HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “FOCUS SULLA LEGA” |
ARCHIVIO GENERALE
DEL DOSSIER |
tARTICOLI DEL
26-4-2008 #TOP
·
Articoli
Nord (98)
Il reporter di guerra Steve Buscemi e la star della
soap Sienna Miller ( da "Stampa, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia vera, dirige il cineasta del successo "La rivincita delle bionde". TRAME A CURA DI Daniele Cavalla.
C'è
il governo, Bossi punta i piedi ( da "Stampa, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Berlusconi ha chiuso la lista dell'esecutivo, Calderoli escluso. Oggi incontra la Lega, che non molla sul vicepremier C'è il governo, Bossi punta i piedi Un 25 Aprile di polemiche, Napolitano: fu anche guerra civile. In 50 mila con Grillo.
Da
Forza Italia ad An e Lega la destra diserta le celebrazioni Maroni impegnato a
tagliare il prato , Moratti assente a Milano. Silenzio di Fini, Schifani,
Frattini ( da "Unita, L'"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: edizione del Da Forza Italia ad An e Lega la destra diserta le celebrazioni Maroni impegnato a "tagliare il prato", Moratti assente a Milano. Silenzio di Fini, Schifani, Frattini... di Federica Fantozzi / Roma Non pervenuta in blocco la Lega, il cui pensiero è riassunto dall'aspirante al Viminale Roberto Maroni: "È una giornata impegnativa che sto passando a tagliare il prato".
Berlusconi
sceglie il fascista Ciarrapico Resistenza, il leader Pdl riceve il neosenatore.
Poi solita capriola: sia giorno di pacificazione
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Alla fine Denis Verdini, esibendo un personale manuale Cencelli, ha fatto notare che alla componente Forza Italia era stato richiesto un sacrificio troppo grosso. Troppo sottostimata. La trattativa riprenderà martedì. Ma oggi a Milano è il turno di Umberto Bossi.
Le
piazze d'Italia: non si riscrive la storia A Milano e in tante altre
città grandi cortei: La Liberazione? Noi diciamo: "non si
tocca" ( da "Unita, L'"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Tipo: "Fischia Bossi, infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar". Il manifesto più violento lo esponeva l'edicola di San Babila: la riproduzione gigante della copertina dell'Economist, quella che commentava la facciona ilare del "nostro", con la scritta: "Mamma mia.
Stai
consultando l'edizione del A A2A45132,332,341,78-24,6678432,203,120,07007302,80
Acea2363612,211... ( da "Unita, L'"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: 88 Negri Bossi w102760,140,14-7,34-43,77420,120,26-- Nice56522,922,950,92-21,02182,903,700,0730338,60 O Olidata16480,850,850,81-15,58130,751,060,044028,93 Omnia Network28991,501,481,09-28,171350,952,10-38,82 P Panariagroup I.C.64113,313,31-0,45-24,8902,994,410,1900150,17 Parmalat41032,122,10-1,50-20,10408232,112,
L'Italia
va a destra Che fare? ( da "Unita, L'"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: L'Italia va a destra, a Nord e a Sud. La sinistra scompare dalla rappresentanza parlamentare, il centrosinistra si trova sguarnito e sbigottito di fronte alla nuova "ondata" di voti al Pdl e, soprattutto, alla Lega. La discussione è iniziata subito dopo lo spoglio delle schede e continua ancora, continuerà.
Sapelli:
Centrosinistra? Senza blocco sociale
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Ecco le praterie elettorali della Lega". Ma il Pd non ha battuto in lungo e largo il nord leghista esibendo in lista imprenditori e operai? "È stata una rappresentazione, non una rappresentanza. Non ci si può improvvisare interclassisti in un tessuto in cui si è estranei. Non si è detto nulla sulla produttività, o sui contratti.
Il
candidato per la Provincia Zingaretti: Roma non piega la testa e non si fa
fregare dalla destra alleata con Bossi
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Stai consultando l'edizione del Il candidato per la Provincia Zingaretti: "Roma non piega la testa e non si fa fregare dalla destra alleata con Bossi".
Tor
Pignattara, Rutelli torna nella sua piazza Il candidato sindaco nelle strade
che fece riqualificare nel suo primo mandato. È vero, con lui il
quartiere cambiò volto ( da "Unita, L'"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: È una città che non vuole lezioni da nessuno e che, mi dispiace per Bossi, è cresciuta in questi anni anche più del nord. Impediamo che tornino nelle stanze del potere chi, fino a qualche anno fa, faceva affari con Lady Asl". Accanto a Rutelli, sul palco, il neoeletto presidente del VI municipio, Gianmarco Palmieri, 35 enne.
Vai,
docile Grant: 180' per riuscire dove il superbo Mourinho ha fallito
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Mourinho non sa che farsene, lo dice ad Abramovich, ma il boss risponde che "i soldi li metto io" eccetera eccetera. Insomma, tra i due qualcosa si rompe. E i risultati iniziano a stagnare. Grant vigila alle spalle della coppia. Sa che deve aspettare, con quei due qualcosa accade, prima o poi. Accade, infatti, qualcosa.
Veltroni:
sfregiano la democrazia Ora dobbiamo rafforzare il Pd
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: importante nelle principali città del nord, nelle grandi aree urbane, al nord e al centro. A Roma abbiamo avuto il 41% dei voti. Il Pd è diventato al nord il primo partito in moltissime città, e rimango sorpreso quando sento fare i raffronti col 2006". Perché? "Per il Pd il raffronto va fatto nel 2007, ossia qualche mese dopo l'inizio dell'esperienza di governo del centrosinistra.
Sbarchi
a raffica in Sicilia: 500 soccorsi, un morto in mare
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Così la pasionaria leghista anticipa il suo piano per l'immigrazione: "La Bossi-Fini è un'ottima legge ma bisogna irrigidirla ulteriormente per bloccare i trafficanti d'uomini. Come? Proporrò un centro di accoglienza in mare, perché non è giusto salvare questa gente nei mari libici. È lì che avvengono i salvataggi, mica nello specchio d'acqua di casa nostra.
La
destra vuole una città cupa e nera Rutelli: Non un voto deve andare
disperso . Nel duello in tv con Alemanno scintille su casa e sicurezza
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: altra faccia di Bossi a cui Rutelli dice: "Giù le mani dall'Alitalia e da Fiumicino, sono la nostra Fiat", scandisce: "Vent'anni fa la Lega diceva Roma ladrona e ancora non si rassegnano al fatto che è diventata una grande capitale". Poi arriva sul palco anche Nicola Zingaretti: "Roma non piega la testa e non crede a chi cavalca la paura"
Dopo
la sconfitta come ricominciare ( da "Unita, L'"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Lega Nord ha stravinto al Nord raccogliendo anche voti degli scontenti di sinistra. E il partito di Berlusconi, ingrossato da Alleanza Nazionale, ha riguadagnato nel Mezzogiorno la maggioranza che aveva perduto negli anni novanta. Il biennio di governo di centro-sinistra dal 2006 al 2008 guidato da Prodi è stato interrotto quando si preparava a realizzare il secondo tempo della sua
Berlusconi:
"festa di pacificazione ma vanno capiti i ragazzi di salò" -
gianluca luzi ( da "Repubblica, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: né Bossi, né Casini. E anche Bertinotti non ha partecipato all'appuntamento. Sarcastico il ministro dell'Interno in pectore Roberto Maroni: "Giornata impegnativa per me, la sto passando a tagliare il prato". Gianni Alemanno, candidato sindaco di Roma contro Rutelli, invece era presente alla cerimonia con Napolitano all'Altare della Patria.
Il
comico del malumore - francesco merlo
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Da Masaniello a Canepa a Bossi a Grillo? c'è sempre qualcuno che diventa l'espressione sgangherata di malumori forti e legittimi. E la buona politica dovrebbe calarsi dentro di essi; per tirare fuori, ad esempio, il buon umore dal malumore dei produttori del Nord che stanno con Bossi perché si sentono ipertassati e non protetti.
Viaggio
nella città divisa in due "là schiacciati, qui a
recriminare" - niccolo zancan
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: quando sente Beppe Grillo raccontare il motivo della condanna comminata al ministro dell'Interno in pectore Roberto Maroni. Quattro mesi e venti giorni per oltraggio a pubblico ufficiale: "Perché ha morso la caviglia di un poliziotto...". Risate a crepapelle. E Grillo chiosa: "I giornalisti stranieri adesso penseranno che questa è la battuta di un comico..
Ha
paura di essere ucciso svela i segreti dei boss - salvo palazzolo
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: ultimo pentito di Belmonte Ha paura di essere ucciso svela i segreti dei boss SALVO PALAZZOLO Due settimane fa, Giacomo Greco temeva di essere ucciso. Per questa ragione si è rifugiato in una caserma dei carabinieri: "Sono stato il genero di Francesco Pastoia, il padrino di Belmonte Mezzagno", ha esordito. Così, quel quarantenne dall'aria scanzonata ha cominciato il suo racconto,
"Lady
Berlusconi ci ha capito Sono altri a stupirsi ancora"
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: la Lega ha l'otto per cento dei voti nel Paese e una simpatizzante che forse non si aspettava ad Arcore. "Beh, ma non è una novità...". Ma come, lei sapeva già di una Veronica Lario attenta alle istanze della Lega Nord? "Guardi, l'ho incontrata in un'occasione allegra, a luglio dell'anno scorso, alla "notte bianca" di Varese.
Berlusconi,
doppio modulo per la partita con Bossi
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: inventore del "Porcellum" (Napolitano l'ha smentito per telefono a Bossi), poi Berlusconi ha tirato fuori che ci sarebbe incompatibilità con Letta (il quale privatamente se ne chiama fuori). Con una scusa o con l'altra, insomma, di Calderoli vuol fare a meno. Se stasera Bossi non insiste, lo schema di governo resta quello già pronto.
Volevano
ammazzarlo e il genero del boss parlò - salvo palazzolo
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: clan Pastoia di Belmonte Volevano ammazzarlo e il genero del boss parlò Conosce i segreti della faida tra la cosca del suocero e quella di Spera SALVO PALAZZOLO (segue dalla prima di cronaca) Giacomo Greco conosce i retroscena degli omicidi mai risolti della lunga faida di Belmonte: il 14 ottobre 2000, i killer dovevano uccidere anche lui assieme all'imprenditore Antonino Martorana.
Il
sindacato a pomigliano non aiuta la sinistra - umberto de gregorio
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: vero che la sinistra è più forte al sud e la destra al nord, tirando le somme emerge il motivo per il quale la questione settentrionale è sentita come problema nazionale solo nel centrodestra e la questione meridionale resiste solo all'interno del centrosinistra. La sostanza, infatti, è esattamente questa, anche se a livello di marketing sono in atto operazioni di facciata,
La
Lega e il Pdl fanno pace e corrono insieme contro Butti
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: 26 pagina 4 La Lega e il Pdl fanno pace e corrono insieme contro Butti di Redazione È pace fatta tra il Pdl e la Lega Nord, separati in casa al primo turno elettorale. Ora il Carroccio ha deciso di appoggiare il candidato Massimo Donati, medico di 55 anni, nel testa a testa contro il candidato del Pd Paolo Butti, pubblicitario di 43 anni.
Silvio
Berlusconi e il suo Popolo in campo per Cassamagnaghi
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Lega Nord, Udc e la lista civica "Cassamagnaghi per Bresso" che, due settimane fa, è riuscito a tener testa a Fortunato Zinni, l'attuale assessore del centrosinistra, riuscendo ad ottenere quasi il 43 per cento delle preferenze. A sostenere il candidato sindaco anche Silvio Berlusconi, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni in collegamento telefonico.
Le
minacce dei boss catena di solidarietà
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: un gesto concreto Le minacce dei boss catena di solidarietà Una catena umana per esprimere solidarietà al magistrato Raffaele Cantone, allo scrittore Roberto Saviano e alla cronista del Mattino Rosaria Capacchione dopo le minacce contenute nell'istanza presentata in aula da un avvocato nel corso del processo d'appello al clan camorristico dei Casalesi.
"uccidete
il marito della mia amante" - irene de arcangelis
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Boss progettava un delitto passionale: 5 fermi Dopo l'assassinio un affiliato del clan di Ercolano avrebbe sposato la donna IRENE DE ARCANGELIS IL marito sa che la moglie lo tradisce ma non si rassegna. Fa di tutto per salvare il matrimonio. Non immagina neanche lontanamente che l'amante della consorte sta invece organizzando il suo omicidio.
Berlusconi
dà lo stop: non più di 12 ministri Miccichè, delega sul
Sud ( da "Giornale.it, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Mi pare che ci sia un equilibrio fra Nord e Sud mentre prima c'erano più ministri del Lombardo-Veneto". E un annuncio: "Io sarò sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe". La verità è che, pur essendo stato completato il grosso del lavoro, sussistono una serie di variabili che potranno essere chiarite soltanto dopo l'
Formigoni
aspetta berlusconi in regione un'idea bipartisan
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: idea bipartisan Alla vigilia del nuovo incontro tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, il governatore Roberto Formigoni ribadisce la richiesta in alternativa a un posto di ministri nel governo di restare al Pirellone fino all'Expo del 2015. Nel frattempo, spunta l'ipotesi di far entrare in giunta come esterno un esponente del Pd.
Il
Cavaliere tra vertici, negozi e bagni di folla
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Umberto Bossi, sia lunedì prossimo in un incontro con i gruppi parlamentari. L'estrema attenzione con la quale dovrà essere effettuata la selezione spiega le oltre cinque ore di durata del vertice, svoltosi in un clima sereno inframmezzato di tanto in tanto dalle ormai proverbiali battute berlusconiane.
Orbassano,
sfida all'ultimo voto per il Municipio
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: approdato al ballottaggio guidando la coalizione formata da Popolo della Libertà, Lega Nord e lista civica Obiettivo Orbassano, ha siglato l'apparentamento con la lista Udc di Salvatore Caspanello. Umore? "Sono molto ottimista, perché le sensazioni che mi arrivano incontrando la gente in strada sono entusiasmanti: mi sembra di essere abbastanza in vantaggio - dice Gambetta -.
Abusi
su una bimba Si sospetta di un nordafricano
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: clandestino, è stato arrestato per violazione della legge Bossi-Fini e poi scarcerato con l'intimazione da parte della Questura di lasciare il territorio nazionale. Nei confronti del giovane, finora, non sono state mosse accuse riguardo alla presunta violenza sessuale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Veltroni,
Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune.
Il
futuro del pd e le "fughe" leghiste - ivan berni
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Allora si disse che la campagna elettorale di Bossi l'aveva fatta Antonio Di Pietro (allora Pm in toga). Oggi che la Lega a Milano ha ottenuto il 12 per cento, ovvero meno di un quarto del '93, si dibatte molto sulle virtù popolari del Carroccio, sul suo saper stare sul territorio, sulla capacità di interpretare i bisogni reali e le paure degli elettori.
"nella
forza antifascista il vigore segreto della carta" - sandra bonsanti
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: stravolgimento della Carta con la riforma Calderoli, cancellata da quasi 16 milioni di italiani che l'hanno respinta il 26 giugno del 2006. Essa modificava 53 articoli della seconda parte della Costituzione, incidendo gravemente anche sulla prima, e concentrando tutto il potere di decisione in un solo organo, in un solo decisore, a cui era garantita una sostanziale inamovibilità nella carica,
Ronde
in piazza comitati contrari ( da "Repubblica, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: ma anche le altre ronde civiche organizzate da An e Lega Nord. "Tra le ronde buone e contro-ronde dei centri sociali - spiega - rischiamo di scatenare una guerriglia di cui la zona universitaria non ha assolutamente bisogno". Della stessa opinione anche Loris Folegatti, numero due dei residenti di Stop al Degrado.
Zona
a traffico complicato - stefano costantini
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: ma la data è tenuta nascosta, un po' come i funerali dei boss, per motivi di ordine pubblico. Il giorno di effettiva entrata in funzione di quella che dovrebbe essere la misura che rivoluzionerà la circolazione di Bari vecchia è top secret. Un sintomo di insicurezza sugli effetti e sulle reazioni che può produrre.
Ragazzo
con la pistola a casa per i giudici non è pericoloso - mara chiarelli
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: L'ex bimbo con la pistola, figlio di un boss del borgo antico, ora ha 17 anni, ne compirà 18 ad agosto. Quando ne aveva appena 11 fu scoperto dai carabinieri, in piena notte nei vicoli della città vecchia mentre trasportava un'arma forse usata per un delitto, da un nascondiglio all'altro.
Le
imprese funebri confessano "noi, costrette a pagare il pizzo" -
gabriella de matteis ( da "Repubblica, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: c'era anche l'importo del compenso elargito agli addetti dell'obitorio del Policlinico. Intanto per questa mattina, al secondo piano del Palazzo di Giustizia di via Nazariantz, è fissato l'interrogatorio del boss Antonio Di Cosola, dell'imprenditrice Rosa Porcelli e del marito Pellegrino Labellarte.
Berlusconi,
pressing sulla lega bossi vicepremier, calderoli ministro - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Berlusconi, pressing sulla Lega Bossi vicepremier, Calderoli ministro Il Cavaliere: la squadra non è definita. Oggi incontra il senatur Il Cavaliere a un gruppo di soste-nitori: "Spero di fare bene, sennò mi fate fuori..." CLAUDIO TITO ROMA - Umberto Bossi vicepremier e Roberto Calderoli alla Riforme.
Roberto
e il tandem a rischio con letta "troppo diversi? ma se siamo pappa e
ciccia" - francesco bei ( da "Repubblica, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: chiude il ballottaggio su Roma e si torna a far politica sugli interessi del Nord e del Paese. A proposito di Roma...". Dica... "Mi spiace di aver accolto la richiesta di Berlusconi di non presentare il nostro simbolo nel Centro e nel Sud. Questa volta i voti li avremmo presi anche lì". Berlusconi promette "sorprese", sembra voler percorrere la strada di Sarkozy cercando Ichino,
Francesco
e gianni, sfida finale a matrix tra sicurezza, tangenti e l'ombra di bossi -
carmelo lopapa ( da "Repubblica, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: L'ultimo botta e risposta sulla presenza di Bossi e la Lega nella maggioranza. "Il Senatùr ha brindato quando Roma ha perso le Olimpiadi e voleva trasferire la produzione Rai a Milano", l'affondo di Rutelli. "Ma basta con Bossi, Berlusconi garantisce per la coalizione" ha tagliato corto Alemanno.
Sfida
nella capitale del "forzaleghismo" - alberto statera
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: unica piazza importante del Veneto che, dopo tremendi sussulti, la Lega ha graziosamente concesso al Popolo della Libertà, nonostante sia la capitale del Parlamento del Nord. E con grande scorno di Manuela Dal Lago, la pasionaria bossiana, ex liberale, che è stata risarcita con la presidenza dell'autostrada Brescia-Padova.
Tutti
contro il comico genovese: <Fai rabbrividire, Vaffa tu>
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: come il leghista Roberto Calderoli, gli dà del "Catone mai eletto da nessuno, che fa i soldi sul qualunquismo, alla stessa maniera di quelli che vorrebbe combattere". Perciò, "ma da parte mia riceverà un V3, al cubo". Come ovvio, contro Grillo, che sta raccogliendo le firme per abolire l'ordine dei giornalisti e che ha definito "camerieri,
ROMA
- I carabinieri della compagnia di Conegliano (Treviso) stanno svolgendo
indagini per risolvere ( da "Messaggero, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Bossi-Fini e poi scarcerato con l'intimazione da parte della Questura di lasciare il territorio nazionale. Nei confronti del giovane, finora, non sono state mosse accuse riguardo alla presunta violenza sessuale. La senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile minori dell'Udc, ha affermato "che il Parlamento debba iniziare a verificare la possibilità di comminare la pena dell'
Clandestini,
solo tre espulsioni al giorno ( da "Corriere della Sera"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Ombre di una legge, la Bossi- Fini, in alcune parti impossibile da applicare e per la quale non bastano le strutture. Ha denunciato tempo fa Magistratura democratica: "C'è da chiedersi se la legge così come è concepita raggiunga gli obiettivi per cui era stata pensata".
La
scheda ( da "Corriere della Sera"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract:
che
può avvenire però solo la seconda volta che il clandestino viene
trovato e si dimostra perciò che ha violato l'ordine La legge Bossi-Fini
La legge sull'immigrazione è stata varata nel
Resistenza
L'Italia liberata ( da "Manifesto, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: che in precedenza aveva realizzato il film "Camicie verdi" sulla Lega Nord, si svolgerà nella sala conferenza della Provincia. Nazirock no Ieri lo stesso Fiore ha impedito che la pellicola, distribuita da Feltrinelli, fosse presentata dall'Anpi nella Casa della memoria di Roma, sostenendo che le scene contenute sono "una montatura giornalistica".
L'esodo
rom tra topi e rifiuti Gli abitanti: traditi dal Comune
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: forse ci sarà sempre più la Lega, davanti a loro; di certo, ci son sempre treni, nel caso quelli delle Nord, dietro i rom che stavano in via Bovisasca e sono finiti sotto il cavalcavia Bacula, sopra un pendio, alla fine di un sentiero che comincia in via Ardissone e s'allunga tra carrelli dell'Esselunga di rovescio tra l'erba.
Ritrovarsi
a Milano. In centomila ( da "Manifesto, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: tempo e nemmeno parole da sprecare sul ritorno scontato di Berlusconi: solo uno striscione ricorda che Fischia Bossi infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar. Dove, e con le scarpe risuolate da chi, forse è presto per andare a chiederlo in giro. Gira voce, ma assumono giustamente un basso profilo, che da qualche parte - laggiù - si vede lo stato maggiore (è una battuta.
Nicola
Zingaretti ieri ha continuato il giro elettorale tra i 120 Comuni
dell'hinterland romano ( da "Messaggero, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Bossi-Berlusconi. Il tema dell'orgoglio di Roma non è un'invenzione ma la constatazione che è cresciuta l'economia. Con i scendiletto di Bossi è evidente che verrebbe umiliata la Capitale d'Italia. L'appello sull'orgoglio è fondato sulla ragione ma è anche un appello alla ragionevolezza: non devono tornare nelle stanze del potere coloro che sono tre anni fa facevano nei palazzi della
Immigrati,
40 mila i clandestini <Ogni giorno solo tre espulsioni>
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: L'attuale legge sull'immigrazione, Bossi-Fini, è stata varata nel 2002 per mantenere le promesse elettorali di Lega e An. L'articolo 13 dice: "Lo straniero espulso che viene trovato nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da uno a 4 anni". L'arresto è obbligatorio.
La
ciliegina di Roma ( da "Manifesto, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: litigata fra Bossi e Berlusconi, è saldamente tenuta assieme, nelle sue componenti post, anti e extracostituzionali, dal progetto di cambiare la Costituzione formale dopo aver cambiato quella materiale del paese. Gli appelli generosi a un patriottismo costituzionale che dovrebbe prima o poi superare i conflitti sulla memoria del 25 aprile si infrangono su questa semplice evidenza:
E
adesso rifacciamo il Paraguay ( da "Manifesto, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: installazione di una base militare nord-americana nel suo paese? Assolutamente no. Noi non crediamo nella forza delle armi né nella necessità di stabilire basi militari di controllo o di dominio in nessun posto del mondo. Siamo pacifisti convinti e non permetteremo che si usi il territorio paraguayano a fini militari o bellici.
Salvini,
leghista-comunista: ho <convertito> 10 religiosi
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Imitatio Bossi. Per di più vota An. In compenso le regala Federico che adesso ha 5 anni. Con Giulia, "politicamente", le cose vanno meglio. "Ha sempre votato Lega". In casa c'è una teca. Con il libro che gli ha regalato Bossi: "L'Abc di fare radio". Con dedica autografa: "Spero ti possa essere utile", firmato U.
Il
Cavaliere lavora alla squadra Spuntano gli outsider Fitto e Alfano
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: asse del Nord", domenica scorsa ad Arcore. In quella sede la Lega aveva avanzato la richiesta di tre ministeri e di un vicepremier, destinati a Maroni (Interno), Riforme (Bossi), Zaia (Politiche agricole) e Calderoli (Vicepremier). L'impegno era di parlarne con gli alleati, trovare un'intesa e poi rendere pubblici nomi e incarichi.
Una
Gomorra che i media non vedono ( da "Manifesto, Il"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: gli studi universitari dei nuovi boss, gli affari in tutto l'est europeo. Impressionante il controllo sociale del territorio casertano (quello delle discariche abusive), documentato dal reportage di Sandro Ruotolo e Luca Bertazzoni. A Casal Di Principe le telecamere camminano tra ville-bunker, imprese edili con il pizzo come plusvalore,
La
festa ( da "Corriere della Sera"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 8 categoria: BREVI La festa Matteo Salvini e Sylvie Lubamba alla festa dei giovani padani organizzata mercoledì scorso dalla Lega Nord all'Old Fashon di Milano per festeggiare la vittoria alle elezioni.
ROMA
- Tolleranza zero , no all'eccessivo buonismo , Roma riparte d
( da "Messaggero,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: non sono Bossi e Calderoli" con i loro strali rivolti a Roma ladrona, "ma Rutelli e Veltroni che hanno amministrato male questa città". Tutta la giornata di Gianni Alemanno è stata segnata da dichiarazioni e interventi sul tema sicurezza, che ormai sembra avere se non monopolizzato comunque marchiato la fase finale della campagna elettorale.
Violentata
bimba di 10 anni Sospetti su uno straniero
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Il sospettato è stato comunque arrestato per violazione della legge Bossi-Fini. In attesa dei risultati dell'esame del Dna delle tracce biologiche sulla piccola e di altri segni emersi nella visita medica, i carabinieri lo tengono sotto stretto controllo e indagano, come si dice, a 360 gradi. Il padre della bambina è un operaio metalmeccanico di 51 anni.
La
vicenda ( da "Corriere della Sera"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: I medici dell'ospedale di Conegliano (Treviso) hanno appurato che ha subito abusi sessuali L'arresto Un marocchino clandestino è stato arrestato e poi scarcerato per violazione della legge Bossi-Fini: gli investigatori stanno verificando la sua posizione.
SCHIAVONE
VA ALLA RICERCA DEL PASSATO DA REINVENTARE
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: contrasto di Nord e Sud ecc.), c'è un "riposizionamento del baricentro mentale della nazione rispetto alla tradizione sociale e politica che ha costruito e mantenuto la Repubblica ". Calato nel frigorifero della memoria storica questo passato, emerge una "nuova Italia", che solo la Lega ha intercettato, ma senza riempire l'"enorme spazio vuoto"
Nord,
territori e società aperta
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: il successo della Lega è collegato a un insieme variegato di paure e delusioni fra gli elettori del Nord: paura dell'immigrazione, timore e incertezza per le nuove forme di competizione "senza filtri" indotte dalla liberalizzazione dei mercati, delusione nei confronti dei tradizionali soggetti di mediazione (sindacati,
Il
Ponte e il federalismo fiscale ( da "Corriere della Sera"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Lega Nord notoriamente propensa a una ben diversa distribuzione delle risorse su base territoriale. Un'adesione - secondo Salvati - fondata su un sottile calcolo politico secondo il quale il miglior antidoto alla Lega non sarebbe un'altra maggioranza ma, per così dire, una diversa maggioranza e cioè una maggioranza pur sempre di centrodestra ma caratterizzata da una pesante rappresentanza
Festa
finale a Torpignattara mano tesa all'Udc di Casini
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: A Bossi dico: giù le mani da Fiumicino, giù le mani da Roma. E i suoi alleati chi sono? Sono il vecchio del vecchio del vecchio Msi, gli Storace, gli Alemanno e i Rauti...". tende la mano ai moderati: "Ho apprezzato le dichiarazioni di Casini che ha detto che il suo partito non può stare con chi è vicino ai neofascisti.
ROMA
Il tele-duello documentale: ecco il nuovo format che s'è autoinve
( da "Messaggero,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Bossi - ma senza foto agitata sotto il naso di Alemanno - è il tormentone dell'altro. Rutelli: "Bossi...". Replica: "Basta con questo Bossi!". Rutelli: "Bossi...". Replica: "Basta con questo Bossi!". Sembra un rap. Invece si tratta di uno scontro, civile, politicamente corretto, con tanto di stretta finale e persino di un "
<Se
sarò sindaco incontrerò il vedovo Reggiani>
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: i veri nemici della città non sono Bossi e Calderoli, ma Rutelli e Veltroni che hanno amministrato male". E poi ha spiegato: "Il buonismo e la tolleranza hanno generato nuovi problemi, soprattutto in periferia con un'immigrazione incontrollata. Dobbiamo ripristinare una serie di regole fondamentali e dire che Roma riparte dal rigore e dalla serietà.
AA.S.
Roma1,1591,580,5601,184736751 A2A2,3381,782,19
( da "Messaggero,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: 8122700 Negri Bossi warr 2007/20100,1430,000,1230,2550 Nice2,9480,922,9043,69618698 OOlidata0,8540,810,7501,05813633 Omnia Network1,4781,090,9532,102135182 PPanariagroup Ind.Ceram.3,310-0,452,9914,408976 Parmalat SpA2,102-1,502,1092,65240823371 Parmalat warrant 20151,2310,001,1991,6610 Permasteelisa13,8100,3110,64014,
Mv,
a Varese arrivano gli indiani ( da "Corriere della Sera"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: nel cuore della Lombardia che due settimane fa ha sommerso di voti la Lega Nord, sbarcano gli indiani. Non i pellerossa evocati da un manifesto elettorale del partito di Bossi, ma gli asiatici del colosso metalmeccanico Tata, interessati a rilevare proprio a Varese, proprio nella culla del Carroccio - marchio e fabbrica delle motociclette Mv Agusta.
Interventi
e Repliche ( da "Corriere della Sera"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: il racconto reso al magistrato inquirente dal boss Scarcia, che non è un "pentito", circa l'incontro che sarebbe avvenuto nell'Ittica Valdagri (poi Marinagri) nell'estate del 2000. Se le dichiarazioni fatte mettere a verbale da Scarcia siano vere, o parzialmente vere, o false, è compito dell'autorità giudiziaria appurarlo.
Stop
di Berlusconi: non più di 12 ministri
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Mi pare che ci sia un equilibrio fra Nord e Sud mentre prima c'erano più ministri del Lombardo-Veneto". E un annuncio: "Io sarò sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe". La verità è che, pur essendo stato completato il grosso del lavoro, sussistono una serie di variabili che potranno essere chiarite soltanto dopo l'
La
seconda rivoluzione di Grillo contro giornali e parlamentari A Torino 50mila
persone per lui ( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Divertente la gag su Maroni, condannato per aver azzannato un poliziotto: sarà il prossimo ministro degli Interni. Grillo sottolinea che lui e il suo popolo sono i veri continuatori della lotta partigiana e che l'attuale fascismo è più sottile di quello precedente.
Le
conclusioni di Franco Giordano ( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: scattasse lo scalone Maroni che avrebbe peggiorativo le condizioni materiali di milioni di lavoratori, ma forse avremmo dovuto essere più duri a riguardo. Questo è vero e accetto la critica che ci è stata mossa. Però quando allora io sostenni l'ipotesi di ritirare la delegazione di governo, altri compagni, che oggi ci criticano per essere stati troppo subalterni al governo Prodi,
A
Chiavari tentano di cancellare il Prc Per il Cav. non esistono i diritti Quelle
ronde padane così simili alle Ss
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Roma La sicurezza secondo la Lega Nord Cara "Liberazione", l'ex vicepresidente della Regione Veneto, Luca Zaia, a cui è stata ritirata la patente per eccesso di velocità, ora nominato ministro dell'Agricoltura, "testa pensante" della Lega Nord ha lanciato sui giornali del Nordest: la "immediata legge sulle ronde", le famigerate camicie verdi inventate dai leghisti.
Bertone:
indiani, tedeschi o cinesi a Grugliasco?
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Juri Bossuto* La vicenda "Bertone" sembra destinata a fornirci, quasi a ritmo quotidiano, sorprese continue, alternate solo da rapidi colpi di scena dall'effetto cinematografico. Aggiornare la cronaca che interessa la vecchia fabbrica torinese, e soprattutto i suoi lavoratori, è impresa difficile da attuarsi,
Destre
al 70% in provincia di Sondrio ma sul Comune sorge l'Arcobaleno
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Massimo Libera*Carlo Ruina** Sondrio è il capoluogo più a nord della Lombardia, in una provincia dove la Lega sfiora il 40%, il Pdl il 30, il Pd supera di poco il 20 e la Sinistra l'Arcobaleno si è bloccata al 2,1%. Dentro un quadro così fosco, uno squarcio di luce alle comunali del capoluogo: la Lista S.
A
Brescia la sconfitta più amara Il voto operaio emigra nella Lega
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: lavoratori al nord. E, ancora, la campana d'allarme era suonata con le amministrative della primavera 2007, quando in tutti i comuni lombardi superiori ai 15 mila abitanti abbiamo perso il 43 % dei voti sulle politiche del 2006. È in questo contesto che i pensionati, i precari e gli operai non vedono più nella sinistra uno strumento utile per migliorare le proprie condizioni di vita.
Salvatore
Bonadonna Trovo la relazione del segretario onesta, leale e coraggiosa
nell'indicare la strada della ricostruzione della sinistra; per questo non mi
convince il tono libe ( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: elettore di Rifondazione ha votato Lega o si è fatto attrarre dal richiamo strumentale e falso del voto utile o non ha votato? E questo in presenza di un Nord e di un Sud che non basta definire come "questioni". Se non riusciremo a fare una analisi seria e approfondita di come si è trasformata la società e di cosa è composto il magma che si è consolidato a destra,
Il
problema non è "se" ma "come" realizzare
l'unità della sinistra ( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: verso la Lega Nord. La società italiana procede quindi a grandi passi verso l'americanizzazione e il Paese si sposta sempre più a destra, culturalmente, prima ancora che politicamente. Le ragioni della sconfitta sono tante. Sicuramente ha pesato una valutazione negativa del nostro risultato nel governo Prodi o,
Recuperare
il consenso Non lasciamo la città agli ex picchiatori fascisti
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Nord, ormai è chiaro a tutti: consegnato in gran parte alla Lega, che Bossi ha definito "il vero partito degli operai". Un travaso di voti che ha riguardato tutte le roccaforti storiche della sinistra, da Genova a Sesto San Giovanni, fino ai distretti industriali del Veneto e dell'Emilia: dove il Carroccio ha dato voce alle rivendicazioni economiche e alle paure sociali degli operai,
<E
adesso rifacciamo il Paraguay>
( da "Manifesto,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: installazione di una base militare nord-americana nel suo paese? Assolutamente no. Noi non crediamo nella forza delle armi né nella necessità di stabilire basi militari di controllo o di dominio in nessun posto del mondo. Siamo pacifisti convinti e non permetteremo che si usi il territorio paraguayano a fini militari o bellici.
Calderoli:
grazie signora ci ha messo il cuore
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: A nome della Lega, del popolo leghista, del popolo del Nord tutto. Ieri ho letto sulle colonne de la Stampa la sua intervista. E ne sono rimasto colpito. Perché lei ha capito, usando gli occhi e il cuore, che sono ancora i migliori strumenti per la comprensione del mondo, quel che davvero la Lega e i cittadini che ci hanno votato vogliono.
Ritorno
al voto per 179 mila astigiani ( da "Stampa, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: La sfida è tra Maria Teresa Armosino (Pdl e Lega Nord) che al primo turno ha ottenuto il 44,1% delle preferenze e Roberto Peretti (pd e Italia dei Valori) che affronta il secondo turno partendo dal 26,4% di quindici giorni fa. Si vota nei 266 seggi (78 sono nel capoluogo) domani dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15.
Non
ha lividi, ma i medici confermano lo stupro
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Fermato in base alla legge Bossi Fini, perché non era in regola con il permesso di soggiorno, non si vede al momento contestare alcuna accusa che possa essere in qualche modo collegata a quanto raccontato alla bambina. Ma cosa è accaduto, davvero? Qualcosa di orrendo qualunque sia la verità (non così scontata) che arriverà alla fine delle indagini:
Per
essere sempre brillanti niente croissant, tanto tofu e un litro d'acqua
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: La dieta del boss Per essere sempre brillanti niente croissant, tanto tofu e un litro d'acqua Vuoi fare il capo? Devi mangiare bene. E non nel senso dei gourmand, ma in quello dietologicamente corretto. Il "Times" suggerisce la giusta dieta per affrontare la giornata lavorativa.
Allora,
onorevole Maroni, la Lega ha l'otto per cento dei voti nel Paese e una simpatizzante
ch ( da "Stampa, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: lei sapeva già di una Veronica Lario attenta alle istanze della Lega Nord? "Guardi, l'ho incontrata in un'occasione allegra, a luglio dell'anno scorso, alla "notte bianca" di Varese. Io suonavo col mio gruppo in una piazza gremita. Sceso dal palco, mi sono accorto che la signora Berlusconi era lì con degli amici per ascoltarci.
Per
infarto finisce fuori strada e muore
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: fin dagli anni '90, era stato attivista della Lega Nord. Lascia la moglie Caterina Bodda, titolare di una lavanderia a Canale, la figlia Mara, infermiera caposala all'ospedale di Alba, e il figlio Roberto, ingegnere, che ha seguito la passione politica del papà: è segretario della sezione roerina del Carroccio.
Gli
astigiani scelgono il presidente ( da "Stampa, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Domani e lunedì gli astigiani sono nuovamente chiamati alle urne per decidere chi governerà la Provincia tra Maria Teresa Armosino (Pdl-Lega Nord) e Roberto Peretti (Pd-Italia dei Valori). Seggi aperti, domenica dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15. La vigilia del ballottaggio è stata scossa dall'annuncio dell'avvio della procedura di mobilità per 277 addetti della ex Way Assauto.
TUTTI
IN FESTA MA DIVISI ( da "Stampa, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Roberto Maroni ha tosato l'erba. Fausto Bertinotti si è chiuso nel silenzio. Il neofascista Luca Romagnoli era dolente perché la data gli ricorda "violenza e sconfitta". E siccome è la festa di tutti, tutti hanno fatto festa, a modo proprio, insieme con un ricordo, con un feticcio, con uno spettro o con niente.
Un
professore santone un operaio disilluso il popolo No Tav, e certe scritte viva
Sardigna! ( da "Stampa, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Nella piazza vera del centro commerciale 45 Gradi a Nord, fuori Moncalieri, i ragazzi hanno quasi tutti nomi americani: Frank, John, Mark, Devid e Max. Forse se li danno fra di loro così. Il 25 Aprile, giovani e vecchi, lo conoscono tutti. "E' una bella festa", come dice Sandro, l'unico con il nome italiano, "per questo veniamo qui.
Il
comico: "Coi vaffa siamo diventati i veri partigiani"
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Dopo avere elencato i 16 condannati in via definitiva ("C'è anche Maroni, ha morso alla caviglia un poliziotto e lo faranno ministro dell'Interno: un mio amico black bloc si è lamentato, a questo punto vuole diventare Presidente della Repubblica"), Grillo ha attaccato principalmente il giornalismo televisivo, citando Mauro Mazza, Gianni Riotta, Emilio Fede e Bruno Vespa.
Le
Figaro ha scoperto che il Papa è anziano
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Bossi Il Cavaliere: "Incontro soddisfacente"Reggio Calabria, trovata microspia in procura Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire
Itinerario
in tre tappe nei più bei giardini di castelli e ville
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract:
inoltra nel
parco dove si ammirano altri splendidi esemplari di agrifoglio, bosso, tasso,
nespolo, circondati da tigli, querce e roveri secolari. Non meno scenografico
è il giardino del castello Sacchi-Nemours. La costruzione risale al
Il
divo in declino Morgan Freeman e la cassiera di supermercato Paz Vega
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona cercherà di fermarli. Da una storia vera, dirige il cineasta del successo "La rivincita delle bionde". TRAME A CURA DI Daniele Cavalla.
Maestri
di sci a lezione di satira ( da "Stampa, La"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: esposto sulle piste di Sestriere e altre località del Nord Italia. A minacciare il loro onore è stato lo slogan scritto a caratteri cubitali su uno sfondo a quadrati scozzesi di un plaid. Il testo decideva: "Con i maestri di sci che ci sono in giro, sei sicura di voler passare tutta la giornata sulle piste?
Querelle
in Consiglio sul nuovo segretario
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: argomento si è espresso anche il capogruppo della Lega Nord, Federico Maggi: "Non concordo di passare da un segretario che svolgeva il compito di direttore generale ad una figura presente solo "part time". Teniamo conto che, oltre a svolgere la sua attività nei tre comuni, dovrà pure spostarsi, e le tre località non sono poi così vicine.
Gomorra
ispira cinema e teatro E ora anche un rap
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: e che lo costringe a vivere sotto scorta da quando i boss campani da lui sfidati pubblicamente sulla piazza di Casal di Principe fecero sapere di volergliela far pagare a caro prezzo. Saviano è più di un caso letterario, ormai. Anzi, è tutto fuorché un caso letterario, visto che la situazione che gli si è creata intorno impedisce, nei fatti, qualsiasi critica al suo libro.
Lo
scrittore sbarca in televisione E sbanca l'audience
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: e che lo costringe a vivere sotto scorta da quando i boss campani da lui sfidati pubblicamente sulla piazza di Casal di Principe fecero sapere di volergliela far pagare a caro prezzo. Saviano è più di un caso letterario, ormai. Anzi, è tutto fuorché un caso letterario, visto che la situazione che gli si è creata intorno impedisce, nei fatti, qualsiasi critica al suo libro.
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
INTERVIEW Il reporter di guerra
Steve Buscemi e la star della soap Sienna Miller Una diva tv e un giornalista
politico in una intervista sbagliata: Steve Buscemi ignora tutto di lei, la
tratta con degnazione; Sienna Miller è insicura, intelligente e
sofferente. Oscillano tra ostilità e attrazione. Lei ha un cellulare
rosa il cui squillo è il latrato di un cane; lui dà saggi
consigli. Tutti e due sono infelici, la lotta tra vinti non ha vincitori e
molto interesse Il duello verbale è il rifacimento d'un film di Theo van
Gogh, il giovane regista olandese che venne ucciso nel 2004 da un estremista
islamico per punirlo del cortometraggio Submission sulla condizione delle donne
nell'Islam. In omaggio e memoria, i produttori hanno appagate il suo desiderio
di realizzare in Usa il remake di tre suoi film, affidandoli a registi
newyorkesi (gli altri sono Stanley Tucci e Bob Balaban). Questo primo
esperimento non è molto riuscito. Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA
DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail
Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra
soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre
è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster,
con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir, figlio
di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller di
Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e
"Neverland". 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad
Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e
"City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che
s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI
SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e
Carolina Crescentini. La storia comincia nel
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi ha
chiuso la lista dell'esecutivo, Calderoli escluso. Oggi
incontra la Lega, che non molla sul vicepremier C'è il governo, Bossi punta i piedi
Un 25 Aprile di polemiche, Napolitano: fu anche guerra civile. In 50 mila con
Grillo.
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del Da Forza Italia ad An e Lega la destra diserta le
celebrazioni Maroni
impegnato a "tagliare il prato", Moratti assente a Milano. Silenzio
di Fini, Schifani, Frattini... di Federica Fantozzi / Roma Non pervenuta in
blocco la Lega, il cui pensiero è riassunto dall'aspirante al Viminale
Roberto Maroni:
"È una giornata impegnativa che sto passando a tagliare il
prato". Silente An. Le cronache non riportano tracce del presidente
della Camera in pectore, Fini, futura terza carica istituzionale dello Stato,
né dei colonnelli impegnati nella partita del governo: La Russa,
Gasparri, Matteoli. Ad eccezione di Alemanno e Ronchi, all'Altare della Patria
per le celebrazioni con il Presidente della Repubblica. Poi il candidato PdL a
sindaco di Roma ha deposto una corona di fiori sotto il monumento a Salvo
D'Acquisto a Palidoro. Assente Forza Italia a partire (come al solito) da
Berlusconi che, come ricordano Bonaiuti e Cicchitto anzichè bighellonare
ha avuto "una mattinata di lavoro intenso" incontrando "almeno
30 persone" naturalmente importanti. Muti e incorporei aspiranti ed ex
ministri, capigruppo e presidenti delle Camere: Vito, Schifani, Frattini,
Pisanu non battono un colpo. Compreso Dell'Utri che vorrebbe riscrivere i libri
di storia e in particolare il capitolo sulla Resistenza. Né si rilevano
dichiarazioni del senatore Pera, ex seconda carica dello Stato. Assente a
Milano Letizia Moratti: da candidato sindaco invece partecipò al corteo
spingendo la carrozzella del padre ex deportato. Assente anche il
"governatore" lombardo, il ciellino Roberto Formigoni che delega il
suo sottosegretario Robi Ronza, figlio "del primo comandante partigiano
del Varesotto". Per l'inviato del Celeste la festa va mantenuta ma
"purificata" dall'idea di una Resistenza "a tinta unita"
laddove in Lombardia fu "cattolica e liberale". L'Udc manda al corteo
senatore D'Onofrio (non rieletto): "L'unità nazionale costituisce
ancora un traguardo necessario per il popolo italiano. Il ricordo del 25
aprile, opportuno e non retorico, fa parte di questo cammino". Casini
è a Formia, nel sud del Lazio, per il ballottaggio comunale. Ieri il
segretario centrista Cesa aveva suscitato le ire di Storace osservando che
"la destra estremista e antisemita rappresenta, oggi come allora, un
elemento di grave pericolo per la vita delle istituzioni". Centrodestra
assente a Bologna, fatto che Cofferati trova un "peccato": "Non
ne capisco le ragioni, è una festa di tutti". Non c'è a
Palermo il sindaco azzurro Cammarata. Delegazioni forziste ai cimiteri Usa di
Nettuno e dei Falciani. An dai morti di Salò a Trespiano. Presente e
parlante (chiaro), dalle file del PdL, Gianfranco Rotondi. Il leader della Dca
che rivendica un posto da ministro o capogruppo nella neo compagine
berlusconiana è l'unico a non fare distinguo: "Il 25 aprile
è la festa della libertà di tutti gli italiani e l'antifascismo
è un valore costitutivo che sarà menzionato nella carta dei
valori del PdL, in quanto aderisce al Ppe che lo richiede".
Bisognerà solo spiegarlo a Ciarrapico.
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Berlusconi sceglie il fascista Ciarrapico Resistenza, il leader Pdl riceve il
neosenatore. Poi solita capriola: sia giorno di pacificazione di Marcella
Ciarnelli / Roma UNA PROVOCAZIONE L'uomo che preferisce lavorare piuttosto che
celebrare la Liberazione dal nazifascismo e l'uomo che il fascismo non l'ha mai
rinnegato, il futuro premier Silvio Berlusconi e il neoeletto senatore Giuseppe
Ciarrapico, si sono incontrati a Palazzo Grazioli. Nella giornata del vertice
per cercare di districare la matassa dei nomi per il nuovo esecutivo, in un via
vai di "almeno trenta persone", il Cavaliere ha trovato il tempo per
ricevere l'ingombrante imprenditore che ha però assolto al compito di
togliere nella sua zona voti alla Destra di Francesco Storace e convogliarli
sul Popolo della Libertà, contribuendo alla vittoria. "Ci
serve" disse il Cavaliere mentre Ciarrapico esternava delle
"sofferenze e delle gioie" che il fascismo gli aveva fatto provare
senza farlo mai tornare indietro dalla sua convinta posizione. Un incontro
necessariamente breve, dati i tempi contingentati, ma intenso. Berlusconi
indossava la camicia blu notte, scura in modo allarmante, sfoggiata anche
all'uscita dalla sua residenza, segnata da un significativo saluto a braccio
teso ai supporter festanti. Colpa del sole? Un incontro che non sembra essersi
concluso con nessuna proposta di un ruolo nel governo dato che i posti sono
già pochi per poter mettere in campo anche il vecchio editore. Non c'era
nessuna necessità che l'incontro si svolgesse proprio ieri. Ma
Berlusconi il 25 aprile non l'ha mai festeggiato, anche quando era premier in
carica. E per Ciarrapico, data la rivendicata appartenenza, la data segna un
giorno di lutto, da cancellare. Un giorno adatto al lavoro, agli incontri, agli
omaggi. Quindi i due non hanno avuto alcuna riserva. Anzi, devono averla
proprio scelta apposta la data dell'incontro. Una provocazione, appunto.
"Uno sfregio" ha detto sdegnato Walter Veltroni. Dal Pdl non hanno
gradito e Paolo Bonaiuti ha definito la reazione del segretario del Pdl come
quella di un "uomo stordito dalla sconfitta". L'aver ricevuto
Giuseppe Ciarrapico è invece la prova del disprezzo che Silvio
Berlusconi ha provato da sempre nei confronti di una pagina così
importante nella storia del Paese. Al di là delle parole di circostanza
la mancata partecipazione negli anni ad ogni celebrazione esprime più di
mille parole. Il Cavaliere ha limitato la diffusione del suo pensiero ad un
comunicato. In cui ha mescolato vecchie idee e chiamate in causa. Non si capisce
se prevale la lettura di "una guerra civile" o di "un momento di
pacificazione". E chiede, proprio lui che dà un contributo
determinante a che non ci sia, che si faccia un "salto di qualità
verso la definitiva pacificazione nazionale". Ci tira dentro anche Luciano
Violante quando rievoca gli "autorevoli esponenti di sinistra che
invitarono a capire le ragioni dei ragazzi di Salò" ed anche
l'invito a "saldare il debito contratto con gli esuli
istriano-dalmati". Una passeggiata al termine della riunione. "Che
Dio me la mandi buona" dice ai fans che applaudono mentre un coraggioso
sventola una bandiera del Pci. "Speriamo di far bene se no mi fate
fuori..." scherza. Un modo per rilassarsi al termine di un altro giorno di
confronto per riuscire a mettere insieme i nomi del futuro governo. Resta il
nodo dei due vicepremier. C'è un passaggio di ruoli con preferenze e
subordinate tranne che per Tremonti e Frattini anche se Gianfranco
Miccichè, per metterci il cappello, ha dichiarato che lui un posto ce
l'ha già: "Sottosegretario alla presidenza con delega per Sud e
Cipe". Sulla graticola ci sono anche personaggi del calibro di Maroni, Scajola, Castelli, Vito. Alla
fine Denis Verdini, esibendo un personale manuale Cencelli, ha fatto notare che
alla componente Forza Italia era stato richiesto un sacrificio troppo grosso.
Troppo sottostimata. La trattativa riprenderà martedì. Ma oggi a
Milano è il turno di Umberto Bossi.
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del Le
piazze d'Italia: non si riscrive la storia A Milano e in tante altre
città grandi cortei: "La Liberazione? Noi diciamo: "non si
tocca"" di Oreste Pivetta / Milano ERANO MIGLIAIA E MIGLIAIA A
Milano, a Torino, a Roma e in tante altre strade d'Italia. Anche ad Alghero,
dove il divieto del sindaco alla banda di suonare "Bella ciao",
perché sarebbe una canzone "di parte", ha prodotto il miracolo
di un coro generale. Bella giornata, anche se ci tocca l'ironia di un vecchio
militante del Pci: "Quando si perde, si corre a manifestare più
numerosi". Erano capitato nel 1994, prima vittoria di Berlusconi: sotto un
diluvio sfilò un fiume di gente, sfilarono anche quelli della Lega. Ieri
la Lega non c'era. Non si può dire quanto lo stato d'animo del suo
popolo sia stato riassunto da un'uscita di Maroni. Citiamo
una nota d'agenzia: ""È una giornata molto impegnativa che sto
passando a tagliare il prato". Così Roberto Maroni,
futuro ministro nel governo di Silvio Berlusconi, parla della giornata che
celebra la Liberazione". Rivolgiamo un quesito a Feltri, direttore di
Libero: chi è più "bamba" tra uno dei centomila in
piazza a Milano o a Roma e il futuro ministro? Il corteo di Milano è
sfilato per ore. Migliaia di persone, migliaia di bandiere: Pd in bianco, Pd in
rosso, sindacati, Italia dei valori, verdi, Sinistra Arcobaleno, Rifondazione,
l'Europa, la pace, collettivi, comitati. Una sinistra esiste, "senza
rancore", al contrario di quanto annuncia il giornale della famiglia
Berlusconi. Gli slogan contro Berlusconi sono stati rarissimi. Senza aggressività.
Tipo: "Fischia Bossi, infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar". Il
manifesto più violento lo esponeva l'edicola di San Babila: la
riproduzione gigante della copertina dell'Economist, quella che commentava la
facciona ilare del "nostro", con la scritta: "Mamma mia.
Here we go again". C'erano lo striscione dei "palestinesi
d'Italia" e quello della Brigata ebraica, con il grande simbolo d'Israele,
che ricordava i combattenti ebrei nella guerra di Liberazione. Non citava i
morti ebrei nelle camere a gas dei nazisti e quelli, di passaggio, nei campi di
prigionia italiani, da Fossoli alla Risiera di San Sabba, grazie alle nostre
leggi razziali. Li ha ricordati Gianfranco Maris, presidente dell'Aned,
l'associazione degli ex deportati. Ricordava dal palco che mentre Milano veniva
liberata, in Germania si moriva: nelle camere a gas, sotto i colpi di fucili,
di fame, di malattie, nelle marce forzate da un campo di sterminio all'altro.
