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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"  27-28 febbraio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

La rivolta dei loso cattolici ( da "EUROPA ON-LINE" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: CRESCE IN UNIVERSITÀ IL FRONTE ANTI-CEI La rivolta dei loso cattolici GIOVANNI COCCONI In principio fu l?abiura della «cristiana laica» Roberta De Monticelli. Poi venne lo strappo dell?accademico pontificio Vittorio Possenti. Ma ora l?argine si è spezzato e i filosofi cattolici meno ortodossi hanno deciso di rompere il fronte del silenzio.

Noi Radicali un po' sturziani ( da "EUROPA ON-LINE" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si è realizzata tra cattolici e laici quella integrazione di pensiero e di politica rimasta l?esempio più alto di governo dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi. Tra i vari punti saldi della politica di Sturzo, inoltre, vanno evidenziati i tantissimi aspetti che lo uniscono alle proposte liberali di Marco Pannella e che unirono Sturzo a De Gasperi nelle scelte decisive.

Sui giornali laici sale il dissenso cattolico ( da "EUROPA ON-LINE" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: S C R I P T A M A N E N T Sui giornali laici sale il dissenso cattolico PANORAMIX Appello a Bagnasco Il Foglio pubblica ?la bozza segreta? di un appello indirizzato a tutti i professori di Filosofia morale d?Italia scritto dal Carmelo Vigna e Stefano Semplici per criticare la linea della Cei e di monsignor Angelo Begnasco a proposito dei temi sul fine vita.

Cattolici contro <Il testamento è già eutanasia> ( da "Riformista, Il" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Una tentazione - dice Scienza & Vita - che emerge nelle schiere dei laici e talvolta si insinua persino in ambienti cattolici e che deve essere assolutamente respinta». Una tentazione, che «si insinua persino in ambienti cattolici». Quei cattolici che non vogliono la legge per motivazioni profondamente "pro life".

<Il Pd? Come il loft, vuoto assoluto> ( da "Giornale.it, Il" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ha sentito anche lei una svolta laica nei suoi primi passi? «Direi che un nuovo leader come lui, di grande esperienza politica democristiana, ha evidentemente ritenuto necessario mostrare maggior considerazione per le posizioni laiche della grande maggioranza della popolazione e della sua stessa base elettorale».

torino, il cardinale poletto attacca "un errore l'intervista a küng" - vera schiavazzi ( da "Repubblica, La" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il principale teologo cattolico del dissenso, tra i primi a contestare proprio l´infallibilità papale, era stata pubblicata il giorno prima da Le Monde e titolata in modo analogo («La chiesa cattolica rischia di diventare una setta»), senza che per altro né le gerarchie cattoliche francesi né altri protestassero per l´iniziativa del quotidiano di Parigi.

bio-testamento, la moratoria non passa bossi: mediare tra laici e cattolici - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tra i laici e i cattolici: troveremo anche in questo caso la quadra, e lo dico da laico». Una quadra per il momento sembra l´abbia trovata il segretario del Pd Dario Franceschini con l´ala laica più insofferente del suo partito. Quella che due giorni fa ha sottoscritto la lettera appello sul sito di Micromega per definire «una resa»

a destra si allarga il fronte dei ribelli "disubbidiamo, no a quella legge" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Laici che facciano "outing" finora se ne son visti pochi nel Pdl - scavalcati da un cattolico doc come Beppe Pisanu, contrario a quel ddl - ma pian piano stanno prendendo coraggio. Forse per questo i vertici del partito hanno fretta di chiudere la partita e hanno respinto ieri la proposta di moratoria avanzata,

Tra Stato E CHIESA ( da "Manifesto, Il" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: AGGETTIVO SULL IDEA DI LAICITÀ Tra Stato E CHIESA «Sana», «giusta», «legittima». Limitando con un attributo il concetto di laicità, la chiesa cattolica si riserva la facoltà di specificarne il significato politico. Anticipiamo ampi stralci dalla relazione con cui si apre oggi a Torino la quinta giornata della «Settimana della politica» Daniele Menozzi Il papato odierno propone la «

Bioetica, dissensi bipartisan. Ma il Pdl: avanti tutta ( da "Messaggero, Il" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Venerdì 27 Febbraio 2009 Chiudi Bioetica, dissensi bipartisan. Ma il Pdl: avanti tutta Appello trasversale per un rinvio a dopo le elezioni. No da maggioranza e Pd. Bossi: mediare tra laici e cattolici

ROMA - Il disegno di legge sul testamento biologico, in discussione alla commissione Sanit&#... ( da "Messaggero, Il" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E allora tocca un'altra volta alla Lega, come accade spesso in questa legislatura, provare a fare da ponte con il Pd. Umberto Bossi, infatti, assicura: «Anche in questo caso troveremo una mediazione tra laici e cattolici. Lo dico da laico. Oggi tutto va mediato».

Pannella: "Il Pd? Come il loft, vuoto assoluto" ( da "Giornale.it, Il" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ha sentito anche lei una svolta laica nei suoi primi passi? «Direi che un nuovo leader come lui, di grande esperienza politica democristiana, ha evidentemente ritenuto necessario mostrare maggior considerazione per le posizioni laiche della grande maggioranza della popolazione e della sua stessa base elettorale».

Pannella: "Il Pd? Vuoto assoluto" ( da "Giornale.it, Il" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ha sentito anche lei una svolta laica nei suoi primi passi? «Direi che un nuovo leader come lui, di grande esperienza politica democristiana, ha evidentemente ritenuto necessario mostrare maggior considerazione per le posizioni laiche della grande maggioranza della popolazione e della sua stessa base elettorale».

E' massima la confusione biotestamentaria, e se non se ne facesse niente? ( da "Foglio, Il" del 27-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Dove sto sbagliando? Pino Mulone, Trino (Vc) Chi sta con Bagnasco, chi contro, chi con Pisanu o i professori, ma non con Sofri e Veronesi: la situazione biotestamentaria è confusa, tra i laici come tra i cattolici. E se non se ne facesse niente?

Un po' di coscienza a destra, partita aperta sulla bioetica ( da "EUROPA ON-LINE" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: lanciata da otto senatori laici e cattolici dei due schieramenti, intendeva rispondere al timore che l?accelerazione legislativa su un tema così delicato potesse sfociare in un pasticcio giuridico. Ma la proposta è stata velocemente archiviata dai maggiorenti di Pd e Pdl, impegnati, ormai, a chiudere una partita già ricca di variabili e imprevisti.

La moratoria non regge, il Pd si ricompatta e va a vedere ( da "EUROPA ON-LINE" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: avanzata in mattinata da otto senatori laici e cattolici, non è mai davvero avanzata nel partito che invece ha fatto ogni sforzo per ricompattarsi e sfidare il centrodestra a presentare un testo unitario, proprio nel momento della sua massima divisione. Dopo l?incontro con il segretario Dario Franceschini e grazie al pressing del gruppo al senato,

L'ex fogliante è uscito dal gruppetto ( da "EUROPA ON-LINE" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «con la tradizione, la cultura e la fede cattolica, è questo che attende ancora di essere laicamente spiegato ». L?ex fogliante è uscito dal gruppo. O dal gruppetto? L?Europa di Prodi Da qualche tempo, sul Messaggero è frequente trovare sui grandi temi che dominano il dibattito politico internazionale la firma dell?

schifani: più tempo per il biotestamento - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Quello laico, dei parlamentari che iniziano a dissentire sul ddl Calabrò giudicandolo restrittivo, e quello ultracattolico, che ritiene la disciplina troppo permissiva. E allora, la moratoria per un approfondimento, non di tre mesi come proposto da alcuni, ma almeno di un paio di settimane, si fa strada, anzi viene annunciata dal presidente del Senato,

"proseguiremo sulla via dei nobel soria? lo conosco da quarant'anni" - sara strippoli ( da "Repubblica, La" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina V - Torino Laici e no Non vedo perché riequilibrare il peso fra atei e cattolici Per quello che mi competeva ho contattato soprattutto persone che sentivo vicine Il neopresidente spiega i programmi e sull´inchiesta preferisce la cautela "Proseguiremo sulla via dei Nobel Soria?

i preti contestano la chiesa dei no - claudia brunetto ( da "Repubblica, La" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il pluralismo religioso, la laicità della politica e dello Stato. «è da tempo - continua Giuè - che sentiamo l´esigenza di aprire un dibattito. Sono moltissimi i sacerdoti che sentono addosso una grande responsabilità nei confronti dei loro fedeli e che cercano di essere per loro un punto di riferimento reale e presente.

A un mese esatto dal congresso fondativo del Popolo della libertà, si discute in un seminario a... ( da "Stampa, La" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici intorno alla centralità della persona, alla sua dignità e all'impossibilità di cedere in questa sfera ogni tipo di determinismo». Anche il ministro Bondi ne ha parlato, anche se con un'apertura verso l'incontro fecondo tra forze differenti: «Le nostre radici culturali comuni sono nell'incontro tra il cattolicesimo liberale,

Odifreddi e Giorello danno un'impronta laica al rilancio Il comitato dei saggi non dovrà più rispondere a Soria ( da "Stampa, La" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Odifreddi e Giorello danno un'impronta laica al rilancio Il comitato dei saggi non dovrà più rispondere a Soria [FIRMA]MARIO BAUDINO Il nuovo Grinzane parte laico e smagrito, con il matematico Piergiorgio Odifreddi al volante e una nuova attenzione per le scienze. Ieri, nello studio dell'avvocato Guido Jorio, è stato lo stesso professionista,

la religione ok, ma la ginnastica? ( da "Repubblica, La" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quanto devo aspettare che la scuola laica prevista dalla costituzione mi faccia passare di ruolo? Voglio ricordare che la religione a scuola è facoltativa, i miei colleghi (?) di religione lavorano anche con solo tre alunni per classe, mentre io che insegno educazione fisica lavoro in palestra anche con trenta persone alla volta.

Il nuovo Grinzane parte laico e smagrito, con il matematico Piergiorgio Odifreddi al volante e una n... ( da "Stampa, La" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il nuovo Grinzane parte laico e smagrito, con il matematico Piergiorgio Odifreddi al volante e una nuova attenzione per le scienze. Ieri, nello studio dell'avvocato Guido Jorio, è stato lo stesso professionista, affiancato dall'assessore regionale alla cultura, Gianni Oliva, da Piergiorgio Odifreddi e dal filosofo della scienza Giulio Giorello,

<Fine-vita>, sì a una pausa Schifani: più tempo per l'intesa ( da "Corriere della Sera" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: incontro tra laici e cattolici ». Per una sospensione dell'esame in Parlamento, è invece Emma Bonino. Che a Micromega spiega: «Il popolo italiano deve sapere di cosa stiamo parlando al di là degli anatemi e degli insulti. Invece è mancata una mobilitazione seria prima e durante il caso Englaro, che è stato una manipolazione goebbelsiana.

<I dissidenti? Niente corse tra chi è più cattolico> ( da "Corriere della Sera" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Non vorrei che qualcuno volesse fare la corsa a chi è più cattolico tra i cattolici e a chi è più laico tra i laici». Dubbio legittimo, anche se il testo di legge neanche lui lo considera un Vangelo: «Ma no, è assolutamente emendabile, non è un testo blindato, nato nelle segrete stanze di una persona.

<L'ho denunciato ma prego per lui> Il prof che accosta Pinocchio e Vangelo ( da "Corriere della Sera" del 28-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il diritto alla vita può essere sostenuto anche in uno Stato laico». In linea con gli obiettivi associativi: «la promozione della difesa della vita umana», «dal concepimento alla morte naturale», in pratica un no secco «all'aborto, alla fecondazione artificiale, all'eutanasia». Senza per forza rientrare nel concetto cattolico della indisponibilità della vita,


Articoli

La rivolta dei loso cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

BIOETICA   CRESCE IN UNIVERSITÀ IL FRONTE ANTI-CEI La rivolta dei loso cattolici GIOVANNI COCCONI In principio fu l?abiura della «cristiana laica» Roberta De Monticelli. Poi venne lo strappo dell?accademico pontificio Vittorio Possenti. Ma ora l?argine si è spezzato e i filosofi cattolici meno ortodossi hanno deciso di rompere il fronte del silenzio. Ieri, per dire, il Foglio anticipava «a tradimento» l?appello di alcuni filosofi morali contro la linea ufficiale della Cei sul testamento biologico e il teologo Vito Mancuso chiedeva, su Repubblica, un Concilio Vaticano III per una nuova teologia della natura. «Se ai nostri giorni la Chiesa sembra talora tornata a quella della Controriforma ? scrive Mancuso ? questo lo si deve a un?antiquata teologia della natura che ancora governa la dottrina, incapace di assumere il principio di laicità introdotto dal Vaticano II a proposito della storia ». La De Monticelli non ama la definizione di filosofa cattolica. Però è un fatto che sulla scia di un gruppo di pensatori credenti del San Raffaele di Milano stia sorgendo un nuovo fronte del dissenso. Non è un caso. La facoltà di Filosofia di Cesano Maderno nacque sette anni fa, grazie a un?idea di don Luigi Verzé e Massimo Cacciari, proprio per fare i conti fino in fondo con le frontiere della modernità, che al San Raffaele significa soprattutto la ricerca biomedica. Mancuso, per esempio, ha sviluppato una linea di dialogo tra teologia e biologia sulla linea del gesuita Teillhard de Chardin, con un?enfasi sul principio della libertà individuale (e del libero arbitrio) che ha ricadute dirompenti anche in teologia. E che oggi gli fa scrivere che «La libertà è al centro del pensiero anche della De Monticelli che ha rianimato la fenomenologia riprendendo l?idea scheleriana di persona e smarcandosi dal personalismo che, attraverso Maritain, torna a San Tommaso. Il personalismo kantiano di Roberto Mordacci e Massimo Reichlin fa i conti addirittura con un liberale illustre come John Rawlse e ricerca una terza via tra etica laica ed etica cattolica. Echi di un certo ?personalismo neoliberale? si ritrovano anche tra i filosofi cattolici del gruppo di Padova (Enrico Berti, Antonio Da Re e Corrado Viafora), e nel pensiero di Stefano Semplici e Carmelo Vigna, docenti a Roma e Venezia, promotori dell?appello a monsignor Bagnasco perché sul tema del testamento biologico «la Chiesa possa esprimere una capacità di inclusione più ampia». Un appello («pubblicato a tradimento sul Foglio» dice Vigna) firmato anche dai progressisti Virgilio Melchiorre, Giuseppe Cantillo, Francesco Totaro, Ugo Pierone, Mario Signore, Bernardo Razzotti, Aurelio Rizzacasa. «Questa nuovo personalismo liberale non si basa più su una fondazione ontologica del concetto di persona come creatura di Dio, che dividerebbe credenti e non credenti, ma sulla teoria morale di Kant secondo la quale le persone nascono libere ed eguali. ? spiega Mordacci ? L?importante è non confondere questa posizione con quella di certi libertaristi secondo i quali la libertà è priva di leggi interne». Dal punto di vista speculativo il solco rispetto al tomismo ortodosso che si insegna in Cattolica è sempre più profondo. «Oggi là l?impronta tomista si avverte molto più forte che in passato: è venuta meno la componente bontadinana che combinava San Tommaso con la fenomenologia di Husserl e ne è rimasta solo una certa interpretazione che risale alla Scolastica del ?600». Un altro ex illustre cervello della Cattolica, Giovanni Reale, oggi al San Raffaele, ha preso pubblicamente le distanze dalla posizione della Cei sul caso Englaro. Un caso, anche politico, che ha gonfiato l?onda del nuovo dissenso cattolico e che ha convinto anche un conservatore come Possenti a prendere in mano carta e penna. «La gerarchia ecclesiastica si è troppo politicizzata, in parte anche involontariamente, ma di fatto ha passato il segno e si è schiacciata sulla destra. ? spiega Vigna ? Di qui la rivolta dei cattolici più colti, quelli che possono parlare sui giornali e farsi sentire. Il rapporto personale con i colleghi che insegnano in Cattolica è buono ma molti di loro hanno più difficoltà a parlare liberamente, a venire fuori, anche per ragioni ?istituzionali?. Ormai là comandano Opus Dei e Comunione e liberazione ». «Sui temi della bioetica c?è paura di esporsi in pubblico, ? aggiunge Mordacci ? i cattolici non allineati preferiscono non esporsi, non per banali ragioni di carriera accademica, ma perché rischia di essere messa in dubbio la loro appartenenza alla famiglia cattolica». In effetti sorprese la violenza di certe reazioni all?articolo di Possenti, il quale si limitava a ricordare che «il principio della indisponibilità della vita sul piano razionale non è fondato ma al limite giustificabile per fede, e che quindi non possiamo considerarlo valido per tutti». Ma per Mordacci il punto è proprio questo. «Certe posizioni della Cei in fondo cavalcano un?ondata di reazione alla modernità alla quale oppongono il principio di autorità, in questo senso spalleggiati dal nichilismo di certe posizioni puramente libertarie». Sarebbe sbagliato sottovalutarne la portata. «Non rappresentano un segnale di debolezza, anzi sono in sintonia con un certo spirito del tempo e alla fine hanno anche trovato una sponda politica in parlamento ».

