HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

Torna all’indice mensile 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL 30-3-2008       #TOP


Report "Laici e chierici"

La corsa al voto della curia ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cupola di San Pietro" (Arturo Carlo Jemolo "Chiesa e Stato in Italia") Che il partito unico dei cattolici sia ormai una lontana e impossibile chimera per la politica italiana è una verità incontrovertibile, forse più ancora del possibile ritorno a un centro laico e moderato come fulcro del nostro sistema nazionale.

Atei devoti e cattolici libertini la corsa al voto della curia - ettore boffano ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e della sua autonomia laica rispetto alle interferenze delle gerarchie ecclesiastiche) e la debolezza, se non addirittura la scomparsa, di un ruolo dirigente dei "politici cattolici" in entrambi i fronti dello schieramento parlamentare. La composizione delle liste piemontesi del Pd e la forte penalizzazione della componente "popolare" ne sono l'

PRESIDENTE, l'Italia che va al voto è pessimista. E pessimista appare anche lei che, a dif ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Come conciliare valori laici e cattolici? "Noi lo abbiamo sempre fatto, lasciando sui temi etici la più assoluta libertà di coscienza ai nostri parlamentari. Quanto all'aborto, non abbiamo mai avuto intenzione di modificare la legge 194: ne chiediamo soltanto la piena applicazione, dove sono rispecchiate anche le richieste formulate a suo tempo dal mondo cattolico"

Casini contro il Pdl Usa la Chiesa ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "Forse non ha ancora capito cosa vuol dire essere laico. Io come cattolico ritengo, in virtù della mia laicità, di essere un attento ascoltatore di quello che dicono i vescovi, ma di agire autonomamente in politica secondo la mia responsabilità di laico". Rilancia Cesa: "Il vero voto inutile è quello dato a Berlusconi".

IL DOSSIER ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che non hanno gli altri stati europei. Noi abbiamo due tradizioni, cattolica e laica, che comunicano insieme,anche se a volte si avvicinano o si allontanano hanno comunque uno scopo in comune. C'è un ricordo che è importante conoscere: nel Congresso del Partito comunista italiano del 1945 il Pci accettò e dichiarò che tutti i cattolici potevano essere iscritti al partito.

Università, chiese, librerie e caffè <Milano difenda la città del pensiero> ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Da Sud a Nord, passando dalle istituzioni cattoliche cittadine fino a incontrare le "roccaforti universitarie ". Perché lo spirito milanese è così: "Spiritualità e concretezza, religione e laicità ". Sintesi del pensiero ambrosiano: tradizione cristiana illuminata e atteggiamento illuministico.

IL FUTURO DEI SOCIALISTI IL DILEMMA DEL VOTO UTILE ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ragione quando osserva che il Pd è meno laico di quanto non siano le maggiori socialdemocrazie europee. Ma ogni Paese ha una storia propria di cui non può facilmente sbarazzarsi. L'Italia, in particolare, è stata governata per quasi cinquant'anni da un partito - la Democrazia Cristiana - che fu molto meno moderato e conservatore di quanto non piacesse alle sinistre rappresentarlo.


Articoli

La corsa al voto della curia (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Torino La corsa al voto della curia "Sul fresco cielo di giugno, appena lavato dalla pioggia, ti ergi chiara dinanzi ai miei occhi, cupola di San Pietro" (Arturo Carlo Jemolo "Chiesa e Stato in Italia") Che il partito unico dei cattolici sia ormai una lontana e impossibile chimera per la politica italiana è una verità incontrovertibile, forse più ancora del possibile ritorno a un centro laico e moderato come fulcro del nostro sistema nazionale. Eppure, la "questione cattolica" continua ad agitare l'intero arco politico italiano e, in questi giorni di campagna elettorale, dipana le sue mosse e i suoi interrogativi in maniera bipartisan alla caccia dei consensi di chi si riconosce in Santa Madre Chiesa (ma è davvero un problema così urgente? E le parrocchie, spesso vuote di fedeli, sono ancora davvero in grado di spostare consensi? E quante truppe ha il Papa, e quante il cardinal Ruini o l'arcivescovo Poletto?). SEGUE A PAGINA XI.

