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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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TARTICOLI DEL 6-7 febbraio 2009       #TOP



Report "Laici e chierici"

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Indice delle sezioni

Laici e chierici (22)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

La vita umana è sacra. Anche quella dei clandestini ( da "EUROPA ON-LINE" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: capirebbero il silenzio circa la vita e la salute di adulti e bambini la cui sola colpa fosse quella di non avere un documento che ne autorizzi il soggiorno. Quanto probabilmente deciderà oggi l?aula del senato è molto grave. Bisogna che chi ha a cuore l?uomo e la sua dignità, laica o cattolica che sia la sua coscienza, lo denunci con forza e non smetta di opporsi a quest?altra deriva.

L'Italia dei due stati ( da "EUROPA ON-LINE" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sinceramente laico, che si sia stancato degli sciacalli telegiornalisti, certo è che il retroscena di palazzo Chigi, se vero, regalerà al Pdl un?aura di calmo legalitarismo, dopo 15 anni di guerre alle leggi e alla magistratura. Che il cavaliere può anche permettersi di sfottere, dicendo al Tg4 che i reati (magari stupro) vanno rigorosamente scontati in galera fin dal primo giorno.

in bilico il decreto per salvare eluana bozza pronta, no di napolitano e fini - caterina pasolini ( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Le motivazioni a favore di un intervento d´urgenza chiesto dai cattolici e dal ministro del Welfare Sacconi, si sono scontrate con opinioni diverse. In primo luogo i dubbi, di merito e costituzionali, che sarebbero filtrati dal Quirinale, tanto da far intendere che il capo dello Stato non avrebbe firmato il decreto.

allarme alla fiera del libro piccoli editori, niente intesa - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: appunto di matrice laica. Resistono, ma sul coté cattolico, i salesiani della SEI, che in questi anni hanno comunque dovuto affrontare (e superare, per fortuna) diversi ostacoli. In secondo luogo a preoccupare sono le indiscrezioni sul progetto, elaborato a quanto pare da alcuni editori piemontesi, con cui si penserebbe di fare nascere a Milano,

Su Williamson il Papa ammetta il suo errore bob ( da "Riformista, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: come il presidente degli Stati Uniti, ammettere umilmente sia la propria ignoranza che il proprio errore, cancellando la propria revoca. L'informazione oggi è un dovere per i laici come per i religiosi. Un tempo erano gli arbitri sui campi di calcio a considerarsi infallibili, poi è arrivata la moviola.

Quei manager che si tagliano lo stipendio ( da "Giornale.it, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa.

Il governo tenta di salvare Eluana: no allo stop dell'alimentazione ( da "Giornale.it, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: molti esponenti del centrodestra e del mondo cattolico oltre che dalle gerarchie vaticane. Dall'altra parte si schierano i radicali con Emma Bonino in testa che chiedono il rispetto della volontà del padre Beppino Englaro. I medici ai quali è stato affidato il compito di procedere alla progressiva riduzione della nutrizione della donna hanno ribadito di voler agire nella legalità.

Quando il Papa non fu più prigioniero ( da "Corriere della Sera" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: antico contenzioso tra l'Italia laica e l'Italia clericale degli anni del Risorgimento né può più consistere in qualche sogno di «restaurazione cristiana della società» come quello che pure sognava La Civiltà Cattolica all'indomani dell'11 febbraio. Esso risponde palesemente ad altri motivi, ad altri sentimenti pubblici.

se ci investe un'ondata neoguelfa - miriam mafai ( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non è improprio dunque parlare di una vera e propria "ondata neoguelfa", che pretende di riscrivere le leggi e la cultura del nostro paese, mettendo a rischio la laicità conquistata nel corso della nostra storia recente, anche con il concorso del pensiero e dell´azione di molti cattolici.

ROMA - Malato, o in buona salute, nessuno potrà darsi la morte interrompendo l'idr... ( da "Messaggero, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i punti su cui si scontrano laici e cattolici. I laici sostengono che idratazione e alimentazione nei casi di un malato nelle condizioni di Eluana sono delle «terapie» e in quanto tali possono essere interrotte. I cattolici, al contrario, sostengono che trattandosi di sostegno alla vita, idratazione e alimentazione non si toccano.

ROMA Lentamente, l'ipotesi di un decreto legge sul caso Eluana si è allontanata, ... ( da "Messaggero, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: esplicito quello del Pd e del fronte laico; semi-implicito quello del Quirinale, visto che la posizione di Giorgio Napolitano era stata espressa coram populo l'altro giorno: e cioé che deve essere il Parlamento a varare una legge sul testamento biologico, in modo sereno e pacato.

Il ricatto della Lega ( da "EUROPA ON-LINE" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: delle associazioni di volontariato laiche e cattoliche, delle associazioni dei medici, il Pdl ha votato a favore, accettando il diktat della Lega e violando uno dei fondamentali principi costituzionali che è il diritto alla salute e la dignità della persona umana. È terribile e penoso constatare con quanta facilità e disinvoltura la maggioranza di governo,

Via al manifesto ideologico del cattivismo di governo ( da "EUROPA ON-LINE" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ordine dei medici («una norma irragionevole »), alle associazioni laiche e cattoliche fino alla Cgil che arriva a ventilare l?obiezione di coscienza. Ma fa sentire la sua voce anche la Cei: «Continueremo ad aiutare poveri immigrati non regolari». il leader del Pd Veltroni: «Un emendamento vergognoso, inumano e razzista».

In un momento in cui ogni coscienza si sente dilaniata da una scelta ugualmente terribile e iniqua, ... ( da "Stampa, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: carattere che tende a sottovalutare il ruolo anche di capo di Stato che il Pontefice riveste e, quindi, delle pesanti conseguenze che certe parole e certe accuse possono avere sul rapporto tra Vaticano e presidente di uno Stato laico. Uno Stato che rivendica, o dovrebbe rivendicare, la piena autonomia delle sue scelte contro ogni tipo di ingerenze esterne, sia spirituali che temporali.

"sostengo ragione e libertà e dico grazie a mercedes" - vera schiavazzi ( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non dimentichiamo che la Repubblica italiana è nata da un´alleanza sostanziale tra cattolici e comunisti, e né gli uni né gli altri avevano la laicità in grande simpatia. Ma oggi i cattolici sono presenti in tutte le forze politiche e per rendersene conto basta vedere un telegiornale, dove quasi mai il pensiero laico trova voce adeguata.

Ottant'anni di Patti Lateranensi Fino al caso Eluana visti da ( da "Riformista, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: atteggiamento laico dei democristiani, i cattolici impegnati in politica e rappresentati in Parlamento, che pur andando spesso a chiedere consigli oltre le Mura Vaticane, mai e poi mai avrebbero accettato di ricevere ordini dalla Santa Sede. È in questa cornice che sono potuti avvenire i primi grandi cambiamenti della società civile,

Cronaca di una lacitià difficile ( da "Riformista, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche a causa di un antica deferenza verso la Chiesa cattolica dal parte del fronte laico. Troppo interessato, con Togliatti, a non compromettere le relazioni diplomatiche oltretevere, troppo proiettato, con Nenni, verso una politica pragmaticamente riformista che non considera una priorità l'anomalia concordataria.

giornata nera per la repubblica - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bibbia laica", viene travolta per porre al suo posto un´etica di Stato attinta ai diktat delle gerarchie vaticane (non a un sentire diffuso nello stesso mondo cattolico, che alla vicenda di Eluana Englaro si è avvicinato con rispetto e pietà). La sovranità del Parlamento viene ulteriormente mortificata, perché ad esso si nega la prerogativa d´

RITENGO che una persona perbene, richiesta di pronunciarsi sopra un caso drammatico e delicatiss... ( da "Messaggero, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mi si obietterà che quelli sono dei laici, pensano e decidono da laici, e quindi se ne potrebbe dedurre che anch'io sono un laico come loro. Non è così. Veronesi e la Montalcini sono materialisti, mentre io non lo sono. Si è materialisti quando si segue la metafisica di coloro che ritengono possa esistere soltanto la materia, ossia ciò che ha massa e dimensione nello spazio.

In piazza per la democrazia ( da "Manifesto, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Vorrei che ci fosse una grandissima manifestazione di laici e liberali in questo Paese, spero se ne ricordi Veltroni», afferma la senatrice Emma Bonino, «è in gioco la libertà». Un'apertura viene da Paolo Gentiloni, cattolico democratico, ieri sotto Palazzo Chigi: «Non c'è dubbio che bisogna proseguire le proteste», dice pur ammettendo le divisioni all'interno del partito.

<In piazza per la democrazia> ( da "Manifesto, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Vorrei che ci fosse una grandissima manifestazione di laici e liberali in questo Paese, spero se ne ricordi Veltroni», afferma la senatrice Emma Bonino, «è in gioco la libertà». Un'apertura viene da Paolo Gentiloni, cattolico democratico, ieri sotto Palazzo Chigi: «Non c'è dubbio che bisogna proseguire le proteste», dice pur ammettendo le divisioni all'interno del partito.

"Preoccupa il no del cdm al Presidente" ( da "Giornale.it, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico o cattolico". Formigoni: plaudo al coraggio di Berlusconi "Applaudo molto volentieri alla decisione del Consiglio dei ministri e applaudo al coraggio di Berlusconi". Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, dice di essere "molto soddisfatto della decisione del governo di intervenire con decreto legge per dirimere una materia grave.


Articoli

La vita umana è sacra. Anche quella dei clandestini (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 06-02-2009)

Argomenti: Laicita'

L ? E D I T O R I A L E La vita umana è sacra. Anche quella dei clandestini CHIARA GELONI Propaganda e repressione, cattivismo di lotta e di governo: le ricette della destra in materia di sicurezza ? che ispirano il ?pacchetto? che sarà approvato oggi dal senato ? di solito sono inutili, ma qualche volta diventano pericolose. Ci riferiamo in particolare alla cancellazione della norma che vietava a medici e infermieri la segnalazione e la denuncia degli immigrati clandestini che si rivolgono loro per essere curati. Chiaro che nessuno sarà obbligato a denunciare nessuno (e questo è il lato propagadistico e ?cattivistico? della norma). Ma è altrettanto chiaro che un immigrato irregolare alle prese con un problema anche grave di salute ci penserà dieci volte ? dieci volte più delle dieci di adesso, perché la paura ti accompagna sempre se sei un immigrato irregolare ? prima di andare al pronto soccorso o di rivolgersi a un medico. È una norma incivile, ingiusta e inaccettabile che va contro la Costituzione e le leggi dell?Italia; ma è anche una norma contro la vita. Per questo ci aspettiamo che la Chiesa ufficiale ? come già hanno fatto nei giorni scorsi, oltre che le associazioni dei medici, degli assistenti sociali, delle ostetriche ? moltissime associazioni religiose dedite al volontariato e all?assistenza, si pronunci con nettezza contro questa violazione del principio non negoziabile che la vita dell?uomo è sacra e va difesa in ogni momento, e particolarmente com?è ovvio quando si trovi ad affrontare difficoltà. Ci aspettiamo che la Chiesa non abbia paura di chiamare ?assassino? chi mette a rischio in questo modo la vita dei più deboli, e di richiamare con forza i cattolici impegnati in politica, particolarmente i molti politici che nella maggioranza di centrodestra professano in continuazione fedeltà filiale al suo magistero, al rispetto di questa elementare ed evidente verità. Non vogliamo mancare di rispetto alla Chiesa né ci permetteremmo di mettere in discussione la sua autorità e la sua autonomia. Ma il rischio, in un caso diverso da questo, sarebbe inevitabilmente quello di scandalizzare i tanti che, richiamati continuamente all?imperativo di rispettare la vita e la dignità della persona umana ogni volta che si parla di embrioni o di malattie terminali, o di contraccezione o di tecniche di fecondazione, non capirebbero il silenzio circa la vita e la salute di adulti e bambini la cui sola colpa fosse quella di non avere un documento che ne autorizzi il soggiorno. Quanto probabilmente deciderà oggi l?aula del senato è molto grave. Bisogna che chi ha a cuore l?uomo e la sua dignità, laica o cattolica che sia la sua coscienza, lo denunci con forza e non smetta di opporsi a quest?altra deriva.

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L'Italia dei due stati (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 06-02-2009)

Argomenti: Laicita'

LIB L?Italia dei due stati FEDERICO ORLANDO ?Direzione Rai, Letta rassicura il Vaticano ? La Segreteria di stato garantita da Lorenza Lei?. Questo titolo campeggiava ieri a tutta pagina 8 de La Stampa, che apriva invece il giornale con un altro titolone: ?Eluana, la rivolta dei cattolici?. Sembra proprio che da quando il cardinale Poletto ha preso il bastone intimando ai medici l?obiezione di coscienza, e Berlusconi traccheggia coi finanziamenti alla Fiat perché gli dà fastidio l?attuale direttore del giornale, anche l?antico quotidiano liberale di Torino stia cercando toni più ?adatti? a quello che Ezio Mauro ha definito il paese del doppio stato e della doppia cittadinanza: dove si deve rendere conto alla legge della repubblica e alle volontà di s. r. chiesa, al magistrato e al cardinale , all?erario e all?8 per mille, al parlamento e alla conferenza episcopale. Scrive il giornale di Giulio Anselmi senza commento: «Sia la conferenza episcopale che il vaticano sono scesi in campo a più riprese, prima invitando pubblicamente il governo a lavorare per una Rai più servizio pubblico, con al centro la famiglia, i valori, le trasmissioni meno gridate; quindi inviando una lettera al governo (Letta) nella quale si ricordano gli impegni assunti per ricercare una figura idonea a ricoprire un ruolo così delicato (direttore generale)?; perché nei sacri palazzi la piega laicista presa dal servizio pubblico non piace proprio». Proprio non basta che in tutti i tg della Rai il papa abbia più spazio del presidente della repubblica italiana e addirittura di Gasparri. In una simile riduzione della repubblica a provincia dell?Scv e nel silenzio tombale dei cosiddetti liberali di centrosinistra e di centrodestra, giganteggia Berlusconi, se, come scrive Claudio Tito su la Repubblica, ha detto ?no? a un decreto chiesto gli da Buttiglione e altre guardie svizzere del doppio stato: un decreto ad personam per annullare le sentenze della magistratura italiana e impedire che Eluana sia sottratta al sondino, cui deve invece restare impiccata finché morte non sopravvenga. Può darsi che il Cavaliere abbia pensato al prevedibile rifiuto della firma da parte di Napolitano, che tema il montare della popolarità di Fini, che stia come sempre coi sondaggi (l?80% degli italiani è a fianco al papà di Eluana), che se la rida del clericalismo posticcio dei Sacconi e delle Roccelle, che sia sinceramente laico, che si sia stancato degli sciacalli telegiornalisti, certo è che il retroscena di palazzo Chigi, se vero, regalerà al Pdl un?aura di calmo legalitarismo, dopo 15 anni di guerre alle leggi e alla magistratura. Che il cavaliere può anche permettersi di sfottere, dicendo al Tg4 che i reati (magari stupro) vanno rigorosamente scontati in galera fin dal primo giorno.