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Noi Radicali un po' sturziani (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Noi Radicali un po? sturziani PIER PAOLO SEGNERI «Ogni sistema elettorale ha i suoi inconvenienti», asseriva spesso don Luigi Sturzo addentrandosi nei meccanismi e nel funzionamento del nostro sistema democratico. Perché la democrazia, che è incompiuta per definizione, ha sempre necessità di continui perfezionamenti e miglioramenti. Su questo limite e pregio della democrazia, don Sturzo costruì la propria posizione politica degli anni cinquanta. Infatti, dopo l?esperienza delle elezioni del 1948, criticò il sistema proporzionale, che pure fino ad allora aveva sostenuto, optando invece per il sistema americano. Nel 1950, scrivendo su Il carattere delle leggi elettorali, il fondatore del Partito popolare italiano affermò che «uno strumento di giustizia elettorale, quale è la proporzionale, è divenuto il mezzo adatto per un più vasto dominio dei partiti, sia imponendosi al corpo elettorale, sia sostituendo la propria iniziativa a quella parlamentare e governativa, sia imponendo le proprie direttive e i propri uomini». Sembra una frase scritta in questi giorni e riferita al nostro ancien régime, cioè al regime partitocratico che domina l?Italia da sessant?anni e che è arrivato il momento di spodestare, con un cambio radicale dei metodi e della classe dirigente. Quella di Sturzo, incredibile a leggersi, è una frase che si addice perfettamente all?attuale ?porcellum? o alla legge elettorale per le Europee. Ed è un?analisi ancora valida perché Sturzo, già dal 1950, propose di ritornare al sistema uninominale maggioritario con votazione di ballottaggio a otto giorni di distanza. È su questa scia di rinnovamento che, fino al 1954, sotto la sapiente guida di Alcide De Gasperi, si è realizzata tra cattolici e laici quella integrazione di pensiero e di politica rimasta l?esempio più alto di governo dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi. Tra i vari punti saldi della politica di Sturzo, inoltre, vanno evidenziati i tantissimi aspetti che lo uniscono alle proposte liberali di Marco Pannella e che unirono Sturzo a De Gasperi nelle scelte decisive. Per esempio, quando entrambi furono concordi nell?affidare a Luigi Einaudi la politica di risanamento economico. Oppure quando scelsero, come dato distintivo della Democrazia Cristiana e dell?Italia democratica, la politica estera atlantica ed europeista e l?appoggio all?America per l?opera di ricostruzione del paese. I Radicali di Pannella e di Emma Bonino sono, ancora oggi, nel solco della stessa storia e continuano ad essere i più convinti sostenitori di quel filo sottile e silenziato, ma ininterrotto, che lega tra loro il pensiero e l?azione politica di Luigi Sturzo con la visione e la capacità di governo di Alcide De Gasperi e il senso dello stato di Luigi Einaudi, forse il più grande statista che la nostra repubblica abbia avuto. Al centrosinistra italiano manca, purtroppo, la consapevolezza di avere l?occasione ? proprio nell?odierna crisi ? di poter costruire finalmente un?alternativa di stampo liberale e socialista rispetto alla destra conservatrice. Un?alternativa di governo antica e nuovissima invece dell?attuale e ormai vecchio asse catto-comunista. C?è da realizzare una forza democratica radicalmente riformatrice, federalista europea e laica, proprio come il progetto politico della Rosa nel Pugno ha sempre proposto e sostenuto. È necessario, cioè, aprire le porte alla nascita di un partito democratico sul modello americano. E Sturzo stesso vide tale prospettiva, qualora si fosse arrivati ad una riforma del sistema sul modello appreso nel suo esilio statunitense. Per queste ragioni e molte altre ancora, compreso il dibattito sull?appuntamento elettorale delle Europee di giugno, da venerdì 27 febbraio a domenica 1° marzo si terrà a Chianciano il VII congresso italiano del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito. Un Congresso di r/esistenti sulla linea, anche, degli insegnamenti di don Luigi Sturzo perché, come ha ribadito Pannella, «noi vorremmo, in questa occasione, cercare di fornire prime risposte ad alcuni interrogativi che riteniamo comuni e urgenti a coscienze e storie che non sono estranee, a nostro avviso, ad alcuna parte politica, sociale, religiosa, laica o confessionale oggi organizzata o comunque presente nel nostro paese». Insomma, continua a ripetere Pannella, «come dopo 20 anni di fascismo è stato possibile e necessario porre fine a quel regime, ora, dopo 60 anni, è necessario chiudere con questo regime partitocratico ».

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Sui giornali laici sale il dissenso cattolico (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

S C R I P T A M A N E N T Sui giornali laici sale il dissenso cattolico PANORAMIX Appello a Bagnasco Il Foglio pubblica ?la bozza segreta? di un appello indirizzato a tutti i professori di Filosofia morale d?Italia scritto dal Carmelo Vigna e Stefano Semplici per criticare la linea della Cei e di monsignor Angelo Begnasco a proposito dei temi sul fine vita. L?idea di partenza è quella «di contribuire al dibattito anche interno alla Chiesa sulle questioni del fine vita, con una riflessione non destinata ai giornali ma ai nostri pastori». Partendo dalla considerazione che «il favor vitae sia il presupposto ?non negoziabile? della relazione medico-paziente e delle garanzie che il diritto consolida e non può non consolidare intorno ad esso», l?appello a Bagnasco che si concentra su due punti fondamentali. Primo: «Una chiara, inequivocabile dichiarazione anticipata di volontà deve poter costituire (nelle condizioni estreme come quelle di uno stato vegetativo persistente e solo in esse) una condizione di eccezione al principio generale per il quale devono essere garantite a tutti i pazienti. Anche a coloro che non sono più in grado di esprimersi, non solo le forme di sostegno vitale come l?alimentazione e l?idratazione ma tutte le terapie che non possono essere considerate forme di accanimento »; secondo: «Ai pazienti capaci di intendere e di volere e che si trovano tuttavia in condizioni di totale dipendenza fisica deve essere comunque garantita la rinuncia alle cure. Anche quando questa rinuncia richieda un comportamento in qualche modo ?attivo? da parte di un medico». Fermo restando «il diritto di astensione» del medico, il paziente «dovrà poter vedere soddisfatta la propria richiesta». ?Piccolo gregge?? Altro quotidiano, altri dubbi. La Stampa pubblica una intervista al teologo Hans Küng che così commenta la revoca della scomunica ai quattro vescovi ordinati vent?anni fa da monsignor Lefebvre: «In questa faccenda il problema fondamentale è l?opposizione al Vaticano II, in particolare il rifiuto di un rapporto nuovo con l?ebraismo. Un papa tedesco avrebbe dovuto considerare centrale questo punto e mostrarsi senza ambiguità nei confronti dell?Olocausto. Invece non ha valutato bene il pericolo». «D?altra parte ? aggiunge ? trovo scandaloso che, per i 50 anni dal lancio del Concilio da parte di Giovanni XXIII, il papa non abbia fatto l?elogio del suo predecessore, ma abbia scelto di togliere la scomunica a persone che si erano opposte a questo concilio ». Che Chiesa lascerà questo papa ai suoi successori? «Penso che difenda l?idea del ?piccolo gregge?. È un po? la linea degli integralisti: pochi fedeli e una Chiesa elitaria, formata da ?veri? cattolici. Questa evoluzione è chiaramente una restaurazione, che si manifesta nella liturgia, ma anche in atti e gesti, come dire ai protestanti che la Chiesa cattolica è l?unica vera Chiesa». Tra le considerazioni, Küng aggiunge che il pontefice «potrebbe anche convocare un nuovo Concilio» che «permetterebbe di regolare alcune questioni rimaste in sospeso, come il celibato dei preti e la limitazione delle nascite». Un nuovo Concilio E proprio di un Vaticano III scrive sulla prima pagina di Repubblica Vito Mancuso: «Se ai nostri giorni la Chiesa sembra talora tornata quella della Contro-riforma, questo lo si deve in gran parte a un?antiquata teologia della natura che ancora governa la dottrina, incapace di assumere il principio di laicità introdotto dal Vaticano II a proposito della storia». Qualche settimana fa su questa rubrica venne segnalato un editoriale sul manifesto di Filippo Gentiloni che invocava proprio un Vaticano III. La discussione è aperta.

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Cattolici contro <Il testamento è già eutanasia> (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

mappe dietro la lettera dei cinquantatrè e le divisioni nel centrodestra Cattolici contro «Il testamento è già eutanasia» RETROSCENA. Cossiga e Alleanza cattolica. Mantovano e una minoranza di Comunione e liberazione. Gli scissionisti di Scienza & Vita guidati da Pessina e peones assortiti. Il fronte dei credenti contrari al ddl Calabrò contesta al Pdl (e alla Cei di Bagnasco) una questione irrisolta: per difendere la vita meglio una legge o l'assenza di legge? di Paolo Rodari Alcuni dei 53 senatori del Popolo della Libertà che l'altro ieri hanno firmato il documento "Mai più un caso Eluana" hanno voluto precisare che il loro consenso mirava semplicemente a un miglioramento del disegno di legge di maggioranza sul testamento biologico presentato dal relatore Calabrò. Nessun intento di dividere il Pdl, hanno spiegato. E il medesimo concetto è stato ribadito anche da una nota congiunta di Maurizio Gasparri e Gateano Quagliariello, presidente e vicepresidente vicario del Pdl al Senato. Ma è lo stesso documento a confermare come e quanto le posizioni divergano nel principale partito di maggioranza. A guidare la pattuglia dei 53 assieme al presidente Francesco Cossiga c'è il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. La cosa non è senza significato. Dietro di lui c'è Alleanza Cattolica, un'associazione ortodossa e tradizionalista quanto alla difesa della dottrina della Chiesa. Vi fa parte anche lo studioso di religioni mondiali Massimo Introvigne il quale, con Alleanza Cattolica, organizza incontri a mo' di club anglosassone sui temi più disparati. Sarebbe troppo dire che Alleanza Cattolica è contro la decisione della Chiesa e del presidente della conferenza episcopale italiana di aprire a una legge sul "fine vita", convinzione fondata sulla preoccupazione che, senza una legge non c'è modo di tutelare quegli italiani che oggi si trovano nella medesima situazione di Eluana Englaro. Ma all'interno di Alleanza Cattolica, come all'interno di altri movimenti ecclesiali e associazioni cattoliche, si fa strada il fronte di quanti vedono nel testamento biologico, e dunque in qualunque dispositivo di legge che cerchi di regolamentarlo, una prima apertura all'eutanasia. A conferma che le posizioni sono eterogenee e che, proprio in queste ore, il dibattito è aperto, ecco ieri un comunicato di Comunione e liberazione. Il titolo dice tutto: «Sul "fine vita" siamo col cardinale Bagnasco». Il messaggio è chiaro: se qualcuno avesse ancora dei dubbi, se qualcuno fuori, ma soprattutto dentro Cl, pensasse che una legge non sia necessaria, si sbaglia. Cl sta con Bagnasco e sostiene l'apertura che lo scorso agosto, proprio al Meeting di Rimini organizzato da Cl, i vertici della Chiesa fecero in merito a una legge sul "fine vita". Tra i ciellini una posizione in qualche modo diversa da quella ufficiale l'ha presa il settimanale Tempi. In un editoriale dello scorso numero Tempi si domanda se abbia davvero senso una legge sul testamento biologico. In particolare, il settimanale si chiede se prima di una legge non avesse senso soffermarsi su quanto accaduto a Eluana Englaro e dire cosa la sua morte sia stata: «Eutanasia». «Poiché - scrive Tempi - è realistico prevedere che, fatta la legge, vi sarà chi, appellandosi al precedente di Eluana, la riterrà restrittiva e, verosimilmente, giungerà a chiedere un pronunciamento referendario o della Corte Costituzionale, non ci pare utile, né sensato partecipare all'attuale discussione sul testamento biologico». Nel mondo dell'associazionismo che fa riferimento alla Chiesa italiana il tentativo è comunque quello di fare quadrato attorno a Bagnasco. Scienza & Vita in particolare -la "lobby" cattolica che lavora in favore della vita - difende senza possibilità di dubbio la posizione del presidente della Cei. Un comunicato dell'associazione ha ribadito ieri la necessità di una legge che ovviamente non può «e non deve prevedere la possibilità di rinunciare all'alimentazione e all'idratazione». «Una tentazione - dice Scienza & Vita - che emerge nelle schiere dei laici e talvolta si insinua persino in ambienti cattolici e che deve essere assolutamente respinta». Una tentazione, che «si insinua persino in ambienti cattolici». Quei cattolici che non vogliono la legge per motivazioni profondamente "pro life". Il documento dei 53, infatti, sembra la prosecuzione di una polemica ancora non risolta. Cominciò l'estate scorsa con l'addio dall'esecutivo di Scienza & Vita di Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica dell'università del Sacro Cuore. Galeotto fu un consiglio di presidenza coordinato da Bruno Dallapiccola e Maria Luisa Di Pietro che, di fatto, aprì al testamento biologico ribaltando una precedente posizione di più marcata chiusura. 27/02/2009

