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DOSSIER “FOCUS SULLA LEGA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  1°-5-2008      #TOP



Report "Nord"

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Indice delle sezioni

Nord (78)


Indice degli articoli

Sezione principale: Nord

Berlusconi a Bertinotti Mi spiace per te Ai festeggiamenti per l'elez ( da "Stampa, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Battuta di Bossi a Casini "Te l'hanno messo in quel.." "Ciao Casini. Beh, te l'hanno messa in quel posto... Eh?". "No, Umberto, guarda che l'ho evitato, l'ho evitato". Lo scambio di battute tra Umberto Bossi e il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (foto), è avvenuto ieri mattina, in presenza di diversi giornalisti,

Non c'era ieri mattina Eduardo Zaplana, da martedì scorso ambasciatore per l'Europa d ( da "Stampa, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: conosce bene pure Roberto Maroni e Agag, genero di Aznar, e Briatore. L'ambasciatore di Alierta, per il momento, entra nei cda di Telefónica O2 Europe e Teléfonica Repubblica Ceca ma secondo l'autorevole e conservatore Abc, presto forse metterà un piede anche in quello di Telecom al posto di Linares.

L'Udc scappa di mano a Pierferdy ( da "Stampa, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: alcune opinioni e salutato insieme Umberto Bossi che lasciava Montecitorio. Quindi prima di lasciarsi D'Alema ha proposto all'ex presidente della Camera: "Dobbiamo rivederci e parlare di politica" e Casini disponibile gli ha risposto: "Ne avremo di tempo".[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Casini accende ancora ceri alla Madonna di San Luca per essere scampato alla strage elettorale.

L'ex leader An eletto presidente della Camera riconosce 25 aprile e primo maggio parla di patria e di bandiera. Ma il capo leghista: La Padania ha un'altra bandiera ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Bossi lo rifiuta L'ex leader An eletto presidente della Camera "riconosce" 25 aprile e primo maggio parla di patria e di bandiera. Ma il capo leghista: "La Padania ha un'altra bandiera" di Marcella Ciarnelli È mezzogiorno in punto quando Gianfranco Fini entra in Aula e si va a sedere sullo scranno più alto di Montecitorio.

Da patriota padano dico ai Romani: onore al merito. Questa vittoria popolare, per noi Padani, ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: si arricchisce di un dato beneaugurante: un sindaco di Roma con un bel cognome nordico, una faccia onesta e simpatica e, al collo, il simbolo dei nostri antenati Celti" Mario Borghezio, Capo Delegazione della Lega Nord al Parlamento Europeo di Bruxelles, a proposito della elezione di Alemanno, Agi 28 aprile.

L'omaggio e le ambiguità ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: il primo che tentò ufficialmente di rimettere pace tra fascisti e comunisti, impietosito dalla sorte dei ragazzi di Salò, succedendo persino a Irene Pivetti, perché persino Irene Pivetti arrivò là dove è arrivato ieri Gianfranco Fini, dopo un trentennio di carriera, lei al primo ringhiare del saldissimo Bossi. segue a pagina 3.

Stai consultando l'edizione del A A2A45732,362,370,47-23,66121822,203,120,07007399,92 Acea2363812,21... ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: 25 Negri Bossi w102890,150,15-0,99-41,1020,120,26-- Nice56312,912,920,17-21,321162,903,700,0730337,33 O Olidata16540,850,860,46-15,26900,751,060,044029,04 Omnia Network27571,421,430,70-31,67320,952,10-36,93 P Panariagroup I.C.64173,313,310,18-24,8202,994,410,1900150,31 Parmalat42002,172,202,19-18,21411282,112,

Bossi mira su Casini: Te l'hanno messo in quel posto, eh? La replica: No, l'ho evitato ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Stai consultando l'edizione del Bossi mira su Casini: "Te l'hanno messo in quel posto, eh?" La replica: "No, l'ho evitato".

Fini omaggia Liberazione e lavoro Ma sul tricolore Bossi lo attacca ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Liberazione e lavoro Ma sul tricolore Bossi lo attacca di Marcella Ciarnelli/ Roma/ Segue dalla prima L'attesa c'è tutta per un discorso che è stato preannunciato sarà di apertura. Quattordici minuti è il tempo che Fini impiega in tutto per rigraziare i suoi predecessori e il presidente della Repubblica che ora siede al Quirinale ma anche polemicamente solo due dei predecessori,

In Emilia ve le abbiamo trombate tutte ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Dopo i "fucili caldi" minacciati in calata dal Nord, ieri, quando Fini presidente della Camera ha omaggiato il Tricolore "simbolo della nostra nazione", il leader della Lega scalpitava come i vampiri quando vedono l'aglio. Sul totoministri però ha le idee chiare: "Castelli alla Giustizia?

Berlusconi vuole Montezemolo con lui Incontro cordiale: Caro Luca, sarai il nostro fiore all'occhiello nel mondo ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Silvio è andato a salutare Bossi. Nel brindisi si è congratulato con Fini: "Bravo, hai fatto un discorso condiviso da tutti". "Mi dispiace per te", ha detto a Bertinotti promettendo un invito. Finita la festa Berlusconi è tornato a tessere la tela di governo a Palazzo Grazioli: "Devo dire tanti no, è dolorosissimo".

Senatore Latorre, nel Pd ci sono due linee sul che fare? Torna il derby D'Alema-Veltroni? &# ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: ormai anche le sparate di Bossi sui fucili passano in cavalleria. Crede che la vostra sarà un'opposizione soft? "La Lega non è un pericolo per la democrazia, ma un futuro ministro che parla così non fa sorridere, ma crea allarme, anche se questi argomenti li usa con la superficialità a cui ci ha abituati.

Alemanno: immigrati via basterà una denuncia E i campi nomadi? In campagna elettorale erano 130 ora che si tratta di agire davvero, si sono ridotti a 80 ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: da quando è entrata a regime la legge 189 del 2002 (meglio conosciuta come Bossi-Fini) il numero delle espulsioni è sensibilmente diminuito. Nel 2002, anno record degli "allontanamenti", gli espulsi accompagnati alla frontiera furono 25.226 e quelli riammessi per accordi tra Stati 17.091. In tutto faceva 42.317. È il dato storicamente più alto.

Sequestro Di Matteo altri due ergastoli ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: acido dagli uomini del boss Giovanni Brusca che si vendicarono così della decisione del padre, Santino Di Matteo, di collaborare con la giustizia. I giudici della prima sezione della corte d'assise d'appello di Palermo, presieduta da Claudio dall'Acqua, ribaltando in parte il primo verdetto, hanno condannato al carcere a vita Salvatore Longo e Giuseppe Fanara,

Il bimbo fu sciolto nell'acido Condannati in appello due boss agrigentini: Giuseppe Fanara e Salvatore Longo ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il bimbo fu sciolto nell'acido Condannati in appello due boss agrigentini: Giuseppe Fanara e Salvatore Longo.

Scusate il disturbo ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D'Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984)

Madrid, Telefonica recluta l'amico di Aznar e Berlusconi Eduardo Zaplana, numero 3 del Pp, sbatte la porta a Rajoy e si prepara a guidare la scalata spagnola a Telecom Italia ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: dirigente della compagnia è in buoni rapporti anche con il leghista Roberto Maroni. In quanto alle sue competenze, secondo il quotidiano di Madrid, Zaplana non sa quasi nulla di telefonini, però "sa quasi tutto di politica". E, del resto, Alierta "stava cercando un politico" e non un manager per proseguire la penetrazione nel mercato italiano della telefonia.

Il lavoro alla prova del Berlusconi terzo L'altra volta cominciò dall'attacco al sindacato e all'art.18, oggi sul tavolo salari, precari e diritti ( da "Unita, L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: da Maroni e Tremonti all'ormai onnipresente ex socialista Sacconi, e cioè una legislazione per così dire "proprietaria" che si potrebbe riassumere in alcune voci: riforma fiscale antiprogressiva, abolizione della tassa di successione, condoni fiscali "incentivo" all'evasione, un intero corpus di legislazione sfacciatamente favorevole alle imprese,

Fini presidente della camera "onorare il 25 aprile, basta odio" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Umberto Bossi. Ma c'è anche l'invito all'opposizione a collaborare a una nuova stagione costituente, ripartendo da quanto fatto dalla commissione Violante. Sulle riforme costituzionali "non siamo all'anno zero", ricorda Fini. L'intervento viene elogiato dal capo dello Stato, che da Gratz fa sapere di aver apprezzato "il riferimento al tema del lavoro e della sicurezza sul lavoro"

Bossi: "la bandiera italiana? noi abbiamo quella padana" ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Scambio di battute con Casini Bossi: "La bandiera italiana? Noi abbiamo quella padana" Bossi: "La bandiera italiana? Noi abbiamo quella padana" ROMA - Gianfranco Fini rende omaggio al tricolore, Umberto Bossi non gradisce e gli contrappone il vessillo bianco e verde della Padania.

E tra tricolore e radici cristiane gianfranco dà l'addio al '900 - concita de gregorio ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Fini entrando in aula scherza persino con Bossi, non un suo amico intimo: "E i fucili dove li hai messi?". Bossi non risponde. Il patriottismo statalista muscolare postmissino e il federalismo padano non sono stati facili da conciliare nei precedenti governi Berlusconi, vedremo nel prossimo ma questo oggi è un dettaglio: pazienza se la Lega non applaude il passaggio sulla bandiera,

Brevi, schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Mi domando per quale motivo il successo della Lega nelle legislative venga spiegato con il disagio del Nord mentre la vittoria di Alemanno a Roma come un dispetto "ideologico" della sinistra radicale. Se l'obiettivo fosse stato il Pd, Zingaretti non avrebbe vinto. Io stessa, che ho votato Pd ho dovuto combattere con un profondo disagio, perché sono offesa dalla rincorsa al centro;

L'ultimo passo della destra - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Se si pensa che Umberto Bossi solo due giorni fa ricordava che i fucili della Padania sono sempre caldi, e solo due anni fa invitava a usare la bandiera italiana come carta igienica, si può almeno formulare una speranza: da ieri, forse, abbiamo fatto un altro passo avanti sulla strada della normalizzazione politica.

"il segreto? campioni e umiltà" - andrea sorrentino manchester ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: scorso anno La finale tutta inglese di Champions e The Boss, una leggenda del calcio ANDREA SORRENTINO MANCHESTER dal nostro inviato Paul Scholes non parla mai, neanche dopo una notte così, e fugge infilando i corridoi di mattoncini rossi dell'Old Trafford. Va a casa a bersi un bicchiere di latte, lo sfottono qui: pare ne sia ghiottissimo ed è una delle poche cose che si sanno di lui.

Pd, ora il segretario apre all'udc - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: che si starebbero ricompattando attorno a Gianluca Susta (con lui ci sarebbero Luigi Bobba, i consiglieri regionale Mariano Rabino, Angela Motta e forse Mauro Laus e il vicecapogruppo in Comune a Torino Lorenzo Gentile. Isolati rimarrebbero invece gli ex boss della corrente Gianni Vernetti e il vicepresidente della Regione Paolo Peveraro.

Tavolino degli appalti definitive le condanne ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: concorso in associazione mafiosa in relazione alla vicenda del cosiddetto "tavolino" attorno al quale boss, imprenditori e politici avrebbero deciso e assegnato gli appalti per le grandi opere pubbliche in Sicilia. Le pene che i tre imputati dovranno scontare vanno da 6 anni e 6 mesi a 8 anni. Panzavolta e Bini sono stati arrestati. Salamone è attualmente ricoverato in ospedale.

Sintonia ed efficienza per cambiare il sud - augusto muojo ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: tra Nord e Sud d'Italia, possa derivare dalla combinazione tra le due tesi. Vale poco, infatti, in termini politicamente propositivi, l'elogio implicito fatto da Cofferati, Cacciari e Chiamparino, o dallo stesso Veltroni, al radicamento sociale e territoriale e al trasversalismo destra-sinistra della Lega.

Tratteniamo sul territorio il cinque per mille - umberto de gregorio ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Mezzogiorno teme il federalismo fiscale non solo per motivi di gettito (perderebbe a tutto vantaggio del Nord) ma anche per motivi culturali, legati alla paura di non essere in grado di gestirlo in modo adeguato ed efficiente. Il gap culturale in termini di democrazia fiscale tra il sud e il nord lo mostrano i dati del cinque per mille a favore del settore cosiddetto del "no-profit".

Sicurezza, si scatena il ciclone-Alemanno: Roma come New York ( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Anche il temuto Bossi, se il Viminale andrà alla Lega, ha dato segnali chiari di collaborazione". Altra priorità la questione degli insediamenti rom abusivi, per la quale Alemanno ha annunciato che "partirà presto un'azione per lo sgombero e per spostare dal centro di Roma quelli regolari.

Ortomercato, in nove a processo ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: che per il pm Laura Barbaini gestiva gli affari per conto del nipote del boss calabrese Giuseppe Morabito, ma anche una ex funzionaria di Unicredit accusata di riciclaggio. Il gup ha anche firmato un proscioglimento per Maurizio Bruno, accusato di estorsione. Il 4 giugno si apriranno invece i riti alternativi - patteggiamenti e abbreviati - scelti da altri sedici imputati,

E San Desiderio spera nel miracolo ( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Maria Rosa Rossetti che abita a San Desiderio da 39 anni ed è consigliere per la Lega Nord nel Municipio IX Levante. Il 31 marzo 2003 il Consiglio della IX Circoscrizione Levante (allora di centro-sinistra) approvò un ordine del giorno per chiedere il parziale impiego dell'area a pubblico posteggio. Ad un'interrogazione di Arcangelo Merella, allora assessore alla Mobilità e Traffico,

Dal ghetto a Montecitorio: la lunga marcia di Gianfranco il <freddo> ( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Come quello detto da Gianfranco nel 1994 a Bossi: "Con lui, mai più nemmeno un caffè". Ieri, quel caffè l'hanno bevuto. Dolce. Perché questa è la politica: capire anche le ragioni degli altri. Soprattutto se si ha un ruolo istituzionale. Sarà un ottimo presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Schifani: <Lavorerò per spianare la strada alle grandi riforme> ( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: le parole di Umberto Bossi? "Al suo linguaggio siamo abituati. Ma i suoi toni sono sempre stati più metaforici che altro. Non si sono trasformati né in iniziative legislative né in atteggiamenti concreti che scalfissero le regole democratiche. Lo stesso presidente Berlusconi, comunque, lo ha già invitato ad abbassare i toni".

Libero il presunto omicida di Raciti La vedova: <Diranno che fu suicidio> ( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Quello rinvenuto nel covo del super boss Pasquale Condello, definito il "Provenzano della 'ndrangheta", indirizzato a un magistrato di quello stesso distretto reggino finito ora nel ciclone per il rinvenimento di una "cimice" piazzata negli uffici del pm Nicola Gratteri. Il biglietto autografo del Padrino scovato nell'appartamento al rione Pellaro annoterebbe "

Mutuo troppo caro, si cerca un'altra sede ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: quella col balcone dal quale aveva parlato il Duce e poi - più modestamente - Rinaldo Magnani, è stata chiusa immediatamente: costava troppo. Ne hanno approfittato quelli della Lega Nord, piazzando un adesivo sulla targa per tutta la campagna elettorale. Adesso è la volta di lasciare piazza De Marini. Quando? "Tempi lunghissimi". Da vecchio Pci. (r. n.).

E i romani s'innamorano di Umberto il concreto ( da "Tempo, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il leader storico della Lega Nord sta passeggiando lungo le vie storiche del centro di Roma. O meglio prova a passeggiare, perché a ogni angolo qualcuno lo ferma. I romani lo fermano. I turisti venuti dal resto d'Italia lo fermano. Anche le forze dell'ordine: carabinieri e polizziotti in divisa lo avvicinano per stringergli la mano.

Mastella un disastro ora serve un manager ( da "Tempo, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: ex ministro della Giustizia della Lega "Mastella un disastro ora serve un manager" Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it "La questione è molto complessa. Certo è che la gestione Mastella è stata disastrosa". Roberto Castelli, senatore della Lega Nord e ministro di Giustizia tra il 2001 e il 2006 nel governo Berlusconi, affronta deciso l'argomento.

Dietro i roghi d'auto notturni una guerra tra pompe funebri ( da "Tempo, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: esempio più eclatante a danno di aziende vinicole del Nord Italia, pagate con assegni scoperti per circa 180mila euro. Con lui avrebbe operato anche un siriano di 35 anni, Mohamed Sayed, arrestato nel pomeriggio di ieri nello studio del suo avvocato latinense. L'extracomunitario sarebbe anche tra gli organizzatori degli attentati.

Il vicesindaco Caviglia: " Le ronde? A Savona abbiamo già i Nonni civici" ( da "Stampa, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: REPLICA DEL COMUNE ALLA LEGA NORD Il vicesindaco Caviglia: " Le ronde? A Savona abbiamo già i Nonni civici" SAVONA "Ronde padane? Abbiamo già i nonni civici che sono più preparati". Il vicesindaco socialista di Savona Paolo Caviglia replica così all'iniziativa della Lega Nord che ha avviato i corso di formazione per i volontari che faranno la vigilanza contro la microcriminalità.

Reggio, nel covo del boss "pizzino" a un magistrato - francesco viviano ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: il boss Condello si lamenta di alcune cose che non "andrebbero più bene" e, soprattutto, ricorda al magistrato il suo passato e i suoi "affari", anche quello di essersi comprato una lussuosa abitazione a Reggio Calabria. E che il boss conoscesse bene la situazione del palazzo di giustizia è confermato anche da una frase sibillina pronunciata da Condello poco dopo il suo arresto.

La sperimentazione è il filo conduttore del concerto del ( da "Tempo, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Fabrizio Bosso e Giovanni Tommaso. Di Battista è attualmente considerato uno dei più brillanti sassofonisti della scena italiana. Leader dello Stefano Di Battista Jazz Quartet, noto gruppo musicale jazz, composto anche da Amedeo Ariano, J. O. Mazzariello e Dario Rosciglione, e ha partecipato al Festival di Sanremo nel 2005 assieme a sua moglie Nicky Nicolai con "

E luca disse a gianni letta "per me un ruolo alla attali" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: fino alla fine il leader Pdl proverà a persuadere Umberto Bossi a "mollargli" Roberto Castelli e fino al giorno prima del giuramento terrà pronto anche Marcello Pera. Ma allo stato il nome di Vito è segnato con chiarezza sulla casella Giustizia. Quanto ai rapporti con An, il Cavaliere non intende far crescere il numero dei ministri finiani: sono tre i dicasteri riservati a loro.

Serata di gala del carroccio alla prima del film su carnera ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Umberto Bossi, al punto da essere citato nell'intercettazione telefonica tra Berlusconi e il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà. La dirigenza leghista schierata in prima fila sembra riconoscersi nella storia del pugile buono nato dal nulla e giunto al trofeo mondiale: "Un eroe positivo - sottolinea il Senatur - Sono in tanti quelli che come lui si sono sacrificati per la famiglia"

Berlusconi: "montezemolo sarà mister made in italy" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: cioè qualche poltrona o almeno qualche strapuntino, mentre la Lega e An alzano il prezzo forti dei rispettivi successi elettorali al Nord e a Roma. Di sicuro, finora, saranno 12 i ministri "pesanti", 6 quelli senza portafoglio e oltre quaranta tra viceministri e sottosegretari. E intanto Berlusconi ha messo a segno un colpo a sorpresa.

Soro capogruppo, ma spunta la fronda - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Scambio di battute con Bossi. "Serve una discussione seria, non ci sono rese dei conti" commenta laconico. Con l'Udc si parla delle due vicepresidenze della Camera (che spettano all'opposizione): il Pd sarebbe d'accordo per una al centrista Rocco Buttiglione (e non all'Idv), l'altra potrebbe andare a Rosy Bindi o a Piero Fassino.

La melandri attacca bettini "stop alla gestione padronale" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: indiscrezione secondo la quale in quella stanza si insedieranno a giorni Umberto Bossi o Roberto Calderoli. "Spero solo mantengano il tricolore dietro la scrivania". Ministro, ha votato i capigruppo del Pd? "Certo. Mi sono sottratta però al rito della consultazione. Basta coi gran giurì". Cos'è che non sta andando nell'elaborazione del lutto, nel partito?

Maxisequestro di coca per i locali, 34 chili ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il boss era un'uruguayana Maxisequestro di coca per i locali, 34 chili Droga e merengue. Discoteche e cocaina. I carabinieri, in collaborazione con la Guardia di finanza, hanno stroncato un maxi-traffico di cocaina destinata ai locali. Sequestrati 34 chilogrammi di polvere bianca.

Cocaina per i locali. Maxiblitz, tre arresti ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il boss era un'uruguayana Operazione dei carabinieri in collaborazione con la Guardia di finanza. Tra i consumatori c'erano soprattutto giovani Droga e merengue. Una vita spericolata, tra discoteche carioca della città e cocaina. Gestendo un traffico a tanti zeri fino allo scorso sabato, quando i carabinieri del comando provinciale di Milano,

L' effetto ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: E la ruvidezza con la quale Bossi rivendica il protagonismo del Nord appare come un tentativo di scoraggiare le pretese di An, uscita vittoriosa dal ballottaggio capitolino; e di non avere sorprese nelle ultime ore. Le punture di spillo del capo dei lumbard contro Gianni Letta sono indirizzate, in realtà, al Cavaliere.

L'abbraccio ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria: BREVI L'abbraccio Applausi per il ritorno in Aula dopo quattro anni di Umberto Bossi. Il leader leghista, in completo chiaro, cravatta regimental pandant con il fazzoletto verde nel taschino, è stato accolto con un abbraccio dalla neodeputata Michela Vittoria Brambilla ( foto).

Tutti in <gita> nella casa liberty ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Giovanni Battista Bossi, 1904-05, visite regolamentate per appuntamento, la prima domenica del mese". Siamo al civico dodici di via Malpighi, Porta Venezia, zona ad alta densità di Liberty (a pochi passi ci sono Casa Galimberti, sempre dell'architetto Bossi e l'ex cinema Dumont, opera dello studio Tettamanzi- Marinetti).

Schifani al Senato: dialogo Il Colle benedice l'appello ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: quattro più della maggioranza prevista e formata da Pdl-Lega nord-Mpa. Questi consensi ulteriori sarebbero giunti dalle minoranze linguistiche (Unionvaldotaine e Svp) oltre che da Francesco Cossiga, mentre i tre senatori dell'Udc indicati come possibili sostenitori hanno optato, a detta di Salvatore Cuffaro, scheda bianca.

Bossi: ho 300 mila martiri con i fucili sempre caldi ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: trecentomila uomini con i fucili caldi che non aspettano altro che Bossi ci dica dove andarlo a prendere con i suoi sgherri padani", scrive Caruso. L'ex guardasigilli invita a "reagire". E Rifondazione si appella a Napolitano: non nomini Bossi ministro. Fucili a parte, Bossi si dice sicuro che Berlusconi rispetterà i patti con la Lega: "Si è sposato con noi e ora deve eseguire gli ordini"

Silvio lavora ai 100 giorni E Letta comincia subito con le missioni segrete ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: intemperanze verbali di Bossi" non avranno conseguenze, e convinto che An "dopo la conquista di Roma si deve sentire appagata". Piuttosto è sui primi "cento giorni" a Palazzo Chigi che il Cavaliere intende concentrarsi, perché nei tre mesi iniziali dovrà mantenere alcune promesse elettorali già in scadenza: il "caso Alitalia" ha dei limiti di tempo imposti dal prestito ponte,

Alemanno, esordio bipartisan Via a una <commissione Attali> ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Da alleati come Umberto Bossi. Ma anche da avversari come Rosy Bindi. La prima giornata dopo la vittoria è stata fitta di impegni. Telefonate. Incontri. Riunioni. E in serata la partecipazione a Ballarò, su RaiTre, dove Alemanno ha minimizzato i saluti romani di alcuni sostenitori di lunedì sera sulla scalinata del Campidoglio: "Una spacconeria di poche persone,

Le debuttanti, baciamano e tailleur di mamma ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Bossi, pure lui un veterano: "Anch'io sto studiando i miei. Ho puntato sugli amministratori locali. Gente che lavora e prende i voti. Questo qui ha fatto il 70%". è Marco Reguzzoni, ex presidente della Provincia di Varese, l'uomo più vicino al capo durante la malattia, ogni pomeriggio nella villetta di Gemonio.

I futuri ministri: An e Lega ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 5 categoria: BREVI I futuri ministri: An e Lega Bossi ha confermato che sarà lui il prossimo ministro dell'Interno Roberto Maroni.

Messina Denaro <Wanted> E il boss finisce in un rap ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Wanted" E il boss finisce in un rap CATANIA - Uno striscione che pende dal Teatro Bellini, sopra l'immagine in stile Pop Art del boss Matteo Messina Denaro con la scritta "wanted", ricercato. Il mafioso latitante finisce anche in una canzone rap, "La gente fa", del gruppo Enmicasa: "In questa cosa sono il re, il messia,

<Alitalia, basta veti o va a Fs> ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Per il leader della Lega Nord Umberto Bossi, "non si può fare perché sarebbe una concentrazione di potere", poi ha commentato di non sapere "cosa ha in testa Silvio" e che per lui "la soluzione migliore resta la legge Marzano, la stessa usata per Parmalat". Secondo Gianfranco Fini Berlusconi avrebbe illustrato ai suoi parlamentari l'ipotesi "

Cassonetti a fuoco, indagini su un militante leghista ( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il segretario cittadino della Lega Nord Fabio Binelli si dice molto stupito e prende le distanze: "Se risulterà che davvero è stato un nostro iscritto, proporrò al direttivo cittadino di prendere i provvedimenti del caso: il teppismo è incompatibile con i principi del nostro movimento".

A volte diciamo sì a chi ci sfrutta Oggi no. Precari all'EuroMayDay! ( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: vive oggi è invece interna al tessuto produttivo ed è un prodotto tipico del Nord dell'Italia. Attenzione: non vogliamo sostenere che la prima non esista più, ma che la nuova precarietà è profondamente radicata nel sistema produttivo, ne costituisce corpo e mente e quindi è potenzialmente esplosiva. Una precarietà altrettanto nuova ma che si manifesta anche nei settori tradizionali,

Fini dichiara aperta l'epoca della restaurazione ( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: al tricolore quanto la distanza sottolineata da Bossi, che rivendica alla Padania la "sua" bandiera. Tanto il riconoscimento dell'ebraismo quanto il suo inglobamento nella "cultura ebraico-cristiana dell'Occidente". E tanto l'indicazione della "laicità delle istituzioni" quanto il riconoscimento del "ruolo fondamentale" della "religione cristiana" nella "formazione e difesa dell'

Sondrio, perla rara nel nord leghista: vince il centrosinistra ma non è tutta farina del Pd ( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: perla rara nel nord leghista: vince il centrosinistra ma non è tutta farina del Pd... Angela Mauro Visto da Roma, il risultato sembra quasi incredibile. A Sondrio un po' meno: il clima pre-voto portava vento di vittoria del centrosinistra. Il centrodestra, al governo locale da cinque anni, non aveva lasciato un buon ricordo.

Noi li abbiamo abbandonati i lavoratori si sono vendicati Basta con la concertazione ( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: attraverso il veicolo principale della Lega - manteneva da tempo sui lavoratori del Nord. Ovviamente il voto di molti di loro era stato soltanto prestato alla coalizione dell'Unione. Due anni di governo Prodi hanno però convinto quegli stessi lavoratori di aver fatto un pessimo investimento politico ed hanno convinto molti altri, anche giovani e meno giovani precari,

È auspicabile che il clima non cambi nel prosieguo della legislatura, quando i vincitor ( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: lasciano ben sperare né le ultime esternazioni di Bossi, né le laboriose trattative con la Lega per la formazione del governo). È indispensabile d'altro canto che l'opposizione eviti di disperdere in rese di conti interne e processi postumi quel che di buono ha realizzato in questi mesi: ovvero la nascita di una forza riformista capace di affrancarsi dalla frammentazione e dall'

Oggi ricordiamo i lavoratori morti sul lavoro Il valore e l'attualità di questo grande giorno Indulto e democrazia, connubio inscindibile ( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: con Bossi, Fini e Di Pietro nei panni degli sceriffi-paladini della giustizia, è peregrino pensare che il provvedimento sull'indulto venga presidiato per come si dovrebbe. Ma chi crede in un'informazione-altra, chi è certo che la politica si possa esercitarla dignitosamente anche fuori dalle istituzioni, ha il dovere di far sentire la propria voce,

Le lavoratrici e i lavoratori celebrano la loro festa senza di loro non andiamo da nessuna parte ( da "Liberazione" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: della Lega a nord. Non è la vittoria di una destra liberista, tecnocratica, confindustriale. E', al contrario, la vittoria di una destra fortemente radicata, capace di sostituire il conflitto sociale con una trama neocorporativa e di presentarsi come soggetto in grado di sedare le paure e le angosce indotte dalla globalizzazione rivolgendole verso conflitti di natura territoriale o,

Buon primo maggio a tutte e a tutti. E in questo mare di dubbi e di domande, noi dobbiamo riflettere, studiare, sperimentare ( da "Liberazione" del 01-05-2008)
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Abstract: che parte la lunga marcia della Lega nord nelle fabbriche di Milano, Brescia, ecc., quando gli effetti delle grandi ristrutturazioni espellevano migliaia di lavoratori, il sindacato firmava gli accordi del luglio '93, e Formentini della Lega diventava sindaco di Milano. Si parlò di voto di protesta, e infatti nel corso degli anni ci furono molti sommovimenti,

ROMA - Io a Silvio l'ho ripetuto più volte. Alla Giustizia non può mett ( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Bossi ieri pomeriggio spiegava così gli irrisolti nodi intorno ai quali si intreccia la trattativa per la formazione del governo. Salvo poi assicurare in serata di non "voler proprio litigare con Forza Italia, perchè ci sono in ballo le riforme", anche se agita il fantasma del pugile Carnera, spiegando che "al Nord ci sono tanti Carnera pronti a battersi contro il centralismo italiano"

AA.S. Roma1,0863,040,5601,1843114600 A2A2,3650,472,1 ( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: 81219967 Negri Bossi warr 2007/20100,1500,000,1230,2550 Nice2,9230,172,9043,696116833 OOlidata0,8590,460,7501,05890146 Omnia Network1,4310,700,9532,10232658 PPanariagroup Ind.Ceram.3,3100,182,9914,408590 Parmalat SpA2,1982,192,1082,65241128914 Parmalat warrant 20151,2470,001,1991,6610 Permasteelisa13,6430,2410,64014,

Dal ghetto a Montecitorio: la lunga marcia di Gianfranco il "freddo" ( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Come quello detto da Gianfranco nel 1994 a Bossi: "Con lui, mai più nemmeno un caffè". Ieri, quel caffè l'hanno bevuto. Dolce. Perché questa è la politica: capire anche le ragioni degli altri. Soprattutto se si ha un ruolo istituzionale. Sarà un ottimo presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Fini presidente "Il 25 Aprile festa di libertà" ( da "Stampa, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Un passaggio che ha fatto però sbuffare Bossi: "Trattati europei? Non so, dobbiamo già rivedere quello di Schengen...". Bossi, a sua volta, era stato accolto di prima mattina a Montecitorio da Fini con un "e i fucili, dove li hai messi?". Di certo, in parallelo col presidente del Senato Schifani, col quale poi nel tardo pomeriggio si è recato al Colle,

L'allarme del sindaco "Correnti e oligarchie uccidono il partito" ( da "Stampa, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: un appassionato di congressi e quando sento parlare di Partito del Nord e partito del Sud penso a Renzo Arbore e alla sua trasmissione "Indietro tutta". Però per conquistare autonomia ci vuole una sensibilità a livello nazionale che, per ora, non vedo. Piuttosto, dal nuovo gruppo dirigente arrivano solo segni di continuità e non è un bel segnale.

Nuova zona traffico limitato è nin vigore da stamattina ( da "Stampa, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: assessore Sergio Bossi - pensare di diminuire le polveri sottili, il PM10, con una misura di questo genere. Bloccare la circolazione tre ore la settimana ha solo un unico, sicuro effetto, quello di creare disagi ai cittadini". Proprio per questa ragione il Comnune ha deciso di applicare la restruzione al traffico nelle ore festive dalle 8 alle 11.

Il primo maggio? "Io lavoro". I nuovi stakanovisti d'Italia ( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Il Nord soprattutto, ma non solo. E i supermercati in testa. I punti vendita della Pam resteranno aperti a Bologna, Chioggia, Genova, Milano, Torino, Trieste e Verona. Carrefour apre le porte ad Aosta, Assago, Cagliari, Domodossola, Pontecagnano (Salerno), Leini (Torino), Gavirate (Varese), Marcianise (Caserta).

Il volo di Gianfranco tra fiamma e flemma ( da "Stampa, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: Va bene che con Bossi, quell'antitaliano, mai più neanche un caffè e adesso si baciano in aula. Va bene tutto, compreso il Cavaliere che un paio di mesi fa era uno che sale sul predellino e straparla e adesso si abbracciano. Va bene tutto, ma quando entra in aula da Presidente, abito grigiolino, cravatta rosa, mocassino maròn,

Bossi entusiasta del film su Carnera: "Un eroe positivo" ( da "Stampa, La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega

Abstract: La Lega e il "gigante" Bossi entusiasta del film su Carnera: "Un eroe positivo" CERNOBBIO (COMO) "Era un uomo normale, uno dei tanti che si è sacrificato per la famiglia". Lo ha detto Bossi, ieri sera a Cernobbio all'anteprima del film "Carnera la montagna che cammina" di Renzo Martinelli.

Nel 1860 il grande scrittore russo Fjodor Dostojevskij è assediato dai guai ( da "Stampa, La" del 01-05-2008)

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Berlusconi a Bertinotti Mi spiace per te Ai festeggiamenti per l'elez (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 01-05-2008)

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Berlusconi a Bertinotti "Mi spiace per te" Ai festeggiamenti per l'elezione di Gianfranco Fini alla Presidenza della Camera c'era anche il suo predecessore Fausto Bertinotti (foto), che si è congedato dai funzionari della Camera. E lì, davanti ai presenti, tra i quali anche esponenti del centrosinistra come Parisi e Lusetti, Silvio Berlusconi ha voluto apertamente tessere le lodi dell'ex leader di Rifondazione comunista: "Mi dispiace - ha detto - personalmente per te, noi abbiamo avuto sempre un buon rapporto e continueremo ad averlo". Tra il Cavaliere e Bertinotti c'è stato sempre un feeling, sottolineato anche un po' dal fatto che entrambi sono tifosi del Milan. "Caro Fausto, voglio averti a colazione da me, quando vuoi ti invito a pranzo", ha aggiunto il futuro premier. Ironico Fini al leader del Carroccio "Ciao, Umberto dove stanno i fucili?" Anche il leader del Carroccio è stato oggetto di una battuta, sia pure bonaria: è stato lo stesso Gianfranco Fini, mentre erano in corso le votazioni, a salutarlo in Transatlantico con un "Ciao Umberto, dove stanno i fucili?". E alla leghista Rosy Mauro (nella foto con Bossi), che gli faceva notare la sua perfetta abbronzatura, il presidente "in pectore" ha replicato con un'altra battuta: "Sono stato a Lampedusa a salutare tutti i leghisti. Ma ci andavo già da prima, in tempi non sospetti". Il siparietto si è chiude con i ringraziamenti per la presenza a Montecitorio del leader del Carroccio: "Grazie per essere venuto a votarmi", ha concluso Fini. Battuta di Bossi a Casini "Te l'hanno messo in quel.." "Ciao Casini. Beh, te l'hanno messa in quel posto... Eh?". "No, Umberto, guarda che l'ho evitato, l'ho evitato". Lo scambio di battute tra Umberto Bossi e il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (foto), è avvenuto ieri mattina, in presenza di diversi giornalisti, in un corridoio di Montecitorio subito dopo la votazione che ha portato Gianfranco Fini alla presidenza della Camera.

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Non c'era ieri mattina Eduardo Zaplana, da martedì scorso ambasciatore per l'Europa d (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 01-05-2008)

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I Telefónica, all'incontro madrileno in cui i suoi capi (il presidente Cesar Alierta ed il numero 2 Julio Linares) hanno delineato con il vertice di Telecom (il presidente Gabriele Galateri e l'ad Franco Bernabé) il futuro della alleanza strategica iniziata l'anno scorso tra le due compagnie. La ragione? Deve ancora firmare il contratto. Ma la sua carica, creata ex novo da Alierta e per cui ha abbandonato a sorpresa la politica, la dice lunga sull'interesse della holding spagnola per Telecom e, forse, anche per i futuri assetti della compagnia italiana. "Un politico per trattare con Berlusconi", sintetizza il quotidiano filo-socialista El País. Del summit non è trapelato nulla. "Non siamo abituati a commentare alcunché delle nostre riunioni interne", dichiara in serata alla Stampa un portavoce di Teléfonica. Peró tutta la stampa spagnola è unanime: il principale compito di Zaplana, 52 anni, uno dei leader storici dei popolari (centro-destra) dell'ex premier Aznar, ex ministro del Lavoro, portavoce del Governo e capogruppo alla Camera, ex presidente della regione di Valencia dal '95 al 2002, sarà quella di usare le sue relazioni politiche e personali per spianare il cammino di Alierta. Il primo incontro tra Berlusconi e questo avvocato liberal, con il pallino della moda e dell'abbronzatura, risale al 2001: finale di Champions League tra il Valencia ed il Bayern a Milano. Zaplana condivideva il palco d'onore col presidente del Milan. Ma l'ambasciatore europeo di Alierta (nominato da Aznar, grande amico di Berlusconi), che adesso intascherà 1 milione di euro all'anno contro i 3 mila che guadagnava da deputato, conosce bene pure Roberto Maroni e Agag, genero di Aznar, e Briatore. L'ambasciatore di Alierta, per il momento, entra nei cda di Telefónica O2 Europe e Teléfonica Repubblica Ceca ma secondo l'autorevole e conservatore Abc, presto forse metterà un piede anche in quello di Telecom al posto di Linares. Il ritorno al potere di Berlusconi, scrive l'Abc, può propiziare ribaltoni ai vertici di Telecom.

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L'Udc scappa di mano a Pierferdy (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 01-05-2008)

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L'invito di D'Alema 36 CUFFARO & C. HANNO VOTATO SCHIFANI E VELEGGIANO VERSO BERLUSCONI. E SCOPPIA LA RIVOLTA DEGLI ESCLUSI TRADITI DAL GIOCO DELLE OPZIONI 3 E il leader scherza "Sono la bella Cecilia tutti la vogliono e nessuno la piglia" "Dobbiamo vederci e parlare di politica" L'ex esponente della Rosa Bianca guarda già al 2010: candidato Pdl alla Regione Lazio eletti alla Camera L'Udc scappa di mano a Pierferdy eletti al Senato Prima di lasciare Montecitorio dopo il discorso del presidente neoeletto della Camera, Gianfranco Fini, il ministro degli Esteri uscente Massimo D'Alema si è trattenuto in lungo colloquio con Pier Ferdinando Casini, presenti anche Savino Pezzotta della Rosa bianca e Nando Adornato passato all'Udc dopo l'addio a Forza Italia, in uno dei corridoi laterali del Transatlantico. Sotto gli occhi dei tanti giornalisti e deputati in passaggio il vicepremier uscente e il leader centrista hanno scambiato alcune opinioni e salutato insieme Umberto Bossi che lasciava Montecitorio. Quindi prima di lasciarsi D'Alema ha proposto all'ex presidente della Camera: "Dobbiamo rivederci e parlare di politica" e Casini disponibile gli ha risposto: "Ne avremo di tempo".[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Casini accende ancora ceri alla Madonna di San Luca per essere scampato alla strage elettorale. "L'importante è essere qui vivi", diceva l'altro ieri durante l'insediamento della Camera. Ma il leader dell'Udc sa benissimo quanto si possa essere irrilevanti politicamente con 36 deputati e 3 senatori, rimanendo all'opposizione di una maggioranza schiacciante che non se lo fila. Per sua fortuna, da buon emiliano, Casini riesce ad essere autoironico. "Sono come la bella Cecilia, tutti mi vogliono ma nessuno mi piglia". Detto questo, però, ha un sacco di rogne, con un partito a rischio serio di sfaldamento. Tenere la rotta dell'equidistanza di centro sarà un'impresa titanica. Già i tre senatori siciliani (lo ha confidato Totò Cuffaro a Carlo Giovanardi) hanno votato per Roberto Schifani alla presidenza del Senato. Una semplice questioni di feeling siciliano? Non solo. Il neosenatore Cuffaro, qualche giorno fa ad un pranzo con altri nuovi eletti Udc, ha detto: "Otto su dieci dei nostri vorrebbe tornare con Berlusconi. Ma è chiaro che non possiamo tornarci con il cappello un mano... Aspettiamo di vedere che succede da qui ad un anno nel governo". Aspettare e vedere: è d'accordo anche Casini, ma al leader dell'Udc Cuffaro ha detto una "piccola" bugia. "Totò mi ha assicurato che non ha votato Schifani", assicurava ieri lo stesso Casini. Il quale aggiungeva di non temere la tenuta dei suoi gruppi parlamentari: "Abbiamo lasciato a casa tante persone e quelli che abbiamo portato in Parlamento sapevano che avremmo perso le elezioni e saremmo andati all'opposizione". Intanto Mario Baccini eletto nelle liste dell'Udc, dopo avere sostenuto Alemanno a Roma, ieri ha votato per Fini alla presidenza della Camera. Ed è passato armi e bagagli al gruppo misto, pronto al salto successivo. Si dice che sogna di essere il candidato del Pdl per il vertice della Regione Lazio nel 2010. "Con Ciarrapico - dice velenoso il siciliano D'Alia - farà con Ciarrapico la corrente delle Terme di Fiuggi". "Ma non era Baccini - aggiunge il piemontese Vietti - ad accusarci di essere troppo amici di Berlusconi e per questo motivo ha fatto la Rosa bianca?". Casini ha tanti problemi in giro per l'Italia. C'è una nutrita casistica di candidati Udc inviperiti perché sono stati fregati dal gioco delle opzioni. Nel Lazio, per recuperare Dionisi (candidato trombato alla presidenza della provincia di Roma) ha dovuto sacrificare Michele Forte, senatore uscente. Ora Forte si accontenterà di fare il sindaco di Formia oppure transiterà con il Pdl? Altri due con il dente avvelenato sono i veneti Ugo Bergamo e Luigi D'Agrò stoppati dall'opzione per il Veneto che ha fatto Roberto Rao (portavoce di Casini). Il deputato uscente D'Agrò sembra già avere un piede nel centrodestra. Ancora un altro deputato uscente, Pietro Marcazzan di Mantova: ha dovuto lasciare lo scranno di Montecitorio per fare posto alla ciociara Anna Teresa Formisano paracadutata da Casini in Lombardia. Non è finita. Salvatore Greco, il 28 aprile si è presentato a Montecitorio con il padre Mario Greco, ex senatore di Fi: era convinto di essere stato riconfermato perché Lorenzo Cesa avrebbe optato per un'altra regione: invece il segretario dell'Udc ha scelto la Puglia. Salvatore e Mario Greco hanno saputo della "tragedia" sul portone di Montecitorio: pensavano che Cesa avrebbe optato per la Sicilia, e in effetti era quello che Cesa avrebbe voluto fare. Ma i siciliani hanno detto di no. Cuffaro, gli altri due senatori e i cinque deputati non hanno voluto cedere nemmeno un posto. Un'altra vittima di questo infernale meccanismo è l'abruzzese Rodolfo De Laurentis che ha dovuto fare posto alla new entry Ferdinando Adornato là catapultato. Casini ha fatto un'operazione di recupero con De Laurentis: ieri lo ha incontrato, esprimendogli "rammarico per la sua mancata elezione in Parlamento". Gli ha confermato stima e fiducia personale, e proposto "un ruolo di primo piano nel campo delle comunicazioni e dell'informazione, cogliendo le opportunità delle nomine negli organismi". Sì, ma cosa potrà avere lillipuz-Udc? Casini si è nominato capogruppo (ma per pochi mesi, poi tornerà a fare il segretario del partito e lascerà a Cesa) per tenere fermi i suoi parlamentari e per gestire le nomine, appunto. Gli tocca la vicepresidenza della Camera: ci dovrebbe andare Buttiglione ma è insidiato da Tabacci. Tempi duri per Casini che ieri alla Camera, mentre era appartato con D'Alema e Pezzotta, si è sentito dire da Bossi: "Beh, te l'hanno messa in quel posto... Eh?". "No, Umberto, guarda che l'ho evitato".

