel Pd; gli avvocati sono nel Pdl il doppio che nel Pd. L'avere o meno la partita iva: ecco la discriminante reale oggi in Italia (dal punto di vista statistico) tra il popolo berlusconiano e quello veltroniano. Ma questa, tutto sommato, non è una novità: è così da tempo. Oggi è solo, finalmente, più chiaro per tutti. La novità invece è rappresentata dalla circostanza che i dipendenti del "privato" (soggetto con partita iva, professionista o impresa, piccola media o grande che sia) avvertono una nuova strana attrazione verso lo schieramento di centrodestra. SEGUE A PAGINA XI.

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La Lega e il Pdl fanno pace e corrono insieme contro Butti (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 100 del 2008-04-26 pagina 4 La Lega e il Pdl fanno pace e corrono insieme contro Butti di Redazione È pace fatta tra il Pdl e la Lega Nord, separati in casa al primo turno elettorale. Ora il Carroccio ha deciso di appoggiare il candidato Massimo Donati, medico di 55 anni, nel testa a testa contro il candidato del Pd Paolo Butti, pubblicitario di 43 anni. Una situazione impensabile fino a poche settimane fa, quando i leghisti erano sul punto di mettersi a scrivere il "libro nero" della giunta di centro destra e la battaglia pre elettorale si tinteggiava di toni accesi. Ora le cose sono cambiate, anche alla luce della vittoria nazionale. In caso di successo, il Popolo della libertà ha promesso al partito di Bossi la poltrona di vicesindaco. Al primo turno, il leghista David Galli è stato escluso dal ballottaggio ma ha ottenuto una quantità di voti di tutto rispetto, pari al 23,9 per cento. Percentuale che, sommata a quella di Donati, potrebbe portare il centrodestra dritto dritto alla giunta. Butti invece è sostenuto dalla lista civica "Sevesoviva". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Silvio Berlusconi e il suo Popolo in campo per Cassamagnaghi (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 100 del 2008-04-26 pagina 4 Silvio Berlusconi e il suo Popolo in campo per Cassamagnaghi di Redazione Diverse centinaia di persone si sono radunate l'altra sera a Bresso per sostenere e abbracciare Roberto Cassamagnaghi, il candidato sindaco del Popolo della Libertà, Lega Nord, Udc e la lista civica "Cassamagnaghi per Bresso" che, due settimane fa, è riuscito a tener testa a Fortunato Zinni, l'attuale assessore del centrosinistra, riuscendo ad ottenere quasi il 43 per cento delle preferenze. A sostenere il candidato sindaco anche Silvio Berlusconi, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni in collegamento telefonico. "Bresso ha perso importanti sfide per la miopia di un'amministrazione fortemente politicizzata" ha spiegato Cassamagnaghi, che ha puntato su maggior sicurezza e vivibilità, più mezzi pubblici e agevolazioni per i residenti. Ufficialmente, nel pre ballottaggio, non è stato messo a segno nessun apparentamento con le liste escluse. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Le minacce dei boss catena di solidarietà (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina IX - Napoli Il vescovo di Caserta, Nogaro: un gesto concreto Le minacce dei boss catena di solidarietà Una catena umana per esprimere solidarietà al magistrato Raffaele Cantone, allo scrittore Roberto Saviano e alla cronista del Mattino Rosaria Capacchione dopo le minacce contenute nell'istanza presentata in aula da un avvocato nel corso del processo d'appello al clan camorristico dei Casalesi. La manifestazione, promossa dai giovani della diocesi di Caserta, si è tenuta ieri davanti alla redazione casertana del quotidiano. "Un concreto segnale di solidarietà e di speranza - l'ha definita monsignor Raffaele Nogaro, il vescovo di Caserta - per una città che vuole e deve risorgere. Caserta è una città che ha capito che non si può rimanere in disparte, scaricando la realtà criminale alle competenze dello Stato". Alla giornata non hanno partecipato esponenti parlamentari. C'erano invece il consigliere regionale Fulvio Martusciello (di Forza Italia) il segretario nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, il presidente dell'Assostampa di Caserta, Michele De Simone. Comune e Provincia erano rappresentati da alcuni assessori e componenti delle assemblee.

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"uccidete il marito della mia amante" - irene de arcangelis (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina IX - Napoli "Uccidete il marito della mia amante" Boss progettava un delitto passionale: 5 fermi Dopo l'assassinio un affiliato del clan di Ercolano avrebbe sposato la donna IRENE DE ARCANGELIS IL marito sa che la moglie lo tradisce ma non si rassegna. Fa di tutto per salvare il matrimonio. Non immagina neanche lontanamente che l'amante della consorte sta invece organizzando il suo omicidio. Motivo: vuole ufficializzare la sua relazione con la donna. Anche quest'ultima non sa niente del progetto criminale, e d'altra parte non può chiedere il divorzio perché la sua famiglia non approva. Groviglio di passioni e pregiudizi, i metodi della camorra applicati alla risoluzione di problemi sentimentali. è così che da una cella di Poggioreale viene ordinato l'assassinio di un ignaro marito. è anche questione di alibi per il pregiudicato ancora in cella ma molto vicino alla scarcerazione. Delitto da commettere entro pochi giorni, tanto da convincere l'Antimafia a ricorrere ai decreti di fermo per salvare la vita al marito tradito. Missione compiuta. Con l'esecuzione dei cinque fermi il pericolo è scampato, anche se la vittima continua ad essere all'oscuro di tutto. Negli ambienti della camorra di Ercolano tutti invece sanno il perché di quegli arresti eccellenti, tra cui spicca il nome di Mario Ascione, appena ventenne e già reggente del clan. Come l'altro indagato, Pietro Papale, 26 anni, punto di riferimento dell'omonima cosca alleata degli Ascione. Mentre tra gli arrestati figura una donna, la cinquantaduenne Assunta Nocerino: nascondeva la pistola - come lei stessa dice durante alcune conversazioni intercettate - che presumibilmente sarebbe stata usata entro pochi giorni per l'omicidio del marito tradito. Fatti chiari, per i carabinieri della compagnia di Torre del Greco che hanno seguito le indagini ed eseguito i fermi disposti dal pm della Dda Claudio Siragusa. Associazione mafiosa (ma non per Assunta Nocerino) e preparazione di un omicidio. Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali (durante i colloqui in carcere) gli investigatori risalgono alla vittima predestinata e al movente passionale ma non al giorno scelto per commettere il delitto. Ricostruiscono l'intera vicenda, la volontà del pregiudicato di regolarizzare "al più presto" la sua relazione con la giovane amante sposata e con figli. Dunque la necessità di uccidere il marito, ma senza che lei venga a sapere chi c'è dietro il progetto criminale. Per potere, una volta vedova, accettare la proposta di matrimonio. Così viene organizzato tutto, vengono seguite le mosse, le abitudini, gli spostamenti del marito tradito. Il quale, per parte sua, pur essendo a conoscenza della relazione extraconiugale intrecciata dalla moglie, spera di riuscire a recuperare il rapporto con la donna proprio perché sa che il suo amante è in carcere. Lontano dagli occhi, forse lontano dal cuore. Due mentalità agli antipodi, scontro di civiltà che avevano già dato per sconfitto il marito perbene. Destinato a morire sotto una raffica di colpi di pistola, proprio come un camorrista. Progetto sventato, nell'ambito di una indagine sui clan della camorra di Ercolano - sul racket, soprattutto, con i numerosi arresti già eseguiti - che finisce per essere battezzata inaspettatamente "Love story" pur se coordinata dall'Antimafia. Tra i cinque fermati non figura il killer che avrebbe dovuto colpire. Dalle intercettazioni risulta che l'incarico al sicario era stato dato, ma quest'ultimo non è stato identificato. Come pure l'arma, che Assunta Nocerino dichiara di avere in casa, non è stata trovata durante la perquisizione.

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Berlusconi dà lo stop: non più di 12 ministri Miccichè, delega sul Sud (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 100 del 2008-04-26 pagina 6 Berlusconi dà lo stop: non più di 12 ministri Miccichè, delega sul Sud di Fabrizio De Feo La composizione della squadra procede: in rialzo Rotondi, spunta il nome di Fitto da Roma Lavori in corso. La macchina delle consultazioni interne al Pdl non si ferma neppure nel giorno della Liberazione. Silvio Berlusconi, infatti, riunisce a Palazzo Grazioli la tolda di comando di Forza Italia e fa il punto della situazione. All'ordine del giorno la composizione della squadra di governo. Un lavoro che, spiegherà più tardi Berlusconi "procede bene" ma non è ancora ultimato. Parole più prudenti di quelle usate da Gianfranco Miccichè, che annuncia: "Sostanzialmente la squadra è fatta". Con una postilla: "Mi pare che ci sia un equilibrio fra Nord e Sud mentre prima c'erano più ministri del Lombardo-Veneto". E un annuncio: "Io sarò sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe". La verità è che, pur essendo stato completato il grosso del lavoro, sussistono una serie di variabili che potranno essere chiarite soltanto dopo l'incontro odierno del premier in pectore con Umberto Bossi ad Arcore e dopo il ballottaggio romano in cui è coinvolto un possibile ministro come Gianni Alemanno. Un punto, però, è risultato chiaro: nel corso della riunione Berlusconi ha puntualizzato che non ci saranno spacchettamenti e non si procederà ad alcuna moltiplicazione dei ministeri ma si resterà ancorati al numero di dodici ministeri con portafoglio previsto dalla riforma Bassanini. L'altro punto cardine della riunione ha riguardato la rivendicazione di un vicepremier da parte della Lega. Una richiesta motivata dal Carroccio come conseguenza inevitabile dell'accordo elettorale e come contrappeso a un vicepremier del Pdl. Sullo sfondo continuano a muoversi le pedine dei candidati sullo scacchiere governativo, con nuovi possibili ministri che entrano nel totonomine. Le ultime voci riguardano l'approdo di Raffaele Fitto agli Affari regionali, quello molto probabile di Claudio Scajola allo Sviluppo economico e l'assegnazione di un dicastero ad Angelino Alfano (presumibilmente come viceministro alla Funzione pubblica, accorpata con lo Sviluppo tecnologico). Secondo questo schema è quindi confermato il Viminale al Carroccio, Elio Vito al ministero della Giustizia e il dicastero dei Beni culturali per Sandro Bondi. Franco Frattini andrà agli Esteri, Paolo Bonaiuti probabilmente ai Rapporti con il Parlamento e ci sarà un posto nella squadra anche per Stefania Prestigiacomo e Adriana Poli Bortone. Quest'ultima viene data in corsa, insieme a Mariastella Gelmini per la Pubblica istruzione mentre a Gianfranco Rotondi (che la Dc per le Autonomie ha ieri candidato per l'incarico di capogruppo alla Camera) dovrebbe andare il ministero per l'Attuazione del programma. Nella riunione a Via del Plebiscito con Berlusconi si è lavorato anche sulle presidenze delle Commissioni parlamentari e su questo fronte sta avanzando con forza il nome di Gaetano Quagliariello per gli Affari costituzionali. Certe e sigillate appaiono invece le presidenze dei gruppi, con Maurizio Gasparri al Senato e Fabrizio Cicchitto alla Camera. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Formigoni aspetta berlusconi in regione un'idea bipartisan (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina I - Milano Elezioni, domani e lunedì ballottaggi in quattro comuni dell'hinterland e a Sondrio Formigoni aspetta Berlusconi in Regione un'idea bipartisan Alla vigilia del nuovo incontro tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, il governatore Roberto Formigoni ribadisce la richiesta in alternativa a un posto di ministri nel governo di restare al Pirellone fino all'Expo del 2015. Nel frattempo, spunta l'ipotesi di far entrare in giunta come esterno un esponente del Pd. Si fa il nome di Giuseppe Adamoli. Dura la reazione della Lega: "Se lo fa, va a casa subito". Domani e lunedì, oltre 80mila lombardi alle urne per i ballottaggi: cinque i Comuni al voto, Sondrio (unico capoluogo), Bresso, Nova, Gorgonzola e Seveso. BOLOGNINI, CIRILLO E MONTANARI ALLE PAGINE VI E VII.

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Il Cavaliere tra vertici, negozi e bagni di folla (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 100 del 2008-04-26 pagina 6 Il Cavaliere tra vertici, negozi e bagni di folla di Gian Maria De Francesco In mattinata incontra a palazzo Grazioli lo stato maggiore di Forza Italia Poi scherza con gli elettori: "Speriamo di fare bene, sennò mi fate fuori" da Roma Un 25 aprile di lavoro per il futuro premier Silvio Berlusconi che ha trascorso la mattinata e buona parte del pomeriggio di ieri nella sua residenza romana di Palazzo Grazioli per mettere a punto la squadra di governo e i ranghi parlamentari assieme allo stato maggiore di Forza Italia. A partire dalle 9.30 di ieri mattina sono accorsi a Via del Plebiscito tutti i big del partito da Fabrizio Cicchitto a Claudio Scajola e Franco Frattini, da Elio Vito a Renato Schifani e Denis Verdini. Cooptato anche il coordinatore azzurro Sandro Bondi che ha dovuto rinunciare al comizio finale a Massa dove il neosenatore è candidato alla presidenza della Provincia. "Questo ci riempie d'orgoglio perché significa che il governo non si fa senza Bondi", ha detto sul palco massese il consigliere regionale Pdl, Alessandro Antichi. E d'altronde la riunione, programmata già ad inizio settimana, rivestiva un'importanza fondamentale visto che il prossimo esecutivo dovrà essere costituito da sole 60 persone e la scelta dei sottosegretari che seguiranno in Parlamento i vari provvedimenti dovrà essere ben congegnata. Ma di questo si continuerà a parlare sia oggi nell'incontro tra il Cavaliere e il segretario della Lega, Umberto Bossi, sia lunedì prossimo in un incontro con i gruppi parlamentari. L'estrema attenzione con la quale dovrà essere effettuata la selezione spiega le oltre cinque ore di durata del vertice, svoltosi in un clima sereno inframmezzato di tanto in tanto dalle ormai proverbiali battute berlusconiane. "Con Berlusconi si lavora sempre parecchio, ci aveva chiesto lui di tenerci liberi per il 25 aprile", spiega un partecipante al vertice nel quale ci si è misurati con la norma "anti-casta" inserita nella Finanziaria 2008 per far dispetto a Prodi. Poco dopo mezzogiorno è giunto a Palazzo Grazioli il neosenatore ed editore Giuseppe Ciarrapico. La visita, durata mezz'ora, ha scatenato le solite polemiche "partigiane" non solo dell'estrema sinistra ma anche di Walter Veltroni. Questa, però, è un'altra storia. E il nuovo profilo politico di Silvio Berlusconi sembra ancor meno orientato alla partecipazione al "teatrino" della politica e ancor più concentrato sui problemi attuali del Paese. Testimonianza ne è il colloquio telefonico di giovedì sera tra il premier in pectore e il capo del governo romeno, Calin Tariceanu. Il governo di Bucarest ha reso noto che i due leader hanno concordato sul fatto che i recenti reati commessi da romeni in Italia non devono "ledere i cittadini della Romania e le relazioni bilaterali". Previsto un incontro per rinsaldare la partnership tra i due Paesi non appena Berlusconi si sarà insediato a Palazzo Chigi. Alle 16 circa i partecipanti hanno lasciato Palazzo Grazioli. I manifestanti di ritorno dai cortei del 25 aprile (bandiere con falce e martello incluse) non hanno risparmiato qualche battuta a Sandro Bondi. "Ecco il futuro ministro della distruzione", "Tanto tornerai con noi...", hanno detto scherzando sul possibile incarico ministeriale e sul passato nelle file del Pci. Infine, è il turno di Berlusconi che esce in strada per salutare i suoi fan che già da un po' di tempo avevano formato un capannello attorno a Palazzo Grazioli. Il tempo di dedicare qualche battuta ai cronisti sul fatto che il governo è "non ancora" definito e poi via in auto per il consueto shopping nel centro storico di Roma. La musica non è cambiata neanche nei pressi della boutique dinanzi alla quale si ferma. Se l'è cavata con "vediamo, vediamo" alla domanda sul numero dei vicepremier. E poi ne ha approfittato per esternare sul nuovo corso confindustriale. "È il tempo delle donne ovunque, anche i giovani di Confindustria hanno infatti eletto un presidente donna", ha dichiarato riferendosi alla recente elezione di Emma Marcegaglia e di Federica Guidi. Ma sono bastati pochi minuti perché si creasse una folla anche attorno al negozio scelto da Berlusconi. E ancora strette di mano e saluti, pure a una finestra dove simpatizzanti hanno esposto una bandiera del Popolo della libertà. Infine, risalendo in auto, ha ripetuto due volte il gesto divenuto famoso dopo la "svolta di Piazza San Babila". Il Cavaliere è salito sul predellino della sua auto e ha ringraziato i suoi sostenitori. "Speriamo di fare bene, se no mi fate fuori", ha detto alla folla plaudente. "Che Dio me la mandi buona", ha concluso. Perché questa volta il compito è veramente complicato: l'economia in difficoltà, Alitalia nuovamente in panne e gli avversari al varco in attesa del primo intoppo giustificano l'invocazione dell'aiuto divino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Orbassano, sfida all'ultimo voto per il Municipio (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Elezioni Domani e lunedì il ballottaggio tra i candidati Orbassano, sfida all'ultimo voto per il Municipio MASSIMILIANO PEGGIO ORBASSANO Domani e lunedì urne aperte a Orbassano per l'ultimo atto del ballottaggio, combattuto fino all'ultimo voto. Si troveranno da una parte Carlo Marroni, sindaco uscente alla ricerca della riconferma, dall'altra Eugenio Gambetta, consigliere d'opposizione a caccia di un successo senza precedenti. Per la prima volta il centrodestra si trova in posizione favorevole per strappare il governo locale al centrosinistra: due settimane fa il distacco tra i candidati era di circa 3 punti percentuali. Ma la frammentazione di liste e consensi che ha caratterizzato il primo turno non ha agevolato nei giorni scorsi il gioco delle alleanze, rendendo incerta qualsiasi previsione. Il Pd corre apparentato con la lista Moderati di Salvatore Gangi. La sinistra radicale si è divisa: tra chi non dà indicazioni di voto e chi invece si espone lanciando un chiaro segnale, come Enzo Stassi - candidato al primo turno per Comunisti Italiani, Italia dei Valori e Verdi - che "consiglia" di non votare Marroni. Una parte dell'anima socialista ha fatto una scelta di campo annunciando l'appoggio al centrodestra. Mentre Desirè Mensa, candidata sindaco classificata al terzo posto al primo turno, ha lasciato libertà di voto ai propri elettori. Strada in salita per il Pd? "Molti mi danno già per sconfitto ma non è così, sono tranquillo e aspetto fiducioso il risultato, so di avere una squadra compatta - afferma Carlo Marroni -. Il Pd ha fatto una scelta coraggiosa, privilegiando la stabilità di governo. Le accuse su mancate alleanze, rivolte da certa sinistra, sembrano quelle di un amante tradito. Lasciano il tempo che trovano". Eugenio Gambetta, approdato al ballottaggio guidando la coalizione formata da Popolo della Libertà, Lega Nord e lista civica Obiettivo Orbassano, ha siglato l'apparentamento con la lista Udc di Salvatore Caspanello. Umore? "Sono molto ottimista, perché le sensazioni che mi arrivano incontrando la gente in strada sono entusiasmanti: mi sembra di essere abbastanza in vantaggio - dice Gambetta -. Mi spaventa solo l'astensione: potrebbe giocare un brutto scherzo sul ballottaggio". Occhi puntati, dunque, a lunedì pomeriggio. Dalle urne uscirà il nome del diciassettesimo sindaco di Orbassano.

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Abusi su una bimba Si sospetta di un nordafricano (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 100 del 2008-04-26 pagina 8 Abusi su una bimba Si sospetta di un nordafricano di Redazione I carabinieri della compagnia di Conegliano (Treviso) stanno svolgendo indagini per risolvere un caso di violenza sessuale ai danni di una bambina di dieci anni, avvenuto l'altro ieri in un comune del Trevigiano. La piccola, rientrata a casa da un parco, ha riferito ai genitori di essere stata avvicinata da un uomo che avrebbe abusato di lei. Al momento - secondo quanto si è appreso - non vi sono tuttavia persone indagate. All'ospedale di Conegliano i medici hanno escluso che la bambina abbia subito un rapporto completo, ma hanno potuto stabilire che sono stati compiuti, probabilmente, abusi sessuali sulla piccola. La bambina, che soffre di problemi psichici, ha indicato come suo aggressore un uomo di colore. I carabinieri - da quanto si è saputo - stanno controllando la posizione di un giovane nordafricano, ospite di una famiglia di marocchini ben integrata nella società locale da oltre dieci anni. L'immigrato, clandestino, è stato arrestato per violazione della legge Bossi-Fini e poi scarcerato con l'intimazione da parte della Questura di lasciare il territorio nazionale. Nei confronti del giovane, finora, non sono state mosse accuse riguardo alla presunta violenza sessuale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (63 votes, average: 1.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (118 votes, average: 1.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (45 votes, average: 1.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 28 ) " (49 votes, average: 1.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (89 votes, average: 1.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (216 votes, average: 1.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (24 votes, average: 2.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (21 votes, average: 2.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (25 votes, average: 2.88 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 46 ) " (24 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (30) Ultime discussioni xpas: Caro Pietro b., se a Pontida ci sono molti ignoranti (dal verbo "ignorare") Pontida è la Sua... maristaurru: Se potessi io sistemerei tutta la burocrazia , specialmente quella fannullona e troopo spesso corrotta... Valentina: Un'ultima cosa da fare per Roma. Rimettere a posto le strade. Io spero veramente che vinca la... Valentina: Prima di tutto la sicurezza, nel senso che gli innumerevoli immigrati che irregolari, senza un lavoro... Giorgio: Le priorità di Roma sono: 1) sicurezza (chiusura dei campi zingari e baraccopoli varie, con relativa... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News MA CHE SIA L'ULTIMO DAVVEROAlitalia, l'Ue avverte: "Valuteremo, non servono ricorsi"Delitto di Verona: confessa un romenoUccise la ragazza: libero per decorrenza termini25 aprile, Napolitano all'Altare della Patria Berlusconi: "Serva a pacificare il Paese"Torino, da Grillo un "vaffa" a giornali e Quirinale Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (6) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Roma, quali sono le priorità da affrontare? 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Il futuro del pd e le "fughe" leghiste - ivan berni (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VIII - Milano IL FUTURO DEL PD E LE "FUGHE" LEGHISTE IVAN BERNI Considerazioni sul modo, spesso sbagliato, del centrosinistra di fare i conti con una realtà elettorale che non corrisponde ai cliché mentali di una cultura politica invecchiata. La provocazione è utile per sgombrare il campo da un equivoco. Non è vero che la Lega non ha ideologie. Certamente le ha il suo gruppo dirigente, che predica il moralismo conformista, nega l'universalità del diritto, la terzietà della magistratura, la pari dignità sociale delle opzioni sessuali, la conflittualità fra lavoro e capitale come elemento portante della democrazia. La Lega è di destra, non può esserci dubbio. Tuttavia questo non impedisce che la votino elettori in fuga dal centrosinistra e dalla sinistra radicale, che la votino operai e precari, che sulle sue ricette spicce in materia di sicurezza e i suoi proclami bellicosi convergano consensi popolari. Quindici anni fa, correva l'anno 1993, avvenne lo stesso, ma in misura enormemente più ampia. Ricordate? Alle comunali di primavera, con Formentini candidato sindaco leghista contro Nando Dalla Chiesa, la Lega ottenne al primo turno oltre il 40 per cento dei voti in città. Nella storia repubblicana nessun singolo partito aveva mai raggiunto percentuali di questo genere a Milano. In assenza di concorrenti, e nel pieno delle inchieste di Tangentopoli, il Carroccio divenne il contenitore delle proteste e delle speranze. La Lega venne, per così dire, occupata da un elettorato in ebollizione, deciso a punire i partiti tradizionali dai quali si era sentito tradito. Allora si disse che la campagna elettorale di Bossi l'aveva fatta Antonio Di Pietro (allora Pm in toga). Oggi che la Lega a Milano ha ottenuto il 12 per cento, ovvero meno di un quarto del '93, si dibatte molto sulle virtù popolari del Carroccio, sul suo saper stare sul territorio, sulla capacità di interpretare i bisogni reali e le paure degli elettori. Così facendo, tuttavia, si smarrisce un elemento che, come quindici anni fa, ha contato molto nel risultato della Lega e, in misura minore, di Di Pietro (oggi in veste di leader politico): l'antipolitica, o meglio, il disprezzo per la cosiddetta casta dei politici, giustificato da arroganze, privilegi, ruberie e impunità e clamorosamente rappresentato in piazza dai Vaffa Day di Beppe Grillo. In altri termini: la campagna elettorale della Lega, nel 2008, l'ha fatta Beppe Grillo. Bossi e i suoi sono ridiventati, in misura minore ma consistente, il contenitore di un elettorato nuovamente in ebollizione che - una volta deciso di andare alle urne e non astenersi - sceglie la Lega per segnalare la propria profonda insoddisfazione per la politica organizzata attuale. La conferma di questa analisi sta nella distribuzione del nuovo voto leghista, nell'omogeneità dei consensi raccolti nelle zone di Milano, dove si oscilla da 11,9 del centro storico a un massimo del 13 per cento a Quarto Oggiaro. Segno che il cosiddetto "effetto Rom", ha pesato per uno o al massimo due punti percentuali e che le ragioni profonde del voto a Bossi sono altre. Sono ragioni che il Partito democratico deve saper leggere e a cui può dare una risposta. La stessa carta di nascita del Pd, nel segno della discontinuità rispetto ai vecchi partiti fondatori, impone di andare a fondo nella ridefinizione della forma partito, del concetto stesso di partecipazione, di democrazia e di legame con il territorio. La Lega ha riconquistato appeal perché, ancora una volta, è apparsa "altra", più vera e più vicina ai cittadini. Non si tratta di fare del leghismo rosso, del nordismo o di far proprio il vecchio detto padano "Chi vousa pù sé la vaca l'è sua". Si tratta di ridare credito e dignità al "fare politica": Lavoro improbo, ma nobile. E indispensabile.

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"nella forza antifascista il vigore segreto della carta" - sandra bonsanti (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina III - Firenze Il discorso La medaglia 25 Aprile: ecco alcuni stralci dell'orazione tenuta ieri in Palazzo Vecchio "Nella forza antifascista il vigore segreto della Carta" Costituzione: per capirla torniamo sui luoghi dei partigiani I giovani ci hanno spesso rimproverato di non aver fatto insegnare la Costituzione nelle scuole: hanno ragione I tentativi mai sopiti di confondere chi ha combattuto per la democrazia e chi era dalla parte dei carnefici Gli scozzesi in gonnella ballavano in piazza Signoria, i soldati regalavano aranci e cioccolata: era la libertà Il ritorno alla vita fu l'infanzia ritrovata, la corsa per le strade, la voglia di ridere e rompere il buio degli anni della grande paura SANDRA BONSANTI (segue dalla prima di cronaca) La notte in cui i tedeschi fecero saltare i ponti sull'Arno si spalancò anche il pesante portone e dopo poco il palazzo fu invaso dall'esercito tedesco in ritirata, morti e feriti nel cortile, noi sempre in bilico fra la vita e la morte. Il ritorno alla vita fu dunque l'infanzia ritrovata, la corsa per le strade, la voglia di ridere e gridare, di rompere il buio e il silenzio e il pianto dei mesi e degli anni della grande paura. Ballavano in piazza Signoria, davanti a questo Palazzo, gli scozzesi con le loro gonnelle colorate, un miscuglio di suoni e rumori sconosciuti invadeva la città, i soldati regalavano aranci e cioccolata. Era la libertà, che i fiorentini si erano conquistati col valore e il sacrificio della loro gente: "Firenze, questa città granducale, addormentata nell'ombra pigra dei suoi palazzi gloriosi, mostrava al mondo, prima fra le città italiane, che cosa fosse la guerra di popolo". Così la dipinse con poche forti pennellate Carlo Levi, scrittore e pittore di Giustizia e Libertà che in piazza Pitti al numero 14 scrisse in quei mesi di guerra "Cristo si è fermato a Eboli". (...) E ancora leggo Carlo Levi: "Firenze aveva dovuto inventare la guerra partigiana... non vi erano precedenti, il sud era stato liberato dagli eserciti alleati, Roma era libera senza lotta... la battaglia di Firenze fu la prima battaglia cittadina, essa non fu senza risultati... Firenze libera per virtù propria taceva assorta nelle sue rovine" conclude Levi questa sua splendida descrizione della città, citando un verso di Umberto Saba. I problemi dunque che il Paese e i suoi governanti dovevano fronteggiare, nei mesi stessi in cui si stavano preparando il referendum su Repubblica e monarchia e l'elezione della Costituente erano immensi. Li aveva riassunti De Gasperi nel suo messaggio alla nazione, nel dicembre del '45 esponendo gli obiettivi del suo governo di solidarietà nazionale: inserire l'Italia nel consesso internazionale, per ridare al popolo il pieno senso di dignità e responsabilità "di cui ha bisogno per deliberare consapevolmente sulle forme del suo autogoverno"; consentire la ripresa economica e finanziaria; pacificare il Paese; ristabilire l'ordine e dare tranquillità ai cittadini; impedire il crollo della nostra moneta, arrestando il rovinoso processo di svalutazione in atto; garantire ai salari degli operai e degli impiegati pubblici e privati una base reale rispetto al valore della moneta; ristabilire la democrazia tenendo al più presto possibile le elezioni amministrative e quelle politiche per la Costituente. (...) Molti si sono chiesti nel trascorrere degli anni, in cosa consista il vigore segreto della nostra carta, oltre che in quell'anima antifascista che tutta la modella, che non ha lasciato e non lascia spazio ai tentativi mai sopiti di confondere chi ha combattuto per la democrazia e chi era dalla parte dei carnefici. Chi vi parla ha con la Costituzione una familiarità affettiva, più che di competenza. E dunque non posso non riconoscere in chi questi problemi li ha davvero studiati, dedicando ad essi l'impegno della loro vita, anche i miei punti di riferimento. Essi ci dicono che non solo la Costituzione italiana è "perfettamente in linea con il costituzionalismo contemporaneo. Anzi è stata ed è una delle fonti di questo movimento che ha assunto ormai una dimensione cosmopolitica... i grandi principi costituzionali abbracciano ormai tutto il mondo" ci spiega Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte. I beni protetti dai grandi principi costituzionali, come "la vita, la dignità delle persone e la loro libertà, l'ambiente, la sopravvivenza della specie umana sono senza confini". Essi ci insegnano che l'impianto complessivo della Carta è solido e lungimirante, che le garanzie e i controlli sul potere, i "checks and balances" previsti non sono di impaccio, ma costituiscono la forza della democrazia. Da anni ormai si discute su come rinnovare l'organizzazione della macchina del governo. Su come alleggerire i procedimenti di formazione delle leggi, su come consegnare ai presidenti del Consiglio alcuni poteri in più per rendere più spedito e più in sintonia col cittadino elettore l'iter legislativo. Il "nuovismo costituzionale" ha assunto nella legislatura 2001-2006 la forma di un inaccettabile tentativo di stravolgimento della Carta con la riforma Calderoli, cancellata da quasi 16 milioni di italiani che l'hanno respinta il 26 giugno del 2006. Essa modificava 53 articoli della seconda parte della Costituzione, incidendo gravemente anche sulla prima, e concentrando tutto il potere di decisione in un solo organo, in un solo decisore, a cui era garantita una sostanziale inamovibilità nella carica, purché egli fosse scelto dagli elettori. Ma la storia ci ha insegnato che non basta la legittimazione elettorale a rendere democratico un leader, essendo ricca purtroppo di dittatori eletti.(...) Un insegnamento comunque possiamo e dobbiamo trarre dai giorni in cui Oscar Luigi Scalfaro accettò di mettersi alla testa dei comitati che in tutta Italia videro battersi per il No al referendum del 2006 insieme partiti democratici, sindacati, associazioni e cittadini volontari e che oggi sono ancora uniti nell'associazione "Salviamo la Costituzione". Abbiamo imparato che la Costituzione vive se i giovani la conoscono e sono messi nelle condizioni di amarla. Essi spesso ci hanno rimproverato di non averla fatta insegnare nelle scuole ed hanno ragione. Solo in Italia è potuto accadere, solo noi siamo stati timidi nel rivendicare quel momento luminoso di sacrifici e di intelligenza, il miracolo costituente che ci dette la carta dei diritti e dei doveri.

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Ronde in piazza comitati contrari (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VII - Bologna Il caso Ronde in piazza comitati contrari "Con le ronde in Piazza Verdi la situazione rischia di peggiorare". Silvia Ferraro, del comitato delle Torri e delle Acque, attacca le pattuglie "dolci" della giunta, ma anche le altre ronde civiche organizzate da An e Lega Nord. "Tra le ronde buone e contro-ronde dei centri sociali - spiega - rischiamo di scatenare una guerriglia di cui la zona universitaria non ha assolutamente bisogno". Della stessa opinione anche Loris Folegatti, numero due dei residenti di Stop al Degrado. "Il rimedio rischia di essere peggiore del male. Se i collettivi attaccano le ronde ci toccherà chiamare la polizia per le ronde e non per il degrado".

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Zona a traffico complicato - stefano costantini (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina I - Bari L'analisi Zona a traffico complicato STEFANO COSTANTINI Quella di Bari vecchia più che una Zona a traffico limitato sembra una Zona a traffico complicato. Il provvedimento in discussione da anni e messo a punto da mesi, è sempre sul punto di entrare in vigore, ma la data è tenuta nascosta, un po' come i funerali dei boss, per motivi di ordine pubblico. Il giorno di effettiva entrata in funzione di quella che dovrebbe essere la misura che rivoluzionerà la circolazione di Bari vecchia è top secret. Un sintomo di insicurezza sugli effetti e sulle reazioni che può produrre. Allora vediamo il rompicapo: la limitazione alle auto dovrebbe pedonalizzare il Borgo antico, cercando di favorire il parcheggio dei residenti e di scoraggiare l'uso delle auto private da parte di chi nel centro storico ci lavora. Tutto chiaro? Certo, la ratio è trasparente. E' così da decenni in molte città europee e pure in Italia ormai non c'è piccola cittadina che non si sia dotata di questa misura base per risolvere o almeno arginare i problemi del traffico cittadino. Il problema inizia, a Bari, con il modello scelto per attuare il progetto. La Ztl portata avanti caparbiamente dall'assessore Decaro è semplice come un trattato internazionale, con commi, deroghe e specifiche. Non si limita a dire chi entra e chi esce. No, troppo facile. In realtà la Ztl che fra poche ore (?) regolerà la nostra vita di pedoni e di automobilisti è frutto di una copiatura, legittima, e di tanti compromessi, sconvenienti. Vediamo. Il modello preso in prestito è quello di Torino e Decaro giura che lì funziona, nonostante l'articolazione assai complessa. SEGUE A PAGINA II.

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Ragazzo con la pistola a casa per i giudici non è pericoloso - mara chiarelli (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VII - Bari Ragazzo con la pistola a casa per i giudici non è pericoloso In carcere per le rapine, concessi i domiciliari La decisione nonostante il parere negativo della procura generale MARA CHIARELLI Torna a casa il ragazzo con la pistola. La sezione minorile della corte d'appello di Bari ha così deciso: non ci sono esigenze cautelari, è minorenne, incensurato e non così pericoloso. Perciò può lasciare la sua stanzetta dell'istituto minorile di Cagliari, dove era stato trasferito poche settimane fa per la sua condotta non esemplare (aveva spaccato il naso a un altro minorenne) avuta durante la detenzione al Fornelli di Bari. L'ex bimbo con la pistola, figlio di un boss del borgo antico, ora ha 17 anni, ne compirà 18 ad agosto. Quando ne aveva appena 11 fu scoperto dai carabinieri, in piena notte nei vicoli della città vecchia mentre trasportava un'arma forse usata per un delitto, da un nascondiglio all'altro. Era stato poi arrestato il 4 gennaio 2007 perché a capo di un gruppo di minorenni aveva messo a segno una serie di rapine, in pochi giorni, in agenzie di viaggi e assicurative del nord barese. Rapine particolarmente violente, durante le quali le vittime erano state minacciate con una pistola e anche sequestrate, rinchiuse negli sgabuzzini dei locali per poter agire indisturbati. La sua personalità era stata descritta dal giudice di primo grado nell'ordinanza di custodia cautelare: "Il suo processo di adultizzazione in senso deviante è stato purtroppo inevitabile, dando vita a una escalation criminale davvero impressionante, così come si evince dalla scheda dei suoi precedenti che, non a caso, annovera numerose pendenze relative a reati (anche specifici)". E ancora, proprio da quei reati, per il magistrato, "può evincersi il comportamento di prevaricazione tipico dei contesti e della subcultura nella quale ha vissuto e dalla quale non si è saputo allontanare, ma solo perché non ha voluto farlo e non perché alternative non gli siano state offerte". Per quelle rapine, che a parere del giudice di primo grado "denotano una consistente professionalità nel crimine, davvero impressionante per un giovane di soli 16 anni", il 25 gennaio scorso era stato condannato dalla corte d'appello a cinque anni di reclusione e tremila euro di multa. Anche in considerazione di questo, gli stessi magistrati di secondo grado, così hanno motivato la decisione di concedergli la "permanenza in casa", nonostante il parere contrario del sostituto procuratore generale: "Il periodo cautelare sinora sofferto e lo stato del procedimento appaiono - si legge nel provvedimento - idonei a escludere la sussistenza di esigenze cautelari di carattere processuali e ad attenuare il rischio di reiterazione di condotte analoghe, considerata la minore età e la sua attuale incensuratezza". Il ragazzo con la pistola, dunque, torna a casa, nell'abitazione dove vivono la mamma e un fratello più piccolo, al quartiere San Pasquale, "con divieto - raccomandano i giudici - a tenere contatti diretti e personali con persone diverse da quelle che con lui coabitano o lo assistono". A controllare che non lasci l'appartamento e che non frequenti altri pregiudicati, saranno i carabinieri, incaricati della sorveglianza. Nel caso trasgredisse alle prescrizioni, tuttavia, non sarebbe riportato in carcere ma finirebbe in comunità.

