HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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DOSSIER “FOCUS SULLA LEGA” |
ARCHIVIO GENERALE DEL
DOSSIER |
tARTICOLI DEL 2 e 3 maggio 2008
#TOP
·
Articoli
Nord (148)
PROGRAMMA
SALE ORE 11,30 LA PAGODA - Presentazione del libro Ponti oltre, a cura di
Edizioni ( da "Stampa, La"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
<Città di Milano>,
regina della vela <Ma dal Comune neanche un euro>
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
De Mita: un errore per i
cattolici entrare nel Pd ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Tra Quirinale e Pdl un clima
di rispetto e tregua istituzionale
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi: i ministri?
Doloroso dire tanti no ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Bossi fa uno show
Dall'ironia su Casini all'invito a D'Alema
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Bindi: apprezzo Fini, da
lui parole non scontate ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il regista: io con il Pdl
Detesto Moretti che cosa ha più di me?
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Scalfaro: Fini, caduta di
stile continuare a negare i fatti
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
E Gianfranco alla fine
pianse: giusta la mia intuizione del '93
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Da Maroni al Senatur Galà
leghista per Carnera ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Calabria, ucciso
imprenditore ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Bombe, spari e veleni:
partita la nuova offensiva ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Film e programmi
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
I fucili di Bossi e i
gemelli polacchi ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il forum di oggi
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il ritorno di Fruscio
Spunta l'opzione Authority ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Telefonica, missione
Italia per Zaplana ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
A2A prende Aspem e punta
su Como e Monza ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-01 num: - pag: 37 Sotto la
lente... ( da "Corriere della Sera"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
In pole position
( da "Corriere
della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
CAFFE' CHINESE. Al Caffè
Chinese, via Santa Chiara 8/b, venerdì 2 maggio, ore 21, pre
( da "Stampa,
La" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Un primo maggio migrante
( da "Manifesto,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Cinque lezioni
( da "Manifesto,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Erano portaborse, sono
onorevoli ( da "Manifesto, Il"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Cantieri sociali
( da "Manifesto,
Il" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Cina, un reporter scopre
la fabbrica dei baby-schiavi ( da "Manifesto, Il"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Bossi e Caruso, sfida a
chi la spara più grossa ( da "Tempo, Il"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Oltre cinquecento
professionisti da 5 continenti per l'area B2B
( da "Stampa,
La" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Caserta, ucciso il padre
di un boss pentito ( da "Giornale.it, Il"
del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Le Figaro ha scoperto che
il Papa è anziano ( da "Giornale.it, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"Io, povero
successore di Pietro" ( da "Giornale.it, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Magri e Minzolini
( da "Stampa,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
LA POLITICA I GIOVANI E IL
PASSO DELL'ALPINO ( da "Stampa, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Politico e imprenditore
( da "Stampa,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La libia attacca calderoli
"guai se farà il ministro"
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Diplomazie in allarme fra
tripoli e roma sull'islam primo scoglio per berlusconi - vincenzo nigro
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La libia contro calderoli
"una catastrofe se fa il ministro" - paolo berizzi
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
ROMA - Archiviata
l'elezione dei presidenti delle Camere, restano da sciogliere gli ultimi nodi
sull... ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Destra snob e populista -
(segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Saluti romani e fucili lumbard
- giovanni valentini ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Continua l'ostruzionismo
in regione bloccato oltre un miliardo di pagamenti - marco trabucco
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Cinisi celebra il
trentennale di impastato ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
In manette il cognato del
boss sarno ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Si divide il clan dei
casalesi è in crisi uno dei 4 "padrini" - antonio corbo
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Agguato di camorra il
padre del pentito ucciso come un boss - irene de arcangelis
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"sono dei buffoni,
conigli, vigliacchi" ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Martino e jarrett i due
"omaggi" ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
In carcere i pizzini del
clan strisciuglio - gabriella de matteis
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La Libia minaccia
catastrofi ( da "Unita, L'"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Galli Per l'Appunto
( da "Unita,
L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando
l'edizione del A A2A45732,362,35-0,68-23,6698702,203,120,07007399,92
Acea2437812,59... ( da "Unita, L'"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Segue dalla Prima P erché
quale federalismo possiamo stancamente contrapporre a quello &#
( da "Unita,
L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Gheddafi jr: relazioni a rischio
tra i due paesi Il leghista: decide soltanto il Cavaliere La telefonata di
Maroni: la Lega è con te ( da "Unita, L'"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il Guardian : torna il
passato più buio? ( da "Unita, L'"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La Libia: una catastrofe
Calderoli ministro Tripoli ricorda gli scontri per la maglietta anti-Islam.
Montezemolo a Berlusconi: diffonderò il made in Italy
( da "Unita,
L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
FARE piazza pulita degli
infami . Eliminarli tutti, loro e i loro parenti. È que
( da "Unita,
L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il Concertone italiano è
come un rock. E canta i morti sul lavoro Da Elio alle voci dal sud a Pelù che
rimpiange Berlinguer alla sorpresa del jazz: ottima l'edizione musicale 2008
( da "Unita,
L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il successo
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
(segue dalla copertina)
dal nostro corrispondente ( da "Repubblica, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Casal di principe,
vendetta dei clan ucciso il padre di un pentito - irene de arcangelis
( da "Repubblica,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Anche Gheddafi ci mette il
becco <Non fate ministro Calderoli>
( da "Giornale.it,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pera o Vito per la
Giustizia. E spunta Ronchi ( da "Giornale.it, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Mantovano: <Ora basta
Ripuliamo il Codice e puniamo certi giudici>
( da "Giornale.it,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
CAMPOBASSO Il no
all'eolico potrebbe essere frutto di
( da "Tempo,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sesso, droga e politica i
giovani leoni "Tory" ( da "Stampa, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Perfidamente Alemanno
( da "Manifesto,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Una città chiusa su di sé
( da "Manifesto,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Anticipazioni
( da "Manifesto,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Parabole
( da "Manifesto,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Editto bulgaro di
Petruccioli ( da "Manifesto, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
<No a Calderoli
ministro> La Libia minaccia l'Italia
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Calderoli ministro?
reazioni catastrofiche ( da "Manifesto, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Rock a tutta birra per le
morti bianche ( da "Manifesto, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Libia, altolà sul futuro
governo <Catastrofi se ci sarà Calderoli>
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
<I boss sono solo
buffoni> La dinasty dei collaboratori
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Gomorra
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Dieci anni di carcere,
arrestato a Ostia il boss della droga
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Settecento chili di
hashish nascosti nei panetti di burro
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Ostia, in manette il boss
del Litorale ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
I cori vincono sulle
magliette <La musica non ha padroni>
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La masseria
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Fini e signora
( da "Corriere
della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Congiure e veleni: ecco
chi tramò per uccidere i Medici ( da "Corriere della Sera"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
ROMA- Una vendetta
trasversale ha colpito una delle famiglie più potenti del clan dei casal
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
CASERTA - Tredici colpi
per il padre di un pentito eccellente. Scatta a Castelvolturno, nel cuore de
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Dal nostro inviato REGGIO
CALABRIA - La città è ferma, rasseg
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Ma la sinistra, quella
della gente, non è morta Ponte sullo Stretto, e la mafia ringrazia... Alemanno
sindaco di tutti. Anche degli atei?
( da "Liberazione"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Dopo la sconfitta ancora
riflessioni per capire fino in fondo
( da "Liberazione"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sì, la sua pensione è al
sicuro, ma sulle minime il governo manterrà la promessa dei 1000 euro al mese?
Non credo, perché ( da "Liberazione"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
ROMA Le rivoluzioni non
vanno più di moda, per fortuna. Ma i cambiamenti di
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
ROMA - La composizione del
puzzle del governo, al quale anche ieri Silvio Berlusconi si è dedic
( da "Messaggero,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Ministri, Pera o Vito per
la Giustizia ( da "Giornale.it, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"No a Calderoli
ministro" La minaccia della Libia
( da "Stampa,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Da Franco Freda alla Lega
Nord: un fascista in camicia verde
( da "Liberazione"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Croupier a St.Vincent
Aumenti solo rinviati ( da "Liberazione"
del 03-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: La Lega
E' ora di discussione a
sinistra Anche in Emilia Romagna ( da "Liberazione"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Bonino e la Val Bormida
"Progetti, tempi lunghi"
( da "Stampa,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La vignetta della
discordia ( da "Stampa, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il presidente della
Fondazione Cassa di Risparmio è a 117 mila euro
( da "Stampa,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
L'Europa va a destra, ma
non chiamamola populista ( da "Giornale.it, Il"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Anche D Alema lo cerca:
<Umberto ricordati di noi> ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Borghezio: solo noi
protestammo al Parlamento Ue ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Redditi on line, Visco denunciato
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La Rai accusa Santoro per
Grillo ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
RIMETTERE LE FRONTIERE PER
TUTELARE I CITTADINI ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
<Stupratore libero,
intervenga Napolitano> ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
BOSSI: <LA GENTE E
STANCA VUOLE CAMBIARE IL PAESE>
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Ora le Camere approvino
subito le norme contro quest immigrazione priva di controlli
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Cota: <Cambiare davvero
o il Paese va a rotoli> ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Lettera di un romano:
Senatur, siamo al suo fianco ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Delirio libico contro
Calderoli ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Targate Lega le basi del
vero cambiamento ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Fini alla presidenza dice
sì al Federalismo ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Bossi ospite dello Yacht
Club Como ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
<Solo la Lega difende
la comunità> ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Lega soddisfatta:
territorio e cittadini sono in primo piano
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sono già quasi 650 le
proposte di legge presentate ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
<C è tutto per fare
bene in questi anni> ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Adesso ritornano i valori
della terra ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
<Ora basta,
reagiremo> ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Batelada: primo maggio in
verde ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Se Fantozzi-Villaggio
attacca la Lega ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
<Il Governo metta
subito mano all Irap> ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sbarchi in massa, ultimo
regalo di Prodi ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Seganti e Violino
assessori in Friuli ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La sinistra che farnetica
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Alla Lega il peso che
tanto merita ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La Parola ai lettori
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Anche i romani vogliono
cambiare ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La scorretteza e la
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Calcio: Padania / Tibet
(-6): come arrivare allo stadio ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
CARNERA TRIONFA ANCHE A VILLA
ERBA ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Apre nuova sezione a Fara
Novarese ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
<I controlli potenziati
siano il punto di partenza per la sicurezza a Modena>
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
E se il prossimo sindaco
di Bologna fosse della Lega? ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
San Salvario, il Carroccio
cresce e dà fastidio: ennesimo attacco di vandali alla sede torinese
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Civis di Bologna, la Lega ribadisce
il no ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Bilancio 2008, la Bresso
dimentica il federalismo ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Clandestino violenta
14enne: libero ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Referendum contro la
moschea Padova invasa dai banchetti
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
In rete il sito di
Bottacin: <Un occasione in più di dialogo con la gente>
( da "Padania,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Padova, la moschea s
allarga ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Cittadella della Lega, una
festa con i botti ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Quanto è difficile
insegnare a quei bimbi ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corso per volontari contro
il crimine ( da "Padania, La"
del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"Si perde troppo
tempo nel realizzare i progetti"
( da "Stampa,
La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
PROGRAMMA SALE ORE
11,30 LA PAGODA - Presentazione del libro Ponti oltre,.a cura di Edizioni Il
Capitello e Scuola Toscanini di Torino. Intervengono: Aldo Castellano, Mario
Dino, Vincenzo Jacomuzzi, Gogliardo Palazzi, Vanna Piardi, Luisa Vinciguerra
ORE 12 SALA ROSSA - Sonderkommando. Incontro con Shlomo Venezia, a cura di
Rizzoli - RCS Libri e Fiera del libro. Intervengono: Furio Colombo e Nicola
Tranfaglia ORE 12 ARENA PIEMONTE - Concorso Letterario Lingua Madre. Racconti e
ricette, a cura di Regione Piemonte e Fiera del libro. Intervengono: Silvia
Ceriani, Lilia Zaouali e gli studenti dell'Università degli Studi di Scienze
Gastronomiche di Pollenzo. Introduce: Daniela Finocchi. Letture: Carmen Seia
ORE 12,30 SALA AZZURRA - Incontro con Abraham B. Yehoshua, a cura della Fiera
del libro in collaborazione con Giulio Einaudi Editore. Intervengono: Elena
Loewenthal e Alessandro Piperno. Accesso con biglietto gratuito Green Point
(ingresso pad. 3) ORE 13,30 SALA BLU - Forum degli studi classici: un passato o
un futuro? Nuove modalità di insegnare il classico, nuovi paradigmi per la
formazione dei docenti, a cura di Ministero della Pubblica Istruzione -
Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici - Ufficio Scolastico
Regionale per il Piemonte e Università degli Studi di Torino. Intervengono:
Maurizio Bettini, Pier Luigi Cuzzolin, Luciano Favini, Gian Franco Gianotti,
Maria Pace Pieri, Anna Rampioni Giordano, Sergio Roda, Laura Sciolla. Coordina:
Ugo Cardinale. Introduce: Francesco De Sanctis ORE 14 CAFFÈ PEDROCCHI - Premio
Cesare Pavese, a cura di Premio Grinzane Cavour e La Stampa. Intervengono:
Roberto Bellato, Lorenzo Mondo, Alberto Sinigaglia, Giuliano Soria ORE 14 LA
PAGODA - 1848 -1948. Un secolo, due primavere. Ebrei italiani dall'emancipazione
al ritorno alla vita dopo la Shoah, a cura della Comunità ebraica di Torino in
collaborazione con l'Archivio Terracini. Intervengono: Giulio Disegni, Gady
Luzzatto, Guido Neppi Modona, Stella Rollandi. Coordina: Fabio Levi ORE 14
ARENA PIEMONTE - Lingua Madre. Reading poeta marocchino Muhammad Lamsuni, a
cura di Regione Piemonte e Fiera del libro. Con Younis Tawfik ORE 14,30 SALA
AZZURRA - A che punto è l'Italia nella cultura?, a cura del Comitato Italia
150. Intervengono: Stefano Boeri, Cristiano Godano, Tom Kington, Alessandra
Mottola Molfino, Domenico Procacci. Coordina: Armando Massarenti ORE 15 SALA
ROSSA - Vita quotidiana in Israele e Palestina, a cura della Fiera del libro.
Intervengono: Renato Coen, Federica De Sanctis, Gianluca Solera, Ugo Tramballi
ORE 15 SALA BLU - Scrittori dal mondo. Incontro con Arno Geiger, a cura di
Bompiani - RCS Libri. Intervengono: Luigi Forte e Franz Haas ORE 15 CAFFÈ
PEDROCCHi - 1868. Antonio Carpenè del Prosecco spumante e di altre invenzioni.
Presentazione del libro di Maurizio Giusto editore, a cura del Caffè Pedrocchi.
Con: Simonetta Bartolini e Marzia Morganti ORE 15 ARENA PIEMONTE - Lingua
Madre. Dalla Libia, Ibrahim al Faqih, a cura di Regione Piemonte e Fiera del
libro. Interviene: Amara Lakhous ORE 15,30 SALA GIALLA Storia dello Stato
d'Israele attraverso i filmati d'epoca. Dagli Steven Spielberg Film Archives, a
cura di Israele 60. Interviene: Marco Paganoni ORE 15,30 LA PAGODA - Incontro
con Sergio Pent, a cura di Rizzoli - RCS Libri. Con Giuseppe Lupo ORE 16 SALA
AZZURRA - Bilal. Viaggio nel mercato dei nuovi schiavi. Incontro con Fabrizio
Gatti, a cura di Rizzoli - RCS Libri. Interviene: don Andrea Gallo ORE 16 SALA
BLU - Energia ed economia oltre i luoghi comuni. Presentazione dei libri. Con
tutta l'energia possibile di Leonardo Maugeri ed Economia in pillole di Franco
Becchis, a cura di Sperling&Kupfer. Con gli autori interviene Piero
Bianucci ORE 16 CAFFÈ PEDROCCHI - La chiave di Cogne. L'arma del delitto.
Presentazione del libro di Valeria Magrin e Fabiana Muceli. A cura di Cavallo
di Ferro. Con le autrici interviene Marco Neirotti ORE 16 ARENA PIEMONTE -
Lingua Madre. Esta e Harona Harel in concerto, a cura di Regione Piemonte e
Fiera del libro, in collaborazione con Folk Club ORE 16,30 SALA ROSSA - Audiolibro
mon amour. Nuove frontiere dell'editoria, a cura dell'Associazione Editori
Audiolibri. Intervengono: Giuseppe Culicchia, Grazia Mandruzzato, Luigi
Marangoni, Marina Massironi, Giancarlo Previati, David Riondino, Tiziano
Scarpa, Massimo Villa, Andrea Vitali. Coordina: Bruno Gambarotta ORE 16,30 LA
PAGODA - Dall'autore al lettore. Come nasce un libro. In occasione della
pubblicazione de I mestieri del libro di Oliviero Ponte di Pino, a cura di TEA.
Con l'autore intervengono Mario Baudino, Marina Gersony, Stefano Salis ORE 17
SALA AZZURRA - Scrittori di Israele: Aharon Appelfeld, a cura di Guanda e Fiera
del libro. Intervengono: Eraldo Affinati e Stas Gawronski ORE 17 SALA BLU -
Scrittrici d'Israele. Incontro con Avirama Golan, Zeruya Shalev e Sara Shilo, a
cura della Fiera del Libro. Conduce: Chiara Gamberale ORE 17 CAFFÈ PEDROCCHi -
Un'ora con. Paolo Colagrande, a cura di Alet. Intervengono: Piergiorgio
Bellocchio, Giuseppe Leonelli, Nico Orengo. Coordina: Gian Paolo Serino ORE 17
ARENA PIEMONTE - Lingua Madre. Dalla Bulgaria, Georgi Gospodinov, a cura di
Regione Piemonte e Fiera del libro. Interviene: Giuseppe Dell'Agata ORE 17,30
SALA GIALLA - Il bello della cucina. Storie, memorie, emozioni, con Luciana
Littizzetto, a cura di Blu Edizioni. Intervengono: Allan Bay, Bruno Gambarotta,
Beppe Tosco e altri ospiti. Conduce Stefania Bertola. Accesso con biglietto
gratuito Green Point (ingresso pad. 3) ORE 18 SALA ROSSA - La voce della
Costituzione. 60 anni tuttidunfiato. Lettura-Spettacolo della Costituzione Italiana,
a cura di Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte e Circolo dei Lettori
ORE 18 CAFFÈ PEDROCCHI - La via di Paolo e Giovanni. Presentazione del volume
di David Riondino e Sergio Valzania, a cura di Editrice CadaseiLibri.
Intervengono gli autori ORE 18 LA PAGODA - Le metamorfosi di Israele.
Presentazione del libro di Vittorio Dan Segre, a cura di UTET. Con l'autore
intervengono Khaled Fouad Allam e Elena Loewenthal ORE 18,30 SALA AZZURRA -
Debuttanti. Che cosa significa esordire oggi. Esperienze e consigli, a cura
della Fiera del libro. Intervengono: Antonella Del Giudice, Fabio Geda, Paolo
Giordano, Davide Longo, Massimiliano Virgilio con Marco Vigevani (agente
letterario) e Antonio Franchini (editor). Conduce: Lea Iandiorio ORE 18,30
ARENA PIEMONTE - Lingua Madre. Dall'India, Nirpal Dhaliwal, a cura di Regione
Piemonte e Fiera del libro. Con: Marina Gersony ORE 19 SALA ROSSA - La buona
volontà fa "la pace". Presentazione del libro di Ernesto Olivero
"Sogno che fra cent'anni" a cura di Effatà Editrice. Con l'autore
intervengono Sandro Calvani, Gianpaolo Crepaldi, Massimo D'Alema, Gian Mario
Ricciardi. Accesso con biglietto gratuito Green Point (ingresso pad. 3) ORE 19
SALA BLU - La Bibbia aveva ragione. Viaggio archeologico nella storia d'Israele.
Incontro con Dan Bahat, a cura di Israele 60 ORE 19 CAFFÈ PEDROCCHI - Tinto
Brass presenta il romanzo di Francesca Ferrando Belle anime porche, a cura di
Kowalski. Interviene l'autrice ORE 19 LA PAGODA - Slow Travel. Incontro con
Gaia De Pascale, a cura di Ponte alle Grazie. Con: Marco Aime e Antonella
Parigi ORE 20 SALA GIALLA - Radio Derwish e Orchestra di Nazaret in concerto, a
cura della Fiera del libro, in collaborazione con Festival delle Nazioni Città
di Castello. Accesso con biglietto gratuito Green Point (ingresso pad. 3) ORE
20 SALA AZZURRA - Uno spettacolo offerto dal Credito Piemontese. Lo specchio di
Borges di e con Massimiliano Finazzer Flory. Musiche da Astor Piazzolla con il
Quintetto Neofonia Ensemble ORE 20 SALA BLU - La bellezza della parola nel
nostro tempo. La nuova traduzione della Bibbia CEI. Conferenza di mons.
Giuseppe Betori, a cura dell'Associazione Sant'Anselmo - Progetto Culturale CEI
in collaborazione con la Fiera del libro. Con: card. Severino Poletto e
Giuliano Vigini ORE 20 CAFFÈ PEDROCCHI - La bellezza aggredita, a cura di
Giudizio Universale. Intervengono: Manuela Dviri, Alda Merini, Annamaria Testa.
Coordina: Remo Bassetti ORE 20 LA PAGODA - Gdb. Giulio De Benedetti. Il potere
e il fascino del giornalismo. Presentazione del libro di Alberto Papuzzi e
Annalisa Magone, a cura di Donzelli Editore. Con gli autori intervengono Lucia
Annunziata, Giulio Anselmi, Valerio Castronovo, Massimo Gramellini. Coordina
Alberto Sinigaglia. ORE 20 ARENA PIEMONTE - Lingua Madre. Poeti e narratori
georgiani, a cura di Regione Piemonte e Fiera del libro. Con: Levan Beridze,
Emzar Kvitaishvili, Lia Sturua, Besik Xaranauli. Introduce e coordina: Luigi
Magarotto ORE 20,30 SALA ROSSA - Sublime. Viaggio fotografico e musicale
attorno al mondo. Incontro - concerto con Michael Nyman, a cura di Volumina,
Fiera del libro e Reggia di Venaria. Con: Domenico De Gaetano, Pwyll ap Sion,
Alberto Vanelli. Accesso con biglietto gratuito Green Point (ingresso pad. 3)
SPAZI INCONTRI ORE 10 SALA ARANCIO - Passioni e libertà. Libri su mafia,
prostituzione e spiritualità, a cura di Interlinea. Con: Maria Adele
Garavaglia, Paolo Pomati, Massimo Savastano. Coordina: Roberto Cicala ORE 10
BOOK DESIGN SPACE - Da strappo nasce cosa. Pezzi di carte che tramite la
casualità diventano un mondo di forme e colori, a cura di Book Design Space.
Con: Francesca Chessa. Workshop, necessaria la prenotazione ORE 10 SALA
COPENAGHEN. AREA IBF - Pagine da film. Presentazione di libri come proposte per
adattamenti cinematografici, a cura di EE.VV. Evento riservato agli operatori
professionali ORE 11 SPAZIO AUTORI CALLIGARIS A - Presentazione dei libri.
"Comunicare l'identità" e "Il regno dei Fanes" di
Brunamaria Dallago Veneri, a cura della Provincia Autonoma di Trento in
collaborazione con la Provincia di Torino. Intervengono: Carmine Abate, Fabio
Chiocchetti, Brunamaria Dallago Veneri, Valter Giuliano, Marco Viola, Fabio
Visintini. Accompagnamento con musica ladina di Susy Rottonara ORE 11 SALA
AVORIO - Sarebbebello. Premiazione del concorso letterario fotografico
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-01 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE Regate I marinai con lo stemma di Palazzo Marino si sono
imposti sui fuoriclasse della Coppa America nelle gare di Dubai e della
Sardegna "Città di Milano", regina della vela "Ma dal Comune
neanche un euro" Braida, presidente dello Yacht Club: il patrocinio non
basta più, serve uno sponsor Larry Ellison, boss di Oracle
e quarto uomo più ricco del mondo (26 miliardi di dollari di patrimonio in base
alla classifica di Forbes), lo scorso weekend nel Golfo degli Angeli, davanti a
Cagliari, guardava incuriosito e anche un po' invidioso quella barca con il
guidone di uno Yacht Club nato solo un anno e mezzo fa (27 settembre 2006)
dall'idea meravigliosa di un velista meneghino, Roberto Braida, e
rappresentante di una città rigorosamente senza il mare, Milano. Ma se la
Svizzera ha vinto due volte la Coppa America, Team Hiroshi-Città di Milano può
indossare con orgoglio sulla livrea lo stemma di Palazzo Marino, portarlo in
giro con successo per il circuito di regate della classe RC44 e alla fine
raccogliere i complimenti di Russel Coutts (ex skipper di Team New Zealand e
Alinghi, oggi manager di Oracle nell'America's Cup), James Spithill (ex
timoniere di Luna Rossa) e Jes Gram-Hansen (ex Mascalzone Latino), i
fuoriclasse battuti sia nelle acque di Dubai che in quelle di Cagliari. Adesso
che è in vetta alla classifica generale di questa classe monotipo (lunghezza
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-01 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE L'intervista L'ex consigliere Dc e professore in Cattolica:
bisogna uscire da questa collocazione periferica De Mita: un errore per i
cattolici entrare nel Pd "Embè? Mi sorprendo della sorpresa ". Prego?
"I cattolici della Margherita hanno scoperto che il Pd ha tolto loro voce
e peso? E che cosa si aspettavano?". Enrico De Mita, professore ordinario
di Diritto tributario alla Cattolica e consigliere dc per quattro legislature
in Regione, aveva previsto più o meno tutto e, in un articolo comparso su
Aggiornamenti sociali prima delle elezioni, aveva spiegato che era un errore
entrare nel Pd. "Leggo sul Corriere - spiega, alludendo a un articolo in
cui l'onorevole pd Enrico Farinone, ex Margherita, lamenta la messa in disparte
dei cattolici - che adesso si lamentano. Avrebbero dovuto pensarci prima".
E non aderire al Pd? "Non c'erano le condizioni: non c'erano punti di
convergenza nel programma. La connotazione del Pd è radicale: vota a sinistra
l'Italia del radicalismo moderno e infatti non hanno sfondato al centro a, al
contempo, hanno perso a sinistra". Professore, lei è contrario al
bipolarismo? "Sono favorevole. Ma oggi non c'è un reale bipolarismo:
abbiamo la contrapposizione fra il partito di Berlusconi, fortemente
condizionato da Bossi, e
una forza che appare omogenea ma non potrà essere reale alternativa fino a
quando non avrà risolto i problemi con la sinistra rimasta fuori". Non è
un passo avanti aver preso le distanze da forze che condizionano? "Se Moro
avesse ragionato così, non avremo mai avuto l'incontro fra Dc e Pci. Il
passo di Veltroni è inutile se non viene mosso anche dalle altre forze di
sinistra". Torniamo ai cattolici. Dove devono stare? "Mah, direi che
in questa fase svolgono una funzione di cuscinetto ". Pensa al terzo polo?
"Io credo ci siano tutte le condizioni perché nasca uno schieramento di
cattolici, cercando un accordo sui temi delle riforme, sulle politiche
economiche e sui rapporti internazionali. Ma c'è un problema". Quale?
"Che le cose si sono complicate perché non ci sono cattolici di statura
tale da poter suggerire alle gerarchie dei partiti le strade da seguire ".
Da dove si comincia, allora? "Deve ripartire nel mondo cattolico un
dibattito che tolga i cattolici da questa collocazione periferica e impedisca
che vengano emarginati del tutto". Ma ci sono anche cattolici a destra:
anche lì tagliati fuori? "Non contano e Berlusconi li ha inglobati
parlando di temi come la famiglia e le questioni etiche sulle quali però non è
interessato né risulta credibile". Siamo ancora al terzo polo..
"Casini è riuscito a tenere uno spazio che può costituire una premessa, su
un tempo lungo, per dare voce ai cattolici". E il lavoro di Tabacci e
Pezzotta, soprattutto in Lombardia? "Non si vede. In questa città gli
unici segni di una sensibilità sociale e politica sono i discorsi del cardinale
Tettamanzi". Elisabetta Soglio Il docente Enrico De Mita è professore
ordinario di Diritto tributario in Cattolica; è stato consigliere della Dc in
Regione.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Tra Quirinale e Pdl un clima di rispetto
e tregua istituzionale Q uando Silvio Berlusconi fra pochi giorni andrà al
Quirinale per ricevere l'incarico di formare il governo, troverà una situazione
meno tesa del previsto. La distribuzione dei ministeri continua a creare
problemi di equilibrio fra i partiti del centrodestra. Ma l'elezione dei
presidenti di Senato e Camera è avvenuta in un'atmosfera non solo di grande
correttezza fra maggioranza e opposizione, ma di rispetto istituzionale. Merito
delle parole pronunciate martedì da Renato Schifani e, ieri, da Gianfranco Fini
nei loro discorsi di investitura; e dell'apprezzamento del loro ruolo, espresso
dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano e riconosciuto da tutti i gruppi
parlamentari. Se si pensa alle tensioni dell'ultima fase della campagna
elettorale fra Berlusconi ed il Quirinale, lo sfondo è rapidamente cambiato. La
vittoria netta del centrodestra ha reso inevitabilmente più fluidi i rapporti.
Ed il timore di una polemica strisciante della nuova coalizione nei confronti
della presidenza della Repubblica, per il momento appare infondato. Anzi, nel
saluto deferente di Fini al "supremo garante della Costituzione" si
avverte qualcosa di più di un semplice saluto d'ufficio. D'altronde, nel modo in
cui Napolitano ha sottolineato misura e disponibilità al dialogo dei nuovi
presidenti si è intravista un'apertura di credito netta verso il Pdl; perfino
superiore a quella di alcuni esponenti del centrosinistra. Che poi si tratti di
un invito al dialogo in attesa di conferma, diventa secondario. Ogni mossa
sembra dettata dalla preoccupazione di pilotare questa fase attenendosi
strettamente alla Costituzione; e dandone una lettura insieme ortodossa ed
inclusiva. Un elemento di frizione potevano essere alcune
frasi "celoduriste " di Umberto Bossi sui "fucili padani" ed il "tricolore"
italiano. Ma anche su quella sponda che poteva rivelarsi scivolosa, il capo
dello Stato si è limitato a ribadire alcuni punti fermi, senza offrire pretesti
a polemiche con la Lega. Si tratta di una tregua istituzionale in qualche
misura obbligata; e che potrebbe trasformarsi progressivamente in pace,
oppure restare tale: è chiaro che non dipende solo da Napolitano. Ma
soprattutto nell'atteggiamento di Fini, il Quirinale ha colto un messaggio
incoraggiante per l'inizio della legislatura. Nei riferimenti del presidente
della Camera alla Liberazione del 25 Aprile e alla festa del 1Ë? Maggio,
Napolitano ha visto toni ed analisi "certamente non di parte". E
Fini, ringraziandolo, ha voluto aggiungere l'augurio "che non ci sia mai
più una stagione di conflitti tra istituzioni". Sembrava riferirsi ai
contrasti del passato fra alcuni capi dello Stato ed il centrodestra. Non a
caso, ha ricordato Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi, "saltando"
Scalfaro. Ma forse, nella voglia di esorcizzare scontri fra il Quirinale e
Palazzo Chigi si può indovinare anche un segnale agli alleati. Fini sembra
esortare il Pdl ad evitare la tentazione di scaricare su Napolitano le
difficoltà. \\ Apprezzamento di Napolitano per i discorsi pronunciati da
Schifani e Fini.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi: i ministri? Doloroso dire tanti no Duello sul terzo
dicastero ad An. Incontro di due ore con Montezemolo Nuovo corso in Forza
Italia. Formigoni "risarcito" con la vicepresidenza, Verdini
coordinatore ROMA - "Bisogna dire tanti no ed è una cosa dolorosissima
". Silvio Berlusconi sintetizza così il gran lavoro di cesello che sta
facendo per completare la squadra di governo. Ieri ha avuto molti incontri, tra
i quali un faccia a faccia con Gianni De Gennaro, il commissario straordinario
per l'emergenza rifiuti il cui mandato sta per scadere e, soprattutto, un
pranzo di due ore con il presidente uscente di Confindustria, Luca Cordero di
Montezemolo. Su questo colloquio, il secondo nel giro di una decina di giorni
presente anche Gianni Letta, si è scatenata una ridda di voci e ipotesi. Alcune
indiscrezioni che circolano in Forza Italia riguardano un suo possibile
incarico governativo come ministro delle Attività produttive. Ma secondo la
versione ufficiosa in realtà Berlusconi avrebbe prospettato a Montezemolo un
ruolo da "ambasciatore del Made in Italy nel mondo". E il commento
del presidente di Fiat e di Ferrari lo confermerebbe: "Non c'è stata la formalizzazione
di nessun incarico, ma la disponibilità a svolgere questo ruolo per spirito di
servizio". La giornata, in ogni caso, è segnata da un inasprirsi del
confronto tra Berlusconi e Alleanza nazionale sui posti nel governo. A La
Russa, indicato come futuro responsabile della Difesa, il Cavaliere dice che An
avrà solo due ministeri (oltre alla Difesa le Infrastrutture destinate ad
Altero Matteoli). Il terzo, il Welfare, per il quale si era fatto il nome di
Gianni Alemanno, è ora appannaggio di Forza Italia (si fa il nome di Maurizio
Sacconi) dopo la storica conquista del Campidoglio da parte dello stesso
Alemanno. Il ragionamento, riferiscono fonti di An, è che il Comune di Roma
vale due ministeri. E quindi per i seguaci di Gianfranco Fini potrebbe, tutt'al
più, rendersi disponibile un dicastero senza portafoglio. "Ma in questo
modo noi siamo sottorappresentati ", fanno notare in ambienti di An. Altro
nodo è il ministero della Giustizia. Potrebbe essere affidato ad Elio Vito
oppure finire al leghista Roberto Castelli, il quale
sarebbe anche dato all'Interno qualora Bossi fosse disposto a spostare Roberto Maroni al Welfare oppure alle Attività produttive. Bossi non sembra, in realtà, disposto a mettere
in discussione l'intesa con Berlusconi raggiunta nell'incontro di via Bellerio.
"è meglio - dice - che Castelli si occupi di costruire strade. Del
resto che Castelli torni alla Giustizia non va bene perché ha già litigato con
i magistrati. E non possiamo iniziare litigando". Per i Rapporti con il
Parlamento si fa anche il nome di Claudio Scajola (in predicato anche alle
Attività produttive) mentre Paolo Bonaiuti indicato in un primo momento
diventerebbe portavoce del governo. In questo scenario Maria Stella Gelmini
andrebbe all'Istruzione e Sandro Bondi, che ha passato la mano come
coordinatore di Forza Italia a Denis Verdini, occuperebbe la poltrona di
ministro dei Beni Culturali. Alla Salute invece di un tecnico sarebbe destinata
Stefania Prestigiacomo. In questa girandola di voci, tuttavia, gli unici nomi
certi sono Letta sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tremonti
all'Economia, Frattini agli Esteri, Calderoli
all'Attuazione del Programma e riforme, Bossi al
Federalismo, Zaia alle Politiche agricole, La Russa alla Difesa e Matteoli alle
Infrastrutture. Lorenzo Fuccaro.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Bossi fa uno show Dall'ironia su Casini all'invito a D'Alema
"Pier Ferdinando, l'hai preso in quel posto" "La Padania ha le
sue bandiere". Poi si corregge Invito a cena al ministro degli Esteri e
battute sul sesso a Bersani. Poi scherza con Fini ROMA - E' vero che
l'occasione, l'elezione del presidente della Camera, è solenne. Ma
rivedere a Montecitorio i "vecchi" colleghi, oltre al ritrovato
entusiasmo degli elettori per la Lega, infonde a Umberto Bossi
un certo buonumore, che ne fa il mattatore della giornata in Transatlantico. A
farne le spese è Pier Ferdinando Casini: "Eccolo lì un altro disgraziato,
l'hai presa in quel posto, eh?", lo apostrofa il Senatur salutandolo.
Massimo D'Alema, nei paraggi, ascolta sbigottito. Il leader dell'Udc tenta una
replica all'altezza: "Guarda che l'ho evitato". L'entusiasmo di Bossi colpisce anche Pierluigi Bersani, bersagliato dal
leader leghista: "Siam venuti giù in Emilia e ve le abbiam trombate tutte.
E da come han votato, si vede che gli è piaciuto...". L'ex ministro del Pd
sorride pensando più alla metafora che al risultato elettorale. Con D'Alema Bossi ritrova invece il vecchio feeling da Bicamerale:
"Le riforme si fanno bipartisan, quindi ci devi chiamare ", gli
chiede l'ex ministro degli Esteri. "Guardate che se volete prendere
qualche voto sopra il Po, dovete venire a parlare con noi", replica Bossi che lo invita a cena. Ma il lungo passeggiare in
Transatlantico porta il leader leghista anche sui passi prima di Fiamma
Nierenstein con la quale sponsorizza il nonno della moglie per una citazione
allo Yad Vashem, il memoriale dell'Olocausto ("Ha salvato moltissimi ebrei"),
e poi di Gianfranco Fini che lo ringrazia del suo voto: "Dove sono i
fucili? Sono stato a Lampedusa, a salutare i leghisti ", scherza il neo
presidente mostrando l'abbronzatura. "Se non riusciamo a fare il
federalismo qui in Parlamento, democraticamente, il popolo si incazza. Ci sono
almeno 30 milioni di matti in giro e se non lo facciamo verranno da me per
chiedermi cosa fare". Non è comunque solo miele e battute, il rapporto con
il nuovo presidente della Camera. Bossi ci tiene a far
sapere che non ha apprezzato l'elogio del tricolore, passaggio del discorso di
Fini peraltro non applaudito dal Carroccio: "La Padania ha la sua
bandiera, verde e bianca". Nel pomeriggio corregge un po' il tiro:
"Il tricolore è un fatto storico ed è logico che Fini da presidente della
Camera lo dica ". Prima di partire per Gemonio, il Senatur ribadisce che
la Lega vuole rivedere il trattato di Schengen, e sulla ratifica del trattato
costituzionale europeo, auspicata da Fini, il suo partito ha molti dubbi. Ma è
tempo di brindare al nuovo presidente della Camera che ha appena concluso il
suo discorso. Sono in tanti ad andare a stringergli la mano nella saletta
accanto all'Aula, e tra questi anche D'Alema e Arturo Parisi. Arriva il suo
predecessore Fausto Bertinotti, in tempo per sentire l'elogio di Fini da parte
di Berlusconi: "Sei stato molto bravo". Poi il Cavaliere si rivolge
proprio all'ex presidente della Camera: "Mi dispiace molto per te",
dice serio e gli rinnova l'invito a pranzo. Gianna Fregonara ITALIANS di Beppe
Severgnini nelle Opinioni.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Il colloquio L'esponente pd: vedo lo sforzo di considerare 25
aprile e 1Ë? maggio date fondanti Bindi: apprezzo Fini, da lui parole non
scontate ROMA – Rosy Bindi apprezza Fini "quando si colloca nella scia dei
suoi predecessori Bertinotti, Casini e Violante: uomini di parte che hanno
saputo esercitare il loro compito istituzionale". Un buon segnale, dice,
dato che "non sempre, dalla parte di Fini, questo equilibrio viene
raggiunto". Esempi: le parole di Gasparri su Veltroni, Rutelli e Bettini, ovvero i fucili di Bossi. Rosy Bindi, ministro di Prodi e già candidata alla segreteria
del Pd, sottolinea positivamente molti punti del discorso del primo presidente
di An a Montecitorio: "Poteva tacere su alcune questioni, non ha
taciuto". Innanzitutto, l'auspicio che la Legislatura sarà Costituente e
l'augurio che si riparta dal testo "ampiamente condiviso"
messo a punto dalla Commissione Affari Costituzionali: "Qui - commenta
Rosy Bindi - c'è un invito al dialogo fra maggioranza e opposizione. In passato
il centrodestra stravolse la Costituzione in modo unilaterale e profondo".
Poi, il passaggio sul 25 aprile e sul 1Ë? maggio: "L'ultimo 25 aprile
qualcuno ha proposto di sopprimere la festa. Fini, con la sua storia, poteva
non citare le due date. Vedo lo sforzo dichiarato di considerarle fondamenti
della nostra Repubblica ". E l'omaggio al Tricolore? "Non era
scontato. In particolare, per un presidente che si insedia anche con i voti
della Lega". E veniamo alla parte sul relativismo culturale e morale. Rosy
Bindi dice che "Fini sembra fondere in una nuova categoria pluralismo
culturale e relativismo etico. Il primo è un valore da preservare, il secondo è
la rinuncia alla ricerca della verità e per me può rappresentare anche un
pericolo per la libertà e per la democrazia". Quindi, "è giusto
chiedersi se il relativismo etico possa mettere a rischio la libertà. Ed è
giusto non far coincidere la libertà solo con i diritti, trascurando i doveri.
Non si può però assegnare alla politica il compito di selezionare i valori, che
vengono prima e la ispirano, a partire dalla dignità della persona. In questo
passaggio c'è la tentazione di scivolare verso lo Stato etico". Infine:
"Fini ha citato Cossiga e Ciampi e non Scalfaro. Mi dispiace molto".
Andrea Garibaldi.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Martinelli "Ora giro il Barbarossa" Il regista: io con il
Pdl Detesto Moretti che cosa ha più di me? MILANO - Scusi, non teme la possano
bollare come "regista di regime?" "è tempo di sfatare l'assioma
imperante per cui la cultura sia solo a sinistra. Io non sono di sinistra e mi
onoro di appartenere al centrodestra, e allora? Qual è la differenza tra me e
Nanni Moretti?". Le piace Moretti? "Lo detesto. Il suo cinema, dico:
trovo sia teatro filmato. Io faccio film per un cinema etico e spettacolare e
vario gli obiettivi, mentre lui usa il 50, piazza la macchina e gira... Ma
perché se lui afferma le sue idee io non potrei farlo?". Renzo Martinelli
è tutto allegro, "mi ha telefonato pure Murray Abraham, il più grande
attore del mondo e un amico vero, " Renzo, in chiulo alla balenaaa!"
". Appunto, non teme che l'etichetta politica sia riduttiva? "Ma no,
non credo che il Paese sia così immaturo da giudicare in modo ideologico una
storia bella e commovente". A parte che nel centrodestra non tutti la
apprezzano: Fini disse che "Il mercante di pietre" sul terrorismo
islamico era "una schifezza di film, propaganda becera ". "Ero
in Romania a girare Carnera emi chiamò Gasparri, "Il tuo film è
bellissimo, geniale, siamo tutti emozionatissimi!". Organizzò la
proiezione a Roma...". E Fini la stroncò. "Cosa vuole, l'ho presa con
filosofia. Io faccio il regista e lui fa il suo mestiere, non mi permetterei
mai di dirgli cosa deve o non deve fare. Però le assicuro che gran parte dei
colonnelli di An mi telefonò per farmi i complimenti". Ora Carnera,
perché? "In un cinema italiano fatto di assenza di valori, commediacce e notti
prima degli esami, era importante riproporre la storia d'un uomo che amava la
famiglia, rappresentava con orgoglio la propria italianità all'estero e ha
saputo sacrificare se stesso per il bene dei figli". Si dirà: un simbolo
del Ventennio! "Sarebbe meschino. Carnera vive negli anni del consenso al
regime, di Nuvolari e dell'Italia di Pozzo. Era inevitabile che un gigante
così, in un Paese di piccoletti, fosse strumentalizzato. Ma parlare di
connivenza col fascismo è falso". E il film su
Barbarossa caro a Bossi?
"A fine maggio iniziamo, a Bucarest già si ricostruisce la Milano del XII
secolo". Ma si sente più leghista o azzurro? "Guardi, mi onoro
d'essere amico sia di Bossi
sia di Berlusconi. Del resto girai PorzÛs in tempi non sospetti. E penso di
essere un regista coerente". Gian Guido Vecchi Autore Renzo
Martinelli ieri a Cernobbio.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE L'intervista L'ex capo dello Stato e la "dimenticanza"
del neopresidente Scalfaro: Fini, caduta di stile continuare a negare i fatti
"L'antifascismo? Fermai Bruxelles ma ora atti concreti" Gli racconti
che Gianfranco Fini, al momento di insediarsi alla guida della Camera, ha
elogiato il "nobile e coraggioso impegno per la pacificazione nazionale profuso
da Cossiga e Ciampi" e ha deliberatamente trascurato il suo nome, e lui
resta per lunghi secondi in silenzio. Gli esce una sola parola, appena
mormorata e dunque incomprensibile, il cui labiale potrebbe essere forse
tradotto in "scostumatezza ", "bassezza" o anche "tristezza
". Poi si rischiara la voce e si prepara a rispondere. Presidente
Scalfaro, l'omissione di Fini dimostra che per il Popolo della libertà lei
resta un avversario. Che gliene pare? "Non voglio incrociare alcun dialogo
su questo. Ho sentito il discorso di Schifani al Senato, e mi è parso alto, al
di sopra delle piccole contese. Quanto a Fini, dico solo che continuar a negare
i fatti o alterarli così come sono nella loro verità è una grave caduta di
statura e di stile". Lei cita i fatti e un fatto è che nel 1994 inviò un
diffidente memorandum al neonato governo di centrodestra per vincolarlo su tre
punti: unità nazionale, solidarietà sociale, fedeltà alle alleanze
internazionali. Rifarebbe oggi lo stesso passo? "L'approccio di lavoro su
quei cardini che intendevo tutelare è ormai largamente condiviso. Anche se,
certo, occorre sempre che tutti vigilino affinché i princìpi irrinunciabili di
una sana democrazia siano rispettati con il massimo rigore e mai disattesi...
Non fu però l'unico mio passo istituzionale verso quell'esecutivo, che vedeva
affacciarsi sulla scena soggetti politici nuovi, verso i quali era
comprensibile qualche interrogativo e incertezza. In Italia e fuori
d'Italia". Allude alla mozione con cui l'Europarlamento ci chiese allora di
"assicurare il rispetto dei valori dell'antifascismo "? "Ci fu
anche quell'episodio, una mozione pesante per la stessa credibilità democratica
del Paese. A Bruxelles risposi che non avevamo bisogno di maestri, legittimando
tutti. Ora, tanto tempo dopo, si è fatto un buon tratto di strada verso una
totale civilizzazione della nostra vita politica. Si tratta di confermarla con
comportamenti concreti". La vittoria di Alemanno a Roma allarma più di
qualcuno, che parla di "marea nera". Dopo l'anticomunismo millenarista
di Berlusconi nel '94 ("se vincono i rossi sarà terrore, miseria e
morte") rischiamo un antifascismo altrettanto millenarista? "La
metafora del cammino percorso, che ho utilizzato, non può essere a senso unico.
Se vogliamo metterci su un piano di collaborazione nell'interesse generale,
servono buona volontà e spirito dialogante. Ciò che ha dimostrato Veltroni nei
mesi scorsi, con un linguaggio rispettoso verso tutti anche quando è stato
sottoposto ad attacchi duri e ingiusti. Da quei gesti viene un'indicazione di
reciproco riconoscimento, da non disperdere. Come il messaggio di Berlusconi
sul 25 Aprile, nel quale una volta tanto, accanto alle ragioni dei
"ragazzi di Salò", è stato reso onore pure ai martiri per la libertà.
E' questo che intendo, quando sostengo che bisogna mettere al bando ogni
esasperazione. Abbiamo davanti un orizzonte pieno di difficoltà, dobbiamo
pretendere che cadano le asprezze del passato prossimo ". Rifondazione
comunista chiede a Napolitano di non nominare ministro Umberto Bossi. "Ci vogliono ragioni molto serie per negare la
firma a una nomina del genere. Certo, se il leader della Lega
pronunciasse frasi gravi contro la Costituzione, si potrebbe porre un
problema... Ma è bene non fare pressioni sul presidente della Repubblica, che
finora si è mosso con misura e saggezza. Lasciamolo tranquillo: ha il metro
delle cose, sa come svolgere il suo compito riequilibratore". Come spiega
l'exploit leghista, che ha rafforzato il centrodestra? "E' stato un voto
dominato da diverse paure su diversi fronti (la sicurezza, il lavoro,
l'economia, ecc.) e la vicenda Alitalia le ha riassunte tutte. Sulla Lega,
che ha intercettato una sfera di interessi malmenati, specie al Nord, credo si
possa ormai essere fiduciosi. Ricordo ad esempio che Maroni, quand'era ministro dell'Interni, diede prova di equilibrio e di
tutela degli interessi generali. E il centrosinistra, che cosa deve fare
adesso? "Un'autocritica severa e serena, non necessariamente fatta in
piazza e, spero, non mirata a massacrare Veltroni. Il quale ha fatto ciò che ha
potuto, dopo due rissosissimi anni di governo di una coalizione che si è
impegnata soprattutto a litigare e che ha poi pensato di cavarsela addossando
agli altri le colpe di ogni guaio. Atteggiamenti che, onestamente, non potevano
essere capiti dalla gente. Ecco, è a partire da qui che dovrebbe cominciare la
riflessione. Parlando a se stessi e agli italiani con calma, un po' come ha
fatto il Papa quando ha denunciato lo scandalo dei preti pedofili negli Usa: si
è preso le sue responsabilità e ha spiegato l'impegno della Chiesa a chiudere
la partita. Insomma, si ricomincia sempre a partire dalla chiarezza".
Marzio Breda \\ Nel messaggio di Berlusconi sul 25 Aprile una volta tanto è
stato reso onore pure ai martiri per la libertà \\ Rifondazione contro
l'incarico a Bossi? E' bene non fare pressioni sul
presidente della Repubblica.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE E Gianfranco alla fine pianse: giusta la mia intuizione del '93
"Questo il discorso della nuova destra". La cortesia verso Bertinotti
SEGUE DALLA PRIMA Emozione divenuta commozione alle 11 e 31, quando gli
applausi interrompono il vicepresidente anziano Castagnetti che legge per la
trecentoseiesima volta il suo nome. è allora che Gianfranco Fini, chiuso nello
studio di presidente della Camera, lasciato solo dal collaboratore più stretto
Andrea Ronchi - che non l'ha mollato per tutta la mattina ma ora per rispetto è
uscito -, si commuove. L'altro momento di massima soddisfazione viene mezz'ora
dopo, quando alla fine del discorso sfilano gli esponenti dell'opposizione per
congratularsi. Parisi, Volonté, Lusetti, Soro. Veltroni telefona. Casini gli ha
già stretto la mano, a Fini fanno notare che per due volte è stato lui a far
partire l'applauso. Ma chi lo colpisce di più è Fassino, l'ex segretario del
Pci torinese, che gli sussurra: "Un gran discorso". Un discorso che,
certo, rappresenta l'ultima tappa di un percorso cominciato nel '93 che oggi,
con l'elezione alla presidenza della Camera nel giorno dell'insediamento di
Alemanno in Campidoglio, si chiude. Ma che nell'ottica di Fini non va letto,
neppure nei passaggi sul 25 aprile e sul primo maggio, come un'aggiunta, una
novità, un sigillo del cambiamento. Semmai, come la conseguenza logica di cose
già dette a Fiuggi e a Gerusalemme. Come spiega nelle conversazioni private,
Fini rivendica di aver fatto un discorso "di destra", nel senso
moderno in cui intende questa parola. "Un discorso identitario forte. Il
discorso della costituzionalizzazione della destra italiana. La destra del
federalismo unitario, della nazione, della patria, dell'identità culturale
cristiana. La destra del merito e della responsabilità, che parla di diritti ma
anche di doveri". Quanto accaduto in questi giorni, ragiona Fini, non è il
frutto di una decisione presa nelle segrete stanze, "è la prova che era
giusta l'intuizione del '93, che avevamo ragione quando abbiamo cominciato il
viaggio che ci ha portati qui. Solo che allora eravamo in pochi ". C'erano
ancora il Msi e l'arco costituzionale. La destra era marginale. "Era
un'altra Italia". Non si trattava solo di cambiare, ma anche di dimostrare
che un uomo di destra poteva candidarsi credibilmente a governare la capitale.
Ora, la destra che conquista la terza carica dello Stato "non ha più
alcuna ragione di temere la storia e le ricorrenze in cui si riconosce la
stragrande maggioranza degli italiani ", esclusa una percentuale talmente
piccola da non entrare in Parlamento. E può rivendicare la propria "vittoria
culturale", la propria idea di libertà, minacciata non più dai
totalitarismi ma dal "relativismo etico" denunciato dal Papa,
dall'eclissi dei valori, dall'assenza della legalità. Il tricolore, Fini non si limita a citarlo e indicarlo con gli occhi -
suscitando l'unico applauso cui non si unisce Bossi -; lo indossa, sotto forma di gemelli nuovi ai polsini. Cravatta
poco istituzionale, però: rosa confetto. Alle 9 e mezza è già alla Camera, per
la prima votazione. Incrocia Bossi: "Umberto, dove sono i fucili?". "Dimmi piuttosto
tu dove sei stato, così abbronzato ". "A Lampedusa, a salutare
i tuoi leghisti". Passa Stefania Prestigiacomo, lo abbraccia e lo bacia.
Poi lui si chiude nella saletta accanto all'archivio, a fumare. Si fa portare
un caffé. Si affacciano La Russa, Alemanno, Matteoli, Gasparri. Per seguire lo
spoglio si sposta nello studio che Bertinotti ha già liberato. Rilegge e lima
sino all'ultimo il discorso, come non gli è mai successo; del resto lo
considera "il più importante della vita". è Castagnetti a portargli
la notizia dell'elezione e ad accompagnarlo in aula, con Ronchi e il segretario
generale della Camera Ugo Zampetti. Fini esita un attimo sulla soglia, il gesto
di abbottonarsi e sbottonarsi la giacca grigia tradisce l'ansia, però al
momento di salire sullo scranno è asciutto, diverso dal Casini che entrò
sorridendo e facendo ciao alla famiglia in tribuna; in alto Fini ha la figlia
grande, Giuliana, ma la conoscono in pochi. Bossi
applaude alla sua maniera, battendo la mano buona, la destra, sul tavolo.
Berlusconi agita nervosamente una gamba sotto il banco, quando si arriva al 25
aprile il ritmo accelera. Alla fine, Fini ringrazia con un cenno del capo verso
sinistra e altri tre verso gli ormai ex colonnelli, insolitamente composti. Ci
si lascia andare solo al brindisi, nella saletta in fondo al Transatlantico.
Matteoli piange con le lacrime. Festeggiano con le tartine al salmone il capo
della segreteria Donato Lamorte, Italo Bocchino allievo prediletto di Tatarella
- "Gianfranco, sei emozionato?", "E vorrei vedere" -,
Gramazio, Moccia, Landolfi, Malgieri. Anche Tremaglia è commosso: "è
l'emozione più grande dal '
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Il caso Il Carroccio riunito per la prima del film dedicato al
pugile Da Maroni al Senatur Galà leghista per Carnera
DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO (Como) - Irrompe tra la folla come il pugile tra
il suo pubblico. Buio in sala, attraversa il corridoio al centro della platea,
il volto illuminato dai flash delle telecamere, il brusio che monta tra le
poltroncine esplode in un'ovazione. Umberto Bossi si concede un ingresso alla
Carnera, per la presentazione del film dedicato al campione di pugilato degli
anni Trenta. Il Senatur arriva quando la proiezione è iniziata da mezz'ora. E
arruola un nuovo mito nel pantheon dell'immaginario leghista: "Carnera è
un eroe positivo". Spiega il senso del riconoscimento: "è un
uomo che ha fatto sacrifici e si è prodigato per portare avanti la famiglia.
Lui dava pugni forti e noi dovremo prendere il suo esempio". Il
cortocircuito si compie nelle parole di Roberto Maroni:
"I valori di Carnera, la lealtà e la forza, sono anche i valori della Lega
". Il film sul gigante italiano che nel 1933 conquistò il titolo dei pesi
massimi a New York uscirà nei cinema il 9 maggio, in attesa che Medusa lo
proponga anche su Canale
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-01 num: - pag: 25 categoria:
REDAZIONALE Il delitto Gli investigatori: Gino Benincasa forse vittima di un
regolamento di conti tra clan Calabria, ucciso imprenditore Agguato a Lamezia:
30 pallottole su un ex assessore Venne arrestato con il figlio nel 2003 per
estorsione aggravata. Ma venne assolto dal Tribunale LAMEZIA TERME(Catanzaro) -
Era diventato un problema per le cosche lametine Gino Benincasa, 64 anni,
imprenditore ittico con guai giudiziari alle spalle ucciso ieri, all'alba,
mentre stava uscendo dal cancello della sua abitazione, a bordo di un furgone.
Almeno due i killer che gli hanno rovesciato addosso 25 colpi di pistola e 5 di
fucile calibro 11, caricato a pallettoni. La vittima aveva ricoperto negli anni
'90 la carica di assessore allo sport, in quota socialista, al comune di
Lamezia Terme. Suo fratello Mario alle elezioni conclusesi lunedì scorso si era
candidato al consiglio provinciale di Catanzaro con una lista civica
"Socialisti Uniti", collegata al candidato presidente dell'Udc. Da
anni, però, Gino Benincasa aveva abbandonato la politica per dedicarsi alla sua
attività d'imprenditore ittico creando la "Benincasa Group", con
stabilimento a Vena di Maida. La sua azienda di surgelati era diventata una
realtà produttiva interessante, tant'è che era riuscito a piazzare i suoi
prodotti in molti centri commerciali. L'omicidio - dicono gli inquirenti -
potrebbe rientrare in un regolamento di conti tra cosche per la gestione delle
attività sul territorio di Lamezia Terme. Benincasa avrebbe cercato di imporre
il suo peso commerciale facendo leva sul passato giudiziario, ma soprattutto
sull'amicizia con Giovanni Torcasio, capo dell'omonima famiglia che gli
inquirenti considerano vincente nella guerra di mafia contro i Iannazzo, più di
cento i morti in 25 anni. Benincasa è stato anche arrestato nel 2003, assieme
al figlio Giuseppe, con l'accusa di estorsione aggravata nei confronti degli
eredi dell' imprenditore Antonio Perri, proprietari del centro commerciale Due
Mari, uno dei più grandi della Calabria. La polizia gli scoprì in tasca 100
milioni delle vecchie lire che gli erano state consegnate dai fratelli Perri,
come prima tranche di un'estorsione che gli avrebbe fruttato 300 milioni. Benincasa giustificò quel denaro dicendo di aver fatto solo da
intermediario con i boss della zona per far cessare le minacce alla famiglia
Perri. Il tribunale si convinse della ricostruzione fatta da Benincasa e
l'imprenditore fu assolto, nonostante una richiesta di condanna a otto anni,
chiesta dal pm Gerardo Dominianni. Carlo Macrì Vittima Gino Benincasa.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
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- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-01 num: - pag: 25 categoria:
REDAZIONALE Lo scenario Le associazioni antiracket: poche denunce Bombe, spari
e veleni: partita la nuova offensiva DAL NOSTRO INVIATO REGGIO CALABRIA - A
leggere i fatti degli ultimi giorni si direbbe che la 'ndrangheta sia tornata a
fare fuoco e uccidere. In realtà non ha mai smesso. Quella che appare come una
recrudescenza della mafia calabrese, la più potente delle organizzazioni
criminali nostrane, è una linea continua senza interruzioni, bombe e spari non
sono solo cronaca recente. Prima degli omicidi (o riduzioni in fin di vita) di
Lamezia Terme e Gioia Tauro, a ridosso di Pasqua gli assassini avevano colpito
a Crotone, e prima ancora a Gioia era stato ucciso il pregiudicato Rocco Molè.
Una sequela di episodi spesso concatenati tra loro, che fanno temere nuovi,
futuri delitti. "La 'ndrangheta distribuisce morte per due motivi",
sintetizza il sostituto procuratore antimafia di Reggio Nicola Gratteri:
"Perché non si è stati ai patti, o perché si è oltrepassato il limite
della sfida alla pressione e al potere locale della cosca". Il che può
avvenire anche all'interno di un unico quadro criminale al quale le stesse
vittime a volte non sono estranee, come potrebbe essere accaduto con
l'autobomba che ha dilaniato l'imprenditore Princi (indagato per mafia e con
una richiesta di arresto pendente) e per Benincasa a Lamezia, già arrestato e
sorvegliato speciale. Non è del tutto vero nemmeno che dietro questi fatti di
sangue sui quali la 'ndrangheta prospera e coltiva denaro ci sia sempre il
mistero. Anzi. Le forze dell'ordine, come gli inquirenti, sono spesso in grado
di leggerli e inserirli in un contesto piuttosto chiaro, ma poi la risposta
repressiva e giudiziaria ha regole precise da rispettare e ha dei tempi che non
coincidono con quelli della criminalità. Lo dimostra la vicenda di Princi, ma
anche quella di Crotone, dove il boss Megna (assassinato
mentre stava con la figlia di 5 anni, ridotta in coma) era stato denunciato da
un anno dalla polizia per un precedente delitto, senza che la magistratura
avesse ancora preso provvedimenti. E tra Molè e il carcere mancava il verdetto
finale della Cassazione sull'ergastolo che gli era stato inflitto per omicidio.
La 'ndrangheta arriva prima dello Stato, usa metodi più sbrigativi. Anche per
questo sarebbe bene che le Procure antimafia potessero dedicarsi al contrasto
alle cosche a tempo pieno, senza doverne perdere troppo con le divisioni
interne agli uffici, come invece accade a Reggio Calabria e a Catanzaro. Sullo
stretto è appena arrivato un procuratore, Giuseppe Pignatone, accolto da una
microspia trovata nella stanza del sostituto Gratteri e annunciato da lettere
anonime che gettavano fango su alcuni colleghi e descrivevano l'avamposto
giudiziario come "un letamaio". Lettere firmate "Il corvo",
con chiaro riferimento ai veleni palermitani sparsi vent'anni fa su Giovanni
Falcone e altri esponenti dell'antimafia; una firma che sa di avvertimento,
visto che Pignatone è sbarcato proprio da Palermo ed è stato scelto dal
Consiglio superiore della magistratura per portare aria nuova nell'ufficio
dilaniato, oltre che la vasta esperienza d'indagini sulla criminalità
organizzata. A Catanzaro l'ufficio del procuratore è ancora vacante, e il più
accreditato per occuparlo sembrava il procuratore aggiunto di Reggio Boemi, sul
quale però ora pesa una lettera (stavolta firmata con nome e cognome dall'altro
aggiunto Scuderi, inviata al ministro e al Csm) che getta su di lui il sospetto
per la fuga di notizie sull'inchiesta per mafia a carico del senatore Sergio De
Gregorio. In quegli uffici ci sono delicati procedimenti sui rapporti tra mafia
e po-litica, altro settore dove la 'ndrangheta mostra di sapersi muovere più
celermente dello Stato. Gli ultimi omicidi eclatanti sono avvenuti a Gioia
Tauro e a Lamezia, dove per due volte in ciascuna città i consigli comunali
sono stati sciolti per infiltrazioni criminali. A Lamezia la vittima ne era
stato addirittura componente, all'inizio degli anni Novanta, e nella stessa
città nel 1986 un candidato alle comunali fu ucciso pochi giorni prima delle
elezioni; la gente lo votò ugualmente e risultò il primo dei non eletti, da
morto ammazzato. Certi intrecci, insomma, non sono di oggi. Così come il cappio
di estorsioni e richieste che la mafia calabrese stringe al collo di
commercianti e imprenditori. "Ma noi non possiamo solo lamentarci dell'assenza
dello Stato - spiega Maria Teresa Morano, coordinatrice delle Associazioni
antiracket della Calabria - , una buona parte di responsabilità ce l'hanno pure
gli imprenditori di questa terra. Se i poteri criminali sono diventati così
forti è anche perché l'imprenditoria non è disposta a denunciare ". La
mafia siciliana ha bisogno di accumulare nuove ricchezze, mentre la 'ndrangheta
deve reinvestire e riciclare quelle già accumulate, anche e soprattutto
attraverso gli operatori economici. "Ognuno di noi conosce perfettamente
il contesto in cui si muove - dice ancora la Morano - e sappiamo bene che
subire l'imposizione di una fornitura o di certe assunzioni è un
condizionamento che alimenta la zona grigia tra imprenditoria pulita e collusa.
Non serve invocare l'esercito o altri interventi se non si è disposti a portare
allo scoperto certe realtà". Giovanni Bianconi.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-05-01 num: - pag: 58
categoria: BREVI Film e programmi Gene Kelly, star dei film muti Gene Kelly
(foto) è una star dei film muti. Lavora con Jean che vorrebbe essere sua
compagna anche nella vita. Per questo ostacola la relazione con la ballerina
Kitty (Debbie Reynolds) Cantando sotto la pioggia La7, ore 14 Verdone si fa in
tre e viaggia verso Roma Carlo Verdone (foto) dà vita a tre personaggi diversi
tra loro: un borghese puntiglioso, un emigrato e un giovanotto in viaggio con
la nonna. Tutti stanno andando a Roma. Bianco rosso e Verdone Canale 5, ore
14.40 Santoro: se Grillo attacca i giornalisti "O bella ciao" è il
titolo della puntata. Da Santoro si parla di Grillo (foto) che ha definito
servi i giornalisti. In studio: Sgarbi, Norma Rangeri, Roberto Natale,
presidente Fnsi Annozero Raidue, ore 21.05 Jodie con la figlia asserragliate in
casa Asserragliate nella stanza blindata della loro ricca casa di Manhattan,
Meg (Jodie Foster), e la figlioletta Sarah (foto insieme) lottano contro tre
delinquenti che sono entrati per rapina. Panic room Retequattro, ore 21.10 Smith e Lawrence incastrano un boss Tornano gli agenti Marcus
(Martin Lawrence) e Mike (Will Smith, foto), della squadra narcotici di Miami:
cercano un boss. Indaga anche il detective Sid (Gabrielle Union) Bad boys II
Italia 1, ore 21 Brachino, esclusive sul caso Moro Brachino, con Maria Fida
Moro primogenita del presidente Dc (foto) e Claudio Martelli, affronta -
a 30 anni dall'accaduto- la complessa vicenda dell'assassinio di Aldo Moro. Top
Secret Retequattro, ore 23.30.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-01 num: - pag: 44 categoria:
REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini I fucili di Bossi
e i gemelli polacchi U mberto Bossi, entrando in
Parlamento: "Se la sinistra vuole scendere in piazza abbiamo trecentomila
uomini, trecentomila martiri pronti a battersi". E verrebbero "con i
fucili, che son sempre caldi". Risponde quell'altro genio dell'ex
parlamentare no global Francesco Caruso: "Nel cuore del Sud ribelle ci
sono trecentomila uomini con i fucili caldi che non aspettano altro che Bossi ci dica dove andarlo a prendere con i suoi sgherri
padani". Su Caruso, confesso, non ho speranze. Ma a Bossi,
da lombardo a lombardo, voglio dirlo: se la pianta, ci fa un piacere. Anzi, fa
un piacere a tutti gli italiani sparsi per il mondo, stanchi di sentirsi
chiedere se il Paese è impazzito, se si trova sull'orlo della guerra civile. In
particolare, fa un piacere a noi settentrionali: essere rappresentati come una
banda di bruti è irritante. Perciò, Bossi, la smetta.
In campagna elettorale queste spacconate possono sfuggire (sarebbe meglio se
non sfuggissero). Ma ormai il centrodestra ha vinto, il Parlamento è convocato,
i ministri sono pronti. Quindi, Bossi: basta. Questa
storia non fa più ridere. Giovedì scorso, tornando da Oslo, avevo scritto "come spiegare la Lega Nord ai norvegesi": un movimento populista e popolare, non
violento, coi suoi limiti e i suoi meriti. Da domenica sono in Germania (due
incontri pubblici, a Tubinga e Stoccarda), e mi sono vergognato: il numero due
di una coalizione di governo non deve parlare così. Se vogliamo
diventare un Paese serio, cominciamo a parlare seriamente. Die drinnen, die
RÖmer, sono pazzi questi romani. E' la frase più gettonata del momento, qui in
Svevia: rubata a Obelix (!), ripresa dai giornali, ripetuta dalla gente. Non
c'è disprezzo, ma incomprensione. Sono italiano, e credo di sapere perché il
Nord abbia scelto Bossi, i romani Alemanno, gli
italiani Berlusconi. Ma, all'estero, le sparate leghiste, i postfascisti in
Campidoglio e il ritorno del Cavaliere (con codazzo di amici, bellone e tv)
hanno provocato sorpresa. L'Italia - a cominciare dai nuovi capi - deve
rendersi conto che ha davanti un mastodontico compito di pubbliche relazioni.
