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tARTICOLI DEL 1°-5-2008 #TOP
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Articoli
Nord (78)
Berlusconi a Bertinotti Mi spiace per te Ai
festeggiamenti per l'elez ( da "Stampa, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Battuta di Bossi a Casini "Te l'hanno messo in quel.." "Ciao Casini. Beh, te l'hanno messa in quel posto... Eh?". "No, Umberto, guarda che l'ho evitato, l'ho evitato". Lo scambio di battute tra Umberto Bossi e il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (foto), è avvenuto ieri mattina, in presenza di diversi giornalisti,
Non
c'era ieri mattina Eduardo Zaplana, da martedì scorso ambasciatore per l'Europa
d ( da "Stampa, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: conosce bene pure Roberto Maroni e Agag, genero di Aznar, e Briatore. L'ambasciatore di Alierta, per il momento, entra nei cda di Telefónica O2 Europe e Teléfonica Repubblica Ceca ma secondo l'autorevole e conservatore Abc, presto forse metterà un piede anche in quello di Telecom al posto di Linares.
L'Udc
scappa di mano a Pierferdy ( da "Stampa, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: alcune opinioni e salutato insieme Umberto Bossi che lasciava Montecitorio. Quindi prima di lasciarsi D'Alema ha proposto all'ex presidente della Camera: "Dobbiamo rivederci e parlare di politica" e Casini disponibile gli ha risposto: "Ne avremo di tempo".[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Casini accende ancora ceri alla Madonna di San Luca per essere scampato alla strage elettorale.
L'ex
leader An eletto presidente della Camera riconosce 25 aprile e primo maggio
parla di patria e di bandiera. Ma il capo leghista: La Padania ha un'altra
bandiera ( da "Unita, L'"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Bossi lo rifiuta L'ex leader An eletto presidente della Camera "riconosce" 25 aprile e primo maggio parla di patria e di bandiera. Ma il capo leghista: "La Padania ha un'altra bandiera" di Marcella Ciarnelli È mezzogiorno in punto quando Gianfranco Fini entra in Aula e si va a sedere sullo scranno più alto di Montecitorio.
Da
patriota padano dico ai Romani: onore al merito. Questa vittoria popolare, per
noi Padani, ( da "Unita, L'"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: si arricchisce di un dato beneaugurante: un sindaco di Roma con un bel cognome nordico, una faccia onesta e simpatica e, al collo, il simbolo dei nostri antenati Celti" Mario Borghezio, Capo Delegazione della Lega Nord al Parlamento Europeo di Bruxelles, a proposito della elezione di Alemanno, Agi 28 aprile.
L'omaggio
e le ambiguità ( da "Unita, L'"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: il primo che tentò ufficialmente di rimettere pace tra fascisti e comunisti, impietosito dalla sorte dei ragazzi di Salò, succedendo persino a Irene Pivetti, perché persino Irene Pivetti arrivò là dove è arrivato ieri Gianfranco Fini, dopo un trentennio di carriera, lei al primo ringhiare del saldissimo Bossi. segue a pagina 3.
Stai
consultando l'edizione del A
A2A45732,362,370,47-23,66121822,203,120,07007399,92 Acea2363812,21...
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: 25 Negri Bossi w102890,150,15-0,99-41,1020,120,26-- Nice56312,912,920,17-21,321162,903,700,0730337,33 O Olidata16540,850,860,46-15,26900,751,060,044029,04 Omnia Network27571,421,430,70-31,67320,952,10-36,93 P Panariagroup I.C.64173,313,310,18-24,8202,994,410,1900150,31 Parmalat42002,172,202,19-18,21411282,112,
Bossi
mira su Casini: Te l'hanno messo in quel posto, eh? La replica: No, l'ho
evitato ( da "Unita, L'"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Stai consultando l'edizione del Bossi mira su Casini: "Te l'hanno messo in quel posto, eh?" La replica: "No, l'ho evitato".
Fini
omaggia Liberazione e lavoro Ma sul tricolore Bossi lo attacca
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Liberazione e lavoro Ma sul tricolore Bossi lo attacca di Marcella Ciarnelli/ Roma/ Segue dalla prima L'attesa c'è tutta per un discorso che è stato preannunciato sarà di apertura. Quattordici minuti è il tempo che Fini impiega in tutto per rigraziare i suoi predecessori e il presidente della Repubblica che ora siede al Quirinale ma anche polemicamente solo due dei predecessori,
In
Emilia ve le abbiamo trombate tutte
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Dopo i "fucili caldi" minacciati in calata dal Nord, ieri, quando Fini presidente della Camera ha omaggiato il Tricolore "simbolo della nostra nazione", il leader della Lega scalpitava come i vampiri quando vedono l'aglio. Sul totoministri però ha le idee chiare: "Castelli alla Giustizia?
Berlusconi
vuole Montezemolo con lui Incontro cordiale: Caro Luca, sarai il nostro fiore
all'occhiello nel mondo ( da "Unita, L'"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Silvio è andato a salutare Bossi. Nel brindisi si è congratulato con Fini: "Bravo, hai fatto un discorso condiviso da tutti". "Mi dispiace per te", ha detto a Bertinotti promettendo un invito. Finita la festa Berlusconi è tornato a tessere la tela di governo a Palazzo Grazioli: "Devo dire tanti no, è dolorosissimo".
Senatore
Latorre, nel Pd ci sono due linee sul che fare? Torna il derby
D'Alema-Veltroni? &# ( da "Unita, L'"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: ormai anche le sparate di Bossi sui fucili passano in cavalleria. Crede che la vostra sarà un'opposizione soft? "La Lega non è un pericolo per la democrazia, ma un futuro ministro che parla così non fa sorridere, ma crea allarme, anche se questi argomenti li usa con la superficialità a cui ci ha abituati.
Alemanno:
immigrati via basterà una denuncia E i campi nomadi? In campagna elettorale
erano 130 ora che si tratta di agire davvero, si sono ridotti a 80
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: da quando è entrata a regime la legge 189 del 2002 (meglio conosciuta come Bossi-Fini) il numero delle espulsioni è sensibilmente diminuito. Nel 2002, anno record degli "allontanamenti", gli espulsi accompagnati alla frontiera furono 25.226 e quelli riammessi per accordi tra Stati 17.091. In tutto faceva 42.317. È il dato storicamente più alto.
Sequestro
Di Matteo altri due ergastoli ( da "Unita, L'"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: acido dagli uomini del boss Giovanni Brusca che si vendicarono così della decisione del padre, Santino Di Matteo, di collaborare con la giustizia. I giudici della prima sezione della corte d'assise d'appello di Palermo, presieduta da Claudio dall'Acqua, ribaltando in parte il primo verdetto, hanno condannato al carcere a vita Salvatore Longo e Giuseppe Fanara,
Il
bimbo fu sciolto nell'acido Condannati in appello due boss agrigentini:
Giuseppe Fanara e Salvatore Longo
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Stai consultando l'edizione del Il bimbo fu sciolto nell'acido Condannati in appello due boss agrigentini: Giuseppe Fanara e Salvatore Longo.
Scusate
il disturbo ( da "Unita, L'"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D'Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984)
Madrid,
Telefonica recluta l'amico di Aznar e Berlusconi Eduardo Zaplana, numero 3 del
Pp, sbatte la porta a Rajoy e si prepara a guidare la scalata spagnola a
Telecom Italia ( da "Unita, L'"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: dirigente della compagnia è in buoni rapporti anche con il leghista Roberto Maroni. In quanto alle sue competenze, secondo il quotidiano di Madrid, Zaplana non sa quasi nulla di telefonini, però "sa quasi tutto di politica". E, del resto, Alierta "stava cercando un politico" e non un manager per proseguire la penetrazione nel mercato italiano della telefonia.
Il
lavoro alla prova del Berlusconi terzo L'altra volta cominciò dall'attacco al
sindacato e all'art.18, oggi sul tavolo salari, precari e diritti
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: da Maroni e Tremonti all'ormai onnipresente ex socialista Sacconi, e cioè una legislazione per così dire "proprietaria" che si potrebbe riassumere in alcune voci: riforma fiscale antiprogressiva, abolizione della tassa di successione, condoni fiscali "incentivo" all'evasione, un intero corpus di legislazione sfacciatamente favorevole alle imprese,
Fini
presidente della camera "onorare il 25 aprile, basta odio" -
francesco bei ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Umberto Bossi. Ma c'è anche l'invito all'opposizione a collaborare a una nuova stagione costituente, ripartendo da quanto fatto dalla commissione Violante. Sulle riforme costituzionali "non siamo all'anno zero", ricorda Fini. L'intervento viene elogiato dal capo dello Stato, che da Gratz fa sapere di aver apprezzato "il riferimento al tema del lavoro e della sicurezza sul lavoro"
Bossi:
"la bandiera italiana? noi abbiamo quella padana"
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Scambio di battute con Casini Bossi: "La bandiera italiana? Noi abbiamo quella padana" Bossi: "La bandiera italiana? Noi abbiamo quella padana" ROMA - Gianfranco Fini rende omaggio al tricolore, Umberto Bossi non gradisce e gli contrappone il vessillo bianco e verde della Padania.
E
tra tricolore e radici cristiane gianfranco dà l'addio al '900 - concita de
gregorio ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Fini entrando in aula scherza persino con Bossi, non un suo amico intimo: "E i fucili dove li hai messi?". Bossi non risponde. Il patriottismo statalista muscolare postmissino e il federalismo padano non sono stati facili da conciliare nei precedenti governi Berlusconi, vedremo nel prossimo ma questo oggi è un dettaglio: pazienza se la Lega non applaude il passaggio sulla bandiera,
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Mi domando per quale motivo il successo della Lega nelle legislative venga spiegato con il disagio del Nord mentre la vittoria di Alemanno a Roma come un dispetto "ideologico" della sinistra radicale. Se l'obiettivo fosse stato il Pd, Zingaretti non avrebbe vinto. Io stessa, che ho votato Pd ho dovuto combattere con un profondo disagio, perché sono offesa dalla rincorsa al centro;
L'ultimo
passo della destra - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Se si pensa che Umberto Bossi solo due giorni fa ricordava che i fucili della Padania sono sempre caldi, e solo due anni fa invitava a usare la bandiera italiana come carta igienica, si può almeno formulare una speranza: da ieri, forse, abbiamo fatto un altro passo avanti sulla strada della normalizzazione politica.
"il
segreto? campioni e umiltà" - andrea sorrentino manchester
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: scorso anno La finale tutta inglese di Champions e The Boss, una leggenda del calcio ANDREA SORRENTINO MANCHESTER dal nostro inviato Paul Scholes non parla mai, neanche dopo una notte così, e fugge infilando i corridoi di mattoncini rossi dell'Old Trafford. Va a casa a bersi un bicchiere di latte, lo sfottono qui: pare ne sia ghiottissimo ed è una delle poche cose che si sanno di lui.
Pd,
ora il segretario apre all'udc - marco trabucco
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: che si starebbero ricompattando attorno a Gianluca Susta (con lui ci sarebbero Luigi Bobba, i consiglieri regionale Mariano Rabino, Angela Motta e forse Mauro Laus e il vicecapogruppo in Comune a Torino Lorenzo Gentile. Isolati rimarrebbero invece gli ex boss della corrente Gianni Vernetti e il vicepresidente della Regione Paolo Peveraro.
Tavolino
degli appalti definitive le condanne
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: concorso in associazione mafiosa in relazione alla vicenda del cosiddetto "tavolino" attorno al quale boss, imprenditori e politici avrebbero deciso e assegnato gli appalti per le grandi opere pubbliche in Sicilia. Le pene che i tre imputati dovranno scontare vanno da 6 anni e 6 mesi a 8 anni. Panzavolta e Bini sono stati arrestati. Salamone è attualmente ricoverato in ospedale.
Sintonia
ed efficienza per cambiare il sud - augusto muojo
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: tra Nord e Sud d'Italia, possa derivare dalla combinazione tra le due tesi. Vale poco, infatti, in termini politicamente propositivi, l'elogio implicito fatto da Cofferati, Cacciari e Chiamparino, o dallo stesso Veltroni, al radicamento sociale e territoriale e al trasversalismo destra-sinistra della Lega.
Tratteniamo
sul territorio il cinque per mille - umberto de gregorio
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Mezzogiorno teme il federalismo fiscale non solo per motivi di gettito (perderebbe a tutto vantaggio del Nord) ma anche per motivi culturali, legati alla paura di non essere in grado di gestirlo in modo adeguato ed efficiente. Il gap culturale in termini di democrazia fiscale tra il sud e il nord lo mostrano i dati del cinque per mille a favore del settore cosiddetto del "no-profit".
Sicurezza,
si scatena il ciclone-Alemanno: Roma come New York
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Anche il temuto Bossi, se il Viminale andrà alla Lega, ha dato segnali chiari di collaborazione". Altra priorità la questione degli insediamenti rom abusivi, per la quale Alemanno ha annunciato che "partirà presto un'azione per lo sgombero e per spostare dal centro di Roma quelli regolari.
Ortomercato,
in nove a processo ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: che per il pm Laura Barbaini gestiva gli affari per conto del nipote del boss calabrese Giuseppe Morabito, ma anche una ex funzionaria di Unicredit accusata di riciclaggio. Il gup ha anche firmato un proscioglimento per Maurizio Bruno, accusato di estorsione. Il 4 giugno si apriranno invece i riti alternativi - patteggiamenti e abbreviati - scelti da altri sedici imputati,
E
San Desiderio spera nel miracolo ( da "Giornale.it, Il"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Maria Rosa Rossetti che abita a San Desiderio da 39 anni ed è consigliere per la Lega Nord nel Municipio IX Levante. Il 31 marzo 2003 il Consiglio della IX Circoscrizione Levante (allora di centro-sinistra) approvò un ordine del giorno per chiedere il parziale impiego dell'area a pubblico posteggio. Ad un'interrogazione di Arcangelo Merella, allora assessore alla Mobilità e Traffico,
Dal
ghetto a Montecitorio: la lunga marcia di Gianfranco il <freddo>
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract:
Come quello
detto da Gianfranco nel
Schifani:
<Lavorerò per spianare la strada alle grandi riforme>
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: le parole di Umberto Bossi? "Al suo linguaggio siamo abituati. Ma i suoi toni sono sempre stati più metaforici che altro. Non si sono trasformati né in iniziative legislative né in atteggiamenti concreti che scalfissero le regole democratiche. Lo stesso presidente Berlusconi, comunque, lo ha già invitato ad abbassare i toni".
Libero
il presunto omicida di Raciti La vedova: <Diranno che fu suicidio>
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Quello rinvenuto nel covo del super boss Pasquale Condello, definito il "Provenzano della 'ndrangheta", indirizzato a un magistrato di quello stesso distretto reggino finito ora nel ciclone per il rinvenimento di una "cimice" piazzata negli uffici del pm Nicola Gratteri. Il biglietto autografo del Padrino scovato nell'appartamento al rione Pellaro annoterebbe "
Mutuo
troppo caro, si cerca un'altra sede
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: quella col balcone dal quale aveva parlato il Duce e poi - più modestamente - Rinaldo Magnani, è stata chiusa immediatamente: costava troppo. Ne hanno approfittato quelli della Lega Nord, piazzando un adesivo sulla targa per tutta la campagna elettorale. Adesso è la volta di lasciare piazza De Marini. Quando? "Tempi lunghissimi". Da vecchio Pci. (r. n.).
E
i romani s'innamorano di Umberto il concreto
( da "Tempo,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Il leader storico della Lega Nord sta passeggiando lungo le vie storiche del centro di Roma. O meglio prova a passeggiare, perché a ogni angolo qualcuno lo ferma. I romani lo fermano. I turisti venuti dal resto d'Italia lo fermano. Anche le forze dell'ordine: carabinieri e polizziotti in divisa lo avvicinano per stringergli la mano.
Mastella
un disastro ora serve un manager ( da "Tempo, Il"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: ex ministro della Giustizia della Lega "Mastella un disastro ora serve un manager" Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it "La questione è molto complessa. Certo è che la gestione Mastella è stata disastrosa". Roberto Castelli, senatore della Lega Nord e ministro di Giustizia tra il 2001 e il 2006 nel governo Berlusconi, affronta deciso l'argomento.
Dietro
i roghi d'auto notturni una guerra tra pompe funebri
( da "Tempo,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: esempio più eclatante a danno di aziende vinicole del Nord Italia, pagate con assegni scoperti per circa 180mila euro. Con lui avrebbe operato anche un siriano di 35 anni, Mohamed Sayed, arrestato nel pomeriggio di ieri nello studio del suo avvocato latinense. L'extracomunitario sarebbe anche tra gli organizzatori degli attentati.
Il
vicesindaco Caviglia: " Le ronde? A Savona abbiamo già i Nonni
civici" ( da "Stampa, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: REPLICA DEL COMUNE ALLA LEGA NORD Il vicesindaco Caviglia: " Le ronde? A Savona abbiamo già i Nonni civici" SAVONA "Ronde padane? Abbiamo già i nonni civici che sono più preparati". Il vicesindaco socialista di Savona Paolo Caviglia replica così all'iniziativa della Lega Nord che ha avviato i corso di formazione per i volontari che faranno la vigilanza contro la microcriminalità.
Reggio,
nel covo del boss "pizzino" a un magistrato - francesco viviano
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: il boss Condello si lamenta di alcune cose che non "andrebbero più bene" e, soprattutto, ricorda al magistrato il suo passato e i suoi "affari", anche quello di essersi comprato una lussuosa abitazione a Reggio Calabria. E che il boss conoscesse bene la situazione del palazzo di giustizia è confermato anche da una frase sibillina pronunciata da Condello poco dopo il suo arresto.
La
sperimentazione è il filo conduttore del concerto del
( da "Tempo,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Fabrizio Bosso e Giovanni Tommaso. Di Battista è attualmente considerato uno dei più brillanti sassofonisti della scena italiana. Leader dello Stefano Di Battista Jazz Quartet, noto gruppo musicale jazz, composto anche da Amedeo Ariano, J. O. Mazzariello e Dario Rosciglione, e ha partecipato al Festival di Sanremo nel 2005 assieme a sua moglie Nicky Nicolai con "
E
luca disse a gianni letta "per me un ruolo alla attali" - claudio
tito ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: fino alla fine il leader Pdl proverà a persuadere Umberto Bossi a "mollargli" Roberto Castelli e fino al giorno prima del giuramento terrà pronto anche Marcello Pera. Ma allo stato il nome di Vito è segnato con chiarezza sulla casella Giustizia. Quanto ai rapporti con An, il Cavaliere non intende far crescere il numero dei ministri finiani: sono tre i dicasteri riservati a loro.
Serata
di gala del carroccio alla prima del film su carnera
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Umberto Bossi, al punto da essere citato nell'intercettazione telefonica tra Berlusconi e il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà. La dirigenza leghista schierata in prima fila sembra riconoscersi nella storia del pugile buono nato dal nulla e giunto al trofeo mondiale: "Un eroe positivo - sottolinea il Senatur - Sono in tanti quelli che come lui si sono sacrificati per la famiglia"
Berlusconi:
"montezemolo sarà mister made in italy" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: cioè qualche poltrona o almeno qualche strapuntino, mentre la Lega e An alzano il prezzo forti dei rispettivi successi elettorali al Nord e a Roma. Di sicuro, finora, saranno 12 i ministri "pesanti", 6 quelli senza portafoglio e oltre quaranta tra viceministri e sottosegretari. E intanto Berlusconi ha messo a segno un colpo a sorpresa.
Soro
capogruppo, ma spunta la fronda - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Scambio di battute con Bossi. "Serve una discussione seria, non ci sono rese dei conti" commenta laconico. Con l'Udc si parla delle due vicepresidenze della Camera (che spettano all'opposizione): il Pd sarebbe d'accordo per una al centrista Rocco Buttiglione (e non all'Idv), l'altra potrebbe andare a Rosy Bindi o a Piero Fassino.
La
melandri attacca bettini "stop alla gestione padronale" - carmelo
lopapa ( da "Repubblica, La"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: indiscrezione secondo la quale in quella stanza si insedieranno a giorni Umberto Bossi o Roberto Calderoli. "Spero solo mantengano il tricolore dietro la scrivania". Ministro, ha votato i capigruppo del Pd? "Certo. Mi sono sottratta però al rito della consultazione. Basta coi gran giurì". Cos'è che non sta andando nell'elaborazione del lutto, nel partito?
Maxisequestro
di coca per i locali, 34 chili ( da "Corriere della Sera"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract:
Il boss era
un'uruguayana Maxisequestro di coca per i locali, 34 chili Droga e merengue.
Discoteche e cocaina. I carabinieri, in collaborazione con la Guardia di
finanza, hanno stroncato un maxi-traffico di cocaina destinata ai locali.
Sequestrati
Cocaina
per i locali. Maxiblitz, tre arresti
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Il boss era un'uruguayana Operazione dei carabinieri in collaborazione con la Guardia di finanza. Tra i consumatori c'erano soprattutto giovani Droga e merengue. Una vita spericolata, tra discoteche carioca della città e cocaina. Gestendo un traffico a tanti zeri fino allo scorso sabato, quando i carabinieri del comando provinciale di Milano,
L'
effetto ( da "Corriere della Sera"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: E la ruvidezza con la quale Bossi rivendica il protagonismo del Nord appare come un tentativo di scoraggiare le pretese di An, uscita vittoriosa dal ballottaggio capitolino; e di non avere sorprese nelle ultime ore. Le punture di spillo del capo dei lumbard contro Gianni Letta sono indirizzate, in realtà, al Cavaliere.
L'abbraccio
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria: BREVI L'abbraccio Applausi per il ritorno in Aula dopo quattro anni di Umberto Bossi. Il leader leghista, in completo chiaro, cravatta regimental pandant con il fazzoletto verde nel taschino, è stato accolto con un abbraccio dalla neodeputata Michela Vittoria Brambilla ( foto).
Tutti
in <gita> nella casa liberty
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Giovanni Battista Bossi, 1904-05, visite regolamentate per appuntamento, la prima domenica del mese". Siamo al civico dodici di via Malpighi, Porta Venezia, zona ad alta densità di Liberty (a pochi passi ci sono Casa Galimberti, sempre dell'architetto Bossi e l'ex cinema Dumont, opera dello studio Tettamanzi- Marinetti).
Schifani
al Senato: dialogo Il Colle benedice l'appello
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: quattro più della maggioranza prevista e formata da Pdl-Lega nord-Mpa. Questi consensi ulteriori sarebbero giunti dalle minoranze linguistiche (Unionvaldotaine e Svp) oltre che da Francesco Cossiga, mentre i tre senatori dell'Udc indicati come possibili sostenitori hanno optato, a detta di Salvatore Cuffaro, scheda bianca.
Bossi:
ho 300 mila martiri con i fucili sempre caldi
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: trecentomila uomini con i fucili caldi che non aspettano altro che Bossi ci dica dove andarlo a prendere con i suoi sgherri padani", scrive Caruso. L'ex guardasigilli invita a "reagire". E Rifondazione si appella a Napolitano: non nomini Bossi ministro. Fucili a parte, Bossi si dice sicuro che Berlusconi rispetterà i patti con la Lega: "Si è sposato con noi e ora deve eseguire gli ordini"
Silvio
lavora ai 100 giorni E Letta comincia subito con le missioni segrete
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: intemperanze verbali di Bossi" non avranno conseguenze, e convinto che An "dopo la conquista di Roma si deve sentire appagata". Piuttosto è sui primi "cento giorni" a Palazzo Chigi che il Cavaliere intende concentrarsi, perché nei tre mesi iniziali dovrà mantenere alcune promesse elettorali già in scadenza: il "caso Alitalia" ha dei limiti di tempo imposti dal prestito ponte,
Alemanno,
esordio bipartisan Via a una <commissione Attali>
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Da alleati come Umberto Bossi. Ma anche da avversari come Rosy Bindi. La prima giornata dopo la vittoria è stata fitta di impegni. Telefonate. Incontri. Riunioni. E in serata la partecipazione a Ballarò, su RaiTre, dove Alemanno ha minimizzato i saluti romani di alcuni sostenitori di lunedì sera sulla scalinata del Campidoglio: "Una spacconeria di poche persone,
Le
debuttanti, baciamano e tailleur di mamma
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Bossi, pure lui un veterano: "Anch'io sto studiando i miei. Ho puntato sugli amministratori locali. Gente che lavora e prende i voti. Questo qui ha fatto il 70%". è Marco Reguzzoni, ex presidente della Provincia di Varese, l'uomo più vicino al capo durante la malattia, ogni pomeriggio nella villetta di Gemonio.
I
futuri ministri: An e Lega ( da "Corriere della Sera"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 5 categoria: BREVI I futuri ministri: An e Lega Bossi ha confermato che sarà lui il prossimo ministro dell'Interno Roberto Maroni.
Messina
Denaro <Wanted> E il boss finisce in un rap
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Wanted" E il boss finisce in un rap CATANIA - Uno striscione che pende dal Teatro Bellini, sopra l'immagine in stile Pop Art del boss Matteo Messina Denaro con la scritta "wanted", ricercato. Il mafioso latitante finisce anche in una canzone rap, "La gente fa", del gruppo Enmicasa: "In questa cosa sono il re, il messia,
<Alitalia,
basta veti o va a Fs> ( da "Corriere della Sera"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Per il leader della Lega Nord Umberto Bossi, "non si può fare perché sarebbe una concentrazione di potere", poi ha commentato di non sapere "cosa ha in testa Silvio" e che per lui "la soluzione migliore resta la legge Marzano, la stessa usata per Parmalat". Secondo Gianfranco Fini Berlusconi avrebbe illustrato ai suoi parlamentari l'ipotesi "
Cassonetti
a fuoco, indagini su un militante leghista
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Il segretario cittadino della Lega Nord Fabio Binelli si dice molto stupito e prende le distanze: "Se risulterà che davvero è stato un nostro iscritto, proporrò al direttivo cittadino di prendere i provvedimenti del caso: il teppismo è incompatibile con i principi del nostro movimento".
A
volte diciamo sì a chi ci sfrutta Oggi no. Precari all'EuroMayDay!
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: vive oggi è invece interna al tessuto produttivo ed è un prodotto tipico del Nord dell'Italia. Attenzione: non vogliamo sostenere che la prima non esista più, ma che la nuova precarietà è profondamente radicata nel sistema produttivo, ne costituisce corpo e mente e quindi è potenzialmente esplosiva. Una precarietà altrettanto nuova ma che si manifesta anche nei settori tradizionali,
Fini
dichiara aperta l'epoca della restaurazione
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: al tricolore quanto la distanza sottolineata da Bossi, che rivendica alla Padania la "sua" bandiera. Tanto il riconoscimento dell'ebraismo quanto il suo inglobamento nella "cultura ebraico-cristiana dell'Occidente". E tanto l'indicazione della "laicità delle istituzioni" quanto il riconoscimento del "ruolo fondamentale" della "religione cristiana" nella "formazione e difesa dell'
Sondrio,
perla rara nel nord leghista: vince il centrosinistra ma non è tutta farina del
Pd ( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: perla rara nel nord leghista: vince il centrosinistra ma non è tutta farina del Pd... Angela Mauro Visto da Roma, il risultato sembra quasi incredibile. A Sondrio un po' meno: il clima pre-voto portava vento di vittoria del centrosinistra. Il centrodestra, al governo locale da cinque anni, non aveva lasciato un buon ricordo.
Noi
li abbiamo abbandonati i lavoratori si sono vendicati Basta con la
concertazione ( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: attraverso il veicolo principale della Lega - manteneva da tempo sui lavoratori del Nord. Ovviamente il voto di molti di loro era stato soltanto prestato alla coalizione dell'Unione. Due anni di governo Prodi hanno però convinto quegli stessi lavoratori di aver fatto un pessimo investimento politico ed hanno convinto molti altri, anche giovani e meno giovani precari,
È
auspicabile che il clima non cambi nel prosieguo della legislatura, quando i
vincitor ( da "Messaggero, Il"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: lasciano ben sperare né le ultime esternazioni di Bossi, né le laboriose trattative con la Lega per la formazione del governo). È indispensabile d'altro canto che l'opposizione eviti di disperdere in rese di conti interne e processi postumi quel che di buono ha realizzato in questi mesi: ovvero la nascita di una forza riformista capace di affrancarsi dalla frammentazione e dall'
Oggi
ricordiamo i lavoratori morti sul lavoro Il valore e l'attualità di questo
grande giorno Indulto e democrazia, connubio inscindibile
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: con Bossi, Fini e Di Pietro nei panni degli sceriffi-paladini della giustizia, è peregrino pensare che il provvedimento sull'indulto venga presidiato per come si dovrebbe. Ma chi crede in un'informazione-altra, chi è certo che la politica si possa esercitarla dignitosamente anche fuori dalle istituzioni, ha il dovere di far sentire la propria voce,
Le
lavoratrici e i lavoratori celebrano la loro festa senza di loro non andiamo da
nessuna parte ( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: della Lega a nord. Non è la vittoria di una destra liberista, tecnocratica, confindustriale. E', al contrario, la vittoria di una destra fortemente radicata, capace di sostituire il conflitto sociale con una trama neocorporativa e di presentarsi come soggetto in grado di sedare le paure e le angosce indotte dalla globalizzazione rivolgendole verso conflitti di natura territoriale o,
Buon
primo maggio a tutte e a tutti. E in questo mare di dubbi e di domande, noi
dobbiamo riflettere, studiare, sperimentare
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: che parte la lunga marcia della Lega nord nelle fabbriche di Milano, Brescia, ecc., quando gli effetti delle grandi ristrutturazioni espellevano migliaia di lavoratori, il sindacato firmava gli accordi del luglio '93, e Formentini della Lega diventava sindaco di Milano. Si parlò di voto di protesta, e infatti nel corso degli anni ci furono molti sommovimenti,
ROMA
- Io a Silvio l'ho ripetuto più volte. Alla Giustizia non può mett
( da "Messaggero,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Bossi ieri pomeriggio spiegava così gli irrisolti nodi intorno ai quali si intreccia la trattativa per la formazione del governo. Salvo poi assicurare in serata di non "voler proprio litigare con Forza Italia, perchè ci sono in ballo le riforme", anche se agita il fantasma del pugile Carnera, spiegando che "al Nord ci sono tanti Carnera pronti a battersi contro il centralismo italiano"
AA.S.
Roma1,0863,040,5601,1843114600 A2A2,3650,472,1
( da "Messaggero,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: 81219967 Negri Bossi warr 2007/20100,1500,000,1230,2550 Nice2,9230,172,9043,696116833 OOlidata0,8590,460,7501,05890146 Omnia Network1,4310,700,9532,10232658 PPanariagroup Ind.Ceram.3,3100,182,9914,408590 Parmalat SpA2,1982,192,1082,65241128914 Parmalat warrant 20151,2470,001,1991,6610 Permasteelisa13,6430,2410,64014,
Dal
ghetto a Montecitorio: la lunga marcia di Gianfranco il "freddo"
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract:
Come quello
detto da Gianfranco nel
Fini
presidente "Il 25 Aprile festa di libertà"
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Un passaggio che ha fatto però sbuffare Bossi: "Trattati europei? Non so, dobbiamo già rivedere quello di Schengen...". Bossi, a sua volta, era stato accolto di prima mattina a Montecitorio da Fini con un "e i fucili, dove li hai messi?". Di certo, in parallelo col presidente del Senato Schifani, col quale poi nel tardo pomeriggio si è recato al Colle,
L'allarme
del sindaco "Correnti e oligarchie uccidono il partito"
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: un appassionato di congressi e quando sento parlare di Partito del Nord e partito del Sud penso a Renzo Arbore e alla sua trasmissione "Indietro tutta". Però per conquistare autonomia ci vuole una sensibilità a livello nazionale che, per ora, non vedo. Piuttosto, dal nuovo gruppo dirigente arrivano solo segni di continuità e non è un bel segnale.
Nuova
zona traffico limitato è nin vigore da stamattina
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: assessore Sergio Bossi - pensare di diminuire le polveri sottili, il PM10, con una misura di questo genere. Bloccare la circolazione tre ore la settimana ha solo un unico, sicuro effetto, quello di creare disagi ai cittadini". Proprio per questa ragione il Comnune ha deciso di applicare la restruzione al traffico nelle ore festive dalle 8 alle 11.
Il
primo maggio? "Io lavoro". I nuovi stakanovisti d'Italia
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Il Nord soprattutto, ma non solo. E i supermercati in testa. I punti vendita della Pam resteranno aperti a Bologna, Chioggia, Genova, Milano, Torino, Trieste e Verona. Carrefour apre le porte ad Aosta, Assago, Cagliari, Domodossola, Pontecagnano (Salerno), Leini (Torino), Gavirate (Varese), Marcianise (Caserta).
Il
volo di Gianfranco tra fiamma e flemma
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: Va bene che con Bossi, quell'antitaliano, mai più neanche un caffè e adesso si baciano in aula. Va bene tutto, compreso il Cavaliere che un paio di mesi fa era uno che sale sul predellino e straparla e adesso si abbracciano. Va bene tutto, ma quando entra in aula da Presidente, abito grigiolino, cravatta rosa, mocassino maròn,
Bossi
entusiasta del film su Carnera: "Un eroe positivo"
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Abstract: La Lega e il "gigante" Bossi entusiasta del film su Carnera: "Un eroe positivo" CERNOBBIO (COMO) "Era un uomo normale, uno dei tanti che si è sacrificato per la famiglia". Lo ha detto Bossi, ieri sera a Cernobbio all'anteprima del film "Carnera la montagna che cammina" di Renzo Martinelli.
Nel 1860 il grande
scrittore russo Fjodor Dostojevskij è assediato dai guai
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi a Bertinotti "Mi
spiace per te" Ai festeggiamenti per l'elezione di Gianfranco Fini alla
Presidenza della Camera c'era anche il suo predecessore Fausto Bertinotti
(foto), che si è congedato dai funzionari della Camera. E lì, davanti ai
presenti, tra i quali anche esponenti del centrosinistra come Parisi e Lusetti,
Silvio Berlusconi ha voluto apertamente tessere le lodi dell'ex leader di
Rifondazione comunista: "Mi dispiace - ha detto - personalmente per te,
noi abbiamo avuto sempre un buon rapporto e continueremo ad averlo". Tra
il Cavaliere e Bertinotti c'è stato sempre un feeling, sottolineato anche un
po' dal fatto che entrambi sono tifosi del Milan. "Caro Fausto, voglio
averti a colazione da me, quando vuoi ti invito a pranzo", ha aggiunto il
futuro premier. Ironico Fini al leader del Carroccio "Ciao, Umberto dove
stanno i fucili?" Anche il leader del Carroccio è stato oggetto di una
battuta, sia pure bonaria: è stato lo stesso Gianfranco Fini, mentre erano in
corso le votazioni, a salutarlo in Transatlantico con un "Ciao Umberto,
dove stanno i fucili?". E alla leghista Rosy Mauro (nella foto con Bossi), che gli faceva notare la sua perfetta abbronzatura,
il presidente "in pectore" ha replicato con un'altra battuta:
"Sono stato a Lampedusa a salutare tutti i leghisti. Ma ci andavo già da
prima, in tempi non sospetti". Il siparietto si è chiude con i
ringraziamenti per la presenza a Montecitorio del leader del Carroccio:
"Grazie per essere venuto a votarmi", ha concluso Fini. Battuta di Bossi a Casini "Te l'hanno messo in quel.." "Ciao
Casini. Beh, te l'hanno messa in quel posto... Eh?". "No, Umberto,
guarda che l'ho evitato, l'ho evitato". Lo scambio di battute tra Umberto Bossi e il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (foto), è avvenuto
ieri mattina, in presenza di diversi giornalisti, in un corridoio di
Montecitorio subito dopo la votazione che ha portato Gianfranco Fini alla
presidenza della Camera.