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Le imprese funebri confessano "noi, costrette a pagare il pizzo" - gabriella de matteis (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VI - Bari Dopo le intercettazioni, gli inquirenti hanno sentito cinque titolari: mance obbligatorie Le imprese funebri confessano "Noi, costrette a pagare il pizzo" GABRIELLA DE MATTEIS Per far luce sul fenomeno del caro estinto, i carabinieri hanno intercettato le conversazioni degli imprenditori delle pompe funebri e degli addetti all'obitorio. E poi hanno raccolto il racconto di chi ha trovato il coraggio di denunciare. Cinque titolari di agenzie funebri hanno scelto di non piegarsi a quello che, secondo la procura prima e il gip poi, era una vero e proprio sistema. E hanno parlato. Sono imprenditori che non facevano parte del cartello, vittime di un "malcostume radicato e istituzionalizzato". E' l'ottobre del 2006 quando i carabinieri, coordinati dai sostituti procuratori Francesca Romana Pirrelli e Desirèe Digeronimo, ascoltano il titolare di un'agenzia che conferma quanto già emerge dalle indagini. "Come tutti i titolari delle ditte di onoranze funebri - spiega - ogni qual volta mi capita di trasportare una salma dall'obitorio del Policlinico, sono costretto a versare del denaro agli infermieri necrofori. Tale forma di tangente - continua - è corrisposta per evitare qualsiasi forma di ostruzionismo da parte degli infermieri". Il racconto dell'uomo è ricco di particolari. Dice ancora il testimone: "La somma varia da 50 a 100 euro a seconda dell'infermiere di turno all'obitorio. Non mi è mai capitato di rifiutarmi di pagare in quanto nell'ambiente è arcinoto che il rifiuto comporta ritardi nella preparazione della camera ardente e della partenza della salma". Le ditte non facevano parte del sistema, quindi, non avevano alternative. Dovevano pagare gli addetti all'obitorio, versare un compenso extra per evitare intoppi burocratici. L'ordinanza cautelare notificata a trentatré, tra imprenditori delle pompe funebri, loro collaboratori, addetti all'obitorio, infermieri professionali contiene il racconto di più testimoni. E cioè di titolari di agenzie costretti a pagare. Dichiarazioni convergenti. Dice un altro imprenditore. "Normalmente consegno il denaro agli addetti all'obitorio che sono presenti al momento della vestizione del defunto, anche se qualche volta mi è capitato di non avere il denaro in contanti e ho dovuto rimandare il pagamento nei giorni successivi. I soldi vengono consegnati anche quando la salma viene vestita dal sottoscritto o dagli stessi parenti". Anche in questo caso, la testimonianza aggiunge nuovi particolari per capire che dietro il fenomeno del caro estinto vi fosse una collaudata organizzazione. "Mi consta, per averlo appreso dai necrofori dei vari obitori di questa città - racconta l'imprenditore - che i soldi illecitamente percepiti vengono raccolti sotto forma di fondo cassa per poi essere divisi successivamente in parti uguali. Ecco anche il motivo per il quale il denaro può essere consegnato nei giorni successivi". L'inchiesta che nel luglio del 2005 portò ad altri arresti fece da deterrente ma solo all'inizio. Poi, "dopo qualche mese - dice ancora il testimone - i nuovi infermieri necrofori si sono adeguati al sistema. Pertanto, attualmente, gli infermieri di turno agli obitori, al momento del decesso, percepiscono indebitamente denaro". A confermare il racconto dei cinque imprenditori, anche un registro, ritrovato nell'ufficio di un'agenzia e sul quale, accanto al nome di ogni defunto, c'era anche l'importo del compenso elargito agli addetti dell'obitorio del Policlinico. Intanto per questa mattina, al secondo piano del Palazzo di Giustizia di via Nazariantz, è fissato l'interrogatorio del boss Antonio Di Cosola, dell'imprenditrice Rosa Porcelli e del marito Pellegrino Labellarte.

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Berlusconi, pressing sulla lega bossi vicepremier, calderoli ministro - claudio tito (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Berlusconi, pressing sulla Lega Bossi vicepremier, Calderoli ministro Il Cavaliere: la squadra non è definita. Oggi incontra il senatur Il Cavaliere a un gruppo di soste-nitori: "Spero di fare bene, sennò mi fate fuori..." CLAUDIO TITO ROMA - Umberto Bossi vicepremier e Roberto Calderoli alla Riforme. Oggi Silvio Berlusconi incontrerà a Milano il Senatur per provare a trovare la "quadra" del governo. E in vista di questo appuntamento ieri ha spiegato ai vertici di Forza Italia che cercherà di convincere il segretario leghista della necessità di un "scambio" di ruoli all'interno del Carroccio. "Stiamo lavorando per la composizione del governo - ha chiarito ieri il Cavaliere durante una breve passeggiata nel centro di Roma - si procede molto bene. Stiamo cercando di mettere in ogni posto uomini in grado di svolgere il compito affidato". Però, appunto, "il lavoro non è ancora ultimato. La squadra non è ancora definita". I punti interrogativi sono distribuiti su tutto lo schema che si è preparato l'inquilino di Palazzo Grazioli. In effetti tutto dipende dal faccia a faccia con l'"amico Umberto". La delegazione lumbard annunciata la scorsa settimana da Bossi non convince il premier in pectore. Soprattutto non è intenzionato ad avallare la vicepremiership per Calderoli. Il capo del Pdl non vuole schiacciare l'immagine del futuro governo con un uomo "mediaticamente" vivace come l'attuale vicepresidente del Senato. E poi teme che Riforme e Interni possano monopolizzare l'attività del centrodestra nei cinque anni di legislatura. Per questo vuole imporre qualche ritocco ai paletti piantati dalla Lega. Non è un caso che ieri proprio alla domanda se saranno due i vicepresidenti del consiglio, ha risposto con un interlocutorio "vediamo, vediamo". La questione è legata al ruolo che Berlusconi vuole affidare a Gianni Letta. Il suo braccio destro sarà con ogni probabilità vicepremier ma non gradisce di essere affiancato da Calderoli. Altra cosa sarebbe, invece, Bossi. Oggi, allora, il leader forzista non sottoporrà allo stato maggiore del Carroccio solo questo punto interrogativo. Il Cavaliere, infatti, è ancora convinto che alla Giustizia debba andare l'ex Guardasigilli Roberto Castelli. Una scelta che reclamerebbe il trasloco dell'altro leghista, Roberto Maroni, dagli Interni alle Attività produttive. Per ora i Lumbard insistono nel chiedere il Viminale, l'Agricoltura, le Riforme per Bossi e la vicepremiership per Calderoli. "Questa è la nostra richiesta", conferma Maroni. Tante questioni cui i leghisti dovranno dare oggi una risposta per sbloccare il resto del puzzle governativo. "Sono sicuro di poter convincere Umberto - ha ripetuto il Cavaliere nella riunione con i big di Forza Italia - . Dovremo trovare una mediazione". Ma soprattutto è fermo nel non cedere alla Lega su tutti i fronti. A differenza del suo precedente esecutivo, è convinto di dover frenare l'attivismo leghista. Con ogni probabilità, però, l'accordo finale difficilmente verrà trovato prima che Giorgio Napolitano affidi l'incarico al Cavaliere. E per lunedì sera è fissato un altro vertice di maggioranza per fare il punto della situazione e ufficializzare le candidature per le presidenze di Senato e Camera: Renato Schifani e Gianfranco Fini. "Speriamo di fare bene - è stato poi l'augurio manifestato ieri con i fans riuniti a Via del Plebiscito - se no mi fate fuori. Che Dio me la mandi buona". Intanto ieri Forza Italia ha messo a punto la propria delegazione di governo, compresi i sottosegretari. Seguendo un criterio territoriale per rappresentare nell'esecutivo tutto il Paese. Oltre a Giulio Tremonti e Franco Frattini, confermati all'Economia e agli Esteri, se il Carroccio si terrà il Viminale in pole position per la Giustizia c'è il forzista Elio Vito. Sandro Bondi andrà ai Beni Culturali, Claudio Scajola alle Attività produttive (se non ci sarà lo scambio con Maroni) e Paolo Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento. Maria Stella Gelmini è destinata ala Pubblica Istruzione. Maurizio Lupi alla Sanità e Stefania Prestigiacomo alle politiche comunitarie. Mara Carfagna attende un ruolo ministeriale, probabilmente alla Solidarietà sociale, anche se qualcuno le attribuisce anche il compito di portavoce del governo (funzione che al momento rimarrebbe nelle mani di Bonaiuti se il suo dicastero sarà quello dei Rapporti con il Parlamento). Tra gli uomini di An è sicuro del posto Altero Matteoli (Infrastrutture), Ignazio La Russa (Difesa, ma potrebbe essere lui la sorpresa per la Giustizia) e Gianni Alemanno (Welfare) se non vincerà il ballottaggio di Roma. Altrimenti il presidente di An sceglierà un sostituto tra Alfredo Mantovano e Adriana Poli Bortone.

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Roberto e il tandem a rischio con letta "troppo diversi? ma se siamo pappa e ciccia" - francesco bei (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Falco e passero L'esponente leghista avverte Berlusconi: noi responsabili fino alle 15 di lunedì, poi la Lega alzerà la voce Roberto e il tandem a rischio con Letta "Troppo diversi? Ma se siamo pappa e ciccia" Non mi vogliono le colombe di Forza Italia? Mi viene da ridere. Io so fare il falco, la colomba e perfino il passero FRANCESCO BEI ROMA - Roberto Calderoli, lei si è fatto una fama come estremista. Ora si è messo a fare il moderato. Verità o illusione ottica? "Ai voi interessa soltanto il Calderoli "smoderato", ma quando in Senato si è trattato di far andare avanti le cose ho dimostrato che io le cose le faccio andare: smetto la "smoderazione" per l'interesse di tutti". Adesso dice: basta con gli scontri. Sembra di sentire il Capo dello Stato... "Guardi, io non condivido niente di quello che dice Beppe Grillo, ma francamente un bel "vaffa" ci vorrebbe se i problemi che ha l'Italia non venissero affrontati, tutti insieme, maggioranza e opposizione". è un appello al Pd? "Anche a casa mia. Se si va a Roma solo per la cadrega, è meglio non andarci". Bossi sembra Pannella: sui ministri leghisti si appella al "rispetto della parola data" con Berlusconi. "La differenza è che Bossi parla a nome di milioni di persone, persone che poi s'incazzano". Oggi Bossi incontrerà il Cavaliere? "Sì, per il problema dei rifiuti a Napoli". Parleranno anche del governo? "Penso di sì, anche perché non si vincono elezioni per niente. Un'analisi del Censis chiarisce bene chi ha vinto". E voi leghisti avete vinto forse un po' troppo per Berlusconi. Che ha preso a bacchettarvi... "Noi abbiamo dimostrato il nostro senso di responsabilità tacendo, perché oggi ci sono in ballo interessi che vanno oltre. Ma alle 15 di lunedì si chiude il ballottaggio su Roma e si torna a far politica sugli interessi del Nord e del Paese. A proposito di Roma...". Dica... "Mi spiace di aver accolto la richiesta di Berlusconi di non presentare il nostro simbolo nel Centro e nel Sud. Questa volta i voti li avremmo presi anche lì". Berlusconi promette "sorprese", sembra voler percorrere la strada di Sarkozy cercando Ichino, Montezemolo... "Vediamo cosa ci propone. Il bello di quando fai un governo è che poi devi ottenere la fiducia dal Parlamento". E se ci fossero nomi strani? "Noi ci auguriamo che di queste "sorprese" Berlusconi ci parli prima di arrivare in Parlamento". Intanto sembra essere in forse il suo ruolo da vicepremier. "Io posso fare anche il soldato semplice, però sono stato eletto in tante circoscrizioni perché la gente mi ha votato. E chi riceve un mandato dal popolo deve essere accettato comunque, come dice la signora Lario". Veronica Lario che si scopre leghista vi ha stupito? "Se non fosse così perché Berlusconi, uno che ha tutto, l'avrebbe sposata? Perché è fuori dagli schemi, ragiona con la sua testa". Dicono che siano le colombe forziste a non volerla vicepremier. "è da ridere. Io ho dimostrato di saper fare il falco, la colomba, qualche volta persino il passero". Dicono che sia Gianni Letta a non volerla "Letta ed io siamo fatti di pasta diversa, ma l'obiettivo è lo stesso. Io gli sono stato seduto accanto in Consiglio dei ministri e ho cercato di imparare da lui il mestiere. è bravo, persino troppo. è una zucca che va coltivata" Però ce l'ha con lei. "Rappresentiamo due sistemi in antitesi, ma quando siamo stati al governo insieme eravamo culo e camicia. Poi magari lui s'incazza per delle mie espressioni, ma queste ci portano quel consenso che serve al cambiamento".

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Francesco e gianni, sfida finale a matrix tra sicurezza, tangenti e l'ombra di bossi - carmelo lopapa (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Francesco e Gianni, sfida finale a Matrix tra sicurezza, tangenti e l'ombra di Bossi "Vogliono una città cupa". "Con me alt al buonismo veltroniano" CARMELO LOPAPA ROMA - La stretta di mano è solo a beneficio dei fotografi. Pochi minuti prima della mezzanotte, davanti alle telecamere di Matrix, va in scena l'ultimo atto del duello Rutelli-Alemanno alla vigilia del ballottaggio di domani. Quella stessa stretta di mano se l'erano risparmiata in mattinata, quando insieme hanno presenziato alla celebrazione del 25 aprile al fianco del presidente della Repubblica Napolitano all'Altare della Patria, ignorandosi del tutto. Neanche uno sguardo. Saranno affondi e duri, nella notte l'ultimo faccia a faccia tv. "Si è candidato alla guida di una città che ha dipinto come il Bronx" attacca il candidato del Pd. "Mi candido per liberare la città da un gruppo di potere", ribatte l'avversario del Pdl. Rutelli non lo nasconde: "è una battaglia difficile". Ma alla fine è convinto che sia un punto di forza la campagna condotta da Alemanno, "l'idea messa in campo su Roma, tutta negativa, cupa, nera, autodistruttiva. Io cercherò di dare fiducia anche a chi non sta dalla nostra parte. Per strada mi hanno fermato in tanti chiedendomi se Alemanno si stesse candidando a sindaco del Bronx, i commercianti sono preoccupati per questa immagine che si sta dando della Capitale che vive anche di turismo". Di gente dice di averne incontrata anche il candidato del Pdl, ma che gli ha chiesto "di poter circolare per strada senza paura. E la città può cambiare se cambia l'amministrazione". Il fattore "s" come sicurezza finisce col monopolizzare anche l'ultimo match, dopo aver dettato l'agenda dei contendenti negli ultimi dieci giorni. La ricetta di Rutelli parla di "pattuglie miste di polizia, carabinieri, guardia di finanza e vigili urbani, per contrastare l'abusivismo e i fenomeni di illegalità". Alemanno accusa il "buonismo veltroniano" di aver "generato grande caos" a Roma e prodotto "una sorta di tolleranza più o meno ipocrita". A suo dire "l'atteggiamento delle giunte di centrosinistra ha favorito l'arrivo di immigrati clandestini e di romeni. E ha generato la convinzione che in città si possa fare qualsiasi cosa". Colpi sotto la cintola, uno dopo l'altro. Fio a scorare nella questione morale. Rutelli: "Il governo di cui faceva parte Alemanno ha votato la legge "salvapreviti", in virtù della quale anche uno stupratore si è visto dimezzare i di prescrizione. Con voi persone condannate". E Alemanno: "Si sta parlando di Giorgio Simeoni, che non è stato condannato, era nella giunta Storace. Mentre nella giunta Marrazzo c'è Franco Dalia, che è stato condannato negli anni '80 per tangenti sulla sanità, lui è stato condannato". Rutelli allora a chiedere: "Simeoni è stato condannato, ha già patteggiato, e ora è stato rieletto, non è vero?" Quindi Alemanno: "Voi avete votato l'indulto e ora siete alleati con la sinistra radicale che ha tra i consiglieri eletti tale Tarzan che si dice favorevole alle occupazioni abusive". Con il candidato del Pd che gli ribatteva che l'indulto lo ha votato anche An, nella passata legislatura, il vero problema è che "dall'altra parte ci sono Storace, Rauti, gli unici condannati per corruzione sono stati assessori di An e Pdl per la vicenda gravissima della sanità nel Lazio". Rutelli sciorina cifre e mostra schede dei cantieri aperti e dei progetti in via di realizzazione. "A Roma 300 mila posti di lavoro in più, stiamo per aprire 30 stazioni di metropolitana, decine di altre opere in via di realizzazione, ma ora occorre continuità con quanto fatto finora". L'ultimo botta e risposta sulla presenza di Bossi e la Lega nella maggioranza. "Il Senatùr ha brindato quando Roma ha perso le Olimpiadi e voleva trasferire la produzione Rai a Milano", l'affondo di Rutelli. "Ma basta con Bossi, Berlusconi garantisce per la coalizione" ha tagliato corto Alemanno. Poi Mentana ha suonato il gong, allo scoccare della mezzanotte. Stretta di mano gelida e sullo sfondo le immagini del cartoon di Cenerentola che, come i candidati, a mezzanotte deve dileguarsi. Ora, silenzio. Scende così il sipario sulla campagna romana segnata parecchio dai veleni dell'ultimora sulla sicurezza. E scende su una città intorpidita dal ponte festivo, in cui è rimasto però vigile e attento uno dei cittadini più attempati e importanti: il senatore a vita Giulio Andreotti, che sussurra l'intenzione di votare Rutelli al Comune e l'ex dc Alfredo Antoniozzi alla Provincia, confidando sul fatto che "tutto sommato Roma andrà avanti lo stesso senza traumi, chiunque vinca".

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Sfida nella capitale del "forzaleghismo" - alberto statera (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Sfida nella capitale del "forzaleghismo" A Vicenza l'ex marxista corre col Pdl, il pupillo di Rumor con il Pd La Lega ha mollato sulla candidatura ma poi il sistema di potere si salda sugli appalti Lia Sartori: "Sarò la Moratti vicentina". Variati: qui il prototipo del federalismo fiscale ALBERTO STATERA DAL NOSTRO INVIATO VICENZA - Da una parte Amalia Sartori, detta Lia, antica pasionaria marxista, socialista lombardiana quando i socialisti si occupavano ancora degli operai di Porto Marghera, folgorata dopo Tangentopoli sulla via di Arcore. Dall'altra Achille Variati, detto il Pupillo, il giovanotto democristiano, oggi maturo ultracinquantenne, che Mariano Rumor, il leader più amato per lustri dai vicentini, allora occupati normalmente a farsi tre volte il segno della croce, teneva come allievo prediletto, spiegandogli che per far bene politica bisogna anche saper dire qualche "monada". Il nuovo, più che avanzare, si confonde qui sotto la basilica palladiana, incartata per restauri proprio in coincidenza col cinquecentesimo anniversario di Andrea Palladio che porta negletti turisti ansiosi di ammirarla, nel ballottaggio che domenica e lunedì dovrà decidere se eleggere sindaco di Vicenza l'ex lombardiana, oggi parlamentare europea di Forza Italia, candidata della destra, o l'ex democristiano, capo dell'opposizione in Consiglio regionale, candidato della sinistra del Loft. L'evento non è politicamente dei minori perché la curiale Vicenza - città fatale della rimonta berlusconiana del 2006 con la scenataccia sciatalgica agli industriali - è l'unica piazza importante del Veneto che, dopo tremendi sussulti, la Lega ha graziosamente concesso al Popolo della Libertà, nonostante sia la capitale del Parlamento del Nord. E con grande scorno di Manuela Dal Lago, la pasionaria bossiana, ex liberale, che è stata risarcita con la presidenza dell'autostrada Brescia-Padova. Amalia lo sa, e lo sa anche Achille: se la candidata fosse stata la Dal Lago non ci sarebbe stata partita possibile per nessun candidato del centrosinistra. Invece è Amalia che Berlusconi ha presentato in piazza annunciando ai vicentini che con lei avrebbero avuto "un sindaco con le palle" davanti all'uscente Enrico Hullweck, che poveretto, per sovrapprezzo, è stato pure trombato alle politiche, con tutti gli altri candidati locali del Pdl. In questo laboratorio della destra il "forzaleghismo" soffre, perché è la Lega che fa l'agenda, tanto che il coordinatore regionale, il ringhioso avvocato di Berlusconi Nicolò Ghedini ha dato le dimissioni, poi rientrate, e il "doge" Galan se l'è presa con il fedelissimo del capo Aldo Brancher, tessitore nella sua villa a Bardolino, considerato una quinta colonna bossiana, definendolo un "avvoltoio che vola nel cortile di casa" e che lui, esperto pescatore e cacciatore, lo impallinerà con la doppietta. Che faranno domenica i leghisti a Vicenza? Andranno per alpeggi o, come un sol uomo, correranno a votare per quella che il poeta Fernando Bandini, presidente dell'Accademia Olimpica vicentina, che la conosce da piccola, definisce "Madame Richelieu"? Sì, perché nell'immaginario collettivo Lia Sartori, sessantunenne figlia di immigrati venezuelani residente a Thiene e da qualche mese proprietaria del piano nobile di un palazzo storico vicino alla basilica palladiana, è la mente di Giancarlo Galan, ex liberale allievo di Alfredo Biondi, ex venditore di Publitalia, detto "il Colosso di Godi" per via della sua statura e per la propensione agli ozi e ai piaceri della vita. "Chi sia il braccio e chi la mente non saprei dire - fa Massimo Calearo, l'ex falco degli industriali vicentini eletto deputato nelle liste del Partito democratico di Veltroni - ma so che sugli appalti in regione lavorano tutti insieme appassionatamente". Tutti chi? Il superticket che ha costretto Bossi a mollare Vicenza è indicato con un acronimo complicato: SMIAGG. Dove S sta per Sartori; M per Mantovani, società di costruzioni, e anche per Marchi, come Enrico Marchi, finanziere e presidente dell'Aeroporto di Venezia; I per Ingui, come Gaetano Ingui, titolare di un'altra impresa di costruzioni e azionista del "Giornale di Vicenza"; A per Altieri, studio di progettazione di Thiene che porta il nome del compagno di Lia, Vittorio, deceduto qualche tempo fa; una G per Galan e l'ultima per Gemmo. Trattasi di Irene Gemmo, al tempo stesso presidente della finanziaria regionale Veneto Sviluppo, dove è stata nominata dall'amico Galan, e, con i fratelli, titolare della Gemmo Spa, azienda impiantistica che ha appena vinto con lo Studio Altieri l'appalto di 67 milioni di euro per l'ampliamento della Fiera di Vicenza. Con il massimo ribasso? No, con il massimo rialzo: 4 milioni in più rispetto al secondo classificato. Il sistema SMIAGG è infatti congegnato in modo che gli appalti possano essere vinti da chi offre il prezzo meno vantaggioso per l'ente pubblico, inserendo nel bando un punteggio altissimo per la valutazione estetica del progetto. Così per la Fiera, di cui Irene è socia sia con Gemmo che con Veneto Sviluppo, la valutazione estetica ha pesato per 19,59 punti su un massimo di 20 ottenuti dalla vincitrice e 7,57 dalla perdente. Gli appalti vinti dal sistema Sartori, che nella sanità ha il gancio più forte, non si contano: dal nuovo ospedale di Mestre (220 milioni) al Master Plan acquedotti (300 milioni), dal nuovo ospedale dell'Alto Vicentino (143,5 milioni) a quello della Bassa Padovana (120 milioni), dalla piattaforma al largo di Porto Levante (250 milioni) al degassificatore (300 milioni). Ma la storia straordinaria è forse quella, piccola per ammontare, dell'ammodernamento della ferrovia Mestre-Adria, un appalto di 21 milioni bandito da Sistemi Territoriali, società di Veneto Sviluppo, vinto da un'associazione di imprese, tra cui la Gemmo. Un capolavoro, ha raccontato Renzo Mazzaro sul "Mattino di Padova": la presidente della Finanziaria regionale indice la gara che - guarda un po' - viene vinta dalla sua azienda personale. Sostiene Calearo che, se ci sono, i poteri forti di Vicenza non devono essere molto contenti per il sistema SMIAGG. E deve pensarla così anche Flavio Tosi, sindaco di Verona e grande emergente della Lega che sugli appalti per la fornitura di energia agli ospedali, come per la nomina dei primari, ha avuto non poco da ridire. La famiglia Berlusconi il suo affare locale vicentino l'ha già fatto, col nuovo tribunale sulle aree di sua proprietà in zona Cotorossi. Gli Amenduni, ricchissimi acciaieri presenti in tutta la finanza nazionale che conta se ne stanno zitti. Il capostipite Nicola è chiuso nella sua magione di Contrà Mure San Lorenzo, sotto i bastioni, a caricare le pendole della sua incredibile collezione. Enrico Maltauro, costruttore figlio di Adone, dà l'idea di essere stufo delle briciole. Gianni Zonin, patròn della Banca Popolare di Vicenza, si fa il suo, irritando persino il vecchio Amenduni, che ha escluso dal suo Consiglio d'amministrazione. Poi c'è il Dal Molin, il raddoppio della base americana, che non è solo la questione degli aerei che probabilmente sfrecceranno a poche centinaia di metri dalla basilica palladiana, ma un business di centinaia di milioni per le imprese del sistema che sanno come prendere gli appalti. Achille Variati sulla base americana promette il referendum e si prende domenica il 5 per cento conquistato da Cinzia Bottene con la sua "Vicenza Libera" e i centristi della Liga Veneta di Chiara Garbin. Lia Sartori, autrice di un imperdibile volume intitolato "In politica da protagoniste. Manuale ad uso delle donne", si accorda con il transfuga "assessore alle rotonde" di Alleanza Nazionale Claudio Cicero, col suo 9 per cento cittadino, l'uomo che trattò segretamente col governo Berlusconi l'ampliamento della base americana, di cui i vicentini nulla seppero fino a decisone presa. Ma la Lega? La Lega voterà compatta per la "casta vicentina", o darà un altro avvertimento, come quello che sta servendo a Galan in Giunta e in Consiglio regionale con questioni regolamentari? "Sarò la Moratti vicentina", proclama Madame Richelieu Sartori nell'ultimo giorno di campagna elettorale. "Farò di Vicenza la città prototipo del federalismo fiscale, d'accordo col prossimo ministro delle Riforme Umberto Bossi", alza la posta il Pupillo Variati. Secondo voi chi vincerà nella città fatale del già tormentato "forzaleghismo"?.

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Tutti contro il comico genovese: <Fai rabbrividire, Vaffa tu> (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Tutti contro il comico genovese: "Fai rabbrividire, Vaffa tu" Non ha risparmiato nessuno, Beppe Grillo. E loro non risparmiano lui. C'è chi, come il leghista Roberto Calderoli, gli dà del "Catone mai eletto da nessuno, che fa i soldi sul qualunquismo, alla stessa maniera di quelli che vorrebbe combattere". Perciò, "ma da parte mia riceverà un V3, al cubo". Come ovvio, contro Grillo, che sta raccogliendo le firme per abolire l'ordine dei giornalisti e che ha definito "camerieri, servi e servetti" i medesimi, si scaglia anche il presidente dell'ordine, Lorenzo Del Boca, il quale papale papale "al "Vaffa" di Grillo dovrei forse rispondere "ma Vaffa tu!"". Dal canto suo, il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi, replica: "Che ci sia un comico che voglia impegnarsi per accendere i riflettori sulla qualità dell'informazione può essere il benvenuto, ma non confonda i cialtroni che ci sono in tutte le professioni con le migliaia di giornalisti lavorano assicurando il massimo di correttezza nell'informare i cittadini. E che spesso pagano prezzi alti per conservare dignità e decoro". Il fatto è che anche Antonio Di Pietro si infervora nella polemica. Siccome nel mirino del V-Day c'è anche la legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo, ecco che il leader dell'Italia dei Valori esclama: "Mobiliteremo le piazze e vigileremo. Gasparri farà bene a rispettare le sentenze della Cassazione e della Consulta e le direttive comunitarie". "Fa ridere - replica l'ex ministro di An - In attesa che scopra l'uso del congiuntivo gli auguriamo una lunga opposizione. Intanto gli ho mandato le norme che dimostrano come le firme raccolte oggi (ieri per chi legge, ndr) siano illegali". Per finire i partigiani, di cui Grillo si considera l'unico erede. "C'è semplicemente da rabbrividire" esclama Giorgio Merlo (Pd). Insomma, interviene Rosy Bndi, "anche Grillo, purtroppo, contribuisce all'opera di rimozione e inquinamento culturale del 25 aprile che sta facendo una parte della destra". 26/04/2008.

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ROMA - I carabinieri della compagnia di Conegliano (Treviso) stanno svolgendo indagini per risolvere (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Di SANDRO IANNI ROMA - I carabinieri della compagnia di Conegliano (Treviso) stanno svolgendo indagini per risolvere un caso di violenza sessuale ai danni di una bambina di dieci anni, avvenuto l'altro giorno in un comune del Trevigiano. Al momento, secondo quanto si è appreso, non vi sono persone indagate. La piccola, rientrata a casa da un parco, ha riferito di essere stata avvicinata da un uomo che l'avrebbe violentata. All'ospedale di Conegliano i medici hanno escluso che la bambina abbia subito un rapporto completo, ma hanno potuto stabilire che sono stati compiuti abusi sessuali su di lei. La bambina, che ha problemi psichici, ha indicato come suo aggressore un uomo di colore. I carabinieri - da quanto si è saputo - stanno controllando la posizione di un giovane nordafricano, ospite di una famiglia di marocchini ben integrata nella società locale da oltre dieci anni. L'immigrato, clandestino, è stato arrestato per violazione della legge Bossi-Fini e poi scarcerato con l'intimazione da parte della Questura di lasciare il territorio nazionale. Nei confronti del giovane, finora, non sono state mosse accuse riguardo alla presunta violenza sessuale. La senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile minori dell'Udc, ha affermato "che il Parlamento debba iniziare a verificare la possibilità di comminare la pena dell'ergastolo nei casi di violenza sessuale in danno dei minori di 14 anni, proteggendo l'infanzia ed ergendola a sacralità invalicabile". Particolarmente dure le posizioni espresse dal senatore della Lega Piergiorgio Stiffoni che ha annunciato una interrogazione. Sottolineato che "il fatto è di una gravità enorme" ha puntato l'attenzione sull'immigrato arrestato per violazione della Bossi Fini e poi scarcerato del quale si sta valutando ancora la posizione. Ed è sempre di ieri un altro stupro, stavolta nel Teramano. L'aggressore, un moldavo di 45 anni, aveva ancora addosso i vestiti con cui aveva compiuto la violenza quando è stato arrestato, dopo un blitz dei carabinieri di Alba Adriatica nell'appartamento in cui l'uomo viveva con altri due stranieri. È stata proprio la sua maglia verde, descritta dalla 29enne vittima della violenza, a permettere il riconoscimento dello stupratore che, alla vista dei militari, ha provato a togliersela di dosso. Ancora un arresto per violenza sessuale c'è stato a Venaria (Torino) ai danni di un ragazzo che ha appena compiuto 18 anni. A denunciarlo è stata una ragazza di 14 anni, dopo una serata movimentata in casa di quest'ultima. Secondo la ricostruzione delle Forze dell'Ordine, sarebbe stata la ragazza a invitare un gruppo di amici a casa e poi la serata sarebbe degenerata. L'arrestato si è difeso negando di aver compiuto la violenza sessuale e sostenendo che la ragazza sarebbe stata consenziente ad effusioni erotiche. La giovane è stata accompagnata all'ospedale e le sarebbero state riscontrate alcune abrasioni.

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Clandestini, solo tre espulsioni al giorno (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-26 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE L'emergenza Nonostante l'allontanamento restano in Italia. La denuncia di Magistratura democratica Clandestini, solo tre espulsioni al giorno Sono circa 40mila gli irregolari. "Arresti inapplicabili e pochi posti nei Cpt" Tre al giorno. Sono le espulsioni decretate nel 2007 dai giudici di pace (1.018 contro le sole 53 non convalidate). Ombre di una legge, la Bossi- Fini, in alcune parti impossibile da applicare e per la quale non bastano le strutture. Ha denunciato tempo fa Magistratura democratica: "C'è da chiedersi se la legge così come è concepita raggiunga gli obiettivi per cui era stata pensata". A PAGINA 6 Santucci.

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La scheda (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-26 num: - pag: 6 categoria: BREVI La scheda Le statistiche I clandestini, secondo l'ultimo rapporto dell'Ismu, sono 37 mila a Milano e 108 mila in Provincia. Circa 40mila sarebbero arrivati solo nel 2007. In generale, aumentano gli stranieri in Lombardia (940 mila) e in città (212 mila) Gli arresti e le denunce Nel 2007, tra Milano e Provincia, polizia e carabinieri hanno arrestato 7.780 extracomunitari e ne hanno denunciati 20.479 per vari reati Gli ordini di espulsione La questura di via Fatebenefratelli ha firmato nel 2007 circa 3 mila ordini di espulsione, che può avvenire però solo la seconda volta che il clandestino viene trovato e si dimostra perciò che ha violato l'ordine La legge Bossi-Fini La legge sull'immigrazione è stata varata nel 2002. L'articolo 13 dice: "Lo straniero espulso che viene trovato nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da 1 a 4 anni".

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Resistenza L'Italia liberata (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Il lager? Disturba condomini Condomini uniti contro l'insegnamento della storia. È successo nell'area che accoglie il lager di Bolzano, quello dove operava il famigerato Misha Seifert, il kapò ucraino recentemente estradato in Italia che deve scontare l'ergastolo per crimini di guerra. Gli inquilini del condominio che si affaccia sull'area hanno vietato la visita scolastica ad una classe delle scuole medie Ada Negri. Sono "stufi del continuo viavai di studenti". Brescia, sindaco contestato Per la prima volta nella storia della città di Brescia sono stati un'amministrazione e un sindaco del centrodestra a festeggiare il 25 aprile con una celebrazione in Piazza della Loggia, di fronte al municipio. Ad introdurre il discorso del nuovo sindaco del Pdl, Adriano Paroli, fortemente contestato da alcuni manifestanti, è stato l'ex magistrato e assessore del comune di Bologna, Libero Mancuso. "Celebrare la Liberazione in piazza della Loggia -ha detto Paroli - è ancora più significativo, perché la memoria del 25 aprile sia per sempre monito della riconciliazione di tutti gli italiani". Un discorso che non è stato apprezzato dai militanti dei centri sociali che lo hanno contestato al grido di "fascista". "Sindaco, tanti suoi amici vogliono cancellare la Resistenza", c'era scritto su un cartello. Nazirock sì Nonostante la diffida del leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, domani pomeriggio alle 17 l'Anpi di Viterbo e l'Arci, nell'ambito della manifestazione "Resist 2008", proietteranno il film-documentario "Nazirock", incentrato sul campo d'azione organizzato a Marta, nel Viterbese, nell'estate 2007. La proiezione, alla presenza dell'autore Claudio Lazzaro, che in precedenza aveva realizzato il film "Camicie verdi" sulla Lega Nord, si svolgerà nella sala conferenza della Provincia. Nazirock no Ieri lo stesso Fiore ha impedito che la pellicola, distribuita da Feltrinelli, fosse presentata dall'Anpi nella Casa della memoria di Roma, sostenendo che le scene contenute sono "una montatura giornalistica". La stessa diffida Fiore l'ha inviata a tutti i cinema che avevano programmato la proiezione di "Nazirock". L'Arci di Viterbo (il cui direttivo ha aderito in blocco all'Associazione nazionale partigiani) ha deciso di proiettare comunque il documentario, in quanto ha noleggiato la pellicola dal distributore Feltrinelli e ritiene un suo diritto inalienabile presentarla al pubblico.