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<Il Pd? Come il loft, vuoto assoluto> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 50 del 2009-02-27 pagina 9 «Il Pd? Come il loft, vuoto assoluto» di Laura Cesaretti Il leader dei Radicali: «Dagli anni '60 sogno un partito democratico e laico, all'americana. Ma questa sinistra si è rivoluzionata solo a chiacchiere. Franceschini? Un leader di grande esperienza politica democristiana...» RomaTra un sigaro toscano e un gigantesco piatto di carbonara, alla vigilia del 7° congresso dei Radicali italiani che si apre oggi a Roma, Marco Pannella parla del suo partito e del Pd, di Di Pietro e dei referendum, del caso Englaro e del «nulla» di Walter Veltroni. Pannella, i rapporti tra i Radicali e il Pd di Veltroni non sono stati facili in questo anno. Con Franceschini andrà meglio? «Per quanto riguarda noi Radicali, siamo già nella fase organizzativa della lotta per un nuovo regime. Che presume la liquidazione, dopo 60 anni, della partitocrazia; come dopo 20 anni ci fu quella del fascismo. Il nostro congresso italiano è mirato a questo: mobilitare i Radicali, e intorno a loro chi lo voglia, per la liberazione democratica dalla messa a sacco del regime partitocratico. E la sostituzione radicale di una classe dirigente che dopo 60 anni potrebbe altrimenti continuare a produrre degrado e rovine. Lo so, come disse De Gaulle a chi gli chiedeva di abolire i cretini è un vaste programme». Già, «vaste programme». Ma non ha detto nulla su Franceschini. «Onestamente, la cronaca stucchevole di questo regime non mi ispira né simpatia né avversione ma solo indifferenza». È rimasto indifferente anche alle dimissioni di Veltroni? «Lo ripeto fino alla noia: a me interessa la politica. E nel loft, o come capperi si chiamava, fin dall'inizio ha abitato il vuoto di politica. Di solito riempito da quel che finisce nei canali di scolo della storia». Eppure lei fu il primo ad auspicare la nascita di un Partito democratico, fin dai tempi della svolta di Occhetto. «Se è per questo, fin dagli anni '60 il nostro obiettivo era la riforma americana e due grandi partiti, democratico e repubblicano, uno conservatore e uno riformatore ma entrambi laici e liberali». E il Pd di oggi non c'entra nulla con quell'obiettivo? «No, perché in tutte le sue componenti la sinistra partitocratica di oggi, al pari della destra partitocratica, a chiacchiere si è rivoluzionata ma in realtà si è solo meccanicamente adeguata a quel che accadeva nel mondo. E siamo giunti così in mezzo secolo al degrado di un Paese senza legalità e democrazia». Lei ha convocato questo congresso nel pieno del caso Englaro. Perché? «Perché durante questa vicenda c'è stato un ulteriore salto di qualità nella capacità degna quasi di Goebbels di ingannare il Paese, dando bestiale forza alla menzogna. Grazie alla quale tutti per un attimo abbiamo avuto il dubbio che davvero Eluana stesse per morire "di fame e di sete". Guarda caso fu proprio il Silvio nazionale, in quei giorni, a dire "andatelo a chiedere a Pannella come ci si sente dopo quattro giorni di fame e di sete". Naturalmente nessuno è venuto a chiedermelo, altrimenti avrei spiegato che anche una persona in perfette condizioni, dopo le prime 24 ore, non sente più nulla che somigli a fame e sete». Vi hanno accusati di promuovere l'eutanasia. «Vorrei semplicemente ricordare, visto che parlo al Giornale, che uno dei massimi liberali pro-eutanasia, in tempi in cui sembrava una bestemmia, fu Indro Montanelli. E sarebbe forse utile documentarsi sul rapporto straordinario tra Indro e la storia dei Radicali, da Pannunzio a me stesso». Intanto il Parlamento sta discutendo il testamento biologico. E c'è già chi promette referendum. «Un referendum comporta preparazione, propaganda, non eccessiva disparità tra le due tesi a confronto, rispetto dei suoi risultati. Insomma, se si vuol decidere di fare un refendum non si può sottovalutare il fatto che democrazia e stato di diritto non ci sono più in questo Paese, pena la morte del regime che li opprime. Ma è anche vero che può servire a costruire momenti di maggior comprensione e conoscenza da parte del "popolo sovrano" della realtà in cui è sommerso». Eppure c'è chi come Antonio Di Pietro non fa che annunciare referendum. «Questa storia del Di Pietro referendario è una gran balla, evidentissima a tutti. E infatti non è un caso che, come ieri a Bertinotti, oggi a Tonino, che evidentemente non dà fastidio a nessuno, viene lasciata piena opportunità di fare efficaci e demagogici comizi contro il regime e contro Berlusconi in ogni spazio di RaiSet (Rai e Mediaset, ndr)». Tornando a Franceschini, ha sentito anche lei una svolta laica nei suoi primi passi? «Direi che un nuovo leader come lui, di grande esperienza politica democristiana, ha evidentemente ritenuto necessario mostrare maggior considerazione per le posizioni laiche della grande maggioranza della popolazione e della sua stessa base elettorale». Più di Veltroni? «Non si può confrontare una politica, quale che essa sia, con il vuoto assoluto, con l'immagine priva di identità del Pd del loft». E di Berlusconi premier che opinione ha? «Che non è il genio del male o del bene ma l'ultimo, alto rappresentante della storia partitocratica italiana. E forse non si accorge che la velocità dei suoi trionfi si avvicina sempre più a quella della forza di gravità. Temo che con lui dovrà accorgersene il Paese: i capaci davvero di tutto crollano rovinosamente. Mentre i buoni a nulla dell'opposizione si confondono col fango dell'irrilevanza». Siete stati con lui, però. «Abbiamo puntato sulla fase enfaticamente liberale di Berlusconi. Che si chiuse definitivamente nel '96, alla vigilia delle elezioni, quando Silvio decise di mancare ai patti scritti, che prevedevano un uguale numero di candidati Radicali e di cattolici, e scelse un'altra linea, quella di cui oggi vediamo gli sviluppi. Tre anni dopo noi prendemmo l'8,5% alle Europee, e Berlusconi fu costretto a mobilitarsi, insieme ai "Massimi comunisti", per impedire la presidenza della Repubblica per Emma Bonino, voluta dal 72% degli italiani. Poi la escluse dalla commissione Ue a favore - guarda un po' - di Prodi. E infine invitò gli elettori ad andare al mare anziché votare i nostri 20 referendum del '99, dalla separazione delle carriere all'articolo 18, tutte le grandi riforme che allora Berlusconi promise di fare dal governo e che ancora aspettano di essere realizzate». Pannella, alle Europee che farete? «Siamo al solito in una condizione difficilissima. Staremo come sempre a vedere se si aprono falle nel muro anti-democratico, pronti a sfruttarle. Ma siamo già stati a lungo, e scegliendolo, fuori dal Parlamento e lontani dai finanziamenti pubblici, e siamo ancora qui, intenti a mandare a casa lor signori e sostituirli». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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torino, il cardinale poletto attacca "un errore l'intervista a küng" - vera schiavazzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 4 - Esteri Torino, il cardinale Poletto attacca "Un errore l´intervista a KÜng" Il teologo tedesco aveva criticato il Papa per la riammissione dei lefebvriani VERA SCHIAVAZZI TORINO - Una lunga intervista al teologo svizzero Hans KÜng, assai critica come già nel passato verso Benedetto XVI, pubblicata dal quotidiano La Stampa. E l´immediata protesta dell´arcivescovo di Torino, cardinal Severino Poletto, e di tutti i vescovi piemontesi, «amareggiati» per la scelta del giornale «proprio mentre la Chiesa torinese è impegnata nella preparazione di una nuova Ostensione della Sindone nel 2010, e si prepara in quell´occasione a accogliere con entusiasmo il Santo Padre». La polemica, non l´unica che in questi giorni ha visto impegnato l´arcivescovo (in precedenza aveva dichiarato di «pregare» affinché la presidente della Regione Mercedes Bresso cambiasse idea sul caso Englaro), è esplosa ieri pomeriggio con due note diffuse dagli uffici della Curia. Non senza scalpore per quello che un autorevole collaboratore della Stampa come Gianni Vattimo ha già definito «il tentativo di censura di chi si sente ormai in minoranza». L´intervista a KÜng, il principale teologo cattolico del dissenso, tra i primi a contestare proprio l´infallibilità papale, era stata pubblicata il giorno prima da Le Monde e titolata in modo analogo («La chiesa cattolica rischia di diventare una setta»), senza che per altro né le gerarchie cattoliche francesi né altri protestassero per l´iniziativa del quotidiano di Parigi. Punto centrale del colloquio, la revoca delle scomuniche, e la successiva correzione di rotta, verso il vescovo lefebvriano negazionista Richard Williamson: «Anche se il Papa non era a conoscenza dei discorsi negazionisti e lui personalmente non è antisemita, tutti sanno che quei quattro vescovi lo sono - ha dichiarato KÜng -. Il problema fondamentale è l´opposizione al Concilio Vaticano II e il rifiuto di un nuovo rapporto con l´ebraismo: un Papa tedesco avrebbe dovuto valutare meglio la questione e mostrarsi privo di ambiguità sull´Olocausto, come ha prontamente fatto la cancelliera Angela Merkel». Parole più che sufficienti, una volta che l´intervista è stata ripubblicata sul quotidiano torinese, per spingere Poletto a manifestare «sconcerto e amarezza» e a invitare i fedeli «in questo tempo di Quaresima a pregare affinché il Signore doni al Santo Padre il suo conforto e gli faccia sentire tutta la nostra vicinanza e totale sintonia col suo Magistero». «Auspico - ha aggiunto il cardinale - un atteggiamento maggiormente attento verso la chiesa cattolica (?). Torino ama il Papa e lo attende con affetto». Parole analoghe sono arrivate dalla Conferenza episcopale piemontese: «Un attacco infondato che alimenta la disinformazione. Ci meraviglia che un giornale come la Stampa non sappia valutare posizioni che vorrebbero presentarsi come aperte e innovatrici e risultano invece ripetitive, provinciali e scontate». Pronta e netta la replica di Giulio Anselmi, direttore del quotidiano del Gruppo Fiat: «Hans KÜng è un grande teologo e intellettuale che ha avuto con questo Papa rapporti alterni e non sempre negativi. Ha detto cose interessanti e le abbiamo pubblicate, mi dispiace che il cardinal Poletto se ne irriti. Ma è giusto che ognuno esprima il suo punto di vista: il cardinale, figura autorevolissima che del resto dispone di un suo giornale, come chiunque altro. Abbiamo lettori di vario tipo, non possiamo che avere un atteggiamento laico». Per il filosofo Gianni Vattimo, «siamo di fronte alla censura, alla decapitazione di ogni possibile dibattito. Il tipico delirio di onnipotenza di chi sta perdendo ogni autorevolezza». Mentre il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky osserva: «In democrazia, alle critiche si dovrebbe rispondere con degli argomenti, non dichiarandosi offesi. Il rispetto al Papa, come a tutti, è doveroso, ma è normale che la società civile si interessi a ciò che avviene nella chiesa cattolica, proprio come accade al contrario. Si direbbe che è la chiesa a non esservi ancora abituata».

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bio-testamento, la moratoria non passa bossi: mediare tra laici e cattolici - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 12 - Interni Bio-testamento, la moratoria non passa Bossi: mediare tra laici e cattolici Pdl, bufera su Saro e Malan. Pd, pace Franceschini-Veronesi I capigruppo di maggioranza e opposizione bocciano la proposta bipartisan, lanciata da Ichino, di un rinvio a dopo le Europee CARMELO LOPAPA ROMA - Troppa tensione, tanti animi surriscaldati, il caso Englaro appena alle spalle. E così 8 senatori di maggioranza e opposizione hanno provato a chiedere una moratoria di tre mesi, un rinvio a dopo le Europee dello scontro aperto sul testamento biologico all´esame del Senato. Ma la proposta lanciata dal democratico Pietro Ichino non ha fatto in tempo a circolare che in poche battute i capigruppo di Pdl e Pd l´hanno stroncata. Il ddl Calabrò, col suo carico di polemiche, dunque va avanti. Arranca tra rinvii nelle commissioni (in Sanità, dove l´esame è inchiodato ancora all´articolo 3, si voterà solo da martedì sera), forse approderà in aula con qualche giorno di ritardo rispetto al 5 marzo. Ma non ci sarà alcun congelamento, nonostante perplessità e critiche facciano breccia ormai anche dentro il Pdl. Fino a deflagrare ieri col caso della sostituzione (poi ridimensionata) dei due dissidenti Ferruccio Saro e Lucio Malan in prima commissione al Senato. Lì dove martedì il ddl affronterà il primo delicato passaggio: il parere di costituzionalità. Avanti a tappe forzate, anche se una mediazione andrà trovata, avverte Umberto Bossi, «tra i laici e i cattolici: troveremo anche in questo caso la quadra, e lo dico da laico». Una quadra per il momento sembra l´abbia trovata il segretario del Pd Dario Franceschini con l´ala laica più insofferente del suo partito. Quella che due giorni fa ha sottoscritto la lettera appello sul sito di Micromega per definire «una resa» gli emendamenti correttivi del Pd. Tra loro il senatore Umberto Veronesi e Andrea Camilleri, Paolo Flores D´Arcais e Stefano Rodotà. Franceschini è andato in mattinata a trovare Veronesi nel suo studio, un incontro di circa mezzora che i due hanno definito assai «schietto e franco». E chiarificatore. Il neo leader ne è uscito rinfrancato: «Veronesi ha ribadito il convincimento dell´assoluta libertà di scelta dei parlamentari ed è esattamente la linea del Pd. Mentre a spaccarsi è la caserma del Pdl». «Non siamo una caserma, ma neanche un albergo spagnolo, a differenza di altri gruppi» ribatte dal Pdl Gaetano Quagliariello a chi gli chiede conto del caso sollevato dal democratico Zanda in aula: sembra che i due dissidenti Saro e Malan stiano per essere sostituiti in commissione. Falso, contestano dal Pdl. «Loro, piuttosto, hanno sostituito Marino con la Bianchi - attacca Quagliariello - Abbiamo una linea e poi dei distinguo dei quali andiamo orgogliosi. Se ci verrà richiesto da Malan e Saro di essere sostituiti solo per quella riunione, prenderemo in considerazione l´istanza». Ma quella richiesta, fa sapere Saro, non arriverà. Cauto Malan: «Devo decidere». La capogruppo Pd Finocchiaro ironizza sulla «non smentita» citando George Bernard Show: «La notizia è vera ma prematura». Proprio la presidenza del gruppo Pd sembra non abbia gradito l´appello per la moratoria promosso da Ichino e sottoscritto da Bonino, Ceccanti e Bianco tra i democratici e dai dissidenti Pdl Paravia, Saro e Lamberto Dini. Anche perché la Finocchiaro si era impegnata per un esame rapido del ddl sul testamento biologico quando il governo ha accettato di ritirare quello sul caso Englaro. «Ci sono le condizioni per arrivare in tempi rapidi all´approvazione» ha tagliato corto ieri. E poi, chiudono anche dal Pdl, «se rinviassimo, sortiremmo l´effetto opposto: il clima caldo si protrarrebbe per mesi». La prossima settimana si riprende.

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a destra si allarga il fronte dei ribelli "disubbidiamo, no a quella legge" - francesco bei (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 13 - Interni A destra si allarga il fronte dei ribelli "Disubbidiamo, no a quella legge" Della pattuglia fanno parte Ghigo, Paravia e Sacco-manno. "Ancora di più alla Camera" FRANCESCO BEI ROMA - Antonio "Paravia", massiccio senatore An di Salerno, ha messo il suo cognome su metà degli ascensori italiani, volete che si spaventi a votare in maniera diversa da Gasparri sul testamento biologico? E infatti: «Ho serie perplessità sul ddl Calabrò, ma non mi asterrò. Non farò il Ponzio Pilato, stavolta voto contro». Laici che facciano "outing" finora se ne son visti pochi nel Pdl - scavalcati da un cattolico doc come Beppe Pisanu, contrario a quel ddl - ma pian piano stanno prendendo coraggio. Forse per questo i vertici del partito hanno fretta di chiudere la partita e hanno respinto ieri la proposta di moratoria avanzata, fra gli altri, anche da Lamberto Dini. E la pattuglia di senatori renitenti rischia di allargarsi quando la discussione arriverà in Aula. A quel punto difficile che non si faranno risentire senatori come Enzo Ghigo e Michele Saccomanno, che hanno firmato emendamenti per la soppressione dell´articolo del ddl Calabrò che vieta il suicidio assistito, uguali a quelli della radicale Poretti. Improbabile che uno come Roberto Centaro, ex presidente dell´Antimafia, non rinnovi le perplessità già espresse due settimane fa. Per non parlare del presidente della commissione affari costituzionali, Carlo Vizzini, che da vecchio socialdemocratico si prepara alla battaglia: «Anche io ho le mie idee su questo disegno di legge. E non mancherò di entrare nel merito quando arriverà in aula». Ieri tuttavia a tenere banco sono stati due senatori particolari. Particolari per la loro storia personale. Il primo è Ferruccio Saro, socialista craxiano, amico personale di Beppino Englaro. Il secondo è Lucio Malan, di fede valdese. Sono entrambi di Forza Italia, entrambi non condividono i divieti imposti dal ddl Calabrò. Il problema è che fanno parte della commissione affari costituzionali, che martedì deve votare il via libera al testamento biologico. Un bel guaio per il Pdl, tanto che ieri mattina il vicecapogruppo Gaetano Quaglieriello se li è presi da parte e ha offerto loro una via d´uscita: «Si potrebbe prendere in considerazione, se voi lo chiedeste, una sostituzione provvisoria per quella seduta». Malan ci sta ancora pensando: «Non ho ancora chiesto di essere sostituito - confida - e non mi sono ancora posto il problema. Di certo non è che qualcuno mi caccia, non c´è alcun avvicendamento forzato». Ferruccio Saro invece a essere sostituito non ci pensa proprio: «Questa volta, fermo restando che nessuno mi ha chiesto il contrario, ci sarò e bisogna trovare una soluzione che concili la posizione maggioritaria del gruppo con la posizione differenziata che io e altri abbiamo su questa vicenda». Fin qui il Senato, dove le "male bestie" si contano sulle dita di una mano. Alla Camera rischiano di essere molti di più. «Saremo parecchi», promette il finiano Marcello De Angelis. «Saremo tantissimi», garantisce Benedetto Della Vedova: «L´impianto del ddl Calabrò è giuridicamente fragilissimo, non reggerà davanti ai ricorsi che ci saranno alla Consulta». Della Vedova sta organizzando per il 14 marzo l´assemblea con la quale i suoi Riformatori liberali confluiranno nel Pdl. L´occasione servirà a lanciare "LIBERTIAMO", un rifugio laico per i liberali del Pdl.