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
I Telefónica, all'incontro
madrileno in cui i suoi capi (il presidente Cesar Alierta ed il numero 2 Julio
Linares) hanno delineato con il vertice di Telecom (il presidente Gabriele
Galateri e l'ad Franco Bernabé) il futuro della alleanza strategica iniziata
l'anno scorso tra le due compagnie. La ragione? Deve ancora firmare il
contratto. Ma la sua carica, creata ex novo da Alierta e per cui ha abbandonato
a sorpresa la politica, la dice lunga sull'interesse della holding spagnola per
Telecom e, forse, anche per i futuri assetti della compagnia italiana. "Un
politico per trattare con Berlusconi", sintetizza il quotidiano
filo-socialista El País. Del summit non è trapelato nulla. "Non siamo
abituati a commentare alcunché delle nostre riunioni interne", dichiara in
serata alla Stampa un portavoce di Teléfonica. Peró tutta la stampa spagnola è
unanime: il principale compito di Zaplana, 52 anni, uno dei leader storici dei
popolari (centro-destra) dell'ex premier Aznar, ex ministro del Lavoro,
portavoce del Governo e capogruppo alla Camera, ex presidente della regione di
Valencia dal '95 al 2002, sarà quella di usare le sue relazioni politiche e
personali per spianare il cammino di Alierta. Il primo incontro tra Berlusconi
e questo avvocato liberal, con il pallino della moda e dell'abbronzatura,
risale al 2001: finale di Champions League tra il Valencia ed il Bayern a
Milano. Zaplana condivideva il palco d'onore col presidente del Milan. Ma
l'ambasciatore europeo di Alierta (nominato da Aznar, grande amico di
Berlusconi), che adesso intascherà 1 milione di euro all'anno contro i 3 mila
che guadagnava da deputato, conosce bene pure Roberto Maroni e Agag, genero di Aznar, e Briatore. L'ambasciatore di Alierta,
per il momento, entra nei cda di Telefónica O2 Europe e Teléfonica Repubblica
Ceca ma secondo l'autorevole e conservatore Abc, presto forse metterà un piede
anche in quello di Telecom al posto di Linares. Il ritorno al potere di
Berlusconi, scrive l'Abc, può propiziare ribaltoni ai vertici di Telecom.
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
L'invito di D'Alema 36 CUFFARO
& C. HANNO VOTATO SCHIFANI E VELEGGIANO VERSO BERLUSCONI. E SCOPPIA LA RIVOLTA
DEGLI ESCLUSI TRADITI DAL GIOCO DELLE OPZIONI 3 E il leader scherza "Sono
la bella Cecilia tutti la vogliono e nessuno la piglia" "Dobbiamo
vederci e parlare di politica" L'ex esponente della Rosa Bianca guarda già
al 2010: candidato Pdl alla Regione Lazio eletti alla Camera L'Udc scappa di
mano a Pierferdy eletti al Senato Prima di lasciare Montecitorio dopo il
discorso del presidente neoeletto della Camera, Gianfranco Fini, il ministro
degli Esteri uscente Massimo D'Alema si è trattenuto in lungo colloquio con
Pier Ferdinando Casini, presenti anche Savino Pezzotta della Rosa bianca e
Nando Adornato passato all'Udc dopo l'addio a Forza Italia, in uno dei corridoi
laterali del Transatlantico. Sotto gli occhi dei tanti giornalisti e deputati
in passaggio il vicepremier uscente e il leader centrista hanno scambiato alcune opinioni e salutato insieme Umberto Bossi che lasciava Montecitorio. Quindi prima di lasciarsi D'Alema ha
proposto all'ex presidente della Camera: "Dobbiamo rivederci e parlare di
politica" e Casini disponibile gli ha risposto: "Ne avremo di
tempo".[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Casini accende ancora ceri alla
Madonna di San Luca per essere scampato alla strage elettorale.
"L'importante è essere qui vivi", diceva l'altro ieri durante l'insediamento
della Camera. Ma il leader dell'Udc sa benissimo quanto si possa essere
irrilevanti politicamente con 36 deputati e 3 senatori, rimanendo
all'opposizione di una maggioranza schiacciante che non se lo fila. Per sua
fortuna, da buon emiliano, Casini riesce ad essere autoironico. "Sono come
la bella Cecilia, tutti mi vogliono ma nessuno mi piglia". Detto questo,
però, ha un sacco di rogne, con un partito a rischio serio di sfaldamento.
Tenere la rotta dell'equidistanza di centro sarà un'impresa titanica. Già i tre
senatori siciliani (lo ha confidato Totò Cuffaro a Carlo Giovanardi) hanno
votato per Roberto Schifani alla presidenza del Senato. Una semplice questioni
di feeling siciliano? Non solo. Il neosenatore Cuffaro, qualche giorno fa ad un
pranzo con altri nuovi eletti Udc, ha detto: "Otto su dieci dei nostri
vorrebbe tornare con Berlusconi. Ma è chiaro che non possiamo tornarci con il
cappello un mano... Aspettiamo di vedere che succede da qui ad un anno nel
governo". Aspettare e vedere: è d'accordo anche Casini, ma al leader
dell'Udc Cuffaro ha detto una "piccola" bugia. "Totò mi ha
assicurato che non ha votato Schifani", assicurava ieri lo stesso Casini.
Il quale aggiungeva di non temere la tenuta dei suoi gruppi parlamentari:
"Abbiamo lasciato a casa tante persone e quelli che abbiamo portato in
Parlamento sapevano che avremmo perso le elezioni e saremmo andati
all'opposizione". Intanto Mario Baccini eletto nelle liste dell'Udc, dopo
avere sostenuto Alemanno a Roma, ieri ha votato per Fini alla presidenza della
Camera. Ed è passato armi e bagagli al gruppo misto, pronto al salto
successivo. Si dice che sogna di essere il candidato del Pdl per il vertice
della Regione Lazio nel 2010. "Con Ciarrapico - dice velenoso il siciliano
D'Alia - farà con Ciarrapico la corrente delle Terme di Fiuggi". "Ma
non era Baccini - aggiunge il piemontese Vietti - ad accusarci di essere troppo
amici di Berlusconi e per questo motivo ha fatto la Rosa bianca?". Casini
ha tanti problemi in giro per l'Italia. C'è una nutrita casistica di candidati
Udc inviperiti perché sono stati fregati dal gioco delle opzioni. Nel Lazio,
per recuperare Dionisi (candidato trombato alla presidenza della provincia di
Roma) ha dovuto sacrificare Michele Forte, senatore uscente. Ora Forte si
accontenterà di fare il sindaco di Formia oppure transiterà con il Pdl? Altri
due con il dente avvelenato sono i veneti Ugo Bergamo e Luigi D'Agrò stoppati
dall'opzione per il Veneto che ha fatto Roberto Rao (portavoce di Casini). Il
deputato uscente D'Agrò sembra già avere un piede nel centrodestra. Ancora un
altro deputato uscente, Pietro Marcazzan di Mantova: ha dovuto lasciare lo
scranno di Montecitorio per fare posto alla ciociara Anna Teresa Formisano
paracadutata da Casini in Lombardia. Non è finita. Salvatore Greco, il 28
aprile si è presentato a Montecitorio con il padre Mario Greco, ex senatore di
Fi: era convinto di essere stato riconfermato perché Lorenzo Cesa avrebbe
optato per un'altra regione: invece il segretario dell'Udc ha scelto la Puglia.
Salvatore e Mario Greco hanno saputo della "tragedia" sul portone di
Montecitorio: pensavano che Cesa avrebbe optato per la Sicilia, e in effetti
era quello che Cesa avrebbe voluto fare. Ma i siciliani hanno detto di no.
Cuffaro, gli altri due senatori e i cinque deputati non hanno voluto cedere
nemmeno un posto. Un'altra vittima di questo infernale meccanismo è l'abruzzese
Rodolfo De Laurentis che ha dovuto fare posto alla new entry Ferdinando
Adornato là catapultato. Casini ha fatto un'operazione di recupero con De
Laurentis: ieri lo ha incontrato, esprimendogli "rammarico per la sua
mancata elezione in Parlamento". Gli ha confermato stima e fiducia
personale, e proposto "un ruolo di primo piano nel campo delle
comunicazioni e dell'informazione, cogliendo le opportunità delle nomine negli
organismi". Sì, ma cosa potrà avere lillipuz-Udc? Casini si è nominato
capogruppo (ma per pochi mesi, poi tornerà a fare il segretario del partito e
lascerà a Cesa) per tenere fermi i suoi parlamentari e per gestire le nomine,
appunto. Gli tocca la vicepresidenza della Camera: ci dovrebbe andare
Buttiglione ma è insidiato da Tabacci. Tempi duri per Casini che ieri alla
Camera, mentre era appartato con D'Alema e Pezzotta, si è sentito dire da Bossi: "Beh, te l'hanno messa in quel posto...
Eh?". "No, Umberto, guarda che l'ho evitato".
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Fini celebra il tricolore, Bossi lo rifiuta L'ex leader An eletto presidente della Camera
"riconosce" 25 aprile e primo maggio parla di patria e di bandiera.
Ma il capo leghista: "La Padania ha un'altra bandiera" di Marcella
Ciarnelli È mezzogiorno in punto quando Gianfranco Fini entra in Aula e si va a
sedere sullo scranno più alto di Montecitorio. Il tredicesimo presidente
della Camera è stato appena eletto con 335 voti su 611 aventi diritto. Alla
quarta votazione, come previsto. Emozionato lo è anche se non lo lascia
trapelare. Viso fermo, tratti rigidi. Confesserà poi in serata il brivido
provato, subito dopo essere stato ricevuto al Quirinale dal Capo dello Stato,
che ha mostrato apprezzamento per la disponibilità al dialogo, a conclusione di
una giornata davvero storica. L'applauso dei deputati ha accolto il neoeletto.
Calorosi quelli del centrodestra specialmente dalle parti di An, rispettosi
quelli del centrosinistra. segue a pagina 3.
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
"Da patriota padano dico ai Romani: onore al merito. Questa vittoria
popolare, per noi Padani, si arricchisce di un dato
beneaugurante: un sindaco di Roma con un bel cognome nordico, una
faccia onesta e simpatica e, al collo, il simbolo dei nostri antenati
Celti" Mario Borghezio, Capo Delegazione della Lega Nord al
Parlamento Europeo di Bruxelles, a proposito della elezione di Alemanno, Agi 28
aprile.
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
L'omaggio e le ambiguità Oreste Pivetta Il personaggio Gianfranco Fini lo
ricorderà come un anno importante: è diventato padre per la seconda volta ed è
salito alla presidenza della Camera, succedendo al compagno Bertinotti, a
Casini, a Violante, il primo che tentò ufficialmente di
rimettere pace tra fascisti e comunisti, impietosito dalla sorte dei ragazzi di
Salò, succedendo persino a Irene Pivetti, perché persino Irene Pivetti arrivò
là dove è arrivato ieri Gianfranco Fini, dopo un trentennio di carriera, lei al
primo ringhiare del saldissimo Bossi. segue a pagina 3.
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del A
A2A45732,362,370,47-23,66121822,203,120,07007399,92
Acea2363812,2112,492,79-14,02130511,3914,430,54002599,88
Acegas-Aps105065,435,420,20-17,90125,346,980,3000298,32
Acotel15577380,4581,401,22-3,283453,1183,180,4000335,48 Acq. Potab.54892,842,850,74-17,37492,363,430,1000102,07
Acsm30281,561,570,06-14,6851,221,830,020073,31
Actelios143867,437,410,6510,76335,997,690,1000502,86
Aedes38511,991,97-0,80-41,714041,563,410,2500202,42
Aeffe34181,761,771,32-32,942641,712,63-189,49 Aem
To37521,941,985,10-24,476581,872,590,06001418,85 Aem To
w088380,430,431,70-44,03110,410,80-- Aerop. Firenze3342017,2617,25-2,96-4,27016,6518,030,0630155,94
Aicon26701,381,38--35,2001,242,13-150,31
Alerion13020,670,670,41-4,455880,550,710,0050269,04 Alitalia10610,550,557,87-30,6910050,230,790,0413759,91
Alleanza161938,368,410,62-5,0133437,848,800,50007080,23
Amplifon40412,092,1911,93-40,2027411,823,570,0350414,10
Anima37641,941,95-0,15-10,00431,602,160,1400204,12 Ansaldo
Sts192839,969,970,5715,132067,179,960,2000995,90
Arena1320,070,07-0,43-47,0520520,050,150,041353,42
Ascopiave30571,581,58--6,07511,431,820,0850370,14
Astaldi105585,455,412,085,7811454,025,450,0850536,71
Atlantia4046820,9021,051,30-18,52499218,6325,650,620011948,77 Auto
To-Mi2217611,4511,42-0,40-23,57132511,2314,990,40001007,86
Autogrill187359,689,793,17-15,7316709,2311,570,40002461,57 Azimut
H.132566,857,031,21-22,9844086,028,890,1500993,88 B B. Bilbao
Viz.2832814,6314,63-0,81-13,07012,8516,83-- B.
Carige48852,522,541,36-23,3813292,253,290,07504073,85 B. Carige
risp50542,612,61--18,8902,323,250,0950457,45 B.
Desio131766,806,793,65-4,29516,027,110,0955796,18 B. Desio r
nc126856,556,55--6,4105,987,000,115086,49 B.
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Generali112135,795,821,15-14,57934,626,780,1000644,61 B.
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nc2884514,9014,990,67-10,28013,8916,600,520098,32 B.P. Etruria e
L.168288,698,998,98-7,485917,169,390,3000468,75 B.P. Intra2855814,7514,8521,9130,8817449,5414,750,1000830,24
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Biesse2668613,7813,806,186,2420111,2414,650,3600377,53
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Spa35701,841,83-1,08-9,521001,532,19-196,12 Buzzi
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nc2151811,1111,11-0,80-11,151089,2312,510,4240452,43 C C.
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Comm.47502,452,461,82-42,6992,304,324,0000192,18
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Ciccolella37641,941,941,09-33,99401,723,020,0516350,90
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Cobra92944,804,820,92-24,73274,276,38-100,80
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( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando
l'edizione del Bossi mira su Casini: "Te l'hanno
messo in quel posto, eh?" La replica: "No, l'ho evitato".
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Fini omaggia Liberazione e lavoro Ma sul tricolore Bossi lo attacca di Marcella Ciarnelli/ Roma/ Segue dalla prima
L'attesa c'è tutta per un discorso che è stato preannunciato sarà di apertura.
Quattordici minuti è il tempo che Fini impiega in tutto per rigraziare i suoi
predecessori e il presidente della Repubblica che ora siede al Quirinale ma
anche polemicamente solo due dei predecessori, Cossiga e Ciampi; per
evocare la bandiera come simbolo dell'unità nazionale; per rendere omaggio al
Papa cui va un "deferente omaggio"; per confermare l'impegno a che
quella ai primi passi sia una "legislatura costituente" ma anche
quella in cui si dovrà dimostrare che in Parlamento non siede una Casta e in
cui si dovrà trovare la capacità a contrastare le morti sul lavoro "una
tragedia che offende le coscienze di ognuno". Ma innanzitutto per
ricordare, nella parte centrale del discorso, le due date simbolo cadute in questo
avvio della legislatura: il 25 aprile e 1 maggio. "Celebrare la ritrovata
libertà del nostro popolo e la centralità del lavoro nell'economia è un dovere
cui nessuno può sottrarsi". L'aula applaude anche se la Festa di
Liberazione è diventata festa di libertà e Fini parla genericamente di
"totalitarismi" senza pronunciare la parola fascismo. Però la
sottolineatura dell'importanza di "queste giornate in cui si onorano
valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli
italiani" viene accolta con favore da tutto l'emiciclo. Così come un
applauso accompagna l'accenno alla Festa del Lavoro che "è il corollario
in termini ideali" di quella della libertà. Abito grigio chiaro, cravatta
rosa, quella portafortuna che sfoggia ad ogni occasione significativa, camicia
bianca e faccia cotta dal sole di Lampedusa. Gianfranco Fini ha salito
agilmente i pochi scalini che portano alla poltrona di presidente. Lui è uomo
di Parlamento da tanti anni e la scena l'ha già vissuta con altri protagonisti,
va ad occupare il posto che è stato per ultimo di Fausto Bertinotti, tra i
primi a fargli di persona i più sentiti auguri di buon lavoro nel corso del
piccolo festeggiamento organizzato nella sala a due passi del Transatlantico
subito al termine della cerimonia di insediamento. Dal compagno Fausto all'ex
segretario del Fronte della Gioventù. Per la prima volta un figlio della Destra
viene chiamato al compito di terza carica dello Stato. Sono pochi i fogli che
Fini stringe tra le mani. Legge con voce ferma e con un pizzico di inflessione
che ne ricorda le origini bolognesi. Nelle tribune del pubblico non c'è nessun
familiare. Non c'è nessun riferimento alla vicenda politica personale e del suo
partito ma non manca la rivendicazione di essere "un uomo di parte"
anche se subito dopo viene la conferma che sarà il presidente di tutti i
parlamentari che sono tornati ad essere "onorevoli" dopo il biennio
bertinottiano dei "deputati". Gianfranco Fini, il politico che si è
schierato nel passato sul fronte di battaglie di laicità, rende "un
deferente omaggio al Pontefice, guida spirituale della larghissima maggioranza
del popolo italiano ed indiscussa autorità morale per il mondo intero". E
poi lancia un imprevisto allarme sul rischio che minaccerebbe la libertà di ognuno
di noi. Il passaggio è delicato. Fini se ne mostra consapevole ma scandisce
"la minaccia non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso
che sono ormai sepolte nella qusi totalità delle coscienze del nostro popolo
con il Novecento che le ha generate. L'insidia maggiore viene dal diffuso e
crescente relativismo culturale e morale, dalla errata convinzione che libertà
significhi pienezza di diritti e assenza di doveri e finanche di regole".
L'aula mormora. Si capisce che le parole del presidente sono destinate ad
aprire un dibattito. Ma alla fine tutti i deputati in piedi daranno vita
all'applauso conclusivo, il diciassettesimo di quelli che hanno punteggiato il
breve discorso di insediamento. La giornata delle emozioni e dei brindisi,
degli impegni e della disponibilità al dialogo, delle tante sigarette fumate
nell'attesa di uno scrutino dal risultato annunciato si avvia a conclusione
nell'eco delle parole di quanti hanno ascoltato ed ora, giorno per giorno,
sarnno lì a valutare la reale disponibilità a quel dialogo pur evocato con
tanta enfasi. "Tocca a lui l'onere della prova per vedere se sarà in grado
di garantire i diritti di tutti i parlamentari" commenta Massimo D'Alema
che non manca di apprezzare lo sforzo apprezzabile "dell'uomo di parte".
Umberto Bossi mostra di non apprezzare il richiamo al
Tricolore. Fosse per lui farebbe sventolare solo il vessillo della Padania. Una
provocazione subito rimangiata come il giorno prima quella dei fucili caldi
sempre pronti. Ma che dimostra il nervosismo del leader del Carroccio che,
d'improvviso, ricomincia a vivere l'angoscia di perdere il ruolo di primo
attore al fianco di Berlusconi. Che si è complimentato con Fini con un
"molto bravo" che è apparso la di sotto delle tradiszionali capacità
comunicative del Cavaliere. A questo punto Bossi ha
deciso di cambiare obbiettico e ha mirato su Pierferdinando Casini: "Ciao,
te l'hanno messa in quel posto, eh?". Pronta la repolica: "No, guarda
che l'ho evitato". Anche se poi Casini non ha mancato di sentirsi un po'
"come donna Cecilia che tutti la vogliono ma nessuno la piglia".
Schermaglie da inizio legislatura. Martedì si riprende. E velocemente si
dovrebbe arrivare alla formazione del nuovo governo.
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
BOSSI A BERSANI "In Emilia ve le abbiamo trombate tutte..." Il
Senatùr senza freni inibitori: entrato a Montecitorio come un elefante in una
cristalleria, Umberto Bossi in due giorni ne ha
"sparate" una dietro l'altra. Dopo i "fucili
caldi" minacciati in calata dal Nord, ieri, quando Fini presidente della
Camera ha omaggiato il Tricolore "simbolo della nostra nazione", il
leader della Lega scalpitava come i vampiri quando vedono l'aglio. Sul
totoministri però ha le idee chiare: "Castelli alla Giustizia? No,
non va bene perché ha già litigato coi magistrati e non possiamo cominciare
litigando. Meglio che faccia le strade del Nord come vice alle
Infrastrutture". Maroni non lo schioda dal
Viminale, al Welfare tiene Rosi Mauro "di scorta. È tosta la Rosi, è
gagliarda..."". Lei lo segue nel cortile di Montecitorio e rifiuta:
"Grazie ma non lascio il sindacato padano, però se il Capo
ordina...". Bossi prende di mira Casini mentre
parla con Massimo D'Alema, quest'ultimo invece punzecchia amichevolmente il
Senatùr: "Hai sentito? Le riforme si fanno insieme, ci dovete
chiamare...". Il Senatur risponde col solito saluto da film western:
"comandante...", e poi, "se volete prendere qualche voto sopra
il Po dovete venire". "Volentieri" risponde D'Alema. Il peggio
del "celodurismo" padano è per Bersani: "Uè, siam venuti giù in
Emilia e ve le abbiam trombate tutte.. E da come ci han votato si vede che gli
è piaciuto...". È solo il secondo giorno di scuola... n.l.
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Berlusconi vuole Montezemolo con lui Incontro cordiale: "Caro Luca, sarai
il nostro fiore all'occhiello nel mondo..." di Natalia Lombardo/ Roma I
BIRILLI "Ora manca solo il mio discorso", ha detto Berlusconi dopo
aver applaudito Fini presidente della Camera, ma prima di poter entrare a
Palazzo Chigi Silvio III è alle prese con la scacchiera dei ministri. Sondati
anche Montezemolo e De Gennaro, al qua- le il 9 maggio scade il mandato di
commissario straordinario per l'emergenza rifiuti a Napoli, assegnatogli dal
governo Prodi. Presente anche Gianni Letta, il colloquio è durato due ore a
Palazzo Grazioli, durante il pranzo. Berlusconi freme per potersi insediare a
Palazzo Chigi, e da lì potrebbe prorogare il mandato all'ex capo della Polizia.
Dal momento che il leader del Pdl non rinuncia a riunire il Consiglio dei
ministri a Napoli. Non il primo, Cdm, ma il secondo sì. Invito a pranzo a via
del Plebiscito anche per Luca Cordero di Montezemolo (vi era già stato pochi
giorni fa, quando si era parlato di un ruolo al governo, poi smentito dall'ex
presidente di Confindustria). Si vociferava di un posto alle Attività
produttive, ma sembra che Berlusconi gli abbia proposto un ruolo tutto
marketing, una sorta di "mister Made in Italy" nel mondo, per
"risollevare l'immagine del Belpaese all'estero rovinato dalla
"munnezza", è stato il must di Silvio in campagna elettorale.
"Caro Luca, sarai il nostro fiore all'occhiello nel mondo, con i successi
che hai riportato", gli ha detto Berlusconi. Nell'incontro, combinato da
Letta, il presidente Fiat e Ferrari ha "condiviso" le proposte sulle
detassazione degli straordinari e l'abolizione dell'Ici, e il ruolo di promoter
dei prodotti italiani è qualcosa che "conviene a Paese e anche a
lui", dicono dal Pdl. Ieri mattina Silvio Berlusconi ha ascoltato il
discorso di Gianfranco Fini a Montecitorio, applaudendone molti passaggi.
Omaggiato dalla processione di forzisti, baciate molte donne, Silvio è andato a salutare Bossi. Nel
brindisi si è congratulato con Fini: "Bravo, hai fatto un discorso
condiviso da tutti". "Mi dispiace per te", ha detto a Bertinotti
promettendo un invito. Finita la festa Berlusconi è tornato a tessere la tela
di governo a Palazzo Grazioli: "Devo dire tanti no, è dolorosissimo".
Chiusa la partita Formigoni: resta Governatore della Lombardia ma diventa
vicepresidente di Forza Italia (finché c'è), mentre Denis Verdini è il nuovo coordinatore,
al posto di Bondi che diventa ministro della Cultura. Tesi i rapporti tra
Berlusconi e An, che non vuole cedere il quarto ministero promesso a Alemanno
in caso di perdita, anche se non il Welfare (dove andrebbe il forzita Sacconi).
La Russa entra a Palazzo: il cavaliere pare gli abbia proposto la Giustizia ma
'Gnazio non molla la Difesa (le Infrastrutture per Matteoli, un ministero senza
portafoglio alla Poli Bortone). Nel "gioco di birilli", come dice un
forzista, gira soprattutto la Giustizia: rispunta Pera ma potrebbe anche essere
il pugliese Mantovano (anche se da An non vogliono andare a Via Arenula). Elio
Vito è in discesa nel "borsino" di Palazzo Chigi: meglio ai Rapporti
col Parlamento, mettendo fuori gioco Paolo Bonaiuti, che da portavoce di Silvio
lo diventerebbe del governo. C'è stata poi la processione dei
"piccoli" ricevuta da un Silvio sfuggente e "anguilloso":
Fatuzzo, Nucara e Caldoro. Il più grande, Rotondi della Dca, ha rifiutato
ancora la vicepresidenza della Camera minacciando l'appoggio esterno.
"Accordo raggiunto", dice all'uscita; Silvio lo accontenterà, dice,
su un ministero "anche senza deleghe", magari ai "rapporti con
l'Onu o coi Paesi in via di sviluppo".
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Senatore Latorre, nel Pd ci sono due linee sul che fare? Torna il derby
D'Alema-Veltroni? "Non esistono due linee, nè tantomeno un derby. C'è
bisogno invece di una discussione sul risultato elettorale, e su come
caratterizzare la nostra opposizione. È chiaro che indietro non si torna: la
prospettiva politica dell'Unione è alle nostre spalle. Bisogna invece misurare
il nostro andare avanti con le condizioni economiche, politiche e sociali che
si verranno a creare: e sviluppare i temi che in campagna elettorale abbiamo
accennato, a partire da un nuovo rapporto con i mondi della piccola impresa,
del commercio. Costruire alleanze sociali, e così aprire contraddizioni nella
destra". Volete corteggiare la Lega, secondo lo schema del 1994?
"Dico una cosa diversa, dobbiamo liberarci di schemi astratti come vecchio-nuovo,
avanti-indietro, e mettere in campo innanzitutto una strategia di alleanze
sociali: poi verificheremo gli effetti politici che queste producono".
Veltroni ha proposto un congresso subito, anche per evitare di essere logorato.
"Il congresso serve innanzitutto per scegliere il leader,e nessuno mette
in discussione Veltroni che è un leader forte. Il punto è aprire una grande
riflessione nel Paese, nei circoli, negli organismi dirigenti del Pd, per
capire quello che è successo e su quali gambe ripartire. Penso a una
discussione leale e forte, in cui ciascuno deve avere il coraggio delle proprie
idee. Nessun mugugno". Si respira un clima di grande fair play, ormai anche le sparate di Bossi sui fucili
passano in cavalleria. Crede che la vostra sarà un'opposizione soft? "La
Lega non è un pericolo per la democrazia, ma un futuro ministro che parla così
non fa sorridere, ma crea allarme, anche se questi argomenti li usa con la
superficialità a cui ci ha abituati. Noi faremo una opposizione senza
sconti e credo che ci saranno motivi seri di scontro politico con questa
destra. Non capisco cosa intendano fare per tutelare i più deboli nella fase
economica dura che ci aspetta, e mi aspetto passaggi politici aspri. Il nostro
governo ombra non dovrà solo contrastare l'azione del governo, ma anche
proporre una sua agenda al Paese: anche sui temi del conflitto di interessi e
della libertà dei media". I primi passi della nuova maggioranza? "Un
pessimo inizio. Ho apprezzato i discorsi di Schifani e Fini, ma con una maggioranza
numerica di questo tipo sarebbe stato opportuno scegliere insieme
all'opposizione i presidenti delle Camere. Noi abbiamo commesso un grave errore
nel
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Alemanno: immigrati via basterà una denuncia E i campi nomadi? In campagna elettorale
erano 130 ora che si tratta di agire davvero, si sono ridotti a 80 di Eduardo
Di Blasi / Roma ESPULSI Gianni Alemanno, neo sindaco della Capitale, nel giorno
della sua investitura, continua a battere sul tema della "sicurezza".
Il progetto, denominato "Piano per Roma" e già ampiamente dibattuto
nella lunga campagna elettorale, consiste essen- zialmente in quattro
operazioni: un commissario straordinario (che adesso potrebbe essere
"anche il Prefetto medesimo") e una legge nazionale sulla polizia municipale
che permetta (tra l'altro) di armare le polizie municipali. Soprattutto però,
il Patto si fonda sullo spostamento dei campi rom oltre la cinta esterna della
città e sulle "ventimila espulsioni" già esposte in campagna
elettorale. Alemanno ne è convinto: "Ventimila persone non è una cifra
sparata a caso: sono i cittadini extracomunitari denunciati per vari reati
penali. Dobbiamo stabilire un principio chiaro: chi ha subito una denuncia ma
non è stato ancora sottoposto al processo deve essere espulso". Dal punto
di vista legislativo (la Corte Costituzionale ha già bocciato, con la sentenza
222 del 2004, questa impostazione, poi recepita nella legge 271 dello stesso
anno), non sarà semplice far passare l'idea che si possa essere espulsi senza la
presenza di un reato (o in attesa di giudizio). Diceva bene giorni fa il
senatore del Pd Achille Serra quando affermava che "senza immediatezza e
certezza della pena non si va da nessuna parte". Ma anche quando, memore
della lunga esperienza alla Prefettura capitolina, annotava: "Non si può
pensare di poter espellere tutti i clandestini dalla Capitale o smantellare i
campi rom dall'oggi al domani perché è oggettivamente difficile. Se fosse
possibile sarei il primo a dire di sì, ma la realtà è un'altra: oggi è molto
difficile espellere, ci sono regole europee da cui non si può prescindere, se
non facendo demagogia". Questo è l'altro tema. Oggi sono i numeri a dirci
che il discorso di Alemanno zoppica. E i numeri in questione sono quelli dei
dati sulle espulsioni nel nostro Paese. Tanto per dare una cifra, poco più di
ventimila è anche il numero di tutti gli stranieri espulsi dall'Italia nel
2006: 13.397 sono quelli accompagnati alla frontiera e 8.293 quelli riammessi
dai Paesi con cui l'Italia ha stipulato accordi in tal senso (sempre in
diminuizione, per via di rapporti internazionali che si sono allentati). Nel
capitolo su "Gli stranieri e la sicurezza" dell'ultimo "Rapporto
sulla criminalità in Italia" è scritto a chiare lettere: da quando è entrata a regime la legge 189 del 2002 (meglio
conosciuta come Bossi-Fini) il numero delle espulsioni è sensibilmente diminuito. Nel
2002, anno record degli "allontanamenti", gli espulsi accompagnati
alla frontiera furono 25.226 e quelli riammessi per accordi tra Stati 17.091.
In tutto faceva 42.317. È il dato storicamente più alto. Riguarda tutta
Italia ed è precedente alla legge voluta dall'attuale Presidente della Camera e
dal leader della Lega. Anche sui campi rom il discorso è complicato. E per
capirlo basta confrontare il programma elettorale di Alemanno con quello che il
nuovo sindaco affermava giusto ieri pomeriggio. A pagina 14 del programma era
scritto sul tema: "A Roma sono presenti circa 130 campi nomadi, di cui
solo 25 autorizzati e "seguiti" dal Comune". Ieri il numero si
era improvvisamente contratto: "A Roma ce ne sono 85 - dichiarava il
sindaco - Dobbiamo partire prima da quelli illegali che sono una sessantina.
Cominciare a chiudere quelli". Non cambia la ricetta: in un primo tempo si
dovrebbero "portare" i nomadi "dai campi abusivi a quelli
legali". La fase B prevede di "spostare i campi lontano dai centri
abitati". L'obiettivo del programma era chiaro: "La soluzione, da
adottare a livello nazionale, deve essere quella di una redistribuzione dei
nomadi in più centri del Paese, fino al raggiungimento di un tasso massimo
dello 0,5% della popolazione residente". I rom residenti nei pressi della
città di Roma dovrebbero quindi passare da
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Sequestro Di Matteo altri due ergastoli PALERMO Si chiude con due condanne
all'ergastolo e due assoluzioni l'ennesimo capitolo giudiziario della
drammatica storia del piccolo Giuseppe Di Matteo, sequestrato quando aveva 11
anni, tenuto prigioniero per oltre un anno, poi strangolato e sciolto nell'acido dagli uomini del boss Giovanni Brusca che si vendicarono
così della decisione del padre, Santino Di Matteo, di collaborare con la
giustizia. I giudici della prima sezione della corte d'assise d'appello di
Palermo, presieduta da Claudio dall'Acqua, ribaltando in parte il primo
verdetto, hanno condannato al carcere a vita Salvatore Longo e Giuseppe Fanara,
boss agrigentini in precedenza assolti. Confermati i proscioglimenti di
Alessandro Emmannuello e Alfonso Scozzari. Entrambi gli imputati erano accusati
di avere "curato" la fase del rapimento che si consumò
nell'agrigentino. Il bambino, infatti, durante la prigionia, venne spostato in
diversi nascondigli nel palermitano, nel nisseno e, appunto, nell'agrigentino,
dove Brusca godeva di salde alleanze con la mafia locale e trascorse poi
l'ultima fase della latitanza. Giuseppe Di Matteo venne prelevato ad Altofonte
da un gruppo di "amici" nel maneggio che abitualmente frequentava.
"Ti portiamo da tuo padre" (che già era pentito, ndr), gli promisero.