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L'ex leader An eletto presidente della Camera riconosce 25 aprile e primo maggio parla di patria e di bandiera. Ma il capo leghista: La Padania ha un'altra bandiera (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Fini celebra il tricolore, Bossi lo rifiuta L'ex leader An eletto presidente della Camera "riconosce" 25 aprile e primo maggio parla di patria e di bandiera. Ma il capo leghista: "La Padania ha un'altra bandiera" di Marcella Ciarnelli È mezzogiorno in punto quando Gianfranco Fini entra in Aula e si va a sedere sullo scranno più alto di Montecitorio. Il tredicesimo presidente della Camera è stato appena eletto con 335 voti su 611 aventi diritto. Alla quarta votazione, come previsto. Emozionato lo è anche se non lo lascia trapelare. Viso fermo, tratti rigidi. Confesserà poi in serata il brivido provato, subito dopo essere stato ricevuto al Quirinale dal Capo dello Stato, che ha mostrato apprezzamento per la disponibilità al dialogo, a conclusione di una giornata davvero storica. L'applauso dei deputati ha accolto il neoeletto. Calorosi quelli del centrodestra specialmente dalle parti di An, rispettosi quelli del centrosinistra. segue a pagina 3.

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Da patriota padano dico ai Romani: onore al merito. Questa vittoria popolare, per noi Padani, (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del "Da patriota padano dico ai Romani: onore al merito. Questa vittoria popolare, per noi Padani, si arricchisce di un dato beneaugurante: un sindaco di Roma con un bel cognome nordico, una faccia onesta e simpatica e, al collo, il simbolo dei nostri antenati Celti" Mario Borghezio, Capo Delegazione della Lega Nord al Parlamento Europeo di Bruxelles, a proposito della elezione di Alemanno, Agi 28 aprile.

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L'omaggio e le ambiguità (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del L'omaggio e le ambiguità Oreste Pivetta Il personaggio Gianfranco Fini lo ricorderà come un anno importante: è diventato padre per la seconda volta ed è salito alla presidenza della Camera, succedendo al compagno Bertinotti, a Casini, a Violante, il primo che tentò ufficialmente di rimettere pace tra fascisti e comunisti, impietosito dalla sorte dei ragazzi di Salò, succedendo persino a Irene Pivetti, perché persino Irene Pivetti arrivò là dove è arrivato ieri Gianfranco Fini, dopo un trentennio di carriera, lei al primo ringhiare del saldissimo Bossi. segue a pagina 3.

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Stai consultando l'edizione del A A2A45732,362,370,47-23,66121822,203,120,07007399,92 Acea2363812,21... (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del A A2A45732,362,370,47-23,66121822,203,120,07007399,92 Acea2363812,2112,492,79-14,02130511,3914,430,54002599,88 Acegas-Aps105065,435,420,20-17,90125,346,980,3000298,32 Acotel15577380,4581,401,22-3,283453,1183,180,4000335,48 Acq. Potab.54892,842,850,74-17,37492,363,430,1000102,07 Acsm30281,561,570,06-14,6851,221,830,020073,31 Actelios143867,437,410,6510,76335,997,690,1000502,86 Aedes38511,991,97-0,80-41,714041,563,410,2500202,42 Aeffe34181,761,771,32-32,942641,712,63-189,49 Aem To37521,941,985,10-24,476581,872,590,06001418,85 Aem To w088380,430,431,70-44,03110,410,80-- Aerop. Firenze3342017,2617,25-2,96-4,27016,6518,030,0630155,94 Aicon26701,381,38--35,2001,242,13-150,31 Alerion13020,670,670,41-4,455880,550,710,0050269,04 Alitalia10610,550,557,87-30,6910050,230,790,0413759,91 Alleanza161938,368,410,62-5,0133437,848,800,50007080,23 Amplifon40412,092,1911,93-40,2027411,823,570,0350414,10 Anima37641,941,95-0,15-10,00431,602,160,1400204,12 Ansaldo Sts192839,969,970,5715,132067,179,960,2000995,90 Arena1320,070,07-0,43-47,0520520,050,150,041353,42 Ascopiave30571,581,58--6,07511,431,820,0850370,14 Astaldi105585,455,412,085,7811454,025,450,0850536,71 Atlantia4046820,9021,051,30-18,52499218,6325,650,620011948,77 Auto To-Mi2217611,4511,42-0,40-23,57132511,2314,990,40001007,86 Autogrill187359,689,793,17-15,7316709,2311,570,40002461,57 Azimut H.132566,857,031,21-22,9844086,028,890,1500993,88 B B. Bilbao Viz.2832814,6314,63-0,81-13,07012,8516,83-- B. Carige48852,522,541,36-23,3813292,253,290,07504073,85 B. Carige risp50542,612,61--18,8902,323,250,0950457,45 B. Desio131766,806,793,65-4,29516,027,110,0955796,18 B. Desio r nc126856,556,55--6,4105,987,000,115086,49 B. Finnat16160,830,842,04-4,533420,650,870,0130302,82 B. Generali112135,795,821,15-14,57934,626,780,1000644,61 B. Ifis184049,519,52-0,676,14167,9110,520,3000296,88 B. Intermobiliare103755,365,330,85-24,74244,867,120,2500833,92 B. Italease133546,906,93-0,59-27,2916104,839,490,78001161,48 B. Popolare2462212,7212,781,66-15,72470210,4315,090,83008144,36 B. Profilo27171,401,411,81-26,811281,321,920,1470178,70 B. Santander2650613,6913,811,32-6,14911,1814,590,1229- B. Sard. r nc2884514,9014,990,67-10,28013,8916,600,520098,32 B.P. Etruria e L.168288,698,998,98-7,485917,169,390,3000468,75 B.P. Intra2855814,7514,8521,9130,8817449,5414,750,1000830,24 B.P. Milano154467,987,93-2,81-13,0764476,979,180,35003310,73 B.P. Spoleto144337,457,579,88-19,56136,919,270,3900163,09 BasicNet36421,881,885,32-9,7811361,472,290,0930114,73 Bastogi5230,270,27-0,92-17,513480,240,33-182,50 BB Biotech9437448,7448,61-0,61-5,25045,9452,800,5439- Bca Ifis w0859713,083,07-2,3516,95191,623,64-- Bco Popolare w107900,410,413,80-38,174400,320,66-- Beghelli18410,950,950,59-17,381170,871,180,0150190,20 Benetton163218,438,43-0,35-29,585558,0011,970,37001539,80 Beni Stabili13960,720,72-0,57-3,5148220,610,780,02401381,63 Bialetti24011,241,240,98-24,8001,171,65-93,00 Biesse2668613,7813,806,186,2420111,2414,650,3600377,53 Boero5421628,0028,003,329,37021,2029,500,4000121,53 Bolzoni54722,832,85-0,11-26,77272,753,860,100073,02 Bon. Ferraresi7204937,2137,11-0,884,76128,0237,240,0800209,31 Brembo157558,148,181,37-25,822888,1010,970,2400543,43 Brioschi7380,380,381,02-21,46350,350,490,0038275,31 Bulgari145187,507,521,99-21,2533266,809,520,29002251,60 Buongiorno Spa35701,841,83-1,08-9,521001,532,19-196,12 Buzzi Unicem3157716,3116,43-1,50-13,08141714,4018,760,40002696,51 Buzzi Unicem r nc2151811,1111,11-0,80-11,151089,2312,510,4240452,43 C C. Artigiano53092,742,782,96-6,921032,643,050,2130780,90 C. Bergam.5865030,2930,190,804,161225,3830,721,05001869,71 C. Valtellinese147877,647,640,33-15,683767,509,090,34001226,42 Cad It181419,379,390,21-7,3938,9810,120,290084,13 Cairo Comm.47502,452,461,82-42,6992,304,324,0000192,18 Caltagirone99725,155,201,37-15,9904,656,130,0800618,62 Caltagirone Ed.76723,963,980,30-11,0163,644,450,2000495,25 Cam-Fin.19791,021,021,19-25,025681,001,400,0300375,78 Campari112075,795,810,76-12,285665,266,600,10001680,84 Cape Live13750,710,71-2,74-21,1130,620,90-36,07 Carraro119206,166,160,44-10,33654,436,870,1250258,55 Cattolica Ass.6610434,1434,532,10-1,616126,4834,701,55001758,63 Cdc48122,482,45-0,28-30,0631,823,890,560030,48 Cell Therapeutics9820,510,50-3,23-62,9013900,321,37-- Cembre110195,695,752,57-9,5974,966,520,220096,75 Cementir Hold114555,925,960,68-1,893465,186,370,1000941,35 Cent. Latte To52322,702,70-0,15-29,9612,293,860,050027,02 Chl7770,400,40-1,27-26,194780,280,54-53,87 Ciccolella37641,941,941,09-33,99401,723,020,0516350,90 Cir31831,641,682,87-35,2854141,632,540,05001300,37 Class20911,081,09-0,27-23,67300,931,430,0100110,79 Cobra92944,804,820,92-24,73274,276,38-100,80 Cofide13220,680,691,54-37,1220850,671,090,0150491,15 Cr Artigiano ge08-----02,392,80-- Cr Valtel w08-----00,431,60-- Cr Valtel w0923021,191,216,14-30,30151,051,71-- Credem163368,448,540,85-11,006247,889,480,35002382,00 Cremonini57762,982,980,0720,191642,182,980,0800423,05 Crespi14700,760,765,42-21,86510,590,970,035045,56 Csp27731,431,43-1,58-22,47111,291,850,050047,63 D D'Amico42212,182,181,11-21,198671,882,77-326,89 Dada2858314,7614,65-1,33-9,831811,3016,37-239,29 Damiani42562,202,200,73-40,791411,783,71-181,55 Danieli4490223,1923,360,569,963516,5224,530,0800948,00 Danieli r nc2935015,1615,220,69-4,397812,5115,860,1007612,76 Data Service55882,892,893,14-35,58252,804,480,520028,91 Datalogic112465,815,842,46-2,88255,496,080,0700370,88 De' Longhi57972,993,001,42-20,631222,643,850,0600447,60 Dea Capital34851,801,824,43-15,378191,542,13-551,90 Diasorin2290011,8311,650,19-9,598710,9613,34-650,49 Digital Bros80764,174,170,02-18,9333,835,280,080058,86 Digital M. Techn.4565723,5823,471,73-32,2217119,8534,79-266,57 Dmail Gr.193039,979,960,766,5318,0311,080,100076,26 Ducati32781,691,690,1813,8529191,021,69-565,38 E Ed. Espresso43242,232,262,35-25,3912732,202,990,1700970,12 Edison30671,581,592,71-26,0231781,552,210,05008206,82 Edison r30691,591,58-0,50-21,18651,582,030,0800175,29 Eems60453,123,10-0,96-21,891422,234,00-132,69 El.En4863925,1225,170,64-5,851223,0027,320,3000121,19 Elica48682,512,500,04-26,431332,173,420,0400159,19 Emak91974,754,750,83-8,5704,305,260,1750131,35 Enel135697,016,99-1,22-13,43402976,548,200,490043347,67 Enertad53852,782,812,18-6,52792,302,980,0207263,85 Engineering I.I.4211421,7522,030,73-20,42420,9427,330,4800271,88 Eni4788424,7324,770,45-1,165533821,0825,611,250099052,53 Enia174269,009,073,41-22,824678,7011,66-967,50 Erg2716214,0314,140,177,269359,7714,490,40002108,69 Ergo Previdenza80104,144,161,913,84313,124,260,1740372,33 Esprinet135607,007,050,04-15,50605,588,290,1400366,99 Eurofly24821,281,280,55-37,644031,032,06-31,39 Eurotech94704,894,922,37-1,941843,944,99-171,21 Eutelia39792,062,050,20-39,702031,663,41-134,43 Everel Group5140,270,27-0,19-32,861300,250,400,051625,89 Exprivia30091,551,55-0,13-17,73921,231,98-52,72 F FastWeb3854019,9019,900,40-20,1910917,8625,673,77001582,53 Fiat2799814,4614,40-1,32-18,313592712,1517,700,400015793,90 Fiat priv2087910,7810,860,70-26,214099,1814,610,40001113,80 Fiat r nc2045310,5610,60-0,10-28,046099,3514,680,5550844,12 Fidia161568,348,390,323,67586,109,470,140039,22 Fiera Milano137787,127,05-0,6849,912323,7710,220,3000241,17 Fil. Pollone11120,570,583,83-21,9050,540,760,05006,12 Finarte C.Aste9160,470,470,95-12,08320,430,540,036223,70 Finmeccanica4294622,1822,403,511,65298718,4822,180,35009431,07 FMR Art'é133996,926,900,06-13,5456,198,000,400024,77 Fondiaria-Sai5001425,8325,900,35-7,85100025,1129,691,00003234,52 Fondiaria-Sai r nc3250816,7917,031,75-13,2226116,4519,881,0020727,14 Fondiaria-Sai w08109015,635,70-1,55-11,7005,446,71-- FullSix69013,563,60-0,42-42,0103,556,15-39,85 G Gabetti Prop. S.34811,801,801,58-20,6961,672,270,070094,39 Gasplus143257,407,450,096,6326,488,170,0950332,24 Gefran89904,644,712,28-10,4444,285,180,250066,86 Gemina17640,910,912,85-23,5752330,811,200,10001338,59 Gemina r nc18410,950,95-4,90-14,3260,901,110,12003,58 Generali5512628,4728,530,63-7,201145126,8531,430,750040143,14 Geox179289,269,302,12-31,935478,8213,600,24002399,59 Gewiss79464,104,136,14-15,03763,344,830,1000492,48 Grandi Viaggi24341,261,261,77-17,4741,161,520,030056,56 Granitifiandre135487,007,010,29-18,9856,778,640,1200257,93 Greenergycapital200,010,0112,77-884700,010,01-7,60 Gruppo Coin81694,224,22-0,24-23,354193,825,50-557,50 Guala Closures78034,034,040,50-6,824543,444,330,0880272,53 H Hera46762,422,432,31-20,5352862,293,040,08002494,06 I I. Lombarda2990,150,15-0,3921,069170,100,16-634,69 Ifi priv3300617,0516,97-0,67-25,8540515,5622,990,63001309,16 Ifil102065,275,372,85-16,8956364,516,340,10005474,53 Ifil r nc83844,334,341,54-25,911733,925,840,1207161,87 Ima2628913,5813,522,50-3,731612,2014,120,6500462,98 Imm. Grande Dis.42972,222,22-0,947,207271,752,520,0560686,22 Immsi17120,880,890,39-31,847800,881,300,0300303,42 Impregilo75843,923,910,80-14,7755772,514,600,03001572,58 Impregilo r nc139617,217,21--23,6207,189,440,040411,65 Indesit Comp.150537,777,763,95-27,1529257,3310,670,3850883,36 Indesit r nc2091210,8010,80--19,04010,8013,340,40305,52 Intek10860,560,560,13-19,845060,550,710,0190195,07 Intek r nc19711,021,025,70-0,20220,901,040,217215,45 Interpump110665,715,69-0,32-18,502145,417,010,1800456,74 Intesa Sanp. r nc87234,504,551,70-9,17329113,874,960,39104200,87 Intesa Sanpaolo92424,774,810,90-10,351089014,225,330,380056556,86 Inv e Sviluppo Med18980,980,98-2,97-00,961,15-49,70 Invest e Svil w09560,030,031,07-18,3110,020,04-- Invest. e Svil.2830,150,15-2,09-16,462780,130,190,036235,43 Ipi Spa67343,483,49--6,5303,114,830,5000141,85 Irce53322,752,780,074,5632,222,820,020077,46 Isagro79214,094,13-1,46-17,292312,105,140,300071,80 It Holding12520,650,652,94-39,5110760,501,090,0258158,98 It Way112465,815,76-2,32-20,56105,727,360,130025,66 Italcementi2681513,8513,931,83-4,14140911,7614,450,36002452,90 Italcementi r nc193479,9910,212,24-7,098718,0210,750,39001053,47 Italmobiliare11706760,4661,060,69-3,573353,3467,331,45001341,16 Italmobiliare r nc8761645,2545,982,70-6,103037,0148,191,5280739,53 J Juventus FC20871,081,08-0,3711,462000,761,110,0120217,27 K Kaitech6190,320,322,37-15,652500,230,38-28,57 Kme Group20351,051,050,38-28,962971,001,480,0080247,49 Kme Group rsp24941,291,291,18-14,89161,171,510,108624,56 KME Group w093250,170,171,08-36,28510,130,26-- L La Doria29491,521,543,07-8,3121,211,660,044447,21 Landi Renzo59563,083,07-0,9033,222042,283,25-346,05 Lavorwash35551,841,840,717,18581,311,840,020024,48 Lazio5770,300,30-2,41130,250,39-20,19 Lottomatica3822819,7419,830,92-19,5856918,2825,010,82503000,78 Luxottica3486418,0118,141,91-15,74592814,7921,370,42008333,92 M Maffei42582,202,20--15,7552,152,630,100065,97 Maire Tecnimont73733,813,830,956,2813102,983,81-1228,08 Management e C13430,690,69-1,63-6,241830,660,78-378,47 Marazzi Group98365,085,132,15-22,282234,846,720,2400519,34 Marcolin29121,501,522,43-19,27221,461,860,029093,46 Mariella Burani3264016,8617,033,34-9,8910015,6818,710,5200504,15 Marr131126,776,781,47-4,53325,977,320,3600450,51 Mediacontech129776,706,832,19-17,9425,788,170,600062,21 Mediaset111805,775,873,17-15,29193405,296,820,43006820,41 Mediobanca2598513,4213,430,30-4,59224811,7714,070,650010999,44 Mediolanum74973,873,870,13-28,5730803,735,420,20002824,57 Mediterr. Acque71533,693,71-0,11-13,1683,054,250,0400283,27 Meliorbanca48172,492,48--29,94992,493,570,1300314,14 Mid Ind Cap w1013550,700,70-4,11-29,0100,540,99-- Mid Industry Cap3870619,9919,99--9,14117,9022,00-75,97 Milano Ass80204,144,160,70-21,8484924,035,300,34001873,72 Milano Ass r nc80804,174,200,21-20,49444,175,250,3600128,28 Mirato160568,298,302,46-0,69136,818,400,3000142,62 Mittel77954,034,02-1,01-22,1063,855,170,1500265,72 MolMed40042,072,070,10-21,952,15-216,04 Mondadori108025,585,601,16-0,464254,845,610,35001447,36 Mondo TV134536,956,950,23-39,6135,5811,510,350030,60 Monrif13260,690,68-1,59-24,0290,640,900,0240102,75 Monte Paschi Si42502,192,190,14-26,02315532,142,970,17005386,83 Montefibre9910,510,52-0,33-12,592600,450,630,030066,55 Montefibre r nc9770,500,50-0,34-10,9020,440,610,044013,11 MutuiOnline78074,034,05-0,56-6,54563,154,39-159,31 N Nav. Montanari48682,512,49-1,73-6,581942,052,790,1100308,87 Negri Bossi8900,460,460,50-43,39190,430,810,040020,25 Negri Bossi w102890,150,15-0,99-41,1020,120,26-- Nice56312,912,920,17-21,321162,903,700,0730337,33 O Olidata16540,850,860,46-15,26900,751,060,044029,04 Omnia Network27571,421,430,70-31,67320,952,10-36,93 P Panariagroup I.C.64173,313,310,18-24,8202,994,410,1900150,31 Parmalat42002,172,202,19-18,21411282,112,650,15903616,80 Parmalat w1524031,241,251,14-25,29751,201,66-- Permasteelisa2638013,6213,640,24-2,122810,6414,410,3000376,02 Piaggio27921,441,451,19-38,1123551,442,330,0300571,09 Pininfarina176399,118,94-4,81-33,242446,9214,800,340084,88 Pirelli & C r nc11700,600,600,70-3,534400,550,640,036481,45 Pirelli & C R.E.3819719,7319,46-2,24-23,0733719,1727,432,0600840,32 Pirelli & C.10160,520,530,96-10,62475300,490,590,02102745,83 Poligr. Ed.12450,640,64-0,96-42,21220,631,110,263484,90 Poligrafica S.F.2715014,0214,02-0,05-14,56112,6617,860,361516,74 Poltrona Frau25401,311,311,00-38,956601,032,150,0150183,68 Polynt70643,653,650,054,26693,473,650,0900376,47 Premafin28871,491,500,74-23,541441,451,950,0150611,82 Premuda25671,331,320,92-17,89621,181,620,0600186,65 Prima Ind.5661729,2429,11-1,49-1,25320,7232,480,6500134,50 Prysmian2978815,3815,29-1,00-5,7178412,4616,320,41702776,26 R R. Ginori 17357750,400,41--00,400,400,0530111,98 Ratti8130,420,42-1,75-19,26140,350,520,051721,84 RCS Mediag. r nc31351,621,632,64-27,53541,562,230,050047,52 RCS Mediagroup43452,242,262,35-23,913762,232,950,03001644,11 RDB55692,882,871,88-8,44611,983,14-131,90 Recordati90334,674,700,19-25,115504,346,310,2150969,60 Reno De Medici7260,370,37--34,54200,360,580,0165141,43 Reply4397322,7122,86-0,176,22017,8723,940,2800206,20 Retelit4300,220,22-0,32-14,641630,190,30-93,77 Ricchetti32551,681,691,62-0,12271,431,690,023090,02 Risanamento33711,741,750,35-52,066441,343,630,1030477,62 Roma A.S.21321,101,093,0472,3831140,561,18-145,91 S Sabaf3855719,9119,85-0,71-11,14315,9922,620,7000229,67 Sadi Serv.Ind.29591,531,573,69-23,79291,422,000,0125141,65 Saes G.3443817,7917,78-0,75-12,381716,2521,041,0000271,62 Saes G. r nc2881214,8815,090,79-14,961513,6517,511,0000111,01 Safilo Group34311,771,781,31-24,3136981,682,340,0200505,72 Saipem5539728,6128,23-2,225,22603421,8430,230,290012624,21 Saipem r5421628,0028,00-0,07-1,72023,0028,490,32004,45 Saras70213,633,68-0,46-10,0762112,724,040,15003448,33 Sat187379,689,904,21-22,6509,0612,51-95,42 Save193439,999,991,40-7,221629,6812,050,4300552,85 Schiapparelli830,040,040,24-8,743100,040,050,015526,10 Seat P. G.2370,120,123,33-54,64801930,100,270,00701003,14 Seat P. G. r2680,140,141,02-47,83940,120,270,007618,85 Sias153477,938,062,45-23,0512867,7510,300,30001803,16 Sirti50612,612,620,31-0,5362,162,651,0000580,25 Smurfit Sisa41632,152,15--17,4702,102,620,0100132,44 Snai71723,703,63-2,52-28,452992,875,180,0387432,72 Snam Rete Gas78904,084,07-0,83-5,58214493,944,640,19007972,00 Snia11360,590,590,17-17,273500,440,710,048783,06 Snia w10500,030,03-0,39-24,938850,020,03-- Socotherm101005,225,21--19,01384,396,440,0500201,08 Sogefi62103,213,19-2,00-25,2518753,214,681,4000372,44 Sol88044,554,560,91-8,57124,405,050,0680412,41 Sole 24 Ore80184,144,15--26,54133,575,640,1208179,44 Sopaf8610,440,450,04-1,331430,430,510,0620187,62 Sorin20761,071,083,35-19,822920,771,36-504,28 Stefanel25671,331,31-0,46-33,7001,122,000,040071,87 Stefanel r86744,484,48--9,4904,484,950,07500,45 STMicroelectr.145907,547,54-1,40-22,68105826,359,740,2278- T Tas3857819,9219,970,10-4,85019,6023,191,169435,31 Telecom I. Media2780,140,153,77-39,1335660,120,240,1643472,56 Telecom Ita Med. r nc2710,140,140,72-36,3670,120,220,16797,70 Telecom Italia25871,341,353,05-36,471228011,212,140,080017876,74 Telecom Italia r20251,051,051,54-34,95470450,941,610,09106303,32 Tenaris3223116,6516,881,8010,12304212,1617,500,2278- Terna54992,842,840,071,8393762,632,910,14005681,80 Tiscali48662,512,520,6837,57237441,312,51-1066,55 Tod's7561139,0538,84-0,92-18,8325634,5548,11-1190,28 Trevi2896114,9614,91-0,6423,231938,9615,320,0500957,25 Trevisan Comet.48252,492,51-0,99-23,681392,213,330,070070,29 Txt e-solutions2374612,2612,583,89-5,5239,6815,960,400032,17 U UBI Banca3264416,8616,981,28-9,85380214,7718,700,800010775,36 Uni Land4840,250,262,24-36,9423420,220,420,0050270,24 Unicredito94614,894,88-0,31-12,831623824,185,700,240065201,04 Unicredito r100305,185,13-0,83-11,07444,495,880,2550112,44 Unipol40492,092,102,09-10,60147031,662,340,12003094,44 Unipol priv36251,871,881,13-13,33131031,492,160,12521706,40 V V.d. Ventaglio8290,430,435,01-14,4716900,280,500,070054,53 Vianini I.64093,313,332,46-0,8762,963,380,050099,65 Vianini L.178069,209,10-0,02-17,6167,9711,160,1200402,76 Vittoria2681213,8513,941,7115,17129,2314,020,1600452,22 W w Inv e Svil Med 11720,040,043,90-280,030,25-- War Greenergycap 1170,000,006,25-1160960,000,00-- Warr Intek 081880,100,09-18,33-21,03950,020,12-- Z Zignago Vetro90794,694,69-2,350,24254,024,87-375,12 Zucchi59023,053,05--7,6402,763,300,250074,30 Zucchi r nc66883,453,492,41-1,3103,063,840,030011,84.

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Bossi mira su Casini: Te l'hanno messo in quel posto, eh? La replica: No, l'ho evitato (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Bossi mira su Casini: "Te l'hanno messo in quel posto, eh?" La replica: "No, l'ho evitato".

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Fini omaggia Liberazione e lavoro Ma sul tricolore Bossi lo attacca (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Fini omaggia Liberazione e lavoro Ma sul tricolore Bossi lo attacca di Marcella Ciarnelli/ Roma/ Segue dalla prima L'attesa c'è tutta per un discorso che è stato preannunciato sarà di apertura. Quattordici minuti è il tempo che Fini impiega in tutto per rigraziare i suoi predecessori e il presidente della Repubblica che ora siede al Quirinale ma anche polemicamente solo due dei predecessori, Cossiga e Ciampi; per evocare la bandiera come simbolo dell'unità nazionale; per rendere omaggio al Papa cui va un "deferente omaggio"; per confermare l'impegno a che quella ai primi passi sia una "legislatura costituente" ma anche quella in cui si dovrà dimostrare che in Parlamento non siede una Casta e in cui si dovrà trovare la capacità a contrastare le morti sul lavoro "una tragedia che offende le coscienze di ognuno". Ma innanzitutto per ricordare, nella parte centrale del discorso, le due date simbolo cadute in questo avvio della legislatura: il 25 aprile e 1 maggio. "Celebrare la ritrovata libertà del nostro popolo e la centralità del lavoro nell'economia è un dovere cui nessuno può sottrarsi". L'aula applaude anche se la Festa di Liberazione è diventata festa di libertà e Fini parla genericamente di "totalitarismi" senza pronunciare la parola fascismo. Però la sottolineatura dell'importanza di "queste giornate in cui si onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani" viene accolta con favore da tutto l'emiciclo. Così come un applauso accompagna l'accenno alla Festa del Lavoro che "è il corollario in termini ideali" di quella della libertà. Abito grigio chiaro, cravatta rosa, quella portafortuna che sfoggia ad ogni occasione significativa, camicia bianca e faccia cotta dal sole di Lampedusa. Gianfranco Fini ha salito agilmente i pochi scalini che portano alla poltrona di presidente. Lui è uomo di Parlamento da tanti anni e la scena l'ha già vissuta con altri protagonisti, va ad occupare il posto che è stato per ultimo di Fausto Bertinotti, tra i primi a fargli di persona i più sentiti auguri di buon lavoro nel corso del piccolo festeggiamento organizzato nella sala a due passi del Transatlantico subito al termine della cerimonia di insediamento. Dal compagno Fausto all'ex segretario del Fronte della Gioventù. Per la prima volta un figlio della Destra viene chiamato al compito di terza carica dello Stato. Sono pochi i fogli che Fini stringe tra le mani. Legge con voce ferma e con un pizzico di inflessione che ne ricorda le origini bolognesi. Nelle tribune del pubblico non c'è nessun familiare. Non c'è nessun riferimento alla vicenda politica personale e del suo partito ma non manca la rivendicazione di essere "un uomo di parte" anche se subito dopo viene la conferma che sarà il presidente di tutti i parlamentari che sono tornati ad essere "onorevoli" dopo il biennio bertinottiano dei "deputati". Gianfranco Fini, il politico che si è schierato nel passato sul fronte di battaglie di laicità, rende "un deferente omaggio al Pontefice, guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano ed indiscussa autorità morale per il mondo intero". E poi lancia un imprevisto allarme sul rischio che minaccerebbe la libertà di ognuno di noi. Il passaggio è delicato. Fini se ne mostra consapevole ma scandisce "la minaccia non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso che sono ormai sepolte nella qusi totalità delle coscienze del nostro popolo con il Novecento che le ha generate. L'insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale e morale, dalla errata convinzione che libertà significhi pienezza di diritti e assenza di doveri e finanche di regole". L'aula mormora. Si capisce che le parole del presidente sono destinate ad aprire un dibattito. Ma alla fine tutti i deputati in piedi daranno vita all'applauso conclusivo, il diciassettesimo di quelli che hanno punteggiato il breve discorso di insediamento. La giornata delle emozioni e dei brindisi, degli impegni e della disponibilità al dialogo, delle tante sigarette fumate nell'attesa di uno scrutino dal risultato annunciato si avvia a conclusione nell'eco delle parole di quanti hanno ascoltato ed ora, giorno per giorno, sarnno lì a valutare la reale disponibilità a quel dialogo pur evocato con tanta enfasi. "Tocca a lui l'onere della prova per vedere se sarà in grado di garantire i diritti di tutti i parlamentari" commenta Massimo D'Alema che non manca di apprezzare lo sforzo apprezzabile "dell'uomo di parte". Umberto Bossi mostra di non apprezzare il richiamo al Tricolore. Fosse per lui farebbe sventolare solo il vessillo della Padania. Una provocazione subito rimangiata come il giorno prima quella dei fucili caldi sempre pronti. Ma che dimostra il nervosismo del leader del Carroccio che, d'improvviso, ricomincia a vivere l'angoscia di perdere il ruolo di primo attore al fianco di Berlusconi. Che si è complimentato con Fini con un "molto bravo" che è apparso la di sotto delle tradiszionali capacità comunicative del Cavaliere. A questo punto Bossi ha deciso di cambiare obbiettico e ha mirato su Pierferdinando Casini: "Ciao, te l'hanno messa in quel posto, eh?". Pronta la repolica: "No, guarda che l'ho evitato". Anche se poi Casini non ha mancato di sentirsi un po' "come donna Cecilia che tutti la vogliono ma nessuno la piglia". Schermaglie da inizio legislatura. Martedì si riprende. E velocemente si dovrebbe arrivare alla formazione del nuovo governo.

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In Emilia ve le abbiamo trombate tutte (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del BOSSI A BERSANI "In Emilia ve le abbiamo trombate tutte..." Il Senatùr senza freni inibitori: entrato a Montecitorio come un elefante in una cristalleria, Umberto Bossi in due giorni ne ha "sparate" una dietro l'altra. Dopo i "fucili caldi" minacciati in calata dal Nord, ieri, quando Fini presidente della Camera ha omaggiato il Tricolore "simbolo della nostra nazione", il leader della Lega scalpitava come i vampiri quando vedono l'aglio. Sul totoministri però ha le idee chiare: "Castelli alla Giustizia? No, non va bene perché ha già litigato coi magistrati e non possiamo cominciare litigando. Meglio che faccia le strade del Nord come vice alle Infrastrutture". Maroni non lo schioda dal Viminale, al Welfare tiene Rosi Mauro "di scorta. È tosta la Rosi, è gagliarda..."". Lei lo segue nel cortile di Montecitorio e rifiuta: "Grazie ma non lascio il sindacato padano, però se il Capo ordina...". Bossi prende di mira Casini mentre parla con Massimo D'Alema, quest'ultimo invece punzecchia amichevolmente il Senatùr: "Hai sentito? Le riforme si fanno insieme, ci dovete chiamare...". Il Senatur risponde col solito saluto da film western: "comandante...", e poi, "se volete prendere qualche voto sopra il Po dovete venire". "Volentieri" risponde D'Alema. Il peggio del "celodurismo" padano è per Bersani: "Uè, siam venuti giù in Emilia e ve le abbiam trombate tutte.. E da come ci han votato si vede che gli è piaciuto...". È solo il secondo giorno di scuola... n.l.

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Berlusconi vuole Montezemolo con lui Incontro cordiale: Caro Luca, sarai il nostro fiore all'occhiello nel mondo (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Berlusconi vuole Montezemolo con lui Incontro cordiale: "Caro Luca, sarai il nostro fiore all'occhiello nel mondo..." di Natalia Lombardo/ Roma I BIRILLI "Ora manca solo il mio discorso", ha detto Berlusconi dopo aver applaudito Fini presidente della Camera, ma prima di poter entrare a Palazzo Chigi Silvio III è alle prese con la scacchiera dei ministri. Sondati anche Montezemolo e De Gennaro, al qua- le il 9 maggio scade il mandato di commissario straordinario per l'emergenza rifiuti a Napoli, assegnatogli dal governo Prodi. Presente anche Gianni Letta, il colloquio è durato due ore a Palazzo Grazioli, durante il pranzo. Berlusconi freme per potersi insediare a Palazzo Chigi, e da lì potrebbe prorogare il mandato all'ex capo della Polizia. Dal momento che il leader del Pdl non rinuncia a riunire il Consiglio dei ministri a Napoli. Non il primo, Cdm, ma il secondo sì. Invito a pranzo a via del Plebiscito anche per Luca Cordero di Montezemolo (vi era già stato pochi giorni fa, quando si era parlato di un ruolo al governo, poi smentito dall'ex presidente di Confindustria). Si vociferava di un posto alle Attività produttive, ma sembra che Berlusconi gli abbia proposto un ruolo tutto marketing, una sorta di "mister Made in Italy" nel mondo, per "risollevare l'immagine del Belpaese all'estero rovinato dalla "munnezza", è stato il must di Silvio in campagna elettorale. "Caro Luca, sarai il nostro fiore all'occhiello nel mondo, con i successi che hai riportato", gli ha detto Berlusconi. Nell'incontro, combinato da Letta, il presidente Fiat e Ferrari ha "condiviso" le proposte sulle detassazione degli straordinari e l'abolizione dell'Ici, e il ruolo di promoter dei prodotti italiani è qualcosa che "conviene a Paese e anche a lui", dicono dal Pdl. Ieri mattina Silvio Berlusconi ha ascoltato il discorso di Gianfranco Fini a Montecitorio, applaudendone molti passaggi. Omaggiato dalla processione di forzisti, baciate molte donne, Silvio è andato a salutare Bossi. Nel brindisi si è congratulato con Fini: "Bravo, hai fatto un discorso condiviso da tutti". "Mi dispiace per te", ha detto a Bertinotti promettendo un invito. Finita la festa Berlusconi è tornato a tessere la tela di governo a Palazzo Grazioli: "Devo dire tanti no, è dolorosissimo". Chiusa la partita Formigoni: resta Governatore della Lombardia ma diventa vicepresidente di Forza Italia (finché c'è), mentre Denis Verdini è il nuovo coordinatore, al posto di Bondi che diventa ministro della Cultura. Tesi i rapporti tra Berlusconi e An, che non vuole cedere il quarto ministero promesso a Alemanno in caso di perdita, anche se non il Welfare (dove andrebbe il forzita Sacconi). La Russa entra a Palazzo: il cavaliere pare gli abbia proposto la Giustizia ma 'Gnazio non molla la Difesa (le Infrastrutture per Matteoli, un ministero senza portafoglio alla Poli Bortone). Nel "gioco di birilli", come dice un forzista, gira soprattutto la Giustizia: rispunta Pera ma potrebbe anche essere il pugliese Mantovano (anche se da An non vogliono andare a Via Arenula). Elio Vito è in discesa nel "borsino" di Palazzo Chigi: meglio ai Rapporti col Parlamento, mettendo fuori gioco Paolo Bonaiuti, che da portavoce di Silvio lo diventerebbe del governo. C'è stata poi la processione dei "piccoli" ricevuta da un Silvio sfuggente e "anguilloso": Fatuzzo, Nucara e Caldoro. Il più grande, Rotondi della Dca, ha rifiutato ancora la vicepresidenza della Camera minacciando l'appoggio esterno. "Accordo raggiunto", dice all'uscita; Silvio lo accontenterà, dice, su un ministero "anche senza deleghe", magari ai "rapporti con l'Onu o coi Paesi in via di sviluppo".

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Senatore Latorre, nel Pd ci sono due linee sul che fare? Torna il derby D'Alema-Veltroni? &# (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Senatore Latorre, nel Pd ci sono due linee sul che fare? Torna il derby D'Alema-Veltroni? "Non esistono due linee, nè tantomeno un derby. C'è bisogno invece di una discussione sul risultato elettorale, e su come caratterizzare la nostra opposizione. È chiaro che indietro non si torna: la prospettiva politica dell'Unione è alle nostre spalle. Bisogna invece misurare il nostro andare avanti con le condizioni economiche, politiche e sociali che si verranno a creare: e sviluppare i temi che in campagna elettorale abbiamo accennato, a partire da un nuovo rapporto con i mondi della piccola impresa, del commercio. Costruire alleanze sociali, e così aprire contraddizioni nella destra". Volete corteggiare la Lega, secondo lo schema del 1994? "Dico una cosa diversa, dobbiamo liberarci di schemi astratti come vecchio-nuovo, avanti-indietro, e mettere in campo innanzitutto una strategia di alleanze sociali: poi verificheremo gli effetti politici che queste producono". Veltroni ha proposto un congresso subito, anche per evitare di essere logorato. "Il congresso serve innanzitutto per scegliere il leader,e nessuno mette in discussione Veltroni che è un leader forte. Il punto è aprire una grande riflessione nel Paese, nei circoli, negli organismi dirigenti del Pd, per capire quello che è successo e su quali gambe ripartire. Penso a una discussione leale e forte, in cui ciascuno deve avere il coraggio delle proprie idee. Nessun mugugno". Si respira un clima di grande fair play, ormai anche le sparate di Bossi sui fucili passano in cavalleria. Crede che la vostra sarà un'opposizione soft? "La Lega non è un pericolo per la democrazia, ma un futuro ministro che parla così non fa sorridere, ma crea allarme, anche se questi argomenti li usa con la superficialità a cui ci ha abituati. Noi faremo una opposizione senza sconti e credo che ci saranno motivi seri di scontro politico con questa destra. Non capisco cosa intendano fare per tutelare i più deboli nella fase economica dura che ci aspetta, e mi aspetto passaggi politici aspri. Il nostro governo ombra non dovrà solo contrastare l'azione del governo, ma anche proporre una sua agenda al Paese: anche sui temi del conflitto di interessi e della libertà dei media". I primi passi della nuova maggioranza? "Un pessimo inizio. Ho apprezzato i discorsi di Schifani e Fini, ma con una maggioranza numerica di questo tipo sarebbe stato opportuno scegliere insieme all'opposizione i presidenti delle Camere. Noi abbiamo commesso un grave errore nel 2006 a non farlo e ne abbiamo pagato le conseguenze: così sarà per loro. Oggi per loro è Pasqua, ma arriverà la Quaresima". A destra dicono che visto che il Quirinale è guidato da un uomo del centrosinistra, le altre due principali cariche dello Stato non potevano che toccare alla maggioranza... "Questa logica della spartizione non ha senso. Napolitano è il presidente di tutti gli italiani, non sta da una parte. Nonostante questo pessimo inizio, bisognerà condividere alcune riforme costituzionali e la legge elettorale". Nel Pd c'è chi vorrebbe una legge bipartitica alla spagnola e chi, come lei, preferisce una legge alla tedesca che consente maggiore pluralismo. "Non vorrei ritornare a uno scontro Spagna-Germania. Credo che il Pd troverà anche su questo una linea condivisa, ripartendo dalla bozza che era uscita dalla Commissione. Ma attenzione: il nostro non è un sistema bipartitico e l'assenza della sinistra dal Parlamento è transitoria". Lei è tra quelli che vogliono riaprire un dialogo con la Sinistra... "In quel mondo si sta aprendo un confronto tra chi pensa di tornare nei vecchi accampamenti e chi vuole accogliere la sfida del rinnovamento. Con quella parte della sinistra che vuole superare la fase dei no, delle ideologie, noi dobbiamo stare in rapporto". Vuole fare acquisti a sinistra? "Non mettiamo limiti alla provvidenza". Teme uno sbilanciamento a sinistra del Pd? "Assolutamente no, anzi il nostro obiettivo è consolidare i consensi "di sinistra" al Pd. Sinistra è una parola che deve restare nel nostro vocabolario". Ha ancora senso il caminetto dei leader, o servono strutture più definite e legittimate? "Il caminetto va bene nei mesi freddi, ora sta arrivando l'estate. Fino ad oggi, pur con presenze più chiare e meno chiare, il caminetto ha consentito alle massime autorità politiche di condividere la guida del partito. Ma ora la fase transitoria è finita". Luca Ricolfi ha scritto che la parola Loft è sintomo di una sinistra elitaria... "Mi costa essere d'accordo con lui, ma anch'io non avrei usato quel termine...". La vicenda dei capigruppo si è conclusa, ma Bersani ha dovuto fare un passo indietro... "Si è deciso democraticamente, i parlamentari hanno espresso il loro consenso a Soro e Finocchiaro e questo chiude la discussione. Bersani non si è mai formalmente candidato, ma avrebbe svolto perfettamente quel ruolo. È ora di superare lo schema che prevede un ex Ds e un ex Margherita negli incarichi, lo considero alle spalle".