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L'esodo rom tra topi e rifiuti Gli abitanti: traditi dal Comune (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-26 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE L'emergenza Il quartiere: troppe promesse non mantenute. "Una discarica nell'ex baraccopoli" L'esodo rom tra topi e rifiuti Gli abitanti: traditi dal Comune Dalla Bovisasca al cavalcavia Bacula, cresce l'insediamento dei nomadi sgomberati Al fianco dei binari delle Ferrovie Nord nata un'altra favela abitata da immigrati. "Siamo appena arrivati a Milano" Sulla massicciata che li separa dai binari hanno scritto col pennarello blu "W bossu ", e non si capisce se è una storpiatura di Bossi. Mariana e Mario, cos'è? "Ah ah ah, la Lega, la Lega..." dice Mariana, 37 anni, dalla tasca del giubbotto le spunta un libretto scolastico, è della figlia, che va in un istituto dalle parti del Naviglio Pavese. "No. Sono stati due miei amici, volevano dire boss" la corregge Mario, 15 anni, che a scuola non ci va, passa il tempo qui ma non è del posto, e dopo scoprirete perché. Per intanto: forse ci sarà sempre più la Lega, davanti a loro; di certo, ci son sempre treni, nel caso quelli delle Nord, dietro i rom che stavano in via Bovisasca e sono finiti sotto il cavalcavia Bacula, sopra un pendio, alla fine di un sentiero che comincia in via Ardissone e s'allunga tra carrelli dell'Esselunga di rovescio tra l'erba. Dal campo di via Bovisasca, attaccato alla stazione Bovisa, li hanno cacciati prima delle elezioni, il Comune aveva promesso una "totale recinzione dell'area", e dopo le elezioni la recinzione non c'è, son rimasti cumuli e cumuli e cumuli d'immondizia puzzolente che nemmeno in una discarica (il comitato dei cittadini: "Perché mai non li rimuovono? Cosa aspettano?") e, siccome non ci sono più resti di cibo, i toponi hanno sciamato verso il quartiere. Nel quartiere, con questi roditori che invadono marciapiedi, strade, cantine, "oddio pure i ballatoi" superando agili le tenerissime trappole installate in giro dall'amministrazione, i residenti, per certi versi, un poco rimpiangono il passato, quando i ratti gravitavano attorno alle baracche, si saziavano e tornavano a cuccia, insomma rimanevano dentro i confini del campo. A proposito di baracche: lo sgombero, il famoso sgombero dei romeni il primo aprile, lo sgombero dei "diritti umani violati" per dirla con l'arcivescovo Dionigi Tettamanzi, ecco, lo sgombero a qualcosa è servito. Ossia a far capire ai nomadi che la costruzione d'una baracca è faticosa e inutile. Prima o poi, te la abbattono. E in via Ardissone si sono attrezzati con delle tende, da campeggio, "ce le ha regalate un prete" dice Mariana. Tende piccole, molto piccole, entro le quali le famiglie numerose non ci stanno, e di solito i genitori dormono fuori, per terra. Tende piccole, molto piccole, e sistemate perfino tra un blocco di cemento e l'altro che il Comune aveva sistemato sotto il cavalcavia, con l'intenzione di creare una diga che insormontabile non è, visto che nel mezzo ci hanno messo le tende. La diga ha lo stesso effetti collaterali: un ragazzino cammina sui blocchi, cade, picchia il braccio, piange. C'è Elisa, una delle dolcissime volontarie dei padri Somaschi, che tasta ed esamina il braccio, "fa male?, "sì", "dai, andiamo al pronto soccorso ". Quanti sono, in tutto, i nomadi? è pomeriggio, si contano una ventina di bimbi, altrettanti adolescenti, una decina di adulti. Ogni cinque minuti, dal sentierino sbuca una donna, o una coppia. A sera, quanti saranno, in tutto? "Non c'è ormai più nessuno" giurano loro, senza dire che dall'altra parte, a est, al di là dei binari, si sbuca sotto un altro ponticello, e ci si trova su uno spiazzo che termina in una grande ringhiera verde e che contiene otto baracchine. Abitate da romeni. Romeni non rom. C'è una signora che cucina, le casette son vuote, "la gente è a lavorare". Mario è il 15enne che non va a scuola (ma Elisa sta cercando una soluzione) e sta di là, con i coetanei nomadi, a fumare e guardare i treni. Mario abita nella baracca di mezzo. Domanda: mica s'era detto che per paura non costruiscono più baracche? Infatti. Questi romeni non provengono da via Bovisasca. Sono immigrati freschi freschi. Mario chiede cinque euro di mancia. Scusa, non hai appena detto che tuo padre ha un lavoro? "Sì. Ma i soldi ci servono per pagare uno del nostro paese che ci ha trasportati in macchina a Milano, ci ha trovato questo posto e ha portato papà in un cantiere a fare il muratore. Siamo venuti via due mesi e mezzo fa". Andrea Galli.

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Ritrovarsi a Milano. In centomila (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

In tanti sono scesi in piazza per sentirsi meno soli. La sinistra, seppur smarrita, dimostra di essere ancora viva fuori dal Parlamento. Uno straordinario corteo che interroga i partiti, senza quasi nemmeno nominare Berlusconi. L'assenza del sindaco Moratti Luca Fazio Milano Quante persone, ma che peccato per loro! Milano, un giorno all'anno, ma è l'unico giorno che bisogna esserci per forza, dimostra di essere la città meno di destra che ci sia in Italia. Le urne dicono il contrario? Le urne, da un pezzo, non dicono quello che accade nella realtà. La sinistra, per chi avesse voglia di vedere quello che si muove nel profondo, riparte sempre da queste parti. O non riparte più. Allora evviva? Mica tanto. Dire, oggi, che si ricomincia da questa piazza sarebbe sbagliato, perché da qui ancora non si capisce quale direzione bisogna prendere, ma dire che queste persone meritano ben altro rispetto alle forze politiche che sarebbero chiamate a rappresentarle, questo bisogna dirlo forte. E non è che ci sia la fila di politici o opinionisti o telegiornalisti o istituzioni per cercare di interpretare questo strano 25 aprile a Milano. Sembra rito stanco, il solito, per chi di professione è tenuto a interpretarlo. Libertà di stampa, o di chiacchiericcio politico, vuol dire anche dare spazio, per esempio, all'opinione di Fiamma Nirenstein per farle dire che questa volta Milano si è comportata bene con la comunità ebraica (ma grazie!), oppure sottolineare che qualcuno ha scritto sul muro una brutta frase contro la Confindustria (eh...questi estremisti). Ma davvero niente di che. Insomma, è filato tutto liscio e dunque ancora una volta Milano non esiste, ecco un altro pezzettino, molto interessante e molto imbarazzante, della cosiddetta "questione settentrionale", non declinata in chiave leghista. Del futuro della sinistra ne discuteranno altrove, e questo si sente, lo avvertono tutti quelli che ieri - senza curarsi di Berlusconi - si sono dati appuntamento, come da 63 anni a questa parte, in Porta Venezia. Interessa sempre sapere quanti. Dunque: sono senz'altro più di 100 mila: ma veri, non come i cortei strombazzati dalla ex sinistra ufficiale, quando serviva fare la voce grossa. Qui, di ufficiale, e meno male, ci sono solo un paio di non fondamentali dichiarazioni, rilasciate con un filo di voce, il resto sono - scusate la parolaccia - moltissime persone della sinistra diffusa (altro che 3%!), un po' smarrite ma ugualmente sorridenti. Quasi mute, però. Strano che non tutti se ne siano accorti, proprio questa volta che gli "scomparsi" in piazza ci sono tornati veramente. Eccoli, a occhio, e per la precisione - visto che ormai tutti ma proprio tutti hanno deciso di dire 50 mila e basta: con piazza Duomo mezza vuota (30 mila persone almeno), un serpentone fitto fitto scorre ancora lungo corso Vittorio Emanuele, poi piazza San Babila e poi ancora fino ai giardini di via Palestro: un chilometro di manifestanti almeno, oltre piazza Duomo. 50 mila quindi è impossibile. Allora contenti? Sì, però. Come nascondere quel certo disagio che serpeggia tra il corpo smembrato delle tante sinistre che non sanno più a che santo votarsi, e votare? "Mucillaggine" (ma ancora motivata e di sinistra), direbbe il sociologo Giuseppe De Rita. Sparsa, senza un filo di corrente a smuovere le acque. Che ancora nemmeno si saluta, adesso che per la prima volta dopo la batosta elettorale è riuscita almeno a risalire in superficie. Ma anche troppo seria, oggi, 25 aprile, per regolare conti e mandarsi reciprocamente aff...; ognuno rimane antifascista ma ognuno rimane per conto proprio: il furgoncino techno/trance di un centro sociale sta a due metri dallo spezzone del Partito Democratico, in trance: tante le bandiere nuove per l'imbarazzante prima antifascista. Semplicemente si ignorano, fatta eccezione per il pezzetto di corteo (mai stato così visibile) occupato dai socialisti: "Ricordati (si danno ancora del tu, ndr) che senza di noi in questo paese la democrazia non esiste, ricordatelo...". Silenzio. I partiti, le associazioni, i centri, ci sono proprio tutti, e fanno ogni sforzo necessario per sventolare il proprio vessillo di appartenenza (i partiti fin troppo). Ma mai come questa volta i milanesi sono scesi in piazza non per farsi vedere ma per senso del dovere. Siamo depressi ma non siamo morti, questo è il messaggio che la piazza consegna a...a...già a chi? Per dirla sempre con il sociologo De Rita, si potrebbe leggere la manifestazione con le lenti dello "psichismo collettivo". Migliaia di persone hanno espresso: disagio, pura testimonianza, attaccamento all'unica piazza dove ci si sente a proprio agio, consapevolezza che il peggio deve ancora arrivare, ma anche semplice desiderio di ritrovarsi fra simili e in tantissimi, anche fuori dal Parlamento (alcuni, soprattutto). E' una piazza che interroga la sinistra in maniera imbarazzante, e che non ha più tempo e nemmeno parole da sprecare sul ritorno scontato di Berlusconi: solo uno striscione ricorda che Fischia Bossi infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar. Dove, e con le scarpe risuolate da chi, forse è presto per andare a chiederlo in giro. Gira voce, ma assumono giustamente un basso profilo, che da qualche parte - laggiù - si vede lo stato maggiore (è una battuta...) del Prc - il partito che più ha sofferto la distanza con questa piazza si è sistemato nelle ultime file. Sono tanti, e non è un caso che Nichi Vendola e Paolo Ferrero abbiano scelto Milano. Dice il primo: "Far vivere l'antifascismo riguarda la capacità di capire la realtà odierna". Già. E ancora, sul sindaco Moratti che ha disertato il corteo: "C'è un establishment che depotenzia il significato del 25 aprile. Ha iniziato Dell'Utri, ora c'è chi non si vuole sottoporre ad un calendario per loro imbarazzante perché il 25 aprile è lo spartiacque nella storia della democrazia". Anche Ferrero ritiene "gravissima l'assenza del sindaco Moratti". Questa è l'unica notizia squisitamente politica della bella giornata, anche se in piazza Duomo non se n'è accorto quasi nessuno.

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Nicola Zingaretti ieri ha continuato il giro elettorale tra i 120 Comuni dell'hinterland romano (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Di MARCO GIOVANNELLI Nicola Zingaretti ieri ha continuato il giro elettorale tra i 120 Comuni dell'hinterland romano. Il candidato del Centrosinistra ha riproposto lo slogan degli ultimi giorni: tutti al voto. Zingaretti, teme l'astensionismo? "Ho tanta fiducia negli elettori, la posta in gioco è alta: abbiamo la possibilità di difendere Roma e continuare a crescere come è successo in questi anni. Tutti a votare anche per difendere la città dall'asse Bossi-Berlusconi. Il tema dell'orgoglio di Roma non è un'invenzione ma la constatazione che è cresciuta l'economia. Con i scendiletto di Bossi è evidente che verrebbe umiliata la Capitale d'Italia. L'appello sull'orgoglio è fondato sulla ragione ma è anche un appello alla ragionevolezza: non devono tornare nelle stanze del potere coloro che sono tre anni fa facevano nei palazzi della Regione gli affari con Lady Asl. Con noi gli elettori hanno capito che non c'è in gioco il destino di una persona ma quello di un'intera comunità. Torniamo al voto per continuare un progetto che unisce e che crea sviluppo". Da dove riprenderebbe il progetto Gasbarra? "Abbiamo ereditato la programmazione: un piano sulla mobilità per risolvere i problemi dei pendolari e che ci permetterà di sviluppare la cura del ferro ma anche la pianificazione urbanistica. Possiamo aprire i cantieri per le infrastrutture perché grazie alla giunta Marrazzo i soldi ci sono e vanno spesi per migliorare la qualità della vita dei cittadini e non per le tangenti". Un tema nazionale ma direttamente collegato con il territorio è quello di Fiumicino-Alitalia. "Quello che è successo è sbalorditivo, abbiamo assistito a un atteggiamento a dir poco disinvolto rispetto Air France e ancora più disinvolto è stato chiedere di togliere dalle tasche degli italiani 300 milioni di euro in attesa di una fantomatica una cordata italiana. Il futuro di una grande azienda come Alitalia non può non tenere in considerazione i lavoratori e il loro avvenire. La forza dell'aeroporto di Fiumicino l'ha decisa il mercato e noi volgiamo difendere questa prerogativa".

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Immigrati, 40 mila i clandestini <Ogni giorno solo tre espulsioni> (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-26 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE L'emergenza I bilanci dei giudici di pace e la denuncia di Magistratura democratica Immigrati, 40 mila i clandestini "Ogni giorno solo tre espulsioni" Arresti inapplicabili e pochi i posti nei Cpt. "Così restano in Italia" Forze dell'ordine impegnate per arrestare immigrati destinati a non finire mai in carcere Meno di tre al giorno. Tanti sono gli extracomunitari clandestini espulsi lo scorso anno in tutta la Lombardia. Un dato che dovrebbe inchiodare al silenzio la maggior parte dei proclami politici che, da destra e da sinistra, dalla maggioranza e dall'opposizione, rilanciano la richiesta di più espulsioni e più severità per migliorare la percezione della sicurezza. La situazione è questa: nel 2007, tra Milano e provincia, polizia e carabinieri hanno arrestato 7.780 extracomunitari e ne hanno denunciati, per reati vari, 20.479 (ovviamente non tutti sono irregolari, anche se lo sono la maggior parte). La questura di via Fatebenefratelli ha firmato circa 3 mila ordini di espulsione. Un lavoro enorme, sia per reprimere i reati, sia per allontanare i clandestini ritenuti in qualche modo pericolosi. Quando però si verifica il dato sulle espulsioni reali, si scopre che i giudici di pace (competenti per queste pratiche) in dodici mesi hanno firmato 1.018 ordini di rimpatrio per tutta la Lombardia (solo 53 le mancate convalide). I clandestini, secondo l'ultimo rapporto dell'Ismu, sono 37 mila a Milano e 108 mila in provincia. Le ragioni di questa sproporzione sono molte, ma bisogna ricordarne due. L'attuale legge sull'immigrazione, Bossi-Fini, è stata varata nel 2002 per mantenere le promesse elettorali di Lega e An. L'articolo 13 dice: "Lo straniero espulso che viene trovato nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da uno a 4 anni". L'arresto è obbligatorio. In realtà, le regole sono state concepite male e le scarcerazioni immediate sono la norma. Come sia andata a finire, l'ha denunciato qualche tempo fa la sezione milanese di Magistratura democratica. A Milano gli arresti sono una trentina al giorno: prima della Bossi-Fini finivano in manette piccoli criminali. Dopo l'entrata in vigore della legge, ha sostenuto Md, gli arresti sono saliti un po', ma per il 40 per cento si tratta di clandestini, spesso dalla fedina penale pulita e con un lavoro in nero. Tra questi arrestati, meno di uno su dieci resta in carcere per altri motivi. "C'è dunque da chiedersi - spiegavano i magistrati - se davvero la legge così come è concepita raggiunga gli obiettivi per cui era stata pensata". Conclusione: i principi della legge che avrebbero dovuto rispondere alle promesse elettorali sono in realtà inapplicabili. Ma non è tutto. C'è un altro buco dietro le parole di chi ha sbandierato "più espulsioni per tutti" e di chi, con il cambio di governo, ha contribuito a svuotare le premesse chiave della legge. I numeri: nel 2005 e nel 2006 (con i romeni ancora extracomunitari) la questura di Milano ha firmato oltre 6 mila ordini di espulsione l'anno. All' "invito" a lasciare l'Italia, ovviamente, non obbedisce nessuno. L'espulsione può scattare quando polizia e carabinieri trovano i clandestini per la seconda volta. Ecco i rimpatri reali: un migliaio (su seimila provvedimenti) nel 2005 e altrettanti nel 2006. Il risultato è più che positivo. Anche perché non si potrebbe fare di più: non ci sono le strutture. Un immigrato clandestino, prima dell'espulsione, deve necessariamente passare da un Centro di permanenza temporanea (in attesa della burocrazia, dei ricorsi, delle disponibilità di aerei). A Milano, a fronte dei 145 mila clandestini della provincia, c'è un solo Cpt, quello di via Corelli, che ha 140 posti e serve per l'intera Lombardia. A questo punto, la riflessione va oltre: "Credo che bisogna sempre verificare le condizioni effettive del clandestino - spiega Vito Dattolico, presidente dei giudici di pace di Milano - se è in Italia da anni, ha un lavoro stabile, conosce la lingua ed è integrato, ritengo che un giudice debba tenerne conto". Gianni Santucci.

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La ciliegina di Roma (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Ida Dominijanni È di moda essere post-ideologici ed è per questo che Silvio Berlusconi invoca la pacificazione nazionale attaccando la "memoria di parte" della Resistenza mentre Walter Veltroni (sull'Unità di ieri) salva la memoria di parte della Resistenza invocando la pacificazione nazionale. Sempre di deideologizzare si tratta, anche se per il primo inchinarsi alla memoria dei vinti è una tassa da pagare alla gratitudine per i vincitori mentre per il secondo la memoria dei vinti va ascoltata senza perdere il senso delle distinzioni. Del resto, non è per caso che Berlusconi può far leva, perorando oggi le ragioni dei "ragazzi di Salò", sullo storico discorso di insediamento di Luciano Violante alla presidenza della camera nel '96. Così come non è per caso che, deideologizzando oggi deideologizzando domani, siamo arrivati dove siamo arrivati, cioè a festeggiare il 25 aprile con Alemanno che rischia di prendersi il Campidoglio il 28. Una prova della pacificazione nazionale avvenuta? Il presidente della Repubblica ci ricorda che la Resistenza vive nella Costituzione. Ha ragione e infatti conviene spostare qui il discorso. Su un piano che finora è rimasto misteriosamente in ombra nei commenti al voto del 13 aprile, ma che urge riportare alla luce in attesa di quello del 28. Di cambiare la Costituzione si riparlerà in modo "tecnico" di qui a poco, non appena il governo si sarà insediato. Ma non si tratterà affatto di un cambiamento tecnico, qualche parlamentare in meno, le tasse alle regioni, la sanzione formale di un presidenzialismo già praticato. La destra che ha vinto nel 2008 è la stessa che ha vinto nel '94, e oggi come allora, a onta di chi spera in qualche litigata fra Bossi e Berlusconi, è saldamente tenuta assieme, nelle sue componenti post, anti e extracostituzionali, dal progetto di cambiare la Costituzione formale dopo aver cambiato quella materiale del paese. Gli appelli generosi a un patriottismo costituzionale che dovrebbe prima o poi superare i conflitti sulla memoria del 25 aprile si infrangono su questa semplice evidenza: il patriottismo costituzionale non conquista questa destra, perché questa destra non si riconosce nella Costituzione nata dalla Resistenza. Conviene spostare qui il discorso, invece di attardarsi esclusivamente sulle rivelazioni "territoriali" del voto del 13 scorso, perchè le divisioni territoriali dell'Italia non sono estranee alla sua tormentata storia costituzionale, come sa chiunque non ignori totalmente la vicenda repubblicana. E come dimostrano le litanie sulla "questione settentrionale", se solo facessimo lo sforzo di tradurle nel linguaggio costituzionale dell'uguaglianza, della solidarietà, del lavoro e via dicendo. Risulterebbe chiaro allora che l'unità materiale e valoriale del paese è già fortemente compromessa (nel Nord ricco come nel Sud preda delle mafie globalizzate), e che ogni appello al patriottismo costituzionale rischia di essere fuori tempo massimo. E' in questo quadro che il ballottaggio romano di domenica prossima acquista una valenza simbolica particolare, per quanto "deideologizzata" possa essere, in tempi di globalizzazione, la funzione di una capitale nazionale. Col voto del 13 aprile, la destra post-costituzionale s'è presa tutta intera la torta. Col Campidoglio avrebbe anche la ciliegina. Meglio sarebbe un boccone di traverso.

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E adesso rifacciamo il Paraguay (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

"E adesso rifacciamo il Paraguay" Intervista al nuovo presidente Fernando Lugo, il vescovo che ha battuto un regime cinquantennale: "Lo stato? In questo paese non è mai esistito. I soldi per i poveri? Dalla lotta ai corrotti. La chiesa? Soffiano venti nuovi. I trattati elettrici? Vanno rivisti" Darío Pignotti Presidente Lugo, la sua vittoria nelle elezioni del 20 aprile è l'inizio della transizione democratica in Paraguay o solo la fine del regime colorado e l' avvio di un lento processo di re-istituzionalizzazione? Più che l'inizio della transizione democratica, credo che sia "l'inizio della fine" di questo processo ormai lungo quasi vent'anni. E quindi rappresenterà anche la fine dei sei decenni di egemonia colorada. Saremo in condizione di mettere la parola fine a 60 anni di vuoto istituzionale e di avviare un lento ma fermo processo di istituzionalizzazione del nostro paese. Non parlo di re-istituzionalizzazione perché in Paraguay si è sempre lamentata l'assenza dello stato e delle istituzioni e noi crediamo che ora ci sia la necessità di costruire lo stato paraguayano, che per più di mezzo secolo è stato usato per le malversazioni dell'amministrazione pubblica e l'arricchimento illecito del gruppo colorado di turno. Quale sarà la sua priorità: combattere la corruzione o la povertà? Teme l'etichetta di "populista" che la destra è solita affibbiare a tutti i governi popolari? Combatteremo la corruzione e la povertà allo stesso tempo. Direi anzi che la lotta alla corruzione e alla povertà sono intimamente legate, perché la lotta alla corruzione sarà un'incalcolabile fonte di risorse finanziarie che serviranno, insieme ad altre, a finanziare gli ambiziosi progetti di sviluppo e di crescita che abbiamo. Quanto al "populismo", non temo le etichette che ci possano attribuire, né in positivo né in negative. Negli ultimi mesi i nostri detrattori me ne hanno dette di tutti i colori con l'intento di squalificarmi davanti alla cittadinanza. Ma la gente è maturata e ormai sa distinguere la differenza che c'è fra questi due termini, che "populista" è chi fa promesse false, menzognere, irrealizzabili e demagogiche, e "popolare", come sarà il nostro governo, è chi lavora con onestà e impegno alla soluzione degli enormi problemi di cui soffre il Paraguay. Per di più credo che la tendenza a etichettare i governi popolari come "populisti" o "izquierdistas" ormai vada perdendo ascolto in America latina. La sua coalizione comprende forze di centro-destra, come i liberal-radicali: crede di poter garantire la governabilità con un'alleanza così eterogenea? Nella "Alianza Patriótica para el Cambio" coesistono forze e organizzazioni politiche e sociali molto diverse. Sono convinto che in questa "unità nella diversità" stiano la ricchezza e la forza del nostro progetto politico. E' un fatto inedito nella nostra storia e sinceramente credo che questo progetto sia chiamato a portare avanti il Nuovo Paraguay che sognamo da tanti anni. Se questo non bastasse, contiamo con un "Programa básico de gobierno" e un "Pacto de gobernabilidad" sottoscritto da tutte le forze dell'Alleanza. Quando era ancora solo un candidato ha detto che la sua vita poteva essere a rischio. Ora, dopo una vittoria tanto grande, quel rischio è aumentato? La vita di qualsiasi persona che rappresenti un cambio, in ogni paese del mondo, corre questo tipo di rischi. Ora, dopo una vittoria così netta, è logico che qualcuno sia molto nervoso, soprattutto la cricca mafiosa che si è impadronita del paese per tanti anni. Questo potrebbe spingere qualcuno di loro a gesti inconsulti. Non temo tanto per la mia vita quanto per la sorte del nostro progetto politico. In ogni, come è ovvio, abbiamo preso tutte le precauzioni del caso. Lei ora è presidente della repubblica, ma continua a essere ancora un vescovo, per quanto sospeso a divinis . Si sente più un politico o un religioso? E' difficile smettere di sentirsi ciò che uno è. Nel mio caso, un politico religioso o un religioso politico. Non è facile dimenticare 30 anni di formazione e di vita. E per quanto la vita politica sia molto intensa e vertiginosa, non è riuscita a cancellare l'altra vita. Continuo a credere di avere "una missione", che è quella di servire i miei simili e che il miglior modo di compierla sia oggi un'azione politica sana, ampia, includente e costruttiva. Lei non ha mai nascosto la sua adesione alla Teologia della liberazione, bestia nera del Vaticano. Crede che per la chiesa cattolica latino-americana sia tornato il momento di recuperare il ruolo che ebbe nelle lotte sociali? Su tutto il nostro continente soffiano venti nuovi. Questo è innegabile e oltretutto inarrestabile. Non credo che si possa tornare indietro dal cammino che si è aperto nei nostri paesi. Quello che accade in America latina non è una "casualità" ma una "causalità". Le penose condizioni economico-sociali in cui si dibattono i nostri popoli sono la causa di questa tendenza verso i profondi cambi strutturali che stanno avvenendo al ritmo e all'intensità propri della realtà di ciascun paese. La chiesa latino-americana non può continuare a dare le spalle a questo processo e spero che anch'essa si unisca attivamente al suo consolidamento. Il Trattato di Itaipú, firmato durante le dittature paraguayana e brasiliana, ha tutta l'apparenza di un patto di sottomissione incondizionata al Brasile. Lei nella sua campagna elettorale e anche durante l'incontro del 2 aprile scorso con Lula a Brasilia, ha battuto molto sul tasto della dignità nazionale e sulla necessità di cambiare le regole del gioco rispetto a Itaipú. Gli industriali di San Paolo, e anche Lula per la verità, hanno già detto che non se ne parla neanche. Teme che la lobby paulista e i "brasiguayos" produttori di soia boicottino il suo governo come hanno tentato di fare con Evo Morales in Bolivia? Credo molto nel dialogo, in politica come nei rapporti umani. Per questo ho la speranza di arrivare ad accordi più giusti ed equi con il Brasile sul capitolo Itaipú. E' vero che ho parlato della dignità nazionale. E' fuor di dubbio che i colloqui o i negoziati con un governo paraguayano degno e patriota dovranno portare necessariamente a un risultato diverso rispetto a prima. E l'azione di un governo di tipo nuovo in Paraguay creerà condizioni diverse per discutere temi che riguardano il nostro territorio, si tratti di paraguayani o di "brasiguayos". L'entrata del Venezuela nel Mercosur crede possa favorire i soci più deboli, Uruguay e Paraguay, critici di fronte all'egemonia di Brasile e Argentina? Per vocazione sono un sostenitore dell'integrazione. Il vecchio detto "dividere per regnare" in America latina ha funzionato perfettamente per agevolare il dominio dei "poteri centrali". Per questo qualsiasi incorporazione nuova al blocco regionale, e anche in una prospettiva ancor più ampia, sarà sempre la benvenuta. Le asimmetrie del Mercosur non sono legate all'entrata di alcun paese. Le dobbiamo risolvere noi stessi, all'interno di questa famiglia in via di formazione, consolidandola, approfondendo e ampliando i suoi obiettivi originali. Anche in questo caso i colloqui e i negoziati saranno reciprocamente più fruttuosi e positivi quando si tengano fra governi degni e patrioti con un forte sostegno dei rispettivi popoli. E' probabile che nel 2009 il presidente Correa chiuda la base Usa di Manta, in Ecuador. In Paraguay si è parlato più volte di una presenza militare Usa nella base di Mariscal Estigarribia, nel Chaco. Se Manta chiude gli Stati uniti dovranno cercare un altro paese della regione. Lei potrebbe consentire a certe condizioni l'installazione di una base militare nord-americana nel suo paese? Assolutamente no. Noi non crediamo nella forza delle armi né nella necessità di stabilire basi militari di controllo o di dominio in nessun posto del mondo. Siamo pacifisti convinti e non permetteremo che si usi il territorio paraguayano a fini militari o bellici. Il nostro Nuovo Paraguay sarà un paese sovrano e indipendente non solo a parole.

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Salvini, leghista-comunista: ho <convertito> 10 religiosi (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il personaggio Europarlamentare per due anni, è l'artefice del "raddoppio" a Milano: i miei idoli? Bossi, Baresi e De Andrè Salvini, leghista-comunista: ho "convertito" 10 religiosi MILANO - Ha fatto l'europarlamentare per 2 anni. Siede ininterrottamente in Consiglio comunale di Milano dal 1993. Adesso sbarca in Parlamento. Ma la legislatura più lunga di Matteo Salvini, 36 anni, il "movimentista" della Lega, tra gli artefici del raddoppio del Carroccio in città, è l'iscrizione alla facoltà di Storia della Statale di Milano: 16 anni di cui 12 fuori corso. Un record di cui si stupisce lo stesso Salvini: "Arriverà prima la Padania libera della mia laurea". Il leghista con l'orecchino, quello che per l'elezione del Parlamento Padano si è presentato con la lista Comunisti padani, che venera tre persone al mondo: "Umberto Bossi, Franco Baresi e Fabrizio De Andrè" e non disdegna le serate al Leoncavallo. Ma anche quello che in una trasmissione di Radio Padania rispondendo a una signora che si lamentava della presenza di topi nel campo rom appena sgomberato, replicò: "I topi sono più facili da debellare degli zingari". I blog lo attaccano: razzista, fascista, nazista. "Tutto merito di Gad Lerner - ironizza Salvini - che oltre ad essere interista ha altre pecche. Ha costruito una trasmissione su una frase detta al mercato. La signora si lamentava della presenza dei topi. Gli ho risposto semplicemente che abbiamo penato un anno per mandare via i rom, con i topi sarebbe stato più facile". Sul leghista di sinistra aleggia il fantasma di Borghezio? "Ma va là. Borghezio è grasso, io sono magro". Uomo di lotta e di governo. Come insegnano le Frattocchie della Lega. Salvini ha sempre messo in pratica la doppia strategia. In giunta con la Cdl, ma lui smarcato a fare "opposizione". Facendo arrabbiare prima Gabriele Albertini e poi Letizia Moratti. Anzi. L'ex sindaco di Milano non voleva che fosse ricandidato. Durante la visita ufficiale di Carlo Azeglio Ciampi a Palazzo Marino, Salvini si rifiutò di stringere la mano all'allora presidente della Repubblica. "No grazie, lei non mi rappresenta". Albertini andò su tutte le furie. Salvini è ancora al suo posto. Con la Moratti il rapporto è di amore-odio. Attacca la giunta sul patto di legalità e di solidarietà con i rom, accusa Palazzo Marino di fare troppo poco sulla sicurezza, "visita " a sorpresa i campi nomadi rischiando anche qualche legnata, organizza presidi e gazebo a "difesa del territorio ". Porta a casa centomila voti per la sua amata Lega. Ma riesce a strappare un sorriso alla Moratti, quando in aula si deve votare la fusione tra l'Aem di Milano e l'Asm di Brescia. "Aqua, lus e ruuu" attacca in dialetto milanese, "acqua, luce e spazzatura". Nessuno capisce. Il presidente lo riprende: "Parli in italiano". Lui si difende: "è colpa mia se il Consiglio comunale di Milano non capisce il dialetto?". Il verde-carroccio lo sbatte un po'. Ma la fede in Bossi supera le vanità estetiche. Nonostante camicie verdi e cravatte improponibili, Salvini trova prima moglie - Fabrizia - e dopo la separazione una compagna, Giulia. Come nella migliore iconografia leghista, Fabrizia, non è proprio una padana doc. Anzi. è di origini pugliesi. Imitatio Bossi. Per di più vota An. In compenso le regala Federico che adesso ha 5 anni. Con Giulia, "politicamente", le cose vanno meglio. "Ha sempre votato Lega". In casa c'è una teca. Con il libro che gli ha regalato Bossi: "L'Abc di fare radio". Con dedica autografa: "Spero ti possa essere utile", firmato U.B.. Frutto dell'ultimo cazziatone del Senatur al Pierino della Lega. In una trasmissione di Radio Padania, l'Umberto non gradisce la risposta troppo soft data da Salvini a un ascoltatore che accusava la Lega di razzismo: "Che cavolo hai detto? Non dovevi lasciare correre, bisognava spiegare per bene la nostra posizione sugli immigrati". Il monello del Carroccio non se la prende. "Sono in pochi a conoscere le grandi doti umane di Bossi. E poi, io le venero". Quasi un mistero religioso. Del resto, lui ai miracoli è abituato: "Ho convertito dieci tra suore e frati del mio quartiere al Federalismo. Viva Bossi, viva la Lega". Maurizio Giannattasio L'INTERVENTO di Maurizio Ferrera nelle Opinioni.

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Il Cavaliere lavora alla squadra Spuntano gli outsider Fitto e Alfano (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il Cavaliere lavora alla squadra Spuntano gli outsider Fitto e Alfano Dubbi di Letta su Calderoli "vice". Oggi l'incontro con il Senatur Il futuro capo del governo: abbiamo lavorato su diverse cose ma non è ancora tutto definito ROMA - "Abbiamo lavorato su diverse cose, anche sulla composizione del governo. Procede bene, ma la squadra non è ancora definita". Silvio Berlusconi si concede una pausa al termine di una lunga riunione con il gruppo dirigente di Forza Italia. L'incontro al quale hanno preso parte Gianni Letta Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto, Paolo Bonaiuti, Franco Frattini, Renato Schifani, Niccolò Ghedini è servito, dice il Cavaliere, "a cercare di mettere in ogni posto uomini in grado di svolgere il compito loro affidato". E soprattutto a preparare Berlusconi al faccia a faccia che avrà in giornata con Umberto Bossi. Un colloquio richiesto con insistenza dal Senatur che teme di vedere rimesso in discussione lo schema fissato nell'ultimo vertice dell'"asse del Nord", domenica scorsa ad Arcore. In quella sede la Lega aveva avanzato la richiesta di tre ministeri e di un vicepremier, destinati a Maroni (Interno), Riforme (Bossi), Zaia (Politiche agricole) e Calderoli (Vicepremier). L'impegno era di parlarne con gli alleati, trovare un'intesa e poi rendere pubblici nomi e incarichi. Bossi, però, li aveva diffusi facendo irritare Berlusconi, il quale aveva replicato dicendo che la squadra non era ultimata e che ci sarebbero state delle sorprese. E in effetti uno dei nodi tuttora irrisolti è quello del vicepremier. La Lega Nord insiste per avere Calderoli. L'ex ministro delle Riforme si è ritagliato un ruolo di interlocutore della minoranza, sostenendo che i primi tre anni della legislatura dovranno essere segnati da una fase costituente. Non solo. Ieri ha precisato il suo pensiero lanciando "un appello a maggioranza e opposizione: dopo le ore 15 di lunedì, finiti i ballottaggi, si ripongano le armi dello scontro politico e ci si rimbocchi le maniche per lavorare sul serio nell'interesse di tutti". Questo attivismo non è molto apprezzato. Su di lui ci sarebbe il veto di Letta. Ecco perché quando si domanda a Berlusconi se la questione è in via di risoluzione lui si rifugia in un "vediamo, vediamo ". Anche le voci sui possibili ministri (Raffaele Fitto agli Affari regionali, Angelino Alfano alla Funzione pubblica, Bondi ai Beni culturali, Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento) vanno prese con cautela perché le decisioni in proposito sono suscettibili di variazioni. Al momento di incarichi certi ci sono Giulio Tremonti all'Economia, Franco Frattini agli Esteri, Mariastella Gelmini all'Istruzione, La Russa alla Difesa, Matteoli alle Infrastrutture, Elio Vito (Giustizia). E Gianfranco Miccichè che soddisfatto dichiara, uscendo da Palazzo Grazioli, residenza privata del Cavaliere: "Sarò sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per il Sud e il Cipe (Comitato interministeriale per programmazione economica)". Per avere quindi un quadro completo sarà necessario attendere ancora alcuni passaggi politici. Il primo è l'incontro di oggi tra Berlusconi e Bossi. C'è poi l'esito del ballottaggio a Roma. Se Alemanno prevarrà su Rutelli e diventerà sindaco è possibile che il peso di An all'interno del governo venga rivisto. Ci sono, infine, le votazioni per eleggere i presidenti delle Camere. Un'occasione per verificare la coesione della maggioranza. Lorenzo Fuccaro LA LETTERA di Nicola Rossi nelle Opinioni.

