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TARTICOLI DEL 6-7 febbraio 2009
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Articoli
Laici e chierici (22)
La vita umana è sacra. Anche quella dei clandestini
( da "EUROPA
ON-LINE" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: capirebbero il silenzio circa la vita e la salute di adulti e bambini la cui sola colpa fosse quella di non avere un documento che ne autorizzi il soggiorno. Quanto probabilmente deciderà oggi l?aula del senato è molto grave. Bisogna che chi ha a cuore l?uomo e la sua dignità, laica o cattolica che sia la sua coscienza, lo denunci con forza e non smetta di opporsi a quest?altra deriva.
L'Italia
dei due stati ( da "EUROPA ON-LINE"
del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sinceramente laico, che si sia stancato degli sciacalli telegiornalisti, certo è che il retroscena di palazzo Chigi, se vero, regalerà al Pdl un?aura di calmo legalitarismo, dopo 15 anni di guerre alle leggi e alla magistratura. Che il cavaliere può anche permettersi di sfottere, dicendo al Tg4 che i reati (magari stupro) vanno rigorosamente scontati in galera fin dal primo giorno.
in
bilico il decreto per salvare eluana bozza pronta, no di napolitano e fini -
caterina pasolini ( da "Repubblica, La"
del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Le motivazioni a favore di un intervento d´urgenza chiesto dai cattolici e dal ministro del Welfare Sacconi, si sono scontrate con opinioni diverse. In primo luogo i dubbi, di merito e costituzionali, che sarebbero filtrati dal Quirinale, tanto da far intendere che il capo dello Stato non avrebbe firmato il decreto.
allarme
alla fiera del libro piccoli editori, niente intesa - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: appunto di matrice laica. Resistono, ma sul coté cattolico, i salesiani della SEI, che in questi anni hanno comunque dovuto affrontare (e superare, per fortuna) diversi ostacoli. In secondo luogo a preoccupare sono le indiscrezioni sul progetto, elaborato a quanto pare da alcuni editori piemontesi, con cui si penserebbe di fare nascere a Milano,
Su
Williamson il Papa ammetta il suo errore bob
( da "Riformista,
Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: come il presidente degli Stati Uniti, ammettere umilmente sia la propria ignoranza che il proprio errore, cancellando la propria revoca. L'informazione oggi è un dovere per i laici come per i religiosi. Un tempo erano gli arbitri sui campi di calcio a considerarsi infallibili, poi è arrivata la moviola.
Quei
manager che si tagliano lo stipendio
( da "Giornale.it,
Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa.
Il
governo tenta di salvare Eluana: no allo stop dell'alimentazione
( da "Giornale.it,
Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: molti esponenti del centrodestra e del mondo cattolico oltre che dalle gerarchie vaticane. Dall'altra parte si schierano i radicali con Emma Bonino in testa che chiedono il rispetto della volontà del padre Beppino Englaro. I medici ai quali è stato affidato il compito di procedere alla progressiva riduzione della nutrizione della donna hanno ribadito di voler agire nella legalità.
Quando
il Papa non fu più prigioniero ( da "Corriere della Sera"
del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: antico contenzioso tra l'Italia laica e l'Italia clericale degli anni del Risorgimento né può più consistere in qualche sogno di «restaurazione cristiana della società» come quello che pure sognava La Civiltà Cattolica all'indomani dell'11 febbraio. Esso risponde palesemente ad altri motivi, ad altri sentimenti pubblici.
se
ci investe un'ondata neoguelfa - miriam mafai
( da "Repubblica,
La" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non è improprio dunque parlare di una vera e propria "ondata neoguelfa", che pretende di riscrivere le leggi e la cultura del nostro paese, mettendo a rischio la laicità conquistata nel corso della nostra storia recente, anche con il concorso del pensiero e dell´azione di molti cattolici.
ROMA
- Malato, o in buona salute, nessuno potrà darsi la morte interrompendo
l'idr... ( da "Messaggero, Il"
del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: i punti su cui si scontrano laici e cattolici. I laici sostengono che idratazione e alimentazione nei casi di un malato nelle condizioni di Eluana sono delle «terapie» e in quanto tali possono essere interrotte. I cattolici, al contrario, sostengono che trattandosi di sostegno alla vita, idratazione e alimentazione non si toccano.
ROMA
Lentamente, l'ipotesi di un decreto legge sul caso Eluana si è allontanata, ...
( da "Messaggero,
Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: esplicito quello del Pd e del fronte laico; semi-implicito quello del Quirinale, visto che la posizione di Giorgio Napolitano era stata espressa coram populo l'altro giorno: e cioé che deve essere il Parlamento a varare una legge sul testamento biologico, in modo sereno e pacato.
Il
ricatto della Lega ( da "EUROPA ON-LINE"
del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: delle associazioni di volontariato laiche e cattoliche, delle associazioni dei medici, il Pdl ha votato a favore, accettando il diktat della Lega e violando uno dei fondamentali principi costituzionali che è il diritto alla salute e la dignità della persona umana. È terribile e penoso constatare con quanta facilità e disinvoltura la maggioranza di governo,
Via
al manifesto ideologico del cattivismo di governo
( da "EUROPA
ON-LINE" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ordine dei medici («una norma irragionevole »), alle associazioni laiche e cattoliche fino alla Cgil che arriva a ventilare l?obiezione di coscienza. Ma fa sentire la sua voce anche la Cei: «Continueremo ad aiutare poveri immigrati non regolari». il leader del Pd Veltroni: «Un emendamento vergognoso, inumano e razzista».
In
un momento in cui ogni coscienza si sente dilaniata da una scelta ugualmente
terribile e iniqua, ... ( da "Stampa, La"
del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: carattere che tende a sottovalutare il ruolo anche di capo di Stato che il Pontefice riveste e, quindi, delle pesanti conseguenze che certe parole e certe accuse possono avere sul rapporto tra Vaticano e presidente di uno Stato laico. Uno Stato che rivendica, o dovrebbe rivendicare, la piena autonomia delle sue scelte contro ogni tipo di ingerenze esterne, sia spirituali che temporali.
"sostengo
ragione e libertà e dico grazie a mercedes" - vera schiavazzi
( da "Repubblica,
La" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: non dimentichiamo che la Repubblica italiana è nata da un´alleanza sostanziale tra cattolici e comunisti, e né gli uni né gli altri avevano la laicità in grande simpatia. Ma oggi i cattolici sono presenti in tutte le forze politiche e per rendersene conto basta vedere un telegiornale, dove quasi mai il pensiero laico trova voce adeguata.
Ottant'anni
di Patti Lateranensi Fino al caso Eluana visti da
( da "Riformista,
Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: atteggiamento laico dei democristiani, i cattolici impegnati in politica e rappresentati in Parlamento, che pur andando spesso a chiedere consigli oltre le Mura Vaticane, mai e poi mai avrebbero accettato di ricevere ordini dalla Santa Sede. È in questa cornice che sono potuti avvenire i primi grandi cambiamenti della società civile,
Cronaca
di una lacitià difficile ( da "Riformista, Il"
del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anche a causa di un antica deferenza verso la Chiesa cattolica dal parte del fronte laico. Troppo interessato, con Togliatti, a non compromettere le relazioni diplomatiche oltretevere, troppo proiettato, con Nenni, verso una politica pragmaticamente riformista che non considera una priorità l'anomalia concordataria.
giornata
nera per la repubblica - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Bibbia laica", viene travolta per porre al suo posto un´etica di Stato attinta ai diktat delle gerarchie vaticane (non a un sentire diffuso nello stesso mondo cattolico, che alla vicenda di Eluana Englaro si è avvicinato con rispetto e pietà). La sovranità del Parlamento viene ulteriormente mortificata, perché ad esso si nega la prerogativa d´
RITENGO
che una persona perbene, richiesta di pronunciarsi sopra un caso drammatico e
delicatiss... ( da "Messaggero, Il"
del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Mi si obietterà che quelli sono dei laici, pensano e decidono da laici, e quindi se ne potrebbe dedurre che anch'io sono un laico come loro. Non è così. Veronesi e la Montalcini sono materialisti, mentre io non lo sono. Si è materialisti quando si segue la metafisica di coloro che ritengono possa esistere soltanto la materia, ossia ciò che ha massa e dimensione nello spazio.
In
piazza per la democrazia ( da "Manifesto, Il"
del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Vorrei che ci fosse una grandissima manifestazione di laici e liberali in questo Paese, spero se ne ricordi Veltroni», afferma la senatrice Emma Bonino, «è in gioco la libertà». Un'apertura viene da Paolo Gentiloni, cattolico democratico, ieri sotto Palazzo Chigi: «Non c'è dubbio che bisogna proseguire le proteste», dice pur ammettendo le divisioni all'interno del partito.
<In
piazza per la democrazia> ( da "Manifesto, Il"
del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Vorrei che ci fosse una grandissima manifestazione di laici e liberali in questo Paese, spero se ne ricordi Veltroni», afferma la senatrice Emma Bonino, «è in gioco la libertà». Un'apertura viene da Paolo Gentiloni, cattolico democratico, ieri sotto Palazzo Chigi: «Non c'è dubbio che bisogna proseguire le proteste», dice pur ammettendo le divisioni all'interno del partito.
"Preoccupa
il no del cdm al Presidente"
( da "Giornale.it,
Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico o cattolico". Formigoni: plaudo al coraggio di Berlusconi "Applaudo molto volentieri alla decisione del Consiglio dei ministri e applaudo al coraggio di Berlusconi". Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, dice di essere "molto soddisfatto della decisione del governo di intervenire con decreto legge per dirimere una materia grave.
( da "EUROPA ON-LINE" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
L ? E D I T O R I A
L E La vita umana è sacra. Anche quella dei clandestini CHIARA GELONI
Propaganda e repressione, cattivismo di lotta e di governo: le ricette della destra
in materia di sicurezza ? che ispirano il ?pacchetto? che sarà approvato oggi
dal senato ? di solito sono inutili, ma qualche volta diventano pericolose. Ci
riferiamo in particolare alla cancellazione della norma che vietava a medici e
infermieri la segnalazione e la denuncia degli immigrati clandestini che si
rivolgono loro per essere curati. Chiaro che nessuno sarà obbligato a
denunciare nessuno (e questo è il lato propagadistico e ?cattivistico? della
norma). Ma è altrettanto chiaro che un immigrato irregolare alle prese con un
problema anche grave di salute ci penserà dieci volte ? dieci volte più delle
dieci di adesso, perché la paura ti accompagna sempre se sei un immigrato
irregolare ? prima di andare al pronto soccorso o di rivolgersi a un medico. È
una norma incivile, ingiusta e inaccettabile che va contro la Costituzione e le
leggi dell?Italia; ma è anche una norma contro la vita. Per questo ci
aspettiamo che la Chiesa ufficiale ? come già hanno fatto nei giorni scorsi,
oltre che le associazioni dei medici, degli assistenti sociali, delle
ostetriche ? moltissime associazioni religiose dedite al volontariato e
all?assistenza, si pronunci con nettezza contro questa violazione del principio
non negoziabile che la vita dell?uomo è sacra e va difesa in ogni momento, e
particolarmente com?è ovvio quando si trovi ad affrontare difficoltà. Ci
aspettiamo che la Chiesa non abbia paura di chiamare ?assassino? chi mette a
rischio in questo modo la vita dei più deboli, e di richiamare con forza i cattolici impegnati in politica, particolarmente i molti
politici che nella maggioranza di centrodestra professano in continuazione
fedeltà filiale al suo magistero, al rispetto di questa elementare ed evidente
verità. Non vogliamo mancare di rispetto alla Chiesa né ci permetteremmo di
mettere in discussione la sua autorità e la sua autonomia. Ma il rischio, in un
caso diverso da questo, sarebbe inevitabilmente quello di scandalizzare i tanti
che, richiamati continuamente all?imperativo di rispettare la vita e la dignità
della persona umana ogni volta che si parla di embrioni o di malattie
terminali, o di contraccezione o di tecniche di fecondazione, non capirebbero
il silenzio circa la vita e la salute di adulti e bambini la cui sola colpa
fosse quella di non avere un documento che ne autorizzi il soggiorno. Quanto
probabilmente deciderà oggi l?aula del senato è molto grave. Bisogna che chi ha
a cuore l?uomo e la sua dignità, laica o cattolica che sia la sua coscienza, lo
denunci con forza e non smetta di opporsi a quest?altra deriva.
( da "EUROPA ON-LINE" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
LIB L?Italia dei due
stati FEDERICO ORLANDO ?Direzione Rai, Letta rassicura il Vaticano ? La
Segreteria di stato garantita da Lorenza Lei?. Questo
titolo campeggiava ieri a tutta pagina 8 de La Stampa, che apriva invece il
giornale con un altro titolone: ?Eluana, la rivolta dei cattolici?.
Sembra proprio che da quando il cardinale Poletto ha preso il bastone intimando
ai medici l?obiezione di coscienza, e Berlusconi traccheggia coi finanziamenti
alla Fiat perché gli dà fastidio l?attuale direttore del giornale, anche
l?antico quotidiano liberale di Torino stia cercando toni più ?adatti? a quello
che Ezio Mauro ha definito il paese del doppio stato e
della doppia cittadinanza: dove si deve rendere conto alla legge della
repubblica e alle volontà di s. r. chiesa, al magistrato e al cardinale ,
all?erario e all?8 per mille, al parlamento e alla conferenza episcopale.