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Alemanno: immigrati via basterà una denuncia E i campi nomadi? In campagna elettorale erano 130 ora che si tratta di agire davvero, si sono ridotti a 80 (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Alemanno: immigrati via basterà una denuncia E i campi nomadi? In campagna elettorale erano 130 ora che si tratta di agire davvero, si sono ridotti a 80 di Eduardo Di Blasi / Roma ESPULSI Gianni Alemanno, neo sindaco della Capitale, nel giorno della sua investitura, continua a battere sul tema della "sicurezza". Il progetto, denominato "Piano per Roma" e già ampiamente dibattuto nella lunga campagna elettorale, consiste essen- zialmente in quattro operazioni: un commissario straordinario (che adesso potrebbe essere "anche il Prefetto medesimo") e una legge nazionale sulla polizia municipale che permetta (tra l'altro) di armare le polizie municipali. Soprattutto però, il Patto si fonda sullo spostamento dei campi rom oltre la cinta esterna della città e sulle "ventimila espulsioni" già esposte in campagna elettorale. Alemanno ne è convinto: "Ventimila persone non è una cifra sparata a caso: sono i cittadini extracomunitari denunciati per vari reati penali. Dobbiamo stabilire un principio chiaro: chi ha subito una denuncia ma non è stato ancora sottoposto al processo deve essere espulso". Dal punto di vista legislativo (la Corte Costituzionale ha già bocciato, con la sentenza 222 del 2004, questa impostazione, poi recepita nella legge 271 dello stesso anno), non sarà semplice far passare l'idea che si possa essere espulsi senza la presenza di un reato (o in attesa di giudizio). Diceva bene giorni fa il senatore del Pd Achille Serra quando affermava che "senza immediatezza e certezza della pena non si va da nessuna parte". Ma anche quando, memore della lunga esperienza alla Prefettura capitolina, annotava: "Non si può pensare di poter espellere tutti i clandestini dalla Capitale o smantellare i campi rom dall'oggi al domani perché è oggettivamente difficile. Se fosse possibile sarei il primo a dire di sì, ma la realtà è un'altra: oggi è molto difficile espellere, ci sono regole europee da cui non si può prescindere, se non facendo demagogia". Questo è l'altro tema. Oggi sono i numeri a dirci che il discorso di Alemanno zoppica. E i numeri in questione sono quelli dei dati sulle espulsioni nel nostro Paese. Tanto per dare una cifra, poco più di ventimila è anche il numero di tutti gli stranieri espulsi dall'Italia nel 2006: 13.397 sono quelli accompagnati alla frontiera e 8.293 quelli riammessi dai Paesi con cui l'Italia ha stipulato accordi in tal senso (sempre in diminuizione, per via di rapporti internazionali che si sono allentati). Nel capitolo su "Gli stranieri e la sicurezza" dell'ultimo "Rapporto sulla criminalità in Italia" è scritto a chiare lettere: da quando è entrata a regime la legge 189 del 2002 (meglio conosciuta come Bossi-Fini) il numero delle espulsioni è sensibilmente diminuito. Nel 2002, anno record degli "allontanamenti", gli espulsi accompagnati alla frontiera furono 25.226 e quelli riammessi per accordi tra Stati 17.091. In tutto faceva 42.317. È il dato storicamente più alto. Riguarda tutta Italia ed è precedente alla legge voluta dall'attuale Presidente della Camera e dal leader della Lega. Anche sui campi rom il discorso è complicato. E per capirlo basta confrontare il programma elettorale di Alemanno con quello che il nuovo sindaco affermava giusto ieri pomeriggio. A pagina 14 del programma era scritto sul tema: "A Roma sono presenti circa 130 campi nomadi, di cui solo 25 autorizzati e "seguiti" dal Comune". Ieri il numero si era improvvisamente contratto: "A Roma ce ne sono 85 - dichiarava il sindaco - Dobbiamo partire prima da quelli illegali che sono una sessantina. Cominciare a chiudere quelli". Non cambia la ricetta: in un primo tempo si dovrebbero "portare" i nomadi "dai campi abusivi a quelli legali". La fase B prevede di "spostare i campi lontano dai centri abitati". L'obiettivo del programma era chiaro: "La soluzione, da adottare a livello nazionale, deve essere quella di una redistribuzione dei nomadi in più centri del Paese, fino al raggiungimento di un tasso massimo dello 0,5% della popolazione residente". I rom residenti nei pressi della città di Roma dovrebbero quindi passare da 25.000 a 12.500. Non è ancora chiaro il come. Né, soprattutto, il dove.

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Sequestro Di Matteo altri due ergastoli (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Sequestro Di Matteo altri due ergastoli PALERMO Si chiude con due condanne all'ergastolo e due assoluzioni l'ennesimo capitolo giudiziario della drammatica storia del piccolo Giuseppe Di Matteo, sequestrato quando aveva 11 anni, tenuto prigioniero per oltre un anno, poi strangolato e sciolto nell'acido dagli uomini del boss Giovanni Brusca che si vendicarono così della decisione del padre, Santino Di Matteo, di collaborare con la giustizia. I giudici della prima sezione della corte d'assise d'appello di Palermo, presieduta da Claudio dall'Acqua, ribaltando in parte il primo verdetto, hanno condannato al carcere a vita Salvatore Longo e Giuseppe Fanara, boss agrigentini in precedenza assolti. Confermati i proscioglimenti di Alessandro Emmannuello e Alfonso Scozzari. Entrambi gli imputati erano accusati di avere "curato" la fase del rapimento che si consumò nell'agrigentino. Il bambino, infatti, durante la prigionia, venne spostato in diversi nascondigli nel palermitano, nel nisseno e, appunto, nell'agrigentino, dove Brusca godeva di salde alleanze con la mafia locale e trascorse poi l'ultima fase della latitanza. Giuseppe Di Matteo venne prelevato ad Altofonte da un gruppo di "amici" nel maneggio che abitualmente frequentava. "Ti portiamo da tuo padre" (che già era pentito, ndr), gli promisero. Invece il bambino venne portato in una casa di campagna, nella prima tappa di un calvario progettato per costringere Santo Di Matteo a ritrattare le sue rivelazioni sulla strage di Capaci e sull'uccisione dell'esattore Ignazio Salvo. Ma, dopo un iniziale cedimento psicologico, il collaboratore di giustizia non si piegò al ricatto. E proprio le sue accuse furono poste dai giudici a fondamento della prima condanna all'ergastolo di Giovanni Brusca, a quel tempo latitante. Il boss di San Giuseppe Jato apprese la notizia della sentenza dai telegiornali. E in preda all'ira ordinò al fratello Enzo: "Uccidetelo". E l'11 gennaio 1995 il piccolo fu eliminato.

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Il bimbo fu sciolto nell'acido Condannati in appello due boss agrigentini: Giuseppe Fanara e Salvatore Longo (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Il bimbo fu sciolto nell'acido Condannati in appello due boss agrigentini: Giuseppe Fanara e Salvatore Longo.

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Scusate il disturbo (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Scusate il disturbo Marco Travaglio Chiedendo scusa per il disturbo, senza voler guastare questo bel clima di riverenze bipartisan al neopresidente del Senato Renato Schifani, vorremmo allineare qualche nota biografica del noto statista palermitano che ora troneggia là dove sedettero De Nicola, Paratore, Merzagora, Fanfani, Malagodi e Spadolini. Il quale non è omonimo di colui che insultò Rita Borsellino e Maria Falcone ("fanno uso politico del loro cognome", sic) perché erano insorte quando Berlusconi definì i magistrati "disturbati mentali, antropologicamente estranei al resto della razza umana": è proprio lui. Non è omonimo dell'autore del lodo incostituzionale che nel 2003 regalò l'impunità alle 5 alte cariche dello Stato, soprattutto a una, cioè a Berlusconi, e aggredì verbalmente Scalfaro in Senato perché osava dissentire: è sempre lui. La sua elezione è stata salutata da un'ovazione destra-sinistra. Molto apprezzati l'elogio a Falcone e Borsellino e la sua dichiarazione di guerra alla mafia. Certo, se uno evitasse di mettersi in affari con gente di mafia, la lotta alla mafia riuscirebbe meglio. Già, perché - come raccontano Abbate e Gomez ne "I complici" (ed.Fazi) - trent'anni prima di sedere sul più alto scranno del Parlamento, Schifani sedeva nella Sicula Brokers, società di brokeraggio fondata col fior fiore di Cosa Nostra e dintorni. Cinque i soci: oltre a Schifani, l'avvocato Nino Mandalà (futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D'Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984). Completa il quadro Enrico La Loggia, futuro ministro forzista. Nei primi anni 80, Schifani e La Loggia sono ospiti d'onore al matrimonio del boss Mandalà. All'epoca, sono tutti e tre nella Dc. Poi, nel 1994, Mandalà fonda uno dei primi club azzurri a Palermo, seguito a ruota da Schifani e La Loggia. Il boss, a Villabate, fa il bello e il cattivo tempo. Il sindaco Giuseppe Navetta è suo parente: infatti, su richiesta di La Loggia, Schifani diventa "consulente urbanistico" del Comune perché ­ dirà La Loggia ai pm antimafia ­ aveva "perso molto tempo" col partito e aveva "avuto dei mancati guadagni". Il pentito Francesco Campanella, braccio destro di Mandalà e Provenzano, all'epoca presidente del consiglio comunale di Villabate in quota Udeur, aggiunge: "Le 4 varianti al piano regolatore. furono tutte concordate con Schifani". Che "interloquiva anche con Mandalà. Poi si fece il piano regolatore generale. grandi appetiti dalla famiglia mafiosa di Villabate. Mandalà organizzò tutto in prima persona. Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e La Loggia e aveva trovato un accordo: i due segnalavano il progettista del Prg, incassando anche un parcella di un certo rilievo. L'accordo che Mandalà aveva definito coi suoi amici Schifani e La Loggia era di manipolare il Prg, affinché tutte le sue istanze ­ variare i terreni dove c'erano gli affari in corso e penalizzare quelli della famiglia mafiosa avversaria ­ fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani. Il che avvenne: cominciò la stesura del Prg e io partecipai a tutte le riunioni con Schifani" e "a quelle della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c'era". Domanda del pm: "Schifani era al corrente degli interessi di Mandalà nell'urbanistica di Villabate?". Campanella: "Assolutamente sì. Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e Schifani". Il tutto avveniva "dopo l'arresto di Mandalà Nicola", cioè del figlio di Nino, per mafia. Mandalà padre si allontana da FI per un po', poi rientra alla grande, membro del direttivo provinciale. E incontra Schifani e La Loggia. Lo dice Campanella, contro cui i due forzisti hanno annunciato querela; ma la cosa risulta anche da intercettazioni. Nulla di penalmente rivelante, secondo la Dda di Palermo. Nel '98 però anche Mandalà padre finisce dentro: verrà condannato in primo grado a 8 anni per mafia e a 4 per intestazione fittizia di beni. E nel '99 il Prg salta perché il Comune viene sciolto per infiltrazioni mafiose nella giunta che ha nominato consulente Schifani. Miccichè insorge: "È una vergognosa pulizia etnica". Ma ormai Schifani è in Senato dal 1996. Prima capogruppo forzista, ora addirittura presidente. Applausi. Viva il dialogo. Viva l'antimafia. Ora d'Aria.

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Madrid, Telefonica recluta l'amico di Aznar e Berlusconi Eduardo Zaplana, numero 3 del Pp, sbatte la porta a Rajoy e si prepara a guidare la scalata spagnola a Telecom Italia (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Madrid, Telefonica recluta l'amico di Aznar e Berlusconi Eduardo Zaplana, numero 3 del Pp, sbatte la porta a Rajoy e si prepara a guidare la scalata spagnola a Telecom Italia di Toni Fontana A meno di due mesi dalle elezioni che hanno registrato una inappellabile e disastrosa sconfitta, i Popolari spagnoli sono nella bufera. Non passa un giorno senza che il leader Mariano Rajoy, che ha perso la sfida con Zapatero, non sia costretto ad incassare un colpo, un tradimento, una critica. I ieri è successo un finimondo che riguarda anche l'Italia. Eduardo Zaplana, già ministro nei governi di Aznar, ex portavoce del Pp (una carica importantissima in Spagna) e "numero tre" del partito se n'è andato sbattendo la porta. Dietro la fuga del dirigente della destra si celano rancori e irritazioni per la sconfitta del 9 marzo del cui esito Rajoy ha cercato di incolpare proprio Zaplana. Ma quest'ultimo si era già trovato un altro lavoro da un paio di settimane. Lo hanno visto in un ristorante di Madrid impegnato in una fitta conversazione con Cèsar Alierta, presidente di Telefonica, la compagnia ispanica che, possedendo il 40% dell'italiana Telco, è già entrata in Telecom e intende proseguire la scalata nel nostro paese. El Paìs, che ieri ha pubblicato lo scoop in prima pagina, sostiene che Alierta ha reclutato Zaplana (per la modica somma di circa un milione di euro all'anno) "per i suoi contatti con Berlusconi perché ciò può essere utile per favorire le attività in Italia". Zaplana, 52 anni, si è fatto conoscere a Roma e soprattutto a Milano, quando era presidente della Regione di Valencia e viaggiava spesso in Italia, ma soprattutto è ritenuto un fedelissimo, addirittura un alter ego, di Josè Maria Aznar che, come è noto, è a sua volta nelle grazie di Berlusconi che accettò di fare il testimone alle nozze della figlia dell'allora premier spagnolo. Zaplana avrà un ruolo di primissimo piano nella compagnia dei telefoni che lo ha nominato "delegato per l'Europa" ed è in Italia, ma non solo, che si concentrano gli interessi degli spagnoli. L'ex delfino dello sconfitto Rajoy guadagnerà una bella somma concentrando nelle sue mani tre incarichi: quello di "inviato per l'Europa" (600mila euro), quello di membro del consiglio di amministrazione delle affiliate Telefonica 02 Europe (già 02 britannica) e della Telefonica 02 Repubblica Ceca. In Italia, grazie all'"eccezionale relazione" con Aznar, non avrà difficoltà a farsi accettare nei salotti buoni dove è già molto ben introdotto il genero dell'ex-premier della destra, Alejandro Agag, socio di Flavio Briatore e protagonista di altre operazione finanziarie a Roma. Scrive El Paìs che il neo-dirigente della compagnia è in buoni rapporti anche con il leghista Roberto Maroni. In quanto alle sue competenze, secondo il quotidiano di Madrid, Zaplana non sa quasi nulla di telefonini, però "sa quasi tutto di politica". E, del resto, Alierta "stava cercando un politico" e non un manager per proseguire la penetrazione nel mercato italiano della telefonia. Rajoy c'è rimasto molto male perché Zaplana ha dato il benservito. Lo ha saputo - titola El Paìs - ricevendo una telefonata dal "politico amico di Berlusconi" che presto vedremo in viaggio d'affari in Italia.

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Il lavoro alla prova del Berlusconi terzo L'altra volta cominciò dall'attacco al sindacato e all'art.18, oggi sul tavolo salari, precari e diritti (sezione: Nord)

( da "Unita, L'" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stai consultando l'edizione del Il lavoro alla prova del Berlusconi terzo L'altra volta cominciò dall'attacco al sindacato e all'art.18, oggi sul tavolo salari, precari e diritti di Oreste Pivetta Il dopo voto ci espone alle più disparate o disperate delle analisi. Una sensazione s'è diffusa: che i lavoratori abbiano tradito la sinistra. Sarà così, ma la domanda spontanea toccherebbe i motivi per i quali gli stessi lavoratori avrebbero deciso di tornare a Berlusconi, a un governo già visto e che ha lasciato tra sè e il lavoro un paesaggio di macerie, per l'affannata volontà di cambiare, non solo nel segno degli interessi dei datori di lavoro, ma soprattutto nel segno di una rivincita sul sindacato (con l'aiuto della Confindustria di Antonio D'Amato). I cinque anni di governo Berlusconi sono cominciati con la rottura della concertazione (che proprio il governo Prodi aveva rianimato nel 1996, a tre anni dal patto per il lavoro del 1993) e con il tentativo di spezzare clamorosamente l'unità sindacale, tentativo quasi riuscito, quando Pezzotta e Angeletti firmarono il patto per l'Italia, in solitudine contro la Cgil. L'altroieri la propaganda elettorale ha rilanciato la campagna contro il sindacato bollato come la "casta", insomma ricorrendo, trasversalmente, dalla stampa in odore di sinistrismo ai telegiornali targati Mediaset, a una dose massiccia di qualunquismo. Nei cinque anni di Berlusconi, abbiamo vissuto grandi contrasti tra maggioranza e opposizione, opposizione parlamentare e opposizione sociale, e alcuni provvedimenti, che non si può dire abbiano migliorato le condizioni del lavoro e dei lavoratori, in una situazione di declino economico, di salita dei prezzi, di perdita del potere di acquisto, ben poco compensato dagli aumenti contrattuali (di contratti che si sono trascinati per alcune categorie durante anni di trattative, di rotture, di ritorno al dialogo). Ma il centrodestra è riuscito nel capolavoro: sarebbe bastato frequentare uno qualsiasi dei telegiornali Mediaset per ricavare la certezza che dei bassi salari, dei morti sul lavoro, della occupazione fragile e sommersa, del caro-pasta l'unico colpevole fosse Prodi, oscurando la memoria di quanto avevano costruito, solo qualche mese in là, Berlusconi e i suoi ministri e sottosegretari, da Maroni e Tremonti all'ormai onnipresente ex socialista Sacconi, e cioè una legislazione per così dire "proprietaria" che si potrebbe riassumere in alcune voci: riforma fiscale antiprogressiva, abolizione della tassa di successione, condoni fiscali "incentivo" all'evasione, un intero corpus di legislazione sfacciatamente favorevole alle imprese, la progressiva demolizione del sistema pubblico per indirizzarne le risorse nella finanza privata. Alcuni capitoli hanno avuto un titolo e un bersaglio preciso: l'attacco all'articolo 18, che si risolse per Berlusconi in una sconfitta e per il paese in un autentico "spreco" di forze, di intelligenze, inasprendo le tensioni; la legge 30 (per giunta in alcune parti inattuata), quando contro il pacchetto-Treu quando in nome di una generica esigenza delle imprese si cercò di imporre il governo unilaterale dei contratti (ad esempio con la incondizionata reiterazione dei rapporti di lavoro a termine); la controriforma delle pensioni con l'introduzione dello scalone (cancellato da Prodi). Altri capitoli semplicemente non sono stati presi in considerazione: ad esempio quello sulla sicurezza del lavoro (tema ripreso, genericamente e frettolosamente, due righe, dal programma del cosiddetto Popolo delle Libertà, dopo aver bocciato il testo unico sulla sicurezza presentato dal ministro Damiano). Mentre inflazione, immobilità di salari e pensioni, precarietà (non solo del lavoro oggi ma anche dei rendimenti pensionistici) colpivano come mai in passato il livello di vita di pensionati e di lavoratori, giovani e anziani, che ingrossavano le fila dei nuovi working poors (tra Finanziarie che riducevano drasticamente le misure destinante a riequilibrare le manifestazioni più acute di bisogno). Verrebbe da ricordare un'altra storia, non tanto per le decisioni, che non vi furono, quanto per gli atteggiamenti del governo: la crisi della Fiat, che sotto Berlusconi visse i suoi giorni più drammatici. Del governo Berlusconi d'allora si potrebbero solo elencare le prove di latitanza, l'inconsistenza delle proposte (come per Alitalia, si vagheggiò il miracoloso intervento in prima persona del capo del governo, con l'ingresso dei suoi fedeli nel management torinese), persino la derisione di fronte al dramma sociale (quando dal centrodestra si levò l'invito ai metalmeccanici di Mirafiori di trasformarsi in infermieri). Il programma per il futuro, quello scritto nei fogli elettorali, ha un cardine: la riduzione, ossessivamente annunciata, del peso fiscale per le imprese (al primo paragrafo si legge: "Il governo Prodi ha trasformato la doverosa lotta contro l'evasione fiscale in una persecuzione ai danni di chi lavora e di chi produce", con un' illuminante inversione dei fini) e, per i lavoratori, la detassazione degli straordinari, relegando ancora una volta la questione della competitività a un meccanismo di flessibilità del lavoro, come i qualsiasi paese del terzo mondo. Vedremo. Ad esempio, quanto pagheranno i lavoratori la cancellazione dell'Ici.

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Fini presidente della camera "onorare il 25 aprile, basta odio" - francesco bei (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Fini presidente della Camera "Onorare il 25 aprile, basta odio" Attacco al relativismo. Napolitano: discorso non di parte Attacco al relativismo. Napolitano: discorso non di parte 16 applausi e standing ovation bipartisan. Torna il tradizionale "onorevoli" FRANCESCO BEI ROMA - Prima della votazione che lo porterà alla terza carica dello Stato, Gianfranco Fini si mostra imperturbabile: "Sono un Capricorno, resto un carattere freddo". D'altronde è dall'83 che siede sui banchi di Montecitorio, "e a quel tempo c'erano ancora Almirante e Berlinguer". Poi, alle 11.55, arriva il momento atteso (con 355 voti, il Pd vota scheda bianca) e il neo presidente, tra gli applausi di tutta l'Aula, pronuncia il suo primo discorso dai toni bipartisan. Si dichiara subito "un uomo di parte", ma assicura che garantirà "assoluta parità tra tutti i deputati", che torna a definire "onorevoli" Quando il leader post-missino arriva a parlare del 25 aprile e del primo maggio l'Aula si fa muta e i deputati del Pd drizzano le orecchie. Fini non tradisce le aspettative. Le definisce "due ricorrenze di alto valore ideale e politico". Aggiunge che celebrare la "ritrovata libertà" e "la centralità" del lavoro è "un dovere cui nessuno si può sottrarre" (una tirata d'orecchie al Cavaliere, che il 25 aprile non l'ha mai festeggiato?). Spiega che ormai è acquisito dagli italiani il concetto di "pacificazione", anche grazie all'opera di Cossiga e Ciampi, e "coloro che si ostinano ad erigere steccati di odio o a negare le infamie dei totalitarismi sono pochi quanto isolati". Tutti passaggi sottolineati da applausi che arrivano anche da sinistra (alla fine se ne conteranno 16). Le parti che suscitano più controversie sono invece quelle che il presidente della Camera dedica alla critica al "relativismo", visto addirittura come un pericolo per la stessa libertà. Perché "l'insidia maggiore", sottolinea Fini in un'inedita veste teocon, "non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso, che sono ormai sepolte con il novecento che le ha generate". La minaccia alla libertà viene invece "dal crescente relativismo culturale e morale; dalla errata convinzione che libertà significhi pienezza di diritti e assenza di doveri". Un'affermazione che fa il paio con il "deferente" saluto a Papa Ratzinger e l'invito al Parlamento a "riconoscere il ruolo fondamentale che la religione cristiana ha tuttora nella difesa della identità italiana". Dio, Patria, Famiglia ci sono tutti nel discorso del primo presidente di destra della storia repubblicana, come pure "l'omaggio al Tricolore", che fa arrabbiare Umberto Bossi. Ma c'è anche l'invito all'opposizione a collaborare a una nuova stagione costituente, ripartendo da quanto fatto dalla commissione Violante. Sulle riforme costituzionali "non siamo all'anno zero", ricorda Fini. L'intervento viene elogiato dal capo dello Stato, che da Gratz fa sapere di aver apprezzato "il riferimento al tema del lavoro e della sicurezza sul lavoro", e lo definisce "certamente non di parte". Complimenti che Fini ricambia in serata, augurandosi "che non ci sia mai più una stagione di conflitti tra le istituzioni". Terminato il discorso ("viva l'Italia! Viva la Camera dei deputati!"), Fini si ritira fra due ali di commessi in guanti bianchi per il brindisi di rito. Passa a salutarlo il suo predecessore, Fausto Bertinotti, che da domani presiederà la Fondazione della Camera; gli telefona dal letto d'ospedale Walter Veltroni; alza il calice anche Silvio Berlusconi: "Te lo meritavi, hai fatto un discorso che è stato condiviso da tutti". Casini lo omaggia: "Ha fatto un discorso serio, organico e completo". I colonnelli di An sono incontenibili: "Fini - si lascia andare La Russa - è riuscito a commuovermi come aveva fatto il Papa qui a Montecitorio". Per Gianni Alemanno, che proprio ieri ha preso possesso del Campidoglio, "la destra italiana ora completa un percorso di legittimazione e assunzione di responsabilità". Un giudizio condiviso anzitutto da Fini, convinto che con la sua elezione "il dopoguerra in Italia è finito, gli elettori hanno dato alla destra la legittimità per governare e per assumere responsabilità istituzionali". A mandargli di traverso lo spumante ci pensa però Massimo D'Alema, che dice di aver apprezzato i riferimenti al 25 aprile e al primo maggio, e tuttavia "se gli fosse sfuggito - aggiunge - un riferimento all'antifascismo avrebbe dato al suo dire qualcosa di più autentico, perché in Italia il totalitarismo è stato il fascismo". Gli replica Fini dal Tg1: "Credo che il valore sia la libertà. L'antifascismo aveva senso quando c'era il fascismo".

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Bossi: "la bandiera italiana? noi abbiamo quella padana" (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Il Senatur contro Fini. Poi frena. Scambio di battute con Casini Bossi: "La bandiera italiana? Noi abbiamo quella padana" Bossi: "La bandiera italiana? Noi abbiamo quella padana" ROMA - Gianfranco Fini rende omaggio al tricolore, Umberto Bossi non gradisce e gli contrappone il vessillo bianco e verde della Padania. Poi ci ripensa e fa marcia indietro. Altra giornata di piccole tensioni dentro la maggioranza. Anche nel giorno dell'elezione del leader di An allo scranno più alto di Montecitorio. Fini, in un passaggio del suo discorso di insediamento ha infatti detto: "Rendo omaggio alla bandiera Tricolore che qui è esposta che è il simbolo della nostra nazione, in essa si riconosce il nostro popolo". Fini ha raccolto così applausi a destra e sinistra, ma i leghisti sono rimasti impassibili. Poco dopo, fuori dall'aula, Bossi ha spiegato ai giornalisti che gli chiedevano spiegazioni che "l'Italia ha il Tricolore, la Padania ha la sua bandiera che è bianco e verde". Parole che subito danno il via alle polemiche. Bossi si deve essere però reso conto di avere esagerato. E nel primo pomeriggio ha rettificato il tiro. Seduto nel cortile di Montecitorio il leader leghista ha spiegato ai giornalisti che continuavano a tempestarlo di domande: "Io sono un federalista e non mi piace il nazionalismo centralista. Ma il Tricolore è un fatto storico ed è logico che Fini, da presidente della Camera, dica quello che ha detto". In mattinata il leader della Lega aveva avuto anche uno scambio di battute con Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini seduti a conversare in corridoio laterale di Montecitorio insieme a Savino Pezzotta. Il dirigente del Pd, appena lo ha visto l'ha salutato con calore: "Ciao Umberto, hai sentito Fini? Le riforme si fanno bipartisan, quindi ci devi chiamare", ha detto il ministro degli Esteri". "Guardate - ha risposto Bossi - che se volete ancora prendere qualche voto sopra il Po dovete venire...". Poi il leader leghista ha detto all'ex presidente della Camera: "Ciao Casini. Beh, te l'hanno messa in quel posto eh?". "No, Umberto, guarda che l'ho evitato, l'ho evitato", ha risposto Casini.

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E tra tricolore e radici cristiane gianfranco dà l'addio al '900 - concita de gregorio (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Il grazie a Cossiga e Ciampi, l'omaggio a Napolitano e al Papa nella prova più difficile E tra Tricolore e radici cristiane Gianfranco dà l'addio al '900 In aula la festa della destra, poi il brindisi con Bertinotti In aula la festa della destra, poi il brindisi con Bertinotti E tra Tricolore e radici cristiane Gianfranco dà l'addio al '900 Quindici minuti, poche citazioni e look anni '80 per un discorso senza emozione L'applauso e la freddezza di D'Alema: si è scordato l'antifascismo CONCITA DE GREGORIO ROMA - Nel giorno in cui si congeda dalle ideologie "antidemocratiche del Novecento", una delle quali è la sua, Gianfranco Fini esibisce un grande buonumore, una cravatta rosa da ragazzo anni Ottanta e un discorso spigoloso ma calibrato per piacere a tutti, quasi a tutti, scandito senza emozione come una tesi di laurea che poi di questo si tratta. E' la cerimonia che promuove lo sdoganamento definitivo, la "tappa storica" - dice Gasparri - che consacra la fine dell'ostracismo antifascista ai vertici dello Stato. Un uomo di An dopo un ex comunista alla guida della Camera dei deputati, basta con "gli steccati d'odio" avanti con la memoria condivisa: "nel rispetto tra vincitori e vinti", certo, ma basta. Fini entrando in aula scherza persino con Bossi, non un suo amico intimo: "E i fucili dove li hai messi?". Bossi non risponde. Il patriottismo statalista muscolare postmissino e il federalismo padano non sono stati facili da conciliare nei precedenti governi Berlusconi, vedremo nel prossimo ma questo oggi è un dettaglio: pazienza se la Lega non applaude il passaggio sulla bandiera, in compenso si entusiasma per il richiamo alle radici cristiane. La barca per il momento è in pari. E' mezzogiorno in punto quando Castagnetti chiama in aula il neoeletto, Fini guarda l'orologio e segnala battendoci sopra con la mano destra il sovrapporsi di lancette come fosse il segnale atteso, il secondo esatto dell'eclissi di luna, il momento. Entra. Non c'è nessuna delle sue famiglie, in tribuna, ad attenderlo per celebrarlo. Troppo recente la nuova unione, troppo piccola la neonata, troppa responsabilità per la primogenita ventenne. L'aula in compenso è al completo, manca solo Veltroni stamani in ospedale per via dei calcoli renali che lo affliggono, anche quelli. D'Alema siede in ultima fila in alto a sinistra, Fassino più in basso parla al telefono e legge. Berlusconi arriva penultimo, Casini ultimo. Gianni Alemanno neo sindaco di Roma non poteva mancare, è una consacrazione duplice, è la festa di tutta la destra: si dimetterà oggi da deputato. Le donne della destra hanno scelto per manifestare il giubilo abiti roboanti e desueti: farpali e jabot che non si vedevano dai tempi delle feste del liceo, righe bianconere e maculati giaguaro, persino un total look d'oro lucido da trionfo olimpico. A sinistra, forse per malinconica testimonianza simbolica, sono cinque le giacche rosse: una è di Giovanna Melandri che continua ad accogliere silente le condoglianze di chi le si avvicina e sussurra "certo, se a Roma avessero candidato te...". Michela Vittoria Brambilla mastica chewing gum felicemente pallida, Pierferdinando Casini fa progetti con Bersani, ora collega di opposizione, a cui chiede se "ha già dettato" quel certo comunicato. Più tardi si intratterrà a lungo con D'Alema, serio. Fini parla un quarto d'ora. Sarà interrotto sedici volte da applausi, per gli amanti delle statistiche sono il doppio di quelli che fermarono il discorso d'insediamento di Bertinotti, non rieletto e oggi presente solo come ospite: non poteva tuttavia mancare al festeggiamento riservato con brindisi in saletta, Berlusconi molto dispiaciuto per lui, "guarda che mi dispiace davvero, voglio averti a colazione da me, quando vuoi ti invito a pranzo ad Arcore: quando vuoi". In piedi, mani sul tavolo, Fini comincia dicendosi "uomo di parte come Bertinotti Casini e Violante che saluto" ma tuttavia e naturalmente in grado di assumere un ruolo istituzionale. Emozione e cenni di assenso tra i banchi di An. Segue un "doveroso e sincero" saluto a Napolitano che più avanti omaggerà di un lungo passaggio sulle morti sul lavoro - tema al presidente della Repubblica carissimo. Napolitano, difatti, in una nota ufficiale farà sapere di aver "gradito e apprezzato" in specie questo riferimento in un discorso nel complesso "non di parte". Segue lungo e "deferente omaggio" al Pontefice "autorità morale del mondo intero come dimostrato col suo discorso alle Nazioni unite": anche senza bisogno dell'ultima dimostrazione, trattandosi del Papa. Paola Binetti dichiara entusiasmo. E' balsamo per la Lega il riferimento alla "religione cristiana fondativa della nostra identità culturale". Un breve richiamo alla sobrietà per i deputati ("non siamo una casta, dimostriamolo") e poi via di corsa verso il cuore del discorso: 25 aprile e 1 maggio, celebrazioni a "cui non ci si può sottrarre", pazienza se Berlusconi di solito il 25 aprile lavora tanto comunque per quest'anno la data è passata. La questione è che "grazie anche a Cossiga e Ciampi" - Scalfaro lo salta - la "pacificazione nazionale" è stata raggiunta. Con una notevole differenza lessicale Fini chiama il 25 aprile "la festa della ritrovata libertà" e più avanti solo "della libertà": "Liberazione" implica che ci si liberi da qualcosa e si sa da cosa, la libertà invece non sottintende complemento d'agente, è neutra e all'unanimità condivisibile. La messa in archivio delle "ideologie" passa anche dalla scelta dei termini e infatti D'Alema sottolinea che certo, "non ha mai pronunciato la parola antifascismo ma capisco che per lui sarebbe stato difficile". La chiusura del discorso è dedicata ai mali che invece ancora - a differenza delle ideologie sepolte - minacciano la libertà. Il relativismo culturale (passaggio arditissimo e portatore di sicure polemiche), la "presunta impossibilità di separare il giusto dall'ingiusto", la perdita di autorevolezza dello Stato, il senso di insicurezza dei cittadini. E' qui che Alemanno, a sentir nominare il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale romana, applaude a braccia tese. Le riforme, infine: il "federalismo solidale" di cui Bossi non deve ancora aver sentito parlare nei lunedì ad Arcore, brusio fra i banchi della Lega. La sicurezza sul lavoro, l'avvenire dei giovani. Il compito è finito, la tesina consegnata agli atti. Nell'ovazione finale è tiepido l'applauso di D'Alema, breve e spiccio quello di Berlusconi. C'è da festeggiare, in fretta perché De Gennaro aspetta a casa per un faccia a faccia su Napoli. Brindisi super partes: arrivano ministri uscenti del governo Prodi, bisogna fermare coi commessi l'afflusso di deputati di centrodestra che vogliono baciare l'eletto. Margherita Boniver, in specie, ha trovato il discorso un "capolavoro politico". Grande soddisfazione anche per il ripristino dell'appellativo "onorevole" al posto di "deputato" preferito da Bertinotti, la differenza è nel sussiego. D'Alema, uscendo, incrocia Bossi: "Hai sentito? Le riforme si fanno insieme, ci dovete chiamare". Risposta: "Se volete prendere qualche voto sopra il Po dovete salire voi. Io per me ti invito anche a cena...". E' tutta una promessa di convivi, stamani. Ma è un giorno di festa, si sa che tra le strette di mano le promesse scappano.

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Brevi, schede e richiami 1 (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Io e la mia lettera finita in prima pagina Claudio Poverini Roma Era il maggio del 2007 quando Repubblica pubblicò in prima pagina la mia lettera sul pericolo razzismo e la mia paura di cittadino romano di sinistra, che sembrava aver toccato un nervo scoperto. Ma quasi nessuno tenne in giusta considerazione questa esigenza. Avevamo l'Auditorium e il Piano regolatore, Notti Bianche e Tappeti rossi, il turismo cresceva, gli alberghi sempre pieni ed anche i quartieri ricchi come Parioli e Salario votavano per noi. "C'avevamo tutto e dè più" e quindi perché mai questa città, antifascista e così felice, avrebbe dovuto voltarci le spalle e votare per Alemanno? Ancora oggi, nello choc più totale, sento parlare di voto scientificamente organizzato da "alcuni" per portare alla sconfitta Rutelli e quindi farla pagare a Veltroni, dietrologie assurde. Per la strada e nei bar, al mercato, in metro, ascoltando le frasi dure scambiate tra i ragazzi, dalle mamme, si capiva subito. Possibile che io ed altri l'avessimo percepito con chiarezza e chi invece doveva leggere l'esistente, e modificarlo, non l'avesse capito affatto? In quale torre d'avorio avevano passato tutto il loro tempo? Dopo una sconfitta di solito ci si dimette Luigi Di Rauso Roma Tra le cause della sconfitta del Pd una, per me, è senz'altro l'arroganza. Ho sentito Veltroni affermare "Eppure sia io che Rutelli abbiamo governato bene a Roma" e poi Rutelli spiegare che "ci sono state molte strumentalizzazioni". Come dire "quando non ci sta chi mi vanta mi vanto da solo". Di conseguenza, dopo la sconfitta, invece di andarsene a casa, come avviene in tutti i paesi civili, pensano a candidarsi per altri incarichi (la vicepresidenza del Senato?). Questa concezione proprietaria del potere è tra le cose peggiori della nostra politica che ci colloca lontano dalle altre democrazie occidentali. Un semplice bagno di Umiltà e di Penitenza invece sarebbe proprio quello che ci vuole. Se vedo un futuro nero sono troppo pessimista? Carlo Masoero carlo.masoero@fastwebnet.it Sono un elettore di sinistra (Verdi, Pds, Ds, Pd) estrememente deluso, ovviamente, dai risultati elettorali. Ho letto con molto interesse l'articolo di Giorgio Ruffolo "Perché l'occidente non va a sinistra" (del 29 aprile). Ne condivido appieno i contenuti. Temo che la sinistra tutta sia giunta al capolinea, abbia in un certo senso concluso la sua funzione storica. Ora in Parlamento vedo purtroppo ben rappresentata la destra e, oltre ad essa, vedo solamente una "non destra", ma non certo una sinistra. Non penso che la soluzione sia di riesumare la falce ed il martello, come dice qualcuno, davanti a me vedo solo un tunnel buio senza luce al fondo. Mia moglie dice che sono pessimista e che secondo lei fra cinque anni torneremo in qualche modo al governo, io penso che prima di dieci anni non se ne parla neanche. Sono troppo pessimista io o è troppo ottimista mia moglie? Ho votato Pd, offesa però di essere "l'utile idiota" Lucia Maresca Roma Mi domando per quale motivo il successo della Lega nelle legislative venga spiegato con il disagio del Nord mentre la vittoria di Alemanno a Roma come un dispetto "ideologico" della sinistra radicale. Se l'obiettivo fosse stato il Pd, Zingaretti non avrebbe vinto. Io stessa, che ho votato Pd ho dovuto combattere con un profondo disagio, perché sono offesa dalla rincorsa al centro; dall'essere degradata a "utile idiota", che non fa mancare mai il proprio voto quando serve. Si ammira il radicamento della Lega sul territorio ma cosa si è fatto delle nostre sezioni? Noi di Lettera 22 e la Marcia del '22 Redazione di Lettera 22 Caro direttore, Lettera22 è un'associazione fra giornalisti che da una quindicina d'anni collabora con il Gruppo Espresso-Repubblica. Crediamo di avere fatto bene il nostro lavoro e il sito su cui pubblichiamo tutti i nostri contributi ai giornali italiani (www. lettera22. it) ha ormai raggiunto un pubblico di 60mila lettori al mese. Alcuni giorni fa abbiamo saputo della nascita di una nuova "Lettera22". Ci è sembrata un'appropriazione indebita. Ma quel che ci ha davvero preoccupati sono state le indiscrezioni apparse sulla stampa e che la nuova Lettera22 si è ben guardata di smentire. Indiscrezioni che apparentano questi signori ai riferimenti nostalgici della marcia su Roma del Ventidue. La confusione tra la nostra Lettera22 e la loro diventa così anche una necessità di chiarezza ineludibile. Non vorremmo che questa neonata Lettera22 gettasse sul nostro lavoro l'ombra di un richiamo che proprio non ci appartiene.

