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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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TARTICOLI DEL 3-4-2008       #TOP



Report "Laici e chierici"

Bagarre sul crocifisso I socialisti: "Va tolto dall'aula del Consiglio" ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scatenata dai Socialisti in nome della "laicità dello Stato". Andrea Stroscio ha mandato una lettera alla presidente del Consiglio, Rita De Lima, invitandola (come aveva fatto anni fa col sindaco Gianluca Susta) "a prendere in seria considerazione la possibilità di rimuovere il crocefisso dalla sala consiliare, almeno durante i consigli comunali".

E il Vaticano tifa Pera ( da "Tempo, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: lo spazio decicato ai laici. E in questo ambito Pera sarà invitato a testimoniare il suo "essere" nonno oggi. Il capolista del Pdl, stando al bollettino ufficiale del Vaticano, svilupperà il tema dell'importanza sociale e politica della famiglia. In realtà, sempre in questa sezione, ci sarà anche un altro politico che parlerà: si tratta di Giulio Andreotti,

Elezioni, la laicità non è più in programma ( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: risultato è stato quasi lineare: passando dall'estrema destra all'estrema sinistra il tasso di laicità aumenta progressivamente. Se i programmi di Forza nuova, Mis e La destra sono densi di accenni all'identità cattolica e di critiche alle rivendicazioni Glbtq quasi al limite dell'omofobia, quello del Popolo della libertà "limita" la propria attenzione per le istanze cattoliche all'

La laicità è anche diritto ad essere immorali ( da "Liberazione" del 03-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: etica laica. La pretesa di fare del diritto uno strumento di sostegno della morale lede la laicità della morale stessa che quando è autenticamente vissuta esclude il sostegno armato del diritto. Occorre dunque rivendicare una forma di laicità autonoma dalla coscienza e da un'unica morale individuale che si contrapponga a ogni forma di integralismo,


Articoli

Bagarre sul crocifisso I socialisti: "Va tolto dall'aula del Consiglio" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Laicita'

POLEMICA. A PALAZZO OROPA La presidente De Lima "Sono altri i problemi" Mello: quel simbolo è più che giustificato Bagarre sul crocifisso I socialisti: "Va tolto dall'aula del Consiglio" A palazzo Oropa, sede di bagarre a tempo pieno, ora scoppia anche il caso del crocifisso. Una tempesta piccola piccola, scatenata dai Socialisti in nome della "laicità dello Stato". Andrea Stroscio ha mandato una lettera alla presidente del Consiglio, Rita De Lima, invitandola (come aveva fatto anni fa col sindaco Gianluca Susta) "a prendere in seria considerazione la possibilità di rimuovere il crocefisso dalla sala consiliare, almeno durante i consigli comunali". Già la Sinistra critica, con Daniele Gamba, ha chiesto al prefetto di far sparire le croci dai seggi. Stroscio, nei toni, è più soft: "Se la presidente vuole tenerlo vicino a , ok. Ma lasciarlo accanto al ritratto di Napolitano, non è rispettoso della laicità delle istituzioni. E i primi ad offendersi di questo dovrebbero essere proprio i cristiani". Ma a finire crocifisso, per ora, è solo il capogruppo socialista: "La laicità non l'ha inventata Stroscio - ribatte dura Rita De Lima -, e io stesso sono laica. Ma a palazzo Oropa si discutono i problemi della città: la disoccupazione, il precariato, la chiusura delle fabbriche, il costo della vita. E' di questo che io preferisco occuparmi". E pure Roberto Pietrobon, capogruppo del Prc, non vuole guerre di religione: "La questione non ci appassiona. La fede è una questione privata, ed è vero che non ci vorrebbero simboli nei luoghi pubblici. Però, a fare come Stroscio, si alimenta solo il fondamentalismo". Il capo dell'opposizione, Gabriele Mello Rella di Forza Italia, è "fermissimamente contrario", da buon credente: "Quella cattolica non è religione di Stato, ma c'è tutta una storia che giustifica la presenza del crocifisso. Nessuno, in aula, è intimidito o condizionato da questo simbolo, né quando vota né per altri tipi di comportamenti. E poi sono ben altri i problemi da affrontare per la città".