Torna all'inizio


Atei devoti e cattolici libertini la corsa al voto della curia - ettore boffano (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XVII - Torino ATEI DEVOTI E CATTOLICI LIBERTINI LA CORSA AL VOTO DELLA CURIA ETTORE BOFFANO (segue dalla prima di cronaca) Il frutto di questo agitarsi assume sovente (e su entrambi i fronti della contesa elettorale) contorni che sfiorano il ridicolo e una piaggeria a volte persino comica. Atei devoti, libertini nella vita privata e penitenti nelle apparizioni pubbliche, agnostici o anche solo indifferenti, i leader e i singoli candidati del centrosinistra veltroniano come della destra berlusconiana si modellano di fronte alla Chiesa con un identico stile elettorale: costruendo un'immagine schizofrenica della presenza cattolica italiana, pronta a blandire il Vaticano e la Cei riguardo ai valori universali (la pace, l'ecumenismo, l'uguaglianza dei popoli) e assuefatta invece a due distinti ma paralleli atteggiamenti (venati entrambi dall'ipocrisia) riguardo all'etica pratica (la famiglia, la difesa della vita, la bioetica). Così, nel centrosinistra si accentua un comodo e sostanziale silenzio (solo squarciato da qualche singola impennata di dignità e di indipendenza), mentre nella destra prevalgono i toni del plauso, tanto enfatici quanto falsi nei comportamenti collettivi e privati dei loro autori (che cosa ha a che vedere, ad esempio, con l'etica cattolica la filosofia delle televisioni berlusconiane?). Gli effetti di tutto questo sono palesi: la mancanza nello scenario politico italiano di una rappresentanza precisa e identitaria della cultura del cattolicesimo sociale (e della sua autonomia laica rispetto alle interferenze delle gerarchie ecclesiastiche) e la debolezza, se non addirittura la scomparsa, di un ruolo dirigente dei "politici cattolici" in entrambi i fronti dello schieramento parlamentare. La composizione delle liste piemontesi del Pd e la forte penalizzazione della componente "popolare" ne sono l'evidente dimostrazione per quanto riguarda il centrosinistra: lo spirito della scelta dei candidati cattolici ricorda quello sussidiario che spinse Enrico Berlinguer a chiamare negli Anni Settanta Ruggero Orfei, Raniero La Valle e Piero Pratesi nelle file della Sinistra Indipendente. Quanto alla destra, il ruolo cattolico nel Pdl, soprattutto dopo l'ingresso dei postfascisti di Gianfranco Fini, è ben rappresentato dalla dichiarazioni rilasciate ieri al nostro giornale dal cattolicissimo Giampiero Leo, in un articolo nel quale la sua foto (e quella dell'altro ciellino Roberto Formigoni) era accostata significativamente a un gadget elettorale del Pdl: un paio di mutande con slogan anti-Prodi. Qual è dunque lo scopo della nascita di una componente cattolica piemontese nel Pdl? "Formare una corrente", risponde Leo. E che cosa dovrà fare questa corrente? "Appoggiare i candidati cattolici", replica ancora l'ex assessore della giunta Ghigo, fornendo poi un singolare elenco di papabili che, oltre alla pia Mariangela Cotto, riserva più di una sorpresa e anche qualche inaspettata rivelazione riguardo a presunti quarti di nobiltà cristiana. Insomma, un esempio limpido dell'antico armamentario del collateralismo opportunista che legava tra loro le correnti più spregiudicate e paradossalmente più agnostiche della vecchia Dc: dall'affarismo degli andreottiani alla tecnocrazia (quasi atea) dorotea. Un ruolo che Leo sa interpretare alla perfezione (lo faceva già ai tempi della doppia appartenenza alla sinistra dc di Guido Bodrato e contemporaneamente all'imprenditorialità di Comunione e Liberazione e all'avventurismo morale di Vito Bonsignore) e che gli consente adesso di far luccicare gli specchietti per le allodole (destinati forse più al cardinal Paletto che al popolo cattolico) di una presunta rivisitazione religiosa dell'edonismo berlusconiano. Ma che ideali rappresenta, dunque, il cattolicissimo Leo? Stare con tutti (e soprattutto con se stessi e con i propri interessi) come rivelano ancora le sue parole riguardo ai possibili leader di riferimento piemontesi e alle proprie simpatie nell'arcipelago politico subalpino: vanno bene tanto l'ex dc Crosetto che il decisionista e "spretato" comunista Chiamparino. "Con Franza o con Spagna, pur che se magna": magari senza troppo preoccuparsi del fatto che tanto Franza quanto Spagna con il cattolicesimo hanno ben poco da spartire. A meno che la politica di oggi non sia soltanto quella delle mutande dei gadget berlusconiani.