Questa era la realtà d'allora. I partigiani comunisti, socialisti, di
Giustizia e libertà, cattolici, fecero il miracolo. Quello che in una
lettera commossa raccontava il comandante Giorgio Bocca. Ancora dobbiamo
ringraziarlo per il coraggio d'allora e per la memoria d'oggi. Saranno stati
cinquantamila a Milano, probabilmente di più. Un corteo disordinato, che
assediava il centro, in fondo i rumorosi camion dei centri sociali, ma si
facevano sentire anche quelli del Pd, con il loro camion. In testa c'erano le
bandiere dell'Anpi con le medaglie d'oro e lo striscione dei partigiani tenuto
da Nichi Vendola, da Paolo Ferrero, da Filippo Penati, da Barbara Pollastrini,
da Armando Cossutta. Quelle vecchie (d'anni) bandiere sono state tanto
applaudite. Di più ancora è stato applaudito il gonfalone
dell'Anpi di Reggio Emilia: tra le medaglie il tricolore, ricamato si vedeva il
bel volto di Alcide Cervi, il contadino che ebbe i sette figli trucidati dai
nazifascisti. Un giorno Berlusconi disse che avrebbe voluto conoscerlo: ma si
capiva che non sapeva neanche chi fosse e Alcide era morto quando Silvio era un
palazzinaro alle prime armi, nel 1970. Sul palco parlava invece il nipote di
Alcide Cervi, Adelmo: i fascisti gli portarono via il padre quando aveva due
anni. Chissà se il solito Giornale pensava anche a lui oltre che ai
giovani e ai vecchi della Brigata Ebraica, affidando alla raffinata penna di
Giovanna Maglie, ex comunista, ex socialista, ora berlusconista, unica
giornalista Rai ad avere qualche problema con le note spese, l'invocazione di
una "celebrazione bipartisan", nel segno appunto "cancelliamo la
storia e riscriviamola noi". Ma che cosa sia stato il fascismo lo sanno
anche i sassi, la lotta di Liberazione ci restituì la libertà e
la dignità. Come alla fine, dal palco, insisteva Tino Casali, presidente
dell'Anpi. Le note brutte di questa giornata milanese sono state i diciassette
cartelloni issati dal centro sociale Gramigna con i ritratti degli imputati al
processo sulle nuove Br e le scritte sui muri dell'Arcivescovado: "Operai
morti. Porci padroni con voi regoleremo i conti", "Il capitalismo non
si riforma, si abbatte". Giusto per ridar fiato ai vecchi fascisti e pure
un'offesa al cardinal Tettamanzi, che i problemi dei lavoratori non ha mai
trascurato. A Milano non c'era la Moratti, presente due anni fa quando c'era da
guadagnare foto e voti (anche in virtù dei fischi). Nessuno l'ha
rimpianta. Lei è riuscita a dare un'altra pennellata al suo ritratto di
mediocre e arrogante sindaco dei suoi amici e dei suoi e dei loro affari.
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del A
A2A45132,332,341,78-24,6678432,203,120,07007302,80
Acea2363612,2112,370,55-14,0333111,3914,430,54002599,66
Acegas-Aps104815,415,41-0,15-18,10195,346,980,3000297,60
Acotel15707081,1281,152,24-2,484353,1183,180,4000338,27 Acq.
Potab.54912,842,85-0,18-17,34342,363,430,1000102,10 Acsm29551,531,52--16,7531,221,830,020071,52
Actelios141547,317,30-0,338,97165,997,690,1000494,74
Aedes39232,032,00-1,04-40,623081,563,410,2500206,18
Aeffe33171,711,720,59-34,92941,712,63-183,91 Aem
To36321,881,880,97-26,893351,872,590,06001373,46 Aem To w088700,450,441,05-41,9030,410,80--
Aerop. Firenze3266516,8716,87-0,12-6,43016,6518,030,0630152,42
Aicon26221,351,350,15-36,373061,242,13-147,59
Alerion12590,650,64-0,74-7,631320,550,710,0050260,07
Alitalia9700,500,50-13,62-36,649460,230,790,0413694,74 Alleanza162308,388,37-0,24-4,7928907,848,800,50007096,31
Amplifon37221,921,900,16-44,935081,823,570,0350381,36
Anima41052,122,112,33-1,85671,602,160,1520222,60 Ansaldo
Sts187309,679,701,7311,83887,179,760,2000967,30
Arena1290,070,071,52-48,3710660,050,150,041352,09 Ascopiave29621,531,551,18-8,98471,431,820,0850358,65
Astaldi100495,195,17-0,120,681814,025,430,0850510,83
Atlantia4058420,9620,941,40-18,28123818,6325,650,620011983,07 Auto
To-Mi2255811,6511,651,33-22,2514511,2314,990,40001025,20
Autogrill183469,479,522,70-17,488779,2311,570,40002410,44 Azimut
H.141567,317,25-1,06-17,754736,028,890,20001061,39 B B. Bilbao
Viz.2807614,5014,502,40-13,84012,8516,83-- B.
Carige48372,502,510,93-24,1411272,253,290,07504033,49 B. Carige
risp49322,552,57--20,8502,323,250,0950446,41 B.
Desio123516,386,390,33-10,28266,027,110,0955746,34 B. Desio r
nc128366,636,57--5,3005,987,000,115087,52 B.
Finnat15760,810,810,39-6,8830,650,870,0130295,38 B.
Generali113395,865,894,97-13,621934,626,780,1000651,85 B.
Ifis191409,889,79-1,0710,39167,9110,520,3000308,75 B.
Intermobiliare100865,215,232,51-26,8354,867,120,2500810,73 B.
Italease138507,157,09-0,14-24,5912024,839,490,78001204,60 B.
Popolare2459612,7012,631,21-15,80291310,4315,090,83008136,03 B.
Profilo27051,401,413,14-27,1331,321,920,1470177,94 B.
Santander2624613,5513,601,20-7,061311,1814,590,1229- B. Sard. r
nc2848414,7114,72--11,40013,8916,600,520097,09 B.P. Etruria e
L.154327,977,951,46-15,16677,169,390,3000429,86 B.P.
Intra2306111,9112,18-5,6909,5411,910,1000670,43 B.P. Milano159438,238,262,66-10,2736446,979,180,35003417,39
B.P. Spoleto145077,497,500,94-19,1516,919,270,4100163,92
BasicNet34791,801,791,65-13,81351,472,290,0930109,61
Bastogi5230,270,271,86-17,421010,240,33-182,70 BB
Biotech9394848,5248,641,93-5,68045,9452,800,5439- Bca Ifis w0864963,363,373,1227,2321,623,64--
Bco Popolare w108060,420,41-0,12-36,881620,320,66--
Beghelli18930,980,972,65-15,073110,871,180,0150195,50
Benetton158798,208,171,67-31,486488,0011,970,37001498,15 Beni
Stabili13960,720,720,49-3,5520320,610,780,02401381,05 Bialetti24011,241,24-0,24-24,8001,171,65-93,00
Biesse2494512,8812,85-1,00-0,692911,2414,650,3600352,90
Boero5324727,5027,50-7,42021,2029,500,4000119,36
Bolzoni54952,842,83-0,49-26,46182,753,860,100073,33 Bon.
Ferraresi7210737,2437,361,494,84128,0237,240,0800209,47
Brembo162188,388,382,27-23,651118,3210,970,2400559,39
Brioschi7380,380,380,61-21,50810,350,490,0038275,17
Bulgari143987,447,462,61-21,9026206,809,520,29002232,98 Buongiorno
Spa35241,821,824,18-10,701821,532,19-193,56 Buzzi Unicem3312417,1117,060,67-8,8342714,4018,760,40002828,63
Buzzi Unicem r nc2189011,3011,301,02-9,61269,2312,510,4240460,25 C C.
Artigiano53052,742,740,33-6,9912,643,050,2130780,33 C.
Bergam.5758529,7429,65-0,272,27125,3830,721,05001835,76 C.
Valtellinese148657,687,63-1,81-15,246197,689,090,40001232,84 Cad
It180919,349,301,56-7,6518,9810,120,290083,90 Cairo
Comm.49342,552,530,28-40,47152,304,324,0000199,62
Caltagirone100325,185,20--15,4804,656,130,0800622,34 Caltagirone
Ed.75843,923,89--12,02133,644,450,2000489,63 Cam-Fin.19831,021,020,20-24,872061,001,400,0300376,52
Campari112795,835,77-2,37-11,729105,266,600,10001691,58 Cape
Live13550,700,70--22,2200,620,90-35,56
Carraro119876,196,201,14-9,82204,436,870,1250260,02 Cattolica
Ass.6523333,6933,741,20-2,913726,4834,701,55001735,45 Cdc46352,392,444,09-32,6281,823,890,560029,36
Cell Therapeutics10060,520,52-1,77-61,989800,321,37--
Cembre107895,575,580,36-11,4914,966,520,220094,72 Cementir
Hold120156,216,242,232,90945,186,370,1000987,34 Cent. Latte
To51702,672,67-0,22-30,7922,293,860,050026,70
Chl7860,410,41-0,12-25,302270,280,54-54,52
Ciccolella37061,911,89-1,98-35,01501,723,020,0516345,48
Cir33131,711,69-0,41-32,6420531,632,540,05001353,37
Class21571,111,101,28-21,273090,931,430,0100114,28
Cobra90684,684,63-0,32-26,56104,276,38-98,34 Cofide13320,690,68-0,80-36,669740,671,090,0150494,74
Cr Artigiano ge08-----02,392,80-- Cr Valtel
w088250,430,44-14,11-73,327790,431,60-- Cr Valtel
w0920511,061,06-1,67-37,9201,051,71--
Credem163408,448,400,06-10,981087,889,480,35002382,56 Cremonini57702,982,98-20,06312,182,980,0800422,62
Crespi13850,720,71-0,10-26,40130,590,970,035042,92
Csp27481,421,421,42-23,1761,291,850,050047,19 D
D'Amico40102,072,05-0,92-25,13801,882,77-310,55
Dada2737714,1414,03-1,50-13,641011,3016,37-229,19
Damiani42852,212,20-0,72-40,381321,783,71-182,79
Danieli4530923,4023,250,4810,953816,5224,530,0800956,58 Danieli r
nc2979315,3915,350,87-2,9511112,5115,860,1007622,02 Data
Service55632,872,832,46-35,8752,804,480,520028,78
Datalogic111475,765,863,22-3,7375,496,080,0600367,62 De' Longhi56232,902,975,55-23,01712,643,850,0600434,15
Dea Capital32451,681,670,97-21,20931,542,13-513,88
Diasorin2268111,7111,70-0,85-10,462010,9613,34-644,27 Digital
Bros80494,164,150,44-19,2003,835,280,080058,66 Digital M.
Techn.4023620,7820,641,83-40,271319,8534,79-234,91 Dmail
Gr.1946010,0510,02-0,547,3918,0311,080,100076,88
Ducati32701,691,69-13,5846361,021,69-554,73 E Ed.
Espresso42832,212,210,36-26,0910042,202,990,1700961,00
Edison30751,591,590,57-25,8322281,552,210,05008227,54 Edison
r30731,591,590,25-21,0891,582,030,0800175,51
Eems57892,992,962,14-25,19992,234,00-127,08
El.En4809724,8424,751,19-6,90023,0027,320,3000119,84
Elica47592,462,473,43-28,07752,173,420,0400155,65
Emak91394,724,70-0,23-9,1474,305,260,1750130,52
Enel135967,027,010,63-13,26216726,548,200,490043434,26
Enertad52342,702,680,34-9,1482,302,980,0207256,45 Engineering
I.I.4254021,9721,971,24-19,61220,9427,330,4800274,63
Eni4738124,4724,521,07-2,201398621,0825,611,250098011,13
Enia170888,828,74-0,61-24,32258,8211,66-948,69 Erg2741014,1614,171,508,2411289,7714,490,40002127,93
Ergo Previdenza80634,164,171,664,5253,124,260,1740374,76
Esprinet135967,027,044,35-15,281145,588,290,1400367,98
Eurofly24551,271,281,74-38,325141,032,06-31,05
Eurotech94344,874,85--2,33733,944,99-170,54 Eutelia38882,012,010,90-41,081081,663,41-131,36
Everel Group5460,280,283,37-28,63880,250,400,051627,52
Exprivia30361,571,570,19-16,99951,231,98-
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
L'Italia va a destra Che fare? Che fare? Che fare dopo la sconfitta elettorale?
Più precisamente, cosa deve e può fare il centrosinistra per
capire cosa è successo, per ricostruire un collante con il sociale, per
riattivare una presa diretta con le persone, i cittadini, i loro bisogni, i
loro problemi? I nostri bisogni, i nostri problemi. La nostra vita quotidiana.
Al di là di formule, pregiudizi, valutazioni anacronistiche. L'Italia va a destra, a Nord e a Sud. La sinistra scompare dalla
rappresentanza parlamentare, il centrosinistra si trova sguarnito e sbigottito
di fronte alla nuova "ondata" di voti al Pdl e, soprattutto, alla Lega. La discussione è iniziata
subito dopo lo spoglio delle schede e continua ancora, continuerà.
Vogliamo contribuire anche noi. Interpellando studiosi, persone che da tempo
osservano la nostra Italia dal punto di vista economico, storico, sociale, per
capire e, soprattutto, per individuare percorsi da seguire. Dopo l'intervista a
Gian Enrico Rusconi del 19 aprile, ora è la volta di Giulio Sapelli,
storico dell'economia a Milano, autore tra l'altro in piena Tangentopoli di
Cleptocrazia per Feltrinelli. Punto di vista scomodo il suo, critico di una
sinistra troppo mediatica, notabilare e slegata dagli intressi reali. E
però interessante e salutare, per ripartire. L' inchiesta.
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Sapelli: "Centrosinistra? Senza blocco sociale..." di Bruno
Gravagnuolo "L' Italia è sull'orlo del default, rischia di uscire
dall'Euro. E la spesa pubblica aumenta, malgrado gli sforzi di Prodi. Non sarà
affatto facile per questa destra rimettere in piedi il paese". Diagnosi
"rigorista" quella di Giulio Sapelli, storico dell'Economia alla
Statale di Milano, studioso dell'industria e della "cleptocrazia",
vale a dire gli sprechi e le ruberie della "Casta", da Sapelli
radiografate ben prima di Stella. In breve dopo la sua vittoria, la destra
eredita la patata bollente del debito e del deficit, oltre a quella della
recessione. Ma allora la prognosi di Sapelli qual è? Eccola:
"Tagliare i costi amministrativi della politica, a cominciare dalle
provincie, vendere i beni demaniali, e abbassare così il debito
pubblico". E infine, aggiunge il professore, "rifare dei partiti su
scala nazionale, che vivano di vita autonoma senza impoverire il territorio...".
Bene, cominciamo però dall'analisi del voto. Professor Sapelli, che idea
s'è fatta di questa sconfitta del centrosinistra, e quali le sue cause
politiche? "A monte c'è la nascita di una casta autoreferenziale
che pensa solo a se stessa: sono scomparsi i partiti nazionali. Un processo che
consiste in una sudamericanizzazione di quest'angolo di Europa meridionale. Al
posto dei partiti sono subentrati dei "caciccati" localistici, con
leader che affondano il loro potere nel controllo degli enti locali, e che di lì
muovono alla scalata del potere nazionale. Ciò riguarda innanzitutto la
sinistra, che non dispone di risorse autonome di accesso al potere, e deve
prenderle dai cittadini. La novità è che il caciccato s'è
scontrato con un controllo del territorio capillare che non riguarda gli enti
locali, bensì le attività produttive. Impresa piccola e media,
commercio, artigianato, operai abbandonati. In una parola: il
"blocco" della Lega. E a proposito di classe
operaia: la sua solitudine è ormai clamorosa. Una volta i deputati della
sinistra venivano a visitare i collegi e gli insediamenti produttivi dove
venivano eletti. Magari da Palermo, come faceva il mio amico Napoleone
Colajanni del Pci. Un'abitudine scomparsa. Ecco le praterie
elettorali della Lega".
Ma il Pd non ha battuto in lungo e largo il nord leghista esibendo in lista imprenditori e operai? "È
stata una rappresentazione, non una rappresentanza. Non ci si può
improvvisare interclassisti in un tessuto in cui si è estranei. Non si
è detto nulla sulla produttività, o sui contratti. Quanto
al governo, Prodi ha dato un'immagine pessima di sé, anche se ha tentato
di mettere sotto controllo il deficit rispetto a Berlusconi. Ha esaltato il
corporativismo: tutti contro tutti. Scomposto gli interessi: notai,
commercianti, taxisti, banche. E la proiezione politica di tutto ciò
è stato il personalismo dentro il governo. Con moltiplicazione di
ministeri e sottosegretariati. In altri termini, finte liberalizzazioni che
hanno creato protesta, senza realizzare equilibrio". Prodi non aveva la
forza politica, né la base parlamentare per imbrigliare tutto. "Ma
allora non si doveva nemmeno cominciare. Prenda i Dico. Prima si è
buttato il sasso, poi ci si è fermati, deludendo le attese. Occorreva
fare i conti con i rapporti reali, con le forze in campo. Il Pci aveva ben
altra saggezza, e prima di buttarsi nella battaglia per il divorzio ci ha
pensato 15 anni. Infine mi lasci dire: ma come si fa a fare un governo con
Pecoraro Scanio! In Europa non c'è una cosa simile...". La galleria
degli altri, con Calderoli in testa, non è poi
migliore. Semmai il punto è: ha sfondato il Pd, prima come Lista unica e
poi come partito? "Hanno rifatto in piccolo il Pci senza chiamarlo Pci, e
distrutto la sinistra Arcobaleno, senza sfondare al centro. Già la lista
unica del 2006 non era stata un successo. Non stava in piedi. Non ha dato forza
parlamentare a Prodi, e ha polarizzato la sinistra radicale dentro l'alleanza,
per poi disperderla da ultimo, quando la lista s'è presentata da sola
come partito". Reputa un errore l'aver fatto nascere il Pd da parte di
Margherita e Ds? "Sì. I partiti nascono o con le guerre o con le
rivoluzioni, o con una grande elaborazione politica. Non c'è stata
nessuna di questa tre cose. Né vedo grandi libri, studi, riviste,
pensatoi, o una vera battaglia culturale, dietro quella scelta. Dove erano gli
Sturzo o i Gramsci? Salvati, Cacciari? Non mi pare che il paragone regga".
In verità il Pd è stato teorizzato come necessità storica:
fondere i riformismi per una nuova sintesi popolare e bipolare. Non andava
fatto? "Di nuovo: era una rappresentazione simbolica, non una operazione
culturale di respiro. Un tempo c'erano L'Ordine nuovo, Rinascita, Mondo
Operaio, il Politecnico, Critica Marxista, con elaborazioni di peso. E non da
pamphlet, o da articoli di giornale. La fusione è stata una prova di
neopersonalismo politico, guidata dall'alto e in base a uno schema
prefissato". Parliamo di forze sociali. Un partito di sinistra deve avere
dietro di sé dei ceti sociali di riferimento attorno ai quali fare
alleanze? Oppure è un discorso superato? "Ovviamente non è
superato. Persino il Partito democratico americano coltiva il suo bacino
sociale privilegiato e ha ricucito il legame col sindacato! Certo, non tutti
gli iscritti al sindacato votano in un certo modo, ma un partito riformista
deve fare riferimento al lavoro dipendente. Che in Italia assomma a 15 milioni
di unità, con 5 milioni di operai solo nell'industria e 7 milioni e
mezzo in tutto. Le paiono pochi? Come si fa a essere riformisti senza questo
riferimento privilegiato? E poi, muore un operaio al giorno sul lavoro. E siamo
andati indietro nelle fabbriche e negli uffici. Si sta peggio di venti anni fa,
perché ci sono meno diritti e meno salario reale. E meno potere dei
sindacati, specie nelle piccole e medie aziende. Inoltre, senza questa
centralità del lavoro e della sua realtà in società, non
c'è nemmeno sviluppo produttivo, civiltà e quant'altro. Si vuole
un partito di centrosinistra? Bene, ma deve avere un grande radicamento nel
tessuto economico, in una con la capacità di tenere insieme lavoro
dipendente e lavoro autonomo. E l'omologo di una tale partito resta la
socialdemocrazia europea". Veniamo alla destra. Si batterà per
domare il "mercatismo" in polemica con banche, liberismo e finanza, come
vuole Tremonti? "Intanto molte delle cose che si dicono su Tremonti sono
leggende. Nessuno ha letto i suoi libri. L'ultimo è un bel libro, ben
scritto, e non propugna affatto il protezionismo. Tremonti sostiene invece un
accordo doganale transatlantico tra Europa e Usa..." Non solo, ci sono i
bond sul debito, le barriere per l'import drogato, il ruolo forte dello
stato... "Le barriere stanno anche nel programma del Partito democratico
Usa. E non le condivido. Ma un pensierino sul ruolo pubblico in economia, in
questo frangente recessivo e finanziario, potremmo anche farlo, o no?
Personalmente sono contro il totem dell'interesse nazionale, e sostengo l'asse
privilegiato con gli Usa, anche in economia, spingendoli in direzione
multipolare. L'Europa? Ancora troppo debole, stretta tra logiche federali e
logiche intergovernative. Occorre potenziarla come soggetto transnazionale, ma
la partita è complicata, perché la destra non sa bene cosa fare
ed è divisa. Mentre il socialismo non esiste, frantumato com'è nazionalmente".
L'impressione è che questa destra in Europa, da Sarkozy a Tremonti,
abbia maggiori ambizioni di regolazione dei mercati... "La destra è
globalizzata per sua natura, da un punto di vista economico. Ma localizzata e
nazionalista da punto di vista politico. Il che coincide con la contraddizione
chiave dei nostri tempi. Quella alla quale la sinistra dovrebbe dare risposta:
locale e globale. Nel frattempo però è vero: Sarkozy e Tremonti,
dal loro punto di vista, sono un tentativo di risposta. Che nasce dall'idea di
conquistare un punto di vista di sistema ed europeo, dentro un rapporto
regolato con gli Sati Uniti. Quanto alla Bce e alle banche, non credo che
questa destra contrasterà più di tanto le sue politiche sull'Euro
forte. Lo dicono, lo dicono... con Sarkozy in testa. Ma solo per rassicurare la
loro base in chiave populista". PARLA LO STORICO DELL'ECONOMIA che
anticipò la polemica sulla "casta" con i suoi studi sulla
"cleptocrazia". E che oggi sostiene: "Il fronte avverso a
Berlusconi s'è lasciato spiazzare sul territorio e ha smarrito i suoi
referenti di massa".
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai
consultando l'edizione del Il candidato per la Provincia Zingaretti: "Roma
non piega la testa e non si fa fregare dalla destra alleata con Bossi".
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del Tor
Pignattara, Rutelli torna nella "sua" piazza Il candidato sindaco
nelle strade che fece riqualificare nel suo primo mandato. "È vero,
con lui il quartiere cambiò volto" di Gioia Salvatori È TORNATO
in una delle 100 piazze di periferia inaugurate durante la sua amministrazione,
Francesco Rutelli, ieri, per chiudere la campagna elettorale insieme al
candidato del centro-sinistra in corsa per la Provincia, Nicola Zingaretti. Un
festa in musica con Luca Barbarossa, Simone Cristicchi e Marina Rei che cantano
davanti alla gente del quartiere per quasi due ore. Se lo ricorda, chi è
in piazza, com'era Tor Pignattara quando la piazza e il parco attrezzato con
giochi per bambini, inaugurati nel 2000, non c'erano. Ci tengono a ricordare
"quella volta che venne il sindaco, perché avevano fatto la
piazza" come spartiacque tra un prima e un dopo "riqualificato"
nella storia del quartiere. "Qui c'è da rifà la pavimentazione
davanti la chiesa - dice Rutelli appena salito sul palco". Poi il
candidato al Campidoglio entra subito nel vivo: rilancia il suo programma
(centrale unica per gli acquisti, 10mila case a canone agevolato, 8miula posti
in più negli asili nido, metropolitane oltre il Gra) e attacca il suo
competitor, Gianni Alemanno: "Si presentano come nuovo ma cosa c'è
di nuovo? Sono il vecchio del vecchio Msi di Storace, Alemanno e Rauti".
Poi fa un appello agli elettori dell'UdC rilanciando le parole di Cesa sul 25
aprile e la destra estremista da contrastare col voto. Poi Rutelli affonda
sulla sicurezza: "Alemanno ha votato tutte le leggi per disarmare la
magistratura" - dice prima di replicare alle strumentalizzazioni del
centro-destra sullo stupro de La Storta: "Io dico anche che le donne non
devono subire la violenza in casa". Gli fa eco con una nota senza mezzi
termini il neo-eletto deputato Pd, l'ex assessore comunale Roberto Morassut:
"Si chiude una campagna elettorale in cui non sono mancati episodi di
violenza da parte di gruppi di estrema destra. La candidatura di Alemanno ha
fatto sentire più sicuri e protetti questi scalmanati. Se Alemanno non
ha il coraggio di abbandonare simbologie violente e fasciste, come la croce
celtica, che ispirano i gruppi violenti di Forza Nuova e degli Ultrà
negli stadi, non può offrire nessuna garanzia di sicurezza, ai
romani". Infine, dal candidato sindaco Rutelli, l'appello al voto per
"gli amici di Beppe Grillo e tutti quelli che prima hanno votato per gli
altri 12 candidati" e il tema delle periferie: "C'è da
scegliere tra due conoscenze della città: io lo so perché Tor
Pignattara si chiama così, per le pignatte sulla volta del mausoleo di
Sant'Elena, so cos'è Santa Croce in Gerusalemme, qui in periferia ci
sono bellezze non meno che al Colosseo. Penso all'importantissima città
pre-romana di Gabi all'VIII municipio, a Vejo, a Ostia, altro che
casinò, c'è Ostia antica. Sarò il sindaco dell'orgoglio di
Roma e il sindaco della quotidianità, rappresenterò il 100 per
cento dei romani". Dopo Rutelli tocca a Zingaretti: "Roma non piega
la testa e non si fa fregare - ha detto - È una
città che non vuole lezioni da nessuno e che, mi dispiace per Bossi, è cresciuta in questi anni
anche più del nord. Impediamo che tornino nelle stanze del potere chi,
fino a qualche anno fa, faceva affari con Lady Asl". Accanto a Rutelli,
sul palco, il neoeletto presidente del VI municipio, Gianmarco Palmieri, 35
enne. In piazza l'attrice Laura Morante, con cui Rutelli scambia una
battuta lasciando il palco, l'ex assessore provinciale Adriano Panatta, i Pd
Mario Di Carlo, Riccardo Milana, l'ex assessore ai servizi sociali Raffaela
Milano e Fabio Nobile, Nando Bonessio e Patrizia Sentinelli della sinistra
l'arcobaleno, anziani e famiglie. C'è anche il consigliere regionale
della rete dei socialisti Celli, fino al 2005 presidente dell'VIII municipio.
Anche lui, come gli altri presenti in piazza, parla di periferie e sicurezza:
"Da Rutelli in poi, abbiamo portato fogne, luce e acqua nella borgate
Finocchio e Borghesiana, abbiamo costruito una biblioteca a Torre Angela, il
teatro di Tor Bella Monaca. La soluzione per la sicurezza è questa,
è il lavoro in periferia. Alemanno e Antoniozzi non sanno cosa sia, noi
l'abbiamo toccato con mano: nel 1998 quando mi sono insediato il 50 % di
esercizi commerciali, a Tor Bella Monaca, chiudeva. Oggi l'80 % rimane
aperto". Seduto sotto i tigli che prima erano a piazza Bologna e che sono
stati portati a largo Pettazzoni a fine anni 80, Antonio Selvaggio, classe
1935, pensionato, non ha dubbi su chi votare: "Abito qui dal '63 e ho
visto il quartiere migliorare. So che Alemanno non fare niente per la
città: la sua è una candidatura forzata, chi detta legge è
Berlusconi". Sara e Giordano, precari di 36 e 33 anni, la pensano alla
stessa maniera: "Se vincerà Alemanno sarà un sindaco
asservito al governo centrale - dice Giordano". "Abito qui e non ho
paura a rientrare a casa la notte - dice Francesca, 36 anni, sceneggiatrice
precaria - Il tema è stato biecamente strumentalizzato senza rispetto,
per esempio, per le migliaia di donne che subiscono violenza in casa".
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del IL
PERSONAGGIO Il Chelsea oggi affronta il Manchester per agguantare la vetta in
Premier. Poi si giocherà la finale Champions con il Liverpool Vai,
docile Grant: 180' per riuscire dove il superbo Mourinho ha fallito di Cosimo
Cito Dopo l'autogol di Riise al 90' di Liverpool-Chelsea la fortuna di Avram
Grant è diventata in Inghilterra oggetto di studio. Non che prima gli
fosse mancata, la fortuna. Mancò la gloria, ma alla guida della
nazionale d'Israele il massimo che si può fare è quello che Avram
fece: terzo, dietro Francia e Svizzera nelle qualificazioni a Germania 2006.
Mai sconfitto Israele allora. Il massimo, ed era l'inizio. In Israele la fama
di Grant va alle stelle. Più che la sua fama, la fama di una certa parte
del suo corpo. "Hatachat shel Avram", il culo di Avram. Il proverbio
varca i confini dello stato ebraico, si diffonde. Grant va, con la sua parte
più preziosa, in Inghilterra. Lo vuole il Portsmouth come direttore
tecnico. L'allenatore Harry Redknapp non gradisce, ma cambia subito idea.
"Grant è una brava persona", lo scopre subito Redknapp. Grant
ringrazia e si mette al suo posto, dietro la scrivania e qualche volta in
panchina, se ne sta buono e aspetta qualcosa di meglio. Un giorno il Portsmouth
incontra il Chelsea. Abramovich incontra Grant in tribuna. Grant incontra il
suo destino. Fortuna, ecco. Ci vuole quella cosa lì nella vita, è
scritto. Abramovich simpatizza per quell'uomo docile, senza grilli. Ci vuole un
calmante per Mourinho, che invece è di ben altra pasta. A luglio 2007
Avram Grant diventa direttore tecnico del Chelsea. Ma il bello, come si dice,
non è ancora arrivato. Capita che Mourinho inizia a soffrire il fiato di
Abramovich sul collo. O forse è il contrario, difficile stabilirlo. Abramovich,
dopo anni di campagne acquisti faraoniche, non gli compra nessuno. Shevchenko
resta, anzi. Mourinho non sa che farsene, lo dice ad
Abramovich, ma il boss risponde che "i soldi li metto io" eccetera
eccetera. Insomma, tra i due qualcosa si rompe. E i risultati iniziano a
stagnare. Grant vigila alle spalle della coppia. Sa che deve aspettare, con
quei due qualcosa accade, prima o poi. Accade, infatti, qualcosa.
Mourinho sbatte la porta (prima che gliela sbatta Abramovich). Il posto
più caldo di Stamford Bridge è vuoto. A chi tocca? Beh, è
ovvio. Grant si mette comodo, col suo calcio elementare, con la sua fortuna. Il
Chelsea sbanda, poi recupera fiato, e poi capita di arrivare lontano in
Champions, capita di arrivare alla vigilia dello scontro diretto con il
Manchester a soli tre punti dai Devils. Se vince sabato, Grant è in
testa alla Premier League. Se pareggia al ritorno con il Liverpool, è in
finale di Champions. Il suo mitico culo si è materializzato al 90', ad
Anfield. Autogol incredibile di Riise, quando la partita ormai era finita. Non
lo vuole nessuno, forse nemmeno Abramovich, ma Grant resiste. In conferenza
stampa risponde a monosillabi, "tanto poi scrivete quello che volete"
dice ai giornalisti che non lo amano perché non è un personaggio,
come se bastasse vestirsi da mascotte come faceva Mourinho. Ricorda Del Bosque,
l'allenatore che col Real vinse due Champions ma che Sanz non vedeva l'ora di
sostituire. Grant resta, fino a prova contraria. Poi magari si farà
rimpiangere. Si ama davvero solo nel ricordo, è scritto.
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Veltroni: sfregiano la democrazia Ora dobbiamo rafforzare il Pd di Bruno
Miserendino / Segue dalla prima Magari si illude. Però Veltroni,
nonostante tutto, è pieno di energie e ha voglia di lanciare un
messaggio, anche all'interno del partito: "Non si torna indietro.
Strategia, scelte programmatiche e linguaggio sono giusti, però adesso
dobbiamo farlo, il Pd. Bisogna valorizzare i giovani, stare dove sta la gente e
fare una gigantesca battaglia culturale". Veltroni ironizza sulla
"scoperta della Lega", sogna una televisione
che rompa la cappa del pensiero unico che già si sta diffondendo nel
paese, e avverte la Destra: "Deve scegliere che linguaggio usare. Se
è quello di Fini, siamo sulla strada sbagliata". Segretario, che Pd
vede dopo queste elezioni? "Inizio con qualche dato. Il primo è che
abbiamo un partito riformista del 34%, che in Italia non c'è mai stato.
Si è superato il muro dei 12 milioni di voti, con un incremento che
è stato al Senato di 1milione e 800mila voti, a fronte di un decremento
del Pdl di 800mila". La percentuale del Pdl è la somma di An e Fi
del 2006, solo che hanno votato meno persone... "Ma noi aumentiamo e loro
diminuiscono. Abbiamo avuto un voto molto importante nelle
principali città del nord, nelle grandi aree urbane, al nord e al centro. A Roma abbiamo avuto il 41% dei voti. Il Pd
è diventato al nord
il primo partito in moltissime città, e rimango sorpreso quando sento
fare i raffronti col 2006". Perché? "Per il Pd il raffronto va
fatto nel 2007, ossia qualche mese dopo l'inizio dell'esperienza di governo del
centrosinistra. Purtroppo questa esperienza è iniziata con 100
persone nell'esecutivo, l'indulto, e una legge finanziaria pesante. È
proseguita con una crisi di governo a metà, con una instabilità
permanente. Sono andato a vedermi i dati delle provinciali del 2007, abbiamo
incrementi che vanno dal 10 al 15%. Nel 2007 i sondaggi quotavano il Pd al 24%,
noi abbiamo recuperato 10 punti percentuali e, cosa importante, l'abbiamo fatto
in un clima politico molto negativo, segnato da una crisi di rapporto tra
vecchio centrosinistra e società italiana e segnato da qualcosa che
bisogna indagare a fondo e che riguarda non solo l'Italia ma tutta l'Europa.
Ieri (giovedì, ndr) c'era qui Tony Blair e ci siamo ricordati di quando
iniziammo l'esperienza del nuovo Labour e dell'Ulivo. In Europa i socialisti
erano in quasi tutti i governi, adesso sono rimasti sette, dei quali due in
grandi coalizioni, Germania e Austria. Nel nord Europa
non ci sono più esecutivi socialdemocratici, in Olanda ci sono forze di
destra che emergono, in Francia non si è più vinto dopo
Mitterrand, l'unica eccezione è la Spagna, grazie a Zapatero. C'è
in Europa una crisi sociale molto grave che in Italia si combina agli effetti
devastanti prodotti da quella che chiamerei la mutazione dello spirito pubblico
di questo paese, che dura da vent'anni. Pensiamo al problema della sicurezza,
quella personale ma anche sociale. Quella attuale per vasti strati è una
condizione segnata dall'insicurezza, compresa quella di chi vede trasformare il
proprio contesto sociale urbano dall'arrivo dell'immigrato, dell'altro, che
viene vissuto come pericolo. Su questo ha trovato forza la campagna della Lega. Tutta l'Europa vive lo stesso fenomeno, per l'Italia
c'è una difficoltà in più, che non possiamo ignorare: dal
'45 il centrosinistra non ha mai vinto le elezioni". Nel senso che non
è mai stato maggioranza nel paese... "Nella storia italiana non
c'è mai stata una prevalenza numerica di un centrosinistra riformista,
questo è il problema che noi abbiamo cominciato ad affrontare, dando
all'Italia per la prima volta quel che non ha mai avuto, ossia un grande
partito riformista. In realtà, nonostante la sconfitta nella sfida per
il governo, da queste elezioni esce confermata l'ispirazione strategica del
Pd". Invece sembra che qualcuno inizi a metterla in discussione...
"Vediamo. Primo, l'andare da soli ha pagato. Se avessi dovuto ascoltare
tutti gli iperprudenti che mi consigliavano di ripresentarmi con la vecchia
coalizione, adesso noi saremmo un mucchietto di cenere. Basta vedere il dato
della sinistra arcobaleno per capire quale rottura di relazione c'è tra
il vecchio centrosinistra e il paese. E quando vedo qualcuno che trasforma le
bandiere del Partito democratico in bandiere rosse penso che va nella direzione
sbagliata. Non è quella la soluzione. L'ultima cosa da fare è
pensare che il futuro sia il ritorno al passato. Invece il futuro è nel
proseguire questa grande sfida. Il nostro non è un partito di sinistra
camuffato, ma una grande realtà del centrosinistra che va valorizzata.
La scelta di fondo è quella giusta. Secondo, anche le scelte
programmatiche sono giuste. In 4 mesi abbiamo rivoluzionato il linguaggio del
centrosinistra italiano, pensiamo ai temi delle infrastrutture, del fisco,
della semplificazione burocratica, della sicurezza. L'ho chiamata la
rivoluzione dolce, e per fortuna l'abbiamo fatta, altrimenti avremmo pagato un
prezzo altissimo. Quando qualcuno dice che dobbiamo scegliere tra Colaninno e i
lavoratori, dice la cosa più sbagliata del mondo. Quella scelta di
vecchia identità non funzionerà mai. I Ds due anni fa al Senato
avevano il 16 per cento. Vogliamo tornare lì? No, le scelte sono giuste,
ma adesso dobbiamo fare il partito". Ossia entrare in contatto con l'Italia
profonda. "Significa fare un partito moderno. I partiti moderni non sono
né leggeri né pesanti, questa discussione è cominciata
fuori da noi, e ci ha investito anche grazie a una certa fragilità
culturale che ci accompagna. I partiti sono dove sta la gente, nelle fabbriche,
nelle scuole, nei quartieri, su internet, nelle professioni. Serve,
semplicemente, un moderno partito di massa". Non mi dica il modello
Berlusconi, o della Lega... "Per carità.
Adesso una delle grandi scoperte di opinionisti, televisioni e giornali,
è il modello organizzativo della Lega.
C'è da sorridere. È lo stesso di due anni fa, non è
cambiato, solo che i voti gli sono arrivati per la rottura del rapporto tra
centrosinistra e paese. La Lega è un fenomeno
complesso ma non si può cambiare il giudizio a seconda di quanti voti
prende". Ma secondo lei che cos'è il Carroccio? "È
l'impasto di molte cose diverse. C'è la spinta a liberarsi di lacci e
lacciuoli che è il tratto positivo, e poi ci sono gli elementi di
cultura individualista, corporativa, particolarista che sono pericolosi e
devono essere contrastati. Ricordo che noi al nord
siamo andati bene perché abbiamo cominciato a parlare il linguaggio di
chi vuole lavorare e produrre, liberandosi da tutto quello che impedisce di
crescere. Io sono più preoccupato del voto del sud, perché il
vero problema noi l'abbiamo avuto lì, dove il Pdl ha intercettato lo
stesso tipo di pulsione che ha intercettato la Lega ma
senza pagare il prezzo della sua presenza. La realtà è che la
gente ragiona sulla base di un approccio poco politicista". Però i
giornali abbondano di rampogne e di suggerimenti nei suoi confronti. Ad esempio
"il Riformista"... "Liberiamoci dai condizionamenti dei giornali
che vengono letti prevalentemente da quelli che fanno politica. Il Riformista,
peraltro di proprietà di un parlamentare eletto dal Pdl, vende 2000
copie e fa la spiega a noi che abbiamo preso 12 milioni di voti. Mi verrebbe da
dire: per prima cosa pensa a vendere di più tu... ". Torniamo al
partito. Questo voto favorisce la crescita di una nuova classe dirigente o
tutto torna alle vecchie logiche dei partiti di origine? "Io voglio un
partito che stia dentro la società e che vada avanti nel rinnovamento.
C'è una nuova generazione di dirigenti del Pd, persone che hanno 40 anni
e che devono assumere responsabilità di primo livello. Penso al ruolo
fondamentale che devono avere i segretari regionali in una struttura federale.
Ci sono energie enormi, che non possono essere soffocate da un gruppo dirigente
indisponibile a questa operazione di allargamento e rinnovamento. Radicamento
nella società significa anche gruppi dirigenti selezionati sulla base di
una relazione con la vita reale dei cittadini. Quindi meno gruppi di potere,
meno presunzione, meno auto-referenzialità e più capacità
di esprimere la ricchezza della vita. Un partito deve avere organismi dirigenti
forti, autorevoli e rappresentativi. Dobbiamo essere in grado di approfondire
l'analisi sulla società italiana, anche in relazione a quello che sta
succedendo in Europa. Ci tengo a questo raffronto con la dimensione europea
perché i problemi con cui facciamo i conti sono legati alle profonde
mutazioni sociali di un continente che sta invecchiando. Un partito nuovo deve
avere un sistema di studi, di fondazioni, come Italiani Europei, la Nes,
Astrid, serve una rete di centri di ricerca che allarghi e arricchisca
l'elaborazione del pensiero critico del Pd. Ci vuole una grande battaglia
culturale". La cosa più difficile, in Italia. "Sono stufo di
un certo atteggiamento remissivo nei confronti di uno spirito del tempo che sta
giustiziando i valori e lo spirito pubblico di questo paese. Ho chiesto a molti
colleghi stranieri cosa sarebbe successo se nel loro paese un candidato avesse
eletto a eroe un mafioso. Mi hanno risposto dicendo che sarebbe una cosa
incompatibile con qualsiasi carica pubblica. In Italia invece questo è
possibile". Anzi, fa aumentare i voti... "In Italia si va affermando
una autentica dilapidazione del valore della solidarietà e del rispetto
degli individui. Noi abbiamo bisogno di una grande battaglia culturale in cui
anche il mondo cattolico deve fare la sua parte: la volgarizzazione della
società, la spietata individualizzazione, il genocidio di ogni idea di
regola e di spirito pubblico non è da considerare meno delle grandi questioni
etiche, perché ci possono essere grandi attenzioni al tema della vita,
però poi quelli che vivono si trovano una società senza valori,
disumanizzata, dove le regole sono scritte dai rapporti di forza individuali e
di categoria. Con rischi per la stessa convivenza". Bisogna avere
strumenti potenti. "Bisognerà cercare di entrare anche nel settore
televisivo con strumenti nuovi, e nel mondo di internet. Faccio un esempio. Noi
faremo il governo ombra che sarà una grande struttura di proposta e di
critica, in rapporto coi gruppi parlamentari. La mia idea è che a fianco
di ogni ministro lavorino i capigruppo delle commissioni parlamentari e questi
parlamentari dovranno essere le forze migliori del Pd. Ma siccome prevedo che
nei prossimi mesi la televisione pubblica e privata sarà sotto una cappa
di uniformante pensiero unico, servirà dell'altro. Faccio una
previsione: spariranno dai telegiornali tutte le notizie di cronaca nera,
l'allarme sicurezza sparirà, come accadde dal 2001 al 2006 quando
l'allarme cessò pur essendo aumentati i reati. Se ne è riparlato
quando i reati sono diminuiti, anzi si è fatta campagna elettorale su
quel tema con tutte le bocche da fuoco disponibili. Ecco perché credo
che accanto al governo ombra servirà una struttura di informazione
televisiva ombra che tutte le mattine possa raccontare tutto ciò che
è stato censurato, tagliato, negato. È così che si fa in
una democrazia. Si rispetta, si propone, però si controlla". Chi
saranno i capigruppo di Camera e Senato? "La mia opinione è che
nella scelta non ci può essere altro che la volontà dei gruppi
parlamentari. Quello che decideranno per me va bene, lo dico sinceramente.
Però non posso accettare che a una persona come Anna Finocchiaro, che ha
fatto una battaglia di grande coraggio, non le si riconosca il merito e la
riconoscenza per averla fatta. Se lei e Antonello Soro intendono essere
candidati io sono perché i gruppi esprimano la loro opinione su questa
possibilità di conferma. Questa è una strada, poi nel 2009 dopo
le europee si può rivedere la scelta. Se invece c'è l'idea di
andare a una soluzione diversa, si verifichi quali sono le possibilità.
I nomi di cui si parla a me vanno tutti bene. L'importante è che a
decidere siano i gruppi parlamentari nella loro piena autonomia. Ci sarà
da fare per tutti in uno spirito unitario e di responsabilità
collettiva. Ci sono i capigruppo, le cariche parlamentari, il governo ombra e
un gruppo dirigente che si dedichi a radicare il partito nel nord
e nel sud, quindi spazio per l'impegno pieno di tutte le risorse di cui il
partito dispone". Domani ci saranno i ballottaggi. Se a Roma Rutelli
dovesse perdere tante questioni si ingarbuglieranno... "Rutelli deve
vincere, per Roma e per il paese. Il dato del Pd nella capitale è molto
alto, ma è chiaro che votare 15 giorni dopo la vittoria di Berlusconi
non è facile. Dipende da quanta gente si recherà alle urne".
I giornali della destra dicono che se perde la sua leadership risulterà
indebolita... "Sarebbe stato vero se fossi stato candidato sindaco. Ma diciamo
le cose come stanno. C'era qualcuno che pensava di vincere le elezioni prima
che iniziasse la campagna elettorale? Il clima è cambiato negli ultimi
due mesi, grazie alla rimonta del Pd. Bisogna ripartire da qui, senza strutture
leaderistiche, con tante personalità di generazioni diverse che lavorino
insieme, quali che sia il risultato di Roma. Se dovessimo perdere, per risalire
l'onda serve più determinazione, non meno". A proposito di Roma. La
campagna della Destra è stata particolarmente dura, Fini non ha lesinato
gli insulti. Vede possibilità di dialogo con questa maggioranza?
"Il fatto che Fini abbia definito una salma Rutelli e che bisogna fargli
una pernacchia quando parla, e pensare che può sedere sullo scranno su
cui sono stati seduti Pertini, Iotti, Scalfaro, sono due cose
incompatibili". E quindi? "La Destra deve decidere: se vuole usare un
linguaggio da scontro frontale non può pensare di trovare un'opposizione
che non reagisce. Se invece vuole avere un atteggiamento di dialogo, ci
troverà fermi ma dialoganti". Forse hanno capito che al paese piace
il linguaggio dello scontro. Berlusconi ha detto che l'ha rimandata in Africa e
che rimanderà Rutelli sul motorino. "Non rispondo alle battute da
bar. La realtà è che loro cavalcano un linguaggio e un clima che
c'è nel paese. Una ragione in più per impostare anche una grande
battaglia culturale, oltre che politica. Il Pd deve servire a questo.
Perché anche dall'opposizione riuscirà a fare un grande servizio
al paese contrastando le politiche del governo e preparandosi alle prossime
sfide per la guida del Paese".
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Sbarchi a raffica in Sicilia: 500 soccorsi, un morto in mare di Maristella
Iervasi / Roma Li hanno visti cadere in acqua, uno dietro l'altro, mentre gli
altri compagni di viaggio urlavano terrorizzati temendo il naufragio del
barcone. Federico Nicoletti e Oronzo Oliva, sottoufficiali alla prima
esperienza nella Guardia Costiera, non hanno esitato un attimo: si sono tuffati
nel mare in tempesta per soccorrerli, ma soltanto uno dei due migranti
irregolari finiti in mare è sopravvissuto; l'altro è stato
inghiottito dalle onde ed è morto poco dopo il recupero. È
accaduto ieri mattina, al largo dell'isola di Lampedusa, ad
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
"La destra vuole una città cupa e nera" Rutelli: "Non un
voto deve andare disperso". Nel duello in tv con Alemanno scintille su
casa e sicurezza di Mariagrazia Gerina / Roma "FALLO NERO", gli
gridano dal pubblico di Tor Pignattara, per incoraggiarlo in vista dell'ultimo
duello tv con Alemanno. "Mah, veramente, nero è
già...", risponde senza finire la frase Rutelli, che ha scelto la
periferia Sud-Est di Roma per chiudere la campa- gna elettorale, dove l'aveva
cominciata, in uno dei tanti "quartieri popolari" della città.
"Vi guardo e vedo la grande forza popolare del nostro centrosinistra, che
tra poche ore si misurerà con il voto dei romani", si ferma a
contemplare la scena Francesco Rutelli. Per poi arrivare, al termine di una
giornata tesissima animata dai "sospetti" sulla storia della
studentessa aggredita, ad affrontare lo scontro tv con l'avversario sul filo
della mezzanotte. Ed è scontro vero tra due idee di città.
"Quella del mio avversario è cupa, nera, autodistruttiva, a un
certo punto è sembrato si candidasse sindaco del Bronx, lo sforzo che
farò per unire i miei concittadini è invece in positivo,
rimboccandomi le maniche per realizzare curare di più il decoro e la
manutenzione", attacca Rutelli, che illustra il "futuro di Roma"
con tanto di foto piazza del Popolo liberata dalle auto, le nuove
metropolitana, le aree verdi previste dal piano regolatore. "Io invece ho
incontrato molta gente arrabbiata, che chiede sicurezza e di essere padrona a
casa propria", replica Alemanno: "Siamo di fronte a un fallimento
storico del centrosinistra che nel '93 prometteva cambiamenti radicali",
dice attaccando a colpi di campi rom "un gruppo di potere che da 15 anni
è sempre lo stesso". Adesso, il cambiamento vuole essere lui. E
attacca il candidato del Pd mostrando la foto di un eletto di Sinistra
Arcobaleno che rivendica il "diritto ad occupare". Mentre Rutelli
agita un volantino di Casa Pound, la roccaforte delle occupazioni di destra. Lo
scontro più duro è sulla giustizia: "Gli unici condannati
per corruzione sono stati assessori del Pdl", attacca Rutelli,
rivolgendosi ai grillini perché scelgano tra chi non ha "ricevuto
un addebito" e chi invece si è lasciato alle spalle lo scandalo di
Lady Asl. Sfuma così l'ultima giornata di campagna elettorale,
cominciata ai piedi del Campidoglio, davanti all'Altare della Patria. Francesco
Rutelli dietro al Capo dello Stato. Più indietro, alla destra di
Napolitano, Gianni Alemanno. Tra i due nemmeno un cenno di saluto. I gesti sono
importanti, le parole anche. E la parola "anti-fascismo" Alemanno sta
bene attento a non pronunciarla. Dal luogo in cui il carabiniere Salvo
D'Acquisto fu trucidato dai nazisti, spiega che "il 25 aprile è la
festa della liberazione dai totalitarismi di destra e di sinistra". E
così l'ex ragazzo del Fronte che porta ancora la celtica sotto la
camicia chiara aggira l'ostacolo di una giornata che la destra estrema che voterà
per lui vuole cancellare. Lui invece dice che non deve essere "una festa
di parte". Lo dice anche Rutelli, con altri accenti, posando un mazzo di
fiori sotto la targa di don Pappagallo, il prete che tutti ricordano con il
volto di Aldo Fabrizi in "Roma città aperta". Venticinque
aprile "festa di tutti" - scandisce poi al corteo dei partigiani -
"ma a patto che si sappia da che parte era la ragione".
Perché: "Se avessero prevalso altri non ci sarebbe stata democrazia".
"Adesso si presentano come il nuovo ma sono il vecchio Msi degli Alemanno,
degli Storace, dei Rauti", incalza poi qualche ora più tardi
davanti alla folla di Tor Pignattara. E in un crescendo attacca uno a uno i
volti della destra. Quella che in 15 anni di opposizione in Campidoglio ha saputo
solo dire no. E quella che ha governato il Lazio e "si è lasciata
dietro lo scandalo sanitario". L'altra faccia di Bossi a cui Rutelli dice:
"Giù le mani dall'Alitalia e da Fiumicino, sono la nostra
Fiat", scandisce: "Vent'anni fa la Lega diceva Roma ladrona e ancora
non si rassegnano al fatto che è diventata una grande capitale".
Poi arriva sul palco anche Nicola Zingaretti: "Roma non piega la testa e
non crede a chi cavalca la paura", rilancia il candidato alla
Provincia. "Insieme dobbiamo dare vita a una nuova stagione, continuando
il lavoro fatto da Veltroni e migliorando sicurezza e decoro", è il
mandato che Rutelli si assegna, in attesa del responso delle urne. "Non un
voto deve andare disperso", ripete rivolto a chi lo ha già votato.
E anche "alle forze come l'Udc che non si sono schierate", ma hanno
fatto capire: "Con quella destra non si può stare".
( da "Unita,
L'" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Dopo la sconfitta come ricominciare Nicola Tranfaglia Archiviate almeno a
livello dei grandi mezzi di comunicazione i risultati delle elezioni politiche
e amministrative, restano aperti gli interrogativi sul futuro politico e
culturale del nostro paese. Non c'è dubbio sul fatto che la vittoria
netta del popolo della libertà, guidato da Berlusconi, ha visto uno
spostamento a destra della coalizione vincitrice. La Lega Nord ha stravinto al Nord raccogliendo anche voti degli
scontenti di sinistra. E il partito di Berlusconi, ingrossato da Alleanza
Nazionale, ha riguadagnato nel Mezzogiorno la maggioranza che aveva perduto
negli anni novanta. Il biennio di governo di centro-sinistra dal 2006 al 2008 guidato
da Prodi è stato interrotto quando si preparava a realizzare il secondo
tempo della sua azione politica e a rispondere agli obbiettivi economici
e sociali, di recupero dell'equità, scritti nel suo programma. È
caduto di fatto per le dimissioni di Mastella e la scelta di Veltroni di
affrontare da solo le elezioni. Durante la campagna elettorale, lo slogan del
"voto utile" agitato da Veltroni ha prodotto sul PD la confluenza di
parte della sinistra che ha così affondato qualsiasi possibile
rappresentanza parlamentare della Sinistra Arcobaleno. Ma il malessere della
sinistra va oltre lo slogan di Veltroni perché palesa lo sradicamento
sociale e le incertezze di quelle forze. Del resto il PD non è riuscito,
a sua volta, né a pareggiare né a vincere contro l'ondata del
malcontento popolare che si è affidato per la terza volta al leader
carismatico di Arcore. Ora, pensando alle prossime scadenze elettorali del 2009
e 2010, e alla transizione italiana, non c'è dubbio sul fatto che si
pongono alla sinistra due obbiettivi di cui sento assai poco parlare. Il primo
è quello di ricominciare a parlare con gli italiani nei luoghi di
lavoro, nelle piazze e nelle strade dei problemi che li hanno divisi negli
ultimi anni. C'è un'esigenza assai forte diffusa nella popolazione di
una modernizzazione effettiva del paese che in questi anni ha segnato il passo:
ricostruire uno stato sociale che risponda ai bisogni di un ceto medio
impaurito e danneggiato dalla crisi economica; di giovani e anziani, come delle
famiglie, che nutrono verso lo Stato, un atteggiamento negativo perché
la politica li ha, senza dubbio trascurati. Il secondo obbiettivo è
quello di puntare su un'adeguata acculturazione delle masse popolari: siamo gli
ultimi posti in Europa per quanto riguarda l'istruzione e la ricerca. E
c'è un problema di comunicazione assai forte. Il controllo dei mezzi di
comunicazione, tv e giornali, è troppo squilibrato a favore della
destra. In questo senso un giornale come l'Unità potrebbe continuare a
svolgere una funzione preziosa per favorire il dialogo e la comunicazione tra
le forze diverse del centro-sinistra. L'opposizione parlamentare dovrà
lavorare ad ogni costo per una riforma del sistema televisivo e
dell'informazione in generale. Questa è diventata una battaglia
fondamentale per difendere l'esistenza dello stato di diritto in Italia. Se non
sbaglio, un simile programma dovrebbe favorire la possibilità di un
nuovo dialogo tra il PD e le forze della sinistra. A noi pare che, partendo da
questi punti, è innegabile la comunanza di obbiettivi tra i democratici
e quelli che sono vicini ai partiti che hanno formato la Sinistra Arcobaleno.