Chiudersi in una permalosa autosufficienza mediatica è folle. E impossibile: il
giochetto non è riuscito alla Polonia dei gemelli Kaczynski, figuriamoci se
riesce a noi. Nel XXI secolo, se vogliamo vivere nel mondo, dobbiamo rispondere
al mondo. Se giornali e telegiornali italiani dovessero oscurare critiche e
ironie internazionali, per non dispiacere a chi comanda, farebbero un pessimo
servizio agli interessati, e a tutta la nazione (i primi segnali, purtroppo,
non sono buoni). Non ci credete? Chiedete a qualsiasi connazionale abbia messo
il naso fuori d'Italia (uomo d'affari o d'azienda, diplomatico, accademico,
studente, viaggiatore attento): vi dirà come stanno le cose. In tempo di
Internet e satelliti le battute viaggiano, soprattutto le più infelici.
Iniziare una stagione politica evocando violenza e fucili, e proponendo di
nazionalizzare Alitalia (la Tirrenia dei cieli?), non è un buon esordio.
Proprio no. www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com \\ Il mondo ci
guarda, chiuderci in una permalosa autosufficienza mediatica è folle.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
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NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-01 num: - pag:
44 categoria: REDAZIONALE Il forum di oggi Così èla vita di Isabella Bossi Fedrigotti Autotassarsi per
ridurre le indennità dei politici Giovanna si dice pronta a tassarsi per
promuovere una legge che porti le indennità dei parlamentari italiani a livello
di quelle degli altri Paesi. E pensa che molti la seguirebbero.
Probabilmente ha ragione; peccato però che, prevedibilmente, non c'è forza
politica disposta a spendersi in questo senso: un assaggio del fenomeno è il
voto unanime di maggioranza e opposizione (l'unico dell'intera legislatura) che
periodicamente ritocca (all'insù) i loro stipendi.
forum.corriere.it/cosi_e_la_vita/.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-01 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE Energia Il ritorno di Fruscio Spunta l'opzione
Authority MILANO - La Lega
Nord torna alla carica per i tre posti vacanti al vertice dell'Authority per
l'energia. Sulle tre poltrone rimaste ancora libere per altrettanti commissari,
previsti dalla legge istitutiva dell'organismo di controllo, è già partita la
corsa all'accaparramento. Così ieri un lancio dell'agenzia
"Radiocor" ha riportato alla ribalta l'ipotesi di una possibile
candidatura di Dario Fruscio, fino allo scorso gennaio consigliere dell'Eni, in
rappresentanza appunto della Lega, che da tempo
reclama a gran voce uno di quei posti. Ma sul fatto che sia proprio Fruscio a
rappresentare il partito di Bossi all'Authority non è
detto. Lo stesso interessato ha così commentato: "Non ci ho mai pensato;
ci dovrei quantomeno riflettere". Inoltre la procedura, che richiede il sì
da due terzi dei componenti delle commissioni di Camera e Senato, dovrà
accontentare anche le richieste di An (Gaetano Rasi, uno dei nomi più
accreditati) e del Pd. Un'operazione, quindi, né semplice né breve. Gabriele
Dossena.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
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NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-01 num: - pag: 35 categoria:
REDAZIONALE Nomine Il gruppo arruola il numero tre del Partito Popular.
Riceverà un milione all'anno Telefonica, missione Italia per Zaplana Alierta
chiama l'ex ministro di Aznar per i suoi rapporti con Berlusconi Era stato
emarginato nello schieramento conservatore dopo la sconfitta di Rajoy alle
ultime elezioni DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Il giorno dopo la vittoria
di Silvio Berlusconi in Italia, e poco più di un mese dopo la sconfitta del
Partito popolare in Spagna, il presidente di Telefonica, César Alierta, ha
chiuso il cerchio e alzato il telefono per invitare a pranzo il "suo"
uomo: Eduardo Zaplana. L'uomo cui il leader dell'opposizione spagnola, il
conservatore Mariano Rajoy, avrebbe fatto pagare la disfatta elettorale. L'uomo
che ha una corsia preferenziale aperta per arrivare all'ufficio di Berlusconi.
L'ex numero 3 del PP. Il futuro delegato di Telefonica in Europa. Senza neppure
il tempo di smaltire il malumore per il (mal) trattamento ricevuto dal leader
dei Popolari, Zaplana si è trovato davanti un contratto da un milione di euro
all'anno, pronto da firmare, e un interlocutore meno volubile, ma soprattutto -
deve augurarsi - meno ingrato. Secondo El Pais, al presidente di Telefonica
importa poco o niente che il suo nuovo "agente" a Roma, e nel resto
d'Europa, sia un neofita nel mondo delle telecomunicazioni. Conta piuttosto che
sappia muoversi nei meandri della politica, che abbia una rubrica telefonica
invidiabile e contatti infallibili per arrivare in qualunque momento nelle
stanze del primo ministro italiano e di quello francese, FranÇois Fillon.
Insomma, nei paesi dove Telefonica sta muovendo pedine, cavalli, torri,
alfieri. Alla scacchiera di Alierta mancava da inserire qualcuno con lo stesso
profilo professionale che Murdoch aveva trovato in José Maria Aznar. E Zaplana
risponde perfettamente ai requisiti: ottime conoscenze con ministri incontrati
da pari a pari, nella sede dell' Unione europea, quando era titolare del
dicastero del lavoro nel governo di Aznar. La congiuntura politica è propizia:
con il deragliamento della sinistra italiana, si è insediato al Viminale una
vecchia conoscenza di Zaplana, l'ex ministro del lavoro
Roberto Maroni. Ma non
basta. Altre strade può percorrere Zaplana per assicurare a Telefonica un filo
diretto con Palazzo Chigi: l'ex portavoce del PP, snobbato da Rajoy, è rimasto
in eccellenti rapporti con Aznar che, a sua volta, è il suocero di Alejandro
Agag, socio di Flavio Briatore. Una scorsa alla rassegna stampa italiana
ha convinto Alierta che Agag è inserito al livello giusto nelle più importanti
operazioni finanziarie del Paese di Telecom. Al curriculum dell'ex portavoce
del PP, in provvidenziale disgrazia, non manca nulla: sindaco di Benidorm nel
'91, ad appena 35 anni e a soltanto uno dal suo ingresso nel partito, deputato
e poi presidente della comunità autonoma di Valencia, e quindi ministro. Per
gli obiettivi di Telefonica le battaglie politiche perdute non hanno peso e che
Zaplana sia stato uno dei più tenaci sostenitori della teoria della
cospirazione, dietro la strage di Atocha (11 marzo 2004), è irrilevante.
"Zaplana è la persona cui Berlusconi risponde al telefono" hanno
garantito ad Alierta. Non c'era altro da aggiungere. Elisabetta Rosaspina #
L'ex ministro Eduardo Zaplana è stato nominato rappresentante per l'Europa di
Telefonica, il colosso spagnolo della telefonia che possiede il 10% del
capitale di Telecom Italia.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-05-01 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Varese La municipalizzata passa alla "multiutility del
Nord". Bonus di 2 milioni già dal primo anno A2A prende Aspem e punta su
Como e Monza VARESE - L'avanzata di A2A, la società pubblica in cui si sono
fuse le municipalizzate di Milano e Brescia e che ha già nella sua
"pancia" anche Bergamo, non è destinata a fermarsi: Giuliano Zuccoli,
presidente del colosso energetico, ieri ha incassato anche il sì alle nozze con
Varese, ma a margine della seduta della commissione consiliare che ha sancito
il sì ha annunciato gli ulteriori passi di A2A. "Speriamo di realizzare
aggregazioni anche con Como e Monza - ha detto - mentre guardiamo con interesse
anche a realtà del vicino Piemonte". L'azienda si avvia dunque a piantare
ulteriori "bandierine" sul territorio lombardo e a consolidare la sua
leadership nazionale nel settore. A2A oggi possiede già il 20% delle
municipa-lizzate di Como e Monza, il cammino futuro potrebbe portarla ad
accrescere notevolmente la sua quota di controllo in quelle città. Il sentiero
da seguire è quello tracciato con Varese e che Zuccoli stesso definisce
"modello confederale": "La nostra azienda - spiega - si occupa
della parte alta della filiera: puntiamo cioè a strappare prezzi migliori
nell'acquisto del gas, a produrre energia a costi più bassi, a mettere a
disposizione le nostre conoscenze in settori innovativi come lo smaltimento dei
rifiuti o il teleriscaldamento. Ma la gestione sul territorio, il rapporto con
i cittadini resterà in mano alle aziende locali come Aspem. Le tariffe? Nel
caso di Varese di sicuro non cresceranno, abbiamo speranze che possano
abbassarsi". La delibera passata ieri a Varese prevede uno scambio
azionario tra A2A e Aspem (la municipalizzata varesina) per un controvalore di
45 milioni di euro. Data la disparità di dimensione tra i due soggetti, questo
significa che A2A diventa padrone del 90% di Aspem che a sua volta peserà per
lo 0,5% nella compagine milanese-bresciana. Ma a Varese arriveranno già dal
primo anno 2 milioni di euro come "bonus" di partecipazione agli utili
(nel 2007 Aspem aveva prodotto un margine di 150 mila euro). "Operazioni
come questa - ha concluso Zuccoli - sono imposte dai nuovi scenari
internazionali, scongiurano la paura di passare inverni al freddo e limitano i
guai provocati dal rincaro del petrolio". Sul piano
politico il passaggio rappresenta un punto segnato dalla Lega Nord: il movimento di Bossi ha stretto i tempi vincendo le
resistenze di Forza Italia (contraria all'accordo con A2A, favorevole a una
fusione con le aziende di Busto e Gallarate), forte anche del recente successo
elettorale; il 7 maggio è atteso il voto finale in consiglio comunale.
Il sindaco Fontana la mette tuttavia sul piano strettamente economico:
"Questo accordo ci proietta in una dimensione industriale internazionale e
di alto profilo. Senza contare che 2 milioni di euro di bonus nessun altro ce
li poteva garantire". Claudio Del Frate Fontana e Zuccoli Il presidente
"Le tariffe? Di sicuro non cresceranno, anzi speriamo di poterle
abbassare".
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-05-01 num: - pag: 37 Sotto la lente
A2A, Aspem e la geometria variabile L a voglia di matrimonio di Aspem, la
multiutility di Varese, pare destinata a essere soddisfatta. All'altare - dopo
l'incontro avvenuto ieri tra il sindaco leghista Attilio Fontana e Giuliano
Zuccoli - troverà A2A. L'accordo prevede che Varese detenga lo 0,5% del colosso
lombardo nato sull'asse Milano-Brescia, conservando il 10% di Aspem. Prima di arrivare a Milano, Varese, città natale di quella Lega Nord che esprime i vertici
societari di Aspem, ha lungamente guardato in diverse direzioni. Prima alla sua
provincia, pensando ad allargarsi a Busto Arsizio e Gallarate; poi a
LineaGroup, la multiutility che raccoglie Crema, Cremona, Lodi, Pavia e Rovato.
L'ipotesi, in auge fino a un paio di mesi fa, raccoglieva consensi bipartisan:
piaceva alla Lega, ma anche al Pd e a un pezzo di
Forza Italia, Cdo compresa. A marzo arriva la proposta di Milano, ad aprile i
risultati elettorali nazionali e bresciani, con il forzista di area Cdo Adriano
Paroli (foto) che subentra a Corsini. E la via, ora, appare tracciata. J. T.
( da "Corriere della Sera" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-01 num: - pag: 11 categoria:
BREVI In pole position Claudio Scajola potrebbe approdare al ministero dei
Rapporti con il Parlamento, lasciando così libera la casella delle Attività
produttive (incarico già ricoperto nel Berlusconi III) Maurizio Sacconi
potrebbe ottenere il ministero del Welfare, anche se nei
giorni scorsi Alleanza nazionale lo ha chiesto per sé Marcello Pera L'ex
presidente del Senato è in ascesa come Guardasigilli. Il ministero della
Giustizia nei giorni scorsi veniva "attribuito" a Elio Vito Roberto
Castelli Sarebbe dato all'Interno qualora Bossi fosse disposto a spostare Roberto Maroni al Welfare oppure alle Attività produttive.
( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sentazione del libro
di Raffaele Sciacoviello "Ho le rughe sul cuore", con un performance
della compagnia teatrale lilithstasopra&. Martedì 6 maggio, ore 21,
"Corpi estranei" - mostra di Dario Gazziero e presentazione del libro
"Corpi estranei" di Michele Altomonte. Iniziative a cura del Gruppo
Lambda in collaborazione con la Fondazione Sandro Penna. Info 011/521.20.33,
gruppo lambda@yahoo.it SHORTBUS. Shortbus Cafè è un cocktail cafè culturale
sotto la Mole, in via Gaudenzio Ferrari 5/I. Libri e dvd glbt in vendita e
consultazione. Tutti i venerdì è "Aperitivo Gayo" - con cioccolata e
cultura glbt, dalle 19,30. Prossimamente, inaugurazione dell'unico dehors
serale sotto la Mole. Fino al 9 maggio, espone Maurizio Turinetto con
"Cuba Libre". Info 011/276.39.87, www.shortbuscafe.it METROPOLIS.
Sabato 3 maggio, il Club Metropolis, via Principessa Clotilde 82, propone una
serata gay in allegria e simpatia: l'intrattenimento è affidato alle
performance delle spumeggianti trasformiste Devin Demond e Josephine e alla
simpatia di Emilio. Il club è dotato di area fumatori. MOSTRA. La Fondazione
Artèvision, via Santa Giulia 14/c, in collaborazione con il Festival
Internazionale di Cinema glbt zDa Sodoma a Hollywood", ospita la personale
di Lorenzo Marcucci "Censored Photos & Oops I did it again". La
mostra resterà aperta e fruibile gratuitamente tutti i giorni, ore 15-19, fino
al 15 maggio. MANDARINA VIAGGI. L'agenzia di via San Dalmazzo 2 propone per
l'estate le destinazioni internazionali gay più fashion: Ibiza, Mykonos, Paros,
Creta, Rodi, Sitges, Cipro, Sharm el Sheikh, Hurgada, Tel Aviv, Bodrum, Gran
Canaria, Thailandia, Bali, Fort Lauderdale, Miami, San Francisco, New York,
Santa Monica (Los Angeles), Mexico City, Rio de Janeiro, Cuba, Santo Domingo,
Fortaleza, Recife, Sydney. Info 011/562.58.12, info@mandarinaviaggi.it CAFFE'
LERI. Al Caffè Leri, c.so Vittorio Emanuele II 64, programmazione ricca di
eventi e sorprese. 011 SAUNA CLUB. La 011 Sauna Club è aperta 7/7: dal lunedì
al venerdì, ore 14-2; il sabato, ore 14-6; la domenica, ore 14-1. Tutti coloro
che entreranno in sauna dalle ore 14 alle 20, riceveranno un pass giornaliero
che permetterà il rientro per tutto il giorno gratuitamente. Il giovedì:
Giornata 011 - ingresso tutto il giorno a 10 euro. Per gli under 25 ingresso
ridotto, escluso domenica e festivi. XXXCRUISINGBAR. All'XXXCruisingBar, via
Messina 5/d, il martedì: naked party, ore 20-2; il sabato: special naked party,
dalle ore 22 (dalle ore 24 in poi, i locali 011 cedono lo spazio al naked party
del CruisingBar per tutta la notte). Info 011/284.263, www.011saunaclub.it
GRUPPO GAM. Il Gruppo Alternativo Motociclistico, attivo in
centro e nord Italia, solo
da quest'anno presente in Piemonte e Lombardia. Il gruppo organizza attività
legate al mototurismo, per persone omosessuali, sia sul territorio nazionale
che all'estero. Ogni referente regionale o socio del gruppo propone e organizza
viaggi (di uno o più giorni) nel proprio territorio, offrendo la
possibilità di percorrere le strade "motociclistiche" migliori. La
prossima estate in Piemonte verrà organizzato un giro di tre giorni con alcuni
ospiti stranieri, nella zona delle Langhe, per il quale sono aperte le
iscrizioni. Il gruppo è aperto a tutti coloro che possiedono una moto. Info
www.infogam.info, gam@infogam.info LA FENICE. È un piccolo gruppo di ragazzi
omosessuali cristiani che esiste da oltre due anni e che vuole fare un cammino
di confronto e di crescita nella preghiera e nella lettura della Parola,
affrontando anche temi legati alla condizione omosessuale. Per ora il gruppo è
formato solo da ragazzi cattolici, ma sono ben accetti cristiani di altre
confessioni, ragazze, transgender e transessuali. Il gruppo si riunisce circa
due volte al mese - tendenzialmente la seconda e la quarta domenica del mese.
Info www.gruppolafenice.altervista.org LA RONDINE. È attivo a Torino da diversi
anni il gruppo autogestito La Rondine composto da persone omosessuali e
credenti che si incontrano per confrontarsi in amicizia e senza pregiudizi su
temi inerenti la fede e l'omosessualità. Info larondine_to@yahoo.it GAYTINERIS
PIEMONTE. Gaytineris Piemonte è un gruppo di amici gay e gay friendly che amano
stare insieme facendo attività sportive in montagna di diverso genere: sci di
fondo e di discesa, ciaspolate, camminate. C'è ampia disponibilità a
coinvolgere nuovi amici nelle uscite che vengono proposte stagionalmente
dall'associazione. Mailing list: gaytineris_piemonte-subscribe@yahoogroups.com.
Info 392/655.03.54 MAURICE. Al Circolo glbt Maurice, via della Basilica 3, la
segreteria è aperta dal lunedì al sabato, ore 15,30-18,30. Biblioteca,
videoteca e centro documentazione sono aperti il mercoledì e il venerdì, ore
18-20, ma si può accedere su appuntamento telefonando negli orari di segreteria
o scrivendo a centrodoc@mauriceglbt.org. Il lunedì ritrovo del gruppo
transessuali/transgender "Luna", ore 21; il martedì le donne
dell'"Altramartedì", ore 21,15; il sabato Gruppo Gayo, alle 17. Info
011/521.11.16, segreteria@mauriceglbt.org.
( da "Manifesto, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Reggio Emilia La
"festa del lavoro" degli immigrati senza diritti Un primo maggio
migrante o.c. Reggio Emilia "Siamo noi le donne e gli uomini che sono
riusciti a non soffocare in un container di un qualche tir. Siamo noi le donne
e gli uomini che non sono annegati in mare. Siamo noi le donne e gli uomini che
hanno scavalcato le frontiere alla ricerca di un futuro migliore".
Comincia così l'appello per la manifestazione del primo maggio migrante in
programma oggi a Reggio Emilia. L'appuntamento è per le 14 alla stazione.
"Siamo donne e uomini che vivono e lavorano nelle metropoli - prosegue
l'appello - Siamo quelli che riempiono le tasche dell'economia sommersa perché
altra possibilità per vivere non ci è concessa. Siamo quelli costretti a
passare parte della propria vita in coda davanti alle questure, alle prefetture
e ora agli uffici postali. Siamo quelli che aspettano i lunghi tempi dei
rinnovi e dei ricongiungimenti, siamo quelli che aspettano i documenti
legalizzati dall'ambasciata, siamo quelli che aspettano un decreto
flussi". Una sfida, dicono gli organizzatori, l'associazione città
migrante. Che ha avuto un suo prologo il 25 aprile a Verona. E che oggi
continua a Reggio Emilia per chiedere ancora una volta "una sanatoria
generalizzata subito, l'abrogazione della legge Bossi-Fini, la rottura del legame fra
permesso di soggiorno e contratto di lavoro, la chiusura dei centri di
detenzione". Gli organizzatori hanno anche inviato una lettera al sindaco
di Reggio Emilia, Graziano Delrio, per chiedergli "di ascoltare le istanze
che quel giorno verranno portate dai migranti che vivono nella città da lei
amministrata, di sentire anche quello che noi abbiamo da dire in merito
alla condizione di clandestinità e di sfruttamento sul lavoro che moltissimi di
noi stanno vivendo". Perché a Reggio Emilia sono state presentate 13563
domande con il decreto flussi 2007. La quasi totalità delle richieste è stata
inviata da migranti che già vivono e lavorano nella città.
( da "Manifesto, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Dopo voto Cinque lezioni
Mario Pianta Una sconfitta elettorale dopo l'altra, per il centrosinistra, con
dinamiche apparentemente imprevedibili. E qualche segnale positivo, come la
vittoria a Vicenza del candidato Pd, Achille Variati, contrario alla
costruzione della nuova base militare Usa. Proviamo a leggere le cinque lezioni
che vengono dal voto. La prima osservazione riguarda le identità dissolte della
politica della sinistra. SEGUE A PAGINA 5 E' affondato il "corro da
solo" del Pd di Veltroni, mentre la rinnovata Unione ha perso quando si è
stretta intorno a Rutelli al Comune di Roma e ha vinto con Zingaretti alla
Provincia. Ampie alleanze elettorali restano necessarie per vincere in questo
sistema di voto, ma non possono più dare per scontato un consenso fondato su identità
radicate. E questo vale anche oltre la sinistra, ad esempio per il voto
cattolico, che non ha fatto crescere l'Udc e tantomeno il Pd. I partiti non
possono più pensare che operazioni di vertice possano trascinarsi dietro i
consensi degli elettori. Se la politica non è più affermazione di identità
"alte", la seconda lezione è che non è nemmeno più un orizzonte di
promozione sociale, un meccanismo di redistribuzione. Il fallimento del governo
Prodi e il disincanto sull'amministrazione Veltroni al Comune di Roma hanno qui
le loro radici, nell'incapacità di realizzare cambiamenti coerenti con le
aspettative dei cittadini. Il declino dell'economia italiana, l'impoverimento
delle classi medie e popolari, le disuguaglianze più forti, sono allo stesso
tempo il risultato di una politica che rinuncia a pensare al cambiamento, a
praticare valori di giustizia, e fattori che riducono sempre più i margini di
costruzione del consenso attraverso politiche redistributive. Di fronte alla
percezione del declino, la scelta elettorale diventa "populista",
ricerca tutele intorno a nuove identità, e si affida a
promesse di cambiamento purchessia, come nel caso della Lega al Nord e di Alemanno a Roma. La
terza dinamica, conseguente alle precedenti, è l'ondata di antipolitica. Un
rifiuto che prende molte strade: l'astensionismo, il voto alla Lega, la scelta di punire in modo
selettivo il "riciclato" Rutelli. E' evidente che una parte
importante dell'elettorato di sinistra non è più disponibile ad accettare
leader e candidati troppo identificati con il "palazzo" e la
"casta" dei politici, troppo distanti dalle realtà locali, troppo
vuoti di contenuti, troppo inefficaci nelle loro realizzazioni. Viceversa - e
questa è la quarta lezione - un po' di democrazia partecipativa offre buoni
risultati anche alle elezioni. E' paradossale che per il supersconfitto
Veltroni l'unica fonte di legittimazione che resti siano i tre milioni di voti
del cittadini alle primarie del Pd. Variati a Vicenza è stato votato alle
primarie, Rutelli a Roma è calato dall'alto del loft del Pd. Gli esempi possono
continuare: Prodi come leader dell'Unione e Vendola come candidato nella
Regione Puglia hanno vinto dopo un'importante legittimazione delle primarie; la
debolezza di Bertinotti a capo della Sinistra Arcobaleno è stata anche legata a
una scelta di vertice di quattro partitini. Una parte importante di cittadini
vuole partecipare, anche in forme fittizie e limitate come le primarie. Se ciò
non avviene, manca un elemento importante di legittimazione dei candidati e si
riduce il coinvolgimento nella sfida elettorale. La quinta lezione è che
rinnovare un'idea e una pratica di politica come partecipazione rappresenta la
strada naturale per la ricostruzione della sinistra. Esiste una vastissima
riserva di pratiche partecipative nell'azione della società civile, nelle
mobilitazioni dei movimenti, nelle reti di organizzazioni che propongono
alternative concrete di cambiamento. Dove la politica, fondata su valori e
contenuti, incontra queste esperienze - come è successo a Vicenza - le elezioni
si possono vincere. E questa è una buona notizia. mario pianta.
( da "Manifesto, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Tutti i ripescati e
il "delfinarium" del nuovo Parlamento. Dall'ex portavoce di Casini
Roberto Rao all'ex capo della segreteria di Veltroni Vinicio Peluffo, tutti i
big hanno sistemato i loro fedelissimi. Premiati dopo anni di precariato Danilo
Chirico Raffaele Lupoli Prima del voto c'erano i "derogati", quelli
che avevano superato il tetto delle tre legislature e hanno presentato il
curriculum per fare un'eccezione. Ora che le Camere si nono riunite è la vota
degli "optati", i primi non eletti che entrano in Parlamento grazie
alle scelte dei capolista presenti in più circoscrizioni. Al Senato in Piemonte
la già senatrice leghista Rossana Livia Boldi ha preso il posto di Roberto Calderoli: il dentista lascia il posto a una specialista in
ortodonzia. In Friuli Calderoli passa la mano a Mario
Pittoni, giornalista, responsabile del foglio
d'informazione Lega Nord
Flash. Mentre optando per la Liguria Roberto Castelli consente l'ingresso in
Parlamento a Irene Aderenti, candidata in Lombardia. L'insegnante di
Castiglione delle Stiviere (Mantova) è da poco impegnata in politica con
l'associazione delle donne padane. Castelli ha lasciato il posto in
Emilia Romagna ad Angela Maraventano, la leghista lampedusana che tanto ha
fatto parlare di sé, festeggiatissima nella piccola isola. Per Italia dei
valori invece, Giampiero De Toni prende il posto di Giuseppe Astore che ha
optato per il Molise. Già sindaco di Edolo per due legislature e presidente
della comunità montana di Valle Camonica, dopo la mancata elezione di due anni
fa al Senato, De Toni era entrato nello staff di Antonio di Pietro. In Puglia,
ancora lista Idv, l'ortopedico brindisino Giuseppe Caforio prende il posto di
Felice Belisario che ha scelto la Basilicata. Nella stessa regione, sempre al
Senato, la presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Maria Antezza
in Papapietro, è eletta con il Pd grazie a Nicola Latorre che ha preferito la
Puglia. Nel Lazio, torna nelle aule parlamentari Vincenzo Vita al quale Franco
Marini consegna il posto scegliendo l'Abruzzo. Sempre per il Pd, arrivano a
Palazzo Madama Maria Francesca Marinaro (grazie ad Anna Finocchiaro che ha
optato per l'Emilia Romagna) e Roberto Di Giovampaolo (per l'ex vicesindaco di
Veltroni Maria Pia Garavaglia che ha scelto il Veneto). In Veneto, Giancarlo
Galan del Pdl (che rimane presidente della Regione) cede il posto a Piero
Longo. Chi entra e chi esce Anche a Montecitorio la roulette delle opzioni
serve a rimettere in sesto gli equilibri interni a partiti e coalizioni. A chi
resta fuori, come sempre si penserà quando si dovranno dare nomine in enti e
municipalizzate o al momento di scegliere candidati elle europee o alle
amministrative. Alla Camera in Lombardia 1 rientra l'avvocato Pierluigi Mantini
al posto di Veltroni. Mentre in Lombardia 2 viene ripescato Luca Volonté (al
posto del segretario Cesa) ed entra il giornalista di Libero nonché agente dei
servizi segreti Renato Farina, alias Betulla, al posto di Gianfranco Fini. In
Friuli sempre fini consente il ritorno di Manlio Contento. In Puglia viene
ripescato Pino Pisicchio, che subentra a Di Pietro, mentre in Basilicata
l'opzione di Fini fa entrare Giuseppe Moles, già portavoce di Antonio Martino.
In Calabria rientra Mario Tassone al posto di Casini, mentre in Sicilia due
l'opzione di Cesa fa ripescare Giuseppe Drago. Infine Luca Barbareschi,
candidato in Sardegna per il Pdl, entra alla Camera grazie all'opzione di
Berlusconi per il Molise. Poi c'è il caso di Annagrazia Calabria, che in un
colpo solo prende il posto che doveva essere di Alemanno e diventa la deputata
più giovane strappando il primato a Daniela Cardinale, figlia dell'ex ministro
delle Poste Totò. Anche la neoparlamentare del Pdl ha un papà e uno zio di
quelli che contano: si tratta rispettivamente di Luigi Calabria, direttore
Finanza di gruppo di Finmeccanica e di Carlo Calabria, european head of M&A
di Merrill Lynch. La praticante avvocato Annagrazia, già presidente della
commissione Politiche giovanili di Forza Italia, va ad ingrossare le fila degli
uomini, e donne, di legge presenti in Parlamento. Per un primo non eletto che
entra, ce n'è uno che esce: si tratta dell'ex senatore Pd Francesco Ferrante,
che lascia il Parlamento perché Rutelli perso il Campidoglio si trasferisce a
Palazzo Madama. Una rinuncia di tutt'altro tipo, quella di Roberto Formigoni
che resta in Lombardia per ricandidarsi alla guida della Regione, riporta
invece al Senato Riccardo Conti, bresciano classe 1947, che è stato braccio
destro di Buttiglione all'Udc, poi ha seguito Follini nell'Italia di mezzo fino
a un attimo prima della fiducia a Prodi e dell'ingresso nel Partito
democratico. Il passaggio al Pdl lo ha riportato a Roma: stavolta ha scelto il
cavallo vincente. Da delfini a onorevoli Ma tra i 100 i senatori al primo
incarico parlamentare e le oltre 300 matricole di Montecitorio ci sono anche
tanti uomini e donne già abituati ad orientarsi nel dedalo di stanze e corridoi
delle Aule parlamentari. Sono quelli che il libro "Onorevoli figli
di" definisce il delfinarium dei partiti: colonnelli, portavoce,
portaborse, segretari e affini. Professionisti o primi della classe nelle
scuole di partito, dopo anni di precariato (ma ben pagato) e dedizione al
parlamentare di turno ora coronano il sogno di occupare un osto nell'emicilo. È
il caso, fra gli altri di Roberto Rao, che ha seguito Pierferdinando Casini
come portavoce dal Ccd all'Udc, dalla presidenza della Camera fino all'ultima
candidatura a presidente del consiglio. Per lui l'onore è doppio perché e stato
braccio destro del portavoce che più di tutti ha fatto carriera: Casini è stato
assistente di Arnaldo Forlani, il cui figlio peraltro è stato candidato senza
successo proprio dall'Udc. Le candidature degli assistenti hanno fatto andare
su tutte le furie il popolo dei blog e buona parte degli attacchi è rivolto al
ticket democratico Veltroni-Franceschini. Il leader del Pd s'è portato dietro
Vinicio Peluffo, suo capo segreteria, ed ex leader nazionale della Sinistra
giovanile, e Walter Verini, suo capo di gabinetto al Campidoglio eletto in
Umbria. Ci aveva provato, in un primo momento, il leader del Pd a tenere fuori
dal Parlamento il costituzionalista (e suo ghost writer) Stefano Ceccanti.
Acuto commentatore delle riforme costituzionali, Ceccanti è allievo di Augusto
Barbera e docente alla Sapienza. Anche a lui, e all'altro neo-deputato
Salvatore Vassallo, si deve il primo progetto di riforma elettorale del Pd.
C'era rimasto molto male per la discriminazione, Ceccanti. Per lui, cattolico e
tra i fondatori degli ormai disciolti Cristiano-sociali, le porte di Palazzo
Madama si sono schiuse solo dopo l'abbandono di Pietro Larizza. È il moderato
numero due del Pd Dario Franceschini che ha però la performance migliore.
"Su tre dei suoi portaborse, Franceschini ne ha piazzati tre", lo ha
attaccato Peppino Caldarola dalle pagine del Giornale . Il 100 per cento del
risultato. E così a dare una mano al numero due del Pd, promossi al grado di
parlamentari della Repubblica, ci sono l'attuale direttore della struttura
nazionale del Pd Alberto Losacco, caposegreteria di Franceschini quanto era
presidente dei deputati dell'Ulivo, l'attuale capo della segreteria Antonello
Giacomelli, eletto in un posto blindato come la Toscana e Piero Martino, ex
giornalista de Il Popolo eletto in Sicilia e portavoce del numero 2 del Pd.
Cooptazione? Il vice di Veltroni ha prontamente rintuzzato gli attacchi.
"Sono critiche ingenerose - ha spiegato - perché nella vita politica le
via d'accesso partono o dal territorio o da impegni nazionali. Dagli staff
provengono Casini o Bonaiuti, o anche Andreotti, che era un collaboratore di De
Gasperi, persone che hanno scritto la storia dei loro partiti o
dell'Italia". Ubi maior... I nipotini di Prodi Anche il "nonno
ritrovato" Romano Prodi prima di uscire dal Palazzo ha voluto lasciare un
posto in Parlamento a un manipolo di donne e uomini di strettissima osservanza:
portavoce, consulenti, collaboratori. Da Silvio Sircana, portavoce senza voce
ufficiale, all'esperto di editoria (già sottosegretario di Prodi) Rick y Levi,
fino alla capoufficio stampa di Palazzo Chigi, la bolognese (ex giornalista
della Dire ) amica della consorte Flavia, Sandra Zampa. In Parlamento tornano
anche Sandro Gozi, che era nel gabinetto di Prodi presidente della Commissione
europea, e il saggio Mario Barbi. Un altro prodiano di ferro, il ministro della
Difesa uscente Arturo Parisi, ormai promosso, ha avuto anche lui diritto a
piazzare il suo braccio destro Pierfausto Recchia, eletto alla Camera nella
circoscrizione Lazio 1. 2/fine.
( da "Manifesto, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Cantieri sociali Un
gesto di pacificazione Pierluigi Sullo Vorrei dire un'impressione su quel che
sta capitando dentro Rifondazione comunista, da esterno al partito e amico di
molte persone che vi investono energie e che stimo. Per altro, negli ultimi
anni abbiamo - per quel che conta Carta accompagnato, discusso, criticato i
tentativi di rinnovamento culturale e politico e i ritorni all'indietro, fino
alla manifestazione del 20 ottobre scorso, con la quale abbiamo cercato -
insieme al manifesto e a Liberazione - di aiutare le sinistre a uscire dal
vicolo cieco in cui si erano cacciate, almeno secondo noi. Tentativo fallito,
come il disastro elettorale ha dimostrato. Ora, a me interessa poco della
cronaca dello scontro tra gli uni e gli altri: il manifesto ne fa già un
resoconto minuzioso e molto dibattito si trova su Liberazione . L'osservazione
che vorrei fare è un'altra, e riguarda la coerenza tra i fini e i mezzi, che è
il nucleo culturale diciamo così - di quell'atteggiamento non violento che,
come si disse a suo tempo Rifondazione, doveva aiutare a scardinare una certa
idea della politica di sinistra. Ho parlato con diversi compagni e amici che si
sono "schierati" di qua o di là e ne ho ricavato l'impressione che,
se si tralasciano le ricostruzioni degli eventi e gli addebiti reciproci su
questo o quell'avvenimento degli ultimi tre anni, tutti o quasi stanno dicendo
che si è sbagliato nel pensare che si potesse partecipare al governo con la
speranza di condizionare la "sinistra moderata" e di ottenere
cambiamenti sensibili nelle politiche liberiste obbligate. E che questa
constatazione riguarda anche la crisi della rappresentanza, di fronte a una
società tanto mutata, e della stessa forma partito. Come dice un mio amico,
anch'egli di Rifondazione, "sembra che stiano litigando tra chi vuole fare
un partito e chi vuole fare un partito". E certo ciascuna parte desidera
un partito diverso da quello dell'altra parte: chi dice preserviamo
Rifondazione come utensile utile a ripartire dal "basso" e chi dice
andiamo oltre Rifondazione per poter ripartire dal "basso". Il punto
è però che non solo queste differenze, nei linguaggi surgelati che si
adoperano, sono scarsamente comprensibili, ma soprattutto che - ecco i fini e i
mezzi - uno scontro interno che tende a diventare cronico, sprizza veleni in
ogni direzione e calpesta le persone, e insomma sembra solo una competizione
per il potere (ma quale), non sembra proprio la via più adatta per ottenere
l'opposto di questo, ossia, come tutti dicono, la creazione di
"luoghi" della politica radicalmente diversi, la cui prima qualità
sarebbe la relazione tra le differenze, la pluralità, l'annullamento di ogni
gerarchia (e potere). A uno come me, che guarda preoccupato da fuori, viene da
pensare che la lezione non è servita e che i miei amici di Rifondazione non
siano evasi dalla prigione politica in cui si sono chiusi quando hanno deciso
di andare al governo, e perfino che sia proprio lo scontro in sé la coperta di
Linus che li consola della catastrofe elettorale: finché litighiamo, sembra che
dicano, qualcosa ci lega. Siccome ho una certa età, so bene che questa
impressione sarà male accolta, come un'intrusione e come moralismo da quattro
soldi. Eppure, chiedo lo stesso un qualche gesto di pacificazione, tra i
compagni di Rifondazione e soprattutto verso i loro elettori e militanti, e i
movimenti, le reti sociali, le associazioni. In cosa possa consistere,
proprio non so. Forse una dichiarazione pubblica comune, forse una porta
spalancata verso il mondo, forse un congresso in cui non sia in palio alcun
"posto", insomma qualcosa di sorprendente. Là fuori, in fin dei
conti, ci sono Alemanno e Bossi.
( da "Manifesto, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Inviato si finge
padroncino nel Guandong, il paradiso dei prodotti taroccati, e gli vengono
offerti i bambini: pochi spiccioli per averli, 30 centesimi di euro l'ora per
farli lavorare Simone Pieranni Pechino Imaschi erano 107, le femmine 60.
Comprati, alcuni rapiti, e costretti a lavorare in fabbriche a ritmi forsennati
e paghe disumane. Minacciati di morte, nel caso avessero provato a fuggire. Un
commercio di bambini-schiavi in piena regola. Ieri la polizia del Guandong ha
liberato 167 minorenni, utilizzati come lavoratori nelle fabbriche di Dongguan.
Comprati per pochi spiccioli. Pagati 3 yuan all'ora, circa 30 centesimi di
euro. Età media dai 9 ai 16 anni. Nel mezzo dei problemi internazionali
sollevati dal Tibet e dal tormentato percorso della fiaccola olimpica, e a
ormai cento giorni dai Giochi, la Cina riscopre la parte più terribile del
proprio sviluppo economico. E' il lato oscuro del progresso, forsennato e
inesauribile, del sudest cinese. E' l'ennesimo scandalo creato dai ritmi da
record della regione del Guandong, nota per la produzione di prodotti tessili
per l'industria dell'abbigliamento. Il paradiso del fake , dei tarocchi delle
marche prestigiose. La scoperta della fitta rete che
collegava i compratori dei bambini ai boss delle fabbriche è arrivata grazie
all'intraprendenza del giornalista di un quotidiano che, fintosi proprietario
di una fabbrica, ha aiutato la polizia a smascherare il traffico. Operazione
non ancora terminata: seguiranno arresti e probabilmente altri bambini verranno
finalmente liberati. Per ora, però, nessun nome di azienda, fabbrica,
marca. Il Guandong è una zona economica che va di corsa e che costituisce uno
dei polmoni economici del paese. Una delle tante fabbriche del mondo situate
sul territorio cinese. La polizia ha chiarito che la maggior parte dei bambini
erano stati prelevati da Liangshan, cittadina della regione del Sichuan,
situtata poco più a nord delle loro fabbriche-prigioni. Comprati per 30-40
euro, quando non addirittura rapiti, come alcuni dei ragazzini avrebbero
confessato. Le operazioni di polizia sono in corso. "Questi ragazzi non
hanno carta di identità, questo rende difficile capire la loro storia" ha
detto Zhang Xiang, un portavoce della presidenza del lavoro del Guangdong.
"Il lavoro minorile è un caso abbastanza tipico ha spiegato Hu Xingdou,
professore di economia e di politica sociale dell'università di Pechino,
intervistato dall' International Herald Tribune - perché l'economia cinese è in
via di sviluppo e la velocità di tale processo è affascinante, ma spesso
avviene a scapito di leggi, diritti umani e protezione ambientale". E di
un'infanzia normale, anche. Il governo cinese ha avviato lo scorso anno una
campagna nazionale contro la schiavitù e il lavoro infantile, ma c'è ancora
troppa differenza tra le grandi città e le regioni più distanti e meno vicine
al potere centrale: così se il governo ha invitato a migliorare le condizioni
di lavoro, specie dopo gli scandali dello scorso anno con i bambini (anche
minorati mentali) impiegati come schiavi nelle fabbriche di mattoni dello
Shanxi e dell'Henan, i governi locali, agganciati a incentivi per fare crescere
la propria economia territoriale, tendono a chiudere occhi, bocca e orecchie.
Alcuni osservatori ritengono che invece le cause di questo fenomeno siano da
ricercare nell'aumento dei costi del lavoro, dell'energia e delle materie prime
(per questo alcune fabbriche nordcoreane starebbero spostandosi dal sud della
Cina al vicino Vietnam, meno avvezzo a scioperi e con costi ancora più bassi),
che avrebbero costretto i boss delle fabbriche a trovare nuove fonti di lavoro
a basso costo, tra cui l'impiego di minori. Anche nomi famosi, non solo aziende
semisconosciute, che forniscono materiale a marche ben più note: tempo fa
WalMart Stores è stata accusata di utilizzare minorenni e di violare le leggi
del lavoro locale. Un fenomeno diffuso e in aumento, anziché in regressione. La
dinamica del reclutamento è stata svelata dagli attivi reporter del Southern
Metropolis , quotidiano in lingua cinese di Guangzhou, la capitale del
Guandong, un foglio non nuovo a "imprese" del genere: un giornalista
si è recato alla prefettura di Liangshan alla ricerca di forza-lavoro
fingendosi proprietario di una fabbrica. Da lì avrebbe trovato i bambini,
tramite un'agenzia di impiego, con tanto di possibilità di scelta sulla base
della struttura fisica. Chen Fulin, un portavoce del governo di Liangshan, ha
confermato l'esistenza del caso: "Finora, abbiamo arrestato quattro
persone nella contea di Zhaojue, sospettate di avere portato i bambini da
Liangshan a Dongguan e averli costretti a lavorare nelle fabbriche". Il
Southern Metropolis però ha sottolineato come ancora non si sappiano i nomi
delle fabbriche che utilizzano lavoro minorile, criticando le autorità locali:
"Abbiamo scoperto i fatti grazie a qualche intervista e in pochi giorni.
Come è possibile - si chiedono i giornalisti - che il dipartimento del lavoro
della regione non abbia mostrato interesse per il fenomeno, per così tanto
tempo?". Foto: Dongguan, due dei 167 bambini-schiavi scoperti da un
giornalista e liberati dalla polizia nella provincia del Guandong foto reuters.
( da "Tempo, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stampa Il Cavaliere
a Bossi: "Evita toni aggressivi" Bossi e Caruso, sfida a chi la spara più grossa Il no global
ex deputato prc: "Abbiamo anche noi 300 mila fucili caldi" Umberto Bossi entra alla Camera mostrando il pugno e digrignando i
denti. E poco dopo scatena il putiferio quando gli chiedono se sarà possibile
dialogare con la sinistra. Il "senatur" replica brusco ai cronisti:
"Non so cosa vuole. Noi siamo pronti; se vogliono fare gli scontri, io ho
300.000 uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi... Mi auguro che
la sinistra scelga la via delle riforme, non come l'altra volta che non vollero
assolutamente la riforma federale". Parole forti che cozzano con gli
inviti alla moderazione verbale che Silvio Berlusconi gli rivolge insistentemente
ormai da giorni. Appena l'altroieri sera il Cavaliere ha definito le armi
citate da Bossi "fucili di carta". Ma lui
replica laconico: "I fucili sono sempre caldi". è l'immagine di chi
torna a Roma da vincitore conscio del peso che la sua creatura politica, la Lega Nord,
assumerà per l'intera legislatura. Più tardi Bossi avrebbe ricevuto una telefonata da Silvio Berlusconi che lo
invitava a evitare "fughe in avanti", perché in questa fase "non
serve essere aggressivi, ma stare tranquilli". E il leader della Lega gli dà ascolto, attenua un po' i
toni: "Noi vogliamo democraticamente fare le riforme, non abbiamo
paura se la sinistra decide di scendere in piazza. Abbiamo 300.000 martiri
pronti a venir giù dalle montagne: è l'ultima volta, altrimenti i nostri fanno
un casino. Non credo che la sinistra faccia questa scelta, ma è meglio che non
la faccia". Ma la miccia è ormai innescata e per uno tipino come Francesco
Caruso quello di Bossi deve esser sembrato un assist
di Ronaldinho. Sentite il pasionario dalla barba incolta che ha incitato nei
giorni scorsi la sinistra alla cospirazione: "Anche da quest'altra parte,
nel cuore del Sud ribelle, ci sono trecentomila uomini con i fucili caldi che
non aspettano altro che Bossi ci dica dove andarlo a
prendere, lui e i suoi sgherri padani". L'ex deputato indipendente del Prc
non si è fermato qui: "Visto che anche noi siamo pronti per gli scontri, Bossi ci comunichi soltanto il luogo, il giorno e l'ora, non
mancheremo e non ci faremo certo intimorire dai suoi fucili spuntati e dalle
sue minacce inconcludenti". Poi ha rilevato: "Sapremo rispondere
colpo su colpo ai padani che hanno sversato per decenni i loro veleni nelle
nostre terre, che hanno sderenato e saccheggiato per decenni il Meridione in
combutta con una classe politica locale parassitaria, che hanno rapito,
saccheggiato e deportato intere generazioni di giovani meridionali per far
diventare le loro braccia e i loro cervelli dei semplici ingranaggi al servizio
delle loro fabbrichette. Le nostre sono truppe extraparlamentari, lui invece
abbaia, ma al massimo può schierare qualche truppa ministeriale".
( da "Stampa, La" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
INTERNATIONAL BOOK
FORUM Oltre cinquecento professionisti da 5 continenti per l'area B2B A poca
distanza dai trafficati corridoi della Fiera del Libro, c'è una folla di
editori, produttori televisivi e cinematografici, agenti letterari ed esperti
di new media, provenienti da tutto il mondo, che si ri-trova al Centro
Congressi del Lingotto per una tre giorni di lavoro (dall'8 al 10 maggio) molto
intensa. È il popolo dell'International Book Forum, l'area business della Fiera
del Libro di Torino. L'International Book Forum è un'iniziativa della Fiera
Internazionale del Libro di Torino, ormai consolidata e riconosciuta dagli
editori di tutto il mondo, realizzata grazie al supporto organizzativo ed
economico dell'Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) e al
finanziamento della Regione Piemonte, nell'ambito della Convenzione Regione
Piemonte - ICE in accordo di programma con il Ministero del Commercio
Internazionale. Ogni anno i protagonisti dell'IBF si danno strategicamente
appuntamento a Torino per confrontarsi, costruire relazioni, sviluppare nuovi
business, contrattare i diritti editoriali internazionali, definire progetti
editoriali e audiovisivi. Se l'ultima edizione ha fatto registrare circa 5.000
incontri con oltre 500 professionisti tra produttori dell'audiovisivo,
responsabili di diritti ed editor di case editrici, in rappresentanza di 20
paesi, anche per questa edizione i numeri di partecipanti ed incontri
confermano un ricco palinsesto di eventi, dedicati a momenti di incontro
organizzati per favorire e rafforzare sempre più il legame tra il mondo del
libro e quello dell'audiovisivo. 20th Century Fox, Universal, Franklin &
Siegal, Focus Features sono alcune tra le più celebri case di produzione
europee e americane che saranno di scena all'International Book Forum. Tra i
principali appuntamenti si segnala l'incontro di giovedì 8 maggio (ore 16,30
Sala Copenaghen), intitolato "Il cinema come opportunità di promozione del
Piemonte", rivolto in particolare ai produttori stranieri dell'audiovisivo
ospiti all'Ibf, a cui interverrà il presidente di Film Commission Torino
Piemonte Steve Della Casa. Don Laventhall, responsabile dei diritti
cinematografici e televisivi per l'agenzia letteraria Harold Ober Associates,
Maria B. Campbell, presidente dell'agenzia letteraria Maria B. Campbell
Associates e Kylee Doust, agente letterario e cinematografico, racconteranno la
propria esperienza, offrendo una panoramica del mercato librario e
cinematografico europeo e americano. Gli ospiti dell'International Book Forum
saranno coccolati anche sul piano enogastronomico grazie a "GoAsti",
iniziativa promossa dal Consorzio Operatori Turistici Asti e Monferrato e dalla
Provincia di Asti, che curerà l'Ibf Lounge proponendo ai
professionisti accreditati, i migliori piatti e le eccellenze della Terre
d'Asti. Partner dell'iniziativa il Consorzio dell'Asti Spumante che curerà gli
aperitivi pomeridiani, e l'Antica Grapperia Bosso, storica realtà piemontese
che quest'anno festeggia i 120 anni di tradizione. \.
( da "Giornale.it, Il" del 02-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 104 del
2008-05-02 pagina 0 Caserta, ucciso il padre di un boss
pentito di Redazione Umberto Bidognetti, 69 anni, era il padre di Domenico,
boss dei Casalesi da tempo collaboratore di giustizia. E' stato ucciso mentre
andava a lavorare Caserta - Umberto Bidognetti (69 anni, incensurato) è stato
ucciso stamattina intorno alle ore 6 dai sicari a Cancello Arnone, nel
Casertano. La vittima stava andando a lavorare nella masseria intestata alla
nuora quando sono arrivati i sicari che lo hanno ucciso sul colpo. Umberto
Bidognetti era il padre di Domenico, boss dei Casalesi pentitosi da tempo.
Umberto Bidognetti era anche lo zio di Francesco Bidognetti detto
"cicciotto è mezzanotte", uno dei capi camorra più importanti della
cosca dei Casalesi. Domenico Bidognetti, con le sue dichiarazioni ha reso possibili
negli ultimi tempi diverse operazioni di polizia giudiziaria che hanno portato
all'arresto di decine di esponenti del clan dei Casalesi, il più sanguinario e
potente della Campania. Sul luogo dove è avvenuto l'omicidio si sono recati
polizia e carabinieri. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sono in partenza per
un paesino al confine tra la Francia e la Spagna, a consultare carte d'archivio
per un mio libro. Dovete scusarmi se non ci saranno aggiornamenti nei prossimi
giorni e se non sarò in grado di intervenire. Spero comunque di riuscire a collegarmi
una volta al giorno via telefonino. Buon ponte del 1 maggio a tutti! Scritto in
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questo articolo a un amico 29Apr 08 Le Figaro, i papabili e le interviste
riciclate Nel post precedente trovate il link per leggere integralmente
l'articolo con il quale Le Figaro lo scorso fine settimana ha lanciato
l'allarme sulla salute del Papa affermando che già si parla della sua
successione. Nell'articolo in questione si citano parole del cardinale Oscar
Andrés Rodriguez Maradiaga, salesiano, dinamico arcivescovo di Tegucigalpa
(Hondouras), il quale afferma che il prossimo Papa dovrebbe provenire dal terzo
mondo. Parole che sono state lette come un'autocandidatura. Ora, apprendo che
il cardinale, leggendo Le Figaro, ha reagito ricordando che i virgolettati
citati (tratti da un libro appena uscito in Francia) risalivano a un'intervista
del 2001, dunque del tutto fuori contesto. Cari amici, mi ha scritto il collega
Hervé Yannou, autore dell'articolo su Le Figaro. Credo che valga la pena
leggere la sua lettera, che posto tra i commenti. Ci aiuta a capire come spesso
noi giornalisti siamo vittime di certi titoli e di certi rilanci d'agenzia.
Comunque, un contributo interessante al dibattito. Una precisazione dalla
Francia (da Montferrer, sui Pirenei, dove sto consultando l'archivio
Tisserant): so che il cardinale Rodriguez Maradiaga ha pubblicato un libro a
Parigi e ho visto un lancio d'agenzia sul suo contenuto. Ora, quando l'ho
interpellato in merito all'articolo di Le Figaro, mi ha detto che alcune frasi
(presenti nel libro) appartengono a vecchie interviste. Io però non ho il
libro, mentre il collega Yannou ce l'ha e l'ha letto. Dunque mi fido di ciò che
ci comunica. Appena torno in Italia, a metà della prossima settimana,
approfondirò una volta per tutte la cosa con il cardinale. E' possibile che
l'autore del libro abbia usato anche vecchie interviste, anche se è in effetti un
po' strano: se posso intervistare OGGI un cardinale, perché dovrei citare
vecchie cose? Scritto in Varie Commenti ( 242 ) " (6 votes, average: 3.67
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Apr 08 Le Figaro ha scoperto
che il Papa è anziano. Scrivo queste righe con un pizzico di sconforto (domani
troverete un articoletto sul Giornale dedicato all'argomento): il quotidiano
francese Le Figaro ha rilanciato nelle ultime ore un allarme sulla salute del
Papa. In un lungo e articolato resoconto, dedicato a un bilancio dei primi tre
anni di pontificato, si comincia a parlare della successione a Papa Ratzinger
(facendo i nomi dei "papabili", Bertone e Maradiaga) e si dice che Benedetto
XVI è fragile di cuore, ha 81 anni, rivelando pure che le sue arterie hanno la
stessa età (ah, la potenza della scienza medica francese!). Si fa notare che il
Papa negli Usa è apparso "stanco" (in particolare sabato mattina,
nella cattedrale di St. Patrick) e che avrebbe ridotto gli impegni. Io c'ero a
St. Patrick sabato mattina, ed ero stanco, stavo per appisolarmi. Un collega
accanto a me s'è addormentato (e l'ho pure fotografato: siccome frequenta
saltuariamente queste pagine, se vorrà, potrà fare outing) perché la notte non
aveva riposato a causa del fuso orario. Devo dire però che sinceramente io non
ho trovato che Ratzinger fosse stanco - e badate che avrebbe avuto tutto il
diritto di esserlo, avendo quasi il doppio degli anni miei, che seguivo la
cerimonia da seduto, non dovevo predicare in una lingua che non è mia e non
portavo mozzette, vesti, sopravesti, mitrie e quant'altro. Certo, il Papa ha
avuto problemi circolatori all'inizio degli anni Novanta, e deve tenere
controllato il cuore. E' un anziano di 81 anni, che tre anni fa, quando aveva
come prospettiva quella di ritirarsi a studiare, è stato innalzato alla
responsabilità di pastore universale della Chiesa e si è visto sconvolgere la
vita. E' stato negli Usa, domani presiede una lunga celebrazione, nelle
prossime settimane sarà a Savona e Genova, poi a Brindisi, quindi in Australia
(viaggio aereo di 20 ore), e a settembre a Parigi e a Lourdes. Posso garantirvi
che i giorni di riposo dopo il viaggio (interrotti dalla celebrazione della fase
finale - con omelia - delle esequie del cardinale Lopez Truijllo) erano
programmati da tempo e che Benedetto XVI si è ripreso bene dalle fatiche
americane. Insomma, oggi non c'è alcun allarme sulla sua salute. Vengo al
pizzico di sconforto iniziale: sono passati tre anni, solo tre anni, da quando
è finito un decennio giornalisticamente piuttosto impegnativo per i
vaticanisti, chiamati a pronunciarsi sulla salute del Papa malato di Parkinson,
con un susseguirsi di falsi allarmi e di rose di papabili (molti dei quali
passati a miglior vita mentre Wojtyla continuava a regnare). Quello che arriva
dalla Francia è un brutto segnale: già si ricomincia? Scritto in Varie Commenti
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Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 24Apr 08 Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore) Oggi,
al termine della messa celebrata sul piazzale antistante il nuovo santuario di
San Giovanni Rotondo, inizia l'esposizione del corpo di Padre Pio. Un
appuntamento molto atteso (già 750mila persone si sono prenotate per poter
sfilare nella cripta del convento di Santa Matia delle Grazie), e da più di
qualcuno (ad esempio Claudio Magris sul Corriere della Sera) criticato. Sul
Giornale di oggi pubblico un'intervista al cardinale José Saraiva Martins,
Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che spiega il significato
della venerazione delle reliquie dei santi. Come sapete, con l'amico e collega
di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo scritto un libro ("Padre Pio.
L'ultimo sospetto", Piemme) per analizzare e confutare i sospetti lanciati
da Sergio Luzzatto con il suo volume sul frate pubblicato lo scorso ottobre.
Ebbene, da quando è uscito il nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un
confronto o un dibattito, che fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni
scorsi gli abbiamo pubblicamente rinnovato l'invito in questo senso. Luzzatto
non solo non vuole confrontarsi con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a
Matrix, in diretta su Canale Cinque, doveva essere presente Gaeta. All'ultimo
momento gli è stato detto che non sarebbe più potuto intervenire. Perché? E'
presto detto: perché c'era Luzzatto, il quale pone come condizione previa per
partecipare a qualsiasi dibattito su Padre Pio l'assenza di Gaeta e mia. C'è da
capirlo: dopo che sono stati smascherati errori grossolani, sviste, letture
parziali e pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo "storico del XXI
secolo" come si definisce, ha paura di un confronto pubblico. Meglio
pontificare a senso unico, senza contraddittorio. Domani è il 25 aprile, giorno
di festa per la liberazione. Voglio segnalare che proprio domani, fino al 27
aprile, inizierà a Lonato (Brescia) il 1 raduno nazionale dei Giovani della Comunità
Missionaria di Villaregia - di diritto pontificio dal 2002, fondata nel 1981 da
padre Luigi Prandin e Maria Luigia Corona - che conta 550 membri consacrati e
15.000 aggregati. Per tre giorni i giovani vivranno un 25 aprile
"alternativo" riflettendo su evangelizzazione e missione, grazie alle
testimonianze di missionari provenienti dagli angoli più poveri del mondo.
Scritto in Varie Commenti ( 225 ) " (16 votes, average: 3.69 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 La nostra sfida più urgente
Tornato dal viaggio negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra attenzione
una frase contenuta nell'omelia tenuta da Benedetto XVI nella cattedrale di St.
Patrick, sabato mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio che il Papa ha
voluto lasciare agli americani e che ha testimoniato nel suo contatto con le
folle dei fedeli. "Forse abbiamo perso di vista che in una società in cui
la Chiesa sembra essere legalista e 'istituzionale', la nostra sfida più
urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l'esperienza dell'amore
di Dio" Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (14 votes, average: 3.21
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successore di Pietro" Stamattina (in Italia era già pomeriggio) ho
partecipato alla messa di Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sulla
Quinta Strada, a Manhattan. Al termine della celebrazione, il cardinale Bertone
ha fatto gli auguri al Papa per il terzo anniversario dell'elezione, che
ricorre oggi. Il Papa, commosso, ha risposto improvvisando: "Posso solo
rendervi grazie per il vostro amore per la Chiesa, per l'amore a Nostro
Signore, e per l'amore che date anche al povero successore di Pietro. Io farò
tutto il possibile per essere un vero successore del grande san Pietro che era
anche un uomo con i suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine rimase la
roccia della Chiesa e così anch'io, con tutta la mia povertà spirituale possa
essere con la grazia di Dio in questi tempi il successore di Pietro".
Parole che fanno tornare alla mente un appunto nei diari di Paolo VI, che
parlava della propria "inadeguatezza" al compito ricevuto, o
l'espressione di Papa Luciani che davanti ai cardinali, chiedendo preghiere per
la sua missione, aveva definito se stesso un "poverocristo vicario di
Cristo". Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (17 votes, average: 3.71
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze
americane Vi scrivo queste righe da New York. Ho appena finito di scrivere i
miei pezzi sulla visita del Papa all'Onu e sulle commoventi testimonianze delle
vittime degli abusi che ieri hanno incontrato Benedetto XVI. Articoli che
leggerete sul Giornale di domani. Volevo raccontarvi ciò che è accaduto ieri.
Avevo preparato un articolo tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader religiosi
e sulla messa allo stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica richiesta, ci
aveva detto che l'incontro con le vittime degli abusi non era avvenuto. Certo,
lui intendeva dire che non era avvenuto fino a quel momento. In ogni caso, dopo
aver spedito i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera) sono uscito a
comprare dei francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato e titolare
del blog del Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli mi ha
telefonato per dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro. Sono
rientrato in pochi minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla notizia
del giorno, come richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in due
versioni: la prima edizione (che raggiunge le città più piccole), aveva il
primo articolo, la seconda (che va in stampa all'una di notte e si trova a
Milano, Roma e nei centri più grandi), aveva il secondo articolo con il titolo
sulle vittime degli abusi. Sono convinto che il discorso ai leader religiosi
fosse importante, perché esplicitava per la prima volta così chiaramente la
"via" ratzingeriana per il dialogo con le religioni. Così salutandovi
dalla Grande Mela, nel primo commento a questo post allegherò la prima stesura
dell'articolo - che non era leggibile nella versione online, ovviamente più
aggiornata. Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (13 votes, average: 4.31
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 Il Papa e i valori Usa,
non solo luci Sto finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta
celebrando al Nationals Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di
"segni evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della
società: segni di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri
contemporanei; crescente violenza, indebolimento del senso morale,
involgarimento nelle relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio".
Anche nella Chiesa c'è "la presenza di divisione e polarizzazione al suo
interno" e si fa pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati
sono inclini ad abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del
Vangelo". Benedetto XVI parlando degli americani come "popolo della
speranza", delle libertà e delle nuove opportunità, ha detto anche che
questa attesa non è stata "l'esperienza di tutti gli abitanti di questo
Paese; basti pensare alle ingiustizie sofferte dalle native popolazioni
americane e quanti dall'Africa furono portati qui forzatamente come
schiavi". Scritto in Varie Commenti ( 148 ) " (25 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Religione e laicità
negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Vi scrivo da Washington, dove sono
appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro
e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul
Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa
incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto
io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa
presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della
religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano
un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare
la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra?
"Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo
la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo
io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di
laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che
erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico,
secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme
di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio
contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione,
della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo
questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per
volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che A. de
Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche vivono dal
consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un
modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel frattempo
sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche negli Usa
l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto diverso e
quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wasp (white, anglo-saxon,
protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata nelle cose
della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno di essere
osservato". Scritto in Varie Commenti ( 63 ) " (13 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa negli Usa
Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si tratterrà
fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà Bush alla
Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo
II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero. Questo è l'articolo
di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul Giornale. Vi chiedo
pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili rallentamenti. Scritto
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vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
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Francia (da Montferrer, sui Pirenei, dove sto... Francesco Ursino: Il dilemma
di Epicuro si smonta da solo, perché pretende di elevare l'uomo a un livello
di... Marco Scanavacca: Per il signor Carlo - May 2nd, 2008 at 11:03 pm - vede,
il suo ragionamento è viziato dal non... Gli articoli più inviati Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails
Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails
Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini
contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? A Milano
l'arcivescovo dice no - 4 Emails Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 4
Emails Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini... - 4
Emails L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive - 4 Emails Padre Pio,
accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Gb, disfatta Labour E a
Londra Ken il rosso vacillaLa Libia: "Calderoli ministro? Ripercussioni catastrofiche"Pestaggio a Verona
Ragazzo in comaAvellino, dodicenne suicida dopo rimproveroGoverno, Montezemolo
entra in squadra: "Sarò l'ambasciatore del made in Italy"Redditi, il
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dobbiamo vigilare - 105 Votes La comunione nella mano, la fine
dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della
stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51
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"Lei non sa chi sono io!" - 47 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza
- 41 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes
Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Bregantini,
il trasferimento contestato. Ma... - 38 Votes Recent Posts Avviso ai naviganti
Le Figaro, i papabili e le interviste riciclate Le Figaro ha scoperto che il
Papa è anziano. Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore) La
nostra sfida più urgente "Io, povero successore di Pietro" Piccole
esperienze americane Il Papa e i valori Usa, non solo luci Religione e laicità
negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Il Papa negli Usa Pagine About
Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di
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( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sono in partenza per
un paesino al confine tra la Francia e la Spagna, a consultare carte d'archivio
per un mio libro. Dovete scusarmi se non ci saranno aggiornamenti nei prossimi
giorni e se non sarò in grado di intervenire. Spero comunque di riuscire a
collegarmi una volta al giorno via telefonino. Buon ponte del 1 maggio a tutti!
Scritto in Varie Commenti ( 44 ) " (4 votes, average: 4.5 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 29Apr 08 Le Figaro, i papabili e le
interviste riciclate Nel post precedente trovate il link per leggere integralmente
l'articolo con il quale Le Figaro lo scorso fine settimana ha lanciato
l'allarme sulla salute del Papa affermando che già si parla della sua
successione. Nell'articolo in questione si citano parole del cardinale Oscar
Andrés Rodriguez Maradiaga, salesiano, dinamico arcivescovo di Tegucigalpa
(Hondouras), il quale afferma che il prossimo Papa dovrebbe provenire dal terzo
mondo. Parole che sono state lette come un'autocandidatura. Ora, apprendo che
il cardinale, leggendo Le Figaro, ha reagito ricordando che i virgolettati
citati (tratti da un libro appena uscito in Francia) risalivano a un'intervista
del 2001, dunque del tutto fuori contesto. Cari amici, mi ha scritto il collega
Hervé Yannou, autore dell'articolo su Le Figaro. Credo che valga la pena
leggere la sua lettera, che posto tra i commenti. Ci aiuta a capire come spesso
noi giornalisti siamo vittime di certi titoli e di certi rilanci d'agenzia.
Comunque, un contributo interessante al dibattito. Una precisazione dalla
Francia (da Montferrer, sui Pirenei, dove sto consultando l'archivio
Tisserant): so che il cardinale Rodriguez Maradiaga ha pubblicato un libro a
Parigi e ho visto un lancio d'agenzia sul suo contenuto. Ora, quando l'ho
interpellato in merito all'articolo di Le Figaro, mi ha detto che alcune frasi
(presenti nel libro) appartengono a vecchie interviste. Io però non ho il
libro, mentre il collega Yannou ce l'ha e l'ha letto. Dunque mi fido di ciò che
ci comunica. Appena torno in Italia, a metà della prossima settimana,
approfondirò una volta per tutte la cosa con il cardinale. E' possibile che
l'autore del libro abbia usato anche vecchie interviste, anche se è in effetti
un po' strano: se posso intervistare OGGI un cardinale, perché dovrei citare
vecchie cose? Scritto in Varie Commenti ( 242 ) " (6 votes, average: 3.67
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Apr 08 Le Figaro ha scoperto
che il Papa è anziano. Scrivo queste righe con un pizzico di sconforto (domani
troverete un articoletto sul Giornale dedicato all'argomento): il quotidiano
francese Le Figaro ha rilanciato nelle ultime ore un allarme sulla salute del
Papa. In un lungo e articolato resoconto, dedicato a un bilancio dei primi tre
anni di pontificato, si comincia a parlare della successione a Papa Ratzinger
(facendo i nomi dei "papabili", Bertone e Maradiaga) e si dice che
Benedetto XVI è fragile di cuore, ha 81 anni, rivelando pure che le sue arterie
hanno la stessa età (ah, la potenza della scienza medica francese!). Si fa
notare che il Papa negli Usa è apparso "stanco" (in particolare
sabato mattina, nella cattedrale di St. Patrick) e che avrebbe ridotto gli
impegni. Io c'ero a St. Patrick sabato mattina, ed ero stanco, stavo per appisolarmi.
Un collega accanto a me s'è addormentato (e l'ho pure fotografato: siccome
frequenta saltuariamente queste pagine, se vorrà, potrà fare outing) perché la
notte non aveva riposato a causa del fuso orario. Devo dire però che
sinceramente io non ho trovato che Ratzinger fosse stanco - e badate che
avrebbe avuto tutto il diritto di esserlo, avendo quasi il doppio degli anni
miei, che seguivo la cerimonia da seduto, non dovevo predicare in una lingua
che non è mia e non portavo mozzette, vesti, sopravesti, mitrie e quant'altro.