Scrive il giornale di Giulio Anselmi senza commento: «Sia la conferenza
episcopale che il vaticano sono scesi in campo a più riprese, prima invitando
pubblicamente il governo a lavorare per una Rai più servizio pubblico, con al
centro la famiglia, i valori, le trasmissioni meno gridate; quindi inviando una
lettera al governo (Letta) nella quale si ricordano gli impegni assunti per
ricercare una figura idonea a ricoprire un ruolo così delicato (direttore generale)?;
perché nei sacri palazzi la piega laicista presa dal servizio pubblico non
piace proprio». Proprio non basta che in tutti i tg della Rai il papa abbia più
spazio del presidente della repubblica italiana e addirittura di Gasparri. In
una simile riduzione della repubblica a provincia dell?Scv e nel silenzio
tombale dei cosiddetti liberali di centrosinistra e di centrodestra,
giganteggia Berlusconi, se, come scrive Claudio Tito su la Repubblica, ha detto
?no? a un decreto chiesto gli da Buttiglione e altre guardie svizzere del
doppio stato: un decreto ad personam per annullare le
sentenze della magistratura italiana e impedire che Eluana sia sottratta al
sondino, cui deve invece restare impiccata finché morte non sopravvenga. Può
darsi che il Cavaliere abbia pensato al prevedibile rifiuto della firma da
parte di Napolitano, che tema il montare della popolarità di Fini, che stia
come sempre coi sondaggi (l?80% degli italiani è a fianco al papà di Eluana),
che se la rida del clericalismo posticcio dei Sacconi e delle Roccelle, che sia
sinceramente laico, che si sia stancato degli sciacalli telegiornalisti, certo
è che il retroscena di palazzo Chigi, se vero, regalerà al Pdl un?aura di calmo
legalitarismo, dopo 15 anni di guerre alle leggi e alla magistratura. Che il
cavaliere può anche permettersi di sfottere, dicendo al Tg4 che i reati (magari
stupro) vanno rigorosamente scontati in galera fin dal primo giorno.
( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 2 - Cronaca
In bilico il decreto per salvare Eluana bozza pronta, no di Napolitano e Fini
Udine, indaga la procura. Spunta l´ipotesi sequestro della stanza Lo scontro Il
ministro del Welfare: non faremo come Ponzio Pilato Veltroni: fermatevi
CATERINA PASOLINI ROMA - In bilico il decreto per Eluana. Ieri, dopo i dubbi
espressi dal capo dello Stato e da diversi esponenti della stessa maggioranza,
Berlusconi compreso, è stata bocciata la prima bozza del dl per farle
continuare forzatamente le terapie. Ma il ministro Sacconi non si ferma e ha
lavorato nella notte per presentare una seconda versione che passi al vaglio
dei costituzionalisti. Intanto spunta l´ipotesi che la procura di Udine possa
decidere un sequestro preventivo della stanza dove si trova Eluana. Impedendo
così l´interruzione dell´alimentazione che dovrebbe scattare questa mattina all´alba.
La procura friulana, dopo aver ricevuto numerosi esposti, ha infatti aperto un
fascicolo, acquisito la cartella clinica e disposto una serie di audizioni a
Lecco per verificare da amici e parenti la volontà della ragazza di non voler
vivere se si fosse trovata in questo stato. Lavoro già
fatto in anni dai magistrati nei vari gradi giudizio, raccolti in 60 pagine e
confermato dalla Cassazione. Dopo il rincorrersi di mezze voci e proteste, in
serata salta la prima versione del decreto che stabiliva essere vietato a
chiunque, non solo se privo di coscienza, rifiutare o sospendere la nutrizione
e l´idratazione. Le motivazioni a favore di un intervento
d´urgenza chiesto dai cattolici e dal ministro del Welfare Sacconi, si sono scontrate con
opinioni diverse. In primo luogo i dubbi, di merito e costituzionali, che
sarebbero filtrati dal Quirinale, tanto da far intendere che il capo dello
Stato non avrebbe firmato il decreto. Al di là delle voci di corridoio,
certo è che nei giorni scorsi Napolitano aveva più volte ripetuto il suo sì ad
un regolamento di fine vita, ma con un disegno di legge e nella ricerca della
massima condivisione politica ricercata in Parlamento. Voci contrarie si sono
levate anche all´interno della stessa maggioranza, perché i partiti non trovano
una risposta univoca tra chi sceglie la via del silenzio e del rispetto delle
sentenze e chi chiede un intervento in extremis. Parole di dissenso arrivano
infatti anche da esponenti di governo, come il ministro dell´Ambiente Stefania
Prestigiacomo che ha ripetuto «non penso che debba intervenire, mi spaventa
l´idea di una legge che decida senza tenere conto dell´opinione di medici e
familiari». O dal presidente della Camera Gianfranco Fini, che ieri ancora una
volta ha fatto trapelare di considerare «un errore» un intervento governativo
dopo che in passato aveva detto di rispettare le volontà della famiglia. Sulla
stessa linea non interventista e di rispetto delle sentenze l´opposizione che
da mesi si batte per una legge sul testamento biologico, rivendicando il
diritto di ogni persona a rifiutare le terapie in base alla Costituzione. Il
leader del Pd Veltroni ha infatti dichiarato di considerare «inaccettabile un
decreto e che ora la politica deve fare un passo indietro». Ma le voci che
spingono verso un «decreto per non far morire Eluana» hanno continuato a farsi
sentire soprattutto dal fronte cattolico. Dal cardinal Bertone contrario a «un
interruzione della vita mascherata da pietà», al leader dell´Udc Casini che ha
chiesto al governo di muoversi «perché il diritto alla vita è garantito dalla
nostra Costituzione». Tanto che in serata il ministro Sacconi, fautore del
decreto, riprende a lavorare ad una nuova bozza e insiste: «Il principio laico
di cautela, di prudenza, non può non portarci a scegliere la vita, rispetto
alla morte. A nessuno sarà dato di restare a guardare. Penso che qualunque sarà
il nostro comportamento sarà comunque una scelta, perché anche Ponzio Pilato
fece a suo modo una scelta».
( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Torino
Mentre tornano le voci sulla vendita della Bollati Boringhieri Allarme alla
Fiera del Libro piccoli editori, niente intesa MASSIMO NOVELLI Non ci sono
soltanto i famosi «tagli» a rendere, se non fosco, quantomeno poco sereno lo
scenario del mondo culturale torinese. Lo dimostrano intanto le recenti voci a
proposito di una possibile vendita a un editore milanese della Bollati
Boringhieri. Se fosse così, Torino perderebbe la titolarità dell´ultimo grande
marchio editoriale laico cittadino, dato che l´Einaudi, come è noto, è
controllata dalla Mondadori, mentre la Utet è finita a De Agostini. E sarebbe,
a quel punto, l´unica grande città italiana a non potere più contare su una
propria grande casa editrice storica, per l´appunto di
matrice laica. Resistono, ma sul coté cattolico, i salesiani della SEI, che in
questi anni hanno comunque dovuto affrontare (e superare, per fortuna) diversi
ostacoli. In secondo luogo a preoccupare sono le indiscrezioni sul progetto,
elaborato a quanto pare da alcuni editori piemontesi, con cui si penserebbe di
fare nascere a Milano, prima o poi, un fiera della piccola editoria. Per
quali ragioni la ventilata «scissione» ambrosiana? Soprattutto per lo scarso
sostegno verso gli operatori di questo settore da parte delle istituzioni
locali, identificato principalmente in una mancata politica di agevolazioni per
potere consentire loro una partecipazione senza grossi esborsi al Salone del
Libro del Lingotto. Una fiera libraria a Milano, sia pure inizialmente rivolta
ai piccoli operatori del settore, potrebbe però alla lunga trasformarsi in una
manifestazione più ampia, diventando il classico boomerang e creando qualche
difficoltà, per usare un eufemismo, al Salone torinese. Un rischio, peraltro,
che si può correre oltretutto con un ipotetico sviluppo della fiera dei piccoli
e medi editori di Roma. Se è vero che, alla fine dello scorso anno, la Regione
Piemonte ha varato una legge apposita per l´editoria, va detto tuttavia che il
provvedimento finora è rimasto lettera morta. Nel senso che non si è ancora
insediata la commissione che ha il compito di tracciarne le linee guida. Non
sono molto positivi, infine, neppure gli esiti del primo incontro tra i vertici
del Salone del Libro e quelli della società proprietaria del Lingotto Fiere. Si
era ipotizzato un maggiore coinvolgimento di quest´ultima nella fiera di
maggio, allo scopo di rafforzare la kermesse e ridurre i costi per gli
espositori. Non sembra invece che si sia trovata alcuna intesa. E tutto è
rimandato alla prossima puntata. Non è forse già il caso di versare lacrime, ma
si deve considerare che voci e indiscrezioni segnalano un malessere per quanto
concerne le sorti dell´editoria di qualità. E indicano che la difesa della
torinesità del Salone del Libro non è ancora definitivamente acquisita.
( da "Riformista, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Su Williamson il Papa
ammetta il suo errore bob L'informazione oggi è un dovere per i laici come per
i religiosi. Williamson, come un calciatore che alla moviola viene mostrato
colpire con un pugno un avversario, deve essere squalificato. Ne va della
credibilità della Chiesa Caro Bob - Il Papa è costretto a prendere lezioni da
Barack Obama. Quando è venuto fuori che il futuro segretario della Sanità
americana Tom Daschle non aveva pagato 128.000 dollari di contributi
previdenziali per il suo autista non ci sono state molte discussioni, il
colpevole ha rinunciato all'incarico e Obama ha ammesso l'errore nonostante
rappresentasse per lui un duro colpo in un campo come la sanità che è una delle
emergenze insieme a quella economica. Obama non ha avuto dubbi, le regole sono
le stesse per tutti, normali cittadini e alte cariche dello Stato. Pensate se
Hillary Clinton uscisse fuori, come ha fatto il vescovo scismatico Richard
Williamson, affermando che le vittime dell'Olocausto non sono milioni ma poche
centinaia di migliaia. Certo Obama non deve sostenere il peso del dogma
cattolico secondo il quale lo Spirito Santo dà all'erede di Pietro il dono
dell'infallibilità che di fatto gli impedisce di ammettere i propri errori e
tornare sui propri passi. Per Ratzinger l'infallibilità è un obbligo non una
scelta. Ma mai come in questo incidente sulla scomunica revocata questo dogma
si presenta come una trappola mortale per la Chiesa cattolica costretta a
scegliere fra il mettere in pericolo la propria credibilità in una società
moderna o l'illusione dell'infallibilità davanti al suo popolo. Un popolo però
diventato maturo, in grado autonomamente sia di avere fede che di respingere
gli errori, a volte grossolani, del potere vaticano. Barack Obama non era a
conoscenza dell'infrazione fiscale di Daschle, così come Ratzinger dice di non
essere stato a conoscenza delle affermazioni di
Williamson. Ma i contributi non pagati a un autista sono cosa ben diversa dal
negazionismo. Sua Santità ha detto di non sapere, gli crediamo, ma una volta
saputo avrebbe dovuto prendere (non è mai troppo tardi) una posizione
inequivocabile, non attendere che fosse il primo ministro tedesco Angela Merkel
a chiederglielo. Ci dobbiamo anche vergognare un po' che l'incitamento
ufficiale sia arrivato da fuori e non, se non proprio dal Governo (capiamo
l'imbarazzo), almeno da qualche politico italiano di peso. «Non sapevo» però
non equivale a «Ho sbagliato». «Non sapevo» lo hanno detto in molti nella triste
storia del nostro ultimo Novecento, mentre pochi hanno ammesso i loro errori.
Un grande, nuovo, esempio umano e pastorale Joseph Ratzinger lo potrebbe dare
affrontando con coraggio il dogma dell'infallibilità, ammettendo il suo errore.
Non è sufficiente chiedere al disgraziato vescovo di ritrattare la sua
affermazione. Uno che nega l'Olocausto non può cambiare idea, la sua
affermazione ha qualcosa di irreversibile da un punto di vista morale. Nemmeno
può il vescovo ri-comunicato ri-scomunicarsi o rinunciare alla rinnovata
comunione con la Madre Chiesa. Solo il Papa può tornare sui propri passi
cambiando le regole della Chiesa, che non può permettersi di essere
disinformata in un'epoca della super-informazione. Siamo sicuri che se
Williamson avesse affermato che Benedetto XVI cancellando la scomunica ai
vescovi ribelli correggeva l'errore madornale fatto dal suo predecessore
Giovanni Paolo II, il Vaticano non sarebbe stato così
titubante sul da farsi. Eppure la decisione papale di revocare la scomunica del
( da "Giornale.it, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Ho seguito con
crescente turbamento le polemiche sulla vicenda di Eluana. Chiunque abbia
provato che cosa significhi assistere un proprio caro che ha subito danni al
cervello, non può che provare una struggente solidarietà con il padre di
Eluana. Questo è un dramma intimo, straziante, che richiede raccoglimento e
invece è diventato il tema di una battaglia furibonda da entrambi gli
schieramenti. Stamattina ho letto sulla Stampa l'opinione controcorrente di un
autorevole cattolico, quella dell'arcivescovo Giuseppe Casale che dice: «Mi
sento vicinissimo a papà Peppino. Quella di Eluana non è più vita, porre
termine al suo calvario è un atto di misericordia». «Non è tollerabile
accanirsi ancora nè proseguire questo stucchevole can can. C'è poco da dire:
l'alimentazione e l'idratazione artificiali sono assimilabili a trattamenti
medici. E se una cura non porta a nessun beneficio può essere legittimamente
interrotta». E ancora: "Si è creato il 'caso Englarò agitando lo spettro
dell'eutanasia, ma qui non si tratta di eutanasia. Alla fine anche Giovanni Paolo
II ha richiesto di non insistere con interventi terapeutici inutili. Vedo quasi
il gusto di accanirsi su una persona chiusa nella sua sofferenza irreversibile.