Ma c'è un problema che riguarda il passato recente del nostro paese. La
vittoria politica ed elettorale delle forze estranee al patto costituzionale
del 1945 impone, a mio avviso, la costruzione di una coalizione di
centro-sinistra che sarà magari diversa dall'Unione ma che dovrà
tener conto del patrimonio valoriale delle forze democratiche che hanno difeso
negli ultimi trent'anni la costituzione e i principi che la caratterizzano. Di
qui, secondo me, varrebbe la pena di riaprire un dialogo tra l'opposizione
parlamentare e quella che non dispone dispone di seggi, in vista di un accordo
stabile per contrastare l'ondata populista che rischia di riportare
all'indietro il nostro paese. Non mi pare che esistano politiche alternative a
una simile scelta.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi: "Festa di
pacificazione ma vanno capiti i ragazzi di Salò" Veltroni attacca:
uno sfregio vedere Ciarrapico il 25 aprile Maroni: ho
trascorso la giornata tagliando l'erba nel mio giardino Manifestazioni
disertate dagli esponenti del Pdl GIANLUCA LUZI ROMA - 25 aprile all'insegna
della polemica. Con le ferite delle elezioni politiche ancora aperte e nel
finale di una infuocata campagna elettorale per Roma, la ricorrenza della
Liberazione ha segnato un nuovo capitolo dello scontro fra Veltroni e
Berlusconi. Il vincitore delle elezioni non ha mai partecipato al 25 aprile,
nemmeno quando era presidente del consiglio, con la sola eccezione del 2005
quando partecipò a un ricevimento al Quirinale per il sessantesimo
anniversario, presidente Ciampi. Il Cavaliere aveva annunciato che avrebbe
passato la giornata di ieri a Palazzo Grazioli per "lavorare, lavorare,
lavorare" alla formazione del nuovo governo. Ma nel mezzo della giornata
che si può immaginare frenetica e fitta di impegni, poco dopo
mezzogiorno è andato a trovarlo il neosenatore Ciarrapico, eletto nelle
liste del Pdl, e affezionato ammiratore del ventennio fascista.
Contemporaneamente, a poche decine di metri di distanza, il presidente
Napolitano deponeva una corona di fiori all'Altare della Patria. Ce n'è
abbastanza per una polemica infuocata. Per Veltroni la visita di Ciarrapico a
Berlusconi nel giorno in cui si celebra la Liberazione dal nazi-fascismo "è
uno sfregio ai democratici. Un segnale politico che segna una distanza molto
grave". Bonaiuti e Cicchitto, rispettivamente portavoce di Berlusconi e
vicecoordinatore di Forza Italia, hanno immediatamente fatto fuoco di
sbarramento a difesa del premier in pectore definendo "meschine e
volgari" le affermazioni di Veltroni. Ma "questa è una grande
festa della libertà - insiste Veltroni - e Berlusconi ha voluto
celebrarla ricevendo coloro i quali stavano dalla parte di chi la
libertà la toglieva". Berlusconi, poco più tardi, è
intervenuto sul 25 aprile con una lunga dichiarazione in cui sostiene che la
festa della Liberazione dovrebbe essere vissuta come "festa della
libertà" da "tutto il popolo italiano". Secondo
Berlusconi è arrivato il momento di una "definitiva pacificazione
nazionale non per cancellare la memoria, le ragioni e i torti, ma perchè
chi ha combattuto per la Patria sia considerato figlio di questa Nazione".
A questo scopo la "strada giusta" è quella di capire anche
"le ragioni dei ragazzi di Salò". Una strada - secondo
Berlusconi - che "non può in qualche modo ledere l'orgoglio di chi
combattè per la libertà contro la tirannia". Infatti
"non c'è revisione storica che possa cambiare la gratitudine che
dobbiamo a quei combattenti che posero le basi per la libertà delle
generazioni". Questo 25 aprile non ha segnato ancora il disgelo fra le
forze politiche, ma il presidente del Senato Marini si augura che la prossima
legislatura sia l'occasione per far ripartire il dialogo sulle riforme. E il
ministro della Difesa Parisi, in un messaggio alle Forze armate, sottolinea che
"l'Italia indipendente e sovrana, restituitaci il 25 aprile 1945, deve
lasciarsi definitivamente alle spalle divisioni e incomprensioni" e
"la contrapposizione tra le parti deve essere seppellita per sempre".
Molte le assenze alle celebrazioni del 25 aprile. Oltre a Berlusconi, non sono
apparsi in pubblico a manifestazioni ufficiali né Fini, né Bossi, né Casini. E anche Bertinotti non ha partecipato
all'appuntamento. Sarcastico il ministro dell'Interno in pectore Roberto Maroni: "Giornata impegnativa per
me, la sto passando a tagliare il prato". Gianni Alemanno, candidato
sindaco di Roma contro Rutelli, invece era presente alla cerimonia con
Napolitano all'Altare della Patria.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Commenti IL COMICO DEL MALUMORE
Grillo attacca i giornali perché non scrivono quel che vuole lui e come
vuole lui. Come tutti i demagoghi italiani, vorrebbe abbattere la stampa Crede
di essere una somma di Totò e del professor Sartori, uno che prende
drammaticamente sul serio la propria scienza politica FRANCESCO MERLO (segue
dalla prima pagina) E come tanti altri anche Grillo attacca i giornali
perché non scrivono quel che vuole lui e come vuole lui:
"Pennivendoli di regime". E sogna un capo dello Stato meno
"Morfeo" e dunque più decisionista, purché ovviamente
nel consiglio di reggenza di questo virile presidenzialismo ci sia lui, Beppe
Grillo. Grillo non lo sa, ma il giornalismo, che come tutti i demagoghi
italiani anch'egli vorrebbe abbattere, serve anche a mostrare la realtà
che sta dietro il dito dell'inaudito. E dunque a segnalare che ieri a Torino la
piazza era, come sempre in Italia, molto migliore di lui, nel senso che il
malumore del suo "pubblico" non è solo l'umore andato a male
di Grillo. E non soltanto perché lì, in mezzo a quei
cinquantamila, c'è anche tanta gente che vorrebbe ancora divertirsi a
vederlo recitare; gente che ? dicono al Sud ? lo "buffonia", lo
prende in giro, gli fa credere d'esser lì per la sua sapienza
politologica e invece è lì soltanto perché in piazza San
Carlo non si paga il biglietto. Insomma alcuni ? quanti? ? dei suoi fans sono
"portoghesi" che sperano di ridere gratis partecipando a uno
spettacolo di comicità. E nessuno li comprende meglio di noi che, pur di
sentire cantare Ventiquattromila baci o Azzurro, siamo disposti a
"buffoniare" Celentano. è così anche per Grillo.
L'importante è che, tra una stupidaggine e l'altra di filosofia etica,
ci faccia ridere e magari anche ghignare con i suoi lazzi, le sue pernacchie,
la sua strumentazione di comico. Abbiamo un rapporto speciale con i comici, noi
italiani. Molti di loro ci hanno insegnato trucchi e scorciatoie di grande
intelligenza. Abbiamo imparato molte più cose da Totò che non da
Gramsci. Totò, con il suo "vota Antonio, vota Antonio", ci
diceva per esempio che la campagna elettorale dei suoi tempi somigliava
già ad un canovaccio da commedia dell'arte. Ma nient'altro Totò
sapeva e voleva e poteva fare. Questo Grillo invece crede di essere una somma
di Totò e del professore Sartori, una specie di Sartori totoizzato, uno
che prende drammaticamente sul serio la propria scienza politica. E invece
tutto può fare Grillo tranne che saltare la propria ombra, che rimane
l'ombra di un comico (in crisi). Nella rabbia dell'Italia giustamente
insoddisfatta della politica, Beppe Grillo è dunque la carnevalata. I
suoi sberleffi, le sue parolacce, le sue linguacce sono i coriandoli di piazza.
E si capisce che "mandare a fare in culo" possa apparire più
piccante che partecipare a una celebrazione ? rituale per quanto solenne ?
della Resistenza. Aggiungiamo adesso, senza alcuna reticenza, che in quella
piazza ieri c'erano umori che non solo non si identificano con gli schizzi di
bile nera di Grillo, ma sono, in parte, anche umori nostri. In tutti i
movimenti ? direbbe Alberoni ? c'è chi fa cassa. Da
Masaniello a Canepa a Bossi
a Grillo? c'è sempre qualcuno che diventa l'espressione sgangherata di
malumori forti e legittimi. E la buona politica dovrebbe calarsi dentro di
essi; per tirare fuori, ad esempio, il buon umore dal malumore dei produttori
del Nord che stanno con Bossi perché si sentono ipertassati e non protetti.
Così tra i piazzaioli di Grillo ci sono professionisti, docenti, giovani
e giovanissimi che coltivano buoni sentimenti e disagio, e magari in qualche
caso sono il meglio della gioventù, quella che non trova espressione nei
codici della politica e va dunque a cercare un detonatore o un pantografo che
percepisca e ingrandisca il segnale. Due parole infine sulla lotta di
liberazione contro i giornali che sarebbero fascisti, fogli di regime eccetera
eccetera: roba per il vaffa. Tutti vedono che i giornali italiani sono un
esempio di caotico pluralismo che produce più informazione di quanta si
possa raccogliere e metabolizzare. Insomma in Italia c'è una
sovrapproduzione di informazione che, in menti sciagurate e mediocri, produce
ingorghi alluvionali. I casi sono due: o Grillo non riesce ad infilarsi in
questo gorgo oppure, lì dentro, si ingolfa la sua intelligenza. Vogliamo
dire che Grillo scambia per prepotenza d'altri la propria incapacità di
capire che la realtà è l'insieme di centinaia di punti di vista.
Nulla di nuovo e nulla di grave, anche perché i giornalisti non sono
sacri. L'importante è non attaccare il diritto degli altri a ficcare il
naso nella realtà. Se dunque non gli piacciono i mille giornali che lo
raccontano in mille modi, tutti diversi da come egli vede se stesso, Grillo
faccia lui un giornale che gli somigli di più, che sia specchio del suo
narcisismo: un giornale che canta, insulta e sputa in aria.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina II - Torino Da una parte il
comico, Caparezza e Travaglio. Dall'altra gli Yo Yo mundi e... Viaggio nella
città divisa in due "Là schiacciati, qui a recriminare"
Una signora si sfoga: "Il 14 aprile è morta la sinistra Ora
dobbiamo ricostruire tutto" Perino, leader dei No Tav, si esalta NICCOLO
ZANCAN NIccolò zancan Da Grillo si sta come sardine, i passeggini fanno
un metro all'ora, i gelati si squagliano sulle schiene dei dirimpettai e
nessuno si lamenta. Dall'altra si arriva in bici, i ragazzi sono seduti in
cerchio, la musica rimbomba un po', e quando il garante della privacy, Franco
Pizzetti, passa a braccetto con la moglie, quasi si imbarazza di essere
riconosciuto lì. Piazza San Carlo, Piazza Castello. "Siamo cugini
che in questo momento non vanno tanto d'accordo", dice un professore
ottimista. è una città divisa in due. Da Grillo c'è
Caparezza che salta sul palco con le scarpe da ginnastica rosse: "Sono un
eroe perché lotto a tutte le ore, sono un eroe perché combatto
per la pensione, sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei
sicari e dei cravattari". Dall'altra gli Yo Yo Mundi rifanno una vecchia
canzone di De Gregori: "I cavalli a Salò sono morti di noia, a
giocare con il nero perdi sempre...". Poi Bella Ciao in versione cupa,
quasi marziale. Pugni chiusi - pochi - occhi lucidi. Se contano i numeri, non
c'è partita. Ha vinto Beppe Grillo con cinquantamila persone, con la
liturgia dei vaffanculo liberatori, con le firme da raccogliere, i pullman
arrivati da mezza Italia, gli applausi per sottolineare discorsi serissimi e un
ragazzo di 19 anni che spiega con sintesi perfetta: "Se dici cose false,
la gente avrà pensieri deviati. Sono qui perché voglio
un'informazione pulita". Ma anche al 25 aprile della politica c'è
una ragazza che parla in mezzo ai suoi compagni di liceo: "Urlare non
porta lontano... Noi siamo qui, da questa parte, perché la Resistenza
è la memoria dei nostri errori. Senza memoria non c'è
futuro". Da Grillo c'è una star, Marco Travaglio, acclamato quasi
come Vasco Rossi e conteso dai colleghi giornalisti, che fanno ressa per
mettergli il microfono davanti alla bocca. Lui risponde a tutti, sempre con
voce pacata, compreso a Rocco Casalini, ex del Grande Fratello. Travaglio
guarda lo spettacolo seduto su una transenna e scoppia a ridere - di un riso
quasi scomposto - quando sente Beppe Grillo raccontare il
motivo della condanna comminata al ministro dell'Interno in pectore Roberto Maroni. Quattro mesi e venti giorni per
oltraggio a pubblico ufficiale: "Perché ha morso la caviglia di un
poliziotto...". Risate a crepapelle. E Grillo chiosa: "I giornalisti
stranieri adesso penseranno che questa è la battuta di un comico...".
Dall'altra parte l'umore è quello che è: "Sono qui con le
mie amiche per manifestare il nostro disaccordo per quanto accaduto il 14
aprile". Cosa è accaduto? "Le sinistre sono sparite,
cancellate. Ora questa piazza mezza vuota, sinceramente, mi fa tristezza.
Dobbiamo ricominciare a ricostruire qualcosa...". Passano i turisti, si
fermano e proseguono. Persino via Garibaldi è piena al confronto. Via
Roma diventa un imbuto. Poi un muro invalicabile di gente. Sarà la
musica a volume più forte, sarà la sostanza del messaggio. Un
signore che partecipa al 25 aprile tradizionale ammette: "Per la par
condicio farò un giro anche dall'altra parte. Ma ho delle perplessità:
Grillo dice cose vere ma generiche". Da Grillo e con Grillo c'è chi
non vuole l'inceneritore, c'è chi non vuole la discarica e c'è
Alberto Perino, leader del movimento NoTav: "La vera Resistenza è
qui. Io con il 25 Aprile di Esposito e del Pd non ho nulla a che
spartire". "No, dice Carlo - operaio in pensione, in piedi solitario
nell'altra piazza - non mi importa dove e con chi si ricorda. Ma tutti dobbiamo
essere riconoscenti a chi è morto per difendere la nostra
libertà". Il partigiano di Bella Ciao. Era il suo giorno, è
stato il giorno di Beppe Grillo.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina III - Palermo Il personaggio
Giacomo Greco, l'ultimo pentito di Belmonte Ha paura di
essere ucciso svela i segreti dei boss SALVO PALAZZOLO Due settimane fa,
Giacomo Greco temeva di essere ucciso. Per questa ragione si è rifugiato
in una caserma dei carabinieri: "Sono stato il genero di Francesco
Pastoia, il padrino di Belmonte Mezzagno", ha esordito. Così, quel
quarantenne dall'aria scanzonata ha cominciato il suo racconto, su
vent'anni vissuti nella casa dello storico capomafia da sempre legatissimo a
Bernardo Provenzano. SEGUE A PAGINA XI.
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Intervista Dopo le rivelazioni di
Veronica Lario FRANCESCO SPINI "Lady Berlusconi ci ha capito Sono altri a
stupirsi ancora" MILANO Allora, onorevole Maroni,
la Lega
ha l'otto per cento dei voti nel Paese e una simpatizzante che forse non si
aspettava ad Arcore. "Beh, ma non è una novità...". Ma
come, lei sapeva già di una Veronica Lario attenta alle istanze della Lega Nord? "Guardi, l'ho incontrata
in un'occasione allegra, a luglio dell'anno scorso, alla "notte
bianca" di Varese. Io suonavo col mio gruppo in una piazza gremita.
Sceso dal palco, mi sono accorto che la signora Berlusconi era lì con
degli amici per ascoltarci. Ci siamo messi un po' a parlare e ho capito".
Che cosa? "Non dico che avesse simpatie per noi, ma che è una donna
molto attenta alle questioni della gente comune, molto impegnata su questo
fronte e che quindi condivide le preoccupazioni e le ragioni di chi non ha
votato a sinistra e ha invece scelto noi. Per questo oggi non mi stupisco che
su molte cose lei la pensi come quei tre milioni e mezzo di cittadini padani
che ci hanno premiato alle urne". Però in casa Berlusconi è
l'unica ad avere fatto outing sul Carroccio. "Se si considera la famiglia
allargata composta dagli amici e dai suoi principali collaboratori c'è
un altro illustre precedente". Quale? "Fedele Confalonieri, che
qualche anno fa fece un'intervista al Corriere della Sera in cui diceva che se
non ci fosse stato Silvio a capo di Forza Italia avrebbe votato per Umberto Bossi. La conservo ancora, quella pagina". E' un altro
segno che la transizione della Lega è compiuta?
"In che senso, scusi?" Basta col considerare la Lega
come fenomeno di folklore. "Un partito come il nostro che ha oltre l'8%
nel Paese, che è il terzo partito italiano, non ha bisogno di
sdoganamenti di sorta, ci mancherebbe altro. Semmai ne hanno bisogno i nostri
detrattori, quelli che non ci capiscono". Cosa vuole dire? "Hanno
loro bisogno di un aggiornamento, di tornare tra la gente comune, la gente
vera, di uscire dai circoli pseudoculturali romani. Il problema non è
nostro, né abbiamo bisogno di fare alcunché per essere apprezzati
da questo circolo di intellettuali di sinistra che continuerà per sempre
a considerarci quelli che non siamo, per nostra fortuna e loro sfortuna".
Morale? "Finché si ostinano a non capire, continueranno a gridare
alla sorpresa ogni volta in cui la Lega uscirà
vittoriosa dalle elezioni". Cosa l'ha colpita di più
dell'intervista della signora Berlusconi? "Che Veronica è sulla
buona strada, ma è solo a metà. Il prossimo passo sarà
votare Lega". Attenzione, qui si rischia il
divorzio, non crede? "No, e perché? Consideri che la mamma di
Berlusconi si chiamava Bossi. Siamo una grande
famiglia, una coalizione unita. Non credo che Berlusconi ne avrebbe a male. Poi
lui di voti ne ha talmente tanti che uno in più, uno in meno... cosa
cambia? I voti restano sempre nella coalizione". Quel prossimo passo
potrebbe essere in Lombardia, no? "Allora mettiamola così: quando
ci sarà un candidato presidente della regione della Lega
è lì che lei e lo stesso Berlusconi potranno votarlo. Questa mi
sembra una buona soluzione". Peccato sarà solo tra due anni...
"Quando sarà, sarà. Non dipende da noi ma dal presidente
Roberto Formigoni. Noi rispettiamo le sue decisioni, se resterà al suo
posto ci prepareremo per il 2010 altrimenti siamo pronti anche da subito".
Come procede la formazione del nuovo governo? E' vero che Calderoli
sta fuori e voi non siete contenti? "Io non c'entro, ho appena finito di
tagliare il prato...". Però oggi c'è un incontro tra voi e
Berlusconi. Farete marcia indietro? "L'incontro non c'entra col governo,
quello che dovevamo chiedere l'abbiamo già chiesto". Cioè
due ministeri e la vice-presidenza per Calderoli.
Fiducioso che alla fine la squadra di governo riuscirà a portare a
compimento le istanze della Lega, come federalismo e
sicurezza? "Sarà una squadra unita, che porterà avanti le
nostre proposte per una semplice ragione: sono nel programma di governo che
Berlusconi per primo ha condiviso fin da subito".
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
A conti fatti An otterrebbe
qualcosa in più rispetto al peso elettorale Berlusconi, doppio modulo
per la partita con Bossi [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Quello
che un tempo era il "manuale Cencelli", d'ora in avanti cambia nome.
Si chiamerà "manuale Verdini", dall'esponente di Forza Italia
che riporta in auge la vecchia formula algebrica democristiana per suddividere
la torta dei ministri, vice-ministri e sottosegretari, ma non solo quella. La
tabella di Verdini (simpatico baffone nato a Fivizzano, provincia di Massa,
proprio come il coordinatore azzurro Bondi), ha tenuto banco ieri
nell'estenuante riunione mattutina del Cavaliere coi suoi fidi. Calcola il peso
relativo al governo non solo di Pdl e Lega, bensì all'interno dello
stesso partito di maggioranza relativa, distinguendo con cura fra Forza Italia
e An: proprio come un tempo succedeva fra le voraci correnti Dc. Dallo studio
di Verdini salta fuori ad esempio che, zitti zitti, quelli di Alleanza
nazionale stanno portando a casa ben più di quanto giustificherebbero i
voti presi due settimane fa. Dunque, nei prossimi giorni è lecito
prevedere un ruvido supplemento di trattativa con Fini perché
restituisca ai cugini quanto loro spetta. Ma il "manuale Verdini"
tornerà buono già oggi, visto che il Cavaliere deve incontrare Bossi. L'accordo tra i due risale a domenica, resta
però da stringere certe viti. In particolare va chiarita la sorte di Calderoli. Non si capisce se la Lega si batterà fino
in fondo per farlo vice-premier, oppure no. Berlusconi, nuovo Cencelli alla
mano, sosterrà che il Carroccio ha già avuto tanto, Calderoli sarebbe in eccesso. Prima aveva messo in giro che
il Capo dello Stato è contrario all'inventore del
"Porcellum" (Napolitano l'ha smentito per telefono a Bossi), poi Berlusconi ha tirato fuori
che ci sarebbe incompatibilità con Letta (il quale privatamente se ne
chiama fuori). Con una scusa o con l'altra, insomma, di Calderoli vuol fare a meno. Se stasera Bossi non insiste, lo schema di governo
resta quello già pronto. Prevede Frattini agli Esteri, Maroni all'Interno, Vito alla Giustizia, Tremonti
all'Economia, La Russa alla Difesa, Scajola alle Attività produttive,
Gelmini all'Istruzione e il resto a seguire. Qualora invece Bossi
desse di matto, scatterebbe il "piano B", del quale a Palazzo
Grazioli tutti negano l'esistenza ma c'è eccome. Tanto che Berlusconi
stesso, tre giorni fa, ne aveva fatto cenno a Napolitano. In questo caso la
Lega verrebbe risarcita dell'esclusione di Calderoli
con la promozione di Castelli alla Giustizia. Maroni
si sposterebbe con sua gioia alle Attività produttive, Scajola
tornerebbe dopo 6 anni al Viminale. Tirando le somme, Forza Italia ci
rimetterebbe una poltrona. Perciò il Cavaliere ostenta prudenza:
"La squadra di governo? Non è ancora definita, il lavoro procede
bene. Un solo vice-premier o due? Vediamo, vediamo...". Ha deciso di
resistere alle suppliche dei coordinatori regionali, che vorrebbero sfondare il
"tetto" di ministri e sottosegretari,
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina XIII - Palermo Il retroscena
della collaborazione di Greco, esponente del clan Pastoia
di Belmonte Volevano ammazzarlo e il genero del boss parlò Conosce i
segreti della faida tra la cosca del suocero e quella di Spera SALVO PALAZZOLO
(segue dalla prima di cronaca) Giacomo Greco conosce i retroscena degli omicidi
mai risolti della lunga faida di Belmonte: il 14 ottobre 2000, i killer dovevano
uccidere anche lui assieme all'imprenditore Antonino Martorana. La sua
vita era ormai segnata, solo l'intervento dell'influente suocero evitò
il peggio. Adesso, il neo pentito sta raccontato cosa c'era davvero dietro la
faida fra le due anime della Cosa nostra di Belmonte, quelle di Benedetto Spera
e di Francesco Pastoia, ufficialmente entrambi fedeli al verbo di Provenzano,
in realtà in conflitto, fra doppio giochi e tragedie, per la gestione di
appalti e potere. Oggi che Spera è in carcere (ormai dal gennaio 2001) e
Pastoia è morto (suicida dopo l'arresto del gennaio 2005), a Belmonte
altri mafiosi avrebbero già preso il potere: sono loro che Giacomo Greco
temeva, loro potrebbero avere architettato l'ultima stagione di intimidazioni
durante la campagna elettorale, con un incendio alla porta di casa dei genitori
del segretario dell'Udc Saverio Romano, e un altro all'auto dell'assessore
comunale alla Legalità, Salvatore Caltagirone, anche lui del partito di
Totò Cuffaro. Greco sa ancora dei segreti della latitanza di Provenzano.
Ai carabinieri del Reparto Operativo, diretti dal tenente colonnello Jacopo
Mannucci Benincasa, ha già indicato uno dei bunker sotterranei dove il
padrino si sarebbe nascosto, in una villa a quattro piani alle porte di
Belmonte. A raccogliere l'ultima confessione di mafia è il sostituto
procuratore Marzia Sabella, che aveva già incontrato diverse volte il
nome di Giacomo Greco nelle indagini condotte assieme a Michele Prestipino per
giungere alla cattura di Provenzano. Erano stati i carabinieri del Ros a
delineare ai magistrati la figura del genero di Pastoia in un'informativa molto
ben documentata: nel 1998, gli investigatori avevano cercato il capo di Cosa
nostra all'autoscuola Primavera di via Daita e si erano imbattuti in un
giovanotto dall'aria scanzonata e tanto amante della bella vita che entrava e
usciva dalla scuola guida di Carmelo Amato. Era proprio Giacomo Greco:
già allora era inserito come socio nella società simbolo del
potere dei Pastoia, la Siciliana lavori srl. Più che per meriti
imprenditoriali e mafiosi, per il suo matrimonio con Lucia Pastoia. Nel 2004,
gli investigatori del Ros erano sulle tracce dei postini di Provenzano, fra
Bagheria, Villafrati e Villabate. Nicola Mandalà, Ezio Fontana e
Salvatore Badami adoravano il caffè e i dolcetti del bar Santa Rosalia
di Villabate, una delle stazioni di posta più efficienti istituite da
Cosa nostra. Anche Giacomo Greco prendeva spesso il caffè al Santa
Rosalia. E ogni tanto faceva pure qualche puntata alla "Con.sud.tir.",
altra stazione della posta mafiosa, a Bagheria. Il genero di Pastoia restava
comunque un uomo di seconda linea nel clan di Belmonte, ed era sempre attento a
non esporsi più di tanto: anche per questo i magistrati non sono mai
riusciti ad arrestarlo. Poi, Pastoia e i suoi hanno avuto anche un pizzico di
fortuna: all'inizio del 2003, ancora gli investigatori del Ros erano riusciti a
circondare di cimici e telecamere le giornate del clan di Belmonte. Automobili,
case, ville, anche Giacomo Greco era stato "microfonato": era
un'offensiva investigativo-tecnologica senza precedenti. Ma il giorno dopo la
scarcerazione del vecchio Pastoia, il 14 giugno, le microspie dei covi
più importanti smisero di funzionare, all'improvviso. Il maresciallo
Giorgio Riolo, il tecnico più esperto del Ros, aveva già soffiato
le indagini a Michele Aiello, il magnate della sanità privata siciliana
di recente condannato per associazione mafiosa. Anche di questa fuga di notizie
Giacomo Greco potrebbe sapere. Lui, il neo collaboratore, vive ormai in una
località segreta. Negli ultimi tempi, si era trasferito a Catania. A
Belmonte, era andato poco prima di scomparire per sempre, sotto la protezione
dello Stato. Ma aveva già rotto con la moglie Lucia, che non ha
condiviso la sua scelta. Lei è rimasta con i figli a Belmonte. Anche se
il cognome Pastoia sembra non essere più rispettato. Il suicidio del
vecchio padrino (sorpreso dalle microspie a raccontare troppi segreti, e il
progetto di uccidere il figlio di Spera) ha forse salvato i familiari. Ma due
mesi dopo, qualcuno fece in mille pezzi la lapide di Pastoia. Brutto segno.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina I - Napoli L'analisi Il
sindacato a Pomigliano non aiuta la sinistra UMBERTO DE GREGORIO Per capire la
differenza tra destra e sinistra oggi in Italia, più che alle ideologie
forse è utile ricorrere, come criterio distintivo, a quello della
rappresentanza in Parlamento. Da dove provengono, quale estrazione sociale e
culturale hanno i parlamentari berlusconiani e quelli veltroniani? Se è
vero che gli eletti rappresentano gli interessi degli elettori e se è
ancora (almeno in parte) vero che la sinistra è
più forte al sud e la destra al nord, tirando le somme emerge il motivo per il quale la questione
settentrionale è sentita come problema nazionale solo nel centrodestra e
la questione meridionale resiste solo all'interno del centrosinistra. La
sostanza, infatti, è esattamente questa, anche se a livello di marketing
sono in atto operazioni di facciata, in entrambi gli schieramenti, tese
a contraddire questa tesi. Finzioni e slogan, da un lato e dall'altro. Non
ancora riflessioni serie, profonde e propositive. In Parlamento il Pdl (e ancor
di più la Lega) è rappresentato in
prevalenza da "privati": soggetti titolari di partita iva, per lo
più imprenditori e professionisti. Il Pd è rappresentato invece
da "pubblici": soggetti non titolari di partita iva, per lo
più docenti e funzionari di partito. Alcuni esempi, al Senato: i
funzionari di partito sono 21 nel Pd e 2 nel Pdl; gli imprenditori sono 33 nel
Pdl e 3 nel Pd; gli avvocati sono nel Pdl il doppio che nel Pd. L'avere o meno
la partita iva: ecco la discriminante reale oggi in Italia (dal punto di vista
statistico) tra il popolo berlusconiano e quello veltroniano. Ma questa, tutto
sommato, non è una novità: è così da tempo. Oggi
è solo, finalmente, più chiaro per tutti. La novità invece
è rappresentata dalla circostanza che i dipendenti del
"privato" (soggetto con partita iva, professionista o impresa,
piccola media o grande che sia) avvertono una nuova strana attrazione verso lo
schieramento di centrodestra. SEGUE A PAGINA XI.
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 100 del 2008-04-26 pagina 4 La Lega e il Pdl fanno pace e corrono insieme contro Butti di Redazione
È pace fatta tra il Pdl e la Lega Nord, separati in casa al primo turno elettorale. Ora il
Carroccio ha deciso di appoggiare il candidato Massimo Donati, medico di 55
anni, nel testa a testa contro il candidato del Pd Paolo Butti, pubblicitario
di 43 anni. Una situazione impensabile fino a poche settimane fa, quando
i leghisti erano sul punto di mettersi a scrivere il "libro nero"
della giunta di centro destra e la battaglia pre elettorale si tinteggiava di
toni accesi. Ora le cose sono cambiate, anche alla luce della vittoria
nazionale. In caso di successo, il Popolo della libertà ha promesso al
partito di Bossi la poltrona di vicesindaco. Al primo
turno, il leghista David Galli è stato escluso dal ballottaggio ma ha
ottenuto una quantità di voti di tutto rispetto, pari al 23,9 per cento.
Percentuale che, sommata a quella di Donati, potrebbe portare il centrodestra
dritto dritto alla giunta. Butti invece è sostenuto dalla lista civica
"Sevesoviva". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 100 del 2008-04-26 pagina 4
Silvio Berlusconi e il suo Popolo in campo per Cassamagnaghi di Redazione
Diverse centinaia di persone si sono radunate l'altra sera a Bresso per
sostenere e abbracciare Roberto Cassamagnaghi, il candidato sindaco del Popolo
della Libertà, Lega Nord,
Udc e la lista civica "Cassamagnaghi per Bresso" che, due settimane
fa, è riuscito a tener testa a Fortunato Zinni, l'attuale assessore del
centrosinistra, riuscendo ad ottenere quasi il 43 per cento delle preferenze. A
sostenere il candidato sindaco anche Silvio Berlusconi, Carlo Giovanardi e
Roberto Formigoni in collegamento telefonico. "Bresso ha perso
importanti sfide per la miopia di un'amministrazione fortemente
politicizzata" ha spiegato Cassamagnaghi, che ha puntato su maggior
sicurezza e vivibilità, più mezzi pubblici e agevolazioni per i
residenti. Ufficialmente, nel pre ballottaggio, non è stato messo a
segno nessun apparentamento con le liste escluse. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina IX - Napoli Il vescovo di
Caserta, Nogaro: un gesto concreto Le minacce dei boss
catena di solidarietà Una catena umana per esprimere solidarietà
al magistrato Raffaele Cantone, allo scrittore Roberto Saviano e alla cronista
del Mattino Rosaria Capacchione dopo le minacce contenute nell'istanza presentata
in aula da un avvocato nel corso del processo d'appello al clan camorristico
dei Casalesi. La manifestazione, promossa dai giovani della diocesi di
Caserta, si è tenuta ieri davanti alla redazione casertana del
quotidiano. "Un concreto segnale di solidarietà e di speranza -
l'ha definita monsignor Raffaele Nogaro, il vescovo di Caserta - per una
città che vuole e deve risorgere. Caserta è una città che
ha capito che non si può rimanere in disparte, scaricando la
realtà criminale alle competenze dello Stato". Alla giornata non
hanno partecipato esponenti parlamentari. C'erano invece il consigliere
regionale Fulvio Martusciello (di Forza Italia) il segretario nazionale
dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, il presidente dell'Assostampa di
Caserta, Michele De Simone. Comune e Provincia erano rappresentati da alcuni
assessori e componenti delle assemblee.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina IX - Napoli "Uccidete
il marito della mia amante" Boss progettava un delitto
passionale: 5 fermi Dopo l'assassinio un affiliato del clan di Ercolano avrebbe
sposato la donna IRENE DE ARCANGELIS IL marito sa che la moglie lo tradisce ma
non si rassegna. Fa di tutto per salvare il matrimonio. Non immagina neanche
lontanamente che l'amante della consorte sta invece organizzando il suo
omicidio. Motivo: vuole ufficializzare la sua relazione con la donna.
Anche quest'ultima non sa niente del progetto criminale, e d'altra parte non
può chiedere il divorzio perché la sua famiglia non approva.
Groviglio di passioni e pregiudizi, i metodi della camorra applicati alla
risoluzione di problemi sentimentali. è così che da una cella di
Poggioreale viene ordinato l'assassinio di un ignaro marito. è anche
questione di alibi per il pregiudicato ancora in cella ma molto vicino alla
scarcerazione. Delitto da commettere entro pochi giorni, tanto da convincere
l'Antimafia a ricorrere ai decreti di fermo per salvare la vita al marito
tradito. Missione compiuta. Con l'esecuzione dei cinque fermi il pericolo
è scampato, anche se la vittima continua ad essere all'oscuro di tutto.
Negli ambienti della camorra di Ercolano tutti invece sanno il perché di
quegli arresti eccellenti, tra cui spicca il nome di Mario Ascione, appena
ventenne e già reggente del clan. Come l'altro indagato, Pietro Papale,
26 anni, punto di riferimento dell'omonima cosca alleata degli Ascione. Mentre
tra gli arrestati figura una donna, la cinquantaduenne Assunta Nocerino:
nascondeva la pistola - come lei stessa dice durante alcune conversazioni
intercettate - che presumibilmente sarebbe stata usata entro pochi giorni per
l'omicidio del marito tradito. Fatti chiari, per i carabinieri della compagnia
di Torre del Greco che hanno seguito le indagini ed eseguito i fermi disposti
dal pm della Dda Claudio Siragusa. Associazione mafiosa (ma non per Assunta
Nocerino) e preparazione di un omicidio. Grazie alle intercettazioni
telefoniche e ambientali (durante i colloqui in carcere) gli investigatori
risalgono alla vittima predestinata e al movente passionale ma non al giorno
scelto per commettere il delitto. Ricostruiscono l'intera vicenda, la volontà
del pregiudicato di regolarizzare "al più presto" la sua
relazione con la giovane amante sposata e con figli. Dunque la necessità
di uccidere il marito, ma senza che lei venga a sapere chi c'è dietro il
progetto criminale. Per potere, una volta vedova, accettare la proposta di
matrimonio. Così viene organizzato tutto, vengono seguite le mosse, le
abitudini, gli spostamenti del marito tradito. Il quale, per parte sua, pur
essendo a conoscenza della relazione extraconiugale intrecciata dalla moglie,
spera di riuscire a recuperare il rapporto con la donna proprio perché
sa che il suo amante è in carcere. Lontano dagli occhi, forse lontano
dal cuore. Due mentalità agli antipodi, scontro di civiltà che
avevano già dato per sconfitto il marito perbene. Destinato a morire
sotto una raffica di colpi di pistola, proprio come un camorrista. Progetto
sventato, nell'ambito di una indagine sui clan della camorra di Ercolano - sul
racket, soprattutto, con i numerosi arresti già eseguiti - che finisce
per essere battezzata inaspettatamente "Love story" pur se coordinata
dall'Antimafia. Tra i cinque fermati non figura il killer che avrebbe dovuto
colpire. Dalle intercettazioni risulta che l'incarico al sicario era stato
dato, ma quest'ultimo non è stato identificato. Come pure l'arma, che
Assunta Nocerino dichiara di avere in casa, non è stata trovata durante
la perquisizione.
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 100 del 2008-04-26 pagina 6
Berlusconi dà lo stop: non più di 12 ministri Miccichè,
delega sul Sud di Fabrizio De Feo La composizione della squadra procede: in
rialzo Rotondi, spunta il nome di Fitto da Roma Lavori in corso. La macchina
delle consultazioni interne al Pdl non si ferma neppure nel giorno della
Liberazione. Silvio Berlusconi, infatti, riunisce a Palazzo Grazioli la tolda
di comando di Forza Italia e fa il punto della situazione. All'ordine del
giorno la composizione della squadra di governo. Un lavoro che,
spiegherà più tardi Berlusconi "procede bene" ma non
è ancora ultimato. Parole più prudenti di quelle usate da
Gianfranco Miccichè, che annuncia: "Sostanzialmente la squadra
è fatta". Con una postilla: "Mi pare che
ci sia un equilibrio fra Nord e Sud mentre prima c'erano più ministri
del Lombardo-Veneto". E un annuncio: "Io sarò sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe". La
verità è che, pur essendo stato completato il grosso del lavoro,
sussistono una serie di variabili che potranno essere chiarite soltanto dopo l'incontro
odierno del premier in pectore con Umberto Bossi ad
Arcore e dopo il ballottaggio romano in cui è coinvolto un possibile
ministro come Gianni Alemanno. Un punto, però, è risultato
chiaro: nel corso della riunione Berlusconi ha puntualizzato che non ci saranno
spacchettamenti e non si procederà ad alcuna moltiplicazione dei
ministeri ma si resterà ancorati al numero di dodici ministeri con
portafoglio previsto dalla riforma Bassanini. L'altro punto cardine della
riunione ha riguardato la rivendicazione di un vicepremier da parte della Lega. Una richiesta motivata dal Carroccio come conseguenza
inevitabile dell'accordo elettorale e come contrappeso a un vicepremier del
Pdl. Sullo sfondo continuano a muoversi le pedine dei candidati sullo
scacchiere governativo, con nuovi possibili ministri che entrano nel
totonomine. Le ultime voci riguardano l'approdo di Raffaele Fitto agli Affari
regionali, quello molto probabile di Claudio Scajola allo Sviluppo economico e
l'assegnazione di un dicastero ad Angelino Alfano (presumibilmente come
viceministro alla Funzione pubblica, accorpata con lo Sviluppo tecnologico).
Secondo questo schema è quindi confermato il Viminale al Carroccio, Elio
Vito al ministero della Giustizia e il dicastero dei Beni culturali per Sandro
Bondi. Franco Frattini andrà agli Esteri, Paolo Bonaiuti probabilmente
ai Rapporti con il Parlamento e ci sarà un posto nella squadra anche per
Stefania Prestigiacomo e Adriana Poli Bortone. Quest'ultima viene data in
corsa, insieme a Mariastella Gelmini per la Pubblica istruzione mentre a
Gianfranco Rotondi (che la Dc per le Autonomie ha ieri candidato per l'incarico
di capogruppo alla Camera) dovrebbe andare il ministero per l'Attuazione del
programma. Nella riunione a Via del Plebiscito con Berlusconi si è
lavorato anche sulle presidenze delle Commissioni parlamentari e su questo
fronte sta avanzando con forza il nome di Gaetano Quagliariello per gli Affari
costituzionali. Certe e sigillate appaiono invece le presidenze dei gruppi, con
Maurizio Gasparri al Senato e Fabrizio Cicchitto alla Camera. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina I - Milano Elezioni, domani
e lunedì ballottaggi in quattro comuni dell'hinterland e a Sondrio
Formigoni aspetta Berlusconi in Regione un'idea bipartisan
Alla vigilia del nuovo incontro tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, il governatore Roberto Formigoni
ribadisce la richiesta in alternativa a un posto di ministri nel governo di
restare al Pirellone fino all'Expo del 2015. Nel frattempo, spunta l'ipotesi di
far entrare in giunta come esterno un esponente del Pd. Si fa il nome di
Giuseppe Adamoli. Dura la reazione della Lega: "Se lo fa, va a casa
subito". Domani e lunedì, oltre 80mila lombardi alle urne per i
ballottaggi: cinque i Comuni al voto, Sondrio (unico capoluogo), Bresso, Nova,
Gorgonzola e Seveso. BOLOGNINI, CIRILLO E MONTANARI ALLE PAGINE VI E VII.
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 100 del 2008-04-26 pagina 6 Il
Cavaliere tra vertici, negozi e bagni di folla di Gian Maria De Francesco In
mattinata incontra a palazzo Grazioli lo stato maggiore di Forza Italia Poi
scherza con gli elettori: "Speriamo di fare bene, sennò mi fate
fuori" da Roma Un 25 aprile di lavoro per il futuro premier Silvio
Berlusconi che ha trascorso la mattinata e buona parte del pomeriggio di ieri
nella sua residenza romana di Palazzo Grazioli per mettere a punto la squadra
di governo e i ranghi parlamentari assieme allo stato maggiore di Forza Italia.
A partire dalle 9.30 di ieri mattina sono accorsi a Via del Plebiscito tutti i
big del partito da Fabrizio Cicchitto a Claudio Scajola e Franco Frattini, da
Elio Vito a Renato Schifani e Denis Verdini. Cooptato anche il coordinatore
azzurro Sandro Bondi che ha dovuto rinunciare al comizio finale a Massa dove il
neosenatore è candidato alla presidenza della Provincia. "Questo ci
riempie d'orgoglio perché significa che il governo non si fa senza
Bondi", ha detto sul palco massese il consigliere regionale Pdl,
Alessandro Antichi. E d'altronde la riunione, programmata già ad inizio
settimana, rivestiva un'importanza fondamentale visto che il prossimo esecutivo
dovrà essere costituito da sole 60 persone e la scelta dei
sottosegretari che seguiranno in Parlamento i vari provvedimenti dovrà
essere ben congegnata. Ma di questo si continuerà a parlare sia oggi
nell'incontro tra il Cavaliere e il segretario della Lega, Umberto
Bossi, sia lunedì
prossimo in un incontro con i gruppi parlamentari. L'estrema attenzione con la
quale dovrà essere effettuata la selezione spiega le oltre cinque ore di
durata del vertice, svoltosi in un clima sereno inframmezzato di tanto in tanto
dalle ormai proverbiali battute berlusconiane. "Con Berlusconi si
lavora sempre parecchio, ci aveva chiesto lui di tenerci liberi per il 25
aprile", spiega un partecipante al vertice nel quale ci si è
misurati con la norma "anti-casta" inserita nella Finanziaria 2008
per far dispetto a Prodi. Poco dopo mezzogiorno è giunto a Palazzo
Grazioli il neosenatore ed editore Giuseppe Ciarrapico. La visita, durata
mezz'ora, ha scatenato le solite polemiche "partigiane" non solo
dell'estrema sinistra ma anche di Walter Veltroni. Questa, però,
è un'altra storia. E il nuovo profilo politico di Silvio Berlusconi
sembra ancor meno orientato alla partecipazione al "teatrino" della
politica e ancor più concentrato sui problemi attuali del Paese.
Testimonianza ne è il colloquio telefonico di giovedì sera tra il
premier in pectore e il capo del governo romeno, Calin Tariceanu. Il governo di
Bucarest ha reso noto che i due leader hanno concordato sul fatto che i recenti
reati commessi da romeni in Italia non devono "ledere i cittadini della
Romania e le relazioni bilaterali". Previsto un incontro per rinsaldare la
partnership tra i due Paesi non appena Berlusconi si sarà insediato a
Palazzo Chigi. Alle 16 circa i partecipanti hanno lasciato Palazzo Grazioli. I
manifestanti di ritorno dai cortei del 25 aprile (bandiere con falce e martello
incluse) non hanno risparmiato qualche battuta a Sandro Bondi. "Ecco il
futuro ministro della distruzione", "Tanto tornerai con noi...",
hanno detto scherzando sul possibile incarico ministeriale e sul passato nelle
file del Pci. Infine, è il turno di Berlusconi che esce in strada per
salutare i suoi fan che già da un po' di tempo avevano formato un
capannello attorno a Palazzo Grazioli. Il tempo di dedicare qualche battuta ai
cronisti sul fatto che il governo è "non ancora" definito e
poi via in auto per il consueto shopping nel centro storico di Roma. La musica
non è cambiata neanche nei pressi della boutique dinanzi alla quale si
ferma. Se l'è cavata con "vediamo, vediamo" alla domanda sul
numero dei vicepremier. E poi ne ha approfittato per esternare sul nuovo corso
confindustriale. "È il tempo delle donne ovunque, anche i giovani
di Confindustria hanno infatti eletto un presidente donna", ha dichiarato
riferendosi alla recente elezione di Emma Marcegaglia e di Federica Guidi. Ma
sono bastati pochi minuti perché si creasse una folla anche attorno al
negozio scelto da Berlusconi. E ancora strette di mano e saluti, pure a una
finestra dove simpatizzanti hanno esposto una bandiera del Popolo della
libertà. Infine, risalendo in auto, ha ripetuto due volte il gesto
divenuto famoso dopo la "svolta di Piazza San Babila". Il Cavaliere
è salito sul predellino della sua auto e ha ringraziato i suoi
sostenitori. "Speriamo di fare bene, se no mi fate fuori", ha detto
alla folla plaudente. "Che Dio me la mandi buona", ha concluso.
Perché questa volta il compito è veramente complicato: l'economia
in difficoltà, Alitalia nuovamente in panne e gli avversari al varco in
attesa del primo intoppo giustificano l'invocazione dell'aiuto divino. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Elezioni Domani e lunedì il
ballottaggio tra i candidati Orbassano, sfida all'ultimo voto per il Municipio
MASSIMILIANO PEGGIO ORBASSANO Domani e lunedì urne aperte a Orbassano
per l'ultimo atto del ballottaggio, combattuto fino all'ultimo voto. Si
troveranno da una parte Carlo Marroni, sindaco uscente alla ricerca della
riconferma, dall'altra Eugenio Gambetta, consigliere d'opposizione a caccia di
un successo senza precedenti. Per la prima volta il centrodestra si trova in
posizione favorevole per strappare il governo locale al centrosinistra: due
settimane fa il distacco tra i candidati era di circa 3 punti percentuali. Ma
la frammentazione di liste e consensi che ha caratterizzato il primo turno non
ha agevolato nei giorni scorsi il gioco delle alleanze, rendendo incerta
qualsiasi previsione. Il Pd corre apparentato con la lista Moderati di
Salvatore Gangi. La sinistra radicale si è divisa: tra chi non dà
indicazioni di voto e chi invece si espone lanciando un chiaro segnale, come
Enzo Stassi - candidato al primo turno per Comunisti Italiani, Italia dei
Valori e Verdi - che "consiglia" di non votare Marroni. Una parte dell'anima
socialista ha fatto una scelta di campo annunciando l'appoggio al centrodestra.
Mentre Desirè Mensa, candidata sindaco classificata al terzo posto al
primo turno, ha lasciato libertà di voto ai propri elettori. Strada in
salita per il Pd? "Molti mi danno già per sconfitto ma non è
così, sono tranquillo e aspetto fiducioso il risultato, so di avere una
squadra compatta - afferma Carlo Marroni -. Il Pd ha fatto una scelta
coraggiosa, privilegiando la stabilità di governo. Le accuse su mancate
alleanze, rivolte da certa sinistra, sembrano quelle di un amante tradito.
Lasciano il tempo che trovano". Eugenio Gambetta, approdato
al ballottaggio guidando la coalizione formata da Popolo della Libertà, Lega Nord e lista civica Obiettivo
Orbassano, ha siglato l'apparentamento con la lista Udc di Salvatore
Caspanello. Umore? "Sono molto ottimista, perché le sensazioni che
mi arrivano incontrando la gente in strada sono entusiasmanti: mi sembra di
essere abbastanza in vantaggio - dice Gambetta -. Mi spaventa solo
l'astensione: potrebbe giocare un brutto scherzo sul ballottaggio". Occhi
puntati, dunque, a lunedì pomeriggio. Dalle urne uscirà il nome
del diciassettesimo sindaco di Orbassano.
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 100 del 2008-04-26 pagina 8
Abusi su una bimba Si sospetta di un nordafricano di Redazione I carabinieri
della compagnia di Conegliano (Treviso) stanno svolgendo indagini per risolvere
un caso di violenza sessuale ai danni di una bambina di dieci anni, avvenuto
l'altro ieri in un comune del Trevigiano. La piccola, rientrata a casa da un
parco, ha riferito ai genitori di essere stata avvicinata da un uomo che
avrebbe abusato di lei. Al momento - secondo quanto si è appreso - non
vi sono tuttavia persone indagate. All'ospedale di Conegliano i medici hanno
escluso che la bambina abbia subito un rapporto completo, ma hanno potuto
stabilire che sono stati compiuti, probabilmente, abusi sessuali sulla piccola.
La bambina, che soffre di problemi psichici, ha indicato come suo aggressore un
uomo di colore. I carabinieri - da quanto si è saputo - stanno
controllando la posizione di un giovane nordafricano, ospite di una famiglia di
marocchini ben integrata nella società locale da oltre dieci anni.
L'immigrato, clandestino, è stato arrestato per
violazione della legge Bossi-Fini e poi scarcerato con l'intimazione da parte della Questura
di lasciare il territorio nazionale. Nei confronti del giovane, finora, non
sono state mosse accuse riguardo alla presunta violenza sessuale. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
A Roma lo scontro per la conquista
del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco
del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in
campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie
abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della
campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune
e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che
ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale".
Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la
sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali
sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la
vostra Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (63 votes, average: 1.37 out of
5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita
della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme
del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro
partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di
emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport
più bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi?
Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla diventando
per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e buon
divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per
una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita?
Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui
inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro
in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per
l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per
Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale".
Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa.
Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (118 votes, average: 1.08 out of 5)
Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio
Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd,
Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang "padano":
"Amici, democratici, el risult de i elesiun merita un'attenta analisi,
diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che
noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti
politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em capì
un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un
pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul
territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti
demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad
esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura
sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra
in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto:
partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei campi rom,
della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti, sindaco di
Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi non
sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci
le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come una
bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che
siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd,
non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire
che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il
Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e
legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista"
toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa
sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato.
"Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano
come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando
"padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI
Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (45 votes, average: 1.38 out of 5)
Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la
Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio
Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno
del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E
aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e
dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la
verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è
corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che
(almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di
quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia
legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli
servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo
della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi
e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così.
Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero
segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire,
altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una
cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non
correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo
è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega,
gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e
che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro
dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una
vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare
trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma
poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in
parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta".
Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere
della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio
della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile,
che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello
Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie
Commenti ( 28 ) " (49 votes, average: 1.61 out of 5) Loading ... Il Blog
di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì
o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica
Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata
celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno
festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti:
pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia
Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di
carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la
merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non
è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi
del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità
dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale
alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho
parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio
ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E
torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non
sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà,
Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il
sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta
sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non
gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche
perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera
portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla
città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita,
al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione
delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del
no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con
Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali
sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015?
Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (89 votes,
average: 1.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VIII - Milano IL FUTURO DEL
PD E LE "FUGHE" LEGHISTE IVAN BERNI Considerazioni sul modo, spesso
sbagliato, del centrosinistra di fare i conti con una realtà elettorale
che non corrisponde ai cliché mentali di una cultura politica
invecchiata. La provocazione è utile per sgombrare il campo da un
equivoco. Non è vero che la Lega non ha ideologie. Certamente le ha il suo
gruppo dirigente, che predica il moralismo conformista, nega
l'universalità del diritto, la terzietà della magistratura, la
pari dignità sociale delle opzioni sessuali, la conflittualità
fra lavoro e capitale come elemento portante della democrazia. La Lega è
di destra, non può esserci dubbio. Tuttavia questo non impedisce che la
votino elettori in fuga dal centrosinistra e dalla sinistra radicale, che la
votino operai e precari, che sulle sue ricette spicce in materia di sicurezza e
i suoi proclami bellicosi convergano consensi popolari. Quindici anni fa,
correva l'anno 1993, avvenne lo stesso, ma in misura enormemente più
ampia. Ricordate? Alle comunali di primavera, con Formentini candidato sindaco
leghista contro Nando Dalla Chiesa, la Lega ottenne al primo turno oltre il 40
per cento dei voti in città. Nella storia repubblicana nessun singolo
partito aveva mai raggiunto percentuali di questo genere a Milano. In assenza
di concorrenti, e nel pieno delle inchieste di Tangentopoli, il Carroccio
divenne il contenitore delle proteste e delle speranze. La Lega venne, per
così dire, occupata da un elettorato in ebollizione, deciso a punire i
partiti tradizionali dai quali si era sentito tradito. Allora
si disse che la campagna elettorale di Bossi l'aveva fatta Antonio Di Pietro (allora Pm in toga). Oggi che la
Lega a Milano ha ottenuto il 12 per cento, ovvero meno di un quarto del '93, si
dibatte molto sulle virtù popolari del Carroccio, sul suo saper stare
sul territorio, sulla capacità di interpretare i bisogni reali e le
paure degli elettori. Così facendo, tuttavia, si smarrisce un
elemento che, come quindici anni fa, ha contato molto nel risultato della Lega
e, in misura minore, di Di Pietro (oggi in veste di leader politico):
l'antipolitica, o meglio, il disprezzo per la cosiddetta casta dei politici,
giustificato da arroganze, privilegi, ruberie e impunità e
clamorosamente rappresentato in piazza dai Vaffa Day di Beppe Grillo. In altri
termini: la campagna elettorale della Lega, nel
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina III - Firenze Il discorso La
medaglia 25 Aprile: ecco alcuni stralci dell'orazione tenuta ieri in Palazzo
Vecchio "Nella forza antifascista il vigore segreto della Carta"
Costituzione: per capirla torniamo sui luoghi dei partigiani I giovani ci hanno
spesso rimproverato di non aver fatto insegnare la Costituzione nelle scuole:
hanno ragione I tentativi mai sopiti di confondere chi ha combattuto per la
democrazia e chi era dalla parte dei carnefici Gli scozzesi in gonnella ballavano
in piazza Signoria, i soldati regalavano aranci e cioccolata: era la
libertà Il ritorno alla vita fu l'infanzia ritrovata, la corsa per le
strade, la voglia di ridere e rompere il buio degli anni della grande paura
SANDRA BONSANTI (segue dalla prima di cronaca) La notte in cui i tedeschi
fecero saltare i ponti sull'Arno si spalancò anche il pesante portone e
dopo poco il palazzo fu invaso dall'esercito tedesco in ritirata, morti e
feriti nel cortile, noi sempre in bilico fra la vita e la morte. Il ritorno
alla vita fu dunque l'infanzia ritrovata, la corsa per le strade, la voglia di
ridere e gridare, di rompere il buio e il silenzio e il pianto dei mesi e degli
anni della grande paura. Ballavano in piazza Signoria, davanti a questo
Palazzo, gli scozzesi con le loro gonnelle colorate, un miscuglio di suoni e
rumori sconosciuti invadeva la città, i soldati regalavano aranci e
cioccolata. Era la libertà, che i fiorentini si erano conquistati col
valore e il sacrificio della loro gente: "Firenze, questa città granducale,
addormentata nell'ombra pigra dei suoi palazzi gloriosi, mostrava al mondo,
prima fra le città italiane, che cosa fosse la guerra di popolo".
Così la dipinse con poche forti pennellate Carlo Levi, scrittore e
pittore di Giustizia e Libertà che in piazza Pitti al numero 14 scrisse
in quei mesi di guerra "Cristo si è fermato a Eboli". (...) E
ancora leggo Carlo Levi: "Firenze aveva dovuto inventare la guerra
partigiana... non vi erano precedenti, il sud era stato liberato dagli eserciti
alleati, Roma era libera senza lotta... la battaglia di Firenze fu la prima
battaglia cittadina, essa non fu senza risultati... Firenze libera per
virtù propria taceva assorta nelle sue rovine" conclude Levi questa
sua splendida descrizione della città, citando un verso di Umberto Saba.
I problemi dunque che il Paese e i suoi governanti dovevano fronteggiare, nei
mesi stessi in cui si stavano preparando il referendum su Repubblica e
monarchia e l'elezione della Costituente erano immensi. Li aveva riassunti De
Gasperi nel suo messaggio alla nazione, nel dicembre del '45 esponendo gli
obiettivi del suo governo di solidarietà nazionale: inserire l'Italia
nel consesso internazionale, per ridare al popolo il pieno senso di
dignità e responsabilità "di cui ha bisogno per deliberare
consapevolmente sulle forme del suo autogoverno"; consentire la ripresa
economica e finanziaria; pacificare il Paese; ristabilire l'ordine e dare
tranquillità ai cittadini; impedire il crollo della nostra moneta,
arrestando il rovinoso processo di svalutazione in atto; garantire ai salari
degli operai e degli impiegati pubblici e privati una base reale rispetto al
valore della moneta; ristabilire la democrazia tenendo al più presto
possibile le elezioni amministrative e quelle politiche per la Costituente.
(...) Molti si sono chiesti nel trascorrere degli anni, in cosa consista il
vigore segreto della nostra carta, oltre che in quell'anima antifascista che
tutta la modella, che non ha lasciato e non lascia spazio ai tentativi mai
sopiti di confondere chi ha combattuto per la democrazia e chi era dalla parte
dei carnefici. Chi vi parla ha con la Costituzione una familiarità
affettiva, più che di competenza. E dunque non posso non riconoscere in
chi questi problemi li ha davvero studiati, dedicando ad essi l'impegno della
loro vita, anche i miei punti di riferimento. Essi ci dicono che non solo la
Costituzione italiana è "perfettamente in linea con il
costituzionalismo contemporaneo. Anzi è stata ed è una delle
fonti di questo movimento che ha assunto ormai una dimensione cosmopolitica...
i grandi principi costituzionali abbracciano ormai tutto il mondo" ci
spiega Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte. I beni protetti dai
grandi principi costituzionali, come "la vita, la dignità delle
persone e la loro libertà, l'ambiente, la sopravvivenza della specie
umana sono senza confini". Essi ci insegnano che l'impianto complessivo
della Carta è solido e lungimirante, che le garanzie e i controlli sul
potere, i "checks and balances" previsti non sono di impaccio, ma
costituiscono la forza della democrazia. Da anni ormai si discute su come
rinnovare l'organizzazione della macchina del governo. Su come alleggerire i
procedimenti di formazione delle leggi, su come consegnare ai presidenti del
Consiglio alcuni poteri in più per rendere più spedito e
più in sintonia col cittadino elettore l'iter legislativo. Il
"nuovismo costituzionale" ha assunto nella legislatura 2001-2006 la
forma di un inaccettabile tentativo di stravolgimento della
Carta con la riforma Calderoli, cancellata da quasi 16 milioni di italiani che l'hanno respinta
il 26 giugno del 2006. Essa modificava 53 articoli della seconda parte della
Costituzione, incidendo gravemente anche sulla prima, e concentrando tutto il
potere di decisione in un solo organo, in un solo decisore, a cui era garantita
una sostanziale inamovibilità nella carica, purché egli
fosse scelto dagli elettori. Ma la storia ci ha insegnato che non basta la
legittimazione elettorale a rendere democratico un leader, essendo ricca
purtroppo di dittatori eletti.(...) Un insegnamento comunque possiamo e
dobbiamo trarre dai giorni in cui Oscar Luigi Scalfaro accettò di
mettersi alla testa dei comitati che in tutta Italia videro battersi per il No
al referendum del 2006 insieme partiti democratici, sindacati, associazioni e
cittadini volontari e che oggi sono ancora uniti nell'associazione
"Salviamo la Costituzione". Abbiamo imparato che la Costituzione vive
se i giovani la conoscono e sono messi nelle condizioni di amarla. Essi spesso
ci hanno rimproverato di non averla fatta insegnare nelle scuole ed hanno
ragione. Solo in Italia è potuto accadere, solo noi siamo stati timidi
nel rivendicare quel momento luminoso di sacrifici e di intelligenza, il
miracolo costituente che ci dette la carta dei diritti e dei doveri.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VII - Bologna Il caso Ronde
in piazza comitati contrari "Con le ronde in Piazza Verdi la situazione
rischia di peggiorare". Silvia Ferraro, del comitato delle Torri e delle
Acque, attacca le pattuglie "dolci" della giunta, ma anche le altre ronde civiche organizzate da An e Lega Nord. "Tra le ronde buone e
contro-ronde dei centri sociali - spiega - rischiamo di scatenare una
guerriglia di cui la zona universitaria non ha assolutamente bisogno".
Della stessa opinione anche Loris Folegatti, numero due dei residenti di Stop
al Degrado. "Il rimedio rischia di essere peggiore del male. Se i
collettivi attaccano le ronde ci toccherà chiamare la polizia per le
ronde e non per il degrado".
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina I - Bari L'analisi Zona a
traffico complicato STEFANO COSTANTINI Quella di Bari vecchia più che
una Zona a traffico limitato sembra una Zona a traffico complicato. Il provvedimento
in discussione da anni e messo a punto da mesi, è sempre sul punto di
entrare in vigore, ma la data è tenuta nascosta, un
po' come i funerali dei boss, per motivi di ordine pubblico. Il giorno di
effettiva entrata in funzione di quella che dovrebbe essere la misura che
rivoluzionerà la circolazione di Bari vecchia è top secret. Un
sintomo di insicurezza sugli effetti e sulle reazioni che può produrre.
Allora vediamo il rompicapo: la limitazione alle auto dovrebbe pedonalizzare il
Borgo antico, cercando di favorire il parcheggio dei residenti e di scoraggiare
l'uso delle auto private da parte di chi nel centro storico ci lavora. Tutto
chiaro? Certo, la ratio è trasparente. E' così da decenni in
molte città europee e pure in Italia ormai non c'è piccola
cittadina che non si sia dotata di questa misura base per risolvere o almeno
arginare i problemi del traffico cittadino. Il problema inizia, a Bari, con il
modello scelto per attuare il progetto. La Ztl portata avanti caparbiamente
dall'assessore Decaro è semplice come un trattato internazionale, con
commi, deroghe e specifiche. Non si limita a dire chi entra e chi esce. No,
troppo facile. In realtà la Ztl che fra poche ore (?) regolerà la
nostra vita di pedoni e di automobilisti è frutto di una copiatura,
legittima, e di tanti compromessi, sconvenienti. Vediamo. Il modello preso in
prestito è quello di Torino e Decaro giura che lì funziona,
nonostante l'articolazione assai complessa. SEGUE A PAGINA II.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VII - Bari Ragazzo con la
pistola a casa per i giudici non è pericoloso In carcere per le rapine,
concessi i domiciliari La decisione nonostante il parere negativo della procura
generale MARA CHIARELLI Torna a casa il ragazzo con la pistola. La sezione
minorile della corte d'appello di Bari ha così deciso: non ci sono
esigenze cautelari, è minorenne, incensurato e non così
pericoloso. Perciò può lasciare la sua stanzetta dell'istituto
minorile di Cagliari, dove era stato trasferito poche settimane fa per la sua
condotta non esemplare (aveva spaccato il naso a un altro minorenne) avuta
durante la detenzione al Fornelli di Bari. L'ex bimbo con
la pistola, figlio di un boss del borgo antico, ora ha 17 anni, ne
compirà 18 ad agosto. Quando ne aveva appena 11 fu scoperto dai
carabinieri, in piena notte nei vicoli della città vecchia mentre
trasportava un'arma forse usata per un delitto, da un nascondiglio all'altro.
Era stato poi arrestato il 4 gennaio 2007 perché a capo di un gruppo di
minorenni aveva messo a segno una serie di rapine, in pochi giorni, in agenzie
di viaggi e assicurative del nord barese. Rapine particolarmente violente,
durante le quali le vittime erano state minacciate con una pistola e anche
sequestrate, rinchiuse negli sgabuzzini dei locali per poter agire
indisturbati. La sua personalità era stata descritta dal giudice di
primo grado nell'ordinanza di custodia cautelare: "Il suo processo di
adultizzazione in senso deviante è stato purtroppo inevitabile, dando
vita a una escalation criminale davvero impressionante, così come si
evince dalla scheda dei suoi precedenti che, non a caso, annovera numerose
pendenze relative a reati (anche specifici)". E ancora, proprio da quei
reati, per il magistrato, "può evincersi il comportamento di
prevaricazione tipico dei contesti e della subcultura nella quale ha vissuto e
dalla quale non si è saputo allontanare, ma solo perché non ha
voluto farlo e non perché alternative non gli siano state offerte".
Per quelle rapine, che a parere del giudice di primo grado "denotano una
consistente professionalità nel crimine, davvero impressionante per un
giovane di soli 16 anni", il 25 gennaio scorso era stato condannato dalla
corte d'appello a cinque anni di reclusione e tremila euro di multa. Anche in
considerazione di questo, gli stessi magistrati di secondo grado, così
hanno motivato la decisione di concedergli la "permanenza in casa",
nonostante il parere contrario del sostituto procuratore generale: "Il
periodo cautelare sinora sofferto e lo stato del procedimento appaiono - si
legge nel provvedimento - idonei a escludere la sussistenza di esigenze
cautelari di carattere processuali e ad attenuare il rischio di reiterazione di
condotte analoghe, considerata la minore età e la sua attuale
incensuratezza". Il ragazzo con la pistola, dunque, torna a casa,
nell'abitazione dove vivono la mamma e un fratello più piccolo, al
quartiere San Pasquale, "con divieto - raccomandano i giudici - a tenere
contatti diretti e personali con persone diverse da quelle che con lui
coabitano o lo assistono". A controllare che non lasci l'appartamento e
che non frequenti altri pregiudicati, saranno i carabinieri, incaricati della
sorveglianza. Nel caso trasgredisse alle prescrizioni, tuttavia, non sarebbe
riportato in carcere ma finirebbe in comunità.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VI - Bari Dopo le
intercettazioni, gli inquirenti hanno sentito cinque titolari: mance
obbligatorie Le imprese funebri confessano "Noi, costrette a pagare il
pizzo" GABRIELLA DE MATTEIS Per far luce sul fenomeno del caro estinto, i
carabinieri hanno intercettato le conversazioni degli imprenditori delle pompe
funebri e degli addetti all'obitorio. E poi hanno raccolto il racconto di chi
ha trovato il coraggio di denunciare. Cinque titolari di agenzie funebri hanno
scelto di non piegarsi a quello che, secondo la procura prima e il gip poi, era
una vero e proprio sistema. E hanno parlato. Sono imprenditori che non facevano
parte del cartello, vittime di un "malcostume radicato e
istituzionalizzato". E' l'ottobre del 2006 quando i carabinieri,
coordinati dai sostituti procuratori Francesca Romana Pirrelli e Desirèe
Digeronimo, ascoltano il titolare di un'agenzia che conferma quanto già
emerge dalle indagini. "Come tutti i titolari delle ditte di onoranze
funebri - spiega - ogni qual volta mi capita di trasportare una salma
dall'obitorio del Policlinico, sono costretto a versare del denaro agli
infermieri necrofori. Tale forma di tangente - continua - è corrisposta
per evitare qualsiasi forma di ostruzionismo da parte degli infermieri".
Il racconto dell'uomo è ricco di particolari. Dice ancora il testimone:
"La somma varia da
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi,
pressing sulla Lega Bossi vicepremier, Calderoli ministro Il
Cavaliere: la squadra non è definita. Oggi incontra il senatur Il
Cavaliere a un gruppo di soste-nitori: "Spero di fare bene, sennò
mi fate fuori..." CLAUDIO TITO ROMA - Umberto Bossi vicepremier e
Roberto Calderoli alla Riforme. Oggi Silvio Berlusconi
incontrerà a Milano il Senatur per provare a trovare la
"quadra" del governo. E in vista di questo appuntamento ieri ha
spiegato ai vertici di Forza Italia che cercherà di convincere il segretario
leghista della necessità di un "scambio" di ruoli all'interno
del Carroccio. "Stiamo lavorando per la composizione del governo - ha
chiarito ieri il Cavaliere durante una breve passeggiata nel centro di Roma -
si procede molto bene. Stiamo cercando di mettere in ogni posto uomini in grado
di svolgere il compito affidato". Però, appunto, "il lavoro
non è ancora ultimato. La squadra non è ancora definita". I
punti interrogativi sono distribuiti su tutto lo schema che si è
preparato l'inquilino di Palazzo Grazioli. In effetti tutto dipende dal faccia
a faccia con l'"amico Umberto". La delegazione lumbard annunciata la
scorsa settimana da Bossi non convince il premier in
pectore. Soprattutto non è intenzionato ad avallare la vicepremiership
per Calderoli. Il capo del Pdl non vuole schiacciare
l'immagine del futuro governo con un uomo "mediaticamente" vivace
come l'attuale vicepresidente del Senato. E poi teme che Riforme e Interni
possano monopolizzare l'attività del centrodestra nei cinque anni di
legislatura. Per questo vuole imporre qualche ritocco ai paletti piantati dalla
Lega. Non è un caso che ieri proprio alla domanda se saranno due i
vicepresidenti del consiglio, ha risposto con un interlocutorio "vediamo,
vediamo". La questione è legata al ruolo che Berlusconi vuole
affidare a Gianni Letta. Il suo braccio destro sarà con ogni
probabilità vicepremier ma non gradisce di essere affiancato da Calderoli. Altra cosa sarebbe, invece, Bossi.
Oggi, allora, il leader forzista non sottoporrà allo stato maggiore del
Carroccio solo questo punto interrogativo. Il Cavaliere, infatti, è
ancora convinto che alla Giustizia debba andare l'ex Guardasigilli Roberto
Castelli. Una scelta che reclamerebbe il trasloco dell'altro leghista, Roberto Maroni, dagli Interni alle Attività produttive. Per
ora i Lumbard insistono nel chiedere il Viminale, l'Agricoltura, le Riforme per
Bossi e la vicepremiership per Calderoli.
"Questa è la nostra richiesta", conferma Maroni.
Tante questioni cui i leghisti dovranno dare oggi una risposta per sbloccare il
resto del puzzle governativo. "Sono sicuro di poter convincere Umberto -
ha ripetuto il Cavaliere nella riunione con i big di Forza Italia - . Dovremo
trovare una mediazione". Ma soprattutto è fermo nel non cedere alla
Lega su tutti i fronti. A differenza del suo precedente esecutivo, è
convinto di dover frenare l'attivismo leghista. Con ogni probabilità,
però, l'accordo finale difficilmente verrà trovato prima che
Giorgio Napolitano affidi l'incarico al Cavaliere. E per lunedì sera
è fissato un altro vertice di maggioranza per fare il punto della
situazione e ufficializzare le candidature per le presidenze di Senato e
Camera: Renato Schifani e Gianfranco Fini. "Speriamo di fare bene -
è stato poi l'augurio manifestato ieri con i fans riuniti a Via del
Plebiscito - se no mi fate fuori. Che Dio me la mandi buona". Intanto ieri
Forza Italia ha messo a punto la propria delegazione di governo, compresi i
sottosegretari. Seguendo un criterio territoriale per rappresentare
nell'esecutivo tutto il Paese. Oltre a Giulio Tremonti e Franco Frattini,
confermati all'Economia e agli Esteri, se il Carroccio si terrà il
Viminale in pole position per la Giustizia c'è il forzista Elio Vito.
Sandro Bondi andrà ai Beni Culturali, Claudio Scajola alle Attività
produttive (se non ci sarà lo scambio con Maroni)
e Paolo Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento. Maria Stella Gelmini è
destinata ala Pubblica Istruzione. Maurizio Lupi alla Sanità e Stefania
Prestigiacomo alle politiche comunitarie. Mara Carfagna attende un ruolo
ministeriale, probabilmente alla Solidarietà sociale, anche se qualcuno
le attribuisce anche il compito di portavoce del governo (funzione che al
momento rimarrebbe nelle mani di Bonaiuti se il suo dicastero sarà
quello dei Rapporti con il Parlamento). Tra gli uomini di An è sicuro
del posto Altero Matteoli (Infrastrutture), Ignazio La Russa (Difesa, ma
potrebbe essere lui la sorpresa per la Giustizia) e Gianni Alemanno (Welfare)
se non vincerà il ballottaggio di Roma. Altrimenti il presidente di An
sceglierà un sostituto tra Alfredo Mantovano e Adriana Poli Bortone.
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Falco e passero L'esponente
leghista avverte Berlusconi: noi responsabili fino alle 15 di lunedì,
poi la Lega alzerà la voce Roberto e il tandem
a rischio con Letta "Troppo diversi? Ma se siamo pappa e ciccia" Non
mi vogliono le colombe di Forza Italia? Mi viene da ridere. Io so fare il
falco, la colomba e perfino il passero FRANCESCO BEI ROMA - Roberto Calderoli, lei si è fatto una fama come estremista.
Ora si è messo a fare il moderato. Verità o illusione ottica?
"Ai voi interessa soltanto il Calderoli
"smoderato", ma quando in Senato si è trattato di far andare
avanti le cose ho dimostrato che io le cose le faccio andare: smetto la
"smoderazione" per l'interesse di tutti". Adesso dice: basta con
gli scontri. Sembra di sentire il Capo dello Stato... "Guardi, io non
condivido niente di quello che dice Beppe Grillo, ma francamente un bel
"vaffa" ci vorrebbe se i problemi che ha l'Italia non venissero
affrontati, tutti insieme, maggioranza e opposizione". è un appello
al Pd? "Anche a casa mia. Se si va a Roma solo per la cadrega, è
meglio non andarci". Bossi sembra Pannella: sui
ministri leghisti si appella al "rispetto della parola data" con
Berlusconi. "La differenza è che Bossi
parla a nome di milioni di persone, persone che poi s'incazzano". Oggi Bossi incontrerà il Cavaliere? "Sì, per
il problema dei rifiuti a Napoli". Parleranno anche del governo?
"Penso di sì, anche perché non si vincono elezioni per
niente. Un'analisi del Censis chiarisce bene chi ha vinto". E voi leghisti
avete vinto forse un po' troppo per Berlusconi. Che ha preso a bacchettarvi...
"Noi abbiamo dimostrato il nostro senso di responsabilità tacendo,
perché oggi ci sono in ballo interessi che vanno oltre. Ma alle 15 di
lunedì si chiude il ballottaggio su Roma e si torna
a far politica sugli interessi del Nord e del Paese. A proposito di
Roma...". Dica... "Mi spiace di aver accolto la richiesta di
Berlusconi di non presentare il nostro simbolo nel Centro e nel Sud. Questa
volta i voti li avremmo presi anche lì". Berlusconi promette
"sorprese", sembra voler percorrere la strada di Sarkozy cercando
Ichino, Montezemolo... "Vediamo cosa ci propone. Il bello di quando
fai un governo è che poi devi ottenere la fiducia dal Parlamento".
E se ci fossero nomi strani? "Noi ci auguriamo che di queste
"sorprese" Berlusconi ci parli prima di arrivare in Parlamento".
Intanto sembra essere in forse il suo ruolo da vicepremier. "Io posso fare
anche il soldato semplice, però sono stato eletto in tante
circoscrizioni perché la gente mi ha votato. E chi riceve un mandato dal
popolo deve essere accettato comunque, come dice la signora Lario".
Veronica Lario che si scopre leghista vi ha stupito? "Se non fosse
così perché Berlusconi, uno che ha tutto, l'avrebbe sposata?
Perché è fuori dagli schemi, ragiona con la sua testa".
Dicono che siano le colombe forziste a non volerla vicepremier. "è
da ridere. Io ho dimostrato di saper fare il falco, la colomba, qualche volta
persino il passero". Dicono che sia Gianni Letta a non volerla "Letta
ed io siamo fatti di pasta diversa, ma l'obiettivo è lo stesso. Io gli
sono stato seduto accanto in Consiglio dei ministri e ho cercato di imparare da
lui il mestiere. è bravo, persino troppo. è una zucca che va
coltivata" Però ce l'ha con lei. "Rappresentiamo due sistemi
in antitesi, ma quando siamo stati al governo insieme eravamo culo e camicia.
Poi magari lui s'incazza per delle mie espressioni, ma queste ci portano quel
consenso che serve al cambiamento".
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Francesco e Gianni, sfida finale a
Matrix tra sicurezza, tangenti e l'ombra di Bossi
"Vogliono una città cupa". "Con me alt al buonismo
veltroniano" CARMELO LOPAPA ROMA - La stretta di mano è solo a
beneficio dei fotografi. Pochi minuti prima della mezzanotte, davanti alle telecamere
di Matrix, va in scena l'ultimo atto del duello Rutelli-Alemanno alla vigilia
del ballottaggio di domani. Quella stessa stretta di mano se l'erano
risparmiata in mattinata, quando insieme hanno presenziato alla celebrazione
del 25 aprile al fianco del presidente della Repubblica Napolitano all'Altare
della Patria, ignorandosi del tutto. Neanche uno sguardo. Saranno affondi e
duri, nella notte l'ultimo faccia a faccia tv. "Si è candidato alla
guida di una città che ha dipinto come il Bronx" attacca il
candidato del Pd. "Mi candido per liberare la città da un gruppo di
potere", ribatte l'avversario del Pdl. Rutelli non lo nasconde:
"è una battaglia difficile". Ma alla fine è convinto
che sia un punto di forza la campagna condotta da Alemanno, "l'idea messa
in campo su Roma, tutta negativa, cupa, nera, autodistruttiva. Io
cercherò di dare fiducia anche a chi non sta dalla nostra parte. Per
strada mi hanno fermato in tanti chiedendomi se Alemanno si stesse candidando a
sindaco del Bronx, i commercianti sono preoccupati per questa immagine che si
sta dando della Capitale che vive anche di turismo". Di gente dice di
averne incontrata anche il candidato del Pdl, ma che gli ha chiesto "di
poter circolare per strada senza paura. E la città può cambiare
se cambia l'amministrazione". Il fattore "s" come sicurezza
finisce col monopolizzare anche l'ultimo match, dopo aver dettato l'agenda dei
contendenti negli ultimi dieci giorni. La ricetta di Rutelli parla di
"pattuglie miste di polizia, carabinieri, guardia di finanza e vigili
urbani, per contrastare l'abusivismo e i fenomeni di illegalità".
Alemanno accusa il "buonismo veltroniano" di aver "generato
grande caos" a Roma e prodotto "una sorta di tolleranza più o
meno ipocrita". A suo dire "l'atteggiamento delle giunte di
centrosinistra ha favorito l'arrivo di immigrati clandestini e di romeni. E ha
generato la convinzione che in città si possa fare qualsiasi cosa".
Colpi sotto la cintola, uno dopo l'altro. Fio a scorare nella questione morale.
Rutelli: "Il governo di cui faceva parte Alemanno ha votato la legge
"salvapreviti", in virtù della quale anche uno stupratore si
è visto dimezzare i di prescrizione. Con voi persone condannate". E
Alemanno: "Si sta parlando di Giorgio Simeoni, che non è stato
condannato, era nella giunta Storace. Mentre nella giunta Marrazzo c'è
Franco Dalia, che è stato condannato negli anni '80 per tangenti sulla
sanità, lui è stato condannato". Rutelli allora a chiedere:
"Simeoni è stato condannato, ha già patteggiato, e ora
è stato rieletto, non è vero?" Quindi Alemanno: "Voi
avete votato l'indulto e ora siete alleati con la sinistra radicale che ha tra
i consiglieri eletti tale Tarzan che si dice favorevole alle occupazioni
abusive". Con il candidato del Pd che gli ribatteva che l'indulto lo ha
votato anche An, nella passata legislatura, il vero problema è che
"dall'altra parte ci sono Storace, Rauti, gli unici condannati per
corruzione sono stati assessori di An e Pdl per la vicenda gravissima della
sanità nel Lazio". Rutelli sciorina cifre e mostra schede dei
cantieri aperti e dei progetti in via di realizzazione. "A Roma 300 mila
posti di lavoro in più, stiamo per aprire 30 stazioni di metropolitana,
decine di altre opere in via di realizzazione, ma ora occorre continuità
con quanto fatto finora". L'ultimo botta e risposta
sulla presenza di Bossi e
la Lega nella maggioranza. "Il Senatùr ha brindato quando Roma ha
perso le Olimpiadi e voleva trasferire la produzione Rai a Milano",
l'affondo di Rutelli. "Ma basta con Bossi, Berlusconi garantisce per la coalizione" ha tagliato corto
Alemanno. Poi Mentana ha suonato il gong, allo scoccare della
mezzanotte. Stretta di mano gelida e sullo sfondo le immagini del cartoon di
Cenerentola che, come i candidati, a mezzanotte deve dileguarsi. Ora, silenzio.
Scende così il sipario sulla campagna romana segnata parecchio dai
veleni dell'ultimora sulla sicurezza. E scende su una città intorpidita
dal ponte festivo, in cui è rimasto però vigile e attento uno dei
cittadini più attempati e importanti: il senatore a vita Giulio
Andreotti, che sussurra l'intenzione di votare Rutelli al Comune e l'ex dc
Alfredo Antoniozzi alla Provincia, confidando sul fatto che "tutto sommato
Roma andrà avanti lo stesso senza traumi, chiunque vinca".
( da "Repubblica,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Sfida nella capitale del
"forzaleghismo" A Vicenza l'ex marxista corre col Pdl, il pupillo di
Rumor con il Pd La Lega ha mollato sulla candidatura
ma poi il sistema di potere si salda sugli appalti Lia Sartori:
"Sarò la Moratti vicentina". Variati: qui il prototipo del
federalismo fiscale ALBERTO STATERA DAL NOSTRO INVIATO VICENZA - Da una parte
Amalia Sartori, detta Lia, antica pasionaria marxista, socialista lombardiana
quando i socialisti si occupavano ancora degli operai di Porto Marghera,
folgorata dopo Tangentopoli sulla via di Arcore. Dall'altra Achille Variati,
detto il Pupillo, il giovanotto democristiano, oggi maturo ultracinquantenne,
che Mariano Rumor, il leader più amato per lustri dai vicentini, allora
occupati normalmente a farsi tre volte il segno della croce, teneva come
allievo prediletto, spiegandogli che per far bene politica bisogna anche saper
dire qualche "monada". Il nuovo, più che avanzare, si confonde
qui sotto la basilica palladiana, incartata per restauri proprio in coincidenza
col cinquecentesimo anniversario di Andrea Palladio che porta negletti turisti
ansiosi di ammirarla, nel ballottaggio che domenica e lunedì
dovrà decidere se eleggere sindaco di Vicenza l'ex lombardiana, oggi
parlamentare europea di Forza Italia, candidata della destra, o l'ex
democristiano, capo dell'opposizione in Consiglio regionale, candidato della
sinistra del Loft. L'evento non è politicamente dei minori perché
la curiale Vicenza - città fatale della rimonta berlusconiana del 2006
con la scenataccia sciatalgica agli industriali - è l'unica piazza importante del Veneto che, dopo tremendi sussulti,
la Lega ha graziosamente
concesso al Popolo della Libertà, nonostante sia la capitale del
Parlamento del Nord. E con grande scorno di Manuela Dal Lago, la pasionaria
bossiana, ex liberale, che è stata risarcita con la presidenza
dell'autostrada Brescia-Padova. Amalia lo sa, e lo sa anche Achille: se
la candidata fosse stata la Dal Lago non ci sarebbe stata partita possibile per
nessun candidato del centrosinistra. Invece è Amalia che Berlusconi ha
presentato in piazza annunciando ai vicentini che con lei avrebbero avuto
"un sindaco con le palle" davanti all'uscente Enrico Hullweck, che
poveretto, per sovrapprezzo, è stato pure trombato alle politiche, con
tutti gli altri candidati locali del Pdl. In questo laboratorio della destra il
"forzaleghismo" soffre, perché è la Lega
che fa l'agenda, tanto che il coordinatore regionale, il ringhioso avvocato di
Berlusconi Nicolò Ghedini ha dato le dimissioni, poi rientrate, e il
"doge" Galan se l'è presa con il fedelissimo del capo Aldo
Brancher, tessitore nella sua villa a Bardolino, considerato una quinta colonna
bossiana, definendolo un "avvoltoio che vola nel cortile di casa" e
che lui, esperto pescatore e cacciatore, lo impallinerà con la
doppietta. Che faranno domenica i leghisti a Vicenza? Andranno per alpeggi o,
come un sol uomo, correranno a votare per quella che il poeta Fernando Bandini,
presidente dell'Accademia Olimpica vicentina, che la conosce da piccola,
definisce "Madame Richelieu"? Sì, perché
nell'immaginario collettivo Lia Sartori, sessantunenne figlia di immigrati
venezuelani residente a Thiene e da qualche mese proprietaria del piano nobile
di un palazzo storico vicino alla basilica palladiana, è la mente di
Giancarlo Galan, ex liberale allievo di Alfredo Biondi, ex venditore di Publitalia,
detto "il Colosso di Godi" per via della sua statura e per la
propensione agli ozi e ai piaceri della vita. "Chi sia il braccio e chi la
mente non saprei dire - fa Massimo Calearo, l'ex falco degli industriali
vicentini eletto deputato nelle liste del Partito democratico di Veltroni - ma
so che sugli appalti in regione lavorano tutti insieme appassionatamente".
Tutti chi? Il superticket che ha costretto Bossi a
mollare Vicenza è indicato con un acronimo complicato: SMIAGG. Dove S
sta per Sartori; M per Mantovani, società di costruzioni, e anche per
Marchi, come Enrico Marchi, finanziere e presidente dell'Aeroporto di Venezia;
I per Ingui, come Gaetano Ingui, titolare di un'altra impresa di costruzioni e
azionista del "Giornale di Vicenza"; A per Altieri, studio di
progettazione di Thiene che porta il nome del compagno di Lia, Vittorio,
deceduto qualche tempo fa; una G per Galan e l'ultima per Gemmo. Trattasi di
Irene Gemmo, al tempo stesso presidente della finanziaria regionale Veneto
Sviluppo, dove è stata nominata dall'amico Galan, e, con i fratelli,
titolare della Gemmo Spa, azienda impiantistica che ha appena vinto con lo
Studio Altieri l'appalto di 67 milioni di euro per l'ampliamento della Fiera di
Vicenza. Con il massimo ribasso? No, con il massimo rialzo: 4 milioni in
più rispetto al secondo classificato. Il sistema SMIAGG è infatti
congegnato in modo che gli appalti possano essere vinti da chi offre il prezzo
meno vantaggioso per l'ente pubblico, inserendo nel bando un punteggio altissimo
per la valutazione estetica del progetto. Così per la Fiera, di cui
Irene è socia sia con Gemmo che con Veneto Sviluppo, la valutazione
estetica ha pesato per 19,59 punti su un massimo di 20 ottenuti dalla
vincitrice e 7,57 dalla perdente. Gli appalti vinti dal sistema Sartori, che
nella sanità ha il gancio più forte, non si contano: dal nuovo
ospedale di Mestre (220 milioni) al Master Plan acquedotti (300 milioni), dal
nuovo ospedale dell'Alto Vicentino (143,5 milioni) a quello della Bassa Padovana
(120 milioni), dalla piattaforma al largo di Porto Levante (250 milioni) al
degassificatore (300 milioni). Ma la storia straordinaria è forse
quella, piccola per ammontare, dell'ammodernamento della ferrovia Mestre-Adria,
un appalto di 21 milioni bandito da Sistemi Territoriali, società di
Veneto Sviluppo, vinto da un'associazione di imprese, tra cui la Gemmo. Un
capolavoro, ha raccontato Renzo Mazzaro sul "Mattino di Padova": la
presidente della Finanziaria regionale indice la gara che - guarda un po' -
viene vinta dalla sua azienda personale. Sostiene Calearo che, se ci sono, i
poteri forti di Vicenza non devono essere molto contenti per il sistema SMIAGG.
E deve pensarla così anche Flavio Tosi, sindaco di Verona e grande
emergente della Lega che sugli appalti per la fornitura
di energia agli ospedali, come per la nomina dei primari, ha avuto non poco da
ridire. La famiglia Berlusconi il suo affare locale vicentino l'ha già
fatto, col nuovo tribunale sulle aree di sua proprietà in zona
Cotorossi. Gli Amenduni, ricchissimi acciaieri presenti in tutta la finanza
nazionale che conta se ne stanno zitti. Il capostipite Nicola è chiuso
nella sua magione di Contrà Mure San Lorenzo, sotto i bastioni, a
caricare le pendole della sua incredibile collezione. Enrico Maltauro, costruttore
figlio di Adone, dà l'idea di essere stufo delle briciole. Gianni Zonin,
patròn della Banca Popolare di Vicenza, si fa il suo, irritando persino
il vecchio Amenduni, che ha escluso dal suo Consiglio d'amministrazione. Poi
c'è il Dal Molin, il raddoppio della base americana, che non è
solo la questione degli aerei che probabilmente sfrecceranno a poche centinaia
di metri dalla basilica palladiana, ma un business di centinaia di milioni per
le imprese del sistema che sanno come prendere gli appalti. Achille Variati
sulla base americana promette il referendum e si prende domenica il 5 per cento
conquistato da Cinzia Bottene con la sua "Vicenza Libera" e i
centristi della Liga Veneta di Chiara Garbin. Lia Sartori, autrice di un
imperdibile volume intitolato "In politica da protagoniste. Manuale ad uso
delle donne", si accorda con il transfuga "assessore alle
rotonde" di Alleanza Nazionale Claudio Cicero, col suo 9 per cento
cittadino, l'uomo che trattò segretamente col governo Berlusconi
l'ampliamento della base americana, di cui i vicentini nulla seppero fino a
decisone presa. Ma la Lega? La Lega
voterà compatta per la "casta vicentina", o darà un
altro avvertimento, come quello che sta servendo a Galan in Giunta e in
Consiglio regionale con questioni regolamentari? "Sarò la Moratti
vicentina", proclama Madame Richelieu Sartori nell'ultimo giorno di
campagna elettorale. "Farò di Vicenza la città prototipo del
federalismo fiscale, d'accordo col prossimo ministro delle Riforme Umberto Bossi", alza la posta il Pupillo Variati. Secondo voi
chi vincerà nella città fatale del già tormentato
"forzaleghismo"?.
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Tutti contro il comico genovese:
"Fai rabbrividire, Vaffa tu" Non ha risparmiato nessuno, Beppe
Grillo. E loro non risparmiano lui. C'è chi, come il
leghista Roberto Calderoli,
gli dà del "Catone mai eletto da nessuno, che fa i soldi sul
qualunquismo, alla stessa maniera di quelli che vorrebbe combattere".
Perciò, "ma da parte mia riceverà un V3, al cubo". Come
ovvio, contro Grillo, che sta raccogliendo le firme per abolire l'ordine dei
giornalisti e che ha definito "camerieri, servi e servetti" i
medesimi, si scaglia anche il presidente dell'ordine, Lorenzo Del Boca, il
quale papale papale "al "Vaffa" di Grillo dovrei forse
rispondere "ma Vaffa tu!"". Dal canto suo, il segretario della
Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi, replica: "Che ci sia un
comico che voglia impegnarsi per accendere i riflettori sulla qualità
dell'informazione può essere il benvenuto, ma non confonda i cialtroni
che ci sono in tutte le professioni con le migliaia di giornalisti lavorano
assicurando il massimo di correttezza nell'informare i cittadini. E che spesso
pagano prezzi alti per conservare dignità e decoro". Il fatto
è che anche Antonio Di Pietro si infervora nella polemica. Siccome nel
mirino del V-Day c'è anche la legge Gasparri sul sistema
radiotelevisivo, ecco che il leader dell'Italia dei Valori esclama:
"Mobiliteremo le piazze e vigileremo. Gasparri farà bene a
rispettare le sentenze della Cassazione e della Consulta e le direttive
comunitarie". "Fa ridere - replica l'ex ministro di An - In attesa
che scopra l'uso del congiuntivo gli auguriamo una lunga opposizione. Intanto
gli ho mandato le norme che dimostrano come le firme raccolte oggi (ieri per
chi legge, ndr) siano illegali". Per finire i partigiani, di cui Grillo si
considera l'unico erede. "C'è semplicemente da rabbrividire"
esclama Giorgio Merlo (Pd). Insomma, interviene Rosy Bndi, "anche Grillo,
purtroppo, contribuisce all'opera di rimozione e inquinamento culturale del 25
aprile che sta facendo una parte della destra". 26/04/2008.
( da "Messaggero,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Di SANDRO IANNI ROMA - I
carabinieri della compagnia di Conegliano (Treviso) stanno svolgendo indagini
per risolvere un caso di violenza sessuale ai danni di una bambina di dieci
anni, avvenuto l'altro giorno in un comune del Trevigiano. Al momento, secondo
quanto si è appreso, non vi sono persone indagate. La piccola, rientrata
a casa da un parco, ha riferito di essere stata avvicinata da un uomo che
l'avrebbe violentata. All'ospedale di Conegliano i medici hanno escluso che la
bambina abbia subito un rapporto completo, ma hanno potuto stabilire che sono
stati compiuti abusi sessuali su di lei. La bambina, che ha problemi psichici,
ha indicato come suo aggressore un uomo di colore. I carabinieri - da quanto si
è saputo - stanno controllando la posizione di un giovane nordafricano,
ospite di una famiglia di marocchini ben integrata nella società locale
da oltre dieci anni. L'immigrato, clandestino, è stato arrestato per
violazione della legge Bossi-Fini
e poi scarcerato con l'intimazione da parte della Questura di lasciare il
territorio nazionale. Nei confronti del giovane, finora, non sono state mosse
accuse riguardo alla presunta violenza sessuale. La senatrice Maria Burani
Procaccini, responsabile minori dell'Udc, ha affermato "che il Parlamento
debba iniziare a verificare la possibilità di comminare la pena dell'ergastolo
nei casi di violenza sessuale in danno dei minori di 14 anni, proteggendo
l'infanzia ed ergendola a sacralità invalicabile". Particolarmente
dure le posizioni espresse dal senatore della Lega Piergiorgio Stiffoni che ha
annunciato una interrogazione. Sottolineato che "il fatto è di una
gravità enorme" ha puntato l'attenzione sull'immigrato arrestato
per violazione della Bossi Fini e poi scarcerato del
quale si sta valutando ancora la posizione. Ed è sempre di ieri un altro
stupro, stavolta nel Teramano. L'aggressore, un moldavo di 45 anni, aveva
ancora addosso i vestiti con cui aveva compiuto la violenza quando è
stato arrestato, dopo un blitz dei carabinieri di Alba Adriatica
nell'appartamento in cui l'uomo viveva con altri due stranieri. È stata
proprio la sua maglia verde, descritta dalla 29enne vittima della violenza, a
permettere il riconoscimento dello stupratore che, alla vista dei militari, ha
provato a togliersela di dosso. Ancora un arresto per violenza sessuale
c'è stato a Venaria (Torino) ai danni di un ragazzo che ha appena
compiuto 18 anni. A denunciarlo è stata una ragazza di 14 anni, dopo una
serata movimentata in casa di quest'ultima. Secondo la ricostruzione delle
Forze dell'Ordine, sarebbe stata la ragazza a invitare un gruppo di amici a
casa e poi la serata sarebbe degenerata. L'arrestato si è difeso negando
di aver compiuto la violenza sessuale e sostenendo che la ragazza sarebbe stata
consenziente ad effusioni erotiche. La giovane è stata accompagnata
all'ospedale e le sarebbero state riscontrate alcune abrasioni.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-26 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE
L'emergenza Nonostante l'allontanamento restano in Italia. La denuncia di
Magistratura democratica Clandestini, solo tre espulsioni al giorno Sono circa
40mila gli irregolari. "Arresti inapplicabili e pochi posti nei Cpt"
Tre al giorno. Sono le espulsioni decretate nel 2007 dai giudici di pace (1.018
contro le sole 53 non convalidate). Ombre di una legge, la Bossi- Fini, in alcune parti impossibile
da applicare e per la quale non bastano le strutture. Ha denunciato tempo fa
Magistratura democratica: "C'è da chiedersi se la legge così
come è concepita raggiunga gli obiettivi per cui era stata
pensata". A PAGINA 6 Santucci.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-26 num: - pag: 6 categoria: BREVI La
scheda Le statistiche I clandestini, secondo l'ultimo rapporto dell'Ismu, sono
37 mila a Milano e 108 mila in Provincia. Circa 40mila sarebbero arrivati solo
nel
( da "Manifesto,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Il lager? Disturba condomini
Condomini uniti contro l'insegnamento della storia. È successo nell'area
che accoglie il lager di Bolzano, quello dove operava il famigerato Misha
Seifert, il kapò ucraino recentemente estradato in Italia che deve
scontare l'ergastolo per crimini di guerra. Gli inquilini del condominio che si
affaccia sull'area hanno vietato la visita scolastica ad una classe delle
scuole medie Ada Negri. Sono "stufi del continuo viavai di studenti".
Brescia, sindaco contestato Per la prima volta nella storia della città
di Brescia sono stati un'amministrazione e un sindaco del centrodestra a
festeggiare il 25 aprile con una celebrazione in Piazza della Loggia, di fronte
al municipio. Ad introdurre il discorso del nuovo sindaco del Pdl, Adriano
Paroli, fortemente contestato da alcuni manifestanti, è stato l'ex
magistrato e assessore del comune di Bologna, Libero Mancuso. "Celebrare
la Liberazione in piazza della Loggia -ha detto Paroli - è ancora
più significativo, perché la memoria del 25 aprile sia per sempre
monito della riconciliazione di tutti gli italiani". Un discorso che non
è stato apprezzato dai militanti dei centri sociali che lo hanno
contestato al grido di "fascista". "Sindaco, tanti suoi amici
vogliono cancellare la Resistenza", c'era scritto su un cartello. Nazirock
sì Nonostante la diffida del leader di Forza Nuova, Roberto Fiore,
domani pomeriggio alle
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-26 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE L'emergenza Il quartiere: troppe promesse non mantenute. "Una
discarica nell'ex baraccopoli" L'esodo rom tra topi e rifiuti Gli
abitanti: traditi dal Comune Dalla Bovisasca al cavalcavia Bacula, cresce
l'insediamento dei nomadi sgomberati Al fianco dei binari delle Ferrovie Nord
nata un'altra favela abitata da immigrati. "Siamo appena arrivati a
Milano" Sulla massicciata che li separa dai binari hanno scritto col
pennarello blu "W bossu ", e non si capisce se è una
storpiatura di Bossi. Mariana e Mario, cos'è?
"Ah ah ah, la Lega, la Lega..."
dice Mariana, 37 anni, dalla tasca del giubbotto le spunta un libretto
scolastico, è della figlia, che va in un istituto dalle parti del
Naviglio Pavese. "No. Sono stati due miei amici, volevano dire boss"
la corregge Mario, 15 anni, che a scuola non ci va, passa il tempo qui ma non
è del posto, e dopo scoprirete perché. Per intanto: forse ci sarà sempre più la Lega, davanti a loro; di certo, ci son
sempre treni, nel caso quelli delle Nord, dietro i rom che stavano in via
Bovisasca e sono finiti sotto il cavalcavia Bacula, sopra un pendio, alla fine
di un sentiero che comincia in via Ardissone e s'allunga tra carrelli
dell'Esselunga di rovescio tra l'erba. Dal campo di via Bovisasca,
attaccato alla stazione Bovisa, li hanno cacciati prima delle elezioni, il
Comune aveva promesso una "totale recinzione dell'area", e dopo le
elezioni la recinzione non c'è, son rimasti cumuli e cumuli e cumuli
d'immondizia puzzolente che nemmeno in una discarica (il comitato dei
cittadini: "Perché mai non li rimuovono? Cosa aspettano?") e,
siccome non ci sono più resti di cibo, i toponi hanno sciamato verso il
quartiere. Nel quartiere, con questi roditori che invadono marciapiedi, strade,
cantine, "oddio pure i ballatoi" superando agili le tenerissime
trappole installate in giro dall'amministrazione, i residenti, per certi versi,
un poco rimpiangono il passato, quando i ratti gravitavano attorno alle
baracche, si saziavano e tornavano a cuccia, insomma rimanevano dentro i
confini del campo. A proposito di baracche: lo sgombero, il famoso sgombero dei
romeni il primo aprile, lo sgombero dei "diritti umani violati" per
dirla con l'arcivescovo Dionigi Tettamanzi, ecco, lo sgombero a qualcosa
è servito. Ossia a far capire ai nomadi che la costruzione d'una baracca
è faticosa e inutile. Prima o poi, te la abbattono. E in via Ardissone
si sono attrezzati con delle tende, da campeggio, "ce le ha regalate un
prete" dice Mariana. Tende piccole, molto piccole, entro le quali le
famiglie numerose non ci stanno, e di solito i genitori dormono fuori, per
terra. Tende piccole, molto piccole, e sistemate perfino tra un blocco di
cemento e l'altro che il Comune aveva sistemato sotto il cavalcavia, con
l'intenzione di creare una diga che insormontabile non è, visto che nel
mezzo ci hanno messo le tende. La diga ha lo stesso effetti collaterali: un
ragazzino cammina sui blocchi, cade, picchia il braccio, piange. C'è
Elisa, una delle dolcissime volontarie dei padri Somaschi, che tasta ed esamina
il braccio, "fa male?, "sì", "dai, andiamo al pronto
soccorso ". Quanti sono, in tutto, i nomadi? è pomeriggio, si
contano una ventina di bimbi, altrettanti adolescenti, una decina di adulti.
Ogni cinque minuti, dal sentierino sbuca una donna, o una coppia. A sera,
quanti saranno, in tutto? "Non c'è ormai più nessuno"
giurano loro, senza dire che dall'altra parte, a est, al di là dei
binari, si sbuca sotto un altro ponticello, e ci si trova su uno spiazzo che
termina in una grande ringhiera verde e che contiene otto baracchine. Abitate
da romeni. Romeni non rom. C'è una signora che cucina, le casette son
vuote, "la gente è a lavorare". Mario è il 15enne che
non va a scuola (ma Elisa sta cercando una soluzione) e sta di là, con i
coetanei nomadi, a fumare e guardare i treni. Mario abita nella baracca di
mezzo. Domanda: mica s'era detto che per paura non costruiscono più
baracche? Infatti. Questi romeni non provengono da via Bovisasca. Sono
immigrati freschi freschi. Mario chiede cinque euro di mancia. Scusa, non hai
appena detto che tuo padre ha un lavoro? "Sì. Ma i soldi ci servono
per pagare uno del nostro paese che ci ha trasportati in macchina a Milano, ci
ha trovato questo posto e ha portato papà in un cantiere a fare il
muratore. Siamo venuti via due mesi e mezzo fa". Andrea Galli.
( da "Manifesto,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
In tanti sono scesi in piazza per
sentirsi meno soli. La sinistra, seppur smarrita, dimostra di essere ancora viva
fuori dal Parlamento. Uno straordinario corteo che interroga i partiti, senza
quasi nemmeno nominare Berlusconi. L'assenza del sindaco Moratti Luca Fazio
Milano Quante persone, ma che peccato per loro! Milano, un giorno all'anno, ma
è l'unico giorno che bisogna esserci per forza, dimostra di essere la
città meno di destra che ci sia in Italia. Le urne dicono il contrario?
Le urne, da un pezzo, non dicono quello che accade nella realtà. La
sinistra, per chi avesse voglia di vedere quello che si muove nel profondo,
riparte sempre da queste parti. O non riparte più. Allora evviva? Mica
tanto. Dire, oggi, che si ricomincia da questa piazza sarebbe sbagliato,
perché da qui ancora non si capisce quale direzione bisogna prendere, ma
dire che queste persone meritano ben altro rispetto alle forze politiche che
sarebbero chiamate a rappresentarle, questo bisogna dirlo forte. E non è
che ci sia la fila di politici o opinionisti o telegiornalisti o istituzioni
per cercare di interpretare questo strano 25 aprile a Milano. Sembra rito
stanco, il solito, per chi di professione è tenuto a interpretarlo.
Libertà di stampa, o di chiacchiericcio politico, vuol dire anche dare
spazio, per esempio, all'opinione di Fiamma Nirenstein per farle dire che
questa volta Milano si è comportata bene con la comunità ebraica
(ma grazie!), oppure sottolineare che qualcuno ha scritto sul muro una brutta
frase contro la Confindustria (eh...questi estremisti). Ma davvero niente di
che. Insomma, è filato tutto liscio e dunque ancora una volta Milano non
esiste, ecco un altro pezzettino, molto interessante e molto imbarazzante,
della cosiddetta "questione settentrionale", non declinata in chiave
leghista. Del futuro della sinistra ne discuteranno altrove, e questo si sente,
lo avvertono tutti quelli che ieri - senza curarsi di Berlusconi - si sono dati
appuntamento, come da 63 anni a questa parte, in Porta Venezia. Interessa
sempre sapere quanti. Dunque: sono senz'altro più di 100 mila: ma veri,
non come i cortei strombazzati dalla ex sinistra ufficiale, quando serviva fare
la voce grossa. Qui, di ufficiale, e meno male, ci sono solo un paio di non
fondamentali dichiarazioni, rilasciate con un filo di voce, il resto sono -
scusate la parolaccia - moltissime persone della sinistra diffusa (altro che
3%!), un po' smarrite ma ugualmente sorridenti. Quasi mute, però. Strano
che non tutti se ne siano accorti, proprio questa volta che gli
"scomparsi" in piazza ci sono tornati veramente. Eccoli, a occhio, e
per la precisione - visto che ormai tutti ma proprio tutti hanno deciso di dire
50 mila e basta: con piazza Duomo mezza vuota (30 mila persone almeno), un
serpentone fitto fitto scorre ancora lungo corso Vittorio Emanuele, poi piazza
San Babila e poi ancora fino ai giardini di via Palestro: un chilometro di
manifestanti almeno, oltre piazza Duomo. 50 mila quindi è impossibile.