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in bilico il decreto per salvare eluana bozza pronta, no di napolitano e fini - caterina pasolini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 2 - Cronaca In bilico il decreto per salvare Eluana bozza pronta, no di Napolitano e Fini Udine, indaga la procura. Spunta l´ipotesi sequestro della stanza Lo scontro Il ministro del Welfare: non faremo come Ponzio Pilato Veltroni: fermatevi CATERINA PASOLINI ROMA - In bilico il decreto per Eluana. Ieri, dopo i dubbi espressi dal capo dello Stato e da diversi esponenti della stessa maggioranza, Berlusconi compreso, è stata bocciata la prima bozza del dl per farle continuare forzatamente le terapie. Ma il ministro Sacconi non si ferma e ha lavorato nella notte per presentare una seconda versione che passi al vaglio dei costituzionalisti. Intanto spunta l´ipotesi che la procura di Udine possa decidere un sequestro preventivo della stanza dove si trova Eluana. Impedendo così l´interruzione dell´alimentazione che dovrebbe scattare questa mattina all´alba. La procura friulana, dopo aver ricevuto numerosi esposti, ha infatti aperto un fascicolo, acquisito la cartella clinica e disposto una serie di audizioni a Lecco per verificare da amici e parenti la volontà della ragazza di non voler vivere se si fosse trovata in questo stato. Lavoro già fatto in anni dai magistrati nei vari gradi giudizio, raccolti in 60 pagine e confermato dalla Cassazione. Dopo il rincorrersi di mezze voci e proteste, in serata salta la prima versione del decreto che stabiliva essere vietato a chiunque, non solo se privo di coscienza, rifiutare o sospendere la nutrizione e l´idratazione. Le motivazioni a favore di un intervento d´urgenza chiesto dai cattolici e dal ministro del Welfare Sacconi, si sono scontrate con opinioni diverse. In primo luogo i dubbi, di merito e costituzionali, che sarebbero filtrati dal Quirinale, tanto da far intendere che il capo dello Stato non avrebbe firmato il decreto. Al di là delle voci di corridoio, certo è che nei giorni scorsi Napolitano aveva più volte ripetuto il suo sì ad un regolamento di fine vita, ma con un disegno di legge e nella ricerca della massima condivisione politica ricercata in Parlamento. Voci contrarie si sono levate anche all´interno della stessa maggioranza, perché i partiti non trovano una risposta univoca tra chi sceglie la via del silenzio e del rispetto delle sentenze e chi chiede un intervento in extremis. Parole di dissenso arrivano infatti anche da esponenti di governo, come il ministro dell´Ambiente Stefania Prestigiacomo che ha ripetuto «non penso che debba intervenire, mi spaventa l´idea di una legge che decida senza tenere conto dell´opinione di medici e familiari». O dal presidente della Camera Gianfranco Fini, che ieri ancora una volta ha fatto trapelare di considerare «un errore» un intervento governativo dopo che in passato aveva detto di rispettare le volontà della famiglia. Sulla stessa linea non interventista e di rispetto delle sentenze l´opposizione che da mesi si batte per una legge sul testamento biologico, rivendicando il diritto di ogni persona a rifiutare le terapie in base alla Costituzione. Il leader del Pd Veltroni ha infatti dichiarato di considerare «inaccettabile un decreto e che ora la politica deve fare un passo indietro». Ma le voci che spingono verso un «decreto per non far morire Eluana» hanno continuato a farsi sentire soprattutto dal fronte cattolico. Dal cardinal Bertone contrario a «un interruzione della vita mascherata da pietà», al leader dell´Udc Casini che ha chiesto al governo di muoversi «perché il diritto alla vita è garantito dalla nostra Costituzione». Tanto che in serata il ministro Sacconi, fautore del decreto, riprende a lavorare ad una nuova bozza e insiste: «Il principio laico di cautela, di prudenza, non può non portarci a scegliere la vita, rispetto alla morte. A nessuno sarà dato di restare a guardare. Penso che qualunque sarà il nostro comportamento sarà comunque una scelta, perché anche Ponzio Pilato fece a suo modo una scelta».

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allarme alla fiera del libro piccoli editori, niente intesa - massimo novelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Torino Mentre tornano le voci sulla vendita della Bollati Boringhieri Allarme alla Fiera del Libro piccoli editori, niente intesa MASSIMO NOVELLI Non ci sono soltanto i famosi «tagli» a rendere, se non fosco, quantomeno poco sereno lo scenario del mondo culturale torinese. Lo dimostrano intanto le recenti voci a proposito di una possibile vendita a un editore milanese della Bollati Boringhieri. Se fosse così, Torino perderebbe la titolarità dell´ultimo grande marchio editoriale laico cittadino, dato che l´Einaudi, come è noto, è controllata dalla Mondadori, mentre la Utet è finita a De Agostini. E sarebbe, a quel punto, l´unica grande città italiana a non potere più contare su una propria grande casa editrice storica, per l´appunto di matrice laica. Resistono, ma sul coté cattolico, i salesiani della SEI, che in questi anni hanno comunque dovuto affrontare (e superare, per fortuna) diversi ostacoli. In secondo luogo a preoccupare sono le indiscrezioni sul progetto, elaborato a quanto pare da alcuni editori piemontesi, con cui si penserebbe di fare nascere a Milano, prima o poi, un fiera della piccola editoria. Per quali ragioni la ventilata «scissione» ambrosiana? Soprattutto per lo scarso sostegno verso gli operatori di questo settore da parte delle istituzioni locali, identificato principalmente in una mancata politica di agevolazioni per potere consentire loro una partecipazione senza grossi esborsi al Salone del Libro del Lingotto. Una fiera libraria a Milano, sia pure inizialmente rivolta ai piccoli operatori del settore, potrebbe però alla lunga trasformarsi in una manifestazione più ampia, diventando il classico boomerang e creando qualche difficoltà, per usare un eufemismo, al Salone torinese. Un rischio, peraltro, che si può correre oltretutto con un ipotetico sviluppo della fiera dei piccoli e medi editori di Roma. Se è vero che, alla fine dello scorso anno, la Regione Piemonte ha varato una legge apposita per l´editoria, va detto tuttavia che il provvedimento finora è rimasto lettera morta. Nel senso che non si è ancora insediata la commissione che ha il compito di tracciarne le linee guida. Non sono molto positivi, infine, neppure gli esiti del primo incontro tra i vertici del Salone del Libro e quelli della società proprietaria del Lingotto Fiere. Si era ipotizzato un maggiore coinvolgimento di quest´ultima nella fiera di maggio, allo scopo di rafforzare la kermesse e ridurre i costi per gli espositori. Non sembra invece che si sia trovata alcuna intesa. E tutto è rimandato alla prossima puntata. Non è forse già il caso di versare lacrime, ma si deve considerare che voci e indiscrezioni segnalano un malessere per quanto concerne le sorti dell´editoria di qualità. E indicano che la difesa della torinesità del Salone del Libro non è ancora definitivamente acquisita.

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Su Williamson il Papa ammetta il suo errore bob (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 06-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Su Williamson il Papa ammetta il suo errore bob L'informazione oggi è un dovere per i laici come per i religiosi. Williamson, come un calciatore che alla moviola viene mostrato colpire con un pugno un avversario, deve essere squalificato. Ne va della credibilità della Chiesa Caro Bob - Il Papa è costretto a prendere lezioni da Barack Obama. Quando è venuto fuori che il futuro segretario della Sanità americana Tom Daschle non aveva pagato 128.000 dollari di contributi previdenziali per il suo autista non ci sono state molte discussioni, il colpevole ha rinunciato all'incarico e Obama ha ammesso l'errore nonostante rappresentasse per lui un duro colpo in un campo come la sanità che è una delle emergenze insieme a quella economica. Obama non ha avuto dubbi, le regole sono le stesse per tutti, normali cittadini e alte cariche dello Stato. Pensate se Hillary Clinton uscisse fuori, come ha fatto il vescovo scismatico Richard Williamson, affermando che le vittime dell'Olocausto non sono milioni ma poche centinaia di migliaia. Certo Obama non deve sostenere il peso del dogma cattolico secondo il quale lo Spirito Santo dà all'erede di Pietro il dono dell'infallibilità che di fatto gli impedisce di ammettere i propri errori e tornare sui propri passi. Per Ratzinger l'infallibilità è un obbligo non una scelta. Ma mai come in questo incidente sulla scomunica revocata questo dogma si presenta come una trappola mortale per la Chiesa cattolica costretta a scegliere fra il mettere in pericolo la propria credibilità in una società moderna o l'illusione dell'infallibilità davanti al suo popolo. Un popolo però diventato maturo, in grado autonomamente sia di avere fede che di respingere gli errori, a volte grossolani, del potere vaticano. Barack Obama non era a conoscenza dell'infrazione fiscale di Daschle, così come Ratzinger dice di non essere stato a conoscenza delle affermazioni di Williamson. Ma i contributi non pagati a un autista sono cosa ben diversa dal negazionismo. Sua Santità ha detto di non sapere, gli crediamo, ma una volta saputo avrebbe dovuto prendere (non è mai troppo tardi) una posizione inequivocabile, non attendere che fosse il primo ministro tedesco Angela Merkel a chiederglielo. Ci dobbiamo anche vergognare un po' che l'incitamento ufficiale sia arrivato da fuori e non, se non proprio dal Governo (capiamo l'imbarazzo), almeno da qualche politico italiano di peso. «Non sapevo» però non equivale a «Ho sbagliato». «Non sapevo» lo hanno detto in molti nella triste storia del nostro ultimo Novecento, mentre pochi hanno ammesso i loro errori. Un grande, nuovo, esempio umano e pastorale Joseph Ratzinger lo potrebbe dare affrontando con coraggio il dogma dell'infallibilità, ammettendo il suo errore. Non è sufficiente chiedere al disgraziato vescovo di ritrattare la sua affermazione. Uno che nega l'Olocausto non può cambiare idea, la sua affermazione ha qualcosa di irreversibile da un punto di vista morale. Nemmeno può il vescovo ri-comunicato ri-scomunicarsi o rinunciare alla rinnovata comunione con la Madre Chiesa. Solo il Papa può tornare sui propri passi cambiando le regole della Chiesa, che non può permettersi di essere disinformata in un'epoca della super-informazione. Siamo sicuri che se Williamson avesse affermato che Benedetto XVI cancellando la scomunica ai vescovi ribelli correggeva l'errore madornale fatto dal suo predecessore Giovanni Paolo II, il Vaticano non sarebbe stato così titubante sul da farsi. Eppure la decisione papale di revocare la scomunica del 1988 in un certo senso mette in dubbio il dogma dell'infallibilità. Non si capisce quindi perché il capo della Chiesa non possa, come il presidente degli Stati Uniti, ammettere umilmente sia la propria ignoranza che il proprio errore, cancellando la propria revoca. L'informazione oggi è un dovere per i laici come per i religiosi. Un tempo erano gli arbitri sui campi di calcio a considerarsi infallibili, poi è arrivata la moviola. Non chiediamo alla Chiesa di adeguarsi alle regole della Federazione calcio. Il danno è fatto. Ma Williamson, come un calciatore che alla moviola viene mostrato colpire con un pugno un avversario, deve essere squalificato. Ne va della credibilità della Chiesa e del rispetto per la giustizia, umana o divina che sia. di Francesco Bonami 06/02/2009