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L'ultimo passo della destra - (segue dalla prima pagina) (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Commenti L'ULTIMO PASSO DELLA DESTRA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il "traghettamento" di An oltre l'abisso del neofascismo di matrice evoliana o almirantiana, benché troppo veloce e tutto sommato neanche troppo doloroso, è infine compiuto e legittimato da un riconoscimento istituzionale. L'uscita dal ghetto (o dalle "fogne", come i missini di allora definivano la loro "alterità", subita ma insieme anche voluta) è definitiva e irreversibile. La pretesa "sfida culturale" del post-fascismo, cioè di quello che nell'89 Piero Ignazi chiamava "il polo escluso", è sostanzialmente vinta, benché non sia costata la giusta ma immensa fatica che è stata invece sistematicamente richiesta al post-comunismo. Di più: ora si riformula quasi come sottintesa "egemonia politica". Il discorso di Fini a Montecitorio riflette questo passaggio che a suo modo, e senza enfasi, si può effettivamente definire storico. Il leader di An ha fatto di tutto per anestetizzarlo, adottando un profilo di assoluta pragmaticità e rifiutando ogni possibile solennità. Per lui il conto col passato si è chiuso con il lavacro di Fiuggi, nel gennaio del '95. Non ci sono altri peccati da confessare, né altre colpe da espiare. Per lui, a dispetto delle poche croci celtiche appese al collo dei suoi luogotenenti e dei molti saluti a braccio teso del suo "popolo" al Campidoglio, lo "sdoganamento" è avvenuto allora. E da allora lui e i suoi elettori hanno smesso di essere "figli di un dio minore", per diventare quello che sono oggi, per riconoscimento congiunto degli elettori e degli eletti: classe dirigente. C'è del vero in questa rappresentazione, anche se naturalmente la realtà è un po' più complessa. Ma tant'è. Il passo cruciale che, nelle parole di Fini, testimonia la metamorfosi dalla "destra di lotta" alla "destra di governo" sta ovviamente nel riconoscimento del 25 aprile e del primo maggio come date fondanti della nostra vicenda repubblicana. La Festa della Libertà e la Festa del Lavoro. Due ricorrenze con le quali "si onorano valori condivisi", e sotto le quali si possono seppellire per sempre "le ideologie del '900". Da vecchio presidente di An Fini potrà anche qui rivendicare la piena continuità con le "Tesi politiche" di An del '94, che sotto il titolo "Sciogliere tutti i fasci" (e sia pure attraverso una troppo comoda "liquidazione" contestuale dei valori del fascismo e dell'antifascismo) riconoscevano l'antifascismo come "momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato". Ma da nuovo presidente della Camera Fini ha fatto uno sforzo ulteriore di ridefinizione identitaria, che non era scontato e va salutato positivamente. Anche se si è ben guardato dal pronunciare le due parole-chiave, Fascismo e Resistenza, senza le quali il 25 aprile è declinato come semplice "Festa di Libertà", senza dire da che né spiegare grazie a chi. Ma in una stagione in cui purtroppo l'antifascismo non porta più voti, come ha inequivocabilmente dimostrato il verdetto delle urne, conviene accontentarsi del buono che passa il Parlamento. In questa chiave gli interventi di Fini ieri, quello di Schifani il giorno prima e lo stesso messaggio di Berlusconi lanciato proprio il 25 aprile segnano un promettente cambiamento di fase, che spiazza e scavalca (una volta tanto al centro) gli editorialisti troppo sprezzanti dei giornali "cognati" e i revisionisti troppo zelanti della ridotta forzista. Fini, responsabilmente, auspica una "legislatura costituente". L'impianto del suo ragionamento sorregge l'auspicio. Ma il responso del 13 aprile, per la sua indiscutibile nettezza, lo profila in modo assai diverso da come qualcuno, prima del voto e sull'ipotesi di un pareggio, aveva immaginato. Niente larghe intese, niente commistioni di ruoli, niente zone grigie. C'era chi aveva profetizzato che l'uomo di Arcore avrebbe lasciato a Letta Palazzo Chigi, avrebbe concesso una Camera all'opposizione, avrebbe inventato una nuova Bicamerale o una Commissione Attali. Niente di tutto questo. Il Cavaliere è il dominus, unico e incontrastato sulla scena: ha stravinto le elezioni, si prende tutto e assegna le parti in commedia. E l'apertura al dialogo con il centrosinistra sconfitto non è il cedimento a una logica di pari dignità, ma il proponimento dell'esercizio di una piena sovranità. Tanto è vero che il coinvolgimento del Pd veltroniano (unico interlocutore prima e dopo le elezioni) avviene "a chiamata" e secondo convenienza. Sulla generica necessità di "fare le riforme", o sulla specifica esigenza di riscrivere i regolamenti parlamentari o magari alcune parti della Carta del '48. La legge elettorale (un'unanime "porcata" solo fino a pochi mesi fa) è già uscita dall'agenda perché questa riforma "l'hanno fatta gli italiani con il loro voto". Di nuovo: c'è del vero in questa rappresentazione, anche se naturalmente la realtà è un po' più complessa. Ma tant'è. La nuova legislatura, costituente o meno che sia, nasce in effetti all'insegna di uno spirito collaborativo. Andrà dimostrato con i fatti, ma a giudicare dai segnali incrociati che arrivano dai neo-eletti presidenti delle due Camere c'è comunque un bel salto di qualità rispetto al minaccioso "non faremo prigionieri" e a tutti gli altri anatemi guerreschi dei due cicli precedenti, 1994 e 2001. Anche perché, per tornare alla "lunga marcia" che ha portato il delfino di Almirante dai Campi Hobbit a Montesarchio nel '77 fino al soglio della terza carica dello Stato nel 2008, questa apertura di gioco democratico avviene finalmente nel solco della Costituzione. Anche il tributo che Fini ha reso a Giorgio Napolitano non era preventivamente scontato né banalmente rituale. è il segno che si riconoscono le prerogative del presidente della Repubblica, si apprezza il suo ruolo di garante super partes, si riconosce la sua funzione insostituibile nel bilanciamento dei poteri. La compiuta parlamentarizzazione della destra può coincidere con la condivisa costituzionalizzazione delle riforme. è una buona notizia per la Repubblica italiana. Com'è una buona notizia, al netto della sterile apologetica patriottarda del Ventennio e della nevrile retorica nazionalista dell'ex Msi, il tributo che Fini ha reso al Tricolore. Nello strano impasto culturale che cementa la nuova destra berlusconiana, l'unità e l'identità della nazione che il leader di An adotta come vessillo diventa allo stesso tempo un presidio istituzionale dentro il governo e un paletto politico dentro la maggioranza. Se si pensa che Umberto Bossi solo due giorni fa ricordava che i fucili della Padania sono sempre caldi, e solo due anni fa invitava a usare la bandiera italiana come carta igienica, si può almeno formulare una speranza: da ieri, forse, abbiamo fatto un altro passo avanti sulla strada della normalizzazione politica. Ora è davvero Terza Repubblica. Difficilmente potrà essere peggiore della Seconda.

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"il segreto? campioni e umiltà" - andrea sorrentino manchester (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Sport Moto perpetuo La difesa "Il segreto? Campioni e umiltà" "Scholes è l'anima dello United: viene dalle giovanili, è cresciuto qui, è davvero perfetto" "Il calcio europeo propone nuove sfide: quest'anno noi inglesi siamo superiori a tutti" Tutta la squadra si muove assieme in fase offensiva e difensiva: Tevez, mi ricorda un cane da caccia... Una retroguardia perfetta, costruita dopo la sconfitta contro il Milan di Ancelotti dello scorso anno La finale tutta inglese di Champions e The Boss, una leggenda del calcio ANDREA SORRENTINO MANCHESTER dal nostro inviato Paul Scholes non parla mai, neanche dopo una notte così, e fugge infilando i corridoi di mattoncini rossi dell'Old Trafford. Va a casa a bersi un bicchiere di latte, lo sfottono qui: pare ne sia ghiottissimo ed è una delle poche cose che si sanno di lui. Cristiano Ronaldo invece parla sempre, parla con tutti, va in diretta con le radio catalane e ammette di avere una "enamorada" spagnola e di voler vincere tutto quest'anno, poi esce dallo stadio dove ci sono duemila teenagers in delirio solo per lui. Tevez e Ferdinand festeggiano in un ristorante italiano del centro con amici e parenti, raccolgono applausi, firmano autografi e posano per foto ricordo. Poi c'è Alex Ferguson, The Boss. Ventidue anni allo United e 26 trofei vinti, una leggenda che cammina. Da martedì, grazie all'1-0 firmato da Scholes sul Barcellona, il Manchester è in finale di Champions, per la terza volta nella sua storia, nove anni dopo l'ultima. Ieri il tecnico si è recato a Stamford Bridge per Chelsea-Liverpool, a studiare l'avversario della finale. Sir Alex, che notte è stata? "Meravigliosa. Siamo estasiati. Questo club meritava di arrivare in finale, per la sua storia e per il suo pubblico. Abbiamo affrontato un avversario formidabile, con una precisa filosofia di gioco, ricco di talento. Non è mai facile battere una squadra simile". Eppure ce l'avete fatta, col massimo sforzo e col minimo scarto. Il vostro segreto? "Non ce n'è uno solo. Direi che in campo siamo stati molto concentrati, soprattutto dal punto di vista difensivo abbiamo raggiunto la perfezione: non abbiamo concesso spazi a un avversario molto temibile. Ma anche in attacco siamo stati bravi, potevamo segnare tre o quattro gol, nonostante avessimo iniziato un po' nervosi. Inoltre lasciatemi ringraziare il nostro pubblico: è stato favoloso. Quando si ha un tifo simile non puoi fallire, è un'arma in più. Negli ultimi minuti i nostri fans ci hanno letteralmente spinto in finale". Ha deciso un gol di Scholes. Felice? "Moltissimo. Ha segnato con un tiro fantastico, uno dei suoi. Non possiamo più aspettarci da lui 10-15 gol a stagione come quando era un ragazzo, ma in serate così la sua esperienza è determinante. Aveva segnato solo alla seconda giornata contro il Portsmouth, si è tenuto il secondo gol stagionale per la partita più importante. Paul è cresciuto qui, viene dalle giovanili, è uno dei più grandi giocatori della storia di questo club. E' un centrocampista perfetto, dalla tecnica di passaggio raffinata, un cervello nato per il calcio. E' l'anima dello United, merita la finale". Anche perché nel 1999, quando vinceste a Barcellona contro il Bayern, Scholes era assente per squalifica. A Mosca lo vedremo in campo? "Lo posso dire fin d'ora: Scholes giocherà dal primo minuto, è una mia promessa personale". La prestazione difensiva della sua squadra ha impressionato. E' vero che avete imparato qualcosa dalle esperienze del passato? "Le sconfitte aiutano a capire, a migliorare. Ovvio che la semifinale di un anno fa contro il Milan è servita. All'andata avevamo giocato bene, vincendo 3-2, ma avevamo concesso qualcosa di troppo in difesa, poi al ritorno fummo travolti, anche tatticamente. Quest'anno abbiamo cercato di arrivare alla semifinale più freschi, risparmiando qualche giocatore quando era possibile, inoltre abbiamo avuto meno infortuni rispetto a un anno fa. Contro il Barcellona poi l'aspetto tattico è stato decisivo". Più equilibrio difensivo, giusto? In fondo il suo Manchester quest'anno non ha incassato gol in 30 partite su 54 e non ne subisce da cinque gare consecutive in Champions. "Guardate le due partite contro il Barcellona: grande attenzione difensiva, in entrambi gli incontri, e tutti i giocatori che collaborano quando il pallone è nei piedi dell'avversario. Devo lodare le prove di Ferdinand e Brown, certo: sono difensori fortissimi. Ma osservate l'enorme lavoro in ripiegamento che fanno Ronaldo, Park e Tevez. Menzione speciale proprio per Tevez: è un moto perpetuo, in alcuni momenti della gara contro il Barcellona mi ha ricordato un cane da caccia. Inarrestabile. Questo è il nostro segreto: giochiamo tutti in fase offensiva e tutti in fase difensiva". E' anche uno dei segreti del calcio inglese, quest'anno per la prima volta in finale con due club? "Siamo cresciuti perché sono arrivati grandi campioni che hanno saputo calarsi nella nostra mentalità, e dal mix scaturisce un gioco equilibrato, anche se fantasioso. Non so se questa tendenza durerà a lungo, ogni anno il calcio europeo propone nuove sfide, ma intanto ci godiamo il momento". Sir Alex, ricorrono i cinquant'anni della tragedia di Monaco, quando molti dei "Busby boys" morirono in un incidente aereo: una vittoria a Mosca sarebbe l'omaggio più bello per le vittime? "Lasciamo fare al destino, non possiamo prevedere nulla. Speriamo che accada ciò che ci auguriamo tutti. Questo è un club magico".

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Pd, ora il segretario apre all'udc - marco trabucco (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VII - Torino Pd, ora il segretario apre all'Udc Morgando bacchetta Placido. Chiamparino: basta con le correnti Il sindaco: dobbiamo passare a una fase in cui si lavori per il rafforzamento Critiche alle "bandiere rosse" con il simbolo del partito sventolate il 25 aprile MARCO TRABUCCO Basta con le correnti. è qualcosa di più di un invito quello che Sergio Chiamparino lancia durante la prima riunione della direzione regionale del Pd dopo la sconfitta elettorale. Il segretario piemontese Gianfranco Morgando ha appena tenuto la sua relazione, in cui apriva a nuove alleanze verso il centro (in particolare all'Udc) quando il sindaco, rispolverando il suo ruolo di leader naturale del partito, interviene. Si dice d'accordo con Morgando e rilancia: "Questa relazione deve essere la base di una iniziativa del Pd nella nostra regione che ci porti a passare da una fase in cui sono prevalse le contrapposizioni a una in cui si lavori per rafforzare davvero il partito, in vista del 2009". Chiamparino rincara la dose: "Se ci sono oligarchie, come è stato detto in questi mesi, vengano indicate e smantellate: i non oligarchi si facciano avanti. Anche perché per troppo tempo temi anche seri di analisi politica qui in Piemonte sono stati usati invece per regolare conti di corrente quando non personali. è l'ora di finirla di scambiare la corrente con il partito, le correnti sono una strada pericolosa, logiche di questo genere hanno ucciso partiti più forti del Pd di oggi". Chiamparino poi passa ai temi nazionali e chiede un partito federale e autonomista: "Partito del Nord e del Sud, sono denominazioni che mi fanno sorridere, mi ricordano Indietro Tutta di Arbore. Ma per questo ci vogliono dirigenti che abbiano davvero interesse a questi temi: per questo non sarebbe un bel segnale se nel formazione del nuovo gruppo dirigente del Pd nazionale ci fosse pura continuità". Quindi sì a un congresso in tempi decenti ("anche se è un rito che non mi appassiona") anche per definire una nuova linea politica: "Prima viene la società e poi la politica: se vogliamo guardare avanti con prospettive di riscatto dobbiamo scommettere su un'idea di società per l'Italia del futuro: non su quella del binomio paura-speranza su cui abbiamo perso perché il centrodestra ha saputo interpretarlo meglio di noi". Morgando, come molti altri degli intervenuti da Giorgio Merlo a Sergio Soave a Roberto Placido, in precedenza aveva ammesso senza mezzi termini la netta sconfitta del Pd in Piemonte. E dopo una lunga analisi aveva lanciato alcune proposte per il rilancio: uscire dall'immagine di partito "cattocomunista, evitando iniziative come quelle di Placido delle "bandiere rosse" al 25 aprile, accelerare il processo di costruzione del partito per il suo radicamento sul territorio e ricostruire una strategia di alleanze (anche indipendente dal quadro nazionale) con un occhio di riguardo per l'Udc. Infine rilanciare l'azione amministrativa, in particolare in Regione. L'ente sul quale si stanno addensando dentro il Pd gli attacchi più forti: la sconfitta di Rutelli a Roma sta infatti spaccando i rutelliani piemontesi: che si starebbero ricompattando attorno a Gianluca Susta (con lui ci sarebbero Luigi Bobba, i consiglieri regionale Mariano Rabino, Angela Motta e forse Mauro Laus e il vicecapogruppo in Comune a Torino Lorenzo Gentile. Isolati rimarrebbero invece gli ex boss della corrente Gianni Vernetti e il vicepresidente della Regione Paolo Peveraro.

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Tavolino degli appalti definitive le condanne (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina VIII - Palermo Vanno in carcere Panzavolta e Bini. Salamone è ricoverato Tavolino degli appalti definitive le condanne La quinta sezione della Corte di Cassazione ha confermato le condanne inflitte agli imprenditori Filippo Salamone, Lorenzo Panzavolta e Giuseppe Bini, riconosciuti colpevoli di concorso in associazione mafiosa in relazione alla vicenda del cosiddetto "tavolino" attorno al quale boss, imprenditori e politici avrebbero deciso e assegnato gli appalti per le grandi opere pubbliche in Sicilia. Le pene che i tre imputati dovranno scontare vanno da 6 anni e 6 mesi a 8 anni. Panzavolta e Bini sono stati arrestati. Salamone è attualmente ricoverato in ospedale. La Suprema Corte ha invece ritenuto inammissibili e rigettato i ricorsi della Procura Generale di Palermo contro le assoluzioni di altri tre imputati: Giovanni Miccichè, ex socio di Salamone nella "Impresem", Franco Canepa e Giuseppe Bondì. La vicenda del "tavolino" era stata descritta dal pentito Angelo Siino, che aveva ricondotto l'assegnazione degli appalti a un meccanismo ben collaudato di spartizione e di turnazione tra le imprese. Panzavolta è l'ex manager della Calcestruzzi, ora nuovamente coinvolta in indagini della Dda di Caltanissetta.

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Sintonia ed efficienza per cambiare il sud - augusto muojo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina XIII - Napoli SINTONIA ED EFFICIENZA PER CAMBIARE IL SUD AUGUSTO MUOJO olendo dare un'etichettatura politica, anche se i contenuti dei due libri prescindono da motivazioni di parte, si può definire il primo autore di centrosinistra, ma significativamente non in contrapposizione pregiudiziale con il secondo, vecchio e futuro ministro dei governi di centrodestra di Berlusconi. Scrive Berta: "I tentativi di sostituire una "questione meridionale", ormai scivolata in disuso presso il linguaggio politico, con una "questione settentrionale" di segno opposto non paiono fin qui avere avuto successo. Il problema resta quello di un metodo di governo dell'Italia capace di sintonia coi diversi sistemi territoriali che convivono sul suolo della Repubblica". La tesi centrale del libro di Tremonti è che gli ultimi dieci anni hanno segnato, sul piano internazionale, l'espandersi senza limiti dei fenomeni di globalizzazione, che hanno compromesso in particolare le economie dei paesi a sviluppo differenziato, tra zona e zona, come l'Italia. Il problema ora è di trovare delle regole, sul piano internazionale ed europeo come su quello nazionale, per godere dei vantaggi e arginare i danni della globalizzazione. Quindi, sì al "mercatismo", ma intervento dello Stato, "se necessario", nel presupposto culturale che la dialettica fra destra e sinistra è inestinguibile. E nel rispetto dei valori e dei principi fondanti della società. Forse una risposta efficace agli interrogativi che pone il difficile equilibrio tra "macroregioni" ricche e "macroregioni" povere, tra Nord e Sud d'Italia, possa derivare dalla combinazione tra le due tesi. Vale poco, infatti, in termini politicamente propositivi, l'elogio implicito fatto da Cofferati, Cacciari e Chiamparino, o dallo stesso Veltroni, al radicamento sociale e territoriale e al trasversalismo destra-sinistra della Lega. Come poco vale, se non a fini rivendicativi dei meriti di passate esperienze politiche, il ricorrente riferimento al primo Bassolino o alle giunte Valenzi. Il problema della Campania e di Napoli, che del Sud sono zona paradigmatica, è non tanto di superare la paura del presente, ma di trovare il coraggio della speranza. Come? Recuperando progettualità politica e sintonia reale coi bisogni del territorio e della sua gente, che sono molteplici e diversi da quelli del Nord, all'insegna della trasparenza ed efficienza pubblica e privata. Individuare questa complessità e diversità per fornire risposte adeguate di cambiamento e rilancio socioeconomico, ancorate a scadenze non eludibili, è compito della classe politica, al di là delle alleanze e delle contingenti maggioranze e opposizioni. E nel quadro di un rinnovato e "sintonico" disegno di sviluppo del paese.

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Tratteniamo sul territorio il cinque per mille - umberto de gregorio (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina XIII - Napoli TRATTENIAMO SUL TERRITORIO IL CINQUE PER MILLE UMBERTO DE GREGORIO l Mezzogiorno teme il federalismo fiscale non solo per motivi di gettito (perderebbe a tutto vantaggio del Nord) ma anche per motivi culturali, legati alla paura di non essere in grado di gestirlo in modo adeguato ed efficiente. Il gap culturale in termini di democrazia fiscale tra il sud e il nord lo mostrano i dati del cinque per mille a favore del settore cosiddetto del "no-profit". Non è un caso che la disposizione che prevede la possibilità di destinare il cinque per mille del proprio carico fiscale a enti e associazioni aventi finalità sociali è stato introdotto per la prima volta in Italia da Giulio Tremonti, nella Finanziaria del 2005. Fu accolta allora con scetticismo: sembrò una delle idee bislacche del ministro dell'Economia in carica. E invece è stato un grande successo, la misura è stata reiterata d'anno in anno, gli enti no-profit destinatari della misura si sono decuplicati, i contribuenti hanno volentieri esercitato il proprio diritto di destinare parte (per quanto simbolica) del proprio carico fiscale a specifici soggetti: onlus, enti aventi finalità di ricerca e sanità, servizi sociali e volontariato. Il terzo settore è cresciuto molto in termini dimensionali in questi ultimi anni, anche grazie all'impatto emotivo che la norma del cinque per mille ha esercitato sulle coscienze. Poter scegliere come e a chi destinare parte del denaro che coattivamente viene prelevato dall'erario è certamente uno strumento di democrazia fiscale e di partecipazione diretta. Che purtroppo è sviluppata meno proprio lì dove la necessità di fondi è più elevata. A Milano esiste una onlus ogni 1014 abitanti; a Roma una onlus ogni 1315 abitanti; a Napoli si registra il dato peggiore d'Italia: una onlus ogni 2628 abitanti. Alla scadenza dell'imminente dichiarazione dei redditi i cittadini della nostra città potranno destinare il proprio cinque per mille, per progetti di solidarietà e sviluppo sociale, soltanto a 371 onlus iscritte nell'apposito elenco tenuto presso l'agenzia delle entrate. La situazione, in generale, è che al sud il terzo settore è meno sviluppato che nel resto d'Italia e la capacità di autofinanziarsi attraverso lo strumento del cinque per mille è meno forte. I cittadini meridionali destineranno ancora una volta parte del proprio carico fiscale a soggetti aventi sede nelle regioni del nord. Stiamo parlando di importi di certo non determinanti per la capacità di autofinanziamento degli enti e per la capacità di incidere sullo sviluppo del territorio (circa 400 milioni su base annua nazionale); e tuttavia l'incapacità di trattenere sul proprio territorio risorse ivi prodotte, la dice lunga sull'inadeguatezza culturale e organizzativa di affrontare sfide più significative in termini quantitativi; sfide che si avvicinano e per affrontare le quali è bene prepararsi ed esercitarsi in ogni modo. Uno dei modi per fare esercizio di democrazia fiscale è apporre, nella propria dichiarazione dei redditi, il codice fiscale di enti no-profit aventi sede nel nostro territorio, evitando di donare i nostri poveri tributi ai fratelli ricchi del nord. Magari fratelli più meritevoli (in termini di capacità) ma lontani fisicamente e meno bisognosi. Il cinque per mille è un esercizio di libertà, esercitiamolo a nostro vantaggio, impariamo ad autogestirci e a difenderci. Non dimentichiamo di firmare e firmiamo a favore di chi ne ha più bisogno.

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Sicurezza, si scatena il ciclone-Alemanno: Roma come New York (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

N. 104 del 2008-05-01 pagina 3 Sicurezza, si scatena il ciclone-Alemanno: Roma come New York di Omar Sherif H. Rida Il nuovo sindaco ha già le idee chiare: sgombero dei rom, armamento dei vigili e commissario governativo "h24" La aveva annunciata durante la campagna elettorale. E ieri, dopo essere stato proclamato sindaco di Roma da pochi minuti, Gianni Alemanno non ha tradito le attese, concretizzando subito quella svolta modello New York sul tema sicurezza più volte evocata. E se nella metropoli statunitense la lotta all'illegalità condotta da Rudolph Giuliani è stata presto ribattezzata "tolleranza zero", per quella capitolina è stato lo stesso primo cittadino a fornire lo slogan: "Liberarci dall'insicurezza, occupare con la solidarietà". Riorganizzazione e armamento della polizia municipale, convocazione del comitato provinciale per la sicurezza (mercoledì prossimo), sgombero dei campi rom abusivi: Alemanno non ha perso tempo dettando le tappe di un percorso, di "un lavoro paziente per riconquistare il territorio cittadino e mettere sotto controllo le attuali emergenze", che dovrebbe dare i suoi primi frutti entro l'autunno quando ci sarà la grande conferenza programmatica per avviare la fase due, il "grande progetto per Roma". "Per mercoledì prossimo alle 10 - ha esordito il nuovo sindaco - abbiamo convocato il comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza. Ne ho parlato con il prefetto Mosca, non si poteva farlo prima. Cominceremo dal primo impegno preso in campagna elettorale: quello di garantire sicurezza". E ancora: "Ci muoveremo per allontanare da Roma chi ha violato legge e non è italiano. Parallelamente, seguendo il principio di sussidiarietà, attiveremo le associazioni per interventi di solidarietà nei territori del degrado. Crediamo che lotta al degrado e solidarietà debbano marciare insieme". Quindi Alemanno ha rilanciato sul Patto per la sicurezza e sull'ipotesi del commissario straordinario governativo "che lavori 24 ore su 24 assieme al sindaco" (e che potrebbe anche essere il Prefetto, ha aggiunto più tardi): "Appena si sarà insediato il nuovo ministro dell'Interno ci metteremo a tavolino. Anche il temuto Bossi, se il Viminale andrà alla Lega, ha dato segnali chiari di collaborazione". Altra priorità la questione degli insediamenti rom abusivi, per la quale Alemanno ha annunciato che "partirà presto un'azione per lo sgombero e per spostare dal centro di Roma quelli regolari. Punteremo a una azione graduale cercando di espellere chi ha violato la legge: dobbiamo recuperare un ritardo di quindici anni determinato dal lassismo delle ultime giunte nei confronti di chi ha commesso delitti". Infine (non certo per ordine di importanza), la situazione dei vigili urbani. Già in mattinata il sindaco aveva scritto alle rappresentanze della polizia municipale - che avevano annunciato uno sciopero, poi rientrato, per oggi - indicando tra le sue priorità un confronto ampio e complessivo con la categoria. E nella conferenza stampa della Sala della Protomoteca Alemanno ha aggiunto: "Spero di poter allargare l'organico del corpo. Dobbiamo fare della polizia municipale un corpo altamente specializzato. Non è solo un problema di armamento, ma anche di professionalità e formazione. Cercheremo di fare approvare al più presto la delibera che presentammo quanto eravamo all'opposizione". Cioè la proposta di delibera presentata dal consigliere Fabrizio Ghera (che oltre all'armamento prevede l'obiezione di coscienza, nuovi criteri di formazione e l'incremento di organico), sepolta per mesi in commissione Personale. Quindi Alemanno ha lasciato il Campidoglio per la registrazione di Porta a Porta, dove ha rilanciato ancora sul tema sicurezza: "La logica del buonismo e del lassismo nella capitale è finita. A Roma ci sono 85 campi rom. Dobbiamo partire chiudendo quelli illegali che sono una sessantina". E infine: "Serve una legge nazionale perché la polizia municipale funziona a mezzo servizio e deve essere messa in grado di incidere, senza fare un discorso di sceriffi". Chiusura sulle ronde di cittadini: "È un'idea che non mi piace. Potremmo usare i volontari della protezione civile non solo in occasioni di calamità ma anche per servizio d'ordine e controllo del territorio". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ortomercato, in nove a processo (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina IX - Milano L'inchiesta Ortomercato, in nove a processo Nove rinvii a giudizio per l'inchiesta sui tentacoli della 'ndrangheta all'Ortomercato. A deciderli, ieri, il gup Fabio Paparella che ha fissato per il 26 giugno il processo davanti alla sesta sezione penale. Tra gli imputati della complessa indagine, un vigile dell'Annonaria accusato di abuso d'ufficio - avrebbe agevolato alcuni permessi per l'apertura in uno stabile di proprietà della Sogemi del locale "For a King" dove sarebbe stato organizzato il traffico di cocaina -, il gestore del locale Antonio Paolo, che per il pm Laura Barbaini gestiva gli affari per conto del nipote del boss calabrese Giuseppe Morabito, ma anche una ex funzionaria di Unicredit accusata di riciclaggio. Il gup ha anche firmato un proscioglimento per Maurizio Bruno, accusato di estorsione. Il 4 giugno si apriranno invece i riti alternativi - patteggiamenti e abbreviati - scelti da altri sedici imputati, tra cui lo stesso Salvatore Morabito e altri accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

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E San Desiderio spera nel miracolo (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

N. 104 del 2008-05-01 pagina 4 E San Desiderio spera nel miracolo di Redazione San Desiderio in alta Valle Sturla, paese a maggioranza comunista, può vantare quasi un primato di trascuratezza da parte delle amministrazioni di sinistra: oltre ad appartenere alla zona collinare genovese, da sempre dimenticata, ha un problema insoluto da vent'anni. L'area della Plinthos, fabbrica di laterizi fondata nel 1904 per sfruttare l'argilla rossa della zona e che nel secondo dopoguerra occupava 350 addetti, dopo la dismissione è diventata sede della Civica Depositeria di auto sequestrate nonostante un bel progetto di riqualificazione per un pubblico utilizzo. "Questo spazio, centrale al paese e gestito dal Comune, potrebbe essere destinato in parte al verde attrezzato che ci manca, in parte per posteggi quanto mai necessari, in parte per capannoni destinati ad artigiani". A sostenere questa tesi, su cui concordano gli altri abitanti, è Maria Rosa Rossetti che abita a San Desiderio da 39 anni ed è consigliere per la Lega Nord nel Municipio IX Levante. Il 31 marzo 2003 il Consiglio della IX Circoscrizione Levante (allora di centro-sinistra) approvò un ordine del giorno per chiedere il parziale impiego dell'area a pubblico posteggio. Ad un'interrogazione di Arcangelo Merella, allora assessore alla Mobilità e Traffico, la direzione della Polizia Municipale rispose che era stato costituito un gruppo di studio ad hoc in seno ai progetti speciali della Vice Direzione Generale del Comune. La risposta fu inviata anche a Roberta Morgano, assessore alla Vivibilità, che è tuttora in sella, ma dal 2003 nulla è stato fatto. San Desiderio è paese di gente tosta per tradizione: doveva essere tosto assai il contadino e pio uomo del IV secolo da cui prende nome, "scelto" su indicazione degli angeli (come narra la leggenda) da messi venuti apposta da Langres in Borgogna per farlo loro terzo Vescovo con il nome Didier e morto martire nell'invasione dei Germani. A San Desiderio fu allattato, crescendo a balia, Giuseppe Mazzini, poi un "tosto" pensatore. Illustre il passato storico, ma nella località ci sono ancora case che scaricano la fogna nello Sturla, strade da riasfaltare e rischiose per le moto; il cimitero ha ampie crepe nella parete dei colombai: tutto il terreno si sta muovendo e occorrono lavori di contenimento. Nel cassetto un altro progetto: una casa di riposo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Dal ghetto a Montecitorio: la lunga marcia di Gianfranco il <freddo> (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

N. 104 del 2008-05-01 pagina 6 Dal ghetto a Montecitorio: la lunga marcia di Gianfranco il "freddo" di Massimiliano Lussana Vita e miracoli del pupillo di Almirante: dallo sdoganamento di Berlusconi allo scranno più alto della Camera. Statista di grande fiuto politico, è sempre stato un passo avanti rispetto al suo partito Si potrebbe raccontare la solita storia di quando Fini, nel 1968, si trovò davanti al cinema che programmava Berretti verdi, imbattendosi in un gruppo di ragazzotti di sinistra che contestava la proiezione. E anche il giovane Gianfranco si beccò la sua dose di spintoni, sputi, calci e insulti perché voleva semplicemente entrare al cinema. Oppure, si potrebbe dire dell'abbronzatura straordinaria con cui il neopresidente della Camera si è presentato in aula, retaggio del week-end del 25 aprile passato a Lampedusa a fare immersioni. E del probabile straordinario feeling che dovrebbe legare Fini a Renato Schifani, anche lui appassionatissimo di pesca subacquea e di immersioni sui fondali. Roba da fare i summit istituzionali a venti metri di profondità, senza che la dizione "accordi sotterranei" possa fare pensare a nulla di negativo. O, ancora, si potrebbe partire dal discorso dell'ipermercato di fine 1993, quando Silvio Berlusconi, che ancora non aveva annunciato l'ingresso diretto in politica, disse dieci parole passate alla pubblicistica come "lo sdoganamento" di Fini e del Movimento sociale: "Se votassi a Roma la mia preferenza andrebbe a Fini". Ma raccontare di Fini per John Wayne, per l'abbronzatura o per lo sdoganamento (e vi risparmio le questioni sentimentali con cui il leader di An è stato, spesso vergognosamente, bersagliato), sarebbe assolutamente riduttivo e sbagliato. Perché il neopresidente della Camera ha una personalità e una statura politica che vanno oltre la figurina Panini della sua storia e persino oltre la straordinaria capacità dialettica nei discorsi parlamentari, di cui Fini ha dato prova anche ieri nel discorso d'insediamento. Ecco, le parole. Forse conviene partire proprio dalla capacità di usare le parole, soprattutto in aula, di Gianfranco Fini, eredità diretta del suo inventore Giorgio Almirante, che lo scelse come leader del Fronte della gioventù dopo che al congresso giovanile era arrivato quinto nelle preferenze su sette eletti nella segreteria del movimento giovanile missino. Un blitz assolutamente a norma di statuto. Un metodo mai dimenticato da Gianfranco che ha fatto lo stesso tante volte in An, creando e distruggendo dal nulla dirigenti. A volte perfetti carneadi elevati al ruolo di statisti per una stagione, nel senso di tre mesi e poi spariti nel dimenticatoio. A volte, con una crudeltà (politica, chiaro) incredibile, sulla pelle di amicizie, storie e sofferenze. A volte, quasi per sfregio, per umiliare chi aveva sbagliato, anche se era un amico. Del resto, è un freddo, Fini. L'ha spiegato lui stesso, proprio ieri, senza tradire emozione particolare per l'elezione alla terza carica dello Stato: "È il mio carattere, sono un Capricorno". E, come tutti i Capricorno, Fini non dimentica: ieri, ad esempio, il suo passaggio su Cossiga e Ciampi, con il rumorosissimo silenzio su Scalfaro, è stato un capolavoro di apprezzabilissima perfidia. Così come è stato prezioso il ricordo dei periodi del Picconatore, di cui - complice la strategia mediatica dell'allora portavoce finiano Francesco Storace - per qualche mese si presentò come una specie di ventriloquo. Mica era vero che Fini era sempre l'interprete autentico del Colle. Ma Cossiga non smentiva e Gianfranco ci costruì l'inizio delle sue fortune. Rovescio della medaglia. Come tutti i Capricorno, il neopresidente della Camera ha una costanza e una perseveranza incredibile e, quando si pone un obiettivo, prima o poi lo raggiunge. Del resto, è chiaro che un politico che prende in mano un partito ai margini dello schieramento politico, addirittura escluso dall'"arco costituzionale", addirittura "nella fogna", e riesce a portarlo al governo, al Campidoglio, alla vicepresidenza del Consiglio, alla Farnesina e addirittura alla presidenza della Camera, quello è un grandissimo politico. È stato un percorso lungo, a volte accidentato, con Fini sempre due o tre passi avanti rispetto al suo partito. A volte troppo avanti, quasi con un'ansia catartica eccessiva: la battuta sul "male assoluto" che era correttamente riferita alle leggi razziali è stata poi estesa a tutto il fascismo; le rotture su fecondazione assistita e famiglie di fatto erano poco in linea con il suo elettorato di allora. Ma - e proprio qui Gianfranco si è dimostrato leader vero, al di là di come la si pensi sulle singole questioni - Fini è andato avanti per la sua strada, a volte precedendo la sua base. A volte, invece, imboccando proprio un percorso diverso. A volte, sbagliando. Che, certo, è comunque più difficile di assecondare sempre e comunque i suoi. La grandezza di Fini è stata anche quella di costruire dai suoi errori. Negli anni, ad esempio (a parere di chi scrive, ci mancherebbe altro), Fini ha sbagliato nell'ossessione sulle leggi elettorali, passando da un eccesso di proporzionalismo a un eccesso di uninominalismo. E poi ha sbagliato, insieme agli ex Dc di sinistra, a bloccare il governo Maccanico nel 1996, aprendo le porte alla vittoria di Prodi. E poi ha sbagliato con l'Elefantino alle Europee. E poi ha sbagliato a pretendere la testa di Tremonti nel secondo governo Berlusconi, con il subgoverno insieme a Casini e Follini. E poi ha sbagliato con la lettera al Corriere in cui scaricava tutta la rabbia per il fallimento della spallata nel dicembre scorso, quasi mettendo in soffitta il Cav, come un qualunque Casini. E poi ha sbagliato (come in parte ha sbagliato anche Berlusconi nel continuo botta e risposta) con le ruvidezze dialettiche sulle "comiche finali", sul "demolitore della Casa delle libertà" e su "io ho vent'anni di meno". Ma, la politica è anche saper cambiare idea. Parlarsi. Capirsi. Venirsi incontro. Cancellare i "mai". Come quello detto da Gianfranco nel 1994 a Bossi: "Con lui, mai più nemmeno un caffè". Ieri, quel caffè l'hanno bevuto. Dolce. Perché questa è la politica: capire anche le ragioni degli altri. Soprattutto se si ha un ruolo istituzionale. Sarà un ottimo presidente della Camera, Gianfranco Fini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Schifani: <Lavorerò per spianare la strada alle grandi riforme> (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

N. 104 del 2008-05-01 pagina 9 Schifani: "Lavorerò per spianare la strada alle grandi riforme" di Adalberto Signore Il neo presidente del Senato: "Le priorità sono il federalismo, l'elezione diretta del premier e il monocameralismo. Presto la modifica delle regole parlamentari e quelle sulla formazione del bilancio" da Roma A ventiquattr'ore dal voto di Palazzo Madama che l'ha portato sulla poltrona più prestigiosa della Repubblica dopo il Quirinale, un pizzico d'emozione la si riesce ancora a scorgere. L'ufficio dove ci riceve Renato Schifani è lo stesso degli ultimi due anni, quelli passati in trincea a cercare, un voto dopo l'altro, quel senatore in più che avrebbe finalmente fatto la differenza. E al terzo piano di via della Dogana Vecchia di scatoloni non si vede ancora l'ombra. D'altra parte, spiega il neopresidente del Senato, "per me questa è quasi una casa" dove "ho vissuto momenti di entusiasmo e difficoltà, di sconforto ed esaltazione". E soprattutto, "dove ho vissuto bene". Le ore, però, scorrono veloci e dopo il primo faccia a faccia con Napolitano ieri sera, oggi arriverà pure l'esordio in pubblico con le celebrazioni del Primo Maggio insieme al capo dello Stato e al premier uscente Prodi. Un'istantanea che neanche un mese fa era difficile solo immaginarsi. Allora presidente, è pronto a cambiare vita? "A dire il vero, nei limiti di quanto mi sarà possibile, non intendo modificare quello che è stato il mio stile di vita nei dodici anni passati dentro questo palazzo. Anche per questo appena ho concluso l'intervento in Aula sono andato alla buvette a bere un bicchiere d'acqua e ho fatto una passeggiata nel Salone Garibaldi". A sera, però, sarà andato a festeggiare? "Una cena con la famiglia, che era in Aula ad assistere al voto, e una coppia di amici". Cos'è che l'ha più colpita dopo la sua elezione? "La convinzione con cui tutta l'Aula ha applaudito al termine del mio discorso. Per me è stata una sorta di promozione davanti al Parlamento e, quindi, davanti al Paese. Di questo non posso che rendere omaggio all'opposizione che mi ha voluto manifestare pubblicamente la sua fiducia". Vuol dire che è un buon inizio? "Significa che la responsabilità per gli impegni assunti nei confronti di tutta l'Aula è ancora più grande e, per quanto mi riguarda, più radicata". Tutti auspicano una stagione di riforme condivise... "Sono convinto che la reciproca legittimazione tra Veltroni e Berlusconi, arrivata in coda alla precedente legislatura, sia un ottimo viatico. Un'occasione di dialogo da non perdere. Un simile clima di collaborazione in passato non si era mai registrato ed è il miglior presupposto perché maggioranza e opposizione lavorino insieme. Il segretario del Pd, d'altra parte, ha detto pubblicamente di essere pronto a confrontarsi con il centrodestra. Che, ne sono certo, è disponibilissimo". Sul fronte riforme, quali sono le priorità? "Mi auguro che sin dalle prime riunioni dei capigruppo possa essere chiesta la calendarizzazione di provvedimenti finalizzati alla modifica dei regolamenti per impedire la costituzione di gruppi parlamentari che non corrispondono alle forze politiche che hanno corso alle elezioni". Codificare, insomma, il risultato uscito dalle urne? "Con il loro voto i cittadini hanno dato un messaggio forte e chiaro: semplificazione della politica e riduzione del numero dei partiti. Questo per la classe politica non è solo un insegnamento ma anche un monito che non possiamo ignorare. I cittadini ce ne chiederebbero giustamente conto". Altra priorità? "Modificare le norme sulla formazione del bilancio, se ne parla ogni volta che si approva una Finanziaria. C'è l'esigenza di semplificare e snellire, di dare delle regole più rigide per l'emendabilità della legge di Bilancio. Siamo a maggio, c'è tutto il tempo perché anche prima dell'estate maggioranza e opposizione possano arrivare insieme a modificare l'iter formativo della Finanziaria". La Lega ha grandi attese per la riforma federale. "Sono fiducioso che il percorso iniziato e poi interrotto da un referendum viziato da una pregiudiziale ideologica possa andare avanti. Elezione diretta del premier con la norma antiribaltone, fine del bicameralismo e riduzione del numero dei parlamentari sono tutti temi che erano condivisi in maniera bipartisan fin dalla Bicamerale. Sull'elezione diretta, per esempio, c'era la decisa contrarietà della sinistra radicale che oggi non è più in Parlamento. E dunque penso che una convergenza tra Pdl e Pd sia a portata di mano. Così sul monocameralismo e sulla riduzione del numero di deputati e senatori". Il percorso potrebbe essere quello di una nuova Bicamerale? "Non sono pregiudizialmente contrario, ma penso che farebbe solo allungare i tempi delle riforme. In presenza di un'intesa, la via parlamentare è la più semplice, la più naturale e la più rapida. L'articolo 138 della Costituzione, poi, dà garanzie di tutto rispetto". Che effetto le farà presiedere un'Aula dove non ci saranno Prc, Pdci e Verdi? "Credo che le istanze sociali e economiche di questi partiti debbano entrare, se non nel dibattito parlamentare, comunque in quello politico. Bisogna evitare che queste forze, che nel nostro Paese esistono, non sentendosi rappresentate cerchino altri luoghi dove far sentire la loro voce. In questo va compiuto un grande sforzo". Intende dire che sarebbe stato meglio fossero entrate in Parlamento piuttosto che rischiare di ritrovarsi la protesta nelle piazze? "Hanno scelto gli italiani. E quello che hanno scelto va accettato. La politica, però, non deve essere così presuntuosa da ignorare il fatto che ci sono partiti più piccoli che la pensano in maniera diversa. Anche per evitare che le manifestazioni di progettualità politica vadano fuori dai binari della correttezza istituzionale". Prima lei e poi Fini avete lanciato un forte appello al dialogo. Non stridono, in questo contesto, le parole di Umberto Bossi? "Al suo linguaggio siamo abituati. Ma i suoi toni sono sempre stati più metaforici che altro. Non si sono trasformati né in iniziative legislative né in atteggiamenti concreti che scalfissero le regole democratiche. Lo stesso presidente Berlusconi, comunque, lo ha già invitato ad abbassare i toni". Quando nel suo intervento ha citato la lotta alla mafia l'ha fatto per dare un messaggio alla sua terra? "Non solo. La Sicilia è stata vittima della mafia e ha avuto la forza di alzare la testa anche pagando prezzi altissimi. Ma ho voluto ricordare il 41 bis per dare un segnale al Parlamento e al Paese che lo Stato c'è, a livello legislativo e di forze e dell'ordine. Ma se si vuole vincere la guerra alla criminalità organizzata non ci si può e non ci si deve dividere". Ieri le dichiarazioni dei redditi di tutti gli italiani sono state pubblicate su Internet per decisione del viceministro uscente Vincenzo Visco. "Penso che in una democrazia compiuta i principi di trasparenza vadano applicati a tutti i cittadini. Quello che non condivido è il modo corale, pubblcistico e disarticolato in cui questi dati sono stati resi pubblici. Così si rischia di creare tensioni sociali all'interno di intere categorie". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Libero il presunto omicida di Raciti La vedova: <Diranno che fu suicidio> (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

N. 104 del 2008-05-01 pagina 18 Libero il presunto omicida di Raciti La vedova: "Diranno che fu suicidio" di Gian Marco Chiocci nostro inviato a Reggio Calabria Dopo i corvi, le microspie e i veleni in procura a Reggio, dopo le autobombe e i morti ammazzati ovunque in Calabria, spunta adesso un devastante "pizzino". Quello rinvenuto nel covo del super boss Pasquale Condello, definito il "Provenzano della 'ndrangheta", indirizzato a un magistrato di quello stesso distretto reggino finito ora nel ciclone per il rinvenimento di una "cimice" piazzata negli uffici del pm Nicola Gratteri. Il biglietto autografo del Padrino scovato nell'appartamento al rione Pellaro annoterebbe "indicazioni" e "suggerimenti" per l'interlocutore istituzionale. Risulterebbe "in entrata", ovvero come "risposta" a un precedente messaggio spedito dal capo della cupola calabrese. Niente nomi sul foglietto, ma i sospetti sono mirati essendo i riferimenti dettagliati. Il riserbo, come si dice in questi casi, è fittissimo causa le indagini in corso e l'aria che s'è fatta inquinata grazie a una serie di lettere anonime arrivate a poche ore dall'insediamento del nuovo procuratore, Giuseppe Pignatone, l'ex aggiunto di Palermo che proprio investigando sulle talpe all'interno della procura di Palermo riuscì a scovare infedeli funzionari dello Stato. Ma c'è di più. Ieri la 'ndrangheta ha fatto sentire nuovamente la sua voce dopo aver già seminato morte da Gioia Tauro a Crotone fino a Reggio. Un paio di sicari hanno riempito di piombo un ex consigliere comunale, imprenditore ittico di Lamezia Terme, Gino Benincasa, già coinvolto (e prosciolto) nel trafugamento della salma di quell'Antonio Perri che aveva osato sfidare le cosche ribellandosi al racket. Si tratta del terzo imprenditore preso di mira dalla criminalità calabrese dopo Antonio Longo (assassinato sulla susperstrada Catanzaro-Lamezia il 26 marzo scorso) e Antonino Princi (in gravissime condizioni all'ospedale per l'esplosione della sua auto) su cui pendeva una richiesta d'arresto per concorso esterno in associazione mafiosa. L'omicidio Longo proprio nelle ultimissime ore ha evidenziato un link coi "veleni" di procura, essendo la vittima in rapporti lavorativi con il fratello di un magistrato calabrese. E per restare ai corvi e ai miasmi a palazzo di giustizia, sono destinate a deflagrare alcune intercettazioni disposte dalla Direzione distrettuale antimafia nelle quali sembra palesarsi la talpa in toga che avrebbe soffiato all'esterno notizie delicatissime coperte dal segreto istruttorio. Conversazioni in codice, criptate: "L'uomo del caffè oggi non c'è" dice la presunta fonte infedele al suo interlocutore. L'uomo del caffè, stando a chi indaga, sarebbe il messaggero delle notizie da far finire a giornalisti amici. Il postino che ha suonato due volte: per veicolare in edicola le inchieste sui senatori Marcello Dell'Utri e Sergio De Gregorio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Mutuo troppo caro, si cerca un'altra sede (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Pagina IX - Genova Sessantamila euro l'anno è una cifra insostenibile, il Pd cerca uffici "più modesti" di quelli di De Marini Mutuo troppo caro, si cerca un'altra sede Adesso la decisione è ufficiale: sessantamila euro l'anno sono troppi, la rata del mutuo è diventata insostenibile, il Pd è alla ricerca di una sede "più modesta, più contenuta, meno costosa" di piazza De Marini. Anche perché c'è un particolare da non trascurare: la sede non è del Pd, ma dei Ds. Che infatti - tramite la Fondazione Ds Genova, che è la cassa del vecchio partito guidato da Fassino - venderà il piano nobile di piazza De Marini, gravato dal mutuo, oltre ad alcune sedi in giro per la città. Ci sono i debiti ereditati (dal Pci-Pds-Ds) da appianare, quel buco gigantesco che fa capo alla finanziaria dell'Unità. E il Pd, tanto per essere chiari, oggi a quel che resta dei Ds non paga neppure l'affitto. Nervi tesi, nella sede del Partito Democratico, e non c'entrano, questa volta, Scajola, Berlusconi e Alemanno: c'entrano i soldi. Perché qualcuno paga (in genere gli ex Ds) e qualcuno no (in genere, gli ex Margherita). Le regole - prima della fusione - erano durissime: tutti i consiglieri regionali Ds, per esempio, lasciavano alle casse del partito tremila euro ogni mese mentre gli eletti della Margherita si pagavano da soli uffici e impiegati ma versavano oboli a piacimento. Dopo la nomina a segretario regionale Pd, il buon Mario Tullo ha trovato la quadra sui soldi: tutti i consiglieri regionali del Pd avrebbero versato alle casse del partito (nuovo) una cifra pari a due terzi di quella vecchia, cioè sotto i duemila euro al mese. Una sorta di "pagheremo meno, pagheremo tutti", visto che altrettanto faranno i consiglieri e gli assessori eletti in Provincia e i consiglieri e assessori eletti in Comune. Più, naturalmente, i deputati, che hanno sottoscritto l'impegno al momento stesso di accettare la candidatura. E dato che gli eletti nei tre organismi locali sono una valanga, i nuovi amministratori iniziano ad intravedere l'uscita dal tunnel. "Le entrate del partito sono di tre tipi: le tessere, le feste, i contributi degli eletti - spiega un vecchio amministratore - Se le tessere non le fai e gli eletti, almeno in parte, non versano il loro contributo, è chiaro che prima o poi vai a bagno. Più prima che poi". Ma, prima di tutto, bisogna capire chi paga a chi. La vecchia e prestigiosa sede della Margherita in via San Lorenzo, quella col balcone dal quale aveva parlato il Duce e poi - più modestamente - Rinaldo Magnani, è stata chiusa immediatamente: costava troppo. Ne hanno approfittato quelli della Lega Nord, piazzando un adesivo sulla targa per tutta la campagna elettorale. Adesso è la volta di lasciare piazza De Marini. Quando? "Tempi lunghissimi". Da vecchio Pci. (r. n.).