Certo, il Papa ha avuto problemi circolatori all'inizio degli anni Novanta, e
deve tenere controllato il cuore. E' un anziano di 81 anni, che tre anni fa,
quando aveva come prospettiva quella di ritirarsi a studiare, è stato innalzato
alla responsabilità di pastore universale della Chiesa e si è visto sconvolgere
la vita. E' stato negli Usa, domani presiede una lunga celebrazione, nelle
prossime settimane sarà a Savona e Genova, poi a Brindisi, quindi in Australia
(viaggio aereo di 20 ore), e a settembre a Parigi e a Lourdes. Posso garantirvi
che i giorni di riposo dopo il viaggio (interrotti dalla celebrazione della
fase finale - con omelia - delle esequie del cardinale Lopez Truijllo) erano
programmati da tempo e che Benedetto XVI si è ripreso bene dalle fatiche
americane. Insomma, oggi non c'è alcun allarme sulla sua salute. Vengo al
pizzico di sconforto iniziale: sono passati tre anni, solo tre anni, da quando
è finito un decennio giornalisticamente piuttosto impegnativo per i vaticanisti,
chiamati a pronunciarsi sulla salute del Papa malato di Parkinson, con un
susseguirsi di falsi allarmi e di rose di papabili (molti dei quali passati a
miglior vita mentre Wojtyla continuava a regnare). Quello che arriva dalla
Francia è un brutto segnale: già si ricomincia? Scritto in Varie Commenti ( 138
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amico 24Apr 08 Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico professore) Oggi,
al termine della messa celebrata sul piazzale antistante il nuovo santuario di
San Giovanni Rotondo, inizia l'esposizione del corpo di Padre Pio. Un
appuntamento molto atteso (già 750mila persone si sono prenotate per poter
sfilare nella cripta del convento di Santa Matia delle Grazie), e da più di
qualcuno (ad esempio Claudio Magris sul Corriere della Sera) criticato. Sul
Giornale di oggi pubblico un'intervista al cardinale José Saraiva Martins,
Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che spiega il significato
della venerazione delle reliquie dei santi. Come sapete, con l'amico e collega
di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo scritto un libro ("Padre Pio.
L'ultimo sospetto", Piemme) per analizzare e confutare i sospetti lanciati
da Sergio Luzzatto con il suo volume sul frate pubblicato lo scorso ottobre.
Ebbene, da quando è uscito il nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un
confronto o un dibattito, che fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni scorsi
gli abbiamo pubblicamente rinnovato l'invito in questo senso. Luzzatto non solo
non vuole confrontarsi con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a Matrix, in
diretta su Canale Cinque, doveva essere presente Gaeta. All'ultimo momento gli
è stato detto che non sarebbe più potuto intervenire. Perché? E' presto detto:
perché c'era Luzzatto, il quale pone come condizione previa per partecipare a
qualsiasi dibattito su Padre Pio l'assenza di Gaeta e mia. C'è da capirlo: dopo
che sono stati smascherati errori grossolani, sviste, letture parziali e
pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo "storico del XXI secolo" come
si definisce, ha paura di un confronto pubblico. Meglio pontificare a senso
unico, senza contraddittorio. Domani è il 25 aprile, giorno di festa per la
liberazione. Voglio segnalare che proprio domani, fino al 27 aprile, inizierà a
Lonato (Brescia) il 1 raduno nazionale dei Giovani della Comunità Missionaria
di Villaregia - di diritto pontificio dal 2002, fondata nel 1981 da padre Luigi
Prandin e Maria Luigia Corona - che conta 550 membri consacrati e 15.000
aggregati. Per tre giorni i giovani vivranno un 25 aprile
"alternativo" riflettendo su evangelizzazione e missione, grazie alle
testimonianze di missionari provenienti dagli angoli più poveri del mondo.
Scritto in Varie Commenti ( 225 ) " (16 votes, average: 3.69 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 La nostra sfida più urgente
Tornato dal viaggio negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra attenzione
una frase contenuta nell'omelia tenuta da Benedetto XVI nella cattedrale di St.
Patrick, sabato mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio che il Papa ha
voluto lasciare agli americani e che ha testimoniato nel suo contatto con le
folle dei fedeli. "Forse abbiamo perso di vista che in una società in cui
la Chiesa sembra essere legalista e 'istituzionale', la nostra sfida più
urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l'esperienza dell'amore
di Dio" Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (14 votes, average: 3.21
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 "Io, povero
successore di Pietro" Stamattina (in Italia era già pomeriggio) ho
partecipato alla messa di Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sulla
Quinta Strada, a Manhattan. Al termine della celebrazione, il cardinale Bertone
ha fatto gli auguri al Papa per il terzo anniversario dell'elezione, che
ricorre oggi. Il Papa, commosso, ha risposto improvvisando: "Posso solo
rendervi grazie per il vostro amore per la Chiesa, per l'amore a Nostro
Signore, e per l'amore che date anche al povero successore di Pietro. Io farò
tutto il possibile per essere un vero successore del grande san Pietro che era
anche un uomo con i suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine rimase la
roccia della Chiesa e così anch'io, con tutta la mia povertà spirituale possa
essere con la grazia di Dio in questi tempi il successore di Pietro".
Parole che fanno tornare alla mente un appunto nei diari di Paolo VI, che
parlava della propria "inadeguatezza" al compito ricevuto, o
l'espressione di Papa Luciani che davanti ai cardinali, chiedendo preghiere per
la sua missione, aveva definito se stesso un "poverocristo vicario di
Cristo". Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (17 votes, average: 3.71
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze
americane Vi scrivo queste righe da New York. Ho appena finito di scrivere i
miei pezzi sulla visita del Papa all'Onu e sulle commoventi testimonianze delle
vittime degli abusi che ieri hanno incontrato Benedetto XVI. Articoli che
leggerete sul Giornale di domani. Volevo raccontarvi ciò che è accaduto ieri.
Avevo preparato un articolo tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader
religiosi e sulla messa allo stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica
richiesta, ci aveva detto che l'incontro con le vittime degli abusi non era
avvenuto. Certo, lui intendeva dire che non era avvenuto fino a quel momento.
In ogni caso, dopo aver spedito i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera)
sono uscito a comprare dei francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato
e titolare del blog del Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli
mi ha telefonato per dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro.
Sono rientrato in pochi minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla
notizia del giorno, come richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in
due versioni: la prima edizione (che raggiunge le città più piccole), aveva il
primo articolo, la seconda (che va in stampa all'una di notte e si trova a
Milano, Roma e nei centri più grandi), aveva il secondo articolo con il titolo
sulle vittime degli abusi. Sono convinto che il discorso ai leader religiosi
fosse importante, perché esplicitava per la prima volta così chiaramente la
"via" ratzingeriana per il dialogo con le religioni. Così salutandovi
dalla Grande Mela, nel primo commento a questo post allegherò la prima stesura
dell'articolo - che non era leggibile nella versione online, ovviamente più
aggiornata. Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (13 votes, average: 4.31
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 Il Papa e i valori Usa,
non solo luci Sto finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta
celebrando al Nationals Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di
"segni evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della
società: segni di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri
contemporanei; crescente violenza, indebolimento del senso morale, involgarimento
nelle relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio". Anche nella
Chiesa c'è "la presenza di divisione e polarizzazione al suo interno"
e si fa pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati sono inclini
ad abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo". Benedetto
XVI parlando degli americani come "popolo della speranza", delle
libertà e delle nuove opportunità, ha detto anche che questa attesa non è stata
"l'esperienza di tutti gli abitanti di questo Paese; basti pensare alle ingiustizie
sofferte dalle native popolazioni americane e quanti dall'Africa furono portati
qui forzatamente come schiavi". Scritto in Varie Commenti ( 148 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Apr
08 Religione e laicità negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Vi scrivo da
Washington, dove sono appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato
a fianco del maestro e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che
conoscete bene. Sul Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha
detto il Papa incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che
gli ho fatto io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice
degli Usa presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo
pubblico della religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista
gli Usa siano un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il
rischio di usare la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o
una guerra? "Certamente non possiamo in Europa semplicemente copiare gli
Usa. Abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri.
Quanto trovo io affascinante negli Usa è che hanno cominciato con un concetto
positivo di laicità. Perché questo nuovo popolo era composto da comunità e
persone che erano fuggite dalle religioni di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che apre le possibilità per tutte le confessioni, per tutte le
forme di esercizio religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo
che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni laiche
vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo mi
sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa: nel
frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wasp (white,
anglo-saxon, protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata
nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno
di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 63 ) " (13 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Apr 08 Il Papa
negli Usa Domani a mezzogiorno Benedetto XVI parte per gli Stati Uniti, dove si
tratterrà fino a domenica sera, visitando Washington e New York. Incontrerà
Bush alla Casa Bianca, parlerà all'Onu come i suoi predecessori Paolo VI e
Giovanni Paolo II, incontrerà la Chiesa americana, pregherà a Gorund Zero.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio che ho pubblicato oggi sul
Giornale. Vi chiedo pazienza se in questi giorni il blog subirà prevedibili
rallentamenti. Scritto in Varie Commenti ( 93 ) " (12 votes, average: 4
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( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
TOTO-MINISTRI
Stop dalla Libia a Calderoli Magri e Minzolini "Un
provocatore assassino" Il figlio di Gheddafi: no nel governo Solidarietà
bipartisan al leghista E per la Giustizia ora rispunta Pera.
( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La piazza del sabato
Laurana Lajolo LA POLITICA I GIOVANI E IL PASSO DELL'ALPINO In Consiglio
provinciale entra qualche giovane, figlio della politica, ma nelle liste
c'erano altri giovani intenzionati a fare politica. Chissà se questi ragazzi,
eletti o no riusciranno a farsi sentire, senza aspettare
sponsorizzazioni dei soliti boss e dei soliti notabili e dei loro padri? Oppure
si accontenteranno di essere ornamenti del potere? Faccio i miei auguri sia ai
giovani che esultano per la vittoria sia a quelli delusi dalla sconfitta,
raccomandando di non eccedere nell'entusiasmo o nella depressione. La
politica è una strada impervia, ricca di imprevisti che oggi si dimostra sempre
più dipendente dagli orientamenti dei poteri forti, ma proprio per questo è
anche volubile e gli elettori cambiano il voto a seconda dei problemi economici
urgenti. In politica vale il passo dell'alpino più che quello dello sprinter.
Queste elezioni chiudono molte cose, ma la politica non è solo vincere o
perdere un'elezione, deve essere piuttosto concretizzare su obiettivi credibili
in una visione sociale complessiva. La strada continua per i vincitori, che non
hanno vinto una volta per tutte, e per i vinti, se non abbandonano il campo.
( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Volti noti Politico
e imprenditore Carlo Alberto Parola Il notaio, ex candidato sindaco alle ultime
elezioni amministrative per il centrodestra si è piazzato al tredicesimo posto
nella classifica dei redditi. Fra gli amministratori e politici figura, poi, il
senatore ed ex sindaco di Cuneo, Giuseppe Menardi, e diverse posizioni dopo
Claudio Dutto consigliere comunale e regionale della Lega Nord. Amilcare Merlo L'industriale
cuneese conosciuto in tutto il mondo per gli elevatori e macchine movimento
terra risulta al quattordicesimo posto nella classifica dei redditi 2005 di
Cuneo città. Nel settore del commercio nelle prime posizioni compare il
concessionario di auto "Mercedes" Ilario Gino con salone a Madonna
dell'Olmo.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Montezemolo: sarò
l'ambasciatore del made in Italy. Poi precisa: nessun incarico
La Libia attacca Calderoli
"Guai se farà il ministro" ROMA - Uno dei figli del leader libico
Gheddafi, Saif El Islam, ha dichiarato che se Calderoli diventasse ministro "ci sarebbero ripercussioni
catastrofiche sulle relazioni tra Italia e Libia". Sarebbe lui il
responsabile dei morti seguiti agli scontri di Bengasi, nel 2006,
innescati dalla T-shirt su Maometto indossata proprio da Calderoli.
Intanto, Luca Cordero di Montezemolo ha accettato di rappresentare il made in
Italy nel mondo. BERIZZI, CECCARELLI, LONARDI E NIGRO ALLE PAGINE 4 E 5.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il caso La Lega
lancia la Mauro vice del Senato Diplomazie in allarme fra Tripoli e Roma
sull'Islam primo scoglio per Berlusconi Petrolio e ondate migratorie le
possibili ritorsioni della Libia. Lega osservata speciale VINCENZO NIGRO ROMA -
La "Rivoluzione verde" di Mohammad Gheddafi contro le bandiere verdi
della Lega. Il governo di Silvio Berlusconi non è ancora nato, ma già
dall'estero arrivano i primi problemi: un deja vu dello scontro Italia-Islam
che, l'avevamo quasi dimenticato, fu una delle costanti negative della politica
estera del secondo governo Berlusconi. Ieri l'ambasciatore libico a Roma, Hafez
Gaddur, ha letto e rilanciato il comunicato con cui Saif
Gheddafi condanna la possibilità di rivedere Calderoli ministro: anche per lui è stato un tuffo nel passato, quello del
periodo peggiore nei rapporti fra mondo arabo e Italia. Ieri sera alla
Farnesina un brivido è corso lungo la schiena di molti diplomatici, quelli che
in questi anni hanno lavorato a ricucire i rapporti col mondo islamico, guidati
da un ministro degli Esteri (D'Alema) che anzi è stato accusato di
simpatie eccessive anche per i movimenti islamici più imbarazzanti, Hamas e
Hezbollah. A cavallo fra due governi, il ministero degli Esteri per il momento
approfitta della pausa week-end, illudendosi che l'attacco di Saif El Islam,
sicuramente teleguidato dal padre colonnello, possa essere contenuto nelle
prossime 48 ore. "Il vero problema è che noi crediamo che la scelta libica
sia una delle tipiche mosse di Gheddafi per mettere in difficoltà un partner
con cui negozia su più tavoli", dice un diplomatico italiano: "In
questo modo Gheddafi costringe il governo Berlusconi sulla difensiva prima
ancora che il governo sia nato". E per mille motivi Berlusconi sarà
costretto a reagire con grandissima cautela: una ragione per tutte è il fatto
che il 30 per cento del petrolio consumato in Italia arriva direttamente dalla
Libia, per non parlare del gas, nei nuovi gasdotti in costruzione e dei nuovi
contratti in gestazione. "Ma da quest'episodio può venire una spinta
anti-italiana in buona parte del mondo arabo", dice un altro diplomatico,
"e questo sarebbe un problema ulteriore". Roberto Calderoli
si presentò in televisione il 15 febbraio del 2006, aprì la camicia e fece
vedere una maglietta con stampate le vignette "blasfeme", Maometto
con turbante a forma di bomba a mano. Erano i mesi delle vignette
anti-islamiche pubblicate dai giornali danesi, il mondo arabo era in fiamme
contro la piccola Danimarca. Dopo la comparsata di Calderoli,
una folla il 17 febbraio attaccò il consolato italiano a Bengasi. Ci furono 11
morti, molti poliziotti rimasero feriti: in verità Bengasi da sempre è stata
una città calda per il regime libico, le tribù e le cabile di Bengasi da sempre
sono in rotta di collisione con Tripoli e le tribù della regione della
capitale. Le vignette furono un pretesto per qualcosa che era innanzitutto
contro il colonnello. Gheddafi, costretto a reprimere nel sangue l'assalto al
consolato italiano, non poté fare a meno di rilanciare attaccando il governo
Berlusconi, chiedendo riservatamente e pubblicamente un segnale forte, le
dimissioni di Roberto Calderoli. Che arrivarono, anche
perché la Libia oltre a negare petrolio e commerci all'Italia è anche in grado di
fare un'altra cosa, aprire il rubinetto dell'immigrazione clandestina che
dall'Africa sub-sahariana attraversa il deserto, si imbarca proprio sulle coste
libiche e finisce per sbarcare a Lampedusa. A Roma molte ambasciate arabe sono
in attesa, pronte a cogliere ogni minimo segnale di antipatia che dalla Lega
dilaghi verso le altre componenti della maggioranza e del governo. Tutti gli
ambasciatori hanno ripescato dai cassetti le parole di Silvio Berlusconi, il 25
settembre del 2001 a Berlino. Berlusconi durante una conferenza stampa, al
termine di un ragionamento condotto con apparente equilibrio, disse che
"noi occidentali dobbiamo essere consapevoli della superiorità della
nostra civiltà, che costituisce un sistema di valori e di principi che ha dato
luogo al benessere e che garantisce il rispetto dei diritti umani e religiosi.
Cosa che non c'è nei paesi islamici". Poi aggiunse che certo
"l'Occidente continuerà a conquistare popoli, l'ha già fatto con il mondo
comunista e l'ha fatto con i paesi arabi moderati". E comunque "non
dobbiamo mettere le due civiltà sullo stesso piano: la libertà non è patrimonio
della civiltà islamica". La Lega sottoscriverebbe ancora oggi, parola per
parola. Il mondo arabo è pronto invece a nuove accuse e nuove proteste, e il caso
Calderoli potrebbe essere solo un pretesto. SEGUE A
PAGINA 2.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La
Libia contro Calderoli "Una catastrofe se fa il
ministro" Gheddafi jr: è l'assassino di Bengasi. La Lega insorge Dura nota
dell'agenzia Jana Gasbarra, Pd: "Diktat inaccettabile". Volontè, Udc:
"L'Italia non è sotto tutela di nessuno" PAOLO BERIZZI ROMA - Il
missile libico arriva in Italia alle 19.47, rimbalzato dall'agenzia di stampa Jana e cioè il
megafono ufficiale del governo di Tripoli. "Se Calderoli
ridiventasse ministro del prossimo governo Berlusconi si avrebbero ripercussioni
catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia e la Libia". Così Saif El Islam
Gheddafi, figlio del leader libico Muammar Gheddafi. Nella sua news analysis
non proprio diplomatica, l'erede del "colonnello" inizia precisando
che l'eventuale decisione di Silvio Berlusconi di rinominare ministro
l'esponente leghista è "un affare interno che riguarda l'Italia". Ma
subito dopo va all'affondo, rimarcando "la gravità di questa
questione". A far da contorno alle esternazioni di Gheddafi jr è una nota
della stessa agenzia Jana, che senza mezzi termini definisce Calderoli
"il vero assassino dei cittadini libici morti" a Bengasi il 17
febbraio 2006. Nella città libica una manifestazione di protesta divampò contro
il consolato italiano in seguito a uno show dell'allora ministro per le
Riforme, il quale, durante un'intervista al Tg1, si aprì la camicia e mostrò
una maglietta con la riproduzione di una vignetta anti-islamica (una delle
caricature di Maometto pubblicate sul quotidiano danese "Jyllands Posten").
La polizia libica reagì all'assalto con violenza e sparò contro i manifestanti
uccidendo 11 persone e ferendone altre 25. "La crisi - si legge nel testo
di Jana - è stata allora circoscritta, causando anche le dimissioni del
ministro italiano. Ma ora giungono voci sulla possibilità di ricandidare
nuovamente quel ministro, il vero assassino - appunto - dei cittadini
libici". Saif El Islam ha ribadito il concetto. E ha acceso il fuoco delle
polemiche. Se il diretto interessato, Calderoli -
designato ministro per l'attuazione del programma di governo (con delega alle
riforme) - sceglie ora la linea della diplomazia ("la scelta della squadra
di governo spetta a Silvio Berlusconi che ha avuto mandato dal popolo che è
sovrano, partendo proprio dalle indicazioni che quel popolo gli ha
fornito"), da altri rappresentanti leghisti arrivano parole più robuste:
"Non accettiamo provocazioni e minacce dalla gang di Tripoli, ovvero i
registi delle invasioni delle coste meridionali del nostro paese - ha tuonato
l'europarlamentare Mario Borghezio - Per fortuna in questo governo ci sono dei
veri crociati come i leghisti in grado di combattere il pericolo del terrorismo
jihadaista e i suoi palesi e occulti sostenitori come i libici".
"Parole farneticanti e in libertà", le definisce Roberto Cota,
capogruppo in pectore della Lega alla Camera, mentre Gian Paolo Gobbo, sindaco
di Treviso, si augura che "Gheddafi jr venga censurato dal padre".
"Non vorrei - dice ironicamente Giacomo Stucchi, altro deputato lumbard - "che
adesso arrivasse anche Raul Castro a porre veti a qualche altro ministro o a
Fini presidente della Camera". Commenti irritati anche dall'opposizione.
"Diktat inaccettabili", dice Enrico Gasbarra del Pd. E Luca Volonte'
dell'Udc: "L'Italia non è sotto tutela di nessuno, tantomeno della
Libia".
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
ROMA - Archiviata
l'elezione dei presidenti delle Camere, restano da sciogliere gli ultimi nodi
sulle vicepresidenze: in totale otto, quattro per ciascun ramo del Parlamento,
di cui due espressione della maggioranza e due dell'opposizione. Per quanto
riguarda Palazzo Madama alla maggioranza resterebbero in campo complessivamente
tre candidature: in pole-position quella della leghista Rosi Mauro, fortemente sponsorizzata dallo stesso Bossi, che ha annunciato la sua decisione di toglierla dal
toto-ministro (fino ad allora in lizza per la guida del Welfare) per assegnarla
alla vicepresidenza del Senato in quota Carroccio. Nel Pdl le posizioni restano
tuttavia ancora attendiste, sottolineando che in ogni caso, oltre al posto
(piuttosto sicuro) di Domenico Nania, in quota An, rimane in pista anche
il nome del forzista ex Udc Carlo Giovanardi.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Commenti DESTRA SNOB
E POPULISTA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Se un uomo carismatico come il
presidente della Fiat e della Ferrari, giunto alla conclusione del suo mandato
in Confindustria, accettasse un'investitura, ancorché figurativa, di questo
tipo offrirebbe al futuro governo anche il via libera simbolico degli
establishment, delle élite che si professavano "terziste". Non è una
sorpresa che le categorie economiche abbiano subito espresso un fervido
entusiasmo alla notizia. Per il Pd, mortificato dalle sconfitte e ripiegato su
se stesso, lo spostarsi sulla sponda governativa delle organizzazioni
economiche, in sé fisiologico, rappresenta una ragione di preoccupazione in
più, che si somma ai motivi di inquietudine per il futuro del Pd in quanto
opposizione e alternativa politica. Sono preoccupazioni che dovrebbero indurre
a comportamenti chiari e a un abbozzo di strategia. E innanzitutto a un'analisi
spregiudicata della vittoria conseguita dall'alleanza guidata da Berlusconi.
Perché quest'ultima non è affatto un blocco monolitico. Prima dell'adesione di
Montezemolo "per senso civico", il sigillo più spettacolare sul
risultato del 13-14 aprile è stato il Campidoglio espugnato. In quanto voto di
destra puro, cioè per la schiettezza "sociale" e per la cultura
esplicitamente antiliberale da cui Alemanno proviene, il trionfo capitolino
completa la vittoria alle elezioni politiche. Tuttavia la complica anche.
Introduce un elemento in più, la socialità di ascendenza missina. E poiché la
sensazione prevalente è che la destra abbia vinto le elezioni puntando sugli
interessi, mentre Veltroni ha condotto una campagna sui simboli, sarà bene
districare la matassa di interessi materiali che Berlusconi ha coalizzato. Nel
rastrellamento di voti in ogni settore sociale, un ruolo di rilievo lo ha avuto
il tema della sicurezza e dell'immigrazione; ma ciò che va compreso a fondo è
l'universo socio-economico mobilitato da Pdl e alleati, per osservarne i punti
di forza e di criticità. Altrimenti, se il Pd continuerà a contrapporre
l'immaginario al materiale, il cuore al portafogli, il confronto con la destra
resterà sempre asimmetrico. Sta di fatto che il blocco berlusconiano è un corpo
eclettico, che si vuole in grado sia di differenziarsi sul territorio sia di
trovare al centro un principio unificante. Impresa non da poco, a osservare il
dna del centrodestra. L'egemonia nel Nord rappresenta il
sentimento nordista
incarnato dal forzaleghismo, dominato dall'insofferenza verso la burocrazia pubblica,
che negli ultimi due anni si è fatta acuta verso la triade composta da Prodi,
Padoa-Schioppa e Visco, concepiti come i campioni di un'esosità fiscale
punitiva. Il mondo della piccola impresa, del lavoro autonomo, delle
professioni ha trovato una consonanza quasi totale con Forza Italia e la Lega. Eppure, a dispetto dell'ottimismo di Berlusconi, la Lega non è ancora un soggetto pacificato: sbandiera un
federalismo politico e fiscale talmente spinto da risultare problematico per la
stessa tenuta nazionale. Anche se Bossi non parla più
di secessione, nella coalizione di destra si colloca a un estremo: all'altra
estremità c'è l'altro autonomismo, quello di Lombardo, l'allestitore di un
tipico cartello di clientele meridionali. Allora, possono convivere questi
"due autonomismi"? I leghisti, a cominciare da Maroni,
sostengono che, pur nell'ambito di un federalismo fiscale severo con le regioni
del sud, il Mezzogiorno godrà di risorse sufficienti grazie ai fondi europei.
Per ora, come ha rilevato Giuseppe De Rita, queste risorse sono state sprecate
nel piccolo cabotaggio locale; per un migliore rendimento delle amministrazioni
occorre una classe politica nuova, che non si inventa dall'oggi al domani.
Dunque viene più spontaneo prevedere per il Sud l'attivazione di una politica
di grandi opere nel deserto, con il Ponte sullo Stretto come emblema, che non
una crescita capillare della qualità amministrativa e organizzativa. è vero che
la vittoria di Roma a prima vista sembra riequilibrare almeno il peso della Lega. Lo stile politico di Alemanno significa sintesi di
borgate e corporazioni, presenza populista nelle periferie e sostegno ai
tassisti contro le liberalizzazioni. Cioè un'antitesi perfetta al liberalismo
naturale degli imprenditori padani. Ma anche la negazione fattuale del
liberismo promosso sino a ieri da Forza Italia. Dunque l'arte di Berlusconi è
consistita principalmente nel comporre interessi in apparenza incompatibili,
ravvivandoli adesso con il glamour montezemoliano. Si tratta allora di capire se
il pensiero di Tremonti, la polemica contro il "mercatismo" è una
semplice rivendicazione intellettuale di "valori" oppure un principio
efficiente di composizione politica delle contraddizioni a destra. Per il
momento infatti Berlusconi ha costituito un funzionale congegno di raccolta del
consenso, che seleziona un ampio ventaglio di interessi anche confliggenti e li
"corpora" intorno a un'idea fondata sul nazionalismo economico,
rendendoli funzionali a un programma di egemonia politica e sociale. Programma
riuscito, sul piano delle enunciazioni, se è vera la sintesi esposta da
Berlusconi stesso: "Ora noi e la sinistra non siamo più due metà del
paese; siamo due terzi contro un terzo". Proprio così, la realtà di oggi è
descritta dal fatto che il perimetro che per decenni ha racchiuso la
governabilità, vale a dire il centrosinistra, rappresenta una minoranza, che
intravede il rischio di diventare minoranza permanente. Berlusconi oggi ha
l'Italia in pugno, e stringe il consenso con le cinque dita della sua mano
politica: il nordismo, l'autonomismo meridionale, lo
statalismo di An, il liberalismo dei vecchi forzisti, il tutto ridipinto dal
neo-protezionismo di Tremonti. Mettiamoci infine il guanto sofisticato di
"Luca", la corsa sul carro dei vincitori delle corporazioni, e
l'egemonia è fatta. Di fronte a questo organismo politico-ideologico, cioè alla
"modernizzazione reazionaria" che fa malinconicamente dileguare tutte
le chiacchiere sulle "agende Giavazzi" e le liberalizzazioni
strutturali che venivano indicate come traguardo perentorio del nostro paese il
Pd dovrà darsi alla svelta una cultura, in chiave sociale ed economica, capace
di incunearsi nelle contraddizioni implicite della destra e portarle alla
percezione dell'opinione pubblica. Per i prossimi mesi occorrerà vedere come il
blocco nazionalcorporativo guidato da Berlusconi potrà rispondere sul piano del
governo al confronto con la realtà e i suoi conflitti. E se la conciliazione
degli opposti, una volta esauriti i giochi di prestigio con le migliori figure
del mazzo, non avverrà semplicemente sciogliendo sciaguratamente i cordoni
della spesa pubblica. Perché un conto è raccogliere consenso, e magari
alimentarlo con il carisma più elegante; un altro è affrontare problemi che
sono nelle cose, e che non sono correggibili con l'ideologismo in fondo
corporativo, in fondo organicista di questa destra italiana, così prensile e
versatile, così ad un tempo snob e populista, nuova eppure vecchissima.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Commenti IL SABATO
DEL VILLAGGIO SALUTI ROMANI E FUCILI LUMBARD GIOVANNI VALENTINI è ormai da
quindici anni, da quando Silvio Berlusconi "sdoganò" la destra
italiana e la immise nel circuito democratico, che abbiamo accettato in Italia
il paradigma di un partito post-fascista, non più nostalgico del regime e del
fatidico ventennio. Sarà pure per "l'eterogenesi dei fini", come qui
abbiamo già riconosciuto in passato, ma l'operazione ha prodotto comunque
l'effetto benefico di innescare il bipolarismo e l'alternanza. Fin da allora,
questo giornale concesse un'apertura di credito alla cosiddetta "svolta di
Fiuggi", attraverso la quale il vecchio Movimento sociale si trasformò in
Alleanza nazionale, cioè in una formazione conservatrice e liberale,
legittimata a governare. E proprio a chi scrive venne affidata nel '94
un'inchiesta sulla "nuova destra" che, volendo, si può rintracciare
nel nostro archivio con il motore di ricerca di cui è dotato ora il sito di
Repubblica.it. Se è lecito aggiungere un ricordo più personale, fu grande
l'emozione con cui il sottoscritto moderò il primo faccia a faccia in pubblico
tra Walter Veltroni e Gianfranco Fini, alla Festa dell'Unità nel settembre del
'95 a Reggio Emilia. Alla presenza di tremila persone, il leader della destra
debuttò davanti al popolo di sinistra nella terra dei fratelli Cervi. E tutto
finì in gloria, senza contestazioni né incidenti, dopo una cena negli stand
della Festa tra una battuta e l'altra: "Lo vede che non mangiamo i
bambini?"; "Assaggi questo vino anche se è rosso, non nero!".
Non è dunque per un vecchio pregiudizio ideologico che oggi soffermiamo lo sguardo
e l'attenzione su quella foto, pubblicata in prima pagina sul nostro e su altri
giornali all'indomani della trionfale elezione di Gianni Alemanno a sindaco di
Roma, in cui si vedono una dozzina di militanti della destra protesi
inequivocabilmente nel saluto romano sulla scalinata di un balcone del
Campidoglio. D'accordo: era un gruppetto di estremisti, o magari di
"bambini" come sono stati sbrigativamente definiti, in mezzo a una
folla di elettori e di cittadini. Ma sarebbe stato e sarebbe tuttora opportuno
che Alemanno, dopo essere stato vanamente demonizzato nelle ultime fasi della
campagna elettorale e dopo aver dichiarato la lodevole intenzione di essere
"il sindaco di tutta la città", trovasse il modo di dissociarsi o
quantomeno di prendere le distanze da manifestazioni del genere che certamente
non giovano alla ricomposizione del clima sociale. Forse è questione di forma,
più che di sostanza. Ma, come si sa, in democrazia la forma è sostanza. E
quello è sostanzialmente un gesto di rottura, una provocazione, un segnale in
aperta contraddizione con l'esordio del sindaco di Roma e soprattutto con il
discorso d'insediamento, ancora più impegnativo e apprezzabile, in cui il nuovo
presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha proclamato nell'aula di Montecitorio
che "è un dovere onorare il 25 Aprile", anniversario della
Liberazione dal nazifascismo. Nel "pamphlet" pubblicato proprio nel
'94 e citato all'inizio di questa rubrica, Enzo Golino scrive fra l'altro che
"in uno Stato totalitario (?) le metafore del potere si uniformano al
verbo del capo carismatico". Ora è vero che il nostro è invece uno Stato
democratico e, almeno fino a prova contraria, uno Stato di diritto. Ma certe
intemperanze verbali, certe parole d'ordine, certi
estremismi di Umberto Bossi
rischiano di risultare più pericolosi di quanto possano apparire e magari di
eccitare gli animi anche oltre le intenzioni effettive del leader leghista.
Quando si parla di fucili pronti o di fucili caldi, e peggio ancora si allude a
un esercito di trecentomila "martiri" pronti a scendere in campo per
scontrarsi con la sinistra, si gira con il classico cerino acceso nella
santabarbara dei peggiori istinti e dei risentimenti popolari. è, appunto, una
questione di linguaggio: cioè di codici di comunicazione, prima ancora che di
codice penale. Per un ex e prossimo ministro della Repubblica che ha giurato e
giurerà di nuovo fedeltà alla Costituzione, un futuro ministro che invoca
un'ampia convergenza in Parlamento sulle riforme istituzionali, il meno che si
possa dire è che queste trasgressioni non favoriscono certo la concordia
nazionale. Bisogna dare atto a Berlusconi di essere intervenuto già due volte
per richiamare l'alleato nordista a una maggiore compostezza e moderazione. Ma,
come siamo tutti stanchi delle risse verbali nei talk-show televisivi, siamo
stufi anche delle smargiassate del "senatùr" e non vorremmo mancargli
di rispetto riconducendo tutto alle sue condizioni di salute. Oggi la
situazione del Paese è troppo seria e delicata per essere affidata ai saluti
romani o ai fucili "lumbard". Il linguaggio, quello dei segni e
quello delle parole, è ? come si legge ancora nel libro di Golino ? "la
facoltà di stabilire i rapporti sociali lungo l'intera gamma del pubblico e del
privato". Quali rapporti sociali si possono mai stabilire in questo modo?
E come pensa la nuova maggioranza di favorire, su tale base, un confronto
costruttivo con l'opposizione? Se questa dev'essere una legislatura
costituente, secondo gli auspici, la nostalgia per il fascismo e la velata
minaccia di un ricorso alla violenza non rappresentano certamente il viatico
migliore. Prendiamo, come test, il tricolore. è la bandiera nazionale; la
bandiera di tutti gli italiani, settentrionali e meridionali, di destra e di
sinistra. Che senso ha continuare a proclamare che la bandiera della Lega è
quella verde della Padania, tanto più nel momento in cui tanti elettori
"bianchi" e "rossi" sono passati ormai nelle sue file?
Nulla vieta di affiancare i due vessilli nelle manifestazioni pubbliche, piuttosto
che contrapporli nelle dichiarazioni ufficiali: di tutto abbiamo bisogno in
questo momento, fuorché di provocare una guerra di secessione.
sabatorepubblica.it.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VII - Torino
Scaduto l'esercizio provvisorio: l'opposizione chiede un aumento del
finanziamento per i gruppi Continua l'ostruzionismo in Regione bloccato oltre
un miliardo di pagamenti MARCO TRABUCCO Enti locali, associazioni e imprese
piemontesi rischiano di dover fare debiti perché l'opposizione di centrodestra
a Palazzo Lascaris chiede un aumento del 20 per cento del finanziamento dei
gruppi in consiglio regionale. Perché è questo il vero motivo
dell'ostruzionismo di Forza Italia, An, Udc e Lega Nord che ieri ha di nuovo bloccato
l'assemblea per tutta la giornata. Ostruzionismo che dovrebbe continuare anche
nelle sedute straordinarie convocate per oggi e domani. Da mesi i gruppi di
opposizione chiedono, sottobanco quell'aumento ("il finanziamento è fermo
dal 2002 - sostengono - e va adeguato"), ma Bresso e i suoi finora
hanno resistito a quella sirena e risposto di no. Così però il bilancio
preventivo della Regione per il 2008 non è stato approvato entro la scadenza
del 30 aprile. E le conseguenze rischiano di essere davvero gravi. Le hanno
illustrate ieri in una conferenza stampa la presidente Mercedes Bresso e il suo
vice (e assessore al Bilancio) Paolo Peveraro: "Stanno verificandosi -
hanno spiegato - i primi pesanti effetti della mancata approvazione del
bilancio entro il termine di legge del 30 aprile. Non possiamo più pagare
nessuno fino a quando il bilancio non passerà. Oggi sono stati bloccati 6.571
mandati di pagamento (ovvero pagamenti veri e propri che partivano dalla banca
verso la controparte) per una cifra pari a 366 milioni di euro. Altri 741
milioni riguardano gli atti in liquidazione, per cui la ragioneria stava
procedendo ad emettere i rispettivi mandati. E che verranno bloccati a sua
volta". Un miliardo e cento milioni di euro destinati a imprese private,
enti locali e associazioni e che non entreranno nel circuito dell'economia piemontese
nei prossimi giorni. Con le immaginabili conseguenze. Nino Boeti, consigliere
del Pd ha per questo presentato un ordine del giorni provocatorio: "Visto
che l'ostruzionismo delle opposizioni - spiega - provoca ritardi nei pagamenti
della Regione e danneggia imprese e enti c'è la necessità di un'equa
distribuzione dei livelli di danno: e quindi chiederò che fino a che il
bilancio non sia approvato, si sospendano le indennità di carica di consiglieri
e assessori" Non basta però: a seguito della mancata approvazione del
bilancio la presidente Mercedes Bresso, come prevede la legge, è stata nominata
commissario ad acta per garantire la copertura del debito della sanità
piemontese: dei 194 milioni di deficit accumulati nel 2007 ne mancano
all'appello un centinaio la cui copertura è prevista nel bilancio previsionale
2008. La Bresso, per evitare che a fine mese venissero portate automaticamente
ai massimi Irap ed addizionali Irpef come prevede la legge se il buco non è
coperto, ha anticipato i tempi: "Come commissario - ha spiegato - adotterò
il bilancio consolidato delle Asl e bloccherò immediatamente quella cifra in
bilancio, in modo da dimostrare l'effettiva copertura del debito senza dover
ricorrere ad alcun incremento fiscale". "La finanziaria nella
proposta finale della Giunta - spiegano però i capigruppo di centrodestra - è
diventata un provvedimento omnibus, un "treno" con troppi vagoni, la
cui discussione in aula richiede tempo. Abbiamo chiesto alla giunta e alla
maggioranza di ritornare alla originaria versione di dicembre, con dieci
articoli. Ma non abbiamo ottenuto risposta". Oggi la discussione
riprenderà alle 10.30.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina X - Palermo
La memoria Cinisi celebra il trentennale di Impastato "Vorremmo che il
Comune di Cinisi rendesse pubblico l'accesso al casolare dove è stato
assassinato Peppino, per trasformarlo in un luogo di memoria". Lo ha detto
Giovanni Impastato, fratello del militante di Democrazia proletaria, a margine
della conferenza stampa di presentazione del settimo Forum sociale antimafia,
in occasione del trentesimo anniversario dell'assassinio. Il luogo dove
Impastato è stato ucciso appartiene a privati ed è da alcuni anni recintato e
in stato di incuria. Alcuni anni fa, il commissario che ha amministrato la
cittadina prima dell'attuale giunta, aveva deciso di porre un vincolo sul
casolare, ritenendolo un bene culturale. Ma il Comune non ha ancora proceduto
all'esproprio. "Speriamo che presto si possa risolvere questa situazione -
ha concluso Giovanni Impastato - perché ci rattrista sapere che dove è morto
mio fratello pascolano le mucche". Il Forum in memoria di Impastato
prenderà il via giovedì prossimo a Cinisi e si concluderà domenica ed è
organizzato insieme con il Centro siciliano di documentazione presieduta da
Umbero Santino. "Trent'anni dopo l'assassinio di Peppino - spiega Santino
- vogliamo fare il punto sullo stato della lotta alla mafia in Sicilia. In questo momento molti gregari e alcuni boss di Cosa nostra sono
in carcere, ma al tempo stesso è ancora intatta la struttura della borghesia
mafiosa". Oggi, a Roma, in Campidoglio, Impastato e gli altri giornalisti
uccisi da mafia e terrorismo saranno ricordati in una cerimonia promossa
dall'Unione cronisti.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina III - Napoli
L'arresto In manette il cognato del boss Sarno Colpo al
clan che comanda Ponticelli. I "falchi" della squadra speciale della
questura hanno arrestato Antonio Ippolito, 40 anni, cognato del "capozona"
Vincenzo Sarno. Sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza
speciale, Ippolito è stato sorpreso in via Purgatorio con un pregiudicato
ritenuto vicino al clan. è stato anche segnalato all'autorità
giudiziaria perché in passato era già stato trovato con altri affiliati.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina V - Napoli
Stretta giudiziaria, pentimento delle sue donne, appelli in tv: in bilico
Francesco Bidognetti Si divide il clan dei Casalesi è in crisi uno dei 4
"padrini" A Casal di Principe Manganelli porta la festa della polizia
(che però ha pochi mezzi) Castelvolturno tra delitti (7 in sei mesi) e affari
Alberghi, golf e megaospedale ANTONIO CORBO DAL NOSTRO INVIATO CASTELVOLTURNO -
è il settimo omicidio in sei mesi. Ma è considerato il primo. Nella terra dei
Casalesi, gli altri non contano. "La vita e la morte dei senzapatria non
valgono niente", dice un vecchio poliziotto, almeno lui mostra un filo di
pietà. "Gente che dà fastidio, ruba dove non deve rubare, spaccia dove non
deve spacciare". Rumeni, nigeriani, nomadi. "I senzapatria della
pineta". Un pezzo d'Italia abbandonato a crudeltà e indifferenza: perde
anche il conto dei suoi morti. Il delitto di Umberto Bidognetti no, è un lampo
di guerra. è l'inizio di una strategia nei complessi rapporti di potere tra le
quattro grandi famiglie della camorra. Tutto avviene nel perimetro della più
debole. I Bidognetti. Preoccupate le famiglie dei latitanti. Zagaria, con
Michele e Raffaele. Iovine, con Antonio. Esasperate, quelle
dei detenuti, con i rispettivi boss all'ergastolo: Francesco Schiavone,
"Sandokan", e Francesco Bidognetti, "Cicciotto di
mezzanotte", messo alle corde da una martellante offensiva giudiziaria. è
intorno a lui che gira il mistero dell'ultimo delitto. è stato ucciso lo zio,
gli voleva bene. Un allevatore incensurato che alle sei del mattino
aveva già lasciato la macchina dietro il casale della masseria, tra i poderi di
Mazzafarro, infilato gli stivali per attraversare fango e letame nel recinto
delle 52 bufale, indossato pantaloni e maglione tipo militare, i suoi abiti da
lavoro. Un uomo segnato da lavoro e disgrazie. Il primo figlio, Salvatore, fu
ucciso mentre comprava attrezzi da lavoro, la tuta sporca di calce. Muratore.
Una vendetta trasversale. Il fratello, Domenico, era nel 2000 nel gruppo di
fuoco del clan. Arrestato, conosceva la verità su una cinquantina di delitti,
ha detto abbastanza ai magistrati della Dda, Giovanni Conzo e Francesco Curcio
prima, poi a Marco Del Gaudio e Antonio Ardituro, che hanno creato il vuoto
intorno a Bidognetti. è una disgrazia anche avere un figlio pentito nella terra
dei Casalesi. Francesco Bidognetti è in bilico. I figli della prima moglie in
carcere, Raffaele e Aniello. Dentro, anche il genero Giovanni Lubello. A casa
sono rimasti altri tre: Katia, la moglie di Lubello, con Teresa e Gianluca. Una
vita difficile: controlli, sequestri di beni, timori di agguati. Collaborano
con i magistrati l'ex donna segreta del boss, Angela Barra, e la compagna, Anna
Carrino che scelse un'alba di novembre per sparire, si è pentita, in tv ha
appena invitato i suoi tre figli a seguirla. A cambiare vita. Si sono pentiti
Domenico Bidognetti, figlio dell'allevatore ucciso ieri, e Massimo Iovine,
braccio violento di Luigi Guida detto "Drink", un napoletano del
quartiere Sanità che ha anche retto il clan. La stretta giudiziaria e gli
allarmi lanciati anche in tv dai magistrati meritano una presenza più assidua
dello Stato. Carabinieri e polizia offrono un impegno illimitato in una lotta
impari. La polizia ha una struttura leggera: in 46 unità per cinque Comuni.
Castelvolturno, Mondragone, Grazzanise, Santa Maria la Fossa, Cancello Arnone.
Dove c'è di tutto: la grande criminalità e la grande finanza, progetti da
miliardi, golf, turismo di lusso e in cantiere il primo ospedale privato
d'Italia, discariche e rifiuti tossici. Polizia con auto, motori provati da 300
mila km, mezzi investigativi irrisori. I poliziotti sperano che Antonio
Manganelli adegui le risorse, si è saputo proprio ieri che il 18 maggio verrà
qui, ha fissato a Casal di Principe la Festa della polizia. Né loro, né i
carabinieri per fortuna si fermano. Il capo della famiglia più debole è
precipitato in una pericolosa solitudine. Si sono pentite persino le sue donne,
quanto di più umiliante possa accadere a un uomo d'onore. Ha antenne finissime,
avverte che qualcosa a Casal di Principe è cambiato. Ha visto dalla cella la
trasmissione "Anno Zero" l'altro giovedì. Sa che sono stati attivati
anche i Servizi per catturare i latitanti. E sa ancora meglio che è vicina la
sentenza di appello del processo Spartacus, l'inizio del declino dei Casalesi.
Ha firmato anche lui un documento per minacciare magistrati, pentiti,
poliziotti e giornalisti. "Il primo atto di una ribellione alla stretta
giudiziaria ma anche il rischio di un boomerang", dicono qui. Descrivono i
boss tormentati dai dubbi. Divisi. Fermarsi o andare avanti, pentirsi o alzare
il tiro? Il gesso bianco dei carabinieri indica 12 cerchi davanti alla porta
verde del deposito di foraggio. I bossoli di una calibro 21 e di una 38. Sicari
professionisti. Colpo di grazia alla tempia destra dopo i primi 11. Nessuno ha
visto, i due stallieri tunisini dormivano alle 6, è stremato il cane nero alla
catena, un incrocio di labrador e rottweiler, disperato ha abbaiato per ore, ha
visto il padrone morire, ha rischiato di strozzarsi per salvarlo, ma la catena
ha retto. Ha smesso quando l'ha visto portare via dai necrofori nel furgone
nero. Non abbaia, non ringhia, non vede nessuno. Steso sotto l'albero della
masseria ancora senza frutti, sembra morto anche lui adesso. Un magistrato sensibile
prima di andarsene si è raccomandato: dategli da bere. Marco Del Gaudio guida
le indagini con l'altro pm, Raffaele Falcone, volato poi in un carcere distante
per parlare con Domenico, il pentito. è l'inizio di una strategia, ma quale? Se
ne possono immaginare due. La meno probabile: il boss vuol dimostrare che il
suo potere è integro, un segnale per proteggere anche chi dei suoi è fuori. Ma
niente può far tacere il pentito: le dichiarazioni di Domenico, dopo la morte
del padre, sono come in cassaforte. Sarebbe vano ogni tentativo per
ritrattarle. L'altra pista: l'ala interventista ha agito senza avvertire il
boss. Per colpirlo due volte: violare gli affetti ma anche i suoi poteri. Se
così, come reagirà? Prevale il pessimismo: sarà facile capire questo primo
delitto solo se ci sarà il secondo. Si saprà se ieri è stato punito un pentito
o se è cominciata la guerra dei Casalesi.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina IV - Napoli
Agguato di camorra il padre del pentito ucciso come un boss Umberto Bidognetti
faceva il contadino ed era incensurato IRENE DE ARCANGELIS NIENTE a che fare
con la camorra, nessun rapporto con il figlio collaboratore di giustizia.
Lontano dal crimine organizzato, sprezzante verso i pentiti. Nato e vissuto da
contadino, fedina penale limpida e un cognome difficile da portare: Bidognetti.
Eppure è morto da camorrista, Umberto Bidognetti, 69 anni, padre del pentito
Domenico. Bersaglio facile per la sua vita libera in campagna, per la sua
azienda bufalina, per la coscienza pulita e la totale assenza di protezione
rifiutata con un secco no. Punto debole: il grande affetto verso quel nipote,
Francesco Bidognetti, Cicciotto 'e mezzanotte, boss dei
Casalesi condannato all'ergastolo. Il contadino che ieri mattina alle sei si
stava infilando gli stivali di gomma per andare a lavorare è stato ammazzato
come un boss. Prima tredici colpi a raffica sparati da due killer, poi il colpo
di grazia, il numero quattordici esploso a bruciapelo, la canna della pistola
calibro 9 contro la tempia. Vendetta trasversale per quel figlio pentito
che in sette mesi di collaborazione con la giustizia ha raccontato di circa
cento omicidi. Ma per quale dei numerosi, complessi motivi? I pm dell'Antimafia
Giovanni Conso e Raffaello Falcone hanno più di una strada da seguire, mai come
in questo caso tutte supportate da dichiarazioni nero su bianco, documenti,
atti giudiziari. E una lettera, quella scritta dal pentito due mesi fa al pm
Conso. Condita di profondo disprezzo per la camorra e i Casalesi. La goccia che
potrebbe aver fatto traboccare il vaso, anche dopo il recente pentimento -
seguito da interviste televisive molto "fastidiose" per la camorra -
della ex compagna di Francesco Bidognetti, Anna Carrino. Lettera elemento
chiave dell'indagine. Ma non solo. Pista numero uno: è prevista per fine maggio
la sentenza in Appello del padre di tutti i processi, lo Spartacus. Venti
imputati tra cui Sandokan, Bidognetti e i super latitanti Zagaria e Iovine.
L'omicidio potrebbe essere un modo per ricordare che i Casalesi non sono
finiti. Pista numero due: il processo Cantiello, sentenza prevista per il 12
maggio, costruito sulle dichiarazioni del pentito Bidognetti. Il capo dei capi
Sandokan rischia l'ergastolo, accusato in qualità di doppiogiochista proprio da
Domenico Bidognetti. Dunque la vendetta. Ma non è tutto. Pista numero tre: le
voci di un possibile pentimento dello stesso Francesco Bidognetti, Cicciotto 'e
mezzanotte. Il nipote preferito dalla vittima. La cui solidità criminale
starebbe ora traballando dopo il pentimento della sua compagna Anna Carrino.
Dunque un messaggio: non pentirti. Consegnato alla persona affettivamente più
legata al boss in carcere. Che ieri all'alba stava per cominciare a lavorare
nell'azienda bufalina "Sementini", nelle campagne di Cancello Arnone
(Caserta). I sicari - due più l'autista - sono piombati su di lui sparando
all'impazzata. I colpi hanno svegliato due dipendenti tunisini dell'azienda,
che si sono precipitati fuori ma non sono riusciti a vedere neanche l'auto dei
sicari in fuga. Bidognetti è morto subito, proprio come l'altro suo figlio
Salvatore, ucciso nel '97 ma per un regolamento di conti interno al clan. Ieri
sera i magistrati dell'Antimafia sono andati dal figlio pentito per informarlo
di quanto accaduto: la morte di un padre con cui da tempo non aveva più
contatti.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina IV - Napoli
La missiva che il collaboratore di giustizia ha scritto due mesi fa al magistrato
della Dda "Sono dei buffoni, conigli, vigliacchi" Quattro pagine di
testo ricche di accuse ai Casalesi: "Una piovra che succhia il sangue dei
cittadini onesti" BUFFONI, conigli, auto d'epoca. Vigliacchi. E la più
classica definizione: una piovra che ha tentacoli dappertutto, che succhia il
sangue degli onesti cittadini. Cancro. Lettera del pentito Domenico Bidognetti
al magistrato della Direzione distrettuale antimafia Giovanni Conso. Scritta il
5 marzo 2008, due mesi fa. Uno dei perni dell'inchiesta sull'omicidio di
Umberto Bidognetti, padre del pentito che rinnegò il figlio e la sua scelta,
rifiutò con la moglie il programma di protezione. Quella lettera potrebbe
infatti essere il movente dell'agguato. O meglio, la spinta che avrebbe
accelerato i tempi di un delitto già deciso. Questione di orgoglio criminale,
di dignità di un potente clan che accetta tutte le battaglie - anche quelle
giudiziarie - ma non l'offesa o lo scherno. Il disprezzo messo nero su bianco,
quattro facciate scritte in stampatello su fogli protocollo. Bisogna provare a leggere quelle righe con gli occhi di uno come
il boss Sandokan: "I camorristi sono dei buffoni quando nessuno li
denuncia, ma basta una denuncia per farli impaurire come conigli che scappano
davanti a spietati cacciatori". E ancora: "Sono solo dei vigliacchi.
Sono bravi solo in gruppo. Per questo mi rivolgo a voi, il motore della
legalità...". Disprezzo del pentito dal cognome pesante. Disgusto
per "la piovra che ha tentacoli ovunque". Che "quando entra
nelle vostre case è tutta educata e rispettosa, ma poi si prende anche il letto
matrimoniale". "Mi chiamavano Schiavone - aveva dichiarato il
collaboratore di giustizia al processo la cui sentenza è prevista per il 12
maggio prossimo - perché avevo dato la vita per Sandokan. Ma poi lui fece
uccidere mio fratello perché faceva il doppio gioco". Altro insulto
all'orgoglio del boss, questa volta in un'aula della corte d'Assise. Quindi la
lunga lettera al pm della Dda in cui spiega, con un aneddoto inquietante, la sua
scelta di pentirsi: "Sono nato in una famiglia onesta, di lavoratori. Ma a
ventidue anni ho iniziato a frequentare i miei ex amici. Poi ho cambiato
percorso. La goccia che fece traboccare il vaso - scrive Bidognetti - fu quando
mia figlia, la luce dei miei occhi, mi disse che si voleva far incidere sul
polsino della camicia le iniziali del mio nome e cognome. Le chiesi perché, e
lei mi disse che così, quando andava a pagare alla cassa di un negozio,
avrebbero visto le mie iniziali e non avrebbero preso i soldi. In quel momento
mi cadde il mondo addosso...". Non solo aneddoti. O insulti ai suoi ex
boss. Perché nei sette mesi vissuti da collaboratore di giustizia Bidognetti ha
raccontato di oltre cento omicidi commessi da lui e da altri affiliati, e ha
consentito l'emissione di numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere.
Dice di se stesso nella lettera: "Chi parla non è Bidognetti. Bidognetti è
morto. è il mio cuore, che ho fatto in tempo a salvare, che ho messo nelle mani
della legge". (i.d.a.).
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina XV - Napoli La
scheda Ingresso gratuito, inizio alle 21 Martino e Jarrett i due
"omaggi" Cammariere sarà in concerto dalle 21 in piazza Diaz a Nocera
Inferiore, con Amedeo Ariano alla batteria, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Bruno Marcozzi alle percussioni e Olen Cesari al violino (non ci
sarà Fabrizio Bosso). Oltre alle hit "Sorella mia", "Dalla pace
del mare lontano", "Tutto quello che un uomo" e "Libero
nell'aria", la scaletta include gli inediti del nuovo cd: "L'amore
non si spiega", "Nord" e "Le note blu". Ancora, omaggi
a Bruno Martino con "Estate" e a Keith Jarrett con "My
song". Info 081 323 5254 o www.myspace.com/sergiocammariere. (n.
m.).
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VII - Bari In
carcere i pizzini del clan Strisciuglio Lettere indirizzate a detenuti
extracomunitari per eludere i controlli Dall'inchiesta della
Dda emerge che i boss in cella continuavano a dettare ordini GABRIELLA DE
MATTEIS Gli ordini arrivano dal carcere. I boss o gli esponenti di spicco dei
clan dettano la linea, anche se dietro le sbarre. E lo fanno perché in cella
ricevono costantemente informazioni, aggiornamenti sulla vita al di fuori delle
strutture penitenziarie. Per comunicare, infatti, i gruppi malavitosi
della città, gli Strisciuglio prima di tutto, hanno ideato un sistema che
permette loro di eludere i controlli, di non attirare i sospetti. Il
particolare emerge dalle inchieste che la Direzione distrettuale antimafia sta
conducendo in questi mesi. Da una parte, in carcere, ci sono gli esponenti di
rilievo dei clan, dall'altra, in strada, nelle piazze dello spaccio, le nuove
leve della criminalità. Che comunicano con i detenuti inviando lettere. Si
tratta di missive che sono, almeno sulla carta, intestate non agli uomini dei
clan, ma a piccoli pregiudicati, spesso immigrati, che in carcere si trovano
per reati comuni. Usando il loro nome, immaginano i componenti dei gruppi
malavitosi, sarà più semplice non attirare l'attenzione degli investigatori. La
corrispondenza viene quindi indirizzata a detenuti insospettabili che dopo
averla ricevuta si accorgono del reale contenuto della lettera. E capiscono che
il vero destinatario della missiva (al cui interno spesso c'è un altro nome) è
magari il compagno di cella, e cioè un grosso pregiudicato della malavita
cittadina che in carcere attende indicazioni per poi impartire ordini. Carabinieri
e poliziotti, negli ultimi mesi, hanno sequestrato alcune lettere, accertando
come l'insolito sistema di comunicazione sia sempre più diffuso tra gli
esponenti dei clan che, in questo modo, cercano di sopravvivere alla detenzione
in carcere. E anche dall'esame della corrispondenza, intercettata dietro le
sbarre, è emerso come quello degli Strisciuglio sia il gruppo malavitoso più
potente e organizzato, capace di arruolare nuovi affiliati anche tra i
detenuti. Nelle lettere, sequestrate in carcere, gli uomini del clan, egemone
al quartiere Libertà ma anche in altre zone della città, come Carbonara e
Enziteto, inneggiano alla famiglia degli Strisciuglio, alla figura di Mimmo
"la luna", considerato ancora il capo nonostante il lungo periodo di
detenzione. E dal carcere i capiclan danno indicazioni, impartiscono ordini. A
riceverli sono spesso giovanissimi, anche minorenni, che costituiscono il nuovo
punto di forza del clan e che vengono usati come spacciatori o vedette,
ricevendo in cambio compensi anche settimanali.
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del Calderoli ministro La Libia minaccia "catastrofi" CON CALDEROLI
ministro potrebbero esserci "ripercussioni catastrofiche" nelle
relazioni fra Libia e Italia. L'avvertimento arriva dal figlio del leader
libico Gheddafi memore sia delle sue provocazioni anti-islamiche che delle proteste
che a Bengasi provocarono undici morti. Intanto Berlusconi incassa il sì
di Montezemolo a fare l'ambasciatore del "made in Italy." Lombardo a
pag. 10.
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando
l'edizione del Galli Per l'Appunto Marco Travaglio A che servono gli
intellettuali, se non a pensare, a diffondere idee possibilmente originali, a
studiare i problemi della società e ad anticiparne i mutamenti, con la libertà
e l'acume che solo il libero pensiero può garantire? Bene, tutto ciò avviene
nei paesi seri, quelli dotati appunto di intellettuali seri. In Italia
l'intellettuale medio è un giullare di corte, o uno scopritore dell'acqua
calda, o uno sfondato- re di porte aperte, o uno scalatore di discese, o un
podista del tapis roulant. L'altro giorno per esem- pio, in quella paccata di
pubblici- tà - quindici chili in tutto - chiamata "Style" che il
Corriere distribuisce una volta al mese, faceva capolino una sapida rubrica del
professor Ernesto Galli della Loggia, dal titolo appassio- nante: "Giudici
in carriera? Addio sicurezza". Un capolavoro. Dopo aver descritto l'Italia
come un gigantesco Bronx dove i cittadini, "per vedere l'indomani",
sono "costretti a barricarsi come assediati dagli indiani a Fort
Apache", questo Alberoni della politologia italiota spiegava che "la
sicurezza non dovrebbe essere, a rigore, né di destra né di sinistra". E,
fin qui, ci arrivava anche Biscardi. Ma ecco il salto di qualità, lo scarto del
fuoriclasse: "In Italia della sicurezza dei cittadini. nessuno parla.
Basta vedere per l'appunto cos'è successo nella campagna elettorale appena
trascorsa". E cos'è successo, per l'appunto, nella campagna elettorale appena
trascorsa? Semplice: "Il tema della sicurezza è stato tenuto
sostanzialmente fuori dall'agenda elettorale La sinistra non ne ha parlato. e
la destra ha fatto lo stesso". Insomma, "il tema sicurezza è rimasto
nel silenzio". Parola del professor Galli Per l'Appunto Della Loggia
Ernesto. Che però s'è dimenticato di precisare di quale campagna elettorale
stesse parlando. Non certo di quella italiana: perché, sempre per l'appunto,
non se n'era mai vista una più dominata dal tema della sicurezza, sbandierato e strombazzato da Berlusconi quanto da Veltroni, da Bossi quanto da Di Pietro, in una
rincorsa infinita e un po' ridicola a pene più severe, ronde, scariche di
fucile (versione Bossi) o
di lupara (versione Lombardo), castrazioni chimiche, tolleranze zero e
sottozero, insomma più galera per tutti (o quasi). L'apoteosi s'è avuta
con le comunali a Roma, dove uno stupro alla stazione La Storta (uno dei 4-5
che avvengono ogni giorno in Italia, per i due terzi tra le mura domestiche
nelle nostre italianissime famiglie-modello) è divenuto il manifesto elettorale
di Alemanno contro Rutelli. Tre mesi di frastuono: purtroppo vano, almeno per
il professor Ernesto Per l'Appunto, che non ha sentito nulla. Chissà dov'è
stato, per tutto questo tempo. Forse in un altro paese, a seguire un'altra
campagna elettorale. Oppure in Italia, ma barricato nella sua cameretta, coi
tappi di cera o l'i-pod a palla. O ancora, Dio non voglia, Style gli ha
ripubblicato un articolo di qualche anno fa, per screditarlo agli occhi degli
lettori e, soprattut- to, degli accademici. Per chi volesse farsi qualche
risata, ecco il finale del memorabile scampolo di prosa. In Italia, scopre
l'acuto cattedratico, si registra "una scarsa tenuta legale della
società". Ma va? Questa è nuova. E perché mai, nel paese della legge
Simeone-Sa- raceni, del "giusto processo" incostituzionale, della
depenaliz- zazione dell'abuso d'ufficio non patrimoniale e del falso in
bilancio, della legge ammazza- pentiti e del cestina-rogatorie, della Cirami,
dell'ex Cirielli, della Pecorella, dell' indulto salva-Pre- viti, dei tagli
continui al bilancio della Giustizia, la società dovrebbe essere legale? E
dov'era, di grazia, il professor Per l'Appunto, mentre quelle leggi canaglia
passavano in Parlamento tra gli applausi dei Galli e dei Della Loggia,
allarmati per il "giustizialismo" e le "manet- te facili"?
Alla fine si supera: arriva a sostenere che l'Italia è insicura perché "i
magi-strati hanno tutto il vantaggio personale ad appli- care le sanzioni in
maniera dolce", per non passare da "reazionari" e ottenere
"avanza- menti in carriera" dal Csm (non sa che gli avanzamenti sono
automatici, per anzianità) e "posti in Parlamento nelle sole liste che
tradizionalmente offrono ai magistrati una tale possibilità": quelle dei
"partiti di sinistra". Per informazioni, rivolgersi agli on.
Mantovano e Bobbio, di An. O agli on. Carrara e Cirami, dell'Udc. O all'on.
Nitto Palma, di Forza Italia. Per l'appunto. Ora d'Aria.
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione
del A A2A45732,362,35-0,68-23,6698702,203,120,07007399,92
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( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione
del Segue dalla Prima P erché quale federalismo possiamo stancamente
contrapporre a quello "antinazionale" di Bossi
se sotto il nostro governo abbiamo spesso praticato un potere a imbuto,
soffocatore di istanze e domande sociali, lasciando vivere e talora
incoraggiando pratiche arbitrarie e modalità kafkiane di esercizio del potere?
Responsabilità di Romano Prodi? No, perché non gli si poteva certo chiedere
anche questo: di trasformarsi nel Corsaro Buono deputato a proteggere i mille
malcapitati navigli in rotta verso i triangoli delle Bermuda disseminati nella
nostra amministrazione. Responsabilità invece di una cultura diffusa, che
prende molte voci e si incarna in molti volti. Ai livelli più alti e più spesso
ai livelli sottostanti. Quelli, comunque, delle decisioni. Quelli dove si
stabilisce secondo criteri imperscrutabili che cosa vada firmato e cosa no.
Bisogna parlare di esperienze concrete, per capirsi. E dunque metto sul piatto
il seguente problema: ma se io, io come sottosegretario di Stato, come membro
del governo intendo, non sono riuscito a ottenere che dei provvedimenti dovuti
venissero firmati in quattordici mesi (quattordici mesi dico!), o ho dovuto
sudare, minacciare, premere, sfoggiare ogni attitudine diplomatica, per
ottenere che altri venissero firmati in due, cinque, sette mesi, non in altri
ministeri, ma nel mio ministero, non su materie affidate ad altri, ma sua
materie rientranti nella mia delega di governo, non su materie capricciose ma
su materie dovute, qual è il grado di fiducia e di familiarità che può avere il
normale cittadino nei confronti della amministrazione centrale, quale la sua
disponibilità a riconoscere la funzione di interesse generale dello "Stato
romano"? Proprio questo è successo: che cittadini, istituzioni, venissero
tenuti gratis in una interminabile precarietà, che diritti o legittime o
fondate domande collettive venissero frustrate, facendo apparire
l'amministrazione arbitraria e lontana. Con il responsabile di governo
incaricato sempre in bilico tra la tentazione di dare le dimissioni e lo sforzo
di arginare l'arbitrio. Illuso che la pazienza aiutasse a risolvere il problema
nel corso dei cinque anni di governo, che servisse comunque a ottenere almeno
il cinquanta per cento degli obiettivi. E restio a intrupparsi, con una
denuncia pubblica, fra i tanti che sparavano sul governo dall'interno del
governo. Anomalie di un solo ministero? Ma no. Un giorno dello scorso inverno,
nel cuore del movimento di occupazione delle accademie di belle arti e dei
conservatori, si pose un problema: ottenere una circolare chiarificatrice.
Dovuta. Volta a ribadire quanto già era in legge. Che interessava decine di
migliaia di studenti. Il ministro competente mi ascoltò, comprese, poi disse ai
suoi diretti collaboratori, davanti a me: entro una settimana va fatta questa
circolare. Passarono invece le settimane e la circolare non arrivava. Cercavo i
dirigenti di quel ministero, io membro del governo, e loro - tranne uno - si
negavano. Intanto le occupazioni continuavano. Contro il governo, è chiaro.
Ritelefonai al ministro che intervenne nuovamente. Ancora nulla. Nulla neanche
sul fronte dei contatti interministeriali. Dovetti minacciare di stabilirmi
giorno e notte in quel ministero fino alla firma della circolare (di cui, per accelerare
al massimo i tempi, avevo anche mandato una bozza di testo), di portarmi dietro
le tivù, di scrivere un pezzo di fuoco con nomi e cognomi su queste pagine.