Torna all'inizio


PRESIDENTE, l'Italia che va al voto è pessimista. E pessimista appare anche lei che, a dif (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Ferenza di altre campagne elettorali, non fa promesse, non annuncia rivoluzioni, anzi parla di sacrifici, di rimboccarsi le maniche, di lavorare sodo. Cosa è successo? Quando è successo? "Non sono pessimista, non è nel mio carattere. E' vero invece che sono preoccupato per ciò che troveremo dopo le elezioni, in quanto il prossimo esecutivo si troverà a gestire l'eredità disastrosa del governo Prodi. Un governo che con il suo 'tassa e spendi' ha messo in ginocchio l'Italia con una serie di record negativi: la pressione fiscale al 44 per cento; la crescita vicino allo zero, la più bassa d'Europa; i prezzi alle stelle e i conti pubblici tutt'altro che a posto, come dimostra l'inesistenza del tanto vantato 'tesoretto'. Di fatto, gli italiani hanno gli stipendi in lire, ma le tasse e la spesa per la casa devono pagarle in euro. Il tutto ha creato un cortocircuito nei bilanci delle famiglie. A questo disastro si è aggiunta la tragedia dei rifiuti a Napoli e in Campania, che ha distrutto l'immagine dell'Italia nel mondo, con danni incalcolabili per il turismo e per le esportazioni del 'made in Italy' a partire dai nostri prodotti di qualità: il buon cibo, il buon vino, l'abbigliamento e i prodotti di alta tecnologia". Si riferisce alla mozzarella con la diossina, la cui importazione è stata bloccata ieri dalla Cina dopo i problemi con Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Francia? "Anche in questo caso siamo di fronte a un danno incalcolabile per l'economia della Campania, soprattutto per il settore agro-alimentare e turistico. Un danno che è l'ultimo regalo avvelenato del malgoverno di Bassolino e Iervolino, e del fanatismo della sinistra ambientalista: come spiegano gli esperti, la diossina liberata nell'aria dai roghi dei rifiuti lasciati in strada è ricaduta sui pascoli delle bufale e da lì è finita nel latte e poi nella mozzarella. Appena saremo tornati al governo, dovremo occuparci di queste tragedie fin dal primo giorno, finchè il problema non verrà definitivamente risolto". Dopo la legislatura breve e rissosa del centrosinistra, lei insiste per un quadro politico di stabilità, con una maggioranza coesa e un governo che possa e sappia governare. Nonostante le polemiche a destra e a sinistra, è sempre convinto della necessità del 'voto utile'? Sulla scheda elettorale gli elettori troveranno sedici candidati premier, molti dei quali con proposte politiche settoriali o improbabili. Capiranno che si sta semplificando il sistema politico? "La governabilità non dipende dalla legge elettorale, ma dalla semplificazione del quadro politico. E' per questo che è nato il Popolo della Libertà, che è il partito unitario del centrodestra, espressione in Italia del Ppe e dei valori liberaldemocratici. Come si è visto, anche con la legge elettorale in vigore si è prodotta una prima semplificazione, riducendo la competizione elettorale a una sfida non più tra due schieramenti eterogenei, ma tra due grandi partiti, sia pure con un contorno ancora eccessivo di partitini. E' stato un primo passo avanti, anche se i sedici candidati premier che gli elettori troveranno sulle scheda sono certamente troppi. Per questo, dopo il voto, proporremo di fare in modo bipartisan sia i correttivi della legge elettorale, per introdurre anche al Senato il premio di maggioranza su scala nazionale, sia le riforme istituzionali". Lei si candida per la quinta volta a guidare il governo del Paese: sulla base della sua esperienza, della sensibilità, del rapporto con i cittadini, cos'è che spinge un elettore medio a scegliere lei e non un altro candidato premier? "Il 13-14 aprile, in buona sostanza, gli italiani dovranno scegliere tra un uomo del fare, che ha già dato prova di saper trasformare i progetti in realtà e di saper tenere fede alla parola data in tutti i campi, anche in politica, e un pensionato baby della politica che pretende di accreditarsi come il nuovo e che in realtà fa il mestiere della politica da quasi quaranta anni ed ha in squadra tutti i vecchi protagonisti della nomenclatura comunista che sono ancora oggi i ministri, i vice-ministri, e i sottosegretari del malgoverno di Prodi". La sorprende che, stando agli ultimi sondaggi, il centrodestra è preferito dai giovani e anche dagli operai? "No. Se diciamo che vareremo un 'piano casa' per le giovani coppie, se ci impegniamo a fare degli sgravi agli imprenditori che assumeranno i giovani o che li stabilizzeranno, se prospettiamo la detassazione degli straordinari e dei premi aziendali di produttività per rimpolpare i bilanci familiari, i giovani e gli operai, come tutte le categorie che amano la concretezza e non la propaganda ideologica, sanno che noi manterremo gli impegni. Perché per noi le promesse elettorali sono impegni contrattuali da mantenere come abbiamo dimostrato nei cinque anni del nostro governo, mentre per la sinistra sono specchietti per le allodole, da usare in campagna elettorale e poi da gettare nel cestino della carta straccia". In una campagna elettorale dai toni finora sostanzialmente soft e con programmi necessariamente obbligati, lei ha mosso le acque con la proposta Alitalia, puntando sul concetto di proteggere l'italianità della nostra compagnia di bandiera. Ma ci sono davvero imprenditori disponibili a scendere in campo oppure non è meglio lasciar fare al mercato? "Il mio appello agli imprenditori italiani perché anche da parte loro ci fosse uno scatto d'orgoglio e si impedisse così la svendita dell'Alitalia ha già ottenuto alcuni risultati. Prodi e Padoa Schioppa avevano detto che la trattativa con Air France era l'unica possibile e che nelle casse