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E il Vaticano tifa Pera (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa E il Vaticano "tifa" Pera Fabrizio dell'Orefice f.dellorefice@iltempo.it Marcello Pera sarà oggi in Vaticano. Parteciperà all'assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Insomma, un incontro ufficiale. Il capolista per il Pdl sarà così l'unico candidato a partecipare ad un'assemblea ufficiale in Vaticano. Certo, sarebbe troppo affermare che la Chiesa si schiera o che scende in campo nell'agone tra i partiti. Tuttavia il dato politico non sfugge. Come non sfugge che tra l'ex presidente del Senato e l'attuale Papa ci sia un rapporto di antica data tanto che i due sono coautori del libro pubblicato da Mondadori nel 2004, quando Ratzinger era ancora "solo" cardinale, "Senza radici". Insieme avevano deciso di scrivere a quattro mani un testo sulla necessità di difendere il patrimonio cristiano dell'Europa. Anche due anni fa il Papa concesse un piccolo strappo alla regola per l'amico Marcello. è prassi consolidata, infatti, non concedere udienze ai politici in campagna elettorale, ma il 4 marzo del 2006, a poco più di un mese dal voto, a Pera, allora ancora presidente del Senato, Benedetto XVI fece un'eccezione. E gli spalancò le porte della biblioteca del Palazzo Apostolico per accogliere in un cordialissimo colloquio la seconda carica dello Stato ufficialmente per uno scambio di opinioni "su alcuni aspetti della cultura odierna, nel contesto dell'attuale situazione internazionale", come ebbe a puntualizzare l'allora portavoce del Pontefice, Joaquin Navarro Valls. Una dichiarazione, quella di due anni fa, che probabilmente andava proprio nella direzione di decontestualizzare la visita slegandola dalla campagna elettorale. Stavolta, la platea offerta in Vaticano assume anche un significato più grande. Due anni fa infatti Pera era capolista al Senato per Forza Italia in Umbria e in Emilia, ora invece guida la lista del Pdl nel Lazio dove il voto cattolico ha grande importanza. Il tema dell'appuntamento che si apre oggi sarà la presenza e la testimonianza dei nonni nella famiglia. La plenaria sarà inaugurata dal cardinale Alfonso López Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Saranno presenti il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney, a presiedere le prime due celebrazioni eucaristiche. L'arcivescovo Fernando Filoni, Sostituto della Segreteria di Stato, parlerà ai partecipanti, in apertura di plenaria, sul ruolo degli anziani nella Chiesa e nella società. Poi, lo spazio decicato ai laici. E in questo ambito Pera sarà invitato a testimoniare il suo "essere" nonno oggi. Il capolista del Pdl, stando al bollettino ufficiale del Vaticano, svilupperà il tema dell'importanza sociale e politica della famiglia. In realtà, sempre in questa sezione, ci sarà anche un altro politico che parlerà: si tratta di Giulio Andreotti, il quale però, essendo senatore a vita, non è più candidato. L'edizione di ieri dell'Osservatore Romano ha dedicato spazio all'evento con un articolo dal titolo emblematico: "La famiglia luogo di trasmissione della fede tra le generazioni". E nel testo si ricordano gli appuntamenti passati e quelli futuri. Da Valenzia 2006 a Roma guardando a Mexico 2009: nel gennaio prossimo nel Centro America si terrà infatti il VI Incontro Mondiale della Famiglia. Nell'articolo non viene citato Pera (il cui nome compare invece nel bollettino ufficiale) ma si ricordano frasi di Trujillo, il quale sottolinea come "nella scelta del tema della plenaria ci si è prefissi di aiutare a riflettere sul ruolo degli anzini nella famiglia, nella specifica realtà di nonni, sui rapporti con figli e nipoti, sul legame tra le generazioni". La plenaria avrà temi profondi. Ospitare Marcello Pera, il quale ha incontrato l'ultima volta almeno ufficialmente il Papa l'8 ottobre scorso, è probabilmente un segnale di attenzione. Quasi una benedizione.

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Elezioni, la laicità non è più in programma (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Laicita'