Solo allora la circolare venne firmata. Che dire? Che su questo fronte come su
altri, per tanti mesi mi è capitato di passare notti insonni per la rabbia, per
le assurdità, starei per dire le follie, di cui ero testimone. Ed ecco la
domanda: ma se mi ci rodevo io che non avevo alcun interesse personale, come si
sarà sentito, come si sentirà normalmente, il commerciante veneto o
l'imprenditore lombardo o la piccola associazione di categoria costretti ad
affrontare questa cultura, avendo - essi sì - interessi personali e diretti, di
vita quotidiana, da difendere? Da qui a mio avviso, non da celesti speculazioni,
occorre partire. Con il dovere di capire perché non si riesca a esprimere una
diversa visione del potere centrale. Perché non si riescano a garantire
comportamenti e norme coerenti con la fluidità, la semplicità e la velocità con
cui giustamente i normali cittadini e più ancora le economie sviluppate
chiedono di vivere e funzionare. Capire perché, tanto per fare un piccolo
esempio (citato da tutti i tassisti ma non solo da loro), si sia introdotta
quella norma che prevede l'obbligo di versamento solo telematico delle somme
Iva con aggravi (sui contribuenti) che non saranno tasse vere e proprie ma che,
sia pure sotto forma di parcelle ai commercialisti, corrispondono a nuovi
pagamenti imposti dallo Stato. Cifre che non entrano nel calcolo della pressione
fiscale, insomma, ma che escono lo stesso dalle tasche dei cittadini. Roma
ladrona e il nord. La burocrazia che fa impazzire, che
fa e disfa a suo piacimento, e la rivolta del nord. E
la sinistra di governo. Che a volte trova queste burocrazie già fatte sul
posto. E che (ecco il punto!) quando se le trova non si cura troppo del loro
operare, talora dà loro copertura politica. Ma, fatto ben più grave, a volte se
le porta dietro direttamente lei, sotto forma di tecno-strutture giuridiche e
amministrative, a rimorchio delle proprie vittorie elettorali. Scelte da lei,
in base alle convinzioni ideologiche professate. Tra loro collegate, potere nel
potere, sottratte a ogni responsabilità pubblica ma ferocemente determinate a
impiegare (perché così gli viene consentito o richiesto) un potere politico
extracostituzionale. "L'operare senza regole è il più faticoso e difficile
mestiere di questo mondo". Lo scrisse un lombardo non leghista, Alessandro
Manzoni. Appunto. Grazie ai metodi di cui sopra, nasce un sistema pubblico che
rende la vita faticosa per chiunque, tranne che per due categorie: 1) i
titolari del leggendario "potere di firma"; 2) i beneficiari di
rapidi favori e concessioni da parte dei medesimi. Il che non è secondario
nella spiegazione del voto. Perché c'è qualcosa nella lettura del successo
della Lega e, più in generale, della destra (continuo
a semplificare) che viene dimenticato in questi giorni. Non è affatto vero che
questo sia stato il più grande successo leghista. La Lega
ha avuto in passato successi anche più consistenti. Perché ha un elettorato a
fisarmonica. In parte essa è infatti partito-progetto o partito-identità, ma in
parte è partito-termometro. Termometro dei malumori sociali. Dunque ingrossa
impetuosamente nelle fasi in cui sono massimi il discredito della classe
politica e la percezione di una amministrazione distante e arbitraria. Esplose
con Tangentopoli e con i moduli folli di dichiarazione dei redditi, è riesplosa
con la casta e la sua autoreferenzialità. Esplose di fronte al potere che
finiva in manette, è esplosa di fronte al potere che (si) concedeva l'indulto (sarà un caso che i due vincitori di queste elezioni siano stati i
due partiti, Lega e Di
Pietro, che si opposero a quella legge sciagurata?). Qui e oggi il nostro problema,
diciamolo finalmente, non è tanto di rispiegarci per l'ennesima volta come è
cambiato il nord. Per
carità, un'analisi in più - se è buona - non fa mai male. Ma è dal
'93-'94 che ci rispieghiamo, in forma sempre più dotta e fiorita, che cosa è
successo e perché. Esistono ormai sul tema intere biblioteche. Sicché la
bravura del politico non sta nel ripetere con eleganza sociologica "che
cosa non abbiamo capito". La sua bravura sta nello spiegare perché - pur
sapendo noi perfettamente quel che è accaduto - continuiamo a fare politica
"come se". Come se non fosse successo niente, come se non si fossero
manifestati anche in forma brutale cortocircuiti politici, fratture culturali,
istanze indifferibili. Non è il nord l'oggetto
dell'analisi. Siamo noi. Il nostro Dna culturale, le sue ragioni, le sue
implicazioni, le nostre forze di gravità e di inerzia. È un po' più scomodo che
risfornare l'ennesima lettura dei cambiamenti sociali. Produce più asperità. Ma
va fatto. Altrimenti il rischio è di vivere una lunga stagione da opposizione
"incistata" in un sistema che cambia. Che cambia "come se".
Come se noi non ci fossimo. P.S. Perché un articolo sul nord
quando è fresca la sconfitta di Roma? Perché questo articolo è stato scritto
prima dei ballottaggi ma, d'accordo con il Direttore, è stato tenuto in
frigorifero fino al voto. Per evitare che potesse nuocere al centrosinistra in
giorni decisivi. Ora la disciplina di squadra cede il passo al dovere
dell'analisi. www.nandodallachiesa.it.
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai
consultando l'edizione del Gheddafi jr: relazioni a rischio tra i due paesi Il
leghista: decide soltanto il Cavaliere La telefonata di Maroni: la Lega è con
te.
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando
l'edizione del STAMPA INGLESE Il "Guardian": torna il passato più
buio? Berlusconi ha vinto le elezioni, la destra ha conquistato il comune di
Roma, "dove la sinistra pensava di avere il diritto divino di
governare"; la Lega Nord, nota per il suo "linguaggio incendiario", ha
ottenuto "un risultato sorprendente" in tutto il Paese, non solo nel nord del Paese; non sorprende quindi,
scrive il Guardian, che molti italiani temano che il Paese possa scivolare
"nel suo passato più buio", ma "parlare di ritorno al fascismo
appare decisamente iperbolico". Nel suo articolo Tobias Jones
ripercorre le tappe del cambiamento della cultura politica del Paese sul fronte
dell'eredità fascista. Oggi, "partigiani e fascisti sono riconosciuti
entrambi come legittimi combattenti, come patrioti italiani intrappolati in una
tragedia nazionale". Ed è stato "questo contesto culturale a
consentire a Berlusconi di allearsi con gli eredi della tradizione
fascista".
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando
l'edizione del La Libia: una catastrofe Calderoli
ministro Tripoli ricorda gli scontri per la maglietta anti-Islam. Montezemolo a
Berlusconi: diffonderò il made in Italy di Natalia Lombardo/ Roma LO SPONSOR
Luca Cordero di Montezemolo ha detto sì alla proposta di Berlusconi per un
incarico del governo come "ambasciatore del made in Italy" nel mondo.
Ma Gheddafi jr avverte: "Con Calderoli ministro
ripercussioni catastrofiche tra l'Italia e la Libia". Silvio Berlusconi è
andato a Arcore a chiudere il puzzle di governo: Marcello Pera in pole per la
Giustizia dà per quasi "esaurita" la squadra, resta il nodo Welfare.
Ma in serata a Villa San Martino piomba il fulmine da Tripoli: se il leghista
Roberto Calderoli diventerà ministro si avrebbero
"ripercussioni catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia e la
Libia". Lo ha affermato il figlio del leader libico, Saif El Islam
(l'ingegnere) secondo quanto riportato dall'agenzia ufficiale libica Jana. Una
questione "grave" anche se è "un affare interno che riguarda
l'Italia". La Jana definisce Calderoli come
"il vero assassino dei cittadini libici morti"- undici - a Bengasi il
17 febbraio 2006, in una protesta contro il Consolato italiano scoppiata dopo
che l'allora ministro delle Riforme esibì in tv, nel "Dopo Tg1" di
Mimun, la maglietta con la vignetta anti-islamica. Nel mondo arabo scoppiarono
rivolte e Calderoli fu costretto, anche da Berlusconi,
a dimettersi. Ora dovrebbe tornare ministro di secondo piano, l'Attuazione del
Programma, ma con la delega alle Riforme insieme a Bossi.
Il leghista Borghezio dà sfogo contro "le minacce islamiche", mentre Calderoli, "commosso" dalle telefonate bipartisa
di solidarietà, ribatte: "La scelta della squadra di governo spetta a
Silvio Berlusconi che ha avuto un mandato dal popolo che è sovrano" e ha
dato "indicazioni". "Pieno appoggio dalla Lega" dice Maroni che ha fatto sapere di averlo chiamato. Dal Pd
interviene Gasbarra: "Inaccettabili diktat dei paesi stranieri sulla
politica italiana". Eppure Silvio III ieri ha incassato il sì del
presidente Fiat e Ferrari: "Penso che continuare a testimoniare nel mondo
le tante eccellenze e le tante cose positive dell'Italia sia un impegno coerente
con le attività che ho sempre svolto e che continuerò a svolgere", ha
Montezemolo. L'ex numero uno di Confindustria aveva rifiutato un ministero, ma
il suo ruolo pare simile a quello di Emma Bonino come ministro delle Politiche
comunitarie con delega al Commercio Estero. Berlusconi freme, ha fissato il
traguardo del giuramento per il 10. Ma non ha vinto il braccio di ferro con An
che rivendica, per bocca di Alemanno sindaco, "una rappresentanza pari al
suo significato parlamentare". Tre ministeri di peso e uno senza
portafoglio, dopo la promessa del Welfare. Che forse sarà spacchettato: Lavoro,
dove An vorrebbe Ronchi ma Berlusconi vuole Sacconi, e Salute. Sarebbero così
13 ministeri con portafoglio. Pera alla Giustizia vuol dire Elio Vito ai Rapporti
col Parlamento. Il presidente dell'Anm Simone Luerti smentisce come
"storicamente falsa" la notizia su un veto del sindacato magistrati
su Vito, criticata dall'Unione camere penali. L'Anm non entra nel totoministri,
spiega Luerti, "chiunque verrà si prepari a lavorare molto". Ma per
Via Arenula si gioca a birilli in FI: in campo anche Angelino Alfano, che il 1
maggio è andato a Palazzo Grazioli, come Pera. Le caselle certe sono, per Fi,
Tremonti all'Economia, Frattini agli Esteri, Scajola alle Attività Produttive,
Bondi alla Cultura, Bonaiuti e Letta sottosegretari alla Presidenza; per la Lega Maroni all'Interno, Bossi alle Riforme con delega sul Federalismo e Calderoli, Zaia all'Agricoltura (e Bossi vuole Rosi Mauro vicepresidente
del Senato); per An La Russa alla Difesa e Matteoli alle Infrastrutture. In via
di chiusura: la Sanità con Stefania Prestigiacomo, la Gelmini all'Istruzione
(Fi); Adriana Poli Bortone (An) alle Politiche comunitarie, la Brambilla
tra Ambiente e Solidarietà sociale.
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione
del di Enrico Fierro / Roma FARE piazza pulita degli "infami".
Eliminarli tutti, loro e i loro parenti. È questa la parola d'ordine del
vertice dei "casalesi". Per questo è stato ucciso Umberto Bidognetti,
un vecchio allevatore di bufale. Crivellato da dodici colpi, poi finito con una
pallottola. La sua colpa? Essere il padre di un pentito, Domenico Bidognetti,
che a Casale, il regno della camorra che si è fatta mafia, chiamano
"Bruttaccione". Umberto Bidognetti è stato freddato nel deposito di mangimi
della sua azienda, non si è accorto di nulla, dicono. Suo figlio sì, la notizia
gli è già arrivata nella "località protetta" dove è sorvegliato
giorno e notte. "Bruttaccione" è stato un uomo di peso nel clan di
suo cugino Francesco Bidognetti, "Cicciotto 'e mezzanotte", il numero
due del clan capeggiato da Francesco Schiavone, "Sandokan". Ha
rivelato segreti importanti, ma soprattutto ha rinnegato la camorra offrendosi
come testimone di quello che chiama "il male assoluto" ai giovani del
suo paese. È accaduto lo scorso marzo, quando ha mandato una lunga lettera agli
studenti riuniti per ricordare don Peppino Diana, il prete di Casal di Principe
che la camorra uccise il 19 marzo del 1994. "Sono Domenico Bidognetti, un
vostro compaesano che si è pentito di tutto ciò che ha fatto in venti anni
trascorsi nell'illegalità. Il clan dei Casalesi non è altro che una ragnatela
per accaparrarsi la vita degli altri". Un italiano incerto, la fatica di
raccontare venti anni vissuti da "malacarne", ad ammazzare, a chiedere
il pizzo, ad avvelenare la sua terra con i rifiuti tossici. Quella lettera
"Bruttaccione" la affidò a un magistrato, Giovanni Conzo, perché la
leggesse. "I mafiosi sono solo dei buffoni quando nessuno li
denuncia". "Bruttaccione" decide di pentirsi "quando mia
figlia mi disse che si doveva fare incidere sul polsino della camicia le mie
iniziali. "Perché così quando vado a pagare alla cassa vedono le iniziali
tue e non si prendono i soldi". Volevo morire, perché io ai miei figli gli
avevo insegnato sempre la strada della legalità. La mia paura era proprio
quella che un domani i miei figli potessero seguire le mie orme". Una
collaborazione importante quella di Bidognetti, che ha svelato il mondo degli
affari dei "casalesi". Le estorsioni, la droga, ma soprattutto i
rifiuti. "Una miniera d'oro", disse ai magistrati della Dda
napoletana. Tra gli anni Ottanta e Novanta il clan dei Casalesi aveva imposto
"il controllo totale del flusso dei rifiuti. Dottò, tutta la monnezza che
veniva dal Nord ed era destinata alla provincia di Caserta era controllata in
maniera assoluta da noi. C'era un accordo economico con i gestori delle
discariche. Ma poi abbiamo deciso di smaltirli direttamente in maniera
abusiva". Un business da milioni di euro: i casalesi incassavano dalle 5
alle 7 lire al chilo "per la gestione delle discariche", ma sui
rifiuti smaltiti illegalmente, quelli provenienti dal Nord soprattutto, il
prezzo saliva "a 75-80 lire al chilo". Così la camorra ha avvelenato
la Campania. Il pentimento di Bidognetti arriva dopo il
pentimento di altri boss del clan, come quel Raffaele Ferrara che ha raccontato
i legami tra i corleonesi e i casalesi, ai quali fu chiesta l'eliminazione di
Tommaso Buscetta, il superpentito di Cosa Nostra, e precede le confessioni di
Anna Carrino. Anna la "napoletana" è la compagna di Francesco
Bidognetti. È rinchiusa in carcere ma sta raccontando tutto quello che
sa sugli affari del clan. "L'assassinio di Bidognetti - dice Franco
Roberti, coordinatore della Dda di Napoli - è un segnale di ricompattamento
dell'organizzazione per dire: siamo qui, comandiamo ancora noi, ed un messaggio
nei confronti di chi volesse ancora pentirsi e collaborare con la
giustizia". L'impressione degli investigatori è che la strategia
"stragista" dei casalesi non si fermerà qui: c'è il processo
d'appello contro il clan che in primo grado si è visto infliggere 27 ergastoli,
la tensione è altissima.
( da "Unita, L'" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando
l'edizione del Il Concertone italiano è come un rock. E canta i morti sul
lavoro Da Elio alle voci dal sud a Pelù che rimpiange Berlinguer alla sorpresa
del jazz: ottima l'edizione musicale 2008 di Silvia Boschero / Roma LA MUSICA
Un milione (o giù di lì) per la musica, ma anche per pensare e liberare la
rabbia in un applauso scrosciante, quando vengono lette le storie agghiaccianti
delle morti bianche che infangano l'Italia. Un Primo Maggio grande, bello,
intelligente. Dove ogni musicista ha messo da parte un pezzetto di ego per
riflettere assieme alla platea sul tema della giornata. Dove si è visto che la
musica italiana (non per forza quella che finisce solitamente in tv o sui
giornali generalisti) è viva e vegeta e non c'è bisogno di spendere soldi per
invitare il solito super ospite straniero a rappresentare la meteora di
stagione. Il nostro rock è potente, diversificato, personale e stava tutto su
quel palco: il graffio degli Afterhours, il pop intellettuale dei Baustelle, la
poetica maledetta dei Marlene Kuntz, la melodia dei Tiromancino, il metallo
duro dei Linea 77, il pop ballabilissimo dei Subsonica, la pizzica-reggae dei
travolgenti Sud Sound System, l'hip hop intelligente di Caparezza. Tutta
l'Italia rappresentata: dalla Toscana a Torino, dal Salento a Milano passando
per la Campania dei Bisca. Tutti a dire la loro. Come Tricarico: "ora che
anche andare a lavorare è diventato spericolato, auguro a tutti una vita
tranquilla". Come gli Afterhours: "facciamo una cover dei Buffalo
Springfield, un pezzo che incita a non abbassare le guardia ma a stare molto
calmi e cercare di capire cosa accade attorno a noi". Come Piero Pelù, che
sul palco del Primo Maggio lascia sempre il segno e dedica la sua performance
ad Enrico Berlinguer e poi grida provocatorio: "Compagne precarie,
svoltate la vostra vita, sposate un miliardario!" (ogni riferimento alla
boutade del premier in campagna elettorale è puramente casuale). Per poi
sbottare in un "Orfani della sinistra, su la testa", e via con la sua
cover di Revolution dei Beatles. Poi gli apici artistici della giornata. La
straordinaria orchestra jazz diretta da Stefano di Battista (un po' emozionato,
che non la smette mai sul palco di presentare la sua creatura dove spiccano la grande Rita Marcotulli al piano e Fabrizio Bosso alla
tromba) raccoglie gli applausi della folla come fosse una rock band. Ed Elio e
le Storie Tese in una feroce versione jazz-rock di Figaro, dove il barbiere
diventa "bancarottiere" e la dedica è per Ciarrapico: "Ed ora
una canzone per uno di voi, uno di Roma - ha esordito nella presentazione - un
padre della patria, che festeggiavamo proprio qui 17 anni fa, sembra
ieri. Ciarrapico!" e via i fischi della piazza. E ancora l'inizio
travolgente con Enzo Avitabile insieme allo splendido settantacinquenne Manu di
Bango o il ritmo senza sosta dei Bisca, ai quali spetta di interpretare la
canzone temuta dagli stolti: "Non poteva mancare la prossima canzone - ha
detto Enrico Capuano - si puo' fare? La sapete a memoria? Vediamo un po. se io
dico: questa mattina." E un boato intona Bella ciao all'unisono, seguendo
la splendida versione ska-tango ideata per l'occasione. Travolgenti le
performance, un po' meno il presentatore Santamaria, che mantiene un aplomb
quasi narcotico ed è meglio quasi quando canta While my Guitar gently weeps
accompagnato da Federico Zampaglione. Coinvolta la risposta della piazza. Una
piazza unita ma sempre più sguarnita di bandiere. C'è quella del Tibet, c'è
l'immancabile vessillo della Sardegna, per il resto sono sostituite da una
manciata di gonfiabili: coccodrilli e, guarda un po', bananoni giganti. Come a
dire, ironicamente, che l'unica cosa che ci accomuna, è la nostra appartenenza
alla repubblica delle banane.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
L'iniziativa Le
calunnie La paura Il successo La famiglia C'è una cosa che mi pesa più di
qualsiasi altra. Dopo le minacce anche la mia famiglia se n'è dovuta andare da casa I boss non mi hanno perdonato il
successo, il fatto che il libro sia diventato un bestseller Questa è la cosa
che li ha disturbati Per anni hanno sostenuto che io avevo scritto finanziato
da lobby ebraiche. Ma non possiamo mollare, bisogna andare avanti La verità è
che ad un certo punto non vivi più, sei prigioniero delle minacce, non
sei più padrone della tua vita NEW YORK - Il PEN World Voices Festival, giunto
alla sua quarta edizione, ha ospitato quest'anno tre scrittori italiani:
Umberto Eco, Roberto Saviano e Antonio Monda. L'autore del "Nome della
rosa" ieri sera ha partecipato ad un incontro dal titolo "I tre
moschettieri riuniti", insieme a Salman Rushdie e Mario Vargas Llosa, che
ripeteva il successo di una serata tenuta 13 anni fa alla Royal Festival Hall
di Londra. Eco poi, domenica sera, terrà la "Arthur Miller Freedom to
Write Lecture", uno degli appuntamenti più significativi del Festival.
Saviano e Monda invece giovedì sera hanno discusso insieme di Napoli in un
incontro dal titolo: "Gomorrah: infiltrating the mafia". Hanno
parlato di politica, corruzione e giustizia, da una parte il racconto di
Saviano sulla Napoli della camorra, dall'altra le parole di Monda, che nel suo
romanzo "Assoluzione" racconta la città borghese, delle élite del
diritto e delle professioni.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Salman Rushdie e
Roberto Saviano, lo stesso destino di condannati a morte per aver scritto libri
scomodi L'incontro a New York prima di un festival di letteratura. Un dialogo
sulla vita sotto scorta, sulle paure e sulle speranze Con una certezza: non
arrendersi "Certe volte, Salman, mi sono interrogato se ne è valsa la
pena. Ma alla fine penso sempre che lo rifarei" "Mi raccomando
Roberto, cerca di recuperare una libertà di giudizio Io ce l'ho fatta venendo a
vivere qui negli Usa" L'autore anglo-indiano si avvicina Abbraccia il giovane
italiano e gli chiede: "Sei protetto anche qui?" (SEGUE DALLA
COPERTINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE mario calabresi è lui a dare il ritmo al
dialogo, lo tempesta di domande, vuole capire se quel ragazzo che ha davanti
sta ripetendo esattamente il suo calvario. Saviano: "Alcuni hanno
paragonato le nostre vite: un libro ci ha condannati a vivere sotto scorta,
condannati a morte. Ma io vedo una differenza fondamentale tra noi: tu sei
stato minacciato per il solo fatto di aver scritto, nel momento in cui hai
pubblicato è arrivata la fatwa. Per me è stato diverso, quello che non mi hanno
perdonato non è il libro ma il successo, il fatto che sia diventato un
bestseller. Questo li ha disturbati e più la cosa diventa nota e più sono
incazzati con me". Rushdie: "No, invece penso che alla fine sia la
stessa cosa, comunque ti hanno preso di mira perché hai scritto qualcosa che
non volevano, che ha dato fastidio". Poi però Rushdie si blocca, si
incuriosisce, vuole sapere di più: "Ma perché, davvero all'inizio non hai
avuto problemi?". Saviano: "No. Se il libro fosse rimasto confinato
al paese, a Napoli, alla mia realtà locale, allora gli andava anche bene, anzi,
i camorristi se lo regalavano tra loro, contenti che si raccontassero le loro
gesta. Avevano perfino cominciato a farne delle copie
taroccate da vendere per la strada e un boss aveva rimesso le mani in un
capitolo riscrivendosi alcune parti che lo riguardavano". Rushdie si mette
a ridere e dice: "Magnifica l'idea che un mafioso si metta a fare l'editing
di un libro. Mi fa venire in mente una cosa incredibile che è accaduta al
giornalista indiano Suketu Mehta. La prima volta che è tornato a Bombay,
dopo aver scritto Maximum City, è stato chiamato dai gangster mafiosi di cui
parla nel libro: volevano lamentarsi con lui perché gli aveva cambiato i nomi,
mentre ai poliziotti aveva lasciato quelli originali. Insomma volevano apparire
ed erano dispiaciuti di non poter essere facilmente identificati".
Saviano: "Poi però la cosa è cresciuta, si è cominciato a parlare del
libro e questo ha cominciato a disturbarli. Perché fino ad allora non finivano
mai sulla prima pagina dei giornali, neppure quando facevano massacri, e si
sentivano tranquilli e riparati. Poi il libro ha risvegliato l'attenzione in
tutta Italia e questo successo non mi è stato perdonato". Rushdie: "E
ora come vivi?". Saviano: "Sempre sotto scorta dei carabinieri,
cambio casa continuamente, non ho più un'esistenza normale". Rushdie:
"Hai problemi solo tu o anche la tua famiglia?". Saviano: "La
mia famiglia se n'è dovuta andare da casa e aver creato loro questi problemi mi
pesa molto". Rushdie: "Invece io sono stato l'unico ad aver avuto una
vita blindata, la mia famiglia non è mai stata minacciata e ha continuato a
vivere come prima, mia madre allora stava in Pakistan e nessuno le ha mai fatto
nulla. Adesso viaggi sempre sotto scorta?". Saviano: "Sì, in ogni
momento, anche quando vado all'estero". Rushdie: "Anch'io sono stato
scortato in Italia e ricordo una paura terribile, i poliziotti avevano sempre
la pistola in mano, guidavano come dei matti e io temevo che avremmo ammazzato
qualcuno. La verità è che ad un certo punto non vivi più, sei prigioniero delle
minacce, di chi tu vuole uccidere e di chi ti protegge. Non ti fanno fare più
nulla e ti sembra di impazzire, non sei più padrone della tua vita".
Saviano: "A me i camorristi hanno detto: ti abbiamo chiuso nella bara
senza averti ucciso. Però per me la scorta non è qualcosa che mi tiene
prigioniero e isolato, ma è l'unico modo per permettermi di continuare a
lavorare e a scrivere". Rushdie: "Devi riprenderti la tua libertà.
Ascoltami bene Roberto, non arriverà mai un giorno in cui un poliziotto o un
giudice si prenderanno la responsabilità di dirti: è finita, sei un uomo
libero, puoi andare tranquillo, uscire da solo. Non succederà mai, sarai tu a
doverlo decidere". Rushdie resta fermo in silenzio a fissarlo, vuole
essere sicuro che tutto venga tradotto con cura, che il suo messaggio sia
chiaro, poi ricomincia, quasi stesse dettando un decalogo di sopravvivenza:
"La libertà sta nella tua testa. Io certe volte chiedevo di presentare un
libro o di andare ad una conferenza ma non mi autorizzavano, dicevano che era
troppo rischioso. Ma se io mi sentivo che si poteva fare allora combattevo come
un leone finché non ottenevo di poterci andare. Devi riappropriarti della tua
capacità di giudicare cosa puoi fare, del tuo fiuto, della tua sensibilità, non
puoi appaltare tutta la tua vita ai poliziotti". Poi si ferma di nuovo, ha
paura di aver esagerato: "Mi raccomando, non ti sto dicendo di fare cose
imprudenti o avventate, non ti dico di andare a metterti davanti ad una
pistola, ma di recuperare una libertà di giudizio. Io l'ho recuperata venendo a
vivere qui negli Stati Uniti. Ricordo le prime volte a New York, scendevo da
solo in metropolitana, camminavo nel Parco, andavo ad un museo. Poi tornavo a
Londra e avevo l'auto blindata e otto uomini di scorta e mi mancava
l'aria". Saviano: "Certe volte mi sono interrogato se ne è valsa la
pena, se quello che sto pagando non è sproporzionato rispetto ad un libro,
soprattutto quando penso ai miei parenti, a quello che anche loro hanno passato
e passano. Poi però non riesco a dirmi che non dovevo scriverlo e alla fine
penso sempre che lo rifarei". Rushdie: "Anche io ho sempre pensato
che avrei riscritto I Versi Satanici. Ma perché il tuo libro ha dato più
fastidio di altri, come te lo sei spiegato?". Saviano: "Perché non è
un saggio ma un racconto, è letteratura, e così ha raggiunto un pubblico molto
più vasto, è stato letto da molta più gente e questo ha combinato il
casino". Saviano: "Comunque se non riescono ad eliminarti cercano di
sporcarti, di danneggiarti, di raccontare che sei un poco di buono, un'infame,
che lo fai perché sei un fallito e un invidioso". Rushdie: "è vero, è
così: ti squalificano. Per anni hanno sostenuto che io avevo scritto finanziato
da lobby ebraiche, che ero il diavolo, un impostore, il male. Questa
predicazione ha fatto proseliti: ci sono intere aree del mondo musulmano dove
non posso andare o dove non potrei mai parlare perché ormai il pregiudizio
contro di me è talmente radicato che non c'è più nulla da fare. Ma non possiamo
mollare, bisogna andare avanti, continuare a scrivere, continuare a
vivere". Saviano: "è quello che sto cercando di fare, ma certe volte
è dura, vedi le calunnie e le minacce e fai fatica a pensare ad altro".
Rushdie: "Potrai perdere oggi, potrai perdere per 30 anni ma alla fine
vincerai tu, perché la verità alla fine vince sempre. Ricordati: la letteratura
non è una cosa di oggi ma, come diceva Italo Calvino, è una cosa di tempi
lunghi e su quelli si misurano le cose nella vita". Saviano abbassa la
voce: "Vorrei farti una domanda forse un po' ingenua: ma pensi che la
letteratura possa davvero disturbare il potere?". Rushdie: "Assolutamente
sì, continuo a crederci. Guarda con quanta attenzione i regimi controllano la
letteratura e gli scrittori, pensa a come vigilavano in Unione Sovietica e ne
avrai la prova". Rushdie: "Stai scrivendo qualcosa di nuovo?".
Saviano: "Sì, un altro libro ma non sulla camorra". Rushdie:
"Bravo, continua a scrivere e scrivi anche di altro, anch'io ho fatto
così, anche questo è un modo per non restare prigionieri. Devi recuperare una
vita che non sia tutta legata a Gomorra. E poi dovresti venire a stare un po' a
New York, qui mi sono sempre sentito molto più libero che in Europa. Qui non
potrebbe mai accadere che uno scrittore venga minacciato per un libro, forse
perchè in America nessuno pensa che la letteratura possa avere questo
potere". è ormai tardi, si salutano. Rushdie: "Verrò a trovarti a
Napoli il prossimo anno, ci sarà una mostra di Clemente e ci sarò
sicuramente". Poi scendono insieme, in ascensore si aggiunge il romanziere
inglese Ian McEwan. Quando escono dal portone Rushdie vede gli uomini dell'Fbi
e allora, divertito, dice a Saviano: "Lascia a me e a Ian l'onore di
scortarti fino alla macchina". Poi, prima di chiudergli la portiera, gli
ripete: "Roberto abbi cura di te, sii prudente, ma riprenditi la tua vita
e ricordati che la libertà è nella tua testa". L'auto blindata dei
federali parte veloce. Rushdie, da solo, si mette a camminare nella notte lungo
il Central Park.
( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Cronaca Due killer
in azione. La vittima aveva rifiutato la scorta. Tra poche
settimane la sentenza per il boss dei Casalesi Casal di Principe, vendetta dei
clan ucciso il padre di un pentito IRENE DE ARCANGELIS DAL NOSTRO INVIATO
CASERTA - Una vita da contadino, mai niente a che fare con la legge. Un cognome
difficile: Bidognetti. Come quello del boss dei Casalesi Francesco, suo nipote
prediletto. E come quello di suo figlio Domenico, pentito della famiglia
che in sette mesi di collaborazione con la giustizia ha parlato di almeno cento
omicidi, ha messo sotto accusa anche il capo dei capi Sandokan, Francesco
Schiavone. Storie di camorra e di pentimenti dalle quali Umberto Bidognetti, 69
anni, non ne voleva sapere niente. Bidognetti, dopo il pentimento del figlio,
aveva rifiutato la scorta. E ieri all'alba, mentre si infilava gli stivali di
gomma per cominciare a lavorare nel suo allevamento di bufale a Cancello Arnone
(Caserta), è stato ammazzato come un boss. Prima una raffica di tredici
proiettili sparati da due killer, poi il colpo di grazia alla tempia. Non ci
sono testimoni. Una esecuzione firmata dai Casalesi. Per comprendere il
movente, gli inquirenti, rileggono gli ultimi avvenimenti. A cominciare
dall'ultimo: 5 marzo scorso. Il pentito Domenico Bidognetti, figlio della
vittima, scrive a uno dei pm del pool Antimafia che segue i Casalesi, Giovanni
Conso. Quattro facciate in stampatello su fogli protocollo, un duro atto
d'accusa contro la camorra. Il collaboratore definisce gli uomini della camorra
di Sandokan "buffoni", "vigliacchi", "conigli".
Parole che, riferite al capo dei capi, potrebbero essere state interpretate
"insulti" da punire con la morte. Ma gli inquirenti non escludono che
la lettera possa essere stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso
della pazienza dei boss dietro le sbarre, insieme al pentimento e alle
interviste sui media di Anna Carrino, ex compagna del capoclan Francesco
Bidognetti. A monte potrebbe esserci infatti l'intenzione di inviare un
messaggio chiaro, da parte dei fedelissimi di Sandokan, allo stesso Francesco
Bidognetti: "Attento a non pentirti anche tu". Ipotesi peraltro
possibile, per un boss perdente con due figli ammazzati e una convivente
pentita. Inoltre ci sono due scadenze giudiziarie importanti previste per fine
maggio. La sentenza in secondo grado del processo Spartacus con imputati
eccellenti come lo stesso Sandokan, poi la conclusione in primo grado del
processo Cantiello. In questo caso il pentito Domenico Bidognetti accusò in
aula lo stesso Francesco Schiavone, Sandokan: "Mentre io lavoravo per lui,
avevo dato la mia vita a lui - disse - Sandokan faceva il doppio gioco. Fece
uccidere mio fratello". Molti motivi per mettere a segno la vendetta
trasversale colpendo il padre del pentito, che però da tempo non aveva più
rapporti con il figlio.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 105 del
2008-05-03 pagina 6 Anche Gheddafi ci mette il becco "Non fate ministro Calderoli" di Redazione da Milano Negli anni Ottanta
spesso Libia faceva rima con terrorismo. Nel Duemila i rapporti tra l'Italia e
il Paese nordafricano si sono evoluti e da Tripoli giunge solo terrorismo
psicologico. Rientrano infatti sotto questa definizione le dichiarazioni rese
all'agenzia di stampa libica Jana dal figlio del Colonnello Gheddafi, Saif El
Islam: "Se Roberto Calderoli fosse riconfermato ministro, questa scelta avrebbe ripercussioni
catastrofiche sui rapporti tra Italia e Libia". L'ostilità dei Gheddafi
nei confronti di Calderoli
risale al febbraio 2006, quando l'esibizione di una maglietta anti-islam da
parte dell'allora ministro leghista per le Riforme scatenò un putiferio.
Non ancora sedato a distanza di oltre due anni. Intervistato dal Tg1, Calderoli aveva mostrato in diretta una maglietta con uno
dei disegni satirici pubblicati sul quotidiano danese Jyllands-Posten: vignette
che irridevano Maometto e che causarono una vera e propria fatwa del mondo
islamico nei confronti della Danimarca. In seguito al gesto di Calderoli, a Bengasi vi furono moti di protesta contro il
consolato italiano in Libia e le forze dell'ordine aprirono il fuoco sui
manifestanti, causando 11 morti e 25 feriti. Quella strage ancora brucia, in
Libia. E le voci che vogliono Calderoli ("il vero
assassino di Bengasi", secondo il figlio di Gheddafi) di nuovo ministro
causano inquietudine sulle sponde meridionali del Mediterraneo. "La
formazione del governo è un affare interno all'Italia, ma la questione è
grave", chiosa Saif. Da Calderoli, che in seguito
alla strage fu costretto alle dimissioni, una replica laconica: "La
decisione spetta solo a Berlusconi". Più caustico l'europarlamentare Mario
Borghezio: "I crociati della Lega combatteranno il terrorismo jihaidista e
non si faranno intimidire da chi semina odio". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 105 del 2008-05-03
pagina 6 Pera o Vito per la Giustizia. E spunta Ronchi di Gian Maria De
Francesco Montezemolo pronto al ruolo di ambasciatore del "made in
Italy": "Ma da imprenditore, senza alcun incarico ufficiale".
Rosi Mauro verso la vicepresidenza di Palazzo Madama da Roma "Penso che
continuare a testimoniare nel mondo le tante eccellenze e le tante cose
positive dell'Italia sia un impegno coerente con le attività che ho sempre
svolto e che continuerò a svolgere". Il presidente di Fiat e Ferrari e,
per pochi giorni ancora di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha
confermato la disponibilità ad accettare l'incarico di ambasciatore del
"made in Italy". Ma non riempirà una nuova casella del governo
Berlusconi, ha tenuto a precisare. "Non è in discussione un incarico di
alcun tipo, di cui peraltro non si è mai parlato. Con senso civico ho solo
confermato il mio impegno a rappresentare nel mondo le tante eccellenze e le
cose positive dell'Italia attraverso il mio lavoro di imprenditore e di
manager". "Ho sempre detto che chi ha ricevuto molto, e io sono tra
questi, è giusto che con senso civico si impegni a dare un contributo al
proprio Paese nell'interesse generale", ha aggiunto motivando così il
proprio impegno a occuparsi dell'immagine internazionale del sistema-Italia. La
conferma è stata salutata con entusiasmo dal vicecoordinatore di Forza Italia e
prossimo capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto. "Luca di
Montezemolo può dare un contributo positivo", ha detto aggiungendo che si
tratta di "un segno della linea aperta e modernizzatrice" di Silvio
Berlusconi. Il premier in pectore, anche ieri ad Arcore, ha continuato a
lavorare "a 360 gradi" alla squadra di governo. I principali nodi da
sciogliere restano sempre due: la Giustizia e il Welfare. Per la casella del
Guardasigilli pare esserci un testa a testa tra Marcello Pera ed Elio Vito,
forse in leggero vantaggio. L'ex presidente del Senato è molto gradito
all'Associazione nazionale magistrati, criticata per ciò che viene ritenuta
un'ingerenza sia dall'Unione delle camere penali che dall'Organismo unico
dell'avvocatura. Il Cavaliere, oltre a voler evitare qualsiasi polemica,
intende affidarsi a uomini di sua completa fiducia e decidere in totale
autonomia. Un esempio su tutti è lo scarso peso assegnato al diktat libico sul
nome di Roberto Calderoli ("una sua eventuale
nomina a ministro avrebbe ripercussioni catastrofiche", dice il figlio di
Gheddafi). Da questo intendimento nasce la possibile investitura di Elio Vito,
mentre in ambienti parlamentari si è fatto anche il nome di Angelino Alfano, al
momento una soluzione che sembra però improbabile. Alfano, dunque, resta ancora
il più accreditato per la Funzione pubblica, mentre Raffaele Fitto al momento è
confermato agli Affari regionali. Stesso discorso per il Welfare. Il senatore
Maurizio Sacconi, già responsabile Lavoro di Forza Italia, è il candidato in
pole position avendo ricevuto non solo il gradimento del futuro presidente del
Consiglio, ma anche quello dei sindacati e della nuova Confindustria
"targata" Emma Marcegaglia. La concorrenza si è ristretta dopo che il
segretario della Lega, Umberto Bossi, ha dichiarato che "Rosi Mauro deve andare alla
vicepresidenza del Senato". Un posto che per la neo-eletta a Palazzo
Madama sembra essere ormai blindato. Resta, però, in piedi la questione con An.
Ieri il neosindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha ricordato che prima della
vittoria "era dato per scontato che facessi il ministro del Welfare".
Ora il partito di Gianfranco Fini vorrebbe ottenere un'adeguata rappresentanza
e, oltre ad Ignazio La Russa alla Difesa e Altero Matteoli alle Infrastrutture,
avrebbe chiesto il Welfare per Giorgia Meloni o Andrea Ronchi (decisamente in
vantaggio sulla collega di partito). Il Cavaliere, tuttavia, ritiene possibile
una conciliazione con l'altra costola del Popolo della libertà. Magari facendo
ricorso a qualche spacchettamento. Di qui l'ipotesi che Ronchi possa andare
alle Comunicazioni (originariamente assegnate alle Attività produttive) o alla
Sanità, dove però Berlusconi vede di buon occhio il tecnico Ferruccio Fazio,
primario del San Raffaele. In quest'ottica potrebbero essere inseriti anche i
nomi di Gianfranco Rotondi della Nuova Dc agli Affari Sociali (non con il rango
di ministro) e di Michela Vittoria Brambilla all'Ambiente. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 105 del
2008-05-03 pagina 10 Mantovano: "Ora basta Ripuliamo il Codice e puniamo
certi giudici" di Roberto Scafuri da Roma Onorevole Alfredo Mantovano,
ancora una scarcerazione "facile". Non è la prima volta... "No,
non lo è. Neppure è la prima volta, per uno dei magistrati coinvolti in questa
vicenda". Un recidivo. "Non voglio certo sostituirmi agli ispettori
ministeriali, ma risulta che lo stesso magistrato qualche giorno fa aveva fatto
scarcerare dei romeni e moldavi accusati di saccheggio". Due gravi
disattenzioni in pochi giorni. Lei ha lavorato per oltre un decennio come Pm:
come può accadere? "Ricordo che si usava lasciare un'annotazione in
pennarello rosso sulla copertina dei procedimenti più delicati, affinché
fossero scongiurati svarioni e ritardi. Evidentemente una semplice norma di
buon senso non sempre o non più seguita". Magistrato distratto, ma forse
c'è anche un problema strutturale. "Senza dubbio. La prima anomalia è
questa: nel codice di Procedura penale esistono troppi formalismi inutili.
Vanno eliminati". Si dice che la forma è sostanza. Non si rischia di
attenuare le garanzie dell'imputato? "Per questo sto parlando di
formalismi e non di formalità, che sono collegate al giusto rispetto delle
garanzie. Prenda il caso in questione: l'avviso di conclusione dell'indagine
deve essere notificato a tutti, ma è una forma vuota e inutile, visto che gli
atti sono a conoscenza di tutte le parti e un adempimento del genere può
provocare soltanto ritardi ed errori...". Allora come si fa? "Si deve
ripulire il codice di Procedura penale da questi formalismi, e spero che nella
legislatura appena partita si possa fare facilmente, con una commissione di
esperti o con gli stessi uffici legislativi del Ministero". Poi c'è il
problema delle sanzioni disciplinari ai magistrati. "Vero: l'attuale
sistema è inadeguato. In questa legislatura dovremo intervenire sia sulla
titolarità dell'azione disciplinare, sia sulle stesse sanzioni, che dovrebbero
essere più severe. Non si possono più ripetere casi come quello della giudice
donna assenteista, perché afflitta da lombosciatalgia, che era però campionessa
di vela. Sa come l'ha punita il Csm? Con un anno di perdita di anzianità".
Una pacchia. "Il problema è che l'attività sanzionatoria non dovrebbe
essere svolta dal Csm, che viene eletto su criteri correntizi e sindacali, ma
da un organo terzo. Una Corte di giustizia disciplinare più imparziale, per la
verità già prevista dalla bozza della Bicamerale D'Alema. Non credo che ci possano
essere resistenze ideologiche su questo punto: controllori e controllati non
devono appartenere alla stessa categoria, così da far intervenire una sorta di
"attenzione incrociata" tra magistrati".. Chiaro: cane non morde
cane. Da ultimo, c'è il problema dello stupratore. Ovviamente un clandestino.
"Gli immigrati regolari hanno lo stesso tasso delinquenziale dei cittadini
italiani. Il problema invece sono i clandestini, inevitabilmente calamitati dal
lavoro nero o dalla criminalità. Per questo va ripreso il
meccanismo delle espulsioni previsto dalla Bossi-Fini, che prevede anche l'istituzione di un Cpt in ogni regione.
Durante il governo Prodi il numero dei clandestini si è dilatato, molti Cpt
sono stati chiusi, altri hanno funzionato a ranghi ridotti. Dobbiamo far tesoro
anche di fatti drammatici come questo, per cambiare la situazione senza perder
altro tempo prezioso". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Tempo, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stampa CAMPOBASSO Il
no all'eolico potrebbe essere frutto di ... CAMPOBASSO Il no all'eolico potrebbe
essere frutto di preconcetto e di paura e non quindi di analisi e di
riflessione. A dichiararlo è il presidente della Confcommercio Paolo Spina che
sull'argomento rifderisce "Invito le numerose siglie sindacali che hanno
preso posizione sull'impianto marino di organizzare insieme una visita presso
gli impianti simili già funzionati in Olanda e in Danimarca. Una visita ben
spesa se utile a capire il funzionamento e l'impatto ambientale di simile
strutture. A mio avviso l'impianto eolico con la possibilità di sviluppare
turismo marino magari con riserve ittiche al suo interno e con un significato
indotto anche sulla terraferma, può essere una giusta risposta sia alle
emergenze energetiche della nostra società sia al divario di sviluppo economico
che tuttora contraddistingue il Molise e la sua popolazione". Per Spina,
perciò, si tratta di saper cogliere un'occasione al volo e quindi sfruttare al
massimo le proposte della società interessata all'intervento visto che
"viviamo - continua il presidente di Confcommercio -
in tempi di federalismo fiscale che avanza non solo al nord come il successo della Lega ha dimostrato ma anche al sud che
con la Sicilia ha precisato come con imposte sui metadonodotti e gasdotti che
la attraversano può ottenere risorse autosufficienti e sganciarsi, quindi, dal
carro del sud in cerca sdi sussidi". Il massimo dirigente di
Confcommercio si rivolge, poi, al sindaco di Petacciato Lapalombara per sapere
visto che non è d'accordo sul parco eolico a mare, su quale idea e progetto di
sviluppo è orientato per sviluppare la costa considerato che di risorse ne
arrivano dalla Regione quindi dallo Stato sempre meno. Al.Cia.
( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
C'è anche un
elemento generazionale dietro la clamorosa vittoria dei conservatori nelle
elezioni locali inglesi? Probabilmente sì. In Italia, come in Francia, come in
Spagna, come a Londra, l'età dei candidati sembra orami contare più dei loro
programmi politici. La saggezza e l'esperienza della maturità non sono più
considerate un valore: gli anziani - sembra pensare la gente - sono quelli che
ci hanno portato a questa situazione disastrosa, i giovani sono quelli che
finalmente ci tireranno fuori dai guai. Bastava accendere ieri la televisione e
guardare i notiziari della Bbc o di Sky per rendersi conto della differenza
esistente tra gli esponenti del governo di Gordon Brown e i leader dei partiti
che lo hanno sconfitto: un premier (nato nel 1951) sempre più imbarazzato,
triste e rugoso, messo in difficoltà da una nuova generazione di quarantenni,
come il capo dei Conservatori David Cameron (1966) o quello dei liberal democratici
Nick Clegg (1967), o come Boris Johnson (1964), tutti accomunati da eccellenti
studi, ottime famiglie di provenienza, un po' di marijuana e cocaina nascosta
tra i libri all'università e altre scappatelle giovanili, mai abbastanza gravi
da rovinare una carriera. La forza di questa nuova generazione non sta tanto
nelle convinzioni personali e nella visione politica, ma nella capacità di
sembrare gente normale, con tutti i pregi e i difetti del cittadino comune. Gli
elettori probabilmente ricordavano poco dei programmi liberal democratici di
Clegg, ma la sua intervista di qualche settimana fa al magazine "GQ"
la ricordano ancora tutti: Nicholas aveva ammesso di avere dormito con almeno
trenta donne, scatenando più reazioni, commenti ed editoriali che se avesse
annunciato di voler abolire per sempre le tasse. Le donne lo hanno ovviamente
accusato di trattarle come oggetti, gli uomini di avere esagerato, ma il
sentimento prevalente è risultato alla fine l'invidia. Il leader quarantunenne
dei conservatori, David Cameron, rischiò l'espulsione da Eton per avere fumato
marijuana poco prima di un esame. Ammise la colpa e fu graziato, ma dovette
sottoporsi al "Georgic", una punizione che consiste nel riscrivere un
testo latino di 500 righe. Diretto discendente di re Guglielmo IV e di una
cortigiana, Cameron è dunque cugino di quinto grado della regina Elisabetta,
nel cui nome esercita il ruolo di capo dell'opposizione. A Oxford, dove si è
laureato in filosofia, politica ed economia, risultando uno dei migliori studenti
del suo corso, faceva parte dell'allegra brigata del Bullingdon Club, un
esclusivo circolo-ristorante nel quale si può essere solo invitati e che ha
costruito la propria reputazione su memorabili bevute, cibo straordinario e
conti salatissimi. I soci del Bullington sono famosi per andare in pub e
ristoranti di second'ordine, noleggiare una stanza privata e sfasciare tutto.
Esisteva una foto di Cameron al Bullington in compagnia di Boris Johnson (anche
lui affiliato e dichiarato consumatore di droga), entrambi in tight, ma è stata
ritirata dalla circolazione. Dopo gli eccessi giovanili, Cameron è diventato il
prototipo del ragazzo perbene, moderato, sempre a posto e responsabile. Visti i
risultati del voto, non si è messo a urlare in tutti i telegiornali che Brown
deve andarsene, ma ha detto: "Voglio che i conservatori diano
dimostrazione che possono realizzare i cambiamenti che la gente chiede. E' a
questo obiettivo che dedicherò nelle prossime settimane le mie forze e quelle
del mio partito". L'altra stella dei Tories è George Oliver Osborne, nato
nel 1971 e attuale ministro ombra delle Finanze. Discendente da un'ottima
famiglia, è il primogenito del baronetto Sir Peter. I genitori gli imposero il
nome di Gideon, che cambiò a 13 anni per un più comodo George. Anche lui, a
Oxford, è stato membro del Bullingdon Club (che sembra essere, tra una bevuta e
l'altra, la vera fucina dei conservatori) e, ovviamente, anche lui è stato
coinvolto in una storia di droga - smentita con forza - dopo che il "Sunday
Mirror" ha pubblicato una foto nella quale lo si vede seduto di fronte a
una striscia di polvere bianca. Di fronte a Cameron e Osborne, sembra un
vecchietto William Jefferson Hague, nato nel 1961 ma diventato leader del
partito nel 1997 a 36 anni, sconfiggendo gli anziani Kenneth Clarke e Michael
Howard. Meno sottile e moderato dei suoi giovani colleghi, è diventato famoso
per un discorso - che Umberto Bossi e il sindaco di Roma Alemanno sottoscriverebbero - nel quale ha
definito l'Inghilterra "una terra straniera". Di fronte a questo
battaglione giovane e motivato, Brown non ha molte forze fresche da schierare
in campo. L'unico è il ministro degli Esteri David Miliband, nato nel 1965,
molto apprezzato dovunque, figlio di un teorico marxista e primo membro
di un governo britannico ad aprire un blog su Internet. Miliband è il
principale candidato a sostituire Gordon Brown nella guida del partito
laburista e dovrà forse essere lui a creare la squadra che dovrà preparare la
rivincita. E nel nuovo team, c'è da scommetterci, non ci saranno più capelli
bianchi.\.
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stampa estera Perfidamente
Alemanno Teca e fascismo Come ci guardano. I giornali stranieri, inglesi in
primis, puntano sulla storia politica del neo sindaco di Roma Francesco Paternò
La teca dell'Ara Pacis è già caduta a tempo di record. Non è finita però in
periferia, ma sulla testa di Gianni Alemanno. Inspiegabilmente, come in molti
si sono detti anche a sinistra - oppure spiegabilmente, lo vedremo - il
neosindaco di Roma ha fatto un primo passo falso che è piuttosto grave sul
piano simbolico. Non tanto o non solo per i romani, tra le cui priorità è
quantomeno azzardato metterci le scelte architettoniche di Richard Meier, ma
per l'immagine della nuova amministrazione e della città all'estero, già sotto
i riflettori per la storia fascista del suo primo cittadino. La notizia ha
fatto il giro del mondo con la velocità della luce. L'americano d'Europa Herald
Tribune l'ha data addirittura in due modi diversi: da sola e, più curiosamente,
in fondo a un articolo dedicato al cinema e al festival di Cannes. Viene il
sospetto che l'accoppiamento nasca dall'altro annuncio di Alemanno di voler
fare sparire il tappeto rosso della veltroniana Festa di Roma e che dunque il
messaggio dell'Herald Tribune sia doppio: cari lettori internazionali, e magari
grandi sponsor, dopo la teca la prossima volta toccherà alle luci della
ribalta, fate attenzione. Il New York Times, giornale casualmente della città
che ospita tra i suoi cittadini l'architetto Meier, ha messo la notizia nella
sezione Arts, Briefly. Per adesso: puntualizzando che l'annuncio del sindaco è
avvenuto "nella sua prima conferenza stampa". Altri hanno fatto uno
più uno, corredando la notizia con la cultura politica di Alemanno. Come lo
spagnolo El Pais, che ricorda la "sua carriera politica in movimenti di
ispirazione fascista", mentre perfidamente inglese è stato il titolo del
Financial Times: "Un trionfo romano", seguito da "Alemanno è il
primo sindaco di destra a Roma dai tempi di Benito Mussolini". Il giornale
della City prova comunque a dare credito al nuovo sindaco, notando che se vuole
davvero fare bene, deve "abbandonare l'irrealistica idea di espellere gli
zingari". Anche l'Economist insiste sulla storia politica del sindaco, al
confronto sono i giornali italiani a sembrare britannici: l'attacco del pezzo
ricorda la croce celtica di Alemanno, "emblema del neofascismo
europeo" e i saluti "Duce! Duce!" da lui ricevuti il giorno del
trionfo in Campidoglio. E' una linea che ritorna in un editoriale del francese
Le Monde, che rilegge i libri di storia e nota che dal 1943 è la prima volta
che il sindaco della capitale italiana non appartiene al cosiddetto "arco
costituzionale, cioè i partiti che hanno fatto la Resistenza e hanno fondato
nel 1946 la Repubblica. Alemanno non appartiene a questa famiglia". Per
finire, sempre per adesso, nell'album di un supplemento dell'inglese Guardian, il sindaco di Roma ci finisce insieme a Silvio Berlusconi e
Umberto Bossi. Ma non è lui
che traina il pesante titolo di copertina, ancora più pesantemente illustrato
da immagini di sostenitori del sindaco con il saluto romano e di Mussolini nel
medesimo atteggiamento: "L'Italia sta davvero tornando al fascismo?".
Certo deve far riflettere che oltreconfine oggi si parli del paese soltanto in
questi termini, non considerato per nulla sul piano geopolitico pur
partecipando per esempio a missioni militari in Afghanistan e in Libano o
facendo parte del G8, cioè degli otto "grandi" del mondo. Certo è che
se il Guardian meritava una risposta, l'annuncio di Alemanno sulla teca di
Meier, opera discutibile quanto si vuole, suona male. Non andava proprio così
nel ventennio, con l'arte di stato?.
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Roma Una città
chiusa su di sé Sandro Medici Come paventato alla vigilia, la sconfitta alle
comunali romane ci restituisce con spietata nitidezza tutta la nostra
inattendibilità politica. Consola, ma non risolve, recriminare sulle cause
incidentali. Che siano l'ostilità per Rutelli o il repentino scivolamento dei
potenti, la diserzione dell'elettorato, la slealtà ingannatrice delle
sacrestie, l'impeto liberatorio del voto popolare o la caduta della cultura
antifascista. Quel che ancora sfugge o che difficilmente si compone in analisi
è il perché tutte queste concause abbiano agito in relazione tra loro,
esaltandosi a vicenda, moltiplicando il trascinamento a destra, fino all'amaro
esito. Nello stordimento che attanaglia il centrosinistra romano sembra nessuno
voglia ragionarci. Eppure sarebbe necessario discutere di errori e
responsabilità: quanto meno per capire cos'è successo, come mai sia stato
possibile che un modello in apparenza solidissimo sia franato tanto
rovinosamente. Le ragioni sono tutte interne allo stato dei partiti,
impossibilitati a spingere la riflessione: le conseguenze potrebbero essere
troppo laceranti e dunque la tendenza è di rinviare all'imminente stagione dei
congressi. Non è un indicatore positivo sullo stato di salute delle forze politiche;
se non ci si dice la verità in momenti come questi, appare difficile ritrovare
in seguito le motivazioni per ricominciare. Se s'intende ricominciare. Per
fortuna ci vengono in soccorso i vincitori, che, loro sì, si mostrano sfrontati
e spavaldi. Nelle prime cose che vanno dicendo comincia a affiorare quella
verità che dalle nostre parti si preferisce non cogliere. Il nuovo sindaco
lancia alcune prime indicazioni su come governerà la città. Innanzitutto,
interventi militari per allontanare l'indesiderato, compresa la teca di Mayer:
zingari e arte fuori dalla città, in periferia: ciò che imbruttisce è giusto
che imbruttisca il già brutto. Poi, ridimensionamento delle suggestioni
culturali: notte bianca sì, ma d'inverno, festa del cinema sì, ma solo nazionale.
Eccola qui, allusiva quanto basta per comprenderla nel fondo, la nuova impronta
di governo per la capitale. Si torna indietro, Roma è stata retrocessa,
ridiventa piccola piccola. La si racchiude in un asfittico recinto di
autosufficienza nel quale stabilire cos'è buono e cos'è cattivo, corrispondendo
pienamente alla pretesa di regolazione politica di forme e contenuti, come se
il Novecento fosse transitato invano e non avesse reso relativo ogni linguaggio
e ogni estetica. Una vendetta contro la città veltroniana, che si voleva
proiettata nel firmamento internazionale, prestigiosa e competitiva. Ma non
solo e non tanto. C'è di più. C'è il tentativo di corrispondere a quanto gli
elettori, forma matura del senso comune, hanno più o meno consapevolmente mandato
a dire. Dietro le paranoie sulla sicurezza, dietro le proteste per la
trascuratezza delle periferie, dietro la rivolta contro i padroni del
centrosinistra, c'è un inquietante desiderio: che Roma torni com'era vent'anni
fa. Esattamente come strillava disperata una signora ai funerali di Vanessa
Russo, la ragazza uccisa un anno fa da una sua coetanea romena nei corridoi
della metropolitana. Il cambiamento fa paura perché il futuro fa paura. Un
futuro globalizzato che modifica la stratificazione sociale indigena,
rendendola sempre più meticcia, e che rischia di trasformarci tutti in una
grande Orchestra di Piazza Vittorio. Una prospettiva ritenuta insopportabile,
com'è insopportabile l'odore delle pietanze orientali o africane che si respira
negli androni dei palazzi. Noi siamo per i bucatini non per il cus cus. E il
centrosinistra, proprio quei bucatini ha messo in discussione. Con le sue
aperture alla città cosmopolita, con quell'irritante e sbandierata
consapevolezza che ormai il nostro mondo o è contaminato da lingue e colori o
non è. Con la sua offerta culturale che richiamava milioni di turisti e rendeva
dunque Roma una città accattivante per tutti, per troppi. Con la sua smania di
ospitare architetture che dialogassero con i tessuti urbani storici, che invece
guai a chi li tocca. Ecco cos'è successo: è stato rifiutato un modello che
ambiva a insediare Roma nella contemporaneità, poiché quest'ultima appare
inaccettabile. Che poi questo tentativo sia stato gestito con improvvisazione a
volte anche goffa o con supponenza e disinvoltura, che tale processo abbia poi
scompensato altre politiche più strutturali o impedito cure e manutenzioni, non
cambia il senso di un generalizzato rigetto sociale. Semmai lo amplifica. Le
periferie erano escluse dai processi innovativi, ne subivano solo gli effetti
collaterali, e dunque li hanno percepiti come la principale ragione di
quell'immigrazione che cresceva tanto quanto cresceva Roma come luogo di
offerta economica. E a tutto ciò hanno risposto difendendosi, individuando
nella destra il soggetto che avrebbe potuto eliminare queste odiose presenze e
di fatto fermare la trasformazione sociale della città. Ci
sono analogie con il voto del nord. Anche lì la Lega ha raccolto consensi predicando la difesa dei valori locali contro
imprecisate insidie straniere. Anche lì e da più tempo è diffusa la paura del
nuovo, di quel cambiamento che è il senso stesso, piaccia o meno, di come sta
ruotando il mondo e che illusoriamente si vorrebbe interrompere. Quella
che vota a destra è insomma la società dell'incertezza di Bauman. Impaurita da
quel che ci riserva uno sviluppo economico e sociale del tutto fuori controllo,
incapace di gestirlo, se non per volgari interessi di sfruttamento, come
succede con i muratori romeni, e incline a respingerlo perché in fondo si
ritiene sia meglio stare come stare. E quindi l'Alitalia teniamocela in casa,
magari ricominciamo a nazionalizzare qualche segmento produttivo, alziamo muri
protezionistici, non sanzioniamo il surplus delle quote del latte, lasciamo il
numero chiuso per i tassisti romani. Del resto, non sono stati proprio questi
ultimi a esultare ai primi dati della vittoria di Alemanno su Rutelli? Si
tornerà a una Roma provinciale, chiusa nelle sue modeste sicurezze, peraltro
vane. Una città intristita e arcigna, dove si privilegeranno le dentiere o i
pannoloni agli anziani piuttosto che la produzione culturale. Una città in cui
torneranno a imperversare le varianti urbanistiche e l'abusivismo. Una città
militarizzata, e non necessariamente con gente in divisa.
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Libia/Italia
PAGINA 5 "Calderoli ministro? Effetti
catastrofici" Campidoglio PAGINA 6 Alemanno conciliante "Non apro a
Storace" Lavoro PAGINA 9 Contratto a rischio, solo la Fiom resiste.
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Parabole Adriana
Zarri Sempre più educato e gentile il nostro gergo quotidiano: "Non gliene
frega un cazzo", "lo ha preso per il culo" (Gasparri). Domando
scusa ma il dovere di cronaca mi impone di fare le citazioni esatte senza edulcorazioni.
Invece Maria Fida Moro - che non è una cronista e non è quindi tenuta
all'esattezza delle citazioni - ha pudicamente detto: "Quella parola che
usate voi e che inizia per v". Comprensibilissimo anche sotto il velo
della pudicizia. E ancora: "Dove sta quel finocchio di Rutelli?" (i
camerati di Azione giovani). Con tante scuse per la pianta che cresce nel mio
orto e innalza verso il cielo i nascenti pennacchietti verdi. Proverbi Bossi non cessa di ostentare la sua vera (o presunta) forza e di
minacciare stragi: "Ho 300 mila uomini a disposizione" con "i
fucili sempre caldi". E Schifani ha affermato: "Con la Lega mi sono
sempre trovato in piena sintonia". C'è un proverbio che dice: "Dimmi
con chi vai e ti dirò chi sei" e se va insieme e in sintonia con Bossi sappiamo ormai chi è Schifani.
E' normale. Dopo tutto ciascuno ha gli amici che si merita. Grillo Certo Grillo
non sta in seconda fila quanto a giudizi e eleganze lessicali. Emilio Fede è
una "faccia di culo", Gianni Riotta "verme e sottospecie
umana" e tutti "paraculi". Nemmeno il presidente della
Repubblica esce indenne dalle affermazioni del nostro comico, poco comico e
assai maleducato: "Napolitano dorme, fa il pisolino, dovrebbe essere il
presidente degli italiani e non dei partiti". Divise Si sa che Alemanno
porta al collo un ciondolo con una croce celtica nascosti (non si sa se per
riservo o per vergogna) sotto camicia, cravatta e si spera, senza il fazzoletto
verde della Lega. Durante il ventennio sovente certi camerati, fascisti in vita
e anche in morte, si facevano mettere nella bara con la camicia nera, additati
ad esempio per quel gesto di estrema fedeltà. Oggi i tempi sono cambiati, e,
quando anche Alemanno sarà giunto (gli auguriamo il più tardi possibile) a
quell'ultimo appuntamento, nessuno pretende che vada a ripescare nel suo
guardaroba da ragazzo la vecchia camicia nera (chissà se l'ha ancora). Gli
basta - a attestare la sua estrema fedeltà - quel ciondolino che non si vede ma
che c'è e scenderà con lui sotto la terra e salirà con lui nei cieli (e
ringrazi la divina misericordia che - come io credo - ha lasciato l'inferno
vuoto). La sacra salma Mi auguro che il papa non vada a venerare padre Pio come
qualcuno si augura e attende. Già troppi sono i "fedeli" a fare la
fila per vedere una salma con maschera tecnologica al silicone per nascondere
il naturale degradarsi di un corpo senz'anima (come un tempo si diceva). Gli
abiti con cui la salma è rivestita sono stati appositamente confezionati da
alcune suore di clausura, quasi che non bastassero le vesti quotidiane che il
frate quotidianamente indossava e mi sarebbe assai piaciuto che qualche suora
avesse fatto obiezione di coscienza e si fosse astenuta da quella tessitura. Ma
non credo che questo sia successo tanto diffuso è il devozionalismo e quanto
scarso - a me - il senso critico delle religiose. Quanto costa Gesù? Ha due
prezzi e si può scegliere: un crocifisso in oro per 249 euro e un crocifisso in
argento per 198 euro più 7,90 euro per le spese di spedizione. Dopo tutto, per
il salvatore del mondo, il costo suddetto, spedizione compresa, è un costo più
che ragionevole. Per essere acquistato Gesù dispone di un numero di telefono e,
poiché Cristo si è modernizzato, dispone anche di un numero di fax. Niente
stupore. Non abbiamo forse detto che il verbo scende in terra per assumere
tempo, storia, prezzi e costi spedizione compresa?.
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"Annozero"
trasmette stralci del V2-Day. Il presidente della Rai (in scadenza) lo censura:
"Uso arbitrario e indecente del servizio pubblico" Matteo Bartocci
Roma Di Grillo si può discutere ma senza vederlo. Di più: mostrare il suo V2-Day
sulla tv pubblica per il presidente della Rai è addirittura "arbitrario e
indecente". Le urne si sono appena chiuse ma Michele Santoro finisce di
nuovo nella bufera. Stavolta però l'"editto bulgaro"non viene dal
Cavaliere o dal centrodestra rampante ma arriva direttamente dal presidente
della Rai in scadenza. In una nota diffusa ieri, Claudio Petruccioli fa
pubblica "ammenda" per la puntata di giovedì scorso di Annozero
dedicata al "V2-Day" del comico genovese e si impegna a fare in modo
che l'episodio non si ripeta. Con ogni probabilità, il caso finirà sul tavolo
del prossimo consiglio di amministrazione. Petruccioli evita l'aggettivo
"criminoso" che piacque al Cavaliere in quel di Sofia ma non va
leggero contro il giornalista, accusato di "aver appaltato la tv pubblica
a terzi" facendone un uso "arbitrario e indecente". "Ieri
sera - scrive il presidente Rai - Michele Santoro ha di nuovo messo il servizio
pubblico radiotelevisivo a disposizione di Beppe Grillo; il quale, dagli schermi
della Rai, ha rivolto insulti inconcepibili e privi di qualunque
giustificazione al presidente della Repubblica, oltreché ad una personalità
universalmente stimata come il professor Umberto Veronesi (neodeputato Pd,
ndr). Il danno, l'umiliazione e la vergogna che vengono al servizio pubblico da
questi episodi sono incalcolabili; per la mia funzione e personalmente ne
faccio ammenda e prendo impegno a fare tutto il possibile per impedire che
qualcosa del genere possa ripetersi. Chi è responsabile di un programma non lo
è solo per quanto dice personalmente, ma per tutto quel che nel programma
stesso avviene; non ci sono 'zone franche'". Un simile zelo forse si
spiega - ma non se ne ha conferma diretta - con alcune telefonate roventi
arrivate dai palazzi della politica ai piani alti di viale Mazzini. E di certo
non è un mistero che questo cda è in scadenza e il prossimo presidente spetterà
di nuovo all'opposizione, cioè al Pd, il partito di cui fa parte lo stesso
Petruccioli. Santoro non ci sta a finire sul banco degli imputati e risponde
alle accuse. "La Rai - scrive in un comunicato - appartiene al pubblico,
non ai partiti, e la libertà d'espressione è tutelata dalla Costituzione".
Il giornalista rivendica il diritto di cronaca. Le stesse immagini o battute,
per quanto non felici o non condivisibili, sono state raccontate sui tg del 25
aprile e su tutti i giornali dei giorni scorsi: "Sono state riportate -
scrive - senza la volontà di farle proprie. Non farlo avrebbe rappresentato una
grave omissione e una censura. La stessa considerazione vale per i giudizi sul
professor Veronesi e su qualunque altro personaggio pubblico. Poiché Grillo è
di fatto un soggetto politico, va attribuita esclusivamente a lui la
responsabilità di ogni sua dichiarazione, come confermano recenti sentenze
della Cassazione e come normalmente avviene per Berlusconi, Bossi, Mastella e qualunque altro leader politico". Santoro
infine ricorda la presenza in studio di quattro commentatori, tutti critici
verso Grillo: il presidente del sindacato dei giornalisti (Fnsi) Roberto
Natale, la nostra Norma Rangeri e lo stesso Marco Travaglio, che pure ha
partecipato a entrambi i V-Day. Giornalisti ai quali si è aggiunto un
Vittorio Sgarbi in modalità scaricatore di porto, che ha insultato
ripetutamente gli altri ospiti e si è scagliato con violenza contro il comico
genovese urlando più volte parolacce. Per Petruccioli comunque l'applauso è
bipartisan. Il presidente uscente della di vigilanza Mario Landolfi (An) loda
il suo intervento e accusa Santoro di "linciaggio mediatico" e di
"vilipendio al capo dello stato". Anche per Giorgio Merlo del Pd il
suo richiamo "è utile anche per continuare a individuare nella Rai una
palestra democratica e pluralistica e non una propaganda gratuita per chi
persegue un disegno politico preciso". Sempre nel Pd Vincenzo Vita chiede
"attenzione a non brandire l'arma della censura" ma a difesa del
conduttore si scheirano solo Beppe Giulietti, deputato Idv e portavoce di
Articolo 21, e lo stesso presidente della Fnsi Natale, che giudica
"singolare" l'idea di Petruccioli: "Chi ha seguito la
trasmissione ha potuto farsi un'idea più precisa di un fenomeno che ha
coinvolto alcune centinaia di migliaia di persone. Con l'effetto, tra l'altro,
di smentire le sommarie analisi di Grillo su un sistema della tv chiuso e
totalitario. Se poi si vogliono cercare spazi della programmazione Rai che
procurano al servizio pubblico 'danno, umiliazione e vergogna incalcolabili'
come scrive Petruccioli, forse bisogna volgere lo sguardo altrove". Per
Santoro, che all'inizio di giugno chiuderà questo ciclo di trasmissioni, la
"rissa" ha ovviamente portato gli ascolti al massimo: 3.700mila
spettatori e il 15,8% di share.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-05-03 num: - pag: 1
categoria: REDAZIONALE Politica Montezemolo ambasciatore del made in Italy
"No a Calderoli ministro" La Libia minaccia
l'Italia ROMA - Il figlio di Gheddafi: no a Calderoli ministro. Luca
di Montezemolo sarà ambasciatore del made in Italy. A PAGINA 10.