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E i romani s'innamorano di Umberto il concreto (sezione: Nord)

( da "Tempo, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stampa Lega Passeggiata in centro di Bossi tra complimenti e foto di gruppo. "Ma la mia bandiera è bianco-verde" E i romani s'innamorano di Umberto "il concreto" Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it "Bossi? Ma è Umberto Bossi quello lì? Signor Bossi comlimenti!". No, non siamo in Val Padana. Il leader storico della Lega Nord sta passeggiando lungo le vie storiche del centro di Roma. O meglio prova a passeggiare, perché a ogni angolo qualcuno lo ferma. I romani lo fermano. I turisti venuti dal resto d'Italia lo fermano. Anche le forze dell'ordine: carabinieri e polizziotti in divisa lo avvicinano per stringergli la mano. Una signora allunga il passo. "Posso farla parlare con mia zia? - chiede col telefonino in mano - è siciliana e voleva salutarla". "Siciliana?". "Sì, siciliana". Umberto Bossi non si tira indietro con nessuno. Anzi, sembra divertito. Qualcuno lo abbraccia pure, raccontandogli i problemi della città. La passeggiata in centro finisce a piazza Navona, quando gli alunni di una classe di Varese chiedono una foto al leader della Lega. Scattano un flash, poi un altro e un altro ancora. Il professore che assiste alla scena dopo un po' si fa avanti: "Lei ha fatto le foto con tutti. Ma con me no?". E via di nuovo con le foto ricordo. Certo, il Senatur non è uno che perde occasione per sottolineare la sua appartenenza al Nord. Tanto che lui e gli altri 59 deputati non si spellano di certo le mani per gli applausi quando Fini, nel discorso d'insediamento alla Camera, cita la bandiera tricolore. Perché "l'Italia ha il tricolore, la Padania ha la sua bandiera bianco-verde". Ma ai capitolini Bossi piace "perché è uno concreto". Ieri ha presentato la prima proposta di legge alla Camera - dove la carica di capogruppo sarà affidata a Roberto Cota - sul federalismo fiscale. Insomma, le sparate di Bossi sembrano far paura ai giornali, ai romani un po' meno.

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Mastella un disastro ora serve un manager (sezione: Nord)

( da "Tempo, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stampa L'ex ministro della Giustizia della Lega "Mastella un disastro ora serve un manager" Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it "La questione è molto complessa. Certo è che la gestione Mastella è stata disastrosa". Roberto Castelli, senatore della Lega Nord e ministro di Giustizia tra il 2001 e il 2006 nel governo Berlusconi, affronta deciso l'argomento. I problemi sollevati dagli agenti della Penitenziaria li conosce bene. "Abbiamo uno dei corpi di polizia penitenziaria più importanti del mondo. Il rapporto è 1,1 detenuto per agente quando la media europea è di tre detenuti per un agente. Non parliamo poi degli Stati Uniti dove il rapporto è sette a uno. Quindi se dovessimo uniformarci all'Europa dovremmo ridurre il personale di un terzo". Allora dov'è il problema? "Succede che non si riesce a governare il fenomeno. I penitenziari tra l'altro sono scarsamente automatizzati. Negli Stati Uniti due agenti gestiscono ascenori e porte di una struttura che ospita 800 detenuti. Da noi serve un esercito. Poi c'è il problema Nord Sud". Anche in questo ambito? "Succede che la stragrande maggioranza degli agenti sono del Sud. Nell'ultimo concorso che è stato istruito durante la mia gestione i concorrenti più a nord erano di Napoli. Così si creano carenze di organici nelle carceri al nord perché comprensibilmente cercano tutti di tornare vicino casa. Ci vuole una forte volontà di arginare il fenomeno. Mastella ha fatto un disastro agevolando al massimo i rientri a casa. Il caso più eclatante che trovai quando ero ministro fu un penitenziario in una regione del Sud che aveva 40 agenti per meno di trenta detenuti". Ma perché ai concorsi per la polizia penitenziaria non partecipano concorrenti del Nord? "è una questione di immagine e di tradizione. La polizia penitenziaria e l'Amministrazione dello Stato in genere sono due sbocchi privilegiati per l'occupazione nelle regioni del Sud. Ma anche questa mentalità va cambiando e va cambiata". Ritornando all'organizzazione. Qual è la sua ricetta per affrontare i problemi di gestione? "In primo luogo bisogna usare la massima severità. Quando si vince un concorso, almeno per dieci anni non si deve poter cambiare sede. Lo capisco che tra carovita, affitti e quant'altro, diventa difficile ma capire non vuol dire lasciar fare. Secondo, si devono automatizzare al massimo i penitenziari. Terzo, gli agenti, come avviene anche per le altre forze di polizia, vengono distratti in altre funzioni. Metà degli agenti penitenziari sono impegnati nei trasferimenti dei detenuti. Molti negli uffici. Altri usufruiscono di permessi maturati per aver fatto ore straordinarie. Poi c'è l'assenteismo endemico tra gli statali. Tutto ciò mette in crisi l'apparato. è un lavoro di grande pazienza. Ci si deve confrontare con le decisione del Tar al quale ricorrono tutti coloro che non sono soddisfatti delle decisioni prese. Ricordo che volevo trasferire il direttore di un carcere perché combinava pasticci. Il Tar ha bloccato tutto e il direttore è rimasto al suo posto. Ci vuole volontà e determinazione. Ci sarà molto da lavorare, Mastella ha sbracato tutto". Un duro lavoro per il prossimo inquilino del Ministero di via Arenula... "è un posto per una persona appassionata di queste tematiche. Ci vuole un manager. Non un avvocato o un penalista. Non che non siano all'altezza, ma il Ministero va gestito in un altro modo. Il Dap (dipartimento affari penitenziari, ndr) in particolare ha bisogno di grandi capacità di management come se fosse un'azienda. Purtroppo succede che il ministro delega a un direttore generale e questi quando si trova di fronte a una serie di difficoltà si blocca. Tutti restano prigionieri del sistema senza riuscire a risolvere nulla. E lasciando fare si va avanti senza cambiare nulla".

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Dietro i roghi d'auto notturni una guerra tra pompe funebri (sezione: Nord)

( da "Tempo, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stampa All'alba blitz della Polizia tra Latina, Napoli e Roma. Dodici arresti e venticinque indagati Dietro i roghi d'auto notturni una "guerra" tra pompe funebri Stefania Belmonte Dovevano bruciare le iniziative imprenditoriali della concorrenza, in senso letterale. In sei anni, dal 2002, sono stati 122 i roghi d'auto a Terracina, concentrati soprattutto tra il 2005 e il 2007. Una quarantina nell'ultimo anno e mezzo e, di questi, almeno 23 pianificati e compiuti a scopo intimidatorio dalla stessa mano. Dodici persone sono state arrestate dalla squadra mobile di Latina e dal commissariato di Terracina, con una lunga serie di accuse legate da quella di associazione per delinquere. Altre 25 persone risultano indagate. Decine le perquisizioni effettuate, a partire dalle 4 di ieri, da almeno 150 poliziotti di Latina, Roma e Napoli con l'aiuto di unità cinofile. In carcere sono finiti i capi della presunta organizzazione: Renato Luzzi e Riccardo Andrea Di Meo, terracinesi di 37 e 36 anni, soci nel settore delle onoranze funebri e il primo titolare anche di una ditta di pulizie. Dietro le sbarre anche i loro concittadini Matteo Lombardi, 23 anni, Antonio Del Monte, di 32, e il 21enne Francesco Iannarilli, accusati di essere gli esecutori materali di alcuni incendi e di essere coinvolti nel traffico di droga locale. Giuseppe Anastasio, napoletano 26enne, è ritenuto invece l'importatore della cocaina proveniente dalla Campania. Proprio con la droga, infatti, sarebbero stati pagati in alcuni casi i ragazzi assoldati per gli incendi: da tossicodipendenti ne facevano uso e da spacciatori ne rivendevano il resto. Il terracinese 48enne, Renato Patriarca, sarebbe invece dietro ad un'attività parallela dell'organizzazione: il suo compito sarebbe stato quello di fondare società fantasma con cui truffare altre imprese. L'esempio più eclatante a danno di aziende vinicole del Nord Italia, pagate con assegni scoperti per circa 180mila euro. Con lui avrebbe operato anche un siriano di 35 anni, Mohamed Sayed, arrestato nel pomeriggio di ieri nello studio del suo avvocato latinense. L'extracomunitario sarebbe anche tra gli organizzatori degli attentati. Ai domiciliari sono finiti altri quattro terracinesi: Antonio Iannucci, 28 anni, Carlo Gennaro Marsella, 35enne preso a Fondi, Cristian Mandatori, 23 anni e Andrea Pagliaroli, 26enne catturato in casa della fidanzata a Nettuno. Secondo la Polizia, si tratterebbe di altri "mercenari del fuoco": per un incendio, anche quattromila euro. Gli investigatori sono arrivati agli indagati grazie ad intercettazioni, con cui si seguivano i movimenti dell'organizzazione, il cui lo scopo principale sarebbe stato quello di impedire a qualunque altro concorrente di mettersi sul mercato. I conoscenti del gruppo non erano certo esenti da minacce: bruciate due auto ad una ex dipendente di Luzi, colpevole di aver avviato in proprio un'impresa di pulizie, mentre la figlia minorenne sarebbe stata costretta a licenziarsi a causa delle continue molestie sessuali quando Di Meo la accompagnava al lavoro. A un neo-impresario del settore funebre, costretto alla fine a rinunciare al progetto di aprire un'agenzia, di auto ne sono state invece bruciate cinque.

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Il vicesindaco Caviglia: " Le ronde? A Savona abbiamo già i Nonni civici" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

REPLICA DEL COMUNE ALLA LEGA NORD Il vicesindaco Caviglia: " Le ronde? A Savona abbiamo già i Nonni civici" SAVONA "Ronde padane? Abbiamo già i nonni civici che sono più preparati". Il vicesindaco socialista di Savona Paolo Caviglia replica così all'iniziativa della Lega Nord che ha avviato i corso di formazione per i volontari che faranno la vigilanza contro la microcriminalità. "Intanto la situazione della criminalità a Savona per fortuna non è particolarmente grave - sostiene Caviglia -. Con il prefetto Frediani, il questore e il comandante dei carabinieri abbiamo effettuato riunioni sulla sicurezza in ogni Circoscrizione. L'unico dato di spicco è quello dei furti in appartamento, mentre per il resto, si verificano solo borseggi al mercato, qualche atto vandalico. A volte ci sono lamentele per i barboni che però vengono allontanati senza troppi problemi, non appena i cittadini ne segnalano la presenza alle forze dell'ordine". Prosegue Caviglia: "Il Comune tuttavia ha già incontrato un paio di volte l'associazione dei Nonni civici, che è formata da ex carabinieri, vigili e poliziotti. Insomma si tratta di persone che non hanno nemmeno bisogno delle 3 ore di corso della Lega Nord perchè possono vantare una lunga esperienza professionale che gli consentirà di prestare servizio davanti alle scuole o ai giardini pubblici. Questa è la soluzione che preferiamo. Le camicie verdi o di altro colore infatti finirebbero solo per creare polemiche, fomentare divisioni e contrapposizioni su un tema come quello dell'ordine pubblico che è invece di interesse comune".

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Reggio, nel covo del boss "pizzino" a un magistrato - francesco viviano (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Cronaca Ieri a Lamezia ucciso un altro imprenditore. C'è l'identikit della talpa Reggio, nel covo del boss "pizzino" a un magistrato FRANCESCO VIVIANO dal nostro inviato REGGIO CALABRIA - Mentre nella procura di Reggio Calabria si sta tentando una bonifica per l'infestazione di "cimici", "talpe" e "corvi", la 'ndrangheta continua la sua mattanza nei confronti di "picciotti" ed imprenditori non più ritenuti "affidabili". L'ultimo omicidio ieri, a Lamezia Terme: un imprenditore ed ex assessore del Psi, Gino Benincasa, assassinato con colpi di mitra e pistole. Un omicidio compiuto 48 ore dopo l'attentato con un autobomba che ha ridotto in fin di vita un altro imprenditore, Antonio Princi. Una guerra che fa gridare all'emergenza e che scoppiata in contemporanea a quella che si combatte negli uffici giudiziari calabresi. Dopo la microspia trovata nell'ufficio del pm Nicola Gratteri e le lettere anonime del "corvo" contro un paio di magistrati, spunta un "pizzino" ritenuto dagli investigatori "inquietante". è stato trovato nel covo del mammasantissima, Pasquale Condello, il Provenzano della Calabria, arrestato nel febbraio scorso dopo 18 anni di latitanza. Un "pizzino" indirizzato ad un magistrato con il quale il capo mafia avrebbe avuto rapporti epistolari e che potrebbe essere una delle "talpe" che si annidano dentro la procura calabrese. In quel "pizzino" il boss Condello si lamenta di alcune cose che non "andrebbero più bene" e, soprattutto, ricorda al magistrato il suo passato e i suoi "affari", anche quello di essersi comprato una lussuosa abitazione a Reggio Calabria. E che il boss conoscesse bene la situazione del palazzo di giustizia è confermato anche da una frase sibillina pronunciata da Condello poco dopo il suo arresto. Condello al pm Boemi disse che doveva "fare pulizia" dentro il suo palazzo. E i carabinieri avrebbero già l'identikit della "talpa". In alcune intercettazioni tra indagati si fa spesso riferimento all' "uomo del caffè". E tra quest'ultimo e l'esterno il tramite sarebbe un "postino" che frequenta palazzo di giustizia.

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La sperimentazione è il filo conduttore del concerto del (sezione: Nord)

( da "Tempo, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Stampa La sperimentazione è il filo conduttore del concerto del ... La sperimentazione è il filo conduttore del concerto del Primo Maggio. Una delle prove è l'esibizione della Jazz All Star, band costituita da Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso e Giovanni Tommaso. Di Battista è attualmente considerato uno dei più brillanti sassofonisti della scena italiana. Leader dello Stefano Di Battista Jazz Quartet, noto gruppo musicale jazz, composto anche da Amedeo Ariano, J. O. Mazzariello e Dario Rosciglione, e ha partecipato al Festival di Sanremo nel 2005 assieme a sua moglie Nicky Nicolai con "Che mistero è l'amore", vincitrice nella categoria Gruppi. è stato in formazione con il trombettista Flavio Boltro e il bassista Pippo Matino, con cui ha inciso un album prodotto dalla Blue Note. Ha suonato con Antonio Capotosto, noto trombettista, nel famosissimo Itri Jazz Festival 2004. Nel concerto del Primo Maggio, Di Battista sarà accompagnato anche da Rita Marcotulli e non mancherà una vera e propria chicca: la voce di Fabrizio De Andrè.

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E luca disse a gianni letta "per me un ruolo alla attali" - claudio tito (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Nel totogoverno, la Salute andrebbe a Cognetti o Meloni in quota An, il Lavoro a Sacconi di Forza Italia E Luca disse a Gianni Letta "Per me un ruolo alla Attali" Ministri, saranno almeno 18. Spacchettato il Welfare Giustizia, insieme a Vito si tiene pronto anche Pera Ambiente, torna l'ipotesi Brambilla CLAUDIO TITO ROMA - "Mi proponete un ingresso nel governo, ma se pensaste ad un organismo tipo la "commissione Attali" sarebbe anche meglio". L'offerta gli era stata avanzata formalmente la scorsa settimana. Un ministero di primo livello. Un coinvolgimento a pieno titolo. Silvio Berlusconi gli aveva chiesto di rifletterci, di prendersi 12 ore prima di dare una risposta. Che Luca Cordero di Montezemolo ha voluto consegnare ufficialmente la scorsa settimana nel corso di una cena con Gianni Letta. Ha declinato l'invito del Cavaliere. Ma in quella stessa cena, l'ex presidente di Confindustria ha suggerito un altro ruolo. Sempre formale e sempre al servizio dell'esecutivo e del Paese. Quello appunto che a Parigi il presidente Sarkozy ha studiato per l'economista francese. Un suggerimento su cui il premier in pectore ha riflettuto a lungo. Da giorni, del resto, Letta spingeva per irrobustire il governo con figure "autorevoli", personaggi che potessero profilare il team di Palazzo Chigi in modo più "pesante". Ha convinto allora il Cavaliere a formulare una nuova proposta. Esattamente quello che è successo ieri. Ha riconvocato a Palazzo Chigi il presidente della Fiat spiegando che nei suoi progetti la "commissione Attali" non c'è. "La sua fama non è pari a quanto ha prodotto", ha ammonito negli ultimi giorni. Per Berlusconi, però, il nuovo patto con Confindustria, siglato pochi giorni fa con Emma Marcegaglia in un incontro cui ha preso parte pure Montezemolo, va comunque blindato con un incarico a tutto tondo. E il primo passo è proprio quello di "Mister made in Italy". Una funzione che a Palazzo Grazioli considerano cruciale soprattutto nella prima fase del nuovo governo. Non solo per incoraggiare l'export, ma anche per dare una "faccia" a operazioni economiche delicate. A cominciare da quella per il salvataggio di Alitalia. La cordata italiana, infatti, secondo il capo del Pdl, potrebbe utilizzare un volano potente sotto il profilo dell'immagine se coinvolgesse l'ex numero 1 degli industriali. Tutte riflessioni che hanno accompagnato il pranzo di ieri a Palazzo Grazioli. E che poi si sono trasferite nei colloqui per la definizione del governo. Il futuro presidente del consiglio considera la squadra ormai "chiusa". "è un lavoro molto complicato - ha ammesso negli incontri avuti a Via del Plebiscito - perché i margini sono molto stretti. Ma credo di aver risolto le grane più difficili". In particolare, il Cavaliere si riferiva al capitolo Giustizia e alle richieste messe sul piatto da Alleanza nazionale. Per quanto riguarda il Guardasigilli, allora, la candidatura di Elio Vito si è ormai rafforzata. I veti posti da parte di Forza Italia sul nome dell'ex radicale, sembrano superati. "Se il presidente ritiene che sia la scelta migliore - è l'argomento usato da Giulio Tremonti con alcuni deputati forzisti - bisogna accettarla". Certo, fino alla fine il leader Pdl proverà a persuadere Umberto Bossi a "mollargli" Roberto Castelli e fino al giorno prima del giuramento terrà pronto anche Marcello Pera. Ma allo stato il nome di Vito è segnato con chiarezza sulla casella Giustizia. Quanto ai rapporti con An, il Cavaliere non intende far crescere il numero dei ministri finiani: sono tre i dicasteri riservati a loro. Ma rispetto all'accordo che precedeva la vittoria di Alemanno a Roma, guadagneranno un ministero con portafoglio in cambio di uno senza. Oltre alle Infrastrutture (Matteoli) e alla Difesa (La Russa), verrà "spacchettato" il Welfare assegnando ad un esponente di An la Sanità (l'oncologo Cognetti o Meloni) e il Lavoro al forzista Sacconi. Per il resto Tremonti andrà all'Economia, Frattini agli Esteri, Gelmini alla Pubblica Istruzione, Fitto agli Affari regionali, Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento e Brambilla all'Ambiente.

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Serata di gala del carroccio alla prima del film su carnera (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

LA CURIOSITà Serata di gala del Carroccio alla prima del film su Carnera CERNOBBIO - Si è trasformata nella prima serata di gala della nuova Lega di governo l'anteprima italiana del film su Primo Carnera The Walking Mountain ieri sera a villa Erba sul lago di Como. Un film targato Medusa firmato da Renzo Martinelli, il regista che a metà maggio, per la Rai, inizierà le riprese di Barbarossa, kolossal che sta molto a cuore a Umberto Bossi, al punto da essere citato nell'intercettazione telefonica tra Berlusconi e il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà. La dirigenza leghista schierata in prima fila sembra riconoscersi nella storia del pugile buono nato dal nulla e giunto al trofeo mondiale: "Un eroe positivo - sottolinea il Senatur - Sono in tanti quelli che come lui si sono sacrificati per la famiglia". Doveva esserci anche Silvio Berlusconi, ma all'ultimo momento ha preferito restare a Roma. A fare da padrone di casa è Roberto Maroni in grisaglia e cravatta verde: "La lealtà, la forza e l'impegno sono i valori di Carnera, ma anche quelli della Lega. Non quelli di quanto guadagno, o di che carriera faccio, ma di quanto cuore ci metto". Tante signore ingioiellate e qualche ex campione come Nino Benvenuti fino a notte fonda hanno invaso la villa che fu della famiglia Visconti. Tra gli altri, Mario Borghezio, Daniela Santanchè e il presidente leghista della Sea Beppe Bonomi. (an.mo.).

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Berlusconi: "montezemolo sarà mister made in italy" - gianluca luzi (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Berlusconi: "Montezemolo sarà mister made in Italy" Ma nessun incarico ufficiale. Incontro con i cespugli Pdl Il Pdl GIANLUCA LUZI ROMA - Il cerchio non si chiude ancora. Una giornata di incontri a Palazzo Grazioli non è bastata a Berlusconi per riempire di nomi a cognomi tutte le caselle della squadra di governo. "Ci sono da dire tanti no ed è una cosa dolorosissima", ha ammesso ieri mattina dopo aver votato alla Camera per l'elezione del presidente Fini. Evidentemente soddisfatto per l'escalation di successi del centrodestra, a Berlusconi manca solo l'ultimo miglio: "Adesso manca solo il mio discorso", ma prima deve sciogliere i nodi del governo con i "cespugli" che reclamano "visibilità", cioè qualche poltrona o almeno qualche strapuntino, mentre la Lega e An alzano il prezzo forti dei rispettivi successi elettorali al Nord e a Roma. Di sicuro, finora, saranno 12 i ministri "pesanti", 6 quelli senza portafoglio e oltre quaranta tra viceministri e sottosegretari. E intanto Berlusconi ha messo a segno un colpo a sorpresa. All'ora di pranzo il presidente della Fiat e della Ferrari Luca Montezemolo ha varcato il portone di palazzo Grazioli, quasi contemporaneamente all'ingresso del commissario straordinario De Gennaro che ha fatto con Berlusconi e Letta il punto dell'emergenza rifiuti e probabilmente ha parlato della proroga dell'incarico che scade a giorni. Montezemolo ha pranzato con il premier in pectore. Nelle due ore di colloquio Berlusconi ha illustrato all'ex presidente della Confidustria l'idea di creare la figura di una personalità in grado di rilanciare l'immagine dell'Italia nel Mondo. In pratica un "Ambasciatore del made in Italy". Non un incarico ufficiale, né tantomeno di governo, ma una figura conosciuta nel mondo e esterna agli schieramenti politici che possa promuovere l'immagine dei prodotti italiani all'estero. Naturalmente nelle due ore a Palazzo Grazioli Berlusconi e Montezemolo hanno parlato anche di Alitalia. "Non c'è stata la formalizzazione di nessun incarico", ha confermato Montezemolo all'agenzia Ansa, ma la disponibilità, "per spirito di servizio", a rappresentare il made in Italy e raccontare l'Italia nel mondo, il suo stile e i suoi brand. Appunto, un "ambasciatore", una figura capace di rappresentare il nostro Paese, nello spirito con cui l'Avvocato Agnelli ha illustrato per anni il nostro Paese alla comunità d'affari statunitense. Gli altri incontri della giornata di Berlusconi rientrano nella routine per la formazione del governo. Ieri oltre a La Russa, che dovrebbe andare alla Difesa, Berlusconi ha ricevuto i "cespugli" del centrodestra. Rotondi, Dc, è soddisfatto: "Abbiamo raggiunto un accordo e abbiamo concordato che sarà Berlusconi a comunicarlo". Poi è stata la volta di Fatuzzo, pensionati. Di Caldoro, socialista e del repubblicano Nucara. Il nodo più difficile da sciogliere sembra quello della Giustizia. Bossi esclude l'ex ministro leghista Castelli: "Dicono che non va bene perché ha già litigato con i magistrati e non possiamo cominciare litigando. Lo preferiamo come vice alle Infrastrutture con delega al Nord". Quanto al welfare, il leader leghista non si sbilancia su chi vincerà il braccio di ferro tra An e la Lega: "Non ne ho idea. Noi abbiamo sempre di scorta Rosi Mauro". E An nega di volere a tutti i costi quel ministero che era destinato ad Alemanno se avesse perso con Rutelli. "Non è fondamentale che sia assegnato ad An", dice Giorgia Meloni. La scelta di Alemanno era stata fatta perché si tratta di "una persona, che per il percorso fatto, sarebbe stato un ottimo ministro del Welfare".

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Soro capogruppo, ma spunta la fronda - giovanna casadio (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Soro capogruppo, ma spunta la fronda Alla Camera 48 voti in meno. Accordo con l'Udc per la vicepresidenza Il Partito democratico Veltroni ieri ricoverato per l'eliminazione di un calcolo renale GIOVANNA CASADIO ROMA - "Meglio un consenso non bulgaro che nascondere il dissenso, come la polvere sotto il tappeto. Sono soddisfatto". Antonello Soro è stato confermato capogruppo del Pd alla Camera, come voleva Veltroni. Ha brindato nella sala del gruppo: la fronda non lo preoccupa. "Francamente - dice - mi è stato dato un mandato non equivoco", cioè 166 deputati piddì su 211 hanno votato per lui, il 77%. La fronda si è divisa così: 10 hanno segnato sulla scheda il nome di Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, rappresentante della discontinuità con la linea-Veltroni, molto sponsorizzato da Massimo D'Alema; 35 schede bianche; 3 i voti dispersi. Alle urne si sono presentati in 208. Walter Veltroni ieri a Montecitorio non c'era, ricoverato per un intervento di "litotritosi" cioè il bombardamento di un calcolo, al Policlinico Gemelli: del risultato è stato informato subito al telefono. La riconferma di Soro, che segue quella di Anna Finocchiaro alla presidenza del gruppo al Senato, è un successo incassato. Comunque, la vicenda dei capigruppo è la prima spia di quanto sta accadendo nel Pd terremotato dal ko di Rutelli al Campidoglio. Le tensioni si sono scaricate nella riunione dei big, il cosiddetto "caminetto", martedì (concluso con la mossa del segretario di aprire a un congresso ad ottobre in risposta alle contestazioni della sua linea politica) e ora sul test per il capogruppo. Beppe Fioroni ammette che la fronda è il segno di "un certo malessere nel partito", assicurando che i 60 ex Ppi si sono schierati compatti per Soro e sono per la strategia di Veltroni. Contro? Ipotizza ci siano i dalemiani e gli emiliano-romagnoli che hanno votato per Bersani o scheda bianca. Gianni Cuperlo l'ha scritto nel suo blog: il metodo non gli è piaciuto - "ho detto che non mi convinceva" - e nell'urna ha messo scheda bianca. L'elezione infatti ha previsto prima una consultazione, soprannominata "la confessione", a chiamata nominale e affidata a Antonello Giacomelli e Michele Ventura. Ciascun deputato pd ha detto la sua sulla riconferma, quindi si è andati all'elezione a scrutinio segreto. Maurizio Migliavacca, ex coordinatore dei Ds, ad esempio, ha votato scheda bianca. Nulla di personale contro Soro, aveva spiegato, però avrebbe preferito un confronto politico. Auspicato anche da Livia Turco. La teodem Paola Binetti alla "consultazione" non c'era neppure andata per dissenso "sul metodo" però ha votato Soro: "Non era una questione eticamente sensibile...". Arturo Parisi, critico sul metodo usato, ha confermato Soro. D'Alema ieri alla Camera è stato molto attivo: colloqui con Fioroni e Enrico Letta, riunione volante con gli udc Pier Ferdinando Casini, Savino Pezzotta e Ferdinando Adornato. Scambio di battute con Bossi. "Serve una discussione seria, non ci sono rese dei conti" commenta laconico. Con l'Udc si parla delle due vicepresidenze della Camera (che spettano all'opposizione): il Pd sarebbe d'accordo per una al centrista Rocco Buttiglione (e non all'Idv), l'altra potrebbe andare a Rosy Bindi o a Piero Fassino. Battute anche con Bossi: "Hai sentito, Umberto? Le riforme si fanno bipartisan, quindi ci devi chiamare" dice il ministro degli Esteri. "Se volete prendere ancora qualche voto sopra il Po, dovete venire...", replica il leader leghista. Lunedì riunione con i segretari regionali: Veltroni tornerà a proporre il congresso tra sei mesi, ipotesi non accantonata nonostante i "no" di D'Alema e Marini, favorevoli solo Parisi e Letta. Sulla leadership, sostiene il segretario, si gioca a carte scoperte.

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La melandri attacca bettini "stop alla gestione padronale" - carmelo lopapa (sezione: Nord)

( da "Repubblica, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

"C'è un deficit di democrazia, il Pd rischia il caos" La Melandri attacca Bettini "Stop alla gestione padronale" "Basta con i caminetti informali che nessuno ha eletto. Prima del congresso bisogna convocare il popolo delle primarie" CARMELO LOPAPA ROMA - "Basta con i caminetti informali che nessuno ha eletto. Prima del congresso bisogna convocare il popolo delle primarie. Sia l'assemblea del Pd a eleggere gli organi politici, da subito". Che poi, tradotto, vuol dire basta coordinatori nominati e plenipotenziari. Gli scatoloni nella stanza ministeriale di Giovanna Melandri, al terzo piano di Largo Chigi, dà il senso plastico della transizione, del trasloco, per essere precisi. Più della "doppia batosta" la irrita solo l'indiscrezione secondo la quale in quella stanza si insedieranno a giorni Umberto Bossi o Roberto Calderoli. "Spero solo mantengano il tricolore dietro la scrivania". Ministro, ha votato i capigruppo del Pd? "Certo. Mi sono sottratta però al rito della consultazione. Basta coi gran giurì". Cos'è che non sta andando nell'elaborazione del lutto, nel partito? "Troppi bizantinismi. Il vero azionista è il popolo delle primarie. Guai a mettere in discussione adesso il progetto del Pd e Walter Veltroni. Il segretario ha fatto bene a convocare il congresso. Ma subito bisogna dare una sostanza alla gestione democratica e convocare l'assemblea dei 2.600. Va eletto un coordinamento, una direzione. Nessuno mette in discussione la leadership". Assenza di democrazia nel Partito democratico? Un bell'ossimoro. "Noi non vogliamo costruire un partito padronale. Gli eventi ci hanno un po' travolto, i tempi sono stati stretti. Ma adesso si eleggano organi democratici. Innoviamo i contenuti ma anche le forme". A Roma in effetti si è tanto parlato di "gruppo di potere". Avete perso per questa percezione diffusa? "La lezione romana ci deve servire: mai più candidature apicali, decise nel chiuso delle stanze. Non siamo la destra. Per le regionali si facciano le primarie, il tempo c'è". La sua riflessione sa di bocciatura di Bettini. Il "padrone" sotto accusa sarebbe lui? "No, non voglio fare polemiche personali. Ma dico: convochiamo subito un'assemblea che elegga un gruppo dirigente. Che sia una platea, stavolta, a designarlo". Sentirlo da lei, ritenuta una veltroniana di ferro... "Io mi sento me stessa e credo nel progetto del Pd e di Walter. Però usciamo da queste gabbie". Anche perché vi attendono cinque anni nel deserto. "E dobbiamo metterli a frutto, con un'opposizione dei sì, sulle riforme, e dei no su informazione e conflitto di interessi. Mai più una gestione alla Petruccioli, per intenderci, della Vigilanza Rai".

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Maxisequestro di coca per i locali, 34 chili (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-30 num: - pag: 1 autore: di MICHELE FOCARETE categoria: REDAZIONALE Il blitz Stroncato giro internazionale di spaccio, 3 arresti. Il boss era un'uruguayana Maxisequestro di coca per i locali, 34 chili Droga e merengue. Discoteche e cocaina. I carabinieri, in collaborazione con la Guardia di finanza, hanno stroncato un maxi-traffico di cocaina destinata ai locali. Sequestrati 34 chilogrammi di polvere bianca. Droga pura all'85 per cento per un valore sul mercato di 8 milioni di euro. Il boss era una bella donna, Ivonne, originaria dell'Uruguay. A incastrarla e dare il là all'operazione, alcune intercettazioni telefoniche nelle quali si faceva riferimento a un carico ingente in arrivo a Milano dal Sudamerica. I militari hanno marcato stretta la donna per risalire via via all'intera organizzazione criminale. A PAGINA 10.

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Cocaina per i locali. Maxiblitz, tre arresti (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-04-30 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Narcotraffico La gang reggeva un giro internazionale che partiva dal Sudamerica. Lo spaccio nelle discoteche Cocaina per i locali. Maxiblitz, tre arresti Sequestrati 34 chili di droga per un valore di 8 milioni. Il boss era un'uruguayana Operazione dei carabinieri in collaborazione con la Guardia di finanza. Tra i consumatori c'erano soprattutto giovani Droga e merengue. Una vita spericolata, tra discoteche carioca della città e cocaina. Gestendo un traffico a tanti zeri fino allo scorso sabato, quando i carabinieri del comando provinciale di Milano, in collaborazione con la guardia di Finanza di Bari, hanno messo fine al lucroso business di Ivonne Mirna Falcon Helguera, 43 anni, uruguayana di Rio Negro, domiciliata a San Giuliano, con precedenti specifici. Con lei sono finiti in manette, Nicola Pavic, un serbo incensurato di 37 anni, con regolare permesso di soggiorno per turismo e Franco Sestagalli, 39 anni, milanese, già noto alle forze dell'ordine. I detective hanno sequestrato complessivamente 34 chili di cocaina, 19 dei quali erano già stati affidati all'italiano. Stupefacente puro all' 85 per cento per un valore di 8 milioni di euro. Ad incastrare la bella Ivonne, alcune intercettazioni telefoniche nelle quali si faceva riferimento ad un carico ingente in arrivo a Milano dal Sudamerica che sarebbe poi stato smistato anche nel capoluogo pugliese. Così i militari della terza sezione antidroga del nucleo investigativo di via Moscova, in perfetta sintonia con le fiamme gialle del nucleo di Polizia tributaria, si sono messi alle calcagna della donna per intercettare anche probabili acquirenti. E, proprio seguendo l'uruguayana nei suoi continui tour notturni in locali caraibici, a base di balli e festini disinvolti, si sono accorti che aveva intrecciato una relazione sentimentale con il serbo di bell'aspetto. Fino a convincerlo a diventare suo partner nel trasporto della "neve". E sabato scorso, Nicola Pavic, dopo aver fatto una consegna cospicua a Franco Sestagalli, si è recato a casa della compagna in sella al suo scooter e con due borsoni pieni di roba. Quando è uscito dalla palazzina, le borse erano visibilmente vuote. A questo punto gli inquirenti hanno deciso di intervenire. Dovevano però individuare, senza mettere in allarme la donna, quale fosse il suo appartamento nello stabile. Non è stato difficile: la passione di Ivonne per la musica latino americana le è stata fatale. Dal suo alloggio, infatti, provenivano a tutto volume le note di un indiavolato merengue che hanno permesso ai carabinieri di effettuare il blitz. La cocaina era nascosta nel cesto della biancheria sporca. Anche Sestagalli, oltre a muovere i fili del business, frequentava due avvenenti sudamericane del stesso giro dell'uruguayana. La movida Ancora i locali tra i luoghi dove confluisce il traffico di droga: i 34 chili di cocaina sequestrati da carabinieri e Guardia di finanza erano infatti destinati ai popoli della notte delle discoteche milanesi Michele Focarete.

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L' effetto (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Il primato capitolino rende più acuta la competizione nel Pdl L' effetto Campidoglio rende il centrodestra più sicuro del primato; ma più competitivo al proprio interno. Le impennate verbali di Umberto Bossi si spiegano con il timore che i ministeri ottenuti nella trattativa con Silvio Berlusconi possano essere rimessi in discussione. Da ieri, il "partito romano" del Pdl appare meno intimidito e subalterno alla Lega. Oggi al vertice della Camera dovrebbe approdare Gianfranco Fini, leader di An. E l'elezione del palermitano Renato Schifani alla presidenza del Senato, seconda carica dello Stato, ufficializza il peso politico della Sicilia: anche se la visita fatta da Schifani a Berlusconi dopo l'elezione risulta un gesto irrituale dal punto di vista istituzionale. L'equilibrio che si sta configurando tiene conto dei risultati elettorali. Ma non basta a cancellare il nervosismo fra alleati. L'esigenza di restringere il più possibile il numero dei ministeri rende le richieste aggressive e perentorie. E la ruvidezza con la quale Bossi rivendica il protagonismo del Nord appare come un tentativo di scoraggiare le pretese di An, uscita vittoriosa dal ballottaggio capitolino; e di non avere sorprese nelle ultime ore. Le punture di spillo del capo dei lumbard contro Gianni Letta sono indirizzate, in realtà, al Cavaliere. E difatti, a difendere quello che, precisa, sarà "l'unico sottosegretario " a Palazzo Chigi, è Berlusconi in persona. Si tratta dunque di tensioni in buona parte artificiose, alimentate da un'esigenza di visibilità che guarda al proprio elettorato. Quando Bossi giura che se tutti i ministri fossero leghisti, in due mesi sarebbero risolti i problemi, vuole difendere il ruolo di avanguardia e traino del centrodestra. Additando Roberto Maroni al Viminale come l'unico ministro dell'Interno "in grado di fermare gli immigrati", si ribadisce l'ipoteca sul dicastero e sul tema prioritario della sicurezza. Ma l'effetto non è dei migliori. Evoca una concorrenza con Berlusconi che la Lega sembra intenzionata a perpetuare; e che il resto dell'alleanza mostra di soffrire. è come se Bossi volesse riaffermare ad ogni occasione un tandem paritario col Cavaliere. Sostenere che non sarà vicepremier solo "perché io non faccio il vice di nessuno", rientra in questa linea studiatamente smargiassa del leader leghista. "Mi fido di Berlusconi. Ha sposato la Lega e ora manterrà la parola ", si è spinto a dire. Ma forse, più che parole di fiducia, sono avvertimenti. C'è un filo di sarcasmo nel ricordare che il futuro premier in questi giorni avrebbe "già fatto venti volte il governo". Probabilmente, l'intesa è più vicina e semplice di quanto non dicano simili schermaglie. Ma il vertice di FI convocato ieri sera dal Cavaliere a Palazzo Grazioli trasmette l'immagine di un Pdl nel quale le logiche dei partiti fondatori contano ancora. E rischiano di dividere. \\ Il Carroccio deciso a ribadire la parità tra Bossi e il Cavaliere.