Una vita senza relazioni, alimentata artificialmente non è vita. Come cattolici dovremmo interrompere tutto questo clamore e
dovremmo essere più sereni affinchè la sorte di Eluana possa svilupparsi
naturalmente - aggiunge monsignor Casale - . I trattamenti medici cui è stata
sottoposta non possono prolungare una vera vita, ma solo un calvario disumano.
È giusto lasciarla andare nelle mani di Dio.» «L'alimentazione artificiale -
conclude Monsignor Casale - è accanimento terapeutico, se la si interrompe
Eluana muore. Rispettiamo le sue ultime volontà e non lasciamo solo un padre
che, appena si saranno spenti i riflettori di una parossistica attenzione, sarà
in esclusiva compagnia del suo dolore. Io lo comprendo, prego per lui, gli sono
vicino. Neanche io vorrei vivere attaccato alle macchine come Eluana, anche per
me chiederei di staccare la spina. Eluana non c'è più già da tanto, da molto
tempo prima della rimozione del sondino che simula un'esistenza definitivamente
svanita». Le parole di Monsignor Casale fanno riflettere. Che abbia ragione
lui? Scritto in società, Italia, giornalismo Commenti ( 12 ) » (2 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Feb 09 Quei
manager che si tagliano lo stipendio. Dopo lo scandalo dei bonus da 18 miliardi
distribuiti ai manager dalle banche americane salvate dallo Stato, Obama corre
ai ripari: oggi annuncia una norma che impone un limite di 500mila dollari agli
stipendi dei dirigenti delle società che beneficiano dei sussidi pubblici.
Bene, è un passo nella giusta direzione. Tuttavia, mi chiedo: i 18 miliardi
rappresentano un abuso colossale e una distorsione di fondi pubblici: perchè
Obama non ne pretende la restituzione? Se lo avesse fatto sarebbe stato davvero credibile, in questo modo invece premia la casta,
legalizza l'ultima rapina. E invece in un frangente di crisi come questo
sarebbe stato necessario un segnale molto più forte
che, evidentemente, Obama non può permettersi. Segnali che invece giungono da
alcune aziende private. In Giappone, ad esempio, i manager di alcune grandi
società in difficoltà si sono ridotti del 30% lo stipendio. Lo stesso è
avvenuto in Italia, nel mio mondo, quello dell'editoria. Il gruppo del Sole 24
Ore ha appena inviato una lettera a tutti i collaboratori in cui annuncia una
riduzione dei compensi del 25% per fare fronte a quella che definisce la
"Grande Crisi". La lettera è firmata dal direttore Ferruccio de
Bortoli e dall'amministratore delegato Claudio Calabi, che hanno dato l'esempio
riducendosi di un quarto lo stipendio. Che differenza rispetto ai banchieri di
Wall Street! Questa è la strada giusta: se i tempi sono duri, lo sono per
tutti. Ed è il capo che mostra la via assumendosi in prima persona i sacrifici
richiesti. Io lo chiamo capitalismo responsabile e mi piace moltissimo. Scritto
in economia, società, era obama, globalizzazione, democrazia, Italia, notizie
nascoste, giornalismo Commenti ( 64 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Ecco perché il
clandestino in realtà non viene espulso Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha
scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che
vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo
davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di
nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i
processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato esce,
in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di
volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in
libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma,
l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua
vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza
documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una
persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo
sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad
arrivare, sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora
è necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la
scarcerazione in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano
obbligatorio il rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride
dell'occhio. Solo così l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha.
L'alternativa è che l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente
multietnica, ma in un Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un
razzismo diffuso. Non c'è più tempo da perdere: tocca al governo di
centrodestra proporre misure concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni
sostenerle con spirito bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha
più colore politico ma è sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza
degli italiani, compresi i progressisti. O no? Scritto in società,
globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 69 ) » (5 voti, il
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Jan 09
La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono
occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho
scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di
Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14
milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E
così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le
leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa
del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a
giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano
ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal
fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di
dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo
punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene
smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il
capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella
della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era
obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il
mondo Commenti ( 73 ) » (7 voti, il voto medio è: 2.86 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando
(quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la
questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica
renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue.
Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei
prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca
fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono
risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno
lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione
rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione,
dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale
manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che
esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il
razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda
iniziative straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone,
anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non
si combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come
ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri
che arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri
sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e
si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli
americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In
tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati
europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non
partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire
il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non
viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad
alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare
più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee,
direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze
è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma
spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci
ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse
da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che
l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane,
che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un
approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non
abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in
futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O
no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 72 ) »
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un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale
nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un
altro e dunque anche l'accesso al blog è stato
difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi scuso per questo
inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto
ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull'aborto e per la prima
volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente
compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si sono accorti che un lobbista
dell'industria delle armi è stato nominato numero due
del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo
blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene non
abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il
segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla
Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le
quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo
di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo
americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto
smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato
Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio?
I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del
debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di
Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende
ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare
l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il
suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse
gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai
cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere
doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il
principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra
commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello
di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che
aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile?
Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe
prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni
economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse
per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza
rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama,
globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) »
(9 voti, il voto medio è: 3.44 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran?
"L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha
sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori
della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma
McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che
la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che
l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un
modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di
Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni
orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza
nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle
prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni
prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi.
Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta
ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una
grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una
valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo
arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati
diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si
rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati
su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington
e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto
notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi
è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu
Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti
ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa
all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica
lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando
regimi come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto
in israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam
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articolo a un amico 21Jan
( da "Giornale.it, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 32 del 2009-02-06
pagina 3 Il governo tenta di salvare Eluana: no allo stop dell'alimentazione di
Francesca Angeli La strada del decreto sembra più lontana dopo le perplessità
espresse da Napolitano. Sacconi: «Ma non restiamo a guardare» RomaUn decreto,
un provvedimento ad hoc inattaccabile nella sua formulazione giuridica. Il
governo «non resta a guardare» e cerca la strada per bloccare la mano che da
oggi dovrebbe cominciare a ridurre la nutrizione di Eluana Englaro ed
accompagnarla lentamente alla fine. Ma sull'emanazione di un decreto, il mezzo
più immediato e sicuro per immobilizzare quella mano, l'accordo non è stato definito. Anche se a sostenere la necessità di
intervenire in modo netto nella maggioranza sono in tanti sull'altro piatto
della bilancia, a favore del no, c'è il peso schiacciante del capo dello Stato.
Giorgio Napolitano lo aveva già detto in modo chiaro nei giorni scorsi: su un
tema così articolato occorre una riflessione seria in Parlamento e una legge
complessiva sul testamento biologico. No alle soluzioni frettolose, insomma. Il
decreto poi andrebbe a contestare la sentenza della Corte d'appello di Milano,
configurando così un conflitto di poteri tra l'esecutivo e la magistratura che
sicuramente imbarazzerebbe il Colle. A caricare di ulteriori dubbi la scelta
del decreto l'intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che
avrebbe definito «un grave errore» l'utilizzo della legislazione d'urgenza.
Ecco dunque che anche i più convinti sostenitori della necessità di un decreto
si sono visti costretti a una frenata pure alla luce delle preoccupazioni
espresse dal premier, Silvio Berlusconi, che ha preso atto della difficoltà di
raggiungere una mediazione anche dal punto di vista legislativo su un tema così
spinoso che vede profondamente lacerata l'opinione pubblica. Certamente la
linea del governo non cambia, come risulta evidente dalle dichiarazioni del
ministro del Welfare, Maurizio Sacconi e del suo sottosegretario, Eugenia
Roccella. Per Sacconi non ci sono dubbi, il ruolo delle istituzioni e quello
del servizio sanitario nazionale in particolare è la salvaguardia della vita.
«Credo che laicamente, tra tante incertezze ci può aiutare quel principio di
precauzione, quel criterio di prudenza, che spesso ci ha orientato in relazione
agli animali, all'ambiente e ai beni immobili - spiega il ministro -. Ed è
inevitabile che un orientamento nel segno della cautela conduca, tra la vita e
la morte, alla scelta della vita». Oltretutto Sacconi ricorda che la donna in
coma da 17 anni «potrebbe essere l'unica persona a morire sulla base di una
volontà presunta, dal momento che la futura legge sul fine vita non potrà non
recepire il principio, contenuto nelle proposte dei diversi schieramenti, di
una volontà che deve essere esplicita e certificata, ma che mai può essere
indirettamente ricostruita». E la volontà di Eluana è certificata soltanto
dalle parole del padre Beppino. Anche se fosse già in vigore la legge sul
testamento biologico che ora si discute in Senato in questo caso non si
potrebbe staccare il sondino, perché occorrerebbe una volontà espressa e
certificata da parte del paziente. Insomma l'intervento del governo è un
dovere, afferma pure la Roccella. «La politica non può lavarsene le mani: non
possiamo limitarci a rispettare una sentenza come fece Ponzio Pilato - dice il
sottosegretario -. C'è questa bozza di decreto in sospeso e c'è la possibilità
di fare ispezioni. Aspettiamo pure ulteriori informazioni dal presidente della
Regione, Tondo, verificheremo le condizioni della clinica e della sua
possibilità di agire nella legalità, cosa di cui non siamo certi». Le pressioni
in un senso e nell'altro sono fortissime. Un decreto che blocchi l'esecuzione
della sentenza e il distacco del sondino è richiesto con forza dalle
associazioni per la vita, da molti esponenti del
centrodestra e del mondo cattolico oltre che dalle gerarchie vaticane.
Dall'altra parte si schierano i radicali con Emma Bonino in testa che chiedono
il rispetto della volontà del padre Beppino Englaro. I medici ai quali è stato affidato il compito di procedere alla progressiva riduzione
della nutrizione della donna hanno ribadito di voler agire nella legalità.