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
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Libia/Italia "Calderoli ministro? reazioni catastrofiche" Tommaso Di Francesco
La nota dell'agenzia libica Jana di ieri sera parla di una dichiarazione
durissima di Saif El Islam figlio di Moammar El Gheddafi. Chiama in causa in
modo inequivocabile le sorti ministeriali del leghista Roberto Calderoli (mai nominato direttamente): "In data 9
febbraio 2006, la "Fondazione Internazionale Al Gheddafi per le
Associazioni di Beneficenza e Sviluppo" rilasciò un comunicato invitando a
protestare contro l'allora Ministro Italiano, per avere egli indossato una
maglietta con i disegni offensivi e oltraggiosi all'Islam, si svolsero diverse
proteste e manifestazioni tra le quali quella nella città di Bengasi il venerdì
17 febbraio 2006 in direzione del Consolato Italiano. Detta manifestazione
venne affrontata da parte delle forze dell'ordine in Libia e caddero numerosi
cittadini libici aumentando, così, la rabbia popolare che portò a bruciare il
Consolato italiano a Bengasi. La crisi venne circoscritta, causando anche le
dimissioni del ministro italiano. In seguito alla vittoria della destra
italiana nelle ultime elezioni - continua la nota della Jana - sono giunte voci
sulla possibilità di ricandidare nuovamente quel ministro che si considera il
vero assassino dei cittadini libici morti in quell'occasione. Il signor Saif El
Islam Moammar Al Gheddafi fa presente la gravità della questione anche se la
decisione del nuovo Primo ministro è considerata un affare interno che riguarda
l'Italia; ma qualora venisse riconfermato ministro, detta circostanza avrà
delle ripercussioni catastrofiche sulle relazioni fra l'Italia e la
Libia". Lo stesso Calderoli che alcuni giorni
prima della rivolta di Bengasi aveva mostrato, ridendo in tv, una maglietta con
una vignetta anti-islamica, a freddo dichiara che "la scelta della squadra
di governo spetta a Berlusconi". "L'Italia non è sotto tutela
libica" grida Luca Volontè dell'Udc. E il Pd con Enrico Gasbarra si
accoda: "La scelta dei ministri riguarda l'Italia". Ma come
dimenticare le dimissioni di scontro di Calderoli da
ministro delle riforme: "Non chiedo scusa,- dichiarò il 18 febbraio 2006 -
il partito è con me". Ora arriva il monito: per la Libia l'assassino vero
dei giovani libici in rivolta a Bengasi contro la sua provocazione "è
proprio lui". Se dovesse tornare nel governo "le ripercussioni
sarebbero catastrofiche". Il pensiero va ai rapporti diplomatici ed
economici legati alle forniture d'energia. "La nomina di un ministro è un
fatto interno - commenta al telefono lo storico del colonialismo italiano
Angelo Del Boca - ma loro sono stati a dir poco scossi
dalle azioni di Calderoli e
dalla rivolta nel luogo più delicato dell'islamismo libico che è Bengasi. Hanno
quindi tutto il diritto di protestare". Staremo a vedere. Ma la vittoria
della destra in Italia e la memoria delle malefatte del leghista Calderoli - mentre Borghezio invita a
"fare muro contro la minaccia islamica" - scatenano subito reazioni
internazionali.
( da "Manifesto, Il" del 03-05-2008)
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Il Concertone Rock a
tutta birra per le morti bianche Per gli organizzatori un milione di persone in
piazza San Giovanni. Nella lunga maratona musicale, tra De André e Berlinguer, Ciarrapico,
i Beatles e Jimi Hendrix Flaviano De Luca Roma Una piazza, festante e
danzereccia, gremita di ragazzi venuti da tutta l'Italia (quelli con la
bandiera dei quattro mori e del Che ci sono sempre). Certamente più di mezzo
milione di persone, tra l'amarezza della politica e la gioia della musica,
incantate davanti alla voce di Fabrizio De André, presenza virtuale con le
parole di Ho visto Nina volare, sostenuta dal jazz di un gruppo di All Stars
italiane con Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, Giovanni
Tommaso, Rita Marcotulli (oltre al formidabile batterista afroamericano Eric
Harland), una band di notevole classe ma un po' fuori registro nel calderone
del nuovo rock tricolore. Una marea di teenager saltellanti sulle note di
Caparezza, autore di una favolosa canzone su un operaio di oggi, Luigi
delle Bicocche, un Eroe col cappio al collo, strangolato dai debiti e dalla
precarietà o su quelle di Elio e Le Storie Tese, in grado di passare dai brani
di Studentessi al Figaro di Rossini, dedicato al bancarottiere di qualità,
Ciarrapico. Una maratona rock che ha cercato di capovolgere il clima mesto e
shockante degli ultimi risultati elettorali, con una genuina voglia di
divertirsi attraverso le esibizioni di gruppi come Afterhours, Subsonica,
Marlene Kuntz, Tiromancino, accompagnati a gran voce dal pubblico sia nei pezzi
del loro repertorio sia negli omaggi (da For what it's worth dei Buffalo
Springfield a Foxy lady di Jimi Hendrix), insomma il meglio della giovane
generazione di musicisti italiani, quasi fratelli dei quattro attori scelti per
dire "basta morti sul lavoro", il tema della kermesse sonora,
organizzata per il diciannovesimo anno consecutivo da Cgil, Cisl e Uil. Così
Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore, Claudia Gerini e Claudio Santamaria
(pure conduttore duttile e bravo, forse troppo generoso nel canto, della
serata) hanno prima letto delle lettere di emigranti italiani negli anni
'50-'60, accompagnati da Di Battista e dalla sua band, e poi una serie di nomi
di vittime sul lavoro fino a trasformare la lettura in una sorta di inno
collettivo che si è poi fuso con Little wing di Jimi Hendrix. Probabilmente il
momento più emozionante del concertone, con l'applauso spontaneo della piazza
ai nomi dei caduti. Le otto ore di musica, trasmesse in diretta da Raitre e
Radiodue, si erano aperte con una triangolazione Napoli-Milano-Camerun,
l'esibizione di Manu Dibango con Enzo Avitabile e i Bottari di Portico,
impegnati anche nell'esecuzione del Prisenencolin celentaniano seguito dal
veterano Piero Pelù che ha reso omaggio ai Beatles di Revolution e ha dedicato
il suo set "a Enrico Berlinguer che ci manca sempre di più". Luciano
Palma, gli eroi dell'hardcore italiano Linea77, gli Apres la class, Tricarico,
che ha confermato il suo originale talento, Raiz, che ha anche duettato con
Santamaria in Nun te scurdà, la grande energia live dei Sud Sound System hanno
dato vitalità alla prima parte dell'evento che è stato concluso da un omaggio
di Claudio Santamaria, accompagnato da Federico Zampaglione alla chitarra per
la While my guitar gently weeps di George Harrison. Parole sensate del
segretario Epifani: "I ragazzi ogni anno ci dicono qualcosa. Anno dopo
anno, vengono qui e ci dicono delle cose con la musica. Non siamo noi che
dobbiamo dire loro qualcosa, ma ascoltare". E arriviamo al gran finale con
l'ospite straniero, il brasiliano Jorge Ben, un'ondata tropicale che avvolge la
platea ancora attenta e vogliosa di ballare, Baustelle con Irene Grandi (è il
chitarrista del gruppo, Bianconi, l'autore di Bruci la città) poi Max Gazzè,
Ascanio Celestini in versione musicale, L'Aura e the Niro, una delle
promettenti band della ultimissima generazione.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE
Tensioni internazionali Solidarietà bipartisan all'ex ministro leghista.
Giustizia, spunta Alfano Libia, altolà sul futuro governo "Catastrofi se
ci sarà Calderoli" Montezemolo: ambasciatore del
made in Italy? Sì, ma non c'è un incarico La dichiarazione del figlio di
Gheddafi. Tensione per la scelta dei ministri: An chiede Ronchi per il Welfare,
FI vuole Sacconi ROMA - La Libia minaccia "ripercussioni catastrofiche
nelle relazioni con l'Italia", se Roberto Calderoli
tornerà a fare il ministro. L'avvertimento arriva direttamente da Tripoli, con
il figlio del leader Muammar Gheddafi, Saif El Islam, che tuona contro
l'esponente leghista, indicato ieri dall'agenzia ufficiale libica Jana come
"il vero assassino" dei cittadini libici morti a Bengasi nel febbraio
del 2006. Roberto Calderoli, in predicato di occupare
il posto di ministro delle Riforme, fa spallucce ("La scelta della squadra
di governo spetta a Berlusconi che ha avuto un mandato dal popolo sovrano
", dice Calderoli), mentre la reazione alle
parole che arrivano dalla Libia è bipartisan. L'autonomia dell'Italia e della
formazione dei suoi governi viene difesa da Pd (Enrico Gasbarra) come dalla
Lega o dall'Udc. Nel 2006, ricorda una nota dell'agenzia libica Jana diffusa
dall'ufficio di Roma, Calderoli mostrò una maglietta
"con disegni offensivi e oltraggiosi del-l'Islam ", durante
un'intervista televisiva. Un gesto che Tripoli considerò come causa scatenante
delle proteste contro il consolato italiano di Bengasi, che causarono 11 morti
e 35 feriti. La composizione del governo, al momento, appare ancora piena di
nodi irrisolti. C'è uno scontro in atto fra Bossi e Fini sulle vicepresidenze delle
Camere, con An che ritiene che la Lega stia rompendo accordi già presi. C'è uno
scontro sul nome di Marcello Pera, come su quello di Elio Vito, al ministero
della Giustizia. Sembra che Pera sia sponsorizzato da Gianni Letta, Vito dalla
"pancia" di Forza Italia: in mezzo Berlusconi ascolta prima l'uno,
poi gli altri e non ha ancora deciso a chi dar ragione. Anche Angelino Alfano,
coordinatore azzurro in Sicilia, viene accreditato di un approdo possibile al
dicastero di via Arenula, forse come ipotesi di mediazione. Insomma livelli
tesi fra An e Lega, persino fra Letta e il Cavaliere (il primo vorrebbe che il secondo
usasse più polso nella chiusura della squadra), e infine fra An e Forza Italia.
Qui il nodo è sempre lo stesso: il partito di Fini vuole 3 ministeri, Forza
Italia ritiene che la vittoria di Alemanno al Campidoglio debba derubricare la
richiesta, entrambi si comportano, al momento di verificare budget e poteri dei
dicasteri di destinazione, come se il Popolo delle Libertà non fosse l'embrione
di un partito unico, con cui si sono presentati agli elettori. Il nodo cruciale
è il Welfare: doveva andarci Alemanno, ora Fini chiede che al suo posto sia
Andrea Ronchi a guidare il ministero. Forza Italia però propone Maurizio
Sacconi e lo scontro è irrisolto da almeno quattro giorni. Il timing
istituzionale prevede che le consultazioni al Quirinale comincino nel
pomeriggio di martedì 6 maggio e che siano rapide tanto che il capo dello
Stato, Giorgio Napolitano, potrebbe conferire l'incarico già il giorno
successivo. A quel punto Berlusconi potrebbe tornare sul Colle con la lista dei
ministri il giorno stesso o nei due successivi: tabella di marcia che
consentirebbe al Cavaliere di giurare entro il 10 maggio. Una delle poche cose
certe, al momento, è che Luca Cordero di Montezemolo sarà ambasciatore del made
in Italy nel mondo. Il presidente di Fiat e Ferrari ha commentato così l'esito
dell'incontro avuto con Berlusconi nei giorni scorsi: "Ho sempre detto -
ha spiegato in una nota - che chi ha ricevuto molto è giusto che con senso
civico si impegni a dare un contributo al proprio Paese nell'interesse generale.
Penso che continuare a testimoniare le tante eccellenze del-l'Italia sia un
impegno coerente con le attività che ho sempre svolto". Poi, in serata, ha
tenuto a precisare che non si tratta di un incarico formale: "Come ho già
detto non è in discussione un incarico di alcun tipo, di cui non si è mai
parlato. Con senso civico ho solo confermato il mio impegno a rappresentare nel
mondo le tante cose positive del-l'Italia attraverso il mio lavoro di
imprenditore e di manager". R.R. Accuse A sinistra Roberto Calderoli insieme a Silvio Berlusconi. Sopra il figlio di
Gheddafi, Saif El Islam La maglietta Roberto Calderoli
mostra in tv la maglietta con le vignette anti-Islam. L'esibizione, il 15
febbraio 2006, provocò manifestazioni e vittime in Libia.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-03 num: - pag: 20 categoria:
REDAZIONALE La famiglia Così lo zio e le compagne del capo si sono schierati
con lo Stato "I boss sono solo buffoni" La
dinasty dei collaboratori DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI - Il padre allevatore,
Umberto Bidognetti, aveva rifiutato la protezione dello Stato e per stipulare
una sorta di "assicurazione sulla vita" si era anche spinto a
ripudiare il figlio, il boss pentito Domenico Bidognetti, bollandolo come
infame. Ma non è bastato a fermare la ferocia dei casalesi. Sì Domenico,
quel figlio in carcere dal '99, che un anno fa aveva accettato di collaborare
con la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, non era più carne della sua
carne ma un traditore che ha raccontato il "modus operandi" seguito
in ben 80 omicidi. Uno che ha dato le coordinate sui beni di famiglia. Un
figlio che si era permesso perfino di irridere la camorra in una lettera
indirizzata al pm Giovanni Conso poi letta a una cerimonia in memoria di don
Peppino Diana, il prete eroe ucciso 14 anni fa mentre si appestava a celebrare
messa: "La camorra è il male assoluto e i camorristi sono dei semplici
buffoni, basta solo una denuncia per farli impaurire come conigli che scappano
". Ma nella famiglia Bidognetti i pentiti cresciuti in casa hanno una
storia lunga. E in parte ruotano intorno al capo clan Francesco Bidognetti,
noto come "Cicciotto 'e mezzanotte" che di Domenico è il cugino: lui,
un irriducibile in carcere dalla metà degli anni '90, è rimasto vedovo ma poi
le donne che si è messo al fianco lo hanno tradito. Prima è toccato ad Angela
Barra ar.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-03 num: - pag: 45 categoria:
REDAZIONALE Verso Cannes Rivelati per la prima volta tutti i restroscena del
film tratto dal libro di Roberto Saviano Gomorra svelata Garrone: molte scene
violente e strazianti per raccontare un'umanità senza speranze MILANO - E'
stato per mesi un set blindatissimo. E Matteo Garrone, regista di Gomorra, dal
best seller di Saviano di oltre un milione di copie, ha voluto per due anni
diventare invisibile. Si materializzerà a Cannes dove è stato invitato per
primo in concorso e già si dice che sarà il candidato italiano ai prossimi
Oscar. Sui ciak c'era un titolo falso ( Tre storie brevi) per evitare
curiosità: e comunque la scena dell' esecuzione di una donna è subito finita su
YouTube, ripresa col telefonino. "Era il segreto di Pulcinella, ma non c'è
stato nulla di ostile, anzi molta collaborazione dalla gente. Sono passato
illeso nel campo di battaglia", dice l'autore; che finalmente svela i
segreti del film sulla camorra prodotto da Domenico Procacci, nelle sale dal 16
maggio distribuito da 01 Rai. "Il primo lavoro, anche doloroso, di scelta
- spiega Garrone - è stato per sottrazione: selezionare dalle molte storie e
dai molti personaggi che con grande libertà espressiva lo scrittore ha messo
nel suo libro-affresco. Sembrava un limite, invece si è rivelato un vantaggio.
Si potevano girare 10 film, come il Decalogo, per onorare tutti i temi. Magari
qualcuno lo farà, so che gli americani sono molto interessati. Io ho visto la
storia dalla base, dal microcosmo del territorio, ora loro potrebbero vederla
nel respiro di business internazionale". Garrone ha battuto tutti sul
tempo, grazie a Procacci che ha comprato i diritti sulle bozze in tempi non
sospetti. "Ci lavoro da due anni con gli sceneggiatori - Chiti, Gaudioso,
Braucci - e con Saviano stesso, che ora, visto il film, mi pare
soddisfatto". Sono 5 episodi con protagonisti e comprimari che si
intrecciano e assumono nuovo rilievo drammatico: "Li abbiamo fatti vivere,
rispettando anima e atmosfera, in un film corale, come per l'America di Altman,
l'Italia del Rossellini di Paisà, rendendoci complementari al libro. E' come se
lo raddoppiassimo, ogni luogo ha una sua storia e i personaggi assumono una
forza inedita". Girato nel Napoletano, da Secondigliano a Scampìa, a
Caserta, il film affronta temi attualissimi ma non nuovi al cinema di impegno:
"Penso a Rosi, ovviamente, ma anche a Scorsese. Racconto lo spaccio di
droga all'aperto più grande del mondo e le dinamiche dei clan in guerra dopo un
armistizio di anni. Ho girato molte scene violente, strazianti, ma quella che
mi ha più commosso riguarda due ragazzini, amici da sempre ma costretti a
separarsi perché affiliati a due cosche diverse. Massimo comun divisore del
film è proprio questo, un'umanità condizionata da un sistema, dall'ingranaggio
che ti schiaccia e di fronte a cui non puoi ribellarti". Vite violente,
vite vendute, vite difficili. "Ma non pensate a un film di denuncia
tradizionale con la classica divisione tra bene e male, tra buoni e cattivi,
perché in realtà le cose sono più complicate e i confini più confusi. Mi
interessa l'aspetto umano di queste persone, le loro
contraddizioni: oggi i boss della camorra sono belli, curati e l'estetica del
corpo, la cura della pelle abbronzata sono in netto contrasto con la ferocia
con cui diventano killer. Non a caso la scena più atroce è quella della strage
al solarium, che oggi ha sostituito il barbiere". Storie che
toccano argomenti di tutti i giorni: "Servillo è lo stakeholder che traffica
per lo smaltimento dei rifiuti tossici . Ma noi lo vediamo anche in gondola,
mentre va a incontrare gli imprenditori del Nord Est". Altri tipi: il
ragioniere della camorra che si sente in pericolo, non più protetto, sniffa
odore di morte e non sa ora a chi portare i soldi; un ragazzino che subisce il
fascino del clan e si arruola nello smercio di droga. "E poi la storia,
girata nel Vesuviano, di Pasquale il sarto e del rapporto con la mano d'opera
in nero, coi cinesi. Infine due personaggi più donchisciotteschi, che vivono in
diretto rapporto con l'immaginario del cinema, parlano come Pacino-Scarface ma
si trovano poi a fare i conti con la realtà". E le donne? "Una, che
si trova in dissidio con marito e padre da un lato e figlio dall'altra. Accanto
a Servillo, a Imparato, a Cantalupo, c'è Maria Nazionale, la cantante che a
Napoli è una star, fa fermare il traffico". Il suo sguardo qual è?
"Ho cercato di mantenerlo neutro, invisibile, sono uno che non può e non
vuole dar giudizi. Un modo di girare sobrio, da reportage, senza alcuna
prodezza tecnica né compiacimenti, senza nulla che non appartenga al film da
vicino, neppure un commento musicale. Ma dentro ribolle delle emozioni che sono
state mie, giorno dopo giorno". Vecchio realismo da western tribale?
"Vediamo cose mai viste. Era il modo per far vivere un libro che ovunque,
in 33 edizioni, ha colpito per la sua crudezza. Ma attenzione: ero sempre io a
creare questa realtà-fiction". Diverso dal cinema delle sfide e delle mani
sulla città? "Oggi c'è la dimensione fashion...". Ma Garrone è
convinto che la storia di Gomorra non finisca qui: il libro è andato in tutto
il mondo "perché la tematica ha questa dimensione e sono sicuro che
sorprenderà. Può piacere o meno, ma di sicuro stupisce". Si prende
coscienza col film? "Discorso complesso, è la realtà che fa
impressione". Quindi va a Cannes contento? "Sereno. Ho lavorato con
onestà, è un film che può dividere e credo sia utile. Vado a Cannes con molti
dei miei attori, è stata una bella esperienza per tutti". Maurizio Porro
Cast Due momenti del film "Gomorra" che sarà in concorso a Cannes.
Qui accanto, Toni Servillo in una scena della pellicola; a sinistra, due
ragazzi della camorra mentre si allenano con le armi. Nel cast, anche Maria
Nazionale, una cantante che a Napoli è una star \\ Penso a Rosi, ma anche a
Scorsese. Ci sono lo spaccio di droga ma anche le dinamiche dei clan in guerra
dopo un armistizio \\ Servillo traffica con i rifiuti tossici . Ma poi lo
vediamo anche in gondola quando incontra gli imprenditori del Nord Est.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-05-03 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE La cattura Carmine Fasciani, ex banda della Magliana Dieci anni di
carcere, arrestato a Ostia il boss della droga Le manette
nel suo stabilimento Carmine Fasciani, il boss che controllava il traffico di
droga sul litorale, è stato arrestato nel suo stabilimento balneare: deve
scontare 10 anni di carcere Gli investigatori ritengono che fosse pronto a
scappare, a lasciare l'Italia, lui che di rocambolesche fughe all'ultimo
istante è sempre stato uno specialista. Bagagli pronti, destinazione
Sudamerica. O forse la Germania, dove in passato era riuscito a nascondersi per
oltre un anno. Ma mercoledì alle 19, quando ha visto gli agenti del
commissariato di Ostia entrare nel suo stabilimento balneare, si è rivelato lo
stile elegante del boss della vecchia mala. "Ragazzi, un caffè?", ha
chiesto "don" Carmine Fasciani lasciandosi ammanettare. Poi è stato
portato a Rebibbia, dove sconterà una condanna di 10 anni per associazione a
delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. In mattinata
dalla Cassazione era arrivata la conferma della sentenza della Corte d'Appello
per il boss che aveva iniziato la carriera nella Banda della Magliana, per
conto della quale controllava il giro dell'usura tra l'Eur e Ostia. I
poliziotti diretti da Rosario Vitarelli da qualche giorno lo sorvegliavano,
preoccupati da una possibile fuga prima del giudizio. Il fermo è arrivato nel
suo lussuosissimo stabilimento tra il pontile e il porto. Sfuggito alla
mattanza che negli anni 80 e 90 eliminò tanti esponenti della mala capitolina,
don Carmine - ufficialmente panettiere - è stato capace di ritagliarsi un ruolo
di leader sul litorale. Un boss feroce, come emerge dai processi a suo carico passati
in giudicato, con chi non riusciva a rendergli le somme prestate a tassi di
strozzinaggio. Con modi tutti suoi, quelli di un "padrino" d'altri
tempi. Ma Fasciani (investimenti immobiliari in tutta Roma e capo di un clan
che l'ex magistrato della Dna Luigi De Ficchy ha più volte citato, nelle
relazioni al Parlamento, tra quelli maggior spessore nel Lazio) è noto sul
litorale anche per altre iniziative. E' stato lui a pagare a lungo le cure
mediche della piccola Francesca, la bimba di 6 anni morta per essere nata
sieropositiva da genitori tossicodipendenti. E a Natale sono note le sue
regalie ai poveri, ai quali dona pane e dolci appena usciti dai suoi forni di
Ostia. Per il boss, 62 anni, abruzzese di Capistrello, la vita è stata sempre
una guerra continua a guardie e ladri. Come quando, una notte del '99,
inseguito da un elicottero dei carabinieri, sfuggì alla cattura correndo per la
pineta di Castelfusano. Il colonnello Francesco Ferace riuscì però a
rintracciarlo l'anno successivo, latitante in Germania. All'ufficiale disse
solo: "Complimenti ". Stile d'altri tempi. Alessandro Fulloni.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-05-03 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE Prenestino La droga ha un valore di un milione di euro Settecento
chili di hashish nascosti nei panetti di burro Burro e hashish viaggiavano
assieme. Stessa strada, stesso camion, stessi corrieri: ragazzi incensurati e
confusi, anche sulla data di consegna della merce. Secondo la bolla di
accompagnamento, il burro doveva essere consegnato il 23 aprile scorso.
Un'incongruenza che ha spinto la pattuglia del nucleo radiomobile dei
carabinieri a trasformare un semplice controllo stradale in una verifica
approfondita. Settecento chili di fumo spagnolo erano tranquillamente adagiati
dietro panetti di burro salernitano (un'azienda di Eboli). Un carico da un
milione di euro che Massimiliano Marsala, 38 anni, catanese, e Dimiar Ivanov
Echeganov, 40, bulgaro, stavano portando in via Prenestina. I due sono ora in
carcere con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti. A tre settimane dall'arresto a Malaga del narco-boss Calogero
Carlino, i carabinieri potrebbero aver intercettato i suoi eredi. Il comandante
del nucleo Radiomobile Luigi Grasso preferisce tacere, lasciando parlare le
(molte) coincidenze. Primo: quel camion proveniente dalla stessa Malaga, nei
cui vicoli Carlini aveva trovato rifugio. Secondo: la tipologia di
stupefacenti. L'hashish in cui si era specializzato il narco- boss
cinquantaduenne. Sostanza che, da tempo, costituisce l' ingrediente speciale
della movida romana tra Coppelle, Tor Millina, Campo dei Fiori e Trastevere.
Anche il quantitativo "ingente", come lo definiscono i carabinieri
stessi, porta ad escludere la pista dell'improvvisazione. Ventitrè borsoni non
bastavano a contenerlo tutto: i panetti erano distribuiti anche all'interno di
scatoloni sigillati. La pista spagnola di hashish e cocaina, a novembre, aveva
portato i militari dell'Arma nel cuore di Monteverde. Trentasette arresti, con
sollievo dei residenti. E con un imprevisto effetto collaterale che fece
notizia: la comparsa del minaccioso striscione "Donna Olimpia non
applaude". Un messaggio dei clan radicati sul territorio che fece tuonare
il colonnello Vittorio Tomasone: "Arroganza che merita una risposta
concreta ". Ilaria Sacchettoni.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-05-03 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE La sentenza Ex banda della Magliana, dovrà scontare dieci anni
Ostia, in manette il boss del Litorale è stato arrestato
nel suo lussuoso stabilimento di Ostia Carmine Fasciani, 62 anni, boss legato
in passato alla banda della Magliana. Lo hanno bloccato gli agenti del
commissariato di Ostia, diretti da Rosario Vitarelli, dopo che la Cassazione ha
confermato la sentenza della Corte d'Appello. Fasciani, scampato agli
eccidi degli anni '80, dovrà scontare dieci anni di carcere per associazione a
delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Da qualche
giorno era strettamente controllato dalla polizia. Si temeva una sua fuga in
Sudamerica. A PAGINA 7 Alessandro Fulloni.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-05-03 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE In mezzo alla folla Tensione solo a Termini nella notte I cori
vincono sulle magliette "La musica non ha padroni" Vicino
all'obelisco di San Giovanni, ci sono i furgoni dei napoletani che vendono le
magliette del primo maggio. Spicca quella con la scritta in tutte le lingue:
"Io non ho votato Berlusconi". Già, ma nessuno la compra. Il
riposizionamento, dopo lo tsunami elettorale del mese scorso, sembrerebbe in
atto anche sul fronte del look da concerto, sebbene la
piazza piena di bandiere rosse intoni come sempre "Bella ciao" e
altri coretti contro Bossi
e il Cavaliere. Perfino Tricarico, la rivelazione di Sanremo, davanti alla
domanda del cronista ( Com'è questo primo maggio romano con un sindaco di destra
dopo 15 anni?), fedele al suo ultimo successo preferisce non rispondere e tira
avanti. Ebbene sì, vuole una vita tranquilla... Invece, Max Gazzè -
altro cantautore affermato - prima di salire sul palco dice: "Roma non è
di nessuno, Roma ha l'energia e il potere di andare oltre chi la governa".
Perfettamente sintonizzato il conduttore televisivo Paolo Bonolis, che arriva
in piazza su uno scooterone a tre ruote: "La musica è sempre la stessa,
non ha padroni". Un milione di persone quest'anno a San Giovanni, per il
concertone dedicato ai morti sul lavoro. Scorrono sui maxischermi i nomi delle
vittime e le rispettive età: Mohamed 55 anni, Ignazio 52, Angelino 49, Eugenia
50, Andrea 19...E ai facchini della "Option One", che aspettano la
fine della musica per smontare le enormi impalcature d'acciaio, un po' vengono
i brividi: "Questo concerto è per il nostro bene", dice un ragazzo
col caschetto protettivo colorato, lavoratore a chiamata per 40-50 euro al
giorno. Un suo collega, però, non è d'accordo: "Non è vero, questo
concerto non servirà a niente e da domani vi scorderete di noi. E gli operai
continueranno a morire...". Forse ha davvero ragione lui. E così quando
Ascanio Celestini, a un soffio dalla mezzanotte, attacca una delle sue ballate
tristi e ripete, ripete ossessivamente Ricordate i morti ma ricordateli vivi,
ecco che dagli occhi di tanti ragazzi, venuti coi loro vessilli dalla Sardegna,
da Barletta, Lamezia Terme, Palermo, oppure dagli occhi di quelli che
sventolano con amore le bandiere del Pd, dell'Arci o i cartelli No Tav, ecco
che sgorgano lacrime vere. Grande sforzo per Ares 118 e Croce Rossa, con 20
ambulanze e 40 squadre sul campo: 34 persone portate in ospedale, 396 in tutto
i soccorsi. Numeri, numeri: quasi 90 tonnellate di rifiuti raccolti dall'Ama,
con 180 operatori e 50 mezzi speciali. L'unico problema di ordine pubblico, a
Termini, proprio in extremis, per alcune decine di giovani che vorrebbero
ripartire senza biglietto su un treno diretto a Reggio Calabria. Poliziotti con
caschi e scudi, però, li convincono a dare retta al capostazione. Così, parte
il treno e anche l'ultimo Celestini: Poveri partigiani in processione per le
televisioni, poveri partigiani con le medaglie sulle bandiere, vicino alle
mogli dei sottosegretari appena uscite dal parrucchiere... Fabrizio Caccia Una
ragazza al concerto.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-03 num: -
pag: 21 categoria: BREVI La masseria In senso orario dall'alto: la masseria di
Castel Volturno dove è avvenuto l'omicidio. Il granaio interno teatro
dell'esecuzione e il boss Francesco Bidognetti (nel tondo), soprannominato
Cicciotto 'e mezzanotte, in carcere al 41 bis.
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-05-03 num: -
pag: 11 categoria: BREVI Fini e signora Fini a Capri ieri sera con la moglie
Elisabetta Tulliani. ( Foto Flash). Sotto, Bossi scherza con la moglie Manuela Marrone dopo la
"Batelada" del primo maggio sul lago di Como. Sulla destra, Rosi
Mauro, destinata alla vicepresidenza del Senato ( Cavicchi).
( da "Corriere della Sera" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-05-03 num: - pag: 40 categoria:
REDAZIONALE Narrativa Susana Fortes riscrive il '400 e accusa Federico da
Montefeltro. Sulle orme di Eco e Dan Brown Congiure e veleni: ecco chi tramò
per uccidere i Medici di RANIERI POLESE D omenica 26 aprile 1478 i due fratelli
Lorenzo e Giuliano dei Medici dovevano morire. Il momento scelto dai congiurati
era l'elevazione, durante la messa solenne celebrata nel Duomo di Firenze.
Quell'attentato in cui solo il più giovane Giuliano restò ucciso (Lorenzo si
salvò barricandosi in sagrestia) è passato alla storia come la Congiura dei
Pazzi, dal nome della famiglia di banchieri che, contando su alte protezioni (il
papa Sisto IV), cercava di togliere ai Medici il dominio della città. Fra i
testimoni di quella domenica di sangue c'è un pittore della bottega del
Verrocchio: Pierpaolo Masoni, a cui Lorenzo ha commissionato una Madonna.
Masoni è un personaggio d'invenzione, l'ha creato la scrittrice spagnola Susana
Fortes ponendolo al centro del suo romanzo Quattrocento (in italiano
nell'originale: lo ha tradotto Nord ed esce in libreria l'8
maggio, negli stessi giorni la Fortes sarà in Italia, alla Fiera internazionale
del libro di Torino) che lega i fatti del 1478 all'oggi, seguendo le ricerche
di una giovane storica dell'arte spagnola, Ana Sotomayor, venuta a Firenze per
documentarsi su vita e opere proprio di quel pittore. Scoprendo in
quella Madonna voluta dal Magnifico i segni capaci di rivelare una verità
coperta da secoli. Giocato su questi due piani temporali, il romanzo riserva
alcuni colpi di scena: per l'oggi, raccontandoci come da allora l'ombra delle
trame vaticane non si sia mai dissolta (Marcinkus, Ior, P2, la morte di papa
Luciani); per il passato, rivelandoci il vero mandante della congiura. Che è il
Duca d'Urbino, Federico da Montefeltro, che si era sempre creduto essere un
fedele alleato di Lorenzo il Magnifico. Per questa scoperta la Fortes confessa
il suo debito con uno storico italiano che lavora in America, Marcello
Simonetta: è lui che ha trovato e decifrato una lettera inviata al Papa dal
Duca Federico. E sempre lui, ora, pubblica i risultati delle sue ricerche nel
volume Rizzoli intitolato L'enigma Montefeltro. Arte e intrighi dalla Congiura
dei Pazzi alla Cappella Sistina (pp. 308, e 19). Giornalista (collabora al
"Pais"), scrittrice (il suo primo libro era dedicato a Corto
Maltese), insegnante, Susana Fortes è alla sua prima prova con il romanzo
storico. Un genere in cui è proprio la Spagna di questi anni a dettare legge.
Con Dan Brown ancora in attesa di consegnare il nuovo thriller storico-
teologico, le classifiche internazionali sono occupate dagli autori venuti dopo
Arturo Perez Reverte, come Matilde Asensi ( L'ultimo Catone, Jacobus, La camera
d'ambra), Ildefonso Falcones ( La cattedrale del mare), Javier Sierra ( Le
porte dei Templari, La cena segreta): tutti tradotti negli Stati Uniti, come
anche la Fortes (il suo Quattrocento è uscito il primo aprile dall'editore
HarperCollins). Ma perché questo entusiasmo per il romanzo storico? "La
richiesta di romanzi storici è forte in tutte le parti del mondo. C'è un
interesse reale per il passato che la storiografia ufficiale non è in grado di
soddisfare. La storia che si studia a scuola non ti fa conoscere come la gente
viveva veramente, non parla di passioni, bisogni, ti fa apparire tutto lontano,
irreale. Da qui la necessità di scrivere romanzi basati su fatti storici certi
ma che in più presentino personaggi in carne e ossa, che amano odiano vivono
come tutti noi viviamo". E come giudica la produzione spagnola?
"Bisogna distinguere due filoni molto diversi. C'è il filone esoterico,
misteri, segreti, Templari e altre cose occulte, che continua la lunga
tradizione delle leggende nere e delle superstizioni. A me non interessa, però
capisco il suo successo: viviamo in un'epoca in cui c'è un forte bisogno di
credere, non importa in che cosa. Invece c'è l'altra tendenza, più rigorosa per
documentazione e racconto dei fatti: è quella che fa capo a Umberto Eco, che
con Il nome della rosa ha saputo mescolare perfettamente storia e invenzione.
Il romanzo che ho scritto segue la sua lezione". L'occasione per
Quattrocento gliela ha offerta un lungo soggiorno a Firenze per scrivere un
reportage per il supplemento "Viaggi" del "Pais". Cosa l'ha
affascinata di quella città? "I segni del suo passato, di quando Firenze
era un mondo e da lì partiva ogni idea di rinnovamento. C'era la più alta
concentrazione di geni per metro quadrato che la storia abbia mai registrato.
Basti pensare a quelli che si trovavano in Duomo il giorno della Congiura:
Poliziano, Botticelli, lo scienziato Toscanelli, il giovane Leonardo ". E
dell'Italia di oggi, che pensa? "Mi piacciono tante cose, i caffè, le
trattorie, come parla la gente, perfino le bestemmie che senti per strada.
L'italiano è un popolo vivo, creativo, anche se politicamente può diventare il
peggior nemico di se stesso. Come provano gli ultimi risultati elettorali che
noi, in Spagna, non ci siamo riusciti proprio a spiegare". Masolino,
"Resurrezione di Tabita", 1424-1427, Firenze (particolare) EDITORE
NORD PP. 392, e 18,60 SENECA.
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Di RITA DI
GIOVACCHINO ROMA- Una vendetta trasversale ha colpito una delle famiglie più
potenti del clan dei casalesi. Anche se già falcidiata dagli arresti, dai morti
ammazzati, dai pentiti. A segnare il destino di Umberto Bidognetti non è stata
solo la decisione del figlio Domenico di collaborare con la giustizia, ma il
modo clamoroso con cui l'ha fatto, il rilievo mediatico che di recente ha
assunto il suo pentimento. Il camorrista, cugino di Francesco Bigognetti (detto
"Cicciotto 'e mezzanotte") e fratello di Giuseppe, ucciso nel '97, due boss di spicco nella galassia criminale della zona, non si è
limitato a far arrestare decine di persone, già condannate in primo grado. Dal
suo rifugio segreto ha osato sfidare i clan casertani con una lettera letta
durante la commemorazione di don Peppino Diana, il parroco ucciso 14 anni fa a
Casal di Principe. "La camorra è un male assoluto e i camorristi
sono solo semplici buffoni - scriveva il pentito - l'unica possibilità di
salvare il nostro futuro e quello dei nostri figli è denunciarli". Analogo
appello lo ha rivolto anche Anna Carrino, ex convivente di "Cicciotto 'e
mezzanotte", durante la trasmissione dedicata da Anno Zero allo scrittore
Roberto Saviano. Pochi giorni fa. Anna non era un personaggio di secondo piano
nella geografia del clan. Come molte donne di camorra non si limitava a
percepire lo stipendio e a riferire le direttive dal carcere, era lei ad aver
preso in mano l'organizzazione in assenza del compagno. E lo ha fatto fino al
giorno in cui, prelevata da un'auto, ha abbandonato tutto e tutti, figli
compresi. Quasi certamente, afferma il procuratore di Napoli Franco Roberti, la
vendetta ha un significato di ricompattamento dell'organizzazione. "E cioè
- dice Roberti - sta a dire a latitanti e detenuti: noi siamo qui e
controlliamo ancora noi il clan dei Casalesi". Di sicuro chi ha sparato
quei 12 colpi vuole dissuadere chiunque dal seguire l'esempio di Domenico e
Anna. Un esempio pericoloso.
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Di ROBERTO GIANFREDA
CASERTA - Tredici colpi per il padre di un pentito eccellente. Scatta a
Castelvolturno, nel cuore del litorale domizio, ai confini con l'Agro aversano,
l'agguato a Umberto Bidognetti, 69 anni. E' incensurato, ma padre di uno dei
capi carismatici della camorra del Casertano: Domenico Bidognetti. Legato a doppio filo con uno dei boss storici della nuova camorra
imprenditrice: Francesco Schiavone, il temibile "Sandokan". Disposto
però a rinnegare il suo passato, Domenico Bidognetti. Ad abiurare ai codici
della criminalità organizzata. A collaborare con la giustizia. E a dire:
"La camorra è un male assoluto. E i camorristi sono semplici
buffoni". Non ha dubbi il coordinatore della Procura distrettuale
antimafia di Napoli, Franco Roberti: "E' un segnale di ricompattamento
dell'organizzazione destinato sia ai detenuti, sia ai latitanti per dire: siamo
qui e controlliamo ancora noi il clan dei Casalesi". E a seguire Domenico
sulla strada del pentitismo, si era inserita anche Anna Carrino, compagna di
Francesco Bidognetti detto "Cicciotto 'e mezzanotte", capo
riconosciuto del clan, in carcere dal '93 con l'ergastolo da scontare.
Evidente, la matrice della vendetta trasversale. Umberto Bidognetti paga con la
vita per le colpe di figlio e nuora. A meno di una settimana dal processo in
Corte d'Assise contro capi e gregari della camorra casertana che vede come
principale testimone proprio Domenico Bidognetti. All'alba tre sicari entrano
in azione nell'azienda bufalina Sementini che Umberto Bidognetti gestisce nelle
campagne di Castelvolturno. Impugnano pistole calibro 9. Sparano contro l'uomo
che ha appena indossato i panni da lavoro. L'ultimo colpo alla testa, quindi si
dileguano. Umberto Bidognetti non aveva accettato la scelta del figlio Domenico
di collaborare con la giustizia ma non per questo è sfuggito alla vendetta.
Aveva comunque deciso di rifiutare il programma di protezione previsto per i
familiari dei collaboratori di giustizia. La stessa decisione presa anche da
Assunta D'Agostino, la ex compagna di Domenico. Ex, perché lo aveva lasciato a
novembre dello scorso anno, quando l'uomo aveva deciso di pentirsi. I
Bidognetti controllano la cupola affaristico-mafiosa del Casertano, con
interessi che spaziano dal calcestruzzo al racket sull'edilizia fino al mercato
di armi e droga. Un impero messo in pericolo dal pentimento di uno dei boss ma
da difendere anche a costo di spietate vendette familiari. Arrestato infine a Nizza
Luciano Izzo, latitante del clan dei casalesi: nel 1988 uccise un farmacista.
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
ANTONIO DE FLORIO
dal nostro inviato REGGIO CALABRIA - "La città è ferma, rassegnata,
assuefatta al potere criminale. Non ha alternative, speranze". Il
professor Tonino Perna, 60 anni, reggino doc, sociologo ed economista, vive in
mezzo allo Stretto. Insegna all'Università di Messina e risiede nella sua
città. Ogni giorno traghetta tra le due sponde la sua esperienza di studi che è
passata anche per i Balcani. Professore, alla procura di Reggio volano i corvi
e un magistrato viene spiato da una "cimice", messa chissà da chi. È
l'ultimo stadio? "È un indicatore. E non il solo. In una procura dove c'è
sempre stata una lotta interna, come è avvenuto in altre città. Negli ultimi
due anni i veleni sono aumentati e si spiegano anche con la pervasività di
questa criminalità organizzata, ormai trasformata in borghesia criminale, nuova
forma di potere del territorio. Un processo iniziato dalla fine degli anni
Settanta, con pezzi di professioni, di imprenditori e persino di magistrati
collusi con la criminalità". Martedì a Reggio ci sarà un sit-in di
solidarietà con il Pm Nicola Gratteri dopo la scoperta della microspia. E' il
primo segno di partecipazione della città mentre a Palermo c'è sempre stata
solidarietà verso i magistrati in prima linea... "La Calabria è
enormemente più piccola, il controllo territoriale delle cosche è più capillare
rispetto alla Sicilia, che ha una città come Palermo con 800.000 abitanti e un
ceto medio produttivo che in parte è riuscito a liberarsi dal ricatto della
mafia. Da noi questo ceto non esiste, le attività produttive o sono in mano
alla 'ndrangheta o ne sono succubi. Il professionista che vuole lavorare si
rivolge alla politica o alla 'ndrangheta, o a tutte e due assieme, con qualche
lodevole eccezione. I confini a volte si perdono. A Reggio Calabria abbiamo
1.400 avvocati, 2.000 architetti. Che devono fare? Per lavorare hanno soltanto
quei due canali. Consideri anche che nella nostra regione su 100 persone che
lavorano 37 sono dipendenti pubblici. In Lombardia e Veneto non si supera il
10%". Lei ha lavorato anche nei Balcani, ma qui succede di peggio. Dice il
questore che il deposito d'armi sequestrato nel Crotonese è sufficiente a
sostenere una guerra. "Nei Balcani si è formata una classe emergente di
imprenditori mafiosi o di mafiosi che fanno impresa. Uno studioso romeno ha
redatto un rapporto pubblicato in Francia in cui si analizza l'alleanza tra
mafia albanese e 'ndrangheta nel traffico internazionale di armi da guerra. A
Tirana due settimane fa c'è stata una strage in un deposito di munizioni: il
governo albanese aveva affidato a una società privata la rottamazione delle
armi belliche, che invece probabilmente finivano in Italia". Il leader della Lega Bossi vuole realizzare il federalismo fiscale: che accadrebbe in
Calabria? "Se passasse la proposta, l'80% delle tasse raccolte in Calabria
resterebbero nella regione mentre il 20% andrebbe allo Stato. Tradotto in
soldoni, la perdita annua per noi sarebbe di 5-6 miliardi di euro, l'intero bilancio
regionale. Ma il federalismo potrebbe anche avere un aspetto positivo:
far saltare il circuito perverso creato da una classe politica che gestisce
male i soldi pubblici".
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il nostro posto?
Nelle piazze e tra la gente Cara "Liberazione", L'Italia è tornata
fascista! E adesso sì che ci vorrà di nuovo un partito comunista che presenzi e
vigili su tutto il territorio. A questo governo reazionario ci si potrà opporre
soltanto ricostruendo un partito di massa che faccia fronte unico contro l'avanzare della nuova destra contro l'arroganza di Bossi che cerca di intimorire con i suoi
"fucili sempre caldi" chi avesse intenzione di mettersi contro le sue
sciagurate idee che parlano di federalismo ma che nascondono una bieca
recessione nei confronti del sud. Possiamo farcela, è morta solo la sinistra
parlamentare ma non quella della società civile, quella sinistra, per
intenderci, che non molla, che ha voglia di lottare,che non crede nella
modernizzazione del paese a scapito delle classi più deboli e dei poveri.
Occorre però riprendersi al più presto, riorganizzarsi e ripartire.Occorre
ricominciare aggredendo di nuovo le tematiche che nel passato ci avevano
condotto al 10%, occorre tornare nelle piazze in mezzo alla gente parlando con
essa a quattr'occhi e non da dietro una fredda telecamera. Ovviamente tenendo
conto delle nuove esigenze e delle nuove istanze di una società ormai smarrita,
ma riprendendo i vecchi simboli del lavoro, della solidarietà dell'uguaglianza
che sono propri del comunismo: falce e martello. Pasquale Placanica (Cz)
Comunque, non ripartiamo da zero! Caro Sansonetti, rischiamo di sottovalutare
il lutto simbolico (l'azzeramento della sinistra parlamentare), rimuovendo la
nostra incapacità di narrazione, di proporre scenari futuri efficaci fin dal
presente. Invece, rischiamo di sopravvalutare l'esame elettorale fallito,
traendone affrettate conclusioni sociologiche (e politiche) che richiederebbero
altre categorie analitiche... Comunque, non ripartiamo da zero. Possiamo riprenderci,
ricercando ciò che consente la continuazione del dialogo e delle relazioni al
3% che ci ha votato, al 16% degli italiani che gradiva le nostre idee, a quel
mondo più vasto che rivendica giustizia e libertà. Giuseppe Dimola Vuittone
(Mi) Le bugie hanno le gambe corte Caro direttore, il risultato elettorale del
comune di Roma non è altro che la risposta del popolo alle fandonie raccontate
da Veltroni in campagna elettorale... Hanno offeso l'intelligenza degli
italiani facendo credere loro che potevano vincere le elezioni. Risultato
finale :circa 10 punti di differenza, ma intanto il popolo è rimasto ingannato
e per ripicca al secondo turno di Roma, capito l'antifona, ha compiuto la
propria vendetta, a scapito di Rutelli. Ben vengano anche nel Pd accese
discussioni, hanno fatto credere di essere vicini alla meta, imbarcato nelle
liste di tutto e di più e come disse un famoso proverbio: chi è causa del suo
mal pianga se stesso. Emilio Testa via e-mail 1° maggio, non ci hanno fatto
arrivare a Roma! Caro direttore, il 1° maggio è avvenuto un fatto veramente
vergognoso, teso a boicottare l'affluenza al concerto del primo maggio a Roma.
Alla stazione di Napoli Piazza Garibaldi, oltre alla mancanza del consueto
treno occupato, che da anni garantisce la partecipazione gratuita ad una
manifestazione nazionale di altissimo valore sociale e politico come quella del
primo maggio, sono stati bloccati i treni regionali ed intercity provenienti da
sud e diretti a Roma. L'unico treno ad essere partito in orario utile per
garantire di arrivare in orario al concerto, il regionale delle ore 14 e 30, è
stato bloccato alla stazione di Aversa per circa sei ore, col pretesto che una
trentina di persone sulle oltre 1500 presenti sul treno non avevano il
biglietto. In realtà... Io e la maggior parte degli altri passeggeri abbiamo
preferito munirci del biglietto per l'intera tratta, cosa che, visti i fatti,
non è servita ad altro che a consentirci di denunciare Trenitalia per il
disservizio. Ad Aversa ci hanno fatto scendere e salire dal treno per sei ore,
promettendoci che saremmo ripartiti ogni volta che protestavamo; e quando dopo
l'ennesima volta gli abbiamo risposto che volevamo il nome del responsabile del
disservizio e che su quel treno non ci saremmo risaliti inutilmente ancora una
volta, hanno mandato la polizia in assetto anti-sommossa. Tengo a sottolineare
che non vi è stato alcun atto di violenza da parte nostra, e che oltre al
migliaio e passa di ragazzi come me che volevano andare al concerto, c'erano
anche persone, tra cui anziani e bambini, che il treno lo dovevano prendere per
altri motivi. Per tutto il tempo che siamo rimasti in stazione non è passato
neanche un altro treno, nemmeno per tornare a Napoli. Alla fine verso le 20.30
hanno mandato dei pullman che ci hanno riportato a Napoli, di andare a Roma
neanche a parlarne, e, come se non bastasse volevano far salire solo chi aveva
il biglietto per Roma, cosa che ha scatenato, ovviamente, una protesta (non
violenta) unanime, alla quale la polizia ha ben pensato di reagire con una
carica, alla fine per fortuna solo sfiorata. E' possibile essere deportati in
uno stato democratico? O forse non viviamo più in uno stato democratico? Ai
posteri l'ardua sentenza! Elisabetta Bevilacqua via e-mail Ma Di Pietro non
dice nulla su Schifani? Cara "Liberazione", sono impressionato dal
silenzio tombale e dalla non chalance con cui la (presunta) opposizione
"democratica" ha accolto l'elezione di Schifani a seconda carica
dello Stato. L'assenza sull'argomento dell'informazione ce l'aspettavamo (mica
è falso ciò che dice Grillo...), ma dove sono finiti quelli che volevano un
Parlamento pulito? Dov'è Di Pietro e tutta l'IdV? Enzo Lanciano via e-mail Caro
Alemanno, noi atei chiediamo parità di ascolto Cara "Liberazione",
vorrei che pubblicassi questa lettera aperta che gli atei scrivono ad Alemanno,
sindaco di Roma: "Caro sindaco Alemanno, leggiamo con interesse la tua
volontà di essere Sindaco di tutti i romani, ed apprezziamo il tuo interesse
per i valori espressi dalle comunità cattoliche ed ebree. Vogliamo ricordarti
però che a Roma non esistono solo quelle comunità, ma anche moltissimi
cristiani di altri e variegati orientamenti, islamici, induisti, buddisti e
credenti nelle più disparate religioni. E ci sono anche gli atei che sono il 6
per cento della popolazione, secondo una seria indagine statistica
dell'Istituto Piepoli. Noi atei con il presunto laico Veltroni, anche lui
sedicente Sindaco di tutti i romani, non siamo riusciti ad ottenere nemmeno un
colloquio. Siamo curiosi di vedere se il cattolico Alemanno ritiene di
riconoscere parità di diritti nell'ascolto, oltre che a cattolici ed ebrei,
anche alle comunità dei credenti in altro e dei non credenti in alcuna entità
soprannaturale". Giulio C. Vallocchia direttore di www.nogod.it La
Resistenza? Non proprio una "guerra civile"... Caro presidente della
Repubblica, ho inteso le sue ottime parole che ha detto il 25 aprile a Genova e
le ho apprezzate molto, ma su una cosa sono rimasto perplesso: quando ha detto
che è stata una "guerra civile". Qui non ci siamo, signor presidente,
perché la nostra guerra che facemmo sulle montagne, nelle città e nelle
periferie di tutta Italia, fu contro l'invasore nazista, le Ss e i torturatori
fascisti, spie e servi dei tedeschi. Questa è la realtà. Non fu "guerra
civile" perché tutta la popolazione aiutò i partigiani, le partigiane, le
staffette partigiane, i renitenti alla leva, militari sbandati, gente fuggita
dai campi di concentramento nazisti, eccetera eccetera. La popolazione aiutò
molti ebrei nascondendoli ai tedeschi e ai fascisti. E al momento giusto
insorsero insieme ai combattenti della Resistenza. Questa è la realtà. Nando
partigiano combattente dei Gap periferici dell'VIII zona di Roma Un grande
sfacelo per il pianeta: i bambini-soldato Caro direttore, il mondo a fuoco e
fiamme. In circa cinque Paesi si spara e si uccide. In 41 Paesi è in vigore la
pratica di far combattere i bambini. Sono 300 mila i bambini soldato che
vengono gettati nell'orribile pantano della guerra. L'80 per cento dei bambini
sfruttati nei conflitti non hanno ancora quindici anni. Tra le fila delle
fazioni che si sparano ci sono anche molte bambine. Lo sfacelo del pianeta è
anche questo. Fabio Sicari Bergamo La mafia oggi gestisce grandi risorse Cara
"Liberazione", la mafia ringrazia e si accinge a
"capitalizzare" la sua campagna elettorale che in Sicilia ha portato
ad una maggioranza "bulgara" per il centrodestra. La mafia oggi non
spara, non uccide se non in casi eccezionali; la sua forza dirompemte è nella
gestione "legale" di grandi risorse collettive, pubbliche, per i suoi
affari. Il Ponte sullo Stretto di Messina è tra le priorità del governo
Berlusconi e il sostegno del nuovo governatore della Sicilia è enorme. Lombardo
si accinge a tirare le fila delle sue promesse, in primis con il Ponte...anche
se tanti studiosi ed esperti lo sconsigliano data la "natura"
particolare di quell'area, soggetta tra l'altro a continui movimenti sismici.
Lo sconsigliano anche per un impatto ambientale che viene definito "nefasto",
tanto che anche i suoi sostenitori adesso ipotizzano altre soluzioni... ma il
Cavaliere e Lombardo non vogliono sentire ragioni; essi vogliono il Ponte in
tempi stretti e già dicono che sta entrando nella fase degli appalti. Povera
Italia: la distruzione del suo tessuto ambientale, delle sue bellezze, già
molto compromesse, entra in una ulteriore fase drammatica, con il sogno
terrificante del Cavaliere di Arcore. Francesco Lusciano Chioggia (Ve)
03/05/2008.
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Patrizia Bortolini
Molti ben più autorevoli hanno fatto analisi sulla catastrofe elettorale, ma
vorrei ascoltare la richiesta di una compagna che a questo giornale scrive:
facciamo parlare i cittadini. Chiediamo perché non hanno votato a sinistra.
Bene chiediamolo. Apriamo con questa pagina l'ascolto a tutti coloro che
vorranno scriverci e dirci cosa pensano. Nel frattempo alcuni punti di
riflessione, evitando di cercare capri espiatori e scorciatoie. La
"colpa" in eventi del genere non può essere di uno e nemmeno di
alcuni. Vi sono scelte politiche, certo, ma anche condizioni nelle quali ci si
muove. L'idea che se farai tutte le cose giuste il mondo girerà nel senso che
vuoi, è un'idea quanto meno infantile. Quindi, quali sono in poche parole le
condizioni economiche, sociali, politiche nelle quali ci stiamo muovendo.
Innanzi tutto crisi economica. Da anni, non una crisetta. Sta per finire il
petrolio, i prezzi degli alimentari saliti alle stelle, le crisi finanziarie si
susseguono di anno in anno e ogni volta ci dicono che la crisi "è
contenuta". Altre potenze si sono affacciate sull'economia mondo e si
contendono risorse sempre più limitate. In Europa il percorso unitario è
bloccato e l'euro ha creato disastri nelle tasche della maggior parte dei
cittadini. Le economie effimere sono sempre più in difficoltà. Fino a qui nulla
di nuovo, tutte analisi già fatte dal gruppo di Lisbona un decennio fa. Sul
piano sociale, politico e culturale queste condizioni si intrecciano ed
alimentano rivendicazioni e timori, il bisogno di sicurezze, dopo la caduta
della speranza nelle progressive sorti dell'umanità, portano al recupero del
razzismo ed all'autoritarismo dal profondo delle pance. Il rancore domina verso
gli altri, i lavoratori privati verso il pubblico impiego, il
nord verso il sud e
viceversa, la maggior parte verso i migranti, tutti verso i politici, che
qualche responsabilità pur l'avranno. La maggior parte della gente non
distingue più tra destra e sinistra, da vent'anni si dice loro che sono uguali,
la casta non ha distinguo, se poi sei al Governo sei il principale
responsabile. Così i fuori casta appaiono quelli che si sono fatti da
sé, i berlusca padani. Pazienza che da quasi vent'anni fanno politica di
professione. O meglio fanno i loro interessi facendo politica. Ma sembrano meno
casta della sinistra. Già su questo dovremmo interrogarci. Se a questo
aggiungiamo la caduta del muro e dei regimi dell'est, che a noi fa senso
chiamare comunisti perché lontanissimi dalla nostra idea, ma erano sedicenti
tali, queste poche note sintetiche e parziali possono già dare l'idea
dell'ambito storico nel quale ci muoviamo. Tutte analisi fatte dalla sinistra e
che non esentano nessuno da responsabilità, ma dovrebbero far pensare chi, con
qualche delirio di onnipotenza, crede che se si fossero fatte determinate cose
ora ci sarebbe la Sinistra Arcobaleno al Governo. Il senso del limite è
un'altra delle questioni sulle quali interrogarci. In crisi è la politica,
abbiamo detto inoltre, si è scollato il rapporto tra società e politica. Eppure
la manifestazione di ottobre è stata significativa. Il problema è che eravamo
tutti lì. Abbiamo parlato di diritti, di multiculturalità, di fecondazione
assistita, ma gli elettori hanno visto altro. Hanno visto e sentito che si
parlava di cose che non riguardavano la loro vita. Allora gli elettori e le
elettrici, che erano già altrove, hanno fatto altro: i più coscienziosi, ormai
ostaggi del senso di responsabilità e della sindrome unitaria, (non si poteva
far cadere il Governo e non si poteva non stare con il centrosinistra
altrimenti vinceva Berlusconi) hanno votato Pd. Invece gli elettori d'opinione,
che ci avevano votati per protesta, hanno proprio fatto vincere Berlusconi
votando Lega, pensando che questa farà i loro
interessi agendo contro gli immigrati per una presunta sicurezza. Ma questo è
un altro discorso. Mail a: prccultura@libero.it 03/05/2008.
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il nuovo governo e
la mia pensione Cara "Liberazione", sono in pensione da 5 anni e
riscuoto 1047 euro al mese. Sono preoccupato che questa mia modesta pensione
venga diminuita con l'avvento di Berlusconi al potere. Colleghi che lo hanno votato
mi assicurano che la mia pensione aumenterà perché Berlusconi diminuirà le
tasse. La pensione è l'unico sostentamento che ho. I figli hanno le loro
famiglie, mia moglie non ha mai lavorato. Sono sempre più sfiduciato, invece di
migliorare si peggiora. Scusate lo sfogo. Enzo Melandri Alla domanda di quali
misure sulle pensioni ed in che tempi le varerà il nuovo governo non sono in
grado di dare una risposta minimamente credibile. Posso fare qualche
previsione. Ritengo che chi è in pensione non corre nessun rischio per due
ragioni, la prima è che la maggioranza dei pensionati ha assegni al limite
della sopravvivenza; la seconda è che eventuali tagli susciterebbero un moto di
ribellione. Penso invece che il nuovo governo varerà una qualche misura a favore
di qualche fascia di pensionati, ma non manterrà la promessa di portare le
pensioni minime a 1.000 euro al mese in quanto l'onere supererebbe i 50
miliardi l'anno. Invece rimetterà mano alla legge sulle pensioni con alcuni
precisi obbiettivi: aumentare l'età per il diritto alla pensione incominciando
dalle donne che attualmente maturano il diritto cinque anni prima degli uomini.
Abbassare i coefficienti di rendimento per il calcolo della pensione con
conseguente impoverimento dell'assegno pensionistico, contemporaneamente
aumenterà gli incentivi e le agevolazioni per "obbligare" ad aderire
ai fondi pensione. Ridimensionare l'entità della contribuzione a favore delle
imprese per diminuire il costo del lavoro. Limitare le misure che, anche se in modo
insufficiente, tutelano il lavoro usurante, quello precario e le norme per
combattere l'evasione contributiva. Cercheranno di giustificare un ulteriore
ridimensionamento del sistema pensionistico pubblico in quanto il suo
"costo" frenerebbe lo sviluppo economico. Mentono sapendo di mentire,
un solo dato: da due anni il bilancio dell'Inps è in attivo rispettivamente di
2,5 e 2,8 miliardi, mentre nei primi tre mesi di quest'anno l'attivo supera già
il miliardo. Il motivo vero dell'attacco portato avanti da 15 anni, da tutti i
governi, al sistema pensionistico (considerato anche da Veltroni un residuato
dell'Ottocento) è la sua natura pubblica, solidale, universale che contrasta
con le privatizzazioni ed i mercati finanziari, con la frantumazione del
mercato del lavoro, con l'individualismo: ognuno per sé. Le pensioni, di questo
sono certo, torneranno in tempi brevi al centro dello scontro politico e
sociale. In pensione nel 2009, anzi no... Cara "Liberazione", in base
a quanto previsto dalla nuova legge sulle pensioni maturo il diritto alla
pensione di anzianità a marzo del 2009. Avrei potuto pensionarmi già nel 2007
se fosse stato eliminato lo scalone. Secondo quanto sostengono alcuni miei
amici mi dovrei scordare la pensione in quanto il nuovo Governo applicherà la vecchia
legge. Quanto c'è di vero? Cordialmente L.C. Napoli Effettivamente Berlusconi
aveva annunciato il ripristino della norma sulle pensioni di anzianità
contenuta nella legge varata nel 2004 dal governo di centro-destra. Ma l'ex ministro del Lavoro, l'On. Maroni, firmatario della legge ha smentito l'intenzione di rimettere
mano a quanto prevede la nuova legge sulle pensioni di anzianità, legge che
Rifondazione Comunista ha giudicato pessima. Comunque non ci sono certezze!
03/05/2008.
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Di MARIO AJELLO ROMA
Le rivoluzioni non vanno più di moda, per fortuna. Ma i cambiamenti di scenario
e di immaginario, sì. E così, la "nuova stagione" del centro-destra
dominante si compone di una moltitudine di valori e di simboli del tutto
diversi e opposti rispetto alle icone del "politicamente corretto" in
vigore finora. AUTOBLU' - Troppo odorose di "casta", meglio le
autobianche, cioè i taxi. Sono questi la nuova icona del cambiamento. Non a
caso, il suono festoso dei loro clacson ha dato la notizia della conquista del
Campidoglio. BARBARI - Macchè: Barbareschi! Inteso come possibile
sottosegretario ai Beni Culturali e oggetto di culto di nani e ballerine in via
di riciclo. "Luca, il tuo documento sul cinema è interessantissimo!"
(Citto Maselli). "Luca, mia nipote s'è presentata ad Ostia col Pdl!"
(Michele Placido). CARNERA - Il grande pugile. Nuovo mito,
anche cinematografico, omaggiato da Bossi e Berlusconi. DAZI - Tornano in auge, sull'onda del tremontismo.
EUROPA - Risorsa, ma anche intralcio. Stella semi-cadente. FIORELLO - Resiste.
La sua "spalla", Baldini, lo descrive così: "Fiore è un abile
equilibrista bipartisan". JAZZ - In grande ascesa. Non solo perchè
uno dei massimi impresari è un uomo di destra (Giampiero Rubei) ma soprattutto
perchè nel jazz c'è il linguaggio adrenalinico, la vitalità
dell'improvvisazione, la forza dell'elementare. Cioè valori cari alla
neo-destra. HOBBES - Va di moda citare questo filosofo, a proposito delle
ronde: "Per Hobbes, il cittadino delega lo Stato a difenderlo. Ma se
questo non avviene, il cittadino si riprende il diritto a difendersi da
solo". LIBERISMO - Ormai è di sinistra, come suggerisce il titolo
dell'ultimo libro di Francesco Giavazzi? MANGANELLO - Utensile con cui -
sull'esempio di alcune città governate dal centro-sinistra - equipaggiare i
vigili in lotta contro la micro-criminalità. "Manganello, manganello, che
rischiari ogni cervello...". MASTROIANNI - Ignazio La Russa: "Avrei
voluto essere Marcello Mastroianni. Ironico, bello, latino!". MEGAFONO -
Quando Alemmano lo ha ritirato fuori, nessuno si ricordava più della sua
esistenza. Ma adesso è diventato il pezzo forte del politicamente vintage.
NUCLEARE - Sì, grazie. OPERAI - Nuovo mito. Ora che Cipputi vota a destra.
OSTIA - Sostituisce Capalbio. PAURA - E' il grande nemico da abbattere. In una
lotta non facile, a difesa dei cittadini, perchè "la paura - dice Don
Chisciotte - ha mille occhi e vede anche le cose che stanno sotto terra".
PERIFERIE - Nuovo laboratorio sociale e politico, non dotato di loft. Vedi la
voce qui sotto. PPP - Cioè Pier Paolo Pasolini. La destra lo ha sempre
apprezzato, nonostante quella sua foto con il giovane Walter, e ora lo ama
ancora di più: perchè per primo capì che la sinistra avrebbe perso proprio
nelle borgate. PICCOLO - I piccoli come nuovi grandi eroi. Piccole partite Iva,
piccoli artigiani, piccoli commercianti... PICCONE - La piccozza dell'alpinista
Alemanno, ma soprattutto il "piccone risanatore" che s'abbatte
sull'Ara Pacis di Meier. SLOW FOOD - Resta in auge. E il suo guru, Carlin
Petrini, di sinistra doc, anzi dop, non è affatto disgustato dalla neo-destra.
SPRAY - Al peperoncino. Ingrediente più fast che slow, con cui dotare i vigili
e con cui accecare i delinquenti. TACCO - Torna, finalmente, a scapito delle
"ballerine" delle Melandri e delle Madie. 12 centimetri il tacco
della Brambilla. 15 il tacco di Elvira Savino, neo-deputata Pdl, svettante
nella giornata inaugurale del Parlamento. VELOCITA' - Quella del futurismo. E
quella di Luca Zaia, probabile ministro leghista, pizzicato in autostrada a 193
chilometri all'ora. ZORO - Chi? Il cliccatissimo blogger e video-maker che,
nella nuova stagione della neo-destra, da sinistra non fa che criticare
spiritosamente lo snobismo da Loft della sua parte politica. Che ha perso.
( da "Messaggero, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Ato da Arcore,
rischia ora di complicarsi ulteriormente per le ripercussioni internazionali
dovute alla nomina di Roberto Calderoli a ministro. E' infatti di ieri pomeriggio l'affondo del figlio
del leader libico Gheddafi, Saif El Islam, all'eventualità che Calderoli "vero assassino dei
cittadini libici morti" a Bengasi il 17 febbraio, torni al governo.