dell'Alitalia non c'era più un soldo. Non era vero: il governo ha dovuto prendere atto che sono ancora possibili altre offerte, mentre sui soldi in cassa il ministro dei Trasporti dice che quello dell'Economia sta raccontando frottole. Air France aveva detto al governo e ai sindacati 'prendere o lasciare': dopo il nostro appello ha dovuto cambiare strategia e trattare senza ultimatum, anche se ancora non basta. All'inizio, come molti, pensavo che quella di Alitalia con Air France e KLM fosse destinata a diventare un'alleanza per dare vita ad un grande gruppo internazionale. Invece era solo una svendita ad ad un prezzo risibile, della nostra compagnia di bandiera che veniva fagocitata da Air France. A rimetterci non era solo Malpensa, ma tutta l'economia italiana. Basta pensare al turismo: dove credete che possa portare i futuri turisti cinesi, indiani, russi la Air France, dopo che avrà azzerato la concorrenza dell'Alitalia? A Parigi o in Italia? E i nostri imprenditori del Nord non sarebbero forse costretti a recarsi prima a Parigi se avessero intenzione di andare in America o in Asia? Per questo ho definito irricevibile ed anche offensiva l'offerta Air France". Parliamo di fisco. Il suo competitor Veltroni promette riduzioni di aliquote e abbassamento della pressione fiscale. Quanto è credibile dopo il biennio Prodi-Visco? "Giudichino i lettori. In due anni, il governo guidato dai leader del partito di Veltroni ha introdotto in Italia più di 110 nuovi balzelli tra nuove tasse, aumento di quelle esistenti, aggravi contributivi, maggiorazioni dei bolli e inasprimenti vari. Ricordo che soltanto nella legge finanziaria 2007 le nuove tasse erano state 67. Sono questi 110 nuovi balzelli il vero biglietto da visita di Veltroni, che è la continuazione di Prodi. Vorrei citare un solo esempio di questi balzelli, che Veltroni sta cercando di nascondere: dice che se andrà al governo, la prima legge che farà sarà quella per abolire il precariato. Peccato che il governo Prodi, che lui difende ed elogia, abbia introdotto una penale contributiva per quegli imprenditori che intendono trasformare un contratto precario in un posto fisso. E' quanto è stato introdotto con le norme sul condono contributivo varate dal governo Prodi". Pensioni. Lei nel 2001 aumentò le minime e ora fissa l'obiettivo dei mille euro. Non le sembra una indicazione ambiziosa per i conti pubblici? "La nostra proposta prevede l'introduzione di un meccanismo di adeguamento al costo della vita per chi dispone di un reddito massimo di mille euro al mese, non certo, come è stato scritto in malafede, di portare il minimo delle pensioni a mille euro al mese il che comporterebbe un costo per lo Stato di oltre venti miliardi di euro. Veltroni invece ha promesso la luna ai pensionati, senza alcun senso del limite e senza considerare i vincoli del bilancio dello Stato, che ci viene lasciato in condizioni pessime. Forse è sfuggito a molti, ma noi sulle pensioni diciamo ciò che è scritto nel nostro programma. Nel programma del Pd la parola pensioni non è neppure citata, forse perché Veltroni è anche lui un pensionato, un baby pensionato della politica. Oppure perché si vergognano della controriforma delle pensioni che ha fatto il governo Prodi". Puntuale è riesplosa la polemica sulla par condicio televisiva e sul duello tra lei e il suo principale avversario, dopo l'annullamento della puntata di 'Porta a Porta'. Pensa che alla fine ci sarà il duello? "Contrariamente a quanto vanno dicendo quelli di Veltroni, non ho il minimo dubbio sulla sconfitta di Veltroni, alle parole vane sarebbe sin troppo facile opporre la forza dei fatti. Di mezzo c'è però la legge sulla par condicio, che la sinistra si inventò ai tempi del presidente Scalfaro per impedirmi di apparire in tv. Quella legge è ancora in vigore perché l'Udc non ci consentì di abolirla, ma si tratta di un insieme di norme antidemocratiche e liberticide, dove si assegna a un partito di oltre il 40 per cento come il Popolo della Libertà lo stesso spazio televisivo che viene dato a un partito nuovo e sconosciuto, che nei sondaggi ha lo zero virgola qualcosa. Non solo. Se si vogliono i faccia a faccia, la par condicio impone di farli con tutti gli altri candidati premier, non con uno solo. Visto che i candidati premier sono 16, i faccia a faccia sarebbero più di cento: una cosa chiaramente impossibile". Nel 2006 molti si sorpresero del suo recupero elettorale, ma lei ha sempre sostenuto di essere tranquillo perché aveva sondaggi che poi si rivelarono precisi. Vale anche questa volta? I sondaggi visibili danno al Pdl una maggioranza non tranquillizzante al Senato: e si ipotizza sempre un governo di larghe intese, non solo per le riforme, magari con Gianni Letta premier? "I sondaggi in nostro possesso ci danno un margine di vantaggio più che tranquillizzante anche al Senato: da 28 a 30 e più senatori. Quindi, niente larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente. Chi prende più voti, e più seggi, ha il dovere di governare". Anche i temi etici sembrano essere scomparsi dal dibattito, nonostante la presenza della Lista Giuliano Ferrara con esplicito riferimento al 'No aborto'. Come conciliare valori laici e cattolici? "Noi lo abbiamo sempre fatto, lasciando sui temi etici la più assoluta libertà di coscienza ai nostri parlamentari. Quanto all'aborto, non abbiamo mai avuto intenzione di modificare la legge 194: ne chiediamo soltanto la piena applicazione, dove sono rispecchiate anche le richieste formulate a suo tempo dal mondo cattolico". Nel 2006 tirò fuori all'ultimo momento la proposta dell'abolizione dell'Ici, che tramortì il suo avversario Prodi. Cosa ha in serbo per i prossimi giorni? Ci dia un titolo, Presidente. "Mi spiace ma 'wait and see', aspettate e vedrete". - -->.