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Tra Stato E CHIESA (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

IL PESO DI UN AGGETTIVO SULL IDEA DI LAICITÀ Tra Stato E CHIESA «Sana», «giusta», «legittima». Limitando con un attributo il concetto di laicità, la chiesa cattolica si riserva la facoltà di specificarne il significato politico. Anticipiamo ampi stralci dalla relazione con cui si apre oggi a Torino la quinta giornata della «Settimana della politica» Daniele Menozzi Il papato odierno propone la «sana laicità» come il criterio decisivo per stabilire la corretta definizione dei rapporti tra le chiese e lo stato. Il contenuto di questa espressione è dato in prima istanza da una differenziazione rispetto al laicismo: questo implicherebbe una separazione ostile tra l'autorità civile e le confessioni religiose, anziché quella distinzione tra i due poteri che viene ritenuta conforme alla dottrina cattolica, anzi direttamente ricondotta a una radice evangelica. Inoltre il ricorso a quel sintagma implica, nell'attuale discorso pontificio, non solo l'accettazione di una presenza del religioso, in particolare della chiesa cattolica, nella sfera del dibattito politico in vista del contributo che esso può dare all'edificazione della città democratica, ma anche la richiesta di un riconoscimento, sul piano costituzionale, delle radici cristiane della civiltà occidentale e, in virtù di tale riconoscimento, di un ruolo pubblico della chiesa. Questa concezione di laicità trova talora consenso anche in settori del mondo politico: senza voler insistere sul rumoroso ossequio manifestato dalle correnti degli «atei devoti», occorre osservare che il richiamo alla «laicità positiva» del presidente francese Sarkozy sostanzialmente coincide, come è emerso nel recente viaggio in Francia di Benedetto XVI, con l'auspicio papale di una «sana laicità». Non mi sembra poi un caso che in questi giorni anche il presidente della Camera, l'onorevole Fini, abbia espresso, nel quadro delle celebrazioni della revisione del Concordato del 1984, la sua piena adesione proprio a questa impostazione delle relazioni tra chiesa e stato. (...) Si tratta dunque di una tematica che merita di essere approfondita. Tanto più che né nel discorso pontificio né del discorso politico sulla «sana laicità» viene con chiarezza specificato cosa implichi concretamente il riconoscimento di quel ruolo pubblico che, tramite essa, si dovrebbe assicurare alla chiesa. Per cercare di capire le effettive questioni che sono in gioco dietro l'odierno uso di questa espressione credo sia indispensabile muoversi in una prospettiva storica. La locuzione «sana laicità» appare nel magistero pontificio nel marzo 1958. Pio XII, in occasione di un pellegrinaggio dei marchigiani residenti a Roma, affrontando alcune questioni politiche di attualità, sosteneva che una «sana e legittima laicità dello stato» costituisce uno dei principii della dottrina cattolica. (...) Non abbiamo carte archivistiche che ci aiutino, ma il contesto ci fornisce sufficienti indicazioni: esisteva nel mondo cattolico una contrapposizione tra quanti, ad esempio il cardinal Ottaviani, rifiutavano ogni riferimento alla laicità proponendo come modello esemplare lo stato cattolico che aveva trovato la sua realizzazione nel concordato della Santa Sede con la Spagna franchista; e quanti, come il filosofo Jacques Maritain, presentavano nell'impegno dei cattolici a basare la convivenza civile sui fondamentali diritti umani riconosciuti nella Dichiarazione universale del 1948 la via per giungere alla costruzione di uno stato laico, pur cristianamente costituito. Il tentativo di Ottaviani di far condannare nel 1956 dal Sant'Ufficio le opere del pensatore francese non era riuscito e il dibattito era continuato sia pure in maniera ora più sotterranea ora più esplicita. Cosa cambia con il Concilio In questo contesto l'intervento di Pacelli sembra assumere un preciso significato: il papa intendeva proporre una mediazione tra la linee divergenti presenti nella cultura cattolica. Prendeva infatti le distanze da coloro che volevano far scomparire il termine laicità dal lessico cattolico - in quanto ritenevano ogni forma di indipendenza politica dalla chiesa, soprattutto se rivendicata da credenti, come un attentato laicista allo stato cattolico - per renderla invece una «ipotesi» praticabile almeno in determinate circostanze. Tuttavia l'apposizione degli aggettivi «sana» e «legittima» al sostantivo specificava in maniera assai limitativa la maniera in cui la laicità veniva così accettata. Rinviando alla sfera della morale, delle cui regole la gerarchia si proclamava suprema detentrice, tali aggettivi in effetti indicavano che la laicità era lecita nella misura in cui si riservava all'autorità ecclesiastica la «competenza delle competenze», vale a dire il diritto di determinare i confini del suo potere d'intervento nella direzione della vita pubblica. Ne emergeva una visione della laicità che assicurava la permanenza di una parola a lungo osteggiata nel vocabolario della cultura cattolica - in tal modo, ad esempio, si legittimava il sostegno dell'episcopato francese nel referendum del 1958 alla costituzione che proclamava la Repubblica «indivisibile e laica »; ma al contempo svuotava in realtà il sostantivo del suo concreto contenuto politico, finendo per convergere con le concezioni di Ottaviani. Si trattava comunque di una linea che non sembrava incontrare grande successo nell'episcopato italiano: la lettera pastorale collettiva sul laicismo emanata dalla Cei nel 1960 - assai apprezzata anche da Giovanni XXIII, come mostrano le sue agende private da poco pubblicate - mostrava che nella gerarchia del nostro paese continuava a prevalere quella sostanziale identificazione tra laicità e laicismo che gli ambienti cattolici francesi avevano cominciato a distinguere: nella penisola la costruzione di forme di vita associata indipendenti dalle direttive ecclesiastiche veniva qualificata come una aggressione laicista alla chiesa dettata dalla volontà di cancellare il cristianesimo dalla sfera pubblica. Ma, con l'avvento di Roncalli, si apriva l'innovativa stagione conciliare, sicché si può porre la domanda se il Vaticano II modificava o meno questa linea. La questione della laicità non emerge direttamente in nessuno dei suoi documenti, ma non va nemmeno dimenticato che la dichiarazione Dignitatis humanae ha mutato uno degli elementi che ostacolavano una valutazione positiva dello stato laico: il riconoscimento della libertà religiosa come uno dei diritti inerenti alla natura dell'uomo e la conseguente proclamazione del dovere dell'autorità civile di garantire il pubblico esercizio del culto ha posto evidentemente fine alla concezione che vedeva nella parificazione delle confessioni la «peste del laicismo» secondo l'espressione usata da Pio XI nel 1925 per caratterizzare l'uguaglianza dei diritti tra le diverse confessioni religiose presenti in uno stato. La dichiarazione conciliare ribadisce l'obbligo per ogni uomo di ricercare la verità, ma abbandona la tesi del magistero precedente secondo cui solo la verità può godere dei diritti civili e politici. Non a caso proprio John Courtney Murray - il gesuita americano che negli anni Cinquanta era stato ridotto al silenzio dal Sant'Ufficio guidato dal cardinal Ottaviani per la sua affermazione della piena coerenza tra dottrina cattolica e diritto alla libertà religiosa - è stato tra i principali periti cui si deve la redazione del documento. Tuttavia questo risultato significa che il concilio determinava un superamento dell'insegnamento proposto nell'ultima fase del magistero pacelliano? Ci si può insomma chiedere se, a seguito del riconoscimento del diritto alla libertà religiosa proclamato dal Vaticano II, la laicità non appare più un'ipotesi, accettabile solo nei casi cui il papato la giudica lecita. Credo che una pur rapida analisi del rapporto tra chiesa e stato esposto nella costituzione pastorale Gaudium et spes sulla chiesa nella società contemporanea possa aiutarci a trovare una risposta. Una presa di distanza Il documento preparatorio, redatto sotto l'influenza di Ottaviani, riprendeva la concezione tradizionale secondo cui lo stato, avendo fini temporali subordinati a quelli spirituali, doveva svolgere una funzione ministeriale nei confronti della chiesa: vi si ribadiva la visione dello stato cattolico secondo quel modello che il cardinale aveva esaltato nel concordato stipulato con la Spagna franchista. La discussione nell'aula conciliare modificò profondamente questa prospettiva. La redazione finale della costituzione proclamava che la comunità politica e la chiesa sono indipendenti e autonomi, in quanto la loro natura è profondamente diversa: la chiesa - popolo scelto da Dio e riunito dalla sua Parola - è infatti una realtà comunionale e mistica che non entra in concorrenza con gli stati che perseguono finalità temporali. Si auspicava però tra di essi una «sana collaborazione»: per realizzarla la chiesa non chiedeva privilegi - anzi si dichiarava disposta a rinunciare a quelli pur legittimamente acquisiti nel passato se rendevano poco credibile la sua testimonianza -e domandava soltanto la libertà di poter esercitare la propria missione. Tuttavia rivendicava anche un diritto, quello di «dare il suo giudizio morale, anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime. E questo si farà, utilizzando tutti e soli quei mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti». Se era dunque evidente il rifiuto della tesi dello stato cattolico - che giungeva al punto di mostrare la disponibilità a rinunciare anche ai privilegi legittimamente ottenuti tramite la prassi concordataria - non meno netta risultava la presa di distanza da quel paradigma di laicità che si richiamava al modello separatista. In primo luogo infatti si auspicava una collaborazione tra stato e chiesa, in vista del raggiungimento del bene comune del consorzio umano. Inoltre si stabilivano le ragioni che legittimavano un intervento ecclesiastico nella sfera politica: esso poteva avvenire, oltre che per la tradizionale esigenza di assicurare la salvezza ultraterrena, anche in nome di una nuova istanza di natura temporale e politica: la salvaguardia dei diritti fondamentali della persona. (...) Le leggi «naturali» Se dunque dal dettato della Gaudium et spes si ricavava un abbandono della prospettiva dello stato confessionale - e non si può non sottolineare il mutamento notevole così compiuto rispetto alle concezioni presenti in curia all'inizio dei lavori dell'assise ecumenica -, bisogna anche aggiungere che il documento conciliare non cancellava la prospettiva di un intervento sul piano politico della gerarchia, mostrando la distanza tra la concezione cattolica e quella visione della laicità che si incentrava sull'autonomia del politico dal religioso e del religioso dal politico. È però vero che la costituzione sulla chiesa nel mondo contemporaneo ricordava soltanto che la chiesa manifestava in materia un «giudizio» che, per di più, doveva essere espresso servendosi di mezzi poveri, come lasciava intendere il richiamo alla loro conformità con il Vangelo. Quale era dunque il significato di questa formulazione? Si trattava di una valutazione indirizzata a illuminare le coscienze che poi liberamente la traducevano in un concreto e determinato impegno sul piano storico-politico oppure di una direttiva volta a dettare o almeno ispirare le norme regolatrici della comunità? Evidentemente solo nel primo caso si avrebbe un sostanziale rispetto della nozione di laicità così come è stata elaborata dalla cultura occidentale nel corso del Novecento. Ora gli orientamenti generali fissati nella Gaudium et spes non credo lascino molti dubbi in proposito. In effetti tutte le volte che il testo affronta la questione dell'autonomia del temporale o della libertà dell'uomo, pur affermando che si tratta di valori leciti, cui spesso in passato la chiesa non aveva riservato la debita attenzione, specifica pur sempre tali valori con l'apposizione di un aggettivo - «legittima», «giusta», «ordinata» - che ne circoscrivono la portata, rinviando alla necessità di una valutazione morale sulla loro pratica. In tal modo la chiesa rivendica il possesso di una verità morale in ordine alla società cui le strutture e le istituzioni della collettività devono conformarsi. Del resto il Vaticano II fornisce anche le ragioni di questa concezione. In diversi passi si trova infatti l'asserzione che la convivenza civile si basa sulle leggi naturali di cui la chiesa si proclama depositaria ed interprete in quanto esse sono determinate dall'ordine voluto da Dio per l'universo. CONTINUA | PAGINA 14 Mi pare dunque che, in ragione di questa ottica, l'intervento ecclesiastico sulla politica assuma inevitabilmente la forma della prescrizione vincolante quando la chiesa ritenga che sia in gioco una di quelle norme fondamentali che, corrispondendo alla natura dell'uomo, non possono essere violate dall'ordinamento giuridico della vita collettiva. Ritornava la prospettiva pacelliana di apporre un aggettivo a un termine per riservare all'autorità ecclesiastica la facoltà di specificarne il significato politico. A palesare in termini espliciti la continuità di questa impostazione sulla questione della laicità sarebbe stato Paolo VI. Nel corso dell'udienza tenuta il 22 maggio 1968 (la data non è priva di significato, se si tiene presente quanto quel maggio ha rappresentato nell'immaginario collettivo dell'epoca) dapprima il papa si richiamava con una diretta citazione al discorso pronunciato da Pacelli nel marzo 1958 sulla sana e legittima laicità e poi affermava che la chiesa era ormai giunta a distinguere «fra laicità, cioè fra la sfera propria delle realtà temporali, che si reggono con propri principi e con relativa autonomia derivante dalle esigenze intrinseche di tali realtà... e il laicismo (cioè) l'esclusione dell'ordinamento umano dai riferimenti morali e globalmente umani che postulano rapporti imprescrittibili con la religione». Ma, proseguiva il papa, la laicità si rivelava sana nella misura in cui l'ordinamento civile recepiva dalla chiesa «il duplice lume dei principi e dei fini che devono orientare e sorreggere la vita umana in quanto tale». E il laicato cattolico era tenuto a seguire queste direttive in modo da far «risplendere l'ordine ... voluto da Dio anche nella sfera realtà temporali». In tal modo, pur legittimando la distinzione tra laicità e laicismo che tanti ostacoli aveva incontrato nella cultura cattolica del secondo dopoguerra, Montini ribadiva che l'accettazione cattolica della laicità passava attraverso l'apposizione di un aggettivo che riservava all'autorità ecclesiastica la concreta determinazione dei suoi contenuti. 2007, LE MANI DI BENEDETTO XVI MENTRE PARLA CON I GIORNALISTI IN VOLO PER IL BRASILE /FOTO G. BORGIA (AP)

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Bioetica, dissensi bipartisan. Ma il Pdl: avanti tutta (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Venerdì 27 Febbraio 2009 Chiudi Bioetica, dissensi bipartisan. Ma il Pdl: avanti tutta Appello trasversale per un rinvio a dopo le elezioni. No da maggioranza e Pd. Bossi: mediare tra laici e cattolici

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ROMA - Il disegno di legge sul testamento biologico, in discussione alla commissione Sanit&#... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Venerdì 27 Febbraio 2009 Chiudi di FABRIZIO NICOTRA ROMA - Il disegno di legge sul testamento biologico, in discussione alla commissione Sanità del Senato, continua ad agitare e a dividere i poli. Se lo stato maggiore del Popolo della libertà mostra di voler andare avanti spedito sulla linea indicata dal testo Calabrò e di non voler prendere in considerazione ipotesi diverse dall'obbligo dell'alimentazione e dell'idratazione ai malati terminali, deve però fare i conti con i mal di pancia di diversi senatori. Quattro di loro, tra questi Lamberto Dini, firmano infatti un appello con altrettanti colleghi dell'opposizione (tra gli altri la Radicale Emma Bonino) per chiedere di bloccare la discussione per qualche mese e di rinviarla a dopo le elezioni europee: «Una moratoria legislativa - scrivono - che permetta di recuperare la serenità necessaria per un migliore e più aperto confronto». Un'ipotesi che però viene respinta sia dal vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, sia dalla capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro. Entrambi ricordano l'impegno preso dai poli al Senato per arrivare in tempi ragionevoli ad una legge che regoli la delicata questione del fine vita, ed entrambi vogliono tener fede a quell'impegno. Dunque la commissione Sanità va avanti: martedì si cominciano a votare i 585 emendamenti e il disegno di legge dovrebbe approdare nell'Aula di Palazzo Madama con qualche giorno di ritardo rispetto alla data fissata del 5 marzo. Se nel Pdl, al di là dell'appello sulla moratoria, sono emersi negli ultimi giorni dubbi e distinguo (su tutti l'annuncio di Beppe Pisanu di non votare il testo della maggioranza), anche il Pd non marcia compatto come una falange. Dopo le polemiche sollevate dalla "terza via" di Francesco Rutelli (la sospensione di idratazione e alimentazione può avvenire solo in casi eccezionali e la scelta spetta al medico e ai familiari del paziente), che ha chiesto rispetto ai vertici del Pd, era arrivata la stoccata del senatore Umberto Veronesi: si lamentava della «resa totale» del partito alla linea della maggioranza. Ieri mattina il chiarimento tra Veronesi e il segretario Dario Franceschini, che nega divisioni e punta il dito nel campo del centrodestra: il Pdl si sta spaccando, sostiene, perché non poteva funzionare il «regime da caserma che si voleva imporre ai gruppi parlamentari». Niente affatto, rispondono i colonnelli berlusconiani, le contraddizioni sono tutte nell'opposizione. La replica è allora è affidata a una nota congiunta di presidente e vicepresidente dei Senatori Pdl, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello: «Attorno al ddl Calabrò, ancora in discussione e suscettibile di miglioramenti, il Pdl ha trovato una linea unitaria al di là di ogni steccato ideologico, e per questo può permettersi, come ha sempre fatto, di garantire libertà di coscienza ai pochissimi parlamentari che hanno manifestato l'intenzione di esercitarla». Attorno alle divisioni interne al centrodestra nasce anche un giallo: l'Ansa annuncia infatti che due deputati dissidenti del Pdl, Ferruccio Saro e Lucio Malan, saranno sostituiti in commissione Affari costituzionali, che deve dare un parere di costituzionalità sulla legge sul testamento biologico. I vertici del gruppo smentiscono, a dire il vero dopo qualche ora, e i due interessati assicurano: saremo in commissione. Incidente, in parte, rientrato. Il fatto, però, è che nei due poli esistono sensibilità diverse e non mancano dubbi e perplessità sul testo in discussione al Senato. E allora tocca un'altra volta alla Lega, come accade spesso in questa legislatura, provare a fare da ponte con il Pd. Umberto Bossi, infatti, assicura: «Anche in questo caso troveremo una mediazione tra laici e cattolici. Lo dico da laico. Oggi tutto va mediato».