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L'abbraccio (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria: BREVI L'abbraccio Applausi per il ritorno in Aula dopo quattro anni di Umberto Bossi. Il leader leghista, in completo chiaro, cravatta regimental pandant con il fazzoletto verde nel taschino, è stato accolto con un abbraccio dalla neodeputata Michela Vittoria Brambilla ( foto).

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Tutti in <gita> nella casa liberty (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-30 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Visite guidate La prima domenica del mese si può entrare in un edificio "art nouveau" di via Malpighi Tutti in "gita" nella casa liberty Basta prenotarsi per scoprire i tesori restaurati di palazzo Guazzoni L a targhetta in ottone occhieggia dalla facciata. Vi si legge: "Casa Guazzoni, arch. Giovanni Battista Bossi, 1904-05, visite regolamentate per appuntamento, la prima domenica del mese". Siamo al civico dodici di via Malpighi, Porta Venezia, zona ad alta densità di Liberty (a pochi passi ci sono Casa Galimberti, sempre dell'architetto Bossi e l'ex cinema Dumont, opera dello studio Tettamanzi- Marinetti). Chi ha fretta corre veloce sotto ai magnifici volti femminili in cemento e ai preziosi decori in ferro dei balconcini senza scoprire i segreti del palazzo, che una volta al mese si apre alla città. Che cosa aspettarsi? Il cancello in ferro battuto di Alessandro Mazzucotelli (artigiano lombardo, fra le firme più prestigiose dell'epoca), il dipinto di un lago con piante acquatiche sul soffitto antistante la portineria, il vano dell'ascensore, sempre in ferro battuto, il corpo scala esagonale (di rara bellezza) ma soprattutto la visita a un appartamento privato. Il motivo? La proprietaria, la signora A.L., ha recuperato i dipinti dei soffitti con una sovvenzione della Soprintendenza alle Belle Arti (i gigli e le rose del salotto, come le decorazioni floreali e geometriche più semplici nelle altre parti della casa, erano state coperte da una mano di bianco, si pensa in epoca fascista, per non pagare la tassa dovuta) e ora si è impegnata, fino al 2012, a far vedere l'abitazione a chi lo desidera. Sottolinea: "La casa ha altri pezzi originali, i vetri smerigliati, le maniglie, gli infissi e gli scuri, le grate di alcune finestre che si affacciano sull'interno. Si tratta di piccoli particolari, ma chi ama l'Art Nouveau li apprezza sempre". Prenotazioni via sms o chiamando il 348.73.06.402 il sabato precedente la visita. Prima domenica di "apertura", questa del 4 maggio. Vedute La tromba delle scale del palazzo, a sinistra, costruito nel 1904-1905 su progetto dell'architetto Giovanni Battista Bossi. Qui sopra a destra, particolare della cucina della signora A.L., che apre il suo appartamento restaurato con sovvenzione delle Belle Arti Marta Ghezzi.

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Schifani al Senato: dialogo Il Colle benedice l'appello (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Schifani al Senato: dialogo Il Colle benedice l'appello Invito alla collaborazione anche nel testo che oggi Fini leggerà alla Camera L'ex capogruppo eletto con 178 voti, 4 più della maggioranza. Napolitano comincerà le consultazioni il 6 maggio ROMA - Renato Schifani è il nuovo presidente del Senato. è eletto alla prima votazione con 178 voti, quattro più della maggioranza prevista e formata da Pdl-Lega nord-Mpa. Questi consensi ulteriori sarebbero giunti dalle minoranze linguistiche (Unionvaldotaine e Svp) oltre che da Francesco Cossiga, mentre i tre senatori dell'Udc indicati come possibili sostenitori hanno optato, a detta di Salvatore Cuffaro, scheda bianca. E scheda bianca hanno votato anche quelli del Pd. Nello scrutinio si contano 117 schede bianche e 13 voti per Emma Bonino, che a sorpresa in mattinata si candida alla presidenza, due a Beppe Pisanu e una al presidente uscente Franco Marini. Presiede l'aula Giulio Andreotti. Oltre a Cossiga rispondono alla chiama i senatori a vita Ciampi, Colombo e Rita Levi Montalcini. Assenti Scalfaro e Pininfarina. Anche alla Camera, nelle stesse ore, si procede a eleggere il nuovo presidente. Ma Gianfranco Fini, candidato della maggioranza di centrodestra, dovrà attendere il quarto scrutinio stamani, per il quale basta la maggioranza assoluta e non più quella qualificata dei due terzi. A Palazzo Madama c'è un clima ovattato dopo le polemiche roventi della passata legislatura. Schifani, appena eletto, incontra Anna Finocchiaro in Transatlantico, la saluta e la bacia. Ma non è soltanto una questione di buone maniere, è un fatto politico. Schifani, nel discorso di insediamento, ha il tono da seconda carica istituzionale. Un segnale che non sfugge al presidente Giorgio Napolitano, il quale osserva: "Ho appena dato un'occhiata al discorso di Schifani e ho potuto anche guardare la bozza dell'intervento di Fini. Sono interventi molto misurati, preoccupati di contribuire a un clima di dialogo di confronto e mi auguro che tutto ciò sia poi confermato dagli sviluppi successivi". E intanto annuncia: "Inizierò le consultazioni il 6 maggio". Tra gli applausi il neopresidente richiama le "doti di saggezza e la ferma cultura istituzionale del Presidente, che rappresentano una guida di valore". Schifani riconosce al suo predecessore Marini, "equilibrio e capacità di includere in un percorso comune tutte le componenti parlamentari". E rileva poi "la correttezza e la compostezza del confronto con la senatrice Finocchiaro ". Ecco perché, nota ancora, sarà necessario prestare ascolto e attenzione a quelle minoranze che non sono più rappresentate in questa aula. "Agirò - assicura Schifani- con il massimo scrupolo di garante delle regole dei diritti dell'opposizione, della maggioranza e delle esigenze del governo". La semplificazione del quadro politico "potrà aprire una feconda stagione di riforme condivise ". "Ma la necessaria riscrittura delle regole - sottolinea - dovrà avvenire conservando il valore della reciproca legittimazione delle parti, un fatto che rafforza il Parlamento". Parla della Costituzione "nella quale c'è la nostra storia, il nostro passato, le nostre speranze, il nostro futuro". Rimarca che esistono la questione settentrionale e la questione meridionale e che tra le richieste dei cittadini "ci sono innanzitutto legalità e sicurezza". Invoca "una difesa senza tentennamenti delle nostre radici cristiane", sottolinea il nesso tra l'aumento dei reati commessi e l'immigrazione clandestina, tributa parole commosse "agli eroi di Nassiriya " e ai magistrati antimafia Falcone e Borsellino i quali ci hanno insegnato che la "lotta a tutte le mafie non dovrà avere alcuna pausa". Al via Renato Schifani prima del discorso: eletto con 178 voti (quattro in più della maggioranza formata dai senatori di Pdl, Lega eMpa), è il diciottesimo presidente del Senato (Morelli/ Emblema) Lorenzo Fuccaro.

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Bossi: ho 300 mila martiri con i fucili sempre caldi (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il ritorno del Senatur Il gelo del Quirinale: discorso che non appassiona Bossi: ho 300 mila martiri con i fucili sempre caldi "Silvio ha sposato la Lega, ora obbedisca". Berlusconi: toni bassi Il leader indica le priorità: tra i temi-chiave ci sono l'immigrazione e la revisione del trattato di Schengen ROMA - Esce dalla Camera alzando il pugno destro per salutare la piccola pattuglia di fan leghisti che sono venuti ad applaudire il suo ritorno a Roma, a quattro anni dal malore che lo aveva colpito l'11 marzo del 2004. Umberto Bossi non è cambiato e infatti ripropone subito i suoi fucili padani: "Questa è l'ultima occasione: o si fanno le riforme o scoppia un casino. Se la sinistra vuole scendere in piazza abbiamo trecentomila uomini, trecentomila martiri pronti a battersi. E non scherziamo... mica siam quattro gatti. Verrebbero giù anche dalle montagne". E verrebbero "con i fucili, che son sempre caldi". Nella prima giornata del nuovo Parlamento, con l'opposizione occupata a farsi l'esame di coscienza, le "sparate" del Senatur restano a lungo senza replica. Se non fosse che è proprio Silvio Berlusconi a telefonare a Bossi e a richiamarlo. E anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tenta di minimizzare: "Ho visto Berlusconi definirli di carta" quei fucili, ma "questa disputa non mi appassiona ". Quando il presidente della Repubblica parla, sono già entrati in funzione i blog dell'ex parlamentare no global Francesco Caruso e di Clemente Mastella: "Nel cuore del Sud ribelle ci sono trecentomila uomini con i fucili caldi che non aspettano altro che Bossi ci dica dove andarlo a prendere con i suoi sgherri padani", scrive Caruso. L'ex guardasigilli invita a "reagire". E Rifondazione si appella a Napolitano: non nomini Bossi ministro. Fucili a parte, Bossi si dice sicuro che Berlusconi rispetterà i patti con la Lega: "Si è sposato con noi e ora deve eseguire gli ordini". Poi non risparmia un attacco al braccio destro del Cavaliere sulla sicurezza. "Il decreto deve essere approvato subito dal Consiglio dei ministri, nonostante la cautela di Gianni Letta, perché bisogna ripristinare la legalità e la sicurezza dei cittadini". Altro tema caro a Bossi è quello dell'immigrazione. Ci pensa Calderoli, intervistato da Gente, a fissare la linea: "Bisogna avviare subito le procedure per sospendere il trattato di Schengen per la libera circolazione dei cittadini comunitari verso i Paesi dell'Europa dell'est". Bossi è più cauto e promette soltanto che Roberto Maroni al Viminale agirà subito e soprattutto aiuterà anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno. E' riservato a lui l'abbraccio di Bossi alla buvette: "Non avevano capito - spiega Alemanno al Senatur - che ogni volta che i romani vedevano il manifesto "Alemanno è amico di Bossi", io guadagnavo voti". Il segnale a Letta "Il decreto sicurezza deve essere approvato subito, nonostante la cautela di Gianni Letta" Muscolare Umberto Bossi alla Camera (Benvegnù/Guaitoli) Gianna Fregonara.

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Silvio lavora ai 100 giorni E Letta comincia subito con le missioni segrete (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il retroscena "Se non facciamo bene ci verranno a prendere" Silvio lavora ai 100 giorni E Letta comincia subito con le missioni segrete ROMA - "Se non facciamo bene, stavolta vengono a prenderci sotto casa". Il concetto rivela le ansie di Berlusconi, per nulla preoccupato delle "fisiologiche" liti sulla squadra di governo, certo del suo ruolo "riconosciuto dagli alleati per principio ", sicuro che le "intemperanze verbali di Bossi" non avranno conseguenze, e convinto che An "dopo la conquista di Roma si deve sentire appagata". Piuttosto è sui primi "cento giorni" a Palazzo Chigi che il Cavaliere intende concentrarsi, perché nei tre mesi iniziali dovrà mantenere alcune promesse elettorali già in scadenza: il "caso Alitalia" ha dei limiti di tempo imposti dal prestito ponte, l'emergenza rifiuti in Campania dovrà essere risolta entro l'estate, il federalismo fiscale andrà impostato prima dell'autunno. Non a caso il futuro ministro Scajola l'altra sera a Porta a Porta ha rivelato che sulla scrivania di Berlusconi sono in evidenza "tre dossier". Si tratta però di dossier ancora aperti. Quello sulla cordata per la compagnia di bandiera, per esempio, contiene una relazione di Ermolli, che ha messo insieme oltre una decina di società e imprenditori - tra cui alcuni nuovi del Nordest - interessati all'affaire. Ma per ora si tratta solo di "disponibilità", non di impegni sottoscritti, in attesa di conoscere il piano industriale e il partner internazionale. Serve insomma altro tempo. Ecco perché Berlusconi ieri ha accennato alla possibilità di "parcheggiare" Alitalia in un'azienda di Stato. C'è poi il piano per ripulire la Campania, e che prevederebbe anche l'uso dei militari per accelerare lo smaltimento dei rifiuti prima della stagione estiva. Quanto al federalismo, Bossi ha fatto capire chiaramente che la Lega non intende spostare la riforma nel tempo: "Va fatta subito", perché l'idea è di sfruttarla elettoralmente già per le Europee. Insomma, i primi "cento giorni" non saranno solo indicativi. Saranno per certi versi decisivi. Perciò il Cavaliere cerca di ritagliarsi un consenso che superi i confini delle Camere. Sa che la maggioranza di cui dispone lo rende fortissimo, anzi attrae pezzi di opposizione come un magnete. Basti pensare ai voti in più ottenuti da Schifani per la sua elezione alla presidenza del Senato. Voti centristi, a sentire la confidenza fatta da Cuffaro ad un amico incrociato nel pomeriggio a Montecitorio. "Il discorso di Renato era bellissimo", ha sussurrato il senatore dell'Udc. "Vuoi dire che l'hai votato?". "Sì, ma ufficialmente ho votato scheda bianca. Ehhh, la verità è che se i parlamentari udc vengono lasciati liberi, non fanno accordi con il Pd, ma con il Pdl. E io non sono un parlamentare, sono... un sarto". Per l'impresa che lo attende, Berlusconi deve allargare il consenso fuori dal Palazzo. è in questo quadro che va inserito l'incontro riservato di ieri sera a palazzo Grazioli tra i segretari di Cisl e Uil, Bonanni e Angeletti, e Gianni Letta. Già, Letta. Contro di lui sono salite critiche a mezza bocca pronunciate da forzisti insofferenti, e soprattutto pubbliche bordate da Bossi: il Senatùr non accetta che il futuro "sottosegretario unico" alla presidenza possa avere l'ultima parola su deleghe e decreti del ministero per le Riforme e di quello per il Federalismo. Ma c'è un motivo se ieri il premier in pectore ha difeso il suo braccio destro: "Gianni - come racconta l'azzurro Valducci - è fondamentale per Berlusconi. Perché in questo sistema che si regge ancora su logiche consociative, per varare certe riforme non bastano i voti del Parlamento, serve che alcuni centri di potere non siano quantomeno contrari. Altrimenti si inceppa tutto. In tal senso, è bene anche consolidare il rapporto con Veltroni. E mi auguro che Ichino accetti la presidenza della commissione Lavoro, perché c'è la necessità di riformare lo statuto dei lavoratori". Intesa con i sindacati e dialogo con il leader del Pd: ecco gli obiettivi del Cavaliere in vista dei primi "cento giorni". Scajola lo confermava ieri dopo un breve colloquio con Veltroni, "che è intenzionato ad andare avanti sulle riforme. Capisco che ora debba registrare il suo partito dopo una sconfitta peraltro scontata. Speriamo solo che non lo mettano in difficoltà: questi sono i limiti storici della sinistra italiana". Francesco Verderami.

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Alemanno, esordio bipartisan Via a una <commissione Attali> (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Alemanno, esordio bipartisan Via a una "commissione Attali" E il primo cittadino vorrebbe in giunta un ex assessore di Rutelli "Da Berlusconi consigli preziosi per snellire la burocrazia". Il comitato sarà guidato da Fara, presidente Eurispes ROMA - Quando prima del ballottaggio era volato a Parigi per incontrare alcuni esponenti del governo Sarkozy, Alemanno aveva scatenato l'ironia di Rutelli. L'ex ministro, però, da quella trasferta ha portato indietro qualcosa. Un'idea. "Costituirò una commissione per il rilancio di Roma, sul modello della commissione Attali voluta in Francia da Sarkozy. Sarà aperta anche a personalità non di centrodestra ", ha annunciato. I nomi sono ancora top secret. Alemanno ha solo rivelato che il nuovo organismo bipartisan "sarà guidato da Gian Maria Fara", presidente dell'Eurispes, l'istituto di ricerca che ai tempi del secondo governo Berlusconi entrò in conflitto con l'Istat e con il premier stesso. Fara sosteneva che i dati ufficiali sull'inflazione erano irrealistici. La questione divenne un caso politico. Altri tempi. Alemanno e Fara oggi vanno d'amore e d'accordo. E per confermare che sarà "il sindaco di tutti i romani", l'esponente di An avrebbe offerto ad Amedeo Piva, del Pd, l'assessorato ai servizi sociali, incarico che aveva già ricoperto con Rutelli. In giunta dovrebbe esserci un posto anche per la Destra di Storace. E forse per l'attore Luca Barbareschi, neodeputato del Pdl. Oggi intanto il nuovo sindaco riceverà la fascia tricolore dal commissario straordinario Mario Morcone. "Sono già al lavoro", ha comunque detto al Tg4 Alemanno, che ieri mattina era andato alla Camera, nel suo primo e ultimo giorno da deputato per questa legislatura, visto che dovrà lasciare lo scranno. Complimenti. E abbracci. Da alleati come Umberto Bossi. Ma anche da avversari come Rosy Bindi. La prima giornata dopo la vittoria è stata fitta di impegni. Telefonate. Incontri. Riunioni. E in serata la partecipazione a Ballarò, su RaiTre, dove Alemanno ha minimizzato i saluti romani di alcuni sostenitori di lunedì sera sulla scalinata del Campidoglio: "Una spacconeria di poche persone, non demonizziamo. Io credo nella democrazia, dobbiamo chiudere per sempre con la nostalgia e con i richiami a qualsiasi forma di totalitarismo ". Alemanno ha avuto anche un vivace botta e risposta con Lucia Annunziata sull'abolizione delle Province e sui costi della politica: "Non diciamo stupidaggini", ha attaccato l'esponente di An. "Rispetta quello che si dice", ha replicato la giornalista. "Chiedo scusa", ha concluso Alemanno. Il nuovo sindaco, fra le prime mosse, ha inviato messaggi a papa Ratzinger e al rabbino capo Riccardo Di Segni. Il telegramma alla comunità ebraica è servito per rasserenare il clima dopo le polemiche che erano state sollevate per il possibile apparentamento (poi saltato) con la Destra di Storace e soprattutto dopo le reazioni allarmate di ieri della stampa israeliana al risultato delle urne. Dal Vaticano, oltre all'apprezzamento per "il gesto di attenzione", è trapelata però anche l'attesa per l'intitolazione della stazione Termini a papa Wojtyla, ventilata nel 2006 da Veltroni ma mai concretizzata. Alemanno, che in serata ha confidato di aver "ricevuto preziosi consigli da Berlusconi su come snellire la burocrazia comunale ", ieri ha ribadito la priorità dell'azione politica: su tutto la questione sicurezza. "Voglio smantellare subito i campi nomadi abusivi e le baraccopoli illegali, manderemo via 20 immigrati che hanno commesso reati ", ha detto alla stampa romena. "Collaborerò con il governo centrale", ha precisato Alemanno, ricordando che "non sarà licenziato nessuno nelle aziende comunali, rivedremo qualcosa nei cda". Tradotto: i manager di nomina veltroniana rischiano il posto. Parlamento Nel tondo, l'ex ministro della Famiglia Rosy Bindi (Pd) si congratula con il neosindaco di Roma Gianni Alemanno (An). A lato, Alemanno ieri mentre vota alla Camera Paolo Foschi.

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Le debuttanti, baciamano e tailleur di mamma (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Le debuttanti, baciamano e tailleur di mamma A Montecitorio più donne e più giovani. Il pessimismo di Colaninno: non toccheremo palla I decani guardano con tenerezza. Tremaglia dice che "i nuovi sono bravi, ma questo è il Parlamento della partitocrazia" ROMA - I debuttanti cattolici si ritrovano alle 8 e mezzo, nella cappella della Camera, alla messa di monsignor Fisichella. Uomini maturi, in grigio scuro: Savino Pezzotta, Renato Farina, Raffaello Vignali. Le berluschine si radunano attorno a Berlusconi per una gara breve ma intensa, vinta da Barbara Mannucci, 26 anni, da 12 iscritta a Forza Italia, telefonino rosa visto sinora solo nella casa delle bambole, scoperta politica di Marcello Dell'Utri: alla Camera il Cavaliere si siede accanto a lei, in omaggio alla giovane età e ai biondi capelli. Dell'Utri ha portato qui anche il suo assistente Nicola Formichella, Tremonti il suo capo di gabinetto Marco Milanese, e pure Paolo Messa la sua segretaria di redazione. Lavorava alla rivista Formiche Elvira Savino, poi scoperta politicamente da Berlusconi in persona: barese, laureata alla Luiss, in tailleur bianco e tacchi da matrimonio. Il capo ha fatto ovviamente l'en plein: esordiscono l'ex assistente Deborah Bergamini, il medico Umberto Scapagnini, la fisioterapista Licia Ronzulli; ha sfiorato l'elezione pure il giardiniere di Arcore, che si chiama opportunamente Tiraboschi; è qui anche la pedagoga dei figli, Elena Centemero, filosofa, timidissima con la cartellina stretta al petto, il tailleur nero nuovo e un gioiello a forma di cuore, "pegno di un rapporto affettivo cui tengo molto, e non è il mio fidanzato". I decani li guardano con tenerezza. Mirko Tremaglia, l'unico che è qui dal '72, dice che "i nuovi sono bravi, ma questo è il Parlamento che segna il ritorno della partitocrazia contro cui mi sono battuto per quarant'anni. Ora ne vedo i residui". Giorgio La Malfa ha la stessa anzianità, anche se il biennio '94-'96 l'ha passato a Strasburgo. "I nuovi faccio fatica a capirli. Mi incuriosiscono i leghisti. Ma non parlano...". Bossi, pure lui un veterano: "Anch'io sto studiando i miei. Ho puntato sugli amministratori locali. Gente che lavora e prende i voti. Questo qui ha fatto il 70%". è Marco Reguzzoni, ex presidente della Provincia di Varese, l'uomo più vicino al capo durante la malattia, ogni pomeriggio nella villetta di Gemonio. "Questo invece ha preso l'80%". è Gianluca Buonanno, ex Msi, ex Lista Sgarbi, nipote di un attore pugliese che faceva da spalla a Petrolini e di una De Los Rios nobildonna borbonica, due mandati da sindaco di Serravalle Sesia e altri due da sindaco di Varallo Sesia, "sono un sindacalista del territorio, io". L'impressione è di ringiovanimento. Più donne, più colori. Bianca, beige e marrone la mise di Maria Rosaria Rossi, che all'immatricolazione recalcitrava: aveva portato la foto da casa. Paola Concia, leader lesbo, saluta la Binetti facendole l'occhiolino. Il gruppo Pdl in particolare si è rinnovato parecchio, altri volti, anche importanti. Fiamma Nirenstein fa il confronto con trent'anni fa, quando veniva in Transatlantico da giornalista. "Craxi ogni volta mi diceva: "Lo so che lei è del Mossad!". Una sciocchezza che mi divertiva molto. Era il tempo di Bettino, ma anche di solida egemonia della sinistra: un linguaggio, uno stile, un birignao. Oggi l'egemonia è finita, il politicamente corretto è morto, si parlano lingue diverse. Certo che le giornate qui dentro non finiscono mai, ci vorrebbero una doccia e vestiti di ricambio...". Margherita Boniver è stata qui per la prima volta nell'80, "ma allora il Psi non contava come adesso: abbiamo gli Esteri, l'Economia, forse il Welfare con Sacconi...". Un altro giornalista esordiente, Giancarlo Lehner, ancora più di buonumore: "Ieri Berlusconi ci ha fatto il più bel discorso politico che abbia mai ascoltato". A sinistra è entusiasta solo Calearo: "Ho fatto festa tutta notte!". Si riferisce alla vittoria di Vicenza, ma i compagni lo guardano come uno che non ha capito bene. Molto festeggiata Alessia Mosca, brianzola di Biassono, responsabile Lavoro del Pd. Farina, che è di quelle parti, accenna un baciamano: "Biason, brÜta la tera, bei i don". La pedagoga Centemero la abbraccia: erano compagne di scuola. Beatrice Lorenzin, già capo dei giovani di Forza Italia, è sua grande amica: "Alessia! Una giornata karmica!". Marianna Madia e Pina Picierno fanno coppia fissa; un paio di maturi marpioni le pedinano, vorrebbero Pdl/2 Mara Carfagna approcc iarle, ma non osano; la Madia ha messo un tailleur della madre, la Picierno no, "mammà mangia troppe mozzarelle!". Risate. Buttiglione, considerato il più colto della compagnia, valuta a occhio che il primato anche stavolta è al sicuro: "Del resto, non ci vuole molto". Tutti sono impressionati dai tempi lunghi. "Non sono pentito, lo rifarei, ma l'impressione è che non toccheremo quasi palla per l'intera legislatura ", dice Matteo Colaninno. Viviana Beccalossi è venuta con il figlio Giovanni, 11 anni, arrabbiato per non essere stato ammesso alle tribune. La Brambilla invece è infastidita dalla presenza della sua sosia in piazza Montecitorio: "Emozione? Non è il mio primo giorno di scuola ". Anna Maria Bernini, avvocato di Pavarotti e della vedova, nonché figlia del ministro al Commercio estero del primo governo Berlusconi e moglie del ginecologo che ha fatto nascere il figlio di Casini: "Qui parlano tutti. Va be' che si chiama Parlamento. Ma sarebbe bello ribattezzarlo Ascoltamento". Salvatore Vassallo, costituziona-lista, Pd: "Troppi convenevoli". Giancarlo Mazzuca, già direttore del Carlino, Pdl: "Che palle! ". Calearo spiega che proporrà a Veltroni una grande festa con 55 invitati tutti nati come loro nel '55, confermando di non aver capito bene. Si incrociano i due neoparlamentari in sedia a rotelle, Ileana Argentin mancato ministro Pd e Gianfranco Paglia, capitano della Folgore ferito a Mogadiscio, qui con zaino militare: "Ho detto sì a Fini perché volevo continuare a servire il mio Paese; se non potrò farlo, tornerò in uniforme". Melania Rizzoli ha un libro in uscita proprio oggi, racconta di come ha sconfitto il cancro. Maria Antonietta Coscioni dice che continuerà il lavoro del marito, morto due mesi prima di venire eletto. Tremaglia avverte tutti: "Sarà meglio lavorare molto e bene; altrimenti saremo spazzati via, nessuno escluso". L'en plein del Cavaliere Esordiscono l'ex assistente, il medico, la fisioterapista e la pedagoga dei figli Il telefonino rosa Barbara Mannucci, 26 anni, da 12 iscritta a FI, telefonino rosa da casa delle bambole I protagonisti L'ex comandante della Guardia di finanza Roberto Speciale, neodeputato del Pdl, saluta con un baciamano la collega Michela Vittoria Brambilla. A destra Fiorella Ceccacci, altra debuttante pdl, ed Emma Bonino, senatrice radicale eletta nelle liste pd Pdl/1 Michaela Biancofiore Il look Sopra Diana De Feo, moglie di Emilio Fede, eletta nelle file del Pdl. Per il primo giorno in Parlamento ha scelto un tailleur chiaro. Sotto Marianna Madia, della lista del Pd, che ha preso in prestito un tailleur grigio della mamma Aldo Cazzullo.

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I futuri ministri: An e Lega (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 5 categoria: BREVI I futuri ministri: An e Lega Bossi ha confermato che sarà lui il prossimo ministro dell'Interno Roberto Maroni.

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Messina Denaro <Wanted> E il boss finisce in un rap (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-30 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE Il latitante tra murales e canzoni Messina Denaro "Wanted" E il boss finisce in un rap CATANIA - Uno striscione che pende dal Teatro Bellini, sopra l'immagine in stile Pop Art del boss Matteo Messina Denaro con la scritta "wanted", ricercato. Il mafioso latitante finisce anche in una canzone rap, "La gente fa", del gruppo Enmicasa: "In questa cosa sono il re, il messia, il veterano / il nuovo boss come Matteo Messina Denaro".

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<Alitalia, basta veti o va a Fs> (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-30 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE La crisi La frenata di Bossi: non credo si possa fare. Bruxelles precisa: ci sono problemi "Alitalia, basta veti o va a Fs" Berlusconi: è una "minaccia", l'Europa non faccia difficoltà La Ue: non ha importanza se l'acquirente è pubblico o privato, purché siano operazioni di mercato ROMA - Comincia a scaldarsi, forse prima del previsto, il clima tra la Commissione europea e il nuovo inquilino di palazzo Chigi. L'occasione è l'Alitalia. "Se Bruxelles si mette a dare fastidio (a "zignare ", ndr) - ha affermato Silvio Berlusconi conversando con i giornalisti alla Camera - con la storia degli aiuti di Stato, allora potremmo farla comprare dallo Stato, dalle Ferrovie". Il premier in pectore precisa subito che si tratta di "una minaccia, perché la decisione è di andare avanti con gli azionisti privati". La risposta da Bruxelles, che nei giorni scorsi aveva storto la bocca sul prestito ponte da 300 milioni di euro approvato dal governo Prodi per dare più ossigeno alla compagnia di bandiera, è arrivata quasi subito. "L'acquirente può essere pubblico o privato - ha precisato il portavoce del commissario Ue alla concorrenza Neelie Kroes nel sottolineare la "neutralità" problemi possono nascere se il trasferimento di risorse pubbliche eccede il valore di mercato della compagnia". Berlusconi comunque ha fatto capire di avere un disegno chiaro in testa e di portarlo avanti. "C'è una squadra di persone ben al di là del capitale necessario - ha detto - ora faremo la due diligence, poi la nuova compagine, assistita da banche che già ci sono, farà il piano industriale e avanzerà proposte al sindacato". L'idea di una discesa in campo delle "Ferrovie", per quanto descritta come una ritorsione ai cavilli di Bruxelles, ha suscitato immancabili reazioni anche da parte della maggioranza. Per il leader della Lega Nord Umberto Bossi, "non si può fare perché sarebbe una concentrazione di potere", poi ha commentato di non sapere "cosa ha in testa Silvio" e che per lui "la soluzione migliore resta la legge Marzano, la stessa usata per Parmalat". Secondo Gianfranco Fini Berlusconi avrebbe illustrato ai suoi parlamentari l'ipotesi "non di proprietà pubblica ma di proprietà privata e gestione pubblica e aveva usato l'esempio delle Ferrovie che sono gestite dallo Stato". "In teoria tutto è possibile - ha commentato ancora il leader di An - mi chiedo però chi siano quei privati che mettono i soldi per poi dare la gestione allo Stato". I sindacati, invece, si sono mostrati interessati. Per Raffaele Bonanni (Cisl) "questa proposta non sarebbe neppure tanto illogica in una prospettiva di collegamenti più veloci". Intanto, in questo contesto di continua evoluzione, le compagnie aeree internazional i restano alla finestra. Jean-Paul Fitoussi, uno dei consiglieri economici di Nicolas Sarkozy, non ha escluso addirittura un possibile ritorno in scena della compagnia di bandiera francese nonostante la clamorosa "rupture" di Jean Cyril Spinetta. "Il ritiro di Air France è normale - ha commentato - fa parte della strategia ". Così come la Lufthansa, dopo aver fatto un accordo locale con Malpensa, pur confermando di "mantenere un profilo molto cauto - ha affermato il numero uno Wolfgang Mayrhuber - perché le condizioni sono quelle che sono, ma si tratta del secondo mercato europeo più importante e non lo lasceremo di certo perdere". Roberto Bagnoli.

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Cassonetti a fuoco, indagini su un militante leghista (sezione: Nord)

( da "Corriere della Sera" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Varese è un uomo di 36 anni candidato alle ultime comunali. In un mese segnalati trenta roghi Cassonetti a fuoco, indagini su un militante leghista VARESE - Non erano gli extracomunitari a dare fuoco ai cassonetti di Varese; l'uomo denunciato domenica dalla polizia è invece un militante leghista. Politico di secondo piano e senza incarichi ammini-strativi, ma con una poltrona in una società partecipata provinciale (non retribuita), candidato in lista alle elezioni comunali del 2006. Ora è indagato per danneggiamento, perché è stato scoperto in piazzale Kennedy, vicino alle stazioni, mentre stava dentro un cassonetto, con un tizzone di carta accesa in mano. In questura è stato interrogato a lungo, ma lui nega ogni addebito. Il segretario cittadino della Lega Nord Fabio Binelli si dice molto stupito e prende le distanze: "Se risulterà che davvero è stato un nostro iscritto, proporrò al direttivo cittadino di prendere i provvedimenti del caso: il teppismo è incompatibile con i principi del nostro movimento". Il movente, tuttavia, non dovrebbe avere nulla di politico. S.C. starebbe attraversando un momento difficile, e questo spiegherebbe anche come mai nessuno sospettava nulla. Da amici e colleghi di partito S.C. viene infatti dipinto come una persona irrequieta ma molto intelligente, figlio di un noto medico, e impegnato anche in attività sociali. L'uomo, 36 anni, è indagato solo per uno dei trenta vandalismi perpetrati contro i cassonetti della città negli ultimi due mesi e mezzo. Per il legale dell'uomo l'accusa è tutta da provare. Tra gli elementi che potrebbero essere valutati dagli inquirenti c'è anche una lettera spedita al quotidiano locale "Varesenews", in cui una persona che si firma con lo stesso nome dell'indagato accusa gli extracomunitari di aver cominciato a dare fuoco ai cassoni della spazzatura. In particolare, l'autore della lettera dice di abitare nella zona delle stazioni e ne denuncia il progressivo degrado, attribuendone la colpa al bivaccare degli stranieri: "Ultimamente, forse annoiati o forse troppo ubriachi, hanno incominciato a dare fuoco ai cassonetti dell'immondizia ". Roberto Rotondo.

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A volte diciamo sì a chi ci sfrutta Oggi no. Precari all'EuroMayDay! (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

A Milano e in altre decine di città non solo europee il primo maggio precario e migrante A volte diciamo sì a chi ci sfrutta Oggi no. Precari all'EuroMayDay! Intelligenze precarie "Non c'è niente da festeggiare", così Repubblica parla del primo maggio nella pagina milanese in cui dedica un trafiletto al primo maggio e alla Mayday Parade. Noi invece diciamo che nell'esplosione creativa della Mayday sono visibili modi nuovi di produrre conflitto. Fino a qualche decennio fa era precario colui che era escluso dal sistema fordista, tutto fabbrica e ammortizzatori sociali. Era una condizione tipicamente meridionale, fortemente contigua e intercambiabile con la disoccupazione. La precarietà di cui si parla e che si vive oggi è invece interna al tessuto produttivo ed è un prodotto tipico del Nord dell'Italia. Attenzione: non vogliamo sostenere che la prima non esista più, ma che la nuova precarietà è profondamente radicata nel sistema produttivo, ne costituisce corpo e mente e quindi è potenzialmente esplosiva. Una precarietà altrettanto nuova ma che si manifesta anche nei settori tradizionali, come fabbrica e servizi, è quella dei migranti. Quanti sono i precari e i migranti? Milioni, non è facile quantificarli. Quello che è certo è che la precarietà del nuovo millennio agisce così profondamente e diffusamente da tenere in scacco il mondo del lavoro e dominare una società che culturalmente ha introiettato i valori fondanti dell'impresa: individualizzazione, profitto, competizione. Riteniamo da tempo che la precarietà sia insieme ricatto e consenso. Dei due termini del problema, tuttavia, la novità è il consenso. Da sempre il capitale esercita ricatto sul resto della società in modo cangiante, ma lo scarto oggi è proprio rappresentato dal consenso. Trent'anni di arretramento nei diritti e nel potere di acquisto di lavoratori e famiglie sono passati senza che si creasse il finimondo. Ciò non si giustifica con la sola retorica del sindacato venduto, dei politici corrotti e del popolo bue. Il problema è più ampio, il problema è il consenso: le imprese oltre a ricattare, tagliare e sfruttare sono capaci di illudere, affascinare e creare aspettative. Questo punto è essenziale. Se vogliamo darci un nuovo ritmo, se ci assumiamo il compito di rinnovare i modi e gli obiettivi del nostro agire dobbiamo capire la società che ci circonda. Ragionare sul "consenso" significa - in settori come moda, comunicazione, telefonia, servizi, informazione, ma anche trasporti e logistica, settori determinanti nelle aree metropolitane e strategici per le imprese - pensare alla mentalità che lega l'impresa al lavoratore, alle aspettative di quest'ultimo, alle regole d'ingaggio che possono tramutare questo rapporto in conflitto. Nei rapporti di lavoro è cambiato tutto. Tra padrone (quando c'è o lo si riconosce come tale) e dipendente, tra capo e sottoposto ci si da del tu, la gestione dell'azienda è orizzontale, sembra di stare in una grande famiglia, quasi quasi sulla stessa barca... Questo è frutto di politiche di marketing che mettono in gioco meccanismi di fidelizzazione del lavoratore nei confronti dell'impresa. Aumentano profitti e produttività, diminuisce il conflitto. Il rapporto padrone e lavoratore diventa meno ideologico ma più viscerale, e la sua rottura genera risentimento e smarrimento. Insomma, tra i lavoratori c'è la sensazione diffusa che impegnandosi e insistendo si riuscirà a migliorare le proprie condizioni individuali - quasi mai collettive. Non si tratta di porzioni marginali del corpo sociale e, attenzione, non si tratta neanche di arrendevolezza. È una mentalità diversa, che ci piaccia o no, da cui si deve partire. Nell'esperienza dei Punti San Precario, sportelli di nuova generazione, poco attenti alla causa legale ma più attratti dall'agitazione dentro e fuori i luoghi di lavoro, tutto questo si è delineato con chiarezza. Nel momento in cui un lavoratore si sente tradito dall'azienda viene pervaso da una rabbia che lo porta a chiedere più soldi possibile e a cercare di abbattere l'immagine dell'impresa. L'abbiamo chiamato "Cash & Crash": per organizzare conflitto bisogna penetrare nei luoghi di lavoro per intaccare i profitti dell'azienda ottenendo soldi (il cash) e sminuirne l'immagine (il crash). L'esperienza che ne è seguita, modellata dalla collaborazione a molti conflitti e vertenze, è servita a diffondere il conflitto, allargarlo e renderlo adatto a insinuarsi nel luoghi di lavoro, comunicare con i lavoratori precarizzati e quindi ricattabili e cercare di tutelarli. Ovviamente ciò non funziona ovunque, e il sindacato ha difficoltà a rapportarsi con questa versione fluida del conflitto. È cospirazione precaria e parte dalla convinzione che la precarietà non si combatta semplicemente proponendo rigidità nel rapporto di lavoro, che non si traduce automaticamente nell'affermazione di diritti, ma "garantendone" la fluidità, per esempio incrementando la possibilità di rifiutare un lavoro peggiore. Ciò significa garantire a ognuno di noi la possibilità di scelta, unica strada per ridare fiato ai conflitti. Tradotto: serve un welfare che pesi in positivo sul bilancio che ognuno fa tra vantaggi e svantaggi quando deve decidere se andare contro all'azienda o meno, diminuendo la forza del ricatto che il lavoratore subisce. Per questo bisogna legare i diritti alla persona e non al contratto. Certo, non tutto il mondo del lavoro segue queste regole, ma con la crescita del peso dei precari è necessario dare uno sbocco ad una nuova cultura del conflitto. Chi confonde questa prospettiva con una forma fuori tempo di assistenzialismo dimentica che, nel nord del paese e in buona parte delle aree metropolitane la precarietà è a tempo "indeterminato" proprio perché i dati della disoccupazione sono bassissimi; ovvero si lavora sempre per prendere due lire precarie. L'esperienza del Punto San Precario lo dimostra: saper mostrare di poter compromette l'immagine di un'azienda significa esercitare efficacemente conflitto. L'importanza dell'attenzione maydayana alla "alleanza" fra precari e migranti parte proprio da queste considerazioni. La precarietà agisce diversamente nel corpo sociale frammentandolo, ogni parte ne subisce aspetti diversi. Bisogna agire sulla specificità della condizione, alimentare il protagonismo dei soggetti e fomentare i conflitti in quei settori sociali traditi, dimenticati dalla retorica dei diritti e delle tutele che ogni giorno diventano più sbiaditi. La regolarizzazione dei migranti e l'abolizione dei cpt, la richiesta di un reddito e l'affermazione dei diritti, scritti in calce sul poster della mayday (vedi a pagina 24 di questo giornale) non vogliono essere una sommatoria di rivendicazioni, contentino per i soggetti che la animano, meticci e nativi, ma rappresentano la consapevolezza che per opporsi alla precarizzazione è necessario ripensare a un'offensiva dentro e fuori i luoghi di lavoro, attraverso il sociale che ponga al centro della sua attenzione "la cultura del conflitto" e l'agitazione culturale come basi della propria azione e comunicazione precaria.org 01/05/2008.

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Fini dichiara aperta l'epoca della restaurazione (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Eletto ieri presidente della Camera il leader di An: prima volta per la destra ex fascista. Nel suo discorso l'omaggio a 25 aprile e 1° maggio (rimuovendo l'antifascismo) e poi l'attacco al "relativismo culturale" Fini dichiara aperta l'epoca della restaurazione Anubi D'Avossa Lussurgiu Tutto come previsto. Come lo era dalle anticipazioni mediatiche. Come si poteva prevedere, poi, conoscendo l'uomo, la sua storia, il suo vocabolario. E come ci si poteva immaginare, anche, muovendo da una severa presa di coscienza del tempo politico presente. Tutto previsto e prevedibile, nel discorso a Montecitorio di Gianfranco Fini eletto ieri tredicesimo presidente della Camera dei deputati, una storica "prima volta" per la destra ex-fascista italiana. Previsti e prevedibili tanto l'omaggio al 25 aprile e al 1° maggio quanto l'omissione dell'antifascismo (notata soltanto da qualche voce della sinistra ormai extraparlamentare e, nel Pd, dal solo Massimo D'Alema) e della democrazia sindacale. Tanto il richiamo al tricolore quanto la distanza sottolineata da Bossi, che rivendica alla Padania la "sua" bandiera. Tanto il riconoscimento dell'ebraismo quanto il suo inglobamento nella "cultura ebraico-cristiana dell'Occidente". E tanto l'indicazione della "laicità delle istituzioni" quanto il riconoscimento del "ruolo fondamentale" della "religione cristiana" nella "formazione e difesa dell'identità culturale della nostra patria". Soprattutto, la messa al bando del "relativismo culturale" visto come "insidia maggiore" nientemeno che alla "nostra libertà" e tradotto in una concezione di "assoluta pienezza dei diritti e pressoché totale assenza di doveri e finanche di regole". Un discorso lineare, al fondo: che proprio in quella cadenza apertamente "ratzingeriana" trova la sua cifra riassuntiva. Il segno impresso all'occasione di coronare una grande (e sia pur quanto più formalmente "morbida" possibile) restaurazione. Nel senso comune come nei rapporti sociali. 5 01/05/2008.