Insomma se quel decreto oggi fosse emanato la procedura verrebbe bloccata. Ma
non è escluso che il governo possa trovare altre strade per fermare quella
mano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Corriere della Sera" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2009-02-06 num: - pag: 44 categoria: REDAZIONALE
Bilanci Ottant'anni fa, l'11 febbraio 1929, la firma del Concordato Un assetto
giuridico, poi riformato nell'84, che si è dimostrato vitale Quando il Papa non
fu più prigioniero I Patti che posero fine alla Questione romana di ERNESTO
GALLI DELLA LOGGIA SEGUE DALLA PRIMA Queste parole, pronunciate alla
Costituente in occasione della discussione sui Patti Lateranensi da un illustre
parlamentare cattolico, Stefano Jacini — antico esponente del modernismo,
deputato popolare dichiarato decaduto per antifascismo, infine membro del Cln
dell'Alta Italia — possono riassumere abbastanza bene il senso con cui oggi
guardare a quel Trattato di cui sta per ricorrere l'ottantesimo anniversario il
prossimo 11 febbraio. In realtà all'inizio — cioè subito dopo la presa di Roma
nel 1870 e la fine del potere temporale del Papa che ne era seguito, apice
dell'aspro scontro accesosi tra la Chiesa e il movimento liberal-nazionale
italiano nel corso del Risorgimento — proprio la strada della separazione più o
meno assoluta era stata quella che il neonato Regno d'Italia aveva deciso di
battere. Lo aveva fatto attraverso la cosiddetta «legge delle guarentigie»
(1871): le garanzie in questione erano per l'appunto quelle che in modo del
tutto unilaterale l'Italia riconosceva al Pontefice dichiarandolo sottratto ad
ogni sua giurisdizione, equiparando la sua persona a quella del re,
assicurandogli il possesso indisturbato dei Palazzi Apostolici e di altri
edifici e luoghi di Roma, riconoscendogli il diritto di legazione attiva e
passiva, interdicendosi la possibilità d'intralciare in qualsiasi modo
l'attività sia della Curia e della Santa Sede che del relativo personale
ecclesiastico. L'Italia insomma, e sia pure con certi limiti, dichiarava
l'organizzazione centrale della Chiesa di Roma, che pure aveva sede nella sua
capitale, una sorta di corpo estraneo, un totalmente altro da sé. Anche se
fondato su un solido impianto ideologico di stampo liberale, fatto sinceramente
proprio da tanti protagonisti del Risorgimento, il separatismo che allora
l'Italia adottò fu tuttavia in buona parte una scelta obbligata. Infatti,
l'esitazione di Pio IX e dei suoi successori a rinunciare ufficialmente ad
un'eredità storica plurisecolare, e dunque la loro pervicacia nel considerarsi
vittime di una pura e semplice sopraffazione, non le lasciarono altra via. Per
sessant'anni il Papa, insomma, preferì considerarsi «prigioniero» nel Vaticano
anziché riconoscere il fatto compiuto addivenendo ad un qualche compromesso. La
«questione romana » rimase così un problema aperto, anche se vissuto sempre
meno drammaticamente da ambo le parti. Con il passare del tempo, peraltro, il
mancato riconoscimento del nuovo regno da parte della Santa Sede finì per
rappresentare non tanto un potenziale pericolo per la legittimazione
internazionale del Paese, come invece si era assai temuto all'inizio da parte
italiana, quanto piuttosto la causa permanente di un rapporto difficile tra il
nuovo Stato e molti suoi cittadini di fede cattolica. Quelli, per esempio, che
attenendosi alle disposizioni della Chiesa non partecipavano per protesta alle
elezioni politiche. Fu questo un ulteriore aspetto del caso singolare che aveva
visto l'Italia unico Paese d'Europa conseguire la propria indipendenza
nazionale in contrasto con la religione della stragrande maggioranza dei suoi
abitanti. Il nodo, come si sa, si sciolse solo con il fascismo, nel 1929. Non a
caso, dal momento che solo la dittatura mussoliniana era in grado di concedere
alla Santa Sede ciò che a qualunque altro governo inserito nella tradizione
liberale italiana sarebbe stato invece assai difficile
concedere. Vale a dire, oltre al Trattato del Laterano vero e proprio — con la
soluzione (già peraltro messa a punto in molte trattative precedenti) della
questione della sovranità territoriale grazie all'«invenzione » dello Stato
della Città del Vaticano— anche la garanzia politica aggiuntiva, il «necessario
complemento» di un Concordato, come si legge nella premessa di questo. Un
Concordato che, benché sempre modificabile con il consenso delle parti (infatti
è stato poi modificato nel 1984), almeno nella sua
primitiva versione del '29 era oltremodo comprensivo delle ragioni della Chiesa
cattolica, a scapito vuoi dell'autorità dello Stato vuoi dell'eguaglianza dei
cittadini. Proprio l'accettazione di un Concordato siffatto era tuttavia la
prova, agli occhi della Santa Sede che l'Italia ufficiale aveva rotto
inequivocabilmente con il passato e che, come ebbe a dire Pio XI con mal
riposta enfasi polemica, essa era ormai intenzionata a «regolare debitamente le
(sue) condizioni religiose per sì lunga stagione manomesse, sovvertite,
devastate in una successione di Governi settari od ubbidienti e ligi ai nemici
della Chiesa, anche quando forse nemici essi medesimi non erano». In realtà, a
partire dal 1929, Trattato e Concordato hanno cominciato a vivere una vita
largamente autonoma, dal momento che la costituzione della Città del Vaticano
si è dimostrata una soluzione di per sé felice e vitale, dotata di una forza e
validità sue proprie. Si può anzi dire, a ben pensarci, che quella soluzione ha
rappresentato un grande vittoria postuma del Risorgimento, dimostrando nel modo
più chiaro che la fine del potere temporale dei Papi, lungi dall'impedire alla
Chiesa di svolgere il suo magistero universale, è stata la premessa, viceversa,
per un esercizio di tale missione ancora più vigoroso, vasto ed influente.
Tutto ciò, come dicevo, indipendentemente poi dall'esistenza tra la Chiesa e lo
Stato italiano di un Concordato. Ormai, tra l'altro, la ragione d'essere di
questo non può più essere fatta risalire all'antico
contenzioso tra l'Italia laica e l'Italia clericale degli anni del Risorgimento
né può più consistere in qualche sogno di «restaurazione cristiana della
società» come quello che pure sognava La Civiltà Cattolica all'indomani dell'11
febbraio. Esso risponde palesemente ad altri motivi, ad altri sentimenti
pubblici. Primo fra tutti al superamento del liberalismo ottocentesco
per quanto riguarda il riconoscimento del carattere istituzionale della Chiesa.
Finite le antiche dispute, e ammaestrato dalle sanguinose pretese totalitarie
del Novecento, oggi lo Stato democratico- costituzionale può tranquillamente
ammettere anche al proprio interno l'esistenza di altri ordinamenti originari
con cui stabilire accordi e intese. E può farlo senza che debba necessariamente
scapitarne in alcun modo né il confronto e magari anche lo scontro tra le idee,
né l'irrinunciabile libertà per chiunque di credere o non credere. Ma ancor
prima di ciò vi è un debito che ogni Paese ha con la propria storia. Quella
italiana appare troppo inestricabilmente intrecciata alla vicenda del
Cristianesimo e della Chiesa romana perché sia realmente plausibile immaginare
un reciproco disinteresse, una reale indifferenza dell'una rispetto all'altra
all'insegna dell'unilateralità. Alla fine, nella sua essenza e al di là di ogni
possibile, anche necessaria, disputa sui suoi contenuti, il Concordato non è
che la presa d'atto di questo dato.
( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 42 - Cultura
La prefazione di Mafai a un libro di Polchi Se ci investe un´ondata neoguelfa
"Da aborto a Zapatero", un vocabolario laico con vittorie e sconfitte
MIRIAM MAFAI Anticipiamo parte della prefazione di al volume di Vladimiro
Polchi Da aborto a Zapatero. Un vocabolario laico che esce in questi giorni
(Laterza, pagg. 205, euro 15) La Costituzione francese si apre con l
´orgogliosa affermazione: «La Francia è una Repubblica laica. Garantisce
davanti alla legge l´uguaglianza di tutti i suoi cittadini, senza distinzione
d´origine, di razza, di religione». (...) L´Italia repubblicana nasce invece
come un paese a laicità limitata, incerta, sottoposta a continue tensioni,
costantemente a rischio (basti ricordare che, per molti anni, il «carattere
sacro di Roma» venne garantito da una spietata censura che vietò non solo la
rappresentazione della Mandragola e del Vicario, ma anche una mostra di disegni
di Picasso ritenuti osceni). E tuttavia proprio questa condizione del tutto
singolare di incertezza della nostra laicità spinse una parte non trascurabile
delle forze democratiche a tenere aperto il problema in tutte le sedi in cui
questo fosse possibile, sia nel dibattito su riviste e pubblicazioni di
impronta liberale (spesso di modesta diffusione ma di notevole prestigio), sia
nelle sedi scientificamente più autorevoli (fino ad adire alla Corte costituzionale).
(...) La prima battaglia per la laicità, che godrà di ampia risonanza, risale
al 1958. è una vicenda giudiziaria che contrappone clamorosamente la legge
dello Stato a quella della Chiesa. Due giovani di Prato, regolarmente sposati
in Comune, vengono denunciati dal vescovo, monsignor Fiordelli, come «pubblici
peccatori e concubini». I due giovani reagiscono e, difesi da un celebre
avvocato repubblicano, Adolfo Battaglia, molto attivo sul fronte della difesa
dei diritti civili, querelano il vescovo per diffamazione. E non si arrendono
nemmeno quando, alla vigilia del processo, L´Osservatore Romano ricorda che su
querelanti, giudici e avvocati pende la minaccia della scomunica. La prima
battaglia per la laicità si combatte dunque in Italia in tribunale (dove
monsignor Fiordelli venne prima condannato e poi, in appello, assolto). E in
tribunale si combatteranno negli anni a venire molte altre battaglie per la
laicità. Le donne e i giovani sono già allora, in quel lontanissimo 1958, e
saranno per molti anni ancora, i promotori e i protagonisti del cambiamento
della nostra società. è un cambiamento che corre sotto pelle, prende corpo
nella vita quotidiana, sui banchi di scuola, in famiglia, nel lavoro,
liquidando antiche subalternità, muovendosi in direzione dell´uguaglianza,
dell´allargamento dei diritti. Alla fine, nel giro di non molti anni, questi
cambiamenti verranno ratificati anche in giudizio o in Parlamento e anche noi
conosceremo le leggi laiche per eccellenza: il divorzio nel 1970, una nuova legge
che stabilisce la parità dei coniugi e un nuovo diritto di famiglia nel 1975,
la legalizzazione dell´aborto nel 1978. (...) La controffensiva delle gerarchie
si manifesta già nel corso degli anni Ottanta. Siamo ancora ai tempi della
cosiddetta Prima Repubblica e presidente del Consiglio è Bettino Craxi, quando
assistiamo a una durissima presa di posizione del Vaticano contro l´ipotesi di
una regolamentazione giuridica delle coppie di fatto, avanzata insieme da
comunisti, socialisti, radicali e liberali. Dopo il perentorio altolà del
Vaticano, di quella proposta di legge si perderanno le tracce. Pochi anni dopo,
nel 1991, papa Wojtyla, in un celebre discorso tenuto a Radom in Polonia, non
solo condannerà, com´è ovvio, la pratica dell´aborto, ma dichiarerà che nessun
Parlamento, per quanto democraticamente eletto, può arrogarsi il diritto di
legiferare in materia. (...) Da allora assistiamo a un duplice, contraddittorio
movimento nel nostro paese. Da una parte il processo di secolarizzazione
continua, avanza e si allarga. Il nostro stile di vita si avvicina sempre più a
quello della maggior parte dei paesi europei, la cui legislazione si ispira
rigorosamente (si veda cosa accade in Spagna) al principio di laicità. Cresce
anche da noi il numero dei divorzi, delle famiglie di fatto, delle nascite
fuori dai matrimoni. Cresce il numero di coloro che intendono decidere le
modalità della propria morte. (...) Ma la Chiesa resiste, si oppone, mobilita
tutte le sue forze e la sua indiscutibile autorità a difesa dei propri
principi, pretendendo di trasformarli in norma di legge, validi per tutti. Da
tempo quindi il processo di legiferazione sulle materie attinenti alla famiglia
e alle scelte sessuali ha conosciuto, nel nostro paese, una brusca battuta
d´arresto. La legge 194 è a rischio, è fallito ogni tentativo di regolamentare
e tutelare le famiglie di fatto, ostacoli quotidiani vengono frapposti
all´introduzione della pillola RU486 (in libera vendita oltre frontiera) e alla
cosiddetta "pillola del giorno dopo", mentre appare altamente
improbabile l´approvazione di una legge sul testamento biologico che riconosca
la libertà di ognuno di decidere sul proprio "fine vita". Sulle
questioni che si è convenuto definire "eticamente sensibili" (che
riguardano in realtà la vita di ognuno di noi e, ampiamente, la ricerca
scientifica) l´ultima parola pare debba spettare alla Chiesa. Non è improprio dunque parlare di una vera e propria "ondata
neoguelfa", che pretende di riscrivere le leggi e la cultura del nostro
paese, mettendo a rischio la laicità conquistata nel corso della nostra storia
recente, anche con il concorso del pensiero e dell´azione di molti cattolici.
( da "Messaggero, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Venerdì 06 Febbraio
2009 Chiudi di ANNA MARIA SERSALE ROMA - Malato, o in buona salute, nessuno
potrà darsi la morte interrompendo l'idratazione e l'alimentazione. Il nodo
cruciale, che agita il dibattito, è stato risolto
così. Il governo, che presenti o no il decreto, ha imboccato la strada della
difesa a oltranza della vita. Solo per problemi di equilibrio politico oggi in
Consiglio dei ministri non ci sarà la bozza di decreto, per vietare il distacco
della spina. Anche se c'è un freno sui tempi e i modi per legiferare è ormai
chiaro che la linea su cui poggerà la legge sul testamento biologico sarà
quella di tutelare la vita. L'obiettivo è quello di impedire che chiunque, a
qualsiasi titolo, intervenga per rendere possibile l'interruzione di forme di
sostentamento vitale. «In attesa dell'approvazione di una completa e organica
disciplina legislativa in materia di fine vita, l'alimentazione e
l'idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente
finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere
rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in
grado di provvedere a se stessi». E' quanto si legge nella bozza del decreto
legge per sospendere l'attuazione della sentenza della Corte di appello di
Milano che autorizza l'interruzione della nutrizione artificiale. Il testo era
scritto, anche se per il braccio di ferro istituzionale ora viene bloccato. Il
decreto allo studio, dunque, vuole porre un confine tra la vita e la morte in
extremis, a poche ore dall'inizio del protocollo che sta per essere avviato per
Eluana Englaro, nella clinica "La Quiete" di Udine. Ora, in
alternativa al decreto, il ministro della Salute Sacconi sta tentando altre
vie, di tipo amministrativo: «Valutiamo la possibilità di fare ispezioni nella
clinica di Udine e verificare che questa operi nella legalità». Il caso di
Eluana è esploso mentre il Parlamento stava esaminando la legge sul testamento
biologico. Però l'esame è ancora alle prime battute e per evitare che
precipitassero le decisioni sul caso Englaro il governo è sceso in campo per
impedire «l'eutanasia» della donna con l'utilizzo dell'interruzione
dell'alimentazione e dell'idratazione, i punti su cui si
scontrano laici e cattolici. I laici sostengono che idratazione e alimentazione nei casi di
un malato nelle condizioni di Eluana sono delle «terapie» e in quanto tali
possono essere interrotte. I cattolici, al contrario, sostengono
che trattandosi di sostegno alla vita, idratazione e alimentazione non si
toccano. Diversamente si tratta di eutanasia. Lo scontro al momento
avviene in Senato, dove la legge è in discussione. Il chirurgo Ignazio Marino,
membro della commissione Sanità, del Pd, ha più volte affermato che il solo
fatto che un medico deve «prescrivere» le sostanze, queste non sono cibo. Tesi
confutata dalla teodem Paola Binetti e dagli altri cattolici.