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Pannella: "Il Pd? Come il loft, vuoto assoluto" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 50 del 2009-02-27 pagina 9 Pannella: "Il Pd? Come il loft, vuoto assoluto" di Laura Cesaretti Il leader dei Radicali: "Dagli anni ?60 sogno un partito democratico e laico, all?americana. Ma questa sinistra si è rivoluzionata solo a chiacchiere. Franceschini? Un leader di grande esperienza politica democristiana..." Roma - Tra un sigaro toscano e un gigantesco piatto di carbonara, alla vigilia del 7° congresso dei Radicali italiani che si apre oggi a Roma, Marco Pannella parla del suo partito e del Pd, di Di Pietro e dei referendum, del caso Englaro e del «nulla» di Walter Veltroni. Pannella, i rapporti tra i Radicali e il Pd di Veltroni non sono stati facili in questo anno. Con Franceschini andrà meglio? «Per quanto riguarda noi Radicali, siamo già nella fase organizzativa della lotta per un nuovo regime. Che presume la liquidazione, dopo 60 anni, della partitocrazia; come dopo 20 anni ci fu quella del fascismo. Il nostro congresso italiano è mirato a questo: mobilitare i Radicali, e intorno a loro chi lo voglia, per la liberazione democratica dalla messa a sacco del regime partitocratico. E la sostituzione radicale di una classe dirigente che dopo 60 anni potrebbe altrimenti continuare a produrre degrado e rovine. Lo so, come disse De Gaulle a chi gli chiedeva di abolire i cretini è un vaste programme». Già, «vaste programme». Ma non ha detto nulla su Franceschini. «Onestamente, la cronaca stucchevole di questo regime non mi ispira né simpatia né avversione ma solo indifferenza». è rimasto indifferente anche alle dimissioni di Veltroni? «Lo ripeto fino alla noia: a me interessa la politica. E nel loft, o come capperi si chiamava, fin dall?inizio ha abitato il vuoto di politica. Di solito riempito da quel che finisce nei canali di scolo della storia». Eppure lei fu il primo ad auspicare la nascita di un Partito democratico, fin dai tempi della svolta di Occhetto. «Se è per questo, fin dagli anni ?60 il nostro obiettivo era la riforma americana e due grandi partiti, democratico e repubblicano, uno conservatore e uno riformatore ma entrambi laici e liberali». E il Pd di oggi non c?entra nulla con quell?obiettivo? «No, perché in tutte le sue componenti la sinistra partitocratica di oggi, al pari della destra partitocratica, a chiacchiere si è rivoluzionata ma in realtà si è solo meccanicamente adeguata a quel che accadeva nel mondo. E siamo giunti così in mezzo secolo al degrado di un Paese senza legalità e democrazia». Lei ha convocato questo congresso nel pieno del caso Englaro. Perché? «Perché durante questa vicenda c?è stato un ulteriore salto di qualità nella capacità degna quasi di Goebbels di ingannare il Paese, dando bestiale forza alla menzogna. Grazie alla quale tutti per un attimo abbiamo avuto il dubbio che davvero Eluana stesse per morire “di fame e di sete”. Guarda caso fu proprio il Silvio nazionale, in quei giorni, a dire “andatelo a chiedere a Pannella come ci si sente dopo quattro giorni di fame e di sete”. Naturalmente nessuno è venuto a chiedermelo, altrimenti avrei spiegato che anche una persona in perfette condizioni, dopo le prime 24 ore, non sente più nulla che somigli a fame e sete». Vi hanno accusati di promuovere l?eutanasia. «Vorrei semplicemente ricordare, visto che parlo al Giornale, che uno dei massimi liberali pro-eutanasia, in tempi in cui sembrava una bestemmia, fu Indro Montanelli. E sarebbe forse utile documentarsi sul rapporto straordinario tra Indro e la storia dei Radicali, da Pannunzio a me stesso». Intanto il Parlamento sta discutendo il testamento biologico. E c?è già chi promette referendum. «Un referendum comporta preparazione, propaganda, non eccessiva disparità tra le due tesi a confronto, rispetto dei suoi risultati. Insomma, se si vuol decidere di fare un refendum non si può sottovalutare il fatto che democrazia e stato di diritto non ci sono più in questo Paese, pena la morte del regime che li opprime. Ma è anche vero che può servire a costruire momenti di maggior comprensione e conoscenza da parte del “popolo sovrano” della realtà in cui è sommerso». Eppure c?è chi come Antonio Di Pietro non fa che annunciare referendum. «Questa storia del Di Pietro referendario è una gran balla, evidentissima a tutti. E infatti non è un caso che, come ieri a Bertinotti, oggi a Tonino, che evidentemente non dà fastidio a nessuno, viene lasciata piena opportunità di fare efficaci e demagogici comizi contro il regime e contro Berlusconi in ogni spazio di RaiSet (Rai e Mediaset, ndr)». Tornando a Franceschini, ha sentito anche lei una svolta laica nei suoi primi passi? «Direi che un nuovo leader come lui, di grande esperienza politica democristiana, ha evidentemente ritenuto necessario mostrare maggior considerazione per le posizioni laiche della grande maggioranza della popolazione e della sua stessa base elettorale». Più di Veltroni? «Non si può confrontare una politica, quale che essa sia, con il vuoto assoluto, con l?immagine priva di identità del Pd del loft». E di Berlusconi premier che opinione ha? «Che non è il genio del male o del bene ma l?ultimo, alto rappresentante della storia partitocratica italiana. E forse non si accorge che la velocità dei suoi trionfi si avvicina sempre più a quella della forza di gravità. Temo che con lui dovrà accorgersene il Paese: i capaci davvero di tutto crollano rovinosamente. Mentre i buoni a nulla dell?opposizione si confondono col fango dell?irrilevanza». Siete stati con lui, però. «Abbiamo puntato sulla fase enfaticamente liberale di Berlusconi. Che si chiuse definitivamente nel ?96, alla vigilia delle elezioni, quando Silvio decise di mancare ai patti scritti, che prevedevano un uguale numero di candidati Radicali e di cattolici, e scelse un?altra linea, quella di cui oggi vediamo gli sviluppi. Tre anni dopo noi prendemmo l?8,5% alle Europee, e Berlusconi fu costretto a mobilitarsi, insieme ai “Massimi comunisti”, per impedire la presidenza della Repubblica per Emma Bonino, voluta dal 72% degli italiani. Poi la escluse dalla commissione Ue a favore - guarda un po? - di Prodi. E infine invitò gli elettori ad andare al mare anziché votare i nostri 20 referendum del ?99, dalla separazione delle carriere all?articolo 18, tutte le grandi riforme che allora Berlusconi promise di fare dal governo e che ancora aspettano di essere realizzate». Pannella, alle Europee che farete? «Siamo al solito in una condizione difficilissima. Staremo come sempre a vedere se si aprono falle nel muro anti-democratico, pronti a sfruttarle. Ma siamo già stati a lungo, e scegliendolo, fuori dal Parlamento e lontani dai finanziamenti pubblici, e siamo ancora qui, intenti a mandare a casa lor signori e sostituirli». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Pannella: "Il Pd? Vuoto assoluto" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 50 del 2009-02-27 pagina 9 Pannella: "Il Pd? Vuoto assoluto" di Laura Cesaretti Il leader dei Radicali: "Dagli anni ?60 sogno un partito democratico e laico, all?americana. Ma questa sinistra si è rivoluzionata solo a chiacchiere. Franceschini? Un leader di grande esperienza politica democristiana..." Roma - Tra un sigaro toscano e un gigantesco piatto di carbonara, alla vigilia del 7° congresso dei Radicali italiani che si apre oggi a Roma, Marco Pannella parla del suo partito e del Pd, di Di Pietro e dei referendum, del caso Englaro e del «nulla» di Walter Veltroni. Pannella, i rapporti tra i Radicali e il Pd di Veltroni non sono stati facili in questo anno. Con Franceschini andrà meglio? «Per quanto riguarda noi Radicali, siamo già nella fase organizzativa della lotta per un nuovo regime. Che presume la liquidazione, dopo 60 anni, della partitocrazia; come dopo 20 anni ci fu quella del fascismo. Il nostro congresso italiano è mirato a questo: mobilitare i Radicali, e intorno a loro chi lo voglia, per la liberazione democratica dalla messa a sacco del regime partitocratico. E la sostituzione radicale di una classe dirigente che dopo 60 anni potrebbe altrimenti continuare a produrre degrado e rovine. Lo so, come disse De Gaulle a chi gli chiedeva di abolire i cretini è un vaste programme». Già, «vaste programme». Ma non ha detto nulla su Franceschini. «Onestamente, la cronaca stucchevole di questo regime non mi ispira né simpatia né avversione ma solo indifferenza». è rimasto indifferente anche alle dimissioni di Veltroni? «Lo ripeto fino alla noia: a me interessa la politica. E nel loft, o come capperi si chiamava, fin dall?inizio ha abitato il vuoto di politica. Di solito riempito da quel che finisce nei canali di scolo della storia». Eppure lei fu il primo ad auspicare la nascita di un Partito democratico, fin dai tempi della svolta di Occhetto. «Se è per questo, fin dagli anni ?60 il nostro obiettivo era la riforma americana e due grandi partiti, democratico e repubblicano, uno conservatore e uno riformatore ma entrambi laici e liberali». E il Pd di oggi non c?entra nulla con quell?obiettivo? «No, perché in tutte le sue componenti la sinistra partitocratica di oggi, al pari della destra partitocratica, a chiacchiere si è rivoluzionata ma in realtà si è solo meccanicamente adeguata a quel che accadeva nel mondo. E siamo giunti così in mezzo secolo al degrado di un Paese senza legalità e democrazia». Lei ha convocato questo congresso nel pieno del caso Englaro. Perché? «Perché durante questa vicenda c?è stato un ulteriore salto di qualità nella capacità degna quasi di Goebbels di ingannare il Paese, dando bestiale forza alla menzogna. Grazie alla quale tutti per un attimo abbiamo avuto il dubbio che davvero Eluana stesse per morire “di fame e di sete”. Guarda caso fu proprio il Silvio nazionale, in quei giorni, a dire “andatelo a chiedere a Pannella come ci si sente dopo quattro giorni di fame e di sete”. Naturalmente nessuno è venuto a chiedermelo, altrimenti avrei spiegato che anche una persona in perfette condizioni, dopo le prime 24 ore, non sente più nulla che somigli a fame e sete». Vi hanno accusati di promuovere l?eutanasia. «Vorrei semplicemente ricordare, visto che parlo al Giornale, che uno dei massimi liberali pro-eutanasia, in tempi in cui sembrava una bestemmia, fu Indro Montanelli. E sarebbe forse utile documentarsi sul rapporto straordinario tra Indro e la storia dei Radicali, da Pannunzio a me stesso». Intanto il Parlamento sta discutendo il testamento biologico. E c?è già chi promette referendum. «Un referendum comporta preparazione, propaganda, non eccessiva disparità tra le due tesi a confronto, rispetto dei suoi risultati. Insomma, se si vuol decidere di fare un refendum non si può sottovalutare il fatto che democrazia e stato di diritto non ci sono più in questo Paese, pena la morte del regime che li opprime. Ma è anche vero che può servire a costruire momenti di maggior comprensione e conoscenza da parte del “popolo sovrano” della realtà in cui è sommerso». Eppure c?è chi come Antonio Di Pietro non fa che annunciare referendum. «Questa storia del Di Pietro referendario è una gran balla, evidentissima a tutti. E infatti non è un caso che, come ieri a Bertinotti, oggi a Tonino, che evidentemente non dà fastidio a nessuno, viene lasciata piena opportunità di fare efficaci e demagogici comizi contro il regime e contro Berlusconi in ogni spazio di RaiSet (Rai e Mediaset, ndr)». Tornando a Franceschini, ha sentito anche lei una svolta laica nei suoi primi passi? «Direi che un nuovo leader come lui, di grande esperienza politica democristiana, ha evidentemente ritenuto necessario mostrare maggior considerazione per le posizioni laiche della grande maggioranza della popolazione e della sua stessa base elettorale». Più di Veltroni? «Non si può confrontare una politica, quale che essa sia, con il vuoto assoluto, con l?immagine priva di identità del Pd del loft». E di Berlusconi premier che opinione ha? «Che non è il genio del male o del bene ma l?ultimo, alto rappresentante della storia partitocratica italiana. E forse non si accorge che la velocità dei suoi trionfi si avvicina sempre più a quella della forza di gravità. Temo che con lui dovrà accorgersene il Paese: i capaci davvero di tutto crollano rovinosamente. Mentre i buoni a nulla dell?opposizione si confondono col fango dell?irrilevanza». Siete stati con lui, però. «Abbiamo puntato sulla fase enfaticamente liberale di Berlusconi. Che si chiuse definitivamente nel ?96, alla vigilia delle elezioni, quando Silvio decise di mancare ai patti scritti, che prevedevano un uguale numero di candidati Radicali e di cattolici, e scelse un?altra linea, quella di cui oggi vediamo gli sviluppi. Tre anni dopo noi prendemmo l?8,5% alle Europee, e Berlusconi fu costretto a mobilitarsi, insieme ai “Massimi comunisti”, per impedire la presidenza della Repubblica per Emma Bonino, voluta dal 72% degli italiani. Poi la escluse dalla commissione Ue a favore - guarda un po? - di Prodi. E infine invitò gli elettori ad andare al mare anziché votare i nostri 20 referendum del ?99, dalla separazione delle carriere all?articolo 18, tutte le grandi riforme che allora Berlusconi promise di fare dal governo e che ancora aspettano di essere realizzate». Pannella, alle Europee che farete? «Siamo al solito in una condizione difficilissima. Staremo come sempre a vedere se si aprono falle nel muro anti-democratico, pronti a sfruttarle. Ma siamo già stati a lungo, e scegliendolo, fuori dal Parlamento e lontani dai finanziamenti pubblici, e siamo ancora qui, intenti a mandare a casa lor signori e sostituirli». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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E' massima la confusione biotestamentaria, e se non se ne facesse niente? (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 27-02-2009)

Argomenti: Laicita'

27 febbraio 2009 E' massima la confusione biotestamentaria, e se non se ne facesse niente? Al direttore - Mi ha molto colpito l?intervento dell?onorevole Pisanu circa l?inopportunità di una legge di fine vita, dicendo chiaramente che lo stato non deve occuparsene. Ben detto! Condivido questa posizione. Trovo tuttavia inquietante che, in particolare Veronesi e Sofri siano dello stesso parere. Dove sto sbagliando? Pino Mulone, Trino (Vc) Chi sta con Bagnasco, chi contro, chi con Pisanu o i professori, ma non con Sofri e Veronesi: la situazione biotestamentaria è confusa, tra i laici come tra i cattolici. E se non se ne facesse niente?