Invece il bambino venne portato in una casa di campagna, nella prima tappa di
un calvario progettato per costringere Santo Di Matteo a ritrattare le sue
rivelazioni sulla strage di Capaci e sull'uccisione dell'esattore Ignazio
Salvo. Ma, dopo un iniziale cedimento psicologico, il collaboratore di
giustizia non si piegò al ricatto. E proprio le sue accuse furono poste dai
giudici a fondamento della prima condanna all'ergastolo di Giovanni Brusca, a
quel tempo latitante. Il boss di San Giuseppe Jato apprese la notizia della
sentenza dai telegiornali. E in preda all'ira ordinò al fratello Enzo:
"Uccidetelo". E l'11 gennaio 1995 il piccolo fu eliminato.
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai
consultando l'edizione del Il bimbo fu sciolto nell'acido Condannati in appello
due boss agrigentini: Giuseppe Fanara e Salvatore Longo.
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del Scusate
il disturbo Marco Travaglio Chiedendo scusa per il disturbo, senza voler
guastare questo bel clima di riverenze bipartisan al neopresidente del Senato
Renato Schifani, vorremmo allineare qualche nota biografica del noto statista
palermitano che ora troneggia là dove sedettero De Nicola, Paratore, Merzagora,
Fanfani, Malagodi e Spadolini. Il quale non è omonimo di colui che insultò Rita
Borsellino e Maria Falcone ("fanno uso politico del loro cognome",
sic) perché erano insorte quando Berlusconi definì i magistrati
"disturbati mentali, antropologicamente estranei al resto della razza
umana": è proprio lui. Non è omonimo dell'autore del lodo incostituzionale
che nel 2003 regalò l'impunità alle 5 alte cariche dello Stato, soprattutto a
una, cioè a Berlusconi, e aggredì verbalmente Scalfaro in Senato perché osava
dissentire: è sempre lui. La sua elezione è stata salutata da un'ovazione
destra-sinistra. Molto apprezzati l'elogio a Falcone e Borsellino e la sua
dichiarazione di guerra alla mafia. Certo, se uno evitasse di mettersi in
affari con gente di mafia, la lotta alla mafia riuscirebbe meglio. Già, perché
- come raccontano Abbate e Gomez ne "I complici" (ed.Fazi) -
trent'anni prima di sedere sul più alto scranno del Parlamento, Schifani sedeva
nella Sicula Brokers, società di brokeraggio fondata col fior fiore di Cosa
Nostra e dintorni. Cinque i soci: oltre a Schifani, l'avvocato Nino Mandalà (futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny
D'Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi,
poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle
società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di
Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984). Completa il quadro
Enrico La Loggia, futuro ministro forzista. Nei primi anni 80, Schifani e La
Loggia sono ospiti d'onore al matrimonio del boss Mandalà. All'epoca, sono
tutti e tre nella Dc. Poi, nel 1994, Mandalà fonda uno dei primi club azzurri a
Palermo, seguito a ruota da Schifani e La Loggia. Il boss, a Villabate, fa il
bello e il cattivo tempo. Il sindaco Giuseppe Navetta è suo parente: infatti,
su richiesta di La Loggia, Schifani diventa "consulente urbanistico"
del Comune perché dirà La Loggia ai pm antimafia aveva "perso molto
tempo" col partito e aveva "avuto dei mancati guadagni". Il
pentito Francesco Campanella, braccio destro di Mandalà e Provenzano, all'epoca
presidente del consiglio comunale di Villabate in quota Udeur, aggiunge: "Le
4 varianti al piano regolatore. furono tutte concordate con Schifani". Che
"interloquiva anche con Mandalà. Poi si fece il piano regolatore generale.
grandi appetiti dalla famiglia mafiosa di Villabate. Mandalà organizzò tutto in
prima persona. Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e La Loggia e
aveva trovato un accordo: i due segnalavano il progettista del Prg, incassando
anche un parcella di un certo rilievo. L'accordo che Mandalà aveva definito coi
suoi amici Schifani e La Loggia era di manipolare il Prg, affinché tutte le sue
istanze variare i terreni dove c'erano gli affari in corso e penalizzare
quelli della famiglia mafiosa avversaria fossero prese in considerazione dal
progettista e da Schifani. Il che avvenne: cominciò la stesura del Prg e io
partecipai a tutte le riunioni con Schifani" e "a quelle della
famiglia mafiosa, in cui Schifani non c'era". Domanda del pm:
"Schifani era al corrente degli interessi di Mandalà nell'urbanistica di
Villabate?". Campanella: "Assolutamente sì. Mandalà mi disse che
aveva fatto questa riunione con La Loggia e Schifani". Il tutto avveniva
"dopo l'arresto di Mandalà Nicola", cioè del figlio di Nino, per
mafia. Mandalà padre si allontana da FI per un po', poi rientra alla grande,
membro del direttivo provinciale. E incontra Schifani e La Loggia. Lo dice
Campanella, contro cui i due forzisti hanno annunciato querela; ma la cosa
risulta anche da intercettazioni. Nulla di penalmente rivelante, secondo la Dda
di Palermo. Nel '98 però anche Mandalà padre finisce dentro: verrà condannato
in primo grado a 8 anni per mafia e a 4 per intestazione fittizia di beni. E
nel '99 il Prg salta perché il Comune viene sciolto per infiltrazioni mafiose
nella giunta che ha nominato consulente Schifani. Miccichè insorge: "È una
vergognosa pulizia etnica". Ma ormai Schifani è in Senato dal 1996. Prima
capogruppo forzista, ora addirittura presidente. Applausi. Viva il dialogo.
Viva l'antimafia. Ora d'Aria.
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del
Madrid, Telefonica recluta l'amico di Aznar e Berlusconi Eduardo Zaplana,
numero 3 del Pp, sbatte la porta a Rajoy e si prepara a guidare la scalata
spagnola a Telecom Italia di Toni Fontana A meno di due mesi dalle elezioni che
hanno registrato una inappellabile e disastrosa sconfitta, i Popolari spagnoli
sono nella bufera. Non passa un giorno senza che il leader Mariano Rajoy, che
ha perso la sfida con Zapatero, non sia costretto ad incassare un colpo, un
tradimento, una critica. I ieri è successo un finimondo che riguarda anche
l'Italia. Eduardo Zaplana, già ministro nei governi di Aznar, ex portavoce del
Pp (una carica importantissima in Spagna) e "numero tre" del partito
se n'è andato sbattendo la porta. Dietro la fuga del dirigente della destra si
celano rancori e irritazioni per la sconfitta del 9 marzo del cui esito Rajoy
ha cercato di incolpare proprio Zaplana. Ma quest'ultimo si era già trovato un
altro lavoro da un paio di settimane. Lo hanno visto in un ristorante di Madrid
impegnato in una fitta conversazione con Cèsar Alierta, presidente di
Telefonica, la compagnia ispanica che, possedendo il 40% dell'italiana Telco, è
già entrata in Telecom e intende proseguire la scalata nel nostro paese. El
Paìs, che ieri ha pubblicato lo scoop in prima pagina, sostiene che Alierta ha
reclutato Zaplana (per la modica somma di circa un milione di euro all'anno)
"per i suoi contatti con Berlusconi perché ciò può essere utile per
favorire le attività in Italia". Zaplana, 52 anni, si è fatto conoscere a
Roma e soprattutto a Milano, quando era presidente della Regione di Valencia e
viaggiava spesso in Italia, ma soprattutto è ritenuto un fedelissimo,
addirittura un alter ego, di Josè Maria Aznar che, come è noto, è a sua volta
nelle grazie di Berlusconi che accettò di fare il testimone alle nozze della
figlia dell'allora premier spagnolo. Zaplana avrà un ruolo di primissimo piano
nella compagnia dei telefoni che lo ha nominato "delegato per
l'Europa" ed è in Italia, ma non solo, che si concentrano gli interessi
degli spagnoli. L'ex delfino dello sconfitto Rajoy guadagnerà una bella somma
concentrando nelle sue mani tre incarichi: quello di "inviato per
l'Europa" (600mila euro), quello di membro del consiglio di
amministrazione delle affiliate Telefonica 02 Europe (già 02 britannica) e
della Telefonica 02 Repubblica Ceca. In Italia, grazie all'"eccezionale
relazione" con Aznar, non avrà difficoltà a farsi accettare nei salotti
buoni dove è già molto ben introdotto il genero dell'ex-premier della destra,
Alejandro Agag, socio di Flavio Briatore e protagonista di altre operazione
finanziarie a Roma. Scrive El Paìs che il neo-dirigente
della compagnia è in buoni rapporti anche con il leghista Roberto Maroni. In quanto alle sue competenze, secondo il quotidiano di Madrid,
Zaplana non sa quasi nulla di telefonini, però "sa quasi tutto di
politica". E, del resto, Alierta "stava cercando un politico" e
non un manager per proseguire la penetrazione nel mercato italiano della
telefonia. Rajoy c'è rimasto molto male perché Zaplana ha dato il
benservito. Lo ha saputo - titola El Paìs - ricevendo una telefonata dal
"politico amico di Berlusconi" che presto vedremo in viaggio d'affari
in Italia.
( da "Unita,
L'" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stai consultando l'edizione del Il
lavoro alla prova del Berlusconi terzo L'altra volta cominciò dall'attacco al
sindacato e all'art.18, oggi sul tavolo salari, precari e diritti di Oreste
Pivetta Il dopo voto ci espone alle più disparate o disperate delle analisi.
Una sensazione s'è diffusa: che i lavoratori abbiano tradito la sinistra. Sarà
così, ma la domanda spontanea toccherebbe i motivi per i quali gli stessi
lavoratori avrebbero deciso di tornare a Berlusconi, a un governo già visto e
che ha lasciato tra sè e il lavoro un paesaggio di macerie, per l'affannata
volontà di cambiare, non solo nel segno degli interessi dei datori di lavoro,
ma soprattutto nel segno di una rivincita sul sindacato (con l'aiuto della
Confindustria di Antonio D'Amato). I cinque anni di governo Berlusconi sono
cominciati con la rottura della concertazione (che proprio il governo Prodi
aveva rianimato nel
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Fini presidente della Camera
"Onorare il 25 aprile, basta odio" Attacco al relativismo.
Napolitano: discorso non di parte Attacco al relativismo. Napolitano: discorso
non di parte 16 applausi e standing ovation bipartisan. Torna il tradizionale
"onorevoli" FRANCESCO BEI ROMA - Prima della votazione che lo porterà
alla terza carica dello Stato, Gianfranco Fini si mostra imperturbabile:
"Sono un Capricorno, resto un carattere freddo". D'altronde è dall'83
che siede sui banchi di Montecitorio, "e a quel tempo c'erano ancora
Almirante e Berlinguer". Poi, alle 11.55, arriva il momento atteso (con
355 voti, il Pd vota scheda bianca) e il neo presidente, tra gli applausi di
tutta l'Aula, pronuncia il suo primo discorso dai toni bipartisan. Si dichiara
subito "un uomo di parte", ma assicura che garantirà "assoluta
parità tra tutti i deputati", che torna a definire "onorevoli"
Quando il leader post-missino arriva a parlare del 25 aprile e del primo maggio
l'Aula si fa muta e i deputati del Pd drizzano le orecchie. Fini non tradisce
le aspettative. Le definisce "due ricorrenze di alto valore ideale e
politico". Aggiunge che celebrare la "ritrovata libertà" e
"la centralità" del lavoro è "un dovere cui nessuno si può
sottrarre" (una tirata d'orecchie al Cavaliere, che il 25 aprile non l'ha
mai festeggiato?). Spiega che ormai è acquisito dagli italiani il concetto di
"pacificazione", anche grazie all'opera di Cossiga e Ciampi, e
"coloro che si ostinano ad erigere steccati di odio o a negare le infamie
dei totalitarismi sono pochi quanto isolati". Tutti passaggi sottolineati
da applausi che arrivano anche da sinistra (alla fine se ne conteranno 16). Le
parti che suscitano più controversie sono invece quelle che il presidente della
Camera dedica alla critica al "relativismo", visto addirittura come
un pericolo per la stessa libertà. Perché "l'insidia maggiore",
sottolinea Fini in un'inedita veste teocon, "non viene dalle ideologie
antidemocratiche del secolo scorso, che sono ormai sepolte con il novecento che
le ha generate". La minaccia alla libertà viene invece "dal crescente
relativismo culturale e morale; dalla errata convinzione che libertà significhi
pienezza di diritti e assenza di doveri". Un'affermazione che fa il paio
con il "deferente" saluto a Papa Ratzinger e l'invito al Parlamento a
"riconoscere il ruolo fondamentale che la religione cristiana ha tuttora
nella difesa della identità italiana". Dio, Patria, Famiglia ci sono tutti
nel discorso del primo presidente di destra della storia repubblicana, come
pure "l'omaggio al Tricolore", che fa arrabbiare Umberto
Bossi. Ma c'è anche l'invito all'opposizione a collaborare a una nuova
stagione costituente, ripartendo da quanto fatto dalla commissione Violante.
Sulle riforme costituzionali "non siamo all'anno zero", ricorda Fini.
L'intervento viene elogiato dal capo dello Stato, che da Gratz fa sapere di
aver apprezzato "il riferimento al tema del lavoro e della sicurezza sul
lavoro", e lo definisce "certamente non di parte".
Complimenti che Fini ricambia in serata, augurandosi "che non ci sia mai
più una stagione di conflitti tra le istituzioni". Terminato il discorso
("viva l'Italia! Viva la Camera dei deputati!"), Fini si ritira fra
due ali di commessi in guanti bianchi per il brindisi di rito. Passa a
salutarlo il suo predecessore, Fausto Bertinotti, che da domani presiederà la
Fondazione della Camera; gli telefona dal letto d'ospedale Walter Veltroni;
alza il calice anche Silvio Berlusconi: "Te lo meritavi, hai fatto un
discorso che è stato condiviso da tutti". Casini lo omaggia: "Ha
fatto un discorso serio, organico e completo". I colonnelli di An sono
incontenibili: "Fini - si lascia andare La Russa - è riuscito a
commuovermi come aveva fatto il Papa qui a Montecitorio". Per Gianni
Alemanno, che proprio ieri ha preso possesso del Campidoglio, "la destra
italiana ora completa un percorso di legittimazione e assunzione di responsabilità".
Un giudizio condiviso anzitutto da Fini, convinto che con la sua elezione
"il dopoguerra in Italia è finito, gli elettori hanno dato alla destra la
legittimità per governare e per assumere responsabilità istituzionali". A
mandargli di traverso lo spumante ci pensa però Massimo D'Alema, che dice di
aver apprezzato i riferimenti al 25 aprile e al primo maggio, e tuttavia
"se gli fosse sfuggito - aggiunge - un riferimento all'antifascismo
avrebbe dato al suo dire qualcosa di più autentico, perché in Italia il
totalitarismo è stato il fascismo". Gli replica Fini dal Tg1: "Credo
che il valore sia la libertà. L'antifascismo aveva senso quando c'era il
fascismo".
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il Senatur contro Fini. Poi frena. Scambio di battute con Casini Bossi: "La
bandiera italiana? Noi abbiamo quella padana" Bossi: "La
bandiera italiana? Noi abbiamo quella padana" ROMA - Gianfranco Fini rende
omaggio al tricolore, Umberto Bossi non gradisce e gli contrappone
il vessillo bianco e verde della Padania. Poi ci ripensa e fa marcia
indietro. Altra giornata di piccole tensioni dentro la maggioranza. Anche nel
giorno dell'elezione del leader di An allo scranno più alto di Montecitorio.
Fini, in un passaggio del suo discorso di insediamento ha infatti detto:
"Rendo omaggio alla bandiera Tricolore che qui è esposta che è il simbolo
della nostra nazione, in essa si riconosce il nostro popolo". Fini ha
raccolto così applausi a destra e sinistra, ma i leghisti sono rimasti
impassibili. Poco dopo, fuori dall'aula, Bossi ha
spiegato ai giornalisti che gli chiedevano spiegazioni che "l'Italia ha il
Tricolore, la Padania ha la sua bandiera che è bianco e verde". Parole che
subito danno il via alle polemiche. Bossi si deve
essere però reso conto di avere esagerato. E nel primo pomeriggio ha
rettificato il tiro. Seduto nel cortile di Montecitorio il leader leghista ha
spiegato ai giornalisti che continuavano a tempestarlo di domande: "Io
sono un federalista e non mi piace il nazionalismo centralista. Ma il Tricolore
è un fatto storico ed è logico che Fini, da presidente della Camera, dica
quello che ha detto". In mattinata il leader della Lega aveva avuto anche
uno scambio di battute con Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini seduti a
conversare in corridoio laterale di Montecitorio insieme a Savino Pezzotta. Il
dirigente del Pd, appena lo ha visto l'ha salutato con calore: "Ciao
Umberto, hai sentito Fini? Le riforme si fanno bipartisan, quindi ci devi
chiamare", ha detto il ministro degli Esteri". "Guardate - ha
risposto Bossi - che se volete ancora prendere qualche
voto sopra il Po dovete venire...". Poi il leader leghista ha detto all'ex
presidente della Camera: "Ciao Casini. Beh, te l'hanno messa in quel posto
eh?". "No, Umberto, guarda che l'ho evitato, l'ho evitato", ha
risposto Casini.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Il grazie a Cossiga e Ciampi,
l'omaggio a Napolitano e al Papa nella prova più difficile E tra Tricolore e
radici cristiane Gianfranco dà l'addio al '
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Io e la mia lettera finita in prima
pagina Claudio Poverini Roma Era il maggio del 2007 quando Repubblica pubblicò
in prima pagina la mia lettera sul pericolo razzismo e la mia paura di
cittadino romano di sinistra, che sembrava aver toccato un nervo scoperto. Ma
quasi nessuno tenne in giusta considerazione questa esigenza. Avevamo
l'Auditorium e il Piano regolatore, Notti Bianche e Tappeti rossi, il turismo
cresceva, gli alberghi sempre pieni ed anche i quartieri ricchi come Parioli e
Salario votavano per noi. "C'avevamo tutto e dè più" e quindi perché
mai questa città, antifascista e così felice, avrebbe dovuto voltarci le spalle
e votare per Alemanno? Ancora oggi, nello choc più totale, sento parlare di
voto scientificamente organizzato da "alcuni" per portare alla
sconfitta Rutelli e quindi farla pagare a Veltroni, dietrologie assurde. Per la
strada e nei bar, al mercato, in metro, ascoltando le frasi dure scambiate tra
i ragazzi, dalle mamme, si capiva subito. Possibile che io ed altri l'avessimo
percepito con chiarezza e chi invece doveva leggere l'esistente, e modificarlo,
non l'avesse capito affatto? In quale torre d'avorio avevano passato tutto il
loro tempo? Dopo una sconfitta di solito ci si dimette Luigi Di Rauso Roma Tra
le cause della sconfitta del Pd una, per me, è senz'altro l'arroganza. Ho
sentito Veltroni affermare "Eppure sia io che Rutelli abbiamo governato
bene a Roma" e poi Rutelli spiegare che "ci sono state molte
strumentalizzazioni". Come dire "quando non ci sta chi mi vanta mi
vanto da solo". Di conseguenza, dopo la sconfitta, invece di andarsene a
casa, come avviene in tutti i paesi civili, pensano a candidarsi per altri
incarichi (la vicepresidenza del Senato?). Questa concezione proprietaria del
potere è tra le cose peggiori della nostra politica che ci colloca lontano
dalle altre democrazie occidentali. Un semplice bagno di Umiltà e di Penitenza
invece sarebbe proprio quello che ci vuole. Se vedo un futuro nero sono troppo
pessimista? Carlo Masoero carlo.masoero@fastwebnet.it Sono un elettore di
sinistra (Verdi, Pds, Ds, Pd) estrememente deluso, ovviamente, dai risultati
elettorali. Ho letto con molto interesse l'articolo di Giorgio Ruffolo
"Perché l'occidente non va a sinistra" (del 29 aprile). Ne condivido
appieno i contenuti. Temo che la sinistra tutta sia giunta al capolinea, abbia
in un certo senso concluso la sua funzione storica. Ora in Parlamento vedo
purtroppo ben rappresentata la destra e, oltre ad essa, vedo solamente una
"non destra", ma non certo una sinistra. Non penso che la soluzione
sia di riesumare la falce ed il martello, come dice qualcuno, davanti a me vedo
solo un tunnel buio senza luce al fondo. Mia moglie dice che sono pessimista e
che secondo lei fra cinque anni torneremo in qualche modo al governo, io penso
che prima di dieci anni non se ne parla neanche. Sono troppo pessimista io o è
troppo ottimista mia moglie? Ho votato Pd, offesa però di essere "l'utile
idiota" Lucia Maresca Roma Mi domando per quale motivo
il successo della Lega nelle legislative venga spiegato con il disagio del Nord mentre
la vittoria di Alemanno a Roma come un dispetto "ideologico" della
sinistra radicale. Se l'obiettivo fosse stato il Pd, Zingaretti non avrebbe
vinto. Io stessa, che ho votato Pd ho dovuto combattere con un profondo disagio,
perché sono offesa dalla rincorsa al centro; dall'essere degradata a
"utile idiota", che non fa mancare mai il proprio voto quando serve.
Si ammira il radicamento della Lega sul territorio ma
cosa si è fatto delle nostre sezioni? Noi di Lettera 22 e la Marcia del '22
Redazione di Lettera 22 Caro direttore, Lettera22 è un'associazione fra
giornalisti che da una quindicina d'anni collabora con il Gruppo
Espresso-Repubblica. Crediamo di avere fatto bene il nostro lavoro e il sito su
cui pubblichiamo tutti i nostri contributi ai giornali italiani (www.
lettera22. it) ha ormai raggiunto un pubblico di 60mila lettori al mese. Alcuni
giorni fa abbiamo saputo della nascita di una nuova "Lettera22". Ci è
sembrata un'appropriazione indebita. Ma quel che ci ha davvero preoccupati sono
state le indiscrezioni apparse sulla stampa e che la nuova Lettera22 si è ben
guardata di smentire. Indiscrezioni che apparentano questi signori ai
riferimenti nostalgici della marcia su Roma del Ventidue. La confusione tra la
nostra Lettera22 e la loro diventa così anche una necessità di chiarezza
ineludibile. Non vorremmo che questa neonata Lettera22 gettasse sul nostro
lavoro l'ombra di un richiamo che proprio non ci appartiene.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Commenti L'ULTIMO PASSO DELLA
DESTRA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il "traghettamento" di An oltre
l'abisso del neofascismo di matrice evoliana o almirantiana, benché troppo
veloce e tutto sommato neanche troppo doloroso, è infine compiuto e legittimato
da un riconoscimento istituzionale. L'uscita dal ghetto (o dalle
"fogne", come i missini di allora definivano la loro
"alterità", subita ma insieme anche voluta) è definitiva e
irreversibile. La pretesa "sfida culturale" del post-fascismo, cioè
di quello che nell'89 Piero Ignazi chiamava "il polo escluso", è
sostanzialmente vinta, benché non sia costata la giusta ma immensa fatica che è
stata invece sistematicamente richiesta al post-comunismo. Di più: ora si
riformula quasi come sottintesa "egemonia politica". Il discorso di
Fini a Montecitorio riflette questo passaggio che a suo modo, e senza enfasi,
si può effettivamente definire storico. Il leader di An ha fatto di tutto per
anestetizzarlo, adottando un profilo di assoluta pragmaticità e rifiutando ogni
possibile solennità. Per lui il conto col passato si è chiuso con il lavacro di
Fiuggi, nel gennaio del '95. Non ci sono altri peccati da confessare, né altre
colpe da espiare. Per lui, a dispetto delle poche croci celtiche appese al
collo dei suoi luogotenenti e dei molti saluti a braccio teso del suo
"popolo" al Campidoglio, lo "sdoganamento" è avvenuto
allora. E da allora lui e i suoi elettori hanno smesso di essere "figli di
un dio minore", per diventare quello che sono oggi, per riconoscimento
congiunto degli elettori e degli eletti: classe dirigente. C'è del vero in
questa rappresentazione, anche se naturalmente la realtà è un po' più
complessa. Ma tant'è. Il passo cruciale che, nelle parole di Fini, testimonia
la metamorfosi dalla "destra di lotta" alla "destra di
governo" sta ovviamente nel riconoscimento del 25 aprile e del primo
maggio come date fondanti della nostra vicenda repubblicana. La Festa della
Libertà e la Festa del Lavoro. Due ricorrenze con le quali "si onorano
valori condivisi", e sotto le quali si possono seppellire per sempre
"le ideologie del '900". Da vecchio presidente di An Fini potrà anche
qui rivendicare la piena continuità con le "Tesi politiche" di An del
'94, che sotto il titolo "Sciogliere tutti i fasci" (e sia pure
attraverso una troppo comoda "liquidazione" contestuale dei valori
del fascismo e dell'antifascismo) riconoscevano l'antifascismo come
"momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che
il fascismo aveva conculcato". Ma da nuovo presidente della Camera Fini ha
fatto uno sforzo ulteriore di ridefinizione identitaria, che non era scontato e
va salutato positivamente. Anche se si è ben guardato dal pronunciare le due
parole-chiave, Fascismo e Resistenza, senza le quali il 25 aprile è declinato
come semplice "Festa di Libertà", senza dire da che né spiegare
grazie a chi. Ma in una stagione in cui purtroppo l'antifascismo non porta più
voti, come ha inequivocabilmente dimostrato il verdetto delle urne, conviene
accontentarsi del buono che passa il Parlamento. In questa chiave gli
interventi di Fini ieri, quello di Schifani il giorno prima e lo stesso messaggio
di Berlusconi lanciato proprio il 25 aprile segnano un promettente cambiamento
di fase, che spiazza e scavalca (una volta tanto al centro) gli editorialisti
troppo sprezzanti dei giornali "cognati" e i revisionisti troppo
zelanti della ridotta forzista. Fini, responsabilmente, auspica una
"legislatura costituente". L'impianto del suo ragionamento sorregge
l'auspicio. Ma il responso del 13 aprile, per la sua indiscutibile nettezza, lo
profila in modo assai diverso da come qualcuno, prima del voto e sull'ipotesi
di un pareggio, aveva immaginato. Niente larghe intese, niente commistioni di
ruoli, niente zone grigie. C'era chi aveva profetizzato che l'uomo di Arcore
avrebbe lasciato a Letta Palazzo Chigi, avrebbe concesso una Camera
all'opposizione, avrebbe inventato una nuova Bicamerale o una Commissione
Attali. Niente di tutto questo. Il Cavaliere è il dominus, unico e
incontrastato sulla scena: ha stravinto le elezioni, si prende tutto e assegna
le parti in commedia. E l'apertura al dialogo con il centrosinistra sconfitto
non è il cedimento a una logica di pari dignità, ma il proponimento
dell'esercizio di una piena sovranità. Tanto è vero che il coinvolgimento del
Pd veltroniano (unico interlocutore prima e dopo le elezioni) avviene "a
chiamata" e secondo convenienza. Sulla generica necessità di "fare le
riforme", o sulla specifica esigenza di riscrivere i regolamenti
parlamentari o magari alcune parti della Carta del '48. La legge elettorale
(un'unanime "porcata" solo fino a pochi mesi fa) è già uscita dall'agenda
perché questa riforma "l'hanno fatta gli italiani con il loro voto".
Di nuovo: c'è del vero in questa rappresentazione, anche se naturalmente la
realtà è un po' più complessa. Ma tant'è. La nuova legislatura, costituente o
meno che sia, nasce in effetti all'insegna di uno spirito collaborativo. Andrà
dimostrato con i fatti, ma a giudicare dai segnali incrociati che arrivano dai
neo-eletti presidenti delle due Camere c'è comunque un bel salto di qualità
rispetto al minaccioso "non faremo prigionieri" e a tutti gli altri
anatemi guerreschi dei due cicli precedenti, 1994 e 2001. Anche perché, per
tornare alla "lunga marcia" che ha portato il delfino di Almirante
dai Campi Hobbit a Montesarchio nel '77 fino al soglio della terza carica dello
Stato nel 2008, questa apertura di gioco democratico avviene finalmente nel
solco della Costituzione. Anche il tributo che Fini ha reso a Giorgio
Napolitano non era preventivamente scontato né banalmente rituale. è il segno
che si riconoscono le prerogative del presidente della Repubblica, si apprezza
il suo ruolo di garante super partes, si riconosce la sua funzione
insostituibile nel bilanciamento dei poteri. La compiuta parlamentarizzazione
della destra può coincidere con la condivisa costituzionalizzazione delle riforme.
è una buona notizia per la Repubblica italiana. Com'è una buona notizia, al
netto della sterile apologetica patriottarda del Ventennio e della nevrile
retorica nazionalista dell'ex Msi, il tributo che Fini ha reso al Tricolore.
Nello strano impasto culturale che cementa la nuova destra berlusconiana,
l'unità e l'identità della nazione che il leader di An adotta come vessillo
diventa allo stesso tempo un presidio istituzionale dentro il governo e un
paletto politico dentro la maggioranza. Se si pensa che
Umberto Bossi solo due giorni fa ricordava che i fucili della Padania sono
sempre caldi, e solo due anni fa invitava a usare la bandiera italiana come
carta igienica, si può almeno formulare una speranza: da ieri, forse, abbiamo
fatto un altro passo avanti sulla strada della normalizzazione politica.
Ora è davvero Terza Repubblica. Difficilmente potrà essere peggiore della
Seconda.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Sport Moto perpetuo La difesa
"Il segreto? Campioni e umiltà" "Scholes è l'anima dello United:
viene dalle giovanili, è cresciuto qui, è davvero perfetto" "Il calcio
europeo propone nuove sfide: quest'anno noi inglesi siamo superiori a
tutti" Tutta la squadra si muove assieme in fase offensiva e difensiva:
Tevez, mi ricorda un cane da caccia... Una retroguardia perfetta, costruita
dopo la sconfitta contro il Milan di Ancelotti dello scorso
anno La finale tutta inglese di Champions e The Boss, una leggenda del calcio
ANDREA SORRENTINO MANCHESTER dal nostro inviato Paul Scholes non parla mai,
neanche dopo una notte così, e fugge infilando i corridoi di mattoncini rossi dell'Old
Trafford. Va a casa a bersi un bicchiere di latte, lo sfottono qui: pare ne sia
ghiottissimo ed è una delle poche cose che si sanno di lui. Cristiano
Ronaldo invece parla sempre, parla con tutti, va in diretta con le radio
catalane e ammette di avere una "enamorada" spagnola e di voler
vincere tutto quest'anno, poi esce dallo stadio dove ci sono duemila teenagers
in delirio solo per lui. Tevez e Ferdinand festeggiano in un ristorante
italiano del centro con amici e parenti, raccolgono applausi, firmano autografi
e posano per foto ricordo. Poi c'è Alex Ferguson, The Boss. Ventidue anni allo
United e 26 trofei vinti, una leggenda che cammina. Da martedì, grazie all'1-0
firmato da Scholes sul Barcellona, il Manchester è in finale di Champions, per
la terza volta nella sua storia, nove anni dopo l'ultima. Ieri il tecnico si è
recato a Stamford Bridge per Chelsea-Liverpool, a studiare l'avversario della
finale. Sir Alex, che notte è stata? "Meravigliosa. Siamo estasiati.
Questo club meritava di arrivare in finale, per la sua storia e per il suo
pubblico. Abbiamo affrontato un avversario formidabile, con una precisa
filosofia di gioco, ricco di talento. Non è mai facile battere una squadra
simile". Eppure ce l'avete fatta, col massimo sforzo e col minimo scarto.
Il vostro segreto? "Non ce n'è uno solo. Direi che in campo siamo stati
molto concentrati, soprattutto dal punto di vista difensivo abbiamo raggiunto
la perfezione: non abbiamo concesso spazi a un avversario molto temibile. Ma
anche in attacco siamo stati bravi, potevamo segnare tre o quattro gol,
nonostante avessimo iniziato un po' nervosi. Inoltre lasciatemi ringraziare il
nostro pubblico: è stato favoloso. Quando si ha un tifo simile non puoi
fallire, è un'arma in più. Negli ultimi minuti i nostri fans ci hanno
letteralmente spinto in finale". Ha deciso un gol di Scholes. Felice?
"Moltissimo. Ha segnato con un tiro fantastico, uno dei suoi. Non possiamo
più aspettarci da lui 10-15 gol a stagione come quando era un ragazzo, ma in
serate così la sua esperienza è determinante. Aveva segnato solo alla seconda
giornata contro il Portsmouth, si è tenuto il secondo gol stagionale per la
partita più importante. Paul è cresciuto qui, viene dalle giovanili, è uno dei
più grandi giocatori della storia di questo club. E' un centrocampista
perfetto, dalla tecnica di passaggio raffinata, un cervello nato per il calcio.
E' l'anima dello United, merita la finale". Anche perché nel 1999, quando
vinceste a Barcellona contro il Bayern, Scholes era assente per squalifica. A
Mosca lo vedremo in campo? "Lo posso dire fin d'ora: Scholes giocherà dal
primo minuto, è una mia promessa personale". La prestazione difensiva
della sua squadra ha impressionato. E' vero che avete imparato qualcosa dalle
esperienze del passato? "Le sconfitte aiutano a capire, a migliorare.
Ovvio che la semifinale di un anno fa contro il Milan è servita. All'andata
avevamo giocato bene, vincendo 3-2, ma avevamo concesso qualcosa di troppo in
difesa, poi al ritorno fummo travolti, anche tatticamente. Quest'anno abbiamo
cercato di arrivare alla semifinale più freschi, risparmiando qualche giocatore
quando era possibile, inoltre abbiamo avuto meno infortuni rispetto a un anno
fa. Contro il Barcellona poi l'aspetto tattico è stato decisivo". Più
equilibrio difensivo, giusto? In fondo il suo Manchester quest'anno non ha
incassato gol in 30 partite su 54 e non ne subisce da cinque gare consecutive
in Champions. "Guardate le due partite contro il Barcellona: grande
attenzione difensiva, in entrambi gli incontri, e tutti i giocatori che
collaborano quando il pallone è nei piedi dell'avversario. Devo lodare le prove
di Ferdinand e Brown, certo: sono difensori fortissimi. Ma osservate l'enorme
lavoro in ripiegamento che fanno Ronaldo, Park e Tevez. Menzione speciale
proprio per Tevez: è un moto perpetuo, in alcuni momenti della gara contro il
Barcellona mi ha ricordato un cane da caccia. Inarrestabile. Questo è il nostro
segreto: giochiamo tutti in fase offensiva e tutti in fase difensiva". E'
anche uno dei segreti del calcio inglese, quest'anno per la prima volta in
finale con due club? "Siamo cresciuti perché sono arrivati grandi campioni
che hanno saputo calarsi nella nostra mentalità, e dal mix scaturisce un gioco
equilibrato, anche se fantasioso. Non so se questa tendenza durerà a lungo,
ogni anno il calcio europeo propone nuove sfide, ma intanto ci godiamo il
momento". Sir Alex, ricorrono i cinquant'anni della tragedia di Monaco,
quando molti dei "Busby boys" morirono in un incidente aereo: una vittoria
a Mosca sarebbe l'omaggio più bello per le vittime? "Lasciamo fare al
destino, non possiamo prevedere nulla. Speriamo che accada ciò che ci auguriamo
tutti. Questo è un club magico".