Torna all'inizio


Casini contro il Pdl Usa la Chiesa (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Laicita'

LA POLEMICA SUL VOTO DEI CATTOLICI Casini contro il Pdl "Usa la Chiesa" ? ROMA ? AVEVA DECISO di lasciar correre, perché "i giornali ci avevano ricamato su rispetto alle dichiarazioni originali". Poi ci ha ripensato: il Cavaliere ? è il suo ragionamento ? sa usare i mezzi di comunicazione. E così, il giorno dopo le frasi sul cardinale Ruini ("Sa bene che votare l'Udc favorisce il Pd"), Pier Ferdinando Casini entra a gamba tesa: "Berlusconi ha una grande sensibilità ecclesiale... il fatto che si improvvisi portavoce del cardinale la dice lunga sul grande rispetto che ha per la Chiesa cattolica. Credo che tutti i cattolici abbiano oggi la testimonianza dell'uso strumentale che egli fa del suo rapporto con la Chiesa". ALLA GUERRA come alla guerra: l'ex premier chiede ? traducendo dal politichese ? alle gerarchie ecclesiastiche di non appoggiare l'Udc. E lui ironizza sull'alleato di un tempo, girando il coltello nella piaga: "Citare Ruini è stato un infortunio di primissima categoria". In fondo, deve tutelarsi dall'attacco a tenaglia sul suo elettorato portato avanti dal Cavaliere utilizzando non solo la sponda del voto utile e/o disgiunto ma pure quella della Chiesa. "Mi sembra che Berlusconi abbia realizzato l'idea del voto disgiunto, nel senso che ha disgiunto un po' la propria intelligenza dalla realtà". Come era prevedibile, il commento del leader del Pdl non si fa attendere: "Non replico a Casini, essendoci di mezzo un cardinale che stimo molto. Loro hanno detto una cosa di lui che non era vera (si riferisce alla notizia di una telefonata che gli avrebbe fatto Ruini a febbraio per convincerlo a non divorziare da Casini, ndr) e io l'ho difeso. Non sanno più a cosa attaccarsi". SI FA ATTENDERE, invece, il commento dell'ex presidente della Cei: si trincerano dietro un "no comment". Ma il fuoco dei centristi non si arresta: sanno bene che c'è grande attenzione da parte dei cattolici rispetto alle scelte che vengono dai vertici vaticani. "Se mai dei politici potessero erigersi ad interpreti dell'episcopato c'è qualcuno che ha le carte più in regola di Berlusconi per ambire a tale ruolo, e pure non si è mai neppure lontanamente sognato nè di pretenderlo nè di esercitarlo", dichiara Buttiglione. Chiosa Pezzotta: "Forse non ha ancora capito cosa vuol dire essere laico. Io come cattolico ritengo, in virtù della mia laicità, di essere un attento ascoltatore di quello che dicono i vescovi, ma di agire autonomamente in politica secondo la mia responsabilità di laico". Rilancia Cesa: "Il vero voto inutile è quello dato a Berlusconi". An. Co. - -->.