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Un po' di coscienza a destra, partita aperta sulla bioetica (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 28-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Giallo sui dissidenti del Pdl, ma la moratoria non regge. Rientra lo strappo di Veronesi Un po? di coscienza a destra, partita aperta sulla bioetica Dubbi di costituzionalità sul testamento biologico, la legge è a rischio Smentisco. Smentisco. Al termine di un?altra giornata calda, il centrodestra prova a ricompattarsi sulla legge sul testamento biologico e i due senatori ?dubbiosi? del Pdl, Ferruccio Saro e Lucio Malan, smentiscono l?ipotesi di una loro sostituzione dalla commissione Affari costituzionali. I due saranno quindi al loro posto, martedì prossimo, quando la commissione si pronuncerà anche sul nodo più controverso, quello riguardante la legittimità di alimentazione e idratazione forzata, articolo sul quale crescono i dubbi di costituzionalità. Di certo, spiegano il presidente e il vicepresidente dei senatori Pdl, Gasparri e Quagliariello, il gruppo «ha trovato una linea unitaria al di là di ogni steccato ideologico, e per questo può permettersi, come ha sempre fatto, di garantire libertà di coscienza ai pochissimi parlamentari che hanno manifestato l?intenzione di esercitarla». È durato invece lo spazio di mezza giornata l?appello bipartisan per una moratoria fino alle Europee sul testamento biologico. L?idea, lanciata da otto senatori laici e cattolici dei due schieramenti, intendeva rispondere al timore che l?accelerazione legislativa su un tema così delicato potesse sfociare in un pasticcio giuridico. Ma la proposta è stata velocemente archiviata dai maggiorenti di Pd e Pdl, impegnati, ormai, a chiudere una partita già ricca di variabili e imprevisti. Maggioranza e opposizione anche ieri hanno continuato a litigare, in commissione igiene e sanità, su alimentazione e idratazione, su ostruzionismo e tempi di discussione. A PAGINA 2

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La moratoria non regge, il Pd si ricompatta e va a vedere (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 28-02-2009)

Argomenti: Laicita'

La moratoria non regge, il Pd si ricompatta e va a vedere Ignazio Marino prende le distanze da MicroMega: «Nessuna resa» GIOVANNI COCCONI Meglio calciare la palla in tribuna o il tackle in scivolata? Al termine di un?altra lunga giornata sul testamento biologico il Pd al senato si è ritrovato un po? più unito di prima. L?ipotesi di una moratoria bipartisan fino alle Europee, avanzata in mattinata da otto senatori laici e cattolici, non è mai davvero avanzata nel partito che invece ha fatto ogni sforzo per ricompattarsi e sfidare il centrodestra a presentare un testo unitario, proprio nel momento della sua massima divisione. Dopo l?incontro con il segretario Dario Franceschini e grazie al pressing del gruppo al senato, è stato in gran parte riassorbito anche lo strappo di Umberto Veronesi, che per la verità è sembrato all?oscuro dell?uso che MicroMega aveva fatto dei suoi dubbi. Non è un mistero che in questi giorni il Pd stia combattendo con l?opinione pubblica una battaglia parallela a quella parlamentare. Nel momento in cui c?è chi, come gli organizzatori di piazza Farnese, critica apertamente il punto di equilibrio raggiunto dal gruppo al senato e parla di «resa», si è deciso di rispondere scartando l?ipotesi di moratoria per valorizzare invece il lavoro fatto in queste settimane e le prime crepe nel centrodestra. Una parte del popolo democratico non avrebbe capito un rinvio dopo che da anni gli si racconta della necessità urgente di una legge su questo tema e dopo le lacrime e sangue sacrificate dal partito alla causa dello «sforzo di sintesi». Anche la decisione presa ieri comporta dei rischi: se sfidare il centrodestra ad approvare una legge subito dovesse spingerlo a serrare i ranghi sul testo più rigido, il no in parlamento potrebbe non bastare più. Una parte del popolo di centrosinistra sarebbe certamente tentato dalla soluzione del referendum, cavalcato esplicitamente da Di Pietro e dal fronte MicroMega ma sul quale oggi anche il senatore Ignazio Marino sembra frenare. «Non c?è ambiguità, non c?è resa, non c?è contraddizione nei nostri emendamenti» si leggeva ieri in una lettera aperta inviata a Veronesi e firmata anche dall?ex capogruppo del Pd, insieme con i senatori Fiorenza Bassoli, Daniele Bosone, Franca Chiaromonte, Felice Casson e dalla radicale Donatella Poretti. Certo, molto dipenderà dal testo che uscirà dal lavoro parlamentare. Più le ore passano e più crescono i dubbi sulla proposta Calabrò. Dubbi di legittimità costituzionale e di opportunità politica, nel momento in cui anche una parte del mondo cattolico comincia a far sentire la sua voce e alcuni parlamentari del centrodestra (come Pisanu) difendono lo spazio laico del mandato parlamentare. Anche la ?terza via? tentata da Francesco Rutelli in fondo rappresentava un tentativo di ammorbidire posizioni fino a una settimana fa più rigide. In questo momento la moratoria serve molto più al Pdl che al Pd. L?emotività delle scelte compiute quando Eluana era ancora in vita e delle promesse fatte allora rischiano di vincolare la maggioranza a una legge scritta male, in buona parte inattuale e inapplicabile. Anche la capogruppo democratica in senato Dorina Bianchi si è detta contraria al rinvio. «Bisogna andare avanti e cercare di arrivare a una legge migliore possibile» ha detto ieri. Già, ma quale? Non è un mistero che lei, così come Rutelli, continui a sperare in una soluzione il più possibile condivisa tra Pdl e Pd. Soluzione che oggi non c?è e forse non ci sarà mai.

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L'ex fogliante è uscito dal gruppetto (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 28-02-2009)

Argomenti: Laicita'

S C R I P T A M A N E N T L?ex fogliante è uscito dal gruppetto PANORAMIX Doctor diabolicus Da firma di punta a ex il passo è breve. E per gli ex dura lex, viene da aggiungere leggendo quanto scrive il Foglio: «Diabolico nel nostro linguaggio laico è perfino un complimento. Magari un complimento ambiguo, ma un complimento. E come sanno i lettori del Foglio, e dei suoi libri, Vito Mancuso merita la considerazione di chi ama il pensiero diretto, forte, umile nel metodo e orgoglioso nella sostanza. L?ultima uscita nella Repubblica, il suo nuovo giornale, propone alla cattolicità la convocazione di un Concilio che completi l?opera del Vaticano II». Il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara sintetizza così il pensiero di Mancuso: «L?uomo deve essere riconosciuto libero di autodeterminarsi nella natura e di liberarsi dalla natura». Tutti i papi conciliari e postconciliari, scrive ancora il Foglio, «hanno spiegato che la storia non è nelle mani dell?uomo, e che né lo spirito né la lettera del Vaticano II lasciano pensare a una libertà assoluta, capace di relativizzare al soggetto che la detiene la verità cattolica o anche solo la metafisica razionale della filosofia greca classica». Ora chi non è d?accordo con loro tende a rilanciare la sfida: «Oltre a liberare la storia dall?ipoteca divina (Provvidenza), proviamo a liberare la natura da ogni ancoraggio all?essere, facciamoci creatori e esecutori testamentari della nostra vita». Che cosa c?entrino queste idee, è la conclusione del Foglio, «con la tradizione, la cultura e la fede cattolica, è questo che attende ancora di essere laicamente spiegato ». L?ex fogliante è uscito dal gruppo. O dal gruppetto? L?Europa di Prodi Da qualche tempo, sul Messaggero è frequente trovare sui grandi temi che dominano il dibattito politico internazionale la firma dell?ex presidente del consiglio Romano Prodi. «La speculazione ? ha scritto ieri su uno dei temi a lui più cari ? ha paura di una Europa forte e unita e colpisce solo i paesi isolati. Se così stanno le cose è necessario, in sede europea, prendere urgentemente due decisioni. La prima riguarda un aumento del bilancio dell?Unione. Esso è oggi inferiore all?1% del pil europeo e va portato subito, nell?ambito della revisione di bilanci 2008-2009 all?1,25, dedicando questo quarto di punto in più ad interventi straordinari volti ad alleviare le tensioni dei paesi dentro e fuori dall?Eurozona, aiutando in questo modo a stabilizzare i mercati finanziari europei. La seconda decisione è l?emissione di titoli del debito pubblico a livello europeo, che si affianchino e non sostituiscano i buoni del tesoro dei singoli paesi. La costituzione, il controllo e l?impiego di questi titoli dovrà naturalmente essere nelle mani dei ministri delle finanze dell?Eurozona. Questo sono gli strumenti per precedere e non semplicemente rincorrere le turbolenze dei singoli mercati. Attaccare l?Europa è infatti molto molto più difficile che attaccarne i singoli membri». Deriva italiana E a proposito di temi cari, si prende la sua bella rivincita Alberto Asor Rosa: «Qualche mese fa mi azzardavo a definire Berlusconi e il suo disegno diversi ma peggiori del fascismo. Apriti cielo ? scrive sulla prima pagina del manifesto ? Oggi i più autorevoli commentatori parlano disinvoltamente di una precisa caratterizzazione populistico-autoritaria. Ma dov?è la differenza?». Asor Rosa analizza la ?deriva italiana? in un pezzo molto pessimista. Sul futuro, sulle opposizioni e sulla sinistra «inesistente, ma ugualmente litigiosa».

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schifani: più tempo per il biotestamento - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 9 - Interni Schifani: più tempo per il biotestamento Fini: "è giusto, serve una riflessione sulla legge. E va garantita la libertà di coscienza" Finocchiaro, Pd "Nessun problema al rinvio, ma se il Pdl non vuole più il ddl lo dica" CARMELO LOPAPA ROMA - L´inchiesta su Beppino Englaro, il clima che torna ad arroventarsi, la maggioranza finora compatta sul testamento biologico che a sorpresa si ritrova con un doppio fronte aperto. Quello laico, dei parlamentari che iniziano a dissentire sul ddl Calabrò giudicandolo restrittivo, e quello ultracattolico, che ritiene la disciplina troppo permissiva. E allora, la moratoria per un approfondimento, non di tre mesi come proposto da alcuni, ma almeno di un paio di settimane, si fa strada, anzi viene annunciata dal presidente del Senato, Renato Schifani. «Se si tratta di dover lavorare qualche settimana in più in commissione per garantire ampiezza di dibattito per l´elaborazione di un testo il più largamente condiviso, sarà fatto un bel lavoro - sostiene la seconda carica dello Stato - Non ci dobbiamo fermare alla perentorietà dei termini, il tema è delicato e sfugge alla logica delle coalizioni». E la notizia dell´apertura di un´inchiesta sul padre di Eluana «conferma che sia giunto il momento che il Parlamento decida». Nessun rinvio sine die, dunque, ma spazio alla riflessione. Che poi equivale anche a un invito alla maggioranza affinché eviti blindature e si apra anche a talune proposte delle opposizioni. Una svolta adottata d´intesa con la presidenza della Camera. «Condivido l´auspicio del presidente Schifani perché si tratta di una questione che non può essere affrontata con emotività o peggio alzando bandiere ideologiche - dice Gianfranco Fini - Toni troppo accesi, molto saggio riflettere e rinviare di qualche tempo». Com´è facile immaginare, alla sortita del rinvio Palazzo Chigi non è estraneo. Condivisa, a dir poco, da Gianni Letta che sta curando a distanza con una certa attenzione la partita sul testamento bioligico. Non senza preoccupazione nei giorni scorsi aveva preso atto di persona dei crescenti malumori nel Pdl. Prima Pisanu, poi Saro, Paravia, Malan. E poi i 53 cattolici che da Cossiga a Mantovano invocano, al contrario, una stretta. Ostacoli che si sono materializzati in commissione Affari costituzionali e in Sanità, dove il testo è ancora inchiodato all´articolo 3. Governo attento e i ministri d´accordo con la pausa di riflessione, da Bondi a Sacconi. Brunetta chiede però che la legge sia «flessibile, una soft low, ascoltando il Paese». In casa Pd la frenata viene interpretata come una retromarcia. La capogruppo Finocchiaro lo dice chiaro: «Non abbiamo problemi a concordare qualche giorno in più di lavoro. Ma non possono essere i problemi che agitano la maggioranza a impedire l´approvazione in tempi certi. Se il Pdl non vuole più la legge, lo dica». Quagliariello rimanda al mittente: «Ma siete voti a non volerla. In aula si vedrà quanto i due schieramenti saranno compatti». E se i senatori Saccomanno e Ghigo fanno marcia indietro e ritirano gli emendamenti piuttosto "laici" che avevano presentato, dalla Camera Benedetto Della Vedova invita la sua coalizione a «fermarsi e ripartire da zero». Ma il rallentamento del cammino non piace affatto all´Udc di Casini («L´impegno va mantenuto»). Per Di Pietro l´importante è che si faccia una legge che consenta al cittadino «di vivere e morire con dignità». Ben venga il rinvio, secondo Emma Bonino e i radicali, per «guadagnare tempo alla riflessione».

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"proseguiremo sulla via dei nobel soria? lo conosco da quarant'anni" - sara strippoli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Torino Laici e no Non vedo perché riequilibrare il peso fra atei e cattolici Per quello che mi competeva ho contattato soprattutto persone che sentivo vicine Il neopresidente spiega i programmi e sull´inchiesta preferisce la cautela "Proseguiremo sulla via dei Nobel Soria? Lo conosco da quarant´anni" SARA STRIPPOLI Piergiorgio Odifreddi, possiamo partire con una provocazione? «Sì, certo». Lei è il presidente del comitato dei garanti ed è proprio dal Grinzane Scienza-Matematica che si parte. Un caso? «In realtà non è un caso. Era stato deciso in Messico a fine novembre, alla Fiera del Libro a Guadalajara, l´analogo di Francoforte in Messico. Ci siamo trovati tutti lì, c´era anche il sottosegretario Giro. In quell´occasione ho suggerito a Soria di dedicare un Premio anche alla scienza. Avevamo deciso di farlo, eravamo tutti presenti, è stato facile imbastire un piano. Pertanto, la causa e l´effetto sono invertiti. Non c´è il premio perché ci sono io, ma forse c´è un matematico come presidente dei garanti perché si era deciso di fare il premio». Lei conosce Soria da molto tempo? «Ci conosciamo da 40 anni. Abbiamo studiato insieme al Collegio delle Rosine, poi ci eravamo persi di vista. Quando ho cominciato a fare divulgazione ci siamo incrociati varie volte, in occasioni diverse. Con il Grinzane non ho mai avuto a che fare. Tranne che in un´occasione, per "Leggere la scienza", ho letto gli elaborati dei ragazzi». Soria quando le ha fatto la proposta? «Quasi subito. Credo che abbia capito che l´idea avrebbe dovuto essere contattare persone che potevano garantire continuità proprio perché non erano coinvolte». Lei ha messo delle condizioni? «Gli ho risposto che non avrei voluto in alcun modo occuparmi di misure amministrative. E che avrei preferito avere un comitato di garanti». Lei è garantista? «Fino ad un certo punto. Se c´è un caso di proporzioni enormi come nel caso del presidente del Consiglio, tendo a non esserlo. Diciamo che sono molto meno indulgente con i politici. Quando le cose sono di piccole dimensioni, bisogna forse essere un po´ più cauti. Può succedere di venire coinvolti, e uno spera che ci sia almeno un rinvio a giudizio prima di vedersi dedicare pagine e pagine dai giornali». Il sesto saggio sarà un docente universitaria di area cattolica. Lei è d´accordo in questo tentativo di riequilibrare il peso fra atei e cattolici? «Non vedo cosa c´entri. La cultura non è atea e non è religiosa. Per quello che mi competeva ho contattato persone che sentivo vicine. Se la Regione e, credo, soprattutto le Fondazioni si sentono garantiti con una persona di area cattolica, ben venga. Forse passa l´idea che un ateo sia in qualche modo una persona non etica e questo non mi piace». Il vicecapogruppo del Pd regionale, cattolico, dice che lei è uomo più di meriti televisivi che letterari. E ironizza sul fatto che ai tanti premi del Grinzane si aggiunge adesso pure la matematica. Qualcosa da replicare? «Mi auguro che se era a me che si riferiva intendesse semmai meriti scientifici. E poi non vado così tanto in televisione. Dice che questo consigliere è cattolico?». Sì, cattolico, perché? «Infatti io me ne sono andato dal Pd. Comunque, visto che è un cattolico gli si potrebbe rispondere con le parole di Pio XI, che un giorno ricevette parroci da tutta Italia. A tutti loro disse: "So che non sono riuscito a soddisfarvi tutti, perché questa cosa non riesce neppure a Dio benedetto"». Cosa ci dice dei premi che si moltiplicano con il premio per la scienza? «Aggiungerne uno non significa moltiplicare. Da matematico questo almeno posso dirlo con certezza». Quanto costerà il Premio Scienza-Festival della matematica? «Pochissimo, visto che è inserito nel Festival della matematica che io organizzo a Roma e che si svolge dal 19 al 22 marzo. Non so ancora dire la cifra, ma di sicuro so che assegneremo un riconoscimento a un Premio Nobel, uno degli otto presenti al Festival di quest´anno».