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VII - Torino Pd, ora il
segretario apre all'Udc Morgando bacchetta Placido. Chiamparino: basta con le
correnti Il sindaco: dobbiamo passare a una fase in cui si lavori per il
rafforzamento Critiche alle "bandiere rosse" con il simbolo del
partito sventolate il 25 aprile MARCO TRABUCCO Basta con le correnti. è
qualcosa di più di un invito quello che Sergio Chiamparino lancia durante la prima
riunione della direzione regionale del Pd dopo la sconfitta elettorale. Il
segretario piemontese Gianfranco Morgando ha appena tenuto la sua relazione, in
cui apriva a nuove alleanze verso il centro (in particolare all'Udc) quando il
sindaco, rispolverando il suo ruolo di leader naturale del partito, interviene.
Si dice d'accordo con Morgando e rilancia: "Questa relazione deve essere
la base di una iniziativa del Pd nella nostra regione che ci porti a passare da
una fase in cui sono prevalse le contrapposizioni a una in cui si lavori per
rafforzare davvero il partito, in vista del 2009". Chiamparino rincara la
dose: "Se ci sono oligarchie, come è stato detto in questi mesi, vengano
indicate e smantellate: i non oligarchi si facciano avanti. Anche perché per
troppo tempo temi anche seri di analisi politica qui in Piemonte sono stati
usati invece per regolare conti di corrente quando non personali. è l'ora di
finirla di scambiare la corrente con il partito, le correnti sono una strada
pericolosa, logiche di questo genere hanno ucciso partiti più forti del Pd di
oggi". Chiamparino poi passa ai temi nazionali e chiede un partito
federale e autonomista: "Partito del Nord e del Sud, sono denominazioni
che mi fanno sorridere, mi ricordano Indietro Tutta di Arbore. Ma per questo ci
vogliono dirigenti che abbiano davvero interesse a questi temi: per questo non
sarebbe un bel segnale se nel formazione del nuovo gruppo dirigente del Pd
nazionale ci fosse pura continuità". Quindi sì a un congresso in tempi
decenti ("anche se è un rito che non mi appassiona") anche per
definire una nuova linea politica: "Prima viene la società e poi la
politica: se vogliamo guardare avanti con prospettive di riscatto dobbiamo
scommettere su un'idea di società per l'Italia del futuro: non su quella del
binomio paura-speranza su cui abbiamo perso perché il centrodestra ha saputo
interpretarlo meglio di noi". Morgando, come molti altri degli intervenuti
da Giorgio Merlo a Sergio Soave a Roberto Placido, in precedenza aveva ammesso
senza mezzi termini la netta sconfitta del Pd in Piemonte. E dopo una lunga
analisi aveva lanciato alcune proposte per il rilancio: uscire dall'immagine di
partito "cattocomunista, evitando iniziative come quelle di Placido delle
"bandiere rosse" al 25 aprile, accelerare il processo di costruzione
del partito per il suo radicamento sul territorio e ricostruire una strategia
di alleanze (anche indipendente dal quadro nazionale) con un occhio di riguardo
per l'Udc. Infine rilanciare l'azione amministrativa, in particolare in
Regione. L'ente sul quale si stanno addensando dentro il Pd gli attacchi più
forti: la sconfitta di Rutelli a Roma sta infatti spaccando i rutelliani
piemontesi: che si starebbero ricompattando attorno a
Gianluca Susta (con lui ci sarebbero Luigi Bobba, i consiglieri regionale
Mariano Rabino, Angela Motta e forse Mauro Laus e il vicecapogruppo in Comune a
Torino Lorenzo Gentile. Isolati rimarrebbero invece gli ex boss della corrente
Gianni Vernetti e il vicepresidente della Regione Paolo Peveraro.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina VIII - Palermo Vanno in carcere
Panzavolta e Bini. Salamone è ricoverato Tavolino degli appalti definitive le
condanne La quinta sezione della Corte di Cassazione ha confermato le condanne
inflitte agli imprenditori Filippo Salamone, Lorenzo Panzavolta e Giuseppe
Bini, riconosciuti colpevoli di concorso in associazione
mafiosa in relazione alla vicenda del cosiddetto "tavolino" attorno
al quale boss, imprenditori e politici avrebbero deciso e assegnato gli appalti
per le grandi opere pubbliche in Sicilia. Le pene che i tre imputati dovranno
scontare vanno da 6 anni e 6 mesi a 8 anni. Panzavolta e Bini sono stati
arrestati. Salamone è attualmente ricoverato in ospedale. La Suprema
Corte ha invece ritenuto inammissibili e rigettato i ricorsi della Procura
Generale di Palermo contro le assoluzioni di altri tre imputati: Giovanni
Miccichè, ex socio di Salamone nella "Impresem", Franco Canepa e
Giuseppe Bondì. La vicenda del "tavolino" era stata descritta dal
pentito Angelo Siino, che aveva ricondotto l'assegnazione degli appalti a un meccanismo
ben collaudato di spartizione e di turnazione tra le imprese. Panzavolta è l'ex
manager della Calcestruzzi, ora nuovamente coinvolta in indagini della Dda di
Caltanissetta.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina XIII - Napoli SINTONIA ED
EFFICIENZA PER CAMBIARE IL SUD AUGUSTO MUOJO olendo dare un'etichettatura
politica, anche se i contenuti dei due libri prescindono da motivazioni di
parte, si può definire il primo autore di centrosinistra, ma significativamente
non in contrapposizione pregiudiziale con il secondo, vecchio e futuro ministro
dei governi di centrodestra di Berlusconi. Scrive Berta: "I tentativi di
sostituire una "questione meridionale", ormai scivolata in disuso
presso il linguaggio politico, con una "questione settentrionale" di
segno opposto non paiono fin qui avere avuto successo. Il problema resta quello
di un metodo di governo dell'Italia capace di sintonia coi diversi sistemi
territoriali che convivono sul suolo della Repubblica". La tesi centrale
del libro di Tremonti è che gli ultimi dieci anni hanno segnato, sul piano
internazionale, l'espandersi senza limiti dei fenomeni di globalizzazione, che
hanno compromesso in particolare le economie dei paesi a sviluppo
differenziato, tra zona e zona, come l'Italia. Il problema ora è di trovare
delle regole, sul piano internazionale ed europeo come su quello nazionale, per
godere dei vantaggi e arginare i danni della globalizzazione. Quindi, sì al
"mercatismo", ma intervento dello Stato, "se necessario",
nel presupposto culturale che la dialettica fra destra e sinistra è
inestinguibile. E nel rispetto dei valori e dei principi fondanti della
società. Forse una risposta efficace agli interrogativi che pone il difficile
equilibrio tra "macroregioni" ricche e "macroregioni"
povere, tra Nord e Sud d'Italia, possa derivare dalla
combinazione tra le due tesi. Vale poco, infatti, in termini politicamente
propositivi, l'elogio implicito fatto da Cofferati, Cacciari e Chiamparino, o
dallo stesso Veltroni, al radicamento sociale e territoriale e al
trasversalismo destra-sinistra della Lega. Come
poco vale, se non a fini rivendicativi dei meriti di passate esperienze
politiche, il ricorrente riferimento al primo Bassolino o alle giunte Valenzi.
Il problema della Campania e di Napoli, che del Sud sono zona paradigmatica, è
non tanto di superare la paura del presente, ma di trovare il coraggio della
speranza. Come? Recuperando progettualità politica e sintonia reale coi bisogni
del territorio e della sua gente, che sono molteplici e diversi da quelli del
Nord, all'insegna della trasparenza ed efficienza pubblica e privata.
Individuare questa complessità e diversità per fornire risposte adeguate di
cambiamento e rilancio socioeconomico, ancorate a scadenze non eludibili, è
compito della classe politica, al di là delle alleanze e delle contingenti
maggioranze e opposizioni. E nel quadro di un rinnovato e "sintonico"
disegno di sviluppo del paese.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina XIII - Napoli TRATTENIAMO
SUL TERRITORIO IL CINQUE PER MILLE UMBERTO DE GREGORIO l Mezzogiorno
teme il federalismo fiscale non solo per motivi di gettito (perderebbe a tutto
vantaggio del Nord) ma anche per motivi culturali, legati alla paura di non
essere in grado di gestirlo in modo adeguato ed efficiente. Il gap culturale in
termini di democrazia fiscale tra il sud e il nord lo mostrano i
dati del cinque per mille a favore del settore cosiddetto del
"no-profit". Non è un caso che la disposizione che prevede la
possibilità di destinare il cinque per mille del proprio carico fiscale a enti
e associazioni aventi finalità sociali è stato introdotto per la prima volta in
Italia da Giulio Tremonti, nella Finanziaria del 2005. Fu accolta allora con
scetticismo: sembrò una delle idee bislacche del ministro dell'Economia in
carica. E invece è stato un grande successo, la misura è stata reiterata d'anno
in anno, gli enti no-profit destinatari della misura si sono decuplicati, i
contribuenti hanno volentieri esercitato il proprio diritto di destinare parte
(per quanto simbolica) del proprio carico fiscale a specifici soggetti: onlus,
enti aventi finalità di ricerca e sanità, servizi sociali e volontariato. Il
terzo settore è cresciuto molto in termini dimensionali in questi ultimi anni,
anche grazie all'impatto emotivo che la norma del cinque per mille ha
esercitato sulle coscienze. Poter scegliere come e a chi destinare parte del
denaro che coattivamente viene prelevato dall'erario è certamente uno strumento
di democrazia fiscale e di partecipazione diretta. Che purtroppo è sviluppata
meno proprio lì dove la necessità di fondi è più elevata. A Milano esiste una
onlus ogni 1014 abitanti; a Roma una onlus ogni 1315 abitanti; a Napoli si
registra il dato peggiore d'Italia: una onlus ogni 2628 abitanti. Alla scadenza
dell'imminente dichiarazione dei redditi i cittadini della nostra città
potranno destinare il proprio cinque per mille, per progetti di solidarietà e
sviluppo sociale, soltanto a 371 onlus iscritte nell'apposito elenco tenuto
presso l'agenzia delle entrate. La situazione, in generale, è che al sud il
terzo settore è meno sviluppato che nel resto d'Italia e la capacità di
autofinanziarsi attraverso lo strumento del cinque per mille è meno forte. I
cittadini meridionali destineranno ancora una volta parte del proprio carico
fiscale a soggetti aventi sede nelle regioni del nord.
Stiamo parlando di importi di certo non determinanti per la capacità di
autofinanziamento degli enti e per la capacità di incidere sullo sviluppo del
territorio (circa 400 milioni su base annua nazionale); e tuttavia l'incapacità
di trattenere sul proprio territorio risorse ivi prodotte, la dice lunga
sull'inadeguatezza culturale e organizzativa di affrontare sfide più
significative in termini quantitativi; sfide che si avvicinano e per affrontare
le quali è bene prepararsi ed esercitarsi in ogni modo. Uno dei modi per fare
esercizio di democrazia fiscale è apporre, nella propria dichiarazione dei
redditi, il codice fiscale di enti no-profit aventi sede nel nostro territorio,
evitando di donare i nostri poveri tributi ai fratelli ricchi del nord. Magari fratelli più meritevoli (in termini di
capacità) ma lontani fisicamente e meno bisognosi. Il cinque per mille è un
esercizio di libertà, esercitiamolo a nostro vantaggio, impariamo ad
autogestirci e a difenderci. Non dimentichiamo di firmare e firmiamo a favore
di chi ne ha più bisogno.
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 104 del 2008-05-01 pagina 3
Sicurezza, si scatena il ciclone-Alemanno: Roma come New York di Omar Sherif H.
Rida Il nuovo sindaco ha già le idee chiare: sgombero dei rom, armamento dei
vigili e commissario governativo "h24" La aveva annunciata durante la
campagna elettorale. E ieri, dopo essere stato proclamato sindaco di Roma da
pochi minuti, Gianni Alemanno non ha tradito le attese, concretizzando subito
quella svolta modello New York sul tema sicurezza più volte evocata. E se nella
metropoli statunitense la lotta all'illegalità condotta da Rudolph Giuliani è
stata presto ribattezzata "tolleranza zero", per quella capitolina è
stato lo stesso primo cittadino a fornire lo slogan: "Liberarci
dall'insicurezza, occupare con la solidarietà". Riorganizzazione e
armamento della polizia municipale, convocazione del comitato provinciale per
la sicurezza (mercoledì prossimo), sgombero dei campi rom abusivi: Alemanno non
ha perso tempo dettando le tappe di un percorso, di "un lavoro paziente
per riconquistare il territorio cittadino e mettere sotto controllo le attuali
emergenze", che dovrebbe dare i suoi primi frutti entro l'autunno quando
ci sarà la grande conferenza programmatica per avviare la fase due, il
"grande progetto per Roma". "Per mercoledì prossimo alle 10 - ha
esordito il nuovo sindaco - abbiamo convocato il comitato per l'ordine pubblico
e la sicurezza. Ne ho parlato con il prefetto Mosca, non si poteva farlo prima.
Cominceremo dal primo impegno preso in campagna elettorale: quello di garantire
sicurezza". E ancora: "Ci muoveremo per allontanare da Roma chi ha
violato legge e non è italiano. Parallelamente, seguendo il principio di
sussidiarietà, attiveremo le associazioni per interventi di solidarietà nei
territori del degrado. Crediamo che lotta al degrado e solidarietà debbano
marciare insieme". Quindi Alemanno ha rilanciato sul Patto per la
sicurezza e sull'ipotesi del commissario straordinario governativo "che
lavori 24 ore su 24 assieme al sindaco" (e che potrebbe anche essere il
Prefetto, ha aggiunto più tardi): "Appena si sarà insediato il nuovo
ministro dell'Interno ci metteremo a tavolino. Anche il
temuto Bossi, se il Viminale andrà alla Lega, ha dato segnali chiari di
collaborazione". Altra priorità la questione degli insediamenti rom
abusivi, per la quale Alemanno ha annunciato che "partirà presto un'azione
per lo sgombero e per spostare dal centro di Roma quelli regolari.
Punteremo a una azione graduale cercando di espellere chi ha violato la legge:
dobbiamo recuperare un ritardo di quindici anni determinato dal lassismo delle
ultime giunte nei confronti di chi ha commesso delitti". Infine (non certo
per ordine di importanza), la situazione dei vigili urbani. Già in mattinata il
sindaco aveva scritto alle rappresentanze della polizia municipale - che
avevano annunciato uno sciopero, poi rientrato, per oggi - indicando tra le sue
priorità un confronto ampio e complessivo con la categoria. E nella conferenza
stampa della Sala della Protomoteca Alemanno ha aggiunto: "Spero di poter
allargare l'organico del corpo. Dobbiamo fare della polizia municipale un corpo
altamente specializzato. Non è solo un problema di armamento, ma anche di
professionalità e formazione. Cercheremo di fare approvare al più presto la
delibera che presentammo quanto eravamo all'opposizione". Cioè la proposta
di delibera presentata dal consigliere Fabrizio Ghera (che oltre all'armamento
prevede l'obiezione di coscienza, nuovi criteri di formazione e l'incremento di
organico), sepolta per mesi in commissione Personale. Quindi Alemanno ha
lasciato il Campidoglio per la registrazione di Porta a Porta, dove ha rilanciato
ancora sul tema sicurezza: "La logica del buonismo e del lassismo nella
capitale è finita. A Roma ci sono 85 campi rom. Dobbiamo partire chiudendo
quelli illegali che sono una sessantina". E infine: "Serve una legge
nazionale perché la polizia municipale funziona a mezzo servizio e deve essere
messa in grado di incidere, senza fare un discorso di sceriffi". Chiusura
sulle ronde di cittadini: "È un'idea che non mi piace. Potremmo usare i
volontari della protezione civile non solo in occasioni di calamità ma anche
per servizio d'ordine e controllo del territorio". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina IX - Milano L'inchiesta
Ortomercato, in nove a processo Nove rinvii a giudizio per l'inchiesta sui
tentacoli della 'ndrangheta all'Ortomercato. A deciderli, ieri, il gup Fabio
Paparella che ha fissato per il 26 giugno il processo davanti alla sesta
sezione penale. Tra gli imputati della complessa indagine, un vigile
dell'Annonaria accusato di abuso d'ufficio - avrebbe agevolato alcuni permessi
per l'apertura in uno stabile di proprietà della Sogemi del locale "For a
King" dove sarebbe stato organizzato il traffico di cocaina -, il gestore
del locale Antonio Paolo, che per il pm Laura Barbaini
gestiva gli affari per conto del nipote del boss calabrese Giuseppe Morabito,
ma anche una ex funzionaria di Unicredit accusata di riciclaggio. Il gup ha
anche firmato un proscioglimento per Maurizio Bruno, accusato di estorsione. Il
4 giugno si apriranno invece i riti alternativi - patteggiamenti e abbreviati -
scelti da altri sedici imputati, tra cui lo stesso Salvatore Morabito e
altri accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di
stupefacenti.
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 104 del 2008-05-01 pagina 4 E
San Desiderio spera nel miracolo di Redazione San Desiderio in alta Valle
Sturla, paese a maggioranza comunista, può vantare quasi un primato di
trascuratezza da parte delle amministrazioni di sinistra: oltre ad appartenere
alla zona collinare genovese, da sempre dimenticata, ha un problema insoluto da
vent'anni. L'area della Plinthos, fabbrica di laterizi fondata nel 1904 per
sfruttare l'argilla rossa della zona e che nel secondo dopoguerra occupava 350
addetti, dopo la dismissione è diventata sede della Civica Depositeria di auto
sequestrate nonostante un bel progetto di riqualificazione per un pubblico
utilizzo. "Questo spazio, centrale al paese e gestito dal Comune, potrebbe
essere destinato in parte al verde attrezzato che ci manca, in parte per
posteggi quanto mai necessari, in parte per capannoni destinati ad
artigiani". A sostenere questa tesi, su cui concordano gli altri abitanti,
è Maria Rosa Rossetti che abita a San Desiderio da 39 anni
ed è consigliere per la Lega Nord nel Municipio IX Levante. Il 31 marzo 2003 il Consiglio
della IX Circoscrizione Levante (allora di centro-sinistra) approvò un ordine
del giorno per chiedere il parziale impiego dell'area a pubblico posteggio. Ad
un'interrogazione di Arcangelo Merella, allora assessore alla Mobilità e
Traffico, la direzione della Polizia Municipale rispose che era stato
costituito un gruppo di studio ad hoc in seno ai progetti speciali della Vice
Direzione Generale del Comune. La risposta fu inviata anche a Roberta Morgano,
assessore alla Vivibilità, che è tuttora in sella, ma dal 2003 nulla è stato
fatto. San Desiderio è paese di gente tosta per tradizione: doveva essere tosto
assai il contadino e pio uomo del IV secolo da cui prende nome,
"scelto" su indicazione degli angeli (come narra la leggenda) da
messi venuti apposta da Langres in Borgogna per farlo loro terzo Vescovo con il
nome Didier e morto martire nell'invasione dei Germani. A San Desiderio fu
allattato, crescendo a balia, Giuseppe Mazzini, poi un "tosto"
pensatore. Illustre il passato storico, ma nella località ci sono ancora case
che scaricano la fogna nello Sturla, strade da riasfaltare e rischiose per le
moto; il cimitero ha ampie crepe nella parete dei colombai: tutto il terreno si
sta muovendo e occorrono lavori di contenimento. Nel cassetto un altro
progetto: una casa di riposo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 104 del 2008-05-01 pagina 6 Dal
ghetto a Montecitorio: la lunga marcia di Gianfranco il "freddo" di Massimiliano
Lussana Vita e miracoli del pupillo di Almirante: dallo sdoganamento di
Berlusconi allo scranno più alto della Camera. Statista di grande fiuto
politico, è sempre stato un passo avanti rispetto al suo partito Si potrebbe
raccontare la solita storia di quando Fini, nel 1968, si trovò davanti al
cinema che programmava Berretti verdi, imbattendosi in un gruppo di ragazzotti
di sinistra che contestava la proiezione. E anche il giovane Gianfranco si
beccò la sua dose di spintoni, sputi, calci e insulti perché voleva
semplicemente entrare al cinema. Oppure, si potrebbe dire dell'abbronzatura
straordinaria con cui il neopresidente della Camera si è presentato in aula,
retaggio del week-end del 25 aprile passato a Lampedusa a fare immersioni. E
del probabile straordinario feeling che dovrebbe legare Fini a Renato Schifani,
anche lui appassionatissimo di pesca subacquea e di immersioni sui fondali.
Roba da fare i summit istituzionali a venti metri di profondità, senza che la
dizione "accordi sotterranei" possa fare pensare a nulla di negativo.
O, ancora, si potrebbe partire dal discorso dell'ipermercato di fine 1993,
quando Silvio Berlusconi, che ancora non aveva annunciato l'ingresso diretto in
politica, disse dieci parole passate alla pubblicistica come "lo
sdoganamento" di Fini e del Movimento sociale: "Se votassi a Roma la
mia preferenza andrebbe a Fini". Ma raccontare di Fini per John Wayne, per
l'abbronzatura o per lo sdoganamento (e vi risparmio le questioni sentimentali
con cui il leader di An è stato, spesso vergognosamente, bersagliato), sarebbe
assolutamente riduttivo e sbagliato. Perché il neopresidente della Camera ha
una personalità e una statura politica che vanno oltre la figurina Panini della
sua storia e persino oltre la straordinaria capacità dialettica nei discorsi
parlamentari, di cui Fini ha dato prova anche ieri nel discorso d'insediamento.
Ecco, le parole. Forse conviene partire proprio dalla capacità di usare le
parole, soprattutto in aula, di Gianfranco Fini, eredità diretta del suo inventore
Giorgio Almirante, che lo scelse come leader del Fronte della gioventù dopo che
al congresso giovanile era arrivato quinto nelle preferenze su sette eletti
nella segreteria del movimento giovanile missino. Un blitz assolutamente a
norma di statuto. Un metodo mai dimenticato da Gianfranco che ha fatto lo
stesso tante volte in An, creando e distruggendo dal nulla dirigenti. A volte
perfetti carneadi elevati al ruolo di statisti per una stagione, nel senso di
tre mesi e poi spariti nel dimenticatoio. A volte, con una crudeltà (politica,
chiaro) incredibile, sulla pelle di amicizie, storie e sofferenze. A volte,
quasi per sfregio, per umiliare chi aveva sbagliato, anche se era un amico. Del
resto, è un freddo, Fini. L'ha spiegato lui stesso, proprio ieri, senza tradire
emozione particolare per l'elezione alla terza carica dello Stato: "È il
mio carattere, sono un Capricorno". E, come tutti i Capricorno, Fini non
dimentica: ieri, ad esempio, il suo passaggio su Cossiga e Ciampi, con il
rumorosissimo silenzio su Scalfaro, è stato un capolavoro di apprezzabilissima
perfidia. Così come è stato prezioso il ricordo dei periodi del Picconatore, di
cui - complice la strategia mediatica dell'allora portavoce finiano Francesco
Storace - per qualche mese si presentò come una specie di ventriloquo. Mica era
vero che Fini era sempre l'interprete autentico del Colle. Ma Cossiga non
smentiva e Gianfranco ci costruì l'inizio delle sue fortune. Rovescio della
medaglia. Come tutti i Capricorno, il neopresidente della Camera ha una
costanza e una perseveranza incredibile e, quando si pone un obiettivo, prima o
poi lo raggiunge. Del resto, è chiaro che un politico che prende in mano un
partito ai margini dello schieramento politico, addirittura escluso
dall'"arco costituzionale", addirittura "nella fogna", e
riesce a portarlo al governo, al Campidoglio, alla vicepresidenza del
Consiglio, alla Farnesina e addirittura alla presidenza della Camera, quello è
un grandissimo politico. È stato un percorso lungo, a volte accidentato, con
Fini sempre due o tre passi avanti rispetto al suo partito. A volte troppo
avanti, quasi con un'ansia catartica eccessiva: la battuta sul "male
assoluto" che era correttamente riferita alle leggi razziali è stata poi
estesa a tutto il fascismo; le rotture su fecondazione assistita e famiglie di
fatto erano poco in linea con il suo elettorato di allora. Ma - e proprio qui
Gianfranco si è dimostrato leader vero, al di là di come la si pensi sulle
singole questioni - Fini è andato avanti per la sua strada, a volte precedendo
la sua base. A volte, invece, imboccando proprio un percorso diverso. A volte,
sbagliando. Che, certo, è comunque più difficile di assecondare sempre e
comunque i suoi. La grandezza di Fini è stata anche quella di costruire dai
suoi errori. Negli anni, ad esempio (a parere di chi scrive, ci mancherebbe
altro), Fini ha sbagliato nell'ossessione sulle leggi elettorali, passando da
un eccesso di proporzionalismo a un eccesso di uninominalismo. E poi ha
sbagliato, insieme agli ex Dc di sinistra, a bloccare il governo Maccanico nel
1996, aprendo le porte alla vittoria di Prodi. E poi ha sbagliato con
l'Elefantino alle Europee. E poi ha sbagliato a pretendere la testa di Tremonti
nel secondo governo Berlusconi, con il subgoverno insieme a Casini e Follini. E
poi ha sbagliato con la lettera al Corriere in cui scaricava tutta la rabbia
per il fallimento della spallata nel dicembre scorso, quasi mettendo in
soffitta il Cav, come un qualunque Casini. E poi ha sbagliato (come in parte ha
sbagliato anche Berlusconi nel continuo botta e risposta) con le ruvidezze
dialettiche sulle "comiche finali", sul "demolitore della Casa
delle libertà" e su "io ho vent'anni di meno". Ma, la politica è
anche saper cambiare idea. Parlarsi. Capirsi. Venirsi incontro. Cancellare i
"mai". Come quello detto da Gianfranco nel
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
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N. 104 del 2008-05-01 pagina 9
Schifani: "Lavorerò per spianare la strada alle grandi riforme" di
Adalberto Signore Il neo presidente del Senato: "Le priorità sono il
federalismo, l'elezione diretta del premier e il monocameralismo. Presto la
modifica delle regole parlamentari e quelle sulla formazione del bilancio"
da Roma A ventiquattr'ore dal voto di Palazzo Madama che l'ha portato sulla
poltrona più prestigiosa della Repubblica dopo il Quirinale, un pizzico
d'emozione la si riesce ancora a scorgere. L'ufficio dove ci riceve Renato
Schifani è lo stesso degli ultimi due anni, quelli passati in trincea a
cercare, un voto dopo l'altro, quel senatore in più che avrebbe finalmente fatto
la differenza. E al terzo piano di via della Dogana Vecchia di scatoloni non si
vede ancora l'ombra. D'altra parte, spiega il neopresidente del Senato,
"per me questa è quasi una casa" dove "ho vissuto momenti di
entusiasmo e difficoltà, di sconforto ed esaltazione". E soprattutto,
"dove ho vissuto bene". Le ore, però, scorrono veloci e dopo il primo
faccia a faccia con Napolitano ieri sera, oggi arriverà pure l'esordio in
pubblico con le celebrazioni del Primo Maggio insieme al capo dello Stato e al premier
uscente Prodi. Un'istantanea che neanche un mese fa era difficile solo
immaginarsi. Allora presidente, è pronto a cambiare vita? "A dire il vero,
nei limiti di quanto mi sarà possibile, non intendo modificare quello che è
stato il mio stile di vita nei dodici anni passati dentro questo palazzo. Anche
per questo appena ho concluso l'intervento in Aula sono andato alla buvette a
bere un bicchiere d'acqua e ho fatto una passeggiata nel Salone
Garibaldi". A sera, però, sarà andato a festeggiare? "Una cena con la
famiglia, che era in Aula ad assistere al voto, e una coppia di amici".
Cos'è che l'ha più colpita dopo la sua elezione? "La convinzione con cui
tutta l'Aula ha applaudito al termine del mio discorso. Per me è stata una
sorta di promozione davanti al Parlamento e, quindi, davanti al Paese. Di
questo non posso che rendere omaggio all'opposizione che mi ha voluto
manifestare pubblicamente la sua fiducia". Vuol dire che è un buon inizio?
"Significa che la responsabilità per gli impegni assunti nei confronti di
tutta l'Aula è ancora più grande e, per quanto mi riguarda, più radicata".
Tutti auspicano una stagione di riforme condivise... "Sono convinto che la
reciproca legittimazione tra Veltroni e Berlusconi, arrivata in coda alla
precedente legislatura, sia un ottimo viatico. Un'occasione di dialogo da non
perdere. Un simile clima di collaborazione in passato non si era mai registrato
ed è il miglior presupposto perché maggioranza e opposizione lavorino insieme.
Il segretario del Pd, d'altra parte, ha detto pubblicamente di essere pronto a
confrontarsi con il centrodestra. Che, ne sono certo, è disponibilissimo".
Sul fronte riforme, quali sono le priorità? "Mi auguro che sin dalle prime
riunioni dei capigruppo possa essere chiesta la calendarizzazione di
provvedimenti finalizzati alla modifica dei regolamenti per impedire la
costituzione di gruppi parlamentari che non corrispondono alle forze politiche
che hanno corso alle elezioni". Codificare, insomma, il risultato uscito
dalle urne? "Con il loro voto i cittadini hanno dato un messaggio forte e
chiaro: semplificazione della politica e riduzione del numero dei partiti.
Questo per la classe politica non è solo un insegnamento ma anche un monito che
non possiamo ignorare. I cittadini ce ne chiederebbero giustamente conto".
Altra priorità? "Modificare le norme sulla formazione del bilancio, se ne
parla ogni volta che si approva una Finanziaria. C'è l'esigenza di semplificare
e snellire, di dare delle regole più rigide per l'emendabilità della legge di
Bilancio. Siamo a maggio, c'è tutto il tempo perché anche prima dell'estate
maggioranza e opposizione possano arrivare insieme a modificare l'iter
formativo della Finanziaria". La Lega ha grandi attese per la riforma
federale. "Sono fiducioso che il percorso iniziato e poi interrotto da un
referendum viziato da una pregiudiziale ideologica possa andare avanti.
Elezione diretta del premier con la norma antiribaltone, fine del bicameralismo
e riduzione del numero dei parlamentari sono tutti temi che erano condivisi in
maniera bipartisan fin dalla Bicamerale. Sull'elezione diretta, per esempio,
c'era la decisa contrarietà della sinistra radicale che oggi non è più in
Parlamento. E dunque penso che una convergenza tra Pdl e Pd sia a portata di
mano. Così sul monocameralismo e sulla riduzione del numero di deputati e
senatori". Il percorso potrebbe essere quello di una nuova Bicamerale?
"Non sono pregiudizialmente contrario, ma penso che farebbe solo allungare
i tempi delle riforme. In presenza di un'intesa, la via parlamentare è la più
semplice, la più naturale e la più rapida. L'articolo 138 della Costituzione,
poi, dà garanzie di tutto rispetto". Che effetto le farà presiedere
un'Aula dove non ci saranno Prc, Pdci e Verdi? "Credo che le istanze
sociali e economiche di questi partiti debbano entrare, se non nel dibattito
parlamentare, comunque in quello politico. Bisogna evitare che queste forze,
che nel nostro Paese esistono, non sentendosi rappresentate cerchino altri
luoghi dove far sentire la loro voce. In questo va compiuto un grande
sforzo". Intende dire che sarebbe stato meglio fossero entrate in
Parlamento piuttosto che rischiare di ritrovarsi la protesta nelle piazze?
"Hanno scelto gli italiani. E quello che hanno scelto va accettato. La
politica, però, non deve essere così presuntuosa da ignorare il fatto che ci
sono partiti più piccoli che la pensano in maniera diversa. Anche per evitare
che le manifestazioni di progettualità politica vadano fuori dai binari della
correttezza istituzionale". Prima lei e poi Fini avete lanciato un forte
appello al dialogo. Non stridono, in questo contesto, le
parole di Umberto Bossi? "Al suo linguaggio siamo abituati. Ma i suoi toni sono
sempre stati più metaforici che altro. Non si sono trasformati né in iniziative
legislative né in atteggiamenti concreti che scalfissero le regole
democratiche. Lo stesso presidente Berlusconi, comunque, lo ha già invitato ad
abbassare i toni". Quando nel suo intervento ha citato la lotta
alla mafia l'ha fatto per dare un messaggio alla sua terra? "Non solo. La
Sicilia è stata vittima della mafia e ha avuto la forza di alzare la testa
anche pagando prezzi altissimi. Ma ho voluto ricordare il 41 bis per dare un
segnale al Parlamento e al Paese che lo Stato c'è, a livello legislativo e di
forze e dell'ordine. Ma se si vuole vincere la guerra alla criminalità
organizzata non ci si può e non ci si deve dividere". Ieri le
dichiarazioni dei redditi di tutti gli italiani sono state pubblicate su
Internet per decisione del viceministro uscente Vincenzo Visco. "Penso che
in una democrazia compiuta i principi di trasparenza vadano applicati a tutti i
cittadini. Quello che non condivido è il modo corale, pubblcistico e
disarticolato in cui questi dati sono stati resi pubblici. Così si rischia di
creare tensioni sociali all'interno di intere categorie". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 104 del 2008-05-01 pagina 18
Libero il presunto omicida di Raciti La vedova: "Diranno che fu
suicidio" di Gian Marco Chiocci nostro inviato a Reggio Calabria Dopo i
corvi, le microspie e i veleni in procura a Reggio, dopo le autobombe e i morti
ammazzati ovunque in Calabria, spunta adesso un devastante "pizzino".