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Sondrio, perla rara nel nord leghista: vince il centrosinistra ma non è tutta farina del Pd (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Volevano la SA fuori. Invece... Sondrio, perla rara nel nord leghista: vince il centrosinistra ma non è tutta farina del Pd... Angela Mauro Visto da Roma, il risultato sembra quasi incredibile. A Sondrio un po' meno: il clima pre-voto portava vento di vittoria del centrosinistra. Il centrodestra, al governo locale da cinque anni, non aveva lasciato un buon ricordo. Troppi dissidi con la Lega che, forte della presidenza della provincia, bramava surplus di ingerenze anche al comune. Dissidi fino alla rottura e al commissariamento, un anno fa. Facile dunque per lo schieramento guidato da Alcide Molteni (già sindaco della città negli anni '90) immaginarsi una vittoria. E adesso anche a Roma ci credono, tanto che lo stesso Veltroni sfoggia il risultato di Sondrio come rara perla preziosa nel nord leghista e nel devastato scenario nazionale consegnato dal voto. Peccato che Molteni, pur di estrazione diessina, non abbia mai aderito al Pd (per contrasti di vecchia data con gli ex Dl). Ma, soprattutto, peccato che prima della campagna elettorale il Pd di Sondrio abbia cercato di ostacolare la formazione di una coalizione con Sinistra Arcobaleno e socialisti, spingendo invece per un'alleanza con l'Udc (che poi si è presentata da sola e ora non ha consiglieri). Da Roma, Sondrio sembrerà anche perla preziosa, ma forse non proprio tutti possono permettersi di sfoggiarla, è il ragionamento del segretario della locale Federazione del Prc, Massimo Libera. "Qui in particolare il veltronismo stava sbagliando strategia - dice - Non ci volevano in coalizione, ma la Sinistra Arcobaleno ha conquistato oltre il 6 per cento dei voti e ha tre consiglieri comunali. La Lega è precipitata al 9 per cento". Certo, l'Arcobaleno in provincia è al 2,1 per cento, mentre il Carroccio sfiora il 40. "Ma sul risultato della Lega alle politiche - continua Libera - ha pesato una componente ideologica, al di là del territorio. Quando invece si tratta di giudicare gli amministratori della propria città, anche l'elettorato leghista diventa mobile e sa distinguere". Ad ogni modo, aggiunge Libera, "a Sondrio è stato lo stesso Molteni a tenere sulla scelta di una coalizione con noi, il Partito socialista e il Pd". Più tre liste civiche, di cui una arcinota in città, quella del neosindaco. "Sondrio Democratica", 13 anni di vita, creata già per lo scorso mandato da Molteni, che ormai ci è affezionato (come gli elettori) tanto da evitare, negli anni, casacche politiche più definite. Non è entrato nel Pd, si diceva. Ma ora non ci sta a fare dietrologia sulla strategia pre-elettorale di quello che comunque resta il suo partito di riferimento. Conta la vittoria, ragiona fiero Molteni: "Se abbiamo vinto è perchè abbiamo saputo interpretare le elezioni nel modo più corretto". La città era stanca del centrodestra, sicuro. Ma conta anche il valore delle persone, continua il neoeletto sindaco che (modestamente) parla di sè come di uno "sporco narcisista" e dei "comunisti" al governo con lui come di "persone percepite come seri amministratori. E andremo d'accordo: qui si parla di strade e marciapiedi, non di Afghanistan...". Sondrio, 23 mila anime al nord della Lombardia di Formigoni e del Carroccio e nessuna sensazione di soffocamento. "Farebbero brutta figura loro a constrastare opere buone solo perchè non hanno la bandiera leghista - dice Molteni - Qui Formigoni c'è da una vita e io ho già fatto il sindaco: la città non è affogata". 01/05/2008.

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Noi li abbiamo abbandonati i lavoratori si sono vendicati Basta con la concertazione (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

La sinistra non può sfuggire all'autocritica, ma anche il sindacato ha di che riflettere Noi li abbiamo abbandonati i lavoratori si sono vendicati Basta con la concertazione Fausto Beltrami* Forse perché in Italia non c'è mai stato un "partito del lavoro" e la stessa esperienza sindacale è sorta e cresciuta per opera ed in relazione con diverse correnti politiche e culturali, raramente i lavoratori dipendenti hanno votato in maggioranza per i partiti di sinistra. Seri studiosi di flussi elettorali ci spiegano che bisogna andare alla metà degli anni 70 - prima della politica di unità nazionale e dei sacrifici - per imbatterci in questo caso infrequente. Più tardi, con il crollo del socialismo reale, lo scioglimento del Pci e, nel '92, la fine "scandalosa" del Psi, i lavoratori che in precedenza avevano votato a sinistra si sarebbero distribuiti più o meno equamente tra il centro-sinistra e il centro-destra. Un discorso a parte andrebbe fatto per i dipendenti pubblici, che per tutta una lunga fase del dopoguerra hanno subìto il condizionamento del sistema di potere democristiano e che dagli anni 90 in poi avrebbero reagito agli attacchi antistatalisti della destra orientandosi in maggioranza per il centro-sinistra. Anche nelle elezioni del 2006 il voto operaio delle regioni settentrionali si era orientato per circa il 60% verso la coalizione di centro-destra. Ciò vuol dire che tutta l'azione di mobilitazione sindacale e politica durante il precedente quinquennio di Berlusconi aveva senza dubbio spostato il voto di parti consistenti del mondo del lavoro italiano verso il centro-sinistra, ma non aveva intaccato in profondità la presa che il centro-destra - attraverso il veicolo principale della Lega - manteneva da tempo sui lavoratori del Nord. Ovviamente il voto di molti di loro era stato soltanto prestato alla coalizione dell'Unione. Due anni di governo Prodi hanno però convinto quegli stessi lavoratori di aver fatto un pessimo investimento politico ed hanno convinto molti altri, anche giovani e meno giovani precari, che da un centro-sinistra siffatto, sostenuto invece che incalzato da Cgil, Cisl, Uil, non hanno nulla da guadagnare. Siamo così giunti ad un Primo Maggio senza sinistra in Parlamento e con una maggioranza governativa interamente composta da forze estranee se non addirittura avverse alla Costituzione nata dalla Resistenza antifascista. Se è pur vero che attori delle elezioni sono i partiti e che la sinistra politica non può sfuggire, come si è detto, al compito dell'autocritica, anche le organizzazioni sindacali, e la Cgil in particolare, hanno di che riflettere su questo esito oggettivamente drammatico e traumatico. Se la pratica concreta di un governo il cui programma era vicino a molte delle proposte della Cgil ha suscitato tante delusioni, la condotta sindacale di questi anni non è in discussione? Si pensa davvero di poter proseguire sostanzialmente con lo stesso metodo concertativo, semplicemente preparandosi ad agire dentro le compatibilità concesse dal nuovo quadro politico ed adeguando inevitabilmente i propri progetti allo stesso? Davvero la paura di "non essere tagliati fuori" porterà tutte e tre le principali organizzazioni sindacali a considerare normale ed accettabile ciò che normale ed accettabile non è? Le avvisaglie della situazione che si stava creando non erano mancate: i fischi di Mirafiori ai segretari delle tre confederazioni, un esercito di funzionari sindacali che si presenta al rapporto con i lavoratori con un'unica posizione sindacale positiva sull'accordo con il governo e raccoglie un milione di voti contrari. Subito declassati a protesta marginale invece da chi avrebbe dovuto comprenderli nelle loro profonde motivazioni. Ora a quanto pare si vuole fare il bis sacrificando il contratto nazionale. E quando sarà di nuovo il turno dello Statuto dei lavoratori? Piuttosto arduo trovare rassicurante la presenza in Parlamento del professor Ichino e del suo partito democratico. Molte analisi e molti fatti - problemi energetici ed ambientali, delle materie prime e finanziari - convergono con la tesi che abbiamo alle spalle la fase più buona, si fa per dire, della globalizzazione capitalistica. Le paure hanno un fondamento reale, oltre ad essere fomentate dallo squadrismo mediatico scientifico di chi in una democrazia normale non potrebbe candidarsi alla presidenza del Consiglio e per questo stesso motivo non potrà mai diventare il grande statista che con presunzione da caudillo pretenderebbe di essere. Da due decenni ormai, contemporaneamente ad una incessante ristrutturazione industriale che ha via via sempre più diviso il mondo del lavoro e che continua a far sentire i lavoratori come fuscelli in un mare in tempesta, il richiamo comunitaristico, antifiscale e in chiave xenofoba e antimmigrazione della Lega riscuote, tra alti e bassi, grandi successi elettorali. In questo stesso periodo le confederazioni sindacali, quando si sono presentate al rapporto con i lavoratori su temi legati alle politiche dei governi, è perché avevano bocconi amari da far trangugiare. Mentre l'offerta politica della sinistra e del centro-sinistra, recisi da tempo gli antichi legami sul territorio e con le fabbriche, è stata complessivamente percepita, e non poteva che essere così, come ambigua su aspetti decisivi quali il welfare, la precarietà, le privatizzazioni. Tutto questo ci dice del punto basso da dove ripartiamo per riconquistare la fiducia sindacale e politica dei lavoratori. Ma la realtà non ce la possiamo scegliere. Il nostro punto di forza sta nel fatto che i lavoratori sanno riconoscere chi offre delle finte risposte. *Camera del Lavoro di Brescia 01/05/2008.

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È auspicabile che il clima non cambi nel prosieguo della legislatura, quando i vincitor (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Di GIOVANNI SABBATUCCI È auspicabile che il clima non cambi nel prosieguo della legislatura, quando i vincitori avranno smaltito l'ebbrezza del successo e i perdenti avranno avuto il tempo di riflettere sulla sconfitta. È auspicabile soprattutto che la maggioranza sappia gestire la raggiunta autosufficienza e la plausibile aspettativa di una lunga permanenza al potere dando prova di moderazione, autocontrollo e disponibilità al confronto (così lascerebbero intendere le prime dichiarazioni del presidente del Consiglio in pectore, dei neo-eletti presidenti delle Camere e anche del nuovo sindaco di Roma), senza cedere alla tentazione di stravincere e senza cadere nella bulimia istituzionale. Non è ora il caso di recriminare sulla mancata concessione all'opposizione della presidenza di uno dei due rami del Parlamento: questa prassi (inaugurata negli anni lontani della solidarietà nazionale, con l'elezione di Pietro Ingrao alla presidenza della Camera nel '76) non ha mai attecchito nella seconda Repubblica; e il fatto che ad appellarvisi siano regolarmente i perdenti non depone a favore della sua attuabilità nelle circostanze date. Ci sono altre occasioni e altri terreni su cui misurare la generosità e il coraggio dei nuovi governanti. Se il modello-Sarkozy, ovvero la chiamata a incarichi di prestigio di esponenti dell'opposizione, risulta oggi impraticabile a livello di formazione dell'esecutivo (ma l'offerta del ministero del Lavoro a un esponente della sinistra liberal e riformista come Pietro Ichino è stata in questo senso un segnale significativo), nulla vieta di applicarlo quando si parli di nomine nelle autorità di controllo o nei vertici delle aziende pubbliche, a cominciare dalla Rai: un caso, quest'ultimo, in cui la discrezione sarebbe non solo raccomandabile ma anche doverosa. Certo, un dialogo sereno e proficuo sulle questioni di interesse comune non parliamo naturalmente solo di uomini e poltrone, ma anche e soprattutto di regole, a cominciare dalle riforme istituzionali non può stabilirsi che fra interlocutori forti. Occorre quindi da un lato che la leadership della maggioranza sia in grado di resistere alle pressioni delle sue componenti più riottose (in questo senso non lasciano ben sperare né le ultime esternazioni di Bossi, né le laboriose trattative con la Lega per la formazione del governo). È indispensabile d'altro canto che l'opposizione eviti di disperdere in rese di conti interne e processi postumi quel che di buono ha realizzato in questi mesi: ovvero la nascita di una forza riformista capace di affrancarsi dalla frammentazione e dall'ipoteca dell'estrema sinistra. Solo a queste condizioni la legislatura, che si annuncia lunga, potrà essere anche utile allo sviluppo e alla crescita civile del Paese.

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Oggi ricordiamo i lavoratori morti sul lavoro Il valore e l'attualità di questo grande giorno Indulto e democrazia, connubio inscindibile (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Urliamo il nome dei morti sul lavoro Caro direttore, tutte le manifestazioni organizzate per la festa dei lavoratori dovrebbero aprirsi ricordando i nomi dei morti sul lavoro almeno dalla stessa data dell'anno scorso ad oggi: un modo semplice per onorarne la memoria e allo stesso tempo un monito per il legislatore ad intervenire affinché ciò non si ripeta più. Non so se la sicurezza sui luoghi di lavoro sarà una priorità del nuovo Parlamento, ma mi piacerebbe che la stampa e la televisione pungolassero l'opinione pubblica e i neo eletti deputati e senatori, dedicando all'argomento la stessa attenzione sensazionalistica, per non dire maniacale, che hanno dedicato al problema della sicurezza nelle città. Un problema non esclude l'altro, ma relegare a notizie di cronaca i morti sul lavoro e dedicare le prime pagine alle violenze in città è un pessimo modo di fare giornalismo (e vivaddio non riguarda "Liberazione"), che fa il paio con un altrettanto pessimo modo di fare politica che invoca ed adotta misure straordinarie per la sicurezza urbana e invece stenta a far rispettare le norme esistenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Sotto il profilo legislativo, tranne che con leggi di iniziativa popolare, potremmo incidere ben poco nei prossimi anni; ma dalla piazza non possiamo mancare di far sentire la nostra voce. Magari anche solo scandendo, forte e chiaro, il nome di quei lavoratori che non potranno mai più festeggiare il Primo Maggio. Giovanni Renella Napoli Valore e dignità tutto l'anno Cara "Liberazione", oggi dovremmo tutti fare un piccolo esame di coscienza e riflettere sul valore e sull'attualità di questo grande giorno, perché a leggere l'inesorabile avanzare del contatore delle morti bianche di "Articolo21" si legge il numero 345, un dato decisamente imbarazzante e troppo alto per un Paese che si definisce libero e democratico. Facciamo uscire questa giornata dalla retorica delle celebrazioni di circostanza, diamo piena dignità alla parola lavoro ed impegniamoci tutti, tutti i giorni, in ogni luogo di lavoro ed ognuno per la sua parte e per le sue responsabilità, in questa battaglia di civiltà per la diffusione di una "cultura della sicurezza" enunciata a parole da molti, praticata nei fatti da pochi; è un "dovere civico" che per essere esercitato ha bisogno dell'impegno di tutti indistintamente, ad iniziare dagli imprenditori che in questi mesi non hanno mai speso una parola per un impegno diretto rispetto ad un fenomeno in cui sono parte in causa di certo non immune da responsabilità dirette e dai politici che nelle scorse settimane hanno fatto a gara per ergersi a paladini del mondo del lavoro.... Usiamo questo giorno dedicato alla "sicurezza", per iniziare il percorso di piena attuazione per tutti di quanto pensato dai nostri padri fondatori 63 anni fa e forse dopo cominceremo ad essere veramente un paese libero e democratico, affrancato finalmente dalla schiavitù delle morti sul lavoro... Claudio Gandolfi edile, Bologna Noi, lavoratrici della Coop, e il Primo Maggio Cara "Liberazione", anche noi lavoratrici dei supermercati della Coop vogliamo essere essere al pari degli altri. Perché il 1° Maggio è parte della nostra storia politica e sindacale, importante oggi più di ieri, per conservare il contenuto e la memoria che non sia solo ed esclusivamente simbolica, attraverso la possibilità di poter partecipare alle celebrazioni e alle manifestazioni che rappresentano e costituiscono il luogo della solidarietà, della difesa dei diritti, della qualità del lavoro. Valori che non devono essere cancellati o sminuiti, attraverso una spinta esclusivamente consumistica, che ha come unico scopo un puro risultato di interesse, quello economico. Il nostro super di Oleggio è aperto tutti i giorni dal lunedì al sabato orario continuato, più l'ultima domenica del mese. Crediamo che la crescita dei consumi non dipenda dall'aumento delle aperture, ma dall'aumento delle disponibilità economiche delle famiglie. Non di secondaria importanza è quello che noi diamo come servizio quotidiano ai banchi assistiti attraverso la nostra competenza e professionalità, riuscendo infine a non fare aspettare il cliente quando è in coda alle casse, ed avere sempre gli scaffali pieni, questo anche per non perdere i clienti acquisiti. Per noi il 1° Maggio rappresenta una festa molto importante, perché le donne e gli uomini non vivono di solo lavoro, ma anche di dignità personale, di vita famigliare e sociale, di riposo, di accrescimento della propria cultura, di gioie e di svago. Rappresenta anche una parte della memoria storica del movimento della Cooperazione, di battaglie fatte difendendo ideali che sono finite con il sangue, oltre che di altissimi contenuti morali e quindi nessuno li può e li deve cancellare. Rsa Cgil Oleggio (No) Indulto, una valutazione positiva Caro direttore, quando Giovanni Paolo II fu invitato in Parlamento nel suo discorso lanciò un appello per l'adozione di una normativa pro-indulto. Al monito del Papa i deputati di centro-sinistra e centro-destra applaudirono concordi spellandosi le mani. Con il governo Prodi il provvedimento sull'indulto è stato poi adottato e votato da una larga e trasversale maggioranza. I due episodi sopra esposti sono significativi per dimostrare quanto meschini siano opportunismo, ipocrisia (e smemoratezza) di chi fa politica nelle alte istituzioni. Perché l'indulto, la cui adozione ha tanto a che fare con un funzionante corso della democrazia, è ora diventato tra il ceto politico un tabù, tanto che nessuno ne parla o intende difenderne il provvedimento? Ma al di là di un universo politico così misero, se avessimo nel nostro Paese un sistema mediale meno servile ai potentati, più libero e attento a preservare l'informazione dei contenuti non saremmo intimoriti da proclami di emergenze securitarie (le nostre città non sono meno sicure delle altre città europee) e sapremmo i fatti per quello che realmente sono. Non si griderebbe allo scandalo dell'indulto, ma si farebbero conoscere i dati del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria i quali dicono che i delitti dal 1991 al 2006 sono diminuiti per una percentuale del quaranta per cento, che dei circa 30mila detenuti che hanno beneficiato dell'indulto firmato dal ministro Mastella meno del venti per cento è tornato in carcere. Una percentuale da valutare positivamente se si pensa che oltre il cinquanta per cento di chi aveva definitivamente chiuso al 2006 il suo conto con la giustizia è ritornato a violare la legge. Con la crescita dell'intolleranza alla tolleranza e i chiari di luna che tireranno nei prossimi anni dalle parti del Parlamento, con Bossi, Fini e Di Pietro nei panni degli sceriffi-paladini della giustizia, è peregrino pensare che il provvedimento sull'indulto venga presidiato per come si dovrebbe. Ma chi crede in un'informazione-altra, chi è certo che la politica si possa esercitarla dignitosamente anche fuori dalle istituzioni, ha il dovere di far sentire la propria voce, di difendere e testimoniare che il principio dell'indulto è connaturato ad una democrazia che cammina in avanti, nonché ad un sistema penitenziario che funziona per recuperare socialmente e alla legalità il detenuto. Mimmo Mastrangelo Moliterno (Pz) L'on. Carlucci accusata ingiustamente Caro direttore, recentemente il suo giornale ha pubblicato alcuni articoli nei quali si riprendevano notizie di stampa, uscite negli anni scorsi, che mi attribuivano colpe dalle quali sono esente. Per esempio di avere guidato la moto senza casco, di avere respinto alcune contravvenzioni al grido di "lei non sa chi sono io...", di avere parcheggiato la mia auto sui gradini di Montecitorio e altri gesti di arroganza e di indisciplina. Le ho già scritto - e lei ha pubblicato la mia lettera - per smentire. Non mi sono neanche sognata di fare niente di tutto ciò. Le giuro che non è nel mio stile. Ora la informo che la Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria che io stessa avevo aperto, querelando il "Corriere della Sera" e altre testate: la Corte ha respinto tutti i ricorsi e reso definitiva la sentenza del tribunale che dava ragione a me e torto al "Corriere" e imponeva al "Corriere" di risarcirmi. Le invio tutti gli incartamenti relativi a queste sentenze: li legga e si faccia una idea. Senza invocare la legge sulla stampa, le sarei tuttavia grata se volesse informare i suoi lettori su questa sentenza, e dunque ristabilire la verità su di me e sulle mie abitudini. Gabriella Carlucci Ho letto tutte le carte che mi ha inviato l'on. Carlucci e mi sembrano indiscutibili. L'on Carlucci è stata accusata ingiustamente e dipinta come persona arrogante e maleducata quando non c'era nessun motivo per farlo. Succede. Noi giornalisti talvolta agiamo così: ci piace un po' il pettegolezzo, non ci facciamo in quattro per verificare una notizia, amiamo gettare un po' di fango sulla gente senza pensarci tanto su. E in questo modo, alla fine, ci meritiamo pure i ceffoni di Beppe Grillo, non tutti giusti, non tutti ragionevoli, ma che finiscono per trovare giustificazione nell'eccesso di potere della nostra categoria. Vittime di questi comportamenti, di questo potere incontrollato, quasi sempre sono i poveracci, le persone che non si possono difendere. Stavolta invece è toccato a una parlamentare famosa del centrodestra. Nonostante la grande distanza politica che ci separa dall'on. Carlucci, non ci costa niente riconoscere che ha ragione lei. Piero Sansonetti 01/05/2008.

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Le lavoratrici e i lavoratori celebrano la loro festa senza di loro non andiamo da nessuna parte (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Franco Giordano Primo maggio 2008. Le lavoratrici e i lavoratori senza rappresentanza politica in Parlamento. Per la prima volta. E Confindustria sfida lo stesso sindacato anche sul fronte della rappresentanza sociale. Ci siamo svegliati in un altro mondo. E' da questa realtà che bisogna ripartire per ricostruire un punto di vista autonomo del lavoro, una sua presenza nella società e una critica del tempo presente, della globalizzazione, delle precarietà. Quella globalizzazione che non lascia più al riparo nessuno dei diritti sin qui acquisiti. Con il voto drammatico di Roma, dopo quello nazionale, non è più possibile per nessuno accampare alibi. Non ci sono nicchie in cui mettersi al riparo aspettando che il diluvio passi. Per ricostruire Rifondazione, per riaggregare la sinistra e rilanciare l'intero campo democratico occorrono una riflessione coraggiosa e una assunzione di responsabilità collettiva. Noi abbiamo cominciato a farlo. Il nostro congresso si svolgerà in tempi rapidissimi. Investiremo su un processo democratico e partecipato. Ma questa discussione non può essere fatta solo nel chiuso di aree ristrette e di gruppi dirigenti. Deve, al contrario, coinvolgere l'intero mondo che si sente ancora di sinistra e una parte larga di società. A sinistra, dentro Rifondazione, questa discussione è già avviata. Trovo incredibile che nel Pd non avvenga la stessa cosa, secondo una tendenza antica a nascondere e nascondersi la realtà. Polvere sotto il tappeto. Diciamolo con chiarezza: noi siamo stati sconfitti e allo stesso tempo è completamente fallito il progetto veltroniano del Pd. La cultura politica e la conseguente proposta su cui ha puntato il Pd hanno prodotto lo sfondamento della destra, uno spostamento dell'asse politico quale non si era mai visto dal dopoguerra a oggi. E quale non esiste in alcun altro paese europeo. Dopo la sconfitta del 13 aprile, il Pd ha usato la catastrofe della Sinistra Arcobaleno per celare il suo stesso fallimento. Dopo la caduta di Roma, questo non è più possibile, e le scuse accampate da alcuni leader del Pd, secondo cui a determinare la sconfitta di Rutelli sarebbe stata la defezione della Sinistra sono semplicemente grottesche. Patetiche. Un modo come un altro per scaricare responsabilità: non solo su di noi ma anche, più sottilmente, sullo stesso candidato sconfitto. Proprio a Roma noi abbiamo avanzato critiche profonde alla cultura del modello "americano" del sindaco Veltroni, che privilegiava la dimensione spettacolare e "virtuale" della città, lasciando scoperti interi territori di crescente malessere sociale, che hanno alimentato il serbatoio del consenso per la destra. Quel Veltroni che, al pari dei Cofferati e dei Dominici, ha inseguito le culture regressive della destra su temi sensibili come quelli della sicurezza e dell'immigrazione, spianando la strada al trionfo di Bossi e di Alemanno. E io penso che il voto di Roma parli lo stesso linguaggio dell'esplosione della Lega a nord. Non è la vittoria di una destra liberista, tecnocratica, confindustriale. E', al contrario, la vittoria di una destra fortemente radicata, capace di sostituire il conflitto sociale con una trama neocorporativa e di presentarsi come soggetto in grado di sedare le paure e le angosce indotte dalla globalizzazione rivolgendole verso conflitti di natura territoriale o, appunto, corporativi. Non è questa la sede per tentare una interpretazione complessiva ed esaustiva del terremoto politico-elettorale. Possiamo però dire sin d'ora che non sarà possibile nessuna ricostruzione della nostra soggettività politica senza un reinsediamento e senza la ricostruzione di legami sociali, persino comunitari, di segno rovesciato, opposto, rispetto a quelli propri della Lega e dell'intera destra. Anche a fronte dell'attuale forma dello sviluppo capitalistico, che desertifica le forme della socialità e le traduce solo in chiave di competizione individualistica, bisogna costruire una nuova identità solidaristica e trame di relazioni socialmente ricche. Nichi Vendola ha vinto in Puglia proprio perché ha saputo interpretare questo bisogno e ha così "disarmato" sia l'intermediazione clientelare del consenso sia la spinta delle culture securitarie e xenofobe. La scommessa sulla proposta "americana" di Veltroni, invece, ha spalancato i cancelli al diffondersi di sentimenti impauriti e rancorosi e di identità parziali (locali e corporativi). Il risultato è sotto gli occhi di tutti. In Italia, grazie proprio alla strategia impostata dal Pd, si è inopinatamente cancellato ogni riferimento alla sinistra, al vincolo sociale, ai diritti civili e a quelli del lavoro. Si è cancellata, in un certo senso, l'intera eredità della cultura sociale europea. Vogliamo per favore discuterne? Perché per ricostruire una cultura e un campo democratici in questo paese è di questa discussione che c'è bisogno. Il tentativo del Pd di chiudere la faccenda il prima possibile, senza rimettere nulla in discussione, impedisce di analizzare i motivi della sconfitta, e inibisce ogni possibilità di rivincita democratica. Nessun fraintendimento. Noi dobbiamo ricostruire il Prc e avviare un processo costituente a sinistra in un campo distinto e autonomo da quello della sinistra moderata, in un orizzonte chiaramente anticapitalista. Ma per il Pd e per l'intero paese, dopo l'ubriacatura americana, non è forse necessario tornare con i piedi e con la testa, sia nelle radici che nelle prospettive, in Europa? E per noi, per il Prc, pur nella difficoltà estrema di questo momento, non si apre la possibilità di uno spazio politico importante e significativo a sinistra, dopo il fallimento del veltronismo? Primo maggio 2008. Il lavoro umiliato, offeso, non più rappresentato. Il lavoro trasformato, precarizzato, asservito. Riparte da questa dolente ed inedita condizione il nostro cammino. Non rinchiudendoci in logiche di nicchia ma avanzando una proposta all'altezza della sfida e del dramma che stiamo vivendo. Non ci salviamo se non ricostruiamo la nostra utilità sociale in una dimensione di massa. Guai ad assecondare logiche autoconsolatorie o costitutivamente minoritarie. Per superare anche un insuccesso così grande e drammatico, occorre mantenere alte l'ambizione politico-sociale e l'innovazione culturale che rappresentano la storia e l'identità del Prc. E della sinistra in Italia. Le lavoratrici e i lavoratori oggi celebrano la loro festa. Senza di loro non andiamo da nessuna parte: scomparirebbe la nostra ragione sociale. Sono la bussola con cui ricominciare. 01/05/2008.

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Buon primo maggio a tutte e a tutti. E in questo mare di dubbi e di domande, noi dobbiamo riflettere, studiare, sperimentare (sezione: Nord)

( da "Liberazione" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Graziella Mascia Il primo maggio è, per molti di noi, una di quelle feste laiche irrinunciabili. Per tanti anni abbiamo partecipato alle manifestazioni indette dal sindacato, e in quei cortei ritrovavamo il senso della nostra appartenenza, del nostro stare insieme. Una festa in cui non ci stava solo la storia, ma il riconoscimento sociale per ognuna e ognuno, e alla collettività, alla classe di cui ci sentivamo parte. Negli ultimi anni le cose sono cambiate. I cortei sono diventati un po' rituali e stanchi, i giovani affollano soprattutto piazza San Giovanni per il tradizionale concerto, e solo recentemente, in qualche città europea, San Precario è diventato il simbolo di grandi manifestazioni contro la precarietà. Quest'anno è ancora diverso, questo primo maggio. Per la prima volta nella storia della Repubblica la sinistra è assente dal Parlamento, e, insieme alla sconfitta, sentiamo tutto il peso di una comunità frantumata. L'esito elettorale è solo l'ultimo atto di una separazione consumata prima, fra politica e mondo del lavoro. Una distanza urlata così dolorosamente, forse, solo in occasione dei morti della Thyssen Krupp e dei tanti morti sul lavoro, ma di cui avevamo avvertito già diversi segnali. Anche per questo, consideriamo pericolosi i propositi del nuovo governo Berlusconi, quale rischio di un epilogo destinato a durare a lungo. E per questo, l'offerta della presidenza della commissione Lavoro del Senato a Pietro Ichino può rappresentare molto di più di un atto parlamentare. E' il timore per una diga che sta franando, anche a causa di quegli anticorpi che una parte della sinistra ha ceduto all'ideologia del mercato, per una storia che sta per essere sacrificata sull'altare di una modernità senza progresso. Le politiche del governo Berlusconi vogliono scardinare il sistema delle relazioni sindacali, con la detassazione degli straordinari, la modifica della natura dal contratto collettivo nazionale di lavoro e le gabbie salariali. Provvedimenti che, di per sé, consoliderebbero sul piano legislativo la confusione e la frammentazione sociale che sono la vera causa dell'esito elettorale. Le nuove ideologie di destra, che predicano il superamento della contrapposizione destra-sinistra, in Italia come in Francia, non solo fanno vincere politiche liberiste in salsa populista, ma intendono colpire il sindacato, e, in generale, la capacità di auto-organizzazione dei lavoratori. Dalla questione del lavoro, infatti, dipende ora la possibilità di stabilizzare la fase politica, dopo la lunga transizione aperta negli anni '90, e dopo un voto che ha spostato drammaticamente a destra la geografia politica e parlamentare del paese. E' infatti da lì, che parte la lunga marcia della Lega nord nelle fabbriche di Milano, Brescia, ecc., quando gli effetti delle grandi ristrutturazioni espellevano migliaia di lavoratori, il sindacato firmava gli accordi del luglio '93, e Formentini della Lega diventava sindaco di Milano. Si parlò di voto di protesta, e infatti nel corso degli anni ci furono molti sommovimenti, sia nel voto sia nell'identità e nella strategia leghista. Ma ora il cerchio rischia di chiudersi, con il tentativo, riuscito, di dare risposte, in chiave egoistica, alle paure determinate dai grandi processi della globalizzazione capitalista. Non è vero che nel voto di aprile la sinistra perde in favore della Lega, come è ormai dimostrato da tutti i flussi. I nostri voti vanno al Pd e la Lega guadagna all'interno dello schieramento di destra, ma il dato politico rimane lo stesso, e cioè la credibilità delle loro proposte alla crisi economica internazionale: piccole patrie e protezionismo, più una buona dose di razzismo in nome della sicurezza. Si potrebbe dire che non c'è nulla di nuovo, rispetto ad altre esperienze della storia, di fronte ai grandi sconvolgimenti sociali e delle migrazioni di massa. Ma rimane il fatto che non siamo stati in grado di produrre proposte strategiche credibili, nonostante si tratti di questioni da noi più volte intuite e analizzate, le stesse che hanno determinato la nostra critica alla globalizzazione capitalista, e che sono state oggetto di discussione e di mobilitazione del movimento mondiale. Vincono le destre, le stesse che alimentano le paure e individuano il nemico, che, come sempre nella storia, è il povero, il senza fissa dimora, il diverso. Oggi si chiama immigrato. Ma, se la consapevolezza che trattasi di fenomeni già conosciuti nella storia non rende meno ardua l'impresa per risalire la china, e mettere mano alla crisi di coesione sociale, allo stesso tempo è necessario darsi tempi lunghi, togliendosi di dosso quel delirio di onnipotenza, che pretenderebbe di individuare in noi stessi le cause di una tale sconfitta. Queste responsabilità esistono, naturalmente, ma sono ben poca cosa rispetto a vicende epocali di queste dimensioni. Il senso di responsabilità chiede, invece, di fermarsi a riflettere, studiare, sperimentare. Provare e riprovare, senza la presunzione di dare risposte affrettate. E, se è necessario ripartire dalle domande e non dalle offerte, è solo una presuntuosa scorciatoia pensare di scimmiottare la Lega. Il radicamento territoriale, la capacità di organizzare i soggetti nei luoghi della sofferenza e delle contraddizioni rappresentano un patrimonio storico della sinistra. Ma la realtà è profondamente cambiata da quando la sinistra era in grado di farlo. E se il lavoro non esaurisce il campo di intervento politico con cui la sinistra deve fare i conti, certo rimane questione fondamentale. E sarebbe importante almeno definire il perimetro della ricerca. Vorrei provare a individuare qualche elemento, dentro una società attraversata dai cosiddetti processi di americanizzazione. Si dice che la Lega è riuscita a spostare il senso di appartenenza dei lavoratori delle fabbriche, dalla classe al territorio: perché? Perché i giovani operai, intervistati spesso di questi tempi, vivono con disagio la loro condizione, e non solo per ragioni economiche? Perché, dicono, dichiararsi operai, oggi, è cosa di cui vergognarsi, al punto da cercare altrove, nei consumi e nel consumismo, l'ambito di un riconoscimento sociale? Perché, nonostante la drammatica condizione di una vita precaria, che ti inibisce qualsiasi autonomia economica e progettuale, in molti vivono come una gabbia l'idea di un posto fisso scandito dalle otto ore in fabbrica, e preferiscono rendersi disponibili a qualsiasi flessibilità giornaliera, che possa essere ricompensata da un periodo più lungo di inattività? E perché, come molti giovani dichiarano, l'importante non è il salario, ma il reddito, che consenta loro di esprimere la loro personalità in altri ambiti o interessi, fuori dal mondo del lavoro? Se è vero tutto questo, il problema non riguarda solo lo scarto tra la condizione sociale e la rappresentanza politica, ma la conoscenza dei vissuti e dei bisogni. Chiama in causa la stessa rappresentazione di sé e di riconoscimento sociale. E, forse, va approfondito lo stesso concetto di comunità, che, come diversi importanti filosofi sostengono, non può essere definita scientificamente. E' una parola che in questi anni abbiamo usato spesso, parlando di noi, del nostro partito, della sinistra. Ed è una nozione che contiene tanti richiami, echi, che evocano relazioni umane positive. Come si sa, la comunità per eccellenza è la famiglia. Una famiglia che tendenzialmente assicura affetti e solidarietà, e aggrega intorno a sé il vicinato, o comunque persone che condividono situazioni, tradizioni, valori. Nel campo della politica, il concetto contiene richiami mitici e contiene elementi utopici, assicura legami condivisi. Un insieme di relazioni, dunque, fatto di certezze. E la comunità, che molti di noi hanno conosciuto, era determinata dalle relazioni parentali, dai tempi e dalle relazioni della fabbrica, e dalle relazioni sociali e politiche che da questi scaturivano. Un luogo sostanzialmente protetto, se non chiuso. Ma oggi, di quale comunità parliamo? Come è possibile, e di quanto tempo abbiamo bisogno per ricostruire una comunità, volendo assegnare a questa una accezione positiva, quando le nostre città sono popolate da uomini e donne di diversi paesi, di religione e di costumi diversi, e soprattutto con un portato di sofferenze e condizioni sociali drammatiche? E' fuori luogo parlare di personalità disgregate, o di "comunità guardaroba", come sostiene Zygmunt Bauman, immaginando un luogo da cui ognuno può attingere una delle tantissime identità per determinare forme di aggregazione momentanee e perciò fragili? Non può essere per questo, che la comunità locale di stampo leghista, da contrapporre alla disgregazione prodotto dalla globalizzazione, può facilmente ispirare teorie integraliste, poco tolleranti, ostili verso ogni diversità? Se è così, forse anche il concetto di comunità va ripensato, perché, in assenza di strutture rigide, come quelle da noi conosciute a partire dal mondo del lavoro, rischia quanto meno di apparire ambiguo o incomprensibile. Forse è difficile festeggiare in questo mare di dubbi e di domande, ma se la sinistra politica riuscisse a dismettere i panni dell'autoreferenzialità per individuare almeno l'ambito della ricerca, cui far convergere i tanti saperi e le esperienze, di cui comunque siamo ricchi, saremmo già a buon punto. Buon primo maggio a tutte e a tutti. 01/05/2008.

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ROMA - Io a Silvio l'ho ripetuto più volte. Alla Giustizia non può mett (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Di MARCO CONTI ROMA - "Io a Silvio l'ho ripetuto più volte. Alla Giustizia non può metterci uno dei suoi, serve un altro. Ci metta pure Rotondi, ma un altro". "Avevano detto che c'erano problemi del Quirinale su Maroni agli Interni, ma io ho verificato direttamente che non è vero. Capisco possano esserci sul ritorno di Castelli al suo vecchio incarico... ma su Maroni proprio no". Umberto Bossi ieri pomeriggio spiegava così gli irrisolti nodi intorno ai quali si intreccia la trattativa per la formazione del governo. Salvo poi assicurare in serata di non "voler proprio litigare con Forza Italia, perchè ci sono in ballo le riforme", anche se agita il fantasma del pugile Carnera, spiegando che "al Nord ci sono tanti Carnera pronti a battersi contro il centralismo italiano". Lo scoglio più grande per il governo resta quello della Giustizia e l'opportunità, contestata dall'ala nordista di Forza Italia, di assegnare ad Elio Vito un dicastero non certo facile. Il ragionamento, fatto nel vertice di martedì sera, avrebbe però convinto sino ad un certo punto il Cavaliere che continua a ritenere che l'ex capogruppo di FI abbia le spalle sufficientemente larghe per sostenere l'incarico. A Vito non fa difetto la tenacia, ma, in questi giorni di tira e molla sul suo nome, ha lasciato sempre che a decidere della sua destinazione ministeriale fosse il Cavaliere. D'altra parte la soluzione dell'intricato puzzle non è facile, visto che ad An non interessa la poltrona di Guardasigilli e continua a tenere i suoi due uomini di maggior peso nelle iniziali caselle: La Russa (Difesa), Matteoli (Infrastrutture) e Poli Bortone (Politiche Comunitarie). Con il partito di via della Scrofa i problemi non sono risolti, visto che continuano a chiedere a Berlusconi il rispetto dei patti iniziali che, secondo An, prevederebbero l'assegnazione di quattro ministeri. Il Welfare, inizialmente pensato per Alemanno prima della vittoria a Roma, è stato rivendicato anche ieri da Matteoli. L'esponente di An non promette barricate, si dice pronto a discutere, ma sul principio non sembra voler transigere anche se per Berlusconi i patti erano diversi e la poltrona del Campidoglio vale molto di più di un ministero. Spazio nel governo lo ha chiesto ed ottenuto la Dc e ieri Rotondi, al termine di un nuovo incontro con Berlusconi, dovrebbe aver spuntato un posto in consiglio dei ministri. Prima di Rotondi aveva varcato il portone di palazzo Grazioli, l'ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, per un pranzo insieme a Gianni Letta. Al centro dell'incontro alcune iniziative che Berlusconi intende avviare nei primi giorni di governo. Durante il pranzo si sarebbe parlato però anche di Alitalia e della composizione del governo. Montezemolo non dovrebbe farne parte, ma il leader del Pdl pensa per l'ex presidente di Confindustria, come riportato dall'Ansa, a un ruolo per rilanciare il made in Italy nel mondo. Tra una richiesta di aiuto per rilanciare la cordata per Alitalia e una valutazione dell'iniziativa imprenditoriale ferroviaria dello stesso Montezemolo, si è concluso l'incontro. Solo in serata da ambienti della Confindustria è trapelato che il presidente della Ferrari accetterebbe il compito ("per spirito di servizio") di rappresentare ai massimi livelli il nostro Paese. Una sorta di ambasciatore del made in Italy e dell'Italia che si avvicinerebbe allo spirito con il quale l'avvocato Gianni Agnelli ha dato lustro per anni al nostro Paese. Anche senza Montezemolo i posti al governo disponibili per Berlusconi sono sempre pochi e anche ieri sera si davano per certi una lunga serie di "spacchettamenti" di ministeri. Dalle "Attività Produttive" potrebbero venir fuori le "Comunicazioni" per l'azzurro Paolo Romani e il "Commercio con l'Estero" da assegnare alla Prestigiacomo che, in questo caso, lascerebbe a Rotondi la "Solidarietà Sociale". In netta salita le quotazioni di Sacconi al "Welfare", che però perderebbe la "Salute" che finirebbe al professor Fazio. Con il "Welfare" in quota FI, la senatrice leghista Rosy Mauro potrebbe invece ricoprire l'incarico di vicepresidente del Senato. Resistono invece le caselle per Bondi (Cultura) e Bonaiuti (Rapporti con il Parlamento).