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i preti contestano la chiesa dei no - claudia brunetto (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-02-2009)

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Pagina XVII - Palermo I PRETI CONTESTANO LA CHIESA DEI NO CLAUDIA BRUNETTO E RANO TEMPI IN CUI I CREDENTI - ricorda padre Fasullo «erano mossi da un forte senso di responsabilità nei confronti della loro Palermo. Ma anche oggi accadono molti fatti di fronte ai quali sarebbe bene prendere una posizione forte». A partire da questa riflessione, più di trecento fra laici e sacerdoti hanno firmato un accorato appello e lo hanno presentato all´arcivescovo Paolo Romeo (ma si può ancora aderire inviando un´e-mail a chiesacittalibero.it). Fra i promotori, oltre a Fasullo, altri sacerdoti come Rosario Giuè, Franco Romano, Cosimo Scordato e Francesco Michele Stabile. E laici come Giuseppe Barbera, Rosellina Garbo, Tommaso Impellitteri, Teresa Passarello, Teresa Restivo, Zina Romeo e Rosanna Rumore. Lo slogan di testa «Per una Chiesa più solidale e compassionevole» lascia pensare che la spinta di rinnovamento degli anni Ottanta potrebbe tornare. Di certo c´è il disagio di constatare giornalmente, parlando con i ragazzi, con le coppie separate, con i giovani sposi che la Chiesa è spesso sorda e disattenta di fronte alle esigenze della società di oggi. Un problema di rilevanza nazionale che anche in Sicilia incontra i suoi muri insormontabili e le sue emergenze scottanti e mai risolte: i senza casa, i disoccupati, i giovani, gli immigrati. «Su diciotto alunni ai quali insegno Diritto - dice Giuè, sacerdote e docente all´istituto tecnico commerciale Pio La Torre - soltanto uno va a messa la domenica. Questo mi fa capire che i ragazzi non si ritrovano in molte posizioni della Chiesa. Con questo appello vogliamo promuovere una Chiesa più attenta e vicina alle reali esigenze degli uomini e delle donne contemporanee. Vogliamo infrangere le visioni e le norme anti-storiche, non biblicamente fondate o, talvolta, anti-cristiane, che non aiutano la credibilità ecclesiale nell´annuncio del regno di Dio». Un documento che non intende fornire soluzioni, ma rompere il silenzio a favore di un dialogo che si tradurrà presto in un calendario di incontri per trattare i temi più importanti: la libertà di coscienza, i diritti umani fuori e dentro la Chiesa, il pluralismo religioso, la laicità della politica e dello Stato. «è da tempo - continua Giuè - che sentiamo l´esigenza di aprire un dibattito. Sono moltissimi i sacerdoti che sentono addosso una grande responsabilità nei confronti dei loro fedeli e che cercano di essere per loro un punto di riferimento reale e presente. Non a caso questo appello è trasversale e raccoglie anche molti laici. Sono loro che possono dare una chiave di lettura diversa delle cose». Fra i temi da ripensare - a detta dei firmatari dell´appello - ci sono anche l´esercizio della collegialità episcopale e del primato papale, la condizione dei divorziati, dei separati e delle persone omosessuali, l´accesso delle donne ai ministeri ecclesiali e la dignità del morire «non terrorizzati». «Siamo disorientati - dice padre Stabile, parroco della chiesa San Giovanni Bosco a Bagheria - di fronte a molte scelte conservatrici della Chiesa. Noi cattolici non dobbiamo avere paura del mondo e del diverso. Dobbiamo guardare al futuro, non rimanere ancorati a un´etica rigorosa senza sfumature. Se vogliamo avvicinare le nuove generazioni, per esempio, dobbiamo iniziare a parlare la loro lingua. Recentemente non ho accettato il tono di severità e di accusa con cui è stata trattata la vicenda del testamento biologico, a partire dalla vicenda Englaro. La Chiesa deve prima di tutto mostrare umanità nel rispetto delle parole che Giovanni XXIII incise sul frontone dell´aula del Concilio». Segnali in questa direzione arrivano anche dalla chiesa di San Francesco Saverio, all´Albergheria, dove sull´onda del dramma di Eluana si è tenuto un referendum sul testamento biologico. Preceduto, mesi prima, da un´altra consultazione dei fedeli, sul celibato dei preti. Non a caso padre Cosimo Scordato, guida spirituale del San Saverio, è tra i firmatari dell´appello. «è importante che la Chiesa intervenga nella nostra società - conclude padre Fasullo - che parli, che agisca a favore degli umili, dei più poveri. E in città c´è molto da fare in questo senso. Sono tanti i settori in cui la Chiesa deve prendere ancora una volta posizione».

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A un mese esatto dal congresso fondativo del Popolo della libertà, si discute in un seminario a... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 28-02-2009)

Argomenti: Laicita'

A un mese esatto dal congresso fondativo del Popolo della libertà, si discute in un seminario a Roma della sua «cornice culturale». Il concetto più rappresentato a quel tavolo di relatori illustri, seduti tra ortensie azzurre e sotto le madonne affrescate della chiesa di Santa. Marta a piazza del Collegio Romano, è riassumibile nel concetto di «cultura della vita». Sin dall'intervento di Gaetano Quagliariello, vice presidente vicario del Gruppo PdL al Senato, si è capito che l'elemento bioetico è considerato, o rappresentato, come il fondamento di quella cornice culturale. «L'incontro tra credenti e non credenti, laici e cattolici intorno alla centralità della persona, alla sua dignità e all'impossibilità di cedere in questa sfera ogni tipo di determinismo». Anche il ministro Bondi ne ha parlato, anche se con un'apertura verso l'incontro fecondo tra forze differenti: «Le nostre radici culturali comuni sono nell'incontro tra il cattolicesimo liberale, il socialismo riformista e la cultura laica repubblicana e nazionale». Mette però anche un po' le mani avanti su un pregiudizio duro a morire: «Ci hanno accusato di esser privi di cultura. Quasi ci fosse incompatibilità tra essere uomini di cultura e essere amici di Berlusconi». Quando Renato Brunetta prende la parola una voce dalla folla grida «è il migliore!». Lui spiega che in nessun paese occidentale, in tempo di crisi, c'è un consenso così forte verso il governo in carica. Il ministro Sacconi è salutato con un lungo applauso, ricorda che quel giorno in cui si votò per il decreto Englaro fu l'esatto momento in cui lui pensò che fosse davvero nato il Pdl: «Stiamo ragionando intorno alla fine della vita con un approccio laico, ma in una dimensione più alta della laicità che non può che incorporare i valori cristiani sul riconoscimento della centralità della persona». Proprio quella che ha permesso di «opporsi alla lunga scia nera del nichilismo tardo sessantottino». Mentre però al seminario romano si rifletteva in questi termini ecumenici, il web magazine della Fondazione FareFuturo, che fa capo a Gianfranco Fini, pubblicava un pezzo di Filippo Rossi dove si prende una posizione ben netta - e contraria a quella di Quagliariello - sull'avviso di garanzia a Beppino Englaro: «Non possiamo infatti credere che chi ha gridato "è stata uccisa" possa, oggi, essere soddisfatto della notizia. L'ingiustizia di una vicenda che non doveva nemmeno arrivare alle manifestazioni di piazza: da una parte e dall'altra». Sempre, e ancora in contemporanea, però il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, completava uno scarto opposto e totale firmando il documento "dei cinquantatré" del centrodestra, capitanati dal sottosegretario Alfredo Mantovano. E' il documento con cui si chiede alla maggioranza di governo un'inversione in senso "pro vita" - cioè più vicina alla sensibilità del Vaticano - del testo del disegno di legge Calabrò, appoggiato dal grosso del partito. «Il documento - ha dichiarato Alemanno - vuole essere un invito alla riflessione e al confronto sui temi che riguardano i confini della vita umana, in particolare la nozione di accanimento terapeutico e l'istituto della dichiarazione anticipata di trattamento». Si tratta di fondamenti, ha aggiunto Alemanno, che non sono soltanto suoi, ma della Repubblica. E dunque Alemanno da un lato, Quagliariello in mezzo, e di là Fini, che ieri ha di nuovo sollecitato la libertà di coscienza per i parlamentari, lui che si è detto soprattutto comprensivo con Beppino Englaro. Insomma, se l'atto fondativo del Pdl passa attraverso una condivisione profonda dei temi bioetici, di strada ce n'è ancora da fare. Alla fine del convegno il professor Alessandro Campi - molto vicino al presidente della Camera - non è proprio entusiasta della mattinata. Aveva tentato di porre la questione spinosa del partito carismatico, però forse andava a toccare troppo da vicino il grande tabù della successione a Berlusconi. Sarà sicuramente un partito dove si parlerà molto dei limiti della vita umana, ma anche molto centrato sul concetto di vita eterna del leader. «Vede ora anche Bossi si è aggiunto alla schiera degli Highlander», dice Campi all'uscita, citando il Senatur che ha detto a "Libero" di essere anche lui immortale. E' certo difficile dibattere tra il culto di Prometeo e i limiti della condizione umana.

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Odifreddi e Giorello danno un'impronta laica al rilancio Il comitato dei saggi non dovrà più rispondere a Soria (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 28-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Odifreddi e Giorello danno un'impronta laica al rilancio Il comitato dei saggi non dovrà più rispondere a Soria [FIRMA]MARIO BAUDINO Il nuovo Grinzane parte laico e smagrito, con il matematico Piergiorgio Odifreddi al volante e una nuova attenzione per le scienze. Ieri, nello studio dell'avvocato Guido Jorio, è stato lo stesso professionista, affiancato dall'assessore regionale alla cultura, Gianni Oliva, da Piergiorgio Odifreddi e dal filosofo della scienza Giulio Giorello, a dare l'annuncio ufficiale. Giuliano Soria fa l'invocato passo indietro e lascia la gestione del Grinzane, o di quel che ne resta, a un comitato guidato da Odifreddi. Il passaggio di poteri è complesso: di fatto i «saggi» non risponderanno a Soria, che resta presidente dell'associazione; ma nel consiglio d'amministrazione è entrato da lunedì scorso l'avvocato Jorio, e presto sarà il turno di un commercialista, cui andrebbero vicepresidenza e responsabilità economiche. Ai garanti il compito di decidere e organizzare l'attività del premio; all'avvocato Jorio quello di ripensare l'associazione, per dare «impostazioni ben controllabili che garantiscano gli enti finanziatori». Questo fino a che le indagini non avranno fatto chiarezza. Nel frattempo, però, l'autosospensione di Soria non sarà di facciata. Il legale riconosce il suo valore, che andrà sfruttato e «irreggimentato» («Soria è una Ferrari. Non si può farla correre per le strade cittadine»). Ma Oliva preferisce chiarire: «A scanso di equivoci: non ci sarà alcun direttore ombra». Tutta la responsabilità va ai saggi: di Odifreddi, «matematico impertinente», e di Giulio Giorello, filosofo Di nessuna chiesa, il suo libro sulla laicità, molto si sa. C'è poi Dacia Maraini, autrice molto attenta al problema dei diritti, la scrittrice e regista Cristina Comencini, e Tahar Ben Jelloun, che già presiede la giuria internazionale. E' atteso un sesto nome, che potrebbe «garantire» i cattolici, posto che il comitato già non entusiasmerà le Curie, e tantomeno l'area di centro destra. A livello operativo la squadra sembra anche modulata sulle manifestazioni da salvare: la premiazione del Grinzane Cavour propriamente detto, il 20 giugno, il Grinzane festival, nelle Langhe, per l'estate, il Piemonte Noir in autunno e il Grinzane Cinema a Stresa, a novembre. Si assegnerà anche, ma un po' sottotono, il Grinzane France, che è ormai avviato, e si farà un premio nuovo: il Grinzane Matematica, consegnato a Roma durante il festival della matematica organizzato da Odifreddi. E' un'idea nata in Messico, dove Soria aveva organizzato la trasferta italiana a Guadalajara per la locale fiera del libro, ed è sopravvissuta alla tempesta. Tutti gli altri «grinzanini» sono da considerare cancellati. E anche le spedizioni all'estero. All'assessore Oliva, che insieme alla presidente Bresso rappresenta (con gli sponsor, soprattutto la Fondazione Crt) la cabina di regia dell'intera operazione, preme per ora salvare il Grinzane in Piemonte. Dove, curiosamente, lo scandalo politico-giudiziario ha innescato una forse inattesa virata culturale, nel nome della scienza. «Sì, avremo molta più attenzione a questo mondo - ci dice Giorello - anche se non certo a scapito della letteratura». Strano effetto del caso? «Forse. O forse è l'astuzia della ragione, di cui parlava il vecchio Hegel». E tra Ragione e Regione, si riparte. Per arrivare dove? «Per ora salviamo il marchio - dice Oliva - E' un valore. D'altra parte lo dimostra il fatto che se ne sia parlato così tanto». Testa bassa, allora, e via lavorare. L'epoca del festival-billionaire è finita. «L'importante - dice Odifreddi - è creare ambienti culturalmente interessanti, dove anche gli ospiti più importanti vengono volentieri. Avere dei Nobel, magari in campo scientifico, non sarà davvero un problema».