Torna all'inizio


IL DOSSIER (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del IL DOSSIER VITTORIO FOA Le cose giuste meglio farle subito Voto PD per due soluzioni: 1) Per non dire mai bugie. 2)Per trasformare la lotta ecologica da impedimento allo sviluppo a principale motore dello sviluppo. Ai giovani e a tutti gli indecisi dico: si vota una sola volta, le cose giuste è meglio farle subito. Non aspettate altri 5 anni. SANDRA BONSANTI GIORNALISTA Su Veltroni si può fare affidamento Sono convinta che in una fase di crisi e di incertezze economico-finanziaria Veltroni è la persona giusta per dare quelle rassicurazioni che un cittadino deve chiedere alla politica. Non solo per la sua personale esperienza e competenza di amministratore pubblico, ma anche perché Veltroni dà affidamento per la scelta dei collaboratori e dei consiglieri. Cosa che Berlusconi assolutamente non dà. Un'affidabilità personale e delle persone che lo circondano che non riguarda solo il tema economico-finanziario che è il nodo principale, da cui ruota tutto il resto: vedi la lotta alla mafia, vista come un qualche cosa da fare anche per risollevare il problema dell'economia del Sud che non riesce a decollare. Veltroni ha avuto il coraggio di scegliere una strada che all'inizio poteva sembrare abbastanza a rischio, invece via via e soprattutto oggi non ha mostrato cedimenti. E il fatto di dire in modo chiaro che il Pd si sarebbe raccolto intorno ad un programma, con delle idee di fondo, andando da solo, è piaciuto agli italiani. Come è piaciuta la campagna non aggressiva di Veltroni, anche se adesso si va verso uno scontro più netto. Infatti i toni si sono già elevati. Berlusconi è tornato ai sui vecchi vizi di sempre: detta legge non solo sulle sue tv ma vorrebbe farlo anche su quella pubblica. Se ne infischia delle regole il Cavalier Berlusconi: la par condicio è invece necessaria proprio perché non è stata fatta una legge sul conflitto di interessi. All'antico di Berlusconi spicca di più il nuovo rappresentato da Veltroni. Agli indecisi faccio un appello: è fondamentale strappare qualunque senatore in più al Senato, per rendere governabile il Paese. SALVATORE ACCARDO MUSICISTA Vorrei Veronesi ministro alla salute Voto Pd perché il mio bagaglio culturale mi porta a dare una preferenza verso questo partito. Penso Veltroni sia una delle poche persone politiche alle quali si possa veramente dare fiducia. Tra l'altro abitando a Milano, ed essendosi qui presentato il professor Veronesi, penso sia veramente indispensabile dargli una preferenza. Veltroni e Veronesi penso siano in grado di gestire la cosa pubblica e se va come speriamo vada il voto, con una persona come Veronesi alla sanità non potremmo sperare di meglio. Per me è importante che le persone che capiscano di una materia se ne occupino: è impossibile che ci si occupi di sanità senza saperne nulla. Ben vengano i tecnici in tutti settori. RENZO ARBORE CONDUTTORE TV Si può fare Tutto il mio appoggio al Partito Democratico e a Veltroni. Si può fare. UGO CHITI DRAMMATURGO, Veltroni fa parte del mio "paesaggio" Voto Pd non con riserva ma con quella strana sensazione che hanno tutti gli italiani, ovvero quell'insicurezza endemica nei confronti della politica alla quale non sfuggo nemmeno io. Veltroni fa comunque parte della mia formazione, in un certo senso del mio "paesaggio" stesso. Ho delle memorie personali, come quando veniva a trovare Massimo Ghini mentre con Benvenuti giravamo "Zitti e Mosca". Ci eravamo persino un po' ispirati a lui per il personaggio di Ghini. Mi dà fiducia, mi sembra una figura che si è agguerrita e precisata. E questo è un bene in questo momento storico. GIULIO FERRONI DOCENTE UNIVERSITARIO Per impedire il ritorno di Berlusconi Il mio voto al Pd? Intanto perché mi sembra la migliore scelta per impedire il ritorno di Berlusconi. Poi mi auguro che il voto possa aiutare il partito a tirare fuori tutte quelle potenzialità ancora da realizzare che ci sono. Si tratta di dare una spinta per favorire quella novità politica, quella forza innovatrice che il Pd rappresenta. Il rischio nel caso di un risultato mediocre è che rispuntino le correnti, i gruppi organizzati, che si riproponga quel culto dell'identità che nella situazione attuale è una scelta perdente. Al contrario il Pd finora ha dimostrato di saper aggredire i problemi del paese e del mondo. E poi, me lo faccia dire, mi è piaciuto l'entusiasmo di Veltroni e la sua voglia di mettersi in gioco, così lontana dai vecchi modi di fare politica. CARLO FRITTELLI GALLERISTA Per avere un ambiente vivibile per i nostri figli Per me è molto semplice: sono sempre stato un uomo di sinistra. Ma indipendentemente da questo, credo che Veltroni stia esprimendo delle novità importanti per il nostro paese. Tra queste penso che la sua attenzione per ogni forma artistica, non più solo legata alla tradizione antica, dia uno scarto decisivo. L'obiettivo deve essere quello di creare un ambiente vivibile nell'oggi per offrire un futuro ai nostri figli: così la contemporaneità è una delle poche manifestazioni che rendono consapevoli della situazione. Questo, Veltroni, l'ha detto e fatto nella sua esperienza come sindaco di Roma. E, magari, gli anni della Capitale potranno essere riproposti al resto dell'Italia. LUCIO DALLA CANTANTE A sinistra quindi col Pd Voto Pd perché mi trovo sostanzialmente d'accordo con la sua visione. Credo in un cambiamento che mi auguro possa avvenire tramite un sistema di una visione politica ma anche operativo. Ho sempre votato a sinistra e continuerò. Non trovo invece giusto non votare: è più sbagliato che rischiare di sbagliare il voto anche pensando a quanti si sono battuti per il voto a rischio della propria incolumità. Qualsiasi cosa che ci riguarda non può essere affrontata con un rifiuto sociale, un uscire dai tempi, diventa un ragionare solo con se stessi. È vero che il linguaggio politico è talmente frammentato, anche nei gesti, da sembrare fuori dal flusso della contemporaneità, è vero che i giovani sono saccheggiati da sistemi rivoluzionari negativi come la pubblicità parossistica e il marketing, però tutto questo non lo gestisci se ti chiami fuori. DAVIDE ENIA ATTORE Voto Pd per Lumia e la Finocchiaro Devo valutare bene le liste prima di decidere cosa voterò alla Camera. Al Senato invece voterò Lumia del Pd per un ragionamento di Realpolitik: creare una situazione di stallo per riuscire ad arrivare a una nuova legge elettorale. In ogni caso, sono le regionali che mi interessano veramente, in Sicilia dopo sette anni di Cuffaro c'è bisogno di aria nuova e Anna Finocchiaro è una candidata del Pd di altissimo profilo. E va bene perché il voto delle Regionali è nominale. UGO GREGORETTI REGISTA Pd perché da sempre sto a sinistra Perché voto Pd? Nel 1970 sono entrato nel Pci e mi consideravano un parvenu perché non mi ero inscritto a 13 anni (come Maselli), ma a 40. Ora che sono passati altri 40 anni sono un veterano. Per me è come se il Pci sia rimasto sempre in vita nonostante abbia cambiato nome cinque volte, anche adesso che è diventato Pd. Non ho mai dubitato per un momento la mia appartenenza a quell'area. E poi ho un vecchio rapporto di grande affetto con Veltroni. La somma delle due cose, anche se sono meno compatibili di un tempo, mi inducono ad optare senza indugi per il Pd. ENNIO MORRICONE COMPOSITORE Ho grande fiducia in Veltroni Voto Pd perché ho grande fiducia in Veltroni, in gran parte della squadra che ha messo insieme e