L'agenzia ufficiale libica Jana si riferisce al febbraio 2006, quando una
manifestazione di protesta divampò contro il Consolato italiano nella città
libica in seguito alla maglietta con la vignetta anti-islamica mostrata
dall'allora ministro delle Riforme durante un'intervista televisiva. Il figlio
di Muammar Gheddafi, Saif El Islam, sostiene che se Calderoli
"fosse riconfermato ministro" nel prossimo governo Berlusconi, ciò
avrebbe "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia e la
Libia". Negli incidenti scoppiati dinanzi alla sede diplomatica italiana e
a seguito della repressione della polizia restarono uccise 14 persone. Le
dimissioni di Calderoli e l'intervento in aula di
Gianfranco Fini, allora ministro degli Esteri, chiusero la faccenda che però
ora i libici ripropongono. Secca la risposta dell'interessato: "La scelta
dei ministri - ricorda Calderoli - spetta a Berlusconi
che ha avuto mandato dal popolo che è sovrano, partendo proprio dalle
indicazioni che quel popolo gli ha fornito". In difesa di Calderoli non scende però in pista solo il leghista
Borghezio ("occorre fare muro contro le minacce islamiche"), ma anche
autorevoli esponenti dell'opposizione. Per Enrico Gasbarra (Pd), "non può
essere accettata alcun tipo di ingerenza da parte di Paesi stranieri sulla
politica italiana, tantomeno sui governi e la loro formazione". Secondo
Luca Volontè (Udc) "l'Italia non è sotto tutela della Libia". Il
timore che la protesta libica possa contagiare altri paesi musulmani, spinge
per ora il centrodestra alla massima cautela. La stessa che qualche settimana
fa convinse Berlusconi a non assegnare a Calderoli il
ruolo da vicepremier. Notizie più confortanti arrivano invece sul fronte
interno con il sì ufficiale di Luca Cordero di Montezemolo al ruolo di
ambasciatore del made in Italy nel mondo. Il compito è stato offerto al
presidente della Ferrari nei giorni scorsi dal premier in pectore Silvio
Berlusconi. Ieri l'interessato ha spiegato di accettarlo con piacere perchè
"continuare a testimoniare nel mondo le tante eccellenze e le tante cose
positive dell'Italia" è un impegno "coerente con le attività che ho
sempre svolto e che continuerò a svolgere". Ha però anche spiegato che
"non è in discussione nessun incarico" e di aver solo confermato
"con senso civico" "il mio impegno a rappresentare nel mondo le
tante eccellenze e le cose positive dell'Italia attraverso il mio lavoro di
imprenditore e di manager". R.P.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 105 del
2008-05-03 pagina 0 Ministri, Pera o Vito per la Giustizia di Gian Maria De
Francesco L'ex presidente del Senato è gradito ai magistrati. Per il portavoce
di An si profila un incarico di governo. Resta aperto il nodo Welfare.
Montezemolo verso il ruolo di ambasciatore del made in Italy Roma - "Penso
che continuare a testimoniare nel mondo le tante eccellenze e le tante cose
positive dell'Italia sia un impegno coerente con le attività che ho sempre
svolto e che continuerò a svolgere". Il presidente di Fiat e Ferrari e,
per pochi giorni ancora di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha
confermato la disponibilità ad accettare l'incarico di ambasciatore del
"made in Italy". Ma non riempirà una nuova casella del governo
Berlusconi, ha tenuto a precisare. "Non è in discussione un incarico di
alcun tipo, di cui peraltro non si è mai parlato. Con senso civico ho solo
confermato il mio impegno a rappresentare nel mondo le tante eccellenze e le
cose positive dell'Italia attraverso il mio lavoro di imprenditore e di
manager". "Ho sempre detto che chi ha ricevuto molto, e io sono tra
questi, è giusto che con senso civico si impegni a dare un contributo al
proprio Paese nell'interesse generale", ha aggiunto motivando così il
proprio impegno a occuparsi dell'immagine internazionale del sistema-Italia. La
conferma è stata salutata con entusiasmo dal vicecoordinatore di Forza Italia e
prossimo capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto. "Luca di
Montezemolo può dare un contributo positivo", ha detto aggiungendo che si
tratta di "un segno della linea aperta e modernizzatrice" di Silvio
Berlusconi. Il premier in pectore, anche ieri ad Arcore, ha continuato a
lavorare "a 360 gradi" alla squadra di governo. I principali nodi da
sciogliere restano sempre due: la Giustizia e il Welfare. Per la casella del
Guardasigilli pare esserci un testa a testa tra Marcello Pera ed Elio Vito,
forse in leggero vantaggio. L'ex presidente del Senato è molto gradito
all'Associazione nazionale magistrati, criticata per ciò che viene ritenuta
un'ingerenza sia dall'Unione delle camere penali che dall'Organismo unico
dell'avvocatura. Il Cavaliere, oltre a voler evitare qualsiasi polemica,
intende affidarsi a uomini di sua completa fiducia e decidere in totale
autonomia. Un esempio su tutti è lo scarso peso assegnato al diktat libico sul
nome di Roberto Calderoli ("una sua eventuale
nomina a ministro avrebbe ripercussioni catastrofiche", dice il figlio di
Gheddafi). Da questo intendimento nasce la possibile investitura di Elio Vito,
mentre in ambienti parlamentari si è fatto anche il nome di Angelino Alfano, al
momento una soluzione che sembra però improbabile. Alfano, dunque, resta ancora
il più accreditato per la Funzione pubblica, mentre Raffaele Fitto al momento è
confermato agli Affari regionali. Stesso discorso per il Welfare. Il senatore
Maurizio Sacconi, già responsabile Lavoro di Forza Italia, è il candidato in
pole position avendo ricevuto non solo il gradimento del futuro presidente del
Consiglio, ma anche quello dei sindacati e della nuova Confindustria
"targata" Emma Marcegaglia. La concorrenza si è ristretta dopo che il
segretario della Lega, Umberto Bossi, ha dichiarato che "Rosi Mauro deve andare alla
vicepresidenza del Senato". Un posto che per la neo-eletta a Palazzo
Madama sembra essere ormai blindato. Resta, però, in piedi la questione con An.
Ieri il neosindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha ricordato che prima della
vittoria "era dato per scontato che facessi il ministro del Welfare".
Ora il partito di Gianfranco Fini vorrebbe ottenere un'adeguata rappresentanza
e, oltre ad Ignazio La Russa alla Difesa e Altero Matteoli alle Infrastrutture,
avrebbe chiesto il Welfare per Giorgia Meloni o Andrea Ronchi (decisamente in
vantaggio sulla collega di partito). Il Cavaliere, tuttavia, ritiene possibile
una conciliazione con l'altra costola del Popolo della libertà. Magari facendo
ricorso a qualche spacchettamento. Di qui l'ipotesi che Ronchi possa andare
alle Comunicazioni (originariamente assegnate alle Attività produttive) o alla
Sanità, dove però Berlusconi vede di buon occhio il tecnico Ferruccio Fazio,
primario del San Raffaele. In quest'ottica potrebbero essere inseriti anche i
nomi di Gianfranco Rotondi della Nuova Dc agli Affari Sociali (non con il rango
di ministro) e di Michela Vittoria Brambilla all'Ambiente. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
[FIRMA]UGO MAGRI ROMA
Mentre Berlusconi mette a punto le ultime caselle del suo governo, scoppia un
caso internazionale. La Libia, infatti, minaccia "ripercussioni
catastrofiche nelle relazioni con l'Italia" se Roberto Calderoli
tornerà a fare il ministro. L'avvertimento arriva direttamente da Tripoli, con
il figlio del leader Muammar Gheddafi, Saif El Islam, che tuona contro
l'esponente leghista che dovrebbe occuparsi di Attuazione del programma e
Riforme. Calderoli è stato indicato dall'agenzia
ufficiale libica Jana come "il vero assassino" dei cittadini libici
morti a Bengasi nel febbraio del 2006. Da ministro delle Riforme nel 2006, il
leghista mostrò una maglietta che l'agenzia Jana definisce "offensiva e
oltraggiosa dell'Islam". Il gesto provocò proteste, con centinaia di
manifestanti che il 17 febbraio assaltarono il consolato italiano nella città
libica di Bengasi. La polizia libica a difesa del consolato represse gli
scontri. Il bilancio fu di 11 morti e 35 feriti. L'allora premier Silvio
Berlusconi chiese e ottenne subito le dimissioni di Calderoli.
Che fra qualche giorno potrebbe però tornare ad insediarsi sulla stessa
poltrona. E se il diretto interessato fa spallucce ("La scelta della
squadra di governo spetta a Berlusconi che ha avuto un mandato dal popolo
sovrano", la politica italiana rigetta in maniera bipartisan "i
diktat" di Tripoli. Maroni ha
subito telefonato al compagno di partito mentre per esprimergli solidarietà,
Mario Borghezio parla di "terribili minacce", mentre Giampiero Catone
(Pdl) chiede a D'Alema di convocare l'ambasciatore libico. Una levata di scudi
arriva anche dal Partito democratico per bocca di Enrico Gasbarra che giudica
inaccettabile qualsiasi "diktat da parte di Paesi stranieri sulla
politica italiana, tanto più sui governi e la loro formazione". Mentre
Luca Volontè, dell'Udc, liquida come "ingerenze intollerabili" le
parole del figlio di Gheddafi. Sulla squadra di governo intanto, gli ultimi
impicci riguardano ministero del Welfare e Giustizia. Nel primo caso,
Berlusconi l'aveva promesso ad An, scrivendo accanto alla casella
"Alemanno". Sperava che vincesse contro Rutelli per poter dire:
"Il sindaco di Roma vale quanto due dicasteri, quindi a questo punto il
Welfare me lo prendo io per Forza Italia" (dove in queste ore si
annunciano suicidi di massa tra i pretendenti delusi). Senonché An resiste,
Alemanno giudica "scontato" che il suo partito meriti il Welfare,
Fini fa sapere che deve andarci Ronchi. L'offerta di compensazioni eventuali
per la rinuncia (viceministro dell'Interno) non viene presa, al momento,
neppure in esame. Per la Giustizia, sembrava fatta: Elio Vito sulla poltrona
che tanto male recò a Mastella. Poi sono subentrate nuove ipotesi. La più
autorevole riguarda Marcello Pera, già presidente del Senato, figura molto
indipendente nel giudizio, un liberale amico di Papa Ratzinger, dunque ben
visto nei Sacri Palazzi. Il Cavaliere l'ha incontrato a lungo mentre gli
italiani si godevano il Primo Maggio. "Stiamo lavorando a 360 gradi per
mettere in campo la migliore squadra possibile", ha congedato i cronisti.
Se Pera farà o meno il Guardasigilli, un po' dipende dal diretto interessato,
per la restante parte dalla corte berlusconiana (che però fa tifo unanime per
Vito). Chi parla con Berlusconi giura di avergli sentito fare pure il nome di
Alfano, sulle prime destinato alla Funzione pubblica. L'aspetto davvero
notevole è che nessuno muore dalla voglia di insediarsi a via Arenula. Già si
distillano veleni. Qualcuno da Forza Italia sparge la voce che contro Vito ci
sarebbe un veto dei magistrati. Le Camere penali insorgono, e il presidente
dell'Anm Luerti deve intervenire con una nota ufficiale per tirarsi fuori dai
complotti: i magistrati "non hanno posto e non pongono nessun veto".
Nel toto-ministri fa ingresso il neo-Dc Rotondi. Si parla per lui di Affari
sociali, dicastero senza portafoglio. Passo indietro invece di Fazio alla
Salute: per "spacchettare" quel ministero dal Welfare, servirebbe un
decreto d'urgenza, escluso che Napolitano lo firmi. Per cui la separazione tra
Salute e Welfare richiederà mesi. Nel frattempo, il professor Fazio sarà
"solo" vice-ministro.
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La
storia del deputato Marco Rondini Da Franco Freda alla Lega Nord: un
fascista in camicia verde Saverio Ferrari Marco Rondini, milanese, classe 1968,
è stato eletto lo scorso 13-14 aprile dalla Lega nord alla Camera dei
deputati nella circoscrizione Lombardia 2. Questa è la sua storia politica. Nei
primi anni Novanta è nel Fronte nazionale di Franco Freda, figura centrale nella storia
dell'eversione nera, condannato nel 1981 a quindici anni per gli attentati
dinamitardi a Milano del 25 aprile 1969 (alla Fiera e all'Ufficio cambi della
Stazione centrale), e sui treni nell'agosto successivo (dieci, di cui otto
riusciti). Freda sarà anche riconosciuto dalla Corte di cassazione tra i
responsabili della strage di piazza Fontana, seppur non più perseguibile per le
assoluzioni nei precedenti processi degli anni Settanta e Ottanta. Nel 1995
cinquanta esponenti del Fronte nazionale furono portati a giudizio davanti alla
Corte di assise di Verona, sia per ricostituzione del partito fascista che per
istigazione razziale. D'altro canto era stato lo stesso Freda a scrivere di
voler "costituire in Italia un movimento politico esplicitamente
razzista". Dichiarò anche "finita l'epoca delle guerre civili
europee" sostenendo l'inizio "delle guerre razziali" in cui
"al colore dell'ideologia" si sarebbe sostituito "quello
dell'epidermide". Il 21 dicembre del 1991 a Bardolino, sul lago di Garda,
150 aderenti del Fronte nazionale furono anche fotografati mentre celebravano
con una cerimonia in perfetto stile nazista il solstizio d'inverno. Rigidamente
sull'attenti, in cerchio e con in mano una fiaccola, assistevano, sulle note
dei Carmina Burana di Carl Orff, al lento ardere di una pira con alla sommità
una mezza svastica, il simbolo del Fronte. Franco Freda fu condannato con
sentenza definitiva a tre anni, e Cesare Ferri, il suo vice, a venti mesi. Il
Fronte nazionale venne sciolto con decreto dal Consiglio dei ministri, il 27
ottobre 2000, a norma della legge Mancino. Dopo questa prima esperienza
giovanile, Marco Rondini, arriverà nel 1995 alla Fiamma tricolore di Pino
Rauti, l'iniziale contenitore di tutte le anime del neofascismo italiano dopo
la trasformazione dell'Msi in Alleanza nazionale. Una formazione da cui
fuoriuscirono in seguito quasi tutti gli altri esponenti dell'attuale galassia
della destra radicale, dal Fronte sociale nazionale di Adriano Tilgher e
Stefano Delle Chiaie, agli stessi dirigenti di Forza nuova. Passerà alla Lega solo nel 2000, reclutato da Mario Borghezio. Divenuto
segretario dell'area provinciale della Martesana, farà parlare di sé
nell'aprile del 2004, quando chiederà di chiudere tutte le moschee e i centri
islamici della Lombardia, a partire da Segrate. Commenterà in una conferenza
stampa: "i progetti di società multirazziale e multiculturale sono
falliti". Sarà più recentemente Roberto Sandalo, sorpreso proprio a
Segrate nell'aprile scorso a lanciare ordigni incendiari contro la moschea, a
cercare di mettere in pratica questo obiettivo con il suo Fronte cristiano. Sempre
nel 2004, in novembre, Rondini organizzerà in provincia di Milano una campagna
di raccolta firme contro l'ingresso in Europa della Turchia, sostenendo che
tale "ipotesi sciagurata" avrebbe consegnato "all'Islam le
chiavi del nostro continente". In tempi più recenti si è battuto, facendo
pressione su Matteo Salvini, il capogruppo della Lega
a Palazzo Marino, per far ottenere una sede a Milano a Cuore nero. In tutte le
occasioni possibili, feste, convegni, fiere (tra le altre Militalia a Novegro),
lo si è trovato a gestire il banchetto dei libri delle Edizioni di Ar, guarda
caso la casa editrice di Franco Freda. Ar, per chi non lo sapesse, sta per
ariano e i testi prodotti negano l'Olocausto e propagandano "la
superiorità della razza bianca". Ancor oggi, come nei primi anni Novanta,
sono in tanti a raccontarlo, celebra ogni 21 dicembre il solstizio d'inverno.
Qualcuno giura davanti a una svastica fiammeggiante. Proprio come ai bei tempi
del Fronte. Con lui, immancabilmente, Cesare Ferri, il vice di Freda.
03/05/2008.
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Pubblicato anche in: (Liberazione)
Argomenti: La Lega
Roberto Mancini Contrordine
compagni croupier, il Cda del Casinò di St. Vincent è autonomo dall'esecutivo
regionale, così come lo sono i vertici Gazprom da Putin. La Giunta Caveri ha
convocato lunedì scorso a Palazzo il presidente Enrico Cheillon e l'ad Roberto
Varvello, e ha smentito il primo atto ufficiale firmato da questi dirigenti che
sono entrambi di freschissima nomina, proprio da parte della giunta. Non è vero
niente, non è stato firmato alcun accordo con i croupier, quei 1.000 euro di
aumento al mese per i 120 dei giochi americani, sono frutto di un sogno e nulla
più. E dire che la notizia, resa pubblica sabato scorso da La Stampa , aveva
fatto il giro d'Italia provocando il seguente commento da parte del Sap
valdostano: "? speriamo che i colleghi poliziotti di Palermo, quelli che
hanno arrestato Nicola Mandalà, braccio destro di Bernardo Provenzano, assiduo
frequentatore proprio del nostro Casinò, non leggano i giornali valdostani. Al
di là dello stupore, potrebbero cadere in gravi forme di depressione in considerazione
dei 5 euro mensili di aumento che ci sono stati riconosciuti con l'ultimo
contratto di lavoro". Cosa ha provocato la precipitosa retromarcia,
ordinata brutalmente da Caveri senza nemmeno fingere di rispettare la presunta
autonomia dei cosiddetti manager del Cda? Sicuramente c'è la costante
congiuntura negativa dell'azienda, che a metà aprile ha totalizzato un
"rosso" di circa 3milioni. Ma si va oltre. Domenica 25 maggio si vota
in Valle per le Regionali, e l'Union Valdotain, che teme per gli Statuti speciali
l'effetto perequativo del federalismo fiscale di Bossi, desidera dare al Paese
un'immagine pubblica di austera Valle montanara, sobria fino alla povertà. E
quindi non un Bengodi di croupiers superpagati. Se poi i croupier
testimonieranno col voto la fede alla Balena Rossonera, nel post- elezioni
avranno la giusta ricompensa, magari 1.200 euro invece di 1.000. È in
via di occultamento pro-tempore un secondo accordo, quello che garantisce un
aumento di 1.800 euro mensili per i croupier dei giochi francesi. Quanto alle
organizzazioni sindacali, l'imbarazzo di Domenico Falcomatà, responsabile Cgil
della categoria Slc (lavoratori della comunicazione) è palpabile. L'accordo
svanito è una delusione, ma per evitare qualche attrito che potrebbe inceppare
le roulette, il segretario ha risposto in puro sindacalese: "Non ci sono
stati resi noti i motivi per cui la trattativa, ha avuto bisogno di una
pausa". 03/05/2008.
( da "Liberazione" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
L'analisi del voto
alla luce dei recenti risultati elettorali E' ora di discussione a sinistra
Anche in Emilia Romagna Nando Mainardi Radiografia di una sconfitta, potremmo
dire. In Emilia-Romagna "la Sinistra l'Arcobaleno" ha preso il 3%
alla Camera e il 3,78% al Senato. In linea, grossomodo, con il dato nazionale.
Alle politiche del 2006 Prc, Pdci e Verdi avevano ottenuto il 10% alla Camera e
il 12% al Senato. In termini assoluti, la sinistra è stata votata questa volta
rispettivamente da 84mila e da 99mila elettori, mentre nel 2006 la sola
Rifondazione aveva raccolto 164mila voti alla Camera e 197mila al Senato. Nei
diversi territori provinciali non ci sono grandi oscillazioni. Impalpabile il
ricorso al voto disgiunto, visto che già alle scorse elezioni - come abbiamo
visto - la sinistra di alternativa aveva ottenuto un risultato decisamente più
elevato alla "camera alta". E gli altri? Il Pd prende il 45,7% alla
Camera e il 45,4 al Senato, e con Di Pietro arriva in entrambi i casi al 49%, a
un passo dall'autosufficienza. Con alcune differenze, questa volta,
nell'articolazione territoriale del voto. Il partito di Veltroni ottiene la sua
performance migliore a Reggio, dove da solo supera il 50%, mentre in tandem con
l'Italia dei Valori arriva al 55% in provincia di Bologna, al 51% di Modena, al
52% di Ravenna. I larghi sorrisi dei dirigenti del Pd emiliano-romagnolo si
attenuano nel passare in rassegna il resto della regione, dove si scende al 42%
di Ferrara, al 41% di Rimini, al 38% di Parma, al 32% di Piacenza. Il distacco
dato al centrodestra a livello regionale è netto: Berlusconi e compagnia
cantante sono sotto di 13 punti. Ma anche in questo caso non c'è uniformità
nelle diverse province. Valga per tutti il caso di Piacenza, dove il rapporto è
addirittura ribaltato, e Berlusconi con la Lega Nord arriva al 49% distaccando Pd e
Di Pietro esattamente di 13 punti. A Parma la coalizione veltroniana ha un vantaggio
di un punto e mezzo, a Ferrara di cinque punti, a Rimini poco meno di quattro.
La Lega Nord avanza
paurosamente anche in Emilia-Romagna: si passa - alla Camera - dal 3,9 del 2006
al 7,7 del mese scorso. E con un raddoppio in termini assoluti dei voti.
Il partito di Bossi arriva al 14% a Piacenza e all'11%
a Parma, ma conquista consensi anche nel cuore della regione: è al 7% a
Forlì-Cesena, all'8,4% a Reggio-Emilia, all'8,89 a Modena. I territori più
impermeabili alla propaganda "padana" sono Rimini,dove arriva al 5,9
%, Ravenna al 6%, e soprattutto Bologna dove si ferma al 4,8%. Insomma: anche
questo voto conferma quanto la nostra regione non abbia un'unica
"faccia", ma sia attraversata da differenze anche significative in
termini di composizione sociale, territoriale e di sviluppo economico. Questi
aspetti emergono inevitabilmente nella stessa "geografia" del voto.
Il dibattito, in vista delle amministrative del 2008, si è aperto innanzitutto
nel "socio di maggioranza" della politica emiliano-romagnola, vale a
dire nel Pd. Il Sindaco di Bologna Cofferati ha rilanciato in primo luogo
l'idea del Partito Democratico del Nord. Un segnale preciso: l'Emilia-Romagna
viene in questo modo associata a regioni quali la Lombardia, il Piemonte e il
Veneto, e viene sottratta a quella che una volta i sociologi chiamavano la
"Terza Italia" (oltre alla nostra regione, Marche, Toscana e Umbria).
E qualche giorno dopo, lo stesso Cofferati ha nuovamente preso la parola e ha
attaccato direttamente il presidente della Regione Vasco Errani, in quanto
leader di una coalizione che comprende a pieno titolo la sinistra di
alternativa. "Alle amministrative e alle regionali del 2010 dobbiamo
andare da soli poiché il Pd ha un'ambizione maggioritaria" ha detto l'ex segretario
della Cgil. Errani ha risposto immediatamente: "Il Pd è maggioritario ma
non autoreferenziale". Noi di Rifondazione abbiamo risposto che le
alleanze le facciamo (o non le facciamo) in base ai contenuti e non alla
convenienza numerica. E che il 25 aprile Cofferati farebbe bene a pensare alla
Resistenza, più che a cercare di dettare l'agenda politica dell'Emilia-Romagna.
Il segretario regionale dei democratici, Salvatore Caronna, dopo le prime
trionfalistiche dichiarazioni successive al voto, ha ripreso il suo abituale
silenzio. Forse si è accorto che, in fondo in fondo, queste elezioni le ha
vinte Berlusconi. O forse, altra ipotesi, si è accorto che è meglio essere
prudenti sull'autosufficienza del Pd. La Presidente della Provincia di Bologna
Draghetti si è dichiarata disponibile a ricandidarsi nel 2009 confermando
l'alleanza con la sinistra di alternativa. Il neo-eletto sindaco di Imola,
Daniele Manca, ha sottolineato nel suo discorso di insediamento la centralità
dell'alleanza con la Sinistra l'Arcobaleno. In alcuni territori della regione -
come abbiamo visto - nulla è scontato. E non è scontato anche alla luce
dell'esito, oltreché delle politiche, delle elezioni amministrative. Ilvo
Diamanti, su Repubblica del 27 aprile, ha messo in evidenza un dato clamoroso.
Nei 71 Comuni sopra i 15 mila abitanti in cui si è votato due settimane fa, 47
erano amministrati dal centrosinistra. Di quei 47, 28 sono andati al
ballottaggio, 6 sono stati vinti nuovamente dal centrosinistra (tra cui Imola,
appunto) e ben 13 sono andati immediatamente al centrodestra. Il secondo turno
di domenica scorsa, sul piano più ampiamente politico, non ha certo ribaltato
questa situazione vista la vittoria della destra al Comune di Roma. Ora la
discussione sul "che fare" si deve aprire anche a sinistra. Anche in
Emilia-Romagna. 03/05/2008.
( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Dopo
la prima trasferta a Roma, il neo deputato della Lega Nord, Guido
Bonino, a ruota libera sui grandi temi della Val Bormida, sui progetti e sui
tempi lunghi per la loro realizzazione. A PAGINA 64.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Ebbene sì, la
straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di
Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche)
il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del
Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la
mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il
centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter?
Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da
Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la
sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di
voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere
come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure
farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e
qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di
costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri
in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o
dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo
leader Scritto in Varie Commenti ( 56 ) " (112 votes, average: 1.31 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da
affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio
si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni
Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna
elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed
è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato
frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini:
"Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e
i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle
politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità
che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti
( 85 ) " (84 votes, average: 1.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport
del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 17 ) " (125 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano"
all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza
Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni,
parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el
risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una
riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo
capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro
editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora,
vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner
tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e
sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni
"padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi
in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista
che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo
scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni
dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini,
dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti,
sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi
non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri
sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come
una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che
siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd,
non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono
meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli
elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza.
Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio
a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno,
Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale -
andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà
parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI
CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (51 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse
ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima
vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega.
Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la
stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici.
Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva
una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e
dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la
verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio
ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle
intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella
sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione
in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio
a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle
sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante
sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò
popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno
individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno
capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo
stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra,
su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono
un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno
scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul
"Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il
voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato
anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla
casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle
piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in
molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di
protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è
trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta
propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche
politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri,
dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di
Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente
legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia
anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo
dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che
nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si
nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti
( 31 ) " (55 votes, average: 1.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li
vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano,
sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi
dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia
Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della
Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese.
Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande.
Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del
genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del
dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare
un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica
dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed
avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su
questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e
cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento,
migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto:
"punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna
alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di
cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia
Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito
sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla
riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie,
alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga,
Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
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post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da
ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce
l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che
è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia.
Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed
esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto
ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La
Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato
il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna
che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De
Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con
le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali.
Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha
detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella
storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor
sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo
adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo
millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round
e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti
urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E
si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità
internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e
sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione
urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere.
"Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le
sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il
dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del
Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un
altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per
garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e
dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene
per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai
milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai
scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di
saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare
squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre
stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed
eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no,
smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor
sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano.
E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della
milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla
Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco
come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti (
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26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento
fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla
previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i
pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro
e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo
un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura
finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a
eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva
già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al
governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche
l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una
specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento
degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e
certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno
scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale
generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne
pensate? Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (27 votes, average: 2.44 out
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Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10
anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del
giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in
Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro
tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono
ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti,
imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di
qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare
sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi
(leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana),
dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei
fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte
per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha
presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale
quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato
resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a
meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta
nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in
Varie Commenti ( 7 ) " (24 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è
lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di
alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho
fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di
come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il
centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi
deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici"
molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra
becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte.
Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi
definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo
Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto"
anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano
in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre",
arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di
riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia
diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e
anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta
e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si
trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico,
quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono
quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che
detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le
polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre
lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non
c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa
al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di
Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il
tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del
Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli
Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in
Varie Commenti ( 27 ) " (27 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog
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toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti
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Ultime discussioni Fortunato: Sarei del parere di lasciare Veltroni al suo
posto, sento anche come suo avversario politico, di... Fortunato: Caro Alberto
Taliani, mi son letto tutti i commenti fin quì pubblicati, cosa mai posso
aggiungere a tutto... Humphrey Blogart: Due parole su Crozza. E uno strano caso
il suo: fà parte della corte sinistra di nani, ballerine e... Damy: La prima
cosa ke vorrei x Roma e i romani è;non pagar più ad un extracomunit. una bottiglia
di acqua da... Humphrey Blogart: Scusate, ma mi scappa da..e, anche se molto in
ritardo (sono vergine di questo blog), non... I più inviati Sayed, primo
risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la
conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3
Emails Ultime News Napoli, nuovi roghi: 1300 tonnellate di rifiuti per
stradaScuola, da settembre libri a prezzi ridottiAnche Londra ai Tories Johnson
sindacoCina pronta a incontrare emissari del Dalai LamaRedditi, pm apre
inchiesta: privacy violataLega Araba: "Problemi
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Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Roma, quali sono le
priorità da affrontare? Dite la vostra Racconta anche tu la partita della tua
vita Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Le
bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica Milano, l'Expo, i grattacieli e
il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua
L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la
Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Imposte
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( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Al Tg1 nel 2006 La
vignetta della discordia Il 16 febbraio 2006, Roberto Calderoli, all'epoca ministro leghista
delle Riforme del governo Berlusconi, si presentò in televisione mostrando una
delle vignette su Maometto sulla maglietta. Il giorno dopo centinaia di persone
assaltarono il consolato italiano di Bengasi, la polizia libica sparò sulla
folla provocando 11 morti e moltissimi feriti.
( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Quattro notai
guidano la classifica dei redditi più alti fra i cuneesi. Il record spetta a
Ivo Grosso - presidente dell'ordine di categoria - che ha denunciato un reddito
imponibile di 696.700 euro e un reddito d'impresa pari a 753.996. Al secondo
posto il collega Cesare Parola (651.036 euro mentre per quanto riguarda il
reddito d'impresa ha dichiarato 691.393). Massimo Martinelli , nel 2005, ha
denunciato al Fisco 599.108 e 705.207. Giovanni Maccagno ha segnalato
all'Agenzia delle Entrate un reddito imponibile di 559.601 e quello d'impresa
709.900. Quinto posto per Aurelio Cavallo , titolare dell'assicurazione
"Generali" 550.144 euro. L'avvocato Giovanni Maria Dalmasso, ex
assessore alle Finanze del Comune di Cuneo, ha dichiarato un reddito pari a
521.862. Brunello Olivero , avvocato e presidente provinciale dell'Aci aveva un
reddito imponibile di 486.149. Il dottore commercialista Pierfranco Giovanni
Risoli, amministratore nella Fondazione Crc, nel 2005 ha dichiarato 423.194.
Ilario Lacca direttore del Banco di Credito cooperativo di Caraglio e della
Riviera dei Fiori ha un imponibile di 405.693. Giovanni Angioni: 390.239
(241.839). Il commercialista Tito Musso 382.075. Il notaio Aldo Saroldi:
354.713 (349.307 reddito d'impresa) mentre il collega Carlo Alberto Parola,
candidato sindaco per il centro destra nelle ultime elezioni amministrative a
Cuneo ha denunciato nel 2005 un reddito imponibile di 343.873 (390.080).
L'industriale Amilcare Merlo ha un reddito di 340.596. Al quindicesimo posto
l'angiologo Giancarlo Viglione con 338.996 e 343.652 nella categoria impresa.
Rosa Valmaggia , commercialista, ha un reddito di 334.219 (325.991), mentre il
marito Giuseppe Menardi , senatore ed ex sindaco di Cuneo ha denunciato nel
2005 332.039 e 156.467. La classifica prosegue con Giuseppe Renaudo con 329.270
(368.827). Il commercialista Giandomenico Genta , componente della Fondazione
Crt e revisore dei conti ha un reddito di 314.100 euro (161.691). Il
concessionario d'auto "Mercedes" Ilario Gino ha dichiarato, sempre
nel 2005, 296.037. Il dentista Francesco Pejrone , ex presidente della Bertello
brevetti e già sindaco di Limone oltre che presidente provinciale della Croce
rossa: 287.572 (115.237). Il giocatore di volley, ex centrale della squadra cuneese
di A1, Luigi Mastrangelo ha denunciato al Fisco 287.242 euro: nel 2004 giocava
a Macerata. Il neurochirurgo Massimo Medina ha segnalato all'Agenzia delle
Entrate un reddito di 257.457. L'avvocato Enrico Collidà ha dichiarato 248.351
(e 106.703). Il dottor Silvano Pascale, direttore amministrativo dell'Umberto I
di Torino, ha un reddito di 240.496. Fra i medici Claudio Novali primario di
Chirurgia vascolare: 239.205 euro, mentre il collega di Ginecologia Pier Dino
Rattazzi 229.970. Giancarlo Ferrero, già avvocato dello Stato ha denunciato
223.878. Mario Pejrone imprenditore 220.040. Il consigliere comunale e
regionale del Carroccio, Claudio Dutto ha denunciato 186.312. L'ex direttore
amministravo e generale dell'Asl 15, Stefano Silvano ha dichiarato 185.506.
Erico Bessone: 175.032 (145.470); il chirurgo ed ex parlamentare Quintino
Cartia 174.062 (40.601). Il senatore Francesco Mazzola, difensore civico della
Provincia ha comunicato al Fisco un reddito di 173.545 (44.792). Il
commercialista Giovanni Cappa e presidente della Banca Alpi Marittime ha
dichiarato 171.927 (92.725). L'avvocato Ernesto Algranati , ex assessore
all'Urbanistica ha denunciato 167.542 (102.135), mentre il gastroenterologo
Aldo Manca 166.095. L'ex segretario generale della Fondazione della Cassa di
risparmio di Cuneo, Giovanni Servetto : 165.260. Reddito di 163.657 per Ugo
Sturlese , ex primario del Pronto soccorso dell'ospedale "Santa
Croce". Il procuratore di calcio ed ex giocatore del Toro e della Lazio
Claudio Sclosa : 163.558. L'ex assessore regionale ai Trasporti William Casoni:
148.967, mentre il senatore Natale Carlotto 148.696, Renato Palanca, ex
presidente dell'ordine provinciale dei medici 144.977 euro (130.343) mentre il collega Giovanni Bossi 144.844 euro (104.932 il reddito d'impresa). L'ex sindaco di
Cuneo e consigliere regionale e provinciale Elio Rostagno 142.432, mentre
l'imprenditore del settore autotrasporti e proprietario della squadra di volley
in serie A 1 Valter Lannutti ha dichiarato 142.141. Il presidente della
Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e imprenditore Ezio Falco ha dichiarato
al Fisco 117.023 euro.
( da "Giornale.it, Il" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il centrodestra ha
vinto in Francia, poi in Italia, due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna.
Quasi certamente anche la Germania seguirà la stessa strada, considerato che la
Merkel distanzia il leader socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi,
come spiego in un editoriale, è che i partiti conservatori tentano di
rispondere al malessere che attanaglia tutte le società occidentali, mentre le
sinistre restano chiuse nel proprio mondo, astratto e autoreferenziale, sia
quella moderata sia quella estrema. "Scossi da una globalizzazione che
genera insicurezza economica, dall'immigrazione incontrollata e dalla
criminalità in aumento, gli italiani, come i francesi o gli inglesi, vogliono
sapere chi sono e a quali valori possono ancora credere. Cercano nuove
radici", scrivo nel fondo. Il riflusso, secondo me, non è populista, ma
identitario. Tuttavia ho l'impressione che la stampa di sinistra ancora una
volta non abbia capito e tenti di liquidare la tendenza europea come un
fenomeno transitorio ("La crisi che rilancia la destra", scrive
l'Unità) e comunque negativo. Oggi uno degli editoriali di Repubblica era
intitolato significativamente "destra snob e populista". Snob non so
dove: oggi élitaria è semmai una certa sinistra culturale, giornalistica e
imprenditoriale. Addossare al Popolo della Libertà, alla Lega
e più in generale a Sarkozy (che un anno fa la gauche descriveva come
"fasciò") e probabilmente domani al britannico Cameroon, l'accusa di
populismo significa ripeterere schemi risaputi. Ogni voltà che emerge un
fenomeno nuovo, gli intellettuali e i politici progressisti si ritraggono e
anziché analizzare la realtà si rifugiano in un comodo conformismo, questo sì
qualunquista. La sinistra non capì Reagan, non capi la Thatcher, in fondo non
capì nemmeno Blair e il suo ancor oggi etereo New Labour. Ha fatto il tifo per
l'euro, per l'unificazione europea a prescindere senza mai interrogarsi sul
loro reale significato. Io non so se il centrodestra in Italia e in altri Paesi
europei avrà successo, ma perlomeno tenta di fornire delle risposte. La
sinistra, invece, è immobile, arroccata aristocraticamente fuori dal mondo.
Cambierà mai? Scritto in democrazia Commenti ( 5 ) " (Nessun voto) Loading
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questo articolo a un amico 30Apr 08 Vincere l'orrore, la straordinaria lezione
di Daoud Ci sono uomini che nascono con una grande anima, uno di questi è
senz'altro Daoud Hari, autore del bellissimo libro autobiografico Il traduttore
del silenzio (piemme edizioni). L'ho intervistato per il Giornale. Non lo
conoscevo e ne sono rimasto conquistato. Per capire la tragedia del Darfur e
del popolo degli zaghawa, le sue pagine autobiografiche valgono più di qualunque
approfondimento. Ma anche se non siete interessati al dramma di questa regione
del Sudan, ascoltatelo. Scoprirete un uomo che è stato testimone di orrori
inimmaginabili, che è stato torturato e più volte sul punto di essere
giustiziato: chiunque di noi sarebbe rimasto segnato per sempre. Lui no, è
riuscito a reagire nel modo giusto, a non perdere il gusto della vita. Dice:
"Ho superato momenti atroci ripetendomi che dovevo trovare il modo di
ridere un pochino ogni giorno, malgrado tutto, o il mio cuore avrebbe finito
per esaurire quella felicità che lo fa battere". Nelle sue parole non c'é
traccia di odio, né di rancore. Se fosse cattolico sarebbe un francescano sulla
via della beatitudine, se fosse ebreo sarebbe un Giusto, ma Daoud è solo un
figlio del Darfur e della grandezza di una saggezza che in lui è innata. E' un
uomo straordinario che non si considera un maestro né un eroe, ma solo una
persona che "cerca di vivere degnamente su questa terra". Spendete
pochi minuti per leggere la sua testimonianza, pubblicata sul Giornale un paio
di giorni fa, non può che far bene. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (2
voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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28Apr 08 Italia e Roma, ora il centrodestra non ha più scuse Dunque Alemanno
sarà sindaco di Roma, un'impresa storica. Ma ora il centrodestra non ha più
scuse: controlla Milano, Roma, molte regioni importanti, gode di un'ampia
maggioranza in Parlamento dove, per la prima volta, non sarà intralciato dalla
demagogia dell'estrema sinistra, né dalle operazioni dilatorie dei piccoli
partiti ma potrà contare su un'opposizione, da parte dell'Udc e del Pd, che si
annuncia moderata e costruttiva. Il quadro è ideale ma comporta dei rischi, uno
in particolare: l'assunzione di responsabilità, da cui la nostra classe
politica tradizionalmente rifugge. Se il centrodestra ha davvero un progetto
per il Paese e con esso una visione del futuro, se è in grado di rendere l'Italia
più sicura e di moderare l'immigrazione, oggi fuori controllo, è il momento di
agire, abbandonando le logiche da campagna elettorale. Un governo credibile in
un Paese più serio: è questo che si aspettano gli italiani. Da qui due domande.
Secondo voi il centrodestra è pronto a gestire un potere tanto ampio? E dunque
Berlusconi, Fini e Bossi saranno all'altezza di una
missione ambiziosa e, comunque vada, cruciale per l'Italia? Scritto in Italia
Commenti ( 47 ) " (3 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 25Apr 08 Ma Beppe Grillo è il modello della
nuova Italia? L'Ordine dei giornalisti è inutile? Probabilmente sì. Gli aiuti
di Stato ai giornali di partito sono scandalosi? Senza dubbio. Criticare il
mondo del giornalismo è lecito e secondo me anche salutare. Ma trovo che l'era
del libero insulto stia volgendo al termine. Mi spiego: Beppe Grillo è stato
l'unico a denunciare certe situazione politiche, mediatiche, economiche e
questo è stato un bene per la democrazia italiana. C'era bisogno di una valvola
di sfogo, di qualcuno che rompesse il conformismo e le convenienze. Ma non si
può continuare in eterno a infangare tutti. Il comico genovese denuncia il
malcostume nazionale, ma con i suoi ne incoraggia un altro; quello per cui il
cittadino si sente legittimato ad affrontare problemi e ingiustizie con
l'insulto, lo sproloquio, il qualunquismo più immediato, da bar. E' questo il
modello di civiltà promosso da Beppe Grillo? E poi quante stupidate ha detto
ieri sul palco. Non è vero che l'Ordine fu creato da Mussolini, il quale
istituì gli albi professionali. L'Ordine in sè è stato fondato nel 1963. Grillo
ha esaltato la Bbc, Cnn e Al Jazeera come "televisioni libere". Sulla
Bbc sono d'accordo, ma la Cnn non è affatto garibaldina nei confronti della
Casa Bianca e al Jazeera è posseduta dal Qatar che pone limiti molto severi
all'informazione. Ancora: critica Napolitano (definito "un Morfeo che dorme,
dorme, dorme") perché ha indetto elezioni prima del referendum: e che
doveva fare? La legge parla chiaro e se non c'è maggioranza in Parlamento si va
al voto col sistema vigente. Davvero tutti i giornalisti sono servi, a parte
Travaglio? Ma siamo seri, per cortesia: che esista un problema di acquiescenza
da parte di molti colleghi verso i politici è chiaro, ma offendere tutti
indiscriminatamente è puro populismo. Noi giornalisti non possiamo sbagliare,
ma quante scemenze ha detto Grillo in questi anni spacciandole sempre per
verità assolute? La più grossa risale a qualche anno fa quando denunciava la
manipolazione dell'informatica e rompeva i computer in sala. Chi lo contestava
passava per fascista e qualunquista; oggi però Grillo è il profeta della Rete.
E, come gli capita sovente, non accetta contestazioni. Allora: aboliamo pure
l'Ordine, eliminiamo i finanziamenti, ma condieriamo Grillo per quel che è e
non scambiamolo per il Vate capace di risollevare l'Italia. Per rinascere
davvero questo Paese ha bisogno di modelli costruttivi, di leader credibili che
sappiano elevare il discorso pubblico, anziché ridurlo a una raffica di Vaffa.
Davvero Grillo è l'eroe della nuova Italia? Vi riconoscete in lui? Scritto in
Italia, giornalismo Commenti ( 105 ) " (15 voti, il voto medio è: 4.53 su
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 Immigrazione: e se
avesse ragione Maroni? I due stupri a Milano e a Roma
hanno rilanciato la questione dell'immigrazione e della sicurezza. Tra tanti
commenti degli ultimi giorni più o meno pertinenti, ne ritengo due. Uno di
Cesare Salvi, che questa mattina a Radio Anch'io quando ha dichiarato che:
"effettivamente gli elettori hanno avuto l'impressione che la sinistra
arcobaleno non pensasse alla sicurezza". Mi permetto di correggere Salvi:
non avevano l'impressione, ne avevano la certezza e per questo soprattutto
l'hanno punita alle elezioni. Il secondo aspetto riguarda la richiesta di
Roberto Maroni, probabile nuovo ministro degli
Interni, di rinegoziare la direttiva europea sulla libera circolazione dei
cittadini. L'idea ha suscitato reazioni contrariate e un certo sarcasmo, ma in
interviste alla Rai e al quotidiano La Stampa il nostro commissario europeo
Franco Frattini l'ha ritenuta plausibile, "perché ormai quella direttiva è
superata dall'applicazione integrale degli accordi di Shengen". Il governo
Prodi peraltro non ha mai applicato la norma che consente l'espulsione per chiunque
non possa dimostrare di avere i mezzi di sussistenza per vivere in modo
dignitoso. Secondo Frattini (che probabilmente diventerà il prossimo ministro
degli Esteri italiano) "una verifica si può fare per vedere se non sia il
caso di rafforzare alcuni principi sugli aspetti della sicurezza. C'è un
consenso abbastanza ampio tra i governi europei che la libera circolazione dei
cittadini, sacrosanta, non può trasformarsi in libera circolazione dei
criminali". E il governo rumeno? "Deve farsi carico dei propri
compatrioti e riprenderseli se non rispettano le leggi". Da qui alcune
domande: aveva dunque ragione Maroni? Una correzione
in sede comunitaria è doverosa considerato che proprio l'Unione europea
sottovalutò gli effetti dell'allargamento (che secondo me era prematuro) a
Paesi troppo arretrati come la Romania e la Bulgaria. Insomma, se oggi
l'immigrazione dei rumeni è un problema in molti Stati, come l'Italia e la
Spagna, la responsabilità all'origine è di Bruxelles. Ma, mi chiedo: basta una
norma Ue per rimediare a una situazione che la maggior parte dei cittadini
considera fuori controllo? E se la risposta è no, quali misure considerare?
Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 40 ) " (14 voti, il voto medio
è: 4.79 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Apr 08 La
sinistra difende le élites anziché il popolo? Sul Giornale è uscita una mia
intervista con Ferruccio Capelli, il direttore della Casa della cultura di
Milano. Capelli, ex dirigente del Pci e dei diessini, è autore di un libro
molto interessante Sinistra light - populismo mediatico e silenzio delle idee
(Guerini editore), nel quale analizza l'attuale momento politico e sociale.
Capelli non ama Berlusconi e ovviamente nemmeno il centrodestra, ma con grande
onestà intellettuale riserva critiche pungenti alla sinistra nel suo insieme,
sia al Pd sia aquella radicale. Nell'intervista ad esempio sostiene che la
sinistra italiana "si è adeguata ai tempi privilegiando la seduzione e il
marketing politico rispetto al messaggio politico e ai programmi. Dal crollo
del Muro di Berlino ha progressivamente sradicato il proprio passato, le
proprie tradizioni culturali, ma questo ha generato smarrimento negli
elettori." Esiste "un problema d'identità" con un progressivo
scollamento dal Paese reale e dalle esigenze delle classi meno abbienti.
Secondo Capelli "la sinistra è diventata élitaria, si identifica con la
grande finanza industriale ed è ossessionata dalla rappresentazione mediatica.
Così oggi solo la destra pensa al popolo". La frase è molto forte ed è
significativo che venga pronunciata da un intellettuale progressista. Ha
ragione Capelli? La sinistra perde perché difende l'oligarchia economica
anziché la gente comune ? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 25 ) "
(9 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 19Apr 08 Oops, il "porcellum" funziona. Ce lo teniamo? E ora
come la mettiamo con il sistema elettorale? Per mesi tutti hanno ripetuto che
era inadeguato e fonte di instabilità; invece, come osserva in un articolo un
brillante collega ticinese, Ovidio Biffi, il metodo Calderoli
"ha funzionato al suo secondo impiego: non solo ha causato gli sbarramenti
tanto attesi, ma ha agito come una vera e propria purga! Di colpo, l'Italia si
è liberata dei legacci con cui veniva ricattata ogni volta che in gioco c'era
la sopravvivenza delle maggioranze". Ho l'impressione che fossero i
partiti a impedire il corretto funzionamento del porcellum e c'è da chiedersi
se la maggior parte dei politologi non abbia sbagliato analisi, confondendo
causa ed effetto. Non appena Veltroni e a ruota Berlusconi hanno deciso di
sottrarsi al ricatto dei piccoli, è accaduto il miracolo. A questo mi chiedo:
le riforme elettorali sono ancora necessarie? C'è chi dice che basti qualche
ritocco ovvero il ripristino del voto di preferenza e il divieto delle
candidature multiple. Troppo bello per essere vero? Scritto in democrazia,
Italia Commenti ( 32 ) " (12 voti, il voto medio è: 4.42 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 In Italia il "mal di Palazzo"
è inguaribile? Riflettando ancora sul risultato delle elezioni, trovo che sia
stata confermata la regola secondo cui in Italia i politici che entrano nel
Palazzo perdono il contatto con la realtà. Era accaduto in parte anche con il
governo Berlusconi nel 2001-2006 quando il governo tardò a prendere piena
coscienza di alcuni problemi che invece erano molto sentiti dalla gente (ed
esempio il caro euro), ma con il governo Prodi questo fenomeno ha assunto
dimensioni impressionanti. La sconfitta della Sinistra arcobaleno infatti nasce
dall'incapacità di capire il Paese. Bertinotti si è evidentemente lasciato
inebriare dalla presidenza della Camera e in campagna elettorale ha descritto
un'Italia che non c'era. Non ha capito l'esperazione degli abitanti delle zone
popolari per l'immigrazione incontrollata e l'aumento della criminalità e
anziché proporre correttivi in tv diceva che bisognava allargare ulteriormente
le maglie e mostrarsi ancor più accoglienti, senza distinguere tra italiani
poveri e immigrati appena arrivati nella concessione delle case popolari (ne
abbiamo parlato su questo blog). Nel commentare la sconfitta ha detto di aver
commesso un grave errore: quello di non essere andato di fronte ai cancelli
delle grandi fabbriche, dimostrando una volta di più il senso della propria
estraneità dal tessuto produttivo: le grandi fabbriche erano una realtà degli
anni Sessanta-Settanta non quella di oggi. E ancora: Pecoraro Scanio è riuscito
in un'impresa senza precedenti. Mentre in tutto il mondo i verdi resistono e
spesso guadagnano consensi in Italia sono spariti in appena due anni. E la
ragione è la stessa: anziché preoccuparsi del problemi reali della gente
(inquinamento e rifiuti di Napolil, ad esempio), Pecoraro ha fatto una campagna
demagogica in cui scegliendo l'alleanza con i comunisti è passato il peggior
messaggio possibile: verdi uguale rossi. Piccola divagazione: in questo
contesto devo dire che anche la stampa si è mostrata troppo "palazzo
dipendente" e infatti si è fatta sorprendere dai risultati. Quasi nessuno dei grandi mezzi di informazione aveva intuito il
trionfo della Lega, né il
tracollo della sinistra radicale, né il raddoppio di Di Pietro. Quanti articoli
sono stati pubblicati per spiegare in campagna elettorale il disagio del nord, soprattutto nelle province venete
e lombarde? Pochi, in compenso abbiamo letto paginate sulla lista di Ferrara,
che poi ha ottenuto lo 0,4%. Direi che un'autocritica è doverosa se
vogliamo raccontare davvero l'Italia dobbiamo staccarci un po' dalle logiche
del Palazzo e della politica romana: noi giornalisti abbiamo imparato la
lezione? Tornando al dopo elezioni, ora gli occhi sono puntati sul nuovo
governo e mi chiedo: vista l'ampia maggioranza, Berlusconi Fini e Bossi riusciranno a gestire il Paese senza perdere il
contatto con il Paese, come peraltro avviene in molti altri Paesi? Zapatero è
appena stato rieletto, la Merkel è più che mai favorita, Blair ottenne tre
mandati consecutivi, Chirac e Schroeder due. Perché all'estero è possibile e in
Italia no? Il mal di Palazzo è guaribile? Scritto in democrazia, Italia
Commenti ( 30 ) " (7 voti, il voto medio è: 3.86 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Vince il centrodestra, ma l'Italia è
ancora unita? Ha vinto il centrodestra, ma in prospettiva il risultato più
significativo mi sembra il travolgente successo della Lega
in tutto il Nord, con punte in Veneto (dove ottiene gli stessi voti del PdL),
in Lombardia (al 20%) e con risultati oltre le aspettative in tutte le regioni,
inclusa l'Emilia Romagna (7%, quasi il doppio rispetto a due anni fa). Qual è
il significato di questa affermazione che né giornali né radio né tv avevano
pronosticato? E' solo un voto di protesta contro Prodi? Secondo me no: ho
l'impressione che sia il primo segnale di una frattura dell'identità nazionale
e che questo fine settimana sia cominciato un processo che, se non affrontato
con saggezza e lungimiranza, potrebbe portare nel medio periodo alla divisione
dell'Italia in due o tre blocchi autonomi o addirittura indipendenti. Due i
fattori scatenanti. Primo, la crisi dei rifiuti di Napoli ha provocato in molti
abitanti del nord il sentimento di una divisione
civica ormai incolmabile. Quello spettacolo indecente li ha traumatizzati e
indignati e per la prima volta non è scattata la solidarietà nazionale: nessuna
delle grandi regioni del nord ha accettato di smaltire
la spazzatura campana. per la prima volta un'istituzione ha sancito con un
gesto formale la possibilità di una divisione. E la storia insegna che quando
viene a mancare la solidarietà tra le regioni, l'unità nazionale è a rischio.
Secondo, la rivolta dei comuni veneti partita da Cittadella. Anche in questo
caso si è consumata una rottura istituzionale molto forte: per la prima volta
un'autorità locale si è ribellata all'autorità centrale proponendo una
soluzione autonoma a un problema quello dell'immigrazione e della sicurezza che
è diventato centrale nel Nord. Oggi siamo in una situazione paradossale in cui
l'Unione europea sottrae crescenti fette di sovranità agli Stati senza però
creare un contesto istituzionale che permetta a uno Stato federale europeo di
sostituirsi a quelli nazionali. Ne risulta un sistema ibrido che genera aspettative
destinate a essere frustrate: la gente pretende che lo Stato risolva problemi
concreti come quelli economici, sulla sicurezza e sull'immigrazione, ma i
governi centrali non hanno più gli strumenti per gestirli. E siccome questa
ambiguità è destinata a protrarsi nel tempo, i cittadini (in Italia, ma anche
in altri Paesi come la Spagna) reagiranno rifugiandosi nelle uniche autorità
che riconoscono con certezza, quelle locali. Gli effetti della globalizzazione
e della crisi economica accentueranno questi meccanismi di autodifesa.
Attenzione, sul lungo periodo lo sfaldamento dell'Italia non è più un'ipotesi
inverosimile. Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 78 ) " (11 voti, il
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Quello stile di "Repubblica". La Repubblica ama dividere i
giornalisti tra buoni e cattivi. I buoni naturalmente sono coloro che lavorano
per il quotidiano fondato da Scalfari più certe firme della casta degli ex
sessantottini. Tutti gli altri sono cattivi e dunque meritano disprezzo o al
più indifferenza. Repubblica, quando si tratta di giornalismo, non è mai
oggettiva, sale in cattedra, dà lezioni con piglio da maestrina. Io sono di
scuola montanelliana e Repubblica è lontanissima dal mio mondo di riferimento,
ma negli ultimi tempi ho avuto occasione di saggiare la sua arte. La prima
volta in occasione dell'uscita del mio saggio Gli stregoni della notizia, che
suscitò un certo interesse sulla stampa. Fu recensito trasversalmente: dal
Corriere della Sera alla Padania, da Panorama al Manifesto. Anche Repubblica ne
parlò, ma a modo suo. Pubblicò un inserto di quattro pagine sullo spin con
diverse citazioni tratte chiaramente dal mio libro, senza però che venissi
menzionato, fatta salva una minuscola segnalazione generica tra le opere
librarie che trattano il tema. Eleganti, vero? L'altro ieri si sono ripetuti.
Ho trascorso gli ultimi tre giorni al Festival internazionale di giornalismo di
Perugia, splendida manifestazione a cui partecipano 150 grandi firme, davanti a
un pubblico enorme, composto per lo più da giovani. Ho provato immenso piacere
nel moderare una sessione in memoria di Montanelli, a cui hanno partecipato
Mario Cervi, Ugo Tramballi e Marco Travaglio. Giovedì ho avuto il privilegio di
dibattere di media e giornalismo con i due ospiti più importanti del festival,
Alastair Campbell, lo spin doctor di Blair, e Carl Bernstein, il mitico
cronista della Washington Post che firmò, con Bob Woodward, l'inchiesta del
Watergate. Gli organizzatori avevano letto il mio saggio e hanno pensato che
fossi l'interlocutore giusto per discutere con questi due colossi. Insomma,
sono stati molto cortesi con me. Repubblica ieri ha dedicato all'evento un
articolo di cronaca, a firma di Dario Pappalardo. Tutto bene, con una
particolarità: né io nè il moderatore Angelo Mellone, editorialista del
Messagero, siamo stati citati. E nello sforzo di eclissare la nostra presenza,
il collega del quotidiano romano ha dovuto compiere qualche acrobazia, ad
esempio scrivendo che Campbell e Bernstein si sono "scrutati con
rispettoso sospetto" e che hanno deciso di "non interpretare ruoli
antagonisti". Rispettoso sospetto? Non interpretare ruoli antagonisti? La
sorpresa di questo incontro è che Campbell il comunicatore più brillante e
spregiudicato d'Europa ovvero "il diavolo" - e Woodward il simbolo
del giornalismo d'inchiesta - anziché duellare, come pareva logico, si sono
trovati in piena sintonia, scambiandosi elogi e che pertanto la mia è risultata
la voce fuori dal coro. Ne è risultata una discussione franca, accesa,
appassionante, ben animata da Mellone che ha alimentato il confronto anziché
adeguarsi al cinguettio di Campbell e Bernstein; il tutto di fronte a oltre 500
persone. Ma di questo i lettori di Repubblica sono stati tenuti all'oscuro.
Pappalardo è riuscito persino a citare una mia frase virgolettandola, ma ancora
una volta, senza menzionarmi. Scrive: "Guai a chi indica Bernstein come il
"giornalista che ha fatto dimettere Richard Nixon"". Sono così
diventato un'entità astratta, il signor Chi. E tutto questo, verosimilmente,
per evitare di parlare di due giornali concorrenti, il Giornale e il
Messaggero. Ma non me ne stupisco: è lo stile della casa, snob e prevaricatore.
Scritto in giornalismo Commenti ( 28 ) " (12 voti, il voto medio è: 3.83
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Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su
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Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come
si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto
dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il
centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la
vecchiaia - 2 Emails Quello stile di "Repubblica"... - 2 Emails
Internet fa bene ai giornali - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i
giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la
destra dov'è? - 1 Emails Ultime discussioni Valentina: Io sono diventata di
destra solo da un anno a questa parte e ad interessarmi di politica solo...
PaoloDB: In Italia, si può giocare a fare i "progressisti" solo se si
è ricchi e si vive in un... Piero: Concordo con quanto detto da lei sig. Foa,
la destra cerca di dare risposte e fa credere il proprio elettorato...
Cristian: Sinceramente, a parte il grave decadimento (in picchiata) della
Sinistra Arcobaleno e lo scontare... Rodolfo de Trent: Credo sia in atto un
processo di desertificazione del socialismo. Non credo però che i... Ultime
news Napoli, nuovi roghi: 1300 tonnellate di rifiuti per stradaScuola, da
settembre libri a prezzi ridottiAnche Londra ai Tories Johnson sindacoCina
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( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Anche D Alema lo
cerca: "Umberto ricordati di noi" Roma - Certo. Ieri alla presidenza
della Camera è stato eletto Gianfranco Fini. Altrimenti la notizia del giorno
sarebbe stata un'altra: un incontro abbastanza casuale tra
Umberto Bossi e Massimo
D'Alema in uno dei corridoi di Montecitorio. Il ministro degli Esteri era
impegnato in una riunione semiclandestina con Pierferdinando Casini, quando è
stato beccato dal leader leghista. Abbraccio tra i due e parole che non
nascondano una vera stima reciproca. Convenevoli brevi, poi D'Alema non
ha perso tempo: "Umberto, ricordati di noi", ha detto al capo del
Carroccio, strappando poi l'okay di Baffino ad un invito a cena nei prossimi
giorni. Bossi più tardi ha spiegato: "la sinistra
ha paura del presidenzialismo, è possibile che Fini e Berlusconi spingano
invece in questa direzione. E io sono in mezzo...". Un leggero sorriso per
sottolineare come il suo ruolo di ministro delle Riforme (o del federalismo)
sarà comunque strategico in una legislatura che si annuncia costituente. E'
chiara la volontà di Umberto Bossi di realizzare le
riforme in senso federalista. Ma è altrettanto chiara la volontà di farle con
il più ampio consenso possibile. Il che significa che bisogna coinvolgere la
sinistra. Non per fare inciuci, ma per cambiare radicalmente il paese.
Possibilmente senza scontri sociali e senza avere l'incubo di un referendum
confermativo che vanificherebbe il lavoro fatto. Insomma, come ha detto Bossi dopo aver sentito il discorso di Gianfranco Fini
"speriamo che l'idea di fare le riforme bipartisan non sia
un'illusione". Matteo Mauri [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il diritto
internazionale va applicato ma con buon senso, senza mettere a rischio la
sicurezza dei cittadini. Per questo motivo la Lega Nord alzò la voce, unica in Italia
e tra le poche nel vecchio continente, contro chi dipingeva l allargamento dell
Europa verso Est esclusivamente a tinte rosa. Una delle posizioni più chiare fu
quella espressa da Mario Borghezio, capo delegazione del Carroccio al
Parlamento Europeo. Nel mirino finì anche il trattato di Schengen sulla
libera circolazione. Onorevole Borghezio, cosa non va in questo accordo?
"Quello di Schengen è un trattato a doppia lama, Noi ne abbiamo subito
solo gli aspetti negativi". Quali? "La libera circolazione non è un
male in sè ma l eliminazione dei controlli alle frontiere ha permesso di aprire
alcune finestre da cui è entrata gente che non ha nessuna intenzione di
lavorare e vuole solo delinquere". Non si poteva frenare questo fenomeno?
"Era quello che volevamo noi ma l incapacità e il lassismo di questa
sinistra, a causa delle sue lacune ideologiche e culturali, non ha permesso di
attivare quelle clausole di salvaguardia per limitare i danni". Quando si
possono applicare queste limitazioni? "Stiamo parlando di limitazioni agli
ingressi in caso di gravi minacce all ordine pubblico. Il diritto
internazionale va applicato facendo però attenzione e tenendo conto dell
interesse nazionale e del fondamentale diritto alla sicurezza dei
cittadini". Oggi il problema diventa urgente perchè la Romania è entrata
in Europa "Infatti. Voglio solo ricordare a chi oggi piange lacrime di
coccodrillo sul problema dei romeni che noi, in sede europea e nazionale, fummo
gli unici a criticare chi disegnava l allargamento della Ue solo a tinte
rosa". Con Maroni al ministero degli Interni il
problema verrà risolto? "Ho la certezza che la Lega
al Viminale porrebbe con forza il problema e sono altrettanto sicuro che la
nostra componente guidata da Bossi sarebbe in grado di
risolverlo". E se al Viminale ci andasse un altro? "Ci sarebbe di che
essere pessimisti". I. I. [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Libera circolazione
non vuol dire libertà di delinquere. E quanto sostiene la Lega Nord quando chiede di rinegoziare
Schengen grazie al quale i cittadini possono recarsi con la carta d identità in
uno qualsiasi dei 28 paesi che hanno sottoscritto l accordo. roberto fiorentini
Altro che editto bulgaro di berlusconiana memoria: l'attacco di ieri di Claudio
Petruccioli a Michele Santoro e alla sua puntata di Anno Zero, ha tanto
il... ... sapore di un defenestramento in piena regola. Del resto Michelone e
la sua band l'hanno combinata veramente grossa. In poco meno di due ore,
utilizzando il VF day 2 di Beppe Grillo, hanno insultato tutti gli insultabili.
A partire proprio da chi occupa la sedia del Quirinale, ovvero il presidente
della Repubblica che, tra la notte di giovedì e la mattinata di venerdì, deve
aver fatto sentire la sua voce a viale Mazzini. Ma nella puntata di giovedì
alla gogna è finito anche il buon oncologo Umberto Veronesi, tutti i direttori
dei telegiornali del servizio televisivo pubblico e privato, nonché la stessa
Rai. E per finire, per rincarare la dose, Michelone se l'è presa pure con i
tassisti di Roma: resi di non lavorare perché festeggiano ancora, con tanto di
bandiere, la vittoria di Gianni Alemanno al Campidoglio. Inutile parlare poi di
quanto ha detto il collega Marco Travaglio che, oramai, è incommentabile. A
fronte di tutto questo, a metà di ieri pomeriggio, sono arrivate le
bordate-editti. Petruccioli ha dettato un agenzia durissima: Santoro ha di
nuovo messo il servizio pubblico radiotelevisivo a disposizione di Beppe
Grillo; il quale, dagli schermi della Rai ha rivolto insulti inconcepibili e
privi di qualunque giustificazione al Presidente della Repubblica, oltreché ad
una personalità universalmente stimata come il professor Umberto Veronesi. Il
danno, l'umiliazione e la vergogna che vengono al servizio pubblico da questi
episodi sono incalcolabili; per la mia funzione e personalmente ne faccio
ammenda e prendo impegno - nell'ambito delle mie responsabilità - a fare tutto
il possibile per impedire che qualcosa del genere possa ripetersi. A nessuno,
quindi neppure a Santoro, è consentito confondere la libertà del giornalista e
la responsabilità del conduttore con l'appalto - di fatto - della tv pubblica a
terzi che ne fanno un uso arbitrario e indecente. Chi è responsabile di un
programma non lo è solo per quanto dice personalmente, ma per tutto quel che,
nel programma stesso, avviene; non ci sono zone franche. Anche Santoro, come
tutti coloro che in Rai lavorano, ha il dovere non eludibile di tutelare la
dignità e il prestigio del servizio pubblico . In giornata anche lo stesso
Vittorio Sgarbi, presente in studio, aveva attaccato frontalmente sia Grillo
che Michelone. "L'autorità garante - aveva detto Sgarbi -dovrebbe prendere
provvedimenti e sanzionare Santoro perché ha concesso a Grillo di insultare
tramite tv di Stato il presidente Giorgio Napolitano, un senatore del Pd
(Veronesi), Marcello Dell'Utri, Totò Cuffaro, direttori di rete come Mauro
Mazza e Clemente Mimun e via dicendo. Tutto questo è inaccettabile". E
anche i malati di tumore e i medici oncologi hanno demolito Grillo e il suo
compare Santoro. "Attacchi ingiustificati e privi di fondamento a fini
politici e populisti". Si chiude la stalla quando i buoi sono scappati.
[Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sicurezza,
riforme e tasse. Angelo Alessandri, presidente della Lega Nord, ha le
idee chiare sulle priorità che il Governo dovrà affrontare nei cosiddetti primi
cento giorni di lavoro. "La cosa più urgente è la sicurezza". [Data
pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Richiesta a gran
voce la modifica dell accordo di Schengen IGOR IEZZI Libera circolazione non
vuol dire libertà di delinquere. Questo in sintesi quanto
si propone la Lega Nord
quando chiede di rinegoziare il trattato di Schengen, rimettendo i confini.