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Una Gomorra che i media non vedono (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Vespri Una Gomorra che i media non vedono Norma Rangeri Non c'è il grande capo a rappresentarla, non c'è il cinema hollywoodiano a raccontarla, e alla fine la camorra non varca il confine delle pagine locali. Nemmeno quando nelle aule giudiziarie si celebra il processo più importante, quello contro i Casalesi di Casal Di Principe, concluso da una valanga di ventisette ergastoli, paragonato dagli addetti ai lavori al maxiprocesso di Palermo. "La notizia di questa sentenza non è mai comparsa sulle pagine nazionali dei giornali", dice Roberto Saviano, il giovane autore del best seller Gomorra. Eppure l'enorme successo del suo libro rivela che leggere e capire cos'è oggi la camorra interessa moltissimo il pubblico italiano. Ospite di Annozero, lo scrittore spiega la modernità dell'organizzazione criminale, il suo felice innesto nell'economia del nord, la lontananza dalla caricatura del guappo, gli studi universitari dei nuovi boss, gli affari in tutto l'est europeo. Impressionante il controllo sociale del territorio casertano (quello delle discariche abusive), documentato dal reportage di Sandro Ruotolo e Luca Bertazzoni. A Casal Di Principe le telecamere camminano tra ville-bunker, imprese edili con il pizzo come plusvalore, smaltimento dei rifiuti offerto alle aziende del nord a prezzi imbattibili, occupazione assicurata per la gente del posto. Che accoglie le telecamere inveendo contro Saviano, contro "la camorra che sta a Roma", una specie di leghismo a difesa della ricca economia criminale della Campania. Il dominio sociale spiega bene l'idea che hanno in testa quei ragazzini di scuola media quando, nei loro temi, difendono la protezione dei boss. Ad un certo punto c'è la registrazione della telefonata di uno dei due più importanti latitanti di Casal Di Principe a un cronista del luogo. Lo chiama per rimproverarlo di aver scritto sulla guerra tra lui e l'altro capobastone. Per smentire la notizia del contrasto, gli passa al telefono l'altro latitante, dimostrando così i loro fraterni rapporti. Aver diffuso la voce di una guerra tra le due bande stava bloccando le comunicazioni, vitali per gli affari, tra i rispettivi clan. In studio c'è il magistrato Franco Roberti, procuratore aggiunto della distrettuale antimafia di Napoli. Da lui una parola di ottimismo e di allarme: "La magistratura sta attaccando a fondo contro i patrimoni criminali, dobbiamo aspettarci una reazione forte". In più occasioni i Casalesi hanno minacciato una giornalista, un magistrato e Saviano: "Questi avvertimenti vanno presi molto sul serio". Più di tre milioni i telespettatori hanno seguito la serata su un tema rimasto del tutto estraneo alla campagna elettorale. nrangeri@ilmanifesto.it.

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La festa (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 8 categoria: BREVI La festa Matteo Salvini e Sylvie Lubamba alla festa dei giovani padani organizzata mercoledì scorso dalla Lega Nord all'Old Fashon di Milano per festeggiare la vittoria alle elezioni.

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ROMA - Tolleranza zero , no all'eccessivo buonismo , Roma riparte d (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

ROMA - "Tolleranza zero", "no all'eccessivo buonismo", "Roma riparte dal rigore". Nelle ultime ore di campagna elettorale, Gianni Alemanno, candidato a sindaco del Partito della Libertà, ha rimesso in fila i concetti principali che hanno caratterizzato questa sua sfida per il Campidoglio. Ieri sera, prima di partecipare all'ultimo faccia a faccia a Matrix, Alemanno è andato a fare visita a uno dei quartieri più vivi, ma anche complessi della Capitale: Tor Bella Monaca, periferia orientale della Capitale. E parlando ai suoi sostenitori, in un circolo del Pdl, ha riassunto le sue convinzioni su ciò che ha causato un aumento della criminalità: "Roma in questi anni è stata il laboratorio di un'utopia, di una visione della sinistra che non solo ha fallito ma ha accresciuto i problemi. L'eccessivo buonismo, l'eccessiva tolleranza soprattutto nei confronti dell'immigrazione, ha generato nuovi problemi. Noi dobbiamo dire che se vinciamo ci sarà tolleranza zero". E i veri nemici della Capitale, secondo l'ex ministro delle Politiche agricole, non sono i leghisti, "non sono Bossi e Calderoli" con i loro strali rivolti a Roma ladrona, "ma Rutelli e Veltroni che hanno amministrato male questa città". Tutta la giornata di Gianni Alemanno è stata segnata da dichiarazioni e interventi sul tema sicurezza, che ormai sembra avere se non monopolizzato comunque marchiato la fase finale della campagna elettorale. Ad esempio, in una intervista rilasciata a Radio Radio, il candidato del Pdl, è tornato a parlare dell'omicidio di Giovanna Reggiani, uccisa da un romeno alla stazione di Tor di Quinto. "Se vincerò, se diventerò sindaco - ha detto Gianni Alemanno - la prima cosa che farò sara andare dal vedovo della signora Reggiani. Lo guarderò negli occhi e gli dirò: "mai più"". Ancora: "Dobbiamo ripristinare una serie di regole fondamentali e dire che Roma riparte dal rigore e dalla serietà". In qualche modo, il dibattito sulla sicurezza e sulla criminalità, ha anche oscurato le possibili polemiche legate alle celebrazioni del 25 aprile, la festa della Liberazione. Dopo avere partecipato in mattinata alla cerimonia all'Altare della Patria, Gianni Alemanno ha deposto una corona di fiori ai piedi del monumento in onore del sottufficiale dei carabinieri Salvo D'Acquisto, ucciso dai nazisti il 23 settembre del '43.Ha spiegato il candidato del Pdl: "Il 25 aprile è una festa di liberazione da ogni forma di totalitarismo, discriminazione e razzismo, che testimonia la riconquista della libertà per il nostro popolo". E di fronte ai manifesti attaccati in città in forma anonima, che ritraggono Alemanno vicino a una croce celtica, lui ha risposto: "È un penoso tentativo di strumentalizzazione sentito come un insulto personale". Sono state le ultime ore utili per convincere gli indecisi e Alemanno ha corso per tutta la giornata. Prima l'incontro con il personale del centro Aiuto alla vita, che offre un servizio di assistenza per i casi di maternità difficile. "Bisognerebbe dare ad ogni nuovo nato il diritto di usufruire di una somma in modo che sia la donna a scegliere da chi farsi aiutare. Più in generale, voglio dedicare queste ore - ha spiegato a metà del cammino Gianni Alemanno al personale del centro - al sociale, credo debba essere la frontiera avanzata che un Comune può raggiungere". Sembra sul fronte delle tematiche sociali, Alemanno ha ricordato una sua proposta per chi vive in un alloggio di edilizia popolare: "Ho un progetto con l'Ater: chi abita in una casa popolare deve vedersi convertito l'affitto in una rata del mutuo per diventare proprietario". Infine, prima del duello televisivo, in serata Alemanno è andato a Casa Serena. Si tratta di una struttura dedicata ai senza fissa dimora, fondata da padre Sebastian che, come ha ricordato il candidato a sindaco del Pdl, "è un allievo di madre Teresa". Ha detto ancora Alemanno: "Padre Sebastian è una persona con un grandissimo carisma spirituale e con assoluto rigore nella solidarietà. Ma a parte il premio Campidoglio recentemente ricevuto non è stato mai aiutato, né ad espandere il Centro, né con convenzioni che sostenessero la sua attività. Prima ho fatto una battuta, ho detto che padre Sebastian deve comandare e noi obbedire. Ma in un certo senso è vero, il Comune deve fare un passo indietro e dare una risposta a tutti i quartieri e a tutti i disagi sociali" ha concluso. "Non entriamo in politica" ha aggiunto padre Sebastian. M.Ev.

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Violentata bimba di 10 anni Sospetti su uno straniero (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-26 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE Treviso L'Udc: serve l'ergastolo. An: pericoloso il garantismo Violentata bimba di 10 anni Sospetti su uno straniero La piccola, disabile, aggredita al parco giochi La rabbia del padre: con tutto quello che si sente, come quello accaduto a Verona, viene voglia di prendere il fucile DAL NOSTRO INVIATO TREVISO - è rientrata in lacrime fermando i singhiozzi solo per urlare alla mamma che un uomo "nero" le aveva fatto male nella casa accanto alla loro, un complesso rurale isolato in mezzo alla campagna che divide il paesino della Marca trevigiana dalla sua sproporzionata zona industriale. Un racconto chiaro, particolareggiato, nonostante il lieve handicap psichico di cui la bambina soffre, ma che non è stato sufficiente a portare all'arresto del sospettato, un marocchino di 24 anni. La violenza è stata sì confermata in ospedale, ma non sarebbe recentissima. Va spostata indietro di 24-48 ore quando, forse, quell'uomo non era ancora arrivato in paese. Il sospettato è stato comunque arrestato per violazione della legge Bossi-Fini. In attesa dei risultati dell'esame del Dna delle tracce biologiche sulla piccola e di altri segni emersi nella visita medica, i carabinieri lo tengono sotto stretto controllo e indagano, come si dice, a 360 gradi. Il padre della bambina è un operaio metalmeccanico di 51 anni. Finito il lavoro, ogni giorno cura un terreno e governa qualche animale. La moglie, 48 anni, arrotonda il magro bilancio familiare accudendo per pochi euro l'ora una persona malata. Erano le 19.30 di mercoledì quando la bambina è tornata piangendo dalla mamma. Come sempre era stata a giocare nella piccola corte con gli altri ragazzini. Un bel gruppetto del quale fanno parte anche i tre figli di una coppia di nordafricani che da un anno vive porta porta con la famiglia italiana. "Sono persone a posto, brava gente - dice con parole semplici l'operaio- agricoltore - solo che in casa loro c'è un via vai di facce brutte. Un giorno fuori ci sono quattro biciclette, un altro cinque, poi un motorino. I carabinieri sono venuti a controllare due o tre volte". Tra le due famiglie non c'è grande confidenza, solo il saluto quando ci si incontra. Non era così con i proprietari della casa, anche loro nordafricani: "C'era un bel rapporto. Se ne sono andati in Svizzera l'anno scorso perché non gli piaceva stare qui e hanno affittato a questi altri". Un figlio morto anni fa che era già grande, la bambina che, a detta del padre, sarebbe rimasta così segnata dalla scomparsa del fratello tanto da avere bisogno dell'assistenza dei servizi sociali, e un piccolino di pochi anni. L'uomo ce l'ha con gli stranieri: "A Verona hanno ucciso due anziani qualche giorno fa, qui vicino, a Gorgo al Monticano, hanno mas-sacrato i due custodi di una villa, ora è capitato questo a me. Mi viene voglia di prendere un fucile e uccidere chi ha fatto male a mia figlia" dice riferendosi ai criminali extracomunitari perché, chiosa, "l'Italia l'ha fatta gente come mio nonno e mio padre. è nostra". Anche il capofamiglia vicino è stato fermato inizialmente dai carabinieri. Dopo averlo interrogato in caserma, lo hanno rilasciato. Invece l'attenzione degli investigatori è diretta verso l'altro uomo. Era già stato schedato come clandestino a Brescia, ma, come fanno molti, non aveva rispettato l'ordine della questura ed è venuto nel paese della Marca per trovare lavoro. I genitori non perdono il coraggio. Lo dimostra la madre della piccola: "Quello che vogliamo più di ogni cosa è che nostra figlia dimentichi al più presto". Dure le reazioni a livello politico: "Il Parlamento dovrebbe iniziare a verificare la possibilità di comminare l'ergastolo in caso di violenza sui minori" auspica Maria Burani Procaccini (Udc). Ha annunciato un'interrogazione parlamentare Piergiorgio Stiffoni (Lega). Per Maurizio Castro (An) "il fatto è devastante anche per la comunità: qualunque eccesso di garantismo può essere pericoloso ". Giuseppe Guastella La confessione Claudiu Stoleru (nella foto in alto), 20 anni, origine romene, ha confessato di aver ucciso Luigi Meche. Il ragazzo, che aiutava l'artigiano nell'attività di imbianchino, è stato fermato nel porto di Civitavecchia. Ha raccontato agli investigatori che Meche gli aveva fatto insistenti proposte sessuali e lui ha perso la testa, uccidendolo. Claudiu non ha fatto ammissioni sulla morte della moglie, ha precisato di non averla neppure incontrata #.

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La vicenda (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-26 num: - pag: 21 categoria: BREVI La vicenda Gli abusi Una bambina di 10 anni, con lievi problemi psichici, ha riferito di essere stata violentata da un uomo "nero". I medici dell'ospedale di Conegliano (Treviso) hanno appurato che ha subito abusi sessuali L'arresto Un marocchino clandestino è stato arrestato e poi scarcerato per violazione della legge Bossi-Fini: gli investigatori stanno verificando la sua posizione.

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SCHIAVONE VA ALLA RICERCA DEL PASSATO DA REINVENTARE (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-04-26 num: - pag: 47 autore: di GIUSEPPE GALASSO categoria: BREVI SCHIAVONE VA ALLA RICERCA DEL PASSATO DA REINVENTARE Quello di Aldo Schiavone ( la Repubblica, 19 aprile) spicca per densità di idee tra gli articoli postelettorali per i quali il 13 aprile ha mutato il quadro culturale del Paese. A suo dire, crollati i cardini ideologici del Novecento (fascismo e antifascismo, Resistenza, lotta di classe, contrasto di Nord e Sud ecc.), c'è un "riposizionamento del baricentro mentale della nazione rispetto alla tradizione sociale e politica che ha costruito e mantenuto la Repubblica ". Calato nel frigorifero della memoria storica questo passato, emerge una "nuova Italia", che solo la Lega ha intercettato, ma senza riempire l'"enorme spazio vuoto" così apertosi: uno spazio "di politica certo, ma prima ancora di "autoidentificazione culturale"", di emozioni e di sentimenti da definire; e in esso bisogna tuffarsi e "nuotare, nuotare molto". Ma che vuol dire fondare una nuova memoria di supporto condiviso al futuro? Di dove partire e verso dove? Intanto, non dal parlare di un regime democristiano per la Repubblica fra il 1948 e il 1994, un periodo tra i più dinamici della storia d'Italia, con molti attori e comprimari. Questo è un pessimo partire. In realtà, si parte sempre dal passato, premessa del presente, ma anche dato di memoria e di cultura. Per freddo che diventi, è esso, cadute le scorie del tempo, ad avere le chiavi di un'autoidentificazione. Ossia, ogni scelta di un futuro comporta sempre la scelta di un passato, ma l'invenzione di una tradizione non è mai incondizionata, non parte mai da zero. Si è già pagato uno scotto per aver parlato poco e male di Risorgimento nel cinquantennio "resistenziale". Non se ne paghi un altro per l'attrazione di un vuoto, che nella trama del tempo la storia non consente mai, e in cui sarebbe anche difficile nuotare, come, a ragione, Schiavone esorta a fare.

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Nord, territori e società aperta (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-26 num: - pag: 42 autore: di MAURIZIO FERRERA categoria: REDAZIONALE IL DIBATTITO SULLA GLOBALIZZAZIONE Nord, territori e società aperta Q ual è il ruolo delle comunità locali all'interno di una società aperta? I territori possono diventare nuovi soggetti di mediazione fra individui e mercati, addomesticando l'impatto spesso troppo ruvido della globalizzazione? Le domande sollevate da Dario Di Vico nel suo editoriale del 18 aprile meritano un serio approfondimento. Come emerge dalle analisi del voto del 13 e 14 aprile, il successo della Lega è collegato a un insieme variegato di paure e delusioni fra gli elettori del Nord: paura dell'immigrazione, timore e incertezza per le nuove forme di competizione "senza filtri" indotte dalla liberalizzazione dei mercati, delusione nei confronti dei tradizionali soggetti di mediazione (sindacati, associazioni e partiti di massa su base nazionale, il governo centrale). La proposta della Lega è, appunto, di puntare su nuovi filtri di raggio locale e regionale, all'interno di una cornice di federalismo fiscale "spinto". Il partito di Bossi ha convinto più di tre milioni di elettori, ma v'è da chiedersi: la sua proposta resta compatibile con l'obiettivo strategico di modernizzare il modello economico e sociale italiano, rendendolo più aperto, più efficiente, più capace di crescere e innovare? Va innanzitutto osservato che il risveglio dei territori e il loro nuovo protagonismo non è solo un fenomeno italiano. La globalizzazione, l'integrazione europea, le dinamiche di decentramento politico-amministrativo hanno promosso in tutti i grandi Paesi forme di neo-regionalismo, volte a ri-aggregare interessi e risorse all'interno di aree geografiche omogenee, dotandole di nuove istituzioni e capacità d'azione. Dalla Catalogna alla Scozia, dalle Fiandre alla Carinzia (ma pensiamo anche al Quebec o alla North Carolina) l'ultimo ventennio ha registrato una vera e propria escalation di iniziative, mobilitazioni, rivendicazioni di autonomia che hanno ridisegnato la geografia economica e politica del vecchio e in parte anche del nuovo continente. Gli esperti hanno individuato diverse strategie di region-building, di rafforzamento e affermazione dei territori sub-nazionali. A un estremo troviamo le strategie di tipo escludente e difensivo, imperniate sull'accentuazione di tratti identitari, la chiusura verso gli estranei (spesso accompagnata da simbologia xenofoba), forme più o meno dirette di protezionismo economico e sociale. All'altro estremo si situano le strategie di tipo inclusivo e proattivo: qui l'obiettivo è avere successo nel nuovo mercato globale, valorizzando tutte le risorse del proprio territorio e attirando investimenti, tecnologie e capitale umano dall'esterno. Fra i due estremi vi sono molte strategie miste, condizionate da eredità storiche e culturali, ma anche frutto di scelte deliberate da parte delle élite. Il neo-regionalismo non è in quanto tale nemico dell'economia e della società aperta, sicuramente non più di quanto possa esserlo il vetero-statalismo. Tutto dipende dai contenuti: è chiaro che le strategie escludenti e difensive mal si conciliano con la promozione di mercati efficienti, di percorsi di sviluppo basati sull'innovazione economica e sul ricambio sociale. Dove si situa la Lega in questo panorama? Il progetto marcatamente etno-regionalista delle origini ha subìto nel tempo qualche attenuazione, anche a seguito del crescente coinvolgimento in esperienze dirette di governo a livello locale e nazionale. Ma il discorso leghista resta prevalentemente ispirato al localismo escludente e difensivo. Sul piano programmatico le idee della Lega (come si leggono, ad esempio, sul sito Internet) sono solo brevi e incompleti abbozzi, dai quali non emerge alcuna strategia generale e coerente. In che modo e con quali strumenti, esattamente, le comunità locali e i territori del Nord possono "filtrare" i costi dell'apertura sociale e dell'integrazione economica, pur continuando a sfruttarne i benefici? Nel nuovo gioco della globalizzazione, i neo-regionalismi imperniati sul gioco di difesa rischiano, quasi paradossalmente, di farsi tanti autogol (per riprendere la metafora suggerita da Di Vico). Se è vero che una parte significativa dell'elettorato del Nord esprime inquietudine per la globalizzazione e insoddisfazione per le tradizionali forme di mediazione, la sfida della politica italiana è oggi soprattutto quella di ampliare il menu di proposte sulla questione "territoriale", nel suo versante interno (Nord-Sud) e in quello esterno (sistema-Italia verso altri sistemi-Paese). La sfida interessa in particolar modo il Partito democratico, che ha sinora mostrato insufficiente sensibilità verso tale questione. Non si tratta, si badi bene, solo di un problema di voti e competizione fra partiti. La posta in gioco è la modernizzazione del nostro modello socio-economico e dunque le nostre prospettive di crescita e di benessere. Conciliare l'obiettivo strategico dell'apertura con il rafforzamento dei territori, senza spaccare l'Italia, resta naturalmente un'operazione molto complessa. Come si è detto, in giro per il mondo ci sono tuttavia esperienze neo-regionaliste che hanno egregiamente superato il test della compatibilità con i valori e le pratiche di un mercato efficiente e competitivo e di una società aperta, senza mettere in crisi l'unità e la coesione nazionale. Raccordandosi con queste esperienze, con uno sforzo di creatività politica e organizzativa, i tradizionali soggetti politici potrebbero non solo competere con la Lega sul suo stesso terreno, ma anche individuare originali strategie di "sblocco" del potenziale di sviluppo insito nei tanti e variegati territori di questo Paese: non solo quelli del Nord, ma anche quelli del Centro e del Sud. \\ La sfida è come ampliare l'offerta regionale. Serve creatività politica.

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Il Ponte e il federalismo fiscale (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-26 num: - pag: 42 autore: di NICOLA ROSSI categoria: REDAZIONALE SUD, IL PARADOSSO DEL CENTRODESTRA Il Ponte e il federalismo fiscale C aro direttore, ora che la polvere elettorale si è posata consegnandoci, al tempo stesso, una scena politica interamente nuova e (per quanto riguarda la nuova maggioranza) lo stesso cast di protagonisti sul palcoscenico ormai da quindici anni, è possibile tornare a riflettere su alcune questioni presenti già prima delle elezioni e - tutto lo lascia supporre - destinate a rimanerlo ancora per parecchio tempo. Prima fra tutte quella del rapporto fra aree diverse del Paese: "Un grave problema nazionale - per dirla con Michele Salvati, Corriere della Sera del 22 aprile - per il quale non sembra che i partiti a vocazione maggioritaria abbiano risposte chiare". Un rapporto segnato, in termini elettorali, da un apparente paradosso: l'adesione massiccia del Mezzogiorno alla proposta politica di un centrodestra segnato dall'influenza politica e culturale di una Lega Nord notoriamente propensa a una ben diversa distribuzione delle risorse su base territoriale. Un'adesione - secondo Salvati - fondata su un sottile calcolo politico secondo il quale il miglior antidoto alla Lega non sarebbe un'altra maggioranza ma, per così dire, una diversa maggioranza e cioè una maggioranza pur sempre di centrodestra ma caratterizzata da una pesante rappresentanza degli interessi meridionali. Dubito che gli elettori meridionali abbiano consapevolmente scelto questa strada. Ho la netta sensazione che, nel Mezzogiorno, su tutto abbiano fatto premio il giudizio pesantemente negativo sull'operato del governo presieduto da Romano Prodi e la performance non proprio brillante fatta registrare da alcune amministrazioni regionali di centrosinistra (Campania e Calabria in testa). Sotto questo profilo, i meridionali hanno smentito, ancora una volta, chi li guarda come un curiosum antropologico e hanno dimostrato, ancora una volta, di essere cittadini ed elettori esattamente come tutti gli altri. Ciò non toglie che la tesi di Salvati abbia un fondamento di verità per il semplice motivo che su quella tesi - l'esistenza di pesi e contrappesi territoriali all'interno dello schieramento - è costruita, oggi forse ancor più di ieri, la proposta politica del centrodestra. Il punto è che - in assenza di una cultura e di una sintesi politica solide - ciò che in campagna elettorale è rappresentanza di interessi apparentemente inconciliabili si trasforma puntualmente ed ineluttabilmente nell'azione di governo in vera e propria specializzazione del lavoro e ciò, a sua volta, produce un solo e unico risultato: la più totale continuità nelle politiche per il Mezzogiorno e, parallelamente, la più totale continuità nei "sentimenti" dei settentrionali. Per dirla in breve, ponte di Messina e federalismo fiscale. E' sufficiente rileggere le cronache della legislatura 2001-2006 per trovare conferma a queste considerazioni. Temo che lo stesso potrà dirsi per la legislatura che sta per cominciare. Tutto questo lascerebbe ampio spazio al Partito democratico se solo questi volesse occuparlo. Basterebbe non cadere nella trappola e non fare il gioco degli avversari limitandosi ad agitare- come molti hanno fatto in campagna elettorale - lo spauracchio della Lega. Basterebbe comprendere - visto che nei due anni scorsi non si è fatto molto per capirlo - che questione settentrionale e questione meridionale sono assai più interconnesse di quanto non si pensi e che il centrosinistra italiano ha difficoltà a leggere l'Italia prima ancora che questa o quella sua parte (pensate forse che una piccola impresa pugliese abbia del governo Prodi opinioni molto diverse da quelle di una piccola impresa veneta?). Basterebbe comprendere che lo schema di gioco messo in campo dal centrodestra è possibile perché l'architettura delle politiche per il Mezzogiorno (fortemente volute dal centrosinistra dieci anni or sono, ironia della sorte!) non solo lo consente ma lo favorisce come mai era accaduto in passato, adattandovisi come una seconda pelle. Perché l'anima di quelle politiche è sempre più - ormai quasi esclusivamente - quella intermediazione politico- burocratica meridionale che, al tempo stesso, nutre la Lega e soffoca il Mezzogiorno. Basterebbe capire - a risultato elettorale acquisito - che l'opposizione non si può fare (come accadde fra il 2001 ed il 2006) chiedendo a gran voce sempre maggiori risorse per il Mezzogiorno- sempre maggiore intermediazione, in realtà - ma prendendo le distanze senza esitazioni dalla sciagurata esperienza dell'ultimo decennio. Chieda l'opposizione una commissione parlamentare d'inchiesta sulle modalità di spesa dei fondi comunitari e nazionali nel Mezzogiorno negli ultimi dieci anni ed il gioco del centrodestra andrà immediatamente in frantumi. Così come forse - è vero - andranno in frantumi anche pezzi della classe dirigente del centrosinistra. Ma non su di loro si intende costruire il Partito democratico, no?.

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Festa finale a Torpignattara mano tesa all'Udc di Casini (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-26 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'evento Chiusura in periferia per il candidato Pd Festa finale a Torpignattara mano tesa all'Udc di Casini Salta giù dal palco, alla fine, mica passa per le scale: Rutelli a Torpignattara sembra non risentire della campagna elettorale, ricorda le cose fatte per Roma, "anche questa piazza" - in uno dei quartieri un tempo degradati, ai confini con il Mandrione, un tempo periferia pasoliniana ed oggi riqualificato grazie anche al Parco dell'Alessandrino che lo stesso Rutelli ha inaugurato - e, soprattutto, difende Roma: "A Bossi dico: giù le mani da Fiumicino, giù le mani da Roma. E i suoi alleati chi sono? Sono il vecchio del vecchio del vecchio Msi, gli Storace, gli Alemanno e i Rauti...". tende la mano ai moderati: "Ho apprezzato le dichiarazioni di Casini che ha detto che il suo partito non può stare con chi è vicino ai neofascisti...". Rutelli ricorda "la destra che appena arrivata al potere, alla Regione, ha avuto assessori indagati, noi in tutti questi anni di governo neanche un episodio di corruzione ". Duemila persone ad ascoltare Rutelli e il candidato alla Provincia, Nicola Zingaretti. Rutelli parla per primo, e spesso ricorda di conoscere "ogni angolo ogni quartiere ogni storia, io...". Attacca il Pdl e i suoi alleati: "Giù le mani, caro Bossi, da Fiumicino e da Alitalia. La difenderemo perchè è il patrimonio della nostra città. Voi la volete spegnere, ma quella che è la nostra Fiat. Adesso la voglio vedere 'sta cordata promessa da Berlusconi. Dopo aver preso i voti, purtroppo anche dei romani, già annuncia sacrifici e licenziamenti... ". Dice di voler "difendere Roma, perché Roma non è la città dipinta da questa destra, non è cupa e rancorosa, è la città che si apre al mondo, che guarda al futuro, e la Capitale d'Italia, orgogliosa, degna, forte, libera e democratica. Andiamo a vincere le elezioni e a governare in modo nuovo e forte la capitale d'Italia". Governare in modo nuovo: più volte ripete che ciò che è stato già fatto "deve essere migliorato"; casa, lavoro, spazio per i giovani sono argomenti sui quali puntare: "Avremo un nuovo Giubileo, trasformeremo la città e creremo nuove opportunità di lavoro, con le metropolitane vinceremo la battaglia del traffico, garantiremo la nascita di ventiseimila alloggi e pagaremo parte dei mutui a tasso variabile. Noi siamo la Roma che cresce e miglioro. Il mio avversario? Le sue uniche proposte sono state il secondo Raccordo, da far pagare ai romani col pedaggio, senza considerare che violerebbe nove parchi, e oltre a questa idea ne ha avuta un'altra, un casinò da costruire a Ostia.... Roma è del cento per cento di romani: da sindaco, li rappresenterò tutti". Sulla sicurezza, dice Zingaretti: "Non abbiamo fomentato la paura perché criminale è quel politico che cavalca i problemi senza trovare soluzioni. Roma non piega la testa e non si fa piegare, è una città che non vuole lezioni da nessuno e che, mi dispiace per Bossi, è cresciuta in questi anni più del Nord. "Fino a lunedì alle 15 non perdiamo nemmeno un'occasione perché ne vale la pena. Impediamo che torni nelle stanze del potere chi fino a qualche anno fa faceva affari con Lady Asl...". Alessandro Capponi Sul palco Rutelli saluta gli elettori dal palco di Torpignattara.

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ROMA Il tele-duello documentale: ecco il nuovo format che s'è autoinve (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Di MARIO AJELLO ROMA Il tele-duello documentale: ecco il nuovo format che s'è autoinventato ieri sera, con Rutelli e Alemanno in scena per la sfida finale a "Matrix". Ovvero, non una parola, non un'accusa, non una promessa, pronunciate dall'uno o dall'altro, diversi in tutto ma non nella comune vocazione da secchioni, che non sia supportata dallo sventolare ("Guarda che ti faccio vedere!", "E guarda io che cosa ti mostro!") di una foto, di un testo di legge, di un'ordinanza, di una cartina geografica, di un'illustrazione d'un progetto urbano, di un poster, di un volantino... "Tu mi fai vedere gli occupanti di Casa Pound?", dice Alemanno a Rutelli, "ma ecco chi saranno i tuoi consiglieri comunali: questo è Tarzan!". Chi? Io Tarzan tu Jane? No, nel volantino tirato fuori da Alemanno c'è l'effigie del più infaticabile e sinistrese degli occupanti di case, eletto a furor di popolo con la Sinistra Arcobaleno. E Tarzan viene sventolato una volta, poi un'altra, un'altra ancora... Enrico Mentana, il conduttore, si diverte: "Tarzan, Batman...". Rutelli sorride: "E ora arriva anche l'Uomo Ragno!". Come Tarzan è il tormentone dell'uno, Bossi - ma senza foto agitata sotto il naso di Alemanno - è il tormentone dell'altro. Rutelli: "Bossi...". Replica: "Basta con questo Bossi!". Rutelli: "Bossi...". Replica: "Basta con questo Bossi!". Sembra un rap. Invece si tratta di uno scontro, civile, politicamente corretto, con tanto di stretta finale e persino di un "auguri" da parte di Alemanno a Rutelli che ricambia con un benevolo sorriso, fra il Maratoneta e l'Alpinista. Rutelli è il maratoneta che viene da lontano e vuole proseguire la corsa, anche sulla scia di Walter ma aggiungendo "qualcosa di più e di diverso". Alemanno è l'alpinista che, dopo aver scalato la cima del K2, cerca ora di arrampicarsi sulla vetta del Campidoglio e piantare lassù la bandiera di "homo novus". Il risultato è quello del pari. Anche sotto il profilo della vicendevole soddisfazione per la propria performance. Rutelli, alla fine: "E' andata molto bene". Alemanno, lasciando lo studio: "Ce ne siamo dette ma sono soddisfatto". Bravi a evitare la rissa. Che si sarebbe risolta, magari, in una nuvola di carte. La nuvola di Fuksas? "Eccola, te la faccio vedere - dice Rutelli ad Alemanno, estraendo l'ennesima immagine - la prossima realizzazione di questo architetto all'Eur...". "Ma è solo una simulazione fotografica, poi vai all'Eur e trovi un buco, nulla di nuovo insomma", è l'affondo di Alemanno. "Tu dipingi Roma come il Bronx", dice l'uno. E l'altro: "Non è vero". Sennò, si sarebbe portato sul set qualche foto-ricordo o un dvd raffiguranti spacciatori e criminali afro-americani all'opera in quel ruvido quartiere newyorkese. Bravi a non fare troppa baruffa. E capaci l'uno, l'Alpinista, a rappresentare l'Urbe con il pathos e con la crudezza di un "civis romanus" di fronte alle macerie lasciate dai Goti (che in questo caso sarebbero quelli "di un gruppo di potere della sinistra, sempre uguale, che governa la nostra città da quindici anni"). E l'altro, il Maratoneta, a rassicurare e a presentarsi come uomo d'esperienza. Anche se la cravatta blu da statista la porta al collo Alemanno, mentre Rutelli ce l'ha verde (un richiamo, ovviamente negativo, al colore prediletto da Bossi?). Ma adesso è tardi. A mezzanotte, come Cenerentola giustamente fatta apparire sullo schermo da Mentana, immagine finale di questo docu-duello, comincia il sonno elettorale. Quando gli sfidanti si sveglieranno, chi dei due vedrà recapitarsi dal Principe (cioè dal popolo sovrano) quella scarpetta rossa che si chiama Campidoglio?.

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<Se sarò sindaco incontrerò il vedovo Reggiani> (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-26 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Centrodestra "Se sarò sindaco incontrerò il vedovo Reggiani" L'ultima giornata della campagna elettorale di Gianni Alemanno è stata dedicata al sociale. Dopo aver partecipato alle celebrazioni del 25 aprile, infatti, il candidato sindaco del centrodestra ha incontrato il personale del centro "Aiuto alla Vita", un servizio per le situazioni di maternità e paternità difficile. Durante l'incontro, Alemanno ha spiegato che quel centro "è stato la prima tappa di un giro che ha toccato vari punti della città tra cui Tor Bella Monaca e il ricovero dei senza fissa dimora gestito da padre Sebastian. Il sociale deve essere la frontiera più avanzata che il Comune può e deve raggiungere". Parlando all'interno della struttura, Alemanno ha spiegato che "non deve essere il Comune a scegliere ma le famiglie e per questo bisognerebbe dare ad ogni nuovo nato il diritto di usufruire di una somma in modo che sia la donna a scegliere da chi farsi aiutare". Nel tempo trascorso dentro al centro, che dal 2001 ha fatto nascere la bellezza di 186 bambini, Alemanno ha parlato di sussidiarietà "un principio con cui si riescono a valorizzare tutte le realtà che nascono nel territorio, tanto le associazioni quanto le famiglie ". A Tor Bella Monaca, Alemanno ha aggiunto: "Roma è stata il laboratorio di un'utopia e di una visione della sinistra che ha creato problemi alla città: i veri nemici della città non sono Bossi e Calderoli, ma Rutelli e Veltroni che hanno amministrato male". E poi ha spiegato: "Il buonismo e la tolleranza hanno generato nuovi problemi, soprattutto in periferia con un'immigrazione incontrollata. Dobbiamo ripristinare una serie di regole fondamentali e dire che Roma riparte dal rigore e dalla serietà. Se vinceremo noi comincerà la tolleranza zero: ma già col risultato del primo turno abbiamo dato una svolta. E da sindaco, per prima cosa, incontrerò il vedovo Reggiani ".