sul progetto politico. Non andare a votare? È un atto di tradimento verso il paese. DARIO VERGASSOLA COMICO Per non dimenticare il G8 di Genova Il mio sogno: vorrei che vincesse Veltroni di un voto, così porta a casa la vittoria, e la Sinistra arcobaleno avesse il 15%, così Veltroni avrebbe un appoggio a sinistra e non potrebbe non guardare a sinistra. Sarebbe un buon punto di partenza e questa sarebbe la mia fantastica visione del mondo. Ma mio figlio e mia figlia dicono che non voteranno. A mio figlio, che suona in un gruppo reggae e ha occupato uno stabile, ho detto che se un giorno vi danno botte a vanvera come al G8 a Genova e vi spaccano la testa non venite poi a lamentarvi. E a mia figlia, che non vuol votare per protesta, ho detto: sappi che quando il centrodestra smonterà la legge sull'aborto non venire a dire che non lo sapevi. Non è vero che una cosa vale l'altra, che tutti sono uguali. PAOLA GAIOTTI DE BIASE INTELLETTUALE CATTOLICA Col Pd pensando a Aldo Moro Voto Pd, e cosa sennò? Cosa può portare il nostro paese fuori da una transizione lunga trent'anni, con tutte le attese di riforma regolarmente tradite dalla difesa di interessi consolidati, da pregiudiziali superate dalla storia, da giochi a dividere il paese, alternando l'instabilità governativa allo strapotere quinquennale di governi spregiudicati e irresponsabili? Il partito democratico è pur sempre l'unico segno di un rinnovamento del sistema politico in atto: insieme del superamento, finalmente, dello "steccato guelfo-ghibellino", auspicato nell'ultima lettera di De Gasperi morente e di un progetto riformatore, purtroppo colpito nel suo nascere da una crisi inopinata, ma che è la sola proposta in campo per salvare il paese. Ed è anche l'unico luogo in cui può esprimersi, di fronte ai nuovi problemi del mondo, quella cultura politica dei cattolici democratici che ha segnato la Repubblica nei suoi momenti più alti, e ne ha democraticamente garantito l'unità, dalla Costituente a Moro, Andreatta, Prodi, pur se spesso contraddetta e ostacolata nella stessa Chiesa. Il partito democratico è l'unico che oggi può coniugare realisticamente valori e strumenti della politica ( senza i quali i valori sono parole vuote) in un nesso forte fra la coscienza delle responsabilità internazionali e europee dell'Italia, e le competenze, le rappresentatività, per rilanciare economia, diritti, legalità in questo paese. CARLO LIZZANI REGISTA Sto con la sinistra non settaria Appartengo a quella sinistra storica che è sempre stata orientata a raccogliersi in forme non settarie. Trovo nel Partito democratico la capacità di parlare ed avere consenso largo che è possibile ottenere solo sul piano del riformismo. CARLO BERNARDINI FISICO Veltroni può liberarci da un incubo Quello che vorrei che gli italiani capissero è che il livello delle opinioni e delle aspirazioni stesse della gente dopo il martellamento del pensiero di destra dei 5 anni del governo Berlusconi è sceso molto in basso: se il governo Prodi è stato considerato da molti come carico di difficoltà sociali è solo, a mio parere, perché ha dovuto incidere su illusioni e privilegi in cui eravamo cascati. Walter Veltroni può liberarci da un incubo: cioè, da una ripresa di vaniloqui in cui si rilanciano libertà mai perdute, si promettono ricchezze inesistenti e si avviliscono obiettivi culturali (scuola e ricerca) degni di un paese di grandi tradizioni. Votando PD, molti di noi hanno una grande speranza e sono disposti a fare il possibile perché si avveri. NERI MARCORE' ATTORE Perché Veltroni è una brava persona Voto Pd perché Veltroni è una brava persona, capace e onesta. E a differenza di tutti gli altri che hanno già provato a governare l'italia senza grossi risultati, mi pare, anche se per ragioni e responsabilità diverse, lui è l'unico a non averlo ancora fatto direttamente. E ora, direttamente, ha già impresso alla politica un'accelerazione che fino a pochi mesi fa era impensabile. GIOVANNI BOLLEA NEUROPSICHIATRA È dal 1950 che aspettavo il Pd L'idea di Veltroni io l'ho avuta nel 1950. Nell'altro secolo c'è sempre stato il desiderio di mettere d'accordo i due processi politici che andavano avanti: il Vaticano e il Partito comunista e socialista. Personalmente credo nel Partito democratico. Credo che risolverà un problema strettamente italiano, che non hanno gli altri stati europei. Noi abbiamo due tradizioni, cattolica e laica, che comunicano insieme,anche se a volte si avvicinano o si allontanano hanno comunque uno scopo in comune. C'è un ricordo che è importante conoscere: nel Congresso del Partito comunista italiano del 1945 il Pci accettò e dichiarò che tutti i cattolici potevano essere iscritti al partito. È stato un provvedimento enorme, che ha risolto un problema italiano. Da allora i 2 indirizzi sono andati insieme alla ricostruzione di un paese come il nostro che usciva da una guerra mondiale. Il Pd risolve: è un punto di rinascita. È un inizio che ci unisce, stranamente, all'Italia prima del '19. Ecco perché vedo il partito democratico come una grande speranza. Dobbiamo essere orgogliosi che sia il Pd a dimostare all'Europa la grandezza politica, religiosa e di giustizia sociale dell'Italia. FRANCESCO GUCCINI CANTAUTORE Per tenere la destra lontana dal governo Voterò PD sia alla Camera che al Senato. Perché? Qualcuno mi suggerisca una via alternativa e più dotata per tenere questa destra lontana dall'area di governo. È un pensiero semplice che risponde a una esigenza semplice: non dare a Berlusconi, e ai suoi attendenti, la possibilità di demolire l'Italia, così come ha iniziato a fare in modo palese nel corso della sua presidenza del consiglio. Ipotesi preoccupante, aggravata da un presente molto duro, economicamente e socialmente, in cui sarebbe anche più facile scivolare verso un restringimento delle libertà individuali e collettive. La pur breve esperienza recente del centrosinistra, nonostante i suoi difetti, ha dimostrato che un altro modo di governare è possibile e che è altrettanto possibile guidare il paese badando agli interessi generali piuttosto che a quelli del presidente del consiglio. Se vi par poco. E c'è un'altra considerazione facile facile: sia da destra che da sinistra risuona da tempo un'eco insistente, "tanto, sono tutti uguali". Ma non è vero che sono tutti uguali, basta guardarsi attorno e valutare alcuni dati reali, anche nel corso di questa campagna elettorale. Ma quell'eco è pericolosa, spinge molta gente a staccare la spina. Voto per creare un argine di responsabilità a questa brutta deriva che cancella le differenze e sottrae ai cittadini il potere di decidere, di scegliere. Ecco perché non avrò dubbi su cosa fare. PAOLO HENDEL COMICO Non tutta la politica è un "magna magna" Prima di tutto vorrei dire che si deve andare a votare. Capisco la delusione e capisco anche la rabbia per come vanno le cose in Italia, però non votando non si cambiano certo le cose. Non è vero che è tutto un "magna-magna", o perlomeno c'è chi "magna" di più di tutti gli altri, e almeno lui cerchiamo di fermarlo! Si dice che la politica è una cosa sporca e anche questo non è vero per tutti; la politica è una cosa sporca, per esempio, quando uno "scende in campo" per risolvere i suoi guai giudiziari e per difendere i suoi interessi privati, senza far nomi ovviamente! Ma c'è anche chi fa politica perché crede nella democrazia e nella possibilità di migliorare la situazione . Voto Pd con la speranza che le cose vadano meglio per l'Italia.