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Quei manager che si tagliano lo stipendio (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 06-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Ho seguito con crescente turbamento le polemiche sulla vicenda di Eluana. Chiunque abbia provato che cosa significhi assistere un proprio caro che ha subito danni al cervello, non può che provare una struggente solidarietà con il padre di Eluana. Questo è un dramma intimo, straziante, che richiede raccoglimento e invece è diventato il tema di una battaglia furibonda da entrambi gli schieramenti. Stamattina ho letto sulla Stampa l'opinione controcorrente di un autorevole cattolico, quella dell'arcivescovo Giuseppe Casale che dice: «Mi sento vicinissimo a papà Peppino. Quella di Eluana non è più vita, porre termine al suo calvario è un atto di misericordia». «Non è tollerabile accanirsi ancora nè proseguire questo stucchevole can can. C'è poco da dire: l'alimentazione e l'idratazione artificiali sono assimilabili a trattamenti medici. E se una cura non porta a nessun beneficio può essere legittimamente interrotta». E ancora: "Si è creato il 'caso Englarò agitando lo spettro dell'eutanasia, ma qui non si tratta di eutanasia. Alla fine anche Giovanni Paolo II ha richiesto di non insistere con interventi terapeutici inutili. Vedo quasi il gusto di accanirsi su una persona chiusa nella sua sofferenza irreversibile. Una vita senza relazioni, alimentata artificialmente non è vita. Come cattolici dovremmo interrompere tutto questo clamore e dovremmo essere più sereni affinchè la sorte di Eluana possa svilupparsi naturalmente - aggiunge monsignor Casale - . I trattamenti medici cui è stata sottoposta non possono prolungare una vera vita, ma solo un calvario disumano. È giusto lasciarla andare nelle mani di Dio.» «L'alimentazione artificiale - conclude Monsignor Casale - è accanimento terapeutico, se la si interrompe Eluana muore. Rispettiamo le sue ultime volontà e non lasciamo solo un padre che, appena si saranno spenti i riflettori di una parossistica attenzione, sarà in esclusiva compagnia del suo dolore. Io lo comprendo, prego per lui, gli sono vicino. Neanche io vorrei vivere attaccato alle macchine come Eluana, anche per me chiederei di staccare la spina. Eluana non c'è più già da tanto, da molto tempo prima della rimozione del sondino che simula un'esistenza definitivamente svanita». Le parole di Monsignor Casale fanno riflettere. Che abbia ragione lui? Scritto in società, Italia, giornalismo Commenti ( 12 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Feb 09 Quei manager che si tagliano lo stipendio. Dopo lo scandalo dei bonus da 18 miliardi distribuiti ai manager dalle banche americane salvate dallo Stato, Obama corre ai ripari: oggi annuncia una norma che impone un limite di 500mila dollari agli stipendi dei dirigenti delle società che beneficiano dei sussidi pubblici. Bene, è un passo nella giusta direzione. Tuttavia, mi chiedo: i 18 miliardi rappresentano un abuso colossale e una distorsione di fondi pubblici: perchè Obama non ne pretende la restituzione? Se lo avesse fatto sarebbe stato davvero credibile, in questo modo invece premia la casta, legalizza l'ultima rapina. E invece in un frangente di crisi come questo sarebbe stato necessario un segnale molto più forte che, evidentemente, Obama non può permettersi. Segnali che invece giungono da alcune aziende private. In Giappone, ad esempio, i manager di alcune grandi società in difficoltà si sono ridotti del 30% lo stipendio. Lo stesso è avvenuto in Italia, nel mio mondo, quello dell'editoria. Il gruppo del Sole 24 Ore ha appena inviato una lettera a tutti i collaboratori in cui annuncia una riduzione dei compensi del 25% per fare fronte a quella che definisce la "Grande Crisi". La lettera è firmata dal direttore Ferruccio de Bortoli e dall'amministratore delegato Claudio Calabi, che hanno dato l'esempio riducendosi di un quarto lo stipendio. Che differenza rispetto ai banchieri di Wall Street! Questa è la strada giusta: se i tempi sono duri, lo sono per tutti. Ed è il capo che mostra la via assumendosi in prima persona i sacrifici richiesti. Io lo chiamo capitalismo responsabile e mi piace moltissimo. Scritto in economia, società, era obama, globalizzazione, democrazia, Italia, notizie nascoste, giornalismo Commenti ( 64 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Feb 09 Ecco perché il clandestino in realtà non viene espulso Sul Giornale di ieri Stefano Zurlo ha scritto un bell'articolo, in cui racconta che cosa accade agli irregolari che vengono arrestati. Mi ha colpito questo passaggio: "È un meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l'arresto. Ma i processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l'imputato esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l'irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona per lo stesso reato". Se questa è la realtà, e non dubito che lo sia, la lotta ai clandestini è assolutamente inutile. Continueranno ad arrivare, sempre più numerosi, proprio perché è garantita l'impunità. E allora è necessario correre ai ripari, varando norme che non permettano la scarcerazione in attesa del processo e, come ho già scritto, che rendano obbligatorio il rilevamento, oltre delle impronte digitali, dell'iride dell'occhio. Solo così l'Italia può assumere una credibilità che oggi non ha. L'alternativa è che l'Italia si trasformi non in una società tendenzialmente multietnica, ma in un Paese anarchico con profonde ingiustizie sociali e un razzismo diffuso. Non c'è più tempo da perdere: tocca al governo di centrodestra proporre misure concrete. E al centrosinistra moderato di Veltroni sostenerle con spirito bipartisan. Perché il problema degli immigrati non ha più colore politico ma è sentito, con angoscia, dalla stragrande maggioranza degli italiani, compresi i progressisti. O no? Scritto in società, globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 69 ) » (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Jan 09 La casta di Wall Street? Continua ad arricchirsi. Negli ultimi giorni mi sono occupato nuovamente della casta dei banchieri, che ha inguaiato il mondo. Ho scoperto alcuni dettagli interessanti, ad esempio, che l'ex numero uno di Lehman Brothers, ha venduto la sua lussuosa residenza in Florida, stimata 14 milioni di dollari. Il prezzo? Cento dollari. Chi l'ha comprata? La moglie. E così si cautela contro eventuali creditori. Ipotesi peraltro remota, perché le leggi americane offrono ampie protezioni ai banchieri protagonisti della truffa del secolo. I protagonisti del disastro finanziario passano le loro giornate a giocare, a golf, bridge, cricket. E quelli che non si sono ritirati continuano ad arricchirsi. Nel 2008, mentre le loro società venivano salvate dal fallimento, i manager delle banche si sono accordati bonus per 18,4 miliardi di dollari, come spiego in un editoriale, nel quale pongo una domanda a questo punto fondamentale: è giusto salvare le banche se la casta non viene smantellata? Tremonti dice: a casa o in galera. Sono d'accordo con lui. Se il capitalismo vuole risorgere deve riscoprire una virtù indispensabile, quella della responsabilità individuale. E fare piazza pulita. Scritto in società, era obama, economia, globalizzazione, notizie nascoste, democrazia, gli usa e il mondo Commenti ( 73 ) » (7 voti, il voto medio è: 2.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Jan 09 Immigrazione, stiamo sbagliando (quasi) tutto? I fatti degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta la questione degli immigrati. Ne traggo tre riflessioni. 1) La crisi economica renderà ancora più acuto il problema dell'immigrazione all'interno della Ue. Romania e Bulgaria sono già in forte crisi economica e non mi stupirebbe se nei prossimi mesi aumentasse il numero di cittadini di questi Paesi che cerca fortuna nei Paesi europei ricchi; che, però, come ben sappiamo, non sono risparmiati dalla recessione. Rumeni, bulgari verranno qui ma non troveranno lavoro e molti di quelli che già abitano in Italia lo perderanno. La situazione rischia di diventare rapidamente esplosiva: povertà, indegenza, disperazione, dunque probabile aumento della delinquenza spicciola e molto potenziale manodopera per la malavita e per gli imprenditori italiani schiavisti (che esistono e vanno combattuti energicamente) . Tutto questo alimenterà il razzismo e l'incomprensione reciproca. Occorre che l'Unione europea prenda iniziative straordinarie per limitare la libertà di circolazione delle persone, anche ripristinando, transitoriamente i visti. 2) L'immigrazione extra Ue non si combatte solo alzando barriere, che in realtà servono a poco, perchè, come ha dimostrato l'ultimi rapporto della Fondazione Ismu, dei 450 mila stranieri che arrivano illegalmente, solo 120mila attraversano il Mediterraneo. Gli altri sbarcano con un visto regolare (di studio, turistico o per lavori stagionali) e si danno alla macchia. Come si combatte questo fenomeno? Imitando gli americani: che prendono la foto e le impronte digitali a tutti i visitatori, In tal modo (magari anche con il controllo dell'iride) si creerebbe una banca dati europea che rende facilmente identificabili i clandestini. 3) Gli immigrati non partono spinti solo dalla povertà, ma anche - anzi, soprattutto - per inseguire il mito di un'Europa Eldorado, come ho spiegato in questa analisi. Il mito non viene mai scalfito dai media nè nè dalla sociteà africana, che anzi continu ad alimentarlo. «Gli africani quando partono non immaginano che fuori possa fare più freddo che dentro un frigorifero», mi ha detto Gustave Prosper Sanvee, direttore della tv cattolica del Togo. Dunque se vogliamo limitare le partenze è necessario che gli immigrati sappiano che l'Europa non è un paradiso, ma spesso un purgatorio fatto di stenti, sofferenza, spesso umiliazioni e che ci ce la fa deve rispettare regole sociali e di convivenza che sono molto diverse da quelle africane. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'Europa promuova una politica di comunicazione mirata alle popolazioni Africane, che oggi è inesistente. Da qui la mia riflessione: perché non provare un approccio diverso sull'immigrazione? Ho l'impressione che le misure tentate non abbiano prodotto gli effetti sperati e siano destinate al fallimento anche in futuro. In altre parole, l'Italia e l'Europa stanno sbagliando (quasi) tutto. O no? Scritto in società, europa, globalizzazione, immigrazione Commenti ( 72 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jan 09 Resa dei conti tra la Cina e gli Usa? Il sito del Giornale nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e dunque anche l'accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe zone d'Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull'aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l'altro si sono accorti che un lobbista dell'industria delle armi è stato nominato numero due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo blog. Era ora. Ma la notizia più significativa riguarda la Cina, sebbene non abbia avuto molto rilievo sui giornali italiani. E' accaduto questo: il segretario al Tesoro Timothy Geithner che giovedì, durante le audizioni alla Commissione finanze del Senato, aveva accusato Pechino di «manipolare le quotazioni dello yuan per ottenre scorrettamente vantaggi commerciali», aprendo di fatto l'iter che, in base a una legge del 1988, permetterebbe al governo americano di imporre sanzioni ovvero barriere tariffarie. La Cina ha risposto smentendo le accuse, mentre il ministro degli Esteri di Pechino ha chiamato Hillary Clinton ammonendola a non compiere passi falsi. Perchè questo screzio? I fattori di attrito sono diversi, ma a mio giudizio ne prevale uno: quello del debito americano. La Cina è da qualche anno il primo sottoscrittore al mondo di Buono del tesoro Usa, ma una decina di giorni fa ha annunciato che intende ridurre il proprio impegno e usare una parte delle risorse per rilanciare l'economia interna. L'America, però, non può permetterlo; anzi, visto che il suo deficit pubblico quest'anno triplicherà, vorrebbe che Pechino aumentasse gli acquisti di Treasury. L'affondo di Geithner ha l'aria di un monito ai cinesi: se Pechino non si ricrede, Washington si vendicherà alzando le barriere doganali; dunque rendendo impervio l'accesso a un mercato che rappresenta il principale sbocco ai beni «made in China». Si scatenerebbe una guerra commerciale e finanziaria da cui usciremmo tutti perdenti. Lo spettro è quello di un dollaro in caduta libera e di una Cina in profonda depressione, che aggraverebbe la crisi dell'economia mondiale. Domanda: lo scenario è credibile? Ragionavolmente uno scontro non conviene a nessuno e pertanto dovrebbe prevalere la ragionevolezza. Fino a quando la Cina, che secondo alcuni economisti sarebbe già in depressione, è disposta a usare le proprie risorse per finanziare il deficit americano? E Obama è in grado di gestire con saggezza rapporti delicati e cruciali come questi? Scritto in economia, era obama, globalizzazione, notizie nascoste, cina, gli usa e il mondo Commenti ( 23 ) » (9 voti, il voto medio è: 3.44 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jan 09 Basta torture. Bravo Obama, ma come la mettiamo con l'Iran? "L'America non tortura", ha dichiarato ieri Obama rinfrancando chi ha sempre visto nell'America un baluardo di civiltà, saldamente ancorato ai valori della democrazia e della Costituzione. Quell'America è tornata. Bravo Obama, ma McCain, se avesse vinto, avrebbe fatto altrettanto. Entrambi sono convinti che la guerra al terrorismo non possa essere condotta violando i principi che l'America ha sempre proclamato di rispettare, proponendosi pertanto come un modello virtuoso per gli altri Paesi. La stragrande maggioranza dei detenuti di Guantanamo è risultata innocente, ma per molti mesi ha vissuto in condizioni orribili, da lager sovietico, senza assistenza legale, per molto tempo senza nemmeno il monitoraggio della Croce Rossa. Segregati, senza colpa. E nelle prigioni segrete della Cia è successo di tutto: sevizie orribili, alcuni prigionieri sono spariti nel nulla. Ma quanti di loro erano terroristi? Pochi. Obama (e McCain) sono convinti che la guerra ad Al Qaida debba essere risoluta ed energica, ma senza ricorrere a metodi tipici di una dittatura e non di una grande democrazia. La chiusura di Guantanamo e delle prigioni Cia ha anche una valenza politica, perché rafforza e precisa il messaggio di apertura al mondo arabo e all'Iran, con cui la Casa Bianca è pronta ad avviare "negoziati diretti senza precondizioni", come spiego in questo articolo, mentre si rafforzano i segnali di un raffreddamento dei rapporti con Israele (anticipati su questo blog il 14 gennaio). Ieri ho parlato con alcuni esperti di Washington e, off the record, una fonte qualificata del governo americano mi ha fatto notare che Obama nel suo discorso di insediamento non ha citato Israele. E chi è il primo leader straniero con cui Barack ha parlato? Il palestinese Abu Mazen. Basta torture ed è un bene; ma anche meno Israele e più Iran, rapporti ancora più stretti con le potenze del Golfo persico e dunque mano tesa all'Islam fondamentalista sia sunnita che sciita. Scelta strategica lungimirante o clamoroso errore che contraddice i valori degli Usa, premiando regimi come l'Iran e l'Arabia Saudita che calpestano i diritti umani? Scritto in israele, era obama, democrazia, medio oriente, gli usa e il mondo, islam Commenti ( 103 ) » (7 voti, il voto medio è: 2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jan 09 Ha ragione Tremonti: bisogna scegliere chi salvare. Le borse crollano, ci risiamo.. ma perchè? Colpa di Obama, come qualcuno ha suggerito sui giornali? No, i mercati finanziari scendono perchè temono che nemmeno Obama, nonostante gli interventi promessi, possa risollevare l'economia, perlomeno non i tempi brevi. Nonostante i ribassi di Piazza Affari e l'entità del debito pubblico, l'Italia è in una posizione più favorevole rispetto ad altri Paesi, come ha spiegato uno dei nostri economisti più brillanti Marco Fortis, in un'intervista a Rodolfo Parietti. Ma la crisi è globale e da sola l'Italia non ce la può fare. E allora bisogna capirne le ragioni e le dinamiche. Un giornalista del Corriere del Ticino, Alfonso Tuor, da tempo si segnala per la precisione e la lungimiranza delle sue analisi. Venerdì scorso, dunque prima del capitombolo di Wall Street, ha pubblicato un editoriale in cui spiega che cosa sta accadendo. La sua è una visione "tremontiana" e la ritengo assai convincente. Ecco i passaggi più significativi del suo articolo: Concluso il periodo delle ferie natalizie, è tornato alla ribalta il problema centrale di questa crisi: lo stato comatoso del settore finanziario. Infatti non vi sono miglioramenti delle condizioni di salute del sistema bancario, nonostante le ricapitalizzazioni degli istituti di credito americani ed europei operate dagli Stati e i continui interventi delle banche centrali. (.)Lo stesso presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dovuto ammettere che non vi è alcuna speranza di uscire da questa crisi se non si risana il sistema bancario. Bernanke ha addirittura precisato che risulterà insufficiente anche il pacchetto fiscale di Obama da 800 miliardi di dollari. (.) Il motivo è semplice. La crisi finanziaria ha già investito l'economia reale. Le industrie europee, americane e di altri continenti si trovano strette in una tenaglia: da un canto, i fatturati diminuiscono rapidamente (in alcuni rami si registrano contrazioni del 30%) e, dall'altra, l'accesso al credito è chiuso, poiché il sistema bancario è riluttante a concedere nuovi crediti, oppure è estremamente oneroso, con tassi di interesse molto elevati nonostante il ribasso del costo del denaro attuato dalle banche centrali. La conseguenza è un circolo vizioso: la recessione produce nuove sofferenze che aggravano la crisi bancaria, le banche concedono meno prestiti rendendo più profonda la recessione e così via. In pratica, il settore bancario non svolge più (non concedendo crediti) il suo ruolo di trasmissione degli impulsi di politica monetaria. Quindi, anche il taglio dei tassi europei riduce i costi di rifinanziamento delle banche, ma ha scarsa o nessuna influenza sull'accesso e sul costo del credito delle imprese industriali. Ora, l'oligarchia finanziaria che ha causato questa crisi, con l'autorevole sostegno della Federal Reserve, sostiene una tesi semplice: non si può uscire dalla crisi, se prima gli Stati non risanano il sistema bancario. Questa tesi, apparentemente seduttiva, dimentica di esplicitare i costi enormi di questo salvataggio. Un'idea della grandezza dei capitali necessari la si può ricavare dalle migliaia di miliardi finora spesi da Stati e da banche centrali senza ottenere alcun risultato apprezzabile. Negli Stati Uniti si sono già spesi 8.000 miliardi di dollari, nell'Unione Europea la cifra è di poco inferiore. Per risanare i catastrofici bilanci delle grandi banche occorrerebbero altre migliaia di miliardi. Se non si crede alla teoria che i soldi possano essere stampati all'infinito senza alcuna conseguenza negativa, bisogna concludere che i governi devono scegliere chi aiutare, poiché non hanno le risorse finanziarie per salvare sia le famiglie sia le imprese sia le banche. È quanto ha deto recentemente il ministro italiano Giulio Tremonti, il quale teme che il tentativo di salvare tutti farà sì che non si riuscirà ad aiutare nessuno e si provocherà unicamente un ulteriore peggioramento della crisi. Come sostiene Tremonti, bisogna ammettere realisticamente che si può salvare solo la parte buona del sistema bancario e concentrare le risorse per rilanciare l'economia, per difendere l'occupazione e il sistema industriale. Per essere più chiari, fino a quando non si cominceranno a fare queste scelte non vi è alcuna possibilità che si esca veramente dalla crisi. Il costo di salvare tutto e tutti rischia di essere tale da incrinare la fiducia nei titoli con cui gli Stati finanziano i loro disavanzi pubblici e nelle stesse monete. A questo riguardo già si cominciano ad avvertire alcuni segnali preoccupanti. (.) In attesa che le élites politiche si affranchino dallo stato di dipendenza nei confronti dell'oligarchia finanziaria, saremo costretti a confrontarci con l'aggravarsi della recessione, con continui interventi miliardari per salvare le banche e pacchetti di rilancio che non produrranno gli effetti desiderati, ma solo un sollievo temporaneo. Insomma, continueremo ad assistere al peggioramento della crisi. Domanda: Tuor ha ragione ? E' possibile salvare solo alcune banche mantenendo la funzionalità del sistema finanziario? Scritto in società, economia, europa, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 26 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jan 09 Obama, l'uomo del Pentagono (e di Wall Street) Obama sarà davvero un riformatore? Più passa il tempo e più sono convinto di no. Sta diventando l'uomo dell'establishment ovvero di quel mondo che in campagna elettorale aveva promesso di cambiare. "Yes we can", ("sì, si può fare") e "Change we can believe in" (il cambiamento in cui credere) sono più che mai slogan retorici e dunque vuoti. E per averne conferma basta scorrere l'elenco dei ministri e dei consiglieri. Facce nuove? Pochissime, sono quasi tutti ex collaboratori di Bill Clinton e quasi tutti legati a interessi particolari, soprattutto in due campi: finanza e difesa. Come fa Obama a riformare il sistema finanziario se affida il Tesoro a Geithner e sceglie come superconsigliere Summers ovvero due pupilli del presidente di Citigroup ed ex ministro del tesoro Rubin? Non scordiamocelo: fu Rubin ad avviare il processo di deregolamentazione dei mercati finanziari che è all'origine dell'attuale recessione. E negli ultimi mesi dietro le quinte è stato lui a manovrare con lo stesso Obama e con Bush per ottenere gli aiuti multimilardari al settore e in particolare i miliardi necessari per salvare la stessa Citigroup. Che credibilità ha un presidente che conferma alla guida del Pentagono Robert Gates, il ministro di Bush, e, soprattutto, che nomina suo vice William Lynn? Voi direte: e chi è Lynn? E' uno dei più noti lobbisti dell'industria delle armi e al Pentagono è stato incaricato di presiedere il comitato per. gli acquisti di armamenti. ma la gente non lo sa: perchè i grandi media americani questa notizia l'hanno data in breve o non l'hanno pubblicata affatto. E' così che Obama intende combattere la corruzione e gli interessi particolari? Temo che una certa Washington abbia già inghiottito Barack.. o sbaglio? Scritto in democrazia, notizie nascoste, presidenziali usa, gli usa e il mondo Commenti ( 94 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.57 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jan 09 Preghiera islamica anche al Colosseo. Ora basta Riepiloghiamo: il 6 gennaio gli islamici hanno pregato contemporaneamente a Milano di fronte al Duomo e a Bologna in piazza Maggiore davanti alla Chiesa di San Petronio. Il 10 gennaio nuova preghiera a Milano di fronte alla Stazione centrale. Ieri gli islamici hanno conquistato il piazzale di fronte al Colosseo, mentre a Bologna la questura ha vietato un'altra preghiera in pubblico prevista per il 24 gennaio. Mi spiace di dover proporre nel giro di pochi giorni il terzo post sullo stesso tema, ma non posso esimermi: questi fatti dimostrano che si tratta non di iniziative estemporanee, ma di provocazioni nell'ambito di una precisa strategia da parte dei fondamentalisti islamici sunniti che si riconoscono nell'Ucoii e dunque nei Fratelli musulmani. Con questa gente non si scherza. Nelle prossime settimane capiremo qual è il loro obiettivo finale, ma sin d'ora è chiaro che vogliono da un lato intimidire i musulmani moderati assumendo la guida di tutti i movimenti islamici in Italia, dall'altro dimostrare agli italiani, laici e cattolici, di essere in grado di occupare i luoghi più significativi delle nostre città, sfidando le leggi, i nostri valori e il buon senso. Non rispettano, non vogliono rispettare; abusano dell'ospitalità ricevuta. Ed è più che mai urgente una risposta ferma, autorevole da parte dello Stato, della società civile e della Chiesa. Resto convinto che i seguaci dell'Ucoii e di un Islam involuto e antimoderano siano una piccola minoranza tra i musulmani presenti nel nostro Paese. Ma con questi fanatici non ci può essere dialogo: l'Italia non ha bisogno di loro. E occorre che lo sappiano subito. Non c'è più tempo, non si può aspettare. Scritto in società, democrazia, Italia, immigrazione, islam Commenti ( 110 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.43 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Rodolfo de Trent: Quanto sta accedendo attorno al dolore di un padre è, secondo me, di una crudeltà agghiacciante.... 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Il governo tenta di salvare Eluana: no allo stop dell'alimentazione (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 06-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 32 del 2009-02-06 pagina 3 Il governo tenta di salvare Eluana: no allo stop dell'alimentazione di Francesca Angeli La strada del decreto sembra più lontana dopo le perplessità espresse da Napolitano. Sacconi: «Ma non restiamo a guardare» RomaUn decreto, un provvedimento ad hoc inattaccabile nella sua formulazione giuridica. Il governo «non resta a guardare» e cerca la strada per bloccare la mano che da oggi dovrebbe cominciare a ridurre la nutrizione di Eluana Englaro ed accompagnarla lentamente alla fine. Ma sull'emanazione di un decreto, il mezzo più immediato e sicuro per immobilizzare quella mano, l'accordo non è stato definito. Anche se a sostenere la necessità di intervenire in modo netto nella maggioranza sono in tanti sull'altro piatto della bilancia, a favore del no, c'è il peso schiacciante del capo dello Stato. Giorgio Napolitano lo aveva già detto in modo chiaro nei giorni scorsi: su un tema così articolato occorre una riflessione seria in Parlamento e una legge complessiva sul testamento biologico. No alle soluzioni frettolose, insomma. Il decreto poi andrebbe a contestare la sentenza della Corte d'appello di Milano, configurando così un conflitto di poteri tra l'esecutivo e la magistratura che sicuramente imbarazzerebbe il Colle. A caricare di ulteriori dubbi la scelta del decreto l'intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che avrebbe definito «un grave errore» l'utilizzo della legislazione d'urgenza. Ecco dunque che anche i più convinti sostenitori della necessità di un decreto si sono visti costretti a una frenata pure alla luce delle preoccupazioni espresse dal premier, Silvio Berlusconi, che ha preso atto della difficoltà di raggiungere una mediazione anche dal punto di vista legislativo su un tema così spinoso che vede profondamente lacerata l'opinione pubblica. Certamente la linea del governo non cambia, come risulta evidente dalle dichiarazioni del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi e del suo sottosegretario, Eugenia Roccella. Per Sacconi non ci sono dubbi, il ruolo delle istituzioni e quello del servizio sanitario nazionale in particolare è la salvaguardia della vita. «Credo che laicamente, tra tante incertezze ci può aiutare quel principio di precauzione, quel criterio di prudenza, che spesso ci ha orientato in relazione agli animali, all'ambiente e ai beni immobili - spiega il ministro -. Ed è inevitabile che un orientamento nel segno della cautela conduca, tra la vita e la morte, alla scelta della vita». Oltretutto Sacconi ricorda che la donna in coma da 17 anni «potrebbe essere l'unica persona a morire sulla base di una volontà presunta, dal momento che la futura legge sul fine vita non potrà non recepire il principio, contenuto nelle proposte dei diversi schieramenti, di una volontà che deve essere esplicita e certificata, ma che mai può essere indirettamente ricostruita». E la volontà di Eluana è certificata soltanto dalle parole del padre Beppino. Anche se fosse già in vigore la legge sul testamento biologico che ora si discute in Senato in questo caso non si potrebbe staccare il sondino, perché occorrerebbe una volontà espressa e certificata da parte del paziente. Insomma l'intervento del governo è un dovere, afferma pure la Roccella. «La politica non può lavarsene le mani: non possiamo limitarci a rispettare una sentenza come fece Ponzio Pilato - dice il sottosegretario -. C'è questa bozza di decreto in sospeso e c'è la possibilità di fare ispezioni. Aspettiamo pure ulteriori informazioni dal presidente della Regione, Tondo, verificheremo le condizioni della clinica e della sua possibilità di agire nella legalità, cosa di cui non siamo certi». Le pressioni in un senso e nell'altro sono fortissime. Un decreto che blocchi l'esecuzione della sentenza e il distacco del sondino è richiesto con forza dalle associazioni per la vita, da molti esponenti del centrodestra e del mondo cattolico oltre che dalle gerarchie vaticane. Dall'altra parte si schierano i radicali con Emma Bonino in testa che chiedono il rispetto della volontà del padre Beppino Englaro. I medici ai quali è stato affidato il compito di procedere alla progressiva riduzione della nutrizione della donna hanno ribadito di voler agire nella legalità. Insomma se quel decreto oggi fosse emanato la procedura verrebbe bloccata. Ma non è escluso che il governo possa trovare altre strade per fermare quella mano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Quando il Papa non fu più prigioniero (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2009-02-06 num: - pag: 44 categoria: REDAZIONALE Bilanci Ottant'anni fa, l'11 febbraio 1929, la firma del Concordato Un assetto giuridico, poi riformato nell'84, che si è dimostrato vitale Quando il Papa non fu più prigioniero I Patti che posero fine alla Questione romana di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA SEGUE DALLA PRIMA Queste parole, pronunciate alla Costituente in occasione della discussione sui Patti Lateranensi da un illustre parlamentare cattolico, Stefano Jacini — antico esponente del modernismo, deputato popolare dichiarato decaduto per antifascismo, infine membro del Cln dell'Alta Italia — possono riassumere abbastanza bene il senso con cui oggi guardare a quel Trattato di cui sta per ricorrere l'ottantesimo anniversario il prossimo 11 febbraio. In realtà all'inizio — cioè subito dopo la presa di Roma nel 1870 e la fine del potere temporale del Papa che ne era seguito, apice dell'aspro scontro accesosi tra la Chiesa e il movimento liberal-nazionale italiano nel corso del Risorgimento — proprio la strada della separazione più o meno assoluta era stata quella che il neonato Regno d'Italia aveva deciso di battere. Lo aveva fatto attraverso la cosiddetta «legge delle guarentigie» (1871): le garanzie in questione erano per l'appunto quelle che in modo del tutto unilaterale l'Italia riconosceva al Pontefice dichiarandolo sottratto ad ogni sua giurisdizione, equiparando la sua persona a quella del re, assicurandogli il possesso indisturbato dei Palazzi Apostolici e di altri edifici e luoghi di Roma, riconoscendogli il diritto di legazione attiva e passiva, interdicendosi la possibilità d'intralciare in qualsiasi modo l'attività sia della Curia e della Santa Sede che del relativo personale ecclesiastico. L'Italia insomma, e sia pure con certi limiti, dichiarava l'organizzazione centrale della Chiesa di Roma, che pure aveva sede nella sua capitale, una sorta di corpo estraneo, un totalmente altro da sé. Anche se fondato su un solido impianto ideologico di stampo liberale, fatto sinceramente proprio da tanti protagonisti del Risorgimento, il separatismo che allora l'Italia adottò fu tuttavia in buona parte una scelta obbligata. Infatti, l'esitazione di Pio IX e dei suoi successori a rinunciare ufficialmente ad un'eredità storica plurisecolare, e dunque la loro pervicacia nel considerarsi vittime di una pura e semplice sopraffazione, non le lasciarono altra via. Per sessant'anni il Papa, insomma, preferì considerarsi «prigioniero» nel Vaticano anziché riconoscere il fatto compiuto addivenendo ad un qualche compromesso. La «questione romana » rimase così un problema aperto, anche se vissuto sempre meno drammaticamente da ambo le parti. Con il passare del tempo, peraltro, il mancato riconoscimento del nuovo regno da parte della Santa Sede finì per rappresentare non tanto un potenziale pericolo per la legittimazione internazionale del Paese, come invece si era assai temuto all'inizio da parte italiana, quanto piuttosto la causa permanente di un rapporto difficile tra il nuovo Stato e molti suoi cittadini di fede cattolica. Quelli, per esempio, che attenendosi alle disposizioni della Chiesa non partecipavano per protesta alle elezioni politiche. Fu questo un ulteriore aspetto del caso singolare che aveva visto l'Italia unico Paese d'Europa conseguire la propria indipendenza nazionale in contrasto con la religione della stragrande maggioranza dei suoi abitanti. Il nodo, come si sa, si sciolse solo con il fascismo, nel 1929. Non a caso, dal momento che solo la dittatura mussoliniana era in grado di concedere alla Santa Sede ciò che a qualunque altro governo inserito nella tradizione liberale italiana sarebbe stato invece assai difficile concedere. Vale a dire, oltre al Trattato del Laterano vero e proprio — con la soluzione (già peraltro messa a punto in molte trattative precedenti) della questione della sovranità territoriale grazie all'«invenzione » dello Stato della Città del Vaticano— anche la garanzia politica aggiuntiva, il «necessario complemento» di un Concordato, come si legge nella premessa di questo. Un Concordato che, benché sempre modificabile con il consenso delle parti (infatti è stato poi modificato nel 1984), almeno nella sua primitiva versione del '29 era oltremodo comprensivo delle ragioni della Chiesa cattolica, a scapito vuoi dell'autorità dello Stato vuoi dell'eguaglianza dei cittadini. Proprio l'accettazione di un Concordato siffatto era tuttavia la prova, agli occhi della Santa Sede che l'Italia ufficiale aveva rotto inequivocabilmente con il passato e che, come ebbe a dire Pio XI con mal riposta enfasi polemica, essa era ormai intenzionata a «regolare debitamente le (sue) condizioni religiose per sì lunga stagione manomesse, sovvertite, devastate in una successione di Governi settari od ubbidienti e ligi ai nemici della Chiesa, anche quando forse nemici essi medesimi non erano». In realtà, a partire dal 1929, Trattato e Concordato hanno cominciato a vivere una vita largamente autonoma, dal momento che la costituzione della Città del Vaticano si è dimostrata una soluzione di per sé felice e vitale, dotata di una forza e validità sue proprie. Si può anzi dire, a ben pensarci, che quella soluzione ha rappresentato un grande vittoria postuma del Risorgimento, dimostrando nel modo più chiaro che la fine del potere temporale dei Papi, lungi dall'impedire alla Chiesa di svolgere il suo magistero universale, è stata la premessa, viceversa, per un esercizio di tale missione ancora più vigoroso, vasto ed influente. Tutto ciò, come dicevo, indipendentemente poi dall'esistenza tra la Chiesa e lo Stato italiano di un Concordato. Ormai, tra l'altro, la ragione d'essere di questo non può più essere fatta risalire all'antico contenzioso tra l'Italia laica e l'Italia clericale degli anni del Risorgimento né può più consistere in qualche sogno di «restaurazione cristiana della società» come quello che pure sognava La Civiltà Cattolica all'indomani dell'11 febbraio. Esso risponde palesemente ad altri motivi, ad altri sentimenti pubblici. Primo fra tutti al superamento del liberalismo ottocentesco per quanto riguarda il riconoscimento del carattere istituzionale della Chiesa. Finite le antiche dispute, e ammaestrato dalle sanguinose pretese totalitarie del Novecento, oggi lo Stato democratico- costituzionale può tranquillamente ammettere anche al proprio interno l'esistenza di altri ordinamenti originari con cui stabilire accordi e intese. E può farlo senza che debba necessariamente scapitarne in alcun modo né il confronto e magari anche lo scontro tra le idee, né l'irrinunciabile libertà per chiunque di credere o non credere. Ma ancor prima di ciò vi è un debito che ogni Paese ha con la propria storia. Quella italiana appare troppo inestricabilmente intrecciata alla vicenda del Cristianesimo e della Chiesa romana perché sia realmente plausibile immaginare un reciproco disinteresse, una reale indifferenza dell'una rispetto all'altra all'insegna dell'unilateralità. Alla fine, nella sua essenza e al di là di ogni possibile, anche necessaria, disputa sui suoi contenuti, il Concordato non è che la presa d'atto di questo dato.