Quello rinvenuto nel covo del super boss Pasquale Condello,
definito il "Provenzano della 'ndrangheta", indirizzato a un
magistrato di quello stesso distretto reggino finito ora nel ciclone per il
rinvenimento di una "cimice" piazzata negli uffici del pm Nicola
Gratteri. Il biglietto autografo del Padrino scovato nell'appartamento al rione
Pellaro annoterebbe "indicazioni" e "suggerimenti"
per l'interlocutore istituzionale. Risulterebbe "in entrata", ovvero
come "risposta" a un precedente messaggio spedito dal capo della
cupola calabrese. Niente nomi sul foglietto, ma i sospetti sono mirati essendo
i riferimenti dettagliati. Il riserbo, come si dice in questi casi, è
fittissimo causa le indagini in corso e l'aria che s'è fatta inquinata grazie a
una serie di lettere anonime arrivate a poche ore dall'insediamento del nuovo
procuratore, Giuseppe Pignatone, l'ex aggiunto di Palermo che proprio
investigando sulle talpe all'interno della procura di Palermo riuscì a scovare
infedeli funzionari dello Stato. Ma c'è di più. Ieri la 'ndrangheta ha fatto
sentire nuovamente la sua voce dopo aver già seminato morte da Gioia Tauro a Crotone
fino a Reggio. Un paio di sicari hanno riempito di piombo un ex consigliere
comunale, imprenditore ittico di Lamezia Terme, Gino Benincasa, già coinvolto
(e prosciolto) nel trafugamento della salma di quell'Antonio Perri che aveva
osato sfidare le cosche ribellandosi al racket. Si tratta del terzo
imprenditore preso di mira dalla criminalità calabrese dopo Antonio Longo
(assassinato sulla susperstrada Catanzaro-Lamezia il 26 marzo scorso) e
Antonino Princi (in gravissime condizioni all'ospedale per l'esplosione della
sua auto) su cui pendeva una richiesta d'arresto per concorso esterno in
associazione mafiosa. L'omicidio Longo proprio nelle ultimissime ore ha
evidenziato un link coi "veleni" di procura, essendo la vittima in
rapporti lavorativi con il fratello di un magistrato calabrese. E per restare
ai corvi e ai miasmi a palazzo di giustizia, sono destinate a deflagrare alcune
intercettazioni disposte dalla Direzione distrettuale antimafia nelle quali
sembra palesarsi la talpa in toga che avrebbe soffiato all'esterno notizie
delicatissime coperte dal segreto istruttorio. Conversazioni in codice,
criptate: "L'uomo del caffè oggi non c'è" dice la presunta fonte
infedele al suo interlocutore. L'uomo del caffè, stando a chi indaga, sarebbe il
messaggero delle notizie da far finire a giornalisti amici. Il postino che ha
suonato due volte: per veicolare in edicola le inchieste sui senatori Marcello
Dell'Utri e Sergio De Gregorio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Pagina IX - Genova Sessantamila
euro l'anno è una cifra insostenibile, il Pd cerca uffici "più
modesti" di quelli di De Marini Mutuo troppo caro, si cerca un'altra sede
Adesso la decisione è ufficiale: sessantamila euro l'anno sono troppi, la rata
del mutuo è diventata insostenibile, il Pd è alla ricerca di una sede "più
modesta, più contenuta, meno costosa" di piazza De Marini. Anche perché
c'è un particolare da non trascurare: la sede non è del Pd, ma dei Ds. Che
infatti - tramite la Fondazione Ds Genova, che è la cassa del vecchio partito
guidato da Fassino - venderà il piano nobile di piazza De Marini, gravato dal
mutuo, oltre ad alcune sedi in giro per la città. Ci sono i debiti ereditati
(dal Pci-Pds-Ds) da appianare, quel buco gigantesco che fa capo alla
finanziaria dell'Unità. E il Pd, tanto per essere chiari, oggi a quel che resta
dei Ds non paga neppure l'affitto. Nervi tesi, nella sede del Partito
Democratico, e non c'entrano, questa volta, Scajola, Berlusconi e Alemanno:
c'entrano i soldi. Perché qualcuno paga (in genere gli ex Ds) e qualcuno no (in
genere, gli ex Margherita). Le regole - prima della fusione - erano durissime:
tutti i consiglieri regionali Ds, per esempio, lasciavano alle casse del
partito tremila euro ogni mese mentre gli eletti della Margherita si pagavano
da soli uffici e impiegati ma versavano oboli a piacimento. Dopo la nomina a
segretario regionale Pd, il buon Mario Tullo ha trovato la quadra sui soldi:
tutti i consiglieri regionali del Pd avrebbero versato alle casse del partito
(nuovo) una cifra pari a due terzi di quella vecchia, cioè sotto i duemila euro
al mese. Una sorta di "pagheremo meno, pagheremo tutti", visto che
altrettanto faranno i consiglieri e gli assessori eletti in Provincia e i
consiglieri e assessori eletti in Comune. Più, naturalmente, i deputati, che
hanno sottoscritto l'impegno al momento stesso di accettare la candidatura. E
dato che gli eletti nei tre organismi locali sono una valanga, i nuovi
amministratori iniziano ad intravedere l'uscita dal tunnel. "Le entrate
del partito sono di tre tipi: le tessere, le feste, i contributi degli eletti -
spiega un vecchio amministratore - Se le tessere non le fai e gli eletti,
almeno in parte, non versano il loro contributo, è chiaro che prima o poi vai a
bagno. Più prima che poi". Ma, prima di tutto, bisogna capire chi paga a
chi. La vecchia e prestigiosa sede della Margherita in via San Lorenzo, quella col balcone dal quale aveva parlato il Duce e poi - più
modestamente - Rinaldo Magnani, è stata chiusa immediatamente: costava troppo.
Ne hanno approfittato quelli della Lega Nord,
piazzando un adesivo sulla targa per tutta la campagna elettorale. Adesso è la
volta di lasciare piazza De Marini. Quando? "Tempi lunghissimi". Da
vecchio Pci. (r. n.).
( da "Tempo,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stampa Lega
Passeggiata in centro di Bossi tra complimenti e foto
di gruppo. "Ma la mia bandiera è bianco-verde" E i romani
s'innamorano di Umberto "il concreto" Fabio Perugia
f.perugia@iltempo.it "Bossi? Ma è Umberto Bossi quello lì? Signor Bossi
comlimenti!". No, non siamo in Val Padana. Il leader
storico della Lega Nord sta passeggiando lungo le vie storiche del centro di Roma.
O meglio prova a passeggiare, perché a ogni angolo qualcuno lo ferma. I romani
lo fermano. I turisti venuti dal resto d'Italia lo fermano. Anche le forze
dell'ordine: carabinieri e polizziotti in divisa lo avvicinano per stringergli
la mano. Una signora allunga il passo. "Posso farla parlare con mia
zia? - chiede col telefonino in mano - è siciliana e voleva salutarla".
"Siciliana?". "Sì, siciliana". Umberto Bossi
non si tira indietro con nessuno. Anzi, sembra divertito. Qualcuno lo abbraccia
pure, raccontandogli i problemi della città. La passeggiata in centro finisce a
piazza Navona, quando gli alunni di una classe di Varese chiedono una foto al
leader della Lega. Scattano un flash, poi un altro e
un altro ancora. Il professore che assiste alla scena dopo un po' si fa avanti:
"Lei ha fatto le foto con tutti. Ma con me no?". E via di nuovo con
le foto ricordo. Certo, il Senatur non è uno che perde occasione per
sottolineare la sua appartenenza al Nord. Tanto che lui e gli altri 59 deputati
non si spellano di certo le mani per gli applausi quando Fini, nel discorso
d'insediamento alla Camera, cita la bandiera tricolore. Perché "l'Italia
ha il tricolore, la Padania ha la sua bandiera bianco-verde". Ma ai
capitolini Bossi piace "perché è uno
concreto". Ieri ha presentato la prima proposta di legge alla Camera -
dove la carica di capogruppo sarà affidata a Roberto Cota - sul federalismo
fiscale. Insomma, le sparate di Bossi sembrano far
paura ai giornali, ai romani un po' meno.
( da "Tempo,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stampa L'ex
ministro della Giustizia della Lega "Mastella un disastro ora
serve un manager" Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it "La
questione è molto complessa. Certo è che la gestione Mastella è stata
disastrosa". Roberto Castelli, senatore della Lega Nord e
ministro di Giustizia tra il 2001 e il 2006 nel governo Berlusconi, affronta
deciso l'argomento. I problemi sollevati dagli agenti della
Penitenziaria li conosce bene. "Abbiamo uno dei corpi di polizia
penitenziaria più importanti del mondo. Il rapporto è 1,1 detenuto per agente
quando la media europea è di tre detenuti per un agente. Non parliamo poi degli
Stati Uniti dove il rapporto è sette a uno. Quindi se dovessimo uniformarci
all'Europa dovremmo ridurre il personale di un terzo". Allora dov'è il
problema? "Succede che non si riesce a governare il fenomeno. I
penitenziari tra l'altro sono scarsamente automatizzati. Negli Stati Uniti due
agenti gestiscono ascenori e porte di una struttura che ospita 800 detenuti. Da
noi serve un esercito. Poi c'è il problema Nord Sud". Anche in questo
ambito? "Succede che la stragrande maggioranza degli agenti sono del Sud.
Nell'ultimo concorso che è stato istruito durante la mia gestione i concorrenti
più a nord erano di Napoli. Così si creano carenze di
organici nelle carceri al nord perché
comprensibilmente cercano tutti di tornare vicino casa. Ci vuole una forte
volontà di arginare il fenomeno. Mastella ha fatto un disastro agevolando al
massimo i rientri a casa. Il caso più eclatante che trovai quando ero ministro
fu un penitenziario in una regione del Sud che aveva 40 agenti per meno di
trenta detenuti". Ma perché ai concorsi per la polizia penitenziaria non
partecipano concorrenti del Nord? "è una questione di immagine e di
tradizione. La polizia penitenziaria e l'Amministrazione dello Stato in genere
sono due sbocchi privilegiati per l'occupazione nelle regioni del Sud. Ma anche
questa mentalità va cambiando e va cambiata". Ritornando
all'organizzazione. Qual è la sua ricetta per affrontare i problemi di
gestione? "In primo luogo bisogna usare la massima severità. Quando si
vince un concorso, almeno per dieci anni non si deve poter cambiare sede. Lo
capisco che tra carovita, affitti e quant'altro, diventa difficile ma capire
non vuol dire lasciar fare. Secondo, si devono automatizzare al massimo i
penitenziari. Terzo, gli agenti, come avviene anche per le altre forze di
polizia, vengono distratti in altre funzioni. Metà degli agenti penitenziari
sono impegnati nei trasferimenti dei detenuti. Molti negli uffici. Altri
usufruiscono di permessi maturati per aver fatto ore straordinarie. Poi c'è
l'assenteismo endemico tra gli statali. Tutto ciò mette in crisi l'apparato. è
un lavoro di grande pazienza. Ci si deve confrontare con le decisione del Tar
al quale ricorrono tutti coloro che non sono soddisfatti delle decisioni prese.
Ricordo che volevo trasferire il direttore di un carcere perché combinava
pasticci. Il Tar ha bloccato tutto e il direttore è rimasto al suo posto. Ci
vuole volontà e determinazione. Ci sarà molto da lavorare, Mastella ha sbracato
tutto". Un duro lavoro per il prossimo inquilino del Ministero di via
Arenula... "è un posto per una persona appassionata di queste tematiche.
Ci vuole un manager. Non un avvocato o un penalista. Non che non siano
all'altezza, ma il Ministero va gestito in un altro modo. Il Dap (dipartimento
affari penitenziari, ndr) in particolare ha bisogno di grandi capacità di
management come se fosse un'azienda. Purtroppo succede che il ministro delega a
un direttore generale e questi quando si trova di fronte a una serie di
difficoltà si blocca. Tutti restano prigionieri del sistema senza riuscire a
risolvere nulla. E lasciando fare si va avanti senza cambiare nulla".
( da "Tempo,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stampa All'alba blitz della Polizia
tra Latina, Napoli e Roma. Dodici arresti e venticinque indagati Dietro i roghi
d'auto notturni una "guerra" tra pompe funebri Stefania Belmonte
Dovevano bruciare le iniziative imprenditoriali della concorrenza, in senso
letterale. In sei anni, dal 2002, sono stati 122 i roghi d'auto a Terracina,
concentrati soprattutto tra il 2005 e il 2007. Una quarantina nell'ultimo anno
e mezzo e, di questi, almeno 23 pianificati e compiuti a scopo intimidatorio
dalla stessa mano. Dodici persone sono state arrestate dalla squadra mobile di
Latina e dal commissariato di Terracina, con una lunga serie di accuse legate
da quella di associazione per delinquere. Altre 25 persone risultano indagate.
Decine le perquisizioni effettuate, a partire dalle 4 di ieri, da almeno 150
poliziotti di Latina, Roma e Napoli con l'aiuto di unità cinofile. In carcere
sono finiti i capi della presunta organizzazione: Renato Luzzi e Riccardo Andrea
Di Meo, terracinesi di 37 e 36 anni, soci nel settore delle onoranze funebri e
il primo titolare anche di una ditta di pulizie. Dietro le sbarre anche i loro
concittadini Matteo Lombardi, 23 anni, Antonio Del Monte, di 32, e il 21enne
Francesco Iannarilli, accusati di essere gli esecutori materali di alcuni
incendi e di essere coinvolti nel traffico di droga locale. Giuseppe Anastasio,
napoletano 26enne, è ritenuto invece l'importatore della cocaina proveniente
dalla Campania. Proprio con la droga, infatti, sarebbero stati pagati in alcuni
casi i ragazzi assoldati per gli incendi: da tossicodipendenti ne facevano uso
e da spacciatori ne rivendevano il resto. Il terracinese 48enne, Renato
Patriarca, sarebbe invece dietro ad un'attività parallela dell'organizzazione:
il suo compito sarebbe stato quello di fondare società fantasma con cui
truffare altre imprese. L'esempio più eclatante a danno di
aziende vinicole del Nord Italia, pagate con assegni scoperti per circa 180mila
euro. Con lui avrebbe operato anche un siriano di 35 anni, Mohamed Sayed,
arrestato nel pomeriggio di ieri nello studio del suo avvocato latinense.
L'extracomunitario sarebbe anche tra gli organizzatori degli attentati.
Ai domiciliari sono finiti altri quattro terracinesi: Antonio Iannucci, 28
anni, Carlo Gennaro Marsella, 35enne preso a Fondi, Cristian Mandatori, 23 anni
e Andrea Pagliaroli, 26enne catturato in casa della fidanzata a Nettuno.
Secondo la Polizia, si tratterebbe di altri "mercenari del fuoco":
per un incendio, anche quattromila euro. Gli investigatori sono arrivati agli
indagati grazie ad intercettazioni, con cui si seguivano i movimenti
dell'organizzazione, il cui lo scopo principale sarebbe stato quello di
impedire a qualunque altro concorrente di mettersi sul mercato. I conoscenti
del gruppo non erano certo esenti da minacce: bruciate due auto ad una ex
dipendente di Luzi, colpevole di aver avviato in proprio un'impresa di pulizie,
mentre la figlia minorenne sarebbe stata costretta a licenziarsi a causa delle
continue molestie sessuali quando Di Meo la accompagnava al lavoro. A un
neo-impresario del settore funebre, costretto alla fine a rinunciare al
progetto di aprire un'agenzia, di auto ne sono state invece bruciate cinque.
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
REPLICA DEL
COMUNE ALLA LEGA NORD Il vicesindaco Caviglia: " Le ronde? A Savona
abbiamo già i Nonni civici" SAVONA "Ronde padane? Abbiamo già i nonni
civici che sono più preparati". Il vicesindaco socialista di Savona Paolo
Caviglia replica così all'iniziativa della Lega Nord che ha
avviato i corso di formazione per i volontari che faranno la vigilanza contro
la microcriminalità. "Intanto la situazione della criminalità a Savona per fortuna
non è particolarmente grave - sostiene Caviglia -. Con il prefetto Frediani, il
questore e il comandante dei carabinieri abbiamo effettuato riunioni sulla
sicurezza in ogni Circoscrizione. L'unico dato di spicco è quello dei furti in
appartamento, mentre per il resto, si verificano solo borseggi al mercato,
qualche atto vandalico. A volte ci sono lamentele per i barboni che però
vengono allontanati senza troppi problemi, non appena i cittadini ne segnalano
la presenza alle forze dell'ordine". Prosegue Caviglia: "Il Comune
tuttavia ha già incontrato un paio di volte l'associazione dei Nonni civici,
che è formata da ex carabinieri, vigili e poliziotti. Insomma si tratta di
persone che non hanno nemmeno bisogno delle 3 ore di corso della Lega Nord perchè possono vantare una lunga esperienza
professionale che gli consentirà di prestare servizio davanti alle scuole o ai
giardini pubblici. Questa è la soluzione che preferiamo. Le camicie verdi o di
altro colore infatti finirebbero solo per creare polemiche, fomentare divisioni
e contrapposizioni su un tema come quello dell'ordine pubblico che è invece di
interesse comune".
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Cronaca Ieri a Lamezia ucciso un
altro imprenditore. C'è l'identikit della talpa Reggio, nel covo del boss
"pizzino" a un magistrato FRANCESCO VIVIANO dal nostro inviato REGGIO
CALABRIA - Mentre nella procura di Reggio Calabria si sta tentando una bonifica
per l'infestazione di "cimici", "talpe" e
"corvi", la 'ndrangheta continua la sua mattanza nei confronti di
"picciotti" ed imprenditori non più ritenuti "affidabili".
L'ultimo omicidio ieri, a Lamezia Terme: un imprenditore ed ex assessore del
Psi, Gino Benincasa, assassinato con colpi di mitra e pistole. Un omicidio
compiuto 48 ore dopo l'attentato con un autobomba che ha ridotto in fin di vita
un altro imprenditore, Antonio Princi. Una guerra che fa gridare all'emergenza
e che scoppiata in contemporanea a quella che si combatte negli uffici giudiziari
calabresi. Dopo la microspia trovata nell'ufficio del pm Nicola Gratteri e le
lettere anonime del "corvo" contro un paio di magistrati, spunta un
"pizzino" ritenuto dagli investigatori "inquietante". è
stato trovato nel covo del mammasantissima, Pasquale Condello, il Provenzano
della Calabria, arrestato nel febbraio scorso dopo 18 anni di latitanza. Un
"pizzino" indirizzato ad un magistrato con il quale il capo mafia
avrebbe avuto rapporti epistolari e che potrebbe essere una delle "talpe"
che si annidano dentro la procura calabrese. In quel "pizzino" il boss Condello si lamenta di alcune cose che non
"andrebbero più bene" e, soprattutto, ricorda al magistrato il suo
passato e i suoi "affari", anche quello di essersi comprato una
lussuosa abitazione a Reggio Calabria. E che il boss conoscesse bene la
situazione del palazzo di giustizia è confermato anche da una frase sibillina
pronunciata da Condello poco dopo il suo arresto. Condello al pm Boemi
disse che doveva "fare pulizia" dentro il suo palazzo. E i
carabinieri avrebbero già l'identikit della "talpa". In alcune
intercettazioni tra indagati si fa spesso riferimento all' "uomo del
caffè". E tra quest'ultimo e l'esterno il tramite sarebbe un
"postino" che frequenta palazzo di giustizia.
( da "Tempo,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Stampa La sperimentazione è il filo
conduttore del concerto del ... La sperimentazione è il filo conduttore del
concerto del Primo Maggio. Una delle prove è l'esibizione della Jazz All Star,
band costituita da Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso e
Giovanni Tommaso. Di Battista è attualmente considerato uno dei più brillanti
sassofonisti della scena italiana. Leader dello Stefano Di Battista Jazz
Quartet, noto gruppo musicale jazz, composto anche da Amedeo Ariano, J. O.
Mazzariello e Dario Rosciglione, e ha partecipato al Festival di Sanremo nel
2005 assieme a sua moglie Nicky Nicolai con "Che mistero è
l'amore", vincitrice nella categoria Gruppi. è stato in formazione con il
trombettista Flavio Boltro e il bassista Pippo Matino, con cui ha inciso un
album prodotto dalla Blue Note. Ha suonato con Antonio Capotosto, noto
trombettista, nel famosissimo Itri Jazz Festival 2004. Nel concerto del Primo
Maggio, Di Battista sarà accompagnato anche da Rita Marcotulli e non mancherà
una vera e propria chicca: la voce di Fabrizio De Andrè.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Nel totogoverno, la Salute andrebbe
a Cognetti o Meloni in quota An, il Lavoro a Sacconi di Forza Italia E Luca
disse a Gianni Letta "Per me un ruolo alla Attali" Ministri, saranno
almeno 18. Spacchettato il Welfare Giustizia, insieme a Vito si tiene pronto
anche Pera Ambiente, torna l'ipotesi Brambilla CLAUDIO TITO ROMA - "Mi proponete
un ingresso nel governo, ma se pensaste ad un organismo tipo la
"commissione Attali" sarebbe anche meglio". L'offerta gli era
stata avanzata formalmente la scorsa settimana. Un ministero di primo livello.
Un coinvolgimento a pieno titolo. Silvio Berlusconi gli aveva chiesto di
rifletterci, di prendersi 12 ore prima di dare una risposta. Che Luca Cordero
di Montezemolo ha voluto consegnare ufficialmente la scorsa settimana nel corso
di una cena con Gianni Letta. Ha declinato l'invito del Cavaliere. Ma in quella
stessa cena, l'ex presidente di Confindustria ha suggerito un altro ruolo.
Sempre formale e sempre al servizio dell'esecutivo e del Paese. Quello appunto
che a Parigi il presidente Sarkozy ha studiato per l'economista francese. Un
suggerimento su cui il premier in pectore ha riflettuto a lungo. Da giorni, del
resto, Letta spingeva per irrobustire il governo con figure
"autorevoli", personaggi che potessero profilare il team di Palazzo
Chigi in modo più "pesante". Ha convinto allora il Cavaliere a
formulare una nuova proposta. Esattamente quello che è successo ieri. Ha
riconvocato a Palazzo Chigi il presidente della Fiat spiegando che nei suoi
progetti la "commissione Attali" non c'è. "La sua fama non è
pari a quanto ha prodotto", ha ammonito negli ultimi giorni. Per
Berlusconi, però, il nuovo patto con Confindustria, siglato pochi giorni fa con
Emma Marcegaglia in un incontro cui ha preso parte pure Montezemolo, va
comunque blindato con un incarico a tutto tondo. E il primo passo è proprio
quello di "Mister made in Italy". Una funzione che a Palazzo Grazioli
considerano cruciale soprattutto nella prima fase del nuovo governo. Non solo
per incoraggiare l'export, ma anche per dare una "faccia" a
operazioni economiche delicate. A cominciare da quella per il salvataggio di
Alitalia. La cordata italiana, infatti, secondo il capo del Pdl, potrebbe
utilizzare un volano potente sotto il profilo dell'immagine se coinvolgesse
l'ex numero 1 degli industriali. Tutte riflessioni che hanno accompagnato il
pranzo di ieri a Palazzo Grazioli. E che poi si sono trasferite nei colloqui
per la definizione del governo. Il futuro presidente del consiglio considera la
squadra ormai "chiusa". "è un lavoro molto complicato - ha
ammesso negli incontri avuti a Via del Plebiscito - perché i margini sono molto
stretti. Ma credo di aver risolto le grane più difficili". In particolare,
il Cavaliere si riferiva al capitolo Giustizia e alle richieste messe sul
piatto da Alleanza nazionale. Per quanto riguarda il Guardasigilli, allora, la
candidatura di Elio Vito si è ormai rafforzata. I veti posti da parte di Forza
Italia sul nome dell'ex radicale, sembrano superati. "Se il presidente
ritiene che sia la scelta migliore - è l'argomento usato da Giulio Tremonti con
alcuni deputati forzisti - bisogna accettarla". Certo, fino alla fine il leader Pdl proverà a persuadere Umberto Bossi a "mollargli" Roberto Castelli e fino al giorno prima
del giuramento terrà pronto anche Marcello Pera. Ma allo stato il nome di Vito
è segnato con chiarezza sulla casella Giustizia. Quanto ai rapporti con An, il
Cavaliere non intende far crescere il numero dei ministri finiani: sono tre i
dicasteri riservati a loro. Ma rispetto all'accordo che precedeva la
vittoria di Alemanno a Roma, guadagneranno un ministero con portafoglio in
cambio di uno senza. Oltre alle Infrastrutture (Matteoli) e alla Difesa (La
Russa), verrà "spacchettato" il Welfare assegnando ad un esponente di
An la Sanità (l'oncologo Cognetti o Meloni) e il Lavoro al forzista Sacconi. Per
il resto Tremonti andrà all'Economia, Frattini agli Esteri, Gelmini alla
Pubblica Istruzione, Fitto agli Affari regionali, Bonaiuti ai Rapporti con il
Parlamento e Brambilla all'Ambiente.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
LA CURIOSITà Serata di gala del
Carroccio alla prima del film su Carnera CERNOBBIO - Si è trasformata nella
prima serata di gala della nuova Lega di governo l'anteprima italiana del film
su Primo Carnera The Walking Mountain ieri sera a villa Erba sul lago di Como.
Un film targato Medusa firmato da Renzo Martinelli, il regista che a metà
maggio, per la Rai, inizierà le riprese di Barbarossa, kolossal che sta molto a
cuore a Umberto Bossi, al punto da
essere citato nell'intercettazione telefonica tra Berlusconi e il direttore di
Rai Fiction Agostino Saccà. La dirigenza leghista schierata in prima fila
sembra riconoscersi nella storia del pugile buono nato dal nulla e giunto al
trofeo mondiale: "Un eroe positivo - sottolinea il Senatur - Sono in tanti
quelli che come lui si sono sacrificati per la famiglia". Doveva
esserci anche Silvio Berlusconi, ma all'ultimo momento ha preferito restare a
Roma. A fare da padrone di casa è Roberto Maroni in
grisaglia e cravatta verde: "La lealtà, la forza e l'impegno sono i valori
di Carnera, ma anche quelli della Lega. Non quelli di quanto guadagno, o di che
carriera faccio, ma di quanto cuore ci metto". Tante signore ingioiellate
e qualche ex campione come Nino Benvenuti fino a notte fonda hanno invaso la
villa che fu della famiglia Visconti. Tra gli altri, Mario Borghezio, Daniela
Santanchè e il presidente leghista della Sea Beppe Bonomi. (an.mo.).
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Berlusconi: "Montezemolo sarà mister
made in Italy" Ma nessun incarico ufficiale. Incontro con i cespugli Pdl
Il Pdl GIANLUCA LUZI ROMA - Il cerchio non si chiude ancora. Una giornata di
incontri a Palazzo Grazioli non è bastata a Berlusconi per riempire di nomi a
cognomi tutte le caselle della squadra di governo. "Ci sono da dire tanti
no ed è una cosa dolorosissima", ha ammesso ieri mattina dopo aver votato
alla Camera per l'elezione del presidente Fini. Evidentemente soddisfatto per
l'escalation di successi del centrodestra, a Berlusconi manca solo l'ultimo
miglio: "Adesso manca solo il mio discorso", ma prima deve sciogliere
i nodi del governo con i "cespugli" che reclamano
"visibilità", cioè qualche poltrona o almeno
qualche strapuntino, mentre la Lega e An alzano il prezzo forti dei
rispettivi successi elettorali al Nord e a Roma. Di sicuro, finora, saranno 12
i ministri "pesanti", 6 quelli senza portafoglio e oltre quaranta tra
viceministri e sottosegretari. E intanto Berlusconi ha messo a segno un colpo a
sorpresa. All'ora di pranzo il presidente della Fiat e della Ferrari
Luca Montezemolo ha varcato il portone di palazzo Grazioli, quasi
contemporaneamente all'ingresso del commissario straordinario De Gennaro che ha
fatto con Berlusconi e Letta il punto dell'emergenza rifiuti e probabilmente ha
parlato della proroga dell'incarico che scade a giorni. Montezemolo ha pranzato
con il premier in pectore. Nelle due ore di colloquio Berlusconi ha illustrato
all'ex presidente della Confidustria l'idea di creare la figura di una
personalità in grado di rilanciare l'immagine dell'Italia nel Mondo. In pratica
un "Ambasciatore del made in Italy". Non un incarico ufficiale, né
tantomeno di governo, ma una figura conosciuta nel mondo e esterna agli
schieramenti politici che possa promuovere l'immagine dei prodotti italiani
all'estero. Naturalmente nelle due ore a Palazzo Grazioli Berlusconi e
Montezemolo hanno parlato anche di Alitalia. "Non c'è stata la
formalizzazione di nessun incarico", ha confermato Montezemolo all'agenzia
Ansa, ma la disponibilità, "per spirito di servizio", a rappresentare
il made in Italy e raccontare l'Italia nel mondo, il suo stile e i suoi brand.
Appunto, un "ambasciatore", una figura capace di rappresentare il
nostro Paese, nello spirito con cui l'Avvocato Agnelli ha illustrato per anni
il nostro Paese alla comunità d'affari statunitense. Gli altri incontri della
giornata di Berlusconi rientrano nella routine per la formazione del governo.
Ieri oltre a La Russa, che dovrebbe andare alla Difesa, Berlusconi ha ricevuto
i "cespugli" del centrodestra. Rotondi, Dc, è soddisfatto:
"Abbiamo raggiunto un accordo e abbiamo concordato che sarà Berlusconi a
comunicarlo". Poi è stata la volta di Fatuzzo, pensionati. Di Caldoro,
socialista e del repubblicano Nucara. Il nodo più difficile da sciogliere
sembra quello della Giustizia. Bossi esclude l'ex
ministro leghista Castelli: "Dicono che non va bene perché ha già litigato
con i magistrati e non possiamo cominciare litigando. Lo preferiamo come vice
alle Infrastrutture con delega al Nord". Quanto al welfare, il leader
leghista non si sbilancia su chi vincerà il braccio di ferro tra An e la Lega: "Non ne ho idea. Noi abbiamo sempre di scorta
Rosi Mauro". E An nega di volere a tutti i costi quel ministero che era
destinato ad Alemanno se avesse perso con Rutelli. "Non è fondamentale che
sia assegnato ad An", dice Giorgia Meloni. La scelta di Alemanno era stata
fatta perché si tratta di "una persona, che per il percorso fatto, sarebbe
stato un ottimo ministro del Welfare".
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Soro capogruppo, ma spunta la fronda
Alla Camera 48 voti in meno. Accordo con l'Udc per la vicepresidenza Il Partito
democratico Veltroni ieri ricoverato per l'eliminazione di un calcolo renale
GIOVANNA CASADIO ROMA - "Meglio un consenso non bulgaro che nascondere il
dissenso, come la polvere sotto il tappeto. Sono soddisfatto". Antonello
Soro è stato confermato capogruppo del Pd alla Camera, come voleva Veltroni. Ha
brindato nella sala del gruppo: la fronda non lo preoccupa. "Francamente -
dice - mi è stato dato un mandato non equivoco", cioè 166 deputati piddì
su 211 hanno votato per lui, il 77%. La fronda si è divisa così: 10 hanno
segnato sulla scheda il nome di Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo
economico, rappresentante della discontinuità con la linea-Veltroni, molto
sponsorizzato da Massimo D'Alema; 35 schede bianche; 3 i voti dispersi. Alle
urne si sono presentati in 208. Walter Veltroni ieri a Montecitorio non c'era,
ricoverato per un intervento di "litotritosi" cioè il bombardamento
di un calcolo, al Policlinico Gemelli: del risultato è stato informato subito
al telefono. La riconferma di Soro, che segue quella di Anna Finocchiaro alla
presidenza del gruppo al Senato, è un successo incassato. Comunque, la vicenda
dei capigruppo è la prima spia di quanto sta accadendo nel Pd terremotato dal
ko di Rutelli al Campidoglio. Le tensioni si sono scaricate nella riunione dei
big, il cosiddetto "caminetto", martedì (concluso con la mossa del
segretario di aprire a un congresso ad ottobre in risposta alle contestazioni della
sua linea politica) e ora sul test per il capogruppo. Beppe Fioroni ammette che
la fronda è il segno di "un certo malessere nel partito", assicurando
che i 60 ex Ppi si sono schierati compatti per Soro e sono per la strategia di
Veltroni. Contro? Ipotizza ci siano i dalemiani e gli emiliano-romagnoli che
hanno votato per Bersani o scheda bianca. Gianni Cuperlo l'ha scritto nel suo
blog: il metodo non gli è piaciuto - "ho detto che non mi convinceva"
- e nell'urna ha messo scheda bianca. L'elezione infatti ha previsto prima una
consultazione, soprannominata "la confessione", a chiamata nominale e
affidata a Antonello Giacomelli e Michele Ventura. Ciascun deputato pd ha detto
la sua sulla riconferma, quindi si è andati all'elezione a scrutinio segreto. Maurizio
Migliavacca, ex coordinatore dei Ds, ad esempio, ha votato scheda bianca. Nulla
di personale contro Soro, aveva spiegato, però avrebbe preferito un confronto
politico. Auspicato anche da Livia Turco. La teodem Paola Binetti alla
"consultazione" non c'era neppure andata per dissenso "sul
metodo" però ha votato Soro: "Non era una questione eticamente
sensibile...". Arturo Parisi, critico sul metodo usato, ha confermato
Soro. D'Alema ieri alla Camera è stato molto attivo: colloqui con Fioroni e
Enrico Letta, riunione volante con gli udc Pier Ferdinando Casini, Savino
Pezzotta e Ferdinando Adornato. Scambio di battute con Bossi. "Serve una discussione seria, non ci sono rese dei
conti" commenta laconico. Con l'Udc si parla delle due vicepresidenze
della Camera (che spettano all'opposizione): il Pd sarebbe d'accordo per una al
centrista Rocco Buttiglione (e non all'Idv), l'altra potrebbe andare a Rosy
Bindi o a Piero Fassino. Battute anche con Bossi:
"Hai sentito, Umberto? Le riforme si fanno bipartisan, quindi ci devi
chiamare" dice il ministro degli Esteri. "Se volete prendere ancora
qualche voto sopra il Po, dovete venire...", replica il leader leghista.
Lunedì riunione con i segretari regionali: Veltroni tornerà a proporre il
congresso tra sei mesi, ipotesi non accantonata nonostante i "no" di
D'Alema e Marini, favorevoli solo Parisi e Letta. Sulla leadership, sostiene il
segretario, si gioca a carte scoperte.
( da "Repubblica,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
"C'è un deficit di democrazia,
il Pd rischia il caos" La Melandri attacca Bettini "Stop alla
gestione padronale" "Basta con i caminetti informali che nessuno ha
eletto. Prima del congresso bisogna convocare il popolo delle primarie"
CARMELO LOPAPA ROMA - "Basta con i caminetti informali che nessuno ha
eletto. Prima del congresso bisogna convocare il popolo delle primarie. Sia l'assemblea
del Pd a eleggere gli organi politici, da subito". Che poi, tradotto, vuol
dire basta coordinatori nominati e plenipotenziari. Gli scatoloni nella stanza
ministeriale di Giovanna Melandri, al terzo piano di Largo Chigi, dà il senso
plastico della transizione, del trasloco, per essere precisi. Più della
"doppia batosta" la irrita solo l'indiscrezione
secondo la quale in quella stanza si insedieranno a giorni Umberto Bossi o Roberto Calderoli. "Spero solo mantengano il tricolore dietro la
scrivania". Ministro, ha votato i capigruppo del Pd? "Certo. Mi sono
sottratta però al rito della consultazione. Basta coi gran giurì". Cos'è
che non sta andando nell'elaborazione del lutto, nel partito?
