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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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TARTICOLI DEL 9-4-2008       #TOP


Report "Laici e chierici"

Ricci:le donnevera novità ( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazionismo cattolico, per molti anni ha dedicato parte del suo tempo libero al volontariato soprattutto in tema di prevenzione e recupero delle tossicodipendenze. Lei ha una formazione cattolica. Come convive con la parte laica del Pd? "Di per sè un partito deve essere laico perchè la politica deve essere al servizio di tutti.

Col voto unico vincere si può - giovanni de plato ( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici una nuova cultura per la politica delle riforme e un nuovo orizzonte per lo sviluppo dell'Italia. Prodi presidente e Veltroni segretario del nuovo PD rappresentano, dunque, la sicurezza della percorribilità di quella via riformatrice che può portare questo sistema disgregato ed indecente dei tanti partitini verso una forma compiuta della democrazia e sana del governo.

<Sbagliata la laicità alla Fazio> ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Infine il cristiano sociale, Mimmo Lucà: "I cattolici non possono pretendere che i propri valori trovino sempre un puntuale riscontro nelle leggi dello Stato mentre i laici non devono considerare la religione un residuo storico destinato a scomparire".

Quando tapparono la bocca al Pontefice ( da "Avanti!" del 09-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Quagliariello fa notare che gli autori de "Un Papa laico" non sono tutti credenti, eppure anche loro, come i cattolici, sono convinti che "debba essere difeso il diritto del Pontefice a parlare a 'La Sapienza'. Oggi è in atto un tentativo di radicalizzare strumentalmente lo scontro laici-cattolici.

"Io, vescovo rosso sconfiggerò la mafia al potere" ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mettendo così fine all'egemonia di un partito-Stato che lo ha governato da 60 anni, con 35 anni di dittatura militare compresi. Dopo un anno a mezzo da laico, sandali da francescano e fresche camicie bianche di lino, ha preparato un nuovo pacchetto di slogan di campagna, "la Fede nel cambiamento", "la voce del popolo è la voce di Dio".


Articoli

Ricci:le donnevera novità (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Candidati al senato: partito democratico loredana grita Imperia. Imperiese di nascita e di famiglia, insegnante di matematica e fisica al liceo scientifico del capoluogo, Brunella Ricci, candidata al Senato per il Pd, è in politica dal 1999, da quando è stata eletta consigliere comunale: capogruppo del Ppi prima e della Margherita poi è stata rieletta nel 2004 ed è tutt'ora consigliere comunale del Pd. Prima di dedicarsi alla politica era impegnata nel sindacato scuola della Cisl. Legata al mondo dell'associazionismo cattolico, per molti anni ha dedicato parte del suo tempo libero al volontariato soprattutto in tema di prevenzione e recupero delle tossicodipendenze. Lei ha una formazione cattolica. Come convive con la parte laica del Pd? "Di per sè un partito deve essere laico perchè la politica deve essere al servizio di tutti. E' chiaro che i cattolici entrano in questo partito con un bagaglio di valori su cui puntano fortemente per una crescita umana e sociale del paese. Il problema non sono le diversità, il problema semmai è sapersi confrontare e scegliere all'interno di un quadro di valori di riferimento che sono i valori del Pd, con il rispetto di libertà religiosa, di libertà di scelte, di libertà della persona oltre che la vita e la famiglia, senza chiedere a nessuno di abdicare i suoi valori". La sua candidatura, numero cinque della lista per il Senato, è certa solo in caso di vittoria del Pd. "La mia candidatura è frutto di una scelta della Direzione nazionale e mette in condizione di possibile elezione una donna del Ponente Ligure e questa è una novità perchè sino ad ora la rappresentanza politica è sempre stata un'esclusiva del centro destra. E poi, in Liguria il Pd ha fatto una scelta forte di inserire due capolista donne che è una scelta innovativa com'è innovativo quasi tutto nel Pd. Il suo avversario è politico di collaudata esperienza: come vive la competizione? "Boscetto è molto più garantito di me, ma anche lui corre qualche piccolo rischio. Non condivido le sue posizioni, ma indubbiamente è una persona capace". In caso di elezione, cosa farebbe per il Ponente ligure? "Innanzi tutto mi impegnerei affinchè nel Bilancio dello Stato siano previste le risorse per realizzare completamento e raddoppio della Ferrovia a Ponente, di tutti i tratti di Aurelia Bis lungo la costa e potenziamento dei collegamenti ferroviari e stradali verso il Piemonte. Ma anche garantire il finanziamento del percorso ciclopedonale da San Lorenzo a Ospedaletti da far proseguire in futuro sino a Andora, in chiave turistica. Intanto però le Ferrovie sopprimono gli Intercity e chiudono le stazioni. .. L'eliminazione di treni in una zona dove l'autostrada scoppia è davvero inconcepibile. Occorre un'azione forte sulle Fs che svolgono comunque un servizio pubblico e non possono agire solo come privati". grita@ilsecoloxix.it 09/04/2008.