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se ci investe un'ondata neoguelfa - miriam mafai (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 42 - Cultura La prefazione di Mafai a un libro di Polchi Se ci investe un´ondata neoguelfa "Da aborto a Zapatero", un vocabolario laico con vittorie e sconfitte MIRIAM MAFAI Anticipiamo parte della prefazione di al volume di Vladimiro Polchi Da aborto a Zapatero. Un vocabolario laico che esce in questi giorni (Laterza, pagg. 205, euro 15) La Costituzione francese si apre con l ´orgogliosa affermazione: «La Francia è una Repubblica laica. Garantisce davanti alla legge l´uguaglianza di tutti i suoi cittadini, senza distinzione d´origine, di razza, di religione». (...) L´Italia repubblicana nasce invece come un paese a laicità limitata, incerta, sottoposta a continue tensioni, costantemente a rischio (basti ricordare che, per molti anni, il «carattere sacro di Roma» venne garantito da una spietata censura che vietò non solo la rappresentazione della Mandragola e del Vicario, ma anche una mostra di disegni di Picasso ritenuti osceni). E tuttavia proprio questa condizione del tutto singolare di incertezza della nostra laicità spinse una parte non trascurabile delle forze democratiche a tenere aperto il problema in tutte le sedi in cui questo fosse possibile, sia nel dibattito su riviste e pubblicazioni di impronta liberale (spesso di modesta diffusione ma di notevole prestigio), sia nelle sedi scientificamente più autorevoli (fino ad adire alla Corte costituzionale). (...) La prima battaglia per la laicità, che godrà di ampia risonanza, risale al 1958. è una vicenda giudiziaria che contrappone clamorosamente la legge dello Stato a quella della Chiesa. Due giovani di Prato, regolarmente sposati in Comune, vengono denunciati dal vescovo, monsignor Fiordelli, come «pubblici peccatori e concubini». I due giovani reagiscono e, difesi da un celebre avvocato repubblicano, Adolfo Battaglia, molto attivo sul fronte della difesa dei diritti civili, querelano il vescovo per diffamazione. E non si arrendono nemmeno quando, alla vigilia del processo, L´Osservatore Romano ricorda che su querelanti, giudici e avvocati pende la minaccia della scomunica. La prima battaglia per la laicità si combatte dunque in Italia in tribunale (dove monsignor Fiordelli venne prima condannato e poi, in appello, assolto). E in tribunale si combatteranno negli anni a venire molte altre battaglie per la laicità. Le donne e i giovani sono già allora, in quel lontanissimo 1958, e saranno per molti anni ancora, i promotori e i protagonisti del cambiamento della nostra società. è un cambiamento che corre sotto pelle, prende corpo nella vita quotidiana, sui banchi di scuola, in famiglia, nel lavoro, liquidando antiche subalternità, muovendosi in direzione dell´uguaglianza, dell´allargamento dei diritti. Alla fine, nel giro di non molti anni, questi cambiamenti verranno ratificati anche in giudizio o in Parlamento e anche noi conosceremo le leggi laiche per eccellenza: il divorzio nel 1970, una nuova legge che stabilisce la parità dei coniugi e un nuovo diritto di famiglia nel 1975, la legalizzazione dell´aborto nel 1978. (...) La controffensiva delle gerarchie si manifesta già nel corso degli anni Ottanta. Siamo ancora ai tempi della cosiddetta Prima Repubblica e presidente del Consiglio è Bettino Craxi, quando assistiamo a una durissima presa di posizione del Vaticano contro l´ipotesi di una regolamentazione giuridica delle coppie di fatto, avanzata insieme da comunisti, socialisti, radicali e liberali. Dopo il perentorio altolà del Vaticano, di quella proposta di legge si perderanno le tracce. Pochi anni dopo, nel 1991, papa Wojtyla, in un celebre discorso tenuto a Radom in Polonia, non solo condannerà, com´è ovvio, la pratica dell´aborto, ma dichiarerà che nessun Parlamento, per quanto democraticamente eletto, può arrogarsi il diritto di legiferare in materia. (...) Da allora assistiamo a un duplice, contraddittorio movimento nel nostro paese. Da una parte il processo di secolarizzazione continua, avanza e si allarga. Il nostro stile di vita si avvicina sempre più a quello della maggior parte dei paesi europei, la cui legislazione si ispira rigorosamente (si veda cosa accade in Spagna) al principio di laicità. Cresce anche da noi il numero dei divorzi, delle famiglie di fatto, delle nascite fuori dai matrimoni. Cresce il numero di coloro che intendono decidere le modalità della propria morte. (...) Ma la Chiesa resiste, si oppone, mobilita tutte le sue forze e la sua indiscutibile autorità a difesa dei propri principi, pretendendo di trasformarli in norma di legge, validi per tutti. Da tempo quindi il processo di legiferazione sulle materie attinenti alla famiglia e alle scelte sessuali ha conosciuto, nel nostro paese, una brusca battuta d´arresto. La legge 194 è a rischio, è fallito ogni tentativo di regolamentare e tutelare le famiglie di fatto, ostacoli quotidiani vengono frapposti all´introduzione della pillola RU486 (in libera vendita oltre frontiera) e alla cosiddetta "pillola del giorno dopo", mentre appare altamente improbabile l´approvazione di una legge sul testamento biologico che riconosca la libertà di ognuno di decidere sul proprio "fine vita". Sulle questioni che si è convenuto definire "eticamente sensibili" (che riguardano in realtà la vita di ognuno di noi e, ampiamente, la ricerca scientifica) l´ultima parola pare debba spettare alla Chiesa. Non è improprio dunque parlare di una vera e propria "ondata neoguelfa", che pretende di riscrivere le leggi e la cultura del nostro paese, mettendo a rischio la laicità conquistata nel corso della nostra storia recente, anche con il concorso del pensiero e dell´azione di molti cattolici.