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AA.S. Roma1,1591,580,5601,184736751 A2A2,3381,782,19 (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

73,1187843241 Acea12,3690,5511,39414,433331899 Acegas-APS5,410-0,155,3356,98119040 Acotel Group81,1502,2453,11083,18043528 Acque Potabili Torino2,845-0,182,3613,43134019 Acsm1,5200,001,2231,8333500 Actelios7,300-0,335,9887,68916231 AdF - Aeroporto di Firenze16,870-0,1216,65118,0291 Aedes1,999-1,041,5603,412308732 Aeffe1,7170,591,7132,63294592 Aicon1,3460,151,2402,128306602 Alerion0,644-0,740,5530,706132327 Alitalia0,501-13,620,2270,791946686 Alleanza Assicurazioni8,365-0,247,8378,8042890780 Amplifon1,8950,161,8183,568508643 Anima2,1072,331,6042,16067966 Ansaldo Sts9,7011,737,1709,75988584 Arena0,0671,520,0550,1461066153 Ascopiave1,5481,181,4341,82047846 Astaldi5,165-0,124,0175,427181590 Atlantia20,9401,4018,63225,6501238367 Autogrill9,5232,709,23011,573877544 Autostrada To-Mi11,6501,3311,23514,991145137 Azimut Holding7,251-1,066,0238,889473464 BBanca Carige2,5080,932,2473,2931127380 Banca Carige risparmio2,5710,002,3183,2450 Banca Finnat0,8140,390,6490,8743100 Banca Generali5,8954,974,6216,779193296 Banca Ifis9,787-1,077,91210,51616415 Banca Ifis warrant 20083,3700,001,6233,6360 Banca Italease7,089-0,144,8299,4861202152 Banca Pop. dell'Etruria e Lazio7,9461,467,1579,39467918 Banca Pop. di Intra12,1840,009,54411,9100 Banca Pop. di Milano8,2632,666,9729,1763644040 Banca Pop. di Spoleto7,5000,946,9149,2661311 Banca Profilo1,4123,141,3161,9173350 Banco Bilbao Vizcaya14,5002,4012,85316,83055 Banco di Desio e della Brianza6,3900,336,0217,11026200 B.co Desio e Brianza rnc6,5720,005,9807,0000 Banco di Sardegna rnc14,7200,0013,89216,6030 Banco Popolare12,6331,2110,42715,0872913812 Basicnet1,7861,651,4662,29435559 Bastogi0,2741,860,2350,327101186 BB Biotech48,6401,9345,94052,800653 Bca Popolare Italiana warr 20100,4120,000,3180,6600 Bco Santander C.Hispano13,6011,2011,17914,58513840 Beghelli ord0,9672,650,8691,178311183 Benetton Group8,1701,678,00411,969648928 Beni Stabili0,7160,490,6110,7842032102 Bialetti Industrie1,240-0,241,1731,6498 Biesse12,845-1,0011,23714,64729885 Bim5,2302,514,8577,1195554 Boero Bartolomeo27,5000,0021,20029,5000 Bolzoni2,826-0,492,7553,85918404 Bonifiche Ferraresi37,3601,4928,02037,2401929 Brembo ord8,3762,278,31710,970111787 Brioschi0,3820,610,3480,48681938 Bulgari7,4602,616,8059,5212620067 Buongiorno Vitaminic1,8184,181,5272,192182703 Buzzi Unicem17,0630,6714,40318,763427009 Buzzi Unicem rnc11,2961,029,23412,50726725 CCad It9,2961,568,98010,1171324 Cairo Communication2,5270,282,3004,32115408 Caltagirone5,1950,004,6516,1300 Caltagirone Editore3,8900,003,6364,45213490 Cam-Fin1,0220,201,0021,401206795 Campari5,770-2,375,2656,598910265 Cape Live0,7000,000,6250,9000 Carraro6,1951,144,4356,86520159 Cattolica Assicurazione33,7401,2026,48034,70037415 Cdc2,4434,091,8193,8918821 Cell Therapeutics0,517-1,770,3201,367980715 Cembre5,5800,364,9646,5211140 Cementir6,2352,235,1796,37294709 Centrale LatteTorino2,670-0,222,2853,8602298 Ceramiche Ricchetti1,6354,141,4261,69177701 CHL0,408-0,120,2840,543227397 Ciccolella1,886-1,981,7213,01650500 Cir1,690-0,411,6322,5402053244 Class Editori(ex scis.)1,1041,280,9321,426309320 Cobra4,635-0,324,2726,37710882 Cofide0,679-0,800,6691,086974675 Cred. Bergamasco29,650-0,2725,38030,7201482 Cred. Emiliano8,4030,067,8859,480108847 Cred. Valtellinese7,633-1,817,6779,090619935 Credito Artigiano2,7400,332,6413,0491000 Credito Artigiano 01/01/080,0000,002,3892,7990 Credito Valtellinese warr 20080,4360,000,4261,5970 Credito Valtellinese warr 20091,0590,001,0511,7060 Cremonini2,9800,002,1802,98031673 Crespi0,710-0,100,5930,97213492 Csp1,4241,421,2901,8476137 DD'Amico2,047-0,921,8782,76680664 Dada14,029-1,5011,30116,37210338 Damiani2,196-0,721,7843,712132859 Danieli23,2500,4816,52424,53038219 Danieli rnc15,3530,8712,50915,862111175 Data Service2,8282,462,8044,4805122 Datalogic5,8583,225,4856,0787443 De' Longhi2,9695,552,6443,85171331 Dea Capital1,6740,971,5432,12793033 Diasorin11,700-0,8510,95713,33620274 Digital Bros4,1500,443,8345,281319 Dmail Gr.10,020-0,548,02711,0801239 DMT-Digital Mult.Tech20,6401,8319,84934,79013452 Ducati Motor Holding1,6880,001,0241,6894636630 EEdison1,5860,571,5522,2072228798 Edison risparmio1,5900,251,5802,0329305 Editoriale L'Espresso2,2070,362,2042,9931004948 EEMS2,9642,142,2303,99799427 El.En24,7501,1923,00027,320145 Elica2,4703,432,1693,41775483 Emak4,695-0,234,3045,2627306 Enel7,0150,636,5418,20421672271 Enertad2,6820,342,2972,9758319 Engineering21,9701,2420,94027,3302000 Eni24,5201,0721,08025,61013986157 Enia8,742-0,618,82511,66125962 Erg14,1741,509,77214,4901128301 Ergo Previdenza4,1731,663,1154,2585287 Esprinet7,0364,355,5828,288114753 Eurofly1,2841,741,0352,057514743 Eurotech4,8460,003,9364,98873829 Eutelia2,0140,901,6573,408108885 Everel Group0,2793,370,2490,39588032 Exprivia1,5660,191,2301,98095548 FFastweb19,8211,6617,85625,67092294 Fiat14,6855,0912,15217,70247786404 Fiat prv11,0654,879,17614,614406137 Fiat rnc10,9214,639,35114,679307677 Fidia8,775-0,836,1009,46742815 Fiera Milano6,998-0,573,77010,22169075 Filatura di Pollone0,5660,320,5440,7622000 Finarte Casa D'Aste0,4740,130,4260,5381 Finmeccanica21,5800,3718,47522,0301397808 FMR Art'è7,030-0,146,1878,0041193 Fondiaria-Sai26,2900,8125,11029,690268606 Fondiaria-Sai rnc17,1001,1016,44619,87549418 Fullsix3,6352,543,5536,146210 GGabetti Property Solutions1,8400,821,6662,2671 Gas Plus7,375-1,176,4818,16850 Gefran ord4,7902,154,2845,1841880 Gemina0,8512,490,8071,2004430889 Gemina rnc0,9000,000,9001,1100 Generali28,8700,5226,85031,4304286192 Geox S.p.A.9,0762,698,81713,602583596 Gewiss3,7882,383,3424,8301735 Granitifiandre7,0100,146,7678,63610611 Greenergy Capital0,00813,890,0050,00814506245 Gruppo Coin4,2050,003,8195,50418860 Guala Closures4,088-2,343,4414,325537267 HHera2,3462,712,2873,0423806362 II Grandi Viaggi1,2700,001,1631,5230 Ifi prv17,7922,4315,56022,990263630 Ifil5,4332,284,5156,3421913229 Ifil rnc4,4421,123,9235,844217397 IGD- Imm. Grande Distribuzione2,238-0,091,7552,518570030 Ima13,158-1,3412,19814,12125518 Imm. Lombarda0,1580,190,1030,158925800 Immsi0,9000,920,8801,297396291 Impregilo3,8530,892,5144,5962169515 Impregilo rnc8,0000,007,5509,4400 Indesit7,2750,087,32610,671760816 Indesit rnc10,8000,0010,80013,3400 Intek0,5540,240,5520,705155074 Intek risp0,9980,000,9001,0440 Interpump5,8781,545,4127,012113489 Intesa Sanpaolo ord4,8150,104,2185,32738973608 Intesa Sanpaolo rnc4,5381,793,8734,9604529857 Invest e Sviluppo0,1430,850,1270,18685301 Inv.e Svil.Mediterraneo1,0100,000,9601,1500 Inv.e Svil.Mediterraneo w0,0360,000,0260,2450 Investimenti e Sviluppo warr 20090,0280,000,0240,0390 Ipi3,4900,003,1134,8300 Irce2,6742,062,2212,8205702 Iride1,8780,971,8652,588335594 Iride w80,4450,000,4130,7960 Isagro3,6111,402,1045,13811178 It Holding0,6401,850,5031,092630960 IT WAY5,7940,105,7167,3594591 Italcementi14,0240,4011,76314,447383710 Italcementi rnc10,2400,718,01810,754125406 Italmobiliare59,900-1,5153,34067,33028645 Italmobiliare rnc45,7600,9337,01048,19019403 JJuventus FC1,087-0,460,7581,108162165 KKaitech0,3183,350,2310,380263869 KME Group1,020-1,451,0001,47989617 KME Group rnc1,2390,001,1721,5130 LLa Doria1,4562,541,2071,661250 LAF (La Fond.) w. 02/085,7000,005,4446,7050 Landi Renzo3,062-1,072,2793,253232336 Lavorwash1,8290,161,3081,828548 Lazio0,3051,670,2500,3905300 Lottomatica(ex NewGame)20,0402,8918,28125,010495983 Luxottica17,5917,6814,78721,3704010779 MMaffei2,210-1,562,1452,635837 Maire Tecnimont3,8001,362,9763,751831261 Management e Capitali0,7102,750,6600,7811000 Marazzi Group5,0511,224,8406,723182857 Marcolin1,4661,101,4631,8633118 Mariella Burani Fashion Group16,3600,6815,68118,70754482 MARR6,6831,135,9737,3193602 Mediacontech6,6520,705,7818,1671373 Mediaset ord.5,667-0,475,2956,81611643561 Mediobanca13,4500,9811,76614,0661399657 Mediolanum3,8971,013,7275,4211812100 Mediterranea Acque3,7642,013,0504,25410548 Meliorbanca2,5400,002,4903,5660 Mid Industry Cap19,9900,0017,90022,0000 Milano Assicurazioni4,494-0,204,0435,313749052 Milano Assicurazioni rnc4,431-0,494,2385,269312580 Mirato8,0250,316,8068,404722 Mittel4,1150,643,8525,1681537 MolMed2,0800,001,9452,1470 Mondadori5,470-0,444,8435,605209827 Mondo Tv6,880-2,015,57711,5053702 Monrif0,7000,360,6440,90210122 Monte Paschi Siena2,8502,192,6433,65759177091 Montefibre0,5403,070,4490,630117981 Montefibre rnc0,495-0,900,4410,60943540 Mutuionline4,048-0,053,1544,386601 NNavigazione Montanari2,4920,362,0482,78932724 Negri Bossi0,4500,580,4330,8122700 Negri Bossi warr 2007/20100,1430,000,1230,2550 Nice2,9480,922,9043,69618698 OOlidata0,8540,810,7501,05813633 Omnia Network1,4781,090,9532,102135182 PPanariagroup Ind.Ceram.3,310-0,452,9914,408976 Parmalat SpA2,102-1,502,1092,65240823371 Parmalat warrant 20151,2310,001,1991,6610 Permasteelisa13,8100,3110,64014,41026358 Piaggio1,4830,271,4552,3301138336 Pininfarina10,3073,076,92414,801484376 Pirelli & C.0,5392,100,4930,58744166624 Pirelli & C. Real Estate19,8621,9919,16627,428108161 Pirelli & C. rnc0,6142,750,5490,638819775 Poligrafica S.Faustino13,9630,9612,66517,855747 Poligrafici Editoriale0,6460,080,6251,11327098 Poltrona Frau1,3211,771,0352,149155112 Polynt3,6330,083,4723,65586161 Premafin Finanziaria1,4972,601,4541,950149023 Premuda1,277-0,311,1801,61547214 Prima Industrie29,380-0,1020,72032,4803084 Prysmian15,174-1,1012,46116,316745284 RRatti0,420-0,540,3520,5207600 Rcs MediaGroup2,287-0,262,2672,949516717 Rcs MediaGroup rnc1,5730,451,5652,234227281 RDB2,642-0,641,9833,1412741 Recordati4,7101,934,3446,307420101 Reno de Medici0,3830,580,3590,58514335 Reply23,0200,5217,86623,9403265 Retelit0,2251,310,1950,304332734 Richard Ginori 17350,4120,000,4000,4000 Risanamento1,7764,041,3393,632903442 SSabaf S.p.a.19,3060,4215,99322,6203646 Sadi1,4980,941,4242,00511062 Saes19,0891,5416,24621,04010563 Saes rnc16,3852,4713,64917,51329942 Safilo Group1,7881,941,6792,3412600674 Saipem28,370-1,2921,84030,2303706155 Saipem risp (old rnc)27,500-1,2623,00028,490500 SARAS3,684-1,132,7194,0421873246 Sat9,6500,009,06012,5100 Save9,755-1,789,67512,0466837 Schiapparelli0,0430,940,0390,04740000 Seat Pagine Gialle0,1260,720,1050,26932853053 Seat Pagine Gialle risp0,1380,800,1250,268124212 SIAS7,9804,007,74910,300394749 Sirti2,6030,002,1562,6470 Sisa2,1500,002,1002,6200 Snai3,7130,432,8715,177204837 Snam Rete Gas4,1220,053,9434,6385304965 Snia 2010 warrant0,0270,000,0210,0350 Snia Bpd0,5930,900,4350,709144919 Socotherm5,3272,194,3936,44049795 Sogefi4,8332,374,1886,0491049168 Sol4,627-2,594,4005,04723263 Sole 24 Ore4,180-0,503,5675,6373741 Sopaf0,449-0,110,4270,51112400 Sorin1,0771,990,7701,356109511 Stefanel1,3292,551,1192,00014929 Stefanel risp.4,4800,004,4804,9500 STMicroelectronics N.V.7,4004,776,3529,74511254278 TTAS19,9201,6319,60023,190550 Telecom Italia Media0,1351,050,1250,2361526462 Telecom Italia Media rnc0,130-2,990,1220,220825 Telecom Italia rnc1,0792,180,9421,60982206390 Telecom Italia(già Olivetti)1,3683,251,2122,143207284982 Tenaris16,689-1,1412,15617,5022214148 Terna2,8200,112,6332,9094058301 Tiscali2,375-0,041,3092,3886931191 Tod's39,7002,5834,55048,11070820 Trevi Finanziaria Industriale15,1420,078,96515,193193366 Trevisan2,5911,132,2133,32588339 TXT12,400-0,199,67515,957425 UUBI Banca16,8070,1614,77318,7012435159 Uni Land0,2570,900,2160,4181094030 UniCredit4,9533,404,1805,697149154236 UniCredit rnc5,2003,224,4905,87548034 Unipol2,0010,051,6552,3397680993 Unipol priv1,8050,331,4862,1608183697 VViaggi del Ventaglio0,406-2,240,2820,500107467 Vianini Industria3,1600,002,9643,3750 Vianini Lavori9,073-0,477,96711,16117360 Vittoria Assicurazioni13,2553,379,23513,04822183 WWar Greenergy Cap 110,0030,000,0010,0030 Warr Intek 080,0990,000,0160,1230 Warr Mid Ind C0,8000,000,5400,9860 ZZignago Vetro4,8482,324,0204,8277672 Zucchi2,9030,002,7633,3000 Zucchi rnc3,1530,003,0553,8380.

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Mv, a Varese arrivano gli indiani (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-26 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE La crisi La fabbrica di motociclette era già stata venduta ai malesi della Proton Mv, a Varese arrivano gli indiani Castiglioni tratta con Tata per cedere il marchio Agusta L'industriale: "E' molto importante per il nostro futuro". Ipotesi di vendita di piccole quote ai concessionari MILANO - L'altra faccia della globalizzazione: nel cuore della Lombardia che due settimane fa ha sommerso di voti la Lega Nord, sbarcano gli indiani. Non i pellerossa evocati da un manifesto elettorale del partito di Bossi, ma gli asiatici del colosso metalmeccanico Tata, interessati a rilevare proprio a Varese, proprio nella culla del Carroccio - marchio e fabbrica delle motociclette Mv Agusta. La gloriosa Mv lotta ormai da mesi per evitare il fallimento, dopo che due anni fa aveva "divorziato" da un altro gruppo asiatico, la malese Proton, intervenuto a salvarla. Il soccorso adesso potrebbe arrivare ancora dall'Oriente. Il gruppo Tata, del resto, sta facendo acquisti in Europa, investendo su marchi di prestigio: nei giorni scorsi ha fatto il suo ingresso nel gruppo Pininfarina, mentre in precedenza aveva rilevato in Inghilterra la Jaguar e la Land Rover. E ha realizzato l'accordo con Fiat per la mini- car. A Varese sono in tanti a sperare nel provvidenziale intervento degli indiani, primo fra tutti il patron dell'azienda Claudio Castiglioni, che negli anni scorsi ha già dovuto affrontare una procedura di amministrazione controllata mettere in vendita aziende come la Ducati e la Husqvarna I debiti accumulati e in continua crescita rischiano di soffocare la prestigiosa casa motociclistica che ha raccolto successi sui circuiti di tutto il mondo, legando in primis il suo nome ai titoli iridati di Giacomo Agostini ma anche a piloti come Alberto Pagani, Gary Hocking, Tino Brambilla, John Surtees, Mike Hailwood e Phil Read. Castiglioni non si sbilancia sull'indiscrezione riguardante l'arrivo dei nuovi partner: "Trattiamo con gli indiani, è molto importante per il nostro futuro, non posso dire molto non avendo concluso nulla con un contratto. Abbiamo inoltre altre trattative avviate precedentemente e non ancora definitivamente scartate". In fabbrica il montaggio delle moto da consegnare ai clienti procede nel frattempo con le difficoltà che si possono immaginare di reperire i pezzi da montare e che i fornitori non sono disposti a consegnare. "Nei giorni scorsi effettivamente è arrivata una delegazione indiana - riferisce Loris Andreotti, delegato della Fim Cisl - ma dalla proprietà non abbiamo avuto alcuna comunicazione ufficiale". Una soluzione per fare "cassa" e garantire la continuità della produzione Castiglioni l'ha individuata nella vendita di piccole quote della società a concessionari sensibili al grande fascino del marchio MV Agusta. Nel frattempo il reparto nuovi progetti porta avanti lo sviluppo di tre nuovi modelli da portare in produzione una volta superate le attuali difficoltà. Anche il reparto corse lavora alla sperimentazione di una moto per le gare del mondiale superbike del prossimo anno, attività annunciata da tempo da Claudio Castiglioni e che manterrebbe l'immagine sportiva del marchio. "Il motociclismo italiano negli anni '70 era distrutto dall'industria giapponese - conclude Castiglioni ho avuto il coraggio come appassionato e industriale di riportare le moto italiane in pista e sulle strade. Ora trovo delle difficoltà e ho problemi a reperire aiuti". Claudio Del Frate Giancarlo Falletti Made in Italy Ratan Tata (sopra) potrebbe rilevare Mv Agusta, uno dei marchi storici del motociclismo italiano, di proprietà di Claudio Castiglioni.

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Interventi e Repliche (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-26 num: - pag: 43 categoria: BREVI Interventi e Repliche L'inchiesta toghe lucane L'articolo a firma Carlo Vulpio ( Corriere, 21 aprile) "Policoro, il pm incontrò l'indagato" poiché riporta il nome dello scrivente e adombra chissà quali capacità di influire, influenzare e condizionare pm e giudici necessita di questa mia precisazione. Mai ho incontrato o conosciuto questi magistrati o avuto interessi di alcun genere in Marinagri. Conosco soltanto il dottor Galante in quanto come procuratore della Repubblica, al pari della compagnia Carabinieri di Policoro, è stato molto vicino a me e alla mia famiglia allorché, intorno al 1990, fui oggetto di minacce ed estorsioni culminate con un attentato a una mia autovettura. Il clan Scarcia fu indagato per questo episodio. Ora mi trovo di nuovo a difendermi da un'assurda e fantasiosa storia che vede Salvatore Scarcia protagonista. Per il resto bisognerebbe comprendere perché accomunare il mio nome a quello di Walter Mazziotta che non ha mai effettuato con me percorsi verso Marinagri o incontrato alcun magistrato. Si confida nell'attività delle autorità e che al più presto venga fatta chiarezza in tutte queste strane vicende. Cav. Luigi Lavier, Policoro (Mt) Nel mio articolo non "adombro" e non "accomuno" un bel niente. Mi limito a riportare fedelmente (ripeto: fedelmente) il racconto reso al magistrato inquirente dal boss Scarcia, che non è un "pentito", circa l'incontro che sarebbe avvenuto nell'Ittica Valdagri (poi Marinagri) nell'estate del 2000. Se le dichiarazioni fatte mettere a verbale da Scarcia siano vere, o parzialmente vere, o false, è compito dell'autorità giudiziaria appurarlo. Carlo Vulpio Ferilli, Alemanno e il confronto sulle idee Sono rimasta, devo dire con sincerità, molto sorpresa e dispiaciuta per la frase attribuitami ieri sul Corriere nella quale avrei fatto riferimento diretto a Gianni Alemanno durante il mio discorso in occasione della chiusura della campagna elettorale per l'elezione del nuovo sindaco di Roma. Sorpresa perché il Corriere della Sera è stato l'unico giornale che, in uno scherzoso paragone tra il livello generale del dibattito politico di questo periodo e il riferimento a me stessa come "Schopenhauer", ha scritto di un attacco personale a Gianni Alemanno che, invece, io non ho mai tirato in ballo né nominato. Dispiaciuta perché questo non è mai stato il mio stile e mai lo sarà. Mi si conceda il ritorno ad un "concetto filosofico": il confronto deve essere sempre sulle idee e mai sulle persone. E io, ieri, non ho coinvolto Alemanno ma ho semplicemente parlato delle idee in cui credo. Sabrina Ferilli Almeno tre agenzie di stampa hanno riferito la stessa versione. Ma non abbiamo alcuna difficoltà a credere alla precisazione della signora Ferilli. Un invito: imitare Bruxelles Sono d'accordo con il lettore che sul Corriere di ieri faceva notare che il Parlamento di Bruxelles vieta a tutti gli europarlamentari di assumere parenti come loro assistenti. Spero anch'io che il nuovo governo imiti questa disposizione: è ora che queste "eredità" cessino. Luigia Guglielmana, luigia.guglielmana@libero.it Deputati italiani di colore In una notizia pubblicata lo scorso 16 aprile, il Corriere ha definito (come molti altri mezzi d'informazione) il neoeletto Jean Touadi (Italia dei Valori) il primo deputato italiano di colore. In realtà, il "primato" spetta a Mercedes Frias, nel 2006 eletta per Rifondazione Comunista.

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Stop di Berlusconi: non più di 12 ministri (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

N. 100 del 2008-04-26 pagina 6 Stop di Berlusconi: non più di 12 ministri di Fabrizio De Feo La composizione della squadra procede: in rialzo Rotondi, spunta il nome di Fitto. A Micciché le deleghe per il Sud. Da definire il ruolo della Lega nell'esecutivo: oggi vertice ad Arcore con Bossi Roma - Lavori in corso. La macchina delle consultazioni interne al Pdl non si ferma neppure nel giorno della Liberazione. Silvio Berlusconi, infatti, riunisce a Palazzo Grazioli la tolda di comando di Forza Italia e fa il punto della situazione. All'ordine del giorno la composizione della squadra di governo. Un lavoro che, spiegherà più tardi Berlusconi "procede bene" ma non è ancora ultimato. Parole più prudenti di quelle usate da Gianfranco Miccichè, che annuncia: "Sostanzialmente la squadra è fatta". Con una postilla: "Mi pare che ci sia un equilibrio fra Nord e Sud mentre prima c'erano più ministri del Lombardo-Veneto". E un annuncio: "Io sarò sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe". La verità è che, pur essendo stato completato il grosso del lavoro, sussistono una serie di variabili che potranno essere chiarite soltanto dopo l'incontro odierno del premier in pectore con Umberto Bossi ad Arcore e dopo il ballottaggio romano in cui è coinvolto un possibile ministro come Gianni Alemanno. Un punto, però, è risultato chiaro: nel corso della riunione Berlusconi ha puntualizzato che non ci saranno spacchettamenti e non si procederà ad alcuna moltiplicazione dei ministeri ma si resterà ancorati al numero di dodici ministeri con portafoglio previsto dalla riforma Bassanini. L'altro punto cardine della riunione ha riguardato la rivendicazione di un vicepremier da parte della Lega. Una richiesta motivata dal Carroccio come conseguenza inevitabile dell'accordo elettorale e come contrappeso a un vicepremier del Pdl. Sullo sfondo continuano a muoversi le pedine dei candidati sullo scacchiere governativo, con nuovi possibili ministri che entrano nel totonomine. Le ultime voci riguardano l'approdo di Raffaele Fitto agli Affari regionali, quello molto probabile di Claudio Scajola allo Sviluppo economico e l'assegnazione di un dicastero ad Angelino Alfano (presumibilmente come viceministro alla Funzione pubblica, accorpata con lo Sviluppo tecnologico). Secondo questo schema è quindi confermato il Viminale al Carroccio, Elio Vito al ministero della Giustizia e il dicastero dei Beni culturali per Sandro Bondi. Franco Frattini andrà agli Esteri, Paolo Bonaiuti probabilmente ai Rapporti con il Parlamento e ci sarà un posto nella squadra anche per Stefania Prestigiacomo e Adriana Poli Bortone. Quest'ultima viene data in corsa, insieme a Mariastella Gelmini per la Pubblica istruzione mentre a Gianfranco Rotondi (che la Dc per le Autonomie ha ieri candidato per l'incarico di capogruppo alla Camera) dovrebbe andare il ministero per l'Attuazione del programma. Nella riunione a Via del Plebiscito con Berlusconi si è lavorato anche sulle presidenze delle Commissioni parlamentari e su questo fronte sta avanzando con forza il nome di Gaetano Quagliariello per gli Affari costituzionali. Certe e sigillate appaiono invece le presidenze dei gruppi, con Maurizio Gasparri al Senato e Fabrizio Cicchitto alla Camera. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La seconda rivoluzione di Grillo contro giornali e parlamentari A Torino 50mila persone per lui (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

"Siamo noi i veri partigiani". Sul palco Caparezza, Er Piotta e Travaglio La seconda rivoluzione di Grillo contro giornali e parlamentari A Torino 50mila persone per lui Torino Cinquantamila persone per Beppe Grillo stipate dentro piazza San Carlo piena come non mai. Il salotto buono di Torino accoglie festante il comico genovese ed il suo variegato popolo che nonostante un cocente solleone non perde una battuta. Una volta entrati dentro la piazza uscirne è impossibile perché tutti sono stipati come acciughe. Chissà però se sono tutti qua perché condividono il grillo-pensiero. C'è di tutto: i notav, i leghisti, i veltroniani delusi, gli orfani di rifondazione ultradelusi, gente incravattata, squatter col cane, madame che sorseggiano un caffè sedute ai tavolini chic della caffetteria San Carlo. Il comico da tutti strappa applausi e plateali consensi: "Ha proprio ragione!". Prima del capo, come decadi di Mediaset insegnano, ci vuole un po' di intrattenimento per attirare le masse: ecco quindi Caparezza e Er Piotta che arringano le folle. Poi arriva lui ed è un ciclone. Prima cazzia senza pietà un poveraccio che sventola una bandiera, poi dà la buona notizia che tutti attendono: dal Parlamento italiano sono spariti cinque partiti! Poi un bel gesto dell'ombrello come a dire, finalmente ve ne siete andati aff... La gente applaude tutta contenta, anche se due di quei cinque partiti che hanno fatto la resistenza vera e propria oggi sono extraparlamentari. Un po' di stanca ironia su Chiamparino, Rai e Mediaset. Grillo in questo è ecumenico: una mazzata a Berlusconi (testa d'asfalto) è seguita sempre da un'altra a Veltroni (topogigio). Questa tecnica, seguita con rigore, gli permette di essere visto come un attore terzo, contro tutti i potenti. Dato che i giornali italiani fanno tutti schifo perché sono tutti schiavi del potere Grillo elenca quali sono i suoi punti di riferimento dell'informazione che saluta con grande calore: Cnn e Bbc (che come tutti sanno si sono distinte per i loro impavidi servizi giornalistici durante la guerra afghana e irachena), Al Jazeera e la televisione australiana. I giornali italiani invece sono indegni perché prendono sovvenzioni pubbliche. Secondo Grillo la carta stampata dovrebbe vivere solo con i soldi delle vendite: chiuderebbero tutti. Per lui non c'è differenza tra Liberazione e Il Sole 24 ore , fanno schifo entrambi perché prendono i soldi dei contribuenti. Pensiero dogmatico turbo liberista quello di Grillo. Eppure quasi tutti i suoi fans sono di sinistra, mah. Per fare un esempio di quanto i giornalisti siano una categoria disgustosa cita l'intervista in ginocchio del direttore del Tg1 Riotta a Berlusconi. Poi si passa la piatto forte: l'elenco dei parlamentari condannati in via definitiva presenti nell'attuale parlamento: sono sedici e per ognuno di essi c'è un sonoro vaffanculo urlato dalla folla inferocita. Divertente la gag su Maroni, condannato per aver azzannato un poliziotto: sarà il prossimo ministro degli Interni. Grillo sottolinea che lui e il suo popolo sono i veri continuatori della lotta partigiana e che l'attuale fascismo è più sottile di quello precedente. Gli strumenti della sua battaglia sono la raccolta firme per abolizione dell'ordine dei giornalisti, abolizione del finanziamento pubblico all'editoria e abolizione della legge Gasparri. Sono soprattutto i giovani ad accalcarsi per firmare. Il V day 2 si conclude con un intervento di Marco Travaglio che lontano dal palco commenta: "Spero che il senso di questa giornata non sia quello di mandare in culo i giornalisti che invece servono, ma il sistema che li tiene sotto il pallone. Se sarà così allora sarà una giornata riuscita". Tutti a casa, lo spettacolo della rivoluzione è finito. Mau. Paglia. 26/04/2008.

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Le conclusioni di Franco Giordano (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Vorrei iniziare queste conclusioni partendo da un punto fermo: ho proposto io in segreteria, e l'ho riproposta qui al Cpn, l'idea di anticipare il congresso per ridare immediatamente la parola alle compagne ed ai compagni di Rifondazione comunista. Il processo democratico inizia proprio con la dinamica congressuale. La catastrofe delle ultime elezioni rende necessario un dibattito partecipato e di massa. A tal fine ho proposto le dimissioni di tutto il gruppo dirigente. Avevo chiesto l'immediata convocazione della direzione nazionale per poter partecipare all'importante ed incoraggiante iniziativa di Firenze, posticipando solo di una settimana il Cpn. Infatti, la mia assenza a quella bellissima manifestazione è stata criticata esplicitamente da Marco Revelli. Io trovo segnali di speranza anche al nostro esterno. La sofferenza di tante compagne e tanti compagni riguarda non solo il futuro di Rifondazione, ma anche quello della Sinistra in Italia. Chi ha da sempre l'ambizione di costruire una cultura di massa, sa bene che in questi casi si deve immediatamente costruire una relazione con il mondo esterno. Non mi è mai capitato, nella storia di Rifondazione comunista, di vedere il partito rinchiudersi in se stesso. Figurarsi in questo caso, quando si deve discutere della sconfitta più cocente. Oggi dobbiamo parlare all'intero paese! Per questo penso che il primo passaggio sia quello di intrecciare una discussione interna approfondita e partecipata al congresso con una discussione esterna aperta a tutti coloro che ci hanno aiutato in campagna elettorale e che sono stati sconfitti insieme a noi ed anche a chi non ci ha votato ed oggi, resosi conto del vuoto che si è creato, vuole colmarlo anche con la sua partecipazione. Saremmo miopi se non facessimo questa operazione. Penso ad assemblee aperte nei territori, non limitate ai gruppi dirigenti, per la ricostruzione della dialettica con un mondo che oggi si pone importanti interrogativi e che potrebbe dare inizio ad una reazione positiva e di massa. Le due date per noi decisive sono quelle del 25 aprile e del 1° maggio, per ricostruire un sentire comune con un pezzo del popolo di sinistra e democratico. Il 25 aprile con il tema della cultura democratica ed antifascista, il 1° maggio per rilanciare il conflitto sociale nella fase contemporanea. Dobbiamo far capire al paese che vogliamo ricominciare, pur in questo difficile momento. A tal proposito, invito tutti ad organizzare, in questa settimana, una grande mobilitazione di sostegno a Rutelli contro l'avanzata di questa destra, la peggiore destra. Io ci sarò, come semplice militante di Rifondazione comunista. Ho proposto a questo Cpn di istituire un comitato di garanti, non costruito pattiziamente, non predeterminato, ma prodotto da un voto, in questa sede, che indichi un indirizzo politico e che non preveda la partecipazione dei membri della segreteria nazionale. Io mi sono dimesso in seguito alla sconfitta, per la catastrofe della cancellazione della rappresentanza del conflitto sociale, della sinistra e per l'avanzata delle destre che si è prodotta. Ma deve essere ben chiaro che non posso dimettermi per la cultura del sospetto. Non accetto l'idea secondo cui io dovrei dimettermi per non aver contrasto un'operazione che puntava allo scioglimento del partito, operazione che sarebbe stata determinata da un appello girato nell'ultima settimana di campagna elettorale e non sottoscritto da alcun dirigente di Rifondazione. Cosa avrei dovuto fare? Convocare gli organismi dirigenti per discutere di un appello esterno al partito e non ancora apparso ufficialmente? Non ho mai parlato di scioglimento del partito né ho mai fatto alcuna allusione in tal senso. Ciò che dicevo ieri, lo ripeto oggi: occorre ripartire da Rifondazione Comunista e avviare il processo costituente della Sinistra. E' questo l'oggetto del nostro Congresso di luglio: ripartire da Rifondazione e rilanciare la costruzione della sinistra unitaria in Italia. Dopo la disfatta elettorale sarebbe assurdo riproporre l'ipotesi della federazione, tanto più dopo il passo indietro unilaterale del Pdci. Non credo si possano mettere sullo stesso piano la proposta della costituente comunista e quella della costituente della sinistra. Sono opzioni incompatibili. La costituente comunista di Diliberto è lontana anni luce da Rifondazione comunista. Rappresenta solo il tentativo di restaurare un pensiero comunista antico ed ortodosso. Sono anche contrario all'idea di un partito unico, che ci riporterebbe nell'alveo di una cultura novecentesca da noi ampiamente superata. Immagino invece uno spazio pubblico - non una federazione - in cui i soggetti, le passioni, i sentimenti possano stare insieme alla pari e, tramite la partecipazione e la democrazia, possano esprimersi, con poteri decisionali, nella definizione di questa soggettività. Oggi, mentre viene negata una rappresentanza politica a tutte le esperienze di conflitto sociale della sinistra, Montezemolo nega la rappresentanza sociale al movimento sindacale con incredibile tempismo. E' come se l'idea stessa del conflitto sociale venisse espunta, contemporaneamente, sia dalla politica, sia dalla società. Come ho già sottolineato nella relazione introduttiva, ritengo che la ragione soggettiva della nostra sconfitta sovrasti quelle oggettive. Va detto che il voto utile ha travolto noi e non l'Udc, perché il nostro elettorato non teme Berlusconi come quello dell'Udc teme Veltroni. Tuttavia le debolezze del voto amministrativo, seppur meno gravi, riflettono quelle del voto nazionale: non voglio cercare alibi. Penso che ci sia un intreccio di cause che vedono sia un deficit nella lettura della società e di proposizione di un'alternativa, sia lo sradicamento dai territori. Queste concause si riflettono anche sullo scenario europeo: in Francia con il Pcf, come in Spagna con Izquierda Unida, mentre in Germania Die Linke riesce a reagire bene. Gli operai si sono ritrovati soli in fabbrica e soli nel territorio, un luogo desertificato e desolidarizzato, dove al conflitto verticale si è sostituito il conflitto orizzontale, con la costruzione sistematica del nemico da parte della fabbrica della paura e dell'idea di una centralità del territorio in chiave contrappositiva. Dobbiamo ricostruire un'idea della politica nuova, un idea di conflitto, espulso dalla politica stessa negli ultimi anni e delegata al sindacato in chiave moderata, mentre al partito si delegava l'autonomia della politica in chiave autoreferenziale. Dobbiamo ricostruire una soggettività politica nuova che contenga un'idea di conflitto altrettanto nuova. Penso ad una sinistra radicata nei territori che ricostruisca forme di democrazia, il "fare società". La collocazione politica non è determinante, perché anche dall'opposizione si deve offrire un'idea di società alternativa e si deve essere radicati nel territorio. Dobbiamo. A mio parere, ripensare la nostra soggettività attorno a 4 grandi questioni: rilanciare il conflitto sociale; investire di nuovo nei movimenti altermondialisti specie in uno scenario globale come quello attuale, con la crisi finanziaria americana alle porte; fare leva su quelle comunità che esprimono un'idea nuova di solidarietà ed un vincolo sociale forte, spesso presenti nei territori del nord del paese dove la desertificazione sociale è devastante; assumere la pratica della differenza, riscoprendo la parzialità del maschile e di rompere il meccanismo dell'universalismo astratto. Sul tema centrale del governo Prodi, va detto che forse avremmo dovuto manifestare una maggiore autonomia, specie in occasione della vicenda sul welfare, quando l'impermeabilità del governo è stata stridente e si è determinata una rottura per noi devastante. Avevamo dichiarato di votare per vincolo sociale e non politico, per evitare che scattasse lo scalone Maroni che avrebbe peggiorativo le condizioni materiali di milioni di lavoratori, ma forse avremmo dovuto essere più duri a riguardo. Questo è vero e accetto la critica che ci è stata mossa. Però quando allora io sostenni l'ipotesi di ritirare la delegazione di governo, altri compagni, che oggi ci criticano per essere stati troppo subalterni al governo Prodi, si opposero. Ritorniamo a Rifondazione Comunista, sì, ma quale? Ho passato una vita nel Prc, 15 anni! E vorrei tornare a quella Rifondazione che ha sperimentato un'innovazione straordinaria, che ha raccolto le spinte provenienti dalla società, che a Genova elaborò un pensiero alto, sostenendo che dovevamo essere interni ai movimenti, rompendo con la logica antica comunista che voleva "trasmettere" la linea ai movimenti. Rivendico quell'innovazione! L'apertura alle soggettività, ai movimenti e la nonviolenza. Nonviolenza non come deriva moderata, ma come potente critica all'attuale assetto capitalistico, in quanto processo di trasformazione reale, molecolare, ma anche come critica all'autonomia del politico, in grado di trasformare la natura del potere: questa è la nostra idea di nonviolenza! Invito i compagni che hanno parlato di nonviolenza a non disperdere questo aspetto fondante della nostra cultura e vi chiedo di inserire la nonviolenza nel documento di oggi e di quello congressuale, così si difende il bagaglio culturale di Rifondazione comunista e renderemo limpida la discussione. Dobbiamo evitare che le nostre culture si possano disperdere solo perché, congiunturalmente, ci troviamo su posizioni differenti. Dobbiamo far tacere i rumori interiori, creare uno spazio di silenzio in cui la parola dell'altro possa risuonare con chiarezza. Dobbiamo guardarci dal rischio di doroteismo, mettendo insieme cose diverse che lascerebbero intatto l'esistente. Cosa mai potremmo conservare adesso? Dobbiamo investire su una progettazione nuova per Rifondazione Comunista e per la sinistra. Le due cose stanno insieme, non riesco a vedere una Rifondazione senza un progetto per la sinistra. C'è tanto sgomento ed angoscia qui e fuori di qui, c'è voglia di prendersi per mano e reagire, come in un corteo. Tante volte mi capita di dirlo nei comizi, lo faccio anche qui: l'unico invito sommesso che vi faccio è di ricordarci l'ammonimento di Bertolt Brecht "Noi ci siamo battuti per il mondo e la gentilezza ma non siamo stati gentili. Dobbiamo poter dire: noi che ci siamo battuti per il mondo e la gentilezza, abbiamo potuto e voluto essere gentili". 26/04/2008.