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Col voto unico vincere si può - giovanni de plato (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Bologna COL VOTO UNICO VINCERE SI PUò GIOVANNI DE PLATO (segue dalla prima di cronaca) In questo senso Prodi e Veltroni sono una insostituibile garanzia per le istituzioni democratiche, perché sono le persone migliori e più responsabili non solo del polo democratico o della sinistra, ma dell'intera politica italiana. Di questo orgoglio dei democratici dovrebbe avere maggiore consapevolezza quella sinistra multicolore, che continua inesorabilmente a consumarsi sulle sue stesse contraddizioni. Il PD di Bologna si ritroverà con le tante persone che vogliono costruire un futuro come bene comune, riportando in Piazza Maggiore un clima di unità e festa. Si restituisce così alla città e alla politica quella apertura che non esclude alcun democratico e quella tolleranza che rispetta i diritti di tutti gli altri. Con questo si vuole dire che è giusto dare un segnale netto e visibile di rottura con un passato troppo carico di antagonismi ideologici ed un presente ancora condizionato da contrapposizioni escludenti. Di qui la scelta di Veltroni di fare del PD un partito a vocazione maggioritaria e di rompere con alleanze a sinistra che si sono dimostrate insostenibili nella loro persistente logica minoritaria ed oppositiva. L'inizio di questo inedito percorso politico e dell'impervio cammino per arrivare ad una democrazia governante, trova in Romano Prodi e Walter Veltroni i suoi veri ed unici architetti. In particolare per due ragioni. La prima: hanno saputo dare prova che è possibile governare per il bene generale e per la pacifica convivenza di un continente, di un paese e di un territorio. La seconda ragione è che hanno dimostrato che si può essere vincenti nella sfida della globalizzazione con un governo capace di regolamentare l'economia e di rendere coesa una società plurale. In questo Prodi è stato un autentico precorritore e per questa sua visione si può dire che è l'unico statista italiano di prestigio internazionale che ha saputo anticipare la costruzione dell'Europa come comunità allargata e dell'Italia come paese di frontiera, rilanciandone il ruolo europeo di guida nell'area mediterranea. Impresa titanica ed in buona parte riuscita, anche se la bulimia italiana per gli interessi particolari non ha permesso a molta gente e ad alcuni esponenti della stessa sinistra di vedere i frutti buoni del governare per il paese. Dal 2006 la finanza pubblica è stata risanata dal governo Prodi, che è riuscito a ridurre il debito pubblico, far pagare le tasse a chi prima non le pagava (evasione) e ad iniziare a disporre di più risorse per puntare sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, formazione e welfare. Questa strategia di lungo periodo nel governo della cosa pubblica per avere una prospettiva di successo deve essere sostenuta da una politica fortemente etica e da un partito costituzionalmente democratico. Su questa necessità del paese va capita la svolta determinante di Veltroni, che introduce con l'incontro tra laici e cattolici una nuova cultura per la politica delle riforme e un nuovo orizzonte per lo sviluppo dell'Italia. Prodi presidente e Veltroni segretario del nuovo PD rappresentano, dunque, la sicurezza della percorribilità di quella via riformatrice che può portare questo sistema disgregato ed indecente dei tanti partitini verso una forma compiuta della democrazia e sana del governo. Da questo coraggioso progetto deriva l'ottimismo: si può vincere e si può fare. A patto, però, che le persone democratiche e di sinistra siano capaci di scegliere e di sostenere il programma di Prodi e Veltroni con un voto unico al PD sia alla Camera e sia al Senato. Perché, il voto disgiunto introduce una dannosa confusione nella scelta della direzione e reintroduce alchimie nefaste che non fanno uscire dalla palude massimalista la stessa sinistra.

