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DEL 28 e 29 marzo 2008 #TOP
IN EVIDENZA
«RUINI SA CHE IL VOTO ALL'UDC È
INUTILE»
- Il riferimento del leader centrista a Ruini arriva all'indomani delle
dichiarazioni del Cavaliere. È vero che il cardinale l'aveva cercata per
spezzare una lancia a favore di Casini? «No - ha risposto Berlusconi a
Italia oggi -: io non posso dire del cardinale Ruini nulla se non il fatto che
è una persona eccezionale. Le posso assicurare che non mi risulta che
lui non sia al corrente del sistema elettorale, ed essendo Ruini - ha aggiunto
il numero uno del Pdl - persona di estrema competenza, intelligenza, e
ragionevolezza, non può che considerare la realtà: e cioè
che i voti dati ad altri partiti del centrodestra, che non siano al popolo
della libertà, siano voti utili al centrosinistra».
29 marzo 2008
Il
nostro partito senza muri ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 28-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: del credente e del laico insieme. E che sono l'esempio di come larga parte della storia dell'impegno dei cattolici sia stata segnata, in Italia, da momenti in cui ad una astratta etica della testimonianza è stata privilegiata un'etica della responsabilità, per garantire la coesione sociale e culturale del paese.
Ricostruire
la sinistra, la sfida del ventunesimo secolo
( da "Manifesto,
Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: per abbattere i muri da Nord a Sud, fra padri e figli, laici e cattolici, destra e sinistra" e per costruire un'Italia "grande e lieve". Nasceva con una visione ecumenica, sottolineando i valori comuni, le virtù dei cittadini, le colpe della politica. Sparivano Marx e Togliatti, Turati e Matteotti, e Gramsci.
Tra
le molte, giuste considerazioni che si sono fatte per spiegare la
difficoltà di un ricambio ( da "Stampa, La"
del 28-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica, con l'insegnamento degli azionisti subalpini Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Nello stesso tempo, ha espresso grandi e difformi figure di ispirazione cattolica, come padre Pellegrino e Sergio Quinzio. I designer torinesi hanno saputo creare uno stile ammirato in tutto il mondo e la struttura Fiat ha formato manager che sono stati apprezzati e utilizzati anche
L'et...
et, un paradigma inclusivo ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e cattolici, elettori ed eletti. (Giustamente Carlo Trigila sul Sole 24 Ore del 22 marzo mette in luce le significative aperture del cardinale Bagnasco). Et? et può valere anche nel dialogo culturale e interreligioso. Come sarebbe stato più bello se l'adesione di Magdi Allam alla chiesa cattolica si fosse accompagnata ad una maggiore sobrietà mediatica e al riconoscimento cordiale
Cattolici
pdl, battesimo torinese - marco trabucco
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e senza precluderci rapporti con i cattolici del Pd. Nel partito appoggiamo i cattolici come i consiglieri Ugo Cavallera e Caterina Ferrero, ma anche un laico come Enzo Ghigo. E vediamo in Guido Crosetto (che stasera sarà tra i relatori dell'incontro), che ha un passato come noi nella sinistra Dc, il candidato ideale per la Regione nel 2010.
Omicidi
bianchi, anche di "Posta" si muore Dall'Alenia: votiamo la Sinistra
l'Arcobaleno Per difendere la vera laicità costituzionale
( da "Liberazione"
del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico, libero dai condizionamenti delle gerarchie ecclesiastiche, in cui si dia attuazione completa e per tutti dell'art. 3 della Costituzione. Sono certa che come me la pensano anche la gran parte dei cattolici italiani, che, diversamente dalla maggior parte delle forze politiche, hanno saputo dimostrare - ad esempio ai tempi del referendum confermativo delle leggi su aborto e divorzio
L'ARTICOLO
8 della nostra Costituzione repubblicana recita tes
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La Costituzione denunziava pertanto il principio di "religione di stato": la repubblica sarebbe stata "laica" nel senso ormai assunto da tale aggettivo, quindi imparziale in linea di principio e di diritto dinanzi a qualunque altro culto ("tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge").
Ferrara:
<La mia lista per la vita riaccende la voglia di valori e passione>
( da "Secolo
XIX, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la mia è la lista più laica che è in campo. Non tiro per la giacca parroci e vescovi, credo che la Chiesa sia nel giusto se non agisce politicamente. Io cerco il voto laico dei cattolici e il voto cristiano dei laici: bisogna superare l'ideologia della legge 194 e riconoscere la dignità della persona umana".
Caro
Allam parla di Cristo non dell'islam
( da "Giornale.it,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici, laici e musulmani. L'ultima critica è arrivata ieri dalle colonne de La Stampa, con un intervento pacato nei toni ma duro nei contenuti di Afef Jnifen. Musulmana "non praticante", da anni italiana, Afef ha scritto di rispettare ogni conversione, ma accusa Allam di usare toni e argomenti che producono il solo risultato di infiammare lo scontro di civiltà.
La
mia conversione e il rapporto con l'Islam
( da "Corriere
della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: assolutezza e l'universalità del pensiero laico con la trascendenza propria della fede in Dio. Da spirito libero trovo del tutto infondate, pretestuose e maligne le critiche che mi sono state rivolte. Ci si è scandalizzati per il fatto che il mio battesimo sia avvenuto nella notte di Pasqua, a San Pietro, da parte del Papa.
Chiesa
qualche segnale distensivo ( da "Riformista, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E i parlamentari cattolici democratici - i teodem sono stati spazzati via dalle liste o posti con il loro "esilio" alla Camera dei Deputati nelle condizioni di non poter nuocere! - potrebbero ben sostenere che dato il carattere laico della nuova maggioranza e l'accentuato carattere laicista della società italiana nella quale i cattolici "
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 28-03-2008)
Argomenti: Laicita'
LAICI E CATTOLICI
NEL PD "Lavorando insieme cambieremo l'Italia" Il nostro partito
senza muri "C'è un grande patrimonio che vive, attraverso le
persone animate dalla fede vera e profonda, dentro il Pd, e che contribuisce a
dargli forza" WALTER VELTRONI Esce in questi giorni il nuovo numero della
rivista "Quarta fase" che pubblica, tra l'altro, le relazioni del
convegno "Educare al bene comune", organizzato a Roma, il 27 febbraio
scorso, dalle diverse anime del cattolicesimo politico che fanno riferimento al
Pd. Pubblichiamo alcuni stralci delle conclusioni di Walter Veltroni. Chiunque
si metta in ascolto con mente aperta e libera percepisce oggi, nelle nostre
società, uno smarrimento diffuso. Individuale, ma anche collettivo. Una
vera e propria "perdita di senso", sotto una fitta coltre di egoismo
e di cinismo. Un deserto di valori, che conduce all'indifferenza verso ogni
regola morale, che fa della vita e dei sentimenti degli altri una variabile che
non conta, perché l'unica cosa importante è procedere a tutta
velocità, e nel modo più facile possibile, nella ricerca del proprio
ed esclusivo benessere. E in questa ricerca, che è poi ricerca del
"successo", perché è l'approvazione esterna che conta
mille volte di più della soddisfazione personale, è importante
non "essere", ma "apparire". Non il cammino, ma il
traguardo da tagliare per primi, se necessario anche deviando dal percorso,
prendendo una scorciatoia non consentita. Questo è il messaggio che
arriva, purtroppo soprattutto ai giovani, dalla cultura oggi predominante. Oggi
la grande questione di fronte a noi è quella dei valori. Valori
consumati dalla cultura predominante del nostro tempo, che è,
"ingannevolmente, quella dello "star bene" come principio
assoluto ", per riprendere le parole scelte in occasione della scorsa
Pasqua dal cardinal Martini. Valori senza i quali una società non
può stare insieme, non è nemmeno più tale, e un individuo
rischia di essere solo un viandante privo di meta, privo del senso stesso del
suo cammino. Eppure. Eppure resta vero che le persone vogliono, ancora oggi,
sentire di avere uno scopo. È vero che vogliono essere riconosciute
nella loro individualità e al tempo stesso sentirsi parte di qualcosa di
più grande. Vogliono poter credere di non essere semplicemente destinate
a percorrere una lunga strada verso il nulla. Non è, questa, una cosa
che riguarda solo chi crede. E la politica non può chiamarsi fuori, non
può essere indifferente. Il terreno degli ideali e dei valori morali che
servono per tenere insieme una società è grandissimo. Le
convinzioni di fede di ciascuno si possono e si devono conciliare con il bene
di tutti, superando i reciproci sospetti, cercando un punto di incontro
virtuoso, che non mortifichi i convincimenti degli uni o degli altri. (...) Il
Partito democratico ha il suo fondamento nel portare con sé, nella sua
stessa identità, due idee precise: quella di un paese non più
separato da muri, da cortine di ferro, e quella di una politica non più
ideologica. Una politica, cioè, che non sceglie di far suo un unico
principio, un unico interesse, come se in una decisione si dovesse considerare
un solo aspetto, un solo sguardo sul mondo, in un gioco a somma zero. Una
politica che sceglie invece di equilibrare tutto questo, con ragionevolezza e
potremmo dire con saggezza. La politica, per come la intendiamo noi, è
questo. Ognuno di noi ha certamente un sistema di valori morali che ispirano e
orientano, che danno senso e perfino gusto al suo impegno politico. Per molti
questi valori sono di origine religiosa. Nessuno di noi potrebbe rinunciarci o
farne a meno. Ma nessuno di noi può pensare di tradurli in modo diretto
e immediato nell'attività e nella decisione politica. Voglio rifarmi
ancora a Pietro Scoppola, a un articolo che scrisse il giorno della visita di
papa Giovanni Paolo II al parlamento italiano, perché non saprei dir
meglio: "La laicità dello Stato italiano non è indifferenza
dello Stato al fattore religioso, non è ideologia di Stato alternativa a
singole fedi religiose, ma riconoscimento del ruolo e degli spazi di ogni fede
religiosa, come fattore che contribuisce al formarsi di un'etica collettiva nel
quadro di un pluralismo e di una libertà a tutti garantiti". (...)
Il mondo sta cambiando attorno a noi. E l'Italia non ha a che fare con una
crisi congiunturale, dalla quale potrà uscire più o meno come
è entrata. (...) Solo se sapremo ascoltare le domande che arrivano dalle
famiglie italiane, se sapremo sostenerle concretamente e farle essere
serenamente quel luogo d'amore e di solidarietà che sono, proteggendo i
bambini con leggi che puniscano nel modo più severo chi si macchia del
più orrendo dei crimini; e ancora moltiplicando i posti negli asili nido
e rendendo più flessibili gli orari e i tempi di lavoro, aiutando in
modo significativo attraverso l'introduzione di una "Dote fiscale" le
famiglie con figli. (...) Per tutto questo è nato il Partito democratico:
non per affiancare forze che restano divise, magari accomunate solo dal nemico
da sconfiggere. Tutto il contrario: il Partito democratico è nato per
unire il paese, per abbattere muri e steccati, per aprire porte e costruire
ponti: tra impresa e lavoro, tra lavoratori dipendenti e autonomi, tra Nord e
Sud, tra padri e figli, tra laici e cattolici.
Perché solo insieme, lavorando insieme, pensando insieme, cercando
insieme, ce la possiamo fare. Insieme, laici e cattolici
del Partito democratico, noi rivendichiamo il valore della nostra
responsabilità. Dell'etica della responsabilità. Alcide De
Gasperi, pochi mesi dopo la fine della guerra, alla prima Settimana Sociale dei
Cattolici italiani, richiamava il carattere inevitabilmente diverso dei due
punti di vista: "Avvicinarsi a questa assise ", disse, "è
come eseguire una grande ascensione montana. Ci si trova in un'atmosfera
ossigenata. Non sempre quando si scende dall'alta montagna è possibile
mantenere la stessa atmosfera, e direi non sempre la stessa prospettiva
può essere attuata quando si tratti di dover fissare una pratica di
convivenza civile che tiene conto delle opinioni altrui e che deve cercare una
via di mezzo fra quelle che possono essere le aspirazioni di principio e le
possibilità di azione". Sono parole che testimoniano la grandezza
dello statista e dell'uomo, del credente e del laico
insieme. E che sono l'esempio di come larga parte della storia dell'impegno dei
cattolici sia stata segnata, in Italia, da momenti in cui ad una astratta
etica della testimonianza è stata privilegiata un'etica della
responsabilità, per garantire la coesione sociale e culturale del paese.
Come non ripensare, ad esempio, all'atteggiamento di Aldo Moro, che ricorderemo
domani, sul referendum sul divorzio e sulla solidarietà nazionale. Come
non andare con la mente e col cuore a uno degli uomini che tra i primi ha
indicato il cammino e ha lavorato per aprire la strada. "Aveva un
fortissimo pudore e riserbo sulle cose intime e personali", ha detto
Giovanni Bazoli ricordando Beniamino Andreatta, "ma è altrettanto
vero che i valori del cattolicesimo informavano le sue scelte e i suoi
comportamenti privati e pubblici". C'è un grande patrimonio che
vive, attraverso le persone animate da fede vera e profonda, dentro il Partito
democratico, e che contribuisce a dargli identità e forza. È
anche grazie a questa ricchezza che proseguiremo il nostro cammino e che
cambieremo l'Italia. Insieme.
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Laicita'
L'intervento
Ricostruire la sinistra, la sfida del ventunesimo secolo Giovanni Pieraccini Il
nove marzo si è votato in Europa, in Spagna e in Francia e nella tarda
sera una notizia è corsa attraverso tutti i mass media: hanno vinto i
socialisti, con i loro partiti e, con loro, il Partito socialista europeo. Il
sedici marzo al secondo turno francese delle elezioni amministrative la stessa
notizia si ripete: hanno vinto i socialisti. Colpiva con grande evidenza
l'anomalia italiana dove non c'è più fra i protagonisti una
grande forza socialista. Da lungo tempo, durante l'infinita gestazione della
nascita del Partito democratico era stato insegnato
che l'epoca della socialdemocrazia (e ancora più del socialismo) era
finita e pochi giorni prima del voto spagnolo Veltroni aveva dichiarato proprio
allo spagnolo El Pais: "Siamo riformisti, ma non di sinistra". Il
Partito democratico nasceva "per unire l'Italia, per
abbattere i muri da Nord a Sud, fra padri e figli, laici e cattolici, destra e sinistra" e per costruire un'Italia "grande
e lieve". Nasceva con una visione ecumenica, sottolineando i valori
comuni, le virtù dei cittadini, le colpe della politica. Sparivano Marx
e Togliatti, Turati e Matteotti, e Gramsci. Era il partito ecumenico
della nazione, della patria, degli italiani nel quale stanno fianco a fianco
imprenditori, operai, prefetti, poliziotti, precari, giovani, liberali,
socialisti, cattolici integralisti e radicali
anticlericali. Una dubbia "novità" questa, che sa di antico;
che imbarca Di Pietro e i radicali, ma esclude i socialisti e accusa
ingiustamente la sinistra di aver colpito Prodi, quando invece è il
Partito democratico a aver liquidato l'esperienza dell'Unione. Una
"novità" che per altro usufruiva del sostegno dei mass media
(insieme al Popolo della libertà) e che riduceva le voci delle
minoranze, facendo scomparire un quotidiano aperto al dialogo delle forze di
sinistra come Il Riformista, riducendo al tempo stesso la presenza delle forze
minoritarie nella stessa campagna elettorale. Questo mentre un analogo processo
ecumenico si svolgeva e si svolge nel centrodestra, con un accalcarsi di tutti
su posizioni di centro. In realtà i due partiti hanno programmi simili,
tanto da suscitare il lamento di Berlusconi di essere stato
"copiato": ridurre la pressione fiscale, aumentare i salari,
difendere la famiglia, migliorare la sanità, porre mano alle infrastrutture,
assicurare sicurezza e giustizia. Sono misure (alcune anche necessarie)
anticongiunturali per il rilancio dei consumi e per la crescita del Pil,
sostanzialmente di redistribuzione dei redditi che si scontreranno - chiunque
vinca - con le gravi difficoltà di una situazione economica al margine
della recessione. Ma soprattutto sono misure simili perché nascono dal
pensiero unico dell'accettazione del mercato come il meccanismo capace di
garantire il progresso, lo sviluppo e la soluzione della crisi. Non a caso
anche Carlo Azeglio Ciampi, certamente non un nemico del mercato, ha denunciato
una campagna elettorale fatta di "piccolo cabotaggio con polemichette di
quart'ordine e senza un confronto con grandi idee e sui grandi principi. I temi
dell'economia sono pressoché assenti". Ma siamo arrivati al punto
che persino Giulio Tremonti arriva a scrivere: "L'economia è
importante, ma la realtà nella sua pienezza e la vita nella sua
complessità sono una cosa diversa. Il mercatismo, l'ideologia
totalitaria per governare il XXI secolo, demonizzava lo stato,
quasi tutto ciò che era pubblico e comunitario, ponendo la
sovranità del mercato in posizione di dominio su tutto il resto. Ora non
si può più dire che questa è una linea giusta, la linea
esclusiva". La politica non ha fatto altro che adeguarsi a questo stato di cose, quando invece il panorama interno e
internazionale è inquietante e drammatico, pieno di conflitti, di
integralismi, di terrorismo, di disastri ambientali, con un meccanismo del
mercato che porta con sé i venti delle crisi e una permanente violazione
delle sacre regole della concorrenza, del trionfo della mano invisibile. Ci
sono forze di contestazione e di protesta, ma anche di riforma e di sviluppo
democratico, fra le quali preminente in Europa la forza socialista. Come
ripartire anche in Italia? Due compiti mi sembrano ineludibili. Intanto
ricostruire alcune premesse indispensabili a una democrazia matura. Cioè
cambiare le regole a partire dalla legge elettorale e da alcune riforme costituzionali.
E' una necessità per tutti, poiché è pericoloso per la
stessa democrazia, avere una legge elettorale che stabilisce un dominio
oligarchico di poche persone alla testa dei partiti perfino per la formazione
del parlamento e la "nomina" dei parlamentari. Inoltre per chiunque
vinca, non si potrà governare con l'attuale, senza avvitarsi in una
crisi permanente del nostro paese. Il secondo compito è di ricostruire
la sinistra. I limiti del passato vanno risolutamente abbandonati, tanto più
che nel paese è sempre più avvertito il bisogno di una grande
politica di riforme, di libertà, di laicità, di giustizia sociale
nel segno del socialismo, che oggi però non trova più il suo
naturale referente politico. Occorre, dopo le elezioni, aprire un dialogo a
tutto campo, tra coloro che nello stesso Partito democratico si sentono ancora
socialisti, passando per i socialisti che sono organizzati in partito, siano o
no nel nuovo Parlamento, fino alle forze raccolte nella Sinistra l'Arcobaleno.
L'obiettivo deve essere la definizione del programma e dell'organizzazione del
socialismo del XXI secolo, per questo è però indispensabile che
il 13 e 14 aprile esca dalle urne un segnale chiaro a favore delle forze della
sinistra italiana.
( da "Stampa, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Generazionale nelle
classi dirigenti, il professor Garelli, sulla Stampa di ieri ha citato
l'ipotesi di una specificità locale: la presenza di grandi solisti,
incapaci di far crescere, intorno a loro, un gruppo di giovani che possano
raccoglierne l'eredità. Eppure Torino, nella seconda metà del
secolo scorso, ha fatto scuola all'Italia in molti campi. Ha fornito il
più alto modello di cultura civile laica, con
l'insegnamento degli azionisti subalpini Norberto Bobbio e Alessandro Galante
Garrone. Nello stesso tempo, ha espresso grandi e difformi figure di
ispirazione cattolica, come padre Pellegrino e Sergio Quinzio. I designer
torinesi hanno saputo creare uno stile ammirato in tutto il mondo e la
struttura Fiat ha formato manager che sono stati apprezzati e utilizzati anche
fuori dal gruppo. In politica, la scuola piemontese, assieme a quella sarda, ha
rappresentato il nerbo della classe dirigente. Infine, bastano i nomi dei due
Nobel torinesi, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, per valutare il peso
della nostra scuola scientifica nel panorama nazionale Per tutti gli italiani,
insomma, esisteva in molti settori, un "modello" torinese e
piemontese, forte di una precisa identità. Suscitava ammirazione o
avversione, poteva essere imitato o contrastato, ma la
personalità di quella scuola non era discutibile. Ecco perché, al
di là della gerontocrazia nella classe dirigente, un problema che
riguarda tutta l'Italia e che non ha, a Torino, differenze apprezzabili, forse
più utile sarebbe capire perché si stanno scolorendo le identità
forti di quelle scuole torinesi che hanno distinto la nostra città nel
panorama complessivo della nazione. Una tendenza che contrasta, tra l'altro,
con l'indubbio miglioramento della percezione che gli italiani hanno di Torino.
Il fenomeno, quindi, non lo si può attribuire a un declino o una
marginalizzazione della nostra città. Anzi, è come se il venir
meno del ruolo di arcigno e ingombrante "maestrina d'Italia"
contribuisse al favore, persino un po' esagerato, con il quale si apprezzano i
risultati del cambiamento cittadino in questi ultimi anni. Può anche
darsi che questi opposti orientamenti siano indipendenti tra loro, ma la
coincidenza desta qualche oscura inquietudine. Vale la pena, per essere
più simpatici, perdere il ruolo di coscienza critica della nostra nazione?
Vale la pena annacquare i caratteri forti dell'identità torinese e
piemontese, pur di farci più facilmente accettare da una comunità
nazionale, una volta così diffidente nei nostri confronti? Ma vale
ancora la pena, poi, di farsi queste domande?.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
CATTO L'et... et, un
paradigma inclusivo ANGELO BERTANI Ricordo quando Achille Ardigò e
Pietro Scoppola spiegavano, agli incontri di Lega democratica, che c'erano due
visioni del mondo: quella che si riassumeva nella formula: aut? aut ; e quella
che aveva per distintivo: et... et, che meglio esprimeva lo spirito cattolico
di fronte al tempo e alla storia. Et? et è la ricerca di un'armonia tra
grazia e natura, fra tempo ed eterno, tra passato e futuro, tra libertà
e giustizia, tra uomini e donne, tra idee ed azioni. Ma non è solo un
accostamento tra diversi, una forma di coabitazione e di tolleranza. Rifiutare
la contrapposizione è una scelta giusta, ma non basta. Bisogna anche
avvicinare le realtà, le idee, le persone diverse. Bisogna aiutarle a
mettersi in discussione, a ridefinire e propri confini e trovare se possibile
una forma d'integrazione. Direi che è un modo di continuare la creazione
attraverso la relazione reciproca, senza esclusioni assolute. L'et? et, inteso
come ricerca di "compossibilità" e di integrazione è
l'unico atteggiamento degno del saggio: atteggiamento di umiltà e
ricerca, come emerge sui temi del diritto e della legge morale dal dialogo tra
Gustavo Zagrebelski e il gesuita Carlo Canalone pubblicato su Aggiornamenti
sociali di febbraio. E perché dovremmo porre l'aut... aut, cioè
scegliere tra l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini da una parte e il
rispetto della legalità, dei diritti di opinione e la dignità
delle persone dall'altra? Finiremmo nella tragedia di Genova, alla Diaz e a Bolzaneto,
come ha ricordato Valerio Onida su Repubblica (18 marzo). Si tratta di
recuperare l'et? et anche sull'etica pubblica, i costi della politica e
più in generale sulla crescita di una cultura civica di cui tutti si
sentano partecipi, laici e cattolici,
elettori ed eletti. (Giustamente Carlo Trigila sul Sole 24 Ore del 22 marzo
mette in luce le significative aperture del cardinale Bagnasco). Et? et
può valere anche nel dialogo culturale e interreligioso. Come sarebbe stato più bello se l'adesione di Magdi Allam alla chiesa cattolica
si fosse accompagnata ad una maggiore sobrietà mediatica e al
riconoscimento cordiale del valore dell'esperienza religiosa dell'Islam.
Infine et? et vale anche per le imminenti elezioni. I cittadini faranno da
arbitri e decideranno una maggioranza cui affidare il governo del paese. Ma se
uno vince, non per questo gli altri sono cancellati. La politica è
ciò che si fa insieme lungo gli anni. I cittadini oltre che arbitri per
un giorno, sono giocatori per cinque anni. Si lavora, si costruisce o si distrugge,
si vince o si perde. E si perde quando si esclude qualcuno, si vince quando si
valorizza e si fa crescere tutti.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VIII - Torino
I gadget Cattolici Pdl, battesimo torinese Nasce il gruppo Formigoni. Leo:
"Siamo per Crosetto, Chiamparino ok" La campagna elettorale vira
sulla satira: in regalo mutande con slogan MARCO TRABUCCO Nasce in Piemonte la
corrente cattolica del Popolo delle Libertà. A sancirlo sarà
l'incontro di stasera in quella Sala Gialla del Lingotto che già ha
visto Walter Veltroni lanciare la sfida del Pd. Lì alle 21
arriverà il quasi ex presidente della Lombardia Roberto Formigoni che
sarà il punto di riferimento nazionale della nuova componente. Spiega
Giampiero Leo, ex assessore regionale della giunta Ghigo, oggi consigliere regionale
di Forza Italia e da sempre punto di riferimento in Piemonte di Comunione e
Liberazione: "In Forza Italia non avevamo mai sentito il bisogno di
fondare un nostro gruppo. Ma nel Popolo delle Libertà con l'ingresso di
An e di altri gruppi e correnti credo che per i cattolici
sia importante avere un punto di riferimento". Una corrente che in
Piemonte avrà proprio Leo come punto di riferimento e che già
registra importanti adesioni: oltre al consigliere comunale Alberto Mina
(ciellino da sempre) ne faranno parte i consiglieri regionali Franco Guida (ex
Udc) e Maurizio Lupi (che lascia invece la Dc di Rotondi) e il consigliere
provinciale Fabrizio Comba. "Noi siamo per il dialogo più ampio -
continua Leo - guardiamo all'area del cattolicesimo popolare e riformista, con
un riferimento preciso al centro (ad Asti appoggeremo Mariangela Cotto) e senza precluderci rapporti con i cattolici del Pd.
Nel partito appoggiamo i cattolici come i consiglieri Ugo Cavallera e Caterina Ferrero, ma anche un
laico come Enzo Ghigo. E vediamo in Guido Crosetto (che stasera sarà tra
i relatori dell'incontro), che ha un passato come noi nella sinistra Dc, il
candidato ideale per la Regione nel 2010. Infine ribadiamo il nostro
interesse per l'esperienza politica messa in atto a Torino da Sergio
Chiamparino". La Pdl intanto lancia le iniziative per gli ultimi quindici
giorni di campagna elettorale: oggi ad esempio, in piazza Galimberti e ai
Giardini Cavallotti si svolgeranno le prime "feste di quartiere" che
vedranno candidati di Camera e Senato confrontarsi con i cittadini sui
principali temi d'attualità, casa, lavoro, pensioni, tasse. Ci saranno
anche clown, giocolieri, musicisti, artisti di strada ed attrazioni per bambini
e stand enogastronomici. Sabato prossimo si replicherà in altri tre
quartieri della città. "La cosa più brutta di questa
campagna elettorale non sono le polemiche, ma la distanza della gente dalla
politica - ha spiegato il coordinatore regionale di Fi, Guido Crosetto - -
C'è il rischio che si vada a votare con la convinzione che in fondo sono
tutti uguali e quindi di scelga il meno peggio. Ci sono troppi eletti al
parlamento ma anche nelle istituzioni locali che pensano che la politica si
svolga solo in quelle sedi. Non è così, la politica comincia tra
la gente, per questo vogliamo ripartire dalle piazze, con una simbolica doccia
di umiltà". Per Agostino Ghiglia, coordinatore provinciale di An.
"Eventi come questi sono anche la prima tappa per abbattere quei totem piemontesi
rappresentati da Mercedes Bresso, Antonio Saitta e Sergio Chiamparino, in
attesa che sia l'elettorato stesso a farlo". La Pdl per l'occasione ha
anche preparato gadget ironici come le "simboliche" mutande dedicate
alle tasse del governo Prodi.
( da "Liberazione" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Oggi indossiamo un
segno di lutto per i colleghi morti Cara "Liberazione", mai
più: Simonetta, 37 anni, postina precaria; Roberto, 19 anni, postino
precario; Pietro, 49 anni, autista. Morti sul lavoro. Sembrava non dovesse
toccare mai, a noi postali, morire sul lavoro, a noi sembrava una cosa lontana,
astratta. Quante volte ci hanno ripetuto "di Posta non è mai morto
nessuno". Come se il nostro lavoro fosse "non lavoro". E noi ci
abbiamo creduto. Hanno aumentato i nostri carichi, velocizzato i ritmi,
allungato i giri e i turni; e noi, carichi come bestie da soma, non abbiamo
pensato alla nostra sicurezza. Ci dicevano di correre e noi abbiamo corso.
Sempre di più. Sempre più velocemente. E sull'asfalto, che
centinaia di volte hanno percorso, tre nostri colleghi hanno perduto la vita.
Di posta si muore. Due erano giovani postini precari. I più ricattabili,
i più indifesi. I precari non possono ribellarsi ai ritmi sempre
più serrati. Devono produrre più degli altri per dimostrare di
essere buoni lavoratori, nella speranza di essere richiamati di tre mesi in tre
mesi. Il terzo era un autista, sempre in mezzo al traffico. E sull'altare della
precarietà, sull'altare della produttività, sono stati immolati
anche i postali. Di posta si muore. Si muore in silenzio, così come si
è vissuto. La loro morte non ha suscitato sdegno, rabbia. E' passata
inosservata. Per rompere questo muro di silenzio chiediamo a tutti i colleghi,
oggi sabato 29 marzo, di rallentare e di indossare un segno di lutto (fascia o
spilletta). Ci listiamo a lutto, per gridare, nel nostro silenzio, il dolore
per i colleghi morti e che non si può morire per lavorare. Mai
più morti sul lavoro! Circolo Poste "Gennaro Messina" Milano I
lavoratori dell'Alenia per la sinistra Cara "Liberazione", con la
presente, le lavoratrici e i lavoratori della Thales Alenia Space Italia e
dell'Alenia Aeronautica dello stabilimento di Torino, corso Marche
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Tualmente quanto
segue. " Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti
alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di
organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con
l'ordinamento giuridico italiano. Iloro rapporti con lo Stato sono regolati per
legge sulla base di intese con le relative rappresentanze". Una
riflessione seria di questo contesto richiede la considerazione di due piani
distinti, per quanto non conflittuali tra loro: anzi, da ritenersi complementari.
IL PRIMO è assoluto e riguarda una forte affermazione di principio: la
libertà di culto all'interno della Repubblica italiana, la
necessità che essa sia regolata da una normativa giuridica, la scelta di
costruire tale normativa sulla base di accordi bilaterali tra lo Stato
repubblicano e le singole rappresentanze dei vari culti in modo del tutto
indipendente a seconda dei vari occulti e dunque di ciascun singolo accordo. Su
ciò riposa l'irrinunziabile carattere di laicità della Repubblica
italiana. Il secondo è condizionato dal momento e dal contesto storici
nei quali la Costituzione venne promulgata. Lo Statuto albertino, cioè
la carta costituzionale del 4 marzo 1848 ch'era stata il documento fondante del
Regno d'Italia e che rimase in valore fino al 1947, prevedeva che quella
cattolica fosse "religione di stato", mentre
tutti gli altri culti vennero dichiarati prima semplicemente
"tollerati", quindi "ammessi". La
Costituzione denunziava pertanto il principio di "religione di stato": la repubblica sarebbe stata "laica" nel senso
ormai assunto da tale aggettivo, quindi imparziale in linea di principio e di
diritto dinanzi a qualunque altro culto ("tutte le confessioni religiose
sono egualmente libere davanti alla legge"). UGUAGLIANZA quindi,
appunto, in linea di principio e di diritto: il che non significava e non
significa che tutti i culti siano uguali sul territorio italiano e dinanzi al
popolo italiano e alla sua storia. La penisola italica vanta una storia
cristiana antica di almeno sedici-diciassette secoli e profondamente radicata
nel suo territorio, nel suo idioma, nei dialetti ad esso collegati, nelle sue
tradizioni, nei suoi costumi etici, nella sua storia sociale, istituzionale,
politica, civile e artistica. Una storia cristiana che da almeno mezzo millennio
è divenuta storia cattolica: ciò va detto e ricordato senza nulla
togliere alle confessioni cristiane riformate che hanno avuto tanta parte nelle
vicende della storia moderna del Paese, alle comunità ebraiche le quali
vi si sono stabilite sembra almeno dal I secolo d.C. (e che sono pertanto
più antiche di quelle cristiane), a quelle musulmane che sono di
più recente costituzione ma che sul suolo italico hanno trovato, specie
nel Meridione soprattutto insulare, tracce importanti d'un passato glorioso che
a sua volta ha contribuito a costruire l'identità nazionale. A questi
culti, oggi variamente attivi, altri di più recente formazione se ne
sono aggiunti: soprattutto quelli legati alle varie versioni del buddhismo
(ammesso che, con un qualche semplicismo, si possa considerare il buddhismo
come una "religione" alla stregua dei tre monoteismi di radice
abramitica: il che non è plausibile sul piano storico-antropologico, ma
può esserlo su quello giuridico). Resterebbe forse da precisare che
l'espressione "confessione religiosa" è sul piano
istituzionale ambigua. In termini tecnici, le varie "religioni"
(cioè quei complessi di credenze e di atti di culto che esprimono il
rapporto tra gli esseri umani e il Sacro o il Divino) si distinguono in
"confessioni": che nel cristianesimo sono, per esempio, la cattolica,
le riformate o "protestanti", le ortodosse, le orientali. L'Articolo
8 parrebbe parlare solo di "confessioni", quindi di espressioni
religiose interne al cristianesimo: mentre con ogni evidenza il senso del
discorso, e la volontà dei Costituenti, era quello di attribuire pari
libertà giuridica a tutte le religioni. Più proprio, e più
preciso, sarebbe affermare che "tutte le religioni, e tutte le confessioni
nelle quali esse sono storicamente ripartite, sono ugualmente libere davanti
alla legge". RESTA naturalmente, per alcuni culti presenti nel nostro
Paese, la necessità di regolare i loro rapporti con lo Stato italiano
sulla base di singole intese, come il dettato costituzionale prevede. Nei
limiti del possibile, tali intese saranno costruite per analogia rispetto a
quella con la Chiesa cattolica stabilita con il Concordato del 1929 e la sua
successiva revisione. Il primato della fede e della Chiesa cattolica nella
tradizione e nella storia d'Italia è inscritto nelle millenarie vicende
del nostro Paese: non ha alcun bisogno di essere confermato, non è in
discussione e pertanto è del tutto corretto ch'esso non venga chiamato
in causa nella Carta costituzionale, che ha tutt'altro fine e tutt'altra
funzione. - -->.
( da "Secolo XIX, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Ferrara: "La
mia lista per la vita riaccende la voglia di valori e passione" candidati
premier Il giornalista e politico vede una campagna elettorale "senza
prospettiva". "Io do una possibilità in più"
29/03/2008 luigi leone GIORNALISTA, politico, conduttore televisivo. E un
impenitente istrione. Qualunque di questi abiti indossi, e massimamente quando
li veste tutti insieme, Giuliano Ferrara è probabilmente il più
creativo sparigliatore dei giochi politico-intellettuali di questo Paese. Se
deve pronosticare il risultato di questa competizione elettorale va giù
che più piatto non si può: "Vince Berlusconi e non
c'è alcuna possibilità che perda". Ma se usa la sua
personalissima lente d'ingrandimento di polemista raffinato e ruvido, quando
serve, allora getta la cappa e la spada del candidato premier - "mi fa
ridere questa definizione" - e se ne esce con lo scacco matto al re
("il Cavaliere ha sbagliato a non volere l'apparentamento con la mia
lista") mangiando l'alfiere ("Veltroni ha ricevuto un'apertura di
credito, ma qualcosa potrà costruirlo solo dall'opposizione").
Giuliano Ferrara, che campagna elettorale è questa? Prima soft, poi
più urlata. E ora siamo agli sgambetti. "Io vedo l'illusionismo al
potere, nulla ha consistenza. Non sono un moralista dell'antipolitica e una
quota di chiacchiere propagandistiche è fisiologica, però qui si
va oltre il segno, manca una qualsiasi prospettiva". A parte quella che
offre lei... "La mia idea è stata proporre un'altra cosa. Al Senato
si voti pure sull'Alitalia, perché questa mi sembra la deriva, alla
Camera si prenda atto che c'è una possibilità in più,
legata al grande tema che riguarda la vita". E qui le donne insorgono.
"Sbagliando. Non intendo certo riporre la criminalizzazione o la non
criminalizzazione delle donne che abortiscono. E' un capitolo che per quanto mi
riguarda non si è mai aperto. Il problema è lottare contro
l'aborto recuperando l'allegria, la gioia di vivere". Questo, però,
si sta traducendo in un abbraccio davvero insolito fra lei, i suoi sostenitori
e le gerarchie ecclesiastiche. "Guardi, la mia
è la lista più laica che è in campo. Non tiro per la
giacca parroci e vescovi, credo che la Chiesa sia nel giusto se non agisce
politicamente. Io cerco il voto laico dei cattolici e il
voto cristiano dei laici: bisogna superare l'ideologia della legge 194 e
riconoscere la dignità della persona umana". Lei si rivolge
al più sterminato bacino potenziale, in realtà rischia di subire
la sorte di un qualunque partitino dello zero virgola qualcosa. "A parte
che sono ottimista e credo che il risultato sorprenderà tutte le
Cassandre di questi giorni, l'errore più grande è voler
introdurre a forza la mia iniziativa negli schemi classici della politica. Gli
altri vogliono vincere le elezioni, io voglio fare la campagna
elettorale". È come se l'allenatore di una squadra di calcio
dicesse: giochiamo bene e del risultato chissenefrega. "Però,
giocando bene si vince! E, comunque, a me interessa mettere al centro
dell'attenzione ciò su cui, com'è già avvenuto, il nuovo
Parlamento davvero si dividerà. Sarà l'argomento della vita a
produrre le tensioni maggiori, non l'Alitalia, la politica economica o quella
estera. In quei campi le ricette si somigliano e non potrebbe essere
diversamente". Proprio questo, probabilmente, ha spaventato Berlusconi.
Accendere la miccia già in campagna elettorale non avrebbe giovato alla
causa dei numeri del Pdl. "Io credo che abbia sbagliato. In termini di
geografia politica l'apparentamento con il centrodestra ci stava tutto e
avrebbe portato acqua al mulino per il Senato. La lista avrebbe dato al Pdl
un'anima che oggi non ha e non avrei dovuto guidarla io, ma Roberto
Formigoni". Sta dicendo che il Cavaliere potrebbe pentirsi della sua
scelta? "Non gli do la dannazione per questo motivo, gli resto amico e
credo che abbia diritto al lieto fine della partita. Curiosamente, però,
è stato Walter Veltroni ad avvicinarsi di
più, culturalmente, a noi". Anche se alla fine potrebbe essere Pier
Ferdinando Casini a trarre il maggior giovamento, democristianamente ritrovandosi
a essere l'ago della bilancia. "Intanto ho costretto la politica a tirar
fuori qualcosa di meglio. Pd, Pdl e Udc hanno dovuto rafforzare la presenza di
candidati più affini ai temi della vita e della cristianità in
generale". E qui c'è un'altra saldatura con la gerarchia
ecclesiastica. .. "Io la saldatura che vedo è con la voglia delle
persone di superare il pragmatismo di arrivare alla quarta o alla terza
settimana con il salario, tema che con altri resta certo importante,e di
volgere lo sguardo verso qualcosa che stia al di sopra". Ritiene,
cioè, che ci sia un riflusso verso le ideologie e di interpretare
quest'ansia del corpo elettorale? "Per carità, la mia lista
è per definizione contro le ideologie". Ma non è ideologico
partire dall'aborto per porre il tema della vita e sollevare l'ancor più
grande argomento della religione, intesa come conflitto fra Occidente e Islam?
"Tutto sta a vedere come ci si pone. Girando per l'Italia percepisco che
c'è voglia di valori, voglia anche di riaccendere la passione. Dopo
antifascismo e antiberlusconismo il problema che più eccita reazioni
violente e censorie è quello che investe la vita, dalla sua origine
fisica alla sua dimensione culturale e politica". Siamo quasi al
metafisico... "Ah no, siamo nel concreto che di più non si
può. La questione dell'aborto si traduce in denatalità e questo
è un grande problema politico ed economico che ha l'Italia e che in
misura variabile investe tutto l'Occidente. Stiamo invecchiando,
inesorabilmente e con tristezza. Bisogna cambiare strada e cambiarla
rapidamente, guardando non al 14 aprile, che sta dietro l'angolo, ma ai
prossimi dieci, quindici, venti anni. E' la prospettiva di cui le dicevo e che
manca alle offerte principali di questa campagna elettorale". Senta,
Ferrara, ma secondo lei alla fine chi vince? "Berlusconi. Non c'è
una possibilità su un milione che possa uscire sconfitto. Al Senato
avrà qualche difficoltà in più, ma è un argomento
da pallottoliere che verrà superato e che non mi riguarda". Dunque,
addio Veltroni... "Ma no, Walter ha ricevuto una bella apertura di credito
superando la logica dell'Ulivo e dell'Unione e potrà costruire qualcosa
dall'opposizione". Sempre che gli venga consentito. "Questo è
un problema che nella politica italiana non risparmia nessuno". 29/03/2008
' 29/03/2008 il "dottore"vince sicuroBerlusconi ha sbagliato a non
apparentarsi con noi. Ma non c'è possibilità che venga sconfitto
29/03/2008 ' 29/03/2008 veltroni leader anche se perdeAddio a Walter in caso di
sconfitta? No, ha ricevuto una bella apertura di credito 29/03/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 76 del 2008-03-29
pagina 0 Caro Allam parla di Cristo non dell'islam di Michele Brambilla
Convertitosi al cattolicesimo la notte di Pasqua, Magdi Allam è andato
incontro al singolare destino di vedersi criticato, nel giro di una sola
settimana, da tutti: cattolici, laici e musulmani. L'ultima critica è arrivata ieri
dalle colonne de La Stampa, con un intervento pacato nei toni ma duro nei
contenuti di Afef Jnifen. Musulmana "non praticante", da anni
italiana, Afef ha scritto di rispettare ogni conversione, ma accusa Allam di
usare toni e argomenti che producono il solo risultato di infiammare lo scontro
di civiltà. Ad Allam vengono contestate in particolare le frasi
pronunciate per motivare la sua conversione: ha definito l'islam
intrinsecamente intollerante e violento. Molti altri hanno criticato anche la
modalità della conversione, e cioè il battesimo ricevuto dal Papa
in mondovisione. Alcuni cattolici progressisti - come
Franco Monaco del Pd - si sono detti scandalizzati; mentre un laico come Sergio
Romano vede una precisa strategia vaticana che si collega al famoso discorso di
Ratisbona che fece infuriare il mondo islamico. Queste ultime sono osservazioni
di cui fatichiamo a comprendere il senso. Allam è un personaggio
pubblico: si fosse fatto battezzare in una parrocchia di periferia, prima o poi
lo si sarebbe venuti a sapere, a meno che non si voglia sostenere che la
conversione doveva restare segreta (e perché?). Quanto poi alla
strategia vaticana, saremo ingenui, ma siamo convinti che la Chiesa, e tantopiù
questo Papa, ragionino con categorie ben diverse da quelle della politica e
della diplomazia. Benedetto XVI ha fatto benissimo a battezzare Allam in quella
circostanza: e i cattolici che non lo capiscono
sembrano quasi vittime di una sorta di sindrome di Stoccolma che li porta
sempre a sostenere le tesi dei "nemici". Diverso è invece il
discorso sulle espressioni che Magdi Allam ha usato nei confronti dell'islam
nelle interviste successive al battesimo. Qui le perplessità sono in
parte anche nostre. Fuori da ogni ipocrisia - e da ogni tentazione di
politically correct - è certamente vero e verificabile che il mondo
islamico nel suo complesso manifesta intolleranza, e a volte reazioni violente,
da secoli estranee al mondo cristiano. Nella Chiesa non si condanna a morte chi
si converte a un'altra religione o chi scrive romanzi considerati blasfemi.
Tuttavia l'islam - lo ha ricordato un insospettabile come Vittorio Messori sul
Corriere della Sera - non è solo quello della fatwa e della guerra
santa. è possibile che Magdi Allam - al quale dobbiamo senz'altro
concedere il beneficio della buona fede - sia condizionato dal fatto di vivere
come un recluso: è anch'egli condannato a morte, non dimentichiamolo. E
poi, probabilmente il suo argomentare è condizionato anche dal tipico
entusiasmo del neofita, quella "passione di convincere" che come
diceva Pascal è propria dei convertiti. Però è vero che
sono apparse stonate quelle sue parole sulla religione che viene abbandonata
per una nuova. Anche perché non si passa da una fede all'altra per
motivazioni culturali o sociali o politiche: si passa a un'altra religione per
il solo motivo che la si ritiene vera. In poche parole: si diventa cristiani
non perché si crede che l'Occidente sia meglio del mondo islamico, ma
perché si crede che Cristo sia risorto. è di questo
"dettaglio" che non s'è parlato, in questi giorni. Eppure,
è l'unico "dettaglio" veramente decisivo. La scoperta
dell'avvenimento cristiano e la consapevolezza di aver ricevuto una grazia
avrebbero dovuto suggerire a Magdi Allam di manifestare più la sua gioia
per la nuova vita che una polemica nei confronti della religione da cui
proviene. Ci permettiamo di dirglielo. Così come ci permettiamo di dire
che, proprio prevedendo le reazioni dovute alla notorietà del personaggio,
qualcuno nella Chiesa avrebbe dovuto suggerire ad Allam di praticare l'antica
virtù cristiana della prudenza. Michele Brambilla © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-29 num: - pag: 44 autore: di
MAGDI CRISTIANO ALLAM categoria: REDAZIONALE IL CASO La mia conversione e il
rapporto con l'Islam C aro direttore, la mia conversione al cattolicesimo
avvenuta nella solenne celebrazione della Veglia Pasquale nella Basilica di San
Pietro per mano del Papa è stata da più parti strumentalizzata
sia per screditarmi sia per accusare il Santo Padre. Ebbene voglio subito
chiarire che sottoscrivo pienamente, in ogni sua virgola, la precisazione del
portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che distingue
correttamente tra le mie idee personali, di cui mi si riconosce la
libertà d'espressione, e le posizioni ufficiali della Chiesa, che
ovviamente sono del tutto autonome dal mio pensiero. Ci mancherebbe altro! Mi
auguro che a questo punto cessino le manovre più o meno occulte di tutti
coloro che, pur facendo riferimento ad ambiti religiosi o ideologici
differenti, si sono sostanzialmente ritrovati uniti nell'attacco a Benedetto
XVI. Sai bene, e lo sanno anche i lettori del Corriere, che da musulmano sono stato uno spirito libero ed è proprio questa
libertà intellettuale, a cui fa da sponda una radicata rigorosità
etica, ciò che ha gradualmente fatto maturare in me il convincimento che
la religione cattolica corrisponda pienamente al contesto ideale al cui interno
possono naturalmente convivere dei valori inalienabili e inviolabili che per me
sono da sempre irrinunciabili in quanto rappresentano l'essenza della nostra
umanità, a cominciare dalla fede nella sacralità della vita dal
concepimento alla morte naturale, dal riconoscimento della dignità della
persona quale fondamento della civile convivenza, dal rispetto della
libertà di scelta tra cui spicca l'esercizio incondizionato della
libertà religiosa. Ebbene voglio rassicurare tutti che continuerò
ad essere ancor di più uno spirito libero da cattolico. E non potrebbe
essere diversamente visto che proprio da questo Papa ho imparato che l'uso
della ragione, l'adozione di parametri valutativi e critici, la verifica della
verità scientifica e storica costituiscono la condizione imprescindibile
per accertare la fondatezza della bontà di una autentica religione e per
perseguire quella Verità che coniughi l'oggettività, l'assolutezza e l'universalità del pensiero laico con la trascendenza
propria della fede in Dio. Da spirito libero trovo del tutto infondate,
pretestuose e maligne le critiche che mi sono state rivolte. Ci si è
scandalizzati per il fatto che il mio battesimo sia avvenuto nella notte di
Pasqua, a San Pietro, da parte del Papa. Forse i più non sanno
che i catecumeni, gli adulti che si convertono, ricevono i sacramenti
d'iniziazione al cristianesimo nel corso della cerimonia della Veglia Pasquale.
Ciò avviene ovunque nel mondo. E che, avendo effettuato il percorso di conoscenza
e di adesione alla nuova fede a Roma, non deve sorprendere che sia stato il Papa, nella sua veste di vescovo di Roma, a
impartirmi il battesimo, la cresima e l'eucarestia. Sinceramente sono allibito
e rammaricato quando perfino alcuni esponenti del clero cattolico arrivano a
sostenere che sarebbe stato di gran lunga preferibile
che il mio battesimo fosse stato impartito in una
parrocchia di una remota cittadina, lontano da occhi discreti e dall'interesse
dei mass media. Come se il mio battesimo fosse una vergogna da tenere il
più possibile nascosta. Alla luce di questa interpretazione infamante,
il ruolo di Benedetto XVI ha finito per essere equiparato a una
"provocazione " se non un vero e proprio "complotto "
contro l'islam. Ebbene io sono orgoglioso della mia conversione al
cattolicesimo, sono orgoglioso che sia avvenuta in modo pubblico e che sia
stata pubblicizzata, sono orgoglioso di poterla affermare a viva voce, sono
orgoglioso di poter testimoniare la mia nuova fede ovunque nel mondo e considero
il mio battesimo dalle mani del Papa come il dono più grande che la vita
potesse accordarmi. Sono stato criminalizzato,
qualcuno mi ha paragonato agli estremisti islamici che mi hanno condannato a
morte, per aver espresso un giudizio radicalmente negativo nei confronti
dell'islam. Una folta schiera di cristiancomunistislamici, adoratori del
relativismo etico, culturale e religioso nonché del politicamente
corretto, avrebbe voluto che io limitassi la mia denuncia al terrorismo
islamico ma che mantenessi una valutazione comunque positiva dell' islam.
Perché, a loro avviso, tutte le religioni sono pari a prescindere dai
loro contenuti e, in ogni caso, non bisogna dire alcunché che possa
urtare la suscettibilità altrui. Ma scusatemi: se mi sono convertito al
cattolicesimo è del tutto ovvio che l'ho fatto perché ho maturato
una valutazione negativa nei confronti dell'islam. Se io veramente credessi che
l'islam sia una religione vera e buona, perché mai l'avrei abbandonata?
A questo punto è doveroso chiarire che io non sono affatto un apologeta
e un fautore di una "guerra di religione" o di una "guerra di
civiltà". Sono assolutamente convinto che si possa e si debba
dialogare con tutti i musulmani che, in partenza, condividono i diritti
fondamentali della persona senza se e senza ma e perseguono il traguardo di una
comune civiltà dell' uomo. Caro direttore, tu sai bene che il Corriere
si è sempre speso per valorizzare la posizione dei musulmani moderati.
Io stesso sono orgoglioso di essere stato nell'ultimo
decennio il musulmano che più di altri si è speso per affermare
in Italia un islam della fede e della ragione. Ricordo con orgoglio come il 10
settembre 2004 fui l'artefice della prima visita nella storia d'Italia di una
delegazione di musulmani moderati al Quirinale, accolti dal presidente Carlo
Azeglio Ciampi, dopo la pubblicazione, il 2 settembre 2004 sul Corriere, di un
"Manifesto contro il terrorismo e per la vita" da me redatto e fatto
sottoscrivere a una trentina di musulmani che presumevo fossero moderati. Poi
mi sono dovuto ricredere. Perché nel momento in cui devono confrontarsi
con i dogmi e con i precetti dell'islam, qual è il caso della mia
conversione al cattolicesimo, la loro moderazione viene del tutto meno. Non
è forse singolare che i più accaniti critici della mia
conversione siano proprio i cosiddetti moderati, a cominciare dai sedicenti 138
"saggi" dell'islam che hanno proposto un dialogo con il Vaticano
sulla base di versetti coranici, estrapolati dal loro contesto, sull'unicità
di Dio e l'amore per il prossimo? Ormai la millenaria esperienza con l'islam
deve insegnarci che il dialogo è possibile solo con quei musulmani che
accettano di assumere incondizionatamente, a prescindere da ciò che dice
o non dice il Corano, rivolgendosi nella propria lingua alla loro gente, una
chiara e ferma posizione sulle questioni concrete, tra cui oggi certamente
figurano il massacro e la persecuzione dei cristiani, la negazione del diritto
all'esistenza di Israele, la condanna a morte dei musulmani convertiti in
quanto apostati, la legittimazione del terrorismo palestinese ed islamico, la
discriminazione e la violenza nei confronti della donna e, più in
generale, la violazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Denunciare tutto
ciò nella mia lettera che il Corriere ha pubblicato nel Giorno di Pasqua
e della mia conversione al cattolicesimo, non significa in alcun modo voler
"dettare la linea" al Papa o politicizzare il mio battesimo. Sono
cose che io ho sempre detto da lunghi anni e sarebbe stato
veramente singolare che, di punto in bianco, le avessi ignorate. Magdi
Cristiano resterà sempre il Magdi che ha difeso dei valori inalienabili
e inviolabili, con la sostanziale differenza che oggi questi valori convivono
in modo del tutto armonico nel contesto della religione e della cultura
cattolica. Cordiali saluti e i miei migliori auguri di successo e di ogni bene.
( da "Riformista, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Chiesa qualche
segnale distensivo La nota dottrinale sui politici cattolici
arriverà dopo il voto per fortuna del Pd Ci sarebbe imbarazzo per il
rapporto con la sinistra Un sito internet cattolico ha riportato una notizia
secondo la quale sarebbero alla firma del Papa - che tale firma avrebbe
posticipato allo svolgimento delle elezioni politiche generali in Italia - una
Nota Dottrinale della Congregazione della Dottrina della Fede che dovrebbe
costituire, insieme all'annunciato documento della Pontificia Commissione per
la Famiglia, una specie di summula delle posizioni del Magistero ecclesiastico
in materia di natura del matrimonio, tutela della vita dal concepimento alla
morte naturale, e quindi condanna dell'aborto e dell'eutanasia, rifiuto del
riconoscimento delle copie di fatto, condanna delle forme estreme di assistenza
alla procreazione e della sperimentazione su gli embrioni, limiti alla
procreazione responsabile, riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza
in queste materie a medici, farmacisti, paramedici e infermieri. Vi sarebbe
anche una riaffermazione dei principi già proclamati da altra Nota
Dottrinale dell'ex Sant'Offizio sui doveri dei politici e in particolare dei
parlamentari cattolici in relazione alle eventuali
proposte in queste materia. Ciò sembrerebbe dover preoccupare i futuri
parlamentari cattolici che saranno eletti nelle liste
del Partito democratico se esso, come sembra essere sempre più possibile
alla soglia dell'alta probabilità, dovesse vincere le elezioni.
Poiché anche in caso di vittoria questo partito non otterrebbe
certamente al Senato un numero di seggi che gli assicurasse una maggioranza non
a rischio e anche per questo, oltre che per avere un collegamento saldo con le
masse sindacali, operaie e "alternative", dovrebbe allearsi con la
Sinistra Arcobaleno. Ma questa volta la sinistra radicale non si pensa sarebbe
tollerante nei confronti del Partito democratico come lo è stata con il
governo di Romano Prodi. Certo nei termini di un accordo non ci potrà
non essere una revisione del permesso concesso dal precedente governo di
centrosinistra all'amministrazione americana per l'ampliamento della base
militare di Vicenza, il ritiro del ricorso per conflitto di attribuzioni contro
i pubblici ministeri di Milano per il caso Sismi-Abu Omar, una accentuazione
della peraltro già netta politica filo palestinese e filo Hezbollah in
Medio Oriente e la richiesta da parte dell'Italia di una conferenza
internazionale di pace per l'Afghanistan, che apra il tavolo delle trattative
anche ai Taleban - senza l'accordo con i quali che riconosca almeno de facto il
diritto a assicurare in quel paese una zona di rifugio garantito per Al Qaeda,
non ci potrà essere pace in quel Paese - e con la minaccia che ove
questa non fosse convocata l'Italia ritirerebbe la sua missione militare, una
apertura alla Russia e alla Serbia in relazione al Kossovo. Nell'accordo non vi
potrà non essere una legislazione aperta a una più ampia
integrazione degli immigrati, la tassazione delle rendite finanziarie,
l'abolizione almeno de facto della legge Biagi, il salario minimo garantito a
tutti i maggiori di sedici anni, l'esproprio o almeno la requisizione delle
case sfitte, e così via. Sono peraltro questi temi che sono propri ai cattolici democratici e che non ostacolerebbero, ma anzi li
aiuterebbero nel loro sostegno al governo Veltroni. Certo vi sarebbe il
problema della istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sui
fatti del G8 di Genova, ma il leader Veltroni l'ha già promessa, e i cattolici democratici non potranno dimenticare che
l'opposizione al G8, quella di piazza ma non violenta (ma quale manifestazione
di piazza per avere efficacia potrà mai essere non violenta?) fu
benedetta nel corso di una Santa Messa celebrata ad hoc dall'allora arcivescovo
di Torino. Se la Nota dottrinale e il Documento che dovrebbero essere emanati
lo fossero, certo essi potrebbero mettere in qualche imbarazzo i parlamentari cattolici del Partito democratico, dato che questo partito per
la sua composizione e i suoi riferimenti ideologici, anche
cattolico-progressisti, oltre che per la necessità di stringere un
accordo con la Sinistra Arcobaleno, non potrà astenersi dal fare
approvare provvedimenti legislativi che sarebbero in contrasto con il
tradizionale insegnamento della Chiesa. Anzitutto però, forti sembrano
essere le pressioni di larga parte dell'Episcopato italiano, dei movimenti cattolici e anche da ambienti della Segreteria di Stato
vaticana perché questa Nota e questo documento non vengano pubblicati,
almeno per ora. Ma se anche lo fossero, la questione non sarebbe poi forse
così grave! Per la Chiesa italiana, come è apparso chiaro dalla
relazione introduttiva del presidente della Conferenza Episcopale Italiana all'ultima
sessione della Commissione Permanente, per i cattolici
italiani vi è non un solo ordine di valori: quello collegato alle
materie che il Papa definì "non negoziabili", ma anche
l'ordine dei "valori sociali", ben rappresentato dal programma
sociale e politico della Sinistra Arcobaleno, e anche oltre in materia di
"pace senza se e senza ma" e di politica filoaraba e anti-israeliana
e antiebraica in generale. E i parlamentari cattolici democratici - i teodem sono stati spazzati via dalle liste o
posti con il loro "esilio" alla Camera dei Deputati nelle condizioni
di non poter nuocere! - potrebbero ben sostenere che dato il carattere laico
della nuova maggioranza e l'accentuato carattere laicista della società
italiana nella quale i cattolici "senza se e senza ma" si avviano a diventare
una diaspora, potrebbero ben sostenere che al fine di difendere puramente e
semplicemente il primo ordine dei valori, non si può sacrificare il
secondo, anche applicando i criteri propri della morale cattolica, detti del
"male minore" o del "bene possibile". E poi si potrebbero
ottenere garanzie sul mantenimento dell'otto per mille, dell'esenzione
dall'Ici, del finanziamento dell'insegnamento della religione cattolica nelle
scuole pubbliche e così anche di altri privilegi concessi alla Chiesa
d'Italia dalle leggi civili. E poi, è passato il tempo del tandem
Sodano-Ruini; e oggi siamo a quello meno dottrinale o sovrano, ma più
pratico e compromissorio, di Bertone-Bagnasco! Io ero per il primo, ma io non
conto né siedo in Parlamento. 29/03/2008.