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A Chiavari tentano di cancellare il Prc Per il Cav. non esistono i diritti Quelle ronde padane così simili alle Ss (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Ci hanno impedito l'esposizione delle bandiere Cara "Liberazione", nel corso dello svolgimento degli interventi istituzionali presso l'Auditorium S. Francesco di Chiavari, in occasione della tradizionale manifestazione del 25 Aprile, è stata impedita l'esposizione delle bandiere del Partito della Rifondazione Comunista. Solo la volontà di non aggravare il già difficile rapporto tra Anpi e amministrazione comunale, col rischio di compromettere del tutto lo svolgimento delle celebrazioni, ci ha convinti ad uscire con le bandiere fuori dai locali. Segnaliamo, per altro, che la delegazione di Rifondazione Comunista ha partecipato con le proprie bandiere a tutto il percorso del corteo suscitando in molti dei partecipanti apprezzamenti ed entusiasmo per la presenza del simbolo comunista a sostegno degli ideali della Resistenza. Ma non possiamo che valutare quanto avvenuto presso l'Auditorium come un atto gravissimo, poiché non solo indicativo di una netta negazione di espressione democratica, ma soprattutto perché discriminatorio nei confronti di una forza politica che considera da sempre i valori della Resistenza come costitutivi della propria matrice culturale e che sono sempre stati alla base dell'azione politica di un partito comunista come il nostro. Denunciamo quindi, con amarezza, il ritorno di un vero e proprio clima reazionario, tanto più insopportabile in quanto emerso proprio in questo giorno. Per questo continueremo a lottare e ad essere presenti con i nostri simboli che per noi e per tanti continuano a rappresentare la vittoria dell'Italia repubblicana sulla dittatura nazifascista e l'affermazione delle libertà democratiche contro ogni forma d'oppressione. il direttivo del circolo Prc "A. Gramsci" Chiavari (Ge) Diritti negati, l'inciviltà di chi ci governa Cara "Liberazione", "Meglio occuparci di trasporti che di omosessualità" ha detto Berlusconi commentando la decisione di Barroso di affidare all'Italia un commissario ai Trasporti invece che alla Giustizia, dove sinora ha lavorato Frattini. Come Associazione, nel constatare ancora una volta il livello di inciviltà dei nostri governanti e come essi siano disconnessi dalla realtà e lontanissimi dalle politiche attuate dagli altri paesi europei in tema di diritti civili, ci troviamo comunque d'accordo con l'affermazione di Berlusconi, perché, a giudicare dalla situazione di arretratezza in cui il nostro Paese si trova forse è meglio che non sia un italiano ad occuparsi di Giustizia, dato che questo non ha prodotto buoni risultati per l'Italia, ma sicuramente un altro Commissario potrà incidere meglio anche nella politica italiana, facendoci ricordare che siamo ancora in difetto nell'attuazione delle direttive europee in tema di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e di diritti civili, nonostante siano passati anni dalla loro emanazione. Quest'affermazione di Berlusconi ci dice anche che il nuovo governo che andrà ad insediarsi non ci lascia sperare niente di buono, anzi sono queste uscite ad alimentare ulteriormente quel clima di odio in quei personaggi che si sentono così autorizzati a mettere in atto azioni, come quelle perpetrate la settimana scorsa nei confronti del "Mario Mieli" di Roma, perché tanto resteranno impuniti. Vogliamo perciò rinnovare l'appello a tutto il mondo glbtq italiano ad incontrarci per mettere in atto tutte quelle politche comuni di rivendicazione: ora è il momento di alzare il tiro perché constatiamo che la politica che sinora abbiamo portato avanti è stata alquanto timida e non ha portato a niente, l'essere stati concilianti e l'avere accettato il compromesso, accettando proposte offensive come quella dei Dico del precedente governo, non ha prodotto effetti positivi, quindi pensiamo che sia il momento di cambiare rotta, oggi più che mai. Associazione Omosessuale Articolo Tre Palermo Tutti a votare ai ballottaggi per fermare la destra Cari compagni, è giusto analizzare e dibattere le cause profonde del risultato negativo ottenuto dalla Sinistra Arcobaleno. Mi permetto comunque di ricordare a me stesso e a tutti che il 27 e 28 aprile si torna a votare per i ballottaggi in Italia e particolarmente a Roma. A questo appuntamento non si deve mancare e soprattutto non devono mancare coloro che nel primo turno si sono astenuti o hanno disertato le urne. Dico questo perché i comunisti hanno sempre difeso la democrazia e particolarmente in quei periodi in cui l'impresa si è fatta Stato o peggio la deriva reazionaria ha preso corpo. In ogni tempo il venir meno dei rappresentanti delle forze democratiche ha dato forza e legittimità ad ogni forma di caudillismo. Ogni altra considerazione, ancorché legittima, tende solo a soddisfare nell'immediato il proprio io esacerbato. I rivoluzionari perseguitati (da Tommaso Campanella ad Antonio Gramsci) hanno trovato nel proprio drammatico carcere la tranquillità mentale del pensiero critico. Noi oggi, nel tutto sommato comodo della vita quotidiana, saremmo storicamente irresponsabili ad estraniarci e a chiuderci nei nostri sterili riti. Mi auguro che "Liberazione" trovi le parole giuste per invitare i suoi lettori ad andare a votare per sostenere i candidati della lista democratica in Italia e soprattutto a Roma. Gianni Licandro Roma Noi lavoratori della Panorama costretti allo sciopero Caro direttore, siamo i lavoratori e le lavoratrici del gruppo Panorama di Roma, oggi saremo costretti a scioperare per l'ennesima volta. Oltre al mancato rinnovo del contratto nazionale scaduto da due anni e alla disdetta da parte dell'azienda del contratto integrativo, Panorama Spa ha aperto la procedura di mobilità per circa 230 dipendenti in tutta Italia, di cui un centinaio solo a Roma. Stiamo subendo un attacco senza precedenti. Il padrone pretende il lavoro domenicale obbligatorio, piena libertà sugli orari di lavoro, nessuna maggiorazione salariale per coloro che hanno la domenica per contratto, nessuna retribuzione dei primi tre giorni di malattia. Ora vuole anche licenziare il personale in quanto mobilità significa licenziamento. Non rinnova più i contratti a termine ma riassume le stesse persone come interinali. I punti vendita di Roma e del Lazio con la carenza di personale sono lasciati allo sbando con questa politica aziendale. Panorama Spa sta usando lo spauracchio della mobilità come arma di ricatto per ottenere un contratto integrativo che vada a cancellare conquiste consolidate nel tempo. Per non essere da meno rispetto al resto dei padroni ha concesso unilateralmente un aumento salariale di 55 euro, al di sotto delle richieste sindacali. I lavoratori e le lavoratrici ringraziono sentitamente Panorama Spa della gentile elemosina e fanno presente che utilizzeranno tali risorse per supportare le loro lotte prorio contro l'azienda. Non un passo indietro contro i padrone. Rsu Panorama Ostia-Roma La sicurezza secondo la Lega Nord Cara "Liberazione", l'ex vicepresidente della Regione Veneto, Luca Zaia, a cui è stata ritirata la patente per eccesso di velocità, ora nominato ministro dell'Agricoltura, "testa pensante" della Lega Nord ha lanciato sui giornali del Nordest: la "immediata legge sulle ronde", le famigerate camicie verdi inventate dai leghisti. Lunedì mattina nel giornale radio delle ore 8 ho sentito che Maroni, neo ministro degli Interni, vuole le "ronde". Le ronde, a quello che ho capito, non avrebbero più carattere volontario; ma sarebbero "istituzionalizzate" e finanziate dallo Stato. Queste forze di "sicurezza" ricordano, è inutile fare giri di parole, le famigerate Ss e Sa nazifasciste e la milizia fascista del Cavaliere Mussolini. Queste forze paramilitari di sostegno alla "sicurezza" sono nate per fronteggiare la criminalità, i Rom, gli sbandati; per poi diventare forze di repressione contro la classe operaia e contro i comunisti, gli ebrei, gli omosessuali e via dicendo; per poi diventare nelle guerre organizzazioni spietate di omicidi, delitti, sopraffazioni e via dicendo. Ora (non sono così ingenuo) non è detto che si vada nella stessa direzione; ma la concezione culturale è la stessa. In questi giorni sono incazzato nero, e prende in me un forte spirito di ribellione, per la propaganda delle televisioni di Berlusconi a cui si sono accodate le televisioni pagate da noi contribuenti, che hanno amplificato episodi che da sempre purtroppo esistono, dimenticando che nelle "sacre famiglie" avvengono il 90 per cento delle violenze verso minori e bambini, verso le donne e di cui nessuno parla. Ora il disegno putrido della destra al potere è quello di garantire la "sicurezza" con il coprifuoco, con le onde che spadroneggiano di notte, con la gente chiusa in casa a "imbastardirsi" con le spazzatura tv; a questo dobbiamo contrapporre l'irruzione delle masse, che vivono nella città, negli spazi sociali e culturali: incontri, amicizie, balli, cinema, cultura, felicità e lasciare alle forze dell'ordine della Repubblica il ruolo che loro compete. Francesco Lusciano Chioggia (Ve) Se Marcegaglia loda la scomparsa della sinistra Cara "Liberazione", sono davvero indignato! Mentre milioni di donne lottano senza voce per i loro sacrosanti diritti e combattono una guerra quotidiana per non essere violentate, picchiate, prevaricate, lapidate, infibulate, Emma Marcegaglia, questa fantastica "signora" della confindustria (volutamente scritto minuscolo...), dichiara che è un bene la cancellazione della sinistra dal Parlamento. Vergogna! Non che questa donna esista, ma che possa dichiarare a milioni di persone simili concetti! Michelangelo Luperini via e-mail 26/04/2008.

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Bertone: indiani, tedeschi o cinesi a Grugliasco? (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

1300 lavoratori in ansia tra "voci" e sperperi Bertone: indiani, tedeschi o cinesi a Grugliasco? Juri Bossuto* La vicenda "Bertone" sembra destinata a fornirci, quasi a ritmo quotidiano, sorprese continue, alternate solo da rapidi colpi di scena dall'effetto cinematografico. Aggiornare la cronaca che interessa la vecchia fabbrica torinese, e soprattutto i suoi lavoratori, è impresa difficile da attuarsi, e ancor più arduo è il tentativo di leggere tra le tante (troppe) righe che la situazione regala, sia a lettori distratti che ai commissari competenti. In un brevissimo lasso di tempo siamo passati dal romanzo drammatico, ma a tinte rosa, con l'intreccio semi sentimentale Bertone-Gariglio, al giallo industriale farcito di probabili sabotaggi economici, derivanti da interessi personali, sino agli spietati giochi dovuti alla concorrenza commerciale. Mentre i nostri eroi posizionano nuove pedine sulla confusa scacchiera, i dipendenti continuano a vivere di cassa integrazione ed atti solidali (ma non sempre sufficienti) delle pubbliche amministrazioni e in gran parte affidati ai comuni dell'area ovest di Torino. Ora, dopo il saccheggio finanziario attuato dalla dirigenza aziendale, si affaccia una ennesima nuova ipotesi di rilancio del gruppo Bertone: tocca infatti ai cinesi fare la nuova mossa, ossia presentare la propria offerta, e destare così dal sonno una azienda concorrente quale la Fiat. La mossa di cui danno notizia i tre commissari straordinari voluti dal sottosegretario Alfonso Gianni (presto dovrebbero essere riconfermati dal governo uscente) evidenzia al contempo il grave dissesto finanziario in cui l'azienda giace, un deficit che si aggira sui 44 milioni di euro. L'attenzione della magistratura, a questo punto, si indirizza ai beni privati della famiglia Bertone, figlia compresa, e del responsabile del personale Tutino, prossimi ad essere sequestrati, ed i lavoratori guardano ad uno scenario "globale" dove gli interessi di mercato trionfano su ogni cosa. La China's Faw pare voglia sbarcare in Europa, ed usare lo stabilimento di Grugliasco quale testa di ponte per un ingresso in grande stile nella vecchia Europa. La forza dovuta a jont venture con Volkswagen e Toyota, fa della ditta cinese un'acquirente dalle potenzialità di produzione che si possono aggirare sui 100.000 pezzi all'anno. Forse è proprio questo il dato che ha allarmato Fiat di Marchionne, la quale, distratta sull'argomento da tempo malgrado gli appelli di operai e comuni, teme una vera invasione da parte di un ex-partner che ha alleati davvero importanti, e col quale i rapporti sono molto tesi dopo il burrascoso divorzio. Indiscrezioni attendibili indicano presenti nella corsa all'acquisto dello stabilimento di corso Allamano, anche società tedesche, indiane (la Mahindra & Mahindra) e nipponiche, oltre all'italiana Italdesign di Moncalieri. Naturalmente per la Fiom non cambia la prospettiva di essere dinanzi all'assenza di certezze. Al di là delle parole, ancora una volta, non vi sono piani industriali consegnati alla lettura delle parti, e tanto meno rassicurazioni sui circa 1300 dipendenti che di Bertone vivevano, insieme con le rispettive famiglie. Per i lavoratori la sola speranza è che qualcuno, fuori dai cancelli, si ricordi anche di loro e dei loro diritti troppo spesso calpestati. Per questi pare non esistere lobby vincente; per loro non esiste logica altra a quella del profitto altrui. *Consigliere Regionale Presidente VII Commissione 26/04/2008.

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Destre al 70% in provincia di Sondrio ma sul Comune sorge l'Arcobaleno (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Massimo Libera*Carlo Ruina** Sondrio è il capoluogo più a nord della Lombardia, in una provincia dove la Lega sfiora il 40%, il Pdl il 30, il Pd supera di poco il 20 e la Sinistra l'Arcobaleno si è bloccata al 2,1%. Dentro un quadro così fosco, uno squarcio di luce alle comunali del capoluogo: la Lista S.A. supera il 6,1% (ben oltre il 3,50% della Camera), mentre la coalizione di Centro-Sinistra - che sostiene Alcide Molteni, già sindaco di Centro-Sinistra dal 1994 al 2003 - sfiora la vittoria già al primo turno (49,07%) con ottime possibilità di vincere al ballottaggio. Un fiore raro in questa tornata elettorale, soprattutto in Lombardia. Analizzando il dato complessivamente, va segnalata in primis la forbice tra il voto a Pdl e Lega alle politiche (più del 50% in città), e quello al loro candidato alle comunali, fermo al 32%. Significativo il dato della Lega che alle comunali "precipita" al 9%, il che vuol dire che il successo leghista alle politiche ha una pesante componente "ideologica" che va al di là del radicamento territoriale, ma anche che l'elettorato leghista è "mobile" e sa distinguere, votando in modo diverso nella stessa giornata! Per questo, verso il ballottaggio la coalizione di Destra punta al recupero con gli argomenti tradizionali della Lega: la sicurezza, l'immigrazione, la iattura dei comunisti al governo della città che toglierebbero a Sondrio i finanziamenti degli Enti sovracomunali (tutti in mano alle Destre), alla faccia dell'autonomia e del rispetto per il voto dei cittadini! Venendo al Centro-Sinistra, il successo della coalizione ha diverse ragioni: il fallimento dell'amministrazione del Centro-Destra, finita con il commissariamento, la coesione delle nostre liste, sia sul piano del programma, sia nella gestione della campagna elettorale, la popolarità del candidato sindaco, la credibilità di liste e candidati. Domani, la prevedibile vittoria di Molteni porterà in consiglio comunale ben tre compagni de la Sinistra l'Arcobaleno, a partire da Carlo Ruina, capogruuppo uscente del Prc, primo degli eletti. Il 6,1% e tre consiglieri: un grande successo quindi per la lista la Sinistra l'Arcobaleno! Molte le ragioni: anzitutto la partecipazione di diverse soggettività, dalle donne, ai giovani, agli immigrati, a esponenti del pacifismo e del volontariato - legati alle esperienze politiche di Rifondazione, struttura portante della lista -, alla Sinistra Democratica, al Pdci, nonché di compagni di lunga esperienza amministrativa, protagonisti dell'opposizione alle destre in questi anni. Questa esperienza positiva trova le ragioni per continuare, al di là della batosta alle politiche, nel forte spirito unitario con cui i compagni della S.A hanno vissuto la battaglia elettorale: il 14 aprile insegna che anche in una provincia feudo elettorale della Lega e delle Destre, l'unità delle forze della Sinistra può riportare la sinistra a dei successi. *Segretario provinciale Prc ** Segretario circolo Prc città di Sondrio 26/04/2008.

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A Brescia la sconfitta più amara Il voto operaio emigra nella Lega (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Beppe Almansi Due serate di intenso dibattito, il 21 e il 22 aprile, dove è prevalsa la volontà di capire le ragioni di una sconfitta. Messa da parte ogni appartenenza, il Comitato politico bresciano del PRC riparte da qui, dalla necessità di indagare il fenomeno di una Lega che ha avuto gran parte del voto operaio, dando identità, con proposte come il federalismo fiscale, alle ansie dei lavoratori. Le avvisaglie di questo fenomeno si potevano scorgere in filigrana già dal 1993 in una approfondita inchiesta della FIOM che spiegava come non fosse più il lavoro, l'appartenenza alla classe operaia, il collante sociale dei lavoratori al nord. E, ancora, la campana d'allarme era suonata con le amministrative della primavera 2007, quando in tutti i comuni lombardi superiori ai 15 mila abitanti abbiamo perso il 43 % dei voti sulle politiche del 2006. È in questo contesto che i pensionati, i precari e gli operai non vedono più nella sinistra uno strumento utile per migliorare le proprie condizioni di vita. La parola d'ordine negli interventi al Comitato politico provinciale è "mantenere l'unità e aprire una discussione nei paesi, per capire la sconfitta della sinistra, culturale prima ancora che sociale e politica". Alla fine è stato approvato a larghissima maggioranza un dispositivo che invita la segreteria "a restare in carica al fine di adempiere gli obblighi previsti dall'iter congressuale". La sconfitta è stata pesantissima per noi, ma anche per il Pd che non ha sfondato con il suo progetto di forza riformista maggioritaria e ora si ritrova a una resa dei conti lacerante. Il progetto della Sinistra deve continuare, c'è stata la capacità di capire la volontà di unirsi ma, anche a causa della velocità con cui si è arrivati al voto, non c'è stata la capacità di ricostruire il tessuto sociale. Unire la Sinistra ripartendo da Rifondazione e dal lavoro, dunque, ma senza abbandonare quei temi (diritti civili, laicità, difesa dei diritti dei migranti) per i quali, secondo qualcuno, abbiamo perso. Si impone una presa di responsabilità collettiva per arrivare a un congresso nel quale la diversità sarà un valore aggiunto alla linea politica. Prima di allora abbiamo una responsabilità in più: rendere conto a quel 3,5% che ci ha votato perché non vada dispersa un'esperienza che ha visto la partecipazione e la messa in rete di tantissime persone che ci chiedono di non tornare indietro. Per questo, dalla prossima settimana inizieremo una serie di assemblee su tutto il territorio, con tutte le donne e gli uomini che ci hanno sostenuto e con quelle che non l'hanno fatto e oggi ne sono pentite. 26/04/2008.

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Salvatore Bonadonna Trovo la relazione del segretario onesta, leale e coraggiosa nell'indicare la strada della ricostruzione della sinistra; per questo non mi convince il tono libe (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Ratorio di chi celebra il rituale consolatorio del sacrifico Salvatore Bonadonna Trovo la relazione del segretario onesta, leale e coraggiosa nell'indicare la strada della ricostruzione della sinistra; per questo non mi convince il tono liberatorio di chi celebra il rituale consolatorio del sacrifico. In quel rito si consuma l'autoassoluzione e la operazione tradizionale per il potere nel partito in nome della difesa dello stesso. Questo non serve a capire perché abbiamo subito una sconfitta drammatica. Ci accontentiamo di dire che ha perso la sinistra l'arcobaleno? A me non basta; penso che la sconfitta non sia solo figlia dell'improvvisazione con cui si è costruito l'arcobaleno e del politicismo con cui sono state fatte le liste. Questo c'è tutto, ma non spiega tutto. Avremmo, dunque, perso i voti nella campagna elettorale? Penso che serva indagare lo sdradicamento di cui ha parlato Giordano. Perché l'elettore di Rifondazione ha votato Lega o si è fatto attrarre dal richiamo strumentale e falso del voto utile o non ha votato? E questo in presenza di un Nord e di un Sud che non basta definire come "questioni". Se non riusciremo a fare una analisi seria e approfondita di come si è trasformata la società e di cosa è composto il magma che si è consolidato a destra, non sapremo costruire la forza necessaria alla trasformazione e ci consoleremo con la conservazione di identità che rischiano di essere simulacri. E bisogna avere il coraggio di dire che lo sradicamento, manifestatosi durante il governo Prodi, viene da lontano, dal politicismo che ha contagiato molte parti del nostro stesso partito. Si parla della Campania, conosco il Lazio e la Roma di Veltroni per non interrogarmi a fondo sul nostro modo di essere nei governi locali e sul distacco che si produce nel popolo della sinistra; e so della fatica di Nichi in Puglia per tenere un profilo diverso. Il risultato positivo del 2006 è stato frutto di un investimento generoso e necessario sull'Unione per una svolta; la delusione ha segnato il risultato di oggi. Spirito di verità e principio di realtà non ammettono che la sconfitta sia addebitata alla prospettazione di una sinistra unitaria e plurale e non solo comunista! Questo soggettivismo, al dunque, nasconde anche le responsabilità individuali e diverse e nasconde la realtà di un partito che rischia una sorta di balcanizzazione in cui operano clan che chiamano alla fedeltà e allo schieramento. Su questioni sociali rilevanti ci si incontra a lavorare al di la degli schieramenti interni e penso che la sinistra unitaria e plurale sarà quello che anche noi avremo contribuito a fare. Mi piacerebbe discutere del superamento della scissione di Livorno e delle sue implicazioni, come di cosa può significare il richiamo di Russo Spena al Marx del 18 Brumaio; ma anche ridiscutere delle riforme di struttura di Lombardi e del rapporto tra masse e potere di Ingrao. Ho avuto conferma facendo campagna elettorale dove i circoli mi hanno chiamato visto che i gruppi dirigenti non hanno ritenuto di impegnarmi. Promuoverò incontri con le compagne e i compagni che hanno voglia di essere protagonisti, di non delegare. La riforma della politica deve partire anche da noi, dal nostro modo di essere, dal non omologarci, dalla autonomia che non può non segnare una forza di sinistra che voglia prefigurare un'alternativa di società. Se non c'è questo, il richiamo identitario può solo salvare pezzi di ceto politico. Alberto Burgio Sulla disastrosa sconfitta elettorale hanno pesato le forzature compiute in campagna elettorale riguardo al simbolo senza falce e martello, al significato politico della lista unitaria, alla presunta irreversibilità del percorso unitario, ai simboli da "portare nel cuore" e al comunismo come "tendenza culturale". Ma è stato determinante soprattutto il nostro scarso radicamento sociale, alla cui base stanno le opzioni di cultura e di pratica politica prevalse in questi anni. Queste opzioni (a partire dall'idea che il lavoro non sia più il cuore della riproduzione) ci hanno condotto lontano dalla nostra gente e ad essere percepiti come distanti e separati. Lo spostamento del voto operaio verso la Lega ha questa ragione: l'eclisse della rappresentanza politica del lavoro da parte della sinistra di classe. Ho trovato sorprendente nella relazione di Giordano l'assenza di qualsiasi considerazione critica su come siamo entrati nell'alleanza con Prodi e nel governo, la cui azione insoddisfacente interroga precisamente la linea prevalsa al Congresso di Venezia. Infine, a proposito degli ultimi sviluppi: Giordano assicura di non avere mai detto di volere sciogliere il partito. Forse non lui e non in questi termini. Ma certo altri sì. Non è affatto sorprendente che l'enfasi su unità, accelerazioni e irreversibilità abbia alimentato sospetti non incomprensibili. Del resto, che cosa è il "processo costituente" di cui ha parlato Giordano ancora nella relazione? Che cosa si vuole "costituire", se al contempo si definisce "impraticabile" l'ipotesi federativa? Il segretario ci ha detto anche che "siamo stati sconfitti tutti". E' inaccettabile che a sostenere questa teoria della "responsabilità collettiva" siano i dirigenti del partito. Si tratta della pretesa di non essere considerati responsabili delle scelte compiute e dei loro esiti. Ma l'assunzione di responsabilità è un fondamento di legittimità, tanto più quando un gruppo dirigente decide in modo verticistico, autoritario ed escludente, in base a logiche maggioritarie. È una storia di anni, che oggi, per fortuna e finalmente, sembra approssimarsi a una svolta. Carlo Cartocci Dobbiamo riconoscere che il processo di costruzione del soggetto unitario e plurale è stato condotto in modo verticistico e affrettato: con pochissima condivisione, politica e sentimentale, della base del partito. Il partito, da troppo tempo preso da autoreferenzialità, non ha saputo valutare i cambiamenti culturali, prima ancora che politici, che nel frattempo sono avvenuti nella società, nel mondo del lavoro, nella produzione di valori, nella costruzione del simbolico. La maggior parte dei dirigenti e quadri del partito negli ultimi anni si sono riversati nelle istituzioni e hanno trascurato il radicamento territoriale e rotto collegamento con i movimenti. Non possiamo considerare irreversibili le scelte fatte. Non serve cambiare i vertici se non si elimina il verticismo. Il nostro è un problema culturale: dobbiamo cambiare il metodo di analisi della società, ma anche il linguaggio e il tipo di comunicazione a cui ricorrere. Imparare ad ascoltare. Io credo che la dirigenza del partito si sia isolata ed abbia elaborato strategie come farebbe un consiglio di amministrazione: con metodo oligarchico, elitario e di separazione dalla base militante. E' amaro constatare che la presenza di molti giovani nella direzione del partito non abbia portato quell'aria nuova che speravamo: sono invecchiati molto presto. In conclusione va respinta ogni idea di scioglimento, partiamo dalla ricostruzione dell'unità del partito, poi si riaprirà il processo della costruzione della sinistra plurale e della sua organizzazione federativa aperta a singoli, movimenti e partiti. Immaginiamo una dirigenza al servizio del partito e non viceversa: facciamo un congresso di rifondazione di Rifondazione. Giusto Catania Vorrei attestarmi sulle cose che sono state dette negli organismi ufficiali di partito, mi sembrerebbe dispiacevole discutere di documenti che il Cpn e il corpo militante del partito non conosce. Mi sembra assurdo che si contesti a Franco Giordano, così come ha fatto Paolo Ferrero, di non aver impedito che circolasse un appello in cui si chiedeva di scogliere Rifondazione comunista. Personalmente non sono di cosa si stia parlando e mi sembra folle una discussione così, rinchiusa in noi stessi, dopo questo disastroso risultato elettorale e mentre il popolo della sinistra sta guardando con ansia a questa nostra discussione. Dobbiamo far ripartire il processo della Sinistra a partire dal rafforzamento di Rifondazione comunista. C'è un nodo su cui dobbiamo discutere: quale Rifondazione comunista? C'è una differenza strategica tra noi e Oliviero Diliberto che propone di rifare Rifondazione prima della scissione. Per me il processo costituente della rifondazione è cominciato con la caduta del governo Prodi e con la scissione di Cossutta. Da lì è cominciata la connessione con i movimenti, la rottura di vecchie incrostazioni idelogiche e la ripresa di un nuovo protagonismo sociale. Poi è arrivata Genova, Firenze, il grande dibattito sulla non-violenza. Da questa Rifondazione bisogna ripartire, dall'accumulo d'innovazione, ricerca, elaborazione che abbiamo sedimentato in questi anni. Sarebbe devastante un ritorno ad una identità cristallizzata. Il nostro deve continuare ad essere un partito meticcio che abbia l'ambizione di costruire l'ibridazione delle culture nella società. Bisogna ripartire da questa Rifondazione per ricostruire la sinistra, a partire da quelli che abbiamo incrociato in queste settimane di campagna elettorale, a partire da Rita Borsellino che alle elezioni regionali siciliane è stata un valore supplementare che non possiamo disperdere. È necessario ricostruire la sinistra nei luoghi della sofferenza, a partire dai bisogni dei cittadini, ma serve un progetto di lunga durata perché quando davanti la Fiat Mirafiori ci dicono che ci occupiamo solo di "zingari e froci" è un problema democratico e culturale e questo ci impone di ragionare su un processo culturale che abbia una lunga lena. Bisogna ripartire e come diceva Kerouac "forse no sapremo dove andare ma è urgente metersi in marcia." Luigi Cogodi Il colpo elettorale è stato durissimo. Ciò impone una reazione forte e composta e non la deprecabile ricerca di capri espiatori. E' davvero curiosa la disputa, tutta mediatica, tutta "americana", pur essa, prodotta in questi giorni, secondo cui il congresso dovrebbe servire non ad individuare una più valida ed efficiente prospettiva politica, quanto piuttosto a contare chi vorrebbe salvare il partito e chi vorrebbe scioglierlo. C'è evidentemente chi pensa ad un congresso giocato sulla suggestione e non sulla politica, sullo scarico e non sulla assunzione di responsabilità. Va bene la riscoperta a sinistra della dimensione "territoriale" della politica. Ma territorio non vuol dire solo cose, vuol dire innanzitutto persone, comunità e popolo. Territorio vuol dire economia, cultura, attualità e concretezza del conflitto sociale e politico. Il territorio non è un "deserto da attraversare". Il territorio è una dimensione di vita sociale, di relazioni umane e politiche. Vita sociale da saper ben comprendere, cui saper rispondere, da saper rappresentare. Quanto al "radicamento", non si dimentichi il valore vitale della biodiversità. Perché c'è radice e radice. Tradotto in politica, pensato da sinistra, tuttociò significa riconoscimento e ruolo sociale, di classe, di comunità e di popolo. Significa nuovo protagonismo sociale, autonomia ed autogoverno, dimensione aperta e cooperativa del potere diffuso. Questa è la Rifondazione comunista da salvare, questa la nuova Sinistra da far vivere. Dalla Sardegna ci abbiamo provato, anche proponendo qualche tempo fa un "piano organico di rinascita economica e sociale", come prevede la Costituzione della Repubblica. Sin'ora siamo rimasti troppo soli ed inascoltati dal "centro", da tutti i "centro" politici ed istituzionali. A maggior ragione, perciò, riteniamo utile ripartire da li, dal valore comunitario e liberatorio di un territorio e di un popolo che sa di essere "nazione", nella configurazione costituzionale dello Stato unitario. Stefano Cristiano La sconfitta elettorale è stata netta ed inequivocabile. Abbiamo perso voti da destra, da sinistra e per l'astensione. Nonostante ciò qualcuno persevera nell'errore credendo che il mondo ruoti intorno alle brillanti intuizioni che dopo 10 anni di innovazioni e mosse del cavallo ci hanno portato quasi all'estinzione! Da questi risultati discende il giudizio severo sul gruppo dirigente, ed il rifiuto del tentativo di "privatizzare" i successi, attribuendone il merito ai nostri leaders, e "socializzare" le sconfitte! Molti di noi infatti avevano per tempo affermato che di fronte ad una poderosa pressione sul voto utile esercitata sull'elettorato d'opinione, avremmo dovuto, anche con un richiamo simbolico, consolidare il consenso militante del Prc per ridurre il danno di un risultato comunque negativo. Il motivo per cui non si è voluto usare il buon senso, risiede nel fatto che una parte della ex maggioranza ha usato questa tornata elettorale per consolidare il progetto politico di superamento del Prc, e costruzione di un soggetto unico della sinistra all'interno del quale il Comunismo fosse, come affermato dal candidato Bertinotti, solo una "tendenza culturale". Oggi qualsiasi ipotesi di rinascita passa dalla Rifondazione di un prospettiva comunista non residuale e dal rilancio del Prc come soggetto politico autonomo, e lievito per la costruzione di una sinistra non subalterna al Pd. Chiudo il mio contributo con un ringraziamento. Sono sinceramente ferito dal fatto che il compagno Bertinotti, da quando è stato eletto presidente della Camera, non si sia più fatto vedere al nostro Cpn, e che anche oggi, dopo aver esposto le sue analisi sul voto in numerosi appuntamenti televisivi, non abbia sentito il bisogno di ascoltare questa comunità così divisa, disorientata e ferita. Il mio ringraziamento quindi va a tutti quei compagni che fanno vivere questo partito nei territori e grazie ai quali, sono certo, rinascerà. Alberto Deambrogio Tra le varie motivazioni che hanno portato alla netta sconfitta elettorale, alla percezione di vera e propria inutilità della nostra proposta, c'è sicuramente la difficoltà sul terreno del suo insediamento sociale e territoriale. Una crisi su cui anche il Prc aveva provato a riflettere nella conferenza d'organizzazione a Carrara, senza però arrivare a reali cambiamenti nelle pratiche. D'altro canto anche le segnalazioni pervenute nel tempo dai segretari delle regioni del nord, tese a richiedere una maggiore attenzione ai cambiamenti economici, sociali e culturali di quelle aree, sono state ampiamente inascoltate. Se non vogliamo cadere nella velenosa tentazione di inseguire le tendenze dominanti, peraltro già indicate da un Pd disponibile a inseguire le politiche della destra, dobbiamo dotarci di nuovi strumenti di analisi e azione. Naturalmente non basta fare appello a un ritorno tra le persone, ma occorre tentare un insediamento sociale in cui chi è disponibile alla ricostruzione di forme di conflitto sia protagonista dell'impresa. Abbiamo finito per parlare a nome e per conto di qualcuno e non abbiamo seguito l'insegnamento, caro alla teologia della liberazione, che da sempre, ci dice che l'opzione da fare è per gli oppressi come soggetto. Anche da qui occorre ripartire, cercando di connettere tutte le esperienze in una rete dotata di un senso politico comune. Non sono d'accordo, infine, con chi sostiene che alle scorse elezioni è stata sconfitta la federazione della Sinistra Arcobaleno. E' stato sconfitto, semmai, un cartello elettorale, realizzato in tutta fretta nella speranza che potesse vicariare nel cielo della politica la mancata costruzione sociale. Oggi dobbiamo ricominciare con realismo politico, bandendo ogni settarismo dalle nostre azioni. Ripartiamo dal rilancio consapevole della Rifondazione comunista, per aprire immediatamente la discussione unitaria con tutti i soggetti sociali e politici che non si rassegnano. Daniela Dioguardi Siamo reduci da una disfatta con gravi conseguenze politiche ed umane. Pensiamo all'ansia sul futuro dei giovani e meno giovani, che in questi anni hanno lavorato nel partito e nei gruppi Parlamentari. Sarebbe ingeneroso cancellarli dalla discussione. Le dimissioni del segretario nazionale e della segreteria sono un minimo etico per favorire una discussione senza conformismi e trasformismi. Il confronto interno non deve trascurare la necessaria e contemporanea interlocuzione con la sinistra diffusa. La campagna del voto utile è stata devastante perché avevamo già perso per il nostro elettorato credibilità, autorevolezza, capacità di incidere. L'astrattezza-arroganza ideologica ci impedisce di accorgerci che la realtà è più complessa e contraddittoria di quanto immaginiamo. Ho insistito sulla necessità della pratica dell'ascolto: ascoltare anche ciò che non è in linea con le nostre convinzioni e cercarne le ragioni. Se l'avessimo fatto avremmo capito che il no all'indulto non era incasellabile dentro i vecchi schemi della contrapposizione giustizialismo contro garantismo, ma parlava di un desiderio di giustizia uguale per tutti, di sdegno nei confronti dell'impunità dei potenti che le modalità dell'indulto favorivano. Altri esempi si potrebbero fare su come è stato affrontato il problema sicurezza. E' apparsa evidente l'incoerenza tra il dire, l'essere e il fare. Che fine ha fatto la conferenza d'organizzazione? E la riforma della politica? Abbiamo lasciato che altri agitassero demagogicamente la critica alla politica, agli sprechi, ai privilegi degli istituzionali, e questo ha favorito l'antipolitica, penalizzando noi che dovremmo incarnare il progetto di alternativa di società. "Siete tutti eguali" mi dicevano nei mercatini. Noi che insistiamo sulla partecipazione, sulla necessità del legame col territorio, sulle relazioni come abbiamo costruito le liste elettorali? Non abbiamo agito una pratica conflittuale adeguata ad un governo fragile, che ci poneva più problemi di quanti previsti. Siamo apparsi o troppo consenzienti o troppo inutilmente conflittuali. Nei prossimi giorni proseguiremo con la pubblicazione degli interventi 26/04/2008.