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la religione ok, ma la ginnastica? (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-02-2009)

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Pagina XX - Milano La religione ok, ma la ginnastica? "Insegno da 22 anni e aspetto ancora di entrare in ruolo Chi insegna religione invece è assunto senza neppure un concorso" Caro Pietro, eccoci con un altro colpo di.... curia! Anche negli asili si mettono in ruolo professori di religione senza concorso, così, d´autorità. Ma io che sono ventidue anni che faccio l´insegnante e negli ultimi dieci sono un docente a tempo determinato (il 30 giugno mi licenziano, con la speranza di essere riassunto a settembre) quanto devo aspettare che la scuola laica prevista dalla costituzione mi faccia passare di ruolo? Voglio ricordare che la religione a scuola è facoltativa, i miei colleghi (?) di religione lavorano anche con solo tre alunni per classe, mentre io che insegno educazione fisica lavoro in palestra anche con trenta persone alla volta. Dov´è la giustizia in tutto ciò? Fabrizio Inghilieri Caro Colaprico, non ho problemi a professarmi cattolico e pure praticante ma quando manca la carta igienica, le matite e i precari sono senza lavoro, che religione è? Insegneremo ai bambini in età pre-scolare, ma con il sederino sporco, che la disoccupazione è male il lavoro è bene, che l´immigrato è male se non è biondo e non viene da Svezia o Svizzera, se è clandestino (anche bambino) è malissimo? Dionigi Tettamanzi pensaci tu, ai «fiulin» bisogna insegnare a «dare le carezze» al proprio vicino anche se è un po´ colorato, a volergli bene soprattutto se è povero ecc. Tu, Cardinale, lo sai meglio di me. Per favore spiegalo ai politici la religione non si usa, si pratica. Massimo Scotti La giustizia nella scuola? Difficile. Ma tanto, come sappiamo, è stato autorevolmente detto «Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati». Caro lettore Fabrizio, non credo che questo procedere per «sottrazioni» aiuti la scuola. Lei faccia il suo, protesti, chieda il posto che le spetta. Chieda più soldi, perché abbiamo i professori migliori e tra i meno pagati d´Europa. Ma non si lasci fuorviare dai sentimenti e dall´indignazione che il «catto-populismo» di questi anni provoca. Sappiamo - e questo non è un giudizio - come i cristiani «a parole» usino spesso parole tragiche nei confronti degli «ultimi», siano essi clandestini, o poveri, o rom. Leggiamo, ascoltiamo, c´informiamo e non è raro che la nostra sensibilità, siamo noi atei, siamo noi religiosi, sia ferita dalla violenza verbale di prelati e parlamentari. Scusi se le do un consiglio non richiesto, ma non è sentendosi superiore ai «colleghi (!)» che lei aiuterà la sua scuola ad andare meglio. Occorre resistere, questa stagione illogica passerà. E l´altro lettore lo spera, e ce lo ricorda.

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Il nuovo Grinzane parte laico e smagrito, con il matematico Piergiorgio Odifreddi al volante e una n... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 28-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Il nuovo Grinzane parte laico e smagrito, con il matematico Piergiorgio Odifreddi al volante e una nuova attenzione per le scienze. Ieri, nello studio dell'avvocato Guido Jorio, è stato lo stesso professionista, affiancato dall'assessore regionale alla cultura, Gianni Oliva, da Piergiorgio Odifreddi e dal filosofo della scienza Giulio Giorello, a dare l'annuncio ufficiale. Giuliano Soria fa l'invocato passo indietro e lascia la gestione del Grinzane, o di quel che ne resta, a un comitato guidato da Odifreddi. Il passaggio di poteri è complesso: di fatto i «saggi» non risponderanno a Soria, che resta presidente dell'associazione; ma nel consiglio d'amministrazione è entrato da lunedì scorso l'avvocato Jorio, e presto sarà il turno di un commercialista, cui andrebbero vicepresidenza e responsabilità economiche. Ai garanti il compito di decidere e organizzare l'attività del premio; all'avvocato Jorio quello di ripensare l'associazione, per dare «impostazioni ben controllabili che garantiscano gli enti finanziatori». Questo fino a che le indagini non avranno fatto chiarezza. Nel frattempo, però, l'autosospensione di Soria non sarà di facciata. Il legale riconosce il suo valore, che andrà sfruttato e «irreggimentato» («Soria è una Ferrari. Non si può farla correre per le strade cittadine»). Ma Oliva preferisce chiarire: «A scanso di equivoci: non ci sarà alcun direttore ombra». Tutta la responsabilità va ai saggi: di Odifreddi, «matematico impertinente», e di Giulio Giorello, filosofo Di nessuna chiesa, il suo libro sulla laicità, molto si sa. C'è poi Dacia Maraini, autrice molto attenta al problema dei diritti, la scrittrice e regista Cristina Comencini, e Tahar Ben Jelloun, che già presiede la giuria internazionale. E' atteso un sesto nome, che potrebbe «garantire» i cattolici, posto che il comitato già non entusiasmerà le Curie, e tantomeno l'area di centro destra. A livello operativo la squadra sembra anche modulata sulle manifestazioni da salvare: la premiazione del Grinzane Cavour propriamente detto, il 20 giugno, il Grinzane festival, nelle Langhe, per l'estate, il Piemonte Noir in autunno e il Grinzane Cinema a Stresa, a novembre. Si assegnerà anche, ma un po' sottotono, il Grinzane France, che è ormai avviato, e si farà un premio nuovo: il Grinzane Matematica, consegnato a Roma durante il festival della matematica organizzato da Odifreddi. E' un'idea nata in Messico, dove Soria aveva organizzato la trasferta italiana a Guadalajara per la locale fiera del libro, ed è sopravvissuta alla tempesta. Tutti gli altri «grinzanini» sono da considerare cancellati. E anche le spedizioni all'estero. All'assessore Oliva, che insieme alla presidente Bresso rappresenta (con gli sponsor, soprattutto la Fondazione Crt) la cabina di regia dell'intera operazione, preme per ora salvare il Grinzane in Piemonte. Dove, curiosamente, lo scandalo politico-giudiziario ha innescato una forse inattesa virata culturale, nel nome della scienza. «Sì, avremo molta più attenzione a questo mondo - ci dice Giorello - anche se non certo a scapito della letteratura». Strano effetto del caso? «Forse. O forse è l'astuzia della ragione, di cui parlava il vecchio Hegel». E tra Ragione e Regione, si riparte. Per arrivare dove? «Per ora salviamo il marchio - dice Oliva - E' un valore. D'altra parte lo dimostra il fatto che se ne sia parlato così tanto». Testa bassa, allora, e via lavorare. L'epoca del festival-billionaire è finita. «L'importante - dice Odifreddi - è creare ambienti culturalmente interessanti, dove anche gli ospiti più importanti vengono volentieri. Avere dei Nobel, magari in campo scientifico, non sarà davvero un problema».

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<Fine-vita>, sì a una pausa Schifani: più tempo per l'intesa (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 28-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-28 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE «Fine-vita», sì a una pausa Schifani: più tempo per l'intesa Slitta l'esame in Aula dopo un vertice al Colle. Udc contraria Finocchiaro (Pd): non possono essere i problemi della maggioranza ad impedire l'approvazione ROMA — Non la moratoria bipartisan fino alle Europee proposta da otto senatori, ma un prolungamento della discussione in Commissione per una o due settimane. La richiesta della presidenza del Senato di far slittare l'esame in aula previsto per il 5 marzo del testo Calabrò arriva dopo un incontro con il capo dello Stato e ottiene il via libera di molti esponenti del centrodestra e del Pd. Si tratta solo di una pausa di riflessione, un modo per approfondire gli aspetti tecnici del testo e per far decantare una materia delicata. Anche perché contemporaneamente è arrivata la notizia degli avvisi di garanzia per la morte di Eluana Englaro. «La legge va fatta — ha spiegato Renato Schifani — Si tratta solo di lavorare qualche settimana in più per garantire ampiezza di dibattito per l'elaborazione di un testo il più largamente condiviso». Appello condiviso anche dal presidente della Camera Gianfranco Fini: «è una questione che non può essere affrontata con emotività o alzando bandiere ideologiche o propagandistiche ». Alla richiesta della presidenza del Senato aderiscono in molti, anche se non manca la polemica politica. Anna Finocchiaro punzecchia il Pdl: «Non ho difficoltà a concordare con Schifani. Ma non possono essere i problemi che agitano la maggioranza a impedire l'approvazione in tempi certi di una legge. Se il Pdl ora non la vuole più si assuma le proprie responsabilità ». Repliche indignate dal centrodestra. Maurizio Gasparri sottolinea i «vistosi dissensi » nel Pd. Il vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, consiglia una rilettura di quanto dichiarato da Ignazio Marino. Il medico e senatore del Pd aveva detto: «Meglio nessuna legge che questa». Per Michele Saccomanno (Pdl) «la presidente Finocchiaro parla evidentemente a sordi, se poi i suoi senatori cercano solo pretesti per non andare avanti». Il cardinale Javier Barragan ha più di un timore: «Se il testamento biologico è solo una maschera che nasconde l'eutanasia non lo si deve accettare». Chi non ci sta a uno stop è l'Udc. Pier Ferdinando Casini chiede «tempi brevi» e così fa il segretario Lorenzo Cesa: «La posizione del presidente Schifani è emblematica della situazione dei due grandi partiti. C'è una divisione nel Pdl, con 53 parlamentari che non condividono la posizione del relatore, dall'altra parte c'è l'area cattolica del Pd che non condivide quello che la gran parte del partito vuole fare». Tra le voci che si levano per chiedere un dialogo c'è quella del ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, secondo il quale «ha fatto bene Rutelli a cercare un punto d'incontro tra laici e cattolici ». Per una sospensione dell'esame in Parlamento, è invece Emma Bonino. Che a Micromega spiega: «Il popolo italiano deve sapere di cosa stiamo parlando al di là degli anatemi e degli insulti. Invece è mancata una mobilitazione seria prima e durante il caso Englaro, che è stato una manipolazione goebbelsiana. è sbagliata l'idea che tutto possa risolversi in uno scontro parlamentare». Martedì, intanto, è previsto il voto per il parere di costituzionalità. Ieri si era parlato di una sostituzione, poi smentita, dei senatori Pdl Lucio Malan e Ferruccio Saro, contrari al ddl governativo. Oggi Quagliariello spiega: «Non voteranno contro. O ci sarà una sostituzione temporanea di un giorno o si asterranno ». Al. T. Presidenti Renato Schifani e Gianfranco Fini, rispettivamente la seconda e la terza carica dello Stato

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<I dissidenti? Niente corse tra chi è più cattolico> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 28-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-28 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il relatore del testo Calabrò e il documento dei 53 «critici» del Pdl: non capisco le loro obiezioni «I dissidenti? Niente corse tra chi è più cattolico» ROMA — «Non lo capisco, davvero non lo capisco». Raffaele Calabrò è accigliato. Quello che non capisce è quel documento, spuntato d'improvviso qualche giorno fa a interrompere la granitica compattezza del centrodestra. Cinquantatré parlamentari del Pdl critici sul suo disegno di legge sul testamento biologico, considerato ambiguo e troppo morbido. Se 23 senatori hanno corretto un po' il tiro, uno dei firmatari più illustri, il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, ha rincarato la dose. Spiegando al Corriere di essere pronto a non votare la legge se rimanesse tale e quale. Calabrò, relatore del testo, non se ne fa una ragione. Anche se qualche accenno di spiegazione potrebbe esserci. Ricerca di visibilità? «Io non l'ho detto». Allora cosa? «Non vorrei che qualcuno volesse fare la corsa a chi è più cattolico tra i cattolici e a chi è più laico tra i laici». Dubbio legittimo, anche se il testo di legge neanche lui lo considera un Vangelo: «Ma no, è assolutamente emendabile, non è un testo blindato, nato nelle segrete stanze di una persona. Ben vengano correzioni. Se ci sono punti da migliorare sappiano che sono tutti valutabili, purché rientrino nello stesso profilo a favore della vita». Mantovano vorrebbe un testo ancora più pro-life: «Questi sono messaggi che proprio non capisco. Pro vita? Come se noi lavorassimo per un altro obiettivo». Ma ci sono soprattutto considerazioni di merito, da parte del sottosegretario, non obiezioni di principio. Rilievi su ambiguità e oscurità del testo che potrebbero portare a risultati opposti rispetto alle intenzioni. «Guardi, all'interno delle obiezioni che sono state poste, alcuni emendamenti sono già stati presentati dalla maggioranza e sono in corso di valutazione. Altre misure mi sembra che siano già del tutto presenti. Mantovano e gli altri dicono cose che sono già scritte. Non capisco la logica dei rilievi ». Una parte del partito esprime dubbi sulla necessità di inserire nel testo di legge le Dichiarazioni anticipate di trattamento. «Beh, su questo non saprei proprio come rispondere. Di fronte a quello che è successo con il caso Eluana, il Parlamento non può tirarsi indietro ». Mantovano teme che venga fatta rientrare surrettiziamente nelle Dat anche la possibilità di sospendere l'idratazione e l'alimentazione. «Assolutamente no, non è affatto proponibile. Ma le Dat sono necessarie: perché io posso decidere, per esempio, se voglio o non voglio operarmi. Ma non posso decidere in nessun caso se voglio vivere o morire». E l'accanimento terapeutico? Anche nella definizione che viene data nel ddl viene avanzato qualche dubbio: «L'accanimento va assolutamente combattuto, in tutte le sue forme. E se c'è da migliorare il testo lo faremo. Ma non mi pare proprio questo il punto». Il documento dei 53 non è che abbia contribuito a dare un'immagine di unità per il Pdl: «Infatti, ha perfettamente ragione. Ma è anche vero che la stragrande maggioranza dei firmatari li ho sentiti personalmente e sono prontissimi a votare la legge». Calabrò è convinto che ci sia unità nel centrodestra ed è pronto ad andare avanti. Senza moratorie: «No, sarebbe qualcosa di molto lontano dalle aspettative del Parlamento e del Paese. Certo, i tempi si allungheranno lievemente, anche a causa dell'ostruzionismo iniziale del Pd. Ora mi pare che l'atteggiamento sia cambiato e si possa discutere. Serviranno ancora un paio di settimane prima di approdare in aula». Nel frattempo il padre di Eluana è stato indagato: «Non mi pronuncio su aspetti di carattere giuridico. Ma ritengo che sia stato commesso un errore grave da parte di diverse persone, compresi i magistrati. Se poi questo configuri un'ipotesi di reato, non spetta a me dirlo». Alessandro Trocino Medico Raffaele Calabrò, 62 anni, senatore del Pdl, relatore del ddl testamento biologico, è cardiologo e docente universitario

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<L'ho denunciato ma prego per lui> Il prof che accosta Pinocchio e Vangelo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 28-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-28 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Palmaro, leader di «Verità e vita» «L'ho denunciato ma prego per lui» Il prof che accosta Pinocchio e Vangelo DAL NOSTRO INVIATO UDINE — Quarant'anni, filosofo del diritto, docente all'Università europea di Roma. è questo e altro Mario Palmaro. La sua firma chiude un esposto di 13 pagine, uno dei 50 sulla scrivania del procuratore di Udine, Antonio Biancardi. Tra i pochi, però, con alcuni nomi dei volontari che hanno accompagnato Eluana nei suoi ultimi giorni. «Abbiamo denunciato per omicidio volontario persone con nomi e cognomi». Studioso di bioetica, componente di comitati per la sperimentazione di farmaci, presiede l'associazione «Verità e vita», «aconfessionale e apartitica» come si legge nel sito Internet: in questa veste Palmaro firma il ricorso contro Beppino Englaro e la squadra che l'ha supportato. Sottolineando come «la nostra non è una battaglia di religione. Il diritto alla vita può essere sostenuto anche in uno Stato laico». In linea con gli obiettivi associativi: «la promozione della difesa della vita umana», «dal concepimento alla morte naturale», in pratica un no secco «all'aborto, alla fecondazione artificiale, all'eutanasia». Senza per forza rientrare nel concetto cattolico della indisponibilità della vita, fa capire il docente: «Se io pensassi di privarmi della mia libertà, per esempio, se volessi diventare schiavo, sarebbe contrario all'ordinamento giuridico. Questo vale anche per la vita che non è disponibile a tal punto da poter chiedere aiuto a un terzo per privarsene». Ma forse dall'autore di libri (non solo questi) come «Il pianeta delle scimmie-manuale di sopravvivenza in un mondo che ha rifiutato Dio», poi «Io speriamo che resto cattolico-nuovo manuale di sopravvivenza contro il laicismo moderno», per non parlare di «Ipotesi su Pinocchio», che accosta brani di Collodi a passi del Vangelo (tutti scritti con Alessandro Gnocchi), apparirebbe singolare una posizione diversa. Non per Palmaro: «Sono cattolico, non me ne vergogno. Su un piano umano posso avere un punto di contatto con Englaro, ma su quello della fede, lui è una persona per la quale pregare. Non tutto, però, è scontato: la storia Eluana ha diviso in maniera trasversale». Non scontato il giudizio sul testamento biologico: «Siamo contrari alla bozza Calabrò. Vero è che esclude qualunque deriva eutanasica, ma ci fa nascere dei dubbi come sul concetto di accanimento terapeutico piuttosto elastico». Conclusione? «In ogni caso, se il paziente è incosciente, le dichiarazioni anticipate non potrebbero essere confermate. Come si fa a essere sicuri che non abbia cambiato idea? Piuttosto è meglio non averle». Gra. Mot.

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