Torna all'inizio


Università, chiese, librerie e caffè <Milano difenda la città del pensiero> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-30 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il filosofo "Dalle abbazie alle biblioteche, il declino può essere evitato recuperando le tradizioni culturali" Università, chiese, librerie e caffè "Milano difenda la città del pensiero" Giorello: "Scienza, lavoro e solidarietà: lo spirito ambrosiano rinasca intorno alle sue eccellenze" Le proposte: "I musei scientifici devono riuscire a coordinarsi. E serve un biglietto unico come nelle chiese di Venezia" "Iniziamo dalle abbazie, bellissimi centri di spiritualità che fanno da sentinelle alla cerchia urbana". Chiaravalle, Morimondo, Mirasole. Da qui parte il filosofo Giulio Giorello per tracciare un itinerario storico (e geografico) del pensiero milanese. Da Sud a Nord, passando dalle istituzioni cattoliche cittadine fino a incontrare le "roccaforti universitarie ". Perché lo spirito milanese è così: "Spiritualità e concretezza, religione e laicità ". Sintesi del pensiero ambrosiano: tradizione cristiana illuminata e atteggiamento illuministico. Su questo binomio insiste il docente di filosofia (che si definisce "di nessuna chiesa, sinagoga o moschea") mentre sorvola idealmente Milano passando da Sant'Eustorgio ("il museo Diocesano era sede dell'Inquisizione") alla Braidense, da San Celso ("squisita") all'Ambrosiana alle torri di Sant'Ambrogio ("questa è la città che mi piace "). Fino ad arrivare alla Statale - "che negli Anni '20 costruisce la città degli studi e che ha la sua sede nell'ospedale degli Sforza, uno dei più grandi centri laici di assistenza " - e al Politecnico, alla Cattolica, alla Bocconi e ai "nuovi arrivi", lo Iulm e il San Raffaele, "centro di eccellenza di biologia molecolare e di psichiatria \\ scientifica". Luoghi e nomi. Carlo Emilio Gadda, "che non a caso era un umanista ingegnere", Carlo Cattaneo e la sua cultura politecnica, Alessandro Manzoni "al top nella Storia della colonna infame". Illustri esempi di uno spirito laborioso che unisce scienza e tecnica, pragmatismo e ricerca. "Anche se forse, da questo punto di vista, Milano è meno "filosofica" di Firenze, dove convivono cristianesimo e platonismo". E ora? "Ora c'è una ricca concentrazione di atenei - ognuno con il proprio genius loci (il San Raffaele ha un angelo nuovo di zecca) - che possono continuare a vivere solo se riescono a dialogare con la città, a interagire con i musei e con le altre istituzioni. E, nello stesso tempo, a mantenere la propria autonomia. Non è impossibile ". Giorello, che insegna alla Statale, cita come esempio le "cattedre dei non credenti" organizzate nel Duemila con l'arcivescovo Carlo Maria Martini: "un esempio importantissimo del cattolicesimo creativo e tollerante che aleggia in questa città". E una prova della curiositas ambrosiana: "A tutte queste iniziative il milanese partecipa interessato. Non si fida subito, ma è aperto al dibattito. Ed è capace di portare idee originali". Poetica di un laico che stima Tettamanzi e che ha un ricordo personale di don Luigi Giussani: "Era il mio insegnante di religione: riuscii a litigare con lui il terzo giorno di lezione. Ma gli devo molto: è il migliore maestro di ateismo che abbia avuto. Grazie a lui mi venne voglia di leggere Spinoza, John Stuart Mill, Betrand Russel". Tono ironico che poi si fa serio: "Ci sono tante presenze interessanti nel mondo cattolico". Come in quello "universitario e della ricerca". Insomma professore, va tutto bene nella Milano del pensiero? "Ma no. Questo patrimonio è sparpagliato e non valorizzato dalle istituzioni ". Incoraggiamento filosofico: "Si può fare di più, come direbbe Gianni Morandi. Per esempio, perché i musei scientifici non riescono a coordinarsi? Perché non fare un biglietto unico come nelle chiese di Venezia?". Proposte che Giorello lancia ai politici per dare a Milano "un po' di orgoglio". "Ce l'ha Genova con i suoi carruggi, Venezia non ne parliamo (uno starnuto di Cacciari diventa un tifone in Brasile), ce l'ha Firenze e pure Roma con la sua apparente indifferenza. E su", continua sbuffando. Che poi, a ben vedere, "di difetti questa città ne ha diversi ". Primo: la perdita del senso di accoglienza "e quel razzismo strisciante nei confronti degli extracomunitari". Con alcuni stereotipi: "zingari cattivi, islamici terroristi". E, ancora, quell'aria cattiva, inquinata, "molto peggio che a Parigi e Londra". Infine, un pensiero ai suoi studenti e ai 200 mila universitari della città. "Purtroppo mancano i grandi campus. E i caffè. Gli orari sono infelici: biblioteche che chiudono presto, musei inaccessibili, aule serrate alle sette di sera. E poi i ristoranti... Possibile che in questa città non si riesca a mangiare in pace a mezzanotte? ". Confessione di un bon vivant. Annachiara Sacchi Purtroppo mancano i grandi campus. E i caffè. Gli orari sono infelici: biblioteche che chiudono troppo presto, musei inaccessibili, aule serrate alle sette di sera.

Torna all'inizio


IL FUTURO DEI SOCIALISTI IL DILEMMA DEL VOTO UTILE (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-30 num: - pag: 29 categoria: BREVI IL FUTURO DEI SOCIALISTI IL DILEMMA DEL VOTO UTILE Caro Ciucchi, L ei ha ragione quando osserva che il Pd è meno laico di quanto non siano le maggiori socialdemocrazie europee. Ma ogni Paese ha una storia propria di cui non può facilmente sbarazzarsi. L'Italia, in particolare, è stata governata per quasi cinquant'anni da un partito - la Democrazia Cristiana - che fu molto meno moderato e conservatore di quanto non piacesse alle sinistre rappresentarlo. Vi era nel suo seno una sinistra cattolica che s'ispirava alla politica sociale della Chiesa ed era stata attratta negli anni Trenta dall'economia corporativa del regime fascista. Questa corrente della Dc fu spesso molto più anticapitalista, dirigista e interventista di quanto non fossero i socialdemocratici di Giuseppe Saragat e i socialisti di Bettino Craxi. è bene ricordare che l'Italia, fra le maggiori democrazie europee, fu la sola in cui esistessero due Confindustrie: quella degli imprenditori privati a viale dell'Astronomia e quella delle aziende pubbliche al ministero delle Partecipazioni statali. Quando la Dc entrò in crisi, all'inizio degli anni Novanta, la sinistra cattolica si dimostrò più resistente e tenace di altre correnti del partito. Divenne sempre più evidente, negli anni successivi, che un partito di sinistra riformista, in Italia, non avrebbe mai potuto aspirare alla maggioranza e diventare forza di governo se non fosse riuscito a rappresentare contemporaneamente la sinistra laica e quella d'ispirazione cristiana. Senza un accordo fra queste due forze, la sinistra sarebbe stata divisa tra partiti più o meno piccoli, tutti ricchi di gloriose tradizioni, ma destinati a svolgere un ruolo complessivamente modesto nella vita del Paese. Se questa è la nostra storia politica, i socialisti, a mio avviso, farebbero bene a prenderne atto. è meglio conservare una illusoria e irrilevante indipendenza o far valere le proprie ragioni in un partito che ha qualche ragionevole possibilità, prima o dopo, di governare il Paese? Sulla questione del "voto utile" temo quindi che le nostre posizioni, caro Ciucchi, siano molto diverse. Non credo che i cittadini di una grande democrazia debbano andare alle urne per esprimere posizioni di principio o rivendicare la nobiltà di antiche tradizioni politiche o formulare progetti che non verranno realizzati. Devono scegliere pragmaticamente fra il "peggio ", rappresentato dal partito che non riscuote la loro fiducia, e il "meno peggio", rappresentato dal partito che offre qualche garanzia di proteggere al meglio i loro interessi. I programmi possono dare un'idea generale delle intenzioni dei partiti, ma non sono e non possono essere vincolanti. Non appena costituiti i governi europei, di sinistra o di destra, si muovono tra scogli e paletti (dalle direttive di Bruxelles ai contraccolpi delle crisi economiche e finanziarie) che nessuno di essi è in condizione di rimuovere. Come abbiamo constatato nel caso del governo Prodi, quanto più i programmi sono dettagliati tanto maggiori saranno le delusioni degli elettori.

Torna all'inizio