"Troppi bizantinismi. Il vero azionista è il popolo delle primarie. Guai a
mettere in discussione adesso il progetto del Pd e Walter Veltroni. Il
segretario ha fatto bene a convocare il congresso. Ma subito bisogna dare una
sostanza alla gestione democratica e convocare l'assemblea dei 2.600. Va eletto
un coordinamento, una direzione. Nessuno mette in discussione la
leadership". Assenza di democrazia nel Partito democratico? Un
bell'ossimoro. "Noi non vogliamo costruire un partito padronale. Gli
eventi ci hanno un po' travolto, i tempi sono stati stretti. Ma adesso si
eleggano organi democratici. Innoviamo i contenuti ma anche le forme". A
Roma in effetti si è tanto parlato di "gruppo di potere". Avete perso
per questa percezione diffusa? "La lezione romana ci deve servire: mai più
candidature apicali, decise nel chiuso delle stanze. Non siamo la destra. Per
le regionali si facciano le primarie, il tempo c'è". La sua riflessione sa
di bocciatura di Bettini. Il "padrone" sotto accusa sarebbe lui?
"No, non voglio fare polemiche personali. Ma dico: convochiamo subito
un'assemblea che elegga un gruppo dirigente. Che sia una platea, stavolta, a
designarlo". Sentirlo da lei, ritenuta una veltroniana di ferro...
"Io mi sento me stessa e credo nel progetto del Pd e di Walter. Però
usciamo da queste gabbie". Anche perché vi attendono cinque anni nel
deserto. "E dobbiamo metterli a frutto, con un'opposizione dei sì, sulle
riforme, e dei no su informazione e conflitto di interessi. Mai più una
gestione alla Petruccioli, per intenderci, della Vigilanza Rai".
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-30 num: - pag: 1 autore: di MICHELE
FOCARETE categoria: REDAZIONALE Il blitz Stroncato giro internazionale di
spaccio, 3 arresti. Il boss era un'uruguayana Maxisequestro
di coca per i locali, 34 chili Droga e merengue. Discoteche e cocaina. I
carabinieri, in collaborazione con la Guardia di finanza, hanno stroncato un
maxi-traffico di cocaina destinata ai locali. Sequestrati
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Grande Milano - data: 2008-04-30 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE
Narcotraffico La gang reggeva un giro internazionale che partiva dal
Sudamerica. Lo spaccio nelle discoteche Cocaina per i locali. Maxiblitz, tre
arresti Sequestrati 34 chili di droga per un valore di 8 milioni. Il boss era un'uruguayana Operazione dei carabinieri in
collaborazione con la Guardia di finanza. Tra i consumatori c'erano soprattutto
giovani Droga e merengue. Una vita spericolata, tra discoteche carioca della
città e cocaina. Gestendo un traffico a tanti zeri fino allo scorso sabato,
quando i carabinieri del comando provinciale di Milano, in
collaborazione con la guardia di Finanza di Bari, hanno messo fine al lucroso
business di Ivonne Mirna Falcon Helguera, 43 anni, uruguayana di Rio Negro,
domiciliata a San Giuliano, con precedenti specifici. Con lei sono finiti in
manette, Nicola Pavic, un serbo incensurato di 37 anni, con regolare permesso
di soggiorno per turismo e Franco Sestagalli, 39 anni, milanese, già noto alle
forze dell'ordine. I detective hanno sequestrato complessivamente 34 chili di
cocaina, 19 dei quali erano già stati affidati all'italiano. Stupefacente puro
all' 85 per cento per un valore di 8 milioni di euro. Ad incastrare la bella
Ivonne, alcune intercettazioni telefoniche nelle quali si faceva riferimento ad
un carico ingente in arrivo a Milano dal Sudamerica che sarebbe poi stato
smistato anche nel capoluogo pugliese. Così i militari della terza sezione
antidroga del nucleo investigativo di via Moscova, in perfetta sintonia con le
fiamme gialle del nucleo di Polizia tributaria, si sono messi alle calcagna
della donna per intercettare anche probabili acquirenti. E, proprio seguendo
l'uruguayana nei suoi continui tour notturni in locali caraibici, a base di
balli e festini disinvolti, si sono accorti che aveva intrecciato una relazione
sentimentale con il serbo di bell'aspetto. Fino a convincerlo a diventare suo
partner nel trasporto della "neve". E sabato scorso, Nicola Pavic,
dopo aver fatto una consegna cospicua a Franco Sestagalli, si è recato a casa
della compagna in sella al suo scooter e con due borsoni pieni di roba. Quando
è uscito dalla palazzina, le borse erano visibilmente vuote. A questo punto gli
inquirenti hanno deciso di intervenire. Dovevano però individuare, senza
mettere in allarme la donna, quale fosse il suo appartamento nello stabile. Non
è stato difficile: la passione di Ivonne per la musica latino americana le è
stata fatale. Dal suo alloggio, infatti, provenivano a tutto volume le note di
un indiavolato merengue che hanno permesso ai carabinieri di effettuare il
blitz. La cocaina era nascosta nel cesto della biancheria sporca. Anche
Sestagalli, oltre a muovere i fili del business, frequentava due avvenenti
sudamericane del stesso giro dell'uruguayana. La movida Ancora i locali tra i
luoghi dove confluisce il traffico di droga: i 34 chili di cocaina sequestrati
da carabinieri e Guardia di finanza erano infatti destinati ai popoli della
notte delle discoteche milanesi Michele Focarete.
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La Nota di
Massimo Franco Il primato capitolino rende più acuta la competizione nel Pdl L'
effetto Campidoglio rende il centrodestra più sicuro del primato; ma più
competitivo al proprio interno. Le impennate verbali di Umberto Bossi si spiegano con il timore che i ministeri ottenuti
nella trattativa con Silvio Berlusconi possano essere rimessi in discussione.
Da ieri, il "partito romano" del Pdl appare meno intimidito e
subalterno alla Lega. Oggi al vertice della Camera
dovrebbe approdare Gianfranco Fini, leader di An. E l'elezione del palermitano
Renato Schifani alla presidenza del Senato, seconda carica dello Stato,
ufficializza il peso politico della Sicilia: anche se la visita fatta da
Schifani a Berlusconi dopo l'elezione risulta un gesto irrituale dal punto di
vista istituzionale. L'equilibrio che si sta configurando tiene conto dei
risultati elettorali. Ma non basta a cancellare il nervosismo fra alleati.
L'esigenza di restringere il più possibile il numero dei ministeri rende le
richieste aggressive e perentorie. E la ruvidezza con la
quale Bossi rivendica il protagonismo del Nord appare come un tentativo di
scoraggiare le pretese di An, uscita vittoriosa dal ballottaggio capitolino; e
di non avere sorprese nelle ultime ore. Le punture di spillo del capo dei
lumbard contro Gianni Letta sono indirizzate, in realtà, al Cavaliere. E
difatti, a difendere quello che, precisa, sarà "l'unico sottosegretario
" a Palazzo Chigi, è Berlusconi in persona. Si tratta dunque di tensioni
in buona parte artificiose, alimentate da un'esigenza di visibilità che guarda
al proprio elettorato. Quando Bossi giura che se tutti
i ministri fossero leghisti, in due mesi sarebbero risolti i problemi, vuole
difendere il ruolo di avanguardia e traino del centrodestra. Additando Roberto Maroni al Viminale come l'unico ministro dell'Interno
"in grado di fermare gli immigrati", si ribadisce l'ipoteca sul dicastero
e sul tema prioritario della sicurezza. Ma l'effetto non è dei migliori. Evoca
una concorrenza con Berlusconi che la Lega sembra
intenzionata a perpetuare; e che il resto dell'alleanza mostra di soffrire. è
come se Bossi volesse riaffermare ad ogni occasione un
tandem paritario col Cavaliere. Sostenere che non sarà vicepremier solo
"perché io non faccio il vice di nessuno", rientra in questa linea
studiatamente smargiassa del leader leghista. "Mi fido di Berlusconi. Ha
sposato la Lega e ora manterrà la parola ", si è
spinto a dire. Ma forse, più che parole di fiducia, sono avvertimenti. C'è un
filo di sarcasmo nel ricordare che il futuro premier in questi giorni avrebbe
"già fatto venti volte il governo". Probabilmente, l'intesa è più
vicina e semplice di quanto non dicano simili schermaglie. Ma il vertice di FI
convocato ieri sera dal Cavaliere a Palazzo Grazioli trasmette l'immagine di un
Pdl nel quale le logiche dei partiti fondatori contano ancora. E rischiano di
dividere. \\ Il Carroccio deciso a ribadire la parità tra Bossi
e il Cavaliere.
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 3
categoria: BREVI L'abbraccio Applausi per il ritorno in Aula dopo quattro anni
di Umberto Bossi. Il leader leghista, in completo chiaro, cravatta regimental
pandant con il fazzoletto verde nel taschino, è stato accolto con un abbraccio
dalla neodeputata Michela Vittoria Brambilla ( foto).
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
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Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-30 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE
Visite guidate La prima domenica del mese si può entrare in un edificio
"art nouveau" di via Malpighi Tutti in "gita" nella casa
liberty Basta prenotarsi per scoprire i tesori restaurati di palazzo Guazzoni L
a targhetta in ottone occhieggia dalla facciata. Vi si legge: "Casa
Guazzoni, arch. Giovanni Battista Bossi, 1904-05,
visite regolamentate per appuntamento, la prima domenica del mese". Siamo
al civico dodici di via Malpighi, Porta Venezia, zona ad alta densità di
Liberty (a pochi passi ci sono Casa Galimberti, sempre dell'architetto Bossi e l'ex cinema Dumont, opera dello studio Tettamanzi- Marinetti).
Chi ha fretta corre veloce sotto ai magnifici volti femminili in cemento e ai
preziosi decori in ferro dei balconcini senza scoprire i segreti del palazzo,
che una volta al mese si apre alla città. Che cosa aspettarsi? Il cancello in
ferro battuto di Alessandro Mazzucotelli (artigiano lombardo, fra le firme più
prestigiose dell'epoca), il dipinto di un lago con piante acquatiche sul
soffitto antistante la portineria, il vano dell'ascensore, sempre in ferro
battuto, il corpo scala esagonale (di rara bellezza) ma soprattutto la visita a
un appartamento privato. Il motivo? La proprietaria, la signora A.L., ha
recuperato i dipinti dei soffitti con una sovvenzione della Soprintendenza alle
Belle Arti (i gigli e le rose del salotto, come le decorazioni floreali e
geometriche più semplici nelle altre parti della casa, erano state coperte da
una mano di bianco, si pensa in epoca fascista, per non pagare la tassa dovuta)
e ora si è impegnata, fino al
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE
Schifani al Senato: dialogo Il Colle benedice l'appello Invito alla
collaborazione anche nel testo che oggi Fini leggerà alla Camera L'ex
capogruppo eletto con 178 voti, 4 più della maggioranza. Napolitano comincerà
le consultazioni il 6 maggio ROMA - Renato Schifani è il nuovo presidente del
Senato. è eletto alla prima votazione con 178 voti, quattro
più della maggioranza prevista e formata da Pdl-Lega nord-Mpa.
Questi consensi ulteriori sarebbero giunti dalle minoranze linguistiche
(Unionvaldotaine e Svp) oltre che da Francesco Cossiga, mentre i tre senatori
dell'Udc indicati come possibili sostenitori hanno optato, a detta di Salvatore
Cuffaro, scheda bianca. E scheda bianca hanno votato anche quelli del
Pd. Nello scrutinio si contano 117 schede bianche e 13 voti per Emma Bonino,
che a sorpresa in mattinata si candida alla presidenza, due a Beppe Pisanu e
una al presidente uscente Franco Marini. Presiede l'aula Giulio Andreotti.
Oltre a Cossiga rispondono alla chiama i senatori a vita Ciampi, Colombo e Rita
Levi Montalcini. Assenti Scalfaro e Pininfarina. Anche alla Camera, nelle stesse
ore, si procede a eleggere il nuovo presidente. Ma Gianfranco Fini, candidato
della maggioranza di centrodestra, dovrà attendere il quarto scrutinio stamani,
per il quale basta la maggioranza assoluta e non più quella qualificata dei due
terzi. A Palazzo Madama c'è un clima ovattato dopo le polemiche roventi della
passata legislatura. Schifani, appena eletto, incontra Anna Finocchiaro in
Transatlantico, la saluta e la bacia. Ma non è soltanto una questione di buone
maniere, è un fatto politico. Schifani, nel discorso di insediamento, ha il
tono da seconda carica istituzionale. Un segnale che non sfugge al presidente
Giorgio Napolitano, il quale osserva: "Ho appena dato un'occhiata al
discorso di Schifani e ho potuto anche guardare la bozza dell'intervento di
Fini. Sono interventi molto misurati, preoccupati di contribuire a un clima di
dialogo di confronto e mi auguro che tutto ciò sia poi confermato dagli
sviluppi successivi". E intanto annuncia: "Inizierò le consultazioni
il 6 maggio". Tra gli applausi il neopresidente richiama le "doti di
saggezza e la ferma cultura istituzionale del Presidente, che rappresentano una
guida di valore". Schifani riconosce al suo predecessore Marini,
"equilibrio e capacità di includere in un percorso comune tutte le
componenti parlamentari". E rileva poi "la correttezza e la
compostezza del confronto con la senatrice Finocchiaro ". Ecco perché,
nota ancora, sarà necessario prestare ascolto e attenzione a quelle minoranze
che non sono più rappresentate in questa aula. "Agirò - assicura Schifani-
con il massimo scrupolo di garante delle regole dei diritti dell'opposizione,
della maggioranza e delle esigenze del governo". La semplificazione del
quadro politico "potrà aprire una feconda stagione di riforme condivise ".
"Ma la necessaria riscrittura delle regole - sottolinea - dovrà avvenire
conservando il valore della reciproca legittimazione delle parti, un fatto che
rafforza il Parlamento". Parla della Costituzione "nella quale c'è la
nostra storia, il nostro passato, le nostre speranze, il nostro futuro".
Rimarca che esistono la questione settentrionale e la questione meridionale e
che tra le richieste dei cittadini "ci sono innanzitutto legalità e
sicurezza". Invoca "una difesa senza tentennamenti delle nostre
radici cristiane", sottolinea il nesso tra l'aumento dei reati commessi e
l'immigrazione clandestina, tributa parole commosse "agli eroi di
Nassiriya " e ai magistrati antimafia Falcone e Borsellino i quali ci
hanno insegnato che la "lotta a tutte le mafie non dovrà avere alcuna
pausa". Al via Renato Schifani prima del discorso: eletto con 178 voti
(quattro in più della maggioranza formata dai senatori di Pdl, Lega eMpa), è il diciottesimo presidente del Senato
(Morelli/ Emblema) Lorenzo Fuccaro.
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il ritorno
del Senatur Il gelo del Quirinale: discorso che non appassiona Bossi: ho 300 mila martiri con i fucili sempre caldi
"Silvio ha sposato la Lega, ora obbedisca". Berlusconi: toni bassi Il
leader indica le priorità: tra i temi-chiave ci sono l'immigrazione e la
revisione del trattato di Schengen ROMA - Esce dalla Camera alzando il pugno
destro per salutare la piccola pattuglia di fan leghisti che sono venuti ad
applaudire il suo ritorno a Roma, a quattro anni dal malore che lo aveva
colpito l'11 marzo del 2004. Umberto Bossi non è
cambiato e infatti ripropone subito i suoi fucili padani: "Questa è
l'ultima occasione: o si fanno le riforme o scoppia un casino. Se la sinistra vuole
scendere in piazza abbiamo trecentomila uomini, trecentomila martiri pronti a
battersi. E non scherziamo... mica siam quattro gatti. Verrebbero giù anche
dalle montagne". E verrebbero "con i fucili, che son sempre
caldi". Nella prima giornata del nuovo Parlamento, con l'opposizione
occupata a farsi l'esame di coscienza, le "sparate" del Senatur
restano a lungo senza replica. Se non fosse che è proprio Silvio Berlusconi a
telefonare a Bossi e a richiamarlo. E anche il
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tenta di minimizzare: "Ho
visto Berlusconi definirli di carta" quei fucili, ma "questa disputa
non mi appassiona ". Quando il presidente della Repubblica parla, sono già
entrati in funzione i blog dell'ex parlamentare no global Francesco Caruso e di
Clemente Mastella: "Nel cuore del Sud ribelle ci sono trecentomila
uomini con i fucili caldi che non aspettano altro che Bossi ci dica dove
andarlo a prendere con i suoi sgherri padani", scrive Caruso. L'ex
guardasigilli invita a "reagire". E Rifondazione si appella a
Napolitano: non nomini Bossi ministro. Fucili a parte, Bossi si dice
sicuro che Berlusconi rispetterà i patti con la Lega: "Si è sposato con
noi e ora deve eseguire gli ordini". Poi non risparmia un attacco al
braccio destro del Cavaliere sulla sicurezza. "Il decreto deve essere
approvato subito dal Consiglio dei ministri, nonostante la cautela di Gianni
Letta, perché bisogna ripristinare la legalità e la sicurezza dei
cittadini". Altro tema caro a Bossi è quello
dell'immigrazione. Ci pensa Calderoli, intervistato da
Gente, a fissare la linea: "Bisogna avviare subito le procedure per
sospendere il trattato di Schengen per la libera circolazione dei cittadini
comunitari verso i Paesi dell'Europa dell'est". Bossi
è più cauto e promette soltanto che Roberto Maroni al
Viminale agirà subito e soprattutto aiuterà anche il sindaco di Roma Gianni
Alemanno. E' riservato a lui l'abbraccio di Bossi alla
buvette: "Non avevano capito - spiega Alemanno al Senatur - che ogni volta
che i romani vedevano il manifesto "Alemanno è amico di Bossi",
io guadagnavo voti". Il segnale a Letta "Il decreto sicurezza deve
essere approvato subito, nonostante la cautela di Gianni Letta" Muscolare
Umberto Bossi alla Camera (Benvegnù/Guaitoli) Gianna
Fregonara.
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il
retroscena "Se non facciamo bene ci verranno a prendere" Silvio
lavora ai 100 giorni E Letta comincia subito con le missioni segrete ROMA - "Se
non facciamo bene, stavolta vengono a prenderci sotto casa". Il concetto
rivela le ansie di Berlusconi, per nulla preoccupato delle
"fisiologiche" liti sulla squadra di governo, certo del suo ruolo
"riconosciuto dagli alleati per principio ", sicuro che le "intemperanze verbali di Bossi" non
avranno conseguenze, e convinto che An "dopo la conquista di Roma si deve
sentire appagata". Piuttosto è sui primi "cento giorni" a
Palazzo Chigi che il Cavaliere intende concentrarsi, perché nei tre mesi
iniziali dovrà mantenere alcune promesse elettorali già in scadenza: il
"caso Alitalia" ha dei limiti di tempo imposti dal prestito ponte,
l'emergenza rifiuti in Campania dovrà essere risolta entro l'estate, il
federalismo fiscale andrà impostato prima dell'autunno. Non a caso il futuro
ministro Scajola l'altra sera a Porta a Porta ha rivelato che sulla scrivania
di Berlusconi sono in evidenza "tre dossier". Si tratta però di
dossier ancora aperti. Quello sulla cordata per la compagnia di bandiera, per
esempio, contiene una relazione di Ermolli, che ha messo insieme oltre una
decina di società e imprenditori - tra cui alcuni nuovi del Nordest -
interessati all'affaire. Ma per ora si tratta solo di
"disponibilità", non di impegni sottoscritti, in attesa di conoscere
il piano industriale e il partner internazionale. Serve insomma altro tempo.
Ecco perché Berlusconi ieri ha accennato alla possibilità di
"parcheggiare" Alitalia in un'azienda di Stato. C'è poi il piano per
ripulire la Campania, e che prevederebbe anche l'uso dei militari per
accelerare lo smaltimento dei rifiuti prima della stagione estiva. Quanto al
federalismo, Bossi ha fatto capire chiaramente che la
Lega non intende spostare la riforma nel tempo: "Va fatta subito",
perché l'idea è di sfruttarla elettoralmente già per le Europee. Insomma, i
primi "cento giorni" non saranno solo indicativi. Saranno per certi
versi decisivi. Perciò il Cavaliere cerca di ritagliarsi un consenso che superi
i confini delle Camere. Sa che la maggioranza di cui dispone lo rende
fortissimo, anzi attrae pezzi di opposizione come un magnete. Basti pensare ai
voti in più ottenuti da Schifani per la sua elezione alla presidenza del
Senato. Voti centristi, a sentire la confidenza fatta da Cuffaro ad un amico
incrociato nel pomeriggio a Montecitorio. "Il discorso di Renato era
bellissimo", ha sussurrato il senatore dell'Udc. "Vuoi dire che l'hai
votato?". "Sì, ma ufficialmente ho votato scheda bianca. Ehhh, la
verità è che se i parlamentari udc vengono lasciati liberi, non fanno accordi
con il Pd, ma con il Pdl. E io non sono un parlamentare, sono... un
sarto". Per l'impresa che lo attende, Berlusconi deve allargare il
consenso fuori dal Palazzo. è in questo quadro che va inserito l'incontro
riservato di ieri sera a palazzo Grazioli tra i segretari di Cisl e Uil,
Bonanni e Angeletti, e Gianni Letta. Già, Letta. Contro di lui sono salite
critiche a mezza bocca pronunciate da forzisti insofferenti, e soprattutto
pubbliche bordate da Bossi: il Senatùr non accetta che
il futuro "sottosegretario unico" alla presidenza possa avere
l'ultima parola su deleghe e decreti del ministero per le Riforme e di quello
per il Federalismo. Ma c'è un motivo se ieri il premier in pectore ha difeso il
suo braccio destro: "Gianni - come racconta l'azzurro Valducci - è fondamentale
per Berlusconi. Perché in questo sistema che si regge ancora su logiche
consociative, per varare certe riforme non bastano i voti del Parlamento, serve
che alcuni centri di potere non siano quantomeno contrari. Altrimenti si
inceppa tutto. In tal senso, è bene anche consolidare il rapporto con Veltroni.
E mi auguro che Ichino accetti la presidenza della commissione Lavoro, perché
c'è la necessità di riformare lo statuto dei lavoratori". Intesa con i
sindacati e dialogo con il leader del Pd: ecco gli obiettivi del Cavaliere in
vista dei primi "cento giorni". Scajola lo confermava ieri dopo un
breve colloquio con Veltroni, "che è intenzionato ad andare avanti sulle
riforme. Capisco che ora debba registrare il suo partito dopo una sconfitta
peraltro scontata. Speriamo solo che non lo mettano in difficoltà: questi sono
i limiti storici della sinistra italiana". Francesco Verderami.
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE
Alemanno, esordio bipartisan Via a una "commissione Attali" E il
primo cittadino vorrebbe in giunta un ex assessore di Rutelli "Da
Berlusconi consigli preziosi per snellire la burocrazia". Il comitato sarà
guidato da Fara, presidente Eurispes ROMA - Quando prima del ballottaggio era
volato a Parigi per incontrare alcuni esponenti del governo Sarkozy, Alemanno
aveva scatenato l'ironia di Rutelli. L'ex ministro, però, da quella trasferta
ha portato indietro qualcosa. Un'idea. "Costituirò una commissione per il
rilancio di Roma, sul modello della commissione Attali voluta in Francia da
Sarkozy. Sarà aperta anche a personalità non di centrodestra ", ha
annunciato. I nomi sono ancora top secret. Alemanno ha solo rivelato che il
nuovo organismo bipartisan "sarà guidato da Gian Maria Fara",
presidente dell'Eurispes, l'istituto di ricerca che ai tempi del secondo
governo Berlusconi entrò in conflitto con l'Istat e con il premier stesso. Fara
sosteneva che i dati ufficiali sull'inflazione erano irrealistici. La questione
divenne un caso politico. Altri tempi. Alemanno e Fara oggi vanno d'amore e
d'accordo. E per confermare che sarà "il sindaco di tutti i romani",
l'esponente di An avrebbe offerto ad Amedeo Piva, del Pd, l'assessorato ai
servizi sociali, incarico che aveva già ricoperto con Rutelli. In giunta dovrebbe
esserci un posto anche per la Destra di Storace. E forse per l'attore Luca
Barbareschi, neodeputato del Pdl. Oggi intanto il nuovo sindaco riceverà la
fascia tricolore dal commissario straordinario Mario Morcone. "Sono già al
lavoro", ha comunque detto al Tg4 Alemanno, che ieri mattina era andato
alla Camera, nel suo primo e ultimo giorno da deputato per questa legislatura,
visto che dovrà lasciare lo scranno. Complimenti. E abbracci. Da alleati come Umberto Bossi. Ma anche da
avversari come Rosy Bindi. La prima giornata dopo la vittoria è stata fitta di
impegni. Telefonate. Incontri. Riunioni. E in serata la partecipazione a
Ballarò, su RaiTre, dove Alemanno ha minimizzato i saluti romani di alcuni
sostenitori di lunedì sera sulla scalinata del Campidoglio: "Una spacconeria
di poche persone, non demonizziamo. Io credo nella democrazia, dobbiamo
chiudere per sempre con la nostalgia e con i richiami a qualsiasi forma di
totalitarismo ". Alemanno ha avuto anche un vivace botta e risposta con
Lucia Annunziata sull'abolizione delle Province e sui costi della politica:
"Non diciamo stupidaggini", ha attaccato l'esponente di An.
"Rispetta quello che si dice", ha replicato la giornalista.
"Chiedo scusa", ha concluso Alemanno. Il nuovo sindaco, fra le prime
mosse, ha inviato messaggi a papa Ratzinger e al rabbino capo Riccardo Di
Segni. Il telegramma alla comunità ebraica è servito per rasserenare il clima
dopo le polemiche che erano state sollevate per il possibile apparentamento
(poi saltato) con la Destra di Storace e soprattutto dopo le reazioni allarmate
di ieri della stampa israeliana al risultato delle urne. Dal Vaticano, oltre
all'apprezzamento per "il gesto di attenzione", è trapelata però
anche l'attesa per l'intitolazione della stazione Termini a papa Wojtyla,
ventilata nel 2006 da Veltroni ma mai concretizzata. Alemanno, che in serata ha
confidato di aver "ricevuto preziosi consigli da Berlusconi su come
snellire la burocrazia comunale ", ieri ha ribadito la priorità
dell'azione politica: su tutto la questione sicurezza. "Voglio smantellare
subito i campi nomadi abusivi e le baraccopoli illegali, manderemo via 20
immigrati che hanno commesso reati ", ha detto alla stampa romena.
"Collaborerò con il governo centrale", ha precisato Alemanno, ricordando
che "non sarà licenziato nessuno nelle aziende comunali, rivedremo
qualcosa nei cda". Tradotto: i manager di nomina veltroniana rischiano il
posto. Parlamento Nel tondo, l'ex ministro della Famiglia Rosy Bindi (Pd) si
congratula con il neosindaco di Roma Gianni Alemanno (An). A lato, Alemanno
ieri mentre vota alla Camera Paolo Foschi.
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Le
debuttanti, baciamano e tailleur di mamma A Montecitorio più donne e più
giovani. Il pessimismo di Colaninno: non toccheremo palla I decani guardano con
tenerezza. Tremaglia dice che "i nuovi sono bravi, ma questo è il
Parlamento della partitocrazia" ROMA - I debuttanti cattolici si ritrovano
alle 8 e mezzo, nella cappella della Camera, alla messa di monsignor
Fisichella. Uomini maturi, in grigio scuro: Savino Pezzotta, Renato Farina,
Raffaello Vignali. Le berluschine si radunano attorno a Berlusconi per una gara
breve ma intensa, vinta da Barbara Mannucci, 26 anni, da 12 iscritta a Forza
Italia, telefonino rosa visto sinora solo nella casa delle bambole, scoperta
politica di Marcello Dell'Utri: alla Camera il Cavaliere si siede accanto a
lei, in omaggio alla giovane età e ai biondi capelli. Dell'Utri ha portato qui
anche il suo assistente Nicola Formichella, Tremonti il suo capo di gabinetto
Marco Milanese, e pure Paolo Messa la sua segretaria di redazione. Lavorava
alla rivista Formiche Elvira Savino, poi scoperta politicamente da Berlusconi
in persona: barese, laureata alla Luiss, in tailleur bianco e tacchi da
matrimonio. Il capo ha fatto ovviamente l'en plein: esordiscono l'ex assistente
Deborah Bergamini, il medico Umberto Scapagnini, la fisioterapista Licia
Ronzulli; ha sfiorato l'elezione pure il giardiniere di Arcore, che si chiama
opportunamente Tiraboschi; è qui anche la pedagoga dei figli, Elena Centemero,
filosofa, timidissima con la cartellina stretta al petto, il tailleur nero
nuovo e un gioiello a forma di cuore, "pegno di un rapporto affettivo cui
tengo molto, e non è il mio fidanzato". I decani li guardano con tenerezza.
Mirko Tremaglia, l'unico che è qui dal '72, dice che "i nuovi sono bravi,
ma questo è il Parlamento che segna il ritorno della partitocrazia contro cui
mi sono battuto per quarant'anni. Ora ne vedo i residui". Giorgio La Malfa
ha la stessa anzianità, anche se il biennio '94-'
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
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Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 5
categoria: BREVI I futuri ministri: An e Lega Bossi ha confermato
che sarà lui il prossimo ministro dell'Interno Roberto Maroni.
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2008-04-30 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE Il
latitante tra murales e canzoni Messina Denaro "Wanted"
E il boss finisce in un rap CATANIA - Uno striscione che pende dal Teatro
Bellini, sopra l'immagine in stile Pop Art del boss Matteo Messina Denaro con
la scritta "wanted", ricercato. Il mafioso latitante finisce anche in
una canzone rap, "La gente fa", del gruppo Enmicasa: "In questa
cosa sono il re, il messia, il veterano / il nuovo boss come Matteo
Messina Denaro".
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Economia - data: 2008-04-30 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE La
crisi La frenata di Bossi: non credo si possa fare.
Bruxelles precisa: ci sono problemi "Alitalia, basta veti o va a Fs"
Berlusconi: è una "minaccia", l'Europa non faccia difficoltà La Ue:
non ha importanza se l'acquirente è pubblico o privato, purché siano operazioni
di mercato ROMA - Comincia a scaldarsi, forse prima del previsto, il clima tra
la Commissione europea e il nuovo inquilino di palazzo Chigi. L'occasione è
l'Alitalia. "Se Bruxelles si mette a dare fastidio (a "zignare ",
ndr) - ha affermato Silvio Berlusconi conversando con i giornalisti alla Camera
- con la storia degli aiuti di Stato, allora potremmo farla comprare dallo
Stato, dalle Ferrovie". Il premier in pectore precisa subito che si tratta
di "una minaccia, perché la decisione è di andare avanti con gli azionisti
privati". La risposta da Bruxelles, che nei giorni scorsi aveva storto la
bocca sul prestito ponte da 300 milioni di euro approvato dal governo Prodi per
dare più ossigeno alla compagnia di bandiera, è arrivata quasi subito.
"L'acquirente può essere pubblico o privato - ha precisato il portavoce
del commissario Ue alla concorrenza Neelie Kroes nel sottolineare la
"neutralità" problemi possono nascere se il trasferimento di risorse
pubbliche eccede il valore di mercato della compagnia". Berlusconi
comunque ha fatto capire di avere un disegno chiaro in testa e di portarlo
avanti. "C'è una squadra di persone ben al di là del capitale necessario -
ha detto - ora faremo la due diligence, poi la nuova compagine, assistita da
banche che già ci sono, farà il piano industriale e avanzerà proposte al
sindacato". L'idea di una discesa in campo delle "Ferrovie", per
quanto descritta come una ritorsione ai cavilli di Bruxelles, ha suscitato
immancabili reazioni anche da parte della maggioranza. Per
il leader della Lega Nord Umberto Bossi, "non si può fare perché
sarebbe una concentrazione di potere", poi ha commentato di non sapere
"cosa ha in testa Silvio" e che per lui "la soluzione migliore
resta la legge Marzano, la stessa usata per Parmalat". Secondo Gianfranco
Fini Berlusconi avrebbe illustrato ai suoi parlamentari l'ipotesi "non
di proprietà pubblica ma di proprietà privata e gestione pubblica e aveva usato
l'esempio delle Ferrovie che sono gestite dallo Stato". "In teoria
tutto è possibile - ha commentato ancora il leader di An - mi chiedo però chi
siano quei privati che mettono i soldi per poi dare la gestione allo
Stato". I sindacati, invece, si sono mostrati interessati. Per Raffaele
Bonanni (Cisl) "questa proposta non sarebbe neppure tanto illogica in una
prospettiva di collegamenti più veloci". Intanto, in questo contesto di
continua evoluzione, le compagnie aeree internazional i restano alla finestra.
Jean-Paul Fitoussi, uno dei consiglieri economici di Nicolas Sarkozy, non ha
escluso addirittura un possibile ritorno in scena della compagnia di bandiera
francese nonostante la clamorosa "rupture" di Jean Cyril Spinetta.
"Il ritiro di Air France è normale - ha commentato - fa parte della
strategia ". Così come la Lufthansa, dopo aver fatto un accordo locale con
Malpensa, pur confermando di "mantenere un profilo molto cauto - ha
affermato il numero uno Wolfgang Mayrhuber - perché le condizioni sono quelle
che sono, ma si tratta del secondo mercato europeo più importante e non lo
lasceremo di certo perdere". Roberto Bagnoli.
( da "Corriere
della Sera" del 01-05-2008)
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Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Lombardia - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE
Varese è un uomo di 36 anni candidato alle ultime comunali. In un mese
segnalati trenta roghi Cassonetti a fuoco, indagini su un militante leghista
VARESE - Non erano gli extracomunitari a dare fuoco ai cassonetti di Varese;
l'uomo denunciato domenica dalla polizia è invece un militante leghista.
Politico di secondo piano e senza incarichi ammini-strativi, ma con una
poltrona in una società partecipata provinciale (non retribuita), candidato in
lista alle elezioni comunali del 2006. Ora è indagato per danneggiamento,
perché è stato scoperto in piazzale Kennedy, vicino alle stazioni, mentre stava
dentro un cassonetto, con un tizzone di carta accesa in mano. In questura è
stato interrogato a lungo, ma lui nega ogni addebito. Il
segretario cittadino della Lega Nord Fabio Binelli si dice
molto stupito e prende le distanze: "Se risulterà che davvero è stato un
nostro iscritto, proporrò al direttivo cittadino di prendere i provvedimenti
del caso: il teppismo è incompatibile con i principi del nostro
movimento". Il movente, tuttavia, non dovrebbe avere nulla di
politico. S.C. starebbe attraversando un momento difficile, e questo
spiegherebbe anche come mai nessuno sospettava nulla. Da amici e colleghi di
partito S.C. viene infatti dipinto come una persona irrequieta ma molto
intelligente, figlio di un noto medico, e impegnato anche in attività sociali.