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<Sbagliata la laicità alla Fazio> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-09 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE "Avvenire" "Sbagliata la laicità alla Fazio" ROMA - ( r. zuc.) Einun sol giorno Fabio Fazio finisce nel mirino di Avvenire e in quello di Francesco Cossiga. Il quotidiano dei vescovi, in un editoriale, boccia senza appello la sua idea di laicità nel Pd, espressa sulla Stampa. Perché sosterrebbe una "deregulation" in campo etico togliendo "la libertà di coscienza" ai parlamentari per darla agli elettori che potrebbero scegliere su tutto, dall'aborto all'eutanasia. Non solo, l'Avvenire se la prende con quella che definisce la "banda" di Che tempo fa, da Luciana Littizzetto a Michele Serra. E anche Cossiga, autodefinendosi un "cattolico infante" critica il pensiero di Fazio promettendo che, pur votando "forse" per il Pd, al Senato si pronuncerà sempre secondo coscienza. Diverse invece le reazioni tra i cattolici del Pd. La teodem Paola Binetti sostiene che "nessun parlamentare può rinunciare alle sue convinzioni personali profonde". Ed esprime dubbi sul gruppo di Che tempo fa: "Se si limitano all'ironia rientrano nella normale satira politica, ma se si pongono l'obiettivo di inviare messaggi forti e conflittuali vanno oltre i confini del loro mandato di spettacolo serale". Anche il popolare Nicodemo Oliverio è convinto che "i cattolici in politica debbano difendere i loro "valori" nel rispetto degli altri. E cita la Dc come "la più grande esperienza" di laicità: "Basta rifarsi a quella tradizione per sapere di agire correttamente da credenti che operano in politica, senza confondere mai il piano della fede con quelle delle scelte concrete". Infine il cristiano sociale, Mimmo Lucà: "I cattolici non possono pretendere che i propri valori trovino sempre un puntuale riscontro nelle leggi dello Stato mentre i laici non devono considerare la religione un residuo storico destinato a scomparire".

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Quando tapparono la bocca al Pontefice (sezione: Laici e chierici)

( da "Avanti!" del 09-04-2008)

Argomenti: Laicita'

CON "UN PAPA LAICO" LA MANCATA VISITA DI BENEDETTO XVI A "LA SAPIENZA" DIVENTA UN LIBRO Quando tapparono la bocca al Pontefice 09/04/2008 Cotto e mangiato. Il libro della Editrice Cantagalli appena uscito "Un Papa laico - Il caso Sapienza e la lezione di verità di Benedetto XVI" affronta a poche settimane dal (non) evento la vergognosa "cacciata" del Pontefice dal principale ateneo di Roma. Il volume è un'antologia (curata dal senatore di Forza Italia, Gaetano Quagliariello) di reazioni di vari autori (molti sono collaboratori del sito "l'Occidentale") non solo all'incidente tra Vaticano e università, ma anche al modo di rappresentarlo da parte di "Micromega", la rivista diretta da Paolo Flores d'Arcais, che in quei giorni uscì con titoli come "Un Papa oscurantista", o "Papa senza Sapienza". "La miseria politico-culturale di 'Micromega' - commenta il vice coordinatore nazionale di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, intervenuto alla presentazione del libro che si è tenuta ieri a Roma - si dimostra nel fatto che, quando si è trattato di analizzare il testo dell'intervento che il Papa avrebbe dovuto leggere in occasione della famigerata inaugurazione dell'anno accademico de "La Sapienza", gli stessi accoliti di Flores d'Arcais abbiano dovuto ammettere come si trattasse di un discorso assolutamente aperto al confronto e al dialogo". "Insomma - ha concluso Cicchitto - in quei giorni di gennaio in troppi sono partiti da Galileo per poi ritrovarsi ad assumere una posizione totalmente illiberale che considerava giusto togliere a Benedetto XVI la possibilità di parlare". Quagliariello fa notare che gli autori de "Un Papa laico" non sono tutti credenti, eppure anche loro, come i cattolici, sono convinti che "debba essere difeso il diritto del Pontefice a parlare a 'La Sapienza'. Oggi è in atto un tentativo di radicalizzare strumentalmente lo scontro laici-cattolici. In particolare si sta cercando di clericalizzare i temi eticamente sensibili per ghettizzare i fedeli in una sorta di riserva. Non è detto che si debba essere sempre d'accordo con le posizioni della Chiesa, ma non è neanche detto che, quasi per principio, si debba essere per forza contro".