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ROMA - Malato, o in buona salute, nessuno potrà darsi la morte interrompendo l'idr... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 06-02-2009)

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Venerdì 06 Febbraio 2009 Chiudi di ANNA MARIA SERSALE ROMA - Malato, o in buona salute, nessuno potrà darsi la morte interrompendo l'idratazione e l'alimentazione. Il nodo cruciale, che agita il dibattito, è stato risolto così. Il governo, che presenti o no il decreto, ha imboccato la strada della difesa a oltranza della vita. Solo per problemi di equilibrio politico oggi in Consiglio dei ministri non ci sarà la bozza di decreto, per vietare il distacco della spina. Anche se c'è un freno sui tempi e i modi per legiferare è ormai chiaro che la linea su cui poggerà la legge sul testamento biologico sarà quella di tutelare la vita. L'obiettivo è quello di impedire che chiunque, a qualsiasi titolo, intervenga per rendere possibile l'interruzione di forme di sostentamento vitale. «In attesa dell'approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l'alimentazione e l'idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi». E' quanto si legge nella bozza del decreto legge per sospendere l'attuazione della sentenza della Corte di appello di Milano che autorizza l'interruzione della nutrizione artificiale. Il testo era scritto, anche se per il braccio di ferro istituzionale ora viene bloccato. Il decreto allo studio, dunque, vuole porre un confine tra la vita e la morte in extremis, a poche ore dall'inizio del protocollo che sta per essere avviato per Eluana Englaro, nella clinica "La Quiete" di Udine. Ora, in alternativa al decreto, il ministro della Salute Sacconi sta tentando altre vie, di tipo amministrativo: «Valutiamo la possibilità di fare ispezioni nella clinica di Udine e verificare che questa operi nella legalità». Il caso di Eluana è esploso mentre il Parlamento stava esaminando la legge sul testamento biologico. Però l'esame è ancora alle prime battute e per evitare che precipitassero le decisioni sul caso Englaro il governo è sceso in campo per impedire «l'eutanasia» della donna con l'utilizzo dell'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione, i punti su cui si scontrano laici e cattolici. I laici sostengono che idratazione e alimentazione nei casi di un malato nelle condizioni di Eluana sono delle «terapie» e in quanto tali possono essere interrotte. I cattolici, al contrario, sostengono che trattandosi di sostegno alla vita, idratazione e alimentazione non si toccano. Diversamente si tratta di eutanasia. Lo scontro al momento avviene in Senato, dove la legge è in discussione. Il chirurgo Ignazio Marino, membro della commissione Sanità, del Pd, ha più volte affermato che il solo fatto che un medico deve «prescrivere» le sostanze, queste non sono cibo. Tesi confutata dalla teodem Paola Binetti e dagli altri cattolici.

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ROMA Lentamente, l'ipotesi di un decreto legge sul caso Eluana si è allontanata, ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 06-02-2009)

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Venerdì 06 Febbraio 2009 Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA Lentamente, l'ipotesi di un decreto legge sul caso Eluana si è allontanata, impigliata in una contorta serie di altolà, veti incrociati, dissensi impliciti ed espliciti. Esplicito quello del presidente della Camera, Gianfranco Fini; esplicito quello del Pd e del fronte laico; semi-implicito quello del Quirinale, visto che la posizione di Giorgio Napolitano era stata espressa coram populo l'altro giorno: e cioé che deve essere il Parlamento a varare una legge sul testamento biologico, in modo sereno e pacato. Dal che discende che se i partiti lo avessero fatto per tempo, ora non si assisterebbe a questo gigantesco psicodramma in cui etica, religione e politica vengono mescolate in una pozione imbevibile, tutt'altro che pacata. Comunque al Colle «non si confermano nè si smentiscono le versioni, provenienti da altre fonti, sull'ipotesi del decreto legge», dice una voce quirinalizia. Non c'è alcun interesse, ora che il decreto sembra tramontare, a riscaldare gli animi, anche se nella notte spunta una seconda bozza che farebbe proprie le obiezioni avanzate dal presidente emerito della Corte costituzionale Valerio Onida. Sul fronte opposto il Vaticano, capitanato dal capo dei vescovi, Bagnasco, l'Udc di Casini e una gran fetta del Pdl. Berlusconi s'è chiuso a palazzo Chigi, ha parlato con il ministro della Giustizia, Alfano, e nonostante il pressing sostenuto del Vaticano e della curia, ha capito che era meglio non precipitare. Il premier s'era già più volte espresso per la libertà di coscienza; non ha interesse a scontrarsi con il Quirinale; e, aspetto non secondario, tiene conto dei sondaggi, compresi gli ultimissimi, che non sono favorevoli alle tesi del fronte cattolico: il corpo di Eluana, muto da 17 anni, produce nella gente più pietà che indignazione per la sospensione dell'alimentazione forzata. Perciò il governo "sta riflettendo" sul decreto legge che porterebbe alla sospensione della sentenza della Corte d'appello di Milano che autorizza l'interruzione della nutrizione ad Eluana Englaro. Nella bozza di decreto, che ieri ha tenuto banco, si pensava di anticipare la riforma sul testamento biologico, stralciando un passaggio dove si nega la possibilità di sospendere «alimentazione e idratazione». Accompagnando poi questo decreto da un nuovo intervento amministrativo sulla clinica, sponsorizzato da Sacconi. Il costituzionalista Onida ha eccepito: il decreto andrebbe bene se invece affermasse che fino a quando non interverrà una legge sul testamento biologico l'alimentazione e l'idratazione non possono essere sospese. Ma tesi opposte non mancano. Fini è stato lapidario: «Sarebbe un grave errore». E resta convinto dell'opportunità di rispettare le decisioni della famiglia, invitando l'esecutivo a riflettere. Veltroni ha sposato la linea-Napolitano: «Penso che il Parlamento dovrà fare una legge sul testamento biologico, credo che ci siano le condizioni per fare una legge umana e giusta». «Non è una materia sulla quale poter fare colpi di scena propagandistici. Un intervento della politica così pesante sarebbe per me inaccettabile». Il presidente della Cei, cardinale Bagnasco, è polemico: «Siamo molto preoccupati perchè una deriva eutanasica di questo tipo, se arriverà a dolorosa conclusione, sarà una grave ferita nella nostra cultura che è, da sempre, una cultura di promozione, custodia, difesa della vita in tutte le sue forme, soprattutto in quelle più fragili come ha ricordato il nostro Papa». Il leader Udc Casini condivide a appoggia il decreto: «Non ci si può lavare le mani, il diritto alla vita è garantito dalla Costituzione». Una bella fetta del Pdl condivide. Mentre dai rappresentanti delle altre comunità religiose arriva una posizione più cauta: per ebrei, islamici, buddisti e valdesi «la vita è sacra, ma bisogna dire no a ogni forma di accanimento terapeutico». Chiude Sacconi: «Penso che qualunque sarà il nostro comportamento sarà comunque una scelta, perchè anche Ponzio Pilato fece a suo modo una scelta». Il dilemma è: intervenire o no?

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Il ricatto della Lega (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 07-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Il ricatto della Lega GIOVANNI PROCACCI La cosa più importante è la tenuta della maggioranza, costi quel che costi. Questo l?assunto che ha indotto il Pdl ad accettare il ricatto della Lega che, dopo aver ritirato un emendamento palesemente incostituzionale con cui si voleva imporre agli immigrati nullatenenti di pagare le spese mediche, ne ha imposto un altro che dà facoltà ai medici di denunciare gli immigrati clandestini. La battaglia dura che i senatori del Pd hanno condotto contro tale proposta è motivata dal fatto che essa non tradisce solo il dettato costituzionale e anche il codice deontologico delle professioni sanitarie. Ma soprattutto comporta l?effetto delatorio di indurre l?immigrato senza permesso di soggiorno a rinunciare al contatto con i servizi sanitari e quindi alle cure, per paura di essere individuato e quindi espulso. Questo provocherebbe dannose conseguenze per la salute non solo dell?immigrato, ma anche di chi gli vive vicino e potrebbe indurre lo stesso a rivolgersi a circuiti di assistenza sanitaria alternativi, clandestini e illegali che non tarderebbero molto a organizzarsi per lucrare sulla sua pelle. Non pochi immigrati, in questi anni, sono passati dalle mani di operatori senza scrupoli che li hanno danneggiati nel fisico e nella salute in modo permanente. Ma, nonostante la ferma opposizione della minoranza, nonostante le durissime contestazioni dei vescovi, delle associazioni di volontariato laiche e cattoliche, delle associazioni dei medici, il Pdl ha votato a favore, accettando il diktat della Lega e violando uno dei fondamentali principi costituzionali che è il diritto alla salute e la dignità della persona umana. È terribile e penoso constatare con quanta facilità e disinvoltura la maggioranza di governo, pur di tutelare i propri equilibri interni, accetti di smantellare i fondamenti morali che la Costituzione ha posto alla base della convivenza civile del popolo italiano. È avvilente inoltre vedere come il centrodestra, che ha la presunzione di presentarsi come paladino dei valori cristiani, li calpesti nel modo più radicale, colpendo i diritti degli esseri umani. È chiara dunque la strumentalità con cui questi signori si accostano ai temi eticamente sensibili, nei confronti dei quali ostentano ortodossa fedeltà. Appena infatti questo atteggiamento crea difficoltà all?alleanza di governo, non esitano un istante a svendere quei principi e quei valori che normalmente agitano solo per basse ragioni di consenso. Adottare dunque provvedimenti come questo, che non hanno alcuna incidenza sulla sicurezza, ma rispondono solo al desiderio di punire gli immigrati, è la prova che Maroni, lungi dall?aver sbagliato linguaggio, ha dimostrato una perfetta conoscenza della lingua italiana quando ha affermato che «con gli immigrati occorre essere cattivi».