Attraverso questo accordo i cittadini comunitari possono recarsi liberamente, con
la sola carta d identità, in uno qualsiasi dei 28 paesi che hanno sottoscritto
l accordo. Per quanto riguarda gli extracomunitari, possono circolare
per il vecchio continente se soddisfanno alcuni requisiti. Il problema è che
una volta entrati possono andare dove vogliono, anche allo scadere del tempo
prefissato, vista la mancanza di controlli alle frontiere. Ancora più delicato
il caso dei Paesi entrati a gennaio nella Ue come la Romania. A breve, anch
essi saranno membri a pieno titolo dello spazio Schengen. In questo primo
periodo la circolazione poteva essere ridotta chiedendo l applicazione della
moratoria con gli stati neo comunitari. Cosa che Prodi non ha fatto, agevolando
così l invasione del nostro Paese e l esplosione dei reati dovuti alla manovalanza
criminale romena. Per questo Silvio Berlusconi, quando avrà formato il nuovo
governo, inizierà una trattativa con la Ue per una modifica del trattato di
Schengen nel senso di ottenere una moratoria alla libera circolazione dei
cittadini provenienti dall est, in particolare dalla Romania, come ha chiesto
Umberto Bossi. "Il governo Prodi non ha battuto
ciglio e non ha introdotto nessuna moratoria" aveva detto nei giorni
scorsi il presidente del consiglio in pectore. Anche Roberto Maroni,
indicato come prossimo ministro dell Interno, ha detto di ritenere che sia
giusto allargare le frontiere e garantire la libera circolazione ma lo Stato
"non può abdicare" al suo dovere di garantire la sicurezza dei propri
cittadini. Roberto Calderoli aveva addirittura proposto
di sospendere il trattato di Schengen, almeno sui confini orientali, e
concedere il permesso di soggiorno soltanto a chi ha già un contratto di
lavoro. "Per quanto riguarda i neoeuropei, come i rumeni, è stato un
errore - aveva spiegato - permettere la loro libera circolazione. Il trattato
di Schengen era nato per Paesi europei che avevano un omogeneità socioeconomica
che i nuovi membri dell Unione non hanno. Inevitabilmente, la parte più
disagiata di quelle popolazioni si è riversata in Occidente, aumentando la
delinquenza". [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Appello
di Calderoli sul caso di padova "Stupratore libero,
intervenga Napolitano" "Di fronte a episodi simili, non ci resta che
appellarci al presidente della Repubblica e presidente del Csm, avendo
apprezzato il suo forte richiamo all esercizio del potere dell azione
disciplinare".
Roberto Calderoli si rivolge a Napolitano per chiedere
un suo intervento dopo la liberazione, per un cavillo, di un marocchino
clandestino in cella a Padova per lo stupro di una 14enne. [Data pubblicazione:
03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"È il momento
delle Riforme". Dalla Batelada del Sin.Pa. il leader del Carroccio lancia
la sua sfida BOSSI: "LA GENTE E STANCA VUOLE CAMBIARE IL PAESE"
Simone Boiocchi Accompagnati e riscaldati da un sole quasi estivo che ha reso
ancora più straordinaria la cornice del Lago di Como, iscritti, rappresentanti
aziendali e semplici simpatizzanti hanno partecipato alla Batelada 2008, la
tradizionale festa dei lavoratori organizzata dal Sindacato Padano Avanti tutta
verso la libertà lo slogan scelto da Rosi Mauro che ha suonato la carica:
"Da 19 anni lottiamo senza tregua per ridare dignità ai lavoratori ed un
giusto stipendio con la contrattazione regionale". A bordo della motonave
Orione, la più grande in servizio sul lago, anche il Segretario Federale
della... ... Lega Nord, Umberto Bossi, i senatori Federico Bricolo e
Armando Valli, l onorevole Giancarlo Giorgetti, il presidente della Provincia
di Como Leonardo Carioni e il capogruppo della Lega Nord nel Consiglio regionale lombardo, Stefano Galli. Una
giornata di festa e divertimento, aveva promesso il Segretario Generale del
Sin.Pa., Rosi Mauro, e così è stata. Filo conduttore della Batelada, il
nuovo vento di riforma che ha iniziato a soffiare forte in tutto il Paese.
"Dopo il risultato elettorale - ha spiegato Mauro - dobbiamo andare a Roma
e continuare il lavoro iniziato in Lombardia con il progetto federalista legato
all applicazione dell articolo 119 della Costituzione. Una riforma fondamentale
non solo per il Nord, ma per tutto il Paese". Poi, quasi rispondendo a
distanza a tutti quegli organi di stampa che l avevano indicata come prossimo
ministro del lavoro, del Welfare... Rosi Mauro ha sottolineato: "Sono e
resto il Segretario Generale del Sindacato Padano. Non ho nessuna intenzione di
dimettermi o di assumere incarichi incompatibili con la carica che ricopro al
Sin.Pa. Prima di tutto sono una sindacalista". Parole che hanno scatenato
un lungo applauso a testimoniate la vicinanza e l affetto che legano i
portabandiera del Sin.Pa. al proprio leader. "Oggi a parole tutti sono
federalisti - ha aggiunto -. Bene, allora lo dimostrino. Noi non vogliamo la
contrattazione nazionale. Vogliamo legare i salari al reale costo della vita di
ogni territorio. Le nostre famiglie - ha aggiunto - non solo non arrivano alla
fine della terza settimana del mese, ma nemmeno all inizio. Con stipendi da
mille euro e pensioni da 500 si è poveri. Piaccia o non piaccia a Cgil, Cisl e
Uil, la riforma del mercato del lavoro è improcrastinabile". "Tutti
ormai dicono che bisogna tornare alle gabbie salariali. Poi però - ha aggiunto
-, quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, nessuno si fa
avanti". Fatti che sono invece alla base del Sin.Pa. Sin da quando nel
lontano 1990 è nato il Sindacato Autonomista Lombardo (Sal) che ha poi dato
vita al Sindacato Padano, ha ricordato il numero uno della sigla di via del
Mare, abbiamo portato avanti progetti concreti. Quei progetti che i nostri
rappresentanti con coraggio e determinazione hanno da sempre perseguito andando
incontro alle reali richieste dei lavoratori. "Questa volta - ha aggiunto
- sono certa che arriveremo al vero cambiamento. La gente ha votato per l unica
forza davvero in grado di cambiare le cose. Per questo il Segretario Federale
del Carroccio tornerà a Roma, per fare le riforme. Serve il federalismo
fiscale, serve un radicale cambiamento". Parole alle quali ha
immediatamente risposto proprio il Segretario Federale della Lega
Nord. "Stefano Galli ha inviato la proposta di federalismo fiscale
approvata dal consiglio regionale della Lombardia ai presidenti di Camera e
Senato - ha detto -. Adesso vediamo chi vuole cambiare e chi no...". Poi,
incitato dai presenti, il leader del Carroccio ha toccato quei punti che il
Governo dovrà affrontare in tempi brevi. "La gente - ha detto Bossi - vuole le riforme. Vuole vivere in un Paese
diverso". Contrasto all immigrazione clandestina e applicazione della Bossi-Fini alcuni dei primi temi sul tappeto. "Fidatevi
- lo ha interrotto Mauro -, Bossi le riforme le fa
davvero". "Sappiamo - ha aggiunto - Bossi -
che la globalizzazione è finita. Noi lo dicevamo già anni fa e tutti ci
venivano contro. Ora, invece, il risultato lo abbiamo davanti agli occhi".
Quanto all immigrazione, il segretario della Lega ha
chiarito: "La soluzione non è quella di rimandare i clandestini a casa
loro, ma di riportarli nei Paesi dai quali li hanno fatti salpare. Un esempio
su tutti è la Libia che apre le porte a tutta l Africa e poi lascia salpare
navi e gommoni dalle sue coste. É il momento di dire basta". "Abbiamo
vinto le elezioni - ha continuato - perché abbiamo raccolto il voto dei
lavoratori. Ecco perché al mio fianco in tutta la campagna elettorale ho voluto
Rosi Mauro". E proprio a Rosi Mauro, poco dopo, intervistato da
Telepadania, ha rivolto un pensiero: "Sarà il prossimo vicepresidente del
Senato". Quanto ai lavoratori e alla gente del Nord, ha concluso:
"Sono contento e orgoglioso. Milano, Torino e Venezia sono le nostre
Capitali e la gente lo ha capito. Ha capito cosa vuol dire difendere il proprio
territorio e a questo essere legata. Di questo devo dire grazie a tutti, ma -
ha concluso - abbiamo ancora bisogno di voi. Quando a Roma discuteremo di
Federalismo e riforme dovrete venire a darci una mano. Dovrete venire a farvi
sentire e a sostenere le nostra battaglia. Insieme dobbiamo fare capire ai
palazzi romani che non ce la facciamo più". Prima di scendere dalla barca,
poi, un ultima promessa: "Fino a quando la Lega
sarà al Governo, nessuno allungherà le mani sui lavoratori e sui
pensionati". E proprio ai lavoratori e ai pensionati hanno rivolto il loro
saluto anche Emiliano Tremolada, vicesegretario generale del Sin.Pa. e
Alessandro Gemme, segretario regionale del Sin.Pa. Piemonte. "Stateci
vicini - hanno detto ai presenti -. Solo così riusciremo a vincere una
battaglia che stiamo conducendo da molto tempo e che oggi è arrivata al momento
cruciale". [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Giacomo Stucchi La
citazione che il neo presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini ha
fatto, nel suo discorso di insediamento, circa la necessità di far ripartire da
subito le riforme istituzionali, è una buona base di partenza. Fini ha peraltro
ricordato che nella passata legislatura la commissione Affari costituzionali ha
messo a punto una proposta largamente condivisa, che affrontava il superamento
del bicameralismo perfetto, la riduzione dei parlamentari e l impianto
federalista, atta a definire una nuova architettura istituzionale che faccia
della nostra democrazia una democrazia più rappresentativa e governante .
Prendiamo atto, quindi, dell impegno solenne, assunto davanti ad un ramo del
Parlamento, di non lesinare sforzi e risorse su questo fronte. Nei prossimi
giorni, perciò, una volta ultimate tutte le procedure di insediamento di Camera
e Senato (rimangono da eleggere, infatti, i rispettivi Uffici di presidenza), e
non appena il nuovo Governo avrà giurato nelle mani del Presidente della
Repubblica, comincerà davvero l attività legislativa. Le aspettative dei
cittadini sono enormi, così come del resto lo è stata la loro manifestazione di
volontà in occasione del voto dello scorso 13 aprile. Il risultato è stato
eclatante e non lascia spazio ad equivoci: la nuova maggioranza politica deve
cambiare lo stato delle cose e lo deve fare nel più breve tempo possibile.
Oltre alle riforme e al federalismo fiscale, sul quale la Lega Nord, con la presentazione alla
Camera della prima proposta di legge della XVI legislatura, a firma del nostro
segretario federale Umberto Bossi, ha già indicato la strada, c è però un altra priorità. La gente
vuole che il nuovo Governo approvi subito provvedimenti restrittivi nei
confronti degli immigrati clandestini che, in questi ultimi mesi, hanno
goduto di una impunità totale. Chi non è in regola non può continuare a
risiedere nelle nostre città, infischiarsene delle nostre leggi e, magari,
godere anche di alcune forme di assistenza. Si tratta di una situazione che, in
alcuni casi, è diventata addirittura paradossale. Perché mentre i cittadini
vedono allargarsi sempre più la forbice tra la qualità dei servizi che lo Stato
dà loro, e il livello di pressione fiscale che devono sopportare per
usufruirne, migliaia di immigrati godono di molti diritti senza però attenersi
a nessun dovere. Basti pensare, per esempio, all assegnazione degli alloggi
popolari, o a quello di un posto per il bimbo all asilo nido comunale, per
capire quanto sia diventata insopportabile questa discriminazione. Qui è andata
a finire che le persone che lavorano, pagano le tasse, rispettano le leggi
dello Stato, devono combattere per aver riconosciuto un diritto, mentre agli
stranieri, che non hanno un lavoro regolare, e che in moltissimi casi
delinquono, è consentito di fare ogni cosa. Di tutto questo la gente,
giustamente, non ne può più. Il nuovo Governo Berlusconi abbia quindi ben
presente il fatto che se i cittadini hanno votato con un così largo consenso la
Federazione della Libertà, è perché si aspettano provvedimenti, immediati e
risolutori, sulle suddette questioni. Ecco perché, a mio avviso, la Federazione
della Libertà non dovrebbe perdere un istante e, già nei prossimi giorni,
annunciare nuove e decisive iniziative in materia di allontanamento degli
immigrati che si rendano protagonisti di atti delinquenziali. [Data
pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Critiche sui tempi
del Palazzo: basta con riti inutili, gli elettori vogliono risposte subito,
entro l estate Cota: "Cambiare davvero o il Paese va a rotoli" Nostro
inviato Fabrizio Carcano Roma - "O si fanno le riforme, o crolla tutto.
Sul Federalismo e sulla sicurezza dobbiamo dare risposte ai cittadini subito,
entro l estate, prima delle vacanze". Roberto Cota, che dovrebbe diventare
lunedì nuovo presidente del gruppo dei deputati della Lega
Nord, guarda subito al calendario, oltre che ai contenuti. La legislatura che
si è appena aperta, la legislatura del cambiamento, dovrà partire nel modo
giusto: con un accelerazione sulle riforme chieste dai cittadini. "Le
priorità sono chiare - ribadisce il capogruppo in pectore - e con il loro voto
i cittadini lo hanno ribadito: Federalismo e sicurezza sono i primi temi su cui
dobbiamo dare risposte. Per questo, strategicamente, è
fondamentale la presenza di Umberto Bossi nel Governo ed è necessario che la Lega Nord abbia le deleghe sulle riforme e sul Viminale".
Presidente Cota, la Lega è
già passata dalle parole ai fatti, depositando come primo progetto di legge in
assoluto di questa legislatura la proposta di Bossi sul Federalismo fiscale. Un inizio significativo, no?
"Certamente. Ripeto: non possiamo perdere tempo. Sul Federalismo la nostra
proposta è chiara: abbiamo presentato, sostanzialmente, la proposta approvata
dalla Regione Lombardia su spinta della Lega, una
proposta che prevede che l 80% del gettito Iva e il 15% di quello Irpef, oltre
alle accise sui carburanti, i giochi e i tabacchi, restino nelle regioni dove
sono state prodotte con il lavoro dei cittadini". Lo stesso Fini nel suo
discorso di insediamento ha spiegato che questa dovrà essere una legislatura
costituente. È ottimista? "Direi di sì, i segnali sono positivi. Tutti
ormai hanno capito che il cambiamento e il Federalismo non sono più differibili,
perché o si fanno le riforme o il Paese va a rotoli. A chiedere le riforme ora
sono anche gli imprenditori, gli enti locali, persino i sindacati". E l
opposizione di centrosinistra sembra più conciliante& "Sicuramente è
un opposizione più debole e ridimensionata dalle ultime schiaccianti sconfitte
elettorali. Un opposizione divisa al suo interno. Indubbiamente anche in
Parlamento si respira un altro clima, più favorevole per le riforme e il
cambiamento, che deve partire dal Federalismo, la priorità assoluta, ma
riguardare poi l intera macchina statale, da alleggerire e rendere più
efficiente e meno costosa. E questo discorso vale anche per le Camere". In
che senso? "Questi primi due giorni di votazioni per l elezione dei
presidenti hanno dimostrato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, quanto siano
assurdi certi riti del Palazzo. Abbiamo perso due giorni per queste votazioni.
E occorre più di un mese, dal momento del voto, prima che il nuovo Governo
possa insediarsi e diventare operativo. È evidente che il Paese, con le
emergenze che deve fronteggiare, le famiglie che non arrivano a fine mese, le
imprese in difficoltà, il dilagare incontrollato della criminalità, non può
aspettare un mese. Non è possibile. Questi passaggi devono essere semplificati
e velocizzati". Molti parlamentari leghisti infatti si sono lamentati di
queste lungaggini. "Concordo pienamente. Siamo venuti qui per lavorare,
per fare, per realizzare quel cambiamento per cui siamo stati votati dal Nord,
non per perdere tempo. E il popolo del Nord che ci ha dato così tanti voti
giustamente esige delle risposte subito. E questa è una responsabilità che
tutti noi leghisti sentiamo particolarmente: non possiamo e non vogliamo
deludere la fiducia che i cittadini padani ci hanno dato con il loro voto".
Un ultima domanda: cosa ne pensa del discorso inaugurale di Gianfranco Fini?
"Moderato ed equilibrato. D altronde il suo dovrà essere un ruolo sopra le
parti. Diciamo che se fosse stato il discorso del neo presidente del Consiglio
sarei stato deluso, ma ripeto, il ruolo del presidente della Camera è diverso.
Comunque ha citato il programma e soprattutto il Federalismo e ha ribadito che
questa legislatura dovrà essere costituente. Del resto è così: o si si fanno le
riforme o sarà davvero un disastro per tutti". [Data pubblicazione:
01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Segretario, Le scrivo
questa lettera rendendomi perfettamente conto della particolarità del momento,
e della difficoltà di molti militanti a digerirne il contenuto. Ma i movimenti
che cambiano il corso del destino di un popolo, non si spaventano nell
affrontare grandi sfide. La Lega è fatta così. Io sono romano, vivo al Nord da anni per ragioni
di lavoro. Vengo da esperienze politiche diverse da quelle della Lega Nord. Arrivato qui avevo verso
questo Movimento, forti pregiudizi, amplificati notevolmente dalla mia provenienza
da un partito come Alleanza Nazionale; del quale fui anche un dirigente
locale e Provinciale per i giovani. Ma vivere in una città come Brescia mi ha
brutalmente messo davanti al volto più diffuso, ed aggressivo dell
immigrazione. Mi sono dovuto rendere velocemente conto della particolare
situazione storica nella quale l Italia, ed in particolare le regioni del Nord
Est si sono venute a trovare. C era soltanto un partito che lottava, con il
sacrificio ed il sostegno della militanza, per salvare Brescia e le tradizioni
di questa splendida città. Si trattava della Lega. C
era solo un Segretario cittadino, Fabio Rolfi (oggi vicesindaco leghista, e più
votato di tutti candidati in consiglio). Di quel partito che da tre anni voto
ed al quale sono un iscritto. La scelta era tra il dargli una mano a salvare
Brescia dalle orde straniere, o lasciare che i pregiudizi iniziali contro la Lega mi lasciassero indifferente ad un eclatante distruzione
della cultura di un popolo. Sono un romano che, come tanti altri, vede negli
ideali e nell opera della Lega Nord il più naturale
approdo. Storicamente Roma non fa parte del meridione d Italia. Non siamo mai
stati sotto i Borboni. Abbiamo condiviso l amministrazione Pontificia, con
regioni come l Emilia - Romagna, le Marche, l Umbria. Prima dei Savoia, siamo
stati staccati per ancora più tempo della Padania da città come Napoli o
Cosenza. Terre dove la Lega opera da anni. Si lo so,
caro On. Bossi, Roma è la sede del parlamento
centralista, di quel sistema politico che salassa i sudori della parte
settentrionale del paese. Ma Roma è una tappa cruciale nell opera di
salvaguardia dei popoli europei che la Lega , sola in
questo Paese, porta avanti. Roma è la sede della cristianità, la sede di una
storia antitetica a quella dei Savoia e di Garibaldi. Fummo eletti capitale del
Regno d Italia, per dare la nobile parvenza di un ritorno ad un glorioso
passato, a quella che fu soltanto una volgare guerra di conquista. E i romani
non hanno mai giovato della ricchezza dei palazzi. Se avessero lasciato la
capitale a Firenze o Torino sarebbe stata la stessa cosa. E questo sistema che
salassa il Nord, per trascinare la zavorra meridionale. Senza i soldi del Nord
il sistema di questa Repubblica crollerebbe subito. A Roma, e nell Abruzzo ci
sono molte persone che ammirano lei, il Segretario del rinnovamento; che non
hanno preclusioni verso il federalismo; che sono esasperate all immigrazione e
dalle false promesse di una classe politica bugiarda. Gente che non si
accontenta dell Mpa, o di Alleanza Federalista. Gente che, in occasione delle
Elezioni Europee, chiede di avere buoni motivi per apporre una croce sull
Alberto da Giussano. Noi non vogliamo fotocopie, io ho già un partito: si
chiama Lega Nord. Ed ho già un Segretario, si chiama
Umberto Bossi. Uno di quei personaggi che se fosse
nato 2000 anni fa, sarebbe stato uno dei nostri più grandi imperatori. Roma è
fatta così: una città di condottieri che ama riconoscere ed affidarsi ad una
grande guida. Lei è la mia. Lo sia anche per molti altri romani. Alessandro
(Roma) [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Roberto Calderoli è "il vero assassino dei cittadini libici
morti" a Bengasi il 17 febbraio 2006, quando si tenne una manifestazione
di protesta contro il Consolato italiano nella città libica dopo che l allora
ministro delle Riforme aveva mostrato la famosa maglietta con la vignetta
anti-islamica. È quanto sostiene l'agenzia ufficiale libica Jana in una nota
diffusa ieri, nella quale si riportano le parole del figlio di Muammar
Gheddafi, Saif El Islam, secondo il quale se Calderoli "fosse riconfermato
ministro, ciò avrebbe ripercussioni catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia
e la Libia". Laconica la replica al delirio libico dell interessato:
"La scelta della squadra di Governo - ha spiegato tranquillo Calderoli - spetta a Silvio Berlusconi
che ha avuto un mandato dal popolo che è sovrano, partendo proprio dalle
indicazioni che quel popolo gli ha fornito". [Data pubblicazione:
03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il Carroccio detta i
tempi di Parlamento e Governo Paolo Bassi Subito al lavoro. A pochi giorni dall
apertura ufficiale della XVI legislatura, i parlamentari leghisti mordono il
freno per entrare il più velocemente possibile nel vivo delle attività. In
molti, non hanno fatto mistero di essere rimasti un po delusi dalla prima
settimana trascorsa a Roma, bollandola come poco produttiva . La colpa? I tempi
troppo rilassati con i quali si lavora nel Palazzo . Roberto Cota, concorda:
"Fra le cose da fare, c è sicuramente anche quella di dare una sferzata ai
lavori del Parlamento. Ci sono troppe perdite di tempo e molte lungaggini che
devono essere superate. La gente si aspetta risposte e le vuole in tempi rapidi".
Di qui una prima proposta, che il segretario nazionale del carroccio Subalpino
si sente di avanzare: "Si potrebbe iniziare a riformare il calendario dei
lavori, introducendo la settimana di cinque giorni (attualmente il Parlamento,
di norma, lavora solo tre giorni, dal martedì al giovedì) e magari lasciando
gli ultimi cinque giorni del mese liberi così da consentire anche l attività
sul territorio. In questo modo - osserva - si darebbe maggiore continuità all
attività parlamentare e si ridurrebbero i costi, pur senza nulla togliere al
tempo che l eletto, giustamente, deve poter dedicare ai sui elettori". La
Lega, sente dunque la responsabilità del momento, perché è conscia del fatto
che i cittadini, non si accontentano di un cambio della guardia a Montecitorio
e a Palazzo Madama, ma vogliono vedere fatti concreti. Di qui l auspicio ad una
fase veloce di formazione del nuovo governo. "Per noi - aveva ribadito
solo l altro giorno Roberto Maroni - la situazione è
chiara. La quadra è quella trovata da Umberto Bossi e Silvio Berlusconi durante l
ultimo vertice di Milano. Avevamo chiesto le deleghe alla sicurezza e al
federalismo, le abbiamo ottenute e ce le teniamo strette". PRIMA DI TUTTO
LA SICUREZZA Federalismo e sicurezza, saranno sicuramente i primi due banchi di
prova del nuovo Esecutivo. Il segretario federale del Carroccio,
parlando con i giornalisti a margine della seduta inaugurale della Camera lo ha
ribadito a più riprese sostenendo senza indugio che "bisogna dare al paese
il segnale che aspetta. Abbiamo messo in campo Maroni,
un uomo che ha la forza per fare il cambiamento". E lui, il ministro dell
Interno designato dalla Lega, proprio dalle colonne del nostro giornale ha
anticipato che sta già studiando "un provvedimento su immigrazione e
sicurezza da portare all attenzione del primo Consiglio dei ministri". La
base , sarà con ogni probabilità la legge Bossi-Fini,
una buona norma, che nonostante i reiterati tentativi di affossamento da parte
del centrosinistra, rimane uno dei provvedimenti più copiati in Europa. Accanto
alla sua corretta e completa applicazione e ad altri dispositivi che possano
contribuire a rendere più fattive, certe e veloci le espulsioni dei
clandestini, si affronterà poi la spinosa questione degli immigrati
neo-comunitari, visto che Romano Prodi (contrariamente a quanto fatto dai
colleghi di molti Paesi del vecchio continente), non ha voluto chiedere una
moratoria sull ingresso dei cittadini provenienti dagli Stati di recente
adesione alla Ue. Bossi ha già sottolineato l esigenza
di "rinegoziare con l Europa i criteri per l ingresso degli
stranieri" e molti esponenti leghisti hanno assicurato impegno su questo
fronte. Non ultimo Roberto Calderoli, che ha aperto
all ipotesi di rivedere il trattato di Schengen, eventualmente anche congelandolo
per quanto riguarda i neo-comunitari. Del resto, ha correttamente osservato il
coordinatore delle segreterie nazionali "l accordo di libera circolazione
dei cittadini, era nato per i Paesi europei che avevano una omogeneità
socio-economica che i nuovi membri non hanno. Inevitabilmente la parte più
disagiata di quelle popolazioni si è riversata in Occidente, aumentando la
delinquenza". FEDERALISMO FISCALE E POLITICO Rimanendo in tema di riforme,
la più importante, non può che essere quella del federalismo. Sotto il profilo
fiscale, la strada maestra è già segnata. Ed è quella della legge varata dalla
Regione Lombardia, che dando piena attuazione a quanto previsto dall articolo
119 della Costituzione, consentirà alle nostre Regioni di trattenere sul loro territorio
l 80 per cento dell Iva e il 15 per cento dell Irpef. Una rivoluzione condivisa
da tutto lo schieramento di centrodestra, che infatti ha voluto inserire questo
provvedimento nel proprio programma comune. Accanto a ciò, si riaprirà poi il
capitolo delle riforme istituzionali. Qui, la base di confronto, potrebbe
essere quella della cosiddetta bozza Violante , che contiene la proposta di
istituzione del Senato federale e sulla quale si stava raccogliendo un certo
consenso trasversale già nel corso della passata legislatura. "Il lavoro
su questo provvedimento - ha ricordato Cota - si era arenato in commissione a
causa di alcune cose poco chiare, come ad esempio, le competenze che sarebbero
spettate a questo nuovo organo o il fatto che per come era stata presentata la
riforma, alla Camera nazionale , sarebbe comunque spettata sempre l ultima
parola anche sulle questioni di spettanza regionale. Ad ogni modo - aggiunge -
si tratta di un testo interessante, un buon punto dal quale ripartire".
MENO TASSE PIÙ RISORSE Un altro impegno simbolo del centrodestra, accanto a
sicurezza e riforme, è sicuramente la riduzione della pressione fiscale. Uno
dei primi provvedimenti, a quanto sembra, sarà con ogni probabilità l
abolizione dell Ici. Una misura importante, che la Lega vuole venga presa a
costo zero per i cittadini . Ossia, senza ripercussioni su altre partite. Per
capire cosa si intende, bisogna fare un salto indietro. L Ici, per il 40 per
cento, è già stata abolita dal Governo Prodi, che però non ha previsto alcun
tipo di compensazione per i comuni, i quali si sono trovati con meno soldi in
cassa e con l esigenza di reperirli in altro modo, magari ritoccando in aumento
le tariffe. "Al contrario - ha spiegato Massimo Garavaglia, già capogruppo
leghista in commissione Bilancio alla Camera e ora uno degli esperti economici
del Carroccio a Palazzo Madama - vogliamo che l abolizione dell Ici sia sì
totale, ma senza alcun tipo di spesa in più per la gente. Cioè, vanno trovate
le adeguate compensazioni per gli Enti locali, a partire da un aumento della
compartecipazione all Irpef, Iva o altro. Che poi è quanto previsto dal nostro
testo base sul federalismo fiscale". [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Nostro inviato
Fabrizio Carcano Roma - Fumata bianca. Come da copione Gianfranco Fini è stato eletto,
alla quarta votazione, la prima senza il quorum della maggioranza qualificata,
presidente della Camera dei Deputati, con 335 voti favorevoli, 259 schede
bianche (quelle dei deputati del Partito Democratico) e una manciata di voti
dispersi tra nulle e candidati minori. Tutto come da pronostico. L elezione del
leader di Alleanza Nazionale era scontata, come del resto quella del giorno
precedente di Renato Schifani allo scranno più alto del Senato. E ora, con la
nomina dei due presidenti dei rami parlamentari, entrambi di espressione Popolo
della Libertà, la sedicesima legislatura è ufficialmente aperta. E sul tavolo
parlamentare il menù principale resta sempre quello
indicato prepotentemente dalla Lega Nord: le riforme, a cominciare da quella federalista, per la
realizzazione delle misure previste negli articoli 116 e 119, quelli sul
Federalismo amministrativo e fiscale. Non a caso, nel suo discorso di
insediamento, pronunciato davanti ad un emiciclo stracolmo, lo stesso Fini ha
chiarito che "Questa legislatura dovrà essere costituente".
Parole chiarissime quelle della nuova terza carica dello Stato che nel suo
discorso ha poi ribadito: "Efficienza delle istituzioni significa riforme.
Negli ultimi dieci anni il dibattito sul tema è stato ampio e fruttuoso.
Sarebbe sbagliato, perché non corrispondente al vero, affermare che nulla è
stato fatto. Più volte la Costituzione è stata cambiata, e anche nella I parte.
Non siamo all anno zero. Eppure spero di interpretare il sentimento di tutta l
Assemblea affermando che la XVI legislatura dovrà essere per davvero una
legislatura costituente". Prima di aggiungere: "La modernizzazione
del sistema Italia deve necessariamente riguardare anche il nostro assetto
politico-istituzionale. Nella passata legislatura la commissione affari
costituzionali ha messo a punto una proposta, ampiamente condivisa, per
superare il cosiddetto bicameralismo perfetto, per rafforzare con equilibrio il
ruolo dell esecutivo ed il potere di indirizzo e di controllo del Parlamento,
per realizzare un Federalismo unitario e solidale". Un accenno importante
quello al Federalismo, come quello fatto successivamente sul riconoscimento
dell esistenza di una questione settentrionale, problema sollevato dalla Lega Nord da oltre vent anni, e parallelamente di quella
meridionale, da affrontare e risolvere entrambe. Complessivamente un discorso
equilibrato, quello di Fini, che ha fatto registrare apprezzamenti nella
maggioranza. "Ha fatto un discorso equilibrato e moderato, ma con
importanti riferimenti al programma della coalizione", commenta Angelo
Alessandri. Mentre Giacomo Stucchi osserva: "Forse poteva essere più
incisivo, ma lascia aperti molti spiragli". Adesso, superato il
fondamentale passaggio dell elezione dei presidenti delle due Camere, si aprirà
la fase che porterà alla formazione del nuovo Governo. Nei prossimi giorni,
probabilmente intorno a lunedì o martedì, il presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, avvierà le consultazioni con gli ex Capi dello Stato, i
gruppi presenti in Parlamento e infine i due presidenti di Camera e Senato.
Consultazioni che dovrebbero svolgersi nell arco di due giorni. L affidamento
dell incarico di formare un nuovo Governo dovrebbe arrivare il giorno
successivo, quindi intorno a giovedì 8, e il possibile giuramento al Quirinale
potrebbe tenersi intorno al 10. A quel punto, il Governo sarà nel pieno delle
sue funzioni ed è probabile che possa presentarsi alla Camera e al Senato per
chiedere la fiducia del Parlamento tra lunedì 12 e venerdì 15 maggio. [Data
pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Cena
organizzata dalla Provincia nella cittadella dello sport Bossi ospite dello
Yacht Club Como É stato con una cena organizzata dall amministrazione
provinciale nella prestigiosa cornice dello Yacht Club Como che si è concluso
il primo maggio di Umberto Bossi. Accompagnato,
tra gli altri, da Federico Bricolo, Roberto Cota, Rosi Mauro, Leonardo Carioni,
Giancarlo Giorgetti, Nicola Molteni, Armando Valli, Stefano Galli, dal sindaco di Cantù
Tiziana Sala e dal segretario provinciale di Como Edgardo Arosio, il leader del
Carroccio è stato accolto da Alberto Pusterla, responsabile eventi del Club,
che per l occasione ha organizzato una cena Padana . Ad allietare la serata due
giovani musicisti. Così, dopo un aperitivo all aperto e la cena nel salone
centrale del Club, è stato proprio Umberto Bossi a
tagliare la torta per concludere un intensa, ma particolarmente ricca giornata
di emozioni. Sin dal mattino, infatti tantissimi iscritti al Sin.Pa. hanno
abbracciato il Segretario Federale del Carroccio e Rosi Mauro affidando nelle
loro mani le speranze per un vero cambiamento. "Buona serata a tutti - ha
concluso Bossi prima di tornare a casa - le riforme ci
aspettano". Sim.Bo. [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"Solo la Lega difende la comunità" L ANALISI
DEL SEGRETARIO DEL CENSIS PAOLO BASSI La Lega Nord è un movimento adulto , interclassista, alfiere di un nuovo
modo di fare politica. Una realtà che ha saputo primeggiare alle elezioni
perché più di altri è stato in grado di interpretare e rappresentare la propria
comunità di riferimento e ora dovrebbe fare un ulteriore salto di qualità e
reinvestire lo straordinario successo uscito dalle urne del 13 e 14
aprile. L analisi è di Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, reduce
dalla presentazione dell ultima ricerca su gli italiani e il voto realizzata
dal suo istituto. Professore, partiamo dalle ultime politiche. La Lega ha incassato un risultato storico, che ha spiazzato
alleati e avversari. Come lo spiega? "La chiave di volta del successo è
stato capire che la gente vota per gli interessi della comunità locale. Chi li
difende, ottiene consenso e vince le elezioni. La Lega
è stata brava. Il caso di Malpensa è paradigmatico. Schierandosi a tutela dell
hub lombardo, il Carroccio si è fatto interprete delle esigenze di tutti, dal
direttore dell aeroporto all impiegato, dall operaio al dirigente. Tiene dentro
tutti, dal laureato all inserviente dei gabinetti. La difesa della comunità
locale crea blocco sociale". E stato sdoganato il localismo, che fino a
non molto tempo fa suonava quasi come un insulto? "Il localismo è una cosa
importante, non per niente ha vinto. Piuttosto, possiamo dire che è stato
sdoganata una certa idea folcloristica del localismo e del leghismo. Quella dei
costumi tipici, dei raduni di Pontida, dell acqua del Po. La Lega
infatti, accanto a queste cose, ha soprattutto avuto l intelligenza di fare
consenso attraverso il localismo e la difesa della comunità locale". Dalla
sua descrizione emerge una sorta di Lega matura e
capace di ampliare il proprio bacino di consensi. "Una Lega
matura, che attraverso quello che potremmo definire interclassismo localista ,
è capace di attrarre allo stesso modo il tornitore e il notaio. Fatto ciò,
però, a mio modo di vedere, il movimento di Bossi
farebbe bene ad andare anche oltre, evitando così alcuni rischi di
involuzione". A quali pericoli allude? "Al rischio di cadere in una
logica di corporativismo localista. E magari, un domani, nel clientelismo. O
ancora, nella tentazione di quello che, mi passi il termine, potremmo definire
cuffarismo . Io invece, penso che la Lega debba muoversi
in altra direzione per sfruttare al massimo il consenso ottenuto alle
urne". In che modo possono essere capitalizzati questi voti? "Una
possibilità può essere quella di fare cultura comunitaria . Sono le comunità
che vincono, è nella comunità che si costruisce il bene comune, è la comunitas
a rappresentare il vero perno intorno al quale ruota una cultura di sviluppo
moderna. Non una riedizione dell utopia Olivettiana cinquant anni dopo, ma una
concreta possibilità di evoluzione in un contesto che presenta un aderenza alla
realtà e uno spazio che il movimento comunità non ebbe. Un altra strada,
potrebbe poi essere quella di diventare classe dirigente nazionale e
internazionale. Ossia, sintetizzando in una metafora, non rinunciare al
dialetto, ma saper parlare anche l italiano e l inglese. Il parlare la lingua
della comunità è utile al radicamento e al consenso, ma se si vuole avere un
respiro più ampio, bisogna saper padroneggiare culture, prospettive e linguaggi
diversi". Un esempio concreto di questa apertura quale potrebbe essere?
"Un ragionamento sul pensiero di Giulio Tremonti, ad esempio. L ex
ministro è al tempo stesso, il berlusconiano più vicino alla Lega
e l uomo, che soprattutto negli ultimi tempi, ha dato prova di saper ragionare
sui grandi problemi internazionali, dalla globalizzazione, ai dazi europei,
alla rivalutazione del ruolo dello Stato, che una certa cultura mercatista
aveva voluto mettere da parte". Ovviamente, esiste anche una terza via:
rimanere sulle posizioni attuali, che comunque hanno dato prova di essere
premianti. "Certo, la Lega può coltivare il
consenso attuale ed espandersi a macchia d olio nelle aree dove ancora non lo
ha fatto in maniera considerevole. Questa strategia però, non riduce i pericoli
di cui abbiamo parlato prima. Io sono convinto che la Lega,
trovandosi a cavalcare un onda lunga positiva, farebbe meglio a fare altre
scelte. Ribadisco: diventare la forza che fa esplodere la cultura comunitaria
in Italia, oppure adattare il consenso localistico ad una visione più generale
della situazione". Perché questa potenzialità la vede solo nella Lega? L onda lunga di cui parla, potrebbero cercare di
sfruttarla anche gli altri partiti... "Perchè la Lega
ha almeno vent anni di storia alle spalle, durante i quali è stata attenta ad
un fenomeno che gli altri, a destra come a sinistra, scoprono solo oggi. Un
leader nazionale, che solo oggi, dice: facciamo il partito federale e torniamo
al territorio, non dico che non sia credibile, ma arriva comunque con due
decenni di ritardo. E in una situazione complessa e sofisticata come quello che
abbiamo di fronte, si tratta di un gap difficile da colmare". Insomma, non
ci si inventa localisti? "Questa è la rendita di posizione della Lega: è arrivata prima. E questo vantaggio , ora può sfruttarlo
per riaprire i giochi e andare oltre". [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
I
commenti dei parlamentari Lega soddisfatta:
territorio e cittadini sono in primo piano Iva Garibaldi Roma - "È stato
un buon discorso. Per la prima volta in Parlamento ho sentito affrontare temi
che la Lega Nord ha sollevato dieci anni fa. Come la questione del
relativismo culturale, vera minaccia per la nostra libertà". Senza incertezze, Davide Caparini
commenta così le parole che il neopresidente della Camera, Gianfranco Fini, ha
appena pronunciato nell Aula. I deputati della Lega
Nord dopo averlo ascoltato si sono dati appuntamento al secondo piano, negli
uffici del gruppo, decisamente troppo piccoli ormai per accoglierli tutti. È un
via vai nella sala riunioni che proprio non riesce a contenere i sessanta
rappresentanti del Carroccio. C è anche Umberto Bossi:
il tempo di un brindisi e poi al lavoro a fare il punto della situazione.
"Ho apprezzato il riferimento alle riforme costituzionali da fare in tempi
brevi dice Manuela Dal Lago che porta al collo l immancabile foulard verde e
sul concetto che la libertà non può e non deve essere intesa come libertà di
fare tutto ciò che si vuole senza il rispetto delle regole e delle leggi".
Per Carolina Lussana, deputato alla terza legislatura, il discorso di Fini è
stato "molto misurato" e certamente con "due note positive. È da
apprezzare - sottolinea Lussana - la centralità che ha dato alle riforme,
magari con un accenno più esplicito al Federalismo e senza dubbio è positivo l
appello per la riduzione delle spese superflue per la gestione della
Camera". A Massimo Bitonci, invece, è piaciuto "il passaggio sulla
sicurezza sul lavoro. Apprezzo l impegno per combattere le morti bianche".
Per Matteo Brigandì "Fini ha usato argomenti che dimostrano che lavorerà
con serietà". Da parte sua Gianluca Pini avrebbe preferito dalla terza
carica dello Stato "un accenno più esplicito alla questione settentrionale
come ha fatto l altro giorno Renato Schifani. Mi sarebbe anche piaciuto un
riferimento più forte alla necessità di realizzare il Federalismo. Ho
apprezzato però l urgenza espressa per le riforme e mi auguro che i tempi siano
davvero brevi come ci hanno chiesto i nostri elettori". C è anche chi non
vede l ora di iniziare concretamente la legislatura come Claudio D Amico:
"Sono scalpitante - dice - e non vedo l ora di iniziare a fare quello che
dobbiamo: Federalismo, sicurezza, rimpatrio dei clandestini. Finora abbiamo
perso due giorni per eleggere il presidente. Noi seguiamo le regole della
democrazia, ci mancherebbe, ma non vogliamo perder tempo. Mi chiedo perché mai
non dovremmo cambiare anche i regolamenti per snellire il sistema risparmiando
tempo e denaro". [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
La prima in assoluto
è firmata dal Segretario federale Sono già quasi 650 le proposte di legge presentate
Sono state già oltre 600 le proposte di legge presentate nel corso della prima,
e finora unica, seduta della Camera. Seduta che (essendo dedicata alle quattro
votazioni per l elezione del nuovo presidente dell assemblea) si è in realtà
formalmente prolungata per due giorni. Così dalle 10 di martedì 29 aprile alle
13 di mercoledì 30, gli Uffici legislativi di Montecitorio hanno registrato e
classificato esattamente 648 pdl, i cui testi verranno stampati nei prossimi
giorni e assegnati quindi alle commissioni competenti. La
prima in assoluta è stata la proposta di legge che Umberto Bossi ha depositato a tempo di record
tre giorni fa. La sua iniziativa legislativa sulla delega al Governo per l
attuazione dell articolo 119 della Costituzione chiarisce infatti senza ombra
di dubbio le priorità della Lega in tema di federalismo. Da notare che
subito dietro alla più che tempestiva pdl del senatur ce ne sono ben 42 a firma
dei due deputati della Svp, Karl Zeller e Siegfried Brugger. In buona parte
dedicate ai problemi di quel Trentino - Sud Tirolo di cui sono rappresentanti.
Fra esse spicca quella che vuol ratificare il distacco per referendum di
Cortina D Ampezzo dal Veneto per farla confluire nel Trentino, quella che vuole
cambiare le regole per modificare gli statuti delle regioni a statuto speciale,
quella che chiede una Corte d Appello e una Procura della Repubblica anche a
Bolzano; o ancora quella che vuole modificare la legge sul porto d armi e sul
loro uso durante le rievocazioni storiche e folcloristiche, che sembrerebbe a
prima vista tarata sulla figura degli Schutzen. In ogni caso, il campionario di
idee e questioni da trasformare in leggi dello Stato è già più che ampio e
variegato. Ci sono ad esempio già due proposte di nuove province (un classico
di ogni legislatura): Lanciano-Vasto-Ortona e Val Camonica. Nonché una per fare
della Romagna una regione a sé stante. C è poi il leghista Giacomo Stucchi che
vuole far diventare Bergamo provincia autonoma al pari di Bolzano, ma anche
istituire una zona franca a Lampedusa e Linosa. Un altro argomento ricorrente
sin da questo avvio di legislatura è quello dei nuovi casinò: c è già chi li
propone ad Anzio, Ariccia e Stresa. Fra le proposte più singolari (ma forse
anche più popolari) c è quella di concedere agevolazioni per l acquisto di
mobili e accessori di arredamento alle nuove coppie, quella di esentare
automaticamente dal pedaggio chi si ritrova in una coda per ore in autostrada e
quella per la regolarizzazione della prostituzione. Dai Radicali prime proposte
destinate a far discutere. Rita Bernardini da un lato presenta una pdl per la
riduzione dei tempi di custodia cautelare e dall altro un altra per vietare
ogni incarico extragiudiziale ai magistrati. Mentre il suo compagno di partito
Maurizio Turco torna invece indietro nel tempo e chiede una commissione
parlamentare d inchiesta sulla morte di Giorgiana Masi. Ancora più nel nostro
passato storico si tuffa però Fabio Garagnani che l indagine parlamentare la
vuole sulla violenza politica negli anni 1944-1948 . Idea affine a ben guardare
a quella di Luca Volontè che propone il reato penale di propaganda e
affermazione violenta di principi e metodi ispirati ai regimi comunisti. C è
poi ancora chi ci tiene a regolarizzare quanto prima la raccolta e la commercializzazione
di funghi epigei e chi vuole abolire al più presto la consultata araldica .
Singolare forse che la teodem Paola Binetti, accanto a prevedibili pdl su temi
eticamente sensibili come quello della famiglia, ne presenti anche una per la
cura e la prevenzione della dipendenza dal gioco d azzardo. [Data
pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"C è tutto per
fare bene in questi anni" SIMONE GIRARDIN Sicurezza, riforme e tasse.
Angelo Alessandri, parlamentare e presidente della Lega Nord, ha le idee chiare sulle
priorità che il Governo dovrà affrontare nei cosiddetti primi cento giorni di
lavoro. Alessandri, ma se dovesse fare una scaletta delle priorità, che cosa
metterebbe al primo posto? "Non avrei dubbi: la cosa più urgente è la
sicurezza. E la più veloce e costerebbe ben poco". In sostanza che
cosa chiedete? "Bisogna mettere mano agli organici delle forze dell
ordine, ossia investire sulla sicurezza. Un segnale forte, l opposto di quello
fatto dal precedente Governo che ha tagliato tutto quanto si poteva oltre ad
aver votato l indulto". Crede che sia sufficiente aumentare il numero
delle forze dell ordine? "Non basta ma sarebbe già un segnale importante.
E sicuramente urgente chiudere la partita dei decreti attuativi legati alla
legge Bossi-Fini sull immigrazione. In questo modo
avremo espulsioni più facili. La Bossi-Fini resta un
ottima normativa. Il problema è stato di essere male applicata". C è però
un problema anche legato ai comunitari: i rom sono spesso visti come una
minaccia. "Qui bisogna lavorare sul trattato di Schengen. Ma
presumibilmente i tempi saranno più lunghi. Per questo credo sia necessario
avanzare l ipotesi di una moratoria e attivare canali istituzionali con Paesi
quali l Albania e la Romania per stabilire delle regole certe". Punto due?
"Il tavolo delle riforme. Se è vero, come tutti dicono, che i tempi sono
maturi, e visto che siamo in presenza di un Governo che ha i numeri per
correre, non dovrebbero esserci problemi". Come la mettiamo con il
Federalismo fiscale? "Per la Lega è un altra
priorità come la sicurezza. Si può partire subito con la bozza già depositata
in Parlamento dalla Regione Lombardia". C è poi il problema del caro-vita
e delle tasse? "Ci lavorerà soprattutto Tremonti. Certo è che il
Federalismo fiscale darà una grossa mano a risolvere queste urgenze. quindi
prima si fa meglio è per tutti. L obiettivo resta di aumentare i trasferimenti
agli Enti locali anche perchè se si decidesse di togliere l ici bisogna
compensare i mancati introiti dei Comuni. sulle tasse l obiettivo è di ridurre
la pressione fiscale gradualmente nei prossimi cinque anni di Governo".
Magari c è da ristabilire anche un rapporto civile tra contribuente e Stato
guardando all ultimo blitz di Visco? "Io sono per smantellare tutto quanto
fatto da Visco e Prodi in tema di tasse. Per loro il modello irlandese basato su
una tassazione bassa era il male. Invece ha dimostrato di funzionare. la gente
non ne può più di pagare così tante imposte. E nemmeno di vedersi pubblicata la
dichiarazione dei redditi. e per fortuna che il Governo è caduto perchè erano
pronti a dare il via libera anche all anagrafe dei conti correnti". Ossia?
"Migliaia di funzionari sotto l occhio vigile di Visco avrebbero potuto
controllare tutti i nostri conti correnti bancari e non. Una follia".
Insomma c è molto da fare: non ha paura che sulle priorità della Lega alla fine qualcuno si voglia mettere di traverso?
"Mi auguro proprio di no. Non sono solo priorità della Lega.
Sono le richieste che arrivano dalla gente. Inoltre in questa legislatura non
ci sarà la sinistra estrema che spesso ha osteggiato tutto quanto portava
avanti il Carroccio. Mi sembra che ci siano tutti i presupposti per fare
bene". [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Famiglia,
lavoro, identità: la ricetta di Bossi che piace al
Paese Adesso ritornano i valori della terra Marcello Ricci Le vittorie
inebriano , ma l ebbrezza non deve far cadere nell oblio gli obiettivi. Un pilastro
della vittoria è stata la necessità della sicurezza e la sicurezza è legata all
immigrazione.
La vittoria è giusto goderla, ma ci si deve ricordare che c è un Paese sull
orlo del tracollo, morale, politico, economico. Da dove iniziare? E la prima difficile
decisione. Le famiglie hanno problemi di sopravvivenza, non solo economica, ma
anche morale e la prima è anche legata alla seconda. Il bandolo della matassa è
proprio della ricostruzione di un identità morale dei giovani e delle famiglie
ed il primo gradino da salire è quello del piacere di lavorare, unico modo di
esprimere capacità e creatività in ogni tipo di attività. Le civiltà sono
testimoniate dalle opere tramandate. Il piacere di creare deve essere per
ognuno un obbiettivo agognato e i giovani debbono imparare che lo sballo non è
un momento felice. Illuminismo, relativismo, edonismo, sono cattivi
insegnamenti, esaltati dai paladini del tutto libero, tutto lecito; hanno
condizionato molti giovani, spingendoli nel baratro dell autodistruzione . Il
successo di un movimento territoriale come la Lega certifica che dopo l
ubriachezza ideologica sessantottina, di cui alcuni ancora oggi vorrebbero
salvare qualcosa, esiste la volontà di tornare alla terra, alla famiglia, al
lavoro alla fede in Dio ed alla consapevolezza di essere. Non è stonato
proporre l autarchia del lavoro e valorizzarlo in tutte le forme in tutte le
espressioni. Per il gusto di selezionare le attività e classificarle come
gradevoli o sgradevoli si sono aperte le porte ad ogni sorta di gente e dietro
persone che lavorano si sono infilate altri che vivono dai margini della
società e hanno scelto l illegalità come mestiere . L autarchia del lavoro è la
ricetta basilare per il risanamento etico, morale , economico e culturale . In
Italia la densità abitativa è alta e non si ravvisa la necessità di dover
aprire le frontiere per ingressi di stranieri. E vero che il tasso di natalità
è basso, che la popolazione invecchia, ma questo è un fenomeno frequente nei
cicli storici dei popoli. Ma nessun problema economico, industriale sociale,
etico e culturale potrà essere impostato e risolto se non si agisce sull Uomo e
se il lavoro non è percepito come espressione di nobiltà. [Data pubblicazione:
01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"Ora basta,
reagiremo" "Ora basta, per quanto mi riguarda, appoggiata dal
movimento e da tutti i colleghi del Senato, lavorerò da subito per fare in modo
di applicare un rigido respingimento di questi traffici". Così la neosenatrice della Lega Nord e vicesindaco di Lampedusa, Angela Maraventano, sugli
ultimi sbarchi di clandestini nell' isola nel giro di 48 ore. "Sono state
a visitare il Cpt - spiega - Qui, anche se sotto controllo, c'è una massa di
800 persone e la situazione sta esplodendo. È arrivato il momento di
applicare severamente e rigidamente la Bossi-Fini e,
per quanto mi riguarda, lotterò seriamente e lavorarerò per il respingimento di
tutto questo traffico". Maraventano annuncia per martedì una richiesta per
riunire tutti i colleghi del Senato e discutere con loro "il da farsi:
questo massacro deve finire, Lampedura non può sostenere una situazione del
genere, dobbiamo prendere dei provvimenti perché sia la mia isola, che l'Italia
intera non ne possono più. Inoltre chi mi ha votato ha molta fiducia in me e
non chiedo altro che rispettare quanto promesso". [Data pubblicazione:
03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
OGGI LO STORICO
APPUNTAMENTO ORGANIZZATO DAL SINDACATO PADANO Batelada: primo maggio in verde
Rosi Mauro: "Da 19 anni lottiamo per i lavoratori senza mai tirarci
indietro" Simone Boiocchi "Avanti tutta verso la libertà". E
questo lo slogan che caratterizzerà l edizione 2008 della batelada l ormai
tradizionale festa dei Lavoratori che il Sindacato Padano trascorrerà sulle
acque amiche del lago di Como. "Dal 1990 spiega Rosi Mauro, Segretario
generale del Sindacato Padano -, il Sin.Pa. conduce le sue battaglie al fianco
dei lavoratori senza mai avere svenduto l interesse di chi ci ha dato fiducia.
Da 19 anni lottiamo senza tirarci indietro, sempre avanti con determinazione
per ridare dignità ai lavoratori ed un giusto stipendio con la contrattazione
regionale". Un impegno che i lavoratori hanno premiato confermando la loro
fiducia nei portabandiera del Sindacato Padano che giorno dopo giorno con
impegno e determinazione cercano di dare risposte concrete alle richieste dei
lavoratori. "Come ormai tradizione continua Mauro -, abbiamo organizzato
la batelada per festeggiare insieme ai nostri iscritti e simpatizzanti la festa
dei lavoratori; e quest anno a dire il vero, abbiamo una ragione in più per
fare festa. Il risultato elettorale ci ha premiato. Ha premiato il nostro
impegno e la determinazione che da sempre ci caratterizza. La
forte presenza della Lega
Nord all interno dell arco Parlamentare apre uno spiraglio importante e dà a
tutti gli iscritti del Sin.Pa. la fiducia necessaria per andare avanti".
"Al Governo continua Mauro c è un alleato dei lavoratori e dei pensionati
che vuole salvaguardare davvero il potere di acquistio di stipendi e pensioni,
che vuole riformare il sistema, insomma, che mette davvero i cittadini al primo
posto. Grazie alla Lega aggiunge il numero uno della
Sigla di via del Mare -, sono stata eletta al Senato dove si sposterà il mio
impegno a difesa dei lavoratori e dei pensionati. A Palazzo Madama porterò
avanti il lavoro iniziato in regione Lombardia partendo dalla richiesta che il
Consiglio regionale Lombardo ha presentato all ex Governo Prodi. Quella legata
all attuazione dell articolo 119 della Costituzione. Il primo importante passo
in avanti verso il Federalismo Fiscale". Una richiesta, quella avanzata
dal gruppo regionale della Lombardia, che prevede anche la realizzazione di un
fondo pensionistico regionale. "Servono vere riforme nel mondo del lavoro
spiega Mauro -. Gli altri sindacati non possono fare finta di nulla. Con mille
euro di stipendio mensili e con 500 euro di pensione al Nord non solo non si
vive, ma non si sopravvive nemmeno. E necessario un rinnovo dei contratti che
non può passare che attraverso una riforma federale. E necessario legare gli
stipendi al reale costo della vita di ogni territorio, che è bene ricordarlo, è
diverso da regione a regione". "Quella di domani (oggi per chi legge,
ndr) continua Mauro sarà una giornata di allegria e di svago. Su una nave molto
più grande di quella degli anni passati, navigheremo sulle acque del Lago di
Como. Faremo finta di dimenticarci dei problemi che gravano sul mondo del
lavoro e cercheremo di svagarci". Musica, relax e tanta voglia di stare
insieme, gli ingredienti fondamentali di una giornata che prenderà il via alle
10,30 con l imbarco dal Pontile 4 per concludersi a sera intorno alle ore
19,00. [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"GLI OPERAI
DIVENTATI BORGHESI" Se Fantozzi-Villaggio attacca la Lega...
roberto fiorentini Brutti. Sporchi. Cattivi. Sfruttatori. E anche un po
razzisti, anzi un po tanto xenofobi. Fantozzi alla riscossa questa volta non
contro i colletti bianchi, ma contro tutti quegli operai
che, alle ultime elezioni hanno votato Lega Nord. Bè non male questi apprezzamenti alla vigilia del Primo
Maggio festa dei lavoratori. Non ci credete? Andate a vedere l intervista che
Repubblica Tv, la televisione digitale del quotidiano "democratico",
ha realizzato a Paolo Villaggio. L attore, conosciuto per il suo ruolo
di eterno sfigato prima nei panni di Fantozzi poi in quelli di Fracchia, ha
attaccato a testa bassa chi, tutti i giorni, manda avanti l economia di questo
paese, ma soprattutto del Nord. Un analisi quella di Villaggio-Fantozzi che ha
dell inverosimile. Secondo, il fannullone per antonomasia del cinema
"itagliano", gli operai votano Lega perché
ora raggiungono un età media dai quaranta ai sesant anni e non più dai venti a
i trenta. Bene. Visto che vivono di più, "poveri disgraziati", alla sera
vogliono stare tranquilli. Si vogliono sedere sulla poltrona con il telecomando
in mano, vero simbolo del potere, e maltrattano, meglio, trattano le mogli come
schiave. Dunque, per il Fantozzi, la Lega sarebbe
garanzia di questo stato di cose. Ma l analisi sociologica di Villaggio non si
ferma qui. C e tutta la parte dedicata agli operai razzisti che, per star
tranquilli in poltrona davanti alla televisione, vogliono che vengano cacciati
anche gli extracomunitari che fanno casino. Gli stessi operai pensano che gli
immigrati siano una maledizione. Fracchia ne ha anche per i contadini del sud
che sfruttano gli extracomunitari nei campi, ma non dicono che sono bravissimi
a raccogliere i pomodori. E la conclusione è chiara: gli operai sono diventati
borghesi. Forse a Villaggio che da anni sprofonda nella solita poltrona, piena
di euro, sfugge che gli operai non arrivano più a fine mese. Che al Nord lo
stipendio di un operaio non è più sufficiente e che forse le proposte della Lega di creare le gabbie salariali, di detassare gli
straordinari, di far crescere la busta paga e di far aumentare l economia,
magari non dispiacciono proprio agli operai. E magari non gli dispiace neppure
l idea di far restituire la cara vecchia "liquidazione" ai dipendenti
o di creare fondi pensioni regionali che non finiscano nel calderone romano
dell Inps. Forse Fracchia-Fantozzi-Villaggio non sa che alle operaie piace
andare al lavoro, senza il rischio di essere magari stuprate alle fermate degli
autobus, o nelle stazioni della metropolitane, da immigrati clandestini. O
magari essere rapinate in mezzo alla strada, per pochi euro con il rischio di
prendersi qualche coltellata nella schiena. "Fantozzi lei è proprio una
m....". Amen. rfiorentini@libero.it [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Lo chiede Boni:
"La pressione tributaria è insostenibile" "Il Governo metta
subito mano all Irap" "Tra le sfide che il
prossimo Governo è chiamato ad affrontare le questioni legate al federalismo
fiscale e all esigenza di ridurre la pressione tributaria che opprime le
regioni del Nord, rivestono senza dubbio un ruolo di primaria importanza".
Lo spiega l Assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Davide Boni
secondo cui vi sono alcune tasse di competenza statale, come l Irap,
"che incombono sulle nostre aziende e sui cittadini e che andrebbero
abolite nel più breve tempo possibile". "D altro canto proprio la
Regione Lombardia continua Boni qualche mese fa aveva approvato una proposta di
legge da inviare al Parlamento con la quale si chiedeva di trattenere l 80%
dell Iva e il 15% dell Irpef, così come l intero gettito delle accise sulla
benzina, dell imposta sui tabacchi e quella sui giochi. Inoltre, grazie al
lavoro svolto dalla nostra giunta, ben quattro milioni di lombardi da gennaio
non pagheranno più l addizionale Irpef, senza contare l eliminazione del ticket
sanitario di 10 euro: un taglio alle tasse stimato in circa 400 milioni di
euro". "Seguendo l esempio lombardo, a livello nazionale si dovrebbe
procedere con l applicazione del vero federalismo fiscale, snellendo la
macchina statale e rendendo il sistema di tassazione più equo". [Data
pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
LAMPEDUSA ASSEDIATA
Sbarchi in massa, ultimo regalo di Prodi IVA GARIBALDI Sono ripresi quasi sosta
gli sbarchi di clandestini sulle coste di Lampedusa: in poco più di un giorno e
mezzo gli stranieri entrati illegalmente sono oltre cinquecento. Il centro di
accoglienza e soccorso dell isola dell agrigentino può contenere circa 600
persone ma, ieri pomeriggio, sbarco dopo sbarco sono arrivati ad essere un
migliaio. Da qui la necessità di organizzare fin da subito una serie di
trasferimenti verso altri centri del Paese. Anche la Sardegna, dall inizio dell
anno scorso, è diventata una delle mete di sbarchi illegali provenienti
soprattutto dall Algeria anche se ormai non si escludono nuove rotte dal
Marocco e dalla Tunisia. Una situazione ormai insostenibile
alla quale la Lega Nord
promette di porre rimedio. Per Mario Borghezio, "l invasione degli
immigrati africani che il racket dell immigrazione clandestina ha ripreso con
ripetuti sbarchi a Lampedusa sembra essere l ultimo, vergognoso atto dell era
Prodi. Tutto il Paese assiste incredulo a questo spettacolo indecoroso e
sconvolgente. Anche di fronte al massiccio voto popolare che chiede
chiusura delle frontiere e respingimento dei clandestini, a Roma gli occupanti
abusivi delle poltrone ministeriali continuano, anche di fronte a una simile
emergenza, nel loro abituale dolce far niente". L europarlamenare leghista
avverte: "Un simile comportamento ci fa capire che non i clandestini, ma
questi politici sono il peggior nemico del nostro popolo: sarà bene ricordarcene".
L obiettivo di Borghezio è rivolto ai naviganti politici perché, sottolinea,
"ora, però, a Lampedusa vigila una coraggiosa parlamentare leghista.
Dunque girate al largo, molto al largo". Il riferimento è al vicesindaco
Angela Maraventano, neosenatrice leghista. E sull emergenza immigrazione,
Borghezio propone che "progressivamente, e rispettando i diritti umani di
tutti, specialmente dei minori, si deve fare un bel repulisti generale. Fare
pulizia senza se e senza ma". L esponente leghista affronta anche la
questione dell immigrazione neocomunitaria per la quale "occorre - spiega
- mettere mano al Trattato di Schengen e utilizzare tutti gli strumenti che
sono consentiti per chiudere le porta all entrata degli indesiderati. Bisogna
dare un segnale positivo. Per il nostro Paese l immigrazione è una cosa seria e
va affrontata con leggi giuste ma anche severe. C è una grossissima emergenza
rumeni che va affrontata. Perciò ci vuole un ministro che studi a fondo la
situazione, che abbia le idee chiare e che utilizzi tutte le possibilità.
Avendo le carte in regola, perché l Italia è sempre stata più che umanitaria,
dobbiamo mettere dei paletti". Quanto ai clandestini extracomunitari,
Borghezio auspica appunto un repulisti senza se e senza ma : "Siamo
arrivati a un punto, a causa del buonismo irresponsabile soprattutto dell
ultimo Governo, che c è un emergenza diffusa sul territorio con sacche molto
consistenti di delinquenza pura, mascherata da immigrazione. Espulsioni certo,
ma prima bisogna trovarli con un azione di intelligence. E un lavoro non
semplice e non di breve durata, ma occorre iniziare subito per portarlo a
termine. Va restituita un immigrazione seria e degna di un Paese civile. L
esperienza della democrazia svizzera è un faro su tutto, anche sull
immigrazione". [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Varata la nuova giunta
regionale del Friuli Venezia Giulia. Il nuovo governatore Renzo Tondo, di
centrodestra, che ha sconfitto l uscente Riccardo Illy, ha infatti nominato,
undici giorni dopo la proclamazione ufficiale della sua elezione, i dieci
assessori che scenderanno in campo da lunedì prossimo, giorno di convocazione
della nuova Giunta regionale, con conseguente assunzione di pieni poteri da
parte del presidente e della sua squadra di Governo. La Lega Nord, che aspira anche alla
presidenza del Consiglio regionale, aprime intanto due assessori, la triestina
Federica Seganti - che già in passato ha ricoperto questa carica - e l udinese
Claudio Violino, già consigliere regionale nella passata legislatura.
Gli altri membri della giunta sono Luca Ciriani (vicepresidente), Elio De Anna,
Vladimiro Kosic, Vanni Lenna, Roberto Molinaro, Riccardo Riccardi, Alessia
Rosolen e Sandra Savino. I relativi incarichi saranno assegnati nel corso della
prima riunione della Giunta. "È una Giunta equilibrata", ha
commentato Tondo, spiegando di avere costruito un gruppo di lavoro in stretta
collaborazione con i partiti che compongono la coalizione regionale di
centrodestra e annunciando che "sarà garantita la centralità del Consiglio
regionale, in un ottica di valorizzazione dei ruoli di ogni singolo
consigliere". [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Alcuni esponenti del
centrosinistra, nonostante la scoppola elettorale, continuano a dire fesserie
soprattutto sulla Lega. Sicuramente la loro noia una
certa affermazione della Lega anche in terra di
Toscana. Ha cominciato l altro giorno un consigliere regionale dei Verdi, che
si è dichiarato preoccupato che possa essere la Lega a
dare risposte sulla sicurezza in Toscana. Qualche giorno fa a Firenze ci ha
pensato l intellettuale di sinistra Sandra Bonsanti a dare la stoccata finale,
collegando assurdamente l orrore delle deportazioni con la riforma
costituzionale elaborata a suo tempo da Roberto Calderoli,
voluta da tutto il centrodestra e che tra l altro aveva il
pregio di ridurre il numero dei parlamentari. Questi personaggi, invece di
preoccuparsi dei problemi dei lavoratori, continuano a farneticare sempre più
lontani dalla realtà Marco Cordone Segretario provinciale Lega Nord Firenze [Data pubblicazione:
03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Anche i romani
vogliono cambiare CINZIA Caro direttore, come vi ho scritto uno o due giorni
prima dei ballottaggi ero certa che i romani avrebbero fatto la scelta giusta,
e ieri è giunta la conferma. I miei complimenti ad Alemanno, ma soprattutto ai
cittadini di Roma che hanno capito che bisognava cambiare. Però penso che non
sarà facile, perché il neo-sindaco si troverà di fronte una realtà poco
piacevole, per non dire amara, dovrà fare i conti con l epurazione che la
sinistra ha operato nel corso del suo governo collocandosi dappertutto, e
adesso dare lustro a tutto sarà certamente faticoso. Sa, direttore, dopo 15
anni di cocciutaggine, oscurità e torpore sarà difficile far capire a tutti che
cosa si è sopportato e soprattutto che si doveva ribaltare il governo cittadino
per gustare il sapore della democrazia. Purtroppo la sinistra è ancora troppo
vincolata dall eredità comunista e non ha ancora capito che cosa significhi
governare una nazione rispettando tutti i cittadini. Sono decenni che dicono di
essere alternativi, ma ogni volta che si sono insediati al potere come prima
cosa si sono dedicati all occupazione delle poltrone, come dei pirati hanno
considerato l ente un qualcosa da accalappiare, attaccandosi a tutti i posti di
comando. Ma ciò non è un messaggio alternativo per il Paese e nemmeno positivo,
bensì un vecchio modo di fare. Auspico invece che le poche menti lucide, ancora
presenti all interno della loro coalizione, riescano a farsi capire e che
sappiano spiegare che per il bene comune (comune: origine etimologica della
parola comunismo) la cosa rossa , o tutto ciò che si riconduce al comunismo,
non è una garanzia di benessere per la nazione, ma soltanto un modo per
limitare qualsiasi crescita sia individuale sia collettiva. Alla Lega il peso
che tanto merita LEONE Venezia Mi pare che la non accettazione di Calderoli a fare il viceministro e lo
sdoppiamento di un ministero ( senza portafoglio) tra Bossi e Calderoli
sia una sconfitta per la Lega che, attualmente è sottodimensionata. Il PdL ha
infatti il primo ministro, i presidenti di Camera e Senato. La Lega ha il
Viminale (ma subito Fini ha preteso un viceministro in Mantovano che vorrà
deleghe: gli diamo quella dell'immigrazione?) e l'agricoltura. Mi sembra
pochissimo rispetto a quello che si potrebbe strappare a Berlusconi. Stupisce
che Fini ottenga sempre ciò che vuole (sia che elezioni vadano male sia che
vadano bene!). Berlusconi faccia comunque i suoi interessi e la Lega, che ora è
determinante e potenzialmente in grado di chiedere tutto ciò che vuole, dia
sempre l'impressione di perdere l'attimo fuggente, oltretutto avvalorando nella
gente l'ipotesi di non essere all'altezza degli altri, sempre più furbi di lei.