L'uomo, 36 anni, è indagato solo per uno dei trenta vandalismi perpetrati
contro i cassonetti della città negli ultimi due mesi e mezzo. Per il legale
dell'uomo l'accusa è tutta da provare. Tra gli elementi che potrebbero essere
valutati dagli inquirenti c'è anche una lettera spedita al quotidiano locale "Varesenews",
in cui una persona che si firma con lo stesso nome dell'indagato accusa gli
extracomunitari di aver cominciato a dare fuoco ai cassoni della spazzatura. In
particolare, l'autore della lettera dice di abitare nella zona delle stazioni e
ne denuncia il progressivo degrado, attribuendone la colpa al bivaccare degli
stranieri: "Ultimamente, forse annoiati o forse troppo ubriachi, hanno
incominciato a dare fuoco ai cassonetti dell'immondizia ". Roberto
Rotondo.
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
A Milano e in altre decine di città
non solo europee il primo maggio precario e migrante A volte diciamo sì a chi
ci sfrutta Oggi no. Precari all'EuroMayDay! Intelligenze precarie "Non c'è
niente da festeggiare", così Repubblica parla del primo maggio nella
pagina milanese in cui dedica un trafiletto al primo maggio e alla Mayday
Parade. Noi invece diciamo che nell'esplosione creativa della Mayday sono
visibili modi nuovi di produrre conflitto. Fino a qualche decennio fa era
precario colui che era escluso dal sistema fordista, tutto fabbrica e
ammortizzatori sociali. Era una condizione tipicamente meridionale, fortemente
contigua e intercambiabile con la disoccupazione. La precarietà di cui si parla
e che si vive oggi è invece interna al tessuto produttivo
ed è un prodotto tipico del Nord dell'Italia. Attenzione: non vogliamo
sostenere che la prima non esista più, ma che la nuova precarietà è
profondamente radicata nel sistema produttivo, ne costituisce corpo e mente e
quindi è potenzialmente esplosiva. Una precarietà altrettanto nuova ma che si
manifesta anche nei settori tradizionali, come fabbrica e servizi, è
quella dei migranti. Quanti sono i precari e i migranti? Milioni, non è facile
quantificarli. Quello che è certo è che la precarietà del nuovo millennio
agisce così profondamente e diffusamente da tenere in scacco il mondo del
lavoro e dominare una società che culturalmente ha introiettato i valori
fondanti dell'impresa: individualizzazione, profitto, competizione. Riteniamo
da tempo che la precarietà sia insieme ricatto e consenso. Dei due termini del
problema, tuttavia, la novità è il consenso. Da sempre il capitale esercita
ricatto sul resto della società in modo cangiante, ma lo scarto oggi è proprio
rappresentato dal consenso. Trent'anni di arretramento nei diritti e nel potere
di acquisto di lavoratori e famiglie sono passati senza che si creasse il
finimondo. Ciò non si giustifica con la sola retorica del sindacato venduto,
dei politici corrotti e del popolo bue. Il problema è più ampio, il problema è
il consenso: le imprese oltre a ricattare, tagliare e sfruttare sono capaci di
illudere, affascinare e creare aspettative. Questo punto è essenziale. Se
vogliamo darci un nuovo ritmo, se ci assumiamo il compito di rinnovare i modi e
gli obiettivi del nostro agire dobbiamo capire la società che ci circonda.
Ragionare sul "consenso" significa - in settori come moda,
comunicazione, telefonia, servizi, informazione, ma anche trasporti e
logistica, settori determinanti nelle aree metropolitane e strategici per le
imprese - pensare alla mentalità che lega l'impresa al lavoratore, alle
aspettative di quest'ultimo, alle regole d'ingaggio che possono tramutare
questo rapporto in conflitto. Nei rapporti di lavoro è cambiato tutto. Tra
padrone (quando c'è o lo si riconosce come tale) e dipendente, tra capo e
sottoposto ci si da del tu, la gestione dell'azienda è orizzontale, sembra di
stare in una grande famiglia, quasi quasi sulla stessa barca... Questo è frutto
di politiche di marketing che mettono in gioco meccanismi di fidelizzazione del
lavoratore nei confronti dell'impresa. Aumentano profitti e produttività,
diminuisce il conflitto. Il rapporto padrone e lavoratore diventa meno
ideologico ma più viscerale, e la sua rottura genera risentimento e
smarrimento. Insomma, tra i lavoratori c'è la sensazione diffusa che
impegnandosi e insistendo si riuscirà a migliorare le proprie condizioni
individuali - quasi mai collettive. Non si tratta di porzioni marginali del
corpo sociale e, attenzione, non si tratta neanche di arrendevolezza. È una
mentalità diversa, che ci piaccia o no, da cui si deve partire. Nell'esperienza
dei Punti San Precario, sportelli di nuova generazione, poco attenti alla causa
legale ma più attratti dall'agitazione dentro e fuori i luoghi di lavoro, tutto
questo si è delineato con chiarezza. Nel momento in cui un lavoratore si sente
tradito dall'azienda viene pervaso da una rabbia che lo porta a chiedere più
soldi possibile e a cercare di abbattere l'immagine dell'impresa. L'abbiamo
chiamato "Cash & Crash": per organizzare conflitto bisogna
penetrare nei luoghi di lavoro per intaccare i profitti dell'azienda ottenendo
soldi (il cash) e sminuirne l'immagine (il crash). L'esperienza che ne è
seguita, modellata dalla collaborazione a molti conflitti e vertenze, è servita
a diffondere il conflitto, allargarlo e renderlo adatto a insinuarsi nel luoghi
di lavoro, comunicare con i lavoratori precarizzati e quindi ricattabili e
cercare di tutelarli. Ovviamente ciò non funziona ovunque, e il sindacato ha
difficoltà a rapportarsi con questa versione fluida del conflitto. È
cospirazione precaria e parte dalla convinzione che la precarietà non si
combatta semplicemente proponendo rigidità nel rapporto di lavoro, che non si
traduce automaticamente nell'affermazione di diritti, ma "garantendone"
la fluidità, per esempio incrementando la possibilità di rifiutare un lavoro
peggiore. Ciò significa garantire a ognuno di noi la possibilità di scelta,
unica strada per ridare fiato ai conflitti. Tradotto: serve un welfare che pesi
in positivo sul bilancio che ognuno fa tra vantaggi e svantaggi quando deve
decidere se andare contro all'azienda o meno, diminuendo la forza del ricatto
che il lavoratore subisce. Per questo bisogna legare i diritti alla persona e
non al contratto. Certo, non tutto il mondo del lavoro segue queste regole, ma
con la crescita del peso dei precari è necessario dare uno sbocco ad una nuova
cultura del conflitto. Chi confonde questa prospettiva con una forma fuori
tempo di assistenzialismo dimentica che, nel nord del paese
e in buona parte delle aree metropolitane la precarietà è a tempo
"indeterminato" proprio perché i dati della disoccupazione sono
bassissimi; ovvero si lavora sempre per prendere due lire precarie.
L'esperienza del Punto San Precario lo dimostra: saper mostrare di poter
compromette l'immagine di un'azienda significa esercitare efficacemente
conflitto. L'importanza dell'attenzione maydayana alla "alleanza" fra
precari e migranti parte proprio da queste considerazioni. La precarietà agisce
diversamente nel corpo sociale frammentandolo, ogni parte ne subisce aspetti
diversi. Bisogna agire sulla specificità della condizione, alimentare il
protagonismo dei soggetti e fomentare i conflitti in quei settori sociali
traditi, dimenticati dalla retorica dei diritti e delle tutele che ogni giorno
diventano più sbiaditi. La regolarizzazione dei migranti e l'abolizione dei
cpt, la richiesta di un reddito e l'affermazione dei diritti, scritti in calce
sul poster della mayday (vedi a pagina 24 di questo giornale) non vogliono
essere una sommatoria di rivendicazioni, contentino per i soggetti che la
animano, meticci e nativi, ma rappresentano la consapevolezza che per opporsi
alla precarizzazione è necessario ripensare a un'offensiva dentro e fuori i
luoghi di lavoro, attraverso il sociale che ponga al centro della sua
attenzione "la cultura del conflitto" e l'agitazione culturale come
basi della propria azione e comunicazione precaria.org 01/05/2008.
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Eletto ieri presidente della Camera
il leader di An: prima volta per la destra ex fascista. Nel suo discorso
l'omaggio a 25 aprile e 1° maggio (rimuovendo l'antifascismo) e poi l'attacco
al "relativismo culturale" Fini dichiara aperta l'epoca della
restaurazione Anubi D'Avossa Lussurgiu Tutto come previsto. Come lo era dalle
anticipazioni mediatiche. Come si poteva prevedere, poi, conoscendo l'uomo, la
sua storia, il suo vocabolario. E come ci si poteva immaginare, anche, muovendo
da una severa presa di coscienza del tempo politico presente. Tutto previsto e
prevedibile, nel discorso a Montecitorio di Gianfranco Fini eletto ieri
tredicesimo presidente della Camera dei deputati, una storica "prima
volta" per la destra ex-fascista italiana. Previsti e prevedibili tanto
l'omaggio al 25 aprile e al 1° maggio quanto l'omissione dell'antifascismo
(notata soltanto da qualche voce della sinistra ormai extraparlamentare e, nel
Pd, dal solo Massimo D'Alema) e della democrazia sindacale. Tanto il richiamo al tricolore quanto la distanza sottolineata da Bossi, che rivendica alla Padania la "sua" bandiera. Tanto
il riconoscimento dell'ebraismo quanto il suo inglobamento nella "cultura
ebraico-cristiana dell'Occidente". E tanto l'indicazione della
"laicità delle istituzioni" quanto il riconoscimento del "ruolo
fondamentale" della "religione cristiana" nella "formazione
e difesa dell'identità culturale della nostra patria". Soprattutto,
la messa al bando del "relativismo culturale" visto come
"insidia maggiore" nientemeno che alla "nostra libertà" e
tradotto in una concezione di "assoluta pienezza dei diritti e pressoché
totale assenza di doveri e finanche di regole". Un discorso lineare, al
fondo: che proprio in quella cadenza apertamente "ratzingeriana"
trova la sua cifra riassuntiva. Il segno impresso all'occasione di coronare una
grande (e sia pur quanto più formalmente "morbida" possibile)
restaurazione. Nel senso comune come nei rapporti sociali. 5 01/05/2008.
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Volevano la SA fuori. Invece...
Sondrio, perla rara nel nord leghista:
vince il centrosinistra ma non è tutta farina del Pd... Angela Mauro Visto da
Roma, il risultato sembra quasi incredibile. A Sondrio un po' meno: il clima
pre-voto portava vento di vittoria del centrosinistra. Il centrodestra, al
governo locale da cinque anni, non aveva lasciato un buon ricordo.
Troppi dissidi con la Lega che, forte della presidenza
della provincia, bramava surplus di ingerenze anche al comune. Dissidi fino
alla rottura e al commissariamento, un anno fa. Facile dunque per lo
schieramento guidato da Alcide Molteni (già sindaco della città negli anni '90)
immaginarsi una vittoria. E adesso anche a Roma ci credono, tanto che lo stesso
Veltroni sfoggia il risultato di Sondrio come rara perla preziosa nel nord leghista e nel devastato scenario nazionale consegnato
dal voto. Peccato che Molteni, pur di estrazione diessina, non abbia mai
aderito al Pd (per contrasti di vecchia data con gli ex Dl). Ma, soprattutto,
peccato che prima della campagna elettorale il Pd di Sondrio abbia cercato di
ostacolare la formazione di una coalizione con Sinistra Arcobaleno e
socialisti, spingendo invece per un'alleanza con l'Udc (che poi si è presentata
da sola e ora non ha consiglieri). Da Roma, Sondrio sembrerà anche perla
preziosa, ma forse non proprio tutti possono permettersi di sfoggiarla, è il
ragionamento del segretario della locale Federazione del Prc, Massimo Libera.
"Qui in particolare il veltronismo stava sbagliando strategia - dice - Non
ci volevano in coalizione, ma la Sinistra Arcobaleno ha conquistato oltre il 6
per cento dei voti e ha tre consiglieri comunali. La Lega
è precipitata al 9 per cento". Certo, l'Arcobaleno in provincia è al 2,1
per cento, mentre il Carroccio sfiora il 40. "Ma sul risultato della Lega alle politiche - continua Libera - ha pesato una
componente ideologica, al di là del territorio. Quando invece si tratta di
giudicare gli amministratori della propria città, anche l'elettorato leghista
diventa mobile e sa distinguere". Ad ogni modo, aggiunge Libera, "a
Sondrio è stato lo stesso Molteni a tenere sulla scelta di una coalizione con
noi, il Partito socialista e il Pd". Più tre liste civiche, di cui una
arcinota in città, quella del neosindaco. "Sondrio Democratica", 13
anni di vita, creata già per lo scorso mandato da Molteni, che ormai ci è
affezionato (come gli elettori) tanto da evitare, negli anni, casacche
politiche più definite. Non è entrato nel Pd, si diceva. Ma ora non ci sta a
fare dietrologia sulla strategia pre-elettorale di quello che comunque resta il
suo partito di riferimento. Conta la vittoria, ragiona fiero Molteni: "Se
abbiamo vinto è perchè abbiamo saputo interpretare le elezioni nel modo più
corretto". La città era stanca del centrodestra, sicuro. Ma conta anche il
valore delle persone, continua il neoeletto sindaco che (modestamente) parla di
sè come di uno "sporco narcisista" e dei "comunisti" al
governo con lui come di "persone percepite come seri amministratori. E
andremo d'accordo: qui si parla di strade e marciapiedi, non di
Afghanistan...". Sondrio, 23 mila anime al nord
della Lombardia di Formigoni e del Carroccio e nessuna sensazione di
soffocamento. "Farebbero brutta figura loro a constrastare opere buone
solo perchè non hanno la bandiera leghista - dice Molteni - Qui Formigoni c'è
da una vita e io ho già fatto il sindaco: la città non è affogata".
01/05/2008.
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
La sinistra non può sfuggire
all'autocritica, ma anche il sindacato ha di che riflettere Noi li abbiamo
abbandonati i lavoratori si sono vendicati Basta con la concertazione Fausto
Beltrami* Forse perché in Italia non c'è mai stato un "partito del
lavoro" e la stessa esperienza sindacale è sorta e cresciuta per opera ed
in relazione con diverse correnti politiche e culturali, raramente i lavoratori
dipendenti hanno votato in maggioranza per i partiti di sinistra. Seri studiosi
di flussi elettorali ci spiegano che bisogna andare alla metà degli anni 70 -
prima della politica di unità nazionale e dei sacrifici - per imbatterci in
questo caso infrequente. Più tardi, con il crollo del socialismo reale, lo
scioglimento del Pci e, nel '92, la fine "scandalosa" del Psi, i
lavoratori che in precedenza avevano votato a sinistra si sarebbero distribuiti
più o meno equamente tra il centro-sinistra e il centro-destra. Un discorso a
parte andrebbe fatto per i dipendenti pubblici, che per tutta una lunga fase
del dopoguerra hanno subìto il condizionamento del sistema di potere
democristiano e che dagli anni
( da "Messaggero,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Di GIOVANNI SABBATUCCI È
auspicabile che il clima non cambi nel prosieguo della legislatura, quando i
vincitori avranno smaltito l'ebbrezza del successo e i perdenti avranno avuto
il tempo di riflettere sulla sconfitta. È auspicabile soprattutto che la
maggioranza sappia gestire la raggiunta autosufficienza e la plausibile
aspettativa di una lunga permanenza al potere dando prova di moderazione,
autocontrollo e disponibilità al confronto (così lascerebbero intendere le
prime dichiarazioni del presidente del Consiglio in pectore, dei neo-eletti
presidenti delle Camere e anche del nuovo sindaco di Roma), senza cedere alla
tentazione di stravincere e senza cadere nella bulimia istituzionale. Non è ora
il caso di recriminare sulla mancata concessione all'opposizione della presidenza
di uno dei due rami del Parlamento: questa prassi (inaugurata negli anni
lontani della solidarietà nazionale, con l'elezione di Pietro Ingrao alla
presidenza della Camera nel '76) non ha mai attecchito nella seconda
Repubblica; e il fatto che ad appellarvisi siano regolarmente i perdenti non
depone a favore della sua attuabilità nelle circostanze date. Ci sono altre
occasioni e altri terreni su cui misurare la generosità e il coraggio dei nuovi
governanti. Se il modello-Sarkozy, ovvero la chiamata a incarichi di prestigio
di esponenti dell'opposizione, risulta oggi impraticabile a livello di
formazione dell'esecutivo (ma l'offerta del ministero del Lavoro a un esponente
della sinistra liberal e riformista come Pietro Ichino è stata in questo senso
un segnale significativo), nulla vieta di applicarlo quando si parli di nomine
nelle autorità di controllo o nei vertici delle aziende pubbliche, a cominciare
dalla Rai: un caso, quest'ultimo, in cui la discrezione sarebbe non solo
raccomandabile ma anche doverosa. Certo, un dialogo sereno e proficuo sulle
questioni di interesse comune non parliamo naturalmente solo di uomini e
poltrone, ma anche e soprattutto di regole, a cominciare dalle riforme
istituzionali non può stabilirsi che fra interlocutori forti. Occorre quindi da
un lato che la leadership della maggioranza sia in grado di resistere alle
pressioni delle sue componenti più riottose (in questo senso non lasciano ben sperare né le ultime esternazioni di Bossi, né le laboriose trattative con la Lega per la formazione del
governo). È indispensabile d'altro canto che l'opposizione eviti di disperdere
in rese di conti interne e processi postumi quel che di buono ha realizzato in
questi mesi: ovvero la nascita di una forza riformista capace di affrancarsi dalla
frammentazione e dall'ipoteca dell'estrema sinistra. Solo a queste
condizioni la legislatura, che si annuncia lunga, potrà essere anche utile allo
sviluppo e alla crescita civile del Paese.
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Urliamo il nome dei morti sul
lavoro Caro direttore, tutte le manifestazioni organizzate per la festa dei
lavoratori dovrebbero aprirsi ricordando i nomi dei morti sul lavoro almeno
dalla stessa data dell'anno scorso ad oggi: un modo semplice per onorarne la
memoria e allo stesso tempo un monito per il legislatore ad intervenire
affinché ciò non si ripeta più. Non so se la sicurezza sui luoghi di lavoro
sarà una priorità del nuovo Parlamento, ma mi piacerebbe che la stampa e la
televisione pungolassero l'opinione pubblica e i neo eletti deputati e
senatori, dedicando all'argomento la stessa attenzione sensazionalistica, per
non dire maniacale, che hanno dedicato al problema della sicurezza nelle città.
Un problema non esclude l'altro, ma relegare a notizie di cronaca i morti sul
lavoro e dedicare le prime pagine alle violenze in città è un pessimo modo di
fare giornalismo (e vivaddio non riguarda "Liberazione"), che fa il
paio con un altrettanto pessimo modo di fare politica che invoca ed adotta misure
straordinarie per la sicurezza urbana e invece stenta a far rispettare le norme
esistenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Sotto il profilo legislativo,
tranne che con leggi di iniziativa popolare, potremmo incidere ben poco nei
prossimi anni; ma dalla piazza non possiamo mancare di far sentire la nostra
voce. Magari anche solo scandendo, forte e chiaro, il nome di quei lavoratori
che non potranno mai più festeggiare il Primo Maggio. Giovanni Renella Napoli
Valore e dignità tutto l'anno Cara "Liberazione", oggi dovremmo tutti
fare un piccolo esame di coscienza e riflettere sul valore e sull'attualità di
questo grande giorno, perché a leggere l'inesorabile avanzare del contatore
delle morti bianche di "Articolo21" si legge il numero 345, un dato
decisamente imbarazzante e troppo alto per un Paese che si definisce libero e
democratico. Facciamo uscire questa giornata dalla retorica delle celebrazioni
di circostanza, diamo piena dignità alla parola lavoro ed impegniamoci tutti,
tutti i giorni, in ogni luogo di lavoro ed ognuno per la sua parte e per le sue
responsabilità, in questa battaglia di civiltà per la diffusione di una
"cultura della sicurezza" enunciata a parole da molti, praticata nei
fatti da pochi; è un "dovere civico" che per essere esercitato ha
bisogno dell'impegno di tutti indistintamente, ad iniziare dagli imprenditori
che in questi mesi non hanno mai speso una parola per un impegno diretto
rispetto ad un fenomeno in cui sono parte in causa di certo non immune da
responsabilità dirette e dai politici che nelle scorse settimane hanno fatto a
gara per ergersi a paladini del mondo del lavoro.... Usiamo questo giorno
dedicato alla "sicurezza", per iniziare il percorso di piena
attuazione per tutti di quanto pensato dai nostri padri fondatori 63 anni fa e
forse dopo cominceremo ad essere veramente un paese libero e democratico,
affrancato finalmente dalla schiavitù delle morti sul lavoro... Claudio
Gandolfi edile, Bologna Noi, lavoratrici della Coop, e il Primo Maggio Cara
"Liberazione", anche noi lavoratrici dei supermercati della Coop
vogliamo essere essere al pari degli altri. Perché il 1° Maggio è parte della
nostra storia politica e sindacale, importante oggi più di ieri, per conservare
il contenuto e la memoria che non sia solo ed esclusivamente simbolica,
attraverso la possibilità di poter partecipare alle celebrazioni e alle
manifestazioni che rappresentano e costituiscono il luogo della solidarietà,
della difesa dei diritti, della qualità del lavoro. Valori che non devono
essere cancellati o sminuiti, attraverso una spinta esclusivamente
consumistica, che ha come unico scopo un puro risultato di interesse, quello
economico. Il nostro super di Oleggio è aperto tutti i giorni dal lunedì al
sabato orario continuato, più l'ultima domenica del mese. Crediamo che la
crescita dei consumi non dipenda dall'aumento delle aperture, ma dall'aumento
delle disponibilità economiche delle famiglie. Non di secondaria importanza è
quello che noi diamo come servizio quotidiano ai banchi assistiti attraverso la
nostra competenza e professionalità, riuscendo infine a non fare aspettare il
cliente quando è in coda alle casse, ed avere sempre gli scaffali pieni, questo
anche per non perdere i clienti acquisiti. Per noi il 1° Maggio rappresenta una
festa molto importante, perché le donne e gli uomini non vivono di solo lavoro,
ma anche di dignità personale, di vita famigliare e sociale, di riposo, di
accrescimento della propria cultura, di gioie e di svago. Rappresenta anche una
parte della memoria storica del movimento della Cooperazione, di battaglie
fatte difendendo ideali che sono finite con il sangue, oltre che di altissimi
contenuti morali e quindi nessuno li può e li deve cancellare. Rsa Cgil Oleggio
(No) Indulto, una valutazione positiva Caro direttore, quando Giovanni Paolo II
fu invitato in Parlamento nel suo discorso lanciò un appello per l'adozione di
una normativa pro-indulto. Al monito del Papa i deputati di centro-sinistra e
centro-destra applaudirono concordi spellandosi le mani. Con il governo Prodi
il provvedimento sull'indulto è stato poi adottato e votato da una larga e
trasversale maggioranza. I due episodi sopra esposti sono significativi per
dimostrare quanto meschini siano opportunismo, ipocrisia (e smemoratezza) di
chi fa politica nelle alte istituzioni. Perché l'indulto, la cui adozione ha
tanto a che fare con un funzionante corso della democrazia, è ora diventato tra
il ceto politico un tabù, tanto che nessuno ne parla o intende difenderne il
provvedimento? Ma al di là di un universo politico così misero, se avessimo nel
nostro Paese un sistema mediale meno servile ai potentati, più libero e attento
a preservare l'informazione dei contenuti non saremmo intimoriti da proclami di
emergenze securitarie (le nostre città non sono meno sicure delle altre città
europee) e sapremmo i fatti per quello che realmente sono. Non si griderebbe
allo scandalo dell'indulto, ma si farebbero conoscere i dati del Dipartimento
dell'Amministrazione penitenziaria i quali dicono che i delitti dal 1991 al
2006 sono diminuiti per una percentuale del quaranta per cento, che dei circa
30mila detenuti che hanno beneficiato dell'indulto firmato dal ministro
Mastella meno del venti per cento è tornato in carcere. Una percentuale da
valutare positivamente se si pensa che oltre il cinquanta per cento di chi
aveva definitivamente chiuso al 2006 il suo conto con la giustizia è ritornato
a violare la legge. Con la crescita dell'intolleranza alla tolleranza e i
chiari di luna che tireranno nei prossimi anni dalle parti del Parlamento, con Bossi, Fini e Di Pietro nei panni degli sceriffi-paladini della
giustizia, è peregrino pensare che il provvedimento sull'indulto venga
presidiato per come si dovrebbe. Ma chi crede in un'informazione-altra, chi è
certo che la politica si possa esercitarla dignitosamente anche fuori dalle
istituzioni, ha il dovere di far sentire la propria voce, di difendere e
testimoniare che il principio dell'indulto è connaturato ad una democrazia che
cammina in avanti, nonché ad un sistema penitenziario che funziona per recuperare
socialmente e alla legalità il detenuto. Mimmo Mastrangelo Moliterno (Pz) L'on.
Carlucci accusata ingiustamente Caro direttore, recentemente il suo giornale ha
pubblicato alcuni articoli nei quali si riprendevano notizie di stampa, uscite
negli anni scorsi, che mi attribuivano colpe dalle quali sono esente. Per
esempio di avere guidato la moto senza casco, di avere respinto alcune
contravvenzioni al grido di "lei non sa chi sono io...", di avere
parcheggiato la mia auto sui gradini di Montecitorio e altri gesti di arroganza
e di indisciplina. Le ho già scritto - e lei ha pubblicato la mia lettera - per
smentire. Non mi sono neanche sognata di fare niente di tutto ciò. Le giuro che
non è nel mio stile. Ora la informo che la Corte di Cassazione ha messo la
parola fine alla vicenda giudiziaria che io stessa avevo aperto, querelando il
"Corriere della Sera" e altre testate: la Corte ha respinto tutti i
ricorsi e reso definitiva la sentenza del tribunale che dava ragione a me e
torto al "Corriere" e imponeva al "Corriere" di risarcirmi.
Le invio tutti gli incartamenti relativi a queste sentenze: li legga e si
faccia una idea. Senza invocare la legge sulla stampa, le sarei tuttavia grata
se volesse informare i suoi lettori su questa sentenza, e dunque ristabilire la
verità su di me e sulle mie abitudini. Gabriella Carlucci Ho letto tutte le
carte che mi ha inviato l'on. Carlucci e mi sembrano indiscutibili. L'on
Carlucci è stata accusata ingiustamente e dipinta come persona arrogante e
maleducata quando non c'era nessun motivo per farlo. Succede. Noi giornalisti
talvolta agiamo così: ci piace un po' il pettegolezzo, non ci facciamo in
quattro per verificare una notizia, amiamo gettare un po' di fango sulla gente
senza pensarci tanto su. E in questo modo, alla fine, ci meritiamo pure i
ceffoni di Beppe Grillo, non tutti giusti, non tutti ragionevoli, ma che
finiscono per trovare giustificazione nell'eccesso di potere della nostra
categoria. Vittime di questi comportamenti, di questo potere incontrollato,
quasi sempre sono i poveracci, le persone che non si possono difendere.
Stavolta invece è toccato a una parlamentare famosa del centrodestra.
Nonostante la grande distanza politica che ci separa dall'on. Carlucci, non ci
costa niente riconoscere che ha ragione lei. Piero Sansonetti 01/05/2008.
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Franco Giordano Primo maggio 2008.
Le lavoratrici e i lavoratori senza rappresentanza politica in Parlamento. Per
la prima volta. E Confindustria sfida lo stesso sindacato anche sul fronte
della rappresentanza sociale. Ci siamo svegliati in un altro mondo. E' da
questa realtà che bisogna ripartire per ricostruire un punto di vista autonomo
del lavoro, una sua presenza nella società e una critica del tempo presente,
della globalizzazione, delle precarietà. Quella globalizzazione che non lascia
più al riparo nessuno dei diritti sin qui acquisiti. Con il voto drammatico di
Roma, dopo quello nazionale, non è più possibile per nessuno accampare alibi.
Non ci sono nicchie in cui mettersi al riparo aspettando che il diluvio passi.
Per ricostruire Rifondazione, per riaggregare la sinistra e rilanciare l'intero
campo democratico occorrono una riflessione coraggiosa e una assunzione di
responsabilità collettiva. Noi abbiamo cominciato a farlo. Il nostro congresso
si svolgerà in tempi rapidissimi. Investiremo su un processo democratico e
partecipato. Ma questa discussione non può essere fatta solo nel chiuso di aree
ristrette e di gruppi dirigenti. Deve, al contrario, coinvolgere l'intero mondo
che si sente ancora di sinistra e una parte larga di società. A sinistra,
dentro Rifondazione, questa discussione è già avviata. Trovo incredibile che
nel Pd non avvenga la stessa cosa, secondo una tendenza antica a nascondere e
nascondersi la realtà. Polvere sotto il tappeto. Diciamolo con chiarezza: noi
siamo stati sconfitti e allo stesso tempo è completamente fallito il progetto
veltroniano del Pd. La cultura politica e la conseguente proposta su cui ha
puntato il Pd hanno prodotto lo sfondamento della destra, uno spostamento
dell'asse politico quale non si era mai visto dal dopoguerra a oggi. E quale
non esiste in alcun altro paese europeo. Dopo la sconfitta del 13 aprile, il Pd
ha usato la catastrofe della Sinistra Arcobaleno per celare il suo stesso
fallimento. Dopo la caduta di Roma, questo non è più possibile, e le scuse
accampate da alcuni leader del Pd, secondo cui a determinare la sconfitta di
Rutelli sarebbe stata la defezione della Sinistra sono semplicemente
grottesche. Patetiche. Un modo come un altro per scaricare responsabilità: non
solo su di noi ma anche, più sottilmente, sullo stesso candidato sconfitto.
Proprio a Roma noi abbiamo avanzato critiche profonde alla cultura del modello
"americano" del sindaco Veltroni, che privilegiava la dimensione
spettacolare e "virtuale" della città, lasciando scoperti interi
territori di crescente malessere sociale, che hanno alimentato il serbatoio del
consenso per la destra. Quel Veltroni che, al pari dei Cofferati e dei
Dominici, ha inseguito le culture regressive della destra su temi sensibili
come quelli della sicurezza e dell'immigrazione, spianando la strada al trionfo
di Bossi e di Alemanno. E io penso che il voto di Roma
parli lo stesso linguaggio dell'esplosione della Lega a nord. Non è la vittoria di una destra liberista, tecnocratica,
confindustriale. E', al contrario, la vittoria di una destra fortemente
radicata, capace di sostituire il conflitto sociale con una trama
neocorporativa e di presentarsi come soggetto in grado di sedare le paure e le
angosce indotte dalla globalizzazione rivolgendole verso conflitti di natura
territoriale o, appunto, corporativi. Non è questa la sede per tentare
una interpretazione complessiva ed esaustiva del terremoto politico-elettorale.
Possiamo però dire sin d'ora che non sarà possibile nessuna ricostruzione della
nostra soggettività politica senza un reinsediamento e senza la ricostruzione
di legami sociali, persino comunitari, di segno rovesciato, opposto, rispetto a
quelli propri della Lega e dell'intera destra. Anche a
fronte dell'attuale forma dello sviluppo capitalistico, che desertifica le
forme della socialità e le traduce solo in chiave di competizione
individualistica, bisogna costruire una nuova identità solidaristica e trame di
relazioni socialmente ricche. Nichi Vendola ha vinto in Puglia proprio perché
ha saputo interpretare questo bisogno e ha così "disarmato" sia
l'intermediazione clientelare del consenso sia la spinta delle culture
securitarie e xenofobe. La scommessa sulla proposta "americana" di
Veltroni, invece, ha spalancato i cancelli al diffondersi di sentimenti
impauriti e rancorosi e di identità parziali (locali e corporativi). Il
risultato è sotto gli occhi di tutti. In Italia, grazie proprio alla strategia
impostata dal Pd, si è inopinatamente cancellato ogni riferimento alla
sinistra, al vincolo sociale, ai diritti civili e a quelli del lavoro. Si è
cancellata, in un certo senso, l'intera eredità della cultura sociale europea.
Vogliamo per favore discuterne? Perché per ricostruire una cultura e un campo
democratici in questo paese è di questa discussione che c'è bisogno. Il
tentativo del Pd di chiudere la faccenda il prima possibile, senza rimettere
nulla in discussione, impedisce di analizzare i motivi della sconfitta, e
inibisce ogni possibilità di rivincita democratica. Nessun fraintendimento. Noi
dobbiamo ricostruire il Prc e avviare un processo costituente a sinistra in un
campo distinto e autonomo da quello della sinistra moderata, in un orizzonte
chiaramente anticapitalista. Ma per il Pd e per l'intero paese, dopo
l'ubriacatura americana, non è forse necessario tornare con i piedi e con la
testa, sia nelle radici che nelle prospettive, in Europa? E per noi, per il
Prc, pur nella difficoltà estrema di questo momento, non si apre la possibilità
di uno spazio politico importante e significativo a sinistra, dopo il
fallimento del veltronismo? Primo maggio 2008. Il lavoro umiliato, offeso, non
più rappresentato. Il lavoro trasformato, precarizzato, asservito. Riparte da
questa dolente ed inedita condizione il nostro cammino. Non rinchiudendoci in
logiche di nicchia ma avanzando una proposta all'altezza della sfida e del
dramma che stiamo vivendo. Non ci salviamo se non ricostruiamo la nostra
utilità sociale in una dimensione di massa. Guai ad assecondare logiche
autoconsolatorie o costitutivamente minoritarie. Per superare anche un
insuccesso così grande e drammatico, occorre mantenere alte l'ambizione
politico-sociale e l'innovazione culturale che rappresentano la storia e
l'identità del Prc. E della sinistra in Italia. Le lavoratrici e i lavoratori
oggi celebrano la loro festa. Senza di loro non andiamo da nessuna parte:
scomparirebbe la nostra ragione sociale. Sono la bussola con cui ricominciare.
01/05/2008.
( da "Liberazione"
del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Graziella Mascia Il primo maggio è,
per molti di noi, una di quelle feste laiche irrinunciabili. Per tanti anni
abbiamo partecipato alle manifestazioni indette dal sindacato, e in quei cortei
ritrovavamo il senso della nostra appartenenza, del nostro stare insieme. Una
festa in cui non ci stava solo la storia, ma il riconoscimento sociale per
ognuna e ognuno, e alla collettività, alla classe di cui ci sentivamo parte.