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Via al manifesto ideologico del cattivismo di governo (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 07-02-2009)

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Veltroni: questo è razzismo vergognoso. La Cei: noi continueremo ad aiutare tutti Via al manifesto ideologico del cattivismo di governo Sì al pacchetto sicurezza e alla norma che trasforma i medici in delatori Il disegno di legge sulla sicurezza passa al senato e la Lega esulta, perché dopo gli incidenti dell?altro ieri, il centrodestra ha serrato le fila e tutti i suoi emendamenti- simbolo sono passati. Oltre alle ronde (non armate) e al registro dei clochard, via libera al reato di immigrazione clandestina, al permesso a punti, alla tassa sul prmesso di soggiorno. Passa anche uno dei provvedimenti più cattivi, quello che consente ai medici di denunciare i clandestini che hanno bisogno di curarsi. Immediata la levata di scudi dell?opposizione e della società civile, dalla federazione dell?ordine dei medici («una norma irragionevole »), alle associazioni laiche e cattoliche fino alla Cgil che arriva a ventilare l?obiezione di coscienza. Ma fa sentire la sua voce anche la Cei: «Continueremo ad aiutare poveri immigrati non regolari». il leader del Pd Veltroni: «Un emendamento vergognoso, inumano e razzista». Protestano anche l?Ugl, sindacato vicino ad An, e il governatore forzista del Veneto Galan che denuncia rischi di catastrofe sanitaria. Il varo della legge è l?ennesima vittoria leghista su un Pdl diviso e in affanno, costretto a piegarsi al Carroccio secondo gli ordini di Berlusconi.

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In un momento in cui ogni coscienza si sente dilaniata da una scelta ugualmente terribile e iniqua, ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 07-02-2009)

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In un momento in cui ogni coscienza si sente dilaniata da una scelta ugualmente terribile e iniqua, in una questione in cui nessuno si può arrogare il monopolio della giustizia e della verità perché è il dubbio che ci tormenta, c'è una sensazione che addolora di più e acuisce tristezza e pena: la consapevolezza che il grave conflitto politico e istituzionale che si è aperto ieri si gioca sulla pelle di una ragazza. Anzi, sul corpo di una ex ragazza divenuta donna nella lunghissima attesa della morte. Se guardiamo l'incalzare febbrile delle vicende che, in queste ore, si sono susseguite fuori da quella porta che, fortunatamente, ancora separa Eluana dai politici, dai giudici, dai preti, dai dimostranti, dagli schermi tv, si possono cogliere almeno tre impressioni fondamentali: la volontà della Chiesa cattolica, meglio del Vaticano, di dimostrare la forza del suo potere sulla classe politica italiana; la mossa irrituale, comprensibile ma forse sbagliata nella valutazione delle conseguenze, da parte del presidente Napolitano, quando ha spedito la lettera con il preventivo «no» al decreto; il pugno di Berlusconi, con un duplice obbiettivo, di mettere in difficoltà il Presidente della Repubblica e di dimostrare la necessità di una riforma costituzionale che rafforzi i poteri del premier. Per i laici è solo una coincidenza, per i credenti un segno provvidenziale. Per tutti, è comunque curioso che proprio nei giorni in cui si celebrano l'ottantesimo anniversario dei Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa e il quarto di secolo della revisione di quegli accordi, allo scontro tra istituzioni italiane si affianchi il rischio di una dura polemica tra Santa Sede e presidenza della Repubblica. Con ministri vaticani che criticano pesantemente Napolitano. Nell'augurio che non si apra nella società italiana una «guerra di religione» di cui non si sente davvero il bisogno, né se ne comprende la giustificazione, è interessante notare come, sul caso Eluana, sia stata la Santa Sede a esprimere i toni più forti ed esasperati, sia nella polemica pubblica sia col protagonismo indiscusso del Segretario di Stato, cardinal Bertone, nel dialogo con i leader della nostra scena politica. Questo corrisponde alla prevalenza, ormai evidente nel pontificato di Benedetto XVI, degli aspetti teologici su quelli diplomatici. Un carattere che tende a sottovalutare il ruolo anche di capo di Stato che il Pontefice riveste e, quindi, delle pesanti conseguenze che certe parole e certe accuse possono avere sul rapporto tra Vaticano e presidente di uno Stato laico. Uno Stato che rivendica, o dovrebbe rivendicare, la piena autonomia delle sue scelte contro ogni tipo di ingerenze esterne, sia spirituali che temporali. Sarebbe un errore, però, scambiare l'indubbio segnale di forza dimostrato dal Vaticano sulla classe politica italiana, con un'accresciuta influenza della Chiesa nella nostra società. Forse alla debolezza dei partiti e delle leadership si affianca, parallelamente, il timore dei vertici vaticani di un crescente distacco tra i sentimenti e i costumi degli italiani e la Chiesa. Un rischio che si cerca di esorcizzare più con fredde dimostrazioni di potere e di autorità che con manifestazioni di vicinanza pastorale ed affettiva ai problemi concreti della nostra popolazione. Nell'ex residenza dei Papi, al Quirinale, si è vissuta una giornata di altrettanta tensione. È stato evidente il tentativo compiuto da Napolitano di avvertire pubblicamente Berlusconi di quella responsabilità di uno scontro istituzionale che si sarebbe assunta varando il decreto per Eluana. Nel timore di dover esprimere un «no» che lo avrebbe esposto all'accusa di aver voluto firmare una sentenza di morte. Ma il parere preventivo, arrivato proprio durante un consiglio dei ministri che stava decidendo sulla questione, può apparire lesivo di quella piena autonomia e responsabilità che la Costituzione riserva al governo in questi casi. Nella partita a scacchi tra organi dello Stato che si è svolta ieri resta da notare la determinazione del presidente del Consiglio nell'imboccare consapevolmente la via dello scontro col Quirinale. Non tanto e non solo per piegarsi alle volontà del Vaticano, assumendo il ruolo di difensore della fede e della morale cattolica nella politica italiana, in una versione confessionale dell'eredità democristiana. Quanto per assestare, in modo clamoroso, un colpo al prestigio e al ruolo del Capo dello Stato e a chi, come Fini, ne segue troppo pedissequamente i consigli. Sfogando un risentimento che Berlusconi cova da tempo nei confronti di Napolitano e che, finora, si era acconciato a mimetizzare nella diplomazia istituzionale molto a malincuore. Nella speranza, inoltre, di dimostrare quanto sia necessario un riequilibrio dei poteri a favore della presidenza del Consiglio, manifestatasi così impotente in una questione così delicata. Sarà difficile che una riforma costituzionale quale Berlusconi vagheggia sia realizzabile, almeno in tempi ragionevolmente brevi. Ma in politica, soprattutto in quella italiana, non sempre servono i risultati. Bastano le intenzioni.

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"sostengo ragione e libertà e dico grazie a mercedes" - vera schiavazzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIII - Torino Il filosofo Viano: a Torino una grande tradizione da Cavour a Gobetti Si presenta oggi con un convegno su Costituzione e democrazia un nuovo centro di documentazione sui valori non confessionali intitolato a Calamandrei "Sostengo ragione e libertà e dico grazie a Mercedes" Lo scontro fra Poletto e la presidente Bresso? Abbiamo la fortuna di avere un cardinale tra i più retrivi d´Italia Spesso ci mostriamo tristi, mentre dobbiamo far vedere la gioia di vivere ed esortare alla trasgressione VERA SCHIAVAZZI (segue dalla prima di cronaca) Professor Viano, perché c´è bisogno, oggi, a Torino, di un Centro che raccolga e promuova l´eredità del pensiero laico? «è un pensiero che a Torino non si è mai spento, al contrario. Perché è la città di Piero Gobetti, di Gioele Solari, di Francesco Ruffini e dei suoi fondamentali testi sulla libertà religiosa. Ma non solo. Qui, fin dal Settecento, si affermò già nella corte sabauda una politica di resistenza contro l´invadenza del clero. Qui l´intera città visse una stagione importante durante la Rivoluzione francese, qui, con le leggi cavouriane, la politica cominciò a secolarizzarsi. Poi c´è la presenza dei Valdesi, eredi del protestantesimo più liberale, non fondamentalista, e anche questo conta. Fin qui, è la storia?». Che cosa c´è, invece, nel presente dei laici? «L´urgenza di conquistare nuovi spazi dopo l´entrata in crisi degli schieramenti politici tradizionali. La vecchia politica non ci aveva mai concesso molto spazio, non dimentichiamo che la Repubblica italiana è nata da un´alleanza sostanziale tra cattolici e comunisti, e né gli uni né gli altri avevano la laicità in grande simpatia. Ma oggi i cattolici sono presenti in tutte le forze politiche e per rendersene conto basta vedere un telegiornale, dove quasi mai il pensiero laico trova voce adeguata. La sinistra radicale non è in questo senso migliore, con la sua vaga preoccupazione di non inimicarsi una chiesa che le appare comunque positivamente antimoderma e anticapitalista...». Ed è in questo contesto che si colloca lo scontro tra Mercedes Bresso e il cardinal Poletto? «Rispondo con una battuta: noi torinesi abbiamo la fortuna di avere un cardinale tra i più retrivi d´Italia. A Poletto vorrei dire che è pericoloso invocare la coscienza a fasi alterne. è un´idea, quella di coscienza, che io non amo particolarmente. Ma i casi sono due: o ogni individuo ce l´ha e la esercita, decidendo liberamente su ogni singola questione, oppure tutti devono rispondere a norme generali. Si vuole esortare alla disobbedienza? Va bene, ma allora si può disobbedire anche contro la chiesa». Chi sta peggio, oggi? La laicità o la politica? «Sicuramente la politica. Dobbiamo ricorrere a un erede della tradizione fascista come Gianfranco Fini per sentire della parole di chiarezza, ed è un triste paradosso. Le persone più degne, come Rosy Bindi, si limitano a invocare un rassegnato silenzio». E i laici? Lei ha sempre criticato la loro eccessiva timidezza? «Certo: non ci siamo ancora liberati appieno dalla cultura cattolica. Siamo sempre tentati di scusarci, di dire che noi siamo laici, sì, ma più retti e più probi degli altri, possibilmente anche un po´ tristi, come diceva Kant. Al contrario, dovremmo mostrare la nostra joie de vivre, esortare alla libertà e alla trasgressione, saper anche ridere di chi, come il Papa, ancora sente il bisogno di simboli come uno zucchetto sulla testa. Siamo per l´aborto e l´eutanasia, che non sono cose allegre, ma siamo anche per la libertà sessuale e sentimentale e perché ognuno si accoppi e si riproduca come meglio crede». Oltre alla bioetica, quali sono le urgenze laiche? «L´istruzione pubblica, che deve restare aperta e di qualità. E l´assistenza, che non può essere delegata - tanto meno con denaro pubblico - a chi offre un piatto di minestra soltanto a chi tende la mano e magari dice una preghiera».

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Ottant'anni di Patti Lateranensi Fino al caso Eluana visti da (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Ottant'anni di Patti Lateranensi Fino al caso Eluana visti da Hanno funzionato nella Prima Repubblica, la garanzia era rappresentata dall'atteggiamento laico dei democristiani Gli ottant'anni dei Patti Lateranensi, il primo Concordato firmato l'11 febbraio 1929, cadono nell'atmosfera infuocata del caso Eluana Englaro, con lo scontro tra Berlusconi e Napolitano sul decreto e una crisi istituzionale gravissima sul problema del diritto alla vita e sul terreno dei rapporti tra Stato e Chiesa. Anche se l'inserimento dei Patti nella Costituzione, nel marzo 1947, fu assai controverso, e vide un asse tra De Gasperi e Togliatti contro Nenni e i laici che si opponevano, nulla del clima e degli argomenti di allora può aiutare a chiarire i contrasti di adesso. Perché i Patti del 1929, e il successivo nuovo Concordato voluto da Craxi nel 1984, miravano, per quanto possibile, a stabilire una rete di reciproche garanzie, per evitare ingerenze tra l'attività confessionale del Papa, che doveva svolgersi nella massima libertà, e quella laica dello Stato, che non doveva risentire del condizionamento delle posizioni di fede. Che poi i Patti non sempre siano riusciti a evitare gli sconfinamenti di una parte e dell'altra, in sessant'anni di Repubblica, è certo. Ma è altrettanto sicuro che nella maggior parte dei casi abbiano funzionato. Anche perché, per tutti gli anni della Prima Repubblica, la reale garanzia della separazione tra le due sponde del Tevere era rappresentata dall'atteggiamento laico dei democristiani, i cattolici impegnati in politica e rappresentati in Parlamento, che pur andando spesso a chiedere consigli oltre le Mura Vaticane, mai e poi mai avrebbero accettato di ricevere ordini dalla Santa Sede. È in questa cornice che sono potuti avvenire i primi grandi cambiamenti della società civile, non diversi da quelli di oggi. Con un libero voto del Parlamento, la legge sul divorzio, nel 1970, e quella sull'aborto poi, nel 1978, poterono essere approvate da maggioranze trasversali. La Dc fece opposizione, nel primo caso provocò anche una crisi di governo, per far sì che la legge appena approvata non dovesse essere firmata automaticamente da uno dei suoi presidenti del Consiglio. E alla fine promosse i referendum per abrogare le norme che introducevano lo scioglimento del matrimonio e l'interruzione di gravidanza. Toccò allora agli elettori difenderle nelle urne: tant'è che quelle leggi sono tuttora in vigore in Italia. Ora invece il quadro è mutato. Quando sia accaduto, è difficile dirlo, ma sono almeno tre legislature che anche all'interno del centrosinistra la difesa di posizioni laiche ha creato divisioni e casi di coscienza. Basti solo pensare alla legge sulla procreazione assistita, che ha introdotto limitazioni all'inseminazione artificiale. O all'impossibilità di arrivare a una disciplina condivisa degli Ogm, gli organismi geneticamente modificati che potrebbero cambiare, e di molto, il mercato dell'agricoltura. Ma al di là di una posizione più vicina alle battaglie sui valori della Chiesa moderna, anche nel centrodestra si era continuato a discutere sull'opportunità di schierare il governo al fianco di Papa Benedetto. Fino a qualche giorno fa era stato il ministro delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo a esprimere cautela. Poi, con tutto il suo peso, s'era mosso il presidente della Camera Gianfranco Fini. Non è escluso che siano state proprio queste prese di posizione a sollecitare la svolta di Berlusconi, che ha voluto l'unanimità del consiglio dei ministri sul decreto che avrebbe dovuto bloccare la sospensione dell'alimentazione per Eluana e che non avrà effetti per la mancata firma di Napolitano. A questo punto non è più in discussione l'interpretazione del Concordato, dei rapporti tra Stato e Chiesa e della possibilità, per un potere dello Stato (la magistratura che ha confermato in una sentenza della Cassazione il diritto di Eluana di morire), di rendere efficace una decisione assunta in piena autonomia. Qui la crisi che è emersa ha due facce: una, interna alle istituzioni, tra il governo che rivendica il suo diritto di intervenire d'urgenza con un decreto e il Capo dello Stato che difende l'autonomia della magistratura e non intende avallare questa decisione. E l'altra tra il Quirinale e la Santa Sede, com'è emerso dalle reazioni d'Oltretevere dopo la decisione di Napolitano di non firmare. È difficile dire come potrà risolversi una crisi come questa. Chissà se Napolitano, nel cercare fino all'ultimo di evitare la rottura, si sarà ricordato di quel 25 marzo del 1947 in cui il Concordato firmato da Mussolini fu inserito nella Costituzione democratica. E in cui Togliatti, per motivare la sua decisione di votare a favore, spiegò: «Dobbiamo impedire ad ogni costo che sorga in Italia una questione religiosa». Anna Chimenti 07/02/2009