( da "Messaggero, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Venerdì 06 Febbraio 2009
Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA Lentamente, l'ipotesi di un decreto legge sul caso
Eluana si è allontanata, impigliata in una contorta serie di altolà, veti
incrociati, dissensi impliciti ed espliciti. Esplicito quello del presidente
della Camera, Gianfranco Fini; esplicito quello del Pd e
del fronte laico; semi-implicito quello del Quirinale, visto che la posizione
di Giorgio Napolitano era stata espressa coram populo l'altro giorno: e cioé
che deve essere il Parlamento a varare una legge sul testamento biologico, in
modo sereno e pacato. Dal che discende che se i partiti lo avessero
fatto per tempo, ora non si assisterebbe a questo gigantesco psicodramma in cui
etica, religione e politica vengono mescolate in una pozione imbevibile,
tutt'altro che pacata. Comunque al Colle «non si confermano nè si smentiscono
le versioni, provenienti da altre fonti, sull'ipotesi del decreto legge», dice
una voce quirinalizia. Non c'è alcun interesse, ora che il decreto sembra
tramontare, a riscaldare gli animi, anche se nella notte spunta una seconda
bozza che farebbe proprie le obiezioni avanzate dal presidente emerito della
Corte costituzionale Valerio Onida. Sul fronte opposto il Vaticano, capitanato
dal capo dei vescovi, Bagnasco, l'Udc di Casini e una gran fetta del Pdl.
Berlusconi s'è chiuso a palazzo Chigi, ha parlato con il ministro della
Giustizia, Alfano, e nonostante il pressing sostenuto del Vaticano e della
curia, ha capito che era meglio non precipitare. Il premier s'era già più volte
espresso per la libertà di coscienza; non ha interesse a scontrarsi con il
Quirinale; e, aspetto non secondario, tiene conto dei sondaggi, compresi gli
ultimissimi, che non sono favorevoli alle tesi del fronte cattolico: il corpo
di Eluana, muto da 17 anni, produce nella gente più pietà che indignazione per
la sospensione dell'alimentazione forzata. Perciò il governo "sta
riflettendo" sul decreto legge che porterebbe alla sospensione della
sentenza della Corte d'appello di Milano che autorizza l'interruzione della
nutrizione ad Eluana Englaro. Nella bozza di decreto, che ieri ha tenuto banco,
si pensava di anticipare la riforma sul testamento biologico, stralciando un
passaggio dove si nega la possibilità di sospendere «alimentazione e
idratazione». Accompagnando poi questo decreto da un nuovo intervento
amministrativo sulla clinica, sponsorizzato da Sacconi. Il costituzionalista
Onida ha eccepito: il decreto andrebbe bene se invece affermasse che fino a
quando non interverrà una legge sul testamento biologico l'alimentazione e l'idratazione
non possono essere sospese. Ma tesi opposte non mancano. Fini è stato lapidario: «Sarebbe un grave errore». E resta convinto
dell'opportunità di rispettare le decisioni della famiglia, invitando
l'esecutivo a riflettere. Veltroni ha sposato la linea-Napolitano: «Penso che
il Parlamento dovrà fare una legge sul testamento biologico, credo che ci siano
le condizioni per fare una legge umana e giusta». «Non è una materia sulla
quale poter fare colpi di scena propagandistici. Un intervento della politica
così pesante sarebbe per me inaccettabile». Il presidente della Cei, cardinale
Bagnasco, è polemico: «Siamo molto preoccupati perchè una deriva eutanasica di
questo tipo, se arriverà a dolorosa conclusione, sarà una grave ferita nella
nostra cultura che è, da sempre, una cultura di promozione, custodia, difesa
della vita in tutte le sue forme, soprattutto in quelle più fragili come ha
ricordato il nostro Papa». Il leader Udc Casini condivide a appoggia il
decreto: «Non ci si può lavare le mani, il diritto alla vita è garantito dalla
Costituzione». Una bella fetta del Pdl condivide. Mentre dai rappresentanti
delle altre comunità religiose arriva una posizione più cauta: per ebrei,
islamici, buddisti e valdesi «la vita è sacra, ma bisogna dire no a ogni forma
di accanimento terapeutico». Chiude Sacconi: «Penso che qualunque sarà il
nostro comportamento sarà comunque una scelta, perchè anche Ponzio Pilato fece
a suo modo una scelta». Il dilemma è: intervenire o no?
( da "EUROPA ON-LINE" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Il ricatto della
Lega GIOVANNI PROCACCI La cosa più importante è la tenuta della maggioranza,
costi quel che costi. Questo l?assunto che ha indotto il Pdl ad accettare il
ricatto della Lega che, dopo aver ritirato un emendamento palesemente
incostituzionale con cui si voleva imporre agli immigrati nullatenenti di
pagare le spese mediche, ne ha imposto un altro che dà facoltà ai medici di
denunciare gli immigrati clandestini. La battaglia dura che i senatori del Pd
hanno condotto contro tale proposta è motivata dal fatto che essa non tradisce
solo il dettato costituzionale e anche il codice deontologico delle professioni
sanitarie. Ma soprattutto comporta l?effetto delatorio di indurre l?immigrato
senza permesso di soggiorno a rinunciare al contatto con i servizi sanitari e
quindi alle cure, per paura di essere individuato e quindi espulso. Questo
provocherebbe dannose conseguenze per la salute non solo dell?immigrato, ma
anche di chi gli vive vicino e potrebbe indurre lo stesso a rivolgersi a
circuiti di assistenza sanitaria alternativi, clandestini e illegali che non
tarderebbero molto a organizzarsi per lucrare sulla sua pelle. Non pochi
immigrati, in questi anni, sono passati dalle mani di operatori senza scrupoli
che li hanno danneggiati nel fisico e nella salute in modo permanente. Ma,
nonostante la ferma opposizione della minoranza, nonostante le durissime
contestazioni dei vescovi, delle associazioni di
volontariato laiche e cattoliche, delle associazioni dei medici, il Pdl ha
votato a favore, accettando il diktat della Lega e violando uno dei
fondamentali principi costituzionali che è il diritto alla salute e la dignità
della persona umana. È terribile e penoso constatare con quanta facilità e
disinvoltura la maggioranza di governo, pur di tutelare i propri
equilibri interni, accetti di smantellare i fondamenti morali che la
Costituzione ha posto alla base della convivenza civile del popolo italiano. È
avvilente inoltre vedere come il centrodestra, che ha la presunzione di
presentarsi come paladino dei valori cristiani, li calpesti nel modo più
radicale, colpendo i diritti degli esseri umani. È chiara dunque la strumentalità
con cui questi signori si accostano ai temi eticamente sensibili, nei confronti
dei quali ostentano ortodossa fedeltà. Appena infatti questo atteggiamento crea
difficoltà all?alleanza di governo, non esitano un istante a svendere quei
principi e quei valori che normalmente agitano solo per basse ragioni di
consenso. Adottare dunque provvedimenti come questo, che non hanno alcuna
incidenza sulla sicurezza, ma rispondono solo al desiderio di punire gli
immigrati, è la prova che Maroni, lungi dall?aver sbagliato linguaggio, ha
dimostrato una perfetta conoscenza della lingua italiana quando ha affermato
che «con gli immigrati occorre essere cattivi».
( da "EUROPA ON-LINE" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Veltroni: questo è
razzismo vergognoso. La Cei: noi continueremo ad aiutare tutti Via al manifesto
ideologico del cattivismo di governo Sì al pacchetto sicurezza e alla norma che
trasforma i medici in delatori Il disegno di legge sulla sicurezza passa al
senato e la Lega esulta, perché dopo gli incidenti dell?altro ieri, il
centrodestra ha serrato le fila e tutti i suoi emendamenti- simbolo sono
passati. Oltre alle ronde (non armate) e al registro dei clochard, via libera
al reato di immigrazione clandestina, al permesso a punti, alla tassa sul
prmesso di soggiorno. Passa anche uno dei provvedimenti più cattivi, quello che
consente ai medici di denunciare i clandestini che hanno bisogno di curarsi.
Immediata la levata di scudi dell?opposizione e della società civile, dalla
federazione dell?ordine dei medici («una norma irragionevole »), alle
associazioni laiche e cattoliche fino alla Cgil che arriva a ventilare
l?obiezione di coscienza. Ma fa sentire la sua voce anche la Cei: «Continueremo
ad aiutare poveri immigrati non regolari». il leader del Pd Veltroni: «Un
emendamento vergognoso, inumano e razzista». Protestano anche l?Ugl, sindacato
vicino ad An, e il governatore forzista del Veneto Galan che denuncia rischi di
catastrofe sanitaria. Il varo della legge è l?ennesima vittoria leghista su un
Pdl diviso e in affanno, costretto a piegarsi al Carroccio secondo gli ordini
di Berlusconi.
( da "Stampa, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
In un momento in cui
ogni coscienza si sente dilaniata da una scelta ugualmente terribile e iniqua,
in una questione in cui nessuno si può arrogare il monopolio della giustizia e
della verità perché è il dubbio che ci tormenta, c'è una sensazione che
addolora di più e acuisce tristezza e pena: la consapevolezza che il grave
conflitto politico e istituzionale che si è aperto ieri si gioca sulla pelle di
una ragazza. Anzi, sul corpo di una ex ragazza divenuta donna nella lunghissima
attesa della morte. Se guardiamo l'incalzare febbrile delle vicende che, in
queste ore, si sono susseguite fuori da quella porta che, fortunatamente,
ancora separa Eluana dai politici, dai giudici, dai preti, dai dimostranti,
dagli schermi tv, si possono cogliere almeno tre impressioni fondamentali: la
volontà della Chiesa cattolica, meglio del Vaticano, di dimostrare la forza del
suo potere sulla classe politica italiana; la mossa irrituale, comprensibile ma
forse sbagliata nella valutazione delle conseguenze, da parte del presidente
Napolitano, quando ha spedito la lettera con il preventivo «no» al decreto; il
pugno di Berlusconi, con un duplice obbiettivo, di mettere in difficoltà il
Presidente della Repubblica e di dimostrare la necessità di una riforma
costituzionale che rafforzi i poteri del premier. Per i laici è solo una
coincidenza, per i credenti un segno provvidenziale. Per tutti, è comunque
curioso che proprio nei giorni in cui si celebrano l'ottantesimo anniversario
dei Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa e il quarto di secolo della revisione
di quegli accordi, allo scontro tra istituzioni italiane si affianchi il
rischio di una dura polemica tra Santa Sede e presidenza della Repubblica. Con
ministri vaticani che criticano pesantemente Napolitano. Nell'augurio che non
si apra nella società italiana una «guerra di religione» di cui non si sente
davvero il bisogno, né se ne comprende la giustificazione, è interessante
notare come, sul caso Eluana, sia stata la Santa Sede a esprimere i toni più
forti ed esasperati, sia nella polemica pubblica sia col protagonismo
indiscusso del Segretario di Stato, cardinal Bertone, nel dialogo con i leader
della nostra scena politica. Questo corrisponde alla prevalenza, ormai evidente
nel pontificato di Benedetto XVI, degli aspetti teologici su quelli
diplomatici. Un carattere che tende a sottovalutare il
ruolo anche di capo di Stato che il Pontefice riveste e, quindi, delle pesanti
conseguenze che certe parole e certe accuse possono avere sul rapporto tra Vaticano
e presidente di uno Stato laico. Uno Stato che rivendica, o dovrebbe
rivendicare, la piena autonomia delle sue scelte contro ogni tipo di ingerenze
esterne, sia spirituali che temporali. Sarebbe un errore, però,
scambiare l'indubbio segnale di forza dimostrato dal Vaticano sulla classe
politica italiana, con un'accresciuta influenza della Chiesa nella nostra
società. Forse alla debolezza dei partiti e delle leadership si affianca,
parallelamente, il timore dei vertici vaticani di un crescente distacco tra i
sentimenti e i costumi degli italiani e la Chiesa. Un rischio che si cerca di
esorcizzare più con fredde dimostrazioni di potere e di autorità che con
manifestazioni di vicinanza pastorale ed affettiva ai problemi concreti della
nostra popolazione. Nell'ex residenza dei Papi, al Quirinale, si è vissuta una
giornata di altrettanta tensione. È stato evidente il
tentativo compiuto da Napolitano di avvertire pubblicamente Berlusconi di
quella responsabilità di uno scontro istituzionale che si sarebbe assunta
varando il decreto per Eluana. Nel timore di dover esprimere un «no» che lo
avrebbe esposto all'accusa di aver voluto firmare una sentenza di morte. Ma il
parere preventivo, arrivato proprio durante un consiglio dei ministri che stava
decidendo sulla questione, può apparire lesivo di quella piena autonomia e
responsabilità che la Costituzione riserva al governo in questi casi. Nella
partita a scacchi tra organi dello Stato che si è svolta ieri resta da notare
la determinazione del presidente del Consiglio nell'imboccare consapevolmente
la via dello scontro col Quirinale. Non tanto e non solo per piegarsi alle
volontà del Vaticano, assumendo il ruolo di difensore della fede e della morale
cattolica nella politica italiana, in una versione confessionale dell'eredità
democristiana. Quanto per assestare, in modo clamoroso, un colpo al prestigio e
al ruolo del Capo dello Stato e a chi, come Fini, ne segue troppo
pedissequamente i consigli. Sfogando un risentimento che Berlusconi cova da
tempo nei confronti di Napolitano e che, finora, si era acconciato a
mimetizzare nella diplomazia istituzionale molto a malincuore. Nella speranza,
inoltre, di dimostrare quanto sia necessario un riequilibrio dei poteri a
favore della presidenza del Consiglio, manifestatasi così impotente in una
questione così delicata. Sarà difficile che una riforma costituzionale quale
Berlusconi vagheggia sia realizzabile, almeno in tempi ragionevolmente brevi.