Negli ultimi anni le cose sono cambiate. I cortei sono diventati un po' rituali
e stanchi, i giovani affollano soprattutto piazza San Giovanni per il
tradizionale concerto, e solo recentemente, in qualche città europea, San
Precario è diventato il simbolo di grandi manifestazioni contro la precarietà.
Quest'anno è ancora diverso, questo primo maggio. Per la prima volta nella storia
della Repubblica la sinistra è assente dal Parlamento, e, insieme alla
sconfitta, sentiamo tutto il peso di una comunità frantumata. L'esito
elettorale è solo l'ultimo atto di una separazione consumata prima, fra
politica e mondo del lavoro. Una distanza urlata così dolorosamente, forse,
solo in occasione dei morti della Thyssen Krupp e dei tanti morti sul lavoro,
ma di cui avevamo avvertito già diversi segnali. Anche per questo, consideriamo
pericolosi i propositi del nuovo governo Berlusconi, quale rischio di un
epilogo destinato a durare a lungo. E per questo, l'offerta della presidenza
della commissione Lavoro del Senato a Pietro Ichino può rappresentare molto di
più di un atto parlamentare. E' il timore per una diga che sta franando, anche
a causa di quegli anticorpi che una parte della sinistra ha ceduto
all'ideologia del mercato, per una storia che sta per essere sacrificata
sull'altare di una modernità senza progresso. Le politiche del governo
Berlusconi vogliono scardinare il sistema delle relazioni sindacali, con la
detassazione degli straordinari, la modifica della natura dal contratto
collettivo nazionale di lavoro e le gabbie salariali. Provvedimenti che, di per
sé, consoliderebbero sul piano legislativo la confusione e la frammentazione sociale
che sono la vera causa dell'esito elettorale. Le nuove ideologie di destra, che
predicano il superamento della contrapposizione destra-sinistra, in Italia come
in Francia, non solo fanno vincere politiche liberiste in salsa populista, ma
intendono colpire il sindacato, e, in generale, la capacità di
auto-organizzazione dei lavoratori. Dalla questione del lavoro, infatti,
dipende ora la possibilità di stabilizzare la fase politica, dopo la lunga
transizione aperta negli anni '90, e dopo un voto che ha spostato
drammaticamente a destra la geografia politica e parlamentare del paese. E'
infatti da lì, che parte la lunga marcia della Lega nord nelle fabbriche di Milano, Brescia, ecc., quando gli effetti
delle grandi ristrutturazioni espellevano migliaia di lavoratori, il sindacato
firmava gli accordi del luglio '93, e Formentini della Lega diventava sindaco di Milano. Si parlò di voto di protesta, e
infatti nel corso degli anni ci furono molti sommovimenti, sia nel voto
sia nell'identità e nella strategia leghista. Ma ora il cerchio rischia di
chiudersi, con il tentativo, riuscito, di dare risposte, in chiave egoistica,
alle paure determinate dai grandi processi della globalizzazione capitalista.
Non è vero che nel voto di aprile la sinistra perde in favore della Lega, come è ormai dimostrato da tutti i flussi. I nostri
voti vanno al Pd e la Lega guadagna all'interno dello
schieramento di destra, ma il dato politico rimane lo stesso, e cioè la
credibilità delle loro proposte alla crisi economica internazionale: piccole
patrie e protezionismo, più una buona dose di razzismo in nome della sicurezza.
Si potrebbe dire che non c'è nulla di nuovo, rispetto ad altre esperienze della
storia, di fronte ai grandi sconvolgimenti sociali e delle migrazioni di massa.
Ma rimane il fatto che non siamo stati in grado di produrre proposte
strategiche credibili, nonostante si tratti di questioni da noi più volte
intuite e analizzate, le stesse che hanno determinato la nostra critica alla
globalizzazione capitalista, e che sono state oggetto di discussione e di
mobilitazione del movimento mondiale. Vincono le destre, le stesse che
alimentano le paure e individuano il nemico, che, come sempre nella storia, è
il povero, il senza fissa dimora, il diverso. Oggi si chiama immigrato. Ma, se
la consapevolezza che trattasi di fenomeni già conosciuti nella storia non
rende meno ardua l'impresa per risalire la china, e mettere mano alla crisi di
coesione sociale, allo stesso tempo è necessario darsi tempi lunghi,
togliendosi di dosso quel delirio di onnipotenza, che pretenderebbe di
individuare in noi stessi le cause di una tale sconfitta. Queste responsabilità
esistono, naturalmente, ma sono ben poca cosa rispetto a vicende epocali di
queste dimensioni. Il senso di responsabilità chiede, invece, di fermarsi a
riflettere, studiare, sperimentare. Provare e riprovare, senza la presunzione
di dare risposte affrettate. E, se è necessario ripartire dalle domande e non
dalle offerte, è solo una presuntuosa scorciatoia pensare di scimmiottare la Lega. Il radicamento territoriale, la capacità di
organizzare i soggetti nei luoghi della sofferenza e delle contraddizioni
rappresentano un patrimonio storico della sinistra. Ma la realtà è
profondamente cambiata da quando la sinistra era in grado di farlo. E se il
lavoro non esaurisce il campo di intervento politico con cui la sinistra deve
fare i conti, certo rimane questione fondamentale. E sarebbe importante almeno
definire il perimetro della ricerca. Vorrei provare a individuare qualche
elemento, dentro una società attraversata dai cosiddetti processi di
americanizzazione. Si dice che la Lega è riuscita a
spostare il senso di appartenenza dei lavoratori delle fabbriche, dalla classe
al territorio: perché? Perché i giovani operai, intervistati spesso di questi
tempi, vivono con disagio la loro condizione, e non solo per ragioni
economiche? Perché, dicono, dichiararsi operai, oggi, è cosa di cui
vergognarsi, al punto da cercare altrove, nei consumi e nel consumismo,
l'ambito di un riconoscimento sociale? Perché, nonostante la drammatica
condizione di una vita precaria, che ti inibisce qualsiasi autonomia economica
e progettuale, in molti vivono come una gabbia l'idea di un posto fisso
scandito dalle otto ore in fabbrica, e preferiscono rendersi disponibili a qualsiasi
flessibilità giornaliera, che possa essere ricompensata da un periodo più lungo
di inattività? E perché, come molti giovani dichiarano, l'importante non è il
salario, ma il reddito, che consenta loro di esprimere la loro personalità in
altri ambiti o interessi, fuori dal mondo del lavoro? Se è vero tutto questo,
il problema non riguarda solo lo scarto tra la condizione sociale e la
rappresentanza politica, ma la conoscenza dei vissuti e dei bisogni. Chiama in
causa la stessa rappresentazione di sé e di riconoscimento sociale. E, forse,
va approfondito lo stesso concetto di comunità, che, come diversi importanti
filosofi sostengono, non può essere definita scientificamente. E' una parola
che in questi anni abbiamo usato spesso, parlando di noi, del nostro partito,
della sinistra. Ed è una nozione che contiene tanti richiami, echi, che evocano
relazioni umane positive. Come si sa, la comunità per eccellenza è la famiglia.
Una famiglia che tendenzialmente assicura affetti e solidarietà, e aggrega intorno
a sé il vicinato, o comunque persone che condividono situazioni, tradizioni,
valori. Nel campo della politica, il concetto contiene richiami mitici e
contiene elementi utopici, assicura legami condivisi. Un insieme di relazioni,
dunque, fatto di certezze. E la comunità, che molti di noi hanno conosciuto,
era determinata dalle relazioni parentali, dai tempi e dalle relazioni della
fabbrica, e dalle relazioni sociali e politiche che da questi scaturivano. Un
luogo sostanzialmente protetto, se non chiuso. Ma oggi, di quale comunità
parliamo? Come è possibile, e di quanto tempo abbiamo bisogno per ricostruire
una comunità, volendo assegnare a questa una accezione positiva, quando le
nostre città sono popolate da uomini e donne di diversi paesi, di religione e di
costumi diversi, e soprattutto con un portato di sofferenze e condizioni
sociali drammatiche? E' fuori luogo parlare di personalità disgregate, o di
"comunità guardaroba", come sostiene Zygmunt Bauman, immaginando un
luogo da cui ognuno può attingere una delle tantissime identità per determinare
forme di aggregazione momentanee e perciò fragili? Non può essere per questo,
che la comunità locale di stampo leghista, da contrapporre alla disgregazione
prodotto dalla globalizzazione, può facilmente ispirare teorie integraliste,
poco tolleranti, ostili verso ogni diversità? Se è così, forse anche il
concetto di comunità va ripensato, perché, in assenza di strutture rigide, come
quelle da noi conosciute a partire dal mondo del lavoro, rischia quanto meno di
apparire ambiguo o incomprensibile. Forse è difficile festeggiare in questo
mare di dubbi e di domande, ma se la sinistra politica riuscisse a dismettere i
panni dell'autoreferenzialità per individuare almeno l'ambito della ricerca,
cui far convergere i tanti saperi e le esperienze, di cui comunque siamo
ricchi, saremmo già a buon punto. Buon primo maggio a tutte e a tutti.
01/05/2008.
( da "Messaggero,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Di MARCO CONTI ROMA - "Io a
Silvio l'ho ripetuto più volte. Alla Giustizia non può metterci uno dei suoi,
serve un altro. Ci metta pure Rotondi, ma un altro". "Avevano detto
che c'erano problemi del Quirinale su Maroni agli
Interni, ma io ho verificato direttamente che non è vero. Capisco possano
esserci sul ritorno di Castelli al suo vecchio incarico... ma su Maroni proprio no". Umberto Bossi ieri
pomeriggio spiegava così gli irrisolti nodi intorno ai quali si intreccia la
trattativa per la formazione del governo. Salvo poi assicurare in serata di non
"voler proprio litigare con Forza Italia, perchè ci sono in ballo le
riforme", anche se agita il fantasma del pugile Carnera, spiegando che
"al Nord ci sono tanti Carnera pronti a battersi contro il centralismo
italiano". Lo scoglio più grande per il governo resta quello della
Giustizia e l'opportunità, contestata dall'ala nordista di Forza Italia, di
assegnare ad Elio Vito un dicastero non certo facile. Il ragionamento, fatto
nel vertice di martedì sera, avrebbe però convinto sino ad un certo punto il
Cavaliere che continua a ritenere che l'ex capogruppo di FI abbia le spalle
sufficientemente larghe per sostenere l'incarico. A Vito non fa difetto la
tenacia, ma, in questi giorni di tira e molla sul suo nome, ha lasciato sempre
che a decidere della sua destinazione ministeriale fosse il Cavaliere. D'altra
parte la soluzione dell'intricato puzzle non è facile, visto che ad An non
interessa la poltrona di Guardasigilli e continua a tenere i suoi due uomini di
maggior peso nelle iniziali caselle: La Russa (Difesa), Matteoli
(Infrastrutture) e Poli Bortone (Politiche Comunitarie). Con il partito di via
della Scrofa i problemi non sono risolti, visto che continuano a chiedere a
Berlusconi il rispetto dei patti iniziali che, secondo An, prevederebbero
l'assegnazione di quattro ministeri. Il Welfare, inizialmente pensato per
Alemanno prima della vittoria a Roma, è stato rivendicato anche ieri da
Matteoli. L'esponente di An non promette barricate, si dice pronto a discutere,
ma sul principio non sembra voler transigere anche se per Berlusconi i patti
erano diversi e la poltrona del Campidoglio vale molto di più di un ministero.
Spazio nel governo lo ha chiesto ed ottenuto la Dc e ieri Rotondi, al termine
di un nuovo incontro con Berlusconi, dovrebbe aver spuntato un posto in
consiglio dei ministri. Prima di Rotondi aveva varcato il portone di palazzo
Grazioli, l'ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, per un
pranzo insieme a Gianni Letta. Al centro dell'incontro alcune iniziative che
Berlusconi intende avviare nei primi giorni di governo. Durante il pranzo si
sarebbe parlato però anche di Alitalia e della composizione del governo.
Montezemolo non dovrebbe farne parte, ma il leader del Pdl pensa per l'ex
presidente di Confindustria, come riportato dall'Ansa, a un ruolo per
rilanciare il made in Italy nel mondo. Tra una richiesta di aiuto per
rilanciare la cordata per Alitalia e una valutazione dell'iniziativa
imprenditoriale ferroviaria dello stesso Montezemolo, si è concluso l'incontro.
Solo in serata da ambienti della Confindustria è trapelato che il presidente
della Ferrari accetterebbe il compito ("per spirito di servizio") di
rappresentare ai massimi livelli il nostro Paese. Una sorta di ambasciatore del
made in Italy e dell'Italia che si avvicinerebbe allo spirito con il quale
l'avvocato Gianni Agnelli ha dato lustro per anni al nostro Paese. Anche senza
Montezemolo i posti al governo disponibili per Berlusconi sono sempre pochi e
anche ieri sera si davano per certi una lunga serie di
"spacchettamenti" di ministeri. Dalle "Attività Produttive"
potrebbero venir fuori le "Comunicazioni" per l'azzurro Paolo Romani
e il "Commercio con l'Estero" da assegnare alla Prestigiacomo che, in
questo caso, lascerebbe a Rotondi la "Solidarietà Sociale". In netta
salita le quotazioni di Sacconi al "Welfare", che però perderebbe la
"Salute" che finirebbe al professor Fazio. Con il "Welfare"
in quota FI, la senatrice leghista Rosy Mauro potrebbe invece ricoprire
l'incarico di vicepresidente del Senato. Resistono invece le caselle per Bondi
(Cultura) e Bonaiuti (Rapporti con il Parlamento).
( da "Messaggero,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
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Sanpaolo ord4,8080,904,2185,327108901352 Intesa Sanpaolo
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Doria1,5453,071,2071,6612100 LAF (La Fond.) w. 02/085,7000,005,4446,7050 Landi
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NewGame)19,8300,9218,28125,010569567 Luxottica18,1351,9114,78721,3705928531
MMaffei2,2000,002,1452,6355200 Maire Tecnimont3,8270,952,9763,8081310816
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Mediobanca13,4300,3011,76614,0662248203 Mediolanum3,8730,133,7275,4213080677
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Telecom Italia Media rnc0,1400,720,1220,2207958 Telecom Italia
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Land0,2552,240,2160,4182342969 UniCredit4,881-0,314,1805,697162382015 UniCredit
rnc5,134-0,834,4905,87544390 Unipol2,1052,091,6552,33914703491 Unipol
priv1,8801,131,4862,16013103977 VViaggi del Ventaglio0,4265,010,2820,5001690931
Vianini Industria3,3302,462,9643,3756242 Vianini Lavori9,100-0,027,96711,1616501
Vittoria Assicurazioni13,9431,719,23514,01612916 WWar Greenergy Cap
110,0030,000,0010,0030 Warr Intek 080,0930,000,0160,1230 Warr Mid Ind
C0,7000,000,5400,9860 ZZignago Vetro4,686-2,354,0204,86925260
Zucchi3,0480,002,7633,3000 Zucchi rnc3,4902,413,0553,838191.
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 104 del 2008-05-01 pagina 0 Dal
ghetto a Montecitorio: la lunga marcia di Gianfranco il "freddo" di
Massimiliano Lussana Vita e miracoli del pupillo di Almirante: dallo
sdoganamento di Berlusconi allo scranno più alto della Camera. Statista di
grande fiuto politico, è sempre stato un passo avanti rispetto al suo partito
Si potrebbe raccontare la solita storia di quando Fini, nel 1968, si trovò
davanti al cinema che programmava Berretti verdi, imbattendosi in un gruppo di
ragazzotti di sinistra che contestava la proiezione. E anche il giovane
Gianfranco si beccò la sua dose di spintoni, sputi, calci e insulti perché
voleva semplicemente entrare al cinema. Oppure, si potrebbe dire
dell'abbronzatura straordinaria con cui il neopresidente della Camera si è
presentato in aula, retaggio del week-end del 25 aprile passato a Lampedusa a
fare immersioni. E del probabile straordinario feeling che dovrebbe legare Fini
a Renato Schifani, anche lui appassionatissimo di pesca subacquea e di
immersioni sui fondali. Roba da fare i summit istituzionali a venti metri di
profondità, senza che la dizione "accordi sotterranei" possa fare
pensare a nulla di negativo. O, ancora, si potrebbe partire dal discorso
dell'ipermercato di fine 1993, quando Silvio Berlusconi, che ancora non aveva
annunciato l'ingresso diretto in politica, disse dieci parole passate alla
pubblicistica come "lo sdoganamento" di Fini e del Movimento sociale:
"Se votassi a Roma la mia preferenza andrebbe a Fini". Ma raccontare
di Fini per John Wayne, per l'abbronzatura o per lo sdoganamento (e vi
risparmio le questioni sentimentali con cui il leader di An è stato, spesso
vergognosamente, bersagliato), sarebbe assolutamente riduttivo e sbagliato.
Perché il neopresidente della Camera ha una personalità e una statura politica
che vanno oltre la figurina Panini della sua storia e persino oltre la
straordinaria capacità dialettica nei discorsi parlamentari, di cui Fini ha
dato prova anche ieri nel discorso d'insediamento. Ecco, le parole. Forse
conviene partire proprio dalla capacità di usare le parole, soprattutto in
aula, di Gianfranco Fini, eredità diretta del suo inventore Giorgio Almirante,
che lo scelse come leader del Fronte della gioventù dopo che al congresso
giovanile era arrivato quinto nelle preferenze su sette eletti nella segreteria
del movimento giovanile missino. Un blitz assolutamente a norma di statuto. Un
metodo mai dimenticato da Gianfranco che ha fatto lo stesso tante volte in An,
creando e distruggendo dal nulla dirigenti. A volte perfetti carneadi elevati
al ruolo di statisti per una stagione, nel senso di tre mesi e poi spariti nel
dimenticatoio. A volte, con una crudeltà (politica, chiaro) incredibile, sulla
pelle di amicizie, storie e sofferenze. A volte, quasi per sfregio, per
umiliare chi aveva sbagliato, anche se era un amico. Del resto, è un freddo,
Fini. L'ha spiegato lui stesso, proprio ieri, senza tradire emozione
particolare per l'elezione alla terza carica dello Stato: "è il mio
carattere, sono un Capricorno". E, come tutti i Capricorno, Fini non
dimentica: ieri, ad esempio, il suo passaggio su Cossiga e Ciampi, con il
rumorosissimo silenzio su Scalfaro, è stato un capolavoro di apprezzabilissima
perfidia. Così come è stato prezioso il ricordo dei periodi del Picconatore, di
cui - complice la strategia mediatica dell'allora portavoce finiano Francesco
Storace - per qualche mese si presentò come una specie di ventriloquo. Mica era
vero che Fini era sempre l'interprete autentico del Colle. Ma Cossiga non
smentiva e Gianfranco ci costruì l'inizio delle sue fortune. Rovescio della
medaglia. Come tutti i Capricorno, il neopresidente della Camera ha una
costanza e una perseveranza incredibile e, quando si pone un obiettivo, prima o
poi lo raggiunge. Del resto, è chiaro che un politico che prende in mano un
partito ai margini dello schieramento politico, addirittura escluso
dall'"arco costituzionale", addirittura "nella fogna", e
riesce a portarlo al governo, al Campidoglio, alla vicepresidenza del
Consiglio, alla Farnesina e addirittura alla presidenza della Camera, quello è
un grandissimo politico. è stato un percorso lungo, a volte accidentato, con
Fini sempre due o tre passi avanti rispetto al suo partito. A volte troppo
avanti, quasi con un'ansia catartica eccessiva: la battuta sul "male
assoluto" che era correttamente riferita alle leggi razziali è stata poi
estesa a tutto il fascismo; le rotture su fecondazione assistita e famiglie di
fatto erano poco in linea con il suo elettorato di allora. Ma - e proprio qui
Gianfranco si è dimostrato leader vero, al di là di come la si pensi sulle
singole questioni - Fini è andato avanti per la sua strada, a volte precedendo
la sua base. A volte, invece, imboccando proprio un percorso diverso. A volte,
sbagliando. Che, certo, è comunque più difficile di assecondare sempre e
comunque i suoi. La grandezza di Fini è stata anche quella di costruire dai
suoi errori. Negli anni, ad esempio (a parere di chi scrive, ci mancherebbe
altro), Fini ha sbagliato nell'ossessione sulle leggi elettorali, passando da
un eccesso di proporzionalismo a un eccesso di uninominalismo. E poi ha
sbagliato, insieme agli ex Dc di sinistra, a bloccare il governo Maccanico nel
1996, aprendo le porte alla vittoria di Prodi. E poi ha sbagliato con
l'Elefantino alle Europee. E poi ha sbagliato a pretendere la testa di Tremonti
nel secondo governo Berlusconi, con il subgoverno insieme a Casini e Follini. E
poi ha sbagliato con la lettera al Corriere in cui scaricava tutta la rabbia
per il fallimento della spallata nel dicembre scorso, quasi mettendo in
soffitta il Cav, come un qualunque Casini. E poi ha sbagliato (come in parte ha
sbagliato anche Berlusconi nel continuo botta e risposta) con le ruvidezze
dialettiche sulle "comiche finali", sul "demolitore della Casa
delle libertà" e su "io ho vent'anni di meno". Ma, la politica è
anche saper cambiare idea. Parlarsi. Capirsi. Venirsi incontro. Cancellare i
"mai". Come quello detto da Gianfranco nel
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Alla fine Berlusconi lo abbraccia:
sei stato proprio bravo. Poi sale al Colle con Schifani E cita il 1° Maggio:
sedici applausi bipartisan Napolitano apprezza: discorso non di parte
[FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Nel giorno in cui Gianni Alemanno s'insedia in
Campidoglio, anche alla terza carica dello Stato assurge il primo post-fascista
dell'intera storia repubblicana. E solo perché il regolamento di Montecitorio
non lo permette, come invece può accadere al Senato, la seduta d'elezione non è
stata diretta dal deputato più anziano: Mirko Tremaglia, uno dei ragazzi di
Salò. Ieri Gianfranco Fini, in abito chiaro con sgargiante cravatta rosa, è
stato nominato presidente della Camera, con 335 sì, 16 applausi bipartisan, e
una standing ovation finale. Tutto merito del discorso, breve, che pare sia
tutto di suo pugno: a Giorgio Napolitano l'aveva fatto leggere il giorno prima,
e il presidente della Repubblica, omaggiato nell'abbrivio assieme a Ciampi e a
Cossiga, ma non a Oscar Luigi Scalfaro cui da sempre il centrodestra imputa il
"ribaltone" del
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
IL DIFFICILE DOPO VOTO DEI
DEMOCRATICI L'allarme del sindaco "Correnti e oligarchie uccidono il
partito" [FIRMA]BEPPE MINELLO Basta con le correnti e le oligarchie che
rischiano di uccidere il Pd e spazio a chi, grazie al radicamento nel territorio,
ha saputo mitigare la sconfitta elettorale. Spazio da intendersi anche e
soprattutto nella dirigenza nazionale del Pd, dove va sbaraccata la logica del
caminetto che garantisce solo l'appartenenza ma non il collegamento con la
società. L'abbozzo di quello che potremmo definire il manifesto che guiderà le
prossime mosse del più rappresentativo esponente del pd piemontese, il sindaco
Sergio Chiamparino, è stato scritto ieri sera nell'evocativo "Educatorio
della Provvidenza" dove il Pd ha tenuto la sua direzione regionale per
discutere del pesante risultato elettorale di metà aprile. Chiamparino ha
parlato quasi per ultimo lodando la relazione del segretario Gianfranco
Morgando che "sarebbe ragionevole diventasse base di una iniziativa
piemontese che sappia disegnare una nuova fase della vita del pd". Vale a
dire, "passare dalle contrapposizioni interne tra i gruppi e le correnti
alla realizzazione di un miglior radicamento del partito in Piemonte in vista
degli appuntamenti elettorali del 2009". Per ottenere questo risultato
però, "occorre smantellare le oligarchie e far avanzare i non oligarchi;
evitare che anche seri temi di iniziativa politica vengano branditi per
regolare scontri interni: cose che hanno ucciso partiti ben più solidi del
Pd". Per Chiamparino la sconfitta elettorale è "stata determinata
certamente dall'azione del governo, ma i risultati sono stati meno drammatici
laddove abbiamo saputo essere interlocutori credibili delle trasformazioni
sociali. Se così non fosse non si capirebbero le differenze di risultati del
Pd. A Torino, ad esempio, ci ricordiamo che nel '93 la Lega
aveva il 21 per cento dei consensi ma da allora ad oggi siamo riusciti a farla
tornare un partito marginale nella vita politica cittadina".
"Radicamento" è la parola magica di Chiamparino, lui che al
"radicamento" attribuisce quel 66% e passa di consensi che continuano
a premiarlo come il "sindaco più amato". "Il radicamento - ha
detto - è una questione dirimente e la destra ha vinto perché ha saputo
esprimere meglio la contemporaneità. Cosa possiamo fare noi? Chiederci quale
sarà la società nel medio periodo, sbagliato sarebbe provare a declinare meglio
della destra temi come la paura". Il sindaco ha detto di non essere "un appassionato di congressi e quando sento parlare di Partito
del Nord e partito del Sud penso a Renzo Arbore e alla sua trasmissione
"Indietro tutta". Però per conquistare autonomia ci vuole una
sensibilità a livello nazionale che, per ora, non vedo. Piuttosto, dal nuovo
gruppo dirigente arrivano solo segni di continuità e non è un bel segnale.
Occorre abbattere le logiche del caminetto, ci vuole un organismo che
garantisca il radicamento con figure storiche e di riferimento per il
territorio. Occorre un atto di coraggio da fare per primi in Piemonte".
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
BORGOMANERO.TUTTO IL CENTRO STORICO
Nuova zona traffico limitato è nin vigore da stamattina Deciso dal Comune per
combattere polveri sottili e sostanze inquinanti [FIRMA]MARCELLO GIORDANI
BORGOMANERO Prende il via questa mattina la nuova zona a traffico limitato, che
comprende tutto il centro storico e verrà applicata ogni domenica e nei giorni
festivi. E' questo il modo con cui l'amministrazione comunale ha deciso di
applicare la disposizione regionale per l'abbattimento delle sostanze
inquinanti, un provvedimento, come hanno tenuto a precisare gli amministratori
locali, che li vede favoreli solo sotto il profilo dell'obiettivo, ma
nettamente contrari per quanto riguarda le modalità. "E' inutile - dice l'assessore Sergio Bossi - pensare di diminuire le
polveri sottili, il PM10, con una misura di questo genere. Bloccare la
circolazione tre ore la settimana ha solo un unico, sicuro effetto, quello di
creare disagi ai cittadini". Proprio per questa ragione il Comnune ha
deciso di applicare la restruzione al traffico nelle ore festive dalle 8 alle
( da "Giornale.it,
Il" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
N. 104 del 2008-05-01 pagina 0 Il
primo maggio? "Io lavoro". I nuovi stakanovisti d'Italia di Gaia
Cesare Da Bologna a Caserta, aperti supermercati, outlet e palestre. Così il
mercato stravolge la festa degli operai. Le aziende: "Offriamo un servizio
migliore ai clienti: in linea con i trend europei" Sarà che il tempo delle
famiglie è sempre più ridotto e allora poter andare al supermercato in un
giorno festivo è quasi una fortuna. Sarà che se in vacanza non ci vai, almeno
un giro in centro, un po' di shopping o addirittura un turno in palestra sono
una buona alternativa. Sarà anche che è la concorrenza a dettare legge e allora
se un negozio è aperto anche l'altro non può tirarsi indietro. Insomma sarà
quel che sarà (in cima la crisi economica che costringe le famiglie a fare i
conti con stipendi ridotti e con l'ansia di arrotondare) ma questo primo maggio
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
Personaggio Una storia a destra
Jena jena@lastampa.it SENZA NOSTALGIE TRA I SUOI L'ULTIMO CHOC Il volo di
Gianfranco tra fiamma e flemma Abbraccia Bertinotti e ammette: sono commosso
GIOVANNI CERRUTI Vedi A chi gli chiede del fascismo: "Ancora lì vi siete fermati?"
Zacchera: "20 anni fa era già il migliore. Ma chi l'avrebbe detto?"
Quando scioglierà An e la vedova Almirante griderà al tradimento ROMA Va bene
tutto, e non è più fascista, e l'acqua di Fiuggi, e dal Msi ad Alleanza
Nazionale, e ha scaricato "er Pecora" e pure "er Pinguino"
non se la passa bene. Va bene che con Bossi, quell'antitaliano, mai più neanche un caffè e adesso si baciano
in aula. Va bene tutto, compreso il Cavaliere che un paio di mesi fa era uno
che sale sul predellino e straparla e adesso si abbracciano. Va bene tutto, ma
quando entra in aula da Presidente, abito grigiolino, cravatta rosa, mocassino
maròn, ai gazzettieri di Montecitorio viene in mente quella maledetta
definizione presa da una vecchia pubblicità in bianconero. L'"Uomo Facis".
Va bene tutto, che bel discorso, che rispetto delle Istituzioni, del Primo
Maggio, perfino della Resistenza. Però, quando esce dall'aula, c'è il parterre
degli adulanti in agguato. Una volta i presidenti della Camera erano attesi dai
commessi in polpe, dai leader dell'opposizione e dalle penne fini di
Montecitorio, da Giancarlo Pajetta e Vittorio Gorresio. I commessi in polpe ci
sono ancora, ma le mani che cercano quella del presidente Fini sono quelle del
leghista Mario Borghezio, del nottambulo di Raiuno Gigi Marzullo, del
pattuglione di telegiornalisti in cerca di promozioni o prebende. Fini conosce
i giochi, e scantona. Se ne va ben sapendo che oggi la lettura dei giornali non
sarà una delizia, ci sarà chi ancora inziga sul passato. Si vuol cominciare da
quando, come si dice nella sua Bologna, si è scoperto "fasista"? Si
sa, era il 1968, voleva andare al cinema, i "Berretti Verdi", filmone
con John Wayne. "Non mi hanno fatto passare e sono passato dall'altra
parte", ha raccontato lui. Aveva 16 anni. O di qua o di là, gli anni erano
quelli. Come Alemanno, anche Fini ricorda con distacco: "Ancora lì vi
siete fermati?". Lui è andato avanti, e parecchio. Nessuno che possa
dubitare, adesso. Non è Le Pen e poteva essere Sarkozy. Schivate le mani che
vorrebbero essere amiche, Gianfranco Fini imbocca la nuova vita da presidente
della Camera. Le biografie del giovane Fini sono davvero ingiallite, il padre
benzinaio, l'impermeabile bianco con la cintura stretta nelle foto dei comizi
di Almirante, l'esuberanza da tifosa laziale della prima moglie Daniela,
perfino i sussurri sul nuovo amore e la figlia che ha pochi mesi. Basta. Ora è
presidente della Camera, la terza carica dello Stato. Con la sua cartelletta di
pelle marrone può entrare in aula senza guardarsi attorno, senza timori, senza
nostalgie. Un commesso sussurra "Auguri". Fa in tempo a rispondere,
"Grazie". L'altro giorno, mentre fumava nel cortile di Montecitorio,
il deputato Paolo Guzzanti lo canzonava sull'aria dell'"Italiano" di
Toto Cutugno: "Un camerata come Presidente...". Ora anche Guzzanti si
fa serio: "Gran bel discorso, il suo. Quella destra non c'è proprio più, è
proprio un'altra cosa". E bisognava vederli, i suoi. Commossi è poco, di
più, molto di più. Ad esempio Marco Zacchera, deputato di Verbania e
dell'Ossola, la Valle della Repubblica Partigiana. Si conoscono dalla fine Anni
70: "Una riunione del Fronte della Gioventù, tutti litigavano e da lui
solo flemma. Il migliore. Almirante l'aveva già scelto". La fiamma e la
flemma, l'arte della parola imparata dal maestro Almirante. Poche interviste,
ma di quelle da ricordare. Ad Alberto Statera, nel '93: "Mussolini è il
più grande statista del secolo". Sempre a Statera, un anno dopo:
"Salò è una pagina vergognosa e non facciamo paragoni, Mussolini determinò
un regime autoritario, Berlusconi ha vinto le elezioni". I suoi, dal
congresso di Fiuggi, nonostante i mugugni e qualche diserzione l'hanno sempre
seguito. Fini, la sua lunga marcia, se l'è preparata da solo. Via Storace,
lontano da Predappio, dalle nostalgie. E l'inevitabile abbraccio con
Berlusconi. La nuova destra. Moderata. Democratica. Dal sigaro del guerrigliero
Bertinotti ai sigaretti sottili di Fini in questa stanza da presidente della
Camera resiste il fumo delle novità. Si sono abbracciati, ieri sera, il
Presidente che lascia e quello che entra. Champagne. E Fini, finalmente, si è
svelato istituzionale: "Lo ammetto, mi sono commosso". Bertinotti, si
capisce, avrà rosicato quanto basta. Trasloca lui, al seguito tutta la Sinistra
Arcobaleno, e il posto lo prende l'erede di Almirante. Sarà certo un caso, ma
quando Fini ha cominciato il suo discorso Alfonso Gianni, uno dei fedelissimi
di Bertinotti, si è infilato nella toilette di Montecitorio. La minzione
antifascista? Donna Assunta, la vedova Almirante, l'ha amato finché c'era il
marito. Poi qualche dubbio lo ha avuto, "non posso credere che voglia
sciogliere An senza chiedermelo". Lo farà, lo sta già facendo e per i
ragazzoni che sono arrivati ai cinquant'anni con lui è il vero leader, il vero
traghettatore. Ancora Zacchera: "Mai avrei immaginato che il mio
segretario arrivasse fin lassù". E "W l'Italia, W la Camera dei
Deputati!", ha infine concluso il nuovo presidente. Sei anni fa, quand'era
toccata a Casini, da buon bolognese aveva ringraziato la Madonna di San Luca.
Fini no. E una dedica a John Wayne non era proprio il caso. Perché la sinistra
ha perso le elezioni? Vedi alla voce Visco.
( da "Stampa,
La" del 01-05-2008)
Argomenti: La Lega
La Lega e il
"gigante" Bossi entusiasta del
film su Carnera: "Un eroe positivo" CERNOBBIO (COMO) "Era un
uomo normale, uno dei tanti che si è sacrificato per la famiglia". Lo ha
detto Bossi, ieri sera a Cernobbio
all'anteprima del film "Carnera la montagna che cammina" di Renzo
Martinelli.
"Era un eroe positivo", ha aggiunto Bossi
riferendosi al pugile e in particolare alla sua frase "ogni pugno che ho
preso è servito a far studiare i miei figli" citata nel film.. Per il
leggendario "gigante buono" friulano, che nel giugno 1933 diventò
mondiale dei massimi, si è entusiasmato anche Maroni:
"La Lega fa della lealtà una delle sue doti principali, oltre alla
bravura, alla lungimiranza e alla forza".