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"Io, vescovo rosso sconfiggerò la mafia al potere" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Laicita'

LA SCELTA UN NUOVO CONTINENTE Intervista Fernando Lugo Presidenziali in Paraguay, parla il favorito "Il Vaticano mi ha sospeso ma i rapporti sono buoni Apprezzo Papa Ratzinger" "Io radicale? La politica oggi va al di là delle ideologie La vera sfida è la povertà" "Io, vescovo rosso sconfiggerò la mafia al potere" EMILIANO GUANELLA ASUNCIÓN (Paraguay) Non ama alzare la voce Fernando Lugo: nemmeno nel più infuocato dei comizi il "vescovo rosso", definizione che non gli piace affatto, perde il tono deciso ma fitto di sospensioni, acquisito nelle tante omelie di trent'anni di sacerdozio. Il monsignore che ha lasciato le vesti per gettarsi in un lunghissimo anno e mezzo di campagna sa di potercela fare; nel voto del prossimo 20 aprile i sondaggi lo danno vicino alla presidenza del Paraguay, mettendo così fine all'egemonia di un partito-Stato che lo ha governato da 60 anni, con 35 anni di dittatura militare compresi. Dopo un anno a mezzo da laico, sandali da francescano e fresche camicie bianche di lino, ha preparato un nuovo pacchetto di slogan di campagna, "la Fede nel cambiamento", "la voce del popolo è la voce di Dio". "Secondo la teologia cattolica uno resta sempre uomo di Chiesa. La politica in Paraguay ha perso da tempo i valori fondamentali, soffocata da una guerra sporca senza esclusioni di colpi. Ma la politica, in sé, è buona, Pio XII diceva che è l'espressione più pura e sublime del servizio, dell'impegno, dell'amore. Vogliamo rivendicare questo, la ricerca del bene comune, un mezzo per restituire la dignità al cittadino, cambiare questo paese che ha sofferto tanto". Era dai tempi della Teologia della Liberazione che non si vedevano sacerdoti impegnati attivamente in politica. C'è ancora spazio per le due cose? "Quando ho abbandonato le vesti ho ricevuto da Roma una sanzione canonica di sospensione del ministero per potermi dedicare a pieno alla politica. Perfetto. Ho buone relazioni con la chiesa continentale, partecipo agli incontri che si fanno qui, amo questa Chiesa a cui ho dedicato 30 anni della mia vita e credo che la presenza di molti sacerdoti in zone difficili sia non solo utile ma a volte anche necessario". E' un aiuto o uno svantaggio, per la sua carriera politica, l'essere stato vescovo? "La Chiesa è una delle poche istituzioni ancora credibili in questo paese. Io mi considero un uomo aperto a tutti i credi e movimenti sempre che si possa lavorare per migliorare la società. Benedetto XVI è un uomo fedele ai suoi principi, alle sue idee. È un pontificato diverso da Giovanni Paolo II, che punta molto sul rafforzamento della presenza della Chiesa, con una nuova evangelizzazione". Lei parla di uno stato mafioso, ci sono sospetti di brogli. Ha paura di non farcela? "La mafia non ha un volto visibile ma si vedono le conseguenze dei suoi gesti, questo è un paese molto corrotto che è famoso ingiustamente nel mondo per la criminalità, il record di corruzione, il contrabbando. La maggior parte della popolazione è brava gente, onesta ed eroica, che lavora e che sogna un'avvenire migliore. C'è un gruppo ristretto di individui che governa da sempre e che è responsabile della situazione in cui siamo. Il problema non è il Partito Colorado in sé ma la struttura che lo controlla, i soggetti che l'hanno usurpato. Storicamente sono esistiti i brogli ma adesso la vedo difficile. Molta gente, anche dal partito Colorado, sta capendo che l'unica opzione possibile per cambiare il Paraguay è quella di votare contro la mafia e si unisce a noi". Per certe sue posizioni è stato paragonato ad Hugo Chavez e ad Evo Morales. Si sente un "vescovo rosso"? "L'America Latina deve recuperare la parte più pregiata della sua storia. I nostri grandi eroi dell'indipendenza sognavano un continente integrato, giusto, libertario. Oggi, a duecento anni di distanza, ci sono nuovi stimoli per cercare questa integrazione in molti aspetti che sono essenziali per il futuro dei nostri paesi e che vanno al di là delle questioni ideologiche: la lotta contro la povertà, l'alimentazione, la rete energetica". In campagna elettorale ha detto che se sarà presidente spingerà per rivedere l'accordo di sfruttamento della centrale energetica di Itaipú, per chiedere al Brasile un maggiore contributo economico. "Ho visto Lula ad inizio del mese. Gli ho spiegato che nel Mercosud esistono delle asimmetrie molto forti e che per creare il miglior clima bisogna sapere eliminarle creare rapporti di forza più giusti. Questa è una delle nostre bandiere di campagna. Non cerchiamo la rottura ma che ci venga riconosciuto in termini più equi quello che diamo".

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