Attenzione, (anche) la fortuna politica passa una volta sola. Partire ad
handicap, ora che per le dinamiche del governo (e del consenso), i nostri
alleati diventano di fatto nostri concorrenti, può essere esiziale. Immaginiamo
solamente se i risultati elettorali avessero consegnato una Lega con un terzo
in meno di voti e, contestualmente con Casini in grado di
"sostituirne" i voti, come sarebbe stato il nostro destino: lo
stesso, tragico, dei cinque anni della penultima legislatura, quando fummo massacrati
dagli alleati prima che dagli avversari, con Berlusconi che ci offriva la cena
del lunedì. Il Partito del pomeriggio CARLO CASTIGLIONI Busto A. I risultati
elettorali mi han riportato alla memoria il caso Psiup, Partito Scomparso In Un
Pomeriggio. Era sinistra estrema. Il popolo bue non è sempre anche asino. 1) L
indulto ha liberato molti delinquenti. 2) Il pacchetto-sicurezza proposto da
Veltroni è stato bloccato dai comunisti. 3) Il governo Prodi ha chiuso i centri
d'accoglienza lasciando in libera circolazione i clandestini. Il governo Prodi,
mentre succhiava il sangue agli italiani, stanziava milioni di euro per gli
extracomunitari complicando la procedura di espulsione. Il governo Prodi
progettava il voto agli extracomunitari. Non tutti gli italiani accettano il
principio di uguaglianza a priori. Per generazione han pagato tasse e versato
sangue per questo paese. Arrivano degli estranei e li scavalcano persino
nell'assegnazione delle case popolari. L uguaglianza è la madre di tutte le
ingiustizie. Un figlio non è uguale a un estraneo. E un vecchio detto recita
"Tutti gli uomini sono fratelli ma devi fare molta attenzione se hai a che
fare con un Caino o con un Abele"... Il Sole delle Alpi sorge ovunque
SCALVI GIOVANNI Roncadelle (Bs) Desidererei esprimere il mio entusiasmo per la
felice vittoria della Lega alle ultime elezioni. Sono sicuro che tutti coloro
che ne hanno nutrito fiducia non saranno delusi. Io l'ho coltivata per tanti
anni, anche nei momenti difficili, ma non ho mai perso quella speranza sorretta
dalla convinzione che, inevitabilmente, le nobili cause vincono sempre. Il sole
che, dalla notte dei tempi, scandisce le nostre giornate è sempre nato a est e
tramontato a ovest. Il Sole delle Alpi, invece, finalmente è nato
contemporaneamente da tutti i punti cardinali e non conoscerà mai tramonto.
Viva la Lega ed il sincero sentimento di tutti i leghisti che lottano per una
società più giusta. Un vivo e particolare riconoscimento a Umberto Bossi che è sempre stato, e lo sarà sempre, il vero faro per
tutti coloro che gli hanno creduto ed il nostro sentito grazie esteso a tutti i
suoi collaboratori. Dove sono ballerine e nani? BEPPE LUCCHI Monghidoro (Bo)
Berlusconi torna al governo. Dopo due anni d'imbarazzante silenzio cui Prodi li
aveva costretti, numerosi comici, cantanti, conduttori, predicatori e
presentatori tv, attori, registi, opinionisti, giornalisti e calciatori, tutti
privilegiati di sinistra, convinti sostenitori di Veltroni e Rutelli, avranno
finalmente qualcosa da dire. C è qualcuno che può ancora sostenere che
Berlusconi non crei nuovi posti di lavoro? [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Grillini patacca
gridano pù se G. LOCATELLI Trezzo S/Adda A proposito di Grillo e grillini
votanti... mi sembra il risvolto della stessa solita medaglia delle liste
civetta o patacche o qualsivoglia dire ovvero voti a perdere o in dispersione.
Nascondono il solito comun denominatore e cioè: "L importante è che i
soldi delle tasse vadano sempre e comunque tutti giù . Fateci caso. Se non è
zuppa... A riprova : dove sono andati a finire i loro voti in proposito ? Per
chi? Mi dite da che parte stavano ( i grillini )? Forse dalla parte del
cambiamento? Chissà perché mi rammenta quel detto contadino che dice "chi
grida pù se la vaca l'è sua". Quanti "italioni" ci cascano
sempre, non vi pare? Ci troveremo musulmani LEONIDE Legnano Caro direttore, in un
quotidiano locale leggo queste tremende cose che altri giornali fingono di
ignorare. Gli italiani se non si svegliano, tra qualche anno una buona parte di
essi diventerà musulmana. È in atto un invasione musulmana programmata e
pensata, sostenuta da Wahahita Saudita setta musulmana fondamentalista a Raid.
Tra la capitale e la Mecca si trovano i foraggiatori della campagna
antioccidentale e anticristiana per destabilizzare l Europa e il nostro Paese.
Proprio da noi l Ucoi (unione della comunità islamica in Italia), espressione
dei fratelli musulmani, organizzazione estremista e fuorilegge in Egitto,
finanziata dall Arabia Saudita, si sta consolidando e sgomita per avere più
poteri sfruttando le nostre leggi. A conferma di quanto sopra accennato, se
ricordate, l imam di Segrate ebbe a dire testualmente: "Fra dieci anni l
Italia diventerà musulmana". Tutto ciò mi spaventa, perché molti italiani,
presi da buonismo ed eguaglianza, preferiscono credere che tutti i mani del
mondo vengono dall America. Pertanto le nostre strade vengono invase da
ambulanti provenienti dal Senegal e sostengono di provenire da Dakar e vengono
allevati da un certo Marabutto e spediti in Italia, Francia e Spagna per farne
manovra per il futuro. Ora io dico: italiani svegliatevi! Leggo su la Padania
che Al Qaeda sta insegnando l Italiano ai suoi connazionali. Mi viene da
pensare: forse sanno che avendo vinto la Lega - unico
movimento politico che ha lottato contro le moschee - vogliono darci a credere che
le stesse sono luogo di culto e non di ritrovo dei fondamentalisti? Oppure sono
convinti che i loro ambulanti, che ci hanno mandato, non ci hanno istruito
abbastanza sulla loro religione e Maometto? Così verranno loro a spiegarci
quanto è grande Allah? Io sono cristiana convinta e credo che molti padani lo
siano. Ma so che molti non sanno chi è Maometto e come ha formato la sua
religione, e a questo proposito, essendo in possesso del libro L inizio delle
grandi religioni vi spiega chi era Maometto, ma anche chi è il nostro Dio. Vi
spedisco una fotocopia; leggetela e tiratene le conclusioni. Con affetto da una
leghista convinta. Tra le riforme anche la sanità LETTERA FIRMATA Il
centro-destra dispone di un esteso mandato popolare, che ha determinato un ampia
e solida maggioranza parlamentare. C è da augurarsi che proceda sollecitamente
a riforme di struttura. Segnalo due settori tuttora dominati dalla legislazione
cattocomunista del compromesso storico: la sanità, regolata dal servizio
sanitario nazionale, e gli affitti, nei quali ancora in larga misura vige il
cosiddetto equo canone. Sono due ambiti nei quali sarebbe ora di svecchiare, di
deliberalizzare, di portare aria nuova, al posto dello stantio, chiuso, rancido
accordo del 1978 fra democristiani e comunisti (i quali costituiscono il Pd
attuale, sconfitto dalle urne). Crescita, salari non più nazionali ALESSIO Caro
direttore, prendo spunto dalle parole di Almunia su la Padania del 29/04/08 in
cui afferma che pur essendo dimezzata la previsione di creazione di nuovi posti
di lavoro, i salati sono in crescita, deduco che l aumento dei salari deve
avvenire in concomitanza a una buona produttività e crescita dell azienda,
quindi a una contrattazione salariale non nazionale ma regionale e locale. Il
ciclo economico dovrebbe essere questo: azienda; azienda con giusta tassazione
che produce fatturato; aumento e premi di produzione per i lavoratori; più
soldi nelle tasche dei dipendenti e nelle proprie famiglie; più possibilità di
spese e quindi economica e Pil che funziona. Questa è una catena che se venisse
attuata produrrebbe dei risultati. Ovvio che se l azienda andasse male non si
potrebbe aumentare lo stipendio ai lavoratori, quindi la catena non andrebbe
avanti. Le parole Giusta Tassazione alle aziende e Produttività buona è
fondamentale per l avanzamento dell economia italiana. Meglio i sindaci targati
Lega PAOLO S. Padova Vicenza alle sinistre per un
pelo. Una sconfitta che il Pdl ha pagato perché non ha compreso i vicentini i
quali volevano essere amministrati da un leghista. La Sartori è una brava donna
ma è una buonista e permessivista che non avrebbe risolto i problemi della
città. Oggigiorno i veneti si fidano solo della Lega Nord (Tosi e Bitonci fanno scuola)
tutto ciò lo deve capire anche il bravo Galan. Vicenza sia pertanto d
insegnamento per le amministrative del prossimo anno con Padova in testa per
una candidato sindaco leghista (la Mazzetto o Conte oppure altri ma sempre
leghisti). E così alle regionali perché i veneti vogliono autonomia,
federalismo e sicurezza. Non ne possono più di promesse e parole e di essere
sfruttati. L arroganza del Pd punito nell urna LUIGI DI RAUSO Roma Ferve in
questi giorni il dibattito sulle cause della sconfitta del Pd. Tra le tante, a
mio giudizio, una è incontrovertibile ed è l arroganza. Questa mia affermazione
discende dalle parole dei diretti interessati, cioè Veltroni e Rutelli, i quali
in un servizio di Ballarò del 29 aprile 2008, hanno affermato rispettivamente
Eppure sia io sia Rutelli abbiamo governato bene a Roma (Veltroni) e Ci sono
state molte strumentalizzazioni ma io mi considero una persona per bene
(Rutelli). Ora, fare queste affermazioni equivale ad autoassolversi ovvero ad
autoelogiarsi il che dà ragione ad un famoso proverbio napoletano che, tradotto
in italiano, dice quando non ci sta chi mi vanta mi vanto da solo . Per non
parlare poi del fatto che, dopo la sconfitta, questi signori, invece di
andarsene a casa, come avviene in tutti i paesi civili, vanno a sedersi in
comode poltrone profumatamente pagati e, nel caso di Rutelli, avere anche la
sfrontatezza di candidarsi per la vicepresidenza del Senato. Questo è veramente
troppo, ma io credo che queste cose gli elettori, che non sono stupidi, non le
tollereranno. Questa concezione proprietaria del potere è tra le cose peggiori
della nostra politica che ci colloca ad anni luce dalle altre democrazie
occidentali. Se questa è la situazione e non mi pare che possa non esserlo, un
bagno di Umiltà e di Penitenza è proprio quello che ci vuole. [Data pubblicazione:
01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
CINZIA Caro
direttore, come vi ho scritto uno o due giorni prima dei ballottaggi ero certa
che i romani avrebbero fatto la scelta giusta, e ieri è giunta la conferma. I
miei complimenti ad Alemanno, ma soprattutto ai cittadini di Roma che hanno
capito che bisognava cambiare. Però penso che non sarà facile, perché il
neo-sindaco si troverà di fronte una realtà poco piacevole, per non dire amara,
dovrà fare i conti con l epurazione che la sinistra ha operato nel corso del
suo governo collocandosi dappertutto, e adesso dare lustro a tutto sarà
certamente faticoso. Sa, direttore, dopo 15 anni di cocciutaggine, oscurità e
torpore sarà difficile far capire a tutti che cosa si è sopportato e
soprattutto che si doveva ribaltare il governo cittadino per gustare il sapore
della democrazia. Purtroppo la sinistra è ancora troppo vincolata dall eredità
comunista e non ha ancora capito che cosa significhi governare una nazione
rispettando tutti i cittadini. Sono decenni che dicono di essere alternativi,
ma ogni volta che si sono insediati al potere come prima cosa si sono dedicati all
occupazione delle poltrone, come dei pirati hanno considerato l ente un
qualcosa da accalappiare, attaccandosi a tutti i posti di comando. Ma ciò non è
un messaggio alternativo per il Paese e nemmeno positivo, bensì un vecchio modo
di fare. Auspico invece che le poche menti lucide, ancora presenti all interno
della loro coalizione, riescano a farsi capire e che sappiano spiegare che per
il bene comune (comune: origine etimologica della parola comunismo) la cosa
rossa , o tutto ciò che si riconduce al comunismo, non è una garanzia di
benessere per la nazione, ma soltanto un modo per limitare qualsiasi crescita
sia individuale sia collettiva. Alla Lega il peso che tanto merita LEONE
Venezia Mi pare che la non accettazione di Calderoli a fare il viceministro e lo sdoppiamento di un ministero ( senza
portafoglio) tra Bossi e Calderoli sia una sconfitta per la Lega
che, attualmente è sottodimensionata. Il PdL ha infatti il primo ministro, i
presidenti di Camera e Senato. La Lega ha il Viminale (ma subito Fini ha
preteso un viceministro in Mantovano che vorrà deleghe: gli diamo quella
dell'immigrazione?) e l'agricoltura. Mi sembra pochissimo rispetto a
quello che si potrebbe strappare a Berlusconi. Stupisce che Fini ottenga sempre
ciò che vuole (sia che elezioni vadano male sia che vadano bene!). Berlusconi
faccia comunque i suoi interessi e la Lega, che ora è determinante e
potenzialmente in grado di chiedere tutto ciò che vuole, dia sempre
l'impressione di perdere l'attimo fuggente, oltretutto avvalorando nella gente
l'ipotesi di non essere all'altezza degli altri, sempre più furbi di lei.
Attenzione, (anche) la fortuna politica passa una volta sola. Partire ad
handicap, ora che per le dinamiche del governo (e del consenso), i nostri
alleati diventano di fatto nostri concorrenti, può essere esiziale. Immaginiamo
solamente se i risultati elettorali avessero consegnato una Lega con un terzo
in meno di voti e, contestualmente con Casini in grado di
"sostituirne" i voti, come sarebbe stato il nostro destino: lo stesso,
tragico, dei cinque anni della penultima legislatura, quando fummo massacrati
dagli alleati prima che dagli avversari, con Berlusconi che ci offriva la cena
del lunedì. Il Partito del pomeriggio CARLO CASTIGLIONI Busto A. I risultati
elettorali mi han riportato alla memoria il caso Psiup, Partito Scomparso In Un
Pomeriggio. Era sinistra estrema. Il popolo bue non è sempre anche asino. 1) L
indulto ha liberato molti delinquenti. 2) Il pacchetto-sicurezza proposto da
Veltroni è stato bloccato dai comunisti. 3) Il governo Prodi ha chiuso i centri
d'accoglienza lasciando in libera circolazione i clandestini. Il governo Prodi,
mentre succhiava il sangue agli italiani, stanziava milioni di euro per gli
extracomunitari complicando la procedura di espulsione. Il governo Prodi
progettava il voto agli extracomunitari. Non tutti gli italiani accettano il
principio di uguaglianza a priori. Per generazione han pagato tasse e versato
sangue per questo paese. Arrivano degli estranei e li scavalcano persino
nell'assegnazione delle case popolari. L uguaglianza è la madre di tutte le
ingiustizie. Un figlio non è uguale a un estraneo. E un vecchio detto recita
"Tutti gli uomini sono fratelli ma devi fare molta attenzione se hai a che
fare con un Caino o con un Abele"... Il Sole delle Alpi sorge ovunque
SCALVI GIOVANNI Roncadelle (Bs) Desidererei esprimere il mio entusiasmo per la
felice vittoria della Lega alle ultime elezioni. Sono sicuro che tutti coloro
che ne hanno nutrito fiducia non saranno delusi. Io l'ho coltivata per tanti
anni, anche nei momenti difficili, ma non ho mai perso quella speranza sorretta
dalla convinzione che, inevitabilmente, le nobili cause vincono sempre. Il sole
che, dalla notte dei tempi, scandisce le nostre giornate è sempre nato a est e
tramontato a ovest. Il Sole delle Alpi, invece, finalmente è nato
contemporaneamente da tutti i punti cardinali e non conoscerà mai tramonto.
Viva la Lega ed il sincero sentimento di tutti i leghisti che lottano per una
società più giusta. Un vivo e particolare riconoscimento a Umberto Bossi che è sempre stato, e lo sarà sempre, il vero faro per
tutti coloro che gli hanno creduto ed il nostro sentito grazie esteso a tutti i
suoi collaboratori. Dove sono ballerine e nani? BEPPE LUCCHI Monghidoro (Bo)
Berlusconi torna al governo. Dopo due anni d'imbarazzante silenzio cui Prodi li
aveva costretti, numerosi comici, cantanti, conduttori, predicatori e
presentatori tv, attori, registi, opinionisti, giornalisti e calciatori, tutti
privilegiati di sinistra, convinti sostenitori di Veltroni e Rutelli, avranno
finalmente qualcosa da dire. C è qualcuno che può ancora sostenere che
Berlusconi non crei nuovi posti di lavoro? [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Rimediate ai guasti
di Prodi CARLO BARBIERI Genova La scorretteza e la prevaricazione non hanno più
limiti! Un Governo, in via di liquidazione, non soddisfatto dei disastri
compiuti in ogni campo, ha nominato, in tutta fretta, in queste ultime ore,
numerosi alti funzionari di gradimento, ha attentato alla legge 40, rafforzata
dal referendum, forzandone l interpretazione con nuove linee/guida ad hoc, e
non pago della persecuzione fiscale instaurata, ha violato, ancora una volta,
la libertà e la riservatezza dei cittadini sbattendo su internet le loro
dichiarazioni reddituali. La drastrica limitazione della circolazione del
contante non era sufficiente. Mi auguro che la nuova compagine governativa si
metta al più presto all opera per rimediare ai numerosi guasti, abrogando ogni
norma persecutoria e liberticida e ristabilendo l ordine democratico. Clandestini,
Prodi e C. sono complici! MARIO VISCOVO Torino Si susseguono in questi ultimi
giorni sbarchi di clandestini in Sicilia ed in Sardegna. Notiamo che continua
ad esserci una reale complicità del nostro Governo (in vita ancora per pochi
giorni) con i trafficanti di esseri umani. Nessun contrasto alle imbarcazioni,
uscita della nostra marina nella acque internazionali (oltre 80 miglia) per
raccogliere i clandestini, successivamente liberi di circolare nel nostro
Paese. Con preoccupazione apprendiamo che si parte anche dalla Tunisia,
oltreche dalla incontrollabile Libia. I ministri Parisi, Amato avevano
comunicato, oltre sei mesi fa, che a breve sarebbero stati organizzati
pattugliamenti congiunti davanti alle coste africane per frenare il fenomeno;
naturalmente non è stato fatto nulla in ossequio all ipocrita terzomondismo
della sinistra. Spero che con Berlusconi le cose cambino. Certo il non
rimpianto Pisanu nel 2001/2006 era stato di una esemplare inefficienza.
Cambiano sigle, ma sono sempre rossi LUIGI RONZONI Seveso Cambiano sigla ma
rimangono tali, si ritengono depositori della cultura, tronfi, ideologicamente
convinti, il dubbio non li sfiora, la storia li condanna! Cambiano sigla ma
rimangono tali, mentono sapendo di mentire perché la loro è sempre stata cultura
del terrore (e la storia non è matrigna). Ipocriti, fingono di ripudiare il
passato ma cambiano sigla e rimangono tali, si mimetizzano con nuovi simboli
consci dei loro fallimenti (che mai confesseranno) piuttosto. Cambiano sigla e
rimangono tali, tanti auguri per il nuovo governo. Il comunismo è vivo o morto?
ENZO BERNASCONI Varese Le elezioni sono ormai acqua passata, ma assistendo alle
varie celebrazioni (25 aprile - 1° maggio) e alle numerose interpretazioni
delle varie Tv ne esce un quadro un po torbido: il comunismo è morto o è solo
in rianimazione? Non si capisce un tubo, il tutto dipende dalla sobrietà di
certi conduttori, prima di andare in onda dovrebbero soffiare nel palloncino,
se trovati alterati gli andrebbe tolta la patente "verbale", un bel
tacer... A Torino i compagni hanno zittito perfino l ex Presidente trombato
Fausto Bertinotti; i suoi contestatori vogliono completare l opera Hitleriana,
l olocausto va portato avanti, Israele è il vero nemico e il comunismo
sinistroide il suo attuale carnefice, alla faccia dell Anpi e dei resistenti.
Oggi bisognerebbe parlare un linguaggio che sia vicino alla gente (ma la
sinistra per carenza mentale non ci arriverà mai), federalismo, sicurezza,
tasse, libertà, scuola, salute, invece loro, con ideologie lontane anni luce
dalla democrazia, pensano ancora e solo allo sterminio ebraico. Purtroppo sul
lavoro si continua a morire, molto strumentalmente qualcuno ci marcia su, ma se
i difensori delle vittime sono dei poltronari (gente che non ha mai faticato in
vita sua, Epifani, Angeletti, Bonanni per primi), e i rappresentanti dei
lavoratori se ne fregano, allora saremo punto e a capo. Frasi fatte dai pezzi
grossi come "mai più tragedie di questo tipo" le sento da quando sono
venuto al mondo, lavorare stanca, scioperare un po meno, e non si rischia
nulla. Altro capitolo, quello delle tasse, per Padoa Schioppa... lasciamo
perdere, per Visco, carognescamente vanno sbandierate ai quattro venti,
paradossalmente in Italia "grazie alla privacy" non posso conoscere
neppure il cognome di un ricoverato in ospedale, ma quanto è il suo reddito si.
(Ròbb de màtt). L Ici, va pagata eccome, è l affitto dovuto per abitare in casa
propria, altrimenti, a chi non gli garba, ceda la sua sudata dimora a qualche
clandestino che tiene famiglia, se ne farà carico vita natural durante, non
della tassa ovviamente. Veltroni facciamolo "Santo subito". Ha
imbalsamato Prodi, ha azzeccato i comunisti privandoli della falce e martello,
ha segato senza ritegno margherite ulivi e querce, ha reso felilci tanti
"Verdi" "padani e con lui anche i "compagni piangono".
Pure Rutelli il riciclato suo successore ha fatto flop e Totti solo per averlo
inneggiato si sta ancora toccando i maroni, i calcoli li ha proprio sbagliati
tutti, compresi i... suoi. E adesso vogliono fare il Pd del
Nord, sicuramente un parto doloroso, e se fosse un altro aborto? Ai posteri l
ardua sentenza! Che sconcio: uccidono e sono in libertà Leonardo CECCA Rivalta
di Gazzola PC Caro Direttore, continua implacabile la sequenza di carcerati,
macchiatisi di gravi delitti, rimessi in libertà per scadenza di termini,
per mancata trascrizione delle motivazioni della sentenza e per altri cavili.
Sono profano in materia di giustizia e delle norme che la regolano, ma da
persona sensata, ed il mio pensiero è condiviso dai più, sono convinto che ben
poca differenza esista tra chi per negligenza mette in libertà pericolosi
criminali e chi li aiuta nelle loro nefandezze o arma loro la mano. Possibile
che nulla si riesca a fare contro questo vergognoso sconcio? Perché persone
pagate dallo Stato non devono essere perseguite per il lavoro che non svolgono
e/o svolgono male e non subirne una giusta condanna per il pericolo che
arrecano alla collettività. Gli italiani si augurano vivamente che il nuovo
governo riesca ad eliminare questo sconcio che non ci fa affatto onore e getta
del fango su quei magistrati che nonostante le innumerevoli difficoltà, create
anche da colleghi poco seri, continuano imperterriti nel loro operato. Altarini
scoperti per i boss progressisti BRUNO PISTONE Arese (MI) Caro direttore, non
ho avuto mai la minima simpatia per il signor Visco, ma dopo che ha deciso di
far divulgare i redditi degli Italiani ho almeno un motivo per ringraziarlo.
Perché paragonando i redditi dei padroni dell' informazione (i giornalisti e i
cosiddetti intellettuali) faccio una scoperta sensazionale. I boss dell'
informazione progressista, quelli che gestiscono la RAI-TV come fosse una loro
proprietà personale, con compensi stratosferici e in più sfruttando in
centomila modi la personale pubblicità che ne ricavano (librerie, scaffali dei
supermercati, pubblicità, ecc. ecc.) denunciano redditi modestissimi per la
categoria a cui appartengono: fino a un quarantesimo dei loro colleghi che
appaiono rarissimamente in TV! Visco ci ha finalmente dimostrato che proprio
gli accaniti moralisti della TV3, quelli che conoscevamo come i più arroganti,
sono anche sfacciati evasori fiscali. Se volessimo usare i loro stessi
parametri, autentici delinquenti. Visco, dimogli bott de legnameé ROBERTO
MANZONI Milano Geniale l ultima pensata del Visco! L agenzia delle entrate
rende pubblici le dichiarazione dei redditi di tutti gli italiani. Era ora.
Finalmente si potranno pianificare rapimenti , estorsioni o ricatti senza fatica.
La pensata dell ormai ex (fortunatamente) ministro è il tipico esempio di
delirio ideologico di una mente malata. Diamo a Visco quel che è di Visco
ovvero bott de legnameè. Il garante della Privacy esiste ancora o è stato
abolito? Aboliamolo sto 1° maggio RICCARDO ASCII Voglio esprimere tutta la mia
contrarietà alla demagogia del primo maggio. In questa festa definita dei
lavoratori e che in realtà da tempo è diventato un gigantesco spot di quelle
organizzazioni composte da individui che per tutta la vita il lavoro lo hanno
abilmente evitato, ho lavorato come ogni altro giorno, forse anche più. Invece
di andare a far numero in piazza, ascoltando parole nella quali pur con tutta
la buona volontà proprio non riesco a riconoscermi ho preferito lavorare come
ogni altro giorno. Ho una certa allergia nei confronti delle feste e delle
celebrazioni imposte dall'alto, mi ricordano il ventennio fascista quando non
ci si poteva sottrarre alla manifestazione del partito nel centro della piazza.
Bologna, i magistrati come tacciono... MASSIMO RONCATO A proposito della
recente proposta di delibera del Comune di Bologna circa la dotazione di
manganelli alla polizia municipale, non sarà forse inopportuno richiamare alla
memoria quanto accadde una quindicina d'anni fa in quel di Taranto, allorché il
sindaco dell'epoca tale Vito ( mi sfugge il nome di battesimo), non facendo
mistero delle proprie simpatie mussoliniane, adottò un provvedimento tale e
quale alle proposte avanzate ultimamente, con l'unica differenza che chiamò gli
strumenti suddetti " paletti di segnalazione". Molti, se non tutti,
non avranno certo dimenticato che in quell'occasione la magistratura fu assai
solerte nell'intervenire e dichiarare illegittimo il provvedimento. Come mai,
c'è da domandarsi, la voce dei giudici questa volta non si fa sentire? Forse
perché, al posto di Vito, c'è Cofferati? Si ha comunque più che l'impressione
che la tanto sbandierata certezza del diritto e terzietà della magistratura
siano soltanto baggianate buone per grulli. Quei 140mila euro all Annunziata!
Beppe Roncini Rossi Soverato (Cz) Nel corso dell'ultima assemblea degli
azionisti Eni, uno di questi, presa la parola, ha fatto notare che alla
realizzazione di Oil , il magazine trimestrale del gruppo, partecipava anche
Lucia Annunziata. L'azionista particolarmente attento non ha perso occasione
per chiedere all'amministratore delegato Scaroni quale fosse il compenso per le
prestazioni della nota editorialista della Stampa, ex presidente Rai e
scrittrice. È venuto fuori una busta paga di 140 mila euro, quasi 12 mila al
mese, come riferito anche sul quotidiano Italia Oggi. Che in questo periodo di
petrolio a caro prezzo le società che hanno a che fare con l'estrazione e la
distribuzione del greggio si ritrovino con tanti di quei soldi in tasca da
poterli sprecare a proprio piacimento era prevedibile, gradiremmo un po' di
rispetto nei confronti di chi il pieno non può più permetterselo. Quello che ci
incuriosisce è una quantificazione in termini di tempo dell'impegno della
Annunziata per la preziosa collaborazione. In altre parole, quale potrebbe
essere il costo orario di una professionista di quel calibro? Non si può sapere
per questione di privacy. Non è vero. Senza necessariamente essere azionisti
Eni, La Stampa o avere qualche amico in Rai, grazie ad uno degli ultimi decreti
di Visco le dichiarazioni dei redditi degli italiani sono tutte in rete,
chiunque le può spulciare a proprio piacimento e chi credeva che la tutela
della privacy fosse una cosa importante dovrà ricredersi. Sicurezza, Lega cambia tutto LETTERA FIRMATA Saronno Ciao Lega, ormai ci siamo! Tra pochi giorni potrai iniziare a
dire la tua e sono sicura che ci sarà un sensibile cambiamento sul tema
sicurezza. Son stufa di andare per strada guardandomi sempre alle spalle,mi
sento io straniera nella mia patria! Un saluto speciale al Senatür che ho visto
in gran forma e a Maroni e Castelli. Forza! [Data
pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Claudio Gallo Per
mercoledì 7 maggio, giorno fatidico della tanto attesa partita di calcio
Padania Tibet (inizio cerimonia di apertura ore 20.30, calcio d inizio ore
20.45), vero evento mediatico organizzato da SportPadania in questo inizio di
primavera, sono tante le raccomandazioni da dare a tutti coloro che si
recheranno all Arena Civica di Milano per assistere all incontro, prima fra
tutte quella relativa all uso del mezzo pubblico. Infatti, per chi non ha
dimestichezza con l impianto in cui si disputerà il match e che si trova
proprio nel centro di Milano (Piazza Lega Lombarda
ang. Viale Byron Parco Sempione), bisogna far sapere che non vi sono parcheggi
disponibili per gli automezzi privati e che, pertanto, è vivamente consigliato
utilizzare i seguenti mezzi: lMetropolitana linea MM2 fermate Moscova o Lanza
(le più vicine a circa 300 metri) o Cadorna lMetropolitana linea MM1 fermata
Cairoli o Cadorna lFerrovie Nord Milano Stazione Milano
Cadorna (capolinea) lFerrovie dello Stato Stazione Milano Porta Garibaldi
(Superficie o Passante ferroviario) e poi Metropolitana Linea 2 (fermate
consigliate Moscova / Lanza) lLinee automobilistiche 70-57 e altre linee
tranviarie lParcheggi Pullman ai Bastioni di Porta Volta o nei pressi del
Cimitero Monumentale Coloro che volessero comunque recarsi con la
propria autovettura alla partita, tengano presente che, fino alle ore 19, è in
vigore la ZTL con Ecopass, da pagarsi secondo le modalità che sono
visualizzabili sul sito internet del Comune di Milano. L accesso al pubblico, a
partire dalle ore 19, sarà possibile dai portoni laterali posti sul Viale
Byron, mentre l ingresso sotto la Tribuna Pulvinare sarà riservata agli
ingressi con accrediti ed inviti. Ricordiamo che l ingresso sarà libero, con la
possibilità di donare proprio all ingresso anche una piccola somma a favore di
Sos Tibetan Children Village , acquistando la bandiera del Tibet. Naturalmente
occorre portare tutte le bandiere della Padania che avete a disposizione (e
sottolineo quelle della Padania) perché questo è prima di tutto un incontro di
calcio, nato sotto l egida della federazione calcistica internazionale
NF-Board, la prima organizzazione sportiva che ha riconosciuto, grazie al
lavoro diplomatico di SportPadania, la Padania stessa come membro autonomo e,
quindi, come nazione inserendola insieme a Principato di Monaco, Sassonia,
Occitania, Tibet, Lapponia e tutte le altre federazioni associate. Federazioni
che parteciperanno poi, dal 7 al 13 luglio p.v., a Gaellivare (Lapponia,
territorio svedese) alla 2. edizione della Viva World Cup 2008, il campionato
del mondo di calcio della NF-Board, a cui la nostra formazione è già iscritta.
[Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Prima italiana assoluta
nella villa di Luchino Visconti: presenti Bossi e Maroni Parterre d eccezione a Cernobbio, presso l auditorium
di quella Villa Erba già residenza di Luchino Visconti, per la prima nazionale
del film di Renzo Martinelli Carnera La montagna che cammina. Oltre cinquecento
persone rimaste a bocca aperta, che hanno salutato la fine della proiezione con
una lunga standing ovation. La pellicola, che racconta la storia del grande
campione di pugilato degli anni 30, era stata già presentata in anteprima mondiale
al Madison Square Garden di New York e sarà nelle sale cinematografiche dal 9
maggio. Il taglio dato al racconto mette in evidenza soprattutto il lato umano
dello sportivo friulano come spiegato dallo stesso regista: "L orgoglio
delle proprie radici, l attaccamento alla propria terra, alla famiglia e la
volontà di tenerla unita a tutti i costi; il sacrificare se stessi, affinché i
propri figli possano avere un avvenire migliore. Lui diceva: io ho preso molti
pugni nella vita ma lo rifarei, perché ogni pugno è servito a far studiare i
miei figli ". La serata è stata impreziosita dalla presenza di alcuni big
della politica, primo fra tutti il più intervistato e fotografato, il segretario federale della Lega Nord on. Umberto Bossi. Oltre a lui sono intervenuti Roberto Maroni, Mario Borghezio e numerosi altri parlamentari, consiglieri
regionali e provinciali e amministratori locali provenienti da tutta la
Padania. Tra il pubblico da segnalare la presenza di Giovanna Carnera, figlia
di Primo, e di tanti nomi vecchi e nuovi del mondo dello sport e del
giornalismo: dal Nino Benvenuti (che ha collaborato col regista e che
come Giovanna ha una piccola parte nel film) a Stefano Tacconi, da Maurizio
Mosca a Rino Tommasi. La notevole esperienza acquisita sul campo dal regista
milanese ha consentito una precisa ricostruzione in digitale delle maestose
arene del passato, dando la possibilità agli spettatori di immergersi fino in
fondo nel clima dell epoca. Grande merito dell'ottima riuscita dell'opera va
anche alla splendida prova del cast internazionale, nel quale spiccano il
premio Oscar Murray Abraham nel ruolo del procuratore Leon See, Anna Valle che
interpreta Pina Kovacic (moglie di Primo Carnera), Kasia Smutniak nella parte
di Emilia Tersini (prima fidanzata del campione) e Antonio Cupo nelle vesti di
Max Baer (avversario che gli tolse il titolo mondiale). Un film del quale
sicuramente sentiremo parlare a lungo e per il quale è facile prevedere un
successo di pubblico e critica, grazie anche all intepretazione del
protagonista, Andrea Iaia, alto più di due metri e molto somigliante all
originale, tanto da far commuovere la figlia di Carnera quando le è stato
presentato perché probabilmente ha rivisto in lui qualcosa del padre. Molti i
commenti entusiasti tra il pubblico, che ha potuto poi porgere i complimenti al
regista e salutare gli ospiti nel corso della cena tenutasi in villa, tra le
antiche mura tanto care ad ogni appassionato di cinema. Appuntamento quindi
nelle sale a partire dal 9 maggio, mentre la prima friulana del film sarà
proiettata al Teatro Verdi di Pordenone, a cura dell'assessorato alla Cultura
della provincia, l'8 maggio. A. C. [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Oggi alle alle
11.30, in via Tosalli 22 a Fara Novarese, si terrà la
cerimonia di inaugurazione della nuova sezione della Lega Nord Piemont. Per l importante appuntamento, che rientra nel
programma di ampliamento della struttura territoriale del Carroccio, saranno
presenti insieme ai militanti e ai sostenitori di Fara, il segretario
provinciale della Lega
Nord, Mauro Franzinelli, i deputati Maria Piera Pastore e Gianluca Buonanno,
sindaco di Varallo Sesia, Massimo Giordano, Sindaco di Novara, l'on. Roberto
Cota , segretario nazionale della Lega Nord e
capogruppo alla Camera dei Deputati. [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
"I controlli
potenziati siano il punto di partenza per la sicurezza a Modena" "Se
è vero che esiste un inversione di tendenza per i primi 3 mesi del 2008, circa
la criminalità a Modena, è anche vero che ormai molte persone non denunciano
più i reati subiti". Secondo Mauro Manfredini,
capogruppo della Lega Nord
in consiglio comunale a Modena, i suoi concittadini "non si sentono più
sicuri, anzi sono letteralmente terrorizzati e per questa ragione vivono sempre
meno la propria città, barricandosi in case blindate, soprattutto nelle ore
serali e notturne". Dopo che la questura ha istituito il nuovo
servizio dei poliziotti in moto, "ora -dice Manfredini - ne attendiamo il
potenziamento, le 9 pattuglie aggiuntive promesse che dovrebbero vigilare 24
ore su 24". Questo potenziamento dei controlli è un inizio, ma non un
punto d arrivo: "L amministrazione conclude Manfredini deve dare prova di
responsabilità, utilizzando da subito la tolleranza zero e adottando la
delibera applicata dal sindaco di Cittadella, in base alla quale vengono
richiesti precisi requisiti, prima di concedere la residenza nel territorio
comunale". [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Altro che parole e
proclami, sotto le Due Torri servirebbe un altro Tosi E se il prossimo sindaco
di Bologna fosse della Lega? FEDERICA BOCCALETTI I
problemi nella rossa Bologna sono tanti. Sono sotto gli occhi di tutti.
Degrado, insicurezza, prostituzione, viabilità, etc. tutto ciò che serve per
rendere una città invivibile e impraticabile. Non manca nulla. Nemmeno i
quotidiani scippi e le gravissime aggressioni sessuali ai danni delle donne.
Sotto le Due Torri si vive male e si ha paura. Ci si barrica all interno di
case sempre più simili a carceri, con inferriate a prova di ladro. Dopo il botto elettorale della Lega Nord, che ha raddoppiato i voti e che ha spiazzato, anzi
shoccato tutto il centro-sinistra (e non solo), viene naturale chiedersi cosa
cambierebbe se a Palazzo d Accursio, come primo cittadino al posto del tanto
criticato Cinese, ci fosse un sindaco in camicia verde. E così andiamo a
toccare con mano la nostra speranza: prendiamo il treno con destinazione
Verona, lasciandoci alle spalle la rossa Bologna. Insomma andiamo a vedere com
è una città amministrata da un sindaco leghista. Verona è un centro di
dimensioni minori rispetto a Bologna, è vero, ma la prima sorprendente
sensazione è di essere in una realtà completamente diversa. Colpisce la pulizia,
l ordine e l accoglienza della città! Appena due ore di treno e sembra di
essere lontani anni luce dalla triste Bologna. Il sindaco Flavio Tosi ci
accoglie con estrema gentilezza, già proiettato ai prossimi impegni, davvero
tanti, assicura, per un borgomastro che ha a cuore la sua città, che la ama
perché vi appartiene. Va anche lui di persona, ci dice, all alba a fare gli
sgomberi con gli agenti della Polizia Municipale. Ecco la prima stridente
differenza con Sergio Cofferati: la sensazione è che lui Bologna non la ami,
perché non appartiene a questa realtà, non è di Bologna. Quando passeggia per
la città lo fa sempre in compagnia della scorta: un diaframma che impedisce di
fatto un contatto diretto con i suoi cittadini, con la realtà che si trova ad
amministrare! Lui siede a Palazzo d Accursio riempiendo carte di proclami che
lo hanno fatto diventare il sindaco sceriffo. Ma si tratta di parole. A Verona
invece il sindaco agisce. Lo ha fatto impegnandosi in primis sul fronte
sicurezza, con gli strumenti che i sindaci hanno a disposizione: lotta alla
prostituzione (applicando il codice della strada e sanzionando i clienti che si
accostano ai bordi delle strade), controlli a tappeto di lavavetri e venditori
abusivi, un ordinanza sul decoro. Risultato? Le strade di Verona, come
testimonia anche un tassista, prima affollate di illegali che infastidivano e
disturbavano i passanti e i turisti ora ne sono prive! Così come non si vedono
persone che bivaccano o che gettano rifiuti a terra. Un risultato raggiunto con
i continui e costanti controlli della Polizia municipale, anche durante le ore
notturne. "Se solo avessimo più poteri di ordine pubblico, si riuscirebbe
anche a fare di più" commenta Tosi. Ma per chi è abituato a Bologna, Tosi
ha già fatto i miracoli! Presto nella città scaligera partiranno anche gruppi
di volontari (assistenti civici) con i cellulari per segnalare alle forze dell
ordine eventuali problemi. E questa la differenza sostanziale tra un sindaco
del Pd e uno leghista: uno parla e l altro fa. Abbiamo capito: l unica
soluzione per Cofferati è venire a fare una bella gita a Verona, andando a
lezione da Tosi. Ma poi c è il rischio che una volta tornato sotto le Due
Torri, annunci mari e monti continuando a stare con le braccia conserte. Allora
l unica via d uscita per Bologna è portare a Palazzo D Accursio un sindaco
della Lega. Perché la strada per sistemare le nostre
città esiste: è la volontà e la capacità di amministrarle seriamente. [Data
pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Michela colombato
Come spesso è accaduto durante la campagna elettorale, anche la notte
precedente al primo maggio la serranda e i muri dell'Ufficio Rapporti Sociali
della Lega Nord di Torino sono stati presi di mira da
alcuni delinquenti che hanno tracciato delle scritte ingiuriose contro il Carroccio.
Anche questa volta a trovarle è stato Luigi Sinatora, settantenne militante del
Carroccio, che ogni giorno presta servizio volontario nell'ufficio situato nel
quartiere San Salvario. Se gli si chiede un commento in merito, con poche
parole definisce quanto accaduto "una vendetta di persone poco cresciute,
infastidite dal gran lavoro che la Lega Nord sta
facendo nel quartiere"."Il clima che si respira in questa parte della
città, dove la maggioranza della popolazione è immigrata - continua Sinatora - è
molto cambiato rispetto ad alcuni anni fa. Su cento pratiche che lavoriamo,
settanta, infatti, appartengono a cittadini extracomunitari; loro sono i primi
che ci chiedono che Bossi e Maroni
abbiano il pugno duro". "Proprio per questi motivi tali personaggi si
divertono ad imbrattare la nostra sede" termina Sinatora. La pensano nello
stesso modo l'On. Roberto Cota, segretario nazionale del Piemonte, l'On.Stefano
Allasia, segretario provinciale di Torino e Mario Carossa, segretario cittadino
e capogruppo a Palazzo Civico, che non hanno fatto attendere la loro condanna
verso quanto accaduto. "Ancora un atto dimostrativo contro di noi, ma che
non turba la nostra serenità" così ha definito Cota le scritte.
"Sotto la Mole, il Carroccio è ormai diventato una forza popolare di
riferimento, grazie al largo successo conseguito il 13-14 aprile. Siamo un
movimento in crescita che raccoglie molti consensi nella classe operaia. Sarà
proprio per questo che le scritte in questione sono state fatte alla vigilia
del primo maggio" chiosa Cota. Atti vandalici che per Allasia devono
essere condannati da tutte le forze politiche della città: "Dimostrano
solamente - dichiara - che certi personaggi pensano di potersi imporre con
subdole minacce, soffocando la libertà d espressione degli altri; siamo stufi
di questi ripetuti tentativi di intimidazione, se questa città è realmente
democratica abbiamo il diritto di esprimere le nostre idee senza essere
aggrediti come spesso, invece, è accaduto negli ultimi mesi". Anche
Carossa, come il segretario nazionale del Carroccio e come Sinatora, pensa che
questi ripetuti attacchi siano da imputare al fatto che la Lega
è cresciuta anche nella città di Torino: "Questo ennesimo episodio
dimostra che diamo fastidio a qualcuno; non ci perdiamo in chiacchiere, ma
aiutiamo le persone della zona più bisognose e per questo non siamo ben
visti". Tutti concordi gli esponenti del movimento a continuare questo
prezioso lavoro che non si fonda solo sull aiutare a smaltire pratiche
burocratiche, ma che è un grande aiuto per sostenere le persone più deboli con
difficoltà ad addentarsi nelle dense maglie dell amministrazione torinese.
"Non ci facciamo certamente fermare da un atto vergognoso di persone
antidemocratiche e limitate" conclude Carossa, esprimendo solidarietà a
Sinatora, sempre in prima linea nonostante questi fatti. Questo episodio, il
quarto nel giro di due mesi dopo l aggressione ai militanti
della Lega Nord in partenza
per Malpensa, dopo le frasi ingiuriose contro l eurodeputato Mario Borghezio e
dopo l irruzione nello stesso ufficio da parte di persone incappucciate, è
stato denunciato alle Forze dell Ordine. Gli esponenti della Lega Nord torinese si augurano che
questi episodi, diventati tristemente di moda nell ultimo periodo,
possano interrompersi presto, affinché il Movimento possa continuare senza più
intralci a dare il suo fondamentale contributo nella città di Torino. [Data
pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sulla
tramvia Parma presenta una nuova interrogazione Civis di Bologna, la Lega ribadisce il
no Civis di Bologna: Maurizio Parma, Lega Nord non demorde
e interroga nuovamente la Regione. Il filoveicolo di concezione e costruzione
francese noto col nome di Civis è stato omologato dal Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti? Può dunque transitare sul territorio italiano? La
Soprintendenza, sia quella Architettonica che quella Archeologica, hanno già
rilasciato le necessarie autorizzazioni? Quale sarà il percorso definitivo
seguito dal mezzo pubblico su ruote e dove saranno posizionate le banchine?
Queste sono solamente alcune delle domande che Maurizio Parma ha rivolto al
Presidente dell Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna. Non è la
prima volta che il Capogruppo della Lega Nord in
Regione si occupa della spinosa questione: già a febbraio aveva presentato un
interrogazione in Regione per approfondire il tema del Civis , ma le risposte
dell'Assessore Alfredo Peri non si sono dimostrate esaurienti. La Lega Nord, che disapprova la scelta dell adozione del Civis,
è intenzionata a comprendere se il lungo iter amministrativo che ha definito il
progetto del TPGV (Trasporto Pubblico a Guida Vincolata) sia stato lineare e
corretto e con la presente interrogazione il Consigliere leghista chiede, nel
dettaglio, se "la Soprintendenza per i Beni architettonici e per il
Paesaggio dell'Emilia-Romagna e la Soprintendenza Archeologica hanno già
espresso parere alla variante di progetto approvata il 15 maggio 2007 e
ratificata dal Consiglio Comunale di Bologna con o.d.g. n°142/2007 e/o se le
medesime, oltre alla citata, hanno già esaminato altre varianti . Per appurare
se il Civis sia un mezzo a guida vincolata oppure più semplicemente una
costosissima ma modesta tramvia richiede inoltre copia delle relative
omologazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e, per sapere
quale sarà il percorso, copia del progetto esecutivo del Tgpv versione 2007 e
versione 2008". [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il Carroccio:
deludente la relazione della Giunta, mentre continuano le spese inutili
Bilancio 2008, la Bresso dimentica il federalismo "Dalla relazione della
presidente Bresso ci aspettavamo molto di più". È lapidario il commento di
Oreste Rossi, capogruppo della Lega Nord in Regione Piemonte a proposito dell intervento sullo stato
di attuazione del programma elettorale della giunta regionale e del bilancio
2008. "Sono tanti - spiega -gli esempi che possiamo portare per dimostrare
come tante annunciate proposte di riduzione e razionalizzazione delle spese non
sono altro che tagli di servizi. C è la nuova ristrutturazione del
servizio del 118 fatta senza coinvolgere i sindacati dei medici, che ha
stravolto un servizio che funzionava creando otto nuovi primariati inutili
quindi nuove spese sul territorio. Ma la cosa più grave è che, laddove
coesistono Asl e Aso, i medici convenzionati passeranno d ufficio alle
dipendenze dell Aso, senza che sia stato aperto alcun tavolo di concertazione.
Peccato che ciò non sia contemplato dal contratto collettivo nazionale e
neppure dall accordo sottoscritto dalla regione Piemonte sulla medicina
generale per il 118". "Siamo delusi gli fa eco Claudio Dutto,
consigliere della Lega Nord che a parte i suoi
continui annunci sul federalismo, oggi, nel suo intervento sullo stato di
attuazione del programma elettorale della giunta regionale non ha minimamente
accennato a questo tema. Abbiamo più volte chiesto di iniziare seriamente la discussione
della nostra proposta di deliberazione per l attribuzione al Piemonte di forme
e condizioni particolari di autonomia, così come è previsto dall articolo 116
della Costituzione e così come hanno già fatto altre regioni. Purtroppo questo
tema resta fermo in commissione, anche a causa della mancata volontà politica
di portarlo avanti manifestata dai consiglieri di estrema sinistra, che in
questa regione restano al governo e sono determinanti per la maggioranza".
"Ci saremmo aspettati - conclude Dutto - l assicurazione dell avvio dell
iter o perlomeno l annuncio dell accoglimento dell ordine del giorno sul
federalismo fiscale collegato alla finanziaria che il gruppo della Lega Nord ha presentato nei giorni scorsi, dove si impegna
la giunta regionale del Piemonte ad avviare una negoziazione con il governo in
modo da poter trattenere sul proprio territorio l 80 per cento dell Iva, il 15
per cento dell Irpef, tutte le accise sulla benzina e le tasse sui tabacchi e
sui giochi. Il silenzio della presidente è la risposta alle nostre richieste;
come sempre la Bresso si dedica alla politica dei grandi annunci, delle
interviste ma in concreto non compie nessun atto concreto a favore dei
cittadini piemontesi". [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Padova, marocchino
scarcerato. Calderoli: "Intervenga
Napolitano" LEANDRO COMACCHIO Torna libero uno stupratore marocchino
clandestino. Motivo: decorrenza dei termini di carcerazione preventiva. La
segreteria del sostituto procuratore Roberto Lombardi ha omesso di notificare
ad uno dei due avvocati difensori la chiusura delle indagini. Samid Abdelghani
attendeva il giudizio per aver violentato un anno fa, in concorso con un altro
straniero, una ragazzina minorenne del Rodigino. Era stato fortunosamente
arrestato perché la 14enne, un mese dopo, lo aveva riconosciuto mentre
bighellonava in un centro commerciale della Bassa Padovana. Sulla Procura di
Padova monta la bufera: il caso di malagiustizia fa il paio con la
scarcerazione, avvenuta la settimana scorsa, di una banda rumena e moldava con
base a Padova, specializzata in furti e spaccate in negozi e abitazioni del
Nord-Est. Il medesimo ufficio del pm Lombardi ha chiesto il rinvio a giudizio,
pur nella certezza che i tempi erano troppo stretti per evitare la
scarcerazione per scadenza dei termini di custodia cautelare. Su quest ultimo
caso, il procuratore generale del Veneto Ennio Fortuna ha già inoltrato un
dettagliato rapporto al ministero della Giustizia e al procuratore generale
della Cassazione, rapporto steso sulla relazione del procuratore capo di Padova
Pietro Calogero. Quello che sembra già assodato è il fatto che si poteva
evitare che i 13 rumeni professionisti del crimine potessero tornare a piede
libero chiedendo una proroga delle indagini preliminari e della misura
cautelare, invece di sollecitare il rinvio a giudizio. Un altra relazione sarà
ora inviata a Roma sul caso della scarcerazione del violentatore marocchino,
sulla quale il ministro Luigi Scotti ha incaricato ieri l Ispettorato generale
di procedere ad accertamenti urgenti. Per il sen. Roberto Calderoli,
coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, "di fronte a simili
sconcertanti episodi non ci resta che appellarci al presidente della Repubblica
nella sua qualità di presidente del Consiglio superiore della magistratura,
avendo apprezzato il forte richiamo da parte sua che già fece allo stesso Csm
all esercizio del potere dell azione disciplinare". "Qualunque
sarà la decisione o sanzione decisa dal ministero e dalla Cassazione nei
confronti della giudici padovani - commenta amareggiato il neo deputato e
sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci - dobbiamo registrare sul territorio
padovano un mini-indulto causato dal pressapochismo della Procura di Padova.
Quella stessa Procura che nei miei confronti era stata invece così precisa,
puntuale e sollecita a sprecare tempo, uomini e risorse per farmi recapitare un
avviso di garanzia per l emissione della mia ordinanza che chiedeva
semplicemente garanzie di buon senso agli stranieri richiedenti l iscrizione
anagrafica in Comune". A Montegrotto Terme il sindaco Luca Claudio ha
fatto scrivere sui cartelli a messaggio variabile che danno il benvenuto in
città questa frase: Cari cittadini, i clandestini in Italia possono stuprare i
vostri figli! La giustizia non c è più!!! . Secondo il sindaco, vuole essere uno
spunto di riflessione per i cittadini e per l opinione pubblica sull intero
sistema giustizia . [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
IN STRADA ANCHE
CAMIONCINO DELLA LEGA Referendum contro la moschea Padova invasa dai banchetti
Prosegue a tamburo battente la raccolta di firme a favore del referendum
popolare contro la moschea voluta dalla Giunta comunale di Padova. Ieri mattina
la sezione cittadina della Lega Nord ha dato vita ad
una iniziativa che coniuga colore e impegno politico: il mitico camioncino
della segreteria provinciale, addobbato con i manifesti del comitato per il
referendum, è stato trasformato in una postazione mobile per raccogliere le
firme in via Turazza, la strada che confluisce in via Longhin, dove il sindaco
Flavio Zanonato intende insediare la nuova moschea. "Pur con i nostri
mezzi finanziari limitati - spiega il segretario provinciale del Carroccio,
Maurizio Conte - cerchiamo di andare incontro a quei cittadini che vogliono
firmare ma che sono impossibilitati a raggiungere i banchetti. Il segretario
cittadino Fabrizio Boron e il consigliere comunale Mariella Mazzetto
contribuiranno così a rinsaldare il concetto che la Lega Nord sa fare politica per la gente
e in mezzo alla gente". L iniziativa promossa dalla Lega ha travalicato i confini nazionali:
il corrispondente italiano del Times di Londra, Richard Owen, ha raggiunto la
postazione mobile della raccolta firme per chiedere direttamente agli esponenti
politici locali informazioni sulla situazione padovana. Oggi la
trasmissione Rai TG2-Punto di vista sarà al banchetto di Piazza della Frutta
per un approfondito servizio con interviste ai padovani e ai promotori del
referendum. Il Comitato per il referendum informa che oggi la raccolta di firme
dei cittadini si svolgerà nei seguenti siti: piazza Duomo (vicino all edicola);
piazza Insurrezione (di fronte alla libreria Mondadori); piazza della Frutta
(di fronte al bar Margherita); via Roma-Canton del Gallo; Prato della Valle (di
fronte alla gelateria Pancera, a fianco di Palazzo Angeli); largo Europa-piazzetta
Sartori (vicino all edicola); via Altinate (angolo via Zabarella); via T.
Aspetti (vicino all ufficio postale); piazzale chiesa santo Stefano d Ungheria
(vicino alla chiesa); via Saetta (presso supermercato Alìper); Sacra Famiglia
(vicino al supermercato Despar); via Romana Aponense (vicino al centro
commerciale Il Borgo ). L. Com. [Data pubblicazione: 03/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
In rete il sito di
Bottacin: "Un occasione in più di dialogo con la gente" È attivo da
qualche giorno www.gianpaolobottacin.net, il sito internet di Gianpaolo
Bottacin, vicepresidente gruppo Liga Veneta - Lega Nord Padania al Consiglio Regionale del Veneto. "Il sito
vuole essere un occasione in più per poter instaurare un filo diretto con le
persone afferma il consigliere regionale . Quello che mi attendo è che possa
essere uno strumento importante di dialogo, in grado di avvicinare la gente
alla politica e alle istituzioni". "A questo proposito - ci
tiene a precisare Bottacin - ritengo sia particolarmente interessante la
sezione dedicata alle opportunità finanziarie offerte dalla Regione
Veneto". Le altre sezioni del sito, che non ha ancora assunto la sua forma
definitiva, sono dedicate a un breve profilo biografico, agli appuntamenti, all
attività politica, ai link, ai contatti e alle news. [Data pubblicazione:
01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Depositato il
progetto: previsto un consistente aumento di cubatura Leandro Comacchio È stato
depositato presso il settore Edilizia Monumentale del Comune di Padova il
progetto della nuova moschea, curato dall architetto Ivan Petrus Iobstraibizer.
I piani presentati prevedono un aumento di cubatura che va da 1.545 metri cubi
a 2.291 metri cubi con la costruzione di un nuovo edificio affianco di quello
già esistente in via Longhin. "Questo dimostra
purtroppo - commentano i responsabili della Lega Nord di Padova - la volontà di realizzare un grande centro
islamico, al quale farà riferimento tutto il mondo islamico del Triveneto.
Intanto prosegue l ondata di firme raccolte dal Carroccio a sostegno della
richiesta di referendum sulla moschea. Il fronte del sì alla moschea su
via Longhin ha dato il via alle dichiarazioni propagandistiche con l assessore
Ivo Rossi che propone un nuovo quesito referendario da affiancare a quello del
Comitato. Il quesito referendario di Rossi, sorprendentemente, dovrebbe
chiedere ai cittadini "se preferiscono la moschea a fianco dell
inceneritore o sotto casa loro". Sull argomento insiste pure Andrea
Micalizzi (presidente diessino del quartiere 3 dove è previsto l insediamento
del luogo di culto ed annessa madrassa, la scuola islamica). Micalizzi invita
chi vuole il referendum a indicare un luogo alternativo e dunque ad indicare in
quale quartiere ubicare la struttura. Si aggiunge al coro il sindaco Flavio
Zanonato che, in una lettera aperta sulla stampa locale, comunica di aver
"...scelto di governare un processo così delicato evitando che la moschea
sorgesse in un luogo casuale, in altri quartieri meno idonei...".
"Queste dichiarazioni - attacca il consigliere comunale leghista Mariella
Mazzetto - sono un autogol della sinistra padovana perché confermano, pur
velatamente, che la moschea con annessi e connessi darà problemi ...insomma
pare proprio una presa d atto delle difficoltà che ha l attuale Amministrazione
ad imporre la moschea quando, per sua stessa ammissione , percepisce che è la
maggioranza dei cittadini a non volerla". Sulla proposta di Rossi
interviene il segretario di Circoscrizione del Carroccio Giovanni Baldan:
"Se Rossi vuole la vera opinione dei cittadini proponga pure un nuovo
quesito, esteso ai cittadini di tutti i quartieri di Padova, soprattutto a
quelli del quartiere 3, chiedendo volete voi la moschea nel vostro quartiere? e
vedremo come andrà a finire". [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Celebrato
l exploit elettorale Cittadella della Lega, una festa con
i botti Sabato scorso tutta la Lega Nord della
provincia di Padova si è data appuntamento sotto le mura duecentesche di
Cittadella per festeggiare il grande risultato elettorale che ha visto i
padovani assegnare ben 143.188 voti al Carroccio. La ben oliata macchina
organizzativa della Lega Nord come sempre ha dato il
meglio di se stessa: sono stati allestiti lungo il fossato medievale un gran
numero di gazebo con tavoli e sedie mentre alcuni quarti di bue arrostivano
lentamente alla brace. Campeggiavano, tra le bandiere della Lega
Nord, i manifesti di ringraziamento agli elettori padovani, predisposti dalla
Segreteria Provinciale e che saranno affissi su tutto il territorio
provinciale. Raggianti il Segretario Provinciale Maurizio Conte e i neo eletti
parlamentari Massimo Bitonci e Luciano Cagnin. Erano naturalmente presenti
tutti gli esponenti locali del Carroccio cittadellese tra cui il vicesindaco
Giuseppe Pan, gli Assessori Comunali ed il neo capogruppo Lega
Nord in consiglio comunale Lino Streliotto. Mentre si diffondevano le note del
Va Pensiero, il popolo leghista ha avuto modo di ammirare lo spettacolo
pirotecnico, lanciato dalla cornice della cinta muraria, un mix emozionante che
ha reso ancor più entusiasmante questo raduno leghista. L. Com. [Data
pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
SU 25 SCOLARI BEN 15
SONO IMMIGRATI Quanto è difficile insegnare a quei bimbi... Prebuna - La
presenza così forte di una comunità turca in paese si fa sentire anche nella scuola
elementare dove su 25 bambini ben 15 sono extracomunitari. Il problema maggiore
che si trovano ad affrontare le insegnanti è proprio quello della lingua e dell
integrazione. Sull argomento interviene il professor Franco Bianchi, dirigente
scolastico dell istituto comprensivo di Riva Ligure e San Lorenzo al Mare che
accorpa anche la scuola di Pietrabruna. "Capisco il problema e stiamo
facendo di tutto per riuscire ad integrare i bambini turchi tra mille
difficoltà". Una risposta cordiale ma dettata dalla diplomazia visto che
le insegnanti non sono state autorizzate a rilasciare dichiarazioni sulle reali
problematiche che investono quotidianamente la scuola. Sempre sul tema relativo
all istruzione, il segretario provinciale della Lega Nord Mariano Porro fa un analisi
ben precisa: "Siamo in Italia e, ovviamente, prima di tutto vengono i
diritti degli italiani. E chi risiede nel nostro paese dovrebbe adeguarsi ai
nostri usi e non al contrario. Nel caso particolare, trattandosi di scuola e di
ragazzi, sarebbe opportuno che le autorità s interrogassero a fondo su come
gestirlo tutelando comunità e studenti". Qualche contestazione è
sorta anche in merito alla questione della sanità pubblica visto che la legge
regionale permette agli extracomunitari di sfruttare molti servizi
gratuitamente a dispetto dei contribuenti. "Posso dire che in tanti anni i
turchi e gli extracomunitari che ho in cura non hanno mai dato fastidio o
abusato della mia figura spiega il dottor Dolmetta medico condotto di
Pietrabruna ma si comportano con rispetto anche se resta comunque forte la
difficoltà di comunicazione per spiegar loro le patologie. Il vero problema,
invece, va ricercato proprio nella legge italiana che in un certo senso mette i
bastoni tra le ruote anche a noi medici. Io sono uno di quelli a massimale ,
oggi conto 1500 assistiti più una deroga di 85 che sono extracomunitari. A
conti fatti nessun assistito italiano potrà più accedere al mio servizio ma
dovrà sempre rivolgersi altrove. E questa non è una cosa giusta anche se più
volte l ho segnalata al nostro sindacato". Infine dal punto di vista
religioso don Gabriel Tiria, parroco romeno incardinato nella diocesi di
Albenga-Imperia, sostiene che "i turchi sono gente tranquilla e che non ha
mai dato fastidio alcuno, anzi mostrando rispetto per la sua figura di
sacerdote cattolico ricambiando il saluto con gentilezza e con buone
intenzioni". P.Gh. [Data pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Padania, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Iniziativa del
carroccio a savona Corso per volontari contro il crimine Nasce a Savona un
corso di volontari contro la microcriminalità. Ad organizzare gli incontri sul
tema della sicurezza ci ha pensato la segreteria provinciale del Carroccio
savonese coadiuvata dal contributo di Alda Rebagliati, segretaria
cittadina Lega Nord Savona.
Presso la sede provinciale in via XX Settembre a Savona, sono aperte le
iscrizioni e già si pensa di poter contare su una trentina di volontari pronti
ad affrontare questa nuova avventura. Le lezioni del corso, serali, saranno
tenute da un avvocato penalista, un esperto di criminologia e un rappresentante
delle forze dell Ordine. I relatori, coordinati dal segretario
provinciale Andrea Bronda, illustreranno ai presenti alcuni aspetti importanti
in materia di normativa del codice penale, sull aspetto psicologico della
criminologia presente sul territorio e sul corretto comportamento in caso di avvistamento
e segnalazioni di reati durante le ronde. "L idea di questo corso spiega
Bronda scaturisce per organizzare in maniera più ordinata l opera di controllo
del territorio provinciale tramite un associazione di volontari che nascerà a
breve al termine di questi incontri. Questa del corso contro la
microcriminalità, tenuto da professionisti nel loro campo, è un idea innovativa
in Liguria. Chiariamo subito che non si tratterà di creare una sorta di
apparato paramilitare, bensì solo di formare persone volontarie che
somiglieranno a quello che in tanti Paesi europei si definisce Polizia civile.
Niente armi ma solo tanta buona volontà e passione per la difesa del proprio
territorio". Da tempo la provincia di Savona, soprattutto nella zona della
Val Bormida a ridosso con le campagne piemontesi, è divenuta teatro di
scorribande e terra fertile per i clandestini, con un forte incremento di
criminalità. "Con questo corso continua Bronda intendiamo creare una prima
squadra di volontari che presto formalizzerà un associazione provinciale
tutelata da uno statuto e da regole ben precise. L ausilio di esperti in
materia di sicurezza servirà a garantire precisi controlli sul territorio e a
convincere gli scettici che fare le ronde non significa solo dare la caccia agli
extracomunitari, ma tutelare con una presenza assidua anche chi ha bisogno di
aiuto e spesso non trova supporto". Per iscriversi al corso (gratuito) si
può contattare la segreteria del Carroccio savonese al numero telefonico
019-9376020 o rivolgersi in sede negli orari di apertura, il lunedì e mercoledì
in mattinata, il martedì, giovedì e venerdì nel pomeriggio. P. Gh. [Data
pubblicazione: 01/05/2008].
( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: La Lega
Intervista
Guido Bonino deputato della Lega Nord LUCIA
BARLOCCO "Si perde troppo tempo nel realizzare i progetti" CENGIO Rientrato
dalla sua prima trasferta romana, il neo deputato cengese della Lega Nord, Guido
Bonino, parla dei problemi e delle prospettive della Val Bormida. Come ha
vissuto il suo debutto nell'aula di Montecitorio? "Ad essere sincero, senza
nessuna particolare emozione. Dopo oltre 40 anni in politica ritengo che si
tratti di un percorso per così dire ''naturale''. La più grande emozione l'ho
provata quando venni eletto sindaco di Cengio nel 1975". Quali sono,
secondo lei, i problemi che deve affrontare e risolvere la Val Bormida?
"La Val Bormida sta pagando ancora oggi gli errori di programmazione
territoriale fatti in passato. Per quanto riguarda il settore industriale
risulta difficile gestire la programmazione delle attività produttive quando
queste fanno, o facevano capo, a delle multinazionali, quali ad esempio l'ex
Comilog di Cairo, l'ex Rolam di Altare e la Ferrania". Esistono delle
soluzioni, e se si',quali? "Bisogna assolutamente creare nuove opportunità
affinchè alcune attività vengano incentivate garantendo servizi e
infrastrutture. E per la Val Bormida, se si vuole davvero rilanciarla, è
necessario non solo utilizzare le aree industriali dismesse, ma realizzare la
Carcare-Predosa e solo in una fase successiva integrarla eventualmente con la
Albenga-Millesimo-Predosa. Ma innanzitutto si deve partire con il primo
progetto se non vogliamo, ancora una volta, avere a che fare con ritardi e
perdere altre occasioni". Si riferisce a qualcosa in particolare?
"Sì. Basti pensare al caso dell'Acna di Cengio. Ritengo, infatti, che si
sia perso tempo prezioso riguardo alle operazioni di bonifica delle aree. Ci
sono voluti otto anni, e io ho sempre sostenuto che i lavori si sarebbero
potuti concludere molto prima. Dobbiamo solamente ringraziare l'attuale
commissario Giuseppe Romano che ha dato finalmente una spinta al progetto. Il
dramma è che le forze politiche non si sono impegnate abbastanza per fare in
modo che l'Enichem potesse avere interesse a rimanere in questa zona".
Altre situazioni su cui bisogna intervenire? "Per quanto riguarda le aree
ex Agrimont di San Giuseppe di Cairo, qualcosa è stato fatto, ma per ora le
iniziative si sono limitate alla razionalizzazione delle aziende locali, ma da
solo questo non è sufficiente perchè bisogna che vi sia uno sviluppo ulteriore
con l'apporto di altre forze". E a proposito della Ferrania? "Credo
che le forze politiche e amministrative non abbiano ancora le idee chiare su
quella che sarà la collocazione di questa attività produttiva. Ed è per questo,
e non mi riferisco solo alla Ferrania, che rivolgo un appello ai politici, agli
amministratori e ai sindacati affinchè prendano coscienza della realtà e
cerchino di collaborare per trovare soluzioni concrete e non di facciata".
Orizzonti non proprio rosei, quelli che emergono dalla sua analisi...
"Sono convinto che la Val Bormida debba riappropriarsi della propria
identità, forte di peculiarità e potenzialità che sono enormi, dall'industria
alla zootecnia, dall'agricoltura sino al turismo. Ma per questi tre ultimi settori
è soprattutto la Regione che ha gli strumenti necessari per incentivarli".
Un suo impegno nei confronti dei valbormidesi? "Cercare di far crescere la
zona in cui vivo, per fare in modo che possa tornare ad essere protagonista,
come lo è stata negli Anni Cinquanta e Settanta".