Ma in politica, soprattutto in quella italiana, non sempre servono i risultati.
Bastano le intenzioni.
( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Torino
Il filosofo Viano: a Torino una grande tradizione da Cavour a Gobetti Si
presenta oggi con un convegno su Costituzione e democrazia un nuovo centro di
documentazione sui valori non confessionali intitolato a Calamandrei
"Sostengo ragione e libertà e dico grazie a Mercedes" Lo scontro fra
Poletto e la presidente Bresso? Abbiamo la fortuna di avere un cardinale tra i
più retrivi d´Italia Spesso ci mostriamo tristi, mentre dobbiamo far vedere la
gioia di vivere ed esortare alla trasgressione VERA SCHIAVAZZI (segue dalla
prima di cronaca) Professor Viano, perché c´è bisogno, oggi, a Torino, di un
Centro che raccolga e promuova l´eredità del pensiero laico? «è un pensiero che
a Torino non si è mai spento, al contrario. Perché è la città di Piero Gobetti,
di Gioele Solari, di Francesco Ruffini e dei suoi fondamentali testi sulla
libertà religiosa. Ma non solo. Qui, fin dal Settecento, si affermò già nella
corte sabauda una politica di resistenza contro l´invadenza del clero. Qui
l´intera città visse una stagione importante durante la Rivoluzione francese,
qui, con le leggi cavouriane, la politica cominciò a secolarizzarsi. Poi c´è la
presenza dei Valdesi, eredi del protestantesimo più liberale, non
fondamentalista, e anche questo conta. Fin qui, è la storia?». Che cosa c´è,
invece, nel presente dei laici? «L´urgenza di conquistare nuovi spazi dopo
l´entrata in crisi degli schieramenti politici tradizionali. La vecchia
politica non ci aveva mai concesso molto spazio, non
dimentichiamo che la Repubblica italiana è nata da un´alleanza sostanziale tra cattolici e comunisti, e né gli uni né gli altri avevano la laicità in
grande simpatia. Ma oggi i cattolici sono presenti in tutte le forze
politiche e per rendersene conto basta vedere un telegiornale, dove quasi mai
il pensiero laico trova voce adeguata. La sinistra radicale non è in
questo senso migliore, con la sua vaga preoccupazione di non inimicarsi una
chiesa che le appare comunque positivamente antimoderma e anticapitalista...».
Ed è in questo contesto che si colloca lo scontro tra Mercedes Bresso e il
cardinal Poletto? «Rispondo con una battuta: noi torinesi abbiamo la fortuna di
avere un cardinale tra i più retrivi d´Italia. A Poletto vorrei dire che è
pericoloso invocare la coscienza a fasi alterne. è un´idea, quella di
coscienza, che io non amo particolarmente. Ma i casi sono due: o ogni individuo
ce l´ha e la esercita, decidendo liberamente su ogni singola questione, oppure
tutti devono rispondere a norme generali. Si vuole esortare alla disobbedienza?
Va bene, ma allora si può disobbedire anche contro la chiesa». Chi sta peggio,
oggi? La laicità o la politica? «Sicuramente la politica. Dobbiamo ricorrere a
un erede della tradizione fascista come Gianfranco Fini per sentire della
parole di chiarezza, ed è un triste paradosso. Le persone più degne, come Rosy
Bindi, si limitano a invocare un rassegnato silenzio». E i laici? Lei ha sempre
criticato la loro eccessiva timidezza? «Certo: non ci siamo ancora liberati
appieno dalla cultura cattolica. Siamo sempre tentati di scusarci, di dire che
noi siamo laici, sì, ma più retti e più probi degli altri, possibilmente anche
un po´ tristi, come diceva Kant. Al contrario, dovremmo mostrare la nostra joie
de vivre, esortare alla libertà e alla trasgressione, saper anche ridere di
chi, come il Papa, ancora sente il bisogno di simboli come uno zucchetto sulla
testa. Siamo per l´aborto e l´eutanasia, che non sono cose allegre, ma siamo
anche per la libertà sessuale e sentimentale e perché ognuno si accoppi e si
riproduca come meglio crede». Oltre alla bioetica, quali sono le urgenze
laiche? «L´istruzione pubblica, che deve restare aperta e di qualità. E
l´assistenza, che non può essere delegata - tanto meno con denaro pubblico - a
chi offre un piatto di minestra soltanto a chi tende la mano e magari dice una
preghiera».
( da "Riformista, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Ottant'anni di Patti
Lateranensi Fino al caso Eluana visti da Hanno funzionato nella Prima
Repubblica, la garanzia era rappresentata dall'atteggiamento laico dei democristiani
Gli ottant'anni dei Patti Lateranensi, il primo Concordato firmato l'11
febbraio 1929, cadono nell'atmosfera infuocata del caso Eluana Englaro, con lo
scontro tra Berlusconi e Napolitano sul decreto e una crisi istituzionale
gravissima sul problema del diritto alla vita e sul terreno dei rapporti tra
Stato e Chiesa. Anche se l'inserimento dei Patti nella Costituzione, nel marzo
1947, fu assai controverso, e vide un asse tra De Gasperi e Togliatti contro
Nenni e i laici che si opponevano, nulla del clima e degli argomenti di allora
può aiutare a chiarire i contrasti di adesso. Perché i Patti del 1929, e il
successivo nuovo Concordato voluto da Craxi nel 1984, miravano, per quanto
possibile, a stabilire una rete di reciproche garanzie, per evitare ingerenze
tra l'attività confessionale del Papa, che doveva svolgersi nella massima
libertà, e quella laica dello Stato, che non doveva risentire del
condizionamento delle posizioni di fede. Che poi i Patti non sempre siano
riusciti a evitare gli sconfinamenti di una parte e dell'altra, in sessant'anni
di Repubblica, è certo. Ma è altrettanto sicuro che nella maggior parte dei
casi abbiano funzionato. Anche perché, per tutti gli anni della Prima
Repubblica, la reale garanzia della separazione tra le due sponde del Tevere
era rappresentata dall'atteggiamento laico dei
democristiani, i cattolici impegnati in politica e rappresentati in Parlamento, che pur
andando spesso a chiedere consigli oltre le Mura Vaticane, mai e poi mai
avrebbero accettato di ricevere ordini dalla Santa Sede. È in questa cornice
che sono potuti avvenire i primi grandi cambiamenti della società civile,
non diversi da quelli di oggi. Con un libero voto del Parlamento, la legge sul
divorzio, nel 1970, e quella sull'aborto poi, nel 1978, poterono essere
approvate da maggioranze trasversali. La Dc fece opposizione, nel primo caso
provocò anche una crisi di governo, per far sì che la legge appena approvata
non dovesse essere firmata automaticamente da uno dei suoi presidenti del
Consiglio. E alla fine promosse i referendum per abrogare le norme che
introducevano lo scioglimento del matrimonio e l'interruzione di gravidanza.
Toccò allora agli elettori difenderle nelle urne: tant'è che quelle leggi sono
tuttora in vigore in Italia. Ora invece il quadro è mutato. Quando sia
accaduto, è difficile dirlo, ma sono almeno tre legislature che anche
all'interno del centrosinistra la difesa di posizioni laiche ha creato
divisioni e casi di coscienza. Basti solo pensare alla legge sulla procreazione
assistita, che ha introdotto limitazioni all'inseminazione artificiale. O
all'impossibilità di arrivare a una disciplina condivisa degli Ogm, gli
organismi geneticamente modificati che potrebbero cambiare, e di molto, il
mercato dell'agricoltura. Ma al di là di una posizione più vicina alle
battaglie sui valori della Chiesa moderna, anche nel centrodestra si era
continuato a discutere sull'opportunità di schierare il governo al fianco di
Papa Benedetto. Fino a qualche giorno fa era stato il
ministro delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo a esprimere cautela.
Poi, con tutto il suo peso, s'era mosso il presidente della Camera Gianfranco
Fini. Non è escluso che siano state proprio queste prese di posizione a
sollecitare la svolta di Berlusconi, che ha voluto l'unanimità del consiglio
dei ministri sul decreto che avrebbe dovuto bloccare la sospensione
dell'alimentazione per Eluana e che non avrà effetti per la mancata firma di
Napolitano. A questo punto non è più in discussione l'interpretazione del
Concordato, dei rapporti tra Stato e Chiesa e della possibilità, per un potere
dello Stato (la magistratura che ha confermato in una sentenza della Cassazione
il diritto di Eluana di morire), di rendere efficace una decisione assunta in
piena autonomia. Qui la crisi che è emersa ha due facce: una, interna alle
istituzioni, tra il governo che rivendica il suo diritto di intervenire
d'urgenza con un decreto e il Capo dello Stato che difende l'autonomia della
magistratura e non intende avallare questa decisione. E l'altra tra il
Quirinale e la Santa Sede, com'è emerso dalle reazioni d'Oltretevere dopo la
decisione di Napolitano di non firmare. È difficile dire come potrà risolversi
una crisi come questa. Chissà se Napolitano, nel cercare fino all'ultimo di
evitare la rottura, si sarà ricordato di quel 25 marzo del
( da "Riformista, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Cronaca di una
lacitià difficile di Andrea Valdambrini Parigi, aula anfiteatro della Sorbona,
assemblea pubblica del comitato nazionale di bioetica. Durante la presentazione
del rapporto annuale, un convenuto interrompe inopinatamente i relatori sul
palco, che stupefatti lo ascoltano pronunciare queste parole: «Monsieurs, qui
vous a elu à rois?» (signori, chi vi ha eletto re?). Nel loro candore che
sconvolge la logica ordinaria, queste parole pongono alla nostra attenzione un
interrogativo la cui risposta non può essere elusa. Chi decide delle nostre
vite? Del nascere e del dare la vita, del morire con dignità, dell'essere con
la persona che amiamo, della felicità e del dolore? È lo Stato Leviatano a
dover regolamentare i nostri giorni, o il cittadino nella sua singolarità
irriducibile deve diventare un soggetto di diritti? L'episodio del folle-saggio
di Parigi è raccontato con partecipata emozione nell'ultimo libro di Stefano
Rodotà, Perché laico (Laterza, Roma-Bari 2009). Professore, a tutti noto come
esperto di diritti e privacy del cittadino, Rodotà presenta in quattro agili
capitoli lo stato di salute della laicità democratica.
Lo fa senza sconti a nessuno, neppure a chi si proclama laico o pretende di
rappresentarne le istanze in sede politica, e senza reticenze. Tema più che mai
attuale, quello della laicità, mentre la vicenda Englaro sembra paralizzare la
coscienza del Paese ormai da molto tempo. Prima di soffermarsi sui tanti casi
singoli che l'esperienza quotidiana presenta (la seconda parte del libro è
dedicata appunto alle «cronache di una laicità difficile»), Rodotà si addentra
alla ricerca dell'origine storica e del senso dell'essere laico in Italia. Lo
fa con l'attenzione del giurista, guardando alla storia istituzionale e
politica prima ancora che a quella sociale. A partire dall'articolo 7 della
costituzione con la sua ambiguità irrisolta, anche a causa
di un antica deferenza verso la Chiesa cattolica dal parte del fronte laico.