Allora contenti? Sì, però. Come nascondere quel certo disagio che
serpeggia tra il corpo smembrato delle tante sinistre che non sanno più
a che santo votarsi, e votare? "Mucillaggine" (ma ancora motivata e
di sinistra), direbbe il sociologo Giuseppe De Rita. Sparsa, senza un filo di
corrente a smuovere le acque. Che ancora nemmeno si saluta, adesso che per la
prima volta dopo la batosta elettorale è riuscita almeno a risalire in
superficie. Ma anche troppo seria, oggi, 25 aprile, per regolare conti e
mandarsi reciprocamente aff...; ognuno rimane antifascista ma ognuno rimane per
conto proprio: il furgoncino techno/trance di un centro sociale sta a due metri
dallo spezzone del Partito Democratico, in trance: tante le bandiere nuove per
l'imbarazzante prima antifascista. Semplicemente si ignorano, fatta eccezione
per il pezzetto di corteo (mai stato così visibile) occupato dai
socialisti: "Ricordati (si danno ancora del tu, ndr) che senza di noi in
questo paese la democrazia non esiste, ricordatelo...". Silenzio. I
partiti, le associazioni, i centri, ci sono proprio tutti, e fanno ogni sforzo
necessario per sventolare il proprio vessillo di appartenenza (i partiti fin
troppo). Ma mai come questa volta i milanesi sono scesi in piazza non per farsi
vedere ma per senso del dovere. Siamo depressi ma non siamo morti, questo
è il messaggio che la piazza consegna a...a...già a chi? Per
dirla sempre con il sociologo De Rita, si potrebbe leggere la manifestazione
con le lenti dello "psichismo collettivo". Migliaia di persone hanno
espresso: disagio, pura testimonianza, attaccamento all'unica piazza dove ci si
sente a proprio agio, consapevolezza che il peggio deve ancora arrivare, ma anche
semplice desiderio di ritrovarsi fra simili e in tantissimi, anche fuori dal
Parlamento (alcuni, soprattutto). E' una piazza che interroga la sinistra in
maniera imbarazzante, e che non ha più tempo e
nemmeno parole da sprecare sul ritorno scontato di Berlusconi: solo uno
striscione ricorda che Fischia Bossi infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar. Dove, e
con le scarpe risuolate da chi, forse è presto per andare a chiederlo in
giro. Gira voce, ma assumono giustamente un basso profilo, che da qualche parte
- laggiù - si vede lo stato maggiore (è una battuta...)
del Prc - il partito che più ha sofferto la distanza con questa piazza
si è sistemato nelle ultime file. Sono tanti, e non è un caso che
Nichi Vendola e Paolo Ferrero abbiano scelto Milano. Dice il primo: "Far
vivere l'antifascismo riguarda la capacità di capire la realtà
odierna". Già. E ancora, sul sindaco Moratti che ha disertato il
corteo: "C'è un establishment che depotenzia il significato del 25
aprile. Ha iniziato Dell'Utri, ora c'è chi non si vuole sottoporre ad un
calendario per loro imbarazzante perché il 25 aprile è lo
spartiacque nella storia della democrazia". Anche Ferrero ritiene
"gravissima l'assenza del sindaco Moratti". Questa è l'unica
notizia squisitamente politica della bella giornata, anche se in piazza Duomo
non se n'è accorto quasi nessuno.
( da "Messaggero,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Di MARCO GIOVANNELLI Nicola
Zingaretti ieri ha continuato il giro elettorale tra i 120 Comuni
dell'hinterland romano. Il candidato del Centrosinistra ha riproposto lo slogan
degli ultimi giorni: tutti al voto. Zingaretti, teme l'astensionismo? "Ho
tanta fiducia negli elettori, la posta in gioco è alta: abbiamo la
possibilità di difendere Roma e continuare a crescere come è
successo in questi anni. Tutti a votare anche per difendere la città
dall'asse Bossi-Berlusconi. Il
tema dell'orgoglio di Roma non è un'invenzione ma la constatazione che
è cresciuta l'economia. Con i scendiletto di Bossi è evidente che verrebbe umiliata la Capitale d'Italia.
L'appello sull'orgoglio è fondato sulla ragione ma è anche un
appello alla ragionevolezza: non devono tornare nelle stanze del potere coloro
che sono tre anni fa facevano nei palazzi della Regione gli affari con
Lady Asl. Con noi gli elettori hanno capito che non c'è in gioco il
destino di una persona ma quello di un'intera comunità. Torniamo al voto
per continuare un progetto che unisce e che crea sviluppo". Da dove
riprenderebbe il progetto Gasbarra? "Abbiamo ereditato la programmazione:
un piano sulla mobilità per risolvere i problemi dei pendolari e che ci
permetterà di sviluppare la cura del ferro ma anche la pianificazione
urbanistica. Possiamo aprire i cantieri per le infrastrutture perché
grazie alla giunta Marrazzo i soldi ci sono e vanno spesi per migliorare la
qualità della vita dei cittadini e non per le tangenti". Un tema
nazionale ma direttamente collegato con il territorio è quello di
Fiumicino-Alitalia. "Quello che è successo è sbalorditivo,
abbiamo assistito a un atteggiamento a dir poco disinvolto rispetto Air France e
ancora più disinvolto è stato chiedere di togliere dalle tasche
degli italiani 300 milioni di euro in attesa di una fantomatica una cordata
italiana. Il futuro di una grande azienda come Alitalia non può non
tenere in considerazione i lavoratori e il loro avvenire. La forza dell'aeroporto
di Fiumicino l'ha decisa il mercato e noi volgiamo difendere questa
prerogativa".
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-26 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE L'emergenza I bilanci dei giudici di pace e la denuncia di
Magistratura democratica Immigrati, 40 mila i clandestini "Ogni giorno
solo tre espulsioni" Arresti inapplicabili e pochi i posti nei Cpt.
"Così restano in Italia" Forze dell'ordine impegnate per
arrestare immigrati destinati a non finire mai in carcere Meno di tre al
giorno. Tanti sono gli extracomunitari clandestini espulsi lo scorso anno in
tutta la Lombardia. Un dato che dovrebbe inchiodare al silenzio la maggior
parte dei proclami politici che, da destra e da sinistra, dalla maggioranza e
dall'opposizione, rilanciano la richiesta di più espulsioni e più
severità per migliorare la percezione della sicurezza. La situazione
è questa: nel 2007, tra Milano e provincia, polizia e carabinieri hanno
arrestato 7.780 extracomunitari e ne hanno denunciati, per reati vari, 20.479
(ovviamente non tutti sono irregolari, anche se lo sono la maggior parte). La
questura di via Fatebenefratelli ha firmato circa 3 mila ordini di espulsione.
Un lavoro enorme, sia per reprimere i reati, sia per allontanare i clandestini
ritenuti in qualche modo pericolosi. Quando però si verifica il dato
sulle espulsioni reali, si scopre che i giudici di pace (competenti per queste
pratiche) in dodici mesi hanno firmato 1.018 ordini di rimpatrio per tutta la
Lombardia (solo 53 le mancate convalide). I clandestini, secondo l'ultimo
rapporto dell'Ismu, sono 37 mila a Milano e 108 mila in provincia. Le ragioni
di questa sproporzione sono molte, ma bisogna ricordarne due. L'attuale legge sull'immigrazione, Bossi-Fini, è stata varata nel 2002 per mantenere le promesse
elettorali di Lega e An. L'articolo 13 dice: "Lo straniero espulso che
viene trovato nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da
uno a 4 anni". L'arresto è obbligatorio. In realtà,
le regole sono state concepite male e le scarcerazioni immediate sono la norma.
Come sia andata a finire, l'ha denunciato qualche tempo fa la sezione milanese
di Magistratura democratica. A Milano gli arresti sono una trentina al giorno:
prima della Bossi-Fini finivano in manette piccoli
criminali. Dopo l'entrata in vigore della legge, ha sostenuto Md, gli arresti
sono saliti un po', ma per il 40 per cento si tratta di clandestini, spesso
dalla fedina penale pulita e con un lavoro in nero. Tra questi arrestati, meno
di uno su dieci resta in carcere per altri motivi. "C'è dunque da chiedersi
- spiegavano i magistrati - se davvero la legge così come è
concepita raggiunga gli obiettivi per cui era stata pensata". Conclusione:
i principi della legge che avrebbero dovuto rispondere alle promesse elettorali
sono in realtà inapplicabili. Ma non è tutto. C'è un altro
buco dietro le parole di chi ha sbandierato "più espulsioni per
tutti" e di chi, con il cambio di governo, ha contribuito a svuotare le
premesse chiave della legge. I numeri: nel 2005 e nel 2006 (con i romeni ancora
extracomunitari) la questura di Milano ha firmato oltre 6 mila ordini di
espulsione l'anno. All' "invito" a lasciare l'Italia, ovviamente, non
obbedisce nessuno. L'espulsione può scattare quando polizia e
carabinieri trovano i clandestini per la seconda volta. Ecco i rimpatri reali:
un migliaio (su seimila provvedimenti) nel 2005 e altrettanti nel 2006. Il
risultato è più che positivo. Anche perché non si potrebbe
fare di più: non ci sono le strutture. Un immigrato clandestino, prima
dell'espulsione, deve necessariamente passare da un Centro di permanenza
temporanea (in attesa della burocrazia, dei ricorsi, delle disponibilità
di aerei). A Milano, a fronte dei 145 mila clandestini della provincia,
c'è un solo Cpt, quello di via Corelli, che ha 140 posti e serve per
l'intera Lombardia. A questo punto, la riflessione va oltre: "Credo che
bisogna sempre verificare le condizioni effettive del clandestino - spiega Vito
Dattolico, presidente dei giudici di pace di Milano - se è in Italia da
anni, ha un lavoro stabile, conosce la lingua ed è integrato, ritengo
che un giudice debba tenerne conto". Gianni Santucci.
( da "Manifesto,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Ida Dominijanni È di moda
essere post-ideologici ed è per questo che Silvio Berlusconi invoca la
pacificazione nazionale attaccando la "memoria di parte" della
Resistenza mentre Walter Veltroni (sull'Unità di ieri) salva la memoria
di parte della Resistenza invocando la pacificazione nazionale. Sempre di
deideologizzare si tratta, anche se per il primo inchinarsi alla memoria dei
vinti è una tassa da pagare alla gratitudine per i vincitori mentre per
il secondo la memoria dei vinti va ascoltata senza perdere il senso delle
distinzioni. Del resto, non è per caso che Berlusconi può far
leva, perorando oggi le ragioni dei "ragazzi di Salò", sullo
storico discorso di insediamento di Luciano Violante alla presidenza della
camera nel '96. Così come non è per caso che, deideologizzando
oggi deideologizzando domani, siamo arrivati dove siamo arrivati, cioè a
festeggiare il 25 aprile con Alemanno che rischia di prendersi il Campidoglio
il 28. Una prova della pacificazione nazionale avvenuta? Il presidente della
Repubblica ci ricorda che la Resistenza vive nella Costituzione. Ha ragione e
infatti conviene spostare qui il discorso. Su un piano che finora è
rimasto misteriosamente in ombra nei commenti al voto del 13 aprile, ma che
urge riportare alla luce in attesa di quello del 28. Di cambiare la
Costituzione si riparlerà in modo "tecnico" di qui a poco, non
appena il governo si sarà insediato. Ma non si tratterà affatto
di un cambiamento tecnico, qualche parlamentare in meno, le tasse alle regioni,
la sanzione formale di un presidenzialismo già praticato. La destra che
ha vinto nel 2008 è la stessa che ha vinto nel '94, e oggi come allora,
a onta di chi spera in qualche litigata fra Bossi e Berlusconi, è saldamente
tenuta assieme, nelle sue componenti post, anti e extracostituzionali, dal
progetto di cambiare la Costituzione formale dopo aver cambiato quella
materiale del paese. Gli appelli generosi a un patriottismo costituzionale che
dovrebbe prima o poi superare i conflitti sulla memoria del 25 aprile si
infrangono su questa semplice evidenza: il patriottismo costituzionale
non conquista questa destra, perché questa destra non si riconosce nella
Costituzione nata dalla Resistenza. Conviene spostare qui il discorso, invece
di attardarsi esclusivamente sulle rivelazioni "territoriali" del
voto del 13 scorso, perchè le divisioni territoriali dell'Italia non
sono estranee alla sua tormentata storia costituzionale, come sa chiunque non
ignori totalmente la vicenda repubblicana. E come dimostrano le litanie sulla "questione
settentrionale", se solo facessimo lo sforzo di tradurle nel linguaggio
costituzionale dell'uguaglianza, della solidarietà, del lavoro e via
dicendo. Risulterebbe chiaro allora che l'unità materiale e valoriale
del paese è già fortemente compromessa (nel Nord ricco come nel
Sud preda delle mafie globalizzate), e che ogni appello al patriottismo
costituzionale rischia di essere fuori tempo massimo. E' in questo quadro che
il ballottaggio romano di domenica prossima acquista una valenza simbolica
particolare, per quanto "deideologizzata" possa essere, in tempi di
globalizzazione, la funzione di una capitale nazionale. Col voto del 13 aprile,
la destra post-costituzionale s'è presa tutta intera la torta. Col
Campidoglio avrebbe anche la ciliegina. Meglio sarebbe un boccone di traverso.
( da "Manifesto,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
"E adesso rifacciamo il
Paraguay" Intervista al nuovo presidente Fernando Lugo, il vescovo che ha
battuto un regime cinquantennale: "Lo stato? In questo paese non è
mai esistito. I soldi per i poveri? Dalla lotta ai corrotti. La chiesa?
Soffiano venti nuovi. I trattati elettrici? Vanno rivisti" Darío
Pignotti Presidente Lugo, la sua vittoria nelle elezioni del 20 aprile è
l'inizio della transizione democratica in Paraguay o solo la fine del regime
colorado e l' avvio di un lento processo di re-istituzionalizzazione?
Più che l'inizio della transizione democratica, credo che sia
"l'inizio della fine" di questo processo ormai lungo quasi vent'anni.
E quindi rappresenterà anche la fine dei sei decenni di egemonia
colorada. Saremo in condizione di mettere la parola fine a 60 anni di vuoto
istituzionale e di avviare un lento ma fermo processo di istituzionalizzazione
del nostro paese. Non parlo di re-istituzionalizzazione perché in
Paraguay si è sempre lamentata l'assenza dello stato e delle istituzioni
e noi crediamo che ora ci sia la necessità di costruire lo stato paraguayano,
che per più di mezzo secolo è stato usato per le malversazioni
dell'amministrazione pubblica e l'arricchimento illecito del gruppo colorado di
turno. Quale sarà la sua priorità: combattere la corruzione o la
povertà? Teme l'etichetta di "populista" che la destra
è solita affibbiare a tutti i governi popolari? Combatteremo la
corruzione e la povertà allo stesso tempo. Direi anzi che la lotta alla
corruzione e alla povertà sono intimamente legate, perché la
lotta alla corruzione sarà un'incalcolabile fonte di risorse finanziarie
che serviranno, insieme ad altre, a finanziare gli ambiziosi progetti di
sviluppo e di crescita che abbiamo. Quanto al "populismo", non temo
le etichette che ci possano attribuire, né in positivo né in
negative. Negli ultimi mesi i nostri detrattori me ne hanno dette di tutti i
colori con l'intento di squalificarmi davanti alla cittadinanza. Ma la gente
è maturata e ormai sa distinguere la differenza che c'è fra
questi due termini, che "populista" è chi fa promesse false,
menzognere, irrealizzabili e demagogiche, e "popolare", come
sarà il nostro governo, è chi lavora con onestà e impegno
alla soluzione degli enormi problemi di cui soffre il Paraguay. Per di
più credo che la tendenza a etichettare i governi popolari come
"populisti" o "izquierdistas" ormai vada perdendo ascolto
in America latina. La sua coalizione comprende forze di centro-destra, come i
liberal-radicali: crede di poter garantire la governabilità con
un'alleanza così eterogenea? Nella "Alianza Patriótica para el
Cambio" coesistono forze e organizzazioni politiche e sociali molto
diverse. Sono convinto che in questa "unità nella
diversità" stiano la ricchezza e la forza del nostro progetto
politico. E' un fatto inedito nella nostra storia e sinceramente credo che
questo progetto sia chiamato a portare avanti il Nuovo Paraguay che sognamo da
tanti anni. Se questo non bastasse, contiamo con un "Programa
básico de gobierno" e un "Pacto de gobernabilidad"
sottoscritto da tutte le forze dell'Alleanza. Quando era ancora solo un
candidato ha detto che la sua vita poteva essere a rischio. Ora, dopo una
vittoria tanto grande, quel rischio è aumentato? La vita di qualsiasi
persona che rappresenti un cambio, in ogni paese del mondo, corre questo tipo
di rischi. Ora, dopo una vittoria così netta, è logico che
qualcuno sia molto nervoso, soprattutto la cricca mafiosa che si è
impadronita del paese per tanti anni. Questo potrebbe spingere qualcuno di loro
a gesti inconsulti. Non temo tanto per la mia vita quanto per la sorte del
nostro progetto politico. In ogni, come è ovvio, abbiamo preso tutte le
precauzioni del caso. Lei ora è presidente della repubblica, ma continua
a essere ancora un vescovo, per quanto sospeso a divinis . Si sente più
un politico o un religioso? E' difficile smettere di sentirsi ciò che
uno è. Nel mio caso, un politico religioso o un religioso politico. Non
è facile dimenticare 30 anni di formazione e di vita. E per quanto la
vita politica sia molto intensa e vertiginosa, non è riuscita a
cancellare l'altra vita. Continuo a credere di avere "una missione",
che è quella di servire i miei simili e che il miglior modo di compierla
sia oggi un'azione politica sana, ampia, includente e costruttiva. Lei non ha
mai nascosto la sua adesione alla Teologia della liberazione, bestia nera del
Vaticano. Crede che per la chiesa cattolica latino-americana sia tornato il
momento di recuperare il ruolo che ebbe nelle lotte sociali? Su tutto il nostro
continente soffiano venti nuovi. Questo è innegabile e oltretutto inarrestabile.
Non credo che si possa tornare indietro dal cammino che si è aperto nei
nostri paesi. Quello che accade in America latina non è una
"casualità" ma una "causalità". Le penose
condizioni economico-sociali in cui si dibattono i nostri popoli sono la causa
di questa tendenza verso i profondi cambi strutturali che stanno avvenendo al
ritmo e all'intensità propri della realtà di ciascun paese. La
chiesa latino-americana non può continuare a dare le spalle a questo
processo e spero che anch'essa si unisca attivamente al suo consolidamento. Il
Trattato di Itaipú, firmato durante le dittature paraguayana e
brasiliana, ha tutta l'apparenza di un patto di sottomissione incondizionata al
Brasile. Lei nella sua campagna elettorale e anche durante l'incontro del 2 aprile
scorso con Lula a Brasilia, ha battuto molto sul tasto della dignità
nazionale e sulla necessità di cambiare le regole del gioco rispetto a
Itaipú. Gli industriali di San Paolo, e anche Lula per la verità,
hanno già detto che non se ne parla neanche. Teme che la lobby paulista
e i "brasiguayos" produttori di soia boicottino il suo governo come
hanno tentato di fare con Evo Morales in Bolivia? Credo molto nel dialogo, in
politica come nei rapporti umani. Per questo ho la speranza di arrivare ad
accordi più giusti ed equi con il Brasile sul capitolo Itaipú. E'
vero che ho parlato della dignità nazionale. E' fuor di dubbio che i
colloqui o i negoziati con un governo paraguayano degno e patriota dovranno
portare necessariamente a un risultato diverso rispetto a prima. E l'azione di
un governo di tipo nuovo in Paraguay creerà condizioni diverse per
discutere temi che riguardano il nostro territorio, si tratti di paraguayani o
di "brasiguayos". L'entrata del Venezuela nel Mercosur crede possa
favorire i soci più deboli, Uruguay e Paraguay, critici di fronte
all'egemonia di Brasile e Argentina? Per vocazione sono un sostenitore
dell'integrazione. Il vecchio detto "dividere per regnare" in America
latina ha funzionato perfettamente per agevolare il dominio dei "poteri
centrali". Per questo qualsiasi incorporazione nuova al blocco regionale,
e anche in una prospettiva ancor più ampia, sarà sempre la
benvenuta. Le asimmetrie del Mercosur non sono legate all'entrata di alcun
paese. Le dobbiamo risolvere noi stessi, all'interno di questa famiglia in via
di formazione, consolidandola, approfondendo e ampliando i suoi obiettivi
originali. Anche in questo caso i colloqui e i negoziati saranno reciprocamente
più fruttuosi e positivi quando si tengano fra governi degni e patrioti
con un forte sostegno dei rispettivi popoli. E' probabile che nel 2009 il
presidente Correa chiuda la base Usa di Manta, in Ecuador. In Paraguay si
è parlato più volte di una presenza militare Usa nella base di
Mariscal Estigarribia, nel Chaco. Se Manta chiude gli Stati uniti dovranno
cercare un altro paese della regione. Lei potrebbe consentire a certe
condizioni l'installazione di una base militare nord-americana nel suo paese?
Assolutamente no. Noi non crediamo nella forza delle armi né nella necessità
di stabilire basi militari di controllo o di dominio in nessun posto del mondo.
Siamo pacifisti convinti e non permetteremo che si usi il territorio
paraguayano a fini militari o bellici. Il nostro Nuovo Paraguay
sarà un paese sovrano e indipendente non solo a parole.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il
personaggio Europarlamentare per due anni, è l'artefice del
"raddoppio" a Milano: i miei idoli? Bossi,
Baresi e De Andrè Salvini, leghista-comunista: ho "convertito"
10 religiosi MILANO - Ha fatto l'europarlamentare per 2 anni. Siede
ininterrottamente in Consiglio comunale di Milano dal 1993. Adesso sbarca in
Parlamento. Ma la legislatura più lunga di Matteo Salvini, 36 anni, il
"movimentista" della Lega, tra gli artefici del raddoppio del
Carroccio in città, è l'iscrizione alla facoltà di Storia
della Statale di Milano: 16 anni di cui 12 fuori corso. Un record di cui si
stupisce lo stesso Salvini: "Arriverà prima la Padania libera della
mia laurea". Il leghista con l'orecchino, quello che per l'elezione del
Parlamento Padano si è presentato con la lista Comunisti padani, che
venera tre persone al mondo: "Umberto Bossi,
Franco Baresi e Fabrizio De Andrè" e non disdegna le serate al
Leoncavallo. Ma anche quello che in una trasmissione di Radio Padania
rispondendo a una signora che si lamentava della presenza di topi nel campo rom
appena sgomberato, replicò: "I topi sono più facili da
debellare degli zingari". I blog lo attaccano: razzista, fascista, nazista.
"Tutto merito di Gad Lerner - ironizza Salvini - che oltre ad essere
interista ha altre pecche. Ha costruito una trasmissione su una frase detta al
mercato. La signora si lamentava della presenza dei topi. Gli ho risposto
semplicemente che abbiamo penato un anno per mandare via i rom, con i topi
sarebbe stato più facile". Sul leghista di sinistra aleggia il
fantasma di Borghezio? "Ma va là. Borghezio è grasso, io
sono magro". Uomo di lotta e di governo. Come insegnano le Frattocchie della
Lega. Salvini ha sempre messo in pratica la doppia strategia. In giunta con la
Cdl, ma lui smarcato a fare "opposizione". Facendo arrabbiare prima
Gabriele Albertini e poi Letizia Moratti. Anzi. L'ex sindaco di Milano non
voleva che fosse ricandidato. Durante la visita ufficiale di Carlo Azeglio
Ciampi a Palazzo Marino, Salvini si rifiutò di stringere la mano
all'allora presidente della Repubblica. "No grazie, lei non mi
rappresenta". Albertini andò su tutte le furie. Salvini è
ancora al suo posto. Con la Moratti il rapporto è di amore-odio. Attacca
la giunta sul patto di legalità e di solidarietà con i rom,
accusa Palazzo Marino di fare troppo poco sulla sicurezza, "visita "
a sorpresa i campi nomadi rischiando anche qualche legnata, organizza presidi e
gazebo a "difesa del territorio ". Porta a casa centomila voti per la
sua amata Lega. Ma riesce a strappare un sorriso alla Moratti, quando in aula
si deve votare la fusione tra l'Aem di Milano e l'Asm di Brescia. "Aqua,
lus e ruuu" attacca in dialetto milanese, "acqua, luce e
spazzatura". Nessuno capisce. Il presidente lo riprende: "Parli in
italiano". Lui si difende: "è colpa mia se il Consiglio
comunale di Milano non capisce il dialetto?". Il verde-carroccio lo sbatte
un po'. Ma la fede in Bossi supera le vanità
estetiche. Nonostante camicie verdi e cravatte improponibili, Salvini trova
prima moglie - Fabrizia - e dopo la separazione una compagna, Giulia. Come
nella migliore iconografia leghista, Fabrizia, non è proprio una padana
doc. Anzi. è di origini pugliesi. Imitatio Bossi. Per di più vota An. In
compenso le regala Federico che adesso ha 5 anni. Con Giulia,
"politicamente", le cose vanno meglio. "Ha sempre votato
Lega". In casa c'è una teca. Con il libro che gli ha regalato Bossi: "L'Abc di fare radio".
Con dedica autografa: "Spero ti possa essere utile", firmato U.B..
Frutto dell'ultimo cazziatone del Senatur al Pierino della Lega. In una
trasmissione di Radio Padania, l'Umberto non gradisce la risposta troppo soft
data da Salvini a un ascoltatore che accusava la Lega di razzismo: "Che cavolo
hai detto? Non dovevi lasciare correre, bisognava spiegare per bene la nostra
posizione sugli immigrati". Il monello del Carroccio non se la prende.
"Sono in pochi a conoscere le grandi doti umane di Bossi.
E poi, io le venero". Quasi un mistero religioso. Del resto, lui ai
miracoli è abituato: "Ho convertito dieci tra suore e frati del mio
quartiere al Federalismo. Viva Bossi, viva la
Lega". Maurizio Giannattasio L'INTERVENTO di Maurizio Ferrera nelle
Opinioni.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il
Cavaliere lavora alla squadra Spuntano gli outsider Fitto e Alfano Dubbi di
Letta su Calderoli "vice". Oggi l'incontro
con il Senatur Il futuro capo del governo: abbiamo lavorato su diverse cose ma
non è ancora tutto definito ROMA - "Abbiamo lavorato su diverse
cose, anche sulla composizione del governo. Procede bene, ma la squadra non
è ancora definita". Silvio Berlusconi si concede una pausa al
termine di una lunga riunione con il gruppo dirigente di Forza Italia. L'incontro
al quale hanno preso parte Gianni Letta Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto, Paolo
Bonaiuti, Franco Frattini, Renato Schifani, Niccolò Ghedini è
servito, dice il Cavaliere, "a cercare di mettere in ogni posto uomini in
grado di svolgere il compito loro affidato". E soprattutto a preparare
Berlusconi al faccia a faccia che avrà in giornata con Umberto Bossi. Un colloquio richiesto con insistenza dal Senatur che
teme di vedere rimesso in discussione lo schema fissato nell'ultimo vertice
dell'"asse del Nord", domenica scorsa ad Arcore.
In quella sede la Lega
aveva avanzato la richiesta di tre ministeri e di un vicepremier, destinati a Maroni (Interno), Riforme (Bossi), Zaia (Politiche agricole) e Calderoli (Vicepremier). L'impegno era
di parlarne con gli alleati, trovare un'intesa e poi rendere pubblici nomi e
incarichi. Bossi, però, li aveva diffusi
facendo irritare Berlusconi, il quale aveva replicato dicendo che la squadra
non era ultimata e che ci sarebbero state delle sorprese. E in effetti uno dei nodi
tuttora irrisolti è quello del vicepremier. La Lega
Nord insiste per avere Calderoli. L'ex ministro delle
Riforme si è ritagliato un ruolo di interlocutore della minoranza,
sostenendo che i primi tre anni della legislatura dovranno essere segnati da una
fase costituente. Non solo. Ieri ha precisato il suo pensiero lanciando
"un appello a maggioranza e opposizione: dopo le ore 15 di lunedì,
finiti i ballottaggi, si ripongano le armi dello scontro politico e ci si
rimbocchi le maniche per lavorare sul serio nell'interesse di tutti".
Questo attivismo non è molto apprezzato. Su di lui ci sarebbe il veto di
Letta. Ecco perché quando si domanda a Berlusconi se la questione
è in via di risoluzione lui si rifugia in un "vediamo, vediamo
". Anche le voci sui possibili ministri (Raffaele Fitto agli Affari
regionali, Angelino Alfano alla Funzione pubblica, Bondi ai Beni culturali,
Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento) vanno prese con cautela perché
le decisioni in proposito sono suscettibili di variazioni. Al momento di
incarichi certi ci sono Giulio Tremonti all'Economia, Franco Frattini agli
Esteri, Mariastella Gelmini all'Istruzione, La Russa alla Difesa, Matteoli alle
Infrastrutture, Elio Vito (Giustizia). E Gianfranco Miccichè che
soddisfatto dichiara, uscendo da Palazzo Grazioli, residenza privata del
Cavaliere: "Sarò sottosegretario alla presidenza del Consiglio con
delega per il Sud e il Cipe (Comitato interministeriale per programmazione
economica)". Per avere quindi un quadro completo sarà necessario
attendere ancora alcuni passaggi politici. Il primo è l'incontro di oggi
tra Berlusconi e Bossi. C'è poi l'esito del
ballottaggio a Roma. Se Alemanno prevarrà su Rutelli e diventerà
sindaco è possibile che il peso di An all'interno del governo venga
rivisto. Ci sono, infine, le votazioni per eleggere i presidenti delle Camere.
Un'occasione per verificare la coesione della maggioranza. Lorenzo Fuccaro LA
LETTERA di Nicola Rossi nelle Opinioni.
( da "Manifesto,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Vespri Una Gomorra che i media non
vedono Norma Rangeri Non c'è il grande capo a rappresentarla, non
c'è il cinema hollywoodiano a raccontarla, e alla fine la camorra non
varca il confine delle pagine locali. Nemmeno quando nelle aule giudiziarie si
celebra il processo più importante, quello contro i Casalesi di Casal Di
Principe, concluso da una valanga di ventisette ergastoli, paragonato dagli addetti
ai lavori al maxiprocesso di Palermo. "La notizia di questa sentenza non
è mai comparsa sulle pagine nazionali dei giornali", dice Roberto
Saviano, il giovane autore del best seller Gomorra. Eppure l'enorme successo
del suo libro rivela che leggere e capire cos'è oggi la camorra
interessa moltissimo il pubblico italiano. Ospite di Annozero, lo scrittore
spiega la modernità dell'organizzazione criminale, il suo felice innesto
nell'economia del nord, la lontananza dalla caricatura del guappo, gli studi universitari dei nuovi boss, gli affari in tutto l'est
europeo. Impressionante il controllo sociale del territorio casertano (quello
delle discariche abusive), documentato dal reportage di Sandro Ruotolo e Luca
Bertazzoni. A Casal Di Principe le telecamere camminano tra ville-bunker,
imprese edili con il pizzo come plusvalore, smaltimento dei rifiuti
offerto alle aziende del nord a prezzi imbattibili, occupazione assicurata per
la gente del posto. Che accoglie le telecamere inveendo contro Saviano, contro "la
camorra che sta a Roma", una specie di leghismo a difesa della ricca
economia criminale della Campania. Il dominio sociale spiega bene l'idea che
hanno in testa quei ragazzini di scuola media quando, nei loro temi, difendono
la protezione dei boss. Ad un certo punto c'è la registrazione della
telefonata di uno dei due più importanti latitanti di Casal Di Principe
a un cronista del luogo. Lo chiama per rimproverarlo di aver scritto sulla
guerra tra lui e l'altro capobastone. Per smentire la notizia del contrasto,
gli passa al telefono l'altro latitante, dimostrando così i loro
fraterni rapporti. Aver diffuso la voce di una guerra tra le due bande stava
bloccando le comunicazioni, vitali per gli affari, tra i rispettivi clan. In
studio c'è il magistrato Franco Roberti, procuratore aggiunto della
distrettuale antimafia di Napoli. Da lui una parola di ottimismo e di allarme:
"La magistratura sta attaccando a fondo contro i patrimoni criminali,
dobbiamo aspettarci una reazione forte". In più occasioni i Casalesi
hanno minacciato una giornalista, un magistrato e Saviano: "Questi
avvertimenti vanno presi molto sul serio". Più di tre milioni i
telespettatori hanno seguito la serata su un tema rimasto del tutto estraneo
alla campagna elettorale. nrangeri@ilmanifesto.it.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-26 num: - pag: 8 categoria:
BREVI La festa Matteo Salvini e Sylvie Lubamba alla festa dei giovani padani
organizzata mercoledì scorso dalla Lega Nord all'Old
Fashon di Milano per festeggiare la vittoria alle elezioni.
( da "Messaggero,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
ROMA - "Tolleranza zero",
"no all'eccessivo buonismo", "Roma riparte dal rigore".
Nelle ultime ore di campagna elettorale, Gianni Alemanno, candidato a sindaco
del Partito della Libertà, ha rimesso in fila i concetti principali che
hanno caratterizzato questa sua sfida per il Campidoglio. Ieri sera, prima di
partecipare all'ultimo faccia a faccia a Matrix, Alemanno è andato a
fare visita a uno dei quartieri più vivi, ma anche complessi della
Capitale: Tor Bella Monaca, periferia orientale della Capitale. E parlando ai
suoi sostenitori, in un circolo del Pdl, ha riassunto le sue convinzioni su
ciò che ha causato un aumento della criminalità: "Roma in
questi anni è stata il laboratorio di un'utopia, di una visione della
sinistra che non solo ha fallito ma ha accresciuto i problemi. L'eccessivo
buonismo, l'eccessiva tolleranza soprattutto nei confronti dell'immigrazione,
ha generato nuovi problemi. Noi dobbiamo dire che se vinciamo ci sarà
tolleranza zero". E i veri nemici della Capitale, secondo l'ex ministro
delle Politiche agricole, non sono i leghisti, "non
sono Bossi e Calderoli" con i loro strali rivolti
a Roma ladrona, "ma Rutelli e Veltroni che hanno amministrato male questa
città". Tutta la giornata di Gianni Alemanno è stata segnata
da dichiarazioni e interventi sul tema sicurezza, che ormai sembra avere se non
monopolizzato comunque marchiato la fase finale della campagna elettorale.
Ad esempio, in una intervista rilasciata a Radio Radio, il candidato del Pdl,
è tornato a parlare dell'omicidio di Giovanna Reggiani, uccisa da un
romeno alla stazione di Tor di Quinto. "Se vincerò, se
diventerò sindaco - ha detto Gianni Alemanno - la prima cosa che
farò sara andare dal vedovo della signora Reggiani. Lo guarderò
negli occhi e gli dirò: "mai più"". Ancora:
"Dobbiamo ripristinare una serie di regole fondamentali e dire che Roma
riparte dal rigore e dalla serietà". In qualche modo, il dibattito
sulla sicurezza e sulla criminalità, ha anche oscurato le possibili
polemiche legate alle celebrazioni del 25 aprile, la festa della Liberazione.
Dopo avere partecipato in mattinata alla cerimonia all'Altare della Patria,
Gianni Alemanno ha deposto una corona di fiori ai piedi del monumento in onore
del sottufficiale dei carabinieri Salvo D'Acquisto, ucciso dai nazisti il 23
settembre del '43.Ha spiegato il candidato del Pdl: "Il 25 aprile è
una festa di liberazione da ogni forma di totalitarismo, discriminazione e
razzismo, che testimonia la riconquista della libertà per il nostro
popolo". E di fronte ai manifesti attaccati in città in forma
anonima, che ritraggono Alemanno vicino a una croce celtica, lui ha risposto:
"È un penoso tentativo di strumentalizzazione sentito come un
insulto personale". Sono state le ultime ore utili per convincere gli
indecisi e Alemanno ha corso per tutta la giornata. Prima l'incontro con il
personale del centro Aiuto alla vita, che offre un servizio di assistenza per i
casi di maternità difficile. "Bisognerebbe dare ad ogni nuovo nato
il diritto di usufruire di una somma in modo che sia la donna a scegliere da
chi farsi aiutare. Più in generale, voglio dedicare queste ore - ha
spiegato a metà del cammino Gianni Alemanno al personale del centro - al
sociale, credo debba essere la frontiera avanzata che un Comune può
raggiungere". Sembra sul fronte delle tematiche sociali, Alemanno ha
ricordato una sua proposta per chi vive in un alloggio di edilizia popolare:
"Ho un progetto con l'Ater: chi abita in una casa popolare deve vedersi
convertito l'affitto in una rata del mutuo per diventare proprietario".
Infine, prima del duello televisivo, in serata Alemanno è andato a Casa
Serena. Si tratta di una struttura dedicata ai senza fissa dimora, fondata da
padre Sebastian che, come ha ricordato il candidato a sindaco del Pdl,
"è un allievo di madre Teresa". Ha detto ancora Alemanno:
"Padre Sebastian è una persona con un grandissimo carisma
spirituale e con assoluto rigore nella solidarietà. Ma a parte il premio
Campidoglio recentemente ricevuto non è stato mai aiutato, né ad
espandere il Centro, né con convenzioni che sostenessero la sua
attività. Prima ho fatto una battuta, ho detto che padre Sebastian deve
comandare e noi obbedire. Ma in un certo senso è vero, il Comune deve
fare un passo indietro e dare una risposta a tutti i quartieri e a tutti i
disagi sociali" ha concluso. "Non entriamo in politica" ha
aggiunto padre Sebastian. M.Ev.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2008-04-26 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE
Treviso L'Udc: serve l'ergastolo. An: pericoloso il garantismo Violentata bimba
di 10 anni Sospetti su uno straniero La piccola, disabile, aggredita al parco
giochi La rabbia del padre: con tutto quello che si sente, come quello accaduto
a Verona, viene voglia di prendere il fucile DAL NOSTRO INVIATO TREVISO -
è rientrata in lacrime fermando i singhiozzi solo per urlare alla mamma
che un uomo "nero" le aveva fatto male nella casa accanto alla loro,
un complesso rurale isolato in mezzo alla campagna che divide il paesino della
Marca trevigiana dalla sua sproporzionata zona industriale. Un racconto chiaro,
particolareggiato, nonostante il lieve handicap psichico di cui la bambina
soffre, ma che non è stato sufficiente a portare all'arresto del
sospettato, un marocchino di 24 anni. La violenza è stata sì
confermata in ospedale, ma non sarebbe recentissima. Va spostata indietro di
24-48 ore quando, forse, quell'uomo non era ancora arrivato in paese. Il sospettato è stato comunque arrestato per violazione
della legge Bossi-Fini. In
attesa dei risultati dell'esame del Dna delle tracce biologiche sulla piccola e
di altri segni emersi nella visita medica, i carabinieri lo tengono sotto
stretto controllo e indagano, come si dice, a 360 gradi. Il padre della bambina
è un operaio metalmeccanico di 51 anni. Finito il lavoro, ogni
giorno cura un terreno e governa qualche animale. La moglie, 48 anni, arrotonda
il magro bilancio familiare accudendo per pochi euro l'ora una persona malata.
Erano le 19.30 di mercoledì quando la bambina è tornata piangendo
dalla mamma. Come sempre era stata a giocare nella piccola corte con gli altri
ragazzini. Un bel gruppetto del quale fanno parte anche i tre figli di una
coppia di nordafricani che da un anno vive porta porta con la famiglia
italiana. "Sono persone a posto, brava gente - dice con parole semplici
l'operaio- agricoltore - solo che in casa loro c'è un via vai di facce
brutte. Un giorno fuori ci sono quattro biciclette, un altro cinque, poi un
motorino. I carabinieri sono venuti a controllare due o tre volte". Tra le
due famiglie non c'è grande confidenza, solo il saluto quando ci si
incontra. Non era così con i proprietari della casa, anche loro
nordafricani: "C'era un bel rapporto. Se ne sono andati in Svizzera l'anno
scorso perché non gli piaceva stare qui e hanno affittato a questi
altri". Un figlio morto anni fa che era già grande, la bambina che,
a detta del padre, sarebbe rimasta così segnata dalla scomparsa del
fratello tanto da avere bisogno dell'assistenza dei servizi sociali, e un
piccolino di pochi anni. L'uomo ce l'ha con gli stranieri: "A Verona hanno
ucciso due anziani qualche giorno fa, qui vicino, a Gorgo al Monticano, hanno
mas-sacrato i due custodi di una villa, ora è capitato questo a me. Mi
viene voglia di prendere un fucile e uccidere chi ha fatto male a mia
figlia" dice riferendosi ai criminali extracomunitari perché,
chiosa, "l'Italia l'ha fatta gente come mio nonno e mio padre. è
nostra". Anche il capofamiglia vicino è stato fermato inizialmente
dai carabinieri. Dopo averlo interrogato in caserma, lo hanno rilasciato.
Invece l'attenzione degli investigatori è diretta verso l'altro uomo.
Era già stato schedato come clandestino a Brescia, ma, come fanno molti,
non aveva rispettato l'ordine della questura ed è venuto nel paese della
Marca per trovare lavoro. I genitori non perdono il coraggio. Lo dimostra la
madre della piccola: "Quello che vogliamo più di ogni cosa è
che nostra figlia dimentichi al più presto". Dure le reazioni a
livello politico: "Il Parlamento dovrebbe iniziare a verificare la
possibilità di comminare l'ergastolo in caso di violenza sui
minori" auspica Maria Burani Procaccini (Udc). Ha annunciato
un'interrogazione parlamentare Piergiorgio Stiffoni (Lega). Per Maurizio Castro
(An) "il fatto è devastante anche per la comunità: qualunque
eccesso di garantismo può essere pericoloso ". Giuseppe Guastella
La confessione Claudiu Stoleru (nella foto in alto), 20 anni, origine romene,
ha confessato di aver ucciso Luigi Meche. Il ragazzo, che aiutava l'artigiano
nell'attività di imbianchino, è stato fermato nel porto di
Civitavecchia. Ha raccontato agli investigatori che Meche gli aveva fatto
insistenti proposte sessuali e lui ha perso la testa, uccidendolo. Claudiu non
ha fatto ammissioni sulla morte della moglie, ha precisato di non averla
neppure incontrata #.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2008-04-26 num: - pag: 21 categoria: BREVI La vicenda
Gli abusi Una bambina di 10 anni, con lievi problemi psichici, ha riferito di
essere stata violentata da un uomo "nero". I
medici dell'ospedale di Conegliano (Treviso) hanno appurato che ha subito abusi
sessuali L'arresto Un marocchino clandestino è stato arrestato e poi
scarcerato per violazione della legge Bossi-Fini: gli investigatori stanno verificando la sua posizione.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Terza Pagina - data: 2008-04-26 num: - pag: 47 autore: di GIUSEPPE
GALASSO categoria: BREVI SCHIAVONE VA ALLA RICERCA DEL PASSATO DA REINVENTARE
Quello di Aldo Schiavone ( la Repubblica, 19 aprile) spicca per densità
di idee tra gli articoli postelettorali per i quali il 13 aprile ha mutato il
quadro culturale del Paese. A suo dire, crollati i cardini ideologici del
Novecento (fascismo e antifascismo, Resistenza, lotta di classe, contrasto di Nord e Sud ecc.), c'è un
"riposizionamento del baricentro mentale della nazione rispetto alla
tradizione sociale e politica che ha costruito e mantenuto la Repubblica
". Calato nel frigorifero della memoria storica questo passato, emerge una
"nuova Italia", che solo la Lega ha intercettato, ma senza riempire l'"enorme spazio
vuoto" così apertosi: uno spazio "di politica certo, ma
prima ancora di "autoidentificazione culturale"", di emozioni e
di sentimenti da definire; e in esso bisogna tuffarsi e "nuotare, nuotare
molto". Ma che vuol dire fondare una nuova memoria di supporto condiviso
al futuro? Di dove partire e verso dove? Intanto, non dal parlare di un regime
democristiano per la Repubblica fra il 1948 e il 1994, un periodo tra i
più dinamici della storia d'Italia, con molti attori e comprimari.
Questo è un pessimo partire. In realtà, si parte sempre dal
passato, premessa del presente, ma anche dato di memoria e di cultura. Per
freddo che diventi, è esso, cadute le scorie del tempo, ad avere le
chiavi di un'autoidentificazione. Ossia, ogni scelta di un futuro comporta
sempre la scelta di un passato, ma l'invenzione di una tradizione non è
mai incondizionata, non parte mai da zero. Si è già pagato uno
scotto per aver parlato poco e male di Risorgimento nel cinquantennio
"resistenziale". Non se ne paghi un altro per l'attrazione di un
vuoto, che nella trama del tempo la storia non consente mai, e in cui sarebbe
anche difficile nuotare, come, a ragione, Schiavone esorta a fare.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Opinioni - data: 2008-04-26 num: - pag: 42 autore: di MAURIZIO FERRERA
categoria: REDAZIONALE IL DIBATTITO SULLA GLOBALIZZAZIONE Nord, territori e
società aperta Q ual è il ruolo delle comunità locali
all'interno di una società aperta? I territori possono diventare nuovi
soggetti di mediazione fra individui e mercati, addomesticando l'impatto spesso
troppo ruvido della globalizzazione? Le domande sollevate da Dario Di Vico nel
suo editoriale del 18 aprile meritano un serio approfondimento. Come emerge
dalle analisi del voto del 13 e 14 aprile, il successo
della Lega è
collegato a un insieme variegato di paure e delusioni fra gli elettori del
Nord: paura dell'immigrazione, timore e incertezza per le nuove forme di
competizione "senza filtri" indotte dalla liberalizzazione dei
mercati, delusione nei confronti dei tradizionali soggetti di mediazione
(sindacati, associazioni e partiti di massa su base nazionale, il
governo centrale). La proposta della Lega è,
appunto, di puntare su nuovi filtri di raggio locale e regionale, all'interno
di una cornice di federalismo fiscale "spinto". Il partito di Bossi ha convinto più di tre milioni di elettori, ma
v'è da chiedersi: la sua proposta resta compatibile con l'obiettivo
strategico di modernizzare il modello economico e sociale italiano, rendendolo
più aperto, più efficiente, più capace di crescere e
innovare? Va innanzitutto osservato che il risveglio dei territori e il loro
nuovo protagonismo non è solo un fenomeno italiano. La globalizzazione,
l'integrazione europea, le dinamiche di decentramento politico-amministrativo
hanno promosso in tutti i grandi Paesi forme di neo-regionalismo, volte a
ri-aggregare interessi e risorse all'interno di aree geografiche omogenee,
dotandole di nuove istituzioni e capacità d'azione. Dalla Catalogna alla
Scozia, dalle Fiandre alla Carinzia (ma pensiamo anche al Quebec o alla North
Carolina) l'ultimo ventennio ha registrato una vera e propria escalation di
iniziative, mobilitazioni, rivendicazioni di autonomia che hanno ridisegnato la
geografia economica e politica del vecchio e in parte anche del nuovo
continente. Gli esperti hanno individuato diverse strategie di region-building,
di rafforzamento e affermazione dei territori sub-nazionali. A un estremo
troviamo le strategie di tipo escludente e difensivo, imperniate
sull'accentuazione di tratti identitari, la chiusura verso gli estranei (spesso
accompagnata da simbologia xenofoba), forme più o meno dirette di
protezionismo economico e sociale. All'altro estremo si situano le strategie di
tipo inclusivo e proattivo: qui l'obiettivo è avere successo nel nuovo
mercato globale, valorizzando tutte le risorse del proprio territorio e attirando
investimenti, tecnologie e capitale umano dall'esterno. Fra i due estremi vi
sono molte strategie miste, condizionate da eredità storiche e
culturali, ma anche frutto di scelte deliberate da parte delle élite. Il
neo-regionalismo non è in quanto tale nemico dell'economia e della
società aperta, sicuramente non più di quanto possa esserlo il
vetero-statalismo. Tutto dipende dai contenuti: è chiaro che le
strategie escludenti e difensive mal si conciliano con la promozione di mercati
efficienti, di percorsi di sviluppo basati sull'innovazione economica e sul
ricambio sociale. Dove si situa la Lega in questo
panorama? Il progetto marcatamente etno-regionalista delle origini ha
subìto nel tempo qualche attenuazione, anche a seguito del crescente
coinvolgimento in esperienze dirette di governo a livello locale e nazionale.
Ma il discorso leghista resta prevalentemente ispirato al localismo escludente
e difensivo. Sul piano programmatico le idee della Lega
(come si leggono, ad esempio, sul sito Internet) sono solo brevi e incompleti
abbozzi, dai quali non emerge alcuna strategia generale e coerente. In che modo
e con quali strumenti, esattamente, le comunità locali e i territori del
Nord possono "filtrare" i costi dell'apertura sociale e dell'integrazione
economica, pur continuando a sfruttarne i benefici? Nel nuovo gioco della
globalizzazione, i neo-regionalismi imperniati sul gioco di difesa rischiano,
quasi paradossalmente, di farsi tanti autogol (per riprendere la metafora
suggerita da Di Vico). Se è vero che una parte significativa
dell'elettorato del Nord esprime inquietudine per la globalizzazione e
insoddisfazione per le tradizionali forme di mediazione, la sfida della
politica italiana è oggi soprattutto quella di ampliare il menu di
proposte sulla questione "territoriale", nel suo versante interno
(Nord-Sud) e in quello esterno (sistema-Italia verso altri sistemi-Paese). La
sfida interessa in particolar modo il Partito democratico, che ha sinora
mostrato insufficiente sensibilità verso tale questione. Non si tratta,
si badi bene, solo di un problema di voti e competizione fra partiti. La posta
in gioco è la modernizzazione del nostro modello socio-economico e
dunque le nostre prospettive di crescita e di benessere. Conciliare l'obiettivo
strategico dell'apertura con il rafforzamento dei territori, senza spaccare
l'Italia, resta naturalmente un'operazione molto complessa. Come si è
detto, in giro per il mondo ci sono tuttavia esperienze neo-regionaliste che
hanno egregiamente superato il test della compatibilità con i valori e
le pratiche di un mercato efficiente e competitivo e di una società
aperta, senza mettere in crisi l'unità e la coesione nazionale.
Raccordandosi con queste esperienze, con uno sforzo di creatività politica
e organizzativa, i tradizionali soggetti politici potrebbero non solo competere
con la Lega sul suo stesso terreno, ma anche
individuare originali strategie di "sblocco" del potenziale di
sviluppo insito nei tanti e variegati territori di questo Paese: non solo
quelli del Nord, ma anche quelli del Centro e del Sud. \\ La sfida è
come ampliare l'offerta regionale. Serve creatività politica.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Opinioni - data: 2008-04-26 num: - pag: 42 autore: di NICOLA ROSSI
categoria: REDAZIONALE SUD, IL PARADOSSO DEL CENTRODESTRA Il Ponte e il
federalismo fiscale C aro direttore, ora che la polvere elettorale si è
posata consegnandoci, al tempo stesso, una scena politica interamente nuova e
(per quanto riguarda la nuova maggioranza) lo stesso cast di protagonisti sul
palcoscenico ormai da quindici anni, è possibile tornare a riflettere su
alcune questioni presenti già prima delle elezioni e - tutto lo lascia
supporre - destinate a rimanerlo ancora per parecchio tempo. Prima fra tutte
quella del rapporto fra aree diverse del Paese: "Un grave problema
nazionale - per dirla con Michele Salvati, Corriere della Sera del 22 aprile -
per il quale non sembra che i partiti a vocazione maggioritaria abbiano
risposte chiare". Un rapporto segnato, in termini elettorali, da un
apparente paradosso: l'adesione massiccia del Mezzogiorno alla proposta
politica di un centrodestra segnato dall'influenza politica e culturale di una Lega Nord notoriamente propensa a una
ben diversa distribuzione delle risorse su base territoriale. Un'adesione -
secondo Salvati - fondata su un sottile calcolo politico secondo il quale il
miglior antidoto alla Lega
non sarebbe un'altra maggioranza ma, per così dire, una diversa
maggioranza e cioè una maggioranza pur sempre di centrodestra ma
caratterizzata da una pesante rappresentanza degli interessi
meridionali. Dubito che gli elettori meridionali abbiano consapevolmente scelto
questa strada. Ho la netta sensazione che, nel Mezzogiorno, su tutto abbiano
fatto premio il giudizio pesantemente negativo sull'operato del governo
presieduto da Romano Prodi e la performance non proprio brillante fatta
registrare da alcune amministrazioni regionali di centrosinistra (Campania e
Calabria in testa). Sotto questo profilo, i meridionali hanno smentito, ancora
una volta, chi li guarda come un curiosum antropologico e hanno dimostrato,
ancora una volta, di essere cittadini ed elettori esattamente come tutti gli
altri. Ciò non toglie che la tesi di Salvati abbia un fondamento di
verità per il semplice motivo che su quella tesi - l'esistenza di pesi e
contrappesi territoriali all'interno dello schieramento - è costruita,
oggi forse ancor più di ieri, la proposta politica del centrodestra. Il
punto è che - in assenza di una cultura e di una sintesi politica solide
- ciò che in campagna elettorale è rappresentanza di interessi
apparentemente inconciliabili si trasforma puntualmente ed ineluttabilmente
nell'azione di governo in vera e propria specializzazione del lavoro e
ciò, a sua volta, produce un solo e unico risultato: la più
totale continuità nelle politiche per il Mezzogiorno e, parallelamente,
la più totale continuità nei "sentimenti" dei
settentrionali. Per dirla in breve, ponte di Messina e federalismo fiscale. E'
sufficiente rileggere le cronache della legislatura 2001-2006 per trovare
conferma a queste considerazioni. Temo che lo stesso potrà dirsi per la
legislatura che sta per cominciare. Tutto questo lascerebbe ampio spazio al
Partito democratico se solo questi volesse occuparlo. Basterebbe non cadere
nella trappola e non fare il gioco degli avversari limitandosi ad agitare- come
molti hanno fatto in campagna elettorale - lo spauracchio della Lega. Basterebbe comprendere - visto che nei due anni scorsi
non si è fatto molto per capirlo - che questione settentrionale e
questione meridionale sono assai più interconnesse di quanto non si
pensi e che il centrosinistra italiano ha difficoltà a leggere l'Italia
prima ancora che questa o quella sua parte (pensate forse che una piccola
impresa pugliese abbia del governo Prodi opinioni molto diverse da quelle di
una piccola impresa veneta?). Basterebbe comprendere che lo schema di gioco
messo in campo dal centrodestra è possibile perché l'architettura
delle politiche per il Mezzogiorno (fortemente volute dal centrosinistra dieci
anni or sono, ironia della sorte!) non solo lo consente ma lo favorisce come
mai era accaduto in passato, adattandovisi come una seconda pelle.