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Il problema non è "se" ma "come" realizzare l'unità della sinistra (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Dopoelezioni, da cosa dobbiamo ripartire Il problema non è "se" ma "come" realizzare l'unità della sinistra Antonello Patta La scelta elettorale della Sinistra l'Arcobaleno, momento importante di un percorso per l'unità della sinistra, è stata sconfitta. Una sconfitta che nessuno aveva previsto o percepito, con l'uscita della sinistra dal Parlamento italiano. Le compagne e i compagni, che in queste settimane di frenetico lavoro hanno dato anima e corpo a un progetto ai primi passi, hanno innegabilmente ricevuto un durissimo colpo. Da qui però dobbiamo ripartire, maturando la consapevolezza di quanto accaduto, senza infingimenti e senza intraprendere la strada scoscesa della ricerca del capro espiatorio o delle responsabilità solo esterne. Oggi ci troviamo infatti a fare i conti con un risultato duro e impietoso, fatto di voti persi verso l'astensionismo, ma anche verso il Pd, Di Pietro, partiti minori e, sebbene sia difficile ammetterlo, verso la Lega Nord. La società italiana procede quindi a grandi passi verso l'americanizzazione e il Paese si sposta sempre più a destra, culturalmente, prima ancora che politicamente. Le ragioni della sconfitta sono tante. Sicuramente ha pesato una valutazione negativa del nostro risultato nel governo Prodi o, all'opposto, l'accusa di essere stati tra le cause della sua crisi. Ancor più preoccupante però l'ipotesi di un risultato negativo perché il nostro popolo ci ha percepiti come inefficaci o addirittura inutili. Un peso l'hanno avuto gli errori e le improvvisazioni nella presentazione elettorale della Sinistra l'Arcobaleno, sullo sfondo della regressione politica e culturale del paese, e forse ancor di più il richiamo al voto utile nella tendenza alla semplificazione del quadro politico, sostenuto dai principali mezzi di comunicazione. Tutte cose che dicono delle difficoltà in cui ci siamo trovati ad agire, che potrebbero spiegare un risultato negativo, ma che non bastano a giustificare il disastro, a spiegare perché l'elettorato non ha ritenuto necessaria l'esistenza di una sinistra nel paese. Proprio per questo l'errore più grave sarebbe cavarsela, spinti dal necessario ottimismo della ragione, con facili spiegazioni. Ancora più grave sarebbe sottoporre gli iscritti a uno scontro tra dirigenti, giocato sui giornali, da cui essi sarebbero esclusi. Uno strattonamento tra posizioni ognuna delle quali rischia di rivelarsi inadeguata rispetto alla situazione e alle sue evoluzioni. Si produrrebbe tra i compagni spettatori un ulteriore scoramento e il rischio della liquefazione ancor prima della balcanizzazione. In gioco c'è infatti la capacità della sinistra di entrare in sintonia con il Paese e la capacità di avere una proposta politica in grado di connettere insediamento sociale e presenza e ruolo nelle istituzioni parlamentari. Occorre una discussione ampia e approfondita, a partire dalle compagne e dai compagni di Rifondazione comunista che in questi mesi hanno costituito la forza portante del progetto unitario, attraverso un lavoro che dovrà essere valorizzato. Occorre ripartire dalle forze esistenti. Occorre impedire che uno sbandamento metta a repentaglio il patrimonio di quadri e presenze diffuse sul territorio. Come Rifondazione comunista è quindi indispensabile rispettare gli impegni assunti e dare la possibilità a tutte le compagne e a tutti i compagni di discutere, attraverso un congresso da svolgersi entro l'estate sui temi che finora abbiamo messo da parte, come le forme del soggetto unitario, la sua cultura politica, le modalità della democrazia interna e la sua linea. Insomma il problema non è se, ma come realizzare l'unità della sinistra. Rifondazione Comunista deve portare in questo processo unitario tutto il patrimonio di innovazione politica, culturale e di ricerca sviluppato in questi anni, senza mettere da parte l'esperienza unitaria che abbiamo costruito e che vogliamo continuare, a partire dagli appuntamenti che ci vedranno impegnati nei prossimi giorni, primo di tutti il 1° Maggio. 26/04/2008.

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Recuperare il consenso Non lasciamo la città agli ex picchiatori fascisti (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Dove sia finito il voto operaio al Nord, ormai è chiaro a tutti: consegnato in gran parte alla Lega, che Bossi ha definito "il vero partito degli operai". Un travaso di voti che ha riguardato tutte le roccaforti storiche della sinistra, da Genova a Sesto San Giovanni, fino ai distretti industriali del Veneto e dell'Emilia: dove il Carroccio ha dato voce alle rivendicazioni economiche e alle paure sociali degli operai, non comprese da una Sinistra accusata di pensare solo "a froci e zingari". A Roma le cose sono andate diversamente, il lavoro politico quotidiano e il radicamento capillare nei territori hanno dato i loro frutti, limitando i danni: "C'è molto da ricostruire - dice Pino, operaio all'aeroporto di Fiumicino - perché di errori la Sinistra ne ha fatti tanti. Ci sono problemi concreti che a Roma sono stati ignorati, primo fra tutti quello del degrado delle periferie: ma non credo che la soluzione sia Alemanno. Alla Regione la destra ha governato cinque anni e ci ha lasciato un cratere nei conti pubblici". "Al primo turno non ho votato - confessa Maurizio, da oltre vent'anni autista dell'Atac - perché sono francamente deluso sia dall'esperienza di governo che da quella comunale. Traffico, immigrazione, casa, asili: cosa è stato fatto a Roma in tanti anni di giunte di centrosinistra? Io faccio l'autista, posso garantirti che il traffico è sempre aumentato e la condizione delle strade è pietosa. Perciò non è scontato che uno continui a votare a sinistra". La stanchezza del popolo della sinistra è palpabile, ma c'è anche la consapevolezza del rischio che si corre: "Speriamo che la gente capisca che non si deve consegnare Roma a un ex picchiatore fascista come Alemanno - commenta Veronica, giovane impiegata di Atesia - appoggiato da un altro ex picchiatore come Storace. Lo so, Rutelli non è il massimo: ma l'alternativa mi spaventa". La coincidenza dei ballottaggi di Comune e Provincia con il 25 aprile è più che simbolica: dopo oltre sessant'anni il problema è sempre lo stesso, battere la destra. Roma val bene un voto, perché sia ancora Città aperta. I. R. 26/04/2008.

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<E adesso rifacciamo il Paraguay> (sezione: Nord)

( da "Manifesto, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Intervista "E adesso rifacciamo il Paraguay" Intervista al nuovo presidente Fernando Lugo, il vescovo che ha battuto un regime cinquantennale: "Lo stato? In questo paese non è mai esistito. I soldi per i poveri? Dalla lotta ai corrotti. La chiesa? Soffiano venti nuovi. I trattati elettrici? Vanno rivisti" Darío Pignotti Presidente Lugo, la sua vittoria nelle elezioni del 20 aprile è l'inizio della transizione democratica in Paraguay o solo la fine del regime colorado e l' avvio di un lento processo di re-istituzionalizzazione? Più che l'inizio della transizione democratica, credo che sia "l'inizio della fine" di questo processo ormai lungo quasi vent'anni. E quindi rappresenterà anche la fine dei sei decenni di egemonia colorada. Saremo in condizione di mettere la parola fine a 60 anni di vuoto istituzionale e di avviare un lento ma fermo processo di istituzionalizzazione del nostro paese. Non parlo di re-istituzionalizzazione perché in Paraguay si è sempre lamentata l'assenza dello stato e delle istituzioni e noi crediamo che ora ci sia la necessità di costruire lo stato paraguayano, che per più di mezzo secolo è stato usato per le malversazioni dell'amministrazione pubblica e l'arricchimento illecito del gruppo colorado di turno. Quale sarà la sua priorità: combattere la corruzione o la povertà? Teme l'etichetta di "populista" che la destra è solita affibbiare a tutti i governi popolari? Combatteremo la corruzione e la povertà allo stesso tempo. Direi anzi che la lotta alla corruzione e alla povertà sono intimamente legate, perché la lotta alla corruzione sarà un'incalcolabile fonte di risorse finanziarie che serviranno, insieme ad altre, a finanziare gli ambiziosi progetti di sviluppo e di crescita che abbiamo. Quanto al "populismo", non temo le etichette che ci possano attribuire, né in positivo né in negative. Negli ultimi mesi i nostri detrattori me ne hanno dette di tutti i colori con l'intento di squalificarmi davanti alla cittadinanza. Ma la gente è maturata e ormai sa distinguere la differenza che c'è fra questi due termini, che "populista" è chi fa promesse false, menzognere, irrealizzabili e demagogiche, e "popolare", come sarà il nostro governo, è chi lavora con onestà e impegno alla soluzione degli enormi problemi di cui soffre il Paraguay. Per di più credo che la tendenza a etichettare i governi popolari come "populisti" o "izquierdistas" ormai vada perdendo ascolto in America latina. La sua coalizione comprende forze di centro-destra, come i liberal-radicali: crede di poter garantire la governabilità con un'alleanza così eterogenea? Nella "Alianza Patriótica para el Cambio" coesistono forze e organizzazioni politiche e sociali molto diverse. Sono convinto che in questa "unità nella diversità" stiano la ricchezza e la forza del nostro progetto politico. E' un fatto inedito nella nostra storia e sinceramente credo che questo progetto sia chiamato a portare avanti il Nuovo Paraguay che sognamo da tanti anni. Se questo non bastasse, contiamo con un "Programa básico de gobierno" e un "Pacto de gobernabilidad" sottoscritto da tutte le forze dell'Alleanza. Quando era ancora solo un candidato ha detto che la sua vita poteva essere a rischio. Ora, dopo una vittoria tanto grande, quel rischio è aumentato? La vita di qualsiasi persona che rappresenti un cambio, in ogni paese del mondo, corre questo tipo di rischi. Ora, dopo una vittoria così netta, è logico che qualcuno sia molto nervoso, soprattutto la cricca mafiosa che si è impadronita del paese per tanti anni. Questo potrebbe spingere qualcuno di loro a gesti inconsulti. Non temo tanto per la mia vita quanto per la sorte del nostro progetto politico. In ogni, come è ovvio, abbiamo preso tutte le precauzioni del caso. Lei ora è presidente della repubblica, ma continua a essere ancora un vescovo, per quanto sospeso a divinis . Si sente più un politico o un religioso? E' difficile smettere di sentirsi ciò che uno è. Nel mio caso, un politico religioso o un religioso politico. Non è facile dimenticare 30 anni di formazione e di vita. E per quanto la vita politica sia molto intensa e vertiginosa, non è riuscita a cancellare l'altra vita. Continuo a credere di avere "una missione", che è quella di servire i miei simili e che il miglior modo di compierla sia oggi un'azione politica sana, ampia, includente e costruttiva. Lei non ha mai nascosto la sua adesione alla Teologia della liberazione, bestia nera del Vaticano. Crede che per la chiesa cattolica latino-americana sia tornato il momento di recuperare il ruolo che ebbe nelle lotte sociali? Su tutto il nostro continente soffiano venti nuovi. Questo è innegabile e oltretutto inarrestabile. Non credo che si possa tornare indietro dal cammino che si è aperto nei nostri paesi. Quello che accade in America latina non è una "casualità" ma una "causalità". Le penose condizioni economico-sociali in cui si dibattono i nostri popoli sono la causa di questa tendenza verso i profondi cambi strutturali che stanno avvenendo al ritmo e all'intensità propri della realtà di ciascun paese. La chiesa latino-americana non può continuare a dare le spalle a questo processo e spero che anch'essa si unisca attivamente al suo consolidamento. Il Trattato di Itaipú, firmato durante le dittature paraguayana e brasiliana, ha tutta l'apparenza di un patto di sottomissione incondizionata al Brasile. Lei nella sua campagna elettorale e anche durante l'incontro del 2 aprile scorso con Lula a Brasilia, ha battuto molto sul tasto della dignità nazionale e sulla necessità di cambiare le regole del gioco rispetto a Itaipú. Gli industriali di San Paolo, e anche Lula per la verità, hanno già detto che non se ne parla neanche. Teme che la lobby paulista e i "brasiguayos" produttori di soia boicottino il suo governo come hanno tentato di fare con Evo Morales in Bolivia? Credo molto nel dialogo, in politica come nei rapporti umani. Per questo ho la speranza di arrivare ad accordi più giusti ed equi con il Brasile sul capitolo Itaipú. E' vero che ho parlato della dignità nazionale. E' fuor di dubbio che i colloqui o i negoziati con un governo paraguayano degno e patriota dovranno portare necessariamente a un risultato diverso rispetto a prima. E l'azione di un governo di tipo nuovo in Paraguay creerà condizioni diverse per discutere temi che riguardano il nostro territorio, si tratti di paraguayani o di "brasiguayos". L'entrata del Venezuela nel Mercosur crede possa favorire i soci più deboli, Uruguay e Paraguay, critici di fronte all'egemonia di Brasile e Argentina? Per vocazione sono un sostenitore dell'integrazione. Il vecchio detto "dividere per regnare" in America latina ha funzionato perfettamente per agevolare il dominio dei "poteri centrali". Per questo qualsiasi incorporazione nuova al blocco regionale, e anche in una prospettiva ancor più ampia, sarà sempre la benvenuta. Le asimmetrie del Mercosur non sono legate all'entrata di alcun paese. Le dobbiamo risolvere noi stessi, all'interno di questa famiglia in via di formazione, consolidandola, approfondendo e ampliando i suoi obiettivi originali. Anche in questo caso i colloqui e i negoziati saranno reciprocamente più fruttuosi e positivi quando si tengano fra governi degni e patrioti con un forte sostegno dei rispettivi popoli. E' probabile che nel 2009 il presidente Correa chiuda la base Usa di Manta, in Ecuador. In Paraguay si è parlato più volte di una presenza militare Usa nella base di Mariscal Estigarribia, nel Chaco. Se Manta chiude gli Stati uniti dovranno cercare un altro paese della regione. Lei potrebbe consentire a certe condizioni l'installazione di una base militare nord-americana nel suo paese? Assolutamente no. Noi non crediamo nella forza delle armi né nella necessità di stabilire basi militari di controllo o di dominio in nessun posto del mondo. Siamo pacifisti convinti e non permetteremo che si usi il territorio paraguayano a fini militari o bellici. Il nostro Nuovo Paraguay sarà un paese sovrano e indipendente non solo a parole.

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Calderoli: grazie signora ci ha messo il cuore (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

La lettera Calderoli: grazie signora ci ha messo il cuore Che dire? Chapeau! Grazie signora Veronica. A nome della Lega, del popolo leghista, del popolo del Nord tutto. Ieri ho letto sulle colonne de la Stampa la sua intervista. E ne sono rimasto colpito. Perché lei ha capito, usando gli occhi e il cuore, che sono ancora i migliori strumenti per la comprensione del mondo, quel che davvero la Lega e i cittadini che ci hanno votato vogliono. Quando dico e scrivo che le donne sono spesso più avanti dei maschi non mi sbaglio. Lei, signora, ha compreso, meglio di tanti, anche politologi, che oggi ci scoprono e analizzano il nostro successo elettorale spiegando nelle maniere più bizzarre, che noi abbiamo interpretato i bisogni del popolo del Nord e che lo rappresentiamo. Sono miele alle nostre orecchie le sue parole "bisogna smetterla di considerare con la puzza sotto il naso e con snobbismo la Lega e i suoi esponenti". Perché sono due decenni che sui media non leggiamo altro che commenti di snob e gente dal naso fino nei nostri confronti. Noi che, votati dalla gente, rappresentiamo il popolo. Grazie signora Veronica: la salutiamo con un sorriso, quello dei guerrieri che si tolgono il cappello dinnanzi alla sua gentilezza. Con gratitudine e stima. Roberto Calderoli.

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Ritorno al voto per 179 mila astigiani (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

BALLOTTAGGIO Seggi aperti domani dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15. Subito dopo lo spoglio Ritorno al voto per 179 mila astigiani Ritorno alle urne per gli oltre 179 mila elettori dell'Astigiano (poco più di 60 mila di questi nel capoluogo), chiamati ad aleggere, al ballottaggio, il presidente della Provincia. La sfida è tra Maria Teresa Armosino (Pdl e Lega Nord) che al primo turno ha ottenuto il 44,1% delle preferenze e Roberto Peretti (pd e Italia dei Valori) che affronta il secondo turno partendo dal 26,4% di quindici giorni fa. Si vota nei 266 seggi (78 sono nel capoluogo) domani dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15. Subito dopo s'inizieranno le operazioni di spoglio delle schede. Alla coalizione del candidato presidente vincitore andranno 14 seggi, mentre tra le altre coalizionis aranno ripartiti i restanti dieci. Si vota tracciando un segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato presidente prescelto. E' ritenuto valido, come informa la prefettura, anche il voto apposto sui contrassegni delle liste collegate al presidente. La scheda è di colore verde. E' necessario presentarsi al seggio con la tessera elettorale e con un documento di identità. Altro servizio A PAGINA 55.

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Non ha lividi, ma i medici confermano lo stupro (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

La bambina è tornata a casa verso le 19,30, ora di cena. Con i suoi dieci anni disarmati da una disabilità psichica non lieve, di fronte alla tavola apparecchiata ha cominciato a piangere, a dire che stava male, che le faceva male la pancia. Così tanto male, e lacrime così disperate: i genitori l'hanno accompagnata all'ospedale più vicino, Conegliano Veneto. Era mercoledì sera e da allora Santa Lucia di Piave, ottomila anime sulla Sinistra Piave a metà strada fra Treviso e Conegliano, vive nell'incubo dell'uomo nero. Perché sulla bambina, visitata dai medici del pronto soccorso, sono stati riscontrati segni di violenza; non aveva lividi né graffi in nessuna parte del corpo, ma addosso aveva materiale organico inequivocabile. Ascoltata da un neuropsichiatra infantile, ha raccontato: ha parlato del pomeriggio passato al parco fino alle sette, perché tanto adesso c'è luce fino a tardi, e di un uomo giovane con la pelle nera che le aveva fatto delle cose brutte, da farle venire mal di pancia. Dopo la denuncia della bambina, i carabinieri hanno fermato un giovane marocchino, che la pelle scura ce l'ha davvero, anche se non proprio nera. Abita poco lontano dalla famiglia della piccola. Fermato in base alla legge Bossi Fini, perché non era in regola con il permesso di soggiorno, non si vede al momento contestare alcuna accusa che possa essere in qualche modo collegata a quanto raccontato alla bambina. Ma cosa è accaduto, davvero? Qualcosa di orrendo qualunque sia la verità (non così scontata) che arriverà alla fine delle indagini: all'esito dell'esame del Dna, prima tappa fondamentale, dovrebbero mancare non più di 48 ore. La bambina, e questo è l'elemento drammatico, ha davvero subito abusi: il suo corpo ne porta la traccia, ma quello che è successo non è successo mercoledì, e nemmeno al parco. Il parco all'ora indicata da lei era chiuso, sui suoi vestiti nessun residuo d'erba o di terra. No: i segni di abuso che porta addosso sono chiari ma non sono recenti. Potrebbero indicare addirittura molestie continuate. Da parte di chi? Sicuramente da parte della persona che mercoledì l'ha ancora molestata, forse in una casa e non all'aperto. Così facendo, ha lasciato sulla piccola vittima la sua firma. Ma perché la denuncia della bambina, così precisa sul parco e sull'uomo con la pelle nera, e come incasellare il suo racconto nella verità? La bimba, che va regolarmente a scuola e ha un buon livello di relazione con i coetanei, ha problemi psichici e non è del tutto autonoma. E' seguita dai servizi sociali; la sua famiglia, "persone perbene e corrette" come tiene a dire il sindaco Fiorenzo Fantinel, non vivono una situazione facile, tra difficoltà economiche e culturali. Ieri mattina i genitori si sono allontanati dal paese per sottrarsi alle chiacchiere di tutti, temendo di poter essere identificati; la bambina è rimasta a casa con i parenti, ha giocato serenamente. Basta questo per scardinare almeno una parte del suo racconto: la violenza non può essere avvenuta mercoledì, le lesioni non avrebbero altrimenti consentito la sua dimissione dall'ospedale in tempi così rapidi. Ma il suo grido di aiuto ha portato alla luce una verità spaventosa: qualcuno dovrà risponderne. Il cerchio dei carabinieri si stringe intorno al piccolo mondo della bambina, che proprio per la sua fragilità frequenta solo la casa, la scuola sotto controllo degli assistenti sociali, la strada del quartiere e quel parco, che sta dietro una casa di riposo, è proprietà della parrocchia e alle sette di sera è chiuso.

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Per essere sempre brillanti niente croissant, tanto tofu e un litro d'acqua (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

La dieta del boss Per essere sempre brillanti niente croissant, tanto tofu e un litro d'acqua Vuoi fare il capo? Devi mangiare bene. E non nel senso dei gourmand, ma in quello dietologicamente corretto. Il "Times" suggerisce la giusta dieta per affrontare la giornata lavorativa. A colazione, per esempio, l'ideale sarebbe una piccola tazza di müsli (o porridge) e uova in camicia. Sconsigliati croissant, pane bianco tostato con marmellata. A pranzo, serve ricaricarsi, fare un bel pieno di cibi ricchi di proteine, per affrontare il pomeriggio. Particolarmente consigliati le uova e il tofu, ricchi di colina, sostanza utile al funzionamento del cervello. Evitare le grosse porzioni di carboidrati, pasta, riso, patate, che inducono pigrizia e sonnolenza. A metà pomeriggio servirebbe una siesta, magari con un frutto. Evitare, invece, biscotti e torte. I caffè non servono per svegliarsi, molto meglio una tazza di te. A cena tenersi lontano da take away e piatti pronti, "cucinati" nel microonde. Si può, invece, ai carboidrati, patate dolci, noodles o couscous. Evitare i grassi e gli abusi di alcolici che turbano il sonno. Durante la giornata, per la concentrazione, bevande calde e almeno un litro d'acqua naturale. La disidratazione causa cattivo umore e scarsa concentrazione.

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Allora, onorevole Maroni, la Lega ha l'otto per cento dei voti nel Paese e una simpatizzante ch (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

E forse non si aspettava ad Arcore. "Beh, ma non è una novità...". Ma come, lei sapeva già di una Veronica Lario attenta alle istanze della Lega Nord? "Guardi, l'ho incontrata in un'occasione allegra, a luglio dell'anno scorso, alla "notte bianca" di Varese. Io suonavo col mio gruppo in una piazza gremita. Sceso dal palco, mi sono accorto che la signora Berlusconi era lì con degli amici per ascoltarci. Ci siamo messi un po' a parlare e ho capito". Che cosa? "Non dico che avesse simpatie per noi, ma che è una donna molto attenta alle questioni della gente comune, molto impegnata su questo fronte e che quindi condivide le preoccupazioni e le ragioni di chi non ha votato a sinistra e ha invece scelto noi. Per questo oggi non mi stupisco che su molte cose lei la pensi come quei tre milioni e mezzo di cittadini padani che ci hanno premiato alle urne". Però in casa Berlusconi è l'unica ad avere fatto outing sul Carroccio. "Se si considera la famiglia allargata composta dagli amici e dai suoi principali collaboratori c'è un altro illustre precedente". Quale? "Fedele Confalonieri, che qualche anno fa fece un'intervista al Corriere della Sera in cui diceva che se non ci fosse stato Silvio a capo di Forza Italia avrebbe votato per Umberto Bossi. La conservo ancora, quella pagina". E' un altro segno che la transizione della Lega è compiuta? "In che senso, scusi?" Basta col considerare la Lega come fenomeno di folklore. "Un partito come il nostro che ha oltre l'8% nel Paese, che è il terzo partito italiano, non ha bisogno di sdoganamenti di sorta, ci mancherebbe altro. Semmai ne hanno bisogno i nostri detrattori, quelli che non ci capiscono". Cosa vuole dire? "Hanno loro bisogno di un aggiornamento, di tornare tra la gente comune, la gente vera, di uscire dai circoli pseudoculturali romani. Il problema non è nostro, né abbiamo bisogno di fare alcunché per essere apprezzati da questo circolo di intellettuali di sinistra che continuerà per sempre a considerarci quelli che non siamo, per nostra fortuna e loro sfortuna". Morale? "Finché si ostinano a non capire, continueranno a gridare alla sorpresa ogni volta in cui la Lega uscirà vittoriosa dalle elezioni". Cosa l'ha colpita di più dell'intervista della signora Berlusconi? "Che Veronica è sulla buona strada, ma è solo a metà. Il prossimo passo sarà votare Lega". Attenzione, qui si rischia il divorzio, non crede? "No, e perché? Consideri che la mamma di Berlusconi si chiamava Bossi. Siamo una grande famiglia, una coalizione unita. Non credo che Berlusconi ne avrebbe a male. Poi lui di voti ne ha talmente tanti che uno in più, uno in meno... cosa cambia? I voti restano sempre nella coalizione". Quel prossimo passo potrebbe essere in Lombardia, no? "Allora mettiamola così: quando ci sarà un candidato presidente della regione della Lega è lì che lei e lo stesso Berlusconi potranno votarlo. Questa mi sembra una buona soluzione". Peccato sarà solo tra due anni... "Quando sarà, sarà. Non dipende da noi ma dal presidente Roberto Formigoni. Noi rispettiamo le sue decisioni, se resterà al suo posto ci prepareremo per il 2010 altrimenti siamo pronti anche da subito". Come procede la formazione del nuovo governo? E' vero che Calderoli sta fuori e voi non siete contenti? "Io non c'entro, ho appena finito di tagliare il prato...". Però oggi c'è un incontro tra voi e Berlusconi. Farete marcia indietro? "L'incontro non c'entra col governo, quello che dovevamo chiedere l'abbiamo già chiesto". Cioè due ministeri e la vice-presidenza per Calderoli. Fiducioso che alla fine la squadra di governo riuscirà a portare a compimento le istanze della Lega, come federalismo e sicurezza? "Sarà una squadra unita, che porterà avanti le nostre proposte per una semplice ragione: sono nel programma di governo che Berlusconi per primo ha condiviso fin da subito".

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Per infarto finisce fuori strada e muore (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

MONTA' Per infarto finisce fuori strada e muore Stava viaggiando a bordo della sua "Bmw" per rientrare da una cena di lavoro nel Saluzzese. L'altra notte intorno alle 2, Michele Almondo, 58 anni, colto da infarto ha perso il controllo della vettura, che è finita fuori strada a Villafalletto. A segnalare la presenza dell'auto alle forze dell'ordine, intorno alle 6,30, è stato un passante che si trovava vicino a via Vigne. Inutile il soccorso da parte della Cri di Busca. Sono intervenuti i carabinieri di Scarnafigi, il "118" e i vigili del fuoco di Saluzzo. Michele Almondo, che viveva a Montà d'Alba in borgata Vittori, lavorava come contoterzista nel settore agricolo. La notizia della morte ha destato commozione in paese, dove l'uomo era molto conosciuto anche perché, fin dagli anni '90, era stato attivista della Lega Nord. Lascia la moglie Caterina Bodda, titolare di una lavanderia a Canale, la figlia Mara, infermiera caposala all'ospedale di Alba, e il figlio Roberto, ingegnere, che ha seguito la passione politica del papà: è segretario della sezione roerina del Carroccio. La salma è stata composta nella camera mortuaria della casa di riposo di Villafalletto; i funerali probabilmente lunedì. \.

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Gli astigiani scelgono il presidente (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

PROVINCIA.DOMANI E LUNEDI' IL BALLOTTAGGIO Da ricordare Gli astigiani scelgono il presidente Al primo turno era andato alle urne il 76,1% degli aventi diritto al voto Perché la preferenza sia valida [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI Prime code sotto un bel sole lungo raccordi anulari, autostrade e vie del mare. Anche questo ci "raccontano" i telegiornali che classificano il "ponte" del 25 Aprile (e lo stesso faranno con quello del 1° Maggio) alla voce "prove generali di esodo estivo". Si fa strada nei candidati al ballottaggio e nei partiti il timore serio di un "effetto barriera di Melegnano" sul voto. Tanti elettori in fila: non ai seggi, ma su auto e camper in attesa di pagare il pedaggio. Se astensionismo ci dovesse essere e quale peso potrà avere sul risultato finale di uno o dell'altro candidato lo sapremo lunedì. Certo il "partito del non voto" è in cima alle preoccupazioni. Inutile negarlo anche se ieri pomeriggio il centro città, affollato per il passeggio, faceva ben sperare. Domani e lunedì gli astigiani sono nuovamente chiamati alle urne per decidere chi governerà la Provincia tra Maria Teresa Armosino (Pdl-Lega Nord) e Roberto Peretti (Pd-Italia dei Valori). Seggi aperti, domenica dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15. La vigilia del ballottaggio è stata scossa dall'annuncio dell'avvio della procedura di mobilità per 277 addetti della ex Way Assauto. Chi andrà ad occupare la poltrona di presidente della Provincia, il nuovo Consiglio, la giunta,, dovranno appuntarsi in agenda l'"Astigiana Ammortizzatori" tra le emergenze più drammatiche da affrontare. Alle urne sono chiamati 179.496 aventi diritto al voto (86.259 maschi e 93.237 femmine) di cui 60.385 nel capoluogo. Oggi pomeriggio verranno allestiti i 266 seggi (78 ad Asti) e da domani alle 8 si potrà votare. Lo spoglio delle schede s'inizierà lunedì pomeriggio. Bisogna presentarsi al seggio con la tessera elettorale e un documento di riconoscimento. Chi avesse smarrito la tessera potrà ottenere un duplicato presentandosi oggi e domani in Comune nell'orario di apertura dei seggi. Alla coalizione collegata al presidente eletto andranno 14 consiglieri, mentre i restanti 10 saranno appannaggio delle altre coalizioni. Al primo turno Armosino aveva ottenuto 57.263 preferenze, pari al 44,1%. Il "Pdl" e la "Lega Nord", i partiti che la sostengono, avevano avuto rispettivamente 34.341 voti e 14.464. Peretti parte dal 26,4% di quindici giorni fa (pari a 38.253 preferenze). Le forze che lo appoggiano sono il "Pd" (23.788 voti e il 22,3% al primo turno) e l'Italia dei Valori (4.496 voti e il 4,2%). Il 12 e 13 aprile l'affluenza alle Provinciali era stata del 76,1%.Agli elettori che si presentano domani e lunedì al seggio per votare al ballottaggio, viene consegnata una scheda di colore verde. Il voto, come informa la prefettura, si esprime tracciando un segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di presidente della Provincia prescelto. E' da ritenersi valido anche il voto apposto sui contrassegni delle liste collegate al candidato presidente.

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TUTTI IN FESTA MA DIVISI (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Mattia Feltri TUTTI IN FESTA MA DIVISI Mi sono rivolto a tutti gli italiani", ha detto il presidente Giorgio Napolitano al culmine del suo generoso e onesto sforzo. Ma le piazze ieri erano centinaia, luoghi fisici e luoghi dello spirito, ognuno di noi con la sua celebrazione, ortodossa o no, minoritaria, personale e pure la celebrazione del nulla. Molti sanno vagamente quale sia la ricorrenza, molti sanno che è un giorno di ozio, e si organizzano la sacrosanta gita fuori porta. Qualcuno era sceso nelle strade, nottetempo, per affiggere manifesti di solidarietà ai combattenti delle nuove Brigate rosse sotto processo; qualcuno, a Milano, si era armato di bombolette spray per imprimere sui muri l'identità del nuovo assassino della libertà: Confindustria. Qualcuno, in Friuli, ha stampato e distribuito volantini neonazisti: "Achtung Banditen. Traditore della patria". Qualcuno, a Roma, dal centro del corteo, ha fischiato e insultato i fratelli Alberto e Piero Terracina, scampati ad Auschwitz, per la colpa di essere ebrei come gli ebrei che "occupano la Palestina". Qualcuno, a Genova, ha contestato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, per le posizioni della Conferenza episcopale sugli omosessuali, sulle coppie di fatto, sull'aborto, sulla procreazione assistita. Qualcuno, a Firenze, è andato a deporre mazzi di fiori sulle tombe dei soldati americani. Qualcuno, a Cuneo, ha partecipato alla cerimonia di intestazione dei giardini pubblici a Claus von Stauffenberg, l'ufficiale tedesco che per qualche ora credette di aver ucciso Adolf Hitler nella Tana del lupo e di averne rovesciato la dittatura. Ognuno aveva la sua piazza, il suo vecchio e nuovo nemico, la sua calda memoria oppure il suo fresco rancore. È stato un 25 Aprile tutto sommato calmo, e paradossalmente frantumato. Beppe Grillo ha fatto esultante la conta dei presenti, che erano molti, e si è proclamato figlio e nipote dei partigiani di oltre sessant'anni fa; i nuovi fascisti stanno nelle redazioni, ha detto, e si ripromette di spazzarli via. Chissà quanti del suo popolo erano lì per l'ultima Resistenza e quanti per godere dello show. È la cronaca che si trascina appresso la storia, la tira per i capelli, se la ridisegna addosso. I ragazzi dei centri sociali hanno mostrato i pugni alla sinistra sconfitta ed extraparlamentare per indicargli come si sta in piazza. Il ballottaggio di Roma, vibrante e patetico, ha costretto i leader del Partito democratico ad argomentazioni lise: arrivano i fascisti, arriva la marea nera. Silvio Berlusconi ha lavorato al governo e si è intrattenuto per il caffè col nostalgico Giuseppe Ciarrapico. Roberto Maroni ha tosato l'erba. Fausto Bertinotti si è chiuso nel silenzio. Il neofascista Luca Romagnoli era dolente perché la data gli ricorda "violenza e sconfitta". E siccome è la festa di tutti, tutti hanno fatto festa, a modo proprio, insieme con un ricordo, con un feticcio, con uno spettro o con niente. CONTINUA A PAGINA 35.