L'intervento Elezioni, la laicità non è più in programma Raffaele Carcano * Raffaele Carcano * Come già due anni fa, l'Uaar ha studiato i programmi elettorali per estrarne quei passaggi che trattano di laicità e di religione: il documento che li raccoglie è stato poi pubblicato sul nostro sito internet, a disposizione di chiunque voglia votare avendo presente come i partiti intendono affrontare questi argomenti. Il risultato è stato quasi lineare: passando dall'estrema destra all'estrema sinistra il tasso di laicità aumenta progressivamente. Se i programmi di Forza nuova, Mis e La destra sono densi di accenni all'identità cattolica e di critiche alle rivendicazioni Glbtq quasi al limite dell'omofobia, quello del Popolo della libertà "limita" la propria attenzione per le istanze cattoliche all'esplicitazione del no all'eutanasia e alla promessa di sostenere gli oratori, le scuole e i consultori privati. Per contro, la Sinistra Arcobaleno pone in evidenza la scuola pubblica e la libertà religiosa, chiedendo l'introduzione della pillola RU 486, una legislazione per le convivenze, politiche a favore della contraccezione, la revisione della legge 40 e il divorzio breve: Sinistra critica e Pcl accentuano questa impostazione proponendo la tassazione dei beni ecclesiastici. Nel mezzo sta il Partito democratico, che promette diritti alle persone stabilmente conviventi, accenna al testamento biologico e ribadisce il sostegno alla legge 194. A parte un accenno alla creazione di un hub religioso mediterraneo, il resto del programma veltroniano è privo di riferimenti sia alla laicità, sia al mondo cattolico. La linearità dello schema è dunque interrotta solo dall'Udc, che supportando la moratoria sull'aborto scavalca a destra il Pdl, e dal Partito socialista, che scavalca a sinistra anche Sa con il suo impegno a intervenire sull'otto per mille e sull'Ici alla Chiesa. Non c'è molto altro: nessun programma chiede l'abrogazione del concordato, la legalizzazione dell'eutanasia, uno stop all'obiezione di coscienza sull'aborto. Il confronto con i programmi di due anni fa permette di rilevare la dinamica sottostante alle scelte odierne: la rottura con le formazioni più piccole ha generato una "sterilizzazione" laica o religiosa dei programmi di Pdl e Pd, con l'espunzione del riferimento alle radici giudaico-cristiane che compariva nel programma della Cdl (ora fatto proprio dall'Udc) e dei riferimenti all'affermazione della laicità - in particolare nella scuola pubblica - e alla necessità di una legge sulla libertà religiosa contenuti nel programma dell'Unione (ora appannaggio di Sa e Ps). Punti, questi ultimi, che avevano sollevato le critiche della delegazione Cei durante l'audizione parlamentare dello scorso 16 luglio, e che il Pd sembra aver fatto proprie. I programmi dei due maggiori partiti dedicano ai temi laici quasi lo stesso spazio riservato alle intercettazioni telefoniche: come se laicità e religione fossero entrambe tematiche da cui si ricavano più problemi che consensi, e quindi da sfumare fino al livello minimo di accettabilità da parte del proprio elettorato. I molti commenti postati dai nostri navigatori hanno riservato poca attenzione al programma del Pdl (forse perché ci si aspettava di peggio). La Sinistra Arcobaleno è spesso oggetto di critiche per il suo mancato impegno contro l'esenzione Ici alle chiese: in passato al momento del voto, ora all'interno del programma. D'altra parte, anche la bizzarra proposta di una candidatura a Mastella ha raffreddato parecchio il favore nei confronti del Partito socialista: non sorprende che, secondo un nostro piccolo sondaggio, oltre un terzo dei navigatori ha manifestato l'intenzione di non andare a votare. La questione su cui la discussione è più accesa riguarda l'utilità di un voto laico al Pd: c'è chi sostiene che il voto al Pd è l'unico in grado di impedire una deriva clericale, e c'è chi ribatte che il rischio diventa reale proprio votando un partito non laico come il Pd. L'ambiguità sulla reale natura del Pd sembra iscritta negli stessi cromosomi del partito, e non è stata fugata dall'ascesa a leader di Walter Veltroni, un uomo che da sindaco di Roma ha avuto comportamenti altrettanto ambigui e sfuggenti, dedicando a Giovanni Paolo II la stazione Termini e ostacolando la creazione di un registro delle unioni civili. Il Pd è nato cercando di unire Piergiorgio Odifreddi e Paola Binetti: un obbiettivo ambizioso, probabilmente troppo ambizioso. Nel frattempo, è stato Odifreddi quello che ha fatto le valige. segretario dell'Unione atei agnostici razionalisti.

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La laicità è anche diritto ad essere immorali (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 03-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Fabio de Nardis* Anche in campagna elettorale è possibile riflettere su temi non direttamente riconducibili alla congiuntura politica per quanto intrinsecamente politici. E' successo sabato 29 a Roma durante un interessante seminario organizzato dalla commissione cultura della Sinistra Europea con la collaborazione della rete femminista di Rifondazione Comunista sul tema della libertà della scienza e sul rapporto tra scienza e fede. Lo scienziato Marcello Cini, coinvolto suo malgrado nell'ormai nota polemica contro la lectio magistralis di Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Roma "La Sapienza", ha necessariamente giocato il ruolo di special guest, ma in ottima compagnia. Giuristi, sociologici, filosofi, donne e uomini di scienza o attiviste del movimento femminista o glbt si sono confrontati sul valore della laicità intesa come spazio pubblico dentro cui realizzare un confronto proficuo tra visioni del mondo, consapevoli che anche la scienza non include ogni forma di comprensione dell'universo ma rappresenti di per sé una delle forme della conoscenza umana specializzata nella produzione di descrizioni, spiegazioni, previsioni ma anche manipolazioni di eventi e processi fisici, biologici, psichici e socio-culturali. Essa assume quindi i tratti di una attività umana tutt'altro che neutrale. Lo stesso Bacone alla fine del XVI secolo affermava infatti che essa avrebbe dovuto produrre una conoscenza activa et operativa, diventando dunque un agente di mutamento. La scienza, per il suo compito di interpretazione e manipolazione del mondo sociale e naturale, è divenuta una componente fondamentale di ciò che noi moderni chiamiamo modernità a cui storicamente sono state assegnate valenze assolute, a volte angeliche a volte diaboliche. In fondo lo stesso Einstein affermava che tutti i concetti che si sono dimostrati utili a mettere ordine nelle cose, facilmente esercitano sugli esseri umani un'autorità così grande da far dimenticare le loro origini terrestri. Per fare scienza occorre un insieme di apparati percettivi, cognitivi, valutativi che non sono inscritti nel Dna delle donne e degli uomini ma sono esosomatici, cioè elaborati e trasmessi attraverso codici culturali nell'interazione tra menti. Ma anche la mente non è un'entità idealisticamente disincarnata. Essa è piuttosto una "emergenza" del cervello. Per fare scienza occorre quindi un corpo che sappiamo essere sessuato. La conoscenza del mondo per mezzo di scienza non è dunque indipendente dagli stati dei soggetti conoscenti che la producono e la trasmettono. In questo senso anche essa non è libera dal sistema di dominio maschile e non è un caso che le grandi polemiche bioetiche sulla libertà di ricerca riguardano spesso temi cari alle donne che attraverso la libera attività scientifica individuano un ulteriore spazio di emancipazione. Per realizzare questo obiettivo della modernità bisogna dunque rivendicare uno spazio pubblico laico. Dice bene Luigi Ferrajoli quando riconosce la contraddizione di un mondo in cui tutti si definiscono liberali mettendo però in discussione il presupposto del liberalismo, cioè la laicità, lasciando intendere che la libertà rivendicata in epoca di liberismo è solo la libertà di mercato. In questo contesto si fortificano visioni integralistiche, presenti in tutte le religioni monoteistiche, che si realizzano nel tentativo ben espresso in Italia dalle gerarchie vaticane di unificare fede, verità, ragione e diritto. Emerge il tentativo di aggredire i due elementi della modernità: l'affrancamento della scienza dalla fede; l'emancipazione del diritto da un'unica morale. La morale cattolica si propone come oggettiva, cioè fondata su una qualche ontologia che avanza la pretesa di traduzione in diritto dei propri precetti. Ne fuoriesce una sorta di cognitivismo etico che entra in contraddizione logica con le fondamenta stesse del liberalismo. Si propone una concezione monistica, di per sé totalitaria, contrapposta al pluralismo dell'etica laica. La pretesa di fare del diritto uno strumento di sostegno della morale lede la laicità della morale stessa che quando è autenticamente vissuta esclude il sostegno armato del diritto. Occorre dunque rivendicare una forma di laicità autonoma dalla coscienza e da un'unica morale individuale che si contrapponga a ogni forma di integralismo, anche quello a volte espresso da alcuni pensatori laici. Per far questo è necessario dare una risposta immediata alla crisi della politica che rappresenta in primis una crisi della sfera pubblica. Quella della Chiesa in Italia è soprattutto una lotta che si configura nel tentativo di ridefinire le asimmetrie di potere interne alle società contemporanee facendo leva sulla debolezza etica espressa oggi dalla politica, o meglio, dai politici. Se essere liberi vuol dire dare spazio alla propria soggettività a prescindere da una morale che sia la sola e unica, oggi dobbiamo riproporre una idea di laicità intesa anche come diritto all'immoralità. *Area della Conoscenza Prc 03/04/2008.

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