Perché l'anima di quelle politiche è sempre più - ormai
quasi esclusivamente - quella intermediazione politico- burocratica meridionale
che, al tempo stesso, nutre la Lega e soffoca il
Mezzogiorno. Basterebbe capire - a risultato elettorale acquisito - che
l'opposizione non si può fare (come accadde fra il 2001 ed il 2006)
chiedendo a gran voce sempre maggiori risorse per il Mezzogiorno- sempre
maggiore intermediazione, in realtà - ma prendendo le distanze senza
esitazioni dalla sciagurata esperienza dell'ultimo decennio. Chieda
l'opposizione una commissione parlamentare d'inchiesta sulle modalità di
spesa dei fondi comunitari e nazionali nel Mezzogiorno negli ultimi dieci anni
ed il gioco del centrodestra andrà immediatamente in frantumi.
Così come forse - è vero - andranno in frantumi anche pezzi della
classe dirigente del centrosinistra. Ma non su di loro si intende costruire il
Partito democratico, no?.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - ROMA -
sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-26 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE L'evento Chiusura in periferia per il candidato Pd Festa finale a
Torpignattara mano tesa all'Udc di Casini Salta giù dal palco, alla
fine, mica passa per le scale: Rutelli a Torpignattara sembra non risentire
della campagna elettorale, ricorda le cose fatte per Roma, "anche questa
piazza" - in uno dei quartieri un tempo degradati, ai confini con il
Mandrione, un tempo periferia pasoliniana ed oggi riqualificato grazie anche al
Parco dell'Alessandrino che lo stesso Rutelli ha inaugurato - e, soprattutto,
difende Roma: "A Bossi dico: giù le mani da Fiumicino, giù le mani da
Roma. E i suoi alleati chi sono? Sono il vecchio del vecchio del vecchio Msi,
gli Storace, gli Alemanno e i Rauti...". tende la mano ai moderati: "Ho
apprezzato le dichiarazioni di Casini che ha detto che il suo partito non
può stare con chi è vicino ai neofascisti...".
Rutelli ricorda "la destra che appena arrivata al potere, alla Regione, ha
avuto assessori indagati, noi in tutti questi anni di governo neanche un
episodio di corruzione ". Duemila persone ad ascoltare Rutelli e il
candidato alla Provincia, Nicola Zingaretti. Rutelli parla per primo, e spesso
ricorda di conoscere "ogni angolo ogni quartiere ogni storia, io...".
Attacca il Pdl e i suoi alleati: "Giù le mani, caro Bossi, da Fiumicino e da Alitalia. La difenderemo
perchè è il patrimonio della nostra città. Voi la volete
spegnere, ma quella che è la nostra Fiat. Adesso la voglio vedere 'sta
cordata promessa da Berlusconi. Dopo aver preso i voti, purtroppo anche dei
romani, già annuncia sacrifici e licenziamenti... ". Dice di voler
"difendere Roma, perché Roma non è la città dipinta
da questa destra, non è cupa e rancorosa, è la città che
si apre al mondo, che guarda al futuro, e la Capitale d'Italia, orgogliosa,
degna, forte, libera e democratica. Andiamo a vincere le elezioni e a governare
in modo nuovo e forte la capitale d'Italia". Governare in modo nuovo:
più volte ripete che ciò che è stato già fatto "deve
essere migliorato"; casa, lavoro, spazio per i giovani sono argomenti sui
quali puntare: "Avremo un nuovo Giubileo, trasformeremo la città e
creremo nuove opportunità di lavoro, con le metropolitane vinceremo la
battaglia del traffico, garantiremo la nascita di ventiseimila alloggi e pagaremo
parte dei mutui a tasso variabile. Noi siamo la Roma che cresce e miglioro. Il
mio avversario? Le sue uniche proposte sono state il secondo Raccordo, da far
pagare ai romani col pedaggio, senza considerare che violerebbe nove parchi, e
oltre a questa idea ne ha avuta un'altra, un casinò da costruire a
Ostia.... Roma è del cento per cento di romani: da sindaco, li
rappresenterò tutti". Sulla sicurezza, dice Zingaretti: "Non
abbiamo fomentato la paura perché criminale è quel politico che
cavalca i problemi senza trovare soluzioni. Roma non piega la testa e non si fa
piegare, è una città che non vuole lezioni da nessuno e che, mi
dispiace per Bossi, è cresciuta in questi anni
più del Nord. "Fino a lunedì alle 15 non perdiamo nemmeno
un'occasione perché ne vale la pena. Impediamo che torni nelle stanze
del potere chi fino a qualche anno fa faceva affari con Lady Asl...".
Alessandro Capponi Sul palco Rutelli saluta gli elettori dal palco di
Torpignattara.
( da "Messaggero,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Di MARIO AJELLO ROMA Il tele-duello
documentale: ecco il nuovo format che s'è autoinventato ieri sera, con
Rutelli e Alemanno in scena per la sfida finale a "Matrix". Ovvero,
non una parola, non un'accusa, non una promessa, pronunciate dall'uno o
dall'altro, diversi in tutto ma non nella comune vocazione da secchioni, che
non sia supportata dallo sventolare ("Guarda che ti faccio vedere!",
"E guarda io che cosa ti mostro!") di una foto, di un testo di legge,
di un'ordinanza, di una cartina geografica, di un'illustrazione d'un progetto
urbano, di un poster, di un volantino... "Tu mi fai vedere gli occupanti
di Casa Pound?", dice Alemanno a Rutelli, "ma ecco chi saranno i tuoi
consiglieri comunali: questo è Tarzan!". Chi? Io Tarzan tu Jane?
No, nel volantino tirato fuori da Alemanno c'è l'effigie del più
infaticabile e sinistrese degli occupanti di case, eletto a furor di popolo con
la Sinistra Arcobaleno. E Tarzan viene sventolato una volta, poi un'altra,
un'altra ancora... Enrico Mentana, il conduttore, si diverte: "Tarzan,
Batman...". Rutelli sorride: "E ora arriva anche l'Uomo Ragno!".
Come Tarzan è il tormentone dell'uno, Bossi - ma senza foto agitata sotto il naso di Alemanno - è il
tormentone dell'altro. Rutelli: "Bossi...". Replica: "Basta con questo Bossi!". Rutelli: "Bossi...". Replica: "Basta con
questo Bossi!". Sembra
un rap. Invece si tratta di uno scontro, civile, politicamente corretto, con
tanto di stretta finale e persino di un "auguri" da parte di
Alemanno a Rutelli che ricambia con un benevolo sorriso, fra il Maratoneta e
l'Alpinista. Rutelli è il maratoneta che viene da lontano e vuole
proseguire la corsa, anche sulla scia di Walter ma aggiungendo "qualcosa
di più e di diverso". Alemanno è l'alpinista che, dopo aver
scalato la cima del K2, cerca ora di arrampicarsi sulla vetta del Campidoglio e
piantare lassù la bandiera di "homo novus". Il risultato
è quello del pari. Anche sotto il profilo della vicendevole
soddisfazione per la propria performance. Rutelli, alla fine: "E' andata
molto bene". Alemanno, lasciando lo studio: "Ce ne siamo dette ma
sono soddisfatto". Bravi a evitare la rissa. Che si sarebbe risolta,
magari, in una nuvola di carte. La nuvola di Fuksas? "Eccola, te la faccio
vedere - dice Rutelli ad Alemanno, estraendo l'ennesima immagine - la prossima
realizzazione di questo architetto all'Eur...". "Ma è solo una
simulazione fotografica, poi vai all'Eur e trovi un buco, nulla di nuovo
insomma", è l'affondo di Alemanno. "Tu dipingi Roma come il
Bronx", dice l'uno. E l'altro: "Non è vero".
Sennò, si sarebbe portato sul set qualche foto-ricordo o un dvd
raffiguranti spacciatori e criminali afro-americani all'opera in quel ruvido
quartiere newyorkese. Bravi a non fare troppa baruffa. E capaci l'uno,
l'Alpinista, a rappresentare l'Urbe con il pathos e con la crudezza di un
"civis romanus" di fronte alle macerie lasciate dai Goti (che in
questo caso sarebbero quelli "di un gruppo di potere della sinistra,
sempre uguale, che governa la nostra città da quindici anni"). E
l'altro, il Maratoneta, a rassicurare e a presentarsi come uomo d'esperienza.
Anche se la cravatta blu da statista la porta al collo Alemanno, mentre Rutelli
ce l'ha verde (un richiamo, ovviamente negativo, al colore prediletto da Bossi?). Ma adesso è tardi. A mezzanotte, come
Cenerentola giustamente fatta apparire sullo schermo da Mentana, immagine
finale di questo docu-duello, comincia il sonno elettorale. Quando gli sfidanti
si sveglieranno, chi dei due vedrà recapitarsi dal Principe (cioè
dal popolo sovrano) quella scarpetta rossa che si chiama Campidoglio?.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - ROMA -
sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-26 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE Centrodestra "Se sarò sindaco incontrerò il
vedovo Reggiani" L'ultima giornata della campagna elettorale di Gianni
Alemanno è stata dedicata al sociale. Dopo aver partecipato alle
celebrazioni del 25 aprile, infatti, il candidato sindaco del centrodestra ha
incontrato il personale del centro "Aiuto alla Vita", un servizio per
le situazioni di maternità e paternità difficile. Durante
l'incontro, Alemanno ha spiegato che quel centro "è stato la prima
tappa di un giro che ha toccato vari punti della città tra cui Tor Bella
Monaca e il ricovero dei senza fissa dimora gestito da padre Sebastian. Il
sociale deve essere la frontiera più avanzata che il Comune può e
deve raggiungere". Parlando all'interno della struttura, Alemanno ha
spiegato che "non deve essere il Comune a scegliere ma le famiglie e per
questo bisognerebbe dare ad ogni nuovo nato il diritto di usufruire di una
somma in modo che sia la donna a scegliere da chi farsi aiutare". Nel
tempo trascorso dentro al centro, che dal
( da "Messaggero,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
73,1187843241
Acea12,3690,5511,39414,433331899 Acegas-APS5,410-0,155,3356,98119040 Acotel
Group81,1502,2453,11083,18043528 Acque Potabili Torino2,845-0,182,3613,43134019
Acsm1,5200,001,2231,8333500 Actelios7,300-0,335,9887,68916231 AdF - Aeroporto
di Firenze16,870-0,1216,65118,0291 Aedes1,999-1,041,5603,412308732
Aeffe1,7170,591,7132,63294592 Aicon1,3460,151,2402,128306602
Alerion0,644-0,740,5530,706132327 Alitalia0,501-13,620,2270,791946686 Alleanza
Assicurazioni8,365-0,247,8378,8042890780 Amplifon1,8950,161,8183,568508643
Anima2,1072,331,6042,16067966 Ansaldo Sts9,7011,737,1709,75988584
Arena0,0671,520,0550,1461066153 Ascopiave1,5481,181,4341,82047846
Astaldi5,165-0,124,0175,427181590 Atlantia20,9401,4018,63225,6501238367
Autogrill9,5232,709,23011,573877544 Autostrada
To-Mi11,6501,3311,23514,991145137 Azimut Holding7,251-1,066,0238,889473464
BBanca Carige2,5080,932,2473,2931127380 Banca Carige
risparmio2,5710,002,3183,2450 Banca Finnat0,8140,390,6490,8743100 Banca
Generali5,8954,974,6216,779193296 Banca Ifis9,787-1,077,91210,51616415 Banca
Ifis warrant 20083,3700,001,6233,6360 Banca Italease7,089-0,144,8299,4861202152
Banca Pop. dell'Etruria e Lazio7,9461,467,1579,39467918 Banca Pop. di
Intra12,1840,009,54411,9100 Banca Pop. di Milano8,2632,666,9729,1763644040
Banca Pop. di Spoleto7,5000,946,9149,2661311 Banca
Profilo1,4123,141,3161,9173350 Banco Bilbao Vizcaya14,5002,4012,85316,83055
Banco di Desio e della Brianza6,3900,336,0217,11026200 B.co Desio e Brianza rnc6,5720,005,9807,0000
Banco di Sardegna rnc14,7200,0013,89216,6030 Banco
Popolare12,6331,2110,42715,0872913812 Basicnet1,7861,651,4662,29435559
Bastogi0,2741,860,2350,327101186 BB Biotech48,6401,9345,94052,800653 Bca
Popolare Italiana warr 20100,4120,000,3180,6600 Bco Santander
C.Hispano13,6011,2011,17914,58513840 Beghelli ord0,9672,650,8691,178311183
Benetton Group8,1701,678,00411,969648928 Beni Stabili0,7160,490,6110,7842032102
Bialetti Industrie1,240-0,241,1731,6498 Biesse12,845-1,0011,23714,64729885 Bim5,2302,514,8577,1195554
Boero Bartolomeo27,5000,0021,20029,5000 Bolzoni2,826-0,492,7553,85918404
Bonifiche Ferraresi37,3601,4928,02037,2401929 Brembo
ord8,3762,278,31710,970111787 Brioschi0,3820,610,3480,48681938
Bulgari7,4602,616,8059,5212620067 Buongiorno Vitaminic1,8184,181,5272,192182703
Buzzi Unicem17,0630,6714,40318,763427009 Buzzi Unicem
rnc11,2961,029,23412,50726725 CCad It9,2961,568,98010,1171324 Cairo
Communication2,5270,282,3004,32115408 Caltagirone5,1950,004,6516,1300
Caltagirone Editore3,8900,003,6364,45213490 Cam-Fin1,0220,201,0021,401206795
Campari5,770-2,375,2656,598910265 Cape Live0,7000,000,6250,9000
Carraro6,1951,144,4356,86520159 Cattolica
Assicurazione33,7401,2026,48034,70037415 Cdc2,4434,091,8193,8918821 Cell
Therapeutics0,517-1,770,3201,367980715 Cembre5,5800,364,9646,5211140
Cementir6,2352,235,1796,37294709 Centrale LatteTorino2,670-0,222,2853,8602298
Ceramiche Ricchetti1,6354,141,4261,69177701 CHL0,408-0,120,2840,543227397
Ciccolella1,886-1,981,7213,01650500 Cir1,690-0,411,6322,5402053244 Class
Editori(ex scis.)1,1041,280,9321,426309320 Cobra4,635-0,324,2726,37710882
Cofide0,679-0,800,6691,086974675 Cred. Bergamasco29,650-0,2725,38030,7201482
Cred. Emiliano8,4030,067,8859,480108847 Cred.
Valtellinese7,633-1,817,6779,090619935 Credito Artigiano2,7400,332,6413,0491000
Credito Artigiano 01/01/080,0000,002,3892,7990 Credito Valtellinese warr
20080,4360,000,4261,5970 Credito Valtellinese warr 20091,0590,001,0511,7060
Cremonini2,9800,002,1802,98031673 Crespi0,710-0,100,5930,97213492 Csp1,4241,421,2901,8476137
DD'Amico2,047-0,921,8782,76680664 Dada14,029-1,5011,30116,37210338
Damiani2,196-0,721,7843,712132859 Danieli23,2500,4816,52424,53038219 Danieli
rnc15,3530,8712,50915,862111175 Data Service2,8282,462,8044,4805122
Datalogic5,8583,225,4856,0787443 De' Longhi2,9695,552,6443,85171331 Dea
Capital1,6740,971,5432,12793033 Diasorin11,700-0,8510,95713,33620274 Digital
Bros4,1500,443,8345,281319 Dmail Gr.10,020-0,548,02711,0801239 DMT-Digital
Mult.Tech20,6401,8319,84934,79013452 Ducati Motor Holding1,6880,001,0241,6894636630
EEdison1,5860,571,5522,2072228798 Edison risparmio1,5900,251,5802,0329305
Editoriale L'Espresso2,2070,362,2042,9931004948 EEMS2,9642,142,2303,99799427
El.En24,7501,1923,00027,320145 Elica2,4703,432,1693,41775483 Emak4,695-0,234,3045,2627306
Enel7,0150,636,5418,20421672271 Enertad2,6820,342,2972,9758319
Engineering21,9701,2420,94027,3302000 Eni24,5201,0721,08025,61013986157
Enia8,742-0,618,82511,66125962 Erg14,1741,509,77214,4901128301 Ergo
Previdenza4,1731,663,1154,2585287 Esprinet7,0364,355,5828,288114753
Eurofly1,2841,741,0352,057514743 Eurotech4,8460,003,9364,98873829
Eutelia2,0140,901,6573,408108885 Everel Group0,2793,370,2490,39588032
Exprivia1,5660,191,2301,98095548 FFastweb19,8211,6617,85625,67092294
Fiat14,6855,0912,15217,70247786404 Fiat prv11,0654,879,17614,614406137 Fiat
rnc10,9214,639,35114,679307677 Fidia8,775-0,836,1009,46742815 Fiera
Milano6,998-0,573,77010,22169075 Filatura di Pollone0,5660,320,5440,7622000
Finarte Casa D'Aste0,4740,130,4260,5381 Finmeccanica21,5800,3718,47522,0301397808
FMR Art'è7,030-0,146,1878,0041193
Fondiaria-Sai26,2900,8125,11029,690268606 Fondiaria-Sai
rnc17,1001,1016,44619,87549418 Fullsix3,6352,543,5536,146210 GGabetti Property
Solutions1,8400,821,6662,2671 Gas Plus7,375-1,176,4818,16850 Gefran ord4,7902,154,2845,1841880
Gemina0,8512,490,8071,2004430889 Gemina rnc0,9000,000,9001,1100
Generali28,8700,5226,85031,4304286192 Geox S.p.A.9,0762,698,81713,602583596
Gewiss3,7882,383,3424,8301735 Granitifiandre7,0100,146,7678,63610611 Greenergy
Capital0,00813,890,0050,00814506245 Gruppo Coin4,2050,003,8195,50418860 Guala
Closures4,088-2,343,4414,325537267 HHera2,3462,712,2873,0423806362 II Grandi
Viaggi1,2700,001,1631,5230 Ifi prv17,7922,4315,56022,990263630
Ifil5,4332,284,5156,3421913229 Ifil rnc4,4421,123,9235,844217397 IGD- Imm.
Grande Distribuzione2,238-0,091,7552,518570030 Ima13,158-1,3412,19814,12125518
Imm. Lombarda0,1580,190,1030,158925800 Immsi0,9000,920,8801,297396291
Impregilo3,8530,892,5144,5962169515 Impregilo rnc8,0000,007,5509,4400 Indesit7,2750,087,32610,671760816
Indesit rnc10,8000,0010,80013,3400 Intek0,5540,240,5520,705155074 Intek
risp0,9980,000,9001,0440 Interpump5,8781,545,4127,012113489 Intesa Sanpaolo
ord4,8150,104,2185,32738973608 Intesa Sanpaolo rnc4,5381,793,8734,9604529857
Invest e Sviluppo0,1430,850,1270,18685301 Inv.e
Svil.Mediterraneo1,0100,000,9601,1500 Inv.e Svil.Mediterraneo
w0,0360,000,0260,2450 Investimenti e Sviluppo warr 20090,0280,000,0240,0390
Ipi3,4900,003,1134,8300 Irce2,6742,062,2212,8205702 Iride1,8780,971,8652,588335594
Iride w80,4450,000,4130,7960 Isagro3,6111,402,1045,13811178 It
Holding0,6401,850,5031,092630960 IT WAY5,7940,105,7167,3594591
Italcementi14,0240,4011,76314,447383710 Italcementi
rnc10,2400,718,01810,754125406 Italmobiliare59,900-1,5153,34067,33028645
Italmobiliare rnc45,7600,9337,01048,19019403 JJuventus
FC1,087-0,460,7581,108162165 KKaitech0,3183,350,2310,380263869 KME
Group1,020-1,451,0001,47989617 KME Group rnc1,2390,001,1721,5130 LLa
Doria1,4562,541,2071,661250 LAF (La Fond.) w. 02/085,7000,005,4446,7050 Landi
Renzo3,062-1,072,2793,253232336 Lavorwash1,8290,161,3081,828548
Lazio0,3051,670,2500,3905300 Lottomatica(ex
NewGame)20,0402,8918,28125,010495983 Luxottica17,5917,6814,78721,3704010779
MMaffei2,210-1,562,1452,635837 Maire Tecnimont3,8001,362,9763,751831261
Management e Capitali0,7102,750,6600,7811000 Marazzi
Group5,0511,224,8406,723182857 Marcolin1,4661,101,4631,8633118 Mariella Burani
Fashion Group16,3600,6815,68118,70754482 MARR6,6831,135,9737,3193602
Mediacontech6,6520,705,7818,1671373 Mediaset ord.5,667-0,475,2956,81611643561
Mediobanca13,4500,9811,76614,0661399657 Mediolanum3,8971,013,7275,4211812100
Mediterranea Acque3,7642,013,0504,25410548 Meliorbanca2,5400,002,4903,5660 Mid
Industry Cap19,9900,0017,90022,0000 Milano Assicurazioni4,494-0,204,0435,313749052
Milano Assicurazioni rnc4,431-0,494,2385,269312580 Mirato8,0250,316,8068,404722
Mittel4,1150,643,8525,1681537 MolMed2,0800,001,9452,1470
Mondadori5,470-0,444,8435,605209827 Mondo Tv6,880-2,015,57711,5053702
Monrif0,7000,360,6440,90210122 Monte Paschi Siena2,8502,192,6433,65759177091
Montefibre0,5403,070,4490,630117981 Montefibre rnc0,495-0,900,4410,60943540
Mutuionline4,048-0,053,1544,386601 NNavigazione
Montanari2,4920,362,0482,78932724 Negri Bossi0,4500,580,4330,8122700 Negri Bossi warr 2007/20100,1430,000,1230,2550 Nice2,9480,922,9043,69618698
OOlidata0,8540,810,7501,05813633 Omnia Network1,4781,090,9532,102135182
PPanariagroup Ind.Ceram.3,310-0,452,9914,408976 Parmalat
SpA2,102-1,502,1092,65240823371 Parmalat warrant 20151,2310,001,1991,6610
Permasteelisa13,8100,3110,64014,41026358
Piaggio1,4830,271,4552,3301138336 Pininfarina10,3073,076,92414,801484376
Pirelli & C.0,5392,100,4930,58744166624 Pirelli & C. Real
Estate19,8621,9919,16627,428108161 Pirelli & C.
rnc0,6142,750,5490,638819775 Poligrafica S.Faustino13,9630,9612,66517,855747
Poligrafici Editoriale0,6460,080,6251,11327098 Poltrona
Frau1,3211,771,0352,149155112 Polynt3,6330,083,4723,65586161 Premafin
Finanziaria1,4972,601,4541,950149023 Premuda1,277-0,311,1801,61547214 Prima Industrie29,380-0,1020,72032,4803084
Prysmian15,174-1,1012,46116,316745284 RRatti0,420-0,540,3520,5207600 Rcs
MediaGroup2,287-0,262,2672,949516717 Rcs MediaGroup
rnc1,5730,451,5652,234227281 RDB2,642-0,641,9833,1412741
Recordati4,7101,934,3446,307420101 Reno de Medici0,3830,580,3590,58514335
Reply23,0200,5217,86623,9403265 Retelit0,2251,310,1950,304332734 Richard Ginori
17350,4120,000,4000,4000 Risanamento1,7764,041,3393,632903442 SSabaf
S.p.a.19,3060,4215,99322,6203646 Sadi1,4980,941,4242,00511062 Saes19,0891,5416,24621,04010563
Saes rnc16,3852,4713,64917,51329942 Safilo Group1,7881,941,6792,3412600674
Saipem28,370-1,2921,84030,2303706155 Saipem risp (old
rnc)27,500-1,2623,00028,490500 SARAS3,684-1,132,7194,0421873246
Sat9,6500,009,06012,5100 Save9,755-1,789,67512,0466837
Schiapparelli0,0430,940,0390,04740000 Seat Pagine
Gialle0,1260,720,1050,26932853053 Seat Pagine Gialle
risp0,1380,800,1250,268124212 SIAS7,9804,007,74910,300394749
Sirti2,6030,002,1562,6470 Sisa2,1500,002,1002,6200 Snai3,7130,432,8715,177204837
Snam Rete Gas4,1220,053,9434,6385304965 Snia 2010 warrant0,0270,000,0210,0350
Snia Bpd0,5930,900,4350,709144919 Socotherm5,3272,194,3936,44049795
Sogefi4,8332,374,1886,0491049168 Sol4,627-2,594,4005,04723263 Sole 24
Ore4,180-0,503,5675,6373741 Sopaf0,449-0,110,4270,51112400
Sorin1,0771,990,7701,356109511 Stefanel1,3292,551,1192,00014929 Stefanel
risp.4,4800,004,4804,9500 STMicroelectronics N.V.7,4004,776,3529,74511254278
TTAS19,9201,6319,60023,190550 Telecom Italia Media0,1351,050,1250,2361526462
Telecom Italia Media rnc0,130-2,990,1220,220825 Telecom Italia
rnc1,0792,180,9421,60982206390 Telecom Italia(già
Olivetti)1,3683,251,2122,143207284982 Tenaris16,689-1,1412,15617,5022214148
Terna2,8200,112,6332,9094058301 Tiscali2,375-0,041,3092,3886931191 Tod's39,7002,5834,55048,11070820
Trevi Finanziaria Industriale15,1420,078,96515,193193366
Trevisan2,5911,132,2133,32588339 TXT12,400-0,199,67515,957425 UUBI
Banca16,8070,1614,77318,7012435159 Uni Land0,2570,900,2160,4181094030
UniCredit4,9533,404,1805,697149154236 UniCredit rnc5,2003,224,4905,87548034
Unipol2,0010,051,6552,3397680993 Unipol priv1,8050,331,4862,1608183697 VViaggi
del Ventaglio0,406-2,240,2820,500107467 Vianini Industria3,1600,002,9643,3750
Vianini Lavori9,073-0,477,96711,16117360 Vittoria Assicurazioni13,2553,379,23513,04822183
WWar Greenergy Cap 110,0030,000,0010,0030 Warr Intek 080,0990,000,0160,1230
Warr Mid Ind C0,8000,000,5400,9860 ZZignago Vetro4,8482,324,0204,8277672
Zucchi2,9030,002,7633,3000 Zucchi rnc3,1530,003,0553,8380.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Economia - data: 2008-04-26 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE La
crisi La fabbrica di motociclette era già stata venduta ai malesi della
Proton Mv, a Varese arrivano gli indiani Castiglioni tratta con Tata per cedere
il marchio Agusta L'industriale: "E' molto importante per il nostro futuro".
Ipotesi di vendita di piccole quote ai concessionari MILANO - L'altra faccia
della globalizzazione: nel cuore della Lombardia che due
settimane fa ha sommerso di voti la Lega Nord, sbarcano gli indiani. Non i pellerossa evocati da un
manifesto elettorale del partito di Bossi, ma gli asiatici del colosso metalmeccanico Tata, interessati a
rilevare proprio a Varese, proprio nella culla del Carroccio - marchio e
fabbrica delle motociclette Mv Agusta. La gloriosa Mv lotta ormai da
mesi per evitare il fallimento, dopo che due anni fa aveva
"divorziato" da un altro gruppo asiatico, la malese Proton,
intervenuto a salvarla. Il soccorso adesso potrebbe arrivare ancora
dall'Oriente. Il gruppo Tata, del resto, sta facendo acquisti in Europa,
investendo su marchi di prestigio: nei giorni scorsi ha fatto il suo ingresso
nel gruppo Pininfarina, mentre in precedenza aveva rilevato in Inghilterra la
Jaguar e la Land Rover. E ha realizzato l'accordo con Fiat per la mini- car. A
Varese sono in tanti a sperare nel provvidenziale intervento degli indiani,
primo fra tutti il patron dell'azienda Claudio Castiglioni, che negli anni
scorsi ha già dovuto affrontare una procedura di amministrazione
controllata mettere in vendita aziende come la Ducati e la Husqvarna I debiti
accumulati e in continua crescita rischiano di soffocare la prestigiosa casa
motociclistica che ha raccolto successi sui circuiti di tutto il mondo, legando
in primis il suo nome ai titoli iridati di Giacomo Agostini ma anche a piloti
come Alberto Pagani, Gary Hocking, Tino Brambilla, John Surtees, Mike Hailwood
e Phil Read. Castiglioni non si sbilancia sull'indiscrezione riguardante
l'arrivo dei nuovi partner: "Trattiamo con gli indiani, è molto
importante per il nostro futuro, non posso dire molto non avendo concluso nulla
con un contratto. Abbiamo inoltre altre trattative avviate precedentemente e
non ancora definitivamente scartate". In fabbrica il montaggio delle moto
da consegnare ai clienti procede nel frattempo con le difficoltà che si
possono immaginare di reperire i pezzi da montare e che i fornitori non sono
disposti a consegnare. "Nei giorni scorsi effettivamente è arrivata
una delegazione indiana - riferisce Loris Andreotti, delegato della Fim Cisl -
ma dalla proprietà non abbiamo avuto alcuna comunicazione ufficiale".
Una soluzione per fare "cassa" e garantire la continuità della
produzione Castiglioni l'ha individuata nella vendita di piccole quote della
società a concessionari sensibili al grande fascino del marchio MV
Agusta. Nel frattempo il reparto nuovi progetti porta avanti lo sviluppo di tre
nuovi modelli da portare in produzione una volta superate le attuali
difficoltà. Anche il reparto corse lavora alla sperimentazione di una
moto per le gare del mondiale superbike del prossimo anno, attività
annunciata da tempo da Claudio Castiglioni e che manterrebbe l'immagine
sportiva del marchio. "Il motociclismo italiano negli anni '70 era
distrutto dall'industria giapponese - conclude Castiglioni ho avuto il coraggio
come appassionato e industriale di riportare le moto italiane in pista e sulle
strade. Ora trovo delle difficoltà e ho problemi a reperire aiuti".
Claudio Del Frate Giancarlo Falletti Made in Italy Ratan Tata (sopra) potrebbe
rilevare Mv Agusta, uno dei marchi storici del motociclismo italiano, di proprietà
di Claudio Castiglioni.
( da "Corriere
della Sera" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-26 num: - pag: 43 categoria: BREVI
Interventi e Repliche L'inchiesta toghe lucane L'articolo a firma Carlo Vulpio
( Corriere, 21 aprile) "Policoro, il pm incontrò l'indagato"
poiché riporta il nome dello scrivente e adombra chissà quali
capacità di influire, influenzare e condizionare pm e giudici necessita
di questa mia precisazione. Mai ho incontrato o conosciuto questi magistrati o
avuto interessi di alcun genere in Marinagri. Conosco soltanto il dottor Galante
in quanto come procuratore della Repubblica, al pari della compagnia
Carabinieri di Policoro, è stato molto vicino a me e alla mia famiglia
allorché, intorno al 1990, fui oggetto di minacce ed estorsioni
culminate con un attentato a una mia autovettura. Il clan Scarcia fu indagato
per questo episodio. Ora mi trovo di nuovo a difendermi da un'assurda e
fantasiosa storia che vede Salvatore Scarcia protagonista. Per il resto
bisognerebbe comprendere perché accomunare il mio nome a quello di
Walter Mazziotta che non ha mai effettuato con me percorsi verso Marinagri o
incontrato alcun magistrato. Si confida nell'attività delle
autorità e che al più presto venga fatta chiarezza in tutte
queste strane vicende. Cav. Luigi Lavier, Policoro (Mt) Nel mio articolo non
"adombro" e non "accomuno" un bel niente. Mi limito a
riportare fedelmente (ripeto: fedelmente) il racconto reso
al magistrato inquirente dal boss Scarcia, che non è un
"pentito", circa l'incontro che sarebbe avvenuto nell'Ittica Valdagri
(poi Marinagri) nell'estate del 2000. Se le dichiarazioni fatte mettere a
verbale da Scarcia siano vere, o parzialmente vere, o false, è compito
dell'autorità giudiziaria appurarlo. Carlo Vulpio Ferilli,
Alemanno e il confronto sulle idee Sono rimasta, devo dire con
sincerità, molto sorpresa e dispiaciuta per la frase attribuitami ieri
sul Corriere nella quale avrei fatto riferimento diretto a Gianni Alemanno
durante il mio discorso in occasione della chiusura della campagna elettorale
per l'elezione del nuovo sindaco di Roma. Sorpresa perché il Corriere
della Sera è stato l'unico giornale che, in uno scherzoso paragone tra
il livello generale del dibattito politico di questo periodo e il riferimento a
me stessa come "Schopenhauer", ha scritto di un attacco personale a
Gianni Alemanno che, invece, io non ho mai tirato in ballo né nominato.
Dispiaciuta perché questo non è mai stato il mio stile e mai lo
sarà. Mi si conceda il ritorno ad un "concetto filosofico": il
confronto deve essere sempre sulle idee e mai sulle persone. E io, ieri, non ho
coinvolto Alemanno ma ho semplicemente parlato delle idee in cui credo. Sabrina
Ferilli Almeno tre agenzie di stampa hanno riferito la stessa versione. Ma non
abbiamo alcuna difficoltà a credere alla precisazione della signora
Ferilli. Un invito: imitare Bruxelles Sono d'accordo con il lettore che sul
Corriere di ieri faceva notare che il Parlamento di Bruxelles vieta a tutti gli
europarlamentari di assumere parenti come loro assistenti. Spero anch'io che il
nuovo governo imiti questa disposizione: è ora che queste
"eredità" cessino. Luigia Guglielmana,
luigia.guglielmana@libero.it Deputati italiani di colore In una notizia
pubblicata lo scorso 16 aprile, il Corriere ha definito (come molti altri mezzi
d'informazione) il neoeletto Jean Touadi (Italia dei Valori) il primo deputato
italiano di colore. In realtà, il "primato" spetta a Mercedes
Frias, nel 2006 eletta per Rifondazione Comunista.
( da "Giornale.it,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
N. 100 del 2008-04-26 pagina 6 Stop
di Berlusconi: non più di 12 ministri di Fabrizio De Feo La composizione
della squadra procede: in rialzo Rotondi, spunta il nome di Fitto. A Micciché
le deleghe per il Sud. Da definire il ruolo della Lega
nell'esecutivo: oggi vertice ad Arcore con Bossi Roma
- Lavori in corso. La macchina delle consultazioni interne al Pdl non si ferma
neppure nel giorno della Liberazione. Silvio Berlusconi, infatti, riunisce a
Palazzo Grazioli la tolda di comando di Forza Italia e fa il punto della
situazione. All'ordine del giorno la composizione della squadra di governo. Un
lavoro che, spiegherà più tardi Berlusconi "procede
bene" ma non è ancora ultimato. Parole più prudenti di
quelle usate da Gianfranco Miccichè, che annuncia: "Sostanzialmente
la squadra è fatta". Con una postilla: "Mi
pare che ci sia un equilibrio fra Nord e Sud mentre prima c'erano più
ministri del Lombardo-Veneto". E un annuncio: "Io sarò sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe". La
verità è che, pur essendo stato completato il grosso del lavoro,
sussistono una serie di variabili che potranno essere chiarite soltanto dopo l'incontro
odierno del premier in pectore con Umberto Bossi ad
Arcore e dopo il ballottaggio romano in cui è coinvolto un possibile
ministro come Gianni Alemanno. Un punto, però, è risultato
chiaro: nel corso della riunione Berlusconi ha puntualizzato che non ci saranno
spacchettamenti e non si procederà ad alcuna moltiplicazione dei
ministeri ma si resterà ancorati al numero di dodici ministeri con
portafoglio previsto dalla riforma Bassanini. L'altro punto cardine della
riunione ha riguardato la rivendicazione di un vicepremier da parte della Lega. Una richiesta motivata dal Carroccio come conseguenza
inevitabile dell'accordo elettorale e come contrappeso a un vicepremier del
Pdl. Sullo sfondo continuano a muoversi le pedine dei candidati sullo
scacchiere governativo, con nuovi possibili ministri che entrano nel
totonomine. Le ultime voci riguardano l'approdo di Raffaele Fitto agli Affari
regionali, quello molto probabile di Claudio Scajola allo Sviluppo economico e
l'assegnazione di un dicastero ad Angelino Alfano (presumibilmente come
viceministro alla Funzione pubblica, accorpata con lo Sviluppo tecnologico).
Secondo questo schema è quindi confermato il Viminale al Carroccio, Elio
Vito al ministero della Giustizia e il dicastero dei Beni culturali per Sandro
Bondi. Franco Frattini andrà agli Esteri, Paolo Bonaiuti probabilmente
ai Rapporti con il Parlamento e ci sarà un posto nella squadra anche per
Stefania Prestigiacomo e Adriana Poli Bortone. Quest'ultima viene data in
corsa, insieme a Mariastella Gelmini per la Pubblica istruzione mentre a
Gianfranco Rotondi (che la Dc per le Autonomie ha ieri candidato per l'incarico
di capogruppo alla Camera) dovrebbe andare il ministero per l'Attuazione del
programma. Nella riunione a Via del Plebiscito con Berlusconi si è
lavorato anche sulle presidenze delle Commissioni parlamentari e su questo
fronte sta avanzando con forza il nome di Gaetano Quagliariello per gli Affari
costituzionali. Certe e sigillate appaiono invece le presidenze dei gruppi, con
Maurizio Gasparri al Senato e Fabrizio Cicchitto alla Camera. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
"Siamo noi i veri
partigiani". Sul palco Caparezza, Er Piotta e Travaglio La seconda
rivoluzione di Grillo contro giornali e parlamentari A Torino 50mila persone
per lui Torino Cinquantamila persone per Beppe Grillo stipate dentro piazza San
Carlo piena come non mai. Il salotto buono di Torino accoglie festante il
comico genovese ed il suo variegato popolo che nonostante un cocente solleone
non perde una battuta. Una volta entrati dentro la piazza uscirne è
impossibile perché tutti sono stipati come acciughe. Chissà
però se sono tutti qua perché condividono il grillo-pensiero.
C'è di tutto: i notav, i leghisti, i veltroniani delusi, gli orfani di rifondazione
ultradelusi, gente incravattata, squatter col cane, madame che sorseggiano un
caffè sedute ai tavolini chic della caffetteria San Carlo. Il comico da
tutti strappa applausi e plateali consensi: "Ha proprio ragione!".
Prima del capo, come decadi di Mediaset insegnano, ci vuole un po' di intrattenimento
per attirare le masse: ecco quindi Caparezza e Er Piotta che arringano le
folle. Poi arriva lui ed è un ciclone. Prima cazzia senza pietà
un poveraccio che sventola una bandiera, poi dà la buona notizia che
tutti attendono: dal Parlamento italiano sono spariti cinque partiti! Poi un
bel gesto dell'ombrello come a dire, finalmente ve ne siete andati aff... La
gente applaude tutta contenta, anche se due di quei cinque partiti che hanno
fatto la resistenza vera e propria oggi sono extraparlamentari. Un po' di
stanca ironia su Chiamparino, Rai e Mediaset. Grillo in questo è
ecumenico: una mazzata a Berlusconi (testa d'asfalto) è seguita sempre
da un'altra a Veltroni (topogigio). Questa tecnica, seguita con rigore, gli
permette di essere visto come un attore terzo, contro tutti i potenti. Dato che
i giornali italiani fanno tutti schifo perché sono tutti schiavi del
potere Grillo elenca quali sono i suoi punti di riferimento dell'informazione
che saluta con grande calore: Cnn e Bbc (che come tutti sanno si sono distinte
per i loro impavidi servizi giornalistici durante la guerra afghana e
irachena), Al Jazeera e la televisione australiana. I giornali italiani invece
sono indegni perché prendono sovvenzioni pubbliche. Secondo Grillo la
carta stampata dovrebbe vivere solo con i soldi delle vendite: chiuderebbero
tutti. Per lui non c'è differenza tra Liberazione e Il Sole 24 ore ,
fanno schifo entrambi perché prendono i soldi dei contribuenti. Pensiero
dogmatico turbo liberista quello di Grillo. Eppure quasi tutti i suoi fans sono
di sinistra, mah. Per fare un esempio di quanto i giornalisti siano una
categoria disgustosa cita l'intervista in ginocchio del direttore del Tg1
Riotta a Berlusconi. Poi si passa la piatto forte: l'elenco dei parlamentari
condannati in via definitiva presenti nell'attuale parlamento: sono sedici e
per ognuno di essi c'è un sonoro vaffanculo urlato dalla folla
inferocita. Divertente la gag su Maroni, condannato per aver azzannato un poliziotto: sarà il
prossimo ministro degli Interni. Grillo sottolinea che lui e il suo popolo sono
i veri continuatori della lotta partigiana e che l'attuale fascismo è
più sottile di quello precedente. Gli strumenti della sua
battaglia sono la raccolta firme per abolizione dell'ordine dei giornalisti,
abolizione del finanziamento pubblico all'editoria e abolizione della legge
Gasparri. Sono soprattutto i giovani ad accalcarsi per firmare. Il V day 2 si
conclude con un intervento di Marco Travaglio che lontano dal palco commenta:
"Spero che il senso di questa giornata non sia quello di mandare in culo i
giornalisti che invece servono, ma il sistema che li tiene sotto il pallone. Se
sarà così allora sarà una giornata riuscita". Tutti a
casa, lo spettacolo della rivoluzione è finito. Mau. Paglia. 26/04/2008.
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Vorrei iniziare queste conclusioni
partendo da un punto fermo: ho proposto io in segreteria, e l'ho riproposta qui
al Cpn, l'idea di anticipare il congresso per ridare immediatamente la parola
alle compagne ed ai compagni di Rifondazione comunista. Il processo democratico
inizia proprio con la dinamica congressuale. La catastrofe delle ultime
elezioni rende necessario un dibattito partecipato e di massa. A tal fine ho
proposto le dimissioni di tutto il gruppo dirigente. Avevo chiesto l'immediata
convocazione della direzione nazionale per poter partecipare all'importante ed
incoraggiante iniziativa di Firenze, posticipando solo di una settimana il Cpn.
Infatti, la mia assenza a quella bellissima manifestazione è stata
criticata esplicitamente da Marco Revelli. Io trovo segnali di speranza anche
al nostro esterno. La sofferenza di tante compagne e tanti compagni riguarda
non solo il futuro di Rifondazione, ma anche quello della Sinistra in Italia.
Chi ha da sempre l'ambizione di costruire una cultura di massa, sa bene che in
questi casi si deve immediatamente costruire una relazione con il mondo
esterno. Non mi è mai capitato, nella storia di Rifondazione comunista,
di vedere il partito rinchiudersi in se stesso. Figurarsi in questo caso,
quando si deve discutere della sconfitta più cocente. Oggi dobbiamo
parlare all'intero paese! Per questo penso che il primo passaggio sia quello di
intrecciare una discussione interna approfondita e partecipata al congresso con
una discussione esterna aperta a tutti coloro che ci hanno aiutato in campagna
elettorale e che sono stati sconfitti insieme a noi ed anche a chi non ci ha
votato ed oggi, resosi conto del vuoto che si è creato, vuole colmarlo
anche con la sua partecipazione. Saremmo miopi se non facessimo questa
operazione. Penso ad assemblee aperte nei territori, non limitate ai gruppi
dirigenti, per la ricostruzione della dialettica con un mondo che oggi si pone
importanti interrogativi e che potrebbe dare inizio ad una reazione positiva e
di massa. Le due date per noi decisive sono quelle del 25 aprile e del 1°
maggio, per ricostruire un sentire comune con un pezzo del popolo di sinistra e
democratico. Il 25 aprile con il tema della cultura democratica ed
antifascista, il 1° maggio per rilanciare il conflitto sociale nella fase
contemporanea. Dobbiamo far capire al paese che vogliamo ricominciare, pur in
questo difficile momento. A tal proposito, invito tutti ad organizzare, in
questa settimana, una grande mobilitazione di sostegno a Rutelli contro
l'avanzata di questa destra, la peggiore destra. Io ci sarò, come
semplice militante di Rifondazione comunista. Ho proposto a questo Cpn di
istituire un comitato di garanti, non costruito pattiziamente, non
predeterminato, ma prodotto da un voto, in questa sede, che indichi un
indirizzo politico e che non preveda la partecipazione dei membri della segreteria
nazionale. Io mi sono dimesso in seguito alla sconfitta, per la catastrofe
della cancellazione della rappresentanza del conflitto sociale, della sinistra
e per l'avanzata delle destre che si è prodotta. Ma deve essere ben
chiaro che non posso dimettermi per la cultura del sospetto. Non accetto l'idea
secondo cui io dovrei dimettermi per non aver contrasto un'operazione che
puntava allo scioglimento del partito, operazione che sarebbe stata determinata
da un appello girato nell'ultima settimana di campagna elettorale e non
sottoscritto da alcun dirigente di Rifondazione. Cosa avrei dovuto fare?
Convocare gli organismi dirigenti per discutere di un appello esterno al
partito e non ancora apparso ufficialmente? Non ho mai parlato di scioglimento
del partito né ho mai fatto alcuna allusione in tal senso. Ciò
che dicevo ieri, lo ripeto oggi: occorre ripartire da Rifondazione Comunista e
avviare il processo costituente della Sinistra. E' questo l'oggetto del nostro
Congresso di luglio: ripartire da Rifondazione e rilanciare la costruzione
della sinistra unitaria in Italia. Dopo la disfatta elettorale sarebbe assurdo
riproporre l'ipotesi della federazione, tanto più dopo il passo indietro
unilaterale del Pdci. Non credo si possano mettere sullo stesso piano la
proposta della costituente comunista e quella della costituente della sinistra.
Sono opzioni incompatibili. La costituente comunista di Diliberto è
lontana anni luce da Rifondazione comunista. Rappresenta solo il tentativo di
restaurare un pensiero comunista antico ed ortodosso. Sono anche contrario
all'idea di un partito unico, che ci riporterebbe nell'alveo di una cultura
novecentesca da noi ampiamente superata. Immagino invece uno spazio pubblico -
non una federazione - in cui i soggetti, le passioni, i sentimenti possano
stare insieme alla pari e, tramite la partecipazione e la democrazia, possano
esprimersi, con poteri decisionali, nella definizione di questa
soggettività. Oggi, mentre viene negata una rappresentanza politica a
tutte le esperienze di conflitto sociale della sinistra, Montezemolo nega la
rappresentanza sociale al movimento sindacale con incredibile tempismo. E' come
se l'idea stessa del conflitto sociale venisse espunta, contemporaneamente, sia
dalla politica, sia dalla società. Come ho già sottolineato nella
relazione introduttiva, ritengo che la ragione soggettiva della nostra
sconfitta sovrasti quelle oggettive. Va detto che il voto utile ha travolto noi
e non l'Udc, perché il nostro elettorato non teme Berlusconi come quello
dell'Udc teme Veltroni. Tuttavia le debolezze del voto amministrativo, seppur
meno gravi, riflettono quelle del voto nazionale: non voglio cercare alibi.
Penso che ci sia un intreccio di cause che vedono sia un deficit nella lettura
della società e di proposizione di un'alternativa, sia lo sradicamento
dai territori. Queste concause si riflettono anche sullo scenario europeo: in
Francia con il Pcf, come in Spagna con Izquierda Unida, mentre in Germania Die
Linke riesce a reagire bene. Gli operai si sono ritrovati soli in fabbrica e
soli nel territorio, un luogo desertificato e desolidarizzato, dove al
conflitto verticale si è sostituito il conflitto orizzontale, con la
costruzione sistematica del nemico da parte della fabbrica della paura e
dell'idea di una centralità del territorio in chiave contrappositiva.
Dobbiamo ricostruire un'idea della politica nuova, un idea di conflitto,
espulso dalla politica stessa negli ultimi anni e delegata al sindacato in
chiave moderata, mentre al partito si delegava l'autonomia della politica in
chiave autoreferenziale. Dobbiamo ricostruire una soggettività politica
nuova che contenga un'idea di conflitto altrettanto nuova. Penso ad una
sinistra radicata nei territori che ricostruisca forme di democrazia, il
"fare società". La collocazione politica non è
determinante, perché anche dall'opposizione si deve offrire un'idea di
società alternativa e si deve essere radicati nel territorio. Dobbiamo.
A mio parere, ripensare la nostra soggettività attorno a 4 grandi
questioni: rilanciare il conflitto sociale; investire di nuovo nei movimenti
altermondialisti specie in uno scenario globale come quello attuale, con la
crisi finanziaria americana alle porte; fare leva su quelle comunità che
esprimono un'idea nuova di solidarietà ed un vincolo sociale forte,
spesso presenti nei territori del nord del paese dove la desertificazione
sociale è devastante; assumere la pratica della differenza, riscoprendo
la parzialità del maschile e di rompere il meccanismo dell'universalismo
astratto. Sul tema centrale del governo Prodi, va detto che forse avremmo
dovuto manifestare una maggiore autonomia, specie in occasione della vicenda
sul welfare, quando l'impermeabilità del governo è stata
stridente e si è determinata una rottura per noi devastante. Avevamo
dichiarato di votare per vincolo sociale e non politico, per evitare che scattasse lo scalone Maroni che avrebbe peggiorativo le condizioni materiali di milioni di
lavoratori, ma forse avremmo dovuto essere più duri a riguardo. Questo
è vero e accetto la critica che ci è stata mossa. Però
quando allora io sostenni l'ipotesi di ritirare la delegazione di governo,
altri compagni, che oggi ci criticano per essere stati troppo subalterni al
governo Prodi, si opposero. Ritorniamo a Rifondazione Comunista,
sì, ma quale? Ho passato una vita nel Prc, 15 anni! E vorrei tornare a
quella Rifondazione che ha sperimentato un'innovazione straordinaria, che ha
raccolto le spinte provenienti dalla società, che a Genova
elaborò un pensiero alto, sostenendo che dovevamo essere interni ai
movimenti, rompendo con la logica antica comunista che voleva
"trasmettere" la linea ai movimenti. Rivendico quell'innovazione!
L'apertura alle soggettività, ai movimenti e la nonviolenza. Nonviolenza
non come deriva moderata, ma come potente critica all'attuale assetto
capitalistico, in quanto processo di trasformazione reale, molecolare, ma anche
come critica all'autonomia del politico, in grado di trasformare la natura del
potere: questa è la nostra idea di nonviolenza! Invito i compagni che
hanno parlato di nonviolenza a non disperdere questo aspetto fondante della
nostra cultura e vi chiedo di inserire la nonviolenza nel documento di oggi e
di quello congressuale, così si difende il bagaglio culturale di
Rifondazione comunista e renderemo limpida la discussione. Dobbiamo evitare che
le nostre culture si possano disperdere solo perché, congiunturalmente,
ci troviamo su posizioni differenti. Dobbiamo far tacere i rumori interiori,
creare uno spazio di silenzio in cui la parola dell'altro possa risuonare con
chiarezza. Dobbiamo guardarci dal rischio di doroteismo, mettendo insieme cose
diverse che lascerebbero intatto l'esistente. Cosa mai potremmo conservare
adesso? Dobbiamo investire su una progettazione nuova per Rifondazione
Comunista e per la sinistra. Le due cose stanno insieme, non riesco a vedere
una Rifondazione senza un progetto per la sinistra. C'è tanto sgomento
ed angoscia qui e fuori di qui, c'è voglia di prendersi per mano e
reagire, come in un corteo. Tante volte mi capita di dirlo nei comizi, lo
faccio anche qui: l'unico invito sommesso che vi faccio è di ricordarci
l'ammonimento di Bertolt Brecht "Noi ci siamo battuti per il mondo e la
gentilezza ma non siamo stati gentili. Dobbiamo poter dire: noi che ci siamo
battuti per il mondo e la gentilezza, abbiamo potuto e voluto essere
gentili". 26/04/2008.
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Ci hanno impedito l'esposizione
delle bandiere Cara "Liberazione", nel corso dello svolgimento degli
interventi istituzionali presso l'Auditorium S. Francesco di Chiavari, in
occasione della tradizionale manifestazione del 25 Aprile, è stata
impedita l'esposizione delle bandiere del Partito della Rifondazione Comunista.
Solo la volontà di non aggravare il già difficile rapporto tra
Anpi e amministrazione comunale, col rischio di compromettere del tutto lo
svolgimento delle celebrazioni, ci ha convinti ad uscire con le bandiere fuori
dai locali. Segnaliamo, per altro, che la delegazione di Rifondazione Comunista
ha partecipato con le proprie bandiere a tutto il percorso del corteo suscitando
in molti dei partecipanti apprezzamenti ed entusiasmo per la presenza del
simbolo comunista a sostegno degli ideali della Resistenza. Ma non possiamo che
valutare quanto avvenuto presso l'Auditorium come un atto gravissimo,
poiché non solo indicativo di una netta negazione di espressione
democratica, ma soprattutto perché discriminatorio nei confronti di una
forza politica che considera da sempre i valori della Resistenza come
costitutivi della propria matrice culturale e che sono sempre stati alla base
dell'azione politica di un partito comunista come il nostro. Denunciamo quindi,
con amarezza, il ritorno di un vero e proprio clima reazionario, tanto
più insopportabile in quanto emerso proprio in questo giorno. Per questo
continueremo a lottare e ad essere presenti con i nostri simboli che per noi e
per tanti continuano a rappresentare la vittoria dell'Italia repubblicana sulla
dittatura nazifascista e l'affermazione delle libertà democratiche
contro ogni forma d'oppressione. il direttivo del circolo Prc "A.
Gramsci" Chiavari (Ge) Diritti negati, l'inciviltà di chi ci
governa Cara "Liberazione", "Meglio occuparci di trasporti che
di omosessualità" ha detto Berlusconi commentando la decisione di
Barroso di affidare all'Italia un commissario ai Trasporti invece che alla
Giustizia, dove sinora ha lavorato Frattini. Come Associazione, nel constatare
ancora una volta il livello di inciviltà dei nostri governanti e come
essi siano disconnessi dalla realtà e lontanissimi dalle politiche
attuate dagli altri paesi europei in tema di diritti civili, ci troviamo
comunque d'accordo con l'affermazione di Berlusconi, perché, a giudicare
dalla situazione di arretratezza in cui il nostro Paese si trova forse è
meglio che non sia un italiano ad occuparsi di Giustizia, dato che questo non
ha prodotto buoni risultati per l'Italia, ma sicuramente un altro Commissario
potrà incidere meglio anche nella politica italiana, facendoci ricordare
che siamo ancora in difetto nell'attuazione delle direttive europee in tema di
discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e di diritti civili,
nonostante siano passati anni dalla loro emanazione. Quest'affermazione di
Berlusconi ci dice anche che il nuovo governo che andrà ad insediarsi
non ci lascia sperare niente di buono, anzi sono queste uscite ad alimentare
ulteriormente quel clima di odio in quei personaggi che si sentono così
autorizzati a mettere in atto azioni, come quelle perpetrate la settimana
scorsa nei confronti del "Mario Mieli" di Roma, perché tanto
resteranno impuniti. Vogliamo perciò rinnovare l'appello a tutto il
mondo glbtq italiano ad incontrarci per mettere in atto tutte quelle politche
comuni di rivendicazione: ora è il momento di alzare il tiro
perché constatiamo che la politica che sinora abbiamo portato avanti
è stata alquanto timida e non ha portato a niente, l'essere stati
concilianti e l'avere accettato il compromesso, accettando proposte offensive
come quella dei Dico del precedente governo, non ha prodotto effetti positivi,
quindi pensiamo che sia il momento di cambiare rotta, oggi più che mai.