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Cronaca di una lacitià difficile (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Cronaca di una lacitià difficile di Andrea Valdambrini Parigi, aula anfiteatro della Sorbona, assemblea pubblica del comitato nazionale di bioetica. Durante la presentazione del rapporto annuale, un convenuto interrompe inopinatamente i relatori sul palco, che stupefatti lo ascoltano pronunciare queste parole: «Monsieurs, qui vous a elu à rois?» (signori, chi vi ha eletto re?). Nel loro candore che sconvolge la logica ordinaria, queste parole pongono alla nostra attenzione un interrogativo la cui risposta non può essere elusa. Chi decide delle nostre vite? Del nascere e del dare la vita, del morire con dignità, dell'essere con la persona che amiamo, della felicità e del dolore? È lo Stato Leviatano a dover regolamentare i nostri giorni, o il cittadino nella sua singolarità irriducibile deve diventare un soggetto di diritti? L'episodio del folle-saggio di Parigi è raccontato con partecipata emozione nell'ultimo libro di Stefano Rodotà, Perché laico (Laterza, Roma-Bari 2009). Professore, a tutti noto come esperto di diritti e privacy del cittadino, Rodotà presenta in quattro agili capitoli lo stato di salute della laicità democratica. Lo fa senza sconti a nessuno, neppure a chi si proclama laico o pretende di rappresentarne le istanze in sede politica, e senza reticenze. Tema più che mai attuale, quello della laicità, mentre la vicenda Englaro sembra paralizzare la coscienza del Paese ormai da molto tempo. Prima di soffermarsi sui tanti casi singoli che l'esperienza quotidiana presenta (la seconda parte del libro è dedicata appunto alle «cronache di una laicità difficile»), Rodotà si addentra alla ricerca dell'origine storica e del senso dell'essere laico in Italia. Lo fa con l'attenzione del giurista, guardando alla storia istituzionale e politica prima ancora che a quella sociale. A partire dall'articolo 7 della costituzione con la sua ambiguità irrisolta, anche a causa di un antica deferenza verso la Chiesa cattolica dal parte del fronte laico. Troppo interessato, con Togliatti, a non compromettere le relazioni diplomatiche oltretevere, troppo proiettato, con Nenni, verso una politica pragmaticamente riformista che non considera una priorità l'anomalia concordataria. Il riferimento storico non serve certo a riaprire l'antica diatriba tra don Camillo e Peppone. Rodotà è convinto che, oltre una contrapposizione ideologica, steccato tra clericalismo e anticlericalismo vada superato una volta per tutte. Da qui scaturisce la proposta laicità "leggera" perché aperta al dialogo, ma non arrendevole e anzi fortemente portatrice di valori. Perché se laicità deve essere sinonimo di democrazia, e qualsiasi volterriano «écrasez l'infame» non può avere senso all'interno di un sistema che promuove pluralismo e diritti. A patto però che i portatori di un credo siano disposti a entrare nell'agone pubblico non pretendendo un ruolo di supremazia o di giudizio, ma alla pari con le altre opinioni. Il messaggio è chiaro: i contenuti morali sono all'attenzione di tutti, e la laicità è un metodo, non una sequela di prescrizioni. Il pluralismo democratico incarnato dal metodo laico è tutt'altro che incline al relativismo morale. La lezione dell'illuminismo liberale risuona molto forte in queste affermazioni. Se poi Benedetto XVI parla di relativismo ma condanna il pluralismo, cioè l'essenza del convivere democratico, Rodotà gli dice forte che si tratta di una confusione concettuale. Laicità in questo senso è il luogo del dialogo entro cui ciascuno deve poter esprimere la propria opinione senza prevaricare l'altro. E lo strumento attraverso cui in dialogo si può realizzare è il quadro costituzionale, sia italiano che europeo. Contrariamente al senso di insofferenza montato dalla destra in Italia e da un ampio schieramento bipartisan in Europa (come nei casi simbolici rappresentati da Francia e Olanda), Rodotà ravvisa nella «cosituzionalizzazione» della persona lo strumento della tutela dei diritti individuali. Il consenso informato, il testamento biologico, la fecondazione esistita sono tutti tasselli di un progresso legislativo che significa anche crescita e maturazione dei diritti individuali. Che a sua volta indica la strada di una democrazia che Rodotà auspica sempre più partecipativa, in cui anche attraverso gli strumenti tecnologici (internet ad esempio) e la trasparenza delle istituzioni il cittadino esce dalla stato di minorità. Per decidere finalmente della sua vita. Se non fosse il libro di un giurista, e in effetti non è solo questo, si potrebbe dire che Perché laico è attraversato da un grande sentimento di umanità. I latini lo chiamavano pietas. Un'esigenza morale è alla base della volontà di tutelare attraverso lo strumento legislativo i momenti più fragili e indifesi dell'esistenza di ognuno. Un monito alla politica, certamente, ma anche un viatico per chi, in essa, vuole agire laicamente. Non è strano che Stefano Rodotà ricordi una frase di Pier Paolo Pasolini. I diritti civili, ammoniva, sono fondamentalmente i diritti degli altri. Il motivo per cui della laicità non possiamo proprio fare a meno. 07/02/2009

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giornata nera per la repubblica - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 29 - Commenti GIORNATA NERA PER LA REPUBBLICA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E cioè ad un governo che sfida il Presidente della Repubblica che si era fatto fermo difensore delle ragioni della Costituzione e dei diritti fondamentali delle persone. La gravissima decisione del Governo di intervenire con un decreto nella vicenda di Eluana Englaro, dopo che Giorgio Napolitano aveva pubblicamente motivato le ragioni del suo dissenso, sovverte gli equilibri istituzionali, apre una fase in cui si va ben oltre quella "tirannia della maggioranza", di cui ci ha parlato in modo eloquente il liberale Alexis de Tocqueville, e si entra in una "terra incognita" dove la partita politica è dominata non dal senso dello Stato, ma dalla brutale volontà del presidente del Consiglio di offrire rassicurazioni agli esponenti di una potenza straniera a qualsiasi costo, anche quello dello sconvolgimento della stessa democrazia costituzionale. è così, anche se una affermazione tanto netta può sembrare brutale. Con una sola mossa vengono colpiti molti bersagli. La Costituzione, unica carta dei valori democraticamente legittimata, vera "Bibbia laica", viene travolta per porre al suo posto un´etica di Stato attinta ai diktat delle gerarchie vaticane (non a un sentire diffuso nello stesso mondo cattolico, che alla vicenda di Eluana Englaro si è avvicinato con rispetto e pietà). La sovranità del Parlamento viene ulteriormente mortificata, perché ad esso si nega la prerogativa d´essere il luogo privilegiato per discutere e decidere quando si tratta di diritti fondamentali. L´autonomia della magistratura scompare nel momento in cui si cancellano le sue decisioni con un atto d´imperio, creando un precedente devastante per la sopravvivenza stessa di un brandello di Stato di diritto. I diritti fondamentali delle persone non sono più affidati alla garanzia della legge, ma alle pulsioni delle maggioranze. Ma il bersaglio maggiore è proprio il Presidente della Repubblica, che mai come in questo momento incarna limpidamente la sua funzione di massimo garante della Costituzione. Ispirandosi al principio della "leale collaborazione" tra gli organi dello Stato, Giorgio Napolitano aveva nei giorni scorsi manifestato al governo le sue perplessità su un decreto che, rendendo impossibile l´esecuzione di una decisione della magistratura, si esponeva evidentemente al rischio dell´incostituzionalità. Quando è stato reso noto il possibile contenuto del decreto, che alcune contorsioni interpretative rendevano ancor più inaccettabile (la sentenza n. 334 del 2008 della Corte costituzionale ha chiarito che la competenza in materia spetta alla magistratura), il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera al presidente del Consiglio per ribadire il suo punto di vista, con un atto di straordinaria trasparenza e responsabilità, reso necessario proprio dall´eccezionalità della situazione e dall´emozione con la quale viene seguita una vicenda così drammatica. Mai come in questo momento l´opinione pubblica ha bisogno di chiarezza, di comportamenti istituzionali immediatamente decifrabili, e non dell´eterno gioco dei sotterfugi, dei percorsi obliqui. Dopo la forzatura dell´atto di indirizzo del ministro Sacconi, rivelatosi privo di una pur minima base giuridica, diveniva ancor più evidente la necessità di seguire percorsi costituzionalmente impeccabili. La lettera di Napolitano è la testimonianza di un scrupolo istituzionale raro, di un rigore argomentativo al quale nessuno dovrebbe sottrarsi. Nelle sue dichiarazioni, invece, il presidente del Consiglio rivela una distanza abissale dalla logica costituzionale, una concezione proprietaria della decretazione d´urgenza che, a suo dire, sarebbe completamente sottratta a qualsiasi valutazione da parte del Presidente della Repubblica. Tesi costituzionalmente non proponibile, come nella sua lettera aveva già chiarito il Presidente della Repubblica con indicazioni che Berlusconi volutamente ignora, passando addirittura alle minacce: dichiara, infatti, che, se non gli viene consentito di usare i decreti legge a suo piacimento, cambierà la Costituzione. Così, com´è sua collaudata abitudine, schiera se stesso e le sue troppo docili truppe per un nuovo e devastante assalto alla legalità, seguendo il suo collaudato copione plebiscitario che lo porta addirittura ad ignorare quali siano le procedure per la revisione costituzionale, visto che afferma che ritornerebbe "dal popolo a chiedere un cambiamento della Costituzione". Mai dichiarazione fu più rivelatrice di questa. La Costituzione non è la regola delle regole, ma un impaccio di cui ci si può tranquillamente liberare. La rottura costituzionale è dichiarata. Così Berlusconi gioca il governo contro il Presidente della Repubblica e si prepara a rendere concreta un´altra minaccia. Visto che il Presidente della Repubblica ha già dichiarato che non firmerà un decreto "incostituzionale", porterà in Parlamento un disegno di legge sul testamento biologico da approvare in tre giorni. Così gioca il governo anche contro il Parlamento, esplicitamente declassato dal Principe a buca delle lettere, a luogo dove la sua volontà dev´essere ratificata senza discussione. Si apre, dunque, una fase in cui al grande tema del morire con dignità si affianca quello, grandissimo, della difesa della Costituzione. Immediata, allora, diventa la responsabilità di tutte le forze politiche, degli organi istituzionali chiamati ad una pubblica assunzione della responsabilità loro propria, come ha già fatto, dimostrando senso dello Stato e della legalità, il Presidente della Camera, Gianfranco Fini. Responsabilità tanto maggiore in quanto, sia pure attraverso il discutibile strumento dei sondaggi, l´opinione pubblica si è espressa, dichiarandosi per il 79% a favore del morire dignitoso di Eluana Englaro e addirittura per l´83% a favore di una Chiesa che parli alle coscienze e non pretenda di imporre la fede attraverso gli atti del legislatore. Torna qui alla memoria il diverso spirito dei cattolici democratici, che si coglie nelle parole dette da Aldo Moro al consiglio nazionale della Dc all´indomani della sconfitta nel referendum contro la legge sul divorzio, nel 1974, con le quali si metteva in guardia contro le forzature «con lo strumento della legge, con l´autorità del potere, al modo comune di intendere e disciplinare, in alcuni punti sensibili, i rapporti umani»; e si consigliava «di realizzare la difesa di principi e valori cristiani al di fuori delle istituzioni e delle leggi, e cioè nel vivo, aperto e disponibile tessuto della nostra vita sociale». Ma il limite all´intervento del legislatore non trova il suo fondamento solo in ragioni di opportunità. Ricordiamo le parole alte e forti con le quali si chiude l´articolo 32 della Costituzione, dedicato al fondamentale diritto alla salute, dunque al governo della propria vita: «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». è proprio questo il caso di Eluana Englaro e di tutti coloro che vorranno liberamente decidere sul loro morire. Vi è un confine costituzionale che il legislatore non può varcare � né con decreti legge, né con altri strumenti normativi � oltre il quale compare la persona con la sua autonomia e la sua libertà. Quei sondaggi, allora, sono un monito e una risorsa. Un monito alle forze politiche, che di quei cittadini dovrebbero essere consapevoli interlocutori. E si tratta di una risorsa che sono gli stessi cittadini a dover utilizzare, levando forte la voce perché la forzatura istituzionale non passi. Nessun dialogo, nessuna collaborazione politica possono svilupparsi in panorama disseminato da macerie istituzionali.