Troppo interessato, con Togliatti, a non compromettere le relazioni diplomatiche
oltretevere, troppo proiettato, con Nenni, verso una politica pragmaticamente
riformista che non considera una priorità l'anomalia concordataria. Il
riferimento storico non serve certo a riaprire l'antica diatriba tra don
Camillo e Peppone. Rodotà è convinto che, oltre una contrapposizione
ideologica, steccato tra clericalismo e anticlericalismo vada superato una
volta per tutte. Da qui scaturisce la proposta laicità "leggera"
perché aperta al dialogo, ma non arrendevole e anzi fortemente portatrice di
valori. Perché se laicità deve essere sinonimo di democrazia, e qualsiasi
volterriano «écrasez l'infame» non può avere senso all'interno di un sistema
che promuove pluralismo e diritti. A patto però che i portatori di un credo
siano disposti a entrare nell'agone pubblico non pretendendo un ruolo di
supremazia o di giudizio, ma alla pari con le altre opinioni. Il messaggio è
chiaro: i contenuti morali sono all'attenzione di tutti, e la laicità è un
metodo, non una sequela di prescrizioni. Il pluralismo democratico incarnato
dal metodo laico è tutt'altro che incline al relativismo morale. La lezione
dell'illuminismo liberale risuona molto forte in queste affermazioni. Se poi
Benedetto XVI parla di relativismo ma condanna il pluralismo, cioè l'essenza del
convivere democratico, Rodotà gli dice forte che si tratta di una confusione
concettuale. Laicità in questo senso è il luogo del dialogo entro cui ciascuno
deve poter esprimere la propria opinione senza prevaricare l'altro. E lo
strumento attraverso cui in dialogo si può realizzare è il quadro
costituzionale, sia italiano che europeo. Contrariamente al senso di
insofferenza montato dalla destra in Italia e da un ampio schieramento
bipartisan in Europa (come nei casi simbolici rappresentati da Francia e Olanda),
Rodotà ravvisa nella «cosituzionalizzazione» della persona lo strumento della
tutela dei diritti individuali. Il consenso informato, il testamento biologico,
la fecondazione esistita sono tutti tasselli di un progresso legislativo che
significa anche crescita e maturazione dei diritti individuali. Che a sua volta
indica la strada di una democrazia che Rodotà auspica sempre più partecipativa,
in cui anche attraverso gli strumenti tecnologici (internet ad esempio) e la
trasparenza delle istituzioni il cittadino esce dalla stato
di minorità. Per decidere finalmente della sua vita. Se non fosse il libro di
un giurista, e in effetti non è solo questo, si potrebbe dire che Perché laico
è attraversato da un grande sentimento di umanità. I latini lo chiamavano
pietas. Un'esigenza morale è alla base della volontà di tutelare attraverso lo
strumento legislativo i momenti più fragili e indifesi dell'esistenza di
ognuno. Un monito alla politica, certamente, ma anche un viatico per chi, in
essa, vuole agire laicamente. Non è strano che Stefano Rodotà ricordi una frase
di Pier Paolo Pasolini. I diritti civili, ammoniva, sono fondamentalmente i
diritti degli altri. Il motivo per cui della laicità non possiamo proprio fare
a meno. 07/02/2009
( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 29 - Commenti
GIORNATA NERA PER LA REPUBBLICA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E cioè ad un governo
che sfida il Presidente della Repubblica che si era fatto fermo difensore delle
ragioni della Costituzione e dei diritti fondamentali delle persone. La
gravissima decisione del Governo di intervenire con un decreto nella vicenda di
Eluana Englaro, dopo che Giorgio Napolitano aveva pubblicamente motivato le
ragioni del suo dissenso, sovverte gli equilibri istituzionali, apre una fase
in cui si va ben oltre quella "tirannia della maggioranza", di cui ci
ha parlato in modo eloquente il liberale Alexis de Tocqueville, e si entra in
una "terra incognita" dove la partita politica è dominata non dal
senso dello Stato, ma dalla brutale volontà del presidente del Consiglio di
offrire rassicurazioni agli esponenti di una potenza straniera a qualsiasi
costo, anche quello dello sconvolgimento della stessa democrazia
costituzionale. è così, anche se una affermazione tanto netta può sembrare
brutale. Con una sola mossa vengono colpiti molti bersagli. La Costituzione,
unica carta dei valori democraticamente legittimata, vera "Bibbia laica", viene travolta per porre al suo posto
un´etica di Stato attinta ai diktat delle gerarchie vaticane (non a un sentire
diffuso nello stesso mondo cattolico, che alla vicenda di Eluana Englaro si è
avvicinato con rispetto e pietà). La sovranità del Parlamento viene
ulteriormente mortificata, perché ad esso si nega la prerogativa d´essere
il luogo privilegiato per discutere e decidere quando si tratta di diritti fondamentali.
L´autonomia della magistratura scompare nel momento in cui si cancellano le sue
decisioni con un atto d´imperio, creando un precedente devastante per la
sopravvivenza stessa di un brandello di Stato di diritto. I diritti
fondamentali delle persone non sono più affidati alla garanzia della legge, ma
alle pulsioni delle maggioranze. Ma il bersaglio maggiore è proprio il
Presidente della Repubblica, che mai come in questo momento incarna
limpidamente la sua funzione di massimo garante della Costituzione. Ispirandosi
al principio della "leale collaborazione" tra gli organi dello Stato,
Giorgio Napolitano aveva nei giorni scorsi manifestato
al governo le sue perplessità su un decreto che, rendendo impossibile
l´esecuzione di una decisione della magistratura, si esponeva evidentemente al
rischio dell´incostituzionalità. Quando è stato reso
noto il possibile contenuto del decreto, che alcune contorsioni interpretative
rendevano ancor più inaccettabile (la sentenza n. 334 del 2008 della Corte
costituzionale ha chiarito che la competenza in materia spetta alla
magistratura), il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera al
presidente del Consiglio per ribadire il suo punto di vista, con un atto di
straordinaria trasparenza e responsabilità, reso necessario proprio
dall´eccezionalità della situazione e dall´emozione con la quale viene seguita
una vicenda così drammatica. Mai come in questo momento l´opinione pubblica ha
bisogno di chiarezza, di comportamenti istituzionali immediatamente
decifrabili, e non dell´eterno gioco dei sotterfugi, dei percorsi obliqui. Dopo
la forzatura dell´atto di indirizzo del ministro Sacconi, rivelatosi privo di
una pur minima base giuridica, diveniva ancor più evidente la necessità di
seguire percorsi costituzionalmente impeccabili. La lettera di Napolitano è la
testimonianza di un scrupolo istituzionale raro, di un rigore argomentativo al
quale nessuno dovrebbe sottrarsi. Nelle sue dichiarazioni, invece, il
presidente del Consiglio rivela una distanza abissale dalla logica
costituzionale, una concezione proprietaria della decretazione d´urgenza che, a
suo dire, sarebbe completamente sottratta a qualsiasi valutazione da parte del
Presidente della Repubblica. Tesi costituzionalmente non proponibile, come
nella sua lettera aveva già chiarito il Presidente della Repubblica con
indicazioni che Berlusconi volutamente ignora, passando addirittura alle
minacce: dichiara, infatti, che, se non gli viene consentito di usare i decreti
legge a suo piacimento, cambierà la Costituzione. Così, com´è sua collaudata
abitudine, schiera se stesso e le sue troppo docili truppe per un nuovo e
devastante assalto alla legalità, seguendo il suo collaudato copione
plebiscitario che lo porta addirittura ad ignorare quali siano le procedure per
la revisione costituzionale, visto che afferma che ritornerebbe "dal
popolo a chiedere un cambiamento della Costituzione". Mai dichiarazione fu
più rivelatrice di questa. La Costituzione non è la regola delle regole, ma un
impaccio di cui ci si può tranquillamente liberare. La rottura costituzionale è
dichiarata. Così Berlusconi gioca il governo contro il Presidente della
Repubblica e si prepara a rendere concreta un´altra minaccia. Visto che il
Presidente della Repubblica ha già dichiarato che non firmerà un decreto
"incostituzionale", porterà in Parlamento un disegno di legge sul
testamento biologico da approvare in tre giorni. Così gioca il governo anche
contro il Parlamento, esplicitamente declassato dal Principe a buca delle
lettere, a luogo dove la sua volontà dev´essere ratificata senza discussione.
Si apre, dunque, una fase in cui al grande tema del morire con dignità si
affianca quello, grandissimo, della difesa della Costituzione. Immediata,
allora, diventa la responsabilità di tutte le forze politiche, degli organi
istituzionali chiamati ad una pubblica assunzione della responsabilità loro
propria, come ha già fatto, dimostrando senso dello Stato e della legalità, il
Presidente della Camera, Gianfranco Fini. Responsabilità tanto maggiore in
quanto, sia pure attraverso il discutibile strumento dei sondaggi, l´opinione
pubblica si è espressa, dichiarandosi per il 79% a favore del morire dignitoso
di Eluana Englaro e addirittura per l´83% a favore di una Chiesa che parli alle
coscienze e non pretenda di imporre la fede attraverso gli atti del
legislatore. Torna qui alla memoria il diverso spirito dei cattolici
democratici, che si coglie nelle parole dette da Aldo Moro al consiglio
nazionale della Dc all´indomani della sconfitta nel referendum contro la legge
sul divorzio, nel 1974, con le quali si metteva in guardia contro le forzature
«con lo strumento della legge, con l´autorità del potere, al modo comune di
intendere e disciplinare, in alcuni punti sensibili, i rapporti umani»; e si
consigliava «di realizzare la difesa di principi e valori cristiani al di fuori
delle istituzioni e delle leggi, e cioè nel vivo, aperto e disponibile tessuto
della nostra vita sociale». Ma il limite all´intervento del legislatore non
trova il suo fondamento solo in ragioni di opportunità. Ricordiamo le parole
alte e forti con le quali si chiude l´articolo 32 della Costituzione, dedicato
al fondamentale diritto alla salute, dunque al governo della propria vita: «La
legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della
persona umana». è proprio questo il caso di Eluana Englaro e di tutti coloro
che vorranno liberamente decidere sul loro morire. Vi è un confine
costituzionale che il legislatore non può varcare � né con decreti legge, né
con altri strumenti normativi � oltre il quale compare la persona con la sua
autonomia e la sua libertà. Quei sondaggi, allora, sono un monito e una
risorsa. Un monito alle forze politiche, che di quei cittadini dovrebbero
essere consapevoli interlocutori. E si tratta di una risorsa che sono gli
stessi cittadini a dover utilizzare, levando forte la voce perché la forzatura
istituzionale non passi. Nessun dialogo, nessuna collaborazione politica
possono svilupparsi in panorama disseminato da macerie istituzionali.
( da "Messaggero, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Sabato 07 Febbraio
2009 Chiudi di CARLO SGORLON RITENGO che una persona perbene, richiesta di
pronunciarsi sopra un caso drammatico e delicatissimo come quello di Eluana
Englaro, debba subito dichiarare la sua posizione. E poi spiegarla senza
ricorrere a indigeste sofisticherie, ma con "chiaro latin", come fa
il Cacciaguida di Dante. Di fronte a certe problematiche, specialmente di
natura etica, sono un conservatore; quindi contrario alla eutanasia, che in
alcuni Paesi europei, e di tutto il pianeta, hanno già inserito nel loro
sistema legislativo. Ritengo infatti che una legge sull'eutanasia possa essere
fonte di truffe e inganni a non finire, in fatto di eredità, e faccia da
moltiplicatore ai casi, come è già avvenuto per i divorzi e gli aborti. Ma
aggiungo subito che sono molto contrario anche agli accanimenti terapeutici, e
personalmente non vorrei essere tenuto in vita artificialmente neppure una
giornata, quando non ci fosse più speranza di guarire, o almeno di riprendere a
vivere in modo veramente umano. C'è, è vero, la speranza di un miracolo della
natura, ottenuto attraverso quegli individui particolarissimi, estremamente
rari, che chiamiamo taumaturghi, guaritori, santi, medium, a seconda delle
tendenze della nostra cultura e della nostra struttura mentale. Si pensi, ad
esempio, a ciò che fu in grado di fare padre Pio da Pietralcina, che fu un
taumaturgo controllatissimo dalla scienza. Ma i "miracoli" sono così
rari che la medicina non può prendere in esame quella possibilità senza uscire dal
buonsenso e dalle leggi di natura. Chi ragiona ricorrendo a sottigliezze
sofisticate, va sostenendo che alimentare e dissetare Eluana Englaro non sia
accanimento terapeutico. Non mi pare. Ricorrere ai mezzi della medicina
moderna, quando non ci sono più speranze di miglioramento e di guarigione, è
sempre accanimento terapeutico. La medicina di oggi possiede modi incredibili
per continuare le funzioni vitali di un ammalato. Ma ad essi bisognerebbe
ricorrere soltanto in un momento di difficoltà, per superare una crisi, per
eseguire un'operazione chirurgica, e simili. Ma quando la speranza è spenta,
ogni artificio della medicina per prolungare la vita diventa naturalmente
accanimento terapeutico, che persino la Chiesa Cattolica ci autorizza a
rifiutare. In queste cose bisognerebbe essere chiari al massimo e non ricorrere
a sofismi. E sarebbe al massimo opportuno che ogni essere umano provvedesse in
tempo a redigere un testamento biologico. Inoltre in molti casi della vita
bisogna fidarsi di chi ne sa più di noi. Se clinici famosi come Umberto
Veronesi, o grandi biologi come Rita Levi Montalcini, mi dicono che Eluana
Englaro è morta diciassette anni fa, io mi fido di loro. Mi
si obietterà che quelli sono dei laici, pensano e decidono da laici, e quindi
se ne potrebbe dedurre che anch'io sono un laico come loro. Non è così.
Veronesi e la Montalcini sono materialisti, mentre io non lo sono. Si è
materialisti quando si segue la metafisica di coloro che ritengono possa
esistere soltanto la materia, ossia ciò che ha massa e dimensione nello spazio.
Ma io sono spiritualista perché ritengo che esistano anche entità prive di
massa e di spazialità. Queste convinzioni mi sono fornite dalla stessa fisica
atomica e delle particelle, da più di un secolo a questa parte. Esistono forme
di energia che non derivano dalla disintegrazione o dalla fusione dell'atomo.