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AA.S. Roma1,0863,040,5601,1843114600 A2A2,3650,472,1 (sezione: Nord)

( da "Messaggero, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

973,11812182191 Acea12,4952,7911,39414,4331305055 Acegas-APS5,4200,205,3356,98112625 Acotel Group81,4001,2253,11083,18034416 Acque Potabili Torino2,8460,742,3613,43149349 Acsm1,5690,061,2231,8335352 Actelios7,4100,655,9887,68932996 AdF - Aeroporto di Firenze17,255-2,9616,65118,029769 Aedes1,972-0,801,5603,412404112 Aeffe1,7721,321,7132,632264366 Aicon1,3820,001,2402,1280 Alerion0,6650,410,5530,706588477 Alitalia0,5487,870,2270,7911005673 Alleanza Assicurazioni8,4150,627,8378,8043343597 Amplifon2,18611,931,8183,5682741700 Anima1,951-0,151,6042,16043638 Ansaldo Sts9,9670,577,1709,959206029 Arena0,069-0,430,0550,1462052933 Ascopiave1,5840,001,4341,82051424 Astaldi5,4052,084,0175,4531145853 Atlantia21,0501,3018,63225,6504992646 Autogrill9,7873,179,23011,5731670187 Autostrada To-Mi11,418-0,4011,23514,9911325504 Azimut Holding7,0311,216,0238,8894408680 BBanca Carige2,5351,362,2473,2931329428 Banca Carige risparmio2,6100,002,3183,2450 Banca Finnat0,8402,040,6490,874342236 Banca Generali5,8201,154,6216,77993208 Banca Ifis9,521-0,677,91210,51616265 Banca Ifis warrant 20083,0740,001,6233,6360 Banca Italease6,935-0,594,8299,4861610878 Banca Pop. dell'Etruria e Lazio8,9908,987,1579,394591877 Banca Pop. di Intra14,85421,919,54414,7491744038 Banca Pop. di Milano7,926-2,816,9729,1766447907 Banca Pop. di Spoleto7,5719,886,9149,26613368 Banca Profilo1,4081,811,3161,917128826 Banco Bilbao Vizcaya14,630-0,8112,85316,830350 Banco di Desio e della Brianza6,7893,656,0217,11051861 B.co Desio e Brianza rnc6,5500,005,9807,0000 Banco di Sardegna rnc14,9900,6713,89216,603402 Banco Popolare12,7791,6610,42715,0874702281 Basicnet1,8825,321,4662,2941136754 Bastogi0,271-0,920,2350,327348415 BB Biotech48,610-0,6145,94052,800190 Bca Popolare Italiana warr 20100,4150,000,3180,6600 Bco Santander C.Hispano13,8101,3211,17914,5859263 Beghelli ord0,9490,590,8691,178117525 Benetton Group8,432-0,358,00411,969555841 Beni Stabili0,721-0,570,6110,7844822647 Bialetti Industrie1,2400,981,1731,6492 Biesse13,8046,1811,23714,647201131 Bim5,3320,854,8577,11924477 Boero Bartolomeo28,0003,3221,20029,50069 Bolzoni2,847-0,112,7553,85927548 Bonifiche Ferraresi37,110-0,8828,02037,2401223 Brembo ord8,1841,378,10210,970288853 Brioschi0,3841,020,3480,48635551 Bulgari7,5181,996,8059,5213326114 Buongiorno Vitaminic1,825-1,081,5272,192100813 Buzzi Unicem16,433-1,5014,40318,7631417381 Buzzi Unicem rnc11,111-0,809,23412,507108030 CCad It9,3950,218,98010,1173625 Cairo Communication2,4641,822,3004,3219644 Caltagirone5,1951,374,6516,130206 Caltagirone Editore3,9820,303,6364,4526719 Cam-Fin1,0241,191,0021,401568882 Campari5,8110,765,2656,598566974 Cape Live0,710-2,740,6250,9003000 Carraro6,1550,444,4356,86565526 Cattolica Assicurazione34,5302,1026,48034,70061712 Cdc2,453-0,281,8193,8913300 Cell Therapeutics0,500-3,230,3201,3671390333 Cembre5,7462,574,9646,5217908 Cementir5,9590,685,1796,372346943 Centrale LatteTorino2,700-0,152,2853,8601905 Ceramiche Ricchetti1,6891,621,4261,69127727 CHL0,403-1,270,2840,543478907 Ciccolella1,9421,091,7213,01640666 Cir1,6832,871,6322,5405414985 Class Editori(ex scis.)1,089-0,270,9321,42630994 Cobra4,8150,924,2726,37727774 Cofide0,6911,540,6691,0862085220 Cred. Bergamasco30,1900,8025,38030,72012354 Cred. Emiliano8,5350,857,8859,480624370 Cred. Valtellinese7,6360,337,4989,090376695 Credito Artigiano2,7812,962,6413,049103468 Credito Artigiano 01/01/080,0000,002,3892,7990 Credito Valtellinese warr 20080,0000,000,4261,5970 Credito Valtellinese warr 20091,2100,001,0511,7060 Cremonini2,9850,072,1802,983164923 Crespi0,7595,420,5930,97251836 Csp1,431-1,581,2901,84711897 DD'Amico2,1801,111,8782,766867340 Dada14,652-1,3311,30116,37218335 Damiani2,2010,731,7843,712141091 Danieli23,3600,5616,52424,53035953 Danieli rnc15,2170,6912,50915,86278862 Data Service2,8883,142,8044,48025372 Datalogic5,8392,465,4856,07825498 De' Longhi2,9951,422,6443,851122049 Dea Capital1,8154,431,5432,127819028 Diasorin11,6520,1910,95713,33687518 Digital Bros4,1710,023,8345,2812999 Dmail Gr.9,9610,768,02711,0801710 DMT-Digital Mult.Tech23,4701,7319,84934,790171894 Ducati Motor Holding1,6940,181,0241,6932919045 EEdison1,5902,711,5522,2073178430 Edison risparmio1,580-0,501,5802,03265070 Editoriale L'Espresso2,2612,352,2042,9931273521 EEMS3,099-0,962,2303,997142095 El.En25,1700,6423,00027,32012838 Elica2,5030,042,1693,417133108 Emak4,7500,834,3045,262200 Enel6,990-1,226,5418,20440297920 Enertad2,8102,182,2972,97579773 Engineering22,0300,7320,94027,3304300 Eni24,7700,4521,08025,61055338527 Enia9,0673,418,70411,661467644 Erg14,1440,179,77214,490935824 Ergo Previdenza4,1601,913,1154,25831213 Esprinet7,0500,045,5828,28860326 Eurofly1,2850,551,0352,057403159 Eurotech4,9242,373,9364,988184504 Eutelia2,0490,201,6573,408203985 Everel Group0,268-0,190,2490,395130190 Exprivia1,553-0,131,2301,98092918 FFastweb19,9020,4017,85625,670109888 Fiat14,397-1,3212,15217,70235927953 Fiat prv10,8600,709,17614,614409215 Fiat rnc10,600-0,109,35114,679609034 Fidia8,3950,326,1009,46758356 Fiera Milano7,049-0,683,77010,221232540 Filatura di Pollone0,5843,830,5440,7625000 Finarte Casa D'Aste0,4700,950,4260,53832002 Finmeccanica22,4003,5118,47522,1802987400 FMR Art'è6,9000,066,1878,0045454 Fondiaria-Sai25,9000,3525,11029,6901000429 Fondiaria-Sai rnc17,0301,7516,44619,875261966 Fullsix3,598-0,423,5536,146428 GGabetti Property Solutions1,7981,581,6662,2676904 Gas Plus7,4500,096,4818,1682250 Gefran ord4,7052,284,2845,1844854 Gemina0,9142,850,8071,2005233629 Gemina rnc0,951-4,900,9001,1106500 Generali28,5300,6326,85031,43011451418 Geox S.p.A.9,3022,128,81713,602547650 Gewiss4,1336,143,3424,83076598 Granitifiandre7,0100,296,7678,6365158 Greenergy Capital0,01112,770,0050,01088470363 Gruppo Coin4,220-0,243,8195,504419147 Guala Closures4,0440,503,4414,325454685 HHera2,4322,312,2873,0425286014 II Grandi Viaggi1,2651,771,1631,5234093 Ifi prv16,970-0,6715,56022,990405494 Ifil5,3712,854,5156,3425636116 Ifil rnc4,3401,543,9235,844173557 IGD- Imm. Grande Distribuzione2,218-0,941,7552,518727102 Ima13,5152,5012,19814,12116138 Imm. Lombarda0,154-0,390,1030,158917163 Immsi0,8860,390,8801,297780487 Impregilo3,9080,802,5144,5965577339 Impregilo rnc7,2100,007,1809,4400 Indesit7,7563,957,32610,6712925298 Indesit rnc10,8000,0010,80013,3400 Intek0,5600,130,5520,705506115 Intek risp1,0205,700,9001,04422874 Interpump5,687-0,325,4127,012214118 Intesa Sanpaolo ord4,8080,904,2185,327108901352 Intesa Sanpaolo rnc4,5501,703,8734,96032911848 Invest e Sviluppo0,145-2,090,1270,186278479 Inv.e Svil.Mediterraneo0,980-2,970,9601,15010 Inv.e Svil.Mediterraneo w0,0370,000,0260,2450 Investimenti e Sviluppo warr 20090,0280,000,0240,0390 Ipi3,4900,003,1134,8300 Irce2,7800,072,2212,8203291 Iride1,9795,101,8652,588658934 Iride w80,4310,000,4130,7960 Isagro4,125-1,462,1045,138231048 It Holding0,6522,940,5031,0921076267 IT WAY5,763-2,325,7167,35910947 Italcementi13,9281,8311,76314,4471409606 Italcementi rnc10,2152,248,01810,754871718 Italmobiliare61,0600,6953,34067,33033008 Italmobiliare rnc45,9802,7037,01048,19030913 JJuventus FC1,082-0,370,7581,108200338 KKaitech0,3192,370,2310,380250198 KME Group1,0500,381,0001,479297502 KME Group rnc1,2861,181,1721,51316735 LLa Doria1,5453,071,2071,6612100 LAF (La Fond.) w. 02/085,7000,005,4446,7050 Landi Renzo3,073-0,902,2793,253204512 Lavorwash1,8410,711,3081,83658942 Lazio0,2980,000,2500,39013520 Lottomatica(ex NewGame)19,8300,9218,28125,010569567 Luxottica18,1351,9114,78721,3705928531 MMaffei2,2000,002,1452,6355200 Maire Tecnimont3,8270,952,9763,8081310816 Management e Capitali0,694-1,630,6600,781183339 Marazzi Group5,1332,154,8406,723223041 Marcolin1,5162,431,4631,86322246 Mariella Burani Fashion Group17,0313,3415,68118,707100655 MARR6,7821,475,9737,31932903 Mediacontech6,8272,195,7818,1672180 Mediaset ord.5,8653,175,2956,81619340460 Mediobanca13,4300,3011,76614,0662248203 Mediolanum3,8730,133,7275,4213080677 Mediterranea Acque3,712-0,113,0504,2548993 Meliorbanca2,4850,002,4883,56699614 Mid Industry Cap19,9900,0017,90022,0001002 Milano Assicurazioni4,1640,704,0335,2998492039 Milano Assicurazioni rnc4,2010,214,1735,24844823 Mirato8,3002,466,8068,40413438 Mittel4,024-1,013,8525,1686384 MolMed2,0700,101,9452,1472975 Mondadori5,6001,164,8435,605425038 Mondo Tv6,9540,235,57711,5053461 Monrif0,681-1,590,6440,9029000 Monte Paschi Siena2,1930,142,1442,96731553032 Montefibre0,517-0,330,4490,630260148 Montefibre rnc0,500-0,340,4410,6092500 Mutuionline4,054-0,563,1544,38656872 NNavigazione Montanari2,493-1,732,0482,789194104 Negri Bossi0,4620,500,4330,81219967 Negri Bossi warr 2007/20100,1500,000,1230,2550 Nice2,9230,172,9043,696116833 OOlidata0,8590,460,7501,05890146 Omnia Network1,4310,700,9532,10232658 PPanariagroup Ind.Ceram.3,3100,182,9914,408590 Parmalat SpA2,1982,192,1082,65241128914 Parmalat warrant 20151,2470,001,1991,6610 Permasteelisa13,6430,2410,64014,41028047 Piaggio1,4501,191,4422,3302355803 Pininfarina8,944-4,816,92414,801244968 Pirelli & C.0,5250,960,4930,58747530790 Pirelli & C. Real Estate19,464-2,2419,16627,428337591 Pirelli & C. rnc0,6050,700,5490,638440864 Poligrafica S.Faustino14,021-0,0512,66517,8551182 Poligrafici Editoriale0,642-0,960,6251,11322393 Poltrona Frau1,3131,001,0352,149660877 Polynt3,6450,053,4723,65569649 Premafin Finanziaria1,5040,741,4541,950144268 Premuda1,3220,921,1801,61562558 Prima Industrie29,110-1,4920,72032,4803117 Prysmian15,291-1,0012,46116,316784469 RRatti0,420-1,750,3520,52014200 Rcs MediaGroup2,2642,352,2262,949376500 Rcs MediaGroup rnc1,6332,641,5652,23454859 RDB2,8721,881,9833,14161549 Recordati4,7030,194,3446,307550094 Reno de Medici0,3740,000,3590,58520815 Reply22,860-0,1717,86623,940955 Retelit0,221-0,320,1950,304163837 Richard Ginori 17350,4120,000,4000,4000 Risanamento1,7450,351,3393,632644036 SSabaf S.p.a.19,850-0,7115,99322,6203674 Sadi1,5753,691,4242,00529500 Saes17,783-0,7516,24621,04017245 Saes rnc15,0930,7913,64917,51315910 Safilo Group1,7821,311,6792,3413698605 Saipem28,230-2,2221,84030,2306034224 Saipem risp (old rnc)28,000-0,0723,00028,49050 SARAS3,679-0,462,7194,0426211354 Sat9,9004,219,06012,510682 Save9,9901,409,67512,046162494 Schiapparelli0,0420,240,0390,047310650 Seat Pagine Gialle0,1243,330,1050,26980193889 Seat Pagine Gialle risp0,1391,020,1250,26894525 SIAS8,0602,457,74910,3001286314 Sirti2,6180,312,1562,6476523 Sisa2,1500,002,1002,6200 Snai3,631-2,522,8715,177299623 Snam Rete Gas4,074-0,833,9434,63821449589 Snia 2010 warrant0,0260,000,0210,0350 Snia Bpd0,5860,170,4350,709350386 Socotherm5,2060,004,3936,44038808 Sogefi3,193-2,003,2074,6841875654 Sol4,5610,914,4005,04712549 Sole 24 Ore4,1500,003,5675,63713369 Sopaf0,4480,040,4270,511143303 Sorin1,0803,350,7701,356292283 Stefanel1,312-0,461,1192,000601 Stefanel risp.4,4800,004,4804,9500 STMicroelectronics N.V.7,538-1,406,3529,74510582220 TTAS19,9700,1019,60023,190350 Telecom Italia Media0,1463,770,1250,2363566753 Telecom Italia Media rnc0,1400,720,1220,2207958 Telecom Italia rnc1,0551,540,9421,60947045269 Telecom Italia(già Olivetti)1,3523,051,2122,143122801067 Tenaris16,8821,8012,15617,5023042528 Terna2,8400,072,6332,9099376668 Tiscali2,5240,681,3092,51323744222 Tod's38,840-0,9234,55048,110256050 Trevi Finanziaria Industriale14,906-0,648,96515,316193425 Trevisan2,511-0,992,2133,325139226 TXT12,5813,899,67515,9573216 UUBI Banca16,9841,2814,77318,7013802615 Uni Land0,2552,240,2160,4182342969 UniCredit4,881-0,314,1805,697162382015 UniCredit rnc5,134-0,834,4905,87544390 Unipol2,1052,091,6552,33914703491 Unipol priv1,8801,131,4862,16013103977 VViaggi del Ventaglio0,4265,010,2820,5001690931 Vianini Industria3,3302,462,9643,3756242 Vianini Lavori9,100-0,027,96711,1616501 Vittoria Assicurazioni13,9431,719,23514,01612916 WWar Greenergy Cap 110,0030,000,0010,0030 Warr Intek 080,0930,000,0160,1230 Warr Mid Ind C0,7000,000,5400,9860 ZZignago Vetro4,686-2,354,0204,86925260 Zucchi3,0480,002,7633,3000 Zucchi rnc3,4902,413,0553,838191.

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Dal ghetto a Montecitorio: la lunga marcia di Gianfranco il "freddo" (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

N. 104 del 2008-05-01 pagina 0 Dal ghetto a Montecitorio: la lunga marcia di Gianfranco il "freddo" di Massimiliano Lussana Vita e miracoli del pupillo di Almirante: dallo sdoganamento di Berlusconi allo scranno più alto della Camera. Statista di grande fiuto politico, è sempre stato un passo avanti rispetto al suo partito Si potrebbe raccontare la solita storia di quando Fini, nel 1968, si trovò davanti al cinema che programmava Berretti verdi, imbattendosi in un gruppo di ragazzotti di sinistra che contestava la proiezione. E anche il giovane Gianfranco si beccò la sua dose di spintoni, sputi, calci e insulti perché voleva semplicemente entrare al cinema. Oppure, si potrebbe dire dell'abbronzatura straordinaria con cui il neopresidente della Camera si è presentato in aula, retaggio del week-end del 25 aprile passato a Lampedusa a fare immersioni. E del probabile straordinario feeling che dovrebbe legare Fini a Renato Schifani, anche lui appassionatissimo di pesca subacquea e di immersioni sui fondali. Roba da fare i summit istituzionali a venti metri di profondità, senza che la dizione "accordi sotterranei" possa fare pensare a nulla di negativo. O, ancora, si potrebbe partire dal discorso dell'ipermercato di fine 1993, quando Silvio Berlusconi, che ancora non aveva annunciato l'ingresso diretto in politica, disse dieci parole passate alla pubblicistica come "lo sdoganamento" di Fini e del Movimento sociale: "Se votassi a Roma la mia preferenza andrebbe a Fini". Ma raccontare di Fini per John Wayne, per l'abbronzatura o per lo sdoganamento (e vi risparmio le questioni sentimentali con cui il leader di An è stato, spesso vergognosamente, bersagliato), sarebbe assolutamente riduttivo e sbagliato. Perché il neopresidente della Camera ha una personalità e una statura politica che vanno oltre la figurina Panini della sua storia e persino oltre la straordinaria capacità dialettica nei discorsi parlamentari, di cui Fini ha dato prova anche ieri nel discorso d'insediamento. Ecco, le parole. Forse conviene partire proprio dalla capacità di usare le parole, soprattutto in aula, di Gianfranco Fini, eredità diretta del suo inventore Giorgio Almirante, che lo scelse come leader del Fronte della gioventù dopo che al congresso giovanile era arrivato quinto nelle preferenze su sette eletti nella segreteria del movimento giovanile missino. Un blitz assolutamente a norma di statuto. Un metodo mai dimenticato da Gianfranco che ha fatto lo stesso tante volte in An, creando e distruggendo dal nulla dirigenti. A volte perfetti carneadi elevati al ruolo di statisti per una stagione, nel senso di tre mesi e poi spariti nel dimenticatoio. A volte, con una crudeltà (politica, chiaro) incredibile, sulla pelle di amicizie, storie e sofferenze. A volte, quasi per sfregio, per umiliare chi aveva sbagliato, anche se era un amico. Del resto, è un freddo, Fini. L'ha spiegato lui stesso, proprio ieri, senza tradire emozione particolare per l'elezione alla terza carica dello Stato: "è il mio carattere, sono un Capricorno". E, come tutti i Capricorno, Fini non dimentica: ieri, ad esempio, il suo passaggio su Cossiga e Ciampi, con il rumorosissimo silenzio su Scalfaro, è stato un capolavoro di apprezzabilissima perfidia. Così come è stato prezioso il ricordo dei periodi del Picconatore, di cui - complice la strategia mediatica dell'allora portavoce finiano Francesco Storace - per qualche mese si presentò come una specie di ventriloquo. Mica era vero che Fini era sempre l'interprete autentico del Colle. Ma Cossiga non smentiva e Gianfranco ci costruì l'inizio delle sue fortune. Rovescio della medaglia. Come tutti i Capricorno, il neopresidente della Camera ha una costanza e una perseveranza incredibile e, quando si pone un obiettivo, prima o poi lo raggiunge. Del resto, è chiaro che un politico che prende in mano un partito ai margini dello schieramento politico, addirittura escluso dall'"arco costituzionale", addirittura "nella fogna", e riesce a portarlo al governo, al Campidoglio, alla vicepresidenza del Consiglio, alla Farnesina e addirittura alla presidenza della Camera, quello è un grandissimo politico. è stato un percorso lungo, a volte accidentato, con Fini sempre due o tre passi avanti rispetto al suo partito. A volte troppo avanti, quasi con un'ansia catartica eccessiva: la battuta sul "male assoluto" che era correttamente riferita alle leggi razziali è stata poi estesa a tutto il fascismo; le rotture su fecondazione assistita e famiglie di fatto erano poco in linea con il suo elettorato di allora. Ma - e proprio qui Gianfranco si è dimostrato leader vero, al di là di come la si pensi sulle singole questioni - Fini è andato avanti per la sua strada, a volte precedendo la sua base. A volte, invece, imboccando proprio un percorso diverso. A volte, sbagliando. Che, certo, è comunque più difficile di assecondare sempre e comunque i suoi. La grandezza di Fini è stata anche quella di costruire dai suoi errori. Negli anni, ad esempio (a parere di chi scrive, ci mancherebbe altro), Fini ha sbagliato nell'ossessione sulle leggi elettorali, passando da un eccesso di proporzionalismo a un eccesso di uninominalismo. E poi ha sbagliato, insieme agli ex Dc di sinistra, a bloccare il governo Maccanico nel 1996, aprendo le porte alla vittoria di Prodi. E poi ha sbagliato con l'Elefantino alle Europee. E poi ha sbagliato a pretendere la testa di Tremonti nel secondo governo Berlusconi, con il subgoverno insieme a Casini e Follini. E poi ha sbagliato con la lettera al Corriere in cui scaricava tutta la rabbia per il fallimento della spallata nel dicembre scorso, quasi mettendo in soffitta il Cav, come un qualunque Casini. E poi ha sbagliato (come in parte ha sbagliato anche Berlusconi nel continuo botta e risposta) con le ruvidezze dialettiche sulle "comiche finali", sul "demolitore della Casa delle libertà" e su "io ho vent'anni di meno". Ma, la politica è anche saper cambiare idea. Parlarsi. Capirsi. Venirsi incontro. Cancellare i "mai". Come quello detto da Gianfranco nel 1994 a Bossi: "Con lui, mai più nemmeno un caffè". Ieri, quel caffè l'hanno bevuto. Dolce. Perché questa è la politica: capire anche le ragioni degli altri. Soprattutto se si ha un ruolo istituzionale. Sarà un ottimo presidente della Camera, Gianfranco Fini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Fini presidente "Il 25 Aprile festa di libertà" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Alla fine Berlusconi lo abbraccia: sei stato proprio bravo. Poi sale al Colle con Schifani E cita il 1° Maggio: sedici applausi bipartisan Napolitano apprezza: discorso non di parte [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Nel giorno in cui Gianni Alemanno s'insedia in Campidoglio, anche alla terza carica dello Stato assurge il primo post-fascista dell'intera storia repubblicana. E solo perché il regolamento di Montecitorio non lo permette, come invece può accadere al Senato, la seduta d'elezione non è stata diretta dal deputato più anziano: Mirko Tremaglia, uno dei ragazzi di Salò. Ieri Gianfranco Fini, in abito chiaro con sgargiante cravatta rosa, è stato nominato presidente della Camera, con 335 sì, 16 applausi bipartisan, e una standing ovation finale. Tutto merito del discorso, breve, che pare sia tutto di suo pugno: a Giorgio Napolitano l'aveva fatto leggere il giorno prima, e il presidente della Repubblica, omaggiato nell'abbrivio assieme a Ciampi e a Cossiga, ma non a Oscar Luigi Scalfaro cui da sempre il centrodestra imputa il "ribaltone" del 1994, l'aveva giudicato "non male". Io sono un uomo di parte, ha esordito Fini, "orgoglioso della bontà dei valori che hanno ispirato il mio impegno politico", ma sarò il presidente di tutti, "rispetterò le prerogative di tutti i parlamentari". Vedrete, aveva detto qualche minuto prima il dc Gianfranco Rotondi, "Fini farà come la Iotti". Qualche artificio retorico ha agevolato l'unanime plauso: Fini sdogana 25 Aprile e Primo maggio come celebrazioni condivise, ma chiama "festa della libertà" la Liberazione. E condanna i totalitarismi del Novecento. "Apprezzabile sforzo di rivolgersi all'intero Parlamento, peccato non aver messo il fascismo tra i totalitarismi, e non aver citato l'antifascismo", alza il sopracciglio Massimo D'Alema. Dall'altra parte dell'emiciclo, Ignazio La Russa prova invece "la stessa emozione di quando a Montecitorio parlò il Papa". Un discorso ecumenico, senza tradire la propria storia. Se era prevedibile che Fini annunciasse il proseguimento "dell'impegno di diplomazia parlamentare" già ampiamente praticata dai suoi predecessori e a lui congeniale dai tempi in cui fu ministro degli Esteri del secondo governo Berlusconi, meno scontato l'invito (caro a Napolitano) di una rapida ratifica del Trattato di Lisbona. Un passaggio che ha fatto però sbuffare Bossi: "Trattati europei? Non so, dobbiamo già rivedere quello di Schengen...". Bossi, a sua volta, era stato accolto di prima mattina a Montecitorio da Fini con un "e i fucili, dove li hai messi?". Di certo, in parallelo col presidente del Senato Schifani, col quale poi nel tardo pomeriggio si è recato al Colle, Fini ha blandito l'opposizione annunciando che la XVI sarà "una legislatura Costituente". Con qualcosa in più: "Efficienza delle istituzioni significa fare le riforme", ha detto invitando a recuperare i frutti della trascorsa commissione Violante (nella quale il massimo risultato fu l'astensione in materia da parte di Forza Italia) per il superamento del bicameralismo perfetto. Ma l'applauso più convinto dai banchi del Pd è arrivato quando il neo-presidente ha scandito il suo "basta alla tragedia delle morti bianche", e il "diritto a un lavoro dignitoso ed equamente retribuito, e alla sicurezza sul lavoro". E ancora di più quando, invece di richiamarsi al tema della sicurezza, così fortemente agitato in campagna elettorale, ha parlato piuttosto dell'"insicurezza, un malessere della democrazia", che si esprime attraverso "l'affievolirsi del principio di legalità", e "la perdita progressiva di autorevolezza dello Stato". E poi plauso alle forze dell'ordine e ai militari, lotta a tutte le mafie, Stato laico, condanna del relativismo culturale ma anche centralità del cristianesimo: "Rivolgo a Benedetto XVI un deferente omaggio". Diciassette minuti di discorso, prima di brindare per il passaggio di consegne con Bertinotti, e dell'abbraccio con Berlusconi. "Sei stato proprio bravo", gli ha detto cingendolo alla nuca il Cavaliere.

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L'allarme del sindaco "Correnti e oligarchie uccidono il partito" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

IL DIFFICILE DOPO VOTO DEI DEMOCRATICI L'allarme del sindaco "Correnti e oligarchie uccidono il partito" [FIRMA]BEPPE MINELLO Basta con le correnti e le oligarchie che rischiano di uccidere il Pd e spazio a chi, grazie al radicamento nel territorio, ha saputo mitigare la sconfitta elettorale. Spazio da intendersi anche e soprattutto nella dirigenza nazionale del Pd, dove va sbaraccata la logica del caminetto che garantisce solo l'appartenenza ma non il collegamento con la società. L'abbozzo di quello che potremmo definire il manifesto che guiderà le prossime mosse del più rappresentativo esponente del pd piemontese, il sindaco Sergio Chiamparino, è stato scritto ieri sera nell'evocativo "Educatorio della Provvidenza" dove il Pd ha tenuto la sua direzione regionale per discutere del pesante risultato elettorale di metà aprile. Chiamparino ha parlato quasi per ultimo lodando la relazione del segretario Gianfranco Morgando che "sarebbe ragionevole diventasse base di una iniziativa piemontese che sappia disegnare una nuova fase della vita del pd". Vale a dire, "passare dalle contrapposizioni interne tra i gruppi e le correnti alla realizzazione di un miglior radicamento del partito in Piemonte in vista degli appuntamenti elettorali del 2009". Per ottenere questo risultato però, "occorre smantellare le oligarchie e far avanzare i non oligarchi; evitare che anche seri temi di iniziativa politica vengano branditi per regolare scontri interni: cose che hanno ucciso partiti ben più solidi del Pd". Per Chiamparino la sconfitta elettorale è "stata determinata certamente dall'azione del governo, ma i risultati sono stati meno drammatici laddove abbiamo saputo essere interlocutori credibili delle trasformazioni sociali. Se così non fosse non si capirebbero le differenze di risultati del Pd. A Torino, ad esempio, ci ricordiamo che nel '93 la Lega aveva il 21 per cento dei consensi ma da allora ad oggi siamo riusciti a farla tornare un partito marginale nella vita politica cittadina". "Radicamento" è la parola magica di Chiamparino, lui che al "radicamento" attribuisce quel 66% e passa di consensi che continuano a premiarlo come il "sindaco più amato". "Il radicamento - ha detto - è una questione dirimente e la destra ha vinto perché ha saputo esprimere meglio la contemporaneità. Cosa possiamo fare noi? Chiederci quale sarà la società nel medio periodo, sbagliato sarebbe provare a declinare meglio della destra temi come la paura". Il sindaco ha detto di non essere "un appassionato di congressi e quando sento parlare di Partito del Nord e partito del Sud penso a Renzo Arbore e alla sua trasmissione "Indietro tutta". Però per conquistare autonomia ci vuole una sensibilità a livello nazionale che, per ora, non vedo. Piuttosto, dal nuovo gruppo dirigente arrivano solo segni di continuità e non è un bel segnale. Occorre abbattere le logiche del caminetto, ci vuole un organismo che garantisca il radicamento con figure storiche e di riferimento per il territorio. Occorre un atto di coraggio da fare per primi in Piemonte".

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Nuova zona traffico limitato è nin vigore da stamattina (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

BORGOMANERO.TUTTO IL CENTRO STORICO Nuova zona traffico limitato è nin vigore da stamattina Deciso dal Comune per combattere polveri sottili e sostanze inquinanti [FIRMA]MARCELLO GIORDANI BORGOMANERO Prende il via questa mattina la nuova zona a traffico limitato, che comprende tutto il centro storico e verrà applicata ogni domenica e nei giorni festivi. E' questo il modo con cui l'amministrazione comunale ha deciso di applicare la disposizione regionale per l'abbattimento delle sostanze inquinanti, un provvedimento, come hanno tenuto a precisare gli amministratori locali, che li vede favoreli solo sotto il profilo dell'obiettivo, ma nettamente contrari per quanto riguarda le modalità. "E' inutile - dice l'assessore Sergio Bossi - pensare di diminuire le polveri sottili, il PM10, con una misura di questo genere. Bloccare la circolazione tre ore la settimana ha solo un unico, sicuro effetto, quello di creare disagi ai cittadini". Proprio per questa ragione il Comnune ha deciso di applicare la restruzione al traffico nelle ore festive dalle 8 alle 11. In questa fascia oraria l'intero centro cittadino sarà vietato al traffico, entro il perimetro che va da piazza XX Settembre a piazza XXV Aprile, e dal Lungo Agogna all'incrocio tra viale Marazza e corso Cavour. Anche le strade laterali interne del centro storico saranno out, con esclusione di quelli adibiti al servizio di trasporto pubblico, ai servizi integrativi a quest'ultimo e di quelli dei residenti. Da oggi entrano però in vigore altre restrizioni alla circolazione, dovute al fatto che il Comune ha dovuto estendere l'area a traffico limitato al 20% del territorio comunale. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 18, è previsto il divieto di circolazione a tutti i veicoli non ecologici all'interno del centro storico. Potranno avere libero accesso nel centro città, nel corso della settimana, solo i veicoli a benzina Euro 3, cioè immatricolati dopo il primo gennaio del 2001. Per gli altri la circolazione in centro sarà sempre vietata. Lo stesso vale anche poer gli autoveicoli diesel e per i veicoli commerciali a benzina.

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Il primo maggio? "Io lavoro". I nuovi stakanovisti d'Italia (sezione: Nord)

( da "Giornale.it, Il" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

N. 104 del 2008-05-01 pagina 0 Il primo maggio? "Io lavoro". I nuovi stakanovisti d'Italia di Gaia Cesare Da Bologna a Caserta, aperti supermercati, outlet e palestre. Così il mercato stravolge la festa degli operai. Le aziende: "Offriamo un servizio migliore ai clienti: in linea con i trend europei" Sarà che il tempo delle famiglie è sempre più ridotto e allora poter andare al supermercato in un giorno festivo è quasi una fortuna. Sarà che se in vacanza non ci vai, almeno un giro in centro, un po' di shopping o addirittura un turno in palestra sono una buona alternativa. Sarà anche che è la concorrenza a dettare legge e allora se un negozio è aperto anche l'altro non può tirarsi indietro. Insomma sarà quel che sarà (in cima la crisi economica che costringe le famiglie a fare i conti con stipendi ridotti e con l'ansia di arrotondare) ma questo primo maggio 2008 ha un altro sapore: è la festa del lavoro celebrata col lavoro. Sono i diritti dei lavoratori esercitati anche col diritto al lavoro, persino in un giorno storicamente dedicato al riposo. Supermercati, palestre, grandi catene di abbigliamento, cinema e fast food resteranno aperti in molte città e anche nei piccoli centri. Il caso dell'Ipercoop di Courgnè, Torino, che tanto stupore ha creato in questi giorni, non è affatto isolato. Anche le regioni più "rosse", dove il primo maggio è sempre stata una data intoccabile, rispondono alle leggi delmercato, della concorrenza e della crisi economica. Il Nord soprattutto, ma non solo. E i supermercati in testa. I punti vendita della Pam resteranno aperti a Bologna, Chioggia, Genova, Milano, Torino, Trieste e Verona. Carrefour apre le porte ad Aosta, Assago, Cagliari, Domodossola, Pontecagnano (Salerno), Leini (Torino), Gavirate (Varese), Marcianise (Caserta). E così per le altre due grandi catene, Bennet ed Esselunga, con la rara eccezione di Auchan. Insomma, in Italia si cambia musica e ci si allinea, "con le dovute autorizzazioni comunali" - tiene a precisare l'ufficio stampa di una grande catena - al trend che ormai si è affermato in gran parte dei Paesi europei. Dove "festa" non vuol dire scomparsa assoluta dei servizi ai cittadini. E infatti i commenti che arrivano dalle aziende che da qualche tempo hanno deciso di svoltare sono all'unisono: "Non obblighiamo nessuno a lavorare. Seguiamo il solco tracciato all'estero. Offriamo un servizio in più ai nostri clienti. Epoi di mezzo c'è il mercato. Se il tuo diretto concorrente tiene aperto... ". E a ragionare così non sono solo i supermercati. L'industria del tempo libero, per definizione, punta al tempo libero dei suoi clienti: così non solo i cinema restano aperti il primo maggio, ma anche i centri fitness, perché se non si lavora, qualcosa si dovrà pure fare. E allora GetFit farà sudare i suoi iscritti in molti dei suoi centri e così anche FitnessFirst. Poi c'è lo shopping, inteso come la caccia ai capi di abbigliamento. Il primo maggio si concentrerà soprattutto nei salotti buoni delle città: Benetton resta aperta in corso Vittorio Emanuele, a Milano, a due passi dal Duomo, come molti punti vendita della Stefanel. Fuori città, gli outlet, da sempre i più stakanovisti, quasi si infastidiscono quando si chiede conferma dei turni: tutti aperti i cinque punti vendita del Mercatone (Serravalle, Fizzonasco, Brugherio, Spino d'Adda, Abbiategrasso), "come il 15 agosto", dicono tra il fiero e lo stizzito. Sì perché la festa dei lavoratori sembra aver perso ormai il suo lato simbolico e sembra essere percepita da molti cittadini-clienti quasi come un ferragosto senza mare, "dove se c'è qualcosa da fare, èmeglio per tutti" e vissuta da chi sta dall'altra parte come un'occasione: "Pagano il 55 per cento in più dello stipendio. Perché rinunciare? ". Nei McDonald's è una filosofia che si pratica da tempo, così come nei punti vendita legati ad Autogrill, e non solo in autostrada. Qualcuno, però, si rende conto che qualcosa di strano c'è: "Vuole sapere quando siamo aperti? è un'informazione riservata", dice la responsabile regionale di una grande catena. Certo, un'informazione riservata. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il volo di Gianfranco tra fiamma e flemma (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

Personaggio Una storia a destra Jena jena@lastampa.it SENZA NOSTALGIE TRA I SUOI L'ULTIMO CHOC Il volo di Gianfranco tra fiamma e flemma Abbraccia Bertinotti e ammette: sono commosso GIOVANNI CERRUTI Vedi A chi gli chiede del fascismo: "Ancora lì vi siete fermati?" Zacchera: "20 anni fa era già il migliore. Ma chi l'avrebbe detto?" Quando scioglierà An e la vedova Almirante griderà al tradimento ROMA Va bene tutto, e non è più fascista, e l'acqua di Fiuggi, e dal Msi ad Alleanza Nazionale, e ha scaricato "er Pecora" e pure "er Pinguino" non se la passa bene. Va bene che con Bossi, quell'antitaliano, mai più neanche un caffè e adesso si baciano in aula. Va bene tutto, compreso il Cavaliere che un paio di mesi fa era uno che sale sul predellino e straparla e adesso si abbracciano. Va bene tutto, ma quando entra in aula da Presidente, abito grigiolino, cravatta rosa, mocassino maròn, ai gazzettieri di Montecitorio viene in mente quella maledetta definizione presa da una vecchia pubblicità in bianconero. L'"Uomo Facis". Va bene tutto, che bel discorso, che rispetto delle Istituzioni, del Primo Maggio, perfino della Resistenza. Però, quando esce dall'aula, c'è il parterre degli adulanti in agguato. Una volta i presidenti della Camera erano attesi dai commessi in polpe, dai leader dell'opposizione e dalle penne fini di Montecitorio, da Giancarlo Pajetta e Vittorio Gorresio. I commessi in polpe ci sono ancora, ma le mani che cercano quella del presidente Fini sono quelle del leghista Mario Borghezio, del nottambulo di Raiuno Gigi Marzullo, del pattuglione di telegiornalisti in cerca di promozioni o prebende. Fini conosce i giochi, e scantona. Se ne va ben sapendo che oggi la lettura dei giornali non sarà una delizia, ci sarà chi ancora inziga sul passato. Si vuol cominciare da quando, come si dice nella sua Bologna, si è scoperto "fasista"? Si sa, era il 1968, voleva andare al cinema, i "Berretti Verdi", filmone con John Wayne. "Non mi hanno fatto passare e sono passato dall'altra parte", ha raccontato lui. Aveva 16 anni. O di qua o di là, gli anni erano quelli. Come Alemanno, anche Fini ricorda con distacco: "Ancora lì vi siete fermati?". Lui è andato avanti, e parecchio. Nessuno che possa dubitare, adesso. Non è Le Pen e poteva essere Sarkozy. Schivate le mani che vorrebbero essere amiche, Gianfranco Fini imbocca la nuova vita da presidente della Camera. Le biografie del giovane Fini sono davvero ingiallite, il padre benzinaio, l'impermeabile bianco con la cintura stretta nelle foto dei comizi di Almirante, l'esuberanza da tifosa laziale della prima moglie Daniela, perfino i sussurri sul nuovo amore e la figlia che ha pochi mesi. Basta. Ora è presidente della Camera, la terza carica dello Stato. Con la sua cartelletta di pelle marrone può entrare in aula senza guardarsi attorno, senza timori, senza nostalgie. Un commesso sussurra "Auguri". Fa in tempo a rispondere, "Grazie". L'altro giorno, mentre fumava nel cortile di Montecitorio, il deputato Paolo Guzzanti lo canzonava sull'aria dell'"Italiano" di Toto Cutugno: "Un camerata come Presidente...". Ora anche Guzzanti si fa serio: "Gran bel discorso, il suo. Quella destra non c'è proprio più, è proprio un'altra cosa". E bisognava vederli, i suoi. Commossi è poco, di più, molto di più. Ad esempio Marco Zacchera, deputato di Verbania e dell'Ossola, la Valle della Repubblica Partigiana. Si conoscono dalla fine Anni 70: "Una riunione del Fronte della Gioventù, tutti litigavano e da lui solo flemma. Il migliore. Almirante l'aveva già scelto". La fiamma e la flemma, l'arte della parola imparata dal maestro Almirante. Poche interviste, ma di quelle da ricordare. Ad Alberto Statera, nel '93: "Mussolini è il più grande statista del secolo". Sempre a Statera, un anno dopo: "Salò è una pagina vergognosa e non facciamo paragoni, Mussolini determinò un regime autoritario, Berlusconi ha vinto le elezioni". I suoi, dal congresso di Fiuggi, nonostante i mugugni e qualche diserzione l'hanno sempre seguito. Fini, la sua lunga marcia, se l'è preparata da solo. Via Storace, lontano da Predappio, dalle nostalgie. E l'inevitabile abbraccio con Berlusconi. La nuova destra. Moderata. Democratica. Dal sigaro del guerrigliero Bertinotti ai sigaretti sottili di Fini in questa stanza da presidente della Camera resiste il fumo delle novità. Si sono abbracciati, ieri sera, il Presidente che lascia e quello che entra. Champagne. E Fini, finalmente, si è svelato istituzionale: "Lo ammetto, mi sono commosso". Bertinotti, si capisce, avrà rosicato quanto basta. Trasloca lui, al seguito tutta la Sinistra Arcobaleno, e il posto lo prende l'erede di Almirante. Sarà certo un caso, ma quando Fini ha cominciato il suo discorso Alfonso Gianni, uno dei fedelissimi di Bertinotti, si è infilato nella toilette di Montecitorio. La minzione antifascista? Donna Assunta, la vedova Almirante, l'ha amato finché c'era il marito. Poi qualche dubbio lo ha avuto, "non posso credere che voglia sciogliere An senza chiedermelo". Lo farà, lo sta già facendo e per i ragazzoni che sono arrivati ai cinquant'anni con lui è il vero leader, il vero traghettatore. Ancora Zacchera: "Mai avrei immaginato che il mio segretario arrivasse fin lassù". E "W l'Italia, W la Camera dei Deputati!", ha infine concluso il nuovo presidente. Sei anni fa, quand'era toccata a Casini, da buon bolognese aveva ringraziato la Madonna di San Luca. Fini no. E una dedica a John Wayne non era proprio il caso. Perché la sinistra ha perso le elezioni? Vedi alla voce Visco.

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Bossi entusiasta del film su Carnera: "Un eroe positivo" (sezione: Nord)

( da "Stampa, La" del 01-05-2008)

Argomenti: La Lega

La Lega e il "gigante" Bossi entusiasta del film su Carnera: "Un eroe positivo" CERNOBBIO (COMO) "Era un uomo normale, uno dei tanti che si è sacrificato per la famiglia". Lo ha detto Bossi, ieri sera a Cernobbio all'anteprima del film "Carnera la montagna che cammina" di Renzo Martinelli. "Era un eroe positivo", ha aggiunto Bossi riferendosi al pugile e in particolare alla sua frase "ogni pugno che ho preso è servito a far studiare i miei figli" citata nel film.. Per il leggendario "gigante buono" friulano, che nel giugno 1933 diventò mondiale dei massimi, si è entusiasmato anche Maroni: "La Lega fa della lealtà una delle sue doti principali, oltre alla bravura, alla lungimiranza e alla forza".

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