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RITENGO che una persona perbene, richiesta di pronunciarsi sopra un caso drammatico e delicatiss... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Sabato 07 Febbraio 2009 Chiudi di CARLO SGORLON RITENGO che una persona perbene, richiesta di pronunciarsi sopra un caso drammatico e delicatissimo come quello di Eluana Englaro, debba subito dichiarare la sua posizione. E poi spiegarla senza ricorrere a indigeste sofisticherie, ma con "chiaro latin", come fa il Cacciaguida di Dante. Di fronte a certe problematiche, specialmente di natura etica, sono un conservatore; quindi contrario alla eutanasia, che in alcuni Paesi europei, e di tutto il pianeta, hanno già inserito nel loro sistema legislativo. Ritengo infatti che una legge sull'eutanasia possa essere fonte di truffe e inganni a non finire, in fatto di eredità, e faccia da moltiplicatore ai casi, come è già avvenuto per i divorzi e gli aborti. Ma aggiungo subito che sono molto contrario anche agli accanimenti terapeutici, e personalmente non vorrei essere tenuto in vita artificialmente neppure una giornata, quando non ci fosse più speranza di guarire, o almeno di riprendere a vivere in modo veramente umano. C'è, è vero, la speranza di un miracolo della natura, ottenuto attraverso quegli individui particolarissimi, estremamente rari, che chiamiamo taumaturghi, guaritori, santi, medium, a seconda delle tendenze della nostra cultura e della nostra struttura mentale. Si pensi, ad esempio, a ciò che fu in grado di fare padre Pio da Pietralcina, che fu un taumaturgo controllatissimo dalla scienza. Ma i "miracoli" sono così rari che la medicina non può prendere in esame quella possibilità senza uscire dal buonsenso e dalle leggi di natura. Chi ragiona ricorrendo a sottigliezze sofisticate, va sostenendo che alimentare e dissetare Eluana Englaro non sia accanimento terapeutico. Non mi pare. Ricorrere ai mezzi della medicina moderna, quando non ci sono più speranze di miglioramento e di guarigione, è sempre accanimento terapeutico. La medicina di oggi possiede modi incredibili per continuare le funzioni vitali di un ammalato. Ma ad essi bisognerebbe ricorrere soltanto in un momento di difficoltà, per superare una crisi, per eseguire un'operazione chirurgica, e simili. Ma quando la speranza è spenta, ogni artificio della medicina per prolungare la vita diventa naturalmente accanimento terapeutico, che persino la Chiesa Cattolica ci autorizza a rifiutare. In queste cose bisognerebbe essere chiari al massimo e non ricorrere a sofismi. E sarebbe al massimo opportuno che ogni essere umano provvedesse in tempo a redigere un testamento biologico. Inoltre in molti casi della vita bisogna fidarsi di chi ne sa più di noi. Se clinici famosi come Umberto Veronesi, o grandi biologi come Rita Levi Montalcini, mi dicono che Eluana Englaro è morta diciassette anni fa, io mi fido di loro. Mi si obietterà che quelli sono dei laici, pensano e decidono da laici, e quindi se ne potrebbe dedurre che anch'io sono un laico come loro. Non è così. Veronesi e la Montalcini sono materialisti, mentre io non lo sono. Si è materialisti quando si segue la metafisica di coloro che ritengono possa esistere soltanto la materia, ossia ciò che ha massa e dimensione nello spazio. Ma io sono spiritualista perché ritengo che esistano anche entità prive di massa e di spazialità. Queste convinzioni mi sono fornite dalla stessa fisica atomica e delle particelle, da più di un secolo a questa parte. Esistono forme di energia che non derivano dalla disintegrazione o dalla fusione dell'atomo. Ci sono, e agiscono nell'Universo a tutti i livelli. Queste energie senza corpo perciò somigliano a quella "sostanza" che le antiche filosofie e religioni dualistiche chiamavano "spirito". Su questi problemi non abbiamo certezze assolute, se non di natura fideistica e dogmatica. Però ciò che sappiamo, che abbiamo appreso dalla scienza fisica, è sufficiente per costruirci una metafisica spiritualistica. Da Einstein in poi, anzi, sappiamo che, all'opposto di ciò che ritengono i materialisti, non tutto è materia; ma la materia stessa, che è infinitamente più vuota che piena, non è che energia addormentata. Da questo spiritualismo nasce il mio sentimento che la vita, la natura, anzi l'Universo nella sua totalità, siano sacri. Sacra è quindi anche la vita di Eluana. Ma se questo è il Grande Principio, il fondamento di ogni codice etico, per sopravvivere dobbiamo venire a patti con esso. I principi sono una cosa, e le necessità pratiche della vita un'altra. L'ideale e l'utopia sono importantissimi, ma non tutto ciò che siamo costretti a fare attinge luce da essi. Se questo è il grande principio, il fondamento di ogni codice etico, per sopravvivere dobbiamo venire a patti con esso. Per sopravvivere siamo costretti a distruggere la vita di vegetali e animali. Il sentimento della sacralità della vita, anzi dell'Essere universale, è fondamentale per vivere eticamente. Se questo sentimento fosse posseduto da tutti e in ogni tempo, la storia avrebbe avuto un corso molto differente. Sul caso di Eluana Englaro si è sottilizzato e si è proceduto anche per "distinguo" che spaccano il cappello in quattro. È stato anche giusto, perché Eluana è in coma. C'è pure il "come vigile" dal quale per solito ci si sveglia. Talvolta avviene anche nel coma profondo. Ma sono casi molto rari. Dopo diciassette anni nessuno è mai tornato dallo stato vegetativo a quello veramente umano. Bisogna accettare la realtà delle cose. In fondo anche questo è un segno che il sentimento della sacralità della vita non è del tutto scomparso neppure nella nostra civiltà cinica e superficiale, e forse si sta formando lentamente di nuovo nel segreto dell'evoluzione della cultura e della storia, dopo tante orribili prove in contrario. Mi dispiacerebbe invece che il caso di Eluana fosse stato sfruttato soltanto per ragioni politiche; per la dialettica, sempre viva fra conservatori e radical progressisti, che sognano eutanasie, liberalizzazioni della droga e altre cose analoghe, per la speranza utopistica di una società superiore a quella attuale, più libera e più felice. Per me invece simile a quella che voleva anche Semiramide, che «libito fe' licito in sua legge / per torre il biasmo in che era condotta». Ciò che temono i conservatori è che si arrivi invece a una società tipo Ninive, o Babilonia, o Roma Imperiale. Una società, cioè, non più libera, ma soltanto più edonistica e viziosa, destinata alla rovina.

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In piazza per la democrazia (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Laicita'

MOVIMENTI Sit-in davanti a Palazzo Chigi. E oggi si replica «In piazza per la democrazia» Giacomo Russo Spena La protesta esplode immediata dopo le parole di Silvio Berlusconi. Il tam tam viaggia su sms e web: «È un golpe alla democrazia» è scritto in migliaia di messaggi, mentre nei forum fioccano le accuse contro «l'invadenza del Vaticano». Su Facebook invece il gruppo «Caso Englaro: sto con Napolitano e la Costituzione» schizza dai 900 iscritti della mattina a ben 6mila, così crescono le adesioni alla petizione on-line «a sostegno della scelta di Eluana». Dalla ribellione internautica nel giro di qualche ora si passa alla manifestazione di piazza. «Ho saputo dell'appuntamento con un sms» dice un uomo, sulla quarantina, appena giunto sotto Palazzo Chigi a Roma per il presidio improvvisato, dove alla fine passerà qualche centinaio di persone. Nel concentramento svettano le bandiere dei radicali e dell'associazione Luca Coscioni, poi quelle del Prc, Sd, Pdci, Cgil e anche Pd. «Questo decreto è un attentato alla legittimità costituzionale», «stiamo fuori dall'ordinamento democratico» sono i commenti ripetuti in una piazza che è fortemente indignata e incazzata. Basta infatti un niente per accendere gli animi: il presidente del X municipio, Sandro Medici (Prc), cerca con altre persone di occupare una corsia della strada «per far sentire maggiormente la nostra voce», qualche poliziotto in borghese lo strattona, invitandolo a rientrare sul marciapiede. Ne nasce un piccolo parapiglia, pochi secondi. Tanto basta per far nascere polemiche. «Finti rivoluzionari da quattro soldi. Come al solito i compagni danno fastidio ai cittadini» esclama un esagitato Marco Pannella che ha appeso al collo un cartello con su scritto «Pdl partito di lefebvriani». Parole al vento quelle del radicale, coi militanti di "sinistra" che non risalgono sul marciapiede col traffico che va ad intermittenza. Per fortuna, dopo qualche minuto tutto si ricompone con lo slogan «il governo l'ha decretato, il corpo di Eluana è sequestrato» scandito da tutti i manifestanti. «Siamo diventati uno Stato integralista, il Vaticano detta e Berlusconi obbedisce» dice Roberta Fantozzi della segreteria nazionale del Prc, che lancia per oggi, insieme al Pdci, mobilitazioni davanti tutte le prefetture di Italia. Già ieri la prima si è svolta a Milano. Sempre oggi invece si bisserà sotto Palazzo Chigi alle 17 con un sit-in promosso da Partito Socialista, Sd, Movimento per la Sinistra di Vendola, Verdi e Radicali. A Torino invece ci sarà un presidio dell'associazione Adelaide Aglietta e a Milano un concentramento «silenzioso e senza bandiere» (appuntamento alle 17 in piazza San Babila). Ma l'obiettivo di qualcuno resta quello di costruire un'iniziativa nazionale. «Vorrei che ci fosse una grandissima manifestazione di laici e liberali in questo Paese, spero se ne ricordi Veltroni», afferma la senatrice Emma Bonino, «è in gioco la libertà». Un'apertura viene da Paolo Gentiloni, cattolico democratico, ieri sotto Palazzo Chigi: «Non c'è dubbio che bisogna proseguire le proteste», dice pur ammettendo le divisioni all'interno del partito. «C'è una discussione interna, ma siamo compatti nella difesa della democrazia e di Napolitano».

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<In piazza per la democrazia> (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Laicita'

MOVIMENTI «In piazza per la democrazia» Sit-in davanti a Palazzo Chigi. E oggi si replica Giacomo Russo Spena La protesta esplode immediata dopo le parole di Silvio Berlusconi. Il tam tam viaggia su sms e web: «È un golpe alla democrazia» è scritto in migliaia di messaggi, mentre nei forum fioccano le accuse contro «l'invadenza del Vaticano». Su Facebook invece il gruppo «Caso Englaro: sto con Napolitano e la Costituzione» schizza dai 900 iscritti della mattina a ben 6mila, così crescono le adesioni alla petizione on-line «a sostegno della scelta di Eluana». Dalla ribellione internautica nel giro di qualche ora si passa alla manifestazione di piazza. «Ho saputo dell'appuntamento con un sms» dice un uomo, sulla quarantina, appena giunto sotto Palazzo Chigi a Roma per il presidio improvvisato, dove alla fine passerà qualche centinaio di persone. Nel concentramento svettano le bandiere dei radicali e dell'associazione Luca Coscioni, poi quelle del Prc, Sd, Pdci, Cgil e anche Pd. «Questo decreto è un attentato alla legittimità costituzionale», «stiamo fuori dall'ordinamento democratico» sono i commenti ripetuti in una piazza che è fortemente indignata e incazzata. Basta infatti un niente per accendere gli animi: il presidente del X municipio, Sandro Medici (Prc), cerca con altre persone di occupare una corsia della strada «per far sentire maggiormente la nostra voce», qualche poliziotto in borghese lo strattona, invitandolo a rientrare sul marciapiede. Ne nasce un piccolo parapiglia, pochi secondi. Tanto basta per far nascere polemiche. «Finti rivoluzionari da quattro soldi. Come al solito i compagni danno fastidio ai cittadini» esclama un esagitato Marco Pannella che ha appeso al collo un cartello con su scritto «Pdl partito di lefebvriani». Parole al vento quelle del radicale, coi militanti di "sinistra" che non risalgono sul marciapiede col traffico che va ad intermittenza. Per fortuna, dopo qualche minuto tutto si ricompone con lo slogan «il governo l'ha decretato, il corpo di Eluana è sequestrato» scandito da tutti i manifestanti. «Siamo diventati uno Stato integralista, il Vaticano detta e Berlusconi obbedisce» dice Roberta Fantozzi della segreteria nazionale del Prc, che lancia per oggi, insieme al Pdci, mobilitazioni davanti tutte le prefetture di Italia. Già ieri la prima si è svolta a Milano. Sempre oggi invece si bisserà sotto Palazzo Chigi alle 17 con un sit-in promosso da Partito Socialista, Sd, Movimento per la Sinistra di Vendola, Verdi e Radicali. A Torino invece ci sarà un presidio dell'associazione Adelaide Aglietta e a Milano un concentramento «silenzioso e senza bandiere» (appuntamento alle 17 in piazza San Babila). Ma l'obiettivo di qualcuno resta quello di costruire un'iniziativa nazionale. «Vorrei che ci fosse una grandissima manifestazione di laici e liberali in questo Paese, spero se ne ricordi Veltroni», afferma la senatrice Emma Bonino, «è in gioco la libertà». Un'apertura viene da Paolo Gentiloni, cattolico democratico, ieri sotto Palazzo Chigi: «Non c'è dubbio che bisogna proseguire le proteste», dice pur ammettendo le divisioni all'interno del partito. «C'è una discussione interna, ma siamo compatti nella difesa della democrazia e di Napolitano».

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"Preoccupa il no del cdm al Presidente" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 33 del 2009-02-07 pagina 0 Eluana, Fini: "Preoccupa il no del cdm a Napolitano" di Redazione Il sottosegretario Roccella: "E' possibile far morire di fame e di sete una persona?". La Finocchiaro: "Il governo ignora un iter processuale che è arrivato fino alla Corte di Cassazione". Della Vedova: "Decisione improvvida". Formigoni: "Plaudo al coraggio di Berlusconi". Cicchitto: "Quello stop preventivo al governo è pericoloso" Roma - Com'era facilmente prevedibile il "caso Eluana", con gli ultimi sviluppi giurici legati all'iniziativa del governo, continua a dividere le coscienze e la politica. C'è chi palude all'iniziativa di Palazzo Chigi, giudicandola giusta ed appropriata, e chi, invece, parla di gravissima intromissione. Fini contro il cdm "Desta forte preoccupazione che il Consiglio dei ministri non abbia accolto l?invito del capo dello Stato, ampiamente motivato sotto il profilo costituzionale e giuridico, ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione d?urgenza". Lo afferma in una nota il presidente della Camera Gianfranco Fini. Cicchitto: pericoloso stop preventivo al governo "Il governo ha fatto la sua scelta del decreto di fronte al fatto che la vita di Eluana Englaro è stata messa in discussione da una sentenza fondata su un presupposto inesistente, e cioè su una pretesa volontà del soggetto coinvolto di cui non c?è alcuna prova convincente". Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl, aggiunge che "in questa situazione l?ipotesi di togliere il cibo e l?acqua ad un soggetto indifeso, ma anch?esso esposto ad una sofferenza che dovrebbe durare per una o due settimane, è inaccettabile per chiunque, laico o cattolico". Formigoni: plaudo al coraggio di Berlusconi "Applaudo molto volentieri alla decisione del Consiglio dei ministri e applaudo al coraggio di Berlusconi". Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, dice di essere "molto soddisfatto della decisione del governo di intervenire con decreto legge per dirimere una materia grave. Non potevamo permettere, l?Italia non poteva permettere, che una persona fosse mandata a morte al di là della sua volontà". Finocchiaro: segnale antidemocratico fortissimo "è un segnale antidemocratico fortissimo". Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, in un?intervista pubblicata dal quotidiano spagnolo El Pais, in cui commenta il conflitto tra poteri che si profila sul caso Englaro in Italia, quando ancora il Cdm non aveva approvato il decreto. "Il governo ignora un iter processuale che è arrivato fino alla Corte di Cassazione - sottolinea Anna Finocchiaro - è un sintomo molto preoccupante, anche rispetto ai precedenti governi Berlusconi: riduce a nulla il ruolo della Giustizia". Pannella caustico "Pare davvero che quelli che il Signore vuol castigare fa impazzire...". è questo il commento a caldo del leader radicale Marco Pannella alla scelta del governo di approvare un decreto per impedire l?arresto dell?alimentazione di Eluana. Roccella: prima e ultima persona a morire così "La cosa fondamentale da chiedersi è se nel nostro Paese sia possibile far morire di fame e di sete una persona: sarebbe la prima ma anche l?ultima". è questo il pensiero del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella. Il sottosegretario osserva infatti che "le leggi depositate in parlamento non consentono a nessuno di decidere così sulla vita". Della Vedova: decisione improvvida "Ritengo che la decisione del Consiglio dei ministri sul caso di Eluana sia, quantomeno, improvvida, oltrechè meramente dimostrativa viste le scarse possibilità che il decreto venga firmato dal presidente Napolitano". Lo dichiara Benedetto della Vedova, presidente dei Riformatori liberali e deputato del Pdl. Nencini (Ps): presidio davanti a Palazzo Chigi "Il decreto legge sul caso Englaro è un fatto gravissimo di conflitto istituzionale: questo avrebbe dovuto essere il momento del silenzio da parte della politica, è stato invece il momento della prevaricazione che il governo ha compiuto nei confronti della famiglia di Eluana, del Quirinale, della Costituzione". Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del Partito Sscialista. "è nostro dovere - prosegue - manifestare contro l?ennesimo colpo di mano dell?esecutivo e chiamiamo a raccolta tutte le donne e gli uomini di questo Paese per un presidio, pacifico e silenzioso, da tenersi domani davanti a Palazzo Chigi". Mura (Idv): decisione gravissima "La decisione da parte del governo di emanare un decreto legge sulla vicenda di Eluana è un atto gravissimo, in particolare alla luce della lettera con la quale il presidente della Repubblica aveva espresso tutte le sue perplessità ad una simile soluzione". Lo dichiara in una nota Silvana Mura, deputata dell?Italia dei valori. Il medico di Welby "Stanno facendo quello che non sono riusciti a fare con la vicenda Welby, opponendosi con un atto sovversivo". Così ha commentato l?anestesista che ha staccato il respiratore a Piergiorgio Welby, Mario Riccio, la notizia dell?approvazione del Decreto del Governo per evitare la rimozione del sondino che tiene in vita da 17 anni Eluana. "Di fronte alla posizione del presidente della Repubblica, l?approvazione del decreto è un atto provocatorio ed eversivo volto a sovvertire l?ordine costituzionale", ha dichiarato Riccio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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