Ci sono, e agiscono nell'Universo a tutti i livelli. Queste energie senza corpo
perciò somigliano a quella "sostanza" che le antiche filosofie e
religioni dualistiche chiamavano "spirito". Su questi problemi non
abbiamo certezze assolute, se non di natura fideistica e dogmatica. Però ciò
che sappiamo, che abbiamo appreso dalla scienza fisica, è sufficiente per
costruirci una metafisica spiritualistica. Da Einstein in poi, anzi, sappiamo
che, all'opposto di ciò che ritengono i materialisti, non tutto è materia; ma
la materia stessa, che è infinitamente più vuota che piena, non è che energia
addormentata. Da questo spiritualismo nasce il mio sentimento che la vita, la
natura, anzi l'Universo nella sua totalità, siano sacri. Sacra è quindi anche
la vita di Eluana. Ma se questo è il Grande Principio, il fondamento di ogni
codice etico, per sopravvivere dobbiamo venire a patti con esso. I principi
sono una cosa, e le necessità pratiche della vita un'altra. L'ideale e l'utopia
sono importantissimi, ma non tutto ciò che siamo costretti a fare attinge luce
da essi. Se questo è il grande principio, il fondamento di ogni codice etico,
per sopravvivere dobbiamo venire a patti con esso. Per sopravvivere siamo
costretti a distruggere la vita di vegetali e animali. Il sentimento della
sacralità della vita, anzi dell'Essere universale, è fondamentale per vivere
eticamente. Se questo sentimento fosse posseduto da tutti e in ogni tempo, la
storia avrebbe avuto un corso molto differente. Sul caso di Eluana Englaro si è
sottilizzato e si è proceduto anche per "distinguo" che spaccano il
cappello in quattro. È stato anche giusto, perché
Eluana è in coma. C'è pure il "come vigile" dal quale per solito ci
si sveglia. Talvolta avviene anche nel coma profondo. Ma sono casi molto rari.
Dopo diciassette anni nessuno è mai tornato dallo stato
vegetativo a quello veramente umano. Bisogna accettare la realtà delle cose. In
fondo anche questo è un segno che il sentimento della sacralità della vita non
è del tutto scomparso neppure nella nostra civiltà cinica e superficiale, e
forse si sta formando lentamente di nuovo nel segreto dell'evoluzione della
cultura e della storia, dopo tante orribili prove in contrario. Mi dispiacerebbe
invece che il caso di Eluana fosse stato sfruttato
soltanto per ragioni politiche; per la dialettica, sempre viva fra conservatori
e radical progressisti, che sognano eutanasie, liberalizzazioni della droga e
altre cose analoghe, per la speranza utopistica di una società superiore a
quella attuale, più libera e più felice. Per me invece simile a quella che
voleva anche Semiramide, che «libito fe' licito in sua legge / per torre il
biasmo in che era condotta». Ciò che temono i conservatori è che si arrivi
invece a una società tipo Ninive, o Babilonia, o Roma Imperiale. Una società,
cioè, non più libera, ma soltanto più edonistica e viziosa, destinata alla
rovina.
( da "Manifesto, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
MOVIMENTI Sit-in
davanti a Palazzo Chigi. E oggi si replica «In piazza per la democrazia»
Giacomo Russo Spena La protesta esplode immediata dopo le parole di Silvio
Berlusconi. Il tam tam viaggia su sms e web: «È un golpe alla democrazia» è
scritto in migliaia di messaggi, mentre nei forum fioccano le accuse contro
«l'invadenza del Vaticano». Su Facebook invece il gruppo «Caso Englaro: sto con
Napolitano e la Costituzione» schizza dai 900 iscritti della mattina a ben
6mila, così crescono le adesioni alla petizione on-line «a sostegno della
scelta di Eluana». Dalla ribellione internautica nel giro di qualche ora si
passa alla manifestazione di piazza. «Ho saputo dell'appuntamento con un sms»
dice un uomo, sulla quarantina, appena giunto sotto Palazzo Chigi a Roma per il
presidio improvvisato, dove alla fine passerà qualche centinaio di persone. Nel
concentramento svettano le bandiere dei radicali e dell'associazione Luca
Coscioni, poi quelle del Prc, Sd, Pdci, Cgil e anche Pd. «Questo decreto è un
attentato alla legittimità costituzionale», «stiamo fuori dall'ordinamento
democratico» sono i commenti ripetuti in una piazza che è fortemente indignata
e incazzata. Basta infatti un niente per accendere gli animi: il presidente del
X municipio, Sandro Medici (Prc), cerca con altre persone di occupare una
corsia della strada «per far sentire maggiormente la nostra voce», qualche
poliziotto in borghese lo strattona, invitandolo a rientrare sul marciapiede.
Ne nasce un piccolo parapiglia, pochi secondi. Tanto basta per far nascere
polemiche. «Finti rivoluzionari da quattro soldi. Come al solito i compagni
danno fastidio ai cittadini» esclama un esagitato Marco Pannella che ha appeso
al collo un cartello con su scritto «Pdl partito di lefebvriani». Parole al
vento quelle del radicale, coi militanti di "sinistra" che non
risalgono sul marciapiede col traffico che va ad intermittenza. Per fortuna,
dopo qualche minuto tutto si ricompone con lo slogan «il governo l'ha
decretato, il corpo di Eluana è sequestrato» scandito da tutti i manifestanti.
«Siamo diventati uno Stato integralista, il Vaticano detta e Berlusconi
obbedisce» dice Roberta Fantozzi della segreteria nazionale del Prc, che lancia
per oggi, insieme al Pdci, mobilitazioni davanti tutte le prefetture di Italia.
Già ieri la prima si è svolta a Milano. Sempre oggi invece si bisserà sotto
Palazzo Chigi alle 17 con un sit-in promosso da Partito Socialista, Sd,
Movimento per la Sinistra di Vendola, Verdi e Radicali. A Torino invece ci sarà
un presidio dell'associazione Adelaide Aglietta e a Milano un concentramento
«silenzioso e senza bandiere» (appuntamento alle
( da "Manifesto, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
MOVIMENTI «In piazza
per la democrazia» Sit-in davanti a Palazzo Chigi. E oggi si replica Giacomo
Russo Spena La protesta esplode immediata dopo le parole di Silvio Berlusconi.
Il tam tam viaggia su sms e web: «È un golpe alla democrazia» è scritto in
migliaia di messaggi, mentre nei forum fioccano le accuse contro «l'invadenza
del Vaticano». Su Facebook invece il gruppo «Caso Englaro: sto con Napolitano e
la Costituzione» schizza dai 900 iscritti della mattina a ben 6mila, così
crescono le adesioni alla petizione on-line «a sostegno della scelta di
Eluana». Dalla ribellione internautica nel giro di qualche ora si passa alla
manifestazione di piazza. «Ho saputo dell'appuntamento con un sms» dice un
uomo, sulla quarantina, appena giunto sotto Palazzo Chigi a Roma per il presidio
improvvisato, dove alla fine passerà qualche centinaio di persone. Nel
concentramento svettano le bandiere dei radicali e dell'associazione Luca
Coscioni, poi quelle del Prc, Sd, Pdci, Cgil e anche Pd. «Questo decreto è un
attentato alla legittimità costituzionale», «stiamo fuori dall'ordinamento
democratico» sono i commenti ripetuti in una piazza che è fortemente indignata
e incazzata. Basta infatti un niente per accendere gli animi: il presidente del
X municipio, Sandro Medici (Prc), cerca con altre persone di occupare una
corsia della strada «per far sentire maggiormente la nostra voce», qualche
poliziotto in borghese lo strattona, invitandolo a rientrare sul marciapiede.
Ne nasce un piccolo parapiglia, pochi secondi. Tanto basta per far nascere
polemiche. «Finti rivoluzionari da quattro soldi. Come al solito i compagni
danno fastidio ai cittadini» esclama un esagitato Marco Pannella che ha appeso
al collo un cartello con su scritto «Pdl partito di lefebvriani». Parole al
vento quelle del radicale, coi militanti di "sinistra" che non
risalgono sul marciapiede col traffico che va ad intermittenza. Per fortuna,
dopo qualche minuto tutto si ricompone con lo slogan «il governo l'ha
decretato, il corpo di Eluana è sequestrato» scandito da tutti i manifestanti.
«Siamo diventati uno Stato integralista, il Vaticano detta e Berlusconi
obbedisce» dice Roberta Fantozzi della segreteria nazionale del Prc, che lancia
per oggi, insieme al Pdci, mobilitazioni davanti tutte le prefetture di Italia.
Già ieri la prima si è svolta a Milano. Sempre oggi invece si bisserà sotto
Palazzo Chigi alle 17 con un sit-in promosso da Partito Socialista, Sd,
Movimento per la Sinistra di Vendola, Verdi e Radicali. A Torino invece ci sarà
un presidio dell'associazione Adelaide Aglietta e a Milano un concentramento
«silenzioso e senza bandiere» (appuntamento alle
( da "Giornale.it, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 33 del 2009-02-07
pagina 0 Eluana, Fini: "Preoccupa il no del cdm a Napolitano" di
Redazione Il sottosegretario Roccella: "E' possibile far morire di fame e di
sete una persona?". La Finocchiaro: "Il governo ignora un iter
processuale che è arrivato fino alla Corte di Cassazione". Della Vedova:
"Decisione improvvida". Formigoni: "Plaudo al coraggio di
Berlusconi". Cicchitto: "Quello stop preventivo al governo è
pericoloso" Roma - Com'era facilmente prevedibile il "caso
Eluana", con gli ultimi sviluppi giurici legati all'iniziativa del
governo, continua a dividere le coscienze e la politica. C'è chi palude
all'iniziativa di Palazzo Chigi, giudicandola giusta ed appropriata, e chi,
invece, parla di gravissima intromissione. Fini contro il cdm "Desta forte
preoccupazione che il Consiglio dei ministri non abbia accolto l?invito del
capo dello Stato, ampiamente motivato sotto il profilo costituzionale e giuridico,
ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione d?urgenza". Lo
afferma in una nota il presidente della Camera Gianfranco Fini. Cicchitto:
pericoloso stop preventivo al governo "Il governo ha fatto la sua scelta
del decreto di fronte al fatto che la vita di Eluana Englaro è stata messa in
discussione da una sentenza fondata su un presupposto inesistente, e cioè su
una pretesa volontà del soggetto coinvolto di cui non c?è alcuna prova
convincente". Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl, aggiunge
che "in questa situazione l?ipotesi di togliere il cibo e l?acqua ad un
soggetto indifeso, ma anch?esso esposto ad una sofferenza che dovrebbe durare
per una o due settimane, è inaccettabile per chiunque, laico
o cattolico". Formigoni: plaudo al coraggio di Berlusconi "Applaudo
molto volentieri alla decisione del Consiglio dei ministri e applaudo al
coraggio di Berlusconi". Il presidente della Regione Lombardia, Roberto
Formigoni, dice di essere "molto soddisfatto della decisione del governo
di intervenire con decreto legge per dirimere una materia grave. Non
potevamo permettere, l?Italia non poteva permettere, che una persona fosse
mandata a morte al di là della sua volontà". Finocchiaro: segnale
antidemocratico fortissimo "è un segnale antidemocratico fortissimo".
Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, in
un?intervista pubblicata dal quotidiano spagnolo El Pais, in cui commenta il
conflitto tra poteri che si profila sul caso Englaro in Italia, quando ancora
il Cdm non aveva approvato il decreto. "Il governo ignora un iter
processuale che è arrivato fino alla Corte di Cassazione - sottolinea Anna
Finocchiaro - è un sintomo molto preoccupante, anche rispetto ai precedenti
governi Berlusconi: riduce a nulla il ruolo della Giustizia". Pannella
caustico "Pare davvero che quelli che il Signore vuol castigare fa
impazzire...". è questo il commento a caldo del leader radicale Marco
Pannella alla scelta del governo di approvare un decreto per impedire l?arresto
dell?alimentazione di Eluana. Roccella: prima e ultima persona a morire così
"La cosa fondamentale da chiedersi è se nel nostro Paese sia possibile far
morire di fame e di sete una persona: sarebbe la prima ma anche l?ultima".
è questo il pensiero del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella. Il
sottosegretario osserva infatti che "le leggi depositate in parlamento non
consentono a nessuno di decidere così sulla vita". Della Vedova: decisione
improvvida "Ritengo che la decisione del Consiglio dei ministri sul caso
di Eluana sia, quantomeno, improvvida, oltrechè meramente dimostrativa viste le
scarse possibilità che il decreto venga firmato dal presidente
Napolitano". Lo dichiara Benedetto della Vedova, presidente dei
Riformatori liberali e deputato del Pdl. Nencini (Ps): presidio davanti a
Palazzo Chigi "Il decreto legge sul caso Englaro è un fatto gravissimo di
conflitto istituzionale: questo avrebbe dovuto essere il momento del silenzio
da parte della politica, è stato invece il momento
della prevaricazione che il governo ha compiuto nei confronti della famiglia di
Eluana, del Quirinale, della Costituzione". Così Riccardo Nencini,
segretario nazionale del Partito Sscialista. "è nostro dovere - prosegue -
manifestare contro l?ennesimo colpo di mano dell?esecutivo e chiamiamo a raccolta
tutte le donne e gli uomini di questo Paese per un presidio, pacifico e
silenzioso, da tenersi domani davanti a Palazzo Chigi". Mura (Idv):
decisione gravissima "La decisione da parte del governo di emanare un
decreto legge sulla vicenda di Eluana è un atto gravissimo, in particolare alla
luce della lettera con la quale il presidente della Repubblica aveva espresso
tutte le sue perplessità ad una simile soluzione". Lo dichiara in una nota
Silvana Mura, deputata dell?Italia dei valori. Il medico di Welby "Stanno
facendo quello che non sono riusciti a fare con la vicenda Welby, opponendosi
con un atto sovversivo". Così ha commentato l?anestesista che ha staccato
il respiratore a Piergiorgio Welby, Mario Riccio, la notizia dell?approvazione
del Decreto del Governo per evitare la rimozione del sondino che tiene in vita
da 17 anni Eluana. "Di fronte alla posizione del presidente della
Repubblica, l?approvazione del decreto è un atto provocatorio ed eversivo volto
a sovvertire l?ordine costituzionale", ha dichiarato Riccio. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano