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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL 28 e 29 marzo 2008       #TOP


IN EVIDENZA

 

«Berlusconi strumentalizza la Chiesa» «il cavaliere si improvvisa portavoce di ruini: una mancanza di rispetto» (La Stampa 29-3-2008)

 

«RUINI SA CHE IL VOTO ALL'UDC È INUTILE» - Il riferimento del leader centrista a Ruini arriva all'indomani delle dichiarazioni del Cavaliere. È vero che il cardinale l'aveva cercata per spezzare una lancia a favore di Casini? «No - ha risposto Berlusconi a Italia oggi -: io non posso dire del cardinale Ruini nulla se non il fatto che è una persona eccezionale. Le posso assicurare che non mi risulta che lui non sia al corrente del sistema elettorale, ed essendo Ruini - ha aggiunto il numero uno del Pdl - persona di estrema competenza, intelligenza, e ragionevolezza, non può che considerare la realtà: e cioè che i voti dati ad altri partiti del centrodestra, che non siano al popolo della libertà, siano voti utili al centrosinistra».

29 marzo 2008


Report "Laici e chierici"

Il nostro partito senza muri ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 28-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: del credente e del laico insieme. E che sono l'esempio di come larga parte della storia dell'impegno dei cattolici sia stata segnata, in Italia, da momenti in cui ad una astratta etica della testimonianza è stata privilegiata un'etica della responsabilità, per garantire la coesione sociale e culturale del paese.

Ricostruire la sinistra, la sfida del ventunesimo secolo ( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per abbattere i muri da Nord a Sud, fra padri e figli, laici e cattolici, destra e sinistra" e per costruire un'Italia "grande e lieve". Nasceva con una visione ecumenica, sottolineando i valori comuni, le virtù dei cittadini, le colpe della politica. Sparivano Marx e Togliatti, Turati e Matteotti, e Gramsci.

Tra le molte, giuste considerazioni che si sono fatte per spiegare la difficoltà di un ricambio ( da "Stampa, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica, con l'insegnamento degli azionisti subalpini Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Nello stesso tempo, ha espresso grandi e difformi figure di ispirazione cattolica, come padre Pellegrino e Sergio Quinzio. I designer torinesi hanno saputo creare uno stile ammirato in tutto il mondo e la struttura Fiat ha formato manager che sono stati apprezzati e utilizzati anche

L'et... et, un paradigma inclusivo ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, elettori ed eletti. (Giustamente Carlo Trigila sul Sole 24 Ore del 22 marzo mette in luce le significative aperture del cardinale Bagnasco). Et? et può valere anche nel dialogo culturale e interreligioso. Come sarebbe stato più bello se l'adesione di Magdi Allam alla chiesa cattolica si fosse accompagnata ad una maggiore sobrietà mediatica e al riconoscimento cordiale

Cattolici pdl, battesimo torinese - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e senza precluderci rapporti con i cattolici del Pd. Nel partito appoggiamo i cattolici come i consiglieri Ugo Cavallera e Caterina Ferrero, ma anche un laico come Enzo Ghigo. E vediamo in Guido Crosetto (che stasera sarà tra i relatori dell'incontro), che ha un passato come noi nella sinistra Dc, il candidato ideale per la Regione nel 2010.

Omicidi bianchi, anche di "Posta" si muore Dall'Alenia: votiamo la Sinistra l'Arcobaleno Per difendere la vera laicità costituzionale ( da "Liberazione" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico, libero dai condizionamenti delle gerarchie ecclesiastiche, in cui si dia attuazione completa e per tutti dell'art. 3 della Costituzione. Sono certa che come me la pensano anche la gran parte dei cattolici italiani, che, diversamente dalla maggior parte delle forze politiche, hanno saputo dimostrare - ad esempio ai tempi del referendum confermativo delle leggi su aborto e divorzio

L'ARTICOLO 8 della nostra Costituzione repubblicana recita tes ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La Costituzione denunziava pertanto il principio di "religione di stato": la repubblica sarebbe stata "laica" nel senso ormai assunto da tale aggettivo, quindi imparziale in linea di principio e di diritto dinanzi a qualunque altro culto ("tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge").

Ferrara: <La mia lista per la vita riaccende la voglia di valori e passione> ( da "Secolo XIX, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la mia è la lista più laica che è in campo. Non tiro per la giacca parroci e vescovi, credo che la Chiesa sia nel giusto se non agisce politicamente. Io cerco il voto laico dei cattolici e il voto cristiano dei laici: bisogna superare l'ideologia della legge 194 e riconoscere la dignità della persona umana".

Caro Allam parla di Cristo non dell'islam ( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici, laici e musulmani. L'ultima critica è arrivata ieri dalle colonne de La Stampa, con un intervento pacato nei toni ma duro nei contenuti di Afef Jnifen. Musulmana "non praticante", da anni italiana, Afef ha scritto di rispettare ogni conversione, ma accusa Allam di usare toni e argomenti che producono il solo risultato di infiammare lo scontro di civiltà.

La mia conversione e il rapporto con l'Islam ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: assolutezza e l'universalità del pensiero laico con la trascendenza propria della fede in Dio. Da spirito libero trovo del tutto infondate, pretestuose e maligne le critiche che mi sono state rivolte. Ci si è scandalizzati per il fatto che il mio battesimo sia avvenuto nella notte di Pasqua, a San Pietro, da parte del Papa.

Chiesa qualche segnale distensivo ( da "Riformista, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E i parlamentari cattolici democratici - i teodem sono stati spazzati via dalle liste o posti con il loro "esilio" alla Camera dei Deputati nelle condizioni di non poter nuocere! - potrebbero ben sostenere che dato il carattere laico della nuova maggioranza e l'accentuato carattere laicista della società italiana nella quale i cattolici "


Articoli

Il nostro partito senza muri (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 28-03-2008)

Argomenti: Laicita'

LAICI E CATTOLICI NEL PD "Lavorando insieme cambieremo l'Italia" Il nostro partito senza muri "C'è un grande patrimonio che vive, attraverso le persone animate dalla fede vera e profonda, dentro il Pd, e che contribuisce a dargli forza" WALTER VELTRONI Esce in questi giorni il nuovo numero della rivista "Quarta fase" che pubblica, tra l'altro, le relazioni del convegno "Educare al bene comune", organizzato a Roma, il 27 febbraio scorso, dalle diverse anime del cattolicesimo politico che fanno riferimento al Pd. Pubblichiamo alcuni stralci delle conclusioni di Walter Veltroni. Chiunque si metta in ascolto con mente aperta e libera percepisce oggi, nelle nostre società, uno smarrimento diffuso. Individuale, ma anche collettivo. Una vera e propria "perdita di senso", sotto una fitta coltre di egoismo e di cinismo. Un deserto di valori, che conduce all'indifferenza verso ogni regola morale, che fa della vita e dei sentimenti degli altri una variabile che non conta, perché l'unica cosa importante è procedere a tutta velocità, e nel modo più facile possibile, nella ricerca del proprio ed esclusivo benessere. E in questa ricerca, che è poi ricerca del "successo", perché è l'approvazione esterna che conta mille volte di più della soddisfazione personale, è importante non "essere", ma "apparire". Non il cammino, ma il traguardo da tagliare per primi, se necessario anche deviando dal percorso, prendendo una scorciatoia non consentita. Questo è il messaggio che arriva, purtroppo soprattutto ai giovani, dalla cultura oggi predominante. Oggi la grande questione di fronte a noi è quella dei valori. Valori consumati dalla cultura predominante del nostro tempo, che è, "ingannevolmente, quella dello "star bene" come principio assoluto ", per riprendere le parole scelte in occasione della scorsa Pasqua dal cardinal Martini. Valori senza i quali una società non può stare insieme, non è nemmeno più tale, e un individuo rischia di essere solo un viandante privo di meta, privo del senso stesso del suo cammino. Eppure. Eppure resta vero che le persone vogliono, ancora oggi, sentire di avere uno scopo. È vero che vogliono essere riconosciute nella loro individualità e al tempo stesso sentirsi parte di qualcosa di più grande. Vogliono poter credere di non essere semplicemente destinate a percorrere una lunga strada verso il nulla. Non è, questa, una cosa che riguarda solo chi crede. E la politica non può chiamarsi fuori, non può essere indifferente. Il terreno degli ideali e dei valori morali che servono per tenere insieme una società è grandissimo. Le convinzioni di fede di ciascuno si possono e si devono conciliare con il bene di tutti, superando i reciproci sospetti, cercando un punto di incontro virtuoso, che non mortifichi i convincimenti degli uni o degli altri. (...) Il Partito democratico ha il suo fondamento nel portare con sé, nella sua stessa identità, due idee precise: quella di un paese non più separato da muri, da cortine di ferro, e quella di una politica non più ideologica. Una politica, cioè, che non sceglie di far suo un unico principio, un unico interesse, come se in una decisione si dovesse considerare un solo aspetto, un solo sguardo sul mondo, in un gioco a somma zero. Una politica che sceglie invece di equilibrare tutto questo, con ragionevolezza e potremmo dire con saggezza. La politica, per come la intendiamo noi, è questo. Ognuno di noi ha certamente un sistema di valori morali che ispirano e orientano, che danno senso e perfino gusto al suo impegno politico. Per molti questi valori sono di origine religiosa. Nessuno di noi potrebbe rinunciarci o farne a meno. Ma nessuno di noi può pensare di tradurli in modo diretto e immediato nell'attività e nella decisione politica. Voglio rifarmi ancora a Pietro Scoppola, a un articolo che scrisse il giorno della visita di papa Giovanni Paolo II al parlamento italiano, perché non saprei dir meglio: "La laicità dello Stato italiano non è indifferenza dello Stato al fattore religioso, non è ideologia di Stato alternativa a singole fedi religiose, ma riconoscimento del ruolo e degli spazi di ogni fede religiosa, come fattore che contribuisce al formarsi di un'etica collettiva nel quadro di un pluralismo e di una libertà a tutti garantiti". (...) Il mondo sta cambiando attorno a noi. E l'Italia non ha a che fare con una crisi congiunturale, dalla quale potrà uscire più o meno come è entrata. (...) Solo se sapremo ascoltare le domande che arrivano dalle famiglie italiane, se sapremo sostenerle concretamente e farle essere serenamente quel luogo d'amore e di solidarietà che sono, proteggendo i bambini con leggi che puniscano nel modo più severo chi si macchia del più orrendo dei crimini; e ancora moltiplicando i posti negli asili nido e rendendo più flessibili gli orari e i tempi di lavoro, aiutando in modo significativo attraverso l'introduzione di una "Dote fiscale" le famiglie con figli. (...) Per tutto questo è nato il Partito democratico: non per affiancare forze che restano divise, magari accomunate solo dal nemico da sconfiggere. Tutto il contrario: il Partito democratico è nato per unire il paese, per abbattere muri e steccati, per aprire porte e costruire ponti: tra impresa e lavoro, tra lavoratori dipendenti e autonomi, tra Nord e Sud, tra padri e figli, tra laici e cattolici. Perché solo insieme, lavorando insieme, pensando insieme, cercando insieme, ce la possiamo fare. Insieme, laici e cattolici del Partito democratico, noi rivendichiamo il valore della nostra responsabilità. Dell'etica della responsabilità. Alcide De Gasperi, pochi mesi dopo la fine della guerra, alla prima Settimana Sociale dei Cattolici italiani, richiamava il carattere inevitabilmente diverso dei due punti di vista: "Avvicinarsi a questa assise ", disse, "è come eseguire una grande ascensione montana. Ci si trova in un'atmosfera ossigenata. Non sempre quando si scende dall'alta montagna è possibile mantenere la stessa atmosfera, e direi non sempre la stessa prospettiva può essere attuata quando si tratti di dover fissare una pratica di convivenza civile che tiene conto delle opinioni altrui e che deve cercare una via di mezzo fra quelle che possono essere le aspirazioni di principio e le possibilità di azione". Sono parole che testimoniano la grandezza dello statista e dell'uomo, del credente e del laico insieme. E che sono l'esempio di come larga parte della storia dell'impegno dei cattolici sia stata segnata, in Italia, da momenti in cui ad una astratta etica della testimonianza è stata privilegiata un'etica della responsabilità, per garantire la coesione sociale e culturale del paese. Come non ripensare, ad esempio, all'atteggiamento di Aldo Moro, che ricorderemo domani, sul referendum sul divorzio e sulla solidarietà nazionale. Come non andare con la mente e col cuore a uno degli uomini che tra i primi ha indicato il cammino e ha lavorato per aprire la strada. "Aveva un fortissimo pudore e riserbo sulle cose intime e personali", ha detto Giovanni Bazoli ricordando Beniamino Andreatta, "ma è altrettanto vero che i valori del cattolicesimo informavano le sue scelte e i suoi comportamenti privati e pubblici". C'è un grande patrimonio che vive, attraverso le persone animate da fede vera e profonda, dentro il Partito democratico, e che contribuisce a dargli identità e forza. È anche grazie a questa ricchezza che proseguiremo il nostro cammino e che cambieremo l'Italia. Insieme.

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Ricostruire la sinistra, la sfida del ventunesimo secolo (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)

Argomenti: Laicita'

L'intervento Ricostruire la sinistra, la sfida del ventunesimo secolo Giovanni Pieraccini Il nove marzo si è votato in Europa, in Spagna e in Francia e nella tarda sera una notizia è corsa attraverso tutti i mass media: hanno vinto i socialisti, con i loro partiti e, con loro, il Partito socialista europeo. Il sedici marzo al secondo turno francese delle elezioni amministrative la stessa notizia si ripete: hanno vinto i socialisti. Colpiva con grande evidenza l'anomalia italiana dove non c'è più fra i protagonisti una grande forza socialista. Da lungo tempo, durante l'infinita gestazione della nascita del Partito democratico era stato insegnato che l'epoca della socialdemocrazia (e ancora più del socialismo) era finita e pochi giorni prima del voto spagnolo Veltroni aveva dichiarato proprio allo spagnolo El Pais: "Siamo riformisti, ma non di sinistra". Il Partito democratico nasceva "per unire l'Italia, per abbattere i muri da Nord a Sud, fra padri e figli, laici e cattolici, destra e sinistra" e per costruire un'Italia "grande e lieve". Nasceva con una visione ecumenica, sottolineando i valori comuni, le virtù dei cittadini, le colpe della politica. Sparivano Marx e Togliatti, Turati e Matteotti, e Gramsci. Era il partito ecumenico della nazione, della patria, degli italiani nel quale stanno fianco a fianco imprenditori, operai, prefetti, poliziotti, precari, giovani, liberali, socialisti, cattolici integralisti e radicali anticlericali. Una dubbia "novità" questa, che sa di antico; che imbarca Di Pietro e i radicali, ma esclude i socialisti e accusa ingiustamente la sinistra di aver colpito Prodi, quando invece è il Partito democratico a aver liquidato l'esperienza dell'Unione. Una "novità" che per altro usufruiva del sostegno dei mass media (insieme al Popolo della libertà) e che riduceva le voci delle minoranze, facendo scomparire un quotidiano aperto al dialogo delle forze di sinistra come Il Riformista, riducendo al tempo stesso la presenza delle forze minoritarie nella stessa campagna elettorale. Questo mentre un analogo processo ecumenico si svolgeva e si svolge nel centrodestra, con un accalcarsi di tutti su posizioni di centro. In realtà i due partiti hanno programmi simili, tanto da suscitare il lamento di Berlusconi di essere stato "copiato": ridurre la pressione fiscale, aumentare i salari, difendere la famiglia, migliorare la sanità, porre mano alle infrastrutture, assicurare sicurezza e giustizia. Sono misure (alcune anche necessarie) anticongiunturali per il rilancio dei consumi e per la crescita del Pil, sostanzialmente di redistribuzione dei redditi che si scontreranno - chiunque vinca - con le gravi difficoltà di una situazione economica al margine della recessione. Ma soprattutto sono misure simili perché nascono dal pensiero unico dell'accettazione del mercato come il meccanismo capace di garantire il progresso, lo sviluppo e la soluzione della crisi. Non a caso anche Carlo Azeglio Ciampi, certamente non un nemico del mercato, ha denunciato una campagna elettorale fatta di "piccolo cabotaggio con polemichette di quart'ordine e senza un confronto con grandi idee e sui grandi principi. I temi dell'economia sono pressoché assenti". Ma siamo arrivati al punto che persino Giulio Tremonti arriva a scrivere: "L'economia è importante, ma la realtà nella sua pienezza e la vita nella sua complessità sono una cosa diversa. Il mercatismo, l'ideologia totalitaria per governare il XXI secolo, demonizzava lo stato, quasi tutto ciò che era pubblico e comunitario, ponendo la sovranità del mercato in posizione di dominio su tutto il resto. Ora non si può più dire che questa è una linea giusta, la linea esclusiva". La politica non ha fatto altro che adeguarsi a questo stato di cose, quando invece il panorama interno e internazionale è inquietante e drammatico, pieno di conflitti, di integralismi, di terrorismo, di disastri ambientali, con un meccanismo del mercato che porta con sé i venti delle crisi e una permanente violazione delle sacre regole della concorrenza, del trionfo della mano invisibile. Ci sono forze di contestazione e di protesta, ma anche di riforma e di sviluppo democratico, fra le quali preminente in Europa la forza socialista. Come ripartire anche in Italia? Due compiti mi sembrano ineludibili. Intanto ricostruire alcune premesse indispensabili a una democrazia matura. Cioè cambiare le regole a partire dalla legge elettorale e da alcune riforme costituzionali. E' una necessità per tutti, poiché è pericoloso per la stessa democrazia, avere una legge elettorale che stabilisce un dominio oligarchico di poche persone alla testa dei partiti perfino per la formazione del parlamento e la "nomina" dei parlamentari. Inoltre per chiunque vinca, non si potrà governare con l'attuale, senza avvitarsi in una crisi permanente del nostro paese. Il secondo compito è di ricostruire la sinistra. I limiti del passato vanno risolutamente abbandonati, tanto più che nel paese è sempre più avvertito il bisogno di una grande politica di riforme, di libertà, di laicità, di giustizia sociale nel segno del socialismo, che oggi però non trova più il suo naturale referente politico. Occorre, dopo le elezioni, aprire un dialogo a tutto campo, tra coloro che nello stesso Partito democratico si sentono ancora socialisti, passando per i socialisti che sono organizzati in partito, siano o no nel nuovo Parlamento, fino alle forze raccolte nella Sinistra l'Arcobaleno. L'obiettivo deve essere la definizione del programma e dell'organizzazione del socialismo del XXI secolo, per questo è però indispensabile che il 13 e 14 aprile esca dalle urne un segnale chiaro a favore delle forze della sinistra italiana.

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Tra le molte, giuste considerazioni che si sono fatte per spiegare la difficoltà di un ricambio (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 28-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Generazionale nelle classi dirigenti, il professor Garelli, sulla Stampa di ieri ha citato l'ipotesi di una specificità locale: la presenza di grandi solisti, incapaci di far crescere, intorno a loro, un gruppo di giovani che possano raccoglierne l'eredità. Eppure Torino, nella seconda metà del secolo scorso, ha fatto scuola all'Italia in molti campi. Ha fornito il più alto modello di cultura civile laica, con l'insegnamento degli azionisti subalpini Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Nello stesso tempo, ha espresso grandi e difformi figure di ispirazione cattolica, come padre Pellegrino e Sergio Quinzio. I designer torinesi hanno saputo creare uno stile ammirato in tutto il mondo e la struttura Fiat ha formato manager che sono stati apprezzati e utilizzati anche fuori dal gruppo. In politica, la scuola piemontese, assieme a quella sarda, ha rappresentato il nerbo della classe dirigente. Infine, bastano i nomi dei due Nobel torinesi, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, per valutare il peso della nostra scuola scientifica nel panorama nazionale Per tutti gli italiani, insomma, esisteva in molti settori, un "modello" torinese e piemontese, forte di una precisa identità. Suscitava ammirazione o avversione, poteva essere imitato o contrastato, ma la personalità di quella scuola non era discutibile. Ecco perché, al di là della gerontocrazia nella classe dirigente, un problema che riguarda tutta l'Italia e che non ha, a Torino, differenze apprezzabili, forse più utile sarebbe capire perché si stanno scolorendo le identità forti di quelle scuole torinesi che hanno distinto la nostra città nel panorama complessivo della nazione. Una tendenza che contrasta, tra l'altro, con l'indubbio miglioramento della percezione che gli italiani hanno di Torino. Il fenomeno, quindi, non lo si può attribuire a un declino o una marginalizzazione della nostra città. Anzi, è come se il venir meno del ruolo di arcigno e ingombrante "maestrina d'Italia" contribuisse al favore, persino un po' esagerato, con il quale si apprezzano i risultati del cambiamento cittadino in questi ultimi anni. Può anche darsi che questi opposti orientamenti siano indipendenti tra loro, ma la coincidenza desta qualche oscura inquietudine. Vale la pena, per essere più simpatici, perdere il ruolo di coscienza critica della nostra nazione? Vale la pena annacquare i caratteri forti dell'identità torinese e piemontese, pur di farci più facilmente accettare da una comunità nazionale, una volta così diffidente nei nostri confronti? Ma vale ancora la pena, poi, di farsi queste domande?.

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L'et... et, un paradigma inclusivo (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)

Argomenti: Laicita'

CATTO L'et... et, un paradigma inclusivo ANGELO BERTANI Ricordo quando Achille Ardigò e Pietro Scoppola spiegavano, agli incontri di Lega democratica, che c'erano due visioni del mondo: quella che si riassumeva nella formula: aut? aut ; e quella che aveva per distintivo: et... et, che meglio esprimeva lo spirito cattolico di fronte al tempo e alla storia. Et? et è la ricerca di un'armonia tra grazia e natura, fra tempo ed eterno, tra passato e futuro, tra libertà e giustizia, tra uomini e donne, tra idee ed azioni. Ma non è solo un accostamento tra diversi, una forma di coabitazione e di tolleranza. Rifiutare la contrapposizione è una scelta giusta, ma non basta. Bisogna anche avvicinare le realtà, le idee, le persone diverse. Bisogna aiutarle a mettersi in discussione, a ridefinire e propri confini e trovare se possibile una forma d'integrazione. Direi che è un modo di continuare la creazione attraverso la relazione reciproca, senza esclusioni assolute. L'et? et, inteso come ricerca di "compossibilità" e di integrazione è l'unico atteggiamento degno del saggio: atteggiamento di umiltà e ricerca, come emerge sui temi del diritto e della legge morale dal dialogo tra Gustavo Zagrebelski e il gesuita Carlo Canalone pubblicato su Aggiornamenti sociali di febbraio. E perché dovremmo porre l'aut... aut, cioè scegliere tra l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini da una parte e il rispetto della legalità, dei diritti di opinione e la dignità delle persone dall'altra? Finiremmo nella tragedia di Genova, alla Diaz e a Bolzaneto, come ha ricordato Valerio Onida su Repubblica (18 marzo). Si tratta di recuperare l'et? et anche sull'etica pubblica, i costi della politica e più in generale sulla crescita di una cultura civica di cui tutti si sentano partecipi, laici e cattolici, elettori ed eletti. (Giustamente Carlo Trigila sul Sole 24 Ore del 22 marzo mette in luce le significative aperture del cardinale Bagnasco). Et? et può valere anche nel dialogo culturale e interreligioso. Come sarebbe stato più bello se l'adesione di Magdi Allam alla chiesa cattolica si fosse accompagnata ad una maggiore sobrietà mediatica e al riconoscimento cordiale del valore dell'esperienza religiosa dell'Islam. Infine et? et vale anche per le imminenti elezioni. I cittadini faranno da arbitri e decideranno una maggioranza cui affidare il governo del paese. Ma se uno vince, non per questo gli altri sono cancellati. La politica è ciò che si fa insieme lungo gli anni. I cittadini oltre che arbitri per un giorno, sono giocatori per cinque anni. Si lavora, si costruisce o si distrugge, si vince o si perde. E si perde quando si esclude qualcuno, si vince quando si valorizza e si fa crescere tutti.

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Cattolici pdl, battesimo torinese - marco trabucco (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VIII - Torino I gadget Cattolici Pdl, battesimo torinese Nasce il gruppo Formigoni. Leo: "Siamo per Crosetto, Chiamparino ok" La campagna elettorale vira sulla satira: in regalo mutande con slogan MARCO TRABUCCO Nasce in Piemonte la corrente cattolica del Popolo delle Libertà. A sancirlo sarà l'incontro di stasera in quella Sala Gialla del Lingotto che già ha visto Walter Veltroni lanciare la sfida del Pd. Lì alle 21 arriverà il quasi ex presidente della Lombardia Roberto Formigoni che sarà il punto di riferimento nazionale della nuova componente. Spiega Giampiero Leo, ex assessore regionale della giunta Ghigo, oggi consigliere regionale di Forza Italia e da sempre punto di riferimento in Piemonte di Comunione e Liberazione: "In Forza Italia non avevamo mai sentito il bisogno di fondare un nostro gruppo. Ma nel Popolo delle Libertà con l'ingresso di An e di altri gruppi e correnti credo che per i cattolici sia importante avere un punto di riferimento". Una corrente che in Piemonte avrà proprio Leo come punto di riferimento e che già registra importanti adesioni: oltre al consigliere comunale Alberto Mina (ciellino da sempre) ne faranno parte i consiglieri regionali Franco Guida (ex Udc) e Maurizio Lupi (che lascia invece la Dc di Rotondi) e il consigliere provinciale Fabrizio Comba. "Noi siamo per il dialogo più ampio - continua Leo - guardiamo all'area del cattolicesimo popolare e riformista, con un riferimento preciso al centro (ad Asti appoggeremo Mariangela Cotto) e senza precluderci rapporti con i cattolici del Pd. Nel partito appoggiamo i cattolici come i consiglieri Ugo Cavallera e Caterina Ferrero, ma anche un laico come Enzo Ghigo. E vediamo in Guido Crosetto (che stasera sarà tra i relatori dell'incontro), che ha un passato come noi nella sinistra Dc, il candidato ideale per la Regione nel 2010. Infine ribadiamo il nostro interesse per l'esperienza politica messa in atto a Torino da Sergio Chiamparino". La Pdl intanto lancia le iniziative per gli ultimi quindici giorni di campagna elettorale: oggi ad esempio, in piazza Galimberti e ai Giardini Cavallotti si svolgeranno le prime "feste di quartiere" che vedranno candidati di Camera e Senato confrontarsi con i cittadini sui principali temi d'attualità, casa, lavoro, pensioni, tasse. Ci saranno anche clown, giocolieri, musicisti, artisti di strada ed attrazioni per bambini e stand enogastronomici. Sabato prossimo si replicherà in altri tre quartieri della città. "La cosa più brutta di questa campagna elettorale non sono le polemiche, ma la distanza della gente dalla politica - ha spiegato il coordinatore regionale di Fi, Guido Crosetto - - C'è il rischio che si vada a votare con la convinzione che in fondo sono tutti uguali e quindi di scelga il meno peggio. Ci sono troppi eletti al parlamento ma anche nelle istituzioni locali che pensano che la politica si svolga solo in quelle sedi. Non è così, la politica comincia tra la gente, per questo vogliamo ripartire dalle piazze, con una simbolica doccia di umiltà". Per Agostino Ghiglia, coordinatore provinciale di An. "Eventi come questi sono anche la prima tappa per abbattere quei totem piemontesi rappresentati da Mercedes Bresso, Antonio Saitta e Sergio Chiamparino, in attesa che sia l'elettorato stesso a farlo". La Pdl per l'occasione ha anche preparato gadget ironici come le "simboliche" mutande dedicate alle tasse del governo Prodi.

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Omicidi bianchi, anche di "Posta" si muore Dall'Alenia: votiamo la Sinistra l'Arcobaleno Per difendere la vera laicità costituzionale (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 29-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Oggi indossiamo un segno di lutto per i colleghi morti Cara "Liberazione", mai più: Simonetta, 37 anni, postina precaria; Roberto, 19 anni, postino precario; Pietro, 49 anni, autista. Morti sul lavoro. Sembrava non dovesse toccare mai, a noi postali, morire sul lavoro, a noi sembrava una cosa lontana, astratta. Quante volte ci hanno ripetuto "di Posta non è mai morto nessuno". Come se il nostro lavoro fosse "non lavoro". E noi ci abbiamo creduto. Hanno aumentato i nostri carichi, velocizzato i ritmi, allungato i giri e i turni; e noi, carichi come bestie da soma, non abbiamo pensato alla nostra sicurezza. Ci dicevano di correre e noi abbiamo corso. Sempre di più. Sempre più velocemente. E sull'asfalto, che centinaia di volte hanno percorso, tre nostri colleghi hanno perduto la vita. Di posta si muore. Due erano giovani postini precari. I più ricattabili, i più indifesi. I precari non possono ribellarsi ai ritmi sempre più serrati. Devono produrre più degli altri per dimostrare di essere buoni lavoratori, nella speranza di essere richiamati di tre mesi in tre mesi. Il terzo era un autista, sempre in mezzo al traffico. E sull'altare della precarietà, sull'altare della produttività, sono stati immolati anche i postali. Di posta si muore. Si muore in silenzio, così come si è vissuto. La loro morte non ha suscitato sdegno, rabbia. E' passata inosservata. Per rompere questo muro di silenzio chiediamo a tutti i colleghi, oggi sabato 29 marzo, di rallentare e di indossare un segno di lutto (fascia o spilletta). Ci listiamo a lutto, per gridare, nel nostro silenzio, il dolore per i colleghi morti e che non si può morire per lavorare. Mai più morti sul lavoro! Circolo Poste "Gennaro Messina" Milano I lavoratori dell'Alenia per la sinistra Cara "Liberazione", con la presente, le lavoratrici e i lavoratori della Thales Alenia Space Italia e dell'Alenia Aeronautica dello stabilimento di Torino, corso Marche 41, in virtù del nuovo scenario politico nazionale, venutosi a verificare con la nascita del Partito Democratico e del prossimo rinnovo parlamentare, nonché delle varie e imminenti tornate elettorali amministrative locali, chiedono alle forze politiche della Sinistra l'Arcobaleno e ai loro rappresentanti nazionali e territoriali di accelerare quel processo di unità a sinistra, che si sta delineando con la nascita de la Sinistra l'Arcobaleno, affinché tutti i lavoratori di queste aziende, che si sentono vicini a questo progetto politico, possano ritrovare in questa formazione una forza di rappresentanza e riferimento per quanto riguarda i grandi temi relativi al mondo del lavoro, alla ricerca scientifica e alla salvaguardia dell'ambiente. Comitato promotore firmatario (a cui seguono 150 firme): Matteo Pugliese, Annamaria Pulichino, Giuseppe Coviello, Tito Giuliano, Gaetano Galante, Davide Castaldi Rsu Fiom Cgil Vogliono intimorire il movimento Cara "Liberazione", le perquisizioni effettuate ai tre attivisti del movimento "No Dal Molin" preoccupano per più ragioni, a partire dalla sproporzione delle accuse rispetto a quanto realmente accaduto. Secondo i No Dal Molin le perquisizioni sarebbero collegate alla denuncia di disastro ambientale che il presidio ha fatto lo scorso 10 marzo in seguito alla falla aperta nell'oleodotto, all'altezza del comune di Monticello Conte Otto, frazione Gavazzale, che ha inquinato le acque dell'Astichello e del Bacchiglione, i corsi d'acqua che attraversano Vicenza, con 1600 di litri di kerosene ma anche le falde acquifere che forniscono di acqua potabile, oltre alla provincia di Vicenza, anche quella di Padova: uno dei bacini idrici sotterranei più grandi d'Europa. L'altro motivo di preoccupazione è il contesto politico in cui si collocano questi provvedimenti giudiziari. E' appena il caso di ricordare che a fine gennaio la magistratura di Cosenza, nella persona del pm Fiordalisi, ha chiesto pene pesantissime - in tutto 50 anni di carcere- per 13 attivisti che avevano preso parte alle mobilitazioni contro il vertice del G8 di Genova e il Global forum di Napoli del 2001. L'accusa, gravissima, è di cospirazione politica volta a sovvertire l'ordinamento dello Stato e non è suffragata da alcun elemento concreto, bensì fondata su un teorema secondo il quale una fantomatica associazione sovversiva avrebbe avuto come fine quello di impedire le funzioni del governo durante le giornate di Napoli e Genova. In quelle occasioni, in realtà, scesero in piazza centinaia di migliaia di persone, contro le quali fu scatenata una repressione indiscriminata, che portò, a Napoli, ai pestaggi dentro la caserma Raniero, sede del reparto volanti della polizia e, a Genova, all'uccisione di Carlo Giuliani, alla mattanza della Diaz e alle torture della Bolzaneto, tutti episodi di cui si attende ancora che siano accertate le responsabilità politiche e puniti gli esecutori materiali e sui quali, purtroppo, incombe lo spettro della prescrizione. Questo "contesto ambientale", tuttavia, evapora nella requisitoria del pm, che mira piuttosto a una sentenza politica esemplare, volta a cancellare l'agibilità dei movimenti e limitare fortemente la libertà di espressione in questo paese. Infine, un mese fa sono state condannate a 7 anni di reclusione 13 persone che nel 1999 presero parte a Firenze a un manifestazione di protesta contro la guerra nei Balcani, altra condanna spropositata per una manifestazione di dissenso verso una scelta drammatica come quella rappresentata dalla scelta del nostro governo di andare in guerra. La mia impressione è dunque che si voglia relegare la storia dei movimenti sociali di questi anni nelle aule giudiziarie e, nel caso del Dal Molin, di intimorire quelle migliaia di cittadini che da un anno e mezzo si sono mobilitati pacificamente in difesa del proprio territorio. E' una scelta sciagurata perché, soprattutto nel mezzo di quella crisi del sistema della rappresentanza che fa da sfondo alla attuale crisi di governo, i movimenti sociali potrebbero rappresentare una grande risorsa per innovare il mondo della politica e risollevare le sorti di questo paese. Italo Di Sabato responsabile Osservatorio sulla repressione Prc-Se Quali riforme istituzionali dopo le elezioni? Caro direttore, questa campagna elettorale ripropone non solo la riforma della legge elettorale, ma cambiamenti istituzionali, alcuni dei quali sono necessari, altri pericolosi. Uno dei pericoli è che si costituisca una maggioranza parlamentare tale da consentire lo stravolgimento del rapporto di autonomia e distinzione dei poteri tra Parlamento, Governo, Magistratura, e che riproponga la soluzione presidenzialistica alla crisi della politica. Dal '92 la democrazia parlamentare rappresentativa è stata logorata dall'aver dato priorità al tema della governabilità, disconoscendo partecipazione e conflitto. Mentre la democrazia vera gestisce il conflitto sociale, attraverso mediazione e negoziazione, come contributo per lo sviluppo civile. Il progetto politico della governabilità (o governanza) semplifica il quadro politico, rimuovendo l'articolazione sociale, usando come strumento incostituzionale di legittimazione il monopolio della comunicazione e dell'informazione pubblica. Alcune riforme istituzionali erano e continuano a essere necessarie: superare il bicameralismo anacronistico e distinguere competenze e funzioni delle due assemblee, ridurre il numero dei parlamentari, regole per consentire una qualità decente della rappresentanza, retribuzioni e pensioni dei parlamentari che non rappresentino privilegi inaccettabili. Ma soprattutto ridare evidenza e praticare principi della Costituzione che riguardano la distinzione tra Stato confessionale e Stato laico, l'uguaglianza delle libertà e dei diritti, senza distinzioni e limiti che non siano il rispetto delle libertà altrui nell'esercizio dei diritti civili; e senza accettare invadenze, interferenze, condizionamenti di una religione sulle altre, sui non credenti e sulla società civile. Cioè ridare a laicità e laicismo il significato legato ai principi della Costituzione e non quello derivante dalla "potestas indirecta in temporalibus" recuperata dal Concilio di Trento e attuata nei confronti dello Stato italiano. Non accettare la contrapposizione tra laicismo e "laicità sana", praticata da chi subordina, nella gestione del bene comune e della società civile, i principi della Costituzione a indicazioni di fede assolute e definite gerarchicamente. Anche perché politica ed etica civile sono mediazione tra culture, convinzioni, situazioni concrete e fedi, non imposizione di una fede sulle altre. Altrimenti finisce la democrazia e comincia lo Stato confessionale. Per avere capacità di intervento in questa deriva, è auspicabile una Sinistra Arcobaleno che recuperi le categorie dell'uguaglianza e della giustizia (soprattutto retributiva) e cerchi di evitare compromessi nella difesa della vera laicità costituzionale. Pino Striglioni Genova Gay Pride a Bologna, ci sarò Cara "Liberazione", aderisco e parteciperò al Gay Pride che si terrà a Bologna il prossimo 28 giugno. Come potrei mancare? Il Gay Pride è un momento di grande e alta partecipazione e cittadinanza attiva, un evento in cui lesbiche, gay, bisex e transgender - e con loro tutte le persone democratiche e progressiste di questo paese - interrogano la politica con "gioioso orgoglio", chiedono il riconoscimento dei loro diritti, la tutela da discriminazioni, abusi, violenze, insomma una vita dignitosa e libera. Come esponente della Sinistra l'Arcobaleno, ma prima ancora come cittadina di questo paese, voglio vivere in un Paese laico, libero dai condizionamenti delle gerarchie ecclesiastiche, in cui si dia attuazione completa e per tutti dell'art. 3 della Costituzione. Sono certa che come me la pensano anche la gran parte dei cattolici italiani, che, diversamente dalla maggior parte delle forze politiche, hanno saputo dimostrare - ad esempio ai tempi del referendum confermativo delle leggi su aborto e divorzio - che si può vivere seguendo individualmente principi religiosi pur desiderando vivere in un paese laico, rispettoso dei diritti di tutte/i, al di là delle differenze di religione, sesso, provenienza, condizione sociale e, appunto, orientamento sessuale. Inoltre, l'Italia è fanalino di coda in Europa rispetto alle normative sulle unioni civili ed è urgente approvare una legge in tal senso. Noi ci impegniamo a far sì che questo tema non venga cancellato dall'agenda politica. E combattiamo e combatteremo gli attacchi omofobi e discriminatori, a tutti i livelli. E' per tutto questo che il 28 giugno ci sarò, ci saremo. Donatella Mungo deputata Prc-Se, candidata alla Camera per la Sinistra l'Arcobaleno in Emilia-Romagna 29/03/2008.

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L'ARTICOLO 8 della nostra Costituzione repubblicana recita tes (sezione: Laici e chierici)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Tualmente quanto segue. " Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. Iloro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze". Una riflessione seria di questo contesto richiede la considerazione di due piani distinti, per quanto non conflittuali tra loro: anzi, da ritenersi complementari. IL PRIMO è assoluto e riguarda una forte affermazione di principio: la libertà di culto all'interno della Repubblica italiana, la necessità che essa sia regolata da una normativa giuridica, la scelta di costruire tale normativa sulla base di accordi bilaterali tra lo Stato repubblicano e le singole rappresentanze dei vari culti in modo del tutto indipendente a seconda dei vari occulti e dunque di ciascun singolo accordo. Su ciò riposa l'irrinunziabile carattere di laicità della Repubblica italiana. Il secondo è condizionato dal momento e dal contesto storici nei quali la Costituzione venne promulgata. Lo Statuto albertino, cioè la carta costituzionale del 4 marzo 1848 ch'era stata il documento fondante del Regno d'Italia e che rimase in valore fino al 1947, prevedeva che quella cattolica fosse "religione di stato", mentre tutti gli altri culti vennero dichiarati prima semplicemente "tollerati", quindi "ammessi". La Costituzione denunziava pertanto il principio di "religione di stato": la repubblica sarebbe stata "laica" nel senso ormai assunto da tale aggettivo, quindi imparziale in linea di principio e di diritto dinanzi a qualunque altro culto ("tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge"). UGUAGLIANZA quindi, appunto, in linea di principio e di diritto: il che non significava e non significa che tutti i culti siano uguali sul territorio italiano e dinanzi al popolo italiano e alla sua storia. La penisola italica vanta una storia cristiana antica di almeno sedici-diciassette secoli e profondamente radicata nel suo territorio, nel suo idioma, nei dialetti ad esso collegati, nelle sue tradizioni, nei suoi costumi etici, nella sua storia sociale, istituzionale, politica, civile e artistica. Una storia cristiana che da almeno mezzo millennio è divenuta storia cattolica: ciò va detto e ricordato senza nulla togliere alle confessioni cristiane riformate che hanno avuto tanta parte nelle vicende della storia moderna del Paese, alle comunità ebraiche le quali vi si sono stabilite sembra almeno dal I secolo d.C. (e che sono pertanto più antiche di quelle cristiane), a quelle musulmane che sono di più recente costituzione ma che sul suolo italico hanno trovato, specie nel Meridione soprattutto insulare, tracce importanti d'un passato glorioso che a sua volta ha contribuito a costruire l'identità nazionale. A questi culti, oggi variamente attivi, altri di più recente formazione se ne sono aggiunti: soprattutto quelli legati alle varie versioni del buddhismo (ammesso che, con un qualche semplicismo, si possa considerare il buddhismo come una "religione" alla stregua dei tre monoteismi di radice abramitica: il che non è plausibile sul piano storico-antropologico, ma può esserlo su quello giuridico). Resterebbe forse da precisare che l'espressione "confessione religiosa" è sul piano istituzionale ambigua. In termini tecnici, le varie "religioni" (cioè quei complessi di credenze e di atti di culto che esprimono il rapporto tra gli esseri umani e il Sacro o il Divino) si distinguono in "confessioni": che nel cristianesimo sono, per esempio, la cattolica, le riformate o "protestanti", le ortodosse, le orientali. L'Articolo 8 parrebbe parlare solo di "confessioni", quindi di espressioni religiose interne al cristianesimo: mentre con ogni evidenza il senso del discorso, e la volontà dei Costituenti, era quello di attribuire pari libertà giuridica a tutte le religioni. Più proprio, e più preciso, sarebbe affermare che "tutte le religioni, e tutte le confessioni nelle quali esse sono storicamente ripartite, sono ugualmente libere davanti alla legge". RESTA naturalmente, per alcuni culti presenti nel nostro Paese, la necessità di regolare i loro rapporti con lo Stato italiano sulla base di singole intese, come il dettato costituzionale prevede. Nei limiti del possibile, tali intese saranno costruite per analogia rispetto a quella con la Chiesa cattolica stabilita con il Concordato del 1929 e la sua successiva revisione. Il primato della fede e della Chiesa cattolica nella tradizione e nella storia d'Italia è inscritto nelle millenarie vicende del nostro Paese: non ha alcun bisogno di essere confermato, non è in discussione e pertanto è del tutto corretto ch'esso non venga chiamato in causa nella Carta costituzionale, che ha tutt'altro fine e tutt'altra funzione. - -->.

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Ferrara: <La mia lista per la vita riaccende la voglia di valori e passione> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Ferrara: "La mia lista per la vita riaccende la voglia di valori e passione" candidati premier Il giornalista e politico vede una campagna elettorale "senza prospettiva". "Io do una possibilità in più" 29/03/2008 luigi leone GIORNALISTA, politico, conduttore televisivo. E un impenitente istrione. Qualunque di questi abiti indossi, e massimamente quando li veste tutti insieme, Giuliano Ferrara è probabilmente il più creativo sparigliatore dei giochi politico-intellettuali di questo Paese. Se deve pronosticare il risultato di questa competizione elettorale va giù che più piatto non si può: "Vince Berlusconi e non c'è alcuna possibilità che perda". Ma se usa la sua personalissima lente d'ingrandimento di polemista raffinato e ruvido, quando serve, allora getta la cappa e la spada del candidato premier - "mi fa ridere questa definizione" - e se ne esce con lo scacco matto al re ("il Cavaliere ha sbagliato a non volere l'apparentamento con la mia lista") mangiando l'alfiere ("Veltroni ha ricevuto un'apertura di credito, ma qualcosa potrà costruirlo solo dall'opposizione"). Giuliano Ferrara, che campagna elettorale è questa? Prima soft, poi più urlata. E ora siamo agli sgambetti. "Io vedo l'illusionismo al potere, nulla ha consistenza. Non sono un moralista dell'antipolitica e una quota di chiacchiere propagandistiche è fisiologica, però qui si va oltre il segno, manca una qualsiasi prospettiva". A parte quella che offre lei... "La mia idea è stata proporre un'altra cosa. Al Senato si voti pure sull'Alitalia, perché questa mi sembra la deriva, alla Camera si prenda atto che c'è una possibilità in più, legata al grande tema che riguarda la vita". E qui le donne insorgono. "Sbagliando. Non intendo certo riporre la criminalizzazione o la non criminalizzazione delle donne che abortiscono. E' un capitolo che per quanto mi riguarda non si è mai aperto. Il problema è lottare contro l'aborto recuperando l'allegria, la gioia di vivere". Questo, però, si sta traducendo in un abbraccio davvero insolito fra lei, i suoi sostenitori e le gerarchie ecclesiastiche. "Guardi, la mia è la lista più laica che è in campo. Non tiro per la giacca parroci e vescovi, credo che la Chiesa sia nel giusto se non agisce politicamente. Io cerco il voto laico dei cattolici e il voto cristiano dei laici: bisogna superare l'ideologia della legge 194 e riconoscere la dignità della persona umana". Lei si rivolge al più sterminato bacino potenziale, in realtà rischia di subire la sorte di un qualunque partitino dello zero virgola qualcosa. "A parte che sono ottimista e credo che il risultato sorprenderà tutte le Cassandre di questi giorni, l'errore più grande è voler introdurre a forza la mia iniziativa negli schemi classici della politica. Gli altri vogliono vincere le elezioni, io voglio fare la campagna elettorale". È come se l'allenatore di una squadra di calcio dicesse: giochiamo bene e del risultato chissenefrega. "Però, giocando bene si vince! E, comunque, a me interessa mettere al centro dell'attenzione ciò su cui, com'è già avvenuto, il nuovo Parlamento davvero si dividerà. Sarà l'argomento della vita a produrre le tensioni maggiori, non l'Alitalia, la politica economica o quella estera. In quei campi le ricette si somigliano e non potrebbe essere diversamente". Proprio questo, probabilmente, ha spaventato Berlusconi. Accendere la miccia già in campagna elettorale non avrebbe giovato alla causa dei numeri del Pdl. "Io credo che abbia sbagliato. In termini di geografia politica l'apparentamento con il centrodestra ci stava tutto e avrebbe portato acqua al mulino per il Senato. La lista avrebbe dato al Pdl un'anima che oggi non ha e non avrei dovuto guidarla io, ma Roberto Formigoni". Sta dicendo che il Cavaliere potrebbe pentirsi della sua scelta? "Non gli do la dannazione per questo motivo, gli resto amico e credo che abbia diritto al lieto fine della partita. Curiosamente, però, è stato Walter Veltroni ad avvicinarsi di più, culturalmente, a noi". Anche se alla fine potrebbe essere Pier Ferdinando Casini a trarre il maggior giovamento, democristianamente ritrovandosi a essere l'ago della bilancia. "Intanto ho costretto la politica a tirar fuori qualcosa di meglio. Pd, Pdl e Udc hanno dovuto rafforzare la presenza di candidati più affini ai temi della vita e della cristianità in generale". E qui c'è un'altra saldatura con la gerarchia ecclesiastica. .. "Io la saldatura che vedo è con la voglia delle persone di superare il pragmatismo di arrivare alla quarta o alla terza settimana con il salario, tema che con altri resta certo importante,e di volgere lo sguardo verso qualcosa che stia al di sopra". Ritiene, cioè, che ci sia un riflusso verso le ideologie e di interpretare quest'ansia del corpo elettorale? "Per carità, la mia lista è per definizione contro le ideologie". Ma non è ideologico partire dall'aborto per porre il tema della vita e sollevare l'ancor più grande argomento della religione, intesa come conflitto fra Occidente e Islam? "Tutto sta a vedere come ci si pone. Girando per l'Italia percepisco che c'è voglia di valori, voglia anche di riaccendere la passione. Dopo antifascismo e antiberlusconismo il problema che più eccita reazioni violente e censorie è quello che investe la vita, dalla sua origine fisica alla sua dimensione culturale e politica". Siamo quasi al metafisico... "Ah no, siamo nel concreto che di più non si può. La questione dell'aborto si traduce in denatalità e questo è un grande problema politico ed economico che ha l'Italia e che in misura variabile investe tutto l'Occidente. Stiamo invecchiando, inesorabilmente e con tristezza. Bisogna cambiare strada e cambiarla rapidamente, guardando non al 14 aprile, che sta dietro l'angolo, ma ai prossimi dieci, quindici, venti anni. E' la prospettiva di cui le dicevo e che manca alle offerte principali di questa campagna elettorale". Senta, Ferrara, ma secondo lei alla fine chi vince? "Berlusconi. Non c'è una possibilità su un milione che possa uscire sconfitto. Al Senato avrà qualche difficoltà in più, ma è un argomento da pallottoliere che verrà superato e che non mi riguarda". Dunque, addio Veltroni... "Ma no, Walter ha ricevuto una bella apertura di credito superando la logica dell'Ulivo e dell'Unione e potrà costruire qualcosa dall'opposizione". Sempre che gli venga consentito. "Questo è un problema che nella politica italiana non risparmia nessuno". 29/03/2008 ' 29/03/2008 il "dottore"vince sicuroBerlusconi ha sbagliato a non apparentarsi con noi. Ma non c'è possibilità che venga sconfitto 29/03/2008 ' 29/03/2008 veltroni leader anche se perdeAddio a Walter in caso di sconfitta? No, ha ricevuto una bella apertura di credito 29/03/2008.

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Caro Allam parla di Cristo non dell'islam (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)

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N. 76 del 2008-03-29 pagina 0 Caro Allam parla di Cristo non dell'islam di Michele Brambilla Convertitosi al cattolicesimo la notte di Pasqua, Magdi Allam è andato incontro al singolare destino di vedersi criticato, nel giro di una sola settimana, da tutti: cattolici, laici e musulmani. L'ultima critica è arrivata ieri dalle colonne de La Stampa, con un intervento pacato nei toni ma duro nei contenuti di Afef Jnifen. Musulmana "non praticante", da anni italiana, Afef ha scritto di rispettare ogni conversione, ma accusa Allam di usare toni e argomenti che producono il solo risultato di infiammare lo scontro di civiltà. Ad Allam vengono contestate in particolare le frasi pronunciate per motivare la sua conversione: ha definito l'islam intrinsecamente intollerante e violento. Molti altri hanno criticato anche la modalità della conversione, e cioè il battesimo ricevuto dal Papa in mondovisione. Alcuni cattolici progressisti - come Franco Monaco del Pd - si sono detti scandalizzati; mentre un laico come Sergio Romano vede una precisa strategia vaticana che si collega al famoso discorso di Ratisbona che fece infuriare il mondo islamico. Queste ultime sono osservazioni di cui fatichiamo a comprendere il senso. Allam è un personaggio pubblico: si fosse fatto battezzare in una parrocchia di periferia, prima o poi lo si sarebbe venuti a sapere, a meno che non si voglia sostenere che la conversione doveva restare segreta (e perché?). Quanto poi alla strategia vaticana, saremo ingenui, ma siamo convinti che la Chiesa, e tantopiù questo Papa, ragionino con categorie ben diverse da quelle della politica e della diplomazia. Benedetto XVI ha fatto benissimo a battezzare Allam in quella circostanza: e i cattolici che non lo capiscono sembrano quasi vittime di una sorta di sindrome di Stoccolma che li porta sempre a sostenere le tesi dei "nemici". Diverso è invece il discorso sulle espressioni che Magdi Allam ha usato nei confronti dell'islam nelle interviste successive al battesimo. Qui le perplessità sono in parte anche nostre. Fuori da ogni ipocrisia - e da ogni tentazione di politically correct - è certamente vero e verificabile che il mondo islamico nel suo complesso manifesta intolleranza, e a volte reazioni violente, da secoli estranee al mondo cristiano. Nella Chiesa non si condanna a morte chi si converte a un'altra religione o chi scrive romanzi considerati blasfemi. Tuttavia l'islam - lo ha ricordato un insospettabile come Vittorio Messori sul Corriere della Sera - non è solo quello della fatwa e della guerra santa. è possibile che Magdi Allam - al quale dobbiamo senz'altro concedere il beneficio della buona fede - sia condizionato dal fatto di vivere come un recluso: è anch'egli condannato a morte, non dimentichiamolo. E poi, probabilmente il suo argomentare è condizionato anche dal tipico entusiasmo del neofita, quella "passione di convincere" che come diceva Pascal è propria dei convertiti. Però è vero che sono apparse stonate quelle sue parole sulla religione che viene abbandonata per una nuova. Anche perché non si passa da una fede all'altra per motivazioni culturali o sociali o politiche: si passa a un'altra religione per il solo motivo che la si ritiene vera. In poche parole: si diventa cristiani non perché si crede che l'Occidente sia meglio del mondo islamico, ma perché si crede che Cristo sia risorto. è di questo "dettaglio" che non s'è parlato, in questi giorni. Eppure, è l'unico "dettaglio" veramente decisivo. La scoperta dell'avvenimento cristiano e la consapevolezza di aver ricevuto una grazia avrebbero dovuto suggerire a Magdi Allam di manifestare più la sua gioia per la nuova vita che una polemica nei confronti della religione da cui proviene. Ci permettiamo di dirglielo. Così come ci permettiamo di dire che, proprio prevedendo le reazioni dovute alla notorietà del personaggio, qualcuno nella Chiesa avrebbe dovuto suggerire ad Allam di praticare l'antica virtù cristiana della prudenza. Michele Brambilla © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La mia conversione e il rapporto con l'Islam (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-29 num: - pag: 44 autore: di MAGDI CRISTIANO ALLAM categoria: REDAZIONALE IL CASO La mia conversione e il rapporto con l'Islam C aro direttore, la mia conversione al cattolicesimo avvenuta nella solenne celebrazione della Veglia Pasquale nella Basilica di San Pietro per mano del Papa è stata da più parti strumentalizzata sia per screditarmi sia per accusare il Santo Padre. Ebbene voglio subito chiarire che sottoscrivo pienamente, in ogni sua virgola, la precisazione del portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che distingue correttamente tra le mie idee personali, di cui mi si riconosce la libertà d'espressione, e le posizioni ufficiali della Chiesa, che ovviamente sono del tutto autonome dal mio pensiero. Ci mancherebbe altro! Mi auguro che a questo punto cessino le manovre più o meno occulte di tutti coloro che, pur facendo riferimento ad ambiti religiosi o ideologici differenti, si sono sostanzialmente ritrovati uniti nell'attacco a Benedetto XVI. Sai bene, e lo sanno anche i lettori del Corriere, che da musulmano sono stato uno spirito libero ed è proprio questa libertà intellettuale, a cui fa da sponda una radicata rigorosità etica, ciò che ha gradualmente fatto maturare in me il convincimento che la religione cattolica corrisponda pienamente al contesto ideale al cui interno possono naturalmente convivere dei valori inalienabili e inviolabili che per me sono da sempre irrinunciabili in quanto rappresentano l'essenza della nostra umanità, a cominciare dalla fede nella sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale, dal riconoscimento della dignità della persona quale fondamento della civile convivenza, dal rispetto della libertà di scelta tra cui spicca l'esercizio incondizionato della libertà religiosa. Ebbene voglio rassicurare tutti che continuerò ad essere ancor di più uno spirito libero da cattolico. E non potrebbe essere diversamente visto che proprio da questo Papa ho imparato che l'uso della ragione, l'adozione di parametri valutativi e critici, la verifica della verità scientifica e storica costituiscono la condizione imprescindibile per accertare la fondatezza della bontà di una autentica religione e per perseguire quella Verità che coniughi l'oggettività, l'assolutezza e l'universalità del pensiero laico con la trascendenza propria della fede in Dio. Da spirito libero trovo del tutto infondate, pretestuose e maligne le critiche che mi sono state rivolte. Ci si è scandalizzati per il fatto che il mio battesimo sia avvenuto nella notte di Pasqua, a San Pietro, da parte del Papa. Forse i più non sanno che i catecumeni, gli adulti che si convertono, ricevono i sacramenti d'iniziazione al cristianesimo nel corso della cerimonia della Veglia Pasquale. Ciò avviene ovunque nel mondo. E che, avendo effettuato il percorso di conoscenza e di adesione alla nuova fede a Roma, non deve sorprendere che sia stato il Papa, nella sua veste di vescovo di Roma, a impartirmi il battesimo, la cresima e l'eucarestia. Sinceramente sono allibito e rammaricato quando perfino alcuni esponenti del clero cattolico arrivano a sostenere che sarebbe stato di gran lunga preferibile che il mio battesimo fosse stato impartito in una parrocchia di una remota cittadina, lontano da occhi discreti e dall'interesse dei mass media. Come se il mio battesimo fosse una vergogna da tenere il più possibile nascosta. Alla luce di questa interpretazione infamante, il ruolo di Benedetto XVI ha finito per essere equiparato a una "provocazione " se non un vero e proprio "complotto " contro l'islam. Ebbene io sono orgoglioso della mia conversione al cattolicesimo, sono orgoglioso che sia avvenuta in modo pubblico e che sia stata pubblicizzata, sono orgoglioso di poterla affermare a viva voce, sono orgoglioso di poter testimoniare la mia nuova fede ovunque nel mondo e considero il mio battesimo dalle mani del Papa come il dono più grande che la vita potesse accordarmi. Sono stato criminalizzato, qualcuno mi ha paragonato agli estremisti islamici che mi hanno condannato a morte, per aver espresso un giudizio radicalmente negativo nei confronti dell'islam. Una folta schiera di cristiancomunistislamici, adoratori del relativismo etico, culturale e religioso nonché del politicamente corretto, avrebbe voluto che io limitassi la mia denuncia al terrorismo islamico ma che mantenessi una valutazione comunque positiva dell' islam. Perché, a loro avviso, tutte le religioni sono pari a prescindere dai loro contenuti e, in ogni caso, non bisogna dire alcunché che possa urtare la suscettibilità altrui. Ma scusatemi: se mi sono convertito al cattolicesimo è del tutto ovvio che l'ho fatto perché ho maturato una valutazione negativa nei confronti dell'islam. Se io veramente credessi che l'islam sia una religione vera e buona, perché mai l'avrei abbandonata? A questo punto è doveroso chiarire che io non sono affatto un apologeta e un fautore di una "guerra di religione" o di una "guerra di civiltà". Sono assolutamente convinto che si possa e si debba dialogare con tutti i musulmani che, in partenza, condividono i diritti fondamentali della persona senza se e senza ma e perseguono il traguardo di una comune civiltà dell' uomo. Caro direttore, tu sai bene che il Corriere si è sempre speso per valorizzare la posizione dei musulmani moderati. Io stesso sono orgoglioso di essere stato nell'ultimo decennio il musulmano che più di altri si è speso per affermare in Italia un islam della fede e della ragione. Ricordo con orgoglio come il 10 settembre 2004 fui l'artefice della prima visita nella storia d'Italia di una delegazione di musulmani moderati al Quirinale, accolti dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, dopo la pubblicazione, il 2 settembre 2004 sul Corriere, di un "Manifesto contro il terrorismo e per la vita" da me redatto e fatto sottoscrivere a una trentina di musulmani che presumevo fossero moderati. Poi mi sono dovuto ricredere. Perché nel momento in cui devono confrontarsi con i dogmi e con i precetti dell'islam, qual è il caso della mia conversione al cattolicesimo, la loro moderazione viene del tutto meno. Non è forse singolare che i più accaniti critici della mia conversione siano proprio i cosiddetti moderati, a cominciare dai sedicenti 138 "saggi" dell'islam che hanno proposto un dialogo con il Vaticano sulla base di versetti coranici, estrapolati dal loro contesto, sull'unicità di Dio e l'amore per il prossimo? Ormai la millenaria esperienza con l'islam deve insegnarci che il dialogo è possibile solo con quei musulmani che accettano di assumere incondizionatamente, a prescindere da ciò che dice o non dice il Corano, rivolgendosi nella propria lingua alla loro gente, una chiara e ferma posizione sulle questioni concrete, tra cui oggi certamente figurano il massacro e la persecuzione dei cristiani, la negazione del diritto all'esistenza di Israele, la condanna a morte dei musulmani convertiti in quanto apostati, la legittimazione del terrorismo palestinese ed islamico, la discriminazione e la violenza nei confronti della donna e, più in generale, la violazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Denunciare tutto ciò nella mia lettera che il Corriere ha pubblicato nel Giorno di Pasqua e della mia conversione al cattolicesimo, non significa in alcun modo voler "dettare la linea" al Papa o politicizzare il mio battesimo. Sono cose che io ho sempre detto da lunghi anni e sarebbe stato veramente singolare che, di punto in bianco, le avessi ignorate. Magdi Cristiano resterà sempre il Magdi che ha difeso dei valori inalienabili e inviolabili, con la sostanziale differenza che oggi questi valori convivono in modo del tutto armonico nel contesto della religione e della cultura cattolica. Cordiali saluti e i miei migliori auguri di successo e di ogni bene.

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Chiesa qualche segnale distensivo (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Chiesa qualche segnale distensivo La nota dottrinale sui politici cattolici arriverà dopo il voto per fortuna del Pd Ci sarebbe imbarazzo per il rapporto con la sinistra Un sito internet cattolico ha riportato una notizia secondo la quale sarebbero alla firma del Papa - che tale firma avrebbe posticipato allo svolgimento delle elezioni politiche generali in Italia - una Nota Dottrinale della Congregazione della Dottrina della Fede che dovrebbe costituire, insieme all'annunciato documento della Pontificia Commissione per la Famiglia, una specie di summula delle posizioni del Magistero ecclesiastico in materia di natura del matrimonio, tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, e quindi condanna dell'aborto e dell'eutanasia, rifiuto del riconoscimento delle copie di fatto, condanna delle forme estreme di assistenza alla procreazione e della sperimentazione su gli embrioni, limiti alla procreazione responsabile, riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza in queste materie a medici, farmacisti, paramedici e infermieri. Vi sarebbe anche una riaffermazione dei principi già proclamati da altra Nota Dottrinale dell'ex Sant'Offizio sui doveri dei politici e in particolare dei parlamentari cattolici in relazione alle eventuali proposte in queste materia. Ciò sembrerebbe dover preoccupare i futuri parlamentari cattolici che saranno eletti nelle liste del Partito democratico se esso, come sembra essere sempre più possibile alla soglia dell'alta probabilità, dovesse vincere le elezioni. Poiché anche in caso di vittoria questo partito non otterrebbe certamente al Senato un numero di seggi che gli assicurasse una maggioranza non a rischio e anche per questo, oltre che per avere un collegamento saldo con le masse sindacali, operaie e "alternative", dovrebbe allearsi con la Sinistra Arcobaleno. Ma questa volta la sinistra radicale non si pensa sarebbe tollerante nei confronti del Partito democratico come lo è stata con il governo di Romano Prodi. Certo nei termini di un accordo non ci potrà non essere una revisione del permesso concesso dal precedente governo di centrosinistra all'amministrazione americana per l'ampliamento della base militare di Vicenza, il ritiro del ricorso per conflitto di attribuzioni contro i pubblici ministeri di Milano per il caso Sismi-Abu Omar, una accentuazione della peraltro già netta politica filo palestinese e filo Hezbollah in Medio Oriente e la richiesta da parte dell'Italia di una conferenza internazionale di pace per l'Afghanistan, che apra il tavolo delle trattative anche ai Taleban - senza l'accordo con i quali che riconosca almeno de facto il diritto a assicurare in quel paese una zona di rifugio garantito per Al Qaeda, non ci potrà essere pace in quel Paese - e con la minaccia che ove questa non fosse convocata l'Italia ritirerebbe la sua missione militare, una apertura alla Russia e alla Serbia in relazione al Kossovo. Nell'accordo non vi potrà non essere una legislazione aperta a una più ampia integrazione degli immigrati, la tassazione delle rendite finanziarie, l'abolizione almeno de facto della legge Biagi, il salario minimo garantito a tutti i maggiori di sedici anni, l'esproprio o almeno la requisizione delle case sfitte, e così via. Sono peraltro questi temi che sono propri ai cattolici democratici e che non ostacolerebbero, ma anzi li aiuterebbero nel loro sostegno al governo Veltroni. Certo vi sarebbe il problema della istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova, ma il leader Veltroni l'ha già promessa, e i cattolici democratici non potranno dimenticare che l'opposizione al G8, quella di piazza ma non violenta (ma quale manifestazione di piazza per avere efficacia potrà mai essere non violenta?) fu benedetta nel corso di una Santa Messa celebrata ad hoc dall'allora arcivescovo di Torino. Se la Nota dottrinale e il Documento che dovrebbero essere emanati lo fossero, certo essi potrebbero mettere in qualche imbarazzo i parlamentari cattolici del Partito democratico, dato che questo partito per la sua composizione e i suoi riferimenti ideologici, anche cattolico-progressisti, oltre che per la necessità di stringere un accordo con la Sinistra Arcobaleno, non potrà astenersi dal fare approvare provvedimenti legislativi che sarebbero in contrasto con il tradizionale insegnamento della Chiesa. Anzitutto però, forti sembrano essere le pressioni di larga parte dell'Episcopato italiano, dei movimenti cattolici e anche da ambienti della Segreteria di Stato vaticana perché questa Nota e questo documento non vengano pubblicati, almeno per ora. Ma se anche lo fossero, la questione non sarebbe poi forse così grave! Per la Chiesa italiana, come è apparso chiaro dalla relazione introduttiva del presidente della Conferenza Episcopale Italiana all'ultima sessione della Commissione Permanente, per i cattolici italiani vi è non un solo ordine di valori: quello collegato alle materie che il Papa definì "non negoziabili", ma anche l'ordine dei "valori sociali", ben rappresentato dal programma sociale e politico della Sinistra Arcobaleno, e anche oltre in materia di "pace senza se e senza ma" e di politica filoaraba e anti-israeliana e antiebraica in generale. E i parlamentari cattolici democratici - i teodem sono stati spazzati via dalle liste o posti con il loro "esilio" alla Camera dei Deputati nelle condizioni di non poter nuocere! - potrebbero ben sostenere che dato il carattere laico della nuova maggioranza e l'accentuato carattere laicista della società italiana nella quale i cattolici "senza se e senza ma" si avviano a diventare una diaspora, potrebbero ben sostenere che al fine di difendere puramente e semplicemente il primo ordine dei valori, non si può sacrificare il secondo, anche applicando i criteri propri della morale cattolica, detti del "male minore" o del "bene possibile". E poi si potrebbero ottenere garanzie sul mantenimento dell'otto per mille, dell'esenzione dall'Ici, del finanziamento dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e così anche di altri privilegi concessi alla Chiesa d'Italia dalle leggi civili. E poi, è passato il tempo del tandem Sodano-Ruini; e oggi siamo a quello meno dottrinale o sovrano, ma più pratico e compromissorio, di Bertone-Bagnasco! Io ero per il primo, ma io non conto né siedo in Parlamento. 29/03/2008.

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