Associazione Omosessuale Articolo Tre Palermo Tutti a votare ai ballottaggi per
fermare la destra Cari compagni, è giusto analizzare e dibattere le
cause profonde del risultato negativo ottenuto dalla Sinistra Arcobaleno. Mi
permetto comunque di ricordare a me stesso e a tutti che il 27 e 28 aprile si
torna a votare per i ballottaggi in Italia e particolarmente a Roma. A questo
appuntamento non si deve mancare e soprattutto non devono mancare coloro che
nel primo turno si sono astenuti o hanno disertato le urne. Dico questo
perché i comunisti hanno sempre difeso la democrazia e particolarmente
in quei periodi in cui l'impresa si è fatta Stato o peggio la deriva
reazionaria ha preso corpo. In ogni tempo il venir meno dei rappresentanti
delle forze democratiche ha dato forza e legittimità ad ogni forma di
caudillismo. Ogni altra considerazione, ancorché legittima, tende solo a
soddisfare nell'immediato il proprio io esacerbato. I rivoluzionari
perseguitati (da Tommaso Campanella ad Antonio Gramsci) hanno trovato nel
proprio drammatico carcere la tranquillità mentale del pensiero critico.
Noi oggi, nel tutto sommato comodo della vita quotidiana, saremmo storicamente
irresponsabili ad estraniarci e a chiuderci nei nostri sterili riti. Mi auguro
che "Liberazione" trovi le parole giuste per invitare i suoi lettori
ad andare a votare per sostenere i candidati della lista democratica in Italia
e soprattutto a Roma. Gianni Licandro Roma Noi lavoratori della Panorama costretti
allo sciopero Caro direttore, siamo i lavoratori e le lavoratrici del gruppo
Panorama di Roma, oggi saremo costretti a scioperare per l'ennesima volta.
Oltre al mancato rinnovo del contratto nazionale scaduto da due anni e alla
disdetta da parte dell'azienda del contratto integrativo, Panorama Spa ha
aperto la procedura di mobilità per circa 230 dipendenti in tutta
Italia, di cui un centinaio solo a Roma. Stiamo subendo un attacco senza
precedenti. Il padrone pretende il lavoro domenicale obbligatorio, piena libertà
sugli orari di lavoro, nessuna maggiorazione salariale per coloro che hanno la
domenica per contratto, nessuna retribuzione dei primi tre giorni di malattia.
Ora vuole anche licenziare il personale in quanto mobilità significa
licenziamento. Non rinnova più i contratti a termine ma riassume le
stesse persone come interinali. I punti vendita di Roma e del Lazio con la
carenza di personale sono lasciati allo sbando con questa politica aziendale.
Panorama Spa sta usando lo spauracchio della mobilità come arma di
ricatto per ottenere un contratto integrativo che vada a cancellare conquiste
consolidate nel tempo. Per non essere da meno rispetto al resto dei padroni ha
concesso unilateralmente un aumento salariale di 55 euro, al di sotto delle
richieste sindacali. I lavoratori e le lavoratrici ringraziono sentitamente
Panorama Spa della gentile elemosina e fanno presente che utilizzeranno tali
risorse per supportare le loro lotte prorio contro l'azienda. Non un passo
indietro contro i padrone. Rsu Panorama Ostia-Roma La
sicurezza secondo la Lega
Nord Cara "Liberazione", l'ex vicepresidente della Regione Veneto,
Luca Zaia, a cui è stata ritirata la patente per eccesso di
velocità, ora nominato ministro dell'Agricoltura, "testa
pensante" della Lega
Nord ha lanciato sui giornali del Nordest: la "immediata legge sulle
ronde", le famigerate camicie verdi inventate dai leghisti.
Lunedì mattina nel giornale radio delle ore 8 ho sentito che Maroni, neo ministro degli Interni, vuole le
"ronde". Le ronde, a quello che ho capito, non avrebbero più
carattere volontario; ma sarebbero "istituzionalizzate" e finanziate
dallo Stato. Queste forze di "sicurezza" ricordano, è inutile
fare giri di parole, le famigerate Ss e Sa nazifasciste e la milizia fascista
del Cavaliere Mussolini. Queste forze paramilitari di sostegno alla
"sicurezza" sono nate per fronteggiare la criminalità, i Rom,
gli sbandati; per poi diventare forze di repressione contro la classe operaia e
contro i comunisti, gli ebrei, gli omosessuali e via dicendo; per poi diventare
nelle guerre organizzazioni spietate di omicidi, delitti, sopraffazioni e via
dicendo. Ora (non sono così ingenuo) non è detto che si vada
nella stessa direzione; ma la concezione culturale è la stessa. In
questi giorni sono incazzato nero, e prende in me un forte spirito di
ribellione, per la propaganda delle televisioni di Berlusconi a cui si sono
accodate le televisioni pagate da noi contribuenti, che hanno amplificato
episodi che da sempre purtroppo esistono, dimenticando che nelle "sacre famiglie"
avvengono il 90 per cento delle violenze verso minori e bambini, verso le donne
e di cui nessuno parla. Ora il disegno putrido della destra al potere è
quello di garantire la "sicurezza" con il coprifuoco, con le onde che
spadroneggiano di notte, con la gente chiusa in casa a
"imbastardirsi" con le spazzatura tv; a questo dobbiamo contrapporre
l'irruzione delle masse, che vivono nella città, negli spazi sociali e
culturali: incontri, amicizie, balli, cinema, cultura, felicità e
lasciare alle forze dell'ordine della Repubblica il ruolo che loro compete.
Francesco Lusciano Chioggia (Ve) Se Marcegaglia loda la scomparsa della
sinistra Cara "Liberazione", sono davvero indignato! Mentre milioni
di donne lottano senza voce per i loro sacrosanti diritti e combattono una
guerra quotidiana per non essere violentate, picchiate, prevaricate, lapidate,
infibulate, Emma Marcegaglia, questa fantastica "signora" della
confindustria (volutamente scritto minuscolo...), dichiara che è un bene
la cancellazione della sinistra dal Parlamento. Vergogna! Non che questa donna
esista, ma che possa dichiarare a milioni di persone simili concetti!
Michelangelo Luperini via e-mail 26/04/2008.
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
1300 lavoratori in ansia tra
"voci" e sperperi Bertone: indiani, tedeschi o cinesi a Grugliasco? Juri Bossuto* La vicenda "Bertone" sembra destinata a
fornirci, quasi a ritmo quotidiano, sorprese continue, alternate solo da rapidi
colpi di scena dall'effetto cinematografico. Aggiornare la cronaca che
interessa la vecchia fabbrica torinese, e soprattutto i suoi lavoratori,
è impresa difficile da attuarsi, e ancor più arduo
è il tentativo di leggere tra le tante (troppe) righe che la situazione
regala, sia a lettori distratti che ai commissari competenti. In un brevissimo
lasso di tempo siamo passati dal romanzo drammatico, ma a tinte rosa, con
l'intreccio semi sentimentale Bertone-Gariglio, al giallo industriale farcito
di probabili sabotaggi economici, derivanti da interessi personali, sino agli
spietati giochi dovuti alla concorrenza commerciale. Mentre i nostri eroi
posizionano nuove pedine sulla confusa scacchiera, i dipendenti continuano a
vivere di cassa integrazione ed atti solidali (ma non sempre sufficienti) delle
pubbliche amministrazioni e in gran parte affidati ai comuni dell'area ovest di
Torino. Ora, dopo il saccheggio finanziario attuato dalla dirigenza aziendale,
si affaccia una ennesima nuova ipotesi di rilancio del gruppo Bertone: tocca
infatti ai cinesi fare la nuova mossa, ossia presentare la propria offerta, e
destare così dal sonno una azienda concorrente quale la Fiat. La mossa
di cui danno notizia i tre commissari straordinari voluti dal sottosegretario
Alfonso Gianni (presto dovrebbero essere riconfermati dal governo uscente)
evidenzia al contempo il grave dissesto finanziario in cui l'azienda giace, un
deficit che si aggira sui 44 milioni di euro. L'attenzione della magistratura,
a questo punto, si indirizza ai beni privati della famiglia Bertone, figlia
compresa, e del responsabile del personale Tutino, prossimi ad essere
sequestrati, ed i lavoratori guardano ad uno scenario "globale" dove
gli interessi di mercato trionfano su ogni cosa. La China's Faw pare voglia
sbarcare in Europa, ed usare lo stabilimento di Grugliasco quale testa di ponte
per un ingresso in grande stile nella vecchia Europa. La forza dovuta a jont
venture con Volkswagen e Toyota, fa della ditta cinese un'acquirente dalle
potenzialità di produzione che si possono aggirare sui 100.000 pezzi
all'anno. Forse è proprio questo il dato che ha allarmato Fiat di
Marchionne, la quale, distratta sull'argomento da tempo malgrado gli appelli di
operai e comuni, teme una vera invasione da parte di un ex-partner che ha
alleati davvero importanti, e col quale i rapporti sono molto tesi dopo il
burrascoso divorzio. Indiscrezioni attendibili indicano presenti nella corsa
all'acquisto dello stabilimento di corso Allamano, anche società
tedesche, indiane (la Mahindra & Mahindra) e nipponiche, oltre all'italiana
Italdesign di Moncalieri. Naturalmente per la Fiom non cambia la prospettiva di
essere dinanzi all'assenza di certezze. Al di là delle parole, ancora
una volta, non vi sono piani industriali consegnati alla lettura delle parti, e
tanto meno rassicurazioni sui circa 1300 dipendenti che di Bertone vivevano,
insieme con le rispettive famiglie. Per i lavoratori la sola speranza è
che qualcuno, fuori dai cancelli, si ricordi anche di loro e dei loro diritti
troppo spesso calpestati. Per questi pare non esistere lobby vincente; per loro
non esiste logica altra a quella del profitto altrui. *Consigliere Regionale
Presidente VII Commissione 26/04/2008.
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Massimo
Libera*Carlo Ruina** Sondrio è il capoluogo più a nord della
Lombardia, in una provincia dove la Lega sfiora il 40%,
il Pdl il 30, il Pd supera di poco il 20 e la Sinistra l'Arcobaleno si è
bloccata al 2,1%. Dentro un quadro così fosco, uno squarcio di luce alle
comunali del capoluogo: la Lista S.A. supera il 6,1% (ben oltre il 3,50% della Camera),
mentre la coalizione di Centro-Sinistra - che sostiene Alcide Molteni,
già sindaco di Centro-Sinistra dal 1994 al 2003 - sfiora la vittoria
già al primo turno (49,07%) con ottime possibilità di vincere al
ballottaggio. Un fiore raro in questa tornata elettorale, soprattutto in
Lombardia. Analizzando il dato complessivamente, va segnalata in primis la
forbice tra il voto a Pdl e Lega alle politiche
(più del 50% in città), e quello al loro candidato alle comunali,
fermo al 32%. Significativo il dato della Lega che
alle comunali "precipita" al 9%, il che vuol dire che il successo
leghista alle politiche ha una pesante componente "ideologica" che va
al di là del radicamento territoriale, ma anche che l'elettorato
leghista è "mobile" e sa distinguere, votando in modo diverso
nella stessa giornata! Per questo, verso il ballottaggio la coalizione di
Destra punta al recupero con gli argomenti tradizionali della Lega: la sicurezza, l'immigrazione, la iattura dei comunisti
al governo della città che toglierebbero a Sondrio i finanziamenti degli
Enti sovracomunali (tutti in mano alle Destre), alla faccia dell'autonomia e
del rispetto per il voto dei cittadini! Venendo al Centro-Sinistra, il successo
della coalizione ha diverse ragioni: il fallimento dell'amministrazione del
Centro-Destra, finita con il commissariamento, la coesione delle nostre liste,
sia sul piano del programma, sia nella gestione della campagna elettorale, la
popolarità del candidato sindaco, la credibilità di liste e
candidati. Domani, la prevedibile vittoria di Molteni porterà in
consiglio comunale ben tre compagni de la Sinistra l'Arcobaleno, a partire da
Carlo Ruina, capogruuppo uscente del Prc, primo degli eletti. Il 6,1% e tre
consiglieri: un grande successo quindi per la lista la Sinistra l'Arcobaleno!
Molte le ragioni: anzitutto la partecipazione di diverse soggettività,
dalle donne, ai giovani, agli immigrati, a esponenti del pacifismo e del
volontariato - legati alle esperienze politiche di Rifondazione, struttura
portante della lista -, alla Sinistra Democratica, al Pdci, nonché di
compagni di lunga esperienza amministrativa, protagonisti dell'opposizione alle
destre in questi anni. Questa esperienza positiva trova le ragioni per
continuare, al di là della batosta alle politiche, nel forte spirito
unitario con cui i compagni della S.A hanno vissuto la battaglia elettorale: il
14 aprile insegna che anche in una provincia feudo elettorale della Lega e delle Destre, l'unità delle forze della
Sinistra può riportare la sinistra a dei successi. *Segretario
provinciale Prc ** Segretario circolo Prc città di Sondrio 26/04/2008.
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Beppe Almansi Due serate di intenso
dibattito, il 21 e il 22 aprile, dove è prevalsa la volontà di
capire le ragioni di una sconfitta. Messa da parte ogni appartenenza, il
Comitato politico bresciano del PRC riparte da qui, dalla necessità di
indagare il fenomeno di una Lega che ha avuto gran
parte del voto operaio, dando identità, con proposte come il federalismo
fiscale, alle ansie dei lavoratori. Le avvisaglie di questo fenomeno si
potevano scorgere in filigrana già dal 1993 in una approfondita
inchiesta della FIOM che spiegava come non fosse più il lavoro,
l'appartenenza alla classe operaia, il collante sociale dei lavoratori al nord. E, ancora, la campana d'allarme era suonata con le
amministrative della primavera 2007, quando in tutti i comuni lombardi
superiori ai 15 mila abitanti abbiamo perso il 43 % dei voti sulle politiche
del 2006. È in questo contesto che i pensionati, i precari e gli operai
non vedono più nella sinistra uno strumento utile per migliorare le
proprie condizioni di vita. La parola d'ordine negli interventi al
Comitato politico provinciale è "mantenere l'unità e aprire
una discussione nei paesi, per capire la sconfitta della sinistra, culturale
prima ancora che sociale e politica". Alla fine è stato approvato a
larghissima maggioranza un dispositivo che invita la segreteria "a restare
in carica al fine di adempiere gli obblighi previsti dall'iter congressuale".
La sconfitta è stata pesantissima per noi, ma anche per il Pd che non ha
sfondato con il suo progetto di forza riformista maggioritaria e ora si ritrova
a una resa dei conti lacerante. Il progetto della Sinistra deve continuare,
c'è stata la capacità di capire la volontà di unirsi ma,
anche a causa della velocità con cui si è arrivati al voto, non
c'è stata la capacità di ricostruire il tessuto sociale. Unire la
Sinistra ripartendo da Rifondazione e dal lavoro, dunque, ma senza abbandonare
quei temi (diritti civili, laicità, difesa dei diritti dei migranti) per
i quali, secondo qualcuno, abbiamo perso. Si impone una presa di
responsabilità collettiva per arrivare a un congresso nel quale la
diversità sarà un valore aggiunto alla linea politica. Prima di
allora abbiamo una responsabilità in più: rendere conto a quel
3,5% che ci ha votato perché non vada dispersa un'esperienza che ha
visto la partecipazione e la messa in rete di tantissime persone che ci
chiedono di non tornare indietro. Per questo, dalla prossima settimana inizieremo
una serie di assemblee su tutto il territorio, con tutte le donne e gli uomini
che ci hanno sostenuto e con quelle che non l'hanno fatto e oggi ne sono
pentite. 26/04/2008.
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Ratorio di chi celebra il rituale
consolatorio del sacrifico Salvatore Bonadonna Trovo la relazione del
segretario onesta, leale e coraggiosa nell'indicare la strada della
ricostruzione della sinistra; per questo non mi convince il tono liberatorio di
chi celebra il rituale consolatorio del sacrifico. In quel rito si consuma
l'autoassoluzione e la operazione tradizionale per il potere nel partito in
nome della difesa dello stesso. Questo non serve a capire perché abbiamo
subito una sconfitta drammatica. Ci accontentiamo di dire che ha perso la
sinistra l'arcobaleno? A me non basta; penso che la sconfitta non sia solo
figlia dell'improvvisazione con cui si è costruito l'arcobaleno e del
politicismo con cui sono state fatte le liste. Questo c'è tutto, ma non
spiega tutto. Avremmo, dunque, perso i voti nella campagna elettorale? Penso
che serva indagare lo sdradicamento di cui ha parlato Giordano. Perché
l'elettore di Rifondazione ha votato Lega o si è fatto attrarre dal
richiamo strumentale e falso del voto utile o non ha votato? E questo in
presenza di un Nord e di un Sud che non basta definire come
"questioni". Se non riusciremo a fare una analisi seria e
approfondita di come si è trasformata la società e di cosa
è composto il magma che si è consolidato a destra, non
sapremo costruire la forza necessaria alla trasformazione e ci consoleremo con
la conservazione di identità che rischiano di essere simulacri. E
bisogna avere il coraggio di dire che lo sradicamento, manifestatosi durante il
governo Prodi, viene da lontano, dal politicismo che ha contagiato molte parti
del nostro stesso partito. Si parla della Campania, conosco il Lazio e la Roma
di Veltroni per non interrogarmi a fondo sul nostro modo di essere nei governi
locali e sul distacco che si produce nel popolo della sinistra; e so della
fatica di Nichi in Puglia per tenere un profilo diverso. Il risultato positivo
del 2006 è stato frutto di un investimento generoso e necessario
sull'Unione per una svolta; la delusione ha segnato il risultato di oggi. Spirito
di verità e principio di realtà non ammettono che la sconfitta
sia addebitata alla prospettazione di una sinistra unitaria e plurale e non
solo comunista! Questo soggettivismo, al dunque, nasconde anche le
responsabilità individuali e diverse e nasconde la realtà di un
partito che rischia una sorta di balcanizzazione in cui operano clan che
chiamano alla fedeltà e allo schieramento. Su questioni sociali
rilevanti ci si incontra a lavorare al di la degli schieramenti interni e penso
che la sinistra unitaria e plurale sarà quello che anche noi avremo
contribuito a fare. Mi piacerebbe discutere del superamento della scissione di
Livorno e delle sue implicazioni, come di cosa può significare il
richiamo di Russo Spena al Marx del 18 Brumaio; ma anche ridiscutere delle
riforme di struttura di Lombardi e del rapporto tra masse e potere di Ingrao.
Ho avuto conferma facendo campagna elettorale dove i circoli mi hanno chiamato
visto che i gruppi dirigenti non hanno ritenuto di impegnarmi.
Promuoverò incontri con le compagne e i compagni che hanno voglia di
essere protagonisti, di non delegare. La riforma della politica deve partire
anche da noi, dal nostro modo di essere, dal non omologarci, dalla autonomia
che non può non segnare una forza di sinistra che voglia prefigurare
un'alternativa di società. Se non c'è questo, il richiamo
identitario può solo salvare pezzi di ceto politico. Alberto Burgio
Sulla disastrosa sconfitta elettorale hanno pesato le forzature compiute in
campagna elettorale riguardo al simbolo senza falce e martello, al significato
politico della lista unitaria, alla presunta irreversibilità del
percorso unitario, ai simboli da "portare nel cuore" e al comunismo
come "tendenza culturale". Ma è stato determinante soprattutto
il nostro scarso radicamento sociale, alla cui base stanno le opzioni di
cultura e di pratica politica prevalse in questi anni. Queste opzioni (a
partire dall'idea che il lavoro non sia più il cuore della riproduzione)
ci hanno condotto lontano dalla nostra gente e ad essere percepiti come
distanti e separati. Lo spostamento del voto operaio verso la Lega ha questa ragione: l'eclisse della rappresentanza
politica del lavoro da parte della sinistra di classe. Ho trovato sorprendente
nella relazione di Giordano l'assenza di qualsiasi considerazione critica su
come siamo entrati nell'alleanza con Prodi e nel governo, la cui azione
insoddisfacente interroga precisamente la linea prevalsa al Congresso di
Venezia. Infine, a proposito degli ultimi sviluppi: Giordano assicura di non
avere mai detto di volere sciogliere il partito. Forse non lui e non in questi
termini. Ma certo altri sì. Non è affatto sorprendente che
l'enfasi su unità, accelerazioni e irreversibilità abbia
alimentato sospetti non incomprensibili. Del resto, che cosa è il
"processo costituente" di cui ha parlato Giordano ancora nella
relazione? Che cosa si vuole "costituire", se al contempo si
definisce "impraticabile" l'ipotesi federativa? Il segretario ci ha
detto anche che "siamo stati sconfitti tutti". E' inaccettabile che a
sostenere questa teoria della "responsabilità collettiva"
siano i dirigenti del partito. Si tratta della pretesa di non essere
considerati responsabili delle scelte compiute e dei loro esiti. Ma
l'assunzione di responsabilità è un fondamento di
legittimità, tanto più quando un gruppo dirigente decide in modo
verticistico, autoritario ed escludente, in base a logiche maggioritarie.
È una storia di anni, che oggi, per fortuna e finalmente, sembra
approssimarsi a una svolta. Carlo Cartocci Dobbiamo riconoscere che il processo
di costruzione del soggetto unitario e plurale è stato condotto in modo
verticistico e affrettato: con pochissima condivisione, politica e
sentimentale, della base del partito. Il partito, da troppo tempo preso da
autoreferenzialità, non ha saputo valutare i cambiamenti culturali,
prima ancora che politici, che nel frattempo sono avvenuti nella
società, nel mondo del lavoro, nella produzione di valori, nella
costruzione del simbolico. La maggior parte dei dirigenti e quadri del partito
negli ultimi anni si sono riversati nelle istituzioni e hanno trascurato il
radicamento territoriale e rotto collegamento con i movimenti. Non possiamo
considerare irreversibili le scelte fatte. Non serve cambiare i vertici se non
si elimina il verticismo. Il nostro è un problema culturale: dobbiamo
cambiare il metodo di analisi della società, ma anche il linguaggio e il
tipo di comunicazione a cui ricorrere. Imparare ad ascoltare. Io credo che la
dirigenza del partito si sia isolata ed abbia elaborato strategie come farebbe
un consiglio di amministrazione: con metodo oligarchico, elitario e di
separazione dalla base militante. E' amaro constatare che la presenza di molti
giovani nella direzione del partito non abbia portato quell'aria nuova che
speravamo: sono invecchiati molto presto. In conclusione va respinta ogni idea
di scioglimento, partiamo dalla ricostruzione dell'unità del partito,
poi si riaprirà il processo della costruzione della sinistra plurale e
della sua organizzazione federativa aperta a singoli, movimenti e partiti.
Immaginiamo una dirigenza al servizio del partito e non viceversa: facciamo un
congresso di rifondazione di Rifondazione. Giusto Catania Vorrei attestarmi
sulle cose che sono state dette negli organismi ufficiali di partito, mi sembrerebbe
dispiacevole discutere di documenti che il Cpn e il corpo militante del partito
non conosce. Mi sembra assurdo che si contesti a Franco Giordano, così
come ha fatto Paolo Ferrero, di non aver impedito che circolasse un appello in
cui si chiedeva di scogliere Rifondazione comunista. Personalmente non sono di
cosa si stia parlando e mi sembra folle una discussione così, rinchiusa
in noi stessi, dopo questo disastroso risultato elettorale e mentre il popolo
della sinistra sta guardando con ansia a questa nostra discussione. Dobbiamo
far ripartire il processo della Sinistra a partire dal rafforzamento di
Rifondazione comunista. C'è un nodo su cui dobbiamo discutere: quale
Rifondazione comunista? C'è una differenza strategica tra noi e Oliviero
Diliberto che propone di rifare Rifondazione prima della scissione. Per me il
processo costituente della rifondazione è cominciato con la caduta del
governo Prodi e con la scissione di Cossutta. Da lì è cominciata
la connessione con i movimenti, la rottura di vecchie incrostazioni idelogiche
e la ripresa di un nuovo protagonismo sociale. Poi è arrivata Genova,
Firenze, il grande dibattito sulla non-violenza. Da questa Rifondazione bisogna
ripartire, dall'accumulo d'innovazione, ricerca, elaborazione che abbiamo
sedimentato in questi anni. Sarebbe devastante un ritorno ad una
identità cristallizzata. Il nostro deve continuare ad essere un partito
meticcio che abbia l'ambizione di costruire l'ibridazione delle culture nella
società. Bisogna ripartire da questa Rifondazione per ricostruire la
sinistra, a partire da quelli che abbiamo incrociato in queste settimane di
campagna elettorale, a partire da Rita Borsellino che alle elezioni regionali
siciliane è stata un valore supplementare che non possiamo disperdere. È
necessario ricostruire la sinistra nei luoghi della sofferenza, a partire dai
bisogni dei cittadini, ma serve un progetto di lunga durata perché
quando davanti la Fiat Mirafiori ci dicono che ci occupiamo solo di
"zingari e froci" è un problema democratico e culturale e
questo ci impone di ragionare su un processo culturale che abbia una lunga
lena. Bisogna ripartire e come diceva Kerouac "forse no sapremo dove
andare ma è urgente metersi in marcia." Luigi Cogodi Il colpo
elettorale è stato durissimo. Ciò impone una reazione forte e
composta e non la deprecabile ricerca di capri espiatori. E' davvero curiosa la
disputa, tutta mediatica, tutta "americana", pur essa, prodotta in
questi giorni, secondo cui il congresso dovrebbe servire non ad individuare una
più valida ed efficiente prospettiva politica, quanto piuttosto a
contare chi vorrebbe salvare il partito e chi vorrebbe scioglierlo. C'è
evidentemente chi pensa ad un congresso giocato sulla suggestione e non sulla
politica, sullo scarico e non sulla assunzione di responsabilità. Va
bene la riscoperta a sinistra della dimensione "territoriale" della
politica. Ma territorio non vuol dire solo cose, vuol dire innanzitutto
persone, comunità e popolo. Territorio vuol dire economia, cultura, attualità
e concretezza del conflitto sociale e politico. Il territorio non è un
"deserto da attraversare". Il territorio è una dimensione di
vita sociale, di relazioni umane e politiche. Vita sociale da saper ben
comprendere, cui saper rispondere, da saper rappresentare. Quanto al "radicamento",
non si dimentichi il valore vitale della biodiversità. Perché
c'è radice e radice. Tradotto in politica, pensato da sinistra,
tuttociò significa riconoscimento e ruolo sociale, di classe, di
comunità e di popolo. Significa nuovo protagonismo sociale, autonomia ed
autogoverno, dimensione aperta e cooperativa del potere diffuso. Questa
è la Rifondazione comunista da salvare, questa la nuova Sinistra da far
vivere. Dalla Sardegna ci abbiamo provato, anche proponendo qualche tempo fa un
"piano organico di rinascita economica e sociale", come prevede la
Costituzione della Repubblica. Sin'ora siamo rimasti troppo soli ed inascoltati
dal "centro", da tutti i "centro" politici ed
istituzionali. A maggior ragione, perciò, riteniamo utile ripartire da
li, dal valore comunitario e liberatorio di un territorio e di un popolo che sa
di essere "nazione", nella configurazione costituzionale dello Stato
unitario. Stefano Cristiano La sconfitta elettorale è stata netta ed
inequivocabile. Abbiamo perso voti da destra, da sinistra e per l'astensione.
Nonostante ciò qualcuno persevera nell'errore credendo che il mondo
ruoti intorno alle brillanti intuizioni che dopo 10 anni di innovazioni e mosse
del cavallo ci hanno portato quasi all'estinzione! Da questi risultati discende
il giudizio severo sul gruppo dirigente, ed il rifiuto del tentativo di
"privatizzare" i successi, attribuendone il merito ai nostri leaders,
e "socializzare" le sconfitte! Molti di noi infatti avevano per tempo
affermato che di fronte ad una poderosa pressione sul voto utile esercitata
sull'elettorato d'opinione, avremmo dovuto, anche con un richiamo simbolico,
consolidare il consenso militante del Prc per ridurre il danno di un risultato
comunque negativo. Il motivo per cui non si è voluto usare il buon
senso, risiede nel fatto che una parte della ex maggioranza ha usato questa
tornata elettorale per consolidare il progetto politico di superamento del Prc,
e costruzione di un soggetto unico della sinistra all'interno del quale il
Comunismo fosse, come affermato dal candidato Bertinotti, solo una
"tendenza culturale". Oggi qualsiasi ipotesi di rinascita passa dalla
Rifondazione di un prospettiva comunista non residuale e dal rilancio del Prc
come soggetto politico autonomo, e lievito per la costruzione di una sinistra
non subalterna al Pd. Chiudo il mio contributo con un ringraziamento. Sono
sinceramente ferito dal fatto che il compagno Bertinotti, da quando è
stato eletto presidente della Camera, non si sia più fatto vedere al
nostro Cpn, e che anche oggi, dopo aver esposto le sue analisi sul voto in
numerosi appuntamenti televisivi, non abbia sentito il bisogno di ascoltare
questa comunità così divisa, disorientata e ferita. Il mio
ringraziamento quindi va a tutti quei compagni che fanno vivere questo partito
nei territori e grazie ai quali, sono certo, rinascerà. Alberto
Deambrogio Tra le varie motivazioni che hanno portato alla netta sconfitta
elettorale, alla percezione di vera e propria inutilità della nostra
proposta, c'è sicuramente la difficoltà sul terreno del suo
insediamento sociale e territoriale. Una crisi su cui anche il Prc aveva
provato a riflettere nella conferenza d'organizzazione a Carrara, senza
però arrivare a reali cambiamenti nelle pratiche. D'altro canto anche le
segnalazioni pervenute nel tempo dai segretari delle regioni del nord, tese a richiedere una maggiore attenzione ai
cambiamenti economici, sociali e culturali di quelle aree, sono state
ampiamente inascoltate. Se non vogliamo cadere nella velenosa tentazione di
inseguire le tendenze dominanti, peraltro già indicate da un Pd
disponibile a inseguire le politiche della destra, dobbiamo dotarci di nuovi
strumenti di analisi e azione. Naturalmente non basta fare appello a un ritorno
tra le persone, ma occorre tentare un insediamento sociale in cui chi è
disponibile alla ricostruzione di forme di conflitto sia protagonista
dell'impresa. Abbiamo finito per parlare a nome e per conto di qualcuno e non
abbiamo seguito l'insegnamento, caro alla teologia della liberazione, che da
sempre, ci dice che l'opzione da fare è per gli oppressi come soggetto.
Anche da qui occorre ripartire, cercando di connettere tutte le esperienze in
una rete dotata di un senso politico comune. Non sono d'accordo, infine, con
chi sostiene che alle scorse elezioni è stata sconfitta la federazione
della Sinistra Arcobaleno. E' stato sconfitto, semmai, un cartello elettorale,
realizzato in tutta fretta nella speranza che potesse vicariare nel cielo della
politica la mancata costruzione sociale. Oggi dobbiamo ricominciare con
realismo politico, bandendo ogni settarismo dalle nostre azioni. Ripartiamo dal
rilancio consapevole della Rifondazione comunista, per aprire immediatamente la
discussione unitaria con tutti i soggetti sociali e politici che non si
rassegnano. Daniela Dioguardi Siamo reduci da una disfatta con gravi
conseguenze politiche ed umane. Pensiamo all'ansia sul futuro dei giovani e
meno giovani, che in questi anni hanno lavorato nel partito e nei gruppi
Parlamentari. Sarebbe ingeneroso cancellarli dalla discussione. Le dimissioni
del segretario nazionale e della segreteria sono un minimo etico per favorire
una discussione senza conformismi e trasformismi. Il confronto interno non deve
trascurare la necessaria e contemporanea interlocuzione con la sinistra
diffusa. La campagna del voto utile è stata devastante perché
avevamo già perso per il nostro elettorato credibilità,
autorevolezza, capacità di incidere. L'astrattezza-arroganza ideologica
ci impedisce di accorgerci che la realtà è più complessa e
contraddittoria di quanto immaginiamo. Ho insistito sulla necessità
della pratica dell'ascolto: ascoltare anche ciò che non è in
linea con le nostre convinzioni e cercarne le ragioni. Se l'avessimo fatto
avremmo capito che il no all'indulto non era incasellabile dentro i vecchi
schemi della contrapposizione giustizialismo contro garantismo, ma parlava di
un desiderio di giustizia uguale per tutti, di sdegno nei confronti
dell'impunità dei potenti che le modalità dell'indulto
favorivano. Altri esempi si potrebbero fare su come è stato affrontato
il problema sicurezza. E' apparsa evidente l'incoerenza tra il dire, l'essere e
il fare. Che fine ha fatto la conferenza d'organizzazione? E la riforma della
politica? Abbiamo lasciato che altri agitassero demagogicamente la critica alla
politica, agli sprechi, ai privilegi degli istituzionali, e questo ha favorito
l'antipolitica, penalizzando noi che dovremmo incarnare il progetto di
alternativa di società. "Siete tutti eguali" mi dicevano nei
mercatini. Noi che insistiamo sulla partecipazione, sulla necessità del
legame col territorio, sulle relazioni come abbiamo costruito le liste
elettorali? Non abbiamo agito una pratica conflittuale adeguata ad un governo
fragile, che ci poneva più problemi di quanti previsti. Siamo apparsi o
troppo consenzienti o troppo inutilmente conflittuali. Nei prossimi giorni
proseguiremo con la pubblicazione degli interventi 26/04/2008.
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Dopoelezioni, da cosa dobbiamo
ripartire Il problema non è "se" ma "come"
realizzare l'unità della sinistra Antonello Patta La scelta elettorale
della Sinistra l'Arcobaleno, momento importante di un percorso per
l'unità della sinistra, è stata sconfitta. Una sconfitta che
nessuno aveva previsto o percepito, con l'uscita della sinistra dal Parlamento
italiano. Le compagne e i compagni, che in queste settimane di frenetico lavoro
hanno dato anima e corpo a un progetto ai primi passi, hanno innegabilmente
ricevuto un durissimo colpo. Da qui però dobbiamo ripartire, maturando
la consapevolezza di quanto accaduto, senza infingimenti e senza intraprendere
la strada scoscesa della ricerca del capro espiatorio o delle
responsabilità solo esterne. Oggi ci troviamo infatti a fare i conti con
un risultato duro e impietoso, fatto di voti persi verso l'astensionismo, ma
anche verso il Pd, Di Pietro, partiti minori e, sebbene sia difficile
ammetterlo, verso la Lega Nord. La società italiana procede quindi a grandi passi
verso l'americanizzazione e il Paese si sposta sempre più a destra,
culturalmente, prima ancora che politicamente. Le ragioni della sconfitta sono
tante. Sicuramente ha pesato una valutazione negativa del nostro risultato nel
governo Prodi o, all'opposto, l'accusa di essere stati tra le cause
della sua crisi. Ancor più preoccupante però l'ipotesi di un
risultato negativo perché il nostro popolo ci ha percepiti come
inefficaci o addirittura inutili. Un peso l'hanno avuto gli errori e le
improvvisazioni nella presentazione elettorale della Sinistra l'Arcobaleno,
sullo sfondo della regressione politica e culturale del paese, e forse ancor di
più il richiamo al voto utile nella tendenza alla semplificazione del
quadro politico, sostenuto dai principali mezzi di comunicazione. Tutte cose
che dicono delle difficoltà in cui ci siamo trovati ad agire, che
potrebbero spiegare un risultato negativo, ma che non bastano a giustificare il
disastro, a spiegare perché l'elettorato non ha ritenuto necessaria
l'esistenza di una sinistra nel paese. Proprio per questo l'errore più
grave sarebbe cavarsela, spinti dal necessario ottimismo della ragione, con
facili spiegazioni. Ancora più grave sarebbe sottoporre gli iscritti a
uno scontro tra dirigenti, giocato sui giornali, da cui essi sarebbero esclusi.
Uno strattonamento tra posizioni ognuna delle quali rischia di rivelarsi
inadeguata rispetto alla situazione e alle sue evoluzioni. Si produrrebbe tra i
compagni spettatori un ulteriore scoramento e il rischio della liquefazione
ancor prima della balcanizzazione. In gioco c'è infatti la
capacità della sinistra di entrare in sintonia con il Paese e la
capacità di avere una proposta politica in grado di connettere
insediamento sociale e presenza e ruolo nelle istituzioni parlamentari. Occorre
una discussione ampia e approfondita, a partire dalle compagne e dai compagni
di Rifondazione comunista che in questi mesi hanno costituito la forza portante
del progetto unitario, attraverso un lavoro che dovrà essere
valorizzato. Occorre ripartire dalle forze esistenti. Occorre impedire che uno
sbandamento metta a repentaglio il patrimonio di quadri e presenze diffuse sul
territorio. Come Rifondazione comunista è quindi indispensabile
rispettare gli impegni assunti e dare la possibilità a tutte le compagne
e a tutti i compagni di discutere, attraverso un congresso da svolgersi entro
l'estate sui temi che finora abbiamo messo da parte, come le forme del soggetto
unitario, la sua cultura politica, le modalità della democrazia interna
e la sua linea. Insomma il problema non è se, ma come realizzare
l'unità della sinistra. Rifondazione Comunista deve portare in questo
processo unitario tutto il patrimonio di innovazione politica, culturale e di
ricerca sviluppato in questi anni, senza mettere da parte l'esperienza unitaria
che abbiamo costruito e che vogliamo continuare, a partire dagli appuntamenti
che ci vedranno impegnati nei prossimi giorni, primo di tutti il 1° Maggio.
26/04/2008.
( da "Liberazione"
del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Dove sia finito il voto operaio al Nord, ormai è chiaro a tutti: consegnato in gran parte
alla Lega, che Bossi ha definito "il vero partito
degli operai". Un travaso di voti che ha riguardato tutte le roccaforti
storiche della sinistra, da Genova a Sesto San Giovanni, fino ai distretti
industriali del Veneto e dell'Emilia: dove il Carroccio ha dato voce alle
rivendicazioni economiche e alle paure sociali degli operai, non
comprese da una Sinistra accusata di pensare solo "a froci e
zingari". A Roma le cose sono andate diversamente, il lavoro politico
quotidiano e il radicamento capillare nei territori hanno dato i loro frutti,
limitando i danni: "C'è molto da ricostruire - dice Pino, operaio
all'aeroporto di Fiumicino - perché di errori la Sinistra ne ha fatti tanti.
Ci sono problemi concreti che a Roma sono stati ignorati, primo fra tutti
quello del degrado delle periferie: ma non credo che la soluzione sia Alemanno.
Alla Regione la destra ha governato cinque anni e ci ha lasciato un cratere nei
conti pubblici". "Al primo turno non ho votato - confessa Maurizio,
da oltre vent'anni autista dell'Atac - perché sono francamente deluso
sia dall'esperienza di governo che da quella comunale. Traffico, immigrazione,
casa, asili: cosa è stato fatto a Roma in tanti anni di giunte di
centrosinistra? Io faccio l'autista, posso garantirti che il traffico è
sempre aumentato e la condizione delle strade è pietosa. Perciò
non è scontato che uno continui a votare a sinistra". La stanchezza
del popolo della sinistra è palpabile, ma c'è anche la
consapevolezza del rischio che si corre: "Speriamo che la gente capisca
che non si deve consegnare Roma a un ex picchiatore fascista come Alemanno -
commenta Veronica, giovane impiegata di Atesia - appoggiato da un altro ex picchiatore
come Storace. Lo so, Rutelli non è il massimo: ma l'alternativa mi
spaventa". La coincidenza dei ballottaggi di Comune e Provincia con il 25
aprile è più che simbolica: dopo oltre sessant'anni il problema
è sempre lo stesso, battere la destra. Roma val bene un voto,
perché sia ancora Città aperta. I. R. 26/04/2008.
( da "Manifesto,
Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Intervista "E adesso rifacciamo
il Paraguay" Intervista al nuovo presidente Fernando Lugo, il vescovo che
ha battuto un regime cinquantennale: "Lo stato? In questo paese non
è mai esistito. I soldi per i poveri? Dalla lotta ai corrotti. La
chiesa? Soffiano venti nuovi. I trattati elettrici? Vanno rivisti"
Darío Pignotti Presidente Lugo, la sua vittoria nelle elezioni del 20
aprile è l'inizio della transizione democratica in Paraguay o solo la
fine del regime colorado e l' avvio di un lento processo di re-istituzionalizzazione?
Più che l'inizio della transizione democratica, credo che sia
"l'inizio della fine" di questo processo ormai lungo quasi vent'anni.
E quindi rappresenterà anche la fine dei sei decenni di egemonia
colorada. Saremo in condizione di mettere la parola fine a 60 anni di vuoto
istituzionale e di avviare un lento ma fermo processo di istituzionalizzazione
del nostro paese. Non parlo di re-istituzionalizzazione perché in
Paraguay si è sempre lamentata l'assenza dello stato e delle istituzioni
e noi crediamo che ora ci sia la necessità di costruire lo stato
paraguayano, che per più di mezzo secolo è stato usato per le
malversazioni dell'amministrazione pubblica e l'arricchimento illecito del
gruppo colorado di turno. Quale sarà la sua priorità: combattere
la corruzione o la povertà? Teme l'etichetta di "populista"
che la destra è solita affibbiare a tutti i governi popolari?
Combatteremo la corruzione e la povertà allo stesso tempo. Direi anzi
che la lotta alla corruzione e alla povertà sono intimamente legate,
perché la lotta alla corruzione sarà un'incalcolabile fonte di
risorse finanziarie che serviranno, insieme ad altre, a finanziare gli
ambiziosi progetti di sviluppo e di crescita che abbiamo. Quanto al
"populismo", non temo le etichette che ci possano attribuire,
né in positivo né in negative. Negli ultimi mesi i nostri
detrattori me ne hanno dette di tutti i colori con l'intento di squalificarmi
davanti alla cittadinanza. Ma la gente è maturata e ormai sa distinguere
la differenza che c'è fra questi due termini, che "populista"
è chi fa promesse false, menzognere, irrealizzabili e demagogiche, e
"popolare", come sarà il nostro governo, è chi lavora
con onestà e impegno alla soluzione degli enormi problemi di cui soffre
il Paraguay. Per di più credo che la tendenza a etichettare i governi
popolari come "populisti" o "izquierdistas" ormai vada
perdendo ascolto in America latina. La sua coalizione comprende forze di
centro-destra, come i liberal-radicali: crede di poter garantire la governabilità
con un'alleanza così eterogenea? Nella "Alianza Patriótica
para el Cambio" coesistono forze e organizzazioni politiche e sociali
molto diverse. Sono convinto che in questa "unità nella
diversità" stiano la ricchezza e la forza del nostro progetto
politico. E' un fatto inedito nella nostra storia e sinceramente credo che
questo progetto sia chiamato a portare avanti il Nuovo Paraguay che sognamo da
tanti anni. Se questo non bastasse, contiamo con un "Programa
básico de gobierno" e un "Pacto de gobernabilidad"
sottoscritto da tutte le forze dell'Alleanza. Quando era ancora solo un
candidato ha detto che la sua vita poteva essere a rischio. Ora, dopo una
vittoria tanto grande, quel rischio è aumentato? La vita di qualsiasi
persona che rappresenti un cambio, in ogni paese del mondo, corre questo tipo
di rischi. Ora, dopo una vittoria così netta, è logico che
qualcuno sia molto nervoso, soprattutto la cricca mafiosa che si è
impadronita del paese per tanti anni. Questo potrebbe spingere qualcuno di loro
a gesti inconsulti. Non temo tanto per la mia vita quanto per la sorte del
nostro progetto politico. In ogni, come è ovvio, abbiamo preso tutte le
precauzioni del caso. Lei ora è presidente della repubblica, ma continua
a essere ancora un vescovo, per quanto sospeso a divinis . Si sente più
un politico o un religioso? E' difficile smettere di sentirsi ciò che
uno è. Nel mio caso, un politico religioso o un religioso politico. Non
è facile dimenticare 30 anni di formazione e di vita. E per quanto la
vita politica sia molto intensa e vertiginosa, non è riuscita a
cancellare l'altra vita. Continuo a credere di avere "una missione",
che è quella di servire i miei simili e che il miglior modo di compierla
sia oggi un'azione politica sana, ampia, includente e costruttiva. Lei non ha
mai nascosto la sua adesione alla Teologia della liberazione, bestia nera del
Vaticano. Crede che per la chiesa cattolica latino-americana sia tornato il
momento di recuperare il ruolo che ebbe nelle lotte sociali? Su tutto il nostro
continente soffiano venti nuovi. Questo è innegabile e oltretutto
inarrestabile. Non credo che si possa tornare indietro dal cammino che si
è aperto nei nostri paesi. Quello che accade in America latina non
è una "casualità" ma una "causalità".
Le penose condizioni economico-sociali in cui si dibattono i nostri popoli sono
la causa di questa tendenza verso i profondi cambi strutturali che stanno
avvenendo al ritmo e all'intensità propri della realtà di ciascun
paese. La chiesa latino-americana non può continuare a dare le spalle a
questo processo e spero che anch'essa si unisca attivamente al suo
consolidamento. Il Trattato di Itaipú, firmato durante le dittature
paraguayana e brasiliana, ha tutta l'apparenza di un patto di sottomissione
incondizionata al Brasile. Lei nella sua campagna elettorale e anche durante
l'incontro del 2 aprile scorso con Lula a Brasilia, ha battuto molto sul tasto
della dignità nazionale e sulla necessità di cambiare le regole
del gioco rispetto a Itaipú. Gli industriali di San Paolo, e anche Lula
per la verità, hanno già detto che non se ne parla neanche. Teme
che la lobby paulista e i "brasiguayos" produttori di soia boicottino
il suo governo come hanno tentato di fare con Evo Morales in Bolivia? Credo
molto nel dialogo, in politica come nei rapporti umani. Per questo ho la
speranza di arrivare ad accordi più giusti ed equi con il Brasile sul
capitolo Itaipú. E' vero che ho parlato della dignità nazionale.
E' fuor di dubbio che i colloqui o i negoziati con un governo paraguayano degno
e patriota dovranno portare necessariamente a un risultato diverso rispetto a
prima. E l'azione di un governo di tipo nuovo in Paraguay creerà
condizioni diverse per discutere temi che riguardano il nostro territorio, si
tratti di paraguayani o di "brasiguayos". L'entrata del Venezuela nel
Mercosur crede possa favorire i soci più deboli, Uruguay e Paraguay,
critici di fronte all'egemonia di Brasile e Argentina? Per vocazione sono un
sostenitore dell'integrazione. Il vecchio detto "dividere per
regnare" in America latina ha funzionato perfettamente per agevolare il
dominio dei "poteri centrali". Per questo qualsiasi incorporazione
nuova al blocco regionale, e anche in una prospettiva ancor più ampia,
sarà sempre la benvenuta. Le asimmetrie del Mercosur non sono legate
all'entrata di alcun paese. Le dobbiamo risolvere noi stessi, all'interno di
questa famiglia in via di formazione, consolidandola, approfondendo e ampliando
i suoi obiettivi originali. Anche in questo caso i colloqui e i negoziati
saranno reciprocamente più fruttuosi e positivi quando si tengano fra
governi degni e patrioti con un forte sostegno dei rispettivi popoli. E'
probabile che nel 2009 il presidente Correa chiuda la base Usa di Manta, in
Ecuador. In Paraguay si è parlato più volte di una presenza militare
Usa nella base di Mariscal Estigarribia, nel Chaco. Se Manta chiude gli Stati
uniti dovranno cercare un altro paese della regione. Lei potrebbe consentire a
certe condizioni l'installazione di una base militare nord-americana nel suo paese?
Assolutamente no. Noi non crediamo nella forza delle armi né nella
necessità di stabilire basi militari di controllo o di dominio in nessun
posto del mondo. Siamo pacifisti convinti e non permetteremo che si usi il
territorio paraguayano a fini militari o bellici. Il nostro Nuovo Paraguay
sarà un paese sovrano e indipendente non solo a parole.
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
La lettera Calderoli:
grazie signora ci ha messo il cuore Che dire? Chapeau! Grazie signora Veronica.
A nome della Lega, del popolo leghista, del popolo del Nord tutto. Ieri ho letto
sulle colonne de la Stampa la sua intervista. E ne sono rimasto colpito. Perché
lei ha capito, usando gli occhi e il cuore, che sono ancora i migliori
strumenti per la comprensione del mondo, quel che davvero la Lega e i cittadini che ci hanno votato
vogliono. Quando dico e scrivo che le donne sono spesso più
avanti dei maschi non mi sbaglio. Lei, signora, ha compreso, meglio di tanti,
anche politologi, che oggi ci scoprono e analizzano il nostro successo
elettorale spiegando nelle maniere più bizzarre, che noi abbiamo
interpretato i bisogni del popolo del Nord e che lo rappresentiamo. Sono miele
alle nostre orecchie le sue parole "bisogna smetterla di considerare con
la puzza sotto il naso e con snobbismo la Lega e i
suoi esponenti". Perché sono due decenni che sui media non leggiamo
altro che commenti di snob e gente dal naso fino nei nostri confronti. Noi che,
votati dalla gente, rappresentiamo il popolo. Grazie signora Veronica: la
salutiamo con un sorriso, quello dei guerrieri che si tolgono il cappello
dinnanzi alla sua gentilezza. Con gratitudine e stima. Roberto Calderoli.
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
BALLOTTAGGIO Seggi aperti domani
dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15. Subito dopo lo spoglio Ritorno
al voto per 179 mila astigiani Ritorno alle urne per gli oltre 179 mila
elettori dell'Astigiano (poco più di 60 mila di questi nel capoluogo),
chiamati ad aleggere, al ballottaggio, il presidente della Provincia. La sfida è tra Maria Teresa Armosino (Pdl e Lega Nord) che al primo turno ha
ottenuto il 44,1% delle preferenze e Roberto Peretti (pd e Italia dei Valori)
che affronta il secondo turno partendo dal 26,4% di quindici giorni fa. Si vota
nei 266 seggi (78 sono nel capoluogo) domani dalle 8 alle 22 e lunedì
dalle 7 alle 15. Subito dopo s'inizieranno le operazioni di spoglio
delle schede. Alla coalizione del candidato presidente vincitore andranno 14
seggi, mentre tra le altre coalizionis aranno ripartiti i restanti dieci. Si
vota tracciando un segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato
presidente prescelto. E' ritenuto valido, come informa la prefettura, anche il
voto apposto sui contrassegni delle liste collegate al presidente. La scheda
è di colore verde. E' necessario presentarsi al seggio con la tessera
elettorale e con un documento di identità. Altro servizio A PAGINA 55.
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
La bambina è tornata a casa
verso le 19,30, ora di cena. Con i suoi dieci anni disarmati da una
disabilità psichica non lieve, di fronte alla tavola apparecchiata ha
cominciato a piangere, a dire che stava male, che le faceva male la pancia.
Così tanto male, e lacrime così disperate: i genitori l'hanno
accompagnata all'ospedale più vicino, Conegliano Veneto. Era
mercoledì sera e da allora Santa Lucia di Piave, ottomila anime sulla
Sinistra Piave a metà strada fra Treviso e Conegliano, vive nell'incubo
dell'uomo nero. Perché sulla bambina, visitata dai medici del pronto
soccorso, sono stati riscontrati segni di violenza; non aveva lividi né
graffi in nessuna parte del corpo, ma addosso aveva materiale organico
inequivocabile. Ascoltata da un neuropsichiatra infantile, ha raccontato: ha
parlato del pomeriggio passato al parco fino alle sette, perché tanto
adesso c'è luce fino a tardi, e di un uomo giovane con la pelle nera che
le aveva fatto delle cose brutte, da farle venire mal di pancia. Dopo la
denuncia della bambina, i carabinieri hanno fermato un giovane marocchino, che
la pelle scura ce l'ha davvero, anche se non proprio nera. Abita poco lontano
dalla famiglia della piccola. Fermato in base alla legge Bossi Fini, perché non era in
regola con il permesso di soggiorno, non si vede al momento contestare alcuna
accusa che possa essere in qualche modo collegata a quanto raccontato alla
bambina. Ma cosa è accaduto, davvero? Qualcosa di orrendo qualunque sia
la verità (non così scontata) che arriverà alla fine delle
indagini: all'esito dell'esame del Dna, prima tappa fondamentale,
dovrebbero mancare non più di 48 ore. La bambina, e questo è
l'elemento drammatico, ha davvero subito abusi: il suo corpo ne porta la
traccia, ma quello che è successo non è successo
mercoledì, e nemmeno al parco. Il parco all'ora indicata da lei era
chiuso, sui suoi vestiti nessun residuo d'erba o di terra. No: i segni di abuso
che porta addosso sono chiari ma non sono recenti. Potrebbero indicare
addirittura molestie continuate. Da parte di chi? Sicuramente da parte della
persona che mercoledì l'ha ancora molestata, forse in una casa e non
all'aperto. Così facendo, ha lasciato sulla piccola vittima la sua
firma. Ma perché la denuncia della bambina, così precisa sul
parco e sull'uomo con la pelle nera, e come incasellare il suo racconto nella
verità? La bimba, che va regolarmente a scuola e ha un buon livello di
relazione con i coetanei, ha problemi psichici e non è del tutto autonoma.
E' seguita dai servizi sociali; la sua famiglia, "persone perbene e
corrette" come tiene a dire il sindaco Fiorenzo Fantinel, non vivono una
situazione facile, tra difficoltà economiche e culturali. Ieri mattina i
genitori si sono allontanati dal paese per sottrarsi alle chiacchiere di tutti,
temendo di poter essere identificati; la bambina è rimasta a casa con i
parenti, ha giocato serenamente. Basta questo per scardinare almeno una parte
del suo racconto: la violenza non può essere avvenuta mercoledì,
le lesioni non avrebbero altrimenti consentito la sua dimissione dall'ospedale
in tempi così rapidi. Ma il suo grido di aiuto ha portato alla luce una
verità spaventosa: qualcuno dovrà risponderne. Il cerchio dei
carabinieri si stringe intorno al piccolo mondo della bambina, che proprio per
la sua fragilità frequenta solo la casa, la scuola sotto controllo degli
assistenti sociali, la strada del quartiere e quel parco, che sta dietro una
casa di riposo, è proprietà della parrocchia e alle sette di sera
è chiuso.
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
La dieta del
boss Per essere sempre brillanti niente croissant, tanto tofu e un litro
d'acqua Vuoi fare il capo? Devi mangiare bene. E non nel senso dei gourmand, ma
in quello dietologicamente corretto. Il "Times" suggerisce la giusta
dieta per affrontare la giornata lavorativa. A colazione, per esempio, l'ideale
sarebbe una piccola tazza di müsli (o porridge) e uova in camicia.
Sconsigliati croissant, pane bianco tostato con marmellata. A pranzo, serve
ricaricarsi, fare un bel pieno di cibi ricchi di proteine, per affrontare il pomeriggio.
Particolarmente consigliati le uova e il tofu, ricchi di colina, sostanza utile
al funzionamento del cervello. Evitare le grosse porzioni di carboidrati,
pasta, riso, patate, che inducono pigrizia e sonnolenza. A metà
pomeriggio servirebbe una siesta, magari con un frutto. Evitare, invece,
biscotti e torte. I caffè non servono per svegliarsi, molto meglio una
tazza di te. A cena tenersi lontano da take away e piatti pronti,
"cucinati" nel microonde. Si può, invece, ai carboidrati,
patate dolci, noodles o couscous. Evitare i grassi e gli abusi di alcolici che
turbano il sonno. Durante la giornata, per la concentrazione, bevande calde e
almeno un litro d'acqua naturale. La disidratazione causa cattivo umore e
scarsa concentrazione.
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
E forse non si aspettava ad Arcore.
"Beh, ma non è una novità...". Ma come, lei sapeva già di una Veronica Lario attenta alle istanze
della Lega Nord?
"Guardi, l'ho incontrata in un'occasione allegra, a luglio dell'anno
scorso, alla "notte bianca" di Varese. Io suonavo col mio gruppo in
una piazza gremita. Sceso dal palco, mi sono accorto che la signora Berlusconi
era lì con degli amici per ascoltarci. Ci siamo messi un po' a
parlare e ho capito". Che cosa? "Non dico che avesse simpatie per
noi, ma che è una donna molto attenta alle questioni della gente comune,
molto impegnata su questo fronte e che quindi condivide le preoccupazioni e le
ragioni di chi non ha votato a sinistra e ha invece scelto noi. Per questo oggi
non mi stupisco che su molte cose lei la pensi come quei tre milioni e mezzo di
cittadini padani che ci hanno premiato alle urne". Però in casa
Berlusconi è l'unica ad avere fatto outing sul Carroccio. "Se si
considera la famiglia allargata composta dagli amici e dai suoi principali
collaboratori c'è un altro illustre precedente". Quale?
"Fedele Confalonieri, che qualche anno fa fece un'intervista al Corriere
della Sera in cui diceva che se non ci fosse stato Silvio a capo di Forza
Italia avrebbe votato per Umberto Bossi. La conservo
ancora, quella pagina". E' un altro segno che la transizione della Lega è compiuta? "In che senso, scusi?"
Basta col considerare la Lega come fenomeno di
folklore. "Un partito come il nostro che ha oltre l'8% nel Paese, che
è il terzo partito italiano, non ha bisogno di sdoganamenti di sorta, ci
mancherebbe altro. Semmai ne hanno bisogno i nostri detrattori, quelli che non
ci capiscono". Cosa vuole dire? "Hanno loro bisogno di un
aggiornamento, di tornare tra la gente comune, la gente vera, di uscire dai
circoli pseudoculturali romani. Il problema non è nostro, né
abbiamo bisogno di fare alcunché per essere apprezzati da questo circolo
di intellettuali di sinistra che continuerà per sempre a considerarci
quelli che non siamo, per nostra fortuna e loro sfortuna". Morale?
"Finché si ostinano a non capire, continueranno a gridare alla
sorpresa ogni volta in cui la Lega uscirà
vittoriosa dalle elezioni". Cosa l'ha colpita di più
dell'intervista della signora Berlusconi? "Che Veronica è sulla
buona strada, ma è solo a metà. Il prossimo passo sarà
votare Lega". Attenzione, qui si rischia il
divorzio, non crede? "No, e perché? Consideri che la mamma di
Berlusconi si chiamava Bossi. Siamo una grande
famiglia, una coalizione unita. Non credo che Berlusconi ne avrebbe a male. Poi
lui di voti ne ha talmente tanti che uno in più, uno in meno... cosa
cambia? I voti restano sempre nella coalizione". Quel prossimo passo
potrebbe essere in Lombardia, no? "Allora mettiamola così: quando
ci sarà un candidato presidente della regione della Lega
è lì che lei e lo stesso Berlusconi potranno votarlo. Questa mi
sembra una buona soluzione". Peccato sarà solo tra due anni...
"Quando sarà, sarà. Non dipende da noi ma dal presidente
Roberto Formigoni. Noi rispettiamo le sue decisioni, se resterà al suo
posto ci prepareremo per il 2010 altrimenti siamo pronti anche da subito".
Come procede la formazione del nuovo governo? E' vero che Calderoli
sta fuori e voi non siete contenti? "Io non c'entro, ho appena finito di
tagliare il prato...". Però oggi c'è un incontro tra voi e
Berlusconi. Farete marcia indietro? "L'incontro non c'entra col governo,
quello che dovevamo chiedere l'abbiamo già chiesto". Cioè
due ministeri e la vice-presidenza per Calderoli.
Fiducioso che alla fine la squadra di governo riuscirà a portare a
compimento le istanze della Lega, come federalismo e
sicurezza? "Sarà una squadra unita, che porterà avanti le
nostre proposte per una semplice ragione: sono nel programma di governo che
Berlusconi per primo ha condiviso fin da subito".
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
MONTA' Per infarto finisce fuori
strada e muore Stava viaggiando a bordo della sua "Bmw" per rientrare
da una cena di lavoro nel Saluzzese. L'altra notte intorno alle 2, Michele
Almondo, 58 anni, colto da infarto ha perso il controllo della vettura, che
è finita fuori strada a Villafalletto. A segnalare la presenza dell'auto
alle forze dell'ordine, intorno alle 6,30, è stato un passante che si
trovava vicino a via Vigne. Inutile il soccorso da parte della Cri di Busca.
Sono intervenuti i carabinieri di Scarnafigi, il "118" e i vigili del
fuoco di Saluzzo. Michele Almondo, che viveva a Montà d'Alba in borgata
Vittori, lavorava come contoterzista nel settore agricolo. La notizia della
morte ha destato commozione in paese, dove l'uomo era molto conosciuto anche
perché, fin dagli anni '90, era stato attivista
della Lega Nord. Lascia la
moglie Caterina Bodda, titolare di una lavanderia a Canale, la figlia Mara,
infermiera caposala all'ospedale di Alba, e il figlio Roberto, ingegnere, che
ha seguito la passione politica del papà: è segretario della
sezione roerina del Carroccio. La salma è stata composta nella
camera mortuaria della casa di riposo di Villafalletto; i funerali
probabilmente lunedì. \.
( da "Stampa,
La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
PROVINCIA.DOMANI E LUNEDI' IL
BALLOTTAGGIO Da ricordare Gli astigiani scelgono il presidente Al primo turno
era andato alle urne il 76,1% degli aventi diritto al voto Perché la
preferenza sia valida [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI Prime code sotto un bel sole
lungo raccordi anulari, autostrade e vie del mare. Anche questo ci
"raccontano" i telegiornali che classificano il "ponte" del
25 Aprile (e lo stesso faranno con quello del 1° Maggio) alla voce
"prove generali di esodo estivo". Si fa strada nei candidati al ballottaggio
e nei partiti il timore serio di un "effetto barriera di Melegnano"
sul voto. Tanti elettori in fila: non ai seggi, ma su auto e camper in attesa
di pagare il pedaggio. Se astensionismo ci dovesse essere e quale peso
potrà avere sul risultato finale di uno o dell'altro candidato lo
sapremo lunedì. Certo il "partito del non voto" è in
cima alle preoccupazioni. Inutile negarlo anche se ieri pomeriggio il centro
città, affollato per il passeggio, faceva ben sperare. Domani e lunedì gli astigiani sono nuovamente chiamati
alle urne per decidere chi governerà la Provincia tra Maria Teresa
Armosino (Pdl-Lega Nord) e
Roberto Peretti (Pd-Italia dei Valori). Seggi aperti, domenica dalle 8 alle 22
e lunedì dalle 7 alle 15. La vigilia del ballottaggio è stata
scossa dall'annuncio dell'avvio della procedura di mobilità per 277
addetti della ex Way Assauto. Chi andrà ad occupare la poltrona
di presidente della Provincia, il nuovo Consiglio, la giunta,, dovranno
appuntarsi in agenda l'"Astigiana Ammortizzatori" tra le emergenze
più drammatiche da affrontare. Alle urne sono chiamati 179.496 aventi
diritto al voto (86.259 maschi e 93.237 femmine) di cui 60.385 nel capoluogo.
Oggi pomeriggio verranno allestiti i 266 seggi (78 ad Asti) e da domani alle 8
si potrà votare. Lo spoglio delle schede s'inizierà lunedì
pomeriggio. Bisogna presentarsi al seggio con la tessera elettorale e un
documento di riconoscimento. Chi avesse smarrito la tessera potrà
ottenere un duplicato presentandosi oggi e domani in Comune nell'orario di
apertura dei seggi. Alla coalizione collegata al presidente eletto andranno 14
consiglieri, mentre i restanti 10 saranno appannaggio delle altre coalizioni.
Al primo turno Armosino aveva ottenuto 57.263 preferenze, pari al 44,1%. Il
"Pdl" e la "Lega Nord", i partiti
che la sostengono, avevano avuto rispettivamente 34.341 voti e 14.464. Peretti
parte dal 26,4% di quindici giorni fa (pari a 38.253 preferenze). Le forze che
lo appoggiano sono il "Pd" (23.788 voti e il 22,3% al primo turno) e
l'Italia dei Valori (4.496 voti e il 4,2%). Il 12 e 13 aprile l'affluenza alle
Provinciali era stata del 76,1%.Agli elettori che si presentano domani e
lunedì al seggio per votare al ballottaggio, viene consegnata una scheda
di colore verde. Il voto, come informa la prefettura, si esprime tracciando un
segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato alla carica di
presidente della Provincia prescelto. E' da ritenersi valido anche il voto
apposto sui contrassegni delle liste collegate al candidato presidente.
( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Mattia Feltri TUTTI IN
FESTA MA DIVISI Mi sono rivolto a tutti gli italiani", ha detto il
presidente Giorgio Napolitano al culmine del suo generoso e onesto sforzo. Ma
le piazze ieri erano centinaia, luoghi fisici e luoghi dello spirito, ognuno di
noi con la sua celebrazione, ortodossa o no, minoritaria, personale e pure la
celebrazione del nulla. Molti sanno vagamente quale sia la ricorrenza, molti
sanno che è un giorno di ozio, e si organizzano la sacrosanta gita fuori
porta. Qualcuno era sceso nelle strade, nottetempo, per affiggere manifesti di
solidarietà ai combattenti delle nuove Brigate rosse sotto processo;
qualcuno, a Milano, si era armato di bombolette spray per imprimere sui muri
l'identità del nuovo assassino della libertà: Confindustria. Qualcuno,
in Friuli, ha stampato e distribuito volantini neonazisti: "Achtung
Banditen. Traditore della patria". Qualcuno, a Roma, dal centro del
corteo, ha fischiato e insultato i fratelli Alberto e Piero Terracina, scampati
ad Auschwitz, per la colpa di essere ebrei come gli ebrei che "occupano la
Palestina". Qualcuno, a Genova, ha contestato il cardinale Angelo
Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, per le posizioni della Conferenza
episcopale sugli omosessuali, sulle coppie di fatto, sull'aborto, sulla
procreazione assistita. Qualcuno, a Firenze, è andato a deporre mazzi di
fiori sulle tombe dei soldati americani. Qualcuno, a Cuneo, ha partecipato alla
cerimonia di intestazione dei giardini pubblici a Claus von Stauffenberg,
l'ufficiale tedesco che per qualche ora credette di aver ucciso Adolf Hitler
nella Tana del lupo e di averne rovesciato la dittatura. Ognuno aveva la sua
piazza, il suo vecchio e nuovo nemico, la sua calda memoria oppure il suo
fresco rancore. È stato un 25 Aprile tutto sommato calmo, e paradossalmente
frantumato. Beppe Grillo ha fatto esultante la conta dei presenti, che erano
molti, e si è proclamato figlio e nipote dei partigiani di oltre
sessant'anni fa; i nuovi fascisti stanno nelle redazioni, ha detto, e si
ripromette di spazzarli via. Chissà quanti del suo popolo erano
lì per l'ultima Resistenza e quanti per godere dello show. È la
cronaca che si trascina appresso la storia, la tira per i capelli, se la
ridisegna addosso. I ragazzi dei centri sociali hanno mostrato i pugni alla
sinistra sconfitta ed extraparlamentare per indicargli come si sta in piazza.
Il ballottaggio di Roma, vibrante e patetico, ha costretto i leader del Partito
democratico ad argomentazioni lise: arrivano i fascisti, arriva la marea nera.
Silvio Berlusconi ha lavorato al governo e si è intrattenuto per il
caffè col nostalgico Giuseppe Ciarrapico. Roberto Maroni ha tosato l'erba. Fausto
Bertinotti si è chiuso nel silenzio. Il neofascista Luca Romagnoli era
dolente perché la data gli ricorda "violenza e sconfitta". E
siccome è la festa di tutti, tutti hanno fatto festa, a modo proprio,
insieme con un ricordo, con un feticcio, con uno spettro o con niente.
CONTINUA A PAGINA 35.
( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Un professore
santone un operaio disilluso il popolo No Tav, e certe scritte "viva
Sardigna!" Will non abbiamo capito perché si chiama così,
come Uòlter, come yes we can, come un americano a Roma, come
uòttz America e come tutte quelle cose che hanno inventato per non dire
niente. Però, lui lo sa benissimo perché è venuto in
questa piazza, con il parcheggio là fuori e la tangenziale là
sopra, "perché è il 25 aprile, e qui ci sono i negozi,
c'è il cinema, ci sono gli amici. Oggi è festa. Gli altri giorni
non posso". Will ha una splendida camicia bianca tutta inamidata, capelli
neri unti di fresco, occhiali scuri, jeans e stivaletti con una mazza di punta
tanto, che se lo contraddici potrebbe pure sfregiarti. Ci sono tanti ragazzi
che s'abbracciano, Roby che domenica va a vedere la Juve, e minchia la Roma
è fusa, e Max che se vede Simo manco la saluta. Veramente, ha detto una cosa
più giovanile, alla Will. "Manco la c...". Chissà dove
sarà andata, Simo. Attorno, non c'è una musica che suona. Non
c'è neanche un drappo che sventola, nella piazza reale del 25 Aprile,
quella vera, quella che dà il voto all'Italia, che cancella la sinistra
e i suoi sindacati, quella che punisce Veltroni e fa vincere la Lega, una piazza piena di ragazzi che dicono "ma sei tu
Beppe Braida?" e piena di operai come Totonno Puglisi, anni 35, una
maglietta nera da culturista, una riga di barbetta come andava di moda 10 anni
fa, una moglie patinata di biondo e due figli che vogliono vedere un cinema. E
una mamma pure, che racconta di quella volta che volevano festeggiare i 25 anni
di matrimonio a Venezia, con la suocera che diceva a suo marito: "Valla a
buttare nella laguna". Ridono tutti. I bambini si stanno tirando dei
calci. Nella piazza vera del centro commerciale 45 Gradi a
Nord, fuori Moncalieri, i ragazzi hanno quasi tutti nomi americani: Frank,
John, Mark, Devid e Max. Forse se li danno fra di loro così. Il 25
Aprile, giovani e vecchi, lo conoscono tutti. "E' una bella festa",
come dice Sandro, l'unico con il nome italiano, "per questo veniamo qui.
Per stare allegri". Ecco come funziona. Nella piazza vera non ci sono
striscioni. Le uniche scritte sono quelle del consumo: Invidiauomo, Factory
outlet Store Facis, dal 19 aprile al 4 maggio Grande concorso a premi.
"Vieni a trovarci. Gioca e vinci". Sarà pure un po'
qualunquista, la piazza vera, come si diceva un tempo. Ma è piena di
gente, e i numeri in una democrazia sono la cosa che conta di più.
"Tra un'ora qua non si cammina", avvisa Davide Antonacci, che
gestisce il Caffè Biffi, vicino al Playcity Casinò. Ci sono 16
sale cinematografiche affacciate sulla piazza, e la cassiera spiega che quello
più visto oggi è "Alla ricerca dell'isola di Nim", e il
secondo è Ortone e poi i Demoni di San Pietroburgo. La domenica è
come il cinema della parrocchia. Nella libreria Mondadori, lì accanto,
il titolo che oggi è andato di più, come ci informa Francesca
Gamba, è Gomorra, poi Fuoco Amico di Abraham Yehoshua, e Chesil Beach di
Ian McEwan. Tutta roba impegnata, mica cianfrusaglie da truzzi. Continuiamo a
sfatare luoghi comuni. Il 25 Aprile lo sanno tutti che cos'è, più
o meno. E' che non gli interessa. Come a Barbara, Giada e Giulia che hanno 13
anni appena e si sono date appuntamento davanti all'Old Wild West: "E' la
festa della Liberazione, ma non l'abbiamo ancora studiato a scuola".
Può essere che non sappiano da che cosa sono state liberate. Tempi
lontani, mondi sconosciuti. Oggi è come se fosse Ferragosto, o Santo
Stefano. Come il giorno della vittoria nella prima guerra mondiale, una memoria
dei nostri nonni. La sensazione che lascia alla fine il popolo del consumo
è quella di un paese già pacificato con la sua storia, che sta da
un'altra parte, molto davanti alla retorica di Uòlter e a quella di
Berlusconi ("dovremmo capire anche le ragioni di Salò"). Ed
è quando dici bipartisan che Will ti guarda come un marziano: "Cos'è?
Sono le cose che dice Veltroni? Io finché c'è lui non vado
più a votare". Alle 16, intanto, Beppe Grillo ha cominciato a
parlare. Qui hanno aperto il gioco. Devono scivolare su una tavola sopra un
mare di plastica. Fanno tante grida Will e suoi amici, con la maglietta
N&Stormy. Uòttz America!.
( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
[FIRMA]ANDREA SCANZI
TORINO Beppe Grillo aveva giurato di non dire più parolacce e di urlare
di meno, ma già dopo pochi minuti i "vaffa" si erano
affastellati e la voce suonava afona. Per prima cosa ha voluto gemellarsi con
la manifestazione di piazza Castello: "Solo l'Unità è
convinta che non abbiamo rispetto della Resistenza. Siamo noi i nuovi
partigiani. I nostri nonni ci hanno liberato dal fascismo, noi da una dittatura
più sottile: quella della notizia falsa, anzi verosimile". Davanti
a una gremitissima piazza San Carlo ("Ci sono 120 mila persone"),
Grillo ha fatto un vernissage del blog: un sunto delle sue battaglie.
Più contenuti che distruzione, a differenza del primo V-Day a Bologna
(dove pure le proposte non erano mancate). Più che antipolitica, l'attitudine
di Grillo e grillisti è quella degli "antipolitici": questi
politici (e gran parte di questi giornalisti). Sul palco si sono avvicendati
giornalisti (solita ovazione per Marco Travaglio), MeetUp, economisti, comici
(Natalino Balasso), comitati No-Tav. Grillo è tornato a parlare di morti
bianche, lamentando l'inefficienza del centrosinistra ("Ieri c'erano
Berlinguer e Pertini, oggi D'Alema e Rutelli") e attaccando ancora la
legge 30 (non più chiamata legge Biagi, forse per evitare nuove
polemiche). "Le nostre sembrano battaglie da nulla, ma le rivoluzioni
nascono da piccole azioni: il razzismo in America è finito quando una
donna di colore si è rifiutata di alzarsi dall'autobus per lasciare il
posto a un bianco". Se il V-Day era stato anzitutto una riflessione - per
nulla edulcorata - sulla moralità perduta della politica, il V2-Day ha
coinciso con una ricognizione sullo stato dell'arte dell'informazione italiana.
"Io non ce l'ho con i giornalisti, ce l'ho con il sistema", ha
ripetuto, a scongiurare l'ennesima accusa di qualunquismo. Tre gli ordini del
giorno: abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria, abolizione
dell'Ordine dei giornalisti, abolizione della legge Gasparri. "L'ultimo
è il più importante. Del resto Gasparri basta guardarlo, se lo
fissi a lungo ti viene la labirintite". Poche le battute, a conferma di un
Grillo sempre meno satirico e sempre più politico. Gli stessi contenuti
del V2-Day, per chi frequenta regolarmente il blog, erano arcinoti. "I
maggiori organi di informazione italiani sono in mano a banche, multinazionali,
partiti: non sono liberi. La Rai cancella i filmati da YouTube con la scusa dei
diritti d'autore, ma se continua così gli chiudiamo il rubinetto del
canone". Per quanto più "quieto" (si fa per dire), Grillo
non ha lesinato epiteti destinati a fare polemica: il presidente della
Repubblica Napolitano è tratteggiato come un nonnetto privo di potere,
"Morfeo"; Berlusconi è "Testa d'Asfalto"; e Veltroni
"Topo Gigio, l'uomo che ha riesumato la salma dello Psiconano". Dopo avere elencato i 16 condannati in via definitiva
("C'è anche Maroni, ha morso alla caviglia un poliziotto e lo faranno ministro
dell'Interno: un mio amico black bloc si è lamentato, a questo punto
vuole diventare Presidente della Repubblica"), Grillo ha attaccato principalmente
il giornalismo televisivo, citando Mauro Mazza, Gianni Riotta, Emilio Fede e
Bruno Vespa. "La cosa grave non è che Umberto Veronesi dica
che gli inceneritori non fanno male, lo pagano per dirlo, e neanche che
Berlusconi neghi di avere allontanato Enzo Biagi, ma che dei servi e delle
sottospecie umane come Riotta non li contraddicano". "Rete4 sta
occupando abusivamente le frequenze di Italia7 e l'Unione Europea ci
darà una multa di 300 mila euro al giorno per colpa di Fede, che andrebbe
mandato sul satellite con un calcio in c..o. Per fortuna c'è la Rete, la
tv più importante del mondo è YouTube". Grillo non ha fatto
sconti alle autorità cittadine, da Chiamparino ("Se la stampa
italiana fosse libera, i torinesi conoscerebbero la pochezza mentale del loro
sindaco") alla Fiat, prendendosela soprattutto con Franzo Grande Stevens,
"in questi giorni ha fatto la parte dell'uomo vicino alla Resistenza,
peccato che non sia così vicino ai suoi operai". In termini
numerici, tutto è stato fuorché un insuccesso. Il
"fenomeno" Grillo non è esaurito. Beppe Grillo ha
probabilmente un effetto più mediatico che politico, come ha sembrato
confermare l'ultima tornata elettorale, ma la sua capacità di mobilitare
non è affievolita. I politici prendono i voti, lui le piazze. "E
siamo solo all'inizio. Non ci fermeranno, hanno perso il contatto con la
realtà. Libera democrazia in libero Stato". E le persone,
rigorosamente in fila, magari ridono di meno, ma non smettono di applaudire. Di
firmare.
( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Scrivo queste righe
con un pizzico di sconforto (domani troverete un articoletto sul Giornale dedicato
all'argomento): il quotidiano francese Le Figaro ha rilanciato nelle ultime ore
un allarme sulla salute del Papa. In un lungo e articolato resoconto, dedicato
a un bilancio dei primi tre anni di pontificato, si comincia a parlare della
successione a Papa Ratzinger (facendo i nomi di due "papabili",
Bertone e Maradiaga) e si dice che Benedetto XVI è fragile di cuore, ha
81 anni, rivelando pure che le sue arterie hanno la stessa età (ah, la
potenza della scienza medica francese!). Si fa notare che il Papa negli Usa
è apparso "stanco" (in particolare sabato mattina, nella
cattedrale di St. Patrick) e che avrebbe ridotto gli impegni. Io c'ero a St.
Patrick sabato mattina, ed ero stanco, stavo per appisolarmi. Un collega
accanto a me s'è addormentato (e l'ho pure fotografato: siccome
frequenta saltuariamente queste pagine, se vorrà, potrà fare
outing) perché la notte non aveva riposato a causa del fuso orario. Devo
dire però che sinceramente io non ho trovato che Ratzinger fosse stanco
- e badate che avrebbe avuto tutto il diritto di esserlo, avendo quasi il
doppio degli anni miei, che seguivo la cerimonia da seduto, non dovevo
predicare in una lingua che non è mia e non portavo mozzette, vesti,
sopravesti, mitrie e quant'altro. Certo, il Papa ha avuto problemi circolatori
all'inizio degli anni Novanta, e deve tenere controllato il cuore. E' un
anziano di 81 anni, che tre anni fa, quando aveva come prospettiva quella di
ritirarsi a studiare, è stato innalzato alla responsabilità di
pastore universale della Chiesa e si è visto sconvolgere la vita. E'
stato negli Usa, domani presiede una lunga celebrazione, nelle prossime
settimane sarà a Savona e Genova, poi a Brindisi, quindi in Australia
(viaggio aereo di 20 ore), e a settembre a Parigi e a Lourdes. Posso garantirvi
che i giorni di riposo dopo il viaggio (interrotti dalla celebrazione della
fase finale - con omelia - delle esequie del cardinale Lopez Truijllo) erano
programmati da tempo e che Benedetto XVI si è ripreso bene dalle fatiche
americane. Insomma, oggi non c'è alcun allarme sulla sua salute. Vengo
al pizzico di sconforto iniziale: sono passati tre anni, solo tre anni, da
quando è finito un decennio giornalisticamente piuttosto impegnativo per
i vaticanisti, chiamati a pronunciarsi sulla salute del Papa malato di
Parkinson, con un susseguirsi di falsi allarmi e di rose di papabili (molti dei
quali passati a miglior vita mentre Wojtyla continuava a regnare). Quello che
arriva dalla Francia è un brutto segnale: già si ricomincia?
Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading
... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo articolo a un amico 24Apr 08 Il giorno di Padre Pio (e i veti
dello storico professore) Oggi, al termine della messa celebrata sul piazzale
antistante il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo, inizia l'esposizione del
corpo di Padre Pio. Un appuntamento molto atteso (già 750mila persone si
sono prenotate per poter sfilare nella cripta del convento di Santa Matia delle
Grazie), e da più di qualcuno (ad esempio Claudio Magris sul Corriere
della Sera) criticato. Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista al cardinale
José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle cause dei
santi, che spiega il significato della venerazione delle reliquie dei santi.
Come sapete, con l'amico e collega di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo
scritto un libro ("Padre Pio. L'ultimo sospetto", Piemme) per
analizzare e confutare i sospetti lanciati da Sergio Luzzatto con il suo volume
sul frate pubblicato lo scorso ottobre. Ebbene, da quando è uscito il
nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un confronto o un dibattito, che
fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni scorsi gli abbiamo pubblicamente
rinnovato l'invito in questo senso. Luzzatto non solo non vuole confrontarsi
con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a Matrix, in diretta su Canale Cinque,
doveva essere presente Gaeta. All'ultimo momento gli è stato detto che
non sarebbe più potuto intervenire. Perché? E' presto detto:
perché c'era Luzzatto, il quale pone come condizione previa per
partecipare a qualsiasi dibattito su Padre Pio l'assenza di Gaeta e mia.
C'è da capirlo: dopo che sono stati smascherati errori grossolani,
sviste, letture parziali e pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo
"storico del XXI secolo" come si definisce, ha paura di un confronto
pubblico. Meglio pontificare a senso unico, senza contraddittorio. Domani
è il 25 aprile, giorno di festa per la liberazione. Voglio segnalare che
proprio domani, fino al 27 aprile, inizierà a Lonato (Brescia) il 1
raduno nazionale dei Giovani della Comunità Missionaria di Villaregia -
di diritto pontificio dal 2002, fondata nel 1981 da padre Luigi Prandin e Maria
Luigia Corona - che conta 550 membri consacrati e 15.000 aggregati. Per tre
giorni i giovani vivranno un 25 aprile "alternativo" riflettendo su
evangelizzazione e missione, grazie alle testimonianze di missionari
provenienti dagli angoli più poveri del mondo. Scritto in Varie Commenti
( 164 ) " (10 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo
a un amico 23Apr 08 La nostra sfida più urgente Tornato dal viaggio
negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra attenzione una frase contenuta
nell'omelia tenuta da Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sabato
mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio che il Papa ha voluto lasciare
agli americani e che ha testimoniato nel suo contatto con le folle dei fedeli.
"Forse abbiamo perso di vista che in una società in cui la Chiesa
sembra essere legalista e 'istituzionale', la nostra sfida più urgente
è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l'esperienza dell'amore
di Dio" Scritto in Varie Commenti ( 41 ) " (12 votes, average: 2.92
out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 "Io, povero
successore di Pietro" Stamattina (in Italia era già pomeriggio) ho
partecipato alla messa di Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sulla
Quinta Strada, a Manhattan. Al termine della celebrazione, il cardinale Bertone
ha fatto gli auguri al Papa per il terzo anniversario dell'elezione, che
ricorre oggi. Il Papa, commosso, ha risposto improvvisando: "Posso solo
rendervi grazie per il vostro amore per la Chiesa, per l'amore a Nostro
Signore, e per l'amore che date anche al povero successore di Pietro. Io
farò tutto il possibile per essere un vero successore del grande san
Pietro che era anche un uomo con i suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine
rimase la roccia della Chiesa e così anch'io, con tutta la mia
povertà spirituale possa essere con la grazia di Dio in questi tempi il
successore di Pietro". Parole che fanno tornare alla mente un appunto nei
diari di Paolo VI, che parlava della propria "inadeguatezza" al
compito ricevuto, o l'espressione di Papa Luciani che davanti ai cardinali,
chiedendo preghiere per la sua missione, aveva definito se stesso un
"poverocristo vicario di Cristo". Scritto in Varie Commenti ( 115 )
" (16 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo
a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze americane Vi scrivo queste righe da New
York. Ho appena finito di scrivere i miei pezzi sulla visita del Papa all'Onu e
sulle commoventi testimonianze delle vittime degli abusi che ieri hanno
incontrato Benedetto XVI. Articoli che leggerete sul Giornale di domani. Volevo
raccontarvi ciò che è accaduto ieri. Avevo preparato un articolo
tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader religiosi e sulla messa allo
stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica richiesta, ci aveva detto che
l'incontro con le vittime degli abusi non era avvenuto. Certo, lui intendeva
dire che non era avvenuto fino a quel momento. In ogni caso, dopo aver spedito
i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera) sono uscito a comprare dei
francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato e titolare del blog del
Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli mi ha telefonato per
dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro. Sono rientrato in pochi
minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla notizia del giorno, come
richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in due
versioni: la prima edizione (che raggiunge le città più piccole),
aveva il primo articolo, la seconda (che va in stampa all'una di notte e si
trova a Milano, Roma e nei centri più grandi), aveva il secondo articolo
con il titolo sulle vittime degli abusi. Sono convinto che il discorso ai
leader religiosi fosse importante, perché esplicitava per la prima volta
così chiaramente la "via" ratzingeriana per il dialogo con le
religioni. Così salutandovi dalla Grande Mela, nel primo commento a
questo post allegherò la prima stesura dell'articolo - che non era
leggibile nella versione online, ovviamente più aggiornata. Scritto in
Varie Commenti ( 39 ) " (12 votes, average: 4.25 out of 5) Loading ... Il
Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 17Apr 08 Il Papa e i valori Usa, non solo luci Sto
finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta celebrando al Nationals
Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di "segni evidenti di un
crollo preoccupante negli stessi fondamenti della società: segni di
alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri contemporanei; crescente
violenza, indebolimento del senso morale, involgarimento nelle relazioni
sociali e accresciuta dimenticanza di Dio". Anche nella Chiesa c'è
"la presenza di divisione e polarizzazione al suo interno" e si fa
pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati sono inclini ad
abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo".
Benedetto XVI parlando degli americani come "popolo della speranza",
delle libertà e delle nuove opportunità, ha detto anche che
questa attesa non è stata "l'esperienza di tutti gli abitanti di
questo Paese; basti pensare alle ingiustizie sofferte dalle native popolazioni
americane e quanti dall'Africa furono portati qui forzatamente come
schiavi". Scritto in Varie Commenti ( 147 ) " (24 votes, average:
4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Religione
e laicità negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Vi scrivo da
Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato
a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che
conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che
ha detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda
che gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova
ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il
ruolo pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di
vista gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia
il rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica
o una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un
concetto positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era
composto da comunità e persone che erano fuggite dalle religioni di
Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le possibilità
per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso.
Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una
Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua
autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente
laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità
alla religione. E sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto
che le istituzioni laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra
i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare
anche in Europa: nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti
sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa l'attacco di una nuova
secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e quindi nuovi problemi.
L'immigrazione e l'ideale del wasp (white, anglo-saxon, protestant). Quindi la
situazione si è complicata, differenziata nelle cose della storia. Ma il
modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere osservato".
Scritto in Varie Commenti ( 63 ) " (11 votes, average: 3.55 out of 5)
Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa Domani a
mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà
fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush
alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e
Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a
Gorund Zero. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho
pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog
subirà prevedibili rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 93 )
" (11 votes, average: 3.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo
a un amico 11Apr 08 Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Saranno
rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale
Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della
Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario
della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De
Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia
della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato
mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per
l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano
sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre
vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi
vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo
nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 100 ) " (36 votes,
average: 2.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08
Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile
del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della
Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si
sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha
trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti",
quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in
grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza.
Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare
una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka
ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità
di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto
ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste
sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato
come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo
scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero
per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso
stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si
fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in
nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che
per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio
farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro
come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non
mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti (
166 ) " (20 votes, average: 4.15 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo
a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del
Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho
tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (172) Ultime discussioni Raffaele
Savigni: Lo ripeto: io condanno tutte le violenze, quelle dei fascisti e quelle
dei partigiani comunisti.Mio... cosimo de matteis: Prima di andare a letto
vorrei ricordare a tutti che è iniziata la campagna per MARINA
CORRADI... cosimo de matteis: sa cos'è che quasi fà tenerezza?
che lei, savigni, è sincero e in buonafede. (ciò... Raffaele
Savigni: Cara Pipìta, non ho mai "tentennato": semplicemente,
quando votavo DC (sdenza essere... Raffaele Savigni: Mi sembrano insinuazioni
di cattivo gusto, come quelle che accompagnarono gli ultimi anni di... Gli
articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera
blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10
Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica
cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI -
4 Emails Il Motu proprio? A Milano l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e
minacce, dobbiamo vigilare - 4 Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la
successione di Ruini... - 4 Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci
scrive - 4 Emails Padre Pio, accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime
news Gioia Tauro, bomba sotto l'auto: è graveBracciano, canoa si
rovescia nel lago: morto un 14enneVerona, la procura: "Il romeno accusato
di duplice omicidio"Evasione a Milano, aperte due inchiesteGoverno, intesa
Berlusconi-Bossi Il Cavaliere:
"Incontro soddisfacente"Reggio Calabria, trovata microspia in procura
Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister il blog
di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il
blog di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog
di Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il
sito sul cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it April 2008
M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (14) March 2008 (15)
February 2008 (15) January 2008 (14) December 2007 (13) November 2007 (18)
October 2007 (16) September 2007 (18) August 2007 (19) July 2007 (30) Trackback
recenti cultura: lupi agnelli e Tornielli cultura: viva Ismaele! I più
votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 105 Votes La comunione nella
mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la
colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il
regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo
storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 47 Votes Il Papa non
andrà alla Sapienza - 41 Votes Il parroco trevigiano trasforma
l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli,
guardia palatina - 39 Votes Bregantini, il trasferimento contestato. Ma... - 38
Votes Recent Posts Le Figaro ha scoperto che il Papa è anziano. Il
giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore) La nostra sfida
più urgente "Io, povero successore di Pietro" Piccole
esperienze americane Il Papa e i valori Usa, non solo luci Religione e
laicità negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Il Papa negli Usa
Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia Direttore Böhler, non ci
sto! Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro
Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed
RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli
© 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.
( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
ECOMUSEO. DA DOMANI
IN MONFERRATO Itinerario in tre tappe nei più bei giardini di castelli e
ville Inizia dal giardino del Castel di Camino domani dalle 15 alle 18 e da
quello del castello Sacchi Nemours di Frassinello nelle stesse ore l'iniziativa
"Giardino diffuso" organizzata dall'Ecomuseo della Pietra da Cantoni.
E' volta a scoprire i giardini storici e di interesse botanico del Monferrato
casalese. Tre gli appuntamenti: domani, il 4 maggio ai giardini di Villa
"Il cedro" a Ponzano e Palazzo Marchesi Arborio a Terruggia e l'11
maggio a Villa Rivalta a Casale e ai Castagnoni di Rosignano. L'iniziativa è
alla seconda edizione. I primi due castelli che apriranno alle visite sono fra
i più antichi del Monferrato: Camino risale all'anno Mille e ha una
torre di 44 metri, fatta costruire dagli Aleramici, fra le più alte del
Monferrato. Il giardino che circonda il castello occupa un'ampia area verde,
sulla cui sommità svetta un magnifico faggio rosso, albero monumentale,
mentre un'aiuola di laureceraso indica l'avvio di un percorso che s'inoltra nel parco dove si ammirano altri splendidi esemplari di
agrifoglio, bosso, tasso, nespolo, circondati da tigli, querce e roveri
secolari. Non meno scenografico è il giardino del castello
Sacchi-Nemours. La costruzione risale al 1298. Ha uno splendido esemplare di
gelso, le cui radici si sono spinte fino al pozzo. Piacevole anche la
pavimentazione del cortile realizzata in mattoni. Il giardino si sviluppa su
vari lvelli, dominando il campanile della chiesa parrocchiale. Le visite sono
gratuite.
( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
10 COSE DI NOI Il
divo in declino Morgan Freeman e la cassiera di supermercato Paz Vega Molto americano,
l'incontro casuale fra il divo nero settantenne Morgan Freeman e la giovane
cassiera latina Paz Vega. Per una giornata parlano, si confidano, ridono, si
rattristano con simpatia e casta complicità. Lui, marito e padre,
racconta il proprio timore di essere finito, il telefono che squilla di rado,
la paura della morte. Lei, ragazza sola, racconta della propria dura vita di
lavoro come cassiera d'un supermercato, le ambizioni, l'isolamento di cui si
sente prigioniera. A sera, lasciandosi, capiscono d'essersi reciprocamente
fatti del bene, consolati. Morgan Freeman è il produttore di questo
breve film (1 ora e 20 minuti) un po' melenso, forse autobiografico, diretto da
Brad Silberling (45 anni, già regista di "Casper", di "Voglia
di ricominciare") con appropriata delicatezza e umorismo. Lietta
Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer
Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per
infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta
d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura.
Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale
amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo
servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's
ball" e "Neverland". 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia
di Brad Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di
"Casper" e "City of angels" porta sullo schermo il rapporto
di amicizia che s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di
supermercato. I DEMONI DI SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano
Montaldo. con Miki Manojlovic e Carolina Crescentini. La storia comincia nel
1860 a San Pietroburgo, quando una bomba uccide un membro della famiglia
imperiale; Dostoevskij va a trovare in un ospedale psichiatrico un giovane che
confessa di conoscere gli attentatori. IN AMORE, NIENTE REGOLE Commedia. Regia
di George Clooney, con Clooney e Renée Zellweger. Negli Stati Uniti del
1925 Dodge Connolly è un esuberante campione di football che arruola
nella sua squadra un giocatore presunto eroe di guerra. La storia non convince
un'intraprendente giornalista. JUNO Commedia. Regia di Jason Reitman, con Ellen
Page e Michael Cera. Juno MacGuff è un'intraprendente sedicenne del
Minnesota che riesce a mantenere il controllo sulla sua vita anche quando
scopre di essere incinta e comincia a chiedersi, con il timido compagno di
classe Paulie Bleeker, come agire. Premio Oscar per la miglior sceneggiatura
originale. L'ALTRA DONNA DEL RE Drammatico. Regia di Justin Chadwick, con
Natalie Portman e Scarlett Johansson. La vicenda storica di Anna e Maria
Bolena, le due sorelle che si contesero i favori di Enrico VIII: la prima
riuscì a sposarlo, l'altra ne divenne l'amante. IL MATRIMONIO E' UN ....
Commedia. Regia di Cherie Nowlan, con Brenda Blethyn e Khan Chittenden. La
cabarettista irriverente e in declino Jean Dwight teme che la fidanzata del
figlio possa incrinare l'armonia della loro famiglia. NON PENSARCI Commedia.
Regia di Gianni Zanasi, con Anita Caprioli e Giuseppe Battiston. Un musicista
trentaseienne, un tempo piccola star punk rock, comincia a riflettere e sulla
sua vita: tornato a casa dalla famiglia, comincia ad occuparsi di ciò
che ha a lungo trascurato. ORTONE E IL MONDO DEI CHI Cartoon. Regia di Jimmy
Hayward e Steve Martino. Dai creatori de "L'era glaciale", la storia
di un simpatico elefante che trova un mondo di pace, quello dei minuscoli Chi,
in un fiore. OXFORD MURDERS Thriller. Regia di Alex de la Iglesia, con Elijah
Wood e John Hurt. Nei dintorni di Oxford, un'anziana signora viene trovata
morta nel soggiorno di casa: il cadavere viene rinvenuto da un professore e da
uno studente, i quali cominciano a indagare su una misteriosa serie di omicidi.
LA SPOSA FANTASMA Commedia. Regia di Jeff Lowell, con Eva Longoria Parker e
Paul Rudd. Opera prima, racconta di un uomo conteso da due donne: la veggente
Ashley e la ragazza che avrebbe dovuto sposare mentre ora è un fantasma,
morta preparando il matrimonio. STEP UP 2 Musicale. Andie e Chase s'incontrano
all'interno di una scuola d'arte del Maryland: cominciano ad allenarsi insieme
per partecipare a una difficile gara clandestina. TUTTA LA VITA DAVANTI
Commedia. Regia di Paolo Virzì con Sabrina Ferilli e Massimo Ghini.
L'autore di "Ovosodo" e "Caterina va in città"
ritrae la vita nei call center attraverso le vicissitudini della venticinquenne
laureata Marta. TUTTI PAZZI PER L'ORO Azione. Regia di Andy Tennant, con Matthew
McConaughey e Kate Hudson. Ben Finnegan è un cacciatore di tesori che
sta per coronare il suo sogno: recuperare il carico d'oro di un galeone che
giace da un paio di secoli in fondo al mare al largo della Florida. Al suo
fianco, l'intraprendente consorte. L'ULTIMA MISSIONE Poliziesco. Regia di
Olivier Marchal, con Daniel Auteuil e Olivia Bonamy. L'autore di "36"
narra la storia di Louis Schneider, incorruttibile poliziotto di Marsiglia in
crisi esistenziale che cerca di proteggere una ragazza dall'uomo, tornato in
libertà, che aveva ucciso i suoi genitori. UN AMORE SENZA TEMPO Commedia
drammatica. Regia di Lajos Koltai, con Vanessa Redgrave e Claire Danes. Dal
romanzo di Susan Minot, un percorso attraverso il passato e il presente di tre
donne: la madre Ann, in fin di vita, e le figlie Constance e Nina. 21 Commedia
drammatica. Regia di Robert Luketic, con Jim Sturgess e Kevin Spacey. Il professor Mickey Rosa forma una squadra di giovani talenti in
matematica per sbancare i casinò di Las Vegas: fra loro, l'intuitivo e
bisognoso di soldi per pagarsi gli studi Ben. Il boss della zona
cercherà di fermarli. Da una storia vera, dirige il cineasta del
successo "La rivincita delle bionde". TRAME A CURA DI Daniele
Cavalla.
( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
PINEROLO IL
MAGISTRATO ARCHIVIA LA DENUNCIA CONTRO UN MANIFESTO RITENUTO OFFENSIVO Maestri
di sci a lezione di satira [FIRMA]ANTONIO GIAIMO PINEROLO I maestri di sci non
vogliono essere paragonati alla stregua dei latin lover, così si sono
rivolti alla magistratura per difendere la loro professionalità offesa
da un gigantesco cartellone che promuoveva la Panda 4x4, esposto
sulle piste di Sestriere e altre località del Nord Italia. A minacciare
il loro onore è stato lo slogan scritto a caratteri cubitali su uno
sfondo a quadrati scozzesi di un plaid. Il testo decideva: "Con i maestri
di sci che ci sono in giro, sei sicura di voler passare tutta la giornata sulle
piste?". A dare il via alla battaglia legale è stato il
presidente dell'Associazione maestri di sci delle Alpi Occidentali che ha
presentato una querela alla Procura della Repubblica di Pinerolo per
individuare gli autori dello slogan e procedere nei loro confronti per
diffamazione. Ma il procuratore Giuseppe Amato ha archiviato la querela:
"si deve escludere che questa pubblicità possa aver integrato
un'aggressione realmente apprezzabile alla reputazione dei maestri di
sci". Il magistrato non si è limitato nel suo provvedimento a poche
righe per chiudere sul nascere una querelle giudiziaria, nelle cinque pagine di
provvedimento ha analizzato la questione partendo dal concetto di satira.
"Quel messaggio - sostiene il magistrato - è finalizzato alla
vendita di un'auto, il significato delle parole e delle immagini dipendono
infatti dall'uso che se ne fa e dal contesto comunicativo in cui queste si
inseriscono". La satira è solitamente incompatibile con la
verità, serve a far sorridere anche se deve rispettare le sue regole.
Aggiunge il dottor Amato: "Escluso che nel manifesto si ponesse un
problema legato alla verità, la satira, per essere legittima e non
ricadere nel reato di diffamazione, non deve mai sottrarsi al rispetto del
limite della continenza". Osserva il presidente dei maestri di sci Marco
Valente: "Abbiamo sporto querela perché il messaggio ci accomuna a
latin lover e mette in dubbio la nostra professionalità". Aggiunge
il legale dei maestri di sci, Claudio Strata: "Abbiamo appena appreso la
notizia dell'archiviazione, ora stiamo valutando se fare opposizione,
decideremo nei prossimi giorni". Il cartellone pubblicitario era comparso
a Sestriere nelle vacanze di Natale a poca distanza dalla sede dei maestri di
sci e sono stati migliaia i turisti che l'hanno visto, alcuni in modo
superficiale, altri hanno colto la nota critica. Andrea Colarelli, nella doppia
veste di sindaco di Sestriere e maestro di sci, dice: "E' stato un
manifesto certamente criticabile, se si vuole promuovere un modello automobilistico
non lo si deve fare a discapito di una categoria di professionisti come sono i
maestri di sci. Dopo le nostre lamentele il manifesto era stato rimosso, ma
intanto il danno d'immagine ormai c'era stato".
( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
ARONA. PART TIME CON
GOZZANO E CESARA Querelle in Consiglio sul nuovo segretario "Quel cognome
mi inquieta". Ha esordito così, l'altra sera in Consiglio, Luca
Caramella (Fi) all'annuncio che il nuovo segretario del Comune di Arona
sarà Di Pietro: non Antonio, il magistrato-politico, ma Nicola, che
ricoprirà lo stesso ruolo anche a Gozzano e Cesara. "Non metto in
dubbio la sua professionalità - ha continuato l'azzurro durante
l'assemblea-, ma il fatto che si debba occupare, oltre che del nostro, anche
degli atti amministrativi di altri due Comuni, di cui uno grande, come Gozzano,
mi fa temere che impoverisca il ruolo". Sull'argomento
si è espresso anche il capogruppo della Lega Nord, Federico Maggi: "Non concordo di passare da un
segretario che svolgeva il compito di direttore generale ad una figura presente
solo "part time". Teniamo conto che, oltre a svolgere la sua
attività nei tre comuni, dovrà pure spostarsi, e le tre
località non sono poi così vicine. Non vorrei che ci
trovassimo a dover rinunciare al terzo segretario in poco tempo". Gianna
Donetti (Udc) ha aggiunto: "I risparmi ritengo debbano essere fatti diversamente,
non su una figura così determinante per un Comune". Il sindaco,
Antonio Catapano, ha cercato di rassicurare: "Arona sarà nella
convenzione il Comune capofila". Dopo tre sedute si è poi arrivati
alla nomima del revisore dei conti: a ricoprire l'incarico sarà il
dottor Fabrizio Errico. Quindi è stata fissata la data per la
discussione del Bilancio di previsione per il 2008: il 9 maggio. Su questo
argomento l'opposizione aveva chiesto la convocazione di una seduta
straordinaria per chiarire il motivo del ritardo con cui si andrà ad
discutere il documento programmatico. Infine sono state approvate le aliquote
Ici: 4,3 per mille per la prima casa, 6,5 per le aree fabbricabili, 7 per la
seconda casa, 4 per la casa locata come prima abitazione, 6,5 l'aliquota
ordinaria. Detrazione per la prima casa fissata in 145 euro, 259 per famiglie
con basso reddito.
( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
NON SOLO LIBRI
"Gomorra" ispira cinema e teatro E ora anche un rap Giovedì,
ospite di Anno Zero, ha regalato alla trasmissione di Santoro un record
d'ascolti: oltre tre milioni e 300 mila spettatori con uno share del 13.61%,
tanto da far riflettere su un'altra sua celebre presenza in tv, quando venne
intervistato da Enzo Biagi per la prima puntata di Rt. Anche quella volta gli
ascolti si impennarono e tutti pensammo che la ragione fosse il ritorno sullo
schermo del grande giornalista. Ora sorge legittimo il dubbio: quando
contò, invece, il Fattore S? "Esse" come Saviano, Roberto
Saviano, autore di Gomorra, il romanzo verità che dal 2006 gli ha donato
fama e "fatwa", proprio come è accaduto a Salman Rushdie: che
gli ha fatto vendere un milione e 200 mila copie in Italia, che è
tradotto in una quarantina di Paesi, e che lo costringe a
vivere sotto scorta da quando i boss campani da lui sfidati pubblicamente sulla
piazza di Casal di Principe fecero sapere di volergliela far pagare a caro
prezzo. Saviano è più di un caso letterario, ormai. Anzi,
è tutto fuorché un caso letterario, visto che la situazione che
gli si è creata intorno impedisce, nei fatti, qualsiasi critica al suo
libro. Si può discutere se fosse ciò che desiderava: certo
è uscito dal giardino della letteratura, ha "bucato" gli
schermi televisivi, è diventato un fenomeno di massa e si è
ritrovato su una scena molto più ampia, e molto più soffocante.
Ad Anno Zero l'intensità che lo circondava era palpabile: lui stava al
centro come un santo tranquillo, spiegava che un fenomeno confinato nella
provincia e nell'interesse locale era divenuto finalmente un caso nazionale e
anche più, e aveva ragione. Prima del suo libro, la camorra non
interessava proprio nessuno, era un tema a bassissimo indice d'ascolto. Roberto
Saviano ha raggiunto il suo scopo principale, renderla un dramma - o uno
psicodramma - nazionale, pagando un prezzo alto. Quando compare in pubblico
è come se tutti intorno a lui stessero soppesando quel prezzo. Il
Fattore S dilaga: diventa protagonista di un rap destinato probabilmente a
grande popolarità, mentre ieri su Raidue ha debuttato per la nuova serie
di "Palcoscenico" lo spettacolo teatrale tratto dal suo libro e
diretto da Mario Gelardi, con la collaborazione dello scrittore stesso. E
intanto il film con Toni Servillo diretto da Matteo Garrone va a Cannes a
rappresentare l'Italia. Saviano è dovunque, anche se la sua vita sotto
scorta fa sì che sia allo stesso tempo semiclandestino. Offre il suo
corpo ed è quasi incorporeo. Mette insieme ammirazione e pietà,
senso civico e voyerismo intorno a una figura ormai più simbolica che
reale. Lui, però, è uno che crede con tutto se stesso a quel che
fa e a quel che dice. Su questo sono tutti d'accordo, anche i colleghi che in
privato discutono del suo romanzo con toni a volte assai poco favorevoli.
Saviano ha in testa camorra e Gomorra quando scrive e quando va in tv, ma anche
quando va a pranzo e quando va a letto. È letteralmente posseduto -
dicono gli amici - da un'autentica, benigna, minuziosa ossessione per
l'argomento. In meno di trent'anni - è nato a Napoli nel '79 - non si
è occupato praticamente d'altro. Scriveva per Nuovi Argomenti ma
soprattutto per siti Internet come Nazione Indiana, dove Gomorra è apparso
nella fasi di lavoro, a puntate, prima della pubblicazione. Proponeva
instancabilmente agli editori, spesso non riusciva a trovare ascolto. La sua
idea di reportage narrativo sembrava condannata a non funzionare, e la stessa
Mondadori quando puntò sul libro non si aspettava quel che sarebbe
accaduto. Lui non mollava mai, gentile e insistente. Alla fine ha avuto
ragione. Pare che non sia cambiato per nulla, nel frattempo.
( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: La Lega
Personaggio /