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Un professore santone un operaio disilluso il popolo No Tav, e certe scritte viva Sardigna! (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Un professore santone un operaio disilluso il popolo No Tav, e certe scritte "viva Sardigna!" Will non abbiamo capito perché si chiama così, come Uòlter, come yes we can, come un americano a Roma, come uòttz America e come tutte quelle cose che hanno inventato per non dire niente. Però, lui lo sa benissimo perché è venuto in questa piazza, con il parcheggio là fuori e la tangenziale là sopra, "perché è il 25 aprile, e qui ci sono i negozi, c'è il cinema, ci sono gli amici. Oggi è festa. Gli altri giorni non posso". Will ha una splendida camicia bianca tutta inamidata, capelli neri unti di fresco, occhiali scuri, jeans e stivaletti con una mazza di punta tanto, che se lo contraddici potrebbe pure sfregiarti. Ci sono tanti ragazzi che s'abbracciano, Roby che domenica va a vedere la Juve, e minchia la Roma è fusa, e Max che se vede Simo manco la saluta. Veramente, ha detto una cosa più giovanile, alla Will. "Manco la c...". Chissà dove sarà andata, Simo. Attorno, non c'è una musica che suona. Non c'è neanche un drappo che sventola, nella piazza reale del 25 Aprile, quella vera, quella che dà il voto all'Italia, che cancella la sinistra e i suoi sindacati, quella che punisce Veltroni e fa vincere la Lega, una piazza piena di ragazzi che dicono "ma sei tu Beppe Braida?" e piena di operai come Totonno Puglisi, anni 35, una maglietta nera da culturista, una riga di barbetta come andava di moda 10 anni fa, una moglie patinata di biondo e due figli che vogliono vedere un cinema. E una mamma pure, che racconta di quella volta che volevano festeggiare i 25 anni di matrimonio a Venezia, con la suocera che diceva a suo marito: "Valla a buttare nella laguna". Ridono tutti. I bambini si stanno tirando dei calci. Nella piazza vera del centro commerciale 45 Gradi a Nord, fuori Moncalieri, i ragazzi hanno quasi tutti nomi americani: Frank, John, Mark, Devid e Max. Forse se li danno fra di loro così. Il 25 Aprile, giovani e vecchi, lo conoscono tutti. "E' una bella festa", come dice Sandro, l'unico con il nome italiano, "per questo veniamo qui. Per stare allegri". Ecco come funziona. Nella piazza vera non ci sono striscioni. Le uniche scritte sono quelle del consumo: Invidiauomo, Factory outlet Store Facis, dal 19 aprile al 4 maggio Grande concorso a premi. "Vieni a trovarci. Gioca e vinci". Sarà pure un po' qualunquista, la piazza vera, come si diceva un tempo. Ma è piena di gente, e i numeri in una democrazia sono la cosa che conta di più. "Tra un'ora qua non si cammina", avvisa Davide Antonacci, che gestisce il Caffè Biffi, vicino al Playcity Casinò. Ci sono 16 sale cinematografiche affacciate sulla piazza, e la cassiera spiega che quello più visto oggi è "Alla ricerca dell'isola di Nim", e il secondo è Ortone e poi i Demoni di San Pietroburgo. La domenica è come il cinema della parrocchia. Nella libreria Mondadori, lì accanto, il titolo che oggi è andato di più, come ci informa Francesca Gamba, è Gomorra, poi Fuoco Amico di Abraham Yehoshua, e Chesil Beach di Ian McEwan. Tutta roba impegnata, mica cianfrusaglie da truzzi. Continuiamo a sfatare luoghi comuni. Il 25 Aprile lo sanno tutti che cos'è, più o meno. E' che non gli interessa. Come a Barbara, Giada e Giulia che hanno 13 anni appena e si sono date appuntamento davanti all'Old Wild West: "E' la festa della Liberazione, ma non l'abbiamo ancora studiato a scuola". Può essere che non sappiano da che cosa sono state liberate. Tempi lontani, mondi sconosciuti. Oggi è come se fosse Ferragosto, o Santo Stefano. Come il giorno della vittoria nella prima guerra mondiale, una memoria dei nostri nonni. La sensazione che lascia alla fine il popolo del consumo è quella di un paese già pacificato con la sua storia, che sta da un'altra parte, molto davanti alla retorica di Uòlter e a quella di Berlusconi ("dovremmo capire anche le ragioni di Salò"). Ed è quando dici bipartisan che Will ti guarda come un marziano: "Cos'è? Sono le cose che dice Veltroni? Io finché c'è lui non vado più a votare". Alle 16, intanto, Beppe Grillo ha cominciato a parlare. Qui hanno aperto il gioco. Devono scivolare su una tavola sopra un mare di plastica. Fanno tante grida Will e suoi amici, con la maglietta N&Stormy. Uòttz America!.

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Il comico: "Coi vaffa siamo diventati i veri partigiani" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

[FIRMA]ANDREA SCANZI TORINO Beppe Grillo aveva giurato di non dire più parolacce e di urlare di meno, ma già dopo pochi minuti i "vaffa" si erano affastellati e la voce suonava afona. Per prima cosa ha voluto gemellarsi con la manifestazione di piazza Castello: "Solo l'Unità è convinta che non abbiamo rispetto della Resistenza. Siamo noi i nuovi partigiani. I nostri nonni ci hanno liberato dal fascismo, noi da una dittatura più sottile: quella della notizia falsa, anzi verosimile". Davanti a una gremitissima piazza San Carlo ("Ci sono 120 mila persone"), Grillo ha fatto un vernissage del blog: un sunto delle sue battaglie. Più contenuti che distruzione, a differenza del primo V-Day a Bologna (dove pure le proposte non erano mancate). Più che antipolitica, l'attitudine di Grillo e grillisti è quella degli "antipolitici": questi politici (e gran parte di questi giornalisti). Sul palco si sono avvicendati giornalisti (solita ovazione per Marco Travaglio), MeetUp, economisti, comici (Natalino Balasso), comitati No-Tav. Grillo è tornato a parlare di morti bianche, lamentando l'inefficienza del centrosinistra ("Ieri c'erano Berlinguer e Pertini, oggi D'Alema e Rutelli") e attaccando ancora la legge 30 (non più chiamata legge Biagi, forse per evitare nuove polemiche). "Le nostre sembrano battaglie da nulla, ma le rivoluzioni nascono da piccole azioni: il razzismo in America è finito quando una donna di colore si è rifiutata di alzarsi dall'autobus per lasciare il posto a un bianco". Se il V-Day era stato anzitutto una riflessione - per nulla edulcorata - sulla moralità perduta della politica, il V2-Day ha coinciso con una ricognizione sullo stato dell'arte dell'informazione italiana. "Io non ce l'ho con i giornalisti, ce l'ho con il sistema", ha ripetuto, a scongiurare l'ennesima accusa di qualunquismo. Tre gli ordini del giorno: abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria, abolizione dell'Ordine dei giornalisti, abolizione della legge Gasparri. "L'ultimo è il più importante. Del resto Gasparri basta guardarlo, se lo fissi a lungo ti viene la labirintite". Poche le battute, a conferma di un Grillo sempre meno satirico e sempre più politico. Gli stessi contenuti del V2-Day, per chi frequenta regolarmente il blog, erano arcinoti. "I maggiori organi di informazione italiani sono in mano a banche, multinazionali, partiti: non sono liberi. La Rai cancella i filmati da YouTube con la scusa dei diritti d'autore, ma se continua così gli chiudiamo il rubinetto del canone". Per quanto più "quieto" (si fa per dire), Grillo non ha lesinato epiteti destinati a fare polemica: il presidente della Repubblica Napolitano è tratteggiato come un nonnetto privo di potere, "Morfeo"; Berlusconi è "Testa d'Asfalto"; e Veltroni "Topo Gigio, l'uomo che ha riesumato la salma dello Psiconano". Dopo avere elencato i 16 condannati in via definitiva ("C'è anche Maroni, ha morso alla caviglia un poliziotto e lo faranno ministro dell'Interno: un mio amico black bloc si è lamentato, a questo punto vuole diventare Presidente della Repubblica"), Grillo ha attaccato principalmente il giornalismo televisivo, citando Mauro Mazza, Gianni Riotta, Emilio Fede e Bruno Vespa. "La cosa grave non è che Umberto Veronesi dica che gli inceneritori non fanno male, lo pagano per dirlo, e neanche che Berlusconi neghi di avere allontanato Enzo Biagi, ma che dei servi e delle sottospecie umane come Riotta non li contraddicano". "Rete4 sta occupando abusivamente le frequenze di Italia7 e l'Unione Europea ci darà una multa di 300 mila euro al giorno per colpa di Fede, che andrebbe mandato sul satellite con un calcio in c..o. Per fortuna c'è la Rete, la tv più importante del mondo è YouTube". Grillo non ha fatto sconti alle autorità cittadine, da Chiamparino ("Se la stampa italiana fosse libera, i torinesi conoscerebbero la pochezza mentale del loro sindaco") alla Fiat, prendendosela soprattutto con Franzo Grande Stevens, "in questi giorni ha fatto la parte dell'uomo vicino alla Resistenza, peccato che non sia così vicino ai suoi operai". In termini numerici, tutto è stato fuorché un insuccesso. Il "fenomeno" Grillo non è esaurito. Beppe Grillo ha probabilmente un effetto più mediatico che politico, come ha sembrato confermare l'ultima tornata elettorale, ma la sua capacità di mobilitare non è affievolita. I politici prendono i voti, lui le piazze. "E siamo solo all'inizio. Non ci fermeranno, hanno perso il contatto con la realtà. Libera democrazia in libero Stato". E le persone, rigorosamente in fila, magari ridono di meno, ma non smettono di applaudire. Di firmare.

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Le Figaro ha scoperto che il Papa è anziano (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Scrivo queste righe con un pizzico di sconforto (domani troverete un articoletto sul Giornale dedicato all'argomento): il quotidiano francese Le Figaro ha rilanciato nelle ultime ore un allarme sulla salute del Papa. In un lungo e articolato resoconto, dedicato a un bilancio dei primi tre anni di pontificato, si comincia a parlare della successione a Papa Ratzinger (facendo i nomi di due "papabili", Bertone e Maradiaga) e si dice che Benedetto XVI è fragile di cuore, ha 81 anni, rivelando pure che le sue arterie hanno la stessa età (ah, la potenza della scienza medica francese!). Si fa notare che il Papa negli Usa è apparso "stanco" (in particolare sabato mattina, nella cattedrale di St. Patrick) e che avrebbe ridotto gli impegni. Io c'ero a St. Patrick sabato mattina, ed ero stanco, stavo per appisolarmi. Un collega accanto a me s'è addormentato (e l'ho pure fotografato: siccome frequenta saltuariamente queste pagine, se vorrà, potrà fare outing) perché la notte non aveva riposato a causa del fuso orario. Devo dire però che sinceramente io non ho trovato che Ratzinger fosse stanco - e badate che avrebbe avuto tutto il diritto di esserlo, avendo quasi il doppio degli anni miei, che seguivo la cerimonia da seduto, non dovevo predicare in una lingua che non è mia e non portavo mozzette, vesti, sopravesti, mitrie e quant'altro. Certo, il Papa ha avuto problemi circolatori all'inizio degli anni Novanta, e deve tenere controllato il cuore. E' un anziano di 81 anni, che tre anni fa, quando aveva come prospettiva quella di ritirarsi a studiare, è stato innalzato alla responsabilità di pastore universale della Chiesa e si è visto sconvolgere la vita. E' stato negli Usa, domani presiede una lunga celebrazione, nelle prossime settimane sarà a Savona e Genova, poi a Brindisi, quindi in Australia (viaggio aereo di 20 ore), e a settembre a Parigi e a Lourdes. Posso garantirvi che i giorni di riposo dopo il viaggio (interrotti dalla celebrazione della fase finale - con omelia - delle esequie del cardinale Lopez Truijllo) erano programmati da tempo e che Benedetto XVI si è ripreso bene dalle fatiche americane. Insomma, oggi non c'è alcun allarme sulla sua salute. Vengo al pizzico di sconforto iniziale: sono passati tre anni, solo tre anni, da quando è finito un decennio giornalisticamente piuttosto impegnativo per i vaticanisti, chiamati a pronunciarsi sulla salute del Papa malato di Parkinson, con un susseguirsi di falsi allarmi e di rose di papabili (molti dei quali passati a miglior vita mentre Wojtyla continuava a regnare). Quello che arriva dalla Francia è un brutto segnale: già si ricomincia? Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Apr 08 Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore) Oggi, al termine della messa celebrata sul piazzale antistante il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo, inizia l'esposizione del corpo di Padre Pio. Un appuntamento molto atteso (già 750mila persone si sono prenotate per poter sfilare nella cripta del convento di Santa Matia delle Grazie), e da più di qualcuno (ad esempio Claudio Magris sul Corriere della Sera) criticato. Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista al cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che spiega il significato della venerazione delle reliquie dei santi. Come sapete, con l'amico e collega di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo scritto un libro ("Padre Pio. L'ultimo sospetto", Piemme) per analizzare e confutare i sospetti lanciati da Sergio Luzzatto con il suo volume sul frate pubblicato lo scorso ottobre. Ebbene, da quando è uscito il nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un confronto o un dibattito, che fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni scorsi gli abbiamo pubblicamente rinnovato l'invito in questo senso. Luzzatto non solo non vuole confrontarsi con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a Matrix, in diretta su Canale Cinque, doveva essere presente Gaeta. All'ultimo momento gli è stato detto che non sarebbe più potuto intervenire. Perché? E' presto detto: perché c'era Luzzatto, il quale pone come condizione previa per partecipare a qualsiasi dibattito su Padre Pio l'assenza di Gaeta e mia. C'è da capirlo: dopo che sono stati smascherati errori grossolani, sviste, letture parziali e pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo "storico del XXI secolo" come si definisce, ha paura di un confronto pubblico. Meglio pontificare a senso unico, senza contraddittorio. Domani è il 25 aprile, giorno di festa per la liberazione. Voglio segnalare che proprio domani, fino al 27 aprile, inizierà a Lonato (Brescia) il 1 raduno nazionale dei Giovani della Comunità Missionaria di Villaregia - di diritto pontificio dal 2002, fondata nel 1981 da padre Luigi Prandin e Maria Luigia Corona - che conta 550 membri consacrati e 15.000 aggregati. Per tre giorni i giovani vivranno un 25 aprile "alternativo" riflettendo su evangelizzazione e missione, grazie alle testimonianze di missionari provenienti dagli angoli più poveri del mondo. Scritto in Varie Commenti ( 164 ) " (10 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 La nostra sfida più urgente Tornato dal viaggio negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra attenzione una frase contenuta nell'omelia tenuta da Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sabato mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio che il Papa ha voluto lasciare agli americani e che ha testimoniato nel suo contatto con le folle dei fedeli. "Forse abbiamo perso di vista che in una società in cui la Chiesa sembra essere legalista e 'istituzionale', la nostra sfida più urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l'esperienza dell'amore di Dio" Scritto in Varie Commenti ( 41 ) " (12 votes, average: 2.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 "Io, povero successore di Pietro" Stamattina (in Italia era già pomeriggio) ho partecipato alla messa di Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sulla Quinta Strada, a Manhattan. Al termine della celebrazione, il cardinale Bertone ha fatto gli auguri al Papa per il terzo anniversario dell'elezione, che ricorre oggi. Il Papa, commosso, ha risposto improvvisando: "Posso solo rendervi grazie per il vostro amore per la Chiesa, per l'amore a Nostro Signore, e per l'amore che date anche al povero successore di Pietro. Io farò tutto il possibile per essere un vero successore del grande san Pietro che era anche un uomo con i suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine rimase la roccia della Chiesa e così anch'io, con tutta la mia povertà spirituale possa essere con la grazia di Dio in questi tempi il successore di Pietro". Parole che fanno tornare alla mente un appunto nei diari di Paolo VI, che parlava della propria "inadeguatezza" al compito ricevuto, o l'espressione di Papa Luciani che davanti ai cardinali, chiedendo preghiere per la sua missione, aveva definito se stesso un "poverocristo vicario di Cristo". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (16 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze americane Vi scrivo queste righe da New York. Ho appena finito di scrivere i miei pezzi sulla visita del Papa all'Onu e sulle commoventi testimonianze delle vittime degli abusi che ieri hanno incontrato Benedetto XVI. Articoli che leggerete sul Giornale di domani. Volevo raccontarvi ciò che è accaduto ieri. Avevo preparato un articolo tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader religiosi e sulla messa allo stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica richiesta, ci aveva detto che l'incontro con le vittime degli abusi non era avvenuto. Certo, lui intendeva dire che non era avvenuto fino a quel momento. In ogni caso, dopo aver spedito i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera) sono uscito a comprare dei francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato e titolare del blog del Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli mi ha telefonato per dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro. Sono rientrato in pochi minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla notizia del giorno, come richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in due versioni: la prima edizione (che raggiunge le città più piccole), aveva il primo articolo, la seconda (che va in stampa all'una di notte e si trova a Milano, Roma e nei centri più grandi), aveva il secondo articolo con il titolo sulle vittime degli abusi. Sono convinto che il discorso ai leader religiosi fosse importante, perché esplicitava per la prima volta così chiaramente la "via" ratzingeriana per il dialogo con le religioni. Così salutandovi dalla Grande Mela, nel primo commento a questo post allegherò la prima stesura dell'articolo - che non era leggibile nella versione online, ovviamente più aggiornata. Scritto in Varie Commenti ( 39 ) " (12 votes, average: 4.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 Il Papa e i valori Usa, non solo luci Sto finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta celebrando al Nationals Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di "segni evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della società: segni di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri contemporanei; crescente violenza, indebolimento del senso morale, involgarimento nelle relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio". Anche nella Chiesa c'è "la presenza di divisione e polarizzazione al suo interno" e si fa pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati sono inclini ad abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo". Benedetto XVI parlando degli americani come "popolo della speranza", delle libertà e delle nuove opportunità, ha detto anche che questa attesa non è stata "l'esperienza di tutti gli abitanti di questo Paese; basti pensare alle ingiustizie sofferte dalle native popolazioni americane e quanti dall'Africa furono portati qui forzatamente come schiavi". Scritto in Varie Commenti ( 147 ) " (24 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Religione e laicità negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Vi scrivo da Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wasp (white, anglo-saxon, protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 63 ) " (11 votes, average: 3.55 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 93 ) " (11 votes, average: 3.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (36 votes, average: 2.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (20 votes, average: 4.15 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (172) Ultime discussioni Raffaele Savigni: Lo ripeto: io condanno tutte le violenze, quelle dei fascisti e quelle dei partigiani comunisti.Mio... cosimo de matteis: Prima di andare a letto vorrei ricordare a tutti che è iniziata la campagna per MARINA CORRADI... cosimo de matteis: sa cos'è che quasi fà tenerezza? che lei, savigni, è sincero e in buonafede. (ciò... Raffaele Savigni: Cara Pipìta, non ho mai "tentennato": semplicemente, quando votavo DC (sdenza essere... Raffaele Savigni: Mi sembrano insinuazioni di cattivo gusto, come quelle che accompagnarono gli ultimi anni di... 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Itinerario in tre tappe nei più bei giardini di castelli e ville (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

ECOMUSEO. DA DOMANI IN MONFERRATO Itinerario in tre tappe nei più bei giardini di castelli e ville Inizia dal giardino del Castel di Camino domani dalle 15 alle 18 e da quello del castello Sacchi Nemours di Frassinello nelle stesse ore l'iniziativa "Giardino diffuso" organizzata dall'Ecomuseo della Pietra da Cantoni. E' volta a scoprire i giardini storici e di interesse botanico del Monferrato casalese. Tre gli appuntamenti: domani, il 4 maggio ai giardini di Villa "Il cedro" a Ponzano e Palazzo Marchesi Arborio a Terruggia e l'11 maggio a Villa Rivalta a Casale e ai Castagnoni di Rosignano. L'iniziativa è alla seconda edizione. I primi due castelli che apriranno alle visite sono fra i più antichi del Monferrato: Camino risale all'anno Mille e ha una torre di 44 metri, fatta costruire dagli Aleramici, fra le più alte del Monferrato. Il giardino che circonda il castello occupa un'ampia area verde, sulla cui sommità svetta un magnifico faggio rosso, albero monumentale, mentre un'aiuola di laureceraso indica l'avvio di un percorso che s'inoltra nel parco dove si ammirano altri splendidi esemplari di agrifoglio, bosso, tasso, nespolo, circondati da tigli, querce e roveri secolari. Non meno scenografico è il giardino del castello Sacchi-Nemours. La costruzione risale al 1298. Ha uno splendido esemplare di gelso, le cui radici si sono spinte fino al pozzo. Piacevole anche la pavimentazione del cortile realizzata in mattoni. Il giardino si sviluppa su vari lvelli, dominando il campanile della chiesa parrocchiale. Le visite sono gratuite.

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Il divo in declino Morgan Freeman e la cassiera di supermercato Paz Vega (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

10 COSE DI NOI Il divo in declino Morgan Freeman e la cassiera di supermercato Paz Vega Molto americano, l'incontro casuale fra il divo nero settantenne Morgan Freeman e la giovane cassiera latina Paz Vega. Per una giornata parlano, si confidano, ridono, si rattristano con simpatia e casta complicità. Lui, marito e padre, racconta il proprio timore di essere finito, il telefono che squilla di rado, la paura della morte. Lei, ragazza sola, racconta della propria dura vita di lavoro come cassiera d'un supermercato, le ambizioni, l'isolamento di cui si sente prigioniera. A sera, lasciandosi, capiscono d'essersi reciprocamente fatti del bene, consolati. Morgan Freeman è il produttore di questo breve film (1 ora e 20 minuti) un po' melenso, forse autobiografico, diretto da Brad Silberling (45 anni, già regista di "Casper", di "Voglia di ricominciare") con appropriata delicatezza e umorismo. Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e "Neverland". 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e "City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e Carolina Crescentini. La storia comincia nel 1860 a San Pietroburgo, quando una bomba uccide un membro della famiglia imperiale; Dostoevskij va a trovare in un ospedale psichiatrico un giovane che confessa di conoscere gli attentatori. IN AMORE, NIENTE REGOLE Commedia. Regia di George Clooney, con Clooney e Renée Zellweger. Negli Stati Uniti del 1925 Dodge Connolly è un esuberante campione di football che arruola nella sua squadra un giocatore presunto eroe di guerra. La storia non convince un'intraprendente giornalista. JUNO Commedia. Regia di Jason Reitman, con Ellen Page e Michael Cera. Juno MacGuff è un'intraprendente sedicenne del Minnesota che riesce a mantenere il controllo sulla sua vita anche quando scopre di essere incinta e comincia a chiedersi, con il timido compagno di classe Paulie Bleeker, come agire. Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. L'ALTRA DONNA DEL RE Drammatico. Regia di Justin Chadwick, con Natalie Portman e Scarlett Johansson. La vicenda storica di Anna e Maria Bolena, le due sorelle che si contesero i favori di Enrico VIII: la prima riuscì a sposarlo, l'altra ne divenne l'amante. IL MATRIMONIO E' UN .... Commedia. Regia di Cherie Nowlan, con Brenda Blethyn e Khan Chittenden. La cabarettista irriverente e in declino Jean Dwight teme che la fidanzata del figlio possa incrinare l'armonia della loro famiglia. NON PENSARCI Commedia. Regia di Gianni Zanasi, con Anita Caprioli e Giuseppe Battiston. Un musicista trentaseienne, un tempo piccola star punk rock, comincia a riflettere e sulla sua vita: tornato a casa dalla famiglia, comincia ad occuparsi di ciò che ha a lungo trascurato. ORTONE E IL MONDO DEI CHI Cartoon. Regia di Jimmy Hayward e Steve Martino. Dai creatori de "L'era glaciale", la storia di un simpatico elefante che trova un mondo di pace, quello dei minuscoli Chi, in un fiore. OXFORD MURDERS Thriller. Regia di Alex de la Iglesia, con Elijah Wood e John Hurt. Nei dintorni di Oxford, un'anziana signora viene trovata morta nel soggiorno di casa: il cadavere viene rinvenuto da un professore e da uno studente, i quali cominciano a indagare su una misteriosa serie di omicidi. LA SPOSA FANTASMA Commedia. Regia di Jeff Lowell, con Eva Longoria Parker e Paul Rudd. Opera prima, racconta di un uomo conteso da due donne: la veggente Ashley e la ragazza che avrebbe dovuto sposare mentre ora è un fantasma, morta preparando il matrimonio. STEP UP 2 Musicale. Andie e Chase s'incontrano all'interno di una scuola d'arte del Maryland: cominciano ad allenarsi insieme per partecipare a una difficile gara clandestina. TUTTA LA VITA DAVANTI Commedia. Regia di Paolo Virzì con Sabrina Ferilli e Massimo Ghini. L'autore di "Ovosodo" e "Caterina va in città" ritrae la vita nei call center attraverso le vicissitudini della venticinquenne laureata Marta. TUTTI PAZZI PER L'ORO Azione. Regia di Andy Tennant, con Matthew McConaughey e Kate Hudson. Ben Finnegan è un cacciatore di tesori che sta per coronare il suo sogno: recuperare il carico d'oro di un galeone che giace da un paio di secoli in fondo al mare al largo della Florida. Al suo fianco, l'intraprendente consorte. L'ULTIMA MISSIONE Poliziesco. Regia di Olivier Marchal, con Daniel Auteuil e Olivia Bonamy. L'autore di "36" narra la storia di Louis Schneider, incorruttibile poliziotto di Marsiglia in crisi esistenziale che cerca di proteggere una ragazza dall'uomo, tornato in libertà, che aveva ucciso i suoi genitori. UN AMORE SENZA TEMPO Commedia drammatica. Regia di Lajos Koltai, con Vanessa Redgrave e Claire Danes. Dal romanzo di Susan Minot, un percorso attraverso il passato e il presente di tre donne: la madre Ann, in fin di vita, e le figlie Constance e Nina. 21 Commedia drammatica. Regia di Robert Luketic, con Jim Sturgess e Kevin Spacey. Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia vera, dirige il cineasta del successo "La rivincita delle bionde". TRAME A CURA DI Daniele Cavalla.

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Maestri di sci a lezione di satira (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

PINEROLO IL MAGISTRATO ARCHIVIA LA DENUNCIA CONTRO UN MANIFESTO RITENUTO OFFENSIVO Maestri di sci a lezione di satira [FIRMA]ANTONIO GIAIMO PINEROLO I maestri di sci non vogliono essere paragonati alla stregua dei latin lover, così si sono rivolti alla magistratura per difendere la loro professionalità offesa da un gigantesco cartellone che promuoveva la Panda 4x4, esposto sulle piste di Sestriere e altre località del Nord Italia. A minacciare il loro onore è stato lo slogan scritto a caratteri cubitali su uno sfondo a quadrati scozzesi di un plaid. Il testo decideva: "Con i maestri di sci che ci sono in giro, sei sicura di voler passare tutta la giornata sulle piste?". A dare il via alla battaglia legale è stato il presidente dell'Associazione maestri di sci delle Alpi Occidentali che ha presentato una querela alla Procura della Repubblica di Pinerolo per individuare gli autori dello slogan e procedere nei loro confronti per diffamazione. Ma il procuratore Giuseppe Amato ha archiviato la querela: "si deve escludere che questa pubblicità possa aver integrato un'aggressione realmente apprezzabile alla reputazione dei maestri di sci". Il magistrato non si è limitato nel suo provvedimento a poche righe per chiudere sul nascere una querelle giudiziaria, nelle cinque pagine di provvedimento ha analizzato la questione partendo dal concetto di satira. "Quel messaggio - sostiene il magistrato - è finalizzato alla vendita di un'auto, il significato delle parole e delle immagini dipendono infatti dall'uso che se ne fa e dal contesto comunicativo in cui queste si inseriscono". La satira è solitamente incompatibile con la verità, serve a far sorridere anche se deve rispettare le sue regole. Aggiunge il dottor Amato: "Escluso che nel manifesto si ponesse un problema legato alla verità, la satira, per essere legittima e non ricadere nel reato di diffamazione, non deve mai sottrarsi al rispetto del limite della continenza". Osserva il presidente dei maestri di sci Marco Valente: "Abbiamo sporto querela perché il messaggio ci accomuna a latin lover e mette in dubbio la nostra professionalità". Aggiunge il legale dei maestri di sci, Claudio Strata: "Abbiamo appena appreso la notizia dell'archiviazione, ora stiamo valutando se fare opposizione, decideremo nei prossimi giorni". Il cartellone pubblicitario era comparso a Sestriere nelle vacanze di Natale a poca distanza dalla sede dei maestri di sci e sono stati migliaia i turisti che l'hanno visto, alcuni in modo superficiale, altri hanno colto la nota critica. Andrea Colarelli, nella doppia veste di sindaco di Sestriere e maestro di sci, dice: "E' stato un manifesto certamente criticabile, se si vuole promuovere un modello automobilistico non lo si deve fare a discapito di una categoria di professionisti come sono i maestri di sci. Dopo le nostre lamentele il manifesto era stato rimosso, ma intanto il danno d'immagine ormai c'era stato".

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Querelle in Consiglio sul nuovo segretario (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

ARONA. PART TIME CON GOZZANO E CESARA Querelle in Consiglio sul nuovo segretario "Quel cognome mi inquieta". Ha esordito così, l'altra sera in Consiglio, Luca Caramella (Fi) all'annuncio che il nuovo segretario del Comune di Arona sarà Di Pietro: non Antonio, il magistrato-politico, ma Nicola, che ricoprirà lo stesso ruolo anche a Gozzano e Cesara. "Non metto in dubbio la sua professionalità - ha continuato l'azzurro durante l'assemblea-, ma il fatto che si debba occupare, oltre che del nostro, anche degli atti amministrativi di altri due Comuni, di cui uno grande, come Gozzano, mi fa temere che impoverisca il ruolo". Sull'argomento si è espresso anche il capogruppo della Lega Nord, Federico Maggi: "Non concordo di passare da un segretario che svolgeva il compito di direttore generale ad una figura presente solo "part time". Teniamo conto che, oltre a svolgere la sua attività nei tre comuni, dovrà pure spostarsi, e le tre località non sono poi così vicine. Non vorrei che ci trovassimo a dover rinunciare al terzo segretario in poco tempo". Gianna Donetti (Udc) ha aggiunto: "I risparmi ritengo debbano essere fatti diversamente, non su una figura così determinante per un Comune". Il sindaco, Antonio Catapano, ha cercato di rassicurare: "Arona sarà nella convenzione il Comune capofila". Dopo tre sedute si è poi arrivati alla nomima del revisore dei conti: a ricoprire l'incarico sarà il dottor Fabrizio Errico. Quindi è stata fissata la data per la discussione del Bilancio di previsione per il 2008: il 9 maggio. Su questo argomento l'opposizione aveva chiesto la convocazione di una seduta straordinaria per chiarire il motivo del ritardo con cui si andrà ad discutere il documento programmatico. Infine sono state approvate le aliquote Ici: 4,3 per mille per la prima casa, 6,5 per le aree fabbricabili, 7 per la seconda casa, 4 per la casa locata come prima abitazione, 6,5 l'aliquota ordinaria. Detrazione per la prima casa fissata in 145 euro, 259 per famiglie con basso reddito.

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Gomorra ispira cinema e teatro E ora anche un rap (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

NON SOLO LIBRI "Gomorra" ispira cinema e teatro E ora anche un rap Giovedì, ospite di Anno Zero, ha regalato alla trasmissione di Santoro un record d'ascolti: oltre tre milioni e 300 mila spettatori con uno share del 13.61%, tanto da far riflettere su un'altra sua celebre presenza in tv, quando venne intervistato da Enzo Biagi per la prima puntata di Rt. Anche quella volta gli ascolti si impennarono e tutti pensammo che la ragione fosse il ritorno sullo schermo del grande giornalista. Ora sorge legittimo il dubbio: quando contò, invece, il Fattore S? "Esse" come Saviano, Roberto Saviano, autore di Gomorra, il romanzo verità che dal 2006 gli ha donato fama e "fatwa", proprio come è accaduto a Salman Rushdie: che gli ha fatto vendere un milione e 200 mila copie in Italia, che è tradotto in una quarantina di Paesi, e che lo costringe a vivere sotto scorta da quando i boss campani da lui sfidati pubblicamente sulla piazza di Casal di Principe fecero sapere di volergliela far pagare a caro prezzo. Saviano è più di un caso letterario, ormai. Anzi, è tutto fuorché un caso letterario, visto che la situazione che gli si è creata intorno impedisce, nei fatti, qualsiasi critica al suo libro. Si può discutere se fosse ciò che desiderava: certo è uscito dal giardino della letteratura, ha "bucato" gli schermi televisivi, è diventato un fenomeno di massa e si è ritrovato su una scena molto più ampia, e molto più soffocante. Ad Anno Zero l'intensità che lo circondava era palpabile: lui stava al centro come un santo tranquillo, spiegava che un fenomeno confinato nella provincia e nell'interesse locale era divenuto finalmente un caso nazionale e anche più, e aveva ragione. Prima del suo libro, la camorra non interessava proprio nessuno, era un tema a bassissimo indice d'ascolto. Roberto Saviano ha raggiunto il suo scopo principale, renderla un dramma - o uno psicodramma - nazionale, pagando un prezzo alto. Quando compare in pubblico è come se tutti intorno a lui stessero soppesando quel prezzo. Il Fattore S dilaga: diventa protagonista di un rap destinato probabilmente a grande popolarità, mentre ieri su Raidue ha debuttato per la nuova serie di "Palcoscenico" lo spettacolo teatrale tratto dal suo libro e diretto da Mario Gelardi, con la collaborazione dello scrittore stesso. E intanto il film con Toni Servillo diretto da Matteo Garrone va a Cannes a rappresentare l'Italia. Saviano è dovunque, anche se la sua vita sotto scorta fa sì che sia allo stesso tempo semiclandestino. Offre il suo corpo ed è quasi incorporeo. Mette insieme ammirazione e pietà, senso civico e voyerismo intorno a una figura ormai più simbolica che reale. Lui, però, è uno che crede con tutto se stesso a quel che fa e a quel che dice. Su questo sono tutti d'accordo, anche i colleghi che in privato discutono del suo romanzo con toni a volte assai poco favorevoli. Saviano ha in testa camorra e Gomorra quando scrive e quando va in tv, ma anche quando va a pranzo e quando va a letto. È letteralmente posseduto - dicono gli amici - da un'autentica, benigna, minuziosa ossessione per l'argomento. In meno di trent'anni - è nato a Napoli nel '79 - non si è occupato praticamente d'altro. Scriveva per Nuovi Argomenti ma soprattutto per siti Internet come Nazione Indiana, dove Gomorra è apparso nella fasi di lavoro, a puntate, prima della pubblicazione. Proponeva instancabilmente agli editori, spesso non riusciva a trovare ascolto. La sua idea di reportage narrativo sembrava condannata a non funzionare, e la stessa Mondadori quando puntò sul libro non si aspettava quel che sarebbe accaduto. Lui non mollava mai, gentile e insistente. Alla fine ha avuto ragione. Pare che non sia cambiato per nulla, nel frattempo.

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Lo scrittore sbarca in televisione E sbanca l'audience (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: La Lega

Personaggio / 2 L'autore che vende Lo scrittore sbarca in televisione E sbanca l'audience MARIO BAUDINO TORINO Giovedì, ospite di Anno Zero, ha regalato alla trasmissione di Santoro un record d'ascolti: oltre tre milioni e 300 mila spettatori con uno share del 13.61%, tanto da far riflettere su un'altra sua celebre presenza in tv, quando venne intervistato da Enzo Biagi per la prima puntata di Rt. Anche quella volta gli ascolti si impennarono e tutti pensammo che la ragione fosse il ritorno sullo schermo del grande giornalista. Ora sorge legittimo il dubbio: quando contò, invece, il Fattore S? "Esse" come Saviano, Roberto Saviano, autore di Gomorra, il romanzo verità che dal 2006 gli ha donato fama e "fatwa", proprio come è accaduto a Salman Rushdie: che gli ha fatto vendere un milione e 200 mila copie in Italia, che è tradotto in una quarantina di Paesi, e che lo costringe a vivere sotto scorta da quando i boss campani da lui sfidati pubblicamente sulla piazza di Casal di Principe fecero sapere di volergliela far pagare a caro prezzo. Saviano è più di un caso letterario, ormai. Anzi, è tutto fuorché un caso letterario, visto che la situazione che gli si è creata intorno impedisce, nei fatti, qualsiasi critica al suo libro. Si può discutere se fosse ciò che desiderava: certo è uscito dal giardino della letteratura, ha "bucato" gli schermi televisivi, è diventato un fenomeno di massa e si è ritrovato su una scena molto più ampia, e molto più soffocante. Ad Anno Zero l'intensità che lo circondava era palpabile: lui stava al centro come un santo tranquillo, spiegava che un fenomeno confinato nella provincia e nell'interesse locale era divenuto finalmente un caso nazionale e anche più, e aveva ragione. Prima del suo libro, la camorra non interessava proprio nessuno, era un tema a bassissimo indice d'ascolto. Roberto Saviano ha raggiunto il suo scopo principale, renderla un dramma - o uno psicodramma - nazionale, pagando un prezzo alto. Quando compare in pubblico è come se tutti intorno a lui stessero soppesando quel prezzo. Il Fattore S dilaga: diventa protagonista di un rap destinato probabilmente a grande popolarità, mentre ieri su Raidue ha debuttato per la nuova serie di "Palcoscenico" lo spettacolo teatrale tratto dal suo libro e diretto da Mario Gelardi, con la collaborazione dello scrittore stesso. E intanto il film con Toni Servillo diretto da Matteo Garrone va a Cannes a rappresentare l'Italia. Saviano è dovunque, anche se la sua vita sotto scorta fa sì che sia allo stesso tempo semiclandestino. Offre il suo corpo ed è quasi incorporeo. Mette insieme ammirazione e pietà, senso civico e voyerismo intorno a una figura ormai più simbolica che reale. Lui, però, è uno che crede con tutto se stesso a quel che fa e a quel che dice. Su questo sono tutti d'accordo, anche i colleghi che in privato discutono del suo romanzo con toni a volte assai poco favorevoli. Saviano ha in testa camorra e Gomorra quando scrive e quando va in tv, ma anche quando va a pranzo e quando va a letto. È letteralmente posseduto - dicono gli amici - da un'autentica, benigna, minuziosa ossessione per l'argomento. In meno di trent'anni - è nato a Napoli nel '79 - non si è occupato praticamente d'altro. Scriveva per Nuovi Argomenti ma soprattutto per siti Internet come Nazione Indiana, dove Gomorra è apparso nella fasi di lavoro, a puntate, prima della pubblicazione. Proponeva instancabilmente agli editori, spesso non riusciva a trovare ascolto. La sua idea di reportage narrativo sembrava condannata a non funzionare, e la stessa Mondadori quando puntò sul libro non si aspettava quel che sarebbe accaduto. Lui non mollava mai, gentile e insistente. Alla fine ha avuto ragione. Pare che non sia cambiato per